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27 febbraio 2015

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Il Mattinale
Roma, venerdì 27 febbraio 2015
27/02
a cura del Gruppo Forza Italia alla Camera
www.ilmattinale.it
FORZA BERSANI!
E' ufficiale. Renzi non ha la maggioranza. Il 30 per cento del Pd
guidato da Bersani dice di no alle riforme costituzionali e all'Italicum
2.0. La nostra strana e coerente alleanza oggettiva con chiunque
dica che il Re è nudo e difenda spazi di democrazia.
I sorci verdi stanno arrivando da tutte le parti
POLITICA ESTERA
La politica estera inesistente di
un governo di dilettanti.
Siamo per la coesione nazionale.
Ma basata sulla verità e non
sull'occultamento delle
responsabilità. E sulla Palestina
la sinistra getta la maschera.
(E la Boldrini "per errore" dimezza
il tempo di Forza Italia)
CENTRODESTRA
Salvini gioca per far
vincere Renzi?
Le scelte suicide della Lega.
Scelga tra i voti e i veti
GIUSTIZIA
Responsabilità civile dei magistrati
e provvedimenti all’esame di
Camera e Senato: inutili o dannosi,
comunque caratterizzati
da approccio ideologico e privi
di vocazione riformatrice
DOSSIER per capire l’Italia e l’Europa oggi
www.gruppopdl-berlusconipresidente.it
Il Mattinale – 27/02/2015
INDICE
p. 3
Parole chiave
1.
EDITORIALE/1:
2.
EDITORIALE/2: POLITICA ESTERA – La politica estera
3.
4.
5.
6.
FORZA BERSANI! – E' ufficiale. Renzi
non ha la maggioranza. Il 30 per cento del Pd guidato da Bersani
dice di no alle riforme costituzionali e all'Italicum 2.0. La nostra
strana e coerente alleanza oggettiva con chiunque dica che il Re è
nudo e difenda spazi di democrazia. I sorci verdi stanno arrivando
p. 6
da tutte le parti
inesistente di un governo di dilettanti. Siamo per la coesione
nazionale. Ma basata sulla verità e non sull'occultamento delle
responsabilità. E sulla Palestina la sinistra getta la maschera. (E
la Boldrini “per errore” dimezza il tempo di Forza Italia)
EUROPA. La verità sulle blande decisioni della Commissione.
Venuto meno il culto del rigore, Bruxelles non sa che pesci
pigliare. Si rende conto che l'austerità ha depresso l’intera
economia europea. Per contrastare la quale sarebbe necessario
una politica monetaria espansiva – ciò che sta avvenendo –
accompagnata tuttavia da una politica di bilancio in rima. Ma
non si può a causa di fiscal compact ed eccesso di debito. Quindi
situazione di stallo. Da cui uscire presto
CENTRODESTRA. Salvini gioca per far vincere Renzi? Le scelte
suicide della Lega. Scelga tra i voti e i veti
BANCHE POPOLARI. Brunetta: “Emendamenti di Forza Italia
necessari per evitare l’ennesimo pasticcio del governo”
JOBS ACT. L'Economist ci dà ragione. E vede i limiti del Jobs
Act, promessa poco mantenuta
p. 10
p. 15
p. 18
p. 20
p. 22
7.
GIUSTIZIA. Responsabilità civile dei magistrati e provvedimenti
all’esame di Camera e Senato: inutili o dannosi, comunque
caratterizzati da approccio ideologico e privi di vocazione
p. 23
riformatrice
8.
Ultimissime
Per saperne di più
p. 25
p. 26
Il Mattinale – 27/02/2015
2
Parole chiave
Forza Bersani! – E' ufficiale. Renzi non ha la maggioranza. Il 30 per
cento del Pd guidato da Bersani dice di no alle riforme costituzionali e
all'Italicum 2.0. Qualcuno ricorda? La rottura del Nazareno, voluta da
Renzi con il tradimento della parola data a Berlusconi sul Presidente
della Repubblica, sembrava la furbata di un genio: ora gli si ribalta
addosso con esiti prevedibilmente disastrosi per lui e i suoi progetti di
dominio solitario. La minoranza del Partito democratico si ribella
apertamente contro Renzi e i suoi ministro-valletti. Per questo ci piace
lo slogan: Forza Bersani! Non siamo affatto per il tanto peggio tanto
meglio. Ma per il meglio, e applaudiremo sempre l'emergere delle
verità. Ci pare che i sorci verdi comincino a circolare piuttosto
grintosi dalle parti di Renzi. Forza Italia! E per una volta anche Forza
Bersani!
Le critiche di sostanza democratica – Quali sono le ragioni
oggettive delle critiche di Bersani? Di sostanza democratica. Contesta
la forma dittatoriale di esercizio del potere da parte del premier, per il
modo con cui tratta il Parlamento, soffocandolo con 28 decreti e 34
fiducie, più sedute fiume, più l'imposizione di calendari che strozzano
chiunque abbia qualcosa di importante da far valere ma non sia in
sintonia con il capatàz. Respinge il satrapismo del segretario del
partito, che non si cura minimamente di apparire rispettoso verso chi –
a sua differenza – è stato eletto dai cittadini sulla base di un
programma che con Renzi non c'entra nulla. Di contenuti.
Le critiche di contenuti – Bersani giudica incostituzionale il Jobs
Act, poiché i decreti legislativi in attuazione delle deleghe sarebbero
andati oltre quanto aveva stabilito il Parlamento. Le liberalizzazioni di
Renzi, dopo le lenzuolate di Bersani del 2006, appaiono fazzolettini
che liberalizzano poco, e dove lo fanno sbagliano. (D'accordissimo).
Il Mattinale – 27/02/2015
3
Dichiara che l'Italicum 2.0 non è accettabile e non lo voterà.
Concordiamo.
Politica estera. Notizia e protesta – La politica estera inesistente di
un governo di dilettanti. Siamo per la coesione nazionale. Ma basata
sulla verità e non sull'occultamento delle responsabilità. E sulla
Palestina la sinistra getta la maschera. (E la Boldrini “per errore”
dimezza il tempo di Forza Italia).
Salvini gioca per far vincere Renzi? – Salvini vuole giocare a fare il
politico o vuole fare politica? Vuole frammentare l’area dei moderati e
aprire un’autostrada all’altro Matteo o costruire un’alternativa di
governo? Salvini dividendo il centrodestra lascia il ceto medio in balia
del Rottamatore-Sfasciacarrozze fiorentino. Per guadagnare mezzo
punto nei sondaggi, per alimentare il dibattito mediatico, frammenta
un centrodestra che diviso non governerebbe né la Lombardia né il
Veneto. All’esame di maturità manca poco, le regionali sono alle
porte. Decida Salvini se l’avversario da combattere è Renzi o
Berlusconi.
Limiti e impotenza della Commissione – All’offensiva di Alexis
Tsipras, nonostante le pressioni esercitate da Wolfgang Schäuble, per
altro non condivise nemmeno da Angela Merkel, l’Eurogruppo non è
riuscito a contrapporre alcuna strategia. Alla fine si è dovuto
accontentare di generiche assicurazioni e comunque concedere una
proroga, seppur più limitata rispetto alle richieste iniziali. Insomma
politique d’abord. Con la Commissione che procede caso per caso,
consapevole dei propri limiti e della propria impotenza.
Bruxelles non sa che pesci pigliare – Venuto meno il culto del
rigore, Bruxelles non sa che pesci pigliare. Si rende conto che
Il Mattinale – 27/02/2015
4
l'austerità ha depresso l’intera economia europea. Per contrastare la
quale sarebbe necessaria una politica monetaria espansiva – ciò che
sta avvenendo – accompagnata tuttavia da una politica di bilancio in
rima. Ma non si può a causa di fiscal compact ed eccesso di debito.
Quindi situazione di stallo. Da cui uscire presto.
L'Orlando amareggiato – Ha così definito il suo stato d'animo il
ministro della Giustizia in un'intervista rilasciata a ‘Il Messaggero’,
giudicando immotivate le polemiche della magistratura sulla
responsabilità civile dei magistrati. Come dargli torto, di fronte ad una
norma che non cambierà assolutamente nulla.
Milleproroghe – Forza Italia, grazie ad un emendamento dell’On.
Carfagna, sventa l’ennesima miopia del governo Renzi. Questa volta,
a farne le spese, sarebbero stati i minori vittime di violenza. Con
l’approvazione definitiva del dl Milleproroghe al Senato, si conclude
in maniera positiva la vicenda SACRAI: il Servizio di Assistenza,
cura e Ricerca sui minori vittime di abusi del Dipartimento di
Neuropsichiatria infantile dell’Università “La Sapienza” di Roma. Il
progetto era partito grazie al finanziamento del Ministero per le Pari
Opportunità nel 2011, ma l’attuale governo ha deciso di chiudere i
rubinetti della sovvenzione non rinnovando il finanziamento,
dell'ammontare complessivo di circa cento mila euro. Allora, da
giugno i medici e gli infermieri del Centro di Neuropsichiatria
coinvolti nel progetto avevano iniziato a lavorare gratis pur di non
interrompere le terapie a favore dei minori abusati non abbienti.
Grazie all’intervento dell’On. Carfagna, che ha strenuamente difeso il
centro e ne ha previsto il rifinanziamento con un emendamento al
Milleproroghe, i circa 46 minori presi in cura possono continuare la
loro terapia. Ancora una volta, Forza Italia sventa la totale miopia del
governo e smaschera Renzi che, come al solito, tanto dice di fare per i
giovani e poi non si occupa nemmeno della parte più debole ed
indifesa della società.
Il Mattinale – 27/02/2015
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(1)
EDITORIALE/1
FORZA BERSANI!
E' ufficiale. Renzi non ha la maggioranza.
Il 30 per cento del Pd guidato da Bersani dice di
no alle riforme costituzionali e all'Italicum 2.0.
La nostra strana e coerente alleanza oggettiva
con chiunque dica che il Re è nudo
e difenda spazi di democrazia. I sorci verdi
stanno arrivando da tutte le parti
S
ta accadendo un fenomeno molto istruttivo. E' la rivincita della
morale in politica.
Qualcuno ricorda? La rottura del Nazareno, voluta da Renzi con il
tradimento della parola data a Berlusconi sul Presidente della
Repubblica, sembrava la furbata
di un genio: ora gli si ribalta
addosso
con
esiti
prevedibilmente disastrosi per
lui e i suoi progetti di dominio
solitario.
“Capolavoro” fu definita da tutti i
commentatori quella che era stata
l'esibizione
spudorata
della
slealtà. Allora il premier scelse l'unità del suo partito contro l'unità
della nazione. Mal gliene sta incogliendo.
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Che accade? La minoranza del Partito democratico, che secondo
l'informatissimo Stefano Folli vale almeno il 30 per cento dei voti
parlamentari dell'intero gruppo, si ribella apertamente contro Renzi e
i suoi ministro-valletti.
Per questo ci piace lo slogan: Forza Bersani!
Tranquilli. Non siamo diventati bersaniani, non andiamo in
pellegrinaggio alla tomba di Togliatti.
Non siamo affatto per il tanto peggio tanto meglio. Ma per il meglio, e
applaudiremo sempre l'emergere delle verità.
Quando Bersani dice “il Re è nudo” e si fa ambasciatore della
realtà, noi stiamo dalla sua parte, lo Spirito soffia dove vuole, dice
la Bibbia. E noi non ci mettiamo certo contro la Bibbia.
Quali sono le ragioni oggettive delle critiche di Bersani?
Di SOSTANZA DEMOCRATICA.
Contesta la forma dittatoriale di
esercizio del potere da parte del
premier, per il modo con cui tratta il
Parlamento, soffocandolo con 28
decreti e 34 fiducie, più sedute
fiume, più l'imposizione di calendari
che strozzano chiunque abbia
qualcosa di importante da far valere
ma non sia in sintonia con il capatàz.
(D'accordo, caro Bersani benvenuto
nel nostro circolo democratico e
costituzionale).
Il Mattinale – 27/02/2015
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Respinge
il
satrapismo
del
segretario del partito, che convoca i
gruppi parlamentari, trattando da
“figuranti” i presidenti di deputati e
senatori del Pd, e non si cura
minimamente di apparire rispettoso
verso chi – a sua differenza – è stato
eletto dai cittadini sulla base di un
programma che con Renzi non
c'entra nulla.
Di CONTENUTI.
Giudica incostituzionale il Jobs Act, poiché i decreti legislativi in
attuazione delle deleghe sarebbero andati oltre quanto aveva stabilito
il Parlamento. (Non sappiamo se abbia ragione.
Di certo Renzi e Poletti per far passare al Senato e poi alla Camera il
provvedimento hanno fatto votare norme-delega ambigue per avere
dei sì da opposti fronti, cioè i filo-Cgil e i sacconiani).
Le liberalizzazioni di Renzi, dopo le lenzuolate di Bersani del
2006, appaiono fazzolettini che
liberalizzano poco, e dove lo
fanno
sbagliano.
(D'accordissimo).
Dichiara che l'Italicum 2.0 non
è accettabile e non lo voterà.
Concordiamo. Si tratta di un
mostro. In combinato disposto
con una riforma costituzionale
pessima, la Repubblica rischierebbe di essere trasformata in un regime
autoritario in forza di provvedimenti di enorme importanza
confezionati su misura per un dominio a tempo indeterminato di
Renzi.
Il Mattinale – 27/02/2015
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La modernizzazione delle istituzioni, la necessità di rendere celere i
procedimenti legislativi e di dare all'esecutivo la possibilità di agire
deve andare insieme alla salvaguardia della democrazia in una
logica del bilanciamento dei poteri.
Altrimenti il pericolo è troppo grande.
E ci pare che i sorci verdi comincino a circolare piuttosto grintosi
dalle parti di Renzi. Forza Italia! E per una volta anche Forza Bersani!
Il dossier n. 884 “ARIDATECE
BERSANI! Sulle liberalizzazioni
solito Renzi: tanti slogan, pochi
contenuti” riporta le principali
novità introdotte dal disegno di
legge annuale per il mercato e la
concorrenza: il solito bluff del
governo Renzi.
Per approfondire leggi le Slide 884
www.gruppopdl-berlusconipresidente.it
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(2)
EDITORIALE/2
POLITICA ESTERA
La politica estera inesistente di un governo
di dilettanti. Siamo per la coesione nazionale.
Ma basata sulla verità e non sull'occultamento
delle responsabilità. E sulla Palestina la sinistra
getta la maschera. (E la Boldrini “per errore”
dimezza il tempo di Forza Italia)
N
OTIZIA E PROTESTA. Pubblichiamo il testo integrale
dell'intervento dell'On. Valentino Valentini in risposta alle
comunicazioni del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e ad
illustrazione della nostra risoluzione.
La presidenza della Camera ha dimezzato "per errore" il tempo
assegnato al gruppo di Forza Italia, stroncando senza preavviso il
discorso su un tema decisivo per il destino del nostro Paese.
Invece di chiedere scusa a nome degli uffici della Camera, che pur dipendono
da lei, e di rimediare prontamente ridando la parola a chi ne era stato privato,
la Presidente Boldrini ha sostenuto l'ineluttabilità di questo
"accadimento" (ha detto proprio così). Non funziona così in democrazia,
se le regole sono infrante, non sono il Re o la Regina di Montecitorio a dire
che non fa nulla, spiace, e amen. Non può valere in Parlamento la canzoncina
del fatalismo senza qualità: "Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha
dato, ha dato... scurdámmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisá!". Inoltre ci
pare che viga, in qualsiasi struttura di professionalità apicale, con stipendi
congrui, il principio del chi-sbaglia-paga.
Avrebbe potuto restituire il portafoglio sbadatamente rubato a Forza
Italia con semplicità. Invece ha esibito la propria inadeguatezza.
Il Mattinale – 27/02/2015
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Intervento dell’On. Valentino Valentini
per illustrare le mozioni di Forza Italia
sulla politica estera
S
ignora Presidente!
La risoluzione sulla politica estera che Forza Italia presenta oggi alla
Camera ha il coraggio dei giudizi e delle scelte che manca oggi alle
posizioni del governo espresse nella risoluzione della maggioranza che, nonostante
spunti positivi ed equilibrati, ha la caratteristica di essere senza infamia e senza
lode.
Tiepida in un momento in cui occorrerebbe esprimere con nettezza la volontà di
riaffermare il ruolo che spetta all'Italia per la sua storia e per la collocazione
geopolitica che la espone a rischi straordinari.
Il panorama del mondo oggi rivela due lacerazioni gravissime nel tessuto della
pace a noi più prossimo.
Queste ferite sono tanto più pericolose perché l'Unione Europea non ha una
politica estera da potenza continentale capace di contribuire efficacemente alla
costruzione di un ordine internazionale positivo a causa del dissesto politico e
ideale che consegue ad un'egemonia esercita dalla Germania che la rende cieca agli
autentici interessi dei popoli che la compongono.
L'Italia ha saputo solo, in assenza di una politica estera coesa dell'Europa, guardare
e assecondare le mosse degli Stati più forti , cioè la Germania e il Regno Unito,
accontentandosi di una poltrona dell'apparenza ad uso della propaganda interna
invece che puntare all'efficacia fattiva.
Accennavo, signora Presidente, ai due scenari di crisi che insistono sul nostro
Paese.
Il primo è a pochi minuti di volo dai nostri confini meridionali. Il jihadismo in fase
di attacco globale è una realtà di orrore e morte per i popoli del Medio Oriente e
dell'Africa continentale mediterranea. La vita umana e qualsiasi libertà, in
particolare quella religiosa, sono calpestate. Questa situazione spinge masse di
disperati alla fuga per mare, con un esito calcolato e sfruttato nella strategia di
Daesh e altri soggetti della medesima matrice islamica fondamentalista per
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destabilizzare socialmente l'Italia e ricavare ingenti risorse, oltre che per infiltrare
terroristi in Europa.
Questo stato di cose, specie in Libia e in Siria, è l'esito oltre che della natura in sé
aggressiva dell'islam fondamentalista, di errori di valutazione da parte delle
cancellerie e dei maîtres à penser dell'Occidente a proposito delle cosiddette
"primavere arabe".
Esse sono state ben presto egemonizzate da formazioni jihadiste o dai loro parenti
stretti, i Fratelli Musulmani.
Non sappiamo dire se ciò sia avvenuto per ignoranza o cosciente destabilizzazione
di un'area delicatissima per guadagnare posizioni allargando la propria sfera di
influenza in un assetto neocoloniale.
Questo terribile equivoco, questo giocare con il fuoco con il destino dei popoli ha
portato ad appoggiare sciaguratamente forze che si sono rivelate permeabili ad Al
Qaeda e alle varie denominazioni della sua galassia fino a favorire l'avvento di una
entità che si pretende Stato (Isis o Daesh).
Gli errori più gravi per il nostro Paese si sono verificati nell'intervento militare in
Libia, che ha visto prevalere i corti calcoli di potere di alcune potenze a noi alleate,
con i risultati dinnanzi agli occhi di tutti.
Il secondo scenario di crisi è ad Est. L'anelito europeo di una parte del popolo
ucraino ha alimentato paure nei cittadini russofoni fino a determinare secessioni e
una guerra civile. Le responsabilità di questa tragedia è materia complessa che non
si presta a una separazione tra buoni e cattivi.
Il nostro governo ha rinunciato al protagonismo positivo che portò l’Italia a essere
artefice e ospite a Pratica di Mare (maggio 2002) del momento più alto e
collaborativo tra i Paesi della NATO e la Federazione Russa.
La volontà di ricreare quello spirito è mancata. E si è persa anche la straordinaria
occasione del semestre a presidenza italiana per guadagnare terreno alla pace.
Abbiamo assistito – è proprio il caso di dirlo: assistito -; dirò meglio: il nostro
governo ha assistito come spettatore impotente e pagante alla fase iniziale di quella
che poi è sfociata in una guerra civile slava senza agire subito con saggezza e
coraggio. C'era molto da fare in quella fase. Invece abbiamo adottato passivamente
la linea americana tiepidamente frenata dalla Germania. Andavano tutelate le
aspirazioni europee degli ucraini e il sentimento di appartenenza alla Russia di una
grande fetta della popolazione che si è sentita mancare letteralmente la terra sotto i
piedi.
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I risultati sono quelli che vediamo: siamo tutti sconfitti! Vuol dire che qualcosa
non ha funzionato. Non si può semplicemente addossare alla Russia ogni
responsabilità lavandosi pilatescamente le mani.
Bisognerebbe ritrovare il coraggio di una nuova Yalta, per una nuova architettura
di sicurezza in Europa, da cui dipenderà la riorganizzazione geopolitica
dell’Europa centro orientale.
Non possiamo per salvaguardare la visione americana, rinunciare ad un approccio
europeo, considerando che la geopolitica invita noi come la Germania ad avere
rapporti di amicizia e di collaborazione in economia e nel campo della sicurezza
contro il terrorismo islamico.
Riguardo all'Europa la necessità di riformare i trattati e di trasformare la Bce in
autentica banca centrale sul modello della Fed, è urgente, nel rimpianto di aver
giocato male il semestre a presidenza italiana.
Con tutto questo crediamo che in politica estera, specie nelle gravi questioni
implicanti la sicurezza dei cittadini, si debba trovare la strada della coesione
nazionale, nella chiara distinzione di responsabilità e di ruoli.
Noi non abbiamo mai giocato alla propaganda in politica estera. Durante la crisi
del Kosovo, non essendo in maggioranza, e pur in assenza di un consenso dell'Onu
abbiamo dato sostegno all'impegno militare del governo D'Alema.
L'insuccesso più clamoroso del governo, che rivela l'incapacità strutturale di
stabilire alleanze capaci di tutelare gli interessi nazionali e la sicurezza dei nostri
cittadini appare clamorosa nel caso dei due marò Latorre e Girone. Non
smetteremo mai di insistere (3 anni) affinché a livello internazionale e presso le
autorità indiane vengano assunte tutte le iniziative politiche, diplomatiche e
giudiziarie per una soluzione rispettosa dei diritti dei due Marò e del nostro paese.
Con stupore e sgomento osserviamo l'ambiguità del governo italiano e della sua
maggioranza sulla questione del riconoscimento dello Stato Palestinese. Il governo
ha preferito e preferisce badare a non agitare le acque nel Pd, piuttosto che dare un
chiaro segnale di amicizia ad Israele. E questo non per negare la road map che
deve condurre all'esistenza di due Stati sovrani, ma per dare una prova di fiducia
all'unica democrazia di quell'area, mentre il popolo ebraico è sottoposto a attacchi
forsennati da parte del terrorismo islamico anche nei confini dell'Europa.
Gli impegni che chiediamo alla Camera, e su cui auspichiamo di trovare consensi
al di là delle nostre fila, li leggo qui perché sono auto-evidenti nella loro
ragionevolezza.
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In particolare sottolineo la necessità che il governo si impegni a trovare la strada
giuridicamente e politicamente congrua per intervenire in un ruolo di leadership
sulla costa libica, laddove ce ne fosse bisogno, nell’ambito di una forza
multilaterale sotto l’egida delle organizzazioni internazionali.
Soprattutto però, vista anche lo scarsissimo rispetto del governo verso il
Parlamento e in particolare verso le opposizioni, chiediamo che le forze politiche,
tutte espressione del popolo sovrano, siano messe in condizione di partecipare,
senza confusioni di ruolo, ma in spirito di coesione nazionale, attraverso
l'istituzione formale o informale di un tavolo della serietà, di informazione e di
consultazione, un organismo invocabile ad horas per affrontare in ambito
parlamentare le crisi gravi che dovessero insorgere.
Concludo osservando nonostante il voto contingente che non ci sentiamo costretti a
dare ad una mozione tiepida, non all'altezza morale e politica di questo momento
storico, non significa rinuncia alla ricerca, nelle grandi scelte, di una posizione di
drammatica ragionevolezza unitaria.
Non intendiamo chiudere qui un dialogo, che richiede però da parte del governo
meno timidezze provinciali e più respiro di grande nazione.
On. VALENTINO VALENTINI
Il dossier n. 885 “Dibattito su politica
estera e mozione sullo Stato di
Palestina”
riporta
in
integrale
rispettivamente la risoluzione sulla
politica estera e la mozione sullo Stato
di Palestina di Forza Italia, depositate
entrambe alla Camera dei deputati.
Per approfondire leggi le Slide 885
www.gruppopdl-berlusconipresidente.it
Il Mattinale – 27/02/2015
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(3)
EUROPA
La verità sulle blande decisioni della
Commissione. Venuto meno il culto del rigore,
Bruxelles non sa che pesci pigliare. Si rende conto
che l'austerità ha depresso l’intera economia
europea. Per contrastare la quale sarebbe
necessario una politica monetaria espansiva – ciò
che sta avvenendo – accompagnata tuttavia da
una politica di bilancio in rima. Ma non si può a
causa di fiscal compact ed eccesso di debito.
Quindi situazione di stallo. Da cui uscire presto
E
’ una Commissione più incerta quella che è stata chiamata a valutare
le politiche economiche dei singoli Paesi. E dare loro le necessarie
pagelle, sotto forma di raccomandazioni o prescrizioni. Moniti, tutto
sommato, blandi, con la sola
eccezione della Francia che
aveva chiesto tre anni di tempo
per rientrare dall’eccesso di
deficit pubblico, ottenendone
solo due. Ma evidentemente la
Commissione
europea,
nonostante la presenza ai suoi
vertici di Pierre Moscovici, non
se l’è sentita. Conscia del fatto
che una deroga eccessiva, visto
che anche quest’anno la Francia
ne ha beneficiato, avrebbe creato un precedente fin troppo pericoloso,
tenendo conto dei numerosi contenziosi – a partire dalla Grecia – che ancora
si susseguono. Il risultato di questa incertezza è stata l’affermazione di una
Il Mattinale – 27/02/2015
15
rinnovata vigilanza verso quei Paesi – Italia, Francia e Belgio – che sono
ancora borderline: rispetto dei parametri contabili più sensibili, ma al tempo
stesso persistenza degli squilibri di fondo per quanto riguarda il debito o il
contenimento della spesa pubblica.
Alla fine della lunga maratona, le uniche decisioni operative hanno riguardato
la Romania ed il Portogallo, nei confronti dei quali è stata aperta una
procedura d’infrazione per squilibri macro-economici. Mentre alla Francia è
stato richiesto uno sforzo aggiuntivo, pari allo 0,2 per cento del Pil, al fine di
contenere l’eccesso di deficit. Se non vi sarà una risposta adeguata, nei
prossimi tre mesi, la Commissione si vedrà costretta a ricorrere a passi
formali.
L’Italia, dal canto suo, aveva cercato di qualificare l’azione riformatrice,
avviata dal Governo, in una lunga tabella dalla quale far risultare l’impatto
positivo delle riforme in parte avviate – come il Jobs Act – in parte soltanto
pensate: giustizia, privatizzazioni, il “lenzuolino” delle competizioni, scuola e
semplificazione amministrativa. Il loro impatto, nel lungo periodo, secondo
lo scenario presentato, sarebbe pari ad un aumento del potenziale produttivo
del 2,5 nel 2020. Mentre l’intero processo riformatore potrebbe avere un
impatto ancora maggiore, visto che una parte di quei miglioramenti erano già
scontati nei relativi tendenziali. Si parla, in questo secondo caso, di una
crescita potenziale del 3,9 per cento nel 2020 ed addirittura del 10,7 per cento
nel più lungo periodo. La Commissione europea ha preso atto di questi
elementi, attribuendo loro un significato relativo. Che ha fatto la tara
all’eccesso di ottimismo.
Da parte nostra ci limitiamo soltanto a ricordare che nell’ultima legge di
stabilità sono previste misure di salvaguardia, il cui impatto immediato, se
non si provvederà diversamente con tagli di spesa, risulterà devastante. Nel
2016 potrebbero, infatti, scattare aumenti di imposte (aliquote Iva ed imposte
indirette) per 12,4 miliardi di euro. Che diverrebbero 17,8 l’anno successivo
ed 21,4 nel 2018. La conseguenza sarebbe una repentina caduta del Pil, che la
stessa Nota d’aggiornamento al Def (pag.17) valuta nello 0,7 per cento del
Pil. Come tutto ciò sia coerente con le immaginifiche valutazioni sull’impatto
delle riforme rimane un piccolo glorioso mistero.
L’insieme di questi elementi mostra quanto sia elevato lo sbandamento che
regna a Bruxelles. Alcune certezze del passato, vale a dire l’immagine
Il Mattinale – 27/02/2015
16
salvifica del rigore quale panacea per tutti i mali, sono venute meno. Ma quel
vuoto non è stato riempito da una diversa visione. Il caso greco ne è appunto
la dimostrazione. All’offensiva di Alexis Tsipras, nonostante le pressioni
esercitate da Wolfgang Schäuble, per altro non condivise nemmeno da
Angela Merkel, l’Eurogruppo non è riuscito a contrapporre alcuna strategia.
Alla fine si è dovuto accontentare di generiche assicurazioni e comunque
concedere una proroga, seppur più limitata rispetto alle richieste iniziali.
Insomma politique d’abord. Con la Commissione che procede caso per caso,
consapevole dei propri limiti e della propria impotenza.
Quanto durerà? Difficile fare previsioni. All’origine del fenomeno sono fatti
molteplici. Alcuni di natura istituzionale. Il maggior ruolo assunto dal
Parlamento, rispetto ad una tecnostruttura che, negli anni precedenti, operava
senza alcun bilanciamento. Altri di natura economica: fenomeni noti da
tempo, ma finora del tutto trascurati. Nell’esaminare gli squilibri
macroeconomici
dell’Eurozona,
la
Commissione non ha più potuto chiudere gli
occhi di fronte a fenomeni clamorosi, quali
quelli rappresentati dal surplus eccessivo delle
partite correnti della bilancia dei pagamenti di
alcuni Paesi. Fenomeno noto da tempo, proibito
dai Trattati, ma finora del tutto ignorato. Perché
soffermandosi avrebbe chiamato in causa
soprattutto la politica tedesca. Ebbene, venuto
meno il culto del rigore, la stessa Commissione
è costretta ad interrogarsi.
Quegli eccessi finanziari hanno, infatti, un effetto direttamente
depressivo sull’intera economia europea. Per contrastare i quali sarebbe
necessario una politica monetaria espansiva – ciò che sta avvenendo –
accompagnata tuttavia da una politica di bilancio di segno analogo.
Ipotesi, quest’ultima, negata, in radice, dalle regole del fiscal compact e
dall’eccesso di debito. Quindi situazione di stallo. A meno di non avviare una
riflessione più complessiva che riguardi proprio il cuore dell’Europa: nei suoi
aspetti economici, ma soprattutto politici. Il passaggio più difficile di una fase
ancora non del tutto matura. Ma proprio per questo destinata a creare le
maggiori incertezze.
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(4)
CENTRODESTRA
Salvini gioca per far vincere Renzi?
Le scelte suicide della Lega.
Scelga tra i voti e i veti
S
alvini vuole giocare a fare il politico o vuole fare politica?
Vuole frammentare l’area dei moderati e aprire un’autostrada
all’altro Matteo o costruire un’alternativa di governo?
In politica non si giudicano le intenzioni, ma i fatti. Ed i fatti sono
cristallini: Salvini dividendo il centrodestra lascia il ceto medio in
balìa del Rottamatore-Sfasciacarrozze
fiorentino.
Per guadagnare mezzo punto nei
sondaggi, per alimentare il dibattito
mediatico, frammenta un centrodestra che
diviso non governerebbe né la Lombardia
né il Veneto.
La storia è storia: il centrodestra unito
vince, prende 18 milioni di voti, e
governa; il centrodestra diviso consegna
il Paese a una sinistra statalista che ogni volta che ha governato ha
aumentato la pressione fiscale tartassando la classe operosa e silenziosa
di questo Paese.
Se Salvini vuole fare il cannoniere del centrodestra prenda esempio da
Berlusconi: affianchi l’ambizione personale e politica al pragmatismo di
chi ragiona in un’ottica di governo.
Il Mattinale – 27/02/2015
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Perché che piaccia o no la politica, quella vera, non è la fiera delle
intenzioni, ma lo spazio del cambiamento sociale, economico e
culturale.
All’esame di maturità manca
poco, le regionali sono alle
porte. Decida Salvini se
l’avversario da combattere
è Renzi o Berlusconi.
Decida se continuare a
criticare di pomeriggio per
smentire al mattino o se
mettersi al lavoro per
raggiungere
traguardi
ambiziosi.
Decida se usare la verità
come strumento di persuasione o la manipolazione.
A proposito: ma come si può dire che “Berlusconi è con la Merkel”
quando fu proprio lo scontro Berlusconi-Merkel a creare le condizioni
per la caduta del governo nel 2011?
La palla a Salvini.
Ormai sta a lui scegliere –
parafrasando la nostra portavoce alla
Camera Mara Carfagna – tra “i
voti e i veti”. Tra l’urlo e la
proposta. Tra lo stare al governo o
andarsene all’opposizione.
Il Mattinale – 27/02/2015
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(5)
BANCHE POPOLARI
Brunetta: “Emendamenti di Forza Italia
necessari per evitare l’ennesimo pasticcio
del governo”
I
eri pomeriggio il gruppo Forza Italia ha depositato presso le
Commissioni Finanze e Attività produttive di Montecitorio circa 60
proposte emendative al ddl di conversione del decreto
‘Investment compact’, noto soprattutto per le misure di riforma del
sistema delle banche popolari.
Un
decreto
che
abbiamo già avuto
modo
di
stigmatizzare,
in
particolare
nel
metodo: è infatti noto
a tutti, anche alla
Consob che continua
ad indagare, che la
velocità con cui il
governo ha usato la
decretazione
d’urgenza
per
riformare
questo
fortino del risparmio di famiglie e imprese, ha portato a rialzi a due cifre
di tutte le banche coinvolte ed ha, di fatto, avvantaggiato diverse
persone, mettendo in luce l’esistenza di un’operazione precedente alla
notizia della riforma, sicuramente ben orchestrata, occultata e condotta
da mani esperte.
Il Mattinale – 27/02/2015
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Un decreto-legge, quindi, che si caratterizza per le inquietanti vicende di
contorno, nonché per la totale mancanza dei presupposti di necessità
ed urgenza (e questa volta, probabilmente, senza avere l’obiettivo
ultimo di anestetizzare l'ostruzionismo parlamentare, ma, evidentemente,
quello di chiudere operazioni ben più ‘proficue’).
Un testo a cui abbiamo proposto modifiche di merito, nella parte
relativa al sistema bancario, che pongono sul tavolo della discussione,
anche su richiesta dagli addetti ai lavori, l’individuazione del perimetro
di applicazione delle norme, e la fase del periodo transitorio, stimolando
una riflessione accurata sull’opportunità e l’efficacia di una riforma che
è comunque destinata a sconvolgere gli assetti di governance delle
banche popolari e di una ‘fetta’ di Paese, e che rappresenta un tema in
cui Europa si discute da almeno dieci anni.
La parola d’ordine dovrà essere ‘trasparenza’, cosa che purtroppo è
mancata in questa prima fase, con gli effetti devastanti che abbiamo
visto tutti.
Ma il decreto non è solo banche popolari. Per questo, nel pacchetto di
proposte emendative sono comprese una serie di misure tese a
diffondere l'innovazione e a stimolare la competitività del sistema
produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese.
Proposte costruttive per evitare l’ennesimo pasticcio del governo, che,
nella sua schizofrenia legislativa, troppo spesso dimentica che il suo
fine ultimo dovrebbe essere quello di offrire al Paese buone norme, e,
soprattutto, chiarezza.
RENATO BRUNETTA
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(6)
JOBS ACT
L'Economist ci dà ragione. E vede i limiti del
Jobs Act, promessa poco mantenuta
LIMITI
• Non
riguarda i lavoratori del settore pubblico, che sono impossibili da
licenziare.
• Si applica solo ai nuovi assunti.
DUBBI
1. Il primo è se le imprese inizieranno davvero a assumere in modo più
libero.
Inoltre, la riforma rischia di scoraggiare la
mobilità del lavoro.
2. Ma il più grande interrogativo è cosa verrà
dopo. Le misure sul mercato del lavoro
erano diventate prioritarie nell'agenda del
governo lo scorso autunno, solo quando
divenne chiaro che l'economia non si stava
riprendendo. La priorità di Renzi
rimangono le riforme politiche e
costituzionali, che considera essenziali. Ma
se l'economia si riprende, queste riforme
rischiano di tornare nuovamente in seconda fila.
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(7)
GIUSTIZIA
Responsabilità civile dei magistrati e
provvedimenti all’esame di Camera e Senato:
inutili o dannosi, comunque caratterizzati
da approccio ideologico e privi di vocazione
riformatrice
I
l Ministro della Giustizia Andrea Orlando è “deluso” dalle toghe, che
criticano le nuove norme in materia di responsabilità civile dei magistrati,
e assicura: “Il governo non è contro la magistratura”. Beh,
effettivamente il “timore” di Orlando di recare un “danno” alla magistratura
ha caratterizzato l’intero iter
parlamentare di riforma della legge
Vassalli che si è concluso due
giorni fa.
Sul tema, infatti, il Governo, preso
dal timore di scontentare qualcuno,
non ha mai espresso una posizione
chiara, non focalizzando il fatto
che non si trattava di una
questione politica, ma, al
contrario, di una questione
puramente tecnica. Nessun intervento “punitivo”, ma semplicemente di un
intervento necessario, e non solo per porre rimedio alla condanna della Corte
di Giustizia europea: un corretto funzionamento della responsabilità civile dei
magistrati costituisce infatti un fondamentale strumento non solo per la tutela
dei cittadini, ma anche un necessario corollario all’indipendenza e
all’autonomia della stessa magistratura.
Il risultato? Un provvedimento inutile, in cui non c’è una vera
tipizzazione delle ipotesi di responsabilità civile; vi è soltanto l'indicazione
Il Mattinale – 27/02/2015
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di criteri che, finché non sono tipizzati, rimangono criteri, quindi più
liberamente gestibili nell'ambito delle vicende, e più facilmente eludibili in
ordine alla loro precisione e alla loro determinatezza.
Purtroppo il Governo paga una politica in materia di giustizia
perennemente condizionata da pressioni ideologiche e, quindi, sbagliate.
L’approccio non è mai puramente tecnico, ma sempre caratterizzato da una
logica emergenziale e comunque unita a tensioni ideologiche.
Lo stesso vale per quanto sta accadendo in tema di prescrizione, o in tema di
falso in bilancio e anticorruzione. Nelle prossime settimana alla Camera è
infatti calendarizzato il provvedimento che modifica
le norme sulla prescrizione dei reati, con l’idea che
basta aumentare i termini per far funzionare il
sistema giudiziario. Il Senato, invece, è alle prese
con l’esame del ddl in materia di corruzione, voto
di scambio, falso in bilancio e riciclaggio. Il
Governo ha portato a casa l’aumento delle pene, sia
minime che massime, per il reato di corruzione dei
pubblici ufficiali, che passano da un minimo di sei a
un massimo di dieci anni, rendendo però di fatto
irrazionale l’intero sistema sanzionatorio, dal
momento che il reato di corruzione viene punito più
severamente della corruzione in atti giudiziari.
All’esame della Camera troviamo anche il ddl del Governo recante
modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il
rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi,
anche queste criticate dal Presidente dell’Associazione nazionale magistrati
Rodolfo Sabelli, che l’ha giudicato un disegno di legge disorganico, che
interviene su singoli punti senza affrontare nel complesso i nodi critici del
processo penale.
L’amara verità è che il Ministro Orlando sembra sempre più schiacciato,
privo di visione e vocazione riformatrice, e continua a produrre
provvedimenti tampone, pressoché inutili, e, purtroppo in molti casi, anche
dannosi. Tutto nell’impossibilità di compattare la maggioranza su un tema,
quello della giustizia, su cui questo Governo non riuscirà mai ad essere
incisivo.
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(8)
Ultimissime
(ECO) DEBITO: UE, L'ITALIA RISPETTA REGOLA EUROPEA (RCO)
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 27 feb - La Commissione Ue ritiene che la regola
del debito va considerata "rispettata" dall'Italia. Questo tenendo conto delle attuali
condizioni economiche sfavorevoli, dell'inflazione particolarmente bassa che rende il
rispetto della regola del debito "particolarmente esigente", del fatto che l'Italia assicura
che sarà effettuato un aggiustamento del bilancio in termini strutturale adeguato e che ci
si aspetta l'attuazione di "riforme strutturali che rafforzano la crescita", cosa che
contribuirà alla riduzione del debito nel medio/lungo termine. Lo indica la Commissione
nel rapporto sul debito italiano.
CRISI: ISTAT, SEGNALI RIPRESA MA QUADRO ANCORA DEBOLE
(AGI) - Roma, 27 feb. - "Gli ultimi mesi del 2014 hanno evidenziato deboli segnali di
ripresa per l'economia italiana, in un quadro ancora caratterizzato da tendenze recessive
che nel periodo 2012-2013 hanno interessato sia l'industria manifatturiera, sia i settori dei
servizi maggiormente legati alla domanda industriale". E' quanto si legge nel "Rapporto
sulla competitività dei settori produttivi realizzato dall'Istat. In questo contesto, sottolinea
l'istituto di statistica, "le prospettive di crescita a breve termine della nostra economia si
giocano ancora, in gran parte, sul fronte della domanda estera e sull'intensità delle
relazioni che legano il settore esportatore alle filiere nazionali".
ISTAT, MIGLIORA DEFLAZIONE, A FEBBRAIO -0,2%
TRAINA ALIMENTARE; SU MESE PREZZI TORNANO IN CRESCITA DELLO
0,3%
(ANSA) - ROMA, 27 FEB - L'indice dei prezzi al consumo cala a febbraio dello 0,2%
rispetto al 2014, secondo la stima preliminare dell'Istat. La deflazione si attenua rispetto
al mese precedente, quando aveva raggiunto il massimo dal 1959 (-0,6%), grazie alla
"netta ripresa dei prezzi dei vegetali freschi"(+11,2%). Su base mensile i prezzi
aumentano dello 0,3%.
ISTAT: CORRE CARRELLO SPESA, A FEBBRAIO +0,7%
A GENNAIO ERANO FERMI
Roma, 27 feb. (askanews) - Carrello della spesa più salato a febbraio. I prezzi dei beni
alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,6% su gennaio e dello
0,7% su base annua (a gennaio il tasso tendenziale era nullo). Lo ha comunicato l'Istat.
Quanto ai prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,6% in
termini congiunturali e fanno registrare una flessione tendenziale (-0,5%) meno ampia di
quella rilevata a gennaio (-1,4%).
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La grande speculazione
La guerra dei vent’anni
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L’Osservatorio Renzi
Renzi-pensiero
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Grillo-pensiero
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Gli euroscetticismi
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