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Approfondimento - Cinema Bellarmino

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Le lobby fanno l’Europa e ora un film lo
racconta
Un film che parla di un tema inedito: la forza delle lobby nell’Unione Europea. The Brussels
Business racconta di un mondo oscuro e ignorato dai giornali. Riunioni in località segrete a cui
prendevano parte personalità delle società più importanti d’Europa, fra cui si scorgono, nelle “foto
di famiglia”, Umberto Agnelli e Carlo De Benedetti.
Francesca Micheletti
Parole chiave:
lobby / ue / cinema / Bruxelles / lobbying / paura
Argomenti:
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BRUXELLES - C’era il tutto esaurito a Bruxelles per l’attesissima prima del film “The Brussels
Business”, un “docu-thriller” – nella definizione dei suoi registi – sull’universo nascosto del
lobbying nella capitale europea. Accanto alla platea degli habitués, giovani cinefili dall’occhiale
sovradimensionato e la felpa multicolore, si intravedeva qualche giacca e cravatta, lobbisti,
portaborse e funzionari di vario grado, accorsi per curiosità. O perché, c’è da scommetterci, qualche
capo li aveva mandati ad assicurarsi che il film non presentasse rischi di immagine.
In effetti, un film dedicato interamente ai lobbisti che popolano i corridoi delle istituzioni
europee non l’aveva ancora girato nessuno. Forse per la convinzione che i lobbisti del Vecchio
continente non abbiano lo stesso fascino del protagonista del celebre film americano Thank you for
Smoking. O forse perché l’Unione europea – come hanno raccontato i registi stessi – è un soggetto
che scoraggia immediatamente qualsiasi produttore. Bisognava attendere che il belga Matthieu
Lietaert, dopo anni di ricerca sui meccanismi di lobbying europeo al prestigioso European
University Institute di Firenze, decidesse che la sua tesi di dottorato non meritava di marcire sugli
scaffali. E così, in collaborazione con il documentarista austriaco Friedrich Moser, ne ha fatto un
film.
The Brussels Business è un tentativo interessante. Non è un film che tiene col fiato sospeso,
nonostante delle soluzioni convincenti a livello di regia e colonna sonora: musica incalzante e
inquadrature ad effetto, come quando il protagonista del film, un lobbista del settore finanziario, si
aggira di notte per un inquietante quartiere europeo deserto e piovoso, a bordo di una macchinona
nera e con il Blackberry a portata di mano.
Merita apprezzamento il grosso lavoro di documentazione, che traspare ad esempio
dall’utilizzo delle immagini d’archivio, come le scene dai summit europei degli anni Ottanta, in
cui si intravede sfilare davanti alle telecamere anche un Craxi impettito. Affascinanti i resoconti
delle primissime riunioni – di cui una alla Scala di Milano – della potente European Roundtable of
Industrialists (ERT), club della grande industria d’Europa, costituitosi agli albori degli anni ottanta
e ben deciso a dettare le sue regole nella nascente costituzione del Mercato Unico. Riunioni –
prenotate con due anni d’anticipi in località segrete – a cui prendevano parte personalità delle
società più importanti d’Europa, fra cui si scorgono, nelle “foto di famiglia”, Umberto Agnelli e
Carlo De Benedetti.
A guidare lo spettatore nell’intricato mondo delle lobby sono due figure antitetiche. Due
giovani approdati nella capitale europea negli anni Novanta, per imboccare poi direzioni opposte.
Uno, Olivier Hoedeman, è passato da ambientalista ad attivista di un’associazione che vigila
sull’operato delle lobby. L’altro, Pascal Kerneis, è managing director dello European Services
Forum (ESF), il gruppo di pressione che rappresenta l’80% dell’industria dei servizi (ad esempio
finanziari e assicurativi) in Europa. Un turnover che da solo vale la metà del Pil della Ue, afferma
lui all’inizio del film, con un sorriso che a fatica nasconde un senso di superiorità.
Pascal, simpatico nel suo dinamismo ed entusiasmo per una professione che sembra amare in
maniera genuina, è perfetto nel suo ruolo di lobbista che non conosce orari, passa con nonchalance
da Bruxelles a Jakarta e rimane intrappolato in hotel a Seattle nel 1999, quando prende avvio il
movimento no-global. «Ma che vogliono, io sto solo facendo il mio lavoro!» esclama con la stizza
di chi è impossibilitato ad andare in ufficio per uno sciopero. Un adagio condiviso da molti colleghi
. «Non sono altro che un facilitatore», si autodefinisce, mentre la telecamera lo segue fra
champagne e tartine ai cocktail dei think tank più influenti di Bruxelles, come la cena annuale di
Friends of Europe.
In conclusione, il film ha il merito di avviare una riflessione sulla scena del lobbying attorno
alle istituzioni Ue. Complice la materia complessa, tuttavia, non arriva a spiegare appieno ad un
pubblico “vergine” quali siano i meccanismi di base che sono il pane quotidiano dei rappresentanti
di interesse europei. E, nonostante gli sforzi bipartisan, cede un po’ troppo alla tentazione di
dipingere il lobbista come un “cattivo” dal potere incontrastabile senza tracciare bene il confine fra
il lobbying legittimo e le pratiche illecite.
Un’inquadratura finale del cielo grigio sopra Bruxelles e un accenno agli ideali perduti dei
“padri fondatori” della Ue offre infine un punto di vista sconsolato sul futuro, di valori traditi
senza speranza. Nonostante l’accenno alla nascita recente dello European Transparency Register, il
registro (volontario) dei rappresentanti di interesse a cui i membri di ERT, ai giorni nostri,
sarebbero stati incoraggiati ad iscriversi.
Europa
The Brussels business
di Friedrich Moser e Matthieu Lietaert. Belgio/Austria, 2012, 85′
Anteprima italiana
Nei primi anni novanta due giovani ambiziosi scoprono che anche a Bruxelles, sede delle istituzioni
europee, l’influenza delle lobby è molto forte. Questa scoperta cambia la loro vita. Uno dei due
comincia a indagare sulla faccenda e diventa uno dei più esperti conoscitori dei lobbisti europei e un
attivista impegnato a contrastare il loro strapotere. L’altro, affascinato da questo mondo, lascia un
lavoro sicuro alla Commissione europea per intraprendere la carriera del lobbista. Che ruolo hanno i
15mila lobbisti che lavorano a Bruxelles tra think tank e intrighi di potere? Un viaggio nelle zone
d’ombra delle politiche dell’Unione europea, una storia non ufficiale dell’integrazione e della
ristrutturazione neoliberista delle istituzioni comunitarie avviata negli anni ottanta.
thebrusselsbusiness.eu
Sponsor
he Brussels Business - che gestisce l'Unione europea? - Che mette in luce il potere della lobby del
settore a Bruxelles - è quello di avere la sua Premiere belga al Millenium Documentary Film
Festival a Bruxelles il Giovedi 19 aprile 2012. Corporate Europe Observatory è stato avvicinato dai
realizzatori all'inizio del loro progetto e del nostro lavoro presto un posto di rilievo nel film, che
racconta la storia di come gruppi di pressione industriali fortemente influenzato lo sviluppo dell'UE
dal 1980 in poi.
Da quel momento, la presenza di lobbisti dell'industria a Bruxelles è cresciuta - come è loro
influenza e l'agenda aziendale è chiaramente visibile nelle politiche dell'UE - compreso nella sua
risposta alla crisi. Quest'anno, CEO festeggia il suo 15 ° compleanno - e nel maggio di quest'anno si
è contrassegnare l'evento con un convegno che mette in evidenza l'influenza societario in merito
alle crisi attuali che attendono l'Unione europea .
Ecco come i cineasti introducono "The Brus $ els Affari" film:
"Nei primi anni 1990 due giovani incontrano la grande influenza del lobbismo sul processo
decisionale dell'Unione europea a Bruxelles. Si comincia a indagare e combattere e diventa leader
hall-watchdog dell'UE, l'altro diventa un lobbista di alto profilo per le 40 aziende multinazionali.
Il film si tuffa nel mondo oscuro delle lobby, le reti segrete del potere e grande influenza di
business sulle relazioni UE-politiche a Bruxelles. Racconta la versione non ufficiale della
integrazione europea dal 1980, la storia del neoliberista presa in carico in politica europea.
In un momento in cui l'Europa sta affrontando una crisi profonda che può portare l'economia
mondiale al collasso questo film cerca di rispondere a una domanda di milioni di persone si
chiedono: Chi gestisce l'Unione Europea "
Internazionale a Ferrara è in collaborazione con:
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Programma di documentari su informazione, attualità e diritti umani al Cinema Boldini.
A cura di CineAgenzia
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