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Cose Da Non Credere

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King Alfred’s Old English Version of Boethius ed. by J.W. Sedgefield, Oxford 1899 Edizione semidiploma>ca: Normalizza caraBeri, punteggiatura, maiuscole. Man>ene alcuni aspeF del layout originale: 1.  Due leBere capitali (ON) all’inizio del paragrafo indicano una rubrica dei mss. 2.  Le abbreviazioni corren> nei mss. ags. per þæt, ond, e per la desinenza -­‐m Sitografia •  Edizione Sedgefield: hBps://archive.org/stream/kingalfreds00boetuoS#page/n50/
mode/1up •  Gramma>ca di riferimento: hBp://babaev.tripod.com/archive/grammar42.html#6 •  ONLINE ETYMOLOGY DICTIONARY:
hBp://www.etymonline.com/index.php?
allowed_in_frame=0&search=same&searchmode=none •  Bosworth-­‐Toller hBp://lexicon.ff.cuni.cz/html/oe_bosworthtoller/b0018.html Pronuncia ags. Palatalizzazione delle velari *k, c > [ts, = it. cima], in posizione iniziale e media davan> a voc. palatale originaria (rice), in posizione finale dopo -­‐i-­‐ (Þeodric vs Eallarica) *g > [j, nella grafia dell’ingl. moderno = y] , in posizione iniziale e media davan> a voc. palatale originaria, in posizione finale dopo voc. palatale (es. ags. mænig = ingl. many) Il prefisso ge-­‐ (usato con sost. e vb. = ted. ge-­‐) ha pronuncia palatale [je]: ad es. gerehton, gedwolan Talora, all’interno dei paradigmi verbali, si determina un’alternanza tra esi> palatali (nelle forme la cui radice aveva una voc. palatale: æ, e) e velari (nelle forme la cui radice aveva una voc. velarle: o, u): cfr. ***. Il fenomeno viene indicato graficamente inserendo i/e (mero indicatore grafico) tra la g e la voc. radicale, nel caso in cui la consonante palatalizzi: cfr. on-­‐gietan Pronuncia ags. TraBamento delle spiran> sorde e sonore *f nella pronuncia ags. > [v] in posizione intervocalica e viene conservato come [f] in posizione iniziale e dopo consonante. La pronuncia sia di ags. yfel che di ingl. evil è [i:vl]: ciò indica che il grafema f delle scriBure ags. rappresentava sia [f] che la sua variante posizionale sonora [v] Le alternanze nella consonante radicale del vb. S. hebban (VI cl.) confermano l’ipotesi. L’aspeBo consonan>co della radice, all’inf./presente, è provocato dalla geminazione consonan>ca (poiché alla radice si univa il suff. tema>co *-­‐ja-­‐, = germ. *haƀjanan, cfr. got. haJan), che dà come esito una doppia occlusiva –bb-­‐ (= ags. hebban); nelle forme che non hanno il suff. *-­‐ja-­‐ (e dove perciò non si realizza geminazione) appare f (pret. sg. -­‐hóf, pret. pl. -­‐hófon; part. pret. –hafen ), che doveva però corrispondere a [v] *þ nelle grafie ags. > ð in posizione intervocalica o dopo consonan> sonore, e viene conservato dopo consonante Cfr. : On ðære e Se Ðeodric Il testo* *Le abbreviazioni presen> nell’edizione considerata vengono risolte in corsivo On ðære >de ðe Gotan of Sciððiu mægðe wið Romana rice gewin up ahofon1, ond mid heora cyningum, Rædgota ond Eallerica wæron hatne2, Romane burig abræcon1, ond eall Italia rice, þæt is betwux þam muntum ond Sicilia þam ealonde3 in anwald gerehton, ond þa æSer þam foresprecenan cyningum Þeodric feng to þam ilcan rice. Se Ðeodric wæs Amulinga; he wæs cristen, þeah he on þam arrianiscan gedwolan þurhwundode4. […] Þa wæs sum consul, þæt we heretoha hatað, Boe>us wæs gehaten5; se wæs in boccræSum ond on woruldþeawum se rihtwisesta. 1.  La proposizione subordinata introdoBa da ðe ha il vb. in ul>ma posizione 2.  Il nesso rela>vo (‘che erano chiama> R. e E.’) è reso dalla coordinazione, il vb. è in seconda posizione 3.  Notare il costruBo: nome proprio (Sicilia, dat.) + dim.-­‐art. (þam, dat.)+ apposizione (ealonde, dat.) 4.  La subordinata concessiva ha il vb. in ul>ma posizione 5.  Il nesso rela>vo (‘che era chiamato B.’) è reso dalla coordinazione, il vb. è in seconda posizione Se þa ongeat þa manigfealdan yfel, se þe1 cyning Ðeodric wið þam cristenandome ond wið þam romaniscum witum dyde. He þa gemunde þara eðnessa ond þara ealdrihta þe2 hi under þam caserum hæfdon heora ealdhlafordum3 […] Sende4 þa digellice ærendgewritu to þam kasere to Costen>nopolim, þær is5 Creca heahburh ond heora cynestol, forþam se kasere wæs heora ealdhlafordcynnes; bædon6 hine þæt he him to heora cristendome ond to heora ealdrihtum gefultumede7. Þa þæt ongeat se wælhreowa cyning Ðeodric8, þa het he hine gebringan on carcerne ond þærinne belucan. 1.  se (dim.-­‐art.) þe (par>cella pronominale indeclinabile) = pron. rela>vo: notare il vb. della rela>va (dyde) in ul>ma posizione 2.  þe (par>cella pronominale indeclinabile) introduce la rela>va: vb. alla fine (hæfdon) 3.  Si no> che l’apposizione è collocata alla fine della frase, dopo il vb. (cfr. sopra þam ealonde) 4.  Ellissi del sogg., il vb. è in prima posizione 5.  L’avv. rel. (þær) introduce una coordinata col vb. in seconda posizione (is) 6.  Ellissi del sogg., il vb. è in prima posizione 7.  La dichiara>va reBa da þæt ha il vb. in ul>ma posizione 8.  Inversione del sogg. Traduzione A quell’epoca, i Go> dalla provincia di Scizia scatenarono un confliBo contro l’impero dei Romani e con i loro re, [che] erano chiama> Rædgota e Eallerica, devastarono la fortezza dei Romani, e soBomisero al loro potere assoluto tuBo il regno d’Italia, cioè tra le montagne e l’isola di Sicilia, e quindi, dopo i re nomina> sopra, Þeodric si impadronì di quello stesso impero. Questo Þeodric era della s>rpe degli Amali; era cris>ano, sebbene perseverasse nell’eresia ariana. […] A quel tempo c’era un console, che noi chiamiamo ‘duca’, aveva nome Boezio, l’uomo più reBo e più sapiente [l’agg. composto (rihtwisesta) tradoBo con un’endiadi] nella scienza dei libri e nelle regole di comportamento [woruldþeawum = ‘nel modo di stare al mondo’]. Costui vedeva i mol> aF malvagi che il re Þeodric compiva contro la fede cris>ana e contro il senato dei Romani. E ricordava la felicità e gli an>chi diriF che avevano avuto soBo i cesari, i loro an>chi signori […] Inviò segretamente dei dispacci scriF al cesare a Costan>nopoli, lì c’è la loro capitale e il loro trono, poiché il cesare era della stessa s>rpe dei loro an>chi signori; gli chiedevano di ripris>nare pienamente la loro fede cris>ana e i loro an>chi diriF. Il crudele e sanguinario [l’agg. composto (wælhreowa) tradoBo con un’endiadi] re Teodorico lo venne a sapere e ordinò di portarlo in carcere e tenerlo prigioniero. La tradizione La versione ags. del De consolaVone philosophiae di Manlio Severino Boezio (composto durante la carcerazione del filosofo tra il 524 e il 525) è tramandata da 3 mss., che rappresentano due recensioni dis>nte 1.  La prima rende sia le prose che i metra boeziani in prosa ags. 2.  La seconda rende i metra boeziani con versi alliBera>vi ags. •  1. La prima recensione è rappresentata da un solo ms.: -­‐  Oxford, MS Bodley 180 (XII sec.) prosa •  2. La seconda recensione è rappresentata da due mss., che sono uno copia dell’altro. Normalmente i cosiddeF descripV non hanno valore nella ricostruzione filologica (vengono ‘elimina>’, cioè scarta> dall’analisi del filologo); in questo caso, la copia del XVII sec. (realizzata dal bibliofilo Franciscus Junius dal ms. di sir Robert CoBon) consente di recuperare par> del ms. copiato (il ms. di sir Robert CoBon) , che fu danneggiato, con conseguente perdita di porzioni di testo (lacune), nell’incendio della biblioteca CoBon nel 1731. I due tes>moni della seconda recensione sono i mss.: -­‐  London, Bri>sh Library MS CoBon Otho A vi (X sec.) prosimetro (i metra boeziani sono tradoF con versi alliBera>vi) -­‐  Oxford, MS Junius 12 (descriptus del XVII sec., trascriBo da Junius) prosimetro (i metra boeziani sono tradoF con versi alliBera>vi) Morfologia -­‐ on: prep. + dat. -­‐ ðære: dat. f. sg. dimostra>vo-­‐ar>colo (se/seo/þæt) -­‐ Vde: dat.sg. Vd, sost. S. f. -­‐ ðe: avv. rela>vo (derivato dal tema di se/seo/þæt) -­‐ Gotan: nom. pl., Gota, -­‐an, sost. db. m. (n.b.: il sostan>vo non ha nessun determinante, perché l’uso del dimostra>vo-­‐ar>colo non è ancora codificato) -­‐  of: prep. + dat. -­‐  Sciððiu: dat., Sciððia ‘Scizia’ -­‐  mægðe: dat. sg., mægþ, sost. S. f., ‘tribù, provincia’ -­‐  wið: prep. + gen. o dat., ‘contro’ -­‐  rice: dat. sg. -­‐  ríce, -­‐ es, . sost. S. n. ‘potere, autorità, dominio, regno, impero’ -­‐  Romana, g. pl., al nom. sono aBestate una variante S. Rómáne e una variante db. Rómánan ‘i Romani’ -­‐ gewin: acc. sg. ge-­‐win, -­‐nnes, sost. S. n,. ‘baBaglia, confliBo, contesa’ [< winnan, vb. S. III cl. ‘combaBere’] -­‐ up, avv. -­‐ ahofon, III persona pret. pl. a-­‐hebban, vb. S. VI cl., pret. sg. -­‐hóf, pret. pl. -­‐hófon; part. pret. –hafen ‘sollevare, provocare’ + up got. haJan, sass.a. hebbian, norr. heJa, ata. heffan, heuen (ted. heben/hob/gehoben): in ags. (hebban), sass.a. (hebbian) e in uno dei due ‘allotropi’ ata.(heffan) si osserva la ‘geminazione consonan>ca’ germanico-­‐occidentale (= se una radice che termina per cons. è seguita dal suff. -­‐ ja -­‐, la consonante raddoppia). -­‐ mid, prep. + dat./strumentale goth. miþ, mid, sass.a. midi, mid, ata. mit, miV (ted. mit), norr. með: la spirante ð in germanico occidentale > a d (occlusiva) > ata. -­‐ t (rotazione consonan>ca ata.) -­‐ heora: gen. pl. hé (m.), héo (f.), hit (n.) nom. pl. (ags. hie) = ingl. they < norr. þeir gen. pl. (ags. heora) = ingl. their < norr. þeira: gli impres>> dal nordico (che verifichiamo aBraverso un confronto col norreno) prevalgono sulle forme ags. nom. f. sg. (ags. heo) = ingl. she < seo : il dim.-­‐art. f. sos>tuisce il pron. di III persona f. -­‐  cyningum: dat. pl. cyning, cyng, -­‐es, sost. S. m. Pronuncia velare di c-­‐, perché la vocale palatale è secondaria (per metafonia palatale), confermata dall’esito ingl. king (dove è evidente la delabializzazione di y > i, di cui si ha traccia già in ags.) -­‐  Rædgota, il testo intende il capo ostrogoto Radagaisus,che devastò l’Italia tra il 405 e il 406 e fu sconfiBo a Fiesole da S>licone, generale vandalo e capo dell’esercito imperiale d’occidente -­‐  ond: cong., ingl. and, rappresentata nei mss. dalla ‘nota >roniana’ -­‐ Eallerica, il testo intende Alaricus: si osservi il fenomeno della fraBura nella voc. radicale; il sost. viene traBato con la flessioner db.; -­‐c-­‐, davan> al suffisso tema>co –an-­‐ , con voc. velare, non subisce la palatalizzazione = [k] -­‐  wæron, III pl. pret. wesan, vb. S. V cl., pret. sg. wæs, pret. pl. wæron (II sg. pret. wære) -­‐  hatne, nom. pl. m. part. pret. hátan, vb. S. VII cl., pret. sg. hét, pret. pl. héton, part. pret. háten. got. haitada ‘sono chiamato’, norr. heita, ata. heizan, ted. heissen. -­‐  Romane acc. f. agg. -­‐  burig: acc. sg. burh, burg sost. S. f. ‘for>ficazione, rocca, ciBà’ germ. *burgs ‘collina,fortezza’ (norr. borg, ata. burg, buruc, ted. Burg ‘castello’, got. baurgs ‘ciBà’). -­‐  abraecon: III pl. pret. a-­‐brecan, vb. S. V cl., pret. sg. -­‐bræc, pret. pl. –brǽcon, part. pret. –brocen (ingl. break, broke, broken), ‘devastare’ -­‐ eall : agg., solo flessione forte; la forma aBestata presenta la ‘fraBura’ ags. (a+ l +cons.> ea), un fenomeno i cui esi> vengono livella> alla fine del periodo ags., cfr. ingl. all. -­‐ Italia: gen. pl. Italie, sost. pl. ‘Italiani, Italia’ -­‐ þæt: nom. n. dim.-­‐art. (se/seo/þæt) -­‐ is: III sg. pres. béon = to be Ind. pres. sg.1 eom (> ingl. am) béo 2 eart (> ingl. are) bist 3 is (> ingl. is) biþ pl. sind béoþ -­‐ betwux: prep. ‘tra’, cfr. ingl. between= ‘tra due’, ags. be (= ingl. by) + twegen: nom./acc. m. pl. del num. ‘due’ (ingl. two < ags. twá, nom./acc. n.) -­‐ þam, dat. pl. m. dim.-­‐art. se/seo/þæt -­‐ muntum, dat. pl. munt, -­‐es, sost. S. m. [dal lat. mons] > ingl. mount: lo spelling dell’ingl. risale alle grafie francesizzan> del Middle English; la [u:], rappresentata come in fr. da ou, si apre nel diBongo aBuale col Great Vowel Shic, all’inizio del Modern English -­‐ Sicilia: toponimo di origine lat., indeclinabile -­‐ þam, dat. sg. m. dim.-­‐art. se/seo/þæt -­‐  ealonde: dat. sg. eálond, -­‐es, sost. S. n. (= eá,sost. f. indecl. ‘acqua’[< ie. *akwa, lat. aqua] + lond/land, sost. S. n.) L’ingl. island (questa grafia dal 1590 ca.), aBestato dal 1300 ca. nella forma yland (< ags. igland da ieg ‘isola’, < germ. *aujo ‘cosa sull’acqua’ < ie. *akwa ) + land. La grafia di island risente di un’interferenza dal la>nisimo isle (impres>to, < fr. a. isle < lat. insula): no>amo come la lingua del superstrato culturale, il lat., con>nua ad interferire, in varie fasi, sulla standardizzazione delle grafie dell’ingl. -­‐ in: prep. + dat., acc. -­‐  anwald: acc. sg. án-­‐wald, -­‐es, sost. S. m., ‘potere assoluto’ (ags. án [numerale], ata. ein, ingl. one, ted. ein, ‘uno’+ wald/weald, ‘potere’ (ags. wealdan, ingl. wield; ata. waltan, ted. walten): si no> nella forma anwald che la fraBura non è realizzata. -­‐ gerehton: III pl. pret. ge-­‐reccan, vb. db. ‘soBomeBere’ -­‐ þa: avv., cong., ingl. then -­‐  æcer: prep. + dat, acc. -­‐  foresprecenan , dat. pl. db. m., part. pret. fóre-­‐sprecan, -­‐ specan, vb. S. V cl., pret.sg. -­‐ spræc, -­‐ spæc, pret.pl. -­‐ sprǽcon, spǽcon, part. pret. sprecen, specen, ingl. speak ‘parlare, dire’. L’ags. conosce entrambi gli allotropi specan e sprecan (= sass. a. sprecan, ata. sprehhan, ted. sprechen) e il primo regredisce dal tardo periodo ags. -­‐  Þeodric: nome pr. Alternanza Þ/Ð, per fone>ca sintaFca: germ. *þ nelle grafie ags. > ð in posizione intervocalica e viene conservato dopo cons., qui nella sequenza cyningum. Þeodric si man>ene la sorda (dopo -­‐ m); più soBo, nella sequenza Se Ðeodric, tra vocali > ð. La -­‐ c ha pronuncia palatale perché in finale assoluta dopo -­‐ i -­‐ (cfr. sopra Eallerica) -­‐  feng, III sg. pret. fón, + to, vb. S. VII cl., ‘impadronirsi, caBurare’, pret. sg. féng, pret. pl. féngon, part. pret. fangen (cfr. ted. fangen) -­‐ to: prep. + dat. (cfr. ted. zu, con II rotazione consonan>ca) -­‐  ilcan, dat. db. n. ilca, pron. (solo flessione db.); con>nua, come ilk, fino all’epoca di Chaucer e sopravvive nell’espressione idioma>ca of that ilk ,’di questo >po’ e simili; nella funzione pronominale fu progressivamente sos>tuito da same (uno scandinavismo < norr. sami, cfr. ted. zu-­‐sammen, da ie. *samos , cfr. lat. similis). -­‐  Se: nom. m. sg. dim.-­‐art. (se/seo/þæt) -­‐ Ðeodric: cfr. sopra Þeodric -­‐ wæs : III sg. pret. wesan, vb. S. V cl., pret. sg. wæs, pret. pl. wæron: GrammaVscher Wechsel; in ted. war/waren, vs ata. was/waron, è intervenuto il conguaglio analogico della consonante sulla variante del pl. -­‐  Amulinga: n. pr., gen>lizio composto col suff. caraBeris>co -­‐*inga-­‐, da lat. Amali (nome del clan a cui appar>ene Teodorico) -­‐  he : nom. sg.m. pron. personale III hé (m.), héo (f.), hit (n.) -­‐  cristen: agg., forma predica>va, non flessa -­‐  þeah: cong. concessiva, ‘sebbene’, ingl. though (goth. þauh, sass. a. thóh, ata. doh, ted. doch, norr. þó < germ. *þauh, dal pron. dim. ie.*to-­‐). L’evoluzione della spirante finale si discosta da quella consueta (-­‐h > [f], cfr. ingl. laugh ‘ridere’) -­‐ arrianiscan: agg. nom. deb. m. (impres>to dal lat. arianus, col suff. – *iskaz, che indica appartenenza) -­‐ gedwolan: acc. sg., ge-­‐dwola, -­‐an, sost. db. m., ’errore, follia, eresia’ (dalla forma par>cipiale [dwol-­‐] di dwelan, vb. S., ‘essere indoBo in errore) -­‐ þurhwundode: III sg. pret., þurh-­‐wunian, vb. db. II cl. ‘persistere’: þurh, prep., ingl. throgh, ted. durch (la forma ingl. è esito di metatesi dal XIV sec.) + wunian ‘restare’ (cfr. ted. wohnen ‘abitare’) -­‐ þa: avv./cong., ‘allora’, dal tema del dim.-­‐art. -­‐ sum: n. sg. m., sum pron. indef., ‘uno, un certo’, ingl. some. La grafia moderna deriva da un’abitudine scribale del Middle English, che sos>tuiva -­‐o-­‐ ad ags. -­‐u-­‐, davan> a -­‐m-­‐, -­‐n-­‐, o -­‐r, per evitare la confusione delle aste delle leBere con>gue, che nelle scriBure del periodo apparivano molto pressate e rischiavano l’illeggibilità. -­‐  consul: la>nismo (viene spiegato subito dopo e ‘tradoBo’ col corrispeFvo ags.) -­‐  we: pron. I pl., nom., ingl. we (cfr. ted. wir < germ. *wiz) -­‐  heretoha, acc. sg. (la forma è irregolarmente quella di un nom.) hare-­‐toga, -­‐toha, -­‐an, sost. db. m. (cfr. ata. heri-­‐zoho, -­‐zogo, dux, imperator, ted. Herzog). Il sost. è composto da ags. here (sost. S., m., ‘esercito’, ted. Heer) + toga ‘capo’, dalla radice del vb. S. teón (contraBo da teóhan, pret. sg. teáh, pret. pl. tugon, part. pret. togen, cfr. ted. ziehen). Gli allotropi con -­‐ g -­‐
(toga) o -­‐ h -­‐ (toha) sono esito di alternanza gramma>cale e di un’originaria variazione nella posizione dell’accento mobile pregermanico. -­‐  hatað: I pl. ind. pres. hátan 1.  sg. ic háte 2.  sg. þú hátest 3.  cg he háteþ 1./2./3. pl. we/gé/hie hátaþ -­‐  in: prep. + dat. -­‐  boccræSum: dat. pl. bóc-­‐cræc, -­‐ es, sost. S. m., ‘scienza, sapere trasmesso dai libri’ = l’erudizione cris>ana pra>cata aBraverso la scriBura. Composto da bóc (sost f.) ‘libro’ + cræc, -­‐ es, sost. m. ‘potere’; solo in ags. sviluppa il significato secondario di ‘abilità, arte’ (ingl. crac, ‘id.’ e anche un par>colare ‘>po di imbarcazione’ leggera, la cui guida richiede una par>colare perizia), da germ. *krab-­‐/*kraf-­‐ (ata. chrac, ted. Krac , norr kraptr). -­‐ woruldþeawum: dat. weorold-­‐þeáwas, sost. pl. m., ‘costumi, condoBa’, composto da weorold, -­‐ e, sost. S. f. ‘mondo’ ‘vita umana’ (ingl. world; ata. weral, ted. Welt) + þeáw, -­‐ es, sost. S. m., ‘costume, uso, convenzioni sociali’ -­‐  rihtwisesta: nom. sg. m. superl. (flessione db., preceduto da se, dim.-­‐art.) riht-­‐wís, agg. ‘giusto e sapiente’, composto da riht, agg., ‘reBo, giusto’ (got. raihts, sass. a., ata. reht, norr. réir, ingl. right, ted. recht) + wís, agg., ‘sapiente’ (ingl. wise; ata. wís, ted. weise) -­‐  ongeat: III sg. pret. on-­‐gietan, vb. S. V cl., pret. sg. -­‐geat, pret. pl. -­‐geáton, part. pret. –gieten, ‘comprendere, capire’ Nel paradigma di questo vb. si nota come, davan> a originarie voc. palatali, la cons. velare si palatalizzi (*g > [j]). Il fenomeno viene indicato graficamente inserendo i/e tra g e la voc. radicale. Intorno al 1200, sulla forma ags. con la palatale, prevale un riavvicinamento al norr. geta ‘oBenere, raggiungere’ (< germ. *getan , ie. *ghe(n)d-­‐ ‘afferrare, prendere’, cfr. lat. pre-­‐hendere)= ingl. get. (cfr. ted. ver-­‐gessen, con II rotazione consonan>ca, ‘dimen>care’) -­‐  þa: acc. pl. n. dim.-­‐art. (se/seo/þæt) -­‐  manigfealdan: acc. pl. n., manig-­‐feald, agg. ‘molteplice’, calco sul lat. mulV-­‐plex, mulV-­‐plicis (ingl. manyfold): è aBestato in quelle lingue germaniche che ebbero una sviluppata tradizione esege>ca (got. manag-­‐falþs, sass. a., ata. manag-­‐fald, ted. mannigfalt); composto da manig agg. (ingl. many; got. manags, sass.a., ata. manag, ted. manch) + -­‐feald, suff. usato nella formazione dei numerali mol>plica>vi (es. ingl. two-­‐fold, got. –falþs, sass. a. –fald, ata. falt). -­‐  yfel: acc. pl. n., yfel ‘malvagio’ yfel, -­‐es, sost. S. n., ingl. evil (< ken>ano evel), ‘malvagio, infame’ < germ. *ubila-­‐ (sass.a., ata. ubil, ted. übel, got. ubils) -­‐  se þe: dim-­‐.art. nom. sg. m. (traBato come indeclinabile) + par>cella rela>vizzante = pron. rel. -­‐  cristenandome: dat. sg. Cristen-­‐dóm, -­‐es, sost. S. m. Christendom, composto dall’agg. cristen (qui nella forma del nom. pl. db) + -­‐dom, suff. da un sost. dóm ‘legge, giudizio, condanna’, ingl. doom < germ. *domaz (sass. a. dom, norr. dómr, ata. tuom, got. doms), ie. <*dhe-­‐ (gr. Themis ‘Gius>zia’): il significato moderno di ‘fato, rovina’, è un’evoluzione dal significato cris>ano di ‘Giudizio universale’; il suff. corrisponde a quello ata. -­‐ tuom, ted. -­‐ tum (es. Schric-­‐tum). -­‐  Romaniscum: dat. pl. db. agg. romanisc -­‐  witum: dat. pl. wita, sost. m. db., ‘sapiente, senatore’ -­‐  dyde: III sg. pret. (db.) dón, vb. irr., ‘fare’, pret. dyde/dydon, part. pret. gedón (ingl. to do, did, done; ata. tuon, ted. tun, tat, getan): la coniugazione di questo vb. forma il pret. come i vb. db. (ma variando la voc. radicale come un vb. S.) e il part. pret. come i vb. S. -­‐  gemunde: III sg. pret. (db.) ge-­‐munan, vb. preterito-­‐presente (ic/he –man, we –munon, pret.-­‐
munde, part. pret. –munen) ‘ricordare’, cfr. lat. memini: got. ga-­‐
munan, sass. a. far-­‐munan, norr. muna /man / munum / munadi. -­‐  þara: gen. pl. dim.-­‐art. (se/seo/þæt) -­‐  eðnessa: gen. pl. éþnes, -­‐ness, -­‐ e, sost. f. ‘facilità, favori, agi’ -­‐  ealdrihta: gen. pl. eald-­‐riht, sost. S. n. (eald + riht) ‘diriF avi>’ -­‐  hi: III pl. pron. pers. -­‐  under: prep. + dat. -­‐  caserum: dat. pl. cásere, -­‐ es, sost. m. < lat. Cæsar [kaisar] ‘Cesare, imperatore’ (cfr. ted. Kaiser, russo czar) -­‐  hæfdon: III pl. pret. habban, vb. db., ‘avere’, pret. sg. hæfde (ingl. have, ted. haben, norr. hafa, sass.a. hebbjan, got. haban < ie. *kap-­‐ ‘afferrare’, lat. capio: lat. habeo non corrisponde e>mologicamente, nonostante la somiglianza fone>ca e la coincidenza seman>ca) -­‐ ealdhlafordum: dat. pl eald-­‐hlaford, sost. m., composto da eald, agg. ‘vecchio, an>co’ (ingl old, ted. alt) + hláford, -­‐ es, sost. S. m. (< hláf + *ward/weard), ‘an>chi signori’ -­‐  sende: III sg. pret. sendan, vb. db. I cl., ‘inviare’ (ing. send; got. sandjan, sass. a. sendian, norr. senda, ted. senden -­‐  dígel-­‐líce: avv. ‘segretamente’ -­‐  ærendgewritu: acc. pl. ærend-­‐gewrit, -­‐es, sost. n., composto di ærend, -­‐es, sost. n. (ingl. errand) + ge-­‐writ, -­‐ es, sost. n., ‘scriBo’ (wrítan, pret. sg. wrát, pret. pl. writon; part. pret. writen, vb.S. I cl.) -­‐  kasere = casere -­‐  CostenVnopolim -­‐  þær: avv., ingl. there -­‐  Creca: gen. pl. Créce, ‘Greci’ -­‐ heahburh: nom. sg. heáh-­‐burh, -­‐burge, f. , composto da heah, agg. ‘alto’ (ingl. high, anglo heh sass. occ. heah ‘alto, importante’; < germ. *haukhaz (sass.a.hoh, norr. hár, ata. hoh, ted. hoch, got. hauhs ). Lo spelling con -­‐gh (= ingl. high) rappresenta la spirante velare finale del termine an>co, perduta dal XIV sec. -­‐  cynestol, nom. sg. sost. m. composto da cynn, sost. S. n.’razza, s>rpe, famiglia’ < germ. *kunjam (sass.a. kunni, norr. kyn, ata.chunni , got. kuni ), < ie.*gene-­‐ (lat. genus) + stol, sost. m., ingl. stool, ‘seggio, sedile’ < germ. *stolaz (norr. stoll, ata. stuol, ted. Stuhl , got. stols), < ie. *sta-­‐lo-­‐ -­‐  forþam: cong. causale, for + þam -­‐  ealdhlaford-­‐cynnes: gen. sg. da cynn, sost. S. n.’razza, s>rpe, famiglia’ -­‐ bædon: III pl. pret. biddan, vb. S. V cl., pret. sg. bæd, pret. pl. bædon, part. pret. beden (ingl. bid < germ. *bidjan ‘implorare’ (ted. biien) -­‐  hine: acc. sg. he, pron III sg. m. -­‐  ealdrihtum: dat. pl. ealdriht, sost. n. S. -­‐  -­‐ gefultumede: III sg. pret. ge-­‐fultuman, vb. db, pret.. -­‐ ode, -­‐ ede, part. pret. -­‐ od, -­‐ ed -­‐ wælhreowa: nom. sg. db. wæl-­‐hreów, agg. ‘crudele, sanguinario’, composto da wæl, -­‐ es, sost. colleFvo, ‘i cadu>’ (ata. wal , norr. valr [norr. val-­‐kyrja = ‘colei che sceglie i mor> sul campo’] + hreów, -­‐ e, sost. S. f. ‘dolore, pena’ (ata. hriuwa, hriuwi , ted. Reue). -­‐ het: III sg. pret. hátan, vb. S. VII cl., qui ‘ordinare’ -­‐ gebringan: inf. gebringan, vb. db. irr. pret.brohte, part. pret. broht, vb. S. III cl., pret. sg.. -­‐brang, , part. pret. brungen , germ. *brengan (ata. bringan, got. briggan). -­‐ carcerne: dat. sg. carc-­‐ern, -­‐es, sost. n. (da lat. carcer) + ærn, -­‐ es, sost. ’luogo’, generalmente usato come suff. -­‐ Þærinne: avv., ingl therein -­‐ belucan: inf. be-­‐lúcan, vb. S. II cl., ingl. lock pret. sg. -­‐leác, pret. pl. –lucon, part. pret. -­‐ locen, Book Ags. bóc, sost. f. got. boka, norr. bók ,sass. a. bók, ata buoch, ted. Buch (le forme germaniche oscillano tra il genere f. e n.) < germ. *bōka < ie. * bhāgos (lat. fagus). La metonimia che, dal nome dell’albero, designa gli oggeF realizza> col suo legname, si riferisce forse alle tabellae lignee ricoperte di cera, che, legate in forma di taccuino (caudex > codex) venivano usate per la scriBura effimera e probabilmente per le comunicazioni a distanza tra i legionari e i mercan> romani che venivano in contaBo con i gruppi germanici. Le lingue germaniche avrebbero quindi dato al ‘libro’ il nome di quello che era stato il primo supporto conosciuto per la scriBura la>na. L’aBuale spelling di ingl. book ha fissato una grafia del Middle English (dove sovente la lunghezza veniva rappresentata raddoppiando la vocale). Dopo la fissazione della grafia è intervenuta l’ulteriore trasformazione vocalica: [o:] > [u] World Ags. weorold, woruld, worold ‘esistenza umana, vita, umanità, lungo periodo di tempo (saeculum, aveum): composto condiviso da tuBe le lingue germaniche (sass.a. werold, norr. verǫld, ata. weralt, ted. Welt), significato e>mologico ‘età dell’uomo’,germ. *wer ‘uomo’ (ags. wer, un arcaismo che conVnua in ingl. werewolf), cfr. lat. vir + *alda-­‐ ‘età’ (ags. ald (anglo), eald (sass. occ.) < germ. *alþas (got. alþeis, ata. alt), originario part. pass. di un verbo ie. *al-­‐ ‘crescere, nutrire’ (lat. alere, da cui ‘alimento’). Il composto indica inizialmente la vita di questo mondo contrapposta a quella eterna (per questo significa ‘era dell’uomo’); secondariamente, per metonimia, passa a estendere il mondo fisico dove questa vita umana si svolge (dal 1200 ca.). In ags. il ‘mondo’ era rappresentato da un altro composto, middangeard, ‘recinto di mezzo’ (la ‘Terra di Mezzo’ di Tolkien), cfr. norr. miðgarðr Lord Ags. hláford, -­‐ es, sost. S. m. (< hláf + *ward/weard) , ‘il ‘custode del pane’ Ags. hláf, -­‐ es, sost. m., ingl. loaf ‘pane, pagnoBa’ (got. hlaibs, norr. hleifr, ata. hlaiba, leib, ted. Laib) weard, -­‐ es, sost. m., ingl. guard, warder ‘guardiano’, got. daura-­‐ward, norr. vörðr, sass.a. ward, ata. wart, Francese an>co: garde > ingl. guard Warder: derivato, nomen agenVs dal vb. corrispondente Forma moderna di lord dal XIV sec.; la trafila di evoluzioni ricostruibile dietro al termine moderno è la seguente: hláford > [lavord] (per caduta di h nel gruppo instabile hl e per la sonorizzazione di f intervocalica) > lord (per successiva caduta della spirante sonora intervocalica e assimilazione delle due voc. con>gue) 
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