Giovedì, 06/02/2014 10:22

DIRER
Giovedì, 06/02/2014 10:22
Indice dei documenti
DIRER
Direr
Direv
Dirigenza
E-Governament
E-Procurament
Pubblica Amministrazione
le Nubi sul Cnel che non alza il Velo sui Compensi
Da 'Corriere della Sera' del 06/02/2014 - Pagina 9
E il capo di Gabinetto del Comune chiede il conto ai minisindaci in 5 ore
Da 'La Repubblica' del 06/02/2014 - Pagina 1
Il Lazio è la regione più corrotta
Da 'Italia Oggi' del 06/02/2014 - Pagina 10
Navigatore distrae? Perdonato chi guida
Da 'Italia Oggi' del 06/02/2014 - Pagina 24
Equitalia, stop alle «cartelle pazze» si possono sospendere con un clic
Da 'Il Messaggero' del 06/02/2014 - Pagina 6
La consegna del contratto non fa scattare il «caso d' uso»
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 18
In Italia paghiamo troppe tasse (Vero)
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 8
Entra nel vivo con Bruxelles il «negoziato» sulla flessibilità
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 7
Sui rating il silenzio normativo si fa assordante
Da 'MF' del 06/02/2014 - Pagina 8
1
5
7
11
13
15
17
19
23
Normativa Comuni
Con l' ecobonus «extralarge» l' efficienza taglia la bolletta
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 14
Professioni e lavoro, competenza allo Stato
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 6
25
27
Normativa Enti Locali
IL CASO MASTRAPASQUA E IL CONFLITTO D' INTERESSI
Da 'Corriere della Sera' del 06/02/2014 - Pagina 35
Con l' ecobonus «extralarge» l' efficienza taglia la bolletta
29
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 14
Entra nel vivo con Bruxelles il «negoziato» sulla flessibilità
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 7
Professioni e lavoro, competenza allo Stato
Da 'Il Sole 24 Ore' del 06/02/2014 - Pagina 6
Sui rating il silenzio normativo si fa assordante
Da 'MF' del 06/02/2014 - Pagina 8
33
35
39
41
Normativa Province
brevi
Da 'Italia Oggi' del 06/02/2014 - Pagina 31
43
Sindacati
Scontro Camusso-Landini La Cgil rischia la "guerra civile"
Da 'La Stampa' del 06/02/2014 - Pagina 6
Fiat-sindacati, il nodo del contratto sono gli aumenti
Da 'La Stampa' del 06/02/2014 - Pagina 22
Fiat-sindacati: niente aumenti Congelata la trattativa
Da 'Corriere della Sera' del 06/02/2014 - Pagina 25
L' accordo conteso
Da 'La Repubblica' del 06/02/2014 - Pagina 10
Lite con i sindacati E Ferrari crea la newco del brand
Da 'La Repubblica' del 06/02/2014 - Pagina 10
GIOVEDÌ UNO SCIOPERO PARTICOLARE
Da 'La Repubblica' del 06/02/2014 - Pagina 27
L' Abi convoca i sindacati Che replicano: troppa fretta
Da 'MF' del 06/02/2014 - Pagina 2
Pensionati
45
47
49
51
53
55
57
.
Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
Pagina 9
Primo Piano
Corriere della Sera Giovedì 6 Febbraio 2014
9
I mercati La magistratura contabile
Debito, agenzie di rating nel mirino
«Hanno avuto un peso eccessivo»
Il giudizio di Saccomanni. Dopo la Corte dei conti si muove il Parlamento
RO M A — « N o n f a c c i o
commenti diretti. Ma ho sempre trovato che il ruolo delle
agenzie fosse eccessivo». Dopo la lettera inviata dalla Corte dei conti alle agenzie Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch nel procedimento sui possibili danni causati all’Italia
dai tagli del rating nel 2011, il
ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni conferma
le perplessità sul sistema usato per valutare il rischio economico di un Paese. Della
questione si occuperà presto
anche il Parlamento: il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, annuncia l’avvio
di un’indagine conoscitiva.
Mentre la procura di Terni è
ad un passo dalla richiesta di
rinvio a giudizio per due delle
tre agenzie (per Moody’s è
stata chiesta l’archiviazione),
già coinvolte in un’altra inchiesta a Trani.
Nella lettera la Corte dei
conti stima un danno di 351
miliardi e chiede alle agenzie
di inviare entro due mesi le
loro controdeduzioni. Anche
se, dopo l’anticipazione del
Financial Times, la Corte frena e parla di «azione solo in
fase istruttoria» che «potrebbe dunque concludersi anche
con archiviazione». Il ministro dei Beni culturali Massimo Bray coglie la palla al balzo sul fatto che tra le contestazioni c’è il fatto che le agenzie
non hanno considerato il valore dei nostri monumenti:
«La nostra ricchezza non può
essere messa in discussione.
Ma dobbiamo valorizzarla
meglio».
L. Sal.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I downgrade dell’Italia
LA CLASSIFICA
Il livello più
alto, massima
capacità
di ripagare
il debito
AAA
19
settembre
2011
A
AA
4
i più recenti giudizi delle agenzie di rating sul debito sovrano
Capacità
molto
forte
A
7
ottobre
ottobre
2011
2011
A2
A+
Forte capacità di ripagare
il debito ma in qualche
modo influenzabile
da condizioni
economiche avverse
13
gennaio
2012
BBB+
Il debitore è poco
vulnerabile nel breve
termine ma si trova
ad affrontare maggiori
incertezze economiche
BB
27
13
gennaio
febbraio
2012
2012
A-
A3
CCC
COME LEGGERE I RATING
I giudizi espressi da Standard
& Poor’s - così come dalle altre
agenzie Moody’s e Fitch, ma
con scale differenti - vengono
sintetizzati con le vocali A, B, C,
D, in certi casi con l’aggiunta
di un segno «+» o «-»
per indicare i vari gradini
nella scala dalla maggiore
affidabilità, «AAA», fino
al fallimento, espresso con
la «D» (per default).
Sotto il livello BBB- si esce
dall’area di «investment
grade» e passa a un livello
«speculative», cioè più
a rischio
Debitore attualmente vulnerabile
e dipendente da condizioni
favorevoli economiche,
finanziarie e di business
per ripagare i debiti
13
8
luglio
marzo
2012
2013
Baa2
Fallimento
(default).
Il debitore
non può
ripagare
D
9
luglio
2013
BBB+
BBB
Il magistrato Il procuratore De Dominicis: non hanno letto bene, i danni sono pari a 351 miliardi
«Ecco perché
l’indagine
Anche Obama
la pensa così»
ROMA — «Guardi che se lo sprid sta calando...». Lo spread, intende. «Sì, insomma, se
scende è perché dopo che noi ci siamo mossi
quelli si sono dati una calmata con i down
ground». I downgrade. «Ecco, quelli. E poi anche Obama li ha chiamati a rispondere. Voglio
dire: se non avessi lanciato il mio sasso nello
stagno non sarebbe mica successo. Non le pare?». L’uomo che ha dichiarato guerra alle Big
Three, le tre grandi agenzie di rating, si chiama
Angelo Raffaele De Dominicis, è il procuratore
della Corte dei conti per il Lazio, 30 pubblicazioni scientifiche nel curriculum, più un libro
di poesie e un saggio che intreccia le vite di
Giulio Andreotti, Paolo Conte e Tinto Brass.
Procuratore, come è arrivato a calcolare i
danni, quei 234 miliardi di euro?
«Non hanno letto bene. I miliardi sono di
più, 351: 117 per il costo delle manovre che il
governo italiano ha dovuto approvare dall’inizio della crisi. Più altri 234, il doppio delle manovre: il danno morale causato dalla perdita di
credibilità internazionale».
E il patrimonio artistico cosa c’entra?
«Il concetto è semplice anche se l’hanno
buttata in caciara, come si dice. Se tu sei il mio
debitore a me non interessa sapere quanto
guadagni ma quante case hai, quanti titoli,
quanti soldi in banca. È sul patrimonio che mi
posso rifare, non sulla busta paga. Con gli Stati funziona allo stesso modo».
L’indagine parte da una denuncia?
«No, dalla lettura dei giornali. Mi è sembrato subito chiaro che ci fosse un attacco all’Italia. Ci invidiano perché siamo tra i più ric-
Accusa Angelo Raffaele De Dominicis è
dal 2011 procuratore
regionale della Corte
dei conti per il Lazio.
Proveniente dall’amministrazione civile
dell’Interno, è entrato
nella Magistratura
Contabile nel 1985 e
per 13 anni ha esercitato le funzioni requirenti di secondo grado presso la Procura
Generale
chi al mondo».
Ma un attacco di chi?
«Questo lo dovreste scoprire voi. Resta il
fatto che i tagli del rating erano immotivati. Ed
avevano come unico obiettivo far scendere il
valore delle nostre aziende, per poi comprarle
a prezzi convenienti. È la prima volta nella storia del mondo che un Paese onorato e onorabile come il nostro viene aggredito così».
Sembra pronto per la politica.
«Scherza? Non accetterei mai. Guardi che
sono stato io a sollevare la questione di legittimità costituzionale sul finanziamento ai partiti. Faccio solo il mio dovere, gli altri non lo so».
Gli altri chi?
«La verità è che sono isolato. Dalla politica
poche parole. E anche qui alla Corte dei conti... quel comunicato che parla di possibile archiviazione sembra una smentita. I colleghi
se ne stanno tutti in pantofole chiusi nelle loro stanze».
Lorenzo Salvia
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il caso
LE NUBI SUL CNEL CHE NON ALZA IL VELO SUI COMPENSI
La segnalazione del responsabile per la trasparenza sulla retribuzione di Marzano. Le proposte per cancellare l’ente
di SERGIO RIZZO
ROMA — Non sappiamo quale sia
stata la goccia che ha fatto traboccare
il vaso. Sappiamo però che non più
tardi di dieci giorni fa all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione che ha
pure il compito di vigilare sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni, è arrivata una clamorosa
segnalazione. Mittente: Mariano Michele Bonaccorso, responsabile per la
trasparenza del Consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro. Il quale,
dopo aver ricordato che la legge impone la pubblicazione su Internet delle situazioni patrimoniali dei vertici
degli enti pubblici, denuncia come «i
titolari di incarichi politici» non abbiano ancora «comunicato tali dati
per la relativa pubblicazione». A ben
otto mesi dalla legge che l’ha resa obbligatoria e «nonostante il sollecito».
Il riferimento è all’economista Antonio Marzano, ex ministro ed ex parlamentare di Forza Italia, da otto anni
e mezzo alla guida del Cnel. Così convinto di essere esentato da quell’obbligo che ha chiesto un ennesimo parere al Consiglio di Stato, chiamato a
rispondere al seguente quesito: la legge sulla trasparenza si applica pure a
un organo di rilevanza costituzionale
e al suo attuale presidente?
Che, dice Matteo Renzi, dovrebbe
essere anche l’ultimo. «Il Cnel non
serve a nulla», decretava il segretario
Pubblica Amministrazione
del Pd già tre mesi fa. E alla fine di
gennaio il renziano Dario Nardella ha
annunciato un disegno di legge per
cancellarlo dalla Costituzione. Battuto
però sul tempo, a quanto pare, da
quelli del Nuovo centrodestra, autori
a loro volta di una proposta abolizionista. «Il Cnel pesa sul bilancio dello
Stato per quasi venti milioni di euro e
non è più essenziale per le funzioni
che i Costituenti avevano immaginato»: questa la sentenza pronunciata il
30 gennaio dal capogruppo ncd al Senato Maurizio Sacconi. In perfetta
sintonia, o almeno così pare, con la linea oggi vincente nel Partito democratico.
Ma a conforto della tesi dell’inutilità del Cnel c’è ora un rapporto inviato
il 24 gennaio al presidente del Consiglio Enrico Letta dall’Organismo indipendente di valutazione che la legge
Brunetta del 2009 ha istituito per tutte
le amministrazioni pubbliche. È un
collegio tecnico composto da tre per-

La critica
Maurizio Sacconi
(Ncd): il Cnel pesa sul
bilancio dello Stato per
20 milioni di euro
sone, coordinato dall’ex presidente
della Corte dei conti Tullio Lazzaro,
che ha passato al setaccio l’attività del
Consiglio degli ultimi tre anni. Arrivando a conclusioni non esattamente
lusinghiere.
Il fatto è, sostengono i tre esperti,
che il Cnel ha sulla carta compiti che
abbracciano un arco di argomenti
«smisurato». Si potrebbe spiegare così «l’affidamento all’esterno di un
gran numero di studi e richieste di
consulenza». Dal 2008 al 2013, ben
104 consulenze a singole persone per
2,2 milioni e 54 contratti a società e
centri studi per un ammontare identico. E tutto senza gara. Il che non ha
mancato di comportare «perplessità»
sul modo in cui vengono scelti i beneficiari dei contratti. Le medesime che
già da diversi mesi hanno spinto la
procura della Corte dei conti ad avviare una indagine sul Cnel per verificare
la presunta illegittimità degli incarichi di consulenza e di certi oneri di
missione.
Perplessità, affermano Lazzaro e i
suoi collaboratori, «ancor più evidenziate dal fatto che può essere difficile
immaginare come un organismo che
dichiara di non avere al proprio interno professionalità idonee possa poi
razionalmente giudicare i risultati
prospettati da un diverso soggetto».
Tanto più considerando la varietà
delle materie. Nel triennio 2011-2013,
oltre a 4 disegni di legge, 29 testi di
osservazioni e proposte e 14 collaborazioni interistituzionali, il Cnel ha
prodotto 31 rapporti su temi che vanno dagli indicatori del benessere all’efficienza della pubblica amministrazione, passando per la primavera
araba, l’immigrazione, la criminalità
economica e le nuove professioni.
L’utilità reale di tutto ciò? La Costituzione, si sottolinea nella relazione
Ex ministro
Antonio Marzano è presidente
del Cnel dal 2005. Nel luglio
del 2010 è stato riconfermato
fino al 2015. Professore di
Economia, esponente di Forza
Italia dalla sua fondazione, nel
‘94, Marzano è stato ministro
delle Attività produttive nel
secondo governo Berlusconi
del 24 gennaio a Letta, «non identifica
il Cnel come un ente di studio e ricerca». Dunque non c’è alcun obbligo di
commissionare all’esterno studi e ricerche «nuovi o originali». Basterebbe reperire i dati copiosamente disponibili su Internet, quando servono, e
far funzionare l’assemblea composta
da 10 esperti e 54 rappresentanti delle
categorie produttive: le cui deliberazioni, dice il rapporto,
avrebbero «peso politico ben diverso» rispetto a qualunque pezzo
di carta. «L’ottica accennata consentirebbe
anche di superare i
problemi di affidamento e conseguire un
significativo risparmio
di spesa». Anche se sarebbe ingeneroso non
riconoscere i tagli degli
ultimi anni, grazie anche al dimezzamento
dei consiglieri. Marzano lo ricorda sempre quando restituisce al governo qualche milioncino, attribuendone il merito alla «nuova gestione del segretario generale». Potrebbe però aggiungere che con gli
avanzi accumulati e una dotazione del
Tesoro ormai ampiamente superiore
alle esigenze, il Cnel potrebbe campare almeno un paio d’anni senza chiedere un euro allo Stato.
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016

Quel riflesso
«patriottico»
che fa male
a chi investe
di DANILO TAINO
I
eri, gli investitori di mezzo
mondo si sono divertiti
parecchio quando hanno letto
della minaccia avanzata dalla
Corte dei conti italiana alle
agenzie di rating. Forza della
novità: non risultava che
qualcosa del genere fosse mai
successo prima, da nessuna
parte. Non sono andati per il
sottile: prima ancora di sapere
i dettagli ne hanno
approfittato per prendere i 234
(o 351) miliardi di danni che
Standard & Poor’s, Moody’s e
Fitch rischiano di dovere
pagare allo Stato italiano e da
quelli calcolare il valore della
Divina Commedia, del marchio
registrato «Pizza», de La
Dolce Vita, cioè dei beni
intangibili che secondo un
procuratore della Corte non
sono stati considerati come
garanzie sul debito dalle Big
Three quando hanno
declassato l’Italia. Fare
sorridere il triste mondo del
denaro è in fondo un bel gesto.
Chi ha osato in passato
investire in Italia ha sorriso
meno, naturalmente. Ha avuto
la spiritosa conferma che nella
Penisola, oltre al rischio debito
e all’instabilità politica, c’è un
rischio giudiziario: ma se
prima pensava che fosse una
questione di tempi lunghi dei
processi ora sa che è anche un
fatto di creatività nazionale. I
Paesi emergenti sono in crisi,
molti capitali escono dalle loro
economie e cercano Paesi e
storie di crescita su cui
investire. L’Italia è nella
posizione di poterne attrarre
(anche senza meriti) perché ha
buone imprese e di recente è
scesa molto, ha dunque
parecchio spazio per risalire.
L’idea di pagare la tassa su
Dante Alighieri e Federico
Fellini, perché non li si è messi
nel patrimonio nazionale, non
è però detto che addolcisca il
rischio di incappare in un
procuratore della Corte dei
conti. Fatto sta che, d’ora in
poi, qualsiasi analista — di
banca, di università,
indipendente — dovrà
calcolare, insieme
all’inflazione, lo stato delle
pietre di Pompei, oppure dovrà
seguire le orme delle tre
agenzie. Non sarà mai più un
Paese per pavidi.
Standard & Poor’s, Moody’s,
Fitch hanno fatto errori negli
anni passati. Li stanno
pagando in termini di
reputazione. Ma fino a
quando non saranno trovate
alternative alla loro funzione
di analisi rimarranno soggetti
indispensabili dei mercati
finanziari moderni, necessari
a chi vuole investire. Nei Paesi
dove non ci sono, non si
investe. Possono sbagliare
ancora, ma le istituzioni e i
politici che considerano la
trasparenza dei bilanci e i
giudizi di agenzie esterne
trame oscure di poteri antiitaliani mettono un Paese
fuori dalla fotografia dei
luoghi in cui si può investire. I
rating di Stato li compila
Putin.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
Pagina 9
Il caso.
le Nubi sul Cnel che non alza il Velo sui Compensi
La segnalazione del responsabile per la trasparenza sulla retribuzione di Marzano. Le
proposte per cancellare l' ente.
ROMA - Non sappiamo quale sia stata la goccia che
ha fatto traboccare il vaso. Sappiamo però che non
più tardi di dieci giorni fa all' Anac, l' Autorità
nazionale anticorruzione che ha pure il compito di
vigilare sulla trasparenza delle pubbliche
amministrazioni, è arrivata una clamorosa
segnalazione. Mittente: Mariano Michele Bonaccorso,
responsabile per la trasparenza del Consiglio
nazionale dell' economia e del lavoro. Il quale, dopo
aver ricordato che la legge impone la pubblicazione
su Internet delle situazioni patrimoniali dei vertici degli
enti pubblici, denuncia come «i titolari di incarichi
politici» non abbiano ancora «comunicato tali dati per
la relativa pubblicazione». A ben otto mesi dalla legge
che l' ha resa obbligatoria e «nonostante il sollecito».
Il riferimento è all' economista Antonio Marzano, ex
ministro ed ex parlamentare di Forza Italia, da otto
anni e mezzo alla guida del Cnel. Così convinto di
essere esentato da quell' obbligo che ha chiesto un
ennesimo parere al Consiglio di Stato, chiamato a
rispondere al seguente quesito: la legge sulla
trasparenza si applica pure a un organo di rilevanza
costituzionale e al suo attuale presidente? Che, dice
Matteo Renzi, dovrebbe essere anche l' ultimo. «Il
Cnel non serve a nulla», decretava il segretario del
Pd già tre mesi fa. E alla fine di gennaio il renziano
Dario Nardella ha annunciato un disegno di legge per
cancellarlo dalla Costituzione. Battuto però sul tempo,
a quanto pare, da quelli del Nuovo centrodestra,
autori a loro volta di una proposta abolizionista. «Il
Cnel pesa sul bilancio dello Stato per quasi venti
milioni di euro e non è più essenziale per le funzioni
che i Costituenti avevano immaginato»: questa la
sentenza pronunciata il 30 gennaio dal capogruppo
ncd al Senato Maurizio Sacconi. In perfetta sintonia, o
almeno così pare, con la linea oggi vincente nel
Partito democratico. Ma a conforto della tesi dell'
inutilità del Cnel c' è ora un rapporto inviato il 24
gennaio al presidente del Consiglio Enrico Letta dall'
Organismo indipendente di valutazione che la legge
Brunetta del 2009 ha istituito per tutte le
amministrazioni pubbliche. È un collegio tecnico
composto da tre persone, coordinato dall' ex
presidente della Corte dei conti Tullio Lazzaro, che ha
passato al setaccio l' attività del Consiglio degli ultimi
tre anni. Arrivando a conclusioni non esattamente
Pubblica Amministrazione
lusinghiere. Il fatto è, sostengono i tre esperti, che il
Cnel ha sulla carta compiti che abbracciano un arco
di argomenti «smisurato». Si potrebbe spiegare così
«l' affidamento all' esterno di un gran numero di studi
e richieste di consulenza». Dal 2008 al 2013, ben 104
consulenze a singole persone per 2,2 milioni e 54
contratti a società e centri studi per un ammontare
identico. E tutto senza gara. Il che non ha mancato di
comportare «perplessità» sul modo in cui vengono
scelti i beneficiari dei contratti. Le medesime che già
da diversi mesi hanno spinto la procura della Corte
dei conti ad avviare una indagine sul Cnel per
verificare la presunta illegittimità degli incarichi di
consulenza e di certi oneri di missione. Perplessità,
affermano Lazzaro e i suoi collaboratori, «ancor più
evidenziate dal fatto che può essere difficile
immaginare come un organismo che dichiara di non
avere al proprio interno professionalità idonee possa
poi razionalmente giudicare i risultati prospettati da un
diverso soggetto». Tanto più considerando la varietà
delle materie. Nel triennio 2011-2013, oltre a 4
disegni di legge, 29 testi di osservazioni e proposte e
14 collaborazioni interistituzionali, il Cnel ha prodotto
31 rapporti su temi che vanno dagli indicatori del
benessere all' efficienza della pubblica
amministrazione, passando per la primavera araba, l'
immigrazione, la criminalità economica e le nuove
professioni. L' utilità reale di tutto ciò? La
Costituzione, si sottolinea nella relazione del 24
gennaio a Letta, «non identifica il Cnel come un ente
di studio e ricerca». Dunque non c' è alcun obbligo di
commissionare all' esterno studi e ricerche «nuovi o
originali». Basterebbe reperire i dati copiosamente
disponibili su Internet, quando servono, e far
funzionare l' assemblea composta da 10 esperti e 54
rappresentanti delle categorie produttive: le cui
deliberazioni, dice il rapporto, avrebbero «peso
politico ben diverso» rispetto a qualunque pezzo di
carta. «L' ottica accennata consentirebbe anche di
superare i problemi di affidamento e conseguire un
significativo risparmio di spesa». Anche se sarebbe
ingeneroso non riconoscere i tagli degli ultimi anni,
grazie anche al dimezzamento dei consiglieri.
Marzano lo ricorda sempre quando restituisce al
governo qualche milioncino, attribuendone il merito
alla «nuova gestione del segretario generale».
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Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
Pagina 9
Potrebbe però aggiungere che con gli avanzi
accumulati e una dotazione del Tesoro ormai
ampiamente superiore alle esigenze, il Cnel potrebbe
campare almeno un paio d' anni senza chiedere un
euro allo Stato.
Pubblica Amministrazione
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
Pagina 3 di 58
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
Pagina 4 di 58
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Gio 06/02/2014
La Repubblica
Società
“Il giuoco della parti”
Umberto Orsini
rilegge Pirandello
@
RODOLFO DI GIAMMARCO
A PAGINA XI
Dal 1977
l’Agricoltura Sociale
a Roma
www.agricolturanuova.it
Pagina 1
Roma.it
Giorno e Notte
Cinema America
gli occupanti disegnano
il progetto di restyling
Al Parco della Musica
concerto di Sol Gabetta
maestra del violoncello
GIOVANNI D’ALÒ
ALLE PAGINE XII E XIII
VIOLA GIANNOLI
SU ROMA.IT
ROMA
GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2014
Dal 1977
l’Agricoltura Sociale
a Roma
www.agricolturanuova.it
roma.repubblica.it
REDAZIONE DI ROMA Via Cristoforo Colombo, 90 | 00147 | tel. 06/49822931 | fax 06/49822508 | CAPO DELLA REDAZIONE GIUSEPPE CERASA | INTERNET roma.repubblica.it | e-mail: [email protected] | SEGRETERIA DI REDAZIONE
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Alluvione, 243 milioni di danni. In città è ancora caos Coppia gay
L’aggressione
La denuncia
La polemica
“Buche, il 5% degli automobilisti
ha dovuto cambiare pneumatici”
E il capo di Gabinetto del Comune
chiede il conto ai minisindaci in 5 ore
CECILIA GENTILE
GIOVANNA VITALE
ISASTRO buche. A causa delle voragini aperte dal maltempo degli ultimi cinque giorni il 5% dei cittadini romani è stato costretto a cambiare le gomme, spendendo in media 150 euro tra nuovo pneumatico e manodopera.
Particolarmente colpiti sono stati i tassisti, i più esposti al rischio per l’uso intensivo della vettura. La stima è dell’Adoc.
SEGUE A PAGINA XVII
A PRETESO e ottenuto una prestazione da velocisti, il capo di
gabinetto del sindaco Marino. Alla faccia di chi rimprovera alla pubblica amministrazione di essere lenta come una lumaca.Per5giornie5nottiRomaèstatasferzatadallatempesta?LuigiFucito ha chiesto ai presidenti e ai direttori dei 15 municipi di quantificare i danni sul territorio in 5 ore, elencarli e spedire il report via mail.
SEGUE A PAGINA XVII
H
D
Piazza del Popolo al buio da 5 giorni
A PAGINA V
La crisi dei musei di arte contemporanea. Vacante la presidenza dell’Azienda speciale che include le Scuderie del Quirinale
Poker di donne per il PalaExpò
Al Macro in pole position c’è Bonami, con Enel supersponsor
IL CRITICO d’arte Francesco
Bonami in pole position per rilanciare il Macro e quattro
donne in lizza per la presidenza dell’Azienda speciale Palaexpò. Pare che i giochi, in
Campidoglio, siano quasi fatti. E a giorni il sindaco Marino
potrebbe svelare i nomi dei
prescelti, dopo mesi di impasse che hanno causato problemi a varie istituzioni museali
romane. In corsa, per il Palaexpò, Sabina Florio, appassionata d’arte e collezionista,
Claudia Ferrazzi, trentaseienne ora segretario dell’Accademia di Francia, Ester Coen, curatrice dal solidissimo curriculum artistico ed Elena Di
Giovanni Valensise che a lungo ha lavorato nelle relazioni
esterne delle Biennali d’arte,
ora impegnata nell’Expò 2015.
GIULIANI E I COMMENTI
DI MARCHINI,
PIETROMARCHI
E PRATESI A PAGINA III
I numeri del crac
Via Nizza e Testaccio, in un anno visitatori dimezzati
SARA GRATTOGGI
EL 2013 ha registrato la
metà degli ingressi di
Maxxi e Palaexpò. Nonostante il boom di dicembre, in cui è riuscito quasi a triplicare il numero dei visitatori rispetto alla media dei mesi
precedenti (30.952), trainato
dall’affluenza in via Nizza
(21.467) e dal clamoroso successo della “Rete dei draghi”
di Toshiko Horiuchi MacAdam (9.023), in un anno il Macro ha perso terreno rispetto
agli altri due poli romani votati al contemporaneo, “abbandonato” dai visitatori, dimezzati rispetto al 2012.
SEGUE A PAGINA XVII
N
I lettori denunciano
@ OGGI SU ROMA.IT
Monteverde, camion del mercato Montespaccato, rifiuti in strada A Montesacro si vive senza regole
davanti all’ingresso della scuola è l’invasione dell’inciviltà
continui furti di gomme e in casa
Abito a Monteverde. Quando la
mattina accompagno mio figlio a scuola, nei pressi di Piazza Carlo Alberto Scotti, ho difficoltà a girare per le vie adiacenti. In effetti i camion e le macchine dei proprietari dei banchi
del mercato che si trova proprio
davanti alla scuola ostruiscono
spesso il passaggio per le altre
macchine. Molti genitori trovano difficile accostarsi da qualche parte per non far attraversare da soli i propri figli.
Giorgio Lincei
Sono giorni difficili per la Capitale, ma è ridicolo ritrovarsi in certe situazioni: abito in
via Gattinara, zona di Montespaccato, nel nord-ovest
di Roma. Ogni mattina mi affaccio dalla finestra con la
speranza di trovare la strada
davanti casa mia pulita dai
rifiuti, ma non è così. Non si
può andare avanti in questa
maniera: è una vergogna
non solo per il mio quartiere
ma per tutta la città.
Valeria Serrani
Nel mio quartiere, Montesacro, si vive nell’anarchia. Sono
aumentati i furti nelle abitazioni e degli pneumatici delle
vetture. Inoltre si incontrano
per strada sempre più sbandati che chiedono le elemosina ai passanti e persone che
rovistano nei cassonetti riversando la sporcizia per terra e
aumentando il degrado. La
tutela del cittadino dovrebbe
essere tra le priorità per l’amministrazione di Roma.
@DarioGargasole
Lettere con firma, indirizzo e telefono ˜ max 6 righe ˜ fax 06/49822508 ˜ e-mail [email protected]
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minacciata
“Morirete
di Aids”
ANNA RITA CILLIS
INACCE omofobe. Ancora. Ma questa volta al
grido «tanto morirete di
Aids». Le frasi urlate — non solo
quella, ma anche ecco un f...., eccone un altro, andate via dall’Italia... — e la paura provata da due
romani quarantenni la sera del
12 gennaio la racconta, ora, il Gay
Center al quale hanno denunciato l’accaduto.
Luca (sposato in Spagna con il
suo compagno) si trovava con un
amico in via Celio Vibenna, vicino al Colosseo e dunque anche
alla gay street, quando dal nulla,
denunciano dal Gay Center, è
saltato fuori un gruppo di circa
dieci ragazzi sui vent’anni: «Uno
degli aggressori ha minacciato i
due con una bottiglia mentre gli
altri gridavano viva il Duce». I
due sono riusciti a scappare e a
chiamare il 113: «Luca ha denunciato il tutto alla polizia e ha contattato la Gay help line, il numero verde contro l’omofobia», aggiungono dall’associazione.
Ma «ancora una volta — fanno
notare dal Gay Center — siamo di
fronte a un episodio di omofobia
a Roma. Ci sono bande di bulli,
gruppi che usano la violenza, ma
anche molti che rimangano inerti a osservare senza reagire; ora
aspettiamo l’esito delle indagini
augurandoci che gli aggressori
vengano identificati, ma il dato
delle violenze verbali o fisiche è
purtroppo alto». Il caso è stato
segnalato all’Osservatorio di polizia e carabinieri contro le discriminazioni e all’ufficio contro le
discriminazioni della Presidenza del Consiglio. Ogni mese, rimarca Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center «riceviamo
alla help line 2mila contatti». E il
20-30 per cento riguarda discriminazioni, insulti e aggressioni.
M
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Il caso
Le Iene: nel municipio II
furbetti e assenteisti
GIULIA CERASI
NTRANO in ufficio,
timbrano il cartellino
vanno tranquillamente a bere un cappuccino al
bar. Oppure al mercato per
regalarsi un paio di scarpe
nuove. È il “duro lavoro” di
una ventina di dipendenti
comunali del II municipio,
pizzicati da Filippo Roma
nella puntata de Le Iene
show andata in onda ieri sera.
SEGUE A PAGINA II
E
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Gio 06/02/2014
La Repubblica
Pagina 1
La polemica.
E il capo di Gabinetto del Comune chiede il conto
ai minisindaci in 5 ore
H
A
PRETESOeottenutounaprestazionedavelocisti,ilcapod
i gabinetto del sindaco Marino. Alla faccia di chi
rimprovera alla pubblica amministrazione di essere
l e n t a
c o m e
u n a
l u m a c a .
Per5giornie5nottiRomaèstatasferzatadallatempesta?L
uigiFucito ha chiesto ai presidenti e ai direttori dei 15
municipi di quantificare i danni sul territorio in 5 ore,
elencarli e spedire il report via mail. SEGUE A
PAGINA XVII.
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Gio 06/02/2014
10
Italia Oggi
Pagina 10
PRIMO PIANO
Giovedì 6 Febbraio 2014
Con 96 casi ogni 100 mila abitanti. Seguono Molise, Valle d’Aosta, Liguria, Calabria
Il Lazio è la regione più corrotta
Maggiore è il decentramento e più alta è la corruzione
DI
GIORGIO PONZIANO
C
orruzione. È stata
oggetto anche di
una tesi di laurea,
che ha consentito a
Simona Corrado (università dell’Aquila) di diventare
dottore in Economia. Una ricerca sul campo, incrociando
dati e rilevando tendenze.
Ne esce l’identikit del malaffare nel nostro Paese.
Innanzi tutto la classifica delle regioni per tasso di
corruzione: il tasso è ricavato dal numero dei casi denunciati nel periodo 19802004 («crimini commessi
dai funzionari pubblici ai
danni della pubblica amministrazione») per centomila
abitanti. In testa alla classifica c’è il Lazio con un tasso di corruzione 96 (cioè 96
casi ogni 100.000 abitanti),
seguono: Molise (90), Valle
D’Aosta (79), Liguria (77),
Calabria (70), Sicilia e Sicilia (62), Friuli (61), Abruzzo
(60), Campania (56), Basilicata (50), Toscana (49), Puglia (48), Umbria e Trentino
(46), Piemonte (43), Marche
(39), Lombardia (38), Veneto
(37), Emilia-Romagna (35).
«Questi dati si riferiscono
all’ufficialità», dice la ricercatrice, «sicuramente vi è
anche una forte presenza
di «cifra nera», cioè reati
che vengono commessi, ma
di cui non si ha notizia. La
“cifra nera” è sicuramente
alta in quanto c’è paura nel
denunciare e poca fiducia
nella legge. Perciò sarebbe
necessario incentivare la
propensione dei cittadini
a denunciare i fatti di corruzione con opportuni meccanismi di impunibilità del
denunciante».
Come si è “evoluta” la
corruzione? Cioè qual è il
tasso che si registra nel periodo successivo, dal 2004 al
2010? La classifica fotografa un mutamento geografico: al primo posto balza la
Calabria, con un tasso di
corruzione 19 (casi denunciati nei 7 anni ogni centomila abitanti), seguono:
Basilicata (14), Molise (12)
e Valle D’Aosta (12), Sicilia
(10), Abruzzo (9), Puglia e
Umbria (8), Campania (7),
Friuli (6), Lazio, Liguria,
Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana, Trentino e
Veneto (5), Lombardia ed
Emilia-Romagna (3).
La situazione è peggiorata in alcune regioni come
la Calabria, passata da 70
casi ogni centomila abitanti
in 26 anni (dal 1980 al 2004
compresi) a 19 casi in 7 anni
(dal 2004 al 2010 compresi)
e migliorata in altre, come il
Lazio (da 96 a 5). «C’è una
netta distanza – commenta
Simona Corrado- tra le re-
Pubblica Amministrazione
gioni del Nord e quelle del
Sud; infatti, le regioni del
Nord, sono quelle che nonostante l’elevata popolosità
hanno il minor numero di
delitti denunciati».
La ricerca ha pure analizzato il rapporto tra la
corruzione e il decentramento dei poteri: «Per quanto riguarda – si rileva- la variabile federalismo costituita
dal rapporto tra tributi propri ed entrate totali si nota
come in quasi tutte le regioni esista una correlazione
positiva, ovvero maggiore è
il decentramento e maggiore è la corruzione. Una più
decentrata gestione delle risorse non porta quindi alla
diminuzione della corruzione nonostante ci si aspettasse il contrario. Quindi
più la governance è “multilevel” e più risulta difficile
attribuire le responsabilità
dei suoi risultati a questa o
a quella amministrazione e
minori sono le possibilità di
controllo a disposizione dei
cittadini».
L’aumento di un punto
percentuale nell’indice della corruzione è associato ad
una diminuzione complessiva del rapporto entrate
pubbliche/Pil di 1,5 punti
percentuali, una diminuzione del rapporto tra le entrate sotto forma di tasse e il
Pil del 2,7% e un aumento
del rapporto tra le entrate
non da tassazione e il Pil
dell’1,3%.
La corruzione diviene
anche formula matematica: il burocrate vende il
bene pubblico ad un prezzo
pari a p+b in cui “p” è il corrispettivo per l’ottenimento
del bene/servizio pubblico
che va a finire nelle casse
dello Stato, mentre “b” rappresenta la tangente intascata dal burocrate stesso,
quindi la corruzione aumenta il prezzo del bene pubblico (e ne riduce la quantità
venduta). Il risultato varia
a seconda dei settori in cui
si insinua l’illegalità. A sorpresa a guidare il moloch
della corruzione è l’ambito
della giustizia, dagli uscieri
benevolenti ai curatori fallimentari disonesti (28,8%),
seguono le pratiche doganali
(13,9), il settore immobiliare
(12,9), il sistema sanitario
(10), le utilities (8,7), le imposte (6,9), l’accorciamento
dei tempi per ottenere permessi di vario tipo (6,4).
In Italia (la ricercatrice fa
la media di vari rapporti e
delle inchieste finora effettuate) ha pagato tangenti,
o dato mance finalizzate a
ottenere favori illegali di
una certa rilevanza, il 3,8%
della popolazione, ovvero
oltre un milione di persone
in età lavorativa. Sul piano
economico, particolarmente
esposte al rischio di dovere
Difese le donne di sinistra
e quelle di destra, niente?
Laura Boldrini, prima d’essere martirizzata dagli
strupratori digitali della rete grillita, non era simpatica a nessuno, nemmeno alla sinistra che l’aveva nominata alla presidenza della camera per fare
contento Nichi Vendola (uno che nel frattempo è
tornato a mostrare i denti al Pd, cosa che rende
Boldrini, se possibile, ancor meno simpatica alla
sinistra).
Adesso, grazie ai comici, Boldrini è l’eroina del
giorno, ed è giusto che sia così, perché un paese che
non difende la vittima di un’aggressione mediatica
dai teppisti che l’hanno presa di mira è un paese
che merita sul serio di finire sotto il Ruanda nelle
classifiche della pubblica moralità. Non ha torto,
però, Alessandro Sallusti che, sul Giornale, chiede che si mostri un minimo di sdegno anche per le
offese sessiste che hanno colpito, e continuano a
colpire, le donne di destra, di cui nessun opinionista autorevole ha mai preso le difese (anzi).
Ma non succederà. Non si può contare su un incivilimento dell’Italia, che rimane pur sempre il paese
del Caso Calabresi, cioè il paese della calunnia e
delle pistole.
Si spera che il fascismo grillita rimanga digitale o
che almeno se ne scoraggi per tempo la conversione
al manganello.
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sottostare a richieste improprie sono le piccole e medie
imprese. «Esse», dice Simona
Corrado, «non hanno i mezzi
da dedicare alla creazione di
dipartimenti specializzati a
rapportarsi con i funzionari
pubblici e nello stesso tempo
non possono sopportare le
perdite d’efficienza dovute
ai tempi procedurali di si-
SOTTO A CHI TOCCA
Grillo ha spiegato ai suoi
che gli insulti li fa solo lui
DI
D
ISHMAEL
isincantati e disillusi, dal mondo
«resi glacial», parapapà-papà-papà,
gli scettici blu del giornalismo d’opinione non si stupiscono di niente.
Un deputato accusa le parlamentari di parte
avversa d’aver fatto carriera col sesso orale?
Embé? Vogliamo mettere la Tav? E l’Ilva di
Taranto, eh, ve la siete già scordata, l’Ilva di
Taranto? C’è ben altro di cui disperarsi che
d’un po’ di satira da caserma. È assai più grave devastare il paesaggio della Val di Susa
e provocare cancheri ai tarantini, sospirano
i dandies del giornalismo senza macchia e
senza paura.
Paragonati a chi discute le sentenze
della magistratura, o all’impudenza senza
limiti di chi non riconosce la statura politica
e intellettuale del Comico e del suo più stretto compagno d’armi, il Capellone, cosa volete
che siano quattro energumeni che, strillando
grandi «vaffa» all’indirizzo dei partiti rivali,
bloccano con la forza le commissioni parlamentari? Agli occhi dei giornalisti blasé, che
appaiono nei meglio salotti televisivi dopo
aver meditato le loro elevate opinioni seduti a
una scrivania, mordicchiando una penna d’oca
mentre l’abat-jour «soffonde una luce blu»,
non c’è che uno scandalo: il sistema politico
corrotto e ladro, bugiardo e baro, che urge abbattere. Non sono giornalisti qualsiasi. Sono
giornalisti del Fatto quotidiano, in missione
per conto di Dio, come i Blues Brothers nel
film di John Landis. Non si scompongono
nemmeno un po’ se le aule parlamentari e
le sedi istituzioni sono trasformate in bivacco per i manipoli di Grillo Khan. Grillo e la
sua Orda sono stati provocati: il «sistema» è
marcio, non si salva nessuno, le donne sono
donnacce, gli uomini zombie e facce da culo.
Grillo forse esagera un po’, tanto che lui stesso ha invitato i suoi prodi guerrieri, come ha
chiamato i parlamentari che hanno preso
d’assalto i banchi del governo, a passare
dagl’«insulti» al «sorriso di compatimento»,
quello che fa più male (come lui deve sapere
per esperienza).
Esagera, ma cosa sono le sue esagerazioni al confronto dell’evasione fiscale,
dell’Olgettina, delle leggi elettorali che non
piacciono al Guru? Una sigaretta profumata
che fuma tra le dita, l’altra mano che regge un
bicchierino d’assenzio, il giornalista di sangue
blu sospira al pensiero che bisogna a tutti i
costi esorcizzare l’Italia, prima che passi al
lato oscuro della democrazia. (Dove con «lato
oscuro» s’intende un insano rispetto le buone
maniere, meno parolacce e meno arie, qualche
pericolosa nozione di cultura generale).
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stemi poco trasparenti. Ne
consegue che se non hanno
la disponibilità finanziaria
per far fronte all’estorsione
di tangenti rischiano l’uscita dal mercato».
Poi, attenzione: spesso
sentiamo lamenti sugli
scarsi investimenti stranieri in Italia. Il freno arriva
dalla paura della corruzione
più che dall’elevato costo del
lavoro (per colpa delle imposte). «Gli investimenti che
risentono maggiormente di
percezioni negative sul livello di corruzione di un Paese
sono quelli effettuati da operatori stranieri», aggiunge
la ricercatrice. «Soprattutto
negativo è l’impatto sui capitali stranieri destinati ad
attività che presentano un
basso grado di liquidità (a
differenza dei capitali destinati ad attività finanziarie)
attraverso i quali gli operatori assumono un impegno
di medio–lungo periodo.
In un Paese a forte corruzione gli investimenti
si spostano a favore delle
joint ventures, attività che
avendo una componente
nazionale vengono ritenute
più adatte a rapportarsi col
fenomeno corruttivo». Infine, quali sono le categorie
percepite come più coinvolte nella corruzione in Italia?
La politica (indicata da 4 intervistati su 5), le imprese
(3,7), il sistema giudiziario
(3,4), i media (3,3).
Quelle ritenute meno corrotte sono le organizzazioni
non governative, l’esercito,
il sistema educativo e la
polizia.
Twitter: @gponziano
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Con 96 casi ogni 100 mila abitanti. Seguono Molise, Valle d' Aosta, Liguria, Calabria.
Il Lazio è la regione più corrotta
Maggiore è il decentramento e più alta è la corruzione.
Corruzione. È stata oggetto anche di una tesi di
laurea, che ha consentito a Simona Corrado
(università dell' Aquila) di diventare dottore in
Economia. Una ricerca sul campo, incrociando dati e
rilevando tendenze. Ne esce l' identikit del malaffare
nel nostro Paese. Innanzi tutto la classifica delle
regioni per tasso di corruzione: il tasso è ricavato dal
numero dei casi denunciati nel periodo 1980-2004
(«crimini commessi dai funzionari pubblici ai danni
della pubblica amministrazione») per centomila
abitanti. In testa alla classifica c' è il Lazio con un
tasso di corruzione 96 (cioè 96 casi ogni 100.000
abitanti), seguono: Molise (90), Valle D' Aosta (79),
Liguria (77), Calabria (70), Sicilia e Sicilia (62), Friuli
(61), Abruzzo (60), Campania (56), Basilicata (50),
Toscana (49), Puglia (48), Umbria e Trentino (46),
Piemonte (43), Marche (39), Lombardia (38), Veneto
(37), Emilia-Romagna (35). «Questi dati si riferiscono
all' ufficialità», dice la ricercatrice, «sicuramente vi è
anche una forte presenza di «cifra nera», cioè reati
che vengono commessi, ma di cui non si ha notizia.
La "cifra nera" è sicuramente alta in quanto c' è paura
nel denunciare e poca fiducia nella legge. Perciò
sarebbe necessario incentivare la propensione dei
cittadini a denunciare i fatti di corruzione con
opportuni meccanismi di impunibilità del
denunciante». Come si è "evoluta" la corruzione?
Cioè qual è il tasso che si registra nel periodo
successivo, dal 2004 al 2010? La classifica fotografa
un mutamento geografico: al primo posto balza la
Calabria, con un tasso di corruzione 19 (casi
denunciati nei 7 anni ogni centomila abitanti),
seguono: Basilicata (14), Molise (12) e Valle D' Aosta
(12), Sicilia (10), Abruzzo (9), Puglia e Umbria (8),
Campania (7), Friuli (6), Lazio, Liguria, Marche,
Piemonte, Sardegna, Toscana, Trentino e Veneto (5),
Lombardia ed Emilia-Romagna (3). La situazione è
peggiorata in alcune regioni come la Calabria,
passata da 70 casi ogni centomila abitanti in 26 anni
(dal 1980 al 2004 compresi) a 19 casi in 7 anni (dal
2004 al 2010 compresi) e migliorata in altre, come il
Lazio (da 96 a 5). «C' è una netta distanza commenta Simona Corrado- tra le regioni del Nord e
quelle del Sud; infatti, le regioni del Nord, sono quelle
che nonostante l' elevata popolosità hanno il minor
numero di delitti denunciati». La ricerca ha pure
analizzato il rapporto tra la corruzione e il
Pubblica Amministrazione
decentramento dei poteri: «Per quanto riguarda - si
rileva- la variabile federalismo costituita dal rapporto
tra tributi propri ed entrate totali si nota come in quasi
tutte le regioni esista una correlazione positiva,
ovvero maggiore è il decentramento e maggiore è la
corruzione. Una più decentrata gestione delle risorse
non porta quindi alla diminuzione della corruzione
nonostante ci si aspettasse il contrario. Quindi più la
governance è "multi-level" e più risulta difficile
attribuire le responsabilità dei suoi risultati a questa o
a quella amministrazione e minori sono le possibilità
di controllo a disposizione dei cittadini». L' aumento di
un punto percentuale nell' indice della corruzione è
associato ad una diminuzione complessiva del
rapporto entrate pubbliche/Pil di 1,5 punti percentuali,
una diminuzione del rapporto tra le entrate sotto
forma di tasse e il Pil del 2,7% e un aumento del
rapporto tra le entrate non da tassazione e il Pil dell'
1,3%. La corruzione diviene anche formula
matematica: il burocrate vende il bene pubblico ad un
prezzo pari a p+b in cui "p" è il corrispettivo per l'
ottenimento del bene/servizio pubblico che va a finire
nelle casse dello Stato, mentre "b" rappresenta la
tangente intascata dal burocrate stesso, quindi la
corruzione aumenta il prezzo del bene pubblico (e ne
riduce la quantità venduta). Il risultato varia a seconda
dei settori in cui si insinua l' illegalità. A sorpresa a
guidare il moloch della corruzione è l' ambito della
giustizia, dagli uscieri benevolenti ai curatori
fallimentari disonesti (28,8%), seguono le pratiche
doganali (13,9), il settore immobiliare (12,9), il
sistema sanitario (10), le utilities (8,7), le imposte
(6,9), l' accorciamento dei tempi per ottenere
permessi di vario tipo (6,4). In Italia (la ricercatrice fa
la media di vari rapporti e delle inchieste finora
effettuate) ha pagato tangenti, o dato mance
finalizzate a ottenere favori illegali di una certa
rilevanza, il 3,8% della popolazione, ovvero oltre un
milione di persone in età lavorativa. Sul piano
economico, particolarmente esposte al rischio di
dovere sottostare a richieste improprie sono le piccole
e medie imprese. «Esse», dice Simona Corrado,
«non hanno i mezzi da dedicare alla creazione di
dipartimenti specializzati a rapportarsi con i funzionari
pubblici e nello stesso tempo non possono sopportare
le perdite d' efficienza dovute ai tempi procedurali di
sistemi poco trasparenti. Ne consegue che se non
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hanno la disponibilità finanziaria per far fronte all'
estorsione di tangenti rischiano l' uscita dal mercato».
Poi, attenzione: spesso sentiamo lamenti sugli scarsi
investimenti stranieri in Italia. Il freno arriva dalla
paura della corruzione più che dall' elevato costo del
lavoro (per colpa delle imposte). «Gli investimenti che
risentono maggiormente di percezioni negative sul
livello di corruzione di un Paese sono quelli effettuati
da operatori stranieri», aggiunge la ricercatrice.
«Soprattutto negativo è l' impatto sui capitali stranieri
destinati ad attività che presentano un basso grado di
liquidità (a differenza dei capitali destinati ad attività
finanziarie) attraverso i quali gli operatori assumono
un impegno di medio-lungo periodo. In un Paese a
forte corruzione gli investimenti si spostano a favore
delle joint ventures, attività che avendo una
componente nazionale vengono ritenute più adatte a
rapportarsi col fenomeno corruttivo». Infine, quali
sono le categorie percepite come più coinvolte nella
corruzione in Italia? La politica (indicata da 4
intervistati su 5), le imprese (3,7), il sistema
giudiziario (3,4), i media (3,3). Quelle ritenute meno
corrotte sono le organizzazioni non governative, l'
esercito, il sistema educativo e la polizia. ©
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Italia Oggi
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G IU ST I Z I A E S O C I ETÀ
Giovedì 6 Febbraio 2014
Le nuove norme approvate dal Parlamento europeo a seguito dello scandalo Libor
Insider trading, pugno duro Ue
Abusi informativi, sanzioni penali da quattro anni in su
DI
TANCREDI CERNE
P
ugno di ferro dell’Europa contro i reati
finanziari. Per ripristinare la fiducia nei
mercati e migliorare la tutela degli investitori, il Parlamento Ue ha approvato
nuove norme che prevedono
sanzioni penali da 4 anni in
su per i reati di abuso d’informazioni privilegiate (insider trading), manipolazione
di mercato, favoreggiamento
e istigazione a commettere
tali reati e manipolazione
del tasso d’interesse Libor.
«Si tratta di un grande passo
in avanti per consentire ai
tribunali in tutta Europa di
fermare gli abusi di mercato», ha commentato la relatrice della proposta di legge,
Arlene McCarthy. Quella
approvata dall’Assemblea
di Strasburgo rappresenta
infatti la prima norma che
introduce dure sanzioni penali a livello comunitario
per gli abusi di mercato, con
una pena minima di carcere di 4 anni per reati gravi
come l’insider trading e la
manipolazione di mercato.
«Lo scandalo Libor può non
essere l’ultimo», ha avver-
tito McCarthy secondo cui
accuse di manipolazione di
mercato stanno emergendo
anche nei mercati del petrolio, del gas e delle valute. Per
garantire un’applicazione
uniforme in tutta l’Unione
europea, gli Stati membri
dovranno chiedere ai giudici
di condannare i trasgressori
a un massimo di pena non
inferiore a 4 anni di carcere
per le forme più gravi d’insi-
der trading e manipolazione
di mercato e non meno di 2
anni per la divulgazione
illegale di informazioni. «I
reati di manipolazione di
mercato, punibili con una
pena detentiva di almeno 4
anni, includono la partecipazione in una transazione o
un ordine che dà indicazioni
false o fuorvianti in merito
all’offerta, alla domanda o al
prezzo di uno o più strumen-
ti finanziari, o fornire input
falsi o fuorvianti per manipolare il calcolo di tassi di
riferimento, come il London
Interbank Offered Rate (Libor) o l’Euro Interbank Offered Rate (Euribor)», si legge nel testo della normativa
approvata dalla Pleniaria. «I
reati di abuso di informazioni privilegiate puniti con 4
anni di carcere includono
anche quelli in cui le infor-
Online l’elenco delle auto senza polizza
Il ministero dei trasporti mette a disposizione online i dati sulla copertura assicurativa Rca di auto e moto. Si
potranno quindi consultare i numeri di
targa degli autoveicoli, dei motoveicoli
e dei ciclomotori immatricolati in Italia che non risultano in regola con gli
obblighi assicurativi. I cittadini inadempienti dovranno regolarizzare la
propria posizione entro 15 giorni.
Le informazioni, informa il ministero,
«sono aggiornate dalle compagnie assicuratrici con cadenza giornaliera. Coloro i quali, sapendo di avere in corso
un regolare contratto di assicurazione
Rca, verifichino che il proprio veicolo
non risulta assicurato, sono pregati di
contattare subito la propria compagnia
di assicurazione.
I cittadini che, volendo utilizzare il
proprio veicolo, non sono in regola con
gli obblighi assicurativi, sono invitati a
provvedere tempestivamente». Il ministero ricorda che, «a norma dell’articolo 193 del codice della strada, è vietato
circolare su strada senza copertura assicurativa Rca e che è prevista la sanzione del pagamento di una somma da
841 a 3.366 euro, oltre al sequestro del
veicolo».
Scaduti i 15 giorni entro i quali i cittadini potranno regolarizzare la propria posizione si procederà alla trasmissione delle informazioni sui casi
di inadempienza al competente ministero dell’interno affinché ne vengano
informate tutte le forze di polizia e le
prefetture competenti.
mazioni sono utilizzate con
l’intento di acquistare o vendere strumenti finanziari o
di annullare o modificare un
ordine». La normativa comunitaria concede tuttavia agli
Stati membri la libertà di
stabilire o mantenere sanzioni penali più severe per
gli abusi di mercato rispetto
a quelle stabilite dalla direttiva Ue. «I criminali che si
arricchiscono attraverso la
manipolazione dei mercati
e l’insider trading non dovrebbero cavarsela solo con
una sanzione amministrativa», ha aggiunto la seconda
relatrice della normativa,
Emine Bozkurt. «Abbiamo
permesso alle autorità di
perseguire tali crimini in
modo più efficace, sia fornendo formazione e risorse
per il loro personale sia rendendo possibile l’estensione
della giurisdizione per affrontare la criminalità transfrontaliera». Una volta che
il progetto di direttiva sarà
approvato formalmente dal
Consiglio dei ministri, gli
Stati membri avranno a disposizione 24 mesi di tempo
per dare attuazione alle disposizioni comunitarie.
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BREVI
A fronte di una crisi del mercato
delle opere pubbliche che nel 2013 si
approfondisce ulteriormente, l’edilizia sostenibile mostra di muoversi in
controtendenza e di essere una concreta opportunità per ridare slancio
a un comparto fondamentale per rilanciare occupazione e investimenti.
È quanto emerge, in estrema sintesi,
dal rapporto «Il Partenariato pubblico e privato e l’edilizia sostenibile in
Italia nel 2013». Curato da Unioncamere, e realizzato in collaborazione
con Cresme Europa Servizi - lo studio
è stato presentato oggi a Roma nel
corso di un convegno organizzato
da Unioncamere ed è disponibile
su www.unioncamere.gov.it e www.
infopieffe.it.
Ieri mattina ad Ostia,
presso la Caserma «IV Novembre», alla presenza del
Comandante generale della
Guardia di finanza, Saverio
Capolupo, si è svolta la cerimonia di inaugurazione
del Centro lingue estere
della Guardia di finanza.
L’edificio è dotato di 314 posti d’aula dislocati in nove
aule didattiche, quattro laboratori linguistici (con 78
postazioni multimediali),
due aule «one to one» e una
conference hall.
Un’imposta che svantaggia le imprese collegate,
nell’ambito di un gruppo, a
società stabilite in un altro
stato membro costituisce
Pubblica Amministrazione
Migliorare i servizi a favore delle
imprese, grazie a canali dedicati di
assistenza e informazione che incrementino un confronto continuo, agevolando i rapporti tra il mondo della
riscossione e quello imprenditoriale.
Questo l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato tra Equitalia Nord e Cna
Servizi Srl (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola
Il presidente e il direttore e media impresa) della provincia di
della Commissione tributaria Milano e Monza Brianza. L’accordo,
regionale di Venezia hanno reso firmato dal direttore generale di
noto la cerimonia dell’inaugu- Equitalia Nord, Adelfio Moretti, e dal
razione dell’Anno giudiziario presidente di Cna Servizi, Stefano
tributario 2014 si svolgerà sabato 1° Mazzocchi, prevede l’attivazione di
marzo 2014 dalle ore 09:30, presso la uno sportello telematico dedicato
Sala congressi della Cassa di rispar- agli associati. Tramite il sito intermio di Venezia - con sede in Mestre net www.gruppoequitalia.it, nella
sezione Contatti, i delegati di Cna
- Via Torino 164 - Venezia.
Servizi Milano e Monza
Brianza possono richiedere
informazioni, ricevere assistenza su pratiche per le
quali non è necessario prestradali. Occorre infatti che le preoccupasentare documentazione in
zioni sulla persistenza dei requisiti tecnici
originale ed eventualmente
di cui devono disporre tutti i conducenti
fissare un appuntamento.
dei veicoli siano ragionevoli, gravi e concordanti. Nel caso esaminato dal collegio
Sulla Gazzetta Ufficiale
gli elementi adottati dalla motorizzazione
n. 29 di ieri è stato pubblicanon sono idonei a ottemperare all’onere
to il decreto del presidente
motivazionale posto a carico della pubblica
del consiglio dei ministri
amministrazione. La revisione della paten25 ottobre 2013 recante «Dete, conclude la sentenza, comporta infatti
terminazione dei criteri per
verifiche impegnative circa l’idoneità alla
la ripartizione dei fondi di
guida dell’autista e incide notevolmente
cui agli articoli 9 e 15 della
sulle abitudini di vita del destinatario
legge 15 dicembre 1999, n.
dell’atto. Quindi i dubbi sottesi all’ado482, in materia di tutela
zione del provvedimento devono essere
delle minoranze linguistiseri e fondati. Non basta una distrazione
che storiche, per il triennio
occasionale al volante.
2014-2016».
Stefano Manzelli
del fatturato complessivo realizzato. Lo ha sostenuto la
Corte di giustizia europea nella
sentenza, depositata ieri, nella
causa C-385/12, Hervis Sportés Divatkereskedelmi Kft./
Nemzeti Adó- és Vámhivatal
Közép-dunántúli Regionális
Adó Föigazgatósága.
La Corte di giustizia europea
una discriminazione indiretta fondata sulla sede delle società. Ciò potrebbe verificarsi nel caso dell’imposta
ungherese sul fatturato del commercio al dettaglio dovuta dall’insieme
delle imprese collegate sulla base
Navigatore distrae? Perdonato chi guida
L’automobilista che finisce fuori strada
a causa di manovre negligenti sul navigatore non deve essere necessariamente sottoposto a revisione della patente.
Una distrazione momentanea al volante
infatti non è di per sé idonea a incidere
sull’idoneità tecnica alla guida dei veicoli.
Lo ha stabilito il Tar Liguria, sez. II, con
la sentenza 24 gennaio 2014, n. 144. La
revisione della patente è disciplinata dal
codice stradale il quale dispone che siano
sottoposti a visita medica o ad esame di
idoneità i titolari della licenza di guida
qualora sorgano dubbi sulla persistenza
dei requisiti fisici e psichici prescritti o
dell’idoneità tecnica richiesta. Ma per l’applicazione di questa misura cautelare non
basta una semplice infrazione alle regole
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Gio 06/02/2014
Italia Oggi
Pagina 24
Navigatore distrae? Perdonato chi guida
L' automobilista che finisce fuori strada a causa di
manovre negligenti sul navigatore non deve essere
necessariamente sottoposto a revisione della patente.
Una distrazione momentanea al volante infatti non è
di per sé idonea a incidere sull' idoneità tecnica alla
guida dei veicoli. Lo ha stabilito il Tar Liguria, sez. II,
con la sentenza 24 gennaio 2014, n. 144. La
revisione della patente è disciplinata dal codice
stradale il quale dispone che siano sottoposti a visita
medica o ad esame di idoneità i titolari della licenza di
guida qualora sorgano dubbi sulla persistenza dei
requisiti fisici e psichici prescritti o dell' idoneità
tecnica richiesta. Ma per l' applicazione di questa
misura cautelare non basta una semplice infrazione
alle regole stradali. Occorre infatti che le
preoccupazioni sulla persistenza dei requisiti tecnici di
cui devono disporre tutti i conducenti dei veicoli siano
ragionevoli, gravi e concordanti. Nel caso esaminato
dal collegio gli elementi adottati dalla motorizzazione
non sono idonei a ottemperare all' onere
motivazionale posto a carico della pubblica
amministrazione. La revisione della patente, conclude
la sentenza, comporta infatti verifiche impegnative
circa l' idoneità alla guida dell' autista e incide
notevolmente sulle abitudini di vita del destinatario
dell' atto. Quindi i dubbi sottesi all' adozione del
provvedimento devono essere seri e fondati. Non
basta una distrazione occasionale al volante.
Pubblica Amministrazione
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Gio 06/02/2014
Il Messaggero
Pagina 6
-MSGR - 20 CITTA - 6 - 06/02/14-N:
6
Primo Piano
Giovedì 6 Febbraio 2014
www.ilmessaggero.it
Stretta Rc Auto
una banca dati
per punire
chi non paga
Verifica on line, poi interviene la polizia
`Alla Camera salta la riforma del settore
Le polizze Rc auto
PREZZO ANNUO
PER IL CLIENTE
Dati medi. Cifre in euro
PREZZO
SOLO AUTO
Italia
PREZZO
SOLO MOTO
526
491
ROMA Quindici giorni di tempo
per fare l’assicurazione auto. Poi
partirà la denuncia a polizia e
prefettura. Stretta del governo su
chi guida senza polizza di responsabilità civile. Il ministero dei
Trasporti ha attivato sul suo sito
l'applicazione per l'accesso alle
informazioni sulla copertura assicurativa dei veicoli. E se gli automobilisti in difetto, magari anche
solo perché vittime inconsapevoli di una truffa da parte di agenti
senza scrupoli, non si metteranno in regola nel giro di due settimane, ha annunciato ieri il dicastero, «si procederà alla trasmissione delle informazioni al ministero degli Interni». Con conseguenze pesanti in quanto circolare su strada senza copertura prevede sanzioni comprese tra 841 e
3 mila e 366 euro, oltre al sequestro del veicolo. L'applicazione
messa a disposizione degli italiani (tra i quali ci sarebbero 3,8 milioni di non assicurati) consente
di consultare i numeri di targa degli autoveicoli, dei motoveicoli e
dei ciclomotori immatricolati
non assicurati e le informazioni
sono aggiornate dalle compagnie
con cadenza giornaliera. «Coloro
i quali – hanno avvertito i Trasporti - convinti di avere un contratto di assicurazione Rc auto,
verifichino che il veicolo non risulta assicurato, sono pregati di
contattare subito la compagnia di
assicurazione. I cittadini che, volendo utilizzare il proprio veicolo, non sono in regola con gli obblighi assicurativi, sono invitati a
provvedere tempestivamente».
«Abbiamo l'obbligo di superare il
record negativo che ci vede unico
paese europeo con 10 auto su cento che circolano senza assicurazione» ha spiegato il sottosegretario ai trasporti Erasmo D'Angelis.
Gli automobilisti non in regola
«possono essere sanzionati anche grazie alla prova fotografica
di telecamere Ztl e Tutor».
LE REGOLE
Al passo in avanti nella lotta contro gli evasori dell’Rc-auto, si è
contrapposto ieri lo stop alle nuove norme sull'assicurazione che
il governo aveva inserito nel de-
RISARCIMENTI
CASO MORTE
278
291
649.000
Incidenza
sugli aumenti
in Italia
FRODI
279
150
40-45%
RISCHIO
STRADALE
(uso del cellulare,
niente cinture...)
138.000
55.000
*Francia, Spagna, Germania, Regno Unito
ANSA
Regole Ue
Più tutele per chi viaggia in aereo
Tra un paio d'anni potrebbe
aprirsi una nuova era per il
settore aereo, con più oneri
per le compagnie, ma più
diritti per i passeggeri, dopo
che l'Europarlamento ha
adottato una proposta
di direttiva per
rafforzare le regole
in caso di ritardi,
reclami o fallimenti
dei vettori.
Informazioni chiare
negli aeroporti,
compensazioni finanziarie
per ritardi e cancellazioni,
obbligo di rispondere ai
reclami, maggiore flessibilità
sui bagagli e garanzie in caso di
bancarotta: sono queste le
principali misure contenute
nel testo votato ieri
dall'Europarlamento e che ora
dovrà essere negoziato con i
governi dell'Unione Europea.
Quella dei diritti dei
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Equitalia, stop alle «cartelle pazze»
si possono sospendere con un clic
ROMA Da ieri le cartelle esattoriali che contengono importi
non dovuti si possono sospendere anche on line, direttamente sul sito di Equitalia (www.
gruppoequitalia.it). La società
di riscossione amplia e facilita
questa forma di tutela per il
contribuente, introdotta autonomamente nel 2010 e poi ufficializzata con la legge di stabilità dell’anno scorso. Ora non è
più necessario individuare
l’agente della riscossione competente, scaricare il relativo
modulo compilarlo e inviarlo:
si può fare tutto davanti al pc,
allegando copie digitalizzate
della documentazione richie-
35.000
25-30%
Fonte: Ania
creto Destinazione Italia. Al termine di una riunione tra i capi
gruppo di maggioranza e il governo, i relatori della commissione
Finanze della Camera Raffaello
Vignali (Ncd) e Yoram Gutgeld
(Pd), hanno chiesto la soppressione dell'articolo 8. Ed ora le norme
potrebbero confluire in un apposito disegno di legge. La riforma
prevedeva una serie di novità per
il contenimento dei costi dell'assicurazione e per prevenire le frodi, attraverso il risarcimento
presso carrozzerie convenzionate con le imprese assicurative le
prestazioni di servizi medico-sanitari offerte da professionisti anch'essi convenzionati.
Di «occasione persa per ridurre i costi» ha parlato l’Ania. Mentre in Parlamento esultano le opposizioni e una vasta area del Pd.
Nel mirino erano finiti in particolare il depennamento dei risarcimenti per i danni lievi e la decadenza del diritto di richiesta di risarcimento in mancanza di apertura della pratica entro 90 giorni
dall’incidente.
Michele Di Branco
LA NOVITÀ
Big Ue*
DANNO PATRIMONIALE
A POSSIBILI BENEFICIARI
60%
`
ASSICURAZIONI
Incidenza
sui prezzi
del costo
del sinistro
in Italia
sta.
Dunque da quando la cartella viene notificata ci sono 90
giorni di tempo per chiedere la
sospensione, nel caso in cui il
tributo a cui si riferisce sia già
stato pagato, oppure non sia
più dovuto a causa di una sentenza giudiziaria favorevole o
per un altro motivo. A quel
punto Equitalia sospenderà
qualsiasi attività di riscossione
e invierà tutta la documentazione all’ente creditore (cioè
quello al quale spetterebbe il
tributo, ad esempio il Comune)
il quale dovrà verificare come
stanno effettivamente le cose.
MANCATA RISPOSTA
Se l’ente non risponde entro
220 giorni, la cartella sarà auto-
maticamente annullata e le
somme non saranno più dovute. Questa nuova modalità tecnologica per far valere i propri
diritti dovrebbe contribuire ad
archiviare
definitivamente
un’epoca di rapporti non proprio felici tra pubbliche amministrazioni e contribuente,
quella delle cartelle pazze, che
negli anni Novanta a più ripre-
PIÙ FACILE AVVALERSI
DELLA TUTELA
IN CASO DI TRIBUTO
GIÀ PAGATO
OPPURE CANCELLATO
DAL GIUDICE
se si erano abbattute sui cittadini italiani.
«In questi anni - ha spiegato
l’amministratore delegato della società di riscossione Benedetto Mineo - siamo riusciti a
perfezionare i nostri sistemi informatici per evitare quelle situazioni eccezionali che si sono verificate prima della nascita di Equitalia; qualche problema però si può ancora verificare quando l'ente fornisce informazioni errate o parziali».
E un’ulteriore novità in tema
di riscossione dovrebbe arrivare con il decreto legge detto
“Destinazione Italia” approvato in commissione alla Camera. Un emendamento prevede
che per il 2014 siano sospese le
cartelle a «imprese titolari di
passeggeri «è la storia di
Davide contro Golia», ha
ricordato il relatore del
provvedimento, il
lussemburghese del PPE,
George Bach: malgrado
l'esistenza di una Carta
dei Diritti, «solo il 2%
dei passeggeri ottiene
realmente un
risarcimento dopo la
presentazione di una
denuncia contro una
compagnia aerea».
In realtà, le compagnie
aeree sono sul piede di guerra
per gli extra costi della nuova
regolamentazione.
L'associazione che riunisce i
vettori in Germania ha
avvertito che il testo proposto
dall'Europarlamento porterà a
«voli più costosi e tempi di
attesa più lunghi.
D. Car.
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crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, per somministrazione, forniture, appalti e
servizi anche professionali maturati nei confronti della Pubblica Amministrazione e certificati, qualora la somma iscritta a ruolo sia inferiore o pari al
credito vantato».
NUOVO TASSELLO
Dunque in se lo Stato o un altro
ente è in ritardo con il pagamento, l’azienda non sarà tenuta a pagare il proprio debito tributario. Si tratta di un ulteriore
tassello legislativo in un panorama che già prevede la possibilità di compensare non solo
le cartelle esattoriali con i crediti verso la pubblica amministrazione ma anche questi ultimi con i debiti fiscali del contribuente, prima che siano iscritti
a ruolo. La sospensione dovrebbe permettere al contribuente di attuare poi la compensazione in un successivo
momento.
L. Ci.
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Corte dei conti: Italia sottovalutata dalle agenzie di rating
IL CASO
ROMA Quanto vale l'Italia? E con
quali criteri bisogna valutarla?
Economici, culturali, monetari?
Bisogna fermarsi al Pil, al debito
sovrano, alla stabilità dei governi o c'è anche altro? Secondo la
lettera inviata dalla Corte dei
Conti alle Agenzie di rating, da
tempo interessate da un'istruttoria aperta dal Procuratore Generale del Lazio, Raffaele De Dominicis, sembra che Pil e debito
pubblico non bastino, almeno
per un Paese che ha un patrimonio storico, artistico e letterario
prodotto (e sì, prodotto, proprio
come da un'azienda) in millenni.
Per questo, secondo il ragionamento della Corte dei Conti, le
tre agenzie che dal primo luglio
2011 al 13 gennaio 2012 abbassa-
Pubblica Amministrazione
rono a più riprese il rating dell'
Italia quasi a livello «spazzatura» con effetti negativi sullo
spread, sui tassi di interesse dei
titoli di stato e quindi sul debito
sovrano, avrebbero sbagliato le
proprie analisi creando enormi
danni all'Italia. I danni sarebbero stati valutati in 234 miliardi di
euro. La cifra non viene confermata dalla Corte dei Conti tanto
più che l'istruttoria è ancora in
corso. «È del tutto prematuro
nella attuale fase di indagine
qualsiasi quantificazione in merito ad un eventuale risarcimento» afferma in una nota la magistratura contabile, ma la cifra
viene confermata da fonti accreditate. Secondo la lettera della
Corte dei Conti, Standard & Poor's, Moody's e Fitch nelle loro
valutazioni non avrebbero tenuto conto della ricchezza immate-
riale dell'Italia, ricchezza data
dal patrimonio artistico e culturale, storico e letterario. Calcolare quel valore è complesso. Chiariamo: il punto non è dare un
prezzo alla fontana di Trevi per
venderla in caso di bancarotta,
quel calcolo meglio lasciarlo a
Totò, ma si può calcolare tutto il
giro d'affari che quel bene è in
grado di produrre (dalle statuine
che riproducono il capolavoro
La sede di Standard and Poor’s
L’ACCUSA: NON STIMANO
IL PATRIMONIO
ARTISTICO DEL PAESE
AVVIATA L’ISTRUTTORIA
S&P: «NON È UNA COSA
SERIA, CI OPPORREMO»
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-TRX IL:05/02/14
del Bernini all'affitto per spot e
film che, tra l'altro, si richiamano a «La Dolce Vita» altro capolavoro che ha contribuito a creare
l'Italian Syle). È il paradosso dell'
Italia che un genio come Orson
Wells aveva ben capito. «In Italia
- diceva nel ”Terzo Uomo” - sotto
i Borgia hanno avuto guerre, terrore, omicidi e stragi ma hanno
prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento».
Tornando all'oggi, la sortita della Corte dei Conti non è piaciuta
per niente alle agenzie, soprattutto a S&P's che ha diffuso la seguente dichiarazione: «L'accusa
è inconsistente, superficiale e
priva di fondamento; ci opporremo con tutte le nostre forze». E
questa volta le agenzie di ratinmg non hanno davvero torto.
R. Ec.
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23:06-NOTE:
Pagina 13 di 58
Gio 06/02/2014
Il Messaggero
Pagina 6
Equitalia, stop alle «cartelle pazze» si possono
sospendere con un clic
LA NOVITÀ ROMA Da ieri le cartelle esattoriali che
contengono importi non dovuti si possono sospendere
anche on line, direttamente sul sito di Equitalia
(www.gruppoequitalia.it). La società di riscossione
amplia e facilita questa forma di tutela per il
contribuente, introdotta autonomamente nel 2010 e
poi ufficializzata con la legge di stabilità dell' anno
scorso. Ora non è più necessario individuare l' agente
della riscossione competente, scaricare il relativo
modulo compilarlo e inviarlo: si può fare tutto davanti
al pc, allegando copie digitalizzate della
documentazione richiesta. Dunque da quando la
cartella viene notificata ci sono 90 giorni di tempo per
chiedere la sospensione, nel caso in cui il tributo a cui
si riferisce sia già stato pagato, oppure non sia più
dovuto a causa di una sentenza giudiziaria favorevole
o per un altro motivo. A quel punto Equitalia
sospenderà qualsiasi attività di riscossione e invierà
tutta la documentazione all' ente creditore (cioè quello
al quale spetterebbe il tributo, ad esempio il Comune)
il quale dovrà verificare come stanno effettivamente le
cose. MANCATA RISPOSTA Se l' ente non risponde
entro 220 giorni, la cartella sarà automaticamente
annullata e le somme non saranno più dovute.
Questa nuova modalità tecnologica per far valere i
propri diritti dovrebbe contribuire ad archiviare
definitivamente un' epoca di rapporti non proprio felici
tra pubbliche amministrazioni e contribuente, quella
delle cartelle pazze, che negli anni Novanta a più
riprese si erano abbattute sui cittadini italiani. «In
questi anni - ha spiegato l' amministratore delegato
della società di riscossione Benedetto Mineo - siamo
riusciti a perfezionare i nostri sistemi informatici per
evitare quelle situazioni eccezionali che si sono
verificate prima della nascita di Equitalia; qualche
problema però si può ancora verificare quando l' ente
fornisce informazioni errate o parziali». E un' ulteriore
novità in tema di riscossione dovrebbe arrivare con il
decreto legge detto ?Destinazione Italia? approvato in
commissione alla Camera. Un emendamento prevede
che per il 2014 siano sospese le cartelle a «imprese
titolari di crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili,
per somministrazione, forniture, appalti e servizi
anche professionali maturati nei confronti della
Pubblica Amministrazione e certificati, qualora la
somma iscritta a ruolo sia inferiore o pari al credito
vantato». NUOVO TASSELLO Dunque in se lo Stato
o un altro ente è in ritardo con il pagamento, l'
Pubblica Amministrazione
azienda non sarà tenuta a pagare il proprio debito
tributario. Si tratta di un ulteriore tassello legislativo in
un panorama che già prevede la possibilità di
compensare non solo le cartelle esattoriali con i
crediti verso la pubblica amministrazione ma anche
questi ultimi con i debiti fiscali del contribuente, prima
che siano iscritti a ruolo. La sospensione dovrebbe
permettere al contribuente di attuare poi la
compensazione in un successivo momento. L. Ci. ©
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Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
Pagina 18
Il Sole 24 Ore
Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
18 Norme e tributi
Telefisco 2014. Il quadro dopo il chiarimento fornito dall’Agenzia sull’applicazione del nuovo strumento
Ctp di Reggio Emilia. Salvagente per il contribuente
Redditometro, dati incerti
La consegna del contratto
nonfascattareil«casod’uso»
Sulla quota di risparmio divergenza tra Entrate e Garante privacy
Laura Ambrosi
2014
Dario Deotto
La quota di risparmio
dell’annononpuòassumererilevanza ai fini del redditometro,
nonostantequantoriportatodalle Entrate a Telefisco 2014. Va
notato che nelle conclusioni del
ProvvedimentodelGarantedella privacy del 21 novembre 2013
nonviene in alcun modo fatto riferimento alla possibilità di utilizzare la quota di risparmio: il
Garante (punto G.3) prescrive
all’agenzia delle Entrate di tenere conto «dei soli dati relativi alle spese certe, alle spese per elementi certi e al fitto figurativo».
Della quota di risparmio non c’è
traccia;l’Agenzia,invece,sostiene che la quota di risparmio non
appare interessata dai rilievi del
Garante.
Occorre osservare che i rilievi del Garante riguardano tutto
il contenuto del Dm 24 dicem-
bre 2012 (il decreto attuativo del
redditometro), il quale contempla anche la quota di risparmio
dell’anno. La quota di risparmio
viene quindi citata nella parte
iniziale del Provvedimento, ma
non nella parte finale in cui vengono riportati gli elementi che secondo lo stesso Garante - possono rilevare ai fini del redditometro. Se ne deduce che, anche
per il Garante, la quota di risparmio non può assumere rilevanza ai fini del redditometro.
D’altronde, va considerato
che l’accertamento sintetico si è
sempre contraddistinto per il
principio (che nasce sostanzialmente con il Rd 1261/1932) che,
se un soggetto ha speso, si può
presumere che prima abbia guadagnato. Si tratta di un principio
cosiddetto "inverso", che poi
con la riforma degli anni Settanta - fondata principalmente, per
gli accertamenti, sulla rettifica
analitica - è stato considerato
una vera e propria anomalia.
Tant’è che proprio per questo è
stato previsto che nell’accertamentosinteticolarettificapotesse essere effettuata solamente
quandoilreddito accertabile superava di un quarto (ora di un
quinto) quello dichiarato. Sul
concettochelaspesapresuntivamente non può che derivare dal
reddito prodotto si è basato anche il vecchio redditometro
(quello applicabile fino al 2008).
Perilprecedentestrumentoredditometrico,infatti,iprevisti coefficienti moltiplicatori non volevano altro che individuare figurativamente la capacità che
un soggetto aveva di mantenere
determinati beni e servizi: quindi, in sostanza, una capacità di
spesa (ed è per questo che vecchioenuovoredditometrorisultano pienamente confrontabili).
In tutto questo, va rilevato
chelanormadacuiderivailnuovo redditometro (articolo 38,
comma 5, del Dpr 600/1973) stabilisce che il decreto di attuazione (Dm 24 dicembre 2012) deve
individuareilcontenutoinduttivodielementidicapacitàcontributiva. Il Dm 24 dicembre 2012
prevede chiaramente che per
elemento di capacità contributiva si intende «la spesa sostenuta
dal contribuente».
Il decreto, però, alla fine
dell’articolo1menzionaanchela
quota di risparmio dell’anno. Il
principio sarebbe il seguente:
l’incremento delle disponibilità
finanziariepotrebbepresuntivamente essere considerato derivante da una ricchezza (imponibileomeno)formatasinellostesso anno in cui si è generato l’in-
L’evoluzione
01 | IL DM
In base al Dm 24 dicembre
2012, ai fini del redditometro
rilevano: le spese correnti, la
quota delle spese per
investimenti, le spese medie
Istat (e derivanti da analisi e
studi socio economici) e la
quota di risparmio dell’anno
02 | IL GARANTE PRIVACY
Per le indicazioni del
Garante della privacy si
dovrebbero considerare: le
spese certe (compresi anche
gli investimenti); le spese
per elementi certi (relative
alla disponibilità di
abitazioni e mezzi di
trasporto); il fitto figurativo
03 | L’AGENZIA
Per le Entrate (indicazioni
fornite a Telefisco 2014)
rileverebbero invece: le
spese certe (compresi anche
gli investimenti); le spese
per elementi certi (relative
alla disponibilità di
abitazioni e mezzi di
trasporto); il fitto figurativo;
la quota di risparmio
dell’anno
cremento. Tutto ciò, però, risulta in contrasto con la ratio
dell’accertamentosintetico,fondato sul concetto di spesa, oltrechécon le disposizioni successive dello stesso decreto di attuazione. Va notato, infatti, che l’articolo 4 del decreto, che si occupa delle possibili giustificazioni
(erroneamente definite «prove») del contribuente, fa sempre riferimento alla possibilità
di giustificare come sono state
sostenute le spese (con redditi
esenti, con redditi di altri anni,
eccetera).
Mai viene fatto cenno alla
possibilitàdigiustificare l’incremento della quota di risparmio.
La sensazione è che la quota di
risparmio sia stata inserita nel
decreto all’ultimo momento,
per "assecondare" la nuova comunicazioneintegrativa dei dati finanziari del Dl 201/201, la
quale, comunque, può essere
utilizzata solo per la selezione
delle posizioni da sottoporre a
controllo e non per gli accertamenti. Anche quest’ultima considerazione avvalora il fatto che
laquotadirisparmiononpuòessere assunta ai fini della determinazione del reddito presunto, come sembra dire anche il
Garante della privacy.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Va segnalato, in proposito,
Consegnare un contratto che gli atti da registrare solo
all’agenzia delle Entrate ai fi- in "caso d’uso" sono quelli
ni della difesa per il reddito- per i quali l’obbligo di richiemetro, non realizza il «caso derela registrazionesorge sod’uso» per il quale conseguo- lonelmomentoincuisonodeno le imposte di registro. Ad positati, per essere acquisiti
affermarlo è la Ctp di Reggio pressole cancelleriegiudiziaEmilia con la sentenza nume- rie nell’esplicazione dell’attiro 54/3/2014 depositata il 30 vità amministrativa o presso
gennaio 2014 (Presidente ed le pubbliche amministrazioni
estensore Marco Montanari). delloStatoodeglientipubbliLa singolare vicenda trae ci territoriali e i rispettivi ororigine da un questionario inviato a una contribuente al fine di ottenere informazioni CONTRO IL SINTETICO
circa la disponibilità di som- La presentazione
me. Quest’ultima, in sede pre- di un accordo di mutuo
contenziosa, ha prodotto un
contratto di mutuo, concluso per difendersi
per corrispondenza con un non obbliga a pagare
terzo soggetto privato.
l’imposta di registro
L’attoera necessarioper attestareche ildenaro nellapropria disponibilità proveniva gani di controllo, salvo che il
da un prestito ottenuto da un deposito avvenga in adempiconoscente.
mento di un’obbligazione di
Tuttavia, se da un lato, ai fi- tali amministrazioni ovvero
ni delle imposte dirette, l’agen- che sia obbligatorio per legge
zia delle Entrate ha accolto la o regolamento. Solo in tale
tesi difensiva della contri- ipotesi, sorgecontestualmenbuente, ritenendo giustificata te l’obbligo di versamento
la disponibilità di denaro, dell’imposta di registro.
L’ufficio, dunque, ritenendall’altro, ai fini delle indirette, ha emesso un avviso di li- do che il deposito del contratquidazione, in quanto il depo- todi mutuotraprivati costitusito di tale contratto avrebbe isse "l’uso" dello stesso, con il
provvedimento emesso, ha
integrato il "caso d’uso".
preteso l’imposta di registro
conseguente.
L’avviso di liquidazione è
stato così impugnato dinanzi alla commissione tributariaprovinciale,laquale accogliendo il ricorso, ha fornito
alcune precisazioni sulla
questione. Preliminarmente
i giudici emiliani hanno precisato che in tema di imposta
di registro si ha caso d’uso
quando un atto si deposita
presso le amministrazioni
dello Stato per essere acquisito agli atti.
Il verbo "deposita" nella
norma, non è impiegato per
indicare una modalità di consegna dell’atto alla pubblica
amministrazione, ma bensì
perindicareun effettosostanziale e cioè l’acquisizione
dell’atto medesimo a fini giuridici e operativi.
Nella specie, la consegna
avvenuta in sede precontenziosa, non aveva certamente
uno scopo "sostanziale" del
contratto stesso, ma è servita
semplicemente per rendere
nota all’ufficio l’esistenza di
quell’accordo. A ciò non poteva quindi conseguire la pretesa dell’imposta di registro
e pertanto il collegio ha annullato gli avvisi emessi.
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Le risposte ai quesiti dei lettori
È possibile consultare le
risposte fornite dagli esperti
ai quesiti mandati durante
Telefisco al forum dedicato e
alla mail. Per vedere le
risposte basta andare su
www.ilsole24ore.com/
telefisco.
Di seguito le risposte ad
alcuni quesiti arrivati alla
casella di posta elettronica. Le
prime risposte sono state
pubblicate sul Sole 24 Ore di
ieri.
Paga l’Imu l’immobile
merce in costruzione
L’Imu è esentata sugli immobili
merce destinati alla vendita, ma
se l’immobile è in fase di
costruzione e quindi ancora
accatastato come area
edificabile l’Imu è dovuta?
Sì, l’Imu è dovuta
sull’area in corso di
costruzione. Dopo
l’ultimazione e
l’accatastamento il fabbricato
diviene esente da Imu e
rimane escluso fino alla
vendita o alla locazione.
R
Quando si comunica
il finanziamento
Nelle comunicazioni dei beni ai
soci e dei finanziamenti, i
finanziamenti effettuati da
società fiduciarie vanno indicati?
Sì se la fiduciaria agisce
per conto di un socio
persona fisica.
R
Compensazioni
interne senza visto
Per compensare un’ imposta a
debito con un credito della
stessa natura ( per es. Irap con
Irap) per importo superiore a
15mila euro è necessario il
visto?
Per le compensazioni
"interne" o verticali non
c’è obbligo di visto.
R
NOTIZIE
In breve
CONFEDILIZIA
«Tornare allo Statuto
del contribuente»
Torniamo ai «principi di civiltà
giuridica dello Statuto del
contribuente», una legge del
2000 che «non è stata quasi mai
applicata». È l’appello del
segretario generale di
Confedilizia, Giorgio Spaziani
Testa, in audizione alla
commissione bicamerale per la
Semplificazione. Spaziani
propone di «dare forza
costituzionale» ai principi dello
statuto come l’irretroattività
delle leggi tributarie o
l’impossibilità di prevedere
adempimenti ravvicinati (meno
di 60 giorni) all’entrata in
vigore di una norma.
Pubblica Amministrazione
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La ditta individuale
non deve comunicare
Una ditta individuale in
contabilità ordinaria o
semplificata con conto corrente
dedicato è tenuto a comunicare
il finanziamento del titolare e
l’utilizzo promiscuo dell’auto da
parte dello stesso?
In caso di impresa
individuale non scatta
l’obbligo di comunicazione né
in relazione agli apporti
effettuati dal titolare né in
relazione all’utilizzo "privato"
dei beni d’impresa.
R
compensi resta, pertanto,
fissato a 30mila euro.
Registro al 9%
per l’area edificabile
Quale imposta di registro si
applica sull’acquisto di aree
edificabili da privati soggette e
non a piano particolareggiato.
La vendita di area
edificabile da parte di
soggetto privato sconta:
l’imposta di registro del 9%
(sul prezzo); l’imposta
ipotecaria fissa (50 euro);
l’imposta catastale fissa (50
euro).
R
Compensazioni: limiti La fiduciaria «esenta»
sugli importi dell’anno dal quadro RW
L’incremento del limite per le
compensazioni a 700mila euro
riguarda i crediti formatisi a
partire dal 1’ gennaio 2014,
ovvero anche i crediti formatisi
precedentemente per le
compensazioni operate a partire
dal 1’ gennaio
I limiti della
compensazione
riguardano gli importi che
vengono utilizzati nei modelli
F24 dell’anno, anche perché
sarebbe praticamente
impossibile gestire diversi
massimali in funzione
dell’anno di formazione del
credito.
R
Per i «minimi» il tetto
resta a 30mila euro
Vorrei sapere se, per il regime
dei minimi è stato elevato il
tetto di permanenza o accesso
da 30mila a 65mila euro così
come autorizzato dalla Ue.
L’autorizzazione
all’elevazione del tetto è
stata richiesta dall’Italia ma
non è stata a tutt’oggi emanata
una norma che sancisca tale
elevazione ai fini della
fruizione dei regimi contabili
agevolati. Il tetto dei ricavi o
R
Una persona fisica italiana che
detiene partecipazione estera
tramite società fiduciaria
italiana deve indicarne il valore
nel quadro RW?
Le partecipazioni estere
direttamente detenute
attraverso società fiduciarie
italiane non vanno indicate in
RW per effetto dell’articolo4,
comma 3 delDl 167/90. Si veda
anche la circolare 38/E/2013. In
occasione del Telefisco 2014 (si
veda la risposta 14) è stato
anche chiarito che se la società
estera detenuta mediante
fiduciaria detenesse a sua volta
partecipazioni in società
estere,la persona fisica non
deve indicare queste ultime
nel quadro RW. L’esonero
spetta anche quando la
persona fisica possa essere
considerata"titolare effettivo"
delle partecipazioni detenute
indirettamente, in quanto
possiedaindirettamente oltre
il 25% del capitale di tali
società.
R
RISPOSTE A CURA DI
Angelo Busani, Gianfranco
Ferranti, Luca Gaiani, Marco
Piazza, Paolo Rana, Paolo
Ranocchi, Raffaele Rizzardi, Gian
Paolo Tosoni
UNIVERSITÀ
Facoltà a numero chiuso: iscrizioni
dal 12 febbraio e test ad aprile
Le domande di partecipazione
ai test d’accesso ai corsi di
laurea a numero chiuso a livello
nazionale dovranno essere
presentate, solo online, dal 12
febbraio all’11 marzo. Il ministro
dell’Istruzione ha firmato il
decreto che stabilisce contenuti
e modalità di svolgimento delle
prove. I primi a cominciare, l’8
aprile, saranno gli aspiranti
medici. Anche in questa tornata
restano 60 i quesiti a cui i
candidati dovranno rispondere
in 100 minuti. Le prove di
ammissione ai corsi di laurea ad
accesso programmato a livello
nazionale (medicina e
chirurgia, odontoiatria,
medicina veterinaria, corsi
finalizzati alla formazione di
architetto, professioni
sanitarie) da quest’anno si
svolgeranno in aprile, fatta
eccezione per i corsi delle
professioni sanitarie. Un
anticipo deciso – ricorda il Miur
– per allineare l’Italia alla prassi
di altri paesi, con il doppio
scopo di favorire l’ingresso di
studenti stranieri e consentire il
tempestivo avvio dei corsi sin
dall'inizio dell’anno
accademico.
Il Miur ha anche nominato ieri
la professoressa Anna Maria
Ajello presidente dell’Invalsi.
Q APPROFONDIMENTO ON LINE
Le date dei test per l’accesso
www.ilsole24ore.com
Pagina 15 di 58
Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
Pagina 18
Ctp di Reggio Emilia. Salvagente per il contribuente.
La consegna del contratto non fa scattare il «caso
d' uso»
CONTRO IL SINTETICO La presentazione di un accordo di mutuo per difendersi non
obbliga a pagare l' imposta di registro.
Laura Ambrosi Consegnare un contratto all' agenzia
delle Entrate ai fini della difesa per il redditometro,
non realizza il «caso d' uso» per il quale conseguono
le imposte di registro. Ad affermarlo è la Ctp di
Reggio Emilia con la sentenza numero 54/3/2014
depositata il 30 gennaio 2014 (Presidente ed
estensore Marco Montanari). La singolare vicenda
trae origine da un questionario inviato a una
contribuente al fine di ottenere informazioni circa la
disponibilità di somme. Quest' ultima, in sede
precontenziosa, ha prodotto un contratto di mutuo,
concluso per corrispondenza con un terzo soggetto
privato. L' atto era necessario per attestare che il
denaro nella propria disponibilità proveniva da un
prestito ottenuto da un conoscente. Tuttavia, se da un
lato, ai fini delle imposte dirette, l' agenzia delle
Entrate ha accolto la tesi difensiva della contribuente,
ritenendo giustificata la disponibilità di denaro, dall'
altro, ai fini delle indirette, ha emesso un avviso di
liquidazione, in quanto il deposito di tale contratto
avrebbe integrato il "caso d' uso". Va segnalato, in
proposito, che gli atti da registrare solo in "caso d'
uso" sono quelli per i quali l' obbligo di richiedere la
registrazione sorge solo nel momento in cui sono
depositati, per essere acquisiti presso le cancellerie
giudiziarie nell' esplicazione dell' attività
amministrativa o presso le pubbliche amministrazioni
dello Stato o degli enti pubblici territoriali e i rispettivi
organi di controllo, salvo che il deposito avvenga in
adempimento di un' obbligazione di tali
amministrazioni ovvero che sia obbligatorio per legge
o regolamento. Solo in tale ipotesi, sorge
contestualmente l' obbligo di versamento dell' imposta
di registro. L' ufficio, dunque, ritenendo che il deposito
del contratto di mutuo tra privati costituisse "l' uso"
dello stesso, con il provvedimento emesso, ha
preteso l' imposta di registro conseguente. L' avviso di
liquidazione è stato così impugnato dinanzi alla
commissione tributaria provinciale, la quale
accogliendo il ricorso, ha fornito alcune precisazioni
sulla questione. Preliminarmente i giudici emiliani
hanno precisato che in tema di imposta di registro si
ha caso d' uso quando un atto si deposita presso le
amministrazioni dello Stato per essere acquisito agli
Pubblica Amministrazione
atti. Il verbo "deposita" nella norma, non è impiegato
per indicare una modalità di consegna dell' atto alla
pubblica amministrazione, ma bensì per indicare un
effetto sostanziale e cioè l' acquisizione dell' atto
medesimo a fini giuridici e operativi. Nella specie, la
consegna avvenuta in sede precontenziosa, non
aveva certamente uno scopo "sostanziale" del
contratto stesso, ma è servita semplicemente per
rendere nota all' ufficio l' esistenza di quell' accordo. A
ciò non poteva quindi conseguire la pretesa dell'
imposta di registro e pertanto il collegio ha annullato
gli avvisi emessi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Pagina 16 di 58
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Gio 06/02/2014
8
Il Sole 24 Ore
Pagina 8
Il Sole 24 Ore
Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
Commenti e inchieste
Le risposte
ai lettori
Lettere
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Roberto Napoletano
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Edoardo De Biasi (VICARIO), Alberto Orioli,
Salvatore Padula, Alessandro Plateroti,
Fabrizio Forquet (redazione romana)
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Paola Bottelli, Luca De Biase, Jean Marie Del Bo,
Attilio Geroni, Laura La Posta, Christian Martino,
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PROPRIETARIO ED EDITORE: Il Sole 24 Ore S.p.A.
PRESIDENTE: Benito Benedini
AMMINISTRATORE DELEGATO: Donatella Treu
Il pannicello caldo
degli sconti Rc auto
LO STRALCIO DAL DL DESTINAZIONE ITALIA
N
onc’èdastracciarsi levesti pergliscontiobbligatori
sulla Rc auto andati in fumo per lo stralcio del pacchetto sull’assicurazione obbligatoria dal decreto
legge Destinazione Italia: a parte la probabile illegittimità
dei ribassi imposti, quel che conta è il livello effettivo dei
prezzi. E, se questo continuasse ad essere il più alto d’Europa, gli sconti sono solo un pannicello caldo. Né il resto del
pacchetto avrebbe inciso molto sulla dinamica dei prezzi.
A sentire le compagnie, il provvedimento più efficace sarebbe stato il taglio dei risarcimenti per le lesioni gravi e
permanenti, bloccato da anni e non inserito nel pacchetto
stralciato ieri (in attesa di una formulazione che possibilmente salvaguardi i diritti dei più indifesi nella giungla della Rc auto). Ma nemmeno le altre misure del Dl sarebbero
statedavvero decisive.Peresempio,quellesullascatolanera avrebbero comportato costi (probabilmente aumentati
dall’obbligodigestionecentralizzatapubblicadeidati)probabilmentesuperioriaibenefici, perchéavrebberoconvinto a montare il dispositivo anche assicurati di zone a basso
rischio di frode, limitando le risorse a disposizione per chi
abita in aree "calde", che avrebbe bisogno di sconti molto
robusti. E pure l’obbligo di fatto di far riparare il veicolo a
una carrozzeria convenzionata con la compagnia lascia il
tempo che trova: l’esperienza dimostra che i convenzionati possono gonfiare i costi (anche per rifarsi su condizioni
contrattualimoltorestrittive)senzachelacompagnia controlli.Aproposito:servepureunsistema checertifichidavvero la sicurezza delle riparazioni, chiunque le effettui.
Magari l’Europa fosse
unita come con Google
LACREDIBILITÀDELL’UENELL’ANTITRUST
C’
era un tempo in cui le società americane prese in
castagnainEuropa,perchénonrispettavanoleregole sulla concorrenza, accettavano di battagliare con
la Commissione. Google ha scelto la via negoziale. L’accordo con Bruxelles sul modo in cui sono elencati i risultati di
una ricerca su Internet è giunto dopo un tira-e-molla di tre
anni, ma dovrebbe permettere alla società di evitare multe
miliardarie, a differenza di Microsoft. Quest’ultima è rimasta impelagata in una controversia con la Commissione per
diecianni eneèuscita conunaammenda diquasi duemiliardi di euro. Se la californiana Google non ha voluto seguire
questa via, e ha proposto varie soluzioni extra-giudiziali pur
di evitare un salasso, è anche perché forte dei suoi poteri nel
settore della concorrenza la Commissione è riuscita in questi anni a dimostrare credibilità nel difendere le regole antitrust.Peccatochequandositrattadifarepiùingeneralepolitica estera la posizione comunitaria sia ancora nelle mani
dei paesi e rimanga il debole riflesso di troppi compromessi.
MARTEDÌ
MERCOLEDÌ
GIOVEDÌ
VENERDÌ
SABATO
Le lettere vanno inviate a:
Il Sole-24 Ore ’’Lettere al Sole-24 Ore’’
Via Monte Rosa, 91
20149 Milano - fax 02.312055
email: [email protected]
Includere per favore nome,
indirizzo e qualifica
Gianfranco Fabi
Fabrizio Galimberti
Guido Gentili
Adriana Cerretelli
Salvatore Carrubba
Sono sicuro che avrà la possibilità di
raccontare la sua esperienza di imprenditore innvotativo, legata peraltro ad un territorio dell’eccellenza artigianale in Italia. E sono d’accordo sul
fatto che una corretta ed approfondita
informazione può contribuire in modo decisivo ad alzare un livello di fiducia oggi ai minimi termini. È un muro
che va abbattutto, e lo si può fare solo
con il concorso di tutti, informazione
compresa. Ma, le assicuro, conforta il
fatto che esistono tante giovani imprese come la sua che si mettono in gioco
e scommettono sul futuro con la forza
delle proprie idee e gambe. Se così
non fosse, anche noi non avremmo nulla da raccontare e, soprattutto, non
avrebbe alcuna speranza l’Italia.
Quelle giovani imprese
che (nonostante tutto)
continuano a combattere
L
a nostraazienda, giovanee
innovativa,sioccupa della
produzionedidivaniartisticinel
comunedi Quarratain provinciadi
Pistoia,da semprezonadieccellenza
nell’indottoartigianale.Lanostra
impresaèun’unionetral’artigianalità
madeinitalyeunaspiccatapassioneper
l’arte.Creazioninumerate, certificateed
esclusive,fatte inmodo unicoesartoriale.
Un’ideainnovativapercercaredi
rilanciareunmercatonuovo,inunacittà
chevivevadiartigianatoeche negliultimi
annihavisto morire tanteimprese
storicheeconsé tantimaestridel mestiere.
Mipiacerebbeaverelapossibilitàdi
raccontarvicomein unmomentocome
questosipuòcontinuareacrederciea
seguireil propriosogno,nella speranzadi
poteralpiùprestodarenuove
opportunitàdilavoroagiovani
volenterosidi trovareun’occupazione.
Stiamocercandodifaretuttoquesto
reinventandoil mododiconcepiree
realizzareil divano,facendolovedere non
piùcomeunasemplice"seduta",ma
Frau americana
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l’impegno e la qualità che da sempre
contraddistingue le imprese nel nostro
paese si possa riuscire a fare rifiorire un
indotto che ci ha dato tante
soddisfazioni. Una sana informazione a
volte può cambiare l’andamento delle
cose e dare speranza a chi ancora oggi
non vuole arrendersi e cerca di darsi e
dare un opportunità.
Quando fa comodo, si dice che lo vuole
l’Europa. Ora, nessuno dice che
l’Europa voleva pagamenti più rapidi
dalla Pa e legge anticorruzione più
incisiva, tanto da aprire addirittura due
procedure di infrazione. Intanto, si
continua a non tener conto che gli
italiani vogliono poter scegliere col loro
voto il candidato da eleggere fra quelli
elencati dai partiti.
Alexandro Fini
Quarrata (PT)
Mario De Florio
Caserta
TRA COSTITUZIONE E LEGGE ORDINARIA
Riforma del titolo V: sussidiarietà
Il nuovo Senato come luogo per risolvere i conflitti tra Stato ed enti
di Vincenzo Visco
ariformadelTitoloV dellaCostituzioneintrodottanel2001fuideata e gestita essenzialmente a livello parlamentare. All’epoca
chiscriveeraministrodelTesoro;sottosegretario al Tesoro era Piero Giarda, il
principale esperto italiano dei problemi
della finanza locale; eppure nessuno di
noi venne consultato per sapere cosa
pensassimodellariformachesistavadiscutendo. Ci fu alla fine un dibattito in
Consiglio dei Ministri nel corso del quale alcuni ministri mostrarono forti perplessitànelmerito,peresempioGiovannaMelandriera(giustamente)preoccupataperibeniculturali,mentreioeFranco Bassanini sottolineammo con forza
(e fummo i soli) che non era né corretto
né opportuno votare una riforma della
Costituzioneamaggioranza.Igiochierano comunque già fatti e la riforma fu approvata in un clima culturale e politico
in cui il problema principale era quello
(ideologico) di limitare i poteri del governo centrale e di porre gli enti decentrati allo stesso livello dello Stato.
I guai che ne sono derivatisono noti, e
derivanodalla sceltadi aver voluto inserireinCostituzione,nongiàiprincipigenerali cui dovesse ispirarsi l’assetto regionalistico (federale?) del Paese, bensì
unlungoelencodimateriedicompetenza esclusiva per lo Stato o concorrenti
tra Stato e Regioni, orientato a limitare
per quanto possibile il ruolo dello Stato.
Tale soluzione non poteva che creare
confusione, errori, dimenticanze, conflittualità, e paralisi nei processi di decisione, come si è puntualmente verificato. In proposito è opportuno ricordare i
L
quasi2000 ricorsi di cui laCorte costituzionale si è dovuta far carico, dopo l’approvazione della riforma.
Eppuresarebbestatosufficientefarriferimentoallateoriaeconomicasulfederalismo fiscale per rendersi conto che la
questione non può non essere affrontata
in termini di scelte nette e definitive da
cristallizzare in una Carta costituzionale. La teoria infatti giustifica l’intervento
pubblicoaidiversilivellidigovernoinrelazione alla natura dei beni pubblici che
devono essere prodotti e che possono
avere una rilevanza sia nazionale che lo-
SOLUZIONE EQUILIBRATA
L’ideale sarebbe inserire
nella Carta l’indicazione
che le relazioni fra i livelli di
governo andrebbero regolate
sui principi della sussidiarietà
cale, sicché la produzione dei primi andrebbe riservata allo Stato e quella degli
altripotrebbeessereaffidataaentidecentrati.Tuttavia,poichéibeneficidiunaattivitàpubblicanonsempre, anzi inverità
quasi mai, risultano circoscrivibili con
esattezza in sede locale, esisterà sempre
unasovrapposizionetralediversecircoscrizioni dei benefici ricevuti e quindi la
necessità di accordi per la loro corretta
gestione e anche di compartecipazione
alfinanziamentodelleattivitàsvolte,mediante trasferimenti finanziari dagli enti
sovraordinati a quelli di dimensione più
ridotta,trasferimentichesonostatiinvece incomprensibilmente esclusi nel testoapprovato.Insostanzasitrattadipre-
scrizioni di buon senso coerenti con il
principio di sussidiarietà generalmente
condiviso e che indicano la necessità di
rapporti non cristallizzati in scelte permanentietassative.
Conlariformadel2001sièinvecefatto
riferimento (implicitamente) a un altro
approccio teorico (che pure esiste, ma
chenonsembraparticolarmenteconvincente) che postula l’esistenza di un rapporto competitivo e conflittuale tra i diversi livelli di governo come strumento
per evitare ingerenze (soprattutto fiscali) da parte dello Stato nei confronti delle
(indifese)comunitàlocali.
In realtà le cose funzionano diversamente. In un contesto ben ordinato infattièlogicoedèunbenechevengaindividuata una specializzazione produttiva e decisionale in relazione alla natura
del bene prodotto e della sua fruizione,
e quindi un decentramento di poteri e
risorse appare utile ed efficiente da un
puntodivistaeconomico.Altempostessoperònonsipuòignorarechelaripartizione ritenuta ottimale dei compiti tra
governi locali e centrali, risulta (molto)
variabile nel tempo e tra i diversi Paesi,
purinpresenzadialcunecostanti.Visono per esempio Paesi che attribuiscono
aglientidecentratianchealcunefunzioni relative all’ordine pubblico e alla giurisdizionedistinguendo in base alla gravitàdeireati,altricheripartisconocompitirelativiall’istruzione,soltantoinItalia la Sanità è interamente regionalizzata,mentre le politiche assistenzialisono
quasi dovunque ripartite tra diversi enti.Altempostessoalcuneattivitàimportantitendonoatrasferirsialivellosovranazionale proprio perché le dimensioni
del fenomeno da gestire trascendono le
dimensioni nazionali. Gli esempi sono
evidenti nelle politiche contro il riscaldamento globale, nelle politiche militari, nella cooperazione nelle repressione
delle criminalità organizzata, ecc.
Viceversa altre funzioni, un tempo
pubbliche,possonoesseredecentralizzate nel corso del tempo, anche in maniera
selettiva,oppureaddiritturaprivatizzate.
Bastipensareperesempioall’assettodelle nostre Regioni a Statuto speciale, o anche alle ipotesi di "federalismo differenziato" di cui si è discusso. In sostanza appareevidente che l’attività e i compiti del
settore pubblico non possono essere cristallizzatiinunafotografiaistantanea,ma
devonoessereoggettodiunpotenzialefinetuningpermanente.Nederivachelasoluzione più equilibrata per la riforma del
Titolo V dovrebbe essere quella di limitarsiamettereinCostituzionel’indicazionechelerelazionitraidiversilivellidigovernoandrebberoregolateinbasealprincipiodisussidiarietàsalvarestandolaprevalenza dell’interesse nazionale in caso
di conflitti. L’articolazione specifica del
principiodovrebbeinveceesseredelegata alla legge ordinaria, come avviene in
tutti i casi regolati da principi costituzionaligenerali.LatrasformazionedelSenato in una Camera delle autonomie fornisce anche il ruolo naturale in cui dibattereerisolverelequestionidimeritoecreare un’abitudine al confronti e alla cooperazione.Limitarsiaspostaredaunelenco
aunaltrosingolefunzionioindividuarne
di nuove non risolve il problema che resta quello di fissare nelle Costituzioni i
principigeneralisenzaaddentrarsiinparticolari che possono risultare superflui e
controproducenti.
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Lacartariforme
La musica che torna
«a girare intorno»
Crescita: la strada è possibile
di Fabrizio Galimberti
MERCATODISCOGRAFICOINRIPRESA
u Continua da pagina 1
I
l mercato discografico italiano nel 2013 torna a crescere
dopo 11 anni. Una crescita non esplosiva (+2%) per arrivareaun livellodivenditenoncertodebordante(117,7milioni in termini di sell-in e quindi di vendite effettuate dalle imprese a intermediari commerciali). Tuttavia un incremento
importante, tanto più perché messa a segno in un anno non
certo baciato da una favorevole congiuntura economica. A
ogni modo, un aumento che contiene in sé messaggi di grande rilievo. Anche perché a crescere – e di molto: +182% – è
stata l’offerta digitale in abbonamento, come quella di Deezer, Spotify,Cubomusica. Segnale insomma che sembra confermarel’ideadi chiritienechequandol’offertac’èpuòesserciancheuntrainosulladomanda.Equestononostantelapirateria e nonostante l’assenza di una infrastrutturazione adeguata in termini di banda larga. Eccole le prossime sfide. C’è
un regolamento Agcom che sta per entrare nel vivo. C’è ancheun’Agenziadigitale cheva versolapienaoperatività.Promesse da cui dipende il futuro anche dell’industria musicale.
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Pubblica Amministrazione
M
a i sostenitori dell'austerità
espansionistahannosempretorto?Giàsiscrissesuquestecolonne(vediIlSole-24Oredel14ottobre2012)
che Andrew Lo, un economista del Mit,
affermòungiornoche"lafisicahatreleggi che spiegano il 99% dei fenomeni, e
l'economia ha 99 leggiche spiegano il3%
deifenomeni".Ecipossonoquindiessere
circostanzeincuilemisureaustereportanobeneficienonmalefici.Maperchél'austerità espansionista funzioni ci vorrebberomoltecondizionidicontorno:lapolitica economica dovrebbe irradiare concordia e determinazione, spargere fiducia,comunicare sicurezza, rimuovere incertezza... Se i governanti europei non irradiano, non spargono, non comunicano
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previsti dal D.Lgs. 196/03.
Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono.
e non rimuovono, sappiamo perché l'austeritànonfunziona.
Certamente,quanticomeilPresidente
oggicondannanol'austeritàfineasestessa si preoccupano allo stesso tempo di
raccomandarecontiinordine,dinoncercarelostimoloinundisordinatoritornoa
una finanza pubblica allegra. Ma allora?
Come si fa a conciliare il no alla cieca austerità con il sì a un risanamento che non
sipuòfarese non conriduzioni di spesae
aumenti di entrate? O bisogna concludere, per parafrasare ancora una volta quel
che Winston Churchill diceva a proposito della democrazia, che l'austerità "è il
peggiore di tutti i sistemi, fatta eccezione
per tutti gli altri"? La posizione ufficiale non solo dei dinosauri della Bundesbank
maanche,inmodomenogreve,deigovernanti tedeschi e della Bce di Mario Draghi - è, pur se esplicitata solo sottovoce,
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chesenzaigiridiviteelesofferenzeimposte dall'austerità i Paesi oggetto della curanonfarebberomaiquelleriformestrutturali che sole potrebbero liberare energie imprenditoriali e voglia di spendere.
Ipotesi interessante ma non provata.
Non potendone fare oggetto di esperimenti di laboratorio, l'Unione europea,
eterodirettadalleseveremaestrineteutoniche, si è imbarcata in un gigantesco
esperimento fatto sulla carne viva di Italia,Spagna,Grecia,Portogallo...Irisultati,
dopo il soggiorno in questo ospedale da
camposprovvisto di anestesisti e di analgesici, dicono che alcune misure strutturali sono state prese e altre avviate, ma il
prezzoèstatoalto,troppoalto.L'occupazione è scesa, la disoccupazione è salita,
la domanda interna è crollata e i benefici
potenziali sono stati oscurati dai malefici
reali. Per sollevarsi dalle macerie di que-
LEFONO e FAX / EMAIL. Altre offerte di abbonamento sono disponibili su
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Pero (MI). I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all'amministrazione e potranno essere comunicati alle
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sto esperimento fallito non si possono
certo prospettare impossibili fughe, come l'uscita dall'euro ("L'è peso el tacòn
del buso", come si direbbe dalle parti dei
leghistiveneti).QuandoilpresidenteNapolitano,nelsuodiscorso,parladel"disarmantesemplicismo"concuialcuniconsiderano le conseguenze dell'abbandono
della moneta unica, è forte l'impressione
chesoloilsuoruoloistituzionaleel'innata pacatezza gli abbiano consigliato di
nonusareparolepiùforti.Perusciredalle
macerie non c'è che una strategia a due
punte:da unlato,insistere per unallentamentodellecostrizionisullafinanzapubblica,specieperquantoriguardagliinvestimenti.Dall'altro,riprenderealavorare
nel cantiere trascurato delle semplificazioniedegliadempimenti (bastaguardare ad alcuni tristi esempi citati nell'editoriale di ieri di Fabrizio Forquet). Non si
può risanare la finanza pubblica se non si
risana un'economia che era e rimane
"ostaggiodellaburocrazia".
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di Franco Debenedetti
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Cosa vuole l’Europa e cosa no
elevandolo ad una vera e propria opera
d’arte, da ammirare e contemplare, nella
sua unicità ed irripetibilità. Purtroppo le
giovani imprese sono sempre meno
aiutate e spesso non hanno la possibilità
nell’immediato di farsi conoscere dal
grande pubblico; sempre meno si dà
spazio,in testate giornalistiche o servizi
televisivi, a chi cerca di non mollare
credendo che rimboccandosi le maniche
ancora qualcosa può cambiare, che con
In Italia
paghiamo
troppe tasse
(Vero)
er Luigi Einaudi, le imposte sono il
compenso dato allo stato in
cambio dei servizi ai cittadini. Per
Innocenzo Cipolletta, che «si
paghino troppe tasse e non si abbiano
indietro servizi sufficienti e di qualità
adeguata» è solo una sensazione diffusa:
e titola provocatoriamente il suo
pamphlet In Italia paghiamo troppe tasse.
Falso!. Toni differenti, ma per l’uno e per
l’altro, per giudicare di tasse e servizi, li si
deve porre a confronto. Confronto
tuttavia in sé problematico: l’entità delle
tasse è un fatto oggettivo; la qualità dei
servizi dipende da un giudizio soggettivo.
Il problema del confronto Einaudi lo
risolve collocandosi nel campo soggettivo
del linguaggio, sostituendo la parola
imposta con la parola compenso.
Cipolletta, trincerandosi in quello
oggettivo delle statistiche, e usandole in
un suo singolare sillogismo.
Premessa maggiore: le statistiche
mostrano che in Italia, al netto
dell’evasione fiscale, non si paga di più
della media europea. Premessa minore: le
statistiche mostrano che l’Italia spende
soldi pubblici in maniera molto simile a
quella degli altri Paesi europei.
Conclusione: che si paghino troppe tasse
e si abbiano servizi inefficienti è solo una
«sensazione» non confermata da fatti, si
spiega solo con la «campagna di
demonizzazione della spesa pubblica»,
con la «ventata liberista».
«Buscar el levante por el poniente»:
quando si scende dalla caravella con cui
Cipolletta ci ha fatto attraversare l’oceano
statistico - fuori di metafora, quando si
posa il libro - ci si chiede dove sia finita la
realtà, l’esperienza vissuta da chi produce
reddito e da chi fruisce dei servizi. Ci si
domanda se non ci sia modo più diretto
per valutare spese e servizi, e rispondere
alla domanda se in Italia paghiamo troppe
tasse. (A parte il fatto che, essendo
provato che il rapporto Spesa/Pil cresce al
crescere del Pil, per chi come noi è
cresciuto meno sarebbe fisiologico avere
un rapporto più basso).
Prendiamo le spese: è quasi mezzo
secolo, 43anni, che si susseguono i
tentativi, che dico?, i programmi le
decisioni gli impegni per ridurre la spesa
pubblica. Ne documenta gli insuccessi
Conoscere per non deliberare, un paper di
Nicola Rossi per l’Istituto Bruno Leoni.
Ma il bilancio dello Stato è guardato a
vista dai mercati e da Bruxelles, e allora
per far quadrare i conti si dà il via ai tagli
lineari: sono la dichiarazione ufficiale
non solo che si spende troppo, ma che il
sovrappiù è tanto grande e tanto
distribuito da sopportare una generale
riduzione mantenendo sostanzialmente
il livello dei servizi. Se siamo
sopravvissuti ai tagli lineari, quanto di
meno si potrebbe spendere e quanto di
più si potrebbe fornire, con i tagli indicati
via via dai Giarda, dai Bondi, dai Giavazzi,
e con quelli che indicherà Cottarelli?
Quanto si spenderebbe di meno se la
pubblica amministrazione mettesse
mano alla reingegnerizzazione dei
processi? Le statistiche ci dicono anche
della nostra competitività rispetto agli
altri Paesi: recuperarla tocca solo alle
imprese private - come tutti
riconosciamo -, o anche lo Stato dovrebbe
fare la sua parte - come Cipolletta
sostanzialmente nega? E se non ci si
riesce, perché non lasciar fare a privati in
concorrenza quello che il pubblico in
monopolio non sa fare? Consentire di
diversificare l’offerta e dare ai cittadini
libertà di scelta sarebbe una «ventata
liberista»? Servizio universale, quante
diseguaglianze perpetrate in tuo nome!
Per fare confronti non abbiamo
bisogno di guardare gli altri, abbiamo
sottomano quelli tra Nord e Sud. Sulla
qualità del sistema scolastico un po’ di
statistiche ci sono; su quella della sanità ci
sono i numeri di chi si sposta per farsi
curare al Nord. Chiusa la Cassa del
Mezzogiorno, la "nuova programmazione
economica" di Fabrizio Barca avrebbe
dovuto realizzare un minimo di
professionalità amministrativa: è recente
la notizia che forse si dovrà
commissariare un’intera Regione. Quanto
si ridurrebbe la spesa pubblica e quanto
migliorerebbe la qualità dei servizi se
venissero adottati i costi standard?
Finito di leggere, mi cade l’occhio sui
titoli della collana Idòla di cui fa parte In
Italia paghiamo troppe tasse. (Falso!).
Noto che il quarto libro della serie ha per
titolo Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che
produce. (Falso!). E tutto mi è chiaro.
twitter@guidogentili1
Domenico Rosa
ILLIBRODICIPOLLETTA
P
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Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
Pagina 8
IL LIBRO DI CIPOLLETTA.
In Italia paghiamo troppe tasse (Vero)
Per Luigi Einaudi, le imposte sono il compenso dato
allo stato in cambio dei servizi ai cittadini. Per
Innocenzo Cipolletta, che «si paghino troppe tasse e
non si abbiano indietro servizi sufficienti e di qualità
adeguata» è solo una sensazione diffusa: e titola
provocatoriamente il suo pamphlet In Italia paghiamo
troppe tasse. Falso!. Toni differenti, ma per l' uno e
per l' altro, per giudicare di tasse e servizi, li si deve
porre a confronto. Confronto tuttavia in sé
problematico: l' entità delle tasse è un fatto oggettivo;
la qualità dei servizi dipende da un giudizio
soggettivo. Il problema del confronto Einaudi lo risolve
collocandosi nel campo soggettivo del linguaggio,
sostituendo la parola imposta con la parola
compenso. Cipolletta, trincerandosi in quello oggettivo
delle statistiche, e usandole in un suo singolare
sillogismo. Premessa maggiore: le statistiche
mostrano che in Italia, al netto dell' evasione fiscale,
non si paga di più della media europea. Premessa
minore: le statistiche mostrano che l' Italia spende
soldi pubblici in maniera molto simile a quella degli
altri Paesi europei. Conclusione: che si paghino
troppe tasse e si abbiano servizi inefficienti è solo una
«sensazione» non confermata da fatti, si spiega solo
con la «campagna di demonizzazione della spesa
pubblica», con la «ventata liberista». «Buscar el
levante por el poniente»: quando si scende dalla
caravella con cui Cipolletta ci ha fatto attraversare l'
oceano statistico - fuori di metafora, quando si posa il
libro - ci si chiede dove sia finita la realtà, l'
esperienza vissuta da chi produce reddito e da chi
fruisce dei servizi. Ci si domanda se non ci sia modo
più diretto per valutare spese e servizi, e rispondere
alla domanda se in Italia paghiamo troppe tasse. (A
parte il fatto che, essendo provato che il rapporto
Spesa/Pil cresce al crescere del Pil, per chi come noi
è cresciuto meno sarebbe fisiologico avere un
rapporto più basso). Prendiamo le spese: è quasi
mezzo secolo, 43anni, che si susseguono i tentativi,
che dico?, i programmi le decisioni gli impegni per
ridurre la spesa pubblica. Ne documenta gli
insuccessi Conoscere per non deliberare, un paper di
Nicola Rossi per l' Istituto Bruno Leoni. Ma il bilancio
dello Stato è guardato a vista dai mercati e da
Bruxelles, e allora per far quadrare i conti si dà il via
ai tagli lineari: sono la dichiarazione ufficiale non solo
che si spende troppo, ma che il sovrappiù è tanto
grande e tanto distribuito da sopportare una generale
riduzione mantenendo sostanzialmente il livello dei
Pubblica Amministrazione
servizi. Se siamo sopravvissuti ai tagli lineari, quanto
di meno si potrebbe spendere e quanto di più si
potrebbe fornire, con i tagli indicati via via dai Giarda,
dai Bondi, dai Giavazzi, e con quelli che indicherà
Cottarelli? Quanto si spenderebbe di meno se la
pubblica amministrazione mettesse mano alla
reingegnerizzazione dei processi? Le statistiche ci
dicono anche della nostra competitività rispetto agli
altri Paesi: recuperarla tocca solo alle imprese private
- come tutti riconosciamo -, o anche lo Stato dovrebbe
fare la sua parte - come Cipolletta sostanzialmente
nega? E se non ci si riesce, perché non lasciar fare a
privati in concorrenza quello che il pubblico in
monopolio non sa fare? Consentire di diversificare l'
offerta e dare ai cittadini libertà di scelta sarebbe una
«ventata liberista»? Servizio universale, quante
diseguaglianze perpetrate in tuo nome! Per fare
confronti non abbiamo bisogno di guardare gli altri,
abbiamo sottomano quelli tra Nord e Sud. Sulla
qualità del sistema scolastico un po' di statistiche ci
sono; su quella della sanità ci sono i numeri di chi si
sposta per farsi curare al Nord. Chiusa la Cassa del
Mezzogiorno, la "nuova programmazione economica"
di Fabrizio Barca avrebbe dovuto realizzare un
minimo di professionalità amministrativa: è recente la
notizia che forse si dovrà commissariare un' intera
Regione. Quanto si ridurrebbe la spesa pubblica e
quanto migliorerebbe la qualità dei servizi se
venissero adottati i costi standard? Finito di leggere,
mi cade l' occhio sui titoli della collana Idòla di cui fa
parte In Italia paghiamo troppe tasse. (Falso!). Noto
che il quarto libro della serie ha per titolo Il Sud vive
sulle spalle dell' Italia che produce. (Falso!). E tutto mi
è chiaro. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
Pagina 7
Il Sole 24 Ore
Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
Politica e società
7
Quirinale. «Svolta possibile, ora c’è dialettica sull’asse Parigi-Berlino - Riforma carceri o lo Stato pagherà cifre enormi»
Quale Europa. L’intervento di Carlo Azeglio Ciampi
«Conti, no a riequilibri a tappe forzate»
Perché nel nostro futuro
puo esserci solo l’euro
Napolitano: i governi Monti e Letta non sono stati miei capricci
ANSA
Lina Palmerini
STRASBURGO. Dal nostro inviato
All’incontroconglieuroparlamentari italiani, Giorgio Napolitano teneva particolarmente e
quando prende la parola la prima
cosa che fa è ringraziare tutti della partecipazione. Anche la Lega
è presente nonostante le contestazioni del giorno prima da cui
Napolitano dice di «non sentirsi
turbato» e non riserva alcun tonopolemiconeppureallarichiesta di dimissioni. «Ciascuno ha
diritto di chiederle», dirà ai cronisti senza dare troppo peso alla
nuova offensiva leghista mentre
nel botta e risposta con i parlamentariha voluto mettere ancora a fuoco il tema del rigore e replicare alle domande sui Governi Montie Letta «nati non per un
mio capriccio».
Ma si comincia dall’austerità e
da come rendere concreto
quell’altolà che il capo dello Stato ha rivolto all’Europa. «Quello
che intendo – risponde Napolitano – è che non è più perseguibile
una politica di ulteriore rigore finanziario a tappe forzate». Dunque, «ulteriore» e «tappe forzate» sono le parole-chiave perché
il capo dello Stato non condanna
tout court l’austerità ma il perseguimento di un rigore che non
ammette flessibilità alla luce della recessione. «Non si poteva
sfuggire al riequilibrio delle finanze pubbliche» per frenare
quegliinteressisuldebitoaumentati dallo spread. «L’austerità
non è nata per perseguitare la
gentemaèstataimpostadallacrisi nata negli Usa» ma che poi ha
dato il suo morso velenoso anche
in Europa nonostante l’Italia non
abbiaavutobisogno«disalvataggio delle banche grazie alla vigi-
UNA LEGA «EUROCRITICA»
Il Carroccio chiede le
dimissioni, il Colle: «C’è
diritto di chiederle, vorrei
leghisti critici ma senza
demolire capisaldi Ue»
lanza più efficace di Bankitalia».
Mac’èunpassaggiocheNapolitano vuole chiarire dopo le domande degli europarlamentari
di centro-destra. «La politica del
rigore è nata ben prima dei Governi Monti e Letta». Scorre il
diario di quei giorni il capo dello
Statoerimetteinfilaifattiapartire dal 2010 e il novembre 2011, la
crisi dello spread e del Governo
Berlusconi nata «non solo per
quel voto negativo sul rendiconto dello Stato ma per il distacco
corposo di gruppi dalla maggioranza» che diedero luogo alla
scelta del Governo Monti. Dunque, non risponde ai fatti dire
chegliEsecutiviMonti eLettasiano stati «quasi inventati per capriccio del presidente della Repubblica».Piuttostoc’eral’obiettivo di evitare le elezioni anticipate e i partiti si espressero a favore di quei Governi tant’è che
ottennero il voto di fiducia.
Insomma,lafavoladelReGiorgio cade nel ricordo puntuale di
quei giorni. Oggi invece c’è l’esigenzadi«uncambiamentodirottanelle politiche di austerity». La
chiamaanche «svolta» Napolitano che fa un breve excurcus su
quantisignificatiabbiaassunto la
parola austerità: «Ugo La Malfa
ne fu un autorevole rappresentanteancheseconalcunesingolarità: si battè, per esempio, in nome dell’austerità anche contro la
televisioneacolori.Epoineglianni’76-’77Berlinguerneful’emblema anche se il male di allora si
chiamava inflazione». Il punto è
come convincere l’Europa. E Napolitano non si sottrae indicando
nelConsiglio Ueenell’asseBerlino-Parigi i punti chiave.
«Non può bastare introdurre
formule astruse nei Consigli Ue,
così difficili da capire che ogni
volta bisognerebbe avere un Moavero accanto per la traduzione.
Serveuncambiamentodirottaeffettivo e credo che nel Consiglio
Ue si sia aperta una dialettica che
prima non c’era: prima si ratificavano decisioni di Germania e
Francia, adesso altri Paesi hanno
preso le distanze da quella prassi
dei fatti compiuti. E ora, perfino
traParigie Berlino esiste qualche
divergenza. Vedremo anche se il
cambio di Governo in Germania
avrà riflessi in sede Ue».
L’altrodossier,apertodallaLega, è sull’immigrazione e qui Napolitanodistinguetraquellalegale – dovuta a una domanda di manodopera di imprese (soprattutto del Nord) – e quella illegale
che va distinta dal diritto d’asilo.
Ma alla Lega fa una richiesta:
«Vorreichefosteeuropeisticritici e che tutti ci riconoscessimo in
un atteggiamento non acritico di
fronteaquello chenonva nell’Ue
ma senza mettere in discussione
i capisaldi».
Infine, parla del messaggio inviato alle Camere che si discuterà tra domani e sabato e che è nato proprio da una condanna della
Corte di Strasburgo sulle condizioni inumane dei carcerati: «Se
l’Italia non provvederà saranno
accolti tutti i ricorsi dei detenuti
e lo Stato dovrà pagare centinaia
di milioni di euro». L’ultima risposta è sui marò su cui conferma ci sia «un interesse comune
europeo».
Capo dello Stato. Giorgio Napolitano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Carlo Azeglio Ciampi
u Continua da pagina 1
L
acostruzionedellostraordinario cammino europeo non può fermarsi alla
caricatura che ne fanno i suoi
oppositori.Lacomplessitàinevitabile in un progetto che ha,
come suo approdo finale, la
composizionediun’unicacittadinanzaeun’unicaentitàpolitica composta da popoli che non
molti decenni fa si sono trovati
addiritturain armicomenemici, non può non procedere secondoritminonsempreprevedibili e secondo avanzamenti
non sempre uniformi.
Resta però una certezza:
l’uscita dall’euro sarebbe esiziale per l’Italia (come del resto ha ben documentato, ancora ieri, proprio Il Sole 24 Ore) e
chi vagheggia una riedizione
dellestagioni felicidellesvalutazioni competitive non si rendecontodiquanto ciòsiairrealistico e non riproducibile. Il
mondo è un altro rispetto a
quello dell’Italia della lira: nulla procede più secondo quelle
dinamiche e quelle attese. La
globalizzazione ha cambiato
gli uomini, i popoli e il loro modo di agire, di pensare e, direi,
perfino di sperare.
Certo, rimane vero che l’Eu-
ropa–inattesadicolmarequella che non mi stancherò mai di
denunciare come una "zoppìa", vale a dire il completamento dell’Europa politica dopoaverraggiuntol’Europadella moneta – sembra, in questa
fase, avere scelto una deriva di
arroccamento in scelte di corto respiro volte a dividere gli
Stati tra virtuosie no, in un manicheismochedimenticala natura solidale e inclusiva del
progetto europeo.
Il rigore per il rigore non è mai
stato un saggio viatico per la costruzione di un’Europa che fosse
realmente dei cittadini e dei popoli. E, ancora una volta, mi trovo in consonanza con le parole
usatemartedì dalPresidenteNapolitano laddove ha chiesto un
cambio di atteggiamento nella
strategia di sviluppo.
La sostenibilità delle politiche pubbliche va perseguita,
naturalmente, ma nulla vieta
di adattarla alle situazioni prospettatedalle contingenzedella storia che, mai come adesso,
con l’impatto devastante avuto dalla recessione, hanno una
rilevanzaprioritaria per l’azione politica, soprattutto se si
tratta di una politica che abbia
l’ambizione di guidare le scelte di un intero continente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRESIDENTE EMERITO
AGF
Carlo Azeglio Ciampi
Senatoreavita,classe1920,
CarloAzeglioCiampi,èstato
PresidentedellaRepubblicadal
1999al2006. Nominato
governatoredellaBancad’Italia
nel1979,lasciaviaNazionalenel
1993quandodiventaPresidente
delConsigliodi ungovernodi
"transizione"
ComeministrodelTesoroedel
BilanciodelIgovernoProdi
(1996-1998)edelgoverno
D’Alema(1998-1999),hadatoun
contributodeterminanteal
raggiungimentodeiparametri
previstidalTrattatodi
Maastricht,permettendocosìla
partecipazionedell’Italiaalla
monetaunicaeuropea,sindalla
suacreazione
L’agenda. La road map per spuntare nuovi margini sugli obiettivi di deficit
Entra nel vivo con Bruxelles
il «negoziato» sulla flessibilità
di Dino Pesole
M
argini di flessibilità,
qualora
Bruxelles
sblocchi la clausola
per investimenti sospesa lo
scorso novembre, cui affiancare una trattativa parallela per
cercare di spuntare ulteriori
margini nella forchetta che separal’obiettivodideficitatteso
quest’anno(2,5%delPil)daltettomassimodel3percento.Percorso che sarà possibile definire già a fine febbraio, quando la
Commissione europea renderà note le nuove stime sull’Italia, con annessa la valutazione
sullostato diavanzamentodelle «misure aggiuntive» chieste
alla fine dello scorso anno: in
primo piano la spending review, ma anche l’avvio delle
privatizzazioni, garanzie che
Bruxellesgiudicafondamentali per sostenere la progressiva
riduzione del debito.
Lastradacheilgovernosiaccinge a percorrere, pur tra perduranti difficoltà e ostacoli, va
di pari passo con l’autorevole
intervento pronunciato due
giorni fa dal presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano al Parlamento europeo.
Nonsidisconoscecerto lastrada imboccata nel pieno della
crisi dell’eurozona, per molti
versi obbligata, quanto piuttosto l’aver agito brandendo l’arma esclusiva del rigore. Ora è
tempo di voltare pagina, e non
a caso anche ieri Napolitano
hadefinitonon più perseguibile una politica di «ulteriore rigore finanziario a tappe forzate». Se la sfida ora si chiama
crescita e occupazione, segnali in direzione di una oculata
flessibilità paiono ormai doverosi da parte di Bruxelles.
Nell’immediato, lo spazio di
manovra nell’anno in corso
può valere, conti alla mano, da
un minimo di 3 a 4,5 miliardi
sotto forma di progetti infrastrutturali cofinanziati con
IN PARLAMENTO
Discussione al via
sulla richiesta
di impeachment
Pubblica Amministrazione
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
l’Unione europea, benzina potenziale da immettere nel motore della ripresa.
Poi a partire dall’autunno, si
cominceràaistruireinsedeeuropea il dossier delle cosiddette«intesecontrattuali»: incentivi in cambio di riforme strutturali per la crescita. E già nel
prossimo «Programma nazionale di riforma», che il governo approverà in aprile insieme
alnuovoDocumento dieconomia e finanza, vi si farà cenno,
partendo dalle raccomandazioni rivolte al nostro paese
dalla Commissione europea,
nell’ambito del «semestre europeo». L’elenco è nutrito: miglioramentodell’efficienzadella pubblica amministrazione,
semplificazioni del quadro
normativo, riduzione della du-
SOTTO ESAME
A fine mese la Commissione
renderà note le nuove stime
sull’Italia e la valutazione
sull’attuazione delle misure
chieste a fine 2013
LA STRATEGIA
Le intese contrattuali
Apartiredall’autunno,il
governocominceràaistruirein
sedeeuropeaildossierdelle
cosiddette«intesecontrattuali»:
incentiviincambiodiriforme
strutturaliperlacrescita
Dalla giustizia ai fondi Ue
L’elencodelleriformesucui
puntailgovernoèlungo:
miglioramentodell’efficienza
dellapubblicaamministrazione,
semplificazionidelquadro
normativo,riduzionedelladurata
deiprocessicivili,migliore
gestionedeifondieuropei.Epoiil
completamentodellariformadel
mercatodellavoro,delsistemadi
istruzioneedellaformazione
Il Comitato parlamentare
per i procedimenti d’accusa ha
avviato ieri la discussione sulla
propostadelM5S,presentatavenerdì scorso, di messa in stato
di accusa del capo dello Stato
Giorgio Napolitano. La prima
decisione è stata quella di bocciare la richiesta della diretta
streaming avanzata dai 5 stelle.
Oggi alle 13.30 ci sarà un ufficio
dipresidenzachestabiliràitempi, ma secondo il presidente del
Comitato, Ignazio La Russa
(Fdi), il voto finale potrebbe esserci già entro la prossima settimana: «Non ci sarà nessuna ac-
rata dei processi civili, miglioregestione deifondi europei.E
poi il completamento della riforma del mercato del lavoro,
del sistema di istruzione e della formazione professionale.
Quanto al fisco, di certosarà
un segnale importante se in fase di confronto con Bruxelles
il Governo potrà contare
sull’approvazione definitiva
del disegno di legge delega,
all’esame della Camera per il
terzo passaggio parlamentare.
Il tutto, tenendo conto che la
stessa Commissione europea
invita l’Italia a ridurre il carico
fiscale sul lavoro, potenziando al tempo stesso le azioni di
contrasto dell’evasione e
dell’economia sommersa. Il
meccanismo incentivante potrebbetradursi in prestiti a tassi inferiori rispetto a quelli offerti attualmente dal mercato,
finanziando in parte il costo
delle riforme.
Se questo è lo scenario che
va prospettandosi da qui ai
prossimi mesi, la trattativa dovrà essere condotta con notevole abilità negoziale. Qualche
apertura è possibile coglierla
nelle ultime esternazioni del
presidente della Commissioneeuropea,JoséManuelBarroso e del guardiano dei conti
pubblici Olli Rehn: Bruxelles è
pronta a sbloccare la «clausola
diflessibilità»,apatto cheilgoverno tenga fede ai suoi impegni sul fronte del deficit e della
riduzione del debito. In primo
piano, i proventi attesi dalla
spending review, il piano di dismissioni di asset pubblici, gli
introiticheaffluirannodalrientrodeicapitali esportatiillegalmente attraverso il meccanismodella«voluntary disclosure».Persitonodubbi sulla"vulnerabilità" del nostro paese,
sui rischi dell’instabilità politica,e sulle croniche criticità costituite dall’alto debito e dalla
bassa competitività.
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celerazione immotivata a patto
che non ci sia nessuna dilazione
strumentale», ha detto. La successiva seduta potrebbe tenersi
giàdomani o lunedì e durare5-6
oreper permettere ladiscussione generale; poi si passerà alla
votazione in una seduta ulteriore.SeilComitatovoteràperl’archiviazione della proposta di
impeachment, non ci sarà alcun
passaggio in aula. A meno che,
così come previsto dal Regolamento, non lo chieda il 25% dei
parlamentari. I 5 stelle da soli,
però, non avrebbero i numeri.
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L' agenda. La road map per spuntare nuovi margini sugli obiettivi di deficit.
Entra nel vivo con Bruxelles il «negoziato» sulla
flessibilità
SOTTO ESAME A fine mese la Commissione renderà note le nuove stime sull' Italia e
la valutazione sull' attuazione delle misure chieste a fine 2013.
Dino Pesole Margini di flessibilità, qualora Bruxelles
sblocchi la clausola per investimenti sospesa lo
scorso novembre, cui affiancare una trattativa
parallela per cercare di spuntare ulteriori margini nella
forchetta che separa l' obiettivo di deficit atteso quest'
anno (2,5% del Pil) dal tetto massimo del 3 per cento.
Percorso che sarà possibile definire già a fine
febbraio, quando la Commissione europea renderà
note le nuove stime sull' Italia, con annessa la
valutazione sullo stato di avanzamento delle «misure
aggiuntive» chieste alla fine dello scorso anno: in
primo piano la spending review, ma anche l' avvio
delle privatizzazioni, garanzie che Bruxelles giudica
fondamentali per sostenere la progressiva riduzione
del debito. La strada che il governo si accinge a
percorrere, pur tra perduranti difficoltà e ostacoli, va di
pari passo con l' autorevole intervento pronunciato
due giorni fa dal presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano al Parlamento europeo. Non si disconosce
certo la strada imboccata nel pieno della crisi dell'
eurozona, per molti versi obbligata, quanto piuttosto l'
aver agito brandendo l' arma esclusiva del rigore. Ora
è tempo di voltare pagina, e non a caso anche ieri
Napolitano ha definito non più perseguibile una
politica di «ulteriore rigore finanziario a tappe
forzate». Se la sfida ora si chiama crescita e
occupazione, segnali in direzione di una oculata
flessibilità paiono ormai doverosi da parte di
Bruxelles. Nell' immediato, lo spazio di manovra nell'
anno in corso può valere, conti alla mano, da un
minimo di 3 a 4,5 miliardi sotto forma di progetti
infrastrutturali cofinanziati con l' Unione europea,
benzina potenziale da immettere nel motore della
ripresa. Poi a partire dall' autunno, si comincerà a
istruire in sede europea il dossier delle cosiddette
«intese contrattuali»: incentivi in cambio di riforme
strutturali per la crescita. E già nel prossimo
«Programma nazionale di riforma», che il governo
approverà in aprile insieme al nuovo Documento di
economia e finanza, vi si farà cenno, partendo dalle
raccomandazioni rivolte al nostro paese dalla
Commissione europea, nell' ambito del «semestre
europeo». L' elenco è nutrito: miglioramento dell'
efficienza della pubblica amministrazione,
Pubblica Amministrazione
semplificazioni del quadro normativo, riduzione della
durata dei processi civili, migliore gestione dei fondi
europei. E poi il completamento della riforma del
mercato del lavoro, del sistema di istruzione e della
formazione professionale. Quanto al fisco, di certo
sarà un segnale importante se in fase di confronto
con Bruxelles il Governo potrà contare sull'
approvazione definitiva del disegno di legge delega,
all' esame della Camera per il terzo passaggio
parlamentare. Il tutto, tenendo conto che la stessa
Commissione europea invita l' Italia a ridurre il carico
fiscale sul lavoro, potenziando al tempo stesso le
azioni di contrasto dell' evasione e dell' economia
sommersa. Il meccanismo incentivante potrebbe
tradursi in prestiti a tassi inferiori rispetto a quelli
offerti attualmente dal mercato, finanziando in parte il
costo delle riforme. Se questo è lo scenario che va
prospettandosi da qui ai prossimi mesi, la trattativa
dovrà essere condotta con notevole abilità negoziale.
Qualche apertura è possibile coglierla nelle ultime
esternazioni del presidente della Commissione
europea, José Manuel Barroso e del guardiano dei
conti pubblici Olli Rehn: Bruxelles è pronta a
sbloccare la «clausola di flessibilità», a patto che il
governo tenga fede ai suoi impegni sul fronte del
deficit e della riduzione del debito. In primo piano, i
proventi attesi dalla spending review, il piano di
dismissioni di asset pubblici, gli introiti che affluiranno
dal rientro dei capitali esportati illegalmente attraverso
il meccanismo della «voluntary disclosure». Persitono
dubbi sulla "vulnerabilità" del nostro paese, sui rischi
dell' instabilità politica, e sulle croniche criticità
costituite dall' alto debito e dalla bassa competitività.
© RIPRODUZIONE RISERVATA LA STRATEGIA Le
intese contrattuali A partire dall' autunno, il governo
comincerà a istruire in sede europea il dossier delle
cosiddette «intese contrattuali»: incentivi in cambio di
riforme strutturali per la crescita Dalla giustizia ai fondi
Ue L' elenco delle riforme su cui punta il governo è
lungo: miglioramento dell' efficienza della pubblica
amministrazione, semplificazioni del quadro
normativo, riduzione della durata dei processi civili,
migliore gestione dei fondi europei. E poi il
completamento della riforma del mercato del lavoro,
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del sistema di istruzione e della formazione.
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Giovedì 6 Febbraio 2014
DENARO & POLITICA
L’UTILE LORDO 2013 DELLA SPA È SALITO DEL 25% A 490 MILIONI, IN AUMENTO ANCHE I VOLUMI
Sace, conti in crescita per l’ipo
Entro i primi di marzo i consulenti metteranno a punto
il piano per la cessione del 60% del capitale. Ma prima
dev’essere risolta la questione delle garanzie dello Stato
di Anna Messia
È
salito del 25% a 490 milioni l’utile lordo 2013 di
Sace spa, l’assicuratore
del credito controllato
dalla Cassa Depositi e Prestiti che il governo vuole privatizzare. La società guidata
da Alessandro Castellano si
presenterà così al mercato
con conti in crescita. Anche
se si tratta solo di dati preliminari (quelli definitivi saranno approvati dal consiglio
di amministrazione che si riunirà a metà marzo) i numeri
appaiono positivi, non solo
per quanto riguarda l’utile.
Lo scorso anno Sace spa ha
deliberato garanzie per 8,7 miliardi, in crescita del 2%, di
cui 5,7 miliardi sono andati
a sostegno delle esportazioni
italiane, che hanno registrato
una crescita del 18% rispetto
allo stesso periodo del 2012.
«Un risultato al di sopra delle
aspettative e conseguito in un
anno ancora difficile per l’Italia», ha commentato ieri Castellano, aggiungendo che il
gruppo Sace (che comprende
anche altre società come Sace
Bt o Sace Fct) ha complessivamente «assicurato oltre 30
miliardi di transazioni commerciali e di investimento».
Continuano però a crescere
i sinistri, con 312 milioni di
indennizzi liquidati alle imprese nel 2013, che rappresentano una crescita del 58%
rispetto all’anno precedente.
Benché il trend negativo sia
stato parzialmente mitigato
dall’andamento positivo delle attività di recupero crediti,
che è stata pari a 217 milioni
(+45%). Bene anche l’attività
di factoring, con l’aumento
del 45% del turnover, pari a
2,6 miliardi.
Per quanto riguarda invece
le operazioni per la privatizzazione, i consulenti (Bain &
Company e Goldman Sachs
Poste-Cdp, oggi il governo
scioglie nodo convenzione
di Anna Messia
a riunione è fissata per oggi a Palazzo Chigi, quando il goLDepositi
verno che discuterà della convenzione delle Poste con Cassa
e Prestiti. E si parlerà anche del servizio universale di
Poste italiane. Ad annunciarlo è stato ieri il viceministro dello
Sviluppo Economico, Antonio Catricalà, a margine di un’audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato. Due questioni che vanno risolte rapidamente in vista dell’ingresso dei privati
nel capitale di Poste Italiane, atteso entro fine anno con la cessione
dal parte del ministero dell’Economia del 40% del capitale. Per
quanto riguarda in particolare la
convenzione con Cdp, per conto
della quale il gruppo guidato da
Massimo Sarmi distribuisce buoni
e libretti postali, l’intenzione del
governo sembra essere di stabilizzare i flussi commissionali.
Attualmente le Poste Italiane lavorano in base a un accordo annuale
Massimo
(nel 2012 sono stati incassati 1,6
Sarmi
miliardi) che l’esecutivo vorrebbe
trasformare in pluriennale. Oggi
si entrerà più nel dettaglio. Ieri
intanto Sarmi, come anticipato da MF-Milano Finanza, ha incontrato i sindacati per aggiornarli sui lavori in corso per la
privatizzazione che, come noto, prevede anche l’ingresso dei
lavoratori nel capitale dell’azienda con una quota che dovrebbe
aggirarsi intorno al 5%. Le modalità sono ancora tutte da definire
e si starebbe ragionando a un modello del tutto innovativo per
l’Italia che avrebbe anche bisogno di un intervento legislativo. E
che potrebbe portare anche a un cambio della governance delle
Poste Italiane prevedendo magari un sistema duale, con un comitato di gestione e un comitato di sorveglianza. Ipotesi per ora
solo embrionali; per formulare proposte concrete da presentare
al governo i sindacati e l’azienda apriranno gruppi di lavoro che
si riuniranno nelle prossime settimane. Oggi intanto Sarmi sarà
in audizione in commissione Trasporti alla Camera proprio sul
tema privatizzazione. (riproduzione riservata)
Pubblica Amministrazione
per Sace; Société Générale per
conto dell’azionista Cassa Depositi e Prestiti) sono in piena
attività per decidere modalità
e valore dell’operazione. Bain,
in particolare, sta lavorando al
nuovo piano industriale 20142017. L’obiettivo è definire
tutto entro fine febbraio o al
più tardi inizio marzo, quando
dovrà essere chiaro non solo
il valore di Sace ma anche le
modalità con cui la società si
presenterà al mercato, ossia se
tramite un’ipo (che sembra al
momento l’ipotesi più probabile) o con un collocamento
a privati. Maggiore chiarezza sembra invece esserci per
quanto riguarda la quota da
cedere: il governo appare intenzionato a collocare il 60%
delle azioni, il che vorrebbe
dire mantenere nelle mani di
Cdp, e quindi indirettamente
del Tesoro, una partecipazione
di minoranza. Scelta che però
porta con sé qualche conseguenza: perché Sace spa ope-
Alessandro
Castellano
ra con la garanzia dello Stato
italiano (benché il rating del
gruppo, pari ad A-, sia superiore a quello dell’Italia). Come mantenere questa copertura
per un’azienda a maggioranza
privata? I consulenti sono al lavoro per trovare una soluzione
anche a questo quesito, oltre
ovviamente che per definire il
valore di Sace, cui sembrano
interessati anche investitori di
Emirati Arabi e Qatar, come
sarebbe emerso nella recente
missione del governo Letta in
quei Paesi. Per quanto riguarda la valutazione, si parte dai
6 miliardi pagati da Cdp nel
dicembre 2012, quando rilevò
Sace dal ministero dell’Economia. Anche se nel frattempo,
lo scorso dicembre, Cdp ha
incassato un maxi-dividendo
straordinario da 1 miliardo.
Ieri intanto la spa guidata da
Giovanni Gorno Tempini ha
reso noto di aver concluso
un’emissione obbligazionaria
a tasso fisso di 750 milioni che
ha registrato richieste di titoli
per 1,9 miliardi di euro. (riproduzione riservata)
Quotazioni, altre news e analisi su
www.milanofinanza.it/sace
Sui rating il silenzio normativo si fa assordante
L
e cronache hanno dato notizia del procedimento avviato dalla Corte dei Conti contro
le tre principali agenzie di rating, Moody’s,
Standard & Poor’s e Fitch, per i danni causati
dai giudizi dati sul debito italiano nel 2011 che
tra l’altro contribuirono alla caduta del governo
Berlusconi. In particolare, la chiamata in giudizio di S&P riguarderebbe il risarcimento di
un danno allo Stato per 234 miliardi. Gli avvocati delle agenzie contesterebbero la legittimità
dell’azione della Corte perché toccherebbe organismi esterni alla pubblica amministrazione.
Tuttavia questi legali trascurano che il danno
erariale, alla base dell’intervento della Corte,
non necessariamente deve riguardare funzionari
o soggetti pubblici, ben potendo avere come destinatario un privato, persona fisica o giuridica,
la cui condotta, per colpa o dolo, abbia arrecato
danni allo Stato. Una copiosa giurisprudenza in
tal senso elimina qualsiasi dubbio. L’altro punto
di critica riguarderebbe le componenti del danno stimato dal giudice contabile, che avrebbe
valutato non solo gli aspetti strettamente patrimoniali ma anche la ricchezza immateriale
dello Stato costituita dalle opere d’arte, dalla
letteratura, dai film che siano capolavori eccetera. Certamente c’è materia di discussione
per questo tipo di valutazione che alla lontana
mima i danni morali o il danno biologico nelle
vicende di danneggiamenti tra privati. Ma, ammesso e non concesso che questo computo sia
contestabile, resta la fondatezza di un’azione
risarcitoria da parte dello Stato che è il destinatario del rating e delle previsioni emesse dalla
agenzie. Il fatto che tale iniziativa sia stata avviata non può essere smontato per il modo in
cui i danni vengono stimati. Resta pur sempre
il concetto di danno erariale che è logicamente
e giuridicamente sostenibile; nel contempo il
procedimento della Corte è anche un monito
nei confronti delle agenzie di rating, che per
troppo tempo si sono sentite legibus solutae in
presenza di una normativa europea regolatrice
assai debole e parziale e di incerte iniziative di
contestazione da parte dei governi. Ora è legit-
timo attendersi un comunicato ufficiale della
Corte - anche per l’esigenza di trasparenza del
mercato - che precisi lo stato del procedimento e
i tempi del suo svolgimento. Per ora la Corte ha
fatto sapere che esiste solo l’avvio di indagine.
A maggior ragione occorrerà, non appena in
grado, che si sia messi in condizioni di saperne
di più. Attendiamo poi la ripresa, il 18 febbraio,
del procedimento davanti al gup di Trani sulla
richiesta di rinvio a giudizio di S&P e Fitch
per manipolazione del mercato: un procedimento da tempo pendente e che ora bisognerebbe
portare a conclusione. Non siamo sostenitori
della via giudiziaria alla riforma delle suddette
agenzie. Ma proprio per la persistente inadeguatezza della regolamentazione il vuoto finisce
con l’essere colmato da inevitabili iniziative del
giudice ordinario, amministrativo o contabile.
Le agenzie di rating non godono dell’extraterritorialità; dovrebbero avvertire l’interesse loro
stesso a un’autoregolamentazione, soprattutto
nella predisposizione dei procedimenti per le
valutazioni, che le renda difficilmente attaccabili sul piano della correttezza e dell’efficienza;
ma dovrebbero anche capire che da una disciplina primaria più rigorosa e completa trarrebbero
vantaggio loro per prime, potendo agire in un
contesto più affidabile per oggettività, rigore,
trasparenza. Ciò non significa affatto abbandonare l’esigenza che la disciplina comunitaria sia
emendata e fortemente ampliata e rafforzata.
Ma occorre pure tener presente quanto proprio
ieri ha detto il ministro dell’Economia Fabrizio
Saccomanni a proposito dell’eccessivo ruolo
che si sta dando ai giudizi delle agenzie di rating; gli investitori oggi, secondo il ministro,
danno maggiore peso ad altri fattori, quale per
esempio il rendimento dei titoli pubblici. In
questo quadro, va aggiunto, un aiuto potente
a questa riduzione di importanza potrà essere
dato dall’eliminazione dagli ordinamenti, in
particolare per le norme riguardanti le banche,
dell’obbligatorietà, per diverse operazioni, del
loro accompagnamento con i giudizi di
tali società. (riproduzione riservata)
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Gio 06/02/2014
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Sui rating il silenzio normativo si fa assordante
Le cronache hanno dato notizia del procedimento
avviato dalla Corte dei Conti contro le tre principali
agenzie di rating, Moody' s, Standard & Poor' s e
Fitch, per i danni causati dai giudizi dati sul debito
italiano nel 2011 che tra l' altro contribuirono alla
caduta del governo Berlusconi. In particolare, la
chiamata in giudizio di S&P riguarderebbe il
risarcimento di un danno allo Stato per 234 miliardi.
Gli avvocati delle agenzie contesterebbero la
legittimità dell' azione della Corte perché toccherebbe
organismi esterni alla pubblica amministrazione.
Tuttavia questi legali trascurano che il danno erariale,
alla base dell' intervento della Corte, non
necessariamente deve riguardare funzionari o
soggetti pubblici, ben potendo avere come
destinatario un privato, persona fisica o giuridica, la
cui condotta, per colpa o dolo, abbia arrecato danni
allo Stato. Una copiosa giurisprudenza in tal senso
elimina qualsiasi dubbio. L' altro punto di critica
riguarderebbe le componenti del danno stimato dal
giudice contabile, che avrebbe valutato non solo gli
aspetti strettamente patrimoniali ma anche la
ricchezza immateriale dello Stato costituita dalle
opere d' arte, dalla letteratura, dai film che siano
capolavori eccetera. Certamente c' è materia di
discussione per questo tipo di valutazione che alla
lontana mima i danni morali o il danno biologico nelle
vicende di danneggiamenti tra privati. Ma, ammesso e
non concesso che questo computo sia contestabile,
resta la fondatezza di un' azione risarcitoria da parte
dello Stato che è il destinatario del rating e delle
previsioni emesse dalla agenzie. Il fatto che tale
iniziativa sia stata avviata non può essere smontato
per il modo in cui i danni vengono stimati. Resta pur
sempre il concetto di danno erariale che è
logicamente e giuridicamente sostenibile; nel
contempo il procedimento della Corte è anche un
monito nei confronti delle agenzie di rating, che per
troppo tempo si sono sentite legibus solutae in
presenza di una normativa europea regolatrice assai
debole e parziale e di incerte iniziative di
contestazione da parte dei governi. Ora è legittimo
attendersi un comunicato ufficiale della Corte - anche
per l' esigenza di trasparenza del mercato - che
precisi lo stato del procedimento e i tempi del suo
svolgimento. Per ora la Corte ha fatto sapere che
esiste solo l' avvio di indagine. A maggior ragione
occorrerà, non appena in grado, che si sia messi in
condizioni di saperne di più. Attendiamo poi la ripresa,
il 18 febbraio, del procedimento davanti al gup di
Pubblica Amministrazione
Trani sulla richiesta di rinvio a giudizio di S&P e Fitch
per manipolazione del mercato: un procedimento da
tempo pendente e che ora bisognerebbe portare a
conclusione. Non siamo sostenitori della via
giudiziaria alla riforma delle suddette agenzie. Ma
proprio per la persistente inadeguatezza della
regolamentazione il vuoto finisce con l' essere
colmato da inevitabili iniziative del giudice ordinario,
amministrativo o contabile. Le agenzie di rating non
godono dell' extraterritorialità; dovrebbero avvertire l'
interesse loro stesso a un' autoregolamentazione,
soprattutto nella predisposizione dei procedimenti per
le valutazioni, che le renda difficilmente attaccabili sul
piano della correttezza e dell' efficienza; ma
dovrebbero anche capire che da una disciplina
primaria più rigorosa e completa trarrebbero
vantaggio loro per prime, potendo agire in un contesto
più affidabile per oggettività, rigore, trasparenza. Ciò
non significa affatto abbandonare l' esigenza che la
disciplina comunitaria sia emendata e fortemente
ampliata e rafforzata. Ma occorre pure tener presente
quanto proprio ieri ha detto il ministro dell' Economia
Fabrizio Saccomanni a proposito dell' eccessivo ruolo
che si sta dando ai giudizi delle agenzie di rating; gli
investitori oggi, secondo il ministro, danno maggiore
peso ad altri fattori, quale per esempio il rendimento
dei titoli pubblici. In questo quadro, va aggiunto, un
aiuto potente a questa riduzione di importanza potrà
essere dato dall' eliminazione dagli ordinamenti, in
particolare per le norme riguardanti le banche, dell'
obbligatorietà, per diverse operazioni, del loro
accompagnamento con i giudizi di tali società.
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Il Sole 24 Ore
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Il Sole 24 Ore
Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
14
TUTTOCASA 2014
06
ILLUSTRAZIONE DI MAURO GATTI
IBENEFICIARI
EL’ITER DASEGUIRE
Con l’ecobonus «extralarge»
l’efficienza taglia la bolletta
Proroga del bonus del 65% a tutto il 2014, nel 2015 si scende al 50%
Dario Aquaro
Circa il 40% dei consumi energetici
italiani è legato agli immobili e attribuibile per la maggior parte a impianti di riscaldamento inefficienti e scarso isolamento.
D’altra parte il 70% degli edifici è stato realizzato prima del 1976, anno della prima
normativa (legge 373) sull’efficienza energetica, e un quarto del patrimonio immobiliare non è mai stato sottoposto a interventi di riqualificazione.
Sui temi di risparmio energetico, in una
cornicenormativachehamostratonegliul-
CONSUMI FUORI CONTROLLO
Il 70% degli edifici è stato
realizzato prima del 1976
e il 25% non è mai stato
ristrutturato: così gli sprechi
energetici aumentano
timi anni chiari progressi, è aumentata anchelasensibilitàdei proprietari di immobili. La proroga della detrazione in versione
extralarge punta a coltivare proprio questa
sensibilitàeatrasformarla inopereconcrete, offrendo un sostegno a chi vuol ridurre
le emissioni inquinanti e i consumi energetici. C’è ancora altro tempo dunque per affrontareinterventi di riqualificazioneenergetica, dare un taglio alla bolletta, e garantirsiun rimborso pari a quasi i due terzi della spesa: l’ecobonus sarà infatti al 65% fino
al 31 dicembre 2014, per poi ridursi nel 2015
Normativa Comuni
al50 per cento. Dal 2016, a meno di ulteriori
proroghe,questi interventi potrannogodere solo del bonus al 36%, confluendo
nell’agevolazione per il recupero del patrimonio edilizio (si veda «Il Sole 24 Ore» del
23 gennaio). Le scadenze prorogate sono
più lunghe di sei mesi per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali
ocheinteressano «tutte leunità immobiliari di cui si compone il singolo condominio» (65% fino al 30 giugno 2015, poi 50%
fino al 30 giugno 2016).
Anche per la riqualificazione energetica
loscontosaràdunqueascalare,e perindividuarelamisuradelladetrazionecontaladata in cui la spesa viene "sostenuta": pagata
per le persone fisiche o di competenza per
le imprese. A differenza del bonus sulle ristrutturazioni, infatti, quello sul risparmio
energetico può riguardare qualsiasi tipo di
immobile,di qualsiasicategoria catastale, e
può essere sfruttato da tutti i contribuenti,
a prescindere dalla tipologia di reddito di
cui siano titolari (soggetti Irpef e Ires). La
platea è ampia e riunisce persone fisiche,
compresigliesercentiartieprofessioni,impresecommerciali (ditte individuali,società di persone o di capitali), associazioni tra
professionisti, enti pubblici e privati che
non svolgono attività commerciale.
Beneficiario del maxisconto è chi sostienelaspesa,siaproprietarioomeno(inquilino,comodatario,usufruttuario)dell’immobile oggetto dei lavori. Ma di quali lavori
parliamo?L’agevolazioneriguardaleriqualificazioni energetiche globali degli edifici;
gliinterventisustruttureopacheorizzonta-
.com
SU INTERNET
Aggiornamenti su norme,
fisco e mercato sul Quotidiano
della Casa e del Territorio
IlQuotidianodellaCasa&delTerritorioèlo
strumentodigitaleriservatoagliabbonati
delSole24Orechefornisceun
aggiornamentocostantesututtelenotizie
relativealmondodellacasa,dell’ediliziae
delrealestate.Siarticolanelleseguenti12
sezioni:ediliziaprivata;appalti;
infrastruttureecittà;mercatoimmobiliare;
realestate;architetturaeprogetti;
condominio;fisco;arredodesign;impresae
professione;bandidigaraeprogettazione.
www.casaeterritorio.ilsole24ore.com
li o verticali (inclusi i cappotti termici, i solai, tutte le coperture di un fabbricato) e la
sostituzione degli infissi; l’installazione di
pannelli solaritermici, per la produzionedi
acqua calda; la sostituzione di impianti di
riscaldamento con caldaie a condensazione, con pompe di calore ad alta efficienza o
impiantigeotermiciabassaentalpia.Aquestequattrocategoriedi lavoricorrispondono diversi valori massimi di detrazione (da
100mila a 30mila euro), come viene spiegato in questa guida che riassume le novità e
tutti i passaggi per destreggiarsi e sfruttare
l’ecobonus.Perchéoltreagliimportimassimi detraibili a seconda del tipo di intervento cambiano anche le procedure da seguire: i documenti da acquisire e quelli da trasmetterein via telematica all’Enea entro 90
giorni dalla fine dei lavori.
Mentre i titolari di reddito d’impresa sono esonerati dall’obbligo di bonifico, perché non è rilevante la data di pagamento
ma la competenza del costo imputato in bilancio, per i privati il bonifico "parlante" rimane invece un requisito fondamentale
per accedere albonus e deve essere eseguito dalla stessa persona alla quale sono intestate le fatture. La detrazione, sia per il privato sia per l’impresa, viene comunque ripartita in dieci quote annuali di pari importo e riduce l’Irpef o l’Ires lorda dovuta per
l’anno d’imposta. Ma non è prevista alcuna
possibilità di rimborso o rinvio: se l’imposta dovuta per un determinato esercizio è
inferiore alla quota di detrazione, la parte
in eccesso va persa.
NELLADICHIARAZIONE
DEIREDDITI
Hanno accesso
alle detrazioni
persone fisiche
e soggetti Ires
Principio di cassa
per determinare
la quota di «bonus»
a cui si ha diritto
erl’accesoalledetrazionifiscali
collegateallarealizzazionedegli
interventidiriqualificazioneenergetica,in
temadipraticheamministrativee
documentazionedaconservare,occorre,in
lineagenerale,seguirelemedesimeregole
previstepergliinterventidiristrutturazione
edilizia.Èinfattilostessocomma348della
legge296/2006arichiamareespressamente
lemodalitàoperative dicuiall’articolo1della
449/1997concernentiappuntogliinterventi
direcuperodelpatrimonioedilizio,regolati
dall’articolo16-bisdelTuir(si veda«IlSole
24Ore»del23gennaio).Unaprima,
rilevante,differenzaèrappresentatadal
fattochegliinterventiagevolatipossono
interessarequalsiasitipologiad’immobile,a
prescinderedallacategoriacatastale,ivi
compresiquindigliimmobilistrumentalie
rurali.Daciòconsegueun’altrapeculiarità:
possonoinfattiusufruireditale
agevolazionenonsololepersonefisichema
anchelepersonegiuridiche(soggettiIres).
Diconseguenza,cambianolemodalitàdi
pagamento,chevarianoasecondacheil
soggettosiatitolareomenodireddito
d’impresa.Mentreperlepersonefisiche
restaobbligatorioilpagamentomediante
bonificobancario"parlante",perititolaridi
redditod’impresanonvièquestoobbligo,
potendoglistessiprovareilpagamentocon
altraidoneadocumentazione.Perottenere
ladetrazioneprevistadagliecobonusil
contribuentedeveperòacquisire,oltreagli
eventualititoliabilitativi,diverse
certificazioni.Èinfattinecessaria
l’asseverazionediuntecnicoabilitatoola
dichiarazioneresadaldirettoredeilavori
attaacertificarechel’interventorealizzatoè
conformeairequisititecnicirichiestiper
l’agevolazionerichiesta.Nelcasodi
interventiminori,qualilasostituzionedi
finestreeinfissioperlecaldaiea
condensazioneconpotenzainferiorea100
kW,questodocumentopuòesseresostituito
daunacertificazionedelproduttore
attestantelecaratteristichedeiprodotti
installati.Perlariqualificazionediedifici
esistentioperinterventisullesuperfici
opache,oltreall’asseverazione,ènecessario,
quandorichiesto,acquisirelacertificazione
energeticadell’immobilechecomprende i
datirelativiall’efficienzaenergeticapropria
dell’edificio,qualoraintrodottadalla
Regioneodall’entelocale,o,neglialtricasi,
unattestatodiqualificazioneenergetica,
predispostodaunprofessionistaabilitato.Si
devepoitrasmettereall’Enea,entro90
giornidalterminedeilavorieconmodalità
telematiche,laschedainformativadegli
interventirealizzatielacopiadell’attestato
diqualificazioneenergetica.Nonvanno
inviateall’Eneaasseverazione,relazioni
tecniche,fatture,copiadibonifici,piantinee
documentazionevaria.Nelcasoincuii
lavorinecessariarealizzaregliinterventi
proseguanoinpiùperiodid’imposta,è
necessariocomunicareall’agenziadelle
Entratelespeseeffettuatenei periodi
precedenti,inviatelematica,entro90giorni
dalterminedelperiodod’imposta.
P
e spesesostenute nell’anno 2013 per
interventifinalizzati al risparmio
energeticodegli edificiesistenti, di
qualsiasicategoria catastale, danno diritto a
una detrazione d’impostadel 55 o del 65%:
nelladichiarazione dei redditi, modello 730
oUnico, siindicano sia lequote spettanti
perle spese sostenute nell’anno 2013, sia le
quote spettanti in relazionealle spesedi
anniprecedenti. Vale il criterio dicassa,
rilevacioè l’annoin cui le spese sonostate
sostenute. Il limite massimodi detrazione
spettanteva riferito all’unità immobiliaree
va suddivisotra i detentorio possessori
dell’immobile,in base all’importo
effettivamentesostenuto. Rimane fermo
chegli oneri deducibili o detraibilipossono
ridurreo azzerareil peso dell’Irpef e delle
relative addizionali regionalie comunali,
manon danno diritto al rimborso. Nel
modello730,per i redditidel 2013, per la
detrazione del 55 odel 65% si devono
compilare i righi da E61 a E63. In particolare,
incolonna 2 si indical’anno in cui sono state
sostenute lespese e, in colonna3, si
indicano,con il codice1, lespese sostenute
dal1˚gennaio al 5giugno 2013 (detrazione
del55%) e, con il codice2, le spese sostenute
dal6 giugno al 31 dicembre 2013(65%). Il
beneficiofiscale per interventifinalizzati al
risparmio energeticodegli edificiesistenti è
pari al: 55% per lespese sostenute dal 2008
al 2012 e dal1˚gennaio al 5giugno 2013; 65%
perle spese sostenute dal 6 giugnoal 31
dicembre2013. Perla detrazione d’imposta
sullespese sostenute per il risparmio
energetico,la legge di stabilità 2014 fissala
misura: del 65% anche sulle spese sostenute
fino al 31 dicembre2014; del 50% sullespese
sostenute dal1˚gennaio 2015al 31 dicembre
2015.In base alle spese sostenute, la
detrazione è ripartita:in dieci rateannuali
dipari importo, entro il limite massimo
previstoper ciascun intervento effettuato,
dal2011 al 2013;in cinque rate annuali, per le
spesesostenute nel 2009e nel 2010. Fino a
96milaeuro, è altresì riconosciutoil bonus
perle spese sostenute dal 4agosto 2013 al 31
dicembre2013 per gliinterventi finalizzati
all’adozionedi misureantisismiche su
edificiadibiti ad abitazione principale oad
attivitàproduttive ricadenti nelle zone
sismichead alta pericolosità,le cui
procedure diautorizzazione sono state
attivatedal 4agosto 2013.In caso di più
beneficiari,la scelta effettuata al momento
delsostenimento delle spese non può
esserevariata a causa dellasopraggiunta
incapienza diuno dei beneficiari.
Nell’ipotesi divendita odonazione
dell’immobilesul quale sono statirealizzati
gliinterventi chedanno diritto alla
detrazione prima chesia trascorso il
periodo digodimento del beneficio,le
quote didetrazione non godute sono
trasferite, salvodiverso accordo delle parti,
agliacquirenti o donatari. Nelcaso di morte
deltitolare dell’immobile,il diritto alla
detrazione sitrasmette esclusivamente
all’erede checonserva la detenzione
materialee diretta dell’immobile.
Gianni Marchetti e Alberto Bonino
Salvina Morina e Tonino Morina
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Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
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Con l' ecobonus «extralarge» l' efficienza taglia la
bolletta
Proroga del bonus del 65% a tutto il 2014, nel 2015 si scende al 50% CONSUMI
FUORI CONTROLLO Il 70% degli edifici è stato realizzato prima del 1976 e il 25%
non è mai stato ristrutturato: così gli sprechi energetici aumentano.
Dario Aquaro Circa il 40% dei consumi energetici
italiani è legato agli immobili e attribuibile per la
maggior parte a impianti di riscaldamento inefficienti e
scarso isolamento. D' altra parte il 70% degli edifici è
stato realizzato prima del 1976, anno della prima
normativa (legge 373) sull' efficienza energetica, e un
quarto del patrimonio immobiliare non è mai stato
sottoposto a interventi di riqualificazione. Sui temi di
risparmio energetico, in una cornice normativa che ha
mostrato negli ultimi anni chiari progressi, è
aumentata anche la sensibilità dei proprietari di
immobili. La proroga della detrazione in versione
extralarge punta a coltivare proprio questa sensibilità
e a trasformarla in opere concrete, offrendo un
sostegno a chi vuol ridurre le emissioni inquinanti e i
consumi energetici. C' è ancora altro tempo dunque
per affrontare interventi di riqualificazione energetica,
dare un taglio alla bolletta, e garantirsi un rimborso
pari a quasi i due terzi della spesa: l' ecobonus sarà
infatti al 65% fino al 31 dicembre 2014, per poi ridursi
nel 2015 al 50 per cento. Dal 2016, a meno di ulteriori
proroghe, questi interventi potranno godere solo del
bonus al 36%, confluendo nell' agevolazione per il
recupero del patrimonio edilizio (si veda «Il Sole 24
Ore» del 23 gennaio). Le scadenze prorogate sono
più lunghe di sei mesi per gli interventi sulle parti
comuni degli edifici condominiali o che interessano
«tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo
condominio» (65% fino al 30 giugno 2015, poi 50%
fino al 30 giugno 2016). Anche per la riqualificazione
energetica lo sconto sarà dunque a scalare, e per
individuare la misura della detrazione conta la data in
cui la spesa viene "sostenuta": pagata per le persone
fisiche o di competenza per le imprese. A differenza
del bonus sulle ristrutturazioni, infatti, quello sul
risparmio energetico può riguardare qualsiasi tipo di
immobile, di qualsiasi categoria catastale, e può
essere sfruttato da tutti i contribuenti, a prescindere
dalla tipologia di reddito di cui siano titolari (soggetti
Irpef e Ires). La platea è ampia e riunisce persone
fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni,
imprese commerciali (ditte individuali, società di
persone o di capitali), associazioni tra professionisti,
enti pubblici e privati che non svolgono attività
commerciale. Beneficiario del maxisconto è chi
Normativa Comuni
sostiene la spesa, sia proprietario o meno (inquilino,
comodatario, usufruttuario) dell' immobile oggetto dei
lavori. Ma di quali lavori parliamo? L' agevolazione
riguarda le riqualificazioni energetiche globali degli
edifici; gli interventi su strutture opache orizzontali o
verticali (inclusi i cappotti termici, i solai, tutte le
coperture di un fabbricato) e la sostituzione degli
infissi; l' installazione di pannelli solari termici, per la
produzione di acqua calda; la sostituzione di impianti
di riscaldamento con caldaie a condensazione, con
pompe di calore ad alta efficienza o impianti
geotermici a bassa entalpia. A queste quattro
categorie di lavori corrispondono diversi valori
massimi di detrazione (da 100mila a 30mila euro),
come viene spiegato in questa guida che riassume le
novità e tutti i passaggi per destreggiarsi e sfruttare l'
ecobonus. Perché oltre agli importi massimi detraibili
a seconda del tipo di intervento cambiano anche le
procedure da seguire: i documenti da acquisire e
quelli da trasmettere in via telematica all' Enea entro
90 giorni dalla fine dei lavori. Mentre i titolari di reddito
d' impresa sono esonerati dall' obbligo di bonifico,
perché non è rilevante la data di pagamento ma la
competenza del costo imputato in bilancio, per i
privati il bonifico "parlante" rimane invece un requisito
fondamentale per accedere al bonus e deve essere
eseguito dalla stessa persona alla quale sono
intestate le fatture. La detrazione, sia per il privato sia
per l' impresa, viene comunque ripartita in dieci quote
annuali di pari importo e riduce l' Irpef o l' Ires lorda
dovuta per l' anno d' imposta. Ma non è prevista
alcuna possibilità di rimborso o rinvio: se l' imposta
dovuta per un determinato esercizio è inferiore alla
quota di detrazione, la parte in eccesso va persa. ©
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Gio 06/02/2014
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Il Sole 24 Ore
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Il Sole 24 Ore
Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
Politica e società
Lo strappo del Senato mette alla prova il duopolio Renzi-Berlusconi
S
ul caso De Gregorio il presidente del
Senato ha senza dubbio esercitato le
sue prerogative. Ma è come se avesse
avvicinato in piena coscienza una torcia accesa a una santabarbara piena di dinamite.
Questo a causa delle modalità con cui si è
arrivati alla decisione di costituirsi parte civilenelprocessodiNapolicontro Berlusconi per la presunta compra-vendita di parlamentari. Modalità che riguardano in particolare il pasticcio del voto, peraltro consultivo,concuil’Ufficiodipresidenzadi Palazzo Madama aveva in precedenza imboccato la strada opposta, ossia nessun intervento nel processo, nessuna «parte civile».
Viceversa, Grasso ha subito smentito
quel voto ed era suo diritto farlo. Ma le con-
7
il PUNTO
DI Stefano Folli
Tuttavia la vicenda
non può compromettere
la riforma. Può rendere
più complesso il suo iter
seguenze non sono trascurabili, visto che si
tratta della seconda carica dello Stato e che
l’imputato,tantopercambiare,sichiamaSilvio Berlusconi, ormai ex senatore, ma pur
sempre al centro della vita politica. Anzi, da
pochi giorni rinato nelle vesti di «padre costituente» della nuova Repubblica.
L’episodio non produrrà effetti politici
immediati, ma sarebbe sbagliato sottovalutarlo. Si inserisce in un clima tutt’altro che
sereno,comesièappenavistoanchea Montecitorio(sia purepermotividiversi).Qualcheerroreandavaevitato,a cominciareproprio da quel voto dell’Ufficio di presidenza.
Se il presidente aveva già deciso come procedere, avrebbe fatto meglio a non permettere quella votazione. Se invece era indeci-
so o aveva dato tale impressione ai suoi interlocutori, doveva sapere che la scelta di
ricorrere ai suoi poteri e di non tener conto
di quel voto lo avrebbe esposto ad accuse di
parzialità.
Dicertonon sipuò direche inquestalegislatura i presidenti delle due assemblee abbiano fortuna. Prima Laura Boldrini e ora
PietroGrassosonofinitientrambinelfrullatore e vengono bersagliati da rilievi spesso
ingiusti. È come se quell’alone di rispetto
istituzionalechesecondotradizionecircondava le figure dei presidenti, anche i meno
popolari, si sia dissolto in questa ennesima
fase di transizione.
Oltre tutto Grasso guida la Camera Alta,
di cui viene ribadita ogni giorno l’inutilità e
annunciata la prossima chiusura. Non è il
modo migliore per garantire la tranquillità
degli animi. O per reclamare dal presidente
dell’assembleaunospiritodeltutto«aldisopra delle parti».
In ogni caso anche questa vicenda dimostra quanto la legislatura si stia sfilacciando. Difficile pensare che entrambe le Camere possano trasformarsi in arene dove
lo scontro è totale e i due presidenti vengono delegittimati e contestati in modo sistematico.
Qualcuno ha voluto leggere nella vicenda,salutataconentusiasmo dai CinqueStelleedatutto ilfrontediciamo così«giustizialista», un tentativo di sabotare l’asse RenziBerlusconi sulla riforma elettorale. L’inter-
pretazione è ragionevole, ma solo nel senso
che dimostra quanto sarà impervio, soprattutto al Senato, il cammino della legge elettorale. A parte questo aspetto, che non è
una novità, difficile credere che il patto fra
RenzieBerlusconipossavacillareperl’incidente di ieri. È e resta nell’interesse preciso
dei due contraenti arrivare al risultato della
riforma bipolare. D’altra parte, i nemici del
duopolio sono tanti e agguerriti. Il caso De
Gregorio li avrà resi più determinati.
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Q
APPROFONDIMENTO ON LINE
Online «il Punto» di Stefano Folli
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Politica e giustizia. La decisione nel processo per la compravendita di voti - Pd e M5S plaudono al presidente di Palazzo Madama
Il Colle. «Bene la continuità di azione»
Senato parte civile contro Berlusconi
Napolitano «blinda»
il governo Letta
I partiti: serve verifica
Grasso ribalta il voto del consiglio di presidenza - Ira Fi: zelo giustizialista, ci saranno conseguenze
Barbara Fiammeri
ROMA
Il Senato si costituirà parte civile contro Silvio Berlusconi, nel processo che vede
l’ex premier imputato per la
presuntacompravenditadisenatori. A deciderlo è stato Pietro Grasso, presidente del Senato,nonostanteilparerecontrario espresso dall’ufficio di
presidenza di Palazzo Madama.Il verdettodiGrassoè arrivato via mail ad alcune ore dal
parere consultivo che aveva
bocciatol’ipotesidellacostituzione di parte civile con dieci
voti contro otto. Decisivi i voti
di Linda Lanzillotta di Sc e di
Antonio De Poli (PpI) che si
sono schierati con Fi, Ncd, LegaeGalcontro irappresentanti di Pd, M5s e Sel. Sembrava
fossefinitalì. Mail regolamento affida al presidente la decisione finale. E Grasso, dopo
unasolitaria riflessione,alla fine ha scelto di far costituire
per la prima volta il Senato come parte civile.
Il presidente ha ribaltato il
responso dell’ufficio di presidenza perché è «ineludibile
dovere morale» che la Camera Alta partecipi all’accertamento della verità dei fatti in
quanto, secondo i magistrati
chehannopreparatoil processo, i fatti relativi alla presunta
compravendita si sarebbero
realizzati proprio al Senato.
Insorge il centrodestra, soprattutto Fi che attacca compatto il presidente del Senato
per il suo «zelo giustizialista»,
che ha portato a una decisione
«turpe»eche–avverteMaurizioGasparri–«nonresteràpriva di conseguenze». Proprio
Gasparri, come Renato Brunettaemoltialtriesponentiazzurri poche ore prima si erano
invece detti certi che Grasso
LA DECISIONE
Il presidente di Palazzo
Madama: «Dovere morale»
Fra i voti contrari Sc e Udc
Brunetta: colpo a freddo alla
pacificazione, Renzi valuti
avrebbe rispettato la volontà
dell’ufficiodi presidenza.Contemporanemente dal fronte
opposto, il M5s chiedeva al
Presidente di «prendere posizione», Di Pietro lo invitava a
«nonfare PonzioPilato»mentre il Pd si limitava a confidare
nella «saggezza» di Grasso.
È plausibile che il presidente abbia tenuto conto anche
del fatto che a propendere per
la costituzione di parte civile
fossero i rappresentanti dei
principali gruppi parlamentari e quindi del Senato. Qualcun altro, più maliziosamente, legge in questa scelta un
obiettivo politico di cui il capogruppo alla Camera di Fi si
fa interprete.«Viene il sospetto chesia in realtà un colpo dato a freddo alla pacificazione,
quella sì istituzionale, voluta
da Renzi e Berlusconi», dice
Brunetta seguito poco dopo
da Daniela Santanchè che se
la prende anche con il Capo
dello Stato («L’asse Napolitano-Grasso fa molto male a
questo Paese»).
Dal Pd il plauso verso il presidente è unanime. In particolare il vicepresidente dei democratici Stefano Lepri ci tiene a sottolineare che «oggi,
nel consiglio di Presidenza,
non c’è stata nessuna votazione ma solo una consultazione
dei membri dell’Ufficio». AncheilM5stellesispendeafavore del presidente del Senato,
sia pure per lanciare una nuova frecciata nei confronti della sua omologa alla Camera
Laura Boldrini. «Grasso ha
sceltoditutelare primaildecoro delle istituzioni rispetto
agli interessi dei partiti» segnali positivi che i grillini vorrebbero«leggereanchenell’altro ramo del Parlamento».
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Intimidazione al presidente della Camera
ROMA
ANSA
Lettera minatoria inviata a Boldrini
Nella busta un proiettile e minacce
Una lettera minatoria contenente un proiettile calibro 3,80 è
stataintercettatainuncentrosmistamento delle poste a Milano:
era destinata alla presidente della
Camera Laura Boldrini. Nella busta anche un biglietto con minacce. «Solidarietà da parte di tutti i
deputati democratici» ha espres-
soAndreaMartella,vicepresidente del Pd della Camera. Sostegno
allapresidenteanchedaForzaItalia: «La violenza scivola dalle parole ai gesti: solidarietà alla Presidente Boldrini», ha scritto Mariastella Gelmini, vice capogruppo
vicario alla Camera dei deputati.
Intanto il M5S starebbe organiz-
zando una querela di massa contro la presidente e la sua affermazione sui «potenziali stupratori».
LareplicadelportavocedellaBoldrini,RobertoNatale:«Dalorooffese e sconcezze. Sottoporremo
ai giudici il lunghissimo repertorio di minacce».
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L’ipotesi di «successione» a Letta. Il segretario esclude «manovre di Palazzo», ma il pressing da parte della maggioranza di governo è forte
Renzifrena sullastaffetta:non sonoD’Alema
Emilia Patta
ROMA
«No a manovre di Palazzo,
io non sono D’Alema». Matteo
Renzi ha riunito ieri la segreteria
a Largo del Nazareno per preparare la direzione di oggi dedicata
alle riforme costituzionali. E ai
suoi ha ripetuto di non essere interessato alla staffetta con EnricoLettaperproseguirelalegislatura. Ma nei numerosi incontri
avuti ieri – con il leader della minoranza interna Gianni Cuperlo,
con il ministro per i Rapporti
con il Parlamento Dario Franceschini, con la segretaria di Scelta
civica Stefania Giannini ed anche con Pier Ferdinando Casini,
appena tornato nelle braccia di
SilvioBerlusconigraziealbipolarismo resuscitato dall’Italicum –
illeaderdelPd hadovuto constatare che il pressing per un’assunzione diretta di responsabilità è
fortissimo. Da parte dei montiani (Andrea Romano lo chiede da
settimane), da parte del Nuovo
centrodestra (è di due giorni fa il
facciaafacciaconAngelinoAlfano), da parte della sinistra del
IL PIANO B DELLE URNE
La strategia del sindaco: la vera
alternativa non è tra Letta bis
e Renzi 1 ma tra Letta bis
ed elezioni anticipate. Se non
a maggio, anche in autunno
partito e anche da parte di alcuni
dei suoi. Tanto che Cuperlo, dopo l’incontro di ieri al Nazareno,
sièfatto l’idea che ilRenzi 1non è
ipotesi peregrina. «Quello che è
certo è che così non si può andare avanti – ha detto a Renzi il leader della minoranza –. Il Pd non
può continuare a far parte di un
governo di nessuno. Poi scegli tu
lo strumento: un Letta bis o altro.
Quellocheserveèunrilancioverodell’azionedi governo ea questo fine un rimpastino non basta». E anche dal Nuovo centrodestra di Alfano fanno trapelare
che il punto è proprio l’atteggiamento del Pd nei confronti del
governo: «Renzi appoggia il governoLetta o dobbiamo farlo noi
dasoli?».Eseil rilanciodell’azione di governo passa per una staffetta – è il ragionamento che si fa
tra gli alfaniani – allora va bene
anche la staffetta...
In serata la «blindatura» del
governo da parte del Quirinale
(siveda l’articoloinpagina)sembraalmomentochiuderelapartita e allontanare anche il rimpasto o Letta bis che sia. Di patto di
coalizione e squadra di governo,
concordano a questo punto sia
Renzi che il premier, se ne parleràafinemese,ossiadopol’approvazione da parte della Camera
della legge elettorale frutto del
patto Renzi-Berlusconi. Prima
di quel passaggio è difficile prevedere scenari. E i boatos su un
Renzi 1, non frenati dai suoi più
stretti collaboratori, sembrano
peroraavereloscopodaunaparte di blindare l’accordo sull’Italicum in vista del voto dell’Aula
previstoperla prossimasettimana e dall’altra di tenere il fiato sul
collo del premier. Perché la vera
alternativa – confidano dalla
stretta cerchia di Renzi – non è
tra il Letta bis o il Renzi 1 bensì il
Letta bis e le elezioni anticipate.
Insomma,Renzinonavrebbeancora rinunciato del tutto all’ipotesi di election day a fine maggio
qualora fosse possibile. E se non
a fine maggio, anche in autunno
nonostante il semestre europeo.
Vero che una delle modifiche
concordate alla legge elettorale
prevede una delega al governo
per ridisegnare i collegi «entro
45 giorni» dall’approvazione definitiva della legge (norma che è
stata appunto chiamata salva-
Letta),malamodificanonèancora stata approvata. Al momento
il testo base presentato alla Camera contiene già le tabelle con i
nuovi collegi, come voluto da Fi.
«Vediamo come va il voto in Aula, su questo e su altri punti. Nullaèscontato...»,diconoalcunideputati renziani.
La direzione di oggi, dedicata
allariformadelTitoloVealsuperamento del bicameralismo perfetto con l’abolizione del Senato
e alla quale parteciperà anche
Letta, si apre dunque in un clima
surreale.Siparladiriformecostituzionali che necessiteranno di
almeno un anno per essere approvate mentre ancora non è
chiaro come il Pd si appresterà
ad affrontare le prossime settimane.Tuttodipenderàdachecosa uscirà dal voto segreto della
Camera sull’Italicum.
forma di Governo che avrebbe
dovuto collegarsi alle decisioni sulla legge elettorale».
Sul piano dei contenuti, si diceva, le convergenze con il piano del Pd non mancano, a partire dal superamento delle
«competenze concorrenti»,
l’articolazione delle competenze più per funzioni che per
materie e la riconduzione al
centro di alcuni temi frettolosamente devoluti nel 2001, come il trasporto e l’energia. Su
questo filone si innesta anche
l’ipotesi di una «clausola di salvaguardia» statale, da esercitare con un passaggio al Senato
delle Regioni, per accompagnare l’attuazione di piani nazionali di riforma in grado di
evitare inciampi del passato
come avvenuto per esempio
sul Piano Casa, fermato di fatto dalle Regioni. Il progetto
del ministero delle Riforme,
però, prova a fare dei passi in
più, e mira anche a blindare in
Costituzione alcune mosse
tentate dal federalismo fiscale
del 2009-2011 ma impantanatesi nell’attuazione (alla stesura
del Ddl ha contribuito anche
Luca Antonini, che guida la
Commissione paritetica sul federalismo fiscale). È il caso
della tagliola ad agenzie, consorzi ed enti intermedi, che le
Regioni finora hanno difeso
con successo in Corte costituzionale, e di una forte limitazione alle società partecipate,
che secondo il Ddl dovrebbero operare solo quando il fine
pubblico non possa essere conseguito da privato con pari efficienza e adeguatezza: a definire il quadro normativo dovrebbe essere, entro sei mesi
dall’approvazione del Ddl costituzionale, una legge ordinaria, chiamata a tradurre in pratica il principio della «sussidiarietà rafforzata».
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Titolo V. Pronto il ddl del ministro per le Riforme - Nel menù anche il taglio alle società partecipate
Professioni e lavoro, competenza allo Stato
Gianni Trovati
MILANO
Addio alla competenza regionale su grandi reti di trasporto ed energia, ma anche
su ordinamento delle professioni e tutela e sicurezza del lavoro; cancellazione delle
«competenze concorrenti»
fra Stato e Regioni, che in questi anni hanno fatto esplodere
le battaglie in Corte costituzionale e che nel nuovo assetto saranno sostituite dal nuovo ruolo dei territori nel Senato delle
Regioni; forte regia centrale
sul procedimento amministrativo, nel tentativo di superare
gli ostacoli alzati dai territori
sui progetti di semplificazione, taglio drastico alle società
partecipate, azzeramento di
consorzi, agenzie ed enti inter-
Normativa Comuni
medi in genere, taglio al numero e alle indennità dei consiglieri regionali e raggruppamento dei piccoli Comuni per
ambiti ottimali.
Sono gli ingredienti principali nel ricco menù della riforma del Titolo V scritta nel disegno di legge preparato dal
ministero delle Riforme costituzionali. Sullo stesso tema
stanno lavorando anche al ministero degli Affari regionali
e delle Autonomie (si veda il
IL MINISTRO
Quagliariello: incardinare
subito il bicameralismo al
Senato e affidare la riforma
del Titolo V alla Camera dopo
l’ok alla legge elettorale
Sole 24 Ore del 21 gennaio),
con alcune convergenze importanti sul versante del meccanismo delle competenze,
ma ora si tratta di fare la sintesi. «Noi siamo pronti – taglia
corto il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello –; il
Pd ci ha chiesto di attendere
per decidere quali interventi
affidare al Governo e quali al
Parlamento, ma ora bisogna
ripartire davvero per uscire
da questa situazione in cui tutti chiedono di cambiare passo
ma il cammino non si sblocca.
Se poi si decide che le riforme
sono tutte competenza del
Parlamento, nessun problema: ma a quel punto l’esistenza di un ministero delle Riforme perde significato. Parliamone laicamente, perché l’im-
portante è fare le riforme,
non dove si fanno».
Nella tempesta politica perenne che sta caratterizzando
questi mesi, il cammino di una
legge costituzionale che richiede un doppio passaggio alla Camera e al Senato rischia
di rivelarsi più accidentato del
solito, e da questo punto di vista la questione dei tempi diventa cruciale. «Penso – sostiene Quagliariello – che si
debba incardinare subito il bicameralismo al Senato e affidare la riforma del Titolo V alla
Camera appena votata la legge
elettorale, quindi entro la fine
del mese o i primi giorni di
marzo. Già la defezione di Forza Italia, che ha fatto saltare
l’iter accelerato delle riforme,
ha impedito la revisione della
Un governo c’è e lavora con
risultati apprezzabili. Di ritorno
daStrasburgo,GiorgioNapolitano rassicura Enrico Letta al telefono e fa diramare una nota dal
suoufficiostampaincuisirimarca che il Capo dello Stato ha «ribadito il suo apprezzamento per
la continuità e i nuovi sviluppi
dell’azione di Governo sul pianonazionaleenellerelazioniinternazionali». Il premier si appresta dunque a partecipare oggi alla direzione del suo Pd con
animo rinfrancato. Non è infatti
uncasochel’interventodelQuirinale– cheha stesosul governo
il suo mantello protettivo – avvenga al termine di una giornata in cui i boatos di un staffetta
con illeader del Pd Matteo RenziaPalazzoChigisisonorincorsi con insistenza. «Chiacchiere
da Transatlantico», chiosano
da Palazzo Chigi.
Una giornata, quella di Letta,
iniziata con una riunione dei capigruppo della sua maggioranza
sul tema dei decreti in scadenza
esubitoscivolata– perviadi una
dichiarazione del capogruppo
di Scelta civica Andrea Romano
(«se l’assunzione di responsabilità del Pd passa per Renzi alla
guida del governo, ben venga
Renzi a Palazzo Chigi» – sulla
spinosa via della «verifica di governo chiesta» dai "piccoli". Il
pressing di Scelta civica e Nuovo centrodestra di Angelino Alfano affinché si sigli il famoso
patto di coalizione "Impegno
2014" per rilanciare l’azione di
governo senza aspettare il via libera alla legge elettorale – come
vuole Renzi – c’è in effetti da
giorni. «Un governo non è fatto
persopravvivere,maperdecidere su cose concrete. Ncd non resterà a guardare le liti nel Pd. Bisogna coinvolgere Renzi
nell’esecutivo, altrimenti così
non si può andare avanti», ha
detto ieri il ministro alfaniano
Maurizio Lupi. Ma durante un
pranzoproprio conAlfanoecon
DarioFranceschiniLettasièsentito rassicurato sulle intenzioni
dei suoi principali alleati. Che
chiedono un maggior coinvolgimentodel Pd enon un cambiodi
premier. Basta che – è questa la
posizione del vicepremier – si
passi ad affrontare i problemi
del Paese, che non sono la legge
elettorale,esichiuda sulpattodi
coalizione.
Ad ogni modo la "verifica" si
farà, ha ribadito Letta ai suoi interlocutori,subitodopo l’approvazione della legge elettorale alla Camera e quindi a fine mese.
Ilpremier,spieganoisuoi,èconsapevole
dell’importanza
dell’approvazione dell’Italicum
come condizione per andare
avanti con l’azione di governo e
lavora per una buona soluzione
in Aula. Oggi Letta dovrebbe intervenire in direzione – ma non
è ancora deciso, dipende anche
da come andrà il dibattito – ma
non ci sarà nessun aut aut e nessuna perentoria richiesta a Renzi. «Non è tipo da fare Krusciov
che batte la scarpa sul tavolo»,
sorride chi lo conosce bene. Il
possibile intervento di Letta si
muoverà dunque su tre direttive: pieno sostegno alle riforme
messe in campo Renzi, necessità di un impegno più forte del Pd
nel governo, sottolineatura dei
provvedimenti che comunque
l’esecutivo ha già messo in cam-
IMPEGNO 2014 A FINE MESE
«Il patto di coalizione sarà
siglato solo dopo l’ok alla
legge elettorale alla Camera».
Oggi il premier incontrerà
Renzi alla direzione del Pd
poinquestomeseedhagiàprontiperilprossimo.Insomma,indipendentemente dalla sigla di
"Impegno 2014", da fare ce n’è,
sulla scia del discorso programmatico dell’11 dicembre su cui
Letta ha ottenuto la fiducia del
Parlamento. E i risultati di questi ultimi dieci giorni (dalla legge sul rientro dei capitali al caso
Mastrapasqua,da Alitaliaal fondo sovrano del Kuwait) confermano per Letta che il governo è
tuttofuorchédiordinariaamministrazione».
Lagiornatadiieriregistrainfine, al positivo, anche la tregua
con il presidente di ConfindustriaGiorgioSquinzi(sivedapagina 5). «Pure nella diversità di
vedute – si sottolinea da Palazzo
Chigi–ilfattocheLettasièimpegnato ad andare il 19 febbraio in
Confindustria per un incontro
con i vertici degli industriali testimonia del clima positivo e costruttivo».
Em. Pa.
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Giustizia. Ancora bagarre in Aula
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Decreto carceri, l’ostruzionismo
della Lega fa slittare il voto finale
ROMA
Dopo gli esami degli ordini del giorno (120, prevalentemente firmati Lega e M5S), la
Camera voterà oggi il decreto
svuota carceri su cui il governo
martedì ha incassato la fiducia.
Arallentarelacorsadelprovvedimento l’ostruzionismo del
Carroccio. Tutti i deputati leghistisonointervenuti araffica
ma ilprotagonista è ancora una
volta Gianluca Buonanno, che
dopo aver sventolato martedì
un paio di manette davanti al
banco della presidenza, ieri si è
presentato in aula per un nuovoshow.Nelmezzodeldibattito sul decreto che vuole fronteggiareilsovraffollamentodegliistitutidipena,ildeputatoleghista ha esibito un cartello
contro il Pd "complice dei ma-
fiosi". Il presidente di turno,
Luigi Di Maio (M5S), dopo due
richiami l’ha espulso dall’Aula.
Buonanno ha poi chiesto alla
presidenza di essere riammesso con la promessa di non turbarepiù ilavoridell’AulaeLaura Boldrini in via "eccezionale"
lo ha perdonato riaprendogli le
porte dell’emiciclo. In serata
però i leghisti sono tornati a
sventolare cartelli («clandestinoè reato») questavolta in rotta di collisione con i grillini per
il loro ordine del giorno volto
ad abolire il reato di clandestinità.Sulprovvedimentoèintervenuto il presidente della Repubblica che da Strasburgo ha
messo in guardia dal rischio
chel’Italia,senzalalegge,sitrovi a «pagare pesanti sanzioni».
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Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
Pagina 6
Titolo V. Pronto il ddl del ministro per le Riforme - Nel menù anche il taglio alle società
partecipate.
Professioni e lavoro, competenza allo Stato
IL MINISTRO Quagliariello: incardinare subito il bicameralismo al Senato e affidare la
riforma del Titolo V alla Camera dopo l' ok alla legge elettorale.
Gianni Trovati MILANO Addio alla competenza
regionale su grandi reti di trasporto ed energia, ma
anche su ordinamento delle professioni e tutela e
sicurezza del lavoro; cancellazione delle
«competenze concorrenti» fra Stato e Regioni, che in
questi anni hanno fatto esplodere le battaglie in Corte
costituzionale e che nel nuovo assetto saranno
sostituite dal nuovo ruolo dei territori nel Senato delle
Regioni; forte regia centrale sul procedimento
amministrativo, nel tentativo di superare gli ostacoli
alzati dai territori sui progetti di semplificazione, taglio
drastico alle società partecipate, azzeramento di
consorzi, agenzie ed enti intermedi in genere, taglio al
numero e alle indennità dei consiglieri regionali e
raggruppamento dei piccoli Comuni per ambiti
ottimali. Sono gli ingredienti principali nel ricco menù
della riforma del Titolo V scritta nel disegno di legge
preparato dal ministero delle Riforme costituzionali.
Sullo stesso tema stanno lavorando anche al
ministero degli Affari regionali e delle Autonomie (si
veda il Sole 24 Ore del 21 gennaio), con alcune
convergenze importanti sul versante del meccanismo
delle competenze, ma ora si tratta di fare la sintesi.
«Noi siamo pronti - taglia corto il ministro delle
Riforme Gaetano Quagliariello -; il Pd ci ha chiesto di
attendere per decidere quali interventi affidare al
Governo e quali al Parlamento, ma ora bisogna
ripartire davvero per uscire da questa situazione in cui
tutti chiedono di cambiare passo ma il cammino non
si sblocca. Se poi si decide che le riforme sono tutte
competenza del Parlamento, nessun problema: ma a
quel punto l' esistenza di un ministero delle Riforme
perde significato. Parliamone laicamente, perché l'
importante è fare le riforme, non dove si fanno». Nella
tempesta politica perenne che sta caratterizzando
questi mesi, il cammino di una legge costituzionale
che richiede un doppio passaggio alla Camera e al
Senato rischia di rivelarsi più accidentato del solito, e
da questo punto di vista la questione dei tempi
diventa cruciale. «Penso - sostiene Quagliariello - che
si debba incardinare subito il bicameralismo al Senato
e affidare la riforma del Titolo V alla Camera appena
votata la legge elettorale, quindi entro la fine del mese
o i primi giorni di marzo. Già la defezione di Forza
Italia, che ha fatto saltare l' iter accelerato delle
Normativa Comuni
riforme, ha impedito la revisione della forma di
Governo che avrebbe dovuto collegarsi alle decisioni
sulla legge elettorale». Sul piano dei contenuti, si
diceva, le convergenze con il piano del Pd non
mancano, a partire dal superamento delle
«competenze concorrenti», l' articolazione delle
competenze più per funzioni che per materie e la
riconduzione al centro di alcuni temi frettolosamente
devoluti nel 2001, come il trasporto e l' energia. Su
questo filone si innesta anche l' ipotesi di una
«clausola di salvaguardia» statale, da esercitare con
un passaggio al Senato delle Regioni, per
accompagnare l' attuazione di piani nazionali di
riforma in grado di evitare inciampi del passato come
avvenuto per esempio sul Piano Casa, fermato di
fatto dalle Regioni. Il progetto del ministero delle
Riforme, però, prova a fare dei passi in più, e mira
anche a blindare in Costituzione alcune mosse
tentate dal federalismo fiscale del 2009-2011 ma
impantanatesi nell' attuazione (alla stesura del Ddl ha
contribuito anche Luca Antonini, che guida la
Commissione paritetica sul federalismo fiscale). È il
caso della tagliola ad agenzie, consorzi ed enti
intermedi, che le Regioni finora hanno difeso con
successo in Corte costituzionale, e di una forte
limitazione alle società partecipate, che secondo il Ddl
dovrebbero operare solo quando il fine pubblico non
possa essere conseguito da privato con pari
efficienza e adeguatezza: a definire il quadro
normativo dovrebbe essere, entro sei mesi dall'
approvazione del Ddl costituzionale, una legge
ordinaria, chiamata a tradurre in pratica il principio
della
«sussidiarietà
rafforzata».
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.
Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
Pagina 35
<VRF1,16.5,0.2,0,0>
<RAF1,6,0,0,0,0.2,0><CONERO,55>
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3
Corriere della Sera Giovedì 6 Febbraio 2014
Corriere della Sera Giovedì 6 Febbraio 2014
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Lettere al Corriere
IL CASO MASTRAPASQUA
E IL CONFLITTO D’INTERESSI
Risponde
Sergio Romano
Forse era dovuto dal galateo
istituzionale ma ho trovato
francamente fuori luogo il
ringraziamento di Giovannini
e addirittura la definizione di
«una decisione saggia» da
parte di Letta nei confronti di
Mastrapasqua per le sue
dimissioni, tardive. Erano un
atto dovuto e meglio sarebbe
stato tacere da parte di
«autorevoli» esponenti del
governo, se non altro per
rispetto ai milioni di
lavoratori/aziende che con i
loro contributi alimentano le
casse Inps. Lei che ne pensa?
Claudio Gandolfi
[email protected]
La vicenda Mastrapasqua, che
tiene banco in questi giorni,
credo sia illuminante sul
livello di degrado, politico e
sociale, che sta attraversando
il nostro Paese. A prescindere
dalle implicazioni giudiziarie
che potrebbe avere e sulle quali
SCOPI DELLA RIVALUTAZIONE
Capitale di Bankitalia
Caro Romano, il ministero
della Economia dichiara che
«nessun onere per lo Stato»
deriva dal decreto legge di
rivalutazione delle quote di
Bankitalia. Il dividendo
annuale distribuibile dalla
Banca d’Italia verrà
decuplicato fino a 450 milioni.
I beneficiati saranno in grossa
parte azionisti privati.
Ricordando che il Tesoro
emette titoli di Stato che
mediamente rendono il 4% (86
miliardi di interessi su 2,065
miliardi di debito),
l’operazione equivale a
finanziare un titolo di circa 10
miliardi al 4%. L’operazione
equivale ad avere donato un
titolo di 10 miliardi agli
azionisti privati.
ovviamente non mi posso
pronunciare, le chiedo come
sia stato possibile accorgersi
solo ora che il presidente di un
fondamentale Ente pubblico
non possa ricoprire altri
incarichi, dal momento che
solo ora Letta afferma che c’è
un vuoto normativo al
riguardo che sta cercando di
colmare. La vicenda parrebbe
assumere risvolti ancora più
inquietanti se, come sembra,
Mastrapasqua avesse
falsificato esami per laurearsi.
Mi chiedo come facciano i
nostri governanti, non solo
quelli attuali, a nominare i
responsabili degli Enti
pubblici.
Giorgio Galli
[email protected]
Cari lettori,
pprofitto delle vostre
lettere per due considerazioni.
Il caso Mastrapasqua spiega
A
che dovranno superare nei
prossimi mesi. In secondo luogo garantisce al Fisco italiano
una più lauta imposta sui dividenti.
milioni a braccialetto
utilizzato. Insomma, un fiume
di denaro sprecato
inutilmente. speriamo non
succeda ancora!
TITOLO DI ONOREVOLE
causeranno altri deficit nei
prossimi anni.
Silvano Stoppa
[email protected]
Domenico Spedale, Milano
L’accorpamento di Inpdap
nell’Inps è stato ingiusto. Il
patrimonio dell’Inps, costituito
dai contributi di lavoratori
privati e imprese, è stato
azzerato dal deficit dell’istituto
dei dipendenti pubblici. E i
privilegi pensionistici dei
dipendenti pubblici (ai quali è
pure garantita la certezza del
posto di lavoro) si prevede
La tua opinione su
sonar.corriere.it
La rivalutazione del capitale
della Banca ha due effetti. In
primo luogo permette alle Banche italiane di presentarsi con
una maggiore dote agli esami
di Beppe Severgnini
processo mediatico a Mastrapasqua e la sua immediata
condanna a furor di popolo
non mi sono piaciuti. Per due
ragioni. In primo luogo perché
l’eccessiva concentrazione su
un caso singolo finisce per
oscurare l’esistenza del problema generale. In secondo luogo,
perché crederò alla sua colpevolezza, nonostante molti legittimi sospetti, soltanto quando sarà stata documentata e
certificata da una sentenza. Temo che una parte della società
italiana sia contemporaneamente colpevolista e garantista, a seconda delle sue simpatie e antipatie. Se il caso sembra confermare la tesi populista secondo cui il «popolo» è
buono e gli «altri» cattivi, i
processi si celebrano sui blog e
la condanna viene pronunciata
sull’istante. Di questa giustizia
«popolare» il Paese non ha bisogno.
L’accorpamento
Luigi Lavorgna, Roma
meglio di qualsiasi altro argomento perché il centrosinistra,
quando era al potere, non abbia varato una legge sul conflitto d’interessi, e perché quella approvata durante il governo
di centrodestra sia incompleta
e inefficace. Se il problema fosse stato affrontato seriamente,
il legislatore avrebbe constatato che il conflitto è diffuso nella società nazionale ed è l’inevitabile conseguenza di una
cultura familistica e corporativa. Si parlava molto di Berlusconi perché il suo caso aveva
una forte rilevanza politica. Ma
si dimenticavano gli infiniti casi di conflitto e incompatibilità
di cui gli italiani sono personalmente testimoni o protagonisti. La vicenda di Antonio
Una scuola elementare
inglese ha deciso di
multare i genitori che
portano i figli in ritardo.
Siete d’accordo?
TEST IN CANTON TICINO
DECRETO SVUOTACARCERI
Sirene di allarme
Uso dei braccialetti
Nel dl svuotacarceri una
norma prevede l’uso di
braccialetti elettronici per gli
arresti domiciliari. Mi risulta
che: 1) il loro uso risale al 2001.
2) Fino al 2011 ne furono usati
solo 14. 3) La spesa fu di 81
milioni, con un costo di 5,7
A proposito della necessità di
usare sirene d’allarme per
avvertire la popolazione in
caso di alluvioni, segnalo che
ieri in tutto il Canton Ticino
sono stati effettuati test con
sirene per allarme generale e
per allarme acqua.
Franco Lodigiani, Eupilio (Co)
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
Sì
80
No
20
La domanda
di oggi
Roberto Maroni:
se per salvare Alitalia
si tocca Malpensa
sarà guerra totale.
Ha ragione?
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Prevedere l’abolizione
Da Internet rilevo che il titolo
di onorevole ebbe origine
quando il mandato era
gratuito e rappresentava un
segno di riconoscimento.
Volere mantenere il titolo è
ingiusto. Da anni giacciono in
Parlamento proposte di legge
che ne prevedono l’abolizione.
Che si aspetta?
Luisa Passalacqua, arturo.
[email protected]
FORESTALI SICILIANI
Numero esorbitante
I nodi siciliani sono infiniti,
ma quello che colpisce di più è
il numero delle guardie
forestali: 28-30mila. Il Canada
conta 4.500 ranger! Ora la
Regione si propone di
accendere un mutuo con la
Cassa Depositi e Prestiti per
finanziare la forestazione.
Prima si assumono i forestali e
poi si creano le foreste?
Maria Pia Torretta, Palermo
Ecco il Corriere
per i «digItalians»
A
metà degli anni Ottanta avevo i capelli neri, vivevo a
Londra e scrivevo per il Giornale di Montanelli. Il biglietto da visita diceva: «London Bureau Chief». In effetti non c’era alcun ufficio da condurre, né uno staff
da dirigere. Lavoravo solo in una stanza d’affitto —
prima a Clapham South, poi a Notting Hill, infine a Kensington
— e avevo tre fonti d’informazione: la tv e la radio, per capire cosa succedeva in Gran Bretagna; e i giornali italiani, per sapere cos’era successo in Italia.
Ogni giorno uscivo a comprarli: il Giornale, il Corriere della
Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore. Li trovavo tutti, in
qualunque newsagent, tra gli avocados e il vino rosso cileno.
Cercate i giornali italiani, oggi, a Londra o in un’altra città straniera: è una caccia al tesoro (anche per il prezzo del giornale medesimo!). Quante copie di carta del Corriere arrivano ogni giorno
a Detroit, Michigan? Forse una, sulla scrivania di Sergio Marchionne. Ma non è detto. Probabilmente legge l’edizione digitale. E non è una cosa diversa.
Perché il Corriere non è la carta su cui è stampato. È l’insieme
di informazioni, spiegazioni, interpretazioni, previsioni, commenti, numeri, immagini e intrattenimento. È la velocità e la varietà di Corriere.it. Questo vi offriamo: non dodici fogli piegati a
metà. Non importa dove ci leggete; l’importante è che ci riteniate
degni d’essere letti.
Non è la fine del giornalismo: è
una rivoluzione industriale. È accaduto ai tessitori, ai macchinisti,
ai linotipisti. Ora tocca a noi. DiSi attiva online
spiace? Certo: alle macchine e ai
materiali ci s’affeziona, come ai
un abbonamento
parenti (di più, dite?). Ma il rimspeciale per i
pianto non può diventare feticiStampare e distribuire copie
nostri connazionali smo.
di carta costa, e presto (2030?) diall’estero
venterà insostenibile. Il pubblico
che le pretende, ogni giorno, si riduce. Già oggi, dicevamo, portarle all’estero è diventato illogico, a meno d’avere un pubblico planetario, come The Economist, FT, Wall Street Journal e New York
Times. Ma un pubblico planetario, a pensarci bene, ce l’ha anche
il Corriere della Sera. La nuova diaspora italiana vuole sapere cosa accade in Italia: per capire, per preoccuparsi, per sperare, per
decidere se restare o rientrare. Per capire qual è il nostro posto e
il nostro ruolo nel mondo. Quattrocentomila italiani nell’Inghilterra del sud, cinquecentomila in Germania, duecentomila in
Svizzera, altrettanti negli Stati Uniti, almeno centocinquantamila tra Spagna, Belgio e Olanda, più di ventimila — giovanissimi
— in Australia. Per loro — per questi lettori altrimenti irraggiungibili — abbiamo creato un abbonamento su misura, scontato
del 35%. Un mese di prova gratuita. La promozione si attiva entrando dall’estero nel sito www.digitalians.it. Consente l’accesso
alla versione digitale del quotidiano da tablet, computer e smartphone; accesso da smartphone a corriere.it. C’è anche un servizio d’assistenza (controllato personalmente!): scrivete a [email protected]. È un modo di andare incontro a lettori lontani:
ci sembrava opportuno e doveroso. Italiani per nascita, Italians
per scelta, digitali per età, necessità e formazione. DigItalians.

Interventi & Repliche
Dissesto idrogeologico e prevenzione
Gian Antonio Stella ha ricordato che la
legge di Stabilità 2014 ha stanziato per
la prevenzione del rischio idrogeologico
un sedicesimo della somma richiesta dal
parlamento e dal ministro Andrea
Orlando (Corriere, 2 febbraio). Questa
situazione ha origine nella persistente
considerazione che la spesa pubblica
per la prevenzione è un costo a carico
del debito pubblico. Voglio ricordare che
il 19 novembre 2012 avevo scritto alla
Commissione europea, mettendo in
evidenza che la prevenzione del dissesto
idrogeologico e la messa in sicurezza del
territorio costituiscono una «misura
infrastrutturale per la crescita
sostenibile dell’Italia ad alto valore
aggiunto, con effetti significativi per
l’occupazione giovanile e con effetti
positivi a breve-medio termine sulle
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entrate e sulla riduzione del debito
pubblico, che deve essere compresa tra
quelle incluse nelle misure in deroga
rispetto al patto di Stabilità».
I commissari europei per l’ambiente e i
cambiamenti climatici avevano
condiviso questa posizione, mettendo in
evidenza che la decisione di deroga al
patto di Stabilità avrebbe dovuto essere
presa dall’Italia e notificata alla
Commissione europea. Ma il governo di
cui facevo parte aveva ritenuto di non
aprire alla deroga, per evitare una «falla»
nella politica della riduzione del debito
pubblico: decisione che non ho
condiviso, e che è molto simile a quella
ricordata da Gian Antonio Stella.
Aggiungo che il 21 dicembre 2012 ho
portato al Cipe (Comitato
interministeriale per la programmazione
economica) le «Linee strategiche per
l’adattamento ai cambiamenti climatici,
la gestione sostenibile e la messa in
sicurezza del territorio» che contengono
indicazioni puntuali sulle misure di
prevenzione, sui meccanismi di
finanziamento pubblico per costituire un
fondo nazionale nel periodo 2013-2020,
sull’introduzione di un’assicurazione
obbligatoria per la copertura dei rischi
connessi a eventi climatici estremi, sul
divieto di ogni uso delle zone classificate
a rischio idrogeologico molto elevato. La
delibera presentata al Cipe, e gli
«Elementi per una strategia nazionale di
adattamento ai cambiamenti climatici»
che Andrea Orlando ha messo in
consultazione pubblica, contengono tutti
gli elementi per decidere, finalmente.
Avendo chiaro che la prevenzione del
dissesto idrogeologico è un investimento
per la crescita e deve essere fuori dai
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E-mail: [email protected]
oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
Italians
Mastrapasqua è esemplare. Se
è vero, come è stato scritto, che
l’ex presidente dell’Inps aveva
incarichi in una ventina di
aziende e istituzioni, quante
persone erano in varia misura,
direttamente o indirettamente,
complici di questa anomalia?
Perché il fenomeno non è stato
pubblicamente denunciato da
coloro che gli sedevano accanto nei consigli d’amministrazione? È azzardato pensare che
molti non avessero alcun desiderio di contestare una prassi a
cui intendevano conformarsi?
Quante aziende e istituzioni si
sono valse della collaborazione
di Mastrapasqua proprio perché garantiva una molteplicità
di relazioni, amicizie, entrature? Sostituire Mastrapasqua
con una persona più attenta e
prudente non basterà a curare
un male che ha progressivamente contagiato una buona
parte del Paese.
Seconda considerazione. Il
INPS E INPDAP
@
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
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2,00; Monaco P. e 2,00; Olanda e 2,00; Portogallo/Isole e 2,00; SK Slov. e 2,20; Slovenia e 2,00; Spagna/Isole e 2,00; Hong Kong HK$ 45; Thailandia THB 190; UK
limiti del patto di Stabilità: alla
Commissione europea vanno presentati i
costi della non azione e i vantaggi della
prevenzione.
Vauro
Corrado Clini, ministro dell’Ambiente
del governo Monti
Direttori dei teatri: gli stipendi
In riferimento all’articolo «Direttori dei
teatri, stipendi sul web» (Corriere di ieri),
ove si riferisce dell’obbligo per i teatri di
pubblicare gli stipendi dei loro direttori
sui propri siti, il Teatro Verdi di Trieste e il
Regio di Parma specificano che li
avevano già pubblicati e da noi non sono
stati individuati. Il teatro di Pisa, invece,
specifica che il presidente Toscano riceve
solo 280 euro all’anno e i due
amministratori 210 (Messina) e 180
(Donati).
EDIZIONI TELETRASMESSE: Tipografia Divisione Quotidiani RCS MediaGroup
S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 S RCS
Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 S Seregni Padova s.r.l. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 S Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (Ba) - Via delle Orchidee, 1 Z.I. Tel. 080-58.57.439 S Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030 Catania - Strada 5ª
n. 35 - Tel. 095-59.13.03 S L’Unione Sarda S.p.A. Centro stampa 09034 Elmas (Ca)
- Via Omodeo, 5 - Tel. 070-60.131 S BEA printing sprl 16 rue du Bosquet - 1400
Nivelles - Belgium S Speedimpex USA, Inc. 38-38 9th Street Long Island City - NY
11101 - USA S CTC Coslada Avenida de Alemania, 12 - 28820 Coslada (Madrid) Spagna S La Nación Bouchard 557 - 1106 Buenos Aires - Argentina S Miller Distributor Limited Miller House, Airport Way, Tarxien Road – Luqa LQA 1814 - Malta S
Hellenic Distribution Agency (CY) Ltd 208 Ioanni Kranidioti Avenue, Latsia - 1300
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Digital LTD - 51 Hephaestou Street - 19400 Koropi - Grecia
PREZZI: *Non acquistabili separati, il venerdì Corriere della Sera + Sette e 1,90 (Corriere
e 1,40 + Sette e 0,50); il sabato Corriere della Sera + IoDonna e 1,90 (Corriere e 1,40 +
IoDonna e 0,50) . A Como e prov., non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + Cor.
Como e 1,20 + e 0,20; ven. Corsera + Sette + Cor. Como e 1,20 + e 0,50 + e 0,20; sab.
Corsera + IoDonna + Cor. Como e 1,20 + e 0,50 + e 0,20. In Campania, Puglia, Matera e
prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. e 0,93 + e
0,47; m/m/g/d Corsera + CorMez. e 0,93 + e 0,47; ven. Corsera + Sette + CorMez. e 0,93
+ e 0,50 + e 0,47; sab. Corsera + IoDonna + CorMez. e 0,93 + e 0,50 + e 0,47. In Veneto,
non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorVen. e 0,93 + e 0,47; ven. Corsera +
Sette + CorVen. e 0,93 + e 0,50 + e 0,47; sab. Corsera + IoDonna + CorVen. e 0,93 + e 0,50
+ e 0,47. In Trentino Alto Adige, non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,93 + e 0,47; ven. Corsera + Sette + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,93 +
e 0,50 + e 0,47; sab. Corsera + IoDonna + CorTrent. o CorAltoAd. e 0,93 + e 0,50 + e 0,47.
A Bologna e prov. non acquistabili separati: m/m/g/d Corsera + CorBo e 0,62 + e 0,78;
ven. Corsera + Sette + CorBo e 0,62 + e 0,50 + e 0,78; sab. Corsera + Io Donna + CorBo e
0,62 + e 0,50 + e 0,78. A Firenze e prov. non acquistabili separati: l/m/m/g/d Corsera +
CorFi e 0,62 + e 0,78; ven. Corsera + Sette + CorFi e 0,62 + e 0,50 + e 0,78; sab. Corsera +
Io Donna + CorFi e 0,62 + e 0,50 + e 0,78.
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promozioni).
* Con "Sette" e 2,90; con "Io Donna" e 2,90; con "Style Magazine" e 3,40; con "Living" e 4,90; con "I campioni ricordano" e 9,30; con "Supereroi. Il Mito" e 11,39; con "Braccialetti Rossi" e 14,30; con "Giorgio Scerbanenco e il giallo italiano" e 8,30; con "Le grandi storie Disney" e 9,39; con "Barenboim il mio Beethoven" e 8,39; con "Il Cosmo" e 12,30; con "I dolci di Benedetta" e 9,39;
con "Classici dell’Avventura" e 8,30; con "Francesco Guccini. Storie di libertà" e 11,30; con "Manara, maestro dell’Eros" e 12,39; con "Holly e Benji" e 11,39; con "Il commissario Montalbano" e 11,39; con "Luigi Pirandello. Romanzi, novelle e teatro" e 9,30; con "English da Zero" e 12,39; con "Grandi Italiani" e 13,30; con "Biblioteca della Montagna" e 10,30; con "Il Mondo" e 4,40
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Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
Pagina 35
Risponde Sergio Romano.
IL CASO MASTRAPASQUA E IL CONFLITTO D'
INTERESSI
Forse era dovuto dal galateo istituzionale ma ho
trovato francamente fuori luogo il ringraziamento di
Giovannini e addirittura la definizione di «una
decisione saggia» da parte di Letta nei confronti di
Mastrapasqua per le sue dimissioni, tardive. Erano un
atto dovuto e meglio sarebbe stato tacere da parte di
«autorevoli» esponenti del governo, se non altro per
rispetto ai milioni di lavoratori/aziende che con i loro
contributi alimentano le casse Inps. Lei che ne
pensa? Claudio Gandolfi [email protected] La vicenda
Mastrapasqua, che tiene banco in questi giorni, credo
sia illuminante sul livello di degrado, politico e sociale,
che sta attraversando il nostro Paese. A prescindere
dalle implicazioni giudiziarie che potrebbe avere e
sulle quali ovviamente non mi posso pronunciare, le
chiedo come sia stato possibile accorgersi solo ora
che il presidente di un fondamentale Ente pubblico
non possa ricoprire altri incarichi, dal momento che
solo ora Letta afferma che c' è un vuoto normativo al
riguardo che sta cercando di colmare. La vicenda
parrebbe assumere risvolti ancora più inquietanti se,
come sembra, Mastrapasqua avesse falsificato esami
per laurearsi. Mi chiedo come facciano i nostri
governanti, non solo quelli attuali, a nominare i
responsabili degli Enti pubblici. Giorgio Galli
[email protected] Cari lettori, A pprofitto delle
vostre lettere per due considerazioni. Il caso
Mastrapasqua spiega meglio di qualsiasi altro
argomento perché il centrosinistra, quando era al
potere, non abbia varato una legge sul conflitto d'
interessi, e perché quella approvata durante il
governo di centrodestra sia incompleta e inefficace.
Se il problema fosse stato affrontato seriamente, il
legislatore avrebbe constatato che il conflitto è diffuso
nella società nazionale ed è l' inevitabile conseguenza
di una cultura familistica e corporativa. Si parlava
molto di Berlusconi perché il suo caso aveva una forte
rilevanza politica. Ma si dimenticavano gli infiniti casi
di conflitto e incompatibilità di cui gli italiani sono
personalmente testimoni o protagonisti. La vicenda di
Antonio Mastrapasqua è esemplare. Se è vero, come
è stato scritto, che l' ex presidente dell' Inps aveva
incarichi in una ventina di aziende e istituzioni, quante
persone erano in varia misura, direttamente o
indirettamente, complici di questa anomalia? Perché il
fenomeno non è stato pubblicamente denunciato da
coloro che gli sedevano accanto nei consigli d'
Normativa Enti Locali
amministrazione? È azzardato pensare che molti non
avessero alcun desiderio di contestare una prassi a
cui intendevano conformarsi? Quante aziende e
istituzioni si sono valse della collaborazione di
Mastrapasqua proprio perché garantiva una
molteplicità di relazioni, amicizie, entrature? Sostituire
Mastrapasqua con una persona più attenta e
prudente non basterà a curare un male che ha
progressivamente contagiato una buona parte del
Paese. Seconda considerazione. Il processo
mediatico a Mastrapasqua e la sua immediata
condanna a furor di popolo non mi sono piaciuti. Per
due ragioni. In primo luogo perché l' eccessiva
concentrazione su un caso singolo finisce per
oscurare l' esistenza del problema generale. In
secondo luogo, perché crederò alla sua colpevolezza,
nonostante molti legittimi sospetti, soltanto quando
sarà stata documentata e certificata da una sentenza.
Temo che una parte della società italiana sia
contemporaneamente colpevolista e garantista, a
seconda delle sue simpatie e antipatie. Se il caso
sembra confermare la tesi populista secondo cui il
«popolo» è buono e gli «altri» cattivi, i processi si
celebrano sui blog e la condanna viene pronunciata
sull' istante. Di questa giustizia «popolare» il Paese
non ha bisogno. SCOPi DELLA RIVALUTAZIONE
Capitale di Bankitalia Caro Romano, il ministero della
Economia dichiara che «nessun onere per lo Stato»
deriva dal decreto legge di rivalutazione delle quote di
Bankitalia. Il dividendo annuale distribuibile dalla
Banca d' Italia verrà decuplicato fino a 450 milioni. I
beneficiati saranno in grossa parte azionisti privati.
Ricordando che il Tesoro emette titoli di Stato che
mediamente rendono il 4% (86 miliardi di interessi su
2,065 miliardi di debito), l' operazione equivale a
finanziare un titolo di circa 10 miliardi al 4%. L'
operazione equivale ad avere donato un titolo di 10
miliardi agli azionisti privati. Luigi Lavorgna, Roma La
rivalutazione del capitale della Banca ha due effetti. In
primo luogo permette alle Banche italiane di
presentarsi con una maggiore dote agli esami che
dovranno superare nei prossimi mesi. In secondo
luogo garantisce al Fisco italiano una più lauta
imposta sui dividenti. INPS E INPDAP L'
accorpamento L' accorpamento di Inpdap nell' Inps è
stato ingiusto. Il patrimonio dell' Inps, costituito dai
contributi di lavoratori privati e imprese, è stato
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Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
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azzerato dal deficit dell' istituto dei dipendenti pubblici.
E i privilegi pensionistici dei dipendenti pubblici (ai
quali è pure garantita la certezza del posto di lavoro)
si prevede causeranno altri deficit nei prossimi anni.
Domenico Spedale, Milano DECRETO
SVUOTACARCERI Uso dei braccialetti Nel dl
svuotacarceri una norma prevede l' uso di braccialetti
elettronici per gli arresti domiciliari. Mi risulta che: 1) il
loro uso risale al 2001. 2) Fino al 2011 ne furono usati
solo 14. 3) La spesa fu di 81 milioni, con un costo di
5,7 milioni a braccialetto utilizzato. Insomma, un fiume
di denaro sprecato inutilmente. speriamo non
succeda ancora! Silvano Stoppa
[email protected] TEST IN CANTON
TICINO Sirene di allarme A proposito della necessità
di usare sirene d' allarme per avvertire la popolazione
in caso di alluvioni, segnalo che ieri in tutto il Canton
Ticino sono stati effettuati test con sirene per allarme
generale e per allarme acqua. Franco Lodigiani,
Eupilio (Co) TITOLO DI ONOREVOLE Prevedere l'
abolizione Da Internet rilevo che il titolo di onorevole
ebbe origine quando il mandato era gratuito e
rappresentava un segno di riconoscimento. Volere
mantenere il titolo è ingiusto. Da anni giacciono in
Parlamento proposte di legge che ne prevedono l'
abolizione. Che si aspetta? Luisa Passalacqua,
arturo. [email protected] FORESTALI
SICILIANI Numero esorbitante I nodi siciliani sono
infiniti, ma quello che colpisce di più è il numero delle
guardie forestali: 28-30mila. Il Canada conta 4.500
ranger! Ora la Regione si propone di accendere un
mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti per finanziare
la forestazione. Prima si assumono i forestali e poi si
creano le foreste? Maria Pia Torretta, Palermo.
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Il Sole 24 Ore
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Il Sole 24 Ore
Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
14
TUTTOCASA 2014
06
ILLUSTRAZIONE DI MAURO GATTI
IBENEFICIARI
EL’ITER DASEGUIRE
Con l’ecobonus «extralarge»
l’efficienza taglia la bolletta
Proroga del bonus del 65% a tutto il 2014, nel 2015 si scende al 50%
Dario Aquaro
Circa il 40% dei consumi energetici
italiani è legato agli immobili e attribuibile per la maggior parte a impianti di riscaldamento inefficienti e scarso isolamento.
D’altra parte il 70% degli edifici è stato realizzato prima del 1976, anno della prima
normativa (legge 373) sull’efficienza energetica, e un quarto del patrimonio immobiliare non è mai stato sottoposto a interventi di riqualificazione.
Sui temi di risparmio energetico, in una
cornicenormativachehamostratonegliul-
CONSUMI FUORI CONTROLLO
Il 70% degli edifici è stato
realizzato prima del 1976
e il 25% non è mai stato
ristrutturato: così gli sprechi
energetici aumentano
timi anni chiari progressi, è aumentata anchelasensibilitàdei proprietari di immobili. La proroga della detrazione in versione
extralarge punta a coltivare proprio questa
sensibilitàeatrasformarla inopereconcrete, offrendo un sostegno a chi vuol ridurre
le emissioni inquinanti e i consumi energetici. C’è ancora altro tempo dunque per affrontareinterventi di riqualificazioneenergetica, dare un taglio alla bolletta, e garantirsiun rimborso pari a quasi i due terzi della spesa: l’ecobonus sarà infatti al 65% fino
al 31 dicembre 2014, per poi ridursi nel 2015
Normativa Enti Locali
al50 per cento. Dal 2016, a meno di ulteriori
proroghe,questi interventi potrannogodere solo del bonus al 36%, confluendo
nell’agevolazione per il recupero del patrimonio edilizio (si veda «Il Sole 24 Ore» del
23 gennaio). Le scadenze prorogate sono
più lunghe di sei mesi per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali
ocheinteressano «tutte leunità immobiliari di cui si compone il singolo condominio» (65% fino al 30 giugno 2015, poi 50%
fino al 30 giugno 2016).
Anche per la riqualificazione energetica
loscontosaràdunqueascalare,e perindividuarelamisuradelladetrazionecontaladata in cui la spesa viene "sostenuta": pagata
per le persone fisiche o di competenza per
le imprese. A differenza del bonus sulle ristrutturazioni, infatti, quello sul risparmio
energetico può riguardare qualsiasi tipo di
immobile,di qualsiasicategoria catastale, e
può essere sfruttato da tutti i contribuenti,
a prescindere dalla tipologia di reddito di
cui siano titolari (soggetti Irpef e Ires). La
platea è ampia e riunisce persone fisiche,
compresigliesercentiartieprofessioni,impresecommerciali (ditte individuali,società di persone o di capitali), associazioni tra
professionisti, enti pubblici e privati che
non svolgono attività commerciale.
Beneficiario del maxisconto è chi sostienelaspesa,siaproprietarioomeno(inquilino,comodatario,usufruttuario)dell’immobile oggetto dei lavori. Ma di quali lavori
parliamo?L’agevolazioneriguardaleriqualificazioni energetiche globali degli edifici;
gliinterventisustruttureopacheorizzonta-
.com
SU INTERNET
Aggiornamenti su norme,
fisco e mercato sul Quotidiano
della Casa e del Territorio
IlQuotidianodellaCasa&delTerritorioèlo
strumentodigitaleriservatoagliabbonati
delSole24Orechefornisceun
aggiornamentocostantesututtelenotizie
relativealmondodellacasa,dell’ediliziae
delrealestate.Siarticolanelleseguenti12
sezioni:ediliziaprivata;appalti;
infrastruttureecittà;mercatoimmobiliare;
realestate;architetturaeprogetti;
condominio;fisco;arredodesign;impresae
professione;bandidigaraeprogettazione.
www.casaeterritorio.ilsole24ore.com
li o verticali (inclusi i cappotti termici, i solai, tutte le coperture di un fabbricato) e la
sostituzione degli infissi; l’installazione di
pannelli solaritermici, per la produzionedi
acqua calda; la sostituzione di impianti di
riscaldamento con caldaie a condensazione, con pompe di calore ad alta efficienza o
impiantigeotermiciabassaentalpia.Aquestequattrocategoriedi lavoricorrispondono diversi valori massimi di detrazione (da
100mila a 30mila euro), come viene spiegato in questa guida che riassume le novità e
tutti i passaggi per destreggiarsi e sfruttare
l’ecobonus.Perchéoltreagliimportimassimi detraibili a seconda del tipo di intervento cambiano anche le procedure da seguire: i documenti da acquisire e quelli da trasmetterein via telematica all’Enea entro 90
giorni dalla fine dei lavori.
Mentre i titolari di reddito d’impresa sono esonerati dall’obbligo di bonifico, perché non è rilevante la data di pagamento
ma la competenza del costo imputato in bilancio, per i privati il bonifico "parlante" rimane invece un requisito fondamentale
per accedere albonus e deve essere eseguito dalla stessa persona alla quale sono intestate le fatture. La detrazione, sia per il privato sia per l’impresa, viene comunque ripartita in dieci quote annuali di pari importo e riduce l’Irpef o l’Ires lorda dovuta per
l’anno d’imposta. Ma non è prevista alcuna
possibilità di rimborso o rinvio: se l’imposta dovuta per un determinato esercizio è
inferiore alla quota di detrazione, la parte
in eccesso va persa.
NELLADICHIARAZIONE
DEIREDDITI
Hanno accesso
alle detrazioni
persone fisiche
e soggetti Ires
Principio di cassa
per determinare
la quota di «bonus»
a cui si ha diritto
erl’accesoalledetrazionifiscali
collegateallarealizzazionedegli
interventidiriqualificazioneenergetica,in
temadipraticheamministrativee
documentazionedaconservare,occorre,in
lineagenerale,seguirelemedesimeregole
previstepergliinterventidiristrutturazione
edilizia.Èinfattilostessocomma348della
legge296/2006arichiamareespressamente
lemodalitàoperative dicuiall’articolo1della
449/1997concernentiappuntogliinterventi
direcuperodelpatrimonioedilizio,regolati
dall’articolo16-bisdelTuir(si veda«IlSole
24Ore»del23gennaio).Unaprima,
rilevante,differenzaèrappresentatadal
fattochegliinterventiagevolatipossono
interessarequalsiasitipologiad’immobile,a
prescinderedallacategoriacatastale,ivi
compresiquindigliimmobilistrumentalie
rurali.Daciòconsegueun’altrapeculiarità:
possonoinfattiusufruireditale
agevolazionenonsololepersonefisichema
anchelepersonegiuridiche(soggettiIres).
Diconseguenza,cambianolemodalitàdi
pagamento,chevarianoasecondacheil
soggettosiatitolareomenodireddito
d’impresa.Mentreperlepersonefisiche
restaobbligatorioilpagamentomediante
bonificobancario"parlante",perititolaridi
redditod’impresanonvièquestoobbligo,
potendoglistessiprovareilpagamentocon
altraidoneadocumentazione.Perottenere
ladetrazioneprevistadagliecobonusil
contribuentedeveperòacquisire,oltreagli
eventualititoliabilitativi,diverse
certificazioni.Èinfattinecessaria
l’asseverazionediuntecnicoabilitatoola
dichiarazioneresadaldirettoredeilavori
attaacertificarechel’interventorealizzatoè
conformeairequisititecnicirichiestiper
l’agevolazionerichiesta.Nelcasodi
interventiminori,qualilasostituzionedi
finestreeinfissioperlecaldaiea
condensazioneconpotenzainferiorea100
kW,questodocumentopuòesseresostituito
daunacertificazionedelproduttore
attestantelecaratteristichedeiprodotti
installati.Perlariqualificazionediedifici
esistentioperinterventisullesuperfici
opache,oltreall’asseverazione,ènecessario,
quandorichiesto,acquisirelacertificazione
energeticadell’immobilechecomprende i
datirelativiall’efficienzaenergeticapropria
dell’edificio,qualoraintrodottadalla
Regioneodall’entelocale,o,neglialtricasi,
unattestatodiqualificazioneenergetica,
predispostodaunprofessionistaabilitato.Si
devepoitrasmettereall’Enea,entro90
giornidalterminedeilavorieconmodalità
telematiche,laschedainformativadegli
interventirealizzatielacopiadell’attestato
diqualificazioneenergetica.Nonvanno
inviateall’Eneaasseverazione,relazioni
tecniche,fatture,copiadibonifici,piantinee
documentazionevaria.Nelcasoincuii
lavorinecessariarealizzaregliinterventi
proseguanoinpiùperiodid’imposta,è
necessariocomunicareall’agenziadelle
Entratelespeseeffettuatenei periodi
precedenti,inviatelematica,entro90giorni
dalterminedelperiodod’imposta.
P
e spesesostenute nell’anno 2013 per
interventifinalizzati al risparmio
energeticodegli edificiesistenti, di
qualsiasicategoria catastale, danno diritto a
una detrazione d’impostadel 55 o del 65%:
nelladichiarazione dei redditi, modello 730
oUnico, siindicano sia lequote spettanti
perle spese sostenute nell’anno 2013, sia le
quote spettanti in relazionealle spesedi
anniprecedenti. Vale il criterio dicassa,
rilevacioè l’annoin cui le spese sonostate
sostenute. Il limite massimodi detrazione
spettanteva riferito all’unità immobiliaree
va suddivisotra i detentorio possessori
dell’immobile,in base all’importo
effettivamentesostenuto. Rimane fermo
chegli oneri deducibili o detraibilipossono
ridurreo azzerareil peso dell’Irpef e delle
relative addizionali regionalie comunali,
manon danno diritto al rimborso. Nel
modello730,per i redditidel 2013, per la
detrazione del 55 odel 65% si devono
compilare i righi da E61 a E63. In particolare,
incolonna 2 si indical’anno in cui sono state
sostenute lespese e, in colonna3, si
indicano,con il codice1, lespese sostenute
dal1˚gennaio al 5giugno 2013 (detrazione
del55%) e, con il codice2, le spese sostenute
dal6 giugno al 31 dicembre 2013(65%). Il
beneficiofiscale per interventifinalizzati al
risparmio energeticodegli edificiesistenti è
pari al: 55% per lespese sostenute dal 2008
al 2012 e dal1˚gennaio al 5giugno 2013; 65%
perle spese sostenute dal 6 giugnoal 31
dicembre2013. Perla detrazione d’imposta
sullespese sostenute per il risparmio
energetico,la legge di stabilità 2014 fissala
misura: del 65% anche sulle spese sostenute
fino al 31 dicembre2014; del 50% sullespese
sostenute dal1˚gennaio 2015al 31 dicembre
2015.In base alle spese sostenute, la
detrazione è ripartita:in dieci rateannuali
dipari importo, entro il limite massimo
previstoper ciascun intervento effettuato,
dal2011 al 2013;in cinque rate annuali, per le
spesesostenute nel 2009e nel 2010. Fino a
96milaeuro, è altresì riconosciutoil bonus
perle spese sostenute dal 4agosto 2013 al 31
dicembre2013 per gliinterventi finalizzati
all’adozionedi misureantisismiche su
edificiadibiti ad abitazione principale oad
attivitàproduttive ricadenti nelle zone
sismichead alta pericolosità,le cui
procedure diautorizzazione sono state
attivatedal 4agosto 2013.In caso di più
beneficiari,la scelta effettuata al momento
delsostenimento delle spese non può
esserevariata a causa dellasopraggiunta
incapienza diuno dei beneficiari.
Nell’ipotesi divendita odonazione
dell’immobilesul quale sono statirealizzati
gliinterventi chedanno diritto alla
detrazione prima chesia trascorso il
periodo digodimento del beneficio,le
quote didetrazione non godute sono
trasferite, salvodiverso accordo delle parti,
agliacquirenti o donatari. Nelcaso di morte
deltitolare dell’immobile,il diritto alla
detrazione sitrasmette esclusivamente
all’erede checonserva la detenzione
materialee diretta dell’immobile.
Gianni Marchetti e Alberto Bonino
Salvina Morina e Tonino Morina
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Con l' ecobonus «extralarge» l' efficienza taglia la
bolletta
Proroga del bonus del 65% a tutto il 2014, nel 2015 si scende al 50% CONSUMI
FUORI CONTROLLO Il 70% degli edifici è stato realizzato prima del 1976 e il 25%
non è mai stato ristrutturato: così gli sprechi energetici aumentano.
Dario Aquaro Circa il 40% dei consumi energetici
italiani è legato agli immobili e attribuibile per la
maggior parte a impianti di riscaldamento inefficienti e
scarso isolamento. D' altra parte il 70% degli edifici è
stato realizzato prima del 1976, anno della prima
normativa (legge 373) sull' efficienza energetica, e un
quarto del patrimonio immobiliare non è mai stato
sottoposto a interventi di riqualificazione. Sui temi di
risparmio energetico, in una cornice normativa che ha
mostrato negli ultimi anni chiari progressi, è
aumentata anche la sensibilità dei proprietari di
immobili. La proroga della detrazione in versione
extralarge punta a coltivare proprio questa sensibilità
e a trasformarla in opere concrete, offrendo un
sostegno a chi vuol ridurre le emissioni inquinanti e i
consumi energetici. C' è ancora altro tempo dunque
per affrontare interventi di riqualificazione energetica,
dare un taglio alla bolletta, e garantirsi un rimborso
pari a quasi i due terzi della spesa: l' ecobonus sarà
infatti al 65% fino al 31 dicembre 2014, per poi ridursi
nel 2015 al 50 per cento. Dal 2016, a meno di ulteriori
proroghe, questi interventi potranno godere solo del
bonus al 36%, confluendo nell' agevolazione per il
recupero del patrimonio edilizio (si veda «Il Sole 24
Ore» del 23 gennaio). Le scadenze prorogate sono
più lunghe di sei mesi per gli interventi sulle parti
comuni degli edifici condominiali o che interessano
«tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo
condominio» (65% fino al 30 giugno 2015, poi 50%
fino al 30 giugno 2016). Anche per la riqualificazione
energetica lo sconto sarà dunque a scalare, e per
individuare la misura della detrazione conta la data in
cui la spesa viene "sostenuta": pagata per le persone
fisiche o di competenza per le imprese. A differenza
del bonus sulle ristrutturazioni, infatti, quello sul
risparmio energetico può riguardare qualsiasi tipo di
immobile, di qualsiasi categoria catastale, e può
essere sfruttato da tutti i contribuenti, a prescindere
dalla tipologia di reddito di cui siano titolari (soggetti
Irpef e Ires). La platea è ampia e riunisce persone
fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni,
imprese commerciali (ditte individuali, società di
persone o di capitali), associazioni tra professionisti,
enti pubblici e privati che non svolgono attività
commerciale. Beneficiario del maxisconto è chi
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sostiene la spesa, sia proprietario o meno (inquilino,
comodatario, usufruttuario) dell' immobile oggetto dei
lavori. Ma di quali lavori parliamo? L' agevolazione
riguarda le riqualificazioni energetiche globali degli
edifici; gli interventi su strutture opache orizzontali o
verticali (inclusi i cappotti termici, i solai, tutte le
coperture di un fabbricato) e la sostituzione degli
infissi; l' installazione di pannelli solari termici, per la
produzione di acqua calda; la sostituzione di impianti
di riscaldamento con caldaie a condensazione, con
pompe di calore ad alta efficienza o impianti
geotermici a bassa entalpia. A queste quattro
categorie di lavori corrispondono diversi valori
massimi di detrazione (da 100mila a 30mila euro),
come viene spiegato in questa guida che riassume le
novità e tutti i passaggi per destreggiarsi e sfruttare l'
ecobonus. Perché oltre agli importi massimi detraibili
a seconda del tipo di intervento cambiano anche le
procedure da seguire: i documenti da acquisire e
quelli da trasmettere in via telematica all' Enea entro
90 giorni dalla fine dei lavori. Mentre i titolari di reddito
d' impresa sono esonerati dall' obbligo di bonifico,
perché non è rilevante la data di pagamento ma la
competenza del costo imputato in bilancio, per i
privati il bonifico "parlante" rimane invece un requisito
fondamentale per accedere al bonus e deve essere
eseguito dalla stessa persona alla quale sono
intestate le fatture. La detrazione, sia per il privato sia
per l' impresa, viene comunque ripartita in dieci quote
annuali di pari importo e riduce l' Irpef o l' Ires lorda
dovuta per l' anno d' imposta. Ma non è prevista
alcuna possibilità di rimborso o rinvio: se l' imposta
dovuta per un determinato esercizio è inferiore alla
quota di detrazione, la parte in eccesso va persa. ©
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Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
Politica e società
7
Quirinale. «Svolta possibile, ora c’è dialettica sull’asse Parigi-Berlino - Riforma carceri o lo Stato pagherà cifre enormi»
Quale Europa. L’intervento di Carlo Azeglio Ciampi
«Conti, no a riequilibri a tappe forzate»
Perché nel nostro futuro
puo esserci solo l’euro
Napolitano: i governi Monti e Letta non sono stati miei capricci
ANSA
Lina Palmerini
STRASBURGO. Dal nostro inviato
All’incontroconglieuroparlamentari italiani, Giorgio Napolitano teneva particolarmente e
quando prende la parola la prima
cosa che fa è ringraziare tutti della partecipazione. Anche la Lega
è presente nonostante le contestazioni del giorno prima da cui
Napolitano dice di «non sentirsi
turbato» e non riserva alcun tonopolemiconeppureallarichiesta di dimissioni. «Ciascuno ha
diritto di chiederle», dirà ai cronisti senza dare troppo peso alla
nuova offensiva leghista mentre
nel botta e risposta con i parlamentariha voluto mettere ancora a fuoco il tema del rigore e replicare alle domande sui Governi Montie Letta «nati non per un
mio capriccio».
Ma si comincia dall’austerità e
da come rendere concreto
quell’altolà che il capo dello Stato ha rivolto all’Europa. «Quello
che intendo – risponde Napolitano – è che non è più perseguibile
una politica di ulteriore rigore finanziario a tappe forzate». Dunque, «ulteriore» e «tappe forzate» sono le parole-chiave perché
il capo dello Stato non condanna
tout court l’austerità ma il perseguimento di un rigore che non
ammette flessibilità alla luce della recessione. «Non si poteva
sfuggire al riequilibrio delle finanze pubbliche» per frenare
quegliinteressisuldebitoaumentati dallo spread. «L’austerità
non è nata per perseguitare la
gentemaèstataimpostadallacrisi nata negli Usa» ma che poi ha
dato il suo morso velenoso anche
in Europa nonostante l’Italia non
abbiaavutobisogno«disalvataggio delle banche grazie alla vigi-
UNA LEGA «EUROCRITICA»
Il Carroccio chiede le
dimissioni, il Colle: «C’è
diritto di chiederle, vorrei
leghisti critici ma senza
demolire capisaldi Ue»
lanza più efficace di Bankitalia».
Mac’èunpassaggiocheNapolitano vuole chiarire dopo le domande degli europarlamentari
di centro-destra. «La politica del
rigore è nata ben prima dei Governi Monti e Letta». Scorre il
diario di quei giorni il capo dello
Statoerimetteinfilaifattiapartire dal 2010 e il novembre 2011, la
crisi dello spread e del Governo
Berlusconi nata «non solo per
quel voto negativo sul rendiconto dello Stato ma per il distacco
corposo di gruppi dalla maggioranza» che diedero luogo alla
scelta del Governo Monti. Dunque, non risponde ai fatti dire
chegliEsecutiviMonti eLettasiano stati «quasi inventati per capriccio del presidente della Repubblica».Piuttostoc’eral’obiettivo di evitare le elezioni anticipate e i partiti si espressero a favore di quei Governi tant’è che
ottennero il voto di fiducia.
Insomma,lafavoladelReGiorgio cade nel ricordo puntuale di
quei giorni. Oggi invece c’è l’esigenzadi«uncambiamentodirottanelle politiche di austerity». La
chiamaanche «svolta» Napolitano che fa un breve excurcus su
quantisignificatiabbiaassunto la
parola austerità: «Ugo La Malfa
ne fu un autorevole rappresentanteancheseconalcunesingolarità: si battè, per esempio, in nome dell’austerità anche contro la
televisioneacolori.Epoineglianni’76-’77Berlinguerneful’emblema anche se il male di allora si
chiamava inflazione». Il punto è
come convincere l’Europa. E Napolitano non si sottrae indicando
nelConsiglio Ueenell’asseBerlino-Parigi i punti chiave.
«Non può bastare introdurre
formule astruse nei Consigli Ue,
così difficili da capire che ogni
volta bisognerebbe avere un Moavero accanto per la traduzione.
Serveuncambiamentodirottaeffettivo e credo che nel Consiglio
Ue si sia aperta una dialettica che
prima non c’era: prima si ratificavano decisioni di Germania e
Francia, adesso altri Paesi hanno
preso le distanze da quella prassi
dei fatti compiuti. E ora, perfino
traParigie Berlino esiste qualche
divergenza. Vedremo anche se il
cambio di Governo in Germania
avrà riflessi in sede Ue».
L’altrodossier,apertodallaLega, è sull’immigrazione e qui Napolitanodistinguetraquellalegale – dovuta a una domanda di manodopera di imprese (soprattutto del Nord) – e quella illegale
che va distinta dal diritto d’asilo.
Ma alla Lega fa una richiesta:
«Vorreichefosteeuropeisticritici e che tutti ci riconoscessimo in
un atteggiamento non acritico di
fronteaquello chenonva nell’Ue
ma senza mettere in discussione
i capisaldi».
Infine, parla del messaggio inviato alle Camere che si discuterà tra domani e sabato e che è nato proprio da una condanna della
Corte di Strasburgo sulle condizioni inumane dei carcerati: «Se
l’Italia non provvederà saranno
accolti tutti i ricorsi dei detenuti
e lo Stato dovrà pagare centinaia
di milioni di euro». L’ultima risposta è sui marò su cui conferma ci sia «un interesse comune
europeo».
Capo dello Stato. Giorgio Napolitano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Carlo Azeglio Ciampi
u Continua da pagina 1
L
acostruzionedellostraordinario cammino europeo non può fermarsi alla
caricatura che ne fanno i suoi
oppositori.Lacomplessitàinevitabile in un progetto che ha,
come suo approdo finale, la
composizionediun’unicacittadinanzaeun’unicaentitàpolitica composta da popoli che non
molti decenni fa si sono trovati
addiritturain armicomenemici, non può non procedere secondoritminonsempreprevedibili e secondo avanzamenti
non sempre uniformi.
Resta però una certezza:
l’uscita dall’euro sarebbe esiziale per l’Italia (come del resto ha ben documentato, ancora ieri, proprio Il Sole 24 Ore) e
chi vagheggia una riedizione
dellestagioni felicidellesvalutazioni competitive non si rendecontodiquanto ciòsiairrealistico e non riproducibile. Il
mondo è un altro rispetto a
quello dell’Italia della lira: nulla procede più secondo quelle
dinamiche e quelle attese. La
globalizzazione ha cambiato
gli uomini, i popoli e il loro modo di agire, di pensare e, direi,
perfino di sperare.
Certo, rimane vero che l’Eu-
ropa–inattesadicolmarequella che non mi stancherò mai di
denunciare come una "zoppìa", vale a dire il completamento dell’Europa politica dopoaverraggiuntol’Europadella moneta – sembra, in questa
fase, avere scelto una deriva di
arroccamento in scelte di corto respiro volte a dividere gli
Stati tra virtuosie no, in un manicheismochedimenticala natura solidale e inclusiva del
progetto europeo.
Il rigore per il rigore non è mai
stato un saggio viatico per la costruzione di un’Europa che fosse
realmente dei cittadini e dei popoli. E, ancora una volta, mi trovo in consonanza con le parole
usatemartedì dalPresidenteNapolitano laddove ha chiesto un
cambio di atteggiamento nella
strategia di sviluppo.
La sostenibilità delle politiche pubbliche va perseguita,
naturalmente, ma nulla vieta
di adattarla alle situazioni prospettatedalle contingenzedella storia che, mai come adesso,
con l’impatto devastante avuto dalla recessione, hanno una
rilevanzaprioritaria per l’azione politica, soprattutto se si
tratta di una politica che abbia
l’ambizione di guidare le scelte di un intero continente.
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PRESIDENTE EMERITO
AGF
Carlo Azeglio Ciampi
Senatoreavita,classe1920,
CarloAzeglioCiampi,èstato
PresidentedellaRepubblicadal
1999al2006. Nominato
governatoredellaBancad’Italia
nel1979,lasciaviaNazionalenel
1993quandodiventaPresidente
delConsigliodi ungovernodi
"transizione"
ComeministrodelTesoroedel
BilanciodelIgovernoProdi
(1996-1998)edelgoverno
D’Alema(1998-1999),hadatoun
contributodeterminanteal
raggiungimentodeiparametri
previstidalTrattatodi
Maastricht,permettendocosìla
partecipazionedell’Italiaalla
monetaunicaeuropea,sindalla
suacreazione
L’agenda. La road map per spuntare nuovi margini sugli obiettivi di deficit
Entra nel vivo con Bruxelles
il «negoziato» sulla flessibilità
di Dino Pesole
M
argini di flessibilità,
qualora
Bruxelles
sblocchi la clausola
per investimenti sospesa lo
scorso novembre, cui affiancare una trattativa parallela per
cercare di spuntare ulteriori
margini nella forchetta che separal’obiettivodideficitatteso
quest’anno(2,5%delPil)daltettomassimodel3percento.Percorso che sarà possibile definire già a fine febbraio, quando la
Commissione europea renderà note le nuove stime sull’Italia, con annessa la valutazione
sullostato diavanzamentodelle «misure aggiuntive» chieste
alla fine dello scorso anno: in
primo piano la spending review, ma anche l’avvio delle
privatizzazioni, garanzie che
Bruxellesgiudicafondamentali per sostenere la progressiva
riduzione del debito.
Lastradacheilgovernosiaccinge a percorrere, pur tra perduranti difficoltà e ostacoli, va
di pari passo con l’autorevole
intervento pronunciato due
giorni fa dal presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano al Parlamento europeo.
Nonsidisconoscecerto lastrada imboccata nel pieno della
crisi dell’eurozona, per molti
versi obbligata, quanto piuttosto l’aver agito brandendo l’arma esclusiva del rigore. Ora è
tempo di voltare pagina, e non
a caso anche ieri Napolitano
hadefinitonon più perseguibile una politica di «ulteriore rigore finanziario a tappe forzate». Se la sfida ora si chiama
crescita e occupazione, segnali in direzione di una oculata
flessibilità paiono ormai doverosi da parte di Bruxelles.
Nell’immediato, lo spazio di
manovra nell’anno in corso
può valere, conti alla mano, da
un minimo di 3 a 4,5 miliardi
sotto forma di progetti infrastrutturali cofinanziati con
IN PARLAMENTO
Discussione al via
sulla richiesta
di impeachment
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l’Unione europea, benzina potenziale da immettere nel motore della ripresa.
Poi a partire dall’autunno, si
cominceràaistruireinsedeeuropea il dossier delle cosiddette«intesecontrattuali»: incentivi in cambio di riforme strutturali per la crescita. E già nel
prossimo «Programma nazionale di riforma», che il governo approverà in aprile insieme
alnuovoDocumento dieconomia e finanza, vi si farà cenno,
partendo dalle raccomandazioni rivolte al nostro paese
dalla Commissione europea,
nell’ambito del «semestre europeo». L’elenco è nutrito: miglioramentodell’efficienzadella pubblica amministrazione,
semplificazioni del quadro
normativo, riduzione della du-
SOTTO ESAME
A fine mese la Commissione
renderà note le nuove stime
sull’Italia e la valutazione
sull’attuazione delle misure
chieste a fine 2013
LA STRATEGIA
Le intese contrattuali
Apartiredall’autunno,il
governocominceràaistruirein
sedeeuropeaildossierdelle
cosiddette«intesecontrattuali»:
incentiviincambiodiriforme
strutturaliperlacrescita
Dalla giustizia ai fondi Ue
L’elencodelleriformesucui
puntailgovernoèlungo:
miglioramentodell’efficienza
dellapubblicaamministrazione,
semplificazionidelquadro
normativo,riduzionedelladurata
deiprocessicivili,migliore
gestionedeifondieuropei.Epoiil
completamentodellariformadel
mercatodellavoro,delsistemadi
istruzioneedellaformazione
Il Comitato parlamentare
per i procedimenti d’accusa ha
avviato ieri la discussione sulla
propostadelM5S,presentatavenerdì scorso, di messa in stato
di accusa del capo dello Stato
Giorgio Napolitano. La prima
decisione è stata quella di bocciare la richiesta della diretta
streaming avanzata dai 5 stelle.
Oggi alle 13.30 ci sarà un ufficio
dipresidenzachestabiliràitempi, ma secondo il presidente del
Comitato, Ignazio La Russa
(Fdi), il voto finale potrebbe esserci già entro la prossima settimana: «Non ci sarà nessuna ac-
rata dei processi civili, miglioregestione deifondi europei.E
poi il completamento della riforma del mercato del lavoro,
del sistema di istruzione e della formazione professionale.
Quanto al fisco, di certosarà
un segnale importante se in fase di confronto con Bruxelles
il Governo potrà contare
sull’approvazione definitiva
del disegno di legge delega,
all’esame della Camera per il
terzo passaggio parlamentare.
Il tutto, tenendo conto che la
stessa Commissione europea
invita l’Italia a ridurre il carico
fiscale sul lavoro, potenziando al tempo stesso le azioni di
contrasto dell’evasione e
dell’economia sommersa. Il
meccanismo incentivante potrebbetradursi in prestiti a tassi inferiori rispetto a quelli offerti attualmente dal mercato,
finanziando in parte il costo
delle riforme.
Se questo è lo scenario che
va prospettandosi da qui ai
prossimi mesi, la trattativa dovrà essere condotta con notevole abilità negoziale. Qualche
apertura è possibile coglierla
nelle ultime esternazioni del
presidente della Commissioneeuropea,JoséManuelBarroso e del guardiano dei conti
pubblici Olli Rehn: Bruxelles è
pronta a sbloccare la «clausola
diflessibilità»,apatto cheilgoverno tenga fede ai suoi impegni sul fronte del deficit e della
riduzione del debito. In primo
piano, i proventi attesi dalla
spending review, il piano di dismissioni di asset pubblici, gli
introiticheaffluirannodalrientrodeicapitali esportatiillegalmente attraverso il meccanismodella«voluntary disclosure».Persitonodubbi sulla"vulnerabilità" del nostro paese,
sui rischi dell’instabilità politica,e sulle croniche criticità costituite dall’alto debito e dalla
bassa competitività.
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celerazione immotivata a patto
che non ci sia nessuna dilazione
strumentale», ha detto. La successiva seduta potrebbe tenersi
giàdomani o lunedì e durare5-6
oreper permettere ladiscussione generale; poi si passerà alla
votazione in una seduta ulteriore.SeilComitatovoteràperl’archiviazione della proposta di
impeachment, non ci sarà alcun
passaggio in aula. A meno che,
così come previsto dal Regolamento, non lo chieda il 25% dei
parlamentari. I 5 stelle da soli,
però, non avrebbero i numeri.
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Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
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L' agenda. La road map per spuntare nuovi margini sugli obiettivi di deficit.
Entra nel vivo con Bruxelles il «negoziato» sulla
flessibilità
SOTTO ESAME A fine mese la Commissione renderà note le nuove stime sull' Italia e
la valutazione sull' attuazione delle misure chieste a fine 2013.
Dino Pesole Margini di flessibilità, qualora Bruxelles
sblocchi la clausola per investimenti sospesa lo
scorso novembre, cui affiancare una trattativa
parallela per cercare di spuntare ulteriori margini nella
forchetta che separa l' obiettivo di deficit atteso quest'
anno (2,5% del Pil) dal tetto massimo del 3 per cento.
Percorso che sarà possibile definire già a fine
febbraio, quando la Commissione europea renderà
note le nuove stime sull' Italia, con annessa la
valutazione sullo stato di avanzamento delle «misure
aggiuntive» chieste alla fine dello scorso anno: in
primo piano la spending review, ma anche l' avvio
delle privatizzazioni, garanzie che Bruxelles giudica
fondamentali per sostenere la progressiva riduzione
del debito. La strada che il governo si accinge a
percorrere, pur tra perduranti difficoltà e ostacoli, va di
pari passo con l' autorevole intervento pronunciato
due giorni fa dal presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano al Parlamento europeo. Non si disconosce
certo la strada imboccata nel pieno della crisi dell'
eurozona, per molti versi obbligata, quanto piuttosto l'
aver agito brandendo l' arma esclusiva del rigore. Ora
è tempo di voltare pagina, e non a caso anche ieri
Napolitano ha definito non più perseguibile una
politica di «ulteriore rigore finanziario a tappe
forzate». Se la sfida ora si chiama crescita e
occupazione, segnali in direzione di una oculata
flessibilità paiono ormai doverosi da parte di
Bruxelles. Nell' immediato, lo spazio di manovra nell'
anno in corso può valere, conti alla mano, da un
minimo di 3 a 4,5 miliardi sotto forma di progetti
infrastrutturali cofinanziati con l' Unione europea,
benzina potenziale da immettere nel motore della
ripresa. Poi a partire dall' autunno, si comincerà a
istruire in sede europea il dossier delle cosiddette
«intese contrattuali»: incentivi in cambio di riforme
strutturali per la crescita. E già nel prossimo
«Programma nazionale di riforma», che il governo
approverà in aprile insieme al nuovo Documento di
economia e finanza, vi si farà cenno, partendo dalle
raccomandazioni rivolte al nostro paese dalla
Commissione europea, nell' ambito del «semestre
europeo». L' elenco è nutrito: miglioramento dell'
efficienza della pubblica amministrazione,
Normativa Enti Locali
semplificazioni del quadro normativo, riduzione della
durata dei processi civili, migliore gestione dei fondi
europei. E poi il completamento della riforma del
mercato del lavoro, del sistema di istruzione e della
formazione professionale. Quanto al fisco, di certo
sarà un segnale importante se in fase di confronto
con Bruxelles il Governo potrà contare sull'
approvazione definitiva del disegno di legge delega,
all' esame della Camera per il terzo passaggio
parlamentare. Il tutto, tenendo conto che la stessa
Commissione europea invita l' Italia a ridurre il carico
fiscale sul lavoro, potenziando al tempo stesso le
azioni di contrasto dell' evasione e dell' economia
sommersa. Il meccanismo incentivante potrebbe
tradursi in prestiti a tassi inferiori rispetto a quelli
offerti attualmente dal mercato, finanziando in parte il
costo delle riforme. Se questo è lo scenario che va
prospettandosi da qui ai prossimi mesi, la trattativa
dovrà essere condotta con notevole abilità negoziale.
Qualche apertura è possibile coglierla nelle ultime
esternazioni del presidente della Commissione
europea, José Manuel Barroso e del guardiano dei
conti pubblici Olli Rehn: Bruxelles è pronta a
sbloccare la «clausola di flessibilità», a patto che il
governo tenga fede ai suoi impegni sul fronte del
deficit e della riduzione del debito. In primo piano, i
proventi attesi dalla spending review, il piano di
dismissioni di asset pubblici, gli introiti che affluiranno
dal rientro dei capitali esportati illegalmente attraverso
il meccanismo della «voluntary disclosure». Persitono
dubbi sulla "vulnerabilità" del nostro paese, sui rischi
dell' instabilità politica, e sulle croniche criticità
costituite dall' alto debito e dalla bassa competitività.
© RIPRODUZIONE RISERVATA LA STRATEGIA Le
intese contrattuali A partire dall' autunno, il governo
comincerà a istruire in sede europea il dossier delle
cosiddette «intese contrattuali»: incentivi in cambio di
riforme strutturali per la crescita Dalla giustizia ai fondi
Ue L' elenco delle riforme su cui punta il governo è
lungo: miglioramento dell' efficienza della pubblica
amministrazione, semplificazioni del quadro
normativo, riduzione della durata dei processi civili,
migliore gestione dei fondi europei. E poi il
completamento della riforma del mercato del lavoro,
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Il Sole 24 Ore
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Il Sole 24 Ore
Giovedì 6 Febbraio 2014 - N. 36
Politica e società
Lo strappo del Senato mette alla prova il duopolio Renzi-Berlusconi
S
ul caso De Gregorio il presidente del
Senato ha senza dubbio esercitato le
sue prerogative. Ma è come se avesse
avvicinato in piena coscienza una torcia accesa a una santabarbara piena di dinamite.
Questo a causa delle modalità con cui si è
arrivati alla decisione di costituirsi parte civilenelprocessodiNapolicontro Berlusconi per la presunta compra-vendita di parlamentari. Modalità che riguardano in particolare il pasticcio del voto, peraltro consultivo,concuil’Ufficiodipresidenzadi Palazzo Madama aveva in precedenza imboccato la strada opposta, ossia nessun intervento nel processo, nessuna «parte civile».
Viceversa, Grasso ha subito smentito
quel voto ed era suo diritto farlo. Ma le con-
7
il PUNTO
DI Stefano Folli
Tuttavia la vicenda
non può compromettere
la riforma. Può rendere
più complesso il suo iter
seguenze non sono trascurabili, visto che si
tratta della seconda carica dello Stato e che
l’imputato,tantopercambiare,sichiamaSilvio Berlusconi, ormai ex senatore, ma pur
sempre al centro della vita politica. Anzi, da
pochi giorni rinato nelle vesti di «padre costituente» della nuova Repubblica.
L’episodio non produrrà effetti politici
immediati, ma sarebbe sbagliato sottovalutarlo. Si inserisce in un clima tutt’altro che
sereno,comesièappenavistoanchea Montecitorio(sia purepermotividiversi).Qualcheerroreandavaevitato,a cominciareproprio da quel voto dell’Ufficio di presidenza.
Se il presidente aveva già deciso come procedere, avrebbe fatto meglio a non permettere quella votazione. Se invece era indeci-
so o aveva dato tale impressione ai suoi interlocutori, doveva sapere che la scelta di
ricorrere ai suoi poteri e di non tener conto
di quel voto lo avrebbe esposto ad accuse di
parzialità.
Dicertonon sipuò direche inquestalegislatura i presidenti delle due assemblee abbiano fortuna. Prima Laura Boldrini e ora
PietroGrassosonofinitientrambinelfrullatore e vengono bersagliati da rilievi spesso
ingiusti. È come se quell’alone di rispetto
istituzionalechesecondotradizionecircondava le figure dei presidenti, anche i meno
popolari, si sia dissolto in questa ennesima
fase di transizione.
Oltre tutto Grasso guida la Camera Alta,
di cui viene ribadita ogni giorno l’inutilità e
annunciata la prossima chiusura. Non è il
modo migliore per garantire la tranquillità
degli animi. O per reclamare dal presidente
dell’assembleaunospiritodeltutto«aldisopra delle parti».
In ogni caso anche questa vicenda dimostra quanto la legislatura si stia sfilacciando. Difficile pensare che entrambe le Camere possano trasformarsi in arene dove
lo scontro è totale e i due presidenti vengono delegittimati e contestati in modo sistematico.
Qualcuno ha voluto leggere nella vicenda,salutataconentusiasmo dai CinqueStelleedatutto ilfrontediciamo così«giustizialista», un tentativo di sabotare l’asse RenziBerlusconi sulla riforma elettorale. L’inter-
pretazione è ragionevole, ma solo nel senso
che dimostra quanto sarà impervio, soprattutto al Senato, il cammino della legge elettorale. A parte questo aspetto, che non è
una novità, difficile credere che il patto fra
RenzieBerlusconipossavacillareperl’incidente di ieri. È e resta nell’interesse preciso
dei due contraenti arrivare al risultato della
riforma bipolare. D’altra parte, i nemici del
duopolio sono tanti e agguerriti. Il caso De
Gregorio li avrà resi più determinati.
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Q
APPROFONDIMENTO ON LINE
Online «il Punto» di Stefano Folli
www.ilsole24ore.com
Politica e giustizia. La decisione nel processo per la compravendita di voti - Pd e M5S plaudono al presidente di Palazzo Madama
Il Colle. «Bene la continuità di azione»
Senato parte civile contro Berlusconi
Napolitano «blinda»
il governo Letta
I partiti: serve verifica
Grasso ribalta il voto del consiglio di presidenza - Ira Fi: zelo giustizialista, ci saranno conseguenze
Barbara Fiammeri
ROMA
Il Senato si costituirà parte civile contro Silvio Berlusconi, nel processo che vede
l’ex premier imputato per la
presuntacompravenditadisenatori. A deciderlo è stato Pietro Grasso, presidente del Senato,nonostanteilparerecontrario espresso dall’ufficio di
presidenza di Palazzo Madama.Il verdettodiGrassoè arrivato via mail ad alcune ore dal
parere consultivo che aveva
bocciatol’ipotesidellacostituzione di parte civile con dieci
voti contro otto. Decisivi i voti
di Linda Lanzillotta di Sc e di
Antonio De Poli (PpI) che si
sono schierati con Fi, Ncd, LegaeGalcontro irappresentanti di Pd, M5s e Sel. Sembrava
fossefinitalì. Mail regolamento affida al presidente la decisione finale. E Grasso, dopo
unasolitaria riflessione,alla fine ha scelto di far costituire
per la prima volta il Senato come parte civile.
Il presidente ha ribaltato il
responso dell’ufficio di presidenza perché è «ineludibile
dovere morale» che la Camera Alta partecipi all’accertamento della verità dei fatti in
quanto, secondo i magistrati
chehannopreparatoil processo, i fatti relativi alla presunta
compravendita si sarebbero
realizzati proprio al Senato.
Insorge il centrodestra, soprattutto Fi che attacca compatto il presidente del Senato
per il suo «zelo giustizialista»,
che ha portato a una decisione
«turpe»eche–avverteMaurizioGasparri–«nonresteràpriva di conseguenze». Proprio
Gasparri, come Renato Brunettaemoltialtriesponentiazzurri poche ore prima si erano
invece detti certi che Grasso
LA DECISIONE
Il presidente di Palazzo
Madama: «Dovere morale»
Fra i voti contrari Sc e Udc
Brunetta: colpo a freddo alla
pacificazione, Renzi valuti
avrebbe rispettato la volontà
dell’ufficiodi presidenza.Contemporanemente dal fronte
opposto, il M5s chiedeva al
Presidente di «prendere posizione», Di Pietro lo invitava a
«nonfare PonzioPilato»mentre il Pd si limitava a confidare
nella «saggezza» di Grasso.
È plausibile che il presidente abbia tenuto conto anche
del fatto che a propendere per
la costituzione di parte civile
fossero i rappresentanti dei
principali gruppi parlamentari e quindi del Senato. Qualcun altro, più maliziosamente, legge in questa scelta un
obiettivo politico di cui il capogruppo alla Camera di Fi si
fa interprete.«Viene il sospetto chesia in realtà un colpo dato a freddo alla pacificazione,
quella sì istituzionale, voluta
da Renzi e Berlusconi», dice
Brunetta seguito poco dopo
da Daniela Santanchè che se
la prende anche con il Capo
dello Stato («L’asse Napolitano-Grasso fa molto male a
questo Paese»).
Dal Pd il plauso verso il presidente è unanime. In particolare il vicepresidente dei democratici Stefano Lepri ci tiene a sottolineare che «oggi,
nel consiglio di Presidenza,
non c’è stata nessuna votazione ma solo una consultazione
dei membri dell’Ufficio». AncheilM5stellesispendeafavore del presidente del Senato,
sia pure per lanciare una nuova frecciata nei confronti della sua omologa alla Camera
Laura Boldrini. «Grasso ha
sceltoditutelare primaildecoro delle istituzioni rispetto
agli interessi dei partiti» segnali positivi che i grillini vorrebbero«leggereanchenell’altro ramo del Parlamento».
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Intimidazione al presidente della Camera
ROMA
ANSA
Lettera minatoria inviata a Boldrini
Nella busta un proiettile e minacce
Una lettera minatoria contenente un proiettile calibro 3,80 è
stataintercettatainuncentrosmistamento delle poste a Milano:
era destinata alla presidente della
Camera Laura Boldrini. Nella busta anche un biglietto con minacce. «Solidarietà da parte di tutti i
deputati democratici» ha espres-
soAndreaMartella,vicepresidente del Pd della Camera. Sostegno
allapresidenteanchedaForzaItalia: «La violenza scivola dalle parole ai gesti: solidarietà alla Presidente Boldrini», ha scritto Mariastella Gelmini, vice capogruppo
vicario alla Camera dei deputati.
Intanto il M5S starebbe organiz-
zando una querela di massa contro la presidente e la sua affermazione sui «potenziali stupratori».
LareplicadelportavocedellaBoldrini,RobertoNatale:«Dalorooffese e sconcezze. Sottoporremo
ai giudici il lunghissimo repertorio di minacce».
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L’ipotesi di «successione» a Letta. Il segretario esclude «manovre di Palazzo», ma il pressing da parte della maggioranza di governo è forte
Renzifrena sullastaffetta:non sonoD’Alema
Emilia Patta
ROMA
«No a manovre di Palazzo,
io non sono D’Alema». Matteo
Renzi ha riunito ieri la segreteria
a Largo del Nazareno per preparare la direzione di oggi dedicata
alle riforme costituzionali. E ai
suoi ha ripetuto di non essere interessato alla staffetta con EnricoLettaperproseguirelalegislatura. Ma nei numerosi incontri
avuti ieri – con il leader della minoranza interna Gianni Cuperlo,
con il ministro per i Rapporti
con il Parlamento Dario Franceschini, con la segretaria di Scelta
civica Stefania Giannini ed anche con Pier Ferdinando Casini,
appena tornato nelle braccia di
SilvioBerlusconigraziealbipolarismo resuscitato dall’Italicum –
illeaderdelPd hadovuto constatare che il pressing per un’assunzione diretta di responsabilità è
fortissimo. Da parte dei montiani (Andrea Romano lo chiede da
settimane), da parte del Nuovo
centrodestra (è di due giorni fa il
facciaafacciaconAngelinoAlfano), da parte della sinistra del
IL PIANO B DELLE URNE
La strategia del sindaco: la vera
alternativa non è tra Letta bis
e Renzi 1 ma tra Letta bis
ed elezioni anticipate. Se non
a maggio, anche in autunno
partito e anche da parte di alcuni
dei suoi. Tanto che Cuperlo, dopo l’incontro di ieri al Nazareno,
sièfatto l’idea che ilRenzi 1non è
ipotesi peregrina. «Quello che è
certo è che così non si può andare avanti – ha detto a Renzi il leader della minoranza –. Il Pd non
può continuare a far parte di un
governo di nessuno. Poi scegli tu
lo strumento: un Letta bis o altro.
Quellocheserveèunrilancioverodell’azionedi governo ea questo fine un rimpastino non basta». E anche dal Nuovo centrodestra di Alfano fanno trapelare
che il punto è proprio l’atteggiamento del Pd nei confronti del
governo: «Renzi appoggia il governoLetta o dobbiamo farlo noi
dasoli?».Eseil rilanciodell’azione di governo passa per una staffetta – è il ragionamento che si fa
tra gli alfaniani – allora va bene
anche la staffetta...
In serata la «blindatura» del
governo da parte del Quirinale
(siveda l’articoloinpagina)sembraalmomentochiuderelapartita e allontanare anche il rimpasto o Letta bis che sia. Di patto di
coalizione e squadra di governo,
concordano a questo punto sia
Renzi che il premier, se ne parleràafinemese,ossiadopol’approvazione da parte della Camera
della legge elettorale frutto del
patto Renzi-Berlusconi. Prima
di quel passaggio è difficile prevedere scenari. E i boatos su un
Renzi 1, non frenati dai suoi più
stretti collaboratori, sembrano
peroraavereloscopodaunaparte di blindare l’accordo sull’Italicum in vista del voto dell’Aula
previstoperla prossimasettimana e dall’altra di tenere il fiato sul
collo del premier. Perché la vera
alternativa – confidano dalla
stretta cerchia di Renzi – non è
tra il Letta bis o il Renzi 1 bensì il
Letta bis e le elezioni anticipate.
Insomma,Renzinonavrebbeancora rinunciato del tutto all’ipotesi di election day a fine maggio
qualora fosse possibile. E se non
a fine maggio, anche in autunno
nonostante il semestre europeo.
Vero che una delle modifiche
concordate alla legge elettorale
prevede una delega al governo
per ridisegnare i collegi «entro
45 giorni» dall’approvazione definitiva della legge (norma che è
stata appunto chiamata salva-
Letta),malamodificanonèancora stata approvata. Al momento
il testo base presentato alla Camera contiene già le tabelle con i
nuovi collegi, come voluto da Fi.
«Vediamo come va il voto in Aula, su questo e su altri punti. Nullaèscontato...»,diconoalcunideputati renziani.
La direzione di oggi, dedicata
allariformadelTitoloVealsuperamento del bicameralismo perfetto con l’abolizione del Senato
e alla quale parteciperà anche
Letta, si apre dunque in un clima
surreale.Siparladiriformecostituzionali che necessiteranno di
almeno un anno per essere approvate mentre ancora non è
chiaro come il Pd si appresterà
ad affrontare le prossime settimane.Tuttodipenderàdachecosa uscirà dal voto segreto della
Camera sull’Italicum.
forma di Governo che avrebbe
dovuto collegarsi alle decisioni sulla legge elettorale».
Sul piano dei contenuti, si diceva, le convergenze con il piano del Pd non mancano, a partire dal superamento delle
«competenze concorrenti»,
l’articolazione delle competenze più per funzioni che per
materie e la riconduzione al
centro di alcuni temi frettolosamente devoluti nel 2001, come il trasporto e l’energia. Su
questo filone si innesta anche
l’ipotesi di una «clausola di salvaguardia» statale, da esercitare con un passaggio al Senato
delle Regioni, per accompagnare l’attuazione di piani nazionali di riforma in grado di
evitare inciampi del passato
come avvenuto per esempio
sul Piano Casa, fermato di fatto dalle Regioni. Il progetto
del ministero delle Riforme,
però, prova a fare dei passi in
più, e mira anche a blindare in
Costituzione alcune mosse
tentate dal federalismo fiscale
del 2009-2011 ma impantanatesi nell’attuazione (alla stesura
del Ddl ha contribuito anche
Luca Antonini, che guida la
Commissione paritetica sul federalismo fiscale). È il caso
della tagliola ad agenzie, consorzi ed enti intermedi, che le
Regioni finora hanno difeso
con successo in Corte costituzionale, e di una forte limitazione alle società partecipate,
che secondo il Ddl dovrebbero operare solo quando il fine
pubblico non possa essere conseguito da privato con pari efficienza e adeguatezza: a definire il quadro normativo dovrebbe essere, entro sei mesi
dall’approvazione del Ddl costituzionale, una legge ordinaria, chiamata a tradurre in pratica il principio della «sussidiarietà rafforzata».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Titolo V. Pronto il ddl del ministro per le Riforme - Nel menù anche il taglio alle società partecipate
Professioni e lavoro, competenza allo Stato
Gianni Trovati
MILANO
Addio alla competenza regionale su grandi reti di trasporto ed energia, ma anche
su ordinamento delle professioni e tutela e sicurezza del lavoro; cancellazione delle
«competenze concorrenti»
fra Stato e Regioni, che in questi anni hanno fatto esplodere
le battaglie in Corte costituzionale e che nel nuovo assetto saranno sostituite dal nuovo ruolo dei territori nel Senato delle
Regioni; forte regia centrale
sul procedimento amministrativo, nel tentativo di superare
gli ostacoli alzati dai territori
sui progetti di semplificazione, taglio drastico alle società
partecipate, azzeramento di
consorzi, agenzie ed enti inter-
Normativa Enti Locali
medi in genere, taglio al numero e alle indennità dei consiglieri regionali e raggruppamento dei piccoli Comuni per
ambiti ottimali.
Sono gli ingredienti principali nel ricco menù della riforma del Titolo V scritta nel disegno di legge preparato dal
ministero delle Riforme costituzionali. Sullo stesso tema
stanno lavorando anche al ministero degli Affari regionali
e delle Autonomie (si veda il
IL MINISTRO
Quagliariello: incardinare
subito il bicameralismo al
Senato e affidare la riforma
del Titolo V alla Camera dopo
l’ok alla legge elettorale
Sole 24 Ore del 21 gennaio),
con alcune convergenze importanti sul versante del meccanismo delle competenze,
ma ora si tratta di fare la sintesi. «Noi siamo pronti – taglia
corto il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello –; il
Pd ci ha chiesto di attendere
per decidere quali interventi
affidare al Governo e quali al
Parlamento, ma ora bisogna
ripartire davvero per uscire
da questa situazione in cui tutti chiedono di cambiare passo
ma il cammino non si sblocca.
Se poi si decide che le riforme
sono tutte competenza del
Parlamento, nessun problema: ma a quel punto l’esistenza di un ministero delle Riforme perde significato. Parliamone laicamente, perché l’im-
portante è fare le riforme,
non dove si fanno».
Nella tempesta politica perenne che sta caratterizzando
questi mesi, il cammino di una
legge costituzionale che richiede un doppio passaggio alla Camera e al Senato rischia
di rivelarsi più accidentato del
solito, e da questo punto di vista la questione dei tempi diventa cruciale. «Penso – sostiene Quagliariello – che si
debba incardinare subito il bicameralismo al Senato e affidare la riforma del Titolo V alla
Camera appena votata la legge
elettorale, quindi entro la fine
del mese o i primi giorni di
marzo. Già la defezione di Forza Italia, che ha fatto saltare
l’iter accelerato delle riforme,
ha impedito la revisione della
Un governo c’è e lavora con
risultati apprezzabili. Di ritorno
daStrasburgo,GiorgioNapolitano rassicura Enrico Letta al telefono e fa diramare una nota dal
suoufficiostampaincuisirimarca che il Capo dello Stato ha «ribadito il suo apprezzamento per
la continuità e i nuovi sviluppi
dell’azione di Governo sul pianonazionaleenellerelazioniinternazionali». Il premier si appresta dunque a partecipare oggi alla direzione del suo Pd con
animo rinfrancato. Non è infatti
uncasochel’interventodelQuirinale– cheha stesosul governo
il suo mantello protettivo – avvenga al termine di una giornata in cui i boatos di un staffetta
con illeader del Pd Matteo RenziaPalazzoChigisisonorincorsi con insistenza. «Chiacchiere
da Transatlantico», chiosano
da Palazzo Chigi.
Una giornata, quella di Letta,
iniziata con una riunione dei capigruppo della sua maggioranza
sul tema dei decreti in scadenza
esubitoscivolata– perviadi una
dichiarazione del capogruppo
di Scelta civica Andrea Romano
(«se l’assunzione di responsabilità del Pd passa per Renzi alla
guida del governo, ben venga
Renzi a Palazzo Chigi» – sulla
spinosa via della «verifica di governo chiesta» dai "piccoli". Il
pressing di Scelta civica e Nuovo centrodestra di Angelino Alfano affinché si sigli il famoso
patto di coalizione "Impegno
2014" per rilanciare l’azione di
governo senza aspettare il via libera alla legge elettorale – come
vuole Renzi – c’è in effetti da
giorni. «Un governo non è fatto
persopravvivere,maperdecidere su cose concrete. Ncd non resterà a guardare le liti nel Pd. Bisogna coinvolgere Renzi
nell’esecutivo, altrimenti così
non si può andare avanti», ha
detto ieri il ministro alfaniano
Maurizio Lupi. Ma durante un
pranzoproprio conAlfanoecon
DarioFranceschiniLettasièsentito rassicurato sulle intenzioni
dei suoi principali alleati. Che
chiedono un maggior coinvolgimentodel Pd enon un cambiodi
premier. Basta che – è questa la
posizione del vicepremier – si
passi ad affrontare i problemi
del Paese, che non sono la legge
elettorale,esichiuda sulpattodi
coalizione.
Ad ogni modo la "verifica" si
farà, ha ribadito Letta ai suoi interlocutori,subitodopo l’approvazione della legge elettorale alla Camera e quindi a fine mese.
Ilpremier,spieganoisuoi,èconsapevole
dell’importanza
dell’approvazione dell’Italicum
come condizione per andare
avanti con l’azione di governo e
lavora per una buona soluzione
in Aula. Oggi Letta dovrebbe intervenire in direzione – ma non
è ancora deciso, dipende anche
da come andrà il dibattito – ma
non ci sarà nessun aut aut e nessuna perentoria richiesta a Renzi. «Non è tipo da fare Krusciov
che batte la scarpa sul tavolo»,
sorride chi lo conosce bene. Il
possibile intervento di Letta si
muoverà dunque su tre direttive: pieno sostegno alle riforme
messe in campo Renzi, necessità di un impegno più forte del Pd
nel governo, sottolineatura dei
provvedimenti che comunque
l’esecutivo ha già messo in cam-
IMPEGNO 2014 A FINE MESE
«Il patto di coalizione sarà
siglato solo dopo l’ok alla
legge elettorale alla Camera».
Oggi il premier incontrerà
Renzi alla direzione del Pd
poinquestomeseedhagiàprontiperilprossimo.Insomma,indipendentemente dalla sigla di
"Impegno 2014", da fare ce n’è,
sulla scia del discorso programmatico dell’11 dicembre su cui
Letta ha ottenuto la fiducia del
Parlamento. E i risultati di questi ultimi dieci giorni (dalla legge sul rientro dei capitali al caso
Mastrapasqua,da Alitaliaal fondo sovrano del Kuwait) confermano per Letta che il governo è
tuttofuorchédiordinariaamministrazione».
Lagiornatadiieriregistrainfine, al positivo, anche la tregua
con il presidente di ConfindustriaGiorgioSquinzi(sivedapagina 5). «Pure nella diversità di
vedute – si sottolinea da Palazzo
Chigi–ilfattocheLettasièimpegnato ad andare il 19 febbraio in
Confindustria per un incontro
con i vertici degli industriali testimonia del clima positivo e costruttivo».
Em. Pa.
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Giustizia. Ancora bagarre in Aula
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Decreto carceri, l’ostruzionismo
della Lega fa slittare il voto finale
ROMA
Dopo gli esami degli ordini del giorno (120, prevalentemente firmati Lega e M5S), la
Camera voterà oggi il decreto
svuota carceri su cui il governo
martedì ha incassato la fiducia.
Arallentarelacorsadelprovvedimento l’ostruzionismo del
Carroccio. Tutti i deputati leghistisonointervenuti araffica
ma ilprotagonista è ancora una
volta Gianluca Buonanno, che
dopo aver sventolato martedì
un paio di manette davanti al
banco della presidenza, ieri si è
presentato in aula per un nuovoshow.Nelmezzodeldibattito sul decreto che vuole fronteggiareilsovraffollamentodegliistitutidipena,ildeputatoleghista ha esibito un cartello
contro il Pd "complice dei ma-
fiosi". Il presidente di turno,
Luigi Di Maio (M5S), dopo due
richiami l’ha espulso dall’Aula.
Buonanno ha poi chiesto alla
presidenza di essere riammesso con la promessa di non turbarepiù ilavoridell’AulaeLaura Boldrini in via "eccezionale"
lo ha perdonato riaprendogli le
porte dell’emiciclo. In serata
però i leghisti sono tornati a
sventolare cartelli («clandestinoè reato») questavolta in rotta di collisione con i grillini per
il loro ordine del giorno volto
ad abolire il reato di clandestinità.Sulprovvedimentoèintervenuto il presidente della Repubblica che da Strasburgo ha
messo in guardia dal rischio
chel’Italia,senzalalegge,sitrovi a «pagare pesanti sanzioni».
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Gio 06/02/2014
Il Sole 24 Ore
Pagina 6
Titolo V. Pronto il ddl del ministro per le Riforme - Nel menù anche il taglio alle società
partecipate.
Professioni e lavoro, competenza allo Stato
IL MINISTRO Quagliariello: incardinare subito il bicameralismo al Senato e affidare la
riforma del Titolo V alla Camera dopo l' ok alla legge elettorale.
Gianni Trovati MILANO Addio alla competenza
regionale su grandi reti di trasporto ed energia, ma
anche su ordinamento delle professioni e tutela e
sicurezza del lavoro; cancellazione delle
«competenze concorrenti» fra Stato e Regioni, che in
questi anni hanno fatto esplodere le battaglie in Corte
costituzionale e che nel nuovo assetto saranno
sostituite dal nuovo ruolo dei territori nel Senato delle
Regioni; forte regia centrale sul procedimento
amministrativo, nel tentativo di superare gli ostacoli
alzati dai territori sui progetti di semplificazione, taglio
drastico alle società partecipate, azzeramento di
consorzi, agenzie ed enti intermedi in genere, taglio al
numero e alle indennità dei consiglieri regionali e
raggruppamento dei piccoli Comuni per ambiti
ottimali. Sono gli ingredienti principali nel ricco menù
della riforma del Titolo V scritta nel disegno di legge
preparato dal ministero delle Riforme costituzionali.
Sullo stesso tema stanno lavorando anche al
ministero degli Affari regionali e delle Autonomie (si
veda il Sole 24 Ore del 21 gennaio), con alcune
convergenze importanti sul versante del meccanismo
delle competenze, ma ora si tratta di fare la sintesi.
«Noi siamo pronti - taglia corto il ministro delle
Riforme Gaetano Quagliariello -; il Pd ci ha chiesto di
attendere per decidere quali interventi affidare al
Governo e quali al Parlamento, ma ora bisogna
ripartire davvero per uscire da questa situazione in cui
tutti chiedono di cambiare passo ma il cammino non
si sblocca. Se poi si decide che le riforme sono tutte
competenza del Parlamento, nessun problema: ma a
quel punto l' esistenza di un ministero delle Riforme
perde significato. Parliamone laicamente, perché l'
importante è fare le riforme, non dove si fanno». Nella
tempesta politica perenne che sta caratterizzando
questi mesi, il cammino di una legge costituzionale
che richiede un doppio passaggio alla Camera e al
Senato rischia di rivelarsi più accidentato del solito, e
da questo punto di vista la questione dei tempi
diventa cruciale. «Penso - sostiene Quagliariello - che
si debba incardinare subito il bicameralismo al Senato
e affidare la riforma del Titolo V alla Camera appena
votata la legge elettorale, quindi entro la fine del mese
o i primi giorni di marzo. Già la defezione di Forza
Italia, che ha fatto saltare l' iter accelerato delle
Normativa Enti Locali
riforme, ha impedito la revisione della forma di
Governo che avrebbe dovuto collegarsi alle decisioni
sulla legge elettorale». Sul piano dei contenuti, si
diceva, le convergenze con il piano del Pd non
mancano, a partire dal superamento delle
«competenze concorrenti», l' articolazione delle
competenze più per funzioni che per materie e la
riconduzione al centro di alcuni temi frettolosamente
devoluti nel 2001, come il trasporto e l' energia. Su
questo filone si innesta anche l' ipotesi di una
«clausola di salvaguardia» statale, da esercitare con
un passaggio al Senato delle Regioni, per
accompagnare l' attuazione di piani nazionali di
riforma in grado di evitare inciampi del passato come
avvenuto per esempio sul Piano Casa, fermato di
fatto dalle Regioni. Il progetto del ministero delle
Riforme, però, prova a fare dei passi in più, e mira
anche a blindare in Costituzione alcune mosse
tentate dal federalismo fiscale del 2009-2011 ma
impantanatesi nell' attuazione (alla stesura del Ddl ha
contribuito anche Luca Antonini, che guida la
Commissione paritetica sul federalismo fiscale). È il
caso della tagliola ad agenzie, consorzi ed enti
intermedi, che le Regioni finora hanno difeso con
successo in Corte costituzionale, e di una forte
limitazione alle società partecipate, che secondo il Ddl
dovrebbero operare solo quando il fine pubblico non
possa essere conseguito da privato con pari
efficienza e adeguatezza: a definire il quadro
normativo dovrebbe essere, entro sei mesi dall'
approvazione del Ddl costituzionale, una legge
ordinaria, chiamata a tradurre in pratica il principio
della
«sussidiarietà
rafforzata».
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Gio 06/02/2014
8
MF
Pagina 8
Giovedì 6 Febbraio 2014
DENARO & POLITICA
L’UTILE LORDO 2013 DELLA SPA È SALITO DEL 25% A 490 MILIONI, IN AUMENTO ANCHE I VOLUMI
Sace, conti in crescita per l’ipo
Entro i primi di marzo i consulenti metteranno a punto
il piano per la cessione del 60% del capitale. Ma prima
dev’essere risolta la questione delle garanzie dello Stato
di Anna Messia
È
salito del 25% a 490 milioni l’utile lordo 2013 di
Sace spa, l’assicuratore
del credito controllato
dalla Cassa Depositi e Prestiti che il governo vuole privatizzare. La società guidata
da Alessandro Castellano si
presenterà così al mercato
con conti in crescita. Anche
se si tratta solo di dati preliminari (quelli definitivi saranno approvati dal consiglio
di amministrazione che si riunirà a metà marzo) i numeri
appaiono positivi, non solo
per quanto riguarda l’utile.
Lo scorso anno Sace spa ha
deliberato garanzie per 8,7 miliardi, in crescita del 2%, di
cui 5,7 miliardi sono andati
a sostegno delle esportazioni
italiane, che hanno registrato
una crescita del 18% rispetto
allo stesso periodo del 2012.
«Un risultato al di sopra delle
aspettative e conseguito in un
anno ancora difficile per l’Italia», ha commentato ieri Castellano, aggiungendo che il
gruppo Sace (che comprende
anche altre società come Sace
Bt o Sace Fct) ha complessivamente «assicurato oltre 30
miliardi di transazioni commerciali e di investimento».
Continuano però a crescere
i sinistri, con 312 milioni di
indennizzi liquidati alle imprese nel 2013, che rappresentano una crescita del 58%
rispetto all’anno precedente.
Benché il trend negativo sia
stato parzialmente mitigato
dall’andamento positivo delle attività di recupero crediti,
che è stata pari a 217 milioni
(+45%). Bene anche l’attività
di factoring, con l’aumento
del 45% del turnover, pari a
2,6 miliardi.
Per quanto riguarda invece
le operazioni per la privatizzazione, i consulenti (Bain &
Company e Goldman Sachs
Poste-Cdp, oggi il governo
scioglie nodo convenzione
di Anna Messia
a riunione è fissata per oggi a Palazzo Chigi, quando il goLDepositi
verno che discuterà della convenzione delle Poste con Cassa
e Prestiti. E si parlerà anche del servizio universale di
Poste italiane. Ad annunciarlo è stato ieri il viceministro dello
Sviluppo Economico, Antonio Catricalà, a margine di un’audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato. Due questioni che vanno risolte rapidamente in vista dell’ingresso dei privati
nel capitale di Poste Italiane, atteso entro fine anno con la cessione
dal parte del ministero dell’Economia del 40% del capitale. Per
quanto riguarda in particolare la
convenzione con Cdp, per conto
della quale il gruppo guidato da
Massimo Sarmi distribuisce buoni
e libretti postali, l’intenzione del
governo sembra essere di stabilizzare i flussi commissionali.
Attualmente le Poste Italiane lavorano in base a un accordo annuale
Massimo
(nel 2012 sono stati incassati 1,6
Sarmi
miliardi) che l’esecutivo vorrebbe
trasformare in pluriennale. Oggi
si entrerà più nel dettaglio. Ieri
intanto Sarmi, come anticipato da MF-Milano Finanza, ha incontrato i sindacati per aggiornarli sui lavori in corso per la
privatizzazione che, come noto, prevede anche l’ingresso dei
lavoratori nel capitale dell’azienda con una quota che dovrebbe
aggirarsi intorno al 5%. Le modalità sono ancora tutte da definire
e si starebbe ragionando a un modello del tutto innovativo per
l’Italia che avrebbe anche bisogno di un intervento legislativo. E
che potrebbe portare anche a un cambio della governance delle
Poste Italiane prevedendo magari un sistema duale, con un comitato di gestione e un comitato di sorveglianza. Ipotesi per ora
solo embrionali; per formulare proposte concrete da presentare
al governo i sindacati e l’azienda apriranno gruppi di lavoro che
si riuniranno nelle prossime settimane. Oggi intanto Sarmi sarà
in audizione in commissione Trasporti alla Camera proprio sul
tema privatizzazione. (riproduzione riservata)
Normativa Enti Locali
per Sace; Société Générale per
conto dell’azionista Cassa Depositi e Prestiti) sono in piena
attività per decidere modalità
e valore dell’operazione. Bain,
in particolare, sta lavorando al
nuovo piano industriale 20142017. L’obiettivo è definire
tutto entro fine febbraio o al
più tardi inizio marzo, quando
dovrà essere chiaro non solo
il valore di Sace ma anche le
modalità con cui la società si
presenterà al mercato, ossia se
tramite un’ipo (che sembra al
momento l’ipotesi più probabile) o con un collocamento
a privati. Maggiore chiarezza sembra invece esserci per
quanto riguarda la quota da
cedere: il governo appare intenzionato a collocare il 60%
delle azioni, il che vorrebbe
dire mantenere nelle mani di
Cdp, e quindi indirettamente
del Tesoro, una partecipazione
di minoranza. Scelta che però
porta con sé qualche conseguenza: perché Sace spa ope-
Alessandro
Castellano
ra con la garanzia dello Stato
italiano (benché il rating del
gruppo, pari ad A-, sia superiore a quello dell’Italia). Come mantenere questa copertura
per un’azienda a maggioranza
privata? I consulenti sono al lavoro per trovare una soluzione
anche a questo quesito, oltre
ovviamente che per definire il
valore di Sace, cui sembrano
interessati anche investitori di
Emirati Arabi e Qatar, come
sarebbe emerso nella recente
missione del governo Letta in
quei Paesi. Per quanto riguarda la valutazione, si parte dai
6 miliardi pagati da Cdp nel
dicembre 2012, quando rilevò
Sace dal ministero dell’Economia. Anche se nel frattempo,
lo scorso dicembre, Cdp ha
incassato un maxi-dividendo
straordinario da 1 miliardo.
Ieri intanto la spa guidata da
Giovanni Gorno Tempini ha
reso noto di aver concluso
un’emissione obbligazionaria
a tasso fisso di 750 milioni che
ha registrato richieste di titoli
per 1,9 miliardi di euro. (riproduzione riservata)
Quotazioni, altre news e analisi su
www.milanofinanza.it/sace
Sui rating il silenzio normativo si fa assordante
L
e cronache hanno dato notizia del procedimento avviato dalla Corte dei Conti contro
le tre principali agenzie di rating, Moody’s,
Standard & Poor’s e Fitch, per i danni causati
dai giudizi dati sul debito italiano nel 2011 che
tra l’altro contribuirono alla caduta del governo
Berlusconi. In particolare, la chiamata in giudizio di S&P riguarderebbe il risarcimento di
un danno allo Stato per 234 miliardi. Gli avvocati delle agenzie contesterebbero la legittimità
dell’azione della Corte perché toccherebbe organismi esterni alla pubblica amministrazione.
Tuttavia questi legali trascurano che il danno
erariale, alla base dell’intervento della Corte,
non necessariamente deve riguardare funzionari
o soggetti pubblici, ben potendo avere come destinatario un privato, persona fisica o giuridica,
la cui condotta, per colpa o dolo, abbia arrecato
danni allo Stato. Una copiosa giurisprudenza in
tal senso elimina qualsiasi dubbio. L’altro punto
di critica riguarderebbe le componenti del danno stimato dal giudice contabile, che avrebbe
valutato non solo gli aspetti strettamente patrimoniali ma anche la ricchezza immateriale
dello Stato costituita dalle opere d’arte, dalla
letteratura, dai film che siano capolavori eccetera. Certamente c’è materia di discussione
per questo tipo di valutazione che alla lontana
mima i danni morali o il danno biologico nelle
vicende di danneggiamenti tra privati. Ma, ammesso e non concesso che questo computo sia
contestabile, resta la fondatezza di un’azione
risarcitoria da parte dello Stato che è il destinatario del rating e delle previsioni emesse dalla
agenzie. Il fatto che tale iniziativa sia stata avviata non può essere smontato per il modo in
cui i danni vengono stimati. Resta pur sempre
il concetto di danno erariale che è logicamente
e giuridicamente sostenibile; nel contempo il
procedimento della Corte è anche un monito
nei confronti delle agenzie di rating, che per
troppo tempo si sono sentite legibus solutae in
presenza di una normativa europea regolatrice
assai debole e parziale e di incerte iniziative di
contestazione da parte dei governi. Ora è legit-
timo attendersi un comunicato ufficiale della
Corte - anche per l’esigenza di trasparenza del
mercato - che precisi lo stato del procedimento e
i tempi del suo svolgimento. Per ora la Corte ha
fatto sapere che esiste solo l’avvio di indagine.
A maggior ragione occorrerà, non appena in
grado, che si sia messi in condizioni di saperne
di più. Attendiamo poi la ripresa, il 18 febbraio,
del procedimento davanti al gup di Trani sulla
richiesta di rinvio a giudizio di S&P e Fitch
per manipolazione del mercato: un procedimento da tempo pendente e che ora bisognerebbe
portare a conclusione. Non siamo sostenitori
della via giudiziaria alla riforma delle suddette
agenzie. Ma proprio per la persistente inadeguatezza della regolamentazione il vuoto finisce
con l’essere colmato da inevitabili iniziative del
giudice ordinario, amministrativo o contabile.
Le agenzie di rating non godono dell’extraterritorialità; dovrebbero avvertire l’interesse loro
stesso a un’autoregolamentazione, soprattutto
nella predisposizione dei procedimenti per le
valutazioni, che le renda difficilmente attaccabili sul piano della correttezza e dell’efficienza;
ma dovrebbero anche capire che da una disciplina primaria più rigorosa e completa trarrebbero
vantaggio loro per prime, potendo agire in un
contesto più affidabile per oggettività, rigore,
trasparenza. Ciò non significa affatto abbandonare l’esigenza che la disciplina comunitaria sia
emendata e fortemente ampliata e rafforzata.
Ma occorre pure tener presente quanto proprio
ieri ha detto il ministro dell’Economia Fabrizio
Saccomanni a proposito dell’eccessivo ruolo
che si sta dando ai giudizi delle agenzie di rating; gli investitori oggi, secondo il ministro,
danno maggiore peso ad altri fattori, quale per
esempio il rendimento dei titoli pubblici. In
questo quadro, va aggiunto, un aiuto potente
a questa riduzione di importanza potrà essere
dato dall’eliminazione dagli ordinamenti, in
particolare per le norme riguardanti le banche,
dell’obbligatorietà, per diverse operazioni, del
loro accompagnamento con i giudizi di
tali società. (riproduzione riservata)
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Gio 06/02/2014
MF
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Sui rating il silenzio normativo si fa assordante
Le cronache hanno dato notizia del procedimento
avviato dalla Corte dei Conti contro le tre principali
agenzie di rating, Moody' s, Standard & Poor' s e
Fitch, per i danni causati dai giudizi dati sul debito
italiano nel 2011 che tra l' altro contribuirono alla
caduta del governo Berlusconi. In particolare, la
chiamata in giudizio di S&P riguarderebbe il
risarcimento di un danno allo Stato per 234 miliardi.
Gli avvocati delle agenzie contesterebbero la
legittimità dell' azione della Corte perché toccherebbe
organismi esterni alla pubblica amministrazione.
Tuttavia questi legali trascurano che il danno erariale,
alla base dell' intervento della Corte, non
necessariamente deve riguardare funzionari o
soggetti pubblici, ben potendo avere come
destinatario un privato, persona fisica o giuridica, la
cui condotta, per colpa o dolo, abbia arrecato danni
allo Stato. Una copiosa giurisprudenza in tal senso
elimina qualsiasi dubbio. L' altro punto di critica
riguarderebbe le componenti del danno stimato dal
giudice contabile, che avrebbe valutato non solo gli
aspetti strettamente patrimoniali ma anche la
ricchezza immateriale dello Stato costituita dalle
opere d' arte, dalla letteratura, dai film che siano
capolavori eccetera. Certamente c' è materia di
discussione per questo tipo di valutazione che alla
lontana mima i danni morali o il danno biologico nelle
vicende di danneggiamenti tra privati. Ma, ammesso e
non concesso che questo computo sia contestabile,
resta la fondatezza di un' azione risarcitoria da parte
dello Stato che è il destinatario del rating e delle
previsioni emesse dalla agenzie. Il fatto che tale
iniziativa sia stata avviata non può essere smontato
per il modo in cui i danni vengono stimati. Resta pur
sempre il concetto di danno erariale che è
logicamente e giuridicamente sostenibile; nel
contempo il procedimento della Corte è anche un
monito nei confronti delle agenzie di rating, che per
troppo tempo si sono sentite legibus solutae in
presenza di una normativa europea regolatrice assai
debole e parziale e di incerte iniziative di
contestazione da parte dei governi. Ora è legittimo
attendersi un comunicato ufficiale della Corte - anche
per l' esigenza di trasparenza del mercato - che
precisi lo stato del procedimento e i tempi del suo
svolgimento. Per ora la Corte ha fatto sapere che
esiste solo l' avvio di indagine. A maggior ragione
occorrerà, non appena in grado, che si sia messi in
condizioni di saperne di più. Attendiamo poi la ripresa,
il 18 febbraio, del procedimento davanti al gup di
Normativa Enti Locali
Trani sulla richiesta di rinvio a giudizio di S&P e Fitch
per manipolazione del mercato: un procedimento da
tempo pendente e che ora bisognerebbe portare a
conclusione. Non siamo sostenitori della via
giudiziaria alla riforma delle suddette agenzie. Ma
proprio per la persistente inadeguatezza della
regolamentazione il vuoto finisce con l' essere
colmato da inevitabili iniziative del giudice ordinario,
amministrativo o contabile. Le agenzie di rating non
godono dell' extraterritorialità; dovrebbero avvertire l'
interesse loro stesso a un' autoregolamentazione,
soprattutto nella predisposizione dei procedimenti per
le valutazioni, che le renda difficilmente attaccabili sul
piano della correttezza e dell' efficienza; ma
dovrebbero anche capire che da una disciplina
primaria più rigorosa e completa trarrebbero
vantaggio loro per prime, potendo agire in un contesto
più affidabile per oggettività, rigore, trasparenza. Ciò
non significa affatto abbandonare l' esigenza che la
disciplina comunitaria sia emendata e fortemente
ampliata e rafforzata. Ma occorre pure tener presente
quanto proprio ieri ha detto il ministro dell' Economia
Fabrizio Saccomanni a proposito dell' eccessivo ruolo
che si sta dando ai giudizi delle agenzie di rating; gli
investitori oggi, secondo il ministro, danno maggiore
peso ad altri fattori, quale per esempio il rendimento
dei titoli pubblici. In questo quadro, va aggiunto, un
aiuto potente a questa riduzione di importanza potrà
essere dato dall' eliminazione dagli ordinamenti, in
particolare per le norme riguardanti le banche, dell'
obbligatorietà, per diverse operazioni, del loro
accompagnamento con i giudizi di tali società.
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Gio 06/02/2014
Italia Oggi
Pagina 31
LAVO R O E P RE V I D EN ZA
RAGIONIERI/Corte conti lancia l’allarme sull’ente di previdenza
Giovedì 6 Febbraio 2014
31
STAGIONALI
Lavoratori
extra-Ue
I contributi non riscossi salgono a 314 milioni più tutelati
Cnpr, i conti non tornano
DI
ANTONIO G. PALADINO
N
onostante l’avvenuta riforma, desta
preoccupazione la
tenuta del sistema
previdenziale nel medio-periodo della Cassa dei
ragionieri e dei periti
commerciali. Come destano preoccupazione,
altresì, le entrate non
riscosse che hanno
raggiunto dimensioni
rilevanti e su cui occorre porre immediata
soluzione.
È quanto emerge dalla
lettura della deliberazione
n.3/2014 con cui la Sezione
centrale di controllo sugli
enti della Corte dei conti
ha messo nero su bianco le
proprie valutazioni sulla gestione 2012 della Cassa oggi
guidata da Paolo Saltarelli.
Per la Corte si pone in
maniera rilevante anche il
problema dell’adeguatezza delle future prestazioni
previdenziali, con particolare riguardo alla sostenibilità della gestione, tenuto
BREVI
L’Associazione nazionale archeologi, dopo
aver promosso la manifestazione «500 no al
Mibact» dell’11 gennaio
scorso, ha impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo del Lazio l’Avviso pubblico «500 giovani
per la cultura», pubblicato
a dicembre dal ministero
dei beni culturali e del
turismo. «Il bando», spiega una nota dell’Ana, «a
nostro avviso non tiene
conto della normativa
in materia di tirocinio,
la cui competenza spetta
peraltro alle regioni e alla
province autonome».
«150 milioni di euro per
interventi nelle aree di
crisi della Campania, finalmente ci siamo. Il 21/2
la legge andrà in G.U.: gli
imprenditori avranno 45
giorni di tempo per fare le
domande, 90 serviranno
per valutarle ed entro fine
luglio conosceremo i nomi
di coloro che avranno
l’onere di assumere quei
dipendenti che godono di
ammortizzatori sociali
e che quindi saranno
reinseriti nel mercato
del lavoro». Lo ha detto
l’assessore regionale alle
attività produttive, nel
corso del convegno «Incentivi alle imprese: nuovi
strumenti per lo sviluppo
del territorio» dell’Ordine
dei commercialisti di
Napoli.
Normativa Province
conto che solo nel novembre
del 2012, la Cassa ha provveduto ad operare modifiche
in tal senso e che solo sei
mesi fa, dopo i rilievi mossi
dal ministero del lavoro, si
è arrivati all’approvazione
definitiva della riforma.
Il documento in esame,
però, fa emergere le perplessità e le preoccupazioni
della magistratura contabile soprattutto in relazione
al fatto che il bilancio tecnico, redatto sulla base delle
modifiche al sistema previdenziale, evidenzi un saldo
negativo dal 2033 e un saldo
generale, sempre in rosso,
dal 2040.
Non sono rassicuranti, a
detta della Corte, che in tale
periodo sia il patrimonio del-
AVVOCATI
La pratica
forense
all’Inail
La pratica forense anche
all’Inail. A disporlo è una
recente determinazione del
presidente, Massimo De Felice, grazie alla quale viene
approvato l’apposito regolamento che disciplina il tirocinio presso l’Avvocatura
dell’Istituto. La pratica non
potrà superiore i 12 mesi
(rispetto ai 18 richiesti per
l’accesso all’esame di abilitazione di avvocato). La
formazione teorico-pratica
prevede l’affiancamento a
un avvocato dell’Inail che,
nello svolgimento delle sue
funzioni di tutor, consentirà al tirocinante di entrare
in contatto con l’attività
di stesura di atti, di svolgere ricerche di dottrina e
giurisprudenza, nonché di
partecipare alle udienze dinanzi la magistratura civile,
penale e amministrativa. A
decorrere dal settimo mese
è previsto un rimborso forfettario di 450 euro mensili
(a seguito dell’attestazione
del regolare ed effettivo
svolgimento della pratica
forense). L’ammissione sarà
realizzata a seguito di una
procedura selettiva per titoli
indetta con bando pubblico,
secondo una disponibilità di
posti che sarà determinata
annualmente
la Cassa che il grado di copertura non assumano mai
il segno negativo. Infatti, i
segni in positivo di questi
due fattori si fondano su una
previsione che vede il rendimento del patrimonio intorno al 3,5%. Una percentuale questa molto
ottimistica, in una fase
in cui la congiuntura
economica nazionale
stenta a decollare, «con
evidenti ripercussioni
sul rendimento del patrimonio mobiliare ed
immobiliare».
Sul versante dei numeri,
poi, la Corte si è soffermata
sul capitolo entrate non riscosse che hanno raggiunto
«dimensioni rilevanti» e presentano un andamento crescente, attestandosi intorno
a 314,4 milioni alla fine del
2012. Non può pertanto sottacersi una «evidente diffi coltà» della Cassa sul fronte
della riscossione dei contributi, nonostante le iniziative
poste in essere per il recupero dei crediti contributivi.
Resta comunque grave la si-
tuazione che richiede il pagamento dei contributi entro
tempi ravvicinati rispetto
alle naturali scadenze degli
obblighi contributivi.
Quanto alla gestione caratteristica, nel periodo
2010/2012 si è verificata una
diminuzione degli iscritti
(da 31.842 a 30.050) e un aumento del numero dei pensionati (da 7.064 a 8.007).
Il rapporto tra iscritti e
pensionati si è gradualmente ridotto fino a 3,29 iscritti
per pensionato nel 2012.
Le entrate contributive
hanno fatto registrare un
lieve aumento dell’1,5% con
un ammontare alla fine del
2012 pari a circa 264 milioni, rispetto ai 260 milioni del
2011.
© Riproduzione riservata
La delibera della
Corte dei conti
sul sito www.
italiaoggi.it/documenti
Agenti e mediatori, stessa
sede con incompatibilità
Nella stessa sede possono svolgersi più attività. Se
però le attività sono incompatibili (come agente e
mediatore), la condivisione della sede non vuol dire
che l’agente può operare nell’ambito dell’impresa di
mediazione (né viceversa). In concreto, in un’unica
ubicazione (sede fisica) possono coesistere l’attività
di mediazione e agenzia ma nei confronti dei terzi
le due attività (mediazione e agenzia) stante il regime di incompatibilità, non possono sovrapporsi e
incardinarsi in una sola impresa o in una sola persona
fisica. Questa è quanto si legge nella circolare Mise dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione
(registro imprese) del 5 febbraio 2014 n. 3367/C in
risposta a un quesito da parte delle Cciaa e associazioni di categoria. Le Cciaa chiedevano al Mise l’esatta
interpretazione della dicitura «presso la sede o localizzazione sopra indicata non viene svolta l’attività di
mediazione» contenuta nella sezione Scia modello Arc.
I tecnici del Mise sottolineano che la disciplina generale non prevede limitazioni di sorta affinché, più imprese (sia individuali che societarie) eleggano la propria
sede all’interno di un medesimo ufficio, immobile o
stabile. No diversamente appare, con riferimento alle
attività soggette a regolamentazione, come quelle di
agente e rappresentante di commercio e di mediatore.
È pur vero ricordano i dirigenti Mise che la disciplina
pubblicistica pone un espresso e reciproco divieto di
esercizio congiunto delle attività sopra richiamate,
da parte della stessa persona fisica o della stessa impresa. Infatti, l’articolo 5, 4 comma, della legge n.
2014 del 1985 sanziona l’incompatibilità specifica
dell’esercizio delle due attività quando afferma che
«l’iscrizione nel ruolo degli agenti e rappresentanti di
commercio è altresì preclusa a coloro che sono iscritti nei ruoli dei mediatori o che comunque svolgono
attività per le quali l’iscrizione è prescritta in detti
ruoli». Mentre, l’articolo 5, della legge n. 39 del 1989
pone un’incompatibilità generale con tutte le
La circolare
altre attività professiosul sito www.
nali «escluse quelle di
mediazione comunque
italiaoggi.it/docuesercitate».
menti
Cinzia De Stefanis
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
DI
SIMONA D’ALESSIO
Salto di qualità per i diritti degli oltre 100 mila
lavoratori stagionali extracomunitari: una legge fresca
di approvazione da parte del
Parlamento europeo, infatti,
ne accresce sensibilmente le
tutele, consentendo loro di
poter usufruire di un «alloggio adeguato» (s’intende
dignitoso), e stabilendo che
gli orari di servizio debbano
avere un limite, in modo da
porre un argine al fenomeno
dello sfruttamento. Si tratta della prima disciplina comunitaria che s’interessa di
questa categoria di occupati
che arrivano da paesi terzi,
e si prefigge di impedire
che i permessi di soggiorno temporanei diventino
permanenti; approvata ieri
con 498 voti a favore, 56 voti
contrari e 68 astensioni, la
normativa, tuttavia, non
pregiudica la libertà degli
stati membri dell’organismo
di Bruxelles di decidere
quanti stagionali ammettere sul proprio territorio.
In base alle norme varate,
dunque, tali lavoratori godranno dei medesimi diritti di qualunque cittadino
d’Europa in merito all’età
minima per impiegarsi,
alla retribuzione, al licenziamento, all’orario, alle ferie, alla copertura sanitaria
e ai requisiti di sicurezza,
potendo, inoltre, iscriversi
a un sindacato, accedere
a percorsi formativi, nonché alla pensione; viene,
a seguire, anche favorito
il reingresso degli extracomunitari nella nazione
europea interessata, quella
cioè nella quale intendano
svolgere l’attività, accelerando le pratiche burocratiche per il loro ritorno.
Ma cosa accadrà se i datori di lavoro (o anche i subappaltatori) rifiuteranno di
assolvere ai nuovi obblighi
verso gli addetti? Il provvedimento fissa delle sanzioni che vengono definite
«effettive, proporzionate e
dissuasive», incluso l’obbligo di risarcimento agli
occupati, insieme alla possibilità di vedersi vietata,
in futuro, l’opportunità
di ricorrere a personale
stagionale. Le nuove regole, dichiara il relatore
socialdemocratico Claude
Moraes (Gran Bretagna),
permettono «una certa flessibilità, essenziale perché
i lavoratori in questione
non vengano trattati alla
stregua di merce, ma come
esseri umani». All’indomani del via libera di Strasburgo, i paesi Ue avranno
ora due anni e mezzo per
trasporre la disciplina nel
proprio ordinamento.
Pagina 43 di 58
Gio 06/02/2014
Italia Oggi
Pagina 31
brevi
L' Associazione nazionale archeologi, dopo aver
promosso la manifestazione «500 no al Mibact» dell'
11 gennaio scorso, ha impugnato dinanzi al Tribunale
amministrativo del Lazio l' Avviso pubblico «500
giovani per la cultura», pubblicato a dicembre dal
ministero dei beni culturali e del turismo. «Il bando»,
spiega una nota dell' Ana, «a nostro avviso non tiene
conto della normativa in materia di tirocinio, la cui
competenza spetta peraltro alle regioni e alla province
autonome». «150 milioni di euro per interventi nelle
aree di crisi della Campania, finalmente ci siamo. Il
21/2 la legge andrà in G.U.: gli imprenditori avranno
45 giorni di tempo per fare le domande, 90 serviranno
per valutarle ed entro fine luglio conosceremo i nomi
di coloro che avranno l' onere di assumere quei
dipendenti che godono di ammortizzatori sociali e che
quindi saranno reinseriti nel mercato del lavoro». Lo
ha detto l' assessore regionale alle attività produttive,
nel corso del convegno «Incentivi alle imprese: nuovi
strumenti per lo sviluppo del territorio» dell' Ordine dei
commercialisti di Napoli.
Normativa Province
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Gio 06/02/2014
6 .Primo Piano
La Stampa
Pagina 6
STAMPA
.LA
GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2014
U
GIUSTIZIA
Presidente
TENSIONE
Hanno
detto
La vicenda
R
Piero Grasso
presidente
del Senato
Ho dato incarico
all’Avvocatura dello
Stato di rappresentare
il Senato
della Repubblica
quale parte civile
nel processo
sulla cosiddetta
compravendita
di senatori
Il presidente Grasso
recita l’ennesima
parte incivile
nella tragedia
del colpo di Stato
consumato
in Parlamento
con l’estromissione
del leader
dei moderati
Piero Grasso
Renato Brunetta
1
R
2
I senatori “assolvono”
Berlusconi
ma Grasso si oppone
R
3
Compravenditadiparlamentari,ilSenatosaràpartecivile
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Costituirsi o non costituirsi
contro Berlusconi? Piero
Grasso, il presidente del Senato, ha deciso in splendida
solitudine per il sì. Mettendo
nel conto le polemiche. Nel
corso dell’Ufficio di presidenza, infatti, la maggioranza
delle forze politiche si era
espressa per il no. Ma Grasso
evidentemente non è stato
d’accordo.
L’11 febbraio, a Napoli, comincia il processo al Cavaliere per la compravendita di senatori. Fatti che risalgono al
2008, quando al governo c’era
Romano Prodi, e secondo la
procura di Napoli il gioco politico fu falsato dal Cavaliere
grazie a 3 milioni di euro in
mazzette. Il presidente Grasso doveva decidere se far costituire il Senato parte civile
al processo. Si è espresso dopo aver sentito i partiti e ave-
re constatato che si era creata
una maggioranza trasversale Fi, Lega, Gal e Ncd, appoggiati
da Linda Lanzillotta di Scelta
Civica e da Antonio De Poli dei
Popolari per l’Italia, erano contro; Pd, Sel, M5S e il gruppo
Autonomie erano a favore contraria alla decisione. Nonostante tutto, Grasso è andato
avanti. «Il presidente - fa sape-
Il presidente ribalta
la decisione
dell’ufficio di presidenza
che era contrario
re - ha ritenuto che l’identificazione, prima da parte del pubblico ministero poi del giudice,
del Senato della Repubblica
italiana quale “persona offesa”
di fatti asseritamente avvenuti
all’interno del Senato, e comunque relativi alla dignità
dell’Istituzione, ponga un inelu-
il caso
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
L
a Cgil è una federazione di sindacati di categoria più o meno
indipendenti, o una confederazione in cui ciò che si decide al
«centro» impegna tutti quanti gli
iscritti? Il confronto sul testo unico
firmato da sindacati e Confindustria
che definisce le regole per la rappresentanza tra Susanna Camusso, il
segretario generale, e Maurizio
Landini, il leader dei metalmeccanici, sta prendendo una brutta piega.
E non è escluso che prima o poi dallo
scontro politico si possa passare a
una specie di «guerra civile» tra la
casa madre e il sindacato di categoria. Una guerra che è anche personale, e mette di fronte due sindacalisti molto poco disponibili a una mediazione su un tema che per loro è di
principio.
Come aveva anticipato nei giorni
scorsi Pagina99, qualche tempo fa
Camusso ha scritto al Collegio Statutario della Cgil (una specie di Corte Costituzionale interna) per chiedere una interpretazione autentica:
Sindacati
dibile dovere morale di partecipazione all’accertamento della
verità, in base alle regole processuali e seguendo il naturale
andamento del dibattimento».
Come prevedibile, è seguito
il diluvio. Da parte dei berlusconiani si grida al tradimento.
Uno su tutti, Maurizio Gasparri: «Decisione sconcertante.
Un gravissimo vulnus. Questa
sua decisione gravissima, lesiva di regole istituzionali e rapporti politici e personali, non
potrà restare priva di conseguenze. Richiamo l’attenzione
anche del Presidente della Repubblica su questa scelta grave
e vergognosa». Ma sono in tanti
da quelle parti a essere furibondi. Raffaele Fitto: «Sconcerta lo zelo giustizialista».
Osvaldo Napoli: «Un fatto grave e un atto per niente dovuto».
Luca D’Alessandro: «Forse è in
cerca di un posto al sole nel
Pantheon dei forcaioli, nella
speranza che un domani que-
Inps
Ilgovernopensa
auncommissario
n In attesa di riformare la
governance dell’Inps il Gover­
no si prepara a nominare un
commissario pro tempore per
un massimo di sei mesi che so­
stituisca il presidente dimis­
sionario Antonio Mastrapa­
squa. La nomina potrebbe ar­
rivare già nel consiglio dei mi­
nistri di oggi per non lasciare a
lungo l’Istituto senza rappre­
sentante legale. Sembra sfu­
mata invece l’ipotesi di desi­
gnare direttamente un nuovo
presidente perché i tempi pre­
visti sono lunghi con la neces­
sità del parere delle commis­
sioni parlamentari (60 giorni
di tempo) e un nuovo passag­
gio al Consiglio dei ministri.
La leader del sindacato: la Fiom si deve allineare ai vertici
IL CAPO DELLE «TUTE BLU»
«Non applicheremo
un accordo che equivale
alla nostra morte»
risposta del Collegio statutario a Camusso è stata chiarissima: Landini e
la Fiom devono obbedire al voto del
Direttivo. Se non lo fanno sono sanzionabili dal Collegio di Garanzia, con
una punizione che va dal «biasimo
scritto» «all’espulsione».
Un messaggio chiarissimo alla
Fiom: state attenti. La notizia, ripresa
Eletto con Prodi
passa subito
al centrodestra
LA DICHIARAZIONE
AI MAGISTRATI
De Gregorio dice
di aver ricevuto
3 milioni di euro
L’INIZIO
DEL PROCESSO
L’11 febbraio
a Napoli inizia
il procedimento
GIUSEPPE LAMI/ANSA
sto atteggiamento lo porti al
Quirinale».
All’opposto, l’assemblea dei
senatori del Pd, che era riunita
dell’aula della commissione difesa, ha accolto con un applauso la notizia. «Come ha affermato il presidente Grasso commenta il capogruppo Pd,
Luigi Zanda - vi è un’ineludibile
dovere morale di partecipazione all’accertamento della verità nel processo di Napoli sulla
compravendita dei senatori. A
difesa, innanzitutto, delle istituzioni democratiche. E davanti alla difesa della democrazia
risultano ingiustificati gli assurdi attacchi di alcuni esponenti di Forza Italia». E c’è chi
va oltre. «Ora anche il Pd si costituisca parte civile nel processo per la compravendita dei
parlamentari. È un dovere civico», afferma Danilo Leva, componente commissione Giustizia della Camera.
Esultano anche i grillini, che
Scontro Camusso­Landini
La Cgil rischia la “guerra civile”
il leader Fiom Maurizio Landini può
legittimamente dire che il sì del Direttivo Cgil al testo sulla rappresentanza
non impegna né lui né la Fiom? Può
affermare Landini che discuterà del
da farsi solo con la Fiom? E se la risposta in tutti e due i casi è no, Landini
può e deve ricevere una sanzione? La
IL «TRADIMENTO»
DI DE GREGORIO
ieri dal Fatto, ha scatenato la reazione di Landini: «Se la Cgil fosse davvero pronta a denunciare la Fiom agli
organi di garanzia del sindacato sull’accordo sulla rappresentanza sarebbe un fatto gravissimo. Abbiamo
chiesto di ottenere che i lavoratori
possano votare e decidere sugli accordi, una richiesta di democrazia
minima». Camusso ha replicato spiegando che finora non ci sono esposti
contro Landini. Ma non è detto che
non ci possano essere, se la Fiom dovesse davvero violare la decisione del
Direttivo Cgil.
Dopo di che sempre stamani sono
successe due cose importanti: prima,
a Roma, Landini ha incontrato il segretario del Pd Matteo Renzi. Poi
proprio Landini e Camusso si sono
visti a Firenze, per partecipare all’assemblea congressuale degli iscritti
Cgil del Nuovo Pignone. In assemblea i due hanno confrontato le loro
Maurizio Landini
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in mattinata avevano ingaggiato un duro duello verbale con
chi aveva votato contro. «Meglio Grasso della presidente
Boldrini», è il commento a caldo della senatrice Paola Taverna, ex capogruppo M5S. Non è
un mistero che i grillini oppongano spesso la gestione Grasso
a quella di Laura Boldrini, sottolineando che se a Palazzo
Zanda: «Davanti alla
difesa della democrazia
ingiustificati gli attacchi
di Forza Italia»
Madama i rapporti con la maggioranza sono meno tesi è anche grazie ad una diversa conduzione dei lavori.
«Finalmente ritrovo il Pietro
Grasso che mi aspettavo», afferma intanto in una nota il
presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
posizioni, e ognuno è rimasto della
sua idea. L’assemblea ha poi votato un
documento che sostanzialmente condivide le critiche Fiom al Testo unico
(che introduce le sanzioni per chi non
rispetta gli accordi votati a maggioranza e un comitato arbitrale). Ma
che pure chiede ai due contendenti di
mettersi d’accordo.
Non c’è dubbio che il nuovo vertice
Landini/Renzi sul Jobs Act e la legge
sulla rappresentanza fa infuriare Camusso. Landini anche in questo caso
ha agito come fosse il capo di un’organizzazione indipendente, con proprie
priorità, diplomazie e obiettivi. Al sindaco di Firenze il dialogo con Landini
fa gioco da più punti di vista: uno, perché apre un ponte con una personalità che potrebbe un giorno avere un
ruolo politico importante a sinistra.
Due, perché depotenzia la Cgil, che
potrebbe osteggiare il programma
economico renziano. Non è un caso
che Renzi non abbia mai incontrato
Camusso; lei dice ai suoi che «pur di
avere una legge sulla rappresentanza
lascerebbe le prime pagine ad altri».
Quel che è certo, però, è che il braccio di ferro tra Camusso e Landini rischia di finire molto male. Il leader
Fiom dice che «non applicherà un accordo che equivale alla nostra morte». Ma la leader Cgil non può accettare impunemente che un pezzo del suo
sindacato sbeffeggi le sue decisioni.
Pagina 45 di 58
Gio 06/02/2014
La Stampa
Pagina 6
Scontro Camusso-Landini La Cgil rischia la
"guerra civile"
La leader del sindacato: la Fiom si deve allineare ai vertici.
La Cgil è una federazione di sindacati di categoria più
o meno indipendenti, o una confederazione in cui ciò
che si decide al «centro» impegna tutti quanti gli
iscritti? Il confronto sul testo unico firmato da sindacati
e Confindustria che definisce le regole per la
rappresentanza tra Susanna Camusso, il segretario
generale, e Maurizio Landini, il leader dei
metalmeccanici, sta prendendo una brutta piega. E
non è escluso che prima o poi dallo scontro politico si
possa passare a una specie di «guerra civile» tra la
casa madre e il sindacato di categoria. Una guerra
che è anche personale, e mette di fronte due
sindacalisti molto poco disponibili a una mediazione
su un tema che per loro è di principio.Come aveva
anticipato nei giorni scorsi Pagina99, qualche tempo
fa Camusso ha scritto al Collegio Statutario della Cgil
(una specie di Corte Costituzionale interna) per
chiedere una interpretazione autentica: il leader Fiom
Maurizio Landini può legittimamente dire che il sì del
Direttivo Cgil al testo sulla rappresentanza non
impegna né lui né la Fiom? Può affermare Landini
che discuterà del da farsi solo con la Fiom? E se la
risposta in tutti e due i casi è no, Landini può e deve
ricevere una sanzione? La risposta del Collegio
statutario a Camusso è stata chiarissima: Landini e la
Fiom devono obbedire al voto del Direttivo. Se non lo
fanno sono sanzionabili dal Collegio di Garanzia, con
una punizione che va dal «biasimo scritto» «all'
espulsione». Un messaggio chiarissimo alla Fiom:
state attenti. La notizia, ripresa ieri dal Fatto, ha
scatenato la reazione di Landini: «Se la Cgil fosse
davvero pronta a denunciare la Fiom agli organi di
garanzia del sindacato sull' accordo sulla
rappresentanza sarebbe un fatto gravissimo.
Abbiamo chiesto di ottenere che i lavoratori possano
votare e decidere sugli accordi, una richiesta di
democrazia minima». Camusso ha replicato
spiegando che finora non ci sono esposti contro
Landini. Ma non è detto che non ci possano essere,
se la Fiom dovesse davvero violare la decisione del
Direttivo Cgil.Dopo di che sempre stamani sono
successe due cose importanti: prima, a Roma,
Landini ha incontrato il segretario del Pd Matteo
Renzi. Poi proprio Landini e Camusso si sono visti a
Firenze, per partecipare all' assemblea congressuale
degli iscritti Cgil del Nuovo Pignone. In assemblea i
due hanno confrontato le loro posizioni, e ognuno è
Sindacati
rimasto della sua idea. L' assemblea ha poi votato un
documento che sostanzialmente condivide le critiche
Fiom al Testo unico (che introduce le sanzioni per chi
non rispetta gli accordi votati a maggioranza e un
comitato arbitrale). Ma che pure chiede ai due
contendenti di mettersi d' accordo.Non c' è dubbio
che il nuovo vertice Landini/Renzi sul Jobs Act e la
legge sulla rappresentanza fa infuriare Camusso.
Landini anche in questo caso ha agito come fosse il
capo di un' organizzazione indipendente, con proprie
priorità, diplomazie e obiettivi. Al sindaco di Firenze il
dialogo con Landini fa gioco da più punti di vista: uno,
perché apre un ponte con una personalità che
potrebbe un giorno avere un ruolo politico importante
a sinistra. Due, perché depotenzia la Cgil, che
potrebbe osteggiare il programma economico
renziano. Non è un caso che Renzi non abbia mai
incontrato Camusso; lei dice ai suoi che «pur di avere
una legge sulla rappresentanza lascerebbe le prime
pagine ad altri». Quel che è certo, però, è che il
braccio di ferro tra Camusso e Landini rischia di finire
molto male. Il leader Fiom dice che «non applicherà
un accordo che equivale alla nostra morte». Ma la
leader Cgil non può accettare impunemente che un
pezzo del suo sindacato sbeffeggi le sue decisioni.
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Gio 06/02/2014
22 .Economia
La Stampa
Pagina 22
STAMPA
.LA
GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2014
Panorama
LA SOCIETÀ: IN IRLANDA INFRASTRUTTURE ALL’AVANGUARDIA
La Yahoo europea
avrà sede a Dublino
La disputa internazionale
Panama, stop ai negoziati
per ampliare il Canale
E Google convince l’Antitrust Ue: evitata la multa
L
a disputa del Canale di
Panama va avanti. Ieri, a
sorpresa, sono stati interrotti i negoziati per finanziare i costi extra da 1,6 miliardi di dollari per ampliare il Canale di Panama. L’Autorità
(Acp) del Canale, guidata da
Jorge Luis Quijano, ha rifiutato ogni tipo di proposta da parte del Consorzio guidato dall’italiana Impregilo e dalla spagnola Sacyr e ha interrotto le trattative rischiando di bloccare i
lavori. I colloqui vanno comunque avanti anche se lo stesso Quijano, parlando da Panama City, ha avvertito che l’opera sarà conclusa nei tempi previsti «con o senza» Sacyr. Alla finestra, ci sono
altri aspiranti costruttori, come l’americana Bechtel. E l’Autorità
del Canale in più di un’occasione ha minacciato di ricorrere ad un
piano B.
Dura la reazione del consorzio: la strategia dell’Autorità «che
non tarderà, se attuata fino in fondo, a rivelarsi come fallimentare, è quella di porre il consorzio in condizioni di mancanza di flusso di cassa portandolo all’asfissia finanziaria e, in definitiva, obbligandolo ad abbandonare il campo», ribattono fonti della cordata europea. Uno dei rischi per il Paese centroamericano, se non si
dovesse arrivare a un compromesso, è quello di azioni legali a
catena non solo da parte di Sacyr, Impregilo e dei suoi partner ma
anche da tutti i fornitori. E il consorzio, che ritiene la decisione
dell’Acp «illogica», appare comunque disponibile ad «una comune ed equilibrata soluzione» per fare in modo che il progetto (già
realizzato per il 70%) sia terminato come previsto per la metà del
2015. Sulla vicenda è tornato a parlare anche Antonio Tajani. Il
vice presidente dell’Ue ha auspicato che «le parti riconsiderino le
loro posizioni nei prossimi giorni». Con l’impasse sono piovute
anche le vendite in Borsa: a Madrid Sacyr ha perso il 6,86% mentre Impregilo a Milano ha contenuto il calo a -1,06%. [LUCA FORNOVO]
GIUSEPPE BOTTERO
MARCO ZATTERIN
La notizia è arrivata direttamente nelle caselle mail degli
utenti: dal 21 marzo i servizi di
Yahoo di Europa - quindi anche Italia - Africa e Medioriente traslocheranno a Dublino, dove saranno centralizzati e gestiti da un’unica società. Dopo Starbucks, Google e
Amazon tocca all’azienda di
Melissa Mayer trasferirsi in
Irlanda. La scelta di creare
Yahoo Emea Limited, ha spiegato il gruppo in una nota, è
dovuta ad «una più estesa infrastruttura dei data center»
e al fatto che Dublino è già la
«casa di una serie di aziende
tecnologiche mondiali». Ma è
difficile, dietro la mossa della
Mayer, non leggere i vantaggi
che garantisce il diritto irlandese. Solo qualche settimana
fa il Financial Times ha calcolato che sette colossi hi-tech a
stelle strisce, compresi Apple
e eBay, hanno pagato 154 milioni di sterline di imposte sui
redditi d’impresa nel 2012 in
Gran Bretagna a fronte di 15
miliardi di dollari di ricavi.
Yahoo tira dritto. La decisione, spiegano dall’azienda, segue il processo di espansione
ANSA
Yahoo ha aperto i primi uffici a Dublino nel 2003
Telecom, comitato sul Brasile
GovernanceinCda,masenzamodifiche
n Governance e trattative
con parti correlate, e sullo
sfondo la partita sul futuro di
Tim Brasil. Questo il menù ri­
servato ai consiglieri di Tele­
com nella riunione di oggi.
Per quanto riguarda eventua­
li future offerte sulla control­
lata brasiliana, verrà costitui­
to un comitato ad hoc per ef­
fettuarne la valutazione. Sul­
la governance invece non ci
sarà nessuna proposta di mo­
difica oggi sul tavolo del Con­
siglio d’amministrazione di
Telecom. Lo ha chiarito la
stessa società rispondendo
alla Consob.
in Irlanda «già iniziato lo scorso
anno», che prevedeva l’assunzione di 200 nuovi addetti ai data center, le unità organizzative
che coordinano e mantengono
le apparecchiature ed i servizi
di gestione dei dati. «Rispettiamo le leggi locali, paghiamo le
tasse in ogni paese» fa sapere
un portavoce. L’Europa, che
non riesce ad offrire incentivi,
fatica a tenere sotto controlli giganti del web e dell’innovazione. Ieri, dopo un braccio di ferro
di tre anni, la Commissione Ue
ha annunciato di aver ottenuto
delle «importanti concessioni»
da re dei motori di ricerca, Google, che intende così di mettere
a tacere le accuse proposito di
un suo abuso di posizione dominante sul mercato continentale.
L’azienda si impegna fra l’altro
a cambiare il modo in cui visualizza i risultati delle ricerche in
favore dei suoi concorrenti. Un
sistema che, se accolto da Bruxelles, le potrà far risparmiare
una multa sino al 10% del fatturato. Joaquin Almunia, sceriffo
dell’Antitrust a dodici stelle, si è
detto «convinto che sia sufficiente».
La proposta sarà ai soggetti
che sono all’origine del ricorso
all’Ue e la Commissione dovrà
poi deliberare tenendo da conto
anche il loro parere. La reazione a caldo di Fairsearch (il
gruppo di 17 operatori in campo
contro Google tra cui Microsoft, Oracle, Nokia, Expedia e
TripAdvisor) è stata veemente:
la proposta di Almunia è «peggio di niente», e i rimedi sono
«discriminatori e fanno salire i
costi per i rivali». Lo spagnolo
non sembra però orientato ad
ascoltarli. Una volta chiuso il
caso, il nuovo contesto detterà
giurisprudenza in tutta lo spazio economico europeo, mercato di cui Google detiene il 90%.
Novità sul sito di Equitalia
Adesso le cartelle pazze
si possono bloccare online
P
er bloccare le «cartelle
pazze» adesso può bastare un clic. Equitalia
ha attivato sul suo sito
www.gruppoequitalia.it un
nuovo servizio che consente
ai cittadini di inviare via web
la richiesta di sospensione del
pagamento, in alternativa alle
altre modalità già operative:
allo sportello, via fax, via email o con raccomandata r/r. Una sede di Equitalia
Che cosa sono le cartelle
pazze? Equitalia come sua attività istituzionale spedisce ai cittadini i mandati di pagamento di vari enti, rispetto ai quali fa da
semplice tramite; ma se questi enti mandano dati sbagliati o
incompleti, Equitalia si trova (senza saperlo) a chiedere ai cittadini somme già pagate o mai dovute. In base alla legge di Stabilità 2013 il cittadino che ritiene non dovuti gli importi richiesti
dall’ente creditore può rivolgersi direttamente a Equitalia per
chiedere la sospensione della riscossione. C’è tutta una procedura per chiarire gli equivoci; la novità è che la domanda si può
presentare online con un percorso guidato.
«Grazie a Equitalia il fenomeno delle cartelle pazze è ormai
relegato al passato - dice Benedetto Mineo, che di Equitalia è
amministratore delegato -. In questi anni siamo riusciti a perfezionare i nostri sistemi informatici per evitare quelle situazioni
eccezionali che sostanzialmente si sono verificate prima della
nascita di Equitalia. Qualche problema però si può ancora verificare quando l’ente fornisce a Equitalia informazioni errate o
parziali, o quando omette di comunicare eventuali cancellazioni del debito. Per evitare disagi abbiamo ampliato i nostri canali
di assistenza intervenendo su questi disguidi non imputabili alla nostra attività e oggi è possibile risolvere la situazione anche
dal computer di casa».
[LUIGI GRASSIA]
Sindacati
LA CORTE DEI CONTI SCRIVE A STANDARD&POOR’S, FITCH E MOODY’S
“Rating, danno da 234 miliardi”
«Le tre agenzie
non hanno valutato
il patrimonio
culturale del Paese»
ROMA
Pil e debito pubblico non sono
sufficienti per valutare l’Italia. Così, almeno, la pensa la
Corte dei Conti: che ha inviato
una lettera alle agenzie di rating Moody’s, Fitch e Standard&Poor’s spiegando che
non si può prescindere dal patrimonio storico, artistico e
letterario del paese. Secondo
la Corte le tre agenzie, abbassando a più riprese il giudizio
sull’Italia - portandolo quasi
al livello «junk», spazzatura tra luglio 2011 e gennaio 2012
senza valutare il peso della
cultura hanno creato all’Italia
un danno quantificato in circa
234 miliardi di euro.
Il giudizio negativo ebbe
conseguenze negative, spiegano i magistrati contabili,
sullo spread, sui tassi di interesse dei titoli di stato e quin-
di sul debito sovrano. La Corte
dei Conti non conferma direttamente la cifra perché al momento c’è solo un’istruttoria: «è
prematura, nella fase di indagine qualsiasi quantificazione in
merito ad un eventuale risarcimento». Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, era
direttore generale di Bankitalia
ai tempi dello spread sopra 500
punti. Dice: «ho sempre trovato
che il ruolo delle agenzie di rating fosse eccessivo. Governo e
Banca d’Italia hanno chiarito
che non c’è solo il loro giudizio».
Secondo la Corte dei Conti le
agenzie non hanno tenuto nel
giusto conto il giro d’affari che il
patrimonio culturale è in grado
di produrre: dal merchandising
legato a musei e opere d’arte all’affitto di spazi per spot e film
che spopolano ovunque nel
mondo. Secondo S&P «l’accusa
è inconsistente, superficiale e
priva di ogni fondamento; ci opporremo con tutte le nostre forze». Il ministro dei Beni e Attività culturali Massimo Bray ha
molto apprezzato: «Il valore del
patrimonio storico, culturale,
artistico e paesaggistico ci offre
enormi potenzialità di crescita
che dobbiamo saper valorizzare al meglio».
[R. E.]
CHRYSLER: FINANZIAMENTI PER 5 MILIARDI E RISPARMI DI 134 MILIONI L’ANNO
Fiat­sindacati, il nodo del contratto sono gli aumenti
Non è una rottura, ma la
trattativa tra Fiat e sindacato
per il rinnovo per due anni
del contratto di gruppo è imballata. Lo scoglio è quello
economico: per Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Associazione Quadri non si può fare un contratto senza aumento economico.
La Fiat ha ribadito che a fronte della crisi di mercato in
Italia e in Europa, al ricorso
alla Cig e agli investimenti
non ci sono margini per ri-
n
spondere alle richieste. E così
ieri pomeriggio, le delegazioni si sono lasciate senza la data di un nuovo incontro. Una
pausa di riflessione. Intanto i
sindacati hanno previsto riunioni e la Fim ipotizza assemblee negli stabilimenti. I sindacati propongono di fare subito il contratto anche per la
parte economica relativa al
2014 e, dopo la presentazione
a maggio del nuovo piano, riaprire il confronto. Intanto
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
Chrysler ha comunicato il
pricing della già annunciata
emissione di bond senior garantiti per la raccolta di circa
3 miliardi di dollari. E inoltre
ha annunciato il pricing di finanziamenti senior garantiti
in base ai quali si attende di
raccogliere circa 2 miliardi. Il
risparmio di costi per interessi a seguito delle operazioni di rifinanziamento è stimato in circa 134 milioni di dollari annui dal 2014 al 2016.
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Gio 06/02/2014
La Stampa
Pagina 22
chrysler: finanziamenti per 5 miliardi e risparmi di 134 milioni l' anno.
Fiat-sindacati, il nodo del contratto sono gli
aumenti
Non è una rottura, ma la trattativa tra Fiat e sindacato
per il rinnovo per due anni del contratto di gruppo è
imballata. Lo scoglio è quello economico: per Fim,
Uilm, Fismic, Ugl, Associazione Quadri non si può
fare un contratto senza aumento economico. La Fiat
ha ribadito che a fronte della crisi di mercato in Italia e
in Europa, al ricorso alla Cig e agli investimenti non ci
sono margini per rispondere alle richieste. E così ieri
pomeriggio, le delegazioni si sono lasciate senza la
data di un nuovo incontro. Una pausa di riflessione.
Intanto i sindacati hanno previsto riunioni e la Fim
ipotizza assemblee negli stabilimenti. I sindacati
propongono di fare subito il contratto anche per la
parte economica relativa al 2014 e, dopo la
presentazione a maggio del nuovo piano, riaprire il
confronto. Intanto Chrysler ha comunicato il pricing
della già annunciata emissione di bond senior
garantiti per la raccolta di circa 3 miliardi di dollari. E
inoltre ha annunciato il pricing di finanziamenti senior
garantiti in base ai quali si attende di raccogliere circa
2 miliardi. Il risparmio di costi per interessi a seguito
delle operazioni di rifinanziamento è stimato in circa
134 milioni di dollari annui dal 2014 al 2016.
Sindacati
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
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Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
Pagina 25
25
Corriere della Sera Giovedì 6 Febbraio 2014
Economia
Indici delle Borse
FTSE MIB
Dati di New York aggiornati alle ore 20.00
Cambi
1 euro
Mediolanum
3,26
3,00
0,34
Btp 03-01/08/34 5,000% 108,57
3,80
Btp 11-15/04/16 3,750% 105,68
0,64
Btp 06-15/09/17 2,100% 103,40
Btp 13-15/09/18 1,700% 101,71
1,11
1,77
Btp 05-01/02/37 4,000% 95,92
Btp 07-01/08/39 5,000% 107,91
Cct 07-01/12/14 0,420% 100,19
3,80
3,92
0,50
Btp 09-01/03/20 4,250% 108,60
Btp 11-01/03/22 5,000% 111,81
Btp 13-01/03/24 4,500% 106,50
2,20
2,74
3,20
Cct 08-01/09/15 0,590% 100,04
Cct 09-01/07/16 0,560% 99,39
Cct 11-15/04/18 0,677% 98,77
0,70
1,00
1,51
FTSE It.Star
17.599,17
0,19%
Parigi (Cac40)
4.117,79
0,01%
1 euro
0,8322 sterline
0,38%
Dow Jones
15.462,39
0,11%
Hong Kong
21.269,38 -3,48%
1 euro
1,2222 fr. sv.
0,05%
Nasdaq
4.020,45
-0,27%
Tokio (Nikkei)
14.180,38
1,23%
1 euro
8,8290 cor.sve. 0,06%
S&P 500
1.754,27
-0,05%
Madrid
9.775,00
0,21%
1 euro
1,4976 dol.can. 0,04%
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Quot. Rend. eff.
05-02
netto %
Btp 10-15/04/15 3,000% 102,68
1 euro 136,7800 yen
Ma come funziona la
sospensione della
riscossione? Può essere
richiesta quando il
contribuente ha già
pagato il tributo prima
della formazione del
ruolo, ha ottenuto una
sospensione dell’ente o
del giudice, una sentenza
favorevole oppure può
dimostrare qualsiasi
altra causa, prevista
dalla norma, che rende
inesigibile il credito. La
domanda va inviata
entro 90 giorni dalla
notifica dell’atto.
Equitalia sospende ogni
attività di riscossione e
invia tutta la
documentazione all’ente
creditore per l’eventuale
annullamento della
cartella. Se dopo 220
giorni dalla
presentazione della
domanda l’ente creditore
non fornisce riscontri, le
somme contestate
vengono annullate di
diritto. Ora invece la
domanda si può
presentare online senza
la necessità di
registrazione e con un
percorso guidato.
Ced.
Btp 96-01/11/26 7,250% 132,19
Btp 11-15/09/26 3,100% 104,19
9.116,32 -0,13%
milioni i «ruoli» emessi
e poi annullati quando
alle fine degli anni 90
esplose il fenomeno
delle «cartelle pazze»
Titolo
0,13
Francoforte
1,2
Quot. Rend. eff.
05-02
netto %
Btp 04-01/02/15 4,250% 103,50
0,29%
U
Ced.
-0,19%
FTSE It.All Share 20.295,61
n clic sul sito di
Equitalia e la cartella
«pazza» si può fermare.
La società che riscuote i
tributi ha annunciato
infatti di aver attivato sul
proprio sito internet
(www.gruppoequitalia.
it) un nuovo servizio che
consente ai cittadini di
inviare via web la
richiesta di sospensione.
La richiesta online si
aggiunge alle altre
modalità di
presentazione della
domanda già operative:
allo sportello, via fax, email oppure con
raccomandata con
ricevuta di ritorno.
Un reticolo di possibilità
che fa affermare
all’amministratore
delegato Benedetto Mineo
che «grazie a Equitalia il
fenomeno delle cartelle
pazze è ormai relegato al
passato». È auspicabile.
Titoli di Stato
Titolo
Btp 11-01/04/14 3,000% 100,36
6.457,89
ORA SI POSSONO
BLOCCARE
VIA INTERNET
La settimana
0,17%
Londra
CARTELLE PAZZE,
0,13%
1,3543 dollari
0,26%
La lente
Sindacati
La settimana
19.069,62
FTSE MIB
Bruxelles Mountain View raggiunge l’accordo con l’Antitrust Ue. Il motore di ricerca mostrerà anche i prodotti dei siti concorrenti
Pubblicità e rete, l’Europa piega Google
Al presidente Schmidt bonus da cento milioni. YouTube, una donna al vertice
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — Chi cerca,
trova. Anzi: dovrà trovare, obbligatoriamente, tutto e su tutte le
pagine di Google. Così ha imposto la Commissione Europea, e
questo ha accettato il colosso digitale, promettendo «cambiamenti significativi». Eccoli: d’ora
in poi, se uno di noi vorrà prenotare su Internet un albergo o un
aereo o avere informazioni su
qualunque offerta più o meno
commerciale, sulla pagina dei risultati si vedrà offrire con pari
evidenza almeno tre altri servizi
di ricerca, oltre a quello dello
stesso motore Google già di per
sé in primo piano. Perciò, almeno in teoria: più occasioni di raffronto con più concorrenza, pari
opportunità di accesso ai prodotti senza «dirottamenti» sulla rete,
prezzi più miti per i consumatori.
E niente più sospetti di monopolio nell’offerta, come invece aveva
dubitato a suo tempo l’Antitrust
Ue, sotto la guida del commissario alla concorrenza Joaquin Almunia, aprendo un’indagine per
abuso di posizione dominante
sul mercato Internet. L’indagine
in sé non è finita. Ma il negoziato
assai spinoso, apertosi nel 2013,
si avvia a una chiusura ora, anche
perché Google accetta di tramutare le sue promesse in altrettanti
obblighi legali, e una commissione indipendente sorveglierà per
5 anni sul suo operato.
Le nuove offerte, ha spiegato
ieri Almunia, saranno «chiaramente visibili agli utenti» sulla
pagina, «e saranno anche attraenti: per esempio, se Google usa
una fotografia per promuovere i
suoi servizi, una foto che è un
elemento-chiave per attrarre gli
utenti, i servizi rivali avranno anch’essa una foto. Questo garanti-
rà una scelta reale fra differenti
alternative. E spetterà agli utenti
– solo a loro – scegliere quella che
preferiscono. Ci preoccupava il
fatto che, il visto il trattamento
favorevole di Google verso i suoi
stessi servizi, altri servizi ugualmente o più importanti potessero essere meno visibili o non direttamente visibili».
D’ora in poi, Google consentirà anche ai fornitori delle offerte
la possibilità di abbandonare le
sue pagine, il suo motore di ricerca, «se lo vorranno e senza paura
di ritorsioni: fino a oggi, era libera di copiare i contenuti dai rivali
senza alcuna restrizione».
La lista degli inviti, o coman-
damenti, non è finita. Google accetta di cancellare ogni clausola
di esclusiva dai suoi accordi con
chi eventualmente procura le
«inserzioni» per questa o quella
ricerca. Bruxelles commenta orgogliosamente il
risultato: «Nessun
altro Antitrust nel
mondo ha raganni Il periodo di controllo delle
giunto simili riattività di Google da parte di
sultati – dice anuna commisione indipendente
cora Almunia – ricordiamoci che i
nostri colleghi della Commissione federale sul commercio negli
I servizi per Europa, Africa e Medio Oriente
Usa hanno indagato sulle stesse
questioni: e se è vero che si trovavano di fronte a una diversa situazione di mercato, non hanno
però richiesto a Google delle
azioni di portata così grande»
Prima la notizia è arrivata via mail agli utenti,
Intanto è stato pubblicato il
poi è stata confermata da una nota ufficiale
maxicompenso del presidente
della società. Dal 21 marzo i servizi di Yahoo! di esecutivo ed ex Ceo di Google
Europa - quindi anche Italia - Africa e Medio
Eric Schmidt: cento milioni di
Oriente traslocheranno a Dublino, in Irlanda,
dollari in titoli vincolati più un
dove saranno centralizzati e gestiti da un’unica
premio in contante per 6 milioni
società. La decisione, ha spiega l’azienda
di dollari. Infine, il nuovo numeguidata da Marissa Mayer, è dovuta ad una «più ro uno della controllata YouTube
estesa infrastruttura dei data center» e al fatto
potrebbe essere una donna: Gooche Dublino «è già la casa europea di una serie
gle avrebbe già nominato Susan
di aziende tecnologiche mondiali». L’Irlanda è
Wojcicki, una manager di lungo
stata scelta in passato come sede da diversi
corso del colosso, in sostituzione
grandi gruppi anche per il trattamento fiscale
di Salar Kamangar.
più favorevole rispetto ad altri Stati europei.
Luigi Offeddu
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vertice Marissa Mayer, alla guida di Yahoo!
[email protected]
5
E Yahoo! sposta tutto a Dublino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’equo compenso Gino Paoli, presidente Siae: non è una tassa, le imprese non scarichino sui consumatori
«Chi produce smartphone e tablet
deve pagare i diritti agli autori»
MILANO — «La definizione è
importante. Questa situazione è
complicata perché ci sono troppi equivoci. Di sicuro non si
tratta di una tassa sugli smartphone. E poi cosa vuol dire copia privata? Non l’ho capito. Qui
si parla di compenso dell’autore». Gino Paoli, cantautore, 79
anni, è il presidente della Siae, la
Società italiana degli autori ed
editori, ed è determinato a mettere ordine sull’argomento,
fronteggiando «la propaganda
delle multinazionali».
Riassumendo la questione,
c’è in ballo la rideterminazione
dei compensi per copia privata
da parte del ministero dei Beni
culturali – prevista come aggiornamento del Decreto del 30
dicembre 2009 – che i produttori di smartphone, tablet, e computer dovranno versare alla Siae, che a sua volta girerà agli autori. «Si tratta di un compenso –
spiega Paoli – in cambio della
possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni,
tutelate dal diritto d’autore.
Questo compenso, però, non
deve essere a carico di chi acquista lo smartphone ma del produttore, che riceve un beneficio
dal poter contenere sul proprio
supporto un prodotto autorale
come una canzone o un film. È
previsto anche in Francia e Germania».
L’«equo compenso» è già
presente e verrà aggiornato. Oggi paghiamo 0,90 euro per gli
smartphone, niente per i tablet e
1,90 euro per i computer. In ba-
se a una tabella provvisoria (il
ministero ha parlato della necessità di un supplemento di indagine), il compenso salirebbe a
5,20 euro per smartphone e tablet, 6 per i computer, più Iva.
«Si tratta di fissare la tariffa –
prosegue Paoli –. In Italia il prelievo è pari allo 0,12% contro il
Siae Gino Paoli, 79 anni, è
presidente dall’aprile 2013
Maranello
Ferrari, newco
da 100 milioni
per il marchio
La Ferrari scorpora il
marchio, separando le
attività automotive da
tutte quelle legate allo
sfruttamento del
proprio brand, che nel
2013 hanno fatturato
sui 100 milioni. Nelle
scorse settimane è stato
conferito alla newco
Ferrari Brand l’intero
ramo d’azienda legato
alle licenze e alla
vendita di accessori.
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
5,12% della Germania. Eppure
smartphone e tablet da noi costano in certi casi anche di più.
La battaglia di Confindustria Digitale punta a proteggere le
multinazionali, che spesso non
pagano nemmeno tutte le tasse
in Italia e che di certo non producono qui. Mentre la Siae rappresenta un milione e mezzo di
lavoratori, che paga le tasse in
questo Paese. Dobbiamo ricordarci che l’industria culturale
vale il 5% del nostro Pil. Quello
che chiediamo non è una tassa.
Quando prendiamo un taxi paghiamo la corsa e lo consideriamo il compenso per il servizio
ricevuto, non una tassa».
Per Paoli è importante che si
capisca l’«importanza della Siae»: «Sono stanco di sentirla definire un carrozzone. Sto cercando di cambiarla, ora è un palazzo di vetro. È un’istituzione importante, un presidio di libertà
per gli autori». E su chi fa i conti
dei possibili nuovi introiti per la
Siae – tra i 160 e i 200 milioni in
base alle stime di vendita per il
2014 di smart, tablet, pc e tv con
presa Usb – Paoli taglia corto: «Il
problema è mal posto. Noi stiamo rivedendo la tariffa. Il resto
sono solo ipotesi. Potrebbero
vendere di più, come di meno.
Ma il punto è il diritto d’autore».
Il contratto
Fiat-sindacati:
niente aumenti
Congelata
la trattativa
Resta al palo il rinnovo
del contratto collettivo
biennale del gruppo Fiat.
Sindacati e azienda
torneranno a incontrarsi
(anche se ancora non è
stata fissata una data). Il
nodo è tutto economico.
Fiat e sindacati hanno
visioni diverse rispetto
all’aumento da accordare
alle tute blu. Alla
chiusura, ieri
pomeriggio,
dell’incontro all’Unione
industriale di Torino,
entrambi sono rimasti
sulle proprie posizioni:
da un lato i sindacati che
hanno ribadito la
necessità di un aumento
dei minimi per
sottoscrivere l’intesa,
dall’altro l’azienda che –
a fronte della crisi di
mercato in Italia e in
Europa, al massiccio
ricorso alla cassa
integrazione e agli
investimenti annunciati
– non intende accordare
aumenti. Il contratto
collettivo di Fiat (dal
2012 il gruppo è uscito
da Confindustria)
interessa circa 85 mila
dipendenti negli
stabilimenti italiani.
«E’ grave che Fiat
ribadisca che per il 2014
non ci deve essere
risposta salariale alle
nostre rivendicazioni –
ha lamentato
Ferdinando Uliano della
Fim Cisl –. Per noi
questo aspetto è
indispensabile per
chiudere positivamente
l’accordo». Oggi si
riuniranno le segreterie
territoriali della Fim. «In
questa situazione di crisi
del negoziato, è
indispensabile
riprendere la
discussione con tutte le
rsa – ha aggiunto Uliano
–. Se entro le prossime
settimane non ci sarà
risposta concreta
dobbiamo essere pronti
ad affrontare una
stagione di rottura con
Fiat».
Ri. Que.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesca Basso
@BassoFbasso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina 49 di 58
Gio 06/02/2014
Corriere della Sera
Pagina 25
Fiat-sindacati: niente aumenti Congelata la
trattativa
Resta al palo il rinnovo del contratto collettivo
biennale del gruppo Fiat. Sindacati e azienda
torneranno a incontrarsi (anche se ancora non è stata
fissata una data). Il nodo è tutto economico. Fiat e
sindacati hanno visioni diverse rispetto all' aumento
da accordare alle tute blu. Alla chiusura, ieri
pomeriggio, dell' incontro all' Unione industriale di
Torino, entrambi sono rimasti sulle proprie posizioni:
da un lato i sindacati che hanno ribadito la necessità
di un aumento dei minimi per sottoscrivere l' intesa,
dall' altro l' azienda che - a fronte della crisi di
mercato in Italia e in Europa, al massiccio ricorso alla
cassa integrazione e agli investimenti annunciati - non
intende accordare aumenti. Il contratto collettivo di
Fiat (dal 2012 il gruppo è uscito da Confindustria)
interessa circa 85 mila dipendenti negli stabilimenti
italiani. «E' grave che Fiat ribadisca che per il 2014
non ci deve essere risposta salariale alle nostre
rivendicazioni - ha lamentato Ferdinando Uliano della
Fim Cisl -. Per noi questo aspetto è indispensabile per
chiudere positivamente l' accordo». Oggi si riuniranno
le segreterie territoriali della Fim. «In questa
situazione di crisi del negoziato, è indispensabile
riprendere la discussione con tutte le rsa - ha
aggiunto Uliano -. Se entro le prossime settimane non
ci sarà risposta concreta dobbiamo essere pronti ad
affrontare una stagione di rottura con Fiat». Ri. Que.
Sindacati
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Pagina 50 di 58
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Gio 06/02/2014
la Repubblica
GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2014
■ 10
La Repubblica
Pagina 10
@
ECONOMIA E POLITICA
PER SAPERNE DI PIÙ
www.cgil.it
www.fiom.it
La Cgil
Camusso ricorre ai garanti contro la Fiom
“Chi non accetta le intese viola lo statuto”. Ma Cofferati: “Il dissenso non si governa così”
ROMA — Tensione altissima tra
Cgil e Fiom sull’intesa sulla rappresentanza firmata il 10 gennaio
scorso da tutti i sindacati con la
Confindustria. Un accordo che i
metalmeccanici non riconoscono perché - dicono - non sono
stati consultati i lavoratori. Un
dissenso che ha portato il segretario generale della confederazione, Susanna Camusso, a chiedere con una lettera - pubblicata
ieri dal Fatto - al Collegio statutario di Corso d’Italia se il via libera
del Direttivo della Cgil all’intesa
(avvenuto il 17 gennaio) sia vincolante anche per chi non è d’accordo e se, nel caso, siano previste sanzioni per chi non si adegua. In entrambi i casi i garanti
dello statuto della Cgil hanno risposto sì.
Iniziativa politicamente rilevante, e davvero senza precedenti, quella della Camusso rivolta
contro la Fiom di Maurizio Landini. E a poco sono servite ieri le
precisazioni della Confederazione. La Camusso si è rivolta al Collegio come semplice iscritta ma è
sempre il numero uno della Cgil.
L’obiettivo - ha spiegato la Confederazione - era quello di ottenere «un’interpretazione autentica» dello statuto niente di più.
Negando così l’intenzione di
chiedere punizioni nei confronti
della Fiom di Landini o di aver definito un disegno per commissa-
suoi collaboratori: «Se si giungesse a una legge sulla rappresentanza, obiettivo che la Cgil persegue da 25 anni, le prime pagine le
lasciamo volentieri ad altri. Noi
andremo a brindare con i lavoratori nelle fabbriche e negli uffici».
E sul clamoroso scontro Ca-
Susanna Camusso
musso-Landini è intervenuto
anche l’ex segretario generale
della Cgil, Sergio Cofferati, oggi
parlamentare europeo e iscritto,
tra i pensionati, al sindacato. «Il
dissenso - ha detto - non si risolve
impugnando gli statuti. Io non
l’ho mai fatto. Se ci sono opinioni
diverse tra Confederazione e categorie bisogna cercare di ricomporle attraverso il confronto. E
quando il dissenso rimane è una
contraddizione che si deve vivere
con serenità».
(r.ma.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Non ci può essere un rinnovo contrattuale senza alcun aumento salariale. Fim,
Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri “raffreddano” la trattativa,
rinviando il nuovo incontro a data da destinarsi, e minacciano di
FOTO: BUSSALINO
Ma niente denunce
Ieri nulla di fatto
tra i due leader
dopo un incontro al
Nuovo Pignone
riare la categoria dei metalmeccanici. Difficile però capire il senso di una richiesta al Collegio statutario se poi non si ha in mente
di ricorrere al Comitato di garanzia perché commini le eventuali
sanzioni che possono andare dal
biasimo fino all’espulsione. Certo, in questo modo la Camusso ha
potuto dimostrare - come già
aveva sostenuto - che è la Fiom ad
essersi messa fuori dalle regole
confederali avendo pubblicamente dichiarato che non intende conformarsi all’accordo sulla
rappresentanza approvato con
95 voti a favore e 13 contrari dal
Direttivo.
Landini e i suoi sostengono
che, applicando proprio lo statuto confederale, si debbano consultare i lavoratori o almeno gli
iscritti alla Cgil su un testo che
cambia in profondità le regole
sulla rappresentanza sindacale
nei luoghi di lavoro, prevedendo
anche le sanzioni per i delegati
che non rispettano gli accordi. La
maggioranza della Cgil ribatte
che gli iscritti possono esprimersi proprio in queste settimane visto che sono in corso le assemblee congressuali in vista delle assise nazionali di maggio a Rimini.
E ieri Camusso e Landini si sono
incrociati all’assemblea promossa dalla Rsu del Nuovo Pignone di
Firenze. Nessun segno distensivo, ma la conferma di due linee
contrapposte. Tra l’altro, prima
di arrivare a Firenze, Landini aveva incontrato il segretario del Pd,
Matteo Renzi per parlare di politica industriale e della legge sulla
rappresentanza. A conferma di
un asse tra i due leader che disturba non poco la Camusso. Che
ieri, infatti, commentava con i
Sindacati
La Fiat
Lite con i sindacati
E Ferrari crea
la newco del brand
L’accordo
conteso
SOGLIA
APPROVAZIONE
SANZIONI
Possono partecipare
alle trattative
i sindacati che
raggiungono
almeno il 5% della
rappresentanza
Gli accordi sono validi
se approvati dal 50%
più uno dei sindacati
ammessi a trattare e
dalla maggioranza dei
lavoratori
Chi, sindacati o
imprese, viola le intese
può subire o sanzioni
pecuniarie o la
sospensione
di diritti sindacali
aprire «una stagione di
conflittualità» se l’azienda non prenderà in considerazione le loro istanze.
E intanto la Ferrari annuncia la separazione
ufficiale delle attività automotive dall'intero ramo d'azienda legato al
licensing e alla vendita
di accessori con il marchio del cavallino rampante, che viene conferito alla newco Ferrari
Brand. L’obiettivo «è la
creazione di maggior
valore», spiega una nota
della controllata di Fiat.
Il segretario della Fiom: lo statuto della Confederazione è chiaro e stabilisce che l’ultima parola spetta ai lavoratori
L’intervista
Landini: “Iniziativa senza precedenti
è una grave regressione democratica”
IL LEADER
ROBERTO MANIA
ROMA — Landini, si aspettava
l’iniziativa della Camusso?
«No perché il compito di un segretario generale è quello di far
applicare i principi dello statuto.
In più di cento anni di vita, nella
Cgil hanno sempre vissuto in maniera dialettica posizioni diverse.
Il dissenso non si è mai risolto a
colpi di ricorsi. Questa, invece, è
una grave regressione democratica. Del resto, io nella riunione
del Direttivo della Cgil l’avevo
detto: l’accordo sulla rappresentanza deve essere sottoposto al
voto dei lavoratori. E visto che Cisl e Uil non erano disponibili alla
consultazione, ho chiesto di far
votare gli iscritti alla Cgil, come
stabilisce lo statuto della Cgil.
Senza questo voto — l’ho detto e
lo ripeto — non mi sento vincolato a rispettare quell’accordo».
Ma è la Fiom che si mette fuori
dal momento che il Direttivo della Cgil ha approvato l’intesa sulla rappresentanza a larghissima
maggioranza.
«Non è così. Il nostro statuto
stabilisce che si consultino i lavoratori interessati. Lo statuto è
chiaro e non ha bisogno di inter-
Maurizio
Landini
Nessuna scissione
Le teste, per evitare che si rompano,
vanno contate. Non penso a nessuna
scissione: la Cgil siamo noi
Intesa anti-contrattazione
L’accordo sulla rappresentanza è
contro la contrattazione perché
introduce sanzioni per i delegati
pretazioni. È la nostra politica».
Eppure, sostiene la Camusso,
gli iscritti alla Cgil che partecipano alle assemblee congressuali si
esprimono anche sull’accordo.
Non è una consultazione?
«Il congresso ha le sue regole. Il
discussione congressuale riguarda la strategia della Cgil per i prossimi quattro anni. La consultazione su un accordo è un’altra cosa, tanto che la Fiom aveva proposto di sospendere il congresso
per far votare i lavoratori sull’intesa. In più alle assemblee congressuali partecipano i lavoratori
di tutti i settori, dalla scuola al
commercio, mentre l’accordo
sulla rappresentanza interessa i
lavoratori delle imprese industriali aderenti a Confindustria».
Lei pensa che questo sia un accordo per imbrigliare la Fiom?
«Io penso che sia un accordo
contro la contrattazione. Questo
è un accordo che introduce per la
prima volta le sanzioni a carico
dei delegati e delle organizzazioni sindacali; che limita i diritti e
introduce forme di arbitrato interconfederale che si sostituisce
al ruolo delle categorie».
Però il Direttivo, che è l’organo più rappresentativo della
Cgil, ha detto sì all’intesa. Perché
la Fiom non rispetta la posizione
della maggioranza?
«Prendo atto del voto del Direttivo. Ma insisto: lo statuto prevede la consultazione. Solo il voto
dei lavoratori è vincolante altrimenti cambia la natura della
Cgil».
Oggi (ieri per chi legge, ndr) ha
incontrato la Camusso all’assemblea del Nuovo Pignone. Cosa vi siete detti?
«Ciascuno è rimasto delle proprie opinioni».
Anche la Fiom si rivolgerà al
Collegio statutario per chiedere
se il Direttivo ha violato lo statuto?
«No. Conosciamo lo statuto e
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
non abbiamo bisogno di interpretazioni. Ma possibile che con
quello che sta accadendo nel nostro sistema industriale il segretario della Cgil non trovi di meglio
che chiedere sanzioni per il segretario della Fiom?».
La Camusso ha precisato che
non intende chiedere sanzioni
nei suoi confronti.
«Lo ha chiesto esplicitamente,
domandando se in caso di violazione dello statuto sono previste
le sanzioni. E poi non è un iscritto
qualsiasi: è il segretario generale
della Cgil!».
Si aspetta di essere punito?
«Non mi aspetto niente. Ma
penso che in un’organizzazione
democratica le teste, per evitare
che si rompano, vadano contate».
Sta pensando a una scissione?
«No, nel modo più assoluto. La
Cgil siamo noi».
Oggi (sempre ieri per chi legge,
ndr) ha anche incontrato Renzi.
Si sta alleando con il segretario
Pd per indebolire la Camusso?
«Ma no! La Fiom ha chiesto a
tutti i partiti di potersi confrontare sulle politiche industriali e per
il lavoro. Tutto qua».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina 51 di 58
Gio 06/02/2014
La Repubblica
Pagina 10
L' accordo conteso
APPROVAZIONE SANZIONI.
Possono partecipare alle trattative i sindacati che
raggiungono almeno il 5% della rappresentanza Gli
accordi sono validi se approvati dal 50% più uno dei
sindacati ammessi a trattare e dalla maggioranza dei
lavoratori Chi, sindacati o imprese, viola le intese può
subire o sanzioni pecuniarie o la sospensione di diritti
sindacali.
Sindacati
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
Pagina 52 di 58
.
Gio 06/02/2014
la Repubblica
GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2014
■ 10
La Repubblica
Pagina 10
@
ECONOMIA E POLITICA
PER SAPERNE DI PIÙ
www.cgil.it
www.fiom.it
La Cgil
Camusso ricorre ai garanti contro la Fiom
“Chi non accetta le intese viola lo statuto”. Ma Cofferati: “Il dissenso non si governa così”
ROMA — Tensione altissima tra
Cgil e Fiom sull’intesa sulla rappresentanza firmata il 10 gennaio
scorso da tutti i sindacati con la
Confindustria. Un accordo che i
metalmeccanici non riconoscono perché - dicono - non sono
stati consultati i lavoratori. Un
dissenso che ha portato il segretario generale della confederazione, Susanna Camusso, a chiedere con una lettera - pubblicata
ieri dal Fatto - al Collegio statutario di Corso d’Italia se il via libera
del Direttivo della Cgil all’intesa
(avvenuto il 17 gennaio) sia vincolante anche per chi non è d’accordo e se, nel caso, siano previste sanzioni per chi non si adegua. In entrambi i casi i garanti
dello statuto della Cgil hanno risposto sì.
Iniziativa politicamente rilevante, e davvero senza precedenti, quella della Camusso rivolta
contro la Fiom di Maurizio Landini. E a poco sono servite ieri le
precisazioni della Confederazione. La Camusso si è rivolta al Collegio come semplice iscritta ma è
sempre il numero uno della Cgil.
L’obiettivo - ha spiegato la Confederazione - era quello di ottenere «un’interpretazione autentica» dello statuto niente di più.
Negando così l’intenzione di
chiedere punizioni nei confronti
della Fiom di Landini o di aver definito un disegno per commissa-
suoi collaboratori: «Se si giungesse a una legge sulla rappresentanza, obiettivo che la Cgil persegue da 25 anni, le prime pagine le
lasciamo volentieri ad altri. Noi
andremo a brindare con i lavoratori nelle fabbriche e negli uffici».
E sul clamoroso scontro Ca-
Susanna Camusso
musso-Landini è intervenuto
anche l’ex segretario generale
della Cgil, Sergio Cofferati, oggi
parlamentare europeo e iscritto,
tra i pensionati, al sindacato. «Il
dissenso - ha detto - non si risolve
impugnando gli statuti. Io non
l’ho mai fatto. Se ci sono opinioni
diverse tra Confederazione e categorie bisogna cercare di ricomporle attraverso il confronto. E
quando il dissenso rimane è una
contraddizione che si deve vivere
con serenità».
(r.ma.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Non ci può essere un rinnovo contrattuale senza alcun aumento salariale. Fim,
Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri “raffreddano” la trattativa,
rinviando il nuovo incontro a data da destinarsi, e minacciano di
FOTO: BUSSALINO
Ma niente denunce
Ieri nulla di fatto
tra i due leader
dopo un incontro al
Nuovo Pignone
riare la categoria dei metalmeccanici. Difficile però capire il senso di una richiesta al Collegio statutario se poi non si ha in mente
di ricorrere al Comitato di garanzia perché commini le eventuali
sanzioni che possono andare dal
biasimo fino all’espulsione. Certo, in questo modo la Camusso ha
potuto dimostrare - come già
aveva sostenuto - che è la Fiom ad
essersi messa fuori dalle regole
confederali avendo pubblicamente dichiarato che non intende conformarsi all’accordo sulla
rappresentanza approvato con
95 voti a favore e 13 contrari dal
Direttivo.
Landini e i suoi sostengono
che, applicando proprio lo statuto confederale, si debbano consultare i lavoratori o almeno gli
iscritti alla Cgil su un testo che
cambia in profondità le regole
sulla rappresentanza sindacale
nei luoghi di lavoro, prevedendo
anche le sanzioni per i delegati
che non rispettano gli accordi. La
maggioranza della Cgil ribatte
che gli iscritti possono esprimersi proprio in queste settimane visto che sono in corso le assemblee congressuali in vista delle assise nazionali di maggio a Rimini.
E ieri Camusso e Landini si sono
incrociati all’assemblea promossa dalla Rsu del Nuovo Pignone di
Firenze. Nessun segno distensivo, ma la conferma di due linee
contrapposte. Tra l’altro, prima
di arrivare a Firenze, Landini aveva incontrato il segretario del Pd,
Matteo Renzi per parlare di politica industriale e della legge sulla
rappresentanza. A conferma di
un asse tra i due leader che disturba non poco la Camusso. Che
ieri, infatti, commentava con i
Sindacati
La Fiat
Lite con i sindacati
E Ferrari crea
la newco del brand
L’accordo
conteso
SOGLIA
APPROVAZIONE
SANZIONI
Possono partecipare
alle trattative
i sindacati che
raggiungono
almeno il 5% della
rappresentanza
Gli accordi sono validi
se approvati dal 50%
più uno dei sindacati
ammessi a trattare e
dalla maggioranza dei
lavoratori
Chi, sindacati o
imprese, viola le intese
può subire o sanzioni
pecuniarie o la
sospensione
di diritti sindacali
aprire «una stagione di
conflittualità» se l’azienda non prenderà in considerazione le loro istanze.
E intanto la Ferrari annuncia la separazione
ufficiale delle attività automotive dall'intero ramo d'azienda legato al
licensing e alla vendita
di accessori con il marchio del cavallino rampante, che viene conferito alla newco Ferrari
Brand. L’obiettivo «è la
creazione di maggior
valore», spiega una nota
della controllata di Fiat.
Il segretario della Fiom: lo statuto della Confederazione è chiaro e stabilisce che l’ultima parola spetta ai lavoratori
L’intervista
Landini: “Iniziativa senza precedenti
è una grave regressione democratica”
IL LEADER
ROBERTO MANIA
ROMA — Landini, si aspettava
l’iniziativa della Camusso?
«No perché il compito di un segretario generale è quello di far
applicare i principi dello statuto.
In più di cento anni di vita, nella
Cgil hanno sempre vissuto in maniera dialettica posizioni diverse.
Il dissenso non si è mai risolto a
colpi di ricorsi. Questa, invece, è
una grave regressione democratica. Del resto, io nella riunione
del Direttivo della Cgil l’avevo
detto: l’accordo sulla rappresentanza deve essere sottoposto al
voto dei lavoratori. E visto che Cisl e Uil non erano disponibili alla
consultazione, ho chiesto di far
votare gli iscritti alla Cgil, come
stabilisce lo statuto della Cgil.
Senza questo voto — l’ho detto e
lo ripeto — non mi sento vincolato a rispettare quell’accordo».
Ma è la Fiom che si mette fuori
dal momento che il Direttivo della Cgil ha approvato l’intesa sulla rappresentanza a larghissima
maggioranza.
«Non è così. Il nostro statuto
stabilisce che si consultino i lavoratori interessati. Lo statuto è
chiaro e non ha bisogno di inter-
Maurizio
Landini
Nessuna scissione
Le teste, per evitare che si rompano,
vanno contate. Non penso a nessuna
scissione: la Cgil siamo noi
Intesa anti-contrattazione
L’accordo sulla rappresentanza è
contro la contrattazione perché
introduce sanzioni per i delegati
pretazioni. È la nostra politica».
Eppure, sostiene la Camusso,
gli iscritti alla Cgil che partecipano alle assemblee congressuali si
esprimono anche sull’accordo.
Non è una consultazione?
«Il congresso ha le sue regole. Il
discussione congressuale riguarda la strategia della Cgil per i prossimi quattro anni. La consultazione su un accordo è un’altra cosa, tanto che la Fiom aveva proposto di sospendere il congresso
per far votare i lavoratori sull’intesa. In più alle assemblee congressuali partecipano i lavoratori
di tutti i settori, dalla scuola al
commercio, mentre l’accordo
sulla rappresentanza interessa i
lavoratori delle imprese industriali aderenti a Confindustria».
Lei pensa che questo sia un accordo per imbrigliare la Fiom?
«Io penso che sia un accordo
contro la contrattazione. Questo
è un accordo che introduce per la
prima volta le sanzioni a carico
dei delegati e delle organizzazioni sindacali; che limita i diritti e
introduce forme di arbitrato interconfederale che si sostituisce
al ruolo delle categorie».
Però il Direttivo, che è l’organo più rappresentativo della
Cgil, ha detto sì all’intesa. Perché
la Fiom non rispetta la posizione
della maggioranza?
«Prendo atto del voto del Direttivo. Ma insisto: lo statuto prevede la consultazione. Solo il voto
dei lavoratori è vincolante altrimenti cambia la natura della
Cgil».
Oggi (ieri per chi legge, ndr) ha
incontrato la Camusso all’assemblea del Nuovo Pignone. Cosa vi siete detti?
«Ciascuno è rimasto delle proprie opinioni».
Anche la Fiom si rivolgerà al
Collegio statutario per chiedere
se il Direttivo ha violato lo statuto?
«No. Conosciamo lo statuto e
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
non abbiamo bisogno di interpretazioni. Ma possibile che con
quello che sta accadendo nel nostro sistema industriale il segretario della Cgil non trovi di meglio
che chiedere sanzioni per il segretario della Fiom?».
La Camusso ha precisato che
non intende chiedere sanzioni
nei suoi confronti.
«Lo ha chiesto esplicitamente,
domandando se in caso di violazione dello statuto sono previste
le sanzioni. E poi non è un iscritto
qualsiasi: è il segretario generale
della Cgil!».
Si aspetta di essere punito?
«Non mi aspetto niente. Ma
penso che in un’organizzazione
democratica le teste, per evitare
che si rompano, vadano contate».
Sta pensando a una scissione?
«No, nel modo più assoluto. La
Cgil siamo noi».
Oggi (sempre ieri per chi legge,
ndr) ha anche incontrato Renzi.
Si sta alleando con il segretario
Pd per indebolire la Camusso?
«Ma no! La Fiom ha chiesto a
tutti i partiti di potersi confrontare sulle politiche industriali e per
il lavoro. Tutto qua».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina 53 di 58
Gio 06/02/2014
La Repubblica
Pagina 10
La Fiat.
Lite con i sindacati E Ferrari crea la newco del
brand
ROMA - Non ci può essere un rinnovo contrattuale
senza alcun aumento salariale. Fim, Uilm, Fismic, Ugl
e Associazione Quadri "raffreddano" la trattativa,
rinviando il nuovo incontro a data da destinarsi, e
minacciano di aprire «una stagione di conflittualità»
se l' azienda non prenderà in considerazione le loro
istanze. E intanto la Ferrari annuncia la separazione
ufficiale delle attività automotive dall' intero ramo d'
azienda legato al licensing e alla vendita di accessori
con il marchio del cavallino rampante, che viene
conferito alla newco Ferrari Brand. L' obiettivo «è la
creazione di maggior valore», spiega una nota della
controllata di Fiat.
Sindacati
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Pagina 54 di 58
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Gio 06/02/2014
La Repubblica
GIOVEDÌ 6 FEBBRAIO 2014
Pagina 27
Il caso
Gli spettacoli
Testosterone
la mania Usa
contro il calo
del desiderio
Anna Netrebko
“Altro che diva
mio figlio
conta di più”
FEDERICO RAMPINI
ANNA BANDETTINI
■ 27
Dai monumenti alla letteratura
il nostro patrimonio vale più
di 200 miliardi. Così l’Italia può
trasformare in Pil le sue bellezze
FRANCESCO ERBANI
LUISA GRION
iamo poveri, ma “belli”. Talmente belli e ricchi di cultura che nel valutare la solidità finanziaria dell’Italia
varrebbe la pena di tenerne conto: non di sola industria, infatti, vive un Paese, ma anche della ricchezza
che può produrre la sua arte, la sua storia, il paesaggio. Fonti di reddito che le agenzie di rating si guardano bene dal
considerare, e sulle quali invece la Corte dei conti non intende
più tacere. Tanto che ha aperto un’istruttoria nei confronti di
Standard & Poor’s e dell’«incauto» declassamento che l’agenzia ci ha propinato nel 2011. Un crollo che ci ha fatto versare lacrime e sangue in termini di spread, pressione fiscale, fiato sul
collo da parte di mezza Europa. Cosa sarebbe successo invece
se l’agenzia avesse tenuto conto del valore, materiale e non, del
nostro patrimonio artistico e culturale? Voci non confermate
dalla Corte dei conti stimano in 234 miliardi il danno subito.
SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE
S
La
Penisola
del
tesoro
SALVATORE SETTIS
a davvero è possibile, consigliabile, lodevole ammucchiare nello stesso shopping cart il Colosseo
e Tintoretto, La dolce vita e Machiavelli, Bernini
e la Traviata? Se veramente lo dice la Corte dei
conti, dovremo prendere sul serio la notizia rimbalzata dal Financial Times. Ma a chi fa il conto della spesa si ha
il diritto di chiedere un dettagliato breakdown: quanto vale Caravaggio? Come prezzare Dante e Petrarca? E l’impero romano,
dove lo mettiamo? Per non dire di altri prodotti della creatività
italica, dal sonetto al pianoforte, dall’opera lirica al papato. Ci siamo allenati a simili esercizi, negli ultimi anni: per esempio quando il ministero delle Finanze, in clima di cartolarizzazioni e di finanza creativa, ha fissato al centesimo il prezzo delle Dolomiti e
dei templi di Paestum (in un numero da collezione della Gazzetta Ufficiale le Dolomiti furono prezzate 866.294 euro, con scarsissimo beneficio di stambecchi e sciatori).
SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE
M
OGGI SU REPUBBLICA.IT
Sport
Nell’asteroide
c’è il segreto
del sistema solare
Sochi 2014
Scopri
il nostro speciale
Web
Love App
la passione
è virtuale
Spettacoli
Immagini iPad
Home Session
la musica in casa
di chi la fa
Vita in tribù
i Kajang
del Borneo
L’iniziativa
ON DEMAND TUTTA LA PUNTATA DI WEBNOTTE
Sindacati
Le vendite giudiziarie del
GIOVEDÌ
ENRICO FRANCESCHINI
UNO SCIOPERO PARTICOLARE
Spazio
INVITO A FORMULARE OFFERTE D’ACQUISTO DEL COMPLESSO
AZIENDALE DELLA SOCIETÀ “ABBIGLIAMENTO GROSSETO S.R.L.
EX MABRO S.P.A.” IN STATO DI INSOLVENZA
(procedimento n. 1/SI del Tribunale di Grosseto) RIAPERTURA DEL TERMINE
Il Commissario Giudiziale della Abbigliamento Grosseto S.r.l. – ex Mabro S.p.A.
INVITA NUOVAMENTE
tutti i soggetti interessati a formulare un’offerta per l’acquisto
DELL’INTERO COMPLESSO AZIENDALE
OVVERO DI TALUNI RAMI D’AZIENDA
(intesi come una porzione del complesso aziendale che mantenga,
secondo i piani dell’offerente, una sua unitarietà e funzionalità allo scopo)
DELLA ABBIGLIAMENTO GROSSETO S.R.L. – EX MABRO S.P.A.,
facendola pervenire, nei modi e nei termini descritti nel Regolamento,
ENTRO IL TERMINE DELLE h. 12.00 DEL GIORNO 28 FEBBRAIO 2014
presso lo studio dell’advisor incaricato dalla procedura:
Dott. Riccardo Bonivento c/o ComLegal
Via N. Tommaseo n. 68 – 35131 Padova (PD)
Si precisa che tutte le altre condizioni rimangono quelle previste nel Bando e nel Regolamento del 17.1.2014 pubblicate sul
sito www.mabro.it e che la stima del compendio è un dato di
riferimento non vincolante.
mmaginate la scena. Da una parte, 3 milioni di passeggeri che ogni giorno usano l’Underground, la metropolitana di Londra. Dall’altra, 19 mila dipendenti della società pubblica che la gestisce. In mezzo, i sindacati che indicono uno sciopero di 48 ore contro un piano per tagliare
1000 posti di lavoro, chiudere tutte le biglietterie (ormai ci
comprano i biglietti soltanto il 3 percento dei passeggeri —
gli altri li prendono alle casse automatiche) e tenere aperto
il metrò 24 ore su 24 nel week-end (ora chiude all’1 di notte).
Risultato: code chilometriche per i bus, traffico congestionato, strade invase dai pedoni. Una giornata particolare.
Eppure non una giornata di caos o tensione. Nessuno insulta gli scioperanti. Gli addetti al metrò, sulle poche linee
che funzionano a intermittenza, danno informazioni con
cortesia. Il capo del governo e quello dell’opposizione, in
parlamento, discutono il problema senza retorica. I sindacati fanno appello a riprendere il negoziato. Il sindaco promette che quasi tutti gli esuberi saranno volontari. Dateci
un po’ d’Inghilterra, please.
I
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pagina 55 di 58
Gio 06/02/2014
La Repubblica
Pagina 27
GIOVEDÌ UNO SCIOPERO PARTICOLARE
Immaginate la scena. Da una parte, 3 milioni di
passeggeri che ogni giorno usano l' Underground, la
metropolitana di Londra. Dall' altra, 19 mila dipendenti
della società pubblica che la gestisce. In mezzo, i
sindacati che indicono uno sciopero di 48 ore contro
un piano per tagliare 1000 posti di lavoro, chiudere
tutte le biglietterie (ormai ci comprano i biglietti
soltanto il 3 percento dei passeggeri - gli altri li
prendono alle casse automatiche) e tenere aperto il
metrò 24 ore su 24 nel week-end (ora chiude all' 1 di
notte). Risultato: code chilometriche per i bus, traffico
congestionato, strade invase dai pedoni. Una giornata
particolare. Eppure non una giornata di caos o
tensione. Nessuno insulta gli scioperanti. Gli addetti al
metrò, sulle poche linee che funzionano a
intermittenza, danno informazioni con cortesia. Il capo
del governo e quello dell' opposizione, in parlamento,
discutono il problema senza retorica. I sindacati fanno
appello a riprendere il negoziato. Il sindaco promette
che quasi tutti gli esuberi saranno volontari. Dateci un
po' d' Inghilterra, please. © RIPRODUZIONE
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Sindacati
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Gio 06/02/2014
MF
2
Pagina 2
Giovedì 6 Febbraio 2014
PRIMO PIANO
NEGLI ULTIMI MESI MEDIOBANCA AVREBBE AVVIATO CONTATTI CON BANCHE MEDIE QUOTATE
Cinque istituti per la bad bank
Colloqui in corso con Popolare Emilia, Creval e altre tre o quattro banche delle stesse dimensioni
Fuori i primi cinque gruppi, che però potrebbero entrare nell’operazione in una fase successiva
di Luca Gualtieri
Mercati
Mercoledì 5 Febbraio 2014
DI PIAZZETTA CUCCIA
11
GIÀ ANTICIPATO DA
MF-MILANO FINANZA
in campo
Bad Bank, Mediobanca
PRENDE CORPO IL PROGETTO
l’estate potrebbe
e autorità di vigilanza, entro di alcuni istituti
scorsi con banche medie
Dopo i colloqui dei mesi veicolo cui conferire parte dei crediti non performing
essere costituito un primo
BACKSTAGE
«L’
e la matassa Bpm
Alberto Nagel
BPER
quotazioni in euro
8,2
IERI
7,8
1,6
1,3
6,6
1,2
6,2
1,1
5 nov ’13
5 feb ’14
di Mediobanca? Secondo quanto
appreso in ambienti finanziari,
in questa fase il progetto non
interesserebbe le prime cinque
banche quotate. Da un lato infatti
Unicredit e Intesa stanno procedendo in maniera autonoma sul
tema della gestione dei crediti
non performing. Dall’altro lato
Monte dei Paschi e Banco Popolare hanno messo in cantiere
iniziative di cessione di crediti
IERI
1,138 €
+0,71%
5 nov ’13
5 feb ’14
problematici, mentre Ubi Banca
sarebbe per il momento concentrata su altre priorità.
Per adesso insomma gli interlocutori di Mediobanca sarebbero
principalmente istituti di medie
dimensioni e impostazione retail. Tra gli altri, per esempio,
ci sarebbero stati diversi contatti sia con la Banca Popolare
dell’Emilia Romagna che con
il Credito Valtellinese. Le due
popolari si stanno infatti attrezzando per fronteggiare al meglio
il problema del credito deteriorato e la soluzione messa sul
piatto da Piazzetta Cuccia viene
naturalmente seguita con attenzione. «Siamo interessati a tutti
i progetti che possono offrire soluzioni positive sul tema dei non
performing loan», spiega una
fonte, aggiungendo però che
«per il momento ci sono ancora
molte incognite aperte e siamo
in fase di studio». In generale
il numero di istituti potenzialmente interessati oscillerebbe
tra i quattro e i sei, comprese
banche non quotate.
Altri soggetti preferiscono invece
stare alla finestra. Di sondaggi di
carattere generale con Medioban-
L’Abi convoca i sindacati
Che replicano: troppa fretta
di Mauro Romano
ediobanca torna a parlare di Fondazioni di origine bancaria.
Un divertente titolo, già accattivante in sé (Three Birds with
one Stone, l’equivalente italiano di Tre piccioni con una fava), ci porta dai mercati reali di frutta e verdura a quello finanziario
dei CoCo markets, raggiungendo con un solo colpo tre obiettivi
utili. Una ipotesi win-win-win necessaria a dare fiato al mondo
delle fondazioni, alcune delle quali davvero giù di giri. Mediobanca
torna ad analizzare la cattiva politica di mantenimento della banca
come alimentatore unico o almeno principale della risorse necessarie per le Fondazioni. Coglie poi l’eccesso di costi, soprattutto
degli organi statutari, che deprimono l’ammontare delle erogazioni.
Conferma infine il fosco orizzonte che abbatterà i bilanci degli
enti. A quel punto estrae dal cappello la buona soluzione: trasformare le azioni delle banche detenute nei portafogli in COnvertible COntingent bonds, titoli che assicurano un rendimento di tipo
obbligazionario, ma che si riconvertono da soli in azioni, quando
necessario a rinforzare i coefficienti patrimoniali, senza peraltro
modificare i rendimenti degli azionisti di minoranza. È una ipotesi
intelligente, che accontenta tutti come spiegato nelle 31 pagine del
rapporto. Tuttavia vi è un elemento sotteso che non convince: gli
attivi delle fondazioni passano dalla banca alla banca. Non viene
facilitato lo sforzo che alcuni enti stanno producendo per uscire
dall’impronta originaria di azionisti bancari. Se una fondazione non
riesce a costruirsi un proprio obiettivo di azione nei settori che la
legge le assegna, se non è in grado di focalizzarsi su investimenti
maggiormente correlati con la propria missione, capaci di consolidarne la presenza nella vita sociale ed economica italiana, la banca
continuerà a essere il progetto «esistenziale» della fondazione, con
le amare conseguenze che stiamo vedendo in almeno dieci casi.
Ben venga quindi il rapporto Mediobanca per aprire un dibattito
importante prima che i bilanci futuri invece lo chiudano.
*presidente Fondazione Venezia
S
16 Febbraio
2013
ANZA
18
FIN
MILANO
degli istituti
e gestire le sofferenze investitori
per smobilizzaretra le banche e aperta a
ha un piano
a Bankitalia
comune
Mediobanca
un’iniziativa
ESCLUSIVO
per essere illustrata
Che prevede
L’idea pronta
creditizi italiani. non sarà una bad bank.
Ma
istituzionali.
parlano chiaro.
Piazza Affari fine del 2011 le
Rispetto alla
cresciute del
GRUPPI BANCARI
sofferenze sono a 46,18 mi- In milioni di euro
DEI SEI PRINCIPALI
Totale attività
16% attestandosiil complesso
Totale
rettifiche di valore
su totale
DETERIORATE
Crediti
2012, al netto delle
liardi, mentre
Incagli
ATTIVITÀ
attività deteror.vs clienti
è salito
scaduti
Dati al 30 settembre Sofferenze Sofferenze
Biase
e crediti
deteriorate crediti
dei crediti deteriorati
Totale
di Andrea Di
sul totale crediti ristrutturati e sconfinanti
dai 92 miliar12,85%
crediti
a 113 miliardi
vs clienti
2011. Dati
12.052
opera1.034
vs clienti
ultima grande
6.768
di del 31 dicembre
di
11,99%
4,53%
dell’approvazione
17.425
4.250
zione di smobilizzo
che, in vista
2.711
desti93.778
7.356
2012, sono
9,98%
Popolare
5,06%
crediti in sofferenza
dei bilanci
8.838
7.358
Gruppo Banco
merulteriormente.
957
145.328
4.557
realizzata sul
nati a crescere
8,19%
di Banca
3,75%
risale al
7.760
3.324
Gruppo Mps
950
cato italiano
88.547
Secondo le rilevazioni
3.960
allodicembre l’am8,15%
escl. Italease
3,01%
Banca Intesa,
45.765
d’Italia, a fine
2.850
Gr. Banco Pop.
sofferenze
5.324
maggio 2005. Corrado Passera e
94.800
20.243
7,94%
montare delle sistema am3,59%
ra guidata da con il Sanpaolo
2.773
Gruppo Ubi Banca
136
561.875 20.198
lorde dell’intero miliardi con
1.802
non ancora fusauna joint ventu7,27%
2,39%
125
27.266
a
835
Gruppo Unicredit
montava a di 3 miliardi so2.884
34.938
Imi, cedette Fortress, uno dei
13.693
di Milano
8,66%
2,85%
una crescita mese. Ma al dato
re formata da
Banca Popolare
globali nella
13.039 113.041
374.807 10.689
53.822
lo nell’ultimo si somma anche
su dati di bilancio
Sanpaolo
principali operatori deteriorati, e
3,54%
MF-Milano Finanza
Gruppo Intesa
congiunturaleimpresso proprio
Fonte: elaborazioni
1.305.526 46.180
di
gestione dei crediti
un portafoglio
il giro di vite
TOTALE
politica di
Merrill Lynch pari a 9,06 mitutta il suo frago- da Bankitalia sulla e copertusofferenze lorde il 70% del totale
deflagrasse in
sembrava
Da
per 1,5 miliardi. re. Allora il mercato principali contabilizzazione
liardi, cioè circaperforming che al- GRAFICA MF-MILANO FINANZA
deteriorati.
ei
di crediti dubbi
anche gruppo».
all
interno di ciascun
non
ra dei icrediti
documento
di Via
ha presentato
primi ispettori
fatto una
in poi, complice
della
deisacrediti
essersi riaperto
previsione
ad altri
tri gruppi
sempre
attraverso
e lo ha
Da allora Peraltro
a partiredell’analisi
sul bilancio
Bankitalia
anche
novembre gli te per
italiani,
risultati
sc
pesavano
mutui subprime
Alberto Ignazio Visco
lora
istituti
Banca
7,4 miliardi (
l’attività
ispettivaper
comincia- condotta da
ordinastanno psetaccianla crisi deiriconosciuto,
L’incasso
come sostenuto
Nagel
Bankitalia
bolla immobiliare
de Sass.
25 gruppi del 31%
su 20 Nazionale
ai 2
il cui di copertura
Ca’
da Intesa, avevano
ria».
L’azione
di Bankitalia
scoppio della
sulladipossibilità banche
conti dei primi
del Vecchio
dall’Abi,
do iinferiore
«le definizioni
fu di poco superiore
di tasso
mercati che
copertura
delle era
Intesa
to a ragionare
per verificare ispett
nei
potrebbe
parte
ispet
alla richiesta zione». Inolte in alcuni casi
anche
italianiaccantonamenti
euro, ma l’operazioè credito deteriorato
di condurre
più nulla. Già
iscritti
in ambito
Ue allagran
smobilizzare
media di pasiano
miliardi
avevabancari
registrato fatto
salire
di nuovi accantonamenti
a 10,8 mil
mi
e di ca- risultato «inadeguato il vaglio continente,
l’asta av- ediquella Ma fu un fuoco o
all’istituto milanese
se i crediti dubbi
2007eterogenee
valore
sono
molto
permise
a fine
diminuizione
giusto
ne
significative:
destinare
a loro
tasso
del 43,5%).
pitali
aggiuntivi.
L’in
Banca sofferenze.
Il risanamento
della speculazione
su questi aspetti da parte delle adottata
risorse da
ragda Ubibanche
a bilancio al
viata dalle
abbiano
di
è questi
glia. L’attacco
credito.
gruppi
sovrano
fa capo
«non
implica necessa
deiliberare
bilanci potrebbe
mutui italiane
necess
coperture
al debito
di nuovoavere
con- funzioni di risk management e particolarmente
seille40%
a etotali.
per cedere soffeLe
ampia».internazionale
all’erogazione
adeguato. Non
Se si dei crediti
fatto.
deteriorati
le banche
Perlivelloun’analoga
seguenze
è statoper
esigenza di
negative
d
l’eroga- internal audit». I gruppi ispezio- applicasse
giunto un
ipotecari
alleinbanche
Da allora poco
che in occasiodell’Italia costrinse
piano
rilevanti
ogni
banca
ogniVia
240 italiane
Nazionale
escluso
ri rettifiche
zione
sul restante
restan
di operazioni
cassetto
credito,
già in nati sono stati invitati a adottare la definizione
è dunqueha
renza per circa
dei bilanci
libri
altre duenuovo
riporre
ionedei
dichiucredito
de- nelfatto
due tipii di
esame:d su
crediti non perll’ un glio
20 gruppi o pe
fase
si era
di forte dicontrazione.
ad alleggerire
p
Per misure per il superamento delle teriorato
milioni
di smobilizzo
finalizzatocampione
adottatalldadiprimarie
negli anni
mirato di posizioni del sistema bancario i
minimizzare
gli effetti
carenze organizzative. Nel do- banche europee, che
forming realizzate
due
soloprocicliesclude le individuali (per circa 24 miliar- ha precisato Bankital
state ha
ciseguenti
la Bancasono
Bankita
d’Italia
richiesto cumento, i cui contenuti sono posizioni interamente garantite,
di) e su un campione
La notizia riportata ieri
f
da MF-Milano Finanza
quotazioni in euro
1,4
7,0
di Giuliano Segre*
Sindacati
Guido Rossi prova a sbrogliar
statistico condo esame ha invece
ancora una volta la riduzione di stati anticipati nel pomeriggio «il tasso
invec
di copertura delle italia- rappresentativo delle sofferen- a stimare
stimar maggiori pr
costi, dividendi e stipendi. «Per dal Wall Street Journal, è stata ne risulterebbe
molto più alto e ze complessive
l
(per circa 3,4 di perdita sulle soffer
300 milioni, rispetto
che già fatte per 1,65
E UNICREDIT
UNIC
LAVORA A UNA VIA AUTONOMA PER LA GESTIONE DEI
NPL Banca d’Italia ha poi
ulteriori previsioni di
per un importo comple
4,3 miliardi: stime che «
utilizzate per l’applica
add on patrimoniali».
di Andrea Di Biase
di accantonamento, non dovrebbero esserci svalutazione sui conti degli istituti,
visto che I campioni esamina
più dubbi sull’effettivo valore del portafoglio i crediti, anche per rendere appetibile
l’inve- ispettori sono stati sel
crediti deteriorati. In altre parole il prezzo di stimento a soggetti terzi, dovrebbero
essere a settembre 2012, ma n
uali saranno le conseguenze sul sistema un’eventuale cessione lo fisserebbe
di fatto conferiti al veicolo al loro fair value. Questa successivi le banche
creditizio nazionale della decisione del- la Banca d’Italia.
ha
soluzione, tuttavia, permetterebbe da un lato fettuato ulteriori
la Banca d’Italia di estendere, per 8 dei A quel punto le soluzioni sul tavolo
potreb- di gestire in modo accentrato crediti verso un crediti deterioratirettific
20 gruppi bancari già oggetto di ispezione, bero essere molteplici. Una,
se ancora unico soggetto oggi spezzettati tra più isti- campioni mirati enon in
le verifiche a tutto il portafoglio crediti? A in fase preliminare, l’ha giàanche
statist
messa a punto tuti, e dall’altro consentirebbe alle banche, state effettuate
oggi è ancora troppo presto per dirlo, visto Mediobanca, trovando riscontri
rettifiche
che l’attività ispettiva è ancora in corso e non parte di alcuni istituti. Questo positivi da specie quelle di medie dimensioni, che non ammontare di 3,8 miliar
è possibile prevedere se saranno necessarie linee guida sono state svelate neipiano, le cui hanno sufficienti risorse, di affidare la ristrut- tando così a 7,5 miliardi
mesi scorsi turazione e il recupero del credito a dei sog- degli accantonamenti
ulteriori rettifiche rispetto a quelle già ef- da MF-Milano Finanza, prevede
ag
fettuate finora, né tantomeno quantificarne zione di un veicolo comune tra la costitu- getti con un’adeguata professionalità. Non tra settembre e dicembre
più banche, per nulla i gruppi più grandi, dove esistono Per effetto queste
l’eventuale importo. Tuttavia, banche d’af- cui queste dovrebbero conferire
riso
i propri cre- le competenze adeguate, si pensi a Unicredit, dizionali ilditasso
fari e società di consulenza qualche stima diti problematici, ricevendo cambio
di co
azioni starebbero pensando a soluzioni individuali sul totale dei crediti
hanno già cominciato a farla, anche alla luce del veicolo, il cui capitale in
det
sarebbe tuttavia alla gestione dei crediti non performing. Già dei 20 gruppi
delle soluzioni per la gestione dei crediti non aperto anche a investitori istituzionali
è passato
priva- ora Piazza Cordusio ha effettuato una segre- di giugno 2012 al 43%d
performing, a livello di sistema o di singo- ti. Questa soluzione, nei piani
dei tecnici di gazione interna dei propri crediti non per- 2012. «Il fatto
la banca, che nelle ultime settimane, dopo Piazzetta Cuccia, non prevederebbe
che cres
l’inter- forming affidandone la gestione a un team tasso di coperturalacomp
le levate di scudi dell’Abi sull’idea di bad vento pubblico, per cui il veicolo
bank, sembrano aver ripreso quota. Anche zierebbe dalla Sareb, la bad banksi differen- dedicato, ma non è escluso che nel prossimo sia relativamente conte
spagnola, futuro questi possano essere conferiti ad un spiegato dal
perché, dopo una verifica così capillare da il cui attivo è stato finanziato
in gran parte veicolo, inzialmente detenuto al 100% e nel- to delle pa titsensibile inc
parte di Via Nazionale, che intende dare da un’emissione obbligazionaria
d
garantita le fasi successivi ap t ll’
precise indicazioni alle banche anche sulle dallo Stato spagnolo Il vant
i d
modalità di governo e gestione del ri hi
CREDITO VALTELLINESE
1,5
6,67 €
+2,62%
7,4
Fondazioni, da Mediobanca
un’idea che può aiutare
M
dettaglio il progetto, almeno
di Andrea Di Biase
nella sua versione originaria,
prevedeva che ciascun istituto
(ma come
per conferisse al veicolo
e Piovene resta
l piano di Mediobanca racdetto è possibile che ne possale, la permanenza di Perfetti
seconcreare un veicolo che
sui generis per una
no essere creati diversi acrediti)
comunque una situazione
Luca Gualtieri
i due consicolga i crediti problematici
quotata. Anche perché se
di da della categoria dei
tempo utile per
convulse vicen- società
delle banche italiane,ave- una porzione dei propri prestiti
punta Guido Rossi nellepopolare di Mi- glieri non si dimetteranno in primavera sarà
efcui MF-Milano Finanza
della prossima
non performing. Una volta
de interne della Banca
del consi- l’assemblea
va dato conto nei mesi scorsi, fettuato il conferimento, ciadifficile organizzare una
lano. Nel corso della riunione
ieri
sta iniziando a concretizzarsi scuna banca otterrebbe una
sostituzione. Tanto più
operatiglio di sorveglianza tenutasi lo
diventare
ai crediti
potrebbe
e
che, secondo indiscreche quota, proporzionaleQuest’ulpomeriggio è stato affrontato
vo entro l’estate, una volta
zioni circolate nei giorni
ceduti, del veicolo.
spinoso tema dei due consiglieri
Bce e Banca d’Italia avranno
scorsi, i due posti potrebeletti a dicembre
timo potrebbe poi finanziarsi
review
sorveglianza
di
quality
titoli
di
l’asset
ultimato
ovvero
bero andare a rappresenattraverso l’emissione
in quota Investindustrial,Piovene
sui conti dei primi 15 gruppi di debito, anche se l’opzione
tanti di altri soci istituLuca Perfetti e Cesare membro
bancari italiani. Nonostante
preferita semzionali, a partire forse da
tra l’altro
(quest’ultimo
oggi
e
quella
Mincione,
Unicredit
brerebbe
Raffaele
del comitato controlli).
Guido
Intesa SanFTSE ITALIA BANKS di aprire il capi- anche
primo azionista della
Rossi
Dopo l’uscita di Investindustrial
si è
paolo abbia- 14.500
tale a investitori
Bpm al 7%. I prossimi
dal capitale di Piazza Medadella
no deciso di
istituzionali e a
mesi saranno comunque
IERI
aperto infatti il problema nel
procedere
operatori speciadecisivi per gli assetti di
12.976,6
presenza di Perfetti e Piovene
con progetti 13.500
lizzati nella gerisulta a
Bpm. In calendario ci sa+1,43%
board. Secondo quanto nel corautonomi, la
stione dei crediti
ranno scadenza decisive
MF-Milano Finanza,
viene
banca d’af- 12.500
non performing.
della governance e l’aumenso della riunione di oggi
legale come la riforma
fari guidata
Parte della liquiun circostanziato parere ed ex to di capitale da 500 milioni. Due operazioni
presentato
la
sarà
(giurista
che la prima
da Alberto
dità incassata
del professor Guido Rossi che in sostanza strettamente legate vistodella seconda, come
N a g e l n o n 11.500
potrebbe anche
della Consob)
condicio sine qua non del consorzio di gapresidente
p
4 feb ’14
ha dunque
4 nov ’13
in punta di diritto la permanenza
dalle banche
giustifica
g
Anche se in- richiesto
rinunciato
dei
d due consiglieri nel board. cornice lega- ranzia. (riproduzione riservata)
all’idea, che
ora in un’approfondita
serita
s
avrebbe invece suscitato
la forza
di
l’interesse di un drappellonei
L’unione fa
iscritti al loro fair value.
essere utilizzata per remune- Anche se in questa fase Uniistituti medio-grandi. Giàdi un
rare subito le banche conferenmesi scorsi si era parlato di
L’
credit e Intesa stanno procetema,
il
parte
da
ovviamente
autonoma
ti. Rimane
generico interesse
va- dendo in maniera
bandei
non certo secondario, della
istituti quali Mps e alcune
sul tema della gestione il
a
lutazione dei crediti conferiti.
che popolari. Il piano messo
in- crediti non performing,
MeFinora nessun istituto si era
punto dai tecnici di Piazzetta
piano messo a punto da costafatti mosso in questa direzione
Cuccia, e che sarebbe già di
dover diobanca consentirebbe
proprio per il rischio di più munque a quegli istituti che
to sottoposto all’attenzione
Bad Bank, il piano Mediobanca c’è
opportuno di
valutare tali asset a valori
Via Nazionale, non prevedebilan- lo ritenessero
bad
bassi rispetto a quelli diquality poter aderire al progetto anQ
rebbe la creazione di una
cio. L’esito dell’asset sgom- che in una fase successiva.
bank (nell’accezione negativa
o più
review potrebbe tuttavia
del termine) ma di uno
(riproduzione riservata)
brare il campo da ogni dubbio,
veicoli per la valorizzazione
della
considerato che la finalità
dei crediti non performing
analisi su
e
news
dal
altre
dall’autorità
Quotazioni,
verifica condotta
Alberto
finanziato esclusivamente
di www.milanofinanza.it/mediobanca
pubLe anticipazioni di MF
Nagel
di vigilanza è proprio quella
settore privato e dove il
siano
sulla bad bank targata
accertare che tali crediti
blico, se ritenesse conveniente
Mediobanca
fare
parteciparvi, lo potrebbe Nel
di ioni di mercato
I
BANCHE
idea è ottima e
penso proprio che
qualunque banca
dovrà almeno valutarla». Così ieri un banchiere
commentava le indiscrezioni sul
progetto di bad bank al quale
Mediobanca starebbe lavorando
in contatto con alcuni istituti di
credito italiani. Come anticipato da MF-Milano Finanza, il
piano messo a punto dai tecnici di Piazzetta Cuccia prevederebbe la creazione di uno o
più veicoli per la valorizzazione dei crediti non performing
finanziato esclusivamente dal
settore privato e dove il pubblico, se ritenesse conveniente
parteciparvi, lo potrebbe fare a
condizioni di mercato.
Già nell’estate scorsa l’iniziativa sarebbe stata illustrata
in termini molto generali ai
vertici di diverse banche e da
allora ci sarebbero stati numerosi incontri bilaterali per
testare il livello di gradimento
dell’operazione e porre alcune
premesse. Per i prossimi mesi
è attesa un’ulteriore battuta di
accelerazione che potrebbe
consentire al progetto di diventare operativo entro l’estate.
Ma chi sono oggi gli interlocutori
er mesi il confronto sul
P
nuovo contratto di lavoro
dei bancari è stato impedito dal muro contro muro tra
sindacati e Abi, con i primi
scesi sul piede di guerra per
la decisione dell’associazione delle banche di disdire
con tre mesi d’anticipo il
vecchio contratto, rispetto
alle scadenze tradizionale
di fine anno.
Lando
Dopo lo sciopero nazionale
Sileoni
organizzato dai sindacati lo
scorso 31 ottobre, durante
la giornata del Risparmio (il
primo dopo 13 anni), i contatti sotterranei erano però ripresi,
fino al disgelo di fine anno, quando le parti hanno ricominciato
a parlarsi ufficialmente, anche se limitatamente al fondo di
garanzia per i lavoratori. E ieri è arrivata anche la convocazione
formale, da parte dell’Abi, dell’avvio della trattativa sul nuovo
ccnl. La riunione è stata fissata per venerdì 28 febbraio. Data
prevista anche dai protocolli sottoscritti dalle parti, ma che in
realtà i sindacati volevano far slittare per avere più tempo per
definire la loro piattaforma e farla discutere poi anche dalle
assemblee dei lavoratori. «Non vorrei che dietro questa fretta»
sostiene il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni, «ci fosse
una certa paura per le nostre, innovative, proposte di modello di banca». «Mi stupisco del loro stupore» è la replica del
vicepresidente dell’Abi, Francesco Micheli, capodelegazione
dell’associazione nelle trattative. «La data era già stata fissata
dai protocolli e andava rispettata per la credibilità di entrambe
le parti». (riproduzione riservata)
Riproduzione autorizzata licenza Ars PromoPress 2013-2016
ca parlano fonti vicine al Banco
di Desio e della Brianza, mentre
semplici contatti esplorativi potrebbero esserci stati con Banca
Carige (che smentisce però colloqui veri e propri).
Conclusa la fase pilota con gli
istituti di medie dimensioni, il
progetto potrebbe essere allargato sia ai big che alle banche
piccole o piccolissime, come le
bcc che in questi mesi stanno
risentendo del problema delle
sofferenze. A maggior ragione
quindi i prossimi mesi saranno
decisivi per capire quale sarà
l’architettura del progetto, che
oggi sta progressivamente prendendo corpo.
Nella sua versione originaria il
piano prevedeva infatti che ciascun istituto conferisse al veicolo (ma, come detto, è possibile
che ne siano creati diversi a seconda della categoria dei crediti)
una porzione dei propri prestiti
non performing. Una volta effettuato il conferimento, ciascuna
banca otterrebbe una quota, proporzionale ai crediti ceduti, del
veicolo. Quest’ultimo potrebbe
poi finanziarsi attraverso l’emissione di titoli di debito, anche se
l’opzione preferita sembrerebbe
quella di aprire il capitale a investitori istituzionali e a operatori
specializzati nella gestione dei
crediti non performing. Parte
della liquidità incassata potrebbe anche essere utilizzata per
remunerare subito le banche
conferenti. Rimane ovviamente il tema, non certo secondario, della valutazione dei crediti
conferiti. Finora nessun istituto
si era infatti mosso in questa direzione proprio per il rischio di
dover valutare tali asset a valori
più bassi rispetto a quelli di bilancio. L’esito dell’asset quality
review potrebbe tuttavia sgombrare il campo da ogni dubbio,
considerato che la finalità della
verifica condotta dall’autorità
di vigilanza è proprio quella di
accertare che tali crediti siano
iscritti al loro fair value. (riproduzione riservata)
Quotazioni, altre news e analisi su
www.milanofinanza.it/mediobanca
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Gio 06/02/2014
MF
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L' Abi convoca i sindacati Che replicano: troppa
fretta
Per mesi il confronto sul nuovo contratto di lavoro dei
bancari è stato impedito dal muro contro muro tra
sindacati e Abi, con i primi scesi sul piede di guerra
per la decisione dell' associazione delle banche di
disdire con tre mesi d' anticipo il vecchio contratto,
rispetto alle scadenze tradizionale di fine anno. Dopo
lo sciopero nazionale organizzato dai sindacati lo
scorso 31 ottobre, durante la giornata del Risparmio
(il primo dopo 13 anni), i contatti sotterranei erano
però ripresi, fino al disgelo di fine anno, quando le
parti hanno ricominciato a parlarsi ufficialmente,
anche se limitatamente al fondo di garanzia per i
lavoratori. E ieri è arrivata anche la convocazione
formale, da parte dell' Abi, dell' avvio della trattativa
sul nuovo ccnl. La riunione è stata fissata per venerdì
28 febbraio. Data prevista anche dai protocolli
sottoscritti dalle parti, ma che in realtà i sindacati
volevano far slittare per avere più tempo per definire
la loro piattaforma e farla discutere poi anche dalle
assemblee dei lavoratori. «Non vorrei che dietro
questa fretta» sostiene il segretario della Fabi, Lando
Maria Sileoni, «ci fosse una certa paura per le nostre,
innovative, proposte di modello di banca». «Mi
stupisco del loro stupore» è la replica del
vicepresidente dell' Abi, Francesco Micheli,
capodelegazione dell' associazione nelle trattative.
«La data era già stata fissata dai protocolli e andava
rispettata per la credibilità di entrambe le parti».
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