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Castello da tutelare Che volgarizzazione

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SETTIMANALE
DI POLITICA
E COSTUME
Autorizzazione del tribunale
di Siracusa n.2/2003
Spedizione in
abbonamento postale
Pubblicità inferiore al 70 %
€ 0,50
diretto da Salvo Benanti
Telefono 0931412883. Email: [email protected] - tipografia LegoPrint srl
Anno 26
FONDATO NEL 1988
N° 25/2014
Domenica 7 settembre 2014
Ridiamo dignità al Maniace
Il castello di Federico non può essere il supporto di una discoteca.
Basile: Sono per un uso più discreto e civile, ma a decidere è il Comune
Ma davvero il castello di
Federico può ridursi a
supporto di una discoteca? Davvero la fortezza
di Federico può ridursi
a pre location di discoteca e beveroni? L’Arena
Maniace nasce con la
giunta Visentin, ma c’erano prescrizioni: Si decideva un cartellone di
eventi che venivano sottoposti alla Soprintendenza che dava il suo
nulla osta. Dopo, in occasione dell’evento, ma
solo in occasione dell’evento, veniva autorizzato
di volta in volta un punto ristoro.
Allora come si è arrivati
al megabar e alla discoteca quotidiana che oltre
che volgarizzare l’area è
anche dannosa per la
struttura di pietra del
castello (come spiega
Salerno qui accanto)?
Sembrerebbe che il comune rilasciò a suo tempo la licenza di esercizio
collegata esclusivamente
al calendario delle manifestazioni e solo come punto di rinfresco durante gli spettacoli,
questa la formula adottata per
superare gli ostacoli tecnici.
Insomma sembrerebbe che ci
sia stato un affidamento diretto da parte del Comune, affidamento che avverrebbe solo
in particolari situazioni. Affidamento che sarebbe stato
ripetuto senza procedere ad
una gara. Sembrerebbe, e se
così fosse potrebbero riscontrarsi irregolarità e concorrenza sleale con altre attività
similari.
Ma il punto principale resta la
compatibilità di un castello
del 1200 con una assordante
discoteca zum zum zum per
diversi mesi. La dottoressa
Basile si dichiara per un utilizzo più discreto e civile
dell’area in questione, come
dire che quello attuale è invasivo e incivile, e rimanda la
patata bollente al Comune che
autorizza. Il consigliere Salvo
Sorbello chiede lumi al sindaco Garozzo sull’intera vicenda. Noi aspettiamo che dicano
la loro i grilli parlanti della
Pillirina e delle Mura Dionigiane, sempre attenti a questi
due siti e oggi in sconveniente
letargo amicale.
Un vincolo? Il Tar lo boccerebbe
Dottoressa Beatrice Basile, la disturbiamo per un chiarimento
che riguarda castello Maniace. Principalmente a causa di una
discoteca e di una struttura dove si somministrano bevande ed
alcolici che invade gran parte della terrazza prospiciente il castello.
La "struttura dove si somministrano bevande e alcolici" è privata e la
terrazza prospiciente al castello è di proprietà comunale, in concessione a privati. Non ci sono difficoltà di sorta per visitare gli esterni
del castello durante le ore di apertura (limitata appunto all'esterno) al
pubblico. Il monumento è tutelato; eventuali episodi di schiamazzi
notturni non riguardano purtroppo la sola Piazza Federico di Svevia,
e non rientrano nelle competenze della Soprintendenza.
Non crede che questa discoteca tutte le sere non sia consona, o
peggio ancora dannosa, per un monumento costruito nel 1200?
Un megabar può insistere a una decina di metri dalla fortezza?
Se vuole le posso girare tutte le proteste dei residenti e dei turisti..
Immagino capirà che questi giorni sono piuttosto ....pieni. Di molte
cose, e non solo degli schiamazzi di Piazza Federico di Svevia. Nel
merito, per quello che vale (faccio riferimento agli ultimi sviluppi delle giornate...piene): la
Soprintendenza tutela l'integrità dei monumenti, non quella dei timpani dei visitatori e neppure quella degli abiti dei turisti. Sarà un limite, ma le nostre pur illimitate competenze non
si estendono a tanto. Personalmente, concordo sul fatto che sarebbe auspicabile un uso più
discreto e civile dell'area in questione: ma è una faccenda da sottoporre, casomai, all'attenzione degli organi comunali preposti. A ciascuno il suo. Dimenticavo: non siamo noi ad affittare l'area. Ovviamente. Anche per questo, referente il Comune.
Grazie dottoressa, ma non sarebbe possibile un vincolo anti discoteca quotidiana per
tutela di Castello e fortezza?
Sfortunatamente, ce lo boccerebbe a tamburo battente anche il più scalcinato dei Tar.
Castello da tutelare Che volgarizzazione
Questa l’interrogazione del 23 agosto scorso inviata
dal consigliere Sorbello al sindaco Garozzo:
Premesso che molti residenti hanno segnalato anche
all’amministrazione comunale l’impossibilità di riposare per la discoteca notturna dell’Arena Maniace e
premesso che su molti social è stata rilevata la protesta
di gruppi di turisti che hanno palesi difficoltà a visitare
la fortezza esterna, sia di mattina che di pomeriggio
quando la stessa è aperta, per la presenza di un grande
bar con addetti ai lavori che pulirebbero, di mattina e
di pomeriggio, una base in terra battuta sollevando in
alcuni casi polveroni all’origine delle proteste stesse e
con la possibilità di causare dei limiti, nei fatti, alla
possibilità di visitare e di godere della fortezza stessa.
Premesso ancora che si parla di un antico castello e
dell’antistante fortezza su cui un bar e una discoteca stonano in maniera
evidente come anche in maniera evidente potrebbero causare danni alla
struttura che risale all’incirca al 1200. Premesso ancora che originariamente l'area in affitto oneroso dal demanio doveva ospitare un cartellone di
spettacoli che veniva sottoposto alla soprintendenza e solo in occasione
degli spettacoli il Comune di volta in volta autorizzava un punto ristoro.
Fatte queste premesse chiedo di sapere sulla base di quale procedimento
amministrativo da un punto ristoro una tantum si sia passati ad un grande
bar e una discoteca praticamente ogni sera, da cui le proteste dei residenti.
Chiedo inoltre di sapere come il settore Attività Produttive abbia autorizzato una somministrazione quotidiana e quindi in pratica una licenza vera e
propria per vendere bibite e alcolici. Chiedo ancora di sapere perché le proteste dei residenti non sono state ascoltate. Chiedo di sapere perché il sindaco e gli assessori competenti non tengono minimamente conto delle necessità di salvaguardare questo meraviglioso castello e un’area che in qualsiasi altra parte d’Italia verrebbe tutelata e dove certamente non sarebbero
consentiti bar e discoteca quotidiani al suo interno. Chiedo risposta scritta.
Salvo Sorbello
Un altro squallido esempio di volgarizzazione e privatizzazione dei nostri
siti culturali, per giunta in questo caso del Maniace. Già gli
spettacoli e il bar avevano
provocato un pesante fenomeno invasivo sulla Struttura monumentale. Oggi
pure la discoteca.. Questo è
lo scenario che si sta preparando in vista della riscrittura renziana e crocettiana della gestione e fruizione dei siti culturali. Vorrei ricordare le chiare parole di Settis e Montanari
su questa tendenziale vandalizzazione "for cash"del
nostro patrimonio culturale. Il sindaco e l'assessore
alla Cultura e a Ortigia
diano subito un segnale di seria riflessione e la Soprintendenza non sia
timida! Occorrerebbe un pò di umiltà
e senso dei limiti culturali, certe volte. Si potrebbe crescere di più e si
potrebbe capire che un delicato sito
culturale e monumentale vale di per
sè e in sè. Porta benessere economico
proprio per la sua essenza, non perchè ci mettiamo una discoteca che fa
rumore fino alle 4 del mattino. Se
uno non capisce il buon gusto o cattivo gusto in queste cose, spero almeno
capirà che le vibrazioni ripetute per
Comunale a +3521 TeatroVerga +3405
16 mesi dopo Italia non ne parla più, con gran disdoro
Un contenitore enorme non sfruttato e abbandonato
ore e tutti i giorni possono anche far
male a un monumento di pietra. Sul
punto c'è un dibattito nazionale che
non invento io. Ma poi il
buon gusto dovrebbe essere la cifra dei siracusani
che sono orgogliosi del
loro tesoro monumentale,
ricercato da un numero
sempre maggiore di visitatori! E noi che ci facciamo? La discoteca..Un
conto è l'Arena Maniace
che propone spettacoli di
qualità e con i servizi di
un buon bar. Altro conto è
lo sfruttamento intensivo
ed estensivo del Bene Culturale con una discoteca e
l'allargamento del bar. Si
tratta di cose fuori contesto. E qui non si tratta di essere pro
o contro Renzi. Io mi appello al sindaco che è anche il mio sindaco.
Punto.
Il bene non può distinguere tra zona
antistante e zona rossa, come nel
caso di riserva e preriserva..
I privati vanno bene, ma secondo il
modello Ronchey, non secondo il
modello Cafeo ...
Salvo Salerno
Via Crispi +2861
La strada della stazione sempre più degradata, vergogna
2
Domenica 7 settembre 2014
Tutti i furti di Villa Reimann
Manca un milione e mezzo di euro, lo rivela un giornalista danese dopo
una visita in città. Non solo abbandono e degrado, c’è anche chi ruba
Visto che a Siracusa a tutte le autorità preposte di fatto
non interessa un cazzo di villa Reimann, del suo patrimonio, della sua storia, del testamento e delle volontà
testamentarie di Christiane Reimann, a tirare di fatto le
orecchie a questa amministrazione, e naturalmente anche a quelle che l’hanno preceduta, ci pensa un giornalista danese, Morten Beiter, che ha pubblicato un lungo
articolo sul settimanale culturale Weekendavisen sul
pianeta Reimann. Lo pubblichiamo qui di seguito, tradotto in italiano, con la speranza che una vampata di
rossore cosparga le guancie di sindaco e assessori in
carica e he finalmente qualcosa si muova.
Villa Reimann, ti appare con i capitelli scolpiti in marmo sui pilastri del viale d'ingresso, che dopo una leggera
curva come una cena di Natale sulla strada di casa, gira
bruscamente in direzione opposta e scompare in un limoneto dove mucchi di riarsi sfalci di potature estive
bloccano la vista del regolare marrone scuro degli alberi.
L'indirizzo è Via Necropoli Grotticelle nella città siciliana di Siracusa. Nell'estremo sud, come si può vedere
guardando l' Europa, al centro della culla della nostra
cultura.
L'antica città di Siracusa è un enorme parco archeologico ed è come un forno aperto proprio dall'altro lato della
strada con il suo teatro greco e con l'anfiteatro romano e
le latomie che si estendono fino al giardino della villa
con tombe greche e romane.
La pista dell' infermiera danese Christiane Reimann
finisce qui, dopo queste ultime rocce della balza, con un
tratto polveroso della strada fino alla villa a due piani
dipinta di rosso, che per oltre 40 anni fu la sua casa e il
suo enigmatico rifugio.
Lontano dalla Danimarca e dalla sua prospera famiglia,
agente di borsa di Copenaghen, dove nacque nel 1888,
quasi contemporanea di Harpo Marx e Irving Berlin.
Lontano anche dal Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN), a Ginevra, dove in tanti anni, come segretaria e benefattrice economica, aveva svolto un ruolo chiave nella costruzione dell'organizzazione fino alla metà
del 1930, dopo uno scontro con l'esecutivo si ritirò a Siracusa e visse qui dopo l'annuncio di un matrimonio fittizio
con un medico tedesco che traditala, rapidamente scomparve
dalla sua vita. Nubile e senza figli, morì a quasi 91 anni, nel
mese di aprile 1979.
Christiane-chi? Molte persone probabilmente se lo stanno
chiedendo. Christiane Reimann Elisabeth non fu una donna
che ha attirato molte attenzioni su di sé. Quando lei fu sepolta a Siracusa, non venne quasi nessuno, anche se vi aveva
vissuto per gran parte della sua vita.
Lei era praticamente sconosciuta, tranne per quei circoli ristretti che frequentava, ma quando muore dona con generosità un lascito alla Città.
Una grande somma in contanti è andata all'istituzione per ciò
che lei ha anche chiamato il “Premio Nobel degli Infermieri”, il Premio Christiane Reimann, che viene assegnato ogni
quattro anni da ICN insieme con una somma milionaria.
Proprio l'anno scorso, il più prestigioso premio di infermieristica nel mondo, è stato conferito a Kirsten Stallknecht, ex
Presidente degli Infermieri danesi ed ex Presidente di ICN.
Christiane Reimann voleva che anche la sua villa a Siracusa
fosse presa in consegna dagli infermieri. Ma ICN ha detto no
grazie. Non hanno avuto semplicemente il coraggio per mantenere un posto del genere.
L'immobile è stato quindi da Christiane Reimann donato al
comune di Siracusa, che ha promesso di prendersi cura del
dono con gli obblighi di manutenzione, di esercizio e con
l'uso che è richiesto.
SPARITO UN MILIONE E MEZZO DI EURO
Intorno a me vi è un gruppo eterogeneo di cittadini di Siracusa.Giovani e anziani, uomini e donne, un gran parlare e
sussurri. Sono volontari di diverse organizzazioni, di Amnesty Internazional ,l'associazione culturale Italia Nostra, l'associazione ambientale Legambiente e un'associazione di giovani per promuovere Siracusa, Giovani per Siracusa. Tutti
sono entusiasti della visita dalla Danimarca, che useranno
per fare pressioni sul comune, che negli ultimi anni ha lasciato la villa al suo destino e ad un consorzio universitario,
che ha ospitato nella villa.
In primavera si sono riuniti i volontari del movimento Save
Villa Reimann, come lo stesso nome suggerisce, per riportare la villa e il ricordo di Christiane Reimann all' onore e alla
dignità dopo almeno 20 anni di degrado. Quando si ascolta
loro, sembra quasi come se il futuro di Siracusa dipendesse
dalla villa e dall'eredità della nobildonna danese,
"nobildonna danese", come la chiamano, sembra l'inizio di
quello che appare come la costruzione di un culto della personalità.
"Lei non era nobile ...," cerco più volte di dire per correggere
un frainteso.
"No, forse no. Ma...” dice uno dei promotori stringendosi
nelle spalle e lasciando intendere che sarebbe stato meglio
se lo fosse stato.
Marcello Lo Iacono è un imprenditore locale che nel suo
tempo libero è impegnato su diversi fronti, tra cui contro i
rifiuti lungo le strade e contro i radar montati sulle cime delle colline. "Ma solo una cosa alla volta", mi ha spiegato. In
questo momento, ha scelto forse il caso più difficile fra tanti
a Siracusa, vale a dire Villa Reimann. O Villa Fegotto come
si chiamava quando Christiane Reimann l'ha comprata per
la prima volta nel 1934, e che ancora lo porta scritto sulla
parete dell'ingresso principale. Per descrivere la dinamica
del decadimento nel dettaglio ci conduce il presidente del
Consorzio. Ma, in generale, va detto che il comune di Siracusa nei primi anni dopo la morte di Christiane Reimann
nel 1979 tentò di rispettare i suoi obblighi, ma fin dall'inizio del 1990 si è andato indietro, sia nel giardino che
all'interno della villa. Se chiedete perché, si ottiene una risposta in un sussurro che non ci sono denari da utilizzare
per mantenere la vecchia villa. Alcune cose
dell'inventario, compreso una serie di dipinti ad
olio del 1800 per un valore complessivo di 200
milioni di lire del 1985, equivalente a circa un
milione e mezzo in termini attuali , sono allo stato spariti. Manca anche all'appello parte di argenteria, anche se era custodita nel rifugio di sicurezza della polizia locale. Un affare imbarazzante
senza dubbio.
IN LIBRERIA HITLER E LENIN
All'ingresso principale, siamo accolti del dottor
Meloni, Presidente del Consorzio Universitario,
un consorzio che si occupa di istruzione e che è
temporaneamente alloggiato in villa. Il dottor
Meloni è chiaramente a disagio per le numerose
persone presenti che potrebbero additarlo come
responsabile di qualcosa, e per di più in compagnia di un giornalista danese. Ma ha promesso di
accompagnarci in giro, e così è l'unico che all'ultimo minuto non ha una scusa per annullare. E'
come camminare indietro nel tempo, dove tutto è
congelato tra il 1930 e il 1960. Nella libreria vi è il Mein
Kampf di Adolf Hitler ed a fianco Le lettere di Lenin di
Vladimir Lenin, che dimostrano che Christiane Reimann
era una donna che voleva conoscere quello che succedeva
nel mondo. Vi è in mostra anche il Gattopardo di Tomasi
di Lampedusa storico libro siciliano tradotto in danese.
Ed anche La mia Africa di Karen Blixen, una donna a cui
Christiane Reimann probabilmente si è identificata per
tanti aspetti.
Alle pareti grandi dipinti di paesaggio e piccoli ritratti. I
mobili sono pesanti, ma bene intagliati e rivestiti di stoffe
costose, e dai soffitti pendono lampadari di cristallo. È come se Christiane Reimann ha appena lasciato il salotto.
Una volta che siamo dentro e la nostra guida comincia a
descriverci dove siamo, alcuni membri del gruppo cominciano a fare delle fotografie di ciò che è appeso alle pareti.
C`e`una forte indignazione quando sono aperte alcune
stanze polverose dove i mobili e i documenti sono stivati.
Su un tavolo si trovano i resti di un cane di porcellana rotto, e sugli scaffali vi sono diversi libri e raccoglitori con i
documenti , tra cui uno di un processo, che potrebbe essere
la soluzione di uno dei misteri su Christiane Reimann.
Quando si arriva a visitare la cucina scoppia la rabbia dei
presenti vedendo che ci sono danni provocati dall`acqua e
dalla sporcizia.
Al dottor Meloni non piace questa scena e cambia di umore, e dichiara che subito scriverà una lettera al sindaco per
chiedere che tutti gli oggetti originali dell'inventario della
Reimann , che non sono stati ancora asportati , devono essere messi da qualche parte in modo che non può essergli
addebitata alcuna responsabilità.
In seguito, vediamo il giardino e la sua ricchezza di piante
esotiche. Ecco alberi di fico, enormi cactus echinopsis, cactusu peruviani, palme cinesi e messicani , alberi di frangipani (pomelia), fnokurter marittimo, sophoratræer, alberi esotici di mele rosa e, naturalmente, bouganvillea del Sud Italia
obbligatoriamente viola.
Un paradiso dove Christiane Reimann ha interagito con Dio
e l'uomo, e dove il serpente è stato in visita solo una volta.
Fu qui che si rifugiò nell'ultima metà della sua vita, dopo che
era stata un personaggio pubblico nella prima metà, come è
stato ben descritto nell`ambiente delle infermiere.
LA VILLA COMPRATA DUE VOLTE
La storica dell'infermieristica Susanne Malchau Dietz ha
scritto un piccolo libro per gli Infermieri danesi, Christiane
Reimann 1888-1979. La donna dietro il nursing 'Premio Nobel'.
Qui si può leggere che l'ultra-conservatore famiglia agente di
borsa non era entusiasta che la giovane Christiane volesse
diventare una infermiere piuttosto che essere sposata correttamente.
Ma i documenti non sono stati distrutti, mi venne in mente
quando mi trovavo a Siracusa. Almeno non da Christiane
Reimann, ma da topi, ratti e umidità negli anni successivi
alla sua morte.
Una piccola parte esiste ancora. Ma la maggior parte sono
stati poi smarriti. Racconta la giornalista siciliana e scrittrice
Agata Ruscica che si è trasferita a Siracusa dopo la morte di
Christiane Reimann ed ha scritto la storia di questa eccezionale figura femminile. E' stata l'unica che ha letto tutte le
lettere, gli appunti e i conti , spesso con l'aiuto di un interprete danese, e il cui lavoro ha portato nel 1989 alla pubblicazione della biografia di Christiane Reimann, che è stata a
lungo dimenticata. Almeno fino a quando le persone di Save
Villa Reimann non hanno trovato uno dei pochi esemplari
superstiti in una libreria.
"Tutti i documenti e le fotografie sono stati ritrovati ancora
nella villa, ma erano così fatiscenti che ho dovuto lavorare
con le mascherine e i guanti di plastica, "dice Agata Ruscica
quando ho poi trovato il suo numero di telefono. Ma la storia è venuta fuori prima che fosse troppo tardi.
L´ annunciato matrimonio con il Dr. Alter, era a detta di
tutti solo uno scudo contro il mondo esterno, che altrimenti
avrebbe trovato difficile accettare che un uomo e una donna
vivessero sotto lo stesso tetto.
Se ci fosse stato l'amore tra di loro, non è noto. Ma almeno
vi era un'infatuazione, un'amicizia e una cura. Alter voleva
sposare Christiane Reimann, forse per condividere la sua
fortuna. Ma Christiane era più interessata al professionista, o
ad una relazione platonica. "Erano due persone strane, ma
con la differenza che lei era corretta e brava mentre lui era
un farabutto. Ma che cosa sia realmente accaduto tra di loro,
come in realtà era il
loro rapporto, non lo
sapremo mai ", dice
Agata Ruscica. I giornali hanno mostrato
che Reimann per diversi anni era stato la
benefattrice dell'infermo Alter, che aveva
conosciuto in un congresso medico a Vienna e più tardi avevano
acquistato un casa nel
sud della Germania.
La villa in Siracusa era
il loro progetto comune. Ma non appena
Alter capì che non
poteva contrarre matrimonio, e profittando
che Christiane Reimann era via, usò una procura per vendere la villa e fuggire
con il denaro e la sua amante, lasciando Christiane sola a
Siracusa con un contratto dove vi era la possibilità di poter
riacquistare la villa dal nuovo proprietario. Così comprò la
villa per la seconda volta e trascorse gli anni seguenti con
cause giudiziarie contro Alter, e dopo la sua morte, ai suoi
eredi. Si dice che ha presentò alla corte un certificato attestante che era ancora vergine. Alla fine vinse, forse grazie
alla volontà di acciaio di cui era dotata. Una volontà che è
morta con lei.
Il Comune di Siracusa invece non l'ha ereditata, anche se il
vicesindaco suggerisce che il giardino della villa potrebbe
aprire l'anno prossimo per ospiti paganti. Una promessa su
cui le persone di Save Villa Reimann non mettono molta
speranza.
"Sarebbe meglio se la Danimarca incominciasse ad interessarsi del posto ", ha detto il leader attivista Marcello Lo Iacono. Sogna di gemellare i Giardini Botanici di Copenaghen,
o che il Premio Reimann un giorno possa essere assegnato
nella villa, e che l'attenzione internazionale incoraggi il Comune a mettere di nuovo soldi nella villa.
Finora, l'unica cosa che sta per andare a posto, però, sono i
pezzi mancanti della storia di Christiane Reimann.
"Io non ho avuto la fantasia di immaginare la storia che hai
portato a casa. E' stata molto intelligente, per quello che ha
fatto con il matrimonio fittizio. Ma per arrivare fino al punto
di annunciare la data. E poi lui la tradisce ... ", dice Susanne
Malchau Dietz. In primavera andrà a Siracusa per trovare
ancora pezzi che vanno al loro posto nella storia di questa
donna che come Karen Blixen prese il mondo per sé e per
girargli le spalle allo stesso tempo.
3
Il “Seppellimento” come metafora
Ci sono tre quadri di Caravaggio in Sicilia,
due a Messina, "L'adorazione dei pastori" e la
"Resurrezione di Lazzaro", uno a Siracusa, il
"Seppellimento di Santa Lucia.
In provincia di Siracusa c'è un quadro che, se
avesse un mercato e non fosse un capolavoro
della pittura di tutti i tempi, varrebbe più di
tutti gli altri quadri presenti in provincia di
Siracusa messi assieme: il "Seppellimento di
Santa Lucia". Gli altri quadri di Caravaggio
stanno in piccoli musei di periferia come il
Louvre, il Prado, gli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la National Gallery, l'Ermitage, la Galleria Borghese. Da noi sta in una chiesa sconsacrata, bella e abbandonata: Santa Lucia alla
Badia. Lo si può vedere dal martedì alla domenica per 5 ore al giorno dalle 11 alle 16,
temperatura media in estate fra i 35 e i 40 gradi. Parto da qui - da questo dettaglio vergognoso, dal grottesca e assurda disincentivazione (divieto per anziani e sofferenti) di ammirare la tela più bella e prestigiosa che si può
vedere nella nostra "città d'arte" il mio racconto,
non richiesto e
probabilmente
non gradito, del
prossimo cimitero
sociale, economico e culturale a
cielo aperto: il
Cimitero Siracusa.
Racconto doloroso di fine estate, racconto di
dolore e indignazione di un cinquantasettenne
emigrato e innamorato della sua città che la
vede triste, appassita, depressa e priva di speranza. Una città da cui fuggire, una città da cui
fuggono i diciottenni appena possono, sia che
vogliano fare da grandi gli astrofici frequentando il MIT in Usa, sia che s'improvvisimo
tatuatori cercando la ventura nel Barrio Chino
di Barcelona, sia che provino a sbarcare il lunario in un Costa Cafè dell'Est End di Londra.Una città da cui i padri e le madri mandano via i figli perchè qui non c'è domani. Una
città che condanna il suo passato industriale e
impedisce la sua pretesa di futuro turistico
aspirando alla imbalsamazione della senescenza, alla preservazione della necrosi socioeconomica. Una città in cui le fermate degli
autobus non sono segnate per strada (tanto gli
autobus passano ma anche no, a caso) dove
però per strada imperversano le discariche
"diffuse", una città dove chiudono i negozi
piccoli perché aprono i centri commerciali e
poi chiudono i centri commerciali perché non
c'è mercato per i piccoli ma nemmeno per i
grandi. Una città di mare in cui l'unico lungomare è quello di Ortigia perché tutto il resto
del mare è privatizzato, occupato dalle villette
dei siracusani (che ormai sono in vendita ma
non se le compra nessuno). Una città che del
litorale ha fatto uno scempio criminale, ma
che s'oppone fieramente e democraticamente
se qualcuno vuol farci un villaggio turistico.
Un territorio stuprato dall'inquinamento industriale dove fino a ieri si diceva con dolore che
la gente preferisce morire di cancro piuttosto
che di fame. Ed oggi ci si rende conto che è
possibile morire di cancro e di fame. Contemporaneamente. Perchè l'inquinamento è ancora
lì, anzi qui, dentro i nostri polmoni, nel nostro
sangue, nel nostro cervello di generazioni cresciute negli anni '60, '70 e '80, ma il lavoro
non c'è più.
Don’t cry for me Pillirina
“Cimitero Siracusa” è la sommatoria di molte
cose: fattori storici, congiunture socioeconomiche globali, scirocco metabolizzato
nel nostro DNA locale, provincialismo culturale, imbarazzante mediocrità del ceto politico
(ma anche imprenditoriale, culturale, giornalistico), cronica incapacità ad individuare una
dimensione collettiva, straordinario talento (a
tratti perfino genio) nel strafottersene del
“pubblico” quando conviene alle nostre egoistiche esigenze.
Si tratta di un cupio dissolvi pazientemente
costruito nei decenni, formato da migliaia di
fatti, comportamenti sagacemente attuati da
amministratori e cittadini in una sintonia virtuosa fra classi dirigenti e “popolo”, finalizzata, spero incoscientemente, alla sistematica
cancellazione del futuro per la città. Opera
giunta ormai quasi a compimento.
In questa commedia (melius, tragedia) umana
alcuni episodi assurgono, nella mia scadente
analisi, al rango di simbolo. Il più recente e
grottesco è probabilmente il caso della
“Pillirina”. Non conosco il marchese Emanuele De Grecy e di lui, a occhio, mi piace
solo il nome, che potrebbe essere quello di un
romantico personaggio di Stendhal o di un
perfido nobile di Dumas che trama contro i
moschettieri. Comunque il romantico stendhaliano un bel giorno decide di investire un pacco di milioni su Siracusa, facendo un villaggio
turistico all’Isola. Progetta, propone, vuole
rispettare le distanze dal mare, costruire, come
si usa dire ora, in modo “sostenibile”, e siccome, per quanto unica al mondo, la nostra contrada Isola in estate è piuttosto calda, il malvagio personaggio di Dumas partorisce l’eretica
idea di offrire agli ospiti del villaggio la possibilità di farsi un bagno a mare. Per farlo individua una baietta bruttarella, scomodissima da
raggiungere, ignota alla quasi totalità degli
stessi siracusani, la Pillirina, e progetta di farci
una piattaforma o qualcosa del genere per
consentire ai suoi clienti di fare il bagno con
un minimo di servizi degni dei soldi che pagano per venirci a trovare a Siracusa. Il progetto
pare funzionare, esistono le condizioni amministrative per realizzarlo; lo stendhaliano, prima fa compromessi e poi, mi dicono, paga
profumatamente (milioni di euri) ad una serie
di siracusani i terreni de quo. Sembrava fatta
ma…
Ma stiamo scherzando? Scatta una portentosa
mobilitazione della “società civile” siracusana
che nell’arco di poco trasforma la Pillirina
Stravince ancora
Cimitero Siracusa.
Su Pillirina e Porto
è delirio fanculista
Toi Bianca
(dal posto sfigato che è stato per millenni
nell’assoluto disinteresse della città e dei
suoi abitanti) in una spiaggia miracolosa che
i Caraibi a noi ci fanno le seghe e Copacabana e Ipanema in confronto sono luoghi spregevoli e miseri. Il nostro romantico eroe romantico diventa esponente della Spectre, indubitabile artefice di un complotto plutocratico-mafioso che vuole svendere i nostri
gioielli. Si organizzano gruppi su internet,
scarpinate per raggiungere la perla naturalistica, addirittura Erlend Øye, uno dei due
King of Convenience, all’epoca famosi per
la canzone Misread, gira un video struggente
in mezzo agli scogli esibendosi in una versione acustica di “Imagine” del vecchio John
Lennon, dando il suo contributo alla battaglia per la salvaguardia del gioiello naturalistico che in confronto l’amazzonia e la barriera corallina australiana sono posti degradati per poveracci. La questione cresce, s’ingrossa, ovviamente una parte della politica
dice che era contro anche quando era a favore, che loro erano contro da prima, che alla
Pillirina ci sono nati e cresciuti anche se non
sapevano che esistesse. La vicenda diventa
metafora nuova (che altre ce ne furono in
passato e magari una volta le ricorderemo)
del tentativo di cementificazione selvaggia
del territorio ed in particolare del litorale,
con la connivenza della classe politica corrotta. Ma per fortuna un manipolo di coraggiosi neo-ambientalisti spalleggiata da un
coraggioso manipolo di politici, con l’appoggio consapevole e democratico della rete, si
mette di traverso invocando inchieste che
scavino nel torbido, flagelli socioeconomici,
e biblici. Vengono ipotizzati modelli di sviluppo innovativi in cui al posto del grande
villaggio turistico, orde di visitatori attratti
dalla Pillirina (che la Cappella Sistina in
confronto non se la fila nessuno) giungeranno a Siracusa con ecologiche auto a pannelli
solari, o alianti sospinti dal vento della tutela
ambientale, affitteranno biciclette ecologiche
e ecologicamente faranno 20 km fra le auto e
poi una bella scarpinata per arrivare finalmente alla terra promessa dove lasceranno il
cuore contribuendo alla ripresa almeno sentimentale di Siracusa.
Insomma dopo che il nostro marchese ha
tentato con tutti i mezzi leciti, ma (si lascia intendere)
soprattutto illeciti di stuprare il paradiso terrestre, dopo
che il nostro marchese ha
tentato (ed è invece in questo perfettamente riuscito)
di arricchire alcuni siracusani che hanno visto cozzi
trasformarsi in milioni di
euri, dopo tutto ciò, la battaglia per “Cimitero Siracusa” viene vinta. La Regione
l’anno scorso ha bloccato
l’area: la Pillirina è riserva
e non si tocca. I cozzi restano cozzi, ma di proprietà
del marchese stendhaliano,
la spiaggetta tutta scogli
bruttarella assai può tornare
al suo destino di sfiga solitaria e millenaria.
Ora ci saranno cause, ricorsi, controricorsi,
denunce, risarcimenti, ma questo appartiene
alla dinamica cimiteriale che tanto ci è cara.
Io all’Isola sono molto legato, ci ho passato
le estati da bambino e da ragazzo. C’erano
solo alcune antiche ville quarant’anni fa, non
tutte le porcherie di adesso. Era un luogo
fuori dal tempo. Francamente non mi spiace
che almeno un pezzo della mia memoria resti com’era. Ma io abito e lavoro a Roma.
Torno a Siracusa solo un mese in estate.
E mi piacciono i cimiteri di provincia.
Spero (promitto e juro) reggono l’infinito.
Non il futuro.
Cimitero Siracusa è un progetto collettivo,
corale, di egoismo e masochismo partecipato
e democratico. Come in ”Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie in cui l’omicidio è compiuto da tutti i viaggiatori della carrozza (controllore compreso), la necropolizzazione della mia città ha molteplici
autori (controllori compresi). Ma ci sono già
pezzi di Cimitero attivi in città, e noi Siracusani ovviamente li difendiamo strenuamente.
Sono avanguardie già realizzate del progetto,
anche se spesso “a loro insaputa”, ma guai a
turbarne il destino di abbandono, di decadenza, di metastasi. Uno dei fulcri del programma di oblio cittadino è il Porto Grande, risorsa spettacolare, gioiello naturalistico, diamante di storia e di natura. Una minaccia
gravissima quindi al progetto-cimitero. E
infatti negli anni la harbour assassination è
stata perseguita con grande tenacia e ottimi
risultati. A partire dall’accantonamento
della famosa “città lineare” del Prg Cabianca, è stato un crescendo disinteressato,
un coerentissimo laissez faire. Fuori da Ortigia, per decenni, il litorale del porto fino
ai Pantanelli è stato semplicemente cancellato dalla città, lasciato che venisse oscurato, degradato, assimilato a ricovero di acque e materie sporche. Dagli orrendi silos
abbattuti qualche anno fa, alla zona dell’aeronautica non più militare e ora residenziale per militari (per oscurissimi e vergognosissimi motivi) , all’ex Spero, rudere discarica di cui parleremo dopo più ampiamente,
e via via da un capannone abusivo all’altro
fino al Ciane e all’Anapo. Litorale-gioiello
(almeno potenzialmente) precluso, anche
visivamente, alla città: dimenticato, ignorato, assente. Poi la riserva Ciane-Saline ha
preservato quel che ne restava dei Pantanelli e uno spicchio piccolo di litorale, punteggiato di abusivismi antichi e nuovi ma
almeno non cementizzato (e comunque in
ogni caso negato alla vista e alla frequentazione dei siracusani). Oltre il confine della
riserva comincia la grande festa dell’assalto al litorale che prosegue serenamente fino
al faro del porto con centinaia di miei concittadini che hanno dato la loro piccola,
innocua, coltellata al “gioiello”, derubricandolo orgogliosamente a panorama privato. La città che poteva sorgere attorno al
suo diamante non esiste, il diamante è stato
trattato da fondo di bottiglia da generazioni
di amministratori, ma anche da ricco portafoglio (trovato per strada e lestamente rubato) da generazioni di cittadini integerrimi. (In questo, va detto, non siamo secondi
a nessuno, abbiamo trovato e lestamente
rubato e mai restituito il litorale del plemmirio, di terrauzza, dell’arenella, di ognina
fino a quello, - ormai spettrale eccetto le
mattine di due mesi l’anno – di Fontane
Bianche. Siamo campioni di furto con destrezza e stupro privato di beni ambientali e
paesaggistici).
Ma il porto di Archimede e degli specchi
ustori, quello dei tramonti più belli del
mondo secondo De Amicis, il porto del
mito di Alfeo e Aretusa non è paragonabile
agli scogli di Asparano o alla casbah della
Fanusa, è un patrimonio della cultura del
mondo, e una gioia per
gli occhi degli esseri
umani. Attorno ad esso sì
che si poteva costruire
una città speciale, un modello di sviluppo anche
economico fondato sul
godimento di tanta magnificenza che la storia e
la natura hanno regalato a
Siracusa.
E sembrava quasi che una
decina d’anni fa si fosse
deciso di tirare fuori il
diamante dalla spazzatura
ed esporlo, farne uno
splendido motore di rinascita della città. Quasi
contemporaneamente due
progetti promisero ingenti
investimenti, proprio in
quella parte del porto uccisa dalla desuetudine con un crimine urbanistico che ogni
siracusano dovrebbe sentire come ferita
aperta sulla sua pelle. Mi riferisco al progetto del porto turistico di Caltagirone e al
progetto di recupero dell’area ex Spero.
Anche in questo caso (come per la Pillirina,
celeberrima baia-miracolo del mediterraneo) tutto sembrava andare per il verso giusto dal punto di vista amministrativo (io
immaginavo, dal mio eremo romano, l’innalzamento di statue equestri sul waterfront
agli imprenditori che stavano realizzando
queste opere) ma…
Ma non avevo capito niente, come al solito.
In realtà, come ho appreso dalla volentissima campagna mediatico-internettica scatenata da chi ama davvero la città, si trattava
di due selvagge aggressioni al bene-porto,
la cementificazione criminale di un angolo
di città benedetto dagli dei e miracolosamente preservato nei secoli, che il sacco di
Roma dei Visigoti e poi quello dei Lanzichenecchi in confronto furono cortesi passeggiate di salute di innocui gitanti. Ovviamente c’era sotto un complotto plutocratico
-politico-mafioso che, a prezzo di ignobili
nefandezze, intendeva svendere a feroci
tycoon senza scrupoli un pezzo immacolato
di natura. In questi anni ho letto e riletto,
qualche volta anche scritto, ed ho continuato imperterrito (sono tardo, notoriamente) a
non capire. Mi chiedevo: ma come, arriva
Domenica 7 settembre 2014
gente che prende un pezzo di Siracusa che è
una schifezza assoluta, un letamaio storico, un
putrido acquitrino e ci vuole fare non uno ma
due porti turistici e noi li mandiamo a cagare?
Li denunciamo per crimini contro l’umanità,
che in confronto i decapitatori dell’Isis sono
suore di Madre Teresa di Calcutta? Incredulo
sono andato su google maps. Vuoi vedere che
in questi anni d’emigrazione tutto è cambiato
e quel cesso di posto è diventato il giardino
dell’eden? Boh, questi di google devono essere complici del complotto plutocraticopolitico-mafioso perché pare preciso a come è
sempre stato da che io mi ricordi (cioè da almeno 50 anni). Incredulo ho chiesto in giro ad
amici siracusani informati, consapevoli e democratici. E m’hanno spiegato che si tratta di
interrare un pezzo di porto enorme, grande
come decine di campi di calcio. E poi notoriamente “queste strutture non portano niente
alla città” (questo, ho capito, è un assioma para-religioso tipo “la Juve ruba” che non ha
bisogno di dimostrazioni, né è suscettibile di
confutazioni). E poi alla ex Spero “vogliono
farci appartamenti di lusso”. E infine
“ucciderebbe la zona commerciale di Corso
Umberto”. Niente. Nella vecchiaia devo essere diventato un bieco cementificatore anche io
se penso che: interrare un po’ di acquitrinio
melmoso e putrescente e costruire magari anche un lungomare, non sia un gran danno, anzi
un atto di bonifica ambientale; queste strutture
portano qualcosa, forse molto alla città, che
attualmente è con le pezze al culo (la confutazione dell’assioma non modifica ovviamente
la certezza, anche mia, che “la Juve ruba”);
fare “appartamenti di lusso” all’ex Spero può
essere discutibile, ma pur sempre meglio che
tenersi per altri 50 una discarica arrugginita
multipiano in uno dei luoghi più suggestivi
della città.a me pare che la zone commerciale
di Corso Umberto sia piuttosto collassata di
suo e un po di movimento in zona sarebbe una
mano santa.
Comunque la mia opinione di anziano emigrato bisbetico non conta niente. La gioiosa macchina da guerra della società civile siracusana
s’è messa in moto, spalleggiata dalla paurosa
macchina alla ricerca del consenso perduto
della politica siracusana e, al momento, hanno
vinto su tutta la linea: bloccati entrambi i porti. Il degrado schifoso di quel pezzo di porto
resta intoccabile.
Il porto di Caltagirone è triplicemente bloccato. Il comune di Siracusa una cosa doveva fare: il prolungamento e consolidamento del
molo S. Antonio e non l’ha fatta. Risultato le
opere a mare bloccate. Le opere a terra sono
state bloccate per una “revisione autorizzativa
parziale” della Soprintendenza che evidentemente s’è pentita e si sta pentendo da tre anni.
A coronamento di questo successo popolare
s’è aggiunta la fortuna (che aiuta gli audaci
siracusani) col fallimento di Caltagirone.
Uno penserebbe a questo punto che le migliori
forze imprenditoriali della città e della regione, sorrette da una ferma volontà politica della
nuova classe dirigente cittadina, si fossero
mobilitate per prendere in mano il progetto e
portarlo a termine al posto della fallita Antica
Pia Acqua Marcia. All’appello mancano circa
50 milioni, non un miliardo. Uno penserebbe a
questo punto… ma sticazzi. Tutto fermo con
l’interramento del porto di Caltagirone mezzo
finito a impreziosire il Porto Grande e, domani, a sommare discarica a discarica. Il Cimitero Siracusa avanza…
Il progetto preliminare per l’ex Spero approvato nel 2009 (anche dalla Soprintendenza) è
stato poi bloccato dalla Soprintendenza
(sorretta dalla gioiosa macchina da guerra della Siracusa democratica e internettica) nel
2012 e poi è arrivato il piano paesaggistico
della Regione (fortemente invocato dalla
gioiosa macchina e dai suoi politici di complemento) a vietare ogni edificazione lungo il
porto. Cioè lasciare le porcherie che ci sono
adesso per sempre nei secoli dei secoli, amen.
Però è ingiusto che me la prenda tanto con la
gioiosa democrazia movimentista e feisbukkina. La rete pullula di fanculisti professionisti,
di ingenui, di cialtroni, di furbacchioni. E pullula dovunque. Non c’è un progetto in Italia (e
ve dice uno che nella vita si occupa professionalmente anche di questo) che non abbia una
selva di comitati locali internettici che denunciano quell’opera specifica come un immondo
scempio paesaggistico, naturale, umano e divino.
Quello che è mancato a Siracusa è stata una
classe dirigente forte, autorevole, capace di
sedersi al tavolo con le imprese che presentano progetti importanti e in assoluta trasparenza dire: questo si può fare, questo no. Gestire
il territorio, programmare lo sviluppo, così lo
chiamano quelli che parlano bene. Poi, assunte le decisioni più opportune per la città, in
linea con tutte le normative vigenti, andare
avanti e confrontarsi con tutti le opposizioni,
con coraggio, coerenza e la forza che viene
dall’essere rappresentanti del popolo eletti in
libere elezioni democratiche.
A Siracusa no. Si valuta, si decide, poi si tira
per le lunghe, poi si torna indietro. Il progetto
prima è ottimo, poi diventa un danno devastante per la città e si cambiano in corsa le regole. “Spero” (promitto e juro) da noi reggono
l’infinito passato, non il futuro.
Io non ho uno yacht e mai potrò permettermelo, non ho un albergo o un ristorante (il bar di
famiglia, il “Caffè della Posta”, è chiuso da
quasi 30 anni) e quindi se Siracusa diventa un
grande hub del turismo da diporto del mediterraneo o un Cimitero socio-economico pieno di
vecchi che attendono il trapasso, personalmente non mi cambia niente. Mi incazzo solo
vedendo la rovina della mia città, pazientemente costruita giorno per giorno in un delirio
di demagogia e mediocrità politica e amministrativa.
Solo questo.
(To be continued. Forse)
4
Domenica 7 settembre 2014
Opinioni
e repliche
Diventa una esigenza avere uno spazio che consenta a chi ci
legge di poter replicare o di poter dire la propria opinione su
quello che è già stato pubblicato dal nostro giornale. Naturalmente chiediamo repliche stringate, o comunque compatibili
con la necessità di dare visibilità a tutti.
cittadinisulwebcittadinisulwebcitt
Noi bistrattati Sos per villino E’ Maria show
Una petizione di iniziativa popolare indirizzata al Sindaco
pro tempore riguardante l’illuminazione in via Del Platano in
contrada Magrantino è stata firmata da 43 nuclei familiari su
61. Queste famiglie lamentano la mancanza di servizi pubblici essenziali quali: acqua, fognatura, illuminazione pubblica e bus di collegamento alla città. Famiglie abbandonate da
questa amministrazione e da tutta l’assise comunale. Questi
cittadini chiedono che almeno la strada di ingresso (via Del
Platano) sia illuminata garantendo una maggiore sicurezza.
Sappiamo già che il Sindaco dott. Garozzo ci dirà che non
c’è un becco di euro in cassa. Suggeriamo al Primo Cittadino
di usufruire dei contributi comunitari a costo zero per i servizi di pubblica utilità quali appunto acqua, fognatura, illuminazione pubblica in riferimento alla legge del 24 dicembre
2012 n. 228 art. 1 comma 125. Che fine ha fatto la scelta e la
selezione fatta dall’ing. Borgione sulla nomina degli Energy
Manager fatta l’11 Aprile 2014? Si dimentica il Sindaco che
tutte le città con popolazione superiore ai 50000 abitanti
hanno l’obbligo di legge (Patto dei sindaci) di dotarsi di un
Energy Manager per attingere ai fondi sopra citati. Spetta
all’amministrazione fare redigere all’ufficio tecnico un progetto con relativo importo di spesa e inviarlo all’ufficio competente. Qualora l’ufficio, per qualsiasi motivo, non sia in
grado di redigerlo può affidarlo all’Energy Manager ma non
dovrebbe essere il caso della nostra città vista l’alta professionalità delle persone che compongono l’ufficio tecnico.
Questa Giunta vuole dare un servizio a questa parte di città
di cui tutti si ricordano solo in periodo elettorale?
Mi rivolgo a tutta la classe politica siracusana affinché possa
aiutare questa comunità e alleviando il disagio sociale cui è
costretta. Nella zona c’è tanto bisogno di servizi e di sicurezza e perciò chiedo alle forze dell’ordine un servizio di prevenzione continuo nel periodo invernale in questo rione abbandonato dalla classe politica siracusana e perfino dall’AST
che rifiuta la collocazione di una fermata bus all’altezza di
via Del Platano, in contrada Magrantino.
Chiedo inoltre, visto il pericolo di gravi incidenti, che sia
posizionato all’incrocio uno specchio convesso al fine di migliorare la viabilità e la sicurezza.
Roberto Giuffrida
Vogliono abbattere una delle ultime ville Liberty di Siracusa, ubicata in una zona suggestiva della città, per costruire
tre palazzine.
Villino Abela, con la sua caratteristica torretta, rappresenta una pregevole testimonianza architettonica certamente
da tutelare.
A riprova del suo interesse artistico, la villa è stata ultimamente utilizzata, durante il mese di luglio, per effettuare le riprese di un film che verrà trasmesso da canale 5
nella prossima stagione.
La villa è immersa in uno scenario splendido per bellezza
naturale ...la latomia dei cappuccini...una delle poche zone
verdi di alto interesse storico ancora rimaste a Siracusa.
Si erge su un terreno in parte vincolato dalla soprintendenza ai beni culturali nel corso degli anni ’80 e a una distanza inferiore a 150 mt dal mare.
Nel marzo 2013 è stato richiesto alla Soprintendenza di
apporre il Vincolo Monumentale su questa villa secolare,ma la SOPRINTENDENZA di Siracusa ha dato parere
negativo relativamente al vincolo monumentale e coloro
che vogliono portare avanti questo scempio, si sono rivolti
all’ assessorato regionale ai beni culturali e all'assessorato territorio e ambiente relativamente alla legge Galasso
per ottenere una autorizzazione che rappresenterebbe un
autentico scandalo.
E’ veramente vergognoso voler distruggere e cementificare siti di tale bellezza della nostra città quando la stessa è
piena di appartamenti nuovi invenduti e di case fatiscenti e
disabitate che potrebbero essere ristrutturate e rigenerate.
Massimo Riili, presidente dell’Ance,sembra essere il titolare dell’impresa costruttrice e l’architetto Francesco
Pappalardo il progettista di questi tre palazzi,cioè un
consigliere comunale del Pd di questa città.
Ho recentemente posto in essere un convinto intervento a
difesa della Basile la cui rimozione e'caldeggiata oggi da
chi vuole continuare a cementificare la nostra bella Siracusa:ora la Soprintendenza batta un colpo e vincoli immediatamente il Villino Abela,evitando l'ennesimo scempio.
Fabio Granata
Non abbiamo apprezzato più di tanto le esibizioni di artisti in
programma per l'occasione dell'anniversario della Madonnina delle lacrime, ci è sembrata una caccia al facile consenso
e la Madonna non ne ha davvero bisogno e tanto meno ha
bisogno di amministratori, atei di fatto e di comportamenti,
che sono stati in prima linea in questi poco comprensibili
eventi. Non condividiamo le iniziative del rettore (quello
della rimozione della lapide che ricordava come il governatore pro tempore Cuffaro, avesse trovato fondi per completare il Santuario e per restaurare la casa di via degli Orti) che
con decine di giornalisti cattolici, o conduttori se vogliamo,
si è affidato a Salvo La Rosa (nella foto mentre presenta al
Duomo) che così oltre ad occuparsi della sua Sant'Agata ora
si occupa anche della Madonnina. Forse quando Maria ha
scelto di piangere a Siracusa pensava anche all'irreversibile
degrado della chiesa siracusana. Nelle celebrazioni c’era anche Italia con la fascia, in sostituzione del sindaco Garozzo.
Vitadacani No medaglie e/o convenzioni
E' stata una calda estate nel settore del randagismo. Abbiamo
letto sui giornali e su Internet attacchi frontali molto pesanti
contro coloro che hanno il compito di occuparsi di questo
fenomeno. Spesso sono stati attacchi infondati o pretestuosi,
altre volte sono giustificati proprio per i problemi che da anni si trascinano, senza soluzione, in questo settore. Ribadisco
ciò che ho scritto altre volte: il randagismo è un fenomeno
complesso e le cause sono diverse (mancanza di interventi
tempestivi, incisivi, coordinati e continuativi nel tempo da
parte delle forze dell'Ordine, dei Comuni, delle ASP e delle
associazioni; irresponsabilità dei cittadini che abbandonano
cani adulti e cucciolate, irresponsabilità di volontari animalisti che spesso tali non sono, irresponsabilità di chi dichiara
apertamente di essere contro la sterilizzazione e di chi offre a
cuor leggero cani e gatti delle cucciolate private in adozione, sete di denaro di chi vende cucciolate di cani di razza e
per finire di chi li vende e di chi li acquista senza capire la
responsabilità che assume e tanto altro), ma sopratutto è necessario convincersi che il randagismo non è localizzato in
maniera definitiva in una contrada, in un quartiere, o in un
solo Comune. E' un fenomeno che coinvolge interi Comuni
e Regioni. Chi pensa egoisticamente di risolvere il problema
sotto casa o sotto il proprio naso evidentemente non conosce
i cani o non vuole capire che i cani randagi possono anche
sostare in determinate zone ma sono animali liberi e si spostano, si uniscono in branchi oppure si dividono e si muovono per chilometri con molta facilità e senza concreta possibilità di controllo. Se per un attimo si pensasse di risolvere il
problema solo in un quartiere o solo in un Comune concentrandovi tutte le risorse umane ed economiche disponibili, si
farebbe un grave errore. Il randagismo va affrontato a 360
gradi con una attiva e forte collaborazione di tutti i soggetti
preposti (Prefetture, Comuni, Forze dell'Ordine, ASP, associazioni, e cittadini volontari). Gli interventi devono essere
assolutamente concordati e condivisi e soprattutto è necessario mettere in campo risorse umane competenti, senza pensare di ricevere poi medaglie al valore o gettoni di presenza.
Chi volontariamente si offre per dare il proprio contributo
alla risoluzione di questo fenomeno che presenta risvolti negativi nell'ambito della sicurezza e dell'igiene pubblica, lo
faccia ma......non per chiedere poi convenzioni! La “coperta
“
è
diventata
troppo
corta.
Elena Caligiore
5
Domenica 7 settembre 2014
Niente
ematologi,
vada
altrove
Così ha detto il medico del pronto soccorso, dopo ore di attesa, a una
nostra concittadina a rischio di vita. Tutta l’odissea fino al ricovero al
Garibaldi di Catania dove si scopre che anche le analisi erano sbagliate
Riceviamo e pubblichiamo:
Ciao, sono M. C. e voglio raccontare al vostro giornale la mia
odissea del 12 Agosto scorso.
Ho un abbonamento in piscina presso l'hotel Relax di Siracusa
e, come ogni pomeriggio dalle 13 alle 16, mi sono recata presso la suddetta struttura per fare un bagno e rilassarmi tra il
verde e il blu, prima però passo dal laboratorio di analisi di
viale Zecchino "Siracusa medica" per ritirare l'esito di un esame eseguito il precedente sabato. Dopo aver fatto un bagno
ristoratore e una bella nuotata mi stendo al sole e leggo le analisi....vengo assalita da un terrore misto a sudorazioni e agitazione: gli esami sono pieni di asterischi, non so cosa fare, data
l'ora il mio buon medico sarà a casa sua e andrà in studio verso le 16,30 non mi resta che aspettare e nel frattempo mi rendo conto che sono in pericolo di ictus o ischemie o di qualche
altra diavoleria che l'esame emocromocitometrico alterato rappresenta.
Alle 16,30 la mia amica Adriana che viene in piscina con me
mi accompagna dal dottore il quale mi spedisce di corsa in
ospedale con la richiesta di una visita ematologica urgente con
la seguente diagnosi: policitemia eritrocitaria. Il tempo di togliere il costume da bagno e mettere un pantalone e maglietta
e via verso l'Umberto 1°. Qui trovo un casino di persone, comunque entro e l'addetto alle accoglienze mi mette in codice
giallo...aspetti qui e aspetto lì con il cuore in gola perché mi
avrebbero dovuto fare un salasso secondo il parere del mio
medico curante...passa il primo quarto d'ora mentre la folla
entra ed esce in continuazione, ogni tanto qualcuno viene fatto
entrare in sala medica, un bimbo col dito rotto, un anziano che
ha le gambe molli a suo dire, entra anche una signora cubana
che ha un granello di sabbia nell'occhio. Parecchie persone
vengono ricoverate e quindi trascritte al computer, dalle 17 si
fanno le 18 ed io chiedo al tizio che sta al computer quando
potrò vedere un ematologo...mi risponde di stare tranquilla
seduta lì che mi chiameranno appena il medico di guardia si
libera...mah "i quarti d'ora passano a uno a due a tre" cantava
il grande Murolo ed io comincio a sentirmi male
(emotivamente, fisicamente mi sentivo stranamente bene), dico al tizio che ho bisogno di essere visitata e che ormai sono lì
da un'ora e più, intanto viene un padre col bimbo piccolo che
ha la febbre e passa, poi viene un extracomunitario e passa
anche lui, poi viene una donna di colore e viene visitata anche
lei, poi entra un tizio che ha un piede fasciato ed entra anche
lui per una medicazione...ed io? io devo stare lì ad aspettare...alle 19 mi chiamano ed entro nella sala medica mi dicono
di accomodarmi in una rientranza in cui un povero vecchietto
stava coricato contorcendosi e lamentandosi, io dovevo mettermi nel lettino accanto in cui facevano bella mostra delle
macchie di sangue...mi spingo nel corridoietto con la speranza
di farmi notare...nulla, mi passavano accanto come fossi stata
trasparente, chiedo a qualcuno quando potrò essere visitata ma
nemmeno ti rispondono...allucinante! alle 20 chiedo al medico
di guardia che puzzava ancora di libri e di studi se per caso
doveva essere lui a visitarmi, guarda con aria di sufficienza la
ratorio di analisi che ha sbagliato tutto, scusa se mi sono dilungata, se vuoi posso farti vedere gli esiti dei due prelievi.
M. C.
richiesta del mio medico e mi dice che lì all'Umberto 1°
non ci sono ematologi e tanto meno un reparto di ematologia, il mio medico aveva sbagliato a mandarmi lì...ma vi
rendete conto in che mani siamo? allora ho chiesto se potevo andarmene e lui mi ha detto di si che dovevo andar
via...che se volevo essere vista da lui dovevo aspettare almeno altri 10 pazienti...sono uscita disgustata da quel posto
schifoso e la mia amica Adriana correndo a velocità mi ha
portato a Catania al Vittorio Emanuele...qui un altro pianeta...all'accettazione mi hanno accolta subito e mi hanno misurato la pressione, mi hanno fatto sedere e dopo 10 minuti
mi hanno portato in una sala medica dove un dottore si è
occupato di me mentre una infermiera monitorava la mia
pressione. dopo l'anamnesi mi hanno tolto del sangue per
fare le analisi da comparare con quelle che avevo portato io
da Siracusa...mi hanno fatto distendere su una comoda poltrona in una saletta dove ho aspettato un paio d'ore e alle
24,59 una infermiera ha urlato il mio nome e sorridendo mi
ha detto: signora le analisi sono perfette, lei non ha nulla.
Non volevo crederci e mi ha risposto che le analisi del
pronto soccorso del Vittorio Emanuele sono precise...allora
posso andare a casa, posso mangiare? faccia quello che
vuole....alle 01,18 abbiamo lasciato l'ospedale e ci siamo
tuffate nella movida catanese...alle 3,30 rientravamo a Siracusa, che peccato che una gran bella città sia così persa...
Caro Salvo, oltre l'ospedale è da denunciare anche il labo-
Sono basito come credo lo saranno i lettori. Ovviamente la
protesta è ampiamente documentata e l’avvocato di M.C., Fabio Spicuglia, ha già avvertito il laboratorio di analisi e la
direzione generale dell’Asp che la sua assistita si tutelerà nelle sede giudiziarie più opportune. Sono basito dicevo, ma questo è l'Ospedale Umberto I di Siracusa. Di episodi raccapriccianti possiamo raccontarne decine. Maleducazione, ignoranza, cattivissima igiene, assistenza ospedaliera carentissima...come fossimo in un ospedale di quarto mondo, ammesso
che nel 4 mondo,oggi possa esservi una struttura che si qualifica ancora ospedaliera e che non lo è affatto.
PRONTO SOCCORSO INESISTENTE !!!!
Quello che è successo a te succede giornalmente a decine di
persone che hanno l'infelice idea di andare al pronto soccorso
dell'Umberto I. Normalmente c'è l'invasione dei migranti ma
anche quando non ci sono migranti le condizioni sono pessime, i tempi incompatibili con “un pronto soccorso” che non è
“pronto” e non è, assolutamente “un soccorso”. Tu hai avuto
la fortuna di avere una amica che ti ha condotto al Vittorio
Emanuele di Catania. Pensa chi non ce l'ha e deve stare ore
ed ore ad aspettare il nulla...come la risposta che ti hanno
dato.
Servono a qualcosa le nostre denunzie? No, non servono a
niente.
L'Ospedale Umberto I fa solitamente spallucce: non c'è personale, la direzione sanitaria non funziona etc.
La Procura della Repubblica temo che si sia rassegnata alla
illegalità dell'assistenza sanitaria.
Scrivere ai Carabinieri o alla Polizia è ormai un esercizio
sempre meno praticato. Non serve a niente, ammesso che ci
sia qualcuno che trascrive la tua denunzia. Buon per loro, meno per noi.
Interessare la Politica regionale è oramai una barzelletta.
Pensate ai personaggi, alle interrogazioni a getto continuo
che non servono a niente, neanche a riempire i giornali.
Che fare allora? L'unica rete credibile è quella degli amici,
delle persone vicine, che possono darti un consiglio, come
quello che hanno dato a te. La Repubblica Italiana è andata,
per non parlare della Sicilia e di Siracusa: venti anni di farabutti l'hanno stroncata di brutto. Siamo tornati al medio evo,
senza stato,senza strutture pubbliche. La politica serve soltanto a derubarci dei nostri miseri stipendi, pensioni etc. Un precipizio dovuto alla politica ladrona che ha dissanguato lo Stato a danno di tutti per favorire pochissimi, Ecco il risultato.
Ma il castello è castello?
stello Eurialo?"edito da Arnaldo Lombardi che ci autorizza ad estrapolarne alcuni brani. Chiediamoci dunque chi
furono per quasi due secoli i responsabili della politica
siracusana: Dionigi l°, Dionigi 2°, Timoleonte, Agatocle,
Pirro, Gerone 2° (coevo di Archimede), e Geronimo. Cediamo la parola a Sergio Caciagli, il quale in apertuna
avverte: “Ai giovani siracusani, specialmente agli studenti
delle Scuole superiori e dell’Università. L’esempio del passato è prone per il futuro”.
Aldo Formosa
Travolti dalle nostre giornate e dalle problematiche di cui fa
le spese la nostra città, le notizie riguardanti "quella” Siracusa sono ormai sommerse nell'oblio. Lo storico Sergio
Caciagli, con un lavoro di ricerca degno della massima lode, ci ha dato lo svegliarino con "Il Castello Eurialo è il Ca-
Premessa.
Il complesso di rovine situato a poca distanza dal poggio di
Belvedere (Siracusa), correntemente è detto "Castello Eurialo"; questo nome è giustificato?
Prima di entrare in merito, due osservazioni, a) Come il
nome "orecchio di Dionisio" si deve al pittore Michelangiolo di Caravaggio quando
visitò la famosa grotta guidato
dall'archeologo Mirabella1, similmente il nome ufficiale di
"Castello Eurialo" si deve agli arche-ologi Holm e Cavallari che2 così lo chiamarono nella loro "Topografia Archeologica" .
b) Comunemente si afferma che questo Castello fu costruito dal Tiranno Dionisio. Lo storico greco Tucidide nella
sua "Storia della Guerra del Peloponneso", in vari episodi
dell'assedio ateniese di Sira-cusa (416-413 a.C.), menziona
questo castello, già esistente all'inizio del conflitto. Dionisio, il futuro tiranno, nacque nel 430 a.C.3ed è difficile vederlo, a 10-15 anni, costruttore di castelli!
Il dilemma è evidente: o quelle rovine non sono il Castello
Eurialo o la costruzione non fu dovuta al tiranno.
Siracusa nell'antichità greca classica era situata, come oggi,
sulla isoletta di Ortigia e su un contiguo, adiacente, modesto altopiano grossolanamente somigliante alla figura geo-
metrica detta settore circolare" II lato curvo corrisponde al
tratto di costa ad est tra Santa Panagia e Ortigia, il vertice
all'estremo occidentale dell'altipiano a poca distanza (1.000
metri ad Est) dal colle di Belvedere I due lati con un andamento generale rettilineo (in realtà si tratta di linee spezzate) vanno dagli estremi Nord e Sud del lato curvo al vertice situato nel punto in cui i due orli si avvicinano tra loro.
Solo poche decine di metri li separano.
Il lato Nord è costituito da una balza, un dirupo continuo, dal
vertice a Santa Panagia, balcone prospiciente la piana della
Targia con la costa della Marina di Melilli. Il lato Sud incernierato al vertice con quello Nord, è costituito da una analoga balza, strapiombo continuo sulla vallata dell'Anapo. Ai
piedi di questa balza, fino al mare del Porto Grande la pianura dell'Anapo era ricoperta in epoca greca da una palude detta, probabilmente, Lysimelia. Nel suo lato orientale lo strapiombo si va attenuando facilitando il deflusso delle acque
del-l'altopiano al mare. Oltre il vertice, posto nella strozzatura dell alto-piano, procedendo verso Ovest il rilievo continua
e dopo aver formato il poggio di Belvedere si salda prolungandosi e allargandosi con uno sperone dei monti di Melilli,
i famosi Crimiti, il Tymbride dei Greci. Sulla sommità del
poggio di Belvedere da molti anni la Marma Militare ha impiantato un semaforo (188 m s.l.m.).
Tutte le vie di comunicazione terrestri tra la zona a Nord di
Siracusa (Targia, Magnisi, ecc.) e quella a Sud (Porto Grande, Val d Anapo Cassibile Avola, ecc.) e naturalmente quella
dall’interno dell’isola, a Ovest, dovevano necessariamente
attraversare questo passaggio obbligato, sulla "schiena d'asino" compresa tra il vertice innanzi no-minato e la sommità
del colle di Belvedere.
6
Domenica 7 settembre 2014
La risata coinvolgente
Così ricordiamo Nino Consiglio. Protagonista politico
assoluto nella nostra città, in provincia e all’Ars
Da poche settimane, nell'agosto 2014, si è spento Nino Consiglio, ex deputato regionale del PCI-DS-PD. Ex segretario
provinciale del PCI, ex segretario della CGIL, vicesindaco di
Siracusa.
E' inutile continuare nella elencazione dei tanti incarichi ricoperti da Nino Consiglio, basti dire, più semplicemente, che
la storia dei comunisti di questa provincia e poi di quello che
sono diventati (DS, PD), lo ha visto come il più importante
ed amato esponente. Ed in questa veste è stato un protagonista politico assoluto nella nostra città e provincia,ma anche
in sede regionale dove ha ricoperto per anni il ruolo di capogruppo parlamentare del PCI all'ARS.
Come era davvero Nino Consiglio?
Un politico – tra i pochissimi – che alla politica credeva davvero, come ai valori ed alla storia del suo partito. Mai me-
diocre, mai assente, mai svogliato, anzi, oratore appassionato, accanito, sanguigno, violento, quando si accendeva su
temi che sentiva fortemente. Ed era questo il tratto più
amato dai suoi compagni di partito e meno apprezzato, immagino, dai suoi avversari.
Ma era fatto così. A costo di rimetterci politicamente.
Scompare, purtroppo, ancora giovane. Colpito da un male
incurabile di cui era cosciente. Si era appartato da anni in
compagnia del suo male e dei tantissimi amici che non lo
avevano certo dimenticato, a riprova che l’amicizia, l’affetto vengono prima della politica..
Alla amatissima moglie conosciuta sin dai tempi della
scuola, ai due figli, nuore e nipoti, le condoglianze di questo giornale che lo ha ospitato tantissime volte con interventi ed interviste.
NB. Una nota
personale. Di
Nino Consiglio sono stato
amico per
quasi 50 anni!
In diversi
campi politici,
spesso con
diverse valutazioni di fatti e personaggi, ma sempre amici : lui con la
sua grande ironia (e risata) che sapeva alternare ai discorsi
politici più seri ed appassionati, alle valutazioni su uomini e
cose. Parlavamo molto al telefono anche, se non soprattutto,
divertendoci. Addio caro Nino mancherai a me come a tantissimi tuoi amici e compagni.
Servizio idrico: Profumo di lardo
Con faccia tosta degna di nota si ripete la strada di gestione in house che
ha portato al fallimento di Sai8 e Sogeas, sembra l’ennesima porcheria
Sulla gestione del servizio idrico, l'assessore
alle Infrastrutture, Gianluca Rossitto, ha
rilasciato la seguente dichiarazione:
Dallo scorso maggio l’Amministrazione è
impegnata nella ricerca ed attuazione di soluzioni tecnico-amministrative idonee ad assicurare che il servizio idrico integrato
nell’ambito della città di Siracusa prosegua
senza interruzioni. Un lavoro che nel volgere
di poche settimane porterà i primi frutti. Alle
difficoltà legate all’urgenza ed imprevedibilità degli eventi che hanno messo a rischio la
gestione, si è aggiunto un quadro normativo
assai confuso, che non ha ancora raggiunto il
definitivo assetto, specie in tema di competenze e perimetro degli ambiti geografici delle gestioni, che il Legislatore regionale tarda
ad approvare.
L’azione amministrativa posta in essere tiene
conto anche di questo altrettanto essenziale
aspetto e - riacquisite le reti e gli impianti –
tende a raggiungere, per fasi, i seguenti
obiettivi: garantire riacquisite le reti e gli
impianti – tende a raggiungere, per fasi, i
seguenti obiettivi: garantire la prosecuzione
del servizio, secondo livelli e standard pari a
quelli previsti per il servizio a regime ordinario; mantenere i livelli occupazionali antecedenti alla gestione SAI 8; ridurre le tariffe;
gestire in forma mista o in house, a seconda
delle determinazioni che saranno assunte in
sede legislativa A breve, cioè entro settembre, si potrà apprezzare in termini di definitivo raggiungimento di tutti gli obiettivi
l'azione qui sinteticamente descritta alla
quale, come ha più volte sottolineato il sindaco, molti hanno dato un contributo essenziale. A monte di ogni azione amministrativa, sta il più delle volte una scelta tra
più opzioni. Essa deve, inoltre, trovare riscontro negli atti amministrativi e va misurata in termini di
risultati. L’analisi critica, deve
perciò svilupparsi solo ed esclusivamente intorno a ciò. Sono e
resto quindi disponibile al dibattito e confronto pubblico,
anzitutto in sede
di consiglio comunale, secondo
l’approccio metodologico appena descritto che, spero tanto, s’imponga come tratto distintivo di ogni
discussione intorno a questo come dei futuri punti programmatici di governo dell’Ente”.
Gianluca Rossitto
Gli obbiettivi sono, dunque:
1.garantire la prosecuzione del servizio,
secondo livelli e standard pari a quelli previsti per il servizio a regime ordinario;
2.mantenere i livelli occupazionali antecedenti alla gestione SAI 8;
3.ridurre le tariffe;
4.gestire in forma mista o in
house, a seconda
delle determinazioni che saranno assunte in
sede legislativa
Mi sento di osservare. Sul punto 1 oltre la prosecuzione inserirei il miglioramento della qualità del servizio,
ridotto ad una
semplice esazione di tributi, con gestioni
“tecniche” molto molto carenti.
Sul punto 2 cercherei di essere più preciso:
mantenere in servizio chi già lavorava nel
servizio idrico (SAI 8). Si sentono tante vo-
ci! L'eterno ricatto agli occupati, ma anche
nuove assunzioni, nuovi dirigenti etc. Vedremo. E' un campo delicato dove negli anni
trascorsi si sono consumate le peggiori zozzerie che hanno fatto fallire prima Sogeas e
poi SAI 8.
Sul punto 3 piena condivisione. Alle spalle
dei contribuenti sono stati scaricati i costi
delle clientele dei vari ras comunali (che è
inutile ricordare). E' l'ora del nuovo ras?
Sul punto 4 credo di sentire l'ennesima porcheria. Ancora gestioni in house (o mista
privato-comune) che significa ricadere pari
pari negli errori che Garozzo ha detto di voler cancellare per tutta la campagna elettorale. Le storture di questi anni non sono servite a niente?Il profumo del lardo è troppo
forte per questa amministrazione? Buon
viaggio. Del resto era stato anticipato: non
una IGM ma tante IGM!.
NB: Se ci fosse una sinistra o una destra
all'opposizione tutto questo non avrebbe luogo. Devo ricordare che gli unici oppositori
sono recentemente scomparsi: Di Giovanni
e Consiglio. Non è rimasto nessuno e l'unico
che potrebbe farla l'opposizione è impegnato
in sede regionale a dirigere un assessorato.
..tanto il Consiglio comunale approva
Ecco il gongolante comunicato dell’ufficio stampa sul Consiglio comunale che approva tutto, anche gli asini che volano. Approva senza garanzie per i 150 lavoratori a rischio, si
fida e si affida. Insomma rinuncia al suo ruolo. Ci sono anche pochi consiglieri che resistono, ma sono appunto pochi,
sembra davvero un Consiglio bulgaro. Leggiamo:
Con 21 voti favorevoli, 5 contrari ed 1 astenuto, il Consiglio
comunale ha approvato e resa immediatamente esecutiva la
convenzione con il Comune di Solarino per la gestione in
forma associata del servizio idrico.
Il provvedimento assegna il ruolo di capofila a Siracusa, dove avrà anche sede l'associazione, e all'assemblea dei sindaci
le attività di indirizzo e programmazione. Prevede, tra l’altro, che il personale assegnato deve essere già in servizio
nelle due Amministrazioni; affida a ciascun Comune le competenze finanziarie e la verifica nei rispettivi territori della
regolarità del servizio; prevede che la gestione venga data
in concessione a un privato, mentre ciascun Comune risponderà in solido di “eventuali responsabilità accertate relativamente alle procedure per l'individuazione del concessionario”.
L’adozione dell’atto è stata preceduta dagli interventi di alcuni consiglieri ( Firenze, Castagnino, Princiotta e Rodante ) che hanno contestato la competenza in capo al Consiglio
e la sua stringatezza nonché, in caso di sua approvazione,
l’eventuale invalidità del bando sulla gestione idrica, avendo quest’ultimo preceduto il primo e non viceversa. I consiglieri Firenze e Castagnino, inoltre, hanno sostenuto come il bando sulla gestione idrica in forma associata sia illegittimo in quanto non pubblicato sulla Gazzetta ufficiale
europea, mentre dubbi sono stati sollevati sul numero dei
dipendenti da assumere, passati da 74 a 85, nonché sulle
tariffe rispetto alla precedente gestione. Favorevolmente,
invece, si sono espressi i consiglieri Castelluccio, Di Lorenzo e Acquaviva.
Per l’Amministrazione è intervenuto l’assessore alle Infrastrutture Gianluca Rossitto, che ha ribadito la legittimità
amministrativa del provvedimento attesa la presenza di tutti
i visti di regolarità tecnica e contabile, mentre nel merito
dell’atto ha parlato di “usualità” dello schema di convenzione.
Sul bando di disponibilità, invece, Rossitto ha escluso profili di illegittimità per non avere fatto ricorso alla procedura
europea in quanto l’Amministrazione “ha scelto l’iter
dell’avviso pubblico di manifestazione di interesse e per la
prima volta ha posto requisiti e condizioni di partecipazione molto stringenti, dal fatturato alla maturata esperienza
d’impresa, dall’assunzione di personale già impiegato
all’obbligo del ritrasferimento delle quote al termine
dell’affidamento”.
Nel dibattito è poi intervenuto il sindaco, Giancarlo Garozzo, che ha parlato di “Atto di buon senso nell’emergenza in
corso, di assenza di alternative allo stesso, di unico strumento per assicurare continuità di servizio e tutela dei lavoratori”. Nel merito del bando, infine, ha difeso la bontà della gara negoziata che “Ha permesso a ben 5 imprese di fare una
proposta” mentre la possibilità del rinnovo oltre l’anno fino
a 3 anni “E’ stata dettata dalla preoccupazione che la Regione non vari per tempo una legge di riordino della materia,
con possibili ulteriori disagi alla scadenza”. Sulle tariffe, infine, il Sindaco ha ricordato la riduzione, rispetto alla gestione precedente del costo al mc, delle spese di allaccio alla rete
idrica e di installazione del contatore.
Morale della favola? Niente acqua pubblica, ma una nuova
Sai8, questa volta vicina a Garozzo-Foti. I 150 lavoratori
della ex Sai8? Almeno la metà sono a rischio, nel silenzio
totale di chi aspetta di avere l’amico che lo salva e lo sistema nell’elenco dei dipendenti fortunati, magari a discapito
del collega che oggi non fa parte della cordata vincente. E
poi tanto altro, consulenze, manager e chi più ne ha più ne
metta. Lardo appunto.
7
Domenica 7 settembre 2014
La Giunta Garozzo è una pena
Maurizio Landieri: Quando avevo 15 anni parlavo male dei notabili
democristiani dell’epoca. Mai avrei immaginato che li avrei rimpianti
Maurizio Landieri, quasi un anno e mezzo di giunta Garozzo. Il tuo personale
giudizio?
Quando avevo 15 anni parlavo male dei
notabili democristiani dell’epoca. Mai
avrei immaginato che li avrei rimpianti.
Questo è il risultato più eclatante dell’azione amministrativa di Garozzo. Una pena
infinita. Ed il peggio deve ancora venire.
Mi sembrano evidenti deficit di trasparenza sul bando di igiene urbana, sulla
gestione del servizio idrico, sulle navette
elettriche…
Sembrano cose ammantate dalla leggenda.
Cose di cui tutti parlano ma che nessuno ha
visto, a parte le navette elettriche, che ho
preso. Carine, ma si muore dal caldo. Invece parliamo di cose fondamentali. L’igiene
urbana, il servizio idrico. Qualcuno pensa
che bastino due navette e tre solarium per
passare alla storia come grandi amministratori. Ci vuole ben altro. Innanzitutto la trasparenza.
Questi componenti della Giunta che sui
social non parlano, o bannano, tutti
quelli che non sono d’accordo con loro?
Sono stato bannato anche io, da più di uno
di loro. Nel momento in cui Bertinotti annuncia di essere diventato liberale, qualcuno preferisce metodi stalinisti. Ce ne faremo una ragione.
Queste toppe a corso Gelone sono la metafora…
Mi ricordano un vecchio film con Nino
Manfredi ed il nostro grande concittadino
Salvo Randone. Manfredi venne scambiato
per un gerarca fascista. E gli mostravano
cose meravigliose, ma inesistenti. La città è
allo stremo e rattoppiamo corso Gelone
perché non ci sono i soldi per rifare la pavimentazione. Il ponte della Targia è agonizzante, le scuole cadono a pezzi. La città è
sporca. Ma abbiamo le navette elettriche i
solarium e le toppe a corso Gelone.
Salvo Salerno ha scritto che il Maniace è
andato dallo “stupor mundi” allo
“stupor ottundi”
E qual è la cosa sorprendente? Dopo aver
visto le Ferrari al teatro Greco, il Teatro
comunale dato a Dolce e Gabbana, Piazza
Duomo ai miliardari in Ferrari, cosa ci
aspetterà in futuro?
L’intimidazione alla Princiotta?
Atto vile. Solidarietà totale a Simona. Vor-
remmo che si facesse luce presto. E che si
scoprisse presto chi e cosa c’è dietro. E che
magari qualcuno andasse in galera.
Questi centri di accoglienza per immigrati..
Follow the money, diceva Falcone. Chi ci
guadagna, e quanto? E’ tutto lì.
Quelli della Civetta non hanno restituito il
Premio Francese
I processi si fanno nei tribunali, non nei giornali. I giornali creano mostri, a volte.
Alla Porta Spagnola l’ufficio informazioni
non c’è più. Ci sono drink.
Sarà la nuova politica dell’Amministrazione.
I turisti, anziché informarli, li dissetiamo.
Chi vuoi libero Gesù o Barabba?
Gesù, nel senso dei tanti “poveri cristi” miei
concittadini a cui stanno togliendo anche la
dignità. Vorrei che quei poveri cristi fossero
liberi, invece sono prigionieri, della crisi
economica, delle tasse allucinanti che non
sono diminuite, anzi. E vorrei che Barabba,
per quanto pentito, qualcosa pagasse per
quello che ha fatto.
E succede che uno così diventa sindaco
Riprendere a scrivere dopo la pausa delle ferie agostane ti fa
sentire angosciato perché il foglio bianco che hai davanti e
sul quale dovresti scrivere, sembra guardarti in faccia e dirti:
“……e allora “! Che vuoi scrivere? Pensi sia cambiato qualcosa in questi venti giorni di pausa??? Come non dargli torto
a questo irriverente e provocante foglio di carta che riga dopo
riga, ti lancia la sua sfida invitandoti a macchiarlo di nero o
di blu, lasciandogli la liberta di segnarti in rosso gli errori
che mano mano vai commettendo. Mi aspettavo che anche sotto la parola “Siracusa” si materializzasse il rosso errore, invece no! Neanche il computer ne vuol sapere di perdere tempo
con una Città che è diventata un grande orologio che segna il
tempo che passa. Banale e sempre uguale.
Così appare Siracusa a chi la guarda senza partigianeria. E
se di giorno, con la luce del sole, con la gente per strada sembra quasi di vivere una città normale, di notte tutto cambia.
Durante i giorni della settimana le strade diventano deserti
nei quali corrono cartacce e lattine di birra vuote sospinte da
quel vento di scirocco che non vedi, ma senti addosso alla tua
pelle, caldo e appiccicaticcio. Di notte vive un po’ Ortigia attraversata da turisti e siracusani alla ricerca di qualcosa o
qualcuno che alla fine si traduce in un bar, un tavolino
e….nulla più. Il mio foglio bianco mi sta guardando perplesso, stupito e non dice nulla nell’attesa che io scriva
chissà che. Io di Siracusa potrei scrivere solo bene perché
è la mia Città, il luogo del mio vissuto, l’angolo del mondo
dove ancora sogno il domani…. E mi viene da pensare
che…..senza i siracusani potrebbe essere un luogo più bello di quello che oggi è. Ecco, i siracusani! Siamo un popolo che non gli sta mai bene niente. Amiamo farci governare
da furbetti che ci abbindolano come vogliono o da stupidi
che noi pensiamo di abbindolare come vogliamo. Preferibilmente ci piace che siano gente che viene da fuori provincia a spolparci come fa il cane con l’osso; godiamo
dell’essere vittima del destino, sfortunati, piagnucoloni e
sempre in attesa che qualcun altro ci tolga le castagne dal
fuoco. Ogni tanto qualche siracusano si fa intraprendente,
ma prima o poi scopriamo che era uno che fregava il Comune, la Provincia che non c’è, la Regione che fa finta di
esserci e se è proprio bravo, frega anche lo Stato. Però,
come si dice? Di solito le Bellissime Canaglie attraggono
gli sguardi e i cuori femminili, per i siracusani, la predominante del cromosoma femminile che aleggia in tutti noi,
ama quindi le canaglie. E di canaglie in giro per Siracusa ce
ne sono tante! Nel mio piccolo potrei scrivere un’enciclopedia ma mi limito a dire che nella politica e attorno a ciò che
in essa ruota, vi è grande fonte d’ispirazione di nomi e di
fatti. Ovviamente scopro l’acqua calda. So che tutti noi siamo consapevoli di essere governati male e il massimo che
sappiamo fare come reazione è di non andare a votare che
poi succede che, uno come a Garozzo, siracusano doc, diventa sindaco con 15000 voti di preferenza e siccome siamo
sempre lì a lamentarci, escludendo l’Assessore Italia e qualche altro amico intimo del sindaco, il giorno dopo ci sono
circa 115000 siracusani su 100000 residenti che vorrebbero
che Garozzo andasse via. Incontentabili! Dopo avere sguazzato dentro questo foglio bianco imbrattandolo di parole e
tratti che potevo anche risparmiarmi, sarebbe bastato che
richiamassi il ritornello di Dino Cartia: Siracusa persa era
e persa sarà. Mi sembra comunque un po’ pochino perché io
preciserei che si persa era, ma è persa oggi e persa sarà domani.
Enrico Caruso
Intitoliamo il ponte Targia a Frontino
Pepè Genovese: Quindici milioni del risarcimento dovuto dal Comune ad
Open Land potrebbero così essere utilizzati per il recupero della struttura
L’estate sta finendo. No. Forse sta cominciando solo ora. Mai tante incertezze, a mia
memoria, in cosi tanti aspetti della vita quotidiana. Ma il mondo va avanti ugualmente.
Mi tolgo gli occhiali e guardo le cose ad occhio nudo: i pulmini a movimento elettrico,
in giro da qualche giorno, potrebbero diventare un simbolo del modo nuovo, moderno e
adeguato in cui si debba muovere la città nel
prossimo futuro. Senza più quegli sconnessi
autobus, dismessi a Palermo o a Trapani,
fatti girare qui da noi, da un’Ast oramai, in
toto, da museo regionale. Un vero, inutile e
clientelare retaggio di prima repubblica. Secondo me Garozzo junior l’ha azzeccato.
Ed è giusto che gli venga detto. Polemizzare
con lui a priori lo costringe ancor di più al
suo mentore. Mentre è ovvio che l’amministrazione e la città dovranno sopravvivere a
tutti noi. Il mondo cambia in modo forse
non proprio genetico ma si rinnova continuamente in una delle sue possibili infinite
ed equilibrate combinazioni. Il giorno dopo
le elezioni amministrative, acquisitone il
risultato, dovrebbe suggerire a tutti di non
pensare temporaneamente a fare campagna
elettorale. Dalla “Protesta alla Proposta“,
torno a leggere da qualche parte. E una
proposta alla amministrazione comunale la
voglio fare anch’io. Ci siamo abituati già
ad avere preclusa ai mezzi pesanti l’uscita
nord della città. I pullman per Catania, aereoporto compreso, sono costretti a fare il
giro largo ed accedere all’autostrada da
Siracusa Sud; allungando il percorso e
quindi i tempi di percorrenza. Ho letto che
per ricostruire il viadotto di Scala Greca
per Targia servono all’incirca 15 milioni di
euro. Se, come si sente dire, l’attuale assessore ai lavori pubblici dovrebbe, tra le altre
cose da fare, ricercare nel bilancio comuna-
le i 30 milioni necessari per risarcire la società Open Land del danno ricevuto dal Comune secondo il verdetto del CGA regionale. Ebbene 15 di questi milioni potrebbero
essere destinati al ponte. A fronte di una riduzione del risarcimento il viadotto verrebbe
intitolato al geom. Frontino. Un modo assai
semplicistico:15 milioni, in fondo, sono il
valore di due o tre delle tante palazzine costruite in giro e rimaste invendute. Guardare
gli attuali giovani amministratori con un po’
di fiducia, legittimandoli sul campo per quello che fanno, potrà servire a farli affrancare
da origini che ad alcuni possono ora apparire
anguste. Lasciamo stare il come sono arrivati, ora appartengono alla città e se non avranno preconcetti, nei loro confronti non debbono esercitarsi pregiudizi.
Pepè Genovese
8
Domenica 7 settembre 2014
contromano
E’ la mia ultima notte a Siracusa e Tremmilia brucia di incendi sciroccosi che per tutta la giornata sono stati spinti dal
vento e dal caldo.
Non sono stato bene quest’estate, sarà che sto diventando
retico (cioè più retico del passato), sarà che ho avuto tanti
fastidi, sarà che la mia città m’è sembrata più triste e povera
e sporca e disorganizzata del solito al punto da spingermi a
scrivere quel “Cimitero Siracusa”, che forse avete letto in
una della pagine precedenti di questo numero dei Fatti.
Eppure forse sono ingeneroso, forse non ho visto alcuni buoni segnali. In realtà questa estate, a occhio, abbiamo fatto il
pieno di turisti, ci sono state moltissime iniziative di spettacolo e culturali che non si vedevano da anni, il mare della
città è stato restituito ai Siracusani con le molte piattaforme
create a Ortigia e fuori da Ortigia, i bar e i ristoranti erano
pieni, molti nuovi, hanno attivato perfino i bus navetta in
Ortigia (l’ho preso e funziona).
Forse banalmente non mi ritrovo più fino in fondo in
una città dove gli amici che non ci sono più cominciano ad essere troppi (la morte di Nino Consiglio
m’ha addolorato profondamente, peraltro a poche settimane da quella di Ettore Di Giovanni), forse comincio a sentirla estranea questa città a cui comunque
appartengo e che sovente detesto.
Ho pubblicato anche quest’anno su feisbuc la galleria
delle schifezze “fiorite” attorno ai cassonetti di Tremmilia, segno di una porcheria che non conosce crisi
(e, ovviamente non solo a Tremmilia, vicino casa
mia), segno di una inciviltà di noi Siracusani che continuiamo a preferire di lasciare il divano a tre posti (le
sedie, le cassette di frutta, l’ondulato di amianto, comodini, reti, pensili di cucina, computer rotti, elettrodomestici e quant’altro) accanto ad un cassonetto
piuttosto che fare quello che ho fatto io.
Perché io l’ho fatto.
Ho pensato che la colpa non fosse nostra, di noi incivili siracusani, ma dell’amministrazione, del servizio,
della solita IGM. Se la gente non sa dove lasciarli i
suoi mobili vecchi, ho pensato, resta incivile ma alla
fine non ha tutti i torti.
Ma da vecchio cronista ho voluto verificare. Ho cercato su google “smaltimento di rifiuti ingombranti
siracusa” e subito ho trovato la pagina http://
www.comune.siracusa.it/index.php/it/gli-uffici/214-settoreambiente/raccolta-differenziata/raccolta-differenziatacassibile-2012/differenziamo-cassibile/conferimento-di-altre
Non ci capita spesso osservare il bicchiere come fosse mezzo pieno, esercizio mentale difficile per un cronista votato alla critica, la ricerca del senso dell’obiettività però rende
necessario tentare di provare a cambiare il
punto di osservazione solitamente utilizzato
per fare le cosiddette “pulci” ad ogni argomento. Quale migliore occasione quella che
ci offrono gli ultimi scampoli di stagione che
da noi è stata veramente rovente, senza un
giorno di pioggia per lavare le strade ormai
maleodoranti. L’estate sta finendo, diceva la
vecchia canzone dei Righeira, noi vogliamo
salutarla in maniera insolita guardando in positivo alcune attività dell’amministrazione
comunale, comprese quelle che meriterebbero
un supplemento di critica. Siracusa è diventata
un po’ Roma e Giancarlo Garozzo è diventato un po’ Matteo Renzi, anzi è più Renzi dello stesso Matteo. Al massimo si può eccepire
che i due “amici” sono divisi solamente dal
fisico ma in tutto il resto sono proprio simili,
nel senso che intendono la politica e il modo
in cui si amministra allo stesso modo. Un
esempio: quando mai un sindaco di Siracusa
avrebbe trovato il coraggio di scontrarsi con
le organizzazioni sindacali? Garozzo c’è riuscito. Gli mancano le tante donne con lui al
governo, ma riesce a portare a casa ugualmente i risultati sperati. Anche se a qualcuno
non piace il sistema usato da Garozzo, non si
può nascondere che riesce ad avere efficacia
in molte occasioni. Fino ad ora, con diverse
critiche avanzate anche da compagni di partito, non sensibili e increduli al verbo renziano.
Lo sparuto gruppo di oppositori che albergano
in Articolo 4 e nell’NCD formato Vinciullo
non riesce a fermarlo, solo a ritardargli il
cammino verso l’obiettivo, come nel caso
dell’appalto a privati (per un anno) della gestione della rete idrica integrata, recentemente
passata al vaglio del consiglio comunale. Tutto merito della solida maggioranza che il sindaco di Siracusa, da oltre un anno, riesce ancora ad avere dalla sua parte ogni volta che si
rende necessario. Come Renzi procede a colpi di maggioranza e arriva all’obiettivo senza
perdere una sola occasione. Quasi da non
Partire è
un po’
rinascere
-tiplogie-di-rifiuti.
E in quella pagina ho trovato subito scritto:
“Il Centro Comunale di Raccolta (CCR) è un'area attrezzata dove i cittadini possono portare i materiali riciclabili
(anche voluminosi come ad esempio gli imballaggi in cartone), i rifiuti ingombranti e i rifiuti urbani pericolosi. Il CCR
del Comune di Siracusa si trova in via Elorina n. 170. E'
aperto tutti i giorni, dal lunedì al sabato, dalle ore 8.00 alle
ore 13.00. Il martedì e il mercoledì é aperto anche il pomeriggio, dalle ore 15.30 alle ore 18.30. La domenica dalle 7.30
alle 12.30”.
Non è possibile, mi son detto, sarà una bufala. Le solite cose
come le fermate dell’autobus per il mare che ha cambiato
capolinea da due anni e non hanno aggiornato l’informazione su internet e ci sono scritte le vie delle fermate ma poi
alle fermate non ci sono i cartelli che le indicano.
Pero, siccome invecchiando sto diventando sempre più ostinato, mi sono caricato nel cofano la piscinetta bucata dei
bambini che da anni tenevo in giardino con relativi supporti
in metallo, il grande dondolo arrugginito, e sono andato in
via elorina 170 a capo di mattina. Ebbene esiste davvero il “Centro Comunale di Raccolta”. Magari definirla “un’area attrezzata” è eccessivo, ma, insomma ci
sono alcuni grandi cassoni con scritto sopra con la
vernice “plastica”, “metallo”, “legno” e via dicendo. E
io ho scaricato dentro questi cassoni i miei rifiuti ingombranti e sono andato via.
I siracusani non hanno scuse. Siamo porci, incivili, e
ce ne freghiamo dell’igiene pubblica, dell’ambiente,
del decoro urbano e di tutte quelle menate che poi magari la sera su facebook scriviamo indignatissimi perché c’è chi osa metterle in discussione.
Direi che meritiamo pienamente ciò che abbiamo in
termini di servizio di igiene urbana.
Lo scirocco ora è calato, anche i bagliori degli incendi
non si vedono più anche se in lontananza continuano a
risuonare le sirene dei pompieri. Si sta benissimo nella mia terrazzina di Tremmilia, odorosa di gelsomini.
L’altro giorno accanto ai cassonetti fuori casa mia c’erano due trolley. Li ho interpretati come un segnale
d’arrivederci. Anche i miei cassonetti sembravano
dirmi che era tempo di andare via.
Settembre, andiamo, è tempo di migrare.
Ho fatto l’ennesima foto e domattina torno a Roma
senza rimpianti per questa estate scorbutica.
Partire è un po’ rinascere.
Hasta los reticos siempre
Garozzo è bravo
e anche Italia lo è
credere, Garozzo è un sindaco per missione
politica che ha costruito passo dopo passo la
sua elezione, a lui si può osservare al massimo che avverte il peso della responsabilità
politica prima ancora che di quella amministrativa, e considera di fare un passo indietro
politicamente come il perdere una battaglia
sul Piave. Infatti, il solo vedere, dopo un anno e tre mesi di corsi e ricorsi, ancora in
piedi la segreteria di Carmen Castelluccio,
non essere riuscito a defenestrarla pur contando sull’apparato della segreteria nazionale, gli dà grande tormento. Garozzo è ormai
preda della cosiddetta sindrome del capitano
Kirk dell’Interprise, stare lontano dalla
plancia della sua nave, il Vermexio nella fattispecie, per lui diventa doloroso. Ha trascorso sul ponte di comando l’intera estate,
ossia, non è andato in ferie, eccezion fatta
per tre giorni a ferragosto. Complice, forse,
il fatto che il Palazzo era materialmente
chiuso senza possibilità umane di entrarvi. I
suoi assessori credono in lui come fosse un
guru, anche perché è l’unico della compagine a possedere esperienza, e non è raro che
qualche colpo riescano a metterlo a segno,
come quello nel settore viabilità attraverso
la messa in funzione del sistema Go Bike e
della rimessa in attività dei 6 pulmini elettrici che l’amministrazione precedente avrebbe
voluto rottamare. Garozzo e i suoi assessori
più operativi (Francesco Italia e Silvana
Gambuzza) hanno ben figurato davanti
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all’intera città, per giunta spendendo una cifra molto contenuta: quanto si sarebbe speso
per due auto blu. Cosa mai accaduta per
l’intera estate il centro di Ortigia è stato in
festa: un suona e balla a mai finire per tutti.
In piazza Duomo hanno cenato Luca Di
Montezemolo e i suoi amici ferraristi, ad
allietare la serata c’era l’orchestra Bellini
pagata dalla Regione ( dicono 100 mila euro)
e i fuochi d’artificio offerti (ai siracusani)
dai commensali. Certamente, i meriti dell’estate siracusana da bere, da mangiare, da
suonare e da ballare vanno ascritti al dinamico multi assessore Francesco Italia e alle sue
conoscenze del mondo artistico imprenditoriale. Un manager dello spettacolo, un animatore nato che si è speso per una intera
collettività. Si deve riconoscere all’assessore
allo spettacolo la capacità di essere riuscito
a produrre eventi in numero sorprendente,
tale da surclassare qualunque amministrazione comunale. Gli eventi ludici e spettacolari
prodotti in un solo anno a Siracusa hanno
superato quelli sfoggiati in 15 anni delle due
amministrazioni Bufardeci e dell’amministrazione Visentin. Com’è riuscito nell’impresa di portare in Città tanti spettacoli solo
lui e il sindaco sono in grado di svelarlo.
L’opposizione crede che il Comune si sia
svenato spendendo una fortuna, lo dicono in
tanti ma nessuno fino ad ora è riuscito a
provarlo. Fonti dell’amministrazione parlano
di cifre esigue impiegate e addirittura non si
può escludere che paradossalmente tra gli
artisti ci sia stato anche chi abbia pagato
qualcosa pur di potersi esibire in Ortigia.
Quando uno è bravo, glielo si deve ricono-
Joe Strummer
scere e Francesco Italia, in questo campo ha
dimostrato di essere insuperabile, speriamo
non venga a sapere di questa sua peculiarità
il premier Renzi, altrimenti, lo perderemo
come assessore. In qualche altro settore attinente le sue tante rubriche potrà non brillare, ma senza dubbio alcuno Francesco Italia
ha guadagnato l’Oscar di assessore allo spettacolo dell’anno. Anche il settore dello
Sport sembra essere in fermento per la dinamicità dell’assessore Mariagrazia Cavarra che non si ferma mai nel produrre incontri con la stampa. E’ stata l’unica dell’amministrazione a farsi un gavettone di acqua gelata, come da ultima tendenza. Che sia un’esperta del settore lo dice il suo curriculum di
sportiva, che abbia tentato di risolvere la grave atavica situazione degli impianti sportivi
le va riconosciuto, anche se in effetti ancora
nulla è cambiato. E’ riuscita a pubblicare un
bando per direttore sportivo del campo di
Natale, alquanto singolare e che probabilmente si risolverà in un nulla di fatto, dal
momento che il Comune non ha la piena
titolarità della struttura che appartiene per
metà alla ex Provincia regionale. Altra anomalia contenuta nel bando è quella che il direttore è a titolo completamente gratuito,
quando è risaputo che neanche alla pubblica
amministrazione è concesso sfruttare i lavoratori come fossero, di fatto, in nero. La Cavarra forse esagera in tutto quel che vorrebbe
fare, però, che sia brava nel cercare di tenere
in piedi anche i sacchi vuoti, le va riconosciuto. Se lo Zenit della Giunta municipale
è rappresentato da Francesco Italia, al Nadir
si deve collocare obiettivamente l’assessore
alle politiche sociali Liddo Schiavo, troppo
spesso sotto tiro per inadempienze. Per fortuna in soccorso arriva sempre il sindaco che
riesce riequilibrare ogni scontro declassandolo come mera strumentalizzazione politica. Ed ecco che anche l’assessore Schiavo
diventa bravo anche se non candidabile
all’Oscar. E gli altri della giunta? Sono bravi anche loro o sono sulla strada per diventare tali.
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