close

Enter

Log in using OpenID

Ambiente - Corriere del Mezzogiorno

embedDownload
Lunedì 17 febbraio 2014
Speciale
Ambiente
TERRA MIA
2
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
NA
PAESAGGIO
CAMPANIA, LA REGIONE
PIÙ VERDE DI TUTTA L’ITALIA
Sono presenti parchi e aree marine protette
tra i più belli del Paese: un territorio magnifico
che riesce a unire le tipicità di mare e monti
D
ai monti alla costa, con i tratti più belli
d’Italia incastonati in un mosaico paesaggistico unico. E’ questa la Campania, la terra delle bellezze e delle
tipicità. Che vuole rilanciarsi e tornare ad essere
una perla nel Mediterraneo, rigettando l’etichetta di Terra dei Fuochi. Perchè con un patrimonio che solo sul litorale presenta Sorrento, Positano, Amalfi, Ischia, Capri Palinuro e Marina di
Camerota - e alle spalle mostra le vette del Matese, il Vesuvio e i rilievi degli Alburni - questo
lembo di Italia non ha paragoni al mondo. La
percentuale di territorio protetto in Campania è
superiore al 25%, ma altre aree stanno per entrare tra le riserve di questa regione. In totale sono
dieci i parchi istituiti: due di rilievo nazionale e
otto regionali.
Flora e fauna Sopra il Parco del Vesuvio, a lato il vulcano visto dal satellite
Nazionali
Sono il Parco del Cilento e del Vallo di Diano e
il Parco del Vesuvio. Il primo si estende, in provincia di Salerno, su un’area di 181mila ettari
fra monti e mare. Dal 1997 è nella rete delle riserve Unesco per la conservazione della diversità
biologica. Il parco va da Agropoli a Punta degli
Infreschi, comprende Palinuro, Marina di Camera e Punta Licosa a mare; salendo verso terra ci
sono le grotte di Pertosa, i monti Alburni e il
monte Cervati. Ed ancora il Vallo di Diano bagnata dai fiumi Calore e dal Tanagro. Numerosi
gli animali protetti nella zona: l'aquila reale, la
coturnice, il gracchio corallino, il picchio verde,
il picchio rosso maggiore e il rarissimo picchio
nero, oltre allo sparviere, un rapace tipico degli
ecosistemi forestali intatti. E’ tornata anche la ci-
cogna bianca che ha ripreso a nidificare in queste aree. L’altro parco nazionale della Campania
è quello del Vesuvio. Occupa un’area di 8.482 ettari e copre i comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena-Trocchia, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco e Trecase. Nato
per proteggere il vulcano, presenta una notevole ricchezza sia per la flora che per la fauna. Basti pensare che ci sono oltre 900 specie floreali
in questa zona e una grande varietà di animali:
44 specie di farfalle, oltre 100 specie di uccelli
(tra cui lo sparviere, la poiana e il falco pellegrino). I due corpi vulcanici del rilievo, il Somma e
il Vesuvio, hanno caratteri ambientali in parte
diversi. Le pendici del Vesuvio, fino al prevalere
delle lave, sono coperte da pinete e leccete; quelle del Somma, esposte a nord, ospitano invece
boschi di castagni, querce ontani e betulle. Tra
le piante ci sono la valeriana rossa, l'elicriso e
l'artemisia dei campi.
Regionali
Sono otto le aree protette regionali: Campi
Flegrei, Diecimare, Fiume Sarno, Matese, Monti
Picentini, Partenio, Roccamonfina e Taburno-Camposauro. Il parco dei Campi Flegrei racchiude un’area vulcanica ed è costituito da un
perimetro che va dalla parte occidentale di Napoli con Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida,
Quarto, fino alle isole di Procida e Ischia. Di particolare pregio storico anche il parco del Sarno,
a cavallo tra l’Agronocerino e Castellammare di
Stabia, che però oggi risulta degradato e detur-
Cilento e Vallo Diano
Sono i due parchi di
interesse nazionale: il primo
in provincia di Salerno, tra i
più estesi in assoluto, il
secondo in quella di Napoli
che protegge il vulcano
Dal Matese al Partenio
Sono otto le riserve
regionali che interessano
tutte le zone della
Campania. Di particolare
importanza storica il parco
del fiume Sarno
3
Corriere del Mezzogiorno Lunedì 17 Febbraio 2014
NA
Appassionato Gianni Morandi è amante del
Cilento e spesso ritorna in questa parte della
Campania per stare a contatto con la natura
Incontaminata La zona dell’Alto Matese è
una delle più belle di tutta la Campania con
le sue aree rurali e i grandi spazi verdi
Animali
Oasi dell’Alento,
dove la lontra
vive protetta e sicura
pato soprattutto dall’inquinamento. Il parco-riserva Diecimare, invece, è un piccolo gioiello
che sovrasta Monte Caruso e Forcella della Cava
tra Mercato San Severino e Cava de’ Tirreni. I
due rilievi hanno origini marine mentre la piana di Diecimare è formata da materiale detritico
e vulcanico rimaneggiato proveniente dai Campi Flegrei. Il Parco Naturale Regionale Matese,
poi, è una perla che si trova al confine col Molise e comprende vette, fenomeni carsici, conche,
laghi carsici e foreste tra le province di Benevento e Caserta. Pregevole anche il parco del Partenio, in Irpinia, che costituisce un interessante
prolungamento verso occidente dell'Appennino
meridionale. Di notevole importanza anche l’area dei Picentini nel Salernitano - con una superficie di 64.000 ettari - il Taburno-Camposauro,
su un’area di 14.200 ettari lungo le montagne
calcaree dell'Appennino campano da cui prende
il nome, e Roccamonfina con la foce Garigliano.
Lucio Perrotta
C’è un’area in Campania dove la lontra vive
protetta e senza alcun problema. E’ l’area
dell’Alento, diventata oasi del Wwf e poi
area di interesse comunitario, proprio grazie
alla presenza di questo animale che ha
creato la propria casa nella zona della diga.
Cuore vitale dell'area è il Fiume Alento che,
con il suo corso, percorrendo l'intero
paesaggio, incontra i diversi habitat e
tipologie forestali tipici del territorio, quali
macchia mediterranea, foresta a galleria e
bosco misto di latifoglie.
Il lago artificiale ha una capacità di
accumulo di oltre 26 milioni di metri cubi di
acqua e rappresenta un polo idrico di
importanza strategica per tutto il territorio.
In questo specchio non è raro incontrare il
piumaggio variopinto degli aironi cinerini e
coturnici, merli acquaioli e piccoli
trampolieri. È possibile fare escursioni,
trekking, praticare il birdwatching, avere
lezioni di equitazione, fare il tiro con l'arco,
pescare nel lago e visitarlo con battello o
pedalò. Il complesso della diga Alento
costituisce il cuore dell'Oasi, il luogo dove
ambiente e tecnologia interagiscono in
sinergia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
AMBIENTE SOLIDALE
PER LA TRASPARENZA
4
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
NA
L’INTERVISTA
Terra dei Fuochi
ROMANO: «UN MARCHIO
Il decreto
DIFENDERÀ I PRODOTTI SANI»
L’assessore regionale all’Ambiente: un certificato di qualità per le aziende
in collaborazione con l’Istituto Sanità che sarà garanzia per i consumatori»
«P
referirei parlare di Terra dei Cuochi e non di Terra dei fuochi. La
Campania ha eccellenze ineguagliabili, ma l'allarme ambientale è particolarmente alto. Quello che posso garantire è
che stiamo lavorando per verificare l'effettivo rischio e per aiutare gli imprenditori
dell'agroalimentare». A parlare è Giovanni
Romano, assessore regionale all'Ambiente.
Tutto è iniziato con le dichiarazioni
del pentito Schiavone.
«Non è che abbia detto cose nuove. Molte di quelle rivelazioni shock le aveva già
fatte quando aveva iniziato a collaborare e
contrariamente a quanto ha riferito ai giornali i controlli sono stati fatti e sono fatti
tuttora. Credo che in realtà stia rispolverando vecchie dichiarazioni per motivi tutti
suoi, aggiungendo certo dettagli fondamentali ma spesso dicendo anche inesattezze. Faccio un esempio su tutti. In uno
dei numerosi talk show di cui è stato ospite ha parlato del campo sportivo di Casal
di Principe, costruito, a quanto diceva sopra tonnellate di rifiuti radioattivi. Ovviamente ci siamo recati sul luogo, per verificare. L'Arpac ha fatto controlli per 3 giorni.
Sa cosa c'era sotto quel campetto? Niente».
Ma non ha detto solo bufale.
«Per questo ogni volta ci precipitiamo a
controllare con i tecnici. Ma non è un oracolo, la presenza delle eco-mafie in Campania è cosa nota, purtroppo. Infatti è da sempre stata una priorità per la Regione controllare e combattere contro l'emergenza
ambientale. Certo con le difficoltà del caso. Dal 2010 e nonostante il fallimento dei
commissariamenti, soprattutto nel campo
delle bonifiche la Regione si è impegnata a
recuperare, e re-impiegare risorse. Parliamo di 1 miliardo e 800 milioni di euro recuperati, nonostante il grave handicap di
non aver potuto usare i fondi europei
(Por) dal 2008».
Perché?
«Per la procedura d'infrazione per le
criticità del ciclo integrato dei rifiuti. Questo è un paradosso. Fondi destinati alla
questione ambientale tolti dall'Europa per
il caso rifiuti».
Almeno per risolvere la questione ora
è stato approvato il decreto Terra dei fuochi.
«Ottimo punto di partenza, sebbene ci siano ancora cose da chiarire. In particolare
sulle modalità d'intervento. Si parla di perimetrazione dei suoli. Ma senza dare i mezzi. Allo stato attuale delle cose se noi della
Regione decidiamo di fare perimetrare
una zona basta un ricorso al Tar per buttare tutto all'aria. Diciamo che è un inizio ma
il Governo deve continuare a lavorare e individuare le giuste risorse di cassa».
Però almeno per lo screening sono stati previsti 50 milioni.
«Spero che siano immediati perché lo
screening è una necessità. È un bene anche l'inasprimento dei reati contro l'ambiente».
Eppure, M5S e leghisti hanno votato
contro. E astensione da Sel. Partiti che
solitamente sono vicini alla questione
ambientale.
«Credo abbiano votato per posizioni
ideologizzate. Ai grillini e a Sel non piace
la norma sull'intervento dell'esercito. Quello che non capiscono è che la misura è nel
mezzo. Ci sono sindaci volenterosi (tra altri meno volenterosi) che non ce la fanno
più. Si parla di eco-mafie, e ci vuole un
controllo sul territorio oltre alle bonifiche».
E la Lega nord?
"Per loro arrivano altri soldi al Sud per
risolvere un problema del Sud. Dimenticano casi come quello di Pioltello, vicino Milano, dove solo un paio di settimane fa ci
sono stati degli arresti proprio per smaltimento di rifiuti tossici. Quindi la malapoli-
tica c'è anche lì».
Inoltre alcuni dei fusti ritrovati indicavano chiara provenienza dal nord Italia.
«Infatti. Diciamo che dovrebbero smetterla di fare i falsi moralisti. Alla Campania
va gran parte delle colpe. Ma se dei criminali del Sud sono andati al Nord per convincere imprenditori a fargli gestire i rifiuti, a metà costo, non posso credere che i
suddetti imprenditori non sapessero come
sarebbe andata a finire. Chi per spendere
meno non ha disdegnato l'aiuto dei criminali del sud è ugualmente colpevole».
Il decreto legge
«È sicuramente un ottimo punto di partenza
- dice l’esponente di Palazzo Santa Lucia ma ci sono ancora delle cose da chiarire,
soprattutto sui mezzi a disposizione»
Anche il Nord è colpevole
«Se dal Sud dei criminali sono andati nel
Settentrione per convincere imprenditori a fargli
gestire i rifiuti - rileva il delegato di giunta - anche
loro sapevano come sarebbe andata a finire»
Abbiamo parlato dei carnefici. Le vittime sono abitanti e agricoltori della zona
marchiata come Terra dei fuochi. Come
vi muovete in tal senso?
«Purtroppo l'allarmismo ha dato una
bella botta al nostro settore agroalimentare. A discapito di tante piccole aziende che
non c'entravano niente. Quindi ci stiamo
muovendo su un doppio fronte. Quello del
sostegno vero e proprio, e in questo il presidente Stefano Caldoro ci sta mettendo la
faccia di persona, e quelle di controllo dei
territori».
Si torna alla mappatura quindi.
«Sì. Il nostro obiettivo è la sicurezza dei
cittadini, senza però affossare le aziende
virtuose. Quindi ci muoviamo con l'istituto superiore di Sanità, l'Agea, e l'Ispra per
controllare i terreni, chiudere quelli a rischio, e dare un marchio di qualità a quelli
sani. Così i prodotti campani che arriveranno sulle tavole saranno garantiti. Per fare
ciò abbiamo anche stipulato una convenzione con la Guardia Costiera che da metà
dicembre sta portando avanti un telerilevamento aereo nella zona. Ora iniziano i controlli su quelle aree che hanno mostrato
qualcosa di anomalo».
Paola Cacace
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il provvedimento
approvato in Parlamento
sulla Terra dei Fuochi si
compone di dieci articoli,
riguardanti diverse
emergenze ambientali ed
industriali.
I primi 5 articoli
affrontano sotto vari
profili l'emergenza
sanitaria, ambientale,
economica e della
legalità nella regione
Campania. In particolare:
l'articolo 1 dispone
interventi urgenti per
garantire la sicurezza
agroalimentare;
l'articolo 2 prevede azioni
ed interventi di
monitoraggio e tutela
territoriale;
l'articolo 3, introduce
nell'ordinamento il reato
di combustione illecita
dei rifiuti;
l'articolo 4, estende gli
obblighi di informazione
del pm in sede di
esercizio dell'azione
penale anche in relazione
ai reati ambientali
previsti dal codice
dell'ambiente;
l'articolo 5 detta
disposizioni relative
all'Unità
tecnica-amministrativa
istituita per l'emergenza
in Campania, la cui
operatività viene
prorogata al 31 dicembre
2015;
L'articolo 6 riguarda i
commissari straordinari
per il dissesto
idrogeologico,
introducendo un termine
per l'acquisizione dei
pareri sulla richiesta di
nomina e consentendo la
nomina a commissario
anche dei presidenti o
degli assessori
all'Ambiente delle regioni
interessate.
Gli articoli 7, 8 e 9
riguardano l'emergenza
connessa con lo
stabilimento Ilva di
Taranto.
L'articolo 10 dispone
l'entrata in vigore del
provvedimento il giorno
stesso della sua
pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
5
Corriere del Mezzogiorno Lunedì 17 Febbraio 2014
NA
mettiamo in circolo materia nuova
SRI è un impianto che seleziona
imballaggi provenienti dalla raccolta
differenziata urbana e industriale.
L’impianto adotta le più innovative
tecnologie per separare plastica,
alluminio, ferro, carta e cartone e per
reimmettere nel ciclo produttivo
materiali di elevata qualità.
Erreplast è un impianto che ricicla le
bottiglie provenienti dalla raccolta
differenziata e le trasforma in materia
riutilizzabile dall’industria.
L’impianto seleziona solo il PET, ne
elimina tutte le parti estranee e lo
riduce in piccole scaglie, il RIPET, una
materia prima riciclata apprezzata
per la sua qualità ed economicità.
Un sistema integrato per il trattamento e il ricliclo della plastica, unico nel sud,
in grado di lavorare 40.000 tonnellate all’anno di materiale proveniente dalla raccolta differenziata.
Zona Industriale Aversa Nord - 81030 Gricignano di Aversa (CE) - tel. +39 081 502 6411 - www.recuperoimballaggi.it
6
NA
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
7
Corriere del Mezzogiorno Lunedì 17 Febbraio 2014
NA
A TAVOLA
MOZZARELLA BAR,
Le zone
È MANIA MONDIALE
Sono quattro quelli a Londra
e negli Usa, due in Giappone:
usano solo prodotti campani
N
Inghilterra Uno dei mozzarella bar di Londra
ell'era delle cucine fusion, del
finger food e dei sushi bar c'è
un uomo, napoletano, che si è
inventato il Mozzarella Bar. È
Silvio Ursini, fondatore e presidente di
Obikà che ha invaso prima l'Italia e poi
il mondo portando nelle élite del gusto
il sapore della mozzarella di Bufala
Dop. Un successo tanto che in esattamente 10 anni, ossia dal 2004, Obikà è
diventata una vera e propria catena di
ristoranti. In poche parole Ursini e i
suoi Obikà (un nome dall'ironia molto
partenopea) esportano quel sapore tutto napoletano della mozzarella facendola conoscere da tutti nelle sue coniugazioni più gustose, passando da piatti tipici rivistati fino a vere e proprie invenzioni. Dagli italiani delle altre regioni
(ci sono diversi Obikà bar sia a Roma
sia a Milano, ad esempio) che all'estero. A Londra è una realtà tanto da averne ben 4, l'ultimo aperto a Soho solo a
Dicembre mentre nella ricchissima Dubai, che già in passato ha dimostrato di
esser ghiotta di cucina napoletana, i lavori sono attualmente in corso e l'apertura sarà a breve. E se in Giappone ce
ne sono già due, a New York sta per
aprire il quarto Mozzarella bar degli Stati Uniti. "Obikà mette la Mozzarella di
Bufala Campana DOP al centro della
propria gastronomia - spiega Silvio Ursini - insieme alla ricerca di prodotti artigianali tipici della tradizione italiana,
caratterizzati da un'altissima qualità e
preparati a vista. In tutti i nostri ristoranti, in Italia e all'estero, utilizziamo e
serviamo esclusivamente le vere mozzarelle di bufala campana Dop, che provengono realmente da caseifici selezionati che hanno una filiera tracciabile in
tutte le sue fasi e sono certificati all'interno della zona d'origine stabilita dalla
disciplinare del consorzio di tutela. Nel
nostro menù offriamo tre varietà che
sono molto rare da trovare negli altri locali: la bufala di Paestum, quell'aversana e la versione affumicata con paglia
vera". Caseifici che vanno da Paestum
alla Piana del Volturno e oltre, mostrando le mille facce di un prodotto troppo
spesso banalizzato. Unico obbligo, per
entrare a far parte del menù di uno dei
Mozzarella Bar di Ursini, avere il marchio del consorzio di tutela della Mozza-
rella di Bufala campana Dop. Un marchio che ne garantisce la qualità, a prescindere da tutte le polemiche ambientali e non. Così oggi sono circa 18 i Mozzarella Bar, di cui 5 gestiti in franchising, di cui 9 in Italia e altrettanti all'estero. Questo mentre nel 2014 se ne
apriranno altri 2, facendo cifra tonda
con una media di 2 Obikà aperti ogni
anno dal primo di Roma del 2004.
"L'idea del Mozzarella Bar si è concretizzata - racconta Ursini, che nonostante il suo sia diventato un business internazionale resta un napoletano doc, almeno nel suo amore per la buona mozzarella - durante un viaggio in Giappone quando rimasi affascinato dai sushi
bar. Cibo pulito, fresco, preparato a vista e servito con un cerimoniale antico
e perfetto. Perché allora non applicarlo
a un prodotto italiano? O addirittura napoletano. La mozzarella si prestava benissimo a questo scopo: è bella da vedere e da manipolare, è buona e versatile
negli abbinamenti. E così è nato il primo Obikà a Roma. Il nome, che fa il verso a una parola giapponese sia graficamente che nel suono, in realtà in napoletano vuol dire: Eccolo qua!"
E il gioco è fatto. Tra mille prodotti
con il marchio del vero Slow Food, la
mozzarella nei bar di Ursini è la regina
indiscussa, disponibile anche in versione "take away". Dimostrazione che, all'estero, così come nel resto d'Italia uno
dei prodotti che è associato per antonomasia con la Campania continua a piacere e a vendere. Basta che mantenga la
sua qualità, con tanto di marchio. E,
tanto per non essere banali ma mettendo a regime quella creatività partenopea riconosciuta da tutti ma che non
sempre diventa business, perché non
fare della mozzarella la nuova frontiera
del finger food? Ci ha già pensato Ursini, con Obikà.
Paola Cacace
Salerno
e Caserta
aree "doc"
Salerno, soprattutto la
Piana del Sele e l’area di
Paestum, e Caserta - in
particolare la zona
aversana - sono il
territorio di produzione
della vera (e unica)
mozzarella di bufala.
Secondo alcune fonti
storiche sarebbero stati i
saraceni a portare le
bufale in Campania. I
Longobardi si sarebbero
imbattuti nell'animale
dopo aver sconfitto i
Saraceni nella Battaglia
del Garigliano: proprio
qui avrebbero trovato
questi animali che poi
sarebbero stati trasferiti
anche nel Salernitano.
Secondo altri invece gli
inventori della
mozzarella sarebbero
stati i Normanni, la cui
contea-città era Aversa e
poi si trasferirono anche
a Salerno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I numeri sono importanti: +6% nel 2013 nonostante la crisi internazionale. Le nuove aree di interesse commerciale sono soprattutto asiatiche
N
on c'è Terra dei fuochi che tenga.
L'oro di Napoli, e della Campania
continua a essere l'agroalimentare
che nel 2013 ha retto l'onda d'urto dello
scandalo causato dalle dichiarazioni del
pentito Schiavone egregiamente. Ora
non resta che da vedere se i numeri del
2014 saranno altrettanto positivi. In realtà è tutta l'Italia ad avere nel settore food
la sua punta di diamante, in grado di contrastare persino la crisi economica. Infatti, secondo le stime Ismea nel 2013 c'è
stato un aumento delle esportazioni di oltre il 6% per tutto il settore e di circa il 3%
per quanto riguarda i prodotti agricoli.
Di questi prodotti, tra l'altro, più del 16%
è rappresentato dai prodotti campani.
Cresce però soprattutto l'export di prodotti già trasformati a discapito delle materie prime. Prodotti trasformati che finiscono sempre più spesso sulle tavole delle famiglie di Russia, Austria, Giappone e
Canada (dove però va valutata anche la
presenza di una grande presenza delle comunità di origine italiana). I nostri prodotti vanno bene in generale nei paesi extra-Ue che pur rappresentando solo una
piccola fetta del nostro export si dimostrano essere i più dinamici con una crescita delle esportazioni del 13,8%.
Vero è che all'estero sembrano aver fatto un collegamento scandali ambientali-produzioni alimentari solo nell'ultimo
periodo. Lo nota l'edizione americana
dell'Huffington Post che nel blog "Food
for thought" del professore della Ny University Fabio Parasecoli ha paventato l'inizio della crisi dell'amore del cibo "made in Italy" a causa dei recenti scandali,
notati dai giornali stranieri. «I giornali
americani - scrive il professore - hanno
puntato l'attenzione su alcuni degli
aspetti meno glamour del cibo italiano».
Il riferimento è, sia a un articolo dello Slate che criticava semplicemente le nuove
abitudini alimentari dei nostri bambini,
sia a quello del New York Times, corredato con tanto di vignette che criticava gli
oli di oliva "poco extra-vergini provenienti dal porto di Napoli" che arrivano
nei supermercati statunitensi. «Attenti ha concluso il professore - alla qualità
delle vostre materie prime».
Strano. Perché la performance migliore, su base estera, è stata proprio quella
dell'olio d'oliva e dell'agroalimentare in
generale il cui export fa ancora più rumo-
Agroalimentare, l’export è da record
Prodotti della terra Rappresentano una delle fonti principali delle esportazioni nel mondo di alimenti campani
re se confrontato sulla stazionarietà delle esportazioni di tutti gli altri settori industriali.
Tendenza che in base ai numeri del
2013 dovrebbe continuare a crescere nel
2014 così per i prodotti agricoli che per
quelli del reparto ittico, che nonostante
tutto però hanno pur sempre un ruolo
marginale nell'export food così come il
settore delle carni animali. Mentre i derivati con i formaggi in testa fanno sempre un po' da portabandiera assieme al
vino. Ma la vera spinta all'export lo dà il
cosiddetto "Made in Italy", che altro non
è quell'insieme di prodotti sia freschi,
ma soprattutto trasformati ai quali è riconosciuta una forte tipicità e fortemente
Olio d’oliva
La performance migliore l’ha fatta
registrare questo alimento che è
stato al centro dell’attenzione
anche per una polemica in Usa
Il falso made in Italy
Anche i prodotti campani sono
"taroccati" da aziende straniere:
su tutti ci sono quelli derivanti
dalla trasformazione del latte
legati al territorio come nel caso dei prodotti campani. Prodotti, quelli del Made
in Italy che hanno una diffusione élitaria
e di qualità visto che spesso sebbene
non finiscano sulle tavole delle famiglie
medie vanno a riempire i frigoriferi di
hotel e ristoranti stranieri, tanto che nel
2012 i prodotti territoriali hanno rappresentato circa il 67% delle esportazioni
agroalimentari complessive, onde poi
avere un incremento nel 2013 di circa
l'8%. Minore l'incremento dei latticini,
tra cui la mozzarella, dovuto però già a
una quantità altissima di export, difficile
da migliorare ulteriormente.
La mozzarella di bufala resta il più importante prodotto Dop del centro-sud
Italia per numeri di esportazione, il cui
50% è prodotto tra Caserta e Napoli, il
34% a Salerno e una porzione ridotta nel
resto d'Italia. In questo caso i principali
clienti sono Francia, Germania e Stati
Uniti, seguiti dal Giappone e dai nuovi
ricchi.
A questo punto però va fatta una riflessione. Quella sul falso Made in Italy che a
tavola fattura ben 60 miliardi d'euro portando sulle tavole straniere due prodotti
"fintamente italiani" su tre. Inoltre negli
Usa circa il 60% degli alimenti che hanno
un nome italiano, non sono italiani ma
riescono ad ogni modo a privare di una
buona fetta di mercato i nostri esportatori. Nessuna paura, spesso a salvare i prodotti italiani all'estero sono gli stessi figli
di emigrati (o gli emigrati stessi). È il caso dell'International Italian Food Day,
che si celebra a New York da diversi anni
ogni 17 gennaio. Quest'anno l'argomento era lo spaghetto al pomodoro, meglio
se di San Marzano o del "piennolo" secondo gli organizzatori. «Due prodotti spiegano gli organizzatori - in grado di
trasformare anche un semplice piatto in
un'opera d'arte come solo nella capitale
degli spaghetti (Napoli) possono essere
apprezzati». Il must per quest'organizzazione di chef stellati italo-americani è
che tutti gli ingredienti siano esportati rigorosamente dalle terre d'origine.
P. C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
8
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
9
Corriere del Mezzogiorno Lunedì 17 Febbraio 2014
NA
NA
MERAVIGLIE AMBIENTALI
ECCO
L’isola di Capri
L’Eden riconosciuto in tutto il mondo, l’isola meta di personaggi celebri del jet set
internazionali, lo scenario di film che hanno fatto storia, ma soprattutto l’isola del
divertimento e dell’amore: tutto questo, ma anche molto di più, è Capri
10
Il Vesuvio
Il Matese
Il simbolo della
Campania e di
Napoli ricco di storia
e fascino
paesaggistico
Raccontato da
grandi scrittori del
passato e ritenuto
uno dei vulcani che
ancora oggi
nasconde segreti
importanti dal
punto di vista
naturalistico
Un massiccio, tre laghi, specie tipiche della
foresta di latifoglie e tanti animali: volpe,
marmotta, tasso, ghiro, picchio rosso, ghiandaia,
allocco. Ma anche l’aquila reale che nidifica sulle
pareti rocciose della Valle dell’Inferno
LE
BELLEZZE
DELLA CAMPANIA
Il parco del Partenio
Il verde continuo dei boschi su ogni altopiano, gli
splendidi panorami che si godono dalle vette di
Montevergine, del Vallatrone, di Toppola grande e Ciesco
Alto sul Golfo di Napoli, sulla città di Avellino, sulla
Pianura Nolana, incantano il turista che visita il Partenio
Monti del Taburno
Alberi secolari e grandi massicci. L’area del
Taburno offre pregevoli risorse naturali e
paesaggistiche in un contesto di notevole interesse
storico, culturale e di tradizioni. Con la vetta del
Taburno anche quelle di Camposauro e Pentime
Sorrento
La penisola sorrentina è amata in
particolar modo dagli americani ma
da anni i turisti stranieri approdano
da ogni angolo del mondo per
ammirare questa bellezza unica
Positano e Amalfi
Sono le due perle della Costiera
amalfitana, note in tutto il mondo per
il fascino unico e particolare. Da
sempre buen retiro di artisti e scrittori
che amano questo lembo di costa
Vigna di San Martino
Il Cilento
Vivara
Nel cuore di Napoli ai piedi della certosa
trecentesca, è monumento nazionale
dal 2010 ed una delle aree verdi intatte
Uno dei più grandi parchi d’Italia che conserva meraviglie uniche
dalle montagne fino al mare e anche nei fondali unici di capo
Palinuro. Tra paesaggi e leggende è davvero un posto unico
L'isolotto è un piccolissimo paradiso terrestre di soli tre chilometri,
collegato a Procida da un ponte. E’ la porzione occidentale di una
antica bocca vulcanica emersa dal mare circa 40mila anni fa
10
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
NA
LE NOVITÀ
Creazioni all’avanguardia
L’edilizia e l’architettura oramai fanno sempre più
riferimento all’ecosostenibilità per le nuove
costruzioni ma anche per le riqualificazioni
Materiali eco-compatibili e necessità
di risparmio energetico si fondono
in questa nuovo modo di creare spazi
L’ARCHITETTURA È "BIO"
Q
uando la progettazione di un edificio si avvale delle migliori tecnologie esistenti,
quando il design trascende l’estetica e diventa funzione, è il momento di lasciarsi
trasportare in un viaggio tra le meraviglie della «bioarchiettura». E non siamo nel campo della fantascienza, bensì ai confini di una scienza capace di fondere al meglio il principio di sostenibilità con l’obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra ambiente e abitazioni. Rispondendo ai bisogni delle famiglie senza compromettere, con un consumo indiscriminato, le generazioni future. Insomma, si tratta
di bilanciare il rapporto tra l’edificio e il contesto nel
quale viene inserito. E ancora, privilegiare la qualità
della vita e il benessere psico-fisico dell’uomo, salvaguardare l’ecosistema, impiegare sapientemente le
risorse naturali, non causare emissioni dannose (fumi, gas, acque di scarico, rifiuti), concepire edifici
flessibili ad eventuali rimozioni, sostituzioni o integrazioni degli impianti, e a possibili ampliamenti o
cambiamenti di destinazione d’uso. E naturalmente
prevedere un diffuso impiego di fonti energetiche
rinnovabili e usare materiali e tecniche eco-compatibili. Da questa perfetta fusione tra design, tecnologia e architettura nasce la casa «intelligente», capace
di ridurre i costi di gestione domestica e far risparmiare sui consumi di acqua, luce e gas. Qualche
esempio pratico? Basta guardare allo studio Usa
"Cook-Fox", uno dei punti di riferimento in questo
campo. Il suo più grande progetto è la nota sede della New York Bank of America, nella zona del Bryant
park, il grattacielo energeticamente più efficiente al
mondo. La torre dell’edificio di Manhattan, la seconda più alta dopo l’Empire State Building, quando
l’elettricità è più conveniente accumula energia sotto forma di enormi blocchi di ghiaccio. A momento
opportuno le «batterie» di ghiaccio si fondono e sono utilizzate per raffreddare l’edificio durante il giorno. Tornando alla casa sostenibile di Cook-Fox, si
nota come all’interno, le camere siano facilmente
configurabili tra zona giorno e zona notte grazie a
pareti mobili su rulli. In questo modo si può appro-
fittare al massimo della luce naturale durante il giorno. L’obiettivo resta quindi la massima efficienza
energetica, riducendo il consumo di energia. Per fare questo, altra caratteristica della casa sostenibile di
Cook-Fox è che alcune zone delle pareti sono «trasparenti». E infondo, l’obiettivo degli architetti è
proprio quello di realizzare una casa eco-sostenibile.
Ma la bioarchitettura ha trovato terreno fertile anche in Campania. A Napoli, in particolare. Che vanta
una sezione, molto attiva, dell’Istituto nazionale di
bioarchitettura. Un' associazione culturale di professionisti che da oltre un ventennio svolge un ruolo
In Campania
A Napoli c’è una sezione molto attiva
dell’Istituto nazionale di bioarchitettura che da
oltre venti anni svolge una importante attività
sul territorio anche con corsi di formazione
determinante per la sensibilizzazione e l'informazione della società e la formazione degli operatori sui
temi dell'abitare sano, della riqualificazione del territorio e della riconversione ecologica del settore delle
costruzioni. La sede dell’istituto è in piazza Cavour,
la presidenza è affidata a Virginia Gangemi mentreDora Francese e Bianca Marenga sono, rispettivamente, vicepresidente e tesoriere. Francesca Muzzillo svolge il ruolo di segretario mentre i consiglieri
sono Manuela Franco, Giuseppina Crisci e - unico
uomo presente ai vertici della struttura napoletana Claudio Grimellini. L’esperto in bio-architettura è la
professione che anche in Campania sta avendo un
notevole slancio. Sia nelle grandi aziende che nella
consulenza per le imprese edili di medio livello. Il
sistema produttivo edilizio deve essere sempre più
attento ai problemi della salute e dell’oculato utilizzo delle risorse. La bioarchitettura non è un nuovo
modello formale o semplice sommatoria di “tecnologie verdi”; ma una visione olistica dell’architettura
che obbliga a confrontarsi con la specifica realtà, a
scoprire con rinnovata sensibilità la continuità con
la storia, le tradizioni, il paesaggio, da affrontare attraverso le nuove consapevolezze della
ecosostenibilità e della bio-compatibilità
Ra. Ne.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Come difendere palazzi e strade dal degrado: le nuove frontiere di questa tecnica discusse in un workshop promosso da Ordine ingegneri e Acen
Edifici e strutture anti-corrosione
E
Costruzioni green
Per le piccole imprese rappresenta una svolta
ma anche una nuova occasione di sviluppo e di
lavoro in un momento di grave crisi
Materiali
Il ricorso a costruzioni «forti» è anche
nell’obiettivo di realizzare palazzi che possano
essere sismicamente preparati e sicuri
difici e strutture metalliche che si difendono
dalla corrosione e vivono più a lungo. E’
quello che promette Biocorin, innovativo
progetto europeo finanziato nell’ambito del settimo programma quadro, al quale partecipa il Distretto ad alta tecnologia per le costruzioni sostenibili "Stress" (acronimo che sta per Sviluppo tecnologie e ricerca per l’edilizia sismicamente sicura ed eco-sostenibile) in collaborazione con un
partenariato internazionale coordinato da Acciona Infraestructuras. L’obiettivo del progetto è
dunque quello di sviluppare una tecnologia biomimetica innovativa ed ecosostenibile per l’inibizione della corrosione microbiotica. Che tradotto
in termini più comprensibili significa usare specifici microrganismi per realizzando un gel capace
di rivestire le superfici metalliche e proteggerle
dalla corrosione.
Si pensa soprattutto a strutture come viadotti,
gasdotti, impianti portuali, aeroporti e ferrovie.
Un vero e proprio passo nel futuro grazie all’applicazione delle tecniche più avanzate della biotecnologia e della chimica, visto che la ricerca si
propone di individuare i microrganismi inibitori
del processo di corrosione. Ed è grazie a queste
soluzioni hi-tech che si punta ad incrementare
la vita utile delle infrastrutture del 30 per cento,
con un grosso risparmio economico. Di particolare interesse, anche simbolico, l’area che si è scelta per i test. Si tratta infatti del pontile Bagnoli e
di Città della Scienza. «Biocorin è un progetto innovativo - spiega Ennio Rubino, amministratore
unico di Stress - che promette nuove soluzioni
per incrementare la vita utile delle strutture in
acciaio site in prossimità degli ambienti marini
incidendo quindi sulla sostenibilità delle opere.
C’è poi un valore aggiunto, perché lo stiamo sperimentando a Bagnoli, area di Napoli che ha più
volte manifestato il desiderio di bonifica e la voglia di rinascere.
Anche attraverso questo progetto, Stress, in linea con la sua mission, aggrega gli attori del territorio e si propone come propulsore di innovazione e sviluppo. Nella fattispecie infatti viene coin-
La struttura Complesso ecologico Pelgromhof a Zavenaar usa tecniche ambientali all’avanguardia
volta una delle più importanti imprese del territorio nel settore delle costruzioni come la Girardi
Costruzioni Civili e Industriali. Il sistema di aggregazione realizzato dal Distretto ha, dunque, la capacità di intercettare nuove sfide sia a livello nazionale che internazionale - ha concluso Ennio
Rubino».
Del progetto Biocorin si discuterà anche in occasione di un workshop patrocinato da Acen e
dall’Ordine degli Ingegneri di Napoli che prenderà vita il 26 febbraio in piazza dei Martiri. In definitiva, insomma, l’obiettivo è quello di incrementare la competitività nel settore delle costruzioni
"green" orientando la ricerca verso lo sviluppo di
prodotti e processi innovativi e favorendo l’intro-
duzione di percorsi innovativi nelle aziende, con
particolare riferimento al tessuto produttivo delle
piccole realtà. Ed è in questo contesto che si sta
muovendo "Stress", uno dei sei Distretti ad alta
tecnologia, finanziati dal Miur nell’ambito del
Pon "Ricerca e Competitività". Alla Campania sono stati assegnati 270 milioni, di cui 70 per il potenziamento di quelli esistenti e 200 per i nuovi, a
queste risorse la Regione ha affiancato ulteriori
70 milioni per integrare il finanziamento a valere
sul programma operativo regionale e gli investimenti dei privati. Si arriva così ad un investimento complessivo di oltre 450 milioni di euro.
Raimondo Nesti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere del Mezzogiorno Lunedì 17 Febbraio 2014
11
NA
12
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
NA
LE ALTRE FONTI
PIENO D’ENERGIA PULITA
Rinnovabili, Campania
ai primi posti in Italia
con Puglia e Sicilia
L
e semplificazioni hanno creato nell’immaginario collettivo un’idea della Campania esclusivamente negativa. Una regione nella quale non è possibile muovere un passo senza trovarsi davanti qualche scempio ambientale, o magari
cumuli di rifiuti tossici. Ma è veramente
così? Nel 2013 la Campania è stata classificata tra le prime regioni d’Italia per l’impiego di energia proveniente da fonti rinnovabili. E detiene, assieme a Puglia e Sicilia, il primato nella produzione delle energie rinnovabili in Italia (dati Srm e Svimez). Un mix virtuoso tra le varie fonti ha
portato alla crescita del numero delle installazioni: per la produzione di energia
eolica la Campania è al terzo posto con il
18 per cento, dopo Puglia (26 per cento) e
Sicilia (22 per cento); così come per l’energia solare con ben 4 mila 539 impianti (10,5 per cento), seguendo la Puglia
(25,3 per cento) e la Sicilia (21,4 per cento). Infine, ma da non sottovalutare il
consumo di energia rinnovabile da parte
dei cittadini campani che, con il 14,3 per
cento registrato, rende la regione una
delle aree capofila della green economy
nazionale. Dati che scaturiscono, e al
tempo stesso determinano, le scelte della politica regionale, sempre più attenta
alle fonti rinnovabili. Un campo, quello
delle rinnovabili, che vede da sempre come punto di riferimento per il Mezzogiorno il salone Energy Med, organizzato
dall’Agenzia napoletana energia e ambiente (Anea) in programma dal 27 al 29
marzo alla Mostra d’Oltremare.
Dopo il successo delle precedenti edizioni la mostra convegno sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica punta
quest’anno a battere ogni record di presenze. Una tre giorni di tecnologie e inno-
Pannelli solari
Sfruttano il calore dei raggi del sole che
diventano energia. Negli ultimi anni sono
stati effettuati importanti investimenti
pubblici per invogliare la realizzazione
di questo sistema sui tetti delle case
Pale eoliche
Questo tipo
di energia
naturale
vede
la Campania
al terzo posto
in Italia
con una
produzione
del 18%
vazione per la quale è prevista ancora una
volta una partecipazione straordinaria, a
conferma del trend positivo delle sei edizioni precedenti (15 mila presenze nel
2005, 18 mila nel 2007, 20 mila nel 2009,
21 mila nel 2011, oltre 21.000 nel 2012 e
nel 2013).
Questo perché, come detto, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica sono
sempre più al centro dei piani di azione
per la sostenibilità ambientale; ragione
per la quale Energy Med diventa il contesto ideale per confrontarsi sullo stato del-
l’arte di settori innovativi legati al solare,
all’eolico, alle caldaie ad alta efficienza e a
biomasse, al recupero di materia ed energia dai rifiuti, ai veicoli a basso impatto
ambientale e ai servizi.
Anche quest’anno sarà dedicata una
grande attenzione all’edilizia efficiente
«EcoBuilding», al riciclo «Recycle» e alla
mobilità sostenibile «MobilityMed». Ma
al di là di questo aspetto non mancheranno poi convegni e approfondimenti che
vedranno protagonisti i maggiori esperti
del settore e i rappresentanti delle princi-
pali imprese.
Tutti assieme per workshop tematici,
incontri business to business e tavole rotonde. In altre parole EnergyMed si conferma anche quest’anno come focal point
nel quale imprese, enti locali, centri di ricerca, associazioni e addetti ai lavori possono confrontarsi in maniera proficua e
fattiva in questo ambito che rappresenta
da sempre un importante punto di riferimento nel settore.
Raimondo Nesti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Energy Med
E’ il salone mediterraneo dell’energia
sostenibile che ogni anno viene celebrato
a Napoli e rappresenta un punto di
riferimento e incontro per le persone che
sono protagoniste in questo settore
13
Corriere del Mezzogiorno Lunedì 17 Febbraio 2014
NA
RISORSE SOSTENIBILI
Evento
Salerno,
Smart Expo
a giugno
La prima edizione di
«Sam» (Smart Expo
Ambiente Mediterraneo)
si terrà a Salerno dal 4 al
7 giugno 2014 e vedrà la
partecipazione non solo
di grandi realtà
imprenditoriali, ma
anche di piccole e medie
imprese di qualità,
provenienti dall’area
mediterranea, che
intendono interfacciarsi
all’interno della rete
globale. Tra i promotori
Edizioni Ambiente,
Quaranta srl e Phantasya
srl. Sarà la prima
esposizione interamente
dedicata all’Ambiente
che rappresenterà la
vitalità economica delle
economie Smart e il loro
radicamento nel
territorio del Sud Italia e
del Mediterraneo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
T
imidi segnali di risalita, ma
comunque, per la green economy, la Campania resta ancora agli ultimi posti in Italia. Lo testimonia la classifica elaborata da Fondazione Impresa sulla base dell'Ige - l'indice di green economy. Il dato è frutto dell'incrocio di
21 indicatori di performance afferenti ai principali settori interessati dalla green economy: energia, imprese
e prodotti, agricoltura, turismo, edilizia, mobilità e rifiuti. Le variabili che
compongono gli indicatori sono state selezionate sulla base dei principali aspetti che declinano la green economy, prendendo in considerazione
gli indicatori che forniscono informazioni accurate, attendibili e confrontabili rispetto alle venti regioni italiane. La Campania è 19esima, davanti
solo alla Sicilia. Con un indice di
-0,510 che è nettamente inferiore alla media nazionale di -0,105.
Il Trentino Alto Adige svetta da solo in cima alla classifica, totalizzando
un punteggio (1,004) che stacca di
molto quello della seconda, l' Umbria (0,280) e delle Marche terza(0,209).
In via generale, la classifica stilata
da Fondazione Impresa restituisce la
fotografia di un'Italia nella quale le
regioni meridionali ottengono piazzamenti prevalentemente peggiori
nell'Indice di Green Economy rispetto a quelle del Centro-Nord. Fanno
eccezione l'Abruzzo (8˚ che migliora
di 5 posizioni rispetto al 2012), solo
in parte la Sardegna (11˚) e la Basilicata (12˚) che si posizionano meglio
della Lombardia (13˚) e la Liguria
(15˚) che si ritrova ancora dietro la
Calabria (14˚).
Il Lazio si discosta nettamente dal
comportamento delle regioni del
Centro, collocandosi, in controtendenza, nelle posizioni più basse della
classifica (18˚ con un punteggio di
GREEN ECONOMY,
CAMPANIA FANALINO
Il rapporto Fondazione Impresa
conferma le difficoltà
Ma nei trasporti c’è la ripresa
-0,481). Nella classifica 2013, il divario tra Nord e Sud sembra confermarsi, con il Centro Italia che, Lazio a parte, tiene testa al Nord. Le regioni del
Centro, in particolare, occupano dopo la "capolista" Trentino Alto Adige
le posizioni migliori (Umbria 2˚,
Marche 3˚, Toscana 4˚) e le Marche
entrano così nel podio 2013 scalzando, rispetto all'anno precedente, la
Toscana.
La prima regione del Nord Italia
dopo il Trentino Alto Adige è l' Emilia Romagna che scende tuttavia al
5˚ posto in classifica (era 4˚ nel
2012). Balzano invece in avanti Veneto (6˚) e Piemonte (7˚): in particolare il Veneto guadagna addirittura 4
posizioni sul 2012 (era 10˚), mentre
il Piemonte sale di una posizione. Le
regioni del Sud sono invece generalmente peggiorate, ad eccezione di
Puglia, Sardegna a del già citato
Abruzzo. Campania (19˚ posto) e Sicilia (20˚) perdono ancora terreno e
diventano fanalini di coda assieme al
Lazio (18˚ posto).
C'è però un settore nel quale il
Mezzogiorno vanta risultati superiori al resto del Paese. Rispetto alle
emissioni di CO2 da trasporti, infat-
ti, le regioni che presentano i risultati migliori sono Campania, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia. La Valle
d'Aosta, invece, presenta il valore
peggiore (5,6). Per quanto riguarda
la diffusione di autobus, le regioni
più virtuose sono Molise e Basilicata, con oltre 3 autobus ogni 1.000
abitanti, contro una media nazionale di appena 1,7. Le regioni del Centro-Nord hanno generalmente un valore che si aggira attorno alla media
nazionale. In Lazio, Liguria e Campania è più alta la percentuale di utenti
di mezzi pubblici sul totale delle persone che hanno usato i mezzi di trasporto (rispettivamente 25,6%,
24,9% e 24,6%). Per ciò che concerne
invece la dotazione di parcheggi di
corrispondenza vanno meglio le regioni del Nord. Veneto, Trentino Alto Adige e Emilia Romagna sono rispettivamente ai primi due e al quarto posto con 50,8, 33,8 e 30,2 stalli di
sosta nei parcheggi di corrispondenza nei comuni capoluogo di provincia per 1.000 autovetture circolanti,
contro una media italiana di appena
17,9.
Giuseppe Ventura
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La cooperativa che agisce nel campo della raccolta rifiuti e riesce a dare lavoro a persone svantaggiate. I successi nel settore del recupero tessile
Ambiente solidale, una «mission sociale»
T
roppo spesso l’unica immagine che
passa di Napoli e della Campania è
quella di una terra martoriata dal malaffare. Ecco perché, realtà come quella della cooperativa "Ambiente Solidale" rappresentano uno stimolo importante e un
esempio da seguire ed emulare. Un insieme di buone pratiche del quale abbiamo
parlato con Antonio Capece, presidente
della Onlus.
Come nasce l’idea di una cooperativa
capace di unire lavoro, solidarietà e cura
per l’ambiente?
«L’idea primordiale nasce nel 2005, in
piena emergenza rifiuti in Campania, partendo dal presupposto che fosse possibile
anche nei nostri territori creare un’impresa che potesse lavorare nel settore dei rifiuti, coniugando la creazione di lavoro stabile, la salvaguardia dell’ambiente e il sostegno ad iniziative di solidarietà. I fondatori
erano e sono tutt’ora convinti che questo
tipo di impresa possa essere vincente ai fini dello sviluppo in un’ottica di
sostenibilità (ambientale, economica, sociale). Inoltre Ambiente Solidale nasce anche con il supporto di una cooperativa milanese con l’obiettivo di sperimentare anche a Napoli un modello che al Nord Italia
stava dando degli ottimi risultati».
In che modo queste diverse istanze
possono integrarsi fino a costituire il vostro core business?
«Lavoro, solidarietà e cura per l’ambiente possono integrarsi perché svolte nell’ambito di una cooperativa sociale di tipo
B che, per sua natura e definizione, ha come core business la piena integrazione di
persone in difficoltà. Attività che, nel no-
Supplemento della testata
©
Distribuito con il Corriere della Sera
non vendibile separatamente
Antonio Polito
direttore responsabile
Maddalena Tulanti
vicedirettore
Carmine Festa
redattore capo centrale
Specializzazione Nel recupero di prodotti tessili non più usati
stro caso, sono principalmente finalizzate
da un lato, al benessere della comunità in
un’ottica di sviluppo sostenibile; dall’altro
alla creazione di concrete opportunità di lavoro offerte a chi solitamente ne è escluso.
In un’ottica che non mette al centro "il denaro" ma la "persona", con un'organizzazione economica che vuole realizzare il
"profitto sociale". I soci e le organizzazioni
che sostengono la cooperativa, infatti, so-
Editoriale del Mezzogiorno s.r.l
Vincenzo Divella
presidente
Giorgio Fiore
vicepresidente
Domenico Errico
amministratore delegato
Redazione, produzione,
amministrazione e sede legale:
Vico II S. Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli - Tel: 081.7602001
Fax: 081.58.02.779
Reg. Trib. Napoli n. 4881
del 17/6/1997
© Copyright Editoriale del Mezzogiorno s.r.l.
Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo quotidiano può
no convinti della possibilità di innescare
un circuito virtuoso che consenta a persone che vivono ai margini della società di
riscattarsi e di recuperare dignità, con un
lavoro che, oltre ad essere al servizio della
società stessa, consente di investire parte
dei proventi in servizi finalizzati ad arginare le nuove povertà».
Ci dice qualcosa sui risultati ottenuti
in questi anni?
essere riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici o digitali.
Ogni violazione sarà perseguita a
norma di legge.
Stampa:
Sedit Servizi Editoriali srl
Via delle Orchidee, 1 - 70026 Z. I.
Modugno - Bari - Tel.
080.585.74.39
Obiettivo green
La base minima di azione è
rispettare tutte le normative in
materia ambientale» sostiene
il responsabile Antonio Capece
Sped. in A.P. - 45% - Art.2 comma
20/B Legge 662/96 - Filiale di Napoli
Diffusione: m-dis Distribuzione
Media Spa - Via Cazzaniga, 1920132 Milano - Tel. 02.25821
«La cooperativa è diventata tra i più
grandi attori nella raccolta di rifiuti tessili
e rappresenta la prima realtà di "impresa sociale" in termini dimensionali e produttivi in Campania. Lavora in
più di 20 comuni con il progetto "Vesti e Rivesti", raccoglie ogni anno circa duemila tonnellate di indumenti
usati attraversa circa 600 campane stradali. Abbiamo un bilancio sano e un numero di dipendenti congruo per le mansioni da svolgere ed assunti secondo il
contratto collettivo del settore».
Dunque, riuscite a dare lavoro anche
a persone svantaggiate?
«La nostra cooperativa è nata ai sensi di
una particolare legge la 381/91, che si occupa di inserimento lavorativo di soggetti di
norma esclusi dal mercato del lavoro (ex
tossicodipendenti, ex detenuti, disabili).
Promuove il benessere della comunità attraverso la creazione di lavoro per persone
svantaggiate. Oggi in Ambiente Solidale lavorano 18 persone quasi tutte provenienti
dal disagio sociale».
Rispetto alla salvaguardia dell’ambiente quali sono i vostri principali compiti?
«La base minima è lavorare rispettando
tutte le normative in materia ambientale e
perseguire, sempre con maggiore forza,
comportamenti virtuosi e rispettosi dell’ambiente. Si pensi ad esempio che, con il
solo servizio destinato alla raccolta dei rifiuti tessili, abbiamo già impattato in maniera significativa il nostro territorio consentendo la diminuzione delle emissioni
di anidride carbonica nell’aria».
Raffaele Nespoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pubblicità:
Rcs MediaGroup S.p.A. Divisione
Pubblicità, Vico II San Nicola alla
Dogana, 9 - 80133 Napoli
Tel. 081.497.77.11
Fax 081. 497.77.12
Tariffe pubblicitarie (più IVA) - a
modulo:
Finanziaria € 142; Politica € 80 - €
110 colore; Legale sentenze € 142;
Ricerche di personale € 100; Commerciale € 104; Occasionale € 129;
Posizione prestabilita più 20%; Ultima pagina più 25%
Proprietà del Marchio:
©
RCS MediaGroup S.p.A. Divisione
Quotidiani
Distribuito con il
Direttore responsabile:
Ferruccio de Bortoli
14
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
NA
UN PO’ DI RELAX
CASTELLAMMARE,
LE TERME ANTICHE
CON 28 SORGENTI
Patrimonio idrologico di altissimo valore:
le acque sono acidule, ferrate o sulfuree
S
toricamente la regina delle terme e delle acque: Castellammare di Stabia ha
un vero e proprio tesoro
con le sue ventotto sorgenti che
sgorgano dal monte Faito. Ed è
per questo che è stata giustamente ribattezzata come la «Città delle acque». Un patrimonio idrologico straordinario, quasi unico
nel suo genere. A cominciare dalla classica acqua acidula, che svolge un’azione antinfiammatoria e
digestiva: determinante nelle gastriti e per il diabete. Tra le più potenti c’è l’acqua ferrata, un composto di bicarbonato carbogassoso con sali di ferro. Che ha grande rilevanza nelle anemie e nella
ripresa da malattie debilitanti. Le
cure termali di questo tipo sono
anche indicate nelle situazioni di
stentato sviluppo della pubertà.
Per i calcoli renali è specifica l’acqua della Madonna — bicarbonato calcica ipotonica alcalina
— per la gotta invece l’acqua di
Muraglione grazie al clorurato sodico. Ed ancora: l’acqua magnesiaca (coliti spastiche e gastriti),
l’acqua media (lassativa, diuretica e purificatrice delle mucose),
acqua pozzillo (disintossicante),
acqua di San Vincenzo (antinfiam-
matoria), acqua sulfurea (purgativa e ricca di idrogeno solforato) e
acqua Stabia (obesità e insufficienza epatica). Notevole la gamma delle cosiddette solfuree: acqua solfurea (purgativa e malattie della pelle), solfurea ferrata (ricostituente) e solfurea carbonica
(iperuricemia e stitichezza).
La storia delle Terme di Castellammare di Stabia è antica. Ma l’inaugurazione del complesso termale è datata 1836. La progettazione dell’impianto inizia però,
insieme ai primi lavori, nel 1827
su un disegno elaborato dall’architetto Catello Troiano. Proprio
in quegli anni la città campana si
accredita come centro dove la nobiltà italiana ed europea veniva
«a passare le acque»
Il famoso Padiglione Moresco
prende forma nel 1893 — grazie
all’architetto Filosa — qualche anno dopo, e siamo al 1900, tocca
alla vasca d’erogazione in ferro
battuto dell’ingegnere Cosenza.
Con questa struttura, le terme resisteranno fino al 1956. Quando
la struttura neoclassica e liberty
farà spazio al nuovo complesso
dell’architetto Marcello Canino.
All’interno dei vari centri, oltre alle cure idropiniche, vengono offerte anche terapie fisiche e riabi-
litative oltre a cure inalatorie e
fangoterapia. Rinomato il centro
di pneumologia e quello di sordità rinogena.
Negli ultimi anni le terme stabiesi stanno vivendo una importante fase di passaggio. Transitando dalla storica funzione prettamente sanitaria a una offerta di
servizio più ampia. Che abbina alla mission termale anche quella
turistica e - nella sua accezione
più ampia — di wellness.
Proprio per questo il centro benessere stabiese offre relax e cure
rigeneranti coniugando salute e
bellezza. Particolarmente apprezzati sonoi bagni minerali e i fanghi che svolgono un’azione tonificante, depurano la pelle e sono
utilizzati per i principali trattamenti di bellezza.
Su tutti quelli dimagranti, ma
Il Padiglione Moresco
Realizzato nel 1893 grazie
all’architetto Filosa resisterà fino
al 1956 quando la struttura
neoclassica e liberty cederà il posto
al nuovo e moderno complesso
disegnato da Marcello Canino
molto richiesti sono quelli estetici e anti-acne per combattere le
impurità della pelle e contrastare
i segni del tempo.
Per la pelle sono indicati —
specie per il viso — i bagni di acqua minerale vaporizzata con
funzione antirughe e «antiage».
Ed ancora i classici bagni-doccia
minerali che quasi sempre sono
affiancati dalla sauna finlandese
o dal bagno turco per garantire
l’epulsione delle tossine dalla pelle. Le caratteristiche di queste acque rappresentano anche una importante attrazione turistica.
Non solo per gli italiani, sempre
numerosi, ma anche per gli stranieri richiamati dalla notorietà
di queste terme.
Emilio Landi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
15
Corriere del Mezzogiorno Lunedì 17 Febbraio 2014
NA
Starbene
Le terme sono
un momento
di relax
ma anche
e soprattutto
una pratica
salutare
che consente
di rimettere
in equilibrio
tutto il corpo
I massaggi
con i fanghi
sono poi
particolarmente
apprezzati
DA AGNANO A CONTURSI
Gli altri due centri campani noti
per le cure e i trattamenti:
ora piacciono anche agli stranieri
A
gnano e Contursi sono gli altri
due centri campani, il primo in
provincia di Napoli, il secondo
nel Salernitano, famosi per le terme. Quelle partenopee sono note fin
dall’età ellenistica e le più antiche testimonianze archeologiche sono state ritrovate
nella Conca di Agnano sul versante meridionale dell’antico lago. Successivamente
diventarono famose le terme romane, tra
il primo e il secondo secolo dopo Cristo,
con un complesso che sorgeva alle pendici
del Monte Spina. Verso la fine XIX secolo
ci fu un intervento di riqualificazione per
recuperare le antiche sorgenti sulfuree e
quelle acque terapeutiche. Un gruppo di
imprenditori investì i propri capitali nella
zona e i lavori furono affidati al celebre architetto Giulio Ulisse Arata e all'ingegner
Gioacchino Luigi Mellucci. Le terme di
Agnano conobbero il loro periodo di mag-
gior fortuna, soprattutto negli anni venti
del Novecento, tanto da essere considerate
un vero e proprio modello ideale di complesso termale.
Non meno importanti, storicamente, sono le terme di Contursi. Le aveva già celebrate Aristotele, poi anche Plinio — definendole quasi miracolose - e nei secoli sono stati medici e chimici a elogiare le caratteristiche terapeutiche delle acque termali.
Il fiume Sele nasce dai monti e per raggiungere il mare a Paestum un territorio nel
quale le sue acque acquisiscono caratteristiche uniche. In particolare, tra Ponte Olivetro e la confluenza con il fiume Tanagro,
il Sele tocca pareti rocciose e terreni che restituiscono particolarità fisiche e chimiche
che producono acque sulfuree ed oligominerali. I test hanno diversificato in tre tipi
le acque termali salernitane: sulfuree-bicarbonato calciche; sulfuree-bicarbonato
alcalino terrose; sulfuree-bicarbonato alcalino terrose-salse. Ognuna delle quindici
sorgenti di Contursi ha, quindi, caratteristiche particolari. E proprio per questo la scelta della terapia è definitiva in base alle particolarità di quelle acque.
Le sorgenti sono Pruno-Sottano, Sant’Antonio, che tocca i quaranta gradi di temperatura, Radium, Vulpacchio - probabilmente una delle più famose, scorre acqua a
soli dodici gradi di temperatura - Cantani e
Prodigiosa. Rinomati anche i fanghi hanno
evidenziato particolari capacità terapeutiche. Che sono bianchi e hanno matrice naturale a differenza di quelli argillosi. Prima
dell’utilizzo, questi fanghi sono lasciati riposare dentro alcune vasche per ampliarne
le caratteristiche. Sono utilizzati in particolare per le cure estetiche ma hanno fatto registrare benefici anche contro la cellulite.
Rilevate capacità terapeutiche con azioni
miorilassanti e antinfiammatorie, con importanti riflessi per il miglioramento della
circolazione, la stimolazione della sudorazione con il conseguente smaltimento delle scorie dall’organismo.
E. L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
16
NA
Lunedì 17 Febbraio 2014 Corriere del Mezzogiorno
Author
Document
Category
Uncategorized
Views
0
File Size
3 088 KB
Tags
1/--pages
Report inappropriate content