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Centonove numero 2

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Tares, le ragioni di un salasso
Costi gonfiati, alta evasione, sprechi a Messinambiente.
Ecco perchè pagheremo più che a Catania e a Palermo
A PAGINA 14
ANNO XXI Numero 2
17 GENNAIO 2014
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO
POSTALE A REGIME
SOVVENZIONATO 45% (ME)
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
EURO 1,50
ONOREVOLI SCROCCONI
Borseggiati
DAI NECROLOGI ALLE BORSE DI LOUIS VUITTON PASSANDO DAI FUMETTI DI DIABOLIK.
TUTTI I RETROSCENA DELL’INCHIESTA SULLE SPESE PAZZE DEI PARLAMENTARI SICILIANI.
CHE NON RINUNCIANO AI PRIVILEGI NONOSTANTE LE PROMESSE
17 Gennaio 2014
il punto
EDITORIALE
Evitare i ring
istituzionali
NON È ELEGANTE lo scontro che si
è aperto tra il presidente dell’Ars
Giovanni Ardizzone e il presidente
della Regione, Rosario Crocetta,
dopo che quest’ultimo, a seguito
dell’indagine della Finanza sugli
“onorevoli” rimborsi dei deputati,
ha commentato, con sottile
ghigno, che bene ha fatto a
rinviare il rimpasto, perché
altrimenti si sarebbe trovato “con
una giunta di indagati”.
Ardizzone ha liquidato la vicenda
con una battuta salace:
sciacallaggio politico. Ma la
vicenda rischia di divaricare il
rapporto istituzionale tra
Presidenza della Regione e
Presidenza dell’Ars che in un
momento così delicato per la vita
politico-amministrativa dell’Isola
non può permettersi, ripicche e
contorsionismi dialettici. Il
presidente Ardizzone vive con
lacerazione questa vicenda
“morale” perché più di altri ha
distinto la sua presidenza con i
tagli: ha recepito il decreto Monti,
ha riddotto gli emolumenti ai sui
colleghi, con mille sforzi ha avviato
percorsi di trasparenza
amministrativa. Crocetta, dal canto
suo, dimostra come più volte ha
dichiarato di essere abile
contorsionista politico. Al
momento opportuno sa tirare fuori
gli artigli come i gatti e in una sola,
sorniona battuta, il giorno dopo la
faticosa approvazione della
Finanziaria, ha mediaticamente
“scaricato” i pretendenti al trono di
assessore. Si appanna l’immagine
di alcuni deputati, ma il nodo
politico resta. I nodi o si sciolgono
o ti strozzano.
Nunzia De Girolamo
Piccole Mastella crescono
Un comportamento per essere riprovevole non deve necessariamente avere rilevanza penale. Una cosa che si
fatica a far comprendere a quasi tutta la clasase politica. Dalla neo zarina del Sannio al consorte Boccia del Pd
DI
DOMENICO BARRILÀ
Quello che si fatica a fare comprendere all’onorevole
Francesco Boccia, del Pd, e alla di lui consorte, Nunzia de
Girolamo, del Ncd, attuale ministro dell’Agricoltura, è il fatto che
un comportamento per essere riprovevole non deve
necessariamente avere rilevanza penale. Anzi, per chi fa politica
questa regola vale in modo potenziato.
Un’altra cosa che si fatica a fare comprendere a quasi tutta la
classe politica, è che i fatti sono fatti, la forma è la forma, e i primi
contano assai più della seconda. Per essere più chiari, Angelino
Alfano e la stessa ministra, non possono spostare il focus della
questione sulla circostanza che la neo zarina del Sannio sarebbe
stata intercettata illegalmente, in violazione della sua privacy,
perché certe sottigliezze valgono per faccende che riguardano la
sua vita privata e non per l’uso che ella fa di cose che
appartengono ai cittadini. Non solo, le modalità di comunicazione
che la ministra mette in bella mostra nelle conversazioni carpite,
dicono molto dell’ambiente interiore della medesima e della sua
concezione della politica che, se devo essere sincero, non è quella
che preferiamo trasmettere ai giovani. Considerato che questa
signora co-amministra un Paese di sessanta milioni di abitanti, il
nostro, mi dichiaro molto interessato anche al suo comportamento
fuori onda, ovviamente con alcune limitazioni.
Quando il nostro giornale sarà già andato in edicola, questa
ennesima sorpresa del cilindro berlusconiano spiegherà ai
parlamentari le sue ragioni, racconterà, come giusto che sia, la
sua versione dei fatti, sebbene mi pare ci sia poco da raccontare,
giacché le cose sono già belle chiare. Naturalmente, come
insegnano i veri maestri del ramo, i politici, e prima di loro i
sofisti, la realtà si può ridipingere a piacimento, basta usare le
parole e le emozioni in modo appropriato, tanto la gente è
Vicecaposervizio: Daniele De Joannon In redazione: Gianfranco Cusumano,
Alessio Caspanello, Michele Schinella Segretaria di redazione: Rossana
Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto. Editore: Kimon scrl, via
San Camillo, 8 Messina. Tel. 090 9430208 Fax: 090 9430210 P. IVA 02131540839
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Redazione e ufficio abbonamenti: via San Camillo, 8 - 98122 (ME), CCP n.
90443839 Copie arretrate: euro 3,00. Progetto grafico: Davide Lopopolo per
Psychodesign www.psychodesign.it.
Internet: http://www.centonove.it
email: [email protected]
centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
Graziella Lombardo
Garante del lettore: Attilio Raimondi
centonove pagina 2
distratta. Il passaggio parlamentare della ministra servirà proprio
a capire quali argomenti, razionali ed emozionali, l’interessata
metterà sul tavolo nella disperata ricerca di una spiegazione
plausibile al suo imbarazzante eloquio e all’ancora più
imbarazzante modo di procedere. Di sicuro non le mancheranno i
difensori d’ufficio, i simili si difendono tra loro, consapevoli che se
salta il tappo per una volta rischia di saltare a ripetizione,
soprattutto quando la vittima sacrificale proviene da una civiltà
politica che non è propriamente quella anglosassone. I nostri
politici continuano a comportarsi come se parlassero a degli idioti,
dimenticando che molti di loro sarebbero dei modesti impiegati se
non “appartenessero”, letteralmente, a qualcuno. Ma soprattutto
dimenticano che di fronte a loro non c’è più un paese rassicurato
da premettenti prospettive economiche. Parafrasando Madama
Butterfly, potremmo dire che da quel tempo felice troppi anni
sono passati, ma i politici non se ne sono accorti, continuano
imperterriti a vivere la loro aberrante antropologia, che poi genera
entropia, perché a furia di stare nel loro mondo parallelo, saturo
di arroganza e di privilegi, finiscono per convincersi che i loro
comportamenti siano normali. Lo stesso meccanismo che sostiene
le psicosi, dove l’autocritica è bandita.
Può darsi vi sia un sussulto di pudore in Parlamento e la signora
capisca che, date le circostanze, è meglio spostarsi, ma si può
stare certi che, nel caso accadesse, non sarebbe certo la fine della
sua carriera politica, questo avviene solo nei paesi civili. Si
tratterebbe, come avviene in questi casi, solo di un breve periodo
di parcheggio, il tempo di fare diradare la polvere, in attesa di
tornare come nuova e assumere, non è uno scherzo, la guida del
partitino di cui è aggregata dopo lo strappo dal padre politico.
Il nuovo, inarrestabile e coriaceo, avanza senza tregua.
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a mod. euro 41,32; Finanziaria/Appalti/Gare a mod euro 129,11; Legali/Aste/Sentenze a mod. euro 129,11; redazionali euro 77,47; una pagina interna euro 1.446,08;
ultima pagina euro 1.807,6 Posizione di rigore + 20%. Colore + euro 387,34.
Certificato Ads n. 7367 del 14/12/2011
Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
17 Gennaio 2014
riservato
TOP SECRET
MESSINA. La lettera-denuncia del presidente dell’Irsap Alfonso Cicero per sbloccare un appalto costellano da anomalie. Ecco quali
Depuratore Giammoro, scatta l’inchiesta
Messina. Una lettera accorata
del prefetto di Rovigo a quello
di Messina per sbloccare le
anomalie burocraticheamministrative
dell’appalto-concorso per il
depuratore “a membrana” di
Giammoro, opera appalta per 23
milioni di euro alla impresa
veneta Dondi Costruzione, ora
in difficoltà finanziaria per il
mancato pagamento di stati di
avanzamento per cinque milioni
di euro, è all’origine di un
esposto-denuncia del presidente
dell’Irsap Alfonso Cicero alla
Procura della Repubblica di
Messina e alla Corte dei Conti,
che ha già determinato
l’acquisizione della
documentazione da parte della
Guardia di Finanza. Secondo la
denuncia la storia dell’appalto
concorso è costellata da
“procedure opache e
Alfondo Cicero
comportamenti non lineari”.
Il depuratore di Giammoro, che
sotto la direzione del direttore Giovanni
avrebbe dovuto servire in una prima fase
Miceli, sono andati avanti per stati di
i comuni di Pace del Mela, San Filippo,
avanzamento, fino a quando la Dondi
Condrò, Gualtieri e San Pier Niceto e
Costruzioni, impresa specializzata in
successivamente il comprensorio di
queste opere con cantieri in varie parti
Torregrotta, è un’opera pubblica in area
d’Europa, ha bloccato l’esecuzione a
Sin, sito di interesse nazionale. E’ stata
seguito del sopraggiunto
finanziata nel 2005 dal Cipe, superando
“definanziamento” dell’opera da parte
un ricorso presentato dal consorzio della
del Ministero dell’Economia. Ma cosa era
Rete fognante di Taormina e Castelmola
successo?
che rivendicava i fondi per sé.
Un complesso braccio di ferro e disparità
I lavori all’impresa sono stati consegnati,
di vedute amministrative tra il Rup,
dopo anni di attesa e complesse verifiche
l’ingegnere Arturo Alonci, che poi è stato
dal commissario Asi Nando Caudo e,
STIPENDI&INDENNITA’
Ato2 Catania acque
Il pozzo senza fondo
Catania. Ente in liquidazione, ma di certo
non bada a spese l'ATO 2 Catania acque.
Con determina dirigenziale n. 61 del
31.12.2013 il direttore amministrativo,
Maria Beatrice Virzì, infatti, ha "impegnato
in via prudenziale" la "somma presuntiva"
di 70.000 euro per l'indennità relativa al
2013 del commissario straordinario e
liquidatore, Antonella Liotta, che fino a
quella data era anche commissario
straordinario della Provincia di Catania e,
da quasi due mesi, segretario generale e
direttore generale del Comune di Catania.
Il giorno prima, con determina
presidenziale n. 59 del 30.12.2013, la stessa
Antonella Liotta ha prorogato di altri sei
mesi l'incarico alle uniche due dipendentidirigenti dell'ATO Catania Acque:
l'ingegnere Laura Ciravolo, direttore
tecnico, e la stessa avvocato Maria Grazie
Virzì, direttore amministrativo, i cui
compensi mensili sono complessivamente
di circa 13.000 euro.
La spending review, evidentemente, non
comprende gli Ato, seppure in fase di
liquidazione.
sostituito da un altro professionista,
Viavattene, e i tecnici dell’assessorato
Attività Produttive, prima diretto da
Marco Venturi, il cui capogabinetto era
allora proprio l’attuale presidente Irsap,
Alfonso Cicero.
L’assessorato ha lamentato la presenza
dell’opera in un’area Via-Vas e ha più
volte richiesto l’incidenza dell’impatto
ambientale. Varie riunioni si sono
susseguite a Palermo, all’assessorato
all’Energia e al Ministero a Roma. Ma
sulla vicenda da qualche tempo è calata
una pesante coltre di silenzio. Da una
parte i tecnici ritengono gli interventi
dell’assessorato ostativi per la
realizzazione in tempi utili
dell’importante opera; dall’altra i vertici
dell’Irsap intravedono “percorsi sospetti”
nell’affidamento dei lavori e nello
svolgimento delle opere senza adeguata
copertura finanziaria che hanno
determinato la decisione di chiedere una
ispezione documentale, “per chiarire
tutti i punti oscuri” e una contabile, alla
Corte dei Conti, per eventuali profili di
responsabilità: l’Irsap sostiene che la
mancata realizzazione dei lavori ha
determinato pesanti sversamenti, per i
quali l’ente ha dovuto trovare fondi
straordinari per i quali potrebbe
profilarsi “un danno erariale”.
L’impresa, dal canto suo, stremata dalla
burocrazia, ha presentato denunce,
anche alla Procura per gli ventuali profili
penali, per tutelarsi. Un “pasticciaccio”
che dovrebbe risolversi con i fondi ora
riposizionati nel nuovo Apq
dell’assesorato all’Energia, diretto dal
magistrato-assessore Nicolò Marino.
SOMMARIO
PRIMO PIANO
6. «Nonhjkl»
Parte da Palermo il comitato dei familiari
POLITICA
9. I pihjklsto
Guerra tra il Governatoreed il Pd
10. Gjklsta
Al palo la trattativa con F.I.
11. Sigjklentro
Subbuglio nel movimento di Accorinti
12. Rklaledetta
Stop all’organismo consiliare sui rifiuti
SICILIA
13. Unioni, cambiamo registro
L’Ars riconosce le coppie di fatto. Ma è scontro
14. Tares, quanto mi costi?
Le ragioni del salasso nelle tasche dei messinesi
16. Peppe, in punta di piedi
Il milazzese sconosciuto in Italia, vip in Spagna
18. Teatro, e consiglio fu
L’Ente di Messina presto operativo. Ecco con chi
ECONOMIA
19. Dacci oggi il nostro pane quotidiano
La crisi dell’editoria in Sicilia
20. Sgrigno Bonina
Tutto sugli affari del re dei supermercati
21. Compagnia Isole, ancora 11 mesi
Rinnovata la convenzione. Così gli impegni
POSTER
23. Mistero Antonello
Nuovi documenti sulla sepoltura del pittore
24. Un museo a Palazzo Ciampoli
La proposta di Sergio Todesco
28. Nerone, il primo femminicida
L’imperatore romano e l’autoritarismo
RUBRICHE
3-4-5. Settegiorni
20. Uomini & Business
22. Consumatori/Consulenti Lavoro
26.27 Libri/La Classifica
28. Lacerti di Letture
29. Rubriche
30-31. Lettere & Commenti
30. Qui Scuola / Heritage / Ecologia
31. 150 Parole da Palermo
31. Antibuddaci
31. Animal House
centonove pagina 3
ARTICOLO 4
Gaetano Duca
new entry
MESSINA.E’ Gaetano Duca, ex assessore provinciale Mpa di Messina, la
“new entry” messinese in “Articolo
4”, il movimento fondato da Lino Leanza, che dispone già di un gruppo
di otto deputati all’Ars. Duca va a
rafforzare la presenza nel tessuto cittadino di “Articolo 4” e avrà un occhio anche sulla provincia, in particolare sui Nebrodi, dove conta un
rapporto personale con molti sindaci.
NOMINE
Nino Romanzo
candidato all’Anci
MONFORTE SAN GIORGIO. Da sindaco di Monforte San Giorgio la città
della Katabba, a candidato all’Anci
regionale. E’ la nuova sfida di Nino
Romanzo, vicino alle posizioni di Carmelo Lo Monte, che ha deciso di correre, opponendosi alla candidatura
di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, in procinto di passare al Pd di
Renzi. Terzo candidato in corsa,
Paolo Amenta di Canicattini Bagni.
VILLA DANTE
Notti della cultura,
si inizia il 15 febbraio
MESSINA. Dopo un anno di “buco”,
tornerà sabato 15 febbraio la prima
delle “Notti della cultura” che l’amministrazione Accorinti ha intenzioe
di realizzare. Ancora top secret il programma, ma la prima a mettersi in
azione è l’associazione Antonello da
Messina, che sta programmando una
serie di manifestazioni nella galleria
d’arte moderna della Provincia regionale di Messina.
MESSINA
La Biblioteca Longo
al posto di Economia
MESSINA. La Biblioteca regionale di
Messina prenderà il posto della facoltà di Economia dell’Ateneo di
Messina. Il direttore della “Giacomo
Longo”, Sergio Todesco, in rappresentanza della Regione, e il rettore
Pietro Navarra stanno chiudendo
l’accordo destinato a ridare una casa
alla più importante raccolta di libri in
città. In cambio del palazzo che sarà
utilizzato per i volumi, l’Università
avrà il vecchio stabile che un tempo
ospitava la Biblioteca.
17 Gennaio 2014
CHI SALE
Guglielmo Stagno
d’Alcontres
MILANO. Coltivare fragole e produrre energia «verde». Il giovane
rampollo della nobile famiglia messinese, ha messo su un duplice business a chilometro zero (un milione di
euro di fatturato nel 2013). La sua
azienda, la «straBerry», con sede a
Cassina de' Pecchi, nel Parco agricolo sud Milano, produce fragole,
mirtilli, more e lamponi ma energia
solare grazie a 6.720 pannelli installati sul tetto delle serre.
Crescenzo Scotti
LIPARI. Lo chef de “Il Cappero” del
Therasia Resort, il cinque stelle
dell’isola di Vulcano, ha portato a
casa, anzi in cucina, l’ennesimo riconoscimento: il premio Best in Sicily 2014, ideato da cronachedigusto.it e rivolto all'eccellenza
enogastronomica e all'accoglienza.
Raffaele Lombardo
CATANIA. Nonostante le inchieste
a suo carico, l’ex governatore non
perde il senso dell’umorismo. A
Palazzo di Giustizia di Catania,
dove presenziava ad una udienza
del processo in cui è imputato per
concorso esterno in associazione
mafiosa e voto di scambio, ha
detto ai giornalisti che lo incalzavano sull’inchiesta per le spese
parlamentari: “Ormai un collezionista di avvisi di garanzia, indagini e processi..."
Rosario Reginella
PALERMO. Il cortometraggio "Fresh
Fruit", coprodotto dal filmaker trapanesea, girato a Favignana, ha ricevuto il Taste Awards dall'Academy of Taste Master che ogni
anno premia le produzioni sui temi
del cibo, moda, casa e life style.
Giovedì scorso il produttore, titolare della società Solaris, ha percorso il red carpet di Hollywood per
ritirare il premio, come vincitore
della categoria "spotlight award"..
Francesco Palano Quero
MESSINA. Il presidente della Quarta
Circoscrizione ha dato il meglio di
sé in occasione dell’inaugurazione
dell’Isola pedonale in centro. Dopo
aver seguito tutti i passaggi preliminari, incontrando cittadini e commercianti, nel giorno dell’ora “x” si
è recato in bicicletta a piazza Cairoli
e ha monitorato il traffico per dodici ore di seguito, pubblicando aggiornamenti su Facebook.
settegiorni
MESSINA. Interrogazione del deputato d’Uva alla Cancellieri sui fondi che avrebbe dovuto stanziare per la realizzazione della nuovo edificio
Il Palagiustizia al ministero
DI
TIZIANA CARUSO
Messina. Il deputato Francesco D’Uva chiede
lumi sui fondi che il Ministero della Giustizia
avrebbe dovuto stanziare per la realizzazione
del Palagiustizia satellite rivolgendosi
direttamente il guardasigilli Annamaria
Cancellieri. In una corposa interrogazione il
deputato del Movimento 5 Stelle spiega alla
Cancellieri che sede del Palazzo di Giustizia da
tempo non risulta più idonea a garantire un
efficiente e regolare svolgimento delle attività
giudiziarie e sottopone al Ministro anche i dati
relativi alle somme sborsate ogni anno per
affittare gli uffici distaccati di Palazzo
Piacentini. “Attualmente – spiega il giovane
D’Uva – l’Ente locale per sopperire in via
temporanea alla mancanza di locali adeguati a
garantire il regolare svolgimento delle attività
giudiziarie, ha posto in essere alcune onerose
locazioni, la cui somma è pari ad €
1.871.743,62 annui, secondo le tabelle
comunali dei fitti reali passivi di immobili a tal
fine destinati”. Il deputato pentastellato
precisa anche “Secondo quanto evidenziato
dalle attuali normative in materia è
competenza diretta del Comune di Messina
Francesco D’Uva
MESSINA. Chiesto incidente probatorio
Larve nel naso del paziente
Indagine sui medici
Messina. Il pm di Messina, Anna Maria Arena, ha chiesto
l'incidente probatorio per l'inchiesta aperta dopo la
morte del paziente del Policlinico di Messina, Vincenzo
Misuraca, 55 anni, palermitano, deceduto a luglio 2011
nel reparto di Rianimazione dove era ricoverato per
un'emorragia cerebrale dovuta a un aneurisma. Ci sono
nove indagati per il decesso tra i quali Francesco
Tomasello, direttore dell'unità di Neurochirurgia e già
rettore dell'università di Messina, e i due medici che
eseguirono l'autopsia perché non avrebbero acquisito le
relazioni sulle eventuali criticità dell'unità Anestesia e
rianimazione "da cui avrebbero potuto evidenziare scrive il pm - l'esistenza di un nesso causale fra il decesso e
le eventuali responsabilità omissive da parte di uno o più
sanitari". All'uomo, prima del decesso, sono state trovate
larve di insetti nelle narici. La moglie aveva pensato che
fosse morto quando ha visto decine di larve uscirgli dal
naso. Ma l'uomo si è spento qualche giorno più tardi.
"Mio padre si è aggravato improvvisamente - dice la
figlia, Valentina Misuraca - e i medici hanno detto che ha
avuto dei problemi cardiaci. Hanno tentato di rianimarlo
ma non c'è stato nulla da fare".
SOCIETÀ
Agriturismo “Free sex” a Fondachelli Fantina
Fondachelli Fantina. Una associazione “free sex” per dare ospitalità a tutti i gay
e alle lesbiche della Sicilia. Nascerà a Fondachelli Fontana, nella proprietà di sette
ettari dell’agriturismo “Antico Gelso” per iniziativa del’ex sindaco Francesco
Pettinato. “Vogliamo dare uno spazio libero, per dare modo di incontrarsi a tutte
le persone che la società ritiene diverse e invece non lo sono” dice d’un fiato
Pettinato, che di professione fa il medico a Messina e a Fondachelli. Lo statuto è
già alla firma del notaio e Pettinato assicura che l’iniziativa riscontrerà successo
anche fuori dalla Sicilia. Agli ospiti, inizialmente sarà data la possibilità di undici
camere, con tutti i confort…”. Nella zona sono previste escursioni naturalistiche,
pranzi e cene “a tema”, accesso “libero” ad internet e un portale dedicato che
favorirà gli incontri, anche tra gli scambisti, oggi costretti a ricorrere a parcheggi
notturni dove si dialoga con i fari intermittenti.
Sarabanda al teatro Vittorio con “Il Drago”
Messina. Ancora un appuntamento con l’Accademia Sarabanda per uno
spettacolo dedicato ai piùà piccoli. Sabato 18 alle ore 16, la compagnia sarà in
scena al Teatro Vittorio Emanuele con lo spettacolo “il Drago”. Sempre per i più
piccoli arriva anche Il Teatrino di Lunaria: L’Opera dei Burattini scene musiche e
spazi magici presenta “La favola di Frya”, dedicato a un pubblico di bambini e
adulti. Gli appuntamenti alle ore 17.30 delle domeniche 26 gennaio, 2 e 16
febbraio in via Maddalena n.10.
Messina, “Open day” allo “Jaci” domenica 19 gennaio
Messina. L’Ites “jaci” apre le porte. Domenica 19 gennaio, dalle 10 alle ore 13 e
dalle 17 alle 20, studenti e genitori potranno visitare l'istituto, i locali e i suoi
laboratori, e conoscere alcuni dei docenti.L’istituto guidato dal dirigente
scolastico Rosario Abbate dedica, ogni sabato mattina, uno spazio didattico
per i ragazzi che vorranno assistere a delle lezioni sulle materie d’indirizzo.
PROCESSI. Corte d’appello di Messina
Assolti Bisognano e D’Amico
Maurizio Marchetta
Messina. La corte di Appello di Messina ha assolto con
formula piena "per non aver commesso il fatto",
Carmelo Bisognano, ritenuto per anni il referente del
clan mafioso dei barcellonesi per il territorio di Mazzarrà
Sant'Andrea, oggi collaboratore di giustizia, e il boss
Carmelo D'Amico, detenuto al 41 bis. Il verdetto è stato
emesso alla fine di una tranche del processo d'appello
"Sistema". L'operazione "Sistema" è nata dalle
dichiarazioni dell'architetto Maurizio Marchetta, che ha
raccontato d'aver pagato per lungo tempo il pizzo alla
centonove pagina 4
l'individuazione di una idonea struttura già
esistente, ovvero la realizzazione di uno
stabile, da destinare a plesso satellite
dell’attuale Palazzo di Giustizia, al fine di
garantire idonea sistemazione agli uffici
giudiziari attualmente in preoccupante stato
di sovraffollamento”. E continua: “Secondo
quanto riportato da numerose agenzie di
stampa locali, il Ministero di giustizia avrebbe
già destinato da alcuni anni, in favore del
Comune della Città di Messina, quale
finanziamento per l’acquisto ovvero la
ristrutturazione di uno stabile già esistente da
destinare a plesso satellite dell’attuale Palazzo
di Giustizia, una somma pari a circa
17.000.000 euro”. D’Uva passa, infine, alle
istanze e chiede alla Cancellieri se sia a
conoscenza dei fatti esposti e se intenda
assumere iniziative per ripristinare il corretto
funzionamento dell’attività giudiziaria nella
città di Messina. Ma non solo. Il giovane
parlamentare messinese chiede inoltre al
Guardasigilli se sia a conoscenza di
provvedimenti assunti nel corso degli ultimi
anni dal Ministero di giustizia circa un
finanziamento correntemente utilizzabile dal
Comune della Città di Messina per la
ristrutturazione di uno stabile da destinare a
plesso satellite dell’attuale PalaGiustizia e,
qualora ne venisse accertata l’esistenza, quali
siano i requisiti per il godimento delle somme
destinate nonché le relative scadenze.
mafia di Barcellona, chiamando in causa tra gli altri
anche Bisognano e D'Amico. In primo grado, in
abbreviato, D'Amico fu condannato a 10 anni e 8 mesi e
Bisognano a 7 anni e 10 mesi. "Con l'assoluzione in
appello degli imputati del processo Sistema, - scrive Sonia
Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea
-, emerge finalmente la vera natura delle dichiarazioni
mendaci di Maurizio Sebastiano Marchetta. Adesso una
certa stampa smetta di definirlo 'testimone di giustizia':
non lo è mai stato e, a quanto pare, mai potrà esserlo. Il
teorema ideato da Marchetta, attualmente scortato dalla
Polizia per ragioni a me sconosciute e quindi
incomprensibili, è rovinosamente crollato con la sentenza
di oggi".
settegiorni
MESSINA. Formazione
INIZIATIVE. Il piacere della buona cucina per regalare un sorriso a chi è in difficoltà
Corsi d’oro
Si allarga l’inchiesta
Detenuti, aggiungi un posto a tavola
Lontani dalla devianza. Così i progetti nelle carceri della Sicilia
Acireale. Il piacere
della buona cucina
per regalare un
sorriso a chi è in
difficoltà.
L’esperienza della
solidarietà come
possibile punto di
partenza per una
nuova vita lontano
dalla devianza.
Con una cena
offerta dai detenuti
dell’Istituto penale
per i minorenni di
Acireale agli
immigrati
richiedenti asilo
Pranzo solidale a Caltanissetta
assistiti dal
consorzio Il Nodo si
40 mila euro di finanziamenti
è concluso il progetto “Che
del Ministero della Giustizia.
Natale che fa”, che da metà
“Motivo ispiratore di questi
dicembre ha coinvolto i giovani
incontri – spiega Eugenio Ceglia,
di tutti e quattro i penitenziari
presidente dell’associazione
minorili con sede in Sicilia
Euro – è stato il voler dare ai
(Palermo, Caltanissetta, Catania
ragazzi che hanno problemi con
e Acireale) nella realizzazione di
la giustizia la possibilità di
degustazioni gastronomiche per
esprimere la propria creatività e
persone svantaggiate. L’iniziativa
di farne dono a persone che, per
è stata condotta dall’associazione
vari motivi, vivono
Euro di Palermo utilizzando circa
EVENTI. Al Museo del fango
Domino... antialluvioni
Messina. Da quando, nella notte del
1° ottobre 2009, il fango inghiottì 37
persone nella provincia di Messina, un
gruppo di artisti di ogni parte d’Italia
diede vita a una realtà che non
facesse più dimenticare cosa
rischiamo ogni giorno e, nello stesso
tempo, nutrisse il pensiero di bellezza
in contrasto con l’abbrutimento
culturale, oltre che politico. Amico di
lungo corso del Museo del Fango, il
sindaco Renato Accorinti sarà
presente all’evento del 18 gennaio in
via Carlo Pisacane a Milano non solo
per testimoniare la sua vicinanza alla
progettualità del Museo ma per
Michele Cannaò
rappresentare una città che si mette
in gioco nonostante le gravi difficoltà
in cui le amministrazioni precedenti l’hanno ridotta. Si
parlerào di progetti, cultura e sicurezza. E sarà l’occasione
per il direttore e ideatore del Museo del Fango, Michele
Cannaò, per raccontare le attività in cantiere nell’ambito di
Expo 2015. Tra queste “Domino05, estensione del principio
del Domino. Dopo varie esperienze internazionali,
come quella del “Domino-Acqua” creato nel 2012
a Cincinnati (USA), ideato come Domino 01 da
Vittorio Ferri, il 18 gennaio verrà presentato il
“Domino05 - mare novum Nutrimenti
terrestri” che rappresenta la progettazione
artistica del MUD MUSEUM per Expo 2015, un
ambizioso progetto internazionale che
coinvolgerà centinaia di artisti. Infine verrà
presentato il progetto della “Montagna ad Arte” in
corso di realizzazione nei luoghi del disastro che il
1° ottobre 2009 colpì la terra siciliana di Kaló
Neró (Terra delle belle acque, in greco e per
beffa)..
Ficarra e Picone
quotidianamente in condizioni
sociali e personali disagiate”.
Ospiti dell’evento finale 40
persone arrivate, con vari
sbarchi sull’Isola. Tra loro
anche cinque bambini. Nella
seconda metà di dicembre il
progetto aveva toccato gli altri
Istituti per minori dell’Isola. Al
Bicocca anche un laboratorio
su cibo e multiculturalità.
MESSINA. Mentre si allarga il
fronte delle indagini sui corsi
professionali dell’Efal, da
parte dell’Ufficio del Lavoro
di Messina, che ha sentito
numerosi dipendenti,
compresa l’ex assessore ai
servizi sociali Pinella Aliberti,
entra nel vivo al Tribunale il
processo “Corsi d’oro” che si
svolge con il rito immediato.
Hanno prestato giuramento
due periti chiamati
dall’accusa a sbobinare le
centinaia di intercettazioni
operate dalla Finanza, per
depurarle di tutti i contenuti
non attinenti con l’inchiesta e
non si ferma il fronte delle
indagini in corso.
L’impressione, neanche
troppo velata è che il
procuratore aggiunto
Sebastiano Ardita, intenda
avvalersi fino in fondo della
possibilità di una richiesta di
proroga del regime di arresti
domiciliari per gli imputati
per altri 45 giorni, al fine di
completare il quadro
probatorio dell’inchiesta,
pronti al ring con l’accusa sul
fronte delle perizie di
congruità degli affitti.
ROSA E NERO
Santa Eustochia, 529 anni dopo
Messina. In occasione del 529° anniversario del “Dies Natalis” di Santa
Eustochia Smeralda Calafato (25 marzo 1434-20 gennaio 1485) , sabato 18
gennaio, al termine della Santa Messa delle ore 17 nella Chiesa SS.
Annunziata del Villaggio Annunziata, l’arch. Nino Principato terrà una
conferenza con proiezione d’immagini sul tema “Eustochia Smeralda
Calafato e Antonello da Messina: catechesi di una Santa”. Durante
l’incontro il relatore renderà pubblici, per la prima volta, i risultati di una sua
inedita ricerca sull’influenza che la Santa esercitò sui temi pittorici di
Antonello.
Morti ex deputati, un minuto di silenzio all’Ars
Palermo. Un minuto di silenzio all’Ars in memoria di due ex parlamentari
socialisti morti nei giorni scorsi, Salvino Fagone e Antonello Dato. A darne la
notizia in aula è stato il deputato del Pd, Gianfranco Vullo. Fagone è stato
deputato per tre legislature e vice presidente della Regione; Dato è stato
parlamentare per due legislature, anche lui exc presidente Regione.
Morti ex deputati, un minuto di silenzio all’Ars
Messina. “ Come faremo quando lei andrà in pensione?” Con questo
cruccio, manifestato dal commissario della Provincia Romano, ieri i colleghi
d’ufficio hanno festeggiato con un rinfresco il 65esimo compleanno di Angela
Previti, “motore” organizzativo della segreteria di Presidenza. Alla signora
Angela gli auguri della redazione di Centonove.
Due giorni per ricordare Borsellino
Palermo. Due giorni per ricordare la lezione del
giudice Paolo Borsellino, assertore della lotta alla
mafia, attraverso la sensibilizzazione dei più
giovani. E' l'iniziativa del centro studi Paolo
Borsellino, a Palermo, venerdì 17 e domenica 19
gennaio, giorno del compleanno del magistrato
ucciso nel 1992 che si concluderà al
Malaspina con lo spettacolo degli attori
Ficarra e Picone per un momento di
animazione e dibattiti.
centonove pagina 5
17 Gennaio 2014
CHI SCENDE
Ivan Strozzo
MESSINA. E’ durata sei giorni la sua
presidenza all'Ama (azienda romana
dei rifiuti). L'inchiesta della procura
di Patti, che lo vede coinvolto in vari
reati ambientali, lo ha costretto alle
dimissioni. L'indagine che coinvolge
18 persone tra manager e amministratori, riguarda l'attività svolta nel
2005 con l'Ato Me1. Secondo gli inquirenti, la società consortile Nebrodi
Ambiente - vincitrice di un maxi-appalto per la raccolta dei rifiuti e partecipata al 20% dalla multiutility padana Enia guidata da Strozzi avrebbe commesso reati ambientali.
Giovanni Lazzari
MESSINA. Il presidente dell’ordine
degli Architetti di Messina dimostra
un coraggio da leone, ma le sue parole gli potrebbero alienare le simpatie di molti colleghi. Durante un
corso d’aggiornamento al salone
delle Bandiere, infatti, Lazzari ha
pronunciato un “anatema” nei confronti della categoria: “Con l’approvazione del nuovo piano regolatore
sarà il caso di bloccare le nuove costruzioni e concentrarsi invece su
riuso e consolidamento del territorio”. Non sono mancati i mugugni.
Luigi De Canio
CATANIA. E' ufficiale: non è più l'allenatore del Catania. La società
rossazzurra ha appena formalizzato l'esonero del tecnico di Matera dopo l'eliminazione in Coppa
Italia maturata in casa contro il
Siena. Con De Canio, si congedano
anche il vice allenatore Roberto
Rizzo e i collaboratori tecnici Filippo Orlando e Paolo Pavese.
Adesso si attende il via libera per
Rolando Maran, ancora sotto contratto con il club etneo.
Roberto Cerreti
MESSINA. L’ex consigliere provinciale non riesce a stare lontano da
Palazzo dei Leoni. Mentre transitava
con la moto davanti alla ex “casa
politica” si è fermato a salutare alcuni amici - anche loro “reduci” dalla
esperienza alla Provincia - e alla fine
non ha resistito a regalarsi un autoscatto per ricordare l’incontro.
Nino Germanà
MESSINA. Il deputato del Nuovo
Centro Destra fa impazzire i suoi
collaboratori. Germanà, per far comunicare la presentazione del
gruppo Ncd al Comune, ha fatto
inviare ben quattro messaggi. I
primi, infatti, avevano la data sbagliata per colpa sua.
17 Gennaio 2014
primopiano
LA SCHEDA
REGIONE. La Procura di Palermo scoperchia il pentonole gli acquisti folli delle forze politiche all’Ars. Un mare di soldi in una legislatura
Onorevoli scrocconi
Tra pagamenti a portaborse e rimborsi incrociati tra gli eletti, emergono le spese effettuate per regali, pranzi,
cene, necrologi e persino fumetti. Tra gli ottantatrè indagati, anche undici messinesi. Che si giustificano così
DI
DANIELE DE JOANNON
PALERMO. Un mondo a parte, dove la
normalità è utilizzare liberamente quasi 53
milioni durante una legislatura e non
accorgersi che non si poteva. Gli 83
deputati che si sono visti recapitati gli avvisi
di garanzia per peculato (ovvero uso
personale di soldi destinati ai gruppi
parlamentari) sono quasi increduli di fronte
ai provvedimenti dei pm di Palermo. Già,
perché il sostituto Leonardo Agueci, che
coordina le indagini effettuate dalle
Fiamme Gialle, ha detto loro, in sintesi, che
non era possibile una gestione così,
mettendo fuorilegge una prassi avallata dai
14 funzionari dei gruppi indagati insieme ai
deputati (13 sono ex capigruppo).
LA TEMPISTICA. Dal 23 gennaio
dovrebbero iniziare a presentarsi davanti ai
pm di Palermo proprio i 13 coinvolti
nell'indagine sull'uso illegittimo dei fondi
dei gruppi, ai quali è stato notificato un
invito a comparire. Nel frattempo, la
documentazione è stata inviata alla Corte
dei Conti. Si tratta delle carte scandagliate
in due anni da otto agenti della Guardia di
finanza. Quelle già lette da Agueci,
Maurizio Agnello, Luca Battineri e
Sergio De Montis, i pubblici ministeri
che hanno in mano l’inchiesta. «Siamo in
una fase assolutamente iniziale
dell'indagine. Ora dovremo valutare i
singoli episodi che hanno destato dubbi
negli inquirenti», ha spiegato Agueci. Si
inizierà col sentire i capigruppo
(Innocenzo Leontini, Rudy Maira,
Cataldo Fiorenza, Giulia Adamo,
Nunzio Cappadona, Antonello
Cracolici, Francesco Musotto, Nicola
Leanza, Nicola D'Agostino,
Giambattista Bufardeci, Marianna
Caronia, Paolo Ruggirello, Livio
Marrocco) «perché le spese transitavano
da loro». L'inchiesta è complessa perché la
zona grigia tra il lecito e l'illecito è ampia.
La legge, infatti, stabiliva che i fondi
dovessero essere usati per l'attività politica
dei Gruppi, un concetto tutto da
interpretare. «Ad esempio - precisa un
investigatore - una cena elettorale potrebbe
rientrare nell'uso lecito dei fondi, diverso è
il caso di cene organizzate a fini privati».
Degli 83 indagati, undici sono messinesi,
compreso l’attuale presidente dell’Ars,
Giovanni Ardizzone.
LA TRUPPA MESSINESE. In testa alla
classifica delle spese contestate c’è Cateno
De Luca, che durante la scorsa legislatura
fu sia nel gruppo del Mpa che nel misto. Si
comincia con il Movimento per le
Autonomie: durante la sua permanenza,
De Luca ha stipendiato con fondi del
gruppo la sua assistente Loretta Grasso
(25.200 euro dal 28 luglio 2009 al 29
luglio 2010). Ci sono poi i 2100 euro
ricevuti come “differenza contributo
portaborse”. Dal gruppo misto, invece,
l’attuale sindaco di Santa Teresa di Riva ha
ricevuto 19.460 euro a titolo di rimborso,
ma anche 15.400. Da Grande Sud, invece,
avrebbe pagato con 8.427 euro Ignazio
Migliore, con 4.833 Placido Stagnitta
e con 3.750 Loretta Grasso (l’indagine
riguardo solo quest’ultima), suoi
collaboratori. Sempre dal gruppo, l’ex
onorevole avrebbe ricevuto indennità per
circa 10 mila euro. Con 11.700 euro c’è poi
l’ex An, poi Fli e attualmente Articolo 4,
Pippo Currenti: oltre ai 10.500 ricevuti
a titolo di rimborso dal gruppo di Futuro e
Libertà, ci sono anche 1.500 di spese
elettorali. Nutrito il drappello degli ex
Un budget “libero”
da 52 milioni di euro
AMMONTA A 52,9 MILIONI il budget
gestito dai gruppi parlamentari nella
scorsa legislatura finito sotto la lente
d'ingrandimento della Procura di
Palermo che indaga sulla spesa dei
fondi pubblici: si tratta di fondi
assegnati dal Parlamento in base alle
regole in vigore fino all'estate di due
anni fa, poi modificate con
l'introduzione delle rendicontazioni.
Nel 2012 i gruppi incassarono 12,65
milioni di euro, 13,72 mln l'anno
precedente e la stessa cifra nel 2010.
Due i canali di finanziamento previsti in
quel periodo: il “contributo per le
spese legate allo svolgimento
dell'attività parlamentare”, pari a 4.178
euro assegnato per ogni deputato
aderente al gruppo e un contributo di
3.750 euro al mese per ogni
parlamentare. Con il primo canale di
finanziamento i gruppi dovevano
pagare il portaborse, eventuali
consulenti e manifestazioni con finalità
istituzionali. Per quanto il secondo
canale di finanziamento, cioè il
contributo a ogni deputato, il gruppo
tratteneva i fondi con i quali pagare i
dipendenti e le spese di funzionamento
(stampanti, fotocopiatrici, convegni e
consulenti). Un'altra fonte di
finanziamento era legata all'utilizzo
dei cosiddetti dipendenti "stabilizzati",
un bacino di 86 persone: se il gruppo vi
faceva ricorso riceveva il contributo per
il pagamento degli stipendi.
Mpa. Si comincia con Santino Catalano,
protagonista di una legislatura incompleta
insieme a Marcello Bartolotta e
Fortunato Romano), al quale vengono
contestate spese per 46 mila euro. Si
comincia con 2.500 versati dal Mpa, per
continuare con i 29.700 erogati dal gruppo
del Pid e 17.490 dal Misto. Poca roba,
invece per Bartolotta (600 euro per
“differenza contributo portaborse”) e
Antonio D’Aquino (2.300, di cui 600
per “differenza contributo portaborse”, e
1.750 dal Misto). Altro discorso riguarda
invece Fortunato Romano, a cui vengono
contestate spese per 25 mila euro tutti per
“differenza contributo portaborse”, più 60
euro per un fotografo in concorso col
capogruppo del Mpa, D’Agostino. E se per
LA SCHEDA
Tutta la “long list”
TRA I PARLAMENTARI NEL MIRINO, ANCHE
CHI HA CALCATO LA SCENA PER POCHI MESI
I 97 INDAGATI indagati dalla procura di Palermo per illecito
utilizzo dei rimborsi spettanti ai gruppi parlamentari sono i
capigruppo Innocenzo Leontini, Rudy Maira, Cataldo
Fiorenza, Giulia Adamo, Nunzio Cappadona, Antonello
Cracolici, Francesco Musotto, Nicola Leanza, Nicola
D'Agostino, Giambattista Bufardeci, Marianna Caronia,
Paolo Ruggirello, Livio Marrocco (che compariranno
davanti ai pm dal 24 gennaio al 21 febbraio); i deputati
regionali o ex parlamentari regionali Salvatore Pogliese,
Francesco Cascio, Antonino Dina, Salvatore Cascio, Toto
Cordaro, Marco Forzese, Pippo Gianni, Giuseppe Lo
Giudice, Orazio Ragusa, Fausto Maria Fagone,
Guglielmo Scamacca Della Bruca, Luigi Gentile,
Giuseppe Spampinato, Francesco Mineo, Alessandro
Aricò, Giovanni Cristaudo, Carmelo Currenti, Giovanni
Greco, Carmelo Incardona, Ignazio Marinese, Raffaele
Nicotra, Antonino Scilla, Mario Parlavecchio, Salvatore
Lentini, Salvatore Giuffrida, Franco Rinaldi, Roberto De
Benedictis, Giacomo Di Benedetto, Giuseppe Lupo,
Roberto Ammatuna, Giuseppe Apprendi, Giovanni
Barbagallo, Mario Bonomo, Antonino Di Guardo,
Giuseppe Digiacomo, Michele Donato Giulio Donegani,
Davide Faraone, Massimo Ferrara, Michele Galvagno,
Baldassarre Gucciardi, Giuseppe Laccoto, Vincenzo
centonove pagina 6
Marinello, Bruno Marziano, Bernardo Mattarella,
Camillo Oddo, Filippo Panarello, Giovanni Panepinto,
Salvino Pantuso, Giuseppe Picciolo, Concetta Raia, Lillo
Speziale, Salvatore Termine, Gaspare Vitrano, Santo
Catalano, Cateno De Luca, Riccardo Savona, Michele
Cimino, Giovanni Ardizzone, Marcello Bartolotta,
Francesco Calanducci, Paolo Colianni, Orazio D'Antoni,
Antonio D'Aquino, Giovanni Di Mauro, Giuseppe
Federico, Giuseppe Gennuso, Raffaele Lombardo,
Riccardo Minardo, Fortunato Romano, Giuseppe
Sulsenti, Giuseppe Arena. Gli altri indagati sono:
Margherita Messina, Gregorio Di Liberto, Cinzia Di
Pasquale, Vito Messana, Anna Maria Roscioli, Sergio
Iraci, Vincenzo Barbaro, Lorenzo De Luca, Anna Lucia
Drago, Elena Mancuso, Raimondo Sciascia, Giuseppe
Cipriani, Vincenzo Oliva.
primopiano
17 Gennaio 2014
PROTAGONISTI
Agueci, il sostituto che fa tremare l’Assemblea
TUTTE LE INCHIESTE che stanno facendo tremare la politica siciliana vedono protagonista
Leonardo Agueci. Nato a Palermo nel 1947, dal 2010 ha ottenuto le funzioni semidirettive
requirenti presso il Tribunale come procuratore aggiunto. La prima indagine sulla Regione
risale al 2011 e riguarda il presunto abuso d’ufficio legato alle nomine dei dirigenti
regionali esterni designati dall’allora presidente Raffaele
Lombardo e dall’assessore alla Salute, Massimo Russo. Nello
stesso anno, Agueci conduce anche l’inchiesta sul giro di
mazzette per le concessioni di impianti di energia alternativa,
che colpisce l’ex deputato del Pd, Gaspare Vitrano. Nel 2012, il
sostituto apre il fascicolo sui “Grandi Eventi”, che vede
protagonista Fausto Giacchetto, titolare della Media Partners &
Consulting srl, e, da qui, il raggio dell’inchiesta si allarga anche al
Circuito del Mito. Nello stesso anno, oltre all’indagine oggi
sfociata negli avvisi di garanzia, Agueci si occupa anche della
distrazione di fondi nell’ambito della Formazione professionale.
Giuseppe Picciolo, all’epoca Pd e oggi
Dr, si parla “solo” di 1.976 euro («Deve
arrivare il momento in cui oltre a sbattere i
nomi dei politici sulle pagine dei giornali si
faccia attenzione anche alla prudenza di
chi indaga e di chi da procuratore della
Repubblica non ha potuto far altro che
prendere atto del rapporto della Guardia di
finanza», commenta), è l’esponente oggi
renziano dei democratici, Pippo
Laccoto, che con i suoi 4.500 euro che
apre l’elenco dei rimborsi dati dal Pd ai
suoi per spese legate all’attività politica. Le
più alte? Quelle di Franco Rinaldi,
cognato di Francantonio Genovese
(45.300 euro) e di Filippo Panarello
(16.026), che così commenta: «L’indagine
mi coglie alla sprovvista. Se la cifra
riguarda iniziative politiche connesse
all’attività parlamentare, allora sono spese
fatturate che venivano direttamente
rimborsate, e la documentazione ci sarà.
Per quanto riguarda la mia esperienza nel
gruppo del Pd, le contestazioni dei pm
appaiono assolutamente sorprendenti. La
gestione è sempre stata trasparente e
all’insegna del rigore. Datemi il tempo di
guardare le contestazioni, e saprò dire di
più. Riguardo al personale, c’era un
contratto riconosciuto dal consiglio di
presidenza, integrazioni comprese».
QUI UDC. All’attuale presidente dell’Ars,
Giovanni Ardizzone, vengono contestati
due bonifici. Il numero uno di Sala
d’Ercole ha commentato: «Apprendo di
essere indagato per una cifra di 2.090
euro, se fosse così si tratterebbe della
somma pro-capite rispetto a un rimborso
totale di 4 mila euro, pagata dal gruppo
Misto. Sono pronto a giustificarne la
tracciabilità, se poi c'è altro non so».
Sempre dal Misto, infine, i 2.500 euro
pagati all’Abitalia Hotels per “spese
alberghiere, affitto sala dinner food,
consumazione bar e n. 3 bad & breakfast
per Lillo Maiolino (addetto stampa
Udc), Salvatore Davì (già dipendente di
Feluca spa del Comune di Messina) e
Giampiero D’Alia (oggi ministro) per )”
per una “iniziativa Udc persso Baia dei
Mulini”.
SPESE PAZZE. Dalle indagini sono
emerse spese che lasciano di sasso:
acquisiti di cravatte, borse, ma anche
biancheria intima griffata, gioielli e
rimborsi di soggiorni in alberghi di lusso.
Solo per gli acquisti, la cifra è circa 10
milioni di euro. Oltre ai Diabolik in
allegato al Corriere fatto pagare da Livio
Marrocco sulle spese, alcune “chicche”
sono state messe in luce da mensile “S”.
Per esempio, nel 2009, il Gruppo Misto ha
pagato 1.600 euro per le ceste regalo
preparate dall’Enoteca Picone di Palermo. I
destinatari erano in un elenco predisposto
dalla capogruppo Giulia Adamo.
Sempre su incarico dell’attuale sindaco di
Marsala, viene acquistata una borsa Louis
Vuitton da regalare alla signora Ferrara.
Sempre dal misto, i 100 euro a bottiglia
“Valpolicella Dal Forno”, acquistata per
Gianfranco Miccichè (ne furono prese
tre), e la coppa di argento comprata da
Fecarotta, a Catania, per 1600 da regalare
al figlio di Nino Strano per il
matrimonio. E poi ci sono gli 8 iPad, per
un totale di 5.970 euro, acquistati da Totò
Lentini. E il Pd? Da segnalare i regali di
nozze per un totale di 5.990 e gli sms per
la politica: 20.816 euro.
Giuseppe Buzzanca
LA CURIOSITÀ
Buzzanca, Corona e i virtuosi
I DUE ESPONENTI GUIDANO IL GRUPPETTO DEGLI UNICI ELETTI CHE NON
SONO STATI “TOCCATI”. GRAZIE A UNA RENDICONTAZIONE IMPECCABILE
MESSINA. Alcuni di loro hanno perso il posto per vicende
giudiziarie, altri per incompatibilità, altri ancora, invece,
hanno mantenuto il seggio fino alla fine del mandato. Ma
una cosa li accouma: si tratta degli unici deputati della XV
legislatura siciliana che non sono stati toccati dalle
indagini della Procura di Palermo per i rimborsi. Nutrito il
drappello messinese, capeggiato da Peppino Buzzanca (che
per una condanna per peculato, da cui ora è riabilitato,
aveva perso la sindacatura di Messina e una prima elezione
a Palazzo dei Normanni), vede presenti Nino Beninati,
all’epoca esponente del Popolo delle Libertà (attualmente,
dopo vari passaggi, sembra in riavvicinamento a Forza
Italia), Santi Formica (già assessore alla Formazione, già Pdl
e adesso deputato della Lista Musumeci, ma anche per lui
si parla di un futuro in Forza Italia) e Roberto Corona, che
non concluse il mandato a causa dell’indagine relativa ad
Ascom Finance. La stessa indagine che ha visto coinvolto
un altro ex non toccato dall’indagine attuale, Fabio
Mancuso, già sindaco di Adrano ed eletto con il Pdl). Tutti
dal centrodestra, gli altri deputati (alcuni dei quali
riconfermati) che sono rimasti illesi: si tratta di Enzo
Vinciullo (Già Pdl e ora Nuovo Centro Destra), Giuseppe
Limoli (eletto all’epoca con il Popolo delle Libertà), Nino
D’Asero (Pdl e ora Ncd), Mario Falcone (Pd, riconfermato),
Francesco Scoma (eletto all’epoca con il Pdl). Rispetto alla
loro rendicontazione, la Guardia di Finanza non ha avuno
nulla da dire. Anzi, sembra che si sia complimentato con
Alberto Campagna (già deputato del Pdl) per
l’ineccepibilità delle pezze d’appoggio presentate al
gruppo.
Roberto Corona
Nino Beninati
RUSH FINALE
Portaborse a gogò
GLI ONOREVOLI ASSUMONO GLI ULTIMI ASSISTENTI
PRIMA DEL FERMO DELLA SPENDING REVIEW
PRIMA CHE SCOPPIASSE l’indagine, i deputati hanno
fatto in modo di prevenire gli effetti della spending
review, assumendo gli ultimi portaborse prima del 31
dicembre, in modo da salvaguardarne il posto di lavoro.
Un modo per mettere al sicuro il contributo destinato alle
spese per l’esercizio del mandato (pari a 3.180 euro). A
destare scalpore, nei giorni scorsi, era stato il caso
riguardante il Movimento 5 Stelle, che sul finire dell’anno
ha stipulato ben 17 contratti a personale che comunque
già si muoveva all’interno del gruppo. Per i Cinquestelle
lavorano quattro stabilizzati, Tania Motta, Pippo Girgenti,
Marzia Tarantolo e Ida Fazzese, più le new entry Alessia
Cerzoso, Antonio Lombardo, Clementina Iuppa, Egidio
Cottone, Fabiola Dioguardi, Giovanna Ruffino, Giovanni
Antoci, Giuseppe Palazzolo, Giusy Forestiere, Caterina Lo
Monaco, Loriana Muncibì, Natalia Capobianco, Paola
Vetro, Romina Aiello, Vincenzo Perince, Samanta
Busalacchi e Maria Chiara Graziano. Allo stato attuale, il
numero totale dei portaborse si aggira tra i 150 e i 200,
secondo una inchiesta fatta da Live Sicilia, che ha ottenuto
risposte certe solo dal gruppo del Pd, ad eccezione dei
deputati Antonello Cracolici, Franco Rinaldi e Giuseppe
Arancio. Gli onorevoli hanno in media due due addetti a
testa. Fanno eccezione Bruno Marziano (presidente della
centonove pagina 7
commissione Attività produttive), che ai due contratti
stipulati nel 2008 ne ha aggiunto uno lo scorso dicembre,
Pippo Digiacomo (presidente della commissione Sanità, che
può contare su Michele Digiacomo, Marco Salafia e Gianni
Liuzza), Giovanni Panepinto e di Gianfranco Vullo (il terzo
è entrato in servizio a ottobre. Mariella Maggio ne ha due
(Antonella Folgheretti e Giuseppe Cirino), come il
capogruppo Baldo Gucciardi, Filippo Panarello (uno
“vecchio”, Emanuele Giglia, e uno nuovo, Nicola Alpino),
Fabrizio Ferrandelli (Simone Di Stefano e Serena Antioco),
Marika Cirone e Giuseppe Laccoto. Ad avere solo un
portaborse sono Mario Alloro, Antonella Milazzo (Luca
Colonnello), Anthony Barbagallo, Concetta Raia e il
segretario regionale Giuseppe Lupo. A creare non poche
polemiche sui portaborse era stata l’applicazione dei
contratti da colf.
17 Gennaio 2014
primopiano
ALL’ATTACCO. Il presidente della Regione a ruota libera sull’inchiesta che ha travolto l’Assemblea di Palazzo dei Normanni
Crocetta, la palla al balzo
Il governatore esprime disagio per il numero dei parlamentari coinvolti, dichiara la propria fiducia nei giudici,
sottolinea come l’indagine non vada sottovalutata e si toglie qualche sasso dalla scarpa. A cominciare da Davide Faraone
PALERMO. Nonostante l’inchiesta sulle spese
allegre dei deputati con i fondi destinati ai
gruppi colpisca anche persone a lui vicine,
Rosario Crocetta ha colto la palla al balzo
per scendere in campo lancia in resta.
IL DISAGIO. «Questa indagine sulle spese
dei gruppi parlamentari dell'Assemblea per
me è motivo di sofferenza e persino di
dolore, perché conosco l'operato cristallino di
alcuni dei deputati coinvolti. Tutti quanti
però - dice Crocetta - dobbiamo dare il
segnale che a Palermo la politica rispetta le
leggi e i magistrati. Dobbiamo intervenire
con una legge molto rigida e severa per
impedire che per l'assenza di legislazione
tutto possa diventare reato e niente lo sia». È
un presidente della Regione più pacato,
quello che parla due giorni dopo l’esplosione
della bomba. Perché, al momento della
notizia, si era proprio scatenato.
A TESTA BASSA. «Se un anno fa avessi
messo in giunta politici come mi chiedevano i
partiti oggi ci saremmo trovati con il governo
col maggior numero di indagati in Italia. Mi
mette molta tristezza l'inchiesta sui deputati
regionali - aveva detto - Non è bello essere
presidente di una Regione dove ci sono 97
indagati: questo mi fa rabbia. Il tema vero è
quello di affrontare radicalmente e in modo
drastico la riduzione della spesa pubblica con
regole rigide e su questo non mi sembra che
dal Parlamento siciliano siano arrivate grandi
novità. Molte cose devono cambiare, vanno
stabilite regole ferme con leggi che evitino
ogni possibile abuso. Da questa vicenda incalzava - viene fuori una brutta immagine
della Sicilia, annacquando anche il lavoro che
ha fatto il governo sulla finanziaria».
PD SULLA GRATICOLA. «Dobbiamo fare
una valutazione generale col segretario
Lupo», ha annunciato Crocetta riguardo ai
rapporti con il Pd. «Una inchiesta, giusta o
sbagliata che sia, merita rispetto, non si fa
finta di niente. A Roma è ora che si
assumano le proprie responsabilità, lo dico a
Renzi ma anche al ministro D'Alia. Io sono
l'unico che sta rottamando in Italia e in
Sicilia; Renzi non ha rottamato proprio nulla,
anzi. Il ministro Cancellieri non aveva
commesso alcun reato, ma per il Pd doveva
Rosario Crocetta
essere sbattuta fuori per un profilo etico,
ergo Faraone...». Ed è proprio il responsabile
nazionale del welfare per il Pd, Davide
Faraone, finito anch’egli sotto indagine, il
bersaglio preferito di Crocetta: «Se fossi stato
coinvolto io nell'inchiesta cosa sarebbe
successo? Il problema è che se hai un incarico
di rilievo sei più esposto, e Faraone è
responsabile welfare del Pd. Se Julie fosse
stata l'amante di un deputato regionale spiega paradossalmente - il caso non sarebbe
finito in prima pagina. E invece Julie è
l'amante di Hollande, così la vicenda è finita
su tutti i media».
PASSATO CHE RITORNA. Crocetta non si
ferma: «Pensate che abbia fatto io l'inchiesta
per liquidarmeli?», ha detto riferendosi ai
deputati, che al momento dello scoppio
dell’inchiesta erano intenti a votare la
finanziaria. Per il presidente, è questione di
modo di fare, e ne dà una dimostrazione: «Il
mio addetto al cerimoniale per la spending
review ha mandato i biglietti d'auguri fatti
fare da Raffaele Lombardo. Il passato ci
rincorre: sulla formazione, sulle spese della
sanità, tabella H, questioni che riguardano il
“sistema Giacchetto”, è un passato che
stiamo superando ma che si ripropone».
MA FARAONE NON CI STA. L’uomo di
fiducia di Matteo Renzi in Sicilia ha
assicurato di potere dimostrare la sua
innocenza e l'uso a fini politici delle somme
contestate: «Sono indagato per un importo
di 3.300 euro e posso dimostrare che si tratta
di soldi spesi per attività politica», ha
commentato arrivando nella sede del partito
la questione giudiziaria che lo riguarda: «Se
mi accorgessi che la mia vicenda è di ostacolo
o danneggi il Pd non esiterei a fare un passo
indietro. Ho piena fiducia nella Guardia di
Finanza e nella magistratura, se qualcuno ha
usato i fondi pubblici e le risorse per fini
personali, questo sarebbe molto grave. Chi
ha sbagliato deve essere perseguito».
Faraone ha sottolineato di non essere affatto
preoccupato. Il responsabile del Welfare
della segreteria nazionale del Pd è accusato
di avere “richiesto ed ottenuto dal Gruppo
Pd, il pagamento di spese ad egli
riconducibili, attraverso indebiti anticipi sul
contributo portaborse a lui spettante, per
complessivi 2.149,10 euro”, di avere
“richiesto ed ottenuto dal gruppo Pd, il
pagamento di spese personali, attraverso
indebiti anticipi sul contributo c.d.
portaborse a lui spettante, per complessivi
500 euro”. Infine al parlamentare i pm
contestano di avere “richiesto ed ottenuto
dal Gruppo Pd il pagamento e/o il rimborso
di spese, sostenute con fondi attinti dal
contributo unificato del gruppo, definite
come iniziative politiche ma, di fatto,
inerenti a spese personali, per 3.380 euro”.
LA CURIOSITA’
Galeotto fu Diabolik, ma d’Aquino non c’entra
MESSINA. Tutti hanno pensato a lui, il più grande collezionista
di Diabolik della Sicilia. Ma l’onorevole Antonio d’Aquino, già
assessore forzista agli Enti locali, indagato nell’indagine
“Arsgate”, non c’entra nulla con il rimborso agli atti
dell’indagine per l’acquisto di una serie promozionale di
fumetti del grande nemico dell’ispettore Ginko.
“Sono stato chiamato dalla Finanza per una serie di rimborsi
pari a duemila euro che ricevevo dal gruppo, alcuni in busta
paga, altri fuori busta. Ho dato tutte le spiegazioni, almeno per
quello che mi è stato possibile capire dell’indagine, ma
nessuno mi ha chiesto nulla di Diabolik” chiarisce. “In verità
ancora oggi non ho ricevuto nessun avviso di garanzia, non so
neanche se sono indagato”. La serie di fumetti a rimborso, con
la giustificazione che erano allegati a un quotidiano, è stato
chiarito erano dell’onorevole Marrocco.
Antonio d’Aquino
SOTTO LA LENTE
Gli addebiti di Leanza
SONO 270 MILA EURO LE SPESE CONTESTATE ALL’EX MPA
CANDIDATO NEL LISTINO DEL VINCITORE DELLE ELEZIONI
Lino Leanza
PALERMO. Con un addebbito complessivo pari a 270 mila euro, tra
gli indagati c’è anche Lino Leanza, già segretario regionale del
Mpa, quindi candidato da Crocetta nel suo listino e quindi, oggi,
leader di Articolo 4 all’Ars. Nell’ambito dell’inchiesta, Leanza appare
nell’elenco dei pagamenti effettuati in concorso con Francesco
Musotto, di pagamenti del gruppo Mpa a suo favore (22 mila euro)
e di altri colleghi. Ma non solo. Ci sono anche somme in favore di
personale che formalmente non aveva a che fare con il gruppo del
Mpa. Pagamenti con assegni che venivano utilizzati dal gruppo
centonove pagina 8
anche per per le consumazioni di deputati e dipendenti del gruppo
alla buvette (42.068,90 euro) o per alberghi e ristoranti (26.351). A
Leanza viene contestato anche il finanziamento illecito ai partiti, a
cominciare da addebiti pari a 25.305 per pagare l’affitto dell’ufficio
romano del Movimento. Altra questione sono compensi più o meno
dovuti che sarebbero stati erogati insieme al consulente del lavoro
Raimondo Sciascia: 51.298,89 euro per le indennità agli
stabilizzati. In tre casi, a parere dei magistrati, i fondi sarebbero
stato ustilizzati direttamente da Leanza: 33.229 euro, prelevati
complessivamente dal conto e ricevuti attraverso un assegno e
bonifici da parte di altri parlamenrari. Cifre che, secondo il
parlamentare, sono state utilizzate per il partito. Ultimo capitolo,
infine, le spese varie ma senza pezze d’appoggio, in qualche caso.
Come i 13.873,80 euro spesi lungo gli ultimi quattro mesi del 2008.
Infine, le automobili: quelle prese in leasing (1.346,02 euro) e la
propria (845 per la manutenzione).
17 Gennaio 2014
politica
APPUNTAMENTI
Debutto per Ridolfo
PRIMA ASSEMBLEA PROVINCIALE
PER IL COORDINATORE MESSINESE
Fabrizio Ferrandelli
Davide Faraone
TERREMOTI. Gli avvisi inviati dalla Procura di Palermo scompaginano le trattative per l’elezione del nuovo leader del Partito
Pd, segreteria sott’inchiesta
Indagati, Davide Faraone, Antonello Cracolici e Giuseppe Lupo sono costretti a mettere in frigo gli accordi
che comprendevano anche il rimpasto in giunta. L’unico candidato senza problemi resta Fabrizio Ferrandelli
MESSINA. Non solo il possibile rimpasto in
giunta, già messo in discussione dal
presidente Crocetta in relazione all’ingresso
di assessori-deputati, ma anche la corsa alla
segreteria del Pd rischia di essere
compromessa dall’inchiesta che ha messo
sotto indagine 83 deputati, fra i quali l’ex
capogruppo Antonello Cracolici (che
sperava in un posto nella squadra del
presidente), il responsabile nazionale del
welfare del partito Davide Faraone (che
avrebbe voluto decidere sulla corsa alla
segreteria) e l’uscente Giuseppe Lupo,
che puntava alla riconferma.
PRIMA DELL’INCHIESTA. Sono state
giornate intense quelle del Pd regionale
prima del caos. Se da un lato nessun nome
eclatante era venuto finora fuori, restando
in pole position quello dell'ex assessore
palermitano, in quota faraoniana,
Giuseppe Bruno, si era assistito alla
continua pressione da parte di Lupo di
voler restare in carica anche dal prossimo
congresso, candidatura che il segretario
uscente vorrebbe idealmente smarcare
dall'area di Matteo Renzi per cercare di
pescare gli scontenti e i delusi delle altre
aree che non vedono di buon occhio
l'ascesa del deputato nazionale di Palermo.
Vi era stato anzi un abboccamento tra
Lupo e lo stesso Cracolici, ben lieto di
ostacolare la crescita di Faraone a livello
regionale. Sabato 11, a Palermo, i renziani
siciliani della prima erano stati convocati a
Palermo da Faraone per interrogarsi su
quale strada percorrere in vista del
congresso regionale. L'incontro, tenutosi al
Convento di Baida, sui colli circostanti
Palermo, aveva consegnato a Faraone una
base abbastanza calda e oltranzista. Se è
vero che Faraone aveva chiesto un
impegno a ragionare in maniera unitaria ipotizzando una candidatura unitaria alla
segreteria regionale - i vari esponenti delle
province siciliane hanno manifestato nei
loro interventi la volontà di dover
esprimere una candidatura di stretta
osservanza renziana e della prima ora, per
dare concreta visibilità al percorso di
cambiamento. Le parole a favore di una
candidatura unitaria (coinvolgente le varie
anime del Pd siciliano, e non solo quella
renziana, che vedrebbero in pole position
il capo dello staff tecnico dell'assessore
regionale Luca Bianchi, Peppe
Provenzano, di area cuperliana ma
gradito a varie fasce di apparato
palermitano) erano state poche e solo
Mila Spicola - vicinissima al deputato
palermitano - aveva espresso a chiare
lettere la preferenza per questa opzione.
Poco altro si era mosso da sabato, se non
la candidatura a sorpresa di Fabrizio
Ferrandelli, deputato palermitano all'Ars
di area renziana, che è stata formulata in
chiave chiaramente tatticistica dal
senatore Beppe Lumia, alla ricerca di un
poso a Strasburgo, per cui amerebbe
concorrere anche Cracolici.
E DOPO. A mettere tutto in stallo è stato
proprio lo scandalo scoppiato sul caso dei
rimborsi utilizzati per fini non istituzionali
dai deputati dell'ARS . Scandalo in cui è
incappato - per una cifra di poco più di
3000 euro - anche Davide Faraone. Un
brutto colpo di immagine per il leader
renziano siciliano, e che, seppure il
deputato sostenga apertamente di essere
estraneo alla vicenda e di poterlo
dimostrare ai magistrati, lascia molti
maldipancia tra le varie anime renziane
del Pd, che pretenderebbero un passo
indietro o quanto meno un rallentamento
su una candidatura unitaria. Quel che è
certo, a seguito dell'emersione della
vicenda giudiziaria, è che il doppio binario
rimpasto di Giunta/congresso regionale,
sul quale proprio Faraone contava fino a
pochi giorni fa, appare sempre più difficile.
E adesso, a complicare le cose, potrebbe
essere l’adesione di Leoluca Orlando.
ENTRO LA PROSSIMA settimana, Basilio
Ridolfo, convocherà la prima Assemblea
provinciale del Pd della sua gestione. Il
segretario provinciale, in trattativa con
tutte le anime, Intenderebbe chiudere
con una “quadratura” complessiva dei
dirigenti locali che vedrebbe una quota
di circa 250 componenti dell'Assemblea,
50 componenti della Direzione ed una
segreteria composta da 12 membri, sulla
stregua di quella di Matteo Renzi a
Roma, espressione quanto più possibile
non soltanto delle varie anime del
partito, ma anche delle migliori
esperienze e dei migliori volti che il
partito può esprimere a livello locale.
L'Assemblea dovrà anche eleggere il
presidente del partito, che vede Angela
Bottari come uscente. Salvo sorprese
dell'ultima ora, l’ex deputato non
dovrebbe essere riconfermato. Ridolfo,
infatti, vuole una figura che anche per
questa carica rappresenti il rinnovamento
della classe dirigente. La figura dovrà
però essere di assoluta garanzia per tutte
le aree, e pertanto appare difficile possa
venir trovata tra le fila di Francantonio
Genovese. Non è un caso, a tal proposito,
che la riconferma della stessa Bottari non
sarebbe certamente avversata dai
renziani, i quali le riconoscono da sempre
autorevolezza e terzietà rispetto alle
vicende di partito. La scelta dovrà
certamente tenere conto anche dei nuovi
equilibri, dentro il quale Pippo Laccoto
mira ad assumere la leadership condivisa
con il gruppo più ortodosso: un nome
che possa mettere d'accordo le due
anime renziane non è facilmente
individuabile, in considerazione del fatto
che l'altro “storico”, Giacomo D'Arrigo, è
stato nominato dal governo come
Direttore dell'Agenzia Nazionale Giovani.
Resterebbero in piedi Filippo Cangemi,,
Paolo Scarvaggi, uomo di fiducia di
Laccoto e presidente uscente della
Commissione di Garanzia del PD
provinciale ed infine Patrizio Marino,
uomo ombra di Felice Calabrò, che mira a
superare le divisioni del partito degli
ultimi mesi.
IN PISTA
In tre per guidare la città
FELICE CALABRÒ, ARMANDO HYERACE E ALESSANDRO RUSSO SI CONTENDONO
L’ELEZIONE IN RIVA ALLO STRETTO. OBIETTIVO, CAMBIO GENERAZIONALE
SE A MESSINA QUALCOSA si muove in vista della prima assemblea provinciale dell’era
Ridolfo, sul fronte della segreteria cittadina, poche novità. Felice Calabrò, infatti,
continua a sostenere la propria candidatura, ed ha continuato il giro di incontri con le
varie anime del Pd. Supportato da Patrizio Marino, vorrebbe lanciare una piattaforma
che preveda il superamento delle divisioni, includendo la componente renziana storica
(Alessandro Russo e Francesco Palano Quero). Restano poi in piedi le ipotesi di
candidatura dei renziani storici, che punterebbero su Russo, e che potrebbero avere
l'avallo di Davide Faraone. Su questa candidatura, dovrebbero convergere le varie
componenti renziane del partito. Anche la partita messinese, però, si gioca sul tavolo
del congresso regionale, non essendo escluso l'ingresso un renziano messinese nella
nuova segreteria regionale. Infine, resta in piedi l'ipotesi di Armado Hyerace,
supportato dalla dall'area Cuperlo (Filippo Panarello ed Antonio Saitta). Il
nominativo, di cambio generazionale, tuttavia, sconterebbe chiaramente la eventuale
candidatura di Russo.
centonove pagina 9
Armando Hyerace
17 Gennaio 2014
politica
“Ma perchè capitano tutte a me?” Il sindaco Renato Accorinti
MESSINA. Nuova commissione per le valutazioni d’incidenza in Zps. Ma uno dei nomi provoca imbarazzi e malumori
Accorinti inciampa sulla nomina
L’ingegnere Giuliana Mirabito è stata per undici volte consulente di TirrenoAmbiente, società con cui il Comune è “in
freddo”, e sulla quale si sono accesi i riflettori dell’antimafia. E il padre ricorre negli atti dell’inchiesta “Torrente”
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. L’idea era quella di
riconfermare in blocco la vecchia
commissione di valutazione d’incidenza
per le opere ricadenti in Zps (zona a
protezione speciale), quella nominata
dall’ex commissario straordinario Luigi
Croce a maggio del 2013, poi il progetto
è sfumato. E sulle nuove nomine, Renato
Accorinti è inciampato.
VECCHI E NUOVI. Con determina
sindacale sono stati riconfermati
l’agronomo Sandro Giaimi, l’architetto
Francesca Villari ed il biologo
Giuseppe Contarini. La geologa
Stefania Lanza non ha presentato
candidatura per la riconferma, e le è
IL COMMENTO
subentrato Gabriele Denaro, mentre
all’ingegnere acustico David Germanò,
dopo le prime voci che davano per favorito
Enzo Colavecchio, storico fondatore di
Legambiente Messina (associazione delle
quale è stato presidente l’attuale assessore
all’Ambiente Daniele Ialacqua), è
subentrata Giuliana Mirabito. Una
nomina, la sua, che ha provocato un
terremoto tra i sostenitori di Accorinti.
NOMINA CON GRATTACAPO. Il nuovo
ingegnere è figlia di Lorenzo Mirabito,
tecnico tirato in ballo dalle dichiarazioni
del boss pentito Carmelo Bisognano
raccolte nelle informative dei Carabinieri
del Ros all’interno dell’inchiesta
“Torrente”, benchè non sia mai stato
indagato. Renzo Mirabito, per conto di
Tirrenoambiente (società che gestisce la
discarica di Mazzarrà, finita nel mirino
dell’antimafia, e con la quale i rapporti il
comune di Messina ha bruscamente
interrotto ad ottobre, andando a scaricare i
suoi rifiuti in provincia di Catania) è stato
consulente ambientale del comune di
Mazzarrà per l’ampliamento della
discarica. L’inchiesta denominata
“Torrente” riguarda proprio sugli affari
ruotanti intorno all’impianto. La nomina
della figlia Giuliana è balzata all’occhio di
Fabio Repici, uno dei firmatari del
manifesto di sostegno ad Accorinti in
campagna elettorale, e soprattutto
avvocato di Bisognano: in settimana, l'ex
boss dei “Mazzarroti”, ritenuto per anni il
referente del clan mafioso dei barcellonesi
per il territorio di Mazzarrà sant’Andrea, è
stato assolto dalla Corte d’appello con
formula piena "per non aver commesso il
fatto", nell’ambito di un’inchiesta diversa,
la “Sistema”.
RETROMARCIA IN ARRIVO. Il tam
tam della notizia ha destabilizzato
l’ambiente accorintiano, tanto che sulla
scrivania di Renato Accorinti sarebbe
pronta una ulteriore determina che, in
autotutela, ritirerebbe le nomine. Giuliana
Mirabito, assolutamente estranea ai fatti e
mai tirata in ballo, ha presentato un
curriculum da dodici pagine, in base al
quale è avvenuta la nomina. L’ingegnere
trentanovenne ha ricevuto, negli anni, una
dozzina di incarichi di relazioni d’impatto
ambientale e direzione lavori da parte di
Tirrenoambiente, e immediatamente dopo
la laurea ha iniziato a collaborare alla
redazione di studi di impatto ambientale:
a Monforte san Giorgio un mese dopo la
laurea, a Mazzarà sant'Andrea dopo due.
UN RUOLO POCO AMBITO.
Incredibilmente, per i cinque ruoli in
commissione, pagati con un gettone di
presenza uguale a quello dei consiglieri
comunali, si sono presentati in pochissimi:
i curricula arrivati a palazzo Zanca, infatti,
si contavano in poche decine. D'altra
parte, sulle commissioni di valutazione per
la Zps sembra gravare una maledizione.
Nella prima, attiva dal 2007 al 2009, tre
membri su cinque sono stati rinviati a
giudizio con l'accusa di falso per aver
affermato che, per La residenza sul
torrente Trapani, non erano previste
significative sbancature. La seconda è stata
invece travolta dallo scandalo che ha
portato ai domiciliari l'ex consigliere
comunale e biologo della commissione
Ciccio Curcio, episodio che di fatto ha
"smembrato" l'ufficio Zps spostando ad
altri dipartimenti i funzionari coinvolti.
LE COLPE DEI PADRI. Contrariamente
al precetto biblico, non è giusto che le
“colpe dei padri” ricadano sui figli, ma la
contestata nomina di Giuliana Mirabito è
la seconda che provoca grattacapi
nell’entourage di Renato Accorinti. A
qualche giorno dall'insediamento, infatti,
per "consulenza" sull'organizzazione della
vara, Accorinti si è giovato dei figli
di Franco Celona e Franco Molonia,
storici capivara accusati di minacce nei
confronti dei ragazzi di Addiopizzo,
"colpevoli" di aver fatto circolare un
volantino antimafia durante la passeggiata
della statua della Vergine nel 2012.
Un’isola pedonale per continuare a sperare
LE UNICHE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DEGLI ULTIMI VENT’ANNI? IN UNA STRADA CHIUSA AL TRAFFICO. CHE HA DESTATO POLEMICHE
Gaetano Cacciola
E’ stato necessario che trascorressero sette mesi perchè
l’amministrazione guidata da Renato Accorinti riuscisse ad assumere
una decisione che non sia stata imposta dalle circostanze (i bilanci
consuntivo e preventivo) o subite per cause di forza maggiore (la
Tares o la questione mense). E’ accaduto mercoledi 15, alle nove di
mattina, con l’entrata in vigore dell’isola pedonale, svolta epocale in
direzione della civilizzazione di una città che da questo punto di vista
è ancorata fortemente nei dintorni del diciottesimo secolo.
Accompagnata dalle inevitabili polemiche, dalle prese di posizione
ideologiche e da zavorre mentali impossibili da estirpare, la chiusura
di piazza Cairoli e delle vie immediatamente vicine, contro tutte le
cassandre, non ha provocato i cataclismi che qualcuno aveva
preventivato e sperato. Qualche disagio ampiamente atteso, un
periodo di rodaggio che servirà per rendersi conto di cosa cambiare e
cosa mantenere, ma nonostante gli allarmismi, non solo la città non è
caduta nel caos, ma le prime avvisaglie di speranza si sono subito
centonove pagina 10
manifestate. Dalla sua inaugurazione, oltre vent’anni fa, il
parcheggio Cavallotti si è riempito. Un miracolo ascrivibile alla
testardaggine di Gaetano Cacciola, ad oggi unico vero fuoriscasse
dell’amministrazione Accorinti. Che, da scienziato quale è, ha
l’abitudine di far parlare i risultati, che deve raggiungere non inporta
quanto sia irto il cammino. Quello che è surreale, piuttosto, è che
ancora si discuta dell’opportunità o meno di pedonalizzare ampie
porzioni del centro, pratica che da cinquant’anni dà lustro a città di
tutto il mondo e di tutte le forme e dimensioni, anche quelle simili a
Messina. E d’altra parte, a troncare ogni discussione basterebbe
ricordare che le uniche attività produttive che durante gli ultimi
vent’anni hanno funzionato sono quelle nate grazie alla
pedonalizzazione dei cento metri di via Cardines. Lì dove una volta
c’erano lavaggisti e meccanici, lì dove, alla chiusura, si erano evocati
spettri di catastrofici effetti sul traffico cittadino. Una risata li ha
seppelliti. Una risata e una ventina di prospere attività. (A.C.)
17 Gennaio 2014
politica
Nino Beninati
Roberto Corona
Bernadette Grasso
MESSINA. Si studia la nomina di tre vice coordinatori regionali mentre nascono i nuovi club
Forza Italia si fa in tre
I primi tredici presidenti arapporto nella sede storica di via Martinez. Ma il nodo dei responsabili provinciali
è difficile da sciogliere. A Messina scalpitano Nino Beninati, Bernadette Grasso e Roberto Corona
MESSINA. Work in progress la nascita
dei club di Forza Italia a Messina. Mentre
si susseguono gli incontri tra i possibili
coordinatori chiamati a gestire il
movimento, dopo la fuoriscita del
coordinatore cittadino Enzo Garofalo e
di quello provinciale Nino Germanà,
traslocati al Nuovo Centrodestra di
Angelino Alfano, la settimana scorsa è
sbarcato nella sede storica di via
Martinez 5, il coordinatore regionale
Enzo Gibiino chiamato a riorganizzare
la rete dei club e il lifting del Movimento
forzista. Presente Angelo Caristi, da
sempre vicino al senatore Marcello
Dell’Utri, si sono presentati a Gibiino i
primi tredici presidenti del fan club:
Fabrizio Sottile, Maria Fernarda
Gervasi, Gianluca Libro, Francesco
Alibrandi, Daniele Vecchio,
Carmelo Abate, Giuseppe Ivo
Bongiovanni, Federico D’Amico,
Danilo Ficarra, Federico Pagano,
Marco Italiano, Antonio Russo e
Salvatore Mirabello.
Nell’ultima settimana sono nati altri
dieci fan club in provincia di Messina.
Per costituirne uno, ai sensi dello
Statuto, occorrono almeno cinque
componenti. L’aria che si respira tra i
giovani aderenti, è quella della prima
ora di Forza Italia: Kit, coccarda, letture
consigliate, tra cui testi sui giudici
anche di Luciano Violante. Da martedì
scorso, con cadenza settimanale, sono
pure partiti i corsi di formazione
politica: primo relatore,
l’amministrativista Salvatore Vernaci.
Ma i problemi più grossi per Gibiino sono
nell’organizzazione della strutturapartito. Qui pronti a dare l’adesione la
partito, a patto però di precisi incarichi
nella struttura in via di definizione, si
trovano l’ex deputato Nino
Beninati, che ha rivendicato un
ruolo per la città, il deputato di
Grande Sud, vicina a Gianfranco
Miccichè, Bernardette
Grasso, l’onorevole
Roberto Corona, il
deputato, ex An, Santi
Formica.
Se Bernardette Grasso,
all’incontro svoltosi
domenica scorsa a Villa Itria a Catania,
presente l’eurodeputato Salvatore
Iacolino, ha rivendicato con molta
decisione il coordinamento della
segreteria provinciale, un riconoscimento
di pari portata, secondo Denis Verdini,
andrebbe assegnato a Roberto
Corona. A scalpitare, per un incarico
politico, “di visibilità” sul territorio tra gli
altri, anche Santi Formica, in cerca di
nuova collocazione in vista delle europee
di primavera.
La decisione allo studio è quella di
nominare tre vice coordinatori regionali,
rispecchiando le varie anime del partito,
nell’ambito della regione, e poi passare
alla nomina dei
coordinatori provinciali.
Una partita aperta,
sulla quale Gibiino si è
riservato l’ultima
parola.
Enzo Giibino
L’INTERVENTO
C’era una volta il Drago Verde
DI
GIOVANNI FRAZZICA
Nella seconda metà degli anni Sessanta, sul
Viale della Libertà, in un seminterrato, aprì i
battenti un night club. Fatto inconsueto per
quei tempi per una città come Messina, attirò
moltissime attenzioni e curiosità, soprattutto tra i tanti
adolescenti che non vedevano l’ora di compiere il
diciottesimo anno di età per potere accedere al tempio dove
si esibivano in spogliarelli mozzafiato professioniste parigine.
Ma per molti, anzi per i più, il Drago Verde rimase un sogno
proibito, perché, prima ancora che potessero maturare i
requisiti per assistere alla tanto agognata visione delle
performance delle francesine, il club venne chiuso. Ma poco
male, la vita continua, i giovani diventarono universitari e
scoppiò il sessantotto, il sesso diventò libero, soprattutto
nelle Facoltà occupate e chi sapeva appena strimpellare una
chitarra veniva coccolato come un divo di Hollywood. Anni
facili, bellissimi, supportati dalla gioventù, poi la società
cominciò a chiudersi in se stessa, i sessantottini non erano più
di moda. Si tornò ai partiti, a quel tempo un po’ anemici, che
presero molta classe dirigente che si era formata nelle
assemblee del Movimento Studentesco. Ma lo fecero tirando
il freno a mano, stabilendo regole e gerarchie. Ed ai giovani
che scalpitavano dicevano: “Ogni cosa a suo tempo, un
giorno avrete voi la responsabilità di guidare il Partito e le
Istituzioni”. Ma fu un po’ la ripetizione della storia del Drago
Verde, quando nel 92 la classe dirigente che era partita negli
anni Settanta era pronta a spiccare il volo, si squagliarono i
partiti e le Istituzioni divennero preda del nuovismo. Cosa
non fecero i professionisti della politica per rimanere a galla,
diedero fondo alle loro riserve di fantasia e inventarono
nuovi simboli e nuovi partiti: la rosa, la colomba, la quercia, il
sole che ride, la colomba, l’asinello, l’elefante, la margherita,
fu una stagione feconda per la grafica politica italiana, un
po’ confusa per i contenuti e gli obiettivi, come lo sono del
resto tutte le fasi transitorie. Semplificando abbiamo avuto
un ventennio di bipolarismo anomalo con una prevalenza del
liberismo berlusconiano sull’ulivismo prodiano, con i risultati
centonove pagina 11
che sono sotto gli occhi di tutti e che sul piano politico hanno
generato il fenomeno Cinque Stelle. In alcune realtà regionali
e municipali hanno preso corpo fenomeni localistici singolari,
con mutande verdi, profumo di Ilva o di petrolio, volenterosi
che volevano ricostruire dal basso le loro città, ma che, con
l’aiuto dei Colbert de noiantri, riuscivano appena ad
innalzare la Tares. Ma su una cosa questi nuovi personaggi
sono uniti, nei loro cerchi magici non vogliono fare entrare
assolutamente soggetti che in qualunque modo ed a qualsiasi
titolo abbiano avuto esperienze nella prima repubblica. La
regola è severa: solo vergini nei moderni bordelli della
politica. Stessa cosa succede ovviamente nel Partito di Grillo,
dove le modalità di accesso non appaiono ne chiare ne
democratiche. E nei partiti tradizionali che succede? Spesso in
Fi, Pd e Udc nei posti chiave ci sono figli di coloro che negli
anni 70 dicevano ai giovani “Ogni cosa a suo tempo”, ora
sono loro che dicono ai vecchi militanti:”Alla vostra età, ma
che volete fare?”. Esperienze destinate a perdersi
definitivamente per la paura che hanno i nuovi di
confrontarsi e nei ricordi affiora il Drago Verde, mitico, come
il Deserto dei Tartari.
17 Gennaio 2014
politica
MILAZZO
Pergolizzi, politica
i tribunale
Nichi Vendola
Antonio Isgrò
MESSINA. I coordinatori dei circoli della provincia contestano i risultati del congresso messinese. E scrivono al leader del partito
Sel: «Nichi aiutaci tu»
Da Barcellona a Roccalumera, passando per Barcellona, contestata la gestione di Francesco Alparone.
Ripercussione a livello regionale: «Anche la consultazione palermitana sarà viziata»
GIANFRANCO CUSUMANO
MESSINA. Finisce sulla scrivania di
Nichi Vendola la frattura che sta
dilaniando Sel in provincia di Messina. I
rappresentanti dei circoli messinesi
contestano la gestione del coordinatore
Francesco Alparone e mettono in dubbio i
metodi con cui sono stati eletti i
rappresentanti nel corso dell’ultimo
congresso. Visto il slenzio degli organi di
garanzia, Pasquale Rosania (“E.
Berlinguer”- Barcellona), Antonio Isgrò
(“Danilo Dolci” - Milazzo), Gioacchino
Messina (“G. Fava” di Falcone- Furnari),
Pasquale Cannetti (“Pancrazio de
Pasquale” - Messina), Pippo Parisi (Costa
Jonica- Roccalumera), Antonio Portaro
(“Porto Alegre”- Torregrotta), Francesco
Mastrolembo (“Pier Paolo Pasolini”Nebrodi), si rivolgono al leader del
movimento. «Siamo rimasti finora in
attesa di una risposta alla lettera aperta
da noi inviata il 4 Dicembre scorso sulla
DI
vicenda congressuale di Messina scrivono - Purtroppo registriamo con
amarezza che il problema politico che
abbiamo posto non è stato compreso o
non siamo stati capaci di esplicitarlo
nella sua gravità. O forse chi ha letto la
lettera, per Tuo conto, tra i collaboratori,
ha ritenuto si trattasse delle solite
controversie di competenza degli organi
di garanzia. Non è così, o meglio non è
solo così, da 20 giorni è stato trasmesso
alla commissione nazionale per il
congresso un contenzioso per violazioni
delle regole, che giace tuttora senza
risposta. Registriamo altresì il rifiuto di
consentire la visione del verbale del
congresso e di rendere noto chi sia stato
eletto, come e quando in coordinamento
provinciale, commissione di garanzia e
presidenza».
I firmatari contestano “la pretesa”,
durante il congresso, che in commissione
elettorale, si garantisse il 60% di
rappresentanza negli organismi dirigenti
da eleggere attraverso un “listino” di
fiducia scelto dalla candidata
coordinatrice provinciale: una sorta di
“porcellum” maggioritario di partito.
Tesi, sostenuta dal reggente Francesco
Alparone e dallo stesso garante al
congresso Andrea Di Martino, che ha
provocato la rottura.
Risultato? «Come dimostrato dalla scheda
allegata - continua la lettera - una ventina
di Compagni, sempre gli stessi, si sono
spartiti tutte le rappresentanze:
assemblea provinciale, coordinamento,
delegati regionali, delegati nazionali. E si
preparano a spartirsi le rappresentanze
negli organismi regionale e nazionale
lasciando fuori i compagni della
provincia, rappresentanza della
maggioranza politica ed elettorale nel
territorio. Tale voluta esclusione risalta
soprattutto per realtà come Barcellona
Pozzo di Gotto, dove più alto è stato il
Milazzo. La politica a Milazzo si fa in
tribunale. Se ormai non fa più notizia lo
scontro tra Tar e Cga da parte dei
consiglieri decaduti che chiedono il
reintegro, a riscaldare l’ambiente è
stata la querela che un alto dirigente
del Comune avrebbe presentato nei
confronti del presidente del consiglio
uscente, Saro Pergolizzi. Pergolizzi, in
un comunicato diffuso dall’ufficio
stampa del Comune, non ha avuto
parole tenere nei confronti del
dipendente comunale. In sostanza
Pergolizzi lo accusava di avere
contribuito a portare avanti l’iter del
dissesto disattendendo le indicazioni e
le richieste dell’aula consiliare.
Pergolizzi è stato già contattato dai
carabinieri. Nel frattempo si allunga
sempre di più il percorso che dovrebbe
portare al reintegro dell’aula. L’udienza
al Consiglio di giustizia amministrativa
prevista mercoledì 15 gennaio è stata
rinviata al prossimo 4 febbraio per un
difetto di notifica ad una delle parti in
causa.
risultato elettorale politico e
amministrativo. Caro Compagno Vendola,
ci fermiamo qui per lealtà Partito. Pare
che i sondaggi diano a SEL, in Sicilia ,
una proiezione elettorale del 2%. Ti pare
una bella trovata politica quella di
escludere il 55% degli iscritti e il 60%
dei votanti SEL dalla rappresentanza
nella provincia di Messina? Non ti pare
che ci sia anche qualche problema che
attiene al gruppo dirigente regionale che
ha manovrato il congresso di Messina
attraverso il reggente Alparone?».
Secondo i rappresentanti dei circoli «il
congresso di Sel Messina ha prodotto
un’anatra zoppa, perché ha eletto un
gruppo dirigente in cui manca la
maggioranza del partito. Il congresso
regionale del partito produrrà anch’esso
un’anatra zoppa perché è stata esclusa la
rappresentanza di 259 iscritti alla
Federazione di Messina e di quasi 5000
elettori».
CAPIZZI
Nebrodi più vicini ad Enna
UN COMITATO PER STUDIARE UNA NUOVA AREA POLITICOAMMINISTRATIVA. DA ACQUEDOLCI A TUSA
Giacomo Purrazzo
CAPIZZI. Un comitato per studiare in tempi brevi l’uniformità tra i
centri della provincia di Enna e quelli di Messina e definire una nuova
area politico-amministrativa più rispondente alle esigenze dei
territori. Su iniziativa del sindaco di Capizzi, Giacomo Purrazzo, alcuni
colleghi dei comuni nebroidei hanno incontrato altri sindaci della
provincia di Enna, capeggiati da Paolo Garofalo, primo cittadino del
capoluogo ennese, al fine di fare il punto sul processo di riforma
dell'assetto degli enti locali, alla luce della volontà espressa dall’Ars
con il voto di fine dicembre, con cui è stata respinta la richiesta di
proroga del mandato ai commissari nominati dal Presidente della
Regione. Nel corso dell’incontro i sindaci presenti (Francesco Re di
centonove pagina 12
Santo Stefano di Camastra, Salvatore Zappulla di Gagliano
Castelferrato, Francesco Sinatra di Leonforte, Michele Pitronaci di
Cerami, Giuseppe Franco di Castel di Lucio, Armando Glorioso di
Nissoria, Giuseppe Liberti di Pettineo, Salvatore Villardita di Reitano e
Francesco Gianni, presidente del Consiglio comunale di Motta
d'Affermo, in sostituzione del sindaco Nunzio Marinaro) hanno
evidenziato la necessità di rivedere l’assetto territoriale degli enti
locali siciliani e la suddivisione delle province così come ideata nel
secolo scorso, al fine di poter condurre una battaglia a tutela di un
territorio omogeneo dal punto di vista dell’identità storica, culturale,
socio-economica, geografica, infrastrutturale. All’esito dell’incontro i
sindaci intervenuti hanno unanimemente manifestato la volontà di
costituire un comitato di cui faranno parte tutti i sindaci dei comuni
interessati (tutta la provincia di Enna, i comuni della provincia di
Messina da Acquedolci a Tusa, da Cesarò a Castel di Lucio, nonché i
comuni limitrofi delle Madonie) affinché si possa predisporre un testo
da portare all’attenzione degli organi regionali.
17 Gennaio 2014
sicilia
DIRITTI. L’Ars riconosce agevolazioni per le coppie di fatto. Ma per diventare operative i comuni dovranno censire le “nuove” famiglie
Unioni, cambiamo registro
A lanciare l’appello è Paolo Patanè, già presidente nazionale di Arcigay. «Per evitare disparità si deve istituire
immediatamente un elenco regionale». I conviventi potranno avere agevolazioni per mutui, sanità e tributi
Paolo Patanè (Arcigay)
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
PALERMO. «E ora si passi all’istituzione
del Registro regionale delle unioni civili.
Senza questo ulteriore passo sarà
complicato rendere concreta la svolta
epocale votata dall’Ars». Paolo Patanè,
già presidente nazionale di Arcigay, oggi
presidente onorario regionale, guarda
avanti lasciandosi alle spalle la polemica
che ha accompagnato la norma della
Legge Finanziaria con la quale l’Ars
estende i benefici regionali anche alle
coppie di fatto e gay. Si tratta di
contribuzioni, agevolazioni e benefici
previsti "a qualsiasi titolo per la famiglia"
che sono estese anche alle coppie di
fatto iscritte negli appositi registri
istituiti dai comuni. Ed è questo il
problema. Solo pochi enti hanno istituito
il registro (Palermo e Siracusa ce
l’hanno, a non istituirlo capoluoghi come
Caltanissetta e Messina) e si rischia di
creare disparità tra gli aventi diritto.
Patanè, consulente legale di Giarre, ha
già la soluzione. «Il prossimo passo
dovrà essere quello di istituire un
registro regionale delle coppie di fatto sostiene - se pensiamo che a stretto giro i
comuni, specialmente i più piccoli, si
dotino di un simile strumento,
aspetteremo secoli per applicare le
norme». Patanè, in ogni caso, preferisce
guardare il bicchiere mezzo pieno e
godersi la svolta che pone la Sicilia
all’avanguardia nazionale in materia di
diritti civili. «In nessuna regione i
conviventi (eterosessuali e non) possono
usufruire delle stesse agevolazioni in
materia sanitaria, scolastica, economica
(mutui per la prima casa)delle famiglie
tradizionali - spiega - si tratta di un
successo per una serie di motivi. Intanto,
a livello nazionale non esiste alcun tipo
di normativa e questo provvedimento
pone la regione all’avanguardia . Queste
agevolazioni, inoltre, sanciscono il
principio di equità. Toccano la
quotidianità delle persone e questo
soprattutto in tempo di crisi aiuta le
coppie fino ad ora non riconosciute che
avevano meno strumenti ad affrontare e
dunque sancisce un principio di equità».
Le contestazioni all’emendamento, però,
di certo non sono mancate. Nello
Musumeci, avversario di Crocetta nella
corsa alla presidenza, l’ha definito un
provvedimento “demoniaco”. «Si tratta
del solito spot del presidente Crocetta” e
di “norma-manifesto - attacca
l’onorevole Giuseppe Castiglione, uno
dei due coordinatori regionali di Ncd non ci sono soldi per sostenere le
famiglie per l’acquisto della prima casa,
figuriamoci per le coppie di fatto».
L’esponente di Arcigay apre le braccia.
«E’ avvilente constatare che ancora la
classe politica dia vita a dibattiti anche
vecchi dando una connotazione
ideologica stantia - ribatte l’esponente di
Arcigay che in Sicilia vanta oltre 15 mila
iscritti - In tutta Europa questi tempi
appartengono a tutta la politica perché
la democrazia e la civiltà non hanno
colori, non sono né destra, né sinistra).
Ricordo che in Inghilterra è stata la
destra a introdurre i matrimoni gay».
Contestato anche l’appellativo di
“Norma manifesto”. «Sono diritti
concreti - ribatte - si parla di accesso ai
mutui, di sanità, case popolari. Se fai
parte di una coppia dove vige un
meccanismo di reciproca solidarietà
morale e materiale, ognuna di queste
cose è importante. Molte coppie
omosessuali hanno figli anche di
precedenti relazioni e serie difficoltà nel
riconoscimento.
Queste norme non si occupano di
problema che ci sarà, ma problema che
c’è. I diritti di questi figli quali sono? Il
figlio che può essere riconosciuto solo
da uno dei genitori pone problemi di
natura ereditaria, viene escluso dalla
successione di uno dei due. Senza
considerare i problemi di relazione
all’interno delle strutture scolastiche.
Queste battaglie non
riguardano solo omosessuali o coppie
eterosessuali di fatto, ma anche parenti
e amici che vi ruotano attorno».
ZOOM
Torregrotta supera Crocetta
L’AMMINISTRAZIONE CASELLA HA GIÀ APPROVATO
IL REGISTRO. RESISTENZE A MILAZZO E BARCELLONA
MESSINA. Gli unici enti che hanno istituito i registri
comunali delle unioni di fatto in provincia di Messina sono
stati Torregrotta e Mazzarrà Sant’Andrea. Per il resto,
nonostante le pressioni fatte dal presidente provinciale di
Arcigay, i comuni - fino ad ora - hanno sempre chiuso le porte
alle coppie di fatto. E’ il caso di Milazzo dove la delibera è
stata bocciata dal consiglio comunale tre anni fa (a proporla
l’ex assessore Massimo D’Amore) e negli ultimi mesi la stessa
giunta Pino) stessa incertezza a Lipari. A Sant’Agata Militello
il sindaco Carmelo Sottile si è incontrato con Duca il mese
scorso promettendo un intervento. Ad avere approvato la
delibera in giunta sono stati, invece, Barcellona e Messina. Si
deve esprimere il consiglio comunale. A Taormina l’atto
approderà giovedì prossimo direttamente in aula. «Ora che
la Regione imporrà l’istituzione di questi registri speriamo in
una maggiore presa di coscienza da parte degli
amministratori - dice Rosario Duca - la mancata istituzione
non penalizza solo le coppie omosessuali, ma anche quelle
eterosessuali che rischiano di non potere accedere ad
agevolazioni economiche previste dalla legge dell’Ars». In
realtà, fino ad ora, anche nei comuni dove è stato istituito è
rimasto un gesto simbolico. «Intanto abbiamo dato un
segnale - dice il sindaco Nino Caselli - ora anche la normativa
regionale ci consente di potere dare un contenuto concreto.
In un momento di forte tensione politica l’approvazione del
registro ha consentito una sinergia e una unione di intenti tra
maggioranza e opposizione». A Barcellona la delibera votata
centonove pagina 13
dalla giunta arriverà in aula nelle prossime settimane, ma le
resistenze sono tante. Gli unici voti certi sono dei due
componenti della lista “Voltiamo pagina” che ha sostenuto
l’elezione del sindaco Maria Teresa Collica in quanto si tratta
di un punto programmatico. «La delibera di istituzione è
stata approvata in giunta - spiega Collica - si sta ultimando il
regolamento che poi sarà portato in consiglio comunale dove
ci sono parecchie resistenze. Le norme regionali ora
cambiano le carte in tavola, a questo punto i comuni devono
dotarsi di questo strumento. Speriamo di potere dibattere in
aula serenamente e portare alla luce l’importanza del
documento che non riguarda solo le coppie di omosessuali
ma principalmente centinaia di conviventi e i relativi figli».
Clima più disteso a Taormina. «Il nostro comune è sempre
stato meno rigido su queste tematiche - dice il sindaco Eligio
Giardina - credo che sia normale adeguare le leggi in base
all’evoluzione della società». (Gia.C.)
17 Gennaio 2014
sicilia
INCHIESTA. Tutti i motivi del salasso nelle tasche dei messinesi. A causa della “munnizza”
Tares, quanto mi costi?
Altissima evasione, Comune che non elargisce le risorse necessarie, gestioni
“allegre” e perizie gonfiate secondo consiglieri e assessori. Ecco perchè
DI
ALESSIO CASPANELLO
E per la prima volta Renato Accorinti si è
trovato a fronteggiare quella piazza che
per una vita ha invece capeggiato.
Duemila, forse tremila, domenica 12
gennaio hanno affollato piazza Municipio,
inveendo contro la Tares, il nuovo tributo
che sostituisce la Tarsu e accolla sulle
spalle dei cittadini la copertura integrale
dei costi dei servizi di igiene urbana. A
Messina sono quarantaquattro milioni e
rotti di euro, arrivati tra capo e collo, e con
puntualità, a chi per anni di “cartelle per
pagare la spazzatura” a casa non ne ha
ricevute nè si è premurato ad andare ad
informarsi. Ed è stata subito protesta. E la
colpa? Di chi è?
I PERCHE’ DEL SALASSO. Con
l’introduzione della Tares, e in conformità
con quanto stabilito dal governo di Mario
Monti nel 2012, il cittadino messinese
dovrà pagare per intero i costi del servizio
di igiene ambientale. Quasi 45 milioni,
quindi, quando fino allo scorso anno i costi
da coprire con la vecchia tassa erano del
66%. La soluzione? Pagare meno, ma
pagare tutti. A Messina, per esempio, non
risultano censite oltre ventimila famiglie
(su settantaduemila), alle quali non
arriverà un solo euro da pagare. Non solo:
esiste una “volumetria occulta” fatta di
superfetazioni e abusi edilizi da sanare con
uno dei cinque condoni che
l’amministrazione sta sfruttando per far
rientrare nella normalità trent’anni di
lassismo, che di fatto non sono conteggiate
ai fini della tariffazione. Le due storture
determinano qualche milione di euro di
conti che saranno addebitati a chi oggi è in
regola. Non moltissimi, a dire il vero, se è
vero come è vero che, a settembre del
2012, il dirigente ai Tributi Romolo
Dell’acqua scriveva incazzatissimo alla
Serit perchè il tasso di riscossione
sull’accertato era un incredibile 0,24%.
Praticamente, a pagare era uno su
quattrocento. La situazione è andata
migliorando col passare dei mesi, ma non
di molto. E infatti, palazzo Zanca ha messo
in mano ad Equitalia quattro milioni di
euro di “ruoli”: cartelle esattoriali non
pagate del recupero delle quali (con
sostanziosa mora) dovrà occuparsi l’agente
riscossore del comune di Messina.
LE BOMBE. Con il candore che lo
contraddistingue, è Daniele Ialacqua a
mettere nero su bianco il segreto di
Pulcinella: “I costi sono basati su perizie,
da anni sempre le stesse, basate su un
personale che è stato superiore alle
necessità”, ha spiegato l’assessore
all’Ambiente durante una delle
commissioni consiliari dedicate
all’approfondimento sulla Tares. Altro
siluro non da poco, nella stessa sede, lo
spara ad alzo zero Guido Signorino,
assessore al Bilancio: “Il Comune, pur
avendo approvato nelle qualità di socio di
Ato3 e Messinambiente il piano
industriale, non ha mai corrisposto
integralmente le risorse necessarie a
coprire i costi dedotti dallo stesso piano”.
Accuse, quelle lanciate dal vicesindaco
all’indirizzo delle precedenti
amministrazioni, suffragate dai numeri:
l’anno emblematico è il 2009, in cui, per la
prima, unica ed ultima volta, la perizia
effettuata dall’Ato3 sul costo dei servizi
“appaltati” a Messinambiente e da questa
svolti per conto del comune di Messina
(un intreccio fatale, questo degli incroci
tra palazzo Zanca e partecipate) è stata
proposta dall’Ato3 e controfirmata da
Guido Signorino
ZOOM
Cosa resterà di Messinambiente
AFFIDAMENTO AI PRIVATI, SOCIETÀ MISTA O SERVIZIO IN HOUSE: DECISIONE TRA
SEI MESI. NEL FRATTEMPO LE FIAMME GIALLE INDAGANO SULL’IVA MAI PAGATA
Ancora sei mesi, poi per Messinambiente
verrà il giorno del giudizio.
L’amministrazione, infatti, la cui intenzione è
di trasformare Messinambiente in una “bad
company” e ricominciare daccapo, sarà
chiamata a sciogliere il nodo tra affidare ai
privati il servizio, svolgerlo con un’azienda
mista con partner scelto con gara o riportare
tutto in house. Nel frattempo, ulteriori
nuvoloni neri si addensano sulla partecipata
di via Dogali. In settimana la Guardia di
Finanza ha bussato per due volte alla porta
della Spa, acquisendo documentazione e
interrogando personale. La novità è che,
contrariamente alle visite precedenti,
l’inchiesta da cui sono scaturiti i controlli è
“autonoma”; non legata quindi ai tre anni,
dal 2010 al 2012 nei quali la Spa nel dilemma
tra pagare gli stipendi e soddisfare fisco ed
erario, ha preferito la prima ipotesi,
omettendo di versare l’Iva dal 2010 al 2012.
Per lo stesso problema, negli anni
precedenti, è in corso di svolgimento un
giudizio penale per l’ex presidente Nino
Dalmazio e per l’attuale commissario
liquidatore Armando Di Maria. (A.C.)
Armando Di Maria
centonove pagina 14
Messinambiente: dei 31 milioni previsti ad
inizio anno, il comune di Messina ha
comunicato, ad ottobre, di poterne
corrispondere solo 24. A fine anno
sarebbero stati ventuno. Il risultato? Debiti
fuori bilancio a mai finire per
Messinambiente: quasi quaranta con fisco
ed erario e poco meno di otto verso i
fornitori. Fosse solo questo, però, i
messinesi potrebbero dormire sonni
relativamente tranquilli. Invece no.
PERIZIE COL MISTERO. A prendersi la
briga di spulciare dentro i 44 milioni di
euro da coprire con la Tares, ci ha pensato
Daniele Zuccarello, consigliere del Pd
che, in questo primo scorcio di esperienza
amministrativa ha deciso di andare in
fondo alla questione che tutti si
domandano: se il tributo è salatissimo e il
servizio indecente, l’inghippo dove sta?
“Quello approntato dall’Ato3 è un piano
che presenta diverse anomalie - ha
spiegato il consigliere del Pd in aula come i cinque milioni di euro circa previsti
per la gestione delle isole ecologiche, a
fronte dei ritardi riconosciuti dal
commissario di MessinAmbiente (conflitti
di competenze sulla gestione, ndr.),
oppure un servizio di raccolta porta a
porta della differenziata che dovrebbe
essere garantito da un solo autista e due
automezzi o, ancora, i costi dei 35
operatori dell’Ato3 che dovrebbero curare
il verde pubblico, inesistente, di Messina (e
che fino a qualche anno fa venivano
regolarmente affidati a cooperative
esterne, ndr.)”. Non sono solo le anomalie
segnalate da Zuccarello a saltare all’occhio.
Perchè, per esempio, gridano vendetta di
fronte a Dio i tre milioni e 600mila euro di
costi per la raccolta differenziata, che a
Messina ha percentuali da terzo mondo
17 Gennaio 2014
sicilia
CHI NON PAGHERA’
Sgravi ed esenzioni
per cinque categorie
MESSINA. Nella delibera di
introduzione della Tares è presente un
fondo di “salvaguardia” per
ammortizzare il rischio di mancata
riscossione, che il Ministero
dell’Economia aveva previsto nello 0,5%
del totale complessivo ma che a
Messina, conoscendo le cattive abitudini
di pagamento dei cittadini, si è
preferito portare, mettendo le mani
avanti, ad un milione e mezzo di euro.
Oltre che per garantirsi dai morosi, che
le manifestazioni di domenica hanno
fatto capire sarà categoria parecchio
nutrita, il milione e mezzo di fondo
determinerà sgravi per le famiglie
indigenti. Secondo l’assessore al Bilancio
Guido Signorino, circa cinquemila
famiglie godranno di una riduzione
totale. Quali sono le categorie che
usufruiranno degli sgravi? Gli
ultrasettantenni con il 100% di
invalidità come unici membri di un
nucleo familiare, le famiglie di chi fino
al 2013 è stato in carcere, donne e
uomini separati con reddito inferiore a
4000 euro annui, chi dal 2012 non
risulta occupato, e i nuclei familiari al
cui interno vi siano uno o più invalidi al
75%. Il provvedimento, e le aliquote di
sgravio, ancora allo studio, andranno
votati. (A.C.)
che da anni, nonostante dal 2012 sia
obbligo di legge portarla vicino al 65%,
non si schioda dai decimali del 6%. Dodici
milioni di euro vengono stanziati per
spazzamento e lavaggio strade: lo
spazzamento regolare diventa un miraggio
man mano che ci si sposta anche solo di
pochi metri dal ristretto perimetro del
centro, il lavaggio è un evento a cadenza
talmente casuale da poter essere
considerato praticamente incidentale. E il
personale? I quasi seicento dipendenti di
Messinambiente costano ogni anno poco
meno di venti milioni, mentre per far
funzionare i sessanta scarsi dell’Ato3, la
maggior parte assunti a cavallo tra il 2006
ed il 2007 con un “colpo di mano”
dell’amministrazione guidata da
Francantonio Genovese, sono
necessari tre milioni e qualcosa. Più un
milione e spiccioli per manutenzione di
ville e aree a verde, servizi che, durante
l’amministrazione di centrodestra di
Giuseppe Buzzanca, andavano
regolarmente a cooperative. Ecco perchè la
proposta di Piero Adamo, consigliere di
Siamo Messina (quindi Pdl) di istituire una
commissione consiliare che spulciasse i
conti e riuscisse a capire quando, come e
perchè l’igiene cittadina a Messina è il
disastro che è, è stata affossata,
rispedendola in commissione per “ulteriori
accertamenti”. E lì langue da settembre.
Perchè, dietro l’ombra della “munnizza”,
destra, centro e sinistra hanno i loro
scheletri ben nascosti dentro l’armadio. E
nessuna voglia di tirarli fuori. Oltre la
protesta, però, c’è anche chi propone.
Antonella Russo, consigliere del Pd sta
per portare in aula una proposta di
delibera che obbliga l’amministrazione a
prevedere, in tempi celeri, l’avvio della
raccolta porta a porta.
LAVORI IN CORSO
Biostabilizzazione,
si inizia nel 2015
A MARZO GARA PER L’IMPIANTO DI PACE.
COSA PREVEDE IL PIANO REGIONALE
APPROFONDIMENTO. Messina più salata del capoluogo, e alle pendici dell’Etna...
I più tartassati
Catania resta con la Tarsu ma la tassa peserà di più alle famiglie ridotte,
Palermo ha aliquote più basse ma applica due “balzelli”. Ecco la proiezione
CATANIA. Settantuno milioni di costi da
pagare con un tributo a metà tra la vecchia
Tarsu e la nuova Tares. A Catania hanno
scelto la strada “morbida”. Perchè? Perchè
i costi del servizio di igiene cittadina, fin
dal 2012, era coperto per il 90% dalla
vecchia imposta (a Messina la Tarsu
copriva il 66% dei costi), rendendo inutile
l’introduzione della Tarsu. “Che comunque
il prossimo anno cambierà di nuovo”,
spiega l’assessore al Bilancio della città
etnea, Giuseppe Girlando. “La nostra è
stata una scelta, anche in considerazione
del fatto che, essendo la Tares parametrata
non più solo sulla superficie degli immobili
ma anche dai componenti i nuclei
familiari, avremmo avuto, almeno per il
primo periodo, margini d’incertezza nei
calcoli delle tariffe. Alla fine, la Tares
semplificata non è altro che una Tarsu
elevata fino a copertura integrale dei costi
del servizio: quel 10% che a Catania è
servito per arrivare al 100%. E Palermo?
Finchè era gestito dall’Amia, il costo del
servizio di igiene cittadina era
spaventosamente alto, circa 140 milioni di
euro. Col fallimento della partecipata, ed il
conferimento del “ramo d’azienda” alla
Rap, i costi da
coprire con la Tares
per il 2013 sono
scesi
considerevolmente,
fino a 122 milioni di
euro. Per il 2014,
però, la copertura
prevista è tornata ad
essere di 140 milioni
di euro. Rispetto alla
Tarsu,
l’amministrazione
comunale del
capoluogo aveva
ottimisticamente
Giuseppe Girlando
previsto rincari
compresi mediamente tra il 30 ed il 40%.
In realtà, all’atto del pagamento
dell’acconto, durante gli ultimi mesi del
2013, più di uno ha avuto la sgradita
sorpresa di aumenti tra il 60 e l’80%.
Al di là delle percentuali, chi pagherà di
più nelle tre città metropolitane siciliane?
Le tabelle di calcolo diffuse dalle
amministrazioni delle tre città riservano
sorprese. A Palermo, un appartamento da
cento metri quadrati abitato da un single
costerà al suo occupante, di Tares, 286
euro (erano 218 con la Tarsu), che
diventano 333, nel caso in cui gli abitanti
fossero due. A Messina il “single” paga di
meno, 256 euro, mentre per la coppia il
costo della Tares sarebbe superiore,
arrivando a 350 euro. La sorpresa però è
Catania, che nonostante abbia deciso di
non adottare la Tares “piena” optando per
la sua versione semplificata, è la città, tra
le tre, in cui il servizio di igiene urbana
verrà a costare di più. Un appartamento
da cento metri quadrati (la Tarsu non fa
differenza rispetto al numero degli
abitanti), infatti, riceverà ben 414 euro di
bollettino da pagare. Che, addirittura,
sarebbero stati inferiori se
l’amministrazione etnea
avesse deciso di adottare
la Tares: col nuovo
tributo, infatti, gli euro
da pagare si sarebbero
ridotti, seppur di poco, a
408. Il “risparmio”,
rispetto alla Tares, si
avrebbe con nuclei
familiari più numerosi:
quattro persone, a
Catania, pagherebbero
comunque 414 euro, a
Messina, sempre per
100 mq, 450 euro, a
Palermo poco meno di
400. (A.C.)
centonove pagina 15
MESSINA. Messinambiente spende 950mila
euro al mese di costi di trasporto e
smaltimento in discarica: con raccolta e
trattamento sono diciassette milioni di
euro all’anno, più o meno, da quando la
discarica cittadina non è più Mazzarrà
sant’Andrea, sopra Barcellona, ma Motta
sant’Anastasia a Catania. Con il trasloco
obbligato, i costi sono passati da 830 a
950mila euro al mese. Un salasso al quale il
comune di Messina potrebbe porre rimedio
grazie al bando di gara europeo per la
realizzazione di un impianto di
biostabilizzazione a Pace. Il bando è già
stato pubblicato in Gazzetta ufficiale del
direttore del dipartimento Acque e rifiuti,
Marco Lupo: dodici milioni la base d’asta,
offerte entro il 5 marzo, qualche mese per
l’assegnazione della gara poi, se tutto va
come deve andare, e al netto di ricorsi al
tar che in questi casi sono sempre da
preventivare, la Regione realizzerà
l’impianto e lo “girerà” al comune di
Messina. Ed entro giugno del 2015
potrebbe entrare a regime consentendo,
secondo i calcoli di Messinambiente, sei
Daniele ialacqua
milioni di euro all’anno di risparmio. Ad
allontanare il sospetto che si possa trattare
di una discarica è stato Daniele Ialacqua,
assessore all’Ambiente del comune di
Messina che, pur riluttante e a denti stretti,
ha spiegato come l’impianto si occuperà di
“biostabilizzare” i rifiuti. Come? Con un
ciclo, lungo ventuno giorni, in cui la
frazione umida, quella che produce il
micidiale percolato, sarà sottoposta a
trattamento e diventerà secca, non
inquinante e pronta ad essert reciclata. E’ il
primo passo verso la realizzazione di
quanto il piano regionale per i rifiuti
prevedeva per Messina: la realizzazione
dell’impianto di pre-selezione meccanica
del RUR già approvato nel 2009, e
l’attivazione di un impianto per la
stabilizzazione della frazione organica in
uscita dall’impianto di preselezione del
RUR con una capacità di trattamento pari a
40.000 tonnellate all’anno. (A.C.)
17 Gennaio 2014
sicilia
MILAZZO. In Italia non è conosciuto, in Spagna firma autografi ed è un divo della tv
Peppe, in punta di piedi
Il ventisettenne ha vinto la versione iberica di “Ballando con le stelle”,
si esibisce a “Tale e quale show” e recita in soap opera. Con un sogno
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
MILAZZO. A Milazzo per tutti è Peppe Di
Bella, frequenta i locali del Borgo antico,
gli ex compagni del Liceo Impallomeni e
passa ore sui libri di giurisprudenza col
desiderio di concludere il corso di studi.
Un ragazzo come tanti altri. Se non fosse
che in Spagna, dove trascorre buona parte
dell’anno, Peppe si trasforma in Giuseppe
Di Bella, idolo delle ragazzine, con fan
adoranti a caccia di autografi e migliaia di
seguaci su twitter e facebook. Il motivo? Il
ballerino e coreografo milazzese ha vinto
l’ultima stagione della versione iberica di
“Mira quein baiula” (Ballando con le
stelle), è uno dei ballerini di “Tu cara me
suena” (format originale dell’italiano “Tale
e quale show”), ha alle spalle la
partecipazione nel corpo di ballo di
“Operacion Triunfo”, una sorta di “Amici
di Maria De Filippi” con ascolti stellari ed
ha preso parte pure a soap opera e ad un
Peppe Di Bella nelle vesti di inviato per una trasmisisone tv
“cinepanettone”. «Quando ho cominciato
ad avere un po’ di notorietà mi hanno
spiegato che non mi potevo far chiamare
Peppe, ma Giuseppe. In Spagna Peppe è
un diminuitivo con poco “appeal”, mentre
Giuseppe per loro diventa anche esotico”,
sorride. Lo scorso dicembre Peppe Di Bella
ha ricevuto un riconoscimento nel corso
di una serata dedicata alle eccellenze
centonove pagina 16
milazzesi a Palazzo d’Amico. Da sei anni si
divide tra Madrid e Barcellona dove è
diventato una presenza fissa nella tv
nazionale grazie alla sa duttilità:
ballerino, attore, conduttore, cantante e
corista, ma anche modello. Per fare un
esempio, ha la stessa notorietà di cui in
passato ha goduto il ballerino Kledi Kadiù,
per anni nelle trasmissioni di Mediaset.
sicilia
Peppe era partito alla volta della spagna
per rimanere qualche mese grazie al
progetto Erasmus dell’Università di
Messina. Dal successo che sta ottenendo,
difficilmente ritornerà presto a Milazzo.
«Non me lo so proprio spiegare questa
attenzione nei miei confronti - racconta alcune volte mi diverte, altre volte mi
mette a disagio. E’ strano ritornare a casa
e vedere su Twitter o Facebook che la
gente ti fotografa, scrive il nome del
supermercato che frequenti e fa commenti
sull’abbigliamento». Giuseppe ha
cominciato a ballare a 13 anni. Si
dedicava principalmente all’Hip Hop e al
latino americano, nel tempo, però, la
passione cresce e si perfeziona con
insegnanti di fama internazionale. Nel
2007 si trasferisce a Madrid; oltre a
studiare si iscrive all’accademia di danza
Karen Taft. «Un giorno mi dicono che
l’indomani mattina ci sarebbe stata una
audizione per il corpo di ballo di
“Operacion Triunfo”. Ci andavano diversi
amici e mi sono aggregato. Eravamo in
centinaia per quattro posti. Vedevo tanta
tensione, c’erano ballerini professionisti
noti, io, al contrario, ero tranquillo. Non
conoscendo l’impatto mediatico della
trasmissione in Spagna (in Italia condotto
da Miguel Bosè è stato un flop, ndr)
credevo che si trattasse di una esperienza
come tante. Solo dopo essere stato scelto
ho capito che mi avrebbe cambiato la
vita». I contratti si susseguono "Mira quein
baiula! (Ballando con le stelle), "20 annos
de tu Vida" (Galà celebrativo dei 20 anni
di Telecinco, il nostro Canale 5), "Cantame
Una Canciòn" (Io Canto), "Que tiempo
tan feliz" (una sorta di Domenica in). E’
Peppe Di Bella con Pilar Rubio Zita, conduttrice di Ballando con le stelle (Spagna)
stato conduttore è inviato dalla piazza
Cibeles per la finale dei mondiali per un
programma di approfondimento sportivo.
«Ho interpretato anche una parte nella
sesta stagione di "Amar en tiempos
revueltos": è uno sceneggiato simile
all'italiano "Centovetrine" - racconta
Giuseppe - ho fatto un cammeo anche in
Torrente 4, il primo film in 3D spagnolo,
tipo il nostro cinepanettone diventato
campione di incassi». Nonostante la
notorietà gli studi rimangono un obiettivo
prioritario. In questo momento sta
portando a compimento un master in
diritto d’autore. «La carriera artistica per
un ballerino dura poco - racconta - in
futuro non escludo la carriera giuridica (il
padre è uno stimato notaio di Milazzo,
centonove pagina 17
17 Gennaio 2014
ndr), magari come consulente per la tv».
Milazzo rimane sempre nel cuore. «Mi
manca il mare, le braciolettine di mia
mamma, gli amici di sempre. Su mio
invito molti amici spagnoli sono venuti a
Milazzo rimanendo affascinati. Purtroppo
difficilmente si potrà parlare seriamente
di turismo fino a quando non si risolverà
il problema dei trasporti. Per volare da
Madrid o Barcellona a New York ci
vogliono 6 ore, per venire a Milazzo 8
ore». Guardando Milazzo da fuori non si
possono non notare anche i difetti.
«Rispetto alla Spagna c’è troppa
burocrazia che impedisce di investire ai
locali pubblici o a chi lavora
nell’intrattenimento. Va bene il mare o il
paesaggio ma poi, la sera, i turisti
vogliono divertirsi». E’ stata la burocrazia
a bloccare la sua esibizione durante la
premiazione a Palazzo d’Amico. «Mi
dovevo calare dal tetto con una fune e
fare una esibizione di danza - racconta
divertito - purtroppo non abbiamo avuto il
permesso dal Comune, mancava
l’assicurazione. A quel punto avevamo
superato il problema trovando una
compagnia disposta a coprirci. Ma anche
in questo caso non bastava perchè
secondo gli uffici comunali la copertura
doveva superare il milione di euro».
Impedimenti burocratici che lo hanno
scoraggiato nel proporre all’assessore al
Turismo Dario Russo uno spettacolo di
danza verticale con funi calate dalle mura
del Castello per la prossima estate. «L’ho
già fatta con altri colleghi spagnoli al
Castello di Ibiza. A Milazzo non immagino
la mole di permessi necessari», sorride
Peppe.
17 Gennaio 2014
sicilia
DIETROFRONT. Dopo due emendamenti bocciati, la Regione decide di accogliere le indicazioni del sindaco e del commissario alla Provincia
Teatro, e consiglio fu
L’Ente di Messina sarà finalmente operativo nei prossimi giorni. «Certo, sarà un cda con sette membri, circostanza
che avrei voluto evitare», spiega Michela Stancheris. In agenda, i cartelloni e la successione alla sovrintendenza
Michela Stancheris
Il Teatro Vittorio Emanuele di Messina
DI
DANIELE DE JOANNON
MESSINA. I 250 mila euro che
servivano per la programmazione
dell’assessorato al Turismo? Non ci
saranno, perché l’emendamento proposto
è stato silurato dall’Ars. In compenso,
però, il Teatro di Messina potrà avviare le
due stagioni con cinque milioni e 100
mila euro (7000 in meno dello scorso
anno) e un consiglio di amministrazione
nuovo di zecca anche se “vecchio” nelle
modalità. L’assessore al Turismo
Michela Stancheris, infatti, dopo il
siluramento della norma che prevedeva
la modifica della legge istitutiva
dell’Ente, con la conseguente riduzione
del numero dei componenti (tre in tutto,
presidente compreso), ha deciso di
procedere con la ratifica delle indicazioni
presentate dal sindaco e dal presidente
della Provincia di Messina.
IL SETTIMO PRESCELTO. «Purtroppo,
il Teatro Vittorio Emanuele avrà un cda
composto con le regole vigenti prima
delle imposizioni legate ai tagli imposti
dal governo nazionale», spiega
Stancheris. Che aggiunge: «Ho già dato
mandato ai miei uffici di perfezionare in
nomine le indicazioni provenienti dagli
amministratori di Messina e sto
pensando a chi sarà il consigliere che
intendo designare». Ma chi sarà?
L’assessore ancora non ha un nome, ma si
limita a tracciare un profilo: «Voglio
puntare su una persona con grandi
esperienze amministrative nel campo
dell’arte e della cultura. La prossima
settimana annuncerò la mia scelta».
COSI’ IL CONSIGLIO. Tra qualche
giorno, quindi, l’Ente Teatro potrà andare
a regime. Ad affiancare il presidente
Maurizio Puglisi (unica designazione
fatta per tempo dal sindaco Renato
Accorinti e non legata al placet della
Regione) saranno Daniele Macris
(vicepresidente), Giovanni Moschella
(attore), Giovanni Giacoppo
(avvocato), Laura Pulejo (già indicata,
nonché “tradita”, dal presidente della
Regione, Rosario Crocetta, come
commissario dell’Ente) e l’attore e regista
teatrale Totò D’Urso. I primi due sono
stati indicati dal Commissario della
Provincia regionale, Filippo Romano,
gli altri dal primo cittadino. Una volta in
carica, il cda potrà designare i direttori
artistici (ovvero Ninni Bruschetta per
la Prosa e Giovanni Renzo per la
Musica), approvare i cartelloni già da
tempo pronti e affrontare l’ultima grana:
il sovrintendente del Teatro.
MAGAUDDA ADDIO. Paolo
Magaudda, il cui mandato non può
essere rinnovato, lascerà il Vittorio
Emanuele il prossimo 20 gennaio. In
punta di Statuto, il compito del
sovrintendente è anche quello di
coordinare i cartelloni artistici, ma non
solo. Nell’ultimo periodo, l’uscente aveva
anche ricoperto il ruolo di direttore
amministrativo, figura mancante da tempo
e mai sostituita con il bando per la
direzione generale, finito sotto la lente
della Procura.
RITARDI E RETROSCENA. Ma per
quale motivo, quando era ancora in
carica il commissario con i poteri del
consiglio, Rosario Cultrone, non si
designarono i direttori artistici. Sembra
che lo stop, senza alcun nome
alternativo, sia giunto dal senatore
Giuseppe Lumia (Megafono). Il tutto,
nonostante Accorinti avesse ricevuto
l’okay telefonico dallo stesso presidente
della Regione, Rosario Crocetta.
SCENARI
Il saluto di Magaudda
IL SOVRINTENDENTE INDICE UNA CONFERENZA STAMPA
E ORGANIZZA UNA FESTA PER DIRE ADDIO AL VITTORIO
Paolo Magaudda
MESSINA. Una conferenza stampa per dire tutto ciò che pensa (ma
da questo punto di vista non si è mai risparmiato) e una
“spaghettata” al Circolo per festeggiare il suo addio al Teatro
Vittorio Emanuele alla presenza di tutti: dipendenti, amici,
giornalisti e artisti. Dopo più di dieci anni, Paolo Magaudda dà
l’addio alla sovrintendenza del Teatro di Messina. Succeduto a
Pompeo Oliva (che era poi divenuto presidente), è stato un
elemento di continuità all’interno dell’Ente dal sindaco Turi
Leonardi ad oggi. Ma come sarà il Teatro del dopo Magaudda? A
centonove pagina 18
leggere l’emendamento che l’assessore regionale al Turismo,
Michela Stancheris, aveva presentato in sede di bilancio, è
destinato ad avere un cda ridottissimo e a trazione palermitana.
Fino ad ora, infatti, la Regione, unica finanziatrice del Vittorio
Emanuele, ha sempre espresso un solo membro nell’ambito
dell’amministrazione. Negli intenti del governo, però, la suonata è
destinata a cambiare. Per il Teatro di Messina e per il Massimo
Vincenzo Bellini di Catania, infatti, è previsto un consiglio della
durata di quattro anni composto da soli tre componenti: il
presidente, designato dal sindaco, e due consiglieri nominati
dall’assessorato al Turismo. Il cda, potrà essere riconfermato
soltanto una volta. In caso di scioglimento, potrà essere nominato
un commissario per soli tre mesi. Una volta approvata la modifica
della legge, entro trenta giorni dovranno essere adeguati gli statuti
dei due Teatri. Unico dato a non essere chiaro, vista la designazione
di un consiglio a 7, è: cosa accadrà a Messina? Ovvero, i nominati
resteranno in carica fino a fine mandato?
economia
17 Gennaio 2014
OCCORRE SAPERE
Pubblicità on line
Ma nessuno la guarda
EDITORIA. La crisi morde il mondo dei giornali. Le testate siciliane passano al setaccio i conti per fare economia di gestione
LA PUBBLICITÀ è da tempo crisi e questo ha
coinvolto a catena una serie di altri mercati,
dalla Tv alla carta stampata. L'unico comparto
che regge bene sembra essere quello
dell'advertising online. Secondo l'ultimo studio
di IAB (Interactive Advertising Bureau) nell'anno
appena chiuso i ricavi della pubblicità online
hanno registrato una crescita a doppia cifra e
solo per il primo semestre del 2013 il mercato
valeva 20,1 miliardi di dollari in aumento del
18% rispetto allo stesso periodo del 2012. Ma
anche questo settore ha i suoi nei. Una recente
ricerca ha dimostrato che oltre la metà (54%)
delle inserzioni online non viene neanche
guardata dagli utenti. Non importa allora
quanto denaro viene investito nel digitale,
perché se non si riesce ad arrivare alle persone
giuste tutto diventa inutile, ha sottolineato
Irfon Watkins, CEO di Coull, società britannica
attiva sul mercato del video advertising.
Secondo Watkins, infatti, l'attuale business
model è superato e se non si interviene si
rischia che la situazione degeneri.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Il Giornale di Sicilia esternalizza la stampa affidandosi alle rotative del Centro di Pantano d’Arci di Catania. La Sicilia di Mario Ciancio ha già chiesto
la solidarietà per i giornalisti. I tagli più traumatici alla Gazzetta del Sud di Messina. Che perde il 20 per cento delle copie e il 40 di pubblicità
MESSINA. La crisi morde il mondo
dell’editoria e i quotidiani siciliani
passano al setaccio i conti per fare
economie di gestione. Il passo più
importante lo ha fatto il Giornale di
Sicilia, che dopo 130 ha deciso di
esternalizzare la stampa del quotidiano
più antico dell’Isola, cambiando
formato e affidandosi alle rotative del
Centro stampa di Pantano d’Arci di
Catania del socio-editore Mario Ciancio.
La svolta, per il quotidiano palermitano,
arriva dopo un piano di
razionalizzazione dei costi che ha
investito anche le redazioni periferiche
della Sicilia orientale.
Se “La Sicilia” di Catania ha chiesto già
lo stato di crisi, chiedendo la solidarietà
per i giornalisti, i tagli più traumatici si
registrano a Messina dove il 7 gennaio
scorso, il direttore editoriale de la
“Gazzetta del Sud” Lino Morgante e il
direttore responsabile Alessandro
Notarstefano, hanno consegnato al
comitato di redazione il “piano per
fronteggiare la crisi aziendale”.
Una flessione del 20% delle vendite e
del 40% dei ricavi pubblicitari ha
portato l’azienda editoriale fondata da
Uberto Bonino a registrare nel 2013 una
perdita di tre milioni di euro, a fronte di
un valore della produzione di di
15.970.000 e costi operativi per
18.555.000.
Una situazione di difficoltà, che si
aggiunge alle “perdite degli ultimi
cinque anni”. Di qui il piano che dopo
62 anni porta il quotidiano di via
Taormina a interventi di riduzione dei
costi di produzione e distribuzione, di
riduzione del lavoro giornalistico e
poligrafico, già interessato a un piano di
esodo concluso il 31 ottobre, riduzione
dei costi editoriali esterni
(collaboratori, agenzie, fotografi…) e
completa revisione dell’impostazione
giornalistica.
Se da una parte si invitano i giornalisti
a fare maggiore selezione delle notizie,
a dare respiro alle inchieste e a
cavalcare di più la sfida della
multimedialità, sulla quale l’azienda
punta con nuove soluzione quali il
giornale sfogliabile “on line” con
aggioramenti, dall’altra la cura che si
prescrive prevede un forte impatto sulla
organizzazione del lavoro.
Cinque edizioni, ottanta giornalisti in
organico, il piano firmato da
Notarstefano e Morgante prevede il
taglio di una pagina alla sezione
generalista dove sono impegnati undici
giornalisti, che scenderanno a dieci,
due pagine per edizione tra città e
provincia saranno eliminate in tutte le
edizioni calabresi, Reggio Calabria,
Cosenza, Catanzaro, Vibo Valenzia,
Crotone e a Lamezia e le direttive
saranno affidate a un vicecaporedattore
della sezione Calabria, che coordinerà
da Messina, dalla redazione centrale, e
avrà occhio di omogeneizzare
l’informazione.
Trasformata in ufficio di corrispondenza
la redazione di Crotone.
Stessa logica di accorpamento a
Messina, dove la cronaca cittadina sarà
integrata alla redazione Sicilia, che
occuperà due pagine: una pagina
salterà dalla cronaca di Messina e due
dalle pagine provinciali. Taglio netto
invece per le redazioni di Catania,
Siracusa e Ragusa dove gli scarsi livelli
di vendita “300 copie” non giustificano
la presenza delle redazioni periferiche.
A questi tagli si aggiunge il blocco del
turn over e si raccomanda la mobilità
interna per le esigenze dei vari settori
produttivi. Risultato: una eccedenza di
sedici giornalisti per i quali l’azienda
chiede il riconoscimento dello stato di
crisi e la concessione della cassa
integrazione ai sensi della legge
sull’editoria, la 416 dell’81, per un
periodo di 24 mesi a partire dal 24
febbraio 2014.
INIZIATIVE
Editoria e legalità, festival di Kaos
Peppe Zambito
Agrigento. Fervono i preparativi per la prima edizione del Kaos Festival dell'editoria, della legalità e dell'identità siciliana. L'iniziativa
culturale è promossa dall'associazione Top Stage di Siculiana con la
direzione artistica di Peppe Zambito. L'appuntamento con "Kaos" è
nell'auditorium di Montallegro (Agrigento) il 25 e 26 gennaio
prossimi. "Sarà un ampio spazio per l'arte, la letteratura, l'eccellenza
artigianale. Un luogo di incontro e riflessione sulla Sicilia ideale per
quanti credono nella cultura come elemento propulsore della
conoscenza e della promozione del territorio", spiega Zambito. Nel
"palazzo di vetro" di Viale della Vittoria verrà allestito uno spazio fiera che oltre ad editori e librai accoglierà artigiani locali e creatori
centonove pagina 19
di prodotti enogastronomici siciliani. A fare gli onori di casa anche il
sindaco Pietro Baglio. Previsti vari incontri con alcuni scrittori siciliani
e con diverse personalità del mondo dell'arte, della cultura e della
politica che parte. "Saranno consegnati riconoscimenti – spiega in
una nota la scrittrice Anna Burgio, responsabile dell'organizzazione a personalità che si sono distinte per iniziative di legalità e per avere
rappresentato in modo positivo l'identità siciliana". È prevista la
partecipazione all'evento, tra gli altri, degli assessori regionali
all'Istruzione e Formazione Nelli Scilabra e al Turismo Michela
Stancheris. La kermesse si chiuderà il 26 gennaio con la
proclamazione del libro vincitore del concorso letterario "Kaos".
17 Gennaio 2014
economia
UOMINI&BUSINESS. Dalla bottega del padre ai vertici di Sigma
Scrigno Bonina
Ritratto dell’imprenditore barcellonese e delle sue tante imprese.
Tra scelte aggressive che portano il debito/patrimonio ad un rischioso 3,68%
DI
VINCENZO LOMBARDO
Messina. Nell’ultimo
decennio il settore del
commercio è stato
rivoluzionato dalla
Grande Distribuzione. Un
sistema moderno di vendita al dettaglio
effettuato attraverso una rete di
supermercati, che a sua volta costituisce
lo sviluppo del negozio tradizionale. In
Italia il sistema della GD si afferma con
circa 150 di ritardo rispetto al paese
pioniere: la Francia. Ma l’esperienza di
più largo successo matura in America,
a valle della grande depressione del
1929, nel primo punto vendita della
King Kullen a Cincinnati.
Il 27 novembre 1957 apre a Milano il
primo supermercato in Italia, sotto
l’insegna Supermarkets Italiani, oggi
meglio nota come Esselunga.
Il settore, in Italia, assume un profilo
particolare, apparentemente simile nel
contrassegno: Grande Distribuzione (GD)
e Grande Distribuzione Organizzata
(GDO).
Sotto la prima insegna operano grosse
strutture centrali controllate da un
unico soggetto proprietario, che
gestiscono punti di vendita quasi
sempre diretti. Gli attori più
importanti sul mercato Italiano
sono attualmente Lidl, Carrefour,
Auchan, Coop, Esselunga ed
Eurospin.
Dietro la seconda vi sono
dei veri e propri
Distributori Associati
(DA). Minuscoli
soggetti aggregati
tra loro secondo la
logica de l'unione fa
la forza.
Consorziandosi in
gruppi d'acquisto i
piccoli e medi
dettaglianti possono
ottenere agevolazioni
economiche in termini
di approvvigionamento,
derivanti dal maggior
potere contrattuale nei
confronti dei fornitori.
A questo si
aggiungono i vantaggi
conseguibili dallo
sfruttamento del
marchio e
dall'ottenimento di
supporto in termini
di know-how e
coordinamento
strategico. Nel
nostro paese i
gruppi più
importanti sono Conad,
Sigma, Interdis, Selex, Sisa e Despar.
In questo nuovo mercato si affaccia
Immacolato Bonina, imprenditore
barcellonese di 46 anni.
Ha cominciato a muovere i primi passi,
maturando una esperienza empirica,
nella piccola bottega del padre, tra una
lezione e l’altra all’Universita di Messina,
dove si laurea presso la facoltà di
Economia e Commercio. Al
conseguimento del titolo di studio non
lascia quell’attività. Ad essa vi rimane
legato. Subodora i nuovi orizzonti che si
stanno aprendo nel comparto. Con
sprezzo del pericolo, si butta a capofitto
negli affari e imprime alla modesta
gestione familiare una marcia
supersonica, al punto che essa in breve
tempo decolla. Nel 1991 il giovane
imprenditore barcellonese fa nascere
nella sua città il primo punto vendita
Sigma. Negli anni successivi saetta il
proprio business fuori dal suo borgo
natio, estendendosi, prima nella
provincia, e in seguito in tutta la Sicilia,
fino ad oltrepassare lo stretto e insediarsi
in un territorio difficile come la
Calabria. Nel 2004 Immacolato
Bonina si struttura in una
forma societaria moderna e
funzionale dando vita ad un
Gruppo economico
polivalente basato su una
Holding, la Bondial Srl,
alla quale fanno capo tutte le
società controllate. Tra queste
spicca per i suoi
notevoli volumi e
per gli apprezzabili
indici finanziari,
il Centro
Supermercati
Regione Sicilia
Spa (CSRS) Srl
, affiliata al
Gruppo
Nazionale
Sigma Società
Italiana
Gruppi
Mercantili
Associati, con
sede a Bologna, e
nel cui consiglio di
amministrazione
siede come Vice
Presidente
l’intraprendente
imprenditore
barcellonese.
La rete di vendita
è poi integrata da
numerosi affiliati,
che operano sotto
il marchio Sigma,
che si
Nella foto in basso Immacolato Bonina
approvvigionano dal Centro Distributivo
del gruppo (CSRS) che, forte di oltre
10mila metri quadrati di superficie di
stoccaggio, riesce a presidiare
commercialmente il territorio peloritano,
nonché aree di distribuzione a Catania e
in Calabria. Gli impianti produttivi e gli
immobili commerciali, condotti in
locazione infragruppo, fanno capo ad
un’altra società, Cedi Bon. Srl, scrigno
immobiliare del pianeta Bonina. Il
modello di business si basa su una rete
distributiva di 65 punti vendita, la
maggior parte dei quali appaltati a terzi
mediante contratti di franchising. Il
Gruppo Bonina dà lavoro a oltre 700
dipendenti, destinati a crescere a quota
1000 con la recente acquisizione dalla
GDM dell’ipermercato ex Carrefour di
Olivarella.
Investire in tempi di crisi è la filosofia
aziendale di Bonina, secondo il quale “la
contrazione dei consumi e la crisi
economica non si contrastano con
strategie difensivistiche, bensì con azioni
finalizzate a rendere la struttura del
Gruppo sempre più efficiente per
conquistare aree di business sempre più
importanti. E con questa consapevolezza
che abbiamo deciso di rilevare l’ex
Carrefour perché convinti che ci sono
tutti i mezzi per rilanciarlo”. Musica per
le orecchie delle maestranze
dell’ipermercato di Olivarella.
Immacolato Bonina ha legato il suo
nome allo sport. Prima, diventando
Presidente dell’ F.C. Igea Virtus.
Formazione che dai campi dei gironi
dilettantistici Interregionali è riuscito a
portare tra i professionisti guidandola per
dieci anni. E dopo, nel 2007, prendendo
in mano le redini della squadra di basket
Progetto Basket Barcellona, militante in
serie C1., e dopo tre anni riuscendo a
portarla in serie B1 divenendone
sponsor ufficiale, contrassegnando il
team con il nome Sigma Basket
Barcellona.
La controindicazione di una strategia
centonove pagina 20
LA SCHEDA
RATING ECONOMICO
SOCIALE (0 a 10): 7,25
- Storia ultradecennale: 7
- Andamento economico: 6
- Rapporto Occupazione
Territorio Partner di
Iniziative Sociali: 8
- Sponsor Attività Sportive: 8
imprenditoriale così aggressiva, quasi
temeraria, non può che riflettersi sulla
solidità dell’attivo di bilancio. I dati del
2012 del consolidato del Gruppo da un
lato ne confermano la vitalità:
189milioni di euro realizzati con un
incremento del 17,5% rispetto all’anno
precedente, utili di esercizio circa
277mila euro in aumento dell’1,15%
rispetto al 2011. Dall’altro lato, troviamo
un Margine operativo lordo (Mol) di
Euro 8.892mila in discesa dell’1,23%
rispetto all’esercizio precedente. Il
Patrimonio Netto attestatosi a euro
9.409mila, seppur sostanzialmente
immutato rispetto al dato 2011, subito
un significativo indebolimento reale per
la ricaduta su di esso del peso degli oneri
finanziari derivanti dai robusti
investimenti realizzati. Infatti
l’indebitamento finanziario, al netto della
liquidità aziendale, ammonta a
complessivi euro 34.650mila. Il che porta
il rapporto Debito/Patrimonio ad un
rischioso 3,68%. Una forbice troppo
ampia rispetto all’indice massimo
sostenibile (2%). Un Gruppo
importante come quello del dott. Bonina
non può non adottare misure adeguate al
fine di salvaguardarne l’ampiezza e il
futuro. Occorre una energica iniezione di
capitali da reperire o nelle disponibilità
degli attuali soci ovvero nel mercato.
17 Gennaio 2014
economia
MESSINA
TRASPORTI. Rinnovata la convenzione con la società che garantisce i collegamenti con aliscafi e traghetti verso le isole minori
Compagnia Isole, ancora 11 anni
Non scatterà dunque la risoluzione ventilata nei giorni scorsi a causa delle gravi inadempienze rilevate a carico
della compagnia guidata da Seminara. Che spiega: «In regola al più presto. Disponiamo già di mezzi adeguati»
LIPARI. "La Compagnia delle Isole ha
ancora 11 anni di convenzione con il
ministero dei trasporti e con la
Regione...". Lo ha detto
l'amministratore delegato della società
che garantisce i collegamenti con
aliscafi e traghetti anche da e per le
isole minori di Sicilia Alessandro
Seminara durante una riunione alla
quale ha preso parte a Lipari insieme
con gli albergatori. Non scatterà
dunque a dicembre la risoluzione della
convenzione tra Ministero delle
Infrastrutture e Compagnia delle Isole
che assicura i collegamenti con le isole
minori siciliane. Di una possibile
risoluzione si era parlato nei giorni
scorsi a causa delle gravi inadempienze
che erano state rilevate a carico della
società titolare della concessione, che
sono state illustrate nel corso di
un’audizione convocata dal presidente
della commissione Ambiente dell’Ars, il
deputato del Movimento 5 Stelle
Giampiero Trizzino, con i sindaci delle
isole minori e dell’assessore dei
Trasporti Bartolotta, dice una nota del
M5s.
"Vogliamo sgomberare il campio dai
dubbi - ha precisato Seminara - che
nelle scorse settimane avevano avvolto
la solidità della convenzione che regola
i rapporti con il Ministero e la Regione.
E' vero che non sempre i nostri servizi
sono stati all'altezza delle aspettative,
ma abbiamo fatto del nostro meglio
con i mezzi che ci sono stati
consegnati".
Per queste inadempienze – secondo
quanto riferito da Bartolotta, dice il
M5s – la Compagnia delle Isole è stata
richiamata ad adempiere alle
obbligazioni assunte, mentre il
Ministero delle Infrastrutture ha dovuto
comminare una serie di sanzioni
pecuniarie, puntualmente contestate
dalla Compagnia delle Isole con un
serie di ricorsi al Tar. Il Consiglio di
Stato, il 9 ottobre scorso – secondo
quanto riferito sempre dall’assessore –
avrebbe respinto i ricorsi e disposto le
esecuzioni del pagamento delle penali.
“Sono disfunzioni – afferma Trizzino –
inaccettabili. Chi firma una
convenzione deve assumerne onori, ma
soprattutto oneri, considerato che a
farne le spese poi è il cittadino, specie
se rischia di essere fortemente
penalizzato da servizi approssimativi.
Ma Seminara all’incontro con gli
albergatori è stato rassicurante. "Ad
oggi, dopo gli investimenti posti in
essere - ha spiegato - la compagnia può
dichiarare di disporre di mezzi con un
buon stato di manutenzione e che
stiamo continuando ad adeguare per
poter rispettare i termini della
convenzione". Soddisfatto il presidente
di Federalberghi Isole Eolie e isole
minori Sicilia Christian Del Bono per le
rassicurazioni relative alla sostituzione,
da metà marzo, sulla tratta EolieNapoli della motonave "Veronese" con
un mezzo equivalente o migliore
rispetto alla "Laurana". "Chiediamo
invece alla Regione - ha sottolineato
Del Bono - che questa si faccia quanto
prima promotrice dell'istituzione di un
tavolo tecnico per una rimodulazione
degli itinerari orari che rispecchi
maggiormente le esigenze dei territori
e della domanda turistica.
Auspichiamo, inoltre, che la gara sui
servizi a contributo regionale, andata
deserta, non sia foriera di altri tagli ai
collegamenti marittimi che oggi le
piccole isole, ancor più che in passato,
non sarebbero in grado di sopportare
senza subire ingenti danni ad settore
turistico già in forte crisi".
Rada san Francesco,
Caronte & co. vanno al Tar
MESSINA. Il fulmine è arrivato a ciel
sereno: Caronte, Tourist e Rfi hanno
inoltrato ricorso al tar di Catania contro
l’ordinanza, firmata dal sindaco Renato
Accorinti, che interdice al traffico
pesante la rada san Francesco. Ai tre si è
aggiunta, interpellando però il
tribunale amministrativo del Lazio,
anche l’Aias, l’associazione italiana degli
autotrasportatori. Quattro ricorsi in
tutto, contro la decisione
dell’amministrazione di non far
approdare più i tir nel molo al centro
della città, “costringendoli” ad
utilizzare il molo di Tremestieri. In
realtà, il provvedimento non è mai stato
perentorio. In caso di chiusura
dell’approdo della zona sud o qualora
l’attesa alla chiocciola di Tremestieri
superi l’ora, i mezzi pesanti sono
autorizzati a recarsi alla rada san
Francesco. Decisioni, queste, che
Accorinti ha lasciato alla discrezione
delle compagnie di traghettamento,
dopo averla all’inizio riservata ai vigili
urbani. Una retromarcia che, qualche
mese fa, aveva provocato frizioni tra il
sindaco ed il generale della polizia
municipale Calogero Ferlisi: frizioni
culminate con le dimissioni (poi ritirate)
di questi. I quattro ricorrenti hanno
inserito motivazioni differenti nei loro
atti: Rfi contesta la titolarità del
Comune sulla decisione, dal momento
che il portoè demanio portuale di
competenza dell’Autorità portuale.
Caronte e Tourist sostengono
l’illegittimità dell’ordinanza, mentre
secondo l’Aias il provvedimento
rappresenterebbe di un “abuso” da
parte del Comune.
LEGALMENTE
ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE “G.MINUTOLI”
Estratto avviso di gara mediante procedura aperta - CIG: 5467959E7F
ENTE APPALTANTE: ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE “G.MINUTOLI” - Appalto lavori “PON FESR 2007-2013
ASSE II QUALITA’ DEGLI AMBIENTI SCOLASTICI – OBIETTIVO C”, da eseguire nell’ I.S. Minutoli plesso centrale
di C.da Gazzi Fondo Fucile. Importo appalto: € 520.164,21 ( cinquecentoventimilacentosessantaquattro,21),
di cui € 17.153,37 (diciassettemilacentocinquantatre/37) oneri per la sicurezza e di cui € 90.726,34
(novantamilasettecentoventisei/34) oneri relativi al costo della manodopera, non soggetti a ribasso. Termine
presentazione offerte : 21 Febbraio 2014 , presso i locali dell’Istituto Minutoli Via 38A C.da Gazzi Fondo
Fucile, 98147 Messina; Categoria prevalente: OS6, classifica II. Per informazioni rivolgersi presso: I.S. Minutoli,
tel. 090685218.
Responsabile degli adempimenti di gara: A.A. Bruno Francesco.
Il Responsabile Unico del Procedimento
Dirigente Scolastico
(Prof. Pietro G. La Tona)
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
PUBBLICA GLI AVVISI ED ESITI DI GARA D’APPALTO SU CENTONOVE
PER CONTATTARE LA REDAZIONE CHIAMA I SEGUENTI NUMERI:
090.9430208 - 9430206 fax 090.9430210 - 090.9430211
RICHIEDI PREVENTIVI ANCHE VIA E-MAIL A: [email protected]
centonove pagina 21
17 Gennaio 2014
economia
NOMINE
AGENTI DI COMMERCIO
ALIMENTARE. Allevatori,produttori, assaggiatori ed esperti di degustazione a Enna per celebrare il formaggio Dop
Tutti pazzi per il pecorino
Una giuria di nove maestri ha testato le aziende in concorso: al migliore è andato il Premio Trinacria d’oro 2013.
Mauro Ricci, responsabile Onaf: «C’è la volonta di far crescere l’economia della caseificazione”
Enna. Allevatori, produttori, assaggiatori,
esperti di degustazione. Tutti assieme ad
Enna nell'ultimo week end, per una
riflessione sul più importante formaggio
dell'Isola, il "Pecorino siciliano Dop",
considerato da molti il più antico
d'Europa. Far conoscere, promuovere,
attraverso un workshop, messo a punto
dall'Onaf (Organizzazione nazionale
assaggiatori formaggi), in collaborazione
con il Consorzio volontario per la tutela
del Pecorino siciliano, Dop un cacio che in
Sicilia si produce e si trova un po'
dappertutto, ma che al momento paga
abbastanza in termini di qualità. Spazio
alle esperienze raccontate direttamente da
chi lo produce, ma anche al gusto, con
assaggiatori in grado di divulgare, meglio
di chi lo caseifica, le peculiarità di un cacio
che ha bisogno ancora di crescere, ma che
soprattutto nella zona del ragusano ha
raggiunto negli anni una connotazione di
particolare qualità, grazie anche al
Consorzio di Ricerca Filiera LattieroCasearia. "In Sicilia si produce ovunque spiega Mauro Ricci, responsabile Onaf per
la Sicilia Occidentale, ma le produzioni
CONSUMATORI
Locali in affitto
I motivi della disdetta
Alla prima scadenza dei contratti di
locazione ad uso abitativo, il locatore
può avvalersi della facoltà di non
rinnovare il contratto dandone
comunicazione al
conduttore con preavviso di
almeno sei mesi ma solo
per determinati motivi
stabiliti dalla legge, come
nel caso in cui intenda
destinare l'immobile ad uso abitativo,
commerciale, artigianale o professionale
proprio, del coniuge, dei genitori, dei
figli o dei parenti entro il secondo grado.
Quindi, secondo quanto previsto dalla
legge, il locatore, nella comunicazione di
disdetta, dovrà specificare il motivo, tra
quelli tassativamente indicati dalla
normativa, sul quale è fondata. Ciò, in
modo da consentire al conduttore di
poter verificare, dopo l'avvenuto rilascio,
l'effettiva destinazione dell'immobile
all'uso indicato dal locatore. Tuttavia,
secondo la giurisprudenza, per il
legittimo esercizio del diritto di non
rinnovare il contratto alla prima scadenza
non è necessario che il locatore fornisca
la prova dell'effettiva necessità, ma è
sufficiente una semplice volontà.
Avv. Francesco Suria, esperto legale
Il pecorino Dop
sono diversificate sia per il pascolo che per
il caglio che può essere di pecora o di
capra. Oggi la produzione è abbastanza
bassa e c'è poca attenzione alla vendità del
prodotto di qualità. Infatti, il Pecorino
siciliano lo troviamo anche nei mercatini".
Si trova in forma che vanno dai 5 ai 12
chili, semistagionato o stagionato, e
"rispetto al pecorino romano - prosegue
Ricci - è un formaggio molto più fine e più
ricco di profumi, poi dal punto di
vista nutrizionale è più assimilabile,
digeribile, perché il latte viene
utilizzato a crudo, perciò si gusta
con piacere, ma anche per la sua
piacevolezza che lo fa mangiare
sempre con un certo gradimento".
Una giuria di nove maestri
assaggiatori Onaf ha 'testato' tutte
le aziende in concorso che
producono Pecorino siciliano Dop;
al migliore è andato il Premio
Trinacria d'oro 2013. Un modo
anche per offrire un riconoscimento
a coloro che tramandano la
tradizione del formaggio simbolo
della Sicilia. "L'intenzione conclude Ricci - è dare risalto a chi, grazie
a questo formaggio di pregio e di altissimo
livello, è capofila di altre pregiatissime
produzioni come il maiorchino, il caprino
girgertano, la vastedda del Belice, il
piacentinu e molti altri ancora.
Si vuole contribuire a diffondere una
forma di economia della caseificazione che
ancora non riesce a vendersi come
meriterebbe".
AVVISO AI CONTRIBUENTI
Amministratori, occhi ai consulenti
La gestione delle entrate ha costituito, da sempre,
l’ideale brodo di coltura del consenso clientelare delle
forze politiche. La tolleranza della evasione e della
elusione fiscale mal si coniuga, di questi tempi, con le
casse vuote degli enti locali. Ma un nuovo fantasma si
aggira alle spalle dei contribuenti. Ha il volto del
consulente e veste i panni, anzi la toga, del legale di
fiducia dell’Amministrazione. Esso volteggia a caccia di
poveri contribuenti tartassati, ma immoto nei confronti
dell’evasore. Amministratori deboli rischiano di essere
fagocitati da agguerrite corporazioni, ovvero finire,
inconsapevoli, promotori di una nuova catena clientelare
ai confini della legalità. La legge non prevede la gestione
del servizio attraverso l’impiego di figure professionali
autonome al di fuori dai “soggetti preposti all’esercizio
del servizio espressamente individuati dal legislatore
nell’art. 52 d.lgs. 446/1997”. Ove la riscossione avvenisse
fuori dalle norme che la regolano, ogni eventuale
decadenza o prescrizione che dovesse derivare
dall'affidamento a soggetti non abilitati contribuisce a
creare il presupposto per l'insorgenza del danno erariale.
Inoltre il conferimento di uno o più incarichi legali poiché
si configura come “ una prestazione d’opera
intellettuale” ( Consiglio di Stati sez. V sentenza
11.05.2012 n. 2730) è inconciliabile con l’unica modalità
contrattuale prevista a norma di legge per il servizio di
accertamento e riscossione degli enti locali . Le
Associazioni dei Consumatori aprono i loro sportelli e
patrocineranno le iniziative in loro potere in difesa dei
diritti del cittadino contribuente sul quale potrebbero
essere scaricati impropri oneri derivanti da una
diseconomica gestione del servizio da parte dei Comuni.
Antonio Russo – Segretrario Unione Consumatori Italiani
centonove pagina 22
Nuovo direttivo a Ragusa
RAGUSA. Eletto dall'assemblea provinciale
degli agenti di commercio (Fnaarc) il nuovo
direttivo. I componenti sono Orazio Grassiccia di Modica, Mario Iacono di Chiaramonte, Lorenzo Battaglia, Salvo Ingallinera,
Carmelo Licitra, Giovanni Ottaviano, Gabriele Schininà, Roberto Sica, Pippo Vitale,
tutti di Ragusa. Il neo eletto comitato direttivo con voto unanime ha eletto Lorenzo
Battaglia alla presidenza e Salvo Ingallinera
e Roberto Sica alla vice presidenza.
CAMERA DI COMMERCIO
Rizzo commissario
RAGUSA. Il dirigente regionale Roberto
Rizzo è il nuovo commissario ad acta della
Camera di Commercio. Sostituisce il dimissionario Sebastiano Gurrieri. Il neo commissario dovrà garantire lo svolgimento
delle funzioni essenziali dell' ente e con il
compito di provvedere, con i potere del
presidente, della giunta e del consiglio agli
adempimenti ritenuti urgenti ed indifferibili
per consentire la prosecuzione dell' ordinaria gestione dell' ente camerale. La durata
dell' incarico è naturalmente riferita al periodomassimo di sei mesi, inattesa della definizione della nomina degli organismi amministrativi regolari della Camera di
Commercio di Ragusa, i cui dati necessari
presentati dalle associazioni di categoria
sono stati definiti dall' ente camerale lo
scorso 15 ottobre e trasmessi per il seguito
di competenza all' Assessorato Regionale
alle attività produttive.
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
Giurisprudenzae lavoratore trasfertista
Ancora novità in materia di trasfertismo: con la
sentenza n. 22796 del 7 ottobre 2013 la Corte di
Cassazione delinea una nuova figura di lavoratore
trasfertista guardando alle modalità di esercizio della
prestazione lavorativa e non alla volontà
manifestata dalle parti nella definizione delle
modalità di espletamento del rapporto di lavoro
liberamente instaurato. Fino ad oggi, le caratteristiche principali del trasfertista
erano individuate dalla circolare 326/E del dicembre 1997 nella mancata
indicazione nel contratto e/o lettera di assunzione della sede di lavoro, nello
svolgimento di una attività lavorativa che richiedeva la continua mobilità e nella
corresponsione di indennità o maggiorazioni di retribuzione in misura fissa
senza considerare se il dipendente si era effettivamente recato in trasferta né il
luogo della stessa. Già con la sentenza 396 del 13 gennaio 2012 la Corte
considerava trasfertisti anche tutti i lavoratori tenuti per contratto
all’espletamento di attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi anche
se le indennità non venivano corrisposte con carattere di continuità ovvero nei
giorni di assenza (per ferie, malattia,…). Lavoratore in trasferta è invece il
lavoratore temporaneamente assegnato ad una sede di lavoro diversa da quella
abituale. L’esatta qualificazione delle due fattispecie ha importanti conseguenze
sotto il profilo del trattamento fiscale e contributivo delle somme percepite. Al
lavoratore in trasferta si applica il regime agevolato di cui all’art. 51, comma 5
del D.P.R. 917/1986; le indennità e le maggiorazioni retributive corrisposte ai
trasferisti sono invece imponibili nella misura del 50% del loro ammontare (art.
51, comma 6, TUIR). Con la sentenza del 7 ottobre 2013 per l’applicazione di
questo speciale regime diventa essenziale la modalità di esercizio dell’attività
lavorativa, in luoghi sempre diversi, a prescindere dalla corresponsione variabile
ed occasionale dell’indennità e rileva particolarmente che la sede aziendale
venga “solo utilizzata per la mera predisposizione di quanto occorrente, ogni
mattina, prima di partire per i vari cantieri di lavoro”.
Se confermato il superamento dei requisiti individuati fino ad oggi da INPS ed
Agenzia delle Entrate per i trasfertisti, per le aziende sono certi maggiori oneri e
aggravi di bilancio.
PROPOSTE
Un museo a Palazzo Ciampoli
Pagina 24. L’esperto Sergio Todesco “ridisegna” il futuro
per l’edificio di Taormina che sarà ristrutturato dopo anni di
colpevole abbandono. L’ipotesi di trasferire il fondo von
Gloeden e l’archivio Panarello
poster
17 Gennaio 2014
CULTURA
Nerone, il primo fenninicida
Pagina 28. Attraverso la personalità dell’imperatore
romano l’analisi di chi ha fame di asservire ma anche di
essere servo fondando la propria vita sul principio
dell’autoritarismo. Ieri come oggi
MURALES DI UMANITÀ VARIA
Foto della lapide funeraria famiglia Picardi
MESSINA. A proposti della possibile sepoltura del grande pittore nel convento di Santa Maria del Gesù
Mistero Antonello
DI
GIUSEPPE PREVITI
Messina. In “Storia, arte e tradizione
nelle chiese di Messina” di Mons.
Giuseppe Foti (Me, Grafo editor 1983)
prezioso e certosino lavoro sulla storia
delle chiese di Messina, nulla è detto in
merito alla scoperta di eventuali reperti
archeologici (di qualsiasi epoca)
rinvenuti nell'area di scavo relativa alla
costruzione della nuova chiesa di S.
Maria di Gesù Sup., eretta nel 1934 “in
un'area molto vicina, ma al di qua del
torrente, mentre prima si trovava al di
là”. L'area era di proprietà del Barone
Marullo di Condojanni che ne fece
donazione, cosi come si legge nella
lapide affissa sul prospetto della chiesa,
che porta la seguente epigrafe: “Questa
lapide a ricordo di don Francesco
Marullo di Condojanni Barone Arau di
Giampaolo che dono il terreno perché si
edificasse questo luogo di raccoglimento
e di preghiera 27 Maggio 1934”. Né
ritrovamento, di alcun
tipo, è stato rilevato
durante la costruzione
dell'adiacente sede
dell'Azienda Acquedotto.
Nulla di nulla. Nessun
testo storico oggi
conosciuto, tra l'altro, ci
dà notizie di costruzioni
religiose in quel sito,
contrariamente a quanto
avvenne per l'antico
Monastero/Convento di S.
Maria di Gesù Sup. Sorto
nel 1161, o secondo altre
fonti storiche, agli inizi
del 1200, su preesistenti
resti di terme romane, di
cui alcuni reperti -diverse colonne – sono
ancora oggi visibili e riutilizzati dai frati
in varie epoche successive.
Dal Samperi al Reina, dal Grosso
Cacopardo al Bonfiglio, da La Farina al
Tramontana,(per citare i più recenti),
tutti individuano l'attuale sito con
l'antico Convento di S. Maria di Gesù
Sup. e ancor prima conosciuto con il
nome di S. Maria del Carmelo. Due
appassionati di storia patria come il La
Corte Cailler e Gioacchino di Marzo
entrambi in contesa per la paternità della
scoperta del testamento di Antonello da
Messina) a un certo punto convengono
sull'ipotesi della sepoltura di Antonello
nel sito da Lui stesso indicato, ovvero nel
Convento di S. Maria di Gesù Sup. a
Ritiro: “Che finalmente Antonello venne
sepolto nel convento di S. Maria di Gesù,
com'egli volle: anch'io e il La Corte
Cailler fummo concordi ad opinar di
leggieri, che ne sia stata la tomba nel
Sopra una veduta del campo nella fiumara di S.Maria di Gesù
di Paolo Filocamo –stampa D’Amico 1718, dove sono indicati
chiaramente al n.1 il Convento di S. Maria di Gesù Sup e al n.4
quello inferiore;
Sotto, Anonimo, sec. XVIII. Pianta e veduta della Nobile Bella e
forte Città di Messina scossa dal terremoto del 1783. Si vede il
Convento di S.Maria di Gesù inf. nei pressi del forte dei
Cappuccini (Forte Vivonne) e sopra il Convento omonimo. In
realtà il Convento di S. Maria di Gesù inf. è in posizione
leggermente più a valle del forte Cappuccini e occupava l’area
dell’attuale scuola L.Boer .
primo convento di
quel titolo, dei
frati Minori
Osservanti di San
Francesco, ossia
nell'antica chiesa
di esso, di già
fondato nel 1478
( 1418 0 1421,
secondo fonti storiche diverse )dal beato
Matteo di Girgenti sulla sinistra sponda
del torrente di San Michele, ( i torrenti
venivano indicati nel senso di marcia
monte-valle), a due chilometri da
Messina, e che poi fu detto di Santa
Maria di Gesù Superiore e più
comunemente fin oggi il Ritiro.” G. di
Marzo su Nuovi studi ed appunti su
Antonello da Messina con 25 documenti
– Me 1905.
Tutti gli atti trascritti dal notaio Antonio
Mangianti, ( Notaio che raccolse le
volontà testamentarie di Antonello ), per
A sinistra stampa
di Nicolas de Fer. Sopra il
Convento di S.Maria di Gesù
inf. si vede il quadrato di
forte Vivonne e, più in alto,
il Convento dei Cappuccini.
A destra, stampa di James
Basire. Londra 1751. Si vede
, al n.14 il Convento di S.
Maria di Gesù inf., al n.13 il
Fortino Vivonne e, al n.12 il
Convento dei Cappuccini
centonove pagina 23
le sepolture in quel sito, sono indicate
con il toponimo di S. Maria di Gesù.
Recentemente un erede del notaio, il
prof. Paolo Mangianti, da Genova, ci
segnala che anche a Barcellona, presso la
cappella Picardi, esiste una lapide
funeraria (vedi foto) a firma del notaio
A. Mangianti e riferita al Convento di S.
MARIAE DE IESU, datata 1462.
Probabilmente i resti mortali sono stati
traslati, dagli eredi, e portati nella
Cappella di famiglia a Barcellona Pozzo
di Gotto dopo un evento alluvionale o un
terremoto.
17 Gennaio 2014
posterpatrimonio
PRPOSTE. L’esperto della Soprintendenza di Messina “ridisegna” il futuro per l’edificio che sarà ristrutturato dopo anni di colpevole abbandono
Un museo a Palazzo Ciampoli
Secondo il direttore della Biblioteca regionale la struttura potrebbe ospitare sia il fondo von Gloeden
che la collezione Panarello, ormai da anni emarginata e “mutilata” a Palazzo Corvaja
DI SERGIO
TODESCO
Negli ormai lontani anni Novanta,
allora responsabile della Sezione per i Beni
Etno-antropologici della Soprintendenza
di Messina, ebbi modo di sottoporre a
tutela, ai sensi della legge vigente,
l’apparecchio fotografico ottocentesco
appartenuto al Barone fotografo Wilhelm
Von Gloeden, esteta omosessuale vissuto a
Taormina dal 1878 al 1931, anno della sua
morte. In quell’occasione scopersi che il
proprietario del bene tutelato possedeva
anche una raccolta di straordinario valore
culturale e documentario, la terza al
mondo per consistenza, comprendente
alcune centinaia di lastre e fotografie
originali di von Gloeden, timbrate a secco
e da questi firmate, che egli si dichiarava
disposto a cedere ad un’Amministrazione
che intendesse promuovere la creazione di
un Museo Von Gloeden a Taormina.
Come spesso accade, non se ne fece nulla.
Qualche anno dopo mi venne offerta,
sempre a Taormina, l’opportunità di
lavorare alla tutela, e alla successiva
valorizzazione, di uno straordinario
patrimonio di cultura siciliana, le
collezioni private dell’antiquario Giovanni
Panarello. Tali raccolte costituivano nel
loro complesso una famiglia di oggetti di
eccezionale interesse etno-antropologico,
estremamente preziosa ai fini di una
ricostruzione dello svolgimento della
cultura figurativa popolare in Sicilia.
L'iniziativa museale che nel giro di qualche
anno portò alla pubblica fruizione di tale
patrimonio, assai opportunamente assunta
da un'Amministrazione Comunale non a
caso a quel tempo guidata da un
antropologo, Mario Bolognari, consentì di
conservare la concreta memoria storica di
un passato importante per la storia civile e
culturale del centro ionico e, più in
generale, della nostra isola. Naturalmente,
ciò non sarebbe potuto avvenire senza la
disponibilità del proprietario delle
raccolte, l'antiquario-collezionista
Giovanni Panarello, figura singolare di
mecenate, anfitrione ed esteta che costituì
per oltre mezzo secolo uno dei punti di
riferimento per una ricostruzione della
vita e della cultura taorminesi in anni
cruciali della storia di questo centro.
Panarello, uomo di grande gusto estetico,
aveva avuto la ventura di venire a contatto
con gli oggetti di arte popolare prima della
scomparsa delle lucciole, come avrebbe
detto Pasolini, ossia quando tali oggetti
erano ancora in qualche modo
organicamente inseriti nell'universo
culturale che li aveva storicamente
prodotti, e quando addirittura essi non
erano ancora percepiti come manufatti
dotati di una propria autonoma valenza
espressiva, né tantomeno museale. La
lungimiranza di costui era dunque
consistita nell'intravedere assai anzitempo
il valore figurativo e documentario di tale
patrimonio.
I materiali facenti parte della collezione,
ancora vivente il loro proprietario, vennero
perciò esposti, su progetto del dottor Franz
Riccobono, acuto studioso di antichità e di
cose siciliane in genere, e con un sobrio
quanto rigoroso allestimento curato
dall’architetto Nino Principato, nel "Museo
Siciliano di Arte e Tradizioni Popolari" di
Palazzo Corvaja, ove per alcuni anni
dispiegarono tutto il loro valore
testimoniale in ordine a una migliore
conoscenza storica della particolare
temperie culturale registrabile in un
ambito antiquariale "privilegiato" quale
quello taorminese dei primi settant'anni
del XX secolo, nella Taormina cioè di Von
Gloeden e di Peyrefitte, di D.H. Lawrence e
dei gerarchi nazisti, di Luchino Visconti e
dei divi hollywoodiani, che fu al contempo
la Taormina per la quale transitava nel
corso degli anni '60 quell'infaticabile
ricercatore di oggetti del mondo popolare
siciliano che fu Antonino Uccello.
L’intuizione della progettualità sottesa al
“Museo Panarello”, come lo si è chiamato
per tanti anni, è stata quella di
comprendere che la cultura tradizionale,
nelle sue varie forme, costituisce una
struttura profonda che ha segnato il
territorio siciliano marcandone l’identità.
Ma, in un senso più ampio, proprio a
partire dai multiformi interessi estetici del
collezionista, tale modello museografico
esprimeva l’esigenza di uno sguardo
antropologico rivolto alle forme di identità
territoriale costruite a Taormina nel corso
dei secoli.
“L’antropologia è lo sguardo che la
modernità rivolge verso gli angoli di
mondo”. Se questo è vero, lo è in grado
eminente nel caso di quell’angolo di
mondo che è Taormina, la cui identità si è
sempre venuta delineando a partire dal
suo rapporto con i diversi “sguardi” che su
di essa si sono rivolti.
Quali declinazioni hanno connotato gli
sguardi altrui su Taormina? Due,
sostanzialmente: la “storia” (i monumenti,
le tracce del passato, le antichità,
l’archeologia, il Grand Tour etc.) e la
“natura” (il paesaggio, le bellezze naturali
etc.). Forse un solo “sguardo”, quello di
Wilhelm Von Gloeden, ha cercato di
sintetizzare in un’ottica unitaria, attraverso
l’icona dei nudi efebici e delle
ambientazioni arcadiche, l’articolato
palinsesto umano e territoriale espresso da
Taormina nel corso della sua storia.
L’accostamento dialettico di tali elementi
ha determinato nel corso del XX secolo
l’insorgere di un particolare fenomeno,
quello del turismo culturale, che inizia
storicamente come forma di fruizione
estetica (o, in alcuni casi, estetizzante) ma
che ben presto degenera nella seconda
metà del XX secolo, in concomitanza con
l’avvento della cultura di massa, sortendo
forme di “reazione” locale basate sulla
Nel servizio fotografico alcune sale del museo
A MARGINE
Musei e archivi, fiore all’occhiello dimenticati
È grave in Italia la crisi gestita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali: archivi di
Stato e siti museali statali presentano dappertutto situazioni di estrema criticità sia per la
manutenzione ordinaria, ormai ridotta al lumicino che per l’atavica carenza degli
organici. Eppure, in Italia si calcola che esistano 1500 km di scaffali pieni di archivi storici,
che sono un tesoro e hanno come caratteristica quella di portare documentazione
relativa a tutti gli altri beni culturali. Quanto ai Musei, l’Italia è famosa nel mondo per il
suo patrimonio ed essi dovrebbero essere un fiore all’occhiello del nostro Paese. Invece
negli ultimi anni le politiche di austerità hanno ridotto all’osso la spesa dello Stato e degli
Enti Locali e il drastico ridimensionamento delle risorse rappresenta un pesante tributo
per le arti in Italia, minacciandone l’anima culturale con una disastrosa scelta nel campo
di una politica culturale chiave per un Paese come l’Italia.
Felice Irrera
centonove pagina 24
17 Gennaio 2014
posterpatrimonio
“messa in vetrina”; all’onesta esibizione
delle reciproche identità (che sta alla base
di ogni corretto incontro tra culture) si è
così venuta progressivamente sostituendo
una fruizione onnivora e frettolosa, opera
di un turismo annoiato e distratto che non
riesce più a vedere l’altro ma si specchia
nelle sue proiezioni fantasmatiche. Per
approfondire tali questioni mi paiono
estremamente stimolanti i saggi di Walter
Benjamin sulla perdita dell’aura (L’opera
d’arte nell’epoca della sua riproducibilità
tecnica) e di Giorgio Agamben sulla
“perdita” moderna dell’esperienza
(Infanzia e storia).
Il dilemma in cui si trova oggi impegnata
la comunità taorminese risulta in pratica
essere il seguente: a- riscoprire il proprio
Genius Loci attraverso un’educazione
permanente alle patrie culturali, ovvero bconsegnarsi definitivamente ai processi di
mercificazione che sempre più connotano
la società globalizzata. Si tratta in ogni
caso di scelte non indolori né prive di
conseguenze per il futuro di questo luogo
e per la sua “qualità”.
Nel comune sentire del nostro tempo si
registra infatti, a tutti i livelli, un oscuro
desiderio di recidere ogni legame con un
passato avvertito come miserevole e
vergognoso, o ancora più spesso la
disinvolta assenza di qualunque
sentimento del tempo. Il problema di
declinare una qualche identità, per una
società che ha espresso in passato forme
tradizionali di cultura, comporta viceversa,
a mio parere, il tentativo di recuperare
quelle forme non già in maniera rozza e
immediata (quale, ad esempio, suggerisce
il modello leghista, propugnatore di una
chiusura egoistica e ottusa nel recinto
della “piccola patria”) bensì attraverso una
lucida e al contempo “appassionata”
operazione di filtraggio consapevole di
“ciò che è vivo e ciò che è morto” in ogni
aspetto della vita associata.
Alla luce di quanto esposto, mi pare
ragionevole avanzare in questa sede la
proposta di una congrua destinazione
d’uso per il prestigioso Palazzo Ciampoli di
Taormina, cui un recente finanziamento
PO-FESR 2007-2013 assicurerà, dopo
decenni di colpevole abbandono, il
completamento dei restauri parziali fin qui
condotti e una piena funzionalità atta a
trasformarlo in sede museale destinata,
secondo le previsioni, a museo civico etnoantropologico.
La mia proposta è quella di trasferire al
futuro Museo di Palazzo Ciampoli tanto il
fondo Von Gloeden (apparecchio
fotografico compreso) quanto la collezione
Panarello, ormai da anni emarginata e
mutilata negli spazi espositivi di Palazzo
Corvaja, dei quali si è negli ultimi anni
preferito un utilizzo rotatorio ed
“effimero”.
Le ragioni di una tale proposta sono
diverse. In questa sede cercherò di
esplicitarle.
Sotto il profilo della consapevolezza del
proprio patrimonio culturale, Taormina ha
registrato nel corso dell'ultimo
cinquantennio - forse in misura maggiore
di quanto avvenuto nel caso di altre
località turistiche - il traumatico passaggio
da un turismo di élite, all'interno dei cui
quadri concettuali l'intero territorio veniva
percepito come "pittoresco" scenario
naturale, a un turismo di massa, confuso e
frettoloso, la cui cifra dominante, quella
della fagocitazione onnivora delle merci (e
tali vengono comunemente considerati
anche il paesaggio e i beni culturali),
ottunde di fatto qualunque comprensione
del genius loci taorminese.
Anche a seguito di tale contraddittorio
processo, Taormina stenta oggi a trovare
una sua specifica identità, proprio perché
non riesce a contemperare le giuste
esigenze del mutamento con quelle,
altrettanto sacrosante, della persistenza.
Eppure, all'interno della straordinaria
galleria di Palazzo Ciampoli potrebbero in
futuro essere conservate schegge di cultura
in grado di fornire, in un futuro che
auspico già alle porte, elementi di
conoscenza e di emozione utili alla
costruzione di un’identità possibile.
Si potrebbe affermare che finora Taormina
è stata pensata, rappresentata e disegnata
dai suoi viaggiatori. Forse è giunto il
momento che i taorminesi stessi inizino a
ri-pensarla, a rappresentarla, a ridisegnarla.
Se la comunità locale e i suoi
amministratori sapranno attingere
consapevolmente a tali giacimenti di
memorie, allora forse si potrà pensare a
una nuova primavera per questa città.
RITRATTI
La Perla del nudo
ECCO COME IL NOBILE TEDESCO HA RESO CELEBRE
LA CITTADINA JONICA. SPOGLIANDO I PASTORELLI
Von Gloeden era un piccolo nobile tedesco del Meclemburgo
che, sofferente di quella che sembra essere stata tubercolosi, si
trasferì a Taormina in Sicilia nel 1878. Secondo alcuni storici, data
la sua ricchezza, egli procurò una considerevole scossa
all'economia locale di questa povera zona d'Italia.
Von Gloeden, che aveva iniziato a fotografare ragazzi negli anni
ottanta dell'Ottocento, ma che aveva anche fatto degli studi per
ritratti di contadini del luogo e foto di paesaggi, trasformò il suo
hobby in una professione redditizia dopo il 1895, quando la sua
famiglia ebbe un crollo economico. Da tempo una celebrità locale
a Taormina, il suo lavoro (e i suoi modelli) attirarono in Sicilia
personaggi in vista dell'epoca, come Oscar Wilde, il "re dei
cannoni" Friedrich Alfred Krupp, Richard Strauss, nonché
l'imperatore tedesco Guglielmo II, anche se è opportuno ricordare
che la fama di Taormina, come meta turistica d'élite, si andava
affermando già da tempo.
La maggior parte dei lavori di von Gloeden si colloca in questo
periodo fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Le sue
idilliache "illustrazioni di Omero e Teocrito", ovvero fotografie di
giovani scarsamente vestiti in pose classiche, vennero anche
riprodotte come cartoline e godettero di una certa popolarità
come souvenir per turisti.
Wilhelm von Gloeden è noto soprattutto per i suoi studi pastorali
di nudo maschile di ragazzi siciliani, di Taormina, che fotografava
assieme ad anfore o costumi dell'antica Grecia, per suggerire una
collocazione idilliaca nell'antichità.
centonove pagina 25
Wilhelm von Gloeden
17 Gennaio 2014
posterlibri
RECENSIONI. Il libro di Marco Aime e di Nuccio Ordine ci ricordano che scuola e conoscenza sono le vie di salvezza per l’umanità al bivio
La cultura ci salverà
ZOOM
In Sicilia i libri non fanno
più sognare
Contro il degrado e la crisi, l’elogia alla “inutilità che rafforza lo spirito” e che diventa il fondamento
della sopravvivenza stessa della nostra specie. Contro l’utilitarismo e il delirio di onnipotenza del denaro
DI FELICE IRRERA
Basta guardarsi intorno. Dappertutto
nel nostro Paese e non solo al Sud: le file
dei questuanti si allungano e le istituzioni
caritatevoli e i volontari non bastano più.
Eppure, nel deserto in cui sembriamo non
trovare più la pista giusta l’oasi è a portata
di mano: si chiama cultura, si chiama
scuola. Nell’oceano dei libri che hanno
affollato le librerie durante le feste di fine
anno, ne abbiamo rintracciato due che
raccomandiamo ai lettori: “Cultura” di
Marco Aime (Bollati Boringhieri 2013, pp.
218, € 9,00); e “L’utilità dell’inutile” di
Nuccio Ordine (Bompiani 2013, pp. 261, €
9,00).
Una frase colpisce subito nel volumetto
dell’antropologo Aime: “La cultura non è
solo un supporto della natura umana, ma è
il fondamento della
sopravvivenza stessa della
nostra specie. Facciamone buon
uso”. Riflettiamo allora sul fatto
che la cultura, cioè
quell’insieme che include
conoscenze, credenze, arte,
morale, legge e costume, è
quella che orienta le scelte
degli individui, fornisce loro i
punti di riferimento
comportamentali di cui hanno
bisogno e tiene insieme gli
uomini, esseri sociali per
natura o per necessità. E
tuttavia l’uomo, messo in piedi
quest’insieme di regole, ne cade
vittima, in quanto abitudine,
conformismo e convenienza lo
inducono a conformarsi ai
costumi vigenti e, a forza di
seguire le regole, queste
finiscono con l’apparirgli
immutabili e imprescindibili,
come se, invece di essere state
da lui create, fossero dettate
dalla natura. Per esempio,
aggiungiamo noi, troppo spesso la misura
di tutte le cose diviene il denaro, il profitto,
la mercificazione. È questo il sistema di
regole che ha prodotto la crisi in cui ci
dibattiamo: il capitalismo sfrenato ha
LACERTI DI LETTURE
creato le sue regole e ha alimentato con
un’inestinguibile sete di profitto la
speculazione finanziaria, che ha costruito
castelli in aria destinati, prima o poi a
crollare, ma non sulle spalle di chi li aveva
generati, bensì su quelle dell’uomo
comune. Molti non si sono ancora accorti
che le regole create dai profittatori, e
purtroppo accettate supinamente (forse per
difetto di cultura?), non sono immutabili e,
soprattutto, non sono affatto naturali
perché non tengono conto dell’inevitabile
esaurimento delle risorse che ne
conseguirebbe. Qualcosa, però, comincia a
muoversi e un nuovo modello di sviluppo,
più “umano”, è possibile se a svegliarsi
saranno tanti. Propone, appunto, ciò il bel
libro del professore universitario di
letteratura italiana Nuccio Ordine, teso
tutto a rovesciare, nel suo ossimorico
“L’utilità dell’inutile”,
l’apparentemente
incontrovertibile assioma
secondo il quale tutto ciò che non
produce profitto è inutile. Non
possiamo non condividere il suo
pensiero secondo il quale per una
vera crescita civile e culturale
dell’umanità, è “utile” solo tutto
ciò che ci aiuta a diventare
migliori. La logica del profitto
non lo è ed essa, purtroppo, è
penetrata anche nelle scuole,
nelle università, nei centri di
ricerca, nei laboratori, nei musei,
negli archivi, in tutti quei luoghi,
cioè, il cui valore dovrebbe
coincidere con il sapere in sé,
indipendentemente dalla capacità
di produrre guadagni immediati.
Da qui i tagli alla cultura, che non
si può giustificare con gli scarsi
incassi, perché scuole, università,
musei e archivi sono, appunto,
tesori che la collettività deve
gelosamente preservare.
Ragionando in tali termini,
l’uomo s’indebolisce fisicamente e
spiritualmente e mentre passano in
secondo piano le motivazioni per cui la
crisi è scoppiata, il rigore distruttivo che
colpisce la cultura non intacca né la
I dati Istat 2013 sulla produzione e la
lettura di libri in Italia parlano chiaro: in
Sicilia non si legge più. L’isola secondo i
dati elaborati dall’istituto di ricerca si
trova all’ultimo posto della classica con
solo il 27,6% di libri letti nello scorso
anno e quindi con il 68,9% dei siciliani
che non ha sfogliato nemmeno un libro.
Le cause di questi dati allarmanti sono
tante: oggi la società ha meno tempo
libero, le distrazioni sono tante e la
tecnologia con i suoi smartphone risulta
essere una buona alternativa. Si
guardano dunque più film, si passa più
tempo ai video giochi mentre il “cibo”
per la nostra mente viene messo da
parte. Alte percentuali di lettura si hanno
ancora tra i ragazzi, in particolar modo
nella fascia d’età che va tra gli 11 e i 14
anni. ra le donne e gli uomini chi legge di
più sono le donne, 1 su 2 l’anno appena
trascorso ha letto almeno un libro,
mentre ad abbassare la media ci pensano
gli uomini, solo 1 su 3 infatti dichiara di
aver letto almeno un libro.
In Italia 6 famiglie su 10 dichiara di non
possedere libri a casa.
corruzione dilagante né i favolosi stipendi
di politici, manager, banchieri e consulenti,
per nulla turbati dal fatto che a pagare
siano i più deboli. Osserva Ordine:
“Trasformando gli uomini in merce e
denaro, questo perverso meccanismo
economico ha dato vita a un mostro, senza
patria e senza pietà, che finirà col negare
anche alle future generazioni qualsiasi
forma di speranza”. C’è un rimedio a tutto
ciò? Risponde ancora Ordine: “In questo
brutale contesto, l’utilità dei saperi inutili si
contrappone radicalmente all’utilità
dominante che, in nome di un esclusivo
interesse economico, sta progressivamente
uccidendo la memoria del passato, le
discipline umanistiche, l’istruzione, la
libera ricerca, la fantasia, l’arte, il pensiero
critico e l’orizzonte civile che dovrebbe
ispirare ogni attività umana. Nell’universo
dell’utilitarismo, infatti, un martello vale
più di una sinfonia, un coltello più di una
poesia, una chiave inglese più di un
quadro: perché è facile capire l’efficacia di
un utensile mentre è sempre più difficile
comprendere a cosa possano servire
musica, letteratura o l’arte”. Ma al delirio
d’onnipotenza del denaro, solo il sapere che col denaro non si compra - può
opporsi.
LA CLASSIFICA
DI FELICE IRRERA
L’Africa di Roberta Lepri
Ambientato negli anni Cinquanta, il libro narra, attraverso una scrittura luminosa e di
gran fascino, una storia vera di emigrazione e razzismo al centro di un’Africa accogliente e
spietata, bellissima e violenta.
Roberta Lepri, Io ero l’Africa,
Avagliano 2013, pp. 184, € 13,00
Sepulveda
Margaret Mazzantini
1tanzaLuis
Storia di una lumaca che scoprì l'impor- 4 Splendore - Mondadori
della lentezza - Guanda
Suzanne Collins
Michele Serra
5
Il canto della rivolta. Hungar Games 2Gli sdraiati - Feltrinelli
Mondadori
Volo
3Fabio
Verso casa - Mondadori
Collin
6Suzanne
Hungar Games - Mondadori
www.wuz.it
FRASI CHE FANNO UN RACCONTO, DIVERSO DA QUELLO NARRATO DALL’AUTORE (A CURA DI CARMELO CELONA)
Gli occhi del cane
LA DIGNITÀ SI perde quando vince il bisogno di
pietà. “Una silenziosa dignità, un certo distacco,
forse, come se lui non avesse davvero bisogno
di me né della mia cortese simpatia nei suoi
confronti. Era proprio un’alterigia che
dichiarava di non avere bisogno della pietà di
nessuno.” Per un bimbo vi è una condizione esistenziale
peggiore di quella di essere orfano: esserlo con i genitori
viventi. “Ha minimizzato la sua infanzia rifiutandosi di parlare
del proprio passato. Un padre che lo ha consegnato allo Stato.
Ha incapsulato la sua vera infanzia come un corpo incapsula
una scheggia, formando una massa compatta di cellule per
separare il corpo estraneo ed eliminarlo.” Quando si lotta per
un principio non si hanno alternative: o la vittoria o la morte.
Ecco perché la maggioranza degli uomini evita di avere
principi e pratica il disimpegno morale. “Come quegli antichi
gladiatori, sapevano che la sconfitta non è un’opzione. ”
Quando la povertà improvvisamente colpisce i ricchi si
presenta in termini paradossali. “E troppo imbarazzato per
chiedere una tariffa agevolata, chi crederebbe ad un uomo
che piange miseria con indosso un completo da mille dollari.”
Niente è più disarmante dello sguardo di un cane; quella
fiducia assoluta che nessuno potrà mai darci, tranne i bambini,
impedisce ogni umano cattivo proposito. “Gli occhi marroni
del cane. I soli occhi che non lo guardano mai con
disappunto.” La rabbia sorge quando l’ingiustizia subita è
umanamente insopportabile e le risposte ai perché sono come
certi silenzi che nascondono la verità. “Perché? Non ci sono
risposte alle sue domande, nessuna che riesca a cancellare
quarant’anni di rabbia.” La disperazione degli onesti a cui
oggi giornalmente assistiamo è uno spettacolo atroce e
centonove pagina 26
diseducativo. “L’uomo che non ha mai accettato di avere un
debito di due dollari alla fine del mese ora è disoccupato e
senza la minima speranza di trovare un lavoro.” Quell’infame
sadismo applicato ai bambini e chiamato: misura educativa.
“Ha visto la cinghia scivolare fuori dai passanti, l’ha sentita
schioccare minacciosa. E’ stato picchiato. E tutto, sempre, nel
nome delle buone maniere, dell’educazione, del rispetto.” Vi
sono tristi figure professionali costretti ad essere sempre
goffamente e inutilmente spietati. “Un uomo, sempre pronto
alla lotta nel mondo dei dirigenti che <non fanno
prigionieri>.” Coloro che nelle cose misere competono come
se fossero alle olimpiadi, ovviamente dopati, per garantirsi ad
ogni costo quella medaglia di cartone che spacciano per oro.
“La debolezza l’ha sostituita con l’ambizione. E’ un uomo che
corre sempre per la medaglia d’oro.”
Lacerti tratti da: “Lezioni di vita randagia ” - 2010
Susan Wilson
17 Gennaio 2014
posterlibri
NOVITA’
DA NON PERDERE. La raccolta di storielle di Giufà e di racconti siciliani di Pitrè
Fiabe alla Crisantino
Curata e fruibile grazie anche alla traduzione in italiano permette un tuffo
nella civiltà contadina dell’800. Protagoniste indiscusse: le donne e la miseria
DI
MARIA D’ASERO
Palermo. In contemporanea all’edizione
completa delle Fiabe, novelle e racconti
popolari siciliani dello studioso
palermitano appassionato di tradizioni
popolari, pubblicata in quattro volumi
dall’editore Donzelli, nell’ottobre 2013
Amelia Crisantino di Giuseppe Pitrè ha
pubblicato quarantuno Fiabe siciliane e
tredici storielle di Giufà, il semplicione il
cui nome in Sicilia è ormai sinonimo di
comportamento goffo e ingenuo. La
raccolta della Crisantino è assai curata e
fruibile da un vasto pubblico grazie
all’ottima traduzione dal dialetto siciliano
all’italiano e all’accessibilità anche
economica della proposta editoriale (Di
Girolamo, Trapani, 2013, € 12).
Le protagoniste delle Fiabe siciliane sono
per lo più donne: in Caterina la sapiente,
Caterina ci appare una
femminista ante litteram; in
questa e in altre storie troviamo
l’esaltazione di un riscatto
femminile possibile non solo
grazie alla seduzione erotica, ma
anche per merito della sapienza
arguta della protagonista. Ne Il
gran Narbone e Il re di Spagna e
il Milord inglese la protagonista come Mulan, eroina cinese del
fortunato cartone Disney - deve
fingersi uomo per recuperare il
ruolo prestigioso e l’onore ingiustamente
perduto. Non mancano fiabe
dichiaratamente misogine, come Il diavolo
zoppino, Vai a credere alle donne e Il
devoto di san Michele Arcangelo: in
quest’ultima san Michele ha tratti spietati e
vendicativi assolutamente umani. Mentre
L’infanta Margherita e Sole, Perla, Anna,
sono, con significative varianti, una
versione nostrana di Biancaneve e i sette
nani, dei fratelli Grimm; e una versione
noir de La bella addormentata nel bosco di
Perrault, simile a sua volta a Sole, Luna e
Talia, inclusa nel 1634 nel Pentamerone di
Giambattista Basile.
La rilettura delle Fiabe siciliane ci permette
un tuffo nella società in prevalenza
contadina della Sicilia del 1800, quando
c’erano le onze e i tarì come moneta
contante; quando le donne venivano
chiuse in casa, a porte murate ma con
viveri a sufficienza, se non c’era un padre o
un marito a custodirne l’onore (in Ninetta e
il ramo di datteri); quando solo un
indovino, poteva predire il sesso del
nascituro (in Griddu Pintu); quando
insaponare e risciacquare i panni a mano,
lavare periodicamente la lana dei
materassi, lucidare le pentole di rame,
ricavare le camicie da un pezzo informe di
tela, erano le quotidiane fatiche femminili.
Lavori umili e gravosi che si intravedono
tra la filigrana di Sfortuna e Malvina,
storie che, peraltro, ci offrono un trionfo
dell’immaginazione colorita e senza freni.
Come sottolineato da Amelia Crisantino
nella prefazione, nelle fiabe le tensioni
sociali e politiche rimangono sullo sfondo.
Ci vorranno Serafino Amabile Guastella
prima, Leonardo Sciascia e Giuliana
Saladino poi per interpretare e connotare
storicamente queste tensioni. Le fiabe di
Pitrè ci squadernano un universo irredento,
senza una netta distinzione tra buoni e
cattivi. Protagonista indiscussa dei
racconti è la miseria fisica e la povertà
psicologica dei protagonisti: povertà
imperante nella Sicilia ottocentesca
popolata da contadini e da proletari
urbani, sostanzialmente privi di un
orizzonte di riscatto etico-politico, abitanti
di una società immobile e
arcaica, che aveva ignorato la
riforma protestante,
l’illuminismo e la rivoluzione
francese. Società dove solo una
magia poteva generare il
cambiamento.
Nella raccolta non mancano
anche fiabe di moderno taglio
horror-noir: come Sarinella,
dove non c’è nessuna pietà per il
diverso, perché lo sguardo
liberatorio del neuropsichiatra
Franco Basaglia è davvero di là da venire; o
La figlia di Biancofiore dove: Il re ammazzò
la ragazza brutta che aveva avuto per
moglie: la fece salare dentro un barile
come se fosse un tonno, mettendo sul
fondo la testa e la mano con l’anello. Infine
mandò questo barile a sua suocera; ne Lo
schiavo: Rosetta cominciò a guardare
quella mano provando sempre più
ripugnanza; non riuscendo a mangiarla finì
per pestarla in un mortaio. In Tredicino, il
protagonista ammazza una mammadraga
e, quando fu cotta, la uscì ben pulita, la
fece a pezzi e le portò a tavola.
Michele Serra
Gli sdraiati di Michele Serra
Monologo rivolto al figlio sulle colpe reciproche
DI LUIGI FERLAZZO
NATOLI
Messina. Giornalista, scrittore, recensore
per il teatro e la televisione, Michele Serra
con “Gli sdraiati” (Feltrinelli, pp.108, euro
12) supera a parer mio il genere racconto
e romanzo per cimentarsi in un monologo
rivolto al figlio adolescente, simbolo di
una generazione apparentemente
incomprensibile, aggiungerei io, ma
probabilmente non totalmente
incolpevole, in quanto le colpe semmai
sono da dividere asimmetricamente tra
padri e figli, cioè più ai padri e meno ai
figli. Correttamente osserva,
quindi, Bruno Ventavoli:
“Dialogo senza interlocutore,
diario famigliare, lettera aperta,
satira di costume, persino
romanzo fantapolitico…”
Si tratta indubbiamente non
soltanto di una invettiva ironica,
di una presa in giro senza
risparmiare nulla al figlio e alla
generazione degli «sdraiati», ma
anche autoironica e autocritica
con assunzione di responsabilità
per la educazione permissiva
impartita – quel ch’è peggio – da un padre
che si definisce «borghese di sinistra» e/o
«relativista etico».
L’incipit va riportato perché presenta il
tono generale del monologo-invettiva al
figlio «sdraiato»: “Ma dove cazzo sei? Ti
ho telefonato almeno quattro volte, non
rispondi mai. Il tuo cellulare suona a
vuoto, come quello dei mariti adulteri o
delle amanti offese”. Ma, il corpo del
monologo o dialogo mancato del padre
sessantenne con il figlio più o meno
diciottenne acquista via via anche vertici
di grande ilarità come quando il padre
registra “con zelo scientifico”: “Eri sdraiato
sul divano, dentro un accrocco spiegazzato
di cuscini e briciole…Sopra la pancia
tenevi appoggiato il computer acceso. Con
la mano destra digitavi qualcosa sullo
smartphone…La sinistra, semi-inerte,
reggeva con due dita per un lembo un
lacero testo di chimica…La televisione era
accesa, a volume altissimo… Alle orecchie
tenevi le cuffiette collegate
all’iPod…Non essendo
quadrumane, non eri in grado
di utilizzare i piedi per altre
connessioni…”. Il finale è a
sorpresa e non posso
trascriverlo: basta ricordare
che il padre invita il figlio
(ripetendo l’invito come un
mantra) a salire su in cima al
Colle della Nasca, dove tante
volte era salito da ragazzo
accompagnato dal proprio
padre o da altri parenti.
Quando pensa che il figlio non accoglierà
mai l’invito, ecco la sorpresa. E il finale
tutto da scoprire e meditare sulla
generazione degli «sdraiati» che forse non
sono più né tali, né bamboccioni come
sono stati chiamati prima, ma ragazzi che
hanno bisogno solo di essere compresi e
semmai seguiti, aiutati e non soltanto
facilitati.
PRESENTAZIONI
Calabrese, Tutta la mia vita
Messina. E’ stato presentato lunedì 13 alla libreria
Feltrinelli Point dagli onorevoli Federico Martino e Mario
Bolognari, l’opera prima dello scrittore Alfonso Calabrese
di Alì Terme. Mudir Tutta la mia prima vita. Un originale
racconto scritto sul filo di una memoria fotografica,
dipanato su una trama sentimentale densa di richiami
delle origini, guarnite dalle storie di una vita. Il titolo è
un curioso idioma arabo, dal flessibile significato letterale,
ma preciso nel suo carico di deferente rispetto. Adoperato
dalle popolazioni indigene del nord Africa e dell’Arabia,
dove Calabrese ha lavorato per lunghi anni come
dirigente di un’azienda di telecomunicazioni, nei confronti degli
stranieri ritenuti “importanti”. L’influenza della sua formazione
politica e culturale, maturata nella stagione dei movimenti
centonove pagina 27
studenteschi, diventa la lente attraverso la
quale, lo scrittore, guarda la realtà politica e
sociale che lo circonda. Il punto di
osservazione è sempre quello degli ultimi, dei
più svantaggiati, di quell’umanità ricca di una
semplice generosità, ma anche portatrice
sana di quelle reticenze e di quelle ordinarie
malvagità che caratterizzano le comunità
chiuse. Una prima vita, quella di Alfonso
Calabrese, vissuta con temeraria voracità , e
segnata da tre vicende laceranti: una malattia
e una separazione e il distacco dall’amata
figlia. Il libro è stato scritto come il messaggio
di un naufrago, consegnato alle acque del
mare per giungere ai lettori e alla propria figlia per riannodare,
con quest’ultima, le fila di un amore interrotto ma mai sopito.
17 Gennaio 2014
posterstudi
POLVERE DI STORIA. Attraverso il ritratto dell’imperatore romano, l’analisi del sadismo e delle sue mille facce
Nerone, il primo femminicida
La fame di asservire ma anche di essere servi nel carattere di chi fonda la propria via sul principio dell’autoritarismo
DI LUCIA
CAROLLO
La storia è nota: Nerone fu un
femminicida seriale, come i tantissimi che
affollano le nostre cronache, e soffocò nel
sangue una congiura contro di lui
condannando a morte il poeta e amico
d'infanzia Lucano, il suo arbiter
elegantiarum, Petronio, e il suo stesso
maestro Seneca. Quanto è attuale questa
vicenda, lontana nel tempo? Una
fondamentale considerazione del
pensatore latino (nella sua opera De ira)
era che il proprium dell'ira consiste nella
sua resistenza alla ragione: chi si adira non
vuole ragionare sulle motivazioni dell'altro,
sente solo il proprio dolore e lo trasforma
in diritto. Questo dolore dipende dalla
immaturità dell'offeso: quanto più l'ego di
una persona è fragile, tanto più grande
sarà il dolore di cui la sua ira avrà fame.
L'ira, di fatto, non vuole punire: vuole
ricostruire un ego ferito. Ciò avviene
trasformando la vittima in un oggetto da
eliminare: la non-persona viene, ad
esempio, bastonata, bruciata, assassinata,
dimenticata, 'cancellata' nell'attuale mondo
virtuale in cui siamo facce e indirizzi. L'ego
ferito rinasce da questo rogo.
Gli stimoli e il carattere sadico
Nerone era un adulto bambino: come
fanno i bambini o i vecchi, le persone per
lui erano rimaste giocattoli coi quali
divertirsi o bastoni ai quali appoggiarsi.
Chi vuole affrontare l'ira, è una persona
che vuole affrontare se stessa, guardarsi
dentro: chi impara ad astenersi dall'ira non
è un apatico privo di energie; al contrario
ha reso più intensi e attivi i propri rapporti
affettivi. Una persona che affronta l'ira è
attiva; una persona che si abbandona ad
essa è attiva nell'apparenza ma è passiva
nel profondo del proprio ego. In un saggio
del 1973, Anatomia della distruttività
umana, lo psicanalista Eric Fromm
distingueva le risposte agli stimoli in
'pulsioni' e 'tensioni': le prime sono passive
e la persona ne è guidata, le seconde sono
attive e la persona le elabora
autonomamente. Se la persona riceve una
formazione fondata su paura e inibizione,
la sua reazione agli stimoli sarà passiva e
potrebbe restare tale anche davanti a
La statua di Nerone, siullo sfondo del rogo
stimoli massimi. Continuerà ad agire in
modo pulsionale, sviluppando una
personalità sadica: questa non si
configura, infatti, né come il carattere
ribelle che rivendica una libertà sessuale
né come il carattere che gode del dolore
altrui; per Fromm la personalità sadica è
quella che fonda la propria vita sul
principio dell'autoritarismo. Il sadico è un
annoiato cronico che spesso non sa di
esserlo: vive del bisogno di esercitare un
controllo assoluto su un essere vivente (un
animale, la moglie, il figlio, il fidanzato, i
compagni di partito, i propri studenti),
perché gli unici stimoli che lo attivano
sono quelli passivi; ama ciò che è dotato di
vita solo nella misura in cui può usarlo
come si fa appunto con gli oggetti
inanimati; adora i potenti e si sottomette
ad essi; maltratta gli umili e li comanda;
teme tutto ciò che non è controllabile e si
adira con il caso avverso. Non ha potere di
essere e vive solo nell'avere. È
fondamentale osservare che spesso il
sadico è un individuo 'benevolo' che si
comporta come un dio buono di cui
qualcuno o tutti devono aver bisogno: ciò
che conta è che ci sia qualcuno che venga
legato come servo. Non è un caso che il
sadismo psicologico e verbale sia più
diffuso di quello fisico: la personalità
sadica concentra tutte le sue energie
mentali non nello sviluppare stimoli attivi
in se stesso e negli altri, ma adula o umilia
con comportamenti e parole in modo da
sviluppare dipendenza. Ogni sforzo è volto
a fare in modo che l'altro non possa fare a
meno di lui. Il sadismo è, insomma, la
sublimazione della propria impotenza in
illusione di onnipotenza: per questo
Fromm definisce il sadismo come la
“religione di chi è psichicamente zoppo”.
Dall'avere all'amore di essere
In questo ritratto del sadico tratteggiato da
Fromm non riconosciamo solo personaggi
come Hitler. Io vi riconosco il ritratto di
Nerone: un imbelle, letargico e ignavo,
appunto annoiato cronico, come chi non
sviluppa stimoli attivi, incapace di essere e
concentrato solo sull'avere. Se per lui il
mondo era fatto di giocattoli che si
possono rompere o buttare quando non
funzionano più, anche lui si era visto come
un giocattolo: il giocattolo più bello che i
proprietari non avevano saputo coccolare.
Chi si crede un gioiello inimitabile e un dio
insuperabile non può accettare il benché
minimo tradimento. Amare per lui è
adorare il dio-giocattolo: assecondarne i
capricci, ringraziarne devotamente l'aiuto.
Se qualcuno dà segno di non aver più
bisogno del dio-giocattolo, questi muore,
giacché da solo non è nulla. La risposta al
terrore di questo nulla è l'ira: minacciare e
distruggere, o quanto basta per ricostruire
il rapporto di servitù o quanto serve per
eliminare uno schiavo, inutile perché
libero. Ma nel ritratto di Nerone leggiamo
tanti altri ritratti: il fidanzato che uccide la
'sua' ragazzina che ha osato lasciarlo; il
marito che bastona a sangue la moglie
perché pretendeva l'autonomia lavorativa;
la fidanzata che sfigura con l'acido il
partner perché aveva un'altra; il figlio che
ammazza i genitori perché non gli
volevano dare abbastanza soldi; il tifoso o
il manifestante che distrugge i negozi dei
bastardi borghesi (come lui); l'attivista che
'gambizza' o assassina l'avversario in nome
della causa rivoluzionaria; il politico che
durante un talk-show o meglio durante
una seduta parlamentare o lancia 'urli' o
oggetti per umiliare e zittire gli avversari;
molti genitori e professori che disprezzano
e esaltano figli e studenti a seconda di
come ubbidiscano agli ordini, non in base
all'autonomia morale o intellettuale che
elaborano; e tutte quelle persone che,
anche senza arrivare a gesti estremi, si
adirano in nome del proprio amore.
Il ritratto di Nerone, alla luce di una lettura
incrociata di Seneca e Fromm, è quello di
tante coppie che non giungono ad
esplodere, proprio perché si sono costruite
sulla permanenza di un sistema fatto di
adulazioni e umiliazioni, di minacce e
ricatti; numerosi rapporti durevoli sono
fatti di liti periodiche che hanno la
funzione di riaccendere il desiderio proprio
attraverso l'ira; ciascuno dei due partner
gioca i due ruoli di vittima e carnefice,
magari alternandoli, perché solo così si
sente vivo. Questo ritratto di Nerone è,
infine, quello di molte esperienze politiche
in cui il gruppo ha bisogno di un leader che
pretende venerazione e ubbidienza
assoluta in nome della sua presunta
perfezione: la minima deroga agli ordini
del leader deve essere punita con
l'eliminazione dal partito. In realtà, proprio
il leader è il 'gigante dai piedi di argilla'. Se
ricordassimo che amare è libertà, ci
adireremmo di meno: essere clementi non
vuol dire affatto essere assolutori. Si tratta
di imparare a instaurare rapporti
collaborativi, nei quali le persone non
'appartengono' le une alle altre, ma 'sono
insieme per libera scelta'.
PASSATO E PRESENTE
Cicerone e i Verre di oggi
LA STORIA SI RIPETE TRA CRIMINALI POLITICI E CONGIURE
DI
PIPPO ISGRÒ
La storia sembra ripetersi, dal punto di vista politico affaristico,
nella nostra martoriata Sicilia. Era l’anno 70 a.C. Marco Tullio
Cicerone viene chiamato in aiuto al popolo siciliano per sostenere
l’accusa in una delle cause più famose del tempo, contro il Sen Gaio
Licinio Verre che fu Governatore della Sicilia. Questo commise
innumerevoli reati, dalla concussione alla corruzione. Subì un
processo, nel quale Cicerone pronunciò contro di lui le famose
orazioni denominate verrine e per la vergogna, Verre scelse l’esilio a
Marsiglia dove trovò la morte. Francesco Belsito, Luigi Lusi e Franco
Fiorito finiti di recente agli onori della cronaca per gli stessi reati,
degni eredi di Verre, possono stare tranquilli, nessun triunvirato li
potrà condannare a morte.Per loro ci sarà sempre una amnistia o un
indulto! Ma torniamo a Cicerone, il successo ottenuto dal celebre
oratore col processo contro il sen Verre lo rese celebre. Fu così, che
prendendo parte a dibattiti e convegni sul tema della giustizia, si
arriverà finalmente alla revisione di tutto il sistema giudiziario del
tempo cambiando anche la formazione delle giurie, che fino al quel
momento erano designate dai senatori e quindi sfacciatamente di
parte. Tredici anni dopo, era il 63 a.C. tra il consenso generale
ottiene il Consolato, sostenuto dal fratello Quinto e fu cosi, giorno
dopo giorno, che Cicerone riuscì a farsi accettare ed amare da tutti,
Senato compreso. La gente aveva visto in lui il garante della “Pace
Sociale” che ancora oggi alla fine del 2013, la politica cerca di
conquistare, con scarsi risultati, anzi ha quasi distrutto lo Stato
Sociale, voluto dai “Padri Costituenti” che fino ad ieri garantiva i più
centonove pagina 28
deboli. Finalmente Marco Tullio Cicerone entra a pieno titolo nella
vita politica della Res.Pubblica, che grazie alla sua attività di
difensore, gli apre la strade per allacciare utili rapporti, oltre ad
assaporare i piacere del potere, abilmente dà prova, di saper
interpretare le aspirazioni del popolo. Il 63 a.C. fu per Cicerone un
anno difficile causa la congiura ordita da Lucio Sergio Catilina nel,
tentativo poi rivelatosi fallimentare e che gli costò la vita, di
instaurare la dittatura a Roma. La situazione precipitò, e Cicerone
prese una decisione, forse intempestiva, condannando a morte i
congiurati, senza un regolare processo. Questa scelta gli costò assai
cara, infatti nel 58 a.C. venne condannato all’esilio nella lontana e
impervia Durazzo, sulla spinta di una feroce campagna denigratoria
rivolta alla sua persona dal tribuno della plebe Clodio. I fatti narrati
sembrano la sceneggiatura di una storia, che può essere raccontata
oggi, avremmo solo l’imbarazzo della scelta di un nome di eguale
peso criminale al posto del sen. Gaio Licinio Verre.
posterrubriche
17 Gennaio 2014
MOSTRE
MUOVE VISIONI
MUSICA
DI MARCO OLIVIERI
DI CESARE NATOLI
L’apparenza inganna
Ultimi cori natalizi
IN ATTESA degli Oscar.
Mentre “La grande
bellezza” di Sorrentino si
aggiudica il Golden Globe
nella categoria film
straniero, "American
Hustle - L'apparenza inganna" ottiene i
premi come migliore commedia e per le
attrici Amy Adams e Jennifer Lawrence.
Reduce dall’apprezzato “Il lato positivo”,
il regista e sceneggiatore David O. Russel,
complici il direttore della fotografia Linus
Sandgren e il costumista Michael
Wilkinson, firma un’esaltazione estetica
degli anni Settanta in chiave pop. Un
racconto scoppiettante, con qualche
momento di stanca nella seconda parte,
di un mondo di falsari e truffatori, tra
piccoli criminali, Fbi, mafia e politica. Il
tutto puntando sui dialoghi ad effetto,
l’ironia delle situazioni e un cast
azzeccato: dal camaleontico Christian
Bale, maestro nelle trasformazioni
fisiche, alla carica sessuale di Amy Adams,
fino alla nevrotica eccitazione di Bradley
Cooper e agli amorali Jennifer Lawrence
e Jeremy Renner, senza dimenticare il
divertente cameo di Robert De Niro. Oggi
come ieri, e l’ambiguità filmica lo
conferma, nessuno può dichiararsi
innocente.
CATANIA
Emozionante
Giannini
Catania. Tre giorni intensi, emozionanti
quelli trascorsi con Giancarlo Giannini e
Pietro Tenoglio, protagonisti de "La
maschera dell'attore", il seminario
organizzato da Alfredo Lo Piero nella sede
del Centro studi laboratorio d'arte di
Catania. Per i corsisti, aspiranti attori, registi,
truccatori, una full immersion con uno dei
maggiori attori italiani, conosciuto e
apprezzato anche a livello internazionale.
"Abbiamo voluto offrire a coloro che
vogliono avvicinarsi e conoscere il mestiere
dell'attore di confrontarsi con una delle
massime espressioni artistiche: Giancarlo
Giannini", ha dichiarato Alfredo Lo Piero.
Giancarlo Giannini ha trovato anche il tempo
per una "carrambata" con Tuccio Musumeci,
suo "maestro" di catanesità nel 1972, ai
tempi di "Mimì metallurgico ferito
nell'onore", ritrovato dopo decenni e
abbracciato e ringraziato con affetto. "Tuccio
e il grandissimo Turi Ferro mi hanno
insegnato ad interpretare un catenese
credibile. Il successo del personaggio e del
film è anche merito loro" ha sottolineato
Giannini, sul palco del Teatro Brancati, dove
è stata proiettata la pellicola che ha lanciato
l'attore ligure verso una carriera prestigiosa.
La coppia Giannini-Lo Piero tornerà a
lavorare insieme nella produzione di un film
sugli ultimi giorni di vita di Vincenzo Bellini,
a Puteaux.
Un momento dello spettacolo
Chi ha paura delle badanti
A Catania e a Siracusa il nuovo spettacolo di “Suttascupa”
DI
PAOLO RANDAZZO
Catania. Chi ha paura delle badanti?
Ovvero perché proviamo diffidenza, o
persino paura, nei confronti degli stranieri
che lavorano con noi e spesso per noi? È
questa l’interrogazione centrale dello
spettacolo “Chi ha paura delle badanti” che
la compagnia palermitana “Suttascupa” sta
portando in giro per l’ Italia e potrà vedersi
dal 15 al 19 gennaio al Teatro Coppola di
Catania, il 21 a Siracusa (Sala Randone), per
tornare a Palermo (Teatro Mediterraneo
Occupato) giovedì 23. Lo spettacolo è scritto
e diretto da Giuseppe Massa, mentre in
scena ci sono Emiliano Brioschi, Simona
Malato e Cristiano Nocera. Ne abbiamo
parlato col regista: «Ho iniziato a lavorare a
questo spettacolo per partecipare ad un
progetto europeo sui flussi demografici.
Quindi la mia conoscenza del teatro
contemporaneo rumeno (in particolare della
realtà del teatro di Kluj Napoca) mi ha
indotto a guardare anche alla condizione dei
rumeni che vivono in Italia e a Palermo. Si
tratta soprattutto di donne che svolgono il
mestiere di badante. Da qui una lunga fase
di osservazione con interviste, incontri,
studio del rumeno e dello slang italorumeno che spesso parlano questi immigrati,
infine la definizione dell’azione teatrale».
Qual è il soggetto della storia?
«In Italia la stragrande maggioranza delle
migranti rumene trova occupazione come
badante nelle case di anziani o di giovani
donne afflitte da handicap. Per i rumeni di
DE GUSTIBUS
sesso maschile trovare lavoro è invece assai
più complicato. Allora Emil e George fingono
di essere due donne per accaparrarsi i due
posti di badante, di cui Olga, giovane
paraplegica, ha bisogno. Qui si genera un
prima finzione teatrale, in verità preceduta
da altre finzioni: i migranti rumeni sono
interpretati da due attori italiani; Olga da
una “sanissima” attrice. Questa scelta mi ha
permesso di affrontare la materia da un
punto di vista politico, rifuggendo a priori
ogni tipo di buonismo. Olga controlla, spia,
ruba frammenti di vita a Emil e George.
L’erotica morbosità con la quale osserva i due
migranti potrebbe essere la risposta al perché
finga di non accorgersi che di fronte a lei si
trovano due uomini che, a loro volta, fingono
di essere due donne. A questo punto ci siamo
chiesti quali conseguenze provoca nell’animo
umano vivere in un costante clima di
umiliazione? Ne è scaturita una commedia
degli equivoci che prova a manifestare la
tragedia dei migranti».
Una storia intrigante, ma è evidente che
sono diversi motivi che la legano ad
una più profonda riflessione teatrale.
«Sì, la prima connessione si è sviluppata
quasi naturalmente con “le Serve”, il
celeberrimo testo di Genet: non solo per
l’ovvia similitudine del travestimento
femminile di due uomini ma anche, per
tutta una serie di motivi che appartengono a
quel testo e al nostro: l’odio verso i padroni,
la conflittualità tra poveri, le nuove forme di
schiavitù e gli effetti che provocano nella
nostra società».
LA MUSICA corale, a
Messina, ha una bella
tradizione. La cosa ha
diverse origini ma è fuor
di dubbio che buona
parte del merito è di
Eugenio Arena,
indimenticato cultore di musica
polifonica, fondatore del coro
“Giovanni Pierluigi da Palestrina”
(almeno per tre decenni, dagli anni ’60
alle soglie del 2000, tra le primissime
formazioni corali in Italia) e docente di
esercitazioni corali al Conservatorio
“Corelli”. Dalle sue mani sono passati
centinaia di coriti e futuri direttori, che
ne hanno raccolto l’eredità;
arricchendola, ovviamente, con il
contributo specifico della propria
formazione. Ne ha avuto l’ennesima
conferma chi ha assistito venerdì 10
gennaio, nella Cappella S. Maria
all’Arcivescovado, alla Rassegna di Cori
polifonici “Insieme ... cantando il
Natale”. Alla kermesse hanno
partecipato i seguenti cori cittadini:
“Palestrina”, diretto da Dario Pino,
“Note Colorate”, diretto da Giovanni
Mundo, “S. Maria dei Miracoli”, diretto
da Giacomo Arena, “Eugenio Arena”,
diretto da Giulio Arena, “Luca
Marenzio”, diretto da Daniele Lisanti,
“San Nicolò”, diretto da Nazzareno De
Benedetto. È stata, dunque,
un’occasione unica per ascoltare, tutti
insieme, i cori polifonici più importanti
della città e per gustare ancora una
volta le più belle e tradizionali melodie
natalizie. Al termine, tutti i cori riuniti
hanno eseguito “Adeste fideles” e
“Astro del ciel”. Pregevoli e ben curate
le esecuzioni, nelle quali è emerso
l’ottimo lavoro svolto dai direttori con
gli appassionati coristi e il buon
contributo offerto dai diversi solisti coprotagonisti della serata e meritevoli di
menzione: Piero Blanca, Carlo Oliva,
Mattia Scimone, Claudio Ruello,
Martina Noli Maio, Daniela Dimoli.
DI MASSIMO LANZA
Anteprima Amarone
Con l’Anteprima Amarone del 25 e 26 gennaio
2014 nel Palazzo della Gran Guardia di Verona
comincia in Italia la stagione delle anteprime delle
denominazioni più importanti e conosciute. Edizione
molto importante questa per l’Amarone anche perché
si presenta la prima annata Docg di questo vino,
festeggiata anche con un nuovo marchio del Consorzio Tutela Vini
Valpolicella. È il primo Amarone che ha potuto fregiarsi della Docg
quello dell'annata 2010, che debutta sul mercato dopo i canonici tre
anni di maturazione. La manifestazione che celebra il Grande Rosso,
ormai annoverato unanimemente tra i vini top a livello mondiale,
mai come quest'anno si presenta con innumerevoli motivi di
centonove pagina 29
interesse. Innanzitutto il cammino che ha condotto al conseguimento
della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, traguardo
che ha definitivamente suggellato l'inscindibile rapporto
dell'Amarone col suo territorio di produzione, sarà ripercorso dal
presidente del Consorzio Christian Marchesini. Il nuovo marchio del
Consorzio, che esordirà ufficialmente proprio in questa occasione,
vuole essere ulteriore elemento di identificazione e appartenenza
per le aziende. Esso è parte integrante dell'allestimento e della
comunicazione predisposti per Anteprima Amarone. Un percorso nel
quale il visitatore può leggere il passato e il presente dell'Amarone
attraverso le tecniche di produzione e l'appassimento (che ne è la
cifra distintiva), le cure meticolose che le aziende gli prodigano dal
vigneto alla botte, senza trascurare nulla e impiegando cura e amore
per far sì che lo standard qualitativo sia sempre al livello più alto
possibile. Se avete il fine settimana libero, programmate quindi una
visita a Verona.
Per info [email protected]
17 Gennaio 2014
posterlettere
QUI SCUOLA
HERITAGE
DI ANDREA SMITH
DI SERGIO BERTOLAMI
Alunni, così le iscrizioni
DOPO LA procedura per i
pensionamenti, è stata
attivata quella per le
iscrizioni degli alunni.
Rispetto a quelle attese,
che erano state indicate
nell’ultima rubrica del 2013, ancora
mancano all’appuntamento la mobilità e
gli organici. Secondo la C. M. n. 28 del
10/1/2014, le iscrizioni, ad eccezione di
quelle alla scuola dell’infanzia, devono
essere effettuate online. Il termine di
scadenza per le iscrizioni alle scuole
dell’infanzia, alle prime classi delle scuole
del primo ciclo, alle prime classi del
secondo ciclo, è fissato al 28 febbraio
2014. Le domande possono essere
presentate dal 3/2/2014, ma le famiglie
possono già avviare la la registrazione al
portale delle iscrizioni online www.iscrizioni. istruzione.it - dal 27
gennaio. Con anticipo sull´avvio delle
procedure di iscrizione, viene messa a
disposizione la pagina dedicata che
consente alle famiglie di esplorare con
calma le informazioni relative alla ricerca
della scuola, alle modalità di registrazione
e di compilazione della domanda. Il
sistema “Iscrizioni on line” del MIUR si
farà carico di avvisare le famiglie, via
posta elettronica, in tempo reale
dell’avvenuta registrazione. Le istituzioni
scolastiche destinatarie delle domande
offriranno un servizio di supporto per le
famiglie prive di strumentazione
informatica. Qualora necessario, anche le
scuole di provenienza offriranno il
medesimo servizio di supporto. Per
ciascun studente è possibile presentare
una sola domanda di iscrizione.
L’iscrizione alle sezioni di scuola
dell’infanzia è effettuata a domanda
presso la scuola prescelta, compilando
anche il modello per avvalersi o meno
dell’insegnamento della religione
cattolica. Per i bambini che non se ne
avvalgono, dovrà essere compilato,
all’inizio dell’anno scolastico, anche il
modello per la scelta delle attività
alternative. Alla scuola dell’infanzia
possono essere iscritti i bimbi che abbiano
compiuto o compiano entro il 31/12/2014
il terzo anno di età. Possono, altresì,
essere iscritti coloro che compiono tre
anni dopo il non oltre il 30 aprile 2015.
ECOLOGIA&AMBIANTE
Poco di nuovo
sul fronte turismo
GUI
MESSINADRASTICA
DI FABIO AMATO
Occhio, che d’estate arriva la Mares
E finalmente sono finite le feste e tutto ritornerà come prima.
Sicuramente anche noi, in città avremo la raccolta differenziata. E'
sicuramente un nuovo modo, particolarmente avanzato ed avveniristico, ma
purtroppo virtuale di intendere la raccolta differenziata ma forse funzionerà! Siamo stati,
infatti, invitati dal nostro caro Assessore Ambientalista a tenere la spazzatura in casa, per
tutto il periodo delle feste di Natale e quindi abbiamo differenziato rispetto agli altri
paesi. Cioè fate la differenziata e tenetevi la spazzatura in casa! Inoltre abbiamo
escogitato un nuovo metodo per fare sparire la spazzatura . Fare sparire i cassonetti, cioè i
cassonetti sprofondano nell''asfalto , vanno sottoterra e non si vede più niente. E' già
partito un progetto pilota in Viale Boccetta, perfettamente riuscito . Magicamente l'altro
giorno è sparito un cassonetto e per magia abbiamo eliminato un buon quantitativo di
rifiuti, organici e non senza ricorrere a discariche ed affini. Siamo anche altruisti e diamo
lavoro agli stranieri, poichè abbiamo permesso ai familiari del monumento dedicato ai
Russi, di fronte alla capitaneria di Porto, di ripulire la Piazzetta antistante e di sistemare le
aiuole .E nonostante queste buone intenzioni adesso dovremo pure pagare la Tares, più
pagheremo più la Nostra Città sarà sporca. D'estate, ci faranno pagare la "Mares”, una
tassa che ogni bagnante dovrà pagare se vorrà farsi un bagno nel mare. Perchè a Messina
se non hai la villa al mare non puoi farti il bagno !!! Perche' non istituiscono , solo per
Messina , la "Macchines" cioe' una tassa che ogni cittadino deve pagare, ogni volta che
prende la macchina , cosi risolveremo ,forse , il problema del traffico. L'unica tassa che non
paghiamo è la "Verdes" dato che ormai non abbiamo più alberi, poichè gli ultimi li hanno
distrutti, quando hanno fatto Villa Dante, e sembrava che dovessero fare l'Expo! Buon
Anno a tutti, e buon lancio di sacchetto nel cassonetto .
Le analisi condotte
dall’Agenzia Nazionale del
Turismo, sui dati
riguardanti le festività
appena trascorse,
testimoniano che
«l'incoming turistico dall'estero rimane
una delle risorse fondamentali del nostro
turismo - come osserva Pier Luigi Celli, il
presidente dell’ENIT - grazie alla capacità
di appeal del brand Italia che vive oggi,
nonostante il perdurare della crisi
economico finanziaria, un periodo di
ripresa sui mercati stranieri». Ne
usufruiscono, manco a dirlo, le grandi
città d'arte alle quali si uniscono piccoli
tesori di provincia. Questo grazie al
particolare fascino delle festività:
shopping, luoghi di culto, musei, eventi
culturali e mostre, spettacoli e mercatini.
Le tradizioni gastronomiche ed
enologiche si attestano fra i maggiori
fattori di attrazione per i visitatori
stranieri. Tutto ciò dimostra come il
turismo sia oggi un reale punto di forza
da mettere concretamente a frutto.
Infatti, le risorse culturali e paesaggistiche
da offrire, insistenti sul territorio
nazionale e a più forte ragione su quello
siciliano , non sono paragonabili ad altre
realtà, sia per variegata quantità, che per
qualità e diffusione omogenea. È questo,
perciò, un settore vitale per l’economia.
Nonostante ciò gli indici disponibili
(vecchi di un anno nell’era informatica)
relegano l’Italia al quinto posto per gli
arrivi internazionali e al 6° posto per gli
introiti valutari. Davanti a noi Francia,
USA, Cina, Spagna e, per gli introiti,
Macao. Questo comporta la necessità di
ridisegnare una politica organica e
specifica. A cominciare da un
provvedimento legislativo, quale la
riforma del titolo V della Costituzione,
che ridia vitalità alla politica del turismo
per mezzo di un sistema unitario
d’interazione tra Stato e Regioni.
Nondimeno si può constatare che, dopo
più di otto mesi dall'insediamento del
Governo Letta, l’unico provvedimento è
stato il nome dell'ex Mibac modificato in
Mibact: Ministero dei beni e delle attività
culturali e del turismo. Poca cosa, no?
DI ANNA GIORDANO
Grazie forestale e carabinieri
Ci si alza la mattina, si prende una ruspa e
via, si apre una pista di 500 metri senza alcun
pathos, ansia, angoscia per quelle che possono
essere le conseguenze, soprattutto se si è
perfettamente consapevoli di agire in piena
riserva naturale, in SIC e altri vincoli
discendenti (paesaggistico), ai quali aggiungo, sicuramente,
anche il vincolo idrogeologico. E’ successo sotto il magnifico
Monte Scuderi, vetta anomala e magica che si staglia metà
tra Dinnammare (altro posto magico) e l’Etna. Con il suo
aspetto apparentemente piatto, è tesoro di leggende e
meraviglie naturali, meta, quando ancora avevo tempo, di
bellissime camminate faticosissime, liberazioni uniche,
percorsi da trekking che conservo nella mia memoria,
sognando il giorno in cui potrò rifare le follie di allora. E’
tale il senso di impunità legato anche alle distanze oggettive
dai centri urbani e relativi presidii dello Stato sul territorio,
che ci si permette di distruggere paesaggio, suolo, natura
con una ruspa in zona plurivincolata. Per fortuna i
Carabinieri di Scaletta Zanclea e il Distaccamento forestale
di Colle San Rizzo se ne sono accorti e sono intervenuti in
tempo, impedendo il proseguo di questo scempio e
denunciando i due responsabili (allevatori) e il ruspista. Già,
io allevatore, consapevolissimo di essere in zona pluri
protetta, decido che devo perdere meno tempo per gli
spostamenti e fregandomene anche del grave rischio
idrogeologico che innesco con la mia necessità da attuare
con mezzi devastanti e su suoli fragili, affido i lavori al
ruspista e chissenefrega. Non smetterò mai di dire che il
lavoro delle forze dell’Ordine, tutte, è prezioso, e
centonove pagina 30
dovrebbero essere molti ma molti di più, ovunque. Sono
costretti invece a dividersi, in pochi rispetto alla popolazione
e un numero sempre crescente di reati di ogni genere, non
potendoli ovviamente perseguire tutti con lo stesso sforzo
investigativo necessario. Così come non smetterò mai di dire
che servono come l’acqua e il pane più guardie forestali che
possano controllare territori lontani dai centri abitati, dove
quasi nessuno arriva se non chi ci va per dolo. Al novero di
costoro aggiungo i bracconieri, diversi denunciati in questi
mesi a fare stragi in aree protette e un grazie è doveroso
alla Forestale che con grandi sforzi e pochi numeri, fa
l’impossibile per riportare legalità lontano dalla folla urbana
e ai Carabinieri che riescono ad andare oltre i tanti problemi
dei centri urbani. L’ambiente (e gli animali) non può
difendersi, non può rispondere con uguale forza a chi lo
danneggia, subisce impotente. Un grazie di cuore a chi lo
difende, qualunque sia la divisa, il ruolo, lo sforzo. Grazie.
postercommenti
LA LETTERA
ALFABETO MINIMO
Da Papa Francesco ai portaborse
DI
GIOVANNI MERENDA
A come AIDO. Oggi mi sono
iscritto all'AIDO, Associazione
Italiana per la Donazione di
Organi. Mi è sembrata una
buona idea. Prendetela in considerazione
anche voi.
A come americani. Grande scandalo a New
York. Pubblicate foto del nuovo sindaco Bill
De Blasio mantre mangia la pizza con
forchetta e coltello, come del resto faccio io.
Secondo loro la pizza può essere mangiata
solo con le mani. Ho sempre sostenuto e
pure scritto che gli americani quando sono
cretini lo sono per davvero. Del resto sono
quelli che col 65% credono che la pizza sia
una invenzione americana. E sono pure
quelli che hanno creduto a Bush quando
diceva che Saddam aveva le armi chimiche.
B come Berlusconi. Berlusconi ha
dichiarato: spero di essere capolista alle
europee. Ma non era fuori gioco per la sua
condanna come ladro dei nostri soldi?
Bastaaaa. Ha pure dichiarato:"Se italiani
impareranno a votare bene, sarò al servizio
del paese". Ehì, Silviuccio loro, come fai a
pensare che gli italiani possano imparare a
votare bene? Se cosi fosse non ti avrebbero
dato tanti voti in 20 anni. Non essere
ipocrita, tu speri che gli italiani si facciano
infinocchiare una volta di più. Poi l'ex
premier rilancia la sua proposta di riforma:
"Solo con la maggioranza assoluta a Fi sarà
possibile cambiare l'architettura
istituzionale." E qua siamo in piena
fantascienza...
C come comma 22. Chi di voi conosce il
comma 22 quello che dice che chi è pazzo in
guerra può essere esentato dal
combattimento, ma chi chiede di essere
150 PAROLE DA PALERMO
Il mantello dell’invisibilità
DI
MARIA D’ASARO
E’ successo a dicembre, vicino casa
mia: uno strattone improvviso e la
preziosa valigetta scolastica mi è stata
scippata da due ragazzi in ciclomotore.
Sono caduta a terra malamente, con
braccia e ginocchia un pò doloranti. So
che episodi come questi non fanno
notizia. Anche perché per fortuna,
tranne qualche ematoma, ne sono
uscita quasi illesa e con poco danno
economico: gli scippatori hanno preso
la borsa sbagliata e hanno lasciato
quella che custodiva chiavi, soldi e vari
documenti. Però l’accaduto mi ha fatto
capire due cose, dure da digerire. La
prima, piuttosto scontata: a Palermo
una donna che cammina a piedi da
sola corre dei rischi. La seconda, più
triste: sebbene lo scippo sia stato visto
da una decina di persone in fila
davanti al postamat, nemmeno una si
è avvicinata per darmi una mano e
dirmi una parola gentile: a Palermo, se
non ti conosce nessuno, diventi
invisibile.
17 Gennaio 2014
esentato dal combattimento è sano di
mente? Grillo dice che questo parlamento
non è legittimato a fare una nuova legge
elettorale in quanto eletto col porcellum che
la Consulta ha dichiarato incostituzionale. E
quindi questo parlamento deve essere
sciolto. E il prossimo come lo eleggiamo
senza una nuova legge elettorale? Sempre
col porcellum facendo finta di niente o
facendo un sondaggio sul sito di Grillo?
E come elezioni in Sardegna. Il M5S ha
trovato il modo di evitare una nuova
sconfitta elettorale, dopo quelle seguite al
loro grande successo alle politiche, alle
elezioni regionali in Sardegna. Non
partecipando. Geniale.
P come Papa Francesco. Io non sono
credente e non ho simpatia per le religioni
anche quella cattolica, anzi sopratutto per
quella cattolica, responsabile insieme alla
religione musulmana di milioni di morti nei
secoli. E quindi non ho mai avuto simpatia
per i Papi (anche se devo confessare di avere
avuto un leggero innamoramento quando
ero giovane per Giovanni XXIII), anzi.
Secondo me anche quelli recenti hanno
fatto parecchi danni. E ora arriva un nuovo
Papa come Francesco che spiazza me e tante
altre persone. Non riuscirà a convertirmi, ma
già è riuscito a convincermi che anche un
Papa può fare delle belle cose. Diavolo di un
uomo!
P come Piemonte. Illeggitima la vittoria
del centrodestra in Piemonte 4 anni fa. I
birichini hanno falsificato le firme per la
presentazione di una lista. Quattro anni fa?
Con il ricorso che faranno questi avranno
governato per l'intera durata del mandato.
Non esiste nella giustizia una priorità
nell'esaminare i casi?
S come Sicilia. Al fascino del portaborse, e
del relativo contributo, hanno ceduto anche
loro. I grillini siciliani di stanza all'Ars hanno
moltiplicato la spesa per i collaboratori
esterni: fino al 31 dicembre ne avevano 12,
adesso sono 28. Una folla di attivisti e
sostenitori di 5stelle ingaggiati a carico della
collettività, fra i quali non mancano tre
candidati non eletti alle ultime elezioni
regionali e amministrative. Eppure gli stessi
esponenti di M5S, durante la campagna
elettorale dell'autunno 2012, avevano
giurato: "Rinunceremo alle indennità".
Promesse da marinaio, Grillo è di Genova.
ANIMAL HOUSE
Presidi, a scuola come gli ad delle grandi società
GENTILE PRESIDE, le scrivo in quanto ritengo sia opportuno analizzare quanto accaduto
nella scuola da lei diretta e nelle altre scuole superiori (di Messina in particolare). Con un
parallelismo tutt’altro che forzato, il suo ruolo potrebbe essere raffrontato con quello
dell’Amministratore Delegato di un azienda ad altissima concentrazione di capitale,
tipologia ben rara nella regione Siciliana. Una realtà produttiva così importante è stata
di fatto abbandonata per tre settimane alla mercé di alcuni studenti, con intenti
sicuramente validi, ma con strategie e tattiche operative semplicistiche e inutili. L’attività
da lei gestita non può essere interrotta da arbitrarie iniziative che comportano dei danni
concreti e irreversibili al processo produttivo che lei avrebbe il dovere di tutelare e
garantire. Non speri di trovare appoggio nella politica che guarda a questi ragazzi
abbandonati a sè stessi come a un banale bacino di voti da cui attingere alla bisogna.
Tenga presente che lei ha l’obbligo e il dovere sociale e morale di mobilitare i genitori e,
se questi non danno risposte adeguate, di utilizzare la forza pubblica per impedire
situazioni a cui molti magari guarderanno con compiacente accondiscendenza, ma che
comportano delle conseguenze rilevanti per i ragazzi che si troveranno a competere su
mercati globali altamente competitivi. Orbene, in tutte le realtà serie una siffatta
gestione superficiale ed approssimativa comporterebbe l’immediata rimozione
dell’Amministratore Delegato; nelle aziende pubbliche è tutto diverso. Sarebbe tuttavia
stato quantomeno apprezzabile un tentativo determinato e concreto di ricondurre la
struttura a funzionare e “produrre” quanto dovuto: forse anche gli studenti ne
avrebbero guadagnato in visibilità delle loro rimostranze. Mi permetto di suggerire ai
genitori più attenti e disincantati, che ne avranno la disponibilità economica, di mandare
i propri figli a studiare fuori, meglio se dal 40 esimo parallelo in su.
Cordiali saluti
Un ex studente
ANTIBUDDACI
DI DINO CALDERONE
No tares
Vedremo nei prossimi giorni
se l'imponente manifestazione
di piazza, promossa da alcuni
comitati messinesi contro la Tares, si tradurrà
in proposte costruttive o, se, si confermerà
l'impressione di alcuni, che il ventre profondo
della città è sempre quello: un populismo
protestatario più disponibile a dire di no che
a esprimere sostegno ad azioni positive. La
responsabilità dell'attuale giunta comunale
non nasce dal problema Tares, su cui poteva
fare ben poco, ma da un'errata lettura della
realtà locale. L'illusione che la cultura sociale
e politica dei messinesi sia cambiata grazie al
successo elettorale (Accorinti parlò allora
ingenuamente di “svolta culturale epocale”)
non produce solo analisi sbagliate, ma induce
anche ad azioni illusorie e cattiva
comunicazione con i cittadini. Fra chi era
presente domenica scorsa davanti a Palazzo
Zanca non erano pochi quelli che avevano
esultato nella stessa piazza lo scorso giugno
per la vittoria di Accorinti. Ma allora, si dirà,
cosa è cambiato fra i messinesi nel giro di
pochi mesi? Nel profondo probabilmente
nulla. Dalle elezioni amministrative del 1946,
quando Il Fronte dell'Uomo Qualunque
risultò il primo partito cittadino, è sempre
stato così, con piccole minoranze attive e
qualche intellettuale che si sono percepiti in
maniera talmente diversa da tutto il resto (la
maggioranza dei messinesi!) da rinchiudersi
in se stessi, fino al punto di crogiolarsi in una
compiaciuta superiorità morale e culturale.
Messina ha bisogno di elite illuminate, ma
meno boriose e sicure di sé, con una cultura
riformista forte e competente che per poter
migliorare alcune cose essenziali (non tutto,
per favore, non la rivoluzione totale che se
non produce violenze lascia le cose come
sono) sappia guardare in maniera spietata
alla società così com'è (non come dovrebbe
essere!) prima di capire cosa si può fare per
poterla realisticamente, almeno in parte,
trasformare in una prospettiva di maggiore
giustizia e solidarietà.
[email protected]
DI ROBERTO SALZANO
Botti killer, meglio lo spumante
Capodanno è un'esplosione di gioia, ma non
solo: esplodono, puntuali, i botti. Per molti non
sono solamente una passione, ma una vera e
propria tradizione. Sono anche un business. Sono
soprattutto un pericolo. Il primo giorno di
gennaio, mentre ancora in tanti brindano e
continuano a fare festa, si contano non pochi feriti, più o meno
gravi. Il bilancio si fa ancora più pesante quando
si parla di animali.
La pericolosità dei petardi ha portato ad adottare misure sempre
più severe e parecchie sono state le ordinanze anti-botti ed antirumore nelle città italiane. E forse i primi risultati confortanti
sono finalmente arrivati. Qualche giorno fa, l'AIDAA
(Associazione Italiana in Difesa degli Animali e dell'Ambiente)
ha reso noti i numeri di quest'anno. Le vittime sono diminuite:
nel 2013 sessantacinque cani e centoundici gatti, calati nel 2014
centonove pagina 31
rispettivamente a quarantaquattro e settantasei. Dati
incoraggianti? Sicuramente, ma va pure ribadito che qualsiasi
numero superiore allo zero va considerato comunque troppo
alto.
C'è stata un'importante inversione di tendenza, ma il percorso
da fare è ancora lungo. È inconcepibile che dei festeggiamenti
debbano essere segnati da morti assurde e vittime innocenti,
perché, mentre gli uomini sono consapevoli dei rischi e vengono
colpiti dalla loro stessa incoscienza, gli amici a quattro zampe
subiscono l'ostinata idiozia degli esseri umani. Per questo
motivo le campagne di sensibilizzazione devono continuare,
perché le segnalazioni di animali in fuga ed animali uccisi sono
state ugualmente troppe. Fino a quando i bilanci non
raggiungeranno lo zero, andrà ricordato e ribadito ogni anno
che a Capodanno l'unico scoppio davvero innocuo è quello dei
tappi dello spumante.
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