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Allegato 1 - Mario Abbruzzese

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REGIONE LAZIO
DELIBERAZIONE N. DEC60
PROPOSTA N.
16487
GIUNTA REGIONALE
DEL
DEL
14/10/2014
29/09/2014
STRUTTURA
Direzione Regionale:
PROPONENTE
AGRICOLTURA E SVILUPPO RURALE, CACCIA E PESCA
Area: SERV. FITOSAN. REG.LE E INNOVAZ. IN AGRICOLTURA
Prot. n. ___________________ del ___________________
OGGETTO: Schema di deliberazione concernente:
Proposta di Deliberazione Consiliare concernente: Approvazione del "Piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse
genetiche autoctone di interesse agrario. Triennio 2014 - 2016".
(GIGLI MARIA PIA)
___________________________
L' ESTENSORE
ASSESSORATO
(MARIA PIA GIGLI)
___________________________
IL RESP. PROCEDIMENTO
(A. BIANCHI)
___________________________
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
(R. OTTAVIANI)
___________________________
IL DIRETTORE REGIONALE
___________________________
AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA
(Ricci Sonia)
___________________________
L'ASSESSORE
PROPONENTE
DI CONCERTO
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE
COMMISSIONE CONSILIARE:
VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA:
IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE
PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO
Data dell' esame:
con osservazioni
senza osservazioni
SEGRETERIA DELLA GIUNTA
___________________________
Data di ricezione: 10/10/2014 prot. 686
ISTRUTTORIA:
Pagina 1 / 10
____________________________________
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
____________________________________
IL DIRIGENTE COMPETENTE
____________________________________
IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA
____________________________________
IL PRESIDENTE
Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI
Oggetto: Proposta di Deliberazione Consiliare concernente: Approvazione del “Piano
settoriale di intervento per la tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario.
Triennio 2014 – 2016”.
LA GIUNTA REGIONALE
SU PROPOSTA dell’Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca
VISTO lo Statuto della Regione Lazio;
VISTA la Legge Regionale 18 febbraio 2002, n.6 “Disciplina del sistema organizzativo
della Giunta e del Consiglio e disposizioni relative alla dirigenza e al personale regionale” e
successive modificazioni;
VISTO il Regolamento Regionale 6 settembre 2002, n. 6 “Regolamento di Organizzazione
degli uffici e dei servizi della Giunta regionale” e successive modificazioni;
VISTA la Convenzione sulla diversità biologica, approvata nel 1992 nella Conferenza di
Rio delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo e ratificata dalla legge 14 febbraio 1994,
n.124, secondo la quale “gli Stati sono responsabili della conservazione della loro diversità
biologica e dell’utilizzazione durevole delle loro risorse biologiche”;
VISTO il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e
l’agricoltura adottato dalla trentunesima riunione della Conferenza della FAO a Roma il 3
novembre 2001 e ratificato con Legge 6 aprile 2004, n.101, che, ponendosi l’obiettivo della
conservazione e dell’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e
l’alimentazione anche attraverso una distribuzione equa dei benefici derivanti dal loro uso, affida ai
governi la responsabilità di adottare gli strumenti necessari per garantire questi diritti e per aiutare
gli agricoltori che si occupano attivamente di conservazione;
VISTO il “Protocollo di Nagoya” relativo all'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed
equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione, trattato internazionale adottato il 29
ottobre 2010 dalle parti della Convenzione sulla diversità biologica;
VISTA la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 27
marzo 2001 [COM(2001) 162 def.] concernente la Conservazione delle risorse naturali, agricoltura,
pesca e cooperazione economica e cooperazione allo sviluppo;
VISTA la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Comitato delle
Regioni [COM 2010)] 4 def. concernente le soluzioni per una visione e un obiettivo dell’UE in
materia di biodiversità dopo il 2010;
VISTE la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al
Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni COM (2011) 244 def “La nostra
assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020”
e la Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 aprile 2012 che adotta la suddetta strategia, con la
quale si persegue l’obiettivo di porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi
ecosistemici nell’UE entro il 2020 e di ripristinarli nei limiti del possibile, intensificando al tempo
stesso il contributo dell’UE per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale;
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VISTA la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa
al partenariato europeo per l'innovazione "Produttività e sostenibilità dell'agricoltura" COM(2012)
79 final;
VISTA la Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al comitato
economico e sociale europeo, “Risorse genetiche in agricoltura – dalla conservazione all’uso
sostenibile” COM(2013) 838 final;
VISTO il Commission Staff Working Document SWD(2013) 486 final di accompagnamento
della suddetta relazione;
VISTO il Regolamento (CE) n. 870/2004 del Consiglio del 24 aprile 2004 che istituisce un
programma comunitario concernente la conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e
l’utilizzazione delle risorse genetiche in agricoltura, e che, tra l’altro, comprende azioni “mirate”,
“concertate” e “di accompagnamento”;
VISTO il Regolamento del Consiglio (CE) 1698/2005 (Sviluppo rurale 2007-2013) che,
nell’ambito delle politiche di promozione dello sviluppo sostenibile delle zone rurali, riconosce agli
agricoltori, tra l’altro, un importante ruolo nella preservazione delle risorse genetiche in agricoltura;
VISTO il Regolamento (CE) N. 1974/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006
recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio sul sostegno
allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR);
VISTO il Regolamento (UE) N. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17
dicembre 2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo
rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio;
VISTO il Regolamento (UE) n. 1310/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17
dicembre 2013 che stabilisce alcune disposizioni transitorie sul sostegno allo sviluppo rurale da
parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), modifica il regolamento (UE) n.
1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto concerne le risorse e la loro
distribuzione in relazione all'anno 2014 e modifica il regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio e i
regolamenti (UE) n. 1307/2013, (UE) n. 1306/2013 e (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e
del Consiglio per quanto concerne la loro applicazione nell'anno 2014;
VISTO il Regolamento delegato (UE) n. 807/2014 della Commissione dell’11 marzo 2014
che integra talune disposizioni del regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo
rurale (FEASR) e che introduce disposizioni transitorie;
VISTO il parere del Comitato delle Regioni NAT-V-037 nella 107° sessione plenaria del 25
e 26 giugno 2014 alla Relazione della Commissione “Risorse genetiche in agricoltura – dalla
conservazione all’uso sostenibile”;
VISTO il Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo Rurale del 20 ottobre 2009;
VISTO il “Piano Nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo” approvato dalla
Conferenza Stato-Regioni il 14 febbraio 2008 ed il relativo Progetto attuativo che vede coinvolte le
Regioni;
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VISTO il Documento “Linee guida nazionali per la conservazione in situ, on farm ed ex
situ, della biodiversità vegetale, animale e microbica di interesse per l’agricoltura” adottate con
Decreto del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 6 luglio 2012 pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2012;
VISTA la legge regionale 10 gennaio 1995, n. 2, “Istituzione dell’agenzia regionale per lo
sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio (ARSIAL)” e successive modifiche e
integrazioni;
VISTA la legge regionale 1 marzo 2000, n.15 “Tutela delle risorse genetiche autoctone di
interesse agrario” avente la finalità di favorire e promuovere iniziative in difesa della biodiversità in
campo agricolo;
VISTO il Programma di Sviluppo Rurale del Lazio 2007-2013 (PSR), approvato dalla
Commissione Europea con Decisione C(2008) 708 del 15 febbraio 2008 che, nell'ambito della
Misura 214 "Pagamenti Agroambientali" prevede aiuti non erogati "a superficie" a favore
dell'ARSIAL per l'attuazione delle Azioni 214.8.b e 214.9.b lettera a.;
VISTA la deliberazione della Giunta Regionale n. 163 del 7 marzo 2008, concernente “Reg.
(CE) 1698/2005. Presa d’atto dell’approvazione del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) del Lazio
per il periodo 2007/2013 da parte della Commissione Europea”;
VISTA la D.G.R. n. 34 del 23/01/09 concernente l'approvazione delle disposizioni per
l'attuazione da parte dell'ARSIAL delle Azioni 214.8.b e 214.9.b lettera a., relative alla tutela della
biodiversità agraria, nell'ambito della Misura 214 - Pagamenti Agroambientali del Programma di
Sviluppo Rurale 2007/2013, in cui sono specificate le linee di intervento e le indicazioni operative
che ARSIAL deve seguire, in coerenza con quanto previsto ai sensi della L.R. n. 15/2000, al fine di
ottenere annualmente un contributo pari al 100% delle spese sostenute e rendicontate pari a
50.000,00 euro per ciascuna azione;
VISTA la deliberazione n. 62 del 29 gennaio 2010 con la quale la Giunta Regionale del
Lazio ha preso atto della revisione programmatica del PSR 2007/2013 il cui iter negoziale con i
Servizi della Commissione Europea e con il partenariato istituzionale si è concluso con l’adozione
della Decisione della Commissione Europea C(2009) 10345 del 17 dicembre 2009;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale n. 5, del 13 gennaio 2012, di presa d’atto
della modifica del PSR 2007/2013 inviata in prima istanza alla Commissione UE il 18 maggio 2011
e rinotificata, a seguito delle osservazioni pervenute, il 3 agosto 2011, il cui iter negoziale con i
Servizi della Commissione medesima si è concluso con la nota di approvazione della Commissione
Ref.Ares(2011)1152521 del 27/10/2011;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale n. 329 del 6 luglio 2012 concernente “Reg.
(CE) n. 1698/2005 – Presa d’atto dell’approvazione della modifica del Programma di Sviluppo
Rurale della Regione Lazio per il periodo 2007/2013 da parte della Commissione Europea con nota
Ref. Ares (2012)485184 del 19 aprile 2012”;
VISTA la deliberazione di Giunta Regionale n. 479 del 17 luglio 2014 concernente
“Adozione unitaria delle proposte di Programmi Operativi Regionali: FESR, FSE e PSR FEASR
2014-2020”;
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CONSIDERATO che l’art. 6 della L.R. n.15/2000 stabilisce che la Regione approva un
Piano settoriale di intervento triennale, attuato da ARSIAL attraverso programmi operativi annuali,
nel quale sono fissate le linee guida per le attività inerenti la tutela delle risorse genetiche autoctone
di interesse agrario e con il quale la Regione:
a) favorisce le iniziative, sia a carattere pubblico sia privato, che tendono a conservare la
biodiversità autoctona di interesse agrario, a diffondere le conoscenze e le innovazioni per l'uso e la
valorizzazione di materiali e prodotti autoctoni, la cui tutela è garantita dalla presente legge;
b) assume direttamente iniziative specifiche atte alla tutela, miglioramento, moltiplicazione e
valorizzazione delle risorse genetiche autoctone;
c) prevede specifiche iniziative per incentivare gli agricoltori inseriti nella rete di conservazione e
sicurezza;
CONSIDERATO che l’art. 9, comma 1, della L.R. n.15/2000 dispone che gli oneri per la
sua attuazione rientrano negli stanziamenti annualmente previsti nel bilancio regionale a favore
dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione in Agricoltura (ARSIAL);
VISTI i piani settoriali “2001-2003”, “2004-2006”, “2008-2010”, “2011-2013”approvati
rispettivamente con le deliberazioni di Giunta Regionale n. 515 del 10/4/2001, n. 342 del 30/4/2004,
n. 1048 del 28.12.2007 e n. 414 del 09/09/2011;
RITENUTO di dover adottare il Piano settoriale d’intervento previsto dalla L.R. n. 15/2000
per il triennio 2014-2016 tenuto conto dei risultati ottenuti nei precedenti piani settoriali al fine di
dare continuità all’azione di tutela della biodiversità agraria in corso;
SENTITA l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio
(ARSIAL);
VISTA la proposta di “Piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse genetiche
autoctone di interesse agrario. Triennio 2014 – 2016” che costituisce parte integrante e sostanziale
della presente deliberazione;
CONSIDERATO che la proposta di “Piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse
genetiche autoctone di interesse agrario. Triennio 2014 – 2016” è coerente e funzionale al
raggiungimento degli obiettivi di rafforzamento delle azioni a tutela della biodiversità agraria
previsti sia dalle convenzioni e dai trattati internazionali in materia, sia da numerose comunicazioni
e risoluzioni comunitarie, ed è inoltre indispensabile al raggiungimento degli obiettivi strategici
stabiliti sia nella Programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013, sia nella nuova
programmazione 2014-2020;
TENUTO CONTO che il finanziamento delle attività sarà a carico del bilancio dell’
l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio (ARSIAL), come
previsto dall’art. 9, comma 1, della L.R. n. 15/2000, e dei contributi previsti dal Piano di Sviluppo
Rurale del Lazio 2007-2013 e dal PSR Lazio 2014-2020 nell’ambito delle specifiche azioni aventi
tale Agenzia come unico beneficiario;
RITENUTO opportuno, pertanto, adottare e sottoporre all’esame del Consiglio Regionale la
proposta di “Piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse
agrario. Triennio 2014 – 2016” che costituisce parte integrante e sostanziale della presente
deliberazione;
DECIDE
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Di adottare e sottoporre all’esame del Consiglio Regionale la seguente proposta di Deliberazione
Consiliare concernente Approvazione del “Piano settoriale di intervento per la tutela delle
risorse genetiche autoctone di interesse agrario. Triennio 2014 – 2016” allegato e parte
integrante della presente deliberazione.
Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, la suestesa proposta di decisione, che risulta approvata
all’unanimità.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO lo Statuto della Regione Lazio ed in particolare l’art. 23, Titolo IV, Capo I, sezione I;
VISTA la Legge Regionale 18 febbraio 2002, n. 6 e successive modificazioni concernente la
disciplina del sistema organizzativo della Giunta e del Consiglio regionale;
VISTO il Regolamento Regionale 6 settembre 2002, n. 1 e successive modificazioni,
concernente l’organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta regionale;
VISTA la Convenzione sulla diversità biologica, approvata nel 1992 nella Conferenza di
Rio delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo e ratificata dalla legge 14 febbraio 1994,
n.124, secondo la quale “gli Stati sono responsabili della conservazione della loro diversità
biologica e dell’utilizzazione durevole delle loro risorse biologiche”;
VISTO il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e
l’agricoltura adottato dalla trentunesima riunione della Conferenza della FAO a Roma il 3
novembre 2001 e ratificato con Legge 6 aprile 2004, n.101, che, ponendosi l’obiettivo della
conservazione e dell’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e
l’alimentazione anche attraverso una distribuzione equa dei benefici derivanti dal loro uso, affida ai
governi la responsabilità di adottare gli strumenti necessari per garantire questi diritti e per aiutare
gli agricoltori che si occupano attivamente di conservazione;
VISTO il “Protocollo di Nagoya” relativo all'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed
equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione, trattato internazionale adottato il 29
ottobre 2010 dalle parti della Convenzione sulla diversità biologica;
VISTA la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 27
marzo 2001 [COM(2001) 162 def.] concernente la Conservazione delle risorse naturali, agricoltura,
pesca e cooperazione economica e cooperazione allo sviluppo;
VISTA la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Comitato delle
Regioni [COM 2010)] 4 def. concernente le soluzioni per una visione e un obiettivo dell’UE in
materia di biodiversità dopo il 2010;
VISTE la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al
Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni COM (2011) 244 def “La nostra
assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020”
e la Risoluzione del Parlamento Europeo del 20 aprile 2012 che adotta la suddetta strategia, con la
quale si persegue l’obiettivo di porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi
Pagina 6 / 10
ecosistemici nell’UE entro il 2020 e di ripristinarli nei limiti del possibile, intensificando al tempo
stesso il contributo dell’UE per scongiurare la perdita di biodiversità a livello mondiale;
VISTA la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa
al partenariato europeo per l'innovazione "Produttività e sostenibilità dell'agricoltura" COM(2012)
79 final;
VISTA la Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al comitato
economico e sociale europeo, “Risorse genetiche in agricoltura – dalla conservazione all’uso
sostenibile” COM(2013) 838 final;
VISTO il Commission Staff Working Document SWD(2013) 486 final di accompagnamento
della suddetta relazione;
VISTO il Regolamento (CE) n. 870/2004 del Consiglio del 24 aprile 2004 che istituisce un
programma comunitario concernente la conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e
l’utilizzazione delle risorse genetiche in agricoltura, e che, tra l’altro, comprende azioni “mirate”,
“concertate” e “di accompagnamento”;
VISTO il Regolamento del Consiglio (CE) 1698/2005 (Sviluppo rurale 2007-2013) che,
nell’ambito delle politiche di promozione dello sviluppo sostenibile delle zone rurali, riconosce agli
agricoltori, tra l’altro, un importante ruolo nella preservazione delle risorse genetiche in agricoltura;
VISTO il Regolamento (CE) N. 1974/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006
recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio sul sostegno
allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR);
VISTO il Regolamento (UE) N. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17
dicembre 2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo
rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio;
VISTO il Regolamento (UE) n. 1310/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17
dicembre 2013 che stabilisce alcune disposizioni transitorie sul sostegno allo sviluppo rurale da
parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), modifica il regolamento (UE) n.
1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto concerne le risorse e la loro
distribuzione in relazione all'anno 2014 e modifica il regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio e i
regolamenti (UE) n. 1307/2013, (UE) n. 1306/2013 e (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e
del Consiglio per quanto concerne la loro applicazione nell'anno 2014;
VISTO il Regolamento delegato (UE) n. 807/2014 della Commissione dell’11 marzo 2014
che integra talune disposizioni del regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo
rurale (FEASR) e che introduce disposizioni transitorie;
VISTO il parere del Comitato delle Regioni NAT-V-037 nella 107° sessione plenaria del 25
e 26 giugno 2014 alla Relazione della Commissione “Risorse genetiche in agricoltura – dalla
conservazione all’uso sostenibile”;
VISTO il Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo Rurale del 20 ottobre 2009;
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VISTO il “Piano Nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo” approvato dalla
Conferenza Stato-Regioni il 14 febbraio 2008 ed il relativo Progetto attuativo che vede coinvolte le
Regioni;
VISTO il Documento “Linee guida nazionali per la conservazione in situ, on farm ed ex
situ, della biodiversità vegetale, animale e microbica di interesse per l’agricoltura” adottate con
Decreto del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 6 luglio 2012 pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2012;
VISTA la legge regionale 10 gennaio 1995, n. 2, “Istituzione dell’agenzia regionale per lo
sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio (ARSIAL)” e successive modifiche e
integrazioni;
VISTA la legge regionale 1 marzo 2000, n.15 “Tutela delle risorse genetiche autoctone di
interesse agrario” avente la finalità di favorire e promuovere iniziative in difesa della biodiversità in
campo agricolo;
VISTO il Programma di Sviluppo Rurale del Lazio 2007-2013 (PSR), approvato dalla
Commissione Europea con Decisione C(2008) 708 del 15 febbraio 2008 che, nell'ambito della
Misura 214 "Pagamenti Agroambientali" prevede aiuti non erogati "a superficie" a favore
dell'ARSIAL per l'attuazione delle Azioni 214.8.b e 214.9.b lettera a.;
VISTA la deliberazione della Giunta Regionale n. 163 del 7 marzo 2008, concernente “Reg.
(CE) 1698/2005. Presa d’atto dell’approvazione del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) del Lazio
per il periodo 2007/2013 da parte della Commissione Europea” con Decisione C(2008)708 del 15
febbraio 2008” e s.m.i;
VISTA la D.G.R. n. 34 del 23/01/09 concernente l'approvazione delle disposizioni per
l'attuazione da parte dell'ARSIAL delle Azioni 214.8.b e 214.9.b lettera a., relative alla tutela della
biodiversità agraria, nell'ambito della Misura 214 - Pagamenti Agroambientali del Programma di
Sviluppo Rurale 2007/2013, in cui sono specificate le linee di intervento e le indicazioni operative
che ARSIAL deve seguire, in coerenza con quanto previsto ai sensi della L.R. n. 15/2000, al fine di
ottenere annualmente un contributo pari al 100% delle spese sostenute e rendicontate pari a
50.000,00 euro per ciascuna azione;
VISTA la deliberazione n. 62 del 29 gennaio 2010 con la quale la Giunta Regionale del
Lazio ha preso atto della revisione programmatica del PSR 2007/2013 il cui iter negoziale con i
Servizi della Commissione Europea e con il partenariato istituzionale si è concluso con l’adozione
della Decisione della Commissione Europea C(2009) 10345 del 17 dicembre 2009;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale n. 5, del 13 gennaio 2012, di presa d’atto
della modifica del PSR 2007/2013 inviata in prima istanza alla Commissione UE il 18 maggio 2011
e rinotificata, a seguito delle osservazioni pervenute, il 3 agosto 2011, il cui iter negoziale con i
Servizi della Commissione medesima si è concluso con la nota di approvazione della Commissione
Ref.Ares(2011)1152521 del 27/10/2011;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale n. 329 del 6 luglio 2012 concernente “Reg.
(CE) n. 1698/2005 – Presa d’atto dell’approvazione della modifica del Programma di Sviluppo
Rurale della Regione Lazio per il periodo 2007/2013 da parte della Commissione Europea con nota
Ref. Ares (2012)485184 del 19 aprile 2012”;
Pagina 8 / 10
VISTA la deliberazione di Giunta Regionale n. 479 del 17 luglio 2014 concernente
“Adozione unitaria delle proposte di Programmi Operativi Regionali: FESR, FSE e PSR FEASR
2014-2020”;
CONSIDERATO che l’art. 6 della L.R. n.15/2000 stabilisce che la Regione approva un
Piano settoriale di intervento triennale, attuato da ARSIAL attraverso programmi operativi annuali,
nel quale sono fissate le linee guida per le attività inerenti la tutela delle risorse genetiche autoctone
di interesse agrario e con il quale la Regione:
a) favorisce le iniziative, sia a carattere pubblico sia privato, che tendono a conservare la
biodiversità autoctona di interesse agrario, a diffondere le conoscenze e le innovazioni per l'uso e la
valorizzazione di materiali e prodotti autoctoni, la cui tutela è garantita dalla presente legge;
b) assume direttamente iniziative specifiche atte alla tutela, miglioramento, moltiplicazione e
valorizzazione delle risorse genetiche autoctone;
c) prevede specifiche iniziative per incentivare gli agricoltori inseriti nella rete di conservazione e
sicurezza;
CONSIDERATO che l’art. 9, comma 1, della L.R. n.15/2000 dispone che gli oneri per la
sua attuazione rientrano negli stanziamenti annualmente previsti nel bilancio regionale a favore
dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione in Agricoltura (ARSIAL);
VISTI i piani settoriali “2001-2003”, “2004-2006”, “2008-2010”, “2011-2013”approvati
rispettivamente con le deliberazioni di Giunta Regionale n. 515 del 10/4/2001, n. 342 del 30/4/2004,
n. 1048 del 28.12.2007 e n. 414 del 09/09/2011;
RITENUTO di dover adottare il Piano settoriale d’intervento previsto dalla L.R. n. 15/2000
per il triennio 2014-2016 tenuto conto dei risultati ottenuti nei precedenti piani settoriali al fine di
dare continuità all’azione di tutela della biodiversità agraria in corso;
VISTA la proposta di “Piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse genetiche
autoctone di interesse agrario. Triennio 2014 – 2016” che costituisce parte integrante e sostanziale
della presente deliberazione;
CONSIDERATO che la proposta di “Piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse
genetiche autoctone di interesse agrario. Triennio 2014 – 2016” è coerente e funzionale al
raggiungimento degli obiettivi di rafforzamento delle azioni a tutela della biodiversità agraria
previsti sia dalle convenzioni e dai trattati internazionali in materia, sia da numerose comunicazioni
e risoluzioni comunitarie, ed è inoltre indispensabile al raggiungimento degli obiettivi strategici
stabiliti sia nella Programmazione dello sviluppo rurale 2007-2013, sia nella nuova
programmazione 2014-2020;
TENUTO CONTO che il finanziamento delle attività sarà a carico del bilancio dell’
l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio (ARSIAL), come
previsto dall’art. 9, comma 1, della L.R. n. 15/2000, e dei contributi previsti dal Piano di Sviluppo
Rurale del Lazio 2007-2013 e dal PSR Lazio 2014-2020 nell’ambito delle specifiche azioni aventi
tale Agenzia come unico beneficiario;
DELIBERA
Ai sensi dell’articolo 6 della L.R. n.15 del 1 marzo 2000
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 Di approvare il “Piano settoriale di intervento per la tutela delle risorse genetiche
autoctone di interesse agrario. Triennio 2014 – 2016”che costituisce parte integrante della
presente deliberazione.
 Il Piano sarà attuato dall’Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Innovazione
dell’Agricoltura del Lazio (ARSIAL) attraverso Piani Operativi annuali.
 Il finanziamento delle attività sarà a carico del bilancio dell’ARSIAL, come previsto dall’art.
9, comma 1, della L.R. n. 15/2000, e dei contributi previsti dal Piano di Sviluppo Rurale del
Lazio 2007-2013 e dal PSR Lazio 2014-2020 nell’ambito delle specifiche azioni aventi tale
Agenzia come unico beneficiario.
La presente deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio.
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REGIONE LAZIO
DIREZIONE REGIONALE AGRICOLTURA E SVILUPPO RURALE CACCIA E PESCA
AREA SERVIZIO FITOSANITARIO REGIONALE.
INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA
PIANO SETTORIALE DI INTERVENTO
PER LA TUTELA
DELLE RISORSE GENETICHE AUTOCTONE
DI INTERESSE AGRARIO
(L.R. n. 15/2000)
TRIENNIO 2014-2016
INDICE
1. INTRODUZIONE
2. OBIETTIVI DEL PIANO
3. INTERVENTI
3.1 Censimento, catalogazione e caratterizzazione delle risorse genetiche
3.2 Informazione
3.3 Recupero e conservazione in situ e in azienda e gestione della rete di conservazione e
sicurezza
3.4 Conservazione ex situ
3.5 Creazione di filiere per la valorizzazione dei prodotti
3.6 Supporto al PSR Lazio
4. ARTICOLAZIONE TEMPORALE
5. RISORSE FINANZIARIE
6. VERIFICA E MONITORAGGIO
2
1. INTRODUZIONE
La Convenzione sulla diversità biologica (CBD), approvata durante la Conferenza delle
Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo a Rio de Janeiro, ha dato rilevanza internazionale al
tema della biodiversità, stabilendo che le nazioni hanno l'obbligo di conservare e valorizzare la
propria biodiversità.
La Convenzione definisce la biodiversità, o diversità biologica, come la variabilità esistente
nelle specie, tra le specie e tra gli ecosistemi. La biodiversità è intesa come valore, come patrimonio
dell’umanità, che richiede attenzione e tutela in quanto è esauribile al pari di ogni risorsa sottoposta
a sfruttamento. In particolare la biodiversità in campo agricolo di specie e varietà vegetali e di razze
animali, ottenuta da processi di selezione ed adattamento operati dagli agricoltori nel corso di
generazioni, risulta negli ultimi decenni particolarmente minacciata da pratiche di appropriazione
indiscriminata e dalla tendenza alla omogeneizzazione delle produzioni agricole di tipo industriale
Il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'agricoltura e l'alimentazione
approvato in sede Fao nel 2001 e ratificato anche dall’Italia con legge n.101 del 6 aprile 2004, altro
caposaldo della legislazione internazionale in materia, si pone l’obiettivo della conservazione e
dell’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali per l’agricoltura e l’alimentazione e di una
distribuzione equa dei benefici derivanti dal loro uso. Vengono infatti riconosciuti i diritti degli
agricoltori e delle comunità su tali risorse, per la loro conservazione ed il loro uso sostenibile.
Secondo il Trattato i governi hanno la responsabilità di adottare gli strumenti necessari per
assicurare questi diritti e per aiutare gli agricoltori che si occupano attivamente di conservazione.
La Global Strategy per le risorse genetiche animali è stata voluta e avviata dalla Divisione
Produzioni Animali (AGA) della FAO all’inizio degli anni ’90, al fine di favorire l’adempimento,
nel settore animale e a livello mondiale, delle azioni previste dalla Convenzione sulla biodiversità
(Rio, 1992). La Global Strategy è nata dalla consapevolezza dell’importanza delle risorse genetiche
animali e del ruolo che hanno svolto e possono svolgere nell’agricoltura di molti paesi, nell’ottica di
uno sviluppo sostenibile. Si è preso atto, infatti, che la diffusione di poche razze ad alta produttività,
di alcune specie, ha portato alla riduzione della consistenza numerica di molte razze autoctone, e
quindi al rischio di perdere patrimoni genetici unici e mai più recuperabili. Si è ritenuto, perciò,
fondamentale conoscere quanta diversità genetica esiste ancora e qual è il suo ruolo e il suo valore.
A livello europeo la Strategia Pan-Europea sulla diversità biologica e paesaggistica
(Conferenza di Parigi 2002) riconosce l’alto valore sociale della conservazione e dell’uso
sostenibile della diversità biologica del suolo agricolo. In particolare propone una stretta
integrazione delle problematiche ambientali nella normativa che disciplina la PAC, e lo sviluppo di
pratiche agricole che consentono di conservare l’ambiente e salvaguardare le zone rurali.
Con il Regolamento 870/2004, l’Unione Europea ha proseguito l’azione intrapresa nel 1994
con il Regolamento (CE) n. 1467/94 del Consiglio concernente la conservazione, la
caratterizzazione, la raccolta e l'utilizzazione delle risorse genetiche in agricoltura, e ha promosso
una maggiore collaborazione tra gli stati membri e la Commissione Europea. Il tema della
biodiversità agricola è trattato anche da altri provvedimenti europei: tra questi è da ricordare la
Comunicazione della Commissione Europea del 22 Maggio 2006 (COM (2006) 216) che, nel
definire un piano d’azione comunitario per contrastare la diminuzione della biodiversità fino al
2010, richiama il Regolamento del Consiglio (CE) 1698/2005 (Sviluppo rurale 2007-2013) il quale,
nell’ambito delle politiche di promozione dello sviluppo sostenibile delle zone rurali, riconosce agli
agricoltori, tra l’altro, un importante ruolo nella preservazione delle risorse genetiche in agricoltura.
La Comunicazione della Commissione COM (2010) 4 def., nel prendere atto degli scarsi risultati
ottenuti rispetto agli obiettivi che l’UE si era data entro il 2010 volti a contrastare la perdita di
biodiversità, propone nuove strategie e soluzioni in materia di biodiversità oltre il 2010.
La nuova Politica Agricola Comune pone un particolare accento sulle misure per la tutela
della biodiversità ed il nuovo Piano di Sviluppo Rurale del Lazio, adottato con D.G.R. n. 479 del 17
luglio 2014, ha confermato le azioni già previste dalla precedente programmazione per la tutela
3
della biodiversità in campo agricolo, accogliendo, inoltre, la possibilità di attuare azioni mirate,
concertate e di accompagnamento previste dall’articolo 8 del Regolamento delegato (UE) n.
807/2014, allo scopo di coinvolgere il maggior numero di agricoltori ed altri soggetti pubblici e
privati interessati alla conservazione delle risorse genetiche autoctone, tenendo conto della
accresciuta consistenza del patrimonio vegetale ed animale autoctono censito e caratterizzato fino
ad oggi grazie alla L.R.n.15/2000.
La nuova programmazione dei fondi strutturali dell’Unione Europea interviene sulla
conservazione della biodiversità in ambito rurale anche attraverso le politiche del trasferimento
dell’innovazione, come evidenziato nella istituzione del partenariato europeo per l'innovazione
(PEI) "Produttività e sostenibilità dell'agricoltura".
A livello nazionale di grande impatto e rilevanza sono le “Linee guida nazionali per la
conservazione in situ, on farm ed ex situ, della biodiversità vegetale, animale e microbica di
interesse per l’agricoltura” adottate con D.M. 6 luglio 2012, unico esempio a livello mondiale di
compendio delle conoscenze e delle procedure per la caratterizzazione e la conservazione delle
risorse genetiche in agricoltura, che forniscono un valido supporto per indirizzare ed uniformare le
attività svolte in materia dalle Regioni e Province Autonome.
Per quanto riguarda il Lazio, la legge regionale 15 gennaio 2000, n. 15 “Tutela della risorse
genetiche autoctone di interesse agrario”, prevede all’art. 6 che ogni triennio la Regione approvi un
Piano settoriale di intervento nel quale sono stabilite le linee guida per le attività inerenti la
conservazione e la valorizzazione di varietà vegetali e razze animali del Lazio a rischio di erosione
genetica.
La Regione ha dato attuazione alla L.R. n.15 con quattro Piani settoriali che sono stati
realizzati a partire dal 2001, coordinandoli sia con il PSR sia con i Programmi interregionali
(sementiero), sia con il Piano Nazionale biodiversità, con programmi di ricerca e di promozione dei
prodotti, con i servizi di sviluppo, di gestione e di protezione ambientali.
L’esame dei risultati ottenuti fino ad oggi attraverso le attività previste dai precedenti piani
settoriali, evidenzia la persistenza nel Lazio di materiale vegetale ed animale territorialmente
caratterizzato e qualitativamente di pregio. Di fronte a tale patrimonio genetico che rappresenta una
importante fonte di biodiversità in campo agricolo, la strategia da perseguire è senza dubbio la
conservazione attiva, cioè non relegata soltanto a campi catalogo o a banche del germoplasma, ma
da attuarsi prevalentemente nelle aziende e nei territori di origine.
Occorre riattivare circuiti di produzione, trasformazione e commercializzazione che possano
trovare spazio nel contesto più ampio del mercato regionale e che, nello stesso tempo, siano
occasione di reddito per chi vive e lavora nei territori rurali, recuperando la dimensione di
un’agricoltura familiare condotta in piccole e medie aziende che trova la sua ragione d’essere nelle
politiche di tutela ambientale, paesaggistica e culturale dei territori del Lazio.
Infatti nel Lazio i sistemi agricoli che coltivano e allevano le diverse risorse genetiche
autoctone tutelate, sia animali che vegetali, esprimono un patrimonio culturale immateriale diffuso e
rappresentano dei giacimenti del “saper fare”, siano essi orientati alla trasformazione dei prodotti
locali o alla valorizzazione di beni immateriali. Si tratta principalmente di aziende situate in aree
collinari o di montagna, di piccole dimensioni e dove viene praticata un’agricoltura che spesso non
costituisce l’attività principale.
La costruzione di un settore di intervento autonomo in campo agricolo, fortemente ancorato
alla conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche autoctone, deve tener conto anche degli
altri programmi regionali, nazionali ed internazionali, stabilendo interconnessioni che amplifichino
le azioni da mettere in campo.
Il presente Piano è relativo al quinto triennio di attuazione della L.R. n. 15/2000 e prevede il
proseguimento delle attività di ricerca, catalogazione, conservazione e valorizzazione svolte nei
precedenti piani settoriali, con una particolare attenzione alle attività di valorizzazione.
La realizzazione del Piano si articola in piani operativi annuali ed è affidata all’Agenzia
Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio (ARSIAL).
4
2. OBIETTIVI DEL PIANO
La legge regionale n. 15/2000 all’art. 6 precisa il ruolo della Regione nella tutela della
biodiversità in agricoltura, in particolare:
- favorisce le iniziative pubbliche e private che tendano a conservare la biodiversità
autoctona di interesse agrario e a diffondere le conoscenze e le innovazioni per l’uso e la
valorizzazione di materiali e prodotti autoctoni;
- assume direttamente iniziative specifiche atte alla tutela, miglioramento, moltiplicazione
e valorizzazione delle risorse genetiche autoctone;
- prevede specifiche iniziative per incentivare gli operatori che aderiscono alla Rete di
Conservazione e Sicurezza e che detengono risorse genetiche tutelate.
Presupposto per ogni intervento svolto e da svolgere in questi ambiti e quindi per
un’efficace tutela, è la gestione della Rete di Conservazione e Sicurezza (Rete) cui aderiscono i
soggetti pubblici e privati interessati a vario titolo alle risorse genetiche autoctone in agricoltura.
Nell’ambito generale del recupero e della valorizzazione di tali risorse che comporta il
coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali, e tenendo conto di quanto realizzato
dall’ARSIAL nei precedenti piani annuali, è necessario:
 proseguire le indagini su localizzazione e caratterizzazione morfologica e genetica del
patrimonio genetico autoctono;
 proseguire le indagini storico-antropologiche volte a quantificare e valorizzare i beni
immateriali legati alle risorse genetiche, cioè la cultura e il saper fare delle comunità che
conservano le diverse risorse genetiche tutelate;
 avviare indagini di tipo economico;
 proseguire l’implementazione del Registro Volontario Regionale anche in previsione della
sua confluenza in un Registro Nazionale;
 proseguire l’attivazione di circuiti di recupero delle risorse genetiche e valorizzazione dei
prodotti da esse derivati, attraverso il miglioramento operativo della Rete di Conservazione e
Sicurezza alfine di garantire la conservazione in situ e in azienda e mettere a disposizione
degli operatori l’adeguato sostegno tecnico e progettuale, in particolare per l’ottenimento dei
contributi relativi al nuovo PSR 2014-2020;
 promuovere sul territorio, per quanto riguarda l’agrobiodiversità, investimenti innovativi che
siano in grado di produrre risultati prontamente applicabili nelle aziende agricole sulla base
delle effettive esigenze degli agricoltori favorendo processi di aggregazione territoriale.
 conservare e promuovere elevati livelli di diversità negli ecosistemi agricoli e semi-naturali
regionali al fine di creare sistemi più resilienti capaci di mitigare l’impatto ai cambiamenti
climatici, attraverso azioni locali, individuate da ARSIAL. Si fa riferimento, a titolo di
esempio, alle attività di conservazione partecipativa, capaci di stimolare percorsi collettivi
che partendo dalla conservazione dinamica della diversità coltivata favoriscano scambi di
conoscenza tra pari come strumento di formazione in agricoltura, affidando ai tecnici
dell’ARSIAL il ruolo di facilitatori che, affiancati e supportati da figure professionali quali
antropologi, sociologi e storici, promuovono l’animazione locale favorendo la partecipazione
dal basso.
Tali obiettivi saranno perseguiti attraverso una serie di interventi descritti a grandi linee nel
presente Piano al quale faranno seguito le azioni specificate nei programmi operativi annuali che
saranno elaborati ai sensi dell’art. 6 della L.R. n. 15/2000.
3. INTERVENTI
Gli interventi da attuare nel triennio 2014-2016 dovranno tener conto dei risultati di quanto
attuato nei precedenti piani triennali ed essere inseriti più profondamente nella realtà agricola
regionale nonché nell’ampio panorama settoriale nazionale ed europeo.
5
3.1 Censimento, catalogazione e caratterizzazione delle risorse genetiche
Il censimento attuato fino ad oggi ha individuato ed iscritto al RVR n. 213 risorse genetiche
di cui n. 186 vegetali (RGV ) e n. 27 animali (RGA) di particolare interesse.
Considerato che l’esplorazione del territorio regionale non può dirsi esaurita a causa
dell’estrema frammentazione sul territorio delle aziende e dei siti ove sono detenute le risorse
genetiche autoctone e della presenza di allevamenti allo stato brado, le attività di censimento,
caratterizzazione, anche genetica, iscrizione al Registro Volontario Regionale, conservazione e
valorizzazione della biodiversità agraria attuate dall’ARSIAL, proseguiranno anche nel prossimo
triennio. Tali attività dovranno necessariamente adeguarsi alle “Linee guida nazionali per la
conservazione in situ, on farm ed ex situ, della biodiversità vegetale, animale e microbica di
interesse per l’agricoltura”, importante strumento che permetterà una omogeneizzazione dei dati a
livello nazionale.
3.2 Informazione
Ogni attività di recupero e di conservazione non può prescindere da una corretta e diffusa
informazione rivolta agli operatori e ai potenziali soggetti interessati attraverso i canali ritenuti più
idonei a raggiungere gli obiettivi.
Particolare attenzione dovrà essere posta nel divulgare, presso i detentori delle risorse
genetiche vegetali ed i soggetti impegnati nella moltiplicazione di tali risorse, quanto previsto dalla
normativa sementiera e varietale in corso di adozione, con particolare riferimento al decreto per
l’iscrizione al registro nazionale delle varietà da conservazione.
3.3 Recupero e conservazione in situ e in azienda e gestione della Rete di Conservazione e
Sicurezza
La Rete di Conservazione e Sicurezza prevista all’art. 4 della L.R. n. 15/2000 è costituita da
tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel campo della conservazione e della moltiplicazione
delle razze e/o popolazioni e varietà iscritte al Registro Volontario Regionale. La Rete rappresenta
il principale strumento che favorisce la conservazione in situ e in azienda delle entità genetiche
iscritte nel Registro Volontario Regionale e che può consentire la circolazione tra i componenti, di
limitate quantità di sementi e del materiale di moltiplicazione.
La Rete, attivata nel triennio 2004-2006 e successivamente alimentata con le Azioni 214.8 e
214.9 del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, ha permesso la realizzazione di interessanti
iniziative di scambio di buone pratiche come quella del progetto europeo REVERSE che ha favorito
una più capillare divulgazione della L.R. n. 15/2000 tra i soggetti aderenti alla Rete, l’Agenzia
Regionale dei Parchi e gli Ordini provinciali degli Agronomi.
Attualmente, la Rete di Conservazione e Sicurezza è costituita da n. 496 agricoltori e n°661
allevatori che rispettivamente coltivano/allevano 186 varietà vegetali e 24 razze animali locali
tutelate iscritte al Registro Volontario Regionale.
Nel prossimo triennio proseguiranno tutte le attività di Rete volte alla conservazione in situ e
in azienda e alla valorizzazione delle risorse genetiche iscritte al RVR.
Le specifiche attività annuali saranno programmate tenendo anche conto della nuova
programmazione del PSR Lazio 2014-2020.
Infine, sulla base della legislazione italiana vigente e dell’attuazione del Trattato sulle
Risorse Fitogenetiche della FAO sottoscritto dall’Italia con Legge 6 aprile 2004, n. 101, saranno
verificate le modalità di attivazione di tutti i meccanismi di garanzia per un’ equa distribuzione dei
benefici derivanti da tali risorse, come previsto dall’art. 5 della L.R.n.15/2000.
6
3.4 Conservazione ex situ
Per le entità genetiche in grave pericolo di scomparsa è essenziale proseguire l’attivazione
non solo della conservazione in azienda e in situ, ma anche la loro conservazione ex situ attraverso
banche del germoplasma e campi catalogo gestiti dall’ARSIAL. Per tali finalità potranno essere
attivate convenzioni o collaborazioni con soggetti pubblici.
3.5 Creazione di filiere per la valorizzazione dei prodotti
La conoscenza dell’entità e della peculiarità del patrimonio di razze e varietà autoctone laziali
non può prescindere da un’autentica rivitalizzazione di tali risorse nei territori che le ospitavano o
che tuttora le ospitano. Sarà opportuno in tal senso favorire il coinvolgimento degli agricoltori e
degli operatori locali in operazioni di tutela e sviluppo delle intere filiere di produzione legate a tali
risorse. La Regione favorirà l’autorganizzazione dei soggetti coinvolti nella Rete, stimolando la
creazione di consorzi o altre forme associative, e metterà a disposizione competenze tecniche volte
alla progettazione e realizzazione, a partire dalle realtà socio-economiche locali, di interi cicli di
produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti, sulla base dell’esperienza acquisita
nei progetti già realizzati.
3.6 Supporto al PSR Lazio
Il PSR Lazio sia nella precedente programmazione, sia per il periodo 2014-2020 prevede
che ARSIAL svolga numerosi compiti ed attività sia a supporto dell’Autorità di gestione sia al fine
di favorire l’adesione agli impegni da parte delle aziende agricole iscritte alla rete di Conservazione
e Sicurezza nell’ambito della misura agro-climatico-ambientale di cui all’articolo 28 del
regolamento (UE) n. 1305/2013 concernente l’allevamento di razze autoctone minacciate di
abbandono o la conservazione delle risorse genetiche vegetali minacciate di erosione genetica.
Al fine di sostenere le attività svolte, ARSIAL, altresì, potrà essere beneficiario di contributi
previsti da specifiche operazioni del PSR Lazio adottato con al D.G.R. n. 479/2014.
4. ARTICOLAZIONE TEMPORALE
Le attività previste dal presente Piano saranno sviluppate in dettaglio nei Programmi
operativi che saranno predisposti per ognuna delle annualità comprese nel triennio 2014-2016, ai
sensi dell’art. 6 della L.R. n. 15/2000.
5. RISORSE FINANZIARIE
Il presente piano sarà attuato dall’ARSIAL per una spesa annuale di € 300.000 il cui
finanziamento sarà a carico del bilancio dell’Agenzia, ai sensi dell’articolo 9 della L.R. n. 15/2000,
e dei contributi previsti dai PSR del Lazio 2007-2013 e 2014-2020 nell’ambito della iniziative
assunte per il potenziamento dell’obiettivo di salvaguardia della biodiversità.
6. VERIFICA E MONITORAGGIO
Le azioni poste in essere con il presente piano e in attuazione della relativa programmazione
annuale, non possono prescindere da una collaterale attività di monitoraggio e di verifica volta a
valutarne l’impatto e la ricaduta.
Tale attività riguarda la verifica dell’idoneità delle azioni intraprese allo scopo di apportare le
opportune modifiche e correzioni anche dal punto di vista finanziario e migliorare e rendere più
7
efficace l’uso delle risorse impegnate, valutando contemporaneamente la ricaduta degli interventi
programmati.
Per le attività previste dal presente piano, gli indicatori di esecuzione finanziaria e fisica, gli
indicatori di efficacia e di efficienza e le relative modalità di rilevazione saranno definiti nei
programmi operativi annuali.
8
REGIONE LAZIO
DELIBERAZIONE N.
PROPOSTA N.
16502
GIUNTA REGIONALE
DEL
DEL
29/09/2014
STRUTTURA
Direzione Regionale:
PROPONENTE
POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT
Area: PIANI DI ZONA E SERVIZI SOCIALI LOCALI
Prot. n. ___________________ del ___________________
OGGETTO: Schema di deliberazione concernente:
L.R. n. 38/96, art. 51, e D.G.R. n. 136/2014. Approvazione schema di regolamento contabile della Convenzione per la gestione
associata dei servizi sociali dei Comuni dell'Ambito territoriale individuati ai sensi dell'art. 47, comma 1, lettera c), L.R. n. 38/1996
(SCALA ANNA)
___________________________
L' ESTENSORE
ASSESSORATO
(SCALA ANNA)
___________________________
IL RESP. PROCEDIMENTO
(A. SASSO D'ELIA)
___________________________
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
(G. MAGRINI)
___________________________
IL DIRETTORE REGIONALE
___________________________
POLITICHE SOCIALI E SPORT
(Visini Rita)
___________________________
L'ASSESSORE
PROPONENTE
DI CONCERTO
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE
COMMISSIONE CONSILIARE:
VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA:
IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE
PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO
Data dell' esame:
con osservazioni
senza osservazioni
___________________________
10/10/2014 - prot. 688
Data di ricezione ______________________
SEGRETERIA DELLA GIUNTA
ISTRUTTORIA:
Pagina 1 / 3
____________________________________
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
____________________________________
IL DIRIGENTE COMPETENTE
____________________________________
IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA
____________________________________
IL PRESIDENTE
Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI
OGGETTO: L.R. n. 38/96, art. 51, e D.G.R. n. 136/2014. Approvazione schema di regolamento
contabile della Convenzione per la gestione associata dei servizi sociali dei Comuni
dell’Ambito territoriale individuati ai sensi dell’art. 47, comma 1, lettera c), L.R. n.
38/1996.
LA GIUNTA REGIONALE
SU PROPOSTA dell’Assessore alle Politiche Sociali e Sport
VISTO
lo Statuto della Regione Lazio;
VISTA
la L.R. n. 6/2002 “Disciplina del sistema organizzativo della Giunta e del Consiglio e
disposizioni relative alla dirigenza e al personale regionale”;
VISTO
il Regolamento Regionale n. 1/2002 concernente “Regolamento di organizzazione degli
uffici e dei servizi della Giunta Regionale”;
VISTA
la L. n. 328/2000, recante “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di
interventi e servizi sociali”;
VISTA
la L.R. n. 38/1996, “Riordino, programmazione e gestione degli interventi e dei servizi
socio-assistenziali nel Lazio” e successive modifiche e integrazioni;
ATTESO che, in coerenza con le indicazioni contenute nella L. n. 328/2000, gli obiettivi della
programmazione regionale in campo socio-assistenziale tendono a promuovere:
a) la realizzazione di forme associative tra i comuni a livello distrettuale per la
programmazione degli interventi;
b) l’integrazione tra gli interventi socioassistenziali e sociosanitari;
c) la creazione di un sistema a rete dei servizi;
d) la qualificazione degli interventi e dei servizi che devono rispondere in modo adeguato
alle esigenze dei cittadini;
e) la ricomposizione dei finanziamenti all’interno dei distretti sociosanitari, allo scopo di
ottimizzare la spesa;
VISTA
la D.G.R. n. 136/2014, “L.R. n. 38/96, art. 51. Approvazione documento concernente
“Linee guida agli ambiti territoriali individuati ai sensi dell’articolo 47, comma 1, lettera c)
della legge regionale n.38/96 per la redazione dei Piani Sociali di Zona periodo 2012-2014,
annualità 2014”. Assegnazione ai Comuni capofila e agli Enti dei Distretti socio-sanitari dei
massimali di spesa e delle risorse a valere sul bilancio di previsione esercizi finanziari 2014
e 2015 per l’attuazione delle Misure comprese nei Piani Sociali di Zona annualità 2014”;
VISTO
in particolare che la Giunta Regionale, nelle Linee Guida allegate alla succitata D.G.R. n.
136/2014, nell’ambito della Misura 7 “Spesa Sociale dei comuni” e precisamente al punto
4.1 “Assetto finanziario”, nell’affrontare la questione delle forme associative dei distretti
socio-sanitari con particolare riguardo all’approccio finanziario contabile:
- ha stabilito l’importanza di una metodologia gestionale contabile condivisa ed approvata
dagli organi istituzionali al fine di realizzare una unicità di programmazione e di utilizzo
di tutte le risorse da parte dei distretti socio sanitari;
- ha inteso suddividere i distretti che hanno una propria personalità giuridica e che
dispongono di un proprio bilancio (Roma Capitale, Fiumicino e i due Consorzi già
costituiti) da quelli regolati da una convenzione (vecchio Accordo di programma) le cui
responsabilità finanziarie ricadono interamente sul comune capofila;
Pagina 2 / 3
- per la prima volta, si è provveduto a definire contabilmente e concettualmente:
“l’insieme delle risorse assegnate alla gestione distrettuale, derivanti da normative
comunitarie statali regionali, oltre che da contribuzioni di Enti o privati, e il loro utilizzo
in termini di spesa, un documento finanziario denominato Budget Unico di Distretto;”
- ha rinviato a una successiva Deliberazione, da adottarsi entro luglio 2014,
l’approvazione di uno schema tipo di regolamento contabile, che i distretti socio-sanitari
potranno prendere a riferimento nel dotarsi del proprio regolamento;
VISTE
le note prot. n. 394959 del 9.7.2014 e n. 498159 del 9.9.2014, con le quali è stato avviato
un percorso di elaborazione dello schema di regolamento contabile previsto dal punto 4.1
delle Linee Guida allegate alla D.G.R. n. 136/2014, condivisa con rappresentanti degli
ambiti territoriali attraverso la convocazione di appositi tavoli di confronto e
partecipazione;
PRESO ATTO delle risultanze degli incontri dei tavoli concernenti l’elaborazione dello schema di
regolamento contabile, riunitisi presso la Direzione Politiche Sociali, Autonomie,
Sicurezza e Sport nei giorni 21 luglio e 25 settembre 2014;
VISTO
il D. Lgs. n. 267/2000, “Testo unico degli enti locali”;
RITENUTO pertanto, al fine di definire modalità organizzative e di funzionamento uniformi della
gestione associata dei servizi sociali locali negli ambiti territoriali individuati ai sensi
dell’art. 47, comma 1, lettera c), L.R. n. 38/1996, di approvare nell’allegato A “lo schema
di regolamento contabile della Convenzione per la gestione associata dei servizi sociali dei
Comuni dell’Ambito territoriale” individuati ai sensi dell’art. 47, comma 1, lettera c), L.R.
n. 38/1996;
RITENUTO altresì, di definire al 1° gennaio 2015, il termine ultimo per l’entrata in vigore, previa
adozione da parte degli Enti di cui agli ambiti territoriali individuati ai sensi dell’art. 47,
comma 1, lettera c), L.R. n. 38/1996, del documento redatto sulla base dello schema
allegato alla presente deliberazione che ne è parte integrante e sostanziale;
DELIBERA
per i motivi espressi in premessa, che si richiamano integralmente, in attuazione della D.G.R. n.
136/2014
A.
di approvare nell’Allegato A alla presente Deliberazione e della stessa costituenti parte
integrante e sostanziale:
- schema tipo di regolamento contabile della Convenzione per la gestione associata dei
servizi sociali dei Comuni dell’Ambito territoriale;
B.
di definire al 1° gennaio 2015 il termine ultimo per l’entrata in vigore, previa adozione da
parte degli Enti di cui agli ambiti territoriali individuati ai sensi dell’art. 47, comma 1,
lettera c), L.R. n. 38/1996, del documento redatto sulla base dello schema allegato alla
presente deliberazione che ne è parte integrante e sostanziale;
Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il su esteso schema di deliberazione che risulta approvato
all’unanimità
La presente deliberazione viene pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio e diffusa sui
siti internet www.regione.lazio.it e www.socialelazio.it.
Pagina 3 / 3
Schema di regolamento contabile della Convenzione per la gestione associata
dei servizi sociali dei Comuni dell’Ambito territoriale ………
Art. 1
Finalità
Il presente regolamento disciplina le modalità di gestione finanziaria e contabile della Convenzione
per la gestione associata dei servizi sociali dei Comuni dell’Ambito territoriale di……..(di seguito
Convenzione)…
Il presente regolamento si conforma ai principi contabili stabiliti dal Testo Unico sull’ordinamento
degli enti locali (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267) nel rispetto delle disposizioni previste
dall’ordinamento giuridico al fine di assicurare l’unitarietà e uniformità del sistema finanziario e
contabile
Art. 2
Documento Contabile preventivo
1. Il documento contabile preventivo annuale della gestione associata, di cui all’art. …. della
Convenzione, è articolato in entrate e in uscite, e contiene obbligatoriamente l’indicazione
dei trasferimenti comunali e regionali, statali e comunitari.
Il documento contabile è costituito dalle seguenti voci:
Entrate
a. finanziamenti derivanti da progetti e programmi comunitari;
b. trasferimenti di fondi vincolati statali ripartiti dalla Regione e assegnati ai distretti;
c. trasferimenti di fondi regionali ripartiti dalla Regione e assegnati ai distretti;
d. fondi derivanti dai bilanci comunali per la compartecipazione ai servizi di cui alla
Convenzione;
e. trasferimenti e compartecipazione alle ASL per le attività socio- sanitarie;
f. contributi di enti pubblici per attività specifiche;
g. contributi da parte di privati;
h. compartecipazione ai servizi da parte dei privati.
Uscite
a. Spese per servizi essenziali di cui al comma 4 dell’art. 22 della Legge 328/2000 per area di
intervento;
b. Spese articolate per tipologie d’intervento, non già iscritte nelle voci della lettera a., c. e d.;
1
c. Spese di documentazione, studi e ricerca;
d. Costi di funzionamento e gestione dell’Ambito territoriale e per il personale dell’Ufficio di
Piano;
Le voci di entrate e uscite hanno valore meramente indicativo e possono essere eventualmente
integrate.
2. Il documento contabile non può presentare un disavanzo fra l’insieme delle entrate e
l’insieme delle uscite.
3. Il Comitato Istituzionale approva il documento contabile preventivo per singolo esercizio
finanziario, in coerenza con il bilancio del Comune o Ente Capofila.
4. Le risorse provenienti dall’eventuale compartecipazione alle spese da parte degli utenti,
relative ai Servizi di cui alla Convenzione sono incassate dall’ente capofila ed utilizzate per
le finalità previste.
5. I fondi assegnati per la gestione di servizi di cui alla Convenzione sono destinati e vincolati
secondo quanto stabilito negli atti di assegnazione e di programmazione dalle Istituzioni
assegnate.
Art. 3
Attestazione di copertura finanziaria
1) Qualsiasi spesa posta in essere dal Comune/ Ente Capofila deve avere l’attestazione della
relativa copertura finanziaria, da parte del Responsabile del Servizio Finanziario del
Comune/ Ente Capofila. Il rilascio del visto presuppone l’effettiva copertura finanziaria
della spesa da sostenere.
2) Il coordinatore dell’Ufficio di Piano adotta tutte le determinazioni di impegno e di liquidità.
Il controllo contabile è effettuato dal responsabile dell’ufficio Finanziario ed è esercitato
attraverso il rilascio del parere di regolarità contabile e del visto attestante la copertura
finanziaria.
3) Le determinazioni adottate dal coordinatore dell’Ufficio di Piano sono pubblicate sul sito del
Comune Capofila e trasmesse agli altri comuni della Convenzione.
2
Art. 4
Risorse finanziarie
L’insieme delle risorse finanziarie, necessarie all’organizzazione e all’erogazione dei servizi
associati previste per l’attuazione della Convenzione rappresentate nel documento contabile
preventivo è denominato Budget di Distretto.
Art. 5
Gestione contabile e finanziaria
1. Al Comune Ente/ Capofila è attribuita la gestione delle risorse finanziarie del Budget di Distretto,
secondo gli indirizzi e in conformità con la programmazione socio sanitaria ed assistenziale
regionale, nel rispetto dei principi dettati dal D.L.gs 267/2000.
2. Nell’esercizio delle funzione di tesoreria, il Comune/ Ente Capofila è tenuto all’osservanza delle
disposizioni recate dalla parte II del D.lgs. 267/2000.
3. Il Comune/Ente Capofila, nell’ambito delle scritture contabili previste dal D.lgs. 267/2000, deve
provvedere alla distinta rilevazione delle operazioni di entrata e di spesa connesse alla gestione
della Convenzione e specificatamente del Piano sociale di Zona, provvedendo al termine di
ciascuna annualità, alle operazioni di rendicontazione, secondo quanto prescritto dall’articolo 8.
4. Il Comune/ Ente Capofila è tenuto alla custodia ed alla conservazione di tutti gli atti contabili
relativi alla gestione afferente alla Convenzione. Tali atti dovranno essere esibiti in copia qualora
richiesti dagli enti associati.
5. La gestione delle risorse finanziarie è assegnata al Coordinatore dell’Ufficio di Piano, il quale
adotta tutti gli atti gestionali necessari all’assunzione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti.
Art. 6
Responsabilità ed impegni dei Comuni
I Comuni associati si impegnano così come stabilito dalla Convenzione a stanziare, nei rispettivi
bilanci di previsione, ed erogare le quote di compartecipazione obbligatorie per far fronte agli oneri
derivanti dalla Convenzione stessa.
Art. 7
Fondo di programmazione e governo
1.
Al termine di ciascuna annualità di gestione il coordinatore dell’Ufficio di Piano di concerto con
le Ragionerie dei comuni aderenti alla Convenzione procede alla ricognizione delle risorse
3
assegnate dalla Regione in base ai servizi e agli interventi contenuti nei Piani Sociali di Zona ai
sensi dell’art. 53 L.R. 38/96 e degli atti regionali di attuazione.
2.
Il Fondo di programmazione e governo è costituito dalle seguenti risorse:
 economie sui progetti conclusi o ancora in essere;
 somme accertate e per le quali non sussista un impegno con creditore certo a valere sui bilanci
comunali;
 somme assegnate dalla Regione Lazio ma non ancora accertate ;
 somme relative ad obbligazioni giuridicamente vincolanti in essere;
 le risorse di cui ai punti precedenti vanno considerate al netto delle anticipazioni erogate dai
soggetti assegnatari.
3.
A fine esercizio finanziario l’Ufficio ragioneria del Comune/ Ente capofila certifica gli importi
complessivi dei Fondo di programmazione e governo per ciascun intervento regionale.
Art. 8
Documento Contabile Consuntivo
1. Il Coordinatore dell’Ufficio di Piano, al termine di ciascun esercizio finanziario, redige apposito
documento contabile consuntivo delle spese sostenute per la gestione nel rispetto dell’art. 62
L.R. 38/96.
2. Il documento contabile consuntivo (rendiconto annuale) unitamente alla relazione sulla gestione
è approvato dal Comitato Istituzionale ai sensi dell’art. …. della Convenzione.
3. Entro il 31 marzo di ciascun anno, il Comune/ Ente Capofila trasmette alla Direzione Regionale
competente la relazione sullo stato di attuazione dei servizi e degli interventi programmati, ai
sensi dell’art. 53 della L.R. 38/96.
Art. 9
Beni strumentali
1. I beni strumentali e di consumo ed ogni altro onere necessari per l’attuazione della Convenzione
sono a carico delle risorse del Budget di Distretto in capo al Comune/Ente capofila.
2. I beni strumentali e durevoli acquistati con risorse del Budget di Distretto, ed ancora esistenti al
momento della risoluzione della gestione associata, sono ripartiti tra gli nti in proporzione alle
quote di contribuzione. ’ comunque escluso in ipotesi di recesso, di uno o pi
nti, il diritto
degli stessi all’assegnazione di quote dei beni in uso ovvero alla corresponsione di somme
corrispondenti al loro valore.
4
3. Gli oneri relativi all’uso, alla manutenzione e all’ammortamento di tali beni sono a carico del
Budget di Distretto.
Art. 10
Attuazione dell’art. ….. della Convenzione.
1) Nella attuazione della fattispecie prevista dall’art… della Convenzione inerente la modifica del
Comune/Ente capofila nel periodo di vigenza della Convenzione stessa, il nuovo Comune/Ente
subentra al precedente in tutti i rapporti attivi e passivi secondo la seguente procedura:
-
Adozione di un verbale congiunto di passaggio di capofilato tra il Comune/Ente uscente ed
il subentrante.
2) Di norma il passaggio di capofilato tra i due Enti Capofila avviene a decorrere dal 1 gennaio
dell’anno successivo a quella della deliberazione assunta dal Comitato Istituzionale ai sensi
dell’art. …. della Convenzione.
In caso di recesso del Comune Capofila il passaggio avviene obbligatoriamente a conclusione
dell’anno contabile.
Il Comune/ Ente Capofila subentrante, ha titolo al subentro nei contratti di fornitura relativo
all’oggetto, ancorché intestati all’ente uscente.
Il verbale di passaggio di capofilato contiene l’elenco:
-
dei beni strumentali (mobili ed immobili di proprietà del distretto);
-
dei contratti in essere;
-
delle obbligazioni giuridicamente vincolanti e le rispettive modalità di pagamento;
3) Salvo diverso accordo il Comune/ Ente Capofila uscente trasferisce tutte le risorse afferenti il
Budget di distretto e il Fondo di programmazione e governo al Comune/Ente capofila entrante.
Art. 11
Modifiche ed integrazioni
Il presente regolamento può essere oggetto di modifica e/o integrazione in corso di validità con le
stesse modalità di approvazione.
Art. 12
Rinvio
Per quanto non espressamente previsto dal presente regolamento si rinvia al regolamento di
contabilità del Comune capofila ed in ogni caso al T.U.E.L., di cui al D. Lgs. N. 267/2000 e
successive modificazioni ed integrazioni.
5
REGIONE LAZIO
DELIBERAZIONE N.
PROPOSTA N.
16593
GIUNTA REGIONALE
DEL
DEL
30/09/2014
STRUTTURA
Direzione Regionale:
PROPONENTE
INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E POLITICHE ABITATIVE
Area: PROGRAMMI E PROGETTI PER SVILUPPO SOSTENIBILE
Prot. n. ___________________ del ___________________
OGGETTO: Schema di deliberazione concernente:
Assegnazione della gestione operativa del Punto Focale Regionale (PFR) e del Sistema Informativo Regionale per l'Ambiente
(SIRA) del Lazio all'Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio (ARPA Lazio).
(GRANA MARIA CECILIA)
___________________________
L' ESTENSORE
ASSESSORATO
(MARIA CECILIA GRANA)
___________________________
IL RESP. PROCEDIMENTO
(L. COLOSIMO)
___________________________
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
(B. PLACIDI)
___________________________
IL DIRETTORE REGIONALE
___________________________
INFRASTRUTTURE, POLITICHE ABITATIVE, AMBIENTE
(Refrigeri Fabio)
___________________________
L'ASSESSORE
PROPONENTE
DI CONCERTO
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE
COMMISSIONE CONSILIARE:
VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA:
IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE
PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO
Data dell' esame:
con osservazioni
senza osservazioni
___________________________
07/10/2014 - prot. 667
Data di ricezione ______________________
SEGRETERIA DELLA GIUNTA
ISTRUTTORIA:
Pagina 1 / 5
____________________________________
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
____________________________________
IL DIRIGENTE COMPETENTE
____________________________________
IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA
____________________________________
IL PRESIDENTE
Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI
OGGETTO: Assegnazione della gestione operativa del Punto Focale Regionale (PFR) e del Sistema
Informativo Regionale per l'Ambiente (SIRA) del Lazio all’Agenzia Regionale Protezione
Ambientale del Lazio (ARPA Lazio)
LA GIUNTA REGIONALE
SU PROPOSTA dell’Assessore alle Infrastrutture, Politiche Abitative e Ambiente;
VISTO lo Statuto della Regione Lazio;
VISTA la L.R. 18 febbraio 2002, n.6 recante “Disciplina del sistema organizzativo della Giunta e
del Consiglio e disposizioni relative alla dirigenza e al personale regionale”;
VISTO il Regolamento Regionale 6 settembre 2002, n.1 recante “Regolamento di organizzazione
degli uffici e dei servizi della Giunta Regionale” e successive modifiche ed integrazioni;
VISTA la L.R. 20 novembre 2001, n.25 recante “Norme in materia di programmazione, bilancio e
contabilità della Regione”;
VISTA la Legge di Stabilità Regionale 2014 del 30 dicembre 2013, n.13;
VISTA la L.R. del 30 dicembre 2013, n.14 concernente “Bilancio di Previsione Finanziario della
Regione Lazio 2014 – 2016”;
VISTA la Legge n.67/88, art.18, comma 1, lettera e), con la quale viene formalizzato e avviato il
programma per il Sistema Informativo e di monitoraggio Nazionale Ambientale (SINA), con
l'obiettivo di consentire la razionalizzazione e il coordinamento delle iniziative di gestione delle
informazioni ambientali;
VISTO il D.M. 29 ottobre 1998, n.3297 con il quale l’attuazione del programma SINA (Sistema
Informativo Nazionale Ambientale) viene trasferita dal Ministero dell’Ambiente all’Agenzia
nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA), oggi ISPRA;
VISTA la L.R. 18 novembre 1991, n.74, recante “Disposizioni in materia di tutela ambientale”, ed
in particolare l’articolo 1, con il quale si stabilisce che la Regione promuove e favorisce "una
incisiva ed organica tutela dell'ambiente nei suoi vari aspetti, con l'obiettivo di garantire le
condizioni indispensabili al progetto civile, agli interessi fondamentali della collettività ed alla
qualità della vita”;
RICHIAMATO l’art.2, comma 1, lettera f) delle suddetta legge, che stabilisce , tra l’altro, quale
azione per il perseguimento delle finalità di cui all’art.1, “la gestione di un osservatorio regionale,
articolato in terminali periferici a livello provinciale e metropolitano, collegato a banche dati, reti
di rilevamento e monitoraggio, per la raccolta e la diffusione, anche a mezzo di relazioni
periodiche, di ogni utile elemento che interessi direttamente o indirettamente la tutela ambientale,
al fine di assicurare una conoscenza capillare, sistematica ed organizzata delle condizioni
dell'ambiente e consentire una tempestiva ed efficace azione di prevenzione, conservazione e
risanamento”;
TENUTO CONTO che, in attuazione della L.R. n.74/91 e in coerenza con la Legge n.67/88, è stata
predisposta e allestita, presso le strutture dell’Assessorato competente in materia di ambiente, la
Pagina 2 / 5
struttura denominata Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRA) avente il compito di
mettere in contatto diretto i produttori di dati ambientali con i potenziali fruitori, attraverso una
banca dati centrale che organizza, sistematizza e elabora le informazioni ambientali sulla base delle
richieste dei fruitori ed in particolare delle esigenze informative e valutative della Regione Lazio e
delle altre pubbliche amministrazioni;
CONSIDERATO che con l’Intesa Stato - Regioni del 2001 di approvazione del Programma di
sviluppo del Sistema Informativo Nazionale Ambientale predisposto dall'ISPRA (ex ANPA), in
ottemperanza al decreto del Ministro dell'Ambiente 29 ottobre 1998, n.3297, viene definita
l’attivazione presso le diverse Regioni dei Punti Focali Regionali (PFR) della rete SINAnet per la
sistematizzazione e messa a disposizione dei dati ambientali di interesse nazionale;
VISTA la D.G.R. 27 agosto 2004, n.828 concernente “Designazione e disposizioni per
l’organizzazione del Punto Focale Regionale del Sistema Informativo Nazionale Ambientale”, con
la quale il PFR della Regione Lazio è stato costituito presso il Dipartimento Territorio nell’ambito
della Direzione regionale competente in materia di ambiente;
VISTO l’Atto di Organizzazione del Direttore del Dipartimento Territorio n.B3235/2004, con il
quale si dispone che il PFR operi presso il Sistema Informativo Regionale per l’Ambiente (SIRA);
TENUTO CONTO che l’attività svolta dal SIRA, relativamente all’acquisizione, alla
sistematizzazione e alla condivisione dei dati riveste particolare rilevanza per la predisposizione di
piani e programmi regionali in materia ambientale, in quanto fornisce il quadro conoscitivo
preliminare per la definizione di strategie e piani di azione;
TENUTO CONTO altresì che la suddetta attività riveste rilevanza anche per le attività di
programmazione regionale, ed in particolare per le attività conoscitive e di monitoraggio relative
alla nuova programmazione dei fondi SIE 2014-2020, di cui alla D.G.R. del 17/07/2014, n.479, di
adozione unitaria delle proposte di Programmi Operativi Regionali: FESR, FSE e PSR FEASR
2014-2020;
RITENUTO OPPORTUNO garantire la maggiore efficacia ed efficienza del sistema informativo
regionale in materia di ambiente, identificabile con il SIRA, attraverso una migliore articolazione
delle funzioni e delle competenze che utilizzi in maniera più razionale il sistema di produzione di
dati relativi alle componenti ambientali;
VISTA la L.R. 6 ottobre 1998, n.45 recante “Istituzione dell’Agenzia Regionale per la Protezione
Ambientale del Lazio (ARPA)”, e s.m.i.;
VISTO in particolare l’articolo 3, comma 1, lettera d) della L.R. n.45/98 sopracitata che individua,
tra le competenze di Arpa Lazio "l'attività informativa sullo stato dell'ambiente mediante
comunicazione di dati al sistema informativo regionale per l'ambiente (SIRA), tramite sistemi
informatici, secondo le disposizioni impartite dalla struttura regionale competente in materia
ambientale";
TENUTO CONTO che Arpa Lazio svolge attività di monitoraggio ambientale ed è proprietaria dei
dati necessari alla trasmissione di informazioni ambientali alla rete SINAnet ed alla realizzazione di
elaborazioni e report sullo stato dell'ambiente richiesti dalla normativa;
VERIFICATO che ARPA Lazio possiede le competenze tecniche e le dotazioni strumentali per
svolgere le attività assegnate al PFR e al SIRA;
Pagina 3 / 5
RITENUTO NECESSARIO, per garantire l’efficacia e l’efficienza del sistema regionale di
raccolta , flusso e fruizione di dati ambientali, assegnare la gestione operativa del PFR e del SIRA
ad ARPA Lazio, in quanto primo collettore dei dati ambientali raccolti sul territorio nonché
proprietario degli stessi;
DELIBERA
Per le motivazioni indicate in premessa e che qui si intendono integralmente riportate:
1. di assegnare all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Lazio (ARPA Lazio) la
gestione operativa della funzione di Punto Focale Regionale (PFR) della rete SINAnet, istituita
dal decreto del Ministro dell'Ambiente 29 ottobre 1998, n.3297;
2. di assegnare all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Lazio (ARPA Lazio) la
gestione operativa del Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRA), avente funzioni di
osservatorio regionale, articolato in terminali periferici, collegato a banche dati, reti di
rilevamento e di monitoraggio, in attuazione di quanto disposto dall'art.2, comma 1, lettera f)
della L.R. 18 novembre 1991, n.74;
3. di assegnare alla Direzione Regionale Infrastrutture, Ambiente e Politiche Abitative l’attività di
monitoraggio e verifica delle attività gestite da Arpa Lazio relative ai punti 1 e 2;
4. di stabilire che ARPA Lazio provvederà alla redazione di un rapporto annuale sulle attività
svolte nell’ambito della gestione del Punto Focale Regionale (PFR) e del Sistema Informativo
Regionale Ambientale (SIRA), che dovrà essere trasmesso alla direzione competente in materia
di ambiente entro il 31 gennaio dell'anno successivo;
5. di stabilire che la Regione Lazio, nell’ambito del coordinamento delle attività di cui al punto 2,
avrà piena disponibilità di utilizzo della strumentazione del SIRA, di consultazione delle
banche date alfanumeriche, cartografiche e dei documenti di sintesi prodotti da ARPA e potrà
richiedere, per proprie necessità istituzionali o di carattere tecnico, elaborazioni e report sullo
stato dell'ambiente;
6. di stabilire che le direzioni regionali, le agenzie e gli enti strumentali della Regione Lazio,
detentori di dati ed informazioni ambientali, sono tenuti a fornire periodicamente le banche dati
alfanumeriche e cartografiche, e la documentazione tecnico-scientifica in materia ambientale in
proprio possesso ad Arpa Lazio;
7. di incaricare il Direttore della Direzione Regionale Infrastrutture, Ambiente e Politiche
Abitative di predisporre un atto regolamentare per la gestione del Sistema Informativo
Regionale Ambientale (SIRA), nonché di esperire tutti gli atti necessari e conseguenti
all’attuazione della presente deliberazione;
8. di stabilire che le assegnazioni di funzioni ad Arpa Lazio di cui ai punti 1 e 2 della presente
deliberazione non comporteranno oneri aggiuntivi a carico della Regione Lazio e pertanto
saranno esercitate nell'ambito della dotazione finanziaria ordinaria annuale assegnata
alla'Agenzia stessa.
La presente deliberazione verrà pubblicata sul B.U.R.L. e sul sito internet della Regione Lazio.
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Il Presidente poni ai voti, a norma di legge, il suesteso schema di deliberazione che risulta
approvato all’unanimità.
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REGIONE LAZIO
DELIBERAZIONE N. 668
PROPOSTA N.
16000
GIUNTA REGIONALE
DEL
DEL
14/10/2014
23/09/2014
STRUTTURA
Direzione Regionale:
PROPONENTE
POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT
Area: POL. SVIL. SOCIO-EC. COM., SERV. MIL. E UNIV. AGR.
Prot. n. ___________________ del ___________________
OGGETTO: Schema di deliberazione concernente:
Conferimento di "Attestazione di Genere" (Gender Friendly) agli enti locali che realizzano interventi a garanzia del rispetto delle
pari opportunità, con particolare riferimento alla conciliazione familiare nonché per favorire il sostegno all'occupazione femminile
nel territorio – Individuazione dei relativi criteri.
(LAZZARI ROSARIA)
___________________________
L' ESTENSORE
ASSESSORATO
(CECI DOMENICO)
___________________________
IL RESP. PROCEDIMENTO
(M. PAGANO)
___________________________
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
(N. ZAMARO)
___________________________
IL DIRETTORE REGIONALE
___________________________
PARI OPPORTUNITA', AUTONOMIE LOCALI, SICUREZZA
(Ciminiello Concettina)
___________________________
L'ASSESSORE
PROPONENTE
DI CONCERTO
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE
COMMISSIONE CONSILIARE:
VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA:
IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE
PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO
Data dell' esame:
con osservazioni
senza osservazioni
SEGRETERIA DELLA GIUNTA
___________________________
Data di ricezione: 10/10/2014 prot. 687
ISTRUTTORIA:
Pagina 1 / 4
____________________________________
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
____________________________________
IL DIRIGENTE COMPETENTE
____________________________________
IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA
____________________________________
IL PRESIDENTE
Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI
OGGETTO: Conferimento di “Attestazione di Genere” (Gender Friendly) agli enti locali che
realizzano interventi a garanzia del rispetto delle pari opportunità, con
particolare riferimento alla conciliazione familiare nonché per favorire il
sostegno all’occupazione femminile nel territorio – Individuazione dei
relativi criteri.
LA GIUNTA REGIONALE
SU PROPOSTA dell’Assessore alle Pari Opportunità, Autonomie Locali, Sicurezza;
VISTO
lo Statuto della Regione Lazio;
VISTA
la legge regionale 18 febbraio 2002, n. 6 e successive modifiche, concernente
“Disciplina del sistema organizzativo della Giunta e del Consiglio e disposizioni
relative alla dirigenza ed al personale regionale”;
VISTO
il regolamento regionale 6 settembre 2002, n. 1 e successive modifiche,
concernente “Regolamento di Organizzazione degli Uffici e dei Servizi della
Giunta Regionale”;
VISTA
la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la
violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica recepita con legge 27
giugno 2013, n. 77 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio
d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne
e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011”;
VISTA
la legge 8 marzo 2000, n. 53 "Disposizioni per il sostegno della maternità e della
paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei
tempi delle città";
VISTO
VISTA
il decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 "Codice delle pari opportunità tra uomo
e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246";
la legge regionale 19 marzo 2014, n. 4 “Riordino delle disposizioni per
contrastare la violenza contro le donne in quanto basata sul genere e per la
promozione di una cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle
differenze tra uomo e donna” e, in particolare, l’articolo 8 che istituisce
l’Osservatorio regionale sulle pari opportunità e la violenza sulle donne;
CONSIDERATA la necessità di dare impulso ad iniziative finalizzate a migliorare la
partecipazione delle donne nel contesto socio-economico, favorendo la
conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari, stimolare la diffusione di una
cultura di pari opportunità e mai streaming di genere;
RITENUTO
Pagina 2 / 4
altresì opportuno avviare una procedura di Attestazione di Genere (Gender
Friendly), che permetta di individuare gli enti locali che realizzano interventi
per favorire l’integrazione tra le politiche di sostegno all’occupazione
femminile nel territorio e le politiche sociali dei servizi, nonché
un’organizzazione del lavoro che garantisca il rispetto delle pari opportunità tra
lavoratrici e lavoratori e politiche di conciliazione familiare;
RITENUTO
pertanto prevedere che l’Attestazione di Genere sia accordata a seguito di una
verifica di azioni e i sevizi, posti in essere dagli enti locali in coerenza con le
disposizioni e le finalità previste dalle leggi in materia di pari opportunità;
TENUTO CONTO che per le finalità di cui al precedente punto si rende necessario individuare
specifici indicatori contenuti nell’allegato A, che è parte integrante del presente
provvedimento;
RITENUTO
opportuno stabilire che l’Attestazione di Genere, di durata triennale, sia rilasciata
dalla Direzione regionale competente in materia di pari opportunità su richiesta
dell’ente locale, previa valutazione di conformità dell’Osservatorio regionale
sulle pari opportunità e la violenza sulle donne istituito presso l’Assessorato
competente in materia di Pari Opportunità, che analizzerà il contenuto delle
istanze pervenute, contenenti gli indicatori e svolgerà attività di informazione e
supporto agli enti locali ai fini del rilascio dell’attestazione stessa;
RITENUTO
opportuno stabilire di introdurre un sistema di valutazione premiale, in virtù del
quale gli enti locali in possesso dell’Attestazione di Genere, il cui l’elenco sarà
pubblicato sul sito istituzionale della Regione Lazio, che partecipano a bandi
pubblici regionali per ottenere finanziamenti, hanno diritto ad una
maggiorazione del punteggio da 1 a 10 punti sul totale, utile ai fini della
graduatoria finale;
RITENUTO
altresì che tale maggiorazione di punteggio sarà da prevedere nel dispositivo dei
bandi della Regione Lazio, che abbiano attinenza per interventi atti a favorire
l’integrazione tra le politiche di sostegno all’occupazione femminile nel
territorio e le politiche sociali dei servizi, nonché un’organizzazione del lavoro e
politiche di conciliazione;
DELIBERA
 Di avviare una procedura di Attestazione di Genere (Gender Friendly) a favore degli enti
locali che realizzano interventi volti a migliorare la partecipazione delle donne nel contesto
socio-economico nonché a favorire le condizioni di conciliazione tra lavoro e responsabilità
familiari favorendo la diffusione di una cultura di pari opportunità e mainstreaming di
genere.
 Che l’Attestazione di Genere, di durata triennale, sia rilasciata su richiesta dell’ente locale,
dalla Direzione regionale competente in materia di pari opportunità, previa valutazione di
conformità da parte dell’Osservatorio regionale competente in materia di pari opportunità e
violenza sulle donne, istituito presso l’Assessorato competente in materia di Pari
Opportunità, che analizzerà le istanze pervenute dagli enti locali, contenenti gli indicatori e
svolgerà attività di informazione e supporto agli enti locali ai fini del rilascio
dell’attestazione stessa.
Pagina 3 / 4
 Che l’Attestazione, di cui al precedete punto, è rilasciata sulla base di una verifica degli
indicatori contenuti nella scheda allegata, che costituisce parte integrante e sostanziale della
presente Deliberazione (Allegato A).
 Che gli enti locali in possesso dell’Attestazione di Genere, il cui l’elenco sarà pubblicato sul
sito istituzionale della Regione Lazio, che partecipano a bandi pubblici regionali per
ottenere finanziamenti, hanno diritto ad una maggiorazione del punteggio da 1 a 10 punti
sul totale, utile ai fini della graduatoria finale.
 Che tale maggiorazione di punteggio sarà da prevedere nel dispositivo dei bandi della
Regione Lazio, che abbiano attinenza per interventi atti a favorire l’integrazione tra le
politiche di sostegno all’occupazione femminile nel territorio e le politiche sociali dei
servizi, nonché un’organizzazione del lavoro e politiche di conciliazione;
 Che con successivo provvedimento della Direzione regionale competente in materia di pari
opportunità, siano indicati modalità e termini di presentazione delle istanze per il rilascio del
titolo di Attestazione di Genere.
Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il suesteso schema di deliberazione, che risulta
approvato all’unanimità.
La presente deliberazione verrà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio.
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Allegato ( A )
La scheda è composta da una serie di indicatori, espressi in un’ottica di Genere che permettono di
individuare le azioni e le iniziative nell’ambito delle pari opportunità e conciliazione familiare esistenti negli enti
locali. L’attestazione di Genere, che ha validità triennale, è rilasciata dalla Direzione regionale competente in
materia di pari opportunità e violenza sulle donne, previo parere dell’Osservatorio regionale sulle Pari
Opportunità, che tenendo conto dei parametri contenuti nella tabella, possa indicare con sufficiente obiettività
la condizione di rilascio del titolo.
INDICATORI
1. Delega e/o assessorato alle Pari
Opportunità
2. Rispetto delle quote di genere nelle
cariche politiche elettive
SI/NO
3. Presenza del CUG
SI/NO
4. Percentuale di presenza femminile nei
ruoli apicali dell’Ente.
SI/NO
5. Rispetto delle quote di genere nelle
società controllate dall’Ente.
SI/NO
6. Manifestazioni,
convegni,
corsi
di
formazione volti al personale interno e/o
alla cittadinanza per educare alla parità e
al rispetto delle differenze di genere.
SI/NO
7. Presenza sportelli donna e/o convenzioni
con altri centri territoriali, consultori,
sportello anti stalking, centri e/o sportelli
antiviolenza, case rifugio.
SI/NO
8. Promozione di azioni volte all’avvio, allo
sviluppo e al consolidamento di attività
imprenditoriali a conduzione femminile
( start up, micro credito).
SI/NO
9. Promozione delle politiche di conciliazione
tra vita lavorativa e familiare mediante
interventi volti ad individuare forme di
flessibilità nell’assistenza agli anziani
(anche a domicilio) e nell’educazione dei
bambini e delle bambine, favorendo
l’accesso ai servizi educativi, ai servizi
integrativi e sperimentali per l’infanzia e
l’adolescenza (asili nido, ludoteche,
estensione dei servizi presso le scuole
mediante anche laboratori e orti, voucher
di accesso ai servizi), coworking.
SI/NO
SI/NO
REGIONE LAZIO
DELIBERAZIONE N. 667
PROPOSTA N.
16547
GIUNTA REGIONALE
DEL
DEL
14/10/2014
30/09/2014
STRUTTURA
Direzione Regionale:
PROPONENTE
POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT
Area: POL. SVIL. SOCIO-EC. COM., SERV. MIL. E UNIV. AGR.
Prot. n. ___________________ del ___________________
OGGETTO: Schema di deliberazione concernente:
Individuazione dei criteri e modalità per la concessione di contributi a sostegno delle attività delle Associazioni che operano nel
settore per la prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, la violenza domestica e la solidarietà alle vittime art. 2 e art. 9 L.R. 19 marzo 2014 n. 4.
(LAZZARI ROSARIA)
___________________________
L' ESTENSORE
ASSESSORATO
(DOMENICO CECI)
___________________________
IL RESP. PROCEDIMENTO
(M. PAGANO)
___________________________
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
___________________________
IL DIRETTORE REGIONALE
___________________________
PARI OPPORTUNITA', AUTONOMIE LOCALI, SICUREZZA
(Ciminiello Concettina)
___________________________
L'ASSESSORE
PROPONENTE
DI CONCERTO
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE
COMMISSIONE CONSILIARE:
VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA:
IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE
PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO
Data dell' esame:
con osservazioni
senza osservazioni
SEGRETERIA DELLA GIUNTA
___________________________
Data di ricezione: 09/10/2014 prot. 680
ISTRUTTORIA:
Pagina 1 / 6
____________________________________
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
____________________________________
IL DIRIGENTE COMPETENTE
____________________________________
IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA
____________________________________
IL PRESIDENTE
Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI
OGGETTO: -Individuazione dei criteri e modalità per la concessione di contributi a
sostegno delle attività delle Associazioni che operano nel settore per la
prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, la
violenza domestica e la solidarietà alle vittime – art. 2 e art. 9 L.R. 19 marzo
2014 n. 4.
LA GIUNTA REGIONALE
Su proposta dell’Assessore alle Pari opportunità, Autonomie locali, Sicurezza;
VISTO
lo Statuto della Regione Lazio;
VISTO
il D.Lgs.18 agosto 2000, n.267; "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali"
VISTA
la legge regionale 20 novembre 2001, n. 25, “Norme in materia di programmazione,
bilancio e contabilità della Regione” e s.m.i;
VISTA
la legge regionale 18 febbraio 2002, n. 6, “Disciplina del sistema organizzativo
della Giunta e del Consiglio e disposizioni relative alla dirigenza ed al personale
regionale” e s.m.i.;
VISTA
la L.R. 30 dicembre 2013 n. 13 “Legge di stabilità regionale 2014”;
VISTA
la L.R. 30 dicembre 2013 n. 14 “Bilancio di previsione finanziario della Regione
Lazio 2014-2016;
VISTO
il Regolamento Giunta Regionale 6 settembre 2002, n. 1 “Regolamento di
organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta regionale” e s.m.i.;
VISTA
la L.R. 19 marzo 2014 n. 4 “Riordino delle Disposizioni per contrastare la
violenza contro le donne in quanto basata sul genere e per la promozione di una
cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle differenze tra uomo e
donna”;
PRESO ATTO che la Regione sostiene interventi e misure volti a prevenire e a contrastare
ogni forma e grado di violenza morale, fisica, psicologica, psichica, sessuale,
sociale ed economica nei confronti delle donne, nella vita pubblica e privata,
comprese le minacce, le persecuzioni e la violenza assistita. Persegue, in
particolare, le seguenti finalità:
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a) salvaguardare la libertà, la dignità e l’integrità di ogni donna;
b) promuovere la cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle
differenze di genere;
c) promuovere le relazioni fondate sul principio di uguaglianza sostanziale e di
parità di diritti tra uomini e donne tenuto conto della pari dignità e delle
differenze di genere;
d) contrastare la cultura basata su relazioni di prevaricazione che supporta e
legittima la violenza maschile nelle relazioni intime, nell’ambito familiare,
lavorativo e sociale;
e) contrastare nella comunicazione l'uso di termini, immagini, linguaggio,
verbale e non verbale, prassi discriminatorie offensive e lesive della dignità della
donna.
PRESO ATTO che la Regione Lazio nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili
promuove:
a) interventi volti a diffondere la cultura del rispetto e della dignità della donna,
anche in collaborazione con le istituzioni e le associazioni delle donne, le associazioni di
volontariato e il terzo settore, che abbiano tra i loro scopi il contrasto alla violenza contro le
donne ed i minori, la sua prevenzione e la solidarietà alle vittime;
b) campagne di sensibilizzazione sulla pari dignità, sulla valorizzazione e sul
rispetto tra uomo e donna;
c) presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, specifici progetti e
interventi, anche rivolti a docenti e genitori, per la diffusione di una cultura dei diritti umani e
del rispetto dell'altro, con particolare riferimento alla prevenzione e al contrasto della violenza
e al superamento degli stereotipi di genere nonché all’acquisizione di capacità relazionali
dirette al miglioramento dell’autostima, attraverso specifici percorsi di educazione
all’affettività;
d) interventi, con particolare attenzione a quelli rivolti e posti in essere dagli
uomini, per agevolare la comprensione del fenomeno della violenza contro le donne e i
minori;
e) sostiene e valorizza le esperienze di aiuto e automutuoaiuto, nonché le forme
di ospitalità fondate sull’accoglienza, sulla solidarietà e sulle relazioni, in particolare, tra
donne;
f) sostiene e potenzia strutture e servizi di presa in carico, di accoglienza e di
reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza e dei loro figli;
g) rafforza le reti locali, ove presenti, idonee a prevenire e a contrastare gli
episodi di violenza nei confronti delle donne;
h) interventi volti a sostenere l'autonomia economica e psicologica della donna
vittima di violenza, ai fini dell’inserimento lavorativo, anche attraverso forme di sostegno a
iniziative imprenditoriali;
i) azioni, per la concessione di immobili, nell’ambito del proprio patrimonio, da
concedere in comodato d’uso alle strutture antiviolenza;
j) percorsi specifici per agevolare i figli delle donne vittime di violenza in un
adeguato sostegno psicologico, nel diritto allo studio, anche attraverso l’erogazione di borse
di studio, nonché azioni per il loro inserimento nel mondo lavorativo;
k) la formazione rivolta agli operatori pubblici e del privato sociale, compresi
quelli che operano nell’ambito della comunicazione, e in particolare quelli facenti parte delle
reti locali;
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l) attraverso la sottoscrizione di appositi protocolli d’intesa, la formazione di
agenti delle forze dell’ordine e operatori sanitari del pronto soccorso coinvolgendo, tra i
soggetti formatori, anche il personale qualificato dei centri antiviolenza al fine di incentivare
il lavoro in équipe multidisciplinare;
m) campagne informative, nel settore della comunicazione, dei media e dei new
media e azioni di sensibilizzazione della popolazione e degli operatori del settore, volte a
proporre, in particolare, modelli positivi nelle relazioni tra uomo e donna;
n) percorsi formativi nell’ambito della comunicazione istituzionale, dei media e
dei new media, avvalendosi anche della collaborazione di università, istituti di ricerca,
organismi professionali e associazioni di categoria;
o) attività dirette al potenziamento della sicurezza diurna e notturna di parchi,
giardini e altri luoghi pubblici a rischio di violenza, mediante sistemi di illuminazione e
l’utilizzo di nuove tecnologie volte ad esercitare efficaci forme di controllo del territorio;
p) appositi programmi, anche all’interno delle carceri, per il recupero delle
persone maltrattanti, su indicazione degli organi giudiziari o dei servizi sociali competenti e a
favore di coloro che li richiedano.
RITENUTO individuare i criteri e le modalità per l’assegnazione di contributi alle
associazione che operano nel settore di cui alla suddetta L.R. 19 marzo 2014 n. 4;
RITENUTO opportuno altresì che con successivo atto dirigenziale si provvederà
all’approvazione di apposito avviso pubblico nel quale saranno stabiliti i termini e le modalità
di presentazione delle istanze di contributo che verranno finanziate sulla base degli
stanziamenti disponibili in bilancio – Es. Fin. 2014 – Cap. H 41930 per le finalità di cui
sopra;
RILEVATA la necessità di approvare l’Allegato 1, contenente i criteri per la concessione di
contributi alle Associazioni operanti nel settore ai sensi della Legge Regionale 19 Marzo
2014, n4;
RITENUTO di individuare, quali destinatari di contributi, sulla base degli stanziamenti
disponibili in bilancio – Es. Fin. 2014 – Cap. H 41930, i soggetti di cui alla Leggi
Regionali:
-L.R. 01 settembre1999, n.22 Promozione e sviluppo dell’associazionismo nella Regione
Lazio;
-L. 28 Giugno 1993, n. 29 Disciplina dell’attività di volontariato nella Regione Lazio;
- 27 Giugno 1996, n. 24 Disciplina delle cooperative sociali;
CONSIDERATO che per la valutazione delle richieste di contributo e la formulazione della
graduatoria, sarà istituita una Commissione tecnica composta da un dirigente in qualità di
presidente, da personale di categoria “D” membri, e personale di categoria “C” per la
segreteria, interni appartenenti alla struttura regionale competente;
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DELIBERA
Per le motivazioni di cui in premessa, che sono parte integrante e sostanziale del presente
provvedimento:
1- di approvare l’Allegato 1-parte integrale e sostanziale del presente atto, che contiene i
criteri per la concessione di contributi;
2- di individuare, quali destinatari di contributi, sulla base degli stanziamenti disponibili in
bilancio – Es. Fin. 2014 – Cap. H 41930 , i soggetti di cui alle Leggi Regionali :
L.R. 01 settembre1999, n.22 Promozione e sviluppo dell’associazionismo nella Regione
Lazio; L.R. 28 Giugno 1993, n. 29 Disciplina dell’attività di volontariato nella Regione
Lazio e L.R. 27 Giugno 1996, n. 24 Disciplina delle cooperative sociali;
Con successivo atto dirigenziale si provvederà all’approvazione di un apposito avviso
pubblico nel quale saranno individuati i termini e le modalità di presentazione delle
istanze di contributo, che verranno finanziate, sulla base degli stanziamenti disponibili
in bilancio – Es. Fin. 2014 – Cap. H 41930, per le finalità di cui sopra;
Con successivo atto dirigenziale si provvederà alla nomina di una Commissione tecnica
composta da un dirigente in qualità di presidente, da personale di categoria “D” come
membri, e personale di categoria “ C” con funzioni di segreteria, appartenenti alla
Direzione Regionale competente.
La presente deliberazione verrà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio e
diffusa sul sito www.regione.lazio.it.
Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il suesteso schema di deliberazione che risulta
approvato all’unanimità.
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Pagina 6 / 6
Allegato 1
Le risorse disponibili nel Bilancio regionale Es. Fin. 2014 Cap.H41930, MISSIONE -12 -DIRITTI
SOCIALI E FAMIGLIA, Programma 04 - (interventi per soggetti a rischio di esclusione sociale) –sono così
ripartiti:
A) - Il 60 % del totale delle risorse disponibili in bilancio, saranno concesse a favore di soggetti
iscritti, per categoria di appartenenza, ai relativi albi di cui alle Leggi regionali:
- L. R. 01 settembre1999, n.22 Promozione e sviluppo dell’associazionismo nella Regione Lazio;
- L.R.28 Giugno 1993, n. 29 Disciplina dell’attività di volontariato nella Regione Lazio;
- L. R.27 Giugno 1996, n. 24 Disciplina delle cooperative sociali;
 I contributi saranno assegnati a progetti, per il 90% della spesa ritenuta ammissibile,
per un massimo di € 20.000,00, per la realizzazione di:

Iniziative concernenti interventi strutturali e messa in sicurezza delle sedi - Strumenti
di vigilanza - Corsi di formazione per gli operatori a sostegno psico-fisico alla vittime
della violenza - Convegni- Seminari- Studi e ricerche.

I progetti, immediatamente cantierabili, garantiti da una fideiussione
bancaria/assicurativa, saranno finanziati previa indizione di specifico avviso pubblico.
B) - Il 40% del totale delle risorse disponibili in bilancio, saranno assegnate, per i compiti e le
funzioni, all’Osservatorio Regionale delle Pari Opportunità e violenza sulle donne (Art. 9 L.R. 19
marzo 2014, n. 4).

Lo stesso Osservatorio Regionale, individuati i programmi e le iniziative da
intraprendere, trasmette la relazione alla competente struttura regionale, che ne
curerà tutti gli aspetti amministrativi e gestionali.
REGIONE LAZIO
DELIBERAZIONE N. DEC50
PROPOSTA N.
13542
GIUNTA REGIONALE
DEL
DEL
09/09/2014
04/08/2014
STRUTTURA
Direzione Regionale:
PROPONENTE
POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT
Area: POL. PER SICUREZZA INTEGRATA E LOTTA ALL'USURA
Prot. n. ___________________ del ___________________
OGGETTO: Schema di deliberazione concernente:
Legge regionale 5 luglio 2001, n. 15. "Criteri e modalità per la concessione, in parte corrente, di finanziamenti per la promozione di
interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza nell'ambito del territorio regionale" di cui all'allegato "A", che
costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto, utilizzando la quota dell'80% delle risorse disponibili, capitolo - R45900,
per l'importo di € 450.000,00 per l'annualità 2014 e di € 450.000,00 per l'annualità 2015 per un importo complessivo di €
900.000,00.
(ROSA MARIA)
___________________________
L' ESTENSORE
ASSESSORATO
(ROSA MARIA)
___________________________
IL RESP. PROCEDIMENTO
(V. FRANGIONE)
___________________________
IL DIRIGENTE RESPONSABILE
(G. MAGRINI)
___________________________
IL DIRETTORE REGIONALE
___________________________
PARI OPPORTUNITA', AUTONOMIE LOCALI, SICUREZZA
(Ciminiello Concettina)
___________________________
L'ASSESSORE
PROPONENTE
DI CONCERTO
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
ALL'ESAME PREVENTIVO COMM.NE CONS.RE
COMMISSIONE CONSILIARE:
___________________________
IL DIRETTORE
___________________________
L' ASSESSORE
X
VISTO PER COPERTURA FINANZIARIA:
IL DIRETTORE DELLA DIREZIONE REGIONALE
PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO, DEMANIO E PATRIMONIO
Data dell' esame:
con osservazioni
senza osservazioni
___________________________
03/09/2014 - prot. 587
Data di ricezione ______________________
SEGRETERIA DELLA GIUNTA
ISTRUTTORIA:
Pagina 1 / 9
____________________________________
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
____________________________________
IL DIRIGENTE COMPETENTE
____________________________________
IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA
____________________________________
IL PRESIDENTE
Richiesta di pubblicazione sul BUR: SI
Oggetto: Legge regionale 5 luglio 2001, n. 15. “Criteri e modalità per la concessione, in parte
corrente, di finanziamenti per la promozione di interventi volti a favorire un sistema integrato di
sicurezza nell‟ambito del territorio regionale” di cui all‟allegato “A”, che costituisce parte
integrante e sostanziale del presente atto, utilizzando la quota dell‟80% delle risorse disponibili,
capitolo - R45900, per l‟importo di € 450.000,00 per l‟annualità 2014 e di € 450.000,00 per
l‟annualità 2015 per un importo complessivo di € 900.000,00.
LA GIUNTA REGIONALE
SU PROPOSTA
dell‟Assessore alle Pari opportunità, Autonomie locali, Sicurezza
VISTA
la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante modifiche al Titolo V,
parte seconda, della Costituzione;
VISTA
la legge regionale 18 febbraio 2002, n. 6 e successive modificazioni
concernente la disciplina del sistema organizzativo della Giunta e del
Consiglio regionale;
VISTO
il regolamento regionale 6 settembre 2002, n. 1 e successive modificazioni,
concernente l‟organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta regionale;
VISTA
la legge regionale 20 novembre 2001, n. 25 recante “Norme in materia di
programmazione, bilancio e contabilità della Regione”;
VISTO
il decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 recante “Disposizioni in materia
di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle
regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2
della legge 5 maggio 2009, n. 42”;
VISTO
il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 dicembre 2011 recante
“Sperimentazione della disciplina concernente i sistemi contabili e gli schemi
di bilancio delle regioni, degli enti locali e dei loro enti ed organismi, di cui
all‟articolo 36 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118”;
VISTO
il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2012 recante
“Individuazione delle amministrazioni che partecipano alla sperimentazione
della disciplina concernente i sistemi contabili e gli schemi di bilancio delle
regioni, degli enti locali e dei loro enti ed organismi, di cui all'articolo 36 del
decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118”;
CONSIDERATO
che ai sensi del d.p.c.m. 25 maggio 2012 la Regione Lazio è
un‟amministrazione che partecipa alla sperimentazione di cui all‟art. 36,
comma 2, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118;
CONSIDERATO
che la sperimentazione di cui all‟articolo 36 del decreto legislativo 23 giugno
2011, n. 118, è stata prolungata anche per tutto l‟esercizio finanziario 2014, ai
sensi dell‟articolo 9 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124;
Pagina 2 / 9
VISTA
legge regionale 30 dicembre 2013, n. 13, concernente: “Legge di stabilità
regionale 2014”;
VISTA
la legge regionale 30 dicembre 2013, n. 14, concernente: “Bilancio di
previsione finanziario della Regione Lazio 2014-2016”;
VISTA
la deliberazione della Giunta regionale 30 dicembre 2013, n. 520, recante:
“Bilancio di previsione finanziario della Regione Lazio 2014-2016. Adozione
del bilancio redatto per categorie con dettaglio fino al V livello del piano dei
conti per le entrate e per macroaggregati con dettaglio fino al IV livello del
piano dei conti per le spese”;
VISTO
il decreto del Presidente della Regione Lazio 30 dicembre 2013, n. T00463
recante: “Bilancio di previsione finanziario della Regione Lazio 2014-2016.
Adozione del bilancio redatto per capitoli di entrata all'interno di ciascuna
categoria e per capitoli di spesa all'interno di ciascun macroaggregato.
Autorizzazione nei confronti del Segretario generale all'assegnazione dei
capitoli di spesa alle Direzioni regionali competenti”;
VISTO
l‟Atto di Organizzazione del Segretario generale della Giunta regionale del 4
aprile 2014, n. E00007, recante: “Bilancio di previsione finanziario della
Regione Lazio 2014-2016. Assegnazione dei capitoli di spesa alle Direzioni
regionali competenti, ai sensi dell‟articolo 3, comma 4, della legge regionale
30 dicembre 2013, n. 14”;
VISTA
la Determinazione del Direttore di Dipartimento Programmazione
Economica e Sociale n. B02795 del 3 luglio 2013 recante “Conferma
delle Strutture organizzative di base denominate “Aree” ed “Uffici” e
revoca della disposizione n. A03015 del 9 aprile 2013”;
VISTO
l‟atto di organizzazione del Direttore Regionale Vicario Politiche Sociali,
Autonomie, Sicurezza e Sport n. B03036 del 16 luglio 2013 recante
“Attuazione dell‟Atto di organizzazione n. B02972 del 12 luglio 2013
concernente: Direttiva ai Direttori regionali del Dipartimento
Programmazione Economica e Sociale per la riorganizzazione delle
strutture organizzative di base denominate “Aree” ed “Uffici”;
VISTA
la D.G.R. 298 del 26 settembre 2013, che modifica e sostituisce la
D.G.R. 91 del 30 aprile 2013, con il conferimento al Dott. Guido Magrini
dell‟incarico di Direttore Regionale Politiche Sociali, Autonomie,
Sicurezza e Sport;
VISTA
la legge regionale 5 luglio 2001, n. 15, concernente: “Promozione di
interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza nell‟ambito
territorio regionale” e successive modifiche;
PRESO ATTO
che, ai sensi dell‟art. 2 della richiamata L.R. 15/2001, rientrano negli
interventi:
a) programmi di attività, finanziabili con fondi correnti, volti ad accrescere i
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livelli di sicurezza, a contrastare l‟illegalità e a favorire l‟integrazione nonché
il reinserimento sociale;
b) progetti di investimenti, finanziabili in conto capitale, per la
riqualificazione di aree degradate, per l‟acquisto e l‟installazione di strumenti
ed attrezzature nell‟ambito di progetti e sistemi integrati di sicurezza, nonché
per la realizzazione di sistemi di gestione delle informazioni;
VISTO
l‟art. 3 comma 2 della richiamata LR 15/2001, il quale prevede: “Una quota
non superiore al 20 per cento dello stanziamento previsto per gli interventi di
cui all‟articolo 2 può essere utilizzata per programmi o progetti di rilevanza
regionale realizzati dalla Regione direttamente o per il tramite
dell‟Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità.”;
PRESO ATTO
che:
Sul bilancio di previsione della Regione Lazio 2014-2016, risulta iscritto il
capitolo R45900: “Spese relative alla sicurezza e polizia locale (parte
corrente)” che presenta , per l‟annualità 2014 uno stanziamento di
competenza di € 1.500.000 e per l‟anno 2015 uno stanziamento in
competenza di € 1.000.000,00;
con la deliberazione di Giunta Regionale 467 del 15 luglio 2014: “ deroga alla
limitazione degli impegni di spesa di cui all‟articolo 6, comma 3, della legge
regionale 30 dicembre 2013, n. 14, in riferimento al capitolo di spesa R45900
e R46501, iscritti nel programma 01 e 02 della missione 03.”, lo stanziamento
dell‟annualità 2014 è diventato disponibile dell‟ulteriore 30%;
che, con riferimento all‟art. 2, della legge regionale n. 15/2001, la
disponibilità sul capitolo R45900 per l‟esercizio finanziario 2014, tenuto
conto degli impegni già assunti in relazione agli interventi regionali de quo
per un importo complessivo di € 900.000,00, è pari ad € 450.000,00 per
l‟annualità 2014, mentre per l‟annualità 2015, è pari ad € 450.000,00;
gli stanziamenti suddetti debbono essere utilizzati nella misura dell‟80% in
quanto una quota pari al 20% verrà destinata per il finanziamento degli
interventi di cui all‟art.2 della legge regionale n.15/2001 per i programmi o
progetti di rilevanza regionale realizzati dalla Regione direttamente o per il
tramite dell‟Osservatorio di cui all‟articolo 8 della medesima legge regionale;
CONSIDERATO
che:
- la sicurezza riveste un ruolo fondamentale in quanto, oltre all‟idea di
difesa di interessi primari, evoca il concetto di fruizione di beni comuni ed
basilari che si pongono come condizione di sviluppo del territorio e di
miglioramento della qualità della vita;
- l‟incremento della sicurezza percepita dai cittadini del territorio della
Regione Lazio, riveste un ruolo prioritario da perseguire mediante
interventi efficaci ed incisivi di prevenzione e di contrasto alla
criminalità;
- nei periodi estivi o comunque in determinati periodi dell‟anno, alcuni
Comuni sono sottoposti a un notevole aumento della popolazione
residente per gli elevati flussi turistici;
- in alcuni Municipi di Roma Capitale, si ripercuote con risvolti non
sempre positivi in termini di sicurezza reale e percepita, il moltiplicarsi di
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-
CONSIDERATO
ATTESO
che in tale contesto assumono particolare rilevanza:
1) Riqualificazione dello spazio urbano e il recupero di forme di degrado e di
situazioni di disagio sociale. Intensificazione, nelle aree più a rischio, della
presenza delle Forze di polizia territoriali e della polizia locale;
2) Monitoraggio del territorio in particolare, gli esercizi pubblici e il
commercio abusivo. Intensificare con la polizia amministrativa gli
accertamenti delle situazioni di degrado nello spazio urbano, controllando i
locali di pubblico spettacolo e i pubblici esercizi ecc... , equilibrando la
dislocazione delle attività commerciali, artigianali e di pubblici esercizi.
Azioni di controllo per l'abusivismo commerciale e per la contraffazione;
3) Disagio, devianza giovanile, violenza a donne e minori e prostituzione
Interventi coordinati di contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze
stupefacenti. Sensibilizzazione e vigilanza sul fenomeno delle
tossicodipendenze, alcoolismo e bullismo Prevenzione e contrasto del
fenomeno della violenza, non solo di tipo sessuale, a donne e minori.
Prevenzione e contrasto del fenomeno della prostituzione e suo Sfruttamento.
4)azioni di contrasto alla presenza della criminalità organizzata e percorsi di
promozione della cultura della legalità;
che :
- una adeguata presenza degli operatori di Polizia Locale sul territorio
costituisce una efficace condizione di salvaguardia della sicurezza se
accompagnata da un coinvolgimento delle comunità locali in percorsi di
sperimentazione di sicurezza urbana partecipata;
-
RITENUTO
fenomeni di microcriminalità diffusa, comportamenti incivili e
degradazione dell‟ambiente urbano;
che il territorio del Lazio è interessato a fenomeni di radicamento delle
mafie;
in termini di aumento del numero degli operatori di Polizia Locale, di
capillarizzazione delle zone controllate e di ampliamento e/o
diversificazione delle fasce orarie di pattugliamento, sia condizione di
garanzia e tutela della sicurezza;
pertanto, necessario:
approvare i “Criteri e modalità per la concessione, in parte corrente, di
finanziamenti per la promozione di interventi volti a favorire un sistema
integrato di sicurezza nell‟ambito del territorio regionale” di cui all‟allegato
“A”, che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto,
utilizzando la quota dell‟80% delle risorse disponibili, capitolo – R45900, per
l‟importo di € 450.000,00 per l‟annualità 2014 e di € 450.000,00 per
l‟annualità 2015 per un importo complessivo di € 900.000,00;
ACQUISITO il parere, ai sensi dell„art. 5, comma 1 della l.r. 15/2001, della competente
Commissione Consiliare, espresso nella seduta del ……………..;
Tutto ciò premesso che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto
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DELIBERA
- Di approvare i “Criteri e modalità per la concessione, in parte corrente, di finanziamenti per la
promozione di interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza nell‟ambito del territorio
regionale” di cui all‟allegato “A”, che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto,
utilizzando la quota dell‟80% delle risorse disponibili, capitolo – R45900, per l‟importo di €
450.000,00 per l‟annualità 2014 e di € 450.000,00 per l‟annualità 2015 per un importo
complessivo di € 900.000,00.
.
Alla nomina, ai sensi dell‟art. 5, comma 1 lettera c della L.R. 15/2001, della Commissione Tecnica,
per la valutazione dei progetti e dei programmi e per la predisposizione delle relative graduatorie,
si provvederà con apposito decreto del Presidente della Regione.
Il Direttore della Direzione regionale Politiche Sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport è incaricato di
esperire tutti gli atti necessari e conseguenti all‟attuazione della presente deliberazione.
L‟accantonamento di risorse a cui non seguirà un impegno proprio, nel medesimo esercizio, darà
luogo ad una economia di bilancio.
La presente deliberazione è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio.
Il Presidente pone ai voti, a norma di legge, il suesteso schema di deliberazione che risulta
approvato all‟unanimità.
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Allegato “A”
“Criteri e modalità per la concessione, in parte corrente, di finanziamenti per la promozione di
interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza nell‟ambito del territorio regionale”
1. Finalità
Gli interventi finanziari previsti dall‟art. 2 della Legge regionale 5 luglio 2001 n. 15, sono
finalizzati a promuovere e sostenere progetti volti a favorire un sistema integrato di sicurezza
nell‟ambito del territorio regionale per il perseguimento dei seguenti obbiettivi:
▪ aumentare la vivibilità dei territori regionali, sia metropolitani che dei medi e piccoli comuni;
▪ prevenire e contrastare i fenomeni di inciviltà urbana e di criminalità;
▪ incrementare nel cittadino la percezione di prossimità delle istituzioni;
▪ partecipare alla realizzazione di città-comunità, ove sia possibile far sviluppare “capitale sociale”,
solidarietà, vicinanza e mutuo soccorso;
▪ incentivare e sostenere azioni innovative.
2. Soggetti destinatari dei finanziamenti
▪ Municipi di Roma Capitale;
▪ Comuni.
- Comuni in forma associata
3. Azioni
3.1. I soggetti di cui al punto 2. possono accedere a finanziamenti con fondi di parte corrente,
presentando progetti relativi alle seguenti attività:
- promozione di servizi innovativi e di interscambio operativo e informativo fra i Corpi di polizia
locale, le Polizie nazionali, i servizi sociali, gli organismi associativi e di volontariato;
- implementazione dell‟attività di vigilanza sul territorio della Polizia Locale e delle Forze
dell‟Ordine attuato in termini di aumento del numero degli operatori di Polizia Locale, di
capillarizzazione delle zone controllate e di ampliamento e/o diversificazione delle fasce orarie di
pattugliamento;
3.2 Presentando programmi di attività secondo le aree tematiche sotto riportate:
 prevenzione ed inclusione sociale;
 educazione alla legalità e alla cittadinanza responsabile
 assistenza ed aiuto alle vittime dei reati;
 valorizzazione di attività riguardanti il riuso sociale dei beni sequestrati e confiscati
dall‟Autorità Giudiziaria
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4. Criteri per la valutazione
Le richieste di contributo saranno valutate da una apposita Commissione tecnica, costituita
ai sensi dell‟art. 5 comma 1, lettera c) della legge regionale 5 luglio 2001, n. 15, con decreto del
Presidente della Regione Lazio, assegnando ad ogni progetto un punteggio da 0 a 100 punti sulla
base dei seguenti parametri:
CRITERI DI VALUTAZIONE FINO A PUNTI 100
CRITERI DI VALUTAZIONE
- Qualità e congruità del Progetto e contenuti dell‟intervento di cui:
FINO A PUNTI
50
- chiara identificazione degli obiettivi e dei risultati attesi max 25
- coerenza della soluzione progettuale rispetto alla tipologia dell‟intervento
max 15
- previsione di sistemi di monitoraggio e di verifica dei risultati conseguiti
max 10
Altre azioni in atto o da attuare per la sicurezza del territorio che si integrano
con quelle previste dal progetto
Il punteggio si attribuisce in base al grado di integrazione con altre azioni in
materia di sicurezza scaturenti da ulteriori progetti attuati, in corso di
attuazione o da attuare di cui:
- Presenza di ulteriori azioni già in atto o in corso di attuazione nell‟ambito
delle attività dell‟ente in cui si inseriscono quelle previste dal progetto,
max 5
- Integrazione con azioni per lo sviluppo del territorio, per le quali la messa in
atto delle azioni specifiche previste dal progetto risulta elemento sinergico
importante,
max 5
Comuni che nei periodi estivi o comunque in determinati periodi dell‟anno
subiscono un forte incremento della popolazione residente per gli elevati flussi
turistici.
Il punteggio si attribuisce in base alla percentuale di incremento della
popolazione di cui:
- Incremento della popolazione fino al 30%
max 5
- Incremento della popolazione fino al 60%
max 10
- Incremento della popolazione oltre il 60%
max 25
Interventi che si caratterizzino e che prevedano la continuità e la strutturazione
delle azioni nel territorio, almeno per il triennio 2014-2016.
Partenariati
Il punteggio si attribuisce in base agli accordi, patti, protocolli, o altri strumenti
pattizi sottoscritti dall‟ente locale con i diversi partner, validi almeno per la
durata del progetto,che dichiarino di partecipare alla realizzazione dello
specifico progetto oggetto di domanda. Per l‟attribuzione del punteggio l‟atto
sottoscritto deve essere allegato in copia alla domanda
TOTALE
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25
5
10
100
5. Entità del contributo
Ai soggetti che risulteranno vincitori verrà concesso un contributo regionale, pari al 90% del costo
complessivo del progetto, entità riportata nell‟atto consequenziale, determinazione di approvazione
“Avviso pubblico”, sulla base della valutazione effettuata dalla richiamata Commissione Tecnica.
6. Modalità di erogazione dei finanziamenti
La Direzione Regionale Politiche Sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport, per il seguito di
competenza, nei limiti della disponibilità di bilancio, provvederà all‟erogazione agli enti attuatori,
vincitori in graduatoria, a titolo di acconto e saldo una somma in proporzione alle risorse destinate
nell‟annualità di riferimento, come segue:
 utilizzando le risorse disponibili, per l‟importo di € 450.000,00 per l‟annualità 2014;
 utilizzando le risorse disponibili, per l‟importo di € 450.000,00 per l‟annualità 2015.
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