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 CONFINDUSTRIA RADIO TELEVISIONI Camera dei Deputati IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni Indagine Conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici Audizione del 3/7/2014 Documento “Analisi e dati” Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
Indagine Conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici
Confindustria Radio Televisioni Dati 24/6/2014
INDICE SEZIONE DATI PER IX COMMISSIONE EXECUTIVE SUMMARY ……………………………………………………………………………………………………………… 3 LA STORIA RECENTE DEL SETTORE …………………………………………………………………………………………… 5 LA SITUAZIONE ATTUALE …………………………………………………………………………………………………………. 13 LA STRUTTURA DEL MERCATO ………………………………………………………………………………………………… 13 INDOTTO DEL SETTORE RADIOTELEVISIVO ……………………………………………………………………………… 22 CENTRALITA’ NEL MERCATO DEI CONTENUTI …………………………………………………………………………… 24 VALORE DEL SISTEMA RADIOTELEVISIVO COME SERVIZIO ………………………………………………………… 28 2 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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EXECUTIVE SUMMARY Dati settore radiotelevisivo FATTURATO 9,5 MILIARDI DI EURO (TV e radio e nazionali e locali, pubbliche e private free e pay) (anticipazioni Osservatorio CRTV 2014, bilanci 2012) OCCUPAZIONE 30.000 ADDETTI DIRETTI 90.000 OCCUPATI NELL’INDOTTO (stima CRTV) GIORNALISTI 1 DIPENDENTE SU 10 DELLE TV NAZIONALI E’ GIORNALISTA (anticipazione da indagine lavoro Confindustria 2013) 1 DIPENDENTE SU 3 DELLE TV LOCALI (perimetro associati CRTV) E’ GIORNALISTA/TELEREPORTER CANALI/EDITO 192 I CANALI/SERVIZI NAZIONALI PUBBLICATI DA AUDITEL DI 33 EDITORI RI NAZIONALI 230 IN TOTALE I CANALI, 50 GLI EDITORI (includendo i non pubblicati) (elaborazioni CRTV su dati Auditel e altri) CANALI/EDITO 405 LE EMITTENTI COMMERCIALI LOCALI, 3126 I PROGRAMMI TRASMESSI RI LOCALI 93 LE EMITTENTI COMUNITARIE LOCALI, 275 I PROGRAMMI (anticipazioni Osservatorio CRTV 2014, dati 2012) RADIO LOCALI 929 LE EMITTENTI RADIOFONICHE LOCALI, 1167 I MARCHI TRASMESSI (anticipazioni Osservatorio CRTV 2014, dati 2012) Negli ultimi 10 anni il settore televisivo italiano ha affrontato la transizione del segnale trasmissivo dalla modalità analogica al digitale sulla piattaforma più diffusa, quella via etere, il satellite pay aveva già effettuato tale migrazione dal 1997. La radio si appresta, dopo una lunga fase sperimentale a questo grande passo. La transizione al digitale, complessa e onerosa per programmazione e logistica, virtuosa per la collaborazione di sistema, ha mutato profondamente il mercato che ha visto moltiplicarsi il numero di canali, degli editori, delle piattaforme: una conquista in varietà, pluralismo dell’offerta, scelta tecnologica per l’utente. Un caso di eccellenza in Europa. Per le TV locali, la digitalizzazione, pur rappresentando un’opportunità di modernizzazione, ha accentuato la parcellizzazione del settore, che stenta a trovare una sostenibilità. Il mercato televisivo si sta assestando sui nuovi equilibri indotti dalla multicanalità (erosione delle share delle televisioni tradizionali, frammentazione del consumo televisivo) e dalla progressiva convergenza fra TV e internet sugli schermi televisivi “smart” ossia 3 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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connettibili e sui cosiddetti “second screen” dei device mobili (pc, tablet, smartphone, consolle). La TV “tradizionale” è presente su tutte le nuove forme di fruizione con un’offerta mirata, gratuita in streaming dai portali delle emittenti o on demand a pagamento su tutti i device per i contenuti più pregiati; trasmette in alta definizione (sono già oltre 70 canali in HD fra piattaforma DTT e satellite), 3D e in futuro ultra HD, attraverso i nuovi sistemi di compressione e codifica, tecnologie che permetteranno anche un uso più efficiente dello spettro. La TV affronta oggi la crisi economica che ha avuto impatti forti sul settore (oltre il 30% del fatturato pubblicitario perso negli ultimi 5 anni). In questo contesto i maggiori operatori (Rai, Mediaset e Sky) hanno mantenuto ciononostante i livelli occupazionali. La TV rimane centrale nel consumo mediatico degli italiani (il consumo giornaliero di televisione è in aumento) e nella filiera audiovisiva, su cui mantiene livelli di investimento sostenuti nonostante la crisi, rispettando virtuosamente tutti gli obblighi di sistema, nazionali e sovranazionali (es. quote di programmazione e investimento, par condicio, tetti alla pubblicità). Sono questi e altri obblighi che hanno delimitato e costruito nel tempo un sistema nel suo complesso di servizio pubblico, ossia un sistema plurale, gratuito e a pagamento, dove ognuno possa accedere in un ambiente protetto a contenuti informativi, di intrattenimento ed educativi di qualità. La sfida di oggi continuare a mantenere il proprio valore nell’ecosistema Internet dove in pochi anni competitor globali per dimensioni e localizzazione, altissima capacità di penetrazione di mercati e pubblici competono senza alcuna regola sul mercato dell’attenzione degli utenti e quindi sulla pubblicità. Senza limiti a tutela di principi costituzionalmente garantiti (tutela dei minori, privacy, pluralismo per citarne alcuni), né obblighi di alcuna sorta verso il sistema in cui operano, spesso senza generare ritorni né economici né occupazionali. La sfida è tutelare il prodotto audiovisivo sulle reti, dalla pirateria e l’identità del sistema Paese ed Europa. 4 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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LA STORIA RECENTE DEL SETTORE LA DIGITALIZZAZIONE DELLA TV La digitalizzazione della TV in Italia è iniziata a partire dal segmento satellitare che trasmette in digitale dal 1997 (Telepiù, prima pay in Europa a trasmettere in DVB-­‐T) e vede disponibili, nella modalità distributiva DTH (direct to home), i principali canali gratuiti, generalisti, tematici e locali italiani, e i bouquet delle televisioni a pagamento. L’impulso decisivo alla piena digitalizzazione è stato però assicurato dal processo di switch-­‐over dalla modalità analogica a quella digitale sulla televisione terrestre. Il 4 Luglio 2012, con 6 mesi di anticipo rispetto al calendario originario, la transizione di Palermo ha concluso la digitalizzazione del segnale televisivo via etere, iniziata nell’autunno 2008 in Sardegna con gli spegnimenti programmati. Il passaggio alla tecnologia digitale terrestre ha coinvolto in Italia 10 reti nazionali e oltre 600 TV locali, per un totale di 24.200 impianti di trasmissione, un caso unico in Europa per complessità di gestione. La transizione ha permesso di portare il segnale digitale terrestre in tutte le abitazioni TV, senza necessità di acquisto della parabola satellitare e senza costi per l’utente (tranne quelli dell’acquisto del terminale e, in alcuni casi dell’intervento sull’antenna). In realtà il processo di digitalizzazione del segnale terrestre era iniziato anni prima con i test di area (2003); e l’avvio del simulcast del segnale analogico/digitale nel 2004 aveva già prodotto i primi effetti in termini di offerta e servizi: quando la Sardegna ha iniziato la transizione nell’ottobre 2008 i canali nazionali accessibili gratuitamente al pubblico italiano tramite frequenze terrestri erano già passati da 10 a 18 e nel mercato televisivo erano entrati 6 nuovi editori. È di quegli anni anche il lancio di offerte concorrenti a pagamento sul digitale terrestre (Mediaset Premium e La7 Carta+), attraverso l’innovativa formula delle tessere ricaricabili; oltre alla sperimentazione anche su frequenze terrestri (su satellite a pagamento erano già presenti) di diversi livelli di interattività: dalla cosiddetta “visione arricchita” (approfondimenti sui contenuti, lingua originale, guida elettronica ai programmi, giochi ecc.) con consultazione di servizi informativi anche locali (meteo, servizi) via datacast abbinato al segnale TV, all’interattività piena (es.voting), con canale di ritorno (modem) attraverso i decoder interattivi. Negli anni della transizione è stata inoltre introdotta l’alta definizione anche nella distribuzione DTT e la diffusione del segnale televisivo su cellulare (DVB-­‐H). Il digitale terrestre è oggi la piattaforma più diffusa in Italia, presente in 24 milioni di famiglie, pari al 93% del totale delle famiglie italiane, e il 98% delle famiglie TV. Segue il satellite a pagamento, presente in 4,7 milioni di famiglie italiane (18%). Per quanto riguarda il satellite gratuito, le famiglie dotate di apparati ricettivi funzionanti sono 4,6 milioni, (17% fonte Digital Monitor-­‐Ergo Research, C.A.T.I., Wave mar-­‐apr 2014), 2,1 milioni le famiglie utenti di TivùSat. Il dato di diffusione è riferito ad almeno un televisore per abitazione TV. In realtà ci sono ampi margini di sovrapposizione delle piattaforme di ricezione televisiva nelle famiglie italiane. Del resto tutti i televisori venduti dall’aprile 2009 sono predisposti per la ricezione del digitale terrestre e la dotazione media delle famiglie italiane è di 1,8 televisori (ricerca di base Auditel, ultimo trimestre 2013). 5 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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DIFFUSIONE TV DIGITALE PER PIATTAFORMA DTT: 93,2% Famiglie: SKY: 18,3% 24,1 milioni SAT FREE: 17,7% 4,7 milioni NO TV: 4,6% 4,6 milioni 1,2 milioni SOVRAPPOSIZIONE PIATTAFORME TV 12,3
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4,2 0,2
% %
13
%
SAT FREE+DTT
SKY+DTT
DTT+SATFREE+SKY
SAT FREE+SKY
Fonte: Digital Trends Marzo-­‐Aprile 2014 (Ergo Research) Anche in Europa il passaggio al digitale è stato trainato dallo spegnimento programmato del segnale analogico terrestre. Il processo ha coinvolto tutti e 27 i Paesi UE (tranne la Romania che spegnerà il segnale analogico nel 2015), la maggior parte dei quali contemporaneamente all’Italia, nel periodo 2008-­‐2012. Piattaforma di riferimento per 120 milioni di famiglie, 275 milioni di individui, il digitale terrestre è presente nel 46% delle famiglie UE, seguito dal cavo (31%), il satellite (23%) e il broadband (6%) (Eurobarometer, dati fine 2013). Oltre che in Italia il digitale terrestre è la piattaforma più 6 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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utilizzata in Spagna (88%), Francia (60%), Croazia (65%), Grecia (52%), Repubblica Ceca (49%), ma gode di ampia diffusione anche in Regno Unito (37%), Finlandia (44%) e Lettonia (40%) dove l’etere non era tradizionalmente il mezzo diffusivo principale del segnale TV (ibidem). La televisione digitale terrestre (DTT, Digital Terrestrial Television) Perché il DTT. Il legislatore nazionale ha individuato nel digitale terrestre la tecnologia che meglio poteva trasferire il pubblico italiano al digitale mantenendo l’universalità del servizio: -
il segnale via etere giungeva alla quasi totalità della popolazione, esistevano limiti economici (costo di installazione delle parabole) e non (es. nelle città d’arte) alla diffusione del satellite, la distribuzione via cavo era praticamente inesistente in Italia (contrariamente ad altri territori europei), il digitale terrestre è più efficiente per la declinazione locale del segnale ed è l’unica tecnologia che permette la ricezione in mobilità. Collaborazione di sistema. Gli operatori TV, riuniti nella cabina di regia dell’associazione di scopo DGTVi, scelsero di dotare la piattaforma terrestre di standard aperti e interoperabili, ossia che permettessero a più operatori pay di utilizzare tessere diverse sullo stesso terminale. L’interoperabilità ha anche reso la piattaforma DTT aggiornabile (software e middleware, da remoto in datacast), un’eccellenza a livello europeo. Nel passaggio i maggiori operatori hanno inoltre delineato, di concerto con l’industria dei produttori di televisori (industry globale), standard di base condivisi e test specifici di qualità per le diverse tipologie di ricevitori (decoder esterni e integrati nei televisori) con i bollini DGTVi. Il sistema dei bollini ha permesso di guidare e garantire gli utenti nell’acquisto dei nuovi terminali e coordinare la comunicazione al pubblico. Un processo complesso. La specifica orografia del territorio italiano ha imposto complicate negoziazioni delle frequenze transfrontaliere con i Paesi confinanti europei e nordafricani per la gestione delle interferenze, che in parte sussistono ancora. Questa situazione ha suggerito l’adozione di soluzioni ambiziose quanto complesse, come la scelta dell’isofrequenza per i canali nazionali, che permette un uso più efficiente della banda e facilita la ricezione in mobilità. TV locali. La digitalizzazione del segnale terrestre ha permesso di trasferire al digitale il sistema dell’emittenza locale, che in epoca analogica contava oltre 600 editori (una situazione simile in Europa si riscontra solo in Spagna): oggi sono circa 500 le emittenti operative (anticipazioni da Osservatorio CRTV 2014, dati 2012) di cui 405 commerciali e 93 comunitarie che operano a livello provinciale, regionale e pluri-­‐regionale. Ognuna offre una molteplicità di programmi nei rispettivi territori (sono oltre 3100 quelli trasmessi dalle sole commerciali). Sulla digitalizzazione il comparto locale ha investito molto: secondo stime dell’Associazione TV locali in CRTV da 1,5 a 5 milioni di euro per operatore per l’adeguamento degli impianti alla nuova tecnologia diffusiva. Il digitale su satellite Sviluppatasi a partire dal 1997 con l’avvio dell’offerta di Telepiù Digitale, e dall’anno successivo con quella di Stream Tv, la TV digitale via satellite in Italia ha rappresentato, sino all’avvio del processo programmato di switch-­‐off dell’analogico, l’unica piattaforma in grado di ospitare nuove 7 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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offerte televisive in chiaro e a pagamento, a causa dei limiti frequenziali della TV terrestre analogica. Già dai tardi anni ’90 il satellite costituiva una scelta obbligata per coloro che erano situati in zone non in grado di ricevere correttamente i tradizionali canali della TV terrestre per le particolari problematiche relative all’orografia del territorio italiano. Sky. Contemporaneamente all’avvio del simulcast via etere, in Italia iniziava una nuova era anche per la televisione digitale a pagamento su satellite con il lancio, il 31 Luglio 2003, di Sky Italia. La pay TV del gruppo News Corp di Rupert Murdoch è scaturita dalle due piattaforme pay che operavano sul mercato italiano, Tele+ (nata agli inizi degli anni ’90 per iniziativa del gruppo Fininvest e poi ceduta a seguito delle norme anticoncentrazione, c.d. Legge Mammì) e Stream (STET, 1993) dopo il via libera alla loro fusione della Commissione UE (marzo 2003). A seguito della ristrutturazione delle attività all’interno del gruppo NewsCorp, Sky è recentemente passata sotto il controllo della 21st Century Fox. Offerta. Fin dalle origini l’offerta di Sky è stata caratterizzata da contenuti premium (soprattutto sportivi e cinematografici) e da un alto tasso di innovazione tecnologica volto a proteggere la sicurezza del segnale (dalla pirateria) e ad arricchire l’esperienza di visione dell’utente. Ben presto la piattaforma ha investito in canali di proprietà, in produzioni originali (serie ) e autoproduzione (informazione e intrattenimento), contribuendo allo sviluppo del comparto cinematografico e audiovisivo italiano. Già nel primo anno di vita erano oltre 100 i canali e servizi (cinema, sport, intrattenimento, bambini e ragazzi, documentari e viaggi, musica e news) offerti: un mese dopo il debutto della piattaforma nasceva il canale all news Sky TG24. L’offerta sportiva di Sky si arricchiva con l’acquisto dei diritti dei maggiori eventi sportivi (Mondiali di calcio, Olimpiadi) e con canali dedicati a nuovi sport (Formula 1, Moto GP). Nel 2008 veniva lanciato il canale all news di sport Sky Sport 24, nel 2009 due canali con palinsesto generalista: Sky Uno e Cielo, canale gratuito del gruppo su DTT. Visione arricchita. Nel novembre 2005 Sky ha lanciato il My Sky, decoder con funzioni PVR (Personal Video Recorder) il cui hard disk interno permetteva di registrare fino a due programmi contemporaneamente e vederne un terzo preregistrato. Dal 2008 la versione HD di MySky univa le funzionalità PVR con l'alta definizione di Sky HD. Nel settembre 2009, a ridosso del passaggio del primo grande spegnimento programmato del segnale analogico via etere (circa 6 milioni di famiglie coinvolte in Val d’Aosta, Piemonte Occidentale, Trentino Lato Adige, Lazio, Campania) Sky annunciava l'arrivo della Sky Digital Key, una chiavetta USB con funzioni di sintonizzatore digitale terrestre. Nel 2011 nasceva Sky Go l'applicazione per vedere Sky su dispositivi mobili (smartphone e tablet) e su personal computer. Dal 2012 il servizio Sky On Demand, una library di contenuti a richiesta offriva il meglio della programmazione dei canali Sky su richiesta per gli abbonati. Nell 2014 è partita Sky Online, un’offerta over the top che permette di accedere da PC, tablet, consolle e smart TV ai contenuti di cinema, sport e intrattenimento di Sky senza vincoli di abbonamento. Alta definizione e 3D. Il 2006 è l’anno in cui Sky ha lanciato i primi 4 canali in HD accessibili al pubblico italiano e ha trasmesso i mondiali di calcio Fifa di Germania, anch’essi in alta definizione, nel 2009 Sky Primafila HD, primo servizio pay per view in alta definizione. Nel 2012 i canali HD toccano quota 52, e gli abbonati che fruiscono del servizio sono già oltre il 70% del totale. Nell’Ottobre 2010 Sky ha trasmesso il primo evento in 3D in diretta: la finale della Ryder Cup. Un 8 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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anno dopo ha lanciato Sky 3D, il primo canale 3D in Italia. Nel 2007 Auditel ha cominciato a pubblicare gli ascolti della piattaforma la cui offerta a fine anno diveniva disponibile sulle reti IPTV di Telecom Italia, Fastweb e Wind. Sky oggi offre su satellite oltre 160 canali tematici, 28 in PPV, 63 in HD e uno in 3D. 200 altri canali, compresi i principali in chiaro nazionali e numerose emittenti internazionali, sono inoltre fruibili tramite il decoder Sky al di fuori dell’abbonamento con Sky. Gli abbonati sono 4.750.000 (fonte aziendale, marzo 2014). Tivùsat. Come in altri Paesi europei (Francia con FranSat e TNT Sat, Regno Unito con FreeSat ), si è predisposta un’offerta complementare gratuita su satellite per servire le aree non raggiunte dal segnale terrestre. I maggiori operatori (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media) durante lo spegnimento programmato del segnale analogico hanno creato una società apposita, Tivù Srl, che offre servizi di piattaforma (es. guida elettronica ai programmi, promozione, standard) e sistematizza la ritrasmissione via satellite del segnale DTT dei maggiori canali attraverso Tivùsat. Tivùsat è una piattaforma tecnologica aperta e gratuita. Accessibile attraverso l’installazione parabola e un decoder dedicato dotato di tessera per il decriptaggio dei diritti nazionali (pagamento una tantum) permette di vedere i maggiori canali nazionali trasmessi su digitale terrestre. Sulla piattaforma sono presenti 63 canali televisivi nazionali e locali, di cui alcuni in HD, cui si aggiungono 32 canali radiofonici e 11 internazionali, di importanti emittenti quali BBC, Euronews, France 24, TV5 Monde, Deutsche Welle, Bloomberg, Al Jazeera, CCTV News, NHK. A giugno 2014 Tivùsat ha oltre 2.150.000 smart card attive ed è stata scelta dall’8,5% delle famiglie italiane (dati aziendali). LA DIGITALIZZAZIONE DELLA RADIO Dopo una lunghissima fase sperimentale anche la radio si prepara al passaggio al digitale. La tecnologia è il DAB (Digital Audio Broadcasting,) che dal 2007 si è evoluto nel DAB+, standard che consente di attuare la digitalizzazione mantenendo il simulcast in FM (poiché utilizza frequenze diverse dal servizio analogico in FM). I vantaggi della digitalizzazione attraverso DAB+ Di efficienza di 3-­‐4 volte maggiore del DAB, il DAB+ permette di trasmettere fino a 20 programmi radiofonici su un multiplex (MUX, frequenza digitale), a potenza nettamente minore, con segnale più stabile e persistente, non interferito o ostacolato, oltre all’associazione a contenuti multimediali (con il T-­‐DMB) e l’erogazione di servizi a valore aggiunto. Per l’utente la nuova tecnologia presenta indubbi vantaggi: •
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elevata qualità audio, assenza di interferenze tipiche dell’FM, uso di reti iso-­‐frequenziali, 9 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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flessibilità per aggiornamento continuo di programmi e dati (riconfigurazione dinamica), trasmissione di messaggi di emergenza di pubblica utilità, uso efficiente delle frequenze, semplicità di uso dei terminali. Ulteriori vantaggi della radio digitale in relazione all’erogazione di servizi a valore aggiunto sono: •
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servizi dati testuali e visuali: testo scorrevole con informazioni sui programmi ed altri contenuti dinamici; immagini con contenuti variabili e dinamici, DMB, trasmissione di contenuti video; servizi dati: TPEG – traffico, informazioni sui percorsi, parcheggi, pubblica utilità; trasmissione di siti web multimediali a terminali mobili; servizio di teletext. Le emittenti radiofoniche che trasmettono in digitale, hanno già attivi alcuni dei servizi sopra elencati. I vantaggi derivanti dal passaggio al digitale sono notevoli anche per i broadcasters: •
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risparmi nei costi di trasmissione, miglioramento della qualità del segnale, opportunità di sviluppare nuovi contenuti, aumentando la qualità del servizio, collezionando nuova audience e aumentando i ricavi, gamma di ricevitori disponibili con prezzi a partire da 20 € (15 € nel 2015); Un rapporto presentato recentemente da Harris Broadcast fornisce informazioni dettagliate sui vantaggi economici nell’introduzione del DAB +: basti pensare che i costi della gestione di una rete DAB+ incidono tra 6 e 13 volte meno di quelli della gestione FM. Il segnale digitale radiofonico copre già il 65% della popolazione italiana. Sono già state rilasciate ad alcuni operatori le licenze ad operare sperimentalmente (del. AGCOM 664/09/CONS). E’ stato avviato il progetto pilota nella regione Trentino Alto Adige (delibere AGCOM 280/12/CONS e 383/13/CONS) con il rilascio dei diritti d’uso agli operatori. Attualmente, gli operatori di rete radiofonica nazionali attivi in tecnica digitale DAB+ sul territorio italiano sono: la RAI, operante sul blocco trasmissivo 12B; CLUB DAB ITALIA (società consortile tra le emittenti nazionali analogiche M2O, Radio 101, Radio 24, Radio Capital, Radio Deejay, Radio Dimensione Suono, Radio Maria e Radio Radicale) assegnataria dei diritti d’uso sul blocco 12C; EURODAB ITALIA (società consortile che trasmette in simulcast i palinsesti analogici delle emittenti nazionali RTL 102.5, Radio Italia, Radio Padania, Radio Orbital – gruppo Mondadori, Radio Vaticana e 7 nuovi contenuti radiofonici all digital) autorizzata all’uso del blocco 12A. Gli operatori radiofonici a livello locale operativi sul DAB+ sono: CR DAB – Consorzio Radio Digitale sul blocco trasmissivo 13F con 12 programmi; Consorzio DAB+ TAA Digitale, blocco 12D, 11 programmi; Trentino DAB1, blocco 10, 11 programmi. 10 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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Fornitori di servizi di media radiofonici nazionali e locali già ricevibili in analogico Nuovi Fornitori di servizi di media radiofonici nazionali e locali Fonte: Associazione Radio Locali CRTV Il crescente sviluppo della radio digitale è anche testimoniato dal numero e dall’importanza dei fornitori di servizi di media radiofonici oggi ricevibili con un semplice apparato DAB+. Infatti, è proprio la presenza di canali esclusivamente ricevibili in tecnica digitale uno dei motivi, se non il più importante, che induce l’utilizzatore ad acquistare un ricevitore DAB+. L’Italia, già oggi, offre un gran numero di nuovi canali. La strategia delle società consortili nazionali creatisi per la transizione è privilegiare le ricezione outdoor a partire dalle aree con maggiore densità di popolazione (Nord 45,88% -­‐ Sud 23,42% -­‐ Centro 19,57% -­‐ Isole 11,13%). Il 50,7% degli utenti infatti ascolta la radio fuori casa e in particolare in auto. È per questo che, allo stato attuale, il segnale radiofonico in tecnica digitale copre più di 3.500 Km compresivi di autostrade, strade statali, tangenziali Mi/Bo e G.R.A. Roma. La RAI, per prima, seguita dalle società consortili nazionali private, oltre alle simulazioni di copertura effettuate attraverso software di analisi del territorio, è impegnata in campagne di misure territoriali grazie alle quali si sono potuti ottenere ulteriori dati per migliorare il servizio. 11 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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Le società consortili nazionali private sopra menzionate hanno costituito una task force che si occupa della promozione della radio digitale. La task force si avvale del contributo di tutte le emittenti nazionali che attualmente trasmettono in tecnica digitale. È stato stretto un accordo con le analoghe unità operative Tedesca e Svizzera per l’uso di un unico marchio, “digitalradio”, per la promozione della radio trasmessa in DAB+. 12 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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LA SITUAZIONE ATTUALE L’industria televisiva italiana è uscita dalla fase di digitalizzazione del segnale via etere delineando nuove offerte gratuite e a pagamento. In dieci anni (2004-­‐2014) i canali nazionali diffusi via etere sono decuplicati, da 10 a 100 di cui 78 su base gratuita, 6 in alta definizione: accanto alla TV generalista, si sono moltiplicate le reti declinate per generi e target. Si tratta dell’offerta più ricca per volume e varietà in Europa sulla piattaforma digitale terrestre per numero di canali in chiaro e servizi pay. OFFERTA NAZIONALE SU DTT 80 70 70 60 52 50 38 40 28 30 18 20 10 6 10 20 27 24 19 11 5 5 6 11 6 9 2 0 Prima dello switch Inizio switch off SD in chiaro (2013) HD in chiaro (2013) Servizi pay (2013) over (2002) (2008) FRANCIA ITALIA REGNO UNITO SPAGNA Fonte: elaborazioni CRTV su fonti varie. NB: esclusi i canali time-­‐shifted e le offerte adult Ma il valore maggiore è nel sistema nel suo insieme. Complessivamente sono 192 i canali e servizi nazionali i cui risultati di audience sono pubblicati da Auditel, prodotti da 33 editori (TV nazionali e locali, free e pay su etere, sat, IPTV). Se si considerano anche i canali nazionali non pubblicati sono oltre 230 i canali nazionali, 50 gli editori. Sulla piattaforma Tivùsat sono inoltre disponibili 11 canali di 8 editori stranieri. Un sistema che in pochi anni ha prodotto varietà di offerta e plularità di voci: i nuovi editori sono stranieri o nazionali provenienti da settori esterni al televisivo (es. Feltrinelli, Gambero Rosso) o nuovi editori tout court (es. i canali delle società sportive). I canali si sono moltiplicati in numero ma anche in varietà di generi offerti. A fianco delle tradizionali reti “generaliste” costruite attorno a un palinsesto studiato per accogliere il pubblico più ampio possibile, si sono aggiunte le reti cosiddette semigeneraliste e tematiche. 13 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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EDITORI NAZIONALI (tot .50) * * A+E TELEVISION NETWORK ITALY ANICA FLASH ARKIMEDIA ASS. PADRE PIO AUTOMOTO TV SRL AXN ITALIA SRL (SONY) [BOING SPA (MEDIA SET/TURNER) BUONGIORNO SPA CAIRO COMMUNICATION CHELLO ZONE (LIBERTY MEDIA) CLASS EDITORI SPA DE AGOSTINI EDITORE SPA DIGICAST SPA (RCS) DISCOVERY ITALIA SRL EFFE 2005 (FELTRINELLI) ELEMEDIA (ESPRESSO) EUROSPORT SA FC INTERNAZIONALE MILANO (INTER) FILMEDIA FOX INTERNATIONAL CHANNEL ITALIA FOX/TOTO GAMBERO ROSSO GIGLIO GROUP SPA GRUPPO LT MULTIMEDIA GUIDO VENEZIANI EDITORE H3G (LA3) HSE24 SPA JUVENTUS FC SPA MAN GA TV E YAM ATO VIDEO MTV NETWORKS ITALIA/VIACOM NBC UNIVERSAL GLOBAL NETW. ITALIA OPEN SPACE PUBBLICITA' SRL (RTL 102.5) QVC R.T.I. (MEDIASET) RADIO ITALIA SPA RAI SPA (TV 2
000) R
ETE BLU ROCK TV SRL SEVEN MUSIC ENTERTAINMENT SKY ITALIA SRL SOC. SPORTIVA LAZIO SOC. SPORTIVA ROMA (NBC) SPARROWHAWK INTL SPORTCAST SRL SPORTITALIA (PRIMATV) T.B.S. (RETECAPRI) TIME WARNER TURNER BROADCASTING SYSTEM SRL VERTICON SRL WALT DISNEY CO. ITALIA CANALI /SERVIZI PUBBLICATI * 3 NON PUBBLICATI * 1 1 1 3 2 1 2 1 5 3 16 4 2 17 1 4 1 1 13 1 19***
1 14 1 2 1 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 1 1 1 1 1 56 1 1 3 1 4 1 8 1 Fonte: Elaborazione CRTV su dati Auditel e a ltri PIATTAFORMA PREVALENTE SKY DTT DTT DTT SKY SKY DTT ] DTT DTT SKY DTT SKY SKY SKY DTT SKY SKY SKY SKY SKY SKY SKY SKY DT T DTT DTT DTT SKY SKY SKY SKY DTT DTT DTT DTT DTT DTT SKY SKY SKY SKY SKY SKY DTT/SKY DTT DTT DTT/SKY SKY SKY SKY *NB Canali: Sono inclusi i canali + 1 e +2, esclusi i canali stranieri trasmessi sulle piattaforme Sky e Tivùsat e quelli presenti esclusivamente su piattaforma IPTV.**NB Editori: dal computo è escluso Boing SPA joint venture fra Mediaset e Turner, editori già presenti nel settore. Sky e Fox ora fanno entrambe capo al gruppo 21st Century Fox, Sparrowhawk (ex Hallmark) in Italia al gruppo NBC: in questi casi si è deciso lasciarli nel computo poiché si tratta di attività editoriali separate. *** di cui 8 servizi PPV 14 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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La multicanalità è stata una rivoluzione per un mercato che solo fino a 10 anni fa concentrava nelle maggiori reti generaliste oltre il 90% di share. Una rivoluzione solo in parte arginata dai maggiori broadcaster con il lancio di proprie reti tematiche: dei 24 punti di share persi dalle reti generaliste di Rai e Mediaset circa la metà sono state recuperate grazie a tale diversificazione. TABELLA 2004-­‐1014 TV GENERALISTE VS RESTO Fonte: elaborazioni Rai su dati Auditel Per le TV locali il problema di visibilità e sostenibilità nell’ambiente multicanale è ancora maggiore. 18 milioni di italiani si sintonizzano ogni giorno sulle locali, le 159 monitorate da Auditel, ossia un campione limitato dell’offerta se si considera che sono 405 le emittenti commerciali e 3126 i programmi trasmessi da queste ultime dopo il passaggio al digitale (anticipazioni da Osservatorio CR 2014, dati 2012). Dalle elaborazioni Auditel risulta che i contatti netti generati dal settore sono in rapido calo (-­‐12% nei primi 4 mesi del 2014), erano oltre 23 milioni nel 2011 (Osservatorio FRT 2013). Il comparto già prima dell’avvento della tecnologia televisiva digitale terrestre era contraddistinto per l’elevato numero di soggetti presenti: la moltiplicazione dell’offerta nazionale e locale operata dal digitale ha accelerato una “polverizzazione” in termini di risorse del mercato pubblicitario locale già in atto. 15 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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ITALIA – TV LOCALI 20.500.000 20.116.673 Contaf nef del giorno medio mensile (totale giorno) 20.000.000 19.500.000 19.000.000 18.704.935 18.500.000 17.873.631 18.000.000 17.723.147 17.500.000 17.000.000 16.500.000 gen-­‐14 feb-­‐14 mar-­‐14 apr-­‐14 Fonte: Elaborazione CRTV su dati Auditel Il settore pay è viceversa più stabile, anche se il numero di abbonati cresce a un ritmo più ridotto ed anzi negli ultimi due anni ha registrato un calo per quanto riguarda Sky (dopo il picco di 5 milioni nel 2011 gli abbonati sono ora stabili intorno ai 4,8 milioni). Per Mediaset il parco abbonati rimane stabile a circa 2 milioni (escluse le tessere ricaricabili). In definitiva la multicanalità ha comportato una frammentarietà dell’offerta, dei consumi e degli investimenti pubblicitari cui non ha ancora fatto riscontro un adeguamento del mercato. La televisione, in uscita da un periodo di investimenti massicci in innovazione, è alla ricerca di nuovi equilibri in un mercato che è mutato radicalmente. 16 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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LA STRUTTURA DEL MERCATO In questo contesto in rapida evoluzione è intervenuta la crisi economica generale, che ha portato cali a due cifre negli investimenti dedicati ai media che hanno subito nel complesso una contrazione di oltre 3,4 miliardi di euro in 5 anni: dai livelli 2008, la televisione e la radio hanno perso rispettivamente il 27% e il 30% di investimenti pubblicitari, la stampa (periodica e quotidiana) addirittura il 68%. Invesgmeng pubblicitari (*1000) Anni 2008-­‐2013 12.000 10.000 9.831 8.309 8.975 8.630 7.313 8.000 6.409 6.000 4.000 2.000 0 2008 2009 2010 2011 2012 2013 La stampa quotidiana è in assoluto il settore che ha perso di più in valori assoluti circa 1,4 miliardi di euro in 5 anni, seguita dalla TV, 1,3 miliardi: dai bilanci aziendali di Rai e Mediaset risulta come praticamente il totale della contrazione delle risorse pubblicitarie dedicate alla TV sia gravato sui due maggiori gruppi televisivi. Invesgmeng pubblicitari per mezzi (*1000) Anni 2008-­‐2013 6.000 5.000 4.851 4.000 3.527 3.000 2.000 1.000 0 1.816 1.232 557 473 2008 2009 QUOTIDIANI 2010 2011 PERIODICI 2012 TV Fonte: elaborazione CRTV su dati Nielsen 17 440 491 425 2013 331 RADIO Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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Secondo l’ultima perimetrazione SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni, Del. 114/14/CONS) nel 2012 il valore complessivo del sistema delle comunicazioni è pari a circa 19 miliardi di euro, rispetto ai 20 miliardi di euro circa raggiunti nel 2011. Ciò equivale a un decremento del settore delle comunicazioni pari del 6,2% in un anno, andamento negativo ancora più marcato di quello registrato, nel 2012, dall’intera economia nazionale. Dai primi mesi del 2014 la contrazione degli investimenti è più contenuta, segnando forse, una timida inversione di tendenza nel settore televisivo (+2%) e radiofonico (+7%). Fonte: elaborazioni CRTV su dati Nielsen Media Research. * Dati riferiti alla stima dell’effettiva spesa sostenuta dagli investitori pubblicitari. NB: I dati di Mediaset e Rai comprendono le reti generaliste e le specializzate free e pay. Nel 2013 Switchover Media è stata acquisita da Discovery. Ovviamente le risorse del settore TV inoltre non si esauriscono in quelle pubblicitarie. Includendo nel computo anche la altre fonti, poiché canone (salvo adeguamento) e offerte a pagamento sono sostanzialmente stabili, la contrazione delle risorse che complessivamente sono afferite al settore TV è più limitata e stimabile intorno al 5% rispetto ai livelli del 2009, 9% rispetto a quelli del 2010 (elaborazioni AGCOM da Relazioni Annuali 2010-­‐2013, NB: basate su stime per il 2012). 18 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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4500 2000 1532 3000 1643 2867 3500 2500 3007 4000 3468 4024 RISORSE DEL SETTORE TELEVISIVO 2009-­‐2012
1500 1000 500 0 2009 CANONE 2010 OFFERTE A PAGAMENTO 2011 PUBBLICITA' 2012 PROVVIDENZE/CONVENZIONI Fonte: Relazioni annuali AGCOM 2010-­‐2013 Come tutti i settori industriali e produttivi del paese, e in particolar modo le piccole e medie imprese, anche il comparto dell’emittenza locale ha inevitabilmente risentito della crisi economica. Questo ha portato a un consistente calo della raccolta pubblicitaria delle emittenti televisive locali che sono state costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali: negli ultimi tre anni oltre il 50% delle aziende ne ha usufruito per salvaguardare la sopravvivenza aziendale e l’occupazione (fonte UIL Comunicazione). Quello che è certo è che su un mercato in assestamento si è inserita una crisi economica senza precedenti con impatti significativi sulla maggiore risorsa, quella pubblicitaria. Dalle quote di investimenti pubblicitari destinati ai mezzi nel 2008-­‐2013 emerge inoltre che: •
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la televisione mantiene quote di investimenti sostanzialmente stabili (in percentuale) intorno al 50% del totale; la radio perde 3 punti percentuali e passa dall’8% degli investimenti totali al 5%; la stampa (editoriale periodica e quotidiana) perde 7 punti percentuali per giungere nel 2013 al 20% del totale investimenti i punti persi da radio e stampa vengono raccolti dalla pubblicità online che in 5 anni è passata dal 6 al 17% del totale degli investimenti pubblicitari. 19 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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INVESTIMENTI PUBBLICITARI, QUOTE PER MEZZI 2008-­‐2013 2008 7% 27% 52% 8% 6% 2013 8% 20% 50% 17% 5% TV RADIO INTERNET STAMPA ALTRI MEZZI Fonte: elaborazioni UPA su dati Nielsen È quest’ultimo -­‐ la concorrenza del settore Internet sulle risorse pubblicitarie e non solo (si veda la parte dedicata ai cosiddetti Over the Top nel documento “Istanze”) -­‐ l’ulteriore elemento dirompente che ha già un impatto significativo sul settore televisivo e i media in generale. Si tratta di dato sottostimato perché manca il computo del maggiore operatore “search” nei dati forniti da FCP Assointernet. Il “nuovo” inizia a emergere anche nei dati di elaborazione del SIC (delibera 114/14/CONS e precedenti), dove la pubblicità online risulta pari all’8% dei ricavi totali, più pesante, in quota percentuale del cinema: e sono solo due anni (uno a regime) che viene rilevata (sulla stima del settore online vale quanto rilevato precedentemente). 20 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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diff. 09-­‐12 diff. 09-­‐12 Quote % (ml euro)
%
2012
2009
2010
2011
2012
Servizi di media AV e radio
9.287
9.786
9.720
9.022
-­‐265
-­‐2,85%
47%
Editoria quotidiana e periodica (e ag.stampa)
6.555
6.401
6.291
5.415
-­‐1.140
-­‐17,39%
28%
Editoria annuaristica ed elettronica
1.342
1.328
479
452
-­‐890
-­‐66,32%
2%
0
672
1.503
1.503
1.224
1.230
1.077
940
-­‐284
-­‐23,20%
5%
492
481
428
374
-­‐118
-­‐23,98%
2%
3.822
689
620
508
-­‐3.314
-­‐86,71%
3%
272
1.182
1.037
850
578
212,50%
4%
21.097
20.324
19.064
-­‐3.930
-­‐17,09%
100%
RICAVI COMPLESSIVI SIC (MILIONI DI EURO)
Pubblicità online
Cinema Pubblicità esterna
Iniziative di comunicazione di prodotti e servizi
Sponsorizzazioni
TOTALE 22.994
8%
Fonte: elaborazione CRTV su dati AGCom Nonostante le criticità degli ultimi anni – assestamento del mercato al nuovo assetto multicanale e multipiattaforma, crisi economica, allargamento del contesto competitivo agli Over The Top – il mercato radiotelevisivo è caratterizzato da un grande fermento: il 2013 ha visto realizzarsi due operazioni importanti come l’acquisizione di La7 da parte di Cairo e di Switchower Media da parte di Discovery Italia. Questo dimostra che il settore è ancora interessante per gli investitori sia italiani che internazionali. La radio investe per prepararsi alla digitalizzazione del segnale. 21 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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INDOTTO DEL SETTORE RADIOTELEVISIVO La televisione resta un mezzo insostituibile nel sistema pubblicitario con il ritorno sull’investimento più alto fra i media: il ROI (Return On Investment) per la televisione generalista italiana è stimato di un fattore da 5 a 9, ossia per ogni euro speso in pubblicità si generano dai 5 ai 9 euro di vendite di beni o servizi (stima e-­‐Media 2013). La TV mantiene la sua centralità anche nella filiera dei contenuti: il mezzo ha destinato alla produzione originale e indipendente 2 miliardi di euro negli ultimi quattro anni. Si tratta di investimenti sostenuti in un perdurante periodo di crisi. L’industria è virtuosa nei confronti della produzione italiana ed europea, mantenendosi nel complesso ben oltre gli obblighi di legge, come documenta una recente ricognizione effettuata da AGCom per gli obblighi di rendicontazione europea: •
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è in media del 61% la programmazione di opere europee sulle televisioni italiane in crescita rispetto agli anni precedenti (obbligo di legge 50%): è in media del 15% l’investimento in opere europee di produttori indipendenti (10% l’obbligo di legge) e la quota “adeguata" prevista per le opere recenti supera l’80% in media. Tali investimenti generano un indotto a livello occupazionale nel settore della produzione indipendente stimato con un moltiplicatore di 1 a 2,5: ossia per ogni dipendente televisivo impegnato a seguire una produzione esterna ci sono 2,5 occupati esterni (dati 2012 IV Rapporto IEM). In particolare il settore della produzione indipendente risulta ampiamente collegato alla TV se si considera che oltre il 70% delle imprese lavora su generi – cinema (39%), fiction (15%) e altri (pubblicità, cartoon intrattenimento, cortometraggi, in totale 18%) -­‐ finanziati direttamente o indirettamente dal piccolo schermo (ibidem). Il ruolo della TV (free e pay) è centrale anche nella filiera cinematografica, ove contribuisce con il 34% del totale (Anica/Cinecittà/FES 2011): 1 film su 3 in Italia è prodotto direttamente dalla TV che comunque finanzia in maniera sostanziale il cinema italiano anche con il pre-­‐acquisto, l’acquisto di diritti TV e altre forme di utilizzazione. La TV inoltre ha effetti diretti e indiretti che vanno ben oltre il perimetro del settore: la televisione ha generato 5 miliardi di euro di vendite nel settore ICT per il solo rinnovo parco e servizi legati al DTT (dati e-­‐Media). 22 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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e-­‐Media Institute Fonte: Centrality of content in a context of increasing connectivity E-­‐Media per Mediaset, marzo 2014 Esiste poi un indotto della TV, ancora tutto da stimare, su altri settori quali sport, licensing e merchandising, musica (talent), pubblicità, product placement e settori tecnici “minori” (doppiaggio, produzione e postproduzione). La perimetrazione e valorizzazione di tale indotto sarà oggetto di un prossimo approfondimento di CRTV. Ad esempio il product placement televisivo, strumento regolato nel 2010 dal cosiddetto “decreto Romani” (d.lgs 44/2010) in attuazione di una direttiva europea, ma che ancora stenta a decollare anche a causa della crisi del mercato pubblicitario, potrebbe rappresentare una svolta nell’advertising del piccolo schermo raccogliendo investimenti in linea con quanto stimato per Gran Bretagna (45 milioni di Euro) e Germania (50 milioni di Euro). Secondo stime di settore il product placement televisivo pesa oggi per il 70% del fatturato complessivo (DyNews, dati 2014). 23 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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CENTRALITA’ NEL MERCATO DEI CONTENUTI Il mondo cambia, i consumi di contenuti audiovisivi sono sempre più su rete e in mobilità, eppure la televisione mantiene la sua centralità nel consumo mediatico, in Italia e nel mondo. Il consumo di televisione (viewing) è aumentato in media di 43 minuti negli ultimi 20 anni nei maggiori mercati europei e in USA (Eurodata TV Worldwide). Fonte: Eurodata TV Worldwide In Italia tale consumo giornaliero ha superato le 4 ore e 21 minuti nel 2013 (+4 minuti rispetto al 2012), complice la multicanalità e da ultimo, probabilmente, la crisi economica, che aumenta il consumo casalingo. Si tratta di dati netti che non tengono conto del consumo su second screen/mobile in rapida crescita. Come noto infatti la convergenza fra Internet e TV è arrivata sul televisore casalingo che è diventato “smart”, ossia connettibile alla rete, ma anche sui personal computer e soprattutto sui cosiddetti device mobili (smartphone e tablet) la cui diffusione cresce in maniera esponenziale. Tali terminali hanno sostituito i personal computer (PC) nella connessione a Internet: in Italia il sorpasso è stato appena certificato da Audiweb e Nielsen (il nuovo parametro della Total Digital Audience) e risale a Marzo 2014, quando 7,4 milioni di utenti online, pari al 37% del totale nel giorno medio si sono collegati a Internet da smartphone e tablet, contro i 5,3 milioni da PC. Tali terminali si stanno configurando a tutti gli effetti come secondi schermi per la fruizione di contenuti audiovisivi personalizzati e in funzione social. Su questi device infatti corrono soprattutto contenuti video e molti contenuti audiovisivi e televisivi (50-­‐60% del traffico, stime Cisco 2013) offerti in modalità non lineare, ossia avulsi dal flusso del palinsesto. È questo un tema di una certa rilevanza se si considera che la fruizione su questi terminali, a differenza della televisione, ha dei costi di accesso (connessione e acquisto device). Per inciso i broadcaster già da tempo sono venuti incontro alla domanda di personalizzazione nei consumi televisivi, spacchettando la propria offerta lineare: •
per la fruizione gratuita su internet con la cosiddetta catch up TV – programmi recenti o selezionati accessibili sui portali delle emittenti; 24 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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con forme di abbonamenti flessibili di streaming video su tutti i device connettibili fissi (smart TV) e mobili. CATCH UP TV E SERVIZI ON DEMAND DELLE TV RAI.TV è il portale multimediale della RAI la cui offerta comprende 15 canali TV e 10 canali radio in diretta web, 7 canali in Rai Replay (il servizio che permette di vedere i programmi andati in onda negli ultimi sette giorni), molteplici aree tematiche, video, audio e podcast sempre disponibili. I contenuti e i servizi di Rai.tv sono offerti in modalità free. VIDEO.MEDIASET.IT è il portale che raccoglie i contenuti delle reti Mediaset, accessibili tramite computer, tablet e smartphone. I diversi contenuti sono disponibili dal giorno successivo dalla messa in onda e per la maggior parte dei programmi sono disponibili sia le intere puntate della stagione in corso, sia le clip con i momenti più salienti. MEDIASET REWIND, accessibile direttamente da televisore connesso (con bollino Gold o TivuOn) offre gratuitamente i migliori contenuti degli ultimi 7 giorni delle reti Mediaset con un innovativo servizio di streaming video. LA7.TV è il portale dove è possibile rivedere in qualsiasi momento della giornata i contenuti trasmessi dall’emittente televisiva nelle due settimane precedenti, in formato integrale e in modalità full screen ed HD. Il servizio è fruibile attraverso computer, set top box interattivi e smart TV. MTV ON DEMAND è il servizio gratuito per la visione in streaming degli episodi dei programmi trasmessi da MTV. In alcuni casi è inoltre possibile trovare programmi in esclusiva, inediti sul canale televisivo. SKY ON DEMAND è un servizio disponibile a tutti gli abbonati con un decoder My Sky HD. I contenuti, disponibili per almeno una settimana e accessibili a tutti gli abbonati Sky comprendono film, programmi di intrattenimento, serie TV, documentari, rubriche e programmi sportivi, programmi per bambini, eventi e concerti. SKY GO è l’app per accedere ad oltre trenta canali della piattaforma Sky in streaming, in mobilità o su second screen (computer, tablet, smartphone). Il servizio consente inoltre l’accesso ai contenuti di Sky OnDemand, mettendo a disposizione degli abbonati una vasta library di film, serie e programmi di intrattenimento. SKY ONLINE è il servizio su abbonamento aperto a tutti che dà accesso sui principali dispositivi connessi a internet, in streaming, a una selezione dell’offerta Sky. Si rivolge in particolare alla platea dei “nativi digitali” e a chi utilizza la rete come principale modalità di accesso al proprio intrattenimento. INFINITY è il servizio di video on demand di Mediaset, fruibile su computer, tablet, console e smart TV, con film, fiction e serie. Permette sia di accedere ai contenuti in streaming, sia di scaricarli per vederli offline in un secondo momento. PREMIUM PLAY è il servizio on demand riservato agli abbonati a Mediaset Premium. Offre circa 2500 titoli tra film, serie e programmi per ragazzi, accessibili on demand, oltre a calcio, documentari, cartoni animati e i migliori programmi di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 degli ultimi 7 giorni. È possibile usufruirne con decoder o televisore Samsung Smart TV abilitato, PC o Mac, iPad, console Xbox 360. TIMvision è un servizio multimediale video a cui si può accedere sia con decoder Telecom Italia sia con una connessione adsl. Si vede su smartphone, tablet, pc, e smart TV. La library contiene migliaia di film ed eventi sportivi, fruibili on demand o scaricando l’app. Esistono anche contenuti in streaming a pagamento offerti da operatori non televisivi, a conferma della varietà di offerta legale accessibile all’utente (lista non esaustiva): ANICAONDEMAND, film, serie e programmi televisivi, ma anche documentari e audiovisivi ‘current’ e catalogo; POPCORNTV, TV On-­‐Demand disponibile su Pc/Mac, device Apple, sistemi Android e Connected TV; SAMSUNG HUB musica, film e TV, giochi eBook e contenuto didattico, ottimizzato su dispositivi Samsung; SONY ENTERTAINMENT NETWORK, consente di usufruire di contenuti di alta qualità tramite televisori, console e lettori Bluray; X-­‐BOX LIVE è la piattaforma di intrattenimento dedicata ai dispositivi X-­‐Box di Microsoft, attraverso cui è possibile noleggiare o acquistare programmi TV e film in alta definizione; APPLE ITUNES STORE attraverso i diversi dispositivi iOs (dall’iPhone all’iPad, dai computer al media center Apple TV), è possibile accedere a film on demand; GOOGLE PLAY STORE: principalmente film fruibili sui diversi dispositivi: computer, smartphone e tablet basati sul sistema Android, o direttamente sul televisore attraverso la “chiavetta” Chromecast. 25 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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Tornando alla centralità della televisione, come il cinema è generatore di immaginario, la televisione resta il mezzo di eccellenza per la fruizione di eventi live, come confermato ad es. in questi giorni dai Mondiali di calcio, o recentemente dalla santificazione dei papi. La TV è generatrice di traffico ed eventi social: un esempio è il crescente utilizzo di tweet a commento di programmi televisivi, una nuova forma di condivisione virtuale e allargata del mezzo televisivo: negli USA nel 2013 36 milioni di utenti hanno generato 990 milioni di tweet relativi a programmi TV (Nielsen Twitter Ratings). In Italia l’ultimo Sanremo ha generato 187.389 tweet da 39.332 utenti. Grandi eventi generati dalla televisione generalista, ma anche dalla televisione a pagamento: l’edizione 2013 di X Factor in onda su Sky in dodici puntate ha generato 1.280 milioni di tweet (considerando il solo hashtag ufficiale #XF7) ed oltre 2 milioni di tweet sul totale delle conversazioni. Nielsen Twitter Ratings lancerà in autunno in Italia, primo Paese al mondo dopo gli USA. Anche l’altro gigante social, Facebook sta studiando applicazioni per la televisione. Sono questi profili di estremo interesse per le possibili sinergie che si possono generare, ma anche il sintomo di una progressiva convergenza di operatori di diversa provenienza su un mercato unico dei contenuti audiovisivi. In chiusura si accenna al fatto che la televisione nella sua versione “smart” si potrebbe configurare come “porta digitale” per tutti i non nativi che non si connetteranno mai ad Internet attraverso un PC o i nuovi terminali (anziani, ma anche classi meno abbienti): la familiarità e diffusione del mezzo televisivo nelle abitazioni riteniamo possa essere spunto di riflessione. LA PIRATERIA La TV è centrale, come argomentazione a contrario, per la pirateria che genera: 3 miliardi di euro all’anno di danni generati da download illegale sono le stime SIAE basate sui sequestri effettuati nel 2013, di cui 1,5 miliardi riferiti a musica e film. Sempre secondo la SIAE, per i danni arrecati dalla pirateria nel giro di 3 anni si potrebbero perdere più di 20mila posti di lavoro. Si tratta di una pirateria elusiva (è noto come i domini possano essere facilmente trasferiti su server esteri), che genera ingenti introiti (innanzitutto pubblicitari, ma non solo) a costo zero per i pirati e ingenti danni ai detentori dei diritti: mancati ricavi da vendita, pubblicità, fornitura di servizi a pagamento, progressivo depauperamento del valore del prodotto e degli sfruttamenti ulteriori dei diritti. I danni economici arrecati all’audiovisivo erano almeno di 500 milioni di euro, secondo la stima effettuata da un’indagine campionaria condotta da Fapav/Ipsos nel 2011 (ora in fase di aggiornamento), 60 milioni di euro dei quali riferibili al settore TV per la sola pirateria digitale di film (download, streaming, peer to peer, copie digitali). L’impatto è calcolato sul mancato incasso dalla sala e le finestre successive. Secondo la stessa indagine, ¼ dei programmi TV viene visionato illegalmente su Internet: fra questi contenuti pregiati, spesso oggetto di esclusive, come le serie TV (13%) e gli eventi sportivi. Rispetto ai dati sopra citati, si ha motivo di ritenere che i volumi di streaming illegale siano particolarmente rilevanti e in crescita: 26 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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per la diffusione dell’uso quotidiano di Internet anche in funzione “social”: sono oltre 17 milioni gli individui che hanno dichiarato di guardare contenuti di origine televisiva sul web (via OTT, siti dei broadcaster, utenti di social network) secondo l’indagine Digital Monitor del Febbraio-­‐Marzo 2013; per le nuove forme di streaming illegale che si stanno diffondendo grazie ai modelli di punta di smartphone e tablet sui cui girano specifiche APP dedicate a tali attività illecite per la diffusione delle smart TV connettibili a Internet dove l’accesso ai contenuti illegali avviene spesso attraverso semplici indicizzazioni dei motori di ricerca riguardo a questi ultimi: ü il 74% dell'utenza (intervistati) ha ammesso che i motori di ricerca sono fondamentali per la ricerca di film, show TV e software P2P; ü il 58% delle "query" sono composte semplicemente con i nomi dei titoli (fonte "Understanding the Role of Search in Online Piracy"– Millward Brown, Settembre 2013 per MPAA, Motion Picture Association of America); per la dilatazione delle memorie in remoto (cloud) e in locale (HD esterni con memorie estese) ormai a prezzi accessibili. La pirateria non è solo un problema economico, ma anche culturale. Secondo lo stesso studio Fapav/Ipsos: •
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1 italiano su 3 fruisce di contenuti audiovisivi non originali; 1 studente su 3 pur sapendo che la pirateria audiovisiva è un reato pensa che non causi danni al mondo del cinema e dell’audiovisivo. Il tasso di pirateria in Italia è del 48%: sono dati del dipartimento per il commercio estero USA (USTR) che stila una graduatoria annuale dei Paesi partner commerciali (una sorta di indice di affidabilità basato su vari parametri tra cui le politiche di enforcement delle violazioni). L’Italia nel 2013 è uscita dalla lista nera (priority watch list, il tasso 2012 era 52%), grazie alla procedura di intervento amministrativo avviata con il regolamento AGCom. Ma restiamo sorvegliati speciali: il tasso di pirateria è calato, ma siamo ben oltre la media europea del 33%. 27 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
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IL VALORE DEL SISTEMA RADIOTELEVISIVO COME SERVIZIO In chiusura accenniamo al valore del sistema radiotelevisivo “tradizionale” in quanto editore, ossia entità che risponde a tutta una serie di principi e regole costruiti nel tempo a tutela di diritti costituzionalmente garantiti. I capisaldi sono rappresentati dalla tutela del pluralismo, sia informativo sia culturale, la promozione della diversità culturale, la tutela dei minori e degli utenti con disabilità uditive e visive, le quote di programmazione e investimento per citarne alcuni. Nell’ambito di questo sistema che nel tempo ha configurato la televisione, gratuita e a pagamento, come un sistema al servizio del pubblico, in Italia e UE (si pensi all’importanza dell’eccezione culturale per lo sviluppo del sistema audiovisivo continentale) un ruolo speciale viene giocato dall’emittente che per antonomasia svolge tale funzione: il servizio pubblico radiotelevisivo. Riguardo al servizio pubblico, in chiusura di questa panoramica industriale dei dati del settore, vogliamo richiamare qualche dato comparativo europeo. LA RAI NEL CONFRONTO CON I PRINCIPALI SERVIZI PUBBLICI EUROPEI Attualmente la Rai, nel confronto con i principali broadcaster pubblici europei, si trova ad operare sia a livello nazionale che locale, con: •
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una normativa e un contratto di servizio che le impongono vincoli editoriali maggiori rispetto alle consorelle europee; un canone più basso; il maggior tasso di evasione del canone di abbonamento. La tabella che segue documenta sinteticamente i settori presidiati dall’operatore di servizio pubblico italiano confrontati con i maggiori omologhi europei. Dal confronto risulta come la Rai abbia un’offerta comparabile per varietà di declinazione con i servizi pubblici integrati più simili (BBC e RTVE), pur con una minore presenza internazionale (giustificabile dalla nostra minore rilevanza linguistica). 28 Camera dei Deputati - IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
Indagine Conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici
Confindustria Radio Televisioni Dati 24/6/2014
Questo avviene a livelli di canone (o contributi equiparabili), numero di dipendenti e risorse complessive fra i più bassi nel continente a fronte di un tasso di evasione fuori misura rispetto alla media europea, e ascolti complessivi ben oltre la media. Fonte: elaborazioni Rai sui dati operatori (Rai 2012, BBC 2011/2012, tutti gli altri operatori anno 2011) ed EBU. Il dato dei dipendenti Rai include i contratti a tempo determinato. ^ Riferito agli ascolti dei 6 canali in comune fra ZDF e ARD. * Valore pari alla somma delle risorse pubbliche e commerciali, ma al netto di circa € 36 milioni di svalutazioni dei ricavi. Sono dati che si ritiene utile ricordare in un momento in cui l’emittente pubblica è sotto scrutinio per la revisione del contratto di servizio, per rimarcare il ruolo e valore insostituibile di questo operatore quale benchmark e stabilizzatore di tutto il settore. 29 
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