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Centonove numero 26

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ANNO XXI Numero 26
4 LUGLIO 2014
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO
POSTALE A REGIME
SOVVENZIONATO 45% (ME)
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
EURO 1,50
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s traspo
4 Luglio 2014
il punto
EDITORIALE
Se Crocetta
patteggia
ROSARIO CROCETTA ha deciso di
“congelare” per tre anni il
contenzioso che oppone la Sicilia allo
Stato e ha firmato un accordocapestro con il Ministero
dell’Economia che fino al 2017
“mette in freezer” gli effetti di
eventuali pronunciamenti positivi
della Corte costituzionale in fatto di
contabilità pubblica e di trasferimenti
da parte dello Stato.
La notizia, anticipata da Link-Scilia, è
arrivata lo stesso giorno in cui la
Corte dei Conti siciliana ha emesso il
giudizio di parifica sul bilancio,
accendendo più di una spia: il buco
accertato, tra residui attivi da
cancellare, mutui e interessi passivi, si
attesta intorno ai venti miliardi. La
stessa somma cui la Regione avrebbe
diritto, se le previsioni statuarie della
Sicilia, che hanno rilevanza
costituzionale, agli articoli 36, 37 e 38
fossero applicati secondo legge.
Su questo punto di recente il
presidente dell’Ars Giovanni
Ardizzone ha incontrato il presidente
del Senato, il licatese Piero Grasso e il
Presidente della Corte costituzionale,
il messinese Gaetano Silvestri.
Il gelese Crocetta, in solitudine, senza
informare né il Parlamento siciliano
né la presidenza dell’Ars, ha deciso di
congelare i giudizi. Il mese prossimo
Gaetano Silvestri non sarà più
presidente della Corte e nel 2017
Piero Grasso sarà a godersi la sua
pensione da magistrato e forse il
Senato, secondo le riforme in corso,
avrà altre funzioni.
Nel 2017 Crocetta non sarà più il
governatore della Sicilia. Ma il suo è
un atto che giuridicamente si
configura come un patteggiamento.
Politicamente, invece, si configura
come l’inchino della Costa Concordia:
un fischio, prima di affondare. Un
gesto così importante, non può
essere preso, senza un passaggio
istituzionale in Aula: ne va del futuro
di cinque milioni di siciliani.
Folla a funerali dei tre ragazzi rapiti e uccisi in Israele
Faide infinite in Medioriente
DI
DOMENICO BARRILÀ
QUANDO TI TROVI davanti ai forni crematori di
Auschwitz oppure quando sosti davanti alla
“casetta rossa” dove fu gassata Edith Stein, la cui
unica colpa era quella di essere ebrea, credi di avere capito che gli
uomini abbiano imparato davvero la lezione, anzi in quei
momenti sei sicuro che le cose stanno esattamente così.
Invece verrai smentito, perché le catastrofi non lasciano
apprendimenti, non possono lasciarne, visto che ogni persona
sembra ricominciare daccapo, commettendo gli stessi errori, dopo
avere fatto pulizia di quello che era accaduto prima che nascesse,
dichiarando implicitamente non accaduto, quindi privo di effetto
memoria.
I tre ragazzi rapiti e uccisi in questi giorni in Israele, com’era
prevedibile sono stati l’innesco di altro sangue. Una faida di
Seminara, quella tra palestinesi e israeliani, trasferita su una scala
dimensionale diversa, mondiale addirittura, che non sembra
trovare nemmeno la prospettiva di una fine. Quando durerà e
difficile indovinarlo giacché la soluzione non è solo politica ma
prima di tutto sociologica, culturale, ruggini profonde che non si
prestano a superamenti rapidi, con l’aggravante dei fanatismi nei
reciproci schieramenti, che rappresentano una pesante ipoteca sui
futuri sviluppi del processo di pace.
Così come pesa l’orrore di incancellabili episodi passati, a
cominciare dal massacro di Sabra e Shatila, dove diverse
centinaia di profughi palestinesi furono uccisi dalle falangi
libanesi, con la complicità della autorità israeliane.
La recente pellicola su Hanna Arendt, diretta da Margarethe von
Trotta, che riguarda segnatamente i mesi del processo al gerarca
nazista Adolf Eichmann, svoltosi a Gerusalemme nel 1961,
mostra la protagonista, che seguì quel processo per conto del
periodico americano New Yorker, ingaggiare durissimi scontri con
i suoi stessi connazionali, a causa della sua tesi sull’essenza della
Caporedattore Graziella Lombardo Vicecaposervizio: Daniele De Joannon
In redazione: Gianfranco Cusumano, Alessio Caspanello, Michele Schinella
Segretaria di redazione: Rossana Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto. Editore: Kimon scrl, via San Camillo, 8 Messina. Tel. 090 9430208
Fax: 090 9430210 P. IVA 02131540839 Registrazione Tribunale di Messina
n. 11-92 del 4 maggio 1992. Iscritto al Registro Operatori della Comunicazione
n° 17229. Stampa: Sts - Società tipografica siciliana spa Strada 5 n. 35 Zona
industriale 95030 Catania. Redazione e ufficio abbonamenti: via San Camillo, 8 - 98122 (ME), CCP n. 90443839 Copie arretrate: euro 3,00. Progetto
grafico: Davide Lopopolo per Psychodesign www.psychodesign.it.
Internet: http://www.centonove.it
email: [email protected]
centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
Enzo Basso
Garante del lettore: Attilio Raimondi
centonove pagina 2
barbarie nazista, condensate poi nel celebre volume “La banalità
del male”. La Arendt per la verità aveva anche sollevato altre
questioni scomode negli articoli scritti durante quel processo, in
particolare si era soffermata su presunte omissioni, o addirittura
complicità coi nazisti, da parte dei Consigli Ebraici. Tesi che
contribuirono ad accendere gli animi nei confronti della studiosa.
Ebbene di quel film, molto bello e consigliabile a chi desidera
riflettere su quegli eventi, che in qualche modo influenzano i fatti
dei nostri giorni, rammento lo straordinario dialogo tra la stessa
Arendt e l'ebreo Kurt Blumefeld, suo carissimo amico, che non
riesce a perdonarla per quelle tesi (che per la verità ancora oggi
suscitano giudizi contrastanti) così impopolari. Un contrariato
Blumefeld rimprovera alla sua amica intellettuale di non amare il
suo popolo, e la Arendt fornisce una risposta di straordinario
acume, che più o meno suonava così: “Io non posso amare un
popolo, che è qualcosa di astratto, o amarlo anche quando sbaglia
solo perché è il mio popolo, ma posso amare te che sei una
persona in carne ed ossa”.
Credo che la risposta all’eterna crisi israelo-palestinese potrà
giungere solo se si adotterà una logica analoga, aprendo il
grandangolare sulle persone, tutte portatrici di eguali diritti, tutte
sofferenti in quella terra così segnata, e tenendo sullo sfondo le
divisioni in blocchi contrapposti che per loro natura non sono
generatrici di pace. Non si può amare un popolo in astratto,
ripetiamo con la Arendt, e neppure si possono sempre giustificare
su sue azioni soltanto perché è il nostro popolo. Fino a quando in
quella terra non sorgeranno uomini capaci di parlare ai singoli
individui, distribuendo ragioni e torti non in base alla logica delle
appartenenze, ma fondando il giudizio sulla genuina ricerca della
verità, che taglia gli schieramenti, fino ad allora, dicevamo, anche
la parola pace, esattamente come la parola popolo, sarà solo una
ingannevole astrazione.
Distribuzione: Gaetano Toscano Sas via Corbino Orso 9/11 - 98124 Messina telefono 090 692508. Distributore regionale: Eagleservices via M. Rapisardi, 62 - 95021
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Pubblicità legale-istituzionale-commerciale: Via San Camillo, 8 Messina Tel. 090
9430208 Fax: 090 9430211. Tariffe pubblicitarie (1 modulo cm. 3,5 x 4,5); Manchette prima pagina euro 206,58; Finestrella prima pagina euro 438,99; commerciali
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ultima pagina euro 1.807,6 Posizione di rigore + 20%. Colore + euro 387,34.
Certificato Ads n. 7367 del 14/12/2011
Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
riservato
IL CASO. L’ordine emesso dal Comune per la costruzione sul mare dove morì Massimo Troisi poche ore dopo il ciak finale del film su Neruda
Abusivismo alle Eolie, demoliamo la casa del postino
MESSINA. Un ordine di demolizione e
“ripristino dello stato dei luoghi” è stato
emesso dal Comune di Malfa per la “Casa
del Postino”, la costruzione con patio e
canne sul mare di Pollara, dove Massimo
Troisi nel 1994 morì poche ore dopo il ciak
finale del film tratto dal libro di Antonio
Skarmeta sulla vita del poeta Pablo Neruda.
Diretto dallo scozzese Michael Radford, con
la partecipazione di Philipphe Noioret e
Maria Grazia Cucinotta, che così fu
conosciuta al grande pubblico, il film
consacrò Massimo Troisi come attore e i
capperi di Salina e il fascino dei luoghi dove
il grande poeta passò gli anni di confino.
Ora “la casa del postino” Massimo Troisi,
proprietà di Pippo Cafarella, 64 anni,
“artista e poeta” che l’ha ereditata dallo zio
sacerdote Giovanni Marchetti, è finita sotto
gli occhi dell’Ufficio tecnico di Malfa diretto
dal geometra Salvatore Galletta che ha
ordinato la demolizione di “una tettoia
sostenuta da travi in legno, ancorata a un
muro e un pilastro in blocchi di cemento”,
costruiti senza autorizzazione edilizia, in
spregio “della fascia di rispetto costiero”.
Un punto, questo a favore di un altro
artista, l’avvocato messinese Ernesto Dimitri
Salonia, che ha denunciato gli abusi di
Cafarella e ora propone al Comune di
confiscare “la casa del postino” e farla
acquisire al patrimonio dell’ente.
Il braccio di ferro tra il “poeta” Cafarella,
che sul sito dedicato alla casa assicura di
avere utilizzato solo pietra lavica, pomice e
legno di castagno del luogo, e il “pittore”
AEROPORTO DI CATANIA
Sac, così il progetto
di quotazione in Borsa
CATANIA. La Sac, la società che gestisce
l’aeroporto di Catania, ha deliberato il
progetto di quotazione in Borsa. A fare
parte della compagine societaria sono
soprattutto enti pubblici: tre quote
fanno capo alla Camera di Commercio di
Catania, una a quella di Ragusa e una a
quella di Siracusa, lo stesso per le
Province, una quota tra Catania,
Siracusa e Ragusa e una quota all’Asi,
oggi Irsap. La notizia è stata ccolta con
favore dal presidnte dell’Enac, Vito
Riggio. Che ha commentato: “Non
possono essere le camere di commercio
a gestire il buness del futuro”.
Privatizzazione in vista anche per la
Gesap di palermo e l’Airgest di Trapani,
area sulla quale ha aperto un dossier un
gruppo argentino.
4 Luglio 2014
TOP SECRET
NOMINE
Confcommercio Sicilia
Scalisi nuovo direttore
PALERMO. Sarà Totò Scalisi,
già responsabile dell’ente
bilaterale per il turismo, il
nuovo direttore di Confcommercio Sicilia. La nomina sarà convalidata il
nove luglio.
SANITA’. NUOVI DIRETTORI
Moncada al Papardo
Reitano al Policlinico
Massimo Troisi con Philippe Noiret nella casa de “Il postino” a Pollara
Salonia, nasce da un contenzioso sulla
Grotta della Balata, proprietà di Ernesto
Salonia, occupata, secondo la denuncia
del legale, “abusivamente” da Cafarella
con una barca a pancia in giù.
Salonia, autore della prima class action
contro il Ministero per lo sviluppo
economico sul crack di Luciano
Sgarlata, il finanziere di Termini Imerese
cui furono autorizzate, ministro
dell’Industria Renato Altissimo, due
società fiduciarie , la Previdenza e la
Reno, che lasciarono un buco da 350
miliardi di vecchie lire coinvolgendo
22mila piccoli risparmiatori, con gli
incassi milionari delle transazioni seriali
concordate col Ministero, dopo una
favorevole sentenza della Cassazione, ha
comprato svariati immobili alle Eolie e dato
vita alla Fondazione Solonia, che gestisce
una villa nella zona di Contesse a Messina,
aperta ad artisti e pittori.
Ora sulla Grotta della Balata il figlio di
Salonia, Eros, che si divide tra le Eolie e la
Francia, ha finito di girare un film sulla vita
di Troisi che sarà proiettato a Malfa in
agosto. Dimostrando così che a quasi
sessant’anni dai tempi della Panaria film di
Francesco Alliata che lanciò Anna Magnani,
la vita delle Eolie è sempre intrecciata con
la celluloide.
e.b.
SOMMARIO
PRIMO PIANO
6/9. Trasporti, la lunga estate calda
Messina isolata dal resto del mondo. Ecco perchè
POLITICA
10. Guerini, l’ultima spiaggia
Il coordinatore Raciti si affida al vicesegretario
nazionale per sciogliere i nodi del Pd
11. Reddito, lo sgambetto
Il contributo minimo “silurato” in commissione
12. Atm di seconda mano
Tra le polemiche, arrivano i bus del 1994
13. Tutti Vigili sul rimpasto
Il sindaco Aquino alle prese con la revoca dell’assessore
Lena e gli scontri al comando municipale
SICILIA
15. Messinambiente a lutto
Antonino Tomasello muore in un incidente
16. Antonello, fondi in bilico
Resta nel limbo la mostra in Sicilia
17. Archeologia cassonetto
Esplode l’emergenza rifiuti nelle 116 strutture
18. Le Dune, la demolizione può attendere
Storia del villaggio turistico abusivo
19. Palazzo delle cimici
E’ giallo sulle spie “rudimentali” trovate al Comune
di Monforte San Giorgio
20. Villa Lina? La scuola di tutti
Si conclude il corso “Il mondo dei giovani”
22. Alluvione in procura
Residenti accusati di avere intascato rimborsi
23. Rifiuti, mi è scomparso il cassonetto
A Villafranca al via il nuovo piano di raccolta
24. Milazzo, la chiesa della discordia
Un nuovo luogo di culto in zona Ciantro
ECONOMIA
25. Italia Lavoro aiutaci tu
Un supporto operativo all’assessorato Formazione
26. Catania va su Streets
L’Autorità etnea si blinda con l’Ue
POSTER
30. Mantilla, il filosofo del pennello
La vita del grande pittore messinese
RUBRICHE
3. Riservato
4-5. Settegiorni
28. Consumatori / Consulenti
32/33. Libri/La Classifica/Lacerti di Letture
38-39. Lettere & Commenti
38. Qui Scuola/Heritage/Ecologia
40. Eliodoro/150 Parole da Palermo
40. Animal House/Antibuddaci
centonove pagina 3
MESSINA. Rotazione di incarichi nella sanità messinese dopo le nomine dei
manager. Domenico Moncada, già al Vittorio Emanuele di Catania, sarà il
nuovo direttore amministrativo del Papardo; Paolina Reitano, originaria di
Mistretta, sarà invece il direttore sanitario del Policlinico di Messina.
TRATTATIVE. MESSINA
Pd in giunta Accorinti,
Faraone pronto al sì
MESSINA. Un asse MessinaPalermo per un allargamento al Pd della giunta
comunale. Ad aprire al sindaco Renato Accorinti è il
plenipotenziario renziano di
Sicilia, Davide Faraone, che
attende solo che si chiuda la
battaglia giudiziaria che
mette a rischio la poltrona di
primo cittadino. A sostenere
un cambio di direzione del
partito, a Messina. non solo
i renziani, ma anche l’area
Civati e qualche consigliere
comunale.
VIABILITÀ. VIGILI URBANI
Torna l’Eye Scout,
lo scova infrazioni
MESSINA. Un modello
nuovo di zecca di “Eye
Scout” per “puntire” gli automobilisti messinesi indisciplinati. È quello in arrivo al
Comune, che ne ha ordinato
uno perfettamente a norma
e inattaccabile sul fronte dei
ricorsi. L’Eye Scout è un occhio elettronico montato
sulle auto dei vigili urbani
che registra tutte le infrazioni, dando agli agenti la
possibilità di emettere la
multa in un momento successivo.
4 Luglio 2014
CHI SALE
Salvatore Brugaletta
SIRACUSA. Il nuovo manager
della sanità a Siracusa ha deciso di iniziare all’insegna dell’operatività e dei controlli a
tappeto. Il suo primo atto, infatti, è stato un blitz alle tre del
mattino al Pronto soccorso dell'Ospedale Umberto “I”. Poi, accompagnato da un inferimiere,
ha fatto il giro degli altri reparti, prendendo nota dei “guasti”.
Federica Pintaudi
CAPO D'ORLANDO. La ballerina
ventitreenne di Patti si è aggiudcata la prima edizione del
“Ballo di Angelica” promossa
dall'associazione Dire & fare
per capo d'Orlando, volteggiando con leggiadria e incantando per la leggerezza della
movenza. A darle il premio, una
giuria presieduta dall’ammiraglio Giovanni Vitaloni e composta da Gianmarco Chieregato, Carolyn Smith, Natalia
Titova e Samuel Peron.
Marco Restuccia
MESSINA. È il nuovo direttore
generale del Policlinico “Martino” di Messina. Nato a Taormina nel 1963, ha rivestito fino
al 30 giugno scorso il ruolo di
direttore amministrativo dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania. Per Restuccia, si
tratta di un “ritorno” a Messina, città che lo ha visto studente in Giurisprudenza e laureato nel 1988.
Nino Germanà
MESSINA. Il deputato messinese del Nuovo Centro Destra
sa “dare a Cesare quel che è di
Cesare”. Pur essendo molto critico nei confronti del governo
Crocetta, Germanà ha calorosamente plaudito alla decisione,
da lui attesa, dello scioglimento
dell’Ente Porto: “Attendo i fatti
e, stavolta, i fatti sono stati più
che soddisfacenti”, ha commentato in una nota.
Daniele Ialacqua
MESSINA. L’assessore al Verde
Pubblico ha accolto le richieste
della Quinta Circoscrizione, decidendo di intervenire sul lungomare “Belfiore” al Ringo, in
abbandono da mesi. Interventi
saranno effettuati anche sulla
villetta “Attilio Salvatore”, tra
viale della Libertà e via Pola, e
sugli alberi vicino al sagrato di
Santa Maria dell’Arco.
settegiorni
COMMISSIONE ANTIMAFIA
Tirrenoambiente, secretate
le deposizioni di Antonioli e Foti
PALERMO. Sono state secretate dalla
commissione regionale antimafia le
deposizioni dell’amministratore di
Tirrenoambiente Giuseppe Antonioli, che si
è presentato alla convocazione
accompagnato dal legale Giuseppe Tortora,
e quelle del sindaco di Furnari Mario Foti. La
commissione presieduta da Nello Musumeci
ha chiesto lumi sui criteri di gestione della
discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, alla luce
delle dichiarazioni già rese dal sindaco di
Mazzarrà, Salvatore Bucolo: alcuni gruppi
finanziari, di oscura provenienza, avrebbero
fatto pressioni sul managment della società,
per “condizionarne l’attività”. Se al
manager che ha preso il ruolo di Giuseppino
Innocenti sono state poste domande sulle
tariffe praticate, sulle prescrizioni già
disposte dall’assessorato all’Ambiente in
merito al rilascio
della licenza a
smaltire e sulle
problematiche
ambientali relative
al “percolato”, al
sindaco di Furnari,
comune che non fa
parte della
Tirrenoambiente,
sono state poste
Mario Foti
domande in merito
al mancato
rifacimento della strada che porta alla
discarica, già denunciata da una ditta che
opera nell’impianto la Dasty, all’origine di
proteste anche vibrate degli abitanti del
luogo per i miasmi che si scatenano
nell’aria. La prescrizione sul completamento
della strada di accesso alla discarica, porta la
data del 2009, ma ancora non risulta essere
stata portata a termine. La commissione si è
riservata di acquisire nuova
documentazione in merito a "gravi
discrasie" emerse nella gestione
dell'impianto, già oggetto di rilievi da parte
dell'ex assessore all'Energia, il magistrato
Nicolò Marino.
SOCIETÀ
A Castel di Tusa tutti i suoni del mondo con l’Orchestra di Piazza Vittorio
CASTEL DI TUSA. A pochi giorni dal Rito della Luce, Antonio
Presti (nella foto) lancia a Castel di Tusa un caleidoscopio di
suoni provenienti da ogni parte del mondo. Reduci dal
successo del concerto di Roma alle Terme di Caracalla, con
l’originale rilettura della Carmen di Georges Bizet, i musicisti
dell’Orchestra di Piazza Vittorio sono tornati in Sicilia con un
evento speciale a Castel di Tusa. Sabato 28 giugno, davanti al
Museo-albergo Atelier sul Mare, l’ensemble multi-etnico si è
esibito in un concerto promosso dalla Fondazione RomaMediterraneo.
Zen Shiatsu, festa sotto le stelle a Messina
MESSINA. Il cielo stellato del luglio siciliano, le mani esperte di operatori
professionisti, una tavola con cibi naturali e candele accese. E0’ la migica
atmosfera che si rirpopone per la seconda edizione per la festa d’estate sulla
terrazza dei corsi Shiatsu a Messina il 10 luglio dalle oere 19 alle 23.
L’appuntamento è sulla statale 114, residence dei Limoni. Per prenotare,
contributo di 10 euro, telefonare al numero 090881118 oppure 3389859283.
La grande moda a Taormina, serata di gala con i premi Tao Award
TAORMINA. Sulla scia dei quattordici anni di successo di “Catania, Talenti &
Dintorni”, nasce Taomoda, rassegna che dal 13 al 19 luglio si terrà a Taormina nell’ambito degli appuntamenti di Taormina Arte, a chiusura
del calendario annuale degli eventi moda in Europa. Ideatore
e direttore artistico della rassegna è Agata Patrizia Saccone,
giornalista ed esperta di settore (nella foto accanto). Evento
clou della rassegna sarà la serata di gala in programma
sabato 19 luglio al Teatro Antico, dove illustri personaggi del
mondo della moda, della cultura, del giornalismo, della
musica, dell’imprenditoria, del cinema, della televisione, del
design, della medicina riceveranno i Tao Awards.
VOLONTARIATO. La Regione dovrà stilare i bandi. Il monito dell’associazione Di.Re
Tremila euro l’anno per i centri antiviolenza
MESSINA. Tremila euro l’anno, “per due anni”: è la cifra che il Governo Renzi
ha deciso di assegnare a ciascuno dei centri storici antiviolenza che da anni
operano in Italia. Secondo le stime delle associazioni di volontariato, più di
350 in Italia, i fondi basteranno appena a “pagare la bolletta del telefono”.
Ma a chi vanno i fondi, ben 15 milioni di euro? Alle Regioni che dovrebbero
stilare i bandi, e che “spesso finiscono col dare supporto a centri last-minut”rileva in un comunicato l’associazione Di.Re, Rete contro la violenza.
L’associazione sottolinea anche come la classificazione tra centri privati e
pubblici è iniqua, “non foss’altro che i centri antiviolenza pubblici hanno già
il personale dipendente pagato”. Un fatto questo che vìola apertamente la
convenzione di Istanbul, che dovrebbe entrare in vigore il 1 agosto.
MESSINA. Le straordinarie scoperte illustrate in video conferenza da Huston nell’incontro promosso da Villa Salus
Lotta ai tumori, le nuove tecniche “a bersaglio”
MESSINA. Le straordinarie scoperte nella lotta
contro i tumori saranno illustrate in videoconferenza da Huston, venerdì 4 luglio al
Palacultura, dal ricercatore italo-americano
Mauro Ferrari nel corso dell’incontro promosso
dalla clinica Salus di Messina sulle “terapie a
bersaglio molecolare”.
I passi fatti dalla ricerca scientifica, infatti, sono
stati straordinari. E con le nuove tecniche “a
bersaglio”, che permettono di fare entrare
farmaci mirati nelle piccole molecole, spiega
l’oncologo Piero Spadaro, direttore della Salus
di Messina, “le percentuali di successo nella
lotta ai tumori cresce giorno dopo giorno: oggi
si attesta su quasi il 50% dei casi”.
Sulle prospettive di queste terapie, relazionerà
Piero Spadaro
centonove pagina 4
un altro illustre messinese, il professore
Armando Santoro, responsabile dell’istituto
clinico Humanitas di Milano.
La prima giornata dei lavori vedrà anche
l’intervento del professore Giuseppe Altavilla,
del Policlinico di Messina, quello di Guido
Ferlazzo, sulla ricerca, dal laboratorio alla
pratica clinica, per arrivare all’esame di tutte le
implicazioni del carcinoma polmonare, che sarà
trattato da Lorenza Lando di Livorno e i vari
casi di linfomi, che saranno passati in rassegna
dal professore Vincenzo Petini. Sabato 5 sarà
invece dedicato all’esame di tutte le tipologie
di tumore, da quello della mammella a quella
gastro-enterico, con interventi mirati dei vari
specialisti.
4 Luglio 2014
settegiorni
CHI SCENDE
LA POLEMICA. È scontro tra il Comune e l’Acr Messina
San Filippo, lo stadio “conteso”
MESSINA. Due conferenze stampa,
una giovedì e una oggi (venerdì 4, ndr),
una città divisa e una storia che si
ripete con protagonisti differenti.
Ancora una volta, a tenere banco, è la
concessione dello Stadio San Filippo,
dato in uso per un mese all’agenzia
catanese “Musica da Bere” per
organizzare le uniche due tappe
siciliane e calabresi dei tour di Vasco
Rossi e Jovanotti. La concessione
prevede l'uso dello stadio, comprensivo
della foresteria, delle aree interne ed
esterne, di quelle destinate al servizio
di bar ristoro e al parcheggio, dal 6
luglio al 6 agosto, al prezzo di 15 mila
euro oltre iva al 22% per singolo
concerto, nonché la somma di 500 euro
iva inclusa al giorno, per consentire
l'allestimento e la messa in sicurezza
dell'impianto, che dovrebbe avere una
durata totale di circa 18 giorni,
suddivisi in due distinti periodi. Tutto
bene? No. Ad andare su tutte le furie,
annunciando l’abbandono della
società, è stato il patron dell’Acr
Messina, Pietro Lo Monaco, con cui
da mesi sussisteva una interlocuzione
(senza risposte da parte del Comune)
per la concessione dello stadio dal mese
di settembre (ma anche della possibilità
di realizzare un centro sportivo nelle
aree limitrofe). Dopo l’annuncio, Lo
Monaco ha dato ulteriori spiegazioni in
conferenza stampa, giovedì 3: «Mi sono
sentito preso in giro. Abbiamo speso
120 mila euro, siamo arrivati in C e non
riusciamo ad avere una risposta dal
Comune sui progetti presentati», ha
detto l’imprenditore. Che avverte:
senza fatti concreti, dirà addio a
Messina e al Messina calcio. Dal canto
suo, questa è l’opinione del Comune,
che ha affrontato le spese per l’agibilità
della struttura e per il certificato anti
sismico (100mila euro) più la
ricostruzione del muro crollato: con lo
stadio ritornato alla massima capienza,
nei mesi in cui non c’è il campionato, la
struttura può essere utilizzata
dall’amministrazione come ritiene
meglio. Nonostante la conferenza
stampa di oggi, il sindaco è stato
convocato d’urgenza dall’VIII
Commissione consiliare, presieduta da
Piero Adamo, per relazionare sulla
vicenda.
Pietro Lo Monaco
MESSINA. Documentato da uno studente alla direttrice dell’Orto Botanico
Scempio ambientale a Villa Mazzini
SPARITE LE PIANTE PALUSTRI. NON C’È TRACCIA
DELLE TARTARUGHINE BABY E DEI PESCI ROSSI
MESSINA. "Le Ninfee, i Papiri, le Ceratophyllum a pelo
d'acqua, e altre piante palustri di cui ora non ricordo il
nome, tutte sparite, crudelmente strappate via senza pietà,
della loro presenza solo dei rimasugli di foglie e steli a
galleggiare sull'acqua come coriandoli a carnevale".
E' lo denuncia di uno studente di botanica, Salvo D'Arrigo,
dopo la visita degli operai del Comune alla Villa Mazzini,
documentato alla direttrice dell'Orto Botanico di Messina,
Rosella Picone. "Le tartarughe erano visibilmente scosse-ha
raccontato lo studente- e si sono mantenute lontane in
acqua, non hanno voluto mangiare in alcun modo, quando le
altre volte non appena mi notavano correvano da tutte le
parti a prendere il cibo, i pesci rossi privati logicamente di
riparo e protezione si sono tutti raccolti in un unico grande
branco rimanendo seminascosti in fondo alla grotta, delle
Raganelle nessuna traccia e le tartarughine baby tutte
sparite. Non voglio pensare che durante la estirpazione di
massa le abbiano buttate via avvolte insieme alle piante, in
quanto si nascondevano fra foglie e steli sommersi, meglio
credere che se le sono prese e portate via. In sintesi... uno
Scempio totale". La direttrice dell'Orto botanico ha
manifestato tutto il suo dispiacere. Le tartarughe più piccole,
è stato accertato, dopo il blitz degli operai sono sparite. Al
fine di mantenere tutti i delicati ecosistemi della flora e della
fauna, gli interventi di pulizia andrebbero svolti con la
dovuta competenza scientifica. Ma pare che questo tratto,
oggi al Comune non sia in cima ai pensieri di nessuno.
Laura Delli Colli
PALERMO. Erano stati sosttratti al Bellini
I violini ritrovati
PALERMO. Un Nicolas Augustin
Chappuy del 1759, un Israel Kampffe
und Sohne dell' Ottocento e un violino
italiano di un liutaio ignoto con un'
etichetta con su scritto "riparato in
Palermo l' anno 1896". Sono tre dei
venti e passa violini sottratti dal
Conservatorio Vincenzo Bellini di
Palermo, che i Carabinieri del nucleo di
tutela del patrimonio artistico sono
riusciti a recuperare, consegnandoli al
direttore Daniele Ficola. Dal
conservatorio palermitano, a varie
riprese, erano stati sottratti i preziosi
strumenti. E solo dopo la dettagliata
relazione di denuncia della direzione,
sono stati avvite le discrete indagini dei
carabinieri. Che hanno permesso il
rientro di un altro importante
strumento, un violino dell'800 di
Cosimo Casiglia recuperato vicino
Cremona e un altro del '600, attribuito
a Matteo Liofelli, restituito a Termini
Imerese. La direzione del conservatorio
di Palermo, sta ora lavorando per
dedicare un concerto di ringraziamento
all'Arma dei carabinieri, facendo
suonare proprio gli strumenti che erano
stati sottratti.
ROSA E NERO
Festa per i sessant’anni di Luisa Barbaro
Messina. Ha compiuto gli anni il 22 maggio ma ha aspettato
un mese per riuscire a mettere insieme oltre 70 amici più cari
e festeggiare in pompa magna nella sua casa di viale
Boccetta. La dottoressa Luisa Barbara, bella ed effervescente
sessantenne che sfida il tempo (dichiara 45 anni e si
potrebbe dire che non li dimostra), ha perfino cantato a
squarciagola la canzone di Rino Gaetano “Il cielo è sempre
più blu” parafrasandola con piccole storie della
quotidianeità del consultorio di via del Vespro di cui è
responsabile. Non mancava il repertorio di Renato Zero di
cui è fan e un catering di qualità che ha deliziato anche i
palati più sofisticati. Auguri.
Matrimonio acese per Ciccio Rella e Adele Vermiglio
Messina. Fiori d’arancio per Ciccio Rella. L’ex consigliere
provinciale, e giovane leone del Nuovo Centro Destra, ha
deciso di compiere il grande passo lo scorso 28 giugno. Rella
ha sposato la sua storica fidanzata, Adele Vermiglio, ad
Acireale. La coppia ha poi festeggiato con amici e parenti in
un vivaio di Giarre.
Ottanta candeline per la storica dell’Arte Teresa Pugliatti
Messina. La storica dell’Arte, già ordinario di Storia dell’Arte a
Palermo, taglia il traguardo degli ottanta anni. Teresa
Pugliatti, coetanea di Sophia Loren e Brigitte Bardot, soffierà
le candeline nella “sua” Panicastro (Patti), in compagnia del
compagno Luigi Ferlazzo Natoli, degli amici e degli allievi. A
Teresa Pugliatti, gli auguri di Centonove.
centonove pagina 5
TAORMINA. La presidente del
Sindacato nazionale giornalisti
cinematografici si conferma una
“brava presentatrice”, ma nell’organizzare il dopo serata dei
“Nastri d’Argento” ha voluto eccedere. Davanti a “La Baronessa”, dove era prevista la
cena, ha fatto allestire un mini
red carpet che avrebbe dovuto
accogliere le star portate in auto.
La conclusione? Una calca immane e corso Umberto bloccato.
Adele Fortino
MESSINA. Complice il caldo, la
giornalista-opinionista messinese ha scambiato un lungometraggio per un corto. Domenica 29, infatti, si era recata al
giardino Corallo convinta di vedere il film di Massimo Coglitore, “The elevator”, ritrovandosi, invece, nel pieno della
presentazione del cortometraggio “Rashid”, firmato da
Giampiero Cicciò.
Sergio De Cola
MESSINA. Sul secondo Palagiustizia, l’assessore all’urbanistica
si aspetta un sì o un no: “Abbiamo chiesto alla Difesa l'ex
ospedale militare. Abbiamo interloquito in questo senso con il
delegato del Ministero alle aree
da dismettere”. Peccato, però,
che dal 2012, come fanno rilevare il consigliere della III Circoscrizione, Andrea Aliotta, e i colleghi della IV, Alessio Mancuso e
Paolo Barbera, il Dipartimento
Militare di Medicina Legale di
Messina sia l’unico in Sicilia.
Giuseppe Treccarichi
MESSINA. Per l’allevatore, considerato insieme all’imprenditore Francesco Aliberti il presunto reggente del clan
barcellonese sotto processo in
“Gotha 4”, i pm hanno chiesto
la pena più severa, 14 anni. In
totale, le richieste per tutti gli
affiliati sono pari a 180 anni.
Guido Signorino
MESSINA. I consiglieri comunali
vogliono spulciare le carte del
bilancio consuntivo, ma l’assessore-vicesindaco cosa fa? Recapita loro un Cd. Il gesto ha fatto
andare su tutte le furie il deputato del Ncd, Enzo Garofalo:
«Scene come quella non devono
ripetersi. E' inaccettabile che cel
nostro Comune ancora si gestiscano le cose con tale approssimazione e superficialità».
4 Luglio 2014
primopiano
INCHIESTA. Messina isolata dal resto del mondo. Ecco le odissee via mare, terra e aria
Trasporti, la lunga estate calda
Metromare annuncia il disimpegno nello Stretto, niente aliscafi nel weekend. L’autostrada per Palermo
è una trappola ad una corsia, i treni sono “tradotte”. E i bus? Da Fontanarossa ci si impega meno in aereo
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Un volo da Reggio
Calabria? Solo a patto che non decolli o
atterri nel finesettimana, perchè gli
aliscafi non viaggeranno più nè sabati
nè domeniche. Un rilassante weekend
alle isole Eolie? Potrebbe protrarsi fino
agli inizi della settimana successiva,
perchè se salta un collegamento a causa
del mare forte, c’è il rischio di dover
prolungare il soggiorno. Una serata in
un paesino della riviera tirrenica?
Conviene partire di primo pomeriggio
per non restare imbottigliati prima sul
viadotto Ritiro, da due anni ridotto ad
una corsia, e poi al casello di
Villafranca, che da decenni si dice debba
essere cancellato ma che invece è
sempre lì. E Messina, la porta della
Sicilia, diventa sempre più isola
nell’isola. Anzi, isolata.
SIAMO A MARE. Isolati via mare, via
aria e via terra, sia essa asfalto o rotaie.
Perchè raggiungere, o lasciare, Messina,
diventa ogni anno che passa più
difficile. L’ultimo schiaffone è quello che
Ustica Lines ha riservato a chi ha l’ardire
di voler raggiungere la Calabria: dopo
una settimana di fibrillazioni dovute ai
comunicati in cui la compagnia di
navigazione rendeva noto di voler dire
stop all’esperienza Metromare, da
qualche giorno l’allarme sembra
rientrato. Per metà. Perché gli aliscafi
marchiati Ustica Lines continueranno ad
andare avanti e indietro a fare tra
Messina e Reggio o Villa, ma solo fino a
venerdi. Cancellate le sei doppie corse ,
quattro di mattina e due di pomeriggio
dei finesettimana, restano le undici
corse, andata e ritorno, dalle sei del
mattino alle 19, ma solo dal lunedì la
venerdì. E sabati e domeniche? Un
calvario. Traghetto fino a Villa e poi dita
incrociate sperando di arrivare in
qualche modo a Reggio. Questo per i
prossimi sei mesi. E poi? Poi si vedrà.
Nel frattempo si naviga a vista. E si
spera che la proposta della E-Dea,
un’altra compagnia di navigazione che
non ha partecipato al precedente bando
per una questione di soglia passeggeri
per mezzo (il bando ne prevedeva 200,
la E-Dea schierava aliscafi in grado di
garantirne 180), possa trovare terreno
fertile. E muoversi all’interno dell’isola?
Peggio che andar di notte.
TRENO, CI VUOLE PAZIENZA. Per
spostarsi da Messina a Palermo o a
Catania, si può contare su una “modica
quantità” di treni: grossomodo vuol dire
che, perso uno, c’è bisogno di attendere
due ore per il successivo. Attese che
chiaramente si riducono in orari di
punta, ma che si allungano a dismisura
in tutte le altre fasce orarie. Tra le
stazioni centrali di Messina e Catania
(una ventina di viaggi), per esempio, se
“scapola” il treno delle nove e mezza di
mattina, è meglio armarsi di santa
pazienza, perché quello successivo non
partirà prima di tre ore. E gli orari? Da
tradotta militare: il più veloce ci sta
un’ora e venti accettabili minuti, ma è
l’eccezione. La maggior parte impiegano
una media di un’ora e 45 minuti, con
premio ”lumaca” per le due ore per il
centinaio scarsissimo di km che impiega
il regionale delle quattro e mezza di
pomeriggio. E l’ultimo è alle 20.45.
Perso quello, se ne parla oltre la
mezzanotte (e due ore di viaggio
notturno), e poi all’apparire delle prime
luci dell’alba, alle quattro. Tra Messina e
Palermo, invece di treni ne viaggiano
solo quattordici: il primo alle cinque, il
successivo un quarto d’ora dopo (ma a
patto di viaggiare parecchio di più: tre
ore contro tre e 45 minuti), l’ultimo alle
19.55. E poi basta fino al giorno
successivo. Tempo medio di percorrenza
tre ore e mezza, con picchi positivi di tre
ore col viaggio delle quattro di
pomeriggio, e negativi delle quattro ore
e mezza necessarie a raggiungere il
capoluogo partendo da Messina alle
6.41. E se per sbaglio ci si dovesse
avventurare fino ad Agrigento? Meglio
TESTIMONIANZE
Il calvario dell’A20
UN’ORA DI FILA PER CHI ARRIVA DA VILLAFRANCA
A CAUSA DEI RESTRINGIMENTI. ECCO LA STORIA DI UN VIAGGIO
La galleria telegrafo dell’A20
MESSINA. Non è per nulla un bonus, ma d’estate le file nel
tratto autostradale Villafranca-Messina raddoppiano. E
triplicano nelle ore di punta. Il ritardo ormai viene
sistematicamente messo in preventivo dal pendolare che in
auto o bus raggiunge Messina in autostrada dalla costa
tirrenica. E’ “compreso nel viaggio” e varia secondo i giorni.
Dalla mezzoretta di lunedì o martedì al quarto d’ora degli
altri giorni feriali. Da Villafranca bisogna comunque valutare
un tempo in fila sull’A20 come se da Messina si dovesse
oltrepassare il mare lato Reggio. Il restringimento della
carreggiata poco prima l’ingresso della galleria Telegrafo fa
da lento imbuto che smaltisce il traffico goccia dopo goccia
centonove pagina 6
per poi ricostituire le colonne “parallelamente” all’accesso
dallo svincolo di Giostra e consolidarle tra la galleria Scoppo e
lo svincolo Boccetta. I picchi che innalzano la media si
raggiungono quando due auto si “toccano” appena e gli
automobilisti si devono solo identificare o l’incidente richiede
l’intervento dei soccorritori. Mercoledì 2 luglio, al gran caldo
che ha mandato in ebollizione l’acqua dei radiatori, direzione
Messina si è aggiunta una fila di un’ora piena, che un utente
medio ha accumulato viaggiando tra le 9 e le 11 lungo
l’arteria del Cas. Lo sconto del 50 per cento per i pendolari in
orari specifici, concesso dal Consorzio autostradale dal 1
luglio, non è certo sufficiente a compensare lo svuotamento
dei serbatoi delle auto a causa delle lunghe file. Troppo poco
se poi all’altezza del curvone che conduce alla galleria
Scoppo, vien facile vedere planare quasi parallelo un aereo
che sta per atterrare all’aeroporto di Reggio Calabria. E su un
bus di linea qualcuno ride: ”Mi trasferisco da Milazzo a
Milano, visto che studio a Reggio potrei arrivare prima
all’università con i voli low cost”. (Francesco Pinizzotto)
4 Luglio 2014
primopiano
CURIOSITA’
desistere: sei viaggi, scalo obbligatorio e
coincidenza a Termini Imerese per tutti
e percorrenze pressoché eterne: cinque
ore nella migliore delle ipotesi. Meglio
andarci in auto. Forse.
PALERMO VIETATA. Perchè se
Catania è tutto sommato facilmente
raggiungibile, il viaggio per Palermo
inizia con le bestemmie di chi è costretto
da due anni a percorrere il viadotto
Ritiro ad una sola corsia. Il
restringimento è dovuto agli ormai
ventennali lavori di realizzazione dello
svincolo di Giostra. Arrivati in dirittura
della conclusione del quale, ci si è
accorti che il viadotto sul quale la rampa
si andava ad innestare, restava in piedi
per miracolo. E quindi si è deciso per il
restringimento di carreggiata. Da due
anni. Come si ovvia? Con un centinaio
di metri di bypass che consentirebbero
di completare anche le rampe in uscita
dello svincolo (attualmente funzionano
solo quelle in entrata nei due versi
Palermo e Catania) senza bisogno di
fermare il traffico. Il Comune di
Messina, che dovrebbe costruire la
bretella, si dichiara a partire, e
altrettanto fa il Cas, il consorzio che ha
in gestione la rete autostradale siciliana,
e che dovrebbe effettuare i lavori di
manutenzione del malridotto viadotto.
Ma nessuno ha ancora fatto la prima
mossa. Forse, per evitare lo stress della
guida al volante, meglio il pullman.
Macchè.
BUS? IMPIEGA MENO L’AEREO.
Previdente, la regione Sicilia si è dotata
di un’azienda di trasporto pubblico
regionale che collega i principali centri
della Sicilia. Che, per esempio, passa da
Tardaria ma non da Taormina, mentre
da Messina è possibile raggiungere
Trapani ma non Palermo, né Catania. E
un trasferimento dopo un volo?
Possibile, ma al prezzo di un fegato
tanto. Perché, per esempio, la Interbus
garantisce che dall’aeroporto
Fontanarossa di Catania si possa arrivare
a Messina, ma non direttamente: serve
uno scalo, a scelta tra Giardini Naxos e
Taormina, a seconda di quale dei
quattro pullman giornalieri si scelga.
Quattro. Giornalieri. L’ultimo dei quali
parte da Catania alle 13.45 e arriva a
Messina tre ore e mezza dopo, alle
cinque e qualcosa. Praticamente il
tempo che da una qualsiasi delle capitali
europee si impiega per imbarcarsi e
sbarcare a Fontanarossa, lo si spreca per
percorrere i cento km e qualcosa che ci
sono tra l’Etna e lo Stretto di Messina. E
l’estate è appena iniziata...
LIPARI. I sindaci Giorgianni e Lo Schiavo chiedono di rivedere i contratti di servizio. Ecco perchè
Corse pazze alle Eolie
La protesta dei sindaci
DI
PROPOSTE MAI REALIZZATE E
IDEE STRAVAGANTI. ECCOLE
Quali sono state negli anni le possibili
soluzioni per il trasporto a Messina
studiate negli anni? Parecchie. E
realizzate? Nemmeno una.
Aeroporto dello Stretto. Per anni,
Comune e Provincia hanno fatto parte
della Sogas, anche se con quote
irrisorie. Prima il Comune e poi palazzo
dei Leoni, pian piano si sono defilati.
La società che gestisce lo scalo Tito
Minniti di Reggio, però, insegue ancora
la Provincia per avere le quote di
capitale sociale sottoscritte e mai
versate. Per anni si è parlato della
possibilità di effettuare il check-in
direttamente a Messina, all’imbarco
degli aliscafi per Reggio. Anche questa,
ipotesi mai decollata e oggi resa inutile
dalla possibilità di effettuare la
mprocedura direttamente online,
all’atto dell’acquisto del biglietto
telematico.
Aeroporto di Catania. Prendendo
atto del fatto che almeno il 70% dei
messinesi preferisce Fontanarossa al
Tito Minniti, di agevolare i
collegamenti con Catania ci aveva
pensato l’ex consigliere comunale
Antonio Fazio con una proposta di
delibera. Anche questa caduta nel
dimenticatoio.
GIANFRANCO CUSUMANO
LIPARI. Compagnia delle Isole schiera le solite navi
traghetto, due navi veloci e quattro aliscafi che nel
corso del mese diventeranno cinque. Ustica Lines mette
sul piatto altri quattro aliscafi. Nonostante questo le
polemiche sul sovraffollamento delle corse, le proteste
dei turisti, le solite avarie che rovineranno le vacanze a
centinaia di persone, caratterizzeranno i mesi estivi.
Succede ogni anno, ma la storia si ripete. Il sindaco di
Santa Marina Salina, Massimo Lo Schiavo, ha chiesto
un incontro urgente con l’assessore regionale ai
Trasporti Turrisi. Contesta l’orario estivo. «Ironia della
sorte diventa più complicato raggiungere Salina nel
periodo estivo, quando arrivano i turisti, che in
inverno», spiega. L’esempio lampante è quella di una
corsa della Ustica Lines per Messina: parte alle 5,30 del
mattino. Quasi sempre è deserta. Nel corso della
giornata, invece, quando ci sono le richieste, ci sono
tanti “buchi”. L’attuale assetto, infatti, prevede un
susseguirsi di corse nelle ore di maggiore flusso (ben 7
collegamenti tra le 7 e le 9), altrettanti dalle 12 alle 14,
poi il deserto. Che in inverno significa rendere la vita
difficile anche ai residenti costretti a spostamenti per
motivi di lavoro, salute, o per semplice piacere.
Quando poi si verifica un incidente ed un mezzo
rimane fermo (qualche giorno fa è accaduto alla nave
Laurana (Compagnia delle Isole) durante le operazioni
a Vulcano, le cose peggiorano. «Tutto è legato
all’insicurezza con cui viene trattata la materia sostiene il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni - anche
se dal prossimo anno non ci dovrebbero essere più
alibi. Le competenze non sono più divise tra il
ministero e la Regione Sicilia, ora tutto è passato nelle
mani del governo Siciliano. Noi sindaci abbiamo già
presentato un elenco di correttivi da attuare per
evitare il sovraffollamento. Speriamo che il segnale
arrivi già dal prossimo rinnovo del contratto di servizio
con Ustica Lines». Giorgianni non nasconde che
l’incertezza sulla gara per i collegamenti vinta da
Compagnia delle Isole, ex Siremar, sulla quale pende
ancora un ricorso giudiziario, non consente di spingere
l’acceleratore. «Nessuna azienda fa investimenti sui
Ci penso io...
mezzi se non ha la certezza di ammortizzare i costi nel
corso degli anni - attacca il primo cittadino eoliano - il
contratto integrativo della Regione, per motivi di
copertura finanziaria, non supera i due anni. L’Unione
Europea, invece, parla di un minimo di sei». Il servizio
annualmente costa alle casse pubbliche 150 milioni di
euro. Cinquantacinque vanno a Compagnia delle isole.
«Alla fine – dice Lo Schiavo – è quella che viene
attaccata ma è anche quella che guadagna di meno.
Ha 14 mezzi quotidiani distribuiti nei collegamenti con
Eolie, Egadi, Napoli. Quando necessario attiva corse
speciali. Ora capisco anche il perché di alcuni attacchi:
emblematico il provvedimento nei confronti di una
dirigente regionale su cui si ipotizzano favoritismi nei
confronti di aziende concorrenti». Giorgianni, invece,
contesta anche le modalità con cui vengono occupati i
posti negli aliscafi. «Si dovrebbe creare una forma di
riserva. Ci sono aliscafi che da Milazzo collegano a
Lipari e poi a isole lontane come Alicudi e Filicudi.
Capita che tutti i posti siano occupati da chi deve
scendere a Lipari, destinazione con più corse anche a
breve distanza, mentre coloro che devono andare a
Filicudi rimangono a piedi nonostante sia l’unica
corsa. Una ingiustizia».
centonove pagina 7
Per risolvere il problema della
percorrenza nord-sud della città, ad
inizio millennio si era anche discusso
della possibilità di una vera e propria
metropolitana del mare: piccoli
battelli, cioè, che partendo da Faro con
scali a Ganzirri e lungo la riviera nord,
avrebbero condotto i passeggeri via
mare fino all’Annunziata, al capolinea
del tram. Ipotesi che non ha mai
lasciato la carta, per le evidenti
difficoltà di navigazione parallela alla
costa in giornale di vento o mare anche
solo appena mosso. Ipotesi che a
Messina si verificano trecento giorni
all’anno.
A fine anni ‘90, le morti a causa dei
tir sul Boccetta avevano suggerito
ipotesi alternative per il passaggio dei
bisonti della trada. Tra le più
stravaganti, c’era quella di costruire
una galleria nell’alveo del torrente
Annunziata
per
far
arrivare
direttamente i camion alla foce del
torrente, conosciuta come “Capo
Munnizza”, in corrispondenza del
quale l’idea era di costruire un
approdo. Il senso della proposta era
quello di sfruttare lo svincolo di Giostra
e la galleria dell’Annunziata e di
“segregare” il traffico pesante
sottoterra. Idea chiaramente mai
realizzata. (A.C.)
4 Luglio 2014
primopiano
MESSINA. Inizia il mese “caldo”. Pari il primo braccio di ferro tra amministrazione e gruppo Franza
La guerra sullo Stretto
Il sit-in per il cambio di orario della Cartour blocca solo qualche camion, in attesa della chiusura del cavalcavia
del 20 luglio. I tir, però, continuano a circolare indisturbati. La soluzione? Tremestieri. Ma tra quattro anni. Almeno
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. “Se proprio devo essere
sincero fino in fondo, mentre dalla
Cartour non sbarcavano che un paio di
camion, a destra e sinistra i tir
sfrecciavano indisturbati”. A confessare
l’amara realtà è Gino Sturniolo,
consigliere comunale di Cambiamo
Messina dal basso e “agit-prop” della
protesta di martedi mattina, primo
luglio e primo giorno di entrata in
vigore degli orari estivi delle
autostrade del mare. Il primo round
del braccio di ferro tra comune di
Messina ed armatori su imbarchi e
sbarchi delle Cartour si è concluso così:
un anticipo nell’attracco della nave
(previsto alle 11 ma arrivata al molo
Norimberga alle 9.20) e nessuna
invasione di camion vomitati dalle
stive della nave. Solo una battaglia, in
vista della guerra del 20 luglio, data in
cui scatterà il pugno di ferro
dell’amministrazione con l’interdizione
del cavalcavia che sovrasta la stazione
al traffico pesante. E mentre le due
armate si fronteggiavano, tutt’intorno i
tir scorrazzavano indisturbati. Come
sempre. La soluzione? Si insegue dal
secolo scorso.
PROTESTIAMO DAL 1999. I primi
a scendere in piazza dopo una stagione
in cui l’elenco dei morti schiacciati dai
tir lungo il viale Boccetta sembrava un
bollettino di guerra, sono stati gli
aderenti al comitato La Nostra Città.
Che, invece di fare i salti di gioia per la
notizia della paventata chiusura del
cavalcavia da parte
dell’amministrazione qualora il gruppo
Caronte&Tourist non intendesse
revocare il nuovo orario estivo che
prevede lo sbarco di tir dalla Cartour in
piena mattina, hanno subito
dimostrato scetticismo. Non senza
ragione, dato che le operazioni
“tolleranza zero” si sono rivelate, nei
fatti, una lunga serie di piccoli
accomodamenti che hanno inondato la
città di tir come da anni non se ne
vedevano. Perchè questa mancanza
d’entusiasmo? Perchè, probabilmente,
il problema non è la Cartour ed i suoi
tir. Sono tutti gli altri tir.
DI DELEGHE SI MUORE. Con un
tempismo degno di un film d’azione,
uno sventurato tizio mercoledi mattina
è capitato per sbaglio tra le ruote di un
tir e ne è uscito vivo e in grado di
raccontarlo. Un tir che percorreva in
discesa il viale Boccetta. Qualche ora
dopo, l’errata corrige: non è stato un
camion, ma un semplice veicolo.
Precisazione che non è bastata a
rasserenare gli animi. Perchè da
qualche mese, il Boccetta è tornato ad
essere solcato giorno e notte dai
bisonti della strada. Quei bisonti che si
era deciso a furor di popolo (e di
ministeri) non dovessero più
attraversare la città, dovessero
imbarcarsi e sbarcare a Tremestieri e
che invece, delega dopo delega (con
discrezione colpevolmente lasciata
dall’amministrazione nelle mani degli
armatori), sono tornati a sfrecciare
lungo il centro. La soluzione?
Nient’affatto facile. Di certo non dietro
l’angolo.
TREMESTIERI AIUTACI TU.
“Riaperto il secondo scivolo si può
riassorbire tutto il traffico, ma non si
può assorbire il traffico della Cartour,
Tremestieri non è stato costruito per
quel tipo di navi”. Francesco Di
Sarcina, dirigente tecnico e segretario
generale dell’Autorità portuale è stato
chiaro sull’argomento. La Cartour resta
al molo Norimberga, e da lì non si
muove, perchè a Tremestieri
letteralmente non ci entra. Già,
Tremestieri. Il progetto infinito seguito
da lavori di messa in sicurezza
altrettanto infiniti che, se Dio vuole,
dovrebbero essere conclusi, stavolta
davvero, a fine luglio. Il che vuol dire
che, tempi tecnici di collaudo
permettendo, a settembre tutto il
traffico pesante dovrebbe tornare nel
chiocciolone dello scalo in zona sud.
Poi ci sarebbe la seconda fase, quella
“grossa”, quella dell’ampliamento.
“Ecco, con il completamento del porto
si può fare arrivare a Tremestieri anche
una nave della stazza della Cartour: la
stima di completamento è nell’ordine
dei tre anni da oggi. In questo
momento siamo nella fase della
valutazione d’impatto ambientale e
della risoluzione dei problemi tecnici
nella stipula del contratto”. Cosa
vorrebbe dire un Tremestieri in piena
funzionalità? Tante cose.
TUTTO A SUD. Per le navi che
solcano le autostrade del mare ci
sarebbero a disposizione tre scivoli
contemporanei, vuol dire sei navi al
giorno e porto ai primissimi posti
nazionali per traffico potenziale. In
questo idilliaco scenario c’è da tenere
anche conto del fatto che nell’ultimo
periodo il traffico è diminuito
nettamente, e Tremestieri, che anni fa
era “poco insufficiente”, oggi è
ampiamente sufficiente a sopportare i
volumi di traffico”. Problemi risolti ai
prossimi mondiali di calcio, allora?
Non esattamente: “Non possiamo
LA PROPOSTA
Bitto: salvare la città in tre mosse
SPOSTARE IL PERCORSO DEI CAMION, AZZERARE I SEMAFORI, MONODIREZIONALITÀ
PER I PERCORSI. ECCO LA PROPOSTA DELL’INGEGNERE 85 ENNE. CHE USA LA LOGICA
MESSINA. “Io non innovo, adatto…”.
Per l’ingegnere Eugenio Bitto, 85 anni,
una laurea sui sistemi di trasporto
all’Università di Napoli, quello del
traffico a Messina è un problema che sì
“investe pesantemente la qualità della
vita”, ma che, va affrontato con grande
senso di pragmatismo e l’utilizzo
urgente di tre medicine: spostare il
percorso del Tir, azzerare i semafori e
adottare la monodirezionalità dei
percorsi.
Che significa? Bitto ha a lungo studiato
il problema, i volumi di traffico e le ore
centonove pagina 8
di punta. “Tre le criticità maggiori”,
srotola le carte del suo progetto
l’ingegnere. “I tir diretti agli
imbarcaderi della Rada San Francesco
raggiungeranno il punto di imbarco,
non se ne può fare a meno, da Viale
Boccetta e Viale Libertà, in senso di
marcia unidirezionale. Al ritorno,
sempre in via unidirezionale, con una
corsia preferenziale che li fa passare
dall’Annunziata, viaggeranno verso la
Tangenziale, unico percorso utile a
smistarli verso Catania o verso
Palermo.”
primopiano
LA TESTIMONIANZA
escludere che anche il molo
Norimberga debba continuare a
smaltire traffico Ro-Ro, per esempio
durante il maltempo, perchè in caso
contrario si creerebbero problemi di
sovraffollamento alle aree di
stoccaggio, quindi è necessario
mantenerlo aperto. Se viene realizzata
per tempo la via Don Blasco, però, il
Norimberga potrebbe svolgere il suo
ruolo senza problemi” conclude Di
Sarcina. Un grosso “se”.
DON BLASCO FERMO AL PALO.
Per la fondamentale arteria
commerciale, annunciata con la calata
in città del presidente della regione
Rosario Crocetta in persona, e per
ben due volte, i tempi sono invece
nebulosi: non è stato ancora emesso il
decreto di finanziamento perchè a
Palermo fanno problemi con
l’approvazione firmata dall’ex sindaco
Giuseppe Buzzanca coi poteri da
commissario per l’emergenza traffico ,
e non la ritengono più valida. L’attuale
assessore alle Infrastrutture Sergio
De Cola ha scritto più volte
all’assessorato palermitano,
sollecitando l’approvazione dell’iter,
ma nonostante le rassicurazioni di
Crocetta, è ancora tutto in alto mare:
se non si sblocca l’iter amministrativo
non arrivano i finanziamenti, senza
soldi non si può bandire la gara
d’appalto e se i lavori non iniziano di
certo non possono finire.
SAN FRANCESCO, SI FA...RADA.
Se per qualche miracolo i tempi
dovessero combaciare, quella che oggi
la famiglia Franza possiede sulla Rada
san Francesco, sarà l’ultima
concessione. L’attuale scade tra tre
anni, all’Autorità portuale contano di
non fare più gare, ma di rilasciare
eventualmente una piccola proroga.
Ipotesi che per verificarsi hanno
bisogno di una serie fortunata di
circostanze: la prima delle quali è che
l’ampliamento di Tremestieri sia in
dirittura d’arrivo. Ma non conviene
trattenere il fiato, perchè
ad essere ottimisti, in questi anni, di
pali di faccia se ne sono presi in gran
quantità. Ricapitolando, auto e
incrociando le dita qualche tir
continueranno a circolare serenamente
in centro città. E la politica?
DIVISI ALLA META. Se, aldilà della
muscolare dimostrazione di forza con
l’ultimatum del 20 luglio e relativa
ordinanza di chiusura del cavalcavia,
l’amministrazione si è dimostrata
parecchio timida nei confronti degli
armatori, è dall’ala movimentista di
Cambiamo Messina dal basso che è
arrivata un’opposizione netta.
Opposizione che altrove non solo non
si vede, ma non si saprebbe nemmeno
dove cercare. Emblema della
confusione che regna sull’argomento, e
delle sudditanze volontarie e non che
si vivono anche solo a discuterne, c’è la
posizione del Pd sulla vicenda Cartour.
Posizione, dal punto di vista
democratico, affatto facile, perchè pur
se oggi in bassa fortuna, azionista di
Caronte&Tourist resta pure sempre
Francantonio Genovese. Il cui
ruolo sarà anche defilato, ma resta
padre padrone del Pd messinese. E
infatti, l’unico ad esporsi
pubblicamente è stato Daniele
Zuccarello: renziano, dissidente e
sempre più vicino nelle posizioni al
sindaco Renato Accorinti ed ai suoi.
Viceversa: il carico-scarico della navi
Cartour viene previsto sul percorso di
Via La Farina-Santa Cecilia-via Don
Blasco, al fine di allontanare il punto di
massimo ingorgo dal cavalcavia-La
Farina, più a Sud, all’incrocio meno
trafficato di via Santa Cecialia, dove
bisogna attrezzare il sottopasso elle
Ferrovie.
In fase di carico dei mezzi stesso
percorso della Cartur, anche per i Tir
diuretti alle Ferrovie che per la fase di
scarico utilizzeranno invece via Campo
delle Vettoglie, fino all’incrocio con la
Tommaso Cannizzaro, dove per il
Cavalcavia tornano sull’itinerario Don
Blasco-Santa Cecilia-La Farina.
Tutto questo percorso ha bisogno di
una condizione essenziale: “nessun
semaforo” ordina l’ingegnere Bitto. I
pochi accesi, sempre verdi,
diventeranno rossi solo quando la linea
incrocia il tram: non se ne può fare a
meno.
Una teoria accertata nello studio delle
megalopoli, ha dimostrato come “il
treno delle macchine”, dopo la prima
sosta, diventi sempre più lungo,
finendo poi con lo strozzare il traffico,
anziché regolarlo. Di converso, la
mancanza di semafori e la presenza
oculata di alcune rotatorie nei punti
utili, fluidifica tutti i percorsi. Provare
per credere.
Oggi in meno di due chilometri verso la
Rada di San Francesco si contano quasi
venti semafori: una follia. Ma le
soluzioni di buon senso, per una città
“stretta e lunga” come Messina sono le
più semplici: ha mai pensato nessuno
Francesco Di Sarcina
4 Luglio 2014
DI GIACOMO FARINA
Io, pendolare, tra tir e ordinaria follia
MESSINA. Nel decennale dibattito sul
passaggio dei Tir in città vorrei entrare a
gamba tesa in pieno spirito “politically
incorrect” con il mio/nostro punto di
vista: quello dei pendolari pedonali e
occasionali pedonali viaggiatori dello
Stretto. Premetto che non sono un
neofita dell’attraversamento perché, pur
abitando a Messina, mi sono diplomato
in chimica industriale nel 1977 dopo tre
anni di frequenza presso l’ITIS di Reggio
Calabria (all’epoca viaggiavo coi
traghetti Fs e occasionalmente con gli
aliscafi) e ho, poi, fatto nove mesi di
servizio civile al Museo di Reggio
Calabria nel 1982. Sparute
frequentazioni nel Comitato La Nostra
Città, l’unica vera, a mio parere,
iniziativa popolare e di
controinformazione sull’argomento e la
domiciliazione più che ventennale sul
Viale Boccetta non mi hanno mai
permesso di dimenticare la questione.
Oggi, da due anni, mi occupo della
gestione del Teatro Siracusa di Reggio
Calabria e milito in un gruppo musicale
reggino: sono ridiventato un pendolare
dello Stretto. Mi sono detto: “le cose
saranno migliorate”. Invece no! La
nostra categoria ha via via perso sempre
più importanza al cospetto sia
dell’autorità statale che dei privati,
tranne quella di vedere adeguati i costi
del biglietto.
In primis la chiusura delle relazioni
interregionali alle 20: forse solo i
familiari dei carcerati hanno uguali
restrizioni a poter incontrare i propri
parenti. Oltre tale orario è, infatti,
impossibile viaggiare fra le due città
dello Stretto, per farlo bisogna servirsi
dei traghetti per/da Villa S. Giovanni con
l’incognita del trasferimento nella tratta
interna calabrese. In secondo luogo, se
vogliamo salvare l’ospitalità dei
viaggiatori in attesa dei mezzi veloci che,
che verso Ganzirri si va dal mare e
verso Messina, da Ganzirri, si dovrebbe
“per la logica unidirezionale” utilizzare
solo la Panoramica?
La logica, infatti non spadroneggia
spesso presso i cultori delle soluzioni
“semaforiche”. Ma aggiunge Bitto,
adottare queste soluzioni “a costo zero”
avrebbe, “per Messina, la città a cui ho
dedicato questo lavoro” altre utili
ricadure: i mezzi Atm procederebbero
sempre per la loro corsia riservata e le
parti di “risulta” di via Garibaldi,
potrebbero essere utilizzate per
parcheggi a raso; Piazza Unità d’Italia
avrebbe maggiori spazi per essere
abbellita; l’area pedonale di Piazza
Duono potrebbe essere estesa all’intera
Piazza, cui va preclusa la circolazioni di
tutti i mezzi. Vi pare poco?
centonove pagina 9
sia a Reggio che a Messina, hanno uno
spazio riparato con bagni e sedie (fino al
1 luglio perché pare che il servizio si
interrompa…) stessa cosa non si può
certo dire per i traghetti dove un
semplice gazebo aperto ai lati offre un
ignobile riparo forse solo dal guano di
colombi e gabbiani. Caduta di stile e
sostanziale che la dice lunga su quanto
sia mal sopportato dalle società
traghettatrici il traffico pedonale fra le
due sponde. Sicuramente noi pedoni
siamo considerati un fastidio, siamo
intrusi in navi progettate solo per
imbarcare gommati. Non esistono infatti
passerelle pedonali di accesso alle navi
(che il più delle volte non hanno
ascensori per gli anziani e i portatori di
handicap), l’ingresso avviene dallo stesso
ponte carrabile dove Tir e automobili si
imbarcano e la responsabilità viene
trasferita al personale addetto e ai
passeggeri (chi credete che pagherà in
caso di incidente?) Siete mai stati
costretti (è la parola giusta!) a
traghettare dopo le 23 da o per Villa S.
Giovanni? Provateci, sarà un’avventura
indimenticabile! Io pago sempre il
biglietto di 2,50 euro a tratta (senza
tener conto del tratto Villa S. Giovanni –
Reggio) fin da quando non era presente
il controllo del personale addetto ma
vorrei dei servizi adeguati alla mia
persona di residente nell’area dello
Stretto e non posso quindi biasimare
quanti, affrontando i controllori a muso
duro e scavalcando pericolosamente i
tornelli, non lo fanno. Lo so che dopo
questa mia, seppur proveniente da un
utente che non conta niente, qualcuno
convocherà una conferenza
annunciando che i pedoni non saranno
più ammessi sulle navi traghetto tra Villa
e Messina… . Sarà la volta buona che i
miei colleghi di sventura si
organizzeranno per incatenarsi ai moli.
Eugenio Bitto
4 Luglio 2014
politica
MESSINA. Il coordinatore Raciti si affida al vicesegretario nazionale per sciogliere i nodi del Pd
IL SILURO
Guerini, l’ultima spiaggia
Gabinetti, solo interni
In ballo, oltre alla mediazione palermitana tra i cuperliani e il governatore, il destino dei democratici dello Stretto,
senza guida da tempo. Ecco le ipotesi in campo, ma anche le trattative private avviate da Barrile e Cucinotta
MESSINA. Dipanare le matasse
messinese e palermitana: è questa la
mission del vicesegretario nazionale del
Pd, Lorenzo Guerini, al quale è stato
affidato il compito di sciogliere i nodi
relativi alla guida del partito in riva allo
Stretto e di determinare la “pace” tra il
governatore Rosario Crocetta e i
cuperliani (esclusi dall’ultimo
rimpasto), compreso il segretario
regionale Fausto Raciti. Tra il dire e il
fare, soprattutto a Messina, ci sono poi
alcune “trattative private” in corso tra
esponenti del partito in consiglio
comunale e i vertici romani.
LIMBO MESSINA. Raciti, in
situazione di stallo, ha deciso di
rimandare il caso a Guerini, che, però,
ha fatto garbatamente sapere che le
vicende locali andrebbero risolte
localmente, e questo continuo rinvio
non è piaciuto molto. Suo malgrado, in
occasione della direzione regionale del
Pd siciliano, convocata per l’8 luglio a
Palermo, sarà presente anche lui, e lì
cercherà di trovare una ipotesi di
soluzione per il Pd messinese. Fino
allora, bocce ferme e continua attesa
senza fine.
LE ISTANZE LOCALI. Sul tavolo di
Guerini, poi, anche le istanze presentate
a Renzi dalla presidente del consiglio
comunale di Messina, Emilia Barrile,
che insieme al collega Nicola
Cucinotta sta lavorando ormai dalle
europee a una maggiore visibilità. La
contropartita? La permanenza nel Pd.
Lorenzo Guerini
LE SOLUZIONI POSSIBILI. Mentre
il partito, a Messin, senza guida da
oltre un anno ormai, non riesce più ad
esprimere una posizione ufficiale su
nessuno dei grandi temi della città e
della provincia (a fronte della
consistenza numerica di cui gode al
Consiglio comunale), le ipotesi che si
apriranno dopo l’incontro con Guerini
riguardano l’intenzione del vice
segretario nazionale di dare un segno
di cambiamento, chiedendo a tutti un
passo indietro per indicare una figura
terza che possa traghettare il Partito
verso nuovo congresso, ipotesi che
somiglia tanto al commissariamento. I
rapporti di forza locali, tuttavia, non
sono da trascurare. Altrettanto certe,
infatti, sono altre ipotesi che circolano,
ossia sulla reggenza di Ridolfo “a
tempo” fino a nuovo congresso, che
accontenterebbe l'area che fa
UN EMENDAMENTO “siluro” che rischia di
mandare a casa buona parte dei
componenti degli uffici di Gabinetto degli
assessorati. È quello presentato da
Antonello Cracolici (presidente del gruppo
del Pd) e approvato in commissione Affari
Istituzionale. Si tratta di azzerare i contratti
esterni previsti per il funzionamento degli
uffici. Al di là della motivazione nobile (il
risparmio), l’emendamento farà saltare gli
equilibri tra le forze politiche e il
governatore fissati dopo l’ultimo rimpasto.
A essere colpita, l’ala renziana (legata a
Davide Faraone). Ad esempio, subito dopo
la nomina, l’assessore al Territorio Maria
Rita Sgarlata aveva designato Gandolfo
Librizzi (coordinatore regionale del circoli
Big Bang), Vito Taormina e Nicola
Barbalace. Mentre un altro renziano,
Giuseppe Bruno, assessore al Lavoro, aveva
chiamato Valentina Falletta e Dario
Chinnici.
riferimento a Francantonio
Genovese, cercando di limitare lo
scontento dei renziani, concedendo il
nuovo congresso a breve.
LE REAZIONI. Se Barrile, Cucinotta e
altri agiscono sotto traccia, i renziani
storici (Alessandro Russo,
Giacomo D'Arrigo e Francesco
Palano Quero) puntano il dito
sull’inattività politica del partito:
«Questo continuo non sapere prendere
decisioni inizia a diventare ridicolo,
soprattutto per una segreteria
regionale appena insediata. Va
azzerato tutto!». Su questa posizione
va coagulandosi anche l’Area Civati,
che soffre al pari dei renziani il
continuo rinvio di decisioni e sui temi
della città. Silenzio, invece, dalle altre
aree. (D.D.J.)
IL COMMENTO DI GIOVANNI FRAZZICA
Mille giorni di prova a Renzi
L'essenza del pensiero di Friedrich
Nietzsche, per Eugenio Scalfari, è il
suggello finale all'epoca della modernità
e la summa del suo insegnamento può
essere considerata questa: "Ciascuno di
noi si sente al centro del mondo ed è il centro del
mondo. Dunque il centro è dappertutto e cioè in
nessun luogo. Ecco perché ciascuno vede il mondo e
tutti gli individui a suo modo e perché la verità assoluta
non esiste. Ciascuno ha la propria ed è questa la fatica
del vivere e il suo valore". In quest’ottica, resa possibile
per questa nostra esercitazione dialettica dalla
particolare focalizzazione di Scalfari sulle teorie del
pensatore tedesco, Tsipras vale quanto Farage e la Le
Pen forse ancor più della Merkel. Uno vale uno, o poco
più o poco meno. In questo senso poco valore
sembrerebbe avere quel 40,8 % del Pd di Renzi alle
europee. Invece non è proprio così, perché le
dissertazioni teoriche conservano il loro fascino, la loro
capacità di stupire ed il loro grande valore come punto
di riferimento del pensiero che si evolve, ma per la
necessità che hanno i sistemi di essere governati, c’è
l’immutabile realtà basata sui numeri e sulla capacità di
fare aggregazioni. Non ci sarebbe da meravigliarsi
dunque di sapere che quelli che ieri cantavano “meno
male che Silvio c’è”, oggi cantassero “meno male che
Matteo c’è”. Non bisognerebbe cambiare né musica,
né parole, solo un nome e, dopo la paura di entrare in
un tunnel di incertezza tripolare, grazie ai risultati
sorprendenti conseguiti alle europee, gli italiani si
ritrovano con una governabilità chiavi in mano
ottenuta, non solo senza spargimento di sangue, ma
anche senza fatica, di risulta. Perché se Grillo avesse
avuto il risultato sperato, così come è avvenuto in
Francia, si sarebbe immediatamente detto che quella
era un’altra partita. Invece, casualmente, il Pd, astenuti
a parte, ha vinto le elezioni ed ha emanato in Italia ed
in Europa la suggestione di potere essere una vera
forza di governo. Duratura, temporanea? Chi può
dirlo? Indubbiamente questo risultato, se ben gestito,
può essere utile e la durata non è una variabile
irrilevante. Da quando Matteo Renzi ha iniziato la sua
“lunga marcia” che lo ha portato a vincere le primarie
centonove pagina 10
del Pd e successivamente ad entrare a Palazzo Chigi
siamo stati letteralmente bombardati da una quantità
industriale di annunci che, in qualche misura, invece di
essere sostituiti da nuovi annunci andrebbero archiviati
perché superati da fatti. Il cervello viene ogni giorno
affollato da migliaia di informazioni, ma poi manca il
tempo necessario per resettare i dati, il rischio è quello
di rifiutarsi, anche inconsciamente, di voler sapere,
perché quella parte del nostro cervello che chiamano
ippocampo, che funziona un po’ in automatico, si
stanca di tante informazioni che non riesce a digerire e
comincia a manifestare una specie di anoressia. Al di la
delle riforme istituzionali, che non sono da
sottovalutare, un banco di prova importante, per
questa governo per cui Renzi chiede mille giorni, sarà
la nuova legge elettorale, che si qualificherà solo con
l’ntroduzione delle preferenze. Per il resto, ciò che
interessa realmente ai cittadini è la tenuta
dell’economia, la riduzione della pressione fiscale e,
soprattutto, il lavoro. Materie in cui gli annunci non
servono, occorrono i fatti, gli interventi strutturali che
nessuno fino ad ora ha avuto il coraggio e la capacità
di porre in essere.
politica
4 Luglio 2014
FINANZIARIA. Il contributo minimo “silurato” in commissione
Reddito, lo sgambetto
GRUPPI PARLAMENTARI
Doveva essere il manifesto di Crocetta, invece è stato affossato
dagli alleati Udc e Articolo 4. Che hanno “votato” Digiacomo
PALERMO. E proprio nel giorno in cui
subisce lo smacco più pesante, ovvero
la bocciatura della norma che
prevedeva l’istituione del reddito
minimo, il presidente della Regione si
consola con un giudizio più benevolo
del solito da parte della Corte dei
Conti: “L'analisi dei risultati
differenziali - si legge nel documento
di parificazione - che emergono dalle
operazioni di bilancio evidenzia in
generale un miglioramento rispetto
all'esercizio 2012 sia in termini di
competenza che di cassa”.
I NO E I TRADIMENTI. Il reddito
minimo era un vero e proprio
manifesto della Finanziaria in corso di
approvazione. A bocciarlo è stata però
la Commissione Sanità, che ha invece
accolto la proposta del suo presidente,
Pippo Digiacomo del Pd (area
Cuperlo) di utilizzare la stessa cifra
prevista, 62 milioni, per cancellare i
ticket sanitari a carico delle fasce più
povere. Uno smacco che si è sublimato
in un tradimento, visto che ad
appoggiarlo, votando no al reddito
minimo, sono stati i rappresntanti della
maggioranza targati Udc e Articolo 4
di Lino Leanza.
MA LA CORTE... Per i giudici
contabili, per fortuna, il livello di
indebitamento della Regione si è
ridotto, secondo quanto riportato nel
giudizio di parifica del 2013. Il saldo
delle competenze, infatti, indica un
avanzo di 1.150 milioni di euro (era
negativo nel 2012). Positiva anche la
Mariella Lo Bello
Pippo Digiacomo
tendenza al ricorso al mercato
finanziario, passato da 3.155 a 903
milioni. Negativo invece, ma in
recupero, il saldo tra entrate e spese
correnti: meno 248 milioni. Il
miglioramento dei saldi in conto
competenza viene in parte ricondotto
“alle politiche di razionalizzazione
della spesa intraprese
dall'amministrazione regionale in
alcuni settori, all'incremento sensibile
del livello complessivo delle entrate,
ma anche dagli effetti dei vincoli
imposti dal patto di stabilità”. Duri,
invece, i giudizi sulle società
partecipate, simbolo di una corruzione
che si esprime con gli incarichi inutili,
sull’assenza di assunzioni e le troppe
stabilizzazioni, sul deficit sanitario.
Il Megafono riparte da Catania
Mariella Lo Bello verso l’incarico di coordinatrice regionale
MESSINA. La costituente del
Megafono è stata fissata il 13 luglio a
Catania. Sotto l’Etna sarà incoronato
il nuovo coordinatore regionale, l’ex
assessore al Territorio, Mariella Lo
Bello. Ma la scelta della città etnea,
territorio politico di Articolo 4, il
gruppo di Lino Leanza che ormai
giganteggia con undici componenti
all’Ars, è dettata anche da una prova
di forza: si sancirà il fatto che Il
Megafono e “Territorio e socialisti”,
sono di fatti la stessa cosa. Quindi
ANNIVERSARI
D’Alia, “intuito e discrezione”
giornata è organizzata dall’associazione ex parlamentari
dell’Ars e prevede i saluti del presidente dell’Ars, Giovanni
Ardizzone, e del presidente dell’Associazione ex parlamentari,
UN CONVEGNO ALL’ARS RICORDA L’ESPONENTE
Rino La Placa, quindi la figura dell’esponente democristiano
STORICO DELLA DC MESSINESE
sarà al centro delle relazioni dell’ex presidente della Regione,
Mario D’Acquisto e del condirettore del ‘Giornale di Sicilia’,
PALERMO. Salvatore D’Alia era un uomo che conosceva il peso
Giovanni Pepi.
delle parole. L’importanza di uno stile sobrio anche nei
“Intuito e discrezione”, parole semplici, ma che definiscono
momenti più difficili della storia politica della Sicilia prima e
tutto con la leggerezza di due strisce di colori acquerellati su
dell’Italia poi. Quella storia politica che lui ha attraversato per
tela, così lo ricorda il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone.
quasi mezzo secolo, da deputato regionale all’Ars, dal 1963 al
“Due qualità – osserva – che lo hanno fatto un personaggio
1985 per cinque legislature, è stato anche assessore al Bilancio e
autorevole, che ha lasciato una traccia
all’ Agricoltura e vicepresidente vicario del
nelle istituzioni in cui è stato
Parlamento siciliano, quindi a Roma, alla
protagonista”. Nel corso della mattinata,
Camera dei Deputati, dal 1987 al 2001. In
infine, sarà proiettato un video, sembra
mezzo l’incarico delicato e importante di
un manifesto d’epoca ormai ingiallito che,
sottosegretario alla Difesa nel governo
tra fotografie e pagine d’epoca dei
presieduto da Giuliano Amato. A distanza
giornali, ripercorre la carriera di Salvatore
di quasi un anno e mezzo dalla sua morte
D’Alia: le immagini che passano ti
coloro che lo hanno conosciuto, quelli che
raccontano di uomini che hanno fatto
gli sono stati al suo fianco “o più distanti”
Storia. E accanto a loro, in momenti
in tante stagioni politiche lo ricordano in
concitati o più leggeri c’era lui con…
un convegno che si svolge oggi
Salvatore D’Alia con Mattarella
intuito e discrezione.
all’Assemblea regionale siciliana. La
centonove pagina 11
tutti i deputati, da Coltraro a Oddo,
Malafarina Di Giacinto e Nello Di
Pasquale, altro non sono che il
braccio operativo del Megafono-Lista
crocetta. Con una aggiunta:
l’abbraccio a Marco Forzese, già
presidente della prima commissione
all’Ars. E le porte aperte ad altri due
deputati, Giuseppe Federico e
Cataldo Fiorenza.
E’ la nuova transumanza della
politica siciliana. Che approfitterà
dell’incontro per spiegare la nascita
della sigla “Territori e socialisti”.
Perché il nuovo verbo del Megafono,
sarà proprio il radicamento sul
territorio, un argomento che sta
molto a cuore a Nello Di Pasquale,
che del territorio ragusano è stato
sindaco, come Giovanni Di Giacinto a
Casteldaccia. Ma che significa
radicamento? Il Megafono, come un
partito, nominerà due viceccordinatori che affiancheranno il
coordinatore provinciale, come è già
sucesso a Messina, prima che
Giuseppe Ardizzone rassegnasse le
dimissioni.
Ridefinita l’identità, passata la
buriana dell’ultimo litigio a Termini
Imerese, il gruppo ora torna in pista,
con due anime: quella del
governatore Crocetta e quella del
“politico”, Beppe Lumia, che avrà
insieme alla Lo Bello il ruolo
operativo sulla Sicilia.
4 Luglio 2014
politica
INCHIESTA. Tra le polemiche, arrivano bus del 1994 per rimpolpare l’asfittica flotta dell’azienda trasporti
Atm di seconda mano
Critiche all’indirizzo del nuovo direttore generale Giovanni Foti. Ma in strada, da via La Farina
circolano “residuati bellici” di fine anni’80. A “euro sottozero”. Ecco le vere bombe ecologiche
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Lo “scandalo” è scoppiato
qualche giorno fa, alla notizia
dell’arrivo in città di sette autobus di
seconda mano, provenienza Torino,
per rimpolpare la disastrosa flotta
oggi in forza all’Atm: sette Iveco 490
del 1994 da 12 metri, che l’azienda
trasporti torinese ha fermato perchè
alcune delle linee periferiche alle
quali i bus erano destinati non
esistono più. Apriti cielo, si sono
levati alti i cori di lesa maestà. Bus di
seconda mano? A noi? E perdippiù
“solo” euro 1, quindi “bombe
ecologiche? Tutto vero, tutto
sacrosanto. Se non fosse che, in città,
della cinquantina di autobus ancora
funzionanti, tra strada e officina, ce
ne sono di “euro sottozero”. Parecchi.
EURO SOTTOZERO. A Messina
circolano infatti ancora macchine
risalenti alla fine degli anni ‘80: dieci
bus ritenuti idonei, tra Iveco 480,
680, Fiat 370 e Menarini 201, sono
addirittura antecedenti alla
normativa europea sulle emissioni. In
pratica “euro zero”, o anche meno.
Immatricolati nel 1991, i dieci mezzi
(e classificati come non idonei ce ne
sono un’altra ventina) sono stati
prodotti nei tardi anni ‘80 ed hanno
le vecchie targhe interamente
numeriche, con il 5 come prima cifra.
Ironia della sorte, nonostante siano
ormai bus da museo, il loro dovere lo
fanno ancora. Il che non si puù dire
di mezzi più “contemporanei”.
L’ECATOMBE. Dei mezzi più recenti,
quell’infornata del 2007 di ventidue
Breda C231, unici della flotta ad
essere in regola con la normativa
“euro”, quattro non sono idonei alla
circolazione. La vera ecatombe, però,
è dei mezzi acquistati nel 1998 (euro
1, come quelli che il nuovo direttore
generale Giovanni Foti, che
dell’azienda torinese è dirigente al
settore sviluppo tecnologico, sta
Giovanni Foti
portando in riva allo Stretto) e 2000
(euro 2): su 53 vetture, ne sono
idonee solo una decina o poco più. Da
quel momento, quando l’Atm ha
deciso di mettersi sul mercato a
cercare mezzi, è stato un disastro
dopo l’altro.
NEL 2013... Ventimila euro ad
autobus. Praticamente quanto una
berlina con qualche accessorio
optional. O una sportiva di seconda
mano con qualche anno sulle spalle.
Eʼ quanto lʼAtm sarebbe stata disposta
a spendere per cinquanta autobus,
secondo un bando in cui si metteva a
gara, con un importo di un milione e
cinquantamila euro, un “pubblico
incanto mediante procedura aperta”.
in cui lʼazienda commissariata da
Enrico Spicuzza cercava cinquanta
autobus urbani usati “di varia
tipologia”, con alimentazione a
gasolio, immatricolazione non
anteriore al 1999 e classificazione
relativa alle emissioni inquinanti non
inferiore a “euro 2”. Il tutto in
formula “full service” per un anno.
Nessuno si è fatto avanti, e la
procedura è naufragata lì. Ma c’è
stato tempo per fare di molto peggio.
CATANZARO, SOLA ANDATA. Alla
fine di ottobre del 2009, nove
autobus prendono il mare in direzione
Calabria, Catanzaro lido, nelle
officine della Techno Bus srl, per
manutenzioni straordinarie che
avrebbero dovuto contribuire al “più
rapido possibile ed inderogabile
ripristino della flotta autobus
dellʼAtm”. Le officine
catanzaresi avrebbero dovuto
rimettere in sesto i nove autobus nel
giro di due mesi, da fine ottobre al
capodanno del 2009, al costo di poco
più di 350mila euro. A quattro anni di
distanza, però, sei dei nove mezzi
sono ancora in Calabria. E lì
resteranno, perchè servirebbero
45mila euro a vettura per renderla
funzionante.
INCUBI DAL PASSATO
Investimenti a perdere
DAI PROBLEMI CON LA BREDAMENARINI AI CONTENZIOSI
PER VETTURE MAI ACQUISTATE. MA “PARCHEGGIATE”
MESSINA. C’è un nome che, all’Atm di Messina, evoca
ricordi terrificanti in autisti e meccanici: è quello della
bolognese BredaMenariniBus, azienda che a metà anni ‘90
fornì al comune di Messina una serie di autobus che
presentavano forti difetti strutturali, tali da far passare loro
tanto tempo in officina quanto ne passavano in strada. Il
contenzioso che ne scaturì non varcò mai le aule di un
tribunale, e fu concluso con un accordo, dal quale l’Atm non
ne trasse granché beneficio. Sindaco, all’epoca, era Franco
Providenti, che dieci anni dopo diventò presidente
dello’Atm (ultimo prima di una lunga serie di commissari),
che con la Breda “ristrutturò” il contratto per l’ultima volta
centonove pagina 12
che, in città, arrivarono autobus freschi. Un fiasco anche
quello: i mezzi arrivati a luglio 2007, i venticinque VivaCity
C231 della BredaMenarini, acquistati in leasing per cinque
milioni, infatti, erano adattissimi in città ma non in collina,
nelle ripide salite per raggiungere i villaggi.
Nemmeno il 2008 è stato un anno fortunatissimo dal punto
di vista dell’acquisto di bus. In quell’anno, commissario
Domenico Manna e assessore alla Mobilità Melino
Capone, erano stati stanziati 400mila euro per lʼacquisto, in
Lombardia, di 32 bus dismessi perchè non più a norma
“euro”. Firmato il preliminare dʼacquisto, il successore di
Manna, Cristofaro La Corte, decide di blocare tutto e
puntare sui mezzi di proprietà, mandando i bus a Catanzaro
per le revisioni (e lì sono rimasti). Nel frattempo, lʼazienda
lombarda fa causa al Comune per inadempienza degli
accordi e per aver dovuto parcheggiare i mezzi in un
piazzale, iniziando un contenzioso. Il finanziamento per i 32
mezzi, nel frattempo, è saltato.
(A.C.)
4 Luglio 2014
politica
LA CURIOSITÀ
PATTI. Il sindaco Aquino alle prese con la revoca dell’assessore Lena e gli scontri al comando municipale
Tutti Vigili sul rimpasto
Diventa un caso politico la denuncia di una vigilessa ricoverata in ospedale poichè avrebbe sentito
il comandante Castrenze esprimere giudizi offensivi sul suo operato. Lui nega. Ma il caso approda in aula
DI
PAMELA ARENA
Patti. Non si placano le polemiche
politiche a Patti dove il sindaco Mauro
Aquino, oltre ad essere impegnato con la
revoca dell’incarico all’assessore Nino
Lena, deve affrontare una “querelle”
nella Polizia municipale. I consiglieri di
opposizione Filippo Tripoli, Nino
Gigante, Pasqualino La Macchia e
Federico Impalà, oltre a chiedere ad
Aquino di spiegare «quali sono i reali
motivi della revoca dell’incarico
all’assessore Lena visto che in più
occasione lo ha ringraziato per il lavoro
svolto con impegno e abnegazione»,
chiedono al primo cittadino di
rispondere anche sullo spiacevole
episodio avvenuto al comando dei vigili
urbani culminato con il trasporto in
ambulanza all’ospedale di una
dipendente. Diventa, dunque, un caso
politico la gestione della polizia
municipale vista la presa di posizione di
alcuni consiglieri comunali che durante
l’ultima seduta consiliare sono stati
informalmente avvisati di quanto era
accaduto pochi minuti prima nella sede
dei vigili urbani, dove si sarebbe
verificato uno scontro verbale fra il
comandante Castrense Ganci e una sua
sottoposta. Una lite che avrebbe
determinato un malessere della
dipendente fino a rendere necessario il
trasporto della stessa al pronto soccorso
dell’ospedale Barone Romeo di Patti.
Secondo i bene informati, pare che la
vigilessa abbia ascoltato il comandante
rivolgere osservazioni irriguardose nei
suoi confronti e su altri due colleghi e
ciò l’avrebbe indotta a chiedere conto di
tali esternazioni. Ne sarebbe nata una
violenta discussione che si è conclusa
solo quando la vigilessa ha accusato il
malore. La stessa poi è stata trattenuta
sotto osservazione in ospedale. Un
episodio che, di certo, non sembra
concludersi con il semplice ritorno a
casa dell’interessata visto che
quest’ultima ha già sporto denuncia alla
stazione dei carabinieri, mentre il marito
chiede «che vengano presi
provvedimenti in merito». Ad affermare
che bisogna far luce sulla vicenda è il
responsabile territoriale della Funzione
Pubblica della Cgil, Nino Cammaroto.
«Non ero presente quando è avvenuto lo
spiacevole episodio - sostiene il
sindacalista- . ma se ciò che mi hanno
raccontato corrisponde a verità,
Il comune di Patti
diventa Ortolandia
L’EX CONSIGLIERE PROVINCIALE GULLO
RACCONTA LA POLITICA LOCALE
CON NOMIGNOLI E RETROSCENA
Patti. Il comune di Patti diventa
Ortolandia. Ed ecco che politici e
personagi noti in paese vengono
trasformati in metatiere, carotino,
carciofino cabriolet, fiori afgani. A
raccontare la politica pattese con
questi pseudonimi sulla sua pagina
facebook è l’ex consigliere
provinciale Luigi Gullo, sconfitto alle
passate amministrative dall’attuale
sindaco Mauro Aquino. Oggi
ritornato a tempo pieno alla sua
attività di avvocato. «Per molti anni
Luigi Gullo
Da sinistra l’ex assessore Lena, il comandante Castrenze e il sindaco Aquino
l’amministrazione comunale dovrebbe
avviare un’indagine interna per far luce
sia sull’accaduto, che sul modo di gestire
il comando dei vigili urbani».
Il comandante dei vigili Castrense
fornisce una sua versione dei fatti.
«Durante una riunione di servizio con
degli ispettori in cui si richiamavano
maggiori controlli, la signora è uscita
dalla propria stanza che dista circa 6-7
metri da quella in cui mi trovavo,
dicendo si sentirsi male e di voler
andare a casa – dichiara il comandante .Quindi abbiamo chiamato
un’ambulanza che l’ha trasportata in
ospedale. Al contrario delle false notizie
che sono emerse in tal senso, sono
sicuro che la natura del suo malessere
non può essere attribuita a me, sia
perché non stavo parlando della signora,
e sia perché, vista la distanza, non
avrebbe potuto sentire ciò che stavo
dicendo. Purtroppo, al comando dei
vigili di Patti ho trovato una situazione
poco piacevole. Per alcuni dipendenti
vigeva l’anarchia e, per questo, ho
dovuto intraprendere un’azione incisiva
mirata ad esigere ordine e disciplina. Ho
potuto notare, infatti, che il mio modo
di agire ha creato una certa sofferenza
generale perchè scevro da
condizionamenti politici ed
esclusivamente al servizio dei cittadini.
Infatti, svolgo il mio lavoro in modo
continuo e costante, impegnandomi
anche 24 ore al giorno, sia per rendere
più presente l’attività del comando sul
territorio, che per evitare che alcuni
possano far credere ai cittadini che un
proprio diritto sia scambiato per favore,
così come è accaduto con la consegna
delle tessere ai disabili». Nulla di quanto
è stato dichiarato corrisponde a verità
secondo Castrense che conclude
affermando che «la situazione è chiara e
chiunque farà dichiarazioni false ne
risponderà nei luoghi e nei modi giusti».
Imperterrita rimane, intanto, l’azione
dei consiglieri di opposizione che, in
virtù di quanto hanno appreso chiedono
al sindaco Aquino «che venga fatta
chiarezza anche su questa vicenda». E
sembra essere dello stesso avviso anche
lo stesso sindaco Aquino. «Abbiamo già
avviato un’indagine interna proprio per
far luce su ciò che è successo – dichiara
il sindaco -. Se ci saranno provvedimenti
disciplinari da prendere non esiteremo a
farlo proprio perché ritengo opportuno
agire osservando la legge». Intanto, si
attende la seduta consiliare di martedì,
durante la quale non si esclude che
possa essere trattata la questione dei
vigili urbani e la revoca dell’incarico
all’assessore Lena che il sindaco sostiene
di non sapere ancora con chi sostituire.
centonove pagina 13
sono stato un politico - spiega - per
fare questo, talvolta, mi è capitato di
dover sopportare di essere
destinatario del rancore anche di chi
non sapeva nulla di me. Non mi sono
mai lamentato, faceva e fa parte del
“gioco”. Ora, però, sono, per mia
scelta un semplice cittadino ed in
tale veste intendo esercitare, senza
le cautele dovute al ruolo, un mio
diritto: la libertà di manifestare il
mio pensiero, anche sotto forma di
satira». Ortolandia, secondo Gullo è
una bella metafora. «Ci sono tanti
personaggi da scoprire, oltre
Carotino, Sanmarzano, i Piselli, il
Metadiere, la Campera, avremo
modo di scoprire altri protagonisti
della saga vegetariana, già penso al
grosso “Carciofino cabriolet” che
pensa di prendere tutti in giro, al
flessibile “Erba al Vento”, pronto a
piegarsi ad ogni nuovo alito, alla
coppia “Gatto & Volpe Srl”, ditta
specializzata in movimento
chiacchiere, all’immobile
“Spaventapasseri”, fermo e
imperturbabile custode dell’orto».
4 Luglio 2014
politica
MILAZZO
Currò vuole scegliere il sindaco
Il deputato pentastellato lavora alle amministrative. Con Mangano e Tricamo
Matteo De Marco
VILLAFRANCA. E’ polemica sulle modifiche alla festa di Sant’Antonio
Bancarellein consiglio
Il sindaco De Marco ha ordinato il rasferimento degli ambulanti
modificando una tradizione decennale. Così lo scontro
Villafranca. Scherza coi fanti e lascia
stare i Santi. Questo il leitmotiv che
risuona a Villafranca Tirrena dopo la
decisione dell ‘amministrazione
comunale di spostare nella zona di
Piazza Campagna gli spettacoli e nella
via Archimede le bancarelle che
tradizionalmente animano nell'ultimo
weekend di luglio la festa di
Sant'Antonio da Padova, venerato nel
rione di Castelluccio (dal 25 al 27
luglio). A rimanere invariato, invece, il
tragitto che compie nel pomeriggio di
domenica la processione religiosa. La
vicenda è stata oggetto di
un'interrogazione presentata dai
consiglieri di minoranza Antonino
Lamberto, Salvatore Puglia e Lorella
Merlino. «Da sempre - spiega Antonino
Lamberto - i residenti si sono lamentati
della presenza di bancarele di fronte
casa. In effetti costiuivano un problema,
ma non ha senso spostare anche il palco
dei festeggiamenti. Così non è più la
festa di Castelluzzo se le manifestazioni
si svolgono altrove. Era giusto trovare
una location diversa - ammette - il santo
doveva fare slalom tra slip e salsicce, ma
spostare i festeggiamenti in toto no.
Sarebbe stato più giusto trovare un
posizionamento del palco più idoneo».
Inoltre 170 cittadini hanno presentato al
Comune una raccolta firme evitare di
“trasformare la nostra festa in uno
squallido e deludente mercato”,
sottolineando che la nuova sistemazione
per gli ambulanti, dei quali la maggior
parte vende prodotti alimentari, sarà
nella prossimità la zona del depuratore.
«E’ una raccolta di firma strumentale replica De Marco - la maggiorparte dei
firmatari sono persone non residenti o
che non abitano a Castelluccio.
Evidentemente è stata forzata per motivi
politici. Ci sono, invece, i locali che sono
pronti a fare una petizione di segno
opposto». Il primo cittadino spiega il suo
provvedimento. «Abbiamo deciso di
trasferire le bancarelle per motivi
igienici sanitari (la spiaggia limitrofa
diventa una discarica e non solo) e per
garantire maggiore sicurezza. Con la
nascita del centro commerciale sono
cambiati tutti i flussi e dal punto di vista
della viabilità sarebbe stato un inferno.
Se, sulla scorta della esperienza di
quest’anno, sarà necessario apportare
ulteriori adeguamenti cambieremo
impostazione per il prossimo. Indietro
non si torna».
BARCELLONA
I Democratici chiedono un Collica bis
Barcellona. Il rimpasto della giunta di Barcellona sembra una telenovelas. Il
coordinamento del Partito Democratico ha chiesto al sindaco Maria Teresa Collica
ufficializzare la richiesta con la quale chieda l’ingresso in Amministrazione dei
Democratici. Le diverse anime del Partito si sono confrontate, anche sulla base delle
prese di posizione dei consiglieri comunali, che hanno indicati alcuni passaggi
importante per favorire l’ingresso in Giunta del Pd: la cosa essenziale è un
azzeramento e da un rinnovo degli assessori. I Democratici, dunque, vogliono
conoscere la proposta ufficiale del primo cittadino, da cui partire per valutare una
possibile intesa programmatica e una nuova composizione del nuovo esecutivo che
dovrebbe portare a compimento l’ultima parte di mandato.
Gian Marco Lombardo
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
Milazzo. Nella corsa alle
amministrative scende in campo
anche l’onorevole pentastellato
Tommaso Currò. Currò, visto il ruolo
che ricopre, non ha alcuna
intenzione di candidarsi a sindaco,
ma ha confidato agli amici che vuole
“mettere la faccia” in questa
campagna elettorale. E’ quasi certo
che non utilizzerà il simbolo dei
“Cinque stelle”, l’intento, secondo
alcune indiscrezioni raccolte
nell’entourage, è quello di portare
avanti una campagna elettorale nel
rispetto della filosofia dei “grillini”
(lotta agli sprechi, valorizzazione del
patrimonio, coinvolgimento della
cittadinanza nelle scelte importanti
del territorio) ma senza i lacciuoli del
simbolo che impone nessun tipo di
accordo elettorale. Una strategia
suicida a Milazzo dove nessun
movimento ha la forza di fare
eleggere un sindaco in solitudine. Ma
chi sarà il candidato con le
caratteristiche del perfetto
“grillino”? Il nome sarà scelto in
modo partecipato all’interno del
meetup con il coinvolgimento di tutti
i simpatizzanti del movimento, ma
sono due i nomi che spiccano sugli
altri: Giovanni Mangano e Massimo
Tricamo. Mangano, figlio di Mario
Mangano, già assessore provinciale
(uno dei fondatori di Forza Italia) è
centonove pagina 14
un grillino della prima ora. Da tempo
ha intrapreso un percorso politico
autonomo ed è diventato l’uomo di
fiducia di Tommaso Currò a Milazzo.
C’è anche il suo zampino nel successo
politico del deputato che è riuscito a
fare istituire l’area marina protetta a
Capo Milazzo. Il secondo candidato
che potrebbe avere i requisiti per la
sindacatura potrebbe essere lo
storico Massimo Tricamo. Tricamo fu
il primo a seguire a Milazzo le gesta
di Grillo quando pochi avrebbero
scommesso sul suo successo. Gode di
una simpata e di una stima
trasversale. Ha donato libri e
documenti storici al Comune, ha
portato avanti battaglie per la tutela
di importanti beni culturali, prestato
volontariato. E’ lui uno degli artefici
dell’apertura della sala espositiva
nell’ex carcere femminile alle porte
del Castello di Milazzo. Due nomi
diversi ma che - con i giusti accordi
politici - potrebbero sparigliare le
carte di una competizione che
sembra già scritta con la
riproposizione dell’uscente Carmelo
Pino, dell’avvocato Giovanni Formica
e dell’ex primo cittadino Lorenzo
Italiano.
Quest’ultimo partecipa da settimane
ad incontri organizzati nei quartieri
da un’associazione,
"LaMilazzoCheVoglio",nell’ambito
del, percorso chiamato
“ViviiltuoQuartiereMilazzo”.
sicilia
L’incidente nel quale ha trovato la morte l’autista di Messinambiente Antonino Tomasello
MESSINA. Antonino Tomasello muore in un incidente alla guida di una spazzatrice
Messinambiente a lutto
Rabbia e cordoglio nella partecipata del Comune. E i colleghi raccontano: “Il mezzo è rimasto fermo
due mesi per riparazioni prima della mattina fatale. Le coincidenze. Che forse non lo sono
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Sembra uno scherzo di
cattivissimo gusto, ma il torrente nel
quale Antonino Tomasello ha trovato
la morte si chiama Pace. Quella pace
sconquassata dal rumore delle
lamiere contorte di una spazzatrice di
Messinambiente lanciata senza
controllo in discesa, dopo aver
depositato il suo carico
all’inceneritore qualche centinaio di
metri più sopra. E’ terminata così la
vita dell’autista di Messinambiente,
alle nove e mezza di mattina di
giovedi 3 luglio. Un incidente senza
spiegazione apparente. Perchè
l’assenza di segni di frenata
sull’asfalto potrebbe far pensare ad
un malore del sessantenne, ma la
testimonianza oculare di passanti
invece racconta di un estremo
tentativo di riprendere il controllo del
mezzo. Che invece ha sfondato il
guardrail a destra ed è precipitato
cinque metri più sotto, nell’alveo
asciutto del torrente Pace. Uccidendo
sul colpo Antonino Tomasello. Un
incidente del quale nessuno, al
momento, è in grado di dare
spiegazione. In attesa di risposte,
però, dalla partecipata di via Dogali,
di errore umano non vogliono
nemmeno sentir parlare. E, anzi,
raccontano particolari inquietanti.
LA SPAZZATRICE MALEDETTA.
“Non sono scaramantico, ma quel
mezzo era davvero maledetto, e
quando ci davano disposizione di
scaricare a Pace nni faciumu u segnu
da cruci, perchè in discesa ce la siamo
vista brutta più di una volta”, spiega
un operatore. Che, su quella
spazzatrice ci ha lavorato. E qualche
volta se l’è vista brutta. E racconta di
una volta che uno stridore di lamiera
sull’asfalto l’ha atterrito. “Si era
staccato di netto il mozzo anteriore
destro trascinando via anche la
ruota”, ricorda ancora scosso. E non
era la prima volta. Un incidente
simile, sempre sul lato destro, sempre
ruota e mozzo, si era già verificato
prima. E fare due più due, in una
Messinambiente che di salire un’altra
volta sul banco degli imputati non ne
ha più voglia, è un attimo. E
qualcuno, a denti stretti, sussurra che,
dallas prima dinamica dell’incidente,
4 Luglio 2014
il mezzo sembra proprio aver scartato
sul lato destro prima di precipitare
nell’alveo del torrente. E, così, si
scopre che la spazzatrice aveva
trascorso i due mesi precedenti in
officina, e che giovedi mattina, non
trovandola nel piazzale
dell’autoparco, tutti avevano
immaginato che fosse stata
finalmente rottamata. Perchè quel
mezzo, a detta di chi lo conduceva,
era in condizioni pessime, usurato dal
tempo e tenuto assieme alla bell’e
meglio. la spazzatrice, infatti, risale al
2005. Era uno dei mezzi “riscattati”.
Quelli, cioè, che l’azienda aveva
acquistato, non più tardi di qualche
anno fa, al termine del ciclo di vita
dall’azienda che fino a quel momento
la aveva noleggiata, la Tec Servizi.
Coincidenze? Forse. Ma non le sole.
COINCIDENZE FORTUNATE.
“Nino era il numero uno con la
spazzatrice, era l’unico a saper
manovrare il “terzo braccio”, quello
retrattile”, raccontano i colleghi.
Quello che nessuno ha voglia di dire,
è che sulla spazzatrice, Tomasello non
sarebbe dovuto essere solo, dato che
il mezzo prevede che a bordo, a
svolgere il servizio, siano in due.
L’autista guida e manovra i bracci e le
spazzole, e l’operatore ecologico, a
terra, coadiuva l’opera di pulizia. “Un
sorvegliante, sul viale Giostra,
stamattina lo ha visto fermarsi più
volte per disincastrare scatoloni di
cartone dalle spazzole”, confermano
dall’azienda. “O per controllare che
tutto fosse a posto”, insinua un
collega. Nella spazzatrice di
Messinambiente, Tomasello era da
solo. In azienda, tra rivendicazioni e
cordoglio, si guarda all’ordine di
servizio. E si considera a bassa voce
che, fosse stato rispettato alla lettera
il contratto, a quest’ora di colleghi
morti, forse ne starebbero piangendo
due.
ZOOM
Lacrime da coccodrillo
del mezzo che guidava. Una spazzatrice. Una delle due in
servizio a Messinambiente. Una spazzatrice vecchia, vetusta,
uno di quei mezzi che il commissario liquidatore Alessio
LA POLITICA CHE PIANGE E CHIEDE DIMISSIONI, E FINO A IERI
Ciacci sta tentando di rimpiazzare. E quanta ironia fuori
CRITICAVA POLEMICAMENTE CHI VOLEVA SOSTITUIRE I MEZZI
luogo, oggi più che mai, aveva suscitato quella lettera scritta
da Ciacci a fine maggio e diretta a Federambiente, sindacato
di categoria, chiedendo una mano per reperire sul mercato a
MESSINA. Per una volta, di Messinambiente non si parla
prezzo “di favore” quello che manca a Messinambiente per
per debiti milionari, bilanci mai approvati, emergenze rifiuti
assicurare un minimo di standard qualitativo.
o qualsiasi circostanza risolvibile con politiche
Quanta ironia aveva suscitato in consiglieri e
accorte e tanta buona volontà. Se ne parla per
assessori vecchi e nuovi, e quante levate di scudi
una “morte bianca”, come con un velo di ipocrisia
aveva provocato da parte di chi sosteneva che
si chiamano oggi, in era politicamente corretta, le
erano spese inutili e comunque non sostenibili dal
morti sul lavoro. Di bianco, a Messinambiente non
Comune. Combinazione, gli stessi che hanno
c’è nulla, se non le facce dei colleghi di Nino
gridato alla lesa maestà per il fatto che i mezzi
Tomasello, ex operaio comunale che avrebbe
sarebbero stati di seconda, se non terza mano. Gli
compiuto sessant’anni ad ottobre se la sua
stessi che domani, c’è da giurarlo, si produrranno
qualifica di autista a Messinambiente non gli
in pelosissime lacrime da coccodrillo. O ridicole
fosse stata fatale in un’afosa mattina di luglio,
richieste di dimissioni. (A.C.)
terminata in fondo ad un torrente tra i rottami
Alessio Ciacci
centonove pagina 15
4 Luglio 2014
sicilia
BENI CULTURALI. Resta nel limbo la mostra che il Mart avrebbe dovuto allestire in Sicilia nel 2014
CONTROLUCE
Antonello, fondi in bilico
Quegli incassi a vuoto
La proposta della struttura di Rovereto era stata accolta dalla giunta regionale in cambio della rinuncia ai canoni
dovuti per il prestito di quattro opere, due delle quali “inamovibili”. La cifra da corrispondere? 580 mila euro
DI
DANIELE DE JOANNON
PALERMO. L’accordo era: nessun
canone è dovuto in cambio
dell’allestimento di una mostra del
valore di un milione di euro da allestire
in Sicilia. Questi erano i termini che si
leggono nella delibera della giunta
regionale numero 340, del 9 ottobre
2013, proposta dall’assessore ai Beni
Culturali dell’epoca, Maria Rita
Sgarlata, in merito alla concessione
in prestito al Mart di Rovereto di due
opere inserito nell’elenco delle
“inamovibili” per una mostra dedicata
ad Antonello da Messina che si è
conclusa lo scorso mese di gennaio. E,
da allora, che cosa è accaduto? Nulla,
visto che la struttura organizzatrice
non ha, come da accordi, corrisposto i
590 mila euro dovuti, mentre,
parallelamente, alcuna mostra in
Sicilia è stata allestita o è in
programmazione.
QUI ROVERETO. «Dell’organizzazione
di una esposizione in Sicilia non so
nulla, ma mi posso informare», risponde
con gentilezza e puntualità una collega
dell’ufficio stampa del Mart.
Parallelamente, dagli albienti dei Beni
Culturali fanno sapere, non
ufficialmente, che in questo momento il
nuovo assessore Giusi Furnari è
impegnata con il problema dei fondi in
bilancio che mancano per assicurare i
servizi di pulizia di siti e musei (vedi
pagina accanto). Stando così le cose,
l’unica certezza è il mancato introito di
una cifra, i 590 mila euro, che sarebbero
stati una “mano santa” per i capitolati di
spesa all’asciutto dell’assessorato
regionale ai Beni Culturali. La
conclusione, la Regione ha fatto la
figura della “credulona”.
L’Annunciata di Palazzo Abatellis di Antonello da Messina
INAMOVIBILI E NON. Per la mostra
di Rovereto, il Mart aveva chiesto
cinque opere, ma su una, il Polittico di
San Gregorio del Museo di Messina,
era stato detto no per le condizioni
non ottimali. Il valore complessivo dei
dipinti inviati è di 119 milioni di euro.
Le opere che potevano essere concesse
in prestito sono la Madonna col
Bambino (con Ecce Homo nel verso)
del Museo di Messina, valore 4 milioni,
e il San Girolamo della Galleria
regionale di Palazzo Abatellis di
Palermo (20 milioni). Per quanto
riguarda le “inamovibili”, si tratta
dell’Annunziata (sempre a Palazzo
Abatellis, valore 30 milioni) e
l’Annunciazione della Galleria
regionale di Palazzo Bellomo, a
Siracusa, il cui peso assicurativo è di
30 milioni. Per le quattro opere, il
canone da pagare era di 590 mila euro.
SE IL CANONE di 590 mila euro dovesse
raggiungere le casse della Regione, a chi
andrebbero realmente questi soldi? È
uno dei nodi irrisolti che rientrano nella
questione più generale degli incassi
legati al sistema dei Beni Culturali
siciliani. A rigor di logica, in un luogo
“normale”, la cifra andrebbe ripartita tra
musei e gallerie prestatori delle opere,
facendo così la felicità di Palazzo
Abatellis (Palermo), Palazzo Bellomo
(Siracusa) e Museo Accascina (Messina),
che con questa entrata in più, ad
esempio, potrebbero procedere a
restauri o altro ancora che non può
essere
finanziato
dall’ordinaria
amministrazione. E invece no, perché,
allo stato dell’arte, tutto ciò che entra
dai Beni Culturali va a finire nel grande
calderone della Regione siciliana, e non
è detto che venga poi indirizzato
sull’assessorato di competenza. Nel 2013,
i 117 tra siti e musei siciliani, hanno
registrato incassi che, seppur al di sotto
della media nazionale e molto ineguali
(ci sono luoghi dove i custodi sono più
dei visitatori annui) pari a 16.130.518
euro per un totale di 3.769.633 visitatori
di cui 2.183.421 paganti. Di questa cifra,
secondo una denuncia del deputato
dell’Ars degli ex Drs (oggi Mprs),
Marcello Greco, solo il 20% andrebbe
nelle casse della Regione. Ecco perché,
mesi fa, lo stesso Greco, presidente della
Commissione Cultura dell’Ars, intendeva
proporre la creazione di un capitolo di
bilancio ad hoc dove far confluire tutte
le entrate.
COSA FARE? Quando deciderà di
affrontare la questione, la Regione si
troverà di fronte a un bivio: o
concordare una mostra ad hoc (che
certo non potrà essere la stessa di
Rovereto, stante che era composta da
dipinti in prestito provenienti da altre
parti del mondo), oppure mettere
all’incasso il canone, azzerando quanto
previsto dalla delibera del 2013. Ma i
soldi, a chi andranno?
DISPUTE
Tutti divisi sul Maestro
LA TESI DI FERDINANDO BOLOGNA CONTRO LUCCO,
AMATO DAI PALERMITANI. E POI LA SRICCHIA
Mauro Lucco
PALERMO. “Rimangono da definire la sede dell’allestimento; il
curatore; la promozione dell’evento... fermo restando che
l’amministrazione ha personale scientifico e sedi adeguate,
nonché capolavori atti ad arricchire eventualmente i contenuti
di una mostra di tale importanza”, scrive in una nota del
settembre 2013 l’allora direttore generale dei Beni Culturali,
Sergio Gelardi, in merito alla proposta del Mart. Un passaggio
di “buon senso” che si aggancia anche alle lotte intestine tra gli
storici dell’arte. La mostra di Rovereto, infatti, vedeva come
curatore Ferdinando Bologna, che, animato da revanscismo,
centonove pagina 16
aveva riportato gli studi all’epoca pionieristica di Stefano
Bottari, riproponendo tesi e collegamenti che si ritenevano
superati. Superati, ad esempio, anche dall’ultima mostra
sull’artista, alle Scuderie del Quirinale, curata da Mauro Lucco.
Quello stesso Lucco che Bologna voleva smentire e che, lo
scorso 20 giugno, è stato protagonista a Palermo di “Antonello,
Genio del Rinascimento”, una due giorni in cui sono stati
presentati gli studi effettuati sull’Annunziata. Tanto basta,
insomma, per dimostrare che una riprosposizione della mostra
del Mart, sulla linea del curatore, poco sarebbe stata
apprezzata dagli studiosi siciliani. Studiosi che, comunque, non
trovano unità su Antonello. In preparazione, ad esempio, c’è
anche una mostra sugli antonelliani, ordinati un paio di anni fa
da Teresa Pugliatti. Ed è proprio il seguito dell’artista, inoltre,
a fare gola a molti. Fra i più quotati, c’è Salvo D’Antonio, il
nipote, la cui esistenza viene spesso estesa pur di potergli
attribuire alcune opere. Ovviamente le migliori. (D.D.J.)
4 Luglio 2014
sicilia
Gli addetti alle pulizie del Museo Orsi di Siracusa licenziati dopo 15 anni (foto srlive.it)
APPALTI&SERVIZI. Esplode l’emergenza in musei e antiquarium siciliani
Archeologia tra i rifiuti
Il contratto per le pulizie è scaduto a giugno, ma i soldi per un nuovo affidamento non saranno disponibili
fino all’approvazione del bilancio. Tra proteste e fai da te, la mappa dei disservizi in piena stagione turistica
PALERMO. I soldi ci sono, ma manca
il bilancio: l’ultima situazione kafkiana
della Sicilia travolge quasi tutti i 116
tra siti archeologici, musei, gallerie e
antiquarium dell’isola che, dal primo
giugno scorso, si trovano senza servizi
di pulizie a causa della scadenza dei
contratti, ormai in piena stagione
turistica. Un problema che coinvolge
anche gli uffici di tutela sparsi nelle
nove province siciliane e che si può
riassumere con il laconico e schietto
commento del soprintendente di
Messina, Rocco Scimone: «Siamo in
una situazione di m...a!». Proprio
Scimone, nei giorni scorsi, insieme alla
direttrice del Museo “Accascina”,
Caterina Di Giacomo, e al direttore
della Biblioteca regionale “GIacomo
Longo”, Sergio Todesco, ha scritto
una lettera all’assessore regionale ai
Beni Culturali, Giusi Furnari, per
chiedere aiuto.
FORTUNATI E VOLONTARI. I più
fortunati sono quei siti per i quali il
contratto per le pulizie era stato
siglato dopo rispetto agli altri. Come
nel caso della Galleria regionale di
Palazzo Abatellis: «Da noi la
situazione è normale,
fortunatamente, il servizio non è in
scadenza e quindi non abbiamo alcun
problema», spiega il direttore
Gioacchino Barbera. Altrove,
però, non è così, tanto che, a salvare
la situazione sono stati i volontari.
Come a Catania, ad esempio, dove a
pulire tre siti archeologici sono stati i
militari di Sigonella, che hanno
puntato sul Teatro Antico di via
Vittorio Emanuele, l’Anfiteatro
romano di piazza Stesicoro e le Terme
romane di Piazza Dante, coadiuvati
dai soci del Rotary Catania Duomo
150, del gruppo “Cittadini a 4 zampe”
e dell’associazione “Le Aristogatte”. O
come ad Aidone, dove un gruppo di
volontari dei Rangers ha pulito i
locali del museo dove si trova la
Venere di Morgantina.
LO STATO DELL’ARTE. A “patire”
la scadenza del contratto
quinquennale con la Consip sono i
territori e gli uffici di pertinenza delle
soprintendenze di Messina, Catania,
Siracusa, Ragusa, Trapani ed Enna.
Particolarmente grave, anche per il
rischio di incendi, è la situazione a
Siracusa. Se è vero che, grazie a una
sinergia col Comune, sono state
ripulite le aree intorno al Teatro
greco, all’Orecchio di Dioniso e il
percorso delle Latomie, lo è
altrettanto che beni come l’Anfiteatro
romano, i resti del santuario di
Demetra e Kore, l’Arsenale greco o il
Bagno di Dafne sono rimasti preda
dei rifiuti. Una parte della pulizia
(compresi, per due mesi gli uffici
della Soprintendenza, del “Paolo
Orsi” e della Galleria di Palazzo
Bellomo) viene assicurata
dall’amministrazione comunale grazie
al 30% degli introiti sui biglietti, che
però potrebbero disperdersi con il
nuovo pagamento centralizzato (i
soldi vanno direttamente alla
Regione), e questo ha fatto andare su
tutte le furie il primo cittadino
Giancarlo Garozzo. Inoltre,
sempre a Siracusa, dall’1 luglio sono
rimasti senza lavoro i quindici
impegnati nel servizio di pulizia al
museo archeologico “Paolo Orsi”. A
Marsala, invece, da 16 giugno è
consentito l’ingresso gratuito al
Decumano Massimo per il mancato
rispetto da parte del Comune, in
questo caso, degli accordi riguardanti
la pulizia dell’area archeologica di
Capo Boeo. E, a colpire (a parte la
divertente circostanza dei pomodori
che crescono tra i mosaici della Villa
Romana di Patti, in provincia di
Messina), sono anche i bagni senza
acqua del parco archeologico di
Himera, quelli chiusi del Museo
Baglio Anselmi di Marsala, le zecche
di Tindari e Solunto, le defaillance
alla Villa del Casale e i dipendenti
che, autarchicamente, provano a
pulire il Museo Bernabò Brea di
Lipari. Tutte situazioni annotate
puntualmente dai turisti nei
commenti che affidano al web.
Parallelamente, i sindacati Sadirs e
Cobas hanno indetto per il 18 un sitin davanti agli uffici della Regione.
L’obiettivo, sollecitare l’erogazione del
milione e 600 mila euro necessari per
i servizi di pulizia. (D.D.J.)
CARROZZONI
Tutti insieme nella Sas
L’ESERCITO DEGLI ASSUNTI DA BENI CULTURALI TRANSITA
NELLA NUOVA CONSORTILE. MA SU TURNI E MANSIONI...
PALERMO. “Il personale che lavora in tutti i siti culturali
siciliani, nelle aree archeologiche, nelle sale espositive delle
gallerie e delle biblioteche regionali, ma anche negli stessi
uffici delle soprintendenze e dell’assessorato, è stanco di
vedersi addossare colpe che non ha e che, invece,
appartengono ad una gestione fallimentare dettata da una
serie di Governi Regionali che si sono succeduti in una
gestione fallimentare senza alcun progetto di sviluppo dei
beni culturali siciliani”. A dirlo sono Giuseppe Salerno e
Giuseppe Di Paola, responsabili regionali del Sadirs per le
centonove pagina 17
politiche dei beni culturali, Michele D’Amico, responsabile
regionale del Cobas-Codir per le politiche dei beni culturali
e Simone Romano, coordinatore regionale del
Cu.Pa.S/Codir. Sarà, ma sono le cifre e alcuni paradossi a far
piovere le critiche sui circa 200 lavoratori di categoria B (fulltime) e sui 240 di categoria B (part-time) già dipendenti
della Società Beni Culturali Spa Gestione & Servizi, ora
confluiti nella Sas, la Servizi Ausiliari Sicilia, società
consortile diretta da Nicola Vernuccio che ha inglobato
anche i lavoratori di Multiservizi e Biosphera, arrivando a
quota 2000. A fronte di tanto personale, perché, alla fine, il
servizi non funzionano, soprattutto il fine settimana? Ciò si
deve a differenze contrattuali per cui, a detta degli stessi
sindacati, il personale è “impiegato, in violazione delle leggi
vigenti e del dettato contrattuale, senza che percepisca
alcuno straordinario”. Una circostanza che diventa
drammatica in assenza di fondi. (D.D.J.)
4 Luglio 2014
sicilia
Due bungalow del villagio turistico Le Dune
MESSINA. Storia del villaggio turistico da buttar giù. Che continua ad operare nonostante tutto
Le Dune, la demolizione può attendere
Una concessione revocata, una sanatoria negata e sessanta ordinanze, si arenano davanti al Tar.
La vicenda iniziata nel 2000 non si “chiude” nonostante la sentenza passata in giudicato. Ecco perchè
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. C’è un villaggio turistico,
che la Procura con sentenza passata in
giudicato ha deciso essere in gran parte
abusivo, sul quale pendono una
sessantina di ordinanze di demolizione.
E un comitato, “Per Vivere Meglio Km
13400”, che attende l’esecuzione delle
ordinaze per poter dormire in pace la
notte. In mezzo, i consueti ricorsi al Tar.
Con le consuete sospensive. Nel
frattempo, l’estate è iniziata. E nel
villaggio turistico Le Dune di Mortelle,
la stagione turistica ferve e le ruspe
tacciono. Una storia tutta messinese.
Che inizia quindici anni fa.
DUNE...DI CEMENTO. De Le Dune,
negli anni, se ne è parlato
principalmente perchè prima l’ex
sindaco Giuseppe Buzzanca lo aveva
individuato per dare temporaneamente
un tetto a chi l’aveva perso nella
catastrofe di Giampilieri, e poi perchè
l’attuale primo cittadino Renato
Accorinti aveva inoltrato richiesta al
Prefetto Stefano Trotta (respinta) di
requisire la struttura per destinarla
all’accoglienza dei migranti. In tutto ciò,
quello che non è mai stato messo in
dubbio era che il complesso fosse da
abbattere. Lo aveva deciso la
magistratuta con una sentenza passata
in giudicato. Che, a palazzo Zanca, era
rimasta chiusa nei cassetti per anni. Fino
a qualche settimana fa, quando dal
dipartimento repressione abusivismo
sono partite una sessantina di istanze di
demolizione, una per ogni bungalow
che la Procura ha dichiarato abusivo.
Sin dalla nascita.
LA STORIA. Il villaggio turistico Le
Dune ha visto la luce all’inizio del 2000,
subito in difformità rispetto ai progetti
approvati che prevedevano, invece dei
miniappartamenti costruiti, delle
“capanne da spiaggia”, strutture
amovibili per fruizione marina.
Enrico Buda
In seguito ad una denuncia, inizia il
procedimento della procura per la
demolizione, con tanto di sentenza
passata in giudicato e trasmessa al
Comune. L’impresa costruttrice, nel
frattempo, aveva tentato di “condonare”
le costruzioni, ma le domande di
sanatoria, anche sulla scorta della
sentenza, erano state rigettate. In tutto
ciò, palazzo Zanca è rimasto fermo dal
2008, e solo oggi dall’assessorato
all’Urbanistica guidato da Sergio De
Cola sono partiti i provvedimenti.
Ovviamente, contro gli ordini di
demolizione è stato proposto ricorso al
Tar, ed altrettanto ovviamente il Tar ha
concesso sospensiva per tutti i bungalow
da demolire, tranne che per sei. Nel
frattempo, sulla scorta della sentenza, il
Comune ha revocato la concessione
edilizia con conseguente decadenza
dell’agibilità, quindi il Suap ha
cancellato la concessione commerciale.
Altro ricorso, altra sospensiva. Il
Comune, per non essere da meno, si è
rivolto al Cga.
VILLAGGIO DI FAMIGLIA.
Nonostante il destinatario delle sessanta
istanze di demolizione sia Antonino
Marchese, in qualità di legale
rappresentante (e “responsabile abuso”,
come si legge nelle istanze), la società è
più variegata, ed unisce due celebri
famiglie messinesi, i già citati Marchese
ed i Buda. La In.Tur srl, infatti, è
detenuta al 36,33% dalla Finloca Sas di
Angela Buda, e per il restante 63,67%
dalla Fincom Holding srl, finanziaria che
appartiene adllo stesso Antonino
Marchese. Stesse famiglie anche nel
consiglio d’amministrazione: Presidente
è Antonino Buda, amministratore
delegato di nuovo Antonino Marchese,
mentre nel Cda siedono l’ex consigliere
comunale Enrico Buda e Gaetano
Marchese. Nel 2011, la gestione del
villagio turistico Le Dune, ramo
d’azienda della Intur, è stata rilevata
dalla Futura Vacanze Spa tramite la
Nyce club2 srl di Roma, di proprietà di
Luigi Marcucci.
A VOLTE RITORNANO
Palazzo a Montalto, ricorso bis
LA SIGARI COASTRUZIONI CI RIPROVA: RICORSO CONTRO
IL “NIET” DELLA SOPRINTENDENZA. ASPETTANDO IL CGA...
MESSINA. Su quel palazzo, la Sigari costruzioni (e la Curia)
ci hanno scommesso, e non si accontentano di un “no”.
Nemmeno di due. E così, il progetto della palazzina nel
terrapieno appena sotto il santuario di Montalto torna alla
giustizia amministrativa. L’impresa costruttrice e la Curia
messinese, infatti, hanno proposto ricorso al tribunale
amministrativo catanese contro il provvedimento col quale
la Soprintendenza messinese aveva annullato i “via libera”
alla costruzione precedentemente rilasciati. Sul palazzo, nel
frattempo, grava anche un giudizio pendente al Cga: il
ricorso al Tar inoltrato dai costruttori e dai preti qualche
anno fa contro il diniego a costruire da parte del comune di
centonove pagina 18
Messina, in primo grado non aveva trovato opposizione da
parte di palazzo Zanca, che non si era nemmeno premurato
di costituirsi, salvo poi “svegliarsi” e proporre appello al
Cga. Appello che sarebbe dovuto andare in discussione il 18
giugno. A Catania, però, la decisione è stata “congelata”
dal secondo ricorso sul tema, quello che vede opposti Sigari
e la Curia contro Soprintendenza e Comune, fatto
recapitare a maggio. Due ricorsi diversi per via
amministrativa, sulla stessa vicenda, per i quali però non è
stata chiesta sospensiva. La decisione, quindi, non
arriverebbe, nella migliore delle ipotesi, prima di un anno. Il
progetto della Sigari prevede una palazzina, quattro
elevazioni fuori terra, otto alloggi immediatamente sotto
Montalto in terreno della Curia. Che in cambio ne
rceverebbe un centro parrocchiale. Uno dei più strenui
avversari del progetto è Gaetano Sciacca, ingegnere capo
del Genio Civile di Messina. Che proprio in questi giorni
potrebbe essere sostituito dalla guida degli uffici di via
Aurelio Saffi. (A.C.)
sicilia
Il palazzo comunale monfortese con i volti di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone
MONFORTE SAN GIORGIO. E’ giallo sulle spie “rudimentali” trovate al Comune
Palazzo delle cimici
Clima inquieto attorno all’attività del sindaco Giuseppe Cannistrà. Che già nel marzo scorso
ricevette una busta con due proiettili a scopo intimidatorio. E gli pseudonimi “impazzano” su facebook
DI FRANCESCO
PINIZZOTTO
Cimici, proiettili e tanta tensione. Di
certo c’è solo che è stata minata alla base
la tranquillità di Monforte San Giorgio,
un centro tirrenico di poco meno di
tremila anime, animato nei periodi delle
festività e pure da tradizioni millenarie.
Alla quiete, solitamente “smorzata” ogni
giorno dalla musica allegra del
fruttivendolo ambulante, però, ormai fa
da contraltare l’inquietudine del palazzo
comunale. Quello su cui campeggiano
dai balconi le immagini dei martiri dei
nostri tempi Paolo Borsellino e Giovanni
Falcone (che nel contesto paesano
qualche anziano buontempone è riuscito
a scambiare perfino con delle foto dell’ex
sindaco Nino Romanzo). Due microspie
in grado di trasmettere modalità audio e
video (una addirittura in grado di captare
Giuseppe Cannistrà
le informazioni della rete Lan del
municipio) solo pochi giorni fa sono stati
individuati, sia nel pc della stanza del
sindaco Giuseppe Cannistrà, che in uno
di quelli in dotazione dell’ufficio dei vigili
urbani distante solo qualche centinaio di
metri dal palazzo centrale. Inoltre, il
computer nell’ufficio del primo cittadino
è stato manomesso attraverso
l’installazione di un programma in grado
di trasmettere informazioni all’esterno.
La scoperta è avvenuta a seguito ad una
bonifica ambientale effettuata da tecnici
individuati dall’amministrazione, per
iniziativa dell’assessore Antonino
Battaglia, subentrato da due mesi a
Nicola Chillè, che era stato defenestrato
da Cannistrà nel febbraio scorso.
I dispositivi sono stati sequestrati dai
militari dell’arma dei Carabinieri della
locale stazione, al comando del
maresciallo Daniele Barbera. Massimo
riserbo sulle indagini della Procura
Distrettuale di Messina, considerato che
spetterà agli inquirenti stabilire se e in
che periodo di tempo le informazioni
sono state trasmesse all’esterno dal
palazzo comunale, e quali sono gli
interessi che si potrebbero nascondere
dietro tale iniziativa. Secondo
indiscrezioni si tratterebbe comunque di
dispositivi “rudimentali” e
tecnologicamente anche datati.
Comprensibile l’apprensione di chi vive
episodi del genere in prima persona,
come il sindaco Giuseppe Cannistrà
(trentunenne alla guida del comune dal
giugno del 2013), che già ha ricevuto
una busta contenente due proiettili nel
marzo scorso. “Continuo ad essere
sconcertato in quanto episodi simili non
si erano mai verificati a Monforte San
Giorgio, né tantomeno nessuno avrebbe
mai immaginato cose del genere – ha
dichiarato Cannistrà - Non mi spiego il
perché di tanto accanimento. Forse
perché il nostro operato sta alterando
poteri consolidati o meccanismi di potere
radicati? Vorrei comunque
tranquillizzare tutti sul fatto che episodi
del genere, per quanto amari e
sconcertanti, non minano, nè mineranno
minimamente l’impegno di questa
centonove pagina 19
4 Luglio 2014
Amministrazione Comunale nel portare
avanti le proprie iniziative e i propri
principi”. La “molla” che
all’amministrazione ha fatto scattare la
necessità di una bonifica ambientale
sembra però di carattere più ampio,
ovvero la circostanza per cui i fatti di cui
si discuteva all’interno della stanza del
primo cittadino, dopo poco tempo,
divenivano di dominio pubblico e
venivano diffusi da profili anonimi.
Cannistrà ha già avvisato le autorità
giudiziarie tramite l’avvocato Piera
Basile, incaricata di tutelare ogni ragione
ed interesse dell’ente “in ordine – si legge
nella delibera di giunta del 12 settembre
scorso – all’avvenuta pubblicazione su
un social network di atti comunali con
commenti diffamanti circa l’operato
dell’ammministrazione”. Perché se prima
la delazione passava dal “cuttigghiu” del
paese, adesso i mezzi offerti dalle
moderne tecnologie non offrono solo
trasparenza, con il comune a portata di
mouse in tutto il mondo (il comune
monfortese pubblica da anni e
integralmente le delibere di giunta, di
consiglio comunale, le determine
sindacali e dei responsabili di settore). I
link su facebook ormai sono ormai un
gioco da ragazzi per tutti. E i dialoghi sul
più “chattato” del social network
passano ormai anche da una miriade di
pseudonimi che hanno in gran parte
“sostituito” i dialoghi della piazza “reale”
su quella virtuale. Una miriade i
pseudonimi che commentano i fatti
monfortesi e dai nomi fantasiosi, tra
questi Riscossa monfortese, Dominio
pubblico, Io amo Monforte, Monforte
libera, Fico d’india, Giuseppe Raschetta,
Citta Dino, Citta Dina, Falco della
collina. Solidarietà a Cannistrà è stata
espressa dalla Cyber Community dei
Monfortesi nel Mondo che “condanna il
nuovo grave episodio ed esprime al
sindaco, impegnato nel non facile
compito di amministrare e far crescer
culturalmente e moralmente il paese in
un momento storico obiettivamente
difficile, vicinanza e solidarietà”.
4 Luglio 2014
sicilia
MESSINA. All’istituto di Ritiro si conclude il corso di formazione “Il mondo dei giovani”. Con questi risultati
Villa Lina? La scuola di tutti
Con i fondi europei un progetto per aiutare i genitori a formare i ragazzi: un percorso educativo
in una realtà di forte disagio sociale e familiare. Che coinvolge anche le mamme. Ecco le loro storie
DI
MARIA TIZIANA SIDOTI
MESSINA. «La scuola è scuola, quando
diventa scuola per tutti, punto di
riferimento del territorio: almeno io la
sento questa responsabilità», queste le
parole di Giovanna De Francesco,
dirigente scolastica dell'Istituto
Comprensivo Villa Lina-Ritiro di Messina.
Che quest'anno insieme alle
numerosissime attività scolastiche hanno
trovato un ulteriore carattere di attualità
in un corso di formazione per genitori, "Il
mondo dei giovani": un percorso di 60
ore grazie ad un finanziamento europeo
Pon, Programmi operativi nazionali,
azione Fse, Fondo sociale europeo, 2013.
IL CORSO. «I genitori hanno lavorato sul
rapporto genitoriale ed anche su quello
con la scuola raggiungere insieme lo
stesso obiettivo: formare i ragazzi,
collaborare, creare alleanze educative,
perchè, se si lavora tutti insieme, si
ottengono risultati migliori», spiega la De
Francesco. Un viaggio, quello del corso,
Giovanna De Francesco
dove la ricerca di percorsi di legalità,
innovazione e rispetto per l'ambiente
attraverso incontri con autori e testimoni
di giustizia, o passeggiate "ecologiche",
da sempre fronte d'impegno del
Comprensivo, è declinata attraverso la
componente genitoriale per arrivare ai
ragazzi in un cerchio di collaborazione
tra scuola e territorio. «Per i genitori non
era il primo corso ma negli anni il
rapporto con la scuola è migliorato
sempre di più, conosciamo meglio le
problematiche e le dinamiche e possiamo
aiutare in modo più adeguato», rivela la
dirigente. Varie sono state le attività
proposte dall'esperto, Concetta
Alessandro, e dalla tutor, la professoressa
Pina Dato, mentre nelle ore laboratoriali
al centro della lettura e della discussione
sono stati i brani più significativi di
"Bambini", libro di Domenico Barrilà,
psicoterapeuta e scrittore di origine
messinese: le riflessioni poi dei genitori
sulla lettura sono state riportate
fedelmente in un power point, tappa
finale del corso.
STORIE FORTI. Un itinerario fatto anche
di storie, dolorose nella fragilità del
quotidiano, emerse nel confronto tra di
loro e con l'esperto psicologo all'interno
del corso, e raccontate dai genitori, in
richiesta d'aiuto per i propri figli. «È
emerso che ci sono problematiche molto
forti: nonne di 32-35 anni, mammebambine. Si addossano dei pesi più
grandi di loro: hanno problemi di casa, di
lavoro, altre hanno situazioni in cui il
marito è in carcere. Ci fanno capire con
quale forza affrontano il quotidiano»,
evidenzia la De Francesco. Che racconta:
«Nella giornata conclusiva per le prime
ore a scuola abbiamo avuto l'incontro con
l'autore Barrilà che ha avuto modo di dar
loro consigli, di conoscerle: è rimasto
molto colpito da queste mamme così
giovani ma anche dalla loro forza. Ora
centonove pagina 20
Istituto Villa Lina, menzione speciale a Tindari
poi queste mamme ci credono nella
scuola». Ed aggiunge: «È emerso anche
che il corso, nonostante la frequenza, è
stato anche un momento di
spiensieratezza, in cui si dedicavano a
loro». Un angolo di maggior serenità è
stato la preparazione del canto corale del
brano "Non mollare mai" di Gigi D'Alessio
con il sostegno del maestro etnologo
Orazio Corsaro. «Non si sono
improvvisate. Durante il laboratorio
hanno chiesto di poter fare teatro ed altro
e abbiamo cercato di accontentarle: spero
di poter fare una compagnia teatrale
genitori-ragazzi», precisa la dirigente.
Che osserva: «Anche per la scuola è stato
importante aprirsi al territorio: un
momento di formazione anche per i
docenti, perchè ci sono corsi come questo
sicilia
per il Teatro Giovani 2014
che danno senso al proprio ruolo». E,
proprio partendo dal corso ed in
collaborazione con la libreria Bonanzinga
attraverso Daniela Bonanzinga, c'è stato
alla sala "Visconti" un seminario: incontro
con Barrilà ed anche con il pediatra
Sergio Conti Nibali che hanno interagito
con il pubblico, alla presenza di Concetta
Barone, funzionario dell'Usp, Ufficio
scolastico provinciale messinese.
«Lavorare in sinergia, significa andare
ancora di più nel territorio. Questa stessa
esperienza può essere ripresa da altre
scuole: le problematiche generali
educative sono uguali, anche se poi di
certo acquistano specificità nel territorio
ma tutte le scuole devono essere punto di
riferimento. Qui da noi tutto diventa più
difficile, perchè accanto al problema
educativo c'è quello del lavoro che non
c'è, della criminalità ma la scuola deve
aiutare quelli che hanno grossi disagi ma
anche le eccellenze, non solo i più deboli
ma anche i più bravi, non escludere
nessuno. Oggi bisogna puntare sulla
scuola: è il posto, dove i ragazzi passano
così tante ore ed i genitori sanno che li
lasciano in un posto sicuro. I ragazzi
apprendono come costruire la loro
persona, i valori, e la scuola poi è fatta
dai docenti che non sono tuttologi ma
devono affiancarsi ad esperti del
territorio», evidenzia la De Francesco.
TEMPO DI BILANCI. E la filosofia della
scuola-punto di riferimento è anche
nell'organizzazione dell'intero
Comprensivo, da quest'anno passato da
7 a 10 scuole: oltre ai 5 in periferia nord
messinese in area a forte densità
abitativa quali il "Vann'Antò", sede di
presidenza, media e dell'infanzia, il "Villa
Lina", primaria, nel rione S. Leone il "G.
Mauro", primaria con sezioni per
l'infanzia, la "Lombardo Radice"
elementare in via Palermo, e il "S.
Michele" d'infanzia e primaria intitolato
al primo comandante dei vigili urbani di
Messina ed eroe risorgimentale,
Francesco Saccà, ed ai 2 sui Peloritani, le
primarie e d'infanzia "Castronovo" di
Gesso", ed il "Cena" di Salice, anche
l'intero Comprensivo del Cesareo ossia il
plesso omonimo, quello di Castanea,
entrambi materna, primaria e media, e
la primaria e d'infanzia di Massa S.
Lucia. «Abbiamo 1050 alunni circa: è
stato un anno molto impegnativo per
amalgamare tutto, uniformare criteri ma
anche organizzare, mantenendo e
rispettando le caratteristiche di ogni
plesso: alcune scuole hanno delle
criticità che vanno attenzionate, altre
hanno note positive ma anche queste
hanno bisogno di attenzione, come per
esempio un plesso collinare, perchè lì gli
abitanti hanno un punto di riferimento
importante nella scuola che deve
mantenere questo suo ruolo di
attenzione», riprende la dirigente del
Comprensivo, vincitore in passato anche
del Premio "Scuola Viva" per le
molteplici attività. Che seguita:
«Abbiamo introdotto l'indirizzo musicale
per la media: questo percorso ha dato
grandi risultati dopo una partenza un pò
centonove pagina 21
4 Luglio 2014
in salita, perchè non tutti possono
acquistare gli strumenti e, difatti, ne
abbiamo comprati alcuni per darli in
comodato d'uso agli studenti e abbiamo
intenzione di comprarne altri. Oggi
abbiamo un'orchestrina, abbiamo
scoperto dei talenti e anche uno
strumento contro la dispersione
scolastica. E grande successo anche il
laboratorio di falegnameria. Abbiamo un
bell'orto didattico e adottatto la rotatoria
di viale Giostra, intitolata alle vittime
della mafia, che i ragazzi annaffiano e
puliscono. Fiore all'occhiello, anche se
tutti i progetti ci appassionano, il premio
in collaborazione con il Comune per la
miglior raccolta differenziata anche con
l'aiuto dei genitori anche nella quantità:
premi in denaro come questi si possono
reinvestire nella scuola per altri progetti.
E poi siamo stati a Tindari al Teatro
Giovani 2014: menzione speciale per le
musiche – i ragazzi erano stati guidati
dal maestro Corsaro per un Pon – e per il
contenuto d'impegno sociale di "Sicilia,
terra di mafia o... di eroi", riflessione
semiseria sul concetto di mafia,
realizzato grazie ai Pon "Teatro-impegno
e legalità" e "Musica note in libertà".
Siamo anche centro per le certificazioni
in lingua inglese». E conclude:
«Impegnativo ma anche molto
gratificante. Attraverso questi corsi si
nota anche una crescita umana. 6 anni
fa, quando sono arrivata, non avrei mai e
poi mai pensato che avremmo raggiunto
così tanti obiettivi».
4 Luglio 2014
sicilia
SCALETTA ZANCLEA. Residenti accusati di avere intascato rimborsi
Alluvione in procura
Tra inchieste giudiziarie e rischio di default il comune non riesce
a dimenticare la valanga di fango. E ad onorare i propri defunti
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
Scaletta Zanclea. Prima l’arresto del
responsabile dell’ufficio tecnico accusato
di una presunta concussione, poi il
rinvio a giudizio di 61 residenti che si
sarebbero intascati indebitamente
rimborsi alberghieri destinati a coloro
che hanno subito danni alle proprie case
dopo l’alluvione del primo ottobre 2009.
Scaletta Zanclea non riesce a lasciarsi le
spalle la pagina del terribile alluvione
che devastò il comprensorio. Senza
considerare che ancora oggi sono ben
visibili le ferite urbanistiche mai
risanate. A cominciare dalla strada che
conduce al cimitero di Scaletta
Superiore. Rimane pericolante ed è
vietato l’accesso. I residenti,
specialmente i più anziani, da anni non
possono onorare nemmeno i propri
defunti. La nuova amministrazione
comunale guidata da Gianfranco
Moschella sta cercando di fare del suo
meglio. Tante le iniziative, solleciti, ha
tenuto a bada i decreti ingiuntivi delle
ditte creditrici: 2,2 milioni di euro
maturati con gli interventi di somma
urgenza effettuati in quelle giornate. Ma
alcune volte è come lottare contro i
mulini al vento. La popolazione si riduce
di mese in mese. Da un anno, con la
chiusura della statale 114 a rischio
frane, non passa un autobus di linea.
Chi nel fine settimana transitava da
quella strada per acquistare il pesce
preferisce altri lidi più accessibili. Dal
2011 ad oggi sono andati perduti 400
abitanti (oggi la popolazione censita è di
2324 abitanti). Sessantuno dei quali nel
mirino della procura di Messina.
Secondo l’accusa, percepirono il
contributo per l’alloggio in albergo
quando invece tornarono quasi subito a
risiedere nelle loro abitazioni.
Inizialmente erano 77 gli indagati ma
per 16 di loro s’è registrata
l’archiviazione. Le ipotesi d’accusa sono
in prevalenza la truffa e il falso del
privato in atto pubblico, tutto ai danni
dello Stato per il conseguimento di
erogazioni pubbliche. E in questo caso si
tratterebbe dei contributi economici
erogati ai residenti e non, sotto varie
forme, all’indomani dell’alluvione.
Anche se non legata all’alluvione,
rimangono valide le ordinanze di
custodia cautelare ai domiciliari per il
capo dell’ufficio tecnico di Scaletta, il
barcellonese Salvatore Calabrò, 64 anni,
e l’ingegnere messinese, Antonino
Porcello 63 anni. Gli arresti sono giunti a
conclusione di una indagine partita
dalla denuncia di un imprenditore di
Scaletta Zanclea. Sostiene che i due lo
avrebbero costretto a rivolgersi
all’ingegner Porcello per richiedere
all’Ufficio Tecnico del Comune la
concessione in sanatoria per opere
abusivamente realizzate in un terreno di
sua proprietà. Inoltre, al fine di
agevolare il rilascio della sanatoria,
avrebbe pagato una parcella di 10 mila
euro (di cui 4 mila euro per il capo
dell’ufficio tecnico), facendo
chiaramente intendere che in caso di
affidamento della pratica ad altro
professionista non avrebbe ottenuto il il
provvedimento amministrativo.
«Dal giorno dell’arresto l’ufficio tecnico è
di fatto bloccato - spiega il sindaco
Moschella - nei prossimi giorni si
insedierà un sostituto scelto tramite una
regolare bando. Si tratta dell’ingegnere
Antonio Barone, attualmente in servizio
al Genio civile di Messina». La gestione
dei fondi post alluvioni rimangono in
mano alla Protezione civile regionale
che poi ha demandato parte delle
competenze al Genio Civile e alla
Proteste delle ditte intervenute dopo l’alluvione tra Giampilieri e Scaletta
Provincia regionale. Al comune di
Scaletta Zanclea non rimane che subire i
ritardi. «Fino ad oggi sono stati spesi 30
milioni di euro per rendere sicure le aree
vicine a torrenti e costoni rocciosi continua il primo cittadino - ma
rimangono i lavori più importanti: la
strada del cimitero di scaletta superiore
che impedisce ai cittadini di raggiungere
i propri defunti dall’1 ottobre 2009 (2,5
milioni di euro). A Guidamandri
superiore la Protezione Civile di Messina
ha appaltato i lavori per la messa in
sicurezza dei costoni che incombono
sulla frazione, ma il cantiere non parte
perchè rimangono bloccate le procedure
per espropriare alcune aree». A non fare
dormire sonni tranquilli agli
amministratori sono anche i decreti
ingiuntivi che minacciano le ditte
intervenute dopo la valanga di fango.
L’80% delle somme sono state pagate,
ma la parte residua ammonta a 2
milioni 200 mila euro. «Anche se la
gestione dei fondi non è nostra continua il primo cittadino - risultiamo
noi committenti dei lavori. Dunque le
proteste e gli atti sono indirizzati al
municipio. Per il momento c’è solo un
decreto ingiuntivo in corso, ma se
diverrà esecutivo c’è il rischio che anche
altre aziende seguiranno l’esempio.
Questo significherà solo una cosa: il
default». Moschella lancia un appello.
«La strada del cimitero è quella che ci
sta più a cuore - conclude - da cinque
anni non si riesce ad onorare
degnamente i defunti. Il carro funebre
deve passare da Guidomandri e chiedere
il permesso di passare ad un privato».
L’ELENCO
In albergo a spese della Regione
ECCO I NOMI DEGLI IMPUTATI CHE DOVRANNO
RISPONDERE DI TRUFFA E FALSO PRIVATO
Scaletta Zanclea. Ecco i nomi delle persone per cui la procura
Gianfranco Moschella
di Messina ha disposto il rinvio a giudizio ipotizzando
l’accusa di avere intascato rimborsi non dovuti per la
permanenza in albergo dopo l’alluvione del’1 ottobre 2009.
Dovranno rispondere in prevalenza di truffa e falso privato
in atto pubblico, tutto ai danni dello Stato:
Agatino Triolo, Antonio Triolo, Sergio Fleres, Mario Silla,
Letterio Foti, Domenico Tavilla, Rossella Freni, Andrea
Grillo, Anna Maria Buccini, Giacomo Auditore, Agostino
centonove pagina 22
Pino, Giusy Cucinotta, Serafina Ciccarello, Letteria Giusto,
Anna Rita Novellino, Minicante Rosario Armeli, Santi
Cacciola, Nicola Villari, Stefano Alibrandi, Alessandra
Marchese, Domenica Giuliano, Letterio Di Blasi, Carmela
Puglisi, Grazia Torrisi, Nazzarena Giuliano, Francesco De
Luca, Teresa Porto, Domenico Generoso, Salvatore Alessi,
Franco Aloisi, Francesco Basile, Maria Di Blasi, Anna
Barbera, Garibaldi Lopane, Domenica Cordaro, Giuseppe
Freni, Nunziata Ausino, Aurelio Marchese, Renato Calabrò,
Andrea Maugeri, Giorgio Giovanni Barbera, Francesco
Gemellaro, Francesco Freni, Gianfranco D’Arrigo, Giovanna
Cucinotta, Antonella Palumbo, Pietro D’Angelo, Girolamo
Pino, Rosario Muscherà, Gaetano Ciccarello, Placido
Camino, Nicola Santamaria (prosciolto da un capo
d’imputazione), Salvatore Calabrò, Giovanni Cuppari,
Letterio Alì, Giuseppe Trimarchi.
4 Luglio 2014
sicilia
Tito Costa
Il kit che sarà distribuito alle famiglie di Villafranca
VILLAFRANCA. Al via il nuovo piano di raccolta. A settembre c’è il “porta a porta”
Rifiuti, mi è scomparso il cassonetto
Nel nuovo regolamento varato dall’assessore Tito Costa si punta sulla differenziata.
Abbandonato l’Ato 2 l’amministrazione gestirà il servizio da un milione di euro. Ecco i dettagli
Villafranca. Il rifiuto dove lo metto?
Questo l'interrogativo che si porranno i
cittadini villafranchesi già da fine
settembre. Dalle strade della cittadina,
infatti, spariranno tutti cassonetti
mentre nell'area artigianale di contrada
Fiorentino, a Divieto, sorgerà un centro
comunale di raccolta. Per le vie
rimarranno soltanto le campane per la
raccolta del vetro, che verranno poste
comunque in della aree video sorvegliate. Tutto questo è quanto
previsto dall'entrata in vigore del nuovo
regolamento per la raccolta differenziata
“porta a porta” recentemente approvato
in consiglio comunale. Ma le famiglie
non dovranno temere perché per la loro
spazzatura di ogni giorno il comune
provvederà a fornire un kit personale
composto da 4 piccole pattumiere di
colore diverso a seconda del rifiuto
prodotto, e specificatamente: marrone
per il rifiuto umido-organico, grigio per
il rifiuto indifferenziato, bianco per la
carta e gli imballaggi cellulosici e giallo
per la plastica. Inoltre verrà fornita una
dotazione di sacchetti biodegradabilicompostabili per l’obbligatorio
conferimento della frazione umidaorganica. «Il nostro piano d’intervento
approvato dalla Regione Sicilia – spiega
l'assessore Tito Costa – è tra i primi piani
approvati in tutta la Sicilia che prevede
la gestione diretta da parte del Comune
dell’intero ciclo dei rifiuti.
L’approvazione del nuovo regolamento e
la riassunzione degli 11 ex-dipendenti
comunali, come promesso dalla
coalizione in campagna elettorale,
rappresentano passi importantissimi per
archiviare l’esperienza dell’Ato Me2
semplicemente come un pessimo
ricordo». La previsione per l'anno 2014
ammonta a 1.064.500 euro. In buona
sostanza, quello che si concretizzerà
dall'entrata in vigore della differenziata
“porta a porta” è il principio secondo il
quale chi inquina paga mentre chi è
virtuoso viene premiato. Le premialità
saranno erogate proporzionalmente
sulla base del quantitativo di rifiuto
differenziato, rilevato attraverso sistemi
di pesatura e lettura informatici in uso
presso il centro comunale di raccolta.
L’utente riceverà inoltre un depliant
informativo che conterrà sia il
calendario di conferimento, sia tutte le
spiegazioni ed informazioni utili ad una
corretta raccolta differenziata. Per le
utenze “commerciali” che, secondo
quanto stabilito nella vigente normativa,
producono rifiuti speciali assimilabili
agli urbani e non pericolosi,
l’amministrazione comunale ha previsto
la sottoscrizione di una apposita
convenzione con la quale venire
incontro alle esigenze delle attività di
grande conferimento. L'intento è di
risolvere anche l’annoso problema dei
cassonetti sempre pieni ed
immaginando una tipologia di raccolta
selettiva che possa permettere di
capitalizzare al meglio le contribuzioni
dedicate ad alcune tipologie di rifiuto,
come gli imballaggi di cartone e
plastica. Particolare attenzione, invece,
va data alle pile esauste ed ai medicinali
scaduti che devono essere conferite
esclusivamente negli appositi contenitori
- pattumiera presenti presso rivenditori
di pile, e negli appositi contenitori
presenti presso farmacie, ambulatori
comunali o presso gli appositi
contenitori posti nel centro comunale di
raccolta. Per gli abiti usati, invece, la
raccolta verrà effettuata, tramite
associazioni abilitate, mediante
contenitori - pattumiera gialli o
arancioni collocati in tutto il territorio
comunale ed in prossimità di sedi di
associazioni umanitarie presenti.
Sanzioni saranno previste per chi non
rispetta frequenze, orari e modalità e
causa impedimento all’opera degli
addetti alla raccolta. «Siamo
perfettamente consapevoli – continua
l'assessore Costa - delle potenziali
difficoltà e disagi che potranno
riscontrarsi soprattutto all’inizio con la
rimozione dei cassonetti e l’avvio della
raccolta domiciliare con tutte le regole
che ne conseguono. Siamo, tuttavia,
ugualmente certi e convinti che solo
attraverso una seria e puntuale
differenziazione dei rifiuti si possa
cominciare ad abbassare prima possibile
i costi della spazzatura che tante
polemiche hanno destato in tutti i
comuni”.
TUSA
Tudisca: «Così ho tagliato i costi»
CITTADINI SODDISFATTI DEL NUOVO CORSO. OGGI PAGA IL 92% DELLE FAMIGLIE
Tusa. Quarantatre per cento. E’ la percentuale di raccolta differenziata raggiunta
dal comune di Tusa da quando ha lasciato l’Ato e gestisce in proprio il servizio di
raccolta e smaltimento dei rifiuti. Al punto che la giunta chiederà alla regione di
potere costituire in deroga un proprio Aro. «Con la gestione comunale - spiega il
sindaco Angelo Tudisca - spendiamo mensilmente 33 mila euro contro i 42 mila
dell’Ato 1 quando la differenziata si fermava al 28%». Il sevizio funziona al
punto che l’evasione si è quasi azzerata. Il 92% delle famiglie ha pagato l’ultima
bolletta (contro il 60% di prima). Su 550 mila euro di piano tariffario del 2013 i
cittadini hanno già versato 495 mila euro. Quest’anno prevediamo di risparmiare
circa 100 mila euro. Ogni famiglia avrà un risparmio medio di circa 120 euro.
centonove pagina 23
Angelo Tudisca
4 Luglio 2014
sicilia
MILAZZO. La Curia investe 2,5 milioni di euro per un nuovo luogo di culto in zona Ciantro
La chiesa della discordia
I fedeli sui social network si dividono e invocano investimenti a sostegno delle famiglie bisognose.
Il parroco don Marco D’Arrigo: «Con il centro parrocchiale l’intero rione ne trarrà benefici»
L’arcivescovo Calogero La Piana benedice la prima pietra della chiesa del Ciantro, Alla sua destra (col pizzo) don Marco D’Arrigo
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
Milazzo. Originariamente il progetto
prevedeva una spesa di 4 milioni di
euro. Quello appaltato dalla Curia,
dopo una sostanziale revisione, è
sceso a 2,5 milioni. Le polemiche,
però, rimangono ugualmente. La posa
della prima pietra della Parrocchia
della “Trasfigurazione del Signore”,
nel rione Ciantro, zona a forte
espansione edilizia del comune di
Milazzo, ha spaccato in due l’opinione
pubblica. Alla cerimonia presieduta
dall’arcivescovo di Messina, Calogero
La Piana, la partecipazione è stata
minima (un centinaio di persone tra
autorità e curiosi), inoltre sia su
facebook che a margine della
manifestazione non sono pochi ad
avere stigmatizzato un simile
investimento in uno stato di crisi che
colpisce le famiglie. L’avvio del
cantiere arriva un decennio dopo
l’avvio dell’iter. La realizzazione del
luogo di culto era il sogno di don
Peppino Cutropia, il parroco storico
del Sacro Cuore, la parrocchia più
popolosa di Milazzo. Su 32 mila
abitanti ben 13 mila dipendono da
essa. A conoscere bene lo scetticismo
dietro il progetto è lo stesso parroco,
Don Marco D’Arrigo, che però è certo
che quando la struttura con annesso
centro pastorale sarà attiva, in tanti
cambieranno opinione. «Il progetto
appaltato dalla Curia con i fondi dell’8
per mille destinati alla Cei è più
semplice e con meno arricchimenti
architettonici rispetto a quello
originario - dice don Marco - lo so che
molti si chiedono il motivo per cui
affrontare una spesa così grossa in un
epoca in cui anche la chiesa e Papa
Francesco invita alla semplicità e ad
Il progetto della chiesa
un giusto uso de denaro. Io credo che
il valore e il senso della costruenda
chiesa, ed in particolare dei locali
annessi, si potranno vedere tra
qualche anno». Il Ciantro attualmente
è un quartiere dormitorio. Sia per
motivi di lavoro, di studio o, anche
per una semplice passeggiata, i
residenti si spostano verso il centro.
«La presenza di una chiesa non
significa solo cerimonie liturgiche, ma
un luogo di accoglienza, ascolto, di
ritrovo e crescita in ambiente sano.
Tutto quello che oggi manca. E’ vero
che attualmente nell’area adiacente
c’è un campetto di calcio, ma non può
essere ritenuto un luogo dove le
famiglie possano stare insieme e
crescere. Anche la stessa piazza
Impastato non è curata. Con la chiesa
arriveranno anche servizi a
disposizione dei residenti». Padre
D’Arrigo conclude: «Credo che i frutti
dell’investimento che la Curia sta
facendo oggi saranno inimmaginabili
dal punto di vista sociale, religioso e
umano». Il comune di Milazzo ha
concesso alla parrocchia il diritto di
superficie su un’aria di proprietà
comunale di 4.597 mq per la
realizzazione dell'edificio. L'iter è
stato tortuoso, il progetto iniziale è
stato rivisto dopo le osservazioni
formulate dal Servizio edilizia culto
della Cei a Roma. L'arcivescovo la
Piana ha sottolineato che attualmente
rimane coperto l'80% dell'opera, la
restante resterà a carico della Curia e
(questo l'invito) dei fedeli che si spera
contribuiscano. La posa dela prima
pietra ha creato anche battibecchi
politici. Presenti non solo il sindaco
Carmelo Pino, ma anche il
predecessore Lorenzo Italiano a cui
viene attribuito il merito di avere
avviato l'iter del procedimento.
LA PROPOSTA
Una mensa per i poveri
IL PROGETTO DEL DIACONO NINO CATANZARO
PRENDE FORMA. MA MANCANO I LOCALI
Nino Catanzaro
Milazzo. Una mensa per poveri. E’ il progetto che da anni
coltiva il diacono Nino Catanzaro, insegnante di religione al
Liceo Impallomeni e responsabile vicariale della Caritas di
Milazzo. Un sogno che a breve potrebbe diventare realtà.
«Oggi i tempi potrebbero essere maturi - dice Catanzaro, da
dodici anni coinvolto nella gestione della parrocchia del Sacro
Cuore di Milazzo a supporto dei sacerdoti - come Caritas,
quest’anno, abbiamo dato vita ad un progetto
centonove pagina 24
sull’essenzialità e presentato ad alcuni istituti. Il progetto di
una mensa sarà il passo successivo». Ad occuparsene
dovrebbe essere la onlus “Cuore Materno” che padre
Antonio Costantino, parroco di Grazia, ha messo a
disposizione. A settembre cominceremo a lavorare su questo
fronte. «Padre Costantino è disposto a mettere a disposizione
anche i locali ma c’è problema della distanza dal centro
cittadino, il progetto deve tenere conto di questi fattori.
Sarebbe bello - continua - se il comune concedesse in
comodato una delle sue strutture inutilizzate. E poi oltre ai
locali occorrono attrezzature, per queste ci rivolgeremo agli
imprenditori della zona». A gestirlo saranno volontari.
«Inizieremo ad aprire la mensa solo un giorno a settimana spiega Catanzaro - se il progetto prenderà consistenza e ci
saranno i supporti giusti allargheremo il servizio».
4 Luglio 2014
economia
REPORT
PIANO GIOVANI. La società strumentale offrirà supporto operativo all’assessorato Formazione
Italia Lavoro aiutaci tu
Cento milioni da investire in Sicilia per creare percorsi utili all’occupazione per ragazzi dai 25 ai 35 anni.
Le aziende potranno registrarsi al portale e fare richiesta di profili professionali mirati. Le agevolazioni
Italia Lavoro Sicilia offrirà supporto operativo all’assessorato alla Formazione per l’avvio del Piano Giovani
PALERMO. Sarà Italia Lavoro Sicilia la
società strumentale che darà il
supporto operativo all’assessorato alla
formazione professionale diretto da
Nelly Scilabra per l’avvio del Piano
Giovani, 100 milioni da investire in
Sicilia per creare percorsi formativi
utili all’occupazione per giovani di età
Nelly Scilabra
compresa tra i 25 e i 35 anni. Sulla
Gazzetta ufficiale della regione
Siciliana è stato già pubblicato il
primo step. Le aziende potranno
registrarsi al portale e fare richiesta
mirata di profili professionali. La
stessa cosa faranno poi i candidati alle
varie posizioni. Per favorire l’incontro
tra domanda e offerta, i giovani
tirocinanti che saranno assunti
avranno diritto a un compenso
forfettario di 500 euro per sei mesi,
25° andranno invece come contributo
all’impresa che si occupa fare da
“tutor”.
Alla fine del percorso per tutte le
aziende che decideranno di
stabilizzare i tirocinanti è previsto un
contributo forfettario di 6.000,00
euro, che diventano 7500, 00 sei il
candidato che si vuole assumere
presenta profili di disabilità.
La prima tappa del bando, che investe
19 milioni di euro, è già partita e sarà
possibile presentare candidature fino
al trenta novembre al sito www.
piano. giovani. com della regione.
L’intervento della prima fase è mirato
I superstipendiati
dell’Avviso 20
PIÙ DI 200 FIGURE PROFESSIONALI
HANNO PERCEPITO SOMME
TRA I 60 E I 125MILA EURO.
MENTRE PROTESTANO OTTOMILA
FORMATORIU SENZA STIPENDIO
PALERMO. Non finisce mai di
stupire il mondo della
formazione professionale. I
risultati di un report
commissionato dall’assessore
Nelly Scilabra sui dirigenti
dei corsi hanno mostrato
come la formazione sia ricca
di stipendi a più zeri. Più di
duecento figure
professionali, infatti, si è
accertato che nell’ambito
dell’Avviso 20 hanno
percepito somme tra i 60 e i
125mila euro.
Cifre che mal si conciliano
con un mondo in fermento,
dove figurano ottomila
formatori, che protestano
quasi ogni perché non
percepiscono stipendi da
mesi. Ora la lista dei manager
“quotati” è all’esame dei
dirigenti, che dovranno
decidere anche in questo
caso quale è il tetto massimo
di stipendio che può essere
elargito nel comparto.
a duemila tirocini formativi. Sul
fronte dell’informazione si stanno
mobilitando anche tanti primi
cittadini per favorire la presentazione
di domande, tra questi il sindaco di
Naro, in Provincia di Agrigento, una
delle provincie maggiormente colpite
dalla emigrazione giovanile verso la
Germania, che ha lanciato un
pubblico appello ai giovani.
Il Piano Giovani è la prima tappa della
trasformazione degli interventi nella
formazione professionale, frutto della
riforma in discussione all’Ars che
trasferisce anche un ruolo attivo sui
progetti agli enti locali e alle città
metropolitane.
centonove pagina 25
Lavoratori che protestano
4 Luglio 2014
economia
PROGETTI. Mentre divampa la polemica sulla riforma portuale, l’Autorità etnea si blinda con l’Ue
Catania va su Streets
Inserito nel programma operativo Italia-Malta 2007-2013, il progetto punta al corridoio Ten-T su cui si basa
il riordino previsto del ministro Maurizio Lupi. Coinvolti nel piano da 2,5 milioni, i Comuni di Vittoria e Palermo
DI
DANIELE DE JOANNON
CATANIA. Mentre a Messina il destino
dell’Autorità Portuale resta appeso ai
“capricci” della politica nazionale,
un’altra Authority che appariva
“svantaggiata” rispetto alla proposta
originale di accorpamenti predisposta
dal ministro delle Infrastrutture,
Maurizio Lupi, si rafforza
ulteriormente. Già, perché Catania, che
sembrava tagliata fuori dal Ten-T,
ovvero dal corridoio Helsink-Malta, in
realtà sta per diverntarne protagonista
grazie a “Streets”, “STRatEgia
IntEgrata per un Trasporto
Sostenibile_Italia-Malta”, inserito nel
Programma di Cooperazione
Transfrontaliera Italia-Malta 20072013, asse 1 della programmazione
regionale. Capofila del progetto è
l’assessorato alle Attività produttive, la
localizzazione delle attività è a
Palermo, Catania, Ragusa e Malta e i
partner coinvolti sono il Collegio
Universitario Arces, il Comune di
Vittoria, Autorità portuale di Catania,
Malta University of Malta e Transport
Malta.
IL TEN-T. Il disegno originario di Lupi
puntava sulla eliminazione delle 24
Autorità portuali, che sarebbero state
raggruppate in una sola nei seguenti
distretti: Alto Tirreno, Medio Tirreno,
Basso Tirreno, Alto Adriatico, Medio
Adriatico, Basso Adriatico-Ionio,
Sicilia, Sardegna, che comprendono i
nodi europei della rete Ten-T. In
pratica, nel piano originario, per la
Sicilia sarebbe prevista una sola
Autorità, per poi giungere, tra vari tira
e molla a due distretti almeno (uno è
Palermo, l’altro è da stabilire). Alla
base della riforma c’è proprio il Ten-T, e
nello specifico il corridoio previsto
dall’Unione Europea che da Helsinki
corre fino a La Valletta, a Malta. Lungo
il suo percorso, apparentemente, a
essere penalizzata in quanto non punto
principale, non è solo Messina (da cui
non passa), ma sembrava soprattutto
Catania. Il Ten-T, infatti, e da qui la
proposta originaria di un unico
distretto, va dalla Calabria ad Augusta
e da questo porto “rimbalza” fino a
Palermo, per poi giungere all’isola di
Malta. Ecco perché, anche in
quest’ottica, il secondo distretto, grazie
a Streets, potrebbe diventare Catania e
non Messina.
STREETS. “Il progetto - si legge sui
documenti ufficiali - si propone di
contribuire al miglioramento della
catena del trasporto e al rafforzamento
dell’integrazione dei trasporti
multimodali in Sicilia e a Malta, a
supporto del corridoio 5 del Ten-TStreets fornirà un apporto concreto al
miglioramento della conoscenza del
sistema dei trasporti fra le due isole e
all'interno di esse attraverso una
mappatura della rete trasportistica,
un’indagine integrata
dell'offerta/domanda ed un’apposita
strategia per la promozione di un
trasporto integrato e sostenibile.
L’intero progetto - si legge ancora - è
sostenuto dallo sviluppo di una
piattaforma web-GIS in vista di
un’armonizzazione politicoamministrativa nell’ambito del sistema
di trasporti integrati fra le due isole. La
piattaforma raccoglierà dati georeferenziali circa il sistema di trasporti
favorendo la semplificazione del
dialogo fra le Pubbliche
Amministrazioni dei due paesi,
facilitando le attività di pianificazione,
progettazione, implementazione e/o
monitoraggio congiunto, incremento
degli standard di sicurezza e qualità
nonché il dialogo con i cittadini e gli
stakeholder”. Con inizio il 10 settembre
2012 e data di conclusione il 9 Marzo
2015, il budget del progetto è di
2.495.373,99 euro. I risultati che si
Particolare del porto di Catania. L’Etna sullo sfondo
ALTRI FRONTI
Ente Porto, scioglimento in cinque punti
UNA NORMA IN CINQUE punti per dire addio all’Ente Porto di Messina. È quella presentata
dall’assessore Linda Vancheri e approvata dalla Commissione attività Produttive. Il primo punto
riguarda l’abolizione l’ente, mentre ecco cosa prevedono gli altri: con decreto dell’assessore
è nominato un commissario liquidatore; il commissario assume la legale rappresentanza
dell’Ente e provvede alla celere definizione delle operazioni di liquidazione attraverso la
ricognizione dello stato patrimoniale ed economico-finanziario ed alla conseguente estinzione
dei rapporti debitori (il commissario provvede alla ricognizione del personale dipendente);
alla liquidazione delle passività si fa fronte esclusivamente attingendo al patrimonio dello
stesso; con apposita convenzione tra l'Ente e l’Autorità Portuale di Messina sono definite le
modalità di trasferimento dei compiti e delle funzioni già attribuite all’Ente.
IN PARLAMENTO
Due disegni nelle aule
AL SENATO E ALLA CAMERA DEI DEPUTATI, LE PROPOSTE
CHE BLINDANO MESSINA. AL VIA IL CONTO ALLA ROVESCIA
Enzo Garofalo
ROMA. Due disegni di legge, uno al Senato e uno alla Camera,
per provare a riordinare il settore della portualità senza traumi.
Quello di Palazzo Madama, primo firmatario Marco Filippi
del Pd, è già più avanti e, riguardo agli accorpamenti, tutela
Messina. Così infatti l’articolo 7 del nuovo testo, che modifica il
6 della legge 84 del 1994: “I porti di Ancona, Bari, Brindisi,
Cagliari, Catania, Civitavecchia, Genova, La Spezia, Livorno,
Manfredonia, Marina di Carrara, Messina, Gioia Tauro, Napoli,
Palermo, Ravenna, Savona, Taranto, Trapani, Trieste, Venezia,
Salerno, Augusta, Olbia-Golfo Aranci e Piombino sono
centonove pagina 26
amministrati dall'autorità portuale, che svolge i seguenti
compiti in conformità agli obiettivi di cui all'articolo 1”. Alla
Camera, una proposta analoga è stata presentata dal
messinese Vincenzo Garofalo, già presidente dell’Autorità
Portuale. Ma, al di là della salvaguardia dell’Authority dello
Stretto, quali sono gli obiettivi? «L’obiettivo principale è
affrontare i problemi che oggi assillano il mondo portuale, che
c’entrano poco con il dibattito tra chi vuole ridurre e chi no. Il
vero punto riguarda il funzionamento delle Autorità, e la
nostra proposta interviene soprattutto nella parte relativa alla
semplificazione della vita degli operatori, dando un segnale
serio al settore marittimo. Ciò detto, in Sicilia resterebbero le
Authority esistenti e, qualora non fossero raggiunti i valori di
traffico, si procederebbe con gli accorpamenti». La riforma,
parlamentare o con decreto, ha comunque iniziato il conto alla
rovescia: entro luglio, infatti, il ministro Lupi vuol chiudere la
partita. Resta da vedere come. (D.D.J.)
4 Luglio 2014
economia
attendono riguardano la strategia
congiunta di breve/media e lunga
durata per la promozione di un
trasporto integrato e sostenibile
supportata da una mappatura di area
vasta finalizzata ad un’analisi integrata
dei flussi passeggeri e merci, lo
sviluppo di un sistema informativo
territoriale web-GIS a supporto della
diffusione delle informazioni all'interno
della PA e tra privati, e, infine, azioni di
sensibilizzazione e di capacity building
della Pubblica amministrazione e
dell’imprenditoria locale.
L’ULTIMO BANDO. Il 30 maggio
scorso si sono chiusi i termini per la
gara a procedura negoziata per
l’affidamento dei servizi di
progettazione e realizzazione delle
azioni di comunicazione, di
informazione, di eventi e del sito web
istituzionale nell’ambito del Progetto
(importo a base d’asta, 132 mila euro).
LE CONSULENZE. Parallelamente, lo
scorso 1 luglio, sono state affidate
cinque consulenze previste da Streets.
A essere scelti, il “ricercatore junior”
Valeria Cardaci (10 mila euro per 5
mesi), il ricercatore senior Salvatore
Caprì (15 mila euro per 5 mesi),
l’esperto in redazione strategica
Giuseppe Salvo (21 mila per 7
mesi), l’esperto in pianificazione
Marco Guerrieri (21 mila euro per 7
mesi) e quello telematico Davide
Emmolo (10 mila euro per dieci mesi
di lavoro).
centonove pagina 27
IN BREVE
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO
I commissari chiedono maxi risarcimento
AGRIGENTO. 36,5 milioni di euro: è l'ammontare del risarcimento chiesto dai
Commissari della Banca di credito cooperativo San Francesco di Canicattì ad ex
amministratori, dirigenti e sindaci dell'istituto avvicendatisi nel periodo compreso tra il 2001 e il 2011. E' il risultato
dell'ispezione disposta da Bankitalia sulla
conduzione dell'istituto di credito della
città dell'Uva Italia.
POSTE
Cisl: troppi part time a Messina
PALERMO. “Il cambio al vertice di Poste
dell’Amministratore Delegato e i suoi dirigenti, sta determinando una naturale
preoccupazione in categoria. Soprattutto
a seguito della prossima privatizzazione
decisa dal Governo. In attesa della convocazione con le parti sociali in programma il 22 luglio, i servizi e soprattutto
i disservizi sono una realtà”. Giuseppe
Lanzafame, segretario regionale del SLP
Cisl, non nasconde la preoccupazione per
la condizione dei lavoratori, sottoposti a
stress per mancanza di personale, agli
sportelli come nel settore recapito. La carenza agli sportelli investe soprattutto la
Sicilia: “Su 2900 dipendenti agli sportelli,
in Sicilia circa 1000 sono a part time. Dopo
l’estate affronteremo la questione dei
precari’ part time in Sicilia che vede a
Messina la percentuale più alta.
4 Luglio 2014
economia
UOMINI&BUSINESS
QUI EUROPA. Apprendistato e tirocini per reagire all’emergenza sociale. Dieci miliardi dal Fse
Disoccupazione, la ricetta Ue per i giovani
DI
SALVATORE CIFALÀ
Attualmente, in
Europa, 5,6 milioni di
giovani sono
disoccupati, circa il
23,5% del totale; più di un ragazzo su
cinque non riesce a trovare un posto di
lavoro fisso e in Grecia e in Spagna la
percentuale è addirittura di uno ogni
due.
Sviluppare misure concrete per fare
fronte a questa grave situazione è una
delle priorità dell'UE; una tavola
rotonda sul tema, alla quale ha
partecipato recentemente il
Commissario per l'Occupazione, gli
affari sociali e l'inclusione, László
Andor a Milano all'ISPI.
L'evento è stato dedicato ad un esame
delle nuove ricette proposte dall'UE
per arginare l'emergenza della
disoccupazione giovanile e
promuovere nuove politiche di
investimento sociale.
L'Unione europea intende reagire a
questa emergenza sociale investendo
direttamente sui giovani, in particolare
attraverso la "Garanzia per i giovani".
L'obiettivo è assicurare a tutti i ragazzi
europei la possibilità di ottenere un
lavoro di qualità, di proseguire gli
studi o di acquisire competenze
attraverso periodi di apprendistato o
tirocinio entro quattro mesi dalla fine
del percorso scolastico o del periodo di
disoccupazione. Il Presidente Barroso
ha ribadito con forza la necessità di
attuare quanto prima questo
strumento. Lo ha fatto intervenendo al
secondo Vertice europeo
sull'occupazione giovanile che ha
riunito all'Eliseo i leader europei.
La logica del progetto è molto
semplice: assicurare che i ragazzi sotto
i 25 anni siano attivamente aiutati dai
servizi pubblici per trovare un impiego
coerente alla loro formazione e
acquisire le competenze e l'esperienza
richieste dai datori di lavoro,
aumentando così le loro possibilità per
un'occupazione futura e rendendo più
agevole il passaggio scuola-lavoro. A
tal proposito, la più importante fonte
di finanziamenti dell'UE per sostenere
e realizzare questo strumento e le altre
misure per contrastare la
disoccupazione giovanile è
rappresentata dal Fondo Sociale
Europeo (FSE), il quale dovrebbe
fornire annualmente circa 10 miliardi
di euro per il periodo 2014-2020.
Negli ultimi anni, il Fondo ha fornito
un sostegno mirato all'occupazione
giovanile; in particolare, il 68% del
bilancio del FSE è rivolto attualmente
a progetti di cui possono beneficiarne
anche i giovani; dal 2007 al 2012,
inoltre, quasi 20 milioni di ragazzi
sotto i 25 anni hanno usufruito dei
fondi tramite programmi di
formazione e tutoraggio. Perché il FSE
abbia un ruolo fondamentale anche
nel nuovo periodo finanziario e
nell'ambito del semestre europeo, è
pertanto necessario che gli Stati
mettano a disposizione del Fondo
risorse adeguate, come è stato
costantemente evidenziato dalla
Commissione europea.
E sempre a Parigi è stato annunciato
che a Roma all'inizio dell'anno
prossimo si svolgerà il terzo Vertice
europeo sull'occupazione giovanile,
un'occasione importante di verifica dei
programmi UE e della loro
attuazione.
COMITATO REGIONALE NOTARILE
Il notaio Renato Caruso
nuovo presidente
PALERMO. Il notaio Renato Caruso è il
nuovo presidente del Comitato regionale
notarile della Sicilia. L’elezione è avvenuta nella sede regionale del comitato a
Palermo. Rinnovate anche le cariche dei
due vicepresidenti: i notai Emanuele Pensavalle di Siracusa e Grazia Fiorenza, Presidente del Consiglio notarile di Enna. Il
notaio Salvatore Santoro di Messina è
stato eletto Tesoriere e il notaio Maria
Craparotta di Palermo ricoprirà la carica
di Segretario del Comitato regionale.
UIL FUNZIONE PUBBLICA
Alfonso Farruggia
segretario regionale
PALERMO. Riforma della pubblica amministrazione, impegno del sindacato nella
lotta agli sprechi e all' evasione fiscale, rilancio del ruolo dei lavoratori dipendenti:
questi gli impegni assunti dal segretario
generale regionale della Uil Pubblica amministrazione Alfonso Farruggia, eletto
nell' ambito del primo congresso della
categoria in Sicilia svoltosi a Palermo. Dipendente dell' Agenzia delle Entrate, Farruggia è stato altresì riconfermato in qualità di segretario provinciale Uilpa di
Palermo.
CONSUMATORI
PROGETTI
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
Reclami...telefonici
Grifa Spa, auto ibrida
a Termini Imerese
L’autunno bollente secondo Calderone
Le lungaggini sulle
pratiche di migrazioni da
un gestore telefonico
all’altro sono frequenti.
Secondo le segnalazioni
pervenute all’Autorità di
vigilanza sono migliaia e
interessano la telefonia fissa e
mobile. La casistica è la più
disparata: clausole capestro,
attivazioni e fatturazioni di servizi
non richiesti, ritardi negli
allacciamenti, malfunzionamenti
vari. Nel caso di un disservizio
l’utente deve contattare il call center
del proprio gestore e, se non si
otterrà soddisfazione o il problema
non verrà risolto, invierà un reclamo
scritto. La società è tenuta a
rispondere entro un termine
prefissato dal ricevimento delle
segnalazioni (dai 30 ai 45 giorni
secondo quanto prevede la Carta dei
servizi del gestore e a versare un
indennizzo per ogni giorno di
ritardo nella risposta (circa 5 – 6
euro ). Nel caso di mancata risposta,
si potrà contattare Agcom che ha
predisposto un formulario su
www.agcom.it.
Francesco Sabatino, Adoc Uil
PALERMO. Un auto ibrida da assemblare
nello stabilimento Fiat di Termini
Imerese con l'obiettivo di mettere sul
mercato a regime 35 mila pezzi all'anno,
con un investimento pluriennale
complessivo di 250 milioni di euro e
assorbendo almeno 450 operai, più la
creazione di un indotto locale. A
presentare il piano è la "Grifa spa",
Gruppo italiano fabbriche automobili,
che ha illustrato il progetto nella sue
linee generali nel corso del vertice al
ministero per lo Sviluppo. Nuovo
incontro l'8 luglio. Presenti al Mise il vice
ministro Claudio De Vincenti, il
governatore Rosario Crocetta,
rappresentanti della Fiat, di
Confindustria e delegazioni di Fim, Fiom
e Uilm. Per la Grifa Spa, che ha previsto
un aumento di capitale da 25 a 100 mln
di euro, c'era l'amministratore delegato
Augusto Forenza. Partner anche la
"Walking word consulting, società con
sede a Torino e rappresentata alla
riunione dal presidente Giuseppe Ragni
che è un ex dirigente Fiat e la "Leonardo
italian and engineering Srl" con sede a
Roma, rappresentata da Giuseppe Valli.
Nel progetto ci sarebbero anche
investitori stranieri.
Sarà un autunno bollente quello che si preannuncia sul fronte
del lavoro. Parola di Marina Calderone, presidente del
Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, al
termine del Festival di Fiuggi (che si è tenuto dal 26 al 28
giugno). Quattromila e 332 presenze, 52 eventi, 181 relatori. E
ancora 63mila contatti registrati sul web, 34 ore di diretta televisiva e 25 ore di
formazione tecnica. Sono questi i numeri della quinta edizione del Festival che si è
concluso con la riaffermazione del valore delle competenze e unità delle
professioni. E la presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del
lavoro, Marina Calderone, ha salutato la platea dando appuntamento al prossimo
anno: "La scuola consegni giovani preparati -ha concluso- da poter formare per
creare la futura classe dirigente italiana".
Ma perché sarà un autunno caldo? "Bisogna redistribuire le competenze - ha
dichiarato la Calderone al direttore di Affari.It all’indomani del Festival di Fiuggi - ,
ridisegnare l'assetto del mercato e fare una riforma strutturale, dopo i tanti
interventi non coordinati. E' necessario poi ridisegnare il percorso che accompagna
i giovani dalla scuola al lavoro e soprattutto quello del riaccompagnamento al
lavoro per chi l'ha perso", sintetizza. Il tutto però senza pasticciare come si è fatto
in passato. "L'invito è a fare della semplificazione non solo uno slogan". Intanto
per l'Italia si apre una grande opportunità: il semestre di presidenza europeo.
"Sbaglierebbero governo e Parlamento - ha spiegato Calderone - a non fare una
riforma strutturale in un momento in cui abbiamo l'opportunità di gestire anche la
presidenza europea". Ed è chiaro il riferimento alla legge delega, "che vuol dire
occuparsi di materie che dovranno essere riempite di contenuti attraverso la
decretazione. Ecco perché già si dovrebbe pensare in maniera armonica a come
strutturare i decreti successivi".
Quanto all'articolo 18, la Calderone non vuole nemmeno sentirne parlare ("E' un
modo per non affrontare i problemi reali, perché riguarda il 5% delle nostre
imprese"), mentre è cauta sull'Agenzia nazionale del lavoro che il ministro Poletti
vuole creare ("Bene a patto che non diventi un luogo per ricollocare gli esuberi
della Pa").
centonove pagina 28
poster
4 Luglio 2014
MURALES DI UMANITÀ VARIA
MESSINA. Lo Stretto e le ferite dell’immigrazione nel film di Giampiero Cicciò
Migrazione in corto
Applaudita la storia di un giovane magrebino, pronta per essere presentata in festival
e rassegne. Il regista: «Mi ispiro a un fatto accaduto. A una foto sul giornale rimasta nel cuore»
DI
ACCADDE OGGI A MESSINA
4 luglio 1299,
un giorno
di battaglia
MARCO OLIVIERI
MESSINA. Lo Stretto di
Messina e le ferite
dell’immigrazione. Il mare e un
giovane magrebino che annega
all’improvviso a causa di un
malore. Uno dei tanti migranti,
impegnato come lavapiatti in
un ristorante. Il suo corpo è
ormai riverso nella spiaggia
affollata ma attorno i bagnanti
continuano a prendere il sole,
nel segno di una rimozione
tipicamente da occidentali, che
spesso non vogliono né vedere
né sentire i disperati che
arrivano da lontano. Scritto e
diretto dall’attore e regista
teatrale messinese Giampiero
Cicciò, il cortometraggio
“Rashid” è stato proiettato
domenica 29 giugno al
Giardino Corallo di Messina e a
lungo applaudito da un
numerosissimo pubblico, in
attesa di essere presentato in
festival e rassegne. "Benché
ispirato a un fatto realmente
accaduto a Messina, nel luglio
del 2013, si tratta di un
cortometraggio dove i
personaggi e le vicende narrate
sono in gran parte frutto della
mia fantasia", spiega Cicciò, il
quale è rimasto colpito da una
fotografia su un giornale, che
raccontava la tragedia, e da qui
è partito per riflettere sulla
speranza tradita,
sull’uguaglianza e
l’accoglienza. In primo piano i
temi dell’indifferenza, della
cecità e dell’egoismo nei
Luigio Cirillo interpreta Rashid
confronti di un fenomeno
migratorio che nessuna
repressione può fermare. "I
media riferirono che il
giovane Jouners El Kadiri,
colpito da un malore, annegò
dopo essersi tuffato nelle
acque dello Stretto. Il
cadavere del ragazzo
marocchino, trasportato a riva
da un amico, rimase sulla
spiaggia per diverse ore tra
l’indifferenza di molti bagnanti
che continuarono a prendere il
sole, a giocare a carte e a
racchettoni, o a leggere libri e
riviste. Questo è lo spunto di
partenza - afferma l'artista
formatosi alla Bottega Teatrale
di Firenze fondata da Vittorio
Gassman e poi candidato tre
volte al Premio Ubu - da me
rielaborato sulla base delle
suggestioni personali. Il mio
film racconta gli ultimi
momenti di vita di Rashid. La
storia è somigliante all’accaduto
ma rievocata attraverso il
susseguirsi di situazioni
paradossali, amare e a volte
tragicomiche. Il giovane
protagonista simboleggia
un’altra terra, un’altra lingua,
una cultura estranea, un
mondo sconosciuto, in questo
caso a noi europei, e
sconosciuto alla maggioranza è
anche il suo desiderio di
tornare a quelle radici da cui si
è dovuto separare. “Rashid”
ritrae inoltre il rapporto con la
Natura e con il mare di un
“esule”, il quale riconosce
nell’aria che respira una forza
unificatrice capace di rendere
ognuno di noi cittadino dello
stesso pianeta. Una realtà in cui
nessuno è straniero", aggiunge
con passione il regista. Il
cortometraggio è prodotto da
Gianmarco Vetrano, nelle vesti
anche di direttore della
fotografia e montatore, ed è
interpretato da Luigi Cirillo
(doppiato da Angelo Campolo),
nel ruolo di Rashid, Federica De
Cola e Gabriele Greco, con le
musiche originali di Fausto
Cicciò, il contributo
dell’Archeoclub Messina e il
patrocinio del Comune, di
Assostampa e Ordine dei
Giornalisti.
MESSINA
Cinema e cabaret al giardino Corallo
MESSINA. Riparte l’estate nel giardino di Messina: l’Arena
Corallo inaugura la stagione 2014 domenica 6 luglio e mette
insieme teatro, cinema, culture diverse, occasioni di festa in un
cartellone che si estende sino al 10 settembre. “L’estate 2013 è
stata ricca di soddisfazioni”, ricorda oggi Egidio Bernava,
direttore artistico del Giardino Corallo, gestito dalla Visconti srl
di Maria Francesca Batolo e Andrea Bernava. Si parte con il
cinema, da sempre il “grande amore” della Visconti. Per più di
due mesi il Corallo sarà sempre aperto. Una sola la serata
riservata, quella del 19 luglio, quando la comunità cingalese darà
vita alla propria festa. In più, un’unica chiusura prevista: quella,
ovvia, del 15 agosto. In mezzo, film di successo da “recuperare” o
da rivedere, la nuova edizione del Geek Party (domenica 13
luglio) che l’anno scorso radunò al Corallo centinaia e centinaia
di giovani e giovanissimi, il cabaret di Massimo Maugeri (18
luglio), il documentario Un altro mondo di Torelli, a cura
dell’associazione Anthurium Rosa (25 luglio), il grande ritorno di
Enrico Guarneri, mattatore ne Il malato immaginario (26 luglio)
e ne L’aria del continente (9 e 10 agosto) e di Pietro Barbaro, in
scena oltre che con Guarneri, con i suoi spettacoli Tempu Persu! (I
agosto) e Just Married ! ... Oggi sposi? (13 agosto), il musical
Romeo e Giulietta con musiche di Gerard Presgurvic (8 agosto)
per concludere con Coppia aperta, quasi spalancata di Dario Fo
e Franca Rame, con Gianni Fortunato.
centonove pagina 29
Il 4 luglio 1299 si
conclude, dopo essere
iniziata il giorno
precedente, nelle acque di
Capo d’Orlando un’epica
battaglia, nell’ambito
della guerra del Vespro. La
retroguardia della flotta
siciliana del re di Sicilia
Federico III, partita da
Messina, pur essendo in
condizioni di netta
inferiorità, affronta la
grande e potente flotta
aragonese e filo-angioina,
comandata
dall’ammiraglio Ruggero
di Lauria, di molto
superiore per numero di
uomini e navi,
sacrificandosi fino
all’ultimo uomo, ma
infliggendo anche gravi
danni al nemico. Era
accaduto che Federico,
andato incontro alla flotta
nemica con tutte le sue
forze, dato il caldo della
giornata, aveva
probabilmente preso
un’insolazione ed era
crollato a terra. I suoi
comandanti, non
valutando bene le sue
condizioni e temendo per
la sua vita, decisero di
sganciarsi e di far tornare
Federico a Messina per
garantire la sicurezza della
dinastia reale siciliana. La
battaglia continuò,
dunque, solo con una
parte della flotta, cui fu
dato il compito di tener
testa alla flotta nemica e
molti nobili messinesi
furono uccisi da Ruggero
di Lauria (C. Mirto, “Il
regno dell'isola di Sicilia e
delle isole adiacenti”, Edas
1996).
a cura di Felice Irrera
4 Luglio 2014
posterprotagonisti
PERSONAGGI. Il grande pittore messinese incontrato nella vita di tutti i giorni
Mantilla, il filosofo del pennello
La radicalità e la libertà vissuta in una apparente routine che ha fatto della semplicità e dell’ascolto uno
stile. Ma il segreto della sua arte è nella donna. «Senza quell’attimo di femminilità non puoi creare»
DI
GIUSEPPE IANNELLO
MESSINA. Raccontare Mantilla
significa “incontrarlo”. All'angolo di
una strada ed iniziare a parlare. Senza
uno scopo specifico se non quello di
“capire”, il mondo che ci circonda, la
gente che lo abita. E poi continuare per
la propria strada con la sensazione
certezza di avere qualcosa in più, di
aver dato e ricevuto qualcosa. Decine
di incontri casuali che hanno reso
naturale le ore trascorse al laboratorio,
nei panni rispettivamente di
intervistato e intervistatore.
I temi sono quelli della sua vita,
dell'arte come conseguenza di una vita
vissuta senza ipocrisie, senza vane
aspirazioni. C'è un punto fermo nella
storia di Mantilla, al secolo Pietro
Mantineo: a 23 anni senza esitazioni e
senza tentennamenti, lascia ogni cosa
per dipingere. E' una folgorazione
interiore che non lascia scampo a
soluzioni intermedie, che gli appaiono
come un tradimento della pittura. Una
scelta che si ripete ogni giorno nella
ricerca di una vita coerente, di una
routine che abbatta il tempo e lo
spazio.
La giornata di Mantilla è fatta degli
stessi gesti, delle stesse azioni in un
percorso di andata e ritorno, da casa al
laboratorio/studio, quasi sempre
uguale: il fruttivendolo, la compera del
materiale occorrente per dipingere, il
Nello studio di Mantilla
bar, il tabacchino dove fare qualche
giocata al “dieci e lotto”... e viceversa.
“Ho impiegato quarant'anni per trovare
la libertà assoluta in questo va e vieni”
- ci dice. Come il contadino non può
non andare ogni giorno nel suo campo,
anch'io non posso non fare lo stesso
percorso, e venire qua (allo studio).
Non ho bisogno di andare da nessuna
parte. La gente alle volte mi invita,
credendomi di farmi un piacere, da
qualche parte... La capisco, ma io non
posso lasciare il mio campo”.
In realtà, la routine garantisce lo
spazio alla sorpresa, alla scoperta, alla
conoscenza. Mantilla prima di mettere
L’ultima mostra denominata Mantilla in condominio
piedi fuori, al mattino si dedica alla
lettura, interpretata come ascolto, di
filosofi o scrittori che lo hanno sempre
attratto: Nietzsche, Jung, Proust... Per
strada non cambia, continua ad
ascoltare: cosa ha da dire la gente,
cosa hanno da raccontargli le persone.
“Ascoltare significa che in 100 parole
che mi dici ce ne sono almeno tre che
mi fanno campare”. “L'ascolto è una
realtà imprescindibile, l'unica cosa che
ci permette di andare avanti. Per
questo non capisco quando in chiesa
dicono 'Ascoltami, Signore'; siamo noi
che dobbiamo ascoltare la voce di Dio.
Quando vengo qua non dico 'ascoltami
arte'.. sarebbe ridicolo”.
“Quando dipingo, io butto fuori quello
che ho ascoltato”. Mantilla insiste su
questo e dice: sono stato nove mesi
nella pancia di mia madre, e il mio
compito è riprodurre tutto quello che
ho sentito, quello che ho percepito in
quei primi nove mesi”. Mantilla si
ferma un attimo e ci dice “lo vedi
quell'autoritratto: l'ho fatto a memoria,
attraverso la voce, io dipingo la voce”.
Chi conosce la produzione di Mantilla,
sa bene che il soggetto predominate è
la donna. Qualcuno lo ritiene un po'
fissato, complessato. In realtà,
l'impressione che si ricava dalle sue
parole, è quella di un'estrema
chiarezza ed equilibrio “La donna è
tutto, per questo la dipingo nelle sue
mille sfaccettature. La donna è la
Natura, è madre, è la creatività. Se non
hai quell'attimo di femminilità non
puoi creare”. Mantilla ricorda sua
madre, pronta a farsi in mille per il
marito malato... Un ricordo che sembra
centonove pagina 30
Mantilla nel suo studio
trasmettere a lui stesso serenità,
affetto, certezza. Rappresentare la
donna è rappresentare la vita stessa.
Gli chiediamo: “E l'uomo che fine ha
fatto nei tuoi quadri? - “Ci sono io” –
risponde d'istinto, quasi scherzando.
Ma sembra tutt'altro che uno scherzo...
Parliamo di mercificazione dei rapporti
nella società di oggi, e subito Mantilla
afferma “l'arte si è appiattita per
questo. Vedi, una volta nei film c'era
sempre una specie di Sancho Panza, la
figura quasi dello stupidotto... che però
alla fine si rivelava il più intelligente.
Oggi nell'arte sono rimasti solo Don
Chisciotte, con la convinzione di essere
degli onnipotenti. Non c'è più l'umiltà,
il senso del limite di Sancho Panza.
Tutti vogliono fare tutto. Ma non è
possibile. Musicisti, cantanti che
vogliono fare i pittori: ma che mi sta a
significare? O si fa l'uno o si fa l'altro.
Certo puoi dipingere, facendo altre
cose, ma per passarti il tempo. Non è
4 Luglio 2014
posterprotagonisti
Alcune opere di Mantilla
Ritratto quasi perfetto
A MARGINE
Parole in libertà
Alcune frasi colte chiacchierando in un bar, per strada ad un crocicchio o nel
suo studio scantinato. Le riproduciamo così come le abbiamo sentite da
Mantilla, senza commenti e distingui, che pure lui stesso ha fatto per il timore
/ umiltà di essere frainteso
G La spiritualità nasce dalla rappresentazione, non si può rappresentare lo
spirituale se non c'è un'immagine. L'astrattismo è soltanto arredamento
G Non ti devi presentare come artista... La maggior parte fanno così e poi
stanno male perché non vengono capiti.
G Con chi hai davanti devi parlare col suo “sistema”, non puoi dire: “Ah, io
ormai dipingo”. La chimica del pensiero è proprio questa, non puoi indebolire
una persona perché magari a lui non gli interessa niente dell'arte. Quello che
ha dentro il panettiere è quello che ho dentro io.
G Ci sono quelli che appena fanno dieci quadri, vogliono fare subito una
mostra, vogliono esibirsi.
G La Chiesa come l'arte non ha bisogno di intellettualismi... La teologia ha
distrutto la Chiesa.
G [una radio accesa sullo sfondo] Sai perché è bella questa musica? Perché è
silenziosa, ti penetra, si fa amore.
stato così in passato: il poeta faceva il
poeta. Capisco chi ha famiglia, non
può campare oggi di pittura, ma chi
non ce l'ha deve fare il pittore e basta!
Si può amare una persona soltanto.
Questi cantanti proprio non li capisco”.
“Non capisco” è una frase ridondante
nei discorsi di Mantilla, che esprime
convinzioni altre e allo stesso tempo
volontà di ricerca. “Non capisco quel
tizio che diceva: la pittura è fino ai 35
anni; oppure: il critico nasce prima del
pittore”. Slogan insopportabili per
Mantilla perché antitetici alle sua
concezione della vita, prima ancor che
dell'arte.
“Vedi – ci dice quasi per
contrapposizione – l'artista è l'essere
più fortunato al mondo, perché sa
accontentarsi anche di una mollica.
Non ha bisogno di niente”. Io dipingo
per cinque persone – ho detto una
volta. Ed è così. Non mi interessa
compiacere le mode. Dipingo per
centonove pagina 31
cinque persone e per quelli che
nasceranno nel 2050”. Come, cosa vuoi
dire? “Non sto lì a vedere se alle
persone che incontro tutti i giorni
piacciono i miei quadri, anzi non
gliene parlo neanche. Io non so se le
mie opere dopo il 2050 li vedrà ancora
qualcuno, ma quelli che le
guarderanno, lo faranno soltanto se
esse gli daranno, trasmetteranno loro
qualcosa. Senza altri scopi”.
Al termine del nostro ultimo dialogo
allo studio, il pensiero di Mantilla va
tutto a suo padre. Stavamo parlando di
pittura come di una vocazione che non
si capisce da dove arrivi, e
all'improvviso un flash back: “Mio
padre non mi ha detto: fai questo, fai
quello. Ma sicuramente con quello che
faceva mi sollecitava. Faceva i giochi
d'artificio, faceva pupi, con le boatte
delle conserve di pomodori costruiva le
corazze, li pitturava... ed io vedevo.
Soprattutto lo vedevo sempre lavorare,
e quando non c'era lavoro, perché
scarseggiava, lavorava nell'orto, si
metteva a zappare. L'umiltà di mio
padre. Alcune cose me le ha insegnate
mio padre: mi ha insegnato col suo
fare, non con le parole.”
Si è fatta sera. Nelle strade c'è una
strana quiete; sta giocando l'Italia. E
noi siamo lì, in uno scantinato, a
parlare di arte e vita... Facciamo per
andarcene. Ma c'è il tempo ancora per
sentire Mantilla affermare: “Bisogna
vivere con la consapevolezza che gli
altri hanno detto tutto e allo stesso
tempo questa consapevolezza ti deve
far pensare: beh, ora ci provo pure io,
chissà possa dire anch'io qualcosa.”
Passato, presente e futuro. Senza
fronzoli. Mantilla è tutto qua.
4 Luglio 2014
posterlibri
NOVITA’. Il banchiere e il segreto di Mediobanca nel saggio di Giorgio La Malfa
Quando Cuccia odiava i disonesti
Il politico del Pri racconta la vita di uno dei maggiori protagonisti dell’economia italiana. Persone, amicizie
e passioni civili che si incrociano con quelle del faccendiere di Patti, Michele Sindona. E la morte di Ambrosoli
PALERMO. Sarà presentato lunedì 7
luglio alla Libreria Feltrinelli di corso
Cavour 133 a Palermo "Cuccia e il
segreto di Mediobanca" di Giorgio La
Malfa.Oltre all'autore, saranno
presenti Paolo Augias, Orazio Cancila,
Carlo Dominici, Giovanni Pepi.
DI SILVIA DI
BARTOLOMEI
CUCCIA E IL SEGRETO di Mediobanca,
il libro in uscita di Giorgio La Malfa,
edizioni Feltrinelli, ripercorre la vita di
uno dei maggiori protagonisti
dell’economia italiana della seconda
metà del Novecento e, insieme, le
vicende di Mediobanca, che
sull’economia italiana di quel periodo ha
influito spesso in modo determinante.
Però questo non è soltanto un libro di
storia economica. E’ anche un racconto
di persone, amicizie, passioni civili,
contrasti politici e guerra al malaffare: si
legge anche come un avvincente
racconto storico.
La Malfa ha conosciuto e frequentato
Cuccia e in queste pagine ne fa rivivere
il carisma, la tenacia, l’estrema
riservatezza e la forte carica umana.
“Ho avuto la possibilità di conoscere
bene Enrico Cuccia e di frequentarlo per
un lunghissimo arco di tempo, dalla fine
degli anni Cinquanta sino alla sua
scomparsa nel giugno del 2000” .
Durante gli anni universitari, Giorgio La
Malfa riceveva da Cuccia consigli di
letture importanti per approfondire gli
studi. Non ancora laureato, cominciò a
lavorare nell’Ufficio studi di Mediobanca
e più tardi, dopo tre anni di master a
Cambridge e Boston, tornò all’istituto,
chiamato da Cuccia a dirigere la società
di Mediobanca Ricerca e studi (R&S). Il
LACERTI DI LETTURE
legame fra i due non si interruppe
quando La Malfa si trasferì a Roma,
eletto deputato del Pri nel 1972 : “Col
tempo si stabilì fra noi una
consuetudine che si è fatta più intensa
fino a diventare uno dei rapporti più
importanti della mia vita”.
Cuccia diceva di odiare le bugie e
detestava i disonesti. La sua avversione
al fascismo maturò quando, non ancora
trentenne, nel 1936 fu spedito ad Addis
Abeba per il sottosegretariato Scambi e
Valute e denunciò apertamente il
maresciallo Graziani che abusava a suo
piacimento dei fondi di denaro a
disposizione. E perciò, per ordine del
maresciallo, fu immediatamente
rimpatriato.
Durante la Resistenza partecipò ad
azioni cospiratorie di cui non parlava
quasi mai. Nel 1942, durante una
pericolosa missione in Portogallo, riuscì
a far arrivare al conte Sforza, esule negli
Stati Uniti, una documentazione segreta
che attestava il raffreddamento ormai in
atto fra i Savoia e Mussolini.
Ugo La Malfa, suo grande amico, lo
introdusse nell’ambiente del Partito
d’Azione. In seguito non si schierò mai
per alcun partito, ma quell’idea di Italia
democratica, progredita e al passo con
l’Europa, che ispirò anche la creazione
di Mediobanca, crebbe in lui negli anni
della sua amicizia con Ugo La Malfa,
Adolfo Tino, Leo Valiani.
Aveva “un volto affilato e severo”, ma in
privato amava ridere: “I suoi occhi
avevano una straordinaria forza di
penetrazione” ed era capace di riservare
parole piene di calore e di stima per i
suoi collaboratori. Ne sono
testimonianza le lettere che La Malfa ha
potuto consultare. Brani di alcune di
queste missive sono riportati nel libro.
Negli ultimi giorni della sua vita,
conclusa a 92 anni il 23 giugno 2000,
scriveva a Vincenzo Maranghi, suo
successore alla guida di Mediobanca:
“Caro Vincenzino, quando leggerà queste
righe il nostro sodalizio avrà avuto fine
per decisione della Provvidenza, a cui
sono grato per averlo fatto nascere. E’
stato un sodalizio eccezionale per i forti
legami affettivi che si sono stabiliti fra
noi; e non debbo certamente dire a Lei
l’importanza che la nostra amicizia ha
avuto nella mia vita da quando La ho
conosciuta. Grazie, grazie, grazie di
tutto”. Di questo tipo di sentimenti,
maturi, carichi di vigore e positività si
era nutrita la sua vita.
Gli anni della formazione di Cuccia
furono determinanti, tutto quello che
venne dopo sembra essere lo
svolgimento di idee e principi, valori e
Giorgio La Malfa
passioni germinate in quel periodo. Il
padre Pietro Beniamino, funzionario del
ministero delle Finanze, sorvegliava i
suoi studi e le sue prime esperienze di
lavoro. Dopo l’Università, nel 1926,
Cuccia inizia a lavorare al Messaggero,
poi va a Parigi, da cui scrive articoli
firmandoli Nuccio Riccèa, uno
pseudonimo usato probabilmente
perché il padre di Cuccia faceva parte
del consiglio di amministrazione del
quotidiano. Da Parigi a Londra e poi di
nuovo in Italia, dove Cuccia entrerà in
Enrico Cuccia
FRASI CHE FANNO UN RACCONTO, DIVERSO DA QUELLO NARRATO DALL’AUTORE (A CURA DI CARMELO CELONA)
Maledetti libri
I libri accendono passioni che fanno sognare
possibile l’impensabile. “A furia di leggere molto
uscì fuori di senno. La fantasia si riempì di tutto
quello che leggeva e gli si conficcò in testa tutta
quella macchina di sogni ed invenzioni.”
L’impegno morale per chi ha una vita interiore è una necessità,
un senso esistenziale. “Gli parve necessario, sia per aumentare
il suo amore, sia per servire la Repubblica, andarsene per il
mondo distruggendo ogni sorta di soprusi esponendosi a
pericoli.” I principi senza passione sono una contraddizione in
termini. “Il cavaliere errante senza amore era albero senza
foglie e senza frutto, e corpo senz’anima.”
Chi può operare il bene ed indugia è più colpevole di chi opera
il male. “Non volle attendere oltre, il pensiero della perdita che
il mondo avrebbe subito a causa della sua esitazione, poiché
tanti erano i soprusi da distruggere, tanti le ingiustizie da
emendare.” I libri generano emozioni e le emozioni
forgiano la nostra personalità. “I libri che tale lo avevano
ridotto.” Il coraggio di sacrificarsi per un’idea ci rende ostili
coloro che non hanno né idee né coraggio. “A me basta
qualunque cosa, perché miei ornamenti son l’arme, mio
riposo il pugnar.” Non c’è eroe senza una musa a cui portare
in dono l’esaltante esito delle sue gesta.
“Non è possibile che esista un cavaliere errante senza donna,
perché per costoro è naturale l’essere innamorato come per il
cielo avere le stelle.” Quelli che guardano ai libri come un
pericoloso strumento di evoluzione.
“Quei maledetti libri che ha la mania di leggere tutto il
giorno hanno rovinato il più eletto ingegno che vi fosse in
tutta la Mancia! Meritano di essere arsi.”
L’eroe è imbattibile. Lo sconfigge solo l’indifferenza
centonove pagina 32
insensibile di chi ha ispirato le sue gesta.
“Puoi chiamarti la più fortunata tra tutte le creature che
vivano sulla terra, o Dolcinea, perché ti toccò in sorte un così
valoroso cavaliere che subì il più grande torto che l’ingiustizia
creò e la crudeltà commise.” Non si può rinnegare l’idea per
la quale si è lottato. L’idea resta, va oltre la morte. Non c’è
altro oltre l’idea, persino la sua realizzazione la esaurisce.
“Eletta Signora, il ferito nel cuore, ti augura la salute che egli
non ha. Benchè sappia sopportare il dolore, mal potrà
sopportare questa ambascia, forte e durevole, amata nemica
mia! Della condizione in cui mi trovo per causa tua; se ti fa
piacere di aiutarmi sono tuo, e se no, fa quel che più ti
aggrada, che con finire mia vita avrò soddisfatto la tua
crudeltà e il mio desiderio. Tuo fino alla morte.”
Lacerti tratti da: “Don Chisciotte della Mancia ” - 1605
Miguel De Cervantes y Saavedra
4 Luglio 2014
posterlibri
contatto con personalità come
Alberto Beneduce, di cui
sposerà la figlia, come Donato
Menichella, Raffaele Mattioli,
Adolfo Tino. Lavora all’Iri e
alla Comit, esperienze che
precedono e sono
determinanti per lo studio
delle caratteristiche e degli
errori del sistema bancario
italiano. In un fitto sodalizio
professionale e progettuale
soprattutto con Mattioli,
matura l’idea della nascita di
un istituto di credito
specializzato nei finanziamenti
a medio termine, ritenuto
assolutamente indispensabile
allo sviluppo
dell’imprenditoria italiana.
Michele Sindona e Giorgio Ambrosoli
Seguiranno due anni di
fervore ideativo; infine, il 10
difendere il perimetro dell’impresa
aprile 1946 viene fondata, a Milano,
privata. E poiché il capitalismo italiano
Mediobanca, nata dalle tre Bin, le
era largamente privo di capitali e le
Banche di interesse nazionale (Banca
dinastie imprenditoriali tendevano a
Commerciale Italiana, Credito italiano e
immettere meno risorse possibile nelle
Banco di Roma). Fin dall’inizio Cuccia fu
loro imprese, preferendo conservare la
direttore generale del nuovo istituto poi
ricchezza accumulata in altre forme di
anche amministratore delegato e non se
investimento, magari all’estero,
ne allontanò mai, rimanendone
Mediobanca cercava di dar vita a
presidente onorario.
costruzioni finanziarie in grado di
“A partire dall’inizio degli anni Sessanta
potenziare gli effetti dei capitali privati
– scrive La Malfa - Mediobanca diviene
disponibili per le aziende. In realtà
progressivamente l’interlocutore di tutte
Cuccia non amava gli imprenditori avidi
le maggiori vicende imprenditoriali
di denaro , “desiderosi di apparire,
italiani. Negli uffici di via
incapaci di organizzare per tempo linee
Filodrammatici e in particolare nella
efficaci di successione familiare alla
stanza di Enrico Cuccia, rimasta la
guida delle loro aziende”. Fra le accuse
stessa dal ’46 fino alla sua scomparsa,
rivolte a Mediobanca c’è stata senz’altro
sono stati affrontati i problemi più o
quella di operare a difesa delle
meno di tutte le grandi imprese, dalla
“famiglie” imprenditoriali sostenendo il
Olivetti alla Pirelli, dalla Fiat alla
valore dei cosiddetti “noccioli duri” . In
Montedison, dalla Fondiaria alle
realtà, sostiene La Malfa, “Mediobanca
Generali, dalla Mondadori alla Rizzoli.
aveva operato abilmente per creare un
Negli anni Ottanta la banca è ormai al
equilibrio fra la grande impresa privata
centro della finanza non solo nazionale
e il sistema delle partecipazioni statali.
e viene percepita come “il regolatore
Per farlo, aveva puntellato e sostenuto
supremo del capitalismo italiano, deciso
in tutti i modi le poche grandi imprese
a imporre un disegno di
private del paese e le famiglie che ne
razionalizzazione del sistema e ad
avevano il controllo: gli Agnelli, i Pirelli,
assegnare ruoli obbligati ai maggiori
i Pesenti e pochi altri; aveva anche
protagonisti”. Per molti osservatori di
cercato di immettere altri nomi in
quel tempo, Cuccia era diventato il
questo piccolo elenco: gli Orlando, Carlo
“dominus unico e assoluto della vita
De Benedetti, per esempio, o i Ferruzzi,
economica italiana”. Un giudizio ancora
talvolta senza particolare successo e
oggi largamente diffuso. Si tratta,
aveva imposto un confine invalicabile
afferma La Malfa nel suo libro, di una
per le partecipazioni statali rispetto a
lettura distorta del ruolo e soprattutto
queste componenti: la Montedison
delle intenzioni di Cuccia, che ha
strappata al settore pubblico e
sempre perseguito obiettivi mirati, non
ricondotta, pur tra mille difficoltà, entro
sbilanciati a sostegno del privato e non
il settore privato era, in un certo senso,
guidati da alcun pregiudizio nei
il simbolo di questa battaglia.”
confronti del pubblico. Negli anni Trenta
In quest’ottica va letto lo scontro di
aveva lavorato all’Iri e, dall’esempio di
Cuccia con l’Iri e con Romano Prodi per
Beneduce oltre che dalla conoscenza
la privatizzazione di Mediobanca e, a
delle teorie keynesiane, aveva tratto
seguire, per quella delle Bin. Uno
un’alta considerazione della funzione
scontro raccontato da La Malfa in tutta
dello Stato nell’economia. Tuttavia, sulla
la sua asprezza, anche attraverso battute
linea di Adolfo Tino, Cuccia aveva
tratte da lettere scambiate fra i due
presto constatato la degenerazione
protagonisti.
dell’intervento pubblico nel dopoguerra.
Nella ricostruzione dei fatti, La Malfa fa
Sia Cuccia sia Tino denunciavano in toni
luce anche su molti aspetti fin qui non
di estremo allarme questa situazione e
conosciuti dell’affaire Sindona, che si
per questo “Mediobanca aveva
segue scorrendo le pagine in un
progressivamente assunto il ruolo di un
crescendo di tensione. Prima le mosse
avamposto dal quale si combatteva la
vincenti di Cuccia per bloccare la scalata
battaglia per limitare l’espansione
alla Bastogi, considerata allora come
progressiva del settore pubblico e
uno degli snodi del potere economico
italiano. Poi i tentativi del faccendiere di
aumentare smisuratamente il capitale
della piccola e sconosciuta Finambro,
utilizzando il ricavato delle
sottoscrizioni delle azioni da parte del
pubblico per coprire i buchi di bilancio
del suo impero ormai fallimentare. Una
strategia sostenuta dalla Democrazia
Cristiana, di cui Sindona era un
finanziatore, ma naufragata grazie
all’intervento dell’allora ministro del
Tesoro Ugo La Malfa. Motivando il
provvedimento con la difficile situazione
borsistica del momento, La Malfa
bloccò infatti l’aumento di capitale di
alcune società finanziarie pubbliche e
private, includendo anche la Finambro.
Infine il crack della Banca Privata
Italiana di Sindona, le pressioni del
faccendiere siciliano su Cuccia perché
intervenisse per ripianare i debiti, la
guerra dei nervi fra i due, le minacce dei
sicari di Sindona a Cuccia e all’avvocato
Ambrosoli, nominato liquidatore della
Banca Privata Italiana, e alle rispettive
famiglie. Infine, la tragica uccisione di
Ambrosoli. Perché Cuccia non denunciò
le minacce? Perché non rivelò ai
magistrati di aver ascoltato da Sindona
stesso l’intenzione di far uccidere
Ambrosoli? In realtà, ricostruisce
Giorgio La Malfa attraverso le carte
processuali e della commissione
LA CLASSIFICA
d’inchiesta parlamentare
aperta sul caso, Cuccia
aveva taciuto per paura il
pericolo corso da lui stesso
e dai suoi figli. Ma appreso
il gravissimo rischio cui era
sottoposto Ambrosoli,
l’aveva riferito all’avvocato
Crespi e, attraverso di lui, al
magistrato Urbisci. Questi
aveva risposto di essere al
corrente delle minacce: “I
telefoni erano sotto
controllo”, disse.
Questo e molto altro nel
lungo racconto della storia
di Cuccia e della sua banca.
Quanto al segreto di
Mediobanca, “In fondo – si
legge nel capitolo del libro
dedicato alla nascita
dell’istituto – non vi è nulla
di segreto nel segreto del successo di
Mediobanca. Essa è stata il frutto di una
visione lungimirante dei problemi dello
sviluppo economico italiano del
dopoguerra, nutrita di una coscienza
profonda delle vicende del capitalismo
italiano e del sistema bancario compreso
fra le due guerre, degli errori commessi
e di quelli da evitare ed è stata guidata
per mezzo secolo da un uomo di
notevole ingegno, lucido, coraggioso e
dotato di una grande disciplina di
lavoro” .
Oggi in Italia è difficile trovare la forza
morale e la fiducia che hanno riportato
l’Italia in Occidente negli anni del
miracolo economico, di cui anche
Mediobanca è stata artefice. Bisogna
pur dire, conclude La Malfa, che “ciò che
l’Italia ha costruito nel dopoguerra era il
frutto di una riflessione attenta sulla
nostra storia economica e di una
straordinaria passione civile di cui sono
stati interpreti uomini come Alberto
Beneduce, Donato Menichella, Raffaele
Mattioli, Enrico Cuccia. Di questa
combinazione eccezionale di spirito
pubblico e di rigore privato, avremmo
oggi bisogno. Anzi abbiamo bisogno.”
Silvia Di Bartolomei
Cuccia e il segreto di Mediobanca
Giorgio La Malfa
Giangiacomo Feltrinelli Editore
pagg. 320, euro 17
DI FELICE IRRERA
Quali sono i motivi della crisi della democrazia rappresentativa, se non l'inadeguatezza
delle classi dirigenti e lo strapotere della finanza? I sistemi politici hanno compiuto una
decisa virata verso un personalismo fondato sulla figura di un leader e quindi verso un
pericoloso populismo, supportato dalle nuove tecnologie informatiche, pervasive
ancora più degli altri mezzi d'informazione e guidate da veri e propri esperti della
comunicazione che agiscono su un elettorato frammentato e fluttuante. Percepiti i
possibili guasti della democrazia, l'autore ritiene che si possa pure porre ad essi rimedio,
reinventando i modelli della rappresentanza: ma quali?
Gabriele Magrin, Il patto iniquo. Libertà private, pubbliche servitù,
Diabasis, pp.144, € 16,00
Casati Modigliani
Dan Brown
1Sveva
La moglie magica - Sperling & Kupfer
4
Inferno - Mondadori
Markus Zusak
Stefano Benni
di una ladra di libri - Frassinelli
Pantera - Feltrinelli
2Storia
5
Tiziano Tersani
Massimo Gramellini - La magia di
3straordinaria
6
Un' idea di destino. Diari di una vita
un buongiorno - Longanesi
Longaneri
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4 Luglio 2014
posteravvenimenti
POLVERE DI STORIA. Le rivolte a Messina nel 1947 e 1948. Tra giovani con le teste calde e la voglia di indipendenza
Piccoli grandi eroi contro i Borboni
Il riscatto della Sicilia a cominciare da quel pomeriggio del primo settembre. Quando con bonaca e cappelli in testa alla piripillì...
DI
GIUSEPPE PRACANICA
MESSINA. “Fatti precorrendo ed idee qui
iniziava il risorgimento italiano” recita
una targa che si riferisce ai fatti del 1°
settembre 1847. Nulla di più falso. Né
coccarde tricolori né bandiere italiane
quel giorno a Messina. Solo i nostri eroi,
quel giorno, erano mossi da avversione
contro i Borboni che, dopo otto secoli, ci
avevano privato dell’autonomia. Questa
storia era iniziata in maniera ben
diversa. Carlo III, re delle Due Sicilie,
alla morte di Ferdinando VI di Spagna gli
subentrò. Volendo tener separati i due
regni il 6 ottobre1759, poco prima di
partire per la Spagna, annunciava la sua
volontà di abdicare a favore del figlio
Ferdinando che, a otto anni, divenne così
re delle Due Sicilie. Pertanto
continuarono a nominarsi i viceré di
Sicilia. In seguito alle vittoriose battaglie
d’Italia di Napoleone, nel 1798-99 i
francesi occupavano il regno di Napoli,
per cui il re, la regina, il governo e la
Corte borbonica dovettero
precipitosamente riparare a Palermo,
protetti dalle navi dell’ammiraglio
Nelson. I palermitani fecero di tutto per
accattivarsi il benvolere dei sovrani,
senza sostanzialmente riuscirci. E dire
che avevano offerto la Favorita per
consentire la costruzione della reggia e,
per secondare la passione per la caccia di
Ferdinando, avevano anche acquistato il
bosco della Ficuzza. Il cardinale Fabrizio
Ruffo si offrì di tornare in Calabria per
combattere i nemici di Dio e della Chiesa
e riconquistare la parte continentale del
Regno. In poco tempo, riuscì ad
organizzare quella che si sarebbe
chiamata l’ “Armata Cristiana della Santa
Fede”, con la quale nel giugno 1799
occupava Napoli, ponendo fine alla
breve esperienza della Repubblica
Partenopea. Travolta la repubblica, i
Borboni ritornavano a Napoli,
ricompensando Nelson con fa Ducea di
Bronte.
RIFUGIO A PALERMO. Nel 1806 i
Borboni erano costretti a rifugiarsi
nuovamente a Palermo, mentre sul trono
di Napoli andava a sedersi Giuseppe
Bonaparte, sostituito poi, nel 1808, dal
cognato Gioacchino Murat. Molto
travagliata fu la seconda permanenza
nell’Isola dei Borboni, giacché gli inglesi,
non fidandosi più di loro, assunsero
direttamente l’amministrazione dell’Isola
con lord Bentink. Soprattutto ad
insospettire gli inglesi, molto
probabilmente a torto, fu la nuova
posizione in cui venne a trovarsi Maria
Carolina, zia acquisita di Napoleone,
dopo il matrimonio di quest’ultimo con
Maria Luigia, figlia di suo fratello, per
cui lord Bentick ingiunse a Maria
Carolina di ritirarsi a Castelvetrano
mentre anche il re veniva costretto a
mettersi da parte ed a nominare il
principe ereditario, Francesco, Vicario
generale del regno con i poteri dell’alter
ego. Comunque il fatto politico
più importante di quel periodo fu
la redazione e l’approvazione
della Costituzione che avvenne
nel 1812. Poiché era troppo
avanzata per il contesto sociale
cui si rivolgeva rimase
sostanzialmente inapplicabile.
Finalmente, nel giugno 1813 gli
inglesi riuscirono a liberarsi di
Maria Carolina costretta a
raggiungere Vienna dove moriva
il 7 settembre 1814. Nel
novembre dello stesso anno il re
sposava morganaticamente la sua
vecchia amante, Lucia Migliaccio,
vedova del principe di Partanna.
La Restaurazione, che seguì la
definitiva sconfitta di Napoleone
a Waterloo, riportò i Borboni sul
trono di Napoli. Il re, ritornato a
Napoli, con legge 8 dicembre
1816, commettendo un grosso
Ferdinando I di Borbone
errore in prospettiva, proclamava
l’unione dei regni di Napoli e di
severo ridimensionamento: perdeva il
Sicilia e diventava re Ferdinando I° delle
territorio di Enna dove veniva istituito il
Due Sicilie.
Vescovato di Nicosia ed anche la zona di
SOGNANDO L’AUTONOMIA.
Acireale che, diversi decenni dopo,
L’autonomia della Sicilia,
veniva elevata a Vescovato. Inoltre
costituzionalmente garantita, rimaneva
doveva anche cedere oltre una ventina di
quindi un sogno, mentre anche la
parrocchie alla diocesi di Patti. Nel 1825
richiesta di mantenere autonomo il
morì Ferdonando I e gli successe il figlio
regno di Sicilia da quello di Napoli, pur
Francesco I, e dopo la morte di
sotto lo stesso Ferdinando, non trovò
quest’ultimo salì sul trono del Regno
ingresso. In seguito al Concordato del
delle due Sicilie Ferdinando II, che
1818, l’Arcidiocesi di Messina subiva un
nominò viceré di Sicilia il fratello
Leopoldo. Quando il fratello, con molta
schiettezza, gli espose qual era l’effettiva
situazione che aveva trovato in Sicilia,
dove l’aspirazione dei siciliani
all’indipendenza si associava ad una
grandissima miseria, il re non trovò di
meglio che sostituirlo. Si preparavano
dappertutto tentativi insurrezionali, ma
fu Messina, con i moti del 1 settembre
del 1847, ad iniziare.
MESSINESI “SPACCATI”. Nonostante
che la data concordata per l’insurrezione
era il 1848, alcune teste calde, Antonino
Placanica a Messina ed i fratelli Romeo a
Reggio, fissarono, per l’insurrezione,
invece, la data del 2 settembre 1847.
Questa decisione giudicata, dai più,
avventata, provocò una profonda
spaccatura nell’ambiente insurrezionale
messinese, specie tra Pracanica ed il
milazzese Piraino. Addirittura, poi, a
Messina la rivolta, per approfittare di
una favorevole circostanza,
rappresentata dalla riunione di tutti gli
ufficiali della guarnigione presso
l’albergo Vittoria per festeggiare la
promozione del generale Landi a
maresciallo, fu anticipata di un giorno.
Nel suo volume, “Messina nel
Risorgimento”, il prof. Tomeucci fa
centonove pagina 34
4 Luglio 2014
posteravvenimenti
un’attenta ricostruzione dei fatti avvenuti
il pomeriggio del 1 settembre 1847
avvalendosi dei documenti processuali
conservati all’Archivio di Stato di
Messina. In base a tale ricostruzione
sappiamo che “una gran quantità di
gente armata vestita di bonaca e cappelli
in testa cosiddetti alla piripillì presero la
volta delle Quattro Fontane”. Erano
guidati da Luigi Micali e da Antonino
Caglià Ferro mentre un ragazzo portava
una bandiera con un’aquila. Provenivano
dal nord della città ed avevano in
precedenza assaltato i due posti doganali
di Porta Real Basso e di Pozzo Leone per
impossessarsi delle armi.
Contemporaneamente da sud, Borgo
Portalegni e Borgo Zaera, un altro
gruppo di rivoltosi guidato da Antonino
Placanica. Entrambi i gruppi
convergevano verso piazza Duomo dove
arrivarono attorno alle 17.15-17.30
inneggiando a Pio IX ed alla Madonna
della Lettera. Pronto fu l’intervento
dell’esercito borbonico che organizzò ed
inviò sul posto quattro reparti
improvvisati: il primo, comandato dal
capitano Cardarelli, forte, tra ufficiali
sottoufficiali e soldati, di 60 elementi, il
secondo, comandato dal 1° tenente
Auriemma, di 19 elementi. Il terzo
gruppo comandato dal 2° tenente
Andruzzi, con 22 elementi, non
partecipò, per ammissione dello stesso
comandante, alle operazioni di
repressione della rivolta. Scrive ancora
Tomeucci “Dai docc. di cui disponiamo,
possiamo quindi precisare che il conflitto
si svolse tra circa duecento patrioti e 79
soldati.” I morti da parte borbonica
furono cinque. “Di certo, i rivoltosi
ebbero perdite più rilevanti, ma ciò non
risulta da alcun documento”. Alle 18 la
rivolta era stata domata. Nonostante
l’iniziale indifferenza e, poi, le grosse
taglie messe dai borbonici sugli insorti,
nessun messinese li tradì. Fu fucilato
soltanto il calzolaio Giuseppe Sciva, che
non aveva voluto rivelare i nomi degli
altri cospiratori. Tale fucilazione servì a
scuotere l’opinione pubblica messinese,
che fino ad allora era rimasta pressoché
Antonio Pracanica
Domenico Piraino
Ruggero VII
assente, e questo nonostante che, come
attesta Tomeucci, “dai docc. risulta,
comunque, chiaramente la correttezza,
la precisione e il rispetto umano verso i
rei ed i presunti rei da parte della
magistratura”.
L’UNITA’? A PIAZZA DUOMO. Ben altro,
purtroppo, sarebbe stato il
comportamento, nei confronti delle
popolazioni meridionali, dei tribunali
militari del Governo piemontese, dopo
l’Unità. Tomeucci afferma che “il 1°
settembre fu una sconfitta militare del
liberalismo italiano: pochi soldati
rapidamente dispersero un pugno di
valorosi patrioti e la rivolta come ‘fatto’
ebbe termine; ma fu, insieme, una
vittoria, poiché i nuovi ideali non
perirono e non furono fugati, ma
lievitarono nel cuore e nella mente dei
Messinesi e degli Italiani ed elevarono a
consapevolezza la coscienza della libertà
e della Patria, generando l’energia
spirituale, che guidò gl’Italiani nella lotta
contro la tirannide borbonica ed
austriaca. Tra piazza Duomo e le Quattro
Fontane, nel rosso tramonto del 1°
settembre 1847, ebbe principio l’unità
italiana”. Nel 1848 le cospirazioni in
Sicilia continuavano, come del resto nel
napoletano, e si procedeva alacremente
alla costituzione di comitati rivoluzionali
in tutte le città della Sicilia e, quindi,
anche a Messina. Non fu facile metter
d’accordo i liberali napoletani con quelli
siciliani. Scrisse il Lemmi:
“L’indipendenza dell’isola (e lo abbiamo
visto più di una volta) era l’ideale
supremo di questi ultimi, né per questo
deve dirsi che l’isola si sentisse meno
italiana delle altre regioni della penisola e
che questa avversasse l’unificazione o la
federazione politica, giacché anzi l’idea
unitaria doveva trovare e trovò a suo
tempo i suoi più ardenti seguaci proprio
là dove, più forte essendo la coscienza
regionale, era maggiore la ripugnanza
contro l’egemonia piemontese. Nel 1848
non era il caso di parlar d’unità e, quanto
alla federazione, bisognava incominciare
con il mettersi prima in stato
d’uguaglianza con Napoli, sciogliere cioè
il regno delle Due Sicilie e far dell’isola
un corpo indipendente, padrone assoluto
dei suoi destini all’interno e all’esterno.”
La Masa a Palermo si impegnò a
costituire il Comitato Generale per
coordinare la lotta per l’indipendenza e,
per poter contare sull’appoggio popolare,
convinse il principe Ruggero Settimo, che
godeva di largo prestigio, a porsi a capo
dello stesso. L’insurrezione scoppiò il 12
gennaio, alla Fieravecchia. Ferdinando,
nel tentativo di bloccare la rivoluzione
richiamava in vigore la legge del 1816,
con la quale si era separata
l’amministrazione civile dell’isola da
quella del resto del Regno ed abrogava
anche la legge del 1837, che aveva
impedito ai Siciliani di ricoprire cariche
ed uffici in Sicilia. Il Comitato Generale
di Palermo, che coordinava il movimento
insurrezionale, venne sostituito, il 24
gennaio, da un governo provvisorio di cui
divenne presidente sempre il principe
Ruggero Settimo e segretario Mariano
Stabile.
ALLEANZE SICILIANE. Palermo e
Messina, le due più grandi città
dell’Isola, per la prima volta nella loro
storia, si muovevano all’unisono. Il
nutrito corpo consolare allora residente a
Messina (in città avevano sede i
consolati di Danimarca, Belgio, Brasile,
Francia, Grecia, Inghilterra, Norvegia,
Paesi Bassi, Svezia, Svizzera, Stati Uniti
d’America, Toscana, delle città e stati
tedeschi di Oldenburg, Baviera,
Hannover, Prussia, Amburgo, Brema,
Lubecca) ed il comandante di una nave
militare inglese attraccata nel porto,
saputo della volontà dei Borboni di
bombardare la città protestarono
violentemente affermando che si trattava
di un atto “barbaro e violento”, “indegno
di una nazione civilizzata” e “misura
ripugnante” ed inoltre che era in
contrasto con la normativa, allora in
vigore, che aveva dichiarato Messina
città aperta e sede di portofranco. Era
senz’altro un documento che legittimava
la lotta contro i Borboni e che indusse i
messinesi a muoversi senza più remore.
Il mattino del 28 gennaio venne eletto,
dai cittadini riuniti all’interno delle Sale
del Casino della Borsa, il Comitato di
Pubblica Sicurezza e di Guerra che
decideva di chiamare alle armi il popolo
per l’indomani e di chiedere l’aiuto degli
abitanti dei villaggi e dei comuni più
vicini. Le forze rivoluzionarie vennero
suddivise in tre gruppi: il primo doveva
ritrovarsi sul colle della Caperrina, il
secondo al torrente Boccetta ed il terzo
al torrente Trapani. Le promesse del
capo delle forze borboniche generale
Cardamona di non bombardare la città
inerme, non vennero mantenute ed il
forte di Real Basso cominciò a sparare
facendo le prime vittime. Per cercare di
guadagnar tempo le autorità militari
borboniche fecero pervenire al Comitato
proposte di neutralità e di pace armata.
(continua nel prossimo numero
di Centonove)
centonove pagina 35
4 Luglio 2014
postermostre
Sculture go Gaetano Chiarenza
MESSINA. A Maregrosso ventotto opere dell’artista “cresciuto” tra le mura dell’ospedale psichiatrico Mandalari
Tutti “pazzi” per Chiarenza
Un murales nel refettorio realizzato per mano dei pazienti, svela il genio di un uomo che dedicherà il suo tempo
a imprimere inconscio e visioni. Rivestendo miti e icone religiose di forme geometriche e cromatismi forti
DI
PIETRO FRAZZICA
MESSINA. Non è falso affermare che in
ogni persona, motivata dal bisogno di
esprimere sé stessa, è presente il seme
dell’arte, nella sua accezione primordiale
di istanza di comunicazione assai
precedente alla funzione di ricerca
estetica, maturata storicamente col
progredire della civilizzazione. Per
Gaetano Chiarenza, scomparso nel 2011
all’età di sessantotto anni, fu una
circostanza fortuita a consentire la
germinazione del suo percorso creativo.
Aveva già trascorso una parte
considerevole della sua vita funestata
dalla schizofrenia tra le mura
dell’ospedale psichiatrico Mandalari
quando, nel 1992, l’amministrazione
ospedaliera acconsentì alla realizzazione
per mano dei pazienti di un murales
all’interno del refettorio. Il contatto coi
pennelli ebbe sulla vita di Chiarenza
l’impatto di un’epifania in cui l’arte
palesava il suo ruolo maieutico nei
confronti dell’inconscio e delle
suggestioni che in esso avevano dimora.
Successivamente elesse a supporto
pittorico le lenzuola del Mandalari e per
un quinquennio, pienamente supportato
dal personale del Centro Diurno
Camelot, si dedicò a imprimere su di
esse le proprie visioni. Tutta la
produzione di Chiarenza è incentrata
sulla figura umana, delineata attraverso
forme geometriche e cromatismi forti, a
volte irreali. Non sfugge il dettaglio
presente in molte sue composizioni, di
labbra e narici dipinte con lo stesso
colore usato per lo sfondo, come a voler
suggerire una loro perdita di consistenza,
probabile indizio della difficoltà di
percepire una netta demarcazione tra il
Sé e l’Altro insita nella schizofrenia.
Icone religiose e personaggi mitologici
emergono da un blender caleidoscopico
che rielabora la realtà assemblandola in
immagini talvolta inaspettatamente
singolari, come nel caso di un Nettuno
dalle fattezze precolombiane affiancato
da sirene androgine dall’incarnato terreo.
In una sola opera si trova un accenno di
paesaggio: su uno sfondo nero due
figure antropomorfe prive di abiti, a
differenza dei soggetti delle altre tele,
dipinte interamente di rosso, forse
demoni, emergono da una foresta di
alberi, rossi anch’essi, ottenuti con un
tratto di pennello che nella sua
schematica essenzialità ha molto in
comune con le pitture rupestri.
Chiarenza, instradato dall’artista Stello
Quartarone, si cimentò anche con la
scultura. Le sue opere, perlopiù teste, ma
anche due figure intere rigidamente
stanti, nei loro volumi geometricamente
definiti, simili a robot degli albori del
cinema di fantascienza, ricordano idoli
archetipici precristiani. Osservando la
posa della statua con la gamba avanzata
in un accenno di movimento, si riscontra
un’immediata analogia con i kouroi
dell’antica Grecia, sculture raffiguranti
non un singolo individuo ma l’idea stessa
di Uomo nella sua accezione migliore.
Tuttavia secondo l’opinione comune la
massima forza espressiva raggiunta nel
suo percorso creativo è incarnata in
un’opera pittorica, un Ecce Homo dalla
barba incolta che, stagliandosi sullo
sfondo di una dirompente luce
ultraterrena, ci fronteggia con lo sguardo
colmo di un’umanità che non ritroviamo
in nessun altro soggetto. Sebbene sia
evidente l’assenza di una chiave di
lettura univoca per le opere di
Chiarenza, pienamente ascrivibili a quel
filone che Jean Dubuffet denominò Art
Brut, sarebbe semplicistico troncare gli
sforzi interpretativi attorno ad esse
considerandole una mera esternazione
patologica. Esse catturarono l’attenzione
del critico Lucio Barbera in occasione di
una collettiva di pazienti del Camelot e
meritarono una pubblicazione su
“Osservatorio Outsider Art” da parte del
sociologo Pier Paolo Zampieri.
Recentemente, a tre anni dalla
scomparsa dell’autore, lo storico dell’arte
messinese Mosè Previti ha organizzato
una prima personale postuma allestendo
a Maregrosso, nei locali del “Pensatoio di
Vittorio”, un’esposizione delle ventotto
opere di Chiarenza custodite al Camelot.
MESSINA
I Barbieri di Baratta e Scalisi
Mostra fotografica al Palacultura
Una immagine in mostra
MESSINA. Al Palazzo della Cultura di Messina è visitabile la
mostra fotografica molto singolare: “La sottile bellezza
dell’arte dei Barbieri di Sicilia”, immagini suggestive
scattate dagli obiettivi degli ingegneri Achille Baratta e
Maria Scalisi. Un bianco e nero che si alterna tra le pianure
e le colline e con particolare riferimento ai centri abitati che
le costellate, contraddistinguendole con delle botteghe da
barbieri, o meglio barbierie, a dirla in palermitano, con i
loro volti e i loro eventi. L’inaugurazione si è tenuta
domenica pomeriggio, con la presenza e la mediazione dei
due fotografi, la presentazione di Giuseppe Campione, che
ha sottolineato in particolare gli aspetti sociali e quelli
centonove pagina 36
pratici, facendo riferimento ad eventi storici e geografici. E’
intervenuto anche Geri Villaroel, presidente nazionale dei
giornalisti televisivi. La mostra è visitabile fino al 6 luglio. Si
prevede un grande flusso di barbieri ritratti e di quelli che
con onore esercitano questa attività e di tutti coloro che
essendo parenti o amici dei vecchi barbieri vogliono
collaborare con l’iniziativa offrendo le immagini ricordo che
loro conservano, cosi come più volte richiesto ed offerto
durante la presentazione, primo fra tutti il Salone Parisi di
Messina, in piazza Cairoli che insieme al bar Irrera e alla
libreria dell’Ospe, progettata dall’architetto Aldo
Indelicato, costituivano i tre punti essenziali della nostra
vecchia Messina, come sostenuto da Geri Villaroel.
Nell’occasione Achille Baratta e Maria Scalisi hanno
presentato un opuscolo, dal titolo: “La sottile bellezza
dell’arte dei Barbieri di Sicilia”, il cui contenuto viene
trasmesso di seguito.
posterrubriche
NUOVE VISIONI
DI MARCO OLIVIERI
L’ultima frontiera
Presentato alla 54esima
edizione del Festival dei
Popoli a Firenze e al Film
Festival di Rotterdam, “EU
013 L’ultima Frontiera“ è un
documentario rigoroso. La
passione di chi lo ha
realizzato – la giornalista Raffaella
Cosentino e il siciliano Alessio Genovese,
il quale firma la regia – non va a
discapito dell’intento di descrivere e
raccontare con essenzialità l’assurdità e
la disumanità dei Centri di identificazione
ed espulsione in Italia, i cosiddetti C.i.e.,
nati con lo scopo di identificare ed
espellere gli stranieri senza permesso di
soggiorno. La macchina da presa, per la
prima volta autorizzata dal ministero
dell’Interno a entrare nelle strutture,
scruta l’impronta securitaria di questo
mondo a parte, mentre alcune persone
raccontano la loro esperienza, schiacciate
dalla burocrazia e da una visione
autoritaria delle frontiere, con leggi che
criminalizzano gli “irregolari”. Il film è
stato presentato sabato scorso, presso la
Multisala Iris di Messina, seguito da un
dibattito moderato da Palmira Mancuso,
direttrice di MessinaOra.it, e animato dal
regista Alessio Genovese, l’avvocata
Carmen Cordaro (Arci), la docente
universitaria Valentina Prudente e il
giornalista Simone Intelisano. “EU 013
L’ultima Frontiera“ ha inaugurato la
rassegna cinematografica “Cast Away On
The Movie”, promossa da Umberto
Parlagreco, all’Iris, nell’idea di esplorare il
mondo attraverso i documentari (per
leggere il programma fino al 14 agosto:
http://www.multisalairis.it/programmazio
ne/rassegna-di-documentari/). Questo
primo titolo, senza fronzoli, mette in
condizione lo spettatore di comprendere
la non accoglienza dell’Italia, in un
quadro europeo miope e inconcludente.
MESSINA
“Danzanima” al Vittorio
E gli allievi “ballano” tedesco
La scuola “Danzanima” di Venusia Grillo,
realtà del mondo della danza della
provincia di Messina proporrà il saggio
spettacolo di fine anno al Teatro Vittorio
Emanuele domenica 6 luglio. Per
approcciarsi professionalmente alla
disciplina, come la docente fa
confrontandosi con realtà nazionali ed
internazionali. Proprio al cospetto della
docente Katia Will, della Staatliche
Ballett schule Berlin, quattro allievi
hanno sostenuto la prova: Samuele
Sciotto, Melodie Astone, Ester Perantoni
e Giorgia Bucolo sono stati selezionati
per l'audizione di fine maggio in
Germania. Dei tre Melodie ed Ester
hanno superato la selezione e Samuele
è stato ammesso al primo anno di corso.
4 Luglio 2014
MUSICA
CALTAGIRONE
DI CESARE NATOLI
Il teatro si fa bambino
Decima edizione
dei teatri Infiniti
con un occhio
puntato
ai piccoli
spettatori
Anormale Histofrie
DI
PAOLO RANDAZZO
CALTAGIRONE. LLa situazione del
teatro in Sicilia versa oggi in condizione
drammatiche: non ci sono risorse,
attingere ai finanziamenti europei per
questo settore richiede una capacità
progettuale che troppo spesso il ceto
politico siciliano non ha e infine non ci
sono energie né politiche innovative per
l’assegnazione di spazi e strutture
pubbliche. Le reazioni dei teatranti
appaiono diverse: c’è chi si arrende e
chiude bottega, chi aspetta che in
Regione qualcosa si sblocchi, chi
presenta il suo lavoro fuori dall’isola.
Un caso emblematico in questo contesto
è la vicenda della compagna di
Caltagirone Nave Argo (nel suo nucleo
Fabio Navarra e Nicolaeugenia
Prezzavento) che, dopo decenni passati
a organizzare rassegne invernali
apprezzate dai cittadini del Calatino e
moltissime edizioni di “Teatri in città”,
un festival estivo piccolo ma raffinato, si
sono a poco a poco convertiti al teatro
per l’infanzia che, per i bassi costi di
produzione e la capacità d’attrarre
pubblico, riesce a sopravvivere con
qualche decoro. È una cosa triste e
bellissima insieme: triste, perché si
tratta di gente che il teatro lo capisce e
DE GUSTIBUS
lo sa fare, ed è assurdo che in una città
civile come Caltagirone non si riesca ad
assegnare uno spazio in cui poter
lavorare e progettare con tranquilla
continuità; bellissima, perché piuttosto
che arrendersi Navarra e Prezzavento
hanno deciso di puntare sui bambini e
piantare semi d’amore per il teatro e per
la cultura che germoglieranno. La
settimana scorsa è quindi stata
presentata “Teatri infiniti”, la rassegna
di teatro per l’infanzia di Villa Patti che
giunge alla decima edizione (patrocinio
base del Comune e qualche benemerito
sponsor). Ecco il programma: martedì
15 luglio la compagnia Casa di Creta
presenterà lo spettacolo “L'isola del Dr.
Frankenfood" con Steve Cable e
Antonella Caldarella; "La cicala e la
formica" è il titolo del nuovo spettacolo
di Nave Argo, in scena mercoledì 16, di
e con Fabio Guastella e Iridiana
Petrone; giovedì 17, ancora Casa di
Creta con lo spettacolo di burattini
“Cappuccetto Rozzo”; la compagnia La
Girandola presenterà, venerdì 18, “Il
Mago di Oz”; sabato 19, lo Sgumbbicio
Clown Theater di Palermo presenterà
“Anormale Histoire”, teatro d'attore che
interagisce con marionette e oggetti
animati ispirandosi alla comicità
semplice e genuina di Charlie Chaplin.
Poco futuro per i musicisti
L’indagine viene dagli
Stati Uniti ma il
risultato ha una
valenza anche per chi si
occupa di musica dalle
nostre parti. Secondo il
Berklee College of Music di Boston,
considerata una delle migliori
scuole di musica in America, la
maggior parte dei musicisti, una
volta usciti dalle aule e conseguito
il titolo accademico, non ha un
futuro roseo. I più sono destinati
ad una vita da sottoccupati, in una
rincorsa continua (e soprattutto
precaria) di concerti o sessioni di
registrazione in un mercato che
offre opportunità sempre più
scarse. I risultati inerenti il 2012
(basati su un campione analizzato
di 5371 musicisti e compositori),
attestano che il 40 per cento dei
musicisti non si occupa di musica
per più di 36 ore a settimana e solo
il 42 per cento lavora e vive
esclusivamente grazie a attività
espletate nel mono delle sette
note. Gli altri sono costretti a
integrare il reddito con altre
occupazioni. Questi risultati,
certamente non eclatanti se
paragonati ad altri professionisti
laureati, vengono raggiunti, per di
più, dopo anni di sacrifici anche
sotto il profilo economico. Una
situazione molto difficile, dunque,
che purtroppo, nel corso degli
ultimi cinque anni - e non solo in
America - è ulteriormente
peggiorata. L’indicazione – triste e
anche cinica, se volete, ma
sicuramente realista – che se ne
ricava per i giovani è quella di non
rinunciare a coltivare passione e
talento, ovviamente, ma anche di
affiancare alla formazione musicale
percorsi paralleli e più facilmente
spendibili nel mondo del lavoro.
DI MASSIMO LANZA
Assovini, auguri Ferreri
I SOCI DI ASSOVINI Sicilia hanno eletto all’unanimità
il nuovo Presidente Francesco Ferreri, titolare della
famosa cantina Valle dell’Acate nel ragusano.
Francesco Ferreri, titolare di Valle dell'Acate.
Ricordiamo che Assovini Sicilia è l'associazione che
dal 1998 racconta la Sicilia vitivinicola di qualità
riunendo 70 aziende che rappresentano l’80% in valore del vino
siciliano imbottigliato nell’isola. Tra gli intenti del nuovo
presidente Ferreri, che succede al triennio di presidenza di
Antonio Rallo, c’è sicuramente l’impegno a proseguire sulla
strada della coesione tra i produttori siciliani. Continuità è quindi
la parola d’ordine quindi, con l’obiettivo - ci dice il neo presidente
– di proseguire l’ottimo lavoro portato avanti da Antonio Rallo e
quindi implementare il numero dei soci e ottimizzare i fondi
centonove pagina 37
comunitari per realizzare progetti importanti e concreti in grado
di far crescere l’immagine positiva dell’enologia siciliana nel
mondo. Conoscendo Francesco da vecchia data sono sicuro che
raggiungerà certamente gli obbiettivi che del suo programma..
Rimane sostanzialmente immutato il Consiglio Direttivo di
Assovini Sicilia, che era stato totalmente rinnovato la scorsa volta
con un notevole abbassamento dell’età dei suoi componenti. Nel
corso della riunione infatti è stata riconfermata vicepresidente
Mariangela Cambria di Cottanera sull’Etna, nel consiglio
direttivo, oltre ad Antonio Rallo uomo di punta di Donnafugata,
Alessio Planeta uno dei pilastri della cantina Planeta, Alberto
Tasca d'Almerita amministratore delegato dell’omonima cantina,
Laurent de la Gatinais delle Tenute Rapitalà e Stefano Caruso
della cantina Caruso&Minini, si è allargato a Lilly Fazio
dell’omonima cantina trapanese e ad Alberto Aiello Graci titolare
della cantina Graci di Passopisciaro. Al neo Presidente e alla sua
squadra i miei auguri e quelli di Centonove.
4 Luglio 2014
posterlettere
QUI SCUOLA
GUI
HERITAGE
DI ANDREA SMITH
DI SERGIO BERTOLAMI
Supllenze, entro il 4 agosto
le preferenze
Il filo tra marine e foreste
Dopo i docenti, anche i
movimenti del personale ATA
subiscono una proroga della
data di pubblicazione per difficoltà
incontrate nello svolgimento delle
operazioni propedeutiche alla mobilità
dovute a problemi tecnici riscontrati sul
portale SIDI. I risultati, quindi, si
conosceranno il 4 agosto. Potrebbero
essere, pertanto, fondate le voci che il
MIUR starebbe valutando di differenziare
le date per le domande di utilizzazione e
assegnazione provvisoria nei diversi ordini
di istruzione, per non concentrare tutte le
attività degli uffici provinciali nella
seconda metà di agosto. Come da
programma, invece, la procedura delle
graduatorie d’istituto per il triennio
scolastico 2014/15 – 2016/17 va avanti con
la presentazione del modello per la scelta
delle istituzioni scolastiche. Il modello “B”
deve essere presentato entro le ore 14 del
4 agosto 2014 solo con la modalità on-line
attraverso la funzionalità “POLIS”
disponibile sul sito del MIUR. Gli aspiranti
supplenti dovranno provvedere a
registrarsi al portale, qualora non
l’avessero fatto, mentre quelli già
accreditati per precedenti istanze devono
utilizzare le medesime credenziali per
l'accesso. Per inoltrare l’istanza si deve
avere a disposizione il “Codice Personale”.
Per tutta la durata della procedura il MIUR
mette a disposizione il numero verde
800844999, dal lunedì al venerdì dalle ore
8:00 alle ore 18:30, per rispondere
direttamente agli interessati che,
comunque, possono appartenere ad una o
entrambe le seguenti tipologie: aspiranti
docenti inclusi nelle graduatorie ad
esaurimento che abbiano confermato la
loro iscrizione in occasione del recente
aggiornamento per il triennio 2014/16;
aspiranti che hanno presentato il modello
A 1 e/o A2 o A2bis ad una istituzione
scolastica entro il termine del 23 giugno
scorso.
ECOLOGIA&AMBIENTE
MESSINDRASTICA
DI FABIO AMATO
La città del Business Idea
MESSINA. Ma cu' chiddu'!? chiddu' e' sceccu! Chiddu
non capisce nenti! Un fallimento, ma cu' ta fa fare!
Non vale a pena, futtittinni!!!! Questa è Messina,
propositiva, positiva, costruttiva. La città con il piu'
alto tasso di "Business Idea" pensate e mai sviluppate!
Una città proiettata nel futuro prossimo venturo. Un
futuro statico ed immobile. Una Città con la marcia
indietro automatica, inserita e bloccata. Abbiamo
provato in tanti a toglierla, ma quando qualcuno ci stava
riuscendo, un urlo aleggiava nella città: Ma cu ta fa fare!!!!! Ma cu
ti potta!!!! Appena provi a togliere la marcia indietro la macchina
si spegne e poi esplode come una bomba a mano. E la Nostra Città
è come questa macchina. E' intoccabile, una bomba ad orologeria!
Ed oggi 30 Giugno è l'ultimo giorno per pagare la Tares!!!! Ho
provato ad entrare negli Uffici Postali, ma erano sommersi dalla
spazzatura. Mi hanno detto che pagandola, avrei liberato la Città
da questa! Boh! Sarà vero? Allora sono andato al mare e dopo
varie peripezie, sembravo un tupamaros nella giungla
dell’Amazzonia, scavalcando suppellettili, spazzatura, bidoni,
garage, cancelli, lucchetti, ho finalmente visto il mare e mi sono
fatto un bagno liberatorio!
Vola alto Pegaso. Sotto il
simbolo del mitico cavallo
alato, promuove l’apertura
della sede messinese,
presieduta dal sen. Nanni
Ricevuto. Pegaso è infatti
una delle più autorevoli
università telematiche, fra le 11
riconosciute dal ministero. Fa della
snellezza online e dell’orientamento
customer driven - guidato cioè dal
cliente e nel nostro caso dalle necessità
logistiche e d’apprendimento
universitario - il punto di forza per
raggiungere l’eccellenza della proposta
formativa. Per affermarsi nel panorama
culturale della Regione dello Stretto, ha
cominciato col proporre un articolato
convegno su “Marine e foreste nel
Mediterraneo: politica e ambiente in
età moderna e contemporanea”. «Sono
ancora pochissimi gli studi che
intrecciano la storia marittima e la
storia ambientale, fra età moderna ed
età contemporanea», informa il prof.
Giuseppe Restifo nel presentare due
studiosi dell’ateneo messinese come
Salvatore Bottari ed Elina Gugliuzzo
(componenti del Mediterranean
Maritime History Network) e gli esperti
in Scienze forestali come Nino
Quattrocchi, Ettore Lombardo e Pino
Giaimi. La nota distintiva del convegno
è stata la capacità di unire la complessa
trama del racconto storico con le
politiche di rimboschimento verso la
costituzione del Parco dei Peloritani.
Insomma, dalla supremazia dei legni
navali spagnoli, ottomani e russi nel
Mediterraneo, ai legnami da
costruzione utilizzati negli arsenali che
hanno divorato i boschi di alberi, al
recupero della foresta di Zafarana
(permanenza dell’antica foresta
Linaria), è evidente il “fil rouge”
d’interessi e problemi solo in apparenza
distanti.
[email protected]
DI ANNA GIORDANO
Boschi appetitosi
Se c’è una cosa che non va messa in
discussione è la proprietà della regione sulle
aree demaniali boschive. Analogamente, il
ruolo che hanno le diverse Aziende foreste e
gli operai, sia quelli che mantengono questi
boschi, sia quelli che fanno antincendio. Evidentemente i
boschi però sono appetiti, insieme agli ettari ed ettari
sottratti miracolosamente alla distruzione capillare di
qualunque genere e sotto qualunque bandiera, obiettivo,
nome, interesse. Smantellamento e ostruzionismo,
ferruginosi meccanismi di scorporamento e spostamento di
competenze, ritardi impressionanti rispetto al passato
meravigliosamente funzionante, sono la caratteristica di
questi ultimi anni, che preoccupa non poco, chi come noi,
sa che dietro ai meravigliosi monti Peloritani c’è la mano
sapiente di costoro, da decenni. Se fossimo un paese civile,
il miglior modo perché la natura si manifesti al meglio e
viva la sua vita, come dovrebbe, sarebbe quello di non
toccarla, come si fa in Svizzera, nel parco dell’Engadina.
Non toccano un ramo che sia uno, ed è vietato (e fatto
rispettare) a tutti i visitatori, di raccogliere anche solo una
foglia. Qui siamo terra di malaffare, di criminali di ogni
genere, e il fuoco, che sia frutto di menti perverse o pastori
o bracconieri o criminali di qualunque genere, è il peggior
nemico, subdolo, mortale anche per gli umani, e senza
l’Azienda e gli operai, il rischio di perdere tutto questo
meraviglioso mondo sarebbe elevatissimo, concretissimo,
spaventosamente e pericolosamente reale. Giù le mani dai
demani forestali e da chi li ama, li cura, li segue, li
protegge, qualunque sia il ruolo che svolge. Nello stesso
tempo, faccio un tuffo nel passato di ogni anno, senza
distinzione. Inizia il caldo, lo scirocco che è strumento
centonove pagina 38
primario dei criminali con il cerino, e si scopre che i vigili del
fuoco sono pochi (per non parlare del non ancora avviato
servizio antincendio della forestale). Ogni anno, che sia
alluvione o incendio, il risultato non cambia e nessuno lo fa
cambiare. Capisco che ci sono capitoli di spesa specifici e
che i soldi x vanno al progetto x e non altrove, ma un paese
normale, tutti dovrebbero battere i pugni per avere più
vigili del fuoco e si, anche più guardie forestali (le uniche
che vigilano lontano dai palazzi, terra, sennò, di nessuno) e
servizi antincendio pronti subito, non a danno compiuto.
No, invece si riesumano progetti folli, o fatti male e
destinati ad ulteriori spese, o inutili, parlamentari vari
assicurano procedure snelle, altri agevolano la
riesumazione della follia di turno, soldi buttati
letteralmente, mentre da anni e anni si brucia, si muore
sotto il fango e chi poi si chiama per salvarci, è in numero
esiguo e non può, oggettivamente, fare più miracoli di
quanto già non faccia.
postercommenti
DISCUTIAMONE
Se anche Briatore lascia l’Italia
DI
FRANCO PUSTORINO*
MESSINA. In una recente intervista al
settimanale “Panorama”, Flavio
Briatore, che non è certo l’ultimo dei
grandi imprenditori e che, in passato
ha cercato di rilanciare la Sardegna,
installandovi un locale passato alla
storia, il “Billioner” ha seccamente
dichiarato: “Io in Italia non investo
più”. Un imprenditore investe in un
Paese nel quale ci sono le condizioni
per farlo “la gente in Italia non investe
più perché ha paura- perché c’è una
burocrazia soffocante”.
“Ci vorrebbe una rivoluzione” ha
concluso la sua intervista Flavio
Briatore, profondamente amareggiato e
deluso. E ha dirottato i suoi
investimenti e le sue iniziative
imprenditoriali verso gli Stati Uniti, la
Spagna, l’Inghilterra e il Kenya, paesi
tutti nei quali investire è molto più
facile che in Italia.
Quando un imprenditore come Flavio
Briatore si spinge ad affermazioni così
pesanti, che, peraltro, molti altri
imprenditori condividono non si può
fare finta di niente. E non si può
seriamente parlare di crescita e di
ripresa né di aumento della produzione
industriale di fronte ad un aumento
dello 0.4 o dello 0.7 o addirittura dello
0.2 come afferma il Centro Studi di
Confindustria perché si tratta di
modeste variazioni fisiologiche che
150 PAROLE DA PALERMO
Elogio alla lentezza
DI
MARIA D’ASARO
“Bisogna essere lenti come un
vecchio treno di campagna e di
contadine vestite di nero, come chi va
a piedi e vede aprirsi magicamente il
mondo (…) Andare lenti è incontrare
cani senza travolgerli, è dare i nomi
agli alberi (…) è trovare una panchina,
è portarsi dentro i propri pensieri
lasciandoli affiorare a seconda della
strada (…) Andare lenti è rispettare il
tempo, abitarlo con poche cose di
grande valore, con noia e nostalgia,
con desideri immensi sigillati nel
cuore (…) Andare lenti è il filosofare
di tutti (…) essere fedeli a tutti i sensi,
assaggiare col corpo la terra che
attraversiamo, ringraziare il mondo,
farsene riempire”. Così scrive il
sociologo Cassano, ne “Il pensiero
meridiano”. Dedichiamo le parole di
Franco Cassano ad Alex Langer,
ecologista e costruttore di pace, che
manca dal 3.7.1995, proprio a lui che
ci invitava a essere più lenti, più
profondi e più dolci.
non consentono assolutamente nè toni
trionfalistici né grande ottimismo.
Negli anni passati abbiamo dovuto
registrare un dato allarmante: la fuga
all’estero dei cosiddetti “cervelli” cioè
di quei giovani che non trovavano in
Italia la possibilità di effettuare, a
condizioni economiche dignitose e con
attrezzature di laboratorio adeguate,
un serio lavoro di ricerca.
Adesso si sta verificando la vendita
all’Estero delle più importanti imprese
italiane. Dall’Estero hanno acquistato
tutti e di tutto. La Birra Peroni è stata
acquistata da una azienda sudafricana,
la Pernigotti dalla Turchia, il Chianti
Classico da un’imprenditrice cinese, la
Gancia da un milionario russo.
Gruppi francesi hanno acquistato la
Eridania Italia, l’industria casearia
Funari, la Galbani e la Pelati Russo e la
Olio Sasso. L’Argentina ha acquistato il
pastificio Del Verde. Gruppi Spagnoli
hanno acquistato la Riso Scotti, la Star,
la Carapelli. Gruppi Svizzeri la San
Pellegrino, la Locatelli, l’Antica
Gelateria del Corso, la Buitoni, la
Perugina. Anche gli Americani hanno
acquistato la Stock liquori e l’Olanda il
salumificio Rigamonti. E l’elenco, al
quale si aggiungono diverse,
prestigiose firme nel campo
dell’abbigliamento e delle confezioni,
potrebbe continuare. In Italia è rimasto
ben poco e continuando così resterà
sempre meno. La colpa va chiaramente
attribuita ad una classe politica inetta e
inefficiente preoccupata solo di litigare
ogni giorno in tutte le televisioni e di
conservare i privilegi acquisiti e ad un
modo di fare sindacato assolutamente
ottuso, che si rifiuta ostinatamente di
guardare in faccia la triste realtà di un
Paese che affonda ogni giorno sempre
di più, attraversando la totale
indifferenza di chi dovrebbe occuparsi
e preoccuparsi, un amaro percorso
senza ritorno.
*Avvocato
ANIMAL HOUSE
4 Luglio 2014
ELIODORO
Sindaci sull’orlo di una crisi di nervi
CATANIA. La sindaca di Tremestieri Etneo, Katya Basile, a casa, sfiduciata. Il
sindaco di Caltagirone evita in extremis la sfiducia, grazie al provvidenziale
interventi dei lenziani Articolo 4. Due anni di paralisi politica, rimpasti e mal di
pancia. "Bonanno, brava persona, ma amministrare è un'altra cosa...", è la voce
che scorre nelle vie della città della ceramica. Salvato per i capelli, adesso
ingrosserà la schiera degli amministratori che, malgrado loro, hanno cambiato
casacca. Rischia anche il sindaco di Paternò, Mangano. Brava persona anche lui,
ci mancherebbe, componente del direttivo Pd, forse con troppi impegni tra
politica e professione per dedicarsi a tempo pieno, come richiederebbe il
governo di una delle città più grandi della provincia. Mal di pancia politici
dall'indomani del suo insediamento, la corda potrebbe rompersi da un giorno
all'altro e una mozione di sfiducia partire dalla città delle arance rosse.
ANTIBUDDACI
DI DINO CALDERONE
Il Seguenza come microcosmo
Attraverso la storia di una
scuola si possono cogliere
aspetti significativi di una
città. Il Liceo Scientifico “G
Seguenza”, uno fra gli istituti più
antichi di Messina, grazie alla recente
pubblicazione di due preziosi piccoli
volumi, (Il Liceo Scientifico “Giuseppe
Seguenza: Storia, Vita e Racconti”,
Edas), offre un interessante e originale
punto di osservazione, per comprendere
i cambiamenti culturali dell'ultimo
secolo. Dal 1924, anno di nascita del
“Seguenza”, sono passate intere
generazioni di studenti, insegnanti,
bidelli, segretari, presidi (da qualche
anno dirigenti scolastici), che hanno
contribuito a fare di questo Liceo, una
delle scuole superiori più note e
importanti del messinese. Attraverso la
lettura di vecchi documenti, è possibile
ritrovare molte tracce delle concezioni
che hanno caratterizzato i diversi
periodi del 900. Dal ventennio fascista,
quando il potere del Capo d'Istituto era
praticamente assoluto, la vita privata di
alunni e docenti attentamente vagliata,
la disciplina scolastica severa e rigorosa,
fino agli anni caldi della contestazione
studentesca, dal 1968 in poi, quando si
trasforma radicalmente il rapporto
allievi - professori (ancora meglio,
giovani-autorità, in senso lato), gli
scontri aspri, talvolta violenti, fra
opposte ideologie di destra e sinistra, la
spinta alla partecipazione, i decreti
delegati, sono numerosi i ricordi e gli
aneddoti che si possono leggere, con
gusto e interesse, nelle pagine dei due
volumetti. Tanto più se il lettore è un ex
alunno del Seguenza, rientrato nella
“sua” scuola dopo molti anni, per
partecipare alla presentazione del II
volume. Avverte subito che persino la
percezione dello spazio è mutata, anche
dove non ci sono stati cambiamenti
particolari, e tutto sembra più piccolo e
concentrato, quasi un microcosmo di
vita e memoria, che non può lasciare
indifferente, soprattutto chi ha
frequentato, per cinque lunghi anni, il
plesso di via S. Agostino. Solo il busto di
Giuseppe Seguenza, illustre scienziato
messinese, posto all'ingresso
dell'Istituto, con il suo sguardo fisso,
sembra restare immobile, fuori dal
tempo.
[email protected]
DI ROBERTO SALZANO
Lasciate in pace gli elefanti
GLI ELEFANTI SONO resi dei bersagli mobili dalle
loro zanne. Abbattuti persino con fucili
kalashnikov ed abbandonati orrendamente
mutilati nella savana, a sancire la loro condanna è l'interesse
dell'uomo per l'avorio, prodotto ambitissimo e richiestissimo. È
successo in passato e si verificherà nuovamente in futuro,
perché dagli ultimi dati pervenuti pare che la domanda sia in
continua crescita, soprattutto a causa dell'espansione del
mercato nero asiatico, dove l'avorio viene generosamente
impiegato nelle medicine tradizionali e nella realizzazione di
ornamenti. Sempre più alto diventa il rischio d'estinzione,
sempre più grave si fa la piaga del bracconaggio. I dati diffusi
sono inequivocabili e hanno indotto il Wwf a lanciare l'allarme:
sono circa venticinquemila gli esemplari abbattuti ogni anno in
centonove pagina 39
Africa. La gravità della situazione è innegabile, confrontando
questi numeri con la popolazione totale, che arriva a contare
fino a seicentocinquantamila unità. Ma la caccia resta una
pratica solida e ben radicata nell'intero continente, dal
momento che una zanna di elefante può pesare anche dieci
chilogrammi e viene venduta al prezzo di mille dollari al kg.
Continua così una strage che è stata capace di fare sparire, in
meno di un decennio, più del 60% della popolazione degli
elefanti di foresta nell'Africa centrale. Una strage che non si
fermerà perché le pene non sono evidentemente abbastanza
severe ed il personale presente sul territorio non è
evidentemente sufficiente. La sensazione è che veri e propri
bagni di sangue si ripeteranno: i bracconieri ci saranno fino a
quando la richiesta di avorio continuerà ad essere tanto
massiccia e redditizia. La colpa non è di un popolo in difficoltà,
ma di un mercato che cresce anche a costo di spargere sangue
innocente.
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