Rimossi i pannelli pubblicitari

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VIBO
Martedì 1 luglio 2014
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SFIDUCIA ALLA GIUNTA D’AGOSTINO
SCORTA A RUELLO
L’opposizione deposita la mozione
Forza Italia: ultimatum al sindaco
Adriana Musella: «Lo Stato
abbandona chi l’ha servito»
ALLE PAGINE 20 E 21
A PAGINA 22
PALAZZO DELLA VERGOGNA La decisione della Pubbliemme che accusa il Comune
Rimossi i pannelli pubblicitari
«Il nostro operato è stato sempre corretto, ma siamo passati per delinquenti»
di GIANLUCA PRESTIA
LA Pubbliemme ha deciso:
provvederà ad eliminare i
pannelli pubblicitari dal
“Palazzo della vergogna”.
Lo farà - per la precisione
già ieri pomeriggio è iniziata l’opera di rimozione però, non senza una vena
polemica
testimoniata
dalle parole “non possiamo fare altro che attendere che la vera vergogna,
anzi le vere vergogne vengano eliminate. E speriamo che non trascorrano
altri 20 anni”.
La direzione dell'agenzia di pubblicità è, dunque, passata all'azione «sicura
della volontà di
non ostacolare
la buona amministrazione e,
nel pieno spirito di collaborazione che da
sempre contraddistingue
il suo operato». Ciononostante “mette sul piatto”
tutta una serie di circostanze e regolamenti che
disciplinano l'attività pubblicitaria ma, soprattutto,
sottolinea la paradossalità di tutta la vicenda.
«In Italia – è l'incipit - un
decreto legislativo del
1993 ha attribuito ai comuni il potere di disciplinare l’attività di installazione degli impianti pubblicitari mediante Regolamento e Piano attuativo,
ma, purtroppo, come
spesso accade dalle nostre
parti, il ritardo delle amministrazioni è ultradecennale. Il Comune di Vibo Valentia ha, infatti,
adottato il Piano generale
degli impianti pubblicitari con oltre 20 anni di ritardo. Nel frattempo, purtroppo - hanno evidenziato dalla Pubbliemme - sono proliferati gli impianti
pubblicitari abusivi ovvero sprovvisti di autorizzazione, spesso costituiti da
strutture fatiscenti ed in
cattivo stato di manutenzione, se non addirittura
abbandonati; impianti per
i quali non si pagano tasse. Ma ci sono
stati pure gli
imprenditori
onesti - come
l’amministratore della Pubbliemme – che
hanno osservato regolamenti
comunali. Tutto finché il
politico ed il dirigente di
turno, incapaci per decenni di regolare la materia,
hanno pensato di contrastare la diffusa illegalità
mediante ordini di demolizione di tutti gli impianti
pubblicitari, senza alcuna
distinzione, persino di
quelli precedentemente
autorizzati».
E per giustificare questo cambiamento di rotta
«è stata escogitata la necessità del permesso di costruire e, quindi, ritenuta
insufficiente l’autorizza-
«I cartelloni
sono il male
da abbattere»
BREVI
CARABINIERI
Furto, arrestato
un rumeno
I CARABINIERI della
Stazione di San hanno
arrestato Marian Ene,
46 anni, nato in Romania, bracciante agricolo,
già noto alle forze dell'ordine destinatario di
un mandato d’arresto
europeo poiché responsabile del reato di furto
aggravato commesso
nel suo Paese. I militari
dell’Arma, sono riusciti
a localizzare all’alba di
ieri l’abitazione in cui dimorava da qualche tempo lo straniero. Per lui
sono scattate le manette
in attesa delle operazioni
di estradizione
Le operazioni di rimozione dei pannelli della Pubbliemme
zione. In questo modo viene fatto rilevare - l’imprenditore pubblicitario è
stato
improvvisamente
trasformato in imprenditore edile, un costruttore
di palazzi per intenderci.
Ma quel che è più grave è
che un cittadino perbene è
diventato un delinquente,
perché denunciato all’autorità giudiziaria per abusivismo edilizio. Negli altri comuni quanto meno il
permesso di costruire non
è preteso all’improvviso,
dopo che l’imprenditore è
autorizzato da anni e che il
comune incassa le relative
imposte».
La Publiemme, tuttavia,
ha deciso di rimanere ancora a Vibo e di «intraprendere battaglie legali
su tutti i fronti: penale, civile ed amministrativo».
Tuttavia, viene evidenziato dall’agenzia di pubblicità, «neppure le vittorie
giudiziarie bastano: ancorché il magistrati amministrativo, con sentenza ormai divenuta definitiva, abbiano ritenuto legittimi i cartelloni pubblicitari sopra le edicole, il
Comune continua a frapporre ostacoli intervenen-
do direttamente sugli edicolanti. L’ultima querelle
in ordine di tempo riguarda quelli apposti sul recinto in legno, che dovrebbe
nascondere l’ormai famoso “Palazzo della vergogna”. Ancora una volta - è
la chiosa pregna di rabbia
mista ad amarezza e sarcasmo - i cartelloni sono il
mostro da abbattere, il
male da estirpare, mentre
il palazzo che vive in totale
degrado – conclude la direzione dell'agenzia pubblicitaria - passa in secondo piano».
CASO VENTRICI
Ha collaborato
pure Loiacono
ALLA fase di proposizione del ricorso in Cassazione sul caso relativo alle esigenze cautelari di
fase dell’imputato Francesco Ventrici ha prestato la sua collaborazione
all’avvocato Giuseppe Di
Renzo e ai docenti universitari Dominioni e
Garito, anche l’avvocato
Francesco Loiacono.
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IL CASO
di FRANCESCO LO DUCA
«NON autorizzo nessun piano
senza il rispetto delle procedure
minime di sicurezza. Dovete finirla di considerare la scuola un calcolo matematico». Così si è espresso il prefetto Giovanni Bruno accogliendo la richiesta del presidente del Consiglio d’istituto e del
dirigente scolastico del Liceo classico “Morelli” di discutere in prefettura il taglio del contingente
organico provinciale di 44 docenti. «Le norme igienico-sanitarie e
la sicurezza delle scuole – ha ribadito - non possono essere violate».
Le parole del Prefetto erano rivolte al coordinatore scolastico
provinciale, De Masi che appellandosi al Dpr 81 del 2009 ha prodotto la riduzione di 44 docenti in
meno rispetto all’anno precedente. «Il che equivale a dire – ha so-
«Rispettare la sicurezza nelle scuole»
Incontro in Prefettura per i tagli all’organico scolastico
stenuto il dirigente scolastico
Raffaele Suppa – che saremo costretti a formare classi da minimo
27 alunni e fino a 30. In linea, si
potrebbe con quanto prescritto
dalla circolare organici. Se non
fosse che le nostre scuole, per la
maggior parte, versano in una
condizione oggettiva che è sotto
gli occhi di tutti: interi piani e parti di edificio ancora interdetti da
ordinanze dell’ente locale, da visite ispettive con verbali da parte dei
vigili del fuoco e con tanto di multe e sanzioni per i dirigenti scolastici». A conferma che le strutture
scolastiche del Vibonese versano
in una situazione critica, in Prefettura sono intervenuti il comandante dei Vigili del fuoco, ingegnere Casella e il responsabile della Provincia, Consoli. «Le strutture a norma – è stato affermato - sono poche e non si può incrementare l’affollamento delle aule perché
si aggrava la situazione».
All’incontro sono intervenuti
diversi genitori degli allievi del
Classico, assolutamente contrari
alla sola ipotesi di mandare i propri figli in aule senza le più elementari norme di sicurezza. «In
mezzo ci sono gli alunni – hanno
messo in risalto - veri protagoni-
La riunione in Prefettura
sti di una scuola spesso impegnata a fare proclami sulla legalità,
sul rispetto delle regole, sui diritti
e i doveri che devono valere per
tutti». Il pericolo da evitare è quello che gli allievi dal settembre si ritrovino in aule sovraffollate, senza l’adeguamento delle norme di
sicurezza.
All’incontro, erano anche presenti i vertici provinciali delle sigle sindacali che con Raffaele Vitale della Cisl hanno espresso la
volontà di risolvere il problema,
nel miglior modo possibile, tra organico di diritto e organico di fatto tenendo conto di una «coperta
sempre più corta». Sollecitato dal
prefetto, il coordinatore scolastico si è detto disponibile di impegnarsi per la soluzione del problema chiedendo maggiori risorse ai
suoi organi superiori.
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