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Aiuti diretti Pac - Regione Emilia

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ANNO 42 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10
IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE
N. 6 - GIUGNO 2014
MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
Primi
nell’export
Aiuti diretti Pac:
tutte le novità
per il 2014-2020
Dossier aglio,
la carta vincente
è la qualità
Speciale avversità:
con FitoSPA malattie
sotto controllo
a pag. 6
a pag. 36
a pag. 58
L’antibotritico leader da sempre?
“Sicuramente
”
SWITCH
Efficacia, affidabilità
e strategia antiresistenza
in un prodotto unico
Syngenta è uno dei principali attori dell’agro-industria mondiale. Il gruppo impiega più di 26.000 persone in oltre 90 paesi che operano con un unico proposito:
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TM
itoriale
TIBERIO RABBONI
Assessore all’Agricoltura,
Economia ittica,
Attività faunistico-venatoria
Regione Emilia-Romagna
Accordo Pac:
per cosa ci siamo battuti
A
ll’inizio di giugno, dopo un lungo confronto, é stato raggiunto l’accordo tra le
Regioni e il Ministero delle Politiche
agricole sulle scelte nazionali del Primo
pilastro della Pac 2014-2020. La Ue, aderendo alla
richiesta di una maggiore flessibilità nazionale, ha
infatti demandato a ciascuno dei 28 Paesi membri
alcune decisioni importanti.
Innanzitutto la definizione di “agricoltore attivo”, che
potrà beneficiare dei pagamenti diretti e dei finanziamenti dello Sviluppo rurale. In Italia saranno considerati tali una vasta platea di soggetti, cioè i coltivatori diretti, gli Iap iscritti all’Inps e tutti i possessori di
partita Iva agricola, nonché quanti percepiscono aiuti
diretti per un massimo annuale di 1.250 euro, innalzato a 5 mila per le zone di montagna e svantaggiate.
Tra gli agricoltori attivi quelli con meno di 40 anni
beneficeranno di un pagamento aggiuntivo, mentre
i grandi percettori vedranno ridursi del 50% i pagamenti annuali oltre i 150 mila euro e del 100% oltre
i 500 mila euro, al netto di stipendi e salari pagati.
Esclusi dagli aiuti Pac i terreni di banche, assicurazioni ed enti pubblici.
La seconda decisione riguarda le modalità della “convergenza” dei pagamenti diretti tra chi attualmente
percepisce cifre ad ettaro molto elevate e chi invece
percepisce cifre basse o addirittura nulla. L’accordo
tra Regioni e Mipaaf ha scelto la strada della gradualità: entro il 2019 nessun agricoltore riceverà meno
del 60% del valore medio nazionale e tutte le superfici, comprese quelle frutticole, viticole e a pascolo riceveranno pagamenti. Contemporaneamente, chi percepisce titoli di valore più alto della media nazionale
non subirà tagli superiori al 30%. Inoltre il calcolo del
greening, che vale il 30% dell’importo ad ettaro, sarà
individuale e rapportato al valore del pagamento di
GIUGNO 2014
base della singola azienda. Infine, l’accordo disciplina
i cosiddetti aiuti accoppiati. La Ue ha dato ai singoli
Stati la possibilità di prelevare dai pagamenti diretti
fino al 15% del budget per interventi a sostegno di
produzioni “ in difficoltà o a rischio di declino”. L’accordo prevede un prelievo dell’11% che finanzierà
con 210 milioni di euro all’anno la zootecnia da latte
e da carne, con 146 alcune colture seminative, con
70 l’olivicoltura.
La Regione Emilia-Romagna ha partecipato attivamente al raggiungimento dell’intesa tra le Regioni
e tra queste e il Ministero. Abbiamo sostenuto la
scelta di un cambiamento graduale verso la convergenza nazionale dei pagamenti diretti; l’estensione
dei pagamenti alle superfici frutticole, vitivinicole e
a pascolo; il pagamento aggiuntivo per i giovani; le
doverose differenziazioni previste per gli agricoltori
di montagna e l’attivazione di un prelievo a sostegno
delle produzioni in difficoltà. Su quest’ultimo aspetto
abbiamo però condotto una battaglia in solitudine.
In Italia le produzioni in difficoltà o a rischio di declino sono sicuramente la zootecnia da latte e da carne,
il riso, le colture proteiche ma, anche, la barbabietola
da zucchero, il pomodoro da industria e la frutta sciroppata, che si confrontano con produzioni europee
concorrenti dai costi inferiori e, in diversi casi, oggetto di futuri aiuti accoppiati.
Inspiegabilmente nessuno sembrava rendersene conto. La nostra ostinazione alla fine é stata parzialmente
premiata con l’inserimento delle prime due produzioni tra quelle beneficiarie di aiuti, sia pure di modesta
entità, per ettaro coltivato. Un risultato importante
per l’Emilia-Romagna e per l’Italia; ci impegniamo
affinché venga migliorato nel 2016 a conclusione
della prima verifica d’impatto sugli accoppiamenti
decisi od esclusi.
3
MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA,
ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA
ANNO 42 - N. 6 - GIUGNO 2014
Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73
Spedizione in abb. postale - Regime libero 50%
Aut. DRT/DCB/Bologna
DIRETTORE
Tiberio Rabboni
DIRETTORE RESPONSABILE
Roberto Franchini
COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE
Paola Fedriga
IN REDAZIONE
Antonio Apruzzese, Olga Cavina,
Giancarlo Martelli
REFERENTI
Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi,
Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni,
Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari,
Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore
Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani,
Mario Savorelli (Crpv), Magda C. Schiff (Crpa),
Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri
SEGRETERIA DI REDAZIONE
Monica Cervellati Cattani, Rossella MignanI
RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA
Fabrizio Dell’Aquila
REDAZIONE
Regione Emilia-Romagna
Direzione Agricoltura
40127 Bologna
Viale della Fiera, 8 - Terza Torre
Fax 051.5274577
Tel. 051.5271 - 051.5274701 - 051.5274289
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/
[email protected]
EDITORE
Editoriale Idea Srl
Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma
Tel. 06 65797535
www.editorialeidea.it
STAMPA
D’Auria Printing SpA
Zona industriale destra Tronto - 64016
S. Egidio alla Vibrata (TE)
CONCESSIONARIA ESCLUSIVA
PER LA PUBBLICITÀ
SOMMARIO
Fatti
03 EDITORIALE
Accordo Pac:
per cosa ci siamo battuti
Tiberio Rabboni
06 NUOVA
PROGRAMMAZIONE
Primo pilastro Pac,
le novità per il 2014-2020
Daniele Govi, Luca Rizzi,
Nicola Benatti
09 FORUM
«A Bruxelles per cambiare
le priorità dell’Europa»
Giancarlo Martelli
11 TERREMOTO
L’Emilia non dimentica,
ma guarda avanti
Paola Fedriga
14 TESTIMONIANZE
La “Cantina”, un museo
per i vini di Parma
Francesca Ponti
16 DIVULGAZIONE
Energy Point: alla scoperta
delle fonti sostenibili
Alessandra Folli
17 PSR NEWS
La Casella, giovani in campo
per un’agricoltura dinamica
Roberto Gigante
I testi, le notizie e le foto contenute nel presente
fascicolo possono essere utilizzate solo previa
autorizzazione e citando la fonte.
Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati,
non vengono restituiti.
CHIUSO IN REDAZIONE IL 18/6/2014
IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI
NON ESPRIME NECESSARIAMENTE
LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE
ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA,
ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA
Foto di copertina: Fabrizio Dell’Aquila
Un’acquacoltura più
moderna e rispettosa
dell’ambiente
a cura della Redazione
22 QUI EUROPA
Ogm: libertà di scelta
ad ogni singolo Stato
a cura di Carla Cavallini
Economia
24 RAPPORTO 2013
Sempre più Emilia-Romagna
nell’export agroalimentare
Antonio Apruzzese
26 CONSUMI
Qualità e innovazione
possono “spingere”
frutta e verdura
Antonio Apruzzese
28 AGGREGAZIONI
Dall’alleanza Agrintesa-Brio
nasce il gigante
del biologico
a cura della Redazione
30 SEMENTI
La piattaforma cerealicola
di Syngenta cresce con Psb
Anna Barbieri
32 FISCO E PREVIDENZA
I contributi obbligatori
per gli autonomi agricoli
a cura di Corrado Fusai
20 AGREA NEWS
Prestiti bancari garantiti
dai contributi “canalizzati”
Loretta Pompili
O.P.S.A.I. S.r.l.
Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano
Tel. 02/4694949 - 48018114
Fax 02/4693172
e-mail: [email protected]
Responsabile Pubblicità e Marketing
Claudio Pietraforte
21 QUI REGIONE
GIUGNO 2014
Meccanizzazione
34 FIENAGIONE
Teoria e prassi dello sfalcio:
i segreti di una buona medica
Ottavio Repetti
DOSSIER
AGLIO
36 La qualità carta vincente
contro l’import a basso prezzo
Simona Spagnoli
38 Il bulbo Dop di Voghiera
si fa largo nella Gdo
A cura della Redazione
40 Una filiera certificata
per il “bianco piacentino”
50 ENERGIE RINNOVABILI
Sorgo per produrre biogas:
le cultivar più performanti
Aldo Dal Prà, Alessandra Immovilli,
Roberto Davolio, Roberto Reggiani
54 NOVITÀ DALLA RICERCA
a cura di Maria Teresa Salomoni,
Nicola Di Virgilio
Cambiamenti
climatici
56 TELERILEVAMENTO
Con iCOLT 2014 le previsioni
irrigue per l’estate
Giulia Villani, William Pratizzoli,
Andrea Spisni, Sara Masi,
Valentina Pavan, Fausto Tomei,
Vittorio Merletto
Francesco Rastelli
42 I consigli agronomici
per la coltivazione
Luciano Trentini
SPECIALE
AVVERSITÀ
Ricerca
e sperimentazione
58 Con FitoSPA malattie e insetti
44 ANALISI
60 Allerta per Chalara fraxinea:
Mais: maggiore produttività
con l’irrigazione a manichetta?
Stefano Anconelli, Dante Tassi,
Roberto Reggiani, Sandro Cornali
48 GESTIONE IRRIGUA
sotto controllo nei campi
Tiziano Bettati, Marco Ilic, Riccardo
Bugiani, Alda Butturini, Tiziano Galassi,
Rochina Tiso
nuovo rischio per i frassini
Carla Montuschi, Paolo Solmi,
Nicoletta Vai
62 Preoccupa la batteriosi
del kiwi: ma convivere si può
Loredana Antoniacci,
Paolo Solmi, Maria Grazia
Tommasini, Raffaele Testolin
64 Per salvare i vigneti, caccia
allo Scaphoideus titanus
Rocchina Tiso, Paolo Solmi
66 Cerasicoltura: primi risultati
nella lotta contro D. suzukii
Stefano Caruso, Giacomo
Vaccari
Suolo
68 INDAGINI
Una Carta delle Terre
per l’anguria nel Reggiano
Carla Scotti, Vanni Tisselli,
Marisa Fontana
Rubriche
70 IN BREVE
a cura della Redazione
74 AGENDA VERDE
a cura della Redazione
76 SPAZIO INNOVAZIONE
a cura di Patrizia Alberti
78 NEL GIARDINO
a cura di Maria Teresa Salomoni,
Massimo Drago
80 MONDO BIO
a cura di Rosa Maria Bertino
Resistenza allo stress idrico
dei portinnesti del pero
81 AGROMETEO
Stefano Anconelli,
Domenico Solimando,
Luca Corelli Grapparelli,
Luigi Manfrini,
Fabio Galli, Denis Verzella
82 DALLA PARTE
DEI CONSUMATORI
a cura di William Pratizzoli
Enrico Cinotti, in collaborazione
con Il Salvagente
Fatti
NUOVA PROGRAMMAZIONE
Primo pilastro Pac,
Caselli Nirmal
le novità per il 2014-2020
DANIELE GOVI,
LUCA RIZZI,
NICOLA BENATTI
Servizio Sviluppo
Produzioni Vegetali,
Regione
Emilia-Romagna
Aiuti accoppiati: i plafond e le colture interessate.
Greening, agricoltore attivo e giovani. Una sintesi delle
conclusioni del confronto tra Regioni e Ministero
R
egioni e Ministero
hanno definito il testo sulle scelte nazionali del Primo pilastro 2014-2020. L’accordo sarà
formalizzato dopo il prossimo
12 luglio. Vediamo in estrema
sintesi, le principali novità, in
attesa di questo ulteriore passaggio e, soprattutto, dell’approvazione da parte della Commissione Ue. Una disamina,
quest’ultima, non solo formale,
che potrebbe comportare anche
modifiche al testo di partenza.
Pagamento
di base e convergenza
L’Italia ha scelto di applicare il
regime di pagamento di base a
livello nazionale come “Regione
unica” piuttosto che suddividere tra le regioni od aree omogenee il massimale nazionale.
Il pagamento di base di ciascun
beneficiario dovrà convergere,
entro il 2019, verso il valore medio nazionale. In pratica, dopo
la fissazione del valore unitario
del titolo (pagamento di base
più greening) nel 2015, questo
aumenterà o diminuirà verso
6
un valore medio individuato a
livello nazionale, che si stima
prossimo a 300 euro per ettaro. Tuttavia la convergenza sarà
parziale, poiché al 2019 nessun
agricoltore con maggiori della
media nazionale potrà subire un
taglio superiore al 30% del valore fissato al 2015, mentre chi
ha aiuti diretti bassi dovrebbe
comunque raggiungere almeno
il 60% dell’importo medio nazionale.
È stato deciso che tutte le superficie agricole siano ammissibili;
ciò comporta che anche quelle a
vigneto, ortofrutta e pascoli inizieranno a percepire pagamenti
diretti. Il valore iniziale dei titoli
sarà calcolato sul “pagato” per il
2014 e suddiviso per il numero
di ettari della Domanda 2015.
Inoltre si è stabilito che per quei
settori che non riceveranno più
dal 2015 il sostegno accoppiato
facoltativo (es. patate e tabacco),
tale risorse confluiranno nei pagamenti diretti dei beneficiari
interessati.
La soglia minima di accesso
agli aiuti è stata definita in 250
euro/anno per il primo e secondo anno, per arrrivare a 300
euro/anno dal 2017 al 2020.
Procedure semplificate sono
previste per i cosiddetti piccoli
agricoltori.
Greening
Per questa tipologia di pagamento obbligatoria per gli
Stati membri e che riguarda
il sostegno a pratiche agricole
a favore del clima e dell’ambiente, si è scelto di erogare
un aiuto sulla base dei diritti
detenuti da ciascun agricoltore
(greening individuale). In pratica il premio sarà diverso per
ogni agricoltore e corrisponderà indicativamente al 30%
dei diritti di pagamento che
l’agricoltore stesso ha attivato
per ogni anno.
Questa scelta mitiga la sensibile riduzione degli aiuti pagati
agli agricoltori che possiedono
diritti di importo elevato, calo
che dipende dalla diminuzione del plafond nazionale,
dalle trattenute per finanziare
i sostegni previsti dalla nuova
normativa (ad es: sostegno accoppiato, giovani agricoltori)
e dall’aumento delle superfici
GIUGNO 2014
che originano i diritti all’aiuto
(ad es: vigneti, ortofrutticoli,
patate, pascoli, ecc.).
Giovani, agricoltore
attivo e capping
AIUTI ACCOPPIATI: LA RIPARTIZIONE DEL PLAFOND NAZIONALE
Piano zootecnia
Numero capi
Premio per capo ( euro)
RISORSE (MILIONI EURO)
Bovina da latte
1.340.000
56,0
74,6
250.000
40,0
10,0
Bovina da latte in zona montagna
Vacche nutrici
200.000
202,0
40,5
1.120.000
46,0
66,4
Ovini
791.666
12,0
9,5
Agnello IGP
555.555
9,9
5,5
Settore bufalino
160.000
25,0
Capi bovini macellati 12-24 mesi
Per i giovani si prevede di destinare il massimo consentito, pari
al 2% del plafond nazionale,
attraverso un meccanismo che
attinge sia alle risorse specifiche
(1%), sia alla riserva nazionale
(max 1%), al fine di evitare di
trovarsi con eventuali risorse
inutilizzate.
Per beneficiare degli aiuti diretti
occorre essere agricoltori attivi,
vale a dire essere iscritti all’Inps
come coltivatori diretti, imprenditori agricoli professionali, coloni o mezzadri, oppure avere la
partita Iva attiva in campo agricolo con dichiarazione annuale
Iva. Tale dichiarazione non è
necessaria per le aziende delle
zone montane e/o svantaggiate.
Nessuno di questi requisiti è richiesto per chi percepisce aiuti
diretti per un ammontare massimo di 1.250 euro all’anno (innalzato a 5.000 euro per le zone
di montagna e/o svantaggiate).
La “lista nera” di soggetti che
non riceveranno pagamenti diretti é stata allargata alle persone
fisiche o giuridiche che svolgono attività di intermediazione
creditizia (banche e finanziarie)
o commerciale; alle società per
azioni, cooperative e mutue assicurazioni che svolgono attività
di assicurazione e/o di riassicurazione e alla pubblica amministrazione, fatta eccezione per gli enti
che effettuano formazione o sperimentazione in campo agricolo.
Per quanto riguarda il cosiddetto capping (il tetto ai pagamenti
diretti, ndr) la scelta è quella di
ridurre del 50% i pagamenti per
la parte dell’importo eccedente
i 150 mila euro del pagamento
di base e del 100% la parte eccedente i 500 mila euro. In enGIUGNO 2014
4,0
Totale piano zootecnia
Piano seminativi
210,5
Ettari
Premio per ettaro (euro)
Risorse (milioni euro)
103.000
97,0
10,0
Proteico e frumento duro Centro
da definire
da definire
30,0
Proteico e frumento duro Sud
da definire
da definire
55,4
188
120,0
22,6
Barbabietola
52,615
325,0
17,1
Pomodoro da industria
70.000
160,0
11,2
Ettari
Premio per ettaro (euro)
Risorse (milioni euro)
Premio “base” olivo
561.538
78,0
43,8
Premio aggiuntivo olivo
188.571
70,0
13,2
Premio olio olivicoltura con
rilevante importanza economica,
territoriale e di qualità
100.000
130,0
13,0
Proteico Nord
Riso
Totale piano seminativi
Piano colture permanenti
146,3
Totale piano colture permanenti
70,0
Totale generale
426,8
trambi i casi il tetto è al netto di
salari e stipendi, compresi le imposte, gli oneri sociali e i contributi previdenziali e assistenziali.
Aiuti accoppiati,
cosa cambia
Il plafond assegnato per il sostegno accoppiato delle produzioni è stato fissato nell’11%
del totale nazionale degli aiuti.
Per il 2015 e 2016 corrisponde
mediamente a 426,8 milioni di
euro all’anno. Nel 2017 si procederà alla revisione dell’intero
impianto del sostegno accoppiato a seguito della valutazione
d’impatto. In questo ambito
l’accordo, raggiunto dopo una
ampia e difficile discussione, si
articola in tre piani: quello zootecnico, quello sui seminativi
e quello per le colture permanenti. Gli importi complessivi,
quelli unitari (stimati) ed i target di ettari o capi previsti per
ciascuna misura sono indicati
nella tabella sopra.
Piano zootecnico. Ne fanno
parte quattro misure: bovini da
latte, bovini da carne, ovi-caprini, bufalini, tutte senza limiti
di localizzazione nel territorio
nazionale. Ha un’assegnazione
finanziaria nel complesso pari a
210 milioni di euro.
Per il settore latte il premio viene concesso alle vacche che hanno partorito e prevede anche
una misura aggiuntiva destinata
a quelle delle “zone di montagna”. Per il settore carne vi sono
due misure. La prima prevede
un premio per le vacche nutrici iscritte ai Libri genealogici ed
ai Registri anagrafici che hanno
partorito e i cui vitelli sono registrati entro i termini previsti dalla regolamentazione nazionale e
7
Fatti
Dell’Aquila
NUOVA PROGRAMMAZIONE
comunitaria. È previsto anche
un importo aggiuntivo, non
superiore al 20% del premio di
base, concesso con l’obiettivo
di attuare appositi piani selettivi o di gestione della razza. Per
il biennio 2015-2016, tale importo è finalizzato all’adesione al
piano di risanamento dal virus
responsabile della rinotracheite
infettiva per le razze Chianina,
Marchigiana, Maremmana, Romagnola e Podolica, anche al
fine di gestire correttamente la
biodiversità di tali razze.
La seconda misura prevede un
premio ai bovini di età compresa tra i 12 e i 24 mesi alla
macellazione, allevati presso le
aziende dei richiedenti per un
periodo non inferiore a 6 mesi
prima della macellazione. Anche
per questa misura sono previsti
i seguenti importi aggiuntivi:
30% per i capi allevati per almeno 12 mesi nelle aziende dei
richiedenti o aderenti a sistema
di qualità nazionali o regionali o
a sistemi di etichettatura facoltativi riconosciuti; 50% per i capi
“valorizzati” certificati come Igp.
Gli importi aggiuntivi non sono
cumulabili.
Il premio per gli ovi-caprini è
assegnato al singolo capo (agnella da riproduzione dell’anno in
corso), previa dimostrazione da
parte dell’allevatore della corretta identificazione anagrafica
e dell’adesione ai piani regionali
di selezione per la resistenza alla
scrapie che prevedano l’esclusione dalla riproduzione degli arieti omozigoti sensibili. È inoltre
previsto un premio per gli allevatori che certificano capi idonei
alla macellazione come Igp.
Per il settore bufalino il premio è concesso alle bufale di
età superiore ai 30 mesi che
hanno partorito, con alcuni
obblighi particolari.
Piano seminativi. Si articola in
5 misure: una destinata ad un
IN DIRITTURA D’ARRIVO
IL PSR DELL’EMILIA-ROMAGNA
Ultimi passaggi per il Programma regionale di sviluppo rurale dell’Emilia-Romagna 2014-2020 che potrà contare nei prossimi sette anni
su un plafond di 1 miliardo 190 milioni di euro, 131 milioni in più rispetto al precedente Psr e il budget più alto tra le Regioni del centronord. Dopo il via libera della Giunta regionale il testo sarà esaminato
dell’Assemblea legislativa regionale il prossimo15 luglio.
Questa approvazione rappresenta l’ultimo atto “in casa”, prima
dell’invio a Bruxelles cui spetta l’ok definitivo. La Commissione Ue dovrebbe esprimersi entro sei mesi. Il documento strategico del Psr è
stato oggetto di un ampio confronto sul territorio, che ha coinvolto
Istituzioni, organizzazioni professionali ed economiche.
8
piano proteico nazionale (distinta in tre sotto-misure per il nord,
centro e sud Italia) e quattro destinate ad altrettanti comparti
con problemi di approvvigionamento nella filiera nazionale e
sui mercati locali. L’assegnazione finanziaria è di 146 milioni
di euro.
Per la soia (unica coltura per
il piano proteico del Nord),
l’area di intervento interessa
le regioni Lombardia, Veneto,
Emilia-Romagna, Piemonte e
Friuli-Venezia Giulia. Al momento si è stabilito di concedere il premio fino a un tetto
massimo del 10% della superficie aziendale a seminativi
coltivata a soia. Per le colture
annuali proteaginose e frumento duro nelle regioni Toscana, Umbria, Marche, Lazio
il premio è concesso alle aziende agricole che destinano una
percentuale della propria superficie a seminativi a girasole,
colza, leguminose da granella,
erbai di sole leguminose, frumento duro.
Nelle regioni Abruzzo, Molise,
Puglia, Calabria, Campania,
Basilicata, Sicilia e Sardegna,
il premio è concesso alle aziende agricole che destinano una
percentuale della propria superficie a seminativi (con eccezione del riso) alla produzione
di colture proteiche da granella, agli erbai di sole leguminose, al frumento duro.
Le misure relative a barbabietola da zucchero e pomodoro da
industria e riso non hanno limitazioni territoriali.
Piano colture permanenti. Presenta una misura, distinta in tre
sottomisure, diretta al sostegno
dell’olivicoltura e prevede un
plafond di 70 milioni di euro.
Tra queste una sola è destinata
all’Emilia-Romagna ed è riservata alle superfici olivicole non
intensive iscritte a disciplinari di
produzione Dop/Igp.
GIUGNO 2014
Fatti
FORUM
«A Bruxelles per cambiare
le priorità dell’Europa»
Alla vigilia del semestre di presidenza italiano abbiamo
raccolto le richieste al Governo da parte dei presidenti
nazionali di Confagricoltura, Coldiretti e Cia
GUIDI: La presidenza italiana dovrà essere l’occasione
per mutare la rotta politica
e per ridefinire gli equilibri
istituzionali dell’Ue. Si esce
dall’attuale crisi affiancando
alla politica del rigore quella
per lo sviluppo, puntando sul
rilancio delle imprese per realizzare un’Europa meno legata
all’austerità e più solidale. In
quest’ottica l’agricoltura e l’agroalimentare europei vanno
rilanciati in chiave innovativa,
tenendo conto degli obiettivi
di Europa 2020 per una crescita sostenibile. Perché l’agroalimentare in senso ampio è una
risorsa economica e fattore di
stabilità per l’Europa, oltre che
importante fonte occupazioGIUGNO 2014
Confagricoltura
Nell’ambito del semestre di presidenza italiana della Ue quali iniziative deve assumere il
nostro Governo per far cambiare le priorità
della politica europea?
nale. Tra le priorità nel semestre c’è il negoziato
bilaterale Ue-Usa che dovrà portare a nuove opportunità commerciali per le imprese. In primo
piano anche il regolamento sulla “salute delle
piante” e le nuove regole dell’agricoltura bio.
MONCALVO: Finora il Governo si è mosso
con coerenza e nel segno della tutela del nostro
made in Italy. Credo sia necessario che la coerenza mostrata in casa nostra venga esportata,
cioè trovi riscontro nello sforzo di “educare” le
autorità europee principalmente su due fronti:
la chiusura agli Ogm e l’estensione dell’etichettatura obbligatoria. Misure che cozzano con gli
interessi delle multinazionali del cibo, inclini alla
progressiva omologazione dell’offerta, e che favoriscono la sovranità alimentare dei Paesi europei.
SCANAVINO: L’avvio del semestre italiano
coincide con l’insediamento del nuovo Parlamento e della nuova Commissione. Per questi
motivi è di assoluta importanza, perché in qual-
Da sinistra
a destra,
Mario Guidi e
Roberto Moncalvo
Coldiretti
I
l nostro Paese deve contare di più a Bruxelles e il semestre di presidenza italiano
che si apre il primo luglio deve essere l’occasione per ridefinire l’agenda delle priorità dell’Europa anche in campo agroalimentare. A partire dagli importanti dossier rimasti
in sospeso con la fine della vecchia legislatura
– Ogm, riforme biologico e Ocm ortofrutta,
post quote latte, sementi – e che finiranno sui
tavoli della nuova Commissione che s’insedierà dopo l’estate. È la posizione dei presidenti
delle tre principali organizzazioni agricole nazionali - Mario Guidi (Confagricoltura), Roberto Moncalvo (Coldiretti) e Dino Scanavino
(Cia) - che abbiamo interpellato anche in vista
di Expo 2015.
GIANCARLO
MARTELLI
9
Fatti
Conf. It. Agricoltori
FORUM
Dino Scanavino
che modo può orientare
l’intera legislatura. È
fondamentale che l’Italia diventi protagonista
di un radicale cambio
di passo; c’è bisogno di
più Europa, di un’Europa più forte, partecipata
e solidale. È necessario
orientare la politica europea verso le esigenze
dell’economia reale, del
sistema delle imprese,
dell’occupazione e di
una nuova politica sociale. Il semestre italiano deve avviare un programma politico in grado di attivare misure espansive per l’economia;
in questo ambito è fondamentale il ruolo che
può essere svolto dal settore agroalimentare,
anche in termini occupazionali, promuovendo
GIOVANI E LAVORO:
OK AL PIANO #CAMPOLIBERO
Aiuti ai giovani; incentivi e sgravi fiscali per la creazione di nuovi posti di
lavoro; snellimento della burocrazia; credito d’imposta per dare una spinta agli investimenti in innovazione, reti di impresa ed e-commerce; infine
sanzioni più severe contro chi coltiva Ogm nel Belpaese. Sono i principali
capitoli del piano #campolibero, il cui varo è stato annunciato dal Consiglio dei ministri del 13 giugno scorso, dopo una lunga gestazione che ha
previsto anche una consultazione pubblica via e-mail chiusa il 30 aprile.
«Con l’approvazione delle prime misure di #campolibero - ha dichiarato
il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina - interveniamo per la
crescita e lo sviluppo del settore agroalimentare, incidiamo sulla burocrazia inutile, diamo spazio al ricambio generazionale e creiamo le condizioni per un incremento dei posti di lavoro».
Più nel dettaglio per sostenere le imprese guidate da under 35 vengono
introdotte detrazioni fiscali al 19% per l’affitto dei terreni, mentre le aziende che assumono giovani con contratto almeno triennale beneficieranno
dello sgravio di un terzo della retribuzione lorda. Per favorire la creazione di
nuovi posti di lavoro è previsto anche l’abbattimento dell’Irap fino a 3.750
euro all’anno per ogni neoassunto, importo che sale fino a 6.750 euro nel
caso di under 35 e donne. A ciò si aggiunge la riduzione del 50% dei contributi previdenziali ed assistenziali. Nel campo della lotta la burocrazia avviata una prima tornata di semplificazioni nel settore vitivinicolo ed esteso
l’utilizzo della diffida prima di far scattare le sanzioni pecuniare.
Il piano del Governo inoltre stabilisce un meccanismo di credito d’imposta sul 40% degli investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti e/o tecnologie e la creazione di reti d’impresa, con un tetto di spesa a 400 mila euro;
in caso di vendite on line la soglia è ridotta a 40 mila euro. Positivi i primi
commenti del mondo agricolo: «Una risposta importante per la modernizzazione del settore primario - commenta Agrinsieme, il coordinamento tra
Confagricoltura, Cia e Alleanza delle cooperative. Auspischiamo che il
Parlamento apporti le opportune modifiche, con misure ad hoc per rafforzare l’aggregazione cooperativa». Anche la Coldiretti plaude alle misure
che inaspriscono le sanzioni contro le coltivazioni Ogm.
10
modelli di agricoltura sostenibile, competitiva,
innovativa e multifunzionale.
Passiamo ad un altro argomento: Expo 2015
può essere un’opportunità di rilancio del
made in Italy sui mercati mondiali: con quali
idee e strumenti innovativi?
GUIDI: Expo 2015 si interrogherà sui temi
dell’alimentazione, del progresso e dello sviluppo globale dell’agricoltura. Daremo il nostro
contributo con almeno sei congressi di portata
internazionale ed un grande consesso con organizzazioni agricole di tutti i Paesi del mondo.
Sì, servono strumenti innovativi e per realizzarli
la ricerca è fondamentale; parlo della sperimentazione che risponde alle attese delle imprese.
Da ciò il nostro accordo con il Cnr, proprio in
vista di Expo. In secondo luogo vogliamo offrire alle nostre aziende una vetrina comune e servizi operativi, per non vanificare l’eccezionale
occasione che hanno per farsi conoscere ed attivare business. Ed occorre già pensare all’“Ex..
poi”: è in atto uno sforzo di internazionalizzazione delle imprese che, con Expo 2015, dovrà
essere ulteriormente rinvigorito.
MONCALVO: Finora per quanto riguarda
Expo si è badato - e a ragione - all’integrità
dell’involucro; ora è necessario pensare ai contenuti, al tipo di agroalimentare che ci mettiamo dentro. Al riguardo non abbiamo dubbi:
deve essere quello distintivo, di qualità, legato
al territorio e rappresentativo del vero made in
Italy. Se assumerà queste caratteristiche, Expo
sarà in grado di esaltare il nostro patrimonio
unico, diventando una vetrina per la sua conoscenza e proiezione nel mondo.
SCANAVINO: L’Expo è una grande occasione
per tutti, anche per tornare a guardare al futuro con fiducia, con visioni nuove che sappiano
rispondere alle attese dell’umanità, a partire
da un’alimentazione sufficiente, sana, buona e
sostenibile. L’Italia deve svolgere un ruolo fondamentale, non solo perché è il Paese ospitante
o perché ha un grande patrimonio enogastronomico, ma soprattutto perché ha una storia
da raccontare ed un modello da promuovere. Il
made in Italy non deve essere un marchio protezionistico, ma un sistema di valori a partire
dai processi produttivi legati al territorio, che
valorizzano la biodiversità e garantiscono l’equilibrio tra produzione di beni e servizi e la
riproduzione delle risorse naturali.
GIUGNO 2014
Fatti
Anne Nosten
TERREMOTO
L’Emilia non dimentica,
ma guarda avanti
Le scosse del maggio 2012, ma anche l’alluvione e le
avversità atmosferiche. I dati sulla ricostruzione, la banca
dati per chi ha donato. Due anni dopo, il bilancio del
commissario Errani
U
n minuto di silenzio
per le 29 vittime e il
ricordo di quei momenti drammatici
quando due anni fa la terra in
Emilia tremò lasciando distruzione e smarrimento. Testimonianze, bilanci, cifre, e la rivendicazione di un impegno forte per
la ricostruzione, che continua. A
due anni di distanza la Regione
ha voluto ricordare così il terremoto del 20 e 29 maggio 2012,
con una seduta del Comitato
istituzionale composto da Sindaci e Presidenti di provincia, gli
Assessori regionali, i rappresentanti delle Istituzioni e la partecipazione del capo della Protezione
civile nazionale Franco Gabrielli.
Oltre 4 miliardi di euro già messi
in campo, sette famiglie su dieci rientrate nelle loro abitazioni,
215 lavoratori in cassa integrazione dei 40 mila iniziali. «I dati ci
GIUGNO 2014
dicono che dobbiamo accelerare,
ma anche che la macchina funziona – ha detto il presidente della Regione e commissario per la
ricostruzione Vasco Errani - oggi
non c’è un’impresa ferma, gli
80 mila studenti sono tornati a
scuola, le strutture sanitarie funzionano. Certo, c’è ancora tanto
da fare e abbiamo dovuto fare i
conti con calamità che hanno
colpito lo stesso territorio, ma
alla fine vogliamo poter dire di
aver ricostruito meglio di prima
e senza aver speso un euro in più
del previsto. Basandoci sempre
su irrinunciabili criteri di trasparenza e di legalità».
E proprio nel nome della trasparenza è stata realizzata una
banca dati sulle donazioni in favore delle popolazioni colpite dal
sisma. Si tratta di un’iniziativa
inedita per il nostro Paese, ma,
nelle intenzioni della Regione,
PAOLA FEDRIGA
di un atto doveroso a fronte della
straordinaria ondata di partecipazione popolare suscitata dal
terremoto dell’Emilia (oltre 31
milioni di euro raccolti, compresi gli sms solidali, le donazioni tramite bonifico bancario
o bollettino postale, il concerto
allo Stadio dall’Ara di Bologna
e quello di Campovolo “Italia loves Emilia”).
Chiunque abbia donato anche
solo un euro può dunque ora
collegarsi al sito www.donazionisisma.it e inserire il proprio
nome per sapere a quale dei 67
progetti di recupero è stato destinato il suo contributo.
Per l’agricoltura
130 milioni di euro
I contributi assegnati dall’assessorato regionale all’Agricoltura ai territori colpiti dal
Nella foto: il nuovo
stabilimento
dell’Industria
Specialità
Alimentari Menù
a Medolla (Mo)
11
Fatti
TERREMOTO
AL VIA I RISARCIMENTI PER
L’ALLUVIONE E LA TROMBA D’ARIA
Le zone del sisma sono le stesse che hanno dovuto subire in questi due anni anche pesanti avversità atmosferiche. Proprio a riconoscimento di questa concomitanza, il Governo ha stanziato 210
milioni di euro per l’alluvione del gennaio 2014 che ha interessato alcuni comuni del Modenese
(Bomporto, Bastiglia, Camposanto, Finale Emilia San Felice sul Panaro, Medolla e San Prospero,
oltre ad alcune frazioni del comune di Modena).
Il decreto legge del Governo è entrato in vigore a maggio e i primi provvedimenti sono già stati
firmati dal commissario Errani. Si tratta di quelli per le abitazioni, i beni mobili (come ad esempio
le automobili), gli arredi. Firmata anche l’ordinanza per la messa in sicurezza del territorio con interventi programmati per 25 milioni di euro. In corso di definizione quelle per le attività produttive
e agricole e per il ripristino delle opere pubbliche danneggiate.
Il decreto governativo permetterà di intervenire anche per i danni provocati dalla tromba d’aria
del maggio 2013 nel Modenese (Castelfranco Emilia e Mirandola) e nel Bolognese (Argelato,
Bentivoglio, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale). In questo caso si tratta di risorse che si
aggiungeranno ai 5 milioni di euro già stanziati espressamente per le aziende agricole dall’Assessorato regionale all’agricoltura, grazie ad economie sul Psr 2007-2013. Il relativo bando si è chiuso
alla fine di maggio ed
era rivolto tra l’altro al
ripristino delle struttu-
Protezione civile Emilia-Romagna
re aziendali distrutte o
Danni causati
dalla tromba d’aria
del maggio 2013
ad Argelato (Bo)
quisto di macchinari e
attrezzature.
territorio che rappresenta uno dei punti di
forza dell’agroalimentare italiano. Uno dei
canali principali di fisisma ammontano a oltre 130 nanziamento è stato il Psr 2007milioni di euro (vedi tabella) 2013. Oltre al ripristino del
per un investimento comples- potenziale produttivo dannegsivo di oltre 270 milioni. Con giato dal sisma, alla prevenzione
un obiettivo di fondo: sostenere e al miglioramento antisismico,
il pieno ritorno alla normalità e si è puntato sull’ammodernala capacità di competere di un mento delle aziende agricole,
Fonte di
finanziamento
Intervento
Contributi
Domande
Investimenti
Psr mis.121
Ammodernamento delle aziende agricole
€ 43.943.870
695
€ 118.767.216
Psr mis. 123
Accrescimento del valore aggiunto dei
prodotti agricoli e forestali, trasformazione e/o
commercializzazione.
€ 18.876.301
39
€ 58.858.526
€ 37.898.255
524
€ 47.372.818
Psr mis. 126
Ripristino del potenziale produttivo
danneggiato dal sisma – Azione 1
Prevenzione ed interventi
di miglioramento sismico – Azione 2
€ 20.000.000
430
€ 25.000.000
Competitività
€ 5.797.675
16
€ 21.226.379
Studio, ricerca e sperimentazione
€ 4.000.000
28
€ 130.516.101
1732
Ocm vino
Ricerca
(legge reg. 28/98)
Totale
12
danneggiate e all’ac-
sull’innovazione tecnologica, sul
potenziamento della redditività
aziendale. Risorse ad hoc per
circa 5,8 milioni di euro sono
state riservate a uno dei settori di
punta dell’agricoltura emilianoromagnola, quello vitivinicolo,
grazie all’Ocm vino, mentre per
sostenere la ricerca e l’innovazione nelle principali filiere,
sono stati destinati 4 milioni
di euro a università, enti di
ricerca, ma anche ad aziende
agricole, di trasformazione e
commercializzazione.
La ricostruzione ha previsto anche contributi a fondo perduto
fino al 100% del valore dell’immobile, fino all’80% per impianti, attrezzature, indennizzo
dei prodotti Dop e Igp e fino al
50% per le scorte. A oggi sono
95 le domande approvate per un
contributo concesso di oltre 70
milioni di euro, dei quali 26 milioni di euro sono già stati liquidati (12,7 per scorte e prodotti
a denominazione, 1 milione per
attrezzature e 12 per il ripristino
degli immobili). Le domande
preliminari (le cosiddette prenotazioni) presenti sulla piattaforma Sfinge della Regione per
agricoltura e agroindustria sono
1.357: 190 per i beni strumentali,
15 per le scorte e i prodotti Dop
e Igp e 1.344 per gli interventi
sugli immobili (ogni domanda,
va precisato, può contenere più
interventi).
€ 271.224.939
GIUGNO 2014
Fatti
Cantina
Ca
antin
t aM
Musei
usei C
Cibo
ibo
TESTIMONIANZE
La “Cantina”, un museo
per i vini di Parma
FRANCESCA
PONTI
Servizio Ricerca,
Innovazione
e Promozione
del Sistema
Agroalimentare,
Regione EmiliaRomagna
Gli attrezzi
per la coltivazione
e la vendemmia
nel secolo scorso
14
Allestita con i fondi del Psr 2007-2013, la struttura fa parte
di un network che raggruppa alcune delle istituzioni più
rappresentative dei sapori e dei prodotti del territorio
L
a Cantina dei Musei del cibo, inaugurata il 17 maggio scorso a Sala Baganza,
è l’ultima nata del circuito museale “I
Musei del Cibo della Provincia di Parma”, una novità imperdibile per tutti gli appassionati del settore e i visitatori della Food Valley e in particolare dei vini dei Colli di Parma.
Fanno parte di questo circuito - che nel 2011 ha
ottenuto dalla Regione Emilia-Romagna il titolo
di Musei di Qualità - anche il Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna, del Pomodoro a
Collecchio, del Salame a Felino, del Prosciutto
e dei Salumi a Langhirano e, prossimamente, il
Museo della Pasta a Collecchio.
Quello dei Musei del cibo è sicuramente un progetto culturale molto ambizioso, unico nel suo
genere, che ha saputo mettere insieme intenti e
forze per la salvaguardia della storia e delle tradizioni contadine locali.
Siamo nelle suggestive cantine della Rocca Sanvitale, al centro dell’abitato di Sala Baganza, nelle prime colline a soli 14 km dal capoluogo. Ed
è qui che parte il nostro percorso alla scoperta
delle origini del vino, in una splendida cornice
storica ristrutturata grazie anche ai finanziamenti del Psr 2007-2013 (misura 322 per il recupero
del fabbricato da adibire a Museo del Vino; misura 313 per l’allestimento).
La prima sala è dedicata all’archeologia del vino
e alle prime tecniche di vinificazione, all’alba
della civiltà. La vite era già conosciuta dall’uomo
in epoca preistorica e in epoca romana ha avuto
un importante sviluppo, lasciando significative
testimonianze storiche anche in queste zone.
Pannelli e oggetti provenienti dagli scavi del territorio parmense testimoniano come in questa
zona si sia per la prima volta evoluto il modo di
bere il vino: schietto e in bicchieri. Ciò è stato
possibile grazie alle popolazioni celtiche, abituate
da sempre a bere la birra, mentre fino a quel momento bere schietto era ritenuto un modo di bere
“barbaro” e al vino venivano sempre aggiunte
spezie, miele o altre sostanze zuccherine che ne
permettevano tra l’altro la conservazione.
GIUGNO 2014
A testimonianza anche del vivo commercio che
già in epoca romana caratterizzava queste zone,
è qui esposta un’importante collezione di contenitori in terracotta, anfore e doli, ritrovati in
recenti scavi in provincia di Parma. Le anfore furono, infatti, il più diffuso contenitore da
trasporto delle derrate alimentari nel mondo romano: vino, olio, frutta e altri alimenti venivano
stivati nelle navi e commercializzati nell’impero
mediante questi contenitori. I doli, di dimensione ben più grande (dai mille ai duemila litri), venivano, invece, usati per conservare gli alimenti.
La seconda e terza sala raccontano la coltivazione e la vendemmia della vite nel secolo scorso
attraverso attrezzi e oggetti di uso comune. Un
filmato illustra la tecnica tipica della vite maritata agli alberi, che oggi ritroviamo solo in pochi
esemplari, sopravvissuti alla continua trasformazione del paesaggio agrario.
La parte più suggestiva del Museo Cantina è
costituita senza dubbio dalla visita all’enorme
ghiacciaia rinascimentale, sapientemente ristrutturata e allestita con un’istallazione multimediale che racconta al visitatore i riti e l’arte della
lavorazione del vino.
Nel cortile della Rocca un pergolato di vite ci
accompagna alla seconda ala del museo, dedicata anche ad aspetti produttivi e commerciali. Il
mestiere del vetraio e del bottaio, l’affascinante
storia del tappo in sughero e del cavatappi, le prime etichette usate per rintracciare la provenienza
del vino, sono solo alcune delle curiosità che ci
accompagnano nella visita.
L’ultima sala è dedicata più esplicitamente alle
eccellenze della viticoltura locale. Sui pannelli
ritroviamo le immagini dei principali testimoni
dei vini di Parma e i pionieri del settore che si
occuparono di rinnovare i vigneti, costruire cantine, modernizzare le tecniche di coltivazione e
di vinificazione. Tra questi una figura chiave del
processo di riqualificazione della zona, Henri
Caumont, ingegnere francese che giunto nella
zona di Felino per seguire lavori ferroviari, si innamorò di queste terre e, dopo aver approfondito
l’argomento con studi e ricerche, creò una piccola cantina modello che avrebbe introdotto nella
zona le tecniche moderne di vinificazione.
Il percorso si conclude immancabilmente nell’enoteca della Rocca con la degustazione di vini
della Dop “Colli di Parma” in abbinamento con
i prodotti tipici della zona: Prosciutto di Parma,
Parmigiano Reggiano, Salame di Felino, CulaGIUGNO 2014
LE MANI DI QUESTA TERRA
A RADIO EMILIA-ROMAGNA
Nuovo look e nuovi contenuti per la radio regionale che compie otto anni.
RadioEmiliaRomagna (radioemiliaromagna.it), la radio web della Regione,
si rinnova, cogliendo le ultime novità offerte dalle nuove tecnologie e dai
social network. Prima esperienza in podcast di una Regione italiana, RadioEmiliaRomagna si conferma uno strumento all’avanguardia, fruibile anche su
smartphone, in linea con le opportunità offerte dai social network. Una voce
per conoscere le principali notizie della Regione, promuovere la cultura nei
suoi molteplici aspetti (dai beni culturali agli spettacoli, dalle mostre ai musei)
per valorizzare i nuovi talenti musicali e le produzioni del nostro territorio.
Alle 25 rubriche attive e visibili alla voce programmi, si aggiungono due nuove iniziative: Made in Emilia-Romagna, che racconterà l’innovazione e l’ingegno, in tutti i settori, con interviste ai protagonisti (nella prima puntata del
24 aprile scorso si è parlato di Fico e Bologna City of Food ) e Mani di questa
Terra, in onda dal 17 maggio, in collaborazione con l’assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, per parlare dei prodotti di qualità con
chi li produce, li usa, li interpreta e li racconta. Nella prima puntata: un viaggio fra i segreti dei Vini dei Colli di Parma.
tello di Zibello, solo per citare i più famosi. Tra i
vini la Malvasia, proveniente dall’omonimo vitigno autoctono: un bianco frizzante che si sposa
benissimo con i salumi tipici parmensi e con i
primi piatti della tradizione, come gli anolini e i
tortelli d’erbetta.
Info: museidelcibo.it
tel. 0521831809-821139-3332362839
E mail: [email protected]
Cantina Musei Cibo
Una collezione di anfore e doli
15
Fatti
DIVULGAZIONE
Energy Point: alla scoperta
delle fonti sostenibili
Solare termico e fotovoltaico, sistemi eolici, biocombustibili,
biomasse: a Cesena aperta una sezione permanente del
museo di Scienze naturali per scoprire i segreti delle rinnovabili
La sezione
dimostrativa
dell’Energy Point
realizzato
da Centuria
L
e energie rinnovabili
ricoprono un ruolo di
primaria importanza
nelle principali sfide
energetiche mondiali e sono al
centro della strategia dell’Unione europea volta a ridurre del
20% le emissioni di gas serra,
aumentare del 20% l’efficienza energetica e portare al 20%
la quota di energie rinnovabili
entro il 2020. Su questi aspetti
è importante diffondere le migliori pratiche, condividerle,
ispirare e fornire nuove idee,
coinvolgendo non solo istituzioni e mondo imprenditoriale
ma anche l’utente finale, cioè il
cittadino.
In questa prospettiva, grazie alla
partnership tra Comune e Centuria, è sorto a Cesena l’Energy
Point, una nuova sezione permanente del museo di Scienze
naturali dedicata alle energie del
passato e del futuro, che si configura come punto informativo e
di diffusione di contenuti tecnici
e scientifici in campo energetico,
attraverso dimostrazioni interat-
tive, video, poster, kit didattici
su biomasse, biocombustibili,
eolico, solare termico e fotovoltaico. «L’Energy Point è stato
realizzato nell’ambito del progetto Sea-r (Sustainable energy
in the adriatic regions: knowledge
to invest) - afferma Elena Lotti,
project manager di Centuria - ed
è finanziato dal Programma europeo Ipa Adriatico che coinvolge cinque Paesi dell’euroregione
adriatica. L’Energy Point è stato
realizzato da Centuria con il sostegno del Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena, «perseguendo l’idea di mantenere la
maggiore versatilità possibile nei
contenuti, creando diversi percorsi di fruizione e navigazione
adattabili a studenti, famiglie,
tecnici, educatori e insegnanti
e rispondendo così all’obiettivo
di stimolare l’avanzamento delle
tecnologie sostenibili nel pubblico e nel privato a livelli diversi»,
spiega Eugenio Cozzolino, consulente Crpv che ha progettato
l’iniziativa, in collaborazione
con Giovanni Riva, dell’UniverCenturia
ALESSANDRA
FOLLI
Centuria
sità politecnica delle Marche.
All’Energy Point i visitatori
sono dapprima guidati attraverso un percorso di immagini e successivamente coinvolti
in un’esperienza divulgativa
multimediale che spiega l’importanza del risparmio energetico, delle fonti rinnovabili
e delle tecnologie più efficaci,
nonché la loro sostenibilità.
Le sezioni presenti
La sezione “poster” offre una
panoramica sulla sostenibilità
energetica e alcuni approfondimenti sulle tecnologie più
promettenti per l’uso in ambito produttivo e residenziale.
Alla realizzazione ha contribuito la società RInnova di Forlì.
La sezione dimostrativa è costituita da modellini realizzati
dalla ditta Pirrini energia per
mostrare il funzionamento di
alcune tecnologie, tra cui l’idroelettrico e il solare termico.
L’area delle biomasse è composta da campioni di diverse
matrici raccolti in cubi di plexiglass: ogni campione è corredato da informazioni tecniche
per facilitare il confronto. Infine c’è la sezione multimediale
con touch-screen e monitor per
poter navigare all’interno del
sito (energypointsear.eu).
L’Energy Point è a disposizione di tutte le associazioni e
società con iniziative sui temi
della sostenibilità a favore delle scuole e della cittadinanza.
GIUGNO 2014
Gigante
Psr news
La Casella, giovani in campo
per un’agricoltura dinamica
Dal Parmense la storia di una azienda agricola che è riuscita
a capitalizzare le risorse pubbliche valorizzando in chiave
moderna il territorio in cui opera
D
alla provincia di
Parma una best
practice che vede
un insediamento
plurimo di giovani agricoltori
intenti a rilanciare un’azienda
agricola altrimenti destinata
alla chiusura. Grazie gli aiuti
erogati con il Psr 2007-2013 i
giovani hanno potuto realizzare diversi investimenti per
il rilancio dell’attività, spaziando dalla ristrutturazione
degli stabilimenti, all’ammodernamento delle attrezzature,
alla realizzazione di impianti
di energia da fonti alternative, nonché alla messa in opera
di azioni connesse alla tutela
dell’ambiente e alla valorizzazione del territorio.
Ubicata in zona collinare nel
Comune di Fidenza (località
Pieve di Cusignano), l’azienda
”La Casella” possiede da dieci
anni una certificazione biologica e presenta un indirizzo
zootecnico-foraggiero per la
produzione di latte destinato
alla trasformazione in Parmigiano Reggiano. L’avvio dell’attività risale a circa 35 anni fa
GIUGNO 2014
grazie a Ugo Sartori, al quale
nel 2000 si è affiancato nella
gestione il figlio Massimo; in
seguito, dopo il pensionamento
del padre, è subentrato il figlio
Daniele. La forte volontà dei
fratelli di proseguire l’impresa
familiare ha portato negli ultimi anni ad un allargamento
della compagine sociale e in
fasi successive sono stati introdotti in azienda quattro nuo-
vi soci di età inferiore ai 40
anni: Carlo Asti, Carolina Ines
Mana, Cristian Rigolli, Maria
Rosa Anselmi.
L’inserimento è stato supportato dagli aiuti previsti dal
Psr attraverso la misura 112
“insediamento giovani agricoltori”, con un contributo
a fondo perduto di 160 mila
euro, al quale, di volta, in volta, è stata abbinata anche la
ROBERTO GIGANTE
Postazione
regionale Rete
Rurale Nazionale
La stalla
nell’azienda
La Casella
17
Psr news
Professionalità diverse
nella compagine sociale
Uno degli aspetti peculiari che
caratterizza la nuova gestione
è il particolare mix di saperi e
conoscenze derivante dalle pregresse esperienze lavorative dei
soci. Gran parte di loro, difatti,
operava in settori totalmente
estranei a quello del mondo
agricolo e questo ha permesso
di convogliare in azienda attitudini e competenze diverse
che consentono di gestire in
autonomia gran parte delle attività, tra cui anche la partecipazione ai bandi Psr.
La spiccata capacità progettuale maturata dai soci, accompagnata da una visione di sviluppo sostenibile dei fondatori,
s’intreccia con un sistema territoriale particolarmente ricco
di relazioni e rapporti fiduciari
che si sono consolidati nel tem18
po: dai fornitori sempre disponibili a supportare l’azienda, al
caseificio di conferimento di
Bandini Fausto, con cui esiste
una collaborazione trentennale. L’esempio de “La Casella”
rappresenta un caso di sviluppo interessante e poliedrico,
che poggia su solide radici territoriali e conferma come la ricaduta degli investimenti possa
superare i confini prettamente
aziendali, favorendo non solo il
diretto beneficiario ma anche
la rete di operatori e i territori
in cui l’azienda è inserita. Analizzando gli investimenti effettuati oltre a quelli sopra menzionati, sono state finanziate
azioni per la formazione (misura 111/114) per migliorare la
gestione della stalla e dei campi. Inoltre è stato richiesto un
contributo per la “partecipazione a sistemi di qualità alimentari” (misura 132) attraverso il
quale l’azienda ha potuto aderire al consorzio “Valli e Sapori”
che raggruppa una quindicina
di aziende tra agriturismi, spac-
La sala
mungitura
Da sinistra a
destra 4 dei 6
soci dell’azienda:
Carlo Asti,
Massimo Sartori,
Cristian Rigolli,
Daniele Sartori
Gigante
richiesta di finanziamento per
l’“ammodernamento dell’impresa agricola” (misura 121).
Attraverso questa sono stati
erogati 150 mila euro di risorse
pubbliche che hanno generato
un investimento complessivo
di oltre 382 mila euro. Il finanziamento ha permesso di
acquistare attrezzature come
l’alimentatore e l’allattatrice,
e ristrutturare o innovare una
serie di impianti (locale per la
trasformazione del latte, pastorizzatore, sala mungitura, stalla
per bovini da latte, vasca per
liquami). La vecchia stalla, ad
esempio, consentiva l’allevamento di circa 30 capi, limite
strutturale che rappresentava un vero e proprio ostacolo
all’economicità aziendale. La
nuova struttura sarà invece in
grado di ospitare 140-150 capi
di bestiame (frisone, pezzate
rosse, bruna alpina): una volta
a regime si prevede che ben 100
saranno le vacche in lattazione.
GIUGNO 2014
PSR 2007-20013: INSEDIAMENTO GIOVANI AGRICOLTORI (MIS.112)
ci aziendali e caseifici presenti
nei colli di Fidenza, Noceto e
Salsomaggiore: un progetto di
valorizzazione territoriale presentato da Agri-eco nell’ambito
dei servizi di sviluppo agricolo
della Provincia di Parma.
Sul fronte ambientale l’azienda
ha ricevuto, oltre ai pagamenti
agroambientali (misura 214),
un finanziamento per “l’imboschimento delle superfici agricole” (misura 221), con il quale ha
piantumato 13 ettari di bosco
con 14 mila piante. Infine, per
quanto concerne le strategie di
diversificazione, vanno registrati tre finanziamenti (contributo
pubblico complessivo pari a 92
mila euro a fronte di un investimento totale di 213 mila. Con
questi fondi l’azienda ha realizzato tre impianti di energia
da fonti alternative: due eolici
(da 10 e da 20 Kw), che costituiscono una nuova entrata finanziaria da affiancare a quella
primaria, e una centrale termica
a pellet–cippato per riscaldare
tutte le strutture e l’acqua (anche sanitaria), riducendo in questo modo i costi aziendali.
GIUGNO 2014
OLTRE 62 MILIONI PER LE NUOVE LEVE
La necessità di incentivare un ricambio generazionale in agricoltura ha rappresentato
negli ultimi anni uno dei temi catalizzatori per la definizione delle politiche regionali di
sviluppo rurale, impellenza confermata anche da quanto rilevato in occasione dell’ultimo
censimento dell’agricoltura: al 2010 oltre il 56% dei conduttori aveva un’età superiore ai 60
anni, mentre meno dell’8% aveva un’età inferiore ai 40 anni.
Questo bisogno di ringiovanimento ha trovato risposta all’interno del Psr 2007-2013 che ha
previsto l’attivazione di misure, azioni e meccanismi premianti per incentivare e sostenere
l’ingresso di nuove leve nel settore primario. L’ultimo bando, con scadenza a fine maggio,
ha stanziato ulteriori 2,4 milioni di euro.
Attraverso la misura 112 “insediamento di giovani agricoltori” sono stati impegnati complessivamente oltre 60 milioni di euro, pari a circa il 14% della disponibilità per l’asse 1. I
dati del grafico evidenziano come questi importi si siano concentrati principalmente verso
strutture aziendali medio-piccole: le prime tre classi di Sau raccolgono l’80% del totale,
mentre a livello provinciale spiccano Ravenna, Modena e Reggio-Emilia, ognuna con l’assegnazione di oltre il 15% dei fondi.
Nella ripartizione per fasce altimetriche prevalgono le richieste di finanziamento provenienti dalle aree di pianura (in media il 59%), ma anche collina e montagna appaiono proporzionalmente rappresentate (rispettivamente circa il 30% e il 10%). La suddivisione dei
fondi tra sessi e classi d’età evidenzia che un terzo dei beneficiari è costituito da donne;
per quanto concerne gli uomini, invece, la concentrazione maggiore si rileva tra gli under
25 (47% delle domande), mentre in modo diametralmente opposto le richieste per la componente femminile si collocano nella fascia d’età tra i 35 e 40 anni (49% delle domande).
Il Psr aveva inoltre previsto un meccanismo di premialità per le domande di finanziamento
che affiancavano alla richiesta di aiuto di “nuovo insediamento giovani” anche quella
di investimenti per “ammodernamento delle aziende agricole” (misura 121). Con questa
formulazione sono state raccolte quasi 800 domande che hanno generato impegni per
oltre 185 milioni di euro: i tre settori con un ammontare maggiore di aiuti erogati sono stati
quello dei formaggi stagionati a Denominazione di origine protetta (oltre 60 milioni), quello
della frutta fresca (25) e il settore del vitivinicolo (21).
19
Agrea News
Prestiti bancari garantiti
dai contributi “canalizzati”
Dalla Domanda unica alle misure del Psr: aumentano
le opportunità per le aziende agricole di richiedere
finanziamenti al sistema creditizio regionale
LORETTA POMPILI
Agenzia Regionale
per le Erogazioni
in Agricoltura
20
I
contributi erogati da Agrea come garanzia
dei prestiti bancari. Già nel numero di Agricoltura di maggio 2013 avevamo descritto la
procedura di “canalizzazione” dei contributi
erogati per la Domanda unica. L’obiettivo era di
agevolare l’incontro fra sistema creditizio e aziende agricole beneficiarie di queste risorse, nell’ambito della convenzione che l’Agenzia ha stipulato
con le banche operanti sul territorio regionale.
Ricordiamo che la canalizzazione consiste nel garantire che il contributo richiesto dal beneficiario
e attestato dalla “domanda di prestito bancario”
sarà effettivamente accreditato sul conto corrente
indicato dall’agricoltore e detenuto presso la banca che concede il credito (sui prestiti bancari vedi
anche http://agrea.regione.emilia-romagna.it/servizi/come-avviene-il-pagamento-1/prestito-bancario).
Ora questo meccanismo viene ampliato anche a
causa del perdurare della crisi economico-finanziaria, che rende sempre più difficile l’incontro fra
sistema creditizio e imprese. Agrea, insieme alla
Regione, ha deciso di estendere la convenzione ad
altri settori di contribuzione. I primi a partire - insieme alla Domanda unica, “veterana” di questa
procedura - saranno i fondi erogati nell’ambito
del Psr per l’asse 2 “Misure a premio per superfici/
animali”: 211, 212 “Indennità compensative”; 214
“agroambientali”; 221 “Imboschimento di terreni
agricoli”.
Come per il regime di pagamento unico, le domande delle misure citate sono presentate entro
il 15 maggio di ogni anno e recano la richiesta di
contributo rappresentata dai valori corrispondenti
ai vari impegni che l’agricoltore dichiara di assumere. La durata di questi può variare di un anno
per le misure 211 e 212, mentre può essere di diversi anni per ciascuna delle misure 214 e 221.
Nei prossimi mesi la procedura di canalizzazione
sarà ulteriormente ampliata anche all’erogazione dei
contributi per le misure a investimento del Psr relati-
vi all’asse 1: 121, 122, 123, 124, 125, 126, 133 - asse
2: 216; asse 3: 311, 313, 321.2, 331 e infine asse 4:
411-3, 4, 5, 7; 412- 3, 6; 413-1, 2, 3, 6, 7. (vedi anche
http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/psr).
Si tratta di domande presentate dalle aziende agricole regionali - a seguito di bandi pubblicati dalla
Regione Emilia-Romagna - che eseguono lavori
di costruzione, ristrutturazione, sistemazione e/o
acquistano macchinari/attrezzature, nel rispetto delle prescrizioni contenute nei bandi stessi e
nei Programmi operativi di misura (Pom). L’iter
procedurale stabilito dalla normativa comunitaria
prevede la presentazione di una domanda d’aiuto
con allegato il progetto/acquisto da realizzare/acquisire e una domanda di pagamento per l’erogazione del contributo.
La normativa del Psr prevede altresì che il finanziamento delle misure d’investimento sia in percentuale variabile tra il 30 e il 50% della spesa
ammessa a seguito dell’istruttoria della domanda
di aiuto. In pratica l’agricoltore presenta, tramite
i Centri di assistenza agricola (Caa), la domanda
d’aiuto allegando il progetto/acquisto da finanziare; le Province e/o Comunità montane istruiscono
la pratica per l’ammissibilità della domanda, determinando la posizione in graduatoria e l’importo da concedere. Segue la domanda di pagamento
dell’importo concesso che può essere richiesto
come “anticipo” previa presentazione di fideiussione, a “stralcio” e/o di “avanzamento lavori” e/o
di “saldo”.
La domanda di prestito bancario farà riferimento
alla domanda di aiuto ammessa al finanziamento
e, pertanto, saranno canalizzati tutti i contributi
relativi alle varie domande di pagamento. Giova
ricordare che per tutti gli interventi ammessi, i
pagamenti del Psr 2007-2013 non potranno superare il termine perentorio del 31 dicembre 2015,
pena il mancato rimborso delle quote di competenza dell’Unione europea.
GIUGNO 2014
Qui Regione
Un’acquacoltura più moderna
e rispettosa dell’ambiente
Oltre 460 mila euro per migliorare le condizioni di lavoro,
la qualità dei prodotti e ridurre l’impatto sul territorio
nali sub-lagunari, peschiere, argini all’interno
delle imprese. Le domande di contributo vanno
presentate, entro lunedì 25 agosto 2014 al Servizio
regionale Sviluppo dell’economia ittica e delle produzioni animali. La modulistica è disponibile sul
sito della Regione, alle pagine Agricoltura e pesca,
Fondo europeo.
Il contributo sarà nella misura massima del 40%
della spesa ritenuta ammissibile.
Gli interventi rientrano nell’asse 2 “Acquacoltura,
pesca nelle acque interne, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura”, misura 2.1, sottomisura 1 “Investimenti produttivi nel settore dell’acquacoltura”.
BOLLETTINO UFFICIALE DELLA
REGIONE EMILIA-ROMAGNA
N. 162 del 4/6/2014
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE
24 MARZO 2014, N. 381
Programma sviluppo rurale 2007-2013 - misura 123 azione 1 - Rifinanziamento delle graduatorie di cui alla determinazione n. 4220/2013 e
disposizioni relative alle procedure (vedi deliberazione n. 2073/2012).
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE
24 MARZO 2014, N. 384
Reg. 1698/2005 - Psr 2007/2013 - Concessione di proroghe per alcune
misure degli assi 1 e 3 a seguito delle avverse condizioni climatiche
dell’inverno 2013-2014.
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE
12 MAGGIO 2014, N. 624
Psr 2007-2013, misura 216 - Deliberazione 1536/13. Avviso pubblico regionale 2014 per l’azione 3 - Disposizioni per lo scorrimento integrale
della graduatoria regionale approvata con determinazione 5205/14.
DETERMINAZIONE DEL DIRETTORE GENERALE AGRICOLTURA,
ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIE
12 MAGGIO 2014, N. 6206
GIUGNO 2014
A cura della
REDAZIONE
Copego
N
uove risorse dalla Regione per le imprese dell’acquacoltura in EmiliaRomagna.
Si tratta di oltre 460 mila euro provenienti dal Fep, il Fondo europeo per la pesca. Potranno essere utilizzati per costruire nuovi impianti
di produzione o ampliare quelli esistenti comprese
le imbarcazioni al servizio delle strutture di acquacoltura. Con questo stanziamento rivolto alle micro, piccole e medie imprese del settore, la Regione
punta a migliorare le condizioni di lavoro, d’igiene
e sanitarie delle attività per la riproduzione e crescita di pesci e molluschi e a favorire la qualità dei
prodotti.
I finanziamenti sono destinati a progetti di ammodernamento per la diversificazione della produzione, all’applicazione di tecniche più rispettose
dell’ambiente e al sostegno delle tradizionali attività
dell’acquacoltura anche attraverso l’adozione di innovazioni tecnologiche.
Tra gli interventi ammissibili: l’acquisto di
macchinari e i lavori di carattere straordinario
per il miglioramento di circuiti idraulici, ca-
Reg. (CE) 1698/2005 Psr. 2007/2013 - asse 2 misure 214 e 221 - Domande di pagamento di sostegni e premi per impegni assunti in
precedenti periodi di programmazione - Proroga scadenza per la
presentazione delle domande a valere sull’annualità 2014.
N.153 del 26/05/2014
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE
7 APRILE 2014, N. 470
Reg. (EU) 1308/2013 e Reg. (CE) 1234/2007. Approvazione disposizioni transitorie in materia di trasferimento dei diritti di reimpianto e
modalità per la concessione dei diritti della riserva regionale.
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE
19 MAGGIO 2014, N. 706
Regolamento (UE) n. 1308/2013. Misura “Promozione sui mercati
dei Paesi terzi” - Campagna viticola 2014/2015 - Modalità attuative
e avviso pubblico per le domande di contributo.
N.146 del 21/05/2014
DETERMINAZIONE DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO FITOSANITARIO
2 MAGGIO 2014, N. 5799
Prescrizioni fitosanitarie 2014 per la lotta contro la flavescenza dorata della vite in Emilia-Romagna.
21
Qui Europa
Ogm: libertà di scelta
ad ogni singolo Stato
Raggiunto un primo accordo fra i ministri Ue per consentire
di limitare o vietare le coltivazioni biotech sui rispettivi
territori
Wikimedia
A cura di
CARLA
CAVALLINI
Europe Direct
Carrefour Europeo
Emilia
membri dell’Ue di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio, assicurando solide basi giuridiche. Tuttavia l’accordo è
solo il primo passo di una negoziazione che
inizierà di fatto con il nuovo Parlamento europeo a metà ottobre.
Per questo sarà cruciale il ruolo della presidenza italiana dell’Unione europea che lavorerà
per arrivare all’approvazione del testo da parte
del Parlamento europeo, mentre la Commissione dovrebbe gestire i negoziati bilaterali
con le case produttrici delle sementi geneticamente modificate rispetto all’introduzione di
deroghe nazionali o regionali all’applicazione
di colture biotech nella Ue.
I punti dell’intesa
Palazzo
Berlaymont,
sede della
Commissione
Europea
I
l Consiglio dei 28 ministri europei
dell’Ambiente ha approvato a larga maggioranza, con le sole astensioni di Belgio e
Lussemburgo, la proposta di Regolamento che modifica la Direttiva europea del 2001
sulle procedure di autorizzazione di nuove colture geneticamente modificate.
L’intesa sblocca una situazione in stallo, per
una serie di veti incrociati, dal 2010 e dovrebbe consentire per la prima volta agli Stati
PROPOSTE IN DISCUSSIONE
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al
Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni per un Piano d’azione per il futuro della produzione biologica nell’Unione europea. COM(2014) 179 def.
Proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
che abroga la Direttiva 93/5/CEE del Consiglio, del 25 febbraio
1993, riguardante l’assistenza alla Commissione e la cooperazione degli Stati membri nell’esame scientifico di questioni relative
ai prodotti alimentari. COM(2014) 132 def.
22
La proposta, sulla base del principio di sussidiarietà, prevede infatti il divieto per tutti
gli Stati Ue, qualora la Commissione europea
sia contraria, all’introduzione di uno specifico Ogm, lasciando viceversa la possibilità di
scelta al singolo Paese in caso di autorizzazione da parte dell’esecutivo Ue. Quindi, se la
Commissione europea dice no a una proposta
di coltivazione, l’Ogm non si potrà coltivare
sull’intero europeo. Ma se è favorevole, non
sarà un sì per tutti, poiché ogni Paese Ue, potrà rifiutare la coltivazione sul proprio territorio per diversi motivi: dalla tutela della salute
e dell’ambiente alla salvaguardia delle tipicità.
Oltre a introdurre lo strumento di opt-out,
l’accordo rappresenta una solida base per le
autorità nazionali nella fase decisionale e introduce il principio secondo il quale l’ultima
parola l’avranno i 28. In più il testo garantisce
ai Paesi il legittimo diritto di adeguare l’autorizzazione nell’arco di dieci anni dal momento
della decisione, se mai dovessero presentarsi
particolari circostanze. Intervenendo nel corso del dibattito pubblico durante il quale ogni
GIUGNO 2014
Wikimedia
Paese spiegava la propria posizione, il ministro
dell’Ambiente italiano Gian Luca Galletti ha
osservato che «alla presidenza italiana spetta
un compito difficile, quello di definire l’accordo con il Parlamento europeo, e - ha assicurato
- da parte nostra ci sarà il massimo impegno».
«Quello che chiedo a ciascun Paese - ha aggiunto Galletti - è un aiuto per arrivare a concludere questo dossier entro la fine dell’anno.
Credo che se riuscissimo a raggiungere questo
obiettivo, daremmo un segnale molto forte di
unità dell’Europa, anche all’interno dei singoli
Stati. Molti Paesi volevano una soluzione meno
stringente, altri più stringente, come ad esempio l’Italia», ha proseguito, sottolineando che
«il senso di responsabilità e la voglia di uscire da
una situazione confusa ha indotto tutti a trovare una sintesi in questo documento».
Ricordiamo che l’Italia si era già da tempo
espressa in tal senso, approvando all’unanimità una mozione che introduceva una clausola
di salvaguardia per il divieto delle coltivazioni geneticamente modificate e che inaspriva e
rafforzava i controlli. Anche il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina si è detto soddisfatto del compromesso raggiunto perché – ha
affermato - «introduce la necessaria flessibilità che consente agli Stati membri dell’Ue di
decidere sulla gestione delle proprie politiche
agricole, permettendo di vietare o limitare la
coltivazione degli Ogm in ciascun Paese».
Oltre al Regno Unito, da sempre a favore degli
Ogm, nel 2013 sono stati 5 su 28 i Paesi che
hanno deciso di dare fiducia a colture geneticamente modificate: Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania.
Pannocchia
di mais, una
delle coltivazioni
biotech più
comuni
EUROPE DIRECT - CARREFOUR EUROPEO EMILIA
piazzale Europa, 1 - 42124 Reggio Emilia
Tel +39 0522 278019 - Fax +39 0522 518956
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I contenuti di questo articolo riportano il punto di vista
dell’autore e non rappresentano necessariamente la posizione
della Commissione europea
LA COMPOSIZIONE DEL NUOVO PARLAMENTO EUROPEO
L’Europa ha votato. Fra conferme
e novità, l’attenzione è ora tutta
spostata sulla composizione del nuovo
Parlamento europeo, che dovrà
lavorare per cinque anni. Il gruppo
che ha ottenuto maggiori consensi da
parte degli elettori è quello del Ppe,
con 221 seggi. È seguito dal S&D con
191 seggi. Terzo è l’Ecr, con 64. Quarto
l’Alde con 59, seguono i Verdi con 54,
Gue/Ngl con 52 e Efd con 48.
Ma numerosi sono i deputati non
iscritti a gruppi, 43, e quelli che
provengono da formazioni politiche
non appartenenti a gruppi già
presenti, 19. Si prevede, pertanto, che
possa nascere un’ottava formazione
politica a Strasburgo espressione
GIUGNO 2014
dell’euroscetticismo. Dei 73 deputati
italiani, 31 dovrebbero far parte del
gruppo S&D (Alleanza Progressista di
Socialisti e Democratici), 17 del Ppe
(Partito Popolare Europeo), 22 del
gruppo Efd (Europa della Libertà e
della Democrazia), 3 alla Gue/Ngl
(Sinistra Unitaria Europea). Le elezioni
europee hanno segnato il punto di
partenza di un percorso destinato
a chiudersi a fine anno che vedrà il
rinnovo dei vertici di tutte le principali
istituzioni europee.
Ecco le principali tappe:
1/7 - Prende formalmente il via
il semestre di Presidenza italiana
dell’Ue. Data limite per le dimissioni
dei Commissari Ue eletti al Parlamento
europeo (tra cui Antonio Tajani);
2/7 - Prima riunione a Strasburgo
del nuovo Parlamento europeo
dedicata alla nomina del
Presidente dell’Assemblea e dei 14
Vicepresidenti;
14/7 - Seconda sessione plenaria
del Parlamento, possibile avvio
della procedura per la nomina del
nuovo Presidente della Commissione
europea;
1-30/9 - Audizioni dei Commissari
designati;
31/10 - Scadenza formale del
mandato della Commissione Barroso;
19-20/12 - Consiglio europeo di fine
anno che chiude il semestre
di Presidenza italiana dell’Ue.
23
Economia
RAPPORTO 2013
Sempre più Emilia-Romagna
nell’export agroalimentare
Con il 16% del totale nazionale, la regione è prima sui
mercati esteri. Un record trainato da salumi e formaggi.
Quali strategie per crescere ancora
ANTONIO
APRUZZESE
S
e per molti l’export agroalimentare è una
necessità, anche a causa del calo dei consumi, per l’Emilia-Romagna è un imperativo: siamo la food valley, abbiamo una
platea di vini tutelati dalla Ue e grandi marchi
cooperativi e industrie. È un impegno a cui facciamo fronte nel migliore dei modi: la regione è
prima (davanti alla Lombardia) nell’esportazione
di prodotti agroalimentari. Il 16% di quanto va
all’estero proviene infatti da questo territorio.
Secondo i dati del Rapporto 2013, l’export corre segnando un +5,4% rispetto al 2012, più del
Campaldini
SUCCESSO PER
DELIZIANDO A LONDRA
Deliziando ha fatto tappa a Londra in occasione del London Wine Fair
(2 -4 giugno). La manifestazione rappresenta il più importante appuntamento per produttori, importatori e ristoratori dei diversi settori della distribuzione organizzata e del canale Horeca. Erano presenti 13 imprese
emiliano-romagnole. Fra gli altri è stato organizzato un momento d’incontro tra la migliore offerta turistica regionale, rappresentata dai 14 club di
prodotto accreditati al progetto “Deliziando-Turismo enogastronomico di
qualità” e 18 selezionati tour operator britannici.
24
dato nazionale (4,9) per un valore complessivo
di 5 miliardi 471 milioni. Si allarga la forbice
con le importazioni che sono stimate +1,8% e,
conseguentemente, migliora di 164 milioni anche il saldo commerciale. Tra le voci più significative dell’export emiliano-romagnolo vi sono
i salumi con un valore di 608 milioni di euro
e un aumento sul 2012 del 9%, i formaggi e i
prodotti lattiero-caseari con 604 milioni e un
+6%, pasta e derivati dai cereali (600 milioni, +3,6%), il vino (392 milioni, +9,8%).
Tra i prodotti agricoli la frutta fresca non ha
concorrenti: rappresenta da sola il 55,9% delle
esportazioni agricole regionali. Vale 469 milioni di euro, pur con una flessione rispetto al
2012 del 3,4%. Margini di miglioramento sono possibili e anche piuttosto ampi: nel 2013 poco meno di
3.000 imprese hanno esportato prodotti agroalimentari; di queste solo 1.300 lo hanno fatto
in modo abituale nell’ultimo triennio. Inoltre la
metà del fatturato arriva soltanto da 45 imprese. «In altre parole – ha commentato Maurizio
Torreggiani, presidente di Unoncamere EmiliaRomagna - sono in pochi ad avere l’abitudine
ad esportare e chi lo fa non la pratica assiduamente. Il primato di questa regione è un punto di partenza, sta a noi lavorare per aiutare le
imprese a cogliere le opportunità dei mercati».
Sotto questo aspetto, nel corso della presentazione del Rapporto, è stato l’assessore regionale
Tiberio Rabboni a lanciare una riflessione su
Deliziando, progetto di Regione-Unioncamere
che nel 2013 ha messo in campo 18 iniziative promozionali con un centinaio di presenze
aziendali. Rabboni ha sottolineato che «questo
strumento si può ricalibrare partendo dall’individuazione dei Paesi obiettivo che il Governo
ha posto al centro della sua azione (in testa Usa
e Canada). Inoltre il ruolo di accompagnamento delle imprese all’estero deve avere un termine
e Deliziando può diventare un incubatore per
GIUGNO 2014
la creazione di reti di impresa a carattere commerciale o di altre forme simili».
L’export è una grande opportunità, dunque, ma
è una tigre che va cavalcata. Come ha rilevato
il professor Roberto Fanfani (Università di Bologna, che ha curato il Rapporto), lavorare sui
mercati europei può essere relativamente facile;
altra cosa è rimboccarsi le maniche in piazze
lontane, che sono anche quelle più appetibili.
Inoltre la volatilità dei mercati internazionali non è più un fatto episodico ma una realtà
con cui occorrerà prendere sempre più le misure, senza dimenticare - come dicono i dati di
Unioncamere - che non esiste un partner per
tutti i prodotti, la richiesta è molto segmentata:
per i trasformati della carne, ad esempio, oltre
ai consolidati Usa e Svizzera, occorre puntare
sugli emergenti Giappone, Australia e Cile; per
la pasta stanno diventando importanti i mercati
di Brasile e Russia, mentre l’est europeo offre
grandi opportunità per il vino.
Dop/Igp, barriere, Expo:
l’Emilia-Romagna si muove
Come si deve muovere l’Emilia-Romagna? Anzitutto non servono solisti, ma occorre gioco di
squadra, ha detto Rabboni. «Inoltre dobbiamo
seguire il solco dell’azione del Governo. Vale a
dire spedire al mittente l’imposizione di barriere non tariffarie e spingere per il riconoscimento
dei nostri Dop e Igp fuori dalla Ue (il modello è
l’accordo con il Canada, che si vorrebbe replicare
nelle trattative Usa-Ue), un fronte a cui il Governo ha destinato risorse triplicate per le azioni di
commercializzazione e comunicazione.
Dal canto suo la Regione aiuterà le imprese
agroalimentari dell’Emilia-Romagna a penetrare i mercati esteri grazie alle risorse dell’Ocm
vino (circa 9 milioni di euro all’anno per la promozione extra Ue). C’è poi l’Expo 2015, a cui
ci si avvicinerà attraverso una serie di eventi
canalizzati dalle più importanti fiere regionali
(Sana, Macfrut, Cibus)
Per Rabboni occorre poi investire con energia
nel rapporto con lo Stato Usa del Delaware,
dopo la felice sperimentazione avviata lo scorso
anno per l’esportazione di pere Abate. Nel corso di una tavola rotonda, John Pastor, direttore
dell’International Trade and Development dello Stato americano, ha rimarcato i plus di una
nuova possibile collaborazione, partendo dal
supporto alle aziende italiane, alla posizione
strategica del porto per la consegna rapida delle merci e la presenza di una rete di grossisti e
GIUGNO 2014
PLV OLTRE I 4 MILIARDI.
ANNATA NO PER I SEMINATIVI
La forte flessione di prezzi e delle rese medie per ettaro dei seminativi
(-10%) hanno segnato negativamente il risultato della Plv nel 2013 che
ha registrato una contrazione del 3%: l’anomalo meteo in primavera ha
infatti condizionato la produttività di molte colture. Si inverte, così, un
trend dopo una serie di consecutivi incrementi, tra il 2010 e il 2012, ma
il valore della produzione lorda vendibile si attesta comunque intorno ai
4,35 miliardi di euro, dunque sopra la media rilevata dell’ultimo triennio,
anche se la perdita rispetto al 2012 è di circa 130 milioni. Pesano soprattutto le performance dei cereali (-18,6 %), patate e ortaggi (-5%) e
barbabietola da zucchero ( -11,7%).
Il calo della produzione della frutta estiva (albicocche, pesche e nettarine) e un andamento di mercato non proprio favorevole per quella invernale (mele, pere e actinidia) sono stati compensati, per il comparto,
da buoni ricavi. Alla fine il settore porta a casa un discreto + 12%.
Anche per il comparto vitivinicolo regionale la contrazione del 7,4% della Plv è imputabile totalmente alla sensibile frenata delle quotazioni medie del vino (-20%), in un’annata dove i volumi produttivi sono cresciuti
del 15%.
Forti le differenze, infine, per gli allevamenti: in negativo le carni bovine
(-5,2%) e le suine (-2,2%); bene invece gli avicunicoli con un + 3,3%. Se
il latte registra un non esaltante +1,7%, decisamente male il 2013 per le
uova che hanno risentito degli effetti dell’influenza aviaria: la Plv si attesta su un -19,3% con i prezzi al - 6,1%.
buyers che dà un accesso al consumatore finale.
Ma il sogno proibito resta la Cina, dove l’Emilia-Romagna esporta appena l’0,8%: dunque
possibilità enormi. Su questo Paese la Granarolo sta lavorando intensamente da qualche
mese. Dice Emanuele Rizzoli: «Possiamo avere
ottime opportunità con il latte per bambini e
l’Uht. Non bisogna però sottovalutare che in
quel mercato la vendita on line è molto sostenuta (concerne la metà dei prodotti importati)
e che occorre spesso fare attenzione con la catena del freddo. Insomma la domanda di prodotti italiani c’è, ma va fatto qualche sforzo
per spiegare i nostri prodotti. La competizione
sul prezzo non ci avvantaggia, ma non è l’elemento decisivo». Anche per i Grandi Salumifici Italiani la Cina potrebbe dare grandi soddisfazioni: ma - ha avvertito Helmuth Senfter,
che si occupa dell’export per la sigla modenese
- i dazi al 25% sulla filiera del prosciutto crudo
non aiutano di certo.
Una prima risposta l’ha data Li Shaofeng
dell’Ambasciata cinese. «Siamo un mercato immenso, dove il made in Italy gode di buona immagine. Ma occorre adottare una giusta strategia per dare visibilità ai prodotti del Belpaese.
E non guasterebbe adattarli un po’ al gusto del
nostro popolo».
25
Economia
CONSUMI
Qualità e innovazione possono
“spingere” frutta e verdura
Cso
Luci e ombre nell’analisi del Cso di Ferrara. Non va male per
le varietà estive, più in affanno gli ortaggi. Intanto nella spesa
delle famiglie si sono persi dal 2000 ben 140 kg di prodotto
ANTONIO
APRUZZESE
26
I
l prezzo non fa più la differenza, o meglio non determina i consumi. L’occhio
della casalinga si sposta
sempre più di frequente dal
cartellino all’aspetto di un’albicocca. Diventa decisiva, cioè, la
percezione che un consumatore
ha del valore di un prodotto sullo scaffale. Lo dicono i dati relativi a ciliegie (+17% dal 2000),
fragole (+34%) o del radicchio
(+61% dal 2006) che certo non
hanno prezzi al dettaglio particolarmente abbordabili.
Dunque vince la qualità. Ma
vince anche l’innovazione varietale e un ampliamento del
calendario di commercializzazione. È il caso di albicocche
(+6% negli ultimi tredici anni)
o delle pesche (+3% dal 2006)
che hanno avuto la meglio su
referenze sempre uguali a se
stesse (arance e uva per tutte).
Per non parlare della IV gamma che è al +50% dal 2000 e
ci sono aumenti significativi anche per gli asparagi.
Luci e ombre nel consumo di ortofrutta, presentati dal Cso, con
qualche idea per rilanciare la spesa delle famiglie, ultimamente
piuttosto striminzita. Non è più
il tempo dello scaricabarile fra
produzione e distribuzione, an-
che perché si è compreso che alla
fine, fra vincitori e vinti, i problemi poi restano tutti.
Negli ultimi dieci anni, infatti,
analizzando i consumi di ortofrutta delle famiglie mancano
all’appello 140 kg/anno (erano
460 nel 2000, ora sono 320).
Tradotto in soldoni significa un
budget di circa 540 euro all’anno: parliamo cioè di poche decine di euro al mese.
Dopo gli anni terribili 20002005, dove si è perso un milione e mezzo di tonnellate, si
era tornati stabilmente sopra
gli 8 milioni di tonnellate nel
2012; ora siamo un pelo sotto
quel tetto, con un -2% fra il
2013/2012, in un quadro di sostanziale tenuta.
Se andiamo a confrontare il primo trimestre 2014 con lo stesso periodo dello scorso anno la
situazione si conferma stabile,
anche se la frutta mostra segnali
di vitalità con un +1% in valore
e in prezzo medio, mentre più
in sofferenza sono gli ortaggi,
che in generale hanno ben poche eccezioni al calo: l’insalata
+17% dal 2000, il radicchio
(dal 2006) + 60%. Per il resto è
buio pesto: pomodori, zucchine
e melanzane decrescono a doppia cifra, patate a -30%.
La ripresa c’è,
occorre una strategia
Secondo Elisa Macchi (direttore Cso), gli indicatori stanno
dando segnali di timida ripresa
per il comparto e tutti gli attori
dovrebbero giocare bene questa
opportunità. «Occorre cioè una
strategia per sapere cosa si produce in Italia. Conosciamo le
potenzialità della parte organizzata, ma non è tutto». Per Paolo
De Castro, presidente uscente
della Commissione Agricoltura
Ue, l’Italia deve giocare d’anticipo e condizionare le scelte
a Bruxelles. «Già a settembre
andranno al nodo i primi provvedimenti legislativi: Ocm ortofrutta - modificata secondo
le linee guida del Libro bianco
della Commissione Ue pubblicato mesi or sono - regolamento
sul biologico e, probabilmente,
anche latte. Sui consumi, però,
non se ne esce: occorre esportare. Il problema è strutturale, la
popolazione invecchia e consuma meno: ci vuole più organizzazione e logistica. La crisi non
c’entra e innovare aiuta ma non
nel lungo periodo».
De Castro ha poi ricordato la
novità del pacchetto promozione Ue che destina ai produttori
GIUGNO 2014
Cresce la rete dei discount
Per quanto concerne i canali di
acquisto la Gdo la fa ancora da
padrona (60%, anche 80 in alcune aree). Crolla la vendita ambulante; tengono i fruttivendoli
anche se perdono tre punti.
Cresce però il segmento dei discount passati dal 3-4% al 9%
degli ultimi anni. Non è una
scelta che però soddisfa appieno
i consumatori che lamentano un
assortimento di gamma piuttosto
povero, però - come ha notato
Francesco Pugliese, presidente
dell’Associazione Distribuzione Moderna - il fenomeno diCso
fino a 200 milioni (a regime) per
la promozione sui mercati esteri.
Un cenno anche sulle pere: «Mi
sono attivato per l’etossichina
ma il problema è che il nostro
Paese non ha chiesto una deroga
come gli altri».
Venendo al dettaglio, arance e
clementine perdono rispetto al
2012 un 3% di consumi, anche
se per queste ultime il trend dal
2000 è positivo (+9). Le banane partono da un -20 per tutto
l’arco di tempo considerato (dal
2000 cioè). Bene anche il kiwi
anche se nel confronto 20132012 segna -3%: qui pesa però
l’exploit degli anni 2007-08.
Calano molto mele, pere e uva
(consumi ridotti di circa un terzo), mentre la frutta estiva sta
tenendo le posizioni. Le pesche
infatti stanno reagendo: negli ultimi tredici anni hanno perso il
12%, ma dal 2006 hanno sommato un parziale di +6%. Finiti
gli anni d’oro per le nettarine,
che sono sempre però ad un
+ 3% in queste ultime due stagioni. Bene anche le albicocche,
benissimo le ciliegie, in crescita
del 6%, mentre le fragole fanno
il botto: +34% dal 2000 che si riflette in un +3% fra 2013/2012.
Solo un cenno per la frutta esotica, che non conosce crisi. Porta
a casa un +128% dal 2000 e un
positivo 11% fra 2013/2012.
GIUGNO 2014
scount sta virando da una politica di basso prezzo e basso servizio
ad un maggior servizio.
«Qualità, nuove varietà con un
plus gustativo, un consumo legato al benessere e a nuovi stili
di vita: noi come Regione lavoriamo verso questo orizzonte»,
ha detto l’assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna
Tiberio Rabboni. «Ci sono le risorse dei Piani operativi dell’Ocm
per le organizzazioni dei produttori, ma anche quelle del nostro
Psr che ha destinato al settore 90
milioni di euro per l’innovazione varietale. Nella prossima programmazione pensiamo di sostenere con forza la ricerca applicata,
la creazione di reti di impresa per
progetti di filiera e investimenti
collettivi su logistica e movimentazione merci, la cooperazione fra
soggetti agricoli e non, e la presenza sempre più qualificata di frutta
nelle mense scolastiche».
Sulla necessità di avere un interlocutore unitario da parte della distribuzione, Rabboni ha concluso
riproponendo l’istituzione di una
cabina di regia. «Il Cso potrebbe ben supportare tale esigenza,
anche per autoregolamentare la
produzione in alcuni settori strategici», ha concluso l’assessore.
27
Economia
AGGREGAZIONI
Dall’alleanza Agrintesa-Brio
nasce il gigante del biologico
La Coop faentina, insieme ad Alegra e Apo Conerpo, ha
rilevato la maggioranza del gruppo veronese. L’obiettivo è di
raggiungere un fatturato di 100 milioni di euro entro cinque anni
A cura della
REDAZIONE
Agrintesa
Un momento della
conferenza stampa
di presentazione
del nuovo colosso
del biologico
N
asce lungo l’asse Romagna-Veneto
il nuovo colosso dell’ortofrutta bio.
Protagonisti di questo matrimonio
d’affari che punta alla creazione di
un polo del biologico made in Italy con un giro
d’affari di un centinaio di milioni di euro entro i
prossimi cinque anni, la Coop Agrintesa di Faenza
(Ra) che, insieme alla società Alegra e all’Op Apo
Conerpo, ha rilevato la maggioranza (il 51%) del
gruppo veronese Brio, marchio storico del biologico italiano, con un fatturato aggregato di circa 50
milioni di euro nel 2013 (+6%).
L’annuncio della nascita della maxi-aggregazione,
che dal punto di vista operativo ha preso il via dal
primo giugno scorso, è stato dato in una conferenza stampa a Bologna. «Con questa acquisizione sottolinea il presidente di Agrintesa, Raffaele Drei
- la nostra cooperativa è entrata nel capitale di Brio
con una quota del 39%, Apo Conerpo con il 5% e
la società Alegra con il 7%, mentre il restante 49%
resta in mano alla Coop “La Primavera” - una delle realtà pioniere del biologico italiano e fondatrice
nel 1993 della stessa Brio - ed altri soci minori».
Dopo il riassetto societario a breve è previsto un
aumento di capitale di 2,5 milioni destinato a
rafforzare ulteriormente la società sotto il profilo
finanziario-patrimoniale.
Agrintesa è un gigante cooperativo da 275 milioni
28
di euro di fatturato, associa oltre cinquemila aziende agricole nel Ravennate e vanta una produzione
di circa ottomila tonnellate di ortofrutta bio, con
un giro d’affari nel comparto di circa 12 milioni
di euro. «Con questa sinergia - afferma Gianni
Amidei, consigliere delegato di Alegra - il mondo
ortofrutticolo che fa capo al sistema Alegra-Agrintesa può consolidare la propria posizione, salendo
alla ribalta del mercato nazionale ed internazionale
come la prima realtà italiana dell’ortofrutta bio,
con un’offerta complessiva di oltre 33 mila tonnellate». «La nuova partnership - aggiunge Davide
Vernocchi, presidente Apo Conerpo - potrà garantire orizzonti produttivi e commerciali più ampi ai
nostri associati; è un progetto di aggregazione moderno ed ambizioso in grado di dare nuovo slancio
all’intero comparto».
Le motivazioni dell’accordo
Tra gli obiettivi dell’inedita alleanza in chiave cooperativa tra Romagna e Veneto figurano il consolidamento delle prospettive di crescita dell’export,
grazie ad un’offerta commerciale più ampia e ad
una filiera meglio organizzata, oltre all’incremento del reddito per i produttori: «La nostra cooperativa - rimarca il direttore generale di Agrintesa,
Cristian Moretti - può dare un apporto decisivo
alla nuova Brio in termini di programmazione
delle produzioni, modernizzazione delle politiche
di vendita, innovazione della logistica ed economie
di scala. A tal fine specializzeremo ulteriormente
gli stabilimenti di Gambettola (Fc) e Zevio (Vr)».
«In vent’anni - commenta Andrea Bertoldi, ad di
Brio - il nostro gruppo ha registrato una crescita
costante e oggi commercializza circa 20 mila tonnellate di ortofrutta all’anno, cui si aggiungono
1.650 tonnellate di altre derrate alimentari. Il nostro patrimonio di esperienza e conoscenza è ora
a disposizione del nuovo progetto di crescita che
vede il sistema Agrintesa/Alegra ed Apo Conerpo
portare in dote la loro straordinaria organizzazione
commerciale e produttiva».
GIUGNO 2014
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Economia
SEMENTI
La piattaforma cerealicola
di Syngenta cresce con Psb
Le strategie di sviluppo del gigante mondiale
dell’agribusiness dopo la recente acquisizione della storica
società bolognese, che manterrà il proprio marchio
ANNA BARBIERI
de sementiere più qualificate e
tecnologicamente avanzate. Le
carte da giocare di certo non gli
mancano, potendo contare su
una ricchissima offerta varietale
in ambito cerealicolo - frumento duro, frumento tenero, orzo
- frutto della combinazione dei
portafogli e della ricerca congiunta delle due società e messe
a disposizione degli agricoltori
e delle filiere agroalimentari per
la produzione di pasta, pane, biscotti e birra.
La visita ai campi prova
La giornata è poi proseguita con
la visita ai campi prova varietali
presso l’azienda agricola Raggi di
Ponte Rizzoli, nella zona orientale della pianura bolognese. Qui i
partecipanti hanno potuto vedere
gli strip plot dimostrativi dei materiali di frumento duro e tenero
che i breeder Psb hanno selezionato per questo areale. I parcelloni di circa 600 m2, coltivati con
una precisa agrotecnica,
hanno attirato l’interesse dei partecipanti, che
hanno potuto toccare con mano anche le
nuove linee di grano
tenero e duro in corso
di registrazione.
Il portfolio “teneri” ha
mostrato i materiali
consolidati già in grado
di soddisfare le attuali esigenze dell’industria di trasformazione,
Syngenta
Un momento
della visita
ai campi prova
della Prosementi
a Ponte Rizzoli (Bo)
S
yngenta-Psb, avanti tutta con l’integrazione.
Con la partecipazione
delle principali aziende
e strutture italiane che operano
in ambito sementiero, si è svolto recentemente presso la sede
della Società produttori sementi
(Psb) di Bologna un incontro di
presentazione della nuova realtà
nata nell’aprile scorso dall’acquisizione da parte della multinazionale Syngenta della storica
azienda sementiera bolognese,
leader in Italia nella selezione e
nel miglioramento delle sementi
di grano duro e punto di riferimento nel frumento tenero e
nell’erba medica.
Nell’occasione il management
di Syngenta-Psb ha illustrato
le linee strategiche e il modello
di business con i quali il gigante dell’agroindustria mondiale
intende affrontare nei prossimi
anni il mercato delle sementi e
della concia del seme di cereali,
in collaborazione con le azien-
30
come i panificabili superiori Genesi, Bora e Cerere e i frumenti
di forza Sagittario ed Esperia, affiancati dalle novità Liceo (panificabile superiore) e dalle new entry G163, bianco panificabile, e
dal frumento di forza G039. Per
quanto riguarda i grani duri, oltre
alle varietà già affermate Levante,
Normanno, Iride, Saragolla e la
recente Odisseo, che associano
un elevato potenziale produttivo a caratteristiche qualitative di
pregio, si è potuto apprezzare la
validità della nuova varietà Pigreco, sviluppata in esclusiva per
la filiera della pasta Barilla, e le
novità in arrivo rappresentate da
Secolo ed Egeo.
Syngenta è una delle principali
aziende dell’agribusiness mondiale, presente in oltre 90 Paesi,
con più di 90 mila dipendenti. La Prosementi, fondata nel
1911, è stata la prima azienda
italiana del comparto ad aver
conseguito la certificazione
UNI EN ISO 9001 per l’attività di costituzione varietale, produzione e commercializzazione
di sementi di cereali a paglia,
colture industriali e foraggere,
oltre ad aver adottato un sistema di rintracciabilità certificato. La nuova realtà SyngentaPsb unisce il know-how di Psb
nella selezione delle varietà con
la conoscenza tecnica di Syngenta nello sviluppo di soluzioni integrate per soddisfare le
esigenze delle filiere dei cereali
(sistema Cerealplus).
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Fisco e previdenza
I contributi obbligatori
per gli autonomi agricoli
Ivs, maternità, Inail: una circolare Inps dettaglia quanto è
dovuto per il 2014. Va versata anche l’addizionale dell’anno
2012. Prima scadenza: 16 luglio
A cura di
CORRADO FUSAI
L’
Inps, con la circolare n. 70 del 5 giugno
scorso, ha reso nota la contribuzione dovuta per il 2014 dai coltivatori diretti,
coloni, mezzadri e imprenditori agricoli
professionali. Sono tre le voci contributive: a) quella detta “Ivs”; b) quella per l’indennità di maternità; c) quella relativa all’Inail.
Oltre alla contribuzione corrente, con la riscossione 2014 l’Inps recupera l’eventuale contribuzione
pregressa per iscrizioni non andate a ruolo negli
anni scorsi, nonché l’addizionale per danno biologico Inail riferita al 2012.
La contribuzione Ivs
Il contributo per invalidità, vecchiaia e superstiti
(Ivs) è quello destinata alla gestione pensionistica.
TAB. 1 – ALIQUOTE 2014 IVS
ZONE NON AGEVOLATE
ZONE AGEVOLATE
ANNO
> DI ANNI 21
< DI ANNI 21
> DI ANNI 21
< DI ANNI 21
2013
22,00%
20,20%
19,60%
16,50%
2014
22,40%
21,00%
20,50%
18,00%
N.B - Le aliquote comprendono anche il 2% di addizionale previsto dalla legge
di riforma n. 233 del 1990
TAB. 2 - CONTRIBUZIONE 2014 PER UN CD
ZONE NON AGEVOLATE
ZONE AGEVOLATE
FASCE
> DI ANNI 21
< DI ANNI 21
> DI ANNI 21
< DI ANNI 21
1
2.788,64 €
2.669,28 €
2.390,34 €
2.177,20 €
2
3.425,20 €
3.266,06 €
2.972,91 €
2.688,73 €
3
4.061,77 €
3.862,84 €
3.555,48 €
3.200,25 €
4
4.698,33 €
4.459,62 €
4.138,04 €
3.711,77 €
TAB. 3 - CONTRIBUZIONE 2014 PER UN CD ULTRA65ENNE
FASCE
32
ZONE NON AGEVOLATE
ZONE AGEVOLATE
1
1.782,31 €
1.465,00 €
2
2.100,60 €
1.756,29 €
3
2.418,88 €
2.047,57 €
4
2.737,16 €
2.338,86 €
Non è dovuto in misura uguale da ciascun iscritto,
ma è differenziato in base a tre elementi:
a) l’ubicazione territoriale dell’azienda: per gli
iscritti nelle aziende i cui terreni ricadono in tutto
o in prevalenza in territori montani o zone agricole svantaggiate (cosiddetti territori agevolati) sono
previste aliquote più basse;
b) la fascia di reddito agrario di appartenenza
dell’azienda: nella fascia 1 rientrano le aziende sino
a 232,40 euro; nella fascia 2, quelle tra 232,41 e
1.032,91 euro; nella fascia 3 quelle tra 1.032,92 e
2.324,05; le altre sono in fascia 4;
c) l’età dei singoli soggetti, se maggiori o minori
di anni 21.
Per calcolare la contribuzione dovuta è essenziale
il “reddito convenzionale giornaliero”, fissato per il
2014 in euro 54,65 (quello 2013 era pari a 53,13).
Moltiplicandolo per il numero di giornate di lavoro convenzionali di ciascuna fascia (1 = 156; 2
= 208; 3 = 260; 4 = 312), si ottiene, appunto, il
“reddito convenzionale annuo”.
Applicandovi l’aliquota prevista dalla legge (vedi
tabella 1), si ottiene la contribuzione Ivs dovuta da
ciascun soggetto iscritto per l’intero anno.
All’importo così ottenuto, va aggiunto il contributo addizionale previsto dalla legge n. 160 del 1975:
si tratta, per il 2014, di un contributo giornaliero
pari a 0,66 euro (0,65 nel 2013), senza distinzione
per zone, fascia o età. Per ogni settimana di iscrizione negli elenchi si computano tre giornate (0,66 ×
3 = 1,98 euro). Se il Cd o lo Iap è stato iscritto per
l’intero anno (52 settimane), l’importo dell’addizionale è pari (0,66 × 156 =) a 102,96 euro.
I soggetti ancora iscritti all’Inps e pensionati, al
compimento del 65° anno di età possono ottenere, a domanda, la riduzione al 50% della contribuzione Ivs dovuta.
Per periodi di iscrizione negli elenchi Inps inferiori
all’anno, la contribuzione è dovuta per il numero
di settimane di iscrizione e, nel caso di passaggio
d’età (da minore a maggiore di anni 21), la contribuzione dovuta va calcolata per quote parti.
GIUGNO 2014
Queste voci contributive, anch’esse frazionabili per
settimana in caso di periodi di iscrizione inferiori
all’anno, sono rimaste invariate rispetto agli scorsi
anni. Il contributo annuo per finanziare le indennità di maternità è, quindi, pari a 7,49 euro.
La contribuzione annua per l’assicurazione Inail
(che, va ricordato, non è dovuta dagli imprenditori
agricoli professionali), per gli iscritti in aziende di
zone non agevolate è pari a 768,50 euro; nelle zone
agevolate è, invece, pari a 532,18 euro.
Da vari anni, per far fronte ai maggiori oneri dovuti per le prestazioni Inail dopo l’introduzione
del regime risarcitorio basato sul cosiddetto “danno biologico”, è stata introdotta un’addizionale.
Quest’anno viene riscossa quella dovuta da ogni
coltivatore diretto iscritto nell’anno 2012: è pari a
1,23 euro annui per le zone non agevolate, e a 0,85
euro annui quelle agevolate.
getto ultra65enne che abbia fatto richiesta della
riduzione del 50% del contributo Ivs. Per ottenere
gli importi dovuti dagli Iap è sufficiente sottrarre,
dagli importi dovuti dai Cd, la contribuzione Inail.
Le aziende che hanno rilasciato alla propria organizzazione professionale di appartenenza l’apposita
delega, versano anche il cosiddetto Cac, e cioè il
contributo sindacale, pari al 2% della contribuzione totale dovuta.
L’Inps invia al domicilio di ciascuna azienda una
comunicazione con gli importi da versare, che
vanno poi trasferiti sui modelli F24, per i versamenti da effettuare nelle tradizionali quattro rate
in scadenza il 16 luglio, il 16 settembre e il 17
novembre 2014, e il 16 gennaio 2015.
Rebeschini
Maternità e addizionale
Importi e versamenti
Nelle tabelle 2 e 3 abbiamo riportato la contribuzione complessivamente dovuta per l’ anno 2014,
distintamente per zona, età e fascia di reddito
agrario (escluso il recupero dell’addizionale Inail
2012), rispettivamente, da un soggetto iscritto
all’Inps come Cd minore di 65 anni, e da un sog-
TASI: LE SCADENZE
TRA GIUGNO E DICEMBRE
Con il decreto-legge 9 giugno 2014, n. 88, il Governo ha stabilito
le scadenze di versamento della Tasi per il 2014. Una parte di contribuenti ha già dovuto versare la prima rata entro lo scorso 16
giugno; un’altra, presumibilmente la maggiore, dovrà corrisponderla entro il 16 ottobre; e una parte residuale pagherà l’intera
imposta in unica soluzione entro il 16 dicembre (data in cui tutti gli
altri dovranno versare il saldo).
ma solo alle seguenti condizioni: il comune dovrà aver adottato
le deliberazioni concernenti le aliquote e le detrazioni, nonché i
regolamenti Tasi e averli trasmessi al portale del federalismo fiscale, entro il 10 settembre, in modo che risultino pubblicate entro la
data del 18 settembre sul sito web delle finanze.
Chi paga in unica soluzione entro il 16 dicembre
Se il comune non rispetterà le predette scadenze, l’imposta sarà
dovuta applicando l’aliquota di base dell’1 per mille ed il relativo versamento andrà effettuato in un’unica soluzione entro il 16
dicembre.
Chi ha versato la rata Tasi entro il 16 giugno
Tasi a carico dell’utilizzatore
Il versamento della prima rata Tasi è stato effettuato entro il 16
giugno 2014 solo dai contribuenti i cui immobili soggetti all’imposta ricadono nei territori dei comuni che, approvata la delibera
con le aliquote e le detrazioni, entro il 23 maggio scorso l’hanno
trasmessa al portale del federalismo fiscale, con pubblicazione
sul sito web delle Finanze entro il 31 maggio. Si tratta di circa 1/3
dei comuni italiani, mentre nella nostra Regione si tratta dell’assoluta maggior parte dei comuni.
Se l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso (utilizzatore) dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, l’utilizzatore deve versare una quota della Tasi, stabilita dal comune nel
regolamento, compresa fra il 10% e il 30% dell’ammontare complessivo. La Tasi è dovuta per intero dal solo possessore dell’immobile nel caso in cui l’utilizzatore detenga l’immobile per un tempo
non superiore a 6 mesi nel corso dell’anno solare.
Chi verserà la rata Tasi entro il 16 ottobre
Nei comuni che non hanno ancora adottato le delibere contenenti aliquote e detrazioni per la Tasi, ovvero che le hanno adottate ma senza rispettare le scadenze sopra indicate, i contribuenti
saranno chiamati a versare la 1ª rata Tasi entro il 16 ottobre 2014,
GIUGNO 2014
Qualora l’utilizzatore sia tenuto a versare una quota Tasi e il comune non abbia inviato la delibera entro il 10 settembre 2014 ovvero
di mancata determinazione della percentuale a carico dell’utilizzatore, la Tasi è dovuta da quest’ultimo nella misura del 10% del
tributo, determinato con riferimento alle condizioni del titolare del
diritto reale.
33
Meccanizzazione
FIENAGIONE
Teoria e prassi dello sfalcio:
i segreti di una buona medica
Come evitare la perdita della foglia durante le lavorazioni.
Il condizionamento a rulli è un processo più delicato rispetto
all’uso dei flagelli, ma rallenta le operazioni
OTTAVIO
REPETTI
Condizionare o no?
I dubbi cominciano già al momento del taglio:
meglio condizionare o lasciare il prodotto integro?
E se si sceglie la condizionatrice, conviene puntare
sui flagelli o sui rulli?
Le moderne macchine per il taglio dei foraggi si
dividono in due categorie: falciatrici e falciacondizionatrici. Le seconde non soltanto recidono le
piante, ma le trattano anche: schiacciano lo stelo,
provocando fessure che accelerano il processo di
appassimento. Favoriscono la logistica (l’erba che
assecca prima si raccoglie più in fretta e con meno
rischi di incappare in un temporale), ma anche il
mantenimento del contenuto proteico del foraggio. Durante il processo di appassimento, infatti,
la medica continua a perdere proteine e pertanto
più secca rapidamente, minore è il decadimento
proteico. Ragione per la quale il condizionamento
è preferito dalla maggior parte degli agricoltori.
Rulli vs flagelli. Essenzialmente vi sono due tipi di
condizionatrice: a rulli e flagelli. La prima è composta da due rulli in gomma, con scanalature che
s’intersecano. Il foraggio passa tra i rulli e ne viene
schiacciato. Il processo è abbastanza delicato con la
foglia, ma rallenta le operazioni. Diverso il condizionamento a flagelli: una serie di mazze, poste su
un rullo in rapida rotazione, batte il foraggio provocando la rottura degli steli. La condizionatrice a
flagelli permette di arrivare anche a 25 km orari di
velocità, ma è piuttosto aggressiva sul foraggio e, di
conseguenza, non è quasi mai impiegata sulla medica. Qualcuno ottiene risultati accettabili usando
Repetti
Per il taglio della
medica si usa,
di solito, una
falciacondizionatrice
a rulli, meno
aggressiva sul
prodotto
P
er certi allevatori la fienagione è una
scienza nella quale nulla è lasciato al caso.
Giorno e addirittura ora del taglio, tempi di appassimento, tecnica di voltaggio e
andanatura, ma soprattutto il momento della raccolta sono programmati minuziosamente.
Eccesso di precauzioni? Manie di qualche agricoltore un po’ fissato? Dipende dal foraggio. Certe produzioni riescono bene anche senza mettere
grande attenzione nel processo, in altre, l’imprecisione porta alla perdita della parte più nutriente
della pianta. Prendiamo, per esempio, la medica,
largamente coltivata in tutta l’Emilia-Romagna,
soprattutto nelle zone del Parmigiano Reggiano,
come importante fonte di proteine. È un foraggio
eccellente sotto molti punti di vista, non ultimo il
fatto che, trattandosi di una leguminosa, si alterna
con i cereali, apportando azoto al terreno. Presenta però un rischio: la parte migliore della pianta,
ovvero la foglia, tende a staccarsi con facilità, soprattutto quando il prodotto è quasi secco. Ora e
metodo di raccolta, ma anche le macchine usate,
possono fare la differenza. Vediamo allora alcune
variabili, relative soprattutto alla meccanica.
34
GIUGNO 2014
flagelli in teflon e non in ferro, ma il rischio di far
cadere la foglia è comunque presente.
L’esperienza di un agricoltore
Concludiamo con un’esperienza concreta. Giovanni Bisagni è un’agricoltore e contoterzista che lavora
tra Parma e Piacenza ed è specializzato nella raccolta della paglia e dei foraggi: «La prima cosa - spiega
- è tagliare al momento giusto, non troppo tardi,
ma nemmeno troppo presto, altrimenti lo stelo è
pieno di acqua e si hanno problemi con i ricacci.
Detto questo, è importante usare una falciacondizionatrice non troppo aggressiva - dunque con condizionatore a rulli - e che lasci un’andana soffice».
Vediamo invece la gestione dopo il taglio: «Per
quanto mi riguarda, non uso voltafieno o girello.
Taglio con una condizionatrice da 3,3 metri, lascio
appassire l’andana per un giorno poi passo con un
giro-andanatore e la rivolto, mettendola insieme
alla vicina. Il giorno successivo, ripasso con un anGIUGNO 2014
In alto: l’andanatura
è un passaggio
fondamentale
nelle operazioni
di raccolta; deve
essere delicata e non
raccogliere terra.
A sinistra,
Giovanni Bisagni
Repetti
La seconda operazione classica, dopo il taglio, è
la movimentazione con un voltafieno. L’operazione facilita l’appassimento, ma provoca anche due
effetti indesiderati. Il primo è una movimentazione ulteriore del prodotto, quando è già a terra
e potrebbe essere lasciato tranquillo a riposare. Il
secondo è il rischio di inquinamento con terra e
detriti che possono essere sollevati, assieme all’erba,
dall’attrezzo. Per questi motivi, alcuni agricoltori preferiscono saltare questo passaggio, andando
direttamente all’andanatura. Quest’ultima, come
noto, rappresenta la fase finale prima della raccolta: il fieno, ormai essiccato, è ammucchiato
in andane per essere poi pressato. È importante
che l’andanatore, di qualsiasi tipo sia, lavori senza
raccattare terra o sassi e rispettando il prodotto,
ovvero non sia troppo aggressivo.
Le macchine usate sono principalmente di due
tipi: giro-andanatori e andanatori stellari. I primi
sono composti da due grandi ruote che girano parallelamente al terreno. Sotto di esse troviamo una
serie di denti a pettine che raccolgono l’erba e la
portano al centro, tra i due giranti, componendo
l’andana. L’andanatore stellare, invece, è composto
da un telaio a forma di V su cui sono fissate due
file di dischi stellari (dotati di punte) che ruotano
in senso verticale rispetto al terreno. L’attrezzo si
usa avanzando con la parte larga del telaio e i dischi, praticamente, si passano il fieno fino a che i
due più interni (si pensi sempre alla forma a V) lo
compongono nell’andana.
Repetti
Pro e contro il voltafieno
danatore più largo e di nuovo rivolto le andane e
ne metto assieme due: in questo modo, da quattro
iniziali ne ottengo una. Faccio l’ultima andanatura
al mattino e alla sera raccolgo. Con rotopressa o
pressa quadra, è indifferente».
I capisaldi di Bisagni sono due, muovere tutta l’andana e collocarla sul terreno asciutto: «Quando si
lavora in modo tradizionale la parte di fieno che si
trova sotto all’andana finisce col restare sempre a
contatto con il terreno umido. In secondo luogo,
usando il voltafieno è vero che smuovo il foraggio,
ma lo lancio su un terreno che fino a poco prima
era coperto di prodotto e quindi è umido. Con il
mio sistema, invece, l’andana finisce sempre sul
terreno che è stato esposto al sole per almeno un
giorno e quindi è asciutto e caldo».
Altro pregio, con questa tecnica si ha più tempo
per lavorare: «Operando su un’andana, il prodotto
rimane fresco fino a mezzogiorno, mentre se lavorassi su erba sparsa non potrei muoverlo dopo le
dieci di mattina, perché seccandosi la medica diventa fragile».
Per seguire il metodo di Bisagni si deve però avere
un andanatore a larghezza variabile: «Oppure se ne
devono usare due: uno per il primo passaggio e un
altro, più largo, per il secondo. Il primo dovrebbe
essere circa il doppio della larghezza della falciatrice, il secondo sufficiente a raccogliere due andane.
Io ne uso uno telescopico, da 7 e 9 metri». Al di
là dei dettagli, le linee guida sono chiare: muovere
poco il prodotto, creare andane soffici e trattarlo
con macchine che ne rispettino la natura.
35
Dell’Aquila
DOSSIER AGLIO
La qualità carta vincente
contro l’import a basso prezzo
SIMONA SPAGNOLI
Servizio Sviluppo
Produzioni Vegetali,
Regione
Emilia-Romagna
In alto:
essiccazione
dell’aglio
36
L’
aglio è coltivato in Italia in diverse
regioni, ma sono soprattutto la Campania, l’Emilia-Romagna, il Veneto e
la Sicilia le regioni più vocate. Sono
circa tremila gli ettari investiti sull’intero territorio nazionale, con una produzione di quasi
28mila tonnellate. Se si esamina l’evoluzione
delle superfici si osserva un andamento abbastanza costante dal 2006 al 2012, con oscillazioni annuali di circa 100 ettari in più o meno a
seconda dell’anno considerato, per una raccolta
media di 80-90 quintali per ettaro.
Quasi la metà del raccolto nazionale, 14mila
tonnellate, è venduto sui mercati internazionali, prevalentemente europei, con la Germania prima nella classifica dell’import dall’Italia
(oltre 4mila tonnellate acquistate ogni anno),
seguita da Austria, Polonia, Repubblica Ceca
e Olanda. Altre importanti destinazioni oltreconfine sono Svizzera, Grecia e, infine, Gran
Bretagna. Allo stesso tempo il nostro Paese è
un importatore netto di aglio, con un volume
che supera le 30mila tonnellate all’anno, proveniente per il 50% dalla Spagna, per il 13%
dall’Olanda e per l’11% dalla Cina. La Francia è un altro importante fornitore di aglio, con
tremila tonnellate, e all’incirca la stessa quantità
la acquistiamo dall’Argentina, Paese che per ragioni geografiche presenta un periodo di maturazione sfasato di circa un semestre rispetto al
momento della raccolta in Europa.
Interscambi commerciali a parte, una delle principali differenze di fondo tra la produzione nostrana e quella estera sta nel prezzo: mentre l’Italia esporta un prodotto di qualità, certificato
e garantito, con prezzi che si aggirano intorno
ai 3,5 euro al kg, importa invece un prodotto
che costa molto meno, mediamente 2,3 euro al
kg, destinato a soddisfare una domanda indifferenziata che si posiziona ad un livello qualitativo
medio-basso del mercato.
Le eccellenze emiliano-romagnole
In Italia si contano diverse produzioni di nicchia
molto pregiate, alcune con tanto di marchio Dop
e Igp. È il caso dell’aglio di Voghiera, che insieme
all’aglio bianco piacentino rappresentano i due
prodotti di eccellenza dell’Emilia-Romagna, con
caratteristiche e peculiarità ben definite ed affermate non solo in Italia, ma anche in Europa.
L’aglio bianco polesano Dop è invece coltivato
in provincia di Rovigo e rappresenta, per quelle
zone, una fonte di reddito molto importante;
GIUGNO 2014
La concorrenza della Cina
Dal punto di vista delle superfici coltivate in
Emilia-Romagna si contavano, nel 2013, 586
ettari investiti ad aglio, concentrati nei due
poli produttivi che sono Piacenza e Ferrara. In
particolare a Piacenza l’anno scorso si sono coltivati 215 ettari, con una resa di 100 quintali
ad ettaro ed un raccolto complessivo di 21.500
quintali. Più o meno la stessa superficie coltivata ad aglio nel Ferrarese, anche se in questo
secondo caso cambia leggermente la resa, con
produzioni che raggiungono i 125 quintali ad
ettaro. Nelle altre province dell’Emilia-Romagna la superficie investita è di molto inferiore:
appena 13 ettari a Ravenna, 15 a Forlì-Cesena,
circa 30 a Modena e Parma e 65 a Bologna.
L’unica provincia dove presenta una scarsa voGIUGNO 2014
Coproav
infatti non a caso è definito “l’oro bianco del
Polesine”. L’aglio rosso di Sulmona, prodotto
nella conca circostante l’omonima cittadina
abruzzese, si riconosce per le tuniche rossoporpora che ricoprono ogni singolo spicchio.
Nel 1992 è stato iscritto al registro varietale
nazionale.
Proseguendo nell’elencazione troviamo poi l’aglio di Vessalico della valle Arroscia, in provincia di Imperia, prodotto tradizionale e presidio
Slow Food; un riconoscimento ottenuto nel
2002 anche dall’aglio rosso di Nubia, frazione
di Paceco, in provincia di Trapani, che è attualmente in corsa per la concessione del marchio
Igp. Merita una segnalazione pure l’aglio di Resia, coltivato nell’omonima valle in provincia
di Udine, piccola conca abitata da circa mille
persone che vivono di tradizioni antiche e parlano un linguaggio incomprensibile fuori dalla
valle. È un prodotto molto importante sotto il
profilo socio-ambientale ed economico. Anche
lo Strok, come viene chiamato dai resiani, gode
del riconoscimento come presidio Slow Food,
grazie al quale si riesce a valorizzare questo patrimonio di biodiversità, rendere vivo il territorio e garantire un reddito agli agricoltori.
Infine tra le produzioni d’eccellenza troviamo
l’aglio di Caraglio, riconosciuto come P.A.T.
(Prodotto agroalimentare tradizionale, ndr)
dalla Regione Piemonte. L’Aj’dn Caraj, questo
il suo nome nel dialetto locale, è una specialità autoctona di montagna. Anche per questa
varietà vale la considerazione che si tratta di
una produzione che valorizza un’area difficile e
rappresenta una delle principali fonti di reddito
per gli abitanti della zona.
cazione colturale è Reggio Emilia, dove non si
registra alcun investimento in questo senso.
In Europa, oltre all’Italia, anche Spagna e Francia offrono prodotti di elevata qualità. In Spagna l’ajo morado, originario della regione della
Castilla-La Mancha, si fregia del marchio europeo Igp, è coltivato su 3.500 ettari totali e vanta
una resa di circa 80 quintali per ettaro. In Francia molto famoso è l’aglio rosa della regione di
Lautrec, con ben 380 ettari in produzione, una
resa di 70-80 quintali ad ettaro e gode di grande prestigio internazionale; peraltro è molto richiesto anche in Italia. Altre importanti produzioni francesi sono l’aglio della Drôme e quello
bianco di Lomagna, anch’essi Igp.
Ma il più temibile concorrente nel panorama
mondiale è la Cina; si stima che nel 2013 siano
state raccolte nel grande Paese asiatico più di 18
milioni di tonnellate di aglio, il 75% della produzione mondiale. L’aglio Jinxiang Da Suan, riconosciuto dall’Unione europea come prodotto
Igp, è coltivato su una superficie di oltre 40mila
ettari e solo nell’area del Jinxiang se ne produce
di più che in tutta l’Europa. Si tratta quindi,
potenzialmente, di una vera propria minaccia
commerciale al Vecchio continente, tanto più
che dal prossimo primo luglio, salvo rinvio in
extremis, dovrebbe scattare il raddoppio dell’attuale contingente europeo d’importazione a dazio zero dalla Cina, fissato in 12.735 tonnellate.
A maggior ragione, quindi, bisogna rispondere
alla sfida competitiva con una migliore segmentazione dell’offerta e una più incisiva organizzazione della produzione.
Un campo di aglio
37
DOSSIER AGLIO
Il bulbo Dop di Voghiera
si fa largo nella Gdo
A cura della
REDAZIONE
T
unica di color bianco brillante, con
qualche rara striatura rosata; bulbo di
grossa pezzatura di forma tondeggiante, formato da una corona di pochi,
grandi spicchi regolari - chiamati bulbilli - uniti
e ben compatti tra loro; aroma inconfondibile per l’abbondante presenza di allicina, il cui
profumo si sprigiona nell’aria al momento dello
schiacciamento o del taglio degli spicchi. Stiamo
parlando dell’aglio di Voghiera, l’unica varietà
dell’Emilia-Romagna che dal 2010 si fregia del
prestigioso marchio europeo Dop (Denominazione di origine protetta).
Superfici e produzione
Dell’Aquila
Apprezzato per il suo sapore al tempo stesso delicato e pungente fin dall’epoca degli Estensi, signori di Ferrara dal XIII al XVI secolo, la sua
coltivazione si estende attualmente per circa 150
ettari nel territorio dei comuni di Masi Torello,
38
Portomaggiore, Argenta, Ferrara e appunto, Voghiera, la località da cui prende il nome.
I produttori, associati dal 2000 nel Coproav attualmente sono una quarantina, con un’ampia
presenza di giovani, per un raccolto che l’anno
scorso ha sfiorato complessivamente le 1.100
tonnellate.
Il ciclo produttivo dell’aglio di Voghiera Dop
comincia a settembre, con la scelta dei migliori
bulbilli prodotti nell’ultima campagna e prosegue con la semina in autunno. La raccolta avviene tra fine giugno e le prime settimane di luglio dell’anno successivo. Infine viene essiccato e
confezionato per essere destinato al mercato. Le
aziende aderenti al Consorzio produttori aglio di
Voghiera che gestiscono la commercializzazione
sono tre: Le Aie, L’aglio del Nonno e Mazzoni.
Sotto il profilo economico l’intera filiera vale circa quattro milioni di euro di fatturato, tra aziende agricole e di confezionamento.
I controlli sulla qualità
Il marchio europeo Dop è riportato su ogni
singola confezione, insieme al nome dell’azienda produttrice e/o confezionatrice, e garantisce
che l’intero processo produttivo avviene esclusivamente all’interno dell’area geografica delimitata, così come prescrive l’apposito disciplinare
di produzione. L’aglio di Voghiera gode di una
completa tracciabilità di filiera e tutti i passaggi - dalla semina in campo al confezionamento
del prodotto nei magazzini di lavorazione - sono
attentamente monitorati grazie all’implementazione di un sistema di controllo sulla qualità e
sulla provenienza del prodotto.
Oltre alla vigilanza sul rispetto del disciplinare
Dop, tra i compiti del consorzio di tutela figurano anche il varo di iniziative promozionali e/o
accordi commerciali per favorire l’allargamento
del mercato, con l’obiettivo di assicurare un reddito adeguato ai produttori. Ne parliamo con
il presidente Neda Barbieri, alla quale abbiamo
rivolto alcune domande sulle prospettive economiche per l’aglio di Voghiera, alla luce di una
concorrenza internazionale sempre più agguerrita, Cina in testa.
GIUGNO 2014
Presidente, dopo la conquista della Dop, quali
iniziative avete intrapreso per far conoscere ad
un numero più ampio di consumatori le caratteristiche di grande pregio del vostro prodotto?
Nell’ultimo biennio abbiamo portato avanti
un progetto, finanziato dalla Regione EmiliaRomagna con i fondi del Psr 2007-2013, che
ha riguardato sia il versante informativo, sia la
valorizzazione in senso stretto. Le azioni che abbiamo messo in campo sono consistite da una
parte in una massiccia campagna di comunicazione nei confronti dei consumatori e della distribuzione sulle caratteristiche e proprietà organolettiche del nostro prodotto; ciò si è tradotto
in numerose uscite sulla stampa specializzata
(“La Cucina Italiana”, “Sale&Pepe” “Il Gambero Rosso - Foodies”, “Le guide del Sole 24 Ore”,
ecc.). Contemporaneamente abbiamo lavorato
sul versante promozionale, dotando la nostra
specialità di una nuova immagine, più moderna
ed accattivante, che fa leva sullo slogan “Tradizionalmente gentile”. Il tutto accompagnato da
brochure, materiale illustrativo e la creazione di
un sito internet.
Finora quali risultati avete ottenuto?
Abbiamo avviato sinergie con diversi operatori
economici del nostro territorio impegnati in altri
settori. In più siamo riusciti ad inserire il nostro
prodotto nel canale della grande distribuzione;
in particolare ricordo che l’aglio di Voghiera è
uno dei prodotti che sono stati scelti dal Conad
per il loro logo “Sapori e dintorni”. Siamo inoltre
presenti nei negozi di Eataly.
Cosa chiedete a Bruxelles per porre un argine al dilagante fenomeno delle triangolazioni
commerciali sospette?
All’Europa chiediamo politiche di trasparenza
nei flussi commerciali e di controllo sull’origine
dei prodotti. Al riguardo bisogna assolutamente
intervenire sulle etichette, in modo che sia sempre riportata l’indicazione del Paese d’origine del
prodotto, soprattutto se importato.
Cosa state facendo per far rispettare il disciplinare Dop e garantire la qualità?
Tutta la filiera è soggetta al piano di controllo
del nostro ente di certificazione esterno, la società bolognese Check Fruit, quindi produttori e
confezionatori sono costantemente soggetti alle
verifiche previste dalla normativa. Per garantire
ancora di più i consumatori abbiamo inoltre sottoscritto un accordo con l’Università di Ferrara
per effettuare controlli a campione sul Dna, per
avere la certezza che non ci siano eventuali immissioni di aglio non Dop.
Altre novità in vista?
Siamo impegnati su un progetto di sanificazione e miglioramento qualitativo del seme, in
collaborazione con la Regione Emilia Romagna.
Sul versante della comunicazione cercheremo di
rafforzare il nostro posizionamento sul mercato
attraverso la fidelizzazione di quei clienti che prediligono prodotti legati alla tradizione.
A sinistra:
Neda Barbieri,
presidente
del Consorzio
produttori
aglio di Voghiera
Dell’Aquila
Coproav
L’accresciuta concorrenza internazionale, Cina
in testa, sta provocando la caduta dei prezzi sul
mercato: come difendersi?
Non è solo la Cina ad invadere il mercato europeo con il suo prodotto a basso costo; anche la
Spagna sta attuando una strategia basata sostanzialmente sui grandi volumi. Il nostro è un prodotto di qualità che non può e non deve competere sul prezzo. In questi anni abbiamo lavorato
per migliorare ulteriormente lo standard qualitativo e per accrescere le tutele verso i consumatori;
a loro chiediamo di comprare aglio italiano e di
chiedere quello di Voghiera.
GIUGNO 2014
39
DOSSIER AGLIO
Una filiera certificata
per il “bianco piacentino”
FRANCESCO
RASTELLI
Presidente
Copap, Piacenza
la fama anche all’estero. Infatti,
dopo la Seconda guerra mondiale, grazie alla sua elevata conservabilità, il bianco piacentino fu
oggetto di una massiccia esportazione. Al punto che nel 1947
si costituì a Piacenza il Consorzio
provinciale orticoltura, dotato di
un proprio marchio commerciale, e una specifica Sezione economica produttori aglio (Sepa),
che s’impegnò principalmente
per l’export verso gli Stati Uniti.
Lo sviluppo fu tale che nel 1952
il bianco piacentino fu addirittura quotato alla Borsa di Wall
Street. Dopo un boom dell’export durato una decina d’anni,
il Nord America divenne autosufficiente nella produzione e
gli acquisti dall’Italia iniziarono
progressivamente a diminuire,
fino a cessare del tutto.
Nel piacentino il periodo di
massima espansione della coltura coincise con la fine degli anni
’60; da allora le produzioni sono
progressivamente diminuite a
causa delle massicce importazioni di aglio proveniente principalmente dalla Cina a prezzi
estremamente bassi. E proprio
l’aglio bianco piacentino, es-
Copap
Copap
Una confezione di
bianco piacentino
L’
aglio bianco piacentino è un bulbo pregiato e conosciuto anche
come aglio di Monticelli. Infatti si coltiva da sempre nella Bassa piacentina, con
Monticelli d’Ongina, situata
al centro della zona di produzione, che si fregia del titolo di
‘’capitale dell’aglio”. Qui le condizioni ambientali, climatiche e
geofisiche del territorio hanno
prodotto nei secoli un’eccellenza gastronomica che contiene
elevate quantità di allicina e oli
essenziali, da tutti riconosciuta
per la sua elevata serbevolezza,
ossia la capacità di conservarsi
a temperatura ambiente per più
di un anno dalla raccolta. Altra
peculiarità il suo sapore dolce,
marcato ed avvolgente.
Queste proprietà organolettiche
in passato ne hanno decretato
40
sendo meno produttivo rispetto alle altre cultivar prodotte
in provincia (dal 20 al 30% in
meno di resa per ettaro), ha risentito maggiormente di questa
concorrenza, con il pericolo di
venire del tutto abbandonato.
La nascita nel 1976
della cooperativa Copap
Un rischio scongiurato grazie
ad un certo numero di aziende agricole che si unirono nel
1976 per costituire la Cooperativa produttori aglio piacentino
(Copap) e continuare a produrre questa specialità. La principale missione della Copap è stata
quella di ottenere una più elevata e stabile remunerazione e il
miglioramento della qualità del
prodotto. Obiettivi difficili da
raggiungere nel breve periodo,
soprattutto in anni in cui la congiuntura economica era pesante
e l’andamento dei prezzi di mercato non favorevole.
Per risalire la china è stato elaborato un programma di valorizzazione, articolato su tre
azioni. La prima è consistita
nell’avvio di un progetto di
miglioramento genetico, approvato dalla Regione EmiliaRomagna, in collaborazione
con il Consorzio fitosanitario
provinciale e la facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di
Piacenza, per l’identificazione
del miglior clone di aglio; gli
agricoltori, coordinati da Copap, hanno fornito i terreni per
l’allestimento dei campi sperimentali e l’assistenza necessaria
per la raccolta dei biotipi locaGIUGNO 2014
Valorizzazione
e certificazione
Nel 2010, per volontà di un
gruppo di giovani agricoltori
motivati dall’esigenza di rilanciare un’eccellenza del territorio,
nasce il Consorzio di valorizzaGIUGNO 2014
zione e promozione dell’aglio
bianco piacentino. La passione
per la coltivazione dell’aglio,
tramandata di generazione in
generazione, ha “prodotto” uno
statuto molto attento al mantenimento in purezza delle due
varietà Ottolini e Serena, seminate in modo esclusivo, e ha
spinto a potenziare la ricerca di
nuove tecniche di coltivazione
per il miglioramento del lavoro nei campi e il contenimento
dei costi. La priorità assoluta rimane sempre il mantenimento
dell’alta qualità del prodotto ed
è per questo motivo che ancora
oggi la raccolta e la legatura sono
effettuate a mano e l’essicazione
avviene naturalmente sotto il sole
nei campi e non in seccatoi.
L’altro pilastro del consorzio è
la valorizzazione dell’aglio e la
comunicazione al consumatore delle qualità organolettiche e
terapeutiche del bianco piacentino. Gli aderenti al consorzio,
insieme a Copap, socio confezionatore, rappresentano la totalità dei produttori, con ruoli
che si integrano per poter offrire
il miglior prodotto con la massima garanzia di qualità. Infatti,
la cooperativa certifica l’intera
filiera dell’aglio dal seme alla
tavola, attraverso i criteri della
rintracciabilità (norma UNI EN
ISO 22005).
Per concludere i punti di forza
del bianco piacentino sono l’u-
Copap
Copap
li di aglio bianco. La seconda
azione ha riguardato la certificazione, con l’iscrizione fin
dal 1982 nell’apposito registro
varietale della varietà “Piacentino bianco” (successivamente
denominata “Ottolini già Piacentino bianco”).
La terza ed ultima azione ha
preso in considerazione gli
aspetti fitosanitari: il Consorzio fitosanitario di Piacenza, in
collaborazione con l’Osservatorio delle malattie delle piante di
Bologna, ha messo a punto un
programma di monitoraggio
dei parassiti. Il primo controllo
si è concentrato su un nematode che decimava le coltivazioni:
i migliori risultati in termini di
prevenzione sono stati raggiunti
attraverso l’impiego di bulbilli
sani e con l’adozione di rotazioni lunghe (5 anni). Il programma è stato poi esteso dal 1981
anche ad avversità di natura
fungina. I risultati sono stati
strabilianti: mentre nel 1978 le
coltivazioni infestate erano pari
al 60%, sette anni dopo si erano
ridotte al 7%.
Nel 1994, sono state eseguite
ulteriori sperimentazioni finalizzate ad ottenere dei cloni di aglio
risanati da virus e quest’ultimi,
rispetto ai non risanati, presentavano migliori caratteristiche:
ciclo vegetativo più lungo, bulbi
più uniformi e di peso superiore. A questa sperimentazione è
seguita poi la registrazione della
seconda varietà denominata “Serena”. Ancora oggi la Copap è
l’unica azienda in Italia specializzata nella produzione di aglio da
seme certificato Ense.
so esclusivo di seme certificato
Ense, l’applicazione del disciplinare di produzione della Regione
Emilia-Romagna, l’identificazione del lotto minimo tracciabile
(prodotto da un singolo appezzamento), l’esecuzione di analisi
multiresiduali su tutti i lotti e il
mantenimento del codice lotto
iniziale sulla singola confezione
di vendita. Quindi il consumatore ha la possibilità di identificare l’azienda produttrice via
internet, con tutti i controlli necessari, compreso l’accertamento della rispondenza varietale
mediante test di fingerprinting
del Dna, effettuati da enti di certificazione indipendenti. Tutte
le aziende agricole associate alla
Copap sono certificate Global
Gap non solo per la produzione dell’aglio, ma anche per le cipolle che, insieme al pomodoro
da mensa raccolto a mano e allo
scalogno, completano la gamma
di prodotti di alta qualità.
41
DOSSIER AGLIO
I consigli agronomici
per la coltivazione
LUCIANO TRENTINI
Cso, Centro Servizi
Ortofrutticoli
L’aglio si semina manualmente oppure meccanicamente, con seminatrici pneumatiche. I disciplinari di produzione integrata (Dpi) della Regione
Emilia-Romagna consigliano una profondità di
semina di circa 5-6 cm, con bulbi distanti fra loro
sulla fila da 12 a 15 cm. Per l’Emilia-Romagna si
consigliano file distanti 30-33 cm. Per seminare un ettaro di aglio sono consigliati dai 700 agli
800 kg circa di “spicchi da seme”. La quantità è
variabile in funzione delle dimensione dei singoli spicchi e può arrivare fino ad un massimo di
1.100-1.200 kg /ha.
Le cultivar consigliate per l’Emilia-Romagna sono
varietà ed ecotipi selezionati nei territori di coltivazione, come ad esempio l’aglio precoce, l’aglio di
Voghiera, le cultivar Ottolini e Serena.
La semina a settembre
La fertilizzazione
In Emilia-Romagna, dove si coltiva prevalentemente aglio bianco, la semina avviene dal 15 settembre
al 30 novembre. I bulbilli, chiamati comunemente
“denti”, vengono preparati accuratamente dall’agricoltore stesso che seleziona le “teste” migliori dalle
quali ricavare a tempo debito gli spicchi che dovranno successivamente essere posti a dimora.
Un aspetto importante della coltivazione dell’aglio
è la fertilizzazione. Pertanto prima di impostare il
relativo piano è necessario fare l’analisi del terreno
per programmare al meglio la quantità di elementi
nutritivi da apportare.
Concimazione azotata. L’azoto interviene sullo
sviluppo dell’apparato fogliare, incide sul numero
degli spicchi per bulbo, sulla resa e sulla quantità
di zuccheri. Se però l’azoto è presente in eccesso,
provoca l’abbassamento del contenuto di sostanza
secca. Secondo i Dpi della Regione Emilia-Romagna (anno 2014) la dose standard da apportare per
una coltivazione da 7 ad 11 t/ha è pari a 110 kg/
ha. A questa dose possono essere aggiunte ulteriori
quantità (sempre ad ettaro) nei seguenti casi:
t QSPEV[JPOF QSFWJTUB TVQFSJPSF BMMF UIB
(+25 kg);
t TVDDFTTJPOF BE VO DFSFBMF DPO QBHMJB JOUFSSBUB
(+30 kg);
tFMFWBUBQJPWPTJUËBVUVOOPJOWFSOBMFLH
tUFSSFOJQPDPBSFBUJFPDPNQBUUJLH
Si possono invece detrarre dalla dose standard i
quantitativi di sotto indicati in questi altri casi:
tQSPEV[JPOJQSFWJTUFJOGFSJPSJBUIBLH
tBQQPSUPEJBNNFOEBOUJBMMBDPMUVSBQSFDFEFOUF
(-20 kg);
tFMFWBUBQSFTFO[BEJTPTUBO[BPSHBOJDBLH
Coproav
La raccolta
dell’aglio
L’
ampia diffusione della coltivazione dell’aglio a livello mondiale fa pensare ad una
specie con basse esigenze in fatto di clima e di terreno. Invece è una pianta che
cresce bene solo nei climi temperati o temperatocaldi, meglio se in aree soleggiate. I suoli migliori
sono quelli sciolti e sabbiosi, o di medio impasto,
con un buon drenaggio, ricchi di sostanza organica
e con buona fertilità.
Considerata una coltura da rinnovo, è bene che
l’aglio sia coltivato in successione ad una coltura
cerealicola o proteolaginosa. In Emilia-Romagna
si consiglia una rotazione quadriennale, in modo
da evitare rischiosi attacchi di parassiti o di malattie fungine che potrebbero compromettere il buon
esito della coltivazione.
42
GIUGNO 2014
Il diserbo
Il controllo delle erbe infestanti assume un ruolo
molto importante nella coltivazione dell’aglio. In
linea generale si possono dare le seguenti indicazioni:
tJOQSFTFNJOBJOQSFTFO[BEJHSBNJOBDFFFEJDPtiledoni, si deve intervenire con glifosate;
tJOQSFFNFSHFO[BQFSMBEJGFTBEBHSBNJOBDFFF
dicotiledoni, si interviene con pendimetalin o
metalaclor (un solo intervento);
tJOQPTUFNFSHFO[BTFNQSFDPOUSPMFNFEFTJNF
infestanti, si interviene con pendimetalin, piridate, metalkaclor (un solo intervento, se non
eseguito in pre-emergenza);
tJOQSFTFO[BEJTPMFEJDPUJMFEPOJTJQVÛJOUFSWFOJSF
con ioxinil, quando le erbe sono ancora piccole;
tJOQSFTFO[BEJHSBNJOBDFFTJJOUFSWJFOFDPOQSPpaquizafop, quizalofop-p-etile, quizalopof-etileisomero D.
Dosi e modalità sono quelle descritte nei Dpi della
Regione Emilia-Romagna (anno 2014).
Il diserbo termico. Oggigiorno si tende a ridurre
GIUGNO 2014
Trentini
tTVDDFTTJPOFBEVOBMFHVNJOPTFBOOVBMFLH
Concimazione fosfatica. Il fosforo ha effetti simili a quelli descritti per l’azoto, se si escludono le
conseguenze sul numero di spicchi per bulbo. La
quantità da apportare ad una coltivazione di aglio
con una produzione compresa fra le 7 e le 11 t/ha,
dovrà essere pari a:
tLHIBOFMDBTPEJUFSSFOJDPOEPUB[JPOFOPSmale;
tLHIBRVBOEPMBEPUB[JPOFÒTDBSTB
tLHIBRVBOEPMBEPUB[JPOFÒFMFWBUB
Questi apporti possono essere maggiorati delle
quantità riportate tra parentesi per produzioni
maggiori di 11 t/ha (+15 kg) e quando la dotazione di fosforo è bassa (+10 kg). Invece devono essere ridotti nel caso in cui si prevedono produzioni
inferiori alle 7 t/ha (- 15 kg).
Concimazione potassica. La somministrazione del
potassio incide positivamente sul peso medio dei
bulbi e conseguentemente sulle rese per ettaro. La
quantità prevista per una produzione fra le 7 e le
11 t/ha è di:
tLHIBJODBTPEJUFSSFOJDPOEPUB[JPOFOPSmale;
tLHIBRVBOEPMBEPUB[JPOFÒTDBSTB
tLHIBJODBTPEJUFSSFOJDPOEPUB[JPOFFMFWBUB
Questi quantitativi possono essere aumentati
quando si prevedono produzioni superiori alle
11 t/ha (+20 kg). La dose può essere invece diminuita nel caso di produzioni inferiori alle 7 t/ha
(-20/kg).
al minimo l’uso di pesticidi, a vantaggio di tecniche alternative. Sono in corso prove con macchine
nuove come sarchiatrici rincalzatrici o attrezzature
che controllano le malerbe con metodi fisici, ad
esempio l’uso del calore ottenuto dalla combustione del gas propano (pirodiserbo).
La macchina per il diserbo termico (vedi foto sopra) è già impiegata con successo soprattutto nelle
coltivazioni biologiche. Si utilizza per distruggere
le malerbe nate prima della messa a dimora dei
denti (falsa semina) oppure per distruggere le erbe
sia sulla fila, che fra le file. L’eliminazione delle
malerbe è causata dall’esplosione del liquido contenuto all’interno delle cellule dell’infestante per
l’esposizione alle alte temperature. Alla macchina
possono essere abbinati elementi sarchiatori che,
oltre a scalzare le malerbe colpite dal calore, consentono di migliorare l’arieggiamento del terreno.
Pirodiserbo
e sarchiatura
interfilare di un
campo di aglio
Raccolta ed essicazione
La raccolta avviene da metà giugno fino a tutto
luglio e varia a seconda del tipo di commercializzazione: agli verdi o freschi, semisecchi, secchi.
Se non viene commercializzato subito dopo la
raccolta come prodotto fresco (max entro cinque
giorni), l’aglio deve subire un’essiccazione che può
avvenire in pieno campo, lasciando l’aglio al sole
per un periodo variabile da cinque a dieci giorni;
oppure in azienda, ponendo l’aglio per un periodo
variabile da 10 a 30-40 giorni su bancali in legno
al riparo dall’umidità, in modo che il processo di
essiccazione sia più lento e tutte le sostanze di riserva possano accumularsi lentamente nel bulbo.
In alternativa si può anche optare per sistemi di
essiccazione forzata a mezzo di ventilazione.
43
Ricerca e sperimentazione
Cer
ANALISI
Mais: maggiore produttività
con l’irrigazione a manichetta?
Irrigazione
con una manichetta
ogni due file di mais
STEFANO ANCONELLI
Consorzio Cer,
Bologna
DANTE TASSI
Azienda
Sperimentale
“V. Tadini”
Podenzano (Pc)
ROBERTO REGGIANI,
SANDRO CORNALI
Azienda
Sperimentale “Stuard”
San Pancrazio (Pr)
Le prime prove in campo hanno dimostrato una buona
potenzialità di questa tecnica che si può affiancare ai
tradizionali sistemi ad aspersione
L’
uso sostenibile dell’acqua, soprattutto in
termini quantitativi, costituisce una vera
e propria sfida per i gestori delle risorse idriche, alla luce di fenomeni globali
come i cambiamenti climatici e gli sviluppi demografici. Dal rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente sullo stato delle acque emergono tendenze
preoccupanti che indicano un aumento della scarsità
e dello stress idrico, fenomeni che secondo le previsioni interesseranno nel 2030 circa la metà dei bacini
fluviali dell’Ue.
Per fare fronte a queste due problematiche, tra le
priorità dell’agricoltura europea e di quella regionale un posto di primo piano spetta all’uso efficiente
dell’acqua che consenta un risparmio idrico e, di
conseguenza, anche energetico. La necessità di ridurre il consumo di acqua in agricoltura è fortemente
evidenziata nel Piano di tutela delle acque della Regione Emilia-Romagna, esigenza richiamata anche
nei documenti strategici per la definizione del nuovo
Psr 2014-2020.
Aumentano le necessità irrigue
Anche nella nostra regione sono ormai evidenti
gli effetti del cambiamento climatico in atto: i dati
44
dell’ultimo decennio, rispetto al periodo 19611990, indicano una diminuzione delle piogge estive
di circa 50-100 mm e un incremento delle temperature, specie nei valori massimi, con conseguente aumento di evapotraspirazione potenziale di altri 50100 mm: sommando i dati si arriva un aumento del
deficit idrico di 100-200 mm (1.000-2.000 m3/ha),
corrispondente a un ampliamento delle necessità irrigue di circa il 20-25%, con sensibili incrementi di
spesa energetica per gli agricoltori, ammesso di avere
sufficiente disponibilità di fonti idriche.
Le situazioni di siccità carenza idrica sofferta in
alcuni territori hanno da diverso tempo orientato
le attività di ricerca e sperimentazione verso l’utilizzo di sistemi di irrigazione sempre più efficienti, in quanto l’apporto di acqua tramite pioggia
è sempre più limitato. L’adattamento in corso ha
coinvolto anche i metodi irrigui impiegati, con un
marcato passaggio da sistemi a bassa efficienza verso quelli più efficienti, quindi in grado di favorire
un uso più attento ed oculato delle risorse idriche.
Un grande segnale di sensibilità ambientale degli
operatori agricoli dell’Emilia-Romagna, oltre che
di capacità di adattamento al cambiamento climatico, è rappresentato dal progressivo incremento
della microirrigazione, che ha visto aumentare
GIUGNO 2014
negli ultimi decenni del 65% le
superfici irrigate con tali sistemi.
Anche nel caso del mais l’irrigazione efficiente e uniforme tipica
di un impianto microirriguo a
goccia potrebbe essere in grado di
garantire elevate produzioni, esaltando la resa della coltura, con un
contenimento dei consumi idrici
ed energetici.
L’introduzione delle ali gocciolanti integrali, con i punti goccia incorporati all’interno del tubo, ha
consentito la diffusione della microirrigazione, un tempo limitata
alle sole colture arboree da frutto, anche alle colture
erbacee, soprattutto piante industriali, orticole o comunque seminate a filari (sarchiate in generale). Anche il pomodoro è ormai oggi diffusamente irrigato
a goccia, mentre per il mais è sorto un certo interesse
per tale tecnica solo negli ultimi anni.
Per irrigare queste colture erbacee vengono oggi
comunemente utilizzate soprattutto ali gocciolanti di tipo leggero, a cartella sottile e impiego
annuale (manichette), con punti goccia molto
ravvicinati (generalmente da 15 a 40 centimetri),
portate di 0,8-2 litri/ora e basse pressioni di esercizio, 0,7-1,5 bar. La transitabilità degli appezzamenti da parte dei trattori è garantita dall’impiego
di condotte di testata flosce (lyflat).
Le linee microirrigue vengono posizionate sul terreno prima dell’inizio della stagione irrigua, in genere
dopo la sarchiatura, e poi recuperate prima della raccolta del prodotto, utilizzando macchinari appositi.
Nel caso del mais ricorrere a un’ala per ogni fila di
coltura implicherebbe un impiego di 13-14 km di
manichetta per ettaro, a causa delle esigue distanze
tra le file (0,7-0,75 m), con ingenti costi di impianto e smaltimento del materiale plastico. Pertanto le
prime esperienze di mais irrigato a manichetta sono
state fatte utilizzando un’ala gocciolante ogni due
file di coltura, con un interasse di 1,4-1,5 metri, il
che garantisce l’apporto idrico localizzato solo da
una parte dell’apparato radicale (vedi foto pagina
precedente).
Miglioramenti sostanziali
con la semina a file binate
Un miglioramento sostanziale dell’applicazione del metodo microirriguo si può ottenere
introducendo la semina del mais a file binate,
in modo da posizionare l’ala al centro della
bina, quindi più vicina alle piante accoppiate,
garantendo una bagnatura ottimale. Le prime
GIUGNO 2014
Produzione di granella
Graf. 1
Az. Stuard
(Pr): resa in
granella al
14% di umidità,
rilevata nel 2013
in funzione dei
trattamenti
irrigui
(le lettere
diverse indicano
differenze
statisticamente
significative
a P < 0,01)
esperienze condotte su mais da granella e da
biomassa hanno mostrato anche una benefica influenza sull’architettura delle piante, che
prendono più luce dal lato tra una bina e l’altra,
il che garantisce maggiore efficienza fotosintetica e, quindi, un incremento di resa finale.
La messa a punto della tecnica microirrigua sul
mais potrebbe portare a un notevole miglioramento dell’efficienza d’uso dell’acqua, specie in
annate con condizioni di clima arido e assenza
di significative precipitazioni estive come quelle recenti. Ciò perché questo metodo, grazie
a brevi turni irrigui, è in grado di conservare
bassi livelli di tensione dell’acqua nel terreno,
permettendo quindi all’apparato radicale di
utilizzare l’acqua con il minor lavoro possibile,
a beneficio dell’efficienza produttiva. Anche il
contenimento della deriva del vento durante il
lancio e l’assenza di bagnatura della parte aerea,
con conseguente perdita per evaporazione dal
tetto della vegetazione, dovrebbero garantire
un certo risparmio idrico, riducendo anche il
rischio di fitopatie, minori attacchi fungini e il
contenimento dello sviluppo di micotossine.
Questo aspetto è di grande attualità, seppure
ancora controverso e pertanto oggetto di studio: in precedenti esperienze condotte dal Cer
l‘irrigazione ad aspersione ha mostrato che l’effetto dilavante sulle larve di piralide che si può
ottenere con l’irrigazione a pioggia può contenere gli attacchi del parassita, spesso veicolo di
infestazioni da micotossine, cosa non possibile
con l’irrigazione a manichetta.
L’attività sperimentale nel 2013
Le prime sperimentazioni condotte dal Cer
hanno consentito di ottenere elevate produzioni, analoghe al metodo dell’aspersione, con una
buona efficienza d’uso dell’acqua e soprattutto
45
Ricerca e sperimentazione
ANALISI
Produzione di granella
Graf. 2
Az. Tadini (Pc):
resa in granella
al 14% di
umidità, rilevata
nel 2013 su due
ibridi classe
500, in funzione
dei trattamenti
irrigui (le
lettere diverse
indicano
differenze
statisticamente
significative
a (P < 0,01))
dell’azoto, con l’impiego della fertirrigazione.
Nel 2013 sono state avviate delle prove specifiche, coordinate dal Cer e in collaborazione con
le aziende sperimentali “Tadini” e “Stuard”, per
verificare le opportunità di risparmio idrico legate all’impiego dell’irrigazione a manichetta
sul mais.
Nell’azienda Stuard, nel Parmense, sono stati
confrontati, su tre ibridi di classe FAO 500,
due sistemi irrigui - rotolone e manichetta ogni due file di mais, a 140 cm, con dosi diverse
di restituzione idrica, corrispondenti rispettivamente allo 0%, al 75% e al 100% dell’evapotraspirazione della coltura. Nell’azienda Tadini,
nel Piacentino, oltre al confronto tra i due
sistemi irrigui con la semina tradizionale, con
interasse di 70 cm, è stata testata anche una
semina del mais a file binate, con interasse tra
le bine di 140 cm e distanza delle file accoppiate nella bina di 50 cm, con l’ala posizionata al centro della bina; pertanto senza variare
l’interasse delle ali gocciolanti e la pluviometria
conseguente.
Le irrigazioni sono state gestite seguendo il modello di bilancio idrico Irrinet, uno dei supporti
previsti dai disciplinari di produzione integrata della Regione Emilia-Romagna: i turni e i
volumi irrigui sono stati differenziati per i metodi a confronto: mediamente 30-40 mm ogni
7-10 giorni e 10-15 mm ogni 2-3 giorni per la
micro-irrigazione.
I risultati delle prove
Entrambe le prove irrigue sul mais, pur in un
solo anno di sperimentazione, hanno messo in
evidenza la buona potenzialità dell’irrigazione
a manichetta, da affiancare all’irrigazione classica ad aspersione: anche se le rese con l’irri46
gazione a goccia non sono risultate superiori
all’aspersione con la piena restituzione dei consumi, nella prova condotta nel Parmense è stato possibile ridurre gli apporti idrici del 25%,
senza decrementi di resa rispetto all’irrigazione
ad aspersione a dose piena (graf. 1 a pag. 45).
La stessa riduzione dei volumi d’acqua con
l’irrigazione a pioggia ha portato invece ad un
calo significativo di prodotto (-15%).
Le prime esperienze condotte nell’azienda
Tadini hanno evidenziato un significativo incremento di resa ottenuto dall’interazione tra
tecnica colturale a fila binata, irrigazione a manichetta e ibrido performante, rispetto alla semina tradizionale a file semplici: tale risultato è
stato rilevato infatti solo su uno dei due ibridi
impiegati nella prova sperimentale, quello più
adatto a garantire una buona risposta all’irrigazione (graf. 2).
Entrambe le prove saranno replicate nel prossimo biennio. Questi primi risultati lasciano
presupporre che la diffusione su larga scala
dell’irrigazione a manichetta sul mais, vista
la grande estensione delle superfici investite a
questa coltura, potrebbe portare a un sensibile
risparmio idrico (ed energetico, viste le minori pressioni di esercizio necessarie). Per contro
potrebbero sorgere nuovi problemi legati allo
smaltimento della plastica, in quanto la tendenza è quella di usare manichette usa e getta,
solitamente impiegate per una sola stagione
irrigua.
L’andamento meteorologico del 2013 non ha
determinato condizioni critiche per lo sviluppo
delle micotossine: non sono pertanto emerse
quelle differenze nell’azione di contenimento
che ci si poteva attendere mettendo a confronto i diversi metodi irrigui; differenze, legate
alla bagnatura o meno della vegetazione.
GIUGNO 2014
Ricerca e sperimentazione
GESTIONE IRRIGUA
Resistenza allo stress idrico
dei portinnesti del pero
I risultati di uno studio triennale nel Ferrarese confermano che
impianti super-fitti causano una diminuzione della pezzatura
dei frutti, con conseguente calo della resa commerciale
frutteti è ormai irrigato, mentre 10 anni prima lo
era solo il 60%, con un evidente passaggio da sistemi a bassa efficienza verso metodi più efficienti, come dimostra il progressivo incremento della
micro-irrigazione, che ha visto aumentare del 65%
le superfici interessate da tali sistemi negli ultimi
10 anni.
Le conseguenze
del cambiamento climatico
Il cambiamento climatico in atto e la crescente variabilità da un’annata all’altra sta tuttavia rendendo
sempre più problematica l’individuazione tempestiva da parte degli agricoltori del momento più
adatto per l’inizio della stagione irrigua e la corretta
gestione delle irrigazioni, in particolare per coloro
che adottano la micro-irrigazione. I problemi possono in parte essere superati grazie ad un ottimale
dimensionamento degli impianti a goccia esistenti, in molti casi automatizzati e progettati con una
pluviometria tale da restituire, nell’arco della giornata, 4-5 mm di acqua al massimo, considerando
la rotazione dei vari settori dell’impianto. Ciò era
corretto considerando l’evapotraspirazione che si
registrava fino a qualche anno fa, ma le ultime stagioni hanno visto aumentare sensibilmente i consumi di picco delle colture arboree fino a 6-7 mm
Cer
I
n Emilia-Romagna si stima che oltre il 75%
dei 23 mila ettari coltivati a pero sia irrigato,
con un consumo complessivo valutato in oltre
45 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Le
ragioni del deciso incremento delle superfici a pero
irrigate sono da ricondursi all’impiego di portinnesti poco vigorosi, oltre all’incremento della densità delle piante, alla pratica del “taglio delle radici” ed alla diffusione dell’inerbimento interfilare;
fattori che hanno portato ad un minore sviluppo
ed efficienza degli apparati radicali e ad un deciso
incremento della superficie fogliare traspirante del
frutteto, rendendo le piante meno capaci di sfruttare le riserve idriche naturali del terreno e, quindi,
più dipendenti dagli apporti artificiali d’acqua.
A tutto ciò si aggiungano gli effetti del cambiamento climatico in corso, con periodi siccitosi
prolungati sempre più frequenti alternati ad eventi
piovosi di notevole intensità, ma troppo concentrati nel tempo, così da rendere meno benefici gli
apporti di pioggia.
Sulla base di queste considerazioni è stato calcolato che nell’ultimo decennio, rispetto al periodo
1961-1990, le necessità irrigue della coltura siano
aumentate di circa il 20-25%. Ciò ha comportato
la modifica degli orientamenti riguardo i sistemi
irrigui più comunemente impiegati: dai dati del
censimento 2010 emerge che quasi il 90% dei
Cer
STEFANO ANCONELLI,
DOMENICO
SOLIMANDO
Consorzio di Bonifica
di secondo grado
per il Canale Emiliano
Romagnolo,
LUCA CORELLI
GRAPPADELLI,
LUIGI MANFRINI
Dipartimento
di Scienze Agrarie,
Università di Bologna
FABIO GALLI,
DENIS VERZELLA
Fondazione Fratelli
Navarra, Ferrara
Da sinistra: pero
allevato a fusetto
a confronto con un
impianto super-fitto
48
GIUGNO 2014
al giorno, rendendo spesso insufficienti i volumi
irrigui standard fissati in precedenza; la restituzione soltanto parziale dei consumi, specie nel bimestre luglio-agosto, periodo in cui si ha il massimo
accrescimento dei frutti, può portare a basse rese,
con un prodotto di scarsa pezzatura.
La prolungata assenza di precipitazioni e la conseguente necessità di continui apporti irrigui localizzati può inoltre provocare un eccessivo compattamento del terreno, in particolare in quelli con una
forte componente limosa, un aumento della salinità nella zona umettata con la micro-irrigazione
se si adotta la fertirrigazione, oppure perdite per
percolazione sotto i gocciolatori. Queste criticità
stanno spingendo molti tecnici, specie nell’areale
ferrarese, a consigliare, per i nuovi impianti, un ritorno all’irrigazione ad aspersione (o come ottimale il doppio impianto), che è in grado di garantire
una più tempestiva restituzione irrigua ed un effetto climatizzante conseguente alla bagnatura diretta
dei frutti (con positive influenze, per esempio, anche legate al lavaggio della psilla sulle pere).
Per questi motivi, indipendentemente dal metodo
adottato, occorre comunque garantire una corretta gestione irrigua: il lavoro di ricerca scientifica
sull’irrigazione ed il risparmio idrico portato avanti
dal Cer negli ultimi 50 anni ha permesso di mettere a punto il sistema esperto Irrinet che è in grado
di consigliare all’agricoltore l’esatto momento in
cui intervenire ed il corretto volume d’adacquata
(quando e quanto irrigare, in funzione del sistema
irriguo scelto).
La scelta dell’impianto
Altri aspetti da tenere in considerazione sono la
scelta del portinnesto e la densità di impianto: queste tematiche sono state affrontate con particolare
attenzione in un triennio di sperimentazioni condotte dal Cer all’interno del progetto Ager Innovapero (grant n° 2010-2107) in collaborazione con
il gruppo di ricerca di Ecofisiologia degli alberi da
frutto del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Bologna. Le prove in campo sono state effettuate presso l’azienda agricola dimostrativa
“Fondazione per l’Agricoltura Fratelli Navarra”,
situata a Malborghetto di Boara (Fe). La ricerca ha
avuto lo scopo di valutare l’effetto della riduzione
degli apporti irrigui sulle performance fisiologiche
ed agronomiche della cultivar Abate Fétel innestata su quattro differenti portinnesti e con diverse
densità di impianto (vedi foto 1): MC (12.000
piante/ha a V), Sydo, Adams ed MH (3.800 piante/ha a fusetto), sottoposti a quattro livelli di irrigazione decrescenti, cioè rispettivamente 100%,
GIUGNO 2014
50%, 25% e 0% del bilancio idrico calcolato con
il modello Irrinet, che già tiene conto del regime di
deficit di irrigazione controllato (Rdi).
Quanto incide l’irrigazione
L’irrigazione si è confermata una pratica imprescindibile per tutti i portinnesti, in grado di garantire un significativo incremento di resa commerciale, legata sostanzialmente ad un aumento della
pezzatura dei frutti, rispettivamente dell’82%, del
38% e del 14% della tesi a piena restituzione rispetto allo 0,25% e al 50% ETc. Tra i portinnesti
confrontati MH è sembrato quello più produttivo,
anche se in misura non significativa, in particolare alle dosi maggiori di restituzione idrica, 50% e
100% ETc. In generale tale portinnesto si è dimostrato anche meno suscettibile a restrizioni idriche
rispetto agli altri, non avendo fatto riscontrare differenze statisticamente significative tra il 50% e il
100% ETc.
I dati produttivi medi dei trattamenti irrigui
del triennio hanno inoltre evidenziato che il cotogno C, abbinato a forme di allevamento e impianti super fitti (12.000 piante/ha), deprime
la pezzatura in misura significativa rispetto agli
altri portinnesti, con un conseguente calo di
prodotto commerciale (vedi grafico sopra). La
ragione va ricercata probabilmente nell’eccessivo carico di frutti, superiore del 25% rispetto
agli altri confronti (più di 20 frutti/pianta x
12.000 piante/ha, contro i 45-50 frutti/pianta per 3.800 piante dei fusetti), che provoca
un’inevitabile situazione di sofferenza in frutti
che non possono ricevere un adeguato sostegno
dalla pianta, poiché soggetti a limitazione nella
capacità di fissazione fotosintetica; tale carica
(di frutti) potrebbe richiedere maggiori apporti
idrico-nutrizionali, forse non compatibili con
una pericoltura sostenibile.
Rese
commerciali
medie (frutti
di diametro
maggiore di 
mm) dei quattro
portinnesti
a confronto
(a lettere
diverse
corrispondono
differenze
significative
a P < ,)
49
Ricerca e sperimentazione
Crpa
ENERGIE RINNOVABILI
Sorgo per produrre biogas:
le cultivar più performanti
ALDO DAL PRÀ
Crpa Spa,
Reggio Emilia
ALESSANDRA
IMMOVILLI,
ROBERTO DAVOLIO
FCSR, Reggio Emilia
ROBERTO REGGIANI
Azienda Agraria
Sperimentale
Stuard, Parma
I risultati di una prova sulle caratteristiche bio-morfologiche
delle piante, la produttività in termini di sostanza secca e la
composizione della biomassa
I
l sorgo sta diventando una coltura importante per la produzione di biomassa perché può
adattarsi a condizioni di limitata disponibilità idrica, rendendo possibile la produzione di
energia da fonti rinnovabili in aree dove le colture
tradizionali sono meno remunerative. La selezione varietale, il miglioramento delle tecniche colturali ed una versatile utilizzazione (alimentazione
animale, digestori anaerobici e centrali termoelettriche a combustione) fanno del sorgo una coltura
di indubbio interesse, tanto che alcune importanti
aziende sementiere hanno raccolto l’invito a partecipare ad una prova di confronto varietale svolta nel 2013 presso l’Azienda agraria sperimentale
Stuard di Parma.
Quali modalità
La sperimentazione ha riguardato, oltre alle caratteristiche bio-morfologiche delle piante, la produttività in termini di sostanza secca (SS) e le analisi
sulla composizione del trinciato, indagini eseguite
dal Crpa impiegando la tecnica Nirs (Near infrared reflectance spectroscopy). Per la prova sono state
utilizzate 16 cultivar (vedi tab. 1), fornite da sei
50
aziende che le commercializzano come prodotti da trinciato per biogas, appartenenti a diversi
ideotipi di sorgo e per questo con caratteristiche
morfologiche differenti.
A causa della semina ritardata (21 giugno 2013) e
ostacolata dalle continue piogge primaverili, si è
operato in condizioni di secondo raccolto e sono
stati eseguiti tre interventi di irrigazione di 15 mm
ciascuno: alla semina, ad inizio luglio e ad inizio
agosto. Alla sarchiatura sono state distribuite 100
unità di azoto per ettaro (nitrato di ammonio). Il
disegno sperimentale è stato realizzato a blocchi
randomizzati con tre ripetizioni per materiale. I
dati produttivi e qualitativi ottenuti sono stati elaborati con il sistema GLM-GEN di IBM® SPSS®
Statistics, con separazione delle medie con analisi
cluster secondo il test di Scott-Knott (p≤0,05).
Sedici varietà prese in esame
Le piante hanno cominciato a fiorire ad inizio
settembre con le cultivar Mithril e Nutri Honey.
Buldozer è stata l’ultima a fiorire (12 ottobre),
mentre Jumbo Star non ha raggiunto la spigatura.
La raccolta dei materiali è stata effettuata scalarGIUGNO 2014
TAB. 1 – SORGO DA BIOGAS: CULTIVAR, IDEOTIPI E CARATTERISTICHE BIO-MORFOLOGICHE
Cultivar
Tipologia
Ideotipo da catalogo
Referente commericiale
Dose di semina
(semi/m2)
Data inizio
fioritura
Data
raccolta
Altezza
media (m)
Argensil
BxB
Foraggero monosfalcio
Apsovsementi
35
16 sett.
26 sett.
2,6
Argensor
BxZ
Zuccherino
Apsovsementi
35
16 sett.
26 sett.
2
Asolo Tris
M
Foraggero monosfalcio
Padana sementi elette
22
30 sett.
3 ott.
2,2
BxB
Foraggero monosfalcio
Società italiana sementi
35
30 sett.
11 ott.
2,2
Autan
BMR 333
BxS
Foraggero monosfalcio
Società italiana sementi
22
9 ott.
17 ott.
2,9
Buldozer
BxB
Fibra
KWS
18
12 ott.
17 ott.
3,6
Freya
BxS
Foraggero monosfalcio
KWS
22
3 ott.
18 ott.
3,7
Harmattan
BxB
Foraggero monosfalcio
Syngenta
25
5 sett.
18 sett.
2,1
Jumbo Star
BxS
Foraggero multisfalcio
Padana sementi elette
22
Non spigato
17 ott.
2,7
Mithril
BxS
Foraggero multisfalcio
Continental semences
75
2 sett.
18 sett.
2,9
Nutri Honey
BxS
Foraggero multisfalcio
Continental semences
75
2 sett.
18 sett.
2,9
Roce
BxB
Zuccherino
Società italiana sementi
25
22 sett.
11 ott.
2,6
SUCRO506
BxB
Zuccherino
Syngenta
18
6 ott.
11 ott.
3,5
Surgo
BxB
Foraggero monosfalcio
Sivam
40
25 sett.
11 ott.
2
Sweet-California
BXS
Zuccherino
Sivam
35
16 sett.
26 sett.
2,5
Tarzan
BxB
Fibra
KWS
18
30 sett.
17 ott.
4
Crpa
Legenda: B = bicolor; S = sudanese; Z = zuccherino; M = bicolor x bicolor ibrido zuccherino BMR
mente, quando ciascuna cultivar ha raggiunto il
grado di maturazione latteo-cerosa. Harmattan,
Mithril e Nutri Honey hanno completato il ciclo emergenza/raccolta in 77 giorni. Le ultime
cultivar raccolte sono state: BMR 333, Buldozer
e Freya; Jumbo Star, che non ha spigato, è stata
comunque raccolta con le ultime.
GIUGNO 2014
La produzione media di biomassa fresca (vedi tab.
2) si è attestata su 57,45 t/ha, con un tenore di
sostanza secca mediamente pari al 22,3%. La produzione di sostanza secca è stata in media di 12,67
t/ha, valore piuttosto basso e condizionato dalla
tardiva messa a dimora del seme.
Le biomasse ottenute sono state caratterizzate per
la loro composizione, di cui viene riportata quella
riguardante i carboidrati, strutturali (NDF) e non
strutturali (amido e zuccheri). I contenuti di proteine (media 5,44 % SS) e ceneri (media 7,15%
SS) sono molto simili tra i diversi materiali e le
differenze tra le medie non sono statisticamente
significative.
L’analisi statistica distingue le cultivar per produzione di sostanza secca e quantità di carboidrati
strutturali (NDF): salvo Autan e BMR 333, tra
gli ideotipi più produttivi si collocano quelli anche con una maggiore quantità di fibra (sia come
fibra neutrodetersa - NDF - sia come fibra acidodetersa -ADF), in particolare i materiali che hanno mostrato taglia molto elevata.
I parametri utilizzati
La quantità di fibra è importante ai fini energetici,
così come la sua disponibilità ad essere utilizzata
dai microrganismi. I parametri analitici che indicano la disponibilità della fibra alla fermentazione
sono l’ADL (comprende lignina, azoto legato alla
51
Ricerca e sperimentazione
ENERGIE RINNOVABILI
TAB. 2 – SORGO DA BIOGAS: RISULTATI PRODUTTIVI E QUALITATIVI
DELLA PROVA EFFETTUATA PRESSO L’AZIENDA SPERIMENTALE STUARD*
Cultivar
Produzione di
biomassa fresca
(t/ha)
Sostanza
secca (%)
Produzione
di sostanza secca
(t/ha)
NDF
(% SS)
ADF (% SS)
ADL
(% SS)
Amido
(% SS)
Zuccheri
(% SS)
Argensil
58,2 b
21,4 c
12,3 b
52,1 b
33,8 b
3,7 d
7,8 b
15,7
Argensor
54,5 b
22,1 c
11,8 b
53,4 b
34,6 b
4,2 c
7,8 b
13
Asolo Tris
57,5 b
21,3 c
12,2 b
52,8 b
34,2 b
3,5 d
5,5 c
14,1
Autan
50,4 b
20 d
10,1 b
56 a
36,3 a
4,5 a
4,6 c
14,1
BMR 333
67,2 a
22,2 c
15 a
51,1 b
33,9 b
3,7 d
5,6 c
18
Buldozer
66,2 a
22,5 c
14,8 a
61,4 a
40,9 a
5,2 a
4,3 c
11,6
Freya
45,6 b
28,2 a
12,9 b
56,9 a
38,1 a
4,8 a
9,3 a
11,2
Harmattan
53,9 b
17,5 d
9,3 b
53,7 b
34,7 b
3,8 d
7,5 b
11
Jumbo Star
78,6 a
19,2 d
15,1 a
56,9 a
37 a
4,5 a
4,2 c
14,2
Mithril
45,2 b
24,6 b
11 b
51,7 b
34,3 b
4,1 c
10,7 a
14,3
Nutri Honey
51,7 b
24,0 b
12,4 b
51,2 b
33,7 b
4,1 c
11,4 a
14,2
Roce
72,8 a
19,3 d
10,3 b
51 b
32,3 b
4,0 c
7,3 b
18,5
SUCRO506
72,8 a
22,9 c
16,7 a
58,7 a
38,9 a
5,2 a
5,3 c
13
Surgo
52,8 b
23,9 b
12,5 b
51,5 b
34,2 b
4,3 c
7b
17,9
Sweet-California
45,3 b
20 d
8,8 b
52,6 b
33,1 b
2,9 e
6,4 c
13,6
Tarzan
63,4 a
27,7 a
17,9 a
55,6 a
38,6 a
5,3 a
7,6 b
15,3
Media
57,4
22,3
12,67
54,16
35,54
4,22
7,01
14,36
* separazione delle medie con analisi cluster secondo il test di Scott-Knott (p ≤ 0,05)
lignina e silice) e l’NDF indegradabile (iNDF). La
lignina è un polimero di composti fenolici che è
parte della parete cellulare, ma non è un carboidrato. Incrosta soprattutto la cellulosa, rendendola resistente alle sollecitazioni meccaniche, ma al
contempo ne limita l’attacco batterico, così come
per alcune proteine e pectine.
Una migliore espressione del livello di utilizzazione della fibra è data dalla determinazione della
degradabilità in vitro dell’NDF: esponendo un
campione a NDF noto alla degradazione batterica per 240 ore si ottiene l’NDF che residua, cioè
indegradato (iNDF). Il valore medio di iNDF per
le cultivar in prova è stato del 13,66% della SS,
con gli ideotipi da fibra (Tarzan e Buldozer) che
hanno fatto registrare i valori più alti (17,72% SS)
e diversi statisticamente da tutti gli altri. In questa
prova, come in altri casi, si osservano andamenti
diversi del dato iNDF rispetto all’ADL, il quale
mostra un ventaglio di valori più diversificato tra
cultivar, con quelli più elevati nei sorghi da fibra.
Infine alcune osservazioni sui carboidrati non
strutturali, amido e zuccheri. A fronte di una
media di 7,01% della SS, il contenuto di amido varia molto tra gli ideotipi e anche entro il
gruppo dei sorghi foraggeri multisfalcio; alcuni
di questi si attestano su livelli importanti di ami52
do (sino all’11,4% di SS) e di amido + zuccheri
(20-25% SS).
I diversi ideotipi
Anche se quella illustrata è una singola prova di
confronto tra cultivar di sorghi afferenti a diversi
ideotipi e condotta in un anno con notevoli problematiche (semina molto tardiva), sia i dati produttivi, sia quelli compositivi mostrano caratteristiche specifiche delle singole tipologie di pianta, ma
anche differenze tra sorghi dello stesso ideotipo. I
sorghi da fibra spiccano in termini di quantità di
sostanza secca prodotta, costituita soprattutto da
carboidrati di struttura (NDF). La fibra però può
avere una diversa resa energetica a seconda della sua
degradabilità (iNDF) e dell’incrostazione da lignina (ADL). Nella prova la componente amilacea è
risultata diversa tra le varie cultivar, anche in materiali indicati con lo stesso ideotipo.
Questi risultati, da considerare certamente preliminari e parziali, andranno confermati e completati attraverso nuove sperimentazioni e misure
dirette delle rese energetiche (potenziale metanigeno, BMP), ma aprono la prospettiva di diversificare la scelta dell’ideotipo di sorgo in base agli
obiettivi produttivi.
GIUGNO 2014
Novità dalla ricerca
A cura di MARIA TERESA SALOMONI, Proambiente, Tecnopolo Cnr, Bologna e NICOLA DI VIRGILIO, Ibimet - Cnr, Bologna
ATTRARRE LE API SELVATICHE PUÒ ESSERE
UN INVESTIMENTO PER LE AZIENDE AGRICOLE
GRAZIE ALLA RICERCA LE FOGLIE
DI LATTUGA VIVONO PIÙ A LUNGO
Una ricerca pubblicata sul Journal of Applied Ecology riporta
che un campo di 10 ettari a mirtilli ha avuto un incremento di
produttività pari al 10-20% grazie alla conversione di un terreno
marginale adiacente in campo fiorito. Infatti dopo due anni
di piantagione stabile del campo di fiori è stato riscontrato un
aumento nel numero di api selvatiche, diventate due volte
più numerose rispetto a quelle presenti nei campi di controllo.
L’abbondanza di api selvatiche ha determinato un maggior
numero di fiori impollinati e anche mirtilli più grandi e con più
semi. Investire in habitat che attraggono questi insetti nelle
aziende agricole non è quindi solo un approccio efficace
per aiutare a migliorare l’impollinazione delle colture, ma
può anche ripagare l’investimento nell’arco di pochi anni.
I ricercatori dell’Università di Southampton hanno contribuito a
produrre insalate con una shelf-life molto lunga, in quanto meno
suscettibili ai danni dovuti ai processi di raccolta, trasporto,
lavaggio e imballaggio. I ricercatori hanno osservato che le
foglie che presentano una durata di vita maggiore sono quelle
più piccole e più dure, caratterizzate da cellule a loro volta più
piccole e fortemente ravvicinate fra loro. Alla luce di questa
scoperta i ricercatori hanno individuato i geni responsabili di
questa ben gradita caratteristica, promuovendo un programma
di selezione per tali caratteristiche genetiche. Inoltre, diminuendo
del 20% l’irrigazione si ha un ulteriore miglioramento delle
performance in termini di shelf-life, con un indubbio vantaggio
ambientale ed economico per l’azienda.
Titolo originale: Flower plantings increase wild bee abundance
and the pollination services provided to a pollinationdependent crop
Titolo originale: Lettuce rejoice! Scientists grow longer lasting
salad
Autori: Brett R. Blaauw et al.
Fonte: University of Southampton; www.sciencedaily.com,
Fonte: Journal of Applied Ecology, 2014
10 aprile 2014
In uno studio condotto presso Helmholtz Zentrum di
München, è stato scoperto che l’applicazione ripetuta di
letame contaminato con antibiotici cambia la composizione
dei batteri nel terreno, portando a una diminuzione dei
batteri benefici del suolo, con conseguente riduzione della
fertilità e, nel lungo periodo, delle rese delle colture. Inoltre,
contemporaneamente alla diminuzione di batteri utili per
il suolo, gli scienziati hanno riscontrato, nelle condizioni
sperimentali dello studio, un’aumentata presenza di microbi
nocivi per l’uomo, con conseguenze di vasta portata per
la salute umana. Dal momento che gli antibiotici sono in
alcuni Paesi comunemente usati in zootecnia, le implicazioni
sanitarie per le aree agricole fertilizzate con il letame da
questi allevamenti sono di grande interesse.
Titolo originale: Dynamics of Soil Bacterial Communities in
Response to Repeated Application of Manure Containing
Sulfadiazine
Autori: Guo-Chun Ding et al.
Fonte: PLoS ONE, 2014; 9 (3): e92958
PROVE DI CAMPO CON PIANTE OGM
PER PRODURRE OLIO DI PESCE
Dopo 10 anni di lavoro i ricercatori del Centro di ricerca
Rothamsted nell’Hertfordshire, in Inghilterra, sono riusciti a
crescere con successo e in condizioni di laboratorio piante di
camelia ingegnerizzate i cui semi sono stati geneticamente
modificati per produrre oli di pesce. Ora il dipartimento di
Environment, Food and Rural Affairs (Defra) ha dato il via libera
per la sperimentazione in campo, nella speranza di ottenere
dalle piante di camelia un olio ricco di acidi grassi polinsaturi
omega–3 che possa essere usato sia come cibo per i pesci
di allevamento, minimizzando in questo modo il forte impatto
ambientale dovuto alla produzione di farine di pesce, sia
come integratore o additivo nell’alimentazione umana.
UNA SOLUZIONE VINCENTE: COLTIVARE
NELLE CENTRALI FOTOVOLTAICHE
Dalla Stanford University arriva la proposta di un modello di
centrale fotovoltaica “agricola” in cui i pannelli solari e le
coltivazioni sono integrati con il fine di risparmiare acqua.
Infatti nelle centrali fotovoltaiche la manutenzione dei pannelli
fotovoltaici prevede l’utilizzo di molta acqua per rimuovere la
polvere e lo sporco, garantendone così la massima efficienza.
Posizionando le colture sotto i pannelli solari queste trarrebbero
giovamento del deflusso delle acque utilizzate per la pulizia
degli stessi, favorendo in questo modo anche l’ottimizzazione
degli spazi. Di contro, le radici delle piante contribuirebbero ad
ancorare il suolo e, assieme al fogliame, a ridurre la diffusione di
polvere. Considerando che molte centrali fotovoltaiche operano
in regioni soleggiate e aride, inospitali per la maggior parte delle
colture alimentari, questo approccio di co-locazione è stato
ipotizzato per l’agave, ad esempio, una pianta che vive bene
a temperature elevate e in terreni poveri, utilizzabili per produrre
bioetanolo.
Titolo originale: Win-win situation: growing crops on photovoltaic
farms
Autori: Ker Than
Fonte: Stanford University, www.sciencedaily.com, 9 aprile 2014
Wikimedia
GLI ANTIBIOTICI NEL LETAME RIDUCONO
LA PRESENZA DI BATTERI NEL TERRENO
Autori: University of Southampton.
Titolo originale: Trial of GM plants to help fight heart disease
given go-ahead
Autori: The Guardian, Press association
Fonte: www.theguardian.com, 17 aprile 2014
54
GIUGNO 2014
Cambiamenti climatici
TELERILEVAMENTO
Con iCOLT 2014 le previsioni
irrigue per l’estate
Con il modello Criteria è possibile stimare i fabbisogni e
organizzare al meglio le attività agricole. Fino ad agosto
temperature e precipitazioni nella media stagionale
A
nche quest’anno Arpa ha previsto a
giugno le esigenze irrigue estive delle
colture in Emilia-Romagna. Grazie
al particolare anticipo fenologico
dell’annata, è stato possibile fornire una prima
proiezione già da maggio. Entrambe le previsioni
indicano irrigazioni estive nella media, comprese
tra 450 e 700 milioni di metri cubi, con un valore mediano di circa 600 milioni di metri cubi.
Il nuovo clima che caratterizza la regione da
qualche anno non solo è più caldo rispetto ad
un tempo ma è anche più variabile. In queste
condizioni è utile disporre di sistemi di previsione “climatica” che ci consentano di gestire
la variabilità organizzando meglio e in anticipo
le attività agricole e quelle ad esse collegate. In
questo senso iCOLT (irrigazione e classificazione delle colture in atto tramite telerilevamento) è un’attività operativa originale svolta dal
settore agrometeorologia territorio e clima di
Arpa che prevede prima dell’estate le esigenze
irrigue estive delle colture a livello regionale e
consortile, passando attraverso diverse fasi di
lavoro: la mappatura da satellite delle colture
in atto, l’emissione di previsioni stagionali e la
valutazione dei consumi idrici potenziali attesi
mediante il modello di bilancio idrico Criteria.
L’analisi riguarda le zone agricole di pianura
dell’Emilia-Romagna e quest’anno ha interessato un’area di oltre 802mila ettari. I principali
destinatari dell’attività sono i Consorzi di bonifica dell’Emilia-Romagna, gli enti regionali e,
in situazioni di criticità, gli enti preposti alla
gestione delle emergenze idriche. Quest’anno,
grazie all’anticipo fenologico delle colture agrarie causato da un inverno con temperature molto miti, è stato possibile mappare le colture in
atto già alla fine di aprile e pertanto sono state
prodotte previsioni irrigue anche per il trimestre maggio-luglio.
Wikimedia
GIULIA VILLANI,
WILLIAM
PRATIZZOLI,
ANDREA SPISNI,
SARA MASI,
VALENTINA PAVAN,
FAUSTO TOMEI,
VITTORIO
MARLETTO
Servizio
Idro-Meteo-Clima,
Arpa
Emilia-Romagna
56
GIUGNO 2014
La mappa delle colture
L’attività iCOLT prevede prima di tutto la
cartografie delle colture, raggruppate in macroclassi agrarie, partendo da una serie temporale
di immagini da satellite. L’attività cartografica
si è conclusa a fine marzo, grazie all’anticipo
fenologico del grano e alle buone condizioni
meteo di metà mese. L’individuazione delle
tre macro-classi (colture estive potenzialmente
irrigue, colture autunno-vernine non irrigue,
foraggere) è stata eseguita a partire da tre immagini da satelliti UK-DMC2 e Deimos-1, a risoluzione spaziale intermedia (22 m), acquisite
tra ottobre 2013 e marzo 2014, con l’aggiunta
di un’immagine in novembre relativa al comprensorio riminese. Tutte le immagini erano
prive di nubi e la superficie complessivamente
classificata è stata di circa 802,528 ettari, con
un’accuratezza superiore al 90%.
La figura a fianco presenta il risultato della
campagna di telerilevamento del 2014, suddivisa per consorzi di bonifica. In generale, per tutti
i consorzi ad esclusione di quello della Bonifica
Parmense, ci si attende una diminuzione delle
colture autunno-vernine, a vantaggio delle estive. Tale trasformazione appare più marcata a
Piacenza, Ravenna, Ferrara e Rimini con valori
intorno al 20%.
Arpa produce operativamente previsioni stagionali per l’Emilia-Romagna dal 2007. In
particolare vengono previste le anomalie rispetto al clima di alcuni indici climatici mediati
su trimestri. Per iCOLT vengono prodotte in
maggio specifiche previsioni probabilistiche di
anomalia stagionale per l’estate (trimestre giugno-agosto). Dalle anomalie stagionali, attraverso uno speciale programma, sono generate
possibili serie di precipitazione e temperatura
minima e massima giornaliere. Queste serie
giornaliere costituiscono i dati meteorologici
utilizzati dal modello di bilancio idrico Criteria. Per quest’anno si prevedono medie stagionali di temperatura probabilmente normali
o inferiori alla norma, con alta probabilità di
intrusioni fresche per la stagione e di ondate di
calore confrontabili alla norma. Per quello che
riguarda le precipitazioni, si prevedono totali
trimestrali prossimi alla norma.
L’utilizzo dei dati meteorologici
e di falda ipodermica
Per la stima delle potenziali esigenze irrigue per
l’estate si utilizza il modello di bilancio idrico
GIUGNO 2014
Fig. 1 - Classificazione satellitare delle colture iCOLT2014
con sovrapposizione dei confini dei consorzi di bonifica
territoriale Criteria alimentato dalle previsioni
probabilistiche stagionali. Criteria utilizza dati
meteorologici e di falda ipodermica (misurati
dalla rete regionale e previsti in base alle previsioni stagionali), pedologici (carta dei suoli
dell’Emilia-Romagna) e di uso del suolo agricolo (superfici delle colture da telerilevamento)
per determinare il contenuto di umidità del terreno, considerando tutti gli apporti idrici e le
perdite lungo il profilo di suolo. A settembre le
previsioni verranno poi verificate alimentando
il modello Criteria con i dati meteo effettivamente osservati.
Alla luce degli elementi descritti in precedenza, dell’altezza di falda e del contenuto idrico
del suolo a fine maggio, Criteria stima che per
l’estate 2014 in Emilia-Romagna le potenziali
esigenze irrigue saranno prossime alle media
climatica calcolata sul periodo 1991-2013. Il
fabbisogno complessivo regionale per il trimestre giugno, luglio e agosto dovrebbe avere un
valore mediano di circa 600 milioni di m3 (25°
percentile = 450 milioni di m3, 75° percentile =
695 milioni di m3).
Si noti che le stime relative al 2014 sono le più
basse dal 2011 ad oggi e che in particolare il
livello irriguo previsto per quest’estate è di circa la metà rispetto a quello del 2012. Le previsioni irrigue dettagliate sui singoli consorzi
di bonifica sono disponibili sul sito di Arpa:
www.arpa.emr.it.
57
SPECIALE AVVERSITÀ
Con FitoSPA malattie e insetti
sotto controllo nei campi
TIZIANO BETTATI,
MARCO ILIC
Crpa spa,
Reggio Emilia
RICCARDO BUGIANI,
ALDA BUTTURINI,
TIZIANO GALASSI,
ROCCHINA TISO
Servizio Fitosanitario,
Regione
Emilia-Romagna
Q
uali sono le previsioni, di stagione in
stagione, su malattie e avversità nelle
colture? E quali le strategie di contrasto più adeguate nel rispetto dell’equilibrio dell’ambiente? Da giugno di quest’anno
gli agricoltori hanno uno strumento informativo in più grazie al sistema di avvertimento FitoSPA sulle avversità delle colture agrarie.
Il servizio, attivo in Emilia-Romagna dal 1997,
è stato arricchito da nuove funzionalità e prestazioni. Curato dal Crpa e dal Servizio fitosanitario regionale, è ad accesso libero e costituisce
uno dei principali elementi di supporto per la
difesa delle produzioni integrate e biologiche.
Come funzionano le previsioni:
23 i modelli matematici
Carta tematica
dei  quadranti
regionali relativa
alla distribuzione
della percentuale
cumulata di uova
della Carpocapsa
del melo al 
luglio 
58
Il sistema si basa sull’impiego di modelli matematici, messi a punto e validati nel territorio
regionale a partire dalla fine degli anni ’80 e
sull’adozione di un modello organizzativo e di
un sistema informativo, che nel corso del tempo si sono profondamente evoluti.
Attualmente sono disponibili e correntemente
impiegati 23 modelli matematici, che forni-
scono indicazioni per la difesa delle principali
colture dalle più diffuse avversità presenti sul
territorio emiliano-romagnolo.
La maggior parte dei modelli impiegati simula,
sulla base dei dati meteorologici, la comparsa
e l’evoluzione di una malattia o l’andamento
dello sviluppo di un fitofago. Vi sono, poi, i
cosiddetti schemi “a prognosi negativa” come
quelli per la peronospora della patata e del pomodoro, che indicano il periodo nel quale è altamente improbabile che la malattia compaia.
In ogni caso, con il contributo dei modelli previsionali, è possibile individuare tempestivamente
i momenti più rischiosi per la coltura ed effettuare l’intervento di difesa in modo mirato. In questo modo, inoltre, viene favorita la gestione dei
prodotti fitosanitari a minore impatto ambientale (ad esempio i prodotti microbiologici) e delle
biotecnologie (confusione e/o disorientamento
sessuale), la cui efficacia è strettamente legata alla
fase di sviluppo dei parassiti.
Nell’ottica di un’agricoltura sostenibile, questo
tipo di approccio, con l’adozione di strategie
di difesa basate su prodotti a minor impatto,
sulle biotecnologie e sugli strumenti di allerta
e previsione dei parassiti, è in linea con quanto
previsto dalle recenti normative
europee (vedi in particolare la direttiva comunitaria 128/2009 e il
regolamento 1107/2009).
Dal punto di vista organizzativo,
un elemento centrale di FitoSPA
è la presenza di strutture redazionali provinciali, composte
da tecnici esperti nell’interpretazione degli indici forniti dai
modelli e coordinate dal Servizio fitosanitario della Regione
Emilia-Romagna.
Questa scelta organizzativa, ormai consolidata, nasce dalla considerazione che i risultati dei modelli acquisiscono valore aggiunto
attraverso una lettura contestualizzata al territorio in cui i modelli vengono applicati e all’integrazione, da parte di esperti,
GIUGNO 2014
delle conoscenze conseguite con
altri mezzi (storia aziendale, dati
riscontrati nelle aziende visitate,
monitoraggi specifici).
COLTURA
AUTORI
S.F.R. Emilia-Romagna
Pandemis
(Pandemis cerasana)
MRV-Pandemis *
S.F.R. Emilia-Romagna
Eulia (Argyrotaenia
pulchellana)
MRV-Eulia *
S.F.R. Emilia-Romagna
Colpo di fuoco
(Erwinia amylovora)
Cougar blight
W.S.U. (USA)
MELO
Ticchiolatura
(Venturia inaequalis)
A-Scab *
U.C.S.C. Piacenza
PERO
Psilla (Cacopsylla pyri)
Psilla
Agroscope RAC Changins
Maculatura bruna
(Stemphylium vesicarium)
BSP Cast *
Università di Girona
Cidia del pesco
(Cydia molesta)
MRV-Cidia molesta *
S.F.R. Emilia-Romagna
Anarsia (Anarsia lineatella)
MRV-Anarsia *
U.C.S.C. Piacenza
S.F.R. Emilia-Romagna
Tripidi del pesco
THRI-DS *
Università della Tuscia
SUSINO
Cidia del susino
(Cydia funebrana)
MRV-Cidia funebrana * S.F.R. Emilia-Romagna
VITE
Tignoletta
(Lobesia botrana)
MRV-Lobesia *
Peronospora
(Plasmopara viticola)
DOWGRAPRI * IPI
Oidio (Uncinula necator)
POWGRAPRI *
U.C.S.C. Piacenza
Ruggine bruna
(Puccinia recondita)
RUSTPRI *
U.C.S.C. Piacenza
Ruggine gialla
(Puccinia striiformis)
YELDEP *
U.C.S.C. Piacenza
Oidio (Blumeria graminis
f.sp. tritici)
POWPRI *
U.C.S.C. Piacenza
Septoriosi (Stagonospora
nodorum; Septoria tritici)
SEPTORIA *
U.C.S.C. Piacenza
Fusarium (Fusarium spp.)
FHB-Wheat *
U.C.S.C. Piacenza
BARBABIETOLA
Cercospora
(Cercospora beticola)
CERCOPRI/ CERCODEP
U.C.S.C. Piacenza
PATATA
Peronospora
(Phytophtora infestans)
IPI + MISP
S.F.R. Emilia-Romagna
Agroscope
POMODORO
Peronospora
(Phytophtora infestans)
IPI + MISP IPI *
S.F.R. Emilia-Romagna
Agroscope
CIPOLLA
Peronospora
(Peronospora destructor)
ONIMIL
U.C.S.C. Piacenza
PESCO
CEREALI
S.F.R. Emilia Romagna
U.C.S.C. Piacenza
S.F.R. Emilia-Romagna
SFR: Servizio fitosanitario regionale -WSU: Washington State University
UCSC: Università cattolica Sacro Cuore
L’accesso è libero
Da giugno è on line il nuovo servizio ad accesso
libero per la consultazione dei bollettini settimanali di previsione delle avversità e di alcuni
output numerici dei modelli matematici.
Prevede una pagina di consultazione con elementi attivi che consentono la navigazione tra
le informazioni dei database.
Le sezioni data, province e colture consentono
la ricerca per periodo di riferimento, dettaglio
geografico di interesse (quadrante entro provincia o vista d’insieme con carta tematica regionale) o singola avversità.
Il servizio raccoglie 18 patologie ripartite su
GIUGNO 2014
NOME DEL MODELLO
MRV-Carpocapsa *
POMACEE
Un servizio in evoluzione
FitoSPA è stato progettato e
sviluppato con l’obiettivo di far
fronte alle accresciute esigenze di
supporto delle diverse figure che
utilizzano a vario titolo i risultati dei modelli previsionali. Dal
2008 tutti i moduli sono stati riorganizzati in una sola infrastruttura tecnologica presso il Crpa
che aggrega i dati agrometeorologici per 486 quadranti che coprono la zona di pianura dell’Emilia-Romagna resi disponibili
dal Servizio idro-meteo-clima di
Arpa Er (vedi carta tematica alla
pagina precedente). Inoltre Crpa
esegue i cicli di calcolo notturni
dei 23 modelli previsionali per
tutti i quadranti monitorati ed
eroga i servizi di consultazione
dei risultati delle elaborazioni
previsionali (output) come supporto all’attività dei centri redazionali provinciali.
Tali servizi, avviati dal 2009 e
validati dal Servizio fitosanitario
della Regione Emilia-Romagna,
sono stati progressivamente estesi
ad altri tecnici, determinando un
trend di utilizzo che ha raggiunto
le 14 mila sessioni di lavoro/anno
ad accesso regolato da password.
AVVERSITÀ
Carpocapsa
(Cydia pomonella)
otto colture con relative schede di approfondimento. Per ognuna si può generare una nuova
elaborazione visualizzata nella sezione “Commenti, grafici e mappe”, insieme agli indici
epidemiologici e al commento degli output dei
modelli. La sezione può contenere più di una
elaborazione, ciascuna accessibile cliccando sulla propria etichetta. I risultati sono visualizzati
sotto forma di mappa tematica per i 486 quadranti coperti dal servizio.
Modelli
di previsione
delle avversità
impiegati
in EmiliaRomagna.
Con asterisco
quelli
disponibili nel
servizio web a
libero accesso
Il servizio è on line all’indirizzo http://fitospa.
agrinet.info/ e richiede solo la compilazione di
una scheda di presentazione. Per informazioni
scrivere all’indirizzo: [email protected]
59
SPECIALE AVVERSITÀ
Allerta per Chalara fraxinea:
nuovo rischio per i frassini
Fitos. Er
Foto sotto, tipiche
lesioni corticali
di colore bruno
porpora.
A destra: le lesioni
danno origine a
cancri
I
l frassino è un’essenza vegetale particolarmente diffusa in Italia, sia in ambito urbano che forestale. Comprende varie specie
fra cui, le più diffuse, sono il Fraxinus excelsior (frassino maggiore), il Fraxinus angustifolia
(frassino ossifillo) e il Fraxinus ornus (orniello).
Nel 2009, in Friuli-Venezia Giulia, lungo il
confine italo-sloveno, sono stati osservati gravi
deperimenti su piante di F. excelsior e F. angustifolia in aree boschive. Le piante mostravano
cancri e disseccamenti rameali con mortalità
particolarmente elevata sugli esemplari più giovani. Negli anni seguenti la malattia è stata rinvenuta anche in Veneto e Trentino Alto-Adige,
lungo l’arco alpino.
L’agente responsabile di questi deperimenti è
stato individuato come Chalara fraxinea, patogeno fungino già noto su frassino in molti Paesi
europei.
C. fraxinea colpisce prevalentemente il frassino
maggiore e il frassino ossifillo, mentre l’orniello
sembra essere meno suscettibile alla malattia.
A causa della rapida diffusione che la malattia ha avuto in Europa e per gli ingenti danni
arrecati in particolare al patrimonio forestale,
nel 2007 C. fraxinea è stata inserita nella Lista
d’allerta dell’European and Mediterranean Plant
Protection Organization (Eppo).
Fitos. Er
CARLA
MONTUSCHI,
PAOLO SOLMI,
NICOLETTA VAI
Servizio Fitosanitario,
Regione
Emilia-Romagna
I sintomi
Alla ripresa vegetativa le piante infette mostrano disseccamenti dei germogli apicali con sottostante emissione di germogli epicornici. Le infezioni avvengono principalmente sulle foglie e sui
germogli. I sintomi fogliari consistono in lesioni
necrotiche bruno-nere che dalla nervatura principale possono estendersi al rachide fogliare e viceversa. Le foglie avvizziscono progressivamente,
anneriscono e rimangono a lungo sulla pianta.
Dalle foglie e dai germogli infetti il patogeno si
propaga per via sistemica ai rami e alle branche
sottostanti provocando lesioni corticali di colore
bruno porpora, di forma ellittica, che evolvono
in veri e propri cancri. Le lesioni compaiono
frequentemente in corrispondenza delle cicatrici
fogliari e dei germogli laterali morti e tendono
ad estendersi fino a circondare l’organo colpito
con conseguente avvizzimento del fogliame soprastante. Nei casi più gravi l’intera chioma può
disseccare.
Al di sotto della corteccia necrotica, i tessuti
legnosi e il midollo assumono una colorazione
bruno-grigia che si estende longitudinalmente
anche al di sotto della parte colpita.
Sintomi simili a quelli descritti possono essere
causati anche da altri patogeni o parassiti così
come dal gelo, dalla siccità o da cause
fisiologiche. Per una corretta identificazione dell’agente responsabile del
deperimento del frassino sono pertanto necessarie indagini di laboratorio.
La biologia
Sui piccioli e sui rachidi delle foglie infette cadute a terra, durante l’inverno
e la primavera successiva si formano
degli stromi pseudoscleroziali neri da
cui, da giugno a ottobre, originano
i corpi fruttiferi (apoteci) dell’Ascomicete Himenoscyphus pseudoalbidus,
forma sessuata di C. fraxinea. Gli apoteci si presentano come piccoli dischi
piatti di 1,5 - 6 mm di diametro, posti
su corti pedicelli di 0,5 - 2,0 mm di
60
GIUGNO 2014
altezza, all’inizio di colore bianco crema e successivamente bruno rossiccio.
Al loro interno si sviluppano le ascospore che possono essere diffuse dal vento anche fino a 20-30 km di distanza,
provocando nuove infezioni sulle piante
ospiti.
Le infezioni avvengono principalmente
in luglio e agosto, in presenza di umidità. I sintomi fogliari si manifestano
entro due mesi dall’infezione mentre i
disseccamenti e le lesioni rameali si possono osservare solo nella stagione vegetativa successiva.
C. fraxinea può produrre anche conidi
(spore asessuate) ma sono stati raramente osservati in natura e non sembrano
avere un ruolo nel processo infettivo.
Mentre la diffusione a breve distanza
avviene principalmente ad opera del
vento, la diffusione a lunga distanza avviene con la movimentazione di piante,
di legname e di semente infetta.
La gravità della malattia dipende dall’età delle piante, dalla localizzazione,
dalle condizioni climatiche e dalla presenza di
altri funghi patogeni o opportunisti che possono indebolire le piante. Particolarmente sensibili
sono quelle più giovani, da 2 a 10 anni di età, che
possono giungere a morte rapidamente; le piante
adulte, al contrario, possono sopravvivere a lungo prima di morire.
I provvedimenti fitosanitari
Il Regno Unito e l’Irlanda, in seguito al ritrovamento di C. fraxinea nel 2012, hanno adottato
misure di emergenza finalizzate ad evitare l’introduzione di materiale infetto: le piante di Fraxinus spp. destinate alla piantagione, compresi i
semi, possono essere introdotte in questi Paesi
solo se accompagnate da certificato fitosanitario, per le importazioni da Paesi terzi, o da passaporto delle piante, per la commercializzazione
in ambito europeo, che attestino che le piante
provengono da aree esenti da C. fraxinea (Pest
Free Area). L’istituzione della Pest Free Area è di
competenza del Servizio fitosanitario del territorio interessato e prevede l’attuazione di uno specifico monitoraggio.
Il monitoraggio in Emilia-Romagna
Nel 2013 il Servizio fitosanitario della Regione
Emilia-Romagna ha effettuato un monitoragGIUGNO 2014
gio per verificare la presenza di C. fraxinea in
particolare nelle province di Ravenna, Ferrara e
Bologna.
I motivi che hanno spinto ad effettuarlo sono
stati la necessità di indagare il territorio in via
preventiva, in considerazione dei grossi problemi
che il patogeno sta creando a nord della nostra
regione, e la verifica delle condizioni di fattibilità
di una Pest Free Area, nell’ipotesi di esportazioni
di piante di frassino verso il Regno Unito. Per lo
svolgimento del monitoraggio è stato fondamentale il lavoro svolto, oltre che dal Servizio fitosanitario regionale, dal Corpo forestale delle Stato
e dalle Guardie ecologiche Volontarie (Gev) che
hanno collaborato alla ricerca del patogeno in
numerosi siti del territorio. Importante anche
l’apporto degli uffici tecnici del verde pubblico
dei Comuni interessati che hanno fornito gli
elenchi dettagliati delle alberature e dei parchi
nei quali erano presenti i frassini. Complessivamente sono stati ispezionati 138 punti di monitoraggio costituiti da alberature, piante singole,
vegetazione spontanea e vivai. Sia i controlli visivi che le analisi eseguite presso il laboratorio di
micologia del Servizio fitosanitario hanno dato
esito negativo. La presenza della malattia nell’area controllata non è stata pertanto riscontrata.
Il monitoraggio proseguirà anche nel 2014 prendendo in considerazione un’area più ampia del
territorio regionale.
Mappa del
monitoraggio
2013
61
SERV. FITOS. ER
SPECIALE AVVERSITÀ
Preoccupa la batteriosi del kiwi:
ma convivere si può
LOREDANA
ANTONIACCI,
PAOLO SOLMI
Servizio Fitosanitario
Regione
Emilia-Romagna
MARIA GRAZIA
TOMMASINI
Crpv, Cesena,
RAFFAELE
TESTOLIN
Università di Udine
L
a batteriosi del kiwi causata dal batterio
Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa)
è attualmente la malattia più pericolosa
per l’actinidia: può infatti determinare
disseccamenti più o meno estesi di tralci e cordoni fino a causare la morte della pianta. I sintomi
sono osservabili a fine inverno sul tronco e sui
cordoni con cancri da cui fuoriesce essudato di
colore rossastro.
Nella fase di “inizio del pianto” dalle gemme e lenticelle nelle piante colpite si osserva la presenza di
essudati che sono prima biancastri e poi rossastri
di consistenza lattiginosa. In primavera i sintomi
sono a carico delle foglie con macchie necrotiche
circondate da un alone clorotico e sui bottoni fiorali con necrosi dei sepali e peduncolo. Questi,
in concomitanza con attacchi gravi, cadono con
evidenti ripercussioni sulla produzione. In questa
fase è possibile, inoltre, riscontrare avvizzimenti e
disseccamenti di getti e tralci.
Nel 2009 la comparsa
in Emilia-Romagna
La batteriosi è stata rilevata in Emilia-Romagna, nel Faentino, nel 2009 dopo la segnalazione avvenuta l’anno precedente nel Lazio. A
partire da quell’anno, la Regione - attraverso il
Servizio fitosanitario - ha intrapreso un’azione
di monitoraggio del territorio e di controllo
del materiale vivaistico, predisponendo anche
un piano di contributi per sostenere economicamente le aziende costrette a estirpare per la
batteriosi e contribuendo a finanziare la ricerca
62
per approfondire le conoscenze sulla malattia.
Le maggiori informazioni acquisite hanno permesso di definire delle linee guida di difesa del
kiwi che sembrano rendere possibile la convivenza
con la malattia almeno per le varietà meno sensibili, come Hayward.
Nell’aprile scorso, proprio a Faenza, si è svolto un
incontro tecnico sulla batteriosi del kiwi a conclusione del progetto finanziato dalla maggior parte
dei produttori di actinidia dell’Emilia-Romagna,
alcune altre strutture private della filiera e dalla
Regione Emilia-Romagna, con il coordinamento
del Crpv. A conclusione delle numerose relazioni
tecniche svolte in quell’occasione, è possibile affermare che la batteriosi continua a preoccupare per
la diffusione generalizzata e l’aggressività, ma con
essa si può convivere purché gli agricoltori vigilino sulla diffusione della malattia e mettano in atto
tutte le soluzioni proposte dalla ricerca e dal Servizio fitosanitario che presidia il territorio. Ad oggi
la malattia interessa circa 2 mila ettari in regione
(50% della superficie totale) con complessivi 153
ettari di espianti decretati dal Servizio fitosanitario
dalla sua comparsa.
Il convegno ha messo in evidenza le preziose sinergie create dalla collaborazione pubblico-privato nel
finanziare e coordinare il progetto. Mentre Tomas
Bosi del Cso di Ferrara ha fornito qualche stima
dei gravi danni economici a livello aziendale e di
quelli, fortunatamente modesti, relativi all’export
del nostro Paese, Francesco Spinelli (DipSA - Università di Bologna) ha tranquillizzato gli agricoltori sugli effetti della concimazione, raccomandando sostanzialmente di non eccedere con i prodotti
GIUGNO 2014
azotati e di non creare stress idrici alle piante con
l’irrigazione. Il patogeno sopravvive per settimane
nei residui di potatura invernale, per cui conviene
potare immediatamente dopo la raccolta dei frutti
e procedere a una disinfezione generale dell’impianto, includendo anche il materiale di potatura
a terra. Sono invece da evitare le potature tardive,
quando ha inizio il “pianto”, che favorirebbero le
infezioni e la diffusione della malattia.
Efficaci nella difesa
i prodotti rameici
Una conferma dell’efficacia dei prodotti rameici, nelle diverse formulazioni è arrivata da Marina Collina (DipSA - Università di Bologna). Tra
gli induttori di resistenza, l’acibenzolar-S-methvl
(Bion) si conferma interessante a dosi di 200 g/ha,
mentre fosetyl-aluminium e fosfiti hanno bisogno
ancora di approfondimenti. Gli antagonisti non
hanno per ora mostrato grande effetto nel contenere la malattia.
Questi prodotti sembrano essere dotati di maggiore efficacia se distribuiti 2-3 giorni prima dell’evento infettivo: anche in questo caso, però, sono
in corso approfondimenti. Tra i disinfettanti, verdeviva su piantine giovani in serra ha confermato
la sua validità sulle superfici della pianta. Risultati
incerti o di completa inefficacia sono stati mostrati da molti dei 50 prodotti globalmente saggiati.
Massimo Scannavini di Astra, riassumendo anche
le sperimentazioni di campo svolte dalla Cooperativa Terremerse di Bagnacavallo (Ra) e dal Consorzio agrario di Ravenna ha ricordato i risultati
positivi dei prodotti a base di rame e del Bion,
mentre altri formulati sono risultati inefficaci ed
altri ancora, come endophit e kodens, hanno prodotto performance interessanti ma che vanno ulteriormente valutate.
Emilio Stefani, dell’Università di Modena e Reggio, ha confermato che il polline è vettore di infezione e che il batterio può sopravvivere come ospite occasionale su altre colture e specie infestanti
dei frutteti, senza dare origine a sintomi. Alcune
interessanti prospettive sembrano essere offerte da
antagonisti isolati da impianti di kiwi. Studi sono
in atto sia presso questo ateneo, sia in diversi gruppi di ricerca in Italia e Nuova Zelanda.
Due questioni particolarmente delicate sono state
affrontate da Paola Minardi dell’Università di Bologna. La prima riguarda il fenomeno dell’isolamento del batterio da piante asintomatiche anche
dopo tre anni dall’infezione, confermando una
lunga latenza del batterio. La seconda concerne,
invece, la sopravvivenza del batterio in materiale
GIUGNO 2014
micropropagato, dimostrata rispettivamente per
tre e due anni dall’infezione durante le fasi di trasferimento in vitro e poi in vaso, anche se questo
materiale appariva assolutamente asintomatico. La
soluzione per i vivaisti è partire con la moltiplicazione in vitro da materiale sano e controllato con
adeguato protocollo diagnostico nelle varie fasi di
mantenimento fino al trasferimento in campo. Il
materiale sicuro – ha detto Elena Tura del Centro
attività vivaistiche (Cav) – è disponibile presso il
Cav a Tebano, dove sono state raccolte e controllate le fonti primarie di molte varietà di kiwi coltivate in Italia, comprese quelle in via di diffusione.
Si ringraziano tutte le strutture che hanno collaborato a sviluppare le ricerche previste nel progetto
biennale “Ricerche sul Psa del kiwi” (DipSA, Università di Bologna; Univ. di Modena e Reggio Emilia; Cav; Cso; Univ. di Udine); i soggetti che hanno
finanziato il progetto assieme alla Regione EmiliaRomagna (L.R.28/98), ossia produttori (Agrisol;
Aop Romandiola-Op Granfrutta Zani; Op Minguzzi; Apoconerpo; Apofruit; Consorzio Agrario
Adriatico; Consorzio Agrario Ravenna; Consorzio
Kiwigold; Eur.O.P. Fruit; Op Afe – Salvi; Orogel
Fresco; Pempacorer), altri attori privati della filiera
(Cav – Centro Attività Vibaistiche; Unitec), fondazioni, banche e camere di commercio (Fondazione
Cassa di Risparmio Ravenna; BCC Credito Cooperativo Ravennate & Imolese; BCC Credito Cooperativo Romagna Occidentale; Cciaa Forlì-Cesena;
Cciaa Ravenna).
PSA: CONTRIBUTI
REGIONALI PER 62 AZIENDE
Per gli interventi di lotta effettuati nell’ultimo anno, la Regione ha
disposto il pagamento dei contributi contro la batteriosi dell’actinidia causata da Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa). I contributi - per un ammontare complessivo di 1.190.710 euro - verranno
corrisposti come misura di sostegno economico alle aziende agricole emiliano-romagnole che hanno estirpato appezzamenti di actinidia, nel periodo dal 1º ottobre 2012 - 31 luglio 2013. Le aziende
agricole che stanno ricevendo i contributi regionali sono 62 delle
64 che avevano presentato domanda ai sensi della L.R. n. 6 del 23
luglio 2010 e che sono risultate in regola con gli adempimenti contributivi di legge. Le aziende agricole che, a causa di infezioni in atto
di Psa, hanno effettuato le misure di lotta prescritte dal Servizio fitosanitario per contenere la diffusione della malattia e ricevono ora
il contributo, sono 53 in provincia di Ravenna, 3 nel Bolognese e 6
nel territorio di Forlì-Cesena. L’elenco delle aziende beneficiarie è
contenuto nell’atto di liquidazione. Per chiarimenti e informazioni si
rimanda alla pagina del portale web dedicata all’erogazione dei
contributi 2014 per i danni da Psa: http://agricoltura.regione.emiliaromagna.it/fitosanitario/doc/avversita/avversita-per-nome/batteriosi-dell2019actinidia-psa-1.
63
SPECIALE AVVERSITÀ
Per salvare i vigneti, caccia
allo Scaphoideus titanus
ROCCHINA TISO,
PAOLO SOLMI
Servizio fitosanitario,
Regione
Emilia-Romagna
Colla
Adulto di
Scaphoideus
titanus
64
S
caphoideus titanus è uno degli insetti più
pericolosi della vite non per i danni diretti che provoca, generalmente irrilevanti,
bensì per la sua efficienza nel trasmettere
la flavescenza dorata (FD). La flavescenza è una
grave malattia infettiva provocata da microrganismi (fitoplasmi) che si localizzano nel floema ed
ostacolano il passaggio della linfa elaborata, determinando il deperimento delle viti colpite e la perdita di produzione. In Emilia-Romagna i primi
focolai sono stati segnalati alla fine degli anni ’90
in provincia di Piacenza. Nel corso degli anni la
malattia è via via progredita verso est ed interessa
attualmente, anche se in misura diversa, tutto il
territorio regionale.
A partire dalla scoperta dei primi focolai, il Servizio fitosanitario regionale ha avviato un monitoraggio annuale per individuare le piante infette
e la presenza dell’insetto vettore. Inoltre, in ottemperanza al decreto ministeriale di lotta obbligatoria n. 32442 del 31 maggio 2000, ogni
anno vengono definite le misure da adottare per
contrastare la malattia. Queste si diversificano in
base alla diffusione (zone indenni, zone focolaio
o zone di insediamento) e riguardano sostanzialmente gli estirpi delle piante infette e i trattamenti contro lo scafoideo.
In un precedente articolo (pubblicato sul n.
12/2013 di Agricoltura, pagg. 75-76) sono state
richiamate le regole fondamentali che i viticoltori
dovrebbero seguire per una gestione efficace della
malattia. In particolare la necessità dell’estirpo immediato delle piante con sintomi sospetti. In questo modo si evita che la cicalina, nutrendosi su di
esse, acquisisca il fitoplasma e diffonda l’infezione
alle piante circostanti. La capitozzatura o
la semplice asportazione dei tralci con i
sintomi della malattia non garantiscono
affatto il risanamento
della pianta, che può
invece rimanere una
fonte di inoculo per
il vettore.
L’altro punto cardi-
ne per il contenimento della malattia riguarda
l’esecuzione dei trattamenti obbligatori contro il
vettore. È su quest’ultimo punto che ora vogliamo focalizzare l’attenzione, cercando di chiarire il
ruolo di S. titanus nella diffusione della malattia,
alcuni aspetti del ciclo biologico dell’insetto e le
strategie di difesa.
Il monitoraggio
Il monitoraggio di S. titanus è stato effettuato ricercando sia gli stadi giovanili, con indagine visiva
sulle viti a partire dal mese di maggio, sia gli adulti con trappole cromotropiche durante il periodo
estivo. I risultati indicano una presenza diffusa del
vettore su tutto il territorio regionale anche se in
misura diversa a seconda delle zone considerate.
Ad esempio nella provincia di Modena in circa il
60% delle aziende controllate è stata riscontrata
la presenza di scafoideo, mentre in Romagna questa percentuale è molto meno elevata. Per quanto riguarda la quantità di popolazione nei singoli
vigneti, invece, si rilevano ovunque livelli piuttosto bassi: raramente si superano 0,5 individui
per pianta. La pericolosità dello scafoideo è però
sempre collegata alla presenza della flavescenza
dorata: se ci sono piante infette è sufficiente una
bassissima presenza della cicalina per diffondere
in modo costante e progressivo le infezioni. Dalle
indagini effettuate sul nostro territorio, la contemporanea presenza di focolai di FD e di scafoideo è stata riscontra nella maggior parte dei casi
e questo impone una particolare attenzione alle
strategie di difesa da adottare.
Il ciclo biologico dell’insetto
S. titanus completa il proprio ciclo biologico
esclusivamente sulla vite e compie una sola generazione all’anno. Sverna come uovo infisso nel
ritidoma dei tralci di due o più anni. La schiusura
delle uova è molto scalare, inizia indicativamente
nella seconda decade di maggio e si protrae fino
a fine giugno e oltre, con un picco verso la metà
del mese. Gli adulti compaiono tra fine giugno e
i primi di luglio e possono essere presenti anche
fino ad ottobre. Gli stadi giovanili si sviluppano
GIUGNO 2014
attraverso due età di neanide e tre di ninfa e prediligono un ambiente umido e ombreggiato. È facile trovarli soprattutto sulla pagina inferiore delle
foglie dei polloni posti lungo il fusto della vite,
mentre gli adulti si trovano su tutta la vegetazione. Il rilievo tempestivo delle prime neanidi è fondamentale per valutare il momento in cui inizia
il rischio di trasmissione del fitoplasma sulla vite.
Il carattere che distingue facilmente S. titanus da
altre cicaline è la presenza di due piccole macchie
nere simmetriche nell’ultimo segmento addominale, ben visibili fin dalle prime fasi di sviluppo.
Come si trasmettte la malattia
L’infezione viene acquisita dagli stadi giovanili e
dagli adulti che si alimentano su viti ammalate:
l’insetto ha un apparato boccale di tipo pungentesucchiante e diffonde il fitoplasma attraverso le
punture di alimentazione. Segue una fase di latenza in cui i fitoplasmi si moltiplicano nel corpo
dell’insetto per poi tornare nelle ghiandole salivari; nella fase di inoculazione l’insetto, diventato
infettivo, è in grado di trasmettere la malattia alimentandosi su piante sane. Dall’acquisizione del
patogeno alla sua possibile inoculazione occorre
un periodo di tempo di 30-35 giorni che corrisponde circa al V stadio preimmaginale dell’insetto. La sua capacità infettiva dura tutta la vita,
ma l’infezione non viene trasmessa alle uova dalle
quali nascono individui sani.
Strategie per una lotta efficace
È da tempo confermato che la lotta insetticida
contro S. titanus è efficace contro la flavescenza.
Si è visto, ad esempio, che nella stessa area i vigneti non trattati con insetticidi presentano un’incidenza della malattia molto più elevata rispetto a
quelli trattati. Un aspetto importante da considerare è che i vigneti non trattati possono essere
sorgente sia del vettore, sia del fitoplasma, perciò
la lotta è maggiormente efficace se viene estesa a
tutti gli impianti del territorio. Per ridurre l’incidenza della malattia i trattamenti contro S. titanus
devono essere in grado di contenere il più possibile le popolazioni del vettore ed eliminarlo prima
che diventi infettivo. Dunque si tratta di scegliere
sostanze attive efficaci, stabilire il numero di trattamenti e posizionarli nel momento ottimale.
Nell’individuazione delle sostanze attive, oltre ad
accertarsi che siano registrate contemporaneamente per la coltura e per l’avversità, è importante tener conto del meccanismo d’azione del prodotto e degli effetti collaterali sugli insetti e sugli
GIUGNO 2014
acari utili (vedi tabella). Inoltre, il prodotto potrà
essere selezionato in base alla necessità di controllare altre avversità. Ad esempio in alcuni casi il
trattamento contro scafoideo può coincidere con
quello contro la tignoletta della vite. Tra i prodotti
citati in tabella, da quanto osservato, il clorpirifos
etile ha una certa efficacia anche sulla tignoletta.
Il numero degli interventi varia in relazione alla
popolazione del vettore, all’incidenza della malattia nell’area considerata, alla finalità produttiva (uva o materiale di moltiplicazione), al tipo
di conduzione dell’azienda (nelle aziende bio
gli insetticidi disponibili hanno una persistenza
quasi nulla) ed altro. Le prescrizioni annuali del
Servizio fitosanitario si basano sulle considerazioni sopra riportate e sui risultati dei monitoraggi
effettuati tutti gli anni sia sul vettore, che sull’evoluzione della malattia.
Il corretto posizionamento del trattamento dipende dal numero di interventi da effettuare, dal
meccanismo d’azione del prodotto impiegato,
dall’andamento stagionale che influisce sullo sviluppo del fitofago. Ogni anno vengono effettuate osservazioni in aziende pilota sull’inizio della
nascita di scafoideo e sulla sua evoluzione. Sulla base di queste informazioni e tenendo conto
del ciclo biologico dell’insetto, delle modalità di
trasmissione e del meccanismo d’azione dei prodotti, vengono definiti i momenti in cui eseguire
gli interventi. Tali indicazioni vengono messe a
disposizione attraverso i bollettini provinciali di
produzione integrata e biologica oltre che in svariate forme di divulgazione locale.
SOSTANZE ATTIVE AMMESSE IN PRODUZIONE INTEGRATA
E BIOLOGICA ED EFFETTI COLLATERALI
SOSTANZE ATTIVE
SCAFOIDEO
FITOSEIDI
giovani
adulti
persistenza
Clorpirifos metil
+++
+++
+
++ (**)
Clorpirifos etil
+++
+++
++
++ (**)
Difesa integrata
Tiametoxam
+++
+++
++
+
Etofenprox
+++
+++
-
+++
Buprofezin
+++
-
+++
+/-
++
++
-
+
Difesa biologica
Piretrine
Fonte: Quaderno Arsia 3/2005
Legenda: +++ = efficacia (tossicità, persistenza) elevata; ++ = efficacia discreta;
+ = efficacia parziale; - = efficacia nulla; assenza di simbolo = informazioni non
disponibili; simbolo/simbolo = indicazioni contrastanti riportate in letteratura;
** = la tossicità è nulla in presenza di popolazioni resistenti
65
SPECIALE AVVERSITÀ
Cerasicoltura: primi risultati
nella lotta contro D. suzukii
STEFANO CARUSO,
GIACOMO VACCARI
Consorzio
Fitosanitario
Modena
Cons. fitos. Modena
Danni da
Drosophila suzukii
su ciliegie
I
l piccolo moscerino della frutta Drosophila suzukii, originario del sud-est asiatico, si è
diffuso negli ultimi anni in Europa e in Italia
provocando, soprattutto in annate favorevoli,
ingenti danni alle produzioni di ciliegio e piccoli
frutti (mirtilli, lampone, mora). In Emilia-Romagna è stato segnalato per la prima volta nel 2011
nel Cesenate sulla cultivar di ciliegio Corniola. Nel
biennio 2012-2013 il monitoraggio dell’insetto è
stato esteso a tutto il territorio regionale, per raccogliere più informazioni sulla sua diffusione ed
incidenza nelle colture potenzialmente sensibili.
A questo scopo sono state installate trappole alimentari per la cattura degli adulti ed esaminati
periodicamente campioni di frutta matura per individuare la presenza di larve e uova. Nel 2012,
nonostante la presenza dell’insetto fosse stata rilevata in buona parte dei siti monitorati, i danni
sono stati assenti o poco significativi. Nel 2013
invece, oltre ad una elevata presenza di adulti, si
sono rilevati danni diffusi su ciliegio. L’obiettivo
prioritario del monitoraggio è stato quello di fornire un supporto tecnico tempestivo agli agricoltori
per l’esecuzione di trattamenti insetticidi. Le informazioni ottenute dai rilievi effettuati sono serviti
inoltre per approfondire alcuni aspetti biologici ed
etologici dell’insetto. Il particolare comportamento di D. suzukii - contraddistinto da un numero
elevato di generazioni, ciclo biologico molto rapi-
do e attacchi in prossimità della raccolta - complica l’applicazione di efficaci strategie di difesa
anche per la mancanza di sostanze attive specifiche
registrate sull’avversità e sulle colture più sensibili.
Pertanto, oltre al monitoraggio ed alle osservazioni
sulla biologia dell’insetto, sono state avviate prove
sperimentali allo scopo di valutare la validità di tecniche alternative di contenimento come la cattura
massale, nuovi modelli di trappole per la cattura
degli adulti e, infine, l’efficacia di alcuni insetticidi.
Prova di cattura di massa
La prova è stata realizzata, a Vignola (Mo) in un
ceraseto di un ettaro che nel 2012 a causa degli attachi di D. suzukii aveva subito un danno di circa
il 6% sulle cultivar medie e tardive. Per la cattura
di massa sono state impiegate bottiglie di plastica rosse (il modello del monitoraggio), innescate
settimanalmente con una miscela pronta di aceto di mele, più vino rosso, più zucchero di canna
(Droskidrink). Le trappole, installate nella seconda
decade di aprile e controllate fino al termine della
raccolta (fine giugno), sono state distribuite lungo
il perimetro del ceraseto ad una distanza di 2,5 metri (160 trappole/ha).
Il test di controllo era rappresentato da un’azienda
simile per dimensioni e tipo di gestione, situata a
circa un km di distanza dalla prima. Non sono stati eseguiti trattamenti specifici per il controllo di
D. suzukii, mentre per la lotta alla mosca del ciliegio è stata usata l’esca adulticida a base di spinosad
(Spintor-Fly). I dati (vedi grafico) evidenziano una
riduzione del danno nella tesi con cattura massale
nelle condizioni di bassa pressione di popolazione in cui è stata realizzata la prova; tuttavia sono
necessarie ulteriori indagini per confermare questi
risultati.
Sei trappole a confronto
Sono stati confrontati sei modelli di trappole per
la cattura degli adulti per verificarne l’efficienza,
la praticità d’uso e la selettività verso altri insetti.
Questa seconda prova è stata condotta, nel periodo maggio-luglio, in un ceraseto di Vignola. Le sei
trappole sono state innescate con la miscela attrat66
GIUGNO 2014
PRINCIPALI SOSTANZE ATTIVE PER LA DIFESA DA MOSCA DEL CILIEGIO E D.SUZUKII
POSIZIONAMENTO
CARENZA
(gg)
EFFICACIA D. SUZUKII
EFFICACIA MOSCA
CILIEGIO
NOTE
Acetamiprid
Ovo-larvicida
14
Medio-scarsa
Buona
-
Thiametoxan
Ovo-larvicida
7
Medio-scarsa
Medio-buona
-
Thiacloprid
Ovo-larvicida
14
Medio-scarsa
Buona
Non registrato su mosca
Adulticida
7
Medio-scarsa
Scarsa
-
Ovo-larvicida
10
Media
Buona
Fitotossico su alcune cultivar di ciliegio
Spintor-fly
Adulticida
7
Scarsa
Buona
Utilizaabile con deroga uso straordinario
Spinosad
Adulticida
7
Media
Scarsa
Lambda-cialotrina
Adulticida
7
Media
Scarsa
Utilizzabile con deroga territoriale
Deltametrina
Adulticida
3/7
Media
Scarsa
Utilizzabile con deroga territoriale
Spinetoram
Adulticida
7
Media
Scarsa
Utilizzabile con deroga uso straordinario
Dimetoato
Ovo-larvicida Adulticida
14
Media
Medio-buona
Formulato commerciale Danadim400 (*)
SOSTANZA ATTIVA
Etophenprox
Fosmet
I dati riportati per D. Suzukii sono preliminari ed in parte provenienti da indicazioni bibliografiche
(*)Autorizzazione impiego straordinario alla dose max di 0,375 lt/ha
tiva Droskidrink e controllate settimanalmente. Lo
schema sperimentale era a blocchi randomizzati
con 3 ripetizioni e turnover delle trappole ad ogni
controllo.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che la trappola (Drosotrap) presenta una maggiore efficacia
sia in termini di precocità di cattura, che di numero di adulti totale nel periodo considerato. È
quindi un’alternativa più performante rispetto alle
bottiglie di plastica artigianali comunemente utilizzate. Tuttavia sarà necessario apportarvi alcune
modifiche per migliorare la selettività nei confronti di altri insetti.
L’impiego di insetticidi
La prova di “confronto insetticidi” è stata condotta
in provincia di Forlì-Cesena sulla cultivar Corniola. Le tesi erano Fosmet, Deltametrina, Spinetoram, Spinosad, Lambdacialotrina. I risultati di
questa prima esperienza evidenziano le difficoltà
nell’eseguire prove sull’efficacia di insetticidi nei
confronti di D. suzukii a causa dell’eterogeneità e
dell’imprevedibilità degli attacchi. Ciononostante tutti i prodotti hanno determinato una riduzione del danno rispetto
al testimone, ma solo spinosad e deltametrina si sono differenziate statisticamente
in maniera significativa. Sarà pertanto
necessario ripetere le sperimentazioni per
avere dati affidabili al fine di impostare
strategie di difesa complete, in cui si tenga conto anche della mosca del ciliegio. Al
momento si dispone solo di prodotti efficaci o parzialmente efficaci nei confronti
GIUGNO 2014
dei singoli parassiti ad eccezione del Fosmet, che
purtroppo presenta limiti di utilizzo per la fitotossicità su alcune cultivar di ciliegio (vedi tabella).
Concentrare sforzi e risorse
Le scarse conoscenze e la scarsa disponibilità di
mezzi tecnici affidabili per il controllo di D. suzukii richiedono di concentrare sforzi e risorse
per proseguire nelle attività intraprese nell’ultimo
biennio. Per questo motivo da quest’anno in Emilia-Romagna verranno implementate le attività di
ricerca e sperimentazione condotte dal gruppo di
lavoro formato da Servizio fitosanitario regionale,
Consorzio fitosanitario di Modena, Astra e Crpv.
Saranno coinvolte anche le Università di Bologna e Modena-Reggio Emilia. Le attività saranno
condivise con la Fondazione Mach di S. Michele
all’Adige (Tn) e l’Università di Padova nell’ambito di un tavolo tecnico interregionale. Infine sono
state allacciate collaborazioni con altri Paesi europei interessati alla problematica (Francia, Spagna,
Svizzera).
Risultati
della prova
“cattura
massale”: danno
alla raccolta
() su tre
varietà
di ciliegie
67
Suolo
INDAGINI
Una Carta delle Terre
per l’anguria nel Reggiano
I risultati di un gruppo di lavoro interdisciplinare coordinato
da I.Ter sulla gestione agronomica della cucurbitacea.
L’attività è finalizzata anche alla richiesta dell’Igp
CARLA SCOTTI
I.Ter Soc. Coop,
Bologna
VANNI TISSELLI
Astra,
Tebano- Faenza (Ra)
MARISA FONTANA
“C
ocomero. Frutto noto di forma
tonda, di buccia verde, di midolla
acquosa e di grato gusto nei caldi
ardenti”: definizione perfetta, se
non altro perché è tratta dall’edizione del 1827 del
dizionario dell’Accademia della Crusca. Sicuramente
il cocomero è il frutto del desiderio nei periodi più
caldi dell’anno; poche specie sono così legate alla stagione estiva come il cocomero.
Ma la cucurbitacea non è legata a doppio filo solo al
clima; anche il suolo ha la sua influenza sul risultato
produttivo e qualitativo di questo ortaggio, come risulta dagli studi condotti dai pedologi di I.Ter insieme ad un gruppo di lavoro interdisciplinare composto dagli sperimentatori di Astra, Crpv e dell’azienda
Stuard, dai ricercatori dell’Università di Ferrara, dai
tecnici che assistono le aziende produttrici di angurie
e dagli agricoltori reggiani. Tali studi sono finalizzati
a supportare la richiesta della Indicazione geografica
protetta (Igp) per l’anguria di Reggio Emilia.
L’indagine pedologica, in particolare, ha permesso
di definire uno schema di valutazione condiviso che
mette in relazione i caratteri del suolo con le esigenze
di coltivazione.
Pendenza: la coltivazione dell’anguria, sia in pieno
campo che in serra, richiede terreni pianeggianti;
Profondità utile alle radici (profondità raggiungibile dalle radici senza incontrare limitazioni): carattere
che non riveste particolare importanza, poiché l’anguria ha un apparato radicale superficiale;
Tessitura: i suoli più idonei per produzioni di qualità sono quelli a tessitura fine (argillosa). In effetti gli
agricoltori hanno riscontrato che nei suoli sciolti o di
medio impasto l’anguria tende a formare sfilacciature legnose biancastre che abbassano la qualità della
polpa. La tessitura argillosa, invece, sembra conferire
il giusto grado zuccherino e la giusta croccantezza;
Fessurazione: descrive la tendenza del suolo a dar
luogo a fessurazioni o crepacciature in seguito al succedersi di cicli di essiccazione-contrazione e inumidimento-espansione. Le crepe causano la rottura delle
radici delle piante e costituiscono vie preferenziali di
evapotraspirazione. Per l’anguria occorre approntare
tecniche colturali (letamazione, lavorazione paccia-
SCHEMA DI VALUTAZIONE DELLE LIMITAZIONI PEDOLOGICHE ALLA CRESCITA DELL’ANGURIA
CARATTERISTICHE
PEDOLOGICHE
68
INTENSITÀ DELLE LIMITAZIONI
ASSENTI O LIEVI
MODERATE
SEVERE
Pendenza
<1%
1-5%
>5%
Profondità utile
alle radici (cm)
> 50
Tessitura
fine, moderatamente fine, associata a
classificazione di famiglia tessiturale USDA fine
Fessurazione
bassa media, forte
Rischio di
inondazione:
- Inondabilità
nessuno o raro
occasionale, frequente
Rischio di
inondazione:
Durata
estremamente breve
lunga,
medio-lunga,
molto breve, breve
Disponibilità
di ossigeno
buona, moderata, imperfetta
scarsa, molto scarsa
<50
grossolana, moderatamente grossolana, media¸
moderatamente fine, non associata classificazione di
famiglia tessiturale USDA fine
GIUGNO 2014
matura e gestione idrica) finalizzate a contenere le
fessurazioni;
Rischio di inondazione (temporanea ricopertura
della superficie del suolo da parte dell’acqua): la coltivazione dell’anguria predilige zone non inondabili;
Disponibilità di ossigeno (si riferisce alla quantità
di ossigeno indispensabile per l’attività biologica nel
suolo): questo carattere non condiziona particolarmente la coltivazione di anguria, poiché l’apparato
radicale è tendenzialmente superficiale e il periodo
di coltivazione è concentrato nella tarda primavera/
estate, quando quasi tutti i suoli non hanno problemi di ristagno d’acqua.
I principali ambienti pedologici
La sintesi degli studi condotti ha portato alla definizione della “Carta delle Terre dell’anguria”,
che deriva dalla “Carta dei suoli della pianura
emiliano-romagnola” in scala 1:50.000 (Edizione 2005 - Servizio Geologico, Sismico e dei
Suoli, Regione Emilia-Romagna) ed illustra i
principali ambienti pedologici del territorio di
pianura della provincia di Reggio Emilia interessati dalla coltura. La legenda, allegata alla carta,
descrive, in prima analisi, le considerazioni sulla
gestione agronomica dei suoli in funzione della
coltivazione dell’anguria. Le conoscenze ottenute ad oggi, quindi, oltre a evidenziare gli ambienti pedologici tipici della coltivazione di anguria,
favoriscono la corretta gestione agroambientale
dei suoli regionali e la valorizzazione della produzione tipica di anguria, evidenziando le relazioni esistenti tra suolo, gestione agronomica,
produzione e qualità dei prodotti.
ESTRATTO DELLA “LEGENDA DELLA CARTA DELLE TERRE DELL’ANGURIA”
TERRE
PRINCIPALI CONSIDERAZIONI AGRONOMICHE
COMPORTAMENTO
AGRONOMICO PER LA
COLTIVAZIONE DELL’ANGURIA
PRODUZIONE MEDIA OTTENIBILE
DALLA TIPOLOGIA CRIMSON
CON UNA BUONA GESTIONE
AGRONOMICA
Terre argillose
delle valli
bonificate
La maggior parte delle superfici dedicate all’anguria reggiana
ricadono in queste terre. I suoli sono condizionati dall’elevato
contenuto in argille espandibili: sono soggetti a fessurazione nel
periodo secco e richiedono notevole tempestività nell’esecuzione
delle lavorazioni, che devono essere effettuate con terreno in
tempera. L’elevato contenuto di argilla, d’altro canto, conferisce
a questi suoli una buona fertilità naturale. Le difficoltà di drenaggio
rendono necessaria l’adozione di una efficiente rete scolante per
l’allontanamento delle acque in eccesso.
Una buona gestione del
terreno mette a disposizione
della pianta il Potassio
disponibile favorendo la
risposta qualitativa del
prodotto
Suoli che possono fornire una
buona risposta qualitativa del
prodotto. La resa media delle
produzioni è circa di 400-500
qli /ha con una media 12-13
gradi brix
Terre calcaree
dei dossi fluviali
I suoli, a prevalente tessitura media, offrono un elevato spessore,
dotato di buona fertilità naturale ed elevata capacità in acqua
disponibile per le piante. Mostrano buone attitudini produttive nei
confronti delle principali colture praticabili.
Particolare attenzione
va posta nella scelta
dell’epoca di trapianto in
funzione delle condizioni
climatiche dell’annata e del
vigore vegetativo che può
manifestarsi.
Si ottengono produzioni
quantitativamente mediamente
più elevate e di maggiore
pezzatura rispetto alle altre
Terre; la resa media delle
produzioni è circa di 700 qli /ha
con una media 10-11 gradi brix
GIUGNO 2014
69
Inbreve
A cura della REDAZIONE
CREDITO
AGRIDIFI UNO E-R: NEL 2013 EROGATI
FINANZIAMENTI PER 112 MILIONI DI EURO
Nonostante la crisi e la stretta creditizia che toglie l’ossigeno alle imprese, cresce l’operatività di Agrifidi Uno
Emilia-Romagna. Il consorzio di garanzia nato cinque
anni fa dalla fusione tra gli organismi provinciali di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, nel 2013 ha deliberato 2060 finanziamenti a favore delle aziende agricole
socie, per un importo complessivo di poco inferiore ai 112
milioni di euro (+5,7%). In crescita anche gli iscritti, con 134
nuove adesioni nel 2013, che fanno salire il numero totale
dei soci a circa 5.450. I contributi in conto interessi liquidati a favore delle imprese associate hanno sfiorato l’anno
scorso quota 1,3 milioni di euro.
Sono i dati salienti del bilancio 2013 approvato all’assemblea dei soci. Un bilancio positivo e in controtendenza
rispetto all’andamento economico generale, come testimoniato anche dalla bassissima percentuale di insolvenze, appena lo 0,096% sull’erogato. «Questi dati e la
buona patrimonializzazione – commenta il presidente Alberto Rodeghiero – garantiscono la credibilità del nostro
Agrifidi presso il sistema bancario e ciò si traduce in una
maggiore opportunità di accesso al credito per tutte le
aziende socie».
Il patrimonio di Agrifidi Uno Emilia-Romagna al 31 dicembre scorso ammontava a 11.837.783 euro (+5%); se a questo valore sommiamo le fideiussioni dei soci arriviamo ad
un patrimonio di garanzia complessivo che sfiora i 32 milioni di euro. (g.m.)
FORMAGGI DOP
PARMIGIANO REGGIANO: OK DAL MIPAAF
AL PIANO PRODUTTIVO TRIENNALE 2014-2016
Via libera dal Mipaaf al piano produttivo triennale del Parmigiano Reggiano. Il piano fissa per il periodo 2014-2016 una
produzione annua non superiore a 3.250.000 forme (29.000 in
meno di quelle prodotte nel 2013), corrispondenti a 1.750.000
mila tonnellate di latte. Si completa così il percorso avviato
due anni fa, quando con il “pacchetto latte” la Ue sancì la
possibilità di ricorrere a forme di regolazione dell’offerta per
favorire la stabilità del mercato.
Il piano è stato approvato nel settembre scorso dall’assemblea dei soci del consorzio, poi, a seguire, c’è stata l’adesione
individuale degli allevatori, ai quali sono attribuite le quote
produttive (di latte). «Un prodotto a lunga stagionatura come
il Parmigiano Reggiano - sottolinea il presidente del Consorzio
di tutela, Giuseppe Alai prosegue Alai - presenta dinamiche
di mercato particolari, con riflessi sui prezzi al consumo. La regolazione dell’offerta si configura pertanto come lo strumento fondamentale per dare stabilità al comparto e tutelare gli
investimenti dei produttori».
70
ACQUISIZIONI
IL 60% DI BONIFICHE FERRARESI PASSA
AD UNA CORDATA DI IMPRENDITORI E BANCHE
Per la ragguardevole cifra di 104 milioni di euro Bankitalia ha
ceduto ad un cordata di imprenditori e investitori istituzionali
guidata dall’ex presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, il pacchetto di controllo (60,37%) di Bonifiche Ferraresi,
la più grande società agricola d’Europa e l’unica quotata
alla Borsa di Milano.
La cordata, tutta italiana, annovera tra gli altri Fondazione
Cariplo, Fondazione Cr Lucca, Sergio Dompè, Aurelia srl, Autosped spa. Nella partita entrano anche Inalca e Cai Newco,
società emanazione di Consorzi agrari d’Italia, presieduta dal
vicepresidente nazionale di Coldiretti, Mauro Tonello, e di cui
Vecchioni è consigliere delegato: «Gli investitori – ha commentato Tonello – hanno creduto in un progetto di valorizzazione del made in Italy ed è propri questo il valore dell’operazione. Bonifiche ferraresi, in base al business plan presentato,
attireranno nuove imprese e nuovi investimenti, puntando
all’acquisizione di altre superfici».
Bonifiche Ferraresi ha la sede operativa Ferrara, provincia dove
si trovano circa 4.000 dei 5.500 ettari di proprietà. L’azienda
produce grano, mais, barbabietola, pesche, mele e pere.
POLTRONE VERDI
CASTIGLIONE NUOVO PRESIDENTE DI ISMEA.
CONFAGRICOLTURA: SCELTI I VICEPRESIDENTI
Avviata la procedura per la nomina di Ezio Castiglione alla
presidenza di Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo
e alimentare. Stefano Antonio Sernia è il nuovo commissario
dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura.
Il Comitato direttivo di Confagricoltura ha completato la
squadra che lavorerà con il presidente Mario Guidi nei prossimi tre anni: vicepresidenti sono stati nominati Massimiliano
Giansanti (presidente Confagricoltura Roma), Giandomenico Consalvo ed Ezio Veggia (confermato). Nella nuova
Giunta sono stati cooptati Andrea Mansuino (presidente
Confagricoltura Liguria) e Marco Caprai, (presidente Confagricoltura Umbria). Gaetano Pascale è stato eletto presidente di Slow Food Italia. Maria Pirrone è la nuova leader dell’Agia, l’associazione nazionale dei giovani della Cia. Pierluigi
Ferrari riconfermato presidente dell’Oi Pomodoro Nord Italia.
Pierluigi Sciolette è il nuovo presidente dell’Enoteca regionale dell’Emilia-Romagna. Giuseppe Carini eletto presidente
Copagri dell’Emilia-Romagna.
NUOVE TECNOLOGIE
LOTTA ALLE FRODI E PROMOZIONE SUL WEB:
SIGLATI DUE ACCORDI CON GOOGLE E EBAY
Nuovi strumenti a disposizione delle eccellenze agrolimentari
made in Italy per difendersi dalle contraffazioni e farsi promozione sul web. È il senso di due iniziative decollate nelle
scorse settimane. La prima è il protocollo d’intesa per la vaGIUGNO 2014
Inbreve
AGRICOLTURA SU RADIO E TV
RADIOEMILIA-ROMAGNA: AL VIA SUL WEB
LA NUOVA RUBRICA “MANI DI QUESTA TERRA”
Si parlerà di Casa Artusi, con interviste alla chef e sommelier
Carla Brigliadori e alla “marietta” Maria Piraccini, nella terza puntata di “Mani di questa terra”, la trasmissione in onda
dal 15 luglio su RadioEmiliaRomagna (www.radio.emilia-romagna.it), la web radio della Regione. La nuova rubrica, a
cadenza mensile, realizzata dall’Agenzia comunicazione e
informazione della Giunta regionale in collaborazione con
l’assessorato all’Agricoltura, racconterà il territorio rurale e i
prodotti tipici attraverso la voce appassionata di chi vive e
lavora la terra e di chi in cucina fa conoscere l’Emilia-Romagna al mondo intero.
L’antica civiltà contadina della pianura bolognese, le razze
di asini in via di estinzione e le antiche arti nipponiche della coltivazione del riso saranno invece gli argomenti delle
puntate di luglio di “Con i piedi per terra” (www.conipiediperterra.com), la trasmissione tv in onda sulle frequenze di
Telesanterno e Odeon. Infine Agreste, in onda su Telestense,
si occuperà di irrigazione e farà il punto sulla campagna del
grano 2014 e sulla frutta estiva.
Flash
LATTE: ITALIA IN REGOLA
NELLA CAMPAGNA 2013-2014
Per il quarto anno consecutivo l’Italia non ha superato
il tetto produttivo di 10,923 milioni di tonnellate di latte
assegnatoci dall’Ue. Il regime delle quote cesserà il 31
marzo 2015.
ETICHETTA D’ORIGINE OBBLIGATORIA
PER IL MIELE DAL 2015
Il Consiglio di ministri dell’Ue ha approvato in via definitiva la nuova direttiva che prevede l’indicazione
d’origine obbligatoria per il miele. L’eventuale presenza di polline Ogm dovrà essere segnalata in etichetta
solo se superiore all’0,9%, come per tutti gli altri alimenti. L’obbligo scatterà dal 24 giugno 2015.
FRUTTA NELLE SCUOLE: ALL’ITALIA 29 MILIONI
Con una dotazione di oltre 29 milioni di euro l’Italia è
il principale beneficiario del programma europeo per
promuovere il consumo di ortofrutta nelle scuole nel
biennio 2014-2015.
COPROB CHIUDE IN UTILE IL BILANCIO 2013
Coprob, la coop di produttori bieticoli leader nazionale nel settore saccarifero, ha chiuso il bilancio 2013
con un utile di oltre 6,5 milioni e un ristorno ai soci superiore ai 4,2 milioni.
Cervellati
lorizzazione dei prodotti Dop ed Igp siglato tra il Mipaaf, l’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche e eBay.
Il gigante delle vendite via internet si impegna tra l’altro a
rimuovere dal proprio sito gli annunci contenenti violazioni
relative ai prodotti Dop ed Igp.
Intanto è partito da Bologna il road show promosso da Google e Fondazione Symbola per aiutare le piccole e medie
imprese a cogliere le opportunità offerte dalla Rete. Tramite incontri e convegni nelle maggiori città italiane esperti
di informatica, e-commerce, social media e comunicazione faranno conoscere agli imprenditori gli strumenti per
andare sul web.
CONTROLLI DI QUALITÀ
ACCORDO TRA ICQRF, CRA E ASSOCIAZIONI
CONTRO COMMERCIO ILLEGALE DELLE SEMENTI
Stop al traffico illegale delle sementi. È l’obiettivo dell’accordo di collaborazione sottoscritto tra l’Ispettorato centrale repressione frodi (Icqrf) del Mipaaf, il Consiglio per la ricerca e
la sperimentazione in agricoltura (Cra) e le due associazioni
di aziende sementiere Aib e Bt. Il protocollo – si legge in una
nota - consentirà di aumentare l’efficacia dei controlli in relazione alla commercializzazione di sementi e, più in generale,
di materiale di moltiplicazione di colture agrarie ed ortive,
tramite una stretta collaborazione tra istituzioni pubbliche ed
associazioni di categoria. È prevista la realizzazione di attività
formative, studi di settore e di mercato, nonché l’effettuazione di di analisi specialistiche per meglio orientare i controlli,
tutelando i produttori da fenomeni di concorrenza sleale gli
agricoltori dall’utilizzo di materiale riproduttivo di scarsa qualità e con potenziali rischi fitosanitari.
72
GIUGNO 2014
Nuovo Virtus J.
Tuo con anticipo 1%
“Col caricatore
frontale serve
precisione e
reattività.”
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Un alleato in campo pronto a lavorare
come vuoi tu.
SAME Virtus J nasce pensando all’esigenza concreta di chi abbina al lavoro
quotidiano l’utilizzo del caricatore frontale. Soluzioni tecniche dedicate come
l’assale anteriore rinforzato, la predisposizione al caricatore direttamente
da fabbrica (Ready Kit), l’impianto idraulico studiato ad hoc 60 l/min ECO,
la funzione Stop&Go e l’optional SDD (che permette di sterzare al massimo
il trattore con la metà dei giri volante) rendono questa famiglia di prodotti ideali
per l’utilizzo del caricatore anteriore. Il tutto senza lasciare in secondo piano
la sicurezza, elemento fondamentale che ha portato allo sviluppo di questa
nuova famiglia di prodotti. Basta pensare alla frenatura sulle 4 ruote di serie,
al Park Brake e ai sistemi di sicurezza indispensabili per evitare l’attivazione
accidentale del sollevatore posteriore, della PTO e dei distributori idraulici.
Con Virtus J, SAME propone agli agricoltori un nuovo alleato in campo,
versatile, affidabile in ogni situazione e da oggi ancora più conveniente.
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Si raccomanda l’utilizzo di lubrificanti e refrigeranti originali SDF.
SAME è un marchio di
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Agenda verde
A cura della REDAZIONE
EMILIA-ROMAGNA
UN MARE DI SAPORI
FESTEGGIA I 2200 ANNI
DI STORIA DELLA VIA EMILIA
Al via “Cinemadivino”, la rassegna che propone oltre
100 appuntamenti portando grandi pellicole direttamente nelle aie e nei cortili delle aziende. L’obiettivo è
di valorizzare il territorio e i prodotti enogastronomici tipici di alcune delle più importanti aree enologiche d’Italia. Questo, in sintesi, il tema conduttore di un evento itinerante che porterà il grande schermo nei luoghi
dove nasce e si produce il vino. La rassegna - nata 11
anni fa proprio in Emilia-Romagna – toccherà anche
Piemonte, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo, Sardegna, Campania, Basilicata e Puglia.
Le aziende saranno pronte a ospitare gli spettatori dalle ore 19.30 con le degustazioni, mentre dalle ore 20
sarà possibile visitare le cantine. L’inizio delle proiezioni
è alle 21.30. Per chi lo desidera, alle ore 20.00 è possibile cenare in cantina. Il costo del biglietto d’ingresso
è di norma 12 euro (ridotto 10) e comprende la visione del film, la visita guidata e l’assaggio di tre calici di
vino. Info: tel. 366 5925251 - cinemadivino.net
Storia, cultura, tipicità, per un’estate tutta da gustare
insieme alle eccellenze enogastronomiche dell’EmiliaRomagna. Nel ricco cartellone di eventi di “Emilia-Romagna è Un Mare di Sapori” sarà protagonista la via
Emilia, un grande e antico ponte abitato, che assieme
alle altre strade già percorse da pellegrini, come la via
Romea lungo il mare e la via Francigena attraverso la
montagna, rappresenta l’arteria fondamentale e indispensabile per ottenere un risultato unico e irreplicabile
che si chiama Emilia e Romagna: espressione di prodotti tipici e ricette tradizionali divenuti veri e propri documenti di una cultura di enorme significato simbolico.
Proprio per questo, l’Assessorato Agricoltura della Regione intende celebrare, anche in vista dell’Expo 2015,
questa grande via lungo la quale si è creata l’identità
di un popolo e si sono radicate tradizioni millenarie con
affascinanti declinazioni culinarie come la pasta ripiena. Ed è proprio il connubio via Emilia-pasta ripiena il
tema principale dell’edizione 2014 il cui sviluppo principale è affidato a Matteo Belli, attore e regista teatrale
bolognese, che porterà in scena le nostre paste ripiene come linguaggio universale tra i popoli conosciute
dai buongustai italiani e stranieri, rese avvincenti da un
grammelot impeccabile e divertente nell’imitazione
della lingua francese, americana, russa e di altre da
tutti riconoscibili.
Tra gli appuntamenti tornano le serate di “Tramonto
DiVino”, sette tappe dedicate ai grandi vini dell’EmiliaRomagna in abbinamento con i Dop e Igp del territorio. In quattro diverse date si ripropone anche “Fuoco al
mito”, omaggio al Parmigiano Reggiano.
Info: unmaredisapori.com
FORLIMPOPOLI (FC)
POLI, LUOTTO E MAMBELLI:
TRE PROTAGONISTI DEL CIBO
PER IL PREMIO MARIETTA
Un tris di grandi figure per il Premio Marietta, omaggio
alla fedele governante dell’Artusi che con lui condivise
centinaia di ricette dando vita al celebre manuale artusiano. Un attore “artusiano” di fama internazionale,
Paolo Poli; un cuoco celebre per i fornelli e per i riflettori
dello spettacolo, Andy Luotto; un imprenditore che ha
fatto del caseificio (a Bertinoro) che
porta il suo nome, Loris Mambelli,
una storia aziendale che scava nelle
tradizioni dell’Emilia-Romagna.
Loris, a soli vent’anni, decise infatti
di seguire l’esempio della madre e
di costruire un’azienda attorno alla
produzione della regina delle ricotte: quella ottenuta da latte intero e
cagliata con acqua termale, ricca di
sali. Alla terza generazione, la ricotta
e gli altri prodotti sono apprezzati in
tutto il territorio nazionale.
Promosso dalla cittadina natale di
Artusi, Forlimpopoli, il Premio Marietta viene attribuito a personalità che,
con modalità differenti, contribuiscono alla conoscenza della cultura
del cibo.
74
Dell’aquila
CINEMA & VINO
IL GRANDE SCHERMO
SI “GUSTA” NELLE CANTINE
DI DIECI REGIONI ITALIANE
GIUGNO 2014
400 anni di crescita sostenibile
2014 ...
2012
2011
2002
s e s t o s e n s o co m . i t
1913
1691
1615
La responsabilità sociale per Sumitomo Chemical risiede nei principi del fondatore, Masatomo
Sumitomo, definiti fin dal 1615 e perfettamente integrati nella filosofia della Società. Consapevolezza
e responsabilità che abbiamo trasferito nella divisione agricoltura con l’impegno di soddisfare
il crescente fabbisogno alimentare dell’umanità nel rispetto delle esigenze dell’ambiente.
La creatività nella ricerca chimica, il confronto con i protagonisti della filiera agroalimentare,
il costante sviluppo di servizi e prodotti innovativi ne sono la prova più evidente. Oggi come ieri e
come domani. Sumitomo Chemical, da 400 anni dalla parte dello sviluppo sostenibile.
www.sumitomo-chem.it
Spazio innovazione
Lem carni: la via giapponese
Dell’Aquila
per salumi bovini più magri
PATRIZIA ALBERTI
Servizio Ricerca,
Innovazione
e Promozione
del Sistema
Agroalimentare,
Regione
Emilia-Romagna
In alto: la sede
della Lem Carni
a Toscanella
di Dozza (Bo)
76
Con l’Università di Bologna un progetto di allevamento come
quello della razza Wagyu. Una macchina “massaggia” gli
animali per ottenere la marmorizzazione del grasso
L
a tradizione giapponese prevede che la
carne Wagyu sia ottenuta grazie ad un
particolare metodo di allevamento incentrato su un’alimentazione a base di cereali,
barbabietole, patate e una razione quotidiana
di birra che stimola l’appetito. Per perfezionare
la marmorizzazione delle carni, i bovini giapponesi vengono inoltre massaggiati manualmente
con un guanto di crine. In questo modo il grasso
penetra all’interno del muscolo, anziché restare
in superficie.
La Lem Carni di Toscanella di Dozza (Bo) ha realizzato in collaborazione con l’Università di Bologna un progetto per sviluppare una produzione
di bovini selezionati e allevati con un sistema simile a quello adottato in Giappone. Gli animali
sono sottoposti a un piano alimentare seguito e
controllato dalla facoltà di Medicina veterinaria
dell’ateneo bolognese. Tre volte alla settimana,
i bovini sono massaggiati con una macchina
brevettata per favorire la marmorizzazione della
carne e, quindi, ottenere un prodotto più tenero.
Oltre a conferire alla carne il suo caratteristico
aspetto, le venature intermuscolari di grasso sono
un elemento chiave per la tenerezza e l’appeti-
bilità del prodotto, che ha un contenuto di grassi
saturi pari alla metà di quello della maggior parte dei tagli “magri” di bovino in commercio. Per
questo motivo la carne così trattata incide in misura minore sul livello di colesterolo Ldl.
Uno studio finanziato
con i fondi del Psr
Grazie alla misura 124 del Psr 2007-2013 della Regione Emilia-Romagna è stato realizzato
da parte della Lem lo studio “La produzione di
nuovi salumi da carne bovina con le caratteristiche della razza Wagyu Kobe”. L’obiettivo generale del progetto – spiegano Teresa Pacchioli
del Crpa e Andrea Serraino del Dipartimento
di scienze mediche veterinarie dell’Università di
Bologna – è stato la realizzazione di una linea di
prodotti innovativi a base di carne bovina, ottenuta da animali allevati secondo il protocollo
descritto e sostanzialmente rivolta alla ristorazione. In particolare si è lavorato sia sulla carne bovina per il consumo fresco, studiando un prodotto ad elevato profilo nutrizionale, sia sulla messa
a punto di una gamma di salumi a base di carne
GIUGNO 2014
bovina. Inoltre è stata elaborata un’analisi delle
carni dal punto di vista della sicurezza (microbiologia e interventi di sanificazione), della qualità (composizione centesimale, profilo acidico,
proprietà fisiche) e della vita commerciale (shelf
life), sia per la vendita come prodotto fresco sia
trasformato, con una verifica del gradimento dei
salumi da parte del consumatore, compresa la
propensione all’acquisto.
All’inizio sono state definite ricette e formati dei
prodotti: sono stati presi in considerazione una
decina di salumi per arrivare a individuarne cinque da testare per la loro vita commerciale (bacon cotto, mortadella, salame, fesa affumicata
e bresaola). Poi è stata effettuata la caratterizzazione della materia prima (microbiologia e trattamenti) per migliorare la shelf life delle carni fresche e dei salumi. Questa attività è stata svolta
dal Dipartimento di scienze mediche veterinarie
dell’Università di Bologna, sotto la responsabilità
scientifica di Andrea Formigoni. Infine sono state
valutate le caratteristiche chimiche e fisiche della carne fresca e trasformata.
Il prolungamento
della shelf life della carne fresca
Nell’ambito del progetto è stata studiata anche
l’efficacia del trattamento con un prodotto disinfettante innovativo che non determina la presenza di residui nelle carni, finalizzato a ridurre la
carica microbica alterante; a questo riguardo è
stato compiuto un rapido trattamento per immersione prima della lavorazione e sezionamento dei tagli, per determinare se tale trattamento
possa limitare lo sviluppo microbico e prolungare la shelf life della carne fresca. È poi stata eseguita anche la caratterizzazione microbiologica
dei salumi prodotti ed effettuato un test per valutare l’andamento delle principali popolazioni
microbiche a seguito del confezionamento sottovuoto in forma di preaffettato.
I risultati ottenuti dimostrano che è possibile modificare le caratteristiche sensoriali, nonché la
composizione delle carni, in particolare la componente lipidica che ha così grande peso fra i
parametri di scelta del consumatore. Esiste infatti
un certo vantaggio nell’impiego di meticci italiani piuttosto che francesi, in quanto sono geneticamente più adatti alla produzione di carni
con certe caratteristiche. Per quanto riguarda la
somministrazione di diete arricchite con seme di
lino estruso è stato infatti osservato sia nei campioni di carne di meticci italiani che in quelli francesi un incremento importante del contenuto
GIUGNO 2014
Dell’Aquila
Spazio innovazione
di acido linolenico; e nei meticci italiani un aumento significativo di acidi grassi monoinsaturi. In generale poi si è notato negli animali che
hanno assunto una dieta integrata con semi di
lino estruso un abbassamento del rapporto 6/3,
indice molto importante da un punto di vista nutrizionale poiché il suo aumento è stato messo in
relazione con la crescita di numerose patologie
cardiovascolari.
Il Crpa ha poi svolto l’attività analitica e sensoriale per la valutazione qualitativa sia della carne
fresca che dei salumi preaffettati e confezionati in atmosfera modificata. Tutte le tipologie di
salumi sono state apprezzate dai consumatori,
anche se non hanno mai superato nella scala
edonistica il livello di “un po’/moderatamente
gradito”. Per la mortadella ed il bacon affumicato il test sensoriale ha confermato che una shelflife di 21 giorni è troppo lunga. L’informazione
salutistica sui salumi di bovino convince solo parzialmente all’acquisto di questi invece di quelli di
suino. Dall’indagine svolta risulta poi che le informazioni più importanti al momento dell’acquisto
di un salume sono l’origine della carne (made in
Italy), la tipologia dell’allevamento e l’alimentazione (biologico, Ogm free). Infine è più probabile che questi salumi siano maggiormente apprezzati da un consumatore straniero rispetto ad
uno italiano, in quanto più abituato come consuetudine alimentare a salumi di carne bovina.
Una serie
di prodotti
della Lem Carni
LEM CARNI
Via Meluzza, 24
40060 Toscanella di Dozza (Bo)
Tel. 0542.672364 - Fax 0542.673408
Sito web: lemcarni.it
Email: [email protected]
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Nel giardino
Il fiore della felicità
risplende nei parchi
G
iugno e il solstizio
d’estate, apogeo del
corso solare, rappresentano il trionfo
della luce e delle pratiche propiziatorie per assicurarsi salute
e prosperità. In particolare il 24
del mese, giorno dedicato a San
Giovanni, è una giornata densa di impegni e bisogna affrettarsi a raccogliere l’aglio, che si
conserverà per ben un anno, e
le noci per il nocino, chiamato
anche liquore delle streghe.
Tutto il mese è pieno di appuntamenti magici e ci si assicura il
favore della sorte ponendo sotto il cuscino, la sera del 23, un
mazzetto di erbe di San Giovanni. La più famosa tra queste
è Hypericum, l’iperico, presente
nei nostri ambienti in forma
coltivata e spontanea. Infatti,
in estate, guardando le aiuole
dei giardini o passeggiando nei
parchi pubblici, siamo attratti
da un arbustino dai fiori di un
vistoso colore giallo: è quello
Wikimedia
A destra, fiore
di Hypericum
calcinum.
Sotto, pianta intera
di Hypericum
calcinum
Presente in moltissimi habitat, l’Iperico comprende centinaia
di specie, alcune coltivate come erbe officinali ed utilizzate
in farmacologia e cosmesi
Wikimedia
MARIA TERESA
SALOMONI,
Proambiente Tecnopolo Cnr,
Bologna
MASSIMO DRAGO,
Servizio Sviluppo
Produzioni Vegetali,
Regione EmiliaRomagna
delle corolle dell’iperico. Ma
anche nei boschi, ai margini
delle radure, si ritrova l’iperico
spontaneo, che sembra voler riverberare i benefici raggi solari.
Note di botanica
e impiego
Il genere Hypericum è presente
in tutte le zone del mondo in
una vastissima gamma di habitat. Comprende centinaia di
78
specie arboree, erbacee e suffruticose, alcune di esse molto
diffuse nei giardini e nei vivai,
oltre che nelle coltivazioni specializzate in erbe officinali. Le
specie note in Italia, che qui
trattiamo, hanno tutte portamento arbustivo, strisciante
come nella specie Hypericum
calycinum, oppure eretto come
nelle specie H. elatum, moserianum e patulum e nella varietà Hidcote.
GIUGNO 2014
Coltivazione
La coltivazione dell’iperico non
richiede cure particolari: l’esposizione soleggiata, l’irrigazione
moderata e costante favoriscono la fioritura e una bella vegetazione. Comunque anche nella mezz’ombra i risultati sono
soddisfacenti mentre nell’ombra piena la pianta fiorisce con
difficoltà. Riguardo al terreno,
non si riscontrano particolari
GIUGNO 2014
Wikimedia
I fusti, lignificati nelle parti più
vecchie, non superano il metro
e mezzo di altezza. Le foglie, di
forma ellittica allungata, sono
persistenti o semi-persistenti.
I fiori, singoli o raggruppati, larghi fino a sei centimetri,
formano vistose macchie di
colore dall’inizio estate fino
all’autunno; sono composti da
cinque petali e mostrano stami
vistosi, in alcune varietà davvero ornamentali assomigliando
a flessuosi piumini da cipria. I
frutti sono anch’essi ornamentali in molte specie, soprattutto
in Hypericum elatum Elstead,
tanto da essere impiegati nelle composizioni floreali; sono
capsule simili a bacche di colore nelle varie sfumature dal
rosa al rosso, circondate dai sepali ancora verdi.
L’iperico è protagonista del
giardino roccioso, insieme ad
altre piante di taglia bassa, ed
è indicato nelle piccole aiuole, nelle rotonde spartitraffico,
ai piedi degli alberi e come
tappezzante sia in piano, sia
lungo le scarpate. Alcune specie, come H. perforatum, sono
coltivate come piante officinali,
grazie alle sostanze contenute
nelle parti fiorali, che trovano
impiego in farmacologia e cosmesi. In particolare, il principio attivo più noto è l’ipericina,
dotata di proprietà antidepressive e impiegata nelle forme patologiche lievi.
esigenze se non per il drenaggio, che deve essere efficiente.
La distanza d’impianto varia
secondo le varietà impiegate: è
idonea una distanza di 40-50
centimetri tra le piante per H.
calycinum e di 1-1,20 metri per
le varietà erette con chioma voluminosa (H. Hidcote moserianum e patulum). Le potature
si eseguono a fine inverno per
eliminare le parti secche e, nelle
specie o varietà più alte ed erette, per accorciare i rami di circa
un terzo della loro lunghezza.
La moltiplicazione per talea si
effettua in agosto-settembre
per le specie erette, prelevando
germogli non fioriferi lunghi
10-12 centimetri, muniti di
una porzione di ramo portante, piantandoli in un miscuglio di torba e sabbia che verrà
tenuta costantemente umida
con esposizione a mezz’ombra.
H. calycinum si propaga per
divisione dei cespi costituiti
da rami striscianti che formano delle propaggini naturali.
La patologia di maggior rilievo per l’iperico è la ruggine,
malattia fungina curabile con
prodotti triazolici, aventi azione sistemica.
Fiore
di Hypericum
patulum
SPECIE E VARIETÀ
H. calycinum, originario dell’Europa sud-orientale e riconoscibile per il portamento strisciante,
ha fiori vistosi provvisti di numerosi lunghi stami e foglie persistenti; da esso si ricavano estratti
ricchi di flavonoidi e oli utili per la salute.
Hypericum elatum, rustico nelle regioni a clima mite, ha foglie profumate ed è alto circa 150
centimetri; i fiori gialli sbocciano in abbondanza da luglio fino ad ottobre e danno origine a
bacche ovali molto ornamentali di color salmone nella varietà H. e. Elstead.
H. ‘HIdcote’, sempreverde, con fiori molto grandi, è alto fino 120 centimetri e largo altrettanto.
H. moserianum, sempreverde ottenuto dall’incrocio di H. calycinum e H. patulum, è alto circa
un metro, ha fiori di 5-6 centimetri e una chioma semisferica davvero decorativa. H. moserianum Tricolor ha foglie screziate in bianco e verde, bordate di rosso.
H. patulum è una specie a taglia alta, circa 150 centimetri, con fiori giallo-oro larghi 2-3 centimetri, riuniti all’apice di racemi, e foglie parzialmente decidue. La varietà H. p. Forrestii (sinonimo di H. forrestii) forma corolle a coppa formate da petali sovrapposti.
79
Mondo bio
A cura dI ROSA MARIA BERTINO ([email protected])
VINITALYBIO: AL VIA UN SALONE
PER LE ETICHETTE CERTIFICATE
Il vino biologico ha debuttato in società. E lo ha fatto nel
più prestigioso dei luoghi possibili: il Vinitaly di Verona, vetrina internazionale del vino, che ha chiuso la sua 48° edizione il 25 marzo scorso. La certezza normativa è il suo punto
di forza. L’interesse dei mercati il suo motore. La sensibilità
dei consumatori la sua energia.
Finalmente il vino bio ha avuto l’onore di un salone tutto
suo, con un nome dedicato: “VinitalyBio”. Ovvero mille
metri quadrati di superficie, una settantina di produttori
biologici e biodinamici dal Trentino alla Sicilia, un’enoteca
per la degustazione dei moltissimi vini biologici presenti, in
ordine sparso, nel resto della fiera, una saletta per le degustazioni guidate, riservate a clienti e giornalisti. Lo spazio,
volutamente di servizio, è stato declinato su un’immagine
comune, sulla scia di Millésime bio, fiera francese specializzata nel vino biologico.
Un esordio di tutto rispetto, risultato di un intero percorso
iniziato un anno fa, esattamente al Vinitaly, con la firma
dell’accordo tra Veronafiere e FederBio. «Per capire la
formula che le aziende avrebbero gradito - spiega Paolo
Carnemolla, presidente di FederBio - abbiamo ascoltato
le aspettative e le esigenze di numerosi operatori, attraverso una serie di incontri mirati. Prima in Franciacorta, poi
a Roma e, infine, in Puglia. Quella che abbiamo costruito
insieme a Veronafiere è una vera e propria piattaforma
per la promozione e l’internazionalizzazione delle piccole aziende vitivinicole biologiche certificate. Perché è la
certificazione che garantisce la trasparenza del sistema
produttivo».
Un valore condiviso anche da Emilio Gatto, direttore generale per la promozione e la qualità agroalimentare del
Ministero delle Politiche agricole. Nel suo intervento al Vinitaly, Gatto ha infatti specificato che le denominazioni associate ai vini o sono espressione di disciplinari approvati
dal Ministero e certificati o sono pubblicità ingannevole
Bio Bank/Bertino
A Verona l’Italia si è presentata con una superficie vitata doppia della
media mondiale e il terzo posto in Europa. Una dote da spendere sui
mercati internazionali
per i consumatori e concorrenza sleale verso gli operatori
certificati.
In effetti la strada per arrivare al regolamento europeo
n. 203 del 2012 sulla produzione e l’etichettatura del vino
biologico è stata lunga e tortuosa, ma ha segnato la svolta per i mercati. Lo confermano i dati di Wine Monitor, osservatorio di Nomisma dedicato al vino, che vedono il bio
in grande “fermento”. L’8% della superficie vitata italiana
è bio contro la media mondiale del 4% e l’Italia è al terzo
posto in Europa con poco più di 57 mila ettari di vigneti
biologici, dopo Spagna (81 mila) e Francia (65 mila).
Infine le vendite di vino bio nella Grande distribuzione sono
cresciute del 4% in volume rispetto al 2012, mentre il vino
nel suo complesso ha registrato un calo del 6,5%. Il motivo?
I consumatori percepiscono il vino bio come più salutare,
ovvero senza pesticidi, con meno solfiti e meno procedimenti industriali.
Ma il biologico è soprattutto la chiave di volta per la conquista dei mercati esteri. Una nicchia da guardare con
molta attenzione perché esprime una netta tendenza.
In calendario
Festival vegetariano
Cultura, intrattenimento
e gastronomia bio-vegetariana
22-24 maggio
Gorizia
festivalvegetariano.it
SANA
Salone internazionale del naturale
6-9 settembre
Bologna
sana.it
Mercatini bio di maggio in Emilia-Romagna
Mercatini bio di luglio in Emilia-Romagna Borgonovo
Val Tidone (Pc); Bazzano Parmense, Fontanellato,
Lesignano de’ Bagni e Traversetolo (Pr); Reggio Emilia;
Rosola, Spilamberto, Vignola e Modena; Bazzano,
Budrio, Imola, Ozzano e Bologna; Faenza, Lugo
e Ravenna; Cesena, Forlì e Forlimpopoli (Fc);
Pennabilli (Rn).
Altri appuntamenti su biobank.it
80
GIUGNO 2014
Agrometeo
A cura di WILLIAM PRATIZZOLI Arpa-Simc - Area Agrometeorologia, Territorio e Clima
LUNA DI LUGLIO
PRIMO QUARTO
5 luglio
LUNA PIENA
12 luglio
ULTIMO QUARTO
19 luglio
LUNA NUOVA
27 luglio
PREVISIONI STAGIONALI
PER GIUGNO-LUGLIOAGOSTO
(A cura di
VALENTINA PAVAN, Arpa-Simc)
Temperature: medie stagionali
probabilmente normali o inferiori
alla norma, con alta probabilità
del verificarsi di intrusioni fresche
per la stagione. Ondate di calore
probabilmente confrontabili alla
norma. Precipitazioni: totali trimestrali
probabilmente prossimi alla norma.
Previsioni a lungo termine: per
i prossimi 15-30 giorni e fino a
tre mesi, sono presenti sul sito
dell’Arpa Emilia Romagna alla
pagina arpa.emr.it/sim/?previsioni/
lungo_termine
L’ANNO SCORSO
DI QUESTI TEMPI
Maggio 2013 sarà ricordato
per i tornado che il giorno
3 hanno colpito il Modenese
(Mirandola, frazione
di S. Martino Spino
e Castelfranco) e il Bolognese
(comuni di Argelato,
Bentivoglio, San Giorgio
di Piano e San Pietro
in Casale); si sono registrati
danni notevoli all’agricoltura,
alberi abbattuti, case
danneggiate (soprattutto
tetti scoperchiati) e, inoltre,
un centinaio di persone sono
state temporaneamente
evacuate, tanto da richiedere
lo stato di emergenza
alla Regione. Vento stimato
fra 250-330 km/h.
GIUGNO 2014
MAGGIO 2014: ALLUVIONI
“LAMPO” NEL FERRARESE
E IN ROMAGNA
Le alluvioni “lampo” sono
PRECIPITAZIONE (MM)
DI MAGGIO 2014
fenomeni provocati da
precipitazioni talmente intense e
circoscritte che il terreno non è
in grado di assorbire. In pianura
producono allagamenti ed
esondazioni di piccoli corsi d’acqua;
sui rilievi frane e smottamenti. Eventi
estremi di questo tipo si sono verificati
ad inizio e fine mese, in particolare
nel settore orientale della regione.
Venerdì 2 maggio consistenti precipitazioni, accompagnate da forti grandinate, hanno
colpito dapprima il Ferrarese, dove si sono prodotti estesi allagamenti e poi il Ravennate
e altre aree della Romagna. Nel Ferrarese si sono registrate piogge giornaliere anche
superiori a 100 mm (125 mm nel comune di Jolanda di Savoia, 106 a Ostellato). Nella
stessa giornata abbondanti precipitazioni sono state segnalate anche nel Faentino
e a Brisighella, oltre che in molte località di collina e pedecollina dal Bolognese al
Parmense; sabato 3 maggio precipitazioni tra 50 e 60 mm sui rilievi della Romagna. Il
resto del mese è trascorso con tempo variabile ma scarsissime piogge sino al giorno
30, quando nella notte intense precipitazioni e forti grandinate hanno colpito la
Romagna. Gli epicentri sono stati le zone tra Brisighella e Faenza, e quelle tra Cesena,
S. Arcangelo e Vergiano. Se si escludono le aree colpite da eventi estremi, le piogge
del mese sono state complessivamente inferiori alla norma, fino al 50 % in meno nella
pianura parmense e piacentina. Dal punto di vista delle temperature, maggio è stato
un mese caratterizzato da valori lievemente inferiori alla norma.
IN CAMPAGNA
Le temperature del mese, non elevate e lievemente inferiori alla norma, sono state
favorevoli all’accumulo di sostanza secca e fanno sperare, nonostante l’anticipo
fenologico, in discrete o buone produzioni di frumento ed orzo. All’opposto, la presenza
di diffusi allettamenti, soprattutto
nelle aree interessate dai temporali,
rappresenta un elemento negativo
per ottenere rese elevate. Le
buone riserve idriche dei terreni,
in particolare quelle della falda
ipodermica, e le previsioni stagionali
prospettano mesi estivi con richieste
irrigue in linea con la media degli
ultimi anni.
TEMPERATURE E PRECIPITAZIONI RILEVATE IN MAGGIO EMILIA-ROMAGNA
Temperatura minima in pianura
4,1 °C
il 14
Fidenza (Pr)
Temperatura massima in pianura
30,9 °C
il 22
Castel S.Pietro Terme (Bo)
Precipitazione cumulata massima in pianura
128 mm
Jolanda di Savoia (Fe)
Precipitazione cumulata massima sui rilievi
149,6 mm
Lagdei-Corniglio (Pr)
81
Dalla parte dei consumatori
QUALITÀ A RISCHIO CON IL TERMINE
MINIMO DI CONSERVAZIONE
ENRICO
CINOTTI
Wikimedia
in collaborazione
con
È preferibile che il “preferibilmente” rimanga in
etichetta. Togliere da pasta, riso, caffè e formaggi stagionati la dicitura “da consumare
preferibilmente entro...” ovvero il Tmc, il termine
minimo di conservazione, è la proposta che
hanno avanzato all’Unione europea le delegazioni di Olanda e Svezia con il sostegno di Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo.
La proposta - vagliata dall’Agrifish, il Consiglio
dei ministri Ue dell’Agricoltura e della Pesca - è
il primo passo di un ITER che potrebbe portare sugli scaffali, all’insaputa dei consumatori,
prodotti vecchi o sicuramente non fragranti,
ma che, secondo i suoi sostenitori, consentirebbe anche di risparmiare milioni di tonnellate di cibo buttati nella spazzatura.
A favore dell’ampliamento della lista dei prodotti senza indicazioni temporali sono le associazioni ambientaliste come Greenpeace. Per
la Coldiretti, invece, dietro la bandiera della riduzione dello spreco alimentare c’è un vero e
proprio attacco ai prodotti made in Italy. «Non a
caso - ha spiegato Rolando Manfredini, respon-
82
sabile Qualità di Coldiretti, al salvagente.it - la
proposta è arrivata da quei Paesi che non sono affatto interessati alla qualità ma che, anzi,
vogliono un appiattimento del gusto e della
freschezza, caratteristiche su cui noi italiani
puntiamo».
La sicurezza degli alimenti, chiariamolo subito,
non è in discussione. Quello su cui si dibatte
non è la data di scadenza, cioè il termine entro il quale consumare i prodotti pena il rischio
di danno alla salute, ovvero quello che è indicato con la dicitura “da consumarsi entro...”
e che riguarda tutti gli alimenti facilmente deperibili, come latte, yogurt, formaggi freschi,
uova. In gioco c’è, invece, il termine minimo
di conservazione, indicato in etichetta con la
dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”.
Insomma, è sull’avverbio “preferibilmente”
che si sta accendendo la polemica. Un solo
avverbio di differenza che però vuol dire tanto. Se con la data di scadenza ci riferiamo a
potenziali problemi di sicurezza degli alimenti, con il Tmc parliamo di qualità, fragranza e
quindi gusto e valori nutrizionali del prodotto
alimentare.
Eliminando il Tmc correremmo, insomma, il rischio di consumare, a nostra insaputa, della
pasta vecchia o del caffè macinato chissà
quanto tempo prima. I consumatori del resto
sono molto attenti e in tempi di crisi attuano
autonomamente politiche antispreco, dettate, diciamo così, dal buon senso. Secondo le
elaborazioni Coldiretti su dati Gfk Eurisko solo il 36% degli italiani tiene conto dei consigli
dell’etichetta e assaggia il prodotto oltre termine prima di buttarlo nella spazzatura. Tuttavia, ribadiamo, è in gioco un indicatore che
segnala la freschezza e la qualità dei cibi e
non si capisce perché rinunciarvi.
Il termine minimo di conservazione indica il
tempo entro il quale un prodotto alimentare, in adeguate condizioni di conservazione,
mantiene tutte le sue caratteristiche qualitative. Per la pasta varia da 18 a 24 mesi, per il
riso è generalmente di 18 mesi, così come per il
caffè anche se - a seconda della tipologia - si
può arrivare anche a 24 mesi; infine i formaggi
stagionati dove il “preferibilmente” va dai 90 ai
180 giorni.
GIUGNO 2014
Prolectus controlla la botrite sulle orticole in serra,
per avere un prodotto sano e di qualità.
Prolectus previene e contrasta la botrite su pomodoro, peperone, melanzana, cetriolo
e zucchino in coltura protetta, e può essere usato fino a 3 volte l’anno.
Prolectus è a base di una nuova molecola, esclusiva e innovativa, frutto dell’avanzata
ricerca Sumitomo Chemical.
Prolectus ha un tempo di carenza di soli 3 giorni prima della raccolta.
www.sumitomo-chem.it
Agrofarmaco autorizzato dal Ministero della Salute,
a base di Fenpyrazamine, n. di registrazione 15125;
leggere attentamente le istruzioni.
La scelta del
professionista
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