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Corriere della sera - 28.10.2014

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MARTEDÌ 28 OTTOBRE 2014
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: [email protected]
FONDATO NEL 1876
Governo di unità nazionale
L’inaugurazione
Scelta laica in Tunisia
Cede il partito islamico
Baggio e le preghiere:
il grande centro
dei buddhisti di Milano
di Francesco Battistini
a pagina 12
di Olivia Manola
e Giacomo Valtolina a pagina 25
Il premier duro: non tratto. Lettera dell’Italia all’Europa, rallenterà il calo delle tasse. Apertura di Bruxelles
GUFI O ALLOCCHI?
C’È UNA TERZA VIA
Renzi e i sindacati, rottura totale
di Antonio Polito
Le banche trascinano al ribasso la Borsa: -2,4 per cento. Crollano Montepaschi e Carige
LE DEBOLEZZE NASCOSTE
Perché ancora
non riusciamo
ad avere credito
di Salvatore Bragantini
P
agelle bancarie testé distribuite van commentate evitando sia il vittimismo, sia la
supina accettazione; siamo a
un passo storico per l’Europa.
Sarebbe strano che, avendo noi
perso l’11 per cento del Prodotto interno lordo dal 2008, le
banche italiane fossero promosse con lode, ma la nostra
fragilità politico-sociale attira i
fulmini degli esaminatori.
Incontro a Palazzo Chigi tra
governo e sindacati, ma è gelo
totale. La leader Cgil Camusso
parla di atteggiamento «surreale», mentre Renzi ribadisce la
linea dura: «Ascolto le loro
proposte ma non tratto».
Stop a Violante
Spinta all’intesa
con i 5 Stelle
di Dino Martirano
La risposta all’Ue La lettera
con cui il governo replica ai rilievi dell’Ue spiega che su 4,5
miliardi destinati a diminuire il
deficit strutturale, 3,3 verranno
dal fondo creato per abbassare
la pressione fiscale. Bruxelles
apprezza: «Mossa costruttiva».
«L
o sa anche Violante che,
se serve per superare il
blocco, i nomi si cambiano».
Renzi annuncia di fatto in tv il
ritiro della candidatura dell’ex
presidente della Camera a giudice costituzionale. Il premier
avvia così una trattativa con il
M5S, che darebbe il via libera a
due tecnici scelti da Pd e FI per
la Consulta in cambio di un suo
nome al Csm.
Piazza Affari giù La Borsa di
Milano ha chiuso ieri con una
perdita del 2,4%. A trascinarla
giù il calo dei titoli bancari,
Mps e Carige su tutti.
continua a pagina 29
da pagina 2 a pagina 9
a pagina 10
IN QUARANTENA «CONTROLLI, STANNO BENE»
Francia Protesta contro le liberalizzazioni
Visite per Ebola
I soldati Usa
portati a Vicenza
di Giusi Fasano
U
E per gli avvocati
il codice civile
diventa un muro
P
er il loro sciopero gli avvocati di Nantes hanno scelto un
simbolo poco accattivante: un muro. Di codici civili, in
questo caso, impilati a formare una barriera contro il progetto
di riforma giudiziaria del governo. La forza della tradizione
napoleonica viene usata per opporsi alle liberalizzazioni del
ministro dell’Economia, Emmanuel Macron.
di Stefano Montefiori
continua a pagina 13
ndici soldati americani rientrati dalla Liberia sono in «controllo monitorato» nella caserma «Del Din» di Vicenza, in uso alle forze armate Usa. Secondo il loro comando stanno bene
e non presentano sintomi del virus Ebola: si tratta di una quarantena di fatto che rispetta il protocollo internazionale di sicurezza, in base al
quale i militari resteranno isolati per 21 giorni.
«Io e i miei uomini stiamo benissimo», assicura
il generale statunitense Darryl Williams, anche
lui in isolamento. Allarmato, invece, il governatore veneto Luca Zaia, che chiede di «alzare le
barriere» verso gli immigrati.
a pagina 17
DIARIO DALLA SIERRA LEONE
Malati sotto la pioggia
in attesa di un letto
di Gino Strada
a pagina 17
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le tangenti al Comune e alla Camera
L’inchiesta a Roma su Gesconet: 300 mila euro in due anni per ottenere gli appalti
di Fiorenza Sarzanini
M
9 771120 498008
CONSULTA E CSM
● GIANNELLI
AFP / JEAN-SEBASTIEN EVRARD
P
41 0 2 8>
ANNO 139 - N. 255
Il giudizio sul sistema Paese
er anni politici e banchieri ci hanno
garantito che il nostro sistema
bancario era il più solido di tutti. La
smentita arrivata dall’esame della Bce
si può dunque spiegare in due modi: o
i problemi delle banche italiane sono stati
sottovalutati qui, o sono stati sopravvalutati
dall’Europa. Oppure tutte e due le cose
insieme. Delle nostre colpe parlano i numeri:
siamo la maglia nera, con due grandi istituti
chiamati a rafforzare il loro capitale; un terzo
dei miliardi che mancano sono addebitabili a
noi; la più antica banca del mondo, Monte dei
Paschi, è oggi la più debole d’Europa. Avessimo
ricapitalizzato prima, invece di sbandierare
ottimismo, forse avremmo anche avuto più
credito disponibile in questi anni. E quando
mai i governi italiani si sono occupati dei criteri
di questi test di cui oggi ci lamentiamo?
D’altra parte è fuor di dubbio che
l’esaminatore è stato particolarmente severo
con noi. E non può trattarsi di un pregiudizio
etnico, visto che il presidente della Bce è un
italiano, alla guida della Banca d’Italia fino al
2011. Ma ogni volta che finisce in un sistema di
valutazione internazionale, l’Italia sconta la
debolezza intrinseca della sua economia e del
suo sistema Paese. Giudicare la solidità di
banche in una nazione che ha perso un decimo
del suo Pil in sette anni è infatti cosa ben
diversa che giudicare le banche tedesche.
Contro di noi gioca sempre un sospetto in più.
Come diceva l’apertura del Financial Times di
ieri: «L’Italia finisce sotto pressione dopo che
nove banche falliscono gli stress test».
Siamo sempre sotto pressione. È un po’
quello che accade anche ai nostri conti
pubblici. Renzi ha dovuto strappare quasi con
la forza a Bruxelles uno sconticino dello 0,2%
(la Commissione voleva lo 0,5%, ieri il governo
ha accettato lo 0,3%). Ma la vicenda delle
banche ci ricorda che non è solo l’energia e
neanche la statura del leader a fare il peso
specifico di un Paese; che si calcola con altri
criteri, crescita economica, credibilità
internazionale, proiezione estera, forza
militare. Ogni debolezza amplifica le altre:
l’economia reale condiziona i test sulle banche,
questi provocano il crollo della Borsa di ieri,
che a sua volta influenza l’economia reale. È
una lezione da tener presente. Per uscire dalla
nostra crisi non basterà gettare il cuore oltre
l’ostacolo: bisognerà farci passare l’intero corpo
di un’Italia oggi molto gracile. Questo richiede
un sistema Paese forte e coeso, dove non brilli
solo la stella di un capo, tanto più forte quanto
più solitario. E una classe dirigente
consapevole della perdurante gravità dei nostri
problemi: una terza via tra i gufi e gli allocchi,
per i quali va sempre tutto bene.
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
In Italia (con “Style Magazine”) EURO 1,90
www.corriere.it
azzette pagate tra il 2010 e
il 2012 per ottenere la gestione dei servizi di pulizia, traslochi e facchinaggio sbaragliando la concorrenza. Tangenti per 300 mila euro versate
in due anni per aggiudicarsi gli
appalti della Camera dei Deputati, del Comune di Roma e della Regione Piemonte. L’inchiesta sul Consorzio Gesconet alza
il tiro: le verifiche disposte dai
pm adesso puntano a individuare chi percepì il denaro.
a pagina 19
● IDEE& INCHIESTE
IL PROCESSO
ARTISTI, POLITICI, SPORTIVI
LA SFIDA CINESE
NOI, DIALOGANTI
AI SILENZI DI PRATO CON IL DITO MEDIO
di Dario Di Vico
di Luca Mastrantonio
N
I
el rogo del capannonedormitorio a Prato morirono sette operai. La titolare cinese della ditta: proprietari italiani dell’immobile e Comune sapevano dei dormitori.
a pagina 23
l partito del dito medio ha
sempre più iscritti. Simbolo
trasversale, anarchico e demagogico, assai diffuso sui social,
cui si può arrivare facilmente
sia da destra che da sinistra.
a pagina 28
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
2
#
Primo piano I conti pubblici
Dall’Italia 4,5 miliardi per il risanamento e per evitare la recessione
Katainen parla di mossa «costruttiva», ma il confronto «è aperto»
Roma interviene sul deficit, la Ue apre
La vicenda
● Il 15 ottobre
il Consiglio dei
ministri ha
approvato la
legge di
Stabilità, poi
inviata a
Bruxelles
● Con una
lettera datata
22 ottobre, l’Ue
ha chiesto
chiarimenti
all’Italia sulla
manovra di
bilancio.
Katainen,
commissario
agli Affari
economici, ha
sottolineato
«deviazioni»
dalle regole Ue
● La settimana
scorsa si è
riunito il
vertice Ue. Il
compromesso
tra Renzi e
Bruxelles: una
correzione
aggiuntiva
del deficit
strutturale pari
allo 0,3%
del Pil
ROMA Il governo Renzi mette
4,5 miliardi sul piatto per correggere il deficit strutturale
2015 ed evitare «a ogni costo» il
rischio di entrare nel quarto
anno consecutivo di recessione. Il pacchetto di misure, pari
allo 0,3% del Pil, è contenuto in
una lettera inviata ieri dal ministro dell’Economia, Pier Carlo
Padoan, ai vertici dell’Ue.
Se la scorsa settimana Bruxelles aveva criticato la legge di
Stabilità, bocciando di fatto la
correzione dei conti dello 0,1%
del Pil avanzata da Palazzo Chigi, il commissario europeo alle
Finanze, Jyrki Katainen, accoglie in modo positivo le proposte italiane e attraverso il suo
portavoce, Simon O’Connor,
pur senza anticipare la valutazione finale, attesa per domani,
fa notare che la Commissione
europea definisce «costrutti-
va» la collaborazione dell’Italia, ma «le consultazioni sono
in corso» e il confronto con Palazzo Chigi «rimane aperto».
Per scongiurare ulteriori aumenti della correzione del deficit, Padoan avverte l’Ue che il
Pil italiano è sceso di «più del
9% rispetto al livello del 2008,
l’economia è ora al terzo anno
di recessione e ha un serio rischio di stagnazione e deflazione». Il premier Matteo Renzi è
ottimista per il 2015 («Immagino una crescita del Pil dell’0,6») e, comunque, un quarto
anno di recessione «deve essere evitato in ogni modo», sottolinea il ministro, perché «renderebbe la sostenibilità del debito più difficile da mantenere». Padoan perciò indica nella
missiva tre voci significative
per arginare il deficit: 3,3 miliardi arriveranno dal Fondo
per la riduzione delle tasse, 500
milioni dai fondi per i cofinanziamenti Ue e altri 730 milioni
saranno recuperati da
un’estensione nel settore al
dettaglio del regime di reverse
charge (il meccanismo dell’inversione contabile che praticamente fa pagare l’Iva al committente anziché al fornitore).
Per valutare, però, che cosa
sta facendo il Paese «la strategia di bilancio dell’Italia deve
essere considerata dentro
l’agenda di riforme strutturali
— ricorda Padoan — che
avranno un diretto impatto su
crescita potenziale e sostenibilità del debito». Da non dimenticare che ulteriori provvedimenti sono in cantiere «entro
l’inizio del prossimo anno» sul
mercato del lavoro e sulla giustizia civile. Il Tesoro poi ribadisce l’impegno a ridurre il de-
la percentuale
di crescita
del Pil stimata
da Renzi
per il 2015
9
la percentuale
del calo del Pil
italiano rispetto
al livello
del 2008
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La lettera del Tesoro
1
2
3
Il fondo per ridurre il deficit
L’impiego, per ridurre il deficit pubblico, di 3,3 miliardi già accantonati a bilancio
come fondo per abbassare il carico fiscale. È questa la prima delle misure
aggiuntive elencate dal governo italiano nella lettera di risposta alle richieste
della Commissione europea di Bruxelles
Taglio al cofinanziamento dei fondi Ue
Il secondo punto riguarda la riduzione della quota di risorse nazionali
per il cofinanziamento dei fondi europei per la coesione: si tratta di mezzo
miliardo, risorse escluse dal patto di stabilità interno applicato alle Regioni,
cifra che contribuisce all’aggiustamento del bilancio
● Ieri la lettera
di risposta del
governo
italiano a
Bruxelles, che
indica le risorse
per la riduzione
del deficit
(4,5 miliardi)
La contabilità per il commercio
La lettera indirizzata a Jyrki Katainen propone poi di estendere al settore
del commercio al dettaglio il regime di reverse charge: è un meccanismo
contabile che praticamente elimina la detrazione dell’Iva sugli acquisti.
Si ricavano così 730 milioni di euro
Cameron «resiste» a Bruxelles
E i laburisti lo appoggiano
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
La mossa di David Cameron è prevedibile e scontata.
Ma serve a tenere alti i toni. Il
premier britannico non fa che
ripetere quello che a caldo aveva già detto sabato scorso: «Io
non firmo nuovi assegni a favore della Commissione». Solo
che questa volta la promessa e
l’impegno di Downing Street
vengono esplicitati a Westminster davanti alla Camera dei Comuni. Il contenuto è chiarissimo: Londra si opporrà alla richiesta avanzata da Bruxelles di
versare entro il primo dicembre il contributo suppletivo al
bilancio della comunità di 1,7
miliardi di sterline (2,1 miliardi
di euro). «Non pagheremo e
sfideremo in ogni modo possibile questa pretesa».
David Cameron si mette in
trincea e non ha la minima intenzione di abbandonarla.
Tanto più che in Parlamento
l’opposizione laburista, per voce del leader Ed Miliband, parla
di «questione posta dalla ComLONDRA
0,6
bito «grazie a un ambizioso
piano di privatizzazioni pari a
0,7 punti di Pil l’anno. E alcuni
ritardi, per avverse condizioni
del mercato, saranno riassorbiti nei prossimi mesi».
Inoltre Padoan definisce
«circostanze eccezionali» l’ampio divario tra il Pil reale e quello potenziale: «L’output gap
dell’Italia è atteso rimanere
molto ampio dagli standard
storici nel 2014 e non si ridurrà
nel 2015». Per questi motivi il
governo Renzi ha chiesto il rinvio del pareggio di bilancio al
2017, una maggiore flessibilità
nei conti e si augura che «la
Commissione Ue tenga in considerazione la versione rivista
del Documento di economia e
finanza (Def) che sarà preparata nei prossimi giorni».
Francesco Di Frischia
A Leeds
Il primo
ministro
britannico
David
Cameron, 48
anni, ieri a
Leeds con il
Cancelliere
dello
Scacchiere
George
Osborne, 43
anni, per la
linea ferroviaria
ad alta velocità
progettata per
collegare
Londra alle
principali città
del nord
(LaPresse)
missione Ue in modo maldestro e inaccettabile». Ed è forse
questa presa di posizione, da
parte del centrosinistra britannico, che rende idea di quanto
il conto presentato da Bruxelles
alla fine della scorsa settimana
sia stato avvertito come «un gesto ostile» nei confronti (è la
tesi di Cameron, ora condivisa
da Miliband) di un paese, la
Gran Bretagna, che è un «net
contributor» dell’Europa, che
dunque dà alla Ue più di quello
che riceve.
«Non sono ammissibili ultimatum del genere». Ripete più
volte David Cameron. E la sua
stizza si comprende perché
l’area euroscettica del suo partito lo incalza. Tra pochi mesi,
in primavera, ci saranno le elezioni. Il partito dell’indipendenza, lo Ukip, è in ascesa nei
sondaggi e la spinta a imbracciare i temi cari al populismo di
Nigel Farage è forte, se non essenziale, sia per i conservatori
sia per i laburisti. Cameron è
più duro, Miliband un pochino
più morbido quando invoca
«l’urgenza di una mediazione
politica e diplomatica».
Ma nella sostanza maggioranza e opposizione, con il fantasma dello Ukip alle spalle,
sembrano parlare lo stesso linguaggio: la pretesa di Bruxelles
di imporre un pagamento aggiuntivo di 2,1 miliardi di euro
riceve una nuova e sonora bocciatura, non solo dal governo
tory-libdem ma anche dai laburisti.
Al momento non si vedono
segnali di accordo. Alla ribellione di Londra, risponde il
commissario Ue al budget Jacek Dominik: «Se Cameron
continua nel rifiuto si dovranno valutare le multe». Bruxelles
è rimasta sorpresa. La questione del contributo, dice la Commissione, era nota al governo
britannico. Solo che è caduta
nel mezzo di una campagna
elettorale in cui Cameron e Miliband non possono fare la parte di chi accetta a occhi chiusi
le decisioni (sia pure già in calendario) dell’Europa.
Fabio Cavalera
@fcavalera
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Non
pagheremo
quei 2,1
miliardi
di
contributi
aggiunti
Ci
opporremo
in ogni
maniera
possibile,
ci dicano
il metodo
● Il commento
Il «giallo»
dello 0,3%
di Antonella Baccaro
«Q
uesto pacchetto
di misure
porterà
l’aggiustamento strutturale
sopra lo 0,3% del Pil nel
2015». Come mai nella
lettera del Tesoro al
commissario Ue, Jyrki
Katainen, non figura la
percentuale precisa della
correzione accettata
dall’Italia rispetto a quella
richiesta in origine, pari
allo 0,5%? E qual è questa
percentuale? Interrogato, il
ministero dell’Economia
risponde che la correzione
finale accettata dall’Italia è
pari a «circa lo 0,33%», con
un impegno complessivo
di «circa 5,4 miliardi».
Se questo è vero, vuole dire
che il governo italiano,
prima di ricevere la lettera
di sollecitazione dell’Ue,
aveva messo da parte per la
correzione la differenza tra
5,4 miliardi e i 4,5 della
lettera, cioè circa 900
milioni, equivalenti in
termini percentuali a un
miglioramento del saldo
strutturale pari allo 0,06%.
Eppure, leggendo il
Documento
programmatico di bilancio,
inviato alla Commissione,
qualche dubbio sorge.
Prendiamolo, che è anche
citato nella lettera a
Katainen. Qui, a pagina 3,
c’è scritto che «la
ridefinizione degli obiettivi
nominali garantirà un
miglioramento del saldo
strutturale di bilancio, pari
a 0,1 punti percentuali di
Pil nel 2015 rispetto al
2014». Dunque la
correzione originariamente
offerta dall’Italia
era dello 0,1%. «È
un’approssimazione»
spiegano al Tesoro. Eppure
il documento quando cita
cifre approssimate utilizza
il termine «circa», lo fa
qualche riga sotto, a
proposito dell’effetto delle
misure della manovra sulla
crescita, stimato in un
miglioramento del Pil di
«circa 0,1 punti
percentuali». Il fatto è che,
se davvero l’aggiustamento
originario fosse dello 0,1%, i
miliardi messi da parte
sarebbero 1,6 (e non 900
milioni) che, sommati ai
4,5 offerti nella lettera,
porterebbero la correzione
in termini assoluti a 6,1
miliardi e in termini
percentuali allo 0,38%.
Insomma, la correzione
finale accettata dall’Italia
sarebbe «circa» dello 0,4%.
Dunque solo uno
sconticino rispetto allo
0,5% che avremmo dovuto
rispettare. Troppo difficile
metterlo nero su bianco?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
PRIMO PIANO
3
#
Le richieste della Ue
Le modifiche ai bilanci degli Stati
L’aggiustamento al budget europeo*
5 i Paesi
1000
Austria
500
0
Slovenia
4,3%
90,9
32,5
180,5
31,4 60,2
32,4
132,8
42,4
340,1
500
642,7
Gli impegni aggiuntivi
per ridurre il deficit dopo
le lettere con le richieste
della Commissione
4,5 miliardi
ITALIA
Malta
294,3 316,7
168,9
21,6
89,4
Francia
ITALIA
321,4
170
2,9%
Francia
dati in milioni di euro
779,2
IL CONFRONTO
Le previsioni per il 2015
del rapporto deficit/Pil
in base ai bilanci inviati
all’Unione Europea
ITALIA
gli importi da scontare
Francia
3,6 miliardi
1000
2.125,3
Be
lg
io
Re
p.
Ce
ca
Da
ni
m
ar
Ge ca
rm
an
ia
Gr
ec
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Sp
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Un o
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Pa
ia
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as
si
Au
st
ria
Po
lo
n
Ro ia
m
an
ia
Sl
ov
ac
ch
ia
Fi
nl
an
di
a
Sv
ez
ia
Re
gn
o
Un
ito
che hanno ricevuto richieste
di chiarimenti da Bruxelles
sui bilanci
le cifre dovute da ogni Paese
1.016,3
*sono stati esclusi gli importi inferiori ai 20 milioni
Corriere della Sera
Salta la possibilità
di nuovi tagli alle tasse
per 3,3 miliardi
Ma la manovra in deficit si riduce a 7 miliardi
ROMA L’Italia corregge la mano-
vra per ottemperare ai rilievi
dell’Unione europea. Ma da dove vengono dunque questi 4,5
miliardi sacrificati sull’altare
dell’avvicinamento al pareggio
strutturale? La lettera del ministro dell’Economia, Pier Carlo
Padoan, all’Ue lo dettaglia con
precisione: 3,3 miliardi vengono dall’utilizzo, ai fini della riduzione del deficit, del fondo
originariamente creato per abbassare la pressione fiscale. Un
fondo che ritroviamo all’articolo 17 della legge di Stabilità, e le
cui risorse, spiega la relativa relazione tecnica, «possono essere utilizzate, anche parzialmente, a condizione che sia verificato il rispetto degli obiettivi programmatici di finanza
pubblica del medesimo anno e
mossa è che la manovra viene
finanziata in deficit meno di
quanto era stato previsto in origine: per sette miliardi anziché
per 10,3.
La seconda fonte individuata
dal ministero dell’Economia è
la riduzione per 500 milioni
della percentuale di risorse domestiche utilizzate per il cofinanziamento dei fondi di coesione europei, esentati dai tetti
del Patto di Stabilità domestico
che si applica alle Regioni.
Altri 730 milioni vengono
dall’estensione di norme antievasione (il reverse charge Iva),
che però devono ancora ottenere l’ok da Bruxelles. Il governo sarebbe orientato a introdurre l’inversione contabile Iva
anche al settore della Grande
distribuzione organizzata. La
gran numero) sono di più difficile controllo.
Per una migliore sostenibilità del debito, infine, l’Italia si
impegna a recuperare i ritardi
nel piano di privatizzazione,
che prevedeva vendite pari a
0,7 punti di Pil l’anno (circa 10
miliardi), rallentate dal difficile andamento dei mercati.
La lettera di Padoan intanto
ha già i primi effetti in Italia. Il
Tesoro dovrà correggere il Documento di economia e finanza. E per questo le opposizioni
ieri hanno chiesto di riportare
tale testo al voto dell’aula, con
tutti i pericoli che questo comporta visto che l’ok, con maggioranza qualificata, era stato
dato al Senato con la differenza
tra favorevoli e contrari di un
solo voto. Il problema sarà esaminato oggi dai capigruppo
della commissione Bilancio alla Camera. Il presidente Francesco Boccia ha già annunciato
che alcune norme della manovra potrebbero essere stralciate: si tratta di micro misure che
non modificano i saldi e di norme ordinamentali non congrue, come quelle sulla sanità e
sul pubblico impiego, oltre a
quelle sul riassetto degli enti.
A. Bac.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
In Aula
● Il 14 ottobre
il Senato dà il
via libera alla
nota di
variazione del
Documento di
economia e
finanza: solo
per un voto
raggiunge la
maggioranza
qualificata
(161 sì)
● Dopo le
correzioni, c’è
chi chiede di
riportare il
testo al voto
dell’Aula: la
questione sarà
esaminata in
commissione
Bilancio alla
Camera
Watson: una mossa
che ha esercitato
pressione
anche su Parigi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
«Non ho visto le agenzie di stampa
sulla lettera di Padoan, ma la lettera integrale sì.
In sostanza, dice che l’Italia farà quanto richiesto
dalla Commissione. E questo ha esercitato pressione sulla Francia». Graham Watson, scozzese,
leader storico e presidente dell’Alde, il partito
dei liberaldemocratici europei, vede con favore
le notizie da Roma e da Bruxelles: «Sono più ottimista sul futuro dell’Italia. Certo più ottimista
per voi, che per la Francia. E resta una constatazione di fondo, importante per entrambi».
Quale?
«Roma e Parigi accettano ormai che non sia
possibile fare in Europa una politica incoerente
con il Patto di crescita e di stabilità».
Ma non potevano accorgersene prima?
«Questa è una domanda centrata. E però, attenzione: per l’Italia, ad esempio, non si può dimenticare che Renzi e Padoan avevano e hanno
un problema di gestione dell’opinione pubblica.
Per loro non sarà facile, a Roma, comunicare come cambiano le cose. Ma ciò che hanno detto lo
faranno, per esempio la riforma fiscale».
Basterà per accontentare la Commissione?
BRUXELLES
Chi è
Privatizzazione
Il governo si impegna
a recuperare i ritardi
nel piano
di privatizzazione
Graham Watson, 58
anni, europarlamentare
scozzese, leader storico
e presidente dell’Alde,
il Partito europeo
dei liberali, democratici
e riformatori
Norme anti-evasione
Altri 730 milioni
dall’estensione di
norme anti-evasione in
attesa dell’ok della Ue
comunque non prima del mese
di ottobre».
Molto più semplicemente
l’utilizzo dei 3,3 miliardi del
Fondo per ridurre il deficit significa che non avremo più la
possibilità di usare queste risorse per ridurre le tasse. Una
possibilità futura, che dunque
non ha nulla a che vedere con i
tagli delle tasse contenuti della
manovra che non vengono minimamente toccati, perché garantiti da un’apposita copertura. In realtà il governo sapeva
già, quando ha creato questo
fondo, che una parte delle risorse le avrebbe impegnate
nella trattativa che era costretto
a fare con Bruxelles sulla riduzione del deficit. Forse non
pensava di usarle proprio tutte,
come invece è successo. La seconda conseguenza di questa
misura, già ipotizzata in fase di
stesura della legge di Stabilità,
era stata poi accantonata proprio per le difficoltà di un via libera della Ue (l’Iva è una imposta comunitaria e ogni modifica va concordata).
La misura, qualora dovesse
arrivare l’ok di Bruxelles, consentirebbe di ridurre significativamente l’elusione Iva nel setto r e d e l c o m m e r c i o . Pe r
l’Agenzia delle Entrate si tratterebbe di mettere sotto controllo circa un migliaio di soggetti
strutturati, ponendo in capo a
loro il versamento dell’Iva. Verrebbe, almeno in parte, neutralizzata l’evasione operata dalla
miriade di piccoli operatori
(fornitori) che hanno rapporti
con la Gdo e che per la loro natura (scarsa organizzazione e
Il leader dell’Alde
10
miliardi
è la cifra annua
che il governo
spera di
recuperare
con le
privatizzazioni
17
l’articolo
della manovra
che all’inizio
destinava
3,3 miliardi
per abbassare
il carico fiscale
«Può darsi che alcune di queste riforme non
saranno proprio quelle preferite dalla Commissione, o dalla Bce. Però vi sono già stati vari contatti con Roma, e dunque l’accordo si troverà
strada facendo. Soprattutto con l’aiuto di una
proposta di Junker, il presidente della nuova
Commissione europea».
Quale?
«L’idea dello stimolo fiscale (investimenti
pubblici che sorreggano domanda e occupazione, ndr) aiuterà a creare quella crescita che a sua
volta sosterrà il governo italiano, come gli altri».
Per esempio?
«Per esempio, se in un Paese come l’Italia arriveranno grossi investimenti pubblici da Roma e
Bruxelles per le reti che trasmettono l’elettricità,
questo non potrà che far bene a grandi aziende
come la Prismian, e migliorare la loro crescita,
dunque la loro occupazione».
Dal suo punto di osservazione in Europa,
come vede il percorso di Renzi, rispetto ai premier che lo hanno preceduto, Berlusconi,
Monti, Letta?
«È troppo presto per giudicarlo. Però io che
ero scettico sul suo conto, oggi lo sono un po’
meno. Temevo che potesse diventare un altro
Tony Blair, tutto promesse. Come ho detto, ora
sono un po’ più ottimista».
Luigi Offeddu
[email protected]
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4
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
5
Primo Piano L’esame Bce
Le banche bocciate tirano giù la Borsa
Mps perde il 21%, Carige cede il 17%. Piazza Affari chiude la giornata in ribasso del 2,4%
Gli operatori scommettono sulle aggregazioni. Il caso Popolari. Lo spread risale a 168 punti
Gli esami
● Gli stress
test effettuati
dalla Bce sono
valutazioni
sulla tenuta
delle banche
in caso di forte
deterioramento del quadro
economico nel
bienni 20141016
● Oltre a Mps
e Carige, gli
istituti italiani
sotto esame
erano Credito
Valtellinese,
Bper, Bpm, Pop
Sondrio, Pop
Vicenza; Banco
Popolare,
Credito
emiliano, Iccrea
holding, Intesa
Sanpaolo,
Mediobanca
Unicredit, Ubi,
Veneto banca
● La
valutazione
complessiva
della Bce ha
preso in
considerazione
anche la qualità
degli attivi, la
cosiddetta
asset quality
review
● Il percorso si
conclude il 4
novembre con
l’assunzione da
parte della Bce
del ruolo di
Authority di
vigilanza del
sistema
bancario Ue
ROMA È stata una giornata di
tempesta, ieri, a Piazza Affari
che ha chiuso con una perdita
del 2,40%, a 19.028 punti. A trascinarla in basso il calo dei titoli bancari ed in particolare il
crollo delle quotazioni di Mps e
di Carige. Le due banche hanno
pagato pesantemente la bocciatura subita agli esami condotti dalla Bce in vista dell’avvio della Vigilanza unica il
prossimo 4 novembre. Mps, sospesa a più riprese dalle contrattazioni, è arrivata a perdere
il 21,5%, mentre Carige è caduta
del 17%. Le vendite, e i ribassi,
però non hanno coinvolto solo
gli istituti di Siena e Genova,
ma hanno colpito un po’ tutti i
titoli bancari, anche quelli di
banche come Ubi Banca
(-5,15%), Intesa Sanpaolo
(-3,14%) e Unicredit (-2,55%),
uscite a testa alta, registrando
importanti eccedenze di capitali, dai test di Francoforte.
Evidentemente la reazione
degli investitori ha registrato il
fatto che l’Italia, anche per la
comunicazione a gradi degli
esiti del Comprehensive assestment che all’inizio indicava 9
banche - nella gran parte Popolari - del nostro Paese in difficoltà sulle 15 che si erano sottoposte alla verifica, ha dato l’impressione di non uscire bene
dall’esame europeo. Nonostante le rassicurazioni date dalla
Banca d’Italia sulla solidità del
Retroscena
di Stefania Tamburello
I mercati
Milano
Le banche italiane
La giornata di ieri
19,332
Mps
-21,5%
Banca Carige
-17,19%
Ubi Banca
Bpm
Bper
Mediobanca
Intesa Sanpaolo
Unicredit
19,185
Gli altri listini
-2,40%
la chiusura
19,627
19,480
Madrid
Francoforte
Quest’anno l’intervento
del governatore della Baca
d’Italia, Ignazio Visco, alla giornata del risparmio, il 31 ottobre, avrà due motivi specifici di
interesse. Il primo è legato agli
esiti degli esami appena conclusi sulle banche europee
condotti dalla Bce che hanno
lasciato sul campo dei respinti
due istituti ed anche molto
amaro in bocca per la severità
Parigi
Londra
19,037
-0,40%
18,890
-0,95%
10.00
12.00
14.00
18.00
-0,78%
-1,39%
Corriere della Sera
sistema e anche dai principali
analisti che hanno sottolineato
l’esito complessivamente positivo dei test, visto che tutte e 15
banche hanno superato lo scoglio della verifica degli attivi di
bilancio, e - ma non più di 2 sono state messe in difficoltà
solo dalle prove di resistenza
(stress test) rispetto ad uno
scenario economico tanto disastroso quanto improbabile.
In ogni caso ieri Piazza Affari
è stata la peggiore in Europa seguita da Madrid (-1,39%,
Francoforte (-0,95%), Parigi
(-0,78%) e Londra (-0,40%) - e la
Consob è intervenuta due volte,
la prima, in mattinata per vietare le vendite allo scoperto per
i titoli Mps e Carige così da frenarne il crollo e la seconda in
serata per annunciare il pro-
Due settimane di stop
La Consob ha vietato
per due settimane
le vendite allo scoperto
su Mps e Carige
lungamento del divieto, reso
più ampio, fino al 10 novembre,
data entro la quale le due banche dovranno presentare il piano di rafforzamento del capitale da realizzare entro luglio.
Il mood negativo sull’esito
degli stress test si è propagato
anche sul mercato secondario
facendo risalire i tassi dei titoli
di Stato italiano, in controtendenza con il trend della giornata, il rendimento del Btp decennale è salito al 2,55% e lo
spread con il bund tedesco di
pari durata è tornato ad am-
Andrea Enria
presidente Eba,
l’autorità Ue
di supervisione
bancaria
Visco e il richiamo ai banchieri
Il test della giornata del risparmio
Attesa per il discorso di venerdì. La moral suasion di Via Nazionale
Il caso della valutazione dei titoli di Stato e del debito sovrano
ROMA
-5,15%
-4,43%
-4,23%
-3,35%
-3,14%
-2,55%
della prova di resistenza con
cui le banche italiane sono state costrette a confrontarsi. In
particolare per il penalizzante
trattamento riservato al portafoglio dei titoli di Stato. Da Visco si attende una valutazione
dell’impatto - sul sistema del
credito e sul mercato - del verdetto di Francoforte ma ancor
di più l’indicazione del percorso che le banche - le più solide
Ignazio Visco
governatore
della Banca
d’Italia dal
novembre 2011
come le meno - hanno ora davanti. Un percorso di ulteriore
rafforzamento ma soprattutto
di recupero di efficienza e redditività e magari anche di aggregazioni. Fatto salvo il corollario della Banca d’Italia che se
non c’è crescita nessuno, neanche le banche, ha un futuro facile.
Il secondo motivo, viene di
seguito e riguarda l’imminente
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passaggio - il 4 novembre - dei
compiti della vigilanza bancaria da Roma a Francoforte con
l’ampliamento del terreno di
confronto delle banche all’inte-
Vigilanza
Dal 4 novembre la
vigilanza passa alla Bce
pliarsi a 168 punti base, distanziandosi in modo marcato dai
Bonos spagnoli dai quali ora
sono divisi da 42 punti base,
per la prima volta dal febbraio
2012. Sul mercato però i principali analisti - anche a dispetto
della stampa straniera che ieri
da Ft a WSJ per non parlare dei
quotidiani tedeschi ha puntato
l’indice sulla debolezza del sistema bancario del nostro Paese - sono convinti che la tempesta non durerà molto.
S.Ta.
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ra Europa. Per Visco, lo ha detto molte volte, il trasferimento,
che comunque muterà il ruolo
della Banca d’Italia, non potrà
che essere positivo perché significherà una maggiore condivisione e perché solo con
l’Unione bancaria si potrà assicurare la stabilità finanziaria
dell’Eurozona. Certo però il
cambiamento sarà significativo, anche i riti - dicono i banchieri - evolveranno. A cominciare da quello dei periodici incontri del Direttorio con gli
amministratori dei principali
istituti di credito. Lo scorso anno la riunione era stata il 4 novembre, ma dodici mesi dopo
c’è una scadenza più importante in vista e non sarà possibile
rispettare l’appuntamento. Ma
forse ci sarà solo un rinvio.
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
6
#
Primo piano L’esame Bce
Scenari
di Fabrizio Massaro
Mps, la richiesta al Tesoro
e il toto-alleato
tra Intesa e Unicredit
Il Wsj: su Siena e Deutsche Bank Francoforte ha commesso errori
2,1
miliardi è la
necessità di
capitale del
Monte dei
Paschi di Siena
evidenziata
dagli stress test
condotti dalla
Bce
500
milioni è la
necessità di
capitale
individuata per
Carige in
seguito agli
esami europei.
La cassa
genovese,
fondata nel
1483, aveva
già eseguito un
aumento di
capitale da 800
milioni nel
giugno scorso
12
miliardi è lo
shortfall, il
deficit di
capitale
individuato
dall’asset
quality review
a fine 2013 per
nove banche
italiane
«Mps e Carige troveranno
nelle prossime ore tutte le condizioni per poter rispondere alle segnalazioni che arrivano
dall’Europa. Questa situazione
sarà affrontata con determinazione, ma senza pensare che il
problema sia irrisolvibile», ha
detto ieri sera Matteo Renzi
parlando a «Otto e mezzo». Il
problema è soprattutto per la
banca senese e sta tutto in un
numero: 2,111. Sono i miliardi
che mancano all’istituto, secondo i calcoli della Bce negli
stress test in vista del passaggio
alla Vigilanza unica bancaria di
Francoforte, il 4 novembre. Calcoli che peraltro — come ha rivelato ieri il Wall Street Journal
— per qualche minuto sono
usciti anche sbagliati (e peggiorativi) per il Monte e per altri gruppi importanti come
Deutsche Bank: un errore subito corretto dagli uomini della
Bce e dell’Eba ma che non è
sfuggito all’attenzione degli investitori, suggerisce il Wsj.
Entro il 10 novembre l’istituto presieduto da Alessandro
Profumo e guidato da Fabrizio
Viola dovrà dire dove quei 2,1
miliardi saranno trovati, ed entro nove mesi quei soldi dovranno essere in cassa. Ma la situazione non è facile, per vari
motivi. E nel frattempo il mercato punisce il titolo in Borsa:
ieri -21%. Ora Mps vale appena
4 miliardi, meno dei 5 dell’aumento di capitale di giugno.
La banca punta a ridurre il
più possibile quel fabbisogno
di capitale. Siena e la stessa
Banca d’Italia hanno avuto da
Il caso
di Giovanni Stringa
La vicenda
● Le 25
banche
tedesche sotto
esame hanno
passato l’altro
ieri il test.
L’unica con
carenza di
capitale è stata
la Münchener
Hypotheken,
che però nel
corso del 2014
ha rafforzato la
sua posizione e
rimediato al
problema
MILANO Se la danese Carlsberg è
davvero «probabilmente la migliore birra al mondo» (probably the best beer in the world),
come recita uno slogan pubblicitario, c’è un’altra frase —
molto simile eppure molto diversa — che colpisce la Germania là dove sembra più forte.
Non nei maxi tendoni della bavarese Oktoberfest, bensì tra le
grandi banche dell’economia
nazionale. «Forse, la più grande sorpresa degli esami della
Bce» (possibly the biggest surprise), ha scritto Nicolas Véron
del centro di ricerca Bruegel a
Bruxelles. Con queste parole
Véron guarda alla locomotiva
tedesca e al sostanziale «en
plein» raggiunto negli «stress
test» e nell’«asset quality review» dell’altro ieri. E la possibile «sorpresa» si trova nel
gruppetto di banche tedesche
che sarebbero state invece bocciate, se la Bce avesse preso in
considerazioni i più stringenti
requisiti di solidità patrimoniale «Basilea III», in vigore dal
2019. Tra questi istituti, scrive
Véron, c’è «HSH Nordbank,
una banca regionale (Landesbank) che fornisce servizi alle
casse di risparmio locali
Ieri a Piazza Affari
La vicenda
4,16
0,853
Ieri Mps
0,785 euro (-21,50%)
miliardi
di euro
Capitalizzazione
2,111
0,836
miliardi
Carenza
di patrimonio
agli stress test
0,82
0,803
1,1
0,787
miliardi
0,77
11.30
15.00
16.00
16.30
17.30
I Monti bond
in mano a Mps
Fonte: Borsa Italiana
ridire sulla cifra emersa dagli
stress test. «Il fabbisogno rilevato è in parte determinato dall’ipotesi di restituzione ... della
parte residua degli aiuti di Stato di cui la banca ancora beneficia in linea con l’impegno
preso» con la Commissione Ue.
«Non tenendo conto di tale impegno, la carenza di capitale risulta pari a circa 1.350 milioni», ha scritto Bankitalia.
Una via potrebbe essere lo
slittamento del rimborso degli
aiuti di Stato (Monti bond).
Mps ne ha in pancia ancora 1,1
miliardi: l’impegno preso con
Bruxelles a novembre 2013 era
di un rimborso di 750 milioni
di bond entro il 2016, il resto
nel 2017. Ora l’impegno potrebbe essere rimesso in discussione. Ieri pomeriggio Profumo si
d’Arco
sarebbe recato al ministero
dell’Economia per verificare la
possibilità di ottenere il rinvio
del rimborso come una delle
misure di intervento che l’istituto sta studiando con gli advisor Ubs e Citi. Ma il quadro è
complesso. Viola ha «escluso
in modo categorico» il ricorso
a nuovi aiuti di Stato. A sua volta il Tesoro domenica ha detto
di confidare in «ulteriori operazioni di mercato». Anche
perché se scattasse un nuovo
Il premier
Il premier: i problemi
dell’istituto senese e
Carigenova non sono
insormontabili
aiuto di Stato, questa volta a sostenere le perdite sarebbero
chiamati anche i creditori privati, secondo la regola del
«bail-in». Ma un rimborso posticipato potrebbe non essere
considerato aiuto di Stato. Anche gli analisti di Mediobanca
Securities indicano il rinvio del
rimborso tra le soluzioni.
Ma anche se la banca ottenesse dalle varie authority
coinvolte — Banca d’Italia, Bce,
Antitrust Ue (competente per
le banche in ristrutturazione),
ministero del Tesoro — l’ok allo slittamento sui Monti bond,
resterebbe pur sempre 1,35 miliardi da trovare. Profumo e Viola ieri hanno spiegato che
stanno valutando «tutte le opzioni strategiche». Cioè non
solo operazioni sul capitale ma
● Il Monte dei
Paschi di Siena
(Mps), la più
antica e
longeva banca
del mondo,
nata come
Monte di Pietà
nel 1472, è il
terzo gruppo
bancario
italiano dopo
Unicredit e
Intesa
Sanpaolo
● La crisi
esplosa nel
2011 (con un
rosso di 4,7
miliardi) a
seguito
dell’acquisto di
Antonveneta
ha comportato
la necessità di
un forte
aumento di
capitale da 5
miliardi
eseguito nel
giugno scorso
● Mps ha
sottoscritto 4
miliardi di
Monti bond, ne
ha rimborsati
tre
anche integrazioni o fusioni
con un altro istituto.
Le prime sono quelle, già
considerate dagli analisti, di un
bond convertibile da circa 1 miliardo (i cosiddetti «additional
tier 1»), la vendita di gran parte
dei titoli di Stato in pancia e un
aumento di capitale vero e proprio. Secondo gli analisti di
Equita sim la ricapitalizzazione
potrebbe essere di 1,5 miliardi.
Poi ci sono le cessioni: visto
che molte delle cose da cedere
sono già impegni del piano di
ristrutturazione in corso, servirebbero altri asset. Di fatto si
potrebbe arrivare a uno spezzatino della banca. Resta l’ipotesi
di un’integrazione, che è ben
vista dalla Banca d’Italia, come
ha detto il vicedirettore generale Fabio Panetta. Anche Equita
scrive che dal conteggio dei
Monti bond «emerge una moral suasion evidente per considerare a breve ipotesi di aggregazione» da parte della Bce.
In Italia gli indiziati a un
merger sono le tre banche che
dopo gli stress test hanno maggior surplus di patrimonio:
Unicredit, Ubi Banca, Intesa
Sanpaolo. Ieri il ceo della prima, Federico Ghizzoni, si è tirato fuori. Intesa Sanpaolo è da
sempre considerata dagli analisti una sposa ideale per Mps,
anche se ci sarebbero problemi
di sovrapposizioni in Toscana.
Per il ceo di Ubi, Victor Massiah, «non ci sono dossier
aperti. Nel caso sarebbe Ubi a
scegliere, il gruppo ha una storia di creazione di valore». Ma
non è detto che si debba trattare di fusione tout court: si potrebbe cominciare con una
quota non di controllo, così da
non far scomparire il marchio,
suggeriscono fonti finanziarie.
Resta poi sempre l’idea della
banca straniera, come Bnp Paribas o un altro grande gruppo
europeo.
fabriziomassar0
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Istituti tedeschi promossi, l’aiuto dei Länder
Italia batte Germania allo stress test «doppio»
(Sparkassen), nonostante le
garanzie fino a 10 miliardi di
euro ricevute dai governi territoriali, suoi principali azionisti». Il gruppo — prosegue
l’analisi — «include pure DZ
Bank e WGZ Bank, due istituzioni che lavorano per il sistema delle banche cooperative
locali (Volksbanken e Raffeisenbanken)».
Passando dalle analisi degli
economisti a quelle delle banche, sotto la lente c’è — per
esempio — un colosso del credito tedesco come la Commerzbank. In un report di Citi i
buoni risultati dell’istituto di
Francoforte sono definiti «una
sorpresa positiva, vista l’esposizione considerevole della
banca verso i settori delle spedizioni marittime e dell’immobiliare commerciale».
Perfino la stessa Bundesbank, la banca centrale tede-
I risultati
Alcuni istituti non
supererebbero i test,
considerando le future
regole di Basilea 3
sca, invita alla prudenza. Anche se gli stress test sono andati bene, ha spiegato Andreas
Dombret della Bundesbank,
«questo non significa che le
banche possano rilassarsi e tirare i remi in barca».
Certo, dagli esami di ieri si è
visto che tutte le banche esaminate rispettano ora i requisiti
patrimoniali in vigore, e più di
quanto succeda in tanti altri
Paesi d’Europa. «Il lavoro della
Bce — spiega la nota Bundesbank — mostra che i bilanci
dei 25 istituti tedeschi sotto
esame sono solidi e che le banche con il proprio patrimonio
possono superare anche un
forte choc dell’economia». E,
ad esempio, per Constantin
von Oesterreich, amministratore delegato della sopracitata
NSH Nordbank, «l’istituto ha
una solida base patrimoniale
nel contesto presente». Perfino
l’unica banca ad aver mostrato
negli esami Bce una «carenza
nominale nel capitale», la
Muenchener Hypotekenbank,
ha poi rimediato al problema e
colmato la carenza.
Eppure, i «distinguo» non si
fermano alle analisi di singoli
economisti o di banche private
Le banche tedesche in Borsa
I principali istituti di credito
L’indice Dax Credit Banks
IERI
-1,09%
80
60
2014
40
gen
apr
lug
ott
Gli specialisti nei mutui
L’indice Dax All Mortgage Banks
IERI
-0,22%
70
60
50
2014
gen
apr
lug
ott
d’Arco
straniere. Ma arrivano anche
dall’Eba, l’Autorità bancaria europea. L’impatto di uno scenario economico molto negativo
sul capitale delle banche italiane «non è lontano dalla media
Ue, al 2,6%, ed è inferiore a
quello degli istituti tedeschi»,
si legge in un documento reso
pubblico dall’Authority. Lo studio valuta gli effetti di uno scenario economico estremo (improbabile ma pur sempre possibile, come gli ultimi anni ci
hanno insegnato) sul patrimonio delle banche (e quindi la
loro resistenza agli choc). A
fronte di un impatto negativo
medio sul capitale del 2,6% nella Ue, l’Italia viaggia sì peggio
della media a quota 3,3% — in
dodicesima posizione (partendo dalla Norvegia che non subisce alcun impatto) — ma la
pur virtuosa Germania viene
ancora dopo con una perdita
del 3,7%. Come mai? L’impatto
negativo sul capitale delle banche — spiega l’Eba — «può essere il risultato di fattori diversi» come «la composizione del
portafoglio degli istituti e del
loro mix del business». Insomma, chi ha in pancia che cosa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
8
#
Politica
Dietro
le quinte
Nella nuova FI
partito e club
giocano alla pari
Torna oggi a Roma Silvio
Berlusconi con una
missione: far partire la fase
2 di Forza Italia. Fondata su
congressi, adesioni, e, suo
chiodo fisso, facce nuove.
«Non voglio rottamare
nessuno», insiste lui.
Ma già in settimana
dovrebbe arrivare il primo
segnale di quello che sta
per succedere a tutti i livelli:
la sovrapposizione tra
il partito tradizionale
e quello rappresentato nei
Club Forza Silvio.
Il Cavaliere infatti
incontrerà i coordinatori
regionali assieme a quelli,
pure regionali, dei Club.
Tutti sullo stesso piano,
alla pari. È il primo passo
di una fusione finora solo
sulla carta.
(Paola Di Caro)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Neanche i grillini
stavolta ridono
alle frasi del capo
Beppe
Grillo aveva
avvertito:
«Cercano il
titolo». E
l’ha dato:
«La mafia
aveva una
sua morale,
è stata corrotta dalla
finanza». Strali e
indignazioni, come da
copione. Ma anche fastidio
tra i 5 Stelle. Ci sono i
pasdaran, come Alberto
Airola: «Disinformazione di
regime». I mediatori, come
Nicola Morra: «Era una
battuta. Grillo ha cercato, in
maniera plautina, di
suscitare una riflessione. La
mafia la combattiamo, noi,
alle Camere». E i perplessi,
come Serenella Fucksia
( foto): «Forse se bevevo più
Nero d’Avola, capivo
l’ironia. Così c’è solo
imbarazzo. Mamma mia».
(Alessandro Trocino)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le porte girevoli
della Sicilia
modello Crocetta
Possono provocare mal di
testa le porte girevoli della
politica siciliana. Il
governatore Crocetta aveva
nominato assessore al
Turismo la sua segretaria,
Michela Stancheris, e per
segretaria aveva scelto l’ex
assessore Mariella Lo Bello.
Entrambe del «Megafono»,
costola inquieta del Pd. La
nuova segretaria aveva a
sua volta una segretaria,
Grazia Brandara, appena
sistemata d’intesa con
Crocetta in un
sottogoverno, l’Istituto
superiore di giornalismo.
Ultimo atto di Nelli
Scilabra, leader del
Megafono, forse ignara di
aver nominato un’ex
deputata cresciuta tra le fila
dell’ex presidente Totò
Cuffaro.
(Felice Cavallaro)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tensione Da sinistra Graziano Delrio, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan seduti di fronte ad Annamaria Furlan (Cisl), Susanna Camusso (Cgil) e Carmelo Barbagallo (Uil) ieri a Palazzo Chigi (Ansa)
La rabbia di Camusso: ministri surreali
Gelo all’incontro tra governo e parti sociali. La leader cgil: nessuno era in grado di rispondere
Resta sul tavolo lo sciopero generale. Il Wall Street Journal: quella piazza vuole il suicidio dell’Italia
risposte saranno positive».
Le richieste dei sindacati sono diverse: più soldi per gli ammortizzatori sociali, almeno un
segnale per i pensionati, modifiche all’anticipo in busta paga
del Tfr, il trattamento di fine
rapporto, no ai tagli per i patronati. Probabilmente ci sarà un
incontro bis fra qualche giorno. Ma il clima non è esattamente disteso: «Non c’è stato
nulla di surreale — dice il ministro del Lavoro Giuliano Poletti — proprio nulla. Abbiamo
illustrato la manovra e le parti
hanno espresso le loro opinioni. Non era una trattativa ma
un confronto». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, fa un
passo in più: il «dialogo lo facciamo su cose concrete ed elementi fattivi». Guerra dei nervi, quindi, quasi il secondo
tempo della partita Leopolda
contro piazza.
Clima ben diverso, invece,
nell’incontro con gli imprenditori, seguito a quello con i sindacati. «Il governo si è dichiarato disponibile a migliorare
una manovra che noi apprezziamo perché dà fiducia», dice
il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci. Giudizi positivi, ma anche qualche
perplessità dalle sigle che rappresentano i più piccoli, come
Rete imprese Italia e Alleanza
delle cooperative. Chiedono,
ad esempio, di modificare le
regole sull’anticipo del Tfr. Ieri
sui sindacati sono piovute pure
queste parole del numero uno
di Confindustria, Giorgio
Squinzi: «Chi difende i lavoratori dovrebbe ammettere che
spesso si sono difese situazioni
indifendibili» come ad esempio «l’assenteismo, che va contrastato con più determinazione».
Lorenzo Salvia
@lorenzosalvia
Riunioni e nervi tesi nella minoranza pd
Ma si cerca un compromesso sul Jobs act
Rosy Bindi è tra coloro che meditano di «farsi una passeggiata» al momento della fiducia,
per poi votare contro la delega:
«È in bianco e quindi è incostituzionale. Sull’articolo 18 il merito non è accettabile. Così com’è, non lo voto». Peccato, sospira la ex ministra, perché se
Renzi fosse «più accogliente»
molti ammorbidirebbero le
posizioni: «Invece sta mostrando una chiusura violenta».
Damiano ritiene «impensabile ratificare il voto del Senato» e poiché sa che un mancato accordo provocherebbe «un
disastro», ha raddoppiato gli
sforzi di mediazione: «Potrò
vincere, potrò perdere... Poi
ovviamente prenderò le mie
decisioni». L’accordo per cui la
sinistra spinge è introdurre
nella delega le concessioni
avanzate da Renzi in direzione
e mai raccolte nel testo del Senato. Per Boccia è «il compromesso minimo» e se quelle decisioni non saranno tradotte in
norme «si aprirà un problema
politico grande come una casa». Cuperlo spera che la partita sia ancora aperta: «Mi batterò per cambiare il testo, fino all’ultimo». Stessa linea per Barbara Pollastrini, che ricorda a
Renzi come l’Italia «ha bisogno di unità e non di lacerazioni». I dissidenti pregano che
Renzi lo abbia capito: «Quando alza i toni è perché prepara
l’intesa...».
Monica Guerzoni
Richieste
● Al governo,
sul Jobs act,
i sindacati
chiedono
un’azione
su più fronti,
dai maggiori
finanziamenti
per gli
ammortizzatori
sociali alle
modifiche
sull’anticipo
in busta paga
del Tfr
● Dei tre
confederati,
la Cgil è quella
che chiede
con più forza di
non modificare
l’articolo 18
ROMA Un altro metro scavato
nella trincea che separa governo e sindacati, un altro passo
verso lo sciopero generale, almeno per la Cgil. Senza Matteo
Renzi, lontano dalla Sala Verde
di Palazzo Chigi e in una stanza
del ministero del Lavoro, l’esecutivo ha incontrato ieri i sindacati e le associazioni degli
imprenditori per parlare del disegno di legge di Stabilità.
Con i sindacati è stata un’ora
di gelo. «Abbiamo trovato surreale — dice il segretario della
Cgil Susanna Camusso — che
non ci fosse nessuno in grado
di rispondere alle nostre proposte. L’atteggiamento era
questo: “mandateci una
mail”». Per il momento, però,
lo sciopero generale resta in
sospeso. «Ci hanno annunciato
— dice ancora Camusso — una
fase meditativa. Se mediteranno bene siamo pronti a cambiare idea, senza risposte andremo avanti». Una linea che
Il giudizio
Il Wall Street
Journal critica
la piazza Cgil:
«Vogliono
mantenere
intatte
le garanzie
del mercato
del lavoro:
è il movimento
per il suicidio
economico
dell’Italia»
ieri è stata bocciata dal quotidiano americano Wall Street
Journal, che ha paragonato i
manifestanti Cgil di sabato a
«un movimento per il suicidio
economico dell’Italia».
Meno duri della Cgil (ma
non troppo) i commenti delle
altre sigle sull’incontro di ieri
col governo. Per la Uil il segretario aggiunto Carmelo Barbagallo dice che «loro non erano
in condizioni di dirci nulla»,
mentre secondo Anna Maria
Furlan (Cisl) il «governo si è riservato di valutare, spero che le
Fassina: senza modifiche niente fiducia. Cuperlo: mi batterò fino all’ultimo
ROMA Nel Pd spaccato tra piazza
e Leopolda la tensione è tale
che, per qualche ora, una riunione «segreta» ha fatto impennare le quotazioni della
scissione. I leader della minoranza si sono visti (a porte
chiuse) ieri pomeriggio nelle
stanze del Nens e con i padroni
di casa, Bersani e Visco, c’erano
Cuperlo, Fassina, D’Attorre,
Gualtieri... All’uscita hanno
trovato ad attenderli giornalisti
e telecamere e Chiara Geloni,
che ha organizzato il «summit» assieme a Claudio Sardo,
ci ride su: «I tiggì devono aver
pensato che fosse in corso un
vertice per la scissione...». E invece? «Era solo un incontro accademico, per preparare il secondo numero della rivista
online Idee Controluce».
Ma tra minoranza e renziani
i toni restano alti e gli umori
pessimi. La spaccatura è profonda, tanto che Lorenzo Guerini cerca di riconciliare le parti
affermando che «la scissione
non ha cittadinanza nel Pd». In
effetti anche i più duri a sinistra lavorano per costruire, da
40,8
la percentuale
ottenuta
dal Partito
democratico
alle elezioni
europee
dello scorso
25 maggio
25,4
la percentuale
del Pd alle
Politiche 2013.
È stato il primo
partito con
l’aggiunta dei
voti dall’estero
dentro, l’alternativa a Renzi.
«Cerca l’incidente perché vuole
andare a votare», è il sospetto
di Fassina. E D’Attorre apre un
nuovo fronte sostenendo che il
segretario, in caso di voto anticipato, «dovrà passare per le
primarie».
Ma adesso il passaggio stretto è il Jobs act e a rischiare di
più, visti i numeri a Montecitorio, è proprio l’ala sinistra. Renzi non vuole cambiare di una
virgola la delega e la minoranza
deve fare i conti con gli umori
di San Giovanni. «La gente in
piazza ci voleva menare!», ricorda preoccupato Pippo Civati. Fassina è netto: «Senza correzioni significative, non voto
la delega e non partecipo alla
fiducia». Già, perché alla Camera il voto è in due fasi, il che
consentirà ai dissidenti di modulare lo strappo. D’Attorre ritiene le norme di Renzi sul lavoro «estranee al programma e
al dna del Pd» e conferma che,
se il testo non cambia, le condizioni per il sì non ci sono: «La
fiducia? Non mi presenterò al
momento del voto». Poi lascerà
il Pd? «Nessuno pensi di usare
un voto difforme per costringere qualcuno ad andarsene».
La minoranza ha capito che,
se non vuole soccombere ancora, dovrà coordinare le mosse.
«Renzi non può buttarci fuori
in 40 e far cadere il governo»,
spinge per la linea dura Civati e
lancia appelli a unire le forze,
sperando che ci stia anche Bersani. L’obiettivo è cambiare il
Jobs Act per scongiurare la rottura e il punto debole che i dissidenti hanno individuato è la
presunta incostituzionalità.
Il sondaggio
Per il francese
Libération «le
divisioni
in seno alla
sinistra si sono
esacerbate fino
a diventare
difficilmente
conciliabili. Un
rischio per le
presidenziali
del 2017»
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
POLITICA
9
#
Renzi chiude la porta ai sindacati:
non devo trattare le leggi con loro
● Scenari
Sorpresa Farnesina,
in pole position
la 32enne Quartapelle
di Paolo Valentino
«Li ascoltiamo ma è il Parlamento che decide.» E su Serra: diritto di sciopero sacrosanto
ROMA Ospite di Lilli Gruber, al
suo rientro televisivo a Otto e
mezzo, Matteo Renzi ha ripetuto con toni più piani i concetti
di sempre. Più garbati perché
ora il premier ha un solo assillo: che il Jobs act passi in commissione Lavoro della Camera,
dove i numeri sono più ballerini di quella del Senato, e la minoranza del Pd è più forte, senza stravolgimenti.
A quel punto, secondo lui, la
strada è in discesa, perché in
Aula non ci sarà problema. Dopodiché, toccherà alla legge di
Stabilità, quindi all’Italicum,
che Renzi conta di approvare al
Senato entro dicembre.
A La7 il premier è stato molto duro solo con Susanna Camusso: «Trovo veramente surreale che la segretaria della
Cgil voglia trattare la legge di
Stabilità con il governo. I sindacati devono trattare le condizioni dei lavoratori con le
imprese. Non devono trattare
le leggi con il governo a cui
spetta scriverle e trattare su di
esse con il Parlamento. Dopodiché noi possiamo anche
ascoltare le organizzazioni sindacali ma solo se hanno da dirci qualcosa sul merito dei
provvedimenti».
Insomma, una cosa per Camusso deve essere chiara: «I
governi che hanno trattato i
ddl con i sindacati hanno sbagliato. Le leggi non si fanno
trattando con le organizzazioni confederali. È ora di finirla
di pensare di poter bloccare il
lavoro dell’esecutivo. Se si vuole farlo i sindacalisti si facciano
eleggere in Parlamento, dove
non si troverà da solo, perché
di ex colleghi ce ne sono tanti...». Il passaggio più duro
L’analisi
Renzi lo dedica a Camusso. Per
il resto, i toni sono meno aspri.
«Rispetto» per la piazza di sabato e per chi vuole fare un
«raggruppamento di sinistra
più radicale», anche se il premier è convinto che non andrà
A sinistra del Pd
«Il movimento a
sinistra del Pd? Hanno
preso il 4,3% alle
Europee e noi il 40%»
I veti sull’Italicum
Lotti e Guerini cercano
di convincere Alfano e
Casini: o stanno con il
premier o vanno con FI
oltre la percentuale della lista
Tsipras alle Europee: «Loro
presero il 4,3 e noi il 40,8». Già,
perché la verità è che il presidente del Consiglio non crede
al partito di Landini e lo lascia
intendere chiaramente: «Io lo
stimo, abbiamo molte idee diverse, ma mi piace dialogare
con lui, è un sindacalista». Come a dire non si mischierà in
un raggruppamento raffazzonato di sinistra.
C’è però un punto su cui
Renzi è d’accordo persino con
Susanna Camusso e Stefano
Fassina: lui, come loro, non è
«d’accordo con le affermazioni
di Davide Serra». «Il diritto di
sciopero è sacrosanto», ribadisce il premier-segretario.
Ma questo è l’unico punto
d’incontro, perché quando si
tratta di parlare di riforma elettorale Renzi ribadisce il suo
Insieme
Matteo Renzi,
39 anni, con
Lilli Gruber, 57.
Il presidente
del Consiglio
ieri è stato
ospite di Otto
e mezzo,
la trasmissione
condotta dalla
giornalista
su La7
(Eidon)
punto di vista: «Io sono a favore del bipartitismo». E rincara
la dose: «Il potere di veto dei
piccoli partiti ha distrutto l’Italia». È per questo che, raccontano nel Transatlantico di
Montecitorio, ha mandato in
avanscoperta il suo braccio destro e sinistro Luca Lotti e il vicesegretario Lorenzo Guerini
per convincere Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini
che sono di fronte a un bivio: o
stanno con lui o vanno (cosa
altamente improbabile) con
Berlusconi. Altrimenti con le
loro percentuali rischiano di
non andare da nessuna parte.
Quindi l’Europa dei «burocrati e dei funzionari» a cui annuncia che darà del filo da torcere perché «l’Italia non è lo
studente svogliato» eternamente ripetente. Ma per far
questo bisogna mandare in
porto le riforme. Un messaggio
nemmeno tanto indiretto ai
dissidenti del Pd, che cerca di
ammansire dicendosi sicuro
che non sono «animati da spirito di vendetta». E che comunque fatica a vedere insieme a quel Grillo secondo il
quale la mafia tempo fa aveva
una sua morale.
Li rassicura, anche. Niente
elezioni anticipate: «Io voglio
dimostrare che si possono fare
le cose e far ripartire l’Italia. O
governo bene o me ne vado a
casa». Ma il sotto testo di questa frase sembra essere questo:
se non mi lascerete fare le cose, a cominciare dal Jobs act,
allora chi potrà escludere le
elezioni? E per la minoranza,
senza più un seggio assicurato,
sarebbero problemi.
Maria Teresa Meli
D
In tv
● Domenica
19 ottobre, il
premier è stato
ospite di
Barbara D’Urso
a Domenica
Live, su Canale
5: «Daremo il
bonus degli 80
euro anche alle
neomamme»
● Sabato, nella
giornata della
protesta Cgil,
Renzi è andato
al Tg3:
«Rispetto chi
manifesta
contro
l’abolizione
dell’articolo 18
ma io vado
avanti»
● Ieri il premier
era da Lilli
Gruber, su La7,
a Otto e mezzo
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E «Matteo» disse: ciao, come sto?
Dal parlare di sé in terza persona alle metafore, la comunicazione del leader
Matteo (gli piace farsi chiamare così non solo quando va
in tv) che in camicia si aggira
tra biciclette rovesciate, televisori anni Cinquanta, lavagne
d’ardesia, giocatori del subbuteo oversize, birilli da bowling
e palloni da calcio. È la cornice
della Leopolda, il quadro non
può che essere lui. Matteo Renzi.
Ciao, come sto? Nell’intervento conclusivo alla tre giorni
fiorentina il premier non ha resistito a parlare di sé in terza
persona. «Matteo stai invecchiando male», si autodice, autoinvocando non solo l’autoapplauso, ma soprattutto quello
della platea (non solo autoctona). Non è l’unico autopassaggio. Rieccolo. «Oh Matteo, come tu l’hai presa larga quest’anno». E ancora: «Dicono
che Renzi è fissato con Twitter». Dicono. Oddio, che poi lui
ci mette del suo, perché se va
da Barbara D’Urso e si fa un selfie, un po’ se l’è andata a cercare. Come la bicicletta di cui parlava domenica («Ci tocca cambiare il Paese, perché quella bicicletta non ci è passata
davanti, ce la siamo andati a
prendere»).
Anche questo è stata la Leopolda. Una trama intessuta di
contrapposizioni simboliche,
suggestioni pop, gli immancabili «gufi», le reiterate metafore (mai però suggestive come
quelle di Bersani, maestro superato solo dall’imitazione che
ne faceva Crozza). Un grande
show tv a cui mancava solo l’avvertenza in sovrimpressione:
«In questo discorso potrebbe
esserci l’inserimento di mes-
saggi commerciali», avviso che
dovrebbe precedere ogni intervento di Matteo. Apple ringrazia, nominata ancora una volta
in un suo discorso, questa volta
a proposito dell’articolo 18, per
lui ormai superato: «È come
pensare di prendere un iPhone
e dire, “dove lo metto il gettone
del telefono?”». Poi abbonda di
esempi: «O come prendere un
giradischi e metterci la chiavetta Usb. O inserire il rullino in
una macchina digitale». Sarà
finita l’Italia del rullino, ma
non quella della bicicletta:
«Quando arriviamo al traguardo i professionisti della gufata
ci riconosceranno perché saremo quelli che hanno la maglia
rosa».
Renzi prima cita Giorgio Mastrota, noto spacciatore in tv di
materassi per anziani, punto di
riferimento di ogni televenditore che si rispetti. Poi tocca
❞
❞
❞
La metafora ciclistica
I professionisti della
gufata ci riconosceranno
al traguardo: saremo
quelli con la maglia rosa
La citazione televisiva
Quando dico “Diamo 80
euro” sono il Mastrota de
noantri, se parlo forbito
sono un intellettuale
Lo slang giovanilistico
La Leopolda? Mi hanno
detto: sembra il Burraco
Ora, voglio dire...
Burraco tua sorella!
anche il registro del cabaret, da
monologhista consumato. Il
pensionato che si ferma a guardare il cantiere è ormai pezzo
di repertorio di molti comici, e
Renzi lo aggiorna al suo vocabolario che ogni tanto prende
parole in prestito ai direttori
marketing per fidelizzare il target, brandizzare il cliente, dinamizzare il prodotto. Ossia lucidare il Pd. Affonda così i radical chic: «Il meeting e la convention del pensionato che
scuote la testa davanti ai lavori
è l’atteggiamento tipico del ceto intellettuale dominante».
C’è il testo, ma anche il contesto. La scenografia richiamava un garage, uno di quelli in
cui sono nate le tante startup
che hanno fatto la fortuna dell’imprenditoria americana a
partire dalla Apple di Steve Jobs
(che campeggiava su una copertina di Wired, altro product
placement per l’azienda di Cupertino). I due vecchi banconi
da falegname sul palco richiamavano invece le scrivanie che
hanno fatto da contorno a molti monologhi di Celentano. Un
po’ Leopolda, un po’ Sanremo.
Renato Franco
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al caos creativo della
Leopolda, un nome
nuovo emerge nella
prima fila dei possibili
successori di Federica
Mogherini alla guida della
Farnesina. Secondo fonti
diverse e concordanti,
sarebbero salite piuttosto in
alto le quotazioni di Lia
Quartapelle, 32 anni,
deputata milanese del Pd
alla prima legislatura, a
lungo ricercatrice dell’Ispi,
l’Istituto per gli studi di
politica internazionale.
Il nome della giovane
parlamentare lombarda per
il vertice della Farnesina
sembra scartare quelli più
volte circolati nei giorni
scorsi, come l’attuale
sottosegretario agli Esteri,
Lapo Pistelli o la
vicepresidente della
Camera, Marina Sereni. Non
che le loro chance si siano
del tutto dileguate, ma in
favore della Quartapelle,
oltre naturalmente al fattore
rosa che condivide con
Sereni, giocherebbe
soprattutto la totale novità
che la sua nomina
comporterebbe, quell’effetto
sorpresa che è ormai parte
essenziale della narrativa
renziana. Anche perché, se
sul piano dell’esperienza e
della rete di contatti
internazionali l’ipotesi
Quartapelle si presta a serie
obiezioni, nessuno può
contestarne le credenziali in
politica estera.
Baccalaureato col massimo
dei voti in Galles presso lo
United World College of the
Atlantic, tempio del dialogo
interculturale e
interreligioso; master in
Economia alla Soas di
Londra e dottorato a Pavia,
Lia Quartapelle è stata
responsabile del
programma Africa dell’Ispi.
A Montecitorio, dov’è
entrata nel 2013, è membro
della Commissione esteri e
fa parte della delegazione
presso l’Assemblea
parlamentare del Consiglio
d’Europa. Fino a poche ore
fa, a conferma che una sorta
di nebbia d’artista sembra
circondare le scelte di
Palazzo Chigi, c’era
comunque anche un altro
nome di donna in
circolazione per la
successione a Mogherini,
che da venerdì prossimo
sarà ufficialmente Lady
Pesc: quello di Simona
Bonafè. Ma la deputata
europea del Pd è sembrata
chiamarsi fuori ieri, quando
ha detto: «Sto bene dove sto,
grazie». Nessuna conferma,
ma sorprese ci potrebbero
sempre essere, ha trovato
invece l’ipotesi
dell’ambasciatrice Elisabetta
Belloni, direttore del
personale al ministero.
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10
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
POLITICA
● La Nota
di Massimo Franco
AUMENTANO
I TIMORI
DI UNA DERIVA
ELETTORALE
Il centrodestra se ne sta alla finestra. E cerca
di sottolineare le contraddizioni di un governo
e di un Pd costretti a fare i conti con l’Unione
Europea e con le tensioni all’interno della
sinistra. La lettera spedita ieri dal ministro
dell’Economia, Pier Carlo Padoan alla
Commissione Ue cerca di illustrare dove
Palazzo Chigi troverà i soldi per assecondare le
richieste di correzione della legge di Stabilità.
L’unica cosa chiara è che probabilmente questo
renderà impossibile un abbassamento delle
tasse. Per il resto, Matteo Renzi torna dalla tre
giorni di Firenze con un partito che applaude
con entusiasmo la metamorfosi del Pd.
Non tutto, però. Una parte subisce la
strategia di ricentraggio della sinistra per
conquistare quello che per vent’anni è stato il
serbatoio sociale e di voti di Silvio Berlusconi.
«Finalmente possiamo puntare al 50 per
cento», annuncia il sindaco di Firenze, Dario
Nardella. Ma l’operazione costringe a fare i
conti con una Cgil che, per quanto ancorata al
sindacalismo più tradizionale, rappresenta
comunque un grosso pezzo della sinistra; e a
constatare la saldatura dell’organizzazione di
Susanna Camusso con la minoranza del Pd,
benché debole e schiacciata su posizioni
nostalgiche.
Se non altro, la galassia antirenziana è in
grado di trasmettere l’immagine di un partito
diviso. Un Pd al governo, che deve garantire la
stabilità e intanto è circondato da voci di
scissione. Il vicesegretario Lorenzo Guerini e
un’altra renziana come Simona Bonafé
assicurano che, per quanto lo scontro interno
possa essere aspro, la scissione «non ha
cittadinanza da noi». Entrambi accreditano un
grande partito moderno di sinistra, nel quale
convivono posizioni diverse.
La realtà è che Renzi è riuscito a dividere la
minoranza interna. Per questo, la tentazione
I fronti
Il premier gioca su più fronti: Cgil,
minoranza pd e voci di scissione,
e una legge di Stabilità contrattata
con la Commissione europea
Stop a Violante per la Consulta
Spinta all’accordo con M5S
L’ex premier intervistato dal «Foglio»
In lizza
Il premier: lo sa anche lui, sì a un nome diverso se ci sono le condizioni
Il segretario del Pd, Matteo Renzi, dà il ben servito a Luciano Violante e lo fa in diretta
tv. Il premier, dunque, è passato alla fase operativa del «piano
B» sull’elezione dei due giudici
della Corte costituzionale che
prevede un cambio di schema
di gioco, con un occhio strizzato ai grillini e senza troppi preavvisi ai gruppi parlamentari
dem. «Cambiare il candidato
del Pd per la Consulta, Luciano
Violante?», ha chiesto Lilli Gruber al presidente del Consiglio
intervistato sul La7: «Se ci sono
condizioni politiche su un nome diverso assolutamente sì, lo
sa anche Violante, che è un servitore delle istituzioni (Renzi si
è corretto perché aveva detto
«servo» delle istituzioni, ndr),
che se serve per superare il
blocco i nomi si cambiano».
Ma la trattativa con i grillini è
ancora nella fase iniziale. E infatti Renzi, prudentemente,
utilizza il tempo futuro: «Noi
cercheremo di aprire ai grillini
anche sull’elezione dei giudici
della Corte costituzionale. Io
spero che nelle prossime ore
possa esserci un incontro con i
capigruppo del Pd che sono disponibili ad aprire un ragionamento con i cinquestelle».
Il M5S, a parte esultare per
ROMA
avere «imposto al Pd di cambiare il candidato ufficiale del
partito, Luciano Violante», si
riserva la prossima mossa sulle
nomine condivise alla Corte e
al Csm: «Uscirà un post sul
blog che spiegherà la nostra
posizione», risponde il deputato Danilo Toninelli.
Che qualcosa stesse bollendo in pentola lo si è capito ieri
pomeriggio quando Renzi ha
incontrato a Palazzo Chigi i capigruppo del Pd, Luigi Zanda e
Roberto Speranza, per disegnare insieme uno schema di
gioco da osservare in Parlamento nelle due partite fondamentali — elezione dei giudici
della Corte costituzionale e legge elettorale — che coinvolgono per forza anche la squadra
azzurra di Silvio Berlusconi e
quella ben più arroccata dei
grillini. Si tratta, dunque, a tre.
Tentando una sorta di quadratura del cerchio che in realtà è
un triangolo Pd-FI-M5S. Nel
caso della Corte, i grillini, dopo
aver ottenuto la testa di Violante, guadagnerebbero in cambio
l’elezione di un componente
laico del Csm di loro gradimento (il professor Alessio Zaccaria) e poi sarebbero disponibili
a votare due tecnici puri per la
Consulta: quello eventualmen-
Sindaco il renziano Falcomatà
Reggio Calabria, trionfo dem
I 5 Stelle sotto il 2 per cento
di Carlo Macrì
Vittoria al primo turno per il candidato del
centrosinistra alle amministrative di Reggio
Calabria. Giuseppe Falcomatà (al centro con
il golf blu, LaPresse), 31 anni, avvocato,
renziano del Pd, è il nuovo sindaco della città
dello Stretto. Figlio di Italo, l’ex sindaco della
«primavera reggina», ha conquistato il 61%
dei consensi. Il suo rivale del centrodestra
Lucio Dattola, presidente della Camera di
commercio, si è fermato al 27%. Disfatta per i
grillini che non saranno rappresentati in
consiglio comunale. La lista dei 5 Stelle ha
ottenuto l’1,86% mentre alle Politiche 2011,
con il 28,5%, furono il primo partito in città.
Un primato che ora, con la vittoria del
centrosinistra, tocca al Pd con il 16,4% ,
seguito dalla lista civica Reggio Futura,
creatura dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti
che si piazza al secondo posto con il 9,46%,
superando nei consensi FI ed Ncd. Bassa la
percentuale dei votanti: solo il 64,9%. Il
Comune da due anni era amministrato da tre
commissari dopo lo scioglimento per
© RIPRODUZIONE RISERVATA
infiltrazioni mafiose.
te proposto dal Pd e quello
scelto da FI.
Così il vertice del Pd tenta di
sbloccare l’impasse entro giovedì 30, data della prossima votazione. Ma gli effetti indesiderati di un accordo, eventualmente troppo stretto tra democratici e grillini sulla Corte
costituzionale, potrebbe poi
far ingelosire Silvio Berlusconi
che è pur sempre, insieme a
Renzi, il contraente del patto
del Nazareno sulla legge elettorale e le riforme costituzionali.
Zanda e Speranza, saliti a Palazzo Chigi, avrebbero simulato davanti al premier due sce-
La linea sul blog
I pentastellati esultano:
«Abbiamo imposto al
Pd di cambiare, presto
la nostra linea sul blog»
La strategia
Zanda e Speranza
continuano a trattare
anche con FI. Obiettivo:
l’accordo entro giovedì
nari immediati per la Consulta
(con o senza il M5S) mentre
sulla legge elettorale, congelata da marzo al Senato, mancano ancora troppi tasselli importanti per stabilire qual è la
tattica di gioco più adatta.
Per la Corte, lo scenario «A»
è sempre più logoro dopo 20
votazioni andate a vuoto e, ora
che il candidato Luciano Violante è stato quasi sfiduciato in
diretta tv, tutto fa pensare che
entro giovedì i capigruppo del
Pd diano altre indicazioni di
voto. Ma se l’accordo con il M5S
non si chiude «ad horas» sarà
necessario giocare una partita
in due tempi: prima il M5S incassa l’elezione di Zaccaria al
Csm e poi, in un successivo
scrutinio, si dà il via libera ai
tecnici per la Consulta.
Tra i papabili, se alla fine il
Pd davvero metterà da parte
Violante — che fino a ieri sera
non avrebbe ricevuto comunicazioni dai piani alti del partito
— c’è il professor Massimo Luciani. Mentre Forza Italia sta ragionando su una rosa di nomi
(«Non solo al femminile», precisa Renato Brunetta) che il Cavaliere avrebbe dato ai capigruppo.
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
palpabile di andarsene dal Pd viene tenuta a
freno: rischierebbe di accelerare la fine della
legislatura. Gli avversari del premier
sostengono in modo esplicito che punta ad
elezioni anticipate; e che la legge di Stabilità è
un coacervo di misure mirate soprattutto a
conquistare consensi. Lo stesso Berlusconi
ritiene che «la domanda vera» è se la
legislatura va avanti o se si torna
«irresponsabilmente a votare»; e con quale
sistema elettorale.
Sembra parlare anche a Renzi che l’ex
viceministro all’Economia, Stefano Fassina,
accusa di «cercare l’incidente» con l’obiettivo
di indurre il capo dello Stato, Giorgio
Napolitano, a sciogliere le Camere. Eppure, il
modo in cui la minoranza agisce è un aiuto,
non si capisce se involontario o meno al
premier. Il capo del governo potrebbe
rivolgersi al Paese e chiedere una vera
legittimazione popolare, non quella spuria
delle europee, contro chi ostacola le riforme.
D’altronde, con l‘economia ancora in crisi,
Renzi sa che il tempo presto potrebbe lavorare
contro di lui.
● Il candidato
gradito ai
5 Stelle per il
Csm è Alessio
Zaccaria (in
alto), ordinario
di Diritto
privato a
Verona: se
fosse eletto
come laico,
i grillini
sarebbero
disponibili a
votare due
tecnici puri per
la Consulta
proposti
da Pd e FI
● Tra i papabili
per la Consulta,
se il Pd metterà
da parte
Violante, ci
sarebbe
Massimo
Luciani (sopra),
ordinario di
Diritto
costituzionale
alla Sapienza
Berlusconi e i retroscena
del patto del Nazareno:
un disastro andare al voto
Rinnoverò il centrodestra
ROMA A chi contesta la sua acquiescenza
rispetto alle richieste di Matteo Renzi, la sua
disponibilità anche ad una legge elettorale che
converrebbe «solo al Pd» come quella che
attribuisce il premio di maggioranza alla lista e
non alla coalizione, a chi critica i suoi toni soft
di opposizione, Silvio Berlusconi risponde
facendo mostra di realismo. Duro realismo.
Perché, in un’intervista al Foglio, spiega quali
sarebbero i rischi di una rottura con il premier:
«La domanda vera non è se regga o no il patto
detto del Nazareno. La domanda è se regge la
governabilità, se va avanti la legislatura, se si
fanno le cose possibili e dunque se può andare
avanti la dialettica tra governo e opposizione,
così come è stata impostata, o se si torna
traumaticamente e irresponsabilmente a
votare, con chissà quale legge elettorale».
È la messa nero su bianco del perché,
nonostante l’opposizione di molti dei suoi, con
Renzi si è costretti a dialogare e anche a cedere
qualcosa, o molto, se richiesto: l’alternativa, è il
timore del Cavaliere, è che il premier rompa i
contatti con FI, si rivolga magari ai grillini per
varare una legge sgradita come il Mattarellum,
e porti il Paese al voto nel bel mezzo della crisi
più profonda del centrodestra.
Sembrano così aver fatto breccia i discorsi che,
dicono, un Denis Verdini provato gli ha fatto
nei giorni scorsi, il cui succo è: «Sei stato tu
Silvio a dire sì a Renzi anche su una legge
elettorale col premio di lista. Ora io ci ho
provato a tornare indietro, ma loro non ci
stanno e rischia di saltare tutto». E Berlusconi,
pur irritato con Renzi per non aver avuto quel
trattamento che si aspettava (dalla giustizia in
giù sono tante le aspettative frustrate),
continua così a tenere vivo il rapporto con lui.
«Il trasversalismo di Renzi — dice — tutto
sommato, nonostante forti limiti, è da
considerarsi un progresso. Io ovviamente non
sono renziano, questo è il succo della
caricatura nemmeno troppo divertente che si fa
della mia posizione», e semmai è Renzi che
dovrà imparare dal «più vecchio contraente».
Perché lui resta il leader di una «opposizione
che incalza», e non sarà «l’età» o il fatto di
avere «le mani legate» giudiziariamente
che gli impedirà di tornare a guidare il
centrodestra, ma lui con Renzi ha stretto un
«patto politico di natura istituzionale» per
rinnovare e far «ripartire il Paese», e a questo
patto non verrà meno.
Nel frattempo però si dedicherà alla
riorganizzazione del centrodestra, che a marzo
terrà «una grande kermesse» e ne uscirà
«rinnovata» e pronta per affrontare perlomeno
il difficilissimo passaggio delle Regionali.
Anche sventolando bandiere nuove per la
destra come le unioni civili: «Noi non
possiamo attardarci su una posizione nullista,
di chiusura totale alla questione dei diritti delle
persone. Ma dobbiamo fare i conti con la realtà
ed essere aperti a questa rivendicazione di
diritti che non può incidere minimamente sul
matrimonio tra uomo e donna». Confermata
anche l’apertura sui diritti di cittadinanza:
«L’integrazione dei nuovi arrivati deve essere
realizzata con l’educazione e l’istruzione e la
coesione culturale e civile, è una necessità della
storia: vogliamo litigare con la storia?».
Paola Di Caro
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
POLITICA
11
Il giorno delle domande a Napolitano
Stato-mafia, la deposizione al Quirinale. Pronti venti quesiti, il giudice deciderà se sono ammissibili
In qualunque momento il presidente potrà sottrarsi. Il legale di Riina gli chiederà del carcere duro
Nella lettera D’Ambrosio confidava i propri turbamenti circa
«episodi del periodo 19891993 che mi preoccupano e
fanno riflettere; che mi hanno
portato a enucleare ipotesi —
solo ipotesi — di cui ho detto
anche ad altri, quasi preso anche dal vivo timore di essere
stato allora considerato solo un
ingenuo e utile scriba di cose
utili a fungere da scudo per indicibili accordi»; preceduto da
un «lei sa» riferito al fatto che
di questo lo stesso D’Ambrosio
aveva scritto in un libro di Mara
Falcone pubblicato pochi mesi
prima in ricordo del fratello
Giovanni, col quale lo stesso
D’Ambrosio collaborò fino alla
strage di Capaci.
Il problema è che nel libro
L’amico Macaluso
«Da alcuni magistrati battaglie politiche»
«All’interno della magistratura ci sono diverse correnti, finanche
guerriglie, basta guardare cosa è successo a Milano o Palermo».
A dirlo a LaPresse è Emanuele Macaluso, amico e consigliere di
Napolitano. «La maggioranza dei magistrati svolge il lavoro di
pm e di giudici, ma c’è un pezzo di magistratura che fa politica,
apre processi in rapporto a battaglie politiche che vogliono fare,
come Ingroia. C’è un inquinamento dentro la magistratura,
speriamo ci sia un processo di ripensamento». © RIPRODUZIONE RISERVATA
non ci sono cenni ai misteri
evocati da D’Ambrosio, e dunque verranno chiesti lumi a Napolitano che un anno fa, per
evitare la testimonianza, scrisse una lettera alla corte d’assise
presieduta dal giudice Alfredo
Montalto in cui comunicava di
non sapere nulla: «Non ho in
alcun modo ricevuto dal dottor
D’Ambrosio qualsiasi ragguaglio o specificazione circa le
“ipotesi” da lui enucleate e il
“vivo timore” a cui ha fatto generico riferimento». Ma non è
bastato, e così oggi sarà chiamato a deporre su quella vicenda, stimolato dalle richieste dei
pm che vorrebbero saperne di
più. Nei limiti di ciò che la Consulta ha stabilito circa la speciale «riservatezza» attribuita
alle attività anche informali del
capo dello Stato; il presidente
Montalto deciderà di volta in
volta l’ammissibilità o meno
delle domande, fermo restando che «non può prescindersi»
dalla «disponibilità» a rispondere del presidente della Repubblica, che «può essere negata, concessa e revocata in
qualunque momento, e la corte
non potrà che prenderne atto».
Tuttavia il fatto che D’Ambrosio si sia riferito al periodo
1989-1993, potrebbe consentire
40
Le persone
che sono
autorizzate
a partecipare
all’udienza
alla Sala
del Bronzino
del Quirinale
l’allargamento del «tema probatorio». Quindi anche ad altri
fatti, a partire dalla documentazione appena presentata dai
pm: per esempio l’informativa
del Sismi su un eventuale attentato a Napolitano nell’estate
‘93, quando era presidente della Camera. Che cosa ne seppe,
all’epoca, l’interessato? Fu aumentata la vigilanza nei suoi
confronti? Con quali motivazioni? E così via. Il difensore di
Riina vorrebbe parlare anche
della legislazione oggetto della
cosiddetta trattativa con i boss,
come il «carcere duro» introdotto dopo Capaci, ma su questo il presidente ha già spiegato, nella lettera alla corte, di
non conoscere particolari esercitando a quel tempo «funzioni del tutto estranee a qualsiasi
responsabilità di elaborazione
e gestione di normative antimafia».
C’è da ritenere, però, che i
quesiti verranno posti comunque; anche solo per sentirsi dire «no» o «non so», oppure
che non sono ammissibili. Ma
nella deposizione eccezionale
di un testimone eccezionale, le
domande potrebbero contare
più delle risposte.
Giovanni Bianconi
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Dentro il Quirinale
ne
Giardini
del Quirinale
I TEMPI
Ore 9.15
Ingresso
delle parti
ell
Ar
ad
cio
Vi
aP
ria
te
et
an
● L’accusa
sarà
rappresentata
dal procuratore
facente
funzioni
Leonardo
Agueci,
l’aggiunto
Vittorio Teresi e
i pm Roberto
Tartaglia, Nino
Di Matteo e
Francesco Del
Bene
rappresentanti: il procuratore
aggiunto «facente funzioni» di
capo Leonardo Agueci, il suo
collega Vittorio Teresi e i sostituti Nino Di Matteo, Francesco
Del Bene e Roberto Tartaglia.
L’esame sarà condotto da Teresi, e nel caso di prolungamento
da Di Matteo.
Il processo sulla presunta
trattativa fra lo Stato e la mafia
al tempo delle stragi sfila davanti ai corazzieri ed entra al
Quirinale, per un atto a porte
chiuse sebbene non segreto.
L’obiettivo è raccogliere i ricordi del presidente della Repubblica su quel che gli scrisse,
cinque settimane prima di morire improvvisamente, il suo
consigliere giuridico Loris
D’Ambrosio, nel giugno 2012.
in
● All’udienza
di oggi al
Quirinale ci
saranno
i giudici, togati
e popolari.
La Corte
d’assise
è composta
dal presidente
Alfredo
Montalto,
dal giudice
a latere
Stefania
Brambilla
e da otto
giudici popolari
(sei titolari e
due supplenti),
oltre alla
cancelliera che
dovrà
«chiamare» il
processo e
predisporre
eventuali
verbalizzazioni
ROMA «Consapevole della responsabilità morale e giuridica
che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta
la verità e a non nascondere
nulla di quanto è a mia conoscenza». Come tutti gli altri testimoni, anche Giorgio Napolitano pronuncerà questa formula di rito, stamane poco dopo le 10, nonostante si tratti
dell’esame eccezionale (mai avvenuto prima e difficilmente
ipotizzabile per il futuro) di un
testimone eccezionale (che
non potrà essere chiamato a rispondere di ciò che dirà, ad
esempio), organizzato secondo
regole scritte e non scritte che
peseranno su ogni domanda e
ogni risposta.
I pubblici ministeri hanno
preparato una ventina di quesiti, ma l’andamento della deposizione potrà renderne superflui alcuni e suggerirne altri;
l’avvocato di Totò Riina, Luca
Cianferoni, ne ha pronti altrettanti, «ma se me li fanno fare
posso arrivare anche a cinquanta». Gli altri legali, difensori di imputati o rappresentanti di parti civili, saranno lì
per «sorvegliare» e proporre
eventuali chiarimenti nel controesame sui temi toccati dall’accusa, schierata con cinque
Via
Al Colle
● Ci saranno
anche avvocati
di fiducia o
sostituti
processuali
delle 7 parti
civili e degli
imputati
Ore 10
Inizio
dell’udienza
re
to
a
Vi
l
de
va
la
LE DISPOSIZIONI
lo
V i co
e
Scand
Con i Savoia prese
il nome di «Sala
delle Battaglie»
Oggi si chiama così
per via dell’arredo
delle pareti con
arazzi fiorentini,
alcuni dei quali
tessuti su disegni
del pittore manierista
Agnolo Bronzino
Qui il presidente
della Repubblica
Giorgio Napolitano
tradizionalmente
incontra i capi di Stato
e le loro delegazioni
ospiti al Quirinale
prima dei colloqui
ufficiali che si tengono
nello studio vicino
Co
rtil
rbeg
IL LUOGO
La Sala del Bronzino
Si trova nel nucleo
più antico del palazzo
del Quirinale: prima
dell’ampliamento
era qui che il Papa
svolgeva le attività
di rappresentanza
Nel Settecento era noto
come «Sala Oscura»
perché non ha finestre
verso l’esterno
ataria
Via della D
ed
’on
ore
Piazza
del Quirinale
Fonte: www.quirinale.it - Illustrazione: Dorling
Il retroscena
di Marzio Breda
ROMA Nel Settecento la chiama-
vano la Sala Oscura. E non perché vi si svolgessero chissà
quali misteriosi riti del potere,
in quel caso papale, quanto
perché non ha finestre. Ed è in
quel vasto spazio (ribattezzato
durante la monarchia Sala delle Battaglie e infine, dall’età repubblicana, Sala del Bronzino),
che oggi la Corte d’assise di Palermo raccoglierà la deposizione di Giorgio Napolitano.
Udienza in ogni senso straordinaria. Sia perché per la prima
volta un capo dello Stato in ca-
A registrare l’udienza
per la verbalizzazione
integrale sarà un tecnico
del Quirinale e non,
come di consueto,
il perito della corte
Corriere della Sera
Il pericolo di essere travisato
L’attesa tra carte, dossier e appunti
rica accetta di sottoporsi, sebbene soltanto in veste di testimone, a esame e controesame
di un processo. Sia perché le
ipotesi oggetto dell’approfondimento giudiziario sono clamorose: la presunta trattativa
Stato-mafia, tra il 1992 e il 1993.
Ma, a dispetto di quel nome,
«oscuro», niente Arcana Imperii, assicurano al Quirinale. Infatti, ogni domanda e risposta
sarà trascritta su verbale, duplicata su Dvd e resa poi disponibile alle parti in causa — e dunque pure al pubblico — secon-
Sono proibiti
telefonini, computer,
tablet e strumenti
di registrazione.
La stampa non
sarà ammessa
do i tempi processuali. Certo,
non sarebbe bene se una simile
udienza avesse un’impropria
spettacolarizzazione mediatica, se non altro per il prestigio
della presidenza (e del resto
così stabiliscono le norme di
procedura penale).
Tuttavia, il fatto che non si
sia previsto e voluto un collegamento in diretta audio-video
né l’accesso ai giornalisti, potrebbe complicare le cose e offuscare questo evento con elementi di ambiguità, come il
Corriere ha segnalato. Agli or-
gani d’informazione, infatti,
non resterà che affidarsi, almeno provvisoriamente, alle ricostruzioni di chi c’era. Magistrati, avvocati e cancellieri. Una
quarantina di persone. Con potenziali distorsioni o manipolazioni, giocate sul filo delle
sfumature verbali, dei toni e
persino dei silenzi.
Problemi e rischi che non
sfuggono a Napolitano. Ieri il
capo dello Stato ha comunque
voluto concentrarsi sul merito
dei fatti, sfogliando carte e
dossier e prendendo appunti
con il puntiglio suo tipico. Due
le questioni sulle quali i pubblici ministeri e i legali degli
imputati dovrebbero far perno
nei loro interrogativi.
La prima riguarda l’ormai
nota lettera che gli indirizzò il
suo consigliere giuridico, Loris
D’Ambrosio, un mese prima
d’essere stroncato da un infarto (26 luglio 2012), in cui accennava cripticamente a «indicibili accordi»: e su questo Napolitano non potrà che ripetere quanto ha scritto alla corte
l’anno scorso. La seconda ri-
guarda un allarme-attentati di
matrice mafiosa lanciato dai
servizi segreti nel 1993 (quand’era presidente della Camera),
che lo riguardava. E qui, a rivolgergli domande, dovrebbe
essere in particolare l’avvocato
del boss di Cosa Nostra, Totò
Riina.
Dopo la disponibilità a lasciarsi sentire offerta dal capo
dello Stato (e va ricordato che
avrebbe potuto rifiutarla), è
scontato che al Quirinale confidino che tutto si svolga nel
modo più corretto. Cioè senza
traccheggiamenti studiati ad
arte, senza provocazioni, senza
spregiudicate messinscene. Un
compito che è tutto sulle spalle
del presidente della corte d’Assise di Palermo.
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
12
Esteri
La svolta laica della nuova Tunisia
Islamici sconfitti: «Governo d’unità»
Perde slancio il partito Ennahda, che era salito al potere dopo la rivoluzione del 2011
In calo
DAL NOSTRO INVIATO
Le birre analcoliche e i
succhi di frutta. «Vive la nouvelle Tunisie!». Alla nascita
della Seconda Repubblica si
brinda nella sala grande di Nidaa Tounes, Appello per la Tunisia, e mentre cantano i minareti della Medina qualcuno si fa
scrupolo di non urtare troppo
gl’islamici sconfitti: niente alcol, pochi baci, e s’accomodi
perfino il velo d’una signora venuta a festeggiare la vittoria dei
laici liberali. Sotto lo stemma
biancorosso del partito, una
mezzaluna che diventa una
palma, hanno appeso un foglio
A4, «Ennahda game over», unica maramalderia.
Quando arrivano i deputati,
l’applauso è ritmato: «U-ni-té!
U-ni-té!». Mancano i dati ufficiali, ma gli exit poll avevano
fatto capire già domenica sera
la grande sorpresa: troppo
grande la distanza, troppo forte
la delusione, i fratellini musulmani d’Ennahda calano sotto il
30 per cento, perdendo un
quarto dei voti e il credito che
la prima delle rivoluzioni arabe
aveva loro concesso.
Per il suo nuovo Parlamento,
la Tunisia premia il più giovane
dei partiti, nato appena due an-
TUNISI
● Ennahda,
il Movimento
della Rinascita,
è stato
riconosciuto
come partito
politico
nel 2011
● Il leader è
Rashid
Ghannouchi
(nella foto), 73
anni. Il partito
islamico è stato
sconfitto
alle elezioni
in Tunisia
● Ghannouchi
ha passato in
esilio vent’anni
a Londra:
nel 1991 il
presidente Ben
Ali dichiarò
fuorilegge il
Movimento
ni fa, e il più anziano dei leader,
l’avvocato ottantasettenne Baji
Caid Essebsi, per tutti Bce: di
nonni sardi e di studi parigini,
già ministro con Bourghiba, un
cammino politico di quasi sessant’anni che gl’insegnò a gestire inquilini ingombranti come l’Olp di Arafat e l’emarginazione sotto Ben Ali, fino al pos-
sibile traguardo dell’elezione a
capo dello Stato, fra un mese.
L’appello è stato raccolto, il
mondo si congratula.
Tace il Qatar, sponsor degl’islamici, ma da Washington
a Parigi, dal Vaticano a Renzi è
un plauso al «segnale di speranza» che la vittoria di Nidaa
sottintende. Una scelta laica,
dopo quattro anni vissuti nell’ambiguità d’un Ennahda che
ha ripetuto gli errori dei Fratelli
musulmani in Egitto: prima
non disdegnando la sharia, poi
litigando sul velo e sui diritti alle donne, quindi tollerando le
violenze salafite e i jihadisti armati sul monte Chaambi, in
definitiva non mantenendo la
A Tunisi
Una giovane
tunisina
festeggia
dopo aver
votato alle
elezioni di
domenica
26 ottobre
(Afp)
promessa di dimezzare la disoccupazione. «Ma quale scelta laica», criticano ora gl’islamici, pur riconoscendo la
sconfitta: con Nidaa, s’affaccia
al potere «il volto laido» d’un
partito pieno di vecchi mandarini di Ben Ali.
C’è del vero: se entra in Parlamento la vedova del politico
Mohammed Brahmi, uno dei
cadaveri eccellenti che nel 2013
riportarono la folla in piazza e
costrinsero Ennahda a lasciare
il governo, di certo vi tornano
anche ministri del vecchio regime. Proprio i processi ai benalisti, lo scongelamento dei
loro patrimoni, potrebbero diventare il primo ostacolo per il
premier che il Nidaa dovrà indicare nei prossimi giorni. E allora, questo significa l’«U-nité! U-ni-tè!» scandito ieri: da
soli non si governa.
Perché fra un mese si rivà alle urne per il capo dello Stato,
elezione diretta, senza che Ennahda abbia scoperto la sua
candidatura. E perché Nidaa
può contare solo su un’ottantina di seggi, mentre per governare ne servono altri trenta: se
si vuol fare a meno degl’islamici, si deve pescare a sinistra e
nella selva dei partitini, a cominciare dall’Upl del milionario Salim Riahi, «il Berlusconi
tunisino», arrivato terzo con
una decina di deputati.
«Un governo d’unità nazionale è nell’interesse del Paese»,
si fa già avanti il portavoce di
Ennahda: più che un appello,
un avvertimento.
Francesco Battistini
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
La «tassa su Internet»
fa infuriare gli ungheresi
Diplomazie
di Giuseppe Sarcina
Kiev, i nazionalisti
e il compromesso
difficile con Putin
Il premier Orbán contestato: «Vuole controllare l’informazione»
Il profilo
I
l presidente dell’Ucraina
Petro Poroshenko ha già
avviato i colloqui per
costruire la nuova
coalizione di governo.
Arseniy Yatsenyuk, a questo
stadio vincitore a sorpresa
con il 21,5%, manterrà
l’incarico di premier.
L’opinione pubblica vuole
stabilità: ha premiato i
nazionalisti ed europeisti,
due termini che solo qui
non sono in contraddizione
mentre ha lasciato ai
margini gli estremisti.
Certo, mancano all’appello i
voti della Crimea russificata
e di quasi tutto il bacino del
Donbass controllato dai
separatisti. Ma se anche la
Russia riconosce che il
risultato è sostanzialmente
valido significa che la
società ucraina è già
diventata un’altra cosa
rispetto a un anno fa. Il
ministro degli Esteri Sergei
Lavrov e il suo vice Grigori
Karasin, ieri non hanno
nascosto una certa
delusione. Il Cremlino
puntava su una vittoria
secca di Poroshenko e sul
ridimensionamento delle
pulsioni europeistiche. È
accaduto esattamente il
contrario, ma il
pragmatismo russo da
questo punto di vista è una
certezza: le trattative sulla
guerra nell’Est e sulle
forniture di gas
ripartiranno più o meno da
dove si erano fermate nel
vertice Asem di Milano,
dieci giorni fa. Saranno
ancora più difficili nel
merito e più aspre nei toni.
Più complicato, invece,
prevedere gli sbocchi. A
Donetsk la prima mossa
spetta ora all’esecutivo di
Kiev. Se il blocco nazionaleuropeista spingerà
l’esercito all’attacco finale, il
risultato sarà disastroso.
L’alternativa arriva dal
calendario della politica:
Poroshenko si è già
impegnato a riconoscere le
elezioni locali nel Donbass.
Ma non è ancora chiaro
quando si terranno. Se Kiev
e Donetsk riuscissero
almeno a concordare una
data, sarebbe l’inizio di un
dialogo effettivo. L’Europa,
con tutta probabilità,
continuerà ad affidarsi alla
mediazione della
Germania. Sarebbe anche
urgente un chiarimento
politico: davvero l’ingresso
dell’Ucraina nel club Ue è
una possibilità realistica?
Polonia e Paesi baltici ne
sono sicuri. Tutti gli altri
no. Prima di queste elezioni
il tema poteva essere
scansato con qualche
ambigua formula
diplomatica. Ora, però,
diventa un passaggio
indispensabile, visto che
l’utopia di Maidan è
diventata forza di governo.
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ESTERI
● Viktor Orbán,
51 anni, è
primo ministro
ungherese dal
2010. In
precedenza
aveva ricoperto
lo stesso
incarico dal
1998 al 2002
● Orbán è
sempre stato
critico verso le
politiche
dell’Unione
Europea. Sul
fronte interno
ha intensificato
il controllo sul
settore
energetico e
fatto approvare
leggi che
restringono i
diritti civili e
d’espressione
Da quando è arrivato al potere, nel 2010, Viktor Orbán ha
avviato l’Ungheria su una china
autoritaria, varando fra l’altro
riforme radicali che hanno limitato la libertà di stampa e
accentrato nelle sue mani il
controllo dei media pubblici.
Ma non si era ancora azzardato
a intervenire sulla rete. Non
appena lo ha fatto, con una tassa sull’uso di Internet inserita
di soppiatto nel progetto di bilancio per il 2015, ha scatenato
l’ira del popolo del Web.
Decine di migliaia di persone sono scese in piazza domenica, per protestare contro la
proposta di far pagare 150 fiorini (0,50 euro) per ogni gigabyte di traffico.
Innescata dalla denuncia di
un gruppo di Facebook, che in
pochi giorni ha raccolto oltre
200 mila adesioni, è la prima
esplosione di rabbia spontanea da quando Orbán, in aprile, ha trionfato per la seconda
volta nelle elezioni politiche,
sbaragliando un’opposizione
debole e divisa.
«La proposta — hanno
scritto i promotori dell’iniziativa — segue un’ondata di misure antidemocratiche, che stanno ulteriormente allontanando l’Ungheria dall’Europa. La
tassa impedirebbe l’eguaglianza di accesso alla rete, penalizzando i ceti più poveri e limiterebbe l’uso a scuole e università che non possono permetter-
13
attualmente in discussione in
Parlamento, annunciando una
nuova manifestazione per oggi
se questo non avvenisse.
Venendo in parte incontro
alla protesta, Fidesz ha reso
noto in una dichiarazione, che
il governo proporrà un emendamento per introdurre un limite massimo di 700 fiorini
(poco più di 2 euro) a quanto
dovranno pagare mensilmente
i fruitori individuali di Internet, il resto sarebbe a carico
delle aziende fornitrici del servizio. Secondo i calcoli del governo, la tassa dovrebbe generare un gettito di 25 miliardi di
fiorini, circa 90 milioni di euro
al mese.
La protesta rischia però di
andare oltre il balzello sul Web,
esprimendo una diffusa insoddisfazione per le politiche economiche di Orbán, che delle
tasse speciali in tutti i settori,
compresa un’Iva altissima su
Il balzello
Migliaia in piazza
contro la proposta
di far pagare 50
centesimi al gigabyte
si di pagare». Secondo Balazs
Guyas, che ha parlato al raduno, «chi usa l’Internet vede bene il mondo e per questo il governo Orbán non vuole il Web
libero».
La protesta ha avuto anche
un risvolto violento. Raccoltisi
inizialmente davanti al ministero dell’Economia, dove avevano sollevato i cellulari illuminando l’edificio, i dimostranti hanno poi raggiunto la
storica Piazza degli Eroi. Ma da
lì alcuni gruppi si sono staccati
per recarsi alla vicina sede di
Fidesz, il partito di Orbán, dov’è iniziato un fitto lancio di
vecchi monitor e tastiere contro il palazzo. Diverse vetrate
sono andate in frantumi. La
polizia ha effettuato alcuni arresti.
Gli organizzatori di quella
che è stata chiamata «100 mila
contro la tassa su Internet»
hanno dato al governo 48 ore
per ritirare il provvedimento,
A Budapest
Migliaia
in piazza
con gli
smartphone
in mano
per protestare
contro
la tassa
su Internet (Ap)
computer e prodotti digitali,
ha fatto la regola, nel tentativo
di riportare sotto controllo la
spesa pubblica.
Anche se manifestazioni anti-governative non sono una
novità in Ungheria e non hanno mai messo in discussione il
potere di Orbán, la rivolta del
popolo del Web potrebbe segnare una svolta dalle conseguenze imprevedibili.
Paolo Valentino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il caso
Il muro francese
contro le riforme
di Stefano Montefiori
SEGUE DALLA PRIMA
Promulgato il 21 marzo
1804, il glorioso codice
civile francese è finito
accatastato ieri assieme alle
raccolte della gazzetta
ufficiale, davanti al palazzo
di giustizia di Nantes. Gli
avvocati si sono rifiutati di
lavorare nella prima di
cinque giornate battezzate
«giustizia morta». «Questo
muro dei codici è la prima
pietra della nostra
battaglia», dice Jacques
Lapalus, presidente del
collegio degli avvocati.
La misura più contestata
è il «contributo di
solidarietà obbligatoria»
con il quale i colleghi
pagherebbero gli avvocati
d’ufficio, che non
sarebbero più interamente
a carico dello Stato. Ma gli
scioperi vengono
proclamati, in tutta la
Francia, anche contro la
nascita di uno status di
«avvocato dipendente
d’impresa» evocata dal
ministro dell’Economia. «Il
giorno in cui gli avvocati
saranno stipendiati da
un’azienda avremo
dimenticato il nostro
giuramento — dice Lapalus
—, e noi non dobbiamo
venderci alle potenze del
denaro». Tra muri e enfasi
ottocentesca, la protesta
degli avvocati rischia di
diventare un nuovo
simbolo della Francia
irriformabile.
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14
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
La storia
di Massimo Gaggi
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK Quando nel 1960
agenti israeliani catturarono in
Argentina Adolf Eichmann, il
regista della «soluzione finale»
studiata dai nazisti per gli
ebrei, il suo assistente Otto von
Bolschwing, reclutato già da
anni dai servizi segreti americani che ben sapevano del suo
passato nelle SS, andò a chiedere protezione, temendo di
essere anche lui scoperto e processato. La Cia, che a suo tempo lo aveva assunto in Europa
come spia impegnata a contrastare la diffusione del comunismo e l’influenza del blocco sovietico, e che nel 1954 lo aveva
addirittura fatto trasferire a
New York con tutta la famiglia
come segno di riconoscenza
per la sua fedeltà, lo coprì in
tutti i modi possibili.
Benché responsabile di crimini di guerra e autore anche
di scritti politici nazisti e ma-
ESTERI
La guerra sporca della Cia
Quei mille nazisti arruolati
per contrastare i sovietici
to a ricostruire quasi per intero
il ricorso dell’intelligence a un
esercito di personaggi che avevano combattuto per il Terzo
Reich. Una contabilità impressionante: nel Dopoguerra
l’America reclutò quasi mille
nazisti, utilizzandoli nella battaglia contro il comunismo e
contro l’Urss. Un confronto che
allora l’America temeva di perdere.
Per questo due arcigni combattenti — il capo dell’Fbi Edgar Hoover e quello della Cia,
Allen Dulles — decisero di accantonare ogni remora morale: era più importante disporre
di agenti capaci e determinati
da usare contro Mosca che punire questi nazisti per i crimini
contro gli ebrei commessi
qualche decennio prima.
Un’altra storia imbarazzante
1.700
dollari all’anno,
lo «stipendio»
di una spia
nazista nel
1952
Il video La propaganda dell’Isis
per l’intelligence Usa, anche se
stavolta si tratta di vicende ormai remote: nessuno dei criminali nazisti protetti dai servizi segreti di Washington è
ancora in vita. Una brutta pagina della storia americana le cui
ragioni vanno ricercate nell’angoscia e nella paranoia degli
anni della Guerra fredda. Hoover in persona approvò il reclutamento di informatori con un
passato nelle SS sostenendo
che la meticolosità e l’anticomunismo viscerale di questi
«nazisti moderati» erano armi
preziose per disporre della
quali l’America poteva fare
qualche sacrificio sul piano
etico.
Un ragionamento cinico
che, a parte ogni considerazione giuridica e morale, risultò
poco fondato anche sul piano
pratico: ben pochi dei mille
nazisti reclutati si rivelarono
agenti efficaci e fedeli. I documenti ora pubblicati rivelano
Mosca
Per i vertici
dell’intelligence ogni
mezzo era lecito per
contrastare Mosca
Fbi
Nel 1980 l’Fbi si rifiutò
di fornire informazioni
su 16 nazisti che
vivevano negli Usa
nuali su come terrorizzare gli
ebrei, l’ex braccio destro di Eichmann non fu mai chiamato
in causa nel processo e visse da
uomo libero per altri 20 anni.
Fino a quando la magistratura
scoprì le sue malefatte e lo processò. Nel 1981 von Bolschwing
dovette rinunciare alla cittadinanza Usa, ma non scontò
grandi pene, dato che morì pochi mesi dopo.
Il suo non è stato un caso
isolato: per decenni si è parlato
di criminali nazisti usati dagli
Stati Uniti come spie contro i
russi. Nel 1980 l’Fbi arrivò a rifiutarsi di fornire al ministero
della Giustizia informazioni su
16 nazisti che vivevano negli
Usa: tutti informatori della polizia federale. Quindici anni
dopo un avvocato che lavorava
per la Cia fece pressioni sui
procuratori federali perché
smettessero di perseguire un
nazista implicato nel massacro
di decine di migliaia di ebrei.
Ma è solo ora, con la desecretazione di molti documenti
ormai vecchi di più di 50 anni,
che il New York Times è riusci-
che molti di loro erano degli
inetti, inguaribili bugiardi o,
peggio, agenti doppi al servizio anche del Cremlino.
L’imbarazzo della Cia è tutto
nell’ostinato rifiuto di commentare il caso: difficile giustificare il tentativo di sottrarre
ai tribunali i responsabili di
crimini orrendi. Il New York
Times racconta che nel 1994,
quando il ministero della Giustizia si preparava a processare
Aleksandras Lileikis, un capo
della Gestapo responsabile del
massacro di 60 mila ebrei lituani, la Cia cercò di difendere
la sua ormai ex spia reclutata
nel 1952 con uno stipendio di
1.700 dollari l’anno più due
cartoni di sigarette al mese. I
giudici tennero duro e alla fine
si giunse ad un compromesso:
la magistratura avrebbe rinunciato a condannare Lileikis solo se nel processo fossero venute fuori questioni tali da
mettere in pericolo la sicurezza nazionale Usa. Non successe e il criminale nazista finì in
galera.
L’ostaggio inglese
costretto a fare
l’inviato a Kobane
di Guido Olimpio
Un inviato davvero speciale. Il giornalista
inglese John Cantlie, uno degli ostaggi in
mano all’Isis, è apparso in un video da
Kobane, la cittadina curda assediata da oltre
un mese dal Califfo. Da un tetto ha fatto un
servizio per irridere media occidentali e
coalizione. Questa volta non indossava la tuta
arancione degli altri filmati, dove impartiva le
«lezioni», ma una di colore nero. Una mossa
propagandistica di grande impatto per
dimostrare che manca poco all’Isis per
conquistare la località nonostante la
resistenza curda e i raid alleati.
● Il caso
L’ultimo sfregio
a Reyhaneh
di Viviana Mazza
L’
Le spie
● Nemici usati
come spie. Al
culmine della
Guerra fredda,
la Cia decise di
reclutare anche
agenti nazisti
da utilizzare in
chiave
antisovietica
● Una vicenda
rimasta
nascosta per
decenni e che
cominciò ad
affiorare negli
anni Settanta
● Furono circa
un migliaio le
spie naziste
che la Cia e
altre agenzie di
intelligence
reclutarono per
gli Usa
● Tra di loro
anche
personaggi che
si macchiarono
di crimini
efferati.
Come
Aleksandras
Lileikis
(nelle due foto
durante la
guerra e nel
1976)
implicato
nella morte di
60 mila ebrei
ultimo desiderio di
Reyhaneh Jabbari
non è stato esaudito.
La ventiseienne iraniana
impiccata sabato per
l’omicidio di un uomo che
accusava di tentato stupro,
aveva chiesto una cosa al
suo Paese: di poter donare i
suoi organi. «Non voglio
marcire sottoterra», diceva
in un messaggio audio
registrato ad aprile,
pregando la madre di fare
di tutto «affinché, dopo
l’impiccagione, il mio
cuore, i reni, gli occhi, le
ossa — e qualunque altra
cosa possa essere
trapiantata — vengano
donati a qualcuno che ne
ha bisogno». Ma le autorità
non lo hanno permesso.
Reyhaneh è stata seppellita
domenica mattina nella
sezione 98 del cimitero di
Behesht-e Zahra, vicino alla
città santa di Qom. Secondo
l’agenzia di informazione
iraniana Iscanews, le forze
di sicurezza non hanno
permesso alla famiglia, agli
amici e ai sostenitori di
celebrare un vero funerale
né di recitare le ultime
preghiere, una tradizione
importante per i
musulmani. Alla madre
Shole è stato concesso di
vedere per un attimo il
volto di Reyhaneh, avvolta
nel sudario. «Ho visto il
collo, con i segni del
cappio», ha raccontato ieri
alla tv iraniana Manoto,
con sede a Londra.
Nell’intervista, Shole ha
continuato a difendere la
figlia: «Mortaza Sarbandi
non era a pregare quando è
stato ucciso, è stato ucciso
perché voleva violentare
Reyhaneh». Il figlio di
Sarbandi, Jalal, avrebbe
anche filmato gli ultimi
istanti di vita della ragazza
prima che salisse sul
patibolo; le ha chiesto
ancora una volta di
smentire il tentato stupro
in cambio del perdono, ma
Reyhaneh ha rifiutato.
«Reyhan, Reyhan», gridava
la madre al cimitero. «Oh
disonesti, vorrei morire».
Le sue grida sono impresse
in un video diffuso online.
Indossava un foulard
turchese: in questo ha
potuto rispettare le ultime
volontà della figlia che le
aveva chiesto di non vestirsi
di nero.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
16
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
17
Cronache
La missione
Qui accanto,
i soldati
dell’Esercito
americano
atterrati
a Monrovia dieci
giorni fa. A destra,
in compagnia
dell’ambasciatrice statunitense in
Liberia Deborah
Malac c’è Darryl
Williams, il
comandante
dell’esercito Usa
in Africa che ora è
in isolamento con
dieci suoi uomini
a Vicenza (Afp)
Soldati Usa in quarantena a Vicenza
Zaia: contro Ebola frontiere chiuse
Il comandante: «Stiamo bene, probabilità zero di infettarsi». I grillini: rispediteli a casa
Il virus
DALLA NOSTRA INVIATA
La miccia dell’allarme
si accende a metà pomeriggio.
E quando ormai è sera tocca al
sindaco Achille Variati cercare
di spegnerla: «Per preservare
da inutili tensioni sociali una
città che ospita da decenni la
comunità militare americana
chiedo che non siano diffuse
notizie che facciano pensare a
casi di Ebola a Vicenza». Ma
non è cosa facile scacciare il
pensiero di Ebola lo stesso
giorno in cui 11 militari statunitensi di rientro dalla Liberia finiscono in isolamento, in città,
proprio per il rischio di aver
contratto il virus.
Sono rientrati domenica sera da Monrovia, la capitale dello Stato africano più martoriato
da Ebola, dov’è attiva una missione di 600 militari Usa che
collaborano nelle operazioni e
nella costruzione delle strutture per tenere sotto controllo
l’epidemia. Atterraggio all’aeroporto militare di Pratica di
Mare, controlli medici previsti
dai protocolli internazionali
anticontagio e infine l’autorizzazione a rientrare nella base
vicentina. Sono arrivati a Vene-
VICENZA
● L’Ebola fa la
sua prima
comparsa nel
1976: si
manifesta con
febbri
emorragiche,
cefalea, dolori
addominali
● Nella foto
sopra c’è la
scansione
elettronica al
microscopio
dei numerosi
filamenti del
virus Ebola, in
verde, che
germogliano
su cellule
infettate, in
arancione
Diario africano
di Gino Strada
Waterloo non è solo la cittadina del Belgio che nel 1815 vide la sconfitta di Napoleone e
la morte di oltre 40 mila persone. C’è un’altra Waterloo, qui in
Sierra Leone, a poca distanza
dalla capitale. Un aeroporto
militare inglese della Seconda
guerra mondiale diventato
campo di sfollati, dove 22 mila
persone vivono ammassate in
baracche. Si sono accampate lì,
sulla pista dell’aeroporto, fuggiti dalla guerra civile molti anni fa. Ora nel campo di Waterloo c’è un’altra guerra, l’epidemia di Ebola, e non si può scappare. Il mese scorso in un solo
giorno sono stati trovati 40 cadaveri nelle baracche del campo e ogni paziente prima di
morire ha infettato qualcuno
sintomi della malattia, i soldati
possono tornare al lavoro e alle
attività con la propria famiglia». In questo caso non è stato così: anche se nessuno ha
manifestato sintomi per gli 11
militari si è stabilito una sorta
di «monitoraggio continuo»
per 21 giorni, cioè il limite massimo di incubazione del virus.
Non quarantena vera e propria
ma isolamento controllato al-
zia con un aereo militare e da lì
hanno usato un autobus (guidato da uno di loro) fino alle
due caserme americane di Vicenza, Ederle e Del Din.
La policy del ministero della
Difesa americano prevederebbe — secondo i media statunitensi che hanno intercettato
per primi la notizia dell’arrivo
dei militari a Vicenza — che
«fino a quando non mostrano i
42
Mila i morti per
Ebola entro il
15 dicembre se
l’intervento
non è adeguato
I numeri dell’epidemia
10.141
Totale numero di casi
1 - 999
1.000 - 1.999
2.000 - 2.999
3.000 - 3.999
4.000 - 4.999
Mali
AFRICA
Senegal
Guinea
Nigeria
Sierra Leone
Liberia
4.665
3.896
1.553
20
4
1
Liberia
Sierra
Leone
Guinea
Nigeria
Usa
Mali
1
1
Spagna Senegal
d’Arco
Fonte: Oms -The Guardian
l’interno di una struttura della
caserma Del Din dove per adesso le contromisure si limitano
alla misurazione della febbre
ogni 12 ore e da dove nessuno
può uscire né per servizio né
per rientrare in famiglia. È così
per loro e sarà così anche per i
due prossimi gruppi in arrivo
sempre dalla Liberia: altri 64
soldati che stanno partecipando alla stessa missione.
«La probabilità che qualcuno di noi abbia contratto il virus di Ebola è quasi zero — si
dice convinto il generale Darryl
Williams, rientrato con il gruppo degli 11 —. Stiamo benissimo». Gli fa eco il colonnello
Pedro Almeida, capo dello stato maggiore del comando:
«Non posso dire che vi sia lo
zero per cento di possibilità
che i soldati possano essere
stati contagiati, ma non sono
stati impegnati in attività che li
hanno esposti al contagio».
A Vicenza era discusso da
giorni il fatto che sarebbero arrivati militari americani da un
Paese a rischio. A sollevare la
questione è stato il consigliere
comunale dell’opposizione di
centrodestra Francesco Rucco.
«Io preferisco prevenire piutto-
sto che curare — dice —. Ho
apprezzato che il sindaco sia
andato dal prefetto a porre la
questione e a chiedere la quarantena. Adesso ci dice che sono tutti sani e sotto controllo.
Speriamo...», sospira. «E comunque la zona della base è
densamente abitata, non mi sta
bene che siano lì. Dovrebbero
stare in una struttura protetta
in un aeroporto militare».
Da Roma i deputati M5S
chiedono che «il governo rispedisca a Washington tutti i
militari statunitensi operativi
nella base Usa di Vicenza» data
la «totale assenza di garanzie
da parte delle nostre autorità
circa il reale stato di salute degli undici soldati». Gli fa eco
una delle poche associazioni
vicentine (Ariete, vicina al centrodestra) che nei giorni scorsi
si è fatta sentire sull’argomento
distribuendo centinaia di volantini: «Scontino la quarantena negli Usa» propone il loro
referente, Leonardo Stella.
Mentre il governatore veneto
Luca Zaia ne fa una questione
di confini: «Le strutture sanitarie del Veneto sono pronte per
ogni evenienza — giura —. Ma
per scongiurare Ebola bisogna
chiudere le frontiere». Chiudono alcuni rappresentanti del
No Dal Molin, movimento storico anti base Usa di cittadini e
associazioni: «Non facciamo
allarmismi, però quelli di destra hanno voluto la base e
adesso si spaventano...».
Giusi Fasano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«I malati sotto la pioggia, in attesa di un letto libero»
Nel Centro di Emergency a Lakka, in Sierra Leone: «Non è umano non poterli soccorrere tutti»
Su Corriere.it
Sarà pubblicato
online sul sito
del Corriere il
diario da Lakka,
in Sierra Leone,
del fondatore di
Emergency Gino
Strada (foto)
della famiglia. Giovedì 23 ottobre una famiglia di quattro persone è stata trovata sdraiata a
terra in una delle viuzze di Waterloo. Malati da giorni, stremati da Ebola, madre padre e i
due figli di 16 e 6 anni. Un prete
cattolico, con grande generosità e un po’ di incoscienza, li ha
caricati in macchina per lasciarli a Lakka, fuori dai cancelli del Centro di Emergency per
la cura dei malati di Ebola.
Abbiamo trovato così la famiglia Sesay, quattro corpi distesi, malati da giorni. E il nostro piccolo Centro, cinque
tende per un totale di ventidue
letti, è sempre pieno. I nuovi
malati devono aspettare, che
qualcuno muoia o venga dimesso guarito, che lasci libero
un letto. L’impotenza, la frustrazione e la rabbia si mescolano: non è giusto, non è umano trovarsi un malato grave davanti agli occhi e non poterlo
soccorrere. Alle 7 di sera siamo
riusciti a ricoverare in qualche
modo la mamma Hawa e Foday, il bimbo più piccolo. Sembravano i più gravi. Per gli altri
due niente da fare, non un posto libero in nessun ospedale
della capitale. Così Alpha Sesay, il padre quarantenne, e la
figlia Fatmata sono rimasti lì,
accovacciati fuori dai cancelli,
con le guardie a controllare che
nessuno gli si avvicinasse.
Sono uscito dal Centro di
Lakka poco prima delle 8, sotto
la pioggia. Ho guardato qualche secondo quei due corpi
A Lakka
Un infermiere si
prepara ad
accogliere i
malati al Centro
di Emergency
malati e fradici, poi non ce l’ho
fatta più e ho girato la testa dall’altra parte. Mi sono tornati in
mente a metà della notte, svegliato dai fiumi d’acqua dei
temporali che segnano la fine
della stagione delle piogge.
Venerdì mattina splende il
sole, all’arrivo in ospedale: i
due pazienti sono ancora lì, e
non sono più soli. Un altro malato di Ebola è arrivato alle 6 del
mattino, altri due si aggiungeranno prima di mezzogiorno.
Nel Centro un paziente è guarito, il test per l’Ebola ha dato risultato negativo, e una donna è
morta poco prima dell’alba.
Possiamo ricoverare Alpha e
Fatmata, gli altri restano fuori,
e la lotta tra disperati continua,
giorno dopo giorno, alla ricerca di una possibilità di cura.
Nel pomeriggio Hawa peggiora, due ore dopo è morta. Il resto della sua famiglia è ricoverata. Oggi, lunedì, il piccolo Foday è ancora in condizioni critiche, sanguina dalle mucose.
Speriamo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
18
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
CRONACHE
Uccide i figli nel sonno e s’impicca
Una bimba sopravvive alla strage
Roma, il massacro compiuto da una donna marocchina in un palazzo occupato
In città
● Sono 106
gli immobili
occupati
abusivamente
in tutta Roma
tra ex uffici
o palazzi
quasi inagibili
trasformati
in abitazioni
● Negli alloggi
occupati
del palazzo
della tragedia
vivono 35
famiglie
ROMA «Come potevo immaginare? Come potevo sapere che
Khadia avrebbe fatto tutto questo? Volevo proteggerla, così ho
mentito dopo che mi aveva dato una coltellata. Perché l’ha
fatto? Avevamo litigato, ma i
bambini che c’entravano?».
Idris Jeddou si dispera nel suo
letto nel reparto di chirurgia
del San Giovanni. Da poche ore
ha saputo che la moglie, Khadia El Faktani, marocchina di
42 anni, ha massacrato due dei
loro tre figli — Moussef e
Rhim, un bimbo e una bimba
di 9 e 4 anni — mentre la terza,
Hiba, di 5, lotta contro la morte. La donna si è poi impiccata
con una cintura legata alla doccia che non ha retto il suo peso
facendo cadere il corpo nella
vasca.
«Un mattatoio», l’hanno definito i poliziotti che ieri, poco
L’edificio
Agenti
della polizia
davanti
al luogo
del delitto,
un palazzo
di viale Carlo
Felice,
a due passi
dalla basilica
di San Giovanni.
L’edificio della
Banca d’Italia è
stato occupato
nel 2003 da un
gruppo, Action,
dei movimenti
di lotta per la
casa. All’interno
c’è anche
un centro
sociale
(foto
Percossi/Ansa)
minciato a coprirsi il volto con
il velo». Un cambiamento radicale, forse alla base dei litigi
sempre più frequenti con il
marito. Lui non ne rivela i motivi. Non è indagato, ma gli investigatori della Squadra mobile, diretti da Renato Cortese,
non escludono sviluppi. «Litigavamo, lo abbiamo fatto anche domenica notte — conferma Idris —, all’improvviso
Khadia ha preso un coltello e
mi ha colpito al fegato. Ho cominciato a perdere sangue,
sempre di più. Mi sono spaventato e sono andato a piedi al
San Giovanni. Con i medici e i
poliziotti ho inventato la storia
Il cambiamento
Tornata dal Paese
d’origine l’omicida
aveva ricominciato
a indossare il velo
prima delle 14, sono accorsi in
un palazzo di viale Carlo Felice,
davanti alla basilica di San Giovanni. Un edificio della Banca
d’Italia occupato dal 2003 da
Action, gruppo leader a Roma
dei movimenti di lotta per la
casa, sede anche del centro sociale «Sans Papiers». Un simbolo della protesta, con murales e striscioni. Ci vivono 35 famiglie che non hanno voglia di
parlare. Temono che la tragedia possa essere usata per ordinare uno sgombero. E i responsabili del movimento precisano subito che «quanto accaduto non ha niente a che vedere
con l’occupazione».
Al quarto piano, in un appartamento di tre camere, bagno e
cucina, viveva la famiglia di
Idris e Khadia. Lui, 43 anni, trasportatore di mobili per Mondo Convenienza, lei casalinga.
«Una donna minuta, sorridente, con i capelli ricci», la ricordano i genitori dei compagni di
scuola dei suoi bambini — la
«Federico Di Donato», nel cuore dell’Esquilino —, che però
sottolineano anche come «fosse cambiata dopo un viaggio in
Marocco di un anno fa. Era diventata taciturna e aveva rico-
della rapina sotto casa. L’ho fatto per proteggere mia moglie».
Ma la follia non poteva più fermarsi. Per la Omicidi, guidata
da Andrea Di Giannantonio, la
marocchina ha afferrato una
mannaia e ha colpito i bambini
nel sonno. Le piccole in una
stanza, il maschietto in un’altra. Hiba (poi operata al San
Giovanni dal professor Angelo
Camaioni, lo stesso chirurgo di
Giovanni Paolo II) è sopravvissuta per sette ore prima di essere trovata da un amico del
papà che Idris ha contattato
quando si è risvegliato dall’anestesia perché la moglie non rispondeva al telefonino. Ormai
però era troppo tardi, il massacro era compiuto.
Rinaldo Frignani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Catania
Assassinata dall’ex fidanzato
che lei aveva lasciato
Il padre: intervenga Alfano
I numeri
● Veronica
Valenti in una
recente
immagine (foto
Scardino): è la
ragazza di
Catania,
commessa
all’Ikea,
accoltellata a
morte dall’ex
fidanzato che si
era visto
respinto
● Con la morte
di Veronica
sono 93 le
donne uccise in
Italia dall’inizio
del 2014 per
mano di mariti
o fidanzati
violenti, che
vivono come
un affronto
il fatto
di essere
respinti
CATANIA L’aveva deciso prima di uscire da casa.
«Se mi dice no l’ammazzo». E l’ha fatto. Affondando per cinque, sei volte un coltellaccio da cucina sul fianco, sul petto e sulla schiena della
donna che non voleva più saperne di lui. È morta
così, in una strada buia a due passi dalla stazione
ferroviaria di Catania, a trent’anni, Veronica Valenti, commessa all’Ikea, un’infatuazione passata già da un anno per il suo assassino, Gora
Mbengue, un senegalese di 27 anni, irregolare,
privo di permesso di soggiorno, infuriato a causa di quel no vissuto come oltraggio al maschio
che decide tutto. Vittima e assassino si erano conosciuti nel 2013 in discoteca e avevano avuto un
rapporto fatto di alti e bassi.
È la nuova tragedia che si aggiunge a troppi
casi di sanguinaria violenza contro donne indifese. Come lo era l’altra sera Veronica, stanca di
messaggi, telefonate e pedinamenti di quel ragazzone di colore, decisa a parlare con lui ancora
una volta per convincerlo a non darle più fastidio. Per questo alle dieci di domenica sera s’era
fermata con la sua macchina quasi sotto casa di
Mbengue, in via Tezzano.
E lui è arrivato affannato, il coltello in tasca,
entrando in macchina e gridando furibondo come un indemoniato. Voci avvertite da vicini allarmati e terrorizzati quando lo hanno visto uscire dall’auto di corsa, insanguinato, perdendo le
ciabatte e anche il coltello lungo la strada.
Non ha impiegato molto la polizia per mettergli le mani addosso e, ormai remissivo, ha ammesso al capo della Mobile Antonio Salvago di
aver preso quel coltellaccio per farla finita. Una
premeditazione. Aggravata dalle dichiarazioni
del padre di Veronica, Giuseppe Valenti, vedovo,
un’altra figlia in viaggio di nozze negli Usa con
un marine americano: «C’era stata una segnalazione alle autorità». Più una confidenza, che una
denuncia formale, come si pente di non aver fatto: «Culture diverse. Non sono razzista, ma questi che arrivano dall’estero hanno altri usi, altri
modi di pensare. Adesso voglio parlare col ministro Alfano perché tutti aprano gli occhi...».
F.C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
CRONACHE
19
Il testimone e le tangenti
«Ecco chi pagavamo»
Camera, Piemonte e Campidoglio: 300 mila euro in due anni
Chi è
● Piero Tulli
detto
«Pierino», 73
anni, è
l’imprenditore
a cui fa capo il
Consorzio
Gesconet
● Tulli iniziò
come
edicolante. Con
la Cisco Italia
entrò nel
settore della
logistica e dei
trasporti.
Acquistò anche
la squadra
romana
della Lodigiani,
ribattezzandola
Cisco
● I magistrati
romani lo
stanno
indagando per
corruzione
ROMA Tangenti per 300mila eu-
ro versate in due anni per aggiudicarsi gli appalti della Camera dei Deputati, del Comune
di Roma e della Regione Piemonte. Mazzette pagate tra il
2010 e il 2012 per ottenere la gestione dei servizi di pulizia, traslochi e facchinaggio sbaragliando la concorrenza. L’inchiesta sul Consorzio Gesconet
fa il salto di qualità e nel registro degli indagati per il reato
di corruzione finiscono il patron Pierino Tulli, il suo braccio destro Maurizio Lagada, al-
che custodiva la lista dei pagamenti occulti nel file di un
computer che aveva chiuso in
cassaforte e fu trovato dagli investigatori del Nucleo Valutario
della Guardia di Finanza durante una serie di perquisizioni
disposte circa due anni fa. Il
documento è un vero e proprio
brogliaccio. Nella prima colonna sono segnati gli enti che
hanno assegnato gli appalti e
l’anno di riferimento. Nella terza colonna le cifre versate. In
mezzo, alcuni nomi che indicano le persone incaricate della
consegna del denaro.
Il computer
Tutti i pagamenti
occulti erano stati
registrati su un file ora
in fase di analisi
Il «brogliaccio»
Le verifiche disposte dai
pubblici ministeri Paolo Ielo e
Mario Palazzi adesso puntano
proprio a individuare i percettori del denaro. E possono contare su un aiuto prezioso: la
collaborazione di un impiegato
tori del Consorzio utilizzassero
conti e fiduciarie estere per
evadere le tasse e sottrarsi ai
controlli. I soldi venivano portati a San Marino, in Lussembrugo, nelle Antille e a Singapore, salvo poi rientrare in parte in Italia. Un «sistema» andato avanti per oltre dieci anni e
che avrebbe consentito una
frode fiscale pari a un miliardo
e mezzo di euro. Basti pensare
che nel 2010, come evidenzia il
giudice che la scorsa settimana
ha disposto oltre 60 perquisizioni in tutta Italia, «sono stati
scudati 50 milioni di euro».
Il documento
La parte
dell’ordinanza
in cui viene
evidenziato il
trasferimento
del denaro
della Gesconet
all’estero
Gli altri
l i entii
Il «brogliaccio» riguarda un
periodo limitato e soltanto tre
enti, nonostante la Gesconet
vanti decine di clienti e molti di
grande calibro.
Il sospetto dei magistrati è
che il giro di tangenti sia ben
più ampio e che il meccanismo
non riguardi soltanto le istituzioni già individuate. E comunque che copra almeno dieci anni, visto che i controlli già compiuti hanno accertato che la Camera, la Regione e il Comune
di Roma hanno concesso al
In abito bianco
sulla scogliera
Il tragitto
Il denaro veniva fatto
passare su conti di San
Marino, Lussemburgo,
Singapore
La scelta della «location» del
matrimonio, si sa, può
portare a soluzioni bizzarre.
Per Zheng Feng,
appassionato scalatore, è
stato facile immaginare il
giorno delle proprie nozze
proprio nell’ambiente che
ama di più. Così ha convinto
la moglie a scalare, in abito
bianco, la irta parete rocciosa
di una scogliera di Jinhua,
nella provincia dello
Zhejiang
(foto Reuters)
Consorzio un numero ben più
alto di lavori e una serie di servizi che nella lista contenuta
nel computer non sono indicati.
Il quadro emerso fa ritenere
che una parte dei soldi possano
essere stati versati ai funzionari
incaricati di istruire le pratiche,
mentre il resto sarebbe finito ai
politici, a chi ha consentito a
Gesconet di muoversi in una
sorta di regime di monopolio.
Fiorenza Sarzanini
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’inchiesta
Sequestro da 33 milioni
ai vertici della Msc crociere
L’azienda: noi corretti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Già durante il primo interrogatorio il dipendente ha accettato di collaborare. E ha ammesso: «È vero, quelle cifre sono i soldi che abbiamo dovuto
versare per vincere gli appalti».
È solo il primo passo. I finanzieri guidati dal generale Giuseppe Bottillo hanno ricostruito l’elenco dei lavori ottenuti
dalla Gesconet negli ultimi anni e nei prossimi giorni il testimone sarà nuovamente interrogato.
L’indagine ha consentito di
scoprire come gli amministra-
Nozze in Cina
cuni dipendenti che si occupavano di istruire le pratiche per
l’assegnazione dei lavori. Ed
evidentemente accantonavano
la parte «in nero» da versare a
funzionari pubblici e soprattutto politici.
NAPOLI Negli uffici napoletani di una delle più
importanti compagnie di navigazione italiane,
la Msc Crociere, secondo la Procura di Napoli
esisteva «una stabile organizzazione occulta»
dedita a non dichiarare i redditi della società. Su
questa «organizzazione» ha indagato la Guardia
di Finanza che ieri mattina, eseguendo un provvedimento emesso dall’ufficio del gip del Tribunale, ha sequestrato beni per circa 33 milioni di
euro - corrispondenti all’ammontare della presunta evasione fiscale - al presidente di Msc Crociere Spa di Napoli, Francesco Zuccarino, e all’amministratore delegato di Msc Crociere S.A.
di Ginevra, Pierfrancesco Vago.
Secondo le indagini, la Msc Crociere spa di
Napoli, pur avendo modificato nel 2006 il proprio oggetto sociale e trasferito a Ginevra i servizi di organizzazione e vendita delle crociere,
avrebbe continuato in maniera occulta l’attività,
riuscendo, attraverso un meccanismo di sottofatturazione, a ridurre sensibilmente redditi imponibili. Non avrebbe dichiarato redditi per circa 38 milioni di euro, ma, spiega il procuratore
aggiunto Fausto Zuccarelli, «in applicazione di
una specifica disciplina tributaria in materia di
rapporti commerciali con società controllanti
estere, gli imponibili sono stati rivalutati» per il
periodo che va dal 2007 al 2012, giungendo così a
una cifra vicina ai 75 milioni di euro.
Msc, però, fa sapere di essere sicura della
«correttezza del proprio operato», e di ritenere
quindi le contestazioni «del tutto infondate e in
palese dispregio delle norme internazionali relative al settore marittimo». In particolare, sostiene il gruppo crocieristico, «la convenzione
fiscale in vigore tra Italia e Svizzera per evitare le
doppie imposizioni prevede espressamente che,
contrariamente a quanto stabilito per una qualunque attività d’impresa, i redditi che una società svizzera consegue specificamente dal trasporto marittimo internazionale siano tassati
esclusivamente nella Confederazione elvetica
indipendentemente dall’esistenza o meno di
una stabile organizzazione in Italia».
F.B.
Il flusso dei soldi
Al vertice
● Il manager
Pierfrancesco
Vago (foto
sopra) è
amministratore
delegato di Msc
crociere; è
indagato per
reati fiscali
assieme al
presidente del
gruppo
Francesco
Zuccarino
● La Msc
Crociere è stata
fondata nel
1987: è una
società a
capitale
interamente
svizzero e che
occupa 15.500
dipendenti. Ha
un fatturato di
9 miliardi di
dollari
20
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
CRONACHE
Pizzarotti e il fax di allerta
non letto per due giorni
«Io non potevo agire»
Il bilancio
● Il 13 ottobre
scorso, in
seguito ad
abbondanti
piogge sono
esondati il
Parma e il
Baganza, due
corsi d’acqua
che
attraversano la
cittadina
emiliana
Parma, dal Pd alla Lega, tutti contro il sindaco. Grillo tace
❞
Mi
attaccano
perché ero a
Roma, un
sindaco non
può uscire
dalla città?
La tensione schizza alle stelle a Parma dopo che il Corriere
della Sera ha reso pubblico un
fax inviato dalla Prefettura al
Comune tre giorni prima dell’alluvione per indicare la possibilità di un’inondazione. Così, mentre si contano ancora i
danni ( più di 100 milioni di euro) e la Procura porta avanti le
indagini per disastro colposo,
non si placano le polemiche.
Già di prima mattina la città si
spacca in due. Sulla graticola finisce il sindaco Pizzarotti. C’è
chi si indigna: «Sempre lì attaccato su Twitter, non poteva
avvisarci prima così almeno
svuotavamo le cantine?», scrive
qualcuno su Facebook. Ma c’è
anche chi difende il Comune:
«È possibile che nel 2014 si
mandino ancora i fax?».
Pizzarotti rimane chiuso nel
suo studio, tra la serra portatile
e il salottino dove due secoli fa
s’accomodava Maria Luigia
d’Austria. Passa la giornata a rispondere ai giornalisti. Al Corriere, per telefono, ribadisce la
sua versione: «Il fax di cui parlate è arrivato in Comune, ma
non a me personalmente, via
Pec (Posta elettronica certificata ndr) sabato». Tutto a posto
allora? «Sì, è normale che non
mi abbiano chiamato. La vera e
propria allerta è stata data lunedì nel pomeriggio a torrente
già esondato. Ed è questo quello che conta». Alla domanda se
non sarebbe stato meglio muo-
Scontro al Csm
Bruti a Robledo:
un milione sprecato
La replica: tu menti
MILANO Il procuratore Edmondo Bruti Liberati
accusa al Csm il suo ex capo del pool anticorruzione Alfredo Robledo di aver fatto inutilmente
spendere allo Stato 1 milione di parcelle a tre custodi, e Robledo lo taccia di «aver mentito al
Csm» (insieme al vice Boccassini su altro tema) e
in generale di spargere «malevoli insinuazioni»
per vendicarsi delle sue denunce istituzionali.
Bruti spedisce al Csm un conteggio delle parcelle liquidate da Robledo a 4 custodi dei milioni
di euro (prima 170, poi scesi a 90) sequestrati
nell’aprile 2009 a 4 banche estere per truffa sui
derivati del Comune di Milano, e da Robledo depositati non sul Fondo Unico Giustizia in vigore
proprio a inizio 2009, ma su un istituto che a suo
avviso avrebbe fruttato interessi maggiori, la
Banca Credito Cooperativo di Carate Brianza. Solo dopo l’assoluzione delle banche in Appello
(con transazione da 456 milioni in 30 anni col
Comune) Bruti si dice in grado di ricostruire non
solo gli 87.000 euro al custode Mario Doni «doverosamente» nominato finché in sequestro
c’erano azioni, ma anche le parcelle ad altri tre
custodi poi nominati quando in sequestro in
banca c’era solo denaro liquido: 483.000 euro
nel 2010-2012 all’avvocato Federica Gabrielli,
457.000 nel 2011-2013 al commercialista Piero
Canevelli, e 62.000 al collega Silvano Cremonesi.
Bruti ricopia l’allora riferimento di Gabrielli all’«art.29 della tariffa professionale dei dottori
commercialisti, applicabile per analogia anche
al custode avvocato». E se «in atti non risulta
motivazione sulla scelta» nel 2009 della banca di
Carate Brianza, «risulta che il pm Robledo è stato residente in Carate fino al giugno 2008».
La frase fa irritare Robledo, che al Csm, sulla
base dei certificati anagrafici che lo attestano residente dal 2001 a Milano dove viveva di fatto già
dal 1995, la definisce esempio delle «informazioni inveritiere e insinuanti» di Bruti, «malevola suggestione volta ad accreditare un qualche
legame» con la banca. E contrattacca: «Mi corre
l’obbligo di affermare che sia il procuratore che
la collega Boccassini hanno mentito al Csm inventandosi un pedinamento parallelo nell’inchiesta Expo, episodio mai avvenuto come è dimostrato per tabulas dalla nota della GdF che lo
esclude». «Da quando ho sentito il dovere di denunciare» Bruti al Csm, Robledo si sente «sottoposto a un fuoco di provvedimenti illegittimi,
contestazioni di addebiti insussistenti e malevoli insinuazioni» da Bruti, la cui «declinazione
autoritaria e autocratica del ruolo del capo» porrebbe tutti i pm «in condizione di meri “sottoposti” e di perenne incertezza, tutti potendo essere
fatti improvvidamente oggetto di un possibile
rilievo anni dopo aver preso decisioni processuali quand’anche perfettamente note al capo».
Luigi Ferrarella
[email protected]
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Chi sono
Bruti Liberati
Edmondo Bruti
Liberati (in
alto), 70 anni,
ex presidente
dell’Anm, è
procuratore
capo a Milano
dal 2010
Robledo
Afredo
Robledo, 64
anni,
procuratore
aggiunto a
Milano, ex capo
del pool reati
contro
la Pubblica
amministrazione
versi prima, perde la pazienza:
«Quella di sabato è un’attivazione della fase di attenzione,
non un’allerta o una preallerta.
Di mail così ne arrivano centinaia: cosa dovrei fare: evacuare
ogni volta la città?».
Si arrabbia il Pizza, come lo
chiamano dalle sue parti. «Mi
attaccano perché ero a Roma
(quando arrivò il primo fax il
sindaco era impegnato nella
tre giorni di kermesse grillina
ndr), ma questo cosa significa?
Un sindaco non può uscire dalla sua città?». Poi si calma un
po’: «Mancano modelli matematici per prevedere le esondazioni. I sensori dei ponti per
monitorare le acque non funzionano e non c’è una chiara
21
Nel fango Il sindaco Federico Pizzarotti (a destra) nelle zone alluvionate (Capatti)
catena di comando che individui le responsabilità precise».
Arpa, Protezione civile, Vigili, comandi e uffici. Le comunicazioni arrivano via fax e mail
sotto forma di Posta elettronica
certificata. E, nel caso specifico, vengono inviate anche all’ora di pranzo di sabato. Così
mentre il fango non è ancora
sparito dalle vie della città, alla
melma si aggiungono i veleni
politici. A livello regionale la
Lega chiede la testa di Pizzarotti, seguita da Ncd e Forza Italia.
Da Roma anche il Pd si muove,
il deputato Gelli annuncia
un’interrogazione parlamentare e chiede al ministro Alfano
di intervenire. A Parma l’opposizione affila le armi mentre il
Movimento Nuovi Consumatori annuncia un esposto alla
Procura per «omissione in atti
d’ufficio». E da Milano e Genova, Grillo e Casaleggio, già in
polemica con Pizzarotti per
l’inceneritore, tacciono. E osservano.
Marta Serafini
@martaserafini
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● Secondo una
prima stima,
l’acqua che ha
invaso le
strade ha
provocato
danni per un
valore
complessivo di
100 milioni a
strutture sia
pubbliche che
private
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
Il caso
di Dario Di Vico
CRONACHE
23
Lo smaltimento
I cinesi accusano Prato
«Tutti sanno dei dormitori»
L’imprenditrice sotto processo per i morti: ci pagavo le tasse
Un colpo di scena processuale che può aprire una pagina
nuova nei rapporti tra la città di
Prato e la comunità cinese. Ieri,
alla seconda udienza del dibattimento con rito abbreviato
contro i responsabili del rogo
del capannone-dormitorio che
nel dicembre 2013 causò la
morte di sette operai cinesi,
l’imputata Lin Youlan ha messo
sotto accusa i proprietari (italiani) dell’immobile e le autorità comunali.
La titolare della ditta Teresa
Moda ha dichiarato che «in più
occasioni il proprietario del capannone è entrato nella ditta,
anche per vedere se i dormitori
erano costruiti bene». Lin Youlan — assistita da un avvocato
fiorentino — ha aggiunto che
alcuni tecnici comunali avevano fatto nel 2013 misurazioni
sui dormitori per calcolare la
tassa sui rifiuti. Rispondendo
alle domande del pubblico ministero Lorenzo Gestri l’imprenditrice si è assunta tutte le
responsabilità, ma la sua testimonianza è destinata a pesare
giudiziariamente e politicamente. «Cambiavo nome alla
ditta ogni anno perché era conveniente, poi a un certo punto
abbiamo aggiunto i dormitori
perché tutti facevano così».
I proprietari del capannone,
i fratelli pratesi Pellegrini, sono
già stati rinviati a giudizio per
omicidio colposo in un secondo procedimento che si svolgerà con rito ordinario, quello
che si sta scoperchiando però è
un intreccio più ampio di interessi italo-cinesi. Già qualche
mese fa era stata smantellata
una rete di commercialisti locali che lucravano sui falsi permessi di soggiorno per gli asiatici e ora le parole di Lin Youlan
aggiungono nuovo materiale
accusatorio.
«Pagavo un affitto di 2 mila
euro al mese ai Pellegrini e venivano a prendere i soldi nell’altra sede della nostra ditta».
Sapevano tutto, dice l’imprenditrice. Del resto, non è un mistero in città che la linea della
Procura della Repubblica, retta
ora da Antonio Sangermano,
ex pm milanese del processo
Ruby-Berlusconi, punti a far luce su avventurieri e professionisti italiani senza scrupoli che
in questi anni hanno guadagnato aiutando il pronto moda
cinese a impiantare un modello di business in cui convivono
la spregiudicatezza commerciale, l’esportazione sui mercati dell’Est Europa di capi etichettati made in Italy e operai
trattati alla stregua di schiavi.
Un’eventuale sentenza esemplare in materia può aprire una
Le tracce
della Concordia
cancellate
da un trituratore
Il rogo
● Il primo
dicembre dello
scorso anno
divampa un
incendio in una
fabbrica tessile
di Prato,
nell’area del
Macrolotto
● Le vittime
sono tutte
cinesi: cinque
uomini e due
donne
● Gli operai
dormivano
nella fabbrica,
in loculi
sopraelevati
fatti di cartone
e cartongesso.
Altri tre cinesi
rimangono
intossicati dal
monossido di
carbonio, due
finiscono in
rianimazione
per problemi
respiratori, e
un’altra
persona viene
dimessa dopo
poche ore
● Ieri c’è stata
la seconda
udienza del
dibattimento
con rito
abbreviato
L’ex direttore del Tg1 condannato in Appello
Spese con la carta aziendale
due anni e 6 mesi a Minzolini
L’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini è stato
condannato in Appello a 2 anni e 6 mesi di
reclusione per uso improprio della carta di
credito aziendale. Il capo di imputazione gli
contestava di aver sforato, in 14 mesi, il budget a
sua disposizione di circa 65 mila euro, somma
restituita dal giornalista alla Rai. In primo grado
l’attuale senatore di Forza Italia era stato assolto
«perché il fatto non costituisce reato». I giudici
d’Appello hanno anche disposto l’interdizione
dai pubblici uffici per la durata della pena.
«Assolto da corte dei Conti e giudice del lavoro,
condannato a 2,6 anni in Appello. Dov’è la
certezza del diritto?» ha commentato Minzolini.
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fase nuova in una città che spera sempre che cambi qualcosa,
che lo stallo dei rapporti italocinesi si rompa miracolosamente e la discontinuità crei i
presupposti di una reale convivenza.
Alle ultime Comunali c’è stato un ribaltone e la maggioranza di centrodestra che aveva
espresso il sindaco Roberto
Cenni è andata a casa cedendo
il passo al centrosinistra guidato dal renziano Matteo Biffoni.
Cenni aveva giocato la carta
della contrapposizione netta
alle illegalità cinesi e aveva
messo in piedi un sistema di
controlli piuttosto energici.
Biffoni non ha sconfessato
questa scelta ma almeno a parole aveva promesso qualcosa
di più, una politica che abbracciasse legalità e convivenza tra
le due comunità. Sono passati
circa tre mesi e si è visto poco e
proprio per questo motivo in
città si guarda con grande attenzione alle mosse della Procura, che possono portare alla
luce un sistema affaristico che
ha usato Chinatown come rendita immobiliare e che ha fornito agli asiatici «il software»
dell’illegalità.
Nel frattempo, al di là della
condotta aggressiva in Tribunale, anche dalla comunità ci-
nese non è venuto granché di
nuovo. Non si possono soltanto accusare i pratesi di essere
complici. Il console, la signora
Wang Xinxia, nei giorni della
tragedia e del lutto aveva promesso trasparenza e una linea
di condotta degli imprenditori
cinesi orientata alla legalità e al
rispetto del lavoro, i fatti però
sono rimasti ampiamente indietro rispetto alle parole. E così nei giorni scorsi anche il
console è cambiato ed è arrivato Wang Fuguo.
Cambiano i protagonisti e il
copione rischia di rimanere
quello di sempre.
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GENOVA Nel cantiere di Genova Voltri dove
il consorzio Ship Recyling sta procedendo
alla demolizione della Costa Concordia
è da qualche settimana posizionato un nuovo
impianto: un trituratore. Nei suoi ingranaggi
finisce tutto quanto recuperato dal relitto e
non destinato al riciclaggio, perché
deteriorato dall’acqua o perché
porta il marchio Costa Concordia. La compagnia armatoriale ha messo nero su bianco
nel contratto con il consorzio
che spetta a Costa-Carnival decidere
il destino di quello che è a bordo della nave
naufragata il 13 gennaio del 2012 davanti
all’Isola del Giglio. E l’obiettivo
di Carnival — casa madre di Costa —
è impedire che cimeli con il nome Concordia
siano inseriti nel circuito dei collezionisti
dei recuperi navali perpetuando
il ricordo di quel naufragio. Sulla Concordia
grava una damnatio memoriae. Come
ha detto pochi giorni fa a Marghera,
in occasione della presentazione della nuova
ammiraglia di Costa, l’ad di Fincantieri
Giuseppe Bono, il desiderio di armatori
e costruttori è di «guardare avanti»,
«scurdammece ‘o passato» ha concluso.
Ma è difficile. E non solo per l’enorme relitto
trasformato in cantiere. Ci sono 32 vittime
e un processo che vede come principale
imputato il comandante Francesco Schettino
a impedire la rimozione del ricordo.
Ma il relitto sì, quello si può scomporre
e privare di ogni identità. È ciò che
si appresta a fare il consorzio separando
e stoccando ogni componente
della nave, un’impresa che impegnerà
53 ditte. Se qualcosa con il marchio Concordia
dovrà essere salvato — per essere affidato
a associazioni o istituzioni — lo deciderà
Costa. In ogni caso è battaglia
contro il commercio di memorabilia iniziato
all’indomani del naufragio, su eBay ma attivo
anche per altre vie battute dai collezionisti.
Chi ha comprato ad esempio la campana
di bordo rubata il 15 marzo del 2012
e mai ritrovata? Le campane storiche,
molto richieste perché rare (la campana si
identifica con la «vita» della nave e viene rimossa prima della demolizione), si aggirano
sui 4.000 euro, ma quella della Concordia
è un «fuori mercato». Un anno fa il capo
della Protezione civile Gabrielli disse
«sappiamo chi l’ha presa», ma la pista
si è persa nel nulla. In questi due anni
altri episodi hanno acceso la spia dell’allarme
sulla «perdita» di oggetti della Concordia:
il furto in un magazzino a Talamone,
l’allontanamento dal cantiere del Giglio
di quattro sub sorpresi di notte a vagare
sul relitto in cerca — come ammisero — di
souvenir, la preoccupazione del parroco del
Giglio don Lorenzo che tolse il giubbotto di
salvataggio e il caschetto che teneva in chiesa
per paura che venissero rubati. Quello che si
trova su eBay con quotazioni dalle forti
oscillazioni (il modellino della nave va
dai 180 ai 1.000 euro) sembra uscire
dai cassetti di chi ha fatto una crociera
sulla Concordia in passato: fiches
del casinò (quelle di plastica sono vendute
a 5 euro l’una, quelle di metallo con la prua
della nave anche a 200 euro), menu delle cene
di gala con il comandante (tra i 40 e gli 80 euro), foto. Ma i veri collezionisti cercano
ben altro: argenteria punzonata, vasellame,
strumentazioni di bordo, decorazioni
o pezzi di arredamento. Parte di questi
oggetti finirà triturata. Sarà riciclato l’anonimo
acciaio: almeno 50 mila tonnellate di metallo
recuperate dallo scafo, sezionate in 15 mila
blocchi, caricate sui Tir e destinate a essere
fuse da Duferco e Feralpi, che si sono aggiudicate l’appalto pagando 270 euro alla tonnellata.
Erika Dellacasa
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
CRONACHE
25
● Il dossier
La parità sul lavoro?
Le donne aspetteranno
(forse) fino al 2095
di Elena Tebano
R
Buddhisti a Milano
Il movimento di Baggio (senza il Dalai Lama)
«Questo è il più grande centro in Europa»
MILANO L’altare di legno laccato
nero, forgiato da mastri artigiani giapponesi, si apre tra decorazioni dorate sulla pergamena
go-honzon dove i caratteri sanscriti e cinesi sono sorvegliati
da due scacchi di metallo, i
«guardiani». Poi la lettura.
Lenta, musicale, infinita.
«Concetti profondi e severi»,
raccontano i fedeli. Una litania
di massa scandita da colpi di
campana (anche 15), e poi silenzi e applausi scroscianti subito dopo il «grazie» finale,
pronunciato tutti, in coro.
Così inaugurava ieri, alla periferia Sud-Ovest milanese di
Corsico, sulle rive del Naviglio,
il centro Ikeda, più grande luogo di preghiera buddhista europeo. Con un auditorium da
mille posti gremiti davanti alla
vecchia cascina ristrutturata
degli Sforza e dei Visconti, dove
sorgono libreria e uffici di questa comunità che gli studiosi
chiamano «religione laica»,
nulla a che vedere con l’immagine occidentale del monaco
che la dj Paola Maugeri («da 18
anni è la mia scatola degli attrezzi per la felicità») e la modella Candela Pelizza Tricarico.
Professionisti, avvocati, architetti, manager, ristoratori.
Da Firenze e da Roma, le storiche comunità italiane, ma anche da Bologna. «Pochi minuti
o ore intere, la pratica del Nam
myoho renge kyo non può mai
mancare» dice Andrea Campagna, informatico di 42 anni.
Nell’auditorium, musicisti
dalle orchestre più prestigiose
d’Italia (Scala, Verdi e Rai) suo-
Che cos’è
● La Soka
Gakkai
(«società per la
creazione di
valore») nasce
nel 1930 come
gruppo di
studio di
educatori
riformisti
I numeri
I buddhisti iscritti La crescita
(della Soka Gakkai)
alla Unione
Buddhista Italiana Gli aderenti
65.000
40.000
70
75.000
I buddhisti italiani
della Soka
Gakkai
75.000
80
50
30
21.000
13.000
nano Astor Piazzola, mentre
sull’altare salgono autorità di
altre religioni — ebraica, musulmana, cristiana — chiamati
a scrivere su un foglio la loro ricetta «per la pace». Il sindaco
Giuliano Pisapia fa sorridere la
platea: «Ospitatemi!». I tempi
buddhisti, dice, gli fanno dimenticare ogni patema.
I numeri procapite della Soka Gakkai in Italia sono secondi solo al Giappone (14 milioni
di fedeli). Spiega il vicedirettore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni), Pierluigi
Zoccatelli: «È un movimento di
laici che diventa religione senza mediazione di un clero», favorendo così «la domanda di
sacro». Anche perché la maggioranza cattolica d’Italia fa
«da ombrello protettore» per la
diffusione delle minoranze:
«Otre 800 nella Penisola».
Niente Dalai Lama, però: «La
Soka Gakkai è una realtà moderna, fondata da pedagoghi
per la “creazione di valore”».
Olivia Manola
Giacomo Valtolina
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Preghiera
Roberto Baggio
con le mani
giunte
al Centro
buddhista
inaugurato
a Corsico
(Milano).
L’ex calciatore
è da sempre
un testimone
della religione
buddhista.
Il nuovo
Auditorium
(sopra,
a sinistra)
può contenere
un migliaio
di fedeli,
come ieri
(Luca Matarazzo)
iusciranno ad averla forse le ragazze
che nasceranno tra mezzo secolo, ma
intanto la parità sul lavoro tra donne e
uomini è ancora ben lontana. L’ultimo
rapporto del World Economic Forum sul
«Gender Gap», la disuguaglianza tra i
generi, lascia poche speranze: a questi ritmi
ci vorranno 81 anni per superarla in tutto il
mondo. Bisognerà cioè aspettare il 2095.
Salvo peggioramenti. Brutte notizie, visto
che oltre ad essere un problema di giustizia
sociale è uno degli ostacoli maggiori alla
crescita economica: «Solo le economie che
possono impiegare tutti i loro talenti
rimarranno competitive e riusciranno a
prosperare», avverte il fondatore e
presidente del World Economic Forum,
Klaus Schwab. Oggi sono 14 i Paesi al mondo
che hanno superato per oltre l’80% le
disparità lavorative tra uomini e donne. Tra
questi ci sono la Norvegia, gli Stati Uniti, la
Danimarca e l’Islanda, ma anche il Burundi,
il Malawi e la Moldavia. Non l’Italia, che
invece è 114esima su 142, con solo il 57% del
«gap» recuperato. Ed è quindi ben lontana
dal valorizzare tutti i suoi talenti. Certo,
l’indice misura la disparità tra uomini e
donne nella partecipazione alla forza lavoro,
nella remunerazione a parità di carriera e
nella presenza tra i legislatori e i dirigenti, e
quindi non dice (bisogna tenerlo bene a
mente) che le donne del Burundi hanno
condizioni e opportunità lavorative migliori
di quelle italiane. Ma che, data la situazione
economica del nostro Paese, potremmo fare
molto di più. La partecipazione delle donne
alla vita economica, infatti, è uno dei fattori
che più ci penalizza: lavora meno della metà
delle italiane. Il messaggio è chiaro: servono
misure che aiutino le donne a entrare (e
andare avanti) nel mercato del lavoro. A
cominciare dal sostegno alle madri che
lavorano, asili compresi: perché sono loro
quelle più penalizzate. Secondo Bankitalia
una mamma su cinque lascia il proprio
impiego dopo un anno e mezzo dalla nascita
dei figli (in particolare le giovani sotto i 24
anni e quelle con livelli di istruzione più
bassi). E in generale il tasso di occupazione
femminile è inversamente proporzionale al
numero dei bambini. Il paradosso è che
rispetto all’anno scorso l’Italia è peggiorata:
nel 2013 era 97esima su 136 Paesi, mentre
adesso è scivolata di ben 17 posizioni. Segno
che non solo non abbiamo fatto abbastanza:
abbiamo fatto meno degli altri. C’è un altro
indicatore che penalizza l’Italia: la
partecipazione politica delle donne. Qui la
disparità di genere è stata superata solo per
il 24%, contro il 65% dell’Islanda o il 61% della
Finlandia. Eppure qualche segnale positivo
c’è: quest’anno siamo al 37esimo posto
contro il 44esimo di dodici mesi fa. Sono
aumentate infatti le donne in Parlamento e
al governo. C’è da sperare che abbia ragione
il fondatore del World Economic Forum
Klaus Schwab, quando dice che se le donne
sono più coinvolte nei processi decisionali
prendono decisioni che rispondono di più ai
bisogni delle donne.
@elenatebano
10
1993
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2000
2005
2014
d’Arco
buddhista, quella del Dalai Lama. È la «casa di Buddha» della
società Soka Gakkai — movimento nato nel 1930 dal buddhismo più nobile della duecentesca scuola Nichiren — la
cui diffusione in Italia viene
studiata nel mondo. Su 120 mila seguaci europei, infatti, ben
75 mila sono italiani, più delle
altre 50 correnti riunite nell’Ubi, l’Unione buddhista, che
ne conta 65 mila. E con un aumento vertiginoso, visto che
nel ‘93 erano «solo» 13 mila.
«Se il movimento cresce così
tanto, un motivo ci sarà» sorride la giovane parrucchiera Jessica Zotti, venuta apposta da
Lecco per pregare e applaudire
Roberto Baggio, da 27 anni
simbolo del movimento. Aggiunge un altro vip, l’attore Sergio Muniz: «È come un test
scientifico, tutti possono verificare gli effetti della pratica, basta provare». Tra gli altri «storici» Soka Gakkai ieri riuniti an-
● La pratica
religiosa si
fonda sulla
recitazione di
versi scelti del
Sutra del Loto e
delle sillabe
«Nam myoho
renge kyo».
Per diffusione
pro capite di
seguaci, l’Italia
è il secondo
Paese insieme
con gli Stati
Uniti, dopo il
Giappone
Arriva in Europa
Il cavatappi per bere il vino
senza aprire la bottiglia
Come gustare il vino di una bottiglia senza
aprirla? L’enigma è stato risolto un anno fa dal
medico californiano Greg Lambrecht, che
quando sua moglie era incinta e quindi non
poteva bere si era trovato a finire da solo, o a
buttare via, il vino delle bottiglie aperte.
Lambrecht ha inventato il sistema Coravin:
all’apparenza una specie di cavatappi
supertecnologico, è un apparecchio capace di
infilare una cannula molto sottile nella
bottiglia, attraverso il tappo di sughero; viene
iniettato il gas argon, che impedisce l’ingresso
dell’ossigeno, e poi pompato il vino nel
bicchiere. Una volta tolto l’apparecchio, il tappo
di sughero riprende la sua forma iniziale, e la
bottiglia può essere riposta in cantina. Dopo il
successo negli Stati Uniti, in queste settimane il
sistema Coravin verrà distribuito anche in
Europa grazie a un nuovo quartiere generale
della società stabilito ad Amsterdam.
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
CRONACHE
Provocatore
Lo scultore
Damien Hirst,
49 anni,
di fronte a una
delle sue opere
più note, «The
immortal»,
uno squalo
di 4 metri e 30
centimetri
conservato
sotto
formaldeide
al Museo
oceanografico
di Monaco
nel 2010
(AP/ Cironneau)
Lo chef e il Salone del gusto
«L’Italia non sia
ostaggio
del surgelato
e della fretta»
di Gianfranco Vissani
E
Artisti contro
I fratelli Chapman, Hirst, Emin:
la ex avanguardia british si insulta
Chi sono
● I fratelli
Chapman
(Jake, 1962) e
Dinos (1966)
sono interpreti
della
dissacrazione:
con plastica e
fibra di vetro
danno forma a
manichini
sfigurati
● Damien Hirst
(1965) lavora
spesso con
carcasse di
animali:
celebre lo
squalo in
formaldeide
● Tracey Emin
(1963), come
gli altri, fa parte
della Young
British Art
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA La provocazione può
essere un’opera d’arte. Nei fatti
e nelle parole. Per i fratelli
Chapman, ovverosia Jake (classe 1962) e Dinos (classe 1966)
sublimi interpreti della dissacrazione, lo è nei fatti quando
espongono i loro capolavori in
giro per il mondo (belli o brutti
che siano ma il valore non si discute) e lo è pure nelle parole
quando incornano il movimento artistico, uno dei fiori
all’occhiello della «cool Britannia» blairiana, lo «Young Brit i s h A r t i s t s » , l ’a c ro n i m o
«YBAs» è passato alla storia), il
gruppo per intenderci di Damien Hirst, Tracey Emin e degli
stessi Chapman.
Jake e Dinos sono tipi sempre fuori dal coro. L’ultima sentenza che esce dalla loro bocca
(intervista di Jake al Sunday Times) è chiara: lo «Young British Artists», quel gruppo degli
Anni 90, ormai altro non è che
l’«Old Artists Pensioners», vecchi artisti pensionati, il che significa traducendo la sfumatura linguistica dei Chapman:
rimbambiti. E, alcuni, sono pure traditori.
Stessa generazione (dal 1962
al 1966), stesse idee, carica dirompente. Lanciati e valorizza-
ti dal gallerista Charles Saatchi
(l’ex marito di Nigella Lawson).
Adesso volano stracci fra questi
cinquantenni o quasi che nei
manuali d’arte sono entrati. E
che lì comunque restano. Damien Hirst, il caposcuola che,
esempio universale, ha firmato
il teschio umano fuso in platino e arricchito di 8.601 diamanti (50 milioni di sterline, 63 milioni di euro) è diventato la parodia, a giudizio di Jake Chapman (ma anche del fratello), di
un «lord barricato nella sua signoria» a godersi un patrimonio di 250 milioni di sterline.
Concedersi ai vizi del denaro
significa rinnegare una storia.
«È inevitabile che il suo lavoro
ne risenta e che sia shit (merda)». Nessuna censura dal
Sunday Times.
E non è che vada meglio a
Tracey Emin, la «britartist» il
cui «letto sfatto» è stato aggiudicato all’asta nel giugno scorso per 2,2 milioni di sterline
(2,8 milioni di euro). È già da
un po’ che non corre buon sangue fra i Chapman e la Emin.
Nel 2011 Jake e Dinos non digerirono la sua ammirazione per
David Cameron. I terribili
Chapman parlarono di «collaborazione criminale» fra i due.
S u l S u n d a y T i m e s Ja ke
Chapman ritira fuori l’ascia di
ntrare al salone del gusto
è sempre una grande
emozione: so già che
conoscerò, annuserò e gusterò
qualche nuovo prodotto di
questa nostra bella Italia fatta
di piccole realtà che tengono
vive tradizioni secolari
regalandoci prodotti unici,
fatti secondo i tempi dettati
dalla natura, dove la tecnologia
si usa ma non si subisce. Una
vera fortuna in quest’epoca di
dilagante analfabetizzazione
alimentare. Quanti sono in
grado di distinguere la qualità
di un prodotto da un altro?
guerra, una volta per tutte.
«Tracey? Si è gentrificata, è
parte della nuova aristocrazia
culturale». Come dire: l’hanno
risucchiata i party col buon vino e i bei vestiti. La Emin si è
inorridita: «Pensino di più al
loro lavoro». Quasi a sussurrare: che è scaduto.
Botta e risposta. Ma l’oscar
della provocazione i Chapman
se lo sono in ogni caso conquistato. Nella mostra appena
inaugurata ad Hastings hanno
esposto «la tenda» di Tracey
Emin: è la tenda nella quale la
giovane Tracey se la spassò con
gli amanti. Era andata bruciata
nel rogo che distrusse anche
«Hell» (il plastico dell’orgia
della violenza, con i nazisti carnefici e vittime della loro stessa
brutalità), il capolavoro dei
Chapman. E così come «Hell» è
risorto in copia autentica col ti-
L’attacco
Jack e Dinos: «Damien
è un lord barricato nella
sua signoria e Tracey è
aristocrazia culturale»
Gli autori e le opere
In alto, Tracey Emin (51 anni) seduta sulla sua opera «My
Bed»: a luglio è stata battuta all’asta da Christie’s a
Londra, per 2,2 milioni di sterline. Qui sopra i fratelli Dinos
(52, anni, a sinistra) e Jake Chapman (48 anni) nella loro
istallazione ad Hastings, in Inghilterra (FilmMagic, Reuters)
tolo «Fucking Hell», la tenda
della Emin è ricomparsa. Solo
che la divina Tracey Emin odia
le copie. Un’opera d’arte, per
lei, è concepita e realizzata una
volta, non si replica.
Che importa. L’ultima dei
fratelli Jake e Dinos è la sciabolata finale: dica ciò che vuole,
noi quella tenda l’abbiamo ricostruita e la proponiamo. Geni della provocazione. Si erano
tanto stimati. L’avanguardia artistica si è spettacolarmente
frantumata.
Fabio Cavalera
@fcavalera
Compriamo al supermercato
pasta che costa 20 cent e non
ci domandiamo perché costa
così poco. Non sappiamo più
cosa mangiamo. Siamo
ostaggi del surgelato, del
precotto, della fretta del
mangiare in piedi. Ma il
territorio è la nostra ricchezza,
turismo, arte ed
enogastronomia sono i nostri
tesori. Ecco perché venire al
Salone del gusto ogni volta è
una piacevole scoperta: come
il Vin Santo affumicato della
Val Tiberina, un vino legato
alla produzione locale del
tabacco essiccato nello stesso
periodo e negli stessi luoghi
dei grappoli d’uva; la salsiccia
di Bra, l’unica preparata con
pregiate carni magre di bovino
e grasso suino da consumarsi
fresca; il conciato romano, un
formaggio stagionato in vasi
simili ad anfore, un’esperienza
gastro-antropologica magari
da gustare con una marmellata
al caffè o una fonduta di uva; le
alici di Menaica, specialità
cilentana del piccolo borgo
Marina di Pisciotta, pescate
secondo metodi risalenti alla
Magna Grecia; le fantastiche
birre artigianali Zago non
pastorizzate che possono
arrivare a 12 gradi! Ogni
prodotto è un capolavoro di
bontà. È da qui che il Paese
può e deve ripartire.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
●
Due strade Il governo Renzi pone di fronte a una scelta:
tornare a una riserva sicura, dove le idee si conservano
intatte perché mai messe alla prova, o seguire la strada
sconosciuta di fare (e non solo evocare) il cambiamento
ANALISI
& COMMENTI
di Luca Mastrantonio
Il partito del dito medio
fa sempre più proseliti
Simbolo di insofferenza,
frustrazione e ribellione
I
l gesto del dito medio sta diventando
così diffuso, virale, che la sua volgarità
rischia di non venire più percepita. Ieri
sui social rimbalzava quello, autoironico e livoroso, dello spagnolo
Tommy Robredo rivolto al britannico Andy
Murray, dopo la finale Atp persa a Valencia.
Sul Guardian si continua a dibattere sul dito
medio dell’architetto Frank Gehry mostrato
alla conferenza stampa del premio Príncipe
de Asturias, in risposta a chi reputa
eccessiva la spettacolarità dei suoi progetti.
Poi s’è scusato, ma il (presunto) lapsus
testimonia quanto sia diffuso, a vari livelli
culturali, il gesto. Gabriel García Márquez
l’ha ostentato in una delle sue ultime foto,
G.R.R. Martin l’ha usato, in un video, contro
chi gli chiedeva se riuscirà a finire la serie Il
trono di spade nonostante i problemi di
salute. E in Italia? Il Partito del dito medio
ha molti iscritti: Bossi, Berlusconi,
Santanché, Grillo e Fassino... È un simbolo
trasversale, anarchico e demagogico, cui si
può arrivare facilmente sia da destra che da
sinistra. Lo suggeriscono, plasticamente,
due artisti: Maurizio Cattelan ha ricavato il
dito medio della Borsa di Milano da una
mano tesa, fascistoide, cui ha tolto indice,
pollice, anulare e mignolo; invece lo scultore
ceco David Cerny nel 2013 fece scattare
contro il ritorno dei comunisti al potere un
lunghissimo ditone medio da un pugno
chiuso, viola. In politica il gesto forse non ha
espresso tutto il suo potenziale: in Germania
è stato usato dal Peer Steinbrück, candidato
nel 2013 per i socialdemocratici, sconfitto
dalla Merkel; ha funzionato bene, invece,
una recente campagna di un’azienda di
moda antisessista dove c’è una bimba che fa
il gestaccio. Il dito medio (che in un certo
senso bilancia l’egemonia social dei «like») è
medium che si fa messaggio e fa convergere,
tra loro, vari canali comunicativi e diversi
corpi sociali. Il messaggio? Insofferenza
frustrazione e ribellione. Un capitale
emotivo, purtroppo, in espansione.
@criticalmastra
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a sinistra italiana è a un bivio.
Seguire per strade sconosciute
Renzi e il suo gruppo nato e
cresciuto alla Leopolda, oppure restare ancorata al vecchio
gruppo che sa difendere tanti
diritti fondamentali ma non sa
pensare niente di innovativo?
La sinistra italiana degli ultimi venti, anzi trenta anni, è stata reazionaria e ha inseguito il
mito della purezza, e cioè degli
ideali da difendere senza nessuno sconto. Questi due elementi sono stati fondamentali
per godere in modo masochistico del terzo, e cioè la propensione alla sconfitta. Soltanto con la sconfitta la purezza è
difendibile, soltanto con la
sconfitta non si mettono alla
prova le idee e quindi si conservano intatte, come sotto i
ghiacciai. Quindi, la sconfitta è
stata salvifica per questo, ed è
stato il punto di identificazione
di varie generazioni.
Secondo questi canoni, Renzi non è di sinistra: cerca di applicare al suo governo i caratteri del riformismo e quindi è disposto a rinunciare alla purezza; con questo intento ha avuto
risposte elettorali vincenti. Un
inciso però va fatto: il riformismo progressista e in collaborazione con altre forze politiche è stata l’ultima grande strategia politica di questo Paese, e
l’ha immaginata Berlinguer.
Fanfani ne era il più fiero oppositore ed è grazie a lui che la sinistra è stata allontanata per
decenni dalla governabilità del
Paese; e poi, sia altrettanto
chiaro, Berlinguer non avrebbe
governato con chi è dalla parte
opposta del Parlamento. Quindi anche i giovani della Leopolda fanno un po’ di confusione.
Per essere di sinistra bisognerebbe essere progressisti,
bisognerebbe accogliere il presente e avere voglia di prender-
BEPPE GIACOBBE
L
● Il corsivo del giorno
PUREZZA O RIFORMISMO
LE SINISTRE AL BIVIO
di Francesco Piccolo
si la responsabilità di guidare il
Paese — e questo comporta sia
cadere in errore sia collaborare
con chi ci sta. Di conseguenza,
per essere di sinistra, bisognerebbe non essere come è stata
la sinistra negli ultimi 30 anni.
Ecco cosa sta succedendo alla sinistra italiana: c’è qualcuno, al suo interno (o meglio, al
suo posto), che dimostra l’inconsistenza di ciò che era diventata. E allora cosa deve fare?
Deve opporre resistenza al
cambiamento un po’ troppo disinvolto e un po’ troppo guascone di Renzi? O deve seguirlo
sopportando gli eccessi, e casomai contribuendo a spostare
la barra verso la via migliore?
La questione è se imboccare
davvero la strada del riformismo; e cioè fare e non invocare
riforme. Perché le risposte nella pratica sono sempre negative? Com’è possibile che ogni
proposta di riforma riesce ad
acquietare la sinistra e l’intero
Paese solo se alla fine non se ne
fa nulla? (Ed è ovvio che non
stiamo entrando nel merito di
ognuna, adesso).
L’Italia ha una doppia anima
reazionaria. È reazionaria perché è conservatrice: una larga
parte del Paese non vuole cambiare nulla (non vuole nemmeno che tutto cambi affinché
nulla cambi; non vuole cambiare e basta); ed è reazionaria
perché è vittima, a sinistra, del
sentimento di sconfitta dei rivoluzionari. La rivoluzione non
c’è stata, o è stata persa. E tutti i
reduci e i postumi della rivoluzione sono diventati reazionari: poiché il cambiamento non
è stato radicale, ogni forma di
cambiamento è insufficiente. È
questa la frase che sentiamo
sempre in questi mesi per le
varie proposte: insufficiente.
Sentiamo anche: peggiorativa,
sia chiaro. E quando è peggiorativa, bene, se ne può discutere, si può combatterla; ma
quando è insufficiente, bisognerebbe mettere in atto la vera rivoluzione in questo Paese:
fare riforme insufficienti. Forse, il riformismo è esattamente
questo: attuare una serie di riforme che riempiano man mano la distanza tra il punto di
partenza e un punto di arrivo
soddisfacente. In mezzo, c’è un
cambiamento che avrà un cammino sempre meno insufficiente.
La sinistra italiana ha davanti queste due strade, e deve scegliere se ritornare nella sua riserva rassicurante o se partecipare in modo attivo e propositivo alla guida del Paese, in un
governo che cammina con varie stampelle fornite da altri
(almeno fino alle prossime elezioni). È vero, Renzi spaventa
per la sua avventatezza; ma la
sinistra reazionaria spaventa
(da molto tempo) per la sua
mancanza di idee.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
NEL SUD
UN MODO PER SPRECARE
I FINANZIAMENTI PUBBLICI
DELLA CULTURA
di Gian Arturo Ferrari
Paragoni Nel museo
dei bronzi di Riace si nota
una grave incuria: rare
didascalie che non
spiegano e segni sui muri
non cancellati
A Vibo, invece, un festival
fa onore alla Calabria
M
i trovavo nei giorni scorsi in Calabria e ne ho approfittato per andare a rivedere i bronzi di Riace, non
tanto per le polemiche su Expo,
quanto per la gioia interiore che
sempre mi dà la contemplazione dei capolavori
dell’arte greca.
I bronzi si trovano presso il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, ospitato in un
edificio piacentiniano che è stato di recente sottoposto a un’energica ristrutturazione. Sono
aperte per ora quattro sale. In una è esposto un
arazzo restaurato del Museo diocesano di Gerace
e che con l’archeologia non c’entra nulla. In
un’altra si trovano invece pezzi di grande qualità
provenienti dalla Locride, ciascuno illustrato da
una lunga didascalia appesa al muro. Le didascalie sono un bell’esempio di quello specialismo
altezzoso e arrogante che una parte della cultura
italiana, specie quella accademica, usa come arma di difesa e di offesa. Ricorre l’espressione
«tecnica acrolitica», senza ulteriori delucidazioni. Io sono un classicista di formazione ed ero in
compagnia di un professore universitario, di
uno scrittore e di un bibliotecario. Nessuno di
noi sapeva che cosa fosse la tecnica acrolitica. A
chi è indirizzata, di grazia, quella didascalia?
In una terza sala, più piccola, è esposto invece
un solo pezzo, meraviglioso. Una figura maschile troncata sotto le ginocchia, priva del braccio
sinistro e con il destro che arriva al gomito. A occhio e croce fine del VI - inizio del V secolo. Dico
a occhio e croce perché qui, esauriti evidentemente dalle fatiche della tecnica acrolitica, gli
estensori delle didascalie si sono concessi un
meritato riposo.
Nella quarta sala ci sono i bronzi, ma per accedervi bisogna stare per due o tre minuti in una
stanza di decontaminazione. Una volta decontaminati si entra nella sala sulle cui pareti e dietro
ai bronzi — in modo che guardandoli li si vede
su questo sfondo — stanno appesi due grandi e
coloratissimi cartelloni che illustrano rispettivamente il terzo restauro e le basi antisismiche su
cui i bronzi poggiano. Non una parola viene det-
ta su che cosa i bronzi siano, da dove vengano,
quando siano stati eseguiti e via dicendo. Più in
generale, il restauro del museo è stato concepito
su idee di svuotamento, grandi spazi e assoluto
biancore. Peccato che per un’altezza di mezzo
metro da terra tutto l’immacolato candore sia
cosparso di nere pedate, sfregi, sbaffi, segnacci,
un’aria di sporcizia che quello sfondo rigoroso
contribuisce a mettere in risalto. Chi e come li ha
fatti? Non si sa. Chi e come non li ha puliti, cancellati, rimbiancati? Non si sa. Quel che si sa è
che il rifacimento del museo è costato finora 36
milioni di euro e ne costerà, a lavori finiti, 50.
Soldi dei contribuenti, naturalmente.
Mi trovavo in Calabria perché partecipavo al
Tropeafestival Leggere&Scrivere che, nonostante il nome, si è svolto a Vibo Valentia. Vibo è
(era?) la più piccola provincia italiana, circa 160
mila abitanti, ma in compenso quella che conta
proporzionalmente la più alta concentrazione di
criminalità organizzata. Le cosche e ‘ndrine accertate, emerse, di ‘ndrangheta sono 26, secondo la valutazione del procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, un illuminista meridionale pugnace e senza illusioni, e del prefetto
Giovanni Bruno, un messinese giovane per la
sua carica (53 anni) capace di conservare il buonumore. La città di Vibo, che di abitanti ne conta
poco più di 30 mila, si adorna anche — tutt’altro
paio di maniche, certo — di 13 logge massoniche, tra censite e coperte.
Alla domanda di quanto la vita economica sia
infiltrata dalla criminalità, il prefetto e il procuratore, concordi, asseriscono che il condizionamento è assolutamente endemico. L’economia
legale ne viene quasi soffocata. Qui negli anni 70
trascorsero la loro felice latitanza i maggiori terroristi neri e alcuni anche rossi. Insomma, un
bel posticino. Proprio qui, un gruppo di persone
generose fa venire da diversi anni e per sei giorni
consecutivi autori di libri e uomini (in realtà
molte donne) di cultura che s’intrattengono, come in tutti i festival ma qui più familiarmente,
con ragazzi, bambini, anziani, insegnanti, persone a vario titolo interessate. Il festival, con la
sua capacità di attrazione, li mette insieme, li fa
incontrare, connette i fili e comincia a tessere,
con pazienza e senza miracoli, la tela della convivenza civile, di un mondo migliore. Tutto questo
costa 200 mila euro l’anno, fondi europei conferiti dalla Regione.
Morale o, meglio, alcune morali. Primo. Guardare con i propri occhi, andare a vedere, quel che
Erodoto chiamava «autopsia» che proprio questo vuol dire. Secondo. Fiumi d’inchiostro e tonnellate di carta si sono spesi sui bronzi a Milano.
È questione di opinioni. I fatti sono un’altra cosa,
sono quelli che abbiamo descritto. E dei fatti sarebbe bene che primariamente ci occupassimo.
Terzo. Non è vero che lo Stato non spende in cultura. Spende, poco o tanto che sia. Soprattutto
sceglie dove e quanto spendere. E di questo deve
rendere conto ai cittadini. «Non ci sono soldi» è
una scusa, nasconde il fatto che lì i soldi si danno e là no. Non si danno a chi la cultura la diffonde con coraggio e impegno, si danno per musei
faraonici. E sporchi.
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29
●A
VOTO ELETTRONICO IN BRASILE
DATI VELOCI (SENZA VERIFICHE)
COMMENTI
DAL MONDO
La crescita 3.0
non riguarderà
la vecchia Europa
Crescita
●
❞ È3.0.l’oraMadella
non per
l’Europa, scrive in un
editoriale su Le Monde
Michel Combes, direttore
generale di Alcatel-Lucent.
Gli Stati Uniti, l’Asia (la Cina
in prima fila), ma anche
diversi Paesi africani sono
immersi nella competizione
per inventare, sviluppare,
sfruttare le piattaforme
digitali del futuro, le
«nuvole» che, sole,
permetteranno di uscire
dalle secche della
stagnazione: la Crescita 3.0,
appunto. Ma, si chiede
Michel Combes, «dove sono
i “nostri” Google, Nests,
Alibaba?». Non esistono.
d appena tre ore
dalla chiusura delle
urne, un Paese di
oltre 200 milioni di
abitanti come il
Brasile ha saputo il nome di
chi lo governerà per i prossimi
quattro anni. Senza exit poll o
proiezioni. Di più: il risultato
era pronto dopo un paio d’ore,
ma per rispetto agli elettori
dell’Acre — lo Stato amazzonico con un fuso orario diverso — le autorità hanno preferito aspettare. Merito del voto
interamente digitalizzato.
Non c’è carta, né spoglio manuale. L’elettore digita il numero del suo candidato su un
terminale (l’urna elettronica),
vede apparire la foto e conferma. La macchinetta viene portata ovunque, persino nei remoti villaggi della foresta: a
volte parte una settimana prima con una canoa e lì è alimentata con un generatore a
cherosene. La sera del voto arriva un elicottero per portarla
al centro di scrutinio più vicino.
Il Brasile è la quarta democrazia del mondo, dopo India,
Usa e Indonesia, ma da anni è
all’avanguardia sulla tecnologia del voto. Quella elettorale è
un’eccellenza nazionale alla
una settimana gli
●
❞ Tra
Stati Uniti voteranno
per rinnovare la Camera dei
Deputati, un terzo del
Senato e 36 governatori. Il
Los Angeles Times, in vista di
un passaggio elettorale così
importante, segnala in un
editoriale non firmato i
crescenti ostacoli normativi
posti ai cittadini che
dovranno presentarsi al
seggio con un documento
di identità valido (il Texas
pretende una foto).
Il quotidiano critica le nuove
regole che ostacoleranno
in particolare neri e ispanici:
«Un tentativo dei
repubblicani di limitare
l’esercizio della
democrazia».
a cura di Paolo Salom
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PAGELLE SULLE BANCHE
IL CREDITO DA RECUPERARE
SEGUE DALLA PRIMA
Usa verso le urne
Troppi ostacoli
per gli elettori
quale guardano molti Paesi.
Ma il sistema non è immune
da difetti. Uno è politico. La
grande maggioranza dei brasiliani vota appena per il candidato, quasi tutti portano al
seggio un foglietto, perché a
volte i numeri da ricordare sono ben cinque. Ciò porta a sovrastimare l’importanza della
preferenza, con tutto quello
che ne consegue. L’altro è un
rischio tecnico. L’urna elettronica non ha riscontro cartaceo, non esiste cioè una stampante che dia la ricevuta all’elettore o una copia per lo
scrutatore. In caso di contestazioni non si può controllare, contare di nuovo le schede.
Il sistema elettronico gode
di un consenso unanime in
Brasile. Nonostante lo scarto
m i n i m o d e l p r i m o d a to
(50,99% a 49,01%), domenica
sera lo sconfitto Aécio Neves
non ha perso tempo e ha chiamato la vincitrice Dilma Rousseff. Non sarebbe successo
ov u n q u e . M a n o n s i p u ò
escludere che un giorno un
margine più stretto porti a
contestazioni con fondamento. E in quel caso la tecnologia
non sarà amica.
Rocco Cotroneo
U
n alunno svogliato
ma ben instradato
in famiglia se la cava meglio di un altro che nessuno segue. Banca Mps paga, incolpevole, l’essere agli inizi di una
complessa ristrutturazione,
ma le banche «peggiori» sono
tutte nell’area euro, che vive
una fase incerta e confusa. Le
violente critiche tedesche all’azione della Bce tarpano la risposta dell’eurozona nel suo
insieme alla crisi.
Se si ha la febbre, è sciocco
prendersela con il termometro. L’esame ha usato criteri
razionali, evitando però di dare adito ad altre accuse sulla
nazionalità del presidente Bce
che, ex governatore di Bankitalia, sa pregi e difetti delle
nostre banche. Chiediamoci
allora se sia sano trattare chi
fa credito all’economia con categorie valide per chi investe
in titoli così complessi da essere invalutabili. Scrive Marco
Onado (Il Sole 24 Ore) che grazie alla magia dei modelli interni Deutsche Bank passa
avendo solo il 2,4% del totale
attivo, contro il 6,2% di Intesa.
I titoli complessi rendono più
del credito, nel quale le nostre
sono più impegnate; difatti il
loro rendimento sul capitale è
metà di quello dell’eurozona,
pur insufficiente per gli investitori.
Se però le banche non guadagnano abbastanza, non fanno credito: onde la necessità
che sia il mercato a finanziare
l’economia, supplendo alle carenze di quelle. Tanto più che
ora le banche minori, non interessate dai test ma soggette
agli stessi problemi delle
grandi, capiranno l’antifona.
Pesa la difficoltà di realizzare le garanzie in Italia, anche
per cause trascurate, come i
ricatti delle banche prive di
garanzie a chi ne ha, o il peso
della criminalità nel Sud. Ne
soffre il giudizio sulla robustezza delle nostre banche:
paghiamo l’essere Stato debole, con cittadini refrattari all’agire (e battersi assieme) come una comunità d’interessi.
Un Paese serio, anziché piangere, deve prenderne nota,
per cambiare.
Salvatore Bragantini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
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Economia
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Tutela della proprietà: Italia fuori dai big
L’indice Ipri presentato oggi a Washington. Paganini: «Chi si difende cresce di più»
Al quarantesimo posto. A pesare il record dei falsi per moda, design e alimentari made in Italy
La classifica sulla tutela della proprietà
8,5
6,8
L’indice
8,5 8,3 8,3 8,3 8,2 8,2
8,1 8,1 8,0 7,9 7,8 7,8 7,8 7,8 7,8 7,8
7,7 7,5 7,5 7,3
6,0
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In
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La Lente
di Francesca Basso
Fonte: Property Rights Alliance
Materie
prime
ai minimi
dal 2009
C
rollano le materie
prime ai livelli di
cinque anni fa, spinte
dai prezzi della benzina e
dei prodotti agricoli
brasiliani: il Bloomberg
Commodity Index è caduto
dello 0,6%. Per un risultato
simile si deve tornare a
luglio 2009. A dare
un’ulteriore spinta al
ribasso hanno contribuito
le elezioni brasiliane. La
riconferma di Dilma
Rousseff a presidente del
Brasile non è piaciuta ai
mercati che speravano in
un cambio di rotta e il real
ieri ha perso il 2,1%. Con la
moneta debole, spiegano
gli analisti, il Brasile
diventa più competitivo
sull’export delle materie
prime, costringendo però
anche gli altri Paesi
produttori al ribasso dei
prezzi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Un passo avanti. E due indietro». A fare la sintesi dello
stato dell’arte del nostro Paese
nell’annuale pubblicazione
dell’International Property Rights Index 2014 (l’indice internazionale sui diritti di proprietà) — che verrà annunciato oggi stesso a Washington e
che il Corriere ha potuto leggere in esclusiva — sono gli economisti di Competere.eu, il
think thank liberale che ha curato lo studio per l’Italia. In effetti rispetto ai risultati del report sul 2012 siamo passati nel
2013 dal 47esimo al 40esimo
posto. Ed ecco il passo avanti.
Ma solo perché alcuni Paesi
sono stati considerati poco attendibili nelle classifiche e,
dunque, esclusi. Ed ecco i due
passi indietro. Lo studio realizzato dalla Property Rights
Alliance, misura come viene
tutelata la proprietà in 97 Paesi
che rappresentano complessivamente più del 98% del Prodotto interno lordo mondiale
ed il 93% della popolazione.
Per proprietà si intende tutto,
dal tangibile all’intangibile.
«In Paesi come l’India, dove le
donne spesso non possono
ancora acquistare una casa,
l’indice viene influenzato dalla
proprietà fisica, in Italia, evidentemente, il nodo è più la
proprietà intellettuale». L’indicatore, oltre a questi due fat-
d’Arco
tori, misura anche l’ambiente
politico e giuridico. Ma al di là
della posizione relativa nella
classifica — che, comunque,
non fa mai piacere — è importante comprendere quali siano
le cause ma anche gli effetti
della difesa della proprietà.
«L’indice — ragiona il presidente di Competere.eu Pietro Paganini — è uno strumento importante per governi
e policy maker perché dimostra la relazione che esiste tra
tutela della proprietà, innova-
zione e crescita economica. I
Paesi che crescono di più sono, infatti, primi in innovazione e guidano la classifica dell’Ipri. Se quindi vogliamo tornare a crescere dobbiamo intervenire in maniera più
determinata per favorire e tutelare brevetti e marchi della
nostra industria».
Tutto torna, in effetti. La
nuova edizione 2014 contiene
uno studio sul caso specifico
italiano elaborato dai rappresentanti dei due think tank ita-
L’operazione
Banana Chiquita
diventa brasiliana
Le banane Chiquita
diventano brasiliane. I
colossi sud americani
Cutrale e Sanfra acquistano
Chiquita Brands
International per 14,50
dollari per azione.
Un’operazione da 1,3 miliardi
di dollari, incluso il debito,
che dovrebbe chiudersi fra la
fine dell’anno e l’inizio del
2015 e che arriva dopo il no
degli azionisti di Chiquita
all’offerta di Fyffes, dalla
quale sarebbe nato il primo
gruppo mondiale.
Il generale Battisti: «L’idea è nata in Afghanistan, comunicare è necessario»
Chi è
● Il generale
Giorgio Battisti
(nella foto) alla
guida del Nato
Rapid
Deployable
Corps Italia, il
corpo costituito
il primo
novembre 2001
a Solbiate Olona
sono le tecniche di comunicazione
delle società non militari.
Non è ancora il momento dell’apertura degli account ufficiali,
anche se sono già nell’aria. «Personalmente — racconta Battisti —
preferisco Twitter tra i social
network perché è molto più discreto
e consente di avere informazioni in
tempo reale. Certo le informazioni
raccolte devono essere verificate ma
possono servire da valida base per
muoversi subito in territori nuovi».
Dunque, non si tratterà solo di
usare questi strumenti per comunicare con i Paesi di origine, ma anche
di raccogliere informazioni in loco
nei Paesi dove la task force si reca
per operare.
Di certo ciò che colpisce è la vira-
I più rigorosi
Finlandia e Svezia sono
in testa alla classifica
dei Paesi che meglio
tutelano la proprietà
di grande qualità, apprezzati
in tutto il mondo. È il Made in
Italy. Ma le imprese, grandi e
piccole che siano così come le
Università, continuano a non
concentrarsi sufficientemente
nella tutela delle proprie invenzioni. Purtroppo anche il
sistema regolamentare resta
debole. Le Autorità di regolamentazione si sono impegnate per ridurre la contraffazione
e la pirateria online, insieme
all’adozione di un insieme di
prassi normative volte a favorire l’innovazione. Resta tuttavia
ancora molto da fare, rispetto,
per esempio, al Patent Unitary
System introdotto dalla Ue per
ridurre i costi di registrazione
e facilitare l’innovazione».
Massimo Sideri
@massimosideri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La task force Nato a lezione di Twitter
L’idea, anzi, il bisogno è emerso
durante la missione in Afghanistan
nel 2013, ricorda il generale Giorgio
Battisti, a capo del Corpo d’Armata
di reazione rapida per l’Italia della
Nato. «Abbiamo sentito la necessità
di far conoscere agli italiani e agli
altri 15 Paesi rappresentati dal team
il nostro operato. Cosa facevamo lì e
come lo svolgevamo. Essendo
un’istituzione pubblica è un dirittodovere dei cittadini sapere cosa andiamo a fare». E quale migliore soluzione dei social network? Nasce da
qui l’intesa firmata ieri dalla Nato
Rdc Italy con la Consilium Comunicazione guidata da Enea Nepentini.
In sostanza il team del generale Battisti dovrà seguire delle lezioni pratiche per comprendere quelle che
● L’International
Property Rights
Index (Ipri) è la
principale
pubblicazione
della Property
Rights Alliance,
Pra, di cui fa
parte il think
thank
Competere,
presieduto
da Pietro
Paganini (foto)
della John Cabot
University.
L’edizione del
2014 contiene
una classifica di
97 Paesi, che
rappresentano il
98% del Pil
mondiale.
liani partner della Property Rights Alliance: oltre a Paganini
c’è il senior fellow dell’Istituto
Bruno Leoni (altro think thank
che però possiamo definire
più «turboliberista») Cesare
Galli. L’Italia vede interi settori, come quelli dell’agroalimentare, del design e della
moda, preda della contraffazione internazionale e sono
questi gli ingredienti della nostra posizione relativa che ci
vede a pari merito con Giordania e Costa Rica con il punteggio di 6,0, inferiore di solo 0,1
punti rispetto al risultato ottenuto lo scorso anno.
L’Italia resta dunque a venti
posizioni di distanza sugli altri
Paesi del G7 e ancor più staccata dai Paesi che guidano la
classifica quali Finlandia e
Svezia. «Le piccole e medie
aziende sono il cuore dell’economia italiana — continua Paganini — e ogni giorno mettono sul mercato prodotti unici
lità con cui si sta diffondendo a tutti
i livelli il bisogno di informare e di
comunicare, anche senza intermediari. Come se i social network avessero sì amplificato una naturale propensione dell’uomo alla comunicazione specifica rendendo però lo
strumento non solo lo strumento
ma anche il fine ultimo.
La base Nato italiana di Solbiate
Olona, con un Dna multiculturale,
diventerà così un laboratorio interessante di contaminazioni tra culture militari e civili, dimostrando
che sempre più spesso i confini tendono se non a perdersi, almeno a
diluirsi sotto il grande ombrello che
chiamiamo Internet.
M. Sid.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
32
SISTEMI TERRITORIALI S.p.A.
COMUNE DI NAPOLI
ESTRATTO BANDO DI GARA - CIG 587493668D
Si avvisa che il 22/10/2014 è stato inviato alla GUUE il bando ad oggetto “Servizio di fornitura
di stampati, manifesti ed altro occorrenti per varie manifestazioni programmate dal Servizio
Turismo per 12 mesi” - Procedura aperta - massimo ribasso - Importo complessivo € 300.000,00
oltre Iva al 22,00%. Le domande, secondo le modalità indicate nel bando, dovranno pervenire
al Protocollo Generale Gare Comune di Napoli - Palazzo San Giacomo - Piazza Municipio 80133 Napoli, entro le ore 12:00 del 04/12/2014. Bando integrale e CSA reperibili sul sito
www.comune.napoli.it.
Il Dirigente del SACUAG - Area Gare Forniture e Servizi - avv. Rossana Lizzi
AVVISO DI APPALTO AGGIUDICATO
SETTORI SPECIALI
CIG 58225020A7
Sezione I: I.1) SISTEMI TERRITORIALI S.p.A.
- Piazza Zanellato, 5 - 35131 Padova - tel.
049774999 - fax 049774399 - Siti Internet:
www.serviziocontrattipubblici.it, www.avcp.it
e www.sistemiterritorialispa.it.; Sezione II:
II.1.1) Servizio manutenzione programmata e
correttiva per n.6 locomotori D753; II.2) Valore
finale totale degli appalti: € 900.000,00 + I.V.A.;
Sezione IV: IV.1.1) Tipo di procedura: Negoziata senza indizione di gara (art. 221 comma 1
lett. c) D.Lgs. 163/2006 e s.m.i.); IV.2.1)
Criterio di aggiudicazione: Prezzo più basso;
Sezione V: V.1) Data di aggiudicazione dell’appalto: 15/10/2014; V.1.2) Offerte ricevute: 1
(una); V.1.3) Aggiudicataria: SERVIZI FERROVIARI INTEGRATI S.R.L. - VIA A. MEUCCI 7/D
- 48124 RAVENNA; Sezione VI.3: Tribunale
Amministrativo Regionale per il Veneto, Cannaregio 2277, 30121 Venezia, Italia, Tel.
0412403911, Fax: 0412403940/941, Posta
elettronica: [email protected], Indirizzo internet (URL): www.giustizia.amministrativa.it. Presentazione di
ricorso: entro 30 giorni dal provvedimento al
Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto; VI.4) invio a GUCE: 15/10/2014.
Padova, 15/10/2014 Prot. 2361
Il Direttore Generale
Dr. Gian Michele Gambato
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
Provveditorato Interregionale alle OO.PP. - Campania e Molise
UFFICIO DIRIGENZIALE 5 - UFFICIO TECNICO III
Unità Operativa di Caserta - Via Cesare Battisti n. 16 - 81100 CASERTA
STAZIONE UNICA APPALTANTE - Ente delegato dal Comune di Trentola Ducenta (CE)
(Convenzione Rep. n. 7291 del 17.10.2012 ai sensi dell’art. 33 D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i.)
ESTRATTO ESITO DI GARA
Si rende noto, in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 66, comma 7 e 79, comma 5 del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i., che questo Provveditorato Interregionale
Campania-Molise, Ufficio Dirigenziale 5 - Ufficio Tecnico III, Unità Operativa di Caserta, ha esperito procedura aperta in data 03.01.2014 e successive sedute per
l’affidamento del servizio di refezione scolastica periodo anni scolastici 2013/2014 - 2014/2015 - 2015/2016 per gli alunni della Scuola d’infanzia e delle classi del
tempo pieno della scuola primaria - Comune di Trentola Ducenta (CE). L’Appalto è stato definitivamente aggiudicato con Decreto n. 23465 in data 17.07.2014 alla
Società La Fattoria s.r.l. con in S. Antimo (NA) alla via Roma n 157, P.IVA 02990601219, che ha conseguito un punteggio complessivo pari a 97,00 su 100,00. In
particolare, per quanto attiene l’aspetto quantitativo la predetta Società ha offerto il ribasso del 4,070% corrispondente al prezzo complessivo di € 3,31 per ogni
singolo pasto di cui € 0,02 per gli oneri della sicurezza, per un importo complessivo presunto di € 307.837,31 oltre IVA di cui 1.859,82 per oneri della sicurezza.
Il Vicario del Provveditore - Arch. Giovanni Di Mambro
COMUNE DI BRESSO - (Provincia di Milano)
COMUNE DI MILANO
COMUNE DI BRINDISI
RIPARTIZIONE AA.GG. - Sezione Appalti
ESTRATTO AVVISO DI GARA
PROCEDURA APERTA per l’affidamento del
Servizio, delle attività connesse alla gestione
dei tributi locali e delle altre entrate patrimoniali di competenza del Comune di Brindisi.
Il bando di gara è stato inviato in data
15/10/2014 alla Gazzetta Ufficiale della U.E. ed
è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana. Gli atti di gara sono stati
pubblicati sul sito internet www.comune.brindisi.it. Il termine di presentazione delle offerte
è fissato alle ore 13.00 del 24/11/2014.
IL DIRIGENTE
(Dott. Costantino DEL CITERNA)
SETTORE GARE BENI E SERVIZI
Avviso di proroga termini
Oggetto Appalto 68/2014 - CIG 5910067592
- Affidamento della fornitura e gestione del
sistema di chiamate taxi del Comune di
Milano attraverso numero unico.
Pubblicato sulla GURI il 08/09/2014.
Si comunica che con determinazione n. 46
del 10/10/2014 è stata disposta la proroga
del termine per la ricezione delle offerte alle
ore 12,00 del 30/10/2014. L’apertura dei plichi avverrà nella seduta pubblica del
30/10/2014 alle ore 14,00.
Il R.U.P.: Pietro Buononato
Il Direttore del Settore
f.to Nunzio Dragonetti
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
ESTRATTO DEL BANDO DI GARA
Amministrazione Aggiudicatrice: Comune di Bresso
(P. IVA 00935810150), Via Roma 25, 20091 BRESSO
(MI) tel. 02/614551 - www.bresso.net. Procedura di
gara: procedura aperta. Oggetto appalto: Gara per l’affidamento dei servizi assicurativi (Lotto 1 - 9) del Comune di Bresso, Lotto 1 CIG 59607549CD - Lotto 2 CIG
59607896B0 - Lotto 3 CIG 5960834BD1 - Lotto 4 CIG
5960854C52 - Lotto 5 CIG 5960883443 - Lotto 6 CIG
5960891ADB - Lotto 7 CIG 59609034C4 - Lotto 8 CIG
5960916F7B - Lotto 9 CIG 5960924618. Durata dell’appalto: anni tre, con decorrenza dalle ore 24,00 del
31.12.2014 e scadenza alle ore 24,00 del 31.12.2017.
Valore dell’appalto: € 751.500,00. Data spedizione
bando alla GUCE: 15/10/2014. Criterio di aggiudicazione: prezzo più basso art. 82 del D.Lgs. n. 163/2006.
Modalità di partecipazione: contenute nel bando integrale disponibile sul sito internet sopra riportato unitamente ai relativi allegati. Termine di presentazione
delle offerte: 25/11/2014 ore 12,00. Responsabile del
Procedimento: Responsabile U.O. Affari Generali e Personale Sig.ra Patrizia Gelicrisio - tel. 02/61455214.
Bresso, lì 24/10/2014
Il Dirigente dell’Area Amministrativa
Giancarlo Volpe
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
Tel. 081 49 777 11 Fax 081 49 777 12
Via Campania, 59 - 00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
C.so Vittorio Emanuele II, 60
70122 Bari
Tel. 080 5760 111 Fax 080 5760 126
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
ECONOMIA
33
Demanio
De Benedetti
La trattativa
Sul mercato immobili pubblici per 22,6 milioni Cir avvia il riacquisto di azioni, utili a 5,4 milioni Meridiana conferma i tagli, 1.634 in mobilità
Altri 16 beni tra immobili e terreni di proprietà dello Stato sono stati
messi in vendita dall’Agenzia del demanio. Il patrimonio parte da una
base d’asta complessiva di 22,6 milioni. Si tratta del terzo bando
unico del 2014, on line su www.agenziademanio.it. Il portafoglio
comprende terreni, edifici, palazzi storici, ex caserme, ex carceri, ex
forti in 10 regioni. Tra i beni in vendita, l’ex rifugio antiaereo «Galleria
Tubolari - Ex Diurno» nel centro storico di Bergamo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cir chiude i primi nove mesi con un utile netto di 5,4 milioni contro i
10,7 milioni dello stesso periodo 2013, segnato da componenti
straordinarie e dall’impatto positivo del giudizio definitivo sul lodo
Mondadori. La holding del gruppo De Benedetti ha deciso di dar
corso al piano di acquisto di azioni proprie già autorizzato
dall’assemblea fino a un controvalore di 50 milioni. Cofide, azionista
di Cir, ha visto l’utile dei nove mesi ridursi da 7,1 a 1,6 milioni. Stabili i
ricavi a 1,7 miliardi nel periodo
Meridiana ha confermato l’apertura della procedura di mobilità per
1.634 lavoratori che aveva annunciato, a sorpresa, nella serata di
venerdì. Non è servito dunque l’incontro di questa mattina
al ministero del Lavoro dove la compagnia aerea ha giudicato non
praticabili le integrazioni alla proposta del ministro del Lavoro
Giuliano Poletti, che prevedeva mobilità volontaria e ricollocamento
esterno, richieste dai sindacati (unicità aziendale, ammortizzatori
conservativi e stop alle esternalizzazioni)
«Municipalizzate? Prima le micro fusioni»
Tommasi di Vignano (Hera): noi guardiamo ad Aimag di Modena. Poi le integrazioni dei big come Iren-A2A
Non è ancora tempo di
maxi aggregazioni, la strada
giusta è quella del passo dopo
passo. Lo dice il presidente di
Hera, Tomaso Tommasi di Vignano. Ma lo dicono anche gli
analisti. Hera, la multiutility
dell’Emilia Romagna, con ramificazioni in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche, è considerata un modello di governance perché i Comuni azionisti seppero fare un passo
indietro al tempo dell’aggregazione nata il primo novembre
di dodici anni fa. Se nel loro
complesso i soci pubblici del
territorio di riferimento — 124
legati da un patto di sindacato,
tra cui Bologna, Padova, Trieste, Udine, Modena, Imola e
Ravenna — sono oltre 200, con
una quota complessiva di circa
il 57,3% del capitale sociale,
singolarmente ciascuno non
supera il 10%. L’ultimo «importante», il Comune di Bologna, è
sceso di recente al 9,9%.
E pensare che prima della
quotazione, nel giugno del
2003, Bologna aveva il 37,6%.
«All’epoca i sindaci ebbero
un’intuizione corretta e visionaria. C’era bisogno di consolidare le diverse realtà e i Comuni capirono che per supportare
lo sforzo infrastrutturale era
necessario che le municipalizzate crescessero di dimensioni», ricorda il presidente, alla
guida di Hera dal novembre
2002. «In questi anni la crescita
del gruppo è stata per il 47% legata alle acquisizioni e per il
53% organica. Il margine operativo lordo è passato da un po’
meno di 200 milioni a 810 a fine 2013».
La maggior parte dei Comuni è restia a cedere le proprie quote, tanto che la legge
di Stabilità prevede degli in-
MILANO
Il gruppo
● La
multiutility
Hera è nata il
primo
novembre del
2002 e si è
quotata nel
giugno 2013
● Se nel loro
complesso i
soci pubblici
del territorio di
riferimento —
124 legati da
un patto di
sindacato, tra
cui Bologna,
Padova,
Trieste, Udine,
Modena, Imola
e Ravenna —
sono oltre 200,
che detengono
una quota
complessiva di
circa il 57,3%
del capitale,
singolarmente
ciascuno non
supera il 10%
● Il piano
industriale al
2018 prevede
investimenti
per 2,1 miliardi
❞
La crescita
del gruppo
è stata del
47% per
acquisizioni
e per il 50%
organica
L’Ebitda è
passato da
un po’
meno di
200 milioni
a oltre 830 a
fine 2013
La priorità è
che ognuno
contribuisca
al consolidamento
della filiera
nel Paese
I 60 anni della Giulietta
Dalla lotteria agli Usa
La vicenda
● Nella foto
l’Alfa Romeo
Giulietta sprint
del 1954. Uscì
in versione
coupé
disegnata da
Bertone, poi
berlina. In 10
anni ne furono
prodotte 178
mila. Per i 60
anni le
concessionarie
espongono le
vetture
storiche
Per Alfa Romeo la nascita della Giulietta, 60
anni fa, è stata una svolta epocale. Per finanziare
il progetto l’azionista Iri-Finmeccanica emise
delle obbligazioni legate a una lotteria: uno ogni
mille partecipanti vinceva una Giulietta.
Uscì in versione coupé — la Giulietta Sprint
disegnata da Bertone — poi berlina, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo della casa del
Portello che passò da una produzione di 20 unità
giornaliere a 200, tanto da contarne, in meno di
dieci anni, 178 mila. Nel 1955 fu introdotta la
Giulietta Spider firmata da Pininfarina, la macchina della «dolce vita». I primi 600 esemplari
furono destinati esclusivamente al mercato
americano. Quella Giulietta ha rappresentato il
punto di partenza di tutte le Alfa costruite negli
anni successivi e impresso un’accelerazione alla
fama del marchio.
Solamente nel 1965 la Giulietta lascia il passo
alla Giulia, ma nel 1977 un’altra vettura, battezzata nuovamente Giulietta, la sostituirà per uscire
ancora di scena e dare spazio all’Alfa 75. Nel 2010
ritorna per il centenario del brand del Biscione.
Per festeggiare il 60° compleanno, oltre al lancio
di una nuova Giulietta Sprint, equipaggiata da
un motore (1.4 litri MultiAir Turbo da 150cavalli)
innovativo tanto quanto lo era stato il mitico
bialbero delle origini, il primo «milletrè», tutte
le concessionarie italiane espongono vetture
storiche, che si possono visitare on line sulla
Hall of Legends Alfa Romeo.
Bianca Carretto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
centivi per favorire le aggregazioni tra multiutility.
«Il tema è aperto. Nel nostro
Paese, rispetto all’Europa occidentale, c’è un elevato numero
di utility. Si tratta di una filiera
che può diventare più importante quanto più grandi sono i
gruppi. È necessario stimolare
un percorso che vada verso un
consolidamento ulteriore».
Cosa cambia per voi con la
legge di Stabilità?
«Stiamo parlando in termini
di giudizio più che di operatività. Il nostro piano industriale al
2018, definito prima della legge
di Stabilità, prevede già ogni
anno e mezzo un’operazione
che ci faccia allargare il perimetro. E abbiamo già individuato due aziende target oltre
ad Amga. Con la legge di Stabilità potrebbero maturare condizioni aggiuntive che potrebbero portare a un’accelerazione».
Avete messo gli occhi su Aimag, la multiutility della provincia di Modena?
«È oggetto del nostro interesse. È naturale visto che abbiamo già il 25% ma non abbiamo sottoscritto nulla».
Iren e A2A hanno detto che
affronteranno il dossier per
un’eventuale fusione. La strada giusta è quella delle aggregazioni tra big?
«Ci vorrà ancora qualche anno per le grandi multiutility,
prima è necessario raggiungere un livello di consolidamento
adeguato. Mi riferisco ad Hera
ma anche alle altre. La prima
fase da affrontare è quella di
una crescita come abbiamo
fatto finora, per piccole e medie aggregazioni. La priorità è
che ognuno contribuisca al
consolidamento della filiera
nel Paese».
Hera ha presentato un’offerta vincolante per il pac-
chetto clienti di E.on Italia. Se
ve li aggiudicaste quale sarà
l’impatto?
«Hera ha 2 milioni di clienti
elettricità e gas. Con gli 800 mila di E.on faremmo un salto rilevante».
Com’è il rapporto tra il management e le centinaia di soci pubblici?
«I ruoli sono stati chiari fin
dall’inizio anche se c’era il rischio di una certa complessità,
ma alla fine la numerosità degli
azionisti ha aiutato a rispettarli».
Francesca Basso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
34
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
ECONOMIA
Il prossimo anno
American Express mette in cantiere 150 assunzioni
Trovolavoro
(i.co.) Per il prossimo anno sono 150 le assunzioni
che American Express Italia prevede di fare, anche
grazie alla sua iniziativa Blue work, un progetto
nato da un’analisi interna che ha rilevato che solo il
70% delle postazioni all’interno di un ufficio sono
occupate giornalmente. «In questo modo avremo
la possibilità di fare recruiting anche in altre regioni
d’Italia, seppur distanti dalle sedi di Milano e
Roma», riferisce Rosa Santamaria Maurizio,
direttrice delle risorse umane per Italia e Spagna. Il
nuovo modello organizzativo, premiato con lo
Smart working award del Mip, prevede che i
dipendenti possano lavorare in spazi comuni in
azienda, negli uffici dei clienti o da casa.
I.Co.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Videogiochi, oltre 200 offerte
● Il lavoro che cambia
Paola, la mamma manager
Le opportunità d’impiego tra programmatori, «game designer» e artisti che vende i brand online
di Massimo Sideri
Il videogioco può essere un
lavoro. Basta dire che il 66% degli studenti informatici della
Statale di Milano che hanno
svolto la tesi in area videoludica negli ultimi anni ha trovato
il posto già prima di laurearsi.
Oppure, per fare un esempio
all’estero, l’84% dei neolaureati
in computer gaming della City
University London viene assunto entro 6 mesi dal titolo (e
si arriva al 100% per chi mette in
curriculum uno stage).
Ma, ancora meglio, basta
sfogliare le pagine “careers”
delle softwarehouse: le ricerche di programmatori, game
designer, artisti, animatori e
company sono sorprendentemente numerose. Chiariamo
subito, non parliamo di un settore immune da crisi e licenziamenti. Ciò detto, per chi ha le
giuste competenze c’è lavoro,
soprattutto all’estero.
Per esempio Ubisoft offre
opportunità principalmente a
Montréal (Canada), dove ha il
suo più grande laboratorio, e
ora in Svezia, a Malmö, sede del
team che sta sviluppando Tom
Artsana Group (Chicco, Lycia e
Pic Solution) ha siglato un
accordo con il Politecnico di
Milano, per l’innovazione e la
crescita dei giovani talenti.
Saranno sviluppati progetti
congiunti di ricerca, dal design
alla tecnologia.
tist, graphic designer e altre figure.
A proposito di Regno Unito,
se siete appassionati di Football Manager, Sega Europe ha
una ventina di posti a Londra,
di cui diversi proprio in Sport
Interactive, la genitrice della
serie.
Per chi punta all’Asia, Sony
Japan è interessata a talenti di
tutto il globo.
Siete fan del mondo due e
quattro ruote? L’italianissima
(ebbene sì) Milestone cerca otto figure a Milano: programmatori in ambiti diversi e game
designer.
Tra l’altro, per chi si vuole
formare qui da noi sta aumentando l’offerta. Solo per citare
gli “ultimi nati”, l’Università
Statale di Milano ha appena
inaugurato una laurea in Informatica con indirizzo in Videogame. Mentre la “Digital Bros
Game Academy” esordirà a
gennaio con tre specializzazioni post diploma, per cui sono
previste tre borse di studio.
Iolanda Barera
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Producer alla
Milestone,
società italiana
che cerca otto
figure a Milano:
programmatori
in ambiti
diversi e game
designer
Clancy’s The Division, ma pure
in Francia, Stati Uniti, Regno
Unito e qualcuna anche in Italia. Le posizioni inserite sul sito
solo nell’ultimo mese sono più
di 100 e, per i neolaureati, ci sono due Graduate Program che
apriranno le iscrizioni a dicembre.
Anche Rockstar Games ha
oltre 100 “ricerche”: sono concentrate in gran parte tra San
Diego, New York e Toronto, ma
anche nel più vicino Regno
Unito si trovano posti per game
programmer, environment ar-
Per i talenti
Accordo di Artsana
con il Politecnico
Professioni in crescita
Paola
Marzario
na startupper da 27esima Ora.
Trentacinque anni e un bimbo appena
nato, Paola Marzario, nata a Lecco, è la
fondatrice e l’amministratore delegato di
Brandon Ferrari, start up digitale che, a poco
più di un anno dalla costituzione, ha
raggiunto un fatturato di 2,7 milioni (2013).
«Questa è la mia seconda startup — racconta
Paola — perché già durante gli studi alla
Bocconi, nel 2001, avevo fondato con un amico
una piattaforma per i biglietti elettronici,
ItaliaCasting. Al tempo avevamo avuto la
fortuna di avere un contratto in esclusiva per il
controllo degli accessi, la biglietteria e le
reception di FieraMilano». Il salto avvenne
quando si quotò la vecchia Pavarotti&Friends
(Best Union) che acquistò il 65% di quella
azienda. Paola, studiando dei progetti
all’interno della nuova realtà, si rese conto che
era «molto difficile recuperare prodotti e
contenuti online delle aziende italiane, da lì
l’idea di un distributore digitale». Ma il bello
deve ancora venire: cosa accadde quando la
sua idea non passò l’esame della nuova realtà?
«Mi licenziai e ricominciai daccapo». Il
risultato è Brandon Ferrari, piattaforma per la
vendita online delle aziende. Chapeau.
@massimosideri
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Le occasioni della settimana
Agenti antifrode
per aiutare le imprese
C’è l’operaio che sistematicamente, un paio di volte alla settimana, ruba da anni sacchi di
prodotti alimentari dall’azienda in cui lavora. C’è l’impiegato
che pilota le commesse sempre
alle stesse società in cambio di
favori e mazzette. E c’è il manager che va ad aprire una fabbrica in Cina e gonfia le fatture o
apre una società parallela che
succhia soldi alla sua azienda.
È possibile che la crisi contribuisca a spingere lavoratori
disonesti a rimpinguare le buste paga con i furti. Comunque
sia, un dato è chiaro: in Italia le
frodi aziendali stanno dilagando. Una situazione che favorisce l’accelerazione della do-
U
manda di nuove figure professionali di contrasto, sia interne
alle imprese, sia alle dipendenze di agenzie investigative specializzate.
Una di queste, Axerta, che è
tra le leader del settore con
8.700 incarichi annuali, ha appena concluso un’indagine su
294 imprese operanti in Italia.
Il risultato è allarmante: nell’ultimo anno l’89% del campione,
aziende con fatturati superiori
a 50 milioni di euro, ha lamentato frodi compiute da personale interno.
È una gara di disonestà in cui
sono presenti tutti i livelli professionali. Il 42% delle frodi è
ascrivibile ai furti commessi da
Michele Cogo
impiegati e operai, il 21% a
quelli operati da manager e dirigenti, il 14% viene dalle commesse pilotate, il 12% dal passaggio di informazioni alla
concorrenza e l’11% dall’azione
di dirigenti di filiali estere.
Queste ultime due casistiche,
tuttavia, anche se sono le meno
diffuse dal punto di vista del
numero di frodi effettuate, diventano invece le più dannose
in termini di valore economico
sottratto alle aziende. Un im-
patto difficilmente quantificabile ma che, secondo il “Global
fraud report”, elaborato su 839
imprese nel mondo da un’altra
società, la Kroll advisory solutions, costa alle aziende quasi
l’1% dei loro ricavi.
«Per quanto riguarda i furti
aziendali in Italia – chiarisce il
responsabile della divisione technology di Axerta Michele Cogo – si ruba soprattutto benzina, cibo, articoli tecnici e meccanici e materie prime industriali, in primo luogo rame».
Per contrastare questa realtà le
aziende, oltre che rivolgersi a
investigatori esterni, sono
sempre più alla ricerca di manager da inserire all’interno, i
cosiddetti “Fraud auditor”, la
cui professione, secondo lo
statunitense “Bureau of labor
statistic”, è tra le 30 più in crescita nel prossimo decennio.
Enzo Riboni
Esperti di logistica e capi missione
nella cooperazione internazionale
Claudio
Ceravolo,
presidente
Coopi
Coopi
23 ricerche in Italia e all’estero
Coopi - organizzazione internazionale laica - ha
aperto 23 vacancy per posizioni all’estero (tra
cui esperti di logistica, capi missione,
amministratori Paese, capi progetto e
agronomi) e in Italia (per esempio, stagisti per
la segreteria generale e l’ufficio sostegno).
Antal International Italy
170 assunzioni a tempo indeterminato
La società di ricerca e selezione del personale
Antal in questo momento sta ricercando 170
professionisti per opportunità di lavoro a tempo
indeterminato, presso i suoi clienti, in Italia e
all’estero. Si tratta di 40 offerte nel settore delle
operations, 40 per la funzione vendita e
commerciale, 35 per il bancario e l’assicurativo,
35 nell’information technology e 20 per le
risorse umane. Buone le possibilità di carriera.
a cura di Luisa Adani
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Tutte le inserzioni relative ad offerte o ricerche di lavoro debbono intendersi riferite a personale sia maschile che femminile, essendo vietata
ai sensi dell’art. 1 della Legge 9/12/1977 n. 903, qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività e in osservanza alla legge sulla privacy (L. 196/03).
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del 1 Aprile 2008. © Copyright Hays plc 2014.
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
ECONOMIA
A Milano e Roma
Spettacolo, corso per produttori esecutivi. Con borse di studio
Trovolavoro
È a capo dello spettacolo, ma resta rigorosamente
dietro lo quinte. Parliamo del produttore esecutivo,
una figura centrale per gli show dal vivo, a partire
dai musical. A questa professione è dedicato un
corso, a numero chiuso, che si svolgerà a Milano e
Roma a partire dalla metà di novembre. Il
programma didattico integra le lezioni teoriche
con le esercitazioni pratiche e prevede una serie di
incontri con affermati professionisti del settore. La
frequenza è obbligatoria. Sono previste due borse
di studio (una per ciascuna città) a copertura dei
costi di iscrizione e frequentazione. Gli interessati
possono rivolgersi, allegando il proprio curriculum
vitae, all’indirizzo [email protected]
Anna Zinola
● È stato
firmato venerdì
scorso
l’accordo tra
l’Università
Luiss di Roma e
lo Stato
maggiore della
Difesa che
sancisce una
nuova
partnership per
arricchire il
processo di
formazione e
che prevede,
per esempio, la
partecipazione
ristretta di
alcuni ufficiali
in possesso di
laurea
magistrale ai
percorsi post
lauream.
Multinazionali e non solo a
caccia di grandi talenti e direttamente nelle università. È il
caso, per esempio, della compagnia assicurativa Axa, che
con FuturAxa rilancia il graduate program in partnership
con l’Università Bocconi di Milano per valorizzare le potenzialità di 10 studenti. Un progetto che prevede un percorso
di job rotation in azienda.
L’esperienza di lavoro della durata di 11 mesi si svilupperà in
tre diverse aree. Previsto anche
un programma di formazione
in aula e on the job. Entro il 31
ottobre inviare il curriculum a
[email protected]
Mentre Unicredit ha aperto
di recente l’International graduate program in corporate e
investment banking a 20 laureati italiani che si misureranno
con ruoli diversi nei settori di
commercial banking, global
marketing e finance and planning. Ancora aperte le iscrizioni su www.cibgraduateprogram.unicredit.eu/. È stato invece firmato venerdì scorso
l’accordo tra l’Università Luiss
di Roma e lo Stato maggiore
della Difesa che sancisce una
nuova partnership volta ad ar-
Per
le inserzioni
di Ricerca
di
Personale
Qualificato
rivolgersi
a
ILLUSTRAZIONE DI XAVIER POIRET
Le intese di Axa, Unicredit, Accenture e Whirlpool con le grandi università
La Difesa
ricchire il processo di formazione e che prevede la partecipazione ristretta di alcuni ufficiali in possesso di laurea magistrale ai percorsi post
lauream, la possibilità per studenti post lauream di svolgere
un tirocinio curriculare presso
gli uffici SMD e l’opportunità di
svolgere visite istituzionali
presso strutture SMD in Italia e
all’estero con gli studenti. Lo
Amgen
Un progetto per docenti scientifici
Il gruppo Amgen (biotecnologie) ha lanciato
Amgen Teach, iniziativa di formazione di docenti di
materie scientifiche. In Italia il progetto pilota
partirà il 24 novembre a Milano e il 25 novembre a
Napoli. Tra gli obiettivi: formare esperti in «Inquiry
Based Science Education». Per iscriversi al
programma, gratuito: www.amgenteach.eu.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Aziende a caccia di talenti, in ateneo
stesso ateneo eroga inoltre una
cinquantina di borse di studio
finanziate da diverse aziende.
Sono aperte poi fino al 16 dicembre le iscrizioni al programma di alta formazione
IDEA, lanciato dall’Università
Cattolica e da Accenture per
creare professionalità nel mondo dei media e delle tecnologie
digitali su scala internazionale
per luxury goods, fashion, con-
sumer packaged goods e retail.
Il corso dura sei mesi, di cui tre
di lezione e tre di stage
(www.ideaprogramme.com).
Infine sono diversi i graduate program che il Politecnico di
Milano propone ai suoi studenti, in particolare in Borsa
Italiana (verrà presentato presso l’ateneo il 31 ottobre) e in
Whirlpool dove è previsto un
percorso della durata di 30 mesi in job rotation nelle diverse
sedi europee. E da qui alla fine
dell’anno fiscale ci sono invece
ancora 15 posti per neolaureati
nel graduate program di Microsoft, MACH, della durata di
due anni, con assunzione dopo
12 mesi. Ci sono poi molte
aziende internazionali che in
occasione dell’International
job fair hanno promosso i loro
graduate: tra cui UBS, per cui le
candidature sull’Europa sono
aperte fino al 9 novembre. Veolia prevede inoltre con il programma Pangeo missioni internazionali da 12 a 14 mesi. Ed
entro il 30 novembre è possibile partecipare al percorso offerto da Jp Morgan.
Irene Consigliere
IreConsigliere
35
Cambi di poltrona
Kiely sale in Birra Peroni
Strigiotti in Essilor
Andrea Villa e,
nella foto
sotto, Claude
Sarrailh
Claude Sarrailh, 43 anni,
francese, è il nuovo
amministratore delegato di
Metro Cash & Carry Italia. Ha
lavorato in Carrefour.
Ramzi Hijazi, 46 anni,
libanese, ha assunto il ruolo di
amministratore delegato di
Extrabanca. Proviene da Sator.
Vanta esperienze in Barclays e
Mediocredito Centrale.
Andrea Villa, 46 anni, è stato
nominato amministratore
delegato di Auma Italiana
(valvole e unità di controllo).
Ha lavorato in Bartec.
Neil Kiely, 56 anni,
statunitense, è diventato
managing director di Birra
Peroni. Ha maturato
esperienze in Miller Coors,
P&G e Reckitt Benckiser.
Luca Strigiotti, 46 anni, è
entrato in Essilor Italia, filiale
del gruppo di ottica, come
direttore generale. Vanta
esperienze in Cbs Outdoor.
Pietro Maranzana, 42 anni, ha
ricevuto l’incarico di chief
commercial officer di Sky
Italia. Ha lavorato in Value
Partners e Banca Intesa.
a cura di Felice Fava
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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presidio delle province assegnate; Capacità di lavorare per obiettivi, buone attitudini relazionali e conoscenze
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24/10
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24/10
22/10
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51,390
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59,720
61,850
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61,820
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45,320
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59,760
45,940
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59,710
61,200
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61,970
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57,230
45,400
65,150
63,280
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Renminbi Fix. Inc. EUR A-Dis
US Equity A EH
US High Yield Bond A
US High Yield Bond A-Dis M
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120,090
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ADWISE L/S CAP RET EUR
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HIGH GROWTH CAP RET EUR
ITALY CAP RET A EUR
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SELECTED BOND CAP RET EUR
VALUE OPP CAP RET EUR
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
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107,197
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27/10
24/10
27/10
24/10
27/10
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24/10
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27/10
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24/10
27/10
24/10
27/10
24/10
24/10
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24/10
24/10
24/10
27/10
24/10
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USD
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JPY
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USD
USD
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15,280
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13,630
14,290
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10,416
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15,920
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14,990
9,750
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9,078
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12,862
11,004
5,822
5,708
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14,260
11,544
41,770
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11,885
45,720
10,171
35,390
3064,000
16,930
15,150
11,330
18,940
13,590
14,280
13,480
10,846
10,388
13,880
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10,450
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24/10
24/10
23/10
23/10
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23/10
23/10
23/10
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24/10
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EUR
24/10
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24/10
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EUR
24/10
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EUR
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USD
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109,050
104,420
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101,420
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114,610
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95,690
102,800
107,390
107,560
103,620
104,690
101,250
95,280
112,340
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106,950
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24/10
24/10
24/10
24/10
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EUR
EUR
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100,840
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1720,560
101,810
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24/10
24/10
24/10
24/10
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Strategic Bond Retail C
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Strategic Trend Inst. C
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EUR
USD
EUR
USD
EUR
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107,490
105,700
105,910
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99,280
107,350
107,510
105,730
105,930
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NM VolActive I
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
24/10
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23/10
24/10
24/10
24/10
24/10
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146,470
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EUR
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46,160
72,110
105,760
111,530
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105,160
57,590
104,450
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31/12
31/12
31/12
31/12
31/12
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EUR 46691,916 47475,755
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www.vitruviussicav.com
Tel: 02 77718.1
www.kairospartners.com
Kairos Multi-Str. A
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Kairos Income
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KAIROS INTERNATIONAL SICAV
KIS - America A-USD
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KIS - Bond A-USD
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24/10
7,616
EUR
10,311
10,327 BInver International A
EUR
24/10
5,712
EUR
24/10
5,737
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
EUR
274,680
271,230 CITIC Securities China Fd A
USD
24/10
5,777
EUR
193,150
190,720 Fidela A
EUR
24/10
5,352
EUR
194,720
192,270
EUR
24/10
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173,850 Income
USD
24/10
7,391
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EUR
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124,180 Italian
EUR
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A
EUR
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128,700
EUR
24/10
5,330
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A
EUR
127,160
127,040
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24/10
5,159
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131,880
131,760 Multimanager American Eq.A
EUR
24/10
4,783
EUR
134,340
134,220 Multimanager Asia Pacific Eq.A
EUR
24/10
4,391
EUR
176,330
176,400 Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
USD
24/10
4,355
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122,710 Multimanager European Eq.A
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24/10
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125,060
125,110 Strategic A
EUR
24/10
6,163
EUR
125,460
126,000 Usa Value Fund A
EUR
123,420
123,950 Ver Capital Credit Fd A
24/10
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EUR
24/10
93,540
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EUR
24/10
131,360
130,820
Asian Equity B
USD
106,310 Emerg Mkts Equity
24/10
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427,200
USD
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24/10
417,860
417,480
EUR
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24/10
267,450
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24/10
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European Equity B
USD
24/10
110,910
110,510
Greater China Equity B
EUR
24/10
157,850
157,280
Greater China Equity B
USD
24/10
76,100
75,710
Growth Opportunities
USD
24/10
83,300
82,890
Growth Opportunities Hdg
EUR
24/10
128,760
127,970
Japanese Equity
JPY
24/10
127,550
126,770
Japanese Equity B
USD
24/10
167,240
166,220
Japanese Equity Hdg
EUR
24/10
130,190
130,270
Swiss Equity
CHF
24/10
98,900
98,960
Swiss Equity Hdg
EUR
24/10
169,950
168,560
US Equity
USD
24/10
187,080
185,550
US Equity Hdg
EUR
6,906
7,613
5,727
5,724
5,886
5,339
5,707
7,381
Tel 0332 251411
6,217
www.ottoapiu.it
5,330
5,123 8a+ Eiger
24/10
5,805
5,819
EUR
4,789 8a+ Gran Paradiso
24/10
5,176
5,170
EUR
24/10
5,720
5,722
EUR
4,407 8a+ Latemar
17/10
EUR 709649,798 718153,573
4,349 8a+ Matterhorn
5,149
6,150
Legenda:
Quota/pre.
=
Quota
precedente;
Quota/od.
=
Quota
odierna
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5,488
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
● Piazza Affari
37
Sussurri & Grida
Il mito di Silicon Valley e l’avanzata delle start-up cinesi
di Giacomo Ferrari
(m.sid.) Oltre alle mezze stagioni non ci sono
più nemmeno le certezze della Silicon Valley: se
difatti si prendono in considerazione le start up
degli ultimi dieci anni che hanno superato il miliardo di dollari di valore «solo» il 40% viene dall’area californiana. È questo il risultato di uno
studio di Atomico, venture capital londinese famoso per essere stato fondato da un tal Niklas
Zennström - uno dei due fondatori di Skype - ma
anche per avere investito in Supercell, la società
che ha sviluppato Clash of Clans, valutata 3 miliardi. Su 134 compagnie, 52 vengono dalla Silicon Valley, 27 da altre aree degli Stati Uniti, 26
dalla Cina (questa è una notizia finora sottovalutata) e 21 dall’Europa. Quella di Zennström è una
battaglia personale. Qualche mese fa aveva ricordato sul Ft: «Dieci anni fa quando stavo sviluppando Skype dalla Svezia, un potenziale investitore mi disse che avrebbe messo dei soldi a condizione che mi spostassi nella Silicon Valley».
Lui non cedette. E Skype funzionò lo stesso.
Morale: non è obbligatorio essere nella Valle del
Silicio. E ora c’è la prova statistica.
smarteconomy.corriere.it
Milano peggior listino europeo
In controtendenza A2a e Amplifon
I
l verdetto della Bce sullo stato di salute
delle banche italiane si è abbattuto su
Piazza Affari, provocando un calo del
Ftse-Mib del 2,4%, il peggiore in Europa.
Travolti dalle vendite i due istituti che non
hanno superato il test (Monte Paschi ha
ceduto il 21,5% e Carige il 17,2%) ma anche
gli altri, con perdite, nel caso di Ubi, Bpm e
Bper, superiori al 4%. Giù del 4,22%, inoltre,
Saipem che soffre per il calo dei prezzi
petroliferi. Nel paniere delle blue-chips si
sono salvate soltanto A2a (+1,57%) grazie al
«buy» di Citigroup, e Gtech (+0,05%) che ha
annunciato una importante commessa negli
Usa. Rialzi consistenti anche per alcuni titoli
del segmento Star, a partire da Esprinet
(+3,89%) e Amplifon (+3,44%).
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Ei Tower con Unicre- Luxottica e gli occhiali intellidit per le torri Wind genti, prima Google ora Garmin
(d.pol.) Entra in manovra anche Ei tower, partecipata al 40%
da Mediaset, in vista della scadenza di lunedì 10 novembre,
stabilita dalla russa Vimpelcom per il deposito
delle offerte non vincolanti propedeutiche alla
vendita delle torri di trasmissione della controllata Wind. Secondo fonti di mercato, la società
gestita da Guido Barbieri (foto) sarebbe già affiancata da Unicredit che entrerà formalmente
in partita sia come consulente sia come banca finanziatrice. L’asset è un bel boccone. La valutazione delle 6 mila torri Wind sarebbe attorno
500-600 milioni e l’impegno economico dipenderà dalla quota che Wind metterà in vendita.
Intanto Ei towers approfitta delle opportunità
sul mercato. In dirittura d’arrivo è infatti l’acquisto di 200 torri nel Centro Sud Italia con un investimento poco sotto i 20 milioni. L’operazione
porterà così a 2.900 il numero di siti.
(f.d.r.) Da Google ai «goggle». L’accordo di collaborazione con Sergey Brin e Larry Page per lo
sviluppo di una nuova serie di Google Glass ha
aperto una strada che Luxottica ritiene ricca di
possibilità. E che va oltre Internet e le mirabolanti possibilità degli occhiali intelligenti di
Mountain View. Il marchio americano del gruppo di Leonardo Del Vecchio, Oakley, ha annunciato ieri la firma di un accordo con Garmin, tra i
leader mondiali nei terminali per la navigazione
satellitare, per lo sviluppo di tecnologia da applicare agli occhiali da sci (in inglese «goggle»).
Oakley produce già una «maschera» intelligente, la Airwave, dotata di un microprisma che riflette sull’interno delle lenti meteo, velocità, distanza. Con Garmin studierà l’estensione delle
funzionalità del software e l’integrazione negli
occhiali da sci della Garmin Virb Elite, una microcamera studiata appositamente per le attività
sportive.
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[email protected]@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ Ê`ÊÐz
[email protected]ד ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ z`Õææ
!k‰b‰k±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!¯ æ`¤ææ
!‰b ˜b×ÅÎÂà @¬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!
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!‰ÎÎk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!1¯ ¤`ÕÊæ
!kŏ‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!/¯ ¤`æə
!!kb ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`|Éæ
!˜Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"
¯ ¤æ`ÉÐæ
[email protected]‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!"¯ æ`ÊÊ|
!˜b 1Ý K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!18¯ ¤`zpæ
!˜Â‰x ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$"¯ æ`Ðææ
!˜Îk ,@ÅX†‰ /‰±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!,/¯ æ`Épz
!Ý‰k“@ß±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!!¯ æ`æ|æ
!×Î׉˜‰˜k K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®!$¯ |`zpæ
" "‰Xk K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"
¯ Õ`ÉæÕ
"[email protected] ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®"$¯ |`Êpæ
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"Ý@Âk±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®".¯
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$ $‰b@Î@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®$¯ æ`Ð|Õ
,@˜@‰@~׬
K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,"¯
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,@Â[email protected]@Î ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,1¯ Õ`Ðpæ
,@Â[email protected]@Î ¤zÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,1¤z¯ ¤`Ðɤ
,‰@~~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ Õ`¤Õæ
,‰kÂÂk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ʙÕ
,‰kÂÂk ¤ÕÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9,.¤Õ¯
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,‰˜‰˜x@‰˜@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,"¯ Ð`¤¤p
,‰¶×@b±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,-¯ ¤`ʤ¤
,‰Âk‰ G ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
¯ ¤æ`Õææ
,‰Âk‰ G ± ˜X±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,
,¯ ™`zÊz
,‰~± /±@×ÅΉ˜ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,/¯ z`ÊÕæ
,‰~Â@x‰X‰ b‰ÎÂ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,$¯ æ`ÕÐz
,Âk‰Å±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,./¯ æ`ՙ™
,Âk“×b@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`Õz¤
,‰“@ ˜b×ÅΉk K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ ¤Õ`™™æ
,ÂàÅ[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.;¯ ¤Ð`Õzæ
. .± k !kb‰X‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.!¯ æ`Õɤ
.@ÎΉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.1¯ Õ`|Êæ
.
/ !kb‰@~׬ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
/¯ æ`™¤Õ
.kXÂb@Ή K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.
¯ ¤Õ`™ææ
.k¬à K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.;¯ z™`æzæ
.kÎk‰Î±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1¯ æ`Êæ™
.‰Å@[email protected]Ν±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®."¯ æ`¤¤Õ
.ÅÅÅ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®.$/¯ ¤`Ð|™
/ [email protected]@x /±¬±@± K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤Õ`™|æ
[email protected]Å K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ z`pÕæ
[email protected]Š˜X K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`ÊæÊ
[email protected] ׬±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ ¤æ`|¤æ
[email protected]¬k“±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!¯ ¤|`Фæ
[email protected]¬k“ ‰Ŭ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,!.¯
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[email protected] “¬Âk~‰ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ Õ`zÉ|
[email protected] “¬Âk~‰ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯
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/@Â@Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/./¯ æ`pæz
/@α±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ ¤Õ`Õpæ
/@Ýk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/8¯ ¤Õ`pææ
/XÂkk˜ /kÂ݉Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯
r
/k@Î ,±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,¯ æ`ææ¤
/k@Î , ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®,.¯ æ`ÉÊÕ
/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`Õ¤|
/kÂÝ‰ä‰ Î@‰@ ¤z Þ@ K ±±±±±±±±±±±®9/.¤z¯ æ`Ðææ
/kÅ@ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ ¤Õ`pææ
//±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®//¯ É`ɤz
/‰˜Îkʼn ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/¯ æ`æə
[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/"¯ ¤`ÕÉæ
[email protected] @Å ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/.¯ |`¤ÐÊ
/~kx‰ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ Õ`æ|Ê
/ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/$¯ z`™Êæ
/Â‰˜ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/."¯ ¤`É|¤
/¬@Xk ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/,¯ ¤æ`æææ
/¬@Xk Þ@ÂÂ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®9/,¯
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/Î[email protected] K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1¯ æ`ÕÉÕ
/Î[email protected] ‰Ŭ K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1.¯
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/1!‰XkkXα±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®/1!¯ z`|Õæ
1 [email protected]׉ ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1,¯ Õ`ÐzÕ
[email protected]׉ ¤ÐÞ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®91,¤z¯ æ`|Êæ
1/±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`|Ф
1kkX“ 1 ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11¯ æ`p¤™
1kkX“ 1 !kb‰@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!¯ æ`™pz
1kkX“ 1 !kb‰@ ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1!.¯ æ`zÊÉ
1kkX“ 1 ˜X ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®11.¯ æ`Êzz
1k˜@‰Š±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1"¯ ¤z`¤|æ
1k˜@±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1."¯ Ð`pÊÊ
1k˜‰˜kÂ~‰@ K±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1.¯ ¤`zzæ
1kœkX K ±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`Ê|æ
1‰Å[email protected]±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±±®1/¯ æ`æ|Õ
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
38
ROBERTO VECCHIONI
IL MERCANTE DI LUCE
ROMANZO
«Non importa quanto si vive,
ma con quanta luce dentro».
EINAUDI
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
39
Cultura
& Spettacoli
Fumetti
Addio a Terenghi
creatore di Pedrito
Era uno sceriffo assai scalcinato,
con pochi peli in testa ma due
smisurati baffoni, che veniva
regolarmente bastonato con il
mattarello dalla bisbetica moglie
Paquita. Si chiamava Pedrito el
Drito e le sue storie a fumetti,
divertente parodia del western,
apparivano sul «Monello» e su
altre testate. Il suo creatore
Antonio Terenghi (nella foto),
scomparso a Milano, avrebbe
compiuto 93 anni il prossimo 31
ottobre. Veneto della provincia di
Belluno, Terenghi aveva esordito
all’inizio degli anni Cinquanta,
dopo essere stato a lungo
prigioniero di guerra. Oltre a
Pedrito, con cui raggiunse il
successo, aveva dato vita ad altri
esilaranti personaggi, come
Tarzanetto, Teddy Sberla,
l’indianino Caribù. (A. Car.)
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Autobiografia
«Camerata Neandertal» (Baldini&Castoldi) parte da scoperte archeologiche al Circeo
Il premio Strega 2010 racconta se stesso, il fratello e il rapporto tra dolore e scrittura
di Pierluigi Battista
A
ntonio Pennacchi è
come scrive: fumantino, iracondo, ignaro
di qualunque cosa somigli all’accondiscendenza.
Perciò, se per citare il titolo del
suo romanzo autobiografico
Camerata Neandertal, qualcuno osasse un’acca di troppo e
scrivesse, come pure è d’uso,
Neanderthal, la rappresaglia
sarebbe spietata: una litigata
interminabile. Dunque, senza
acca, questo romanzo di «dolore e scrittura», va letto come
esempio di una letteratura dell’eccesso, oltranzista, poco accomodante. «Scorretta». E dire
«scorretto» non è proprio un
insulto, se rivolto a uno scrittore di Latina che prima inveisce
con «sti fasci» che al funerale
del sindaco-camerata Aymone
Finestra vogliono partire con il
cerimoniale nostalgico dei saluti romani e del «presente!»
urlato con ardore militaresco,
salvo, in una «frazione infinitesimale», essere trascinato in
un tonante «presente!» come
un fascio qualunque. O un fasciocomunista, per l’esattezza.
Un romanzo autobiografico
dolente e spassoso. Che mette
in relazione la stesura di un libro con un’ineluttabile caduta
nella malattia. L’autore di Canale Mussolini indulge all’epica, si sa. Ha descritto la bonifica dell’Agro Pontino in epoca
fascista come un fantastico western in cui le carovane di contadini del Veneto e del Ferrarese assomigliano alla lunga
marcia dei cowboy verso la terra promessa, e gli «indiani» sono i vicini del frusinate che
prendevano a sassate i nuovi
arrivati nelle paludi malariche.
In questo romanzo, che riprende e rielabora altri libri di
Pennacchi re-impastandoli come le tappe di un’educazione
sentimentale e politica segnata
dal caos un po’ velleitario, l’epica parte dal titolo. Un «culto
del cranio» che si diffonde nel
Circeo con la scoperta di un reperto neandertaliano che dimostrerebbe «una saldatura in
spiritu» con l’Homo sapiens.
Una «religio» che a pochi passi
dalle paludi bonificate, in pros-
L’autore
Pennacchi, libri da infarto
La scrittura come eccesso
Opere dolenti e spassose s’intrecciano con la lotta ai malori fisici
simità del mare, parla di «misteriosi riti di deposizione e sepoltura». Perché il Circeo, epicizza Pennacchi, è «luogo di
margine tra terreno e ultraterreno e fra umano e non-umano, un luogo in cui gli umani
possono essere tramutati anche in porci», come sa chiunque abbia una sia pur vaga infarinatura di Odissea. E perciò, in
mezzo a crani e reperti di epoche immemorabili, Pennacchi
ingaggia battaglie con archeologi e paleontologi di poca fede, che derubricano il complesso rituale antropofagicoreligioso e mero massacro ad
opera di iene. Iene del Circeo è
il titolo di un libro di Pennacchi
uscito da Laterza e qui se ne descrive il sottofondo emotivo e
passionale.
Perché ci sarà pure un buon
motivo che spieghi la morbosa
relazione tra letteratura e guai
❞
Dal Msi
di Latina
ai marxisti
leninisti
di «Servire
il Popolo»
«Palude»
resta legata
ai ricordi
di un
attacco
al cuore
di salute nella biografia di Pennacchi qui dettagliatamente
raccontata. La stesura di Canale Mussolini viene narrata come una sequenza di punture di
Voltaren, risonanze magnetiche, ernie del disco, radici dell
nervo sciatico. Anche Mammut, scritto nel 1995, «mi costò
due ernie del disco». Con Palude, nel 1996, si sfiora il dramma
su un treno che porta lo scrittore a Parma: dolori, sudori, fatica, respiro che manca, freddo,
«una fatica a mettere un passo
avanti all’altro sugli scalini, che
nemmeno Sean Connery nella
Collina del disonore». Era un
infarto. E Palude resta associata alla memoria di un infarto.
Ma non è finita. Perché anche
qualche anno più tardi, nei
tempi di scrittura e pubblicazione del Viaggio per le città
del Duce, arriva un mal di stomaco, un sudore freddo, una
fiacca tremenda. «Un altro infarto. Più di nove ore e mezza,
me l’ero portato addosso». Arrivano le Invettive: «M’era arrivata la vertebra. Era il 2007 e
caddi sul palco, dopo un comizio, mentre pigliavo in braccio
il candidato a sindaco dell’Ulivo, un friulano di novanta chili». Sembra una maledizione:
un libro, un attacco; un volume, un morbo segreto. Ma forse è intreccio di destini. Confusione. Le cose che vanno storte
e mai secondo una linea retta.
E che seguono le tortuosità
mentali di un «fasciocomunista», di uno che frequenta la
sezione del Msi di Latina (Littoria) e poi i marxisti-leninisti di
«Servire il Popolo». Uno che al
funerale del «Federale» (salvato dopo i giorni della Liberazione da una testimonianza del
principe Carlo Caracciolo) lascia sgorgare un prorompente
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Stanislas Dehaene
Ara Norenzayan
Coscienza e cervello
Grandi Dei
Come i neuroni
codificano il pensiero
Come la religione ha trasformato
la nostra vita di gruppo
David Edmonds
Il tempo senza età
Uccideresti
l’uomo grasso?
La vecchiaia non esiste
Il dilemma etico del male minore
Marc Augé
«presente!» di fascistissimo
conio e poi prende in braccio il
candidato dell’Ulivo sacrificando la vertebra e fa manifesti
con una misteriosa «Anonima
Scrittori» per lanciare le «Invettive contro i traditori della
Bonifica» contro la nuova giunta di centrodestra.
Confusione massima. E
commozione quando si affaccia la figura del fratello Gianni,
giornalista carissimo a molti di
noi, morto nel 2009 dopo esser
caduto da una scaletta per
prendere gli addobbi natalizi.
Gianni che aveva convinto Antonio nel 1968 a lasciare i «fasci» per andare con i comunisti
e che ha ispirato il personaggio
rappresentato da Scamarcio in
Mio fratello è figlio unico («Ma
io sono più bello», disse dopo
aver visto il film). Gianni che
«aveva girato tutto il mondo in
Guzzi» e che voleva bene a suo
fratello più piccolo: «Ma io gli
volevo bene da fratello a fratello. Lui, invece, come a Venerdì.
Lui Robinson e io Venerdì». Un
ricordo meraviglioso, estratto
da un magazzino di aneddoti e
di storie che sono la materia viva di questo libro inclassificabile. Inclassificabile e vulcanico come il suo autore. Da un
«fasciocomunista» che altro ci
si può aspettare?
Antonio
Pennacchi (foto in
alto, sopra) è nato
a Latina (1950)
da una famiglia di
coloni giunti nel
Lazio per la
bonifica delle
Paludi Pontine.
Autore di romanzi
e saggi, nel 2010
con Canale
Mussolini
(Mondadori) ha
vinto il Premio
Strega. Collabora
a «Limes». Ha
moglie, due figli e
due nipoti
femmine.
Domani esce
Camerata
Neandertal.
Libri, fantasmi e
funerali vari,
Baldini&Castoldi,
pp. 288, 16
In alto, grande:
Johanna Willenfelt
(1974),
Documenting
Bodies (2010,
mixed media,
inchiostro
su carta per
referti medici)
40
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
Parigi
La ministra Pellerin
non ha letto
il Nobel Modiano
di Stefano Montefiori
CULTURA
«Ehm...», è il suono monocorde
lungo alcuni, troppi secondi,
emesso dalla ministra della
Cultura francese come risposta
alla pur prevedibile domanda
«qual è il suo romanzo preferito
di Patrick Modiano?». Fleur
Pellerin non ha letto nulla, ma
non ha neanche saputo citare un
titolo qualsiasi del recente
Un volume di Feltri e Sangiuliano
Il Quarto Reich
che suscita paura
e ammirazione
Segna
libro
premio Nobel francese per la
letteratura. E dire che Modiano
di romanzi ne ha scritti ventotto.
«Dora Bruder», «Un pedigree»,
«Des inconnus» sarebbero stati
titoli facili da ricordare — mille
volti citati da giornali e tv dopo la
vittoria del Nobel il 9 ottobre — e
ripetere, magari barando un po’.
Invece niente. Domenica, la
al ministero le ha preparato una
nota su Modiano, prendendo
forse sul serio le sue
congratulazioni su Twitter alla
notizia del Nobel: «Profonda
ammirazione per l’opera di
Modiano, così giustamente
ricompensata». Se lo dice lei...
@Stef_Montefiori
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Nel nuovo saggio di Vittorio Gregotti il richiamo a costruire criticamente
di Pierluigi Panza
E
U
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divertiti moltissimo». Al che è
scattata la scontata domanda,
alla quale la 41enne ministra
non ha saputo rispondere,
aggiungendo: «Confesso che
non ho tempo di leggere da due
anni a questa parte. Leggo le
note che mi preparano, testi di
legge e agenzie ma non
romanzi». Si vede che nessuno
Mercato, digitale e comunicazione
Tre pericoli per l’arte del futuro
di Danilo Taino
h sì, il Reich tedesco: un filo rosso,
quello dell’impero germanico, che
accompagna l’Europa — soprattutto le
sue paure — e per molti versi la
definisce da almeno centocinquant’anni. O, se
vogliamo, da cinque secoli, o dal Medioevo.
Quell’animale nel cuore del Vecchio
Continente che cade, risorge, cade di nuovo e
così via. E che ogni volta mette sottosopra le
terre che gli stanno intorno. Ci siamo di nuovo:
gli eventi dell’Unione Europea, la caduta del
Muro di Berlino 25 anni fa, la nascita dell’euro
e la Grande Crisi di questi anni ripropongono
nella sua totalità la questione tedesca. Sopita e
tenuta sottotraccia per oltre quarant’anni,
dopo la catastrofe della Seconda guerra
mondiale, è ritornata potente e centrale per i
destini europei con la riunificazione delle due
Germanie, il 3 ottobre 1990.
***
Il libro da poco uscito di Vittorio Feltri e
Gennaro Sangiuliano Il Quarto Reich. Come la
Germania ha sottomesso l’Europa,
(Mondadori, pp. 128, 17) parla di questo e
colpisce nel pieno dell’attualità, dunque.
Inquadra i sentimenti antitedeschi che vanno
crescendo in molti Paesi della Ue (ma non nel
resto del mondo, dove la Germania è da anni
in testa alla classifica dei Paesi più ammirati).
Spiega le origini della questione tedesca e le
coniuga all’attualità. Studia Angela Merkel, la
«ragazza dell’Est». Critica le politiche di
Berlino, ma non nasconde l’ammirazione per
un Paese — istituzioni, carattere nazionale,
cultura, economia, saggezza politica — che ha
prodotto una meraviglia di democrazia e di
capacità produttiva. «Noi continuiamo a
prendercela con la Merkel e a insultarla —
scrivono i due autori — ma è anche vero che,
dentro di noi, vorremmo che il nostro Paese
funzionasse come il suo». Non un’analisi a
una dimensione del problema, in altri
termini: piuttosto, la presa d’atto dell’enorme
portata che ha assunto l’egemonia tedesca in
Europa e della necessità di farci i conti
(«l’identità culturale europea non esiste senza
la Germania»).
L’idea della rinascita odierna del Reich
tedesco non è tedesca. Nessuno, in Germania,
usa questa categoria: nella coscienza
nazionale postbellica, anzi, è una bestemmia,
una condanna dalla quale il Paese ha cercato
di uscire per sempre, dopo Hitler e
l’Olocausto. A evocarla sono piuttosto gli altri,
in gran parte per la paura di una Germania
troppo forte e dunque intrinsecamente
distruttiva degli equilibri europei: già il 31
ottobre 1989, pochi giorni prima che cadesse il
Muro di Berlino (9 novembre) — notano Feltri
e Sangiuliano — il «Times» di Londra titolava
«Attenzione, il Reich sta resuscitando». Al di
là della volontà soggettiva dei tedeschi, però,
resta il fatto che la geografia, i muscoli
economici, la rigida convinzione nel seguire il
modello di stabilità finanziaria, la forza delle
istituzioni fanno della Germania il baricentro
dell’Europa. Quando questo si muove, tutto
ciò che sta intorno si deve spostare.
***
Il libro è critico, spesso in modo radicale, non
solo verso le politiche di Berlino, ma anche
verso l’ideologia e l’ortodossia che hanno
finito con il contrapporre la Germania e una
parte consistente dell’Europa. Ma non sulla
base di un europeismo retorico: con gli occhi
molto asciutti, anzi, vede bene i limiti di
democrazia dell’Unione Europea, le illusioni e
gli errori della sua costruzione: anche in
questo è estremamente interessante. Il
capitolo chiave, però, è probabilmente il sesto,
«L’impero europeo»: in modo essenziale e
chiaro, Feltri e Sangiuliano toccano le svolte
essenziali della storia tedesca, quelle che
hanno determinato la Germania di oggi. E che
sollevano le paure del Quarto Reich, idea da
brivido.
@danilotaino
ministra era invitata alla tv
francese e ha raccontato quanto
sia felice del nuovo (da due
mesi) incarico sulla poltrona che
fu di André Malraux e Jacques
Lang. Pellerin ha spiegato che da
ministra incontra molta gente
interessante, per esempio
Modiano, «ci siamo visti pochi
giorni fa a pranzo e ci siamo
41
Un mare azzurro
come le glasse di
certe torte che si
vedono nei
programmi di
cucina. Ervin è
un ragazzino
albanese che
nell’agosto 1991
si imbarca, solo,
su una nave che
lo porterà in
Puglia. Ad
accoglierlo,
insieme a molti
altri volontari,
trova Luca, 13
anni. I due
improvvisano
una fuga
notturna per le
desolate
periferie di Bari.
Un’avventura,
illustrata da Ilaria
Bruno, che Mario
Desiati racconta
con grande
delicatezza in
Mare di zucchero
(Mondadori, pp.
188, 15)
C’è una
filastrocca per
tutte le occasioni
nella penna di
Bruno Tognolini.
Che in questa
raccolta, Rime del
fare e non fare
(Gallucci, pp. 64,
9,90), parla di
giocattoli,
curiosità, vestiti,
litigi, aiuto, sport,
coraggio. C’è
anche la rima per
quando ci si
sente un po’
falliti: «Se ti senti
un buono a
niente / Agitarti
non conviene /
Tu sta fermo, non
far niente /
Vedrai come lo
fai bene / E nel
mentre che lo fai
/ Se ne va
l’umore brutto / E
alla fine, scoprirai
/ sei di nuovo
buono a tutto»
a cura di
Cristina
Taglietti
na delle tesi fondamentali del nuovo libro di Vittorio Gregotti, Il possibile necessario (Bompiani, pp.171, 16) è
che l’accademismo postmoderno sia un’ontologia del declino.
Le arti e, in particolare l’architettura contemporanea,
hanno messo tra parentesi i
tradizionali statuti disciplinari
rendendosi disponibili, nel
migliore dei casi a un banale
rispecchiamento dell’esistente, negli altri casi a una subalternità nei confronti delle neuroscienze, dei nuovi mezzi di
comunicazione e del mercato
globale come unico elemento
regolatore dello sviluppo.
L’esito più evidente di questo atteggiamento è un certo
gattopardismo artistico e architettonico, ovvero quelle
continue costruzioni frutto di
novità mercantili e mediatizzate che incombono in maniera
tanto incessante quanto inutile, perché prive di spessore critico. Alcune tra le più celebrate
icone architettoniche del presente, dai musei ai grattacieli
che gareggiano in altezza —
sono espressione di questa dimensione. E sono quasi tutte
sostenute da quella che Gregotti chiama la «religione della
comunicazione» espressione
di una «volontà autonoma dei
poteri», ovvero di una costruzione di consenso intorno a
opere o personaggi del tutto
disgiunto da criteri di valore
etico ed estetico. Una religione
capace di creare valore di visibilità intorno a quel che vuole
per poi trasformare questo
«Capitale di visibilità» in un
capitale economico, come ben
studiato da Gernot Böhme, direttore dell’Istituto di Filosofia
della Prassi a Darmstadt.
Ancor più rischioso e vischioso del superpotere sviluppato del capitale di visibilità creato dai media è, però,
l’eterogenesi dei fini delle tecnoscienze e del mondo digitale, con alcuni segnali già evidenti, specie nel campo del disegno, tecnica completamente
spogliata di capacità critica e
creativa dall’uso del computer.
«Il linguaggio digitale produce enormi vantaggi — scrive Gregotti — ma anche una
perdita di profondità rispetto
alla ricchezza delle sfumature
e delle metafore del linguaggio diretto tra le persone e, nel
caso dell’architettura, conduce
alla perdita del disegno come
strumento di indagine oltreché di rappresentazione del
progetto». Su questo tema,
Gregotti ha svolto recentemente una conferenza al campus di Architettura del Politecnico di Piacenza e scritto un altro libro, con la cura di Andrea
di Franco (Il disegno come
strumento di indagine del progetto, Christian Marinotti edizioni, pp.168, 17). È il tema
— oggi sottovalutato perché
siamo addicted di social
network — sviluppato da
Maestri
Vittorio Gregotti
(Novara, 1927) è
architetto,
saggista.
A sinistra: il suo
Grand Theatre de
Provence. Il
nuovo libro di
Gregotti sarà
presentato
lunedì 10
novembre, alle
ore 18.00, al
«Corriere della
Sera» a Milano.
Adorno e Horkheimer nella
Dialettica dell’Illuminismo: la
prassi liberatoria che si trasforma in controprassi. La cosiddetta cultura digitale si sta
trasformando, infatti, in un sistema panottico che unifica i
gusti e li controlla con «progressiva estinzione del valore
delle diversità, anche nell’architettura».
Al contrario di questa situazione, che configura il perimetro dell’ontologia negativa, il
lavoro artistico consisterebbe
nel costruire il nuovo partendo
da un giudizio critico sul presente, ponendo l’opera come
una sorta di «farmaco» e la critica come un lavoro diagnostico. Il progetto è un lavoro di
modificazione dell’esistente e
delle esistenze il cui paradigma letterario, per Gregotti, è
La modification (1957) di Michel Butor, un Nouveau Roman (un po’ illeggibile e lentissimo) dove la creatività come
Vicenza
Al Palladium
una mostra
su Bramante
Per Palladio e Vasari,
Donato Bramante (14441514) fu l’eroe della
riscoperta dell’architettura
classica. Oltre al convegno
che si apre oggi, alle 17.30
all’Università Cattolica di
Milano, per i 500 anni della
morte di Bramante c’è
anche una seconda
iniziativa. Il Palladio
Museum di Vicenza, dal 9
novembre all’8 febbraio
2015, organizza una mostra
in collaborazione con la
Bibliotheca Hertziana, il
Gabinetto Disegni e Stampe
degli Uffizi e la Fondazione
Piero Portaluppi di Milano.
Al centro della mostra sarà
il progetto autografo di
Bramante per la basilica di
San Pietro, «uno dei più
importanti della storia»,
afferma il curatore Howard
Burns.
modificazione è la chiave di
partecipazione dell’individuo
alla trasformazione sociale (un
tempo anche la letteratura era
ricerca, non marketing).
Questo principio della modificazione critica riguarda in
particolar modo il controllo
del paesaggio e dell’ambiente
costruito, che deve essere una
«geografia del progetto dell’uomo», con attenzione anche
ai caratteri geologici, di cui le
recenti alluvioni in Liguria
stanno a testimoniare l’assenza. Oltre a ciò, bisogna riformulare le relazioni tra ordine e
disordine, utopia e progetto e
L’architettura
postmoderna
rappresenta
un’ontologia del
declino spogliata del
suo vero mestiere
distinguere tra quantità — come somma di molteplici significati — e grandezza per ridare
vita a un progetto artistico
consapevole. In assenza del
quale, la conservazione e il
«valore d’uso» sono diventati
una forma di resistenza «di
fronte alla società dello spettacolo e al denaro come merce
assoluta».
Si tratta di temi che Vittorio
Gregotti ha affrontato anche in
altri libri e spesso sulla stampa, come dimostra un terzo libro dell’autore che ripropone
in un unico volume molti saggi
apparsi fin dal 1966 (96 ragioni
critiche del progetto, Bur,
pp.518, 13, prefazione di
Jean-Louis Cohen). In definitiva, quella di Gregotti è una
densa interrogazione sul futuro degli uomini e della società
globalizzata visto a partire dall’esperienza e dalla riflessione
sull’universo delle arti.
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
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Nuovo disco
Mannoia, un’antologia
con le grandi voci
E critica suor Cristina
«Ho pensato a lungo se fare un’antologia per i miei
60 anni. Poi mi sono risposta che me la meritavo»:
nasce così, da un doppio compleanno (anche 46
anni di carriera), «Fiorella», il doppio cd di Fiorella
Mannoia (foto), da ieri in versione fisica e digitale.
Canzoni scelte dal vastissimo repertorio
dell’artista, compreso il singolo inedito Le parole
perdute, e duetti con amici e nuovi incontri, per
perle della nostra musica d’autore: da Celentano
(Un bimbo sul leone, «è un trentenne!») a Baglioni,
da Battiato a Ligabue, Pausini, Daniele, Sangiorgi,
Cremonini, Ferro, Fossati, Pau, Fabi, Silvestri,
Ruggeri, Zero, Frankie Hi-Nrg, Bubola. Eppoi Dori
Ghezzi, Khorakhanè, «un duetto nato dal cuore.
Vasco Rossi mi ha detto no, ma era impegnato».
Schietta è sempre stata, l’età aiuta: «Like a virgin
cantata da suor Cristina? Mi fermo prima e credo
che quella ragazza se non avesse avuto l’abito da
suora non sarebbe arrivata nemmeno in finale a
“The Voice”. Ha una bella voce ma come tante».
Il film
del Mereghetti
Coppia
Philip Seymour
Hoffman
(1967-2014) e
Rachel
McAdams (35
anni) in una
scena del film
«La spia - A
Most Wanted
Man» diretto da
Anton Corbijn
e tratto da un
romanzo di
John le Carré.
La pellicola è
una delle ultime
interpretate da
Hoffman,
premio Oscar
per «Truman
Capote» (2005)
P
assano gli anni, cadono
i muri, cambiano le
ideologie, ma il lavoro
della spia non muore
mai. Ed è sempre il solito, vecchio, sporco lavoro: non quello
elegante e supertecnologico
degli agenti con «licenza di uccidere», ma quello metodico e
«noioso» degli Smiley, degli
uomini così anonimi da «confondersi con la tappezzeria».
L’ultima incarnazione cinematografica è quella di Günther
Bachmann, agente inglese di
stanza in Germania, a cui Philip Seymour Hoffman ha saputo dare quel perfetto mix di determinazione e trasandatezza,
lucidità e fallibilità che sanno
stamparsi nella memoria. Anche perché, all’origine del film
e del personaggio c’è un romanzo di quel genio dello
spionaggio letterario che si
chiama John le Carré: La spia A Most Wanted Man è infatti la
riduzione di Yssa il buono,
uscito in Italia nel 2008 per
Mondadori.
E non è certo il solito elogio
postumo per l’attore quello che
fa dire che molto del fascino
del film è tutto sulle spalle di
Hoffman, di un’interpretazione
fatta di mezzi toni e mezze tinte, capace di svelare i segreti di
un uomo dal nodo allentato
della cravatta, l’insoddisfazione che si porta dentro dal poco
«amore» per il suo corpo (barba sfatta, peso fuori controllo),
la paura di un passo falso dallo
sguardo mobilissimo e sornione. Non è solo questione di
Metodo, di scuola strasberghiana, è capacità di offrire allo
spettatore la porta per entrare
dentro un «vissuto» dove i dolori sono più grandi delle gioie,
gli errori vincono sulle vittorie
e le ferite faticano a rimarginarsi. Probabilmente proprio
com’è davvero la vita.
Nel film, a mettere in azione
il meccanismo della trama è
l’arrivo illegale ad Amburgo di
un malconcio combattente ce-
LA SPIA - A MOST WANTED MAN
L’ultimo Seymour Hoffman
lucido ritratto delle fragilità
di Paolo Mereghetti
Cast
● «La spia - A
Most Wanted
Man» è basato
sul romanzo
«Yssa il buono»
di John le Carré
● Nel cast,
Willem Dafoe
(nella foto) e
Robin Wright
ceno, Yssa Karpov (Grigoriy
Dobrygin), in cerca di un ricco
banchiere d’affari, Tommy
Brue (Willem Dafoe). Ad aiutarlo in quei suoi primi passi
clandestini è Annabel (Rachel
Roma
Sit in per salvare Cinecittà
Oggi sit in davanti al ministero dei Beni
culturali dei lavoratori del comitato Salviamo
Cinecittà per chiedere un incontro con
Franceschini. «I lavoratori licenziati, in cassa
integrazione e in solidarietà di Cinecittà,
protestano contro il piano di dismissione
culturale e lavorativo degli studios».
McAdams), una giovane avvocatessa paladina dei diritti civili. Ed è sulle loro tracce che,
con l’aiuto degli assistenti Erna
(Nina Hoss) e Max (Daniel
Brühl), si mette Bachmann,
conscio di come il ribelle ceceno non sia quel terrorista che le
autorità tedesche immaginano
ma piuttosto il depositario di
un «segreto» che lo può mettere sulle tracce di un pesce più
grosso, l’enigmatico filantropo
Faisal Abdullah (Homayoun Ershadi) sovvenzionatore di attività umanitarie in Medio
Oriente ma che forse nasconde
qualcosa di meno nobile.
Una trama già abbastanza
complessa si intreccia a questo
punto con le gelosie «professionali» di altri servizi segreti
— quello tedesco e soprattutto
quello americano, nella figura
della fredda e determinata
agente Cia Martha Sullivan
● Le stelle
Un agente segreto indaga su
un accademico musulmano
che finanzia il terrorismo
da evitare interessante
da non perdere
capolavoro
(Robin Wright) — mentre scava nel passato dei vari protagonisti per far emergere tensioni
e ambiguità: Karpov e Brue devono entrambi fare i conti con i
fantasmi dei rispettivi padri,
uniti dall’avidità e dai comportamenti illegali; Abdullah non
sa che l’amato figlio Jamal
(Mehdi Dehbi) non lo ricambia
con la stessa fiducia; Bachmann non riesce a dimenticare
un fallimento operativo che è
costato la vita ad alcune persone e che lo fa tenere sotto scacco dagli alleati…
Guidato dalla lucidità narrativa di le Carré (e dalla sceneggiatura di Andrew Bovell) il
film diretto con corretto professionismo da Anton Corbijn
mescola così le piste e gli indizi, usando il meccanismo spionistico per offrirci uno specchio piuttosto veritiero e per
niente lusinghiero di quello
che si può fare «in nome della
legalità» mentre aiuta a far luce
su quello che può nascondersi
dietro la faccia elegante e rispettabile dell’Occidente. Certo, alla fine qualche passaggio
logico meritava di essere approfondito, ma la spia di Seymour Hoffman è di quelle che
non si dimenticano, specie di
fronte al colpo di scena finale.
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
SPETTACOLI
La fiction su Rai1
Torino: Capodanno del 1967. La prima serie di «Questo nostro
amore» si chiudeva con i protagonisti Anna e Vittorio che
festeggiano felici, innamorati e fiduciosi. Anna Valle e Neri Marcorè
(foto) tornano, dopo il successo della prima stagione, a vestire i panni
di una coppia non ancora «regolare», anche se molto più tollerata (la
legge sul divorzio sarà approvata dal Parlamento il primo dicembre
del 1970), nel sequel che vede aggiungere al suo titolo iniziale
semplicemente l’anno, «Questo nostro amore 70». La nuova serie in
sei puntate, sempre con la regia di Luca Ribuoli, va in onda su Rai1, il
martedì in prima serata, da oggi.
Ritorna la coppia
Marcorè-Valle,
un amore anni 70
«Luce per sempre»
Anastacia duetta in italiano con Kekko dei Modà
Un duetto fra Anastacia e Kekko Silvestre, il leader dei Modà. Lo
hanno annunciato ieri i due in occasione del concerto milanese della
diva. Si chiama «Luce per sempre» e rilegge in italiano «Lifeline»,
brano dell’ultimo album, quello che ha segnato il ritorno dopo il
secondo tumore, sconfitto, di Anastacia. «Poter esprimere in italiano
il vero significato di questa canzone le dà una dinamica nuova», dice
lei. Rilancia lui: «All’inizio mi sono trovato in difficoltà perché il brano
racconta di un momento molto delicato della vita di Anastacia».
Con Orsini e Germano
il teatro riscopre la radio
Il caso alla Scala
Ballerina licenziata
per le accuse
sull’anoressia
I giudici: va riassunta
Su Radio3 un mese di spettacoli tra dirette e speciali
Da sabato
● «Tutto
esaurito!» è il
festival teatrale
in onda su
Radio3 dall’1 al
30 novembre,
con dirette
e radiodrammi
● Gli spettacoli,
tra cui
«Francamente
me ne
infischio» di
Antonio Latella
(foto) potranno
essere visti sul
sito di Radio3
L
e voci dei grandi del teatro
— da Umberto Orsini a
Luca De Filippo, da Elio
Germano a Laura Marinoni —
si ascolteranno per un mese in
radio. Dall’1 al 30 novembre
torna «Tutto esaurito!», l’iniziativa di Radio3 a cura di Antonio Audino e Laura Palmieri.
In calendario sette serate in diretta da via Asiago, a Roma, registrazioni realizzate ad hoc,
recuperi dal nutrito archivio
radiofonico e radiodrammi
inediti o tratti dalle passate stagioni. Con un’importante novità: le serate dal vivo saranno visibili in diretta sul sito di
Radio3, ma ogni iniziativa del
festival potrà essere rivista su
radio3.rai.it, nell’area dedicata
ai contenuti multimediali.
Il cartellone offre, tra le molte, anche due serate speciali. La
prima, dedicata a Eduardo De
Filippo (11 novembre) nel trentennio dalla scomparsa, curata
dal figlio Luca; la seconda con
Umberto Orsini (24 novembre)
e il suo A proposito… dei Kara-
mazov, in cui, spiega l’attore
«oltre alla Leggenda del Grande Inquisitore, riscrittura scenica intorno a Dostoevskij con
cui sono in tournée, ci sarà spazio per estratti da un altro mio
spettacolo, La ballata del carcere di Reading, e per la poesia,
tra cui “La tovaglia” di Pascoli,
bella e poco conosciuta».
In calendario anche opere
«ripescate» dagli archivi Rai;
un ciclo di radiodrammi che
comprende tre nuovi lavori:
Esodo (9 novembre) di Gaetano
Colella, racconto su chi vive e
lavora all’ombra dell’Ilva di Taranto; I quattro moschettieri in
America dei Sacchi di Sabbia
(29 novembre); Sulla scala di
servizio (27 novembre) di Alberto Gozzi, ispirato a un testo
di Witold Gombrowicz; e due
«chicche», Brother and sister
(22 novembre) di Simona Vinci, regia di Marco Risi, con Elio
Germano (2002); e Dhulan, la
sposa di Melania Mazzucco per
la regia di Wilma Abate. «Mentre molti spazi teatrali vivono
MILANO Potrà tornare a danzare
Carismatico
Umberto Orsini
(80) e Leonardo
Capuano in
«La leggenda
del Grande
Inquisitore», uno
degli spettacoli
inseriti nella
rassegna
radiofonica
«Tutto esaurito!»
un periodo difficile — osserva
il direttore di Radio3, Marino
Sinibaldi — noi rilanciamo
un’offerta abbondante e di qualità. Premiati da un successo di
pubblico in crescita: se si calcolano le diverse piattaforme,
l’anno scorso il mese del teatro
ha attirato un migliaio di podcast al giorno».
Per la prima volta a «Tutto
esaurito!» è stato anche inserito un «esperimento» radiofonico: la messa in onda a puntate (dal 13 al 16 novembre) di
Francamente me ne infischio,
cinque capitoli liberamente
ispirati a Via col vento portati
in scena da Antonio Latella.
«Abbiamo messo a punto una
“regia del suono” — spiega il
regista — che ricrea le suggestioni, le atmosfere da sogno
che attraversano lo spettacolo.
Può sembrare un paradosso,
ma un allestimento teatrale ripensato per l’ascolto radiofonico può regalare emozioni extra, perché ci si lascia avvolgere
dal suono delle parole. È un
ascolto più profondo, intimo,
non distratto dall’esteriorità».
Laura Zangarini
❞
L’ascolto
radiofonico
di un testo
teatrale dà
emozioni
extra
Latella
Mariafrancesca Garritano, in
arte Mary Garret, l’étoile della
Scala che con il libro La verità,
vi prego, sulla danza! (2010)
appannò il mito del mondo del
balletto raccontandone
rinunce e corruzione,
soffermandosi sui disturbi
alimentari. In un’intervista al
quotidiano britannico The
Observer Mary dichiarò che
nel mondo della danza, e
dunque anche alla Scala, soffre
di anoressia una ballerina su
cinque. Immediata fu la
reazione del teatro: licenziata
per lesione dell’immagine. Un
atto subito impugnato davanti
al Tribunale di Milano che le
diede però torto. Ieri, invece, la
sezione lavoro della Corte
d’appello ha accolto il ricorso,
annullato la sentenza di primo
grado e disposto il reintegro
alla Scala. Una vittoria che,
assicura la 35enne, non la
distrarrà dalla sua lotta contro
l’anoressia: ha fondato Danza
in Salute, per insegnare che si
può stare sulle punte senza
mortificare il corpo e l’anima.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
SPETTACOLI
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Le iniziative del Corriere
Dalla penna di Agatha Christie le avventure del più famoso investigatore di sempre
In edicola la collezione di dvd sulla serie che ha riportato in tv il giallo d’autore
Deduzione, metodo e psicologia: un modello d’indagine che è diventato inconfondibile
P
assare 25 anni con
qualcuno è, nel bene o
nel male, un’esperienza indelebile. Ma indossare per 25 anni i
panni di un altro, calarsi nella
sua anima, assumerne tic, gusti, modi di dire, è impresa
quanto mai pericolosa. Di più
se si tratta non di una persona
ma di un personaggio. A correre il rischio con intrepida curiosità ed enorme perizia professionale ci ha provato David
Suchet. Un quarto di secolo vissuto come Hercule Poirot, il
più celebre degli investigatori
di carta, nato nel 1920 dalla
penna «gialla» di Agatha Christie, morto nel 1975 trafitto dalla stessa penna, stanca di quel
«pesante fardello». Dedicata al
personaggio Poirot è la collezione di 10 dvd che il Corriere
della Sera offre da oggi ai suoi
lettori al prezzo di 9,99 euro
più il costo del quotidiano.
Per Suchet il primo incontro
con Poirot risale al 1989 con Il
mistero della cuoca scomparsa. L’ultimo, Sipario, è dell’anno scorso. Nel mezzo avventure
di ogni tipo, scenari esotici,
treni di lusso, castelli inglesi,
sempre con grande sfoggio di
cadaveri e di elegante suspense. Via via esplorando ogni piega di quei baffetti impomatati,
ironici, impertinenti, severi. E
in parallelo anche le pieghe segrete di quella mente affollata
di «celluline grigie», pronte all’occorrenza a girare a prodigiosa velocità.
E così, telefilm dopo telefilm
il nostro eroe immaginario e il
suo alter ego in carne e ossa sono diventati una sola creatura.
«Per me Hercule non è un personaggio di fantasia ma una
persona reale», ha ammesso
Suchet. Confessione che di certo avrà fatto fremere di piacere
i baffetti del vanitoso e infallibile detective belga. Che, da
uomo colto, conosce di certo i
meccanismi della maschera e
sa bene come il personaggio —
Pirandello docet —, possa talora scavalcare il suo interprete,
prendendone possesso.
«Quello che mi affascinava
— spiega Suchet — era riuscire
a spingermi oltre l’apparenza.
Quell’ometto buffo nasconde
un uomo molto serio, nevrotico, ossessionato in modo quasi
maniacale dal controllo, dalla
simmetria, dalla ritualità. La
sfida era raggiungere quella
parte oscura. Non mi sono mai
chiesto come impersonarlo.
Poirot era lì, mi fissava dalla pagina». Con pazienza e puntigliosità degne dell’originale,
David ha iniziato dall’«involucro», necessario per racchiu-
Detective infallibile
David Suchet (68 anni)
nel panni di Hercule Poirot,
l’investigatore creato
da Agatha Christie
«UNA VITA
DA POIROT»
SUCHET IN QUEL RUOLO PER 25 ANNI:
È STATO IL MIO MIGLIORE AMICO
GRAZIE A LUI COLGO CIÒ CHE SFUGGE
Misteriosa
La scrittrice
Agatha Christie
(1890 – 1976)
dere il mistero Poirot. «Aver la
testa a uovo come la sua mi ha
favorito. Come lui non sono alto e sono un po’ in carne. Hercule si tinge i capelli, così ho
fatto anch’io. Con la differenza
che io lo confesso e lui no. Poi i
mustacchi, modificati nel corso del tempo in una trentina di
fogge diverse. Infine l’andatura. Forse il tratto più difficile da
inventare. Mi è venuto in aiuto
Laurence Olivier. Per entrare
nel personaggio di un gagà
aveva escogitato uno strano
espediente. Mettersi una monetina tra le chiappe e camminare senza farla cadere. Una serie di piccoli passi ravvicinati,
ondeggianti. Poirot camminava così».
Capitolo a parte, la voce. Tre
mesi per trovare il giusto tono.
Come uno chef del suono, Suchet ha mescolato con perizia
l’accento francese e quello belga a un inglese da perenne
straniero. «La mia voce naturale è di petto, mentre quella di
Poirot è di testa. Lui è un cervello che cammina e quindi parla
in modo sottile e penetrante.
Una voce gentile, con punte di
L’omino démodé che giudica tutti sospettabili
Il personaggio antieroe è nato in contrapposizione alla vittoriana Miss Marple
O
ggi si direbbe che Hercule
Poirot, detective di 33 romanzi di Agatha Christie dal 20
al 75 (Curtain sipario, l’ultima
volta), era il contrario del garantista: per lui sono tutti colpevoli, tutti sospetti (non solo
il maggiordomo) finché non si
trova il bandolo della matassa:
la giustizia al primo posto.
Amante della simmetria tanto
da infastidirsi che le galline facessero uova di dimensioni diverse, il lucido investigatore di
taglia forte fu l’invenzione di
Agatha Christie contrapposta
alla vittoriana miss Marple:
omino démodé, buffo, immigrato durante la guerra (lascia
la polizia belga nel 1916), mezzo
francese e mezzo inglese, più
ridicolo che bello, col baffo impomatato e il capello bianco
fresco di lozione, è uno di quei
parenti che alle feste fanno tappezzeria.
Sadicamente battezzato Hercule per l’ironia degli opposti,
Poirot non fu investigatore dall’impermeabile casual e dalla
vita al neon come Marlowe o
Sam Spade del cinema, Nero
10
I dvd offerti
con il Corriere
Wolfe o Sheridan in tv, abituati
al decalogo del peccato, ma uomo quasi irreprensibile. Non
bello, piccolo, il nostro «non
eroe» fu campione di equità,
buona educazione, massimo
fan del rapporto causa e effetto, empirico frutto della filosofia inglese. Emigrato a Styles,
nell’Essex, iniziò a indagare nel
1920 sulla morte della proprietaria di un antico maniero (Poirot a Styles Court) per poi arrivare a far luce sulla tragica fine
di Anita Ekberg (Poirot e il caso
Amanda) e sugli assassinii dell’Orient Express e sul Nilo, con
fastidio per il caldo e la sabbia,
lui abituato a giacca nera, pantalone rigato e farfallino.
Poirot nei colori del genere,
è il rappresentante del giallo e,
snobismo, ma capace di farsi di
colpo dura e tagliente, a sottolineare la sua indignazione morale, la sua netta disapprovazione di ogni crimine».
Un lavoro di ricostruzione ripercorso anche dai doppiatori
italiani della serie, Ambrogio
Colombo ed Eugenio Marinelli,
alternatisi nel ruolo di Poirot.
Sonorità spezzettate, interrotte, esitanti come i suoi passi,
evocate nella colonna sonora
firmata da Christopher Gunning. Curata con raffinatezza al
pari della sigla grafica e di ogni
altro particolare: dai mobili déco ai vasi Lalique, dalle statuine
di danzatrici in bronzo alla tazza Meissen da cui Hercule sorseggia la sua tisana… «Per Poirot il dettaglio è tutto. Mi ha insegnato a osservare e ascoltare
quello di solito sfugge. Devo a
lui se ora riesco a guardare il
mondo con più attenzione di
prima».
Prendere congedo da Hercule non è stato facile. «Sul set
dell’ultimo episodio la commozione era forte. Quell’ometto è stato il mio migliore amico. Con lui se ne andava una
parte di me. Dirgli addio è stato
un dolore profondo».
Giuseppina Manin
© RIPRODUZIONE RISERVATA
al contrario di Hitchcock che
teneva il pubblico informato,
era geloso delle sue deduzioni
che teneva per sé, lasciando allo spettatore il piacere di risolvere l’enigma del «whodunit»,
chi l’ha fatto.
Una sua parodia è Perrier (James Coco) nell’irresistibile Invito a cena con delitto dove
Truman Capote recita Neil Simon, un magnifico ossimoro.
Oggi il free lance Poirot, il cui
intuito vince su quello sindacale della polizia, è un tipo d’archivio, ma la forza della ragione è eternamente valida anche
se fuori moda: in fondo la sua
principale attività era star da
solo, seduto a pensare.
Maurizio Porro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le uscite
● Oggi
«Le avventure
della cuoca
di Clapham»
«Delitto
nei Mews»
● 4 novembre
«La torta di
more»
«A mezzogiorno
in punto»
● 11 novembre
«L’appartamento
al terzo piano»
«Triangolo a
Rodi»
● 18 novembre
«Un problema
in alto mare»
«Il furto
incredibile»
● 25 novembre
«Il re di fiori»
«Il sogno»
● 2 dicembre
«Il pericolo
senza nome»
«La dama
velata»
● 9 dicembre
«La miniera
perduta»
«Accadde in
Cornovaglia»
● 16 dicembre
«La sparizione
del signor
Davenheim»
«Doppia colpa»
● 23 dicembre
«L’appartamento
a buon
mercato»
«Il rapimento del
Primo Ministro»
● 30 dicembre
«Il caso della
stella
d’Occidente»
«Poirot a Styles
Court»
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
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●
Risponde Sergio Romano
LA «SVOLTA DI SALERNO»
UN PIANO NATO A MOSCA
Matteo Renzi ha ragione
quando dice che i club del
calcio devono pagare i costi
della sicurezza. Ora le chiedo: i
carabinieri che per giorni
stazionavano davanti alla
Leopolda li paghiamo noi o li
paga Renzi?
Luca Logi
llogi@dada.it
Lo Stato non può ignorare il
problema della sicurezza trattando un convegno politico,
soprattutto se il leader del partito è anche presidente del
Consiglio, alla stregua di un avvenimento privato. Incoraggerebbe i partiti a dotarsi di un
proprio servizio di sicurezza.
PROBLEMI DEL PAESE
Tutti al lavoro
Finita la sbornia del «tutti in
piazza» e del «tutti alla
Leopolda», io direi: «tutti al
lavoro». I problemi sul
tappeto, ancora irrisolti, sono
i soliti: disoccupazione,
burocrazia, evasione fiscale,
corruzione, costi della politica,
spese fuori controllo, sperperi
intollerabili. Ce n’è per tutti!
Pierfrancesco Camilleri
Padova
MAGGIORANZA
Decisioni da rispettare
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
Vuole spiegare ai lettori la cosiddetta «svolta
di Salerno», da lei citata in una risposta?
Raffaello Sacchi
Fino Mornasco (Co)
Caro Sacchi,
«S
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
«Il posto fisso
non c’è più, il
mondo è
cambiato: e lo
Stato deve
prendersi cura
di chi perde il
lavoro». Renzi
ha ragione?
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
Quando in qualsiasi
organizzazione, partito,
associazione, cda, eccetera, la
stragrande maggioranza —
dopo una doverosa e seria
discussione — prende una
decisione ci sono soltanto due
strade: o ci si adegua o ci si
dimette. Non è giusto restare
in Parlamento magari per
combattere una battaglia
personale contro il premier:
bisogna, innanzitutto,
rispettare le regole della
democrazia.
Franco Sarto
Arese (Mi)
di Paolo Di Stefano
Le risorse dei librai
al tempo di Amazon
LETTERE
AL CORRIERE
CONVEGNI POLITICI
Spese per la sicurezza
● Il piccolo fratello
55%
45%
No
La domanda
di oggi
Università del
Salento: più
punti a chi ha
avuto cattedre
in atenei italiani
che non a chi
ha insegnato a
Yale. Giusto?
volta di Salerno» è l’espressione
con cui viene generalmente definita la scelta politica compiuta da
Palmiro Togliatti dopo il suo ritorno in Italia dall’Unione Sovietica nel marzo
1944. Sbarcato a Napoli il 27, mentre il Vesuvio,
risvegliatosi nei mesi precedenti, aveva da poco
smesso di vomitare polvere e lapilli, il leader
comunista annunciò che il suo partito era disposto ad accantonare per il momento la questione monarchica e a partecipare, con altre
forze politiche antifasciste, a un governo presieduto dal maresciallo Badoglio. Grazie alla
mediazione di Enrico De Nicola, fu trovato un
compromesso. Vittorio Emanuele III avrebbe
trasferito i suoi poteri al figlio, Umberto sarebbe diventato Luogotenente del Regno e la questione costituzionale (monarchia o repubblica)
sarebbe stata risolta con un referendum dopo
la fine del conflitto. Il nuovo governo Badoglio
fu costituito il 22 aprile e Togliatti divenne vicepresidente del Consiglio. La «svolta», da quel
momento, divenne la prova del patriottico realismo di Togliatti e della sua capacità di agire
nell’interesse dell’Italia senza attendere istruzioni da Mosca. Fu il piedistallo su cui il Pci costruì l’immagine del leader autorevole e indipendente, capace di realizzare un comunismo
italiano.
Le cose, in realtà, erano andate diversamen-
te. Per governare l’Italia dopo la conquista del
Sud, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna crearono
una Commissione alleata di controllo, ma confinarono l’Urss e altri alleati minori in una commissione consultiva priva di qualsiasi potere.
L’uomo che amministrava la politica estera accanto a Badoglio (un diplomatico, Renato Prunas) capì che la decisione angloamericana regalava all’Italia una carta da giocare. Ebbe colloqui con il rappresentante sovietico (era Andrej
Vyšinskij, pubblico inquisitore nei grandi processi staliniani degli anni Trenta) e propose la
ripresa dei rapporti diplomatici. Quando venne
in discussione il problema Togliatti, di cui i sovietici avevano già chiesto il ritorno in patria,
Prunas non sollevò obiezioni e auspicò che i comunisti avessero con il governo Badoglio un
rapporto più costruttivo.
Non è tutto. Mentre facevano ricerche negli
archivi sovietici, due studiosi, Viktor Zaslavsky e
Elena Aga Rossi, hanno trovato documenti da
cui risulta che Togliatti ebbe una lunga conversazione con Stalin al Cremlino, nella notte del 4
marzo 1944, alla presenza di Molotov, e ricevette
istruzioni sulla politica che avrebbe dovuto perseguire dopo il ritorno in patria. Sino a quel momento, il leader comunista italiano era stato
contrario a qualsiasi forma di collaborazione
con la monarchia e con Badoglio. Nel loro libro
(Togliatti e Stalin. Il Pci e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca Il Mulino, 1997) Zaslavsky e Aga Rossi sostengono che la partecipazione di Togliatti al governo Badoglio è soltanto
uno dei numerosi casi in cui il Pci si è adeguato
alle direttive della politica estera sovietica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CONTROLLI
Montepaschi e Carige
VERIFICHE
Lauree albanesi
La verifica della Bce sullo stato
dei nostri istituti di credito ha
confermato la difficile
situazione in cui versano due
banche italiane, Monte dei
Paschi e Carige, che non hanno
superato gli stress test. Non è
da chiedersi dove siano finiti i
soldi che hanno provocato
buchi miliardari senza che gli
organi di controllo se ne
accorgessero. mentre i vari
presidenti, amministratori,
manager e alti funzionari
guadagnavano (e
guadagnano) cifre milionarie
senza prova del merito?
Rimo Dal Toso, Padova
Il premier albanese ha
proposto la revoca della
licenza per 17 università
private. Gli istituti sono
accusati di assegnare la laurea
a prescindere da un percorso
di studi, ma solo dietro
pagamento. È evidente che se
c’è chi vende un titolo di studio
è perché c’è chi lo compra: che
verifiche sono state fatte dagli
Stati che hanno avuto laureati
all’estero, per accertarsi che
quei titoli non fossero fittizi?
Ad esempio, ci sono politici
che si sono laureati anche in
facoltà riconosciute come
difficoltose, mentre magari
ricoprivano pure importanti e
impegnativi incarichi.
Roberto Colombo, Milano
TAGLI DELLE REGIONI
I privilegi restano
Gli amministratori regionali
affermano che, a seguito della
riduzione dei fondi statali, le
Regioni saranno costrette a
ridurre i servizi essenziali.
Però non se n’è sentito uno
affermare che saranno
costretti a ridurre anche le
prebende e i privilegi di cui
godono consiglieri e assessori
regionali. Che siano variabili
indipendenti?
Giancarlo Mutta
Campiglia dei Berci (Vi)
I
l sito liberos.it, una comunità di lettori
sardi, lancia una sfida. Siete un lettore in
cerca di un romanzo di cui non ricordate
il titolo; per trovarlo andate su un motore di
ricerca e digitate la frase «storia di una
donna pazza d’amore che alla fine si butta
sotto un treno». Un vero libraio ve lo sa dire,
sostiene liberos, un motore di ricerca no.
Provare per credere. Ho provato, e Google
non risponde. Ma basta aggiungere la parola
«romanzo» e come per miracolo comparirà
il titolo che cercate: Anna Karenina. Troppo
facile. Anche su queste basi (ingenue),
liberos.it aderisce, con altre librerie, alla
campagna #altrocheamazon avviata dalla
Libreria dell’Arco di Reggio Emilia. Ottima
iniziativa: l’hashtag servirà a segnalare su
Facebook e su Twitter le vere differenze tra
libreria fisica e libreria online. Nello stesso
sito, c’è un intervento del libraio Pete
Mulvihill, proprietario della Green Apple
Books di San Francisco, premiata dalla
rivista Publishers Weekly come libreria
dell’anno. Mentre le altre rischiano di
naufragare, la Green Apple è cresciuta al
punto da aprire una nuova filiale nella stessa
città. Com’è stato possibile sopravvivere?
Mulvihill risponde: non sopravviviamo,
prosperiamo… Già, ma come? Relazioni
umane, consigli, eventi, qualità,
competenza, disponibilità, partecipazione.
È un po’ la traccia che seguono anche le
altre librerie indipendenti che aderiscono a
#altrocheamazon. Inutile inseguire la totalità
indiscriminata e anonima di Amazon.
Bisogna essere selettivi, far emergere le
decine di piccoli editori e i tanti bellissimi
titoli invisibili in Rete e nelle catene,
conoscere i clienti, sollecitarli, creare gruppi
di lettura, offrire spazi per i bambini e i
genitori, invitare gli autori, collaborare con
le scuole, imparare dai festival, decuplicare il
lavoro e la fantasia. Del resto, se il Salone del
Libro di Torino ogni anno aumenta gli
incassi dei titoli venduti, è perché mostra ciò
che di solito nelle grandi librerie rimane
sommerso, rendendolo palpabile e
acquistabile: i libri che si pubblicano non
sono troppi, sono troppi quelli che non
riescono a far breccia tra le muraglie dei
bestseller. Il libro è un bene comune
indispensabile alla qualità della conoscenza
critica e della cittadinanza. Il ministro Dario
Franceschini ha fatto bene a emanare una
direttiva per la tutela delle librerie storiche.
Adesso bisogna che il governo riprenda in
mano un provvedimento troppe volte
annunciato e altrettante volte abbandonato:
lo sgravio fiscale sull’acquisto dei libri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTERVENTI E REPLICHE
Mare Nostrum e il flusso dei migranti
La possibile chiusura dell’operazione Mare
Nostrum non impedirà che il flusso di persone
disperate arrivi sulle nostre coste.
Semplicemente, non vedremo o sapremo
troppo tardi di altri naufragi come quello al
largo di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Dopo
le celebrazioni, l’amnesia. Le operazioni di
soccorso svolte dalla nostra Marina militare in
questi mesi, che hanno portato a salvare
almeno 90.000 vite, avevano reso gli italiani
consapevoli che il respingimento significa
enormi rischi per donne, bambini, uomini che
cercano una vita migliore e che si poteva
essere fieri di aver risposto a un’emergenza
globale con un senso di responsabilità
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
FONDATO NEL 1876
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
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Ferruccio de Bortoli
VICE PRESIDENTE Roland Berger
CONDIRETTORE
AMMINISTRATORE DELEGATO Pietro Scott Jovane
Luciano Fontana
VICEDIRETTORI
Antonio Macaluso
Daniele Manca
Giangiacomo Schiavi
Barbara Stefanelli
CONSIGLIERI
Fulvio Conti, Teresa Cremisi, Luca Garavoglia,
Attilio Guarneri, Piergaetano Marchetti,
Laura Mengoni
DIRETTORE GENERALE DIVISIONE MEDIA
Alessandro Bompieri
Nidasio
nazionale. Quasi il 60% degli italiani approva
questa scelta. D’altronde, è chiaro che solo una
strumentalizzazione politica può far credere
che Mare Nostrum «aiuti» gli sbarchi. Il numero
dei migranti era aumentato ben prima. Infatti,
non possiamo nasconderci che i flussi in arrivo
sono misti, composti in buona parte da gente
che ha diritto all’asilo, proveniente da Siria,
Eritrea, Sudan, attraverso la martoriata e
frantumata Libia. I flussi diminuiranno
inevitabilmente con l’inverno e le cattive
condizioni del mare: qualcuno oserà dire che è
stato a causa della fine delle operazioni?
Ho visitato recentemente la nave San Giusto,
impegnata negli eventi Sar (Search and
Rescue) e ho potuto constatare la
Sede legale: Via Angelo Rizzoli, 8 - Milano
Registrazione Tribunale di Milano n. 5825 del 3 febbraio 1962
Responsabile del trattamento dei dati (D. Lgs. 196/2003): Ferruccio de Bortoli
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professionalità e l’umanità della nostra Marina.
D’altronde, la docu-fiction Rai-Corriere della
Sera «La scelta di Catia» lo documenta. Nel
semestre di presidenza italiana del Consiglio
Ue abbiamo ancora possibilità di trattare con
gli altri Paesi una politica di collaborazione nel
Mediterraneo. La revisione del Trattato Dublino
III, che impone di chiedere l’asilo nella prima
terra di approdo, va condotta alla luce dei
profondi cambiamenti geopolitici in atto.
Intanto, lasciamo ad altri la responsabilità
storica di avere omesso il soccorso di persone
che hanno diritto a fuggire e cercare la salvezza
per mare.
Milena Santerini
Deputata e docente universitaria
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
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prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 0,93 + €
0,47; m/m/g/d Corsera + CorMez. € 0,93 + € 0,47; ven. Corsera + Sette + CorMez. € 0,93
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CorBo € 0,62 + € 0,50 + € 0,78. A Firenze e prov. non acquistabili separati: l/m/m/g/d
Corsera + CorFi € 0,62 + € 0,78; ven. Corsera + Sette + CorFi € 0,62 + € 0,50 + € 0,78; sab.
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€ 1,40 + Sette € 0,50); il sabato Corriere della Sera + IoDonna € 1,90 (Corriere € 1,40 +
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La tiratura di lunedì 27 ottobre è stata di 368.406 copie
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8,80; con “Agatha Christie Poirot” € 11,89; con “La Garzantina della matematica” € 14,80; con “La biblioteca della Grande guerra” € 11,80; con “Alda Merini” € 8,80; con “Skylander” € 11,80; con “Diabolik. Nero su nero” € 8,89; con “Le forme della vita” € 14,80; con “Geronimo Stilton. Viaggio nel tempo” € 8,80; con “I capolavori dell’Arte” € 7,80; con “Ufo Robot” € 11,89; con “James Bond collection” € 11,89; con “Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni” € 11,89
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
50
Sport
Nazionale
Italia-Albania, in programma martedì 18 novembre, due giorni dopo
la cruciale partita con la Croazia, si giocherà a Genova. L’incasso
dell’amichevole, che in un primo tempo si doveva giocare a Parma,
sarà devoluto alla città di Genova per la ricostruzione dopo le recenti
alluvioni. Intanto, per presentare la partita con la Croazia, decisiva
per le sorti del girone europeo, mercoledì 5 novembre il presidente
federale Tavecchio e il c.t. Antonio Conte (foto) saranno a Palazzo
Marino. Appuntamento alle 14,30. Parteciperanno anche il sindaco
di Milano Pisapia e l’assessore allo sport Chiara Bisconti.
Scelta confermata
Italia-Albania
si gioca a Genova
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il fronte del no Il Coni ufficializzerà il taglio del 40 per cento al finanziamento (20 milioni)
Curiosità: chi guadagna di più è il nuoto di Barelli, nemico di Malagò. La svolta di Petrucci
Il giro di soldi nel 2014
411 milioni
I soldi che lo Stato
ha destinato allo sport
Il Coni è presente in 102
Province e 19 Regioni,
riconosce
45
Federazioni
Sportive
Nazionali
150.462.684 euro
Cifra complessiva destinata dal Coni alle federazioni
per la parte sportiva (escluse le spese per i dipendenti)
così divisi:
62.541.720 (41%)
Federcalcio
Federatletica
5.125.000
Federnuoto
4.720.000
Scherma
3.800.000
Ginnastica
3.500.000
Pallavolo
3.000.000
3.000.000
19
Discipline
Associate
14
Enti di Promozione
Sportiva Nazionali
e 1 territoriale
Basket
Canottaggio
3.000.000
20
Associazioni
Benemerite
Pugilato
2.600.000
Rugby
2.200.000
(spese per attività
giovanile, giustizia
sportiva, arbitri, niente
alla Serie A
700.00 partite
all’anno, costo
degli arbitri 42 milioni,
32 dei quali destinati
a Dilettanti e Settori
giovanili)
nel 2015
I tesserati agonisti dello sport
Dato utilizzato per la distribuzione dei soldi
398,1 milioni
Bocce
60.000
(3,3%)
I soldi che lo Stato
destinerà allo sport
derivanti da:
405.658.000 euro
La cifra pubblica a disposizione
del Coni
tolti 7.500.000 euro
(intangibili, prelievo erariale unico)
Ginnastica
70.000
(3,8%)
Nuoto
74.000
(4,1%)
Calcio
460.000
(25,5%)
Vela
83.000
(4,6%)
❞
Uva (Figc)
Il calcio italiano ha
finanziato le medaglie
olimpiche. Le squadre di
serie A versano nel
sistema circa 1 miliardo
di euro all’anno
Buonfiglio (canoa)
Calcio in allarme? Stia
tranquillo, è lo sport con
più visibilità ma deve
rientrare nella famiglia
dello sport, non può
pensare di starne fuori
Lotito (consigliere Figc)
Il taglio dei contributi è
fuori luogo, perché non
è compatibile con una
sana gestione. L’entità
del taglio è fuori da ogni
strategia razionale
Scarso (Scherma)
Sul fatto che il calcio
abbia trainato lo sport
italiano non sono
d’accordo. Il calcio ha
fatto i suoi interessi,
com’è giusto che sia
Inghilterra
8.800.000
Portogallo
3.000.000
Francia
Delle 45 Federazioni del Coni, 5
restano fuori dalla redistribuzione
2.800.000
Comitato Paralimpico
medici sportivi
cronometristi
Aci
Areo Club
Basket
171.000
(9,5%)
Tennis
88.000
(4,8%)
La Federcalcio verrà
decurtata del 40% circa
Volley
168.000
(9,3%)
Atletica
106.000
(5,8%)
Spagna
Fonte: Coni
Malagò (Coni)
Il calcio fa bene ad essere
preoccupato, i numeri
sono chiari. Ma credo che
abbia sottovalutato il
problema, chiaro fin dal
mio insediamento
Contributi statali
al calcio in Europa
(all’anno)
0
Germania
0
Corriere della Sera
Calcio, il giorno del castigo
MILANO I giochi sono fatti. Oggi
Giovanni Malagò mette la parola fine alla storia iniziata nei
giorni di avvicinamento all’elezione al vertice del Coni (19 febbraio 2013), quando era riuscito a ribaltare il pronostico che
vedeva favorito Pagnozzi, promettendo meno contributi al
calcio e più soldi alle altre federazioni, nel quadro di una rivisitazione dello sport italiano
non più calcio-centrico. L’allora presidente della Figc, Giancarlo Abete, aveva pubblicamente spiegato che avrebbe votato per Pagnozzi e da lì è nato
un contenzioso ideologico fra i
due dirigenti, che non si è ancora esaurito, visto che Abete,
dopo aver lasciato sua sponte la
Figc, è rimasto in Giunta Coni,
nel pieno rispetto delle norme.
Oggi, tra Consiglio nazionale
(ieri se ne è celebrato uno informale, chiuso in tarda serata)
e Giunta (sarà presente anche
Tavecchio, come ospite), verrà
ufficializzato il taglio del 40% di
quanto è stato corrisposto alla
Figc nel 2014. In base ai nuovi
parametri, sui quali ha lavorato
la commissione presieduta dal
presidente della Federazione
canoa, Luciano Buonfiglio, i
62.541.720 di quest’anno si riducono a 37.525.032 euro per
l’anno prossimo, con un decremento di 25.916.688 euro. La
decurtazione sarà in parte corretta da cinque milioni che il
calcio deve avere da conti in sospeso e resta da verificare se
verrà data alla Figc anche una
parte del «tesoretto» (il portafoglio a disposizione della
Giunta Coni, gestito direttamente da Malagò), che sarà di
14.394.000 euro. Nel 2015, dei
405.658.000 milioni saranno
destinati alla parte sportiva
129.260.000 euro.
Ieri, a «Destinazione Rio»
c’era grande euforia da parte
dei presidenti del fronte «nocalcio», guidati dal n. 1 della
Federatletica, Alfio Giomi (avrà
800.000 euro in più): «Non so
di che cosa ci si stupisca, ci sono le regole e le regole valgono
per tutti». Il presidente del Coni ha spiegato: «Il calcio fa bene ad essere preoccupato, per-
I lavori
● Sono 45 le
federazioni
sportive
italiane, ieri
presenti con i
propri delegati
al Consiglio
informale, che
beneficiano dei
contributi del
Coni
● La seduta di
ieri ha
anticipato il
Consiglio e la
Giunta di oggi
in cui saranno
ufficializzate le
cifre dei vari
contributi e
approvato il
budget 2015
del Comitato
olimpico
nazionale
ché ci sono i numeri che sono
assolutamente chiari. Al tempo
stesso esistono i presupposti
per il calcio per dimostrare che
si può fare in futuro qualcosa
di più e di diverso. Questo argomento non è nato nell’ultimo fine settimana, ma è un discorso partito poco dopo il mio
insediamento e che per un anno era alla portata di tutti, molto chiaro e evidente. Da questo
punto di vista c’è stata un po’ di
sottovalutazione». Il riferimento è ad Abete che, visto il clima
di generale ostilità nei confronti del calcio, aveva deciso
di non entrare nella commissione Bonfiglio, riservandosi
osservazioni e critiche durante
i lavori di Giunta.
Il «taglio» al calcio ha creato
situazioni curiose. Gianni Petrucci, che, insieme con Abete
è stato uno dei grandi elettori
di Pagnozzi, è fra i più accesi
sostenitori di Malagò in questa
azione anti-calcio, come il presidente della Federciclismo, Di
Rocco, che dopo aver votato Pa-
Numero 1
Carlo
Tavecchio,
71 anni,
presidente
della
Federazione
calcistica
dall’11 agosto
di quest’anno
(Ansa)
A 648 giorni dai Giochi
L’Italia pensa già alle medaglie di Rio 2016
ROMA A 648 giorni da Rio 2016, alla Casa delle Armi del Foro Italico è andata in
scena la presentazione della preparazione olimpica. Il presidente del Coni Malagò
ha illustrato iniziative, propositi e sinergie da mettere in campo per dare
centralità ai protagonisti dello sport azzurro. «Oggi vincere una medaglia è più
difficile che quattro o otto anni fa, ma non deve essere un alibi: io sono
ottimista», ha detto il numero uno dello sport italiano che ha anche annunciato la
nascita della categoria «Promesse Olimpiche» (giovani interessanti per il futuro).
a. arz.
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gnozzi, ora festeggia la novità.
Chi guadagna di più dai tagli al
calcio è la Federnuoto, con il
presidente Barelli, il grande nemico di Malagò, che riceverà
un milione di euro in più. Il
neo d.g. della Federcalcio, Michele Uva, che con analogo
ruolo alla Coni Servizi aveva
preteso il versamento dei cinque milioni della mutualità in
base alla legge Melandri sui diritti tv, ieri ha difeso il pallone:
«Il calcio italiano ha finanziato
le medaglie olimpiche. Le
squadre di A versano nel sistema circa un miliardo di euro all’anno fra tasse, Iva, Irpef e altre
contribuzioni fiscali».
L’intervento di ieri nel Consiglio informale da parte del vice-presidente vicario della Figc, Maurizio Beretta, non ha
aiutato il pallone a recuperare
consensi. Anzi. Resta il fatto
che i dirigenti del calcio contestano la scelta del Coni per i
tempi (a stagione iniziata, con
impegni già presi e non entro il
30 giugno); i modi, quasi brutali nella forma; il merito, con
un aumento della conflittualità
che già esiste tra Figc e altri
sport, non sempre virtuosi.
E la sostanza, perché il taglio
dei finanziamenti va ad intaccare i settori giovanili, l’area dilettanti, gli organi di giustizia,
l’antidoping, gli arbitri. È vero
che i fischietti costano circa 36
milioni, ma siccome in un anno si giocano 700.000 partite la
media è di 55 euro a gara, con
rimborsi chilometrici quasi irrisori. C’è chi ha riproposto la
vecchia storia degli arbitri di A
e B pagati dalle Leghe, ma questo è il sistema che ha prodotto
Calciopoli, perché quando le
società garantiscono il professionismo arbitrale, tutto può
accadere. Malagò. davanti a 40
persone, ha contestato la tesi
che i contributi non vadano all’area pro, spiegando che in base a vecchie convenzioni interne, parte dei contributi vengono destinati alle società (per
azioni) di serie B e di Lega Pro.
Si annunciano giorni tumultuosi dentro e fuori la Figc.
Fabio Monti
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
Calcio
Zidane nei guai
sospeso per tre mesi
«È senza patentino»
SPORT
Tre mesi di sospensione per Zinedine Zidane, tecnico del Castilla, la
seconda squadra del Real Madrid. Lo ha deciso la Federcalcio
spagnola perché l’ex campione è sprovvisto del patentino per
allenare. Zidane, che rischiava fino a sei mesi di stop, ha sempre
sostenuto di aver frequentato il corso necessario in Francia e ora ha
dieci giorni di tempo per presentare ricorso contro la decisione. «È
allucinante che debba difendermi e spiegare che non ho avuto alcun
privilegio speciale — ha spiegato l’ex campione —. Non ho aggirato
l’ostacolo e qualcuno ha colto l’occasione per sputarmi addosso».
Basket
Sassari implacabile
stende Brindisi
e affianca Milano
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51
È già una fuga a due, come previsto da molti. Nel posticipo della terza
giornata di serie A, Sassari batte Brindisi 87-78 e affianca Milano in
vetta alla classifica a punteggio pieno. Decisivo il grande primo
quarto dei sardi (28-9) con uno scatenato David Logan (13 punti e
27 alla fine, miglior realizzatore del match). Nel prossimo turno
Milano andrà ad Avellino e Sassari a Roma.
La classifica: Milano e Sassari 6 punti; Brindisi, Cremona, Varese,
Venezia, Reggio Emilia e Roma 4; Avellino, Bologna, Cantù,
Pistoia e Trento 2; Capo d’Orlando, Pesaro e Caserta 0. (Bologna 2
punti di penalizzazione).
Il Milan non graffia
Lezione di tattica
Berlusconi-Inzaghi
Sereno confronto nell’intervallo domenica sera
Scelte
● Inzaghi non
crede nel turn
over e sta
lavorando per
dare al Milan
una
formazione
tipo. In molti
ruoli le cose
sono ormai
chiarite, ma
restano due
ballottaggi
● La stagione
era iniziata con
un portiere
titolare, Diego
Lopez, arrivato
dal Real. Ma
Christian
Abbiati,
promosso
dall’infortunio
dello spagnolo,
ha rimesso in
discussione la
gerarchia
● L’altro
dualismo
riguarda il ruolo
di centravanti.
Jeremy Ménez
e Fernando
Torres
sembrano
destinati a
contendersi il
posto per
l’intera
stagione
MILANO Il Milan, pareggiando
contro la Fiorentina, ha perso
l’occasione di conquistare il terzo posto e tenere a distanza le
big ancora dietro (Napoli, Inter,
Lazio, la stessa viola). Ma già alla fine del primo tempo, quando il risultato era di 1-0 per i
rossoneri, la prestazione poco
incisiva in attacco aveva smosso
il presidente Silvio Berlusconi,
che nell’intervallo, è sceso nella
pancia di San Siro assieme ad
Adriano Galliani per parlare
con Pippo Inzaghi. I toni sono
stati distesi, niente a che vedere
con una strigliata, un semplice
dialogo con alcuni appunti.
Berlusconi, come altre volte, ha
approfittato del fatto che il Milan fosse in vantaggio per ribadire quella che è una sua convinzione ben nota: ovvero, che è
meglio giocare con una punta
vera, un uomo d’area, nella fattispecie Fernando Torres (non a
caso ha sempre rimproverato
Balotelli di giocare lontano dalla porta). Il presidente desiderava più peso in attacco per
chiudere la partita. Inzaghi ha
spiegato l’utilità di Menez e ha
preso atto delle indicazioni, che
non devono essere state in nessun modo dei diktat visto che
Torres è entrato al 35’ del secondo tempo.
Dall’inizio dell’anno si parla
di un Berlusconi più vicino alla
squadra e anche questo intervento dimostra quanto sia vero.
Ora toccherà a Inzaghi gestire i
desiderata del presidente. Intanto, complice la prestazione
sotto tono di Menez, Torres
(che alle tv spagnole ha detto:
«Non sono qui per passare il
tempo, sono qui per lasciare il
segno. Ci sono tre partite questa settimana, il mister ha detto
che avremmo giocato tutti...»)
è destinato a partire titolare domani sera a Cagliari.
Il Milan, partita dopo partita,
sta definendo la propria identità. Molte pedine sono chiare
nella testa di Pippo Inzaghi:
Alex è il sole della difesa; i terzini non si toccano, perché Abate
è in gran forma e De Sciglio de-
ve ritrovarla; De Jong è troppo
prezioso per poterne fare a meno; Honda ed El Shaarawy hanno cucito addosso il ruolo di
esterni. Restano due ballottaggi, uno riguarda il portiere, destinato a sciogliersi presto (vedremo se domani Diego Lopez
si riprenderà il posto), l’altro —
proprio quello della prima
punta — è destinato invece a
durare. Per Inzaghi Menez è
una prima punta e come tale lo
vuole utilizzare; da esterno, invece, non rende altrettanto. Di
Neoacquisto
Fernando
Torres, 30 anni,
ex attaccante di
Atletico Madrid,
Liverpool e
Chelsea, veste in
rossonero dal 31
agosto scorso,
quando è
arrivato a Milano
in prestito
biennale (Ansa)
conseguenza ogni maledetta
domenica (o mercoledì) dovrà
litigarsi la maglia da titolare
con Torres. A meno che non
cambiare modulo, ma non
sembra in programma. Il rischio, però, è o di contraddire
Berlusconi o di far giocare poco
Menez, uno dei migliori in avvio di stagione.
Se la squadra di Inzaghi ha
l’Europa come obiettivo, la società guarda a Oriente. L’idea di
Barbara Berlusconi è esportare
Casa Milan in Cina, Giappone e
Dubai. Per lo sbarco in Cina i
rossoneri saranno aiutati da Richard Lee, il manager di Hong
Kong presente allo stadio, che
ieri ha visitato la sede. In sede
c’erano anche dirigenti della
Lawson, l’ultimo sponsor giapponese. Infine lady B oggi partirà per Dubai: oltre a porre le basi per Casa Milan, incontrerà i
vertici di Emirates. L’obiettivo è
firmare il rinnovo di sponsorizzazione entro due mesi.
Arianna Ravelli
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Gattuso lascia, poi ci ripensa: «Ma non faccio anche il presidente»
I tifosi lo convincono a restare all’Ofi Creta, squadra dove alcuni giocatori guadagnano 1.200 euro al mese
«Troppo facile allenare il
Milan». Seguendo questa specie di litania interiore Rino
Gattuso è andato a cacciarsi in
una serie di situazioni l’una
più contorta dell’altra.
A Sion si è gettato nelle
braccia di Christian Costantin,
la traduzione elvetica di Maurizio Zamparini, che dopo averlo
promosso giocatore-allenatore
lo ha esautorato in tempi rapidi. A Palermo (estate 2013) ha
abboccato alla corte di Zamparini, l’equivalente nostrano di
Dietrofront
Rino Gattuso, 36
anni, in Grecia da
giugno (LaPresse)
Costantin, con il risultato di finire a spasso dopo sei partite
di campionato. A Creta, ove si
trova tuttora e non certo per
sfruttare i bagni di mare fuori
stagione, stanno invece mettendo a dura prova la sua proverbiale resistenza.
In questo caso al presidente
di turno (Ioannis Kourakis)
non è mai passato per la testa
di esonerarlo. Anzi: ha rischiato lui stesso di essere esonerato dai tifosi dopo che, domenica sera, in coda alla sconfitta
con l’Asteras, la notizia delle
dimissioni dell’ex mastino rossonero aveva fatto il giro dell’isola in un amen.
«Troppo facile allenare il
Milan». Però stavolta a Rino il
sospetto di avere tirato troppo
la corda in questa sua quasi
masochistica ricerca dei percorsi di guerra da superare è
venuto eccome. L’Ofi, club con
la salvezza al posto dello scudetto come ragione sociale, sta
infatti vivendo una realtà romanzesca che i numeri posso-
MICHEL PLATINI
PARLIAMO
DI CALCIO
CON GÉRARD ERNAULT
“Il calcio è un amore che non prevede
tradimenti, separazioni, divorzi.
È un’eterna passione di baci e di lacrime.”
IN LIBRERIA E IN EBOOK
no soltanto parzialmente chiarire.
A Creta tutto deve infatti
quadrare con un milione di euro, salario dello staff tecnico
incluso, e ben 12 giocatori della
rosa guadagnano 1.200 euro al
mese, più o meno la soglia della sopravvivenza. Se poi gli stipendi vengono pagati quando
capita, ecco spiegate le dimissioni di Ringhio, stufo di metterci la faccia davanti ai suoi ragazzi.
A convincerlo a innestare la
retromarcia hanno provveduto
un sit in notturno sotto casa e
cinque ore di assedio ieri mattina al campo di allenamento: i
tifosi non volevano che se ne
andasse. Così, «dopo lunghe
discussioni con la dirigenza»,
il Nostro ha infine deciso di ritirare le dimissioni arringando
la folla: «Ricominciamo più
forti e uniti che mai ma io voglio allenare. Non sono qui per
fare il presidente».
Alberto Costa
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
52
Giorgio e Marina Pierini con grande tristezza sono vicini a Maria e ad Anna nel ricordo del
Dott. Vincenzo Maienza
caro e prezioso amico.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Alida e Giulio sono vicini ad Anna e alla signora
Maria nel ricordo del caro
Dott. Vincenzo Maienza
- Milano, 28 ottobre 2014.
Marco Pasetti con i figli Monica e Luca, ricorda
con stima e rimpianto il
Dott. Vincenzo Maienza
simbolo del vero Notaio di famiglia, e sono vicini
alla moglie, signora Maria, e a tutti i famigliari con
profondo cordoglio. - Milano, 27 ottobre 2014.
Partecipa al lutto:
– Il Consiglio di Amministrazione di Farmaceutici
Dottor Ciccarelli.
Pinuccio con Erminia, Francesca, Cristina e Paolo
si unisce al dolore di Maria ed Anna per la scomparsa dell’indimenticabile
Dott. Vincenzo Maienza
- Milano, 27 ottobre 2014.
Lodovico e Maria Teresa Isolabella partecipano
commossi all’immenso dolore di Maria, di Anna e
di tutta la famiglia Maienza, per la scomparsa del
Notaio
Dott. Vincenzo Maienza
affettuoso, generoso, amico di sempre.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Daniela Cafiero si stringe in un commosso abbraccio a Maria, Anna, Nicola e a tutta la famiglia
ricordando con affetto e gratitudine la nobile figura
del
notaio
Vincenzo Maienza
- Milano, 27 ottobre 2014.
Pino e Maria Vittoria Branca di Romanico sono
vicini a tutti i famigliari nel ricordo del caro amico
Giovanni Caproni di Taliedo
- Milano, 27 ottobre 2014.
Fabrizio e Mara Foresio partecipano commossi
al lutto della famiglia per la scomparsa del caro
amico
Giovanni Caproni
- Milano, 27 ottobre 2014.
Luigi Vita Samory è vicino con molto affetto alla
famiglia per la perdita di
Giovanni Caproni
- Milano, 27 ottobre 2014.
Il Rotary Club di Saronno partecipa al lutto della
famiglia Caproni e ricorda con l’affetto di sempre
il carissimo e validissimo socio
Giovanni
- Saronno, 27 ottobre 2014.
Giovanni Caproni di Taliedo
Partecipano al lutto:
– Achille e Giovanna Colombo Clerici.
Il 27 ottobre è mancato all’affetto della famiglia
e degli amici l’
Ammiraglio
Francesco Aliverti
Lo annunciano con profondo dolore i figli Giovanni
con Francesca, Maria Ines, Renata con Sandro, e i
nipoti Tommaso e Margherita.- I funerali si svolgeranno il 28 ottobre alle ore 15 a Lovere, nella chiesa di Santa Maria. - Lovere, 27 ottobre 2014.
È mancata all’affetto dei suoi cari
Marisa Candeo Lombardi
dama di Commenda, Ordine Equestre del Santo
Sepolcro di Gerusalemme.- Ne danno annuncio il
marito Giuseppe, i figli Marco con Irene, Paolo con
Francesca e Laura. - Milano, 27 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Vincenzo Cesareo.
– Gli amici dell’Ismu.
Siamo affettuosamente vicini a Paolo, Marco e a
tutta la famiglia per la scomparsa dell’adorata
mamma
Maria Luisa Candeo
Luca, Federica, Alberto e Riccardo.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Lo studio Lori e Associati, vicino al collega Dottore Paolo Lombardi partecipa con profonda commozione al grande dolore che lo ha colpito per la
scomparsa della sua mamma
Maria Luisa Candeo
- Milano, 27 ottobre 2014.
Francesco e Giuliana Bizzarri abbracciano con
affetto Antonella e Lavinia in questo triste momento e piangono la scomparsa dell’amico
Oscar
uomo generoso e di straordinaria umanità.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Francesco Caltagirone con Rita, Camillo, Tancredi e Carlotta si stringe ad Antonella e Lavinia per
la triste scomparsa del
Dott. Oscar Orefici
immenso amico di una vita.
- Roma, 27 ottobre 2014.
Laura, Pigi, Nicolò e Sofia si stringono ad Antonella e Lavinia ricordando con affetto
Oscar
- Milano, 27 ottobre 2014.
Ciao
Ezio
è stato un privilegio viaggiare con te.- Anna Mucci,
Andrea Chiesa, Giorgio Groppi, Andrea Stucchi.
- Milano, 26 ottobre 2014.
Ezio Savino
Partecipano al lutto:
– Giuliana Boirivant.
– Elisa Sorgenti.
– Mirella Cavicchi.
Mauro Crippa, Andrea Delogu e i colleghi della
Direzione Generale Informazione di Mediaset partecipano al dolore di Silvana Cherici per la perdita
del papà
Carlo Mozzi
amico di una vita mi mancherai tantissimo.- Sono
vicina a Lucia, Pietro e a tutti i tuoi cari.- Silvana.
- Ginevra, 28 ottobre 2014.
Gli amici di Banca Albertini Syz, Alberto, Giampaolo, Ernesto, Paolo, Flavio, Andrea, Tiziana, Angelo e Alberto ricordano con affetto
Carlo
Davide Bonelli, Mauro Marcheselli, Alfredo Castelli, Giulio Terzaghi e la redazione di Sergio Bonelli Editore ricordano con affetto e stima
- Milano, 28 ottobre 2014.
Antonio Terenghi
- Milano, 27 ottobre 2014.
L’Associazione Galileo 2001 per la libertà e la
dignità della scienza esprime commozione e cordoglio per la scomparsa del
Dott. Marino Massa
e sono vicini a tutta la famiglia.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Betti, Paola e Paolo, Laura e Mauro, Cristina e
Guido si stringono affettuosamente a Gianni per la
scomparsa del suo gentilissimo papà
Marino
- Milano, 27 ottobre 2014.
Sean Galluccio
Colleghi ed amici della Sezione di Milano Bicocca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sono
vicini a Daniele per la scomparsa del papà
Ivano Pedrini
- Milano, 27 ottobre 2014.
Prof. Tullio Regge
Gabriele con Maria piange l’amico carissimo
insigne scienziato e fisico teorico di fama internazionale nonché attivo propugnatore della corretta
informazione scientifica, bandiera dell’associazione di cui egli è stato tra i fondatori e Presidente
Onorario.- Ne danno testimonianza il Presidente
Ricci e il Consiglio Direttivo.
- Torino, 26 ottobre 2014.
compagno ingegnoso di studi, sogni, avventure.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Il Dipartimento di Scienze della Terra Ardito Desio dell’Università degli Studi di Milano partecipa
al dolore della famiglia Bortoluzzi per la prematura
scomparsa della
Lo annunciano i suoi cari.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Prof.ssa Luisa De Capitani
Professore Associato di Geochimica, collega amatissima ed esempio di professionalità e umanità.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Sabato scorso all’età di 89 anni si è spento
Franco Gandini
Ne danno l’annuncio i figli Maria Cristina e Luca,
il genero Lorenzo, la nuora Maria Rosaria ed i nipoti Francesco, Chiara, Matteo, Greta e Glauco.Un commosso saluto di ringraziamento a tutti
quanti partecipano al nostro lutto.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Carlo Maria e Marco Pinardi con tutti i familiari
ed i collaboratori di Analysis, Promotio e Brambilla
Titoli si stringono affettuosamente ad Alberto e famiglia nel momento della prematura scomparsa
dell’adorata mamma
Augusto Bianchi
Ugo Marchetti
Nada Ragazzi Polasek
Il funerale avrà luogo a Merano.
- Milano, 25 ottobre 2014.
È mancato all’affetto dei suoi cari il
dott. Vittorio Salvetti
Sono vicini a Delia i fratelli Bruno con Daniela, Mario con Franca, Lilia con Gianandrea, Giorgio con
Nicoletta e i nipoti Andrea, Anna, Sara, Giorgio,
Davide, Marilanda, Leopoldo, Elisabetta, Ottavia,
Andrea. - Milano, 27 ottobre 2014.
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Corriere della Sera
Gazzetta dello Sport
PER PAROLA:
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO:
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 300,00
Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti:
€ 258,00
Luigia Brizzolari Orsini
Filippo Crivelli e suo fratello Giacomo con Susi,
Giulia e Martina ricordano sempre con tanto affetto
Giulia Crivelli
a cinque anni dalla scomparsa.- Una Messa sarà
celebrata nella parrocchia di San Babila mercoledì
5 novembre alle ore 18.30.
- Milano, 28 ottobre 2014.
2004 - 2014
Giordano Caprara ricorda, con immutato rimpianto, l’amico
Dott. Antonio Ceola
già Presidente di Interbanca, uomo di grandi virtù
umane e di capacità manageriali.
- Milano - Padova, 28 ottobre 2014.
"Vivere nel cuore di chi resta e non morire mai".
Ricorderemo
Luigina Maggi Abelli
Il figlio Eugenio con Giulia, Marco e Martina, il
fratello Ottokar con Marilena, Valentina, Stefano e
Laura, la cugina Annalisa con Alberto ed i parenti
tutti annunciano con dolore la scomparsa di
SERVIZIO
ACQUISIZIONE NECROLOGIE
È mancata
Carlo Talamo
- Milano, 24 ottobre 2014.
- Muggiò, 27 ottobre 2014.
- Milano, 27 ottobre 2014.
Lo ricordano con affetto le figlie Chiara e Cecilia
con la mamma Bianca e gli adorati nipoti Lorenzo
e Riccardo. - Roma, 28 ottobre 2014.
Silver, con tutta la redazione di Lupo Alberto,
piange la scomparsa dell’amico e maestro
I direttori ed i colleghi di News Mediaset, Studio
Aperto, Tg4 e Tgcom24 esprimono sincero cordoglio a Silvana per la scomparsa del caro papà
Barbara e Rodolfo abbracciano l’amico Gianni
per la scomparsa del caro papà
Massimo Somigli
Il Direttore e la Redazione di Io Donna si stringono a Gabriella Canevari Galluccio nel dolore per
la perdita del padre
- Cologno Monzese, 28 ottobre 2014.
Luigi
- Milano, 27 ottobre 2014.
È mancato lo scorso 24 ottobre improvvisamente
e serenamente
- Milano, 27 ottobre 2014.
Antonio Terenghi
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Serafino Franzosi
- Milano, 28 ottobre 2014.
Sgomenti, addolorati e increduli dopo una vita
passata insieme, Gastone, Cristina, Federica, Filippo e Agentrix tutta, sono vicini a Andrea, Fabio,
Mimma e Luciana in questo momento di immenso
dolore per la perdita dell’amato
Luigi Cherici
Patrizia, Gaelazzo e gli amici di Société Générale
si stringono ad Alessandro e a tutta la famiglia partecipando con affetto al dolore per la perdita del
padre
con una Santa Messa il 29 ottobre ore 11,15 presso
la chiesa del Cimitero Monumentale.- Liliana.
- Milano, 28 ottobre 2014.
Diritto di trasmissione:
pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni è subordinata
al pagamento con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30
giovedì/venerdì 14/17.30 fax 02 25886632
e-mail: fatturazione.necrologie@rcs.it
Servizio sportello da lunedì a venerdì
Milano: Via Solferino 36 orario continuato dalle 9 alle 17.45
Carlo
e
Luisa Bandini
sempre vicini.- Anna Laura, Giulio, Giuseppe.
- Milano, 28 ottobre 2014.
28 luglio 2014 - 28 ottobre 2014
Rinaldo Lovato
Ciao indimenticabile cognato.- Il ricordo della tua
bontà e generosità ci accompagnano ogni giorno.Riposa sereno.- Norma e Loredana.
- Milano, 28 ottobre 2014.
Da venticinque anni
Marco Paggi
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Valentina e Paola li abbracciano idealmente tutti.
- Arezzo, 28 ottobre 2014.
Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
SPORT
Verso Napoli-Roma
Giallorossi in trasferta senza tifosi
squadra di Garcia la trasferta al San Paolo.
All’insegna della prudenza anche la scelta
dell’orario in cui è stata fissata la partita: non in
notturna ma alle 15. E in linea con
quest’orientamento improntato alla cautela sta
prendendo corpo l’ipotesi di far viaggiare la Roma
in aereo, anziché in treno, come è d’abitudine. Per il
pernottamento tra venerdì e sabato, poi, potrebbe
essere scelto un albergo diverso da quelli del
lungomare dove solitamente alloggiano le
squadre: probabilmente ci si orienterà fuori città.
Temuto da quella sera del 3 maggio in cui l’ultrà
giallorosso Daniele De Santis sparò al supporter
partenopeo Ciro Esposito (che morì dopo 53
giorni), sabato arriverà il momento in cui il
calendario metterà di fronte Napoli e Roma. Non i
tifosi delle due squadre, però, perché già da tempo
l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive del
Viminale ha deciso di vietare ai sostenitori della
Frasi anti-Thohir
L’Inter aspetta
che Ferrero
venga deferito
Il Gala per ora salva Cesare, l’Inter deciderà il destino di Roberto
MILANO Domani arriva a San
ieri, quinto giorno di notizia
censurata) riusciranno a fargli
amare meno l’Inter. A
SportMediaset ha spiegato:
«Abbiamo vinto; quindi sono
molto contento. Ho vissuto la
partita con lo stato d’animo di
un tifoso e di uno che fa
ancora parte dell’Inter. Perché
io faccio ancora parte
dell’Inter». Nelle difficoltà
legate alla traduzione, ai siti
indonesiani, che ne hanno
ospitato le parole, alle riunioni
di lavoro, Erick Thohir ha
ribadito la fiducia nei
confronti di Mazzarri (nella
foto): «Ho già spiegato e
ribadito più volte quanto creda
nel lavoro del nostro allenatore
e della squadra, in questo
progetto. I risultati sono
importanti e sono molto
contento della vittoria di
domenica; la squadra ha
giocato con determinazione e
con cuore. Mi auguro di dare
continuità a questo tipo di
gare».
Scotta la panchina di
Cesare Prandelli. Il Galatasaray
sta vivendo un momento nero:
mercoledì ha rimediato quattro gol dal Borussia Dortmund
in Champions League, domenica ne ha presi altrettanti in
casa del Basaksehir, neo promossa dal nome impronunciabile. Dalla maledetta partita
con la Costa Rica, nell’inferno
brasiliano di Recife, la stella
dell’ex c.t. non brilla più. Una
sorta di maledizione che ha
colpito anche un altro allenatore dal passato azzurro, Roberto
Donadoni. Il tecnico bergamasco, da qui a sabato sera contro
l’Inter, si gioca il Parma dopo
averlo portato l’anno scorso sino all’Europa, svanita in maniera beffarda e per responsabilità societarie.
Prandelli, eliminato dal
Mondiale al primo turno, ha
scelto la Turchia per rilanciare
se stesso e appagare la voglia
sentire tutti i giorni il profumo
dell’erba sul campo. Ma è stato
tradito da Unal Aysal, il vecchio
presidente, che al momento
dell’ingaggio con contratto
biennale gli aveva promesso
«una squadra in grado di puntare allo scudetto della quarta
stella e a ben figurare in Champions League». Ma certi discorsi se li è portati via il vento: l’argentino Balanta e il tedesco Podolski sono rimasti sogni di
mezza estate e Prandelli si è accontentato di Dzemaili e Pandev, pagati poco (due milioni)
e a rate. E siccome i guai non
vengono mai da soli, Aysal ha
scelto di non ricandidarsi, così
Cesare è rimasto solo. Un tecnico italiano in una realtà esplosiva. Il Gala è una polveriera. I
tifosi sono inferociti e i giocatori litigano tra di loro e non ricevono lo stipendio da mesi
(cinque, pare).
Il Galatasaray è in piena recessione: fuori rosa ci sono oltre 15 giocatori, il monte ingaggi è fuori controllo e con la
mancanza di soldi e risultati
non è facile gestire tensioni e
umori. Snejider, la stella del
gruppo, l’uomo che ha permesMILANO
In azzurro
Cesare
Prandelli (in
alto), 57 anni, è
stato c.t. della
Nazionale dal
30 maggio
2010 al 24
giugno di
quest’anno,
quando si
dimise dopo la
sconfitta con
l’Uruguay
che sancì
l’eliminazione
dell’Italia dal
Mondiale
Roberto
Donadoni (qui
sopra), 51 anni,
ha guidato la
Nazionale dal
giugno 2006 al
26 giugno
2008.
Donadoni
prese il posto di
Marcello Lippi,
c.t. campione
del mondo nel
2006, e, due
anni dopo,
glielo restituì
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’Italia cerca rinforzi
nelle miniere del Pacifico
Un maori e un figiano tra gli azzurri del rugby
Quando il futuro reverendo
William Webb Ellis agguantò la
palla con le mani e iniziò a correre sul prato della scuola di
Rugby in un pomeriggio d’autunno del 1823, non poteva immaginare che il gioco che stava
«inventando» avrebbe trovato i
suoi migliori interpreti tra le
isole del Pacifico. Sono pochi
figiani, tongani, samoani e maori, meno di due milioni, ma
nel rugby sono ricercatissimi e
ormai presenze fisse nelle
f.b.
3
i test dell’Italia
nel mese
di novembre
contro Figi (l’8),
Argentina
(il 15) e
Sudafrica (il 22)
squadre di mezzo mondo, nazionali comprese.
L’Italia, che a novembre tenterà di uscire dal tunnel nel
quale si è infilata dopo il suo
miglior Sei Nazioni (2013, da
allora una vittoria e 13 sconfitte), ne ha appena arruolati due,
Kelly Haimona, 28 anni, maori
di Rotorua (Nuova Zelanda),
centro-apertura di 114 chili, e
Samuela Vunisa, nato a Suva,
nelle Figi, il 19 agosto ‘88, terza
linea di 113 chili. Giocano con le
Serie A
9ª giornata
Le quote Snai
Oggi
1
X
2
Ore 20.45
Sassuolo-Empoli 2,20 3,20 3,40
(Orsato)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Prandelli e Donadoni a rischio
i giorni tormentati degli ex c.t.
Domani la Sampdoria
Siro la Sampdoria (imbattuta)
e l’Inter sta valutando la
possibilità di un’azione nei
confronti del presidente
Ferrero, dopo quanto ha detto
in tv («Moratti, caccia il
filippino»). Il club nerazzurro
non pensa a una querela, ma si
aspetta il deferimento. Chi ha
seguito con grande
partecipazione la partita di
Cesena è stato Massimo
Moratti. Nemmeno i metodi di
Thohir e della sua squadra
(nessuna traccia del famoso
comunicato dell’uscita dal club
sul sito nerazzurro nemmeno
Ancora, comunque, non è stata presa una
decisione definitiva, che spetta unicamente alla
Roma, anche se ovviamente i dirigenti giallorossi
sono in continuo contatto con i responsabili
dell’ordine pubblico. «Sappiamo che per le
peculiarità che presenta, questa non è una partita
come le altre — dice il questore di Napoli Guido
Marino (foto) — ma sapremo come affrontare un
evento del genere».
53
Mia Hamm La calciatrice del secolo nel Cda
Domani
Ore 20.45
Atalanta-Napoli
(Damato)
Cagliari-Milan
(Doveri)
4,00 3,40 1,95
3,40 3,40 2,10
Fiorentina-Udinese 1,75 3,50 5,00
(Massa)
Genoa-Juventus 7,50 3,85 1,50
(Mazzoleni)
Inter-Sampdoria 1,83 3,50 4,50
(Russo)
Palermo-Chievo 2,00 3,30 3,80
(Peruzzo)
Roma-Cesena
(Tommasi)
1,20 6,50 14,00
Torino-Parma
(Rocchi)
2,00 3,30 3,85
Giovedì
Ore 20.45
Verona-Lazio
(Irrati)
3,10 3,30 2,30
Fonte: Snai - Dati: Monica Colombo CdS
SASSUOLO
EMPOLI
4-3-3
4-3-1-2
47 Consigli
28 Bassi
11 Vrsaljko
23 Hysaj
26 Terranova
26 Tonelli
15 Acerbi
24 Rugani
31 Peluso
21 Mario Rui
33 Brighi
88 Vecino
4 Magnanelli
6 Valdifiori
19 Taider
11 Croce,
25 Berardi
27 Zielinski,
99 Floccari
20 Pucciarelli
7 Maccarone
17 Sansone
Arbitro: ORSATO di Schio
Tv: ore 20.45 Sky Sport 1 HD, Sky Calcio 1 HD
Classifica
È sempre più
una Roma Usa
di Luca Valdiserri
Un bomber da 158 gol in Nazionale per la
Roma. È Mia Hamm (a destra), 42 anni,
bicampionessa olimpica, nella lista Fifa dei
125 giocatori viventi che hanno fatto la storia
del pallone. Entra nel Cda, da cui escono l’a.d.
Fenucci (andrà al Bologna?) e l’ex presidente
DiBenedetto. Figlia di militari, Mia conobbe il
calcio da bambina a Firenze. Mattel ha usato la
sua immagine per la Barbie calciatrice.
JUVENTUS
ROMA
UDINESE
SAMPDORIA
LAZIO
MILAN
NAPOLI
INTER
GENOA
VERONA
22
19
16
16
15
15
14
12
12
11
Serie B
so a Prandelli di battere il Fenerbahce nel vero derby di
Istanbul, ha ricevuto una parte
degli arretrati. Una mossa che è
servita a calmare Wes, ma ha
fatto inferocire l’anima turca
del gruppo, ai ferri corti anche
con l’altro straniero leader del
gruppo, l’irrequieto Felipe Melo. Prandelli è in mezzo a questo pandemonio. Seduto sopra
un vulcano. Il nuovo presidente
Duygun Yarsuvat, che si è appena insediato e resterà in carica
solo sino a maggio, ha deciso
di confermarlo contro il parere
di molti dirigenti e della piazza
e per aiutarlo gli affiancherà
Hasan Sas, un dirigente che resterà vicino alla squadra. PranZebre di Parma e un anno fa
erano a Calvisano, non hanno
parenti italiani, ma placcano e
vivono da noi da tre anni e questo per le regole del rugby basta
per essere «eleggibili». E il c.t.
Jacques Brunel non si è fatto
sfuggire l’occasione.
Haimona è forse l’unico maori vivente privo di tatuaggi ma
assicura che prima o poi se ne
farà uno gigantesco sulla schiena. In Italia ha segnato valanghe di punti e venerdì una sua
meta ha permesso alle Zebre di
vincere in Coppa a Brive, in
Francia. Pare che, fuori dal
campo, dimentichi qualsiasi
cosa, ma quando si getta nella
mischia il discorso cambia. Vunisa tifa Inter e racconta di essere, nonostante la stazza, un
magnifico ballerino.
Brunel, che un figiano in azzurro lo ha già convocato (Manoa Vosawai), si augura che la
8
gol incassati
dal Galatasaray
di Prandelli
nelle ultime
due partite
delli domenica sera era abbattuto ma, a differenza di quanto
fece il 26 giugno dopo la sconfitta contro l’Uruguay, non darà
le dimissioni. Ha scelto di resistere e proverà a raddrizzare la
baracca. Venerdì è in programma un altro esame alla telekom
Arena contro il Kasimpasa, sesto in classifica, con un punto
in meno del Gala. Vincere è
un’urgenza non più differibile.
Anche Donadoni non può
più sbagliare. Ma prima di
prendersela con lui, i suoi dirigenti farebbero bene a guardare che tipo di squadra gli hanno messo a disposizione.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
coppia riesca a dare la scossa a
una squadra da oltre un anno
alla ricerca di se stessa. Senza
farsi troppi problemi di coscienza perché nelle miniere
del Pacifico chiunque va in cer-
Esordienti
Kelly Haimona,
28 anni, e
Samuela
Vunisa (in alto),
26 (Fama)
FIORENTINA
CAGLIARI
TORINO
EMPOLI
SASSUOLO
ATALANTA
CESENA
PALERMO
CHIEVO
PARMA
10
8
8
7
7
7
6
6
4
3
11ª giornata
Ieri
BOLOGNA-TRAPANI
Oggi, ore 20.30
BARI-PESCARA (Chiffi)
BRESCIA-CROTONE (Aureliano)
CARPI-TERNANA (Minelli)
CATANIA-ENTELLA (Fabbri)
CITTADELLA-LIVORNO (Ghersini)
FROSINONE-VARESE (Nasca)
PERUGIA-AVELLINO (La Penna)
SPEZIA-LATINA (Saia)
VICENZA-MODENA (Ripa)
LANCIANO-PRO VERCELLI (Sacchi)
2-1
Classifica
BOLOGNA*
21
CARPI
18
FROSINONE
18
TRAPANI*
18
LIVORNO
17
SPEZIA
16
PERUGIA
16
AVELLINO
16
LANCIANO
15
BARI
15
PRO VERCELLI
14
*una partita in più
MODENA
12
BRESCIA
11
ENTELLA**
11
VARESE (-1)
11
TERNANA**
10
VICENZA
10
PESCARA
9
CITTADELLA
9
CATANIA
9
LATINA
8
CROTONE
7
**una partita in meno
ca di talenti. L’Inghilterra, che
ha 700mila giocatori, ne schiera tre in nazionale: i fratelli Billy e Mako Vunipola e Manu
Tuilagi, samoano con cinque
fratelli rugbisti. E a novembre
potrebbe aumentare il «contingente» con Semesa Rokoduguni, un figiano che nessuno
aveva mai preso sul serio come
giocatore a Suva e dintorni. Anche per questo a 19 anni Semesa si arruolò nell’esercito di Sua
Maestà. Con la divisa delle Royal Scots Dragoon Guards ha
combattuto in Afghanistan e si
è segnalato nei tornei militari
guadagnandosi un contratto
con il Bath e la chiamata del c.t.
Stuart Lancaster, che ha deciso
di offrirgli un’altra divisa, bianca con una rosa rossa sul cuore.
Domenico Calcagno
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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di Maria Volpe
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tra Al Pacino
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n cast stellare. Stasera
va in onda il film con Al
Pacino (foto) ed Helen
Mirren. Lui è Phil Spector
(doppiato da Giancarlo
Giannini), geniale
produttore musicale e
inventore del Wall of
Sound, che viene accusato
dell’omicidio della giovane
attrice Lana Clarkson. Tra
gli avvocati chiamati a
difendere il producer c’è
anche Linda Kenney Baden
(Helen Mirren). Durante le
fasi del processo, tra i due
protagonisti si crea una
strana e complicata
relazione.
Phil Spector
Sky Cinema 1, ore 21.10
Giannini ospita
Landini e Meloni
S
tasera con Massimo
Giannini si parla delle
due anime del Pd (una alla
Leopolda, l’altra in piazza a
Roma) e della legge di
Stabilità. Tra gli ospiti
Maurizio Landini, Claudio
Lotito, Giorgia Meloni.
Ballarò
Rai3, ore 21.05
Floris e la lettera
di Padoan
L
a nuova manovra del
governo alla luce della
lettera che Padoan,
ministro delle Finanze, ha
inviato alla Ue. Si parla
anche di Pd e Cgil. Tra gli
ospiti di Floris, Brunetta
(FI), Anna Ascani (Pd),
l’economista Vincenzo
Visco, Antonio Polito.
Di Martedì
La7, ore 21.10
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Corriere della Sera Martedì 28 Ottobre 2014
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Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Ora anche Italia 1 ha il suo «Kazzenger» tra alieni e stregonerie
Vincitori e vinti
I
talia 1 ha il suo Kazzenger, ha il suo spazio
«dove la scienza è a suo agio come un pupazzo di neve in un altoforno». Si chiama «Adam
Kadmon. Rivelazioni», un programma smanioso di rivelare «tutto quello che i poteri
occulti vogliono nascondere e che cercherà di farci
aprire gli occhi su verità scomode e sulle teorie del
complotto...» (domenica, ore 21.30).
L’operazione è un po’ più raffinata di Kazzenger,
perché il misterioso personaggio che si cela dietro
la figura di Adam Kadmon, sedicente esperto di
teorie esoteriche e dell’occulto, studioso di nume-
REPORT
Milena Gabanelli
Vince l’inchiesta di Rai3: per
Gabanelli, 8,7% di share e
2.063.000 spettatori
RIVELAZIONI
Adam Kadmon
Per i misteri di Kadmon su
Italia1 ci sono 987.000
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il suo contesto ideale), per approdare infine a Italia
1. Nella Cabala ebraica, Adam Quadmon rappresenta l’uomo universale, uno dei cinque mondi
primordiali. Simbolicamente esprime l’unità, il
principio, la potenza, la stabilità, la continuità.Nel
suo programma di rivelazioni, Adam Kadmon cerca di tornire i suoi predicozzi con un che di letterario che ne accresce solo l’effetto Kazzenger. Ovviamente esiste un «A. K. Official Fans Website», dove
si possono acquistare libri, t-shirt, dvd e ricevere
infine l’abbraccio del misterioso titolare.
rologia, si butta anima e corpo sulle prove dell’esistenza degli alieni, sui complotti mediatici, sulla
misteriosa morte di Robin Williams, così carica di
coincidenze da far pensare al peggio, sulle società
segrete, sull’Opus Dei e sulla Massoneria, sugli
alieni (ancora?) che avrebbero costruito le piramidi, ma solo per prenderne le distanze, per mettere
a nudo la nostra creduloneria. Adam Kadmon usa
un metodo molto praticato in politica: essere insieme di lotta e di governo.Ma chi è Adam Kadmon? Appare per la prima volta in rete nel 2005.
Quattro anni dopo collabora con «Lo zoo di 105» (è
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Martedì 28 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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