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"La Relazione" in formato Pdf - CGIL Funzione Pubblica Roma e Lazio

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5° Congresso
Funzione Pubblica CGIL
di Roma e del Lazio
Relazione introduttiva di
Natale Di Cola
Segretario Generale
“Per Amore del mio popolo non tacerò”
Don Peppino Diana
"Quando un ragazzo mi chiede cosa vuol dire far politica, la sola povera risposta che sento di dargli è di pensare agli altri: solo l’altro dà senso alla nostra identità" Vittorio Foa Un saluto alle autorità, agli ospiti, agli amici che ci omaggiano della loro presenza. Benvenuti al quinto congresso della FP CGIL di Roma e Lazio ma soprattutto benvenuti a tutti voi tra i compagni della CGIL. Care compagne e cari compagni, Grazie a tutti. Si può iniziare una relazione così… Non essendo questa una relazione ma il contributo del compagno Natale al congresso della FP CGIL di Roma e Lazio direi proprio di si. Grazie per aver reso possibile il congresso. Grazie a tutti, perché anche oggi con la vostra presenza permettete al cuore della nostra organizzazione di continuare a battere. Il cuore democratico del quadratino rosso, generoso ma avido di partecipazione, passione. Nonostante le mille difficoltà e la partecipazione alle assemblee da parte dei lavoratori non all’altezza delle sfide che ci aspettano, grazie per averci messo la faccia, non era scontato. Dopo il bagno di democrazia nei congressi territoriali dove sono/siamo stati travolti dalle richieste dei nostri militanti, è arrivato il momento di mantenere il primo impegno tra quelli presi in queste settimane. Un congresso regionale con l’obiettivo di progettare insieme il futuro. Un congresso che parli di noi, delle nostre strategie, dei nostri problemi, di cosa facciamo per trovare la frequenza giusta con i lavoratori che sono in attesa di risposte e ripongono ancora in noi aspettative. Dobbiamo rendere conto di quello che faremo in questi due giorni, a tutti quelli che in questo momento di difficoltà economica decidono di dedicare parte del loro salario alla nostra sopravvivenza, a quelli che oggi pag. 2 non sono qui ma in trincea nei posti di lavoro a rappresentare la nostra organizzazione, a quelli che sostengono le nostre liste, partecipano alle nostre iniziative. Personalmente lo devo ai tanti che mi hanno detto in queste settimane: “A segreta’ noi ci crediamo a questo progetto, andiamo avanti, facciamolo” Quindi si parte. In realtà adesso toccherebbe a voi ringraziare me perché vi evito le mie scontate analisi sul mondo e sulla crisi globale e provo a concentrare il poco tempo che vi ruberò su tre, quattro idee spero utili al dibattito del congresso e nel confronto con gli ospiti e con gli interlocutori dei prossimi mesi. GOVERNI INFESTANTI – IL VENTO DEL CAMBIAMENTO Faremmo un torto a tutti quanti noi però se non provassimo almeno a contestualizzare la situazione in cui si trova la nostra povera Regione Lazio. “Dobbiamo Sbullonare Roma” 29 aprile 2008 – il primo Giorno dopo l’elezione così il nuovo Sindaco di Roma Gianni Alemanno “Con me caschi male, so' della strada come te, non mi faccio mettere paura da una zecca come te” una delle tante “uscite” infelici del Presidente della Regione Lazio Renata Polverini nei primi mesi del mandato da Governatore Sembra passato un secolo da quando a governare due tra le più grandi istituzioni di questo paese c’erano soggetti che non sapevano neanche che odore avessero le istituzioni. Ci hanno fatto male, hanno fatto male ai cittadini, hanno fatto male alle istituzioni, ma soprattutto hanno seminato gramigna, una pianta infestante che mette radici profonde e non fa crescere altro. Infestanti è la parola giusta. Sono stati governi locali infestanti. Hanno fatto male alle persone per bene, in alcune realtà dove abbiamo tenuto la testa troppo alta a loro avviso, hanno provato senza successo addirittura a distruggere la CGIL. Vi assicuro che non esageriamo, la Città e la Regione si sono spente e con loro purtroppo troppe delle intelligenze di questa città si sono assopite. Ci siamo fatti ingannare dalla paura e dall’insicurezza che sono lo strumento per esercitare e conquistare il potere. Il sipario si è chiuso. Questo è accaduto 6 anni fa. pag. 3 Insieme alle periferie si è spenta la Grande Bellezza, e nel buio, in questa amnesia delle intelligenze è scomparsa anche la “cassa”. In questa nebbia che qualche stolto rimpiange perché al buio raccoglieva qualche briciola che non riempie lo stomaco. Va definito infatti stolto chi non vedeva e non pensava che la semplice gestione dell’esistente aggravando gli errori commessi del passato e sbullonando quel che di buono c’era ci avrebbe portato dentro il baratro. Si dentro il baratro. Non sono bastati gli elmetti e le trincee scavate,non andava combattuta una guerra di resistenza. Come diceva papà Bruno, “il problema dei sindacati non è, non può essere quello di resistere” ma come si sa i papà non si ascoltano sempre. Poi dopo 5 Lunghi anni l’incubo sembra finire. Il vento del cambiamento spingeva forte alimentato dalla promessa del “Calcio totale” vincere subito dando spettacolo per appagare la fame di successi di chi per lunghi anni pensa di essere stato retrocesso ingiustamente nelle serie minori. Un nuovo ciclo. Adesso alla fine della prima stagione però è ora di fare un primo bilancio. Ma forse conviene ancora prima fare un passo indietro e porci tre domande Avevamo chiaro come stavano veramente le cose ? Gli obiettivi che tutti ci eravamo posti erano raggiungibili? Fino ad adesso siamo stati all’altezza della sfida del cambiamento? Uso la prima persona plurale e non il voi rubando una espressione di un “maestro” con la pipa “Non importa se io incido solamente per il 5% nei processi di cambiamento, io devo occuparmi di raggiungerlo il prima possibile.” Le risposte almeno per me a queste domande sono tre no secchi. Poco importante se il destino è cinico e baro e il mondo è cambiato. Non avevamo chiare le cose perché la cassa era sparita e si è scelto inspiegabilmente di non spiegare ai cittadini e ai lavoratori come stavano realmente le cose. Non si potevano raggiungere subito gli obiettivi fissati perché bisognava prima ricostruire le istituzioni. Non siamo stati all’altezza della sfida perché il consenso politico non cresce anzi… pag. 4 il consenso sindacale scricchiola fortemente. Per capire meglio il senso di questo mio giudizio che sta alla base dei ragionamenti che farò cito forse il più importante risultato che è stato raggiunto fino ad adesso. Il memorandum sulle tasse con la Regione Lazio. Il più grande risultato che la regione e noi sindacati rivendichiamo insieme in questo anno è quello di essere riusciti a pagare un po’ di debiti della Regione con il sistema produttivo ed essere riusciti a non far aumentare le tasse già altissime per la stragrande maggioranza delle fasce più deboli. Ripeto un grande risultato che ci da la cifra della situazione in cui si trova il Lazio. Lo dico ancora un importante risultato non scontato che porta a grandi sacrifici da ambo le parti ma che da testimonianza diretta viene registrato così dalla gente “già non state (mica dicono stanno) facendo niente per noi ci mancava pure che aumentavano le tasse” Vi assicuro non c’entra nulla o quasi la comunicazione. Il problema sono le aspettative create e attese da tutti. Quindi se siamo d’accordo sulla premessa e cioè che le cose cosi non vanno, e lo ridico e spero che gli ospiti che interverranno non vengano qui su questo podio a fare la difesa di ufficio o a rivendicare le pregevoli iniziative e i risultati conseguiti. Vi prego non fatelo non siamo in campagna elettorale. Noi responsabilmente non lo stiamo facendo … Sarebbe troppo facile per noi, fidatevi. Proviamo invece a capire come far rialzare il vento del cambiamento, immaginare come si riparte. pag. 5 WELFARE&DIRITTI Pochi mesi fa la nostra federazione insieme all’Anaao ha promosso una iniziativa dal titolo “l’obiettivo per un sistema sanitario del Lazio: diventare una Regione Normale” Avete sentito bene. Diventare una Regione Normale In particolare proponevamo un circolo virtuoso di risparmio in sanità per reinvestire sulla cura, dando un segnale chiaro a chi pensa che vada smantellato il sistema sanitario regionale, verso lidi di affarismo inaccettabili oggi, in tempo di crisi e di bisogni, ancor più di ieri. Queste quattro righe sintetizzano al massimo quello che è la nostra proposta . Una proposta che partiva dalla denuncia della costante riduzione delle risorse nazionali per la sanità e per il sociale e gli effetti del piano di rientro regionale che stanno determinando una progressiva riduzione dei servizi essenziali, senza una reale riduzione dei costi. Una Proposta che dimostrava come le scelte del passato, il taglio e la riconversione dei posti letti non hanno inciso sostanzialmente sulla spesa e non hanno risolto i nodi centrali della salute regionale . Nodi come : La debolezza della sanità pubblica a gestione diretta; l’incoerenza e asimmetria delle reti assistenziali; la mancanza di un approccio complessivo e integrato sociale e sanitario con drammatiche carenze dei servizi territoriali; la cattiva gestione amministrativa della aziende con permanente presenza di sacche di sprechi e di fenomeni di corruzione; Voglio ripeterlo oggi. Il limite principale dell’azione di governo regionale di questi anni non ha riguardato infatti solo i limiti del contenimento della spesa, ma piuttosto la capacità di intervenire sulle basi strutturali del disavanzo, di trasformare il sistema. Abbiamo bisogno di un sistema più efficiente, più equilibrato, più equo, più sostenibile, più aderente ai bisogni di salute delle persone,meglio gestito. pag. 6 Più salute e meno sanità questa la direzione da seguire. Una direzione da seguire per rafforzare il sistema sanitario pubblico Regionale come ruolo di garanzia del diritto alla Salute, per innovare i sistemi di governance, costruire percorsi di cura che garantiscano la appropriatezza, evitando l’inutile ricorso al pronto soccorso in tantissimi casi. Adesso bisogna affrontare in maniera decisa i problemi che attanagliano la sanità individuando delle priorità. Noi insieme a Cisl e Uil le abbiamo individuate nell’attivo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore: PRECARI – SANITA’ PRIVATA dobbiamo far ripartire il percorso per superare il precariato con ancora più forza alla luce delle ultime dichiarazioni della Regione. Noi siamo pronti a fare la nostra parte compresa quella di “convincere” con le buone o con le “cattive” il governo che così non va, che cambiare la pettorina da precario a stabile a chi ha fatto un concorso e garantisce i Lea è un atto di civiltà per iniziare ad affrontare il problema. SANITA’ PRIVATA Le ultime notizie ci raccontano un sistema sempre più al collasso. Non bastano più i “tavoli tampone” per superare le gravi crisi di importanti gruppi di imprenditori della Sanità Privata. Bisogna fissare nuove norme sull'accreditamento che impediscano il mancato pagamento degli stipendi ed il Dumping contrattuale. E’ necessaria un’azione forte di coinvolgimento e condivisione degli obiettivi e delle strategie. Ci vuole l’Impegno concreto da parte della Regione, il tavolo convocato per il 28 Marzo primo segnale, per siglare insieme alle associazioni datoriali della Sanità PRIVATA una moratoria che blocchi i licenziamenti e l'eccessivo ricorso alla CIGS e metta in trasparenza i bilanci. Oggi ci aspettiamo che la Regione mantenga fede agli impegni presi e ricerchi le soluzioni affinché ci siano regole chiare per chi fa impresa con i soldi pubblici. Regole sul pagamento delle prestazioni, degli stipendi sulla sicurezza delle strutture, sugli organici, sui diritti contrattuali ma soprattutto trasparenza su come vengono spesi i soldi. La prima cosa che chiederemo al tavolo senza la quale non saremo disponibili a discutere di nessun altra cosa è che nella nostra Regione non si applichino le norme vergognose che fanno venire meno un diritto pag. 7 inalienabile dei lavoratori delle RSA come la malattia, un diritto fondamentale, ma che ormai è quasi una chimera per i lavoratori e i sindacati. Nessuno deve essere discriminato. Stesso lavoro stessi diritti. Se si inizierà questo confronto con uno spirito costruttivo penso che tutti dovremo fare la battaglia per risolvere anche gli altri problemi e far sentire la nostra voce a livello nazionale su quelle norme bislacche a partire da quelle che vorrebbero far chiudere le cliniche sotto i 60 posti letto senza immaginare invece come riorganizzare l’offerta senza tener conto dei posti di lavoro che si perderebbero. Altra priorità è il successo del progetto Case Salute La scelta di realizzare la Casa della Salute nasce, infatti, dall’idea forte che i cittadini possano avere una sede territoriale di riferimento alla quale rivolgersi in ogni momento della giornata, che rappresenti una certezza di risposta concreta, competente e adeguata ai diversi bisogni di salute e di assistenza. La istituzione della Casa della salute ha come principale obiettivo quello di favorire la unitarietà e l’integrazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociosanitarie. Affinché tutto ciò sia realtà è necessario realizzare e potenziare il sistema a rete diffuso sull'intero sistema Regionale. Di primaria importanza per il raggiungimento dei citati risultati è la valorizzazione, accanto alla più tradizionale figura del medico, delle nuove professioni infermieristiche e tecnico-­‐sanitarie. In questa chiave rinnoviamo la nostra disponibilità a siglare un patto sulla valorizzazione del personale che opererà nelle case della salute. Un patto che disciplini la mobilità, la nuova organizzazione del lavoro, livelli di produttività. Il nuovo assetto del territorio non può fallire e per farlo sarà fondamentale il coinvolgimento del personale e del sindacato. pag. 8 PROGETTO ROMA E poi il presidente Napolitano firmò il decreto detto “Salva Roma” Partiamo dalle note positive, il caos è stato evitato. Avvertenze: Il provvedimento di emergenza non si trasformi nella panacea contro tutti i mali nè diventi la causa di tutti i futuri mali. Diciamolo, fa tremare i polsi, questo sì, quello che sta accadendo. Ma più che altro toglie un po’ di alibi e obbliga a fare, ad assumersi le responsabilità. C’è un altro aspetto del decreto che va visto in chiave positiva. Finalmente con questo provvedimento lo Stato decide di intervenire per evitare la dittatura della Corte dei Conti e del Mef sullo sviluppo della contrattazione integrativa degli enti locali. Un piccolo passo che sancisce che i problemi della contrattazione non si risolvono criminalizzando chi guadagna poco più di mille euro. Un principio equo quello di evitare di far pagare ai lavoratori le conseguenze come equo il principio che se si è sbagliato bisogna riparare. Errori passatemi il termine… che nella stragrande maggioranza dei casi hanno supplito alla mancanze di norme e alla mancanza di un contratto collettivo nazionale troppo rigido e non adeguato al nuovo contesto organizzativo e storico. Questa norma aiuterà oltre che negli enti locali anche a stoppare i tagli ai fondi contrattuali in sanità imposti dal Ministero dell’Economia e dal tavolo per il piano di rientro dal debito, che incidono negativamente sul diritto alla Salute dei cittadini. METTERE IN SICUREZZA LA CAPITALE Un solo errore non si può commettere adesso nella gestione del Salva Roma e degli impegni che il governo richiede : non mettere in sicurezza la Capitale. Per mettere in sicurezza la città bisogna approvare il bilancio 2014 del Comune di Roma. Senza Bilancio il Sindaco, la Giunta, il Consiglio i Presidenti di municipio non programmano, non possono assumere scelte, diventano meri notai . pag. 9 Datevi da fare non fate altri errori non perdete tempo prezioso a nominare altri addetti stampa o altri vice, sottovice, supercapi di gabinetto e dintorni. Vi prego, non fatelo per noi, fatelo per questa città. Senza bilancio i servizi sociali, le biblioteche, i dipartimenti, i municipi, con l’intera città sono destinati a fermarsi, spegnersi. Questo è il Bilancio che segnerà la consiliatura. Con questo bilancio si capirà si disegnerà il futuro della Città. Oggi giorno che passa si scriverà una storia più corta, più banale, se non si fa in fretta scrivete una storiaccia. A noi è bastata quella dell’Ama. Il Compagno Di Berardino negli incontri che si svolgono a livello confederale più volte ha ribadito la nostra posizione sulla strada da seguire. Prima cosa: scegliere. Puntando a difendere i più deboli, investire sulla qualità dei servizi, provare a far ripartire l’economia con investimenti mirati, lavorando per aumentare la quantità di risorse disponibili esplorando tutti i fronti possibili. Il documento sul bilancio pluriennale votato insieme al bilancio di previsione 2013 va da tutta altra parte… farebbe chiudere i musei, i servizi sociali, non investe sul personale, farebbe perdere tantissimi posti di lavoro alla Capitale. Va rivisto profondamente come avete più volte fatto voi stessi fino ad adesso, però solamente annunciato. Per far questo bisogna cambiare almeno nei nostri pensieri il titolo al decreto del Governo in Progetto Roma e aggiungere un sottotitolo: Operazione Verità Senza verità non c’è salvezza… detta così sembra una citazione di un profeta religioso ma se non si fa una Operazione Verità Roma e con lei tutto il Lazio è game over. La FP CGIL ci metterà tutta la sua forza per fare l’operazione verità, siamo consapevoli che ad annunciarla ci bastano due parole ma che se portata alle sue estreme conseguenze può produrre risultati importanti. Senza un obiettivo chiaro il progetto, l’operazione verità però diventano testimonianza. L’obiettivo non può essere rinviare il crac o meglio spostarne le conseguenze sulle future generazioni. Già fatto, già dato. pag. 10 Se si vogliono salvare i servizi, il governo del pubblico sull’erogazione dei servizi della città, il Comune deve dotarsi di un piano industriale/strategico per affrontare la crisi che sta vivendo. Come tutti i piani che si rispettano bisogna partire dai fabbisogni come ho già detto bisognerà fare in sanità. Si decida quali e quanti servizi si vogliono offrire a partire da cosa deve fare il Comune, quanti uomini e donne, si definiscano gli standard di qualità . Il segreto per far funzionare una cucina sta nella sua dispensa. Come il cuoco fa la spesa come riesce a decidere quali ingredienti e quanti ingredienti gli serviranno per servire la sua clientela. Immaginatevi una cucina dove il cuoco non sa neanche di quali ingredienti ha bisogno. Solo così si trova la spesa improduttiva e si usano meglio le risorse. E quando parlo di spesa improduttiva non escludo quella del personale. Solo se si è in grado di fare questo lavoro si può pensare di approntare il piano di rilancio della Città. Altrimenti è meglio arrendersi. Qualcuno potrebbe obiettare ma per far questo ci vuole tempo. Io non sono convinto perché se si hanno le idee chiare ce la si può fare. In ogni caso come abbiamo ripetuto quasi ad ossessionare tutti… perché nel frattempo che si “ricostruisce il futuro” ,si costruiscono i piani strategici non si procede subito con il buon senso? Ci accontentiamo del buon senso non della risposta puntuale alla rivendicazione sindacale. Lo scandisco il Buon senso e il Buon governo vogliono che le illegalità vengano rimosse, le regole rispettate, gli errori non più commessi, le scelte prese. E’ o non è buon senso eliminare tutte le consulenze che umiliano le professionalità interne, è o non è buon senso rimuovere tutti quei dirigenti che sono autori del disastro economico di molte società, obbligare alla mobilità infragruppo prima di procedere a qualsiasi tipo di assunzione, garantire la trasparenza nella gestione dei soldi pubblici. Ma sarà un’azione di buon senso oppure no quella di legare fortemente le retribuzioni dei manager ai risultati conseguiti? pag. 11 Infine è buon senso immaginare che la produttività del personale è da innalzare, ma soprattutto è dignitoso o no mettere le persone nelle condizioni di lavorare valorizzarle se acquisiscono competenze e richiamarle e anche punirle se non fanno invece il loro dovere. Tutto questo è molto altro si poteva fare e si può fare senza l’imposizione del Governo. Lo dico a Fortini presidente di AMA davanti al Congresso, alla proprietà, mi scuserà se lo uso come esempio, io lo inserisco (ancora) tra le forze del bene e quindi mi prendo questa licenza. Siamo d’accordo che vendere Ama o privatizzarla sarebbe una follia oltre che essere sbagliato, quindi dobbiamo salvarla con un vero piano industriale di rilancio condiviso. Sono convinto che l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata sia raggiungibile con la stessa forza lavoro a patto che si cambi organizzazione del lavoro. Ma le assicuro che in questo progetto condiviso non ci seguirà nessuno se non avrete il coraggio di cambiare. Il coraggio di dare l’esempio, di dare una lezione di buona amministrazione. Come? cancellando unilateralmente i privilegi che le persone che ancora le stanno intorno hanno avallato, Il coraggio di allontanare quei dirigenti che hanno permesso che le illegalità venissero sanate con atti segreti, che non hanno sviluppato nessun progetto per il futuro dell’azienda, che hanno permesso che i diritti si trasformassero in privilegi, che hanno permesso addirittura che alcuni lavoratori fosse costretti a non lavorare perché non riuscivano ad organizzare il loro lavoro, che hanno sprecato milioni e milioni di soldi pubblici. E’ un segnale la diminuzione degli stipendi dei dirigenti che con un po’ di presunzione penso abbiamo aiutato a realizzare ma lo dico con tutto il rispetto per gli sforzi fatti diventa fumo negli occhi se non si inizia a correre su tutto il resto. Ancora, non ci voleva il Salva Roma per la centrale unica delle assunzioni a livello di Comune di Roma o per rinegoziare i contratti di servizi ricercando efficienza e contenimento delle spese. Siate per una volta i primi della classe. Rendete trasparente, accessibile la rendicontazione di ogni centesimo pubblico che viene speso. Mi chiedo ma se la politica e l’amministrazione non hanno la forza di rimuovere le illegalità come si può pensare di affrontare i problemi strutturali. Problemi di impianto, di struttura con responsabilità che vengono da lontano. pag. 12 Come si farà a dire che forse non è giusto che alcune funzioni che dovrebbero essere espletate dal Comune dalla Regione ed altri enti sono appaltate e lasciate alle società o che alcune società sono state riempite di funzioni improprie che potrebbero essere allocate altrove anche nel mercato. Vi prego non giochiamo sul ruolo pubblico nella gestione dei servizi fondamentali per i cittadini. Su tante altre cose (faccio un esempio su tutti gli Eventi del Comune di Roma) devono essere gestiti per forza da un soggetto pubblico, o si può tranquillamente ricorrere a soggetti diversi, associazioni, imprese giovanili etc. Avendo fatto tante denunce non posso aver paura di dire che se si sono fatti errori sulle politiche del personale e che se quelle professionalità oggi non servono più o sono in sovrannumero, bene quel tema va affrontato tra i primi. Noi siamo qui come vedete pronti ad affrontare a 360 gradi tutti i problemi senza pensare di avere la verità in tasca, senza aver scolpito nel marmo che nulla va toccato … che va tutto bene. Tutto può essere rivisto, tutto va semplificato sicuramente, ripensato cambiato, a patto che ci sia un progetto e che le illegalità vengano rimosse. Spero vivamente che non serva un salva Regione per affrontare lo stesso problema in tutta il Lazio. Provate ad affrontarlo insieme il tema, trovare soluzioni intelligenti. Mettete insieme le intelligenze non le debolezze delle istituzioni. Se non si avrà questo coraggio non si potrà avere la forza di affrontare un altro grande problema: come sbloccare la macchina capitolina. Nella tavola rotonda che seguirà a breve, speriamo di riuscire con l’Assessore al Personale e gli altri ospiti a interloquire non sulla garanzia del pagamento degli stipendi ma su come dare gambe al decentramento dei municipi e soprattutto come sfruttare l’opportunità delle riforme istituzionali. Prima di trattare gli ultimi due temi di questo intervento mi preme però lanciare qualche grido di allarme. Fate qualcosa per salvare i beni culturali, per i più deboli, per la sicurezza dei cittadini Abbiamo iniziato un percorso con gli Assessorati competenti Cultura e Turismo ma bisogna far presto nel dare valore al più grande patrimonio della Capitale, una vera emergenza. I servizi sociali e il terzo settore stanno morendo nella crisi, non si possono abbandonare gli ultimi e i lavoratori più deboli. pag. 13 Non perdete la grande opportunità di rilanciare il ruolo delle Scuole e dei Nidi, dei Vigili Urbani Per creare veramente una città a misura di bambino dove ci possa essere un reale contrasto all’emarginazione, della gestione dell’impatto migratorio, della tutela dell’ambiente, della diffusione della legalità e della cultura delle regole. Non snaturate il ruolo degli educatori e degli insegnanti, fate vivere la loro passione, salvate la Polizia Locale di Roma Capitale riaffermandone il ruolo di presidio della convivenza civile all’interno di un processo evolutivo e non di snaturamento del proprio ruolo. LA RIFORMA DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI Per qualche minuto sarà necessario rivolgere lo sguardo adesso al nostro paese, infatti, la controriforma del dgls 165 che criminalizza i dipendenti pubblici non è mai stata figlia della grave crisi economica ma delle politiche punitive del lavoro pubblico messe in atto dal Governo Berlusconi Tremonti Brunetta, a cui sono seguiti i Governi Monti e lo stesso Letta. Se questa può essere una chiave di lettura della fase che abbiamo alle spalle non vi è alcun dubbio che occorre ripensare radicalmente le strategie sindacali fin qui seguite dalla nostra organizzazione che oltre a non pagare come è evidente a tutti, hanno lasciato campo libero alla politica e alle amministrazioni per proseguire l’opera controriformatrice riportando i dipendenti pubblici a essere soggetti silenziosi ma garantiti di fronte alla crisi. Delle azioni necessarie e riformatrici per affrontare la fase che abbiamo attraversato non ne abbiamo prodotto alcuna. Abbiamo molto di più badato al consenso tra gli apparati che ad affrontare il cambiamento che tutti si aspettano. Ora siamo di fronte ad un Governo che del cambiamento ne ha fatto il carburante per arrivare a Palazzo Chigi travolgendo tutto e tutti. La riforma delle Pubbliche Amministrazioni, allargata a tutto ciò che è costituito da servizi erogati a carico della spesa pubblica, è una delle cinque priorità che si pone Renzi e su ciò si gioca gran parte del suo consenso. Noi questa sfida la dobbiamo accettare senza indugio se vogliamo stare dentro la Storia. La dobbiamo anticipare necessariamente. Almeno su due punti Ripristinare il primato della contrattazione sulla legge e le relazioni sindacali che riportino il ruolo dei lavoratori al centro delle scelte di riforma. Non attardarci a questioni come la performance, il merito e la valutazione che sono principi condivisibili se gestite in contrattazione e non con atti unilaterali delle amministrazioni. pag. 14 Il recupero salariale è certamente un tema che ci interessa ma questo obiettivo può essere perseguito con diversi strumenti, primo fra tutti l’intervento auspicato sul fisco. Quello che invece è urgente è rappresentato dal fatto che tutto il sindacato si metta in sintonia con ciò che sta accadendo nelle amministrazioni per governarne i processi. Anche qui in attesa che nazionalmente si facciano passi in avanti qualcosa si può fare. Si può abrogare la norma regionale che ha istituzionalizzato, unica in Italia, la riforma Brunetta, si possono fare buone norme per organizzare meglio le funzioni degli enti locali, si devono mettere insieme tutti gli attori, Comune, Regione, Province, Anci, sindacati in un tavolo permanente di confronto per salvare i servizi ai cittadini. -­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐ Trasparenza, Legalità e semplificazione La miglior legge degli ultimi anni varata è senza dubbio la legge 190 del 2012 in materia di anticorruzione e trasparenza. Una legge necessaria, indispensabile per rilanciare il rapporto con i cittadini e affrontare una delle piaghe del nostro paese, la corruzione. Questa buona legge, però come sospettavamo all’epoca, sta seguendo lo stesso iter di un'altra importante legge del nostro paese: quella sulla sicurezza sul lavoro. Buone leggi entrambe ma che rimangono sulla carta troppo spesso. Sarebbe troppo facile prendersela con l’Autorità nazionale anticorruzione o con il Governo. I risultati però sono davvero deludenti. Soprattutto è deludente l’approccio delle amministrazioni che hanno interpretato gli adempimenti previsti dalla legge non come una opportunità straordinaria di rilancio della’azione amministrativa. I responsabili della prevenzione della corruzione non stanno ricoprendo nella stragrande maggioranza dei casi il ruolo che la legge loro affida. Una buona legge se non si interviene subito rischia di diventare un semplice ulteriore adempimento burocratico. E’ strategico parlare in una situazione di crisi di lotta alla corruzione. Con la corruzione ci rubano ricchezza, diritti, dignità. pag. 15 Diciamolo con chiarezza: il piano di prevenzione della corruzione non deve essere la banale ripetizione di obblighi già stabiliti dalla legge. Deve essere invece un percorso partecipato, attivando le migliori energie dentro e fuori le amministrazioni, per ricostruire un nuovo patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Per cogliere il senso della sfida ci vuole radicalità, pragmatismo. La corruzione e la cattiva amministrazione non si sconfiggono con gli esperti di legalità, ma coinvolgendo i lavoratori, i cittadini, le imprese, le associazioni, l’opinione pubblica. Bisogna soprattutto semplificare. Più semplificazione insieme a più trasparenza scaturiscono da un più ampio controllo e fiducia da parte dei cittadini: ciò vuol dire meno corruzione e più qualità dei servizi. Sono necessari gli Stati Generali delle buone pratiche della trasparenza promossi dalle istituzioni. Noi stiamo preparando un dossier su questi temi, sulle asl, sui comuni etc.. Il titolo: “ trasparenza come premessa” Infine, la formazione del personale (adempimento obbligatorio) nei “settori a rischio”. Una bussola per fare qualsiasi cosa nel mondo del lavoro è la formazione. Vi invito a leggere un saggio di Bruno Trentin del 2008 “Lavoro e conoscenza”, per capire il senso di questa frase. All’incapacità di lottare contro la corruzione vanno aggiunti altri due fallimenti del nostro paese. La lotta all’evasione fiscale è, come abbiamo denunciato ieri, lo smantellamento delle funzioni ispettive che caratterizza lo stato e pezzi importanti dei ministeri e degli enti pubblici non economici che vivono una situazione di stallo, un lento ineluttabile decadimento che coinvolge le strutture delle Amministrazioni, la qualità dei servizi e il ruolo e funzione dei dipendenti impiegati. Ad una riduzione continua della struttura non è corrisposta una effettiva semplificazione delle procedure. In realtà l’apparato dello stato risulta ancor più disorganizzato, pletorico, inadeguato alle esigenze mutate del mercato e delle imprese e delle persone; profondamente instabile, soggetto a continue riorganizzazioni che complicano la vita ai lavoratori ai cittadini e alle imprese. Il sistema dei controlli (ad esempio controlli contro l’elusione contributiva o lavoro nero) si è frammentato, la mission indebolita, risulta totalmente inefficiente e inadeguato, i dati sul lavoro nero, costantemente, in crescita ne sono la testimonianza. pag. 16 Sostanzialmente assistiamo ad un progressivo allontanamento dello Stato dal territorio, vedi nuova geografia giudiziaria, riforma e accorpamento delle Agenzie e del Super Inps. Abbiamo criticato, anche in assoluta solitudine, la politica dei tagli lineari che non ha mai avuto un idea di progetto di riforma, una razionale previsione di riduzione dei settori improduttivi e inutili ed il potenziamento di settori trainanti per l’economia e per lo sviluppo. Tante delle cose che ho detto le abbiamo fatte, pensate insieme ai colleghi e amici di Cisl e Uil con cui stiamo ricucendo gli strappi del passato. Stiamo rammendando con pazienza la bandiera delle lotte comuni. Mi sento di indicare un obiettivo per il futuro lavorare per l’unità sapendo di essere diversi senza pretendere di essere uguali ma rispettando le differenze -­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐-­‐ LA CGIL DI DOMANI L’esperienza mi ha insegnato che per mantenere le promesse bisogna sempre fare qualche sacrificio. Oggi il sacrifico è stato quello di non parlare di temi (a me molto cari) dell’emergenza carceri, dei problemi e delle prospettive dei vigili del fuoco, della crisi delle istituzioni costituzionali, l’azienda regionale dei rifiuti, la deregolamentazione del terzo settore di altri importanti settori, così come non aver citato le centinaia di compagne e compagni che con noi stanno seguendo vertenze importanti che andranno rilanciate, dall’Idi al Fatebenefratelli, dalla cooperativa Unisan all’Asa di Tivoli, da Lazio Ambiente a Capodarco, dal Cem a Villa Tiberia, dalla Salus al Policlinico Umberto I solo per citarne qualcuna . Ho promesso di non dare i numeri e non li darò ma essendo noi la Funzione Pubblica rappresentiamo una fetta di grande rilevanza della forza produttiva della regione e quindi, vista la crisi economica, questa situazione era inevitabile. Questi importanti temi saranno vivi nel congresso, nel dibattito, li troverete nel documento conclusivo. Ma soprattutto tutto questo sarà il cuore dello svolgimento di questo tema che ci siamo impegnati a scrivere con la prima assemblea congressuale e che si concluderà tra 4 anni al prossimo congresso. Alla fine del congresso nel documento conclusivo prenderemo degli impegni, che ci faranno da bussola in queste montagne russe che ci aspettano e su cui ci misureremo e su cui saremo giudicati Adesso per concludere dignitosamente questo intervento dovrei chiedervi scusa. pag. 17 Scusa perché non ho citato un solo successo di quelli che abbiamo conseguito. Dalle RSU del Pubblico impiego e dell’igiene ambientale, alle vertenze brillantemente risolte, gli accordi buoni, le buone pratiche, le iniziative importanti, le denunce che poi hanno portato a rimuovere illegalità, le piazze piene, le assemblee affollate,i servizi messi in campo per i lavoratori e gli iscritti. In realtà ve lo dovrei perché ho cambiato ruolo diventando il capitano della squadra da poco più di un anno e onestamente di cose di cui esservi riconoscente ne avete, ne abbiamo fatte. Ve lo dovrei perché nei congressi si fanno anche dei bilanci. Invece vorrei che ci concentrassimo sui progetti futuri altrimenti perché mai intitolare il congresso “ricominciamo il FUTURO”. Lo voglio dire con forza non c’è una scelta che abbiamo preso di cui dobbiamo vergognarci. Possiamo guardare questa platea a testa alta. Su molte cose siamo stati precursori. Vado fiero della nostra autonomia e della nostra attenzione ai processi politici guidati però dalla bussola indicata da Vittorio Foa “la lotta sindacale vale se ha uno sbocco politico”. Mi emoziona, mi rende orgoglioso, la consapevolezza di fare parte di un “noi” ogni volta che vedo quello che fa la Funzione Pubblica. Non c’è mattina che prima di uscire di casa la mano non scorra sul bordo della giacca per ricercare la spilletta rossa, per darmi la forza per provare a fare meglio. Stamattina con molti di voi ci siamo abbracciati, baciati, ho provato felicità. Amata fisicità meridionale. Ma non riesco a chiedervi scusa se, come dice qualcuno, il congresso serve a dire quello che a tutti piace sentirsi dire. Parole confortanti ma se questo vuol dire non aver adempiuto al mio dovere, mi dispiace non riesco a pentirmene. Il congresso serve ad elaborare, lavorare, sudare, cambiare, decidere. Non riesco a godermi a pieno i nostri successi sicuramente anche perché non mi piace come stiamo. Non mi soddisfa come stiamo tra i lavoratori, non mi soddisfa come funzioniamo, parlo di noi ma parlo guardando anche a tutta la Cgil. Non mi soddisfa l’esempio che diamo, nel rapporto con i lavoratori. Non siamo ancora adeguati nella costruzione delle opinioni nel recepire ed interpretare i bisogni . pag. 18 Il sindacato non è morto, anzi. Ma le organizzazioni sindacali non stanno benissimo, come non sta bene nessun soggetto sociale. Ma noi siamo la CGIL, abbiamo il dovere di essere diversi, abbiamo il dovere di essere consapevoli della situazione in cui ci troviamo. Vi assicuro che io da solo posso fare davvero pochissimo per cambiare le cose... ma proverò a fare meglio. Ho riletto in queste notti “La casa del sonno di Jonathan Coe “ come vivere due volte senza dormire mai; non essendo un problema di ore di attività, non mi ha aiutato, anche perché poi il protagonista diventa pazzo. Io sicuramente metterò tutto il mio impegno, la mia passione politica all’interno della categoria, della confederazione. Dobbiamo provare a contaminarci, ad osare. Farci pervadere delle energie positive che ci sono in giro, a ricercare ossessivamente la frequenza giusta con il nostro popolo. Se perdiamo la frequenza perdiamo anche il popolo, questo è sicuro. La nostra comunità deve avere il coraggio di farsi guida in questa gara che è partita da molto tempo. Di mettersi in testa al gruppo che sono i cittadini. Chi sta in testa al gruppo di solito non vince la tappa, si stanca di più, ma recupera il fuggitivo che oggi è la politica e porta tutto il gruppo a concludere insieme la tappa non lasciando indietro nessuno. Se non lo facciamo noi non lo farà nessuno e il fallimento sarà per tutti. A me dispiace ricordarlo, ma Claudio ha una grande responsabilità nel provare a far questo nella nostra regione. E chi ha grandi responsabilità deve fare sempre di più. Noi ci contiamo. La mia testolina non lo accetta, bisogna recuperare questa coscienza collettiva. La sfida è quella di sconfiggere quelli che dicono che il collettivismo è finito, che c’è un ritorno all’individuo. Mi ha convinto sempre chi parlava invece “di un individuo che non è solo: devo pensare l’individuo perché lo penso sociale, altrimenti non lo potrei pensare nemmeno come individuo, perché chiuso in se stesso egli è un immagine vuota” Ecco io non mi rassegno all’idea dell’immagine vuota, non dobbiamo farlo. Ce lo chiedono i lavoratori, almeno a me lo chiedono, magari lo sussurrano in luoghi riservati, quindi compagni non possiamo far finta di niente, non dobbiamo. pag. 19 Sarà forse colpa di queste parole con cui concludo il motivo della convinzione che dobbiamo essere diversi, così radicata in me. “Non abbiate mai paura delle novità non rifiutate la realtà perchè vi presenta incognite nuove e non corrisponde a schemi tradizionali davvero radicati in voi. Sappiate che questi sono comodi magari ma sicuramente ingannevoli, non rinunciate alle nostre idee almeno fintanto che non ne riconoscete altre migliori e in quel momento ditelo perché questo è essenziale compagni. Un dirigente sindacale è un uomo come gli altri e se i lavoratori lo riconosceranno come uno di loro ne capiranno anche gli errori.” Buon congresso a tutti pag. 20 
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