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Bracchi - Distretto culturale della Valtellina

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55. Il profumo inebriante della terra: Valgella e Fracia
Remo Bracchi
Dalle pietre sgronderà la dolcezza (foto: L. Arzuffi)
Provincia di Sondrio
Distretto Culturale della Valtellina - Fondazione di Sviluppo Locale - via Piazzi, 23 - 23100 Sondrio (SO) - Tel. +39 0342 358708 - Fax +39 0342 518287 - [email protected]
Valgella
Risalendo la corrente dell’Adda, dopo San Giacomo di Tresenda la valle si allarga. «La statale costeggia la zona di viticoltura pregiata
del Valgella, posta su terrazzi più ampi e meno
ripidi; ai suoi piedi si distende sul piano l’agglomerato sparso di Valgella (368 m - 151 ab.
- Comune di Téglio); in alto si profila la torre
di Téglio)», detta de li Béli miri “dalle visioni
mirabili”, sprofondate nell’azzurro terso (Gianasso, 2000, p. 237). Benché nella pronuncia
popolare il toponimo venga, in modo arbitrario, scisso in Val Gella, la sua formazione e
il suo significato ricalcano il corrispondente appellativo comune italiano “vallicella”.
I derivati dal latino vallis (REW, 19683, n. 9134;
DTL, 19612, pp. 557-561; Pellegrini, 1990, p.
206) formano uno dei raggruppamenti più rappresentativi non soltanto per descrivere le particolarità del terreno, riccamente frastagliato
del nostro ventaglio geografico, ma anche dal
punto di vista lessicale, per mostrare la straordinaria possibilità di variazione nella tessitura
delle parole: Valle diffuso ovunque, Valletta
località presso Traona, Valletto monte della
Valle di San Marco, Vallaccia a Trepalle, Vallaccio in Val di Rèzzalo oltre Frontale, Vallecetta montagna sopra Piatta, Vallone torrente
di Traona, Vallaro promontorio della Valle di
Fraele, Valàr a Semogo e a Sondalo, Valéira,
Valléna in varie parti, Alpe de Valéni sopra Tirano, Vallesegna località presso Gallivaggio,
Vallate frazione di Civo, Valgella località sotto
Teglio e affluente del Presio, Valgello località
della Val Caronella, nel Sondalino al Varśgèl
breve avvallamento che ha origine fra piàz
Martìin e piaz Vidàal e giunge fino all’Adda,
Vargèl e Vargelàsc in territorio grosino, varianti
nate dalla dissimilazione delle due l-l originarie (IT, 1971 ss., 14, p. 144), Valegìna in fon-
do alla Val Tartano (Sertoli, 1955, pp. 132-134)
formazione diminutiva col riflesso del suffisso
composito -ĭc-īna; talora con perdita della prima sillaba per il dileguo della v intervocalica
nei nessi sintattici l’Al a Semogo e a Piatta,
Alècia in Valfurva, Léira lungo la strada che
da Bormio conduce a Piatta, nei documenti
antichi Valeyra da vallāria, Lècia ancora trascritta Vallaccia nelle carte d’archivio fino al
sec. XIX, con le vicine Lecìna e Lecióna, tutti
maggenghi di Piatta, Liglia valletta a San Pietro e Marcellino sopra Bormio, lungo la strada per il 2000, da *vallicŭla, Alulìn e Luléta
o l’Uléta (IT, 1971 ss., 6, p. 55), coi rispettivi
suffissi compositi -ul-ino e -ul-etta, l’Aolìn, e
forse anche Anulìn sopra Santa Maria Maddalena per dissimilazione, Val Lìa distaccamento della Valdidentro lungo il solco del Viòla,
da *vallīva con segmentazione arbitraria.
Nelle valli la luce e le ombre giocano tra loro,
con prevalenza ora dell’una ora dell’altra,
di mano in mano che la parabola del sole va
compiendo il suo arco, fino portare a termine la saracinatura dei grappoli, ai quali imprimono le variegate striature dell’iride.
Nelle notti più lucide si allungano nelle valli i
riflessi della luna. Scrive il pittore Pietro Ligari:
«Parlando genericamente il piantare le viti ed
ogni altra sorte di piante si deve fare nelli tre
o quattro giorni di luna sino al decimo, così
ancora il provanare non solo le viti, ma ancora moroni ed ogni virgulti nascenti dal piede
di essi ed altre specie di arboree piante, quali
corricati cautamente in fossatelle profonde circa due palmi e ricoperte di poi di buona terra
cacceranno abondanti radici, lasciandole sortire fuori di terra due occhi nel forte più che
sarà possibile e questi nel termine di due anni
saranno atte a trapiantarsi, ove piacerà» (Sozzani, 1988, p. 76).
Provincia di Sondrio
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Fracia
Anche la striscia di terra denominata Fracia,
presso Chiuro (Sertoli, 1955, p. 59), dalla quale prende la propria denominazione ufficiale il
vino omonimo, rifletterebbe la tipologia del declivio vignato, disposto a gradoni. Prodotto nei
vigneti della Fiorenza, è un vino rosso rubino,
vivace, che si armonizza spontaneamente con
le salse che accompagnano gli arrosti, i bolliti,
le trotelle, i legumi e le uova. Il conoide di terra
denominato da una misteriosa donna si iscrive
nella più vasta zona viticola «tutta a D.O.C. che
inizia alla Sassella, prima di Sondrio e prosegue
sino al comune di Tresivio, per riprendere dopo
Chiuro con la zona della Fracia e del Valgella.
Di questi vini è stato scritto: «Sono tra i migliori
d’Italia. Pare che il nostro divino sole, prima di
sparire oltre le latitudini dove alligna la millenaria vite, voglia dare sorrisi e grazia, sostanziando di nerbo e profumo i vini venuti sulle
pendici alpine che i buoni e forti valtellinesi
rendessero a civiltà agraria (...) è il nobilissimo vitigno Nebbiolo che si alleva benché cambi
localmente nome e divenga chiavennasca...,
che dà quei magnifici vini Inferno, Sassella,
Grumello, Fràcia che sono onore e fortuna della bella Valtellina... Splendidi vini d’arrosto,
nei quali il profumo sottile e soave si armonizza così bene coi componenti della massa; non
eccesso di corpo, non pesantezza, non troppa
intensità di colore» (Gianasso, 2000, p. 235).
Non è più noto alla coscienza dei parlanti il
significato del toponimo Fréita nell’alta valle
e di Fràita cascina in Val di Rezzo, entrambe
varianti di Fracia in Val Grosina, Fracia in Val
Tartano, le Fracce in Val del Bitto di Gerola,
Fragia località vitifera di Teglio, tutti ricavati
da un originario sintagma latino fracta (sĭlva)
“bosco tagliato”, riflesso nell’appellativo bresciano (valle del Garza) frata “campo con
contorno di bosco, di solito un castagneto” (o
anche da qualche altra combinazione con un
diverso determinativo sottinteso, quale rūpes
“roccia” o aqua nel senso rispettivamente di
“balzo, dirupo, cengia” o di “cascata”, “acqua dal corso spezzato” (cfr. la celebre Acquafràgia cascata tra Chiavenna e Piuro), o ancora da altri binomi scioltisi nel tempo, del tipo
di quelli che si riscoprono nel lombardo fracia
“sostegno che innalza le acque del fiume per
irrigazione”, nel ticinese fracia “riparo di rami
intrecciati, terrapieno o massicciata contro il
torrente”), Fraio valle fra Mazzo e Grosotto,
forse anche in Franscia località in Val Malenco, con nasale infissa, e nel collettivo Fraciscio
fascia di terra e torrente nel comune di Campodolcino, dal latino *fractĭcius “rotto, sminuzzato”, cervarese fratticciu “reticolato di
canne”, siciliano sfrattari “disboscare” (REW,
19683, n. 3466; e cfr. REW, 19683, n. 3472: fragium “frattura”; Sertoli, 1955, pp. 58-59; DTL,
19612, pp. 234-236; Pellegrini, 1990, p. 245).
Ogni senso è rapito: vista, odorato, gusto (foto: L. Arzuffi)
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L’appellativo comune passò anche a indicare una “siepe” di ramaglie ammonticchiate alla bell’e meglio, per chiudere una
proprietà o per difendere un bosco tenso.
«L’impianto e la coltivazione della vigna in piano era relativamente semplice. Si scavavano in
primavera nel terreno ben concimato i fossati
paralleli e vi si disponevano in filari le barbatelle col loro paletto di sostegno. Le pianticelle
venivano poi tagliate e potate a diverse altezze per quattro anni e al quinto cominciavano
a produrre l’uva. Ben più complessi si presentavano l’impianto e la coltivazione del ronco.
In questo caso occorreva costruire sul
declivio i terrazzi coi muretti a secco di sasso
e alle operazioni normali di potatura, pulitura e insediamento della vite si aggiungevano
non solo quelli di zappatura e rizappatura del
terreno, ma il continuo rifacimento dei muri,
la continua rimessa della terra sui terrazzi, da
dove scivolava per effetto della pendenza e
dell’acqua, e il trasporto a spalla del concime»
(Sozzani, 1988, p. 74; inoltre, in questa raccolta cfr. la scheda curata da Diego Zoia, Le opere dell’uomo nel paesaggio della Valtellina. I terrazzamenti, gli
interventi legati alla coltivazione della vite,
le altre trasformazioni del territorio, n. 2).
Fonti edite e bibliografia citata
Si rimanda alla scheda n. 3.
© Copyright 2014 by
Distretto Culturale della Valtellina, Associazione culturale “Ad Fontes”, autori di testo e fotografie
La riproduzione della scheda è consentita, con il vincolo della completa citazione della fonte:
scheda n. 55 pubblicata online in: www.distrettoculturalevaltellina.it
nell’ambito di Az. 1: “Percorsi per la valorizzazione del paesaggio dei terrazzamenti del versante retico”
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