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SERVIZIO ASSISTENZA TECNICA AI COMUNI
LAVORI DI SISTEMAZIONE IDRAULICA DEL TORRENTE PELLICE
NEL COMUNE DI LUSERNA SAN GIOVANNI, LOC. CONFLUENZA
T. ANGROGNA-CAMPI SPORTIVI
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RELAZIONE TECNICO-ILLUSTRATIVA,IDROLOGICA E IDRAULICA
INDICE
Premessa.......................................................................................................................................2
Riferimenti normativi...................................................................................................................4
2.1
Piano stralcio per l'assetto idrogeologico del fiume Po (PAI) - Fasce fluviali ....................4
2.2
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.) ...............................................5
Caratteri geologici e litologici......................................................................................................6
Caratteri geomorfologici ............................................................................................................10
Analisi idrologica .......................................................................................................................11
5.1
Caratterizzazione fisica e idrografica del bacino ...............................................................11
5.2
Determinazione delle massime portate di piena.................................................................12
5.2.1
Eventi alluvionali storici principali ............................................................................16
Analisi geomorfologica ..............................................................................................................18
6.1
Caratteristiche geomorfologiche generali ..........................................................................18
6.2
Evoluzione planimetrica storica dell’alveo ........................................................................19
6.2.1
La fascia di mobilità massima storica ........................................................................20
6.3
Gli effetti dell’evento alluvionale del maggio 2008...........................................................21
6.4
Stabilità del profilo di fondo ..............................................................................................22
6.5
Conclusioni.........................................................................................................................23
Interventi in progetto..................................................................................................................25
Analisi idraulica .........................................................................................................................27
8.1
Evento TR = 20 anni ..........................................................................................................27
8.2
Evento TR = 100 anni ........................................................................................................28
8.3
Evento di riferimento TR = 200 anni .................................................................................28
8.4
Evento TR = 500 anni ........................................................................................................28
Interventi di sistemazione idraulica............................................................................................29
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LAVORI DI SISTEMAZIONE IDRAULICA DEL TORRENTE PELLICE
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RELAZIONE TECNICO-ILLUSTRATIVA,IDROLOGICA E IDRAULICA
1 Premessa
L’ultimo evento alluvionale abbattutosi sulla regione Piemonte, tra il 29 e il 30 maggio 2008, ha
creato numerosi dissesti al territorio e alle infrastrutture stradali; in provincia di Torino, la Val
Pellice è risultata essere una delle aree più colpite.
Con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3683/08 sono stati approvati gli
Interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare i danni alluvionali.
Con Deliberazione n. 39 del 13 novembre 2008, il Comitato d’Indirizzo di AIPO ha approvato lo
“Schema-tipo” di Convenzione per la realizzazione di interventi nell’Area idrografica Piemontese
dando mandato al Direttore di AIPO per la stipula delle convenzioni di cui al punto 2 dello stesso
atto.
In data 03/07/2009 è stata firmata la convenzione tra l’Agenzia Interregionale per il Fiume Po
(AIPO) e la Provincia di Torino, che in base all’art. n. 1, prevede la cooperazione dei due enti per il
finanziamento, la progettazione e la realizzazione dei lavori di sistemazione idraulica del Torrente
Pellice nel tratto compreso tra il Comune di Garzigliana e il comune di Villar Pellice.
L’individuazione dei punti critici, su cui mirare gli interventi di manutenzione straordinaria lungo
l’asta del Torrente Pellice, sono stati individuati sulla base delle seguenti fonti:
• Piano di Gestione dei Sedimenti, P.G.S (studio svolto dal Politecnico di Torino per conto
AIPO – Ottobre 2008);
• Studio della Provincia di Torino nel tratto compreso tra Luserna S. Giovanni e Torre Pellice
(studio svolto dalla società ART dell’Ing. Ivo Fresia per conto della Provincia di Torino –
Gennaio 2009);
• Segnalazioni da parte dei Comuni.
Gli interventi previsti sono:
COMUNE
INTERVENTO
1 TORRE PELLICE
difesa spondale alta erosione sponda dx a monte frazione Doni + disalveo
sponda sx
2 TORRE PELLICE
3 LUSERNA S.G
difesa spondale sponda sx sotto il cimitero (zona ponte Albertenga
arretramento difesa spondale esistente confluenza Angrogna sponda sx
4 LUSERNA S.G
arretramento difesa spondale esistente zona Pralafera sponda sx
5 LUSERNA S.G
arretramento difesa spondale esistente zona campo sportivo sponda sx
6 LUSERNA S.G
prolungamento difesa antierosiva sponda dx a monte del ponte di Luserna
7
CAMPIGLIONE FENILE BRICHERASIO
apertura ramo secondario della lunghezza di 550m e asportazione di
3
20.000m di materiale
8 CAMPIGLIONE FENILE
prolungamento a valle della difesa esistente presso Fenile
9 BRICHERASIO
difesa ed impermeabilizzazione del rilevato della ferrovia
10 BRICHERASIO
ripristino della funzionalità della difesa spondale in sx
11 CAMPIGLIONE FENILE
BRICHERASIO 12
GARZIGLIANA - CAVOUR
13 GARZIGLIANA
riapertura delle due campate di dx del ponte ferroviario
14 CAVOUR - GARZIGLIANA
ripristino scogliera e completamento tratto mancante
15 GARZIGLIANA
ripristino scogliera esistente sponda sx e prolungamento su confluenza rio
Pellisotto; nuova scogliera a difesa del rio Pellisotto
apertura ramo secondario con asportazione di materiale ed approfondimento
apertura ramo secondario con asportazione di materiale ed approfondimento
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16 GARZIGLIANA
17
BOBBIO PELLICE
VILLAR PELLICE
18 VIGONE
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realizzazione di scogliera di massi con riempimento di materiale da rilevato
delle parti sifonate. scogliera definitiva con massi intasati in cls +
realizzazione di soletta flottante spalla destra e ripristino stradale
interventi di sistemazione idraulica Torrente Pellice nei comuni di Bobbio
Pellice e Villar Pellice / Programma man 2009
interventi di difesa e sistemazione idraulica Torrente Pellice in comune di
Vigone / Programma manut.2009
n data 19/11/2009 con prot.n° 0916452/2009, la Provincia di Torino ha trasmesso agli enti
interessati i progetti preliminari dei suddetti interventi.
In data 20/01/2010 con prot n°2185, l’Aipo ha trasmesso lo schema con cui si individuavano gli
interventi per i quali si prevede la progettazione definitiva, in relazione alle verificate priorità e
disponibilità finanziarie.
In data 18/06/2010 con prot. n° 23829, l’Aipo ha trasmesso lo schema aggiornato degli interventi
previsti, riorganizzato in n. 7 unità progettuali come da elenco seguente, al fine di integrare la
precedente convenzione stipulata.
n°
1
2
3
4
5
6
7
DESCRIZIONE INTERVENTO
Lavori di sistemazione idraulica del Torrente Pellice nei Comuni
di Bobbio Pellice località ponte della Giurnà e Villar Pellice
località ponte di Via Furca.
COMUNE
Bobbio Pellice - Villar Pellice
Lavori di sistemazione idraulica del Torrente Pellice nel Comune
Torre Pellice
di Torre Pellice località frazione Doni e ponte dell'Albertenga.
Lavori di sistemazione idraulica del Torrente Pellice nel Comune
di Luserna San Giovanni località confluenza Torrente Angrogna Luserna San Giovanni
campi sportivi.
Lavori di sistemazione idraulica del Torrente Pellice nel Comune
Bibiana
di Bibiana località c.na Caburna e ponte SP157.
Lavori di sistemazione idraulica del Torrente Pellice nei Comuni
di Campiglione Fenile e Bricherasio località ponte ex FFSS
Campiglione Fenile - Bricherasio
Bricherasio Barge.
Lavori di sistemazione idraulica del Torrente Pellice nel Comune
Garzigliana
di Garzigliana località ponte SP589 .
Lavori di sistemazione idraulica del Torrente Pellice nel Comune
Villafranca P.te
di Villafranca P.te località Vasche.
IMPORTO
FINANZIAMENTO
€ 500 000
€ 1 000 000
€ 1 700 000
€ 200 000
€ 440 000
€ 1 160 000
€ 200 000
€ 5 200 000
Pertanto, secondo tale schema, lo scrivente ufficio della Provincia di Torino aggiorna i precedenti
progetti preliminari, predisponendoli per la successiva approvazione.
In modo particolare la presente relazione tratta dell’intervento n.3.
Usufruendo dei contributi offerti dagli studi citati, si propone di indagare a livello di massima gli
aspetti connessi tra il comportamento in piena del corpo idrico e gli interventi proposti.
Il lavoro svolto, si articolerà in diversi punti che riguardano:
• i riferimenti agli strumenti di pianificazione vigenti e agli studi precedenti;
• le caratteristiche dell’idrologia di piena del torrente Pellice;
• le caratteristiche geomorfologiche del sistema fluvio-golenale: evoluzione in atto e
pregressa, stabilità morfologica, processi di erosione e di instabilità delle sponde;
• la caratterizzazione delle opere idrauliche di difesa presenti nel tratto;
• il comportamento del corpo idrico in corso di piena, attraverso l’applicazione di un
modello idrodinamico monodimensionale.
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2 Riferimenti normativi
2.1 Piano stralcio per l'assetto idrogeologico del fiume Po (PAI) - Fasce
fluviali
Il bacino del torrente Pellice è inserito nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), adottato
dall’Autorità di Bacino del fiume Po e approvato con DPCM del 24.05.2001, che definisce le
condizioni di assetto di progetto del corso d’acqua e indica, a livello generale, il rischio di
inondazione presente.
Il PAI, costituisce piano stralcio del Piano di bacino del Po, ai sensi dell’art. 17, comma 6 ter, della
L. 183 del 18 maggio 1989, e ha valore di piano territoriale di settore (L.183/89, art.17, c.1) alle cui
prescrizioni devono adeguarsi gli atti di pianificazione e programmazione regionali, provinciali e
comunali (L.183/89, art.17, c. 6).
L’assetto idraulico dei corsi d’acqua principali e i relativi fenomeni di inondazione, che determinano
condizioni di rischio idraulico, sono affrontati nel PAI attraverso la delimitazione delle fasce fluviali,
condotta secondo un metodo che definisce tre distinte fasce (art.28 N.A e Allegato 3 "Metodo di
delimitazione delle fasce fluviali" al Titolo II delle N.A. del PAI.):
• la fascia A o fascia di deflusso della piena, è costituita dalla porzione di alveo che è sede
prevalente, per la piena di riferimento, del deflusso della corrente; per la delimitazione della stessa
si assume quella più ampia fra:
− la porzione dell’alveo ove defluisce almeno l’80% della portata di riferimento;
all’esterno di tale fascia la velocità della corrente deve essere minore o uguale a 0,4 m/s (criterio
prevalente per i corsi d’acqua mono o pluricursali);
− il limite esterno delle forme fluviali potenzialmente attive per la portata di riferimento (criterio
prevalente nei corsi d’acqua ramificati);
• la fascia B o fascia di esondazione, esterna alla precedente, è costituita dalla porzione di alveo
interessata da inondazione al verificarsi dell’evento di piena di riferimento; il limite della fascia si
estende fino al punto in cui le quote naturali del terreno sono superiori ai livelli idrici corrispondenti
alla piena, ovvero sino alle opere idrauliche di controllo delle inondazioni dimensionate per la
stessa portata;
la delimitazione sulla base dei livelli idrici va integrata con:
− le aree sede di potenziale riattivazione di forme fluviali relitte non fossili, cioè ancora correlate,
dal punto di vista morfologico, paesaggistico e talvolta ecosistemico alla dinamica fluviale che le ha
generate;
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− le aree di elevato pregio naturalistico e ambientale e quelle di interesse storico, artistico,
culturale strettamente collegate all’ambito fluviale;
• la fascia B di progetto è costituita da quella parte della fascia B in cui il contenimento dei livelli
idrici di piena è affidato a opere idrauliche non esistenti e programmate nell’ambito dello stesso
PAI; la fascia B di progetto è ricondotta alla fascia B nel momento in cui le opere previste sono
realizzate, “in conformità al tracciato dell'opera idraulica eseguita”;
• la fascia C o area di inondazione per piena catastrofica, è costituita dalla porzione di territorio
esterna alla fascia B, che può essere interessata da inondazione al verificarsi di eventi di piena più
gravosi di quelli di riferimento. Come portata catastrofica si assume la massima piena storicamente
registrata, se corrispondente a un tempo di ritorno superiore a 200 anni, o in assenza di essa, la
piena con 500 anni di tempo di ritorno. Per i corsi d’acqua non arginati la
delimitazione viene effettuata con gli stessi criteri adottati per la fascia B; per i corsi d’acqua
arginati, l’area è delimitata unicamente nei tratti in cui lo rendano possibile gli elementi morfologici
disponibili; in tali casi la delimitazione è definita in funzione della più gravosa delle seguenti due
ipotesi (se entrambe applicabili) in relazione alle altezze idriche relative alla piena:
− altezze idriche corrispondenti alla quota di tracimazione degli argini,
− altezze idriche ottenute calcolando il profilo idrico senza tenere conto degli argini.
Il tratto del torrente Pellice, interessato dalle Fasce Fluviali PAI, si estende dal ponte di Bibiana alla
confluenza in Po; per il tronco oggetto di analisi, posto circa 3,5 km più a monte, il PAI si limita a
definire le linee generali di assetto idraulico e a delimitare le aree in dissesto: l’area in esame
rientra tra le Aree a pericolosità molto elevata (Ee) tra quelle soggette a Esondazioni e dissesti
morfologici per fenomeni torrentizi.
2.2 Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.)
Il PTCP è stato adottato con D.C.P. n. 621-71253 in data 28/04/1999 ed approvato dalla Regione,
ai sensi dell'art. 7 della LUR 56/77 e smi, con D.C.R. n. 291-26243 in data 1/08/2003.
Nelle NTA del piano al Titolo V Disposizioni in materia di difesa del suolo e di tutela delle aree ad
elevata sensibilità ambientale sono definiti una serie di vincoli ed indirizzi all’uso del territorio per
quanto riguarda le aree soggette alle diverse fenomenologie di dissesto, così come rappresentate
nella cartografia C Carta del dissesto idrogeologico.
Lungo il tratto fluviale in esame sono segnalate, dalla Banca Dati Geologica della Regione
Piemonte, delle aree inondabili per eventi di piena con tempo di ritorno compreso tra 25 e 50 anni
(categoria C2). Si tratta di porzioni di territorio nelle quali gli elementi di pericolosità
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geomorfologica e di rischio derivanti questi ultimi dall’uso del suolo e/o dall’urbanizzazione
dell’area, sono tali da impedirne l’utilizzo a fini di nuovi insediamenti, richiedendo, qualora
edificate, la rilocalizzazione, ove attuabile, o la previsione di consistenti interventi a tutela
del patrimonio esistente.
3 Caratteri geologici e litologici
Il presente capitolo offre un breve inquadramento delle caratteristiche geologiche del tratto di Val
Pellice interessato.
Fig. 1 – Schema geolitologico estratto dalla “Carta geologica d'Italia” – Foglio Pinerolo
alluvioni recenti
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coni di deiezione
alluvioni terrazzate
morene antiche (pre-wurmiane) ferrettizzate o non
diluvium antico ferrettizzato, talora con facies glaciale, fortemente terrazzato
Complesso del Dora-Maira
micascisti e gneiss minuti
gneiss ghiandoni occhialati e porfiroidi
gneiss granulari e gneiss ghiandoni
prasiniti, anfiboliti semplici e granatifere, rocce varie a glaucofane, eclogiti
L’area indagata fa parte del Massiccio Cristallino del Dora-Maira (Carta Geologica d’Italia - Foglio
Pinerolo n. 67 in scala 1:100.000), unità tettono-metamorfica di Dominio Pennidico, caratterizzata
da un metamorfismo alpino di basso grado in cui localmente si riconoscono relitti di facies
metamorfiche di più elevate pressioni e temperature (Fig. 1).
Il Massiccio del Dora-Maira, costituito dallo zoccolo polimetamorfico di età preercinica,
rappresenta il substrato cristallino formatosi prima del sollevamento alpino. Il suo areale di
affioramento è rappresentato da un ellissoide esteso in direzione N-S dalla Valle di Susa, dove si
rinviene nel settore centrale della valle tra Condove e Bussoleno, alla Val Maira.
Da un punto di vista litologico il complesso è composto da un basamento
polimetamorfico di probabile età precarbonifera e da unità metamorfiche di copertura tra
le quali, nel settore settentrionale del massiccio, si rinvengono unità carbonatiche.
I litotipi prevalenti possono essere essenzialmente ricondotti a:
•
micascisti minuti, talvolta occhiolati;
•
micascisti granatiferi e a sismondina;
•
gneiss tabulari e ghiandoni;
•
gneiss tormaliniferi, tabulari e massicci.
Localmente sono rinvenibili anche rocce ultrabasiche quali prasiniti, anfiboliti,
talvolta granatifere, ed eclogiti, riferibili al metamorfismo dei prodotti eruttivi triassici.
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Frequentemente gli gneiss ed i micascisti si trovano associati ed intercalati l'uno nell'altro.
Al di sopra del substrato cristallino sono presenti depositi di tipo continentale, rinvenibili
principalmente nei settori inferiori dei versanti e lungo il fondovalle. Per quanto riguarda gli aspetti
geologici legati al settore di fondovalle si riportano in seguito alcuni stralci dello "Studio di
sistemazione idrogeologica del Torrente Pellice" promosso dal Servizio scrivente nell'ambito del
Programma di ricerca in tema di manutenzione e ripristino degli alvei dei corsi d'acqua, nonché in
materia di protezione idrogeologica e difesa del suolo.
Il fondovalle e le zone inferiori dei versanti sono quasi interamente ricoperti da sedimenti
quaternari a carattere alluvionale, detritico e glaciale in cui si innestano, in corrispondenza delle
valli secondarie, ampi conoidi che costituiscono il raccordo tra il settore montano e quello di
pianura.
In particolare, l’ambito geologico interessato dall’ipotesi di tracciato insiste sui depositi alluvionali di
età quaternaria, distinti in alluvioni attuali e recenti, geneticamente collegabili alla dinamica del T.
Pellice e per questo ascrivibili a diversi ordini di terrazzo, via via più antichi in funzione del
progressivo incremento altimetrico.
I depositi alluvionali attuali affiorano nell’alveo principale del T. Pellice dove danno origine a barre
longitudinali disposte lateralmente e centralmente rispetto al corso d’acqua; litologicamente tali
depositi sono costituiti essenzialmente da ghiaie eterometriche, ciottoli e blocchi anche di rilevanti
dimensioni (diversi metri cubi) in matrice sabbiosa e sabbioso-limosa che aumenta gradualmente
verso valle.
I depositi alluvionali medio-recenti rappresentano i depositi connessi al sovralluvionamento del T.
Pellice sulla pianura circostante e formano superfici terrazzate sospese di pochi metri sull’alveo
attuale; si tratta di depositi molto simili ai precedenti, costituiti essenzialmente da ghiaie
eterometriche, ciottoli e massi con matrice sabbiosa e sabbioso limosa talora abbondante, con
presenza di lenti di sabbia e sabbia limosa con ghiaia. Nel tratto più a valle aumenta gradualmente
la frazione fine.
I depositi alluvionali rinvenibili in posizione ancora più esterna rispetto all'asse del torrente formano
invece superfici terrazzate sospese di alcuni metri sulle alluvioni mediorecenti, intermedie tra
questi e i versanti o i terrazzi di ordine superiore; si tratta di depositi formati da ghiaie
eterometriche, ciottoli e massi immersi in quantità variabile di matrice sabbiosa o sabbioso-limosa
con lenti di sabbia e sabbia-limosa.
I depositi alluvionali sospesi di 10-30 metri sulle alluvioni medio-recenti formano superfici
terrazzate sospese e sono costituiti essenzialmente da ghiaie eterometriche, ciottoli e massi con
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presenza variabile di frazione fine prevalentemente sabbiosa e sabbioso-limosa. Affiorano lungo
l'asse vallivo costituendo I terrazzi alluvionali sospesi di Villar Pellice, Torre Pellice, Luserna San
Giovanni, Lusernetta e Bricherasio.
I depositi alluvionali costituenti i terrazzi più elevati di Bibiana, Bricherasio, Luserna e Lusernetta e
le fasce di raccordo con i rilievi sono rappresentati da depositi detritico colluviali spesso
pedogenizzati quali ghiaie e ciottoli con quantità variabile di matrice fine sabbiosa o sabbiosolimosa con livelli lentiformi di sabbia e argille e limi rossastri con rari frammenti di roccia e ciottoli
eterometrici.
I depositi glaciali, rinvenibili principalmente nella parte inferiore dei pendii, sono costituiti da massi
e ciottoli in genere spigolosi, eterometrici, non cementati, mediamente addensati con presenza da
scarsa a media di frazione fine limosa o sabbiosa. Essi sono probabilmente da porre in relazione
sia con l’attività del ghiacciaio della Val Pellice sia con gli apporti eluvio-colluviali provenienti dal
versante soprastante.
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4 Caratteri geomorfologici
L’assetto geomorfologico dell’area interessata dall'opera in progetto è il risultato dell’interferenza
tra le caratteristiche geologiche locali e le condizioni tettoniche e climatiche che si sono susseguite
nel tempo, con particolare riferimento alle glaciazioni e ai periodi interglaciali.
Ciò comporta l’esistenza di forme di rilievo complesse, dovute al sovrapporsi delle forme di
erosione fluviale a quelle del modellamento operato dai ghiacciai prewurmiani e wurmiani, le cui
lingue hanno occupato il fondovalle durante i periodi freddi del Pleistocene.
Le forme tipiche dell’attività esarante del ghiacciaio si riconoscono, oltre che dalla caratteristica
forma ad U della valle, in parte obliterata dal sovralluvionamento, nelle rocce levigate, nei salienti
rocciosi montonati, nelle valli sospese.
Nel settore di montagna del bacino del Torrente Pellice, nella parte inferiore del quale si prevede di
inserire la viabilità in progetto, la dinamica fluviale si esplica invece principalmente attraverso
l'attività erosiva di fondo e di sponda con capacità di mobilizzazione di massi anche di rilevanti
dimensioni; l'erosione laterale, determinando l'asportazione di materiale alla base dei versanti,
produce situazioni di instabilità dei versanti stessi provocando cedimenti e frane che alimentano
ulteriormente il carico solido delle acque torrentizie.
Lungo i versanti laterali della valle, oltrepassata la fascia pedemontana di raccordo, l'acclività si
accentua notevolmente e la morfologia diventa più aspra. Agli affioramenti rocciosi si alternano
ampie aree nelle quali il substrato è sovrastato da una copertura eluvio-colluviale di spessore
variabile, che tende ad addolcire debolmente il profilo dei pendii. Caratteristiche di tali versanti
sono le incisioni dei rii secondari, spesso soggetti a fenomeni gravitativi coinvolgenti sia la
copertura sia il substrato roccioso, come accaduto nel corso degli ultimi eventi alluvionali
verificatisi nella seconda metà del 2008.
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5 Analisi idrologica
5.1 Caratterizzazione fisica e idrografica del bacino
Il torrente Pellice ha origine dalle falde del Monte Granero e dopo aver attraversato il lungo pianoro
del Prà, circa 6 km, sbocca nel fondovalle a Villanova ove assume direzione ovest-est, comune a
tutti i corsi d'acqua delle Alpi Occidentali; dalla sorgente alla confluenza nel fiume Po, in prossimità
dell'abitato di Faule, ha una lunghezza di circa 55 km. A Luserna S. Giovanni riceve i contributi dei
torrenti Luserna e Angrogna; pochi chilometri a valle di Bibiana entra nella pianura pinerolese,
dove in prossimità di Cavour si immette l’affluente principale, il torrente Chisone.
Il bacino montano del torrente Pellice presenta caratteristiche intermedie tra i bacini pedemontani e
i bacini interni; nei consistenti settori del territorio non protetti dalla catena alpina, le piogge sono
intense e gli apporti nevosi minori determinando portate specifiche elevate.
Il regime pluviometrico del bacino presenta due cuspidi quantitativamente analoghe in primavera e
in autunno, intercalate da due minimi uno estivo e uno invernale (più accentuato).
Le precipitazioni medie variano da 800 mm/anno in pianura a poco oltre 1400 mm/anno.
Superficie (km²) 276
Lunghezza corso d’acqua principale (km) 29
Quota orografica massima (m s.m.) 3171
Quota massima dell’asta principale (m s.m.) 2350
Altitudine media (m s.m.) 1508
Quota chiusura del bacino (m s.m.) 415
Pendenza media dell’asta principale 6.6%
Tab. 1 Caratteristiche fisiche e idrografiche del bacino del Pellice chiuso a Bibiana
Superficie (km²) 282
Lunghezza corso d’acqua principale (km) 40
Quota orografica massima (m s.m.) 3171
Quota massima dell’asta principale (m s.m.) 2350
Altitudine media (m s.m.) 1486
Quota chiusura del bacino (m s.m.) 312
Pendenza media dell’asta principale 5.1%
Tab. 2 Caratteristiche fisiche e idrografiche del bacino del Pellice chiuso a Garzigliana, alla
cofluenza con il Chisone
Superficie (km²) 928.3
Lunghezza corso d’acqua principale (km) 55
Quota orografica massima (m s.m.) 3171
Quota massima dell’asta principale (m s.m.) 2350
Altitudine media (m s.m.) 1563
Quota chiusura del bacino (m s.m.) 260
Pendenza media dell’asta principale 3.9%
Tab. 3 Caratteristiche fisiche e idrografiche del bacino del Pellice chiuso a Villafranca Piemonte, alla
confluenza con il Po
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Fig. 2 Bacino imbrifero del T. Pellice. Confluenza con il Po
5.2 Determinazione delle massime portate di piena
Al fine di indagare la compatibilità idraulica dell’opera di attraversamento in progetto e di definire,
nel tratto fluviale compreso tra Villar Pellice e il ponte di Luserna, l’assetto di progetto del corso
d’acqua è necessario individuare l’evento di piena di riferimento da utilizzarsi nelle verifiche
idrauliche.
Il tratto del torrente Pellice, interessato dalle Fasce Fluviali PAI, si estende da Bibiana alla
confluenza in Po; l’area in esame è immediatamente a monte di tale tratto e pertanto
cautelativamente si è scelto di seguire i criteri definiti dall’Autorità di Bacino del fiume Po
nell’ambito del PAI. In particolare si è fatto riferimento ai contenuti dei seguenti documenti:
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• Allegato 3 "Metodo di delimitazione delle fasce fluviali" al Titolo II delle NTA del PAI; al punto 2 Assunzioni per la delimitazione delle fasce fluviali – Fascia d’esondazione (Fascia B) si legge Si
assume come portata di riferimento la piena con TR di 200 anni;
• “Direttiva contenente i criteri per la valutazione delle compatibilità idraulica delle infrastrutture
pubbliche e di interesse pubblico all’interno delle Fasce A e B” dove al punto 3.3.1 si esplicita che
“il tempo di ritorno della piena di progetto per le verifiche idrauliche del ponte, per i corsi d’acqua
interessati dalla delimitazione delle fasce fluviali, non deve essere inferiore a quello assunto per la
delimitazione della Fascia B.
Si è pertanto assunto come evento di riferimento la piena con tempo di ritorno 200 anni; le
analisi idrauliche sono state comunque condotte, in moto permanente, per diversi tempi di ritorno
crescenti compresi tra 20 e 500 anni.
Al fine di individuare i valori di portata al colmo per eventi con diversa frequenza probabile si è
inizialmente analizzato il patrimonio conoscitivo disponibile e gli studi esistenti:
• la “Direttiva sulla piena di progetto da assumere per le progettazioni e le verifiche
di compatibilità idraulica” annessa al PAI dell’Autorità di bacino individua le portate al colmo del
fiume Pellice allo sbocco in pianura (Bibiana), a valle di confluenza Chisone e alla confluenza in
Po. I dati proposti sono riassunti in Tab. 2;
Tab. 2 Torrente Pellice: portate PAI
Corso
d'acqua
Pellice
Pellice
Pellice
Progr. (km)
28.885
41.685
55.407
Sezione
29
15
1
Denom. Superficie (km²)
Fenile
277
Zucchea
940
Confl.Po
990
Q20 (m³/s)
650
990
1010
Q100 (m³/s)
1050
1600
1630
Q200 (m³/s)
1240
1890
1920
Q500 (m³/s)
1510
2300
2340
• lo “Studio della sistemazione idrogeologica del torrente Pellice” eseguito nel 1998
dal Comune di Cavour individua in diverse sezioni di chiusura del bacino le portate
attese per eventi a differenza probabile; nella Tab. 3 sono riportati i dati relativi alle
sezioni di chiusura a ridosso dell’area di interesse.
Tab. 3 Torrente Pellice: portate Studio sistemazione idrogeologica del torrente Pellice,
comune di Cavour 1998
Corso d'acqua
Pellice
Pellice
Sezione
Denom.
B4
Monte confl. Angrogna
B5
Valle confl. Luserna
Q100 (m³/s)
860
1170
Q200 (m³/s)
940
1276
Q500 (m³/s)
1043
1420
E’ possibile osservare come i due studi nell’unica sezione confrontabile (Fenile – B5) restituiscano
valori di riferimento analoghi.
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Si è quindi scelto di fare riferimento alle portate del PAI ed utilizzare un metodo empirico per
ricondurre tali dati, proposti più a valle rispetto all’area di interesse, alle due sezioni di chiusura in
esame:
• il Pellice a Torre Pellice a monte della confluenza con il torrente Angrogna;
• il Pellice al ponte di Luserna.
E’ stata utilizzata la formula di Gherardelli e Marchetti che, sulla base di numerosi dati
sperimentali, hanno dedotto che la portata specifica, per bacini aventi caratteristiche idrologiche
simili, diminuisce con la superficie secondo la seguente legge generale:
dove:
qmax, portata specifica di massima piena, è espressa in m³/s km²;
Q100 è un parametro caratteristico della regione idrologica a cui appartiene il bacino e rappresenta
il contributo di massima piena relativo ad un’area scolante di 100 km²;
S è la superficie del bacino in km².
A partire da tale formula è possibile esprimere la portata di due bacini idrologicamente simili nel
modo seguente:
Nelle due sezioni di chiusura di interesse le portate di riferimento sono quindi sintetizzate nella
tabella seguente.
Tab. 4 Portate di riferimento
Corso
d'acqua
Pellice
Pellice
Pellice
Progr1. (km) Sezione
Denominazione
Superf. (km²) Q20 (m³/s) Q100 (m³/s) Q200 (m³/s) Q500(m³/s)
24.277
Sez 47 AIPO 05 M. confl. Angrogna 171,7
554
895
1057
1287
27.057
Sez 39 AIPO 05 M. confl. Luserna
217,1
599
968
1143
1392
29.527
29 - PAI
Fenile
277
650
1050
1240
1510
Le progressive riportate in tabella sono state calcolate definendo l’ asse del Pellice su base CTR dalle sorgenti alla zona di interesse
Al fine di avere acquisire un elemento di confronto rispetto ai risultati ottenuti sono state inoltre
applicate le formule proprie del modello cinematico, per la trasformazione delle piogge in portate.
Tale modello, nella formulazione nota come “metodo razionale”, considera il bacino idrografico
come una singola unità e stima il valore al colmo della portata in forma semplificata secondo le
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seguenti assunzioni, citate per altro nella Direttiva dell’Autorità di bacino per il fiume Po relativa alla
determinazione delle portate di piena di progetto:
• la precipitazione è uniformemente distribuita sul bacino, la portata stimata ha lo stesso tempo di
ritorno T di quello dell’intensità di pioggia,
• il tempo di formazione del colmo di piena è pari a quello della fase di riduzione,
• l’intensità di pioggia ha una durata pari a quella del tempo di corrivazione tc.
Con specifico riferimento al metodo razionale, la portata di piena la colmo (m³/s) è espressa da:
dove
c = coefficiente di deflusso (-);
h = altezza di precipitazione relativa al tempo tc (mm);
S = superficie del bacino (km²);
tc = tempo di corrivazione (ore).
Il tempo di corrivazione (in ore) è stato calcolato con la formula di Giandotti:
dove:
L è la lunghezza del percorso idraulicamente più lungo del bacino;
Hm è l’altitudine media del bacino (m s.m.);
H0 è l’altitudine alla sezione di chiusura del bacino (m s.m.).
La stima del coefficiente di deflusso è estremamente difficile e costituisce il maggior elemento di
incertezza nella valutazione della portata; nella trattazione in esame si è assunto a favore di
sicurezza un valore pari a 0,8.
Il calcolo delle altezze di precipitazione di assegnato tempo di ritorno è stato effettuato utilizzando
la matrice dei parametri di pioggia proposta dall’Autorità di Bacino del Po nella “Direttiva sulla
piena di progetto da assumere per le progettazioni e le verifiche di compatibilità idraulica “,
contenuta nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), adottato dall’Autorità di Bacino del
fiume Po e approvato con DPCM del 24/05/2001.
Tale matrice nasce da una interpolazione spaziale con il metodo di kriging dei parameri a ed n
delle linee segnalatrici di possibilità pluviometrica relative alle singole stazioni di misura locali,
discretizzata in base ad un reticolo a maglie quadrate di 2 km di lato.
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I coefficienti “a” ed “n” utilizzati per la stima delle portate di piena sono stati definiti attraverso una
media pesata dei coefficienti delle singole celle, in funzione delle aree effettivamente ricadenti nel
bacino in esame.
Nella Tab. 5 sono raccolti i risultati ottenuti con il metodo razionale e il confronto con i risultati
dell’approccio proposto.
Progr.(km) Sezione Denom.
Sup.
tc (ore) Q20
Q20
Q100 Q100
Q200
Q200
Q500
Q500
(Km)
(Km²) (ore) (m³/s) (m³/s) (m³/s) (m³/s) (m³/s)
(m³/s) (m³/s) (m³/s)
24.277
Sez 47 Monte confl.
AIPO 05 Angrogna
171,7
3,03
770
554
988
895
1083
1057
1192
1287
27.057
Sez 39 Monte confl.
AIPO 05 Luserna
217,1
3,37
923
599
1185
968
1299
1143
1430
1392
Tab. 5 Portate di piena stimate con il Metodo razionale e con la formula di Gherardelli – Marchetti
applicata alle portate PAI
Si osservi che i risultati evidenziano come per eventi intensi le portate siano sostanzialmente
concordanti mentre per eventi a maggior frequenza probabile il Metodo razionale sovrastimi le
portate rispetto all’approccio proposto, basato sui risultati del PAI.
5.2.1 Eventi alluvionali storici principali
Le alluvioni che hanno colpito il bacino del torrente Pellice sono state numerose nel corso del XX
secolo, ma dall’analisi dei dati dell’Archivio Processi-Effetti del Sistema Informativo Geologico
(SIGeo) risulta che i precedenti storici di gravi danni sia in alta valle sia allo sbocco in pianura ed
alla confluenza in Po risalgono addirittura al XVI sec., con un’elevata ricorrenza a partire dal ‘700.
Nel seguito vengono brevemente descritti i processi e gli effetti verificatisi in occasione degli eventi
alluvionali più recenti e significativi per il tratto in esame:
• 19-20 Maggio 1977 un intenso evento idrometeorologico si abbatté sul Piemonte occidentale
colpendo con particolare intensità le valli pinerolesi (Valli Chisone, Germanasca e Pellice); al ponte
di Bibiana il colmo della piena del Pellice fu raggiunto verso le 20.30 con portata massima di 900
m³/s.
Nel tronco intravallivo del Pellice la piena modificò profondamente il letto del torrente sia per le
numerose ed ampie erosioni laterali (in particolare in sinistra in corrispondenza e a monte di Torre
Pellice, e a monte del ponte di Luserna) sia per il sormonto e l’alluvionamento delle sponde stesse.
Lungo la rete idrografica si manifestarono accentuati processi di trasporto solido in massa lungo i
tributari di ordine inferiore. Risultarono alluvionate, sia pure per limitati settori, le aree abitate di
Bobbio e Villar Pellice e, per l’azione congiunta del Pellice e dell’Angrogna, la zona industriale di
Torre Pellice. Il manufatto di attraversamento di ponte Albertenga subì gravi lesioni mentre ponte
Blancio e il ponte di Bibiana furono distrutti; crollò anche il ponte ferroviario sul torrente Angrogna.
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• 13-16 Ottobre 2000: il Torrente Pellice è stato interessato da una piena eccezionale a carattere
torrentizio con fenomeni di erosione laterale, rimobilizzazione di materiale solido in alveo ed
esondazioni.
La portata di piena al colmo al ponte di Luserna è stata stimata in 700 m³/s, anche se l’avaria dello
strumento di misura durante l’evento rende tale dato a bassa affidabilità. Nei tronchi vallivi la piena
e le esondazioni hanno interessato vaste superfici accompagnate da modificazioni morfologiche
evidenti e destinate a persistere nel tempo.
In comune di Torre Pellice, presso il ponte dell’Albertenga, l’alveo di piena ha occupato tutto il
fondovalle, erodendo estese superfici; rami laterale dismessi in sinistra sono stati pienamente
riattivati determinando l’asportazione del rilevato di accesso al ponte e della spalla, le arcate sono
state quasi completamente ostruite dal materiale flottante e l’impalcato sormontato. Si osservi che
tali fenomeni sono analoghi a quanto accaduto nel maggio del 1977.
Procedendo verso valle, sempre in analogia con il 1977, la battuta in sponda sinistra, a valle del
ponte Blancio, ha determinato l’asportazione di un tratto di scogliera a difesa del palaghiaccio ed il
conseguente cedimento della struttura stessa.
A valle della confluenza dell’Angrogna, che non ha registrato notevoli portate, sono state osservate
erosioni spondali particolarmente intense; a monte del ponte di Luserna in sinistra le opere di
difesa sono state asportate e gli impianti sportivi prospicienti parzialmente danneggiati.
• 28-30 Maggio 2008: la piena del Pellice ha raggiunto il colmo a Villafranca il giorno 29 con una
portata stimata in 1100 m³/s ed un livello idrico massimo di 3,82 m; i deflussi sono stati contenuti
all’interno dell’alveo di piena ordinaria con limitati episodi di erosione spondale che hanno talvolta
danneggiato difese e/o spalle di ponti. Tra gli effetti del transito della piena si segnalano:
− un’ondata di piena carica di materiale detritico, in località Borgata Garin presso Villar Pellice, ha
travolto alcuni edifici e la strada principale, causando la morte di quattro persone;
− la parziale asportazione del ponte Albertenga in sponda destra e del relativo tratto di strada di
accesso in sinistra idrografica.
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6 Analisi geomorfologica
L’analisi geomorfologica del bacino del Torrente Pellice, nel tratto di interesse, è stata svolta in
base ai contenuti degli studi citati nelle premesse, ad una analisi delle cartografie e fotografie
aeree multi temporali disponibili e ad una attività di approfondimento mediante sopralluoghi e
rilievi.
L’analisi nel suo complesso ha fornito un quadro della dinamica evolutiva pregressa ed in atto in
termini di tipologia prevalente di alveo, stabilità delle sponde e del profilo di fondo.
Questi elementi sono strategici sia per guidare la definizione dell’assetto di progetto del corpo
idrico nel tratto fluviale in esame, sia per verificare la compatibilità della nuova infrastruttura in
progetto con il comportamento in corso di piena del Pellice.
6.1 Caratteristiche geomorfologiche generali
Il torrente Pellice ha origine dalle falde del Monte Granero, a quota 2.387 m s.m., sbocca nel
fondovalle a Villanova, dopo aver attraversato il pianoro del Prà lungo circa 6 km, ove assume una
direzione ovest-est, comune a tutti i corsi d'acqua delle Alpi Occidentali; dalla sorgente alla
confluenza nel fiume Po, in prossimità dell'abitato di Faule, ha una lunghezza di circa 55 km. A
Luserna S. Giovanni riceve i contributi dei torrenti Luserna e Angrogna; pochi chilometri a valle di
Bibiana entra nella pianura pinerolese, dove in prossimità di Cavour si immette l’affluente
principale, il torrente Chisone.
Il bacino del Pellice può essere suddiviso in due settori: quello montano, che si estende ad ovest di
Bibiana e quello di pianura ad est.
Il Pellice scorre in una valle che ha le caratteristiche tipiche delle medie valli del versante alpino
occidentale, con la presenza di conoidi e terrazzi di origine fluvioglaciale, incisi dal corso d’acqua e
dagli affluenti laterali, con un’altezza media di 500-600 metri.
Nel tratto iniziale del corso d’acqua, fino a Bobbio Pellice, si riconoscono due morfologie distinte:
dalla testata fino a Villanova, in cui il Pellice scorre in una vasta piana alluvionale, e da valle di
Villanova fino a Bobbio Pellice, dove l'alveo devia verso est e scorre incassato nel fondovalle.
Entrambe le sponde sono fiancheggiate da un sistema costituito da due ordini di superfici
terrazzate, delle quali la superiore è sospesa di circa 50 m sull'alveo attuale; sulla superficie
inferiore sono conservate, principalmente in sinistra, forme di modellamento fluviale interpretabili
come alvei abbandonati, alcuni dei quali risultano in parte riutilizzati da corsi d’acqua secondari.
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Nel tratto da Bobbio Pellice fino a Bibiana, che interessa i comuni di Villar Pellice, Torre Pellice,
Luserna, Lusernetta e Bibiana, il corso d’acqua scorre in un fondovalle abbastanza ampio,
orientato in direzione est-ovest, con andamento leggermente sinuoso e tendenza al
sovralluvionamento; l'alveo è alla stessa quota o di poco inciso rispetto alle proprie alluvioni e
localmente presenta struttura pluricursale e canali secondari, attivi solo in occasione di portate
significative. Si ha una presenza diffusa e significativa di barre laterali e isole fluviali.
In particolare,tra Villar Pellice e il ponte di Luserna, il rilievo delle caratteristiche geomorfologiche
attuali (2008) del corpo idrico evidenzia un alveo tipo braided, a canali intrecciati separati da barre
longitudinali, che localmente diviene propriamente pluricursale con isole vegetate stabili.
L’alveo scarsamente inciso e la presenza diffusa di sponde in erosione testimoniano l’instabilità
planimetrica del corso d’acqua che, in occasione di eventi significativi, tende a ripristinare l’assetto
pluricursale pregresso, riattivando pienamente forme secondarie e/o relitte; questo fenomeno
sovente determina variazioni significative della direzione principale di deflusso, favorendo
fenomeni erosivi laterali e di fondo localmente molto intensi.
A valle di Bibiana, il torrente Pellice sbocca nella pianura pinerolese; la pendenza del fondo alveo
si riduce. L’alveo mantiene ancora le caratteristiche di pluricursalità con tendenza alla divagazione
planimetrica; si manifestano fenomeni di erosione delle sponde e del fondo con relativa incisione e
scalzamento al piede delle difese idrauliche esistenti.
Le aree limitrofe sono principalmente agricole con scarsa antropizzazione; si rileva la presenza
limitata di insediamenti civili ed rurali nei comuni di Garzigliana e Bricherasio. La fascia di
vegetazione ripariale ha ampiezza variabile ma è sostanzialmente continua. Nelle golene sono
presenti in modo diffuso coltivazioni agricole e arboricole.
6.2 Evoluzione planimetrica storica dell’alveo
Dall’analisi delle cartografie storiche e dai contenuti degli studi citati nelle premesse risulta che
le caratteristiche geomorfologiche del Pellice risalenti ai primi decenni del 1900 sembrano
sostanzialmente confermare l’assetto più antico, antecedente al 1900.
L’alveo tipo ramificato è confermato in tutto il tratto a valle di P.te Albertenga; nel tempo, la
crescente pressione antropica suggerisce una contrazione dell’ambito fluviale in sinistra in
prossimità di Torre Pellice ed a monte del ponte di Luserna.
Tra il periodo 1922-1934 e gli anni ’50-’60 il tratto fluviale in esame subisce un’evoluzione
repentina tanto significativa negli effetti quanto rapida; il Pellice presenta nella cartografia IGM
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(1955-1969) un alveo tipo monocursale a bassa sinuosità, i numerosi rami laterali sono disattivati,
le fasce perifluviali in cui il corpo idrico divagava paiono trasformate in golene stabili.
Il tratto tra la confluenza del torrente Angrogna e il ponte di Luserna: il Pellice presenta negli anni
’50-’60 un alveo monocursale completamente a ridosso del versante montano in sponda destra, il
ramo di sinistra, riconoscibile nelle cartografie più antiche, è completamente disattivato. Tale
assetto può essere connesso ad una crescente pressione antropica nella fascia golenale in
sinistra, compresa tra Pralafera e il ponte di Luserna, e a possibili interventi di sistemazione
idraulica eseguiti per difendere insediamenti ed infrastrutture.
Gli eventi alluvionali recenti (2000 e 2008) hanno segnato una netta inversione di tendenza
nell’evoluzione dell’assetto del corpo idrico rispetto a quanto evidenziato dalla cartografia IGM
1955-1969; in corso di piena il corpo idrico ha palesato la tendenza a ripristinare l’assetto
pluricursale pregresso, riattivando rami laterali e secondari dismessi, fenomeni erosivi laterali
anche molto intensi, spesso frutto della divagazione del filone principale di corrente, si sono
evidenziati in tutto il tratto. Nel rilievo 2008 il Pellice presenta nel tratto un alveo tipo braided, a
canali intrecciati; le evidenti variazioni planimetriche dei canali di magra testimoniano la tendenza
del torrente alla rimobilitazione dei sedimenti con conseguente instabilità delle barre presenti.
Il confronto tra l’alveo di magra 2008 e l’alveo da cartografia IGM 1922-1934 evidenzia il pieno
ripristino dell’assetto fluviale pregresso in tutto il tratto; solo a valle della confluenza del torrente
Angrogna il sistema difensivo in sponda sinistra impedisce oggi la riattivazione dei rami secondari
e la naturale divagazione del corpo idrico.
6.2.1 La fascia di mobilità massima storica
Nel tratto compreso tra Chabriols e ponte Albertenga la fascia è limitata in destra dalla netta
scarpata che limita il terrazzo su cui sorgono gli insediamenti di Pra le Brue e Pra di Gay mentre in
sinistra si attesta lungo il ripido versante montano. La pressione antropica è modesta, solo alcuni
insediamenti isolati, prospicienti il corpo idrico, sono interni al limite definito. E’ opportuno
sottolineare come la fascia di mobilità storica evidenzi, in corrispondenza del ponte Albertenga,
l’inadeguatezza della luce complessiva dell’opera rispetto ai diversi rami del Pellice, riattivabili in
piena, che incidono in maniera diretta e pericolosa sui rilevati dell’attraversamento.
Nel tratto tra ponte Albertenga e ponte Blancio (in località Torre Pellice) la fascia in destra è
limitata dal ripido versante roccioso mentre in sinistra segue inizialmente la scarpata netta del
versante fino a valle della confluenza del rio Biglione per poi essere limitata dall’orlo del terrazzo
su cui si sviluppa la zona produttiva di Torre Pellice fino al ponte Blancio. In questo tratto il
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cimitero di Torre Pellice e il nuovo palazzetto dello sport sono ai limiti della fascia di mobilità storica
del torrente.
Tra ponte Blancio e il ponte di Luserna la fascia in destra continua a mantenersi lungo il limite
naturale definito dai ripidi versanti rocciosi mentre in sinistra, sia in corrispondenza della
confluenza dell’Angrogna che a monte del rilevato del ponte di Luserna, diversi insediamenti
ricadono nella fascia di mobilità storica. Sono evidenti gli effetti di contrazione dell’ambito fluviale
connessi alla realizzazione degli interventi di sistemazione idraulica lungo la sponda sinistra che
hanno portato a una progressiva disattivazione dei rami laterali del Pellice storicamente presenti
nel tratto.
6.3 Gli effetti dell’evento alluvionale del maggio 2008
Nel corso del recente evento alluvionale il Pellice ha palesato la tendenza in piena a riattivare rami
laterali e secondari, accompagnata da una grande variabilità della direzione principale di corrente
a cui si sono associati fenomeni erosivi laterali e di fondo, localmente molto intensi.
Nel tratto a monte del ponte Albertenga il torrente ha ampliato la propria sezione di deflusso
riattivando rami laterali sia in destra che in sinistra; l’impatto diretto della corrente lungo queste vie
di deflusso sul manufatto ha determinato l’asportazione di parte del rilevato in sinistra ed il
danneggiamento della spalla destra. In termini di livelli idrici raggiunti non si sono registrate
esondazioni esterne all’alveo di piena ordinaria; le erosioni spondali attivate sono diffuse ma in
virtù della pressione antropica modesta non hanno determinato criticità.
Anche tra ponte Albertenga e ponte Blancio (Torre Pellice) il corpo idrico ha palesato una
significativa instabilità planimetrica riattivando in destra un ramo dismesso e determinando
fenomeni erosivi intensi a monte e a valle dell’opera di presa esistente.
Superata la confluenza con l’Angrogna, in cui eventi di piena anche di moderata entità sollecitano
l’assetto attuale del sistema difensivo sia in sinistra, in corrispondenza degli insediamenti esistenti
di Torre Pellice, sia in destra dove alcune case sparse sono prospicienti il corso d’acqua, l’onda di
piena ha interessato il solo alveo a piene rive, il sistema difensivo in sinistra, pur localmente
gravemente danneggiato, si è mantenuto efficiente e non si sono registrate criticità.
In comune di Bricherasio un ramo secondario del Pellice, riattivandosi ha prodotto un allagamento
della Frazione Alberetti, posta a valle del rilevato ferroviario presente.
In corrispondenza del ponte della SP 589, in Garzigliana, si sono verificate erosioni delle
fondazioni delle pile, soprattutto nella campata destra.
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6.4 Stabilità del profilo di fondo
Il torrente Pellice nel tratto compreso tra Villar Pellice e il ponte di Luserna S.Giovanni presentava
storicamente un alveo ramificato, a tratti pluricursale, libero di divagare nell’ampia piana fluviale
definita dai ripidi versanti vallivi.
Nel corso del secolo scorso la contrazione dell’alveo a piene rive e la disattivazione di rami laterali
e secondari hanno evidenziato un’evoluzione verso forme maggiormente vincolate, favorita anche
dalle opere di regimazione eseguite, in particolare in corrispondenza degli attraversamenti. Tale
tendenza è normalmente accompagnata da un abbassamento del profilo di fondo, che nel caso
specifico si può essere concretizzata solo laddove non vi fossero degli affioramenti in roccia.
Gli eventi alluvionali recenti (2000, 2008) hanno palesato la tendenza del corso d’acqua a
riattivare, in piena, forme e canali dismessi a cui si associano forti fenomeni erosivi laterali e decise
variazioni della direzione principale di deflusso. L’instabilità planimetrica del corpo idrico in corso di
piena testimonia la tendenza del torrente a ripristinare pienamente l’assetto ramificato, che
storicamente caratterizza tutto il tratto, e a riconnettere ambiti fluviali recentemente disattivati.
L’evoluzione morfologica recente pare quindi suggerire un ritrovato equilibrio del trasporto solido.
Il confronto tra rilievi eseguiti in epoche diverse, dove disponibili, consente di quantificare
l’evoluzione del profilo di fondo attraverso la variazione di alcuni parametri caratteristici delle
sezioni d’alveo, quali:
• la quota minima di fondo (1);
• la quota media di fondo (2);
• la superficie della sezione (a partire dalla quota di riferimento corrispondente alla
sponda a bordi pieni) (3);
Evidentemente la tendenza all’approfondimento del profilo di fondo si accompagna alla
diminuzione dei parametri 1, 2, e normalmente all’aumento del parametro 3. Tuttavia l’aumento
della superficie della sezione d’alveo può non aver luogo se l’approfondimento del profilo di fondo
si accompagna ad una trasformazione in senso monocursale dell’alveo.
Anche la diminuzione della quota minima di fondo può non essere indicativa di una diminuzione
generalizzata della quota di fondo, ma essere un fenomeno parziale e locale anche nell’ambito di
un profilo stabile.
Pertanto, non sempre l’evoluzione di una sezione comporta un andamento univoco dei parametri
morfologici citati.
Relativamente al confronto diretto tra sezioni di rilievo eseguite nell’ambito del presente studio e le
sezioni pregresse disponibili è opportuno precisare che il lasso temporale tra i due rilievi è
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modesto, quindi gli effetti dell’evoluzione morfologica sui dati di rilievo dovrebbero essere poco
evidenti tuttavia visto il transito di un evento di piena significativo tra un rilievo e l’altro è parso
opportuno valutare gli effetti dell’evento sulle caratteristiche geometriche delle sezioni.
Sezioni in rinascimento e sezioni in erosione si alternano, in termini di valori assoluti la variabilità
del fondo medio e della sezione di deflusso a piene rive è generalmente modesta, i valori medi sul
tratto degli indicatori utilizzati evidenziano una sostanziale stabilità. Anche il confronto tra le sezioni
di rilievo multitemporali pare suggerire un ritrovato equilibrio del trasporto solido.
Le opere longitudinali presentano in diversi punti segni di dissesto evidenti dovuti in generale a
fenomeni di scalzamento al piede tuttavia si tratta essenzialmente di effetti locali, riconducibili alla
tendenza del corpo idrico a divagare in corso di piena; non si riscontra infatti un abbassamento
generalizzato del fondo alveo come testimonia il fatto che lungo la stessa opera si alternino tratti in
grave dissesto ad altri sostanzialmente efficienti.
I diversi aspetti presi in esame forniscono indicazioni concordi ed evidenziano una sostanziale
stabilità del profilo di fondo a testimonianza di un ritrovato equilibrio del trasporto solido.
6.5 Conclusioni
Il torrente Pellice nel tratto fluviale compreso tra Villar Pellice e il ponte di Luserna evidenzia un
alveo tipo braided, a canali intrecciati separati da barre longitudinali, che localmente diviene
propriamente pluricursale con isole vegetate stabili.
L’alveo scarsamente inciso e la presenza diffusa di sponde in erosione testimoniano l’instabilità
planimetrica del corso d’acqua che in piena, come accaduto nei recenti eventi alluvionali, tende a
ripristinare l’assetto pluricursale pregresso, riattivando pienamente forme secondarie e/o relitte.
L’assetto attuale del corpo idrico, stabile nell’ultimo decennio, presenta le medesime caratteristiche
geomorfologiche evidenziate dall’analisi delle cartografie più antiche (Gran Carta degli Stati Sardi
1816-1830, IGM 1922-1934), in netta controtendenza rispetto all’evoluzione evidenziata nel
periodo compreso tra gli anni ’30 e gli anni ’60 in cui il corpo idrico aveva palesato la tendenza ad
assumere forme maggiormente vincolate testimoniata da una netta contrazione dell’ambito fluviale
e dalla progressiva disattivazione di rami laterali e secondari.
Il tratto in esame si presenta omogeneo dal punto di vista geomorfologico tuttavia mentre tra
Chabriols e ponte Blancio la pressione antropica è modesta e il corpo idrico può divagare nel
fondovalle senza determinare criticità rilevanti, eccezion fatta per il ponte dell’Albertenga, che
presenta una luce complessiva inadeguata rispetto ai diversi rami del Pellice riattivabili in piena,
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nel tratto tra ponte Blancio e il ponte di Luserna, sia in corrispondenza della confluenza
dell’Angrogna che più a valle, lungo tutta la sponda sinistra fino al ponte, diversi insediamenti
prospicienti il corpo idrico si trovano in aree storicamente connesse all’ambito fluviale: è strategico
che nel tratto la libera divagazione del corpo idrico sia impedita da un sistema difensivo efficiente.
Anche a valle di Bibiana, fino alla confluenza con il torrente Chisone, il Pellice ha riattivato dei
canali secondari e ha invaso dei paleoalvei, manifestando una tendenza pluricursale, che ha
prodotto dei fenomeni di allagamento delle aree limitrofe, soprattutto in sponda sinistra.
In comune di Garzigliana si sono manifestati fenomeni di erosione del fondo e delle sponde con
scalzamento delle strutture di fondazione del ponte della SP 589 e localmente delle scogliere in
massi ciclopici.
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7 Interventi in progetto
Fig. 3 Luserna San Giovanni (Confluenza con T. Angrogna). Interventi in progetto
In corrispondenza dell’abitato di Luserna San Giovanni, tra la confluenza del torrente Angrogna e il
campo sportivo, si prevedono degli interventi di riprofilatura dell’alveo al fine di regolarizzare il
deflusso di piena, evitando divagazioni sinuose della corrente che determinano erosioni
concentrate su entrambe le sponde. In particolare si prevede di arretrare in tre punti distinti le
difese longitudinali presenti, che attualmente, a causa dei recenti eventi alluvionali, costituiscono
delle sporgenze anomale e che interferiscono negativamente con il deflusso monodirezionale
della corrente.
I lavori in questo tratto comprenderanno anche una ridefinizione della geometria di confluenza del
torrente Angrogna nel Pellice, che pare essere stata modificata in occasione di recenti ripristini ed
interventi manutentivi del corso d’acqua con una direzione troppo perpendicolare all’alveo ricettore.
Nuove scogliere protettive sono previste nell’intorno del punto di confluenza.
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Foto 1 Sponda confluenza Angrogna
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Foto 2 Confluenza Angrogna
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8 Analisi idraulica
L’analisi idraulica riportata nello studio della Provincia di Torino sul tratto montano del Torrente
Pellice consente di trarre utili indicazioni in questa fase preliminare di progettazione degli interventi
descritti nel capitolo precedente.
Detta analisi idraulica è stata eseguita utilizzando il codice di calcolo MIKE 11 del Danish Hydraulic
Institute in moto permanente, utilizzando la schematizzazione geometrica dell’alveo ottenuta
mediante appositi rilievi topografici di dettaglio risalenti al 2008.
La valutazione dei coefficienti di scabrezza da inserire nel modello è stata basata su dati di
letteratura, sull’esperienza acquisita nel campo della modellistica idraulica e sulle indicazioni
rilevate durante i sopralluoghi effettuati.
E’ stato assunto cautelativamente un valore del coefficiente di Strickler pari a 15 m1/3/s, uniforme
lungo il contorno bagnato dell’alveo attivo, classificando di fatto il corso d’acqua come “torrente
montano con fondo alveo con ciotoli e molti grossi massi”.
La taratura del modello allestito è stata condotta, in prima approssimazione, facendo riferimento
agli eventi alluvionali recenti più gravosi (Novembre 2000 e Maggio 2008): una volta stimate le
portate defluite, i risultati delle simulazioni sono stati confrontati, in termini di aree allagabili, con le
osservazioni disponibili e le tracce di piena.
L’analisi idraulica citata ha così permesso di definire, le caratteristiche di deflusso verificabili al
transito di piene con tempo di ritorno crescente (TR 20, 100, 200 e 500 anni).
Si precisa che, nelle successive fasi di progettazione verranno svolte direttamente le dovute
verifiche idrauliche, nei singoli tratti di intervento, approfondendo nel dettaglio i contenuti
quantitativo-qualitativi della presente trattazione.
8.1 Evento TR = 20 anni
L’evento transita nel tratto montano del Torrente Pellice senza determinare esondazioni rilevanti
anche se il corpo idrico riattiva rami laterali e secondari, coinvolgendo l’intero ambito fluviale;
fenomeni erosivi laterali anche molto intensi possono essere favoriti dalle velocità medie elevate,
comprese tra 1,8 e 3,8 m/s.
Le criticità più evidenti sono connesse all’attraversamento dell’Albertenga, palesemente
inadeguato rispetto ai livelli al colmo che raggiungono l’intradosso del manufatto, e alla zona
golenale depressa, posta in sponda destra a valle di ponte Blancio, che può essere inondata per
effetto del sormonto della difesa di sponda che presenta franco esiguo rispetto ai livelli di piena.
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8.2 Evento TR = 100 anni
L’incremento di portata al colmo rispetto all’evento ventennale determina un sensibile
innalzamento dei livelli, mediamente pari a 67 cm; mentre nel tratto di monte, fino a Torre Pellice,
la pressione antropica è modesta e l’evento, pur coinvolgendo l’intero fondovalle non determina
criticità, eccezion fatta per il ponte dell’Albertenga di cui si è già detto, nel tratto compreso tra
ponte Blancio e il ponte di Luserna la piena sollecita in modo severo l’intero sistema difensivo
esistente: i livelli idrici raggiungono la sommità delle difese a Torre Pellice, a monte di ponte
Blancio, e in località Pralafera, la fascia golenale in destra, in corrispondenza della confluenza dell’
Angrogna, è inondata con tiranti idrici dell’ordine di 1 m.
Le velocità medie sono elevate,comprese tra 2 e 4,2 m/s. Il transito dell’evento di piena può
favorire fenomeni di divagazione laterale del corpo idrico con erosioni di sponda localmente anche
molto intense che possono avere effetti negativi sulla stabilità delle difese longitudinali ed
interessare tratti in cui sul terrazzo in quota insistono insediamenti (località Doni, cimitero e nuovo
palasport di Torre Pellice, località C.na Gallino a Luserna).
8.3 Evento di riferimento TR = 200 anni
Il transito dell’evento di riferimento determina esondazioni in tutto il tratto a valle del ponte
Albertenga, sormontato dai deflussi. In località Torre Pellice è coinvolto il terrazzo in sinistra a
monte e valle di ponte Blancio, dove insistono alcuni insediamenti produttivi, il depuratore
comunale e l’impianto sportivo già danneggiato nel 2000; in destra, in corrispondenza della
confluenza dell’Angrogna, i deflussi raggiungono il versante interessando alcuni insediamenti
isolati.
Procedendo verso valle il sistema difensivo in sponda sinistra è sormontato in più punti, le
esondazioni da monte possono coinvolgere gli insediamenti di Pralafera e Airali posti tra il canale
di derivazione ed il corpo idrico, in aree un tempo connesse direttamente con l’ambito fluviale.
Le velocità medie si mantengono comprese tra 2 e 4,2 m/s.
8.4 Evento TR = 500 anni
Nell’area di interesse il transito della piena cinquecentennale accentua gli effetti già evidenti al
transito della piena di riferimento, incrementando non tanto i campi di inondazione quanto tiranti
idrici e velocità in aree golenali.
L’innalzamento medio dei livelli rispetto alla piena duecentennale, a fronte di un incremento di
portata del 22%, è pari a 35 cm; le velocità medie sono comprese tra 2,3 e 4,5 m/s.
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9 Interventi di sistemazione idraulica
Gli interventi in progetto consistono in opere di sistemazione idraulica dell’alveo del Torrente
Pellice che possono essere considerate delle manutenzioni straordinarie del corso d’acqua, volte a
migliorarne le condizioni di deflusso idrico in caso di eventi di piena, aumentando le garanzie di
sicurezza relative agli insediamenti abitativi e produttivi presenti nelle aree limitrofe.
Sinteticamente possiamo riassumere:
• realizzazione di nuove opere di difesa spondale longitudinali in tratti dove le erosioni laterali
possono minacciare insediamenti esistenti;
• interventi di ripristino ed adeguamento di difese longitudinali esistenti;
• rifacimento di opere di difesa strategiche che presentano caratteristiche migliorabili sotto il profilo
della funzionalità idraulica;
• asportazione di materiale litoide dall’alveo per apertura di rami secondari e riprofilatura indiretta
dell’alveo, agevolando la migrazione planimetrica verso le sponde non in erosione.
Detti interventi risultano compatibili con l’analisi idraulica svolta.
Nelle fasi successive di progettazione, ovviamente, verranno approfonditi con studi di dettaglio tutti
gli aspetti di interazione tra opere e idrodinamica di piena, a conferma della suddetta compatibilità
idraulica.
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