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È
Vita Olgiatese
Quindicinale della Parrocchia di Olgiate Comasco
Anno 70° - N. 20 - 21 Dicembre 2014 - € 1.00
“POSE LA TENDA…”
proprio questa la
traduzione letterale
di uno dei verbi che
l’evangelista Giovanni
sceglie per indicare la
nascita di Gesù (Gv
1,14). La traduzione ufficiale attualmente in uso,
che rende il verbo con
“venne ad abitare”, lo
impoverisce notevolmente. A Natale, dunque, celebriamo il mistero di Dio
che “pone la sua tenda”
in mezzo a noi. Un’immagine ricca, quella della tenda, che permette
varie riflessioni.
Rimanda, anzitutto, al
tempo in cui il popolo di
Israele viveva nelle
tende: una vita che
obbliga a mettere tutto
in comune, a non avere
spazi privati, a sentirsi
un’unica realtà. Dio condivide questa situazione:
si riserva una tenda e si
fa vicino a tutti, senza
paura di sporcarsi o di
perdere la dignità.
A Natale celebriamo
questo evento impensabile: un Dio che ci si fa
vicino, che condivide la
nostra storia con tutte le
sue luci e le sue ombre,
un “Dio con noi”. A
Natale sperimentiamo la
presenza
del
Buon
Samaritano, che si china
sulle sofferenze dell’uomo e le fa sue. Natale è
una festa di gioia e di
speranza, specialmente
per tutti coloro che soffrono, che sono umiliati,
che sono sfruttati.
Ricorda, poi, la
vita nomade, la mobilità,
il cammino continuo.
Soprattutto il cammino
di quel popolo nomade
che era Israele quando
uscì dall’Egitto. Un cammino, quello di Israele,
non fatto a caso e neppure imposto solo da
esigenze concrete di
pascoli per il bestiame.
S. NATALE
25 Dicembre
Vigilia
Alle ore 19 si sospenderanno le confessioni, la chiesa
parrocchiale verrà chiusa e riaperta alle ore 23.00
Ss. Messe “Nella notte”
Mercoledì 24 dicembre ore 24.00
in chiesa parrocchiale, a Somaino, a S. Gerardo
Ss. Messe del giorno
Normale orario festivo, tranne la Messa di
Somaino spostata alle ore 10.00.
Santo Stefano
26 Dicembre
Ss. Messe
Un viaggio, al contrario,
finalizzato alla terra promessa, alla patria, nel
quale Dio si pone come
luce e come guida.
Anche questo è un
tema prettamente natalizio. Gesù viene nel
mondo come luce che
illumina la strada e conduce alla vera patria. Il
Natale ci invita a guardare al futuro, a camminare senza sosta verso la
realizzazione completa, a
tendere a quella patria
dove il volto di Dio, già
presente nella povertà di
Betlemme, si rivelerà
definitivamente. Vive in
modo pieno il Natale solo
chi è disposto a mettersi
in cammino, a lasciare le
sue certezze e a lasciarsi
illuminare da quella luce
che mette in chiaro la
miseria del presente e
chiede di incamminarsi
con decisione e coraggio
verso il futuro. Chi è
legato ai suoi interessi,
al suo potere, alle sue
abitudini, rimane fermo
come i potenti di duemila anni fa; rimane nelle
sue tenebre.
Infine, dice semplicità, povertà e libertà. Il
re Davide - racconta il
Secondo
Libro
di
Samuele - non sopporta
più che Dio abiti sotto
una tenda e si ripropone
di costruirgli un tempio,
bello e stabile: “il nostro
Dio deve essere come
tutti gli altri dei, deve
avere una casa degna,
ornata, ricca; è una vergogna lasciarlo in una
semplice
e
povera
tenda…”. Ma Dio non
accetta; fa capire a
Davide che il tempio lo
condizionerebbe,
lo
legherebbe ai potenti del
regno, gli toglierebbe la
libertà.
A Natale celebriamo
un Dio che sceglie la
strada della povertà, dell’abbassamento, della
croce. Un Dio che, proprio per questo, non è
ben visto dai potenti che
seguono un’altra logica,
è odiato e rifiutato.
Natale è la festa di
tutti coloro che scelgono
la strada della croce, del
servizio silenzioso, della
donazione quotidiana; di
tutti coloro che sono
odiati, rifiutati e perseguitati proprio per questa scelta di libertà.
Certo, noi abbiamo le
nostre case, stabili,
confortevoli, sicure. La
tenda la usiamo, al massimo, in qualche periodo
di vacanza. Quest’anno
voglio fare a tutti, però,
un augurio particolare:
di tornare, idealmente, a
vivere nelle tende, con il
loro carico di vicinanza
reciproca,
mobilità,
povertà e libertà; e di
scoprire che proprio lì è
presente il Signore, Lui
che “ha posto la sua
tenda in mezzo a noi”.
don Marco
Come alberi portatori di luce
che hanno in Lui la radice
Sembra di vederlo, lì,
accanto alla celebre finestra,
mentre osserva commosso
alla messa in posa del grande
abete al centro del colonnato.
E’ san Giovanni Paolo II il
misterioso spettatore di queste manovre prenatalizie: il
papa polacco, il mistico, il
poeta. I ricordi e i sentimenti
degli anni trascorsi nell’amata Polonia diventano confidenze e suggestioni da condividere con alcuni pellegrini in
visita a Roma durante l’anno
giubilare: «Quando nei giorni
scorsi guardavo dalla finestra
dello mio studio alla Piazza
San Pietro, l'albero mi ha
dato spunto ad una elevazione spirituale. Già nella mia
patria ho amato gli alberi.
Quando li si guarda, essi
cominciano in un certo modo
a parlare. Un poeta considera
gli alberi come dei predicatori con un messaggio profondo: "Essi non predicano dottrine e ricette, ma annunciano
la legge fondamentale della
vita".
Nella fioritura della primavera, nella maturità dell’estate,
nei frutti dell’autunno e nel
morire dell’inverno, l’albero
racconta il mistero della vita.
Come gli alberi, così
anche gli uomini hanno bisogno di radici ancorate nella
profondità. Soltanto chi è
ORARI NATALI ZI
radicato in terra fertile ha stabilità. Può innalzarsi verso
l’alto per accogliere la luce del
sole e può, allo stesso tempo,
resistere ai venti intorno a lui.
Ma chi crede di poter vivere
senza fondamento, vive una
esistenza incerta che assomiglia a radici senza terra.
L’Apostolo Paolo ci dà il buon
consiglio: "Come alberi che
hanno in lui le loro radici
tenete ferma la vostra fede, nel
modo che vi è stato insegnato"
(cfr Col 2,7).
L'albero volge il mio pensiero in un'ulteriore direzione.
Nelle nostre case e abitazioni
vi è la buona usanza di mettere
l'albero di Natale accanto al
presepio. Come non pensare in
questo contesto al paradiso,
all'albero della vita, ma anche
all'albero della conoscenza del
bene e del male? Con la nascita del Figlio di Dio ha avuto
inizio la nuova creazione. Il
primo Adamo, volendo essere
come Dio, ha mangiato dall'albero della conoscenza. Gesù
Cristo, il nuovo Adamo, pur
possedendo la natura divina,
non pensò di valersi della sua
eguaglianza con Dio, ma preferì annientare se stesso, prendendo la natura di schiavo e
divenendo simile agli uomini:
dalla nascita fino alla morte,
dal presepio fino alla croce.
Dall'albero del paradiso venne
la morte, dall'albero della croce
risuscitò la vita.
Così
l'albero
appartiene al presepio, alludendo
alla croce, l'albero della vita».
Nell’umile
successore di
Giovanni Paolo
II, l’albero diviene anche immagine della Chiesa,
ovvero di coloro
che sono raggiunti dalla luce del
Cristo. Osserva
infatti Benedetto
XVI nel 2009:
«Nella foresta, gli alberi stanno
vicini gli uni agli altri e ognuno
di essi contribuisce a fare della
foresta un luogo ombreggiato,
a volte oscuro. Ecco che, scelto
fra una moltitudine, l'abete
viene illuminato e ricoperto di
decorazioni sfavillanti che sono
come altrettanti frutti meravigliosi. Lasciando il suo abito
scuro per uno splendore scintillante, è trasfigurato e diviene il
portatore di una luce che non è
la sua, ma che rende
testimonianza alla vera Luce
che viene in questo mondo. Il
destino di questo albero è paragonabile a quello dei pastori:
mentre vegliano nelle tenebre
della notte, eccoli illuminati dal
In chiesa parrocchiale: ore 7.30-9.30.-11.00
A Somaino: ore 9.30
A San Gerardo: ore 9.00
Santa Famiglia
28 Dicembre
Ss. Messe secondo l’orario festivo
S. Maria Madre di Dio
31 Dicembre
ore 18.00 S. Messa solenne di ringraziamento
in chiesa parrocchiale
1 Gennaio 2014
Ss. Messe secondo l’orario festivo.
II domenica dopo Natale
4 Gennaio
Ss. Messe secondo l’orario festivo
Epifania
6 Gennaio
Giornata dell’infanzia missionaria
Ss. Messe secondo l’orario festivo.
ore 15.00 Preghiera comunitaria e benedizione
dei bambini
Buon Natale a tutti
messaggio degli angeli. La
sorte di questo albero è anche
paragonabile alla nostra, noi
che siamo chiamati a recare
buoni frutti per mostrare che
il mondo è stato veramente
visitato e riscattato dal
Signore».
Mentre accendiamo le
luci dell’albero, lasciamo che
la luce di Cristo sia in noi.
«Che ci sia luce nell’anima,
nel cuore – ha augurato
recentemente Papa Francesco
– che ci sia il perdono agli
altri; che non ci siano inimicizie, tenebre … Che ci sia la
luce di Gesù, tanto bella».
don Marco jr
Dio sulla terra, Dio in mezzo agli uomini:
non un Dio che consegna la legge tra bagliori di fuoco
e suoni di tromba su un monte fumante,
o in densa nube fra lampi e tuoni,
seminando il terrore tra coloro che lo ascoltano;
ma un Dio incarnato, che con soavità e dolcezza
parla a creature che hanno la sua stessa natura.
Un Dio incarnato che non agisce da lontano
per mezzo di profeti, ma attraverso l’umanità
che ha assunto in proprio a rivestire la sua persona,
per ricondurre a sé,
nella nostra stessa carne fatta sua,
tutto il genere umano.
Diamogli gloria insieme ai pastori,
esultiamo con gli angeli “perché oggi ci è nato il
Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11).
Esplodiamo anche noi in un canto di esultanza!
(dalle “Omelie” di S. Basilio Magno, vescovo)
La comunità parrocchiale,
insieme ai suoi sacerdoti,
don Marco, don Romeo, don Marco,
a tutti i gruppi,
e alla redazione di Vita Olgiatese
augura che la pace del Signore
entri in tutte le case e che raggiunga
tutti i nostri missionari nel mondo,
i sacerdoti nativi e gli Olgiatesi lontani.
21 Dicembre 2014
2
LA RIVOLUZIONE POSSIBILE
Mi sono sempre domandato come mai la liturgia del Natale il giorno dopo ne sconvolge il fascino
con un’altra festa, più atroce, come la violenza subita
dal primo martire Stefano.
Si hanno ancora incollati
addosso gli odori, i bagliori
di luci, le nenie e già passa
un giorno e quell’uomo
massacrato di pietre, la
folla inferocita e blasfema
ci ricordano quel primo
crudele furore. Un intreccio della liturgia dunque
dolorosamente breve tra
Betlemme e il Calvario: un
giorno soltanto. Lo diceva
Papa Francesco, giusto un
anno fa, che “la memoria
del martire Stefano scioglie
immediatamente l’immagine fiabesca e svenevole del
Natale che nel Vangelo
non esiste”. E’ vero, nel
vangelo non esiste.
Spaventa la croce
E poi il giorno dopo
svapora anche la festa. O si
parte per una sciata o si rimane a casa a consumare gli
avanzi, e nemmeno c’è l’impegno di una messa festiva.
Persiste l’immagine del Natale un po’ favola, un po’
leggenda tanto cara ai bambini e che a noi adulti fa
sorridere. Finché si discorre
di un bambino che nasce
tutti sono disposti a intenerirsi, nessuno si spaventa,
tanto meno un bambino.
Sgomenta invece la Croce.
Come dice il Papa “il Natale
ci riporta al senso autentico
dell’Incarnazione”, allo
scontro tra il bene e il male,
tra l’odio e il perdono e la
violenza del Calvario.
Troppo semplice il nascere
di un figlio, la realtà è il
“farsi carne” di un Dio che sfiderà il male fino alla morte e
ne ritornerà risorto.
Dalla mangiatoia uno
sconvolgimento
Altro che fiaba, il Natale!
Arriva un bambino che capovolge i fatti. Raccontiamo
pure la poesia ai bambini,
ma almeno noi “grandi” dovremmo conoscere che da
quel vagito è nata la rivoluzione della Storia che fino ad
allora aveva avuto una risposta mortale. Ripuliamo
perciò quella patina dolciastra che da troppo tempo
copre il Natale. Turba, certo,
il solo pensiero che la via tra
Betlemme e Gerusalemme sia
così breve. Perché ci piace vivere tranquilli, senza impicci,
senza fatica. Ma la pace di
Cristo è un’altra, è lotta in
ogni giorno, senza arrivare al
martirio, quello no, sarebbe
troppo per noi!
Per tornare a Lui
Battaglia dalla grotta a
quel monte. Cammino che
conduce al Calvario, ripido e
spesso deserto, che porta a
morire a noi stessi. Un bel
sacrificio forse, ma che, come
Stefano vede “i cieli aperti e
il Figlio dell’uomo stare alla
destra di Dio”, fatto che ci richiama il Paradiso del verso
di Isaia pregato la prima domenica di Avvento: “se tu
squarciassi i cieli e scendessi”!, così anche se qualche
pietra ci sfiora o ci colpisce,
riusciamo ad esclamare: “Padre perdona loro…” Allora
anche se da Betlemme al
Golgota è un giorno appena,
abbracciamo il Verbo che nasce al mondo e per il mondo. Un bambino, una rivoluzione sconvolgente.
Franco Gh
Parrocchia Santi Ippolito e Cassiano
Olgiate Comasco
PRESEPE VIVENTE
a partire dal Vangelo di Matteo
per le vie di Somaino
partendo dal campetto di pallavolo dell’oratorio
il giorno dell'Epifania martedì 6 gennaio
con inizio alle ore 17.00
( inizio ultima visita alle ore 19.00 )
Olgiate Comasco - Chiesa di S.Gerardo, 4 gennaio 2015 ore 21
Vita Olgiatese
I QUATTRO RACCONTI DELL’ORIGINE DI GESÙ
Due soli Vangeli parlano
in modo esplicito della
nascita di Gesù: Matteo e
Luca. Sia l’uno che l’altro
dedicano a questo avvenimento i primi due capitoli
della loro narrazione.
Alcuni commentatori definiscono questi racconti iniziali “racconti natalizi”,
interpretandoli come il sottofondo biblico della festa
del Natale così come lo
viviamo noi oggi, con tutte le
sue incrostazioni popolari,
folkloristiche, economiche
che si sono accumulate nei
secoli. L’interpretazione,
però, non può stare in piedi,
per il semplice motivo che i
due Vangeli sono stati scritti
tra il 70 e l’80 d. C. e la
prima testimonianza della
festa del Natale collocata il
25 dicembre risale a più di
due secoli e mezzo dopo,
attorno all’anno 350. È vero
che a partire da quella data i
due racconti sono stati legati
alla liturgia del Natale, ma
gli evangelisti non li hanno
sicuramente scritti per questo scopo.
Altri li definiscono “racconti dell’infanzia”. Se così
fosse, dovrebbero narrare
ciò che il bambino Gesù è,
dice e fa. Narrazioni di tal
genere, in effetti, esistono:
sono, però, prodotti della
“fantasia cristiana”, contenuti nei cosiddetti “vangeli apocrifi” come il “protovangelo
di Giacomo” o il “vangelo
dell’infanzia di Tommaso”.
Ma i racconti di Matteo e di
Luca non parlano dell’infanzia di Gesù. Solo Luca cita
un episodio di Gesù dodicenne, l’unico, tra l’altro, in
cui pronuncia qualche parola; per il resto non si interessano della sua infanzia.
Raccontano, invece, di un
bambino preannunciato e
neonato e di tutto ciò che fa
da sfondo a questi avvenimenti, riletto alla luce della
sua morte e risurrezione e di
tutte le Scritture.
L’interpretazione più corretta ci porta a considerare
questi capitoli iniziali di
Matteo e Luca non come
una narrazione a sé, ma
come parte integrante dei
loro Vangeli. Sono, in altre
parole, racconti che servono
ai due evangelisti per pre-
sentare in modo completo
fin dall’inizio Gesù, il personaggio centrale dei Vangeli.
Se interpretati in questo
modo, si possono, allora,
accostare ai primi capitoli
degli altri due Vangeli,
Marco e Giovanni, scritti con
il medesimo scopo. Anche
questi, infatti, aprono il loro
racconto presentando, seppur con modalità molto
diverse, Gesù.
I capitoli iniziali di tutti e
quattro i Vangeli, insomma,
presentano il protagonista
assoluto e unico dei racconti, Gesù, e ne delineano fin
da subito i tratti fondamentali. Giustamente, quindi, oggi
vengono definiti, tutti e quatto, “racconti dell’origine di
Gesù”, traducendo in modo
letterale il termine greco
“ghénesis”, riportato da
Matteo, o anche “arché”,
usato dagli altri tre.
Il Vangelo di Marco, scritto per primo, presenta subito
quattro avvenimenti fondamentali, descritti molto velocemente (1,1-20) ma che
introducono subito il lettore
al mistero di Gesù. La predicazione di Giovanni il
Battista che culmina con la
proclamazione di uno “più
forte”, il quale porta lo
Spirito di Dio negli uomini; Il
battesimo
al
fiume
Giordano, dove si sente la
voce di Dio stesso che dice
a Gesù “tu sei il mio figlio”;
la prima predicazione di
Gesù, che contiene, in sintesi, ciò che lui deve compiere, il suo programma: “il
tempo è compiuto, il regno
di Dio è vicino, convertitevi e
credete al vangelo”; la chia-
mata dei primi discepoli che
devono diventare “pescatori
di uomini”, cioè diffondere
dappertutto ciò che Gesù
sta realizzando.
Nei primi due capitoli di
Matteo si riscontrano tre racconti, che danno una prima
spiegazione alla frase introduttiva: “Questo è il libro dell’origine di Gesù Cristo, figlio
di Davide, figlio di Abramo”.
La genealogia; la nascita di
Gesù, vista soprattutto attraverso i dubbi e le perplessità
di Giuseppe; la reazione
degli uomini di fronte a questo neonato: i magi, il popolo
di Gerusalemme, i dottori
della legge e gli scribi,
Erode.
Luca offre, rispetto a
Matteo, una serie sostanzialmente più ricca di racconti. Si possono raggruppare in tre coppie: l’annuncio della nascita e della missione di Giovanni Battista e
l’annuncio della nascita e
della missione di Gesù; la
nascita di Giovanni e la
nascita di Gesù; la presentazione al tempio e l’episodio
di Gesù dodicenne tra i dottori. Le prime due coppie
mettono
a
confronto
Giovanni e Gesù, la terza
presenta Gesù come il
“nuovo tempio”, il luogo
dove veramente si incontra
Dio.
Il Vangelo di Giovanni,
scritto per ultimo, raccoglie
nelle mirabili quattro strofe
del “prologo”, tutto il mistero
di Gesù che verrà poi presentato in modo più dettagliato nei capitoli seguenti.
Dio, l’ineffabile, l’incomprensibile, si è manifestato nella
Parola per essere la vita di
tutte le creature e la luce
degli uomini; la luce degli
uomini fu annunciata e testimoniata da Giovanni il
Battista; la Parola divenne
carne in Gesù e pose la sua
tenda in mezzo a noi, vivendo con noi e rivelando la
grazia e la verità di Dio;
apparso tra gli uomini, egli
non è riconosciuto ed è rifiutato, ma, cosa inaudita,
rende figli di Dio coloro che
lo accettano.
Siccome tutte e quattro
queste introduzioni riproducono in miniatura il rispettivo
Vangelo, sarebbe buona
cosa non mischiarle mai, ma
leggerle e approfondirle una
per una.
È quanto si sta proponendo, in questi ultimi anni,
con l’ormai tradizionale “presepe vivente” organizzato
nel tardo pomeriggio del 6
gennaio a Somaino. Lo
scorso anno si è presentato
il racconto di Luca (quindi
niente magi…), quest’anno
si presenterà quello di
Matteo (quindi niente stalla,
pastori…). Chissà che non
si riesca, nei prossimi anni,
a rappresentare “l’origine di
Gesù” così come ce la presentano anche Marco e
Giovanni. Sarebbe una
buona cosa, visto che l’iniziativa non ha uno scopo più
o meno folkloristico, ma
serve a meditare con calma
e in modo diverso dal solito
sulla figura di Gesù, così
come i singoli Vangeli ce la
presentano. Al di là delle
incrostazioni popolar-consumistiche del Natale…
M. F.
UN CONOPEO IN PIZZO DI CANTU’ PER SAN GERARDO
Il pizzo di Cantù diventa una
preghiera silenziosa per ringraziare e ricordare.
Giuseppina Bernasconi,
olgiatese, pensionata, ha realizzato un conopeo, copertura in tessuto del tabernacolo,
interamente a tombolo per la
chiesa di San Gerardo. Ha
iniziato il 15 novembre 2009
e ha concluso a metà
novembre 2014. La presentazione ufficiale è avvenuta
domenica 7 dicembre, alle
15.30, in piazza Italia,
durante il mercatino delle
associazioni. Presente anche
il parroco don Marco
Folladori e il sindaco Maria
Rita Livio. La ricamatrice
olgiatese si dedica al pizzo
di Cantù da 20 anni. È allieva di Adele Bulgheroni
Favino, maestra di tombolo
dell’associazione olgiatese
“L’armonia dei fili” che
conta una ventina di iscritte.
Si è avvicinata a questa arte
grazie a una sua cara amica:
vedendola lavorare, è rima-
sta affascinata, così si è iscritta alla scuola di Olgiate che
frequenta ancora oggi. Autrice
di numerosi capolavori in
pizzo esposti anche in varie
mostre in Italia e all’estero,
nel 2000 Giuseppina ha vinto
il concorso internazionale di
tombolo a Sansepolcro
(Arezzo) ricevendo il premio
dal
presidente
della
Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi. Nel 2008 si è classificata ottava, mentre nel 2012
ha conseguito due riconoscimenti per entrambi i lavori
presentati. La ricamatrice ha
cominciato il conopeo dopo
un incidente fortunatamente
senza conseguenze. “A febbraio 2009, mentre mi stavo
recando in auto al lavoro,
sono uscita di strada in via
Sterlocchi a causa del manto
stradale ghiacciato, racconta
Giuseppina. Sono rimasta illesa, così ho deciso di realizzare
un pizzo per il tabernacolo
della chiesa di San Gerardo
come segno di ringraziamen-
PRESEPE ARTISTICO DI SAN GERARDO
Accanto alla chiesa di San Gerardo anche quest'anno potrete scoprire la nuova realizzazione del Presepio, che offrirà come al
solito effetti di suono, di proiezioni, di movimenti.
Verrà inaugurato la notte di Natale, dopo la messa di mezzanotte animata dalle voci e dagli strumenti del Coro di San Gerardo; poi sarà in
funzione tutti i giorni, dalle 8 alle 22.30, dal 25 dicembre al 31 gennaio.
Il Presepe si affaccia direttamente sulla piazzetta accanto alla chiesa ed è facilmente fruibile da chi transita lì accanto.
Perciò se passate dalla chiesa di San Gerardo, non perdete occasione di affacciarvi alla finestra del Presepe e pigiare il pulsante
per avviare il ciclo di 'son et lumière'; una visita serale permetterà di apprezzare meglio gli effetti luminosi.
Le offerte raccolte saranno destinate a Padre Firmino, missionario Comboniano olgiatese.
to. Ho tenuto un diario del
lavoro svolto: sommando i
giorni dedicati a quest’opera,
ho contato 31 mesi trascorsi a
intrecciare fuselli”. La stoffa
sulla quale verrà applicato è
stata preparata dalle monache
appartenenti all’ordine delle
Figlie di San Giuseppe di
Como. Su consiglio dell’ex
parroco di Olgiate don
Lorenzo Calori, è stato scelto
il colore oro affinché possa
essere esposto in quasi tutti i
tempi liturgici. La ricamatrice
completerà il conopeo aggiungendo il drappo retrostante e
lo consegnerà entro Natale. Il
modello su cui lavorare è stato
realizzato in cartoncino da
Mariangela Cappelletti, eccellente disegnatrice e stilista di
Cantù, su indicazione di
Giuseppina. Il motivo botanico, detto ornato, riprende le
ciliegie, uno dei simboli di
San Gerardo. Per rappresentare più fedelmente possibile la
devozione al santo, infatti, la
merlettaia ha mostrato alla
disegnatrice canturina anche
il libro a lui dedicato. Il filo
utilizzato è molto sottile ed è
stato intrecciato con un massimo di 30 coppie di fuselli.
“Tengo particolarmente a
questo lavoro perché contiene anche l’aiuto di mia
mamma Giannina Luraschi,
scomparsa nel luglio del
2013, afferma Giuseppina.
Spesso mi preparava i fuselli
e gli spilli da inserire durante il lavoro, risparmiandomi
tempo e fatica. Quando mi
passava accanto mentre ero
al tombolo, scrollava la testa
sussurrandomi in dialetto
che avevo scelto un lavoro
troppo difficile. Io ne ero
consapevole ma le rispondevo che, proprio perché complesso, era molto bello!”
Paola
21 Dicembre 2014
3
Un aggiornamento doveroso
I P R O F U G H I A C C O LT I
D A L L A N Onostri
S Tfigli
Raccetterebbero
A CAR
I TA S PA R R O C C H I A L E
di aspettava il suo secondo bambi- nostra parrocchia e a breve, per
Carissimi parrocchiani,
come senz'altro saprete,
anche la nostra comunità è
ormai da tanti anni aperta
all'accoglienza di persone straniere. Per questi nostri fratelli
la nostalgia dei propri cari,
della propria terra, della propria
casa, dei propri odori, dei propri cibi, della propria lingua,
della propria cultura e delle
proprie abitudini è incolmabile.
Nessuno di noi è senz'altro in
grado di riempire il vuoto causato dal dover lasciare la propria terra. Noi volontari del
gruppo Caritas, senza ombra di
dubbio, possiamo però dire che
la sensibilità degli olgiatesi ha
permesso a tante persone, provenienti da ogni parte del
mondo in cerca di pace, di casa
e di lavoro, di sentirsi accolte.
Anche quei fratelli stranieri che
a volte in modo sprezzante ci
buttano addosso le loro frustrazioni, le loro più che giustificate paure e le loro “pretese”, in
coscienza devono ammettere di
aver trovato ascolto.
Da parte nostra dobbiamo
altresì dire che l'aiuto ricevuto
dagli “stranieri” è prezioso.
Pensiamo alle così dette
“badanti”, ai tanti manovali che
svolgono lavori che pochi dei
fare. Mansioni preziose svolte
nella maggior parte dei casi con
costanza e amore.
A questo punto Qoèlet ci
direbbe: "Niente di nuovo sotto
il sole". Nulla è cambiato:
Gesù, Maria e Giuseppe sono
stati stranieri, ora gli stranieri
tra noi si chiamano Jamal,
Jouseff, Fatty, Mamadou,
Fatima ... e alcuni di loro sono
considerati oltre a stranieri
anche “profughi” perché scappati da realtà di guerra, persecuzioni ecc., proprio come la
Santa Famiglia di Nazareth.
La nostra parrocchia in collaborazione con Caritas diocesana, Prefettura di Como e
Amministrazione Comunale di
Olgiate Comasco, nel giugno
del 2011, ha accolto e accompagnato un ragazzo proveniente
dalla Libia e originario del
Gambia, una mamma con la
sua bambina proveniente dalla
Libia e originaria del Niger. A
loro nel mese di maggio del
2012 si è aggiunta una famiglia
con un bimbo di 4 mesi proveniente sempre dalla Libia e originaria della Nigeria.
Ora questa ultima famigliola
vive a Roma; mentre la mamma
del Niger, che al suo arrivo
no, è ancora nostra ospite e
lavora presso una lavanderia; è
alla ricerca di un'abitazione con
un affitto relativamente basso
per poter, con i suoi due bambini (rispettivamente di cinque e
tre anni), vivere in autonomia. Il
ragazzo del Gambia ha lasciato
il monolocale messogli a disposizione dall'Amministrazione
Comunale e ora ha un'attività
lavorativa che gli permette di
pagare l'affitto e di mantenersi.
Grazie al suo carattere gioviale
e ai suoi datori e compagni di
lavoro, ora è molto ben inserito
nella nostra comunità per la
quale, quando ha tempo libero,
si prodiga in attività di volontariato.
Dal mese di maggio 2014
stiamo dando ospitalità anche a
cinque ragazzi, poco più che
ventenni, tutti provenienti dal
Mali: tre nel nostro locale di
prima accoglienza in parrocchia e due nel locale di proprietà dell'Amministrazione
Comunale per il quale è in
essere un regolare contratto
d'affitto. Lo “status” attuale dei
ragazzi non consente loro di
avere un contratto di lavoro.
Stanno svolgendo attività di
volontariato all'interno della
permettere loro di prendere
dimestichezza con il lavoro,
vedremo di inserirli come
volontari in associazioni “No
profit”.
La
nostra
Caritas
Parrocchiale percepisce per
questi ultimi cinque ragazzi 25
Euro al giorno. Con questi
soldi deve garantire loro alloggio, vitto, vestiario, un pocket
money di 75 euro mensili, (che
viene da loro gestito in autonomia); inoltre, deve seguire questi ragazzi nella vita quotidiana.
Essendo l'accompagnamento
gestito da persone non retribuite, una parte di questi 25 Euro
viene risparmiata e accantonata; verrà in seguito utilizzata
per altre persone bisognose.
Vorremmo concludere questa nostra carrellata di notizie
con un grande grazie al Signore
per tutte le esperienze che ci
permette di vivere e un altrettanto grazie a voi che sostenete
sempre e comunque tutte le
nostre attività.
Auguriamo a tutti di vivere
questo tempo di attesa di Gesù
Salvatore con sentimenti di
speranza cristiana e umana.
Grazie di cuore.
Il gruppo Caritas
L’associazione Koinè compie 7 anni
Sabato 15 novembre l'associazione Koinè ha festeggiato i
7 anni di vita offrendo a clienti
e amici un aperitivo a base di
riso. È stato un momento all'insegna del relax ricordando questi primi anni di storia 'ufficiale' dell'associazione dopo tanto
lavoro fatto più in sordina nell'ambito della parrocchia di
Olgiate Comasco.
Nel 2007 i volontari si sono
costituiti in un'associazione
senza fini di lucro dopo essersi
resi conto che fare banchetti
non bastava più: non essere una
vera associazione limitava
anche i rapporti e le possibilità
di collaborazione, con scuole e
altre associazioni e realtà del
territorio.
Il bilancio è più che positivo: diverse scuole ci invitano a
tenere incontri di formazione e
informazione, e cerchiamo di
essere presenti alle varie iniziative proposte per esempio dalla
proloco.
Diversi sono ormai i clienti
abituali anche se la crisi economica si fa sentire anche nel settore del commercio equo.
Abbiamo inoltre scoperto
che nonostante i diversi anni di
presenza a Olgiate, molti ancora non ci conoscono. Così quest'anno abbiamo puntato sulla
comunicazione, creando una
newsletter mensile. Oltre agli
aggiornamenti sulle nostre attività, ogni mese sono presentati
un prodotto alimentare e uno di
artigianato, che ci raccontano
storie interessanti e curiose,
anche perchè i prodotti del
commercio equo e solidale
spesso sono espressioni di culture diverse dalle nostre.
Il compleanno è anche un
modo per ricordare tutto il
lavoro fatto insieme da volontari e amici, ciascuno con le
proprie capacità e competenze.
Solo grazie a loro un'associazione come il Koiné riesce ad
andare avanti ed essere un
punto di riferimento sul territo-
rio per i valori in cui crede:
lavoro senza sfruttamento e
vita dignitosa per ogni uomo.
Proprio per rispetto di questi valori, ogni anno gli utili
sono devoluti a progetti di sviluppo. Se passate in bottega
potrete vedere che cosa avete
aiutato a sostenere in Africa,
India e America Latina in questi primi 7 anni.
Anche a nome dei tanti
ragazzi e giovani beneficiari di
questi progetti, desideriamo
ringraziarvi e augurare a tutti
un Buon Natale nella luce del
Signore Gesù.
NOI che aspettiamo il Natale
Quante e quali occasioni di
condivisione della gioia ci
offre il Natale, come anche il
periodo di Avvento che lo precede. Ogni anno in questo
tempo ciascuno si affretta in
diversi modi ad addobbare i
luoghi del vissuto quotidiano,
ad acquistare regali per le persone care e per quelle con cui
passiamo molto del nostro
tempo, a preparare tavole
imbandite per festeggiare in
compagnia delle persone
amate questa festa ricca di
gioia e pace.
"Allora perché non farlo
anche in oratorio" ci siamo
domandati. In questa maniera,
assieme alla lunga tradizione
dell'organizzazione di feste
che ci accompagna, è nata l'idea di per una giornata di
festa, con addobbi, buon cibo
e regali, ma soprattutto con e
per le persone che l'oratorio lo
abitano. Lo scopo dell'iniziativa è stato infatti quello di proporre un momento di condivisione dello spirito natalizio e
di alcuni obiettivi che l'oratorio quale gruppo di persone si
pone.
Si è ben prestata all'iniziativa
la struttura dell'oratorio in
Somaino che, addobbata con i
classici festoni di Natale ed un
coreografico albero di Natale
costruito con nastri sul soffitto
dell'oratorio, ha accolto i presenti. La giornata è stata aperta con la s. Messa, seguita dal
pranzo
sociale
dell'Associazione Noi, a cui
hanno preso parte molti soci, i
sacerdoti e il neo eletto consiglio dell'associazione, che, al
termine del pranzo, nella persona del neopresidente, ha
presentato alcuni obiettivi che
intende porsi, ed i cambiamenti e miglioramenti che
sono già stati apportati.
Il pranzo, costituito da antipasti, pasta con deliziosi sughi a
scelta, frutta e dolci, è stato
momento di grande convivialità
tra le persone presenti. Nel
pomeriggio si è poi svolta la
festa di Natale per bambini
ragazzi e famiglie, per la quale
la partecipazione è stata eccezionale, con presenti circa
ottanta persone tra bambini,
ragazzi, genitori, animatori ed
educatori. Per incominciare è
stata proposta la rappresentazione della "vera storia di
Babbo Natale", molto apprezzata dai presenti, dal contenuto
di grande valore educativo
sulla figura di Babbo Natale e
del suo messaggio nel contesto
cristiano: oggigiorno questo
personaggio è oggetto di controverse opinioni, nonostante la
sua figura abbia avuto origine
in gran parte in ambito cristiano, dal santo Nicola di Licia
(nell'odierna Turchia), le cui
reliquie oggi sono conservate a
Bari, e la cui venerazione è
molto ampia, sia nel mondo
cattolico che in quello ortodosso. È interessante osservare
come la tradizione del portatore
di doni abbia avuto origine
dalla grande dedizione ai bambini del santo e da alcuni miracoli a lui attribuiti, che lo
hanno portato ad essere riconosciuto come patrono dei più
piccoli. Il tradizionale dilemma
se sia san Nicola (Babbo
Natale, o Santa Claus che dir si
voglia) o Gesù Bambino il portatore di doni è risolvibile tramite uno scritto di Benedetto
XVI riguardante "il canto di
Natale" di Charles Dickens; in
esso il papa emerito scrive:
AVVENTO significa proprio
intreccio di ricordo e di speranza, tanto necessario all’essere umano, e il compito prezioso dell’Avvento e del Natale
è quello di donarsi reciprocamente ricordi di bene, aprendo
così le porte alla speranza.
Forse i canti dell'Avvento, che
torniamo a sentire ogni anno,
potrebbero diventare per noi
segnali di luce che ci mostrano
il cammino, che ci fanno vedere e riconoscere che esistono
promesse maggiori che non
quelle del denaro, del potere e
del piacere. Destarsi per Dio e
per il prossimo…questo è il
tipo di risveglio che l’Avvento
ci indica, risveglio che trova la
luce e rischiara il mondo.
Ne si evince come lo scambio
di doni sia un mezzo per portare a chi ci è caro il messaggio
di gioia per la nascita di Gesù. I
doni infatti altro non sono che
un gesto di affetto ed aiuto concreto verso le altre persone, per
questo non conta tanto il valore
del regalo, ma lo spirito con cui
lo si fa, sopratutto in un
momento di crisi sociale ed
economica come questo.
Ed a fronte di tutto questo chi
sia a portare i doni è presto
detto: Gesù è colui che ci
vuole bene e per questo ci fa
dei doni, primo fra tutti la sua
nascita, regali che poi san
Nicola, nel suo ruolo di protettore dei bambini, ma anche
di tante altre categorie di persone, si occupa di consegnare.
Tornando a parlare della festa,
terminata la rappresentazione
inerente a Babbo Natale, i
presenti hanno giocato insieme a tombola, predisposta in
maniera particolare per i bambini, che hanno apprezzato i
premi in palio. Dopo due
manche di tombola, è stato il
momento della sorpresa: ogni
bambino ha ricevuto un sacchettino contenente caramelle
ed un gadjet. A conclusione
della giornata è stata preparata
la merenda, a base di cioccolata calda, the e biscotti, che
ha costituito un ottimo modo
di salutarsi.
Credo sia doveroso un ringraziamento a tutti coloro i quali
hanno reso possibile una giornata così ben riuscita, tra cui i
collaboratori dell'oratorio che
hanno preparato le vivande,
gli animatori, che con don
Romeo hanno curato gli allestimenti dell'oratorio e l'organizzazione del pomeriggio,
l'associazione Noi, che ha raccolto tante presenze al pranzo,
e tutti coloro i quali hanno
preso parte alla festa del
pomeriggio.
Questa, insieme alle altre iniziative che ci accompagnano
in questo tempo di Avvento e
di Natale, di attesa e di festa,
sia un incentivo anche a meditare, oltre che a condividere lo
spirito di festa, per noi che
aspettiamo il Natale, noi che
aspettiamo la venuta del
Signore Gesù.
Riccardo Gaffuri
Vita Olgiatese
La Chiesa interpreta i
“segni dei tempi”:
il Concilio Ecumenico
Vaticano II
Il
Costituzione pastorale
sulla chiesa nel mondo
contemporaneo
“GAUDIUM ET SPES” (11)
L’ultimo capitolo della Gaudium et Spes (GS), dal titolo
“La promozione della pace e la comunità delle nazioni” è
davvero sorprendente per la sua attualità. Dopo una breve
introduzione, il testo affronta il tema suddividendolo in due
parti: la necessità di evitare la guerra e la costruzione della
comunità internazionale. In questo articolo presenterò i
contenuti del primo paragrafo.
L’argomento viene introdotto partendo da una considerazione che, nel corso degli anni, si è dimostrata sempre più
realistica: “l’umanità va unificandosi e in ogni luogo diventa
ormai più consapevole della propria unità” (GS-77). Poche
e profetiche parole che già prevedevano il fenomeno della
“globalizzazione” che ha portato il nostro pianeta a diventare un “villaggio globale”. In presenza di questa situazione
diventa vitale l’impegno di tutti al fine di creare relazioni
che ci permettano di realizzare una “vera pace”. La pace
però “non è la semplice assenza di guerra…ma viene con
tutta esattezza definita opera della giustizia (Is 32,7)” (GS78) ed è un compito che richiede un impegno continuo ed
una ricerca costante. Per chi si definisce credente il valore
della pace assume addirittura una valenza teologica in quanto “Cristo…principe della pace…ristabilendo l’unità di tutti
in un solo popolo e di un solo corpo, ha ucciso nella sua
carne l’odio” (GS-78).
Purtroppo però “ogni giorno in qualche punto della terra la guerra continua a produrre le sue devastazioni” (GS79). Di fronte a questa situazione – che talvolta pare ineluttabile - i Padri conciliari realisticamente esortano tutti a
compiere ogni sforzo per limitare le atrocità della guerra.
Innanzitutto si invitano le nazioni ad approvare ed applicare convenzioni internazionali per ridurre le conseguenze negative dei conflitti. Ciascuno poi deve sempre cercare di
avere il massimo rispetto della sacralità della vita anche rifiutandosi di eseguire ordini che portano a compiere azioni
criminose: si ribadisce qui la validità della coraggiosa scelta
dell’obiezione di coscienza. Ed è proprio prendendo atto
dell’impossibilità di estirpare dalla radice la possibilità di
guerre che il Concilio non può non sottolineare il diritto ad
una “legittima difesa”. Legittima difesa che però non può
superare certi limiti: poiché la potenza distruttiva degli attuali armamenti è sempre più devastante, ecco che “ogni atto di guerra che mira indiscriminatamente alla distruzione di
intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti…va condannato con fermezza e senza esitazione” (GS-80). Certamente il pensiero di tutti, dopo aver letto queste parole,
corre alla tremenda strage che, a guerra ormai conclusa e
“vinta”, è stata provocata dalle bombe atomiche che i bombardieri USA hanno sganciato sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki uccidendo centinaia di migliaia di civili e
creando conseguenze negative che per decenni hanno danneggiato quelle popolazioni: davvero una strage inutile e
crudele per la quale non esiste alcuna ragione attenuante!
Il testo continua affrontando un tema che anche oggi si
ripropone: la corsa agli armamenti. Dopo aver preso atto
che, talvolta, “questo ammassamento di armi…serve, in maniera certo paradossale, a dissuadere eventuali avversari dal
compiere atti di guerra” (GS-81), i padri conciliari esprimono tutta la loro perplessità per questa scelta fino ad arrivare
ad affermare che “la corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell’umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri; e c’è molto da temere che, se tale corsa continuerà, produrrà un giorno tutte le stragi, delle quali va già
preparando i mezzi” (GS-81). Altre parole profetiche e che
non possono non fare riflettere anche noi cittadini italiani
che ci stiamo apprestando ad acquistare bombardieri F35
distogliendo dal nostro magro bilancio nazionale risorse che
certamente si sarebbe potuto utilizzare in modo migliore!
Questa parte dell’ultimo capitolo della GS si conclude
con un lungo paragrafo che si augura due auspicabili interventi. Innanzitutto l’istituzione di “un’autorità pubblica universale, da tutti riconosciuta, la quale sia dotata di efficace
potere per garantire a tutti i popoli sicurezza, osservanza
della giustizia e rispetto dei diritti” (GS-82). Certamente l’attuale ruolo dell’ONU, purtroppo, non risponde appieno a
questi requisiti.
Altro fondamentale intervento auspicato è “l’urgente necessità di una rinnovata educazione degli animi e di un nuovo orientamento nell’opinione pubblica. Coloro che si dedicano a un’opera di educazione, specie della gioventù, e coloro che contribuiscono alla formazione della pubblica opinione considerino loro dovere gravissimo inculcare negli
animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace” (GS-82).
Speriamo davvero che tutti noi si sappia accogliere questo appello del concilio che, seppure lanciato cinquanta anni
fa, è oggi ancora di più attuale. (45 – continua)
(erre emme)
Note
Le citazioni in grassetto sono tratte dalla Gaudium et
Spes. I numeri tra parentesi indicano il paragrafo.
CORPO MUSICALE OLGIATESE
in collaborazione con
CITTA’ DI OLGIATE COMASCO
LUNEDÌ 5 GENNAIO 2015 - ORE 21,00
Auditorium Centro Congressi MEDIOEVO
CONCERTO di GALA
di INIZIO ANNO
con la partecipazione della cantante
Leyla Martinenghi
Direttore: M° Edoardo Piazzoli
4
Giovedì 4 dicembre è stata allestita, presso la cappellina San Pio X, la mostra dedicata alla vita di don Bosco, in
occasione del bicentenario
della sua nascita.
Di fronte ad una ricorrenza così importante, il vicariato si è subito mobilitato per
affittare questa bellissima mostra dal meeting di Rimini.
Per dare la possibilità a
tutti di conoscere la vita di
questo Santo, a noi così caro, l'invito è stato esteso,
non solo a tutti i gruppi di
catechismo, ma anche alle
scuole.
Nelle mattinate di giovedì 4 e venerdì 5 dicembre, infatti, ben 6 classi delle
scuole elementari di via San
Gerardo si sono recate in
oratorio; lì, pronti ad accoglierli, alcuni animatori hanno raccontato, in modo
coinvolgente, i diversi pannelli riguardanti gli episodi
tratti dalla storia del piccolo
“Giuanìn”, prima, e di Don
Bosco, poi.
L'allestimento è stato impeccabile: una visita guidata, inserita in un percorso
curato, con tanto di angolo
riflessione e librone delle firme, per sigillare il proprio
passaggio con una firma o
un pensiero.
In molti sono accorsi e
quel che più ha colpito i vi-
21 Dicembre 2014
“La società dell'allegria”
sitatori, in particolar modo i
più piccoli, è stata l'irremovibile allegria di don Bosco e
la sua capacità di veder del
buono in chiunque.
«Non ho mai conosciuto un
giovane che non avesse in sé
un punto accessibile al bene»
Così, d'altronde, affrontava la vita don Bosco: quando
si trattava di salvare un'anima,
non temeva alcuna conseguenza.
Nato tra le colline piemontesi, il piccolo Giuanìn
conduceva una vita umile,
affiancato da una persona
speciale: mamma Margherita; tutta sola gli ha insegnato
il valore delle cose, il rispetto
per le persone e, soprattutto,
la carità.
Sin da subito, Giovanni è
riuscito a diventare un esempio, una vera e propria attrazione per grandi e piccini, in
particolar modo con la sua
passione per i giochi di prestigio. D'estate grandi folle si
riunivano per assistere ai suoi
spettacoli da saltimbanco e,
partendo da ciò, Giovanni
ha capito quale sarebbe stata
la sua strada: il sacerdozio.
Nonostante la sua grande
vocazione, sapeva bene quanta fatica costasse diventare prete: oltre al costo degli studi,
avrebbe di fatti dovuto lasciare troppo spesso la madre da
sola, ma mamma Margherita
non aveva paura di sopportare tanti sforzi: «La cosa più importante è che tu faccia la volontà del Signore. Io ti dico: in
queste cose tua madre non
c’entra. Dio è prima di tutto».
Così parte la vita di colui,
il cui nome molti oratori, come il nostro, sono fieri di
portare. Allegria, carità, semplicità e fiducia negli altri sono le parole chiave dello stile
di don Bosco, stile, questo,
che ancora oggi si tenta di
portare avanti, proponendolo a tutti coloro i quali si avvicinano ai nostri oratori. Oggi, a ben vedere, siamo anche
avvantaggiati, in quanto abbiamo servizi decisamente
migliori, ma senza guardare
troppo in lungo, basti pensare che don Bosco non aveva
nemmeno una sede stabile:
l'oratorio non esisteva, non
se ne coglieva l'utilità, era solo, a dire degli altri, un gruppo di ragazzi disgraziati che
faceva troppo baccano per
essere tollerato nelle vicinanze delle proprie case.
Don Bosco non amava
arrendersi, per cui, con tanta
pazienza, ma mai senza sorriso, si è spostato di volta in
volta, fino a trovare una sede per il suo grande progetto: chiamato oggi “sistema
preventivo”. Esso consiste
“semplicemente” nel prevenire il nascere di esperienze
negative e conquistare il cuore dei giovani per condurli
verso il vero bene, correggendoli amorevolmente. L’educatore, oggi, è quindi un
padre amoroso che, facendo
leva sulla loro libertà, si fa
amico e compagno dei ragazzi, con cui si coinvolge,
proponendogli esperienze
capaci di affascinare per la
loro bellezza.
Consapevoli di dover imparare ancora tanto da don
Bosco, noi animatori siamo
stati affascinati e ben contenti
di proporre ai nostri ragazzi
un viaggio così avvincente alla scoperta del vero esempio
per noi “aspiranti educatori”.
Ringraziando tutti per la
collaborazione, disponibilità
e partecipazione, speriamo
di essere riusciti a trasmettere
l'importanza di un uomo,
senza il quale probabilmente
non saremmo qui.
«Ricordatevi che il diavolo
ha paura della gente allegra».
Il Gruppo Animatori
Vita Olgiatese
È in distribuzione il
calendario della parrocchia
con tutti gli appuntamenti
importanti del 2015
Lo si trova alle porte
delle nostre chiese.
Offerta libera.
NATALE SPORTIVO ALL’ORATORIO:
UNA SERATA DI FESTA E DIVERTIMENTO
Come ogni anno, il
Gruppo Sportivo San Giovanni Bosco ha voluto organizzare una serata speciale per tutti coloro che in un
modo o nell’altro condividono la passione dello
sport e del sano divertimento in Oratorio. Sabato 13
dicembre si è svolta questa
bellissima serata all’insegna
della spensieratezza e del
divertimento, per l’ormai
classico scambio degli auguri tra tutti gli atleti, allenatori, dirigenti, collaboratori e i
tanti e insostituibili genitori
che permettono a questa
società di continuare a svolgere la sua missione di insegnare e praticare lo sport
nel segno del divertimento
e del rispetto reciproco. Anche qui vogliamo ringraziare tutti per le tante soddisfazioni che ogni anno i nostri
ragazzi ci danno e l’entusiasmo che ci trasmettono anche solo attraverso un sorriso mentre giocano su campo da calcio o di pallavolo.
Quest’anno il gruppo
sportivo ha due gradite novità! Dopo un paio d’anni
di assenza, ecco la squadra
degli UNDER 8: giovanissimi e scatenati atleti che sono e saranno il “domani”
del nostro Gruppo Sportivo
i quali parteciperanno a
“concentramenti” con i pari
età delle altre società iscritte. L’altra novità, inaspettata ma che ci riempie di orgoglio, è il nuovo corso della squadra di PALLAVOLO
OPEN MISTO: un ritorno,
dopo quattro anni, che porta nuovo entusiasmo e che
lega ancora di più il nostro
gruppo all’Oratorio. Una
squadra di giovani ragazzi
che frequentano e collaborano all’interno dell’Oratorio e che con grande forza
hanno creduto in questo
progetto. E noi con loro.
Ma non possiamo di certo
dimenticare le altre squadre
che, in questi primi mesi
dell’anno sportivo ci stanno
regalando soddisfazioni sui
campi: sono le squadre UNDER 12, ALLIEVI A 7, OPEN
B e OPEN A.
Non possiamo però dimenticare che tutto questo
è possibile grazie alla dispo-
nibilità, alla pazienza e alla
passione di tanti genitori, che
in modo volontario, ci permettono di svolgere questa
stupenda attività all’interno
dell’Oratorio. Ognuno di loro, nei ritagli di tempo e anche affrontando dei sacrifici
personali, permette ai tanti
atleti di svolgere, nel miglior
modo possibile, della sana
attività fisica e di trascorrere
giocando e divertendosi
qualche ora insieme in Oratorio, sia durante gli allenamenti settimanali sia durante
le partite in casa e in trasferta. Senza il loro accompagnamento e sostegno i nostri
sforzi sarebbero vani
Le difficoltà non mancano, le normative sono in
continua evoluzione, sempre, però, verso una maggiore complessità nella gestione
della società stessa; ma tutto
questo passa in secondo piano quando si hanno così tante soddisfazioni da parte dei
nostri atleti e si vede con
quanta passione e voglia affrontano ogni volta gli impegni sportivi, sia che si tratti di
partite di calcio che di praticare altre attività sportive
previste dal campionato polisportivo.
Una serata, quella di sabato 13 dicembre, iniziata
con la S. Messa delle ore
18,00 celebrata dal parroco,
don Marco, nella Chiesa Parrocchiale; alle 19.30 tutti insieme a condividere la cena
presso la Cappellina dell’Oratorio preparata a puntino
per accogliere più di 100 persone; a seguire l’estrazione di
premi vari per bambini e
adulti e per finire un doveroso omaggio a tutti gli atleti,
allenatori e dirigenti delle diverse squadre offerto dal
gruppo sportivo S. Giovanni
Bosco: quest’anno si è optato per un calendario con le
fotografie delle nostre sei
squadre rigorosamente in divisa da gioco. Sono state
proiettate le fotografie dei
momenti più importanti e divertenti di ciascuna squadra.
In particolare vogliamo ricordare, in primis, la donazione di un defibrillatore semiautomatico: oltre a questo
strumento salvavita, grazie
alla professionalità e disponibilità della Dottoressa Patrizia Luzzi, sono stati formati e
hanno ottenuto l’attestato e
il tesserino di autorizzazione
all’uso del defibrillatore semiautomatico, durante gli 8
incontri tenutisi in Oratorio,
77 tra tesserati e volontari
dell’Oratorio, di cui 26 sono
nostri atleti delle squadre
OPEN. Non meno importante, la nostra partecipazione all’incontro con Papa
Francesco dello scorso 7 giugno a Roma, durante i festeggiamenti per i 70 anni
del CSI. Non poteva mancare, ovviamente, il momento
del brindisi e dello scambio
degli auguri tra tutti i partecipanti.
Un augurio di Buone feste a tutti i lettori di Vita Olgiatese dal Gruppo Sportivo
San Giovanni Bosco.
sotto il campanile del fico
Per i bisogni
della Chiesa
Rosanna e familiari ricord.
mamma Maria € 500 – NN €
50 – Offerta da anziani €
125 – in mem. di Lidia € 200
– Offerta per funerale € 300
– Fabian per uso saletta €
40 – Cond. Dei Cedri per
uso sala € 40 – Battesimi
del 14/12 € 400 – Andrea
per uso locale € 20 –
Rimborso fotocopie € 20 –
NN € 38.
Chiesa di Somaino
Offerta per la chiesa: € 20.
Per l'Oratorio (uso salone) €
20
Chiesa di
San Gerardo
Offerta per la chiesa € 50 –
per espos. Reliquia €
65+10.
Per restauro organo
Cara Arianna in cielo canta
la gloria del Signore € 50.
Note di bontà
Per Caritas NN € 15 + € 70
– Progetto "Mettici il Cuore":
€ 90 – Pane S. Antonio: €
80 – Mercatino "Uso e
Riuso": € 111,50 – Un gruppo di amiche: € 145.
OFFERTE RACCOLTE IL
07/12/14 PER SEMINARIO:
Parrocchia € 2.229,65
S. Gerardo € 543,00
Somaino
€ 292,52
€ 3.065,17
Dai registri
parrocchiali
Battesimi
Stassi Gabriel di Duilio e
Peiti Daniela
P.: Stassi Nicolas e Mancusi
Angela
Natalizii Martina di Pietro e
Bonfiglio Giuseppina
P.: Busotti Emiliano e
Chindamo Rosina
Oddo Nicole di Giuseppe e
Masucci Simona
P.: Oddo Gian Marco e
Cialona Angela Stefania
Mangino
Aurora
di
Alessandro e Rusconi
Veronica
P.: Rusconi Riccardo e
Mangino Serena
Savogin Gabriele Maria di
Alessandro e Ravazzolo
Liviana
P.: Savogin Stefano e Pini
Annarosa
Balzano
Ascanio
di
Gianluca e Coan Vittoria
Maria
P.: Balzano Giuseppe e
Matera Eleonora
Morti
Carlini Maria ved. Monti di
anni 88 – Via Gabelli, 13
Longoni Felice di anni 70 –
Trescore Balneario (BG)
Cattoni
Elvira
ved.
Maltecca di anni 94 – Via
Tarchini, 82
Vita Olgiatese
Esce la seconda e la quarta
domenica del mese
Autorizz. Tribunale Como n. 10/82.
Con approvazione ecclesiastica.
Direttore responsabile:
Vittore De Carli
Redazione:
Marco Folladori, Romeo Scinetti,
Marco Nogara, Franco Ghielmetti,
Paolo Donegani, Rolando Moschioni.
Impaginazione grafica:
Francesco Novati, Tarcisio Noseda.
Abbonamento annuale:
ritiro a mano:
€ 20,00
spedizione postale:
€ 50,00
Stampa: Salin S.r.l. - Olgiate C.
Redazione e impaginazione:
Casa Parrocchiale
Via Vittorio Emanuele, 5
22077 Olgiate Comasco
Tel. e Fax 031 944 384
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