impianto cogenerativo a cippato di legno

IMPIANTO COGENERATIVO A CIPPATO DI LEGNO
1 – Il cippato: il “carburante” per la cogenerazione
Tra le fonti rinnovabili le biomasse legnose rappresentano una buona opportunità di
investimento diversificata nelle aree a vocazione selvicolturale per la generazione
termica ed elettrica, rappresentando una opportunità di sviluppo per gli operatori del
settore forestale, una opportunità di lavoro per la manodopera locale, una opportunità
di risparmio economico ed ambientale per la comunità locale.
Le biomasse legnose sono tanto più convenienti quanto più la filiera è “corta”,
riducendo al massimo i costi di trasporto per l’approvvigionamento delle materie
prime, disponibili quindi immediatamente e a costi molto bassi.
Un impianto destinato alla cogenerazione utilizza la biomassa legnosa solo se
trasformata sottoforma di cippato di legno, ossia quella forma che più si avvicina e
mette in relazione il comparto agricolo-ambientale con quello energetico-tecnologico.
Il cippato di legno altro non è che legno di provenienza agricola-forestale, non
particolarmente selezionato, proveniente da tagli e diradamenti boschivi, residui di
potature, ecc.
Il termine “cippato” deriva dal vocabolo inglese chipped che significa “ridotto in
scaglie”. Infatti, per ottenere questa forma di combustibile, il legno viene ridotto in
“chips” di dimensioni variabili.
Grazie al cippato si supera l’ostacolo dell’alimentazione manuale, poiché sotto questa
forma il combustibile può essere prelevato automaticamente da un deposito ed essere
portato nel punto di combustione nella quantità richiesta. Inoltre, il legno cippato ha il
vantaggio di perdere più rapidamente l’umidità in eccesso, accelerando così
l’essicazione e la possibilità di ottenere un combustibile energeticamente pregiato.
Il cippato può essere ottenuto tramite una particolare azione di taglio, definita
cippatura per l’appunto, attuata mediante macchine cosiddette “sminuzzatrici” o
“cippatrici”. Tale prodotto presenta forma regolare e pezzatura più o meno
omogenea.
La forma dei chips varia in base alle tecniche di taglio adottate, in funzione delle
dimensioni richieste dal tipo d’impianto di trasformazione energetica e, soprattutto,
dal sistema di alimentazione.
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In questa sede verrà analizzata la tecnologia della cogenerazione attuata con gli
impianti Spanner, leader europeo del settore della cogenerazione di piccola taglia.
Questi impianti si basano sulla gassificazione della biomassa legnosa, da cui viene
estratto un particolare gas di legno (syngas) destinato ad alimentare il cogeneratore.
2 – La tecnologia della cogenerazione: un processo intelligente
Gli impianti di cogenerazione producono energia elettrica e termica dal legno. Le
grandi centrali energetiche praticano la cogenerazione di biomassa solida già da anni.
Grazie agli impianti di cogenerazione Spanner, può essere usato finalmente anche il
cippato di legno per produrre in modo diffuso energia elettrica. Questo sistema è
altamente efficiente, rispettoso dell’ambiente e soprattutto finanziariamente
conveniente.
Nessun’altra materia prima offre caratteristiche e possibilità di impiego variegate
come il legno (l’importante è che esso sia vergine, ossia proveniente direttamente
dalle attività selvicolturali anche come materiale di scarto).
Qui di seguito viene sintetizzato il processo della cogenerazione attraverso l’uso degli
impianti di cogenerazione Spanner.
Il cippato è a disposizione in grandissime
quantità ed a prezzi vantaggiosi.
Dal cippato si ottiene un gas di legno
puro, detto Syngas, destinato alla
produzione di energia elettrica.
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L’energia elettrica prodotta viene immessa
in rete.
L’energia termica prodotta può essere
usata per l’essiccazione del cippato, per il
riscaldamento in loco oppure per il teleriscaldamento.
Gli impianti di cogenerazione generano
una rendita maggiore rispetto ad altre fonti
rinnovabili, quali il fotovoltaico e l’eolico.
Nonostante sia caratterizzato da una notevole produzione di energia elettrica da
immettere in rete, un impianto di cogenerazione rende ancora di più se si utilizza in
modo continuativo l’energia termica prodotta. Ciò è valido anche per gli impianti
Spanner. Alla buona produttività dell’impianto bisogna anche affiancare la facilità di
reperimento della materia prima (cippato legnoso) a prezzi d’acquisto vantaggiosi,
incidendo positivamente sul rapporto costi/benefici dell’impianto di cogenerazione.
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3 – Gli impianti di cogenerazione per gassificazione
La gassificazione è un processo chimico intermedio che permette di convertire
attraverso dei processi termici ad elevate temperature un materiale solido ricco in
carbonio come le biomasse (composta prevalentemente da carbonio, idrogeno ed
ossigeno), in monossido di carbonio, idrogeno e altri composti gassosi. In pratica, la
gassificazione è un metodo per ottenere energia da materiali organici di alta
efficienza.
Il processo di degradazione termica avviene a temperature elevate (superiori a 700800 °C), in presenza di una percentuale sotto-stechiometrica di un agente ossidante:
tipicamente aria (ossigeno) o vapore. Durante il processo di combustione il carbonio
della biomassa si ossida, formando CO2 e liberando energia.
Il processo di ossidazione avviene in due fasi:
1.
Il carbonio si trasforma in monossido di carbonio (CO);
2.
Il monossido di carbonio (CO) si ossida ulteriormente in anidride carbonica
(CO2).
La prima fase di ossidazione è quella in cui il combustibile solido si trasforma in
combustibile gassoso, ottenendo così un gas che, formato in proporzioni variabili da
monossido di carbonio (CO), idrogeno (H2), idrocarburi complessi (CXHY), azoto
(N2) e anidride carbonica (CO2), include ancora buona parte dell’energia chimica
contenuta nel combustibile solido originario. Tale miscela gassosa risultante
costituisce quello che viene definito gas di sintesi o syngas e rappresenta essa stessa
un combustibile.
La seconda fase di ossidazione è quella in cui viene effettivamente liberata l’energia
contenuta nel syngas.
L’uso del processo di gassificazione per la produzione di energia presenta alcuni
vantaggi rispetto alla combustione diretta. Il syngas presenta un utilizzo versatile in
campo cogenerativo, in quanto può essere bruciato sia mediante combustione esterna
e sia mediante combustione interna.
Nel nostro caso specifico, il syngas prodotto viene bruciato direttamente in motori a
combustione interna, perché il processo di gassificazione permette di togliere con le
ceneri elementi altrimenti problematici per la successiva fase di combustione, quali
ad esempio cloro e potassio, consentendo la conseguente produzione di un gas molto
pulito. Inoltre, la combustione interna presenta altri vantaggi, quali l’elevato
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rendimento di conversione in energia elettrica associato nel contempo ad una
riduzione dei costi d’investimento.
Il motore è coassiale ad un generatore elettrico, il quale a sua volta trasforma
l’energia meccanica in energia elettrica, la quale viene immessa in rete. L’energia
termica (raffreddamento motore e fumi di scarico) viene utilizzata per essiccare il
cippato e può venire utilizzata per altri scopi (es. riscaldare l’acqua,
teleriscaldamento, ecc.).
Il sistema di gassificatore utilizzato è a letto fisso equicorrente (downdraft): ciò vuol
dire che sia il combustibile (ossia la
biomassa legnosa) e sia l’aria
utilizzata per l’ossidazione seguono
la medesima direzione: viene
dapprima introdotta la biomassa
dall’alto, la quale segue un percorso
discendente; ad un punto intermedio di tale percorso, viene poi
introdotta l’aria, la quale accompagna la biomassa, seguendone il
percorso discendente. Il principio
di funzionamento è schematizzato
nella figura riportata qui di fianco.
Bisogna ricordare che il syngas è
un gas contenente elevate percentuali di impurità, dette char e
costituite
prevalentemente
da
particolato e catrami, che possono
sporcare o, addirittura, comportare
rotture ai dispositivi di combustione
interna. Però, rispetto ad altre
tipologie di gassificazione, i gassificatori downdraft generano un
syngas ad elevata temperatura e con
una percentuale molto bassa di
catrame.
Schema di gassificatore downdraft (Fonte: GUERCIO A.,
2011, Mini e micro cogenerazione a biomassa – tecnologie e
criteri progettuali, Dario Flaccovio Editore, Palermo).
La generazione del syngas avviene per combustione lenta attraverso il processo di
pirolisi, ossia in completa assenza di un agente ossidante (ossigeno). Prima che però
si verifichi questo processo, la biomassa appena introdotta viene dapprima essiccata
mediante i gas caldi provenienti dalla parziale combustione già avvenuta nella parte
inferiore del reattore: in tal modo il materiale legnoso si essicca e cede l’umidità, la
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quale, essendo sottoforma gassosa (vapore acqueo), va ad aggiungersi con i suddetti
gas caldi, i quali a loro volta si “raffreddano”, passando da una temperatura di ca.
800°C ad una di ca. 200°C.
È a ca. 200°C che inizia il processo di pirolisi (200 – 700°C) nella omonima zona
dove il legno si disgrega lentamente per rilascio delle molecole più volatili, con la
formazione di vari elementi, tra cui carbone organico ed i catrami. Dopo la zona di
pirolisi, il residuo solido (carbone organico) insieme ai primi gas ottenuti transita
nella zona di riduzione. Qui viene iniettata aria attraverso un soffiante e degli ugelli,
per bruciare una buona parte del carbone organico a 1200 °C.
Si ha dapprima una fase di ossidazione, in cui mediante la combustione il carbone
organico si trasforma in anidride carbonica (CO2) che va ad unirsi con il vapore
acqueo (H2O) proveniente dall’umidità estratta dal legno. Subito dopo, si passa alla
successiva fase di riduzione, in cui i composti organici reagendo con il vapore acqueo
e l’anidride carbonica formano monossido di carbonio (CO) e idrogeno (H2), i
componenti principali del syngas. L’ultima fase del processo è l’ossidazione della
sostanza organica residua che genera l’energia termica necessaria per alimentare il
processo: le eventuali parti non gassificate come catrame e idrocarburi vengono
trasformati in CO, CO2 e H2.
4 – Impianto Spanner: componenti e funzionamento
L’impianto è composto da un efficiente e robusto
cogeneratore (riportato nella figura qui di fianco), il quale
viene azionato mediante il syngas prodotto attraverso un
idoneo gassificatore a partire dal cippato di legno puro. Il
gassificatore è formato da una struttura base sulla quale
sono montati tutti i componenti necessari al funzionamento
del processo di gassificazione. Componente essenziale del
gassificatore è l’innovativo reformer Spanner, concepito
dall’inventore Bernd Joos e poi perfezionato dalla Spanner
per la produzione in serie (vedere pagina 8-9). La speciale
tecnologia usata nel reformer assicura una produzione di syngas priva di catrame.
Il materiale per gassificare è cippato di legno vergine di qualità G30-G40. Il cippato
viene trasportato tramite una coclea dal magazzino di stoccaggio ed immesso nel
serbatoio di caricamento. Tramite un sensore viene controllato il livello nel serbatoio.
Per garantire che durante le fasi di caricamento non entri aria nel sistema, nel
serbatoio di caricamento, sono montate due valvole a tenuta stagna. Queste vengono
comandate tramite un PLC per garantire che una si apra solo se l’altra è già chiusa.
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Oltre a garantire la tenuta stagna, queste due valvole a serranda garantiscono anche
un controllo del livello di carico del serbatoio. In generale, tutte le valvole e
azionamenti sono chiusi in caso di mancanza di corrente elettrica.
Tramite un raschietto e una coclea di carico il materiale legnoso viene trasportato nel
reformer, il quale viene caricato dall’alto, mentre un sensore di livello ne comanda la
quantità da immettere agendo sulla suddetta coclea di carico. Il reformer è il cuore
dell’impianto che produce, grazie ad un processo controllato, gas di legno (syngas) da
cippato di legno allo stato naturale. Il gas in questione, che viene estratto in basso,
servirà per azionare il cogeneratore. Il sensore di livello comanda anche il motore
della griglia che serve per estrarre il carbone organico.
Il gas di legno (syngas) e i residui della gassificazione escono dal reformer dalla
parete bassa a 800°C. Passano insieme in uno scambiatore di calore ad acqua nel
quale viene raffreddato il gas a 130°C. Successivamente passa attraverso un filtro a
manica dove viene separato il gas dal carbone organico mediante un meccanismo di
pulizia automatica, attuato attraverso una coclea ed una valvola di estrazione per
ventola soffiante.
Il carbone organico viene trasportato tramite valvole e coclea in un apposito
contenitore all’esterno dell’impianto. Un meccanismo comandato da PLC garantisce
la tenuta stagna del sistema di estrazione.
Dopo che il gas pulito esce dal filtro a manica, viene ulteriormente raffreddato
tramite un altro scambiatore per arrivare a ca. 90°C al filtro di sicurezza.
Quest’ultimo funge da filtro di emergenza per evitare eventuali danni al motore se
quello principale dovesse presentare dei malfunzionamenti. Dopo il filtro di sicurezza
il gas viene miscelato con aria per alimentare il motore a scoppio a ca. 40°C.
Il potere calorifico del gas è di ca. 4,5 MJ/m³ (uguale a ca. 1,4 kWh/m³). I gas di
scarico del cogeneratore vengono puliti tramite un catalizzatore e raffreddati
attraverso uno scambiatore per essere immessi in atmosfera.
Tutti i processi sopra descritti avvengono in componenti singoli collegati tra di loro
ermeticamente. Tutto il sistema viene tenuto sotto pressione a 100 mbar tramite un
ventilatore.
L’aria di processo entra dal reformer nel sistema chiuso. Il gas può solo uscire
attraverso il motore dal sistema ermetico.
Tutto il circuito del gas viene controllato e comandato tramite il PLC. In caso di un
difetto o malfunzionamento del cogeneratore, il sistema chiude le valvole per evitare
la fuoriuscita del gas dal sistema ermetico.
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Nelle varie fasi di processo si produce calore, il quale viene estratto tramite due
scambiatori dal sistema.
L’intero sistema viene controllato da un quadro elettrico, attraverso diversi sensori di
temperatura e pressione.
Concludendo, l’energia termica prodotta può essere utilizzata per riscaldare edifici,
impianti di essicazione o può essere distribuita attraverso reti di teleriscaldamento.
L’energia elettrica viene immessa in rete.
5 – Residui prodotti: scarico del carbone organico
La quantità di cenere/carbonella (carbone organico) prodotta può arrivare fino al 10%
del materiale d’ingresso; ciò dipende sia dalla qualità e sia dalle dimensioni del
materiale d’ingresso. La densità è di ca. 0,15-0,2 kg/l.
Caratteristiche chimico-fisiche: granulo < 2mm; potere calorifero di ca. 25MJ/kg;
perdita di combustione pari a ca. 55-75%.
In fase di progetto si deve tener conto di come utilizzare il materiale di scarto. La
cenere/carbonella viene trasportata tramite una coclea senza anima all’esterno
dell’impianto. Il contenitore di raccolta può stare a una distanza di max. 15 m (max. 2
curve a 45° nel tragitto della tubazione).
6 – Descrizione impianto Spanner: dimensioni, modelli, potenza e produttività
GASSIFICATORE
Lunghezza: 5.406 mm
Profondità: 2.050 mm
Altezza: 2.350 mm
COGENERATORE
Lunghezza: 2.250 mm
Profondità: 990 mm
Altezza: 1.470 mm
N.B. = Nella fase di montaggio deve essere lasciato un corridoio di almeno ca. 500
mm intorno al gassificatore. La lunghezza del cavo tra il cogeneratore e l’armadio
comando non deve essere superiore a 6 metri.
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SUPERFICIE NECESSARIA: min. 6 m x 5 m
ALTEZZA NECESSARIA: min. 2,6 m x 3,4 m
(a seconda dell’approvvigionamento del cippato)
REQUISITI DEL CIPPATO
Pezzatura del cippato di legno vergine: G30-G40
Umidità massima: MAX 15%
Polveri sottili: MAX 30% (granulazione sotto 3-4 mm)
Materiale omogeneo, con una bassa percentuale di componenti lunghi
Descrizione impianto – modelli
Denominazione prodotto (modello)
HK30
HK45
Resa elettrica
30 kWe
45 kWe
Energia elettrica prodotta in un’ora di esercizio
Resa termica
30 kWhe
80 kWt
45 kWhe
120 kWt
Energia termica prodotta in un’ora di esercizio
80 kWht
120 kWht
Consumo cippato
30 kg/h
45 kg/h
Consumo cippato con 6000 ore/anno di esercizio
180 t
270 t
RUMOROSITÀ GASSIFICATORE SU MODELLO HK45 AD 1 METRO DI
DISTANZA
< 56dB/A
RUMOROSITÀ COGENERATORE SU MODELLO HK45 AD 1 METRO DI
DISTANZA
60 dB/A con cabina sonorizzata
90 dB/A senza cabina sonorizzata
USCITA ELETTRICA (TENSIONE/FREQUENZA)
400 V / 50 Hz
USCITA TERMICA (TEMPERATURA DEFLUSSO/RIFLUSSO)
MAX 90°C / MAX 75°C
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7 – Descrizione impianto Spanner: manutenzione
Per quanto concerne la manutenzione ordinaria, gli impianti di cogenerazione
Spanner sono di semplice gestione. La maggior parte degli interventi può essere
eseguita dal cliente stesso in maniera indipendente. Il tempo necessario impiegato
dipenderà dai lavori di manutenzione da svolgere, ma in base all’esperienza di questa
azienda dovrebbero bastare mediamente 20 minuti giornalieri di manutenzione
ordinaria affinché venga garantito il buon funzionamento dell’impianto.
I lavori di manutenzione da eseguire regolarmente sono pertanto i seguenti: controllo
visivo, cambio dell’olio motore, cambio del filtro dell’olio, cambio del filtro dell’aria,
cambio del filtro del gas, cambio delle candele di accensione. Nel complesso, la
manutenzione ordinaria richiesta dagli impianti Spanner consta di pochi oneri
aziendali, incidendo positivamente sul rapporto costi/benefici.
La buona esecuzione della manutenzione ordinaria consente di poter evitare quella
straordinaria.
8 – Conclusioni: perché scegliere la tecnologia Spanner
Gli impianti di cogenerazione Spanner constano di una tecnologia che presenta
notevoli vantaggi.
Tecnologia innovativa e impiantistica collaudata ed affidabile – gli impianti
Spanner integrano il know-how ed un esperienza decennale tale da assicurarne
un funzionamento sicuro e semplice. In questo modo vengono garantiti impianti
di cogenerazione efficienti, ad alta tecnologia, di facile impiego e manutenzione,
che lavoreranno per decenni nel rispetto dell’ambiente.
Presenti sul mercato con successo – parecchi impianti sono già stati installati
con successo in diversi Paesi Europei.
Alta efficienza – il principio della cogenerazione sfrutta la materia prima
(legno) in maniera ottimale, producendo contemporaneamente energia elettrica e
termica.
Cippato da legno vergine come combustibile – gli impianti Spanner sono
azionati da cippato di legno derivante da legno vergine, facilmente reperibile sul
mercato, quale miglior fonte rinnovabile.
Pochi oneri di manutenzione ordinaria.
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