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CALENDARIO 2 — 8 febbraio
Liturgia
Colore liturgico
Parrocchia S. MARIA ASSUNTA, Piazza S. Maria Assunta, 3 POASCO-SORIGHERIO di SAN DONATO MILANESE (MI)
Cellulare don Massimo 3453994353 e-mail: [email protected] e-mail: [email protected] www.parrocchiapoasco.it
LUNEDÌ
Presentazione
del Signore
Giorno
2
Celebrazioni


Ore 17.40 rosario
Ore 18.00 Santa Messa e al
termine benedizione della
gola
In Parrocchia...
Ore 17.00
Il ragionamento sta all'intelligenza, come il
moto sta al riposo.
Tommaso d'Aquino
Catechismo
4 elementare
(† Piera, Emilio e Luigi Cordini)
MARTEDÌ
3
San Biagio


Ore 17.40 rosario
Ore 18.00 Santa Messa
(† Famiglia Fassini e Franzin)
Ore 17.00
Catechismo
3 elementare
Ore 16.30
Spazio compiti
MERCOLEDÌ
GIOVEDÌ
SANT’AGATA
4
5




Ore 17.40 rosario
Ore 18.00 Santa Messa
(† Anna Di Rosa e Filippo Amato )
Ore 17.40 rosario
Per le vocazioni
Ore 17.00
Catechismo
5 elementare
Ore 15.00
Gruppo terza età
Ore 18.00 Santa Messa
Ore 17.00
Genbi
Ore 21.00
Incontro a Sant’Enrico
VENERDÌ
6
San Paolo Miki
e compagni


Ore 17.40 rosario
Ore 18.00 Santa Messa
Ore 17.00
Incontro chierichetti
(† Famiglie Gironi e Limonta)
Ore 18.00
Incontro 2-3 media
SABATO
7
Santa Perpetua
e Felicita
DOMENICA
Della divina
Clemenza
8




Ore 17.40 rosario
Ore 18.00 Santa Messa
(† Famiglie Castellazzi e Marescotti )
Ore 11.00 santa Messa
pro populo
Ore 18.00 Santa Messa
Il nocciolo 24
Ore 10.30
Catechismo
1 media
Domenica IN
1 media
“L’Uomo,
tu uomo,
sei stato capace di far questo;
la civiltà di cui ti vanti è una patina,
una veste: viene un falso profeta,
te la strappa di dosso,
e tu nudo sei un mostro,
il più crudele
degli animali”
Primo Levi
Il nocciolo
L'ultima, proprio l'ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla,
l'ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto:
i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i 'fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell'altra volta fu l'ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.
Pavel Friedmann
Per non dimenticare….
Il nocciolo 2
Storia di una ladra di libri
il 1939 nella Germania nazista. Tutto il
Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha
mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio.
Il giorno del funerale del suo fratellino,
Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un
libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero.
Liesel non ci pensa due volte, le pare un
segno, la prova tangibile di un ricordo per
il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così
comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i
libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore
che la circonda.
Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta
e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché “ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri”, poi li sottrae dalla
biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è
uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i
tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel
nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all’improvviso
diventa più piccolo.
E, al contempo, più vasto. Raccontato dalla Morte – curiosa, amabile,
partecipe, chiacchierona – “Storia di una ladra di libri” è un romanzo sul
potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito, diventato
un film imperdibile emozionante.
QUESTO È IL NUOVO NUMERO DI TELEFONO DELLE SUORE
3385032991
Il nocciolo 23
anche a quell'ora, Auschwitz era silenziosa. Gli ebrei di Roma avrebbero
dovuto attendere il mattino per entrare.
I viaggiatori, però, erano ancora ignari di essere giunti a destinazione,
anche se molti di essi lo immaginavano. Dai loro finestrini potevano scorgere la forte illuminazione che inondava di luce il campo ogni notte, uno
spettacolare spreco di elettricità che si notava grande distanza. Lo stesso
cielo era illuminato da un bagliore rossastro; al tempo stesso si percepiva un leggero odore dolciastro,come se stesse bruciando qualcosa di insolito. Molti passeggeri dormivano.
Poco prima dell'alba, Arminio Wachsberger si svegliò. Disteso sul pavimento del vagone, riusciva a vedere fuori attraverso una fessura della
parete, riuscendo a distinguere i contorni di un edificio. Sopra l'edificio,
collegati al tetto, si vedevano palloni frenati, che si dondolavano nell'aria
legati a lunghi cavi; dovevano servire di protezione dai bombardamenti
dell'aviazione nemica. Anche la figlioletta di Wachsberger si era svegliata. Egli la sollevò all'altezza del finestrino del vagone, per farle vedere i
palloni nel cielo mattutino, che andava via via rischiarandosi. All'esterno,
una SS vide la bambina. Si chinò bruscamente verso terra, prese un
grosso sasso e cercò di tirarglielo in faccia. La bambina si ritirò, spaventata ma incolume, perché il proiettile, dopo aver sbattuto contro l'inferriata del finestrino, ricadde a terra.
Dopo quel barbaro gesto contro una inerme creatura indifesa il padre
ebbe a dire più tardi «avevo finalmente capito che eravamo arrivati alla
soglia dell'inferno».
Il nocciolo 22
Il vangelo
della domenica
Luca 8, 22-25
Un giorno, il Signore Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e
disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo.
Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di
vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro,
maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e
le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. Allora disse
loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano
l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e
all’acqua, e gli obbediscono?».
Il nocciolo 3
Le parole del Papa
Il Tweet del Papa
@Pontifex_it
Mettere in pratica
la carità
è il modo migliore
di evangelizzare
Angelus
25 gennaio
Cari fratelli e sorelle buongiorno,
il Vangelo di oggi ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù in
Galilea. San Marco sottolinea che Gesù cominciò a predicare
«dopo che Giovanni [il Battista] fu arrestato» (1,14). Proprio nel
momento in cui la voce profetica del Battezzatore, che annunciava la venuta del Regno di Dio, viene messa a tacere da Erode,
Gesù inizia a percorrere le strade della sua terra per portare a tutti, specialmente ai poveri, «il Vangelo di Dio» (ibid.). L’annuncio
di Gesù è simile a quello di Giovanni, con la differenza sostanziale
che Gesù non indica più un altro che deve venire: Gesù è Lui
stesso il compimento delle promesse; è Lui stesso la “buona notizia” da credere, da accogliere e da comunicare agli uomini e alle
Il nocciolo 4
tamenti dovunque nella città. Nel ghetto restavano soprattutto i
non benestanti. Molti avevano tentato, fuori dal ghetto, la via
dell’ascesa sociale borghese. Un folto numero era rimasto in condizioni disagiate. I piccoli mestieri artigianali, o la vendita ambulante, erano rimasti prerogativa di una parte della comunità ebraica
romana. I “robivecchi”, raccoglitori e venditori di qualsiasi oggetto,
erano frequenti tra gli ebrei del ghetto.
La delusione per le leggi razziali del 1938 è accresciuta dal sentimento di avere contribuito alla formazione e allo sviluppo dell’Italia, magari con il sangue dei familiari caduti nella prima guerra
mondiale. Come tanti ebrei tedeschi che si sentivano patrioti prima
dell’avvento di Hitler, anche gli ebrei italiani avevano la loro patria.
Solo il dieci per cento dei circa cinquantamila ebrei italiani emigra
tra il 1938 e il 1945. Di questi, pochissimi, sono gli ebrei romani
che concepiscono l’idea di lasciare Roma, considerata la città loro e
dei loro da tempo immemorabile. Lo stare a Roma era un motivo
di orgoglio, e ancora di più il fatto di abitarvi da un centinaio di generazioni, già nell’epoca di Giuda Maccabeo, ossia nel II secolo a.C.
Per richiamare le parole del rabbino Toaff: «Vi fu antisemitismo di
Stato e non di popolo». Diversamente che in Europa orientale e
centrale, in Italia e a Roma non c’era odio verso gli ebrei. Questo
può spiegare la più favorevole percentuale di sopravvissuti.
23 ottobre 1943
Auschwitz: oltre la soglia dell'inferno
Brano tratto e adattato dal volume “Sabato nero” di Robert Katz, Rizzoli,
1973
Verso le undici di sera del 22 ottobre 1943 il treno si arrestò. Sebbene i
passeggeri non lo sapessero, il treno era davanti alla porta entrale di Auschwitz-II, in campo di sterminio, Birkenau. Il convoglio era arrivato
troppo tardi per entrare nel campo quella sera stessa. All'infuori di qualche lontano latrato di cane e del rumore di qualche treno che passava
Il nocciolo 21
ta dai tedeschi, compaiono sempre alcuni italiani come collaboratori, delatori, complici e, talvolta, veri persecutori.
In Italia furono eseguiti 1898 arresti di ebrei da parte di italiani,
2489 da parte di tedeschi, 312 vennero compiuti in collaborazione
tra italiani e tedeschi, mentre non si conosce la responsabilità dei
rimanenti 2314.
Certo non tutti gli italiani condividevano la persecuzione nei confronti degli ebrei: probabilmente la maggioranza era contraria.
Non solo una diffusa contrarietà ma pure con significativi episodi
di solidarietà verso i perseguitati. Lo Stato dichiaratamente antisemita era spesso contraddetto, a livello pratico, alla gente che non lo
seguiva. Il vissuto degli ebrei mette anche in luce come niente fosse
ideologicamente prestabilito nel comportamento dei romani.
Gli ebrei di Roma sono e si sentono romani e italiani. Sono cittadini a tutti gli effetti. Vivono con i non ebrei, con loro frequentano le
scuole pubbliche, lavorano insieme, trascorrono insieme la villeggiatura. Non esistevano differenze, né volute, né provocate. Gli
ebrei erano uomini e donne con cui si viveva, si studiava, si lavorava, si frequentavano le stesse scuole, gli stessi uffici, spesso senza
quasi percepire la loro identità religiosa o culturale.
Esiste un pregiudizio, anzi diversi pregiudizi, ma puntualmente si
infrangono e si sciolgono nel contatto con gli ebrei. I quali per origine, dialetto, tradizioni culturali e familiari, abitudini culinarie, e
anche certo disincanto dinanzi a papi, imperatori e autorità, appaiono romani, capitolini, forse più di tanti abitanti della città.
Inoltre godono di un variegato ventaglio di posizioni sociali, politiche, professionali, culturali, tanto simile a quello dei loro concittadini. Non sono, gli ebrei romani, un gruppo a parte, organizzato in
lobby.
Molti, tra Ottocento e Novecento, prima della persecuzione, avevano già abbandonato il ghetto, luogo di oppressione secolare eppure
caro al cuore e alla memoria. Si erano stabiliti in quartieri e apparIl nocciolo 20
donne di tutti i tempi, affinché anch’essi affidino a Lui la loro esistenza. Gesù Cristo in persona è la Parola vivente e operante nella
storia: chi lo ascolta e segue entra nel Regno di Dio.
Gesù è il compimento delle promesse divine perché è Colui che
dona all’uomo lo Spirito Santo, l’“acqua viva” che disseta il nostro
cuore inquieto, assetato di vita, di amore, di libertà, di pace: assetato di Dio. Quante volte sentiamo, o abbiamo sentito il nostro
cuore assetato! Lo ha rivelato Egli stesso alla donna samaritana,
incontrata presso il pozzo di Giacobbe, alla quale disse: «Dammi
da bere» (Gv 4,7). Proprio queste parole di Cristo, rivolte alla Samaritana, hanno costituito il tema dell’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che oggi si conclude. Questa sera,
con i fedeli della diocesi di Roma e con i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, ci riuniremo nella Basilica di
San Paolo fuori le mura per pregare intensamente il Signore, affinché rafforzi il nostro impegno per la piena unità di tutti i cristiani.
E’ una cosa brutta che i cristiani siano divisi! Gesù ci vuole uniti:
un solo corpo. I nostri peccati, la storia, ci hanno divisi e per questo dobbiamo pregare tanto perché sia lo stesso Spirito Santo ad
unirci di nuovo.
Dio, facendosi uomo, ha fatto propria la nostra sete, non solo
dell’acqua materiale, ma soprattutto la sete di una vita piena, di
una vita libera dalla schiavitù del male e della morte. Nello stesso
tempo, con la sua incarnazione Dio ha posto la sua sete – perché
anche Dio ha sete - nel cuore di un uomo: Gesù di Nazaret. Dio ha
sete di noi, dei nostri cuori, del nostro amore, e ha messo questa
sete nel cuore di Gesù. Dunque, nel cuore di Cristo si incontrano la
sete umana e la sete divina. E il desiderio dell’unità dei suoi discepoli appartiene a questa sete. Lo troviamo espresso nella preghiera elevata al Padre prima della Passione: «Perché tutti siano una
Il nocciolo 5
sola cosa» (Gv 17,21). Quello che voleva Gesù: l’unità di tutti! Il
diavolo - lo sappiamo - è il padre delle divisioni, è uno che sempre
divide, che sempre fa guerre, fa tanto male.
Che questa sete di Gesù diventi sempre più anche la nostra sete!
Continuiamo, pertanto, a pregare e ad impegnarci per la piena
unità dei discepoli di Cristo, nella certezza che Egli stesso è al nostro fianco e ci sostiene con la forza del suo Spirito affinché tale
meta si avvicini. E affidiamo questa nostra preghiera alla materna
intercessione di Maria Vergine, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, perché Lei ci unisca tutti come una buona madre.
Dopo l'Angelus:
APPELLO PER LA PACE IN UCRAINA
Seguo con viva preoccupazione l’inasprirsi degli scontri nell’Ucraina orientale, che continuano a provocare numerose vittime tra la
popolazione civile. Mentre assicuro la mia preghiera per quanti
soffrono, rinnovo un accorato appello perché si riprendano i tentativi di dialogo e si ponga fine ad ogni ostilità.
Adesso continuiamo in compagnia [si affiancano al Papa due ragazzi dell’ACR di Roma]
Cari fratelli e sorelle,
oggi si celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Esprimo
la mia vicinanza a tutte le persone che soffrono per questa malattia, come pure a quanti si prendono cura di loro, e a chi lotta per
rimuovere le cause del contagio, cioè condizioni di vita non degne
dell’uomo. Rinnoviamo l’impegno solidale per questi fratelli e sorelle!
Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini venuti da diverse parrocchie d’Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni e i gruppi
scolastici.
In particolare, saluto la comunità filippina di Roma. Carissimi, il
Il nocciolo 6
vuto essenzialmente a un tipo di razzismo “perbene” rispetto a
quello nazista? Gli italiani sono stati davvero antisemiti o piuttosto
spettatori passivi della politica mussoliniana? Le domande si sono
affollate in sede storiografica attorno a uno degli episodi più drammatici del Novecento italiano. Si è sostenuta una distinzione tra il
periodo della “persecuzione dei diritti”, relativamente agli anni tra
il 1938 e il 1943, e il periodo della “persecuzione delle vite”, tra il
1943 e il 1945.
Sta di fatto che i due periodi si saldarono tra loro, proprio in quel
tragico ottobre 1943. La deportazione degli ebrei fu possibile in
maniera così radicale e rapida perché questi italiani “invisibili” erano già stati isolati e ben identificati con le leggi razziali. L’assenza
dello sterminio come obiettivo della politica razziale fascista non
produce un antisemitismo innocuo, come si vede proprio nella tragica saldatura del 16 ottobre 1943.
In molte storie degli ebrei romani e italiani risuona l’interrogativo:
perché le leggi razziali discriminavano senza motivo alcuno una
parte degli italiani? Si legge nel diario inedito di un ufficiale delle
Regie Forze Armate: «Perché anche da noi si è ripresa la persecuzione contro gli israeliti? E si sono emanate quelle leggi sulla difesa
della razza che sono il disonore della moderna civiltà?». Migliaia di
«perché» hanno risuonato nell’esistenza di quegli ebrei italiani che
furono prima costretti ad adattarsi a una nuova e dura situazione,
poi a lottare contro la morte.
Fu un tragico caso? A distanza di più di mezzo secolo, la maggior
parte degli storici concorda nel ritenere che le leggi del 1938 non
furono un caso, ma rappresentarono la prevalenza di alcuni elementi della storia italiana e del regime fascista.
Le vicende degli ebrei romani rivelano, infatti, la dolorosa e progressiva presa di coscienza della persecuzione, non come un’imposizione dello straniero, ma come un dramma italiano, quello di italiani contro italiani. Quando la razzia degli ebrei romani è compiuIl nocciolo 19
fatti, la difesa di molti militari tedeschi nel Dopoguerra.
Una seconda nasce dall’atteggiamento passivo della maggioranza. Scrive lo storico Michele Sarfatti: “In termini complessivi,
si può riassumere che l’antisemitismo attivo, praticato da una minoranza della popolazione, venne affiancato da una fascia di indifferenza passiva, ben più diffusa del primo, ma di fatto sempre più
complice di esso. E, giorno dopo giorno, il regime fascista accrebbe
il tasso medio di antisemitismo della società nazionale”.
Il fascismo e gli ebrei in Italia e a Roma
Brano tratto e adattato dal volume “La resistenza silenziosa. Leggi
razziali e occupazione nazista nella memoria degli ebrei di Roma” a
cura di Marco Impagliazzo, Guerini e Associati, 1997
Il 16 ottobre 1943 è una data importante per la comunità ebraica di
Roma, ma anche per la città intera. Per gli ebrei romani è l’ultima
tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la
promulgazione delle leggi razziali. Tra queste due date esiste un
profondo legame: per molti ebrei romani infatti le leggi razziali
hanno rappresentato l’anticamera dei campi di sterminio nazisti. Il
1938 è un anno cruciale. La vita cambia in tutti i suoi aspetti, pubblici e privati. È una svolta che coinvolge tutti gli ebrei, dai bambini
agli anziani, da chi nasce a chi muore. Dal 1938, infatti,
“ufficialmente” gli ebrei non muoiono più in Italia: è vietata anche
la pubblicazione dei necrologi sui giornali. Dal 1938 gli ebrei in Italia devono diventare “invisibili”. Tuttavia, come avrebbe mostrato
il 16 ottobre, gli ebrei erano molto visibili, facilmente reperibili:
erano registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili, per
separare il loro destino dal resto della popolazione romana.
Si è discusso a lungo, in sede storica, su quest’atto discriminatorio
di Mussolini: un’imitazione cedevole del sistema hitleriano o una
scelta dettata dalla logica del regime? Le leggi razziali, con il loro
risvolto antisemita, hanno avuto in Italia un “carattere blando” doIl nocciolo 18
popolo filippino è meraviglioso, per la sua fede forte e gioiosa. Il
Signore sostenga sempre anche voi che vivete lontano dalla patria.
Grazie tante per la vostra testimonianza! E grazie tante di tutto il
bene che fate da noi, perché voi seminate la fede da noi, voi fate
una bella testimonianza di fede. Grazie tante!
Saluto gli studenti di Cuenca, Villafranca de los Barros e Badajoz
(Spagna), i gruppi parrocchiali delle Isole Baleari e le ragazze di
Panamá. Saluto i fedeli di Catania, Diamante, Delianuova e Crespano del Grappa.
Mi rivolgo adesso ai ragazzi e alle ragazze dell’Azione Cattolica di
Roma. Cari ragazzi, anche quest’anno, accompagnati dal Cardinale
Vicario e da Mons. Mansueto [Bianchi], siete venuti numerosi al
termine della vostra “Carovana della Pace”. Vi ringrazio, e vi incoraggio a proseguire con gioia il cammino cristiano, portando a tutti
la pace di Gesù. Ora ascoltiamo il messaggio che leggeranno i vostri amici, qui accanto a me.
Ecco i palloncini che vogliono dire ‘pace’.
Grazie, ragazzi! A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. E
per favore, per favore non dimenticatevi di pregare per me. Arrivederci!
Udienza generale
28 gennaio
La Famiglia - 3. Padre
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Riprendiamo il cammino di catechesi sulla famiglia. Oggi ci lasciamo guidare dalla parola “padre”. Una parola più di ogni altra cara
a noi cristiani, perché è il nome con il quale Gesù ci ha insegnato a
Il nocciolo 7
chiamare Dio: padre. Il senso di questo nome ha ricevuto una
nuova profondità proprio a partire dal modo in cui Gesù lo usava
per rivolgersi a Dio e manifestare il suo speciale rapporto con Lui.
Il mistero benedetto dell’intimità di Dio, Padre, Figlio e Spirito, rivelato da Gesù, è il cuore della nostra fede cristiana.
“Padre” è una parola nota a tutti, una parola universale. Essa indica una relazione fondamentale la cui realtà è antica quanto la storia dell’uomo. Oggi, tuttavia, si è arrivati ad affermare che la nostra sarebbe una “società senza padri”. In altri termini, in particolare nella cultura occidentale, la figura del padre sarebbe simbolicamente assente, svanita, rimossa. In un primo momento, la cosa
è stata percepita come una liberazione: liberazione dal padrepadrone, dal padre come rappresentante della legge che si impone dall’esterno, dal padre come censore della felicità dei figli e
ostacolo all’emancipazione e all’autonomia dei giovani. Talvolta in
alcune case regnava in passato l’autoritarismo, in certi casi addirittura la sopraffazione: genitori che trattavano i figli come servi, non
rispettando le esigenze personali della loro crescita; padri che non
li aiutavano a intraprendere la loro strada con libertà - ma non è
facile educare un figlio in libertà -; padri che non li aiutavano ad
assumere le proprie responsabilità per costruire il loro futuro e
quello della società.
Questo, certamente, è un atteggiamento non buono; però come
spesso avviene, si passa da un estremo all’altro. Il problema dei
nostri giorni non sembra essere più tanto la presenza invadente
dei padri, quanto piuttosto la loro assenza, la loro latitanza. I padri
sono talora così concentrati su se stessi e sul proprio lavoro e alle
volte sulle proprie realizzazioni individuali, da dimenticare anche la
famiglia. E lasciano soli i piccoli e i giovani. Già da vescovo di Buenos Aires avvertivo il senso di orfanezza che vivono oggi i ragazzi;
Il nocciolo 8
to dalle scuole e da ogni carica pubblica, l’impedimento a
esercitare il commercio e le professioni liberali, la confisca dei beni. La persecuzione portò qualcuno a emigrare e spinse
qualcun altro al suicidio: nel 1943 gli Ebrei residenti in Italia
erano diminuiti del 20-25 %.
Dopo l’8 settembre 1943, nelle regioni dell’Italia centrale, dove
perdurò l’occupazione tedesca fino all’estate 1944, e in quelle
del nord governate formalmente dalla Repubblica Sociale Italiana e occupate dall’esercito nazista fino al 1945, la persecuzione antiebraica rientrò nel quadro della Shoah europea e
avvenne con le medesime modalità: rastrellamenti, raduni nei
campi di transito, deportazione nei campi di sterminio, selezione
con avvio alle camere a gas o ai lavori forzati fino alla morte. Di tali
modalità abbiamo decine e decine di testimonianze. La retata più
grave in assoluto della Shoah italiana fu quella attuata dalla polizia
tedesca il 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma: 1259 fermati,
1024 deportati, tra cui 200 bambini, ad Auschwitz. Tornarono 15
uomini e una donna. Nessun bambino si salvò.
QUESTIONI
La Shoah pone i giovani (e i loro insegnanti) di fronte a domande
cruciali per lo sviluppo della personalità dei futuri cittadini d’Europa. Da molti viene sostenuto il paradigma dell’unicità
della Shoah anche se, purtroppo, non è l’unico caso di genocidio
perpetrato nel corso del Novecento. La Shoah è, invece, l’unico
caso di genocidio in cui la macchina burocraticoamministrativa dello Stato viene utilizzata a questo fine,
con il silenzio-assenso della maggioranza della popolazione.
Una prima questione verte sul punto: un pubblico funzionario
può disobbedire a una direttiva illecita o addirittura criminale di
un suo superiore? La risposta negativa a tale domanda costituì, inIl nocciolo 17
ni la morte di circa tre milioni di Ebrei. Secondo Raul Hilberg, il più importante studioso della Shoah, “il meccanismo della
distruzione, dalla notevole complessità organizzativa e tecnica,
funzionò con efficienza e rapidità raggiungendo i suoi macabri
obiettivi con procedure simili a quelle di una moderna fabbrica”. In
questo senso Hilberg definisce i centri di sterminio nazisti un fenomeno senza precedenti, l'unico in cui vennero studiate e attivate
procedure per la "morte a catena" di milioni di uomini, donne, vecchi e bambini.”
L'ITALIA VERSO LE LEGGI RAZZIALI
In Italia la Shoah non ebbe la dimensione quantitativa di
altri paesi come la Polonia (3.000.000 di uccisi su 3.250.000
Ebrei residenti nel 1938), ma comunque colpì il 18% dei più di
46.000 Ebrei residenti nel 1938.
Gli Ebrei d’Italia avevano ricevuto la piena emancipazione giuridica nell’Ottocento assieme al processo di unificazione nazionale ed
erano perfettamente integrati nella società italiana, al punto che
nel 1935-37 il numero dei matrimoni misti tra persone di diverse
fedi religiose era uguale a quello dei matrimoni tra Ebrei. All’inizio
degli anni Venti, parecchi Ebrei aderirono al Fascismo e un ebreo,
Guido Jung, fu addirittura ministro di Mussolini.
La drammatica svolta si ebbe con le leggi razziali del 1938 che
inserirono nella civiltà giuridica italiana la diseguaglianza per
legge dei cittadini, annullando le conquiste del 1848 dello Statuto Albertino (art. 24: Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o
grado, sono uguali davanti alla legge)
Con l’introduzione dell’ideologia razzista nella legislazione italiana, iniziò una persecuzione sistematica degli Ebrei con il fine dichiarato di eliminare la loro presenza nella nazione italiana.
Gli strumenti principali utilizzati negli anni immediatamente successivi furono la propaganda, il censimento, l’allontanamenIl nocciolo 16
e spesso domandavo ai papà se giocavano con i loro figli, se avevano il coraggio e l’amore di perdere tempo con i figli. E la risposta
era brutta, nella maggioranza dei casi: “Mah, non posso, perché
ho tanto lavoro…”. E il padre era assente da quel figliolo che cresceva, non giocava con lui, no, non perdeva tempo con lui.
Ora, in questo cammino comune di riflessione sulla famiglia, vorrei
dire a tutte le comunità cristiane che dobbiamo essere più attenti:
l’assenza della figura paterna nella vita dei piccoli e dei giovani
produce lacune e ferite che possono essere anche molto gravi. E in
effetti le devianze dei bambini e degli adolescenti si possono in
buona parte ricondurre a questa mancanza, alla carenza di esempi
e di guide autorevoli nella loro vita di ogni giorno, alla carenza di
vicinanza, alla carenza di amore da parte dei padri. E’ più profondo
di quel che pensiamo il senso di orfanezza che vivono tanti giovani.
Sono orfani in famiglia, perché i papà sono spesso assenti, anche
fisicamente, da casa, ma soprattutto perché, quando ci sono, non
si comportano da padri, non dialogano con i loro figli, non adempiono il loro compito educativo, non danno ai figli, con il loro
esempio accompagnato dalle parole, quei principi, quei valori,
quelle regole di vita di cui hanno bisogno come del pane. La qualità educativa della presenza paterna è tanto più necessaria quanto
più il papà è costretto dal lavoro a stare lontano da casa. A volte
sembra che i papà non sappiano bene quale posto occupare in famiglia e come educare i figli. E allora, nel dubbio, si astengono, si
ritirano e trascurano le loro responsabilità, magari rifugiandosi in
un improbabile rapporto “alla pari” con i figli. E’ vero che tu devi
essere “compagno” di tuo figlio, ma senza dimenticare che tu sei il
padre! Se tu ti comporti soltanto come un compagno alla pari del
figlio, questo non farà bene al ragazzo.
Il nocciolo 9
E questo problema lo vediamo anche nella comunità civile. La comunità civile con le sue istituzioni, ha una certa responsabilità –
possiamo dire paterna - verso i giovani, una responsabilità che a
volte trascura o esercita male. Anch’essa spesso li lascia orfani e
non propone loro una verità di prospettiva. I giovani rimangono,
così, orfani di strade sicure da percorrere, orfani di maestri di cui
fidarsi, orfani di ideali che riscaldino il cuore, orfani di valori e di
speranze che li sostengano quotidianamente. Vengono riempiti magari di idoli ma si ruba loro il cuore; sono spinti a sognare divertimenti e piaceri, ma non si dà loro il lavoro; vengono illusi col dio
denaro, e negate loro le vere ricchezze.
E allora farà bene a tutti, ai padri e ai figli, riascoltare la promessa
che Gesù ha fatto ai suoi discepoli: «Non vi lascerò orfani» (Gv
14,18). E’ Lui, infatti, la Via da percorrere, il Maestro da ascoltare,
la Speranza che il mondo può cambiare, che l’amore vince l’odio,
che può esserci un futuro di fraternità e di pace per tutti. Qualcuno
di voi potrà dirmi: “Ma Padre, oggi Lei è stato troppo negativo. Ha
parlato soltanto dell’assenza dei padri, cosa accade quando i padri
non sono vicini ai figli… È vero, ho voluto sottolineare questo, perché mercoledì prossimo proseguirò questa catechesi mettendo in
luce la bellezza della paternità. Per questo ho scelto di cominciare
dal buio per arrivare alla luce. Che il Signore ci aiuti a capire bene
queste cose. Grazie.
Il nocciolo 10
Nella mappa qui sotto, è possibile vedere la mappa della dislocazione dei campi e la loro lunga lista.
Il complesso dei campi di Auschwitz-Birkenau (vicino a Cracovia,
in Polonia) è il più tristemente famoso; ma già in Germania, nei
pressi di Monaco, funzionava il campo di Dachau, mentre in Polonia c’era anche quello di Treblinka, in Austria quello di Mauthausen e in Italia la Risiera di San Sabba a Trieste.
Il sistema di distruzione della popolazione ebraica europea, organizzato metodicamente dalle gerarchie e dall'apparato militare, poliziesco, e burocratico-amministrativo del regime, causò in tre anIl nocciolo 15
fu governata da regimi nazisti, fascisti, o filonazisti, comunque diretti in ultima analisi da Hitler, che dell’eliminazione
degli Ebrei aveva fatto il suo obiettivo prioritario. Nella Conferenza
di Wannsee tenuta in una villa sul lago Wannsee a Berlino il 20
gennaio 1942, i più alti ufficiali nazisti si riunirono per decidere
tempi e modi per procedere alla soluzione finale del problema ebraico, cioè allo sterminio totale del popolo ebraico.
In effetti, nella fase iniziale della guerra, nella Polonia occupata i
circa due milioni di Ebrei polacchi furono trasferiti in appositi
ghetti chiusi da mura e fili spinati senza poter uscire né comunicare con l’esterno, ridotti a vivere in tanti in pochissimo spazio, ristretti in tuguri fatiscenti, costretti alla fame, e obbligati a cucire sui propri vestiti come distintivo di riconoscimento ebraico
una stella gialla.
Con l’invasione dell’Unione Sovietica, nel giugno 1941, e l’occupazione di un territorio con una popolazione molto vasta, iniziò la
vera e propria azione di sterminio degli Ebrei attraverso le fucilazioni di massa eseguite da unità d’azione speciali delle SS
(le Einsatzgruppen) operative sia in Polonia sia in Unione Sovietica. Tuttavia, questo sistema non si rivelò molto efficace a
causa della forte pressione psicologica cui erano sottoposti i fucilatori. Si sperimentò, allora, l’uso di camion piombati
per uccidere con i gas di scarico gli Ebrei rastrellati, ma anche
questo sistema si rivelò poco efficiente.
I campi di sterminio
A Wannsee si decise, quindi, la costruzione di veri e propri campi
di sterminio, concepiti, progettati e costruiti come autentiche
fabbriche della morte, dove furono trasportati tutti gli Ebrei
catturati nei territori conquistati e radunati nei ghetti e nei campi
di transito.
Il nocciolo 14
Uno sguardo sul mondo
La shoa
LA RIFLESSIONE STORICA
Shoah è un termine ebraico (alla lettera = ‘catastrofe’) che indica
la tragedia per antonomasia: la distruzione di due terzi, più di sei
milioni, degli Ebrei d’Europa a opera del regime nazista che governò la Germania dal 1933 al 1945. Gli anglosassoni, americani soprattutto, usano, per indicare lo stesso evento, la parola Holocaust (= “olocausto”). La comunità ebraica preferisce la prima perché la seconda richiama l’idea di un immane sacrificio espiatorio, che in questo caso appare evidentemente
fuori luogo.
Già nel suo Mein Kampf (La mia battaglia) pubblicato a Monaco
nel 1925, Hitler, nell’esporre il programma del partito nazista,
metteva al primo posto un antisemitismo feroce, nel quadro di
un razzismo caratterizzato dal mito della purezza della razza
ariana che non doveva essere contaminata dalla mescolanza con
altre razze inferiori. Nel progetto nazista la ‘razza ariana’ coincideva con il popolo tedesco, destinato a dominare i popoli inferiori,
segnatamente ‘slavi’ e ‘negri’. Gli Ebrei, di razza inferiore, erano,
in particolare, considerati molto pericolosi a causa dell’idea
dominante nell’Europa fascista e nazista di un complotto
mondiale orchestrato da organizzazioni segrete, banche, Stati,
Il nocciolo 11
imprese, che, guidate da esponenti ebrei, cospiravano per la conquista del mondo intero.
La politica hitleriana antiebraica iniziò subito dopo la presa
del potere nel gennaio 1933 e si sviluppò progressivamente fino al
1939, quando con la Seconda guerra mondiale si mise mano a una
vera e propria azione sistematica di eliminazione degli
ebrei, di tutti gli ebrei, dalle nazioni d’Europa che mano a mano
la Germania nazista andava conquistando.
L'ANTISEMITISMO IN GERMANIA
Già prima dell’avvento al potere di Hitler l’antisemitismo in
Germania era utilizzato dai partiti di destra per spiegare
la sconfitta nella Prima guerra mondiale e lo stato disastroso dell’economia tedesca. Nella primavera del 1933, furono emanate le prime leggi che discriminavano gli Ebrei
escludendoli dalle professioni liberali e dagli impieghi statali; iniziò, inoltre, un vero e proprio boicottaggio nei confronti dei
commercianti ebrei.
L’opera di repressione degli oppositori al regime, assieme a
quella che oggi chiameremmo ‘pulizia etnica’, iniziò immediatamente: nel marzo del 1933 fu inaugurato il campo di concentramento di Dachau per individui dichiarati “asociali”: zingari,
Ebrei, omosessuali, antinazisti.
Nel 1934, Hitler nella cosiddetta notte dei lunghi coltelli, tra il 30
giugno e il 2 luglio, si sbarazzò di tutti i concorrenti interni,
assunse i pieni poteri autoproclamandosi Führer della Germania,
creò un proprio esercito personale, le SS, e diede un forte accelerazione alla politica di antisemitismo che sfociò nelle Leggi di Norimberga del 1935.
Le leggi
Impedivano non solo qualsiasi forma di vita in comune tra tedeschi
“ariani” e tedeschi ebrei, ma rendevano a questi ultimi la vita
Il nocciolo 12
letteralmente impossibile. Gli episodi di discriminazione e di
vessazione nei loro confronti si susseguirono fino alla cosiddetta
notte dei cristalli, quando, tra il 9 e il 10 novembre 1938, in
Germania, ma anche in Austria e Cecoslovacchia, territori da poco
annessi alla Germania, squadre di SS diedero avvio a un pogrom, una violenta sollevazione popolare, contro gli Ebrei, al termine del quale si contarono circa 7500 negozi distrutti, 191 sinagoghe bruciate e 76 gravemente danneggiate, qualche centinaio di
persone uccise, e circa 30.000 Ebrei deportati nei campi di
concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen.
LA GUERRA
I ghetti e le fucilazioni
Il 1° settembre 1939, la Germania nazista invase la Polonia e diede inizio alla Seconda guerra mondiale. Nel corso
della guerra, nel 1941-42, anni della massima espansione della
Germania e dei suoi alleati, prima fra tutti l’Italia, l’intera Europa
Il nocciolo 13
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