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“L'utilizzo del Nada yoga nel Counselling”
Tesi finale della
Scuola Superiore di counseling professionale, counseling filosofico e nonterapia
Di Catia grandi ([email protected])
Nada yoga, il suono che nasce dal silenzio
Il triplice sistema tantrico mantra, yantra e mandala
Il Mantra So Ham, Om e i bija Mantra
Nyasa e Pitha Nyasa
L’energia della creazione
Il bija mantra HRIM
Kundalini, il risveglio della Dormiente
L’estasi e l’enstasi
Elenco di tutte le opere citate
Esercizio pratico ( il focus sull’obiettivo)
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Nada yoga, il suono che nasce dal silenzio
Il suono è la forza più potente e primordiale che abbiamo a disposizione. Per secoli i guaritori, con
grande intuizione, hanno utilizzato l’effetto terapeutico del suono, e nelle tradizioni di tutti i popoli il
suono, prodotto con gli strumenti più diversi, è stato considerato un mezzo potente per portare l’uomo
in uno stato di benessere, di “allineamento”. Ad esempio, nelle culture native americane la musica ha
avuto la funzione di unire le persone con rituali sacro-cerimoniali - di guarigione, riportando l’uomo
all’unità con il tutto.
Per le tradizioni sapienziali orientali liberare la mente dai pensieri è di fondamentale importanza, perché
le emozioni e gli stati d’animo che la occupano, ne usurpano l’energia. Generare uno stato di silenzio
mentale e aprirsi all’ascolto della matrice cosmica è l’ obbiettivo del Nada Yoga, poiché la buddhità, la
Vera Natura, si può auto-rivelare attraverso l’uso di questa tecnica.
Il termine “Nada”, deriva dalla radice sanscrita nad (flusso), e significa suono.
Quindi Nada Yoga è lo Yoga del Suono: la via dell’unione con il divino attraverso il ritrovamento del
suono primordiale, la cui eco si ritrova in tutta la natura.
I purana tantrici, testi sacri - educativi rivolti a tutti, scritti dopo i Veda ( il primo Veda in forma scritta
risale a 1500 anni a.C.), parlano del Nada yoga. La tradizione vedica vuole che, prima dell'apparizione del
mitico saggio Vyāsa (chiamato anche l'avatar scrittore , al quale si deve la compilazione del grande
poema epico Mahābhārata), le persone comuni potessero ricordare i Veda a memoria, anche
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ascoltandoli una sola volta, riuscendo a capirne anche tutte le implicazioni. Ma nell'epoca del Kali Yuga
(l'era attuale), nella quale la durata della memoria si è notevolmente ridotta e gli individui sono
spiritualmente meno acuti, Vyāsa discese nel mondo, e per servizio all'umanità, mise i Veda in forma
scritta, li divise in quattro parti, e compose tutti i 18 Purana (specialmente il Bhagavata Purana); inoltre,
è ritenuto l'autore del Vedānta Sutra, un importante testo Vedico che concilia versi delle Upaniṣad in
apparente contraddizione tra loro. Poiché a Vyāsa è attribuita la meritevole impresa che permise
all'uomo moderno di comprendere la divina conoscenza dei Veda, egli viene anche chiamato Veda
Vyāsa, o "suddivisore dei Veda" (la parola vyāsa infatti può significare "dividere", "differenziare", o
"descrivere").
In tutte queste millenarie filosofie, c’è una relazione tra suono e forma; una corrispondenza tra il
macrocosmo e il microcosmo.
Non si può parlare di suono senza parlare di forma. Qualsiasi cosa esista nel mondo fisico, astrale o
causale, animata o inanimata, è fatta in forma e sostenuta in suono dalla vibrazione Divina.
Secondo i Maestri Sufi, i mistici dell' Islâm, la Creazione è la musica di Dio, infatti in tutte le tradizioni
mistiche il suono gioca un ruolo vitale, come ponte tra il mondo fisico e quello astrale, l’inconscio e il
conscio, la forma e ciò che è senza forma.
Gli yogin, attraverso le tecniche respiratorie che si basano sulla lentezza e sulla profondità del respiro,
escono dal tempo e controllano il suo scorrere: l’ inspirazione riassorbe, e l’espirazione genera.
Il respiro dunque è importantissimo, perché è alla base della vita e del suono … ed il suono è la
domanda stessa.
Emettendo il suono, l’uomo formula domande.
 Stare nella domanda è la chiave per stare nel tempo, in quanto muovendosi in un universo
vuoto, la domanda si rivolge solo a sé stessa, perché al massimo incontra il suo eco, mai la
risposta.
Ahimè, l’uomo moderno è prigioniero del tempo, la sua forma mentis viziata fugge dalla domanda, e di
conseguenza, dalla morte-dalla madre-dalla natura. Cercando affannosamente risposte, inevitabilmente
genera ansia perché non sa con certezza se la risposta che ha trovato è quella giusta …,
ma …
Non esistono risposte! La sola risposta alla vita è il non essere: è la morte delle paure e delle speranze.
L’esistenza è la splendente vacuità del nulla! (nel Surangama Sutra, uno dei testi più importanti del
Buddismo, il Buddha dice che la vacuità del nulla è la vera essenza della coscienza).
Stare nella domanda, e quindi nell’ostacolo, significa avere l’opportunità di potenziare la visione, di
succhiare la forza per agire. Al contrario oggi, cercare la risposta è fondamentale perché diminuisce la
soglia del dolore . Il dolore è potere, e l’uomo non riesce a fronteggiare la stessa forza che è in lui, e
ipnotizzato – anestetizzato, e costruendosi false certezze, evita il dolore, e la domanda di conseguenza.
Il “carattere” e la “qualità” della nostra voce influenzano direttamente gli eventi, in quanto la voce ha
un potere formatore. Lavorare sulla voce , oltre che ad essere è molto affascinante, ci permette di
raggiungere gli obiettivi materiali/spirituali (due facce della medesima medaglia), che ci siamo prefissati.
Nella Bagavad Gita si legge:
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“compi l’opera che ti è stata affidata poiché l’azione è infinitamente superiore alla non-azione”.
Avere successo è riuscire a compiere l’azione.
Essere motivati, fiduciosi, positivi e energeticamente carichi al punto da poter compiere l’azione è lo
stato del successo. Il successo non è nel risultato dell’opera, ma nella forza di compierla; questo si legge
sempre nella Bagavad Gita, con un verso che recita: “tu hai diritto all’azione, non ai frutti dell’azione”.
Il potere creativo della parola, è raccontato anche nei testi sacri di tutte le tradizioni spirituali
occidentali e orientali. I salmi 32-33 della Bibbia recitano:
“Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera”, mentre nel Rig
Veda c’è scritto che “quando gli Dei pronunciano il nome delle cose, queste vengono create”. Ancora,
dal Vangelo secondo Matteo:
“In base alle tue parole sarai giustificato o condannato”.
La voce ci segnala qual’ è la relazione tra noi stessi e il mondo. Infatti, la voce cambia a seconda
dell’emozione che proviamo; della persona con cui interloquiamo (che non è una persona a caso, ma
generalmente è la nostra proiezione del padre o della madre). La voce cambia anche a seconda del
piacere che prova l’organismo, perchè il piacere organico influenza la voce, e viceversa; quindi lavorare
sulla voce significa anche avere il potere di influenzare-aumentare il piacere organico.
Il piacere organico è la sorgente del potere personale, ed è una meta raggiungibile ripulendo i sensi dal
condizionamento. Secondo Naropa (maestro dello yoga himalayano, vissuto nel 960 d.C.,), il piacere
immoto – quel piacere che non è vincolato da nessun oggetto esterno -- se alimentato, impedisce di
rimanere imprigionati nella ruota del samsara, poiché il non provare piacere induce a compiere azioni
nefaste che conducono al samsara, la ruota delle rinascite.
Quindi il piacere è il motore del cambiamento:
più c’è piacere nell’organismo , più c’è beatitudine nell’anima. Quando non c’è piacere si è trattenuti
dall’agire, e non si può compiere l’opera.
Qual è la percezione ordinaria del suono?
Siamo sensibili al suono anche quando non ce ne rendiamo conto ed ascoltiamo non solo con le
orecchie ma con tutto il corpo. A proposito, sono stati fatti vari studi ed esistono varie sperimentazioni
che dimostrano come i suoni delle varie vocali e delle varie lettere dell’alfabeto vanno a toccare
determinate parti del nostro corpo. Quest’analisi è stata fatta in particolare dalla psicofonia che ha
illustrato una dettagliata cartografia sulla relazione fra le frequenze della scala musicale ed il corpo
umano.
A seconda del livello di consapevolezza della persona, il suono può far percepire a livello sottile una
serie d’informazioni che vengono trasmesse da chi emette il suono. Così, se si è arrabbiati, si può
emettere anche un suono piacevole, ma l’informazione che viene passata è un’informazione diversa.
Alfred Tomatis, un otorinolaringoiatra francese , all’incirca cinquant’anni fa fece una serie di scoperte
sorprendenti per l’epoca, che lo portarono allo sviluppo del metodo Tomatis. La finalità di questo
metodo era di rieducare il nostro ascolto migliorando così le capacità d’apprendimento e di
comunicazione. I suoi studi hanno delineato il rapporto dell’organo dell’udito con la psiche, scoprendo
che primariamente, esso è un sistema per produrre la ricarica corticale e favorire il potenziale elettrico
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del cervello. L’orecchio trasforma le stimolazioni che riceve in energia neuronica destinata ad
alimentare il Sistema Nervoso. Secondo Tomatis, un buon orecchio ha la sua controparte in una voce di
buona qualità e tonalità, e un problema di ascolto generalmente non è il risultato di una causa organica
ma ha un'origine psicologica. In migliaia di casi studiati, il dr. Tomatis ha osservato che molti pazienti
raccontavano di situazioni nei primi anni di vita in cui escludevano certi stimoli provenienti
dall'ambiente, più particolarmente quelli del linguaggio parlato. Situazioni di trauma emotivo a volte
accompagnate da un trauma fisico portavano all'esclusione delle informazioni come protezione.
Gli scienziati dei nostri giorni, hanno scoperto che le voci degli esseri umani, il suono delle maree, il
canto degli uccelli e dei delfini sono in un certo senso la stessa cosa, cioè presentano la stessa forma
d’onda.
Rallentando le registrazioni di voci umane si ottengono suoni simili a quelli delle maree oceaniche,
accelerando la registrazione della voce umana il suono diviene simile al canto dei delfini ed accelerando
ancora si ottiene un suono che assomiglia molto al canto degli uccelli e via via che l’accelerazione
aumenta il canto dei grilli. Anche le registrazioni dei suoni dello spazio, effettuate a bordo di navi
spaziali mostrano una sostanziale somiglianza con il suono delle maree, ed il suono degli anelli di Urano
sembra essere simile a quello delle ciotole tibetane. Ai giorni nostri, gli scienziati ritengono che l’eco
dell’esplosione del Big Bang sia ancora oggi udibile con degli apparecchi sofisticati, e che tale primitiva
vibrazione, è ancora udibile anche all’interno della nostra struttura psicofisica, a patto che l’intera
struttura psicofisica sia acquietata ed in silenzio.
C’è un profondo assorbimento del suono nella carne e nelle ossa: nella visione yogica, i vari rumori della
pioggia, della tromba, delle campane, delle conchiglie, e delle onde, sono i suoni interni dei sette centri
energetici detti chakra.
Ascoltiamo in proposito alcuni brani da una Upanishad:
“Lo yogi, durante la pratica, ascolterà il suono celeste dall’orecchio destro; praticando la meditazione
sulla relazione tra lo spazio e l’udito si percepisce la musica delle sfere. Il sussurro del suono interiore
assomiglia al rumore delle onde dell’oceano, a quello della pioggia che cade, a quello dei ruscelli di
montagna, agli echi delle campane e delle conchiglie marine.
Nell’Apocalisse di San Giovanni, capitolo primo, versetti 10-12, si legge:
“Nel giorno del Signore lo Spirito s’impadronì di me e udii dietro di me una voce forte come una
tromba. Mi voltai per vedere chi stava parlando con me, e vidi sette candelabri d’oro. La voce era simile
al fragore di grandi acque. Egli teneva sette stelle nella mano destra”.
Il triplice sistema tantrico mantra, yantra e mandala
Oltre al maytuna (l'unione sessuale), considerato come il mezzo supremo, i Mantra, gli Yantra e i
Mandala costituiscono il triplice sistema della pratica tantrica, in cui il Mantra Yoga può essere visto
come una parte fondamentale del Nada Yoga.
Il termine Mantra deriva dalla combinazione delle due parole sanscrite manas (mente) e trayati
(liberare), ed è una sillaba sacra, una parola o una frase mistica la cui ripetizione serve per aprire la
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coscienza del praticante, e risvegliare i poteri connessi con la vibrazione di quel suono.
Mantra è dunque una particolare vibrazione sonora che ha la capacità di risvegliare il nostro potere
latente e di aprire la nostra coscienza. I suoni e le vibrazioni trascendentali hanno la capacità di agire
sulle energie del corpo sottile dell’essere vivente, in modo particolare dell’essere umano, portandolo a
contatto con il proprio Sé. La medicina occidentale ha confermato le molteplici proprietà terapeutiche
di questo tipo di pratiche sonore, nate in India più di 5000 anni fa, chiamandole con il termine di
«musico-terapia». Secondo la tradizione indiana, l’entità umana è anche composta da un insieme di
suoni e vibrazioni, i quali fino a un certo stadio sono percepibili e udibili da un orecchio ordinario, ma
percepibili nella loro essenza più profonda soltanto da coloro (gli Yogin e i Rishi) che abbiano raggiunto
un grado di evoluzione interiore molto alto. Questi suoni vengono dunque descritti in termini simbolici,
intuitivi, e non tramutabili in parole. D’altra parte, nelle più antiche culture, non solamente indù, il
suono assume un valore educativo, evolutivo e perfino terapeutico, poiché è detto che ogni suono ha
una sua precisa corrispondenza nel corpo fisico, le cui vibrazioni vanno a sollecitare le cellule nel
profondo, ridonando il prana, o energia cosmica, là dove questa sia venuta a mancare. Il mantra viene
usato nel Nada yoga per trasformare le vicissitudini personali in tanti aspetti d’amore. Aurobindo,
parlando della magia del mantra, lo associa a un potere automatico che crea una protezione effettiva.
Nella meditazione individuale, se ne consiglia l’uso ogni qualvolta si percepiscano paure o speranze.
I suoni e le vibrazioni “altamente trascendentali” evocati dal Mantra Yoga conducono il praticante o
l'ascoltatore verso un profondo stato di rilassamento e a quel contatto più intimo con il proprio Sé, che
la tradizione Yogica indica come fonte primaria di saggezza e guarigione.
Il mantra ripetuto verbalmente è chiamato Vaikhari, ripetuto sommessamente Upamsu, ripetuto
mentalmente Manasika. Quest’ultimo è senza dubbio il più potente, poiché crea un circuito energetico
interno privo di dispersione, che aumenta gradatamente la concentrazione che, inevitabilmente, sfocia
nello stato meditativo.
Il Devata e’ la divinita’ che presiede al Mantra, il potere permeante, un aspetto molto personale di Dio.
E’ la saggezza che scaturisce da una fonte più elevata ed e’ come un singolo raggio di sole, un raggio
che viene isolato e a cui viene attribuito un nome in modo che il discepolo possa sviluppare un rapporto
con un aspetto di Dio che e’ capace di capire e di adorare. All’inizio il supremo incute timore
reverenziale ed e’ troppo solenne e distante perché la mente umana possa afferrarlo, e soltanto più
tardi l’energia divina può essere percepita nella sua forma pura; quindi la mente umana ha bisogno di
stabilire un legame con un aspetto personale come Krishna o Shiva nella religione induista, Gesù
nell’ambito della cristianità. Gli adulti che sono ancora spiritualmente immaturi hanno bisogno di un
loro personale concetto di Dio finchè non sono in grado di vedere l’energia divina nella sua forma pura.
Per esempio, il Mantra Om Namah Sivaya e’ legato a Siva e Om Tara, alla Madre Divina.
Se si pensa ai milioni di persone che in India nel corso dei secoli hanno invocato il nome di Krishna o di
Shiva, o a tutti i cristiani che nel corso degli anni hanno ripetuto il nome di Gesù, si può intuire come
questa costante ripetizione abbia creato una spaventosa riserva di potere. La potenza di ciò che essi
realizzano e’ racchiusa nell’energia combinata del Mantra: la persona effettivamente devota che recita
il nome di un particolare aspetto del Divino finira’ prima o poi per attingere al potere del Devata.
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La vita è vibrazione, è musica: i suoni fluttuanti in tutto il creato hanno un loro linguaggio, non
contaminato dall’uomo.
Nella tradizione Indù si afferma: Nada Brahman, il Cosmo è Suono. Tutto ciò che è manifesto, dagli
atomi alle galassie agli esseri umani, risuona in accordo a una vibrazione che si mantiene dall’inizio dei
tempi. Dentro ogni suono, dentro ogni silenzio, dentro la materia che compone i nostri pensieri, si fa
presente questa matrice universale, come un oceano dal quale il creato emerge e a cui a sua volta
attinge per manifestarsi in maggiore o minore densità.
Il Mantra non è una vera e propria preghiera; con la preghiera, infatti, noi chiediamo qualcosa, mentre
con il Mantra cerchiamo di avvicinarci al divino. Il Mantra non è neanche una pillola magica, ma
piuttosto un costante flusso d’acqua che erode gradualmente anche la roccia più dura.
Mantra è il canto di una stella... e ti trasporterà fino a quella stella.
Gli immediati risultati del canto sono un aumento dell’abilita’ di concentrarsi, seguito gradualmente dal
controllo del respiro e delle emozioni. Più tardi le emozioni saranno raffinate fino a diventare veri
sentimenti. La ripetizione del Mantra è una antica tecnica dinamica con la caratteristica di possedere un
potere cumulabile, infatti più lo si ripete più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza tanto
che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto.
Un mantra e’ composto da lettere che, combinate in sillabe e parole della lingua sanscrita (emesse con
la bocca) e dotate di un suono fisico (ascoltato dall’orecchio), danno forma e consistenza materiale al
suono sacro (colto dallo spirito). In teoria ogni elemento o categoria dell’universo ha il proprio suono
archetipo. Ciò vale, per esempio, per i sei elementi o tattva: etere, aria, fuoco, acqua, terra, e luce, i cui
suoni (LAM,VAM, RAM, YAM, HAM, OM) possono già di per sè‚ costituire dei mantra. Ma ciò che
caratterizza normalmente i mantra mistici sono i suoni particolari di cui si serve la tecnica (shadana)
impiegata per mettersi in relazione con le divinita’, di cui parleremo più avanti.
Un mantra è generalmente è formato dal nome di una divinità che viene salutata in questo modo :
"Aum namah”, "Aum namo ", oppure, "Aum Jai ( Gloria!) " o con altre combinazioni diverse.
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Per esempio: "Aum namah Shivaya" (Aum, mi arrendo a Te, Shiva ), "Aum namo Narayanaya (mi inchino
a Te, Narayana); eccetera.
Ogni individuo è contraddistinto da uno specifico suono Mantra che rappresenta la sua essenza più
sottile, l’Ishta Mantra, ma questo non significa che due persone non possano avere lo stesso Mantra.
Secondo i principi del Nada Yoga, lo yoga del suono, tuttavia, esiste un suono particolare, una
particolare vibrazione a cui il vostro corpo e’ meglio capace di rispondere. Il Mantra del praticante deve
corrispondere alla sua natura spirituale. Ci sono molti modi per scegliere un Mantra. Si può recitare un
Mantra verso cui il soggetto si sente semplicemente attratto per natura oppure, è il Guru a scegliere il
Mantra più adatto, in un momento di ispirazione. Oppure, il Mantra personale si può anche rivelare in
sogno. Nella norma ideale, il Maestro individua il suono Mantra del discepolo e glielo trasmette,
rivelandogli un segreto, un aspetto sovrumano del suo essere, dunque il Mantra non può essere
assegnato in base a criteri esteriori, ma dopo che il Maestro lo ha udito negli stati meditativi.
La scelta del Mantra per iniziare e’ estremamente importante perché il maggiore successo risiede nel
Mantra a cui meglio siete in grado di arrendervi.
Il Mantra e Nada Yoga rappresentano l’optimum per conseguire la completa purificazione nell’ambito
della sfera psicofisica: il praticante sarà totalmente coinvolto dall’emissione del Mantra, il cui potere,
essendo essenzialmente evocativo, lo condurrà verso i più alti livelli di contemplazione.
Facciamo esempi di mantra diversi:
OM NAMO BHAGAVATE = mantra della vittoria sulla paura. Questo mantra sintetizza tutto il metodo
dello yoga integrale di Aurobindo, che sosteneva che rendere perfetto il corpo è il più grande trionfo.
Om è la vibrazione universale; Namo è il saluto; al bhagavate, il divino. Questo mantra crea vibrazioni
nella coscienza e la preparano per la realizzazione di ciò che rappresenta il mantra.
Questo mantra si può usare per mettere la domanda nelle mani della madre, senza attendere risposta.
OM SHIVO OM = mantra della vittoria sulla speranza, e significa io sono pura coscienza.
OM NAMO BHAGAVATE e OM SHIVO OM si usano per meditare sulle paure e sulle speranze.
Il lavoro per armonizzare le 9 porte del nostro corpo con le 9 porte dell’universo, attraverso un forte
parallelismo tra macrocosmo e microcosmo, avviene nell’area del secondo chakra. Il metodo mette in
relazione i 9 buchi corporei (2 occhi, 2 orecchi, 2 narici, bocca, ano e genitali) e le 9 aperture
dell’universo che ricordano le nove religioni rivelate (Sabea [5000 a.c. nella zona di Kaldea ] Ebraica
[1330 a.c.], Indù [900 a.C], Zoroastriana [700 a.C], Buddista [500 a.C], Cristiana, Islamica [622 d.c.], Babi
[1844 d.C], Bahà'ì [1863 d.C]). Alcune religioni (ad esempio i tre grandi monoteismi – ebraismo
cristianesimo /islamismo), sono dette "rivelate" in quanto si ritengono depositarie di una rivelazione e
spesso adottano dei testi sacri nei quali sono comprese tutte o parte delle rivelazioni divine. Faccio solo
un breve inciso per le religioni bábí e bahá’í: quest’ultima è una religione monoteistica nata in Iran
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durante la metà del XIX secolo, in cui principio fondamentale è che la rivelazione religiosa non è
assoluta, ma relativa. Il messaggio essenziale è quello dell'unità: c'è un unico Dio inconoscibile, che
progressivamente si rivela all'umanità. La Bábí, è stata la precorritrice della Fede Bahá'í.
OM MANI PADME HUM in nepalese (Om Mani Pémé Hung in tibetano).
La traduzione più diffusa, anche se solo approssimativa, è “Salve o Onore a te, o Gioiello nel fiore di
Loto”.
Le due parole portanti del mantra sono sillabe sacre che significano: mani "gioiello", simbolizza la
bodhicitta, cioè l'intenzione altruista di raggiungere l'illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri
senzienti, padme "loto", simbolizza la saggezza, la conoscenza; om e hum sono formule sacre dagli
infiniti significati; nel Tibet a queste parole è attribuita una grande potenza benefica, e per questo
motivo vengono continuamente ripetute, scritte, e dipinte ovunque.
Il Mantra " Om Mani Padme Hum " è molto potente, è il Mantra della compassione piena di Amore, di
Avalokiteswara (in sanscrito) o Chenrezig ( in tibetano ). Questo mantra esprime la pura energia di
Compassione che esiste in ogni essere. Recitarlo durante la meditazione o mentre siamo impegnati
nelle nostre faccende di ogni giorno risveglia la Compassione che è in noi ed unita alla recita di tante
altre persone, che lo usano ogni giorno, contribuisce a creare un mondo migliore e pieno di Amore.
OM : rappresenta l'Assoluto, Fonte Suprema, Potenza creativa somma di tutti i suoni.
Mani Padme : ( gemma del Loto ) esprime coppie di concetti come il Budda che è nei nostri cuori, la
Mente dentro la nostra mente, l'Eterno racchiuso nel tempo, il Divino dentro il cuore degli esseri.
Hum : rappresenta la realtà illuminata entro i limiti dell'individuo, unisce ogni cosa separata
all'universale OM, elimina ogni difficoltà nata dall'ego che ci ostacola verso la Conoscenza.
OM MANI PADME HUM in Tibetano : UM MANI PEME HUNG ( la vocale U è lunga, la A di MANI è
pronunciata aperta, PEME è la contrazione di PADME e la P è un suono molto vicino alla B, la G finale di
HUNG è impercettibile)
Ma le qualità proprie di ciascuna delle 6 sillabe del mantra sono esplicitate da ben più profonde
corrispondenze :
1) ogni sillaba permette di chiudere la porta delle rinascite di uno dei 6 mondi
samsarici, contraddistinti dalla sofferenza :
− OM chiude la porta delle rinascite nel mondo dei deva (gli esseri celesti)
− MA quella degli asura (i malvagi demoni)
− NI quella degli uomini
− PAD quella degli animali
− ME quella dei preta (gli spiriti affamati)
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− HUM quella degli inferni ;
2) ogni sillaba è ritenuta avere un effetto purificatore proprio :
− OM purifica i veli del corpo
− MA quelli della parola
− NI quelli della mente
− PAD quelli delle emozioni conflittuali
− ME quelli dei condizionamenti latenti
− HUM il velo che ricopre la conoscenza ;
3) ogni sillaba è in sé una preghiera :
− OM è la preghiera rivolta al corpo dei buddha
− MA quella rivolta alla parola dei buddha
− NI quella rivolta alla mente dei buddha
− PAD quella rivolta alle qualità dei buddha
− ME quella rivolta all’attività dei buddha
− HUM riunisce la grazia di corpo, parola, mente, qualità ed attività dei
buddha ;
4) le 6 sillabe corrispondono alle 6 paramita o metodi :
− OM alla generosità
− MA all’etica
− NI alla pazienza
− PAD alla diligenza
− ME alla concentrazione
− HUM alla conoscenza ;
5) le 6 sillabe sono anche messe in rapporto coi 6 buddha che regnano sulle 6
‘famiglie di buddha’ :
− OM corrisponde a Ratnasambhava
− MA ad Amoghasiddhi
− NI a Vajradhara
− PAD a Vairocana
− ME ad Amitabha
− HUM ad Aksobhya ;
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6) infine, le 6 sillabe sono collegate alle 6 saggezze :
− OM = saggezza dell’equanimità
− MA = saggezza attiva, operosa
− NI = saggezza originata da se stessa
− PAD = saggezza del dharmadhatu
− ME = saggezza discriminante
− HUM = simile allo specchio.
Il Mantra Yoga quindi è “quel ramo dello Yoga che crea mutamenti nella conoscenza e nella materia per
il tramite del suono e delle vibrazioni trascendentali" (La scienza dello Yoga. Commento agli Yoga Sutra
di Patanjali alla luce del pensiero moderno Autore: J.K. Taimmi Edizione: Ubaldini).
Nella ricerca della sua origine divina, che è propria dell’essere umano, l’India ha offerto al mondo un
sistema filosofico/pratico – lo Yoga – nel quale nulla rimane nella sfera dell’arida teoria, ma ogni cosa
viene riferita al praticante. Questi, per ottenere la ‘conoscenza’, dovrà immergersi nell’autodisciplina
(tapas) con sincerità, umiltà e integrità di intenti; ogni cellula del suo corpo sarà allora attraversata
dall’aspetto esperienziale: ogni ghiandola, ogni nervo, ogni organo, saranno messi in movimento
affinché essi stessi possano diventare strumento della propria evoluzione spirituale.
Il Mantra va praticato, e questo va fatto anche con la preparazione e cura personali, yama e nyama,
regole e precetti comuni anche a tutte le tradizioni iniziatiche basate sulla corrispondenza tra il macro e
il microcosmo. In senso generale gli esercizi inclusi nello yama sono di tipo morale e vietano, mentre
quelli inclusi nello niyama sono di tipo disciplinare, costruttivo. I primi mirano a porre il fondamento
etico della vita yogica, i secondi a organizzare la vita del sadhaka, il praticante, in vista della durissima
disciplina yoga che dovrà seguire.
Nel Nada Yoga esistono anche pratiche che prescindono dall’utilizzo del Mantra e operano con il canto ;
ad esempio il canto delle vocali o dei suoni elementari - che utilizzano l’attenzione al suono della
propria voce.
Yantra
Il termine deriva dalla radice sanscrita Yam che significa "supportare", "sostenere", "tenere su"
l'energia inerente a qualche oggetto o idea , e letteralmente significa “strumento o congegno” .
Sostanzialmente lo yantra, è la forma geometrica del suono, ovvero del mantra .
Come l'essenza-suono è espressa nel Mantra, così l'essenza-forma della divinità è espressa nello Yantra.
Attraverso l’uso combinato di mantra e yantra si equilibrano gli emisferi destro e sinistro del cervello,
promuovendo un migliore equilibrio interiore. La scienza del Mantra e dello Yantra costituisce
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l'ossatura principale del Tantra, l'antichissima tradizione di evoluzione dell'uomo attraverso una visione
cosmica.
La pratica della contemplazione dello Yantra rafforza e completa il potere del Mantra. Con ciascuno di
questi supporti, quindi, e ancora di più se saprà abbinarli, l'uomo può giungere a concentrare il
pensiero, controllare il mentale, acquisire il potere che viene dalla identificazione con la realtà
profonda.
L'uomo, l'essere umano, è il microcosmo che ingloba in sé il macrocosmo e viceversa; non esistono
distinzioni fra le due realtà. In ogni Yantra troviamo così una simbologia ambivalente, che associa
l'aspetto della coscienza cosmica a quello individuale della coscienza umana.
Ogni Yantra si sviluppa intorno a un punto centrale che è chiamato Bindu. Questo punto centrale
rappresenta sia il principio assoluto dal quale la manifestazione-creazione ha avuto luogo, sia il centro
del sé di ogni individuo.
Nella tradizione tantrica il chakra Bindu (il c.d. ottavo chakra) si trova nel profondo del cervello.
In questa parte vi è una piccola cavità la quale contiene una goccia di liquido, infatti bindu in sanscrito,
significa goccia.
Esternamente, la sede del Bindu è l’apice della nuca dove i bramini portano il codino.
Lo Yantra, simbolicamente, ci dice che il centro spirituale di ogni individuo è il centro stesso
dell'universo. Ecco che ogni fatto, avvenimento, pensiero, può essere traslato su un piano divino,
dando così un senso di sacralità a ogni azione che noi tendiamo a ritenere puramente fisica.
L'atto del mangiare, per esempio, se fatto meccanicamente, non è altro che uno dei tanti gesti che
compiamo per la nostra sopravvivenza; ma, effettuato con la coscienza di introdurre nel nostro essere
parti dell'universo che si trasformeranno per divenire parti di noi, ecco che il tutto acquisisce una
dimensione psichicamente molto diversa. Il piano di coscienza cambia, nulla è più banale, tutto acquista
un senso cosmico. Troviamo i primi segni, le prime incisioni di Yantra, nel Mohenjo-Daro (che
letteralmente significa ”il monte dei morti”, e che insieme ad Harappa, è una delle più grandi città della
civiltà della valle dell'Indo sviluppatasi nell’età del bronzo, intorno al 3300–1300 a.C..
Si tratta di rappresentazioni soprattutto del simbolo solare (la svastica) che rappresenta il fluire ciclico
della vita, dell'energia.
Un altro simbolo importantissimo che troviamo da tempi ancora più remoti è il triangolo inverso, cioè
con la punta rivolta verso il basso, che da sempre è la rappresentazione dell'energia cosmica
riproduttiva, l'energia che crea e sostiene continuamente ogni forma: la Shakti, la Grande Dea Madre
universale.
Mandala
Il termine sanscrito mandala significa "ciò che contiene lo schema essenziale dell'esperienza".
Manda significa "essenza"; la è un suffisso che indica un supporto, letteralmente "ciò che tiene
insieme". L'equivalente tibetano dkyil khor significa "centro e circonferenza".
Solitamente è composto da più cerchi concentrici che indicano il cosmo o il microcosmo umano o la
psiche umana. Il mandala è uno yantra di forma circolare, e come lo yantra, è un cosmogramma o uno
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psicogramma, ma in movimento. Infatti il mandala, in virtù dei suoi cerchi concentrici, che indicano stadi
o fasi successive, rappresenta la disgregazione dall’uno al molteplice e l’aggregazione dal molteplice
all’uno.
Generalmente un mandala è composto da una serie di cerchi concentrici nei quali vengono disegnate
molteplici immagini simboliche e da un centro formato da un quadrato diviso in quattro triangoli nel
quale è raffigurata la divinità che è al centro di ogni essere.
La contemplazione del mandala segreto, come raffigurazione del microcosmo, risulta essere una
straordinaria meditazione per accedere alla molteplicità dell’essere e alla conoscenza del piacere.
Ogni chakra, ruota o vortice d’energia, è visualizzabile come un mandala segreto.
Il mandala segreto che corrisponde al primo chakra è visualizzabile come la raffigurazione di tutte le
forze selvagge e primitive, materiali e corporee del nostro essere, poiché il primo chakra è legato al
corpo e alla materia, al denaro e alla fame primordiale, all’aggressività e alla primitività.
Contemplando il mandala segreto nell’area dello sfintere anale e del perineo, la sede del primo chakra,
possiamo osservare dapprima, nel cerchio più esterno del mandala, gli episodi della nostra storia
personale che hanno a che vedere con la manifestazione dell’aggressività, con il nostro rapporto con il
corpo e l’alimentazione, il denaro e la materia. Si ri-vivono quegli eventi in una dimensione non morale,
al di là del bene e del male, li si ripulisce da ogni giudizio e ci si prepara così a proiettarli in un cerchio più
interno del mandala ove essi sono forme della natura.
Nel secondo cerchio del mandala segreto gli eventi personali si universalizzano per divenire forme della
natura: in questo secondo cerchio le emozioni interne all’uomo si proiettano all’esterno per conoscersi
oppure la natura si fa emozione per gustarsi. Così, nel secondo girone, la rabbia diviene il sole bruciante
del deserto, la compulsività si trasforma nel rumore degli insetti che divorano le foglie di un bosco,
l’abbondanza diviene pioggia e la mancanza siccità.
In un cerchio ancora più interno dello stesso mandala, le forme della natura divengono spiriti, dèi e
dèmoni che, danzando o relazionando fra loro, creano tutte le forme e le emozioni che si sono viste nei
due gironi più esterni. Colui che pratica la contemplazione del mandala segreto resterà allora ad
osservare questi spiriti comprendendone il linguaggio segreto.
Nel quadrato al centro del mandala segreto vi è la divinità che è al centro dell’essere e che è morte, non
essere, poiché è il principio generante di tutto, è il totale potere su tutto, esercitato senza influenzare
nulla, è la morte per amore di tutti gli spiriti, di ogni forma o evento che ne sancisce l’eternità.
Così nell’area del corpo che corrisponde al secondo chakra, i genitali, possiamo contemplare, nel
mandala segreto, gli eventi, le forme naturali e gli dèi che hanno a che vedere con la concupiscenza, la
sessualità, l’animalità e l’emotività infantile.
Nell’area del terzo chakra , l’ombelico, possiamo vedere eventi, forme e spiriti che rappresentano
emozioni, desideri e potere di volontà, sia volontà affermata sia volontà negata, repressa, deviata o
manipolata. Al di là del bene e del male tutto è natura, forme, luci, colori, profumi e dei.
Nell’area del quarto chakra si vedrà ciò che ha a che fare con la capacità o l’incapacità di dare e ricevere
amore, con la creatività libera o repressa e con l’ascolto o la negazione della voce del maestro interiore.
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Nel quinto chakra si vedrà tutto ciò che rappresenta il potere e i limiti della comunicazione
interpersonale, inoltre vi si troverà rappresentata anche la dimensione onirica con tutte le sue
emozioni, forme, figure e personaggi.
Nel sesto chakra la nostra libertà e la negazione della libertà, la capacità di visione e l’ignoranza della
visione spirituale narreranno eventi della nostra vicenda personale, suggeriranno immagini di natura e
chiameranno dei e dèmoni al confronto. Tutto sarà contemplato al di là del bene e del male poiché chi
contempla è diverso dalla conoscenza e dall’ignoranza, dalla libertà e dal condizionamento.
Non si è inserita alcuna trattazione sul chakra sahasrara (7° chakra , il significato del nome è “dai mille
petali”), poiché a differenza degli altri Chakra che esistono nel nostro corpo e devono essere "aperti"
(vale a dire attivati o risvegliati), non esisterebbe fin dalla nostra nascita, ma verrebbe
progressivamente creato dall'attivazione e dal funzionamento degli altri sei centri, dal lavoro spirituale
su se stessi, dalla continua purificazione, dall'incessante sgrezzamento della nostra essenza per
liberarla dalle scorie della materialità nella quale viviamo immersi quotidianamente.
Nella contemplazione del mandala segreto in tutte le sue possibili apparizioni viene svelata la
dimensione della molteplicità e viene acquisita la consapevolezza che gli opposti si generano a vicenda.
Inoltre si chiarisce che cosa sia il piacere per il corpo.
Il corpo è la molteplicità degli spiriti, delle forme di natura e degli eventi che si contemplano nel
mandala segreto. Ciascuna apparizione del mandala ha un proprio senso del piacere che non nega tutti
gli altri, ma li crea e li esalta. Lo spirito dell’ignoranza e il dio della conoscenza, il dèmone
dell’aggressività e quello della fame, lo spirito animale e lo spirito bambino hanno certamente tutti una
volontà di piacere contemplando la quale l’anima libera poteri capaci di trasvalutare, di liberare il
sistema percettivo dall’ipnotismo della morale nervosa e trasmutare la mente.
Gli dèi vogliono il piacere ciascuno a proprio modo. La ragione mentale è lo strumento attraverso il
quale la molteplicità degli aspetti del piacere viene negata in nome di una visione unitaria e gerarchica,
calcolabile e prevedibile, dell’essere umano.
Avendo perduto la capacità di ascoltare i molteplici significati del piacere dentro di sé, l’individuo
insegue piaceri artificiali o mitici che vengono creati a beneficio del sistema vigente. Questi piaceri non
hanno proprio nulla a che vedere con il piacere dell’individuo e, dunque, con la sua salute, la sua
conoscenza, la sua realizzazione, essendo queste manifestazioni impossibili senza il piacere.
La pratica costante della contemplazione del mandala segreto, così come l’abbiamo indicata poc’anzi,
può portare in modo dolce e naturale l’individuo a demistificare e demitizzare ogni forma di piacere
prodotto e indotto dalla morale ragionevole, che è l’arma al servizio del potere dell’uomo sull’uomo.
Il Mantra So Ham, Om e i bija Mantra
La forza spirituale del suono, ovvero lo scopo ultimo del Nada Yoga, è portare l’uomo a ritrovare la sua
vera natura di unione con il divino. Un’unione che si manifesta nella vibrazione stessa del respiro, e si
esprime con il mantra So Ham; il mantra spontaneo del respiro, che significa proprio“Io sono Lui”,“Io
sono Quello”.
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Questo mantra è inserito nell’ Hamsa Upanisad, un testo assai tardo che prende il nome da un epiteto
indicante l'anima individuale, simile a un "uccello", (hamsa = anser= oca selvatica o oca cenerina),
migrante d'esistenza in esistenza fin quando non raggiunga la liberazione, ossia finché non riconosca la
propria identità con il Brahman, o Siva, il Supremo Spirito. In particolare viene raccomandata la
ripetizione del mantra Hamso, Hamso. Il vocabolo è anche onomatopeico del ritmo respiratorio (Ham
nell'espirazione, So nell'inspirazione), ma nell'iterazione può essere inteso anche come So 'ham, So
'ham, "Quello son io", con la quale frase s'afferma l'identità dello spirito individuato con lo spirito
universale.
La pratica consiste proprio nel respiro, nella consapevolezza del passaggio psichico, e nella ripetizione
del mantra So Ham. In queste tre fasi, ovvero l’ascolto delle vibrazioni energetiche sonore e coscienziali la recitazione interiore senza il movimento delle labbra - recitazione ad alta voce, vediamo come il suono
pian piano ci porta ad un aspetto non più recitato da noi, ma ascoltato da noi, poiché nel tessuto stesso
dell’unità psicofisica esistono le tracce della trascendenza che oltrepassa il respiro e il suono.
Questo Mantra è naturale per eccellenza, perché è il suono del respiro, e noi lo ripetiamo, anche se non
ne siamo coscienti, più o meno 15 volte al minuto, 900 volte all’ora, e 21.600 volte in un giorno.
Dunque So Ham è un Mantra che esiste già nel tessuto psicofisico dell’essere umano, e nella
meditazione, non dobbiamo forzare in alcun modo il respiro, ma solo osservarlo e accompagnarlo con
la recitazione interiore del mantra.
Abbiamo già detto che la pratica del Nada Yoga consiste nel ritrovare il proprio suono interiore, quel
suono che non è prodotto da Nulla, per arrivare così a percepire dentro di sé l’eco della manifestazione
dell’Assoluto.
Quando parlo di Nulla non intendo il niente, ma rievoco il concetto filosofico buddista del sunyata, che
dice che il vuoto ontologico non è il nulla, anzi, è una vacuità gravida di potenzialità.
I matematici indiani, che avevano inculturato questo concetto trasponendolo in aritmetica, inventarono
lo zero e la scrittura posizionale dei numeri. In sanscrito, infatti, «zero» si dice sunya. Graficamente è
rappresentato come un piccolo cerchio vuoto. Questo per sottolineare come la matematica non sia
meno debitrice al Buddha di quanto non lo sia a Pitagora.
L’Uno non è un oggetto, ma un soggetto di pensiero, superiore allo stesso essere, e anzi non
descrivibile a rigore neppure come soggetto, né come pensiero di sé, perché ogni riflessività è ancora
un raddoppio; esso non è né coscienza, né volontà, né amore, né atto morale. Per questo ci appare
come un nulla, come negatività totale. Ma, dice Plotino, si tratta di un nulla gnoseologico (ovvero della
teoria della conoscenza), non ontologico (relativamente allo studio dell'essere in quanto tale) : un nulla
che vuol dire potenziamento, non diminuzione; pienezza traboccante, non un semplice vuoto.
Ad esso, tuttavia, la nostra coscienza vi giunge per decremento, anziché per innalzamento: per
superare se stessi infatti occorre, secondo Plotino, sprofondare in se stessi.
Il limite che la nostra coscienza incontra nel superarsi e nell’elevarsi a Dio lo si travalica solo
accettandolo e misurandosi con esso.
OM è il suono primordiale che ha dato origine alla creazione, non prodotto da colpo [Anahata], non
percepibile dall’orecchio umano dall’esterno, ma dall’interno, di forma circolare.
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Secondo le Upanishad, nell’ Om sono contenuti tutti i significati spirituali dei singoli mantra, dei quali è
sia radice che seme. La radice di un mantra evoca l’essenza energetica della deità; il seme di un mantra
rappresenta l’essenza fonetica della deità.
Se scomposto, OM si legge AUM : A essere mentale U essere vitale M essere fisico.
AUM ha la forma della stella a 6 punte, che indica 2 mani, 2 piedi, genitali, testa dell’essere umano.
Il corpo è il simbolo del sacrum facere, del darsi, del sacro. I due triangoli incrociati simboleggiano
l’unione del padre e della madre. Ogni mantra descrive la gloria di una divinità, e mediante il costante
ricordo o pensiero rivolto al Mantra, la persona viene proiettata lontano dall'impatto del maya, il
mondo illusorio; attraverso la ripetizione di queste parole di potere si raggiunge la meta del Mantra
Yoga, che (come in tutti gli yoga) consiste nell'unione della coscienza individuale con la Coscienza
Cosmica.
Praticare il “canto silenzioso”, “la danza immobile” e “il sonno vigile”, ovvero il mantra yoga, sviluppa
il suono della nostra voce, e ci guida verso l’armonia, l’ integrità e la conoscenza di sé.
I Mantra sono dunque veri e propri fonemi di potenza e possono portare a chi li pratica reali aiuti, sia sul
piano materiale che su quello spirituale.
Per capire appieno l'importanza del Mantra e la sua potenza occorre soffermarsi sul concetto che,
come la materia è una manifestazione dell'energia, così il Mantra (cioè il suono) è una manifestazione
della vibrazione originaria, quindi del divino assoluto.
Sottolineo che, nella tradizione indiana, Shiva, che è considerato "il" Dio sotto forma percepibile,
dichiara a Parvati, sua sposa e madre dell'universo: "Mantra Madrupaha Varanane", che significa: "Il
Mantra è la mia stessa forma"; quindi la potenza racchiusa nel Mantra è assolutamente infinita.
Possiamo cercare di capire ancora meglio se pensiamo che le parole emesse da noi umani sono
l'espressione dei nostri sentimenti, delle nostre esperienze, quindi del nostro essere intimo e totale.
Come la parola è tutt'uno con chi la pronuncia, così il Mantra è tutt'uno con la sua origine, cioè il Divino.
Il mantra agisce sia sul corpo fisico grossolano, che è composto di carne, ossa e sangue, sia sul corpo
sottile dell’essere umano, che è composto da nadi e chakra, ed è quella particolare forma che sorge
come naturale espressione dell'interazione della mente sottile - dei venti sottili, o energie, da cui
dipende. Sebbene tutti gli esseri senzienti possiedano un simile composto di consapevolezza e di
energia, (che di fatto costituisce l'essenza della loro esistenza e il fattore che conduce il continuum
mentale attraverso le successive rinascite), durante la vita la sua vera natura rimane celata alla
consapevolezza ordinaria di una persona. Durante gli ordinari stati di consapevolezza, la mente rimane
attiva a un livello concettuale e sensoriale, impedendo così alla mente sottile di manifestare la propria
natura. Il livello più avanzato di corpo sottile, noto nel tantra come corpo illusorio, si sperimenta solo
quando si realizza una indivisibile unità di corpo, voce e mente di Buddha. Yogananda, filosofo e mistico
indiano del secolo scorso, distingue con elevati metodi spirituali, i diversi suoni della sinfonia astrale,
che sono emanati dai plessi, nel modo seguente:
Midollo - sinfonia astrale OM di tutti i plessi;
Cervicale - il fragore dell'oceano;
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Dorsale - le campane che echeggiano a lungo;
Lombare - arpa;
Sacrale - flauto;
Coccigeo - il ronzio del calabrone.
Quindi, il suono di molte acque di cui ha parlato S. Giovanni nel Vangelo, è composto da specifici suoni
astrali dei sette plessi e dell'impareggiabile Suono Cosmico dell'Om.
I sette centri astrali e i loro sette elementi sono come sette stelle di luce. I sette elementi: spaziobeatitudine (l'elemento estremamente sottile in cui dimora la beatitudine), super-etere (l'elemento
sottile semicosciente e vibratorio attraverso il quale vengono trasmessi i pensieri), l'etere (l'elemento
sottile vibratorio dell'energia), aria, fuoco, acqua e terra (di cui è composto il corpo), sono i sette loti di
forza vitale o le sette correnti energetiche che si irradiano a stella.
Ciascun Mantra ha un bija, un mantra-seme, che si indica anche come Shabda, cioè il suono che
trasformò l'energia potenziale di Brahma, il Dio creatore, in materia. Il bija è l'essenza del Mantra e gli
conferisce il suo speciale potere: il potere di autorigenerare l’energia divina. Ogni bija, ad esempio
hrim, simbolo della Shakti creatrice, comprende un suono articolabile (nada) che designa la Shakti in
quanto demiurga, ed una risonanza nasale, indicata dal punto (bindu) della "m", che designa Brahma
che opera secondo i diversi accordi rappresentati dalle Shakti particolari.
Se si pensa al Shabda, al suono primordiale, al nucleo di suono dell'Om da cui tutte le cose sono state
create, si comprenderà come attraverso una recitazione corretta e costante del Mantra si possa essere
aiutati a liberare una grande energia all'interno del proprio corpo fisico, mentale, emotivo e spirituale.
I principali Bija Mantra, cioè suoni-seme, sono:
o OM
o AIM (pron. em) : è il simbolo di Saraswati, dea che rappresenta la conoscenza, la proprietà di parola,
di espressione, le facoltà intellettuali in generale;
o HRIM (pron. rim facendo sentire un po' la h): simbolo della dea nel suo aspetto color oro, intesa
come potere su natura, spazio e tempo, chiamata Bhuvaneshvari o Tripura-Sundari;
o KLIM (pron, crim): simbolo della dea nel suo aspetto di Kali, la Dea nera del Tempo, che distrugge
per dare spazio alle nuove esistenze e rappresenta il distacco dal mondo delle forme;
o SHRIM (pron. sc-rim): simbolo della dea nel suo aspetto gioviale, la benevola Lalcshmi, dalla veste
verde- oro, che dispensa ricchezza, potere e gloria.
Altri Bija Mantra molto usati sono:
o
o
o
o
HUM (hum): che protegge dalla collera e dai demoni (forze negative interiori);
KHA (ca): è detto "il suono che uccide"; a livello più sottile, può simboleggiare il risveglio di
Kundalini;
PHAT (pat): detto l'arma, usato generalmente nei Mantra di difesa, di protezione;
SHTRIM (sc-trim): che scioglie le difficoltà.
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Ne troviamo altri inscritti negli Yantra come facenti parte dei Mantra più tramandati dalla tradizione,
come ad esempio quelli associati ai chakra.
L’applicazione pratica consiste nel porre le lettere in una sequenza precisa e definita di suoni.
La relazione tra le lettere più nada e bindu costituiscono in un mantra la manifestazione della divinita’
evocata, che in questo modo si rivela alla coscienza di chi pratica il sadhana, cioè la pratica rituale.
Grazie a queste antichissime pratiche di derivazione orientale, si perviene allo scioglimento dei blocchi
all’interno delle nadi (i canali energetici del corpo) e al parallelo dissolvimento degli ostacoli quotidiani
alla realizzazione dei propri progetti, poiché “com’è all’interno, così è all’esterno”.
In particolare vengono sciolte le “fissazioni” psichiche in ragione delle quali ripetiamo comportamenti,
emozioni e situazioni in modo coatto.
E’ interessante, a questo punto, parlare di Nyasa e Pitha Nyasa, citati anche nel Mantramahodadhi
(sono i principali testi Brahmanici sul culto tantrico di Tara) in cui troviamo una sezione intitolata “il
nyasa dei pitha”.
Il Nyasa è un particolare aspetto del Nada Yoga, una divinizzazione delle proprie membra che fa parte
della sezione tantrica detta krya (azione).
La parola Nyasa significa sovrimpressione, e Pitha Nyasa significa collocazione dei luoghi sacri (Pitha
letteralmente significa dimora, «luogo in cui ci si siede»).
Nella pratica, si sovraimprimono alcuni mantra, simboli sonori o vibrazioni evocative, a varie parti del
corpo. La tecnica consiste nel massaggio dei marma, le giunture energetiche del corpo, al fine di
dissolvere le speranze. Ad esempio, ombelico-polsi- gomiti - collo- dita delle mani – occhi – naso orecchie-punto mistico [12 dita sopra il capo] sono solo alcuni esempi di marma, visto che i principali
sono ben 107.
Marma significa "area vitale", e indica una particolare area anatomica dove si concentrano fasci di
tessuti vascolari, cartillaginei, legamentosi, nervosi e ossei.
La prima citazione dei punti marma si trova nel testo sacro Atharva Veda, il trattato sui primi rudimenti
di medicina Ayurvedica adottato dai brahamani come manuale rituale.
Facciamo degli esempi di mudra, o gesti simbolici: se noi ponessimo il mandala sul cuore, recitando il
mantra del fuoco Ram, entreremo così nel fuoco cosmico; oppure, se meditassimo su uno specifico
pitha e recitassimo il mantra della Shakti che lo presiede, visualizzeremo, ipostatizzeremo o
transustanzieremo la Grande Dea nella regione di quel pitha .
Ipostatizzare e transustanziare sono termini usati nel linguaggio filosofico, e stanno a significare
“individuare come realtà di per sé sussistente” nel primo caso, e “cambiare di sostanza”,
nel secondo.
Meditando sul centro di pellegrinaggio e visualizzando la divinità che lo presiede nel dovuto modo, il
punto del corpo trattato sarà caricato dalla grazia dello spirito.
La Mantra-Yoga-Samhita afferma che sono da ritenere importanti 6 tipi di nyasa:
Jiva nyasa, Matrka-nyasa, Kara-nyasa, Anga-nyasa, Pitha- nyasa, Rsinyasa-nyasa.
Con la pratica di Nyasa si fa appartenere ogni singola parte del corpo ad un Dio. Nel Tantra shastra, la
tradizione tantrica dell'antica letteratura indiana, il rituale è il seguente:
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"Il praticante faccia ANGA NYASA e KARA NYASA”.
La sillaba OM deve essere pronunciata sul pollice, la Parola SAT sull'indice, la parola CHIT sul medio, la
parola Ekam sull'anulare, la parola Brahama sul pollice.
La sillaba e le parole devono essere seguite dalle parole NAMAH, SVA HA,VASHA, HUNG e VAUSHAT.
Sul palmo e sul dorso della mano deve essere detto ONG SACHCHIDEKAM BRAHAMA seguito dal
mantra PHAT (PHET).
Si pratica poi la collocazione (NYASA) cominciando dal cuore e terminando con le mani.
Dopo, recitando il Mantra OM o il MULAMANTRA (OM SAT CHIT EKAM BRAHAMA; nell’Induismo il
mantra fondamentale [mulamantra], che ne precede ogni altro, inizia i testi religiosi, apre e chiude le
sacre recitazioni) il praticante chiude la narice sinistra con la metà dell'anulare e inspira (PURAKA)
attraverso la narici destra facendo JAPA (ripetizione) del PRANAVA (termine che indica l'OM) o del
MULA MANTRA per 8 volte.
Dopo si chiude la narice destra con il pollice e si chiude la bocca (Kumbhaka o apnea / trattenimento del
respiro) e si fa JAPA del mantra o del PRANAVA per 32 volte.
Dopo si espira (RECHAKA) attraverso la narice destra Facendo Japa del Mantra o del Pranava per 16
volte.
Nello stesso modo il praticante esegua questi tre atti con la narice Sinistra e ripeta ancora con la narice
destra.
Nel culto della Shakti , al quale è connesso quel fenomeno importante detto tantrismo, troviamo molte
pratiche di questo tipo. Tantra, originariamente "telaio" o "ordito", significa disciplina e rituale; indica
l'insegnamento occulto, o la tecnica per ottenere determinate aperture interiori.
Il Tantra di per sé consta ordinariamente di un rituale o di una teogonia (mito o insieme di miti che ha
per oggetto l'origine e la discendenza degli dei) o di una vicenda, interpretata da un complesso di
divinità che vengono liturgicamente identificate alle diverse energie "sottili"; ognuna di queste divinità
è simboleggiata da una sillaba, detta bija, "seme", perché contiene allo stato immanifesto o di causa il
significato, e quindi tutta l'efficienza potenziale (shakti) della medesima divinità.
Tutte queste divinità, simboleggiate anche da speciali diagrammi astratti, detti yantra, vengono
imposte (il procedimento liturgico è detto nyasa) sulle diverse parti del corpo mediante il contatto delle
dita, atteggiate talvolta in modo magico-rituale secondo le cosiddette mudra ("sigilli"), ed
accompagnando l'operazione con la pronuncia dei bija relativi.
L’energia della creazione
La divinazione del femminile ha origini astoriche, è un culto primordiale presente in quasi tutte le
mitologie note, in cui si manifestano la terra, la generatività, e il femminile, come mediatore tra l'umano
e il divino. Il culto della Grande Madre risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, se si leggono in
questo senso le numerose figure femminili steatopigie (c.d. "Veneri") ritrovate in tutta Europa, di cui
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naturalmente non conosciamo il nome. (Per steatopigie, intendiamo alcune costituzioni fisiche che
hanno la tendenza ad accumulare adipe sui glutei e sulle cosce).
I segni e le figure che sin dalla preistoria sono stati associati al culto della Dea si possono accorpare in 4
categorie fondamentali:
- fertilità (dispensatrice di vita)
- procreazione (nascita)
- prosperità (energia e sviluppo)
- morte e rigenerazione.
Inoltre, nel culto della Dea sono evidenti le tre figure della fanciulla, della madre e dell’anziana, che
corrispondono a una trinità pagana femminile, e simbolizzano i 3 volti della dea.
Il numero tre rappresenta anche una straordinaria analogia con la creazione:
- tre sono le direzioni secondo le quali procede l’universo: creazione, mantenimento e distruzione.
- tre sono le fasi principali della vita umana: nascita, riproduzione e morte.
- tre sono i tempi dell’esistenza: passato, presente e futuro.
Questi tre aspetti della Madre costituiscono la legge suprema che governa ogni essere e ogni esistenza.
La venere di Willendorf, anche nota come donna di Willendorf, è una
statuetta di 11 cm d'altezza, raffigurante una donna. Si trova attualmente a in un museo di Vienna
(Naturhistorisches Museum), ed è stata realizzata da 24.000 a 26.000 anni fa.
Un’altra celebre statua della “Grande Dea Madre”, è la Donna Dormiente, che si trova in un museo di
Valletta, Malta (Museum of Archaeology).
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La statua della “Donna dormiente” è stata ritrovata nell'Ipogeo di Hal Saflieni, Paola, Malta, l'unico
tempio preistorico sotterraneo al mondo, in cui vi è una struttura sotterranea realizzata attorno al 2500
a.C..
Si pensa che in origine fosse un santuario che divenne una necropoli in tempi preistorici. Analisi
comparative di stile e tipologia ci danno un orientamento cronologico: sembrano indicare una
straordinaria multi - millenaria persistenza della figura femminile steatopigia, una madre primordiale
che accompagna il genere umano dal pieno Paleolitico superiore al Neolitico. Le fasi più antiche hanno
chiari raffronti con le figurine del Paleolitico superiore europeo ed asiatico, in particolare con le
cosiddette “veneri” attribuite alla cultura aurignaziana, alcune delle quali hanno oltre 30.000 anni.
Possiamo affermare con assoluta certezza che fin dall'inizio dei tempi la Grande Madre ha
accompagnato il lento evolversi dell'uomo. Ne consegue quindi che il culto della Dea è stata la prima
forma di religione comparsa sulla terra. Una tale abbondanza di ritrovamenti di Antiche Madri, in
confronto allo scarso numero di manufatti contemporanei, ha portato gli studiosi a ipotizzare
l'esistenza di un culto della fertilità incentrato sulla Dea Madre che rappresenta la potenza generatrice
dell'universo raffigurata come donna, mentre il potere di generare, nutrire e proteggere era
simboleggiato dagli attributi sessuali. Una caratteristica importante di questa dea è il fatto che sia
partenogenetica, ovvero crei la vita a partire da se stessa, senza bisogno di nulla, e questo sicuramente
è il massimo segno del potere di una divinità.
Il potere, la consapevolezza all'interno del Mantra, è Shakti, la Madre Divina, la Dea della Parola
Pronunciata. L'aspetto maschile di Dio è energia in uno stato di equilibrio, l'aspetto femminile è energia
dinamica che si manifesta come creazione.
HRIM, è Il bija mantra dell’Energia primordiale, personificata in Maya o in Shakti come madre
universale. Il suono è composto dalle sillabe ha, ra, i e ma, che rappresentano rispettivamente l’etere, il
fuoco, lo Shiva androgino unito a Parvati, e l’unione tra nada e bindu.
Questo mantra rafforza la gola, il palato, il cuore, gli organi digestivi e respiratori, e insieme con altri
mantra, è molto utilizzato per il risveglio di Kundalini.
La sua forma consiste nell’incrocio di due triangoli bloccati in un abbraccio armonioso, uno che punta
verso l'alto e l'altro verso il basso. I due componenti sono chiamati 'Om' e 'Hrim', e simboleggiano la
posizione dell'uomo tra la terra e il cielo. Il triangolo rivolto verso il basso simboleggia Shakti e quello
rivolto verso l'alto Shiva. L'unione mistica dei due triangoli rappresenta la creazione.
Shakti, che esistente ovunque ma non è manifesta in nessun luogo, e che assume tuttavia una quantità
incommensurabile di forme individuali, è anche nominata come Bhuvaneshvari, dea delle sfere.
Bhuvaneshvari è la regina dell'universo, l'universo è il Suo corpo, Ella è Aditi, l'infinita ed indivisibile
Madre; è spazio in tutti i livelli di manifestazione (fisico, mentale e di coscienza).
Bhuvaneshvari è la Signora dei mondi, la materia prima da cui tutte le materie hanno origine (Prakriti) è
Madre Natura, è il Cosmo personificato e tutti gli esseri esistenti non sono altro che ornamenti del
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Suo immenso essere. Questa Dea ci aiuta ad andare oltre ogni classificazione e/o discriminazione di
sesso, di razza, di credo o di qualsiasi altro genere, essendo Lei tutto e partendo quindi tutto da Lei.
Mentre Kali crea gli eventi del tempo, Bhuvaneshvari crea gli oggetti dello spazio, ogni luogo ed ogni
spazio non sono altro differenti fasi dell’infinita danza di Madre Bhuvaneshvari, la Signora dei quattro
punti cardinali, i quattro aspetti del Suo essere, l’est come inizio, il nord come illuminazione, l’ovest
come maturazione, il sud come completamento. Bhuvaneshvari è chiamata anche Maya, ossia illusione,
la nostra assidua mania (ego) di misurare, contare, catalogare, classificare ci fa percepire la grande
Madre come grande illusione, ci fa dimenticare la grande unità della Dea di cui facciamo parte anche
noi. Ella è pace, lo spazio è vera pace e perfetta equanimità, è potere infinito della serenità. Il suo
mantra è “HRIM”, e può essere venerata anche attraverso l'osservazione dello Shri Yantra ma può
essere utilizzato anche il mantra “MA” che è il suono originale della Madre, la Madre di tutti gli esseri.
Bhuvanesvari è lo spazio, di conseguenza siamo sempre situati in Lei e nel nostro corpo (fisico o sottile
che sia) .Lei è situata in noi, ovunque, tuttavia può esservi una particolare corrispondenza con lo spazio
all’interno del cuore. Si può venerare Bhuvaneshvari meditando con equanimità sullo spazio.
Kundalini, il risveglio della dormiente
Il fine dello Yoga non è quello di creare un impedimento al normale flusso del pensiero con sforzi
prolungati di concentrazione, ma di aprire nel cervello nuove aree di percezione in grado di manifestare
uno stato di coscienza sovrumano"; come si legge a pag.14 del libro “Il Segreto dello Yoga Kundalini “ ,
Ubaldini Editore).
Una pratica molto usata a questo fine è la ripetizione dei bija mantra, o mantra seme dei chakra.
Le pratiche del Nada Yoga agiscono su chakra e nadi con l’intento di liberare e purificare i canali
energetici, di ripulire l’intero essere a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale da tutto ciò che
impedisce la libera percezione del suono primordiale o, detto in altri termini, da tutto ciò che impedisce
il riconoscimento della propria vera natura, (la buddhità).
I chakra rappresentano determinazioni dell’ energia di Kundalini, la quale giace virtualmente arrotolata
come un serpente di fuoco alla base della colonna vertebrale, nel primo cakra, il muladhara.
Esattamente, si trova alla base del coccige, arrotolata tre volte e mezzo, con la testa che copre la porta
di Sushumna, il canale energetico centrale.
Il corpo umano è attraversato dalle nadi, i canali energetici in cui scorre il prana, l'energia universale.
Le nadi sono oltre 40.000 (forse 72.000… nel testo della Shiva Samhita, il trattato sull'hatha yoga, si
sostiene che queste siano 350.000.) Stabilirne il numero esatto non è di fondamentale importanza:
quello che ci interessa è che i principali testi yogici concordano nel distinguere quattordici nadi
principali, di cui dieci tenute in maggior considerazione, ossia la nadi centrale, e quelle afferenti ai nove
buchi del nostro corpo (le narici, gli occhi, gli orecchi, la bocca, i genitali, e l’ano).
A questi nove "buchi" si attribuisce il controllo dell'energia - prana - che scorre all’ interno delle nadi).
Le nadi principali sono 3:
Ida, che rappresenta l’energia femminile, responsabile per la narice sinistra, lunare, riflessiva.
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Pingala, che rappresenta l’energia maschile, responsabile per la narice destra, solare, creativa.
Sushumna, è la nadi più importante, anche chiamata brahma nadi, che corrisponde al midollo spinale
grossolano, ed è il canale centrale in cui scorre l’energia di Kundalini.
Sushumna si situa nel Merudanda, (Danda: bastone; Meru: la montagna sacra della mitologia Indu),
ovvero si situa nell'asse cerebrospinale che parte dall'estremità inferiore del tronco fino ad arrivare
all'estremità della testa, la cosiddetta corona. Le altre due nadi, Ida e Pingala, si avvolgono intorno a
Sushumna trasportando le due polarità energetiche.
Quella positiva/maschile, è ascendente; l'altra , negativa/femminile, è rivolta verso il basso.
Entrambe terminano nelle narici.
Al centro il sottilissimo Brahmanadi: di qui Kundalini risvegliata passa dal Muladhara al Sahasrara, il 7°
chakra. Ida e Pingala sono complementari; Ida è definito come energia mentale associabile al sistema
nervoso parasimpatico, Pingala come energia vitale associabile al sistema nervoso simpatico.
E' utile ricordare che la purificazione delle nadi attraverso la respirazione cosciente è importantissima:
se l'energia trova il percorso intasato, non circola, non scorre.
Il concetto di Prana è interpretato anche nella Sacra Bibbia, in un verso che dice che dopo aver creato
l'uomo, Iddio gli soffio nelle narici e lo animò. Ebbene quel Soffio divino, quel Vento è il Vayu, il Dio
induista del vento e dell'aria inteso come Prana, come Energia Divina che anima ogni cosa sotto e sopra
il cielo.
(Teoria e pratica del Pranayama - di B.K.SundaraRaja Iyengar - ed. Mediterranee. Chi volesse sapere il
massimo sul controllo della respirazione non ha che da leggerlo).
Solo dopo aver armonizzato Ida e Pingala attraverso la respirazione pranayama, è possibile aprire
Sushumna e provocare l'ascesa di Kundalini shakti alla regione del cuore, nella quarta ruota.
Ogni ruota ha una "forza ostruente" che va sciolta e recuperata dalla Kundalini.
Il Prana e l'Apana (respiri ascendente e discendente) si muovono in Ida (nadi lunare) e Pingala (nadi
solare) a sinistra e a destra della Sushumna nadi, il canale centrale.
Tutto il lavoro consiste nell'incanalare i due soffi nel canale centrale dove opera un terzo soffio,
l'Udana, il soffio vitale che controlla l'ingresso di cibo e di aria.
Quando Prana ed Apana (respiro ascendente e discendente) si sono uniti, e Sushumna si è aperta,
Kundalini, dopo essersi svegliata, comincia a salire di Ruota in Ruota fino a raggiunge il Chakra alla
sommità della testa, la cosiddetta corona.
Se esce dal foro di Brahma, e si unisce all'Energia cosmica, è Liberazione.
Davvero solo chi si è purificato nel corpo e nella mente, e poi ha trasceso l'ego, riesce a condurre
Kundalini, di Chakra in Chakra, fin lassù.
Un esercizio di visualizzazione che Yogananda (filosofo e mistico indiano, 1893-1952) raccomandava ai
suoi discepoli, è quello di immaginare che la Kundalini si accenda, li' nel Muladhara, arrotolata alla base
del coccige e che quando si ridesta, salga lungo la colonna in un raggio sottilissimo come il filo del ragno
attraversando tutte le ruote (Chakra), alla fine trova riposo in Shiva, terminando la sua corsa oltre il foro
di Brahma. E siccome l'energia segue la mente, può verificarsi il sorgere di Bhairava, la realizzazione.
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Bhairava è il termine usato per indicare la Realtà Suprema. E' sinonimo di Para Shiva. Bhairava
rappresenta il terribile che distrugge l'ego. La parola Bhairava consiste di tre lettere sanscrite "bha", "ra",
"va". L'etimologia ermeneutica del termine offre la seguente interpretazione: "Bha" indica il sostenere
l'universo, "ra" rappresenta la distruzione e "va" la proiezione e creazione dell'universo.
E’ opportuno ricordare che la Bhagavad Gita ci dice costantemente: non attaccamento.
Quindi quando il praticante medita non deve cercare nulla; gli basti meditare, seguire la tecnica
suggerita senza aspettative.
Non arrecare offesa a nessuno vuol dire avere un perfetto controllo mentale e soprattutto aver
coltivato l'Amore privo di attaccamento. Ma questo può nascere solo in colui che riesce ad intuire che
un Unico Identico Spirito dimora in tutte le cose, che Una ed Una Sola Vita anima tutti gli esseri.
Ed a quel punto l'unica, vera motivazione dell'aspirante dovrebbe essere: realizzare di "Essere Quello" e
di fare del suo meraviglioso e preziosissimo corpo il "Suo Tempio". Altro dettaglio, non poco
importante, riguarda la devozione. Se manca il fuoco mistico quello che si alimenta con la bakti
(devozione) e con lo studio diretto alla realizzazione e non all'indottrinamento, se non si sono purificati
i centri bassi nelle corrispettive sfere d'influenza è pressoché inutile starsene li' per ore a cercare di
mandare su un'energia per "strade" (intendo nadi, canali sottili) intasate: sarebbe come chiedere alla
fidanzata/o di venirci a trovare suggerendole come percorso la via più trafficata. Se invitiamo un ospite
bisogna che gli rendiamo disponibili gli spazi in cui muoversi. Oltretutto, chi si avvicina alla Yoga, di
qualunque tipo esso sia, deve rendersi conto che sta per aprire un laboratorio alchemico all'interno si sé
e che deve sviluppare una grande attenzione e concentrazione attraverso la volontà.
Manipolerà terra (corpo attraverso le posture), acqua (sentimenti attraverso introspezione sincera),
aria (pensieri attraverso un'accurata osservazione della mente che altro non è che una successione di
essi), fuoco (prana attraverso respirazioni, visualizzazioni, mantra, e soprattutto attraverso l'Energia
universale e individuale che fino al momento delle nozze mistiche saranno separate).
Detto questo è chiaro che il lavoro consisterà esclusivamente nella pulizia del corpo e nel
mantenimento della sua salute e nella pulizia della mente con lo smascheramento dell'ego.
Quando Kundalini avrà raggiunto il loto invisibile (settimo chakra o chakra della corona) posto dodici
dita sopra il capo nella parte superiore del cranio (la "fontanella"), dimora di Shiva nel mondo umano, Il
sadhaka (praticante) arriverà a differenziare e a riconoscere in sé gli opposti, nella forma delle due nadi,
ida e pingala, sottoponendoli poi a un percorso di integrazione e di unificazione che porta a uno stato di
non-dualità (advaitha). Egli riconosce in sé, nel suo microcosmo, i due principi costitutivi del
macrocosmo: entrambi rimandano continuamente l’uno all’altro, entrambi, nella loro intima essenza
sono Uno. Infine, lo yogin fa dello stato di beatitudine che consegue all’unione di Shiva e di Shakti la sua
dimora permanente, e diviene un jivan-mukta, un liberato in vita.
Si deve ad Avalon (1968) una nota trattazione del percorso ascendente attraverso i chakra con le sue
complesse implicazioni ontologiche e cosmologiche, ripresa poi da Guenon (1983).
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TABELLA RIASSUNTIVA DEI 7 CHAKRA PRINCIPALI
MULADHARA SVADHISTA MANIPURA AANAHATA VISHUDDA AJNA
NA
SAHASRAR
A
Significato Sostegno
della radice
Dimora del Città del
proprio Sé gioiello
Suono
Purificatrice Centro del
generato dal
comando
non urto
Mille volte
ripiegato
(mille
petali)
Loto
4 petali
6 petali
10 petali
12 petali
96 petali
972 petali
(loto dai
mille petali)
Colore
Rosso
Arancio
Giallo
Verde
Azzurro
acquamarin
a
Indaco
Viola
Elemento Terra
Acqua
Fuoco
Aria
Etere
(Akasha)
Luce
(parte
sottile)
Luce
(riverbero
della luce
infinita)
Bija
Mantra
Lam
Vam
Ram
Yam
Ham
Om
Aum
Verbo
Io ho
Io sento
Io posso
Io amo
Io ascolto
Io vedo
Io so
Animale
tutti gli
animali
connessi
all'elemento
Terra per
pesantezza e
solidità: Bue,
toro, elefante
Animali
acquatici:
pesci,
coccodrilli,
alligatori
Ariete,
leone
Colomba,
antilope
Toro,
elefante
Farfalla,
civetta
Oca
selvatica
(Hamsa)
Senso/
Energia
Olfatto/energi Gusto (rasa) Vista
a primordiale
Tatto
Udito
Percezioni
Consapevo
extrasensori
lezza
ali
spirituale
Zona del
Base della
Organi
spina dorsale, genitali,
sfintere anale- pavimento
Centro del
torace,
cuore
Gola
Radice del
naso, terzo
occhio
Corpo
Plesso
solare,
ombelico
16 petali
Sommità
della testa,
fontanella
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perineo
pelvico
Archetipo Madre Terra
Eros
Guerriero
spirituale
Principio Energia
Base
primordialeaggressività –
animalità
Bambino
interioreemozione/
Sessualità
Strutturarsi Potere di
dell'essere, creatività e
potere di amore
volontà
Risonanza
dell'essere,
spirito del
drago
Conoscenza Realizzazio
dell'essere, ne, potere
potere di
spirituale
visione
Nota
RE
GA
PA
DHA
SA
Bodhisattva Comunicato Medium
re
MA
Guru
SA
Mandala
L’estasi e l’enstasi
Il Nada yoga è una tecnica di conoscenza del Sè e di enstasi che , al contrario dello sciamanismo, mira al
raggiungimento di un cambiamento ontologico permanente.
L’enstasi può generare stati simili alla trance, in cui trovare il filo della nostra coscienza, quel filo
luminoso di cui parlano i Rishi (gli antichi saggi e i profeti della tradizione induista ), tenere questo filo
ben saldo e andare fino in fondo; che significa secondo Sri Aurobindo, ampliare il raggio d’azione della
coscienza e la quantità dei piani che é in grado di raggiungere.
La Coscienza é una forza, Aurobindo la chiama “coscienza-forza” (o discesa del Sopramentale ), ma
sottolinea anche che essa é Ananda, cioè gioia, poiché una volta liberata la coscienza dalle mille
vibrazioni mentali, vitali e fisiche che l’assorbono, scopriamo la vera gioia, nel ricongiungimento con
l’Assoluto.
Ampliare l’ordinario stato di coscienza, passare oltre, da uno stato all’altro, è definito “trance”,
sostituzione anglofona del termine “transe”, che, derivante dal verbo latino “transire”, significa
passare oltre.
Anche la scienza ha ammesso e scoperto che ci sono delle energie negli esseri viventi, e che queste
energie sono emanate, trasmesse, accumulate … la natura di tali energie può anche essere spiegata
dalla fisica, ma in realtà quanto influenzano la nostra vita? Forse i nostri antenati, druidi, sciamani …
sacerdoti in genere, erano semplicemente in grado di vederle e capirle in modo istintivo; ma erano in
grado soprattutto di accettarle.
Lo sciamanismo è la forma di spiritualità più antica del mondo che usa uno stato alterato di coscienza
per ottenere la guarigione e trovare soluzione ai problemi.
Non ha né leggi né tempi: poggia le sue fondamenta solo sull'incontro diretto con gli Spiriti, con il
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Viaggio dentro la Realtà Altra, una sapienza atavica in cui medicina, magia e mistica sono
inestricabilmente intrecciate.
Gli sciamani sono stati i primi guaritori e soccorritori nella vita e nella morte, i primi saggi e visionari.
Per gli sciamani malattia e sofferenza sono solo sentieri nella foresta, dove ci accade di smarrirci ma da
cui è anche possibile tornare indietro; e il compito degli sciamani è quello dei cercatori di anime
smarrite. I disegni rupestri del paleolitico dimostrano che lo sciamanismo esiste da oltre trentamila
anni. I loro metodi sono così primordiali e assoluti da essere del tutto simili in ogni parte del mondo, in
popolazioni mai venute in contatto tra loro, come gli indios del Rio delle Amazzoni e gli aborigeni
australiani.
Oggi sopravvive, a volte ancora intatto, in quelle parti dell'America, dell’Asia, dell'Africa, del Nord
Europa e della Siberia, che sono state meno influenzate dalla civiltà moderna.
Lo sciamanismo sta attualmente vivendo una rinascita nel mondo contemporaneo nelle ricerca delle
radici perdute, di nuove vie alla guarigione e di un senso più profondo della vita; sempre più persone si
rivolgono all'antica conoscenza degli sciamani.
Lo sciamano archetipico è Shiva, il Beato Tremendo o Gran Tremendo, come lo definisce
Abhinavagupta, autore del Tantra Loka. Shiva, che è la divinità più antica che l’umanità conosca,
incarna, al tempo stesso, lo sciamano e lo yogin archetipico: il guaritore e il maestro.
In quanto guaritore Shiva è simultaneamente il dèmone della malattia e in quanto maestro egli è anche
l’oscurità del mistero e il caos dell’origine.
Sbaglia chi ritiene che l'estasi sciamanica sia la conseguenza dell'utilizzo di droghe psichedeliche o di
squilibri mentali. Anzi, come sostiene autorevolmente Mircea Eliade, il ricorso alle droghe
rappresenterebbe piuttosto un'aberrazione del fenomeno sciamanico, «la decadenza di una tecnica
dell'estasi» (Lo Sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Mircea Eliade, Edizioni Mediterranee, 1988, Roma,
p. 507. Sull'argomento si vada anche alle pp. 442 e 523).
Sbaglia anche chi travisa il "culto dell'estasi tantrica" (ovvero l’accettazione incondizionata dell’energia
sessuale - che è considerata energia vitale per eccellenza per il raggiungimento della beatitudine
estatica) con il culto del fare sesso sfrenato, dare libero sfogo alle pulsioni, come una forza correttiva
dell'atteggiamento repressivo della cultura occidentale nei confronti del sesso.
I testi tantrici trattano di linguistica, matematica, astronomia, biologia, filosofia, embriologia, medicina,
erboristeria, storia, etnologia, di tutto lo scibile e quindi anche di sesso. Vi sono sei scuole ortodosse di
tantrismo. È perciò che Shiva è detto il Dio dai sei volti. Ognuna di queste scuole, sebbene non ignori le
tecniche altrui, fa leva su una propria Sadhana o pratica. Una sola usa la Virasadhana, ossia la pratica
sessuale. Ma non si tratta di godere col sesso, si tratta di far leva sulle forze mosse dal sesso per
ottenere ciò che le altre scuole ottengono con altri metodi: coi Mantra, con gli Yantra, coi Mudra, e le
altre tecniche, comprese alcune che si basano sul dolore. L'orgasmo non viene mai raggiunto. Non è lo
scopo. Delusione per chi cercava il sesso nello Yoga.
L'atto sessuale tantrico, inteso come rito, scatena una potenza, una energia che trascende il piacere
fisico e diventa strumento, veicolo di una fusione spirituale tra l'io e il cosmo.
Oggi, nella nostra società, spaventata dalle proprie ombre, anche lo sciamanismo è divenuto fenomeno
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di consumo a mezzo di quella terapia che vuole essere soluzione; ma quando parliamo di Mistica, ci
troviamo di fronte a due vie contrapposte:
una "via occidentale" ed una "orientale". Nella prima abbiamo una relazione con il trascendente
avviene attraverso l'uscita da se stessi, ossia l'estasi; nell'altra, l'orientale, l'unione con il divino avviene
tramite un rientro in se stessi, ossia l'enstasi. In entrambi i casi comunque abbiamo un'unione esclusiva,
in cui nulla deve frapporsi tra noi e Dio, e nessuna mediazione deve essere presente.
La trance rappresenta la caratteristica di uno stato psicofisiologico che un soggetto prova nel momento
in cui ha una percezione alterata del suo corpo e del mondo circostante. Un esempio di trance naturale
che ogni uomo conosce è l'atto di addormentarsi. Nel momento in cui ci troviamo in una stanza
tranquilla, distesi comodamente e con gli occhi chiusi, non riceviamo dall'ambiente circostante quella
quantità di informazioni necessarie che ci rendono consapevoli di cosa accade intorno. La stessa cosa
avviene con il corpo: mentre ci si addormenta esso rimane rilassato e fermo per lungo tempo
impedendo al cervello di ricevere le sensazioni del tatto e del movimento; anche la consapevolezza del
corpo viene a cessare, stiamo passando quindi da uno stato della coscienza, quello di veglia, a un altro
stato, quello del sonno.
In definitiva, la trance è un'esperienza che può essere inquadrata in termini sia fisiologici che
psicopatologici ma è inevitabilmente condizionata da fattori antropologici.
Cerchiamo di capire meglio la differenza tra estasi ed enstasi.
Chiunque nel corso della propria esistenza abbia provato una sensazione di gioia indescrivibile,
un'emozione incontenibile o un forte senso di esaltazione, è stato protagonista di un'estasi.
Il termine, che deriva dal greco "ékstasis" e che significa “star fuori di sé”, descrive uno stato della
coscienza accompagnato da intense sensazioni di benessere emotivo, di illuminazione o di pace.
In numerose religiosi l'estasi è considerata come un dono divino, come un canale che apre la
comunicazione tra gli uomini e gli dei, o un mezzo per raggiungere verità assolute:
in quest’ultimo caso essa viene definita “ estasi mistica”.
il Vajrayana, una scuola di buddhismo tantrico, si serve di tecniche meditative, psico-somatiche e
yogiche per suscitare uno stato d'estasi e di sublimazione, in virtù del quale in questa vita samsarica è
possibile vivere (e godere) temporaneamente gli stati di coscienza propri della buddhità; dai quali trarre
l’energia del piacere indispensabile per concretizzare gli obiettivi da raggiungere verso la felicità.
Sublimare la propria bellezza interiore, non significa quindi alimentare la soddisfazione dell’ego, ma
amare profondamente gli istinti, gli impulsi, i vasana ; perché amare significa comprendere
profondamente.
L'idea di fondo, che sta dietro lo yoga, il samkhya [è ritenuta la più antica delle sei Scuole di pensiero
(Darshana) ortodosse che riconoscono l'autorità dei Veda] e il buddhismo, è che gli esseri umani non
nascono affatto liberi (come diceva Rousseau), ma già incatenati dalle tendenze karmiche (vasana)
formatesi durante le innumerevoli precedenti esistenze; anzi, proprio queste catene sarebbero la causa
efficiente dell'attuale rinascita perché, se fossimo liberi, non rinasceremmo mai più. Il tratto ottimista
del buddismo sta nella credenza che tutti gli esseri siano portatori della potenzialità del risveglio (la
cosiddetta natura di buddha), che si può manifestare una volta trasceso tutto il condizionamento.
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Tutta la nostra evoluzione è una sublimazione, un affinamento delle emozioni più rozze in sentimenti
più vasti e aperti, una trasformazione dell'avidità di cose materiali in desiderio di significato e
aspirazione a valori immateriali, uno sviluppo del pensiero da preoccupazione egoistica a visione
universale.
I mezzi che possono favorire la sublimazione di queste energie sono di tipo interno, attraverso l’uso di
immagini suggestive che rappresentano l’ideale da raggiungere, la ripetizione di parole e frasi che
affermano ciò che vogliamo ottenere, la meditazione nei suoi stadi. Nei mezzi di tipo esterno,
attraverso il counselling ad approccio simboloimmaginale, che prevede la creazione artistica in tutte le
sue forme, come tramite simbolico di forze spirituali per trasmutare e sublimare le energie interne.
La sublimazione elimina o attenua penosi conflitti; utilizza energie che altrimenti resterebbero sterili o
avrebbero effetti dannosi.
Percepire la Bellezza del Sé e provare l’ « estasi estetica » è uno dei fini principali della Grande Opera
che ad ognuno di noi è stata assegnata.
Mantra Yoga, infatti, si propone di portare il praticante, attraverso l’assorbimento meditativo, verso
una dimensione di costante armonia con il cosmo, inducendolo a scoprire come le onde fluttuanti che
percorrono l’universo siano intrise di suono, luce e colore, e come la medesima vibrazione cosmica sia
presente nel suo stesso essere.
"Il tuo orecchio non mi percepisce, ma in cuore ti rimbombo; in forma varia esercito crudele potere"
Goethe, Faust, parte prima della sua opera monumentale alla quale ha lavorato per 60 anni,
imprimendo il suo personaggio nell’immaginario collettivo come simbolo dell’anima moderna.
Jung ha usato la metafora del Faust di Goethe per descrivere il confronto della società con l’ombra.
Con la parola "enstasi" Mircea Eliade, il grande storico delle religioni, nel suo classico studio "Tecniche
dello Yoga", ha inteso tradurre il termine sanscrito "samadhi". Samadhi significa, secondo lo stesso
Eliade, "unione, totalità, congiunzione; assorbimento in qualcosa, concentrazione totale dello spirito".
La traduzione "enstasi" è in chiaro contrasto con la traduzione "estasi", ossia ek-stasis, uscire fuori,
preferita dalla tradizione mistica occidentale da Plotino in poi. S’intende porre l'accento proprio sul
fatto che lo yogin, al culmine della concentrazione interiore, dopo aver portato a compimento la
disciplina del corpo e della mente, si trova fuori di sé, del suo piccolo sé identificato con le esperienze e
con le memorie corporee, ma in realtà questa uscita e questa espansione accadono all'interno della sua
stessa coscienza. Lo stato dell'essere umano rivelato dal samadhi, è certamente una delle più belle
espressioni tramandate dalle Upanishad per definire l'esperienza del divino. Per avvicinarsi a una tale
esperienza e lasciar rifulgere la coscienza di luce propria, è necessario imparare a calmare il corpo, il
respiro e la mente.
Samadhi è l’enstasi yogica. La psiche in Samadhi è unificata in se stessa e nel contempo è unita al
mondo o, come dice Leopardi, annegata nell’infinità dell’essere. Samdahi è quiete e unità. Per renderci
vicino e familiare il concetto di Samadhi potremmo tentare di paragonarla all’estasi d’amore.
Nell’"enstasi" si entra sempre di più in se stessi (e ci si chiude a ogni possibile trascendenza), mentre
nell’estasi ci si apre al di fuori di sé verso un Dio trascendente.
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Ecco qui di seguito l'elenco di tutte le opere citate.
-
Swami Sivananda - Kundalini - Yoga - Ed. Vidyananda;
Arthur Avalon - Il potere del serpente - Ed. Mediterranee;
Lilian Silburn - La Kundalini o l'energia del profondo - Ed. Adelphi;
B.K.S. Iyengar - Teoria e pratica del Pranayama - ed. Mediterranee;
Goswami Kriyananda - La scienza spirituale del Kriya Yoga - Ed. Amrita;
Abhinavagupta - Luce dei tantra - a cura di Raniero Gnoli - Adelphi;
Glossario Sanscrito - Asram Vidya;
Vijnanabhairava la conoscenza del tremendo - adelphi;
Sat - Mantra la potenza dei suoni - Ed. Arktos;
Bhagwan Shree Rajneesh - Il libro dei segreti - Bompiani;
Orfeo Bedibni - Yoga - respirazione, capacità vitale, sessualità - Promolibri;
Vasugupta - Gli aforismi di Siva - Mimesis Simory;
Roy Eugene Davis - La scienza del Kriya Yoga - Ed. Vidyananda;
Gopi Krishna: Il segreto dello Yoga Kundalini – Ubaldini
Kundalini, l'energia evolutiva dell'uomo (Commento psicol. Di J. Hillman) - Ub.
Iniziazione alla Kundalini - Mediterranee;
Mircea Eliade - Lo Yoga , immortalità e libertà - Rizzoli;
Swami Muktananda - Il giuoco demma coscienza , il risveglio di Kundalini - Mediterranee;
Abhinavagupta - Essenza dei tantra (2 vol) - Boringhieri
Anand Nayak - Tantra - Edizioni Paoline;
Giuseppe Jerace - Magia sessuale - Armenia;
Jean-Louis Bernerd - Il tantrismo - L'altra Biblioteca;
Omar Garrison - Tantra, lo yoga del sesso - Astrolabio;
Daniel Odier - Tantra - Neri Pozza;
Philip Rawson - Tantra il culto dell'estasi - Red;
Mircea Eliade - Tecniche dello Yoga - Bollati Boringheri;
Robert E. Svoboda - Kundalini, aghora II - Ed. Vidyananda;
Rajneesh - Tantra la comprensione suprema - Bompiani;
Andre van Lysebeth - Pranayama, la dinamica del respiro - astrolabio;
Albanese - Cella - Zanchi: I Chakra - Xenia;
John Selby - Kundalini - Red;
Shalila Sharamon, Bodo J. Maginski - Manuale dei Chakra - mediterranee;
Anodea Judith - Chakras ruote di vita - Armenia;
Evola - Lo Yoga della potenza - Mediterranee;
Swami Vivekananda: Yoga pratici - med. Orientale Uomini E Religioni Oscar
Klausbend Vollmar - Chakra - Red;
Sat - Pranayama - Arktos;
30
-
Constant Kerneiz - Hatha-Yoga, teoria e pratica - Ed. Accademia;
La luce dell'anima, parafrasi dei sutra yoga di Patanjali - ed. Nuova era.
Mircea Eliade - Lo sciamanismo e le tecniche dell' estasi - Mediterranee;
Yogananda – opere;
Alain Daniélou – yoga metodo di reintegrazione – Ubaldini Editore;
Agehananda Bharati – La tradizione tantrica – Ubaldini Editore.
**************************************************************************************
Focus sull’obiettivo
E’ un esercizio che si svolge in 3 fasi: trasformare l’ obiettivo in una domanda, controllare il respiro, e
stare nella domanda per scoprire chi sei.
1) Trasforma l’obiettivo in una domanda. Esempio:
voglio stare con quella persona ---- diviene --- cosa significa per me stare con quella persona?
Puoi scoprire che per te stare con quella persona significa vivere agiatamente; ma allora quello che
veramente vuoi è una vita agiata, oppure significa essere sessualmente appagato; ma allora quello che
veramente vuoi è un appagamento sessuale, ecc.
2) Controlla il respiro:
La tecnica è l’: Ujjayi Pranayama (respiro del vittorioso) molto simile al russare notturno, si ottiene
inspirando ed espirando dalle narici lentamente, contraendo i muscoli del collo per ostruire la glottide e
produrre il suono. Rendi il suono del respiro sempre più lieve e stai nel suono come non esistesse altro
al mondo. Se riesci ad annullare la mente completamente e a stare unicamente nel suono del respiro,
entri nell’enstasi.
3)Contempla la domanda: adesso stai nuovamente nella tua domanda.
NELL’ESERCIZIO, LE POSTURE POSSIBILI DA MANTENERE NELL’IMMOBILITA’, SONO:
Loto, mezzo loto o la postura del Vajrasana (fulmine o diamante). Il Vajrasana ha due varianti la prima
seduta sui talloni la seconda seduta a terra tra i talloni.
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