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1° e 2 - Parrocchia di Acquasparta

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pag. 2 - L’EDITORIALE: “L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò
al suo cuore …”
IN PRIMO PIANO
pag. 3 - Integrità, ambiente, infanzia e sofferenza
pag. 4 - Otto colpi possono bastare. Sergio Mattarella 12° Presidente della
Repubblica
pag. 5 - Svegliate il mondo!
pag. 6 - La nostra preghiera è importante
pag. 7 - Je NE suis pas Charlie
VITA DELLA COMUNITA’
pag. 8 - Il bel Pastore!
- Nelle periferie dell'anima
pag. 10 - Grazie Mimmo!
pag. 11 - Acquasparta e la Prima Guerra Mondiale - Il Monumento ai Caduti
pag. 12 - Vogliamo la mamma!!!
RUBRICHE
pag. 13 - “Dentro la Parola”
- “Parlare al gatto … perché la serva intenda”
pag. 15 - Programma della Quaresima
pag. 17 - Programma della Settimana Santa
pag. 18 - Visita del parroco e benedizione delle famiglie
Don Alessandro Fortunati, Atlas Antonini, Susanna Barcaroli, Renato Ivo Bartolucci, Rosina Caprioli, Clementina Dal Zotto, Sofia Fabrizi, Francesco Mangoni, Luciano Manni, Michela Massaro, Guido Morichetti, Federico Palomba, Tommaso Petrelli, Daniela Pierini,
Giulia Sciancabilli, Andrea Zagnoni.
La Caritas diocesana, Clelia Leorsini.
S
pazi infini , paesaggi solitari,
silenzio assordante ... il deserto
non è solo una meta affascinante da poter
visitare chissà in quale parte del mondo ma
è anche un i nerario che ci conduce in un
viaggio interiore, una sosta privilegiata di
riflessione su noi
stessi che non possiamo evitare.
In un tempo in cui
siamo tu sommersi dal frastuono dei
tan rumori che ci
impediscono
di
ascoltare, dalle tante voci che ci soffocano, dalle nostre
corse quo diane, è
fondamentale trovare anche il tempo
di fermarci per dare
voce al silenzio e
lasciare che il nostro
cuore parli con Dio.
Come Gesù all' inizio della sua missione è
stato condo&o e tentato nel deserto, così
anche noi dobbiamo imba&erci nel nostro
deserto che, nonostante il vuoto e il buio
che lo cara&erizza, porta con sé auten ci
valori, facendoci specchiare con la nostra
anima.
Il tempo di Quaresima è sicuramente il tempo più favorevole, è l’occasione propizia per
guardarci dentro, per dire stop alle nostre
corse frene che per poi rinascere dal vuoto
più totale con un nuovo sprint.
Sono momen in cui non possiamo fuggire
né da noi stessi e neanche da Dio che è proprio lì ad aspe&arci.
E' indispensabile saper trovare durante la
giornata il tempo da dedicare al silenzio,
desiderare di essere soli per ri rarsi da tu&o
e da tu , per pregare, per pensare, per rifle&ere, valutare, scoprire e, se necessario,
me&ere tu&o in discussione, per poi fare
una bella scorta di
una nuova energia
da u lizzare secondo il volere di Dio!
E' il silenzio quello
che oggi manca di
più forse perché è
anche quello che
più ci spaventa!
E’ nella solitudine
che impariamo ad
ascoltare il flusso
dei nostri pensieri
e a percepire le
vibrazioni più nascoste.
E’ nel deserto che
ci accorgiamo delle
nostre fragilità, della nostra insufficienza, di
tu&e quelle situazioni che ci rendono irrequie , ci fanno male e che non ci danno pace.
E’ nel silenzio che scopriamo nuove energie
e vitalità che se accompagnate dalla preghiera costante e dall’ amore di Dio rigenerano il tessuto della nostra anima.
L’ unica certezza è che in questo deserto non
siamo soli perché Dio è con noi e cammina al
nostro fianco! E dove l’amore di Dio passa il
deserto fiorisce sempre!
Buon cammino quaresimale!
O
tto giorni di viaggio, due Paesi visitati e un salto fino a otto fusi orari.
E’ questo che ha affrontato Papa Francesco
per il suo secondo ritorno in Estremo Oriente, quando dal 12 al 19 gennaio scorso si è
recato in visita prima in Sri Lanka e poi nelle
Filippine.
Le sfide lanciate da Papa
Francesco durante il suo
viaggio vanno
a toccare i
nervi scoperti
delle Filippine
e del mondo
intero. Parla
della corruzione, che va
combattuta, e
della
difesa
della natura:
"Dio ha creato
il mondo come uno splendido giardino e ci ha chiesto di averne cura”.
Tuttavia, con il peccato, l'uomo ha sfigurato
quella naturale bellezza. Con il peccato, l'uomo ha anche distrutto l'unità e la bellezza
della famiglia umana, creando strutture sociali che hanno reso permanente la povertà,
l'ignoranza e la corruzione.
Ma il discorso più toccante è stato quello in
cui ha invocato la protezione dell’infanzia:
ancora commosso per l’incontro con i bambini di strada, ha ricordato che “nel Vangelo
Gesù accoglie, benedice e abbraccia i bambini”, che sono un dono da accogliere.
Ad ispirare il suo discorso sono state due ragazzine di 12 e 14 anni, che hanno parlato
della loro vita di strada durante l'incontro del
Pontefice con i giovani nell'università di Santo Tomas a Manila.
Le due ragazzine hanno dato una commovente testimonianza sulla vita dei piccoli abbandonati, vittime di abusi, sfruttati per la prosti-
tuzione minorile e indotti all'uso di droga e
farmaci: una vita che era anche la loro, prima
di essere state salvate dalla strada dall'associazione Tkf, che si occupa della lotta contro
la violenza e l’abuso sui minori. Dopo il loro
racconto, le giovani hanno posto tra le lacrime l'inevitabile domanda: "Perché Dio permette certe cose?".
Dopo averle accarezzate e abbracciate, Papa Francesco ha dovuto
mettere da parte il
discorso che aveva preparato, dicendo: "Non ci
sono parole per
rispondere a questa domanda. La
prima cosa che vi
volevo dire è: impariamo a piangere. Come oggi ci
ha insegnato la
vostra
testimonianza, la grande
risposta, che possiamo dare alla grande domanda, oggi è: impariamo a piangere".
Dio ci ha scelti e benedetti per uno scopo:
essere santi e irreprensibili ai suoi occhi (Ef
1,4). Egli ha scelto ciascuno di noi per essere
testimone in questo mondo della Sua verità e
della Sua giustizia. Qualche volta, dovendo
affrontare problemi, difficoltà e ingiustizie,
siamo tentati di rinunciare. Sembra quasi che
le promesse del Vangelo non si possano attuare, siano irreali.
La sofferenza è indispensabile. Aiuta a non
abbandonarci ai piaceri, ad attività prive di
significato,
ricordandoci cosa realmente
conta nella vita.
“Al mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, piangono i
disprezzati, però non capiamo molto di queste persone se non piangiamo. Certe verità
della vita si vedono soltanto con gli occhi
delle lacrime”.
Il padre accusato di essere vicino alla mafia, il fratello presidente della
Regione Sicilia ucciso da Cosa Nostra e morto tra le sue braccia. La
carriera nella Democrazia Cristiana, le dimissioni da ministro sulla
legge Mammì, vicepremier di D'Alema. Autore del Mattarellum, da
giudice costituzionale ha bocciato il Porcellum.
S
ergio Mattarella: dal 1983 al 2008 è stato
deputato, prima per la Democrazia Cristiana (di cui fu vicesegretario) e poi per il Partito Popolare Italiano, la Margherita e il Partito
Democratico. È stato ministro per i Rapporti
con il Parlamento (1987-1989), ministro della
Pubblica Istruzione (1989-1990), vicepresidente del Consiglio (19981999), ministro della Difesa (1999-2001) e giudice
costituzionale
(20112015).
Stavano andando tutti a
messa, come in ogni giorno di festa. Tutta la famiglia Mattarella. Soli, la
scorta l’avevano lasciata
libera. Poi quel «giovane
in jeans e giubbotto che
saltellava» e che era appena sceso da un’utilitaria
bianca, aveva sparato
quattro colpi, se n’era andato, era tornato indietro
per spararne altri quattro.
E poi quella scena, il fratello Sergio che provava a
sollevarlo e tratteneva il
suo corpo come per trattenere il suo lascito e il suo
pensiero. L’eredità. Quella di Piersanti, gravosa e pericolosa. Quella del padre Bernardo ingombrante, a volte scomoda. Avveniva tutto
inspiegabilmente in mezzo al sangue e in mezzo al terrore, la cognata ferita, i nipoti sconvolti, tutto fra le 12,30 e le 13 di un giorno di Epifania in via Libertà a Palermo. A duecento metri avevano già ucciso qualche mese prima il
capo della squadra mobile Boris Giuliano, a
trecento metri il consigliere istruttore Cesare
Terranova, a cinquecento metri il segretario
provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina. Piersanti il fratello Presidente che
voleva nuove regole e pulizia. Il fratello che
sognava una Sicilia più libera e le voci sul padre che portavano indietro, i sospetti sui suoi
legami con i potentissimi Rimi di Alcamo, le
accuse (mai provate) di Gaspare Pisciotta al
processo di Viterbo negli Anni Cinquanta, dove diede nove versioni diverse, i dossier del
sociologo triestino Danilo Dolci (Mattarella lo
querelò, concedendogli facoltà di prova e, dopo un dibattimento durato circa due anni, con
l'escussione di decine di testimoni e l'acquisizione di un'ampia documentazione, Dolci fu condannato
per diffamazione a due anni
di reclusione, che non scontò
per effetto dell'indulto approvato l'anno precedente.
C’è un dettaglio importante
nella vicenda: a Dolci venne
comminato anche un risarcimento molto ingente nei
confronti di Mattarella, che
però la famiglia rinunciò a
riscuotere) sulle sue complicità nel Trapanese, le molte
pagine dedicate dalla prima
commissione parlamentare
antimafia fino alle confessioni più recenti dell’ultimo
pentito di Cosa Nostra Francesco Di Carlo. Ma quel 6
gennaio del 1980 il tranquillo professore universitario
Sergio capì che quelle otto
pallottole gli avrebbero imposto il cambio di
passo. In verità lo aveva capito almeno da un
paio di anni prima, quando Piersanti era stato
eletto Presidente e subito aveva cominciato a
manifestare il suo desiderio di ribaltare una
Regione impastata di mafia, contro Vito Ciancimino denunciando le ruberie dell’assessorato
all’agricoltura, voleva cambiare verso alla Dc
siciliana e andava a braccetto con Pio La Torre, che non poteva più tirarsi indietro, non poteva più vivere come chi “Gioca da solo” ( il
titolo del memoriale accusatorio/ libro di Dolci).
Nella sentenza della Corte di Assise del 12
aprile 1995 n. 9/95, che ha giudicato gli imputati per l’assassinio di Piersanti Mattarella, è
scritto che ”l’istruttoria e il dibattimento hanno dimostrato che l’azione di Piersanti Mattarella voleva bloccare proprio quel perverso
circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio
su questi illeciti interessi” e si aggiunge che
da anni aveva “caratterizzato in modo non
equivoco la sua azione per una Sicilia con
le carte in regola”.
Per capire una persona, per provarci almeno,
bisogna sapere da dove viene. Sergio Mattarella è senz’altro una persona seria, competente e di esperienza. Tutte caratteristiche utili ad
un ruolo di arbitro della Costituzione e che
non è quello al quale ci ha abituato il predecessore andando oltre i propri legittimi compiti. Cattocomunista dice la destra, della prima repubblica dicono i grillini, democristiano
dice la sinistra. Critiche facili e banali, legittime forse, ma che non servono a capire, non
servono soprattutto in questo momento delicato dove possiamo uscire vivi o sprofondare
definitivamente. Da quello che ho letto e capito sul suo conto, e dal discorso di apertura,
dico che ci sono le premesse per far bene e
che l’Italia abbia trovato un uomo che saprà
servire lo Stato fino all’ultimo, e credo che
saprà essere imparziale fino a mettersi contro
i suoi attuali estimatori e supporter. Vedremo.
Non sarà simpatico ed empatico come Pertini,
oppure esternatore come Cossiga, ne dichiaratamente antiberlusconiano come Scalfaro, patriottico come Ciampi o Re come Napolitano.
Intanto possiamo dire per certo che non è
massone e questo non è scontato, visti alcuni
predecessori, e questo ci garantisce sul piano
della trasparenza. Non è cattolico integralista,
ma integrale, visto il suo passato associativo e
impegnato, ossia garantirà la laicità dello Stato scontentando tutti. E’ siciliano, e questo
risulterà non secondario, perché in quella terra, dal dopoguerra in poi specialmente, si sono incrociati i destini italici, con le mafie, i
partiti, le istituzioni, i martiri e i misteri, vedi
il caso Napolitano chiamato a deporre sul presunto accordo Stato Mafia. Un siciliano che
ha pagato il conto con la mafia e che credo
farà di tutto perché si possa combatterla più
efficacemente, spuntando i suoi artigli sullo
Stato. Ad un certo punto della vita, come diceva Steve Jobs, guardando indietro nella vita
tutti i puntini si collegano e formano il quadro, tutte le esperienze ricevute gli serviranno
per compiere il disegno della propria vita ora
che è presidente della Repubblica. Non so se
lo ameremo. Forse con il tempo lo capiremo
meglio. Ma questo non è importante. Mattarella non scherza e sarà una pietra di inciampo
per molti. L’amatissima moglie è morta pochi
anni fa, i figli sono tutti avviati, il fratello
morto ammazzato, Mattarella non ha più niente da perdere. Ha già perso molto, gli rimane
“solo” l’Italia. Anche l’Italia non ha più niente da perdere. Quando è così ci sono le condizioni per fare bene il bene. Il bene di tutti.
1° e 2
Celebrare la vita vuol dire, quindi, contemplare il mistero della nascita di un figlio, vuol
dire riconoscere la dignità di ogni persona fatta ad immagine e somiglianza di Dio, essere
servitori “di ciò che ‘è seminato nella debolezza’ (1Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e
di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla
vita” (dal Messaggio dei Vescovi per la 37a
Giornata nazionale per la Vita di questo anno
2015). Siamo pertanto chiamati a scelte di solidarietà per la vita che siano risposte efficaci
alle tante grida che risuonano oggi nel mondo
… Con la fantasia dell’amore potremo uscire
da tanti vicoli ciechi, “inaugurando – si legge
ancora nel messaggio sopra citato - un nuovo
umanesimo: ‘vivere fino in fondo ciò che è
umano (…) migliora il cristiano e feconda la
città’ (cfr Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, 75). La costruzione
febbraio, due giornate importanti in cui la
Chiesa celebra, nell’ordine, la Vita e la Vita
consacrata. Eloquenti i rispettivi temi:
“Solidali per la Vita” e “Portate l’abbraccio
di Dio”.
Celebrare la vita vuol dire, anzitutto, ringraziare chi ci ha chiamati all’esistenza per amore, e quindi il nostro Dio creatore, e coloro che
hanno collaborato al Suo progetto, cioè i nostri genitori; e questo, anche se le cose non
andassero, anche se fossimo nella sofferenza,
anche nelle situazioni più gravi. Perché la nostra vita ha un valore immenso, un senso profondo, ed è frutto di un progetto della cui bellezza siamo chiamati ad innamorarci. Questo è
il nocciolo da cui scaturisce il nostro vivere
una vita piena, serena, pulita, ordinata, aperta
agli altri.
di questo nuovo umanesimo è la vera sfida che
ci attende e parte dal sì alla vita”.
E se tutti siamo chiamati a difendere, rispettare e promuovere la vita, ci sono alcune persone chiamate in modo
speciale a portare a
tutti “l’abbraccio di
Dio”, persone che, innamorate di Cristo,
hanno scelto di seguirlo da vicino mediante
la pratica dei consigli
evangelici, donandosi
totalmente e a lui e ai
fratelli.
Celebrare la Vita consacrata, alla quale, tra
l’altro, questo Anno è
dedicato, come voluto
da Papa Francesco,
vuol dire allora per le
persone
consacrate
ravvivare i sentimenti
che devono ispirare la loro donazione al Signore e al prossimo.
La scelta della vita consacrata, che si sostiene
e alimenta solo in Dio, giorno per giorno, non
è una fuga dalle responsabilità della vita familiare, ma testimonia la via di una diversa fedeltà e fecondità, con cui le persone consacrate si legano all’amore assoluto di Dio per ogni
uomo affinché nessuno vada perduto. In un
mondo tentato dall’individualismo egoista, si
può vivere, quindi, conformati in tutto a Cristo, così da ordinare all’intimità con Lui il
proprio rapporto con se stessi, con gli altri e
con le cose.
Ha scritto il Papa nella sua Lettera a tutti i
consacrati: “Dove ci sono i religiosi c’è gioia”
e “Mi attendo che svegliate il mondo”. Frasi
importanti ed impegnative. Tutti a volte sperimentiamo la stanchezza, la delusione ma, volgendo lo sguardo al Signore e attingendo fiduciosi alla Sua grazia, siamo chiamati a non
ripiegarci su noi stessi e a ri-partire con il cuore pieno di gioia.
“Mi attendo – prosegue il Pontefice - non che
teniate vive delle ‘utopie’, ma che sappiate
creare ‘altri luoghi’, dove si viva la logica
evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco”, e che diventiate sempre più “lievito per
una società ispirata al Vangelo, la ‘città sul
monte’ che dice la verità e la potenza delle
parole di Gesù”.
Se il Papa ha esortato i consacrati a svegliare
il mondo, vuol dire che questo nostro mondo è
addormentato (o sta sveglio nelle ore sbagliate, quelle che dovrebbero essere dedicate al
riposo). Un compito importante, dunque, per i
consacrati, ma a ciò credo sia opportuno aggiungere, e concludo, anche queste parole di
Giovanni Paolo II: “la missione della vita consacrata, nel presente e nel
futuro della Chiesa, non
riguarda solo coloro che
hanno ricevuto questo
speciale carisma, ma tutta
la comunità cristiana, perché la vita consacrata si
pone nel cuore stesso della Chiesa come elemento
decisivo per la sua missione, dal momento esprime l'intima natura della
vocazione cristiana e la
tensione di tutta la Chiesa
-Sposa verso l'unione con
l'unico Sposo”.
T
empo fa, sfogliando una rivista che parlava
delle vocazioni al sacerdozio, ho trovato, a riguardo, questa bella preghiera di Giovanni Paolo II e
ho pensato di farla conoscere alla comunità, in
modo da poterla rivolgere al Signore, sentendoci
uni , affinché Egli chiami ancora qualche giovane
al suo servizio, a&raverso il ministero sacerdotale.
“Signore Gesù, che hai chiamato chi hai voluto,
chiama mol giovani a lavorare con te.
Aiutali a vincere le difficoltà dei giovani d’oggi.
E se chiami qualcuno per consacrarlo tu&o a te
il tuo amore riscaldi questa vocazione
fin dal suo nascere e la faccia crescere
e perseverare fino alla fine. Amen”.
(Giovanni Paolo II)
Beata la famiglia che può donare un figlio a Gesù e
alla sua Chiesa! Il sacerdote è sempre il rappresentante di Cristo sulla terra, è lui che nel nome di
Gesù perdona i nostri pecca e con il suo esempio
ci aiuta ad aumentare la nostra fede. Il sacerdote
aiuta a risolvere dei problemi sia spirituali che materiali, è vicino alle persone e nei momen tris e
difficili le aiuta ad affrontare con spirito cris ano
le molte difficoltà che si incontrano nella vita.
La nostra preghiera è molto importante per questo
scopo, le vocazioni al sacerdozio!
C
ol senno del poi riflettiamo sui fatti
accaduti poco più di un mese fa a Parigi e in
tutta la Francia. Non posso fare i ragionamenti del sociologo o del politologo o del
professore, farò il ragionamento dell’uomo
comune che sarà guidato essenzialmente da
delle domande.
Perché sono state
uccise 13 persone in Francia?
Perché avevano
(a detta degli uccisori) offeso la
loro coscienza e
la loro fede con
delle
vignette
definite blasfeme.
Un uomo che offende una fede
religiosa merita
la morte? Assolutamente no. Non c’è peccato, né reato che
si debba punire con la morte.
Un uomo ha il diritto di offendere la fede di
un altro uomo? No. Nessuno ha questo diritto. La fede religiosa va rispettata, anche se
non condivisa.
Di fronte a queste tre domande e alle relative
risposte, si crea un cortocircuito, per questo
vi domando: “Da che parte stiamo noi cristiani, o meglio, da che parte starebbe Gesù Cristo?” . Credo in nessuna delle due. Io non mi
sento un terrorista dell’Isis, ma non mi sento
neanche Charlie. Certamente sono due posizioni diverse, tuttavia ciò che ancora fa aumentare il cortocircuito è la diversa definizione del concetto di libertà che scaturisce da
due mondi che invece di dialogare si uccidono a vicenda.
Per un francese, o un europeo in genere, il
concetto di libertà si fonda sul concetto di
persona che è il frutto di 2700 anni di diritto
romano e 2000 anni di cristianesimo, anche
se, da dopo la rivoluzione francese la
“liberté” è diventato, come diceva un certo
san Paolo, il pretesto per vivere secondo la
carne, una autonomia da tutto e da tutti. Per
noi europei la libertà di coscienza e di
espressione è un diritto che può anche avere
l’arroganza
di
non tener conto
dei diritti degli
altri. E questo è
sbagliato.
Per un musulmano il concetto di
libertà è del tutto
diverso: l’unico
soggetto libero e
autonomo è Dio,
per cui l’uomo è
solo una pedina
nelle mani di Dio
e, in nome di una
interpretazione letterale della religione, si ha
il dovere di agire di conseguenza. Portato
alle estreme conseguenze, questo principio
diventa devastante.
Chi ha ragione? Nessuno dei due.
La libertà di coscienza (e quindi di espressione) rettamente intesa dovrebbe essere delineata dal concetto di “coscienza illuminata”.
Chi offende la fede altrui è mosso da una
“coscienza idolatrica”, cioè si crede un dio
superiore a tutto e a tutti. Chi uccide in nome
della fede è mosso da una “coscienza cieca”,
cioè abbassa Dio a un essere primitivo e vendicatore.
Che fare? Diamo testimonianza della nostra
fede nel rispetto di quella altrui. È la strada
più difficile, ma è l’unica strada possibile.
“L
Continuano gli incontri
diocesani della Scuola
della Parola
a
bellezza
salverà il mondo” scriveva Doestoevskij nel romanzo “L’Idiota”
e spesso anche noi abusiamo o
utilizziamo in maniera impropria
questa frase, senza probabilmente esserci soffermati sul significato e sul valore della parola bellezza. In particolare, di quale bellezza si parla? Qual è
la vera bellezza?
Quale prototipo di
quest’ultima oggi
viene propinato e
quale invece è
quella di Dio? È
stato a partire da
questi interrogativi
che giovani e adulti dell’Azione Cattolica diocesana si
sono confrontati,
riflettendo insieme
e
condividendo
pensieri e risposte,
nell’ultimo incontro della Scuola della Parola,
svoltosi nelle parrocchie di Orvieto Scalo e di Ciconia lo scorso
24 gennaio. In un momento sia
storico che culturale in cui la bellezza effimera e puramente estetica sembra predominare sull’essere, è opportuno trovare momenti di discernimento per capire
il senso della citazione dello
scrittore russo: quale è cioè la
vera bellezza che può condurre
l’uomo a riscoprire se stesso e a
riconoscersi figlio di un Padre
che è Dio, il “bel pastore”.
L’incontro quindi si è incentrato
su questo, attraverso modalità
diverse per giovani ed adulti, e
ciò che è emerso è che la bellezza della Chiesa non è nella staticità dell’ammirare un’opera com-
piuta, ma nella dinamicità di una
relazione che trasforma nel profondo l’uomo e che invita ad
uscire dal proprio egoismo e dalle proprie insicurezze per andare
verso l’altro. I giovani in particolare sono stati invitati a riflettere
su quante energie e
tempo si investono
per essere belli per
qualcuno, per sentirci
apprezzati o al passo
con i tempi, per soddisfare le aspettative
di un fidanzato o di
un genitore, ma tutto
questo con quale intenzione? A che pro?
Importante è imparare
ad essere belli agli
occhi di Dio, che già
ci vede bellissimi, a
Sua immagine e somiglianza, anche se
siamo peccatori, anche se non abbiamo
soldi per avere un vestito firmato,
anche se non siamo alti e snelli,
anche se non ci apprezziamo. A
noi è chiesto di cambiare punto
di vista su noi stessi e sugli altri
imparando ad amarci, a ringraziare per come siamo, e ad utilizzare le lenti luminose e misericordiose di Dio e non i nostri occhiali sporchi. Questo atteggiamento deve quindi spingerci a
volgere lo sguardo, come ha fatto
Gesù, su quello che ci da più fastidio, sulle ferite che portiamo
addosso e ad uscire, come ci ricorda Papa Francesco, verso le
periferie non solo territoriali ma
esistenziali che tutti conosciamo
ma con cui nessuno vuole
“sporcarsi”.
Caritas parrocchiali
a convegno con il
Vescovo
D
omenica 8 febbraio,
presso il seminario di
Orvieto, un centinaio di volontari delle Caritas parrocchiali
della Diocesi si sono riuniti a
convegno guidati da mons. Benedetto Tuzia, per approfondire
– alla luce della Parola e
dell’insegnamento di Papa
Francesco - il servizio per l’uomo che vive nelle periferie esistenziali di oggi. Ormai, non si
tratta solo di luoghi geografici
ma, sempre di più, luoghi
dell’anima e del cuore, modi
particolari di relazione e modi
di sentirsi e di definirsi. Luoghi
che attengono alla vita di tutte
le persone e delle comunità e,
dunque, ambiti in cui viene
cercato e vissuto il Vangelo.
Le nostre Caritas parrocchiali
ne hanno un’immagine nitida
che evidenzia i volti nei quali
si intravede anche il dolore, la
sofferenza, i segni della crisi
economica e la povertà.
Dopo un’introduzione alla
giornata di don Marco Gasparri, vicario episcopale per la Carità - che ha ricordato le tante
Povertà di senso generate da
mancanza di valori di riferimento, di significato della propria e dell’altrui vita; povertà
che si manifestano in forme di
autodistruzione: droga, alcool,
bulimia, anoressia, eccessi di
velocità, spericolatezze, gioco
d’azzardo,
shopping
compulsivo … - il Vescovo ha guidato la meditazione su una carità
che nell’oggi della storia scaturisce dalla contemplazione di
Gesù e dall’esperienza di fraternità ecclesiale, una carità come
cammino di “speranza viva”
per tutti gli uomini. L’operatore Caritas – attraverso una
nuova “fantasia della carità” è chiamato sempre di più a
portare questa “speranza viva”
nel contesto come vero educatore e attraverso una pedagogia
dei fatti.
Dopo la santa messa, anche
don Salvatore Ferdinandi, responsabile del settore formazione di Caritas italiana, ha
esortato le Caritas parrocchiali
ad essere fedeli alla loro prevalente funzione pedagogica, ri-
levando la situazione del proprio
territorio, ascoltando sia le forme di povertà, sofferenza, emarginazione, solitudine, separazioni familiari, che le disponibilità
di soggetti (enti, associazioni,
persone) che mettono a disposizione tempo, professionalità,
strutture, spazi, risorse, per rispondere ai vari bisogni rilevati.
Allarme separazioni
D
on Salvatore Ferdinandi ha comunicato
all’Assemblea una ricerca di Caritas italiana sulla crisi diffusa della famiglia, ricerca condo&a anche sulle indicazioni del recente Sinodo sulla
famiglia. Ha fa&o vedere
come a fronte di famiglie
deboli e fragili corrispondano molteplici forme di povertà e vulnerabilità sociale, che si riproducono ed
amplificano ogni dimensione di vita personale e sociale.
Cresce così ancora l’instabilità coniugale:
- Dal 1995 al 2011 le separazioni sono aumentate
(T
Infine, Marcello Rinaldi, direttore della Caritas diocesana, ha
sintetizzato il secondo Rapporto
diocesano sulle povertà, con i
dati forniti dai Centri di ascolto
e dalle opere-segno, in un anno
più di cinquantamila interventi
di aiuto per i più poveri e per le
famiglie in difficoltà. Anche nel
territorio diocesano si consumano piccole e grandi ingiustizie:
persone senza casa, famiglie
separate, sfrattate, fabbriche in
crisi, lavori pericolosi, giovani
disoccupati, mala sanità, mancanza o cattiva organizzazione
dei trasporti …
Nel dibattito si messo in luce
come in questi anni di cammino, la Caritas di OrvietoTodi ha cercato di orientare
tutto, formazione, promozione, prossimità con i più poveri, opere-segno, per meglio
scoprire il volto di Dio nel
volto dei “poveri”.
del 68% e le persone che hanno sperimentato la
ro&ura del matrimonio sono 3 milioni 115 mila.
- L’età media per la separazione, è 46 anni per gli
uomini, 43 anni per le donne.
- La durata media del matrimonio è pari a 15 anni.
- L’assegno per il coniuge,
per un importo medio di
€ 514,70 e per il 98%, è
pagato dal marito.
- In caso di separazione,
la casa coniugale viene
assegnata più frequentemente alla moglie.
- Più della metà delle persone separate dichiara di trovarsi in una situazione economica peggiore rispe&o a quella
precedente la separazione.
L V
13
2015)
N
on posso non dedicare
in questo numero de “Il
Sale” alcune righe in ricordo di
Mimmo. Che cosa dire? Tu&o mi
sembra inadeguato, anche se mi
viene in aiuto una parola del Signore: “Se li farete tacere, grideranno le pietre” … e forse proprio
il paragone della pietra e delle
pietre, che Mimmo ha tanto amato e per le quali si è speso, diventa il più efficace e concreto.
Alla Pietra angolare che è Cristo
Mimmo è stato saldamente unito: ha fa&o della sua vita una totale coincidenza con il Signore
Gesù. La preghiera, la meditazione della Parola di Dio, l’Eucaris a,
la ricerca spesso tormentata delle
ragioni della fede lo hanno edificato su Cristo pietra fondamentale e sasso d’inciampo, persino nel
momento in cui Gesù ha sbarrato
la sua strada con la pietra della
sofferenza.
Sulla pietra che è Pietro, cioè sulla
Chiesa, Mimmo ha sempre desiderato essere confermato. È stato
pietra viva di questa nostra comunità: promotore e animatore di
tante inizia ve di evangelizzazione, culturali, carita ve; per noi
parroci che ci siamo qui sussegui
è stato punto di riferimento e garanzia di con nuità. Sempre pronto al consiglio saggio e discreto,
ogni incontro con lui non era mai
banale: voleva che si andasse a
fondo nelle cose con precisione,
con competenza, col desiderio e
l’urgenza di costruire, pietra su
pietra, la nostra comunità cris ana senza rimpiangere mai il passato, proteso verso il futuro.
Per la pietra preziosa della famiglia, casa fondata sulla roccia,
Mimmo ha dedicato la sua vita;
ha aggiunto splendore di bellezza
all’amore fedele per Giuliana e
fecondo per i suoi cinque figli,
accogliendo tu coloro che nella
sua casa, severa e accogliente allo
stesso tempo, vedevano un punto
di riferimento in momen di difficoltà economiche, lavora ve,
umane.
Verso le pietre che compongono
le tante case della nostra comunità, in primo luogo le chiese, ha
profuso la cura me colosa dell’argiano e dell’ar sta. Quando, nei
giorni chiari d’inverno, lo trovavo
nelle prime ore del pomeriggio in
chiesa parrocchiale a pregare, con
lo sguardo sempre rivolto verso
l’alto per cogliere la sapienza dei
giochi di luce sugli stucchi e sulle
immagini sacre, si distraeva al
mio entrare e mi diceva sempre:
“Di’ la verità … è bella la nostra
chiesa”.
Si, carissimo Mimmo, la nostra
chiesa è bella … ora perme$mi,
perché ne sento la necessità
de&ata dalla comunione dei san',
di abbandonare quel “lei” che cara&erizzava il nostro dialogo fa&o
di grande confidenza e assoluto
rispe&o, per dir' che la nostra
chiesa è bella, perché di essa anche tu sei stato una pietra viva e
solida: un punto di riferimento per
la mia vita di sacerdote, ma prima
ancora di uomo e di cris'ano. Da
te ho cercato di imparare a far
bene le cose, a farle con passione,
a gustarne il sapore profondo. È
stato un grande privilegio conoscer'. Ed ora che sei una pietra
miliare nel mio cammino di fede,
con'nua a indicarmi la strada
verso la Patria e il Regno.
Nell’a&esa di incontrarci nuovamente in Dio, tu prega per noi.
“L
a Grande
Guerra, dal
1915
al
1918, risucchiò al fronte, a nord
-est della Penisola, i giovani,
ma anche i tanti padri di famiglia, richiamati dalle contrade
più lontane e sperdute d'Italia,
come da quelle più vicine ai
luoghi del conflitto.
Sardi e siciliani, pugliesi e lucani, valdostani ed umbri, nessuna regione fu risparmiata da
lutti e vuoti incolmabili, mai
riempiti dalle lacrime versate
da madri e congiunti. Poteva la
signora Clelia Pizzigoni Calvi,
madre dei quattro figli caduti,
dei quali ho parlato ne “La
campana della pace”, trovare
ristoro al suo dolore? I campi,
dove era occupata la gran parte
della popolazione tra allevamento
di
animali e agricoltura, furono
privati
delle
braccia
più
vigorose e così
anche le fabbriche. Donne
e
anziani,
bambini e ragazzetti cercarono di supplire a quelle assenze signifi-
… Il Comune di Acquasparta scelse un sito particolarmente adatto per
erigervi il Monumento
ai Caduti della 1a G. M .
Nell’agosto del 1924 il
monumento
risultava
inaugurato.
cative facendo di necessità virtù. A testimoniare le tante perdite “nell'inutile strage” restano
monumenti modesti o sontuosi,
lapidi e targhe, che ogni città o
villaggio più remoto eresse negli anni '20 come doveroso ricordo. E il Comune di Acquasparta non si sottrasse a questa
testimonianza, anzi scelse un
sito particolarmente adatto per
erigervi il Monumento ai Cadu-
ti della 1a G. M.
Nella seduta straordinaria del 4
maggio 1924 “il Consiglio,
senza alcuna discussione, ad
unanimità di voti resi per alzata
di mano, delibera di confermare, in seconda lettura, il contributo di lire 5.000 per l'erezione
del monumento ai caduti per
una più nuova e più grande Patria”.
E siccome l'opera doveva essere nel contempo una testimonianza di sacrificio, una onorificenza ed un monito, era determinante posizionarla in un punto di grande visibilità: in alto
rispetto al paese, riferimento
etico per le Scuole vicinissime
e difronte al Grande Albergo
Amerino, frequentato e foriero
del notevole sviluppo socioeconomico verso il quale Acquasparta
si
avviava.
Inoltre, avrebbe
nitidamente
guardato verso
la chiesa di S.
Francesco
e
della Madonna
della
Stella,
sicuramente
invocata
dai
soldati al fronte, particolarmente da quelli
acquaspartani.
Nell’agosto del
1924 il
monumento
risultava
inaugurato; era intervenuto il
Sottosegretario di Stato competente ed il dottor Ficarelli Giuseppe si era interessato per la
proiezione del film ‘Gloria’,
come coronamento di una
giornata sicuramente particolare.
Successivamente, nel maggio
del 1928, allo spazio circostante il monumento fu data
una sistemazione adeguata,
con aiuole e giardini, così da
renderlo oltremodo rispettoso
per i Caduti e di ornamento in
quanto dinanzi al G.A. Amerino. Tutta l'opera trovò definitivo completamento con la
costruzione del muro di sostegno perimetrale, necessario
specialmente agli inizi della
Strada Amerina, nei confronti
della quale il dislivello era
notevole.
Nel 2008 il Monumento e
tutta l'area circostante sono
stati ripristinati e ridisegnati, cercando di rendere il
contesto più funzionale ed
accogliente.
Nel secondo dopoguerra, il
Monumento costituiva tradizionalmente lo sfondo per le
Il
circolo di Terni
de La Manif
Pour Tous Italia, associazione nata in Francia, apolitica ed aconfessionale,
che si batte per la tutela
della famiglia così come
definita dalla natura e dalla
Costituzione Italiana, ha
organizzato una tappa del
tour “Voglio la mamma
2015” per il giorno 22 febbraio, alle ore 17, presso il
Palazzetto sportivo di Campomaggiore a Terni. L’autore dell’omonimo libro,
Mario Adinolfi, politico (è
stato uno dei fondatori del
PD), blogger e giornalista,
nonché direttore del neonato
quotidiano “La Croce “, parlerà di temi scottanti trattati
rituali foto di gruppo di fine
d'anno scolastico, ed il suo
spazio circostante il luogo
dove per una mezz'oretta
l'insegnante ci accompagnava per lasciarci sfogare, ruzzando.
Acchiapparella e pizzicarampichino erano i giochi di
movimento più praticati;
qualcuno preferiva il filetto,
il cui schema era rapidamente tracciato sulla panchina di
cemento bianco con un ciuffetto d'erba, e sei sassolini
segnaposto li trovavi chinandoti.
nell’opera, quali eutanasia
infantile, aborto, matrimoni
gay, omogenitorialità, utero
in affitto, fecondazione eterologa, teoria del gender. In
modo assolutamente laico,
vuole far recuperare la dimensione umana ad una
società che sta facendo di
tutto per smarrirla. E’ importante partecipare per informarsi su questioni importanti che riguardano tutti
e su proposte di legge che
potrebbero essere approvate
a breve ed all’insaputa di
molti.
L’ingresso è gratuito.
La
nostra rubrica oggi ci guida alla
conoscenza
della
parola “giudicare”.
Questo verbo deriva
dal la no iudicare,
derivato di iudexdicis (giusto), a sua
volta composta di ius
(legge) e dicere (dire,
pronunciare). Interessante è anche il
corrispondente termine greco (krinein) che significa separare setacciando, filtrando, vagliando.
Il verbo è usato nel vangelo di Ma&eo all’impera vo, seconda persona plurale (cap. 7 verse&o
1); è pronunciato da Gesù ed è rivolto ai discepoli, cui ordina di non con nuare a giudicare.
Cioè ordina loro di relazionarsi agli altri con il
setaccio, separando ciò che è bene da ciò che è
male. Va da sé che occorre notevole capacità di
discernimento per tra&enere ciò che è bene e
lasciar cadere ciò che non lo è; per filtrare ciò
che realmente l’altro è da ciò che, invece, è sol-
L
e campane sono un antichissimo mezzo di comunicazione, un tempo molto
più necessario e importante di oggi.
Tutta la vita del cristiano è segnata dal suono di
una campana: da quella che ha suonato a festa
il giorno del Battesimo, a quella che lo ha invitato a partecipare ai Sacramenti, a quella che ha
sorriso nel giorno del suo matrimonio, infine a
quella che annuncia il giorno del ritorno alla
casa del Padre. In questo tempo sentire suonare
una campana tra tante distrazioni può lasciare il
tempo che trova, tuttavia questo codice comunicativo è antichissimo. Esiste anche una disciplina che si chiama “campanologia” e, forse
nessuno sa che, uno dei più completi e rigorosi
tanto fru&o del mio
pre-giudizio. Il mio
giudicare bene o male
dell’altro è la misura
del mio discernimento, la statura della mia
personalità, la profondità della mia fede: il
giudizio futuro che
Dio darà su di me non
sarà altro che il giudizio presente che io do
sul fratello; Dio lo lascia scrivere a me e lui, alla fine, semplicemente si limiterà a leggere ciò che io ho scri&o.
Il verbo è, invece, usato nell’accezione dedo&a
dal significato la no da Giovanni nel suo Vangelo al capitolo 5 verse&o 27: è Gesù che, a Gerusalemme, parla di se stesso e delle opere che è
in grado di fare in quanto Figlio dell’uomo. Infa , egli, essendo figlio di Dio ma avendo anche il dono della vita in se stesso (Figlio dell’uomo, appunto), ha il potere di giudicare, cioè di
dire/pronunciare secondo la legge, secondo il
giusto-dire, secondo l’amore. Verso tu .
Dalla A alla Z
trattati di campanologia lo scrisse il parroco di
Acquasparta don Antonio Odoardo Maturo nel
1912 col titolo “Acquasparta e le sue campane”.
Anche dal nostro campanile si mandano tanti
segnali: alcuni porgono l’orecchio solo quando
si suona a morto, ma spesso non sanno distinguere le cosiddette “suonate”. Procediamo dunque con ordine.
Innanzi tutto nella nostra unità pastorale ci sono
dodici campanili (S. Cecilia, S. Francesco, S.
Giuseppe, SS. Crocifisso, Madonna Todina, S.
Michele, chiesa del cimitero, Configni, Castel
del Monte, Casigliano, Rosaro, Madonna di
San Martino) per un totale di 24 campane. Il
campanile principale è quello di S. Cecilia che
ha quattro campane che, forse non tutti lo sanno, hanno tutte un nome: il campanone (12
quintali) si chiama Cecilia, la seconda campana
si chiama Valeriano, la terza campana si chiama
Sebastiano, la quarta campana si chiama Giovanni Battista. Tutte queste campane continuano a dare dei messaggi ogni giorno.
Le campane si suonano in tre modi: “a bicchiere”, “a distesa”, “a tocchi”. Si suonano le campane a “bicchiere” (in genere solo la più grande)
facendo oscillare le campane fino a rovesciarle
portandole a 180°, lasciandole in piedi come un
bicchiere e poi le si rilasciano facendo fare loro
un giro di 360°. Si suonano le campane “a distesa” facendo oscillare semplicemente le campane
come il pendolo di un orologio. Si suonano “a
tocchi” lasciando ferme le
campane e battendo su di esse
con i martelli meccanici posti
a lato di ciascuna di esse.
Alle 5.30 (chi è sveglio) può
sentire una particolare suonata: la campana più grande batte tredici “tocchi”: prima 3,
poi 4, poi 5 e poi 1. È un modo antichissimo di suonare le
campane
e
si
chiama
“Angelus” (risale al medioevo), questo modo si ripete a
mezzo giorno e al tramonto
del sole. I numeri sono simbolici: 3 è la Trinità, 4 sono i
Vangeli, 5 le piaghe di Cristo,
1 è Dio. La preghiera legata a
questo suono è: “Nel nome delle Trinità, un solo Dio in tre Persone. La Parola di Dio si è fatta
carne.”
Alle 7.00 inizia il battere delle ore (sulla seconda campana) e delle mezze ore (due tocchi sulla
terza campana). “Il tempo è di Dio” ci dice il
campanile.
Alle 12.00, dopo i 12 tocchi delle ore, seguono i
13 tocchi dell’Angelus e si conclude la suonata
con la “distesa” della seconda campana. A questo punto della giornata, i cristiani sono invitati
a pregare l’Angelus Domini. Questa usanza fu
istituita il 7 ottobre 1571 per ricordare la vittoria
dei cristiani sui turchi a Lepanto.
La sera, allo stesso modo che a mezzogiorno,
suona la cosiddetta “Ave Maria” o “Ora di notte” conosciuta anticamente come “Coprifuoco”,
poiché, prima di questo suono che si sente un’ora dopo il tramonto, si doveva rientrare dentro
le mura della città e nelle case si doveva coprire
il fuoco con la cenere per evitare lo svilupparsi
di incendi notturni. Siccome questo suono avviene un’ora dopo il tramonto, cioè a un’ora di
notte, l’orario della suonata si sposta di stagione
in stagione seguendo la lunghezza delle giornate.
Le suonate che annunciano le SS. Messe o altre
celebrazioni sono di due tipi: “Din-den” e
“Rinterzo”
Il “Din-den”, come dice il nome, si esegue con
due campane: la seconda che suona a distesa,
mentre la terza che risponde con dei tocchi a
martello. In genere annuncia le SS. Messe domenicali e feriali.
Il suono “a rinterzo” è il più complesso: si porta
il campanone “a bicchiere”, mentre le altre tre
campane rispondono al suono del campanone
con tocchi festosi e veloci.
Per mettere fretta a cristiani che si recano in
chiesa, poco prima dell’inizio delle celebrazioni, si
suonano 20 tocchi sulla seconda campana, 20 sulla
terza e 20 sulla quarta. Il
ritmo sostenuto è un invito
a allungare il passo. Nei
giorni di festa, al posto dei
tocchi, sono state da poco
inserite le “allegrezze” o
“carillon” che producono
dei suoni festosi tutti a martello.
Quando si suona a morto,
c’è un particolare antichissimo: per un uomo si suonano tre “distese” di campanone, mentre per una donna
i suonano due “distese”. Perché? L’origine di
questo codice è molto antico … Pitagora diceva
che il numero che rappresenta la donna è il 2,
mentre quello che rappresenta l’uomo è il 3 …
forse le cose coincidono.
Infine, quando si suonano tutte le campane in
modo disordinato è per invitare alla preghiera in
una situazione di grave pericolo: incendio, tempesta, calamità naturali. Specialmente nelle civiltà in cui si vive esclusivamente del frutto della terra, il suono dell’“acqua ria” (cioè dell’acqua cattiva) è il segnale attraverso il quale ci si
mette nelle mani del Signore, perché solo lui vi
può porre rimedio.
Concludendo questa trattazione che qualcuno
avrà giudicato un po’ pruriginosa, diciamo che
ogni suono della campana ci porta al pensiero di
Dio, al tempo che scorre, al ricordo della preghiera, al pensiero verso i momenti belli e verso
quelli dolorosi della vita. A qualcuno dà un po’
fastidio sentire questo suono … forse perché fa
troppa eco nella sua coscienza un po’ vuota.
Mercoledì 18 febbraio – Le Ceneri
17.00, S. Cecilia
S. Messa
18.00, Parrocchia
Incontro per organizzare
le liturgie di Quaresima
21.00, S. Cecilia
S. Messa
Giovedì 19 febbraio
16.00, Castel del Monte S. Messa
17.00, S. Giuseppe
S. Messa
Venerdì 20 febbraio
17.00, S. Giuseppe S. Messa
Sabato 21 febbraio
Raccolta farmaci (in farmacia) in occasione del
Banco Farmaceutico e a favore della nostra
Caritas parrocchiale. In tutta la zona di Terni la
raccolta farmaci si fa in questo giorno, poiché
nel giorno 14 febbraio avrebbe coinciso con la
festa di S. Valentino.
16.30, Casigliano
S. Messa
18.00, Configni
S. Messa
18.30, Orvieto
Scuola della Parola
Domenica 22 febbraio – I di Quaresima
9.00 – 11.30 – 17.00, S. Cecilia
SS. Messe
Lunedì 23 febbraio
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe Rosario e Vespri
21.00, S. Francesco Incontro con i genitori dei
ragazzi che si preparano alla Comunione e alla Cresima
Martedì 24 febbraio
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe Rosario e Vespri
Mercoledì 25 febbraio
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe Rosario e Vespri
Giovedì 26 febbraio
7.30, S. Giuseppe Lodi, Adorazione e Confessioni
18.30, S. Giuseppe Rosario e Vespri
21.00, S. Giuseppe S. Messa, Adorazione e
Confessioni
Venerdì 27 febbraio
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, Via Crucis dalla chiesa della Madonna
Todina a S. Nicolò
Sabato 28 febbraio
16.30, Rosaro
S. Messa
18.00, Configni
S. Messa
Domenica 1 marzo – II di Quaresima
9.00 – 11.30 – 17.00, S. Cecilia
SS. Messe
Giornata con le coppie di fidanzati che si preparano al Matrimonio
Lunedì 2 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe Rosario e Vespri
21.00, S. Francesco Incontro con i genitori
dei ragazzi che si preparano alla Comunione e alla Cresima
Martedì 3 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, Parrocchia
Incontro della Caritas
Mercoledì 4 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
Giovedì 5 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi,
Adorazione
e
Confessioni
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, S. Giuseppe S. Messa, Adorazione e
Confessioni
Venerdì 6 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, Via Crucis dall’inizio di via Garibaldi al
Colle Alto
Sabato 7 marzo
16.30, Casigliano
18.00, Configni
S. Messa
S. Messa
Domenica 8 marzo – III di Quaresima
9.00 – 11.30, S. Cecilia SS. Messe
15.00, Casteltodino Incontro con il Vescovo
dei Consigli Pastorali della Vicaria “S. Felice”
Lunedì 9 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S.
Rosario e Vespri
21.00, S. Francesco Incontro con i genitori
dei ragazzi che si preparano alla Comunione
e alla Cresima
Martedì 10 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
Mercoledì 11 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
Giovedì 12 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi, Adorazione e
Confessioni
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, S. Giuseppe S. Messa, Adorazione e
Confessioni
Venerdì 13 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, Via Crucis dal parcheggio di Via Gramsci a Configni passando per la strada della
Nocicchia
Sabato 14 marzo
16.30, Rosaro
18.00, Configni
18.30, Orvieto
S. Messa
S. Messa
Scuola della Parola
Domenica 15 marzo – IV di Quaresima
9.00 – 11.30 – 17.00, S. Cecilia SS. Messe
Lunedì 16 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, S. Francesco Incontro con i genitori
dei ragazzi che si preparano alla Comunione
e alla Cresima
Martedì 17 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
Mercoledì 18 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
20.00, Assemblea della Confraternita di S.
Giuseppe
Giovedì 19 marzo – Solennità di S. Giuseppe
10.00, S. Giuseppe S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, S. Giuseppe S. Messa, Adorazione
e Confessioni
Venerdì 20 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, Via Crucis in Via Amendola
Sabato 21 marzo
16.00, Spagliagrano (Todi): Incontro di formazione per i Ministri Straordinari della Comunione
16.30, Casigliano
S. Messa
18.00, Configni
S. Messa
Domenica 22 marzo – V di Quaresima
9.00 – 11.30 – 17.00, S. Cecilia
SS. Messe
La S. Messa delle 17.00 sarà seguita dalla
processione in onore di S. Giuseppe fino alla
chiesa del Santo con la partecipazione della
Confraternita. Al termine della processione:
momento conviviale con le tradizionali frittelle
animato dalla Banda Musicale “Città di Acquasparta”
Lunedì 23 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, S. Francesco Incontro con i genitori
dei ragazzi che si preparano alla Comunione
e alla Cresima
Martedì 24 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
Mercoledì 25 marzo – Annunciazione del
Signore
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
Giovedì 26 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e Adorazione
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, S. Giuseppe S. Messa, Adorazione e
Confessioni
Venerdì 27 marzo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
18.30, S. Giuseppe S. Rosario e Vespri
21.00, Via Crucis presso l’abbazia di Villa
San Faustino animata dai ragazzi della casa
Caritas
Sabato 28 marzo
16.30, Castel del Monte Liturgia dell’ingresso di
Gesù a Gerusalemme e S. Messa
18.00, Rosaro Liturgia dell’ingresso di Gesù a
Gerusalemme e S. Messa
Domenica 29 marzo – Le Palme
8.30, Piazza F. Cesi Liturgia dell’ingresso di
Gesù a Gerusalemme e S. Messa
10.30, S. Francesco Liturgia dell’ingresso di
Gesù a Gerusalemme, processione a S.
Cecilia e S. Messa
14.30, S. Giuseppe Confessioni
17.00, S. Giuseppe S. Messa
18.30, S. Cecilia
Concerto di Pasqua del
Coro Polifonico ASCAM e della banda
musicale “E. Stella”
Lunedì 30 marzo – Lunedì Santo
7.30, S. Giuseppe Lodi e S. Messa
15.00, S. Cecilia
Adorazione e Confessioni
18.30, S. Cecilia
Vespri e Benedizione
21.00, S. Francesco Incontro con i genitori dei
ragazzi che si preparano alla Comunione e alla
Cresima
Martedì 31 marzo – Martedì Santo
10.30, Amerino
S. Messa
15.00, S. Cecilia
Adorazione e Confessioni
18.30, S. Cecilia
Vespri e Benedizione
Mercoledì 1 aprile – Mercoledì Santo
17.00, Orvieto
S. Messa Crismale
Giovedì 2 aprile – Giovedì Santo
17.00, Casigliano
Confessioni
18.00, Casigliano
S. Messa nella Cena del
Signore, reposizione del SS. Sacramento
e Adorazione
21.30, S. Cecilia
S. Messa nella Cena del
Signore, reposizione del SS. Sacramento
nella chiesa di S. Giuseppe e Adorazione
per tutta la notte (prenotare l’ora di Adorazione scrivendo il nome sul tabellone in
fondo alla chiesa).
Confessioni fino alle 01.00.
Venerdì 3 aprile – Venerdì Santo
8.00, S. Giuseppe Lodi presso l’altare della
reposizione
16.00, S. Cecilia
Azione Liturgica della Passione e morte del Signore
17.30, Configni
Via Crucis e Confessioni
18.30, Rosaro
Via Crucis
21.15, Piazza F. Cesi Sacra rappresentazione
Percorso di andata della processione: via S.
Giuseppe, via Colonna, Cordoni, chiesa del
Crocifisso, vie Mazzini, Quaglia, Ricci, Moro.
Percorso di ritorno della processione: via Ricci,
chiesa del Crocifisso, Cordoni, via Colonna, via
S. Giuseppe, Piazza, corso Umberto I, Chiesa
Parrocchiale.
Chi abita lungo il percorso è invitato a illuminare il percorso con fiaccole e candele.
In caso di maltempo tutto si svolgerà in chiesa.
Sabato 4 aprile – Sabato Santo
Benedizione dei cibi pasquali:
11.30 Rosaro
12.00 Casigliano
12.30 Configni
17.00 Chiesa S. Cecilia
22.00 - VEGLIA PASQUALE
(inizio in piazza F. Cesi)
Domenica 5 aprile – Pasqua di Resurrezione
8.30, S. Cecilia
S. Messa
9.45, Casigliano
S. Messa
11.00, S. Cecilia
S. Messa
18.00, Configni
S. Messa
Lunedì 6 aprile – Lunedì dell’Angelo
9.00, Castel del Monte S. Messa
La comunione ai malati sarà portata dai ministri
straordinari e da don Desiré durante la Quaresima
(Eventuali recuperi saranno possibili solo dopo Pasqua)
Lun.
23 febbraio
Mar.
24 febbraio
Merc.
25 febbraio
Giov.
26 febbraio
Ven.
27 febbraio
Lun.
2 marzo
Mar.
3 marzo
Merc.
4 marzo
Giov.
5 marzo
Ven.
6 marzo
Lun.
9 marzo
Mar.
10 marzo
Merc.
11 marzo
Giov.
12 marzo
Ven.
13 marzo
Lun.
16 marzo
Mar.
17 marzo
Merc.
18 marzo
Giov.
Ven.
19 marzo
20 marzo
Lun.
23 marzo
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
15.00
Ripi, Merlone, S. Nicolò, Casa Potente
Madonna Todina, Vecchia Flaminia
S. Lucia, Tiberina dal n. 4 al n. 42
Tiberina dal n. 45 al n. 142
Collepulcino, Cervare, Cervara, Mulino Romani, Naia
Spoletina, Casale, Piedimonte
Castagnola, S. Angelo, Benedetti, Federico Bianco
Furapane, Murelli, e Casella
Colle e Abbeveratoio
Via Garibaldi
P. Nenni dal n. 1 al n. 20
P. Nenni dal n. 21 al n. 90
C. A. Dalla Chiesa e V. Bachelet
G. Falcone
P. Borsellino e Trattati di Roma
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
9.00
15.00
15.00
9.00
15.00
9.00
Mar.
24 marzo
9.00
15.00
Scarpone e Casaletto
A. De Gasperi, S. Pertini, A. Spinelli
De Nicola, Vermigliole, Collinetta, Palornie, Case Vecchie, Valle Fosca
Tuderte-Amerina
Strada Nuova di Configni, Valle Sepiccia, Bruciaferro
Amerino, Strada Vecchia di Configni, Tesoro
Configni centro
A. Gramsci e Strada della Nocicchia
U. La Malfa, E. Di Vittorio, S. Allende, F. Parri
P. Cherubino e P. Adriano
Dello Stadio
G. Mazzini
C. Battisti (dall’inizio fino alla palestra)
C. Battisti (dalla palestra fino alla fine)
G. Matteotti
A. Biagetti
C. Quaglia
D. Ricci (2 sacerdoti)
A. Moro
G. Amendola (2 sacerdoti)
G. Marconi e Campo della Fiera
Roma Via S. Francesco
D. Alighieri e B. Buozzi
Centro storico: Cesarini, Della Porta, della Torre, del Vitello, Faber, Cieco, Galilei,
Centro storico: Bentivenga, Piè Castello, Mura, Orti, Ghetto e via IV Novembre
Centro storico: Lincei, Stelluti, Piazza, Umberto I, Ecchio, De Filis
Centro storico: S. Giuseppe, Fornaci, Serpenti, Offerta, Colonna, Trivio, Cupa
Merc.
25 marzo
15.00
Rosaro paese e campagna
Giov.
Ven.
26 marzo
27 marzo
15.00
9.00
15.00
Castel del Monte
Selvarelle
Casigliano paese e campagna
15.00
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