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assessment - Istituto Walden

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ASSESSMENT
E
TRATTAMENTO
DEL
DISTURBO FOBICO
Bari 3° anno 2014
1
•PAURA
•FOBIA
o
•ANSIA
2
Paura
• La reazione emotiva
in presenza di qualcosa
(stimolo, situazione, ecc.)
la cui pericolosità
è obiettivamente dimostrata.
3
FOBIA o ANSIA
• La reazione emotiva
in presenza di qualcosa
(stimolo, situazione, oggetto,ecc.)
la cui pericolosità
NON
è obiettivamente dimostrata.
4
Ulteriore criterio di
differenziazione
•
•
•
•
• Impatto sull’adattamento e sul
comportamento dell’individuo
Ovvero eccessiva attivazione:
Frequenza con cui si verifica
Intensità con cui si manifesta
Durata
Quindi reazione disfunzionale
5
DEFINIZIONE
DELLA FOBIA
6
• La fobia è una paura estrema,
irrazionale e sproporzionata per
qualcosa che non rappresenta
una reale minaccia e con cui gli
altri si confrontano senza
particolari tormenti psicologici.
7
• In particolare, è una paura
sproporzionata rispetto al reale
pericolo dell’oggetto o della
situazione, che non può essere
controllata con spiegazioni razionali,
dimostrazioni e ragionamenti, che
supera la capacità di controllo
volontario che il soggetto è in grado
di mettere in atto.
8
• produce l’evitamento sistematico
della situazione-stimolo temuta e
permane per un periodo
prolungato di tempo senza
risolversi o attenuarsi. Essa
comporta un certo grado di
disadattamento per l’interessato;
9
evitamento
• Ogni evitamento, impedendo la disconferma
delle proprie paure e delle conseguenze
temute, contribuisce attivamente al
mantenimento del disturbo stesso.
• Ovvero il comportamento fobico viene
mantenuto in quanto l’evitamento inibisce o
impedisce l’emergere del processo di
estinzione.
10
L’ansia “fobica”,
• si esprime con sintomi fisiologici come
tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea,
diarrea, senso di soffocamento, rossore,
sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza.
• La tendenza dell’individuo è quella di scappare
dallo stimolo/situazione temuta.
11
• Le persone che soffrono di fobie
si rendono perfettamente conto
dell’irrazionalità di certe reazioni
emotive, ma non possono
controllarle.
12
• Reazione emotiva anche in
assenza della situazione
• Aspetti cognitivi
13
• Strutture cogn. Modalità di organizzazione e
rappresentazione in memoria
dell’informazione
• Contenuti cogn. Informazioni immagazzinate
nelle strutture
• Processi cogn. Le procedure con cui
l’individuo percepisce, interpreta e giudica la
realtà
• Prodotti cogn. Risultato dell’interazione tra
organizzazione, informazioni e procedure
14
• L’insieme di strutture cognitive e
di contenuti cognitivi, costituisce
lo schema cognitivo in base a cui
ciascun individuo costruisce la
sua personale visione di se
stesso, degli altri e del mondo.
15
Distorsione cognitiva
• Interferenza attiva di modi di pensare
irrealistici e disfunzionali che possono
manifestarsi come errori nell’interpretare e
valutare la realtà, disturbo di tipo
interiorizzato, ovvero ipercontrollo (cognizioni
disfunzionali:ipergeneralizzazione,
catastrofizzazione, autosvalutazione.)
16
GENESI
fattori scatenanti
• La paura specifica nasce da esperienze di
apprendimento errato involontario (non
necessariamente ricordate dal soggetto), per cui
l’organismo associa involontariamente
pericolosità ad un oggetto o situazione
oggettivamente non pericolosa. Si tratta, in
sostanza, di un processo di “condizionamento
classico”. Tale condizionamento si mantiene
inalterato nel tempo a causa dello spontaneo
evitamento sistematico che i soggetti fobici
mettono in atto rispetto alla situazione temuta.
17
• STIMOLO INCONDIZIONATO- ogni e qualsiasi
evento che elicita nell’organismo una
determinata risposta
• RISPOSTA INCONDIZIONATA- ogni e qualsiasi
risposta prodotta automaticamente dalla
comparsa dello stimolo incondizionato
• STIMOLO CONDIZIONATO- ogni e qualsiasi
evento che acquisisce la capacità di produrre
determinate risposte grazie all’abbinamento
con lo stimolo incondizionato
• RISPOSTA CONDIZIONATA- ogni e qualsiasi
risposta che viene elicitata dallo stim. cond.
18
MODALITA’
FATTORI
DI
MANTENIMENTO
19
20
CONDIZIONAMENTO OPERANTE
• Il comportamento di ognuno di noi è regolato
dalle conseguenze che esso produce
• Di conseguenza l’organismo tenderà a ripetere
i comportamenti seguiti da conseguenze
piacevoli e ad evitare quelli che producono
conseguenze spiacevoli
21
22
23
MODELLAMENTO
• Permette l’acquisizione di paure anche in
assenza di una esposizione diretta all’evento,
cioè puo indurre paure attraverso:
• Osservare ciò che succede al modello
• Attraverso descrizioni verbali di ciò che
potrebbe seguire l’emissione di un
determinato comportamento
24
TIPOLOGIE
DI
FOBIE
25
TIPOLOGIE DI FOBIE
• Esistono fobie generalizzate (agorafobia e
fobia sociale), fortemente invalidanti, e fobie
specifiche, generalmente ben gestite dai
soggetti evitando gli stimoli temuti, che si
classificano nelle seguenti categorie:
26
FOBIA SOCIALE
• La fobia sociale viene definita come una
“paura marcata e persistente di una o più
situazioni sociali o prestazioni nelle quali la
persona è esposta a persone non familiari o
al possibile giudizio degli altri” (DSM IV-TR).
Vengono identificati due sottotipi principali di
ansia sociale. Quella generalizzata e quella
specifica.
27
GENERALIZZATA
• L’ ansia sociale generalizzata emerge in tutte le
situazioni in cui l’individuo ha delle interazioni
sociali (avere una conversazione, partecipare a
feste, partecipare a dei gruppi): questa fobia è
sicuramente un aspetto grave e limitante per
la persona, che tende ad evitare via, via tutte
le situazioni in cui entra in contatto con gli
altri.
28
SPECIFICA
• L’altro sottotipo invece, l’ansia sociale
specifica, è leggermente meno limitante, e si
presenta come una paura che insorge in
situazioni specifiche e definite (ad esempio
parlare in pubblico)
29
AGORAFOBIA
• "Agorafobia", alla lettera, significa paura della piazza (agorà) o degli spazi
aperti. Più specificamente l'agorafobia comporta un'ansia anticipatoria
verso le situazioni in cui una persona può essere intrappolata senza una
via d'uscita in caso di insorgenza dell'ansia, e il desiderio di evitare tali
situazioni. Per le persone con agorafobia, quindi, risulta difficile fare la fila
in banca o alle casse dei supermercati, sedere in mezzo a una lunga fila di
posti a teatro o a scuola e usare i trasporti pubblici come l'autobus o
l'aereo. Alcuni soggetti sviluppano l'agorafobia in seguito a un attacco di
panico verificatosi in una tipica situazione agorafobica. Altri si sentono
semplicemente a disagio in tale situazione, nella quale possono non
manifestare mai attacchi di panico, o averli solo successivamente.
L'agorafobia interferisce spesso con il funzionamento e se è abbastanza
grave si può arrivare a restare confinati in casa.
30
FOBIE SPECIFICHE
• Tipo animali. Fobia dei ragni (aracnofobia),
fobia degli uccelli o fobia dei piccioni
(ornitofobia), fobia degli insetti, fobia dei cani
(cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia
dei topi, ecc..
31
• Tipo ambiente naturale. Fobia dei temporali
(brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia),
fobia del buio (scotofobia), fobia dell’acqua
(idrofobia), ecc..
32
• Tipo sangue-iniezioni-ferite. Fobia del sangue
(emofobia), fobia degli aghi, fobia delle
siringhe, ecc.. In generale, se la paura viene
provocata dalla vista di sangue o di una ferita
o dal ricevere un’iniezione o altre procedure
mediche invasive.
33
• Tipo situazionale. Nei casi in cui la paura è
provocata da una situazione specifica, come
trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori,
volare (aviofobia), guidare, oppure luoghi
chiusi (claustrofobia o agorafobia).
34
• Altro tipo. Nel caso in cui la paura è scatenata
da altri stimoli o situazioni.
• Una forma particolare di fobia riguarda il
proprio corpo o una parte di esso, che la
persona vede come orrende, inguardabili,
ripugnanti (dismorfofobia).
• Fobie dell’infanzia- specifica fobia per la
scuola
35
ASSESSMENT
• L'assesment può dividersi in due fasi principali:
• La prima di esse consentirà la raccolta dei dati
in tutte le aree.
. Nella seconda fase,quanto emerso dalla prima
consentirà l'individuazione e l'approfondimento
delle problematiche di maggiore rilievo,oltre che
la strutturazione di schemi di intervento mirati.
Quindi per poter impostare un buon piano di
trattamento è necessario effettuare un’attenta
valutazione iniziale.
36
In particolare la prima fase:
identificazione del problema
• Attraverso la raccolta di dati relativi alle varie
aree dell’individuo e del contesto di vita dello
stesso, In particolare nella fase di assessment
generale (iniziale, primo colloquio) si indagano
le seguenti aree:
37
assessment generale
Storia familiare.
Storia relazionale.
Storia sentimentale.
Storia formativa/lavorativa.
Esperienze particolarmente negative e/o
traumatiche.
• Risorse personali e ambientali (da potenziare)
•
•
•
•
•
ABILITA’ SOCIALI-DI AUTOCONTROLLO –DI AUTOREGOLAZIONEDI SELF-MANAGEMENT
38
La seconda fase:
analisi del problema
• Ovvero identificare le particolari aree
disfunzionali, gli specifici comportamenti
disadattivi e i meccanismi cognitivi da
modificare attraverso il trattamento
+
39
• Individuare i targets del trattamento
• Le risorse di cui l’individuo dispone o di cui è
carente
• Definire le abilità/disabilità specifiche residue
(base-line), in rapporto alle quali verificare la
bontà del trattamento e della risposta
dell’individuo
40
IN PARTICOLARE
Obiettivi da raggiungere
• Ottenere dati descrittivi sul problema
• Ottenere dettagli che aiutino a capire come il
soggetto percepisce il problema
• Individuare eventuali percezioni erronee,
atteggiamenti irrazionali, comportamenti
inadeguati.
41
• Individuare risorse e doti personali
• Ottenere dati sulle situazioni specifiche in cui
si manifesta il problema
• Ricavare una descrizione, dal punto di vista
sogg. di quali sono le conseguenze situazionali
di certi suoi comportamenti
• Giungere ad una prima identificazione
funzionale delle modalità di pensiero
prevalenti nel soggetto
più in dettaglio
42
• Nell’assessment specifico sul “problema”
presentato dal paziente, verranno indagate le
seguenti aree:
43
•
•
•
•
•
•
•
•
Storia del disturbo.
Familiarità.
Fattori predisponesti
Fattori scatenanti.
Fattori di mantenimento.
Motivazione al trattamento.
Precedenti trattamenti.
Eventuale storia prescrizioni farmacologiche.
44
• Nella fase di assessment ci avvaliamo
di alcuni test come strumenti
psicodiagnostici in grado di
approfondire e accelerare il processo
di conoscenza del nostro paziente, da
affiancare al colloquio di valutazione
psicologico-clinico.
45
LIVELLI DI INDAGINE
• La paura è uno stato di intensa emozione che
coinvolge l’organismo nella sua globalità e che
da origine ad un particolare pattern di risposte
che interessano le diverse organizzazioni
comportamentali dell’individuo:
• Psicofisiologico –Comportamentale - Cognitivo
46
Indici psicofisiologici
• La paura attiva all’interno dell’organismo una serie di
processi neurovegetativi, controllati dal sistema
simpatico e parasimpatico, che si manifestano
mediante indici, sottoponibili a misurazione
•
•
•
•
•
G.S.R. -risposta psicogalvanica
R.P. – risposta pneumografica
R.C. – risposta cardiaca
E.M.G. – tono muscolare
T. M. – temperatura periferica
47
48
Comportamenti motori
• Osservazione e misurazione attraverso due tipi
di prove o test:
• Test di performance – evidenzia modalità
comportamentali del soggetto che affronta
una situazione ansiogena
• Test di evitamento - precisa la misura in cui il
soggetto si avvicina alla situazione paurogena
• OBIETTIVO REALIZZARE UN ELENCO BASE-LINE DELLE ABILITA’
CONSERVATE
49
Stato cognitivo o soggettivo
• Test carta e matita per la misurazione dello
stato soggettivo
• Esprimono l’universo psicologico
• Consistono in una serie di affermazioni, sulle
quali il soggetto esprime il proprio parere al
fine di precisare e misurare la qualità e
l’intensità di sensazioni, sentimenti, ideazioni.
50
STRUMENTI dell’ASSESSMENT
•
•
•
•
COLLOQUIO CLINICO DI VALUTAZIONE
ANALISI FUNZIONALE
TEST (MATITA)
MATERIALE STRUTTURATO
• RILEVAZIONE STRUMENTALE
• TEST COMPORTAMENTALI
51
52
Test di 1° livello
• Strumenti di indagine ad ampio spettro delle aree della
personalità- PRIMA FASE- identificazione del problema
•
•
•
•
•
MMPI
16 P. F. di Cattell
CBA 2.0
Test SCL- 90 Sympton Check List
Questionari, scale, check-list, schede di
monitoraggio, schede di self-report.
53
M. M. P. I.
• Questionario costituito da item a r. v/f, dalla
cui siglatura si ottengono i valori del punteggio
di 13 scale
• 3 scale di validità
• L – F – K (frequenza-menzogna-correlazione)
54
• 10 scale cliniche
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
1 Hs – ipocondria
2 D – depressione
3 Hy – isteria
4 Pd – deviazione psicopatica
5 Mf – mascolinità/femminilità
6 Pa – paranoia
7 Pt – psicastenia
8 Sc – schizofrenia
9 Ma – ipomania
0 Si – introversione sociale
55
16 P. F. Cattell
• Questionario costruito sulla base dell’analisi
fattoriale di 16 dimensioni della personalità
contrapposte agli estremi, basso punteggio –
alto punteggio; basato su item (105 nella
forma c) a r. (a-b-c- si/no/incerto)
• fattori
56
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Freddo…caldo
Debole…brillante
Emotivo…maturo
Sottomesso…aggressivo
Depresso…espansivo
Incostante…scrupoloso
Timido…audace
Duro…sensibile
Fiducioso…sospettoso
Conformista…eccentrico
Semplice…sofisticato
Sicuro…insicuro
Conservatore…sperimentale
Dipendente…autosufficiente
Indolente…controllato
Rilassato…teso
57
CBA 2.0 scale primarie
•
•
•
•
•
•
•
Batteria di scale, questionari, list
Scheda anagrafica
Stai x-1 e Stai x-2 di Sp.
Anamnesi generale
Questionario sulla depressione
Inventario stato fisiologico
Inventario delle paure
58
• Questionario di autosomministrazione
• Test SCL- 90 Sympton Check List di Derogatis e coll.)
• buone qualità di praticità, precisione
sintomatologica degli items, velocità di
somministrazione e scoring, validità rispetto
all’esame clinico.
• Il test consiste di 90 items sintomatologici
raggruppati nelle seguenti scale:
• I. Somatizzazione (SOM), II. Ossessione-Compulsione
(O-C), III. Sensitività interpersonale (INT), IV.
Depressione (DEP), V. Ansia (ANX), VI. Ostilità (HOS),
VII. Ansia Fobica (PHOB), VIII. Ideazione Paranoidea
(PAR), IX. Psicoticismo (PSY), X. Disturbi del Sonno
(SLEEP).
59
• Questionari, scale, check-list, schede di
monitoraggio.
• TEST COMPORTAMENTALI
(perf e evit)
• RILEVAZIONE STRUMENTALE (biof)
60
TEST 2° LIVELLO
Approfondimento dell’area problema specifica, target
terapeutico
• Timed behavioral checklist di Paul (performances)
• Individua e misura i comportamenti di paura
manifestati dai soggetti che si trovano a dover
parlare in pubblico attraverso osservazioni ad
intervalli regolari su 19 comportamenti.
61
Questionario d’ansia di Endler
aspetti cognitivi dell’ansia (carta e mat)
• Questionario d’ansia di Endler – aspetti
cognitivi dell’ansia (carta e mat)
• 14 item per una situazione da immaginare con
una scala autovalutativa per ognuno di 5 livelli
d’intensità per le sensazioni che si
proverebbero
62
SCALA di Leibowitz (fobia sociale)
• Per comprendere di che tipo di ansia il soggetto può soffrire Leibowitz
cerca di discriminare due aspetti di questa fobia attraverso una scala
formata da 24 item: l’autore distingue nella fobia sociale generalizzata,
l’ansia sociale propriamente detta, dall’ansia di performance. L’ansia
sociale è riferita alla paura che il soggetto prova in modo indiscriminato in
tutte le circostanze caratterizzate dalla presenza di altre persone (feste,
parlare con un estraneo, esprimere disaccordo, guardare negli occhi una
persona). L’ansia di performance invece riguarda le situazioni in cui i
soggetti devono compiere una prestazione o un comportamento che deve
essere giudicato dagli altri (telefonare, bere insieme con altri, lavorare
essendo osservati, cercare di conoscere qualcuno).
63
Questionario S. A. IPAT
• Questionario per lo stato d’ansia, formato da
40 item situazionali a r. si/no/ incerto
64
Fear Survey Schedule di J.Wolpe
e
P.J.Lang
• Inventario costituito da 108 item
rappresentanti situazioni stimolo paurogene a
5 r.
• Per nulla
• Poco
• Abbastanza
• Molto
• Moltissimo
65
• Al termine della fase di assessment viene
effettuata la cosìdetta “restituzione”, in cui il
terapeuta fornisce al paziente la propria
concettualizzazione del caso, cercando di
condividerne il modello eziopatogenetico e di
mantenimento.
• A conclusione di tale fase si procede alla
progettazione degli obiettivi terapeutici ed ha
inizio la fase di trattamento.
66
TRATTAMENTO
DEL
DISTURBO
AGORAFOBICO
67
AGORAFOBIA
• "Agorafobia", alla lettera, significa paura della piazza (agorà) o degli spazi
aperti. Più specificamente l'agorafobia comporta un'ansia anticipatoria
verso le situazioni in cui una persona può essere intrappolata senza una
via d'uscita in caso di insorgenza dell'ansia, e il desiderio di evitare tali
situazioni. Per le persone con agorafobia, quindi, risulta difficile fare la fila
in banca o alle casse dei supermercati, sedere in mezzo a una lunga fila di
posti a teatro o a scuola e usare i trasporti pubblici come l'autobus o
l'aereo. Alcuni soggetti sviluppano l'agorafobia in seguito a un attacco di
panico verificatosi in una tipica situazione agorafobica. Altri si sentono
semplicemente a disagio in tale situazione, nella quale possono non
manifestare mai attacchi di panico, o averli solo successivamente.
L'agorafobia interferisce spesso con il funzionamento e se è abbastanza
grave si può arrivare a restare confinati in casa.
68
TEORIA ATTUALE
• L’ AGORAFOBIA SI SVILUPPA IN SEGUITO A
EPISODI DI PANICO COME COPING
(EVITAMENTO)
• I LUOGHI E I MEZZI PUBBLICI DIVENTANO IL
CONTESTO IN CUI LE PAURE E IL PANICO
POSSONO MANIFESTARSI
• CONVINZIONE DI NON POTER RICEVERE AIUTO
SE CE NE FOSSE BISOGNO
69
MODELLO EZIOLOGICO
DEL DISTURBO DA
ATTACCHI DI PANICO E
SVILUPPO
AGORAFOBICO
D. H. Barlow
70
ASPETTI
TEMPERAMENTALI
BIOLOGICI
STRESS
ATTACCO DI PANICO
ASPETTI
TEMPERAMENTALI
PSICOLOGICI
SINTOMI NEUROVEGETATIVI
E
COGNITIVI
DELL’ANSIA
POSSIBILE
SVILUPPO
DELL’EVITAMENTO
AGORAFOBICO
71
INDIRIZZO TERAPEUTICO PREVALENTE
• TRATTAMENTO ATTACCHI DI PANICO
• TECNICHE DI ESPOSIZIONE
72
ASSESSMENT PER IL TRATTAMENTO
DELL’AGORAFOBIA
•
•
•
•
•
•
COLLOQUIO CLINICO
CBA 2.0 e/o SCALE PRIMARIE
PROFILO PSICOFISIOLOGICO
SCHEDE DI SELF-REPORT
SCALE SECONDARIE E TERZIARIE
ANALISI FUNZIONALE
73
DIAGNOSI DIFFERENZIALE
•
•
•
•
•
•
•
AGORAFOBIA CON ATTACCHI DI PANICO
AGORAFOBIA SENZA ATTACCHI DI PANICO
FOBIA SOCIALE
DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO
CLAUSTROFOBIA
DEPRESSIONE
ALTRI DISTURBI D’ANSIA
74
TRATTAMENTO
DEL
DISTURBO
AGORAFOBICO
75
STRESS INOCULATION
TRAINING
RET
SELF - MANAGEMENT
76
TRATTAMENTO
STRUTTURAZIONE
DELLE
SEDUTE
77
STRUTTURA PRIMA SEDUTA
• DISCUTERE I RISULTATI DELL’ASSESSMENT
• PSICOEDUCAZIONE (riguardo i meccanismi)
• SPIEGAZIONE DELLE MODALITA’ DI
TRATTAMENTO E
COMPLIANCE/MOTIVAZIONALE DEL PZ. ALLO
STESSO
• ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE DELLE
SCHEDE DI SELF-REPORT
78
STRUTTURA TIPO DELLE SEDUTE
SUCCESSIVE
• ANALISI E DISCUSSIONE DELLE PRESCRIZIONI
COMPORTAMENTALI PRECEDENTI
• VALUTAZIONE DELLE PROBLEMATICHE
ESPOSTE DAL PZ.
• PROSECUZIONE DEL PROGRAMMA
TERAPEUTICO
• PRESCRIZIONE DELLE ATTIVITA’ ESTERNE PER
LA PROSSIMA SEDUTA
79
CASO
CLINICO
80
Il primo colloquio
•
• Il primo incontro con il signor N. avviene a
seguito di un precedente contatto telefonico
con la struttura.
• In questa prima fase, la modalità comunicativa
in prevalenza utilizzata, è stata quella
dell’ascolto attivo ed empatico. Si è cercato da
subito di instaurare un clima di lavoro positivo e
propositivo, basato sulla collaborazione e sul
coinvolgimento attivo di entrambi.
81
• Nella prima fase di accoglienza, nel farlo
accomodare in stanza, si è voluto metterlo a
proprio agio e creare un clima sereno,
abbiamo parlato della facilità nel raggiungere
il servizio e delle presenti condizioni
climatiche incontrate nel tragitto. Un
atteggiamento d’ascolto, nel prosieguo
dell’incontro, si è comunicato attraverso
risposte, quali: incoraggiamento minimo,
ricapitolazione o parafrasi dei contenuti
emersi e rispecchiamento.
82
• Il signor N., si presenta agli incontri sempre ben pulito e
ben vestito, l’abbigliamento sobrio, l’aspetto curato. Il
contatto oculare, un po’ sfuggente. Il signor N. comincia a
parlare con facilità della sua storia, anche se mantiene una
certa tensione nel non verbale. All’inizio, difatti, presentava
rossore, probabile sudorazione. E’ stata rivolta l’attenzione
al motivo per quale si era rivolto a noi. Ha iniziato a
spiegare di aver chiesto aiuto perché ha problemi:
sofferenza, ‘giramenti’, mancanza di respiro, palpitazioni,
tensione muscolare e sensazioni di svenimento.
• Il signor N. ha 42 anni, diplomato, coniugato con un figlio.
Svolge un’attività lavorativa, fa il consulente assicurativo. E’
in buoni rapporti con la famiglia d’origine, tranne che col
fratello. La famiglia d’origine come quella attuale, è di
livello socio-economico medio.
83
• Nella ricostruzione della storia del problema, ricorda
alcuni episodi di scompenso, tra cui il primo avvenuto
circa 3 anni fa. E’ avvenuto, mentre il signor N. si
trovava da solo in una località termale, di sera in un
ristorante, ed è proseguito per tutta la notte.
Ritornando a casa la mattina seguente in treno,
l’episodio si è ripetuto, passando solo quando è giunto
a casa. Riferisce: “Mi sembrava di morire, pensavo non
avrei più rivisto casa mia e la mia famiglia…”. I disturbi
si sono sempre più aggravati, diventando limitativi per
la sua libertà di movimento. In questo periodo non
viaggia in treno ed in autobus; in macchina solo in
compagnia della moglie, da solo riesce solo a
percorrere brevi tratti.
84
• In ambedue i casi avverte lo stesso disturbi, anche se in
forma contenuta. Evita luoghi affollati, non sopporta la
presenza di altre persone a casa sua, rifiuta di andare a
casa di amici o parenti, non riesce a restare in un bar,
pur entrandovi, se non per qualche minuto e senza
sedersi. Presente la paura di posti affollati da estranei.
Non sarebbe capace di restare seduto davanti agli altri,
ha paura di sentirsi male, svenire, sudare, arrossire e di
fare brutta figura agli occhi della gente, che certamente
penserebbe male di lui. Si riscontra un’accumulazione
d’ansia anche quando N. teme la denigrazione sociale
nel caso in cui manifesti apertamente i sintomi della
sua paura.
85
• Nell’incontro è stata rivolta l’attenzione, alle
spiegazioni che si è dato sul perché del suo
malessere e si sono valutate le aspettative e gli
scopi che intende prefiggersi con la terapia.
Dall'analisi dei tentativi personali di risoluzione
del problema, prima che è venuto da noi, si è
visto che la sola strategia creduta la soluzione del
problema, era: fuggire, essere accompagnato.
Cio’ ci ha dato anche un'idea del belief del
paziente. Altri trattamenti non ce ne sono stati,
non si era mai recato prima da altri psicologi e
non aveva parlato di questo problema neanche
con il suo medico di base. Non assume farmaci.
86
• Dall’esplorazione delle aspettative e della
motivazione del paziente rispetto all’intervento,
si è visto che la ‘motivazione’, era presente ed
anche alquanto alta, intenzionalità a collaborare
ma: “Solo se il trattamento è breve e poco
impegnativo…”. Dalla terapia si aspetta di essere
aiutato ad uscire. Le frasi inerenti alle aspettative
e alle credenze erano: “Sento di averne
bisogno…”, “Vorrei ridurre l’ansia e tornare una
persona serena…”. Mostra un desiderio di
miglioramento sia nello stile di vita sia nelle
relazioni, visto che nelle relazioni amicali ci sono
difficoltà.
87
• In prima seduta, in fine, nella formulazione del
contratto, é stato esplicitato in modo
semplice, il nostro modo di lavorare,
comunicando informazioni sulle fasi
dell'assessment e della terapia, sono state
date indicazioni sui modi in cui si prenderanno
le informazioni, ricordando l’uso di prove
strumentali, dunque, il possibile uso di
strumenti diagnostici. Gli sono stati chiariti i
costi e l’impegno che dovrà affrontare al di là
delle ore d'incontro.
88
DEFINIRE
GLI
OBIETTIVI
89
• gli obiettivi:
• Aumentare la discriminazione dei sintomi fisici
d’ansia e acquisizione della tecnica di
Rilassamento muscolare progressivo per
ridurre l’attivazione fisiologica alla presenza di
stressors (dolori all’addome e al collo).
• Interrompere il circolo vizioso del panico.
• Riduzione dei comportamenti fobici, rispetto
ai mezzi di trasporto, bar, ecc.
90
• Esposizione in immaginazione ed in vivo del
paziente alle situazioni fobiche, affrontando le
situazioni ansiogene e, gestendo l’ansia.
• Acquisizione dell’abilità di identificare e
ristrutturare cognizioni e distorsioni.
• Sviluppare abilità assertive e sociali.
• Sviluppare alcune abilità comunicative non
verbali (contatto oculare).
91
COSTRUZIONE
DI
GERARCHIE
92
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