LoSferisterio_Agosto_2014

03I14
NUMERO 3
AGOSTO 2014
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale –70% NO/ CUNEO - N.° 3 - Anno VI
www.losferisterio.it
BALON FEMMINILE
Al via il primo campionato
meeting e coppa
Attesa per i due grandi eventi
i n q u est o
n u mer o
Balon e dintorni,
tante le iniziative
in programma
I
prossimi mesi si preannunciano davvero di grande interesse
per il mondo degli sport sferistici: Coppa Italia, Meeting, Mondiali, le fasi clou dei campionati, ma anche le iniziative legate
alla pantalera, al bracciale, alla palla elastica…
Grandi eventi che affermano un forte dinamismo per il nostro
sport e dei quali trattiamo ampiamente in questo numero del
giornale: si inizia a fine agosto con le finalissime di Coppa
Italia, che quest’anno avranno come centro nevralgico Dogliani, grazie alla collaborazione della Virtus Langhe. Invariato il
programma che vedrà in campo le protagoniste delle diverse
categorie, dai campioni della serie A fino alle giovani promesse
dei Pulcini, con uno spettacolo da non perdere. Subito dopo, gli
Azzurri partiranno per la Spagna, dove sono di scena i Mondiali degli sport sferistici: un’occasione importante per portare
alla ribalta la nostra realtà e che assicura al contempo il sostegno del Coni, sempre attento alle federazioni che partecipano
a kermesse internazionali di alto livello. Manco il tempo di
riprendere il fiato e tocca al Meeting: quest’anno la ‘carica’ dei
ragazzi del balon si trasferisce in Liguria, a distanza di tre anni
dall’edizione di Sanremo. La pallapugno invaderà Pietra Ligure,
baricentro dell’evento assieme a Loano e Borgio Verezzi: una
manifestazione, coordinata dal vicepresidente Carlo Scrivano,
che si preannuncia nuovamente di alto livello ed alla quale sono
invitate tutte le squadre, dai Promozionali fino alla Juniores.
Nel frattempo si entrerà nelle fasi salienti dei vari campionati, compreso quello Femminile, la grande novità promossa
quest’anno dalla Federazione e che non ha mancato di riscontrare successo, oltre ad attirare l’interesse dei mass media che
hanno dedicato pagine alla nuova iniziativa. I prossimi saranno
mesi importanti anche per le discipline affini, a cominciare dal
Torneo dei Paesi alla pantalera per continuare con le finali del
bracciale e della palla elastica.
Buon divertimento a tutti!
Federico Matta
3
COPPA ITALIA
Un grande spettacolo
MEETING GIOVANILE
Festa del balon in Liguria
DONNE PROTAGONISTE
Al via il campionato
MONDIALI IN SPAGNa
Gli Azzurri in campo
paolo danna
Mondovì riabbraccia il campione
PAOLO voglino
25 anni di serie A
re e riellA
Nuove spalle crescono
andrea giraudo
Esordio in serie A
LUCA mangolini
Il ritorno dedicato a papà Giorgio
BELLANTI E TONELLO
Dal campo alla panchina
IVAN orizio
Riparte dalla Bormidese
DAVIDE DUTTO
Canalese tra le big in serie B
simone adriano
Debutto tra i cadetti
stefano fenoglio
Il numero uno della Lega
GIAMPIERO ROSSI
Il nuovo consigliere federale
A MONFORTE
La passione per la pantalera
PALLONE AL BRACCIALE
Le nuove iniziative
il balon in cifre
Quando i tecnici erano in campo
AMARCORD DEL PALLONE
Il Meeting giovanile del 2004
03I14
NUMERO 3 - agosto 2014
Iscrizione al Tribunale di Cuneo N. 616 del
18/03/2009. Pubblicità: in proprio.
LO SFERISTERIO
è una pubblicazione
della Federazione Italiana
Pallapugno - via Bra 1/9
12100 Cuneo
Tel. 0171.1871181
[email protected]
DIRETTORE
RESPONSABILE
Federico Matta
GRAFICA E STAMPA
Alma Tipografica
Villanova Mondovì
COLLABORATORI
Sergio Casasso
Paolo Cornero
Luca Giaccone
Mario Pasquale
Sonia Pellegrino
Mario Sasso
Romano Sirotto
Elio Stona
Francesca Vinai
IN COPERTINA
Al via il campionato
femminile di balon
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Coppa Italia, il più grande
spettacolo dopo il campionato
Sonia Pellegrino
ppuntamento numero 29 per la Coppa Italia, che dalla Riviera
A
ligure torna nel cuore del Piemonte. Dopo le due edizioni di
successo che hanno avuto come cornice principale il De Amicis
di Imperia, sarà, infatti, lo sferisterio Renzo Franco di Dogliani a
ospitare la tre giorni delle finali che valgono la ‘coccarda’ in tutte le
categorie.
L’appuntamento è per la fine di agosto, venerdì 29, sabato 30 e
domenica 31. La formula è quella collaudata delle ultime stagioni: una full immersion pallonistica di tre giorni, nel corso della
quale vengono disputate le finali di tutte le categorie; il venerdì
è dedicato alla serie B, il sabato sera scendono in campo gli
Assoluti, mentre chiude la kermesse, la domenica pomeriggio,
la gara di C1.
La Coppa Italia rappresenta il primo verdetto dell’anno e
spesso anticipa quelle che saranno le sfide di fine stagione, per
questo si respira un’aria di fervente attesa nei confronti di questa manifestazione promossa dalla Federazione, sia da parte dei
giocatori - che non vedono l’ora di alzare al cielo il loro primo
trofeo dell’anno - sia da parte del pubblico, che nelle ultime
edizioni non ha mancato di far sentire il proprio sostegno alle
squadre che hanno preso parte a quella che si può considerare,
a buon diritto, una grande festa della pallapugno.
Quello di Dogliani si prospetta essere un evento di alto profilo,
come testimoniano le parole di Domenico Adriano, presidente
della Virtus Langhe, nella duplice veste di consigliere federale e
ospite della manifestazione: “Dogliani è stata scelta come sede
della Coppa Italia per la sua zona centrale, strategica, nel cuore
del Piemonte, ma a pochi chilometri dalla Riviera. Per noi la
Coppa Italia sarà anche l’occasione per presentare ufficialmente, attraverso un grande evento pallonistico, i lavori che hanno
interessato i nostri impianti sportivi nel corso dell’ultimo anno:
il rifacimento del fondo del campo, il nuovo impianto di irrigazione e il riallestimento del bar. Siamo, dunque, pronti a dare il
benvenuto alle squadre teste di serie nei rispettivi campionati e
5
Il programma dei
tre giorni a Dogliani
Il primo atto della Coppa Italia 2014
di Dogliani sarà venerdì 29 agosto: alle
17 è in programma la finale dei Pulcini, ed alla sera, dalle 21, scende in
campo la serie B. Il giorno successivo,
sabato 30 agosto dalle 10,30, di scena
gli Allievi, mentre al pomeriggio (dalle
14,30) gioca l’Under 25. Due incontri
che faranno da gustosa anteprima al
clou della tre giorni di Coppa Italia,
prevista alle ore 21 con la sfida tra i
campioni della serie A. Calendario fitto
anche per il giorno successivo, domenica 31 agosto sempre a Dogliani: si inizia alle 10,30 con gli Juniores, quindi
alle 14,30 in campo gli Esordienti ed
alle 16,45 la serie C2; la chiusura della
kermesse si avrà alla sera, dalle 21, con
la finalissima di serie C1.
al pubblico, che ci auguriamo numeroso
e appassionato”.
Fervono, dunque, a Dogliani i preparativi
per la tre giorni pallonistica del 29, 30
e 31 agosto e chissà che alla finalissima
patron Adriano non ci regali la presenza
in tribuna di qualcuno dei vip che, negli
ultimi tempi, si è appassionato al nostro
sport e al suo mondo.
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Meeting giovanile, la grande
festa del balon in Liguria
Sonia Pellegrino
I
l Meeting Giovanile fa 13! La grande kermesse del balon giovanile si svolge domenica 7 settembre e farà tappa quest’anno in Liguria (il centro della manifestazione sarà a Pietra
Ligure, oltre a Loano e Borgio Verezzi), dove ritorna dopo due
edizioni piemontesi, a Neive e Villanova Mondovì.
La manifestazione negli anni è cresciuta, ma lo spirito non è
cambiato, una grande festa della pallapugno: l’obiettivo è fare
conoscere il balon ai giovani, fare promozione, incontrarsi tutti
insieme - atleti e famiglie - per passare una giornata all’insegna dello sport e dell’amicizia.
Il cuore della manifestazione sarà Pietra Ligure, dove si svolgerà (in piazza San Nicolò) la cerimonia di inaugurazione, con
tanto di sfilata dei ragazzi partecipanti, ma vi saranno gare
anche a Borgio Verezzi e Loano: una scelta che consentirà di
poter avere più campi a disposizione e quindi permettere alle
squadre che prenderanno parte al Meeting di poter giocare più
partite.
A Pietra Ligure, di scena gli Esordienti, distribuiti tra piazza San Nicolò ed il campo di calcio (in erba sintetica) che
ospiterà in serata anche tutte le finalissime e la cerimonia di
premiazione; una vetrina eccezionale per la pallapugno sarà
assicurata con le gare dei Promozionali e del Femminile lungo
la passeggiata della cittadina ligure, un’operazione fortemente
voluta dal vicepresidente Carlo Scrivano al fine di promuovere
il nostro sport in un luogo di forte passaggio, con tanti turisti e
stranieri.
A Borgio Verezzi, saranno di scena gli Juniores, che giocheranno su due campi allestiti presso il centro sportivo calcistico,
mentre Pulcini e Allievi giocheranno a Loano presso lo stadio.
7
Le prime due edizioni
del Meeting si sono svolte a
Peveragno nel 2002 e 2003; poi di
scena a S.Stefano Belbo, Villanova
Mondovì, Andora, nell’Acquese,
ad Imperia, nell’Alessandrino,
nel Savonese, a Sanremo,
quindi a Neive e nuovamente
Villanova un anno fa
Regista dell’evento è Carlo Scrivano,
vicepresidente Fipap, che assieme ai
Comitati territoriali della Federazione ha
fortemente voluto riportare il Meeting
in Liguria: “Sicuramente si tratta di un
appuntamento di grandissimo livello nel
quale saranno coinvolti centinaia di ragazzi. Poter ospitare un evento di simile
portata è un segno tangibile di fiducia
verso il movimento sportivo ligure, che
vede in forte sinergia Federazione e le
Amministrazioni locali. Il movimento è
in crescita, come l’aumento delle squadre testimonia, dal basso c’è la spinta
giusta: serve sicuramente crescere a
livello senior, ma appuntamenti come il
Meeting sono volano di primaria importanza e servono a catalizzare l’attenzione del pubblico di appassionati e non
solo”.
Le donne protagoniste
anche nella pallapugno
Sonia Pellegrino
È
una serata che dovrebbe essere estiva allo sferisterio di Madonna del Pasco di Villanova Mondovì, ma il tempo fa le bizze: il
sole si alterna al vento e alle nubi che minacciano pioggia. Nonostante l’instabilità meteorologica, c’è attesa per questo esordio e tra
il pubblico di curiosi serpeggia anche qualche dubbio: “Passeranno
il mezzo?”. Questa, infatti, non è una partita qualsiasi, ma è una
‘prima volta’ che possiamo definire storica: è la giornata del debutto delle donne nel balon. Da quest’anno, infatti, la Federazione
ha promosso un vero e proprio campionato femminile. È vero che
nelle categorie giovanili non è una novità vedere in campo anche
alcune ragazze (basti pensare a Martina Garbarino, che gioca nel
ruolo di centrale nella formazione Juniores del Bistagno), ma è la
prima volta che si affrontano squadre totalmente ‘in rosa’.
Due le categorie del campionato, quella giovanile e quella Senior.
Nella sezione giovanile sono iscritte le formazioni del Bistagno,
della Monferrina e della San Leonardo, composte da bambine che
hanno un’età compresa tra i 10 e i 13 anni. La vera e propria novità
è rappresentata dalla sezione Senior. Sei le squadre che prendono
parte al campionato - Albese, Augusto Manzo, Fortezza Savona,
Monferrina, Peveragno e Pro Paschese -, suddivise in due gironi
territoriali che prevedono ciascuno due concentramenti. Il campo
da gioco è di 80 metri con battuta ai 30, mentre le partite vanno ai
sette. Per loro niente rito della fasciatura, il pallone da gioco è quello da 90 grammi, lo stesso che usano i Promozionali, i bambini ai
primi rudimenti. Non c’è limite d’età per partecipare al campionato,
unica condizione, è avere più di 14 anni. Le età delle atlete sono
diverse, così come le loro storie: c’è chi viene dall’esperienza della
pallapugno leggera e c’è chi è ai primi pugni, chi ormai non può fare
a meno di allenarsi anche due volte alla settimana e chi si incontra
in formazione completa per la prima volta solo il giorno della gara,
8
Al termine della prima fase,
Monferrina e Pro Paschese hanno
staccato il pass per la Finale
Senior; in anteprima giocheranno
anche le formazioni giovanili,
dove si contenderanno il titolo
Bistagno e Monferrina
chi ha assecondato la passione dei figli e chi
quella dei padri e chi, ancora, si è appassionata e basta. Il denominatore comune di
questa giornata è l’emozione, quella delle
giocatrici in campo e quella degli allenatori
che, a bordo del rettangolo di gioco, correggono le posizioni delle giocatrici, le incitano
e le incoraggiano. Anche il tifo del pubblico
è diverso dal solito: ogni tanto si leva dagli
spalti qualche ‘dai, mamma, forza!’.
Le difficoltà, certo, non sono mancate:
comprendere i fondamentali dello sport,
replicarne i movimenti, capire come stare
in campo e come ‘gira il pallone’ sono tutte
situazioni che diventano naturali per chi
pratica la pallapugno fin da giovane, ma per
chi è un principiante rappresentano dei veri
e propri scogli. Per il momento prevalgono il divertimento, la passione, la voglia di
fare squadra e di non sfigurare: intelligenza
tattica e malizia arriveranno con il tempo e
l’allenamento!
i volti delle
protagoniste
9
Gli Azzurri in campo ai
Mondiali in Spagna
Luca Giaccone
empo di Mondiali. A settembre si vola a Valencia, precisaT
mente a Massamagrell, già sede dell’Europilota nel 2010.
La rassegna iridata della CIJB in realtà era in programma in
Argentina, poi il Paese sudamericano ha rinunciato e la Federazione internazionale ha accolto la candidatura spagnola. Il
programma non cambia con le tre specialità ‘storiche’, gioco internazionale, llargues e one wall, oltre alla disciplina autoctona
che in questa edizione sarà l’escala i corda. E ci sarà il torneo
femminile di one wall abbinato a quello di un’altra disciplina di
casa, il raspall.
Ma chi sono i favoriti? Al via in questa edizione saranno sicuramente undici Paesi: ci saranno gli azzurri, ovviamente i padroni
di casa della Spagna, oltre Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra
e il debuttante Portogallo con una selezione in arrivo dalla città
di Setubal. Da oltreoceano arrivano Ecuador, Argentina, Porto
Rico e Repubblica Dominicana, mentre saranno assenti Uruguay, Paraguay, Venezuela, Messico, Bolivia, Costa Rica e Perú.
Ancora in dubbio Colombia, Stati Uniti, Irlanda e Cile.
Nel llargues saranno i padroni di casa della Spagna, i campioni
in carica dell’Olanda ed il Belgio a giocarsi le medaglie. Se ci
saranno i colombiani potranno essere gli outsider, altrimenti
occhio all’Ecuador. Speranze azzurre poche: troppo diverso il
modo di colpire la palla rispetto alla pallapugno, meglio puntare
sui giocatori della palla elastica, ma ci dobbiamo confrontare
con nazioni dove questo gioco è quello ‘principe’.
Le chance per l’Italia saranno riposte nel gioco internazionale. Non ci sono le cacce, si giocherà su un campo in erba, non
sono consentite protezioni, bisogna adattare la battuta in un
rettangolo preciso, ma possiamo dire la nostra. Le medaglie in
questa specialità sono quasi sempre arrivate, anche nell’ultimo
Mondiale olandese, ma gli avversari certo non mancano. Di
10
Questa è la terza edizione
dei Mondiali ad essere ospitata in
Spagna (l’ultima è stata nel 2000):
l’Italia è stata campione nel 2004,
quando aveva ospitato la kermesse
sulle piazze di Cuneo, Imperia e
Santo Stefano Belbo
nuovo le tre nazioni europee saranno
quelle da battere, Spagna, Olanda e
Belgio.
Capitolo one wall. L’Italia sta crescendo,
ma anche negli altri Paesi si gioca molto
‘contro il muro’. I campioni in carica
del Porto Rico ci sono di nuovo e sarà
durissimo batterli. Se poi arrivano anche
Stati Uniti e Irlanda allora il discorso per
le medaglie è chiuso. Senza americani
e irlandesi qualche possibilità in più c’è
(anche perchè non c’è il Messico), ma
davvero gli avversari forti sono tantissimi. Ecuador e Argentina (dove giocano
una disciplina molto simile, il manito)
sono le più temibili, e poi gli inglesi che
sono abituati arrivando dal fives, i dominicani (che come i portoricani arrivano
dai campi dagli States) oltre a belgi, olandesi e spagnoli che hanno puntato molto
in questi anni sull’one wall.
Sull’escala i corda nessuna speranza.
Abbiamo le stesse chance degli spagno-
L’albo d’oro
dei Mondiali
1996 - Spagna
Llargues: Spagna (oro); Olanda (argento)
1998 - Francia
Llargues: Spagna (oro); Francia (argento)
2000 - Spagna
Llargues: Spagna (oro); Olanda (argento)
2002 - Argentina
Llargues: Spagna (oro); Olanda (argento)
Gioco internazionale: Spagna (oro); Olanda (argento)
Fronton: Spagna (oro); Argentina (argento)
Manito: Argentina (oro); Spagna (argento)
2004 - Italia
Llargues: Spagna (oro); Italia (argento)
Gioco internazionale: Italia (oro); Spagna
(argento)
One wall: Messico (oro); Argentina (argento)
Pallapugno: Italia (oro); Ecuador (argento)
* Italia campione del mondo
2008 - Ecuador
Llargues: Olanda (oro); Spagna (argento)
Gioco internazionale: Belgio (oro); Italia
(argento)
One wall: Messico (oro); Argentina (argento)
Pelota Ecuator: Ecuador (oro); Belgio (argento)
* Belgio campione del mondo
2012 - Olanda
Llargues: Olanda (oro); Colombia (argento)
Gioco internazionale: Belgio (oro); Olanda
(argento)
One wall: Porto Rico (oro); Messico (argento)
Kaatsen: Olanda (oro); Belgio (argento)
One wall femminile: Porto Rico (oro); Olanda (argento)
Kaatsen femminile: Olanda (oro); Spagna
(argento)
* Olanda campione del mondo
li, quando hanno giocato a pallapugno ai Mondiali in Italia.
Certamente non schiereranno i professionisti, ma in qualunque
caso saranno i padroni di casa i favoriti. Il gioco è molto difficile
(palla dura, senza cacce, con una ‘corda’ centrale come quando
si gioca al ‘cordino’, e con il pubblico seduto sulla tribuna, l’escala, che è considerato ‘buono’ per il gioco se la palla colpisce
uno spettatore e torna in campo): sarà quasi sicuramente un po’
adattato per i Mondiali, ma il modo di battere e ricacciare, con
le pareti del campo valide, si adatta di nuovo al massimo a belgi
e olandesi.
Nel torneo femminile si gioca a one wall. Di nuovo Porto Rico,
poi Olanda, Spagna, Inghilterra: per le azzurre avversarie di
valore assoluto. Sul raspall vale il discorso fatto per l’escala i
corda, anzi sarà ancor più complicato con una palla che rimbalza pochissimo e che bisogna ‘raspare’ da terra.
In questi mesi il Club Italia coordinato dal consigliere federale Fabrizio Cocino, con il ct Sergio Corino e il team manager
Giorgio Vacchetto sta lavorando per allestire la squadra: ci sono
alcune certezze, come il capitano Roberto Corino, Massimo
Vacchetto, Bruno Campagno, ma l’obiettivo è quello di visionare tanti giocatori per trovare qualche giovane pronto per l’avventura mondiale.
Per il one wall c’è sempre Enrico Rinaldi, ma anche giovani
specialisti come Simone Corsi o Simone Maschio, per il gioco
internazionale ci sono colpitori come Alessandro Re o Paolo
Vacchetto (senza dimenticare Mariano Papone o il possibile
rientro di Oscar Giribaldi), per il llargues Giovanni Ranoisio che
più di tutti si sa adattare al gioco, praticando anche palla elastica, frontball o la mano nuda della pelota. Per il team rosa la
capitana Martina Garbarino ha ormai anche esperienza internazionale. Ci sono ancora settimane per lo staff azzurro per nuovi
raduni e per stilare la lista definitiva.
Partenza martedì 2 settembre con le prime gare dell’escala i
corda al mattino e la cerimonia d’apertura dei Mondiali nel pomeriggio. Il giorno successivo al via il torneo del gioco internazionale, mentre nel pomeriggio ci saranno le finali dell’escala i
corda. Giovedì 4 settembre è il giorno dell’one wall (che si concluderà il giorno successivo) e delle finali del gioco internazionale. Ultimo atto con il llargues con le finali sabato 6 settembre.
Il torneo femminile prevede mercoledì 3 settembre il raspall e
venerdì 5 le finali dell’one wall.
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Oltre ai quattro scudetti
di serie A vinti con le maglie
di Subalcuneo e Pro Paschese,
Danna ha anche conquistato
il tricolore in serie C nel 1995
per i colori della Monregalese,
mentre nel 1998 ha vinto a Ceva
il titolo tra i cadetti
Mondovì
riabbraccia
Paolo Danna
Sonia Pellegrino
alla politica allo sport la parola d’ordine è diventare un ‘persoD
naggio’: distinguersi dalla massa per eccentricità, intemperanza,
stravaganza; non contano qualità o doti eccelse, l’importante è far
parlare di sé. Due parole con la stessa radice, ‘personaggio’ e ‘persona’, ma con significati profondamente differenti. Oggi non va più
di moda essere una ‘brava persona’ con dei valori, dei principi, una
linea di condotta su cui improntare la propria esistenza. C’è, però, chi
delle mode se ne frega e i principi non li tradisce; chi non vuole apparire, ma essere. Paolo Danna è così, una persona vera, di quelle di
una volta. Incontro il quattro volte campione italiano al Mondino di
Mondovì. Intervistare Danna in uno sferisterio non è cosa facile: ogni
volta si viene interrotti, c’è qualcuno che lo vuole salutare, fargli sentire la propria vicinanza; lui non si nega, sorride e ricambia la stima.
Raccontaci come è nata quest’avventura monregalese…
È nata per caso: è una squadra di amici, in cui io credevo molto.
Non nascondo la delusione, in quanto speravamo di fare una bella
stagione per il pubblico di Mondovì e, invece, in questo momento la
classifica non ci premia.
Il primo successo nella sua carriera,
Paolo Danna lo ottiene nel 1993 vincendo contro
la Doglianese di michele Giampaolo il titolo
Allievi; l’anno successivo arriva il bis con la
vittoria nella categoria Juniores contro
la Don Dagnino di gianluca Navone
13
Che sensazione si prova a giocare nella
società in cui hai esordito?
Il ritorno a Mondovì è emozionante: ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto chiudere
la mia carriera laddove tutto è cominciato.
Visto che sei un veterano, e sei anche
parte in causa - in quanto usufruisci dei
metri di vantaggio -, cosa ne pensi delle
nuove regole?
Se analizziamo la classifica, alle prime
posizioni ci sono i tre che danno i metri a
tutti - Vacchetto, Campagno e Corino -. Io
sono favorevole ai metri, le partite in questo
modo sono più combattute e comunque i big
vincono lo stesso. Il punto secco sul 40 pari
è stato introdotto per ridurre il tempo delle
partite, ma di fatto ciò non è avvenuto: credo
che su questo fronte qualcosa vada rivisto.
Come accorciare le partite e riempire
gli sferisteri?
Nel nostro sport ci sono troppi tempi morti:
se si cominciasse con il cronometrare i cambi di campo, si ridurrebbero le partite anche
di mezz’ora. Per quanto riguarda il capitolo
pubblico, io disputerei il campionato solo
nel fine settimana e poi tornerei a giocare
nelle piazze, con i tornei di paese: è il modo
migliore per star vicino alla gente e far conoscere e apprezzare questo sport.
Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto la
pallapugno?
Mi ha dato tanto a livello umano: senza il
balon non avrei conosciuto persone fondamentali nella mia vita. Il calore, l’affetto e
la vicinanza della gente per me sono tutto.
Se devo pensare a cosa mi ha tolto, non
posso non dire il tempo da dedicare alla mia
famiglia.
Sferisterio che vai, fan di Danna che
trovi. Tra i capitani della serie A sei tra
i più amati e seguiti…
Ho avuto la fortuna di crescere sulle piazze:
Pianfei, Beinette, Margarita e ho sempre
cercato di dare il massimo per non deludere
le persone che mi seguono. Ho sempre detto
che giocherò fino a quando mi accorgerò
che il mio pubblico si diverte a vedermi
giocare.
Voglino,
venticinque
anni di serie A
Elio Stona
I
n occasione del compleanno di Pier Paolo Voglino, il suo attuale
capitano, Massimo Vacchetto, gli ha dedicato la vittoria ottenuta
contro la Canalese. Cinquant’anni, metà dei quali passati a disputare il massimo campionato di pallapugno. Nella sua bacheca - è
in assoluto il giocatore che ha cambiato più squadre - figurano due
scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa, ma anche tre titoli e
due Coppe tra i cadetti.
Paolo, come vivi questi tuoi cinquant’anni?
Benissimo, direi. L’importante è essere qui, sul campo, a divertirsi e
a cercare di trasmettere un po’ di passione e un po’ di entusiasmo
a questi ragazzi.
Per quanto ancora?
Fino a quando continuerò a cavarmela, fino a quando continuerò a
divertirmi e fino a quando il pubblico non si stuferà di me, io sarò
qua.
Fintanto che giochi a questi livelli, sarà difficile che il pubblico si stufi…
Quando sbagli partita o anche soltanto qualche pallone, il pubblico
te lo fa notare. Soprattutto quelli che ti hanno ammirato anni fa,
quando eri nel pieno del vigore agonistico. Spero di non deluderli
troppo. Ecco, quando comincerò a deluderli troppo, quello sarà il
momento di smettere.
Sei anni fa l’ultimo campionato in serie A, poi sei passato
nella serie cadetta dove hai vinto tre campionati e due Coppa Italia. Ed ora eccoti di nuovo protagonista nella massima serie. Ha sempre il suo fascino?
Senza dubbio. Certo che quando gli obiettivi sono alti, molte sono
anche le aspettative. È una sfida che mi piacerebbe vincere. Avevo
detto che non sarei più tornato in serie A, ma perché non c’erano
le condizioni, non ce la facevo più a giocare con battitori giovani e
dover reggere tutta la partita.
Anche Massimo, il tuo capitano, è un battitore giovane…
Ma lui è un big! Giocare e allenarsi con lui è un autentico piacere.
Chi ti ha convinto a ritornare in serie A?
Livio e Claudio Manera, patron e direttore generale dell’Araldica
Vini. Sono stati gli sponsor delle società pallonistiche di serie B
dove ho giocato nelle ultime tre stagioni. Quest’anno hanno deciso,
con un investimento finanziario notevole, di fare il salto in serie
A sponsorizzando Albese e Pro Spigno, oltre alla Castagnolese
L’ultima stagione disputata in serie A da
Voglino era stata nel 2008, come spalla di
Alessandro Bessone nelle fila della Pro Paschese:
nel 2003 era stato campione nel ruolo di centrale
a santo stefano belbo con Roberto Corino
15
Dal 2009 al 2013 il campione
castagnolese ha militato tra
i cadetti: due anni a fianco di
Amoretti, uno con Marcarino,
Parussa e Burdizzo. Tre gli
scudetti consecutivi vinti a
Santo Stefano Belbo, Spigno e
Castagnole Lanze
in serie B. Sono stati loro a coinvolgermi
nel progetto dell’Albese proponendomi di
giocare con Vacchetto.
In campo, dietro di te hai un big, mentre davanti, a metacampo, ci sono due
ragazzi giovani. Qual è il tuo ruolo in
campo, oltre a quello istituzionale di
spalla?
Il mio primo compito è quello di stare
vicino a questi ragazzi, dargli un supporto
morale e logistico, in campo, cercare di
aiutarli in tutti i modi, suggerire loro la
posizione da tenere, provare ad anticipare
il pallone e, quindi, prepararli al meglio.
Diego Ghigliazza e Stefano Arossa arrivano entrambi dal ruolo di centrale, salgono
dalle giovanili alla serie A, cambiano ruolo,
pallone e velocità di quest’ultimo: non è
facile. Inoltre c’è la pressione di giocare
con un capitano che punta al titolo.
Cosa farai da grande, quando appenderai le fasce al chiodo?
Il direttore tecnico. Se qualcuno mi chiamerà!
Alessandro Re e Loris Riella,
nuove spalle crescono
Luca Giaccone
N
uovi centrali crescono. In questo campionato sono due i
giovani che si stanno ritagliando un ruolo da protagonista in
questo ruolo. A fianco dei ‘veterani’ come Michele Giampaolo,
Giuliano Bellanti, Flavio Dotta, Alberto Sciorella o Paolo Voglino
ci sono società che puntano sulla ‘linea verde’. Anche se, in realtà,
sono ancora poche: sono solo tre i debuttanti al via in questa stagione nella massima serie. Si tratta di Stefano Boffa, Alessandro
Re e Loris Riella. Quasi sempre hanno un passato da battitore, ma
si sono ‘calati’ nella nuova veste con grande entusiasmo, cercando di diventare i ‘professionisti’ del ruolo per il prossimo futuro.
Non sarà facile perché la concorrenza rimane tanta, ma si lavora
sempre di più sulla specializzazione del centrale, dove non basta
solo essere un grande colpitore, ma occorre ‘conoscere’ altre
giocate e una corretta posizione in campo.
ALESSANDRO RE
In casa Imperiese c’è Alessandro Re. Lo abbiamo visto giocare
come spalla già nell’ultimo campionato della massima serie, sempre all’Imperiese con Ivan Orizio nell’ultimo scorcio dei play out,
dopo aver recuperato dall’infortunio che lo aveva costretto a dare
forfait come capitano del Bistagno in serie B. “In realtà questo è il
mio terzo campionato da spalla a tempo pieno: avevo già giocato
in questo ruolo il secondo anno nella categoria Esordienti a Pieve
di Teco con la maglia del Valle Arroscia, ed anche nel 2011 in
serie B, sempre all’Imperiese con Cristian Giribaldi, quando ero
ancora Juniores. E questo campionato lo considero quello del mio
debutto nella massima serie, anche se qualche presenza l’avevo
fatta l’anno scorso”.
Ma Alessandro Re si sente più spalla o battitore? “Ho quasi
sempre giocato da capitano - spiega lui -. Adesso però inizio a
divertirmi in questo ruolo, ho messo da parte l’idea di tornare
16
Quali sono i punti che
acquisisce chi gioca da spalla
in serie A? Sono 50 di base, cui
ne vanno aggiunti 5 per ogni
vittoria conquistata nella
regular season e quelli che
derivano dalla classifica finale
(da 50 per il primo classificato
fino a 3 per il centrale della
squadra che arriva ultima)
in battuta, perché vorrei continuare su
questa strada, anche se devo ancora
migliorare parecchio. La difficoltà maggiore è soprattutto la posizione da tenere
in campo: sono abituato a quell’attimo in
più che ha il battitore in fondo al campo,
adesso devo essere più reattivo e saper
coprire bene tutto il terreno di gioco. E
poi devo cercare di controllarmi e non
voler colpire sempre a tutto braccio, ma
sapermi limitare e accontentare di fare
una caccia. Per ora non so ancora che tipo
di spalla sono: forse una via di mezzo tra
una spalla lunga e un terzo terzino. Per
fortuna sto giocando in una squadra molto
unita, come l’Imperiese di quest’anno. Con
Matteo Levratto ci aiutiamo in campo, con
i terzini lo stesso: anche loro sanno che
ogni tanto mi manca il giusto tempo di
una ‘vera’ spalla”.
La pallapugno resta la sua grande passione, ma Alessandro Re è un grande
colpitore anche nelle altre discipline,
dall’handball alla palla elastica, tanto che
è stato convocato anche nei raduni della
Nazionale Azzurra, dove si è messo in luce
nelle discipline più ‘ostili’ al nostro modo
di giocare, come il llargues. “Mi piace provare un po’ di tutto - conferma lui -.
Ci vuole tempo: adesso sto lavorando con
mio padre con l’obiettivo di diventare orafo. Un lavoro duro, ma per fortuna anche
mio papà è appassionato e magari chiude
un occhio sul lavoro se devo andare ad
allenarmi”.
LORIS RIELLA
Da Dolcedo a Santo Stefano Belbo dove si
sta ritagliando un ruolo importante Loris
Riella. L’anno scorso aveva fatto bene
tra i cadetti nelle fila della Neivese ed è
così che è arrivata la chiamata da parte
dell’Augusto Manzo per giocare a fianco
di Roberto Corino.
“Non è stato facile all’inizio - conferma
il centrale di Mango -: il passaggio dalla
serie B alla A si sente eccome. Soprattutto
a livello mentale, giocando in una squadra
che ha ambizioni di vertice. La società
non mi ha messo pressione, ma si sa quali
sono gli obiettivi ed allora inconsciamente
Il primo titolo in
carriera, loris riella lo
conquista Nel 2006 in coppia
con Francesco Rivetti con la
maglia dell’Augusto Manzo
nella categoria Esordienti,
superando nella finalissima
la Monticellese guidata da
Massimo Vacchetto
Nel 2011 Alessandro Re fa il suo debutto in serie
B per i colori dell’Imperiese e gioca come spalla
al fianco di Cristian Giribaldi, conquistando la
finale contro l’Augusto Manzo guidato da massimo
Marcarino e da paolo Voglino, poi campioni
senti una responsabilità maggiore. In fondo questo per me lo considero l’anno del debutto in serie A (anche se aveva già giocato
alcune stagioni fa, sempre con la maglia dell’Augusto Manzo,
partendo da capitano dell’Under 25 per sostituire prima Trincheri
in battuta e poi Isoardi centrale, perché infortunati, ndr). E poi
c’era da trovare anche il giusto equilibrio in campo, soprattutto
con Iberto che è mancino. Man mano siamo migliorati, giocando
di più abbiamo trovato la ‘quadra’ e abbiamo offerto anche buone
prestazioni”.
Per lui è cambiata anche tutta la fase di preparazione. “Corino e
Raimondo - spiega Riella - lavorano moltissimo su quest’aspetto.
Non che in B non mi allenassi, ma qui siamo a livelli professionistici. Anche questo è stato un cambio importante a cui non ero
abituato”. “Avendo già giocato l’anno scorso da spalla - continua
il numero due dell’Augusto Manzo - ho imparato ad avere punti
di riferimento in campo, grazie anche all’aiuto che ho avuto dalla
squadra, soprattutto da Marchisio e Rivetti che mi hanno aiutato
a trovare il posto giusto in mezzo ai terzini. Ma un conto è giocare
tra i cadetti, anche se eravamo in lotta per il titolo, altro discorso
è la serie A dove non puoi concedere passi falsi, perché altrimenti
sei subito punito dagli avversari. Per questo adesso nell’Augusto
Manzo con il direttore tecnico Domenico Raimondo si lavora
ancora di più sulla corretta posizione, oltre a come modificare i
colpi durante la partita: lui conosce le mie caratteristiche, visto
che mi seguiva anche al Centro tecnico federale e continua a
‘martellarmi’ su quest’aspetto. Non potrò che migliorare, continuando a giocare. Roby Corino, invece, mi aiuta molto con la sua
esperienza a guardare sempre avanti, a non pensare al pallone
sbagliato, ma solo a quello successivo”.
Un futuro sempre da spalla o qualche pensierino a tornare battitore? “Il ruolo mi piace - commenta Riella -, per ora mi diverto
molto: vedremo, però, se sarò bravo a confermarmi ad alto livello,
perché davvero non è facile. Io ci provo, vorrei continuare a giocare in questo ruolo ancora per tante stagioni”.
17
Due ‘argenti’ consecutivi
nella categoria Allievi: nel
2008 il Dronero perde la finale
contro la Monticellese di
Massimo Vacchetto e l’anno
successivo contro il San Biagio
di Federico Raviola
Andrea Giraudo,
esordio positivo
in serie A
Elio Stona
È
nato il giorno dell’Epifania del 1993 a Saluzzo. Cresciuto a Caraglio, in quella terra che tanti talenti ha donato alla pallapugno,
quando non è impegnato in uno sferisterio lavora in uno studio
commercialistico. Il ‘ragioniere’ in questione è Andrea Giraudo,
terzino al muro della Monticellese, al suo primo campionato di
serie A.
Raccontaci i tuoi inizi nel balon.
Ho iniziato come centrale a Caraglio assieme a Enrico Panero e
Davide Arnaudo; poi, sempre assieme, ci siamo spostati a Monastero di Dronero dove abbiamo vinto due campionati e una Coppa
Italia nelle categorie Esordienti e Juniores. Tre anni fa sono ritornato a Caraglio dove ho iniziato a giocare nel nuovo ruolo di terzino
al muro. Quindi, una nuova esperienza a San Rocco di Bernezzo e
adesso a Monticello.
Perché hai deciso di cambiare ruolo?
Più che altro ho dovuto adattarmi. Nelle giovanili riuscivo a giocare
da spalla ma, salendo di categoria, mi sono accorto che non avevo
più quel colpo lungo e preciso che serve nel ruolo di centrale, così
ho provato il ruolo di terzino e, visto che mi sono trovato subito
bene, ho continuato in questo ruolo.
Andrea Giraudo ha vinto due campionati nel
ruolo di spalla nelle categorie giovanili sempre
con la maglia del Dronero: il primo nel 2007
(Esordienti) con Enrico Panero, l’altro nel 2010
(Juniores) con davide Arnaudo
18
Il tuo è un fisico imponente per un
terzino ma hai un ottimo senso della
posizione e non disdegni le giocate in
tuffo...
È vero, forse è una qualità innata. Una delle
cose in cui devo migliorare, invece, è imparare a conoscere la giocata dell’avversario,
in modo da poter correttamente segnalare
al mio capitano che tipo di pallone sta
arrivando. Per quanto riguarda i tuffi, beh,
intanto la divisa la lava mamma e anche
se la sporco non è un problema. Scherzi a
parte, se per fermare il pallone in posizione
a noi favorevole devo tuffarmi, lo faccio
senza problemi.
E la tua avventura a Monticello d’Alba
com’è iniziata?
Tutto ha preso l’avvio grazie al ‘montepunti’ abbassato in serie A. La Monticellese,
come gran parte delle altre squadre di serie
A, era alla ricerca di terzini senza o con
pochi punti. Una sera Andrea Dutto mi ha
telefonato per chiedermi se volevo giocare
con lui in serie A. Figuriamoci se mi lasciavo sfuggire una simile occasione!
Come ti trovi con i tuoi compagni?
Anche se non ha ancora appieno il comportamento classico del centrale, avere
Oscar Giribaldi alle spalle è una sicurezza.
Sai che lui è sempre lì, dietro di te, pronto
a intervenire, anche se non ti ‘chiama’ il
pallone. Andrea Dutto, essendo delle mie
parti, lo conosco da anni, così come Gabriele Ghibaudo, con il quale ho disputato
diversi campionati alla pantalera. Ottimo è
il rapporto anche con Alberto Bellanti, il nostro mister, e con la società, che ci è vicina,
senza metterci pressione.
A inizio stagione avete detto che l’obiettivo vostro era la salvezza. Invece
siete riusciti a conquistare addirittura
l’accesso ai play off…
Aver centrato i play off, per noi è stato
come vincere lo scudetto. Adesso continueremo a fare come abbiamo fatto finora,
affrontando una partita alla volta, senza
porci limiti. E magari cercando di rompere
le uova nel paniere agli avversari.
Tre stagioni in crescendo
per Luca Mangolini: tornato in
campo nella stagione 2012 con
la maglia della Speb in serie
C1 (semifinale persa contro
la Canalese poi campione), ha
giocato l’anno scorso tra i
cadetti a Benevagienna con
Paolo Vacchetto e quest’anno
corona a Vignale Monferrato il
sogno della massima serie
Mangolini,
ritorno in campo
dedicato a papà
Giorgio
Luca Giaccone
È
al debutto in serie A, ma non è un ‘novellino’ anche se per
parecchi anni è stato lontano dal mondo del balon. Stiamo
parlando di Luca Mangolini, che da quest’anno veste la maglia
della Monferrina di Luca Galliano, nel ruolo di terzino al largo.
“Avevo smesso nel 2000 - spiega Mangolini -. Poi quando è mancato mio papà Giorgio, ho mantenuto la promessa che gli avevo
fatto, quella di tornare a giocare a pallapugno. Sono nato a Canale
e mi ricordo che negli anni Settanta si giocava dappertutto: mio
papà era sempre presente in qualsiasi sfida in strada. Lì mi sono
appassionato al balon, ho fatto tutta la trafila delle giovanili con la
maglia della Canalese, sempre come terzino al muro, senza, però,
debuttare tra i grandi. L’ultimo anno prima dello stop ho giocato
a Bene Vagienna con Luca Gallarato, Marco Faccenda e Paolo
Pizzorno. Dopo ho deciso di smettere perché giocavo a calcio nel
Roero in Promozione e soprattutto ero impegnato con la musica
con un gruppo, i Nervino: suonavamo punk-rock, con pezzi tutti
scritti e composti da noi con la realizzazione di due demo tape e
un cd. Dalla pallapugno per qualche anno ho ‘staccato’, poi ho ri19
preso a vedere qualche partita. Ma non ho
mai più giocato, neppure qualche ‘pugno’
con gli amici. Nulla. Nel 2012 ho deciso
di ricominciare: sono andato a riprendere
le vecchie fasce di mio padre, le stesse
che usava lui in quelle partite a Canale. La
Speb mi ha dato una opportunità, mi sono
messo sotto, dal muro mi sono spostato al
largo: ho cercato di fare quello che potevo,
dal momento che ripartivo praticamente
da zero. L’anno scorso ho giocato ancora
in B a Bene Vagienna, poi è arrivata la
chiamata della Monferrina. Credo che mio
papà adesso sia contento”.
Ci mette anima e passione, in ogni partita,
Luca. “Se c’è un premio per il giocatore
più tatuato lo vinco subito, anche perché
l’ultimo l’ho dedicato alla pallapugno.
Adesso sono undici: se tornassi indietro
forse ne farei qualcuno in meno, ma ormai
è fatta. E poi oltre al balon, ho ripreso
anche a cantare, ancora con i Nervino: un
rocker senza tatuaggi non c’è”.
“Battute a parte - continua Mangolini -, essere arrivato a giocare in serie A è motivo
d’orgoglio e bisogna meritarselo. Cambia
tutto: gli allenamenti, il comportamento
in campo, la difficoltà con palloni veloci
e spesso imprendibili. Davvero tutto: mi
sono ritrovato in campo contro giocatori
che sino a due anni fa vedevo solo come
spettatore. E con compagni di squadra,
come Vincenti, di cui sono stato un
grande ammiratore. L’obiettivo è quello di
essere all’altezza di giocare nella massima
serie. Ce la metterò tutta anche perché
almeno una persona che fa il tifo per me ci
sarà sempre”.
Luca Mangolini è anche @OfficialL4M,
il suo account twitter, e www.lucamangolini.com, il suo sito internet ufficiale:
la pallapugno 2.0 potremmo chiamarla.
Grazie al ‘Mango’ sappiamo live tutto
quello che accade in casa Monferrina…
e non solo.
Dal campo alla panchina,
mister Bellanti e Tonello
Luca Giaccone
al campo alla panchina: Livio Tonello e Alberto Bellanti
D
sono in questo campionato i nuovi allenatori di Subalcuneo
e Monticellese. Due debuttanti, insomma, nel difficile ruolo in
panchina, scelta operata anche da altre società con direttori
tecnici arrivati direttamente dal ‘campo’. Sono ben cinque i
mister esordienti quest’anno nella massima serie. Frutto anche
delle scelte della Fipap che, dopo il corso tenuto l’anno scorso
che ha rimesso ordine all’albo dei tecnici, ne ha organizzato un
secondo ad inizio stagione, mirato proprio per chi deve allenare
in serie A.
L’obiettivo del direttore del settore tecnico federale, Mario Sasso, è quello di fissare ‘paletti’ ben precisi per le prossime stagioni, senza più concedere deroghe alla massima serie. E in futuro
saranno ancora promossi nuovi corsi, in modo da ampliare la
base e specializzare i tecnici.
Livio Tonello fa parte anche del Centro tecnico della Fipap
dove aveva già seguito la crescita del suo attuale capitano, Federico Raviola. Nel ruolo di mister si era già calato nella Merlese, avendo da qualche stagione deciso di non scendere più in
campo a tempo pieno, anche se qualche ‘uscita’ con la prima
squadra (e nella pantalera) l’aveva fatta. Questo è però il suo
anno zero nella massima serie.
Ancora più breve il passo di Alberto Bellanti: l’anno scorso era
in campo con la maglia della Monticellese e il suo capitano era
proprio Andrea Dutto. In questo campionato è stato promosso
in panchina: i ruoli si sono invertiti e adesso è lui alla guida
della squadra.
Subalcuneo e Monticellese hanno dunque scelto due tecnici che
conoscono bene il loro capitano.
Come è cambiato il tuo ruolo?
Tonello: “Questo lo considero il debutto da direttore tecnico in
20
Gli allenatori di serie
A devono essere iscritti
all’albo dei tecnici federali
con la qualifica di tecnico di
secondo grado: ogni anno sono
previsti incontri formativi di
aggiornamento su specifiche
tematiche promossi
dalla federazione
serie A, con la responsabilità di occuparmi esclusivamente della prima squadra.
Posso dedicarmi a tempo pieno a questo
compito, seguendo la preparazione e gli
allenamenti. Da un certo punto di vista è
più facile, perché devi pensare solo a una
cosa, dall’altra più impegnativo perché
quella ‘cosa’ è una squadra di serie A”.
Bellanti: “È stato abbastanza semplice
e veloce: avendo avuto in passato un dt
come Giancarlo Grasso che aveva fatto il
mio stesso percorso, passando subito dal
campo alla panchina, ho recepito un po’
i suoi insegnamenti. La fortuna è stata
quella di avere una squadra che ascolta,
fatta di giocatori affidabili. Con Andrea
Dutto abbiamo giocato gli ultimi due
anni insieme: vedermi come allenatore
piuttosto che come compagno di squadra
magari avrebbe potuto creare qualche
problema. Invece, proprio perché Andrea
è una persona seria questo mio passaggio di ruolo è stato facilitato. E lo stesso
discorso vale per gli altri giocatori”.
Cosa hai portato dalla tua esperienza in campo?
Tonello: “In squadra abbiamo due giocatori come Giampaolo e Lanza che non
hanno bisogno di molti insegnamenti.
Abbiamo lavorato soprattutto con Federico Raviola, ma anche con Alessandro
Gregorio che l’anno scorso era riserva e
in questo campionato si sta ritagliando
un ruolo da protagonista. Essendo stato
io stesso un giocatore conosco i problemi di chi scende in campo, cerco di dare
i consigli e le indicazioni che ritengo più
importanti ed è necessario che da parte
della squadra ci sia la disponibilità a recepirli. Con Federico parliamo molto per
fare il punto della situazione. Lui ascolta
e ci confrontiamo, perché è un ragazzo
davvero disponibile: così siamo riusciti
ad instaurare un dialogo che credo possa
portare in suoi frutti in futuro. Dal punto
di vista tecnico cerchiamo, anche con la
collaborazione di Mario Sasso che è stato
il mio dt, di migliorare alcuni aspetti della
battuta, ma anche del ricaccio: variando
i colpi, cercando di cambiare il modo di
Nel palmares di Livio
Tonello c’è il titolo del
campionato di Promozione
ottenuto nel 1980, mentre
l’anno successivo ha
conquistato lo scudetto di
serie B con la maglia della
Merlese con Franco Bruno
Alberto Bellanti ha conquistato due vittorie
nelle giovanili con la maglia della subalcuneo
(1981 e 1982) e due scudetti in serie B: il primo nel
1989 con suo fratello Giuliano a Cuneo, il secondo
l’anno successivo a Spigno con Molinari
portarsi sul pallone”.
Bellanti: “Ho giocato soprattutto spalla e terzino e quest’anno in squadra è arrivato un giocatore come Oscar Giribaldi
che, invece, ha quasi sempre fatto il battitore e ha deciso di
passare spalla. Direi che c’è stato un amalgama particolare: io
davo qualche consiglio a Oscar nel suo nuovo modo di stare in
campo, lui faceva le giuste osservazioni ad Andrea in battuta.
Ognuno nel suo ruolo, ma tutti per cercare di dare una mano
alla squadra. Quando ci sono persone che hanno voglia di
allenarsi, di confrontarsi alla pari, alla fine si crea un bel gruppo.
Poi, certo ci sono aspetti da migliorare: in casa ce la siamo giocata con tutti, in trasferta, penso alle partite di Alba o di Cuneo,
in pratica non abbiamo giocato. Ecco, su questi aspetti, su come
affrontare certi incontri dovremo migliorare in futuro”.
Come si fa spogliatoio?
Tonello: “Per il mio carattere, ‘fare spogliatoio’ è stata la cosa
più semplice. Sono stato accolto bene e abbiamo creato un
gruppo affiatato. Certo le situazioni difficili ci sono state e ci
saranno. Ci sono state soddisfazioni e sconfitte: pensavamo di
poter entrare nei play off. Le problematiche quando perdi emergono tutte, ma facendo gioco di squadra si possono superare”.
Bellanti: “Il nostro è stato un gruppo affiatato sin dall’inizio,
ma le vittorie aiutano sempre. Possiamo dire che siamo stati la
sorpresa o la rivelazione del campionato: comunque staccare
il pass per i play off è stato per noi come vincere uno scudetto.
La tranquillità aiuta a vincere e vincere aiuta a mantenere la
tranquillità: magari se avessimo ottenuto due sole vittorie nel
girone di andata, la situazione sarebbe diversa. Ma credo che
se siamo arrivati così in alto, il merito è proprio perché lavoriamo tutti insieme: la società che non mette pressione, giocatori
con voglia di allenarsi... Come debutto in panchina non poteva
andarmi meglio di così”.
21
PALLONISTICA
Campione d’Italia 2013
Vincitore Coppa Italia 2013
Orizio riparte
dalla Bormidese
Paolo Cornero
cammino sportivo di tanti campioni è costellato da episodi,
Imalsituazioni
che caratterizzano non solo una stagione di vita
un’intera carriera. All’alba dei ventott’anni, Ivan Orizio
ne è ben consapevole: un’intera vita nel pallone perché “non
posso pensare di stare senza balon”. È onesto Ivan, schietto e
sincero: “Prima il balon era la mia vita, ora lavoro e ci dedico
meno tempo… Le opportunità le ho avute, ora vivo la pallapugno con qualche compromesso”.
Dopo una lunga carriera in serie A, avviata non ancora ventenne, il destino l’ha riportato in serie cadetta. Una scelta
che all’inizio era parsa ‘obbligata’ ma che ora, giunta a metà
stagione, ha fatto riprovare al campione taggiasco le emozioni
sopite. Il tutto rigorosamente nei confini della ‘sua’ Liguria,
seppur in una terra di confine come Bormida.
Dal 2006 al 2013, sette anni ininterrotti di serie A, vissuti con risultati altalenanti: “Una carriera ad onde - sorride
Ivan - caratterizzata da buoni risultati e da altrettanti flop. Ho
avuto le mie carte e le ho giocate, ho esordito molto giovane
ed ho potuto fare il giocatore di professione per diversi anni.
Un privilegio che oggi non mi posso più permettere”. Chiuse
le porte della massima serie, nonostante l’amarezza, ecco il
progetto che non ti aspetti: “Nell’ultimo periodo di serie A, a
livello tecnico giocavo probabilmente la mia migliore pallapugno. Speravo di poter sfruttare al meglio i metri in battuta,
ma non c’era più posto per me. Visto che tuttora sono tra i
sette battitori con più punti, non è stato facile fare una squadra
23
in serie B. La Bormidese ha creduto in
questa possibilità e siamo partiti con
tanto entusiasmo”.
Una piazza molto calda, un intero paese
che segue non solo le partite ma anche
gli allenamenti: in poco tempo tutti hanno saputo che un campione come Orizio
avrebbe difeso i colori della Bormidese.
Al suo fianco un gruppo affiatato di
compagni.
“A Bormida si respira la pallapugno
- continua Ivan -. La società è molto
collaudata e non abbiamo pressioni: peccato per le prime giornate di
campionato (stop per infortunio, ndr),
altrimenti potremmo raccontare una
stagione diversa. Certo, il gruppo era da
collaudare, ma ho dei compagni molto tenaci, sempre in prima fila quando
ci si deve allenare. Mi auguro di poter
ancora alzare la voce in questo campionato, magari diventando la famosa mina
vagante”.
Nel campionato cadetto, in effetti, da
anni non c’è nulla di scontato. Una palestra a cielo aperto per i futuri ed i presenti campioni che si affrontano a viso
aperto. “Non ho mai pensato di ‘scendere’ in B e di aver vita facile, anzi... Il
livello è altissimo ed il campionato è più
accattivante della serie A”. Ma oltre alla
battaglia in campo, Ivan vorrebbe continuare a lottare anche su un altro fronte:
“La mia terra da alcuni anni fatica a
trovare continuità, soprattutto a livello
dirigenziale. Ci sono tante persone che
dalla pallapugno hanno avuto molto e
che, a mio avviso, ora dovrebbero trovare il tempo di dare qualcosa. La Liguria
ha bisogno anzitutto di persone che si
impegnino per questa causa, una battaglia di tutti: la tradizione deve continuare”. Sarà il nome da condottiero, sarà
l’orgoglio ligure. Sta di fatto che Ivan ha
le idee ben chiare: una vera ‘mina vagante’? A noi non resta che incoraggiare
entrambe le sue battaglie.
Ivan Orizio è stato campione
negli Esordienti nel 2000; l’anno
successivo ha conquistato lo
scudetto Allievi e poi quello
Juniores (2002). Per lui anche
uno scudetto tra i cadetti nel
2005, prima dell’approdo nella
massima serie l’anno dopo
Con la maglia del Centro
Incontri vince il campionato
Esordienti (nel 2009), quindi
quello degli Allievi (2010) e
quello Juniores (2011): due
argenti negli ultimi due anni,
in Under 25 e in C1
Con Davide
Dutto Canale tra
i big anche in B
Sergio Casasso
avide Dutto, poco più che diciottenne, esordisce quest’anno nel
D
campionato di serie B: lo abbiamo incontrato, nello sferisterio di
San Pietro del Gallo che lo ha visto nascere pallonisticamente, per
conoscere le sue impressioni sulla nuova avventura.
Raccontaci la tua storia.
La spinta ad iniziare a praticare la pallapugno è arrivata da mio zio
Gianfranco Brignone, da tutti conosciuto come arbitro ma che è
anche un grande talent scout, e da mio fratello Andrea che già la
praticava da tempo. Ho iniziato nel 2003 nella categoria Promozionali come riserva di Pettavino. Ho poi effettuato il percorso delle
giovanili sempre a San Pietro del Gallo nella Subalcuneo fino agli
Esordienti e successivamente nel Centro Incontri Polivalente. Negli
ultimi due anni sono passato alla Canalese: l’anno scorso ho fatto la
C1 e quest’anno la B.
Con quali risultati?
Ho vinto in tutte le categorie giovanili, Promozionali, Pulcini, Esordienti, Allievi e Juniores e sono andato in finale nella Under 25 ed in
C1. Nella categoria Esordienti e Allievi ho vinto anche la Coppa Italia. Mi è andata male negli ultimi anni sempre per merito di Claudio
Gerini, che sembra essere la mia ‘bestia nera’. In questo momento
mi sto togliendo la soddisfazione di stargli davanti in classifica, ma
tutto sommato spero che il confronto continui perché è un ottimo
collega ed anche un amico.
Il primo titolo Davide Dutto lo conquista
nel 2006 nei Promozionali: nel 2007 fa il bis nel
campionato Pulcini, sempre con la maglia
della Subalcuneo, battendo nella finalissima
l’augusto manzo guidato da fabio gatti
24
Quest’anno l’esordio in B. Come sta
andando?
Direi piuttosto bene. Innanzitutto mi trovo
bene a Canale, siamo una bella squadra e
ci stiamo togliendo delle soddisfazioni. Ho
patito un lieve infortunio al ginocchio, ma
ne sto uscendo bene. Siamo nel gruppo di
testa e ci stiamo godendo questo momento
di successo.
Se rimanete in testa alla classifica l’anno prossimo a Canale ci saranno due
squadre in A.
Non ho idea di cosa possa succedere, non
sta a me pensarci: io faccio la mia strada e
gioco sempre per vincere. Ho sentito che
il Notaio vorrebbe trasferire una squadra
in Liguria, ma sono decisioni che non mi
riguardano.
Parlaci dei tuoi compagni.
Ho una spalla d’eccezione che proviene
dalla A e che si chiama Davide Arnaudo:
oltre ad essere forte come giocatore mi è
anche di valido aiuto come consigliere e
come amico. Terzino al muro è Stefano Nimot, uomo di grande esperienza e saggezza.
Terzino al largo è Edoardo Gili, che per
me è ‘l’uomo-squadra’. Davide Cavagnero
è il quinto uomo. Il nostro tecnico è Gigi
Bordino, che mi è di grande aiuto in questa
fase in cui cerco ancora di migliorarmi.
Vorrei anche ricordare i tecnici che ho avuto
in precedenza e che mi hanno aiutato a
crescere, principalmente mio zio Gianfranco
e Franco Calandri.
Quali sono le tue caratteristiche tecniche?
Credo di avere una buona battuta e di essere altrettanto valido nel colpo al volo; devo
pertanto ancora migliorare il colpo al salto.
Devo anche perfezionarmi sul piano della
precisione perché ultimamente sono un po’
falloso.
Che rapporto hai con tuo fratello?
Nonostante lui sia più vecchio siamo buoni
amici, ci frequentiamo e, quando possibile,
ci alleniamo anche assieme ed io ne approfitto per ‘rubargli’ un po’ di esperienza.
Colgo l’occasione per ringraziare anche i
miei genitori che hanno favorito questa mia
passione.
Per Daniele Giordano
questa non è la prima stagione
da spalla: aveva giocato da
centrale già nel 2005 a Spigno
Monferrato con Riccardo
Molinari e nel 2010 ad Alba
al fianco di Andrea Dutto
Simone Adriano,
debutto tra
i cadetti
Elio Stona
Adriano è nato ad Alba il 2 settembre 1989 e vive a Neive
Sria imone
dove, in questa stagione, ha fatto il suo esordio nella categocadetta come capitano-battitore della squadra del paese. Una
carriera sportiva sempre legata ai colori neivesi, se si eccettua la
parentesi nella scorsa stagione a Monastero Bormida, con l’esordio nelle categorie giovanili e quindi tutta la trafila fino alla serie
C1. Lavora nell’azienda di famiglia che, a Castagnito, si occupa di
automazione industriale. Ama lo sport in generale e, se non avesse
giocato a pallapugno, certamente avrebbe praticato il calcio.
Raccontaci la tua carriera…
Ho iniziato a giocare a 12 anni negli Esordienti a Neive, dove ho
fatto tutte le categorie fino agli Juniores. Poi due campionati Under
25, due di C2 e uno di C1 sempre a Neive. L’anno scorso ho giocato in C1 a Monastero Bormida. Quindi sono ritornato a casa, nella
‘mia’ società, per la quale nel 2013 ho vinto il ‘Torneo dei paesi’ alla
pantalera.
Come è maturata la decisione di partecipare al campionato
di serie B?
L’anno scorso c’è stato un cambio societario e la nuova dirigenza
La Neivese di Adriano e Giordano ha centrato
anche quest’anno l’accesso alla semifinale di
Coppa Italia: nella scorsa stagione era arrivata
fino alla finalissima, dove aveva ceduto alla
Castagnolese di Burdizzo
25
mi ha offerto la possibilità di disputare la
serie B. Ho accettato per diversi motivi,
primo tra tutti perché abbiamo messo in
campo una formazione tutta composta da
neivesi, in quanto anche Daniele Giordano
è venuto ad abitare a Neive, e difendere
i colori del proprio paese è senza dubbio
stimolante. Poi perché siamo tutti amici
da vecchia data ed infine perché potevo
affrontare un campionato Senior, sapendo
di poter contare sull’aiuto di un giocatore di
grande esperienza come Daniele Giordano,
ritornato a giocare nel ruolo di centrale.
Daniele lo conosco fin dalla sua prima
stagione a Neive e ci siamo sempre allenati
assieme. Il nostro rapporto di amicizia va
oltre all’essere compagni di squadra.
La Neivese è l’unica società, a livello
Senior, a schierare una quadretta con
giocatori del paese?
A quanto mi risulta, sì. E questo, per noi
e per la società, che aveva tra gli obiettivi
quello di portare giocatori neivesi in prima
squadra, è certamente motivo di orgoglio.
Speriamo che nel futuro altre società ci
imitino.
Che tipo di pubblico è quello che vi
segue?
Molto caldo! Dai più giovani ai più anziani,
la pallapugno a Neive è molto sentita.
E il pubblico femminile?
La maggior parte penso sia legata da vincoli di parentela con i giocatori. È ancora
difficile vedere delle donne allo sferisterio
per pura passione. Ma la pallapugno è bella
da vedere e da seguire e, se viene incentivata, sono convinto che gli spettatori, maschi
o femmine che siano, aumenteranno.
Incentivi tipo?
La strada giusta è quella intrapresa dall’Albese, con l’ingresso gratuito al gentil sesso
e ridotto per i ragazzi. Una bella iniziativa
è anche la disputa del primo campionato
femminile, che ha preso il via in questi
giorni. La strada certamente non è facile,
l’importante è iniziare e non abbattersi. Il
fatto che si sia provato è certamente un
passo avanti.
È ora di dematerializzare!
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4-04-2011 16:50:08
Stefano Fenoglio,
il numero uno della Lega
Sergio Casasso
A
fine anno compirà i sessanta, ma li porta egregiamente grazie
ad un fisico asciutto e ben allenato. I suoi modi sono caratterizzati da pacatezza e gentilezza. Ai primi di dicembre scorso è stato
eletto Presidente della Lega selle Società di Pallapugno. Stiamo
parlando di Stefano Fenoglio.
Accettare questo incarico dopo la gestione di Ezio Raviola, da tutti giudicata ottima, è stata una bella sfida, non
è così?
È proprio così, ma per me è stato giocoforza accettare viste le
insistenze cui sono stato sottoposto. Sotto la gestione di Ezio
Raviola il nostro movimento ha fatto dei notevoli progressi,
a lui va il nostro plauso e ringraziamento: noi cercheremo di
rimanere in quel solco e proseguirne l’azione. Le competenze
della Lega si sono però anche ridotte: non ci occupiamo più
di gestione dei campionati, della rivista, dei rapporti con la
stampa e le televisioni. Ci rimane l’attività promozionale, la
rappresentanza degli interessi delle società nei confronti della
Federazione e dell’Associazione Giocatori. Tutti insieme dobbiamo però anche collaborare per migliorare la situazione. Una
delle iniziative che sento come più pressante sta nel cercare
di coinvolgere di più i tifosi che hanno un po’ ridotto la loro
presenza negli sferisteri, e di portare pubblico nuovo, più giovane. Parallelamente riscontriamo anche l’invecchiamento ed
il mancato rinnovamento della classe dirigente delle società: si
avverte la necessità di presenze nuove, più giovani, con nuove
idee. Dovremo anche lavorare per favorire la nascita di nuove
società e di far rinascere quelle che si sono estinte nel tempo:
a tal proposito abbiamo già organizzato, e lo faremo ancora,
tornei o esibizioni su alcune piazze che si sono allontanate dalla
pallapugno proprio per stimolare la rinascita dell’interesse per
questo sport. Come vedi di carne al fuoco se ne prospetta tanta
27
Stefano Fenoglio ha preso il
timone della Lega delle Società
nello scorso dicembre: tra gli
obiettivi anche la revisione del
Regolamento Organico federale,
per far sì che l’adeguamento
alle normative assicuri massima
tutela in particolare ai settori
giovanili delle società
e starà a noi lavorare bene per ‘cucinarla’
adeguatamente.
La Pro Paschese ha ben due consiglieri federali ed ora anche la presidenza della Lega: non è che vi volete
impadronire della pallapugno?
Mio figlio Marco è stato eletto in rappresentanza dei giocatori e Luca Manassero
come dirigente; per quanto riguarda me
ho già detto come è andata. Mi sento comunque di assicurare che non c’è alcuna
volontà di monopolizzare la situazione,
bensì di impegnarci tutti quanti e secondo le nostre capacità per far migliorare e
progredire il nostro sport.
Assieme a te lavora anche la ‘squadra’ del Direttivo…
I consiglieri sono Giuseppe Basso, Matteo Campo, Eugenio Ferrero, Giovanni
Carlo Gallo, Giulio Ghigliazza, Andrea
Marenco, Vincenzo Marenco, Monica
Riva, Emanuele Sottimano, Attilio Stirano
e Paolo Trossarello. Credo sia un insieme
ben assortito di persone competenti ed
appassionate e confido di fare con loro
un buon percorso. Ci riuniamo periodicamente e quando ci sono delle esigenze
particolari.
Le tue impressioni su questa stagione.
È un bel campionato, molto combattuto.
A parte i big c’è molta incertezza nelle
posizioni di rincalzo. Ho anche notato
che è migliorata mediamente la battuta,
frutto certamente di allenamenti specifici efficaci. Colgo l’occasione per fare a
tutti, giocatori, dirigenti, collaboratori ed
arbitri i migliori auguri di buon proseguimento.
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Giampiero Rossi,
nuovo consigliere
federale
Romano Sirotto
P
er molti come lui, nato alla fine degli anni Cinquanta nell’entroterra di Ponente, la passione per la pallapugno è nata già da
bambino, vedendo giocare nelle piazze di Camporosso o Dolceacqua e poi praticandola in piazza a Vallebona, paese natio, e nelle
giovanili della Taggese.
Così Giampiero Rossi, ha giocato da terzino con Piero Pellegrini, e poi in serie B a fianco di Claudio Balestra, fino a quando
dovette lasciare a metà stagione per la perdita del papà, Leopoldo, andando ad occuparsi del ristorante di famiglia. E così
nel 1994 dovette dire no a Marco Pirero che quell’anno vinse il
titolo tricolore per la sua Taggese: “Quello fu un grande rammarico, ma anche un orgoglio sapere che quell’anno sarei stato
in quella squadra” così ricorda Rossi quel momento precisando
però che a Camporosso ci ha giocato ancora vincendo per quei
colori cinque volte il campionato federale Amatori. Tornò poi a
fasciarsi il pugno dal 2006, una volta chiusa l’attività commerciale. Nel 2009 a San Biagio della Cima nasce il Valli del Ponente Ligure, e Rossi ne diventa dirigente, senza tralasciare però
di dare ancora qualche pugno ogni tanto. Il Valli del Ponente é
il compimento di un’idea, un progetto, che porta ad estendere
l’attività ufficiale della pallapugno in quell’area tanto fertile ed
appassionata che arriva fino al confine francese ma che non ha
mai avuto uno sferisterio di riferimento,
ancor prima di una società.
“Al momento ci sono ancora due paesi che svolgono attività, Dolceacqua e
Apricale - continua Rossi -: per troppo
tempo la pallapugno è stata assente in
quella zona ed è difficile ora riportare
la gente a vedere una partita”. È anche
vero che uno sferisterio va un po’ contro
le abitudini degli appassionati del balon:
“C’è sempre stata l’abitudine della partita
sotto casa - spiega Rossi -, del gioco
nel carrugio e quindi la gente è meno
propensa a muoversi in auto”. Forse una
squadra di livello aiuterebbe: “Può darsi,
ma dovrebbe essere anche vincente e,
magari, con un battitore ligure”.
Rilanciare la pallapugno nel Ponente ligure è per Rossi una mission che
sviluppa prima assumendo la guida del
Comitato Provinciale di Imperia (2011) e
poi quella del Comitato Regionale (2013):
e da quest’anno una responsabilità accresciuta con il nuovo incarico di consigliere federale: “È un compito molto
importante ed è per me anche motivo
di orgoglio perché è un riconoscimento
alla mia passione ed ai miei sacrifici”. Il
nuovo Comitato ligure ha recentemente
organizzato un torneo giovanile a Taggia
per cominciare a riaprire un nuovo futuro
pallonistico nella cittadina imperiese.
Rossi plaude all’iniziativa, ma crede che
ci si debba muovere su due fronti: “Recuperare spazi di attività ufficiale e promozionale, da un lato, e dall’altro cambiare
mentalità. L’ingresso di forze nuove, di
giovani, certo gioverebbe, soprattutto
perché, per crescere, ritengo si debba
pensare al bene comune, non all’interesse di bottega, rispettando ruoli e gerarchie. Dobbiamo sfondare quelle barriere
di un passato che non ci fa crescere e ci
fa restare nell’orto di casa”.
Giampiero Rossi è diventato
consigliere federale, in
sostituzione del dimissionario
Massimo Corsi, nello scorso
mese di febbraio: con lui
sono tre i rappresentanti
liguri nel massimo organismo
della Fipap (Carlo Scrivano
è vicepresidente e Claudio
Balestra rappresentante dei
direttori tecnici)
29
Monforte e la
passione
per la pantalera
Paolo Cornero
e tradizioni di Langa possono sopirsi, ma di certo non
L
dimenticare: basta un alito di vento ed ecco che la tiepida brace diventa fiamma viva. La nostra non è una semplice
considerazione ma una profonda verità, suffragata dai fatti.
Teatro del nostro racconto una piazza adagiata ai piedi della
Saracca di Monforte d’Alba, protagonisti un gruppo di inossidabili amici. Partendo dalla storia della piazza si possono già
capire tante cose: ad inizio Novecento, i fratelli Vola (ai quali è
intitolata) donarono lo sferisterio al Comune di Monforte con
l’obbligo di utilizzare l’appezzamento per il gioco del pallone
elastico. Ad oltre cento anni di distanza la situazione è invariata, sull’asfalto non ci sono segni per parcheggi ma i metri che
segnalano la presenza di uno sferisterio invisibile, lungo ben
88 metri...
Ed è proprio qui, all’ombra della Torre campanaria, che nasce
la storia. Una storia fatta di profonda amicizia, legame con il
territorio e passione per il balon. Perché tutti noi ricordiamo i
giochi in piazza di un tempo che fu, più o meno lontano, giochi
d’estate, fatti di corse e schiamazzi. A Monforte, invece, il
gioco era uno solo, rigorosamente con la palla e la pantalera.
Ci si ritrovava così, con un po’ di fasce ed un pallone, al calar
del caldo sole di Langa per iniziare ad illuminare piazza Vola.
Amici che da semplici appassionati diventarono seri giocatori
per poi disperdersi nei meandri della vita: lavoro, famiglia,
destini che per un po’ di anni, venti per l’esattezza, hanno fatto
dimenticare la piazza. 1994-2014: tanto si è dovuto atten-
30
dere prima che sul muro ‘spanciato’ di
mattoni tornasse a battere il pallone.
Nel mezzo grandi iniziative ma nessun
vero campionato di pantalera: in campo
5 giocatori, iscritti ben 13. Un gruppone
che porta con fierezza la scritta “Munfort” sulle magliette. Tra loro spiccano i
nomi di Marco Vero, affermato terzino
di serie A, Gianfranco Massolino, chef
della Trattoria La Posta di Monforte, e
Stefano Conterno, stimato produttore di
Barolo nel cru di Bussia.
Cammini che si dividono per poi riunirsi, un intreccio che nasce per scherzo:
“Dai, torniamo a giocare in piazza?”,
Vero la butta lì, Massolino e Conterno ci
credono e da subito si mettono al lavoro: gli impegni quotidiani sono molti, ma
al giovedì sera le agende si liberano: è
tempo di pantalera! Al gruppo si uniscono Aldo Bruno, Valter Cabutti, Giovanni
e Giorgio Canale, Mauro Cane, Riccardo
Galluzzo, Mauro Giacosa, Enzo Ornato,
Daniele Rabino, Alberto Rinaldi e Costantino Rocca. La Virtus Langhe, guidata dal presidente ‘monfortino’ Domenico
Adriano, segue il progetto con orgoglio.
I punti dicono che si dovrà disputare il
campionato di serie B, l’obiettivo quello
di non perderle tutte.
Ed invece, ecco che si arriva fino in
semifinale. Vent’anni di distanza ed il
gruppo è ancora collaudato. Certamente
mosso da quell’orgoglio langarolo che si
alimenta con piccole cose, proprio come
le poche righe che campeggiano su una
targa sul muro della piazza: “Nell’estate
del 1927 in questo sferisterio Stefano
Rabino di Perno e Paris Rizieri di Millesimo disputarono uno dei più esaltanti
incontri della storia del pallone elastico.
La partita fu sospesa quattro volte al
sopraggiungere dell’oscurità con le due
squadre in perfetto equilibrio. Solo al
quinto giorno di fronte alla folla esultante giunta da tutta la Langa e dalla
val Bormida, Rizieri vince”. Perché le
cinque giornate di Monforte sono parte
della storia pallonistica. Il muro lo stesso
di allora, indecifrabile ed imprevedibile,
con la caratteristica fontana proprio sui
45 metri. Così la domanda che tutti continueranno a fare sarà sempre la stessa:
“Porta buono?” e la risposta sempre la
stessa “Se il pallone va dentro al volo è
falla, se picchia ed esce caccia al mezzo”. Perché certe cose non cambiano
mai...
Il fascino del pallone al
bracciale riparte da Faenza
Angelo Emiliani
fine giugno, si è svolto a Faenza un incontro tra i vertici della
A
Fipap con i rappresentanti delle società che si ‘dedicano’ alla
specialità del bracciale per fare il punto della situazione e definire
le attività future: proponiamo il resoconto della giornata con lo
scritto di Angelo Emiliani, che ringraziamo per la collaborazione.
***
C’erano anche il vicepresidente della Fipap, Stefano Dho e il
delegato Arturo Voglino, giunti dal Piemonte, nella riunione tenutasi sabato 21 giugno a Faenza. E c’erano i rappresentanti delle
maggiori società sportive del settore.
Scopo dell’incontro era riprendere i fili di un lavoro avviato da
tempo per coordinare volontà e risorse affinché non tramontasse
l’antico gioco del pallone a bracciale, definito da Giosué Carducci
‘il più classico dei giochi’. L’impresa è quanto mai ardua, dovendo
misurarsi col predominio del calcio e di altri sport che muovono
interessi colossali, con una memoria che va affievolendosi persino nei centri grandi e piccoli in cui il gioco vanta una tradizione
illustre, persino con le difficoltà nel trovare abili artigiani in grado
di costruire bracciali e palloni. Eppure c’è chi non si rassegna e
continua a battersi perché non tramonti un gioco che in passato
ha divertito persone di ogni ceto sociale. L’incontro ha consentito
di mettere a fuoco alcuni aspetti essenziali. Innanzitutto l’interesse e la concreta disponibilità della Fipap. Ciò non era scontato e
costituisce la premessa imprescindibile per un riconoscimento
ufficiale e per poter promuovere tornei e competizioni nel pieno
rispetto delle regole. I dirigenti della Fipap hanno assicurato il
loro impegno, la volontà di studiare di comune accordo soluzioni
idonee per i diversi problemi e di sostenere nel limite del possibile gli sforzi che le società stanno affrontando. Un primo esito
concreto della riunione tenutasi a Faenza potrebbe tradursi nello
svolgimento del campionato italiano di pallone a bracciale. Treia,
la bella cittadina marchigiana in cui ogni anno si tiene la ‘Disfida
del bracciale’ e che conta decine di giocatori fra i migliori in assoluto, si è candidata ad ospitare l’evento. Se alla società - è stato
sottolineato - devono far capo il gioco e le attività collegate, è
31
A Faenza gemellaggio
letterario con lo scambio tra
Nino Piana, autore dei recenti
volumi della storia della
pallapugno, Angelo Emiliani che
ha scritto ‘Braccio d’atleta.
Il gioco del pallone a Faenza’ e
Leone Cungi con i libri ‘Artisti
degli sferisteri’ e ‘Dal gioco
della palla al pallone col
braccio’
alle Amministrazioni pubbliche locali che
compete il lavoro sul versante sociale e
culturale, il rapporto con le scuole, la tutela della tradizione anche in chiave turistica
e promozionale. In questo senso va ripreso il confronto fra le città per giungere alla
messa punto di uno statuto che definisca
significati e finalità di questo impegno.
Nel pomeriggio si è tenuta nello sferisterio
- ‘e Zogh de palón’ - la rievocazione del
gioco con costumi e attrezzi del Rinascimento. In campo c’erano gli atleti della
Compagnia del Pallone Grosso di Monte San Savino e un debuttante che ben
promette: Guido Dirani, discendente di un
grande campione bagnacavallese di fine
Ottocento. I tempi, le modalità e persino
il gergo non sono quelli cui siamo oggi
abituati assistendo a partite di tamburello
o di tennis, ma il fascino per la potenza e
la plasticità del gesto atletico restano gli
stessi che hanno suscitato entusiasmo e
ammirazione per secoli.
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IL BALON
IN CIFRE
I tecnici della serie A,
quando erano in campo
di Mario Pasquale
quattro
Quattro i campionati di serie A
per Pietro ‘Beppe’ Novaro Mascarello. Uno solo da capitano, nel
1991, ad Andora con Belmonte
spalla: 34 presenze, 12 vittorie.
Tre stagioni, invece, da spalla: nel
1993 a Vignale Monferrato con
Aicardi (vittoria in Coppa Italia), poi nel 1998 a Dolcedo con
Sciorella, nel 2001 con Dogliotti
a Vallerana, nell’ultima stagione
della società alessandrina.
venti
Giorgio Vacchetto ha giocato nella
massima serie per venti campionati, equamente divisi: 10 da capitano
- con le maglie di Canale, Ceva,
Vignale, Cuneo, Dogliani, Monticello e Caraglio - e 10 da centrale.
Da capitano ha giocato 238 partite,
vincendone 100. Due le Coppe
Italia conquistate (nel 1989 a
Cuneo e nel 1998 a Caraglio) e due
finali scudetto giocate (nel 1993 a
Dogliani da capitano con Voglino
spalla, e nel 2011 come spalla di
suo figlio Massimo).
quindici
Quindici campionati da centrale per
Alberto Bellanti, poi altre cinque
stagioni da terzino. Sette anni a
Magliano Alfieri, cinque a Monticello e quattro a Cuneo. Ha vinto uno
scudetto nel 1988 a Cuneo con la
formazione capitanata da Aicardi,
una Coppa Italia a Cuneo nel 1989
con Vacchetto capitano, la seconda sempre a Cuneo con il fratello
Giuliano capitano (si giocava con
la formula a tempo), la terza con
la Maglianese capitanata da Paolo
Danna (nella versione sprint).
4268151
20
uno
Un solo campionato in serie
A per Claudio Balestra. Era la
stagione 1980 ed il torneo era
diviso in A1 e A2: capitano della
quadretta di Calice Ligure ha
partecipato alla A2, chiudendo
al nono posto. Sette, invece le
presenze in Coppa Italia, dove
erano presenti anche le squadre
di B: ha giocato dall’83 all’88 e
poi nel 1991, vestendo le maglie
di Bardino, Taggia, Vallerana e
Villanova d’Albenga.
ventisei
Domenico Raimondo ha giocato
26 campionati in A: ben 11 stagioni
ad Alba, tre a Canale ed altrettante
a Vignale. Ha vinto cinque scudetti: nel 1989 e 1990 a Canale con
Aicardi (vincendo anche la Coppa
Italia nel 1990), nel 2006 ad Alba,
nel 2007 a Dogliani e nel 2008 a
Ricca, dove era dt e quinto giocatore nelle formazioni capitanate da
Roberto Corino (oltre alla Coppa
Italia nel 2007 e 2008). Con Corino
ha disputato nove stagioni nella
massima serie.
33
otto
Fedelissimo di Paolo Danna, Danilo
Olivero ha disputato otto stagioni in A, sette insieme al battitore
di Monastero Vasco ed una con
Bellanti. Con Danna ha festeggiato quattro scudetti, due a Cuneo
nel 2004 e 2005 e due a Madonna
del Pasco nel 2009 e 2010, oltre a
due Coppa Italia, una a Cuneo nel
2006 e una nel 2010 a Madonna del
Pasco. Oltre a Cuneo e Madonna
del Pasco, ha fatto una presenza
anche quest’anno a Mondovì, nella
Merlese, dove è il direttore tecnico
della squadra.
amarcord
del pallone
Il Meeting Giovanile 2004
Quanti campioni in campo!
ieci anni fa: è il giugno 2004 ed a Santo Stefano Belbo si disputa la terza edizione del
D
Meeting Giovanile. Tanti i giovani in campo, tra questi molti futuri protagonisti nelle serie
maggiori: dall’album dei ricordi riproponiamo le squadre finaliste delle varie categorie, dai Promozionali alla Juniores. Nelle foto si riconoscono, tra gli altri, Fabio Gatti, Loris Riella, Enrico
Panero, Andrea Giraudo, Nicholas Burdizzo, Gabriele Boetti, Bruno Campagno, Sonny Boetti,
Alessandro Gregorio, Riccardo Rosso, Marco Parussa, Marco Fenoglio, Enrico Rinaldi, Davide
Arnaudo... e come segnacacce un giovane Paolo Vacchetto.
34
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