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19 Gorzegno (1)

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PIERO FRIGGERI - Comunità Montana di Bossolasco - Etnografia e Storia
Gorzegno
altitudine m. 319
Superficie: km² 13,78
Abitanti: 441 (nel 1961 abitanti 727)
Municipio: p. della Chiesa, 3 - tel. 0173/86.012
Ristorante Max
Circolo Acli San Siro: p. G. Baroni, 6
Ristorante Pizzeria Peter Pan: via Valle Bormida, 18 - tel. 0173/86.192 - 82.62.31
Cascina Pistone: località Valletto, 2 - tel. 0173/86.035
Ristorazione: n. 25 coperti
Ospitalità: n. 14 posti letto in n. 5 camere
Prodotti locali: fragole, mele,
ele, ciliege, castagne, funghi e anche miele
Allevamento del bestiame: bovini; ovini (pecora della Langa). Si alleva anche lo struzzo.
Cenni storici: nel 1772 a Gorzegno (Gorzenium
Gorzenium),
), durante gli scavi presso la Madonna della Neve (del sec. XII) e
che fu
u anche parrocchia, si trovò un’ara e frammenti di lapidi dedicate a Diana e a Vulcano. Ennio, soldato
romano, che comandava questo presidio, non avrebbe mai più immaginato che da Cohors Aennii sarebbe
derivato Gorzegno e che il suo nome sarebbe apparso in tutti i trattati della storia locale, mentre nello stemma
comunale, vi è anche inserito il nome di tale centurione romano. Gorzegno è nominato nel diploma di Ottone
III, del 998, col nome di Corgenio,, quando si concessero le rendite delle pievi a Bernardo,
Bernardo, vescovo di Savona. Il
territorio era possesso di Bonifacio del Vasto e di Savona, che lo lasciò in eredità nel 1142, a Bonifacio di
Cortemilia. Alla morte di questi, non avendo avuto eredi, fa parte del Comune di Asti. Subentrati i Del Carretto
nel 1268, pervenne in feudo (sec. XIV) ai marchesi di Spigno. I discendenti conservarono il predicato sotto
l’Austria, finché nel 1713, con la pace di Utrecht, Gorzegno è annesso nei domini di Casa Savoia da Vittorio
Amedeo II. Il castello, costruito nel 1587 circa
circa,, era una costruzione poderosa, una vera fortezza militare per
quei tempi. Fu poi devastata, anni dopo, dalle artiglierie, perdendo ogni importanza militare. Ora non esiste più
che un rudere, con poche mura pericolanti.
Curiosità: i marchesi del Carretto di Gorzegno, concedevano la laurea di dottore in legge (concessione
avvenuta sino al sec. XVIII).
Sagra: a metà maggio si svolge la “Sagra del pollo”, iniziata nel 1972. Tale manifestazione è diventata
talmente importante, da valicare
licare i confini della Langa.
La parrocchiale di San Siro, del 1622-1630.
Il bel portale di S. Siro, appena ristrutturato, invita i presenti ad entrare per una preghiera.
La chiesa parrocchiale conserva dei pregevoli affreschi, degni di nota. Nella volta di un altare laterale,
vi è dipinto San Biagio vescovo.
In una volta laterale, è rappresentato il primo grande profeta d’Israele, Elia (873-854
854 a.C.), il cui
intervento divino, sotto
otto forma di fuoco, è servito per accompagnarlo nelle sue azioni chieste da Dio.
Chiesa di S. Siro. L’affresco, di minuscole proporzioni, che si trova nella volta di un altare laterale, mi ha colpito
per il tema inusuale: una donna sta soffiando un diavoletto,
diavoletto, il quale ne sta rincorrendo un altro alato, mentre
un prelato (sembra un frate domenicano), sta mettendo una corona al collo della donna. E’ sicuramente una
scena di una indemoniata.
Il Battistero.
Una tavola secentesca di S. Innocenzo e S. Ilario.
Il castello di Gorzegno, nel 1848, quando ancora, pur essendo già iniziato il decadimento, si poteva vedere la
linearità del maniero, nella cui torre si nota lo stemma della casata. Disegno di Enrico Gonin (fratello di
Francesco), nato nel 1799
799 a Torino, ha pubblicato i “Duecento castelli del Piemonte”, con una raccolta
litografica, che parte dal 1840 sino al 1860.
Ecco come si presenta, attualmente, il castello di Gorzegno.
Stupenda tela di Rodolfo Morgari,, del 1894, che si trova nella parrocchiale San Siro. Secondo lo
scrivente, il Morgari ha lavorato in modo eccellente in tante chiese di Langa. Proporre un San Siro di
siffatte dimensioni, senza incorrere negli errori delle proporzioni, non è cosa semplice
semplice. Ma ciò che più
attira la mia attenzione, sono le mani e i volti, eseguiti con vera maestria, senza dimenticare le
lumeggiature e i particolari dei vestiti, impreziositi da una tecnica pittorica molto efficace. Io mi auguro
che venga citato nelle moderne enciclopedie, poiché sino ad oggi, è stato dimenticato.
La firma del Maestro Rodolfo Morgari. Si noti il tappeto che scende dai gradini… Sono particolari che
solo un grande pittore è in grado di eseguire.
Interno della parrocchiale.
In questa pagina e in quella seguente: due minuscoli dipinti murali che si trovano sempre nella parrocchiale di
Gorzegno. Nel primo riquadro un giannizzero si appresta alla tortura di una santa; nel secondo, invece, un frate
che benedice la testa di una donna martirizzata.
rizzata.
Tela seicentesca che si ammira accanto al presbiterio.
Le belle porte di Gorzegno. Questa era la dimora dei Carretto del 1474, ora è sede del Municipio.
Una “colonna” del Municipio.
Stemma e sede degli uffici comunali di Gorzegno.
Portale in cui si accede all’ufficio postale.
Un antico palazzo di Gorzegno, denominato Del Pozzo-Novelli.
Pozzo
(Foto di Marcellino Bertola)
Dalla piazza si possono vedere i ruderi del castello dei Carretto.
Carretto Sotto: la piazza di Gorzegno in antico (le
quattro colonne che oggi vediamo davanti al Comune, erano nascoste dall’intonaco).
Nel 1928 era ancora visibile la chiesa dei Batù: vedi a destra, l’edificio con due sole finestre in alto, addossato al
futuro municipio. Oggi la chiesa non esiste più. Un tempo si trovava nella piazza di fianco alla parrocchiale e alla
Fabbrica dell’olio. Di forma rettangolare era intitolata alla Beata Vergine della Concezione. Per tutta la
lunghezza della chiesa dei Battuti, c’era una larga tettoia aperta, sotto la quale si svolgeva il mercato di
Gorzegno.
(Foto di Marcellino Bertola)
Torre di vedetta del castello, ora inglobata in una casa.
Accanto a questa scritta: “Pubblicazioni di Matrimonio”(che il tempo sta cancellando), c’è una vetusta porta,
che io ritengo il vecchio
cchio municipio di Gorzegno. Perché non ci sono cartelli che spieghino l’etnografia locale?
Agli abitanti di Gorzegno: da sotto i balconi vi osservano simpatiche fatine, ma attenzione! Da altre parti vi
stanno scrutando delle masche…
Forse da questo portone si accedeva ad una cappella, ma non ci sono cartelli per fare deduzioni serie. Sotto:
vediamo una data del 1586 che si trova sulla trave portante della porta, con una frase che inizia con “Virtute…”.
Sopra la trave portante (vedi in alto a destra), vi è scolpito il monogramma JHS, Gesù Salvatore degli Uomini… E’
per tale motivo che deduco che in tempi andati qui vi poteva essere l’entrata di una cappella. E’ strano che con
tanta storia a portata di mano, non si sia provveduto a fornire al turista una mappa delle curiosità.
Un portale di Gorzegno.
Notare la ricercata signorilità di tale portone del 1700, dal cui passaggio sono entrati e usciti dei ricchi signori di
Gorzegno.
Stele di Gorzegno
Stele che si trovava nella chiesa parrocchiale già nel 1774. Ora è nel Municipio:
XVIII secolo?
L(ucius) VEIANIVS
C(ai) F(ilius) TERTIVS
DEANAE
V(otum) S(olvit) L(ibens) [M(erito)]
“Lucio Veianio Terzo, figlio di Gaio, ha sciolto il voto volentieri e secondo il merito a Diana”.
E’ probabilmente un’iscrizione eseguita in secoli recenti sulla falsariga della struttura comune alle dediche sacre
in età romana. Potrebbe risalire al XVIII secolo, periodo di massima fioritura di copie e imitazioni epigrafiche.
Sempre a Gorzegno, presento una stele in due pezzi, del sec. II d.C., trovata nel 1778, nella chiesa di detto
Comune, conservata ora nel Municipio. La prima parte è però rotta sulla destra in alto! E’ un taglio netto,
fatto da poco, poiché dai documenti delle epigrafi romane, questa “resecata” non esisteva. Se le
amministrazioni comunali non sono in grado di gestire i reperti antichi (poiché possono comportare dei costi,
[non credo per negligenza]), li diano ai Musei. Le stele romane sono reperti importanti, molto più importanti
di un bilancio comunale. Ecco la descrizione:
V(ivus) F(ecit)
[-] VEIANIVS C(ai) F(ilius)
CAM(ilia tribu) TERTIVS SIBI ET
[A]MANTIAE M(arci) F(iliae)
[- - -]+AE MATRI ET
[- Veiani]O C(ai) F(ilio) CAM(ilia tribu)
SECVNDO F[r(atri)].
IN FRO(nte) [p(edes) - - -],
IN AGR(o) p(edes) [- - -].
H(oc) M(onumentum) H(eredem) [N(on) S(equetur)]
“Veianio Terzo, figlio di Gaio, della tribù Camilia, ha fatto da vivo (questo monumento) per sé e per Amantia
...a, figlio di Marco, (sua) madre e per... Veianio Secondo, figlio di Gaio, della tribù Camilia, suo fratello. (L’area
sepolcrale misura) in prospetto piedi... e in profondità piedi... Questo monumento non spetterà all’erede”.
Il monumento fu fatto da un Veianius (¹) Tertius per sé, la madre di cui il cognome è andato perduto nella
lacuna, e il fratello che il cognome Secundus fa capire non primogenito. Anche se nulla è dichiarato nella
dedica, è probabile che la raffigurazione alluda all’attività artigianale di entrambi come fabbri.
__________
(1) Veianius. Lo stesso nome, curiosamente, lo troviamo nell’altra epigrafe di Gorzegno, in cui vediamo Lucius Veianius.
Il Municipio conserva nei suoi locali (vedi sopra e sotto), due cimeli della storia dei Carretto di Gorzegno.
Chiesa Madonna della Neve. E’ stata costruita prima del sec. XII. La chiesa è a tre navate. E’ stata la parrocchiale
di Gorzegno, prima che giungesse il 1600. Un notevole restauro è avvenuto nel 1700 circa. Sotto: il portale del
tempio e il campanile visto dalla strada soprastante.
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