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Centonove numero 4

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Viaggio tra gli ordini religiosi di Messina
che sulla formazione dei rampolli
si contendono il primato. A caro prezzo...
A PAGINA 9
Nicoò Ragalmuto
Scuole, la guerra dei preti
Ci vuole un fisico bestiale
A tu per tu con il campione di Muay Thai
Nicolò Ragalmuto. Da Messina a Roma
per allenare vip e campioni
A PAGINA 20
ANNO XXI Numero 4
31 GENNAIO 2014
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO
POSTALE A REGIME
SOVVENZIONATO 45% (ME)
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
EURO 1,50
Il commissario
dello Stato
Carmelo Aronica
REGIONE
Lo sceriffo
IL COMMISSARIO DELLO STATO
BOCCIA I CONTI DELLA SICILIA
LA VERTENZA SI SPOSTA A ROMA.
CON QUESTI RISCHI. DI CRAC
31 Gennaio 2014
il punto
EDITORIALE
Maledizioni
elettorali
Come una maledizione il
destino della città di Messina
torna nelle mani dei giudizi
amministrativi. E la validità delle
elezioni rischia di essere affidata
a una questione di procedura: un
avvocato che presenta un
documento in fotocopia, un altro
che ne contesta la veridicità
perché chiede il documento in
originale.
Aldilà delle trappole di
procedura, la sostanza è che il Tar
è chiamato a decidere sulla
cosiddetta “verificazione” delle
schede. Farlo, può essere un
gesto di rassicurazione del clima
politico, che oggi risulta quanto
mai sospeso. Sapere se Felice
Calabrò, nella prima tornata
elettorale, abbia raggiunto la
maggioranza più uno dei voti,
può essere un gesto di
chiarificazione e di pacificazione.
Non c’è cosa peggiore di chi
occupa una sedia, mentre altri,
non pochi, considerano la carica
un’usurpazione. Dall’altro canto,
la possibile conta dei numeri con
la quasi certa caccia e raccolta di
cinquanta preferenze, aprirà un
problema politico non da poco.
Perché il sindaco di Messina
Accorinti è stato votato dalla
maggioranza dei messinesi. In
maniera certa. E netta. E’ come se
la storia amministrativa di
Messina avesse in serbo sempre le
sue vendette. Il sindaco
Francantonio Genovese fu
spedito a casa dal ricorso
presentato da un gruppo di
mariuoli.
Sbarcati a Messina da Posilippo e
Mergellina, senza neanche avere
la residenza, ritennero
ingiustamente esclusa la loro lista
di fede socialista. Se si fossero
controllati i voti di quella lista, di
certo sarebbero stati meno dei
candidati. Ma il corso della
sindacatura fu cambiato da una
lista fantasma. Che ora, sotto
altre vesti, torna a danzare.
Maurizio Donisi
Il Pd e l’effetto Maurizio
Da un giovane sindaco, “terrone” amato dai suoi concittadini bergamaschi, l’esempio
di come amministra un vero progressista. Che conosce il valore del verbo “stare”
DI
DOMENICO BARRILLÀ
Per capire come mai il Pd, alle politiche di un anno fa, con
lo spumante stappato, si è fatto raggiungere da un Cavaliere
già smontato e riposto in soffitta, vicino alla scatola del
presepe, e da un Movimento guidato col joystick da due
furbacchioni, bisogna viaggiare fino ad Albano S. Alessandro,
nella Bergamasca. Parlare del Pd non è accanimento
terapeutico, bensì una necessità, perché se si smarrisce finiamo
nelle fauci di qualche signorina scrutinata col metodo Arcore
oppure nei riccioli inquietanti del duo consolle. Meglio di no.
Il viaggio in Bergamasca ci serve per cercare tracce di ciò che
dovrebbe essere la politica del Pd; ci serve per trovare conforto
nei fatti, di norma indigesti a quei saputelli immortali, sempre
arrabbiati con la realtà, allorché questa rifiuta di uniformarsi
alle loro attese. Richard Feynman, Nobel per Fisica, studioso
della meccanica quantistica, soleva dire che noi non possiamo
spiegare alla Natura come si deve comportare. Ebbene, taluni
questa pretesa non la scartano a priori, anzi la coltivano come
un prezioso bonsai, e quando la Natura (l’elettorato, nel caso
specifico) non obbedisce, la colpa non può che essere sua (cioè
dell’elettorato, immaturo, nella migliore delle ipotesi).
Mai un dubbio sulle proprie responsabilità, ci mancherebbe.
Adesso il format si replica con l’elezione di Matteo Renzi,
arrivato alla segreteria del partito per sfinimento di una base
elettorale da troppo tempo esasperata. Anche in questo caso la
colpa è di chi non ha capito, allora succede che, alla maniera
dei Testimoni di Geova, proclamatori tenaci vogliono convertire
gli eretici, avvertendo che la fine del mondo non tarderà.
Evviva la democrazia. Per capire dove (non) porta tale
sindrome dell’incompreso, dobbiamo dunque recarci nella
Bergamasca e fare conoscenza del sindaco Maurizio Donisi,
quarantacinquenne maestro elementare, con una tesi in
medicina sempre da fare. Albano S. Alessandro era da sempre
Vicecaposervizio: Daniele De Joannon In redazione: Gianfranco Cusumano,
Alessio Caspanello, Michele Schinella Segretaria di redazione: Rossana
Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto. Editore: Kimon scrl, via
San Camillo, 8 Messina. Tel. 090 9430208 Fax: 090 9430210 P. IVA 02131540839
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email: [email protected]
centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
Graziella Lombardo
Garante del lettore: Attilio Raimondi
centonove pagina 2
una vera roccaforte della Lega. Centrosinistra marginale o non
pervenuto, troppo sofisticato per un ambiente dove le persone
si alzano alle 5 del mattino per guadagnarsi duramente da
vivere. In fondo è un partito di centrosinistra, mica di sinistra.
Ebbene, Maurizio si è messo a fare quello che i progressisti,
persi tra le vette di confronti tipo quello tra la Geloni e la
Madia, non fanno più da un pezzo. Si è messo a stare.
Maurizio, infatti, vince e piace perché “sta”, voce del verbo
“stare”, in mezzo alle persone, che lui conosce perfettamente
perché da una vita si occupa dei loro bambini. Un verbo
arcaico, stare, che non si studia più nei circoli del Pd.
Sette anni fa Maurizio si è inventato una lista civica mettendosi
a fare opposizione sulle cose concrete, come le persone di
quelle terre, in modo non ideologico. Nel 2012 è diventato
sindaco e, peggio, si è messo a farlo sul serio. La mattina a
scuola coi bambini, maestro ora part time, il pomeriggio fino a
sera in ufficio e sul territorio, a rinegoziare e sgonfiare vecchi
contratti, a beneficio delle casse comunali. Mai una parola
sopra le righe, sempre mite e sorridente, quest’uomo originario
del Sannio, un terrone amato dai suoi concittadini
bergamaschi, che lui riama servendoli con devozione. Attento a
tutti, proprio a tutti, lontano dalle polemiche, anche quando la
Lega, in lutto irrimediabile, cerca di provocarlo volgarmente. Di
sicuro Maurizio non è di destra, ed è una persona perbene
priva di amici degli amici, di tecnici di fiducia, di pacchettini di
tessere, ma amministra come un vero progressista e, se non ci
saranno eventi eccezionali, sarà dura scalzarlo a fine mandato.
Il Pd farebbe bene a trasferire la propria sede nazionale ad
Albano S. Alessandro, il contagio sarebbe molto meglio di quei
corsi di formazione di partito, i cui docenti, pure di partito o di
area, moltiplicano l’effetto autoriproduzione che fa somigliare
tutto perennemente se stesso.
Distribuzione: Gaetano Toscano Sas via Corbino Orso 9/11 - 98124 Messina telefono 090 692508. Distributore regionale: Eagleservices via M. Rapisardi, 62 - 95021
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Certificato Ads n. 7367 del 14/12/2011
Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
31 Gennaio 2014
riservato
MESSINA. “Querelle” sui certificati elettorali originali, in ballo l’ammissibilità dell’atto che potrebbe spodestare il sindaco Accorinti
Ricorsi al Tar, inizio col botto
Messina. Entra nel vivo con scintille
il ricorso avverso all’elezione al primo
turno di Renato Accorinti a sindaco
di Messina. Di fronte ai magistrati
amministrativi del Tar di Catania,
giovedi 30 mattina si è discusso
dell’ammissibilità del ricorso, e sono
iniziati i colpi di scena. I legali dei
ricorrenti (i ricorsi sono due,
presentati in tempi diversi e unificati
dal Tar) e del resistente,
rispettivamente Silvano Martella e
Arturo Merlo, hanno animato l’aula
sull’acquisizione dei certificati
elettorali. Martella ha presentato le
fotocopie delle schede elettorali,
Merlo si è opposto, sostenendo la
necessità di esibire i certificati
elettorali originali. Per i legali di
Accorinti, quella dell’originalità dei
certificati è “il cuore dell’eccezione”:
per proporre ricorso elettorale in
forma di azione popolare bisogna
provare di essere iscritti alle liste
elettorali.
La difesa ha non ha chiaramente
eccepito la falsità del documento, ma
il dubbio se una fotocopia potesse
costituire dal punto di vista
processuale prova del possesso di un
requisito. E secondo Merlo la
giurisprudenza non consentirebbe ad
una fotocopia di costituire prova
elettorale. E’ iniziata così la seduta
Felice Calabrò
che deciderà i destini del comune di
Messina, e la prosecuzione è stata
altrettanto “thriller”: perchè le
fotocopie non sono state prese
nemmeno in visione dal collegio
giudicante (presidente Biagio
RETROSCENA. Le indagini sulla donna
Insulti dai Carabinieri per Provvy
La telefonata choc in diretta Tv
MESSINA. La Procura che ipotizza un sequestro di
persona. Sei dirigenti del Consorzio autostradale nel
registro degli indagati e una registrazione choc mandata
in onda dalla trasmissione Chi L'Ha Visto che ha fornito la
sua ricostruzione sul caso della scomparsa di Provvidenza
Grassi, il cui corpo è stato trovato la scorsa settimana sotto
un viadotto autostradale. Sono gli ultimi retroscena di una
vicenda che sta
scatenando tanta
indignazione tra i
concittadini della
donna scomparsa la
notte del 9 luglio. Nel
mirino, una
telefonata del padre
Giovanni Grassi alla
Compagnia dei
Carabinieri di Messina
per segnalare una
pista calabra appresa
Provvidenza Grassi
dal giornalista
Giuseppe Pizzo.
Accanto a lui, durante la chiamata, proprio il giornalista
Pizzo, telecamere e microfoni. Nessuna intercettazione,
dunque, ma solo una distrazione dei carabinieri che per
un sbaglio avrebbero lasciato aperto il telefono. I
microfoni ancora accesi avrebbero registrano quello che
venne detto in caserma. Parlando di Provvidenza Grassi, si
sono sprecati termini come“puttana” e “zoccola”, mentre
in riferimento al padre qualcuno avrebbe sottolineato
come avesse sempre “rotto i cogl...” anche di domenica
pomeriggio, e Ferragosto.
MASSONERIA
Campanella, relatore Dauno
Trebastoni, consigliere Giuseppina
Leggio). Cosa potrebbe accadere
adesso? Se i giudici propenderanno
per la tesi di Merlo, i ricorsi saranno
dichiarati inammissibili, e Accorinti
guiderà Messina per cinque anni. Lo
stesso risultato si avrebbe se il
collegio giudicante dichiarasse
l’inammissibilità dei ricorsi per
genericità dei motivi, ma nel corso
della mattinata è spuntata un’altra
ipotesi. E cioè la verifica delle 150
sezioni contestate nei due ricorsi (in
cui trovare i 59 voti, tanti ne sono
mancati a Felice Calabrò per vincere
al primo turno ed evitare il
ballottaggio), e la decisione
sull’ammissibilità del ricorso solo
dopo l’esito della verifica: è una
facoltà che i giudici si sono riservati di
vagliare.
Nel caso in cui il ricorso fosse
ammesso e si andasse a giudizio di
merito, la sentenza di primo grado
che ne scaturirebbe sarebbe è
immediatamente esecutiva (quindi in
caso di vittoria dei ricorrenti calabrò
diventerebbe sindaco). Gli “sconfitti”
potrebbero sempre ricorrere al Cga
per il secondo grado di giudizio, ma
non ci sarebbe possibilità di
sospensiva, ed il risultato arriverebbe
a 2015 inoltrato. (A.C.)
SOMMARIO
PRIMO PIANO
6. La Sicilia “impugno”
Il commissario blocca il 70%
della manovra regionale
POLITICA
9. Raciti, candidato unico
Chiuso l’accordo per segreteria Pd
10. Bocciatura strategica
L’aula non vota il riequilibrio
12. Servizi Sociali, è guerra
Al comune è “tutti contro tutti”
SICILIA
13. Quel colabrodo dell’Iacp
Vertice in prefettura per 4 mila
utenze idriche non pagate
14. Palagiustizia ai ferri corti
Scontro tra comune e avvocati
16. Scuola, religiosa concorrenza
Viaggio negli istituti privati che si
contendono il mercato
17. Spazzini? No, meglio precari
Gli Lsu del Comune rifiutano l’assunzione. Non vogliono la ramazza
18. Ato idrico, pignoramenti
low cost
Valanga di decreti ingiuntivi
19. Provincia, facciamo i
centonove pagina 3
TOP SECRET
conti
Trentacinque ex consiglieri e 12
assessori chiedono rimborsi
20. Nicolò, lo “sforna” campioni”
A tu per tu con il tranier dei vip
ECONOMIA
25. La Tassa sull’Export
Il centro mercantile di Milazzo punta
sull’agroalimentare
27. Fattucchieri? No, fatturato
Studio sul business dell’occulto
POSTER
29. S. Elia, state...affreschi
Le opere dei fratelli Filocamo abbadonate a se stesse
RUBRICHE
3-4-5. Settegiorni
28. Consumatori / Consulenti
32. Libri/La Classifica/Lacerti di
Letture
38-39. Lettere & Commenti
38. Qui Scuola / Heritage / Ecologia
39. Eliodoro / 150 Parole da Palermo
39. Antibuddaci
39. Animal House
Grande Oriente,
i messinesi in corsa
MESSINA. Sono due i messinesi
che, il 2 marzo, tenteranno la
scalata alle posizioni di vertice
del Grande Oriente, la loggia
massonica più numerosa d’Italia: Silverio Magno è candidato
alla carica di Gran Maestro (la
più alta della loggia), Santi Fedele a Gran Maestro Aggiunto.
I due, però, correranno per liste diverse. Il notaio è inserito
nella lista 2, il professore universitario nella 3.
NOMINE
Renato Panvino
alla Dia di Catania
MESSINA. Sarà Renato Panvino, neo promosso primo dirigente, già in servizio a Taormina, il nuovo capocentro
della Direzione investigativa
antimafia. Panvino, di origine
reggina, è stato a lungo dirigente del commissariato nella
Perla dello Jonio. Il nuovo incarico gli dà la competenza
anche sulle province di Messina e Siracusa.
DIFFIDE
Palagiustizia, Gmc chiede
dieci milioni al Comune
MESSINA. La Gmc, società che
che aveva avuto in appalto la
realizzazione del Palagiustizia
di Messina, tramite l’avvocato
Fabrizio Gemelli, ha notificato
al Comune una diffida per ottenere il risarcimento danni
per la mancata aggiudicazione dei lavori. La richiesta
ammonta oltre dieci milioni di
euro.
MEGAFONO
Crocetta corteggia
Felice Calabrò
MESSINA. “Avances” politiche
di Rosario Crocetta a Felice
Calabrò. Il candidato sindaco
di Messina, la settimana
scorsa, si è intrattenuto a parlare con il governatore del futuro del Pd in Sicilia prima, e a
Messina poi. Crocetta ha invitato Calabrò ad esser più vicino al “Megafono”. Dell’incontro, avvenuto alla
presenza di Patrizio Marino,
era stato precedentemente informato Francantonio Genovese, in “riflessione” politica
dopo le inchieste che lo
hanno tioccato da vicino sulla
formazione professionale.
31 Gennaio 2014
CHI SALE
Emilio Fragale
MESSINA. “Tradizionale e con
molta acciuga”: anche alle
17,30 di domenica pomeriggio,
l’ex direttore generale del Comune di Messina, anziché una
banale tazzina di caffè, si concede il piacere di un pitone
fritto, al Bar Spadaro a Muricello, da vero cultore della materia gastronomica.
Aurora Notarianni
PALERMO. L’avvocato messinese, specializzata nelle tematiche del lavoro, è stata nominata vice presidente “onorario”
del Cirs, il Comitato italiano di
reinserimento sociale guidato
a Messina ma Maria Celeste
Celi. L’avvocato Notarianni si
occuperà di promuovere nuove
opportunità di lavoro legate
alla riscoperta degli antichi mestieri: darò ricamo alla lavorazione di argenti e corallo.
Lucas Caviezel
CATANIA. Novanta anni il settembre scorso, ha raggiunto un
altro importante traguardo: la
cittadinanza onoraria dal sindaco di Catania, Enzo Bianco. Di
nazionalità svizzera, ma da sempre a Catania, Caviezel ha esportato in tutto il mondo l'arte dolciaria e pasticcera siciliana e
tutt'ora trasmette ai giovani
aspiranti maestri gelatieri la sua
grande esperienza.
Rudy Maira
PALERMO. L’ex capogruppo dell’Udc all’Ars, sa usare il bastone
e la carota. Chiamato dai pm per
rispondere sulle spese pazze dell’assemblea, ha chiarito con nonchalance: "Abbiamo esagerato,
con il senno del poi posso dirlo.
Ma non ci sono 'Fiorito' all'assemblea siciliana. Sono convinto
di avere rispettato tutte le
norme previste dalla Regione.
Forse i finanzieri non hanno presente le norme in questione".
Giovanni Iacono
RAGUSA. Il consiglio comunale
presieduto da Iacono ha approvato l'istituzione del registro
delle Unioni Civili. In aula si è
formato un 'partito' trasversale
di 20 consiglieri per assicurare a
tutti i cittadini le medesime opportunità.
settegiorni
MESSINA. Rinviato al 12 febbraio. La delusione dei parenti di 37 vittime
Processo alluvione, rischio prescrizioni
MESSINA. Udienza del processo
sull'alluvione di Messina e di altri comuni
della zona ionica, che l'1 ottobre 2009
provocò la morte di 37 persone. Sono
imputati 15 tra ex amministratori
pubblici, dirigenti, tecnici e funzionari, tra
loro anche l'ex sindaco della città dello
Stretto Giuseppe Buzzanca, l'ex primo
cittadino di Scaletta Zanclea Mario
Briguglio, l'ex dirigente della protezione
civile regionale Salvatore Cocina, l'ex
commissario straordinario del Comune di
Messina Gaspare Sinatra. Il processo, che
ha visto avvicendarsi quattro giudici, è
ancora alle fasi iniziali e oggi è stato
rinviato al prossimo 12 febbraio per le
eccezioni della difesa del Comune di
Messina e dell'avvocatura dello Stato.
Delusione tra i parenti delle vittime e i
loro legali. L'avvocato Antonino Lo Presti,
legale di Nino Lonia (che nella tragedia
ha perso la moglie, i due figli e il
suocero), ha sottolineato che "la maggior
parte degli imputati vuole arrivare alla
L’exsindaco Giuseppe Buzzanca
MESSINA. Un’area verde verso il pieno recupero
“San Nicandro”, da villa dei cani
a progetto doc dell”Amicoverde”
Messina. L’associazione “Amicoverde” ha ottenuto la
concessione per l’adozione annuale della villetta “San
Nicandro” (ubicata in via Leonardo Sciascia con
ingresso da Piazza XXV Aprile), che da anni versa in
forte stato di degrado. Si tratta di un progetto
autodeterminato dai soci del gruppo per far si che l’area
venga riqualificata per tornare ad essere uno spazio
verde fruibile
dalla comunità,
dalla vicina
parrocchia e dalle
famiglie, che si
sono autotassate.
L’area cani è
posta su un
terrazzamento
inferiore e
proprio per
questo l’area è
stata denominata
dagli abitanti della zona, “la villetta dei cani”. Ma già
alcuni bambini, accompagnati dai genitori volontari
dell’Associazione, riescono ad organizzare ed
improvvisare dei giochi, così come gli scout da qualche
settimana lì svolgono parte dell’attività domenicale.
prescrizione e si sta cercando con un
disegno preordinato di arrivare a questo.
Anche le istituzioni hanno dimenticato
queste persone". E Lonia aggiunge:
"Voglio che questo processo abbia inizio,
perché è stato sempre rinviato, ringrazio
questo giudice che finalmente ha stilato
un calendario di udienze, ma la giustizia
per noi ancora è lontana. Io ho i miei
problemi personali, e delle patologie che
mi vengono dallo stato ansioso causatomi
da questo processo. Ci hanno
abbandonato anche le istituzioni che ci
avevano promesso persino un posto di
lavoro, ho mandato un e-mail al
governatore Rosario Crocetta, ma ancora
non ho avuto risposta. Era stato lui a
proporre di equiparare i morti
nell'alluvione alle vittime di mafia".
"Questo - ha aggiunto anche Raffaella
Ingrassia, che nell'alluvione ha perso i due
figli - è un processo beffa dove sta
emergendo ancora una volta la poca
serietà delle nostre istituzioni".
SOCIETÀ
Villafranca, Serro in festa per la Candelora
Villafranca. Il borgo di Serro in festa per la Patrona Maria
Santissima della Candelora. Sabato 1 febbraio la funzione
religiosa, alle 18,30, la chiesa della frazione di Villafranca ospiterà
il coro di voci biance "Tintinnabulini" de La Casa delle Note del
Maestro Monica Mancuso. L'appuntamento è organizzato
dall'associazione "ViviSerro". Il 2 febbraio la benedizione delle
candele dei fedeli e la processione con la statua della Madonna.
Nasce a Palermo il primo Ecomuseo del mare
PALERMO. Nascerà l'8 febbraio a Palermo l'ecomuseo urbano Mare
Memoria Viva (Mmv): il primo in contesto urbano del Sud ospitato
in due nuovi spazi di cultura e aggregazione per la città, l'Arsenale
della Regia Marina e l'Ex Deposito Locomotive di Sant'Erasmo. "Un
ecomuseo - dice Valentina Alga, del centro Clac - che mette al
centro la funzione sociale e la partecipazione della comunità. Mare
Memoria Viva è un ecomuseo dedicato al rapporto tra Palermo e il
mare e si propone di riqualificare la costa di Palermo".
Milazzo, l’”Orientagiovani” invade il Majorana
MILAZZO. Oltre 3500 alunni delle scuole secondarie di primo e
secondo grado; 25 istituti comprensivi del territorio Barcellona –
Villafranca, 4 Università per un totale di 22 corsi di studi
presenti, 18 aziende del comprensorio, 250 studenti e 70
docenti della scuola oltre al personale Ata e della segreteria
impegnati per 4 giorni. Questi i “numeri” di “Orientagiovani”
dell’“Ettore Majorana” di Milazzo, su iniziativa del dirigente
scolastico, Stello Vadalà, col Comune di Milazzo, Raffineria,
Edipower e diverse aziende del comprensorio.
CAPO D’ORLANDO. Iniziativa a Villa Piccolo
Vittorio Sgarbi incontra Lucio e Casimiro
CAPO D’ORLANDO. Conto alla rovescia per la manifestazione intitolata “Vittorio Sgarbi
incontra Lucio e Casimiro” in programma sabato 1 febbraio alle 17 a Villa Piccolo di Capo
d’Orlando. Il critico d’arte parlerà del contributo dato dai Piccolo alla cultura italiana e
presenterà il suo ultimo libro “Il tesoro d’Italia”, edito da Bompiani. Un felice ritorno quello
di Sgarbi a Villa Piccolo: è del 1996, infatti, una celebre puntata della rubrica “Sgarbi
quotidiani” in onda su Canale Cinque, dedicata proprio a Lucio e Casimiro Piccolo, nel corso
della quale il critico d’arte aveva raccontato le atmosfere della Villa di Capo d’Orlando e il
contributo prezioso dato dai due fratelli alla cultura italiana, alla poesia e all’arte. Un filo
mai interrotto, quello fra Sgarbi e Capo d’Orlando, che oggi, grazie alla “Fondazione
Famiglia Piccolo di Calanovella”, presieduta da Giuseppe Benedetto, diviene occasione per
lanciare una nuova sfida culturale. Durante la manifestazione sarà proiettata la puntata di
“Sgarbi quotidiani”, intitolata Il tempo in posa, per la regia di Filippo Martinez. L’ingresso è
libero fino a esaurimento posti.
centonove pagina 4
Vittorio Sgarbi
settegiorni
FREE WEED. Primo gruppo in Sicilia contro la Giovanardi-Fini
Droghe leggere anche per Messina
DI
CLAUDIO PANEBIANCO
Messina. Inutile negarlo, ma l'Italia
è certamente il paese dove si tende
maggiormente, in modo sistematico,
a fare di una lucciola una lanterna.
Da anni, sopratutto i giovani ma
anche vari convinti "attivisti" , lottano
affinchè la legge Fini - Giovanardi,
riguardante il consumo di droghe, sia
decisamente rivista o addirittura
abolita. Per lo Stivale, infatti, non vi è
distinzione tra droghe leggere e
droghe pesanti, di conseguenza, sia
che un ragazzo venga trovato in
possesso di marijuana o di cocaina
verrà comunque segnalato come
consumatore di sostanze
stupefacenti. La Cassazione, a seguito
di varie proteste, ha "ammorbidito" la
Fini - Giovanardi, quasi limando
alcuni aspetti della legge; ancora
però la questione è aperta, le
segnalazioni per i ragazzi che il
sabato sera vengono sorpresi con il
classico spinello in mano continuano
a fioccare, le cure mediche attraverso
l'utilizzo di cannabis sono un taboo in
quasi tutta l'Italia. In Spagna la
musica, proprio grazie alle
manifestazioni dei cittadini, è
completamente cambiata: nella Penisola
Iberica, infatti, sono nati dei veri e
propri Club della Marijuana, dove il
proprietario produce il materiale ed i
soci, versando una determinata quota,
possono ottenere la loro dose personale
di cannabis, rimanendo comunque nei
limiti (più flessibili di quelli Italiani)
registrati dal nuovo emendamento; in
caso di controllo da parte delle autorità,
dovranno mostrare la tessera del Club a
cui sono registrati, dove è dichiarato il
quantitativo che il soggetto può portare
INIZIATIVE. Raccolta di firme per il progetto “ecologico” e “å costo zero”
Galleria-parcheggio a Piazza Cairoli
Messina. Una galleria-parcheggio a Piazza cairoli a costo
zero per l'amministrazione comunale (si paga da sola, dandola
in concessione per cinque anni, incassando due eruo al
giorno). Ma non è tutto: l’edificio è energicamente
autosufficiente con costo di gestione praticamente nulli; il
costruttore potrà usufruire di un bonus fiscale del 60% del
costo. Il progetto è dell'ingegnere Achille Baratta insieme
all'architetto Andrea Bartucciotto, con la collaborazione per gli
impianti dell'ingegnere Maria Scalisi e per le strutture
l'ingegnere Roberto D'Andrea. La struttura - secondo chi l’ha
progettata - si monta in 15 giorni, sarà coperta in lastre
trasparenti che con il movimento ed il peso delle macchine
soprastanti generano energia pulita che unita a quella
generata dai pannelli solari che rivestono il montacarichi
creano energia anche per l'illuminazione della piazza. Per
sondare il gradimento al progetto dei cittadini, l’associazione
“Il mio territorio” ha presentato l’iniziativa e avviato una
raccolta firme. Si può aderire anche on line:
www.activism.com/unagalleriaparcheggioapiazzacairoli/
con sè. Alcuni mesi fa, ispirandosi
proprio a questo successo del popolo,
in italia è nato il progetto Free Weed,
che punta alla diffusione di un
referendum per abolire del tutto la
Fini - Giovanardi. In tutti i comuni
con più di 10.000 abitanti, sarà
possibile, da venerdì 21 marzo 2014,
firmare tale documento per rendere
palese la propria opinione. Anche a
Messina il progetto Free Weed ha
trovato terreno fertile, nella figura dei
giovanissimi Emanuele Milazzo,
Francesco Campione ed Enrico
Merlino, Portavoce dell'iniziativa per
la Città dello Stretto. Emanuele,
volendo chiarire la situazione, ha
dichiarato: "La cannabis è sempre
stata una risorsa preziosissima e
importantissima per l'uomo sin dal
VIII Sec a .C viste le ampissime
possibilità di uso. Dalla carta ai
tessuti, dai carburanti alle plastiche. È
assurdo che una pianta come la
Cannabis venga considerata come un
male da estirpare, nonostante tutte le
proprietà benefiche che la scienza ha
pienamente confermato. Per quanto
concerne la questione del nostro testo
di legge, non solo è stato dichiarato
piu volte incostutizionale, ma è anche
risultato essere un fattore
criminogeno, vista l'aumento dei
nostri detenuti da 2006 a oggi (35%
dei detenuti a causa della fini
giovanardi)".
ROSA E NERO
Alì Terme, nonna Domenica spegne centonove candeline
Alì Terme. 109 anni. E’ la vetta che la signora Domenica
Famà, originaria di Fiumedinisi, ma residente ad Alì Terme,
ha raggiunto la settimana scorsa, festeggiata tra gli altri
anche dalla figlia Francesca, nota ostretica, che di anni ne
ha “appena” 85. Secondo dati recenti delle Asl nazionali,
sono 350 gli italiani che hanno superato la quota di 105
anni. Il record nazionale appartiene comunque alla signora
Emilia Zucchetti, 110 anni compiuti il 22 agosto scorso,
originaria di Torri del Benanco, in provincia di Verona. A
Domenica Famà gli auguri sinceri e doppi per i suoi 109
anni da parte della redazione di Centonove.
Festa per i 90 anni di Mariano Carbonaro
Messina. Una guantiera di dolci da due chili per
festeggiare i novant’anni pieni di papà Mariano: il capo di
gabinetto della Provincia di Messina, Nino Carbonaro, per
l’occasione sabato scorso ha fatto rifornimento in una nota
pasticceria del centro e ha poi festeggiato a dovere la vetta
raggiunta dal genitore.
Si è laureato Peppe Lombardo
Messina. Discutendo brillantemente una tesi su
“Autonomismo ed europeismo, la politica estera di Craxi”
si è laureato il nostro collaboratore Peppe Lombardo in
Scienze politiche indirizzo Relazioni internazionali.
Centodieci e lode il risultato per il neo dottoreal quale
vanno gli auguri della redazione di Centonove.
Gangi a lutto per Placido Napoli
L’ipotesi parcheggio-volante
Gangi. Gangi piange Placido Napoli, uomo simbolo
dell’impegno, della genialità dell’emigrante siciliano.
Emigrato in Argentina nel 1950, era il principale operatore
finanziario di borsa con 133 società quotate. Napoli era nato
a Gangi 74 anni fa, giovanissimo di era trasferito con la
famiglia in Argentina dove era diventato il simbolo degli
emigrati siciliani.
centonove pagina 5
31 Gennaio 2014
CHI SCENDE
Angelo Panebianco
MESSINA. Il direttore del dipartimento di Scienze veterinarie è
pronto ad assegnare una borsadi studio di ventimila euro per
un anno di ricerca a chi approfondirà un tema di “importanza
vitale” per la città di Messina: la
determinazione sessuale della
spigola. Il borsista dovrà capire
perchè le femmine sono in via
d’estinzione: forse sono troppo
spigolose?
Daniele Ialacqua
MESSINA. L’assessore all’Ambiente del Comune di Messina e
il suo collega alla Mobilità
hanno scoperto l’acqua calda. I
due, infatti, hanno commissionato una rilevazione dell’inquinamento acustico, scoprendo
che è diminuito nell’area dell’isola pedonale e che non è aumentato nelle vie adiacenti
dove si può andare in auto.
Tonino Perna
MESSINA. L’assessore alla Cultura del Comune di Messina finisce nel mirino della IV Circoscrizione. Il consiglio, infatti,
insoddisfatto dalle risposte a
una interrogazione su un affidamento diretto per il “Natale
nei quartieri”, sottolinea il “comportamento politico poco responsabile tenuto nella vicenda”
e
si
interroga
sull'opportunità che Perna
“possa ancora essere mantenuta
la delega alla Cultura”.
Maurizio Puglisi
MESSINA. In assenza di cartelloni definitivi da pubblicare sul
sito internet del Vittorio Emanuele, il presidente dell’Ente autonomo regionale di Messina,
ancora in attesa della ratifica del
Cda (ancora l’assessore al Turismo Stancheris non ha deciso il
suo componente), si accontenta
come può, condividendo su Facebook la stagione del Teatro di
Pace del Mela.
Pippo Corvaja
MESSINA. L’ex assessore all’Urbanistica della giunta Buzzanca
non resiste al richiamo dell’aula.
Mercoledi 29, poco prima di
mezzanotte, Corvaja si è presentato in consiglio comunale
per assistere alla votazione sul
piano di riequilibrio. Corvaja, comunque, era in buona compagnia. Tra il pubblico, infatti, sedevano gli ex colleghi Pinuccio
Puglisi e Gianfranco Scoglio.
31 Gennaio 2014
primopiano
Carmelo Aronica
REGIONE. Il commissario dello Stato blocca il 70 per cento della manovra economica
La Sicilia “impugno”
Lo scontro si sposta a Roma con il governatore Crocetta che parla di “attentato al lavoro
di risanamento portato avanti dal mio governo”. La posta in palio per scongiurare il crac
DI
ENZO BASSO
PALERMO. Se all’Assemblea regionale
siciliana, finite le scorte di carta
igienica, si è passati all’uso dei
fazzolettini Scottex, al Genio civile di
Messina i dipendenti hanno fatto una
colletta da un euro a testa e sono stati
comprati rotoloni “Regina”, una scorta
utile “per almeno quindici giorni”. Ma
se nei bagni della Villa del Casale a
Piazza Armerina ormai il puzzo la fa
da padrone, come le erbacce e la
sporcizia nelle aree archeologiche di
tutta l’Isola, al museo di Messina, finito
a dicembre l’appalto con la ditta
esterna, le pulizie a turno ora le fanno
i dipendenti.
FALLIMENTI IN VISTA. E’ il nuovo
fronte della crisi economica che ha
investito la Sicilia. E che è destinato a
fare rivivere nella patria che fu e che è
dei Gattopardi le scene raccapriccianti
che fino a poco tempo fa si vedevano
in Tv per la Grecia. All’origine di tutto
la voragine dei conti presentati nella
finanziaria della Regione Sicilia, che ha
portato il commissario dello Stato in
Sicilia, il prefetto Carmelo Aronica, a
indossare i panni dello Sceriffo con la
stelletta e a bloccare il 70% della
manovra presentata dall’assessore al
Bilancio Luca Bianchi, ex direttore
dello Svimez, per conto del Governo
Crocetta.
Risultato: 26mila dipendenti con lo
stipendio bloccato. E un quesito tutto
da chiarire su una parolina sconosciuta
ai più, i residui attivi, classificati in
bilancio con la esorbitante cifra di 15
miliardi di euro. La sonora bocciatura
del commissario Aronica ha mandato a
gambe all’aria la manovra di Bilancio,
facendo gridare allo scandolo il
governatore Rosario Crocetta. Che ha
subito spostato a Roma la vertenza.
“Aronica attenta alla Sicilia. E’ un
attentato al lavoro di risanamento che
il mio governo ha portato avanti con
tagli che ora si attestano su 1, 2
miliardi di euro”.
IL PREFETTO-SCERIFFO. Toni che
non hanno turbato il prefetto-sceriffo.
Aronica si è limitato a rilevare: “Faccia
attenzione Crocetta alle parole che
Giampiero D’Alia
centonove pagina 6
pronuncia. Mi limito solo a ricordare
che il responsabile dell’ordine pubblico
in Sicilia è il presidente della
Regione…”.
Toni infuocati che hanno portato il
governatore a fare slittare di qualche
giorno la pubblicazione della manovra
di bilancio sulla Gazzetta ufficiale,
senza le parte impugnate, e a fare
convocare una serie di vertici a
ripetizione a Roma, dove in maniera
del tutto singolare non hanno
partecipato n’è il premier, Enrico Letta,
né, peggio, il ministro dell’economia,
Saccomanni.
La vertenza è stata girata al ministro
per i rapporti Stato-regioni, il renziano
Delrio, singolarmente accompagnato
nel dibattito governativo da una
comitiva di politici siciliani: il ministro
della Pubblica amministrazione,
Gianpiero D’Alia, il ministro
dell’Interno, Angelino Alfano, l’ex
presidente del Senato Renato Schifani.
A loro, e al sottosegretario Patroni
Griffi l’assessore Bianchi ha sintetizzato
il contenuto della manovra. Su sette
miliardi di spesa, ha detto l’assessore in
quota Pd, la Regione quest’anno ha
risparmiato il 20% delle somme, più di
un miliardo “con tagli alla sanità, ai
rimborsi dei forestali, alla formazione e
alle società partecipate”.
NEL MIRINO 15 MILIARDI. I 15
miliardi appostati tra i residui attivi,
sui quali la Corte dei conti regionale ha
più volte richiamato l’attenzione, sono
frutto delle passate gestioni, “ma già il
fondo rischi-come chiede la Corte dei
Conti- è stato rimpolpato con più di
duecento milioni”. Bazzecole per il
commissario Aronica. Che vede uno
squilibrio accertato nei conti di quasi
seicento milioni e che chiede poi
chiarezza non solo su alcune poste
oscure, ma anche sulle spese
“previsionali” future: non solo la spesa
corrente che è già altissima e ingoia il
90% del bilancio, tra stipendi e
pensioni, ma soprattutto su tutti gli
enti collegati, sui quali la manovra
Crocetta, a dire dei tecnici del
Angelino Alfano
Graziano Delrio
primopiano
commissario dello Stato, sorvola: i
debiti degli Ato rifiuti e idrici, e i conti
sballati delle decine di società
partecipate, oggi ridotte a sei, sette. Da
Sicilia E-Servizi che dovrebbe gestire la
telematica e vanta una controversia da
ottanta milioni con l’ex socio privato, a
Sviluppo Italia Sicilia che ha settanta
dipendenti insediati dentro l’Irfis, che
tengono le braccia conserte.
Il ministro D’Alia, prendendo le
distanze dai toni di Crocetta,
indossando i panni pacati dello
statista, ha detto che “Aronica fa il suo
mestiere e per questo va rispettato”.
SUMMIT DELUDENTE. Ma i risultati
del “summit” non sono stati rosei per il
governatore dell’Antimafia:
l’indicazione del governo è di creare
una task- force e passare il bilancio al
setaccio “voce per voce”. Tradotto, è
l’anticamera del commissariamento di
Stato, già ventilato un anno e mezzo fa
in una neanche tanto riservata lettera
OCCORRE SAPERE
Un appello...
Montante
L’INIZIATIVA COORDINATA
DAL PRESIDENTE
DEGLI INDUSTRIALI CHE CHIEDE
L’INTERVENTO DI NAPOLITANO
Rosario Crocetta
dell’ex premier Monti all’ex
governatore Raffaele Lombardo,
l’uomo che per risanare i conti della
Regione aveva deciso di chiamare al
capezzale di Palazzo d’Orleans, l’ex
commissario della Parmalat, Enrico
Bondi. Il manager dopo aver chiesto
una relazione al ragioniere generale
L’ANALISI. L’impugnativa del commissario non ha nulla a che vedere con lo Statuto. Ecco perchè
Ma l’autonomia non c’entra
IL GOVERNO BOCCIATO PER LA VIOLAZIONE DI TRE
ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE CHE RIGUARDANO
ENTRATE E USCITE ALLA LUCE DEL CONTROVERSO
PRINCIPIO EUROPEO DEL VINCOLO DI BILANCIO
DI
31 Gennaio 2014
MAURIZIO BALLISTRERI*
Il presidente della Regione Rosario
Crocetta lanciando i suoi strali contro il
commissario dello Stato, “reo” di avere
impugnato 36 articoli su 50 della
Finanziaria regionale, ha invocato la
costituzione dell’Alta Corte prevista dall’art. 24 dello
Statuto siciliano, contro la presunta lesione alla specialità
autonomistica.
In realtà, l’Alta Corte venne immediatamente istituita
dopo l’approvazione, avvenuta con Regio Decreto
Legislativo 15 maggio 1946, n. 455, dello Statuto siciliano
e le sue competenze furono dichiarate assorbite dalla
Corte Costituzionale con la sentenza n. 38 del 1957 della
stessa Consulta, determinando un formidabile vulnus
all’Autonomia speciale, non contrastato politicamente e
giuridicamente dalla classe dirigente isolana dell’epoca,
che conclamò così il suo endemico ascarismo.
Ma proprio tale corte di giustizia costituzionale
paritetica, “caducata” ma non soppressa dal Giudice delle
leggi nazionali, costituiva il simbolo dell’Autonomia
siciliana, di quel rapporto “pattizio” posto alla base del
motto autonomistico: “Due Nazioni in uno Stato”.
All’epoca si sarebbe dovuta eccepire tale decisione, che
mortificò in modo irreversibile l’Autonomia siciliana,
poiché lo Statuto della Regione Siciliana con l’Alta Corte
è inserito nella legge costituzionale n.2 del 26 febbraio
1948, cioè non è una legge ordinaria bensì costituzionale,
e la Corte Costituzionale non può pronunziarsi su articoli
di leggi costituzionali, su cui sono competenti le Camere
per la loro soppressione o modifica; non poteva entrare
quindi, nel merito della legge costituzionale del 1948,
perché essa era stata approvata dalla Assemblea
Costituente il 31 gennaio 1948 con riferimento all’art.116
della Costituzione, che è chiarissimo riguardo alle forme
particolari di autonomia concesse alla Sicilia con Statuto
Manifestazione di protesta a Palermo
Speciale adottato con norma costituzionale.
Ma l’impugnativa del commissario dello Stato Carmelo
Aronica ha ben poco a che vedere con lo Statuto
autonomistico, poiché governo e Assemblea regionale
sono stati “bocciati” per la violazione di tre articoli della
Costituzione repubblicana, 81, 97 e 117, che riguardano
entrate e uscite alla luce del controverso (e antisociale)
principio europeo del vincolo di bilancio, obbligo dei
concorsi pubblici per la Pubblica Amministrazione,
potestà legislativa delle Regioni. Piuttosto, riguarda
l’improvvisazione e il pressappochismo politico e dell’alta
dirigenza della nostra Isola, nonostante gli ammonimenti
lanciati dalla Corte dei Conti con il giudizio di
parificazione del Bilancio siciliano lo scorso giugno.
E intanto, centinaia di lavoratori con le loro famiglie, dai
forestali ai dipendenti dei Consorzi di Bonifica e degli
Ersu sino a centinaia di altri enti, rischiano di rimanere
senza reddito, nella disperazione più nera, a causa di una
politica e una burocrazia inadeguate!
*docente universitario, già deputato ARS
centonove pagina 7
PALERMO Un appello al Capo
dello Stato per salvare la Sicilia.
E’ l’iniziativa coordinata dal
presidente degli industriali
siciliani Antonello Montante,
che insieme undici associazioni,
Agci, Casartigiani, Cia, Claai,
Cna, Confapi, Confartigianato,
Confcooperative, Confesercenti
e Legacoop, si è rivolta a Giorgio
Napolitano per denunciare
l’intervento del commissario
Aronica che con la bocciatura
della manovra di Bilancio rischia
di mettere definitivamente in
ginocchio l’Isola.
Grande alleato e sostenitore di
Crocetta, Montante nel
documento ricorda come il tasso
di disoccupazione in Sicilia
supera il 39% e in alcune zone,
dove si è tornato a emigrare, si
supera abbondantemente la
soglia del 51,3%. Il sistema delle
imprese è in affanno, l’edilizia è
crolata e la crisi-scrivono le
associazioni datoriali e i
sindacati-ha già messo a nudo il
fragile di sistema economico
dell’Isola, dove l’istituzione
delle zone franche, nelle zone di
maggiore disagio, può essere
solo un incentivo a una
situazxioner di grave difficoltà
economica.
Di tutt’altro tono invece
l’intervento della Cisl, che
attraverso il suo segretario
Maurizio Bernava si rivolge al
capo del governo Enrico Letta,
per fermare il governatore della
Sicilia Crocetta dai suoi intenti
di guerra contro il commissario
dello Stato.
31 Gennaio 2014
primopiano
della Regione, ha poi declinato
elegantemente l’invito. Della serie: la
Parmalat si è risanata, risanare quella
mucca Carolina, dalle mille mammelle,
che è diventata la regione Sicilia, è
una…mission impossible.
SPRECHI E STIPENDI. Ma chi è
attaccato alla mammella della
Regione? La radiografia è impietosa.
Su quasi diciottomila dipendenti
diretti, più di 1200 sono dirigenti. Ma
è la pletora degli enti collegati, Irsap,
Esa, Parchi, teatri, consorzi di bonifica
che aggiunti a quasi ventimila forestali
part-time e dai cinquanta ai
sessantamila precari, portano le bocche
da sfamare attaccate alle mammelle
della Regione a ben 144.000 stipendi
mensili, “ancora non del tutto
classificati” ammettono a denti stretti
all’assessorato al Bilancio di via
Notarbartolo. Una grande
multinazionale che anziché beni e
servizi, produce stipendi. Con i
sindacati che non perdono occasione
per bacchettarla, come se la
“mangiatoia” della formazione
professionale fosse stata considerataha detto l’assessore Nelly Scilabra, “un
finanziamento occulto ai partiti e ai
sindacati”.
MA COME USCIRNE? Se già nelle
Nelly Scilabra
strade scoppiano le risse tra i 3200
assunti nel servizio del “118” e i
forestali non vogliono saperne di
rinunciare ai rimborsi chilometrici,
finora riconosciuti, l’impressione è che
la situazione al governo regionale sia
sfuggita di mano: gli autobus dell’Ast,
l’azienda pubblica dei Trasporti con
una flotta di più di seicento mezzi, non
escono più dai garage: manca la
benzina. E’ il caso di dire: si è al
capolinea.
Se il dipartimento di economia
dell’Università di Messina diretto dal
professore Mario Centorrino, ha
documentato come i fiumi di denaro
drenati in questi anni dall’Unione
europea, a differenza di altre regioni
come la Basilicata o la Puglia, non
hanno fatto affatto crescere il Pil, la
soluzione proposta da alcuni fautori
strenui dell’Autonomia, è quella di
cassare l’articolo-truffa “art 36, comma
2” dello Statuto regionale, già votato
nella passata legislatura dall’Ars, che
ripristina il principio delle imposte di
produzione: solo dagli impianti di
produzione petrolifera-ha calcolato il
deputato di Voce Siciliana- Michele
Cimino- si recuperebbero 8 miliardi
imposte”.
La politica dell’Isola però viaggia in
senso inverso: Aronica ha bocciato una
norma che dimezzava le imposte ai
petrolieri in Sicilia, che non hanno mai
riconosciuto uno sconto per la benzina
dovuto ai danni ambientali, come si fa
in Valle d’Aosta.
ENTRATE, ANZI USCITE. A questo
si aggiungono i conti in crisi di
Riscossione Sicilia: la crisi ha fatto
diminuire le entrate fiscali, perlopiù
rateizzate da privati e imprese. Un
trend negativo al quale si aggiunge il
fatto che Unicredit ha spostato la sede
legale dell’incorporato Banco di Sicilia
a Milano, facendo venir meno alle
entrate regionali 300 milioni l’anno di
imposte.
Ma si può uscirne? Quello che non si
dice è che la Sicilia, la terra secondo
l’Unesco più ricca di bellezze storiche e
artistiche e paesaggistiche del mondo,
ha il suo cancro nella politica e nel
malaffare. E proprio lo Statuto che l’ha
resa autonoma, nella parte finale
prevede che se si attenta alla dignità
del popolo siciliano, lo Stato può
intervenire, nominando i commissari.
Non tutto il male viene per nuocere. Il
Belgio senza governo in cinque anni ha
risanato i suoi conti. La Sicilia senza i
suoi politici in cinque anni potrebbe
risorgere. Qualcuno a Roma comincia a
pensarci. Mentre in Sicilia, sotto la
cenere, da quindici giorni cova già la
rivolta.
IL CORSIVO
Vecchio continente sempre più vecchio
MENTRE DA NOI NON SI RIESCE A PRESENTARE UN BILANCIO CREDIBILE
NEGLI STATI UNITI SI INTRODUCE LA SCALA MOBILE PER I LAVORATORI
DI
GIOVANNI FRAZZICA
Il corpo, la morte,
l’anima, parole che
alimentano un’ansia
silente, progressiva che
cresce col passare del tempo, quando
scompare il compagno di scuola, la
vicina di casa, il vecchio segretario del
Partito, il collega d’ufficio, la moglie di
un amico. Un elenco inarrestabile, che si
contabilizza come la battaglia navale:
colpito, quando si ha il tempo di sapere
di una qualche grave malattia, affondato
quando giunge la fine. Ma si deve
continuare, andare avanti. Si, bel modo
di dire. Ma avanti dove? Con chi? Certo
con quelli che sono rimasti, se ne hanno
voglia, se si sentono in condizione di
continuare, con i nuovi. Anche se le
notizie che giungono dal mondo
dell’informazione non invitano certo
all’impegno ed alla partecipazione.
Leggere che è stata confermata
l'evasione fiscale del cantante Tiziano
Ferro per circa 3 milioni di euro non fa
piacere, ci si sente traditi da un
personaggio a cui si era data fiducia.
Una fiducia diversa di quella concessa a
quei politici che, con i rimborsi dei
gruppi parlamentari destinati all’attività
politica hanno comprato mutande verdi,
Diabolik, borsette di Vuitton e
quant’altro. E ci sono anche i grandi
servitori dello Stato come Antonio
Mastrapasqua, definito un conflitto di
interessi in carne ed ossa, un uomo che
colleziona incarichi e cariche di alto
livello, e, ovviamente, gli stipendi ad
esse collegati. Era già stato attenzionato
dalla Fornero, ma ormai la sua figura è
criticata da più parti, Mastropasqua
dovrebbe essere arrivato a quota 25 tra i
ruoli che ricopre all’interno di
presidenze, vice presidenze, presenze
all’interno dei consigli di
amministrazione et similia tra cui
Equitalia Nord, Centro e Sud ed è anche
dirigente di Italia Previdente, di Eur Spa,
di Eur Tel, di Eur Congressi Roma, di
Coni servizi Spa, di Autostrade per
l’Italia, di Fandango, di Telecom Italia
Media; è inoltre all’interno del CdA di
Quadrifoglio, di Telenergia, di Loquendo,
di Aquadrome e per finire presidente
onorario di Mediterranean Nautilus Italy,
di ADR Engineering, di Consel, di
Groma, di Emsa Servizi, di Telecontact
Center, di Idea Fimit Sgr. 25 incarichi,
che prima erano ben 55. Ora
Mastrapasqua è indagato per la sua
attività di Direttore generale
Antonio Mastropasqua
centonove pagina 8
dell’Ospedale israelitico di Roma per
aver chiesto al Servizio sanitario
nazionale dei rimborsi che non erano
dovuti. Enrico Letta dice che su questa
vicenda vuole vederci chiaro e chiede
una relazione al ministro Giovannini,
però nell’immediato deve fare i conti con
le dimissioni della Di Girolamo, che si è
tuffata in un mare in cui tanti squali
sono già in movimento e girano
seguendo cerchi che via via
diventeranno più stretti in un percorso
che punta alle spoglie del suo governo.
Ma mentre i riti sacrificali seguono il loro
iter tradizionale, mimetizzato da foglie
di fico, depistaggi e bugie, dal Fmi arriva
l'allarme di Cristine Lagarde: "20 milioni
di disoccupati nell'Ue, la crisi non è
finita". E in Italia è senza lavoro un terzo
degli under 25, numeri in grado di
evocare una turbativa dell’ordine sociale,
soprattutto al Sud ed in Sicilia, dove i
dati si appesantiscono per la inestricabile
crisi economica regionale, mal celata da
un Governo che non riesce neanche a
presentare una finanziaria credibile al
Commissario dello Stato. Negli Usa
invece, a sorpresa, Obama scavalca il
Congresso e introduce la scala mobile
per i lavoratori. Ahimè, com’è diventato
vecchio il vecchio Continente.
31 Gennaio 2014
politica
DEMOCRATICI. Davide Faraone chiude l’accordo con l’area Cuperlo per la segreteria
Raciti, candidato “turco”
Il nome del deputato, leader siciliano dei Gd e vicino a Orfini e Fassina, sbaraglia quello di Antonio
Saitta, proposto dagli esponenti isolani. Ma l’area Renzi si spacca, con la corsa di Ferrante
È QUELLO di Fausto Raciti, il nome
che conclude la lunga trattativa per
trovare la quadra sulla candidatura alla
segreteria regionale del Pd. Il tutto,
dopo un rush finale durato
ininterrottamente per 48 ore (fino a
martedì 28), e che ha visto accavallarsi
ordini e direttive sulla linea FirenzePalermo di cui si è fatto latore Davide
Faraone, luogotenente di Matteo
Renzi in Sicilia.
CHI È RACITI. Trentenne, deputato
nazionale di rigida ortodossia
bersaniana (per cui lo scorso anno
venne calato nel listino bloccato, senza
passare dalle primarie, nel collegio
Sicilia Orientale proprio per ordine
dell'allora segretario del Pd), è oggi
“cuperliano” di ispirazione vicina ai
“Giovani Turchi” di Matteo Orfini ed
Andrea Orlando. Attualmente,
Raciti è segretario nazionale dei
Giovani Democratici. Poco addentro
alle vicende siciliane e alle
gattopardesche manovre che da
sempre le contraddistinguono, come ha
ammesso in conferenza stampa, il
candidato è stato scelto dopo un
ballottaggio molto stretto col
messinese Antonio Saitta, assai
gradito ai cuperliani di Sicilia ma
inviso a Mirello Crisafulli, che non
avrebbe mai appoggiato un candidato
così vicino ad Antonello Cracolici
(come Saitta appare).
SICILIA TAGLIATA FUORI. Ma la
partita interna al Pd rendeva
necessario tagliare fuori l’isola, e così
che la partita giocata è squisitamente
nazionale: si trattava, infatti, di trovare
una candidatura di condivisione tra i
renziani e i cuperliani “Giovani Turchi”
così da supportare il lavoro del neo
segretario nazionale dentro la
Fausto Raciti
direzione del Partito e coi gruppi
parlamentari per portare a casa la
difficile trattativa sulla legge elettorale.
La mossa di Raciti, quindi, è un
segnale di “apertura” alla parte dei
cuperliani più dialogante e aperta a
compromesso.
LE REAZIONI. Malumori fortissimi
sono saliti dalla base renziana di Sicilia,
che non ha visto di buon occhio il bagno
di realismo, al limite del cinismo,
operato da Davide Faraone; Raciti,
infatti, non conosce le dinamiche
siciliane, non ha mai seguito da vicino le
asprezze delle correnti locali e, da
tempo, vivendo stabilmente a Roma,
non segue adeguatamente la politica
isolana. Realpolitik pura, a tratti
eccessiva, quella di Faraone, che non è
piaciuta a tantissimi renziani, che
ritengono tale scelta in contrasto con le
aspirazioni di rinnovamento da anni
perseguite. Al fine di controbilanciare la
candidatura di Raciti, Faraone lo ha
fatto affiancare da Mila Spicola, sua
fedele compagna di avventura, già
immessa nella Direzione Nazionale del
Partito, e oggi chiamata a
“controbilanciare” in chiave renziana
una segreteria regionale che rischia di
apparire in partenza lacerata tra le varie
anime. La scelta della Spicola, tuttavia,
non viene letta con soddisfazione da
parte dei renziani storici siciliani:
l'equilibrio della segreteria rischia di
diventare troppo incentrato su Palermo
e sul sistema di gestione di Faraone; la
stessa Mila Spicola, che sempre si è
proclamata interessata a temi e proposte
concrete, adesso sembra aderire ad un
progetto politico di “normalizzazione”.
L’ALTRO FRONTE. Al ticket RacitiSpicola, cui aderiscono pertanto i
renziani siciliani e l'Area Cuperlo, oltre
che Beppe Lumia e il presidente
Rosario Crocetta, si contrapporrà la
candidatura del segretario uscente,
Peppino Lupo, sostenuto dall'area
Dem siciliana, e da “big ingombranti”
del Pd, quali Francantonio
Genovese, Nino Papania e Sergio
D'Antoni. Lupo è pronto allo scontro,
sentendosi “tradito” da Faraone, che fino
a non molto tempo fa lo persuadeva
sulla certezza di una ricandidatura. Di
fuoco, le sue prime dichiarazioni: «Mi
candido perché l'unità del Partito non
può passare per logiche di spartizioni di
poltrone e sottogoverni, come sarà
quella di Raciti». Delusi anche molti
renziani storici, che si andranno a
coagulare sulla candidatura di Antonio
Ferrante, avvocato palermitano di
estrazione liberale, fondatore delle
Associazioni renziane “Big Bang!” in
Sicilia e Sardegna, fino a non molto
tempo fa fidatissimo consigliere di
Faraone, da questi pian piano messo ai
margini. Altrettanto deluso, ma ancora
non bene chiara la posizione che
sosterrà al congresso, il renziano
Fabrizio Ferrandelli, che avrebbe
gradito la candidatura alla segreteria,
ma - anche in questo caso - è stato
scoraggiato da Faraone. Infine, si
registrano le candidature di Antonella
Monastra, consigliere comunale a
Palermo, che sarà rappresentante
dell'Area Civati e l'onorevole Giuseppe
Lauricella, esponente che si definisce
“candidatura libera”, ma di estrazione
socialista. La sfida di Raciti sarà quella
di controbilanciare la sua squadra con
forze nuove e non legate al sistema
palermitano, essendo ormai diffusi i
malumori tra le varie anime sia
cuperliane che renziane, sia
sull'eccessivo squilibrio a favore dei
palermitani, sia sulla logica di
cooptazione che si teme possa
sovrintendere alla composizione degli
esecutivi. (D.D.J.)
MESSINA
Vai col coordinamento
BASILIO RIDOLFO AFFIDA LA GESTIONE DEL PARTITO
A UN GRUPPO GUIDATO DA FELICE CALABRÒ. MA...
La vicenda del PD messinese, ancora in alto mare,
non vede ancora una soluzione all’orizzonte. Il
congresso cittadino, infatti, che era previsto in
concomitanza con lo svolgimento delle primarie per la
scelta del segretario regionale, è stato posticipato a
data da destinarsi dal segretario provinciale, Basilio
Ridolfo, che ha così comunicato l'intenzione di
separare i momenti di svolgimento delle due assise per
comprendere gli equilibri del Pd messinese a seguito
dei risultati delle primarie regionali.
Lunedì 27, presso la sede della federazione ex Ds,
convocata da Ridolfo, si è tenuta una pre assemblea di
tutte le anime del partito. Dopo numerosi interventi,
nei quali è emersa la necessità di non lasciare allo
sbando la gestione del Pd in città, o affidato solo alle
conferenze stampa di Felice Calabrò - che l'Area
Cuperlo e diversi settori della componente civatiana
non ritengono possa aver titolo a rappresentare tutto il
Partito cittadino - si è giunti alla indicazione, da parte
di Basilio Ridolfo, di un “coordinamento di lavoro”
composto dai capigruppo consiliari di area, dai
presidenti circoscrizionali e da Calabrò stesso in chiave
di coordinatore. Questa scelta non piace alla
componente renziana ortodossa (Alessandro Russo
chiedeva che fosse il segretario provinciale a
rappresentare il partito, magari affiancato da un
gruppo di lavoro rappresentativo delle varie anime del
centonove pagina 9
Partito), affiancata dall'Area Civati e dall'Area Cuperlo
(Filippo Panarello ha espresso chiaramente il suo
disappunto a Ridolfo al termine della riunione). Sul
fronte delle candidature, l'Area Renzi è quasi certa di
predisporre una mozione che verrà presentata alla
prossima Assemblea, con la quale si richiede la
indizione di primarie cittadine per la scelta del
segretario. I nominatvi che si rafforzano sono Calabrò,
in attesa sentenza del Tar di Catania sulle
amministrative. Stabili, invece, le quotazioni di Russo,
che passerebbe per una presa di posizione aperta da
parte di Davide Faraone. La vicenda della segreteria
cittadina, in questo caso, si giocherà sul doppio piano
con la composizione della segreteria regionale: nel
caso di vittoria di Raciti, infatti, sono certe le previsioni
di ingresso nell'esecutivo regionale di un esponente
renziano. (D.D.J.)
31 Gennaio 2014
politica
PALAZZO ZANCA. L’aula non vota il piano di riequilibrio. Per “prendere tempo”. Due mesi
Bocciatura strategica
L’assessore al Bilancio Guido Signorino passa in rassegna le mosse per uscire dal “rosso fisso”:
resta da convincere la Corte dei conti. Indispettita da un anno di tattiche dilatorie. Ecco perchè
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. E’ forse la prima volta nella
storia delle istituzioni parlamentari che
un’amministrazione debba convincere
un’assemblea a bocciare un
provvedimento emanato dallo stesso
esecutivo: bocciare il “nuovo” piano di
riequilibrio. Motivo? Prendere tempo.
Sessanta giorni. ue mesi per presentare
un piano di risanamento dell’ente che
sia credibile e che possa convincere la
Corte dei conti.
DIRE, FARE, SPERARE. Era un
consiglio affollatissimo quello che ha
bocciato il piano. A farsela alla larga,
come è già accaduto in occasione del
voto sulla Tares, sono stati i consiglieri
del Megafono (con la lodevole
esclusione di Pio Amadeo). E di fronte
ai consiglieri, più per lasciare le
dichiarazioni a verbale e tentare di
convincere la Corte dei conti, che
persuaderli a votare l’atto, l’assessore al
Bilancio Guido Signorino ha elencato
le “best practices” che, nei prossimi dieci
anni, dovrebbero consentire a palazzo
Zanca di mettere la testa fuori
dall’acqua: sette milioni in dieci anni
dalla compartecipazione degli utili
dell’Amam, per esempio, o la mostruosa
cifra di 25 milioni di risparmi sul
personale. Sull’energia elettrica già si è
“messo mano”. Palazzo Zanca è uscito
dal regime di salvaguardia che
imponeva di pagare il 30% in più in
bolletta, e dalla rinegoziazione dei
contratti di fornitura sul mercato libero
Signorino conta di risparmiare nel
decennio circa 45 milioni. Poi ci
sarebbero i trenta milioni di contributo
decennale promessi dalla regione per i
comuni disastrati come Messina che si
Guido Signorino
accompagnano ai dodici milioni
decennali di risparmi sui mutui, ai
cinque milioni in cinque anni che
dovrebbero entrare in cassa dalle
sanatorie edilizie, ai tre in più
dall’incremento delle tariffe a carico di
chi usufruisce dei servizi a domanda
individuale, terminando con il milione e
mezzo all’anno recuperato dalla lotta
all’evasione e dagli 800mila euro
risparmiati dalla razionalizzazione dei
fitti passivi. Basterà?
CORTE IN AGGUATO. Dipende dalla
pazienza dei magistrati contabili, già
mess a dura prova da un anno di .
Perchè il comune di Messina ha fatto
richiesta di aderire al piano decennale di
riequilibrio nel 2012, promettendo una
serie di “cambi di passo” che se fossero
stati attivati avrebbe avuto maggiore
credibilità nei confronti della Corte dei
conti. In realtà si è approfittato di norme
che hanno consentito le proroghe: la
prima adesione alla legge 174 è stata
chiesta a febbraio del 2013 dall’allora
commissario del Comune Luigi Croce.
Il piano che ne è scaturito è stato
ammazzato dal mancato contratto di
servizio con l’Amam che avrebbe
assicurato copertura al piano, che
comunque è stato istruito e oggi è
“congelato” alla Corte dei Conti. Nel
frattempo subentra la nuova
amministrazione, e ci si appella alla
possibilità di usufruire dei benefici
dell’emendamento proposto dal
senatore Bruno Mancuso, che
consente alle nuove amministrazioni di
rimodulare il piano di riequilibrio entro
60 giorni dalla relazione di inizio
mandato che rappresenta l’agenda
politica dell’amministrazione. Quindi
subentra la legge di stabilità, che
concede un nuovo piano di riequilibrio
in caso di bocciatura di quello
precedente da parte del consiglio
comunale. Strategie dilatorie che non
fanno propendere per la remissione alla
“clemenza della Corte”, che già un anno
e mezzo fa ha cazziato il comune di
Messina con una relazione al vetriolo su
quanto avrebbe potuto fare e non ha
mai fatto. E in questi tempi
supplementari di due mesi?
RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE.
Signorino ha indicato la via, ma la
sensazione è che i magistrati contabili
preferiscano i tempi coniugati al passato
piuttosto che al futuro. Alla
presentazione del nuovo piano di
riequilibrio, il comune di Messina
dovrebbe presentare il piano di servizio
con l’Atm già firmato, e possibilmente i
dieci bilanci dell’azienda già approvati.
A questo proposito, dopo anni di
cincischiamenti, si sono seduti ad un
tavolo i revisori dei conti di palazzo
Zanca e quelli dell’azienda di via La
Farina, e un’intesa di massima potrebbe
giungere a breve. Nel frattempo, per
l’Atm c’è da pensare al futuro.
L’amministrazione di Giuseppe
Buzzanca, nel 2012, aveva
immaginato un programma di
liquidazione e trasformazione in spa a
tappe. manco a dirlo, il programma è
fermo al palo. L’amministrazione
Accorinti ha intenzione di ritirare quella
delibera e di proporne una nuova, in cui
non compare più la trasformazione in
società per azioni. E poi? Non sarebbe
male portare di fronte alla Corte dei
Conti anche il contratto di servizio con
Messinambiente, senonchè per la
partecipata di via Dogali i programmi
sono abbastanza lontani dall’essere
definiti. E poi c’è sempre l’inghippo del
disallineamento tra i bilanci di
Messinambiente e Ato3.
ZOOM
David: e dissesto sia
PER IL CAPOGRUPPO PD IL “FALLIMENTO”
DEL COMUNE È INEVITABILE. E LO SPIEGA
MESSINA. Allora, Paolo David, per lei che è
capogruppo del Pd, il Comune di Messina va in
dissesto?
Penso proprio di sì. Anche perché l’amministrazione
non sa da dove cominciare. Dal piano previsionale, al
piano di riequilibrio i conti non tornano.
Cosa c’è che non va?
Intanto questo piano di riequilibrio si rifà alla gestione
commissariale di Luigi Croce. In questi mesi, a parte
tanti bla bla, e tante delibere sbagliate e poi ritirate,
questa amministrazione non ha fatto nessun
programma per la città.
La vostra soluzione qual è?
Sarebbe stato opportuno un confronto politico leale
sui problemi, mentre l’atteggiamento degli assessori
della giunta Accorinti è sempre stato quello di
chiudersi a riccio, quando si avviava al dialogo le
decisioni erano già prese. Comportamento anomalo.
Ma si sa che c’è stato un incontro, a Roma, tra il
vicesindaco Guido Signorino e l’onorevole
Francantonio Genovese… Sa per cosa?
Posso soltanto dire che Genovese, con senso di
responsabilità, non si è mai negato in sede istituzionale
per risolvere i problemi della città.
Ma Signorino, attraverso Genovese, chi ha incontrato?
Con il sottosegretario per seguire da vicino le
procedure del “salva Comuni”.
Ma in termini di riequilibrio cosa proponete voi?
Messina ha bisogno della politica, dei tecnici e di un
centonove pagina 10
programma finanziario e di sviluppo di respiro: entrate
e uscite per dieci anni debbono avere una visione di
lungo periodo. Una cosa difficile e che va studiata nei
tempi giusti e con le persone giuste. Oggi il dissesto è
nelle cose. Perché anche se mandiamo avanti una
delibera indietro, chi dice che si possa trovare una
soluzione certa? Con i debiti fuori bilancio cosa
faremo? Sono tutte domande senza risposte.
I revisori che dicono?
Hanno espresso parere contrario al piano di riequilibrio
di Signorino. Ancora oggi non sappiamo l’esatta
esposizione del Comune.
E ora che succede?
A questo punto abbiamo sessanta giorni per un nuovo
piano. Ma io mi chiedo: a che serve tutto questo?
Lei dice che siamo già al dissesto?
Io penso che il dissesto non si possa più evitare.
E.B.
31 Gennaio 2014
politica
Nino Mantineo
Clara Crocè
MESSINA. Assessore, esperto, consulta comunale, sindacati: tutti battagliano con tutti
Servizi sociali, è guerra
Tagli ai fondi per due milioni e mezzo, la Cgil sul piede di guerra. Sul banco degli imputati
la gestione, tra bandi e Voucher. In mezzo l’amministrazione. Tutti i protagonisti
MESSINA. E’ precipitata in due
settimane, la situazione. Due settimane
in cui si sono persi per strada due
milioni e mezzo, stornati dalla
dotazione finanziaria dei servizi sociali.
Dei ventidue milioni inseriti nel
previsionale 2013 votato il 30
dicembre, infatti, l’amministrazione
guidata da Renato Accorinti ne ha
decurtati 2,4, seminando il panico tra
gli operatori e facendo infuriare i
sindacati. Non è che l’ultima cattiva
notizia nel settore dei servizi sociali.
Una polveriera pronta ad esplodere. E
che mette tutti contro tutti.
TUTTI CONTRO TUTTI. “Abbiamo
perso la pazienza”, ha tuonato Clara
Crocè della Cgil, appresa la notizia. Il
sindacato, che pure ha sostenuto
Accorinti in campagna elettorale, non si
tira indietro quando c’è da bastonare.
Problema è che i fendenti arrivano
anche dall’interno
dell’amministrazione. Angela Rizzo,
esperto del sindaco in materia di servizi
sociali, ha attaccato violentemente
l’assessore al ramo Nino Mantineo,
accusandolo di aver tradito lo spirito
dell’esperienza “dal basso”, sposando la
politica portata avanti dagli
amministratori che lo hanno preceduto.
“Ho appreso - spiega Angela Rizzo in
una lettera inviata ad Accorinti - che
sono stati pubblicati nove bandi che
riguardano il D26 (il distretto sociosanitario, ndr) senza che io sia stata
minimamente coinvolta nell’esami degli
stessi. Pertanto non sono in grado di
poter esprimere alcun giudizio.
Naturalmente - continua - tali bandi
non sono stati portati a conoscenza
della consulta, nonostante le
affermazioni della presidente di tale
organo che aveva promesso che si
sarebbe attivata in tal senso”. E la
presidente come risponde?
TRA DUE FUOCHI. Maria Lucia
Serio, alla testa della consulta, si è
trovata stretta tra due fuochi, attaccata
anche da CittadinanzAttiva, una delle
associazioni che fanno parte della
consulta. Alle accuse lanciate dalla
Serio di essere “interessata alla
cogestione dei servizi sociali insieme ad
esecutivo e ad uffici”, CittadinanzAttiva
ha risposto di occuparsi
“esclusivamente di volontariato” e di
“non avere nel suo Dna le
caratteristiche genetiche della gestione
e della coge - prosegue una nota
dell’associazione - si deve prendere atto
che non trovando ascolto nel
Presidente della Consulta, resterà
valida la delibera del 19 novembre (che
finanzia i servizi dal 2013 al 2015),
adottata in solitudine dall'Assessore al
ramo, che si è assunto la responsabilità
di perpetuare un sistema oneroso per il
Comune e di dubbia efficienza per
l'utente”. Nello specifico,
CittadinanzAttiva chiedeva
l’introduzione del voucher per lasciare
libertà di scelta dei servizi all’utenza,
Mantineo ha risposto che non se ne
parla perchè il voucher comporterebbe
politiche neoliberiste che
l’amministrazione non ha intenzione di
perseguire. “Non si tratta di essere
contro qualcuno - spiega Maria Lucia
Serio - come presidente della consulta
lavoro con le organizzazioni di terzo
settore per un contributo. Daremo
conteributi concreti. Rispetto al resto
ritengo che la delibera del 19 novembre
è stata firmata senza consultarci.
Abbiamo chiesto all’assessore un
maggiore coinvolgimento, metteremo
all’ordine del giorno della prossima
assemblea (metà marzo) la
discussione”.
QUANDO C’ERA L’ISTITUZIONE.
Cancellata con una delibera proposta
nel 2010 da Angelo Burrascano
quando ancora militava nel Pdl,
l’Istituzione ai servizi sociali,
considerata un carrozzone, oggi
sarebbe un modello di capacità
gestionale. Nel 2007, ultimo anno di
attività, l’Istituzione contava su una
disponibilità economica che arrivava a
stento a diciassette milioni. Tutt’altra
musica rispetto ai ventotto del 2011, ai
ventisette del 2012 ed agli oltre trenta
del 2013. E il servizio non è andato
migliorando in proporzione. Tutt’altro.
(A.C.)
STORIE
Dipendenti contro
UNA CONDANNA PER CALUNNIA, UN TRASFERIMENTO
ATTESO DA AGOSTO: SI FRONTEGGIANO DUE DONNE
Lo sbando dei servizi sociali non riguarda solo la
gestione del settore: anche i dipendenti sono sul piede
di guerra. Tra di loro. Un caso che nasce a giugno del
2013 ed è scoppiato poco prima di Natale, con la
richiesta da parte dell’allora dirigente ai Servizi sociali
Salvatore De Francesco, del trasferimento di un
direttore di sezione amministrativa, Maria Rita Rizzo,
per incompatibilità ambientale. Cosa è successo? “Si fa
presente – scriveva De Francesco a giugno – che la
dipendente è stata condannata per calunnia nei
confronti della dipendente di questo dipartimento,
l’assistente sociale Giuseppa Oliva”. A chiedere
l’allontanamento di Maria Rita Rizzo è stata la stessa
Oliva, motivando la richiesta con motivi di salute;
alterati, secondo l’assistente sociale, dalla presenza del
direttore di sezione. Perché tanta animosità tra le due?
Ad una collega delle due dipendenti del dipartimento,
nel 2006, scompaiono due assegni. Maria Rita Rizzo, si
legge nei capi d’imputazione del processo, “dichiarava
falsamente di averli ricevuti da Giuseppa Oliva a
rimborso di un prestito, incolpandola così del reato di
furto, pur sapendola innocente. Inoltre – continua la
sentenza emessa dal giudice Eliana Zumbo – a
seguito di querela sporta da Giuseppa Oliva non
appena venuta a conoscenza delle sue mendaci
dichiarazioni, (Maria Rita rizzo) confermava le accuse
nei confronti della Oliva”. Accuse che il processo ha
dimostrato essere false, e che hanno portato alla
condanna (sospesa con condizionale) per calunnia.
centonove pagina 11
Sulla base dell’atto del tribunale, l’allora segretario
generale Santi Alligo ha disposto il trasferimento
della Rizzo dal dipartimento sociale a quello al
Commercio. Decisione alla quale si è opposta la Cisl, “in
quanto, trattandosi di dirigente sindacale, necessita di
una preventiva richiesta di nulla osta da parte
dell’organizzazione”. Al sindacato ha risposto l’ex
dirigente al Personale Antonino Cama. Che citando
una sentenza della cassazione ha spiegato che “il nulla
osta non è necessario se il trasferimento avviene
nell’ambito del medesimo stabile”. Partita chiusa? No.
Perché, a dicembre inoltrato, Giuseppa Oliva scrive al
nuovo segretario Antonio Le Donne lamentando il
fatto che, nonostante il trasferimento di Maria Rita
Rizzo (sospesa per un anno dall’albo degli assistenti
sociali in seguito alla condanna) sia effettivo da agosto,
non è mai stato notificato per i suoi prolungati periodi
di assenza dal lavoro. Per malattia. (A.C.)
31 Gennaio 2014
politica
TAORMINA
Ncd, Corvaia alla corte di Alfano
DI
L’ex vice sindaco Francesco Ruggeri
Il sindaco Luigi Calderone
SAN PIER NICETO. Ecco perchè ha lasciato il vice sindaco
Dimissioni d’amore
Francesco Ruggeri non si iconosceva più nell’operato dell’esecutivo.
«Non stava rispettando il programma. Ho voluto dare uno scossone»
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
SAN PIER NICETO. «Le mie
dimissioni? Un atto d’amore nei
confornti del paese e
dell’amministrazione». L’ex vice sindaco
di San Pier Niceto, Francesco Ruggeri,
ritorna sulle sue dimissioni a ciel
sereno. Ad essere stato spiazzato tutto
il mondo politico del picoclo comune
tirrenico. L’avvocaro Ruggeri, marito
dell’assessore Maria Teresa Parisi di
Gualtieri Sicaminò, non ha anticipato
nulla nè al sindaco, nè al segretario
cittadino del Pd (il suo partito), Biagio
Nastasi. Ancora oggi, infatti, a due
settimane dall’estremo gesto politico
non solo non è stato sostituito, ma non
vi sono memmeno ipotesi sui papabili.
L’unica cosa certa è che difficilmente
sarà un consigliere comunale. Più
probabile che Luigi Pietro Calderone
scelta un professionsta esterno. ma
perchè l’avocato Rugeri si è dimesso?
«Può essere ritenuto un atto d’amore
nei confronti della città, perchè così
l’aministrazione si può fermare un
attimo e riflettere su quello che è stato
fatto in questo primo scorcio di
legislatura, gli errori e rimediare prima
per il bene della città e poi per
ottenere un riscontro politico alle
prossime amministrative. Io, infatti,
continuerò a fare politica e non ho
alcuna intenzione di “ritirarmi”,
seguirò le vicessitudini politiche
dall’esterno». Nella sua lettera di
dimissioni l’ex vice sindaco, spiega i
motivi. Che ribadisce. «Dovevamo
mettere un punto e voltare pagina, così
non è stato - sostiene - ci siamo
ritrovati a mantenere cinque capi area
e portare avanti i progetti delle
amministrazioni che abbiamo
contestato, mettendo da parte i nostri
che ci hanno consentito di vincere. la
gente ci ha scelto perchè dovevamo
rompere con il passato, non per
perpetuarlo». Ruggeri si attribuisce il
merito di avere contribuito in questo
periodo di amministratore al
risanamento economico – finanziario
dell’Ente («oggi il Comune di San Pier
Niceto non è Ente strutturalmente
deficitario, mentre, in precedenza, lo
era», sottolinea ); alla riduzione delle
spese del contenzioso attraverso la
gestione diretta delle controversie civili
e tributarie da parte degli Uffici
interessati («nei casi consentiti dalla
legge»); alla realizzazione del progetto
di gestione associata del servizio
mediante la costituzione dell’Aro Valle
del Mela. «Il raggiungimento di questi
obiettivi - tiene a precisare Ruggeri - è
frutto di personale lavoro, condiviso
solo con qualcuno degli addetti ai
lavori, difficilmente è stato frutto di
una partecipata volontà politica. Ciò ha
comportato un distacco sempre più
crescente con le altre forze politiche di
governo le quali si sono rivelate
indifferenti».
ENRICO SCANDURRA
TAORMINA. Doveva presentarsi a
Milazzo prima delle festività natalizie
per siglare, finalmente, l’accordo tanto
agognato. Prendere confidenza con i
nuovi compagni d’avventura.
Scambiare qualche parola. E, invece,
tutto è stato confezionato dopo
l’epifania. E precisamente sabato
scorso. Mentre a Taormina si discuteva,
come sempre, di programmazione per
la nuova stagione turistica, il Ministro
dell’Interno, Angelino Alfano, dava il
benvenuto all’interno della sua nuova
creatura politica, il Ncd, a Nunzio
Corvaia, consigliere comunale di
minoranza ed ex assessore della Giunta
di Mauro Passalacqua. L’ufficialità era
arrivata nel tardo pomeriggio, proprio
mentre il neosegretario del Partito
Democratico, Matteo Renzi, incontrava
nella sua sede, a Roma, l’ex premier
Silvio Berlusconi per parlare di legge
elettorale. «Non voglio parlare di
politica nazionale - spiega -. Voglio
solo fare il bene del mio centro. E
siccome da tempo non trovavo il giusto
interlocutore ho deciso, una volta per
tutte, di voltare pagina. Di cambiare
casacca, anche se rimango e rimarrò
sempre all’interno dell’area di
centrodestra. E proprio il nuovo partito
di Alfano, il Ncd, forse potrà darmi
quello che non ho mai ricevuto da
Forza Italia e dal Pdl. Quello che
m’interessa è cercare di trovare le
giuste soluzioni ai problemi che
attanagliano Taormina e tutto il
comprensorio. Solo questo». Ad
aderire al nuovo partito a Taormina e
BARCELLONA
Calderone e Pino scommettono in azzurro
BARCELLONA. Gli avvocati Tommaso Calderone e Gianni Pino
sono pronti a ritornare nell’agone politico. Calderone, penalista
tra i più noti del messinese, da sempre vicino agli ideali di destra,
si è incontrato con l’ex ministro Maurizio Gasparri per cercare di
riallacciare un rapporto politico partendo da Forza Italia. Quasi
tutti gli ex Pdl sono transitati nel Nuovo Centro destra, seguendo
i deputati Nino Germanà, Enzo Garofalo e il senatore Bruno Mancuso, dunque, quella azzurra, attualmente, rimane una casella
sguarnita. Una buona occasione per ricominciare. Il percorso sta
andando avanti di pari passo con l’avvocato Gianni Pino, già assessore provinciale, e Giuseppe Lo Presti, primo difensore civico
del comune di Barcellona negli anni 90. I primi due si sono incontrati anche con il coordinatore regionale di Forza Italia, Enzo Gibiino, per discutere i termini
di una riorganizzazione territoriale. In provincia di Messina ci sono già due pezzi importanti:
i deputati Santi Formica e Bernadette Grasso (che ricopre anche la carica di sindaco di Capri
leone). «Non ci interessano nè poltrone o primogeniture - dice Gianni Pino - vogliamo solo
ricominciare a lavorare per il territorio, facendo politica e confrontarci alle prossime competizioni elettorali. Già alle prossime amministrative non è escluso che presenteremo liste nei
comuni del comprensorio. Attorno a noi una ventina di amministratori locali tra cui tre sindaci». Calderone potrebbe già riscaldare i motori per una candidatura alle Regionali.
GIA.C.
centonove pagina 12
Nunzio Corvaia
dintorni per adesso c’è solo lui, ma in
futuro non esclude che ci possa essere
qualche new entry di rilievo e,
parlando di questo, si sofferma sulla
sua strutturazione nel territorio.
«Alfano mi ha inviato pochi giorni fa
una mail, dalla quale si evince un
interessamento ad aprire dei circoli
nella zona - ha detto ancora -. Quindi a
poco a poco si penserà a gettare le basi
per il futuro. Un futuro che sembra
davvero pieno di buoni propositi. C’è
tutta l’intenzione di collaborare con il
governo nazionale per la rinascita del
nostro comprensorio». Dunque ogni
cosa a suo tempo. E intanto lo stesso
Corvaia ha fatto sapere che il deputato
regionale di riferimento sarà Nino
Germanà, che avrà il compito di
interloquire con il senatore Bruno
Mancuso ed il deputato nazionale Enzo
Garofalo. «Sono stato deluso dai vari
onorevoli Nino Beninati e Francesco
Stagno D’Alcontres - ha aggiunto poi -.
Adesso spazio a chi veramente può
dare una mano d’aiuto al nostro
territorio. Dopo aver costituito il
gruppo zonale cominceremo a lavorare
sui veri problemi che affliggono
Taormina. La priorità? Sicuramente non
è l’apertura di un Casinò a Taormina.
Non ho mai parlato con l’on. Alfano di
una possibile apertura di una casa da
gioco, pur avendone la possibilità. È
utopistico, oltre ad essere una vera e
propria bufala ed una presa in giro
colossale». Work in progress, perciò,
all’interno del Nuovo Centro Destra.
Soprattutto nell’area jonica, dove
appunto si cercano conferme ed
accordi all’ultima spiaggia. E mentre
Nunzio Corvaia scommette tutto sulla
“novità politica”, i suoi “stretti
collaboratori” in Consiglio comunale
attendono di confrontarsi con lui. “A
breve avrò un incontro con loro conclude -. Ci confronteremo sempre e
comunque su ogni argomento. Con il
gruppo consiliare sono in ottimi
rapporti. Il cambio di casacca non ha
avuto alcun effetto negativo. E questo
è davvero importante”.
31 Gennaio 2014
sicilia
MESSINA. Vertice in prefettura per quattromila utenze idriche non pagate all’Amam
Quel colabrodo dell’Iacp
La grana sui morosi destinata ad esplodere mettendo in evidenza anni di allegra gestione. Dalle bollette
con l’Enel alle botteghe “regalate”. E la Finanza punta gli occhi sulle indennità di risultato dei dirigenti
MESSINA. Quattromila utenze
idriche delle quali lo Iacp, l’istituto
autonomo delle case popolari, ha
chiesto il distacco per morosità
all’Amam, l’azienda acquedotto del
Comune. E’ stato il tema di un
vertice davanti al Prefetto Stefano
Trotti, tra il presidente dell’Amam,
Alessandro Nastasi, il commissario
Iacp, Venerando Lo Conti, e il
sindaco di Messina, Renato Accorinti,
accompagnato dal vicesindaco Guido
Signorino.
L’Amam, che vanta crediti per quasi
tre milioni di euro, ha finora tenuto
un atteggiamento di grande
responsabilità sociale: nonostante il
distacco delle utenze chiesto dallo
Iacp già dall’ottobre scorso, non è
stata interrotta alle famiglie
l’erogazione idrica. “Abbiamo
concordato una moratoria-spiega il
presidente dell’Amam, Alessandro
Nastasi- si è deciso di approfondire la
tematica contenzioso e ci siamo detti
disponibili a regolarizzare tutte le
posizioni con nuovi contratti da
sottoscrivere con i rappresentanti di
condomio”. Lo Iacp si è impegnato a
fornire subito gli elenchi e tra una
settimana è fissato un nuovo
incontro operativo dal prefetto che
vigila non solo su questa vertenza.
Lo Iacp è chiamato a rispondere
anche del caso di una Palazzina dalla
quale sono state fatte sgombrare
nove famiglie a Patti, i n corso
Matteotti, per il rischio di crollo: i
primi rilievi dei tecnici hanno
documentato l’uso indistinto di
cemento depotenziato. L’impressione
è che la grana Iacp stia per
esplodere, in tutte le sue
diramazioni: gestione allegra delle
procedure, mancanza di controlli
sulle utenze Enel, morosità alle stelle
per le botteghe, assegnate spesso a
prezzi di favore. Quella dei
condomini, sarà certo la prima
grana. Da anni l’istituto non ha un
elenco completo, gli incarichi
vengono affidati senza criteri di
selezione, e sono all’ordine del
giorno le liti tra capi condomini, che
presentano all’Istituto fatture per
lavori eseguiti, autorizzati non si sa
IL CASO
Il panificio non accetta lo sfratto, 60 alloggi bloccati
MESSINA. Non si costruiscono sessanta alloggi perché non si riesce a sfrattare
un panettiere. Succede a Fondo Basile De Pasquale. Qui lo Iacp, l’istituto
autonomo delle case popolari di Messina, ha un progetto esecutivo di nove
milioni di euro, finanziato già da anni e più volte riproposto. I lavori però non
partono perché il panificio, intestato alla signora Anna Forte, non si muove
dalla via Seminario estivo perché non accetta l’offerta compensativa
dell’istituto che offre un locale poco distante. Questo nonostante la ditta
abbia già definito i dettagli e il ristoro dell’esproprio.
“Avevamo proposto al panettiere-dice a denti stretti un funzionario dello
Iacp-una sede poco distante con una offerta da settecento euro al mese: non
ha inteso accettare e le opere non possono partire da due anni. Siamo arrivati
alla quarta revisione prezzi con il tariffario regionale, ma ancora non si riesce
a fare l’appalto”. Il rischio è che la Regione ora provveda a stornare i fondi,
come è già successo in altri casi. Altra storia limite a Villaggio Aldisiio. Qui un
un gruppo di 32 alloggi per i quali sono stati conferiti incarichi a professionisti
esterni, l’ingegnere Giovanni Pirrotta, per i rilievi plano-altimetrici e
l’ingegnere Santi Alessandro Bombaci, parcelle già liquidate per miglia di
euro, perché i proprietari del terreno avevano già firmato un compromesso
con una ditta privata che ha provveduto poi a costruire altri alloggi.
da chi. La guardia di Finanza ha già
chiesto all’Iacp l’elenco dettagliato di
tutte le consulenze legali affidate
all’esterno dal giugno 2008 al giugno
2013. Un fatto che segue a ruota, il
blitz operato dalle Fiamme Gialle, su
una precisa denuncia della dirigente
dell’Istituto Maria Grazia Giacobbe,
su una ottantina di dipendenti, per i
quali si è aperto il processo Antiassenteismo” al Tribunale di Messina,
udienza aggiornata al 22 marzo.
Dalle difese approntate dai legali,
sono emersi anche fatti curiosi:
alcuni dipendenti accusati di
assenteismo, si trovavano al
Tribunale a testimoniare in processi
per conto dell’istituto, altri devono
giustificare assenze di dieci minuti
per il caffè. Un fatto, questo, che ha
creato un clima di sfiducia verso i
quattro dirigenti dell’istituto, che con
una transazione controversa, con più
di un passaggio oscuro che ora
rischia di finire anch’essa sotto
l’occhio dei finanzieri, sono riusciti a
farsi liquidare dall’ente per il quale
lavorano quasi un milione di euro di
premio di produttività, a fronte di
risultati che sono ad di sotto dei
minimi livelli di efficienza, difficili
da valutare, perché-come hanno
rilevato i revisori dei conti che
hanno passato al setaccio i bilanci
tutti in pesante passivo dello Iacp“mancavano gli obiettivi prefissati”.
Un fatto che ha rilevato anche il
giudice del lavoro Laura Romeo, al
quale i dirigenti si erano rivolti, Ma
che è stato sanato da un altro
dirigente chiamato apposta da
Caltanissetta per “sanare” il
contenzioso, attraverso la
conciliazione all’ufficio del lavoro.
centonove pagina 13
DECRETI INGIUNTIVI
65 case da pagare
IL COMUNE “ACQUISTA” CASE DA UN PRIVATO
PER RISANAMENTO. POI TUTTO SI ARENA.
E IL COSTRUTTORE MINACCIA AZIONI LEGALI
Il regalo di Natale, per l’assessore
al Risanamento Sergio De Cola, è
stato un atto extragiudiziale, fatto
recapitare sulla sua scrivania un
giorno prima che si chiudesse il 2013
da Angelo Libetti, costruttore da
sempre legato al mondo delle coop,
che con palazzo Zanca non sembra
avere mai fortuna: prima lo “standby” del piano di lottizzazione di san
Licandro, poi la bocciatura del
progetto di edilizia convenzionata
sul torrente Trapani, oggi un’altra
sorpresa. Nel 2006, il comune di
Messina si mette sul mercato per
reperire cinquanta alloggi da
destinare a baraccati, e Libetti
Angelo Libetti
presenta offerta per case da
realizzare a Bordonaro nell’ambito
del piano particolareggiato. Offerta
che, dopo qualche tempo, viene
rimodulata e portata a 65 alloggi. Si
arriva al 2011 e palazzo Zanca
trasmette il progetto (approvato
dalla commissione edilizia) a
Palermo, all’assessorato alle
Infrastrutture. Nel frattempo, l’Iacp si
tira fuori e dichiara non competente
in materia, solo per essere ritirato
dentro per i capelli dall’assessorato
palermitano, che invia il progetto
alla commissione tecnica dell’ente
(ottenendone parere favorevole).
Fine della storia? Si, nel senso che da
quel momento di progetti,
finanziamento e alloggi non se ne sa
più nulla: il comune di Messina riceve
il parere tecnico dall’Iacp nel 2011,
poi tutto cade sotto silenzio, e a
Palermo, all’assessorato delle
Infrastrutture non viene inviato alcun
documento. A quel punto, dopo aver
atteso Libetti s’incazza, si rivolge al
legale Giovanni Marchese e fa
recapitare a palazzo Zanca l’atto
stragiudiziale, col quale chiede
l’immediato invio del progetto
cantierabile a Palermo in maniera da
non perdere i finanziamenti (e da
stipulare l’atto di acquisto),
adombrando, in caso di ulteriore
inerzia da parte
dell’amministrazione, l’avvio di
azioni di risarcimento danni per
inadempienza contrattuale. (A.C.)
31 Gennaio 2014
sicilia
MURO CONTRO MURO. È scontro tra il Comune e gli avvocati sulla sede del secondo Tribunale
Palagiustizia ai ferri corti
Il presidente dei togati ribadisce come unica soluzione la Casa dello Studente di via Battisti,
snobbando tutte le alternative sul tavolo. E accusa il sindaco di collussione con i poteri forti. Ecco perché
Renato Accorinti
DI
TIZIANA CARUSO
Agognare un immobile a due passi
dal centro cittadino, ma definirlo
“abbandonato” e “poco confortevole” per
gli studenti. Senza che lo sia, affatto.
Dire a un sindaco che è “vittima di poteri
forti”, dopo che, Renato Accorinti,
come un kamikaze, ha disatteso le
aspettative di tutte le massime autorità
cittadine. Sostenere la gratuità della
cessione dell’ex hotel Riviera per farne
una residenza universitaria. Ben sapendo
che si tratta di una locazione che
avrebbe come contropartita esorbitanti
costi di ristrutturazione. Negare che ci
siano alternative valide alla “Casa dello
Studente” mentre il Comune ha già
avanzato ben quattro richieste per la
concessione di beni demaniali tra cui l’ex
caserma di Bisconte. Così si sta
consumando lo scontro sul secondo
Palagiustizia. Con prese di posizione,
accuse, menzogne palesi e mezze verità.
LA MICCIA. Una seduta straordinaria
del Consiglio comunale chiesta a
orologeria per trattare l’argomento.
Occasione in cui Accorinti è stato
“accerchiato” anche dai consiglieri di
centro sinistra e centro destra attraverso
due ordini del giorno in pressing per
“indirizzare” il secondo polo giudiziario
in via Cesare Battisti, obiettivo di un
folto gruppo di magistrati e avvocati
capitanati dal presidente della Corte
d’Appello Nicolò Fazio e dal
presidente dell’Ordine degli Avvocati,
Francesco Celona
Franco Celona.
LO SCONTRO. Proprio quest’ultimo,
durante la seduta del civico consesso, ha
consumato il primo dei suoi attacchi al
Sindaco, dopo aver appreso che
Accorinti, sul piatto, aveva intenzione di
mettere almeno altre tre alternative, tra
cui l’ex caserma di Bisconte. Forte di un
Consiglio comunale che ha dato il suo
placet alla soluzione “Casa dello
Studente”, Celona, ha deciso di rincarare
la dose durante l’inaugurazione
dell’anno giudiziario accusando Accorinti
di essere vittima di alcuni “poteri forti”,
decantando la “convenienza” della
soluzione “Casa dello Studente” e
affermando che le opzioni offerte fossero
solo chiacchiere.
LE ACCUSE DI CELONA. Celona,
definendo il Sindaco “sottoposto a poteri
forti”, seppur sollecitato, non ha però
tirato fuori alcun nome, ma si è limitato
ad affermare: «Sono personaggi
facilmente individuabili che hanno
interesse a ostacolare la risoluzione del
problema o evitare la riqualificazione di
strutture come l’ex hotel Riviera o il
Margherita». E ha liquidato con un
“anche” un interrogativo forse non
troppo comodo: «Ma i poteri forti sono i
locatori delle sedi distaccate di Palazzo
Piacentini?».
LA SCHEDA
Le opzioni in campo
Casa dello Studente. E’ la soluzione
che ha messo d’accordo avvocati,
magistrati, parlamentari nazionali e
regionali, vertici dell’Università,
commissario della Provincia, Cisl,
consiglieri comunali di centro destra e
centro sinistra, consiglieri del Pd della
III e della IV circoscrizione, universitari
legati al centro destra.
Ex Margherita. La proposta
dell’avvocato Aurora Notarianni ha
trovato il placet dell’ingegnere
capo del Genio civile Gaetano
Sciacca e il favore dei presidenti
della IV e della V circoscrizione,
dell’Udu, di alcuni lavoratori del
Tribunale e dei sindacati.
Ex Caserma di Bisconte. Al
momento sembra l’opzione più cara
a Renato Accorinti che assieme alla
sua Giunta ne ha chiesto la
concessione. Anche se Gaetano
Sciacca spiega: “Senza messa in
sicurezza del torrente sarebbe
impossibile sopportare l’aumento
del transito veicolare”.
Ospedale militare. Un progetto di
circa 11 anni fa, oggi sponsorizzato
dall’associazione “Viva Messina”
che sabato 1 febbraio in una
conferenza stampa spiegherà il
perché l’Amministrazione
comunale dovrebbe propendere
per questa soluzione.
I “POTERI FORTI”. Celona, di fatto,
conosce abbastanza bene nomi e
cognomi di chi ogni anno intasca quasi 2
milioni di euro. Ovvero noti imprenditori
messinesi come gli Urbano o i Franza,
questi ultimi soci di Francantonio
Genovese, il leader del Pd che alle
ultime amministrative avrebbe visto di
buon occhio Celona sindaco. O ancora
storiche famiglie togate, come i
Carrozza. E per concludere Dino
Arrigo, venerabilissimo fratello della
Gran Loggia Regolare. Ma, oltre loro, chi
sarebbero i “poteri forti”? Se Celona non
riconosce peso a un’armata composta da
avvocati, magistrati e massimi vertici di
CONTRADDIZIONI
Studenti in protesta
LA RESIDENZA PER I FUORISEDE È ULTIMATA, MANCA SOLO
L’ADEGUAMENTO SISMICO. MA LA MENSA GIÀ FUNZIONA
Sulle facciate dell’edificio di via Cesare Battisti, intanto,
sono comparsi, a firma di alcuni studenti fuorisede, anche
calabresi, degli striscioni contro il “furto” della struttura
per scopi diversi dai fini universitari. Di fatto il prossimo 6
febbraio si apriranno le buste della gara d’appalto da 2,6
milioni di euro bandita dall’Ersu per l’adeguamento sismico
della “Casa dello Studente” che attualmente ospita gli
uffici di ben 36 dipendenti amministrativi, una mensa a dir
poco frequentata e uno sportello che ogni giorno riceve
decine di studenti universitari, anche disabili. Alcune
centonove pagina 14
associazioni universitarie hanno più volte evidenziato che i
tempi per rendere nuovamente fruibili gli alloggi
dell’immobile di via Cesare Battisti siano infinitamente
minori rispetto a quelli necessari a ristrutturare l’ex hotel
Riviera o il Margherita. Si tratterebbe infatti di attendere
circa sei mesi per l’assegnazione della gara d’appalto,
mentre i lavori per l’adeguamento sismico, da bando, si
dovrebbero concludere nel giro di un anno. Nel caso in cui
il Comune di Messina dovesse invece richiedere il cambio di
destinazione d’uso dell’immobile, necessario al fine di
trasformare la “Casa dello Studente” nel secondo polo
giudiziario, Palazzo Zanca rischierebbe addirittura di dover
risarcire l’Ersu per i lavori di ristrutturazione effettuati in
passato all’interno della struttura, costati circa 5 miliardi
delle vecchie lire.
(T.C.)
sicilia
istituzioni messinesi come il
magnifico Pietro Navarra o il
commissario della Provincia Filippo
Romano, il quale “risponde”
direttamente al ministro Gianpiero
D’Alia, o ancora, ad esempio, il
deputato Beppe Picciolo, leader
siciliano dei Dr… O le maggiori
autorità messinesi sono davvero
scarse o qualcuno è in malafede.
L’ECONOMICITA’. Ma ecco i motivi
per cui la “Casa dello Studente”,
secondo il Presidente dell’Ordine degli
avvocati, sarebbe la migliore opzione.
«L’Università ha tutte le possibilità per
ristrutturare l’hotel Riviera con una
spesa minore rispetto a quella che
serve per la Casa dello Studente - ha
detto, definendo l’immobile
abbandonato e tutt’altro che idoneo
alle esigenze degli universitari - la
Provincia concederebbe
gratuitamente l’edificio di viale della
Libertà che a differenza della
struttura di via Cesare Battisti è dotato di
stanze più ampie e confortevoli». Se
Celona afferma di conoscere bene l’ex
caserma di Bisconte e fa gli scongiuri,
con tutta probabilità non ha mai messo
piede all’hotel Riviera, almeno da una
ventina d’anni. Dal momento che persino
il commissario Romano ha ammesso
candidamente di non avere idea di
quanto denaro serva per rimetterne in
sesto una parte. Di pala e pico non ci
sarebbe, invece, bisogno alla Casa dello
Studente che non è affatto abbandonata
e che, ogni anno, oltre ad offrire circa
50mila pasti a studenti, conta 133
camere (circa 10mq ciascuna) mantenute
in buone condizioni e altrettanti bagni
praticamente nuovi di zecca, ma
probabilmente poco adattabili a
trasformarsi, ad esempio, nei circa 3000
mq necessari ad accogliere gli Uffici del
Giudice di Pace che, dal prossimo aprile,
per forza di cose, dovranno essere
ampliati.
SPALLE AL MURO. Il quesiti del legale al primo cittadino, al rettore e al commissario alla Provincia
Se Notarianni domanda
SOSTENITRICE DELL’IPOTESI “MARGHERITA”, CHIEDE
CONTO SU BISCONTE, BENI D’ATENEO E EX HOTEL RIVIERA
“Per Amor di Verità”, comincia così la premessa a una serie
di domande che l’avvocato Aurora Notarianni pone ad
alcuni degli attori coinvolti nell’affare “Palagiustizia satellite”
in cui secondo il legale si sta verificando “una sconfortante
messa in scena della menzogna, una arrogante fiera della
vanità, ad uso di qualche servo sciocco, e l'opera, forse più
amara che buffa, ha celebrato il travisamento dei fatti e dei
numeri”. La Notarianni, tra le spettatrici della seduta del
Consiglio comunale dedicata al secondo polo giudiziario, ha
fatto richiesta di accesso agli atti per verificare il numero di
consiglieri in aula durante la votazione dell’Ordine del giorno
che spingeva il sindaco Accorinti verso la soluzione “Casa dello
Studente” e proprio al Sindaco, al Rettore e al Commissario
della Provincia rivolge alcune domande:
Ad Accorinti:
1. E’ vero che per gli uffici giudiziari occorrono oltre 14.000
mq
di superficie utile (mq 10.632 come da elenco fitti passivi e mq
3600 per gli uffici del GIP e della Procura e per le aule
d’udienza attualmente negli scantinati di Palazzo Piacentini)?
2. E’ vero che il Presidente della Regione Sicilia Rosario
Crocetta ha dato la sua disponibilità a concedere in comodato
d’uso gratuito la struttura dell’ex Ospedale Regina
Margherita, patrimonio disponibile della Regione della
superficie utile coperta di oltre 20.000 mq ed oltre 7.000 mq
scoperta?
3. E’ vero che è per la messa in sicurezza del torrente Bisconte
è necessaria una spesa ingente (oltre 8 milioni di euro) e non è
ancora stata disposta l’esecuzione delle relative opere ?
A Navarra:
4. E’ vero che l'Ersu, ente regionale autonomo dotato di
proprio bilancio, gestisce fra l’altro l'immobile di via Cesare
Battisti, con vincolo di destinazione dal 1933 a Casa dello
studente e che la superficie dell'edificio è pari a mq.6.800 così
utilizzata: q. 1150 per la mensa degli studenti, unica al centro
della città, aperta sei giorni su sette alla settimana che
somministra oltre 50000 pasti ed affidata in gestione ad una
società esterna (sino al 2017) che occupa 25 dipendenti, 1029
mq per gli uffici amministrativi cui sono addetti circa 36
dipendenti trasferiti dall’anno 2010 con annullamento dei fitti
passivi, 4.800 mq per 133 stanze (per due studenti ogni
stanza) con annessi bagni ?
5. E’ vero che l'Ersu ha speso 5 miliardi delle vecchie lire per
La mensa all’interno della Casa dello Studente
ilavori di ampliamento dell’edificio di via Cesare Battisti e che
per l’adeguamento sismico ha la disponibilità della somma di €
3.000.000,00 per l’esecuzione dei lavori come da progetto (già
pagato) e da bando in corso per l'aggiudicazione ?
6. E’ vero che gli studenti richiedenti alloggio sono circa 1400
di cui 62 ospiti al Residence Papardo, 130 a Gravitelli ed 83
all'Residence Annunziata e che il patrimonio edilizio
universitario non adeguatamente utilizzato comprende altresì
ed oltre alla Casa dello studente di via C. Battisti: un edificio al
Policlinico in corso di realizzazione per essere adibito ad
alloggio per gli studenti con circa 50 posti letto; ulteriori 110
posti letto alla Cittadella universitaria; ulteriori vani non
utilizzati all'ex Palazzo delle poste; aule dismesse delle facoltà
di ingegneria; prestigiosi vani (6 posti letto singoli e 18 doppi)
a Villa Pace?
A Romano:
7. E’ vero che l'ex Hotel Riviera, composto da 55 stanze, 40
residence, 5 suite, 2 sale ristorante, 1 sala ricevimenti, 1 bar e
negozi al piano terra, ha un valore di mercato (a base d’asta)
di € 20.704.000, costituisce buona parte dei possibili proventi
derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare (per
circa € 21.000.000) ed è dichiarato nel bilancio di previsione
2013 tra le entrate concorrendo al raggiungimento del
pareggio di bilancio?
8. E’ vero che l’ex Hotel Riviera non è agibile, ha una superficie
utile per alloggi di circa mq.5.000, necessita di costosi lavori di
ristrutturazione edilizia per i quali non esiste una stima e la
copertura del tetto in amianto è stata di recente oggetto di
lavori di “incapsulamento” ?
9. E’ vero che la Provincia sostiene fitti passivi per i locali e le
aule del Liceo Seguenza per € 89.550.00 ed € 74.970,00, oltre
oneri condominiali, in favore dell’Istituto Cristo Re e del
Conservatorio Corelli per € 252.450,00, oltre oneri
condominiali, in favore della SITAT srl?
centonove pagina 15
31 Gennaio 2014
TRA LE CARTE
Chi sono i locatari
degli uffici giudiziari
IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
DOVREBBE PAGARE IL 75%. MA PER
ANNI NESSUNO GLIELO HA CHIESTO
MESSINA. Chi sono i beneficiari del
milione e 800mila euro che ogni anno
viene pagato per gli affitti dei locali
giudiziari? C’è Dino Arrigo, avvocato, ex
consigliere provinciale e storico massone
messinese (oggi in sonno), che tramite la
sua EdilSud affitta al ministero della
giustizia due uffici per poco meno di
79mila euro all’anno. Uffici che, tra
l’altro, il comune di Messina spesso non
ha pagato e per questo Arrigo ha fatto
recapitare a palazzo Zanca, nel 2012, un
decreto ingiuntivo. Un nome ricorrente,
tra chi affitta uffici ad uso giudiziario, è
quello di Carrozza: Pietro ne cede tre in
cambio di circa 83mila euro, Emanuele
affitta per 66mila euro, Giuseppe si
accontenta di 24mila euro e qualche
spicciolo. Nell’affare rientrano anche gli
enti, non solo i privati: L’agenzia del
Demanio si fa pagare dinquemila euro,
l’Iacp ne riceve quasi ottantamila.
Giovanbattista Magno possiede gli
immobili del Tribunale di sorveglianza, e
fa il colpaccio con 148mila euro di affitti
all’anno, mentre Antonietta Ardizzone,
per ospitare i locali della polizia
giudiziaria, incassa poco più di ventimila
euro all’anno. Poi le società: quasi
quarantamila euro alla Ard Immobiliare,
ventimila alla Garda srl dell’imprenditore
iraniano Toluian Hushidar, ben 339mila
alla neptunia Spa, immobiliare di
famiglia del gruppo Franza (così come la
Imfra, che affitta l’archivio della Procura
a 23mila euro), i cui locali ospitano il
Giudice di pace. La Neptunia, poi, è stata
a tanto così dal vendere un palazzo in via
Acireale da destinare a secondo
palagiustizia. Affitta anche Miscela
D’Oro: direttamente per 112mila euro, e
nella persona del proprietario Francesco
Urbano per oltre 67mila euro, due locali
sono adibiti ad archivi. Il migliore affare,
alla fine, lo fa Giuseppe Pugliatti. Per il
suo immobile in via Domenico Savio, ogni
anno l’affitto è di 331mila euro. Chi
paga? Il Ministero della Giustizia per il
75%, il comune di Messina ci mette il
resto. Il problema è che, per anni, il
comune di Messina ha “anticipato”
l’intero costo degli affitti senza poi
chiedere il corrispettivo del 75% di
compartecipazione al ministero della
Giustizia. Risultato? Una ventina di
milioni gettati al vento. A decidere,
invece, è la Commissione permanente
degli stabili comunali, della quale fanno
parte il presidente del Tribunale Nicolò
Fazio, l’ordine degli avvocati (oggi
presieduto da Franco Celona, che
all’apertura dell’anno giudiziario ha
polemizzato col sindaco renato Accorinti,
anche lui parte della commissione), e il
dirigente al Patrimonio. (A.C.)
31 Gennaio 2014
sicilia
MESSINA. Viaggio negli istituti privati che si contendono il mercato dell’alta qualità. E non solo
Scuola, religiosa concorrenza
A rendere appetibili le elementari, non solo fede, valori condivisi e istruzione più all’avanguardia,
ma anche il tempo prolungato e orari più elastici. Ma tutto ha un costo. Che varia a seconda di...
MESSINA. Iscrizioni che vanno dai
150 ai 300 euro, rette mensili da 140
a 240, servizi mensa pagabili in una
sola soluzione o giorno per giorno,
laboratori, attività extracurriculari,
completini e, ovviamente,
doposcuola. A Messina, l’struzione
primaria dei figli costa, ma, oltre a
status sociale, formazione qualificata
che segue le riforme scolastiche e in
linea con i propri principi e valori, a
far pendere il piatto della bilancia
verso gli istituti privati è pure la
“comodità”: comodità di poter
lasciare e recuperare il pargolo prima
e dopo l’inizio delle lezioni; comodità
di un servizio mensa; comodità del
doposcuola fino alle 18; comodità,
infine, di far seguire nello stesso
luogo altre attività (fisiche e
formative) senza bisogno di
“sbattere” da una parte all’altra della
città. Certo, tutto ha un prezzo, ma
l’offerta degli istituti messinesi, quelli
religiosi, rientra nella categoria che
non conosce crisi: il genere “alto”, su
cui punta lo stesso Marchionne
lasciando in Italia la produzione delle
auto “costose”.
IERI E OGGI. Negli ultimi
cinquanta anni, a dominare la scena
sono sempre stati i Salesiani e i
Gesuiti, a cui si affiancano, oggi, le
Figlie del Divino Zelo e, da sempre, il
Sacro Cuore, il Sant’Anna e le Ancelle
Riparatrici. Nel corso dei decenni,
però, qualcosa è cambiato. Così,
mentre il Santa Brigida non fa più le
primarie, la crisi ha in parte colpito i
salesiani (soprattutto le scuole legate
all’ordine maschile), che dopo la
chiusura del San Luigi (medie e
superiori), mantengono le posizioni
con il Domenico Savio (infanzia e
primaria), pur dovendosi confrontare
L’Istituto dei Salesiani con all’interno il “Domenico Savio”
con tanta “concorrenza”, compresa
quella interna delle Figlie di Maria
Ausiliatrice, che gestiscono l’Istituto
Don Bosco e il Leone XIII.
“CARO” IGNATIANUM.
Nonostante la demolizione della sede
di Piazza Cairoli, i Gesuiti, a Messina,
sono stati sempre un must per la
“città bene” insieme al San Luigi. A
differenza dell’istituto salesiano, che
ha chiuso i battenti, l’Ignatianum ha
ancora scuole dell’infanzia,
elementare, secondaria di primo
grado e di secondo grado indirizzo
scientifico, anche se, legati ai Gesuiti,
ci sono solo il nome e la filosofia,
visto che la gestione è affidata a una
cooperativa. Ma quanto costano le
primarie? L’iscrizione è 250 euro,
mentre è possibile pagare due tipi di
retta mensile: 240, per chi seguirà il
normale orario (8,15-13,15) e 307
per chi resta fino alle 18 e trenta
(mensa compresa, più le attività
sportive e la lingua straniera). Per
frequentare la scuola, però, è
necessaria la divisa, composta da
dieci pezzi. Il prezzo? 200 euro (cifra
che può essere “spalmata” sulle
rette). La politica del collegio punta
alla formazione di classi con massimo
22 alunni. Tanti i laboratori e le
attività: arte, fotografia, zumba e altri
sport, piscina, canto, scienze e,
ovviamente, informatica.
I SALESIANI. Al “Domenico Savio”
sono ospitate la scuola dell’Infanzia e
le Primarie . L’istituto è l’ultimo
baluardo della continuità educativa
salesiana in città, circostanza
testimoniana dal fatto che, a gestire
la scuola, è una cooperativa “mista”
di sacerdoti e laici. L’iscrizione è 300
euro, la retta trimestrale è di 600 e la
mensa (circa cinque euro) è affidata
all’Alberghiero Antonello. Le attività
collaterali e pomeridiane costano 40
euro. A spiegare il “perché ai
Salesiani” è una insegnante e socia
della cooperativa, Caterina De
Leo: «Io, da mamma, ho iscritto i
miei figli al Domenico Savio perché
penso che nella scuola cattolica vi sia
una continuità di valori che nella
pubblica non c’è. In quest’ultima,
inoltre, puoi trovare il docente, ma
non l’ambiente e neanche una
protezione che rassicura la famiglia.
Da noi - continua - il cortile è il
massimo per i ragazzi, ed è il luogo
dove possono restare anche dopo la
fine delle lezioni, senza andare in
strada». Per Caterina De Leo, un altro
motivo fondamentale è la
formazione: «Abbiamo accolto
appieno le indicazioni nazionali che
prevedono un insegnamento
europeista. La nostra scuola è centro
Trinity per l’apprendimento
dell’inglese che sviluppiamo anche
con il Drama Lab e la Clil applicata
agli insegnamenti di Scienza e
Informatica». All’orbita salesiana
appartengono anche le Figlie di
Maria Ausiliatrice. Le loro scuole
sono il Don Bosco e il Leone XIII, che
gestiscono direttamente. Per
frequentare la prima, l’iscrizione è
200 euro, la retta è di 480
(trimestrale) ed è possibile mangiare
(esiste un libretto buoni pasto da 2 o
4 euro). Previsto anche il doposcuola
fino alle 16 e 15. Ma come mai, di
fronte a un’offerta e una filofofia
coincidenti, si registrano differenze di
prezzo tra le diverse scuole private?
Molte sono le cause. La prima è
relativa alle vocazioni: quelle
femminili sono maggiori (soprattutto
fuori dall’Italia), e questo permette
un continuo afflusso di personale
interno che non costiutisce spese
(dall’insegnamento alla mensa, alle
pulizie). La seconda, poi, si lega
anche alla tipologia dei contratti
applicati al personale, alcuni dei
quali più onerosi di altri. Un terzo,
ma non esistono “prove”, è anche la
reale differenza tra gli stipendi teorici
e quelli realmente pagati. (D.D.J.)
A TUTTO SUORE
Da collegi a imprese
LE PIÙ EFFICIENTI? LE FIGLIE DEL DIVINO ZELO, CHE
STANNO SUPERANDO SACRO CUORE E SANT’ANNA
A completare il quadro dell’istruzione privata
religiosa, sono le Ancelle Riparatrici del Sacro
Cuore di Gesù (che contano su due istituti), il
Sacro Cuore di Gesù (delle Domenicane del Sacro
Cuore, la cui attività risale al 1937), il Sant’Anna
(Figlie di San’Anna) e lo Spirito Santo.
Quest’ultimo istituto è retto dalle Figlie del Divino
Zelo, fra le più attive e capaci nel settore
imprenditorial-educativo. Le primarie, con ingresso
dalle 8,20 e uscita alle 13,20, prevedono, come
nelle altre scuole, l’insegnamento di una maestra
affiancata
docenti
di inglese, informatica,
LA unica
REGIONE
SI DICE da
PRONTA
A SOSTENERE
LE
SPESE.
musica e educazione fisica. Nel corso dell’anno,
poi, sono previsti laboratori. Il costo dell’iscrizione
è di 150, mentre la retta mensile è di 140 euro.
Attualmente esistono due sezioni, affidate alle due
maestre (una laica e una religiosa) con massimo
venti alunni per classe. Il servizio mensa è extra e
costa 6 euro al giorno (si prenota la mattina). In
aggiunta alla normale retta, con 80 euro al mese i
bambini possono avvedere al doposcuola, dal
lunedì al venerdì, con all’interno attività sportive,
come la sherma, e altro ancora. Un’altra storica
centonove pagina 16
istituzione, un tempo come collegio al pari del
Sacro Cuore, è il Sant’Anna. Gli orari delle lezioni
sono dalle 8 e 20 (ma la scuola apre i battenti
quaranta minuti prima) alle 13 e 15 (con
“tolleranza” fino alle 14). Per chi ha necessità di
lasciare i bambini nel pomeriggio, il servizio extra
chiude i battenti alle cinque e trenta tutti i giorni
della settimana ad esclusione del sabato e,
ovviamente, della domenica. La mensa? La scuola,
a richiesta (e a pagamento) fornisce un primo.
L’insegnamento è affidato a un maestro (affiancato
da docenti di inglese, fisica e informatica) e le
classi possono raggiungere i 28 alunni. Mentre
l’iscrizione costa 200 euro, la retta, trimestrale, è di
560. Il servizio mensa, per un anno, viene 360.
31 Gennaio 2014
sicilia
S. AGATA MILITELLO. Gli Lsu del Comune rifiutano l’assunzione. Non vogliono occuparsi di raccolta rifiuti
Spazzini? No, meglio precari
L’amministrazione Sottile vorrebbe utilizzarli per diminuire i costi di raccolta e smaltimento
della spazzatura. Ma i sindacati dicono no. La proposta dell’assessore alle Finanze Marco Vicari
DI
NINO DRAGOTTO
SANT’AGATA MILITELLO.
“Protetti” da intemperie e dai
caldi nocivi esterni i lavoratori
precari, finora collocati al
riparo negli uffici della
struttura comunale, non
vogliono finire in strada a
spazzare e raccogliere rifiuti,
nemmeno con l’allettante
prospettiva del posto fisso
promessa loro dal sindaco e
dall’assessore comunale al
Bilancio. Destinati a restare
precari per sempre, ma
innamorati, i circa 80
contrattisti e lavoratori addetti
alle attività socialmente utili, si
sono sposati, molti tra di loro,
formando famiglia sommando
due piccoli stipendi, magari
abitando nella casa dei genitori.
Una quotidianità senza
eccessive agiatezze, dignitosa,
senza l’obbligo di andare a
raccogliere i rifiuti nel
territorio comunale.
«Produttività zero e zero
stipendio», reclama chi è senza
Da sinistra l’assessore Marco Vicari e il segretario Roberto Ribaudo
lavoro o teme di rimanere
disoccupato.
società Ato Me 1, infatti, il primo
dal pagamento delle bollette Tares è
L’amministrazione comunale di
cittadino Carmelo Sottile con due
fatta una previsione d’incasso di circa
sant’Agata Militello per ridurre il
successive ordinanze ha fatto ricorso
un milione e 200 mila euro, circa il
costo delle bollette Tares
temporaneo a forme di raccolta di
35% di una copertura integrale del
intenderebbe svolgere dall’1 aprile il
rifiuti solidi urbani, prorogando fino
servizio annuale per una spesa di
servizio raccolta rifiuti con proprio
al 31 marzo l’affidamento del
circa tremilioni di euro. L’assessore
personale, ma sarebbe un “pesce” di
servizio, continuando ad avvalersi
Vicari ipotizza di dare corso ad un
cattivo gusto da fare ingoiare ai 38
della struttura organizzativa (
atto di interpello per 30 lavori
lavoratori della Multiecoplast oggi
personale, automezzi, impianti) delle
contrattisti, da destinare al servizio
impegnati a pulire le strade di
società Tirreno Ambiente SpA e della
raccolta e spazzamento rifiuti, al fine
Sant’Agata e che temono un effetto
Multiecoplast srl. L’assessore con
di risparmiare una somma di circa
boomerang sulla stabilità della loro
delega alle Finanze e Tributi, Marco
800 mila euro che andrebbe a ridurre
occupazione. Dall’1 ottobre , data
Vicari, sostiene nelle casse comunali
la quota riportata nelle bollette dei
coincidente alla soppressione della
contribuenti. I 30 lavoratori
andrebbero stabilizzati come
dipendenti comunali con un contratto
retributivo di 30 ore rispetto alle 24
di oggi , ed in particolare 22 unità di
categoria A per la raccolta
differenziata, 4 unità della categoria
B con mansioni di autista e servizio
controllo, 4 unità di categoria C
addetti alle attività del Ccr, Centro
comunale raccolta.
L’assessore Marco Vicari,
recentemente ha promesso che in
merito ai 30 lavoratori comunali
incontrerà le rappresentanze
sindacali, ma fino ad oggi non ha
rispettato l’impegno. Sindacati e
rappresentanti dei lavoratori
annunciano e battaglia. «Sul
personale comunale - scrivono vogliamo ricordare al sindaco Sottile
che proprio lui assieme al segretario
generale Roberto Ribaudo nel mese di
novembre aveva assunto l'impegno di
aprire il confronto e di portare a
soluzioni tutte le questioni rimaste
insolute sulla questione dei servizi
collegati alla Tares. Per sindaco ed
assessori il provvisorio diventa
definitivo, e procedono a passo
spedito a rideterminare la dotazione
organica ed approvare il piano del
fabbisogno senza l'obbligatorio
confronto con il sindacato».
FURNARI
Foti, stop alla discarica
IL SINDACO BLOCCA IL RILASCIO DI AUTORIZZAZIONI
REGIONALI PER L’IMPIANTO DI TIRRENO AMBIENTE
FURNARI. Il sindaco di Furnari Mario Foti, pur non
essendo invitato, partecipa ad una conferenza di
servizi indetta dalla “TirrenoAmbiente s.p.a.”
per il rinnovo e modifica delle autorizzazioni della
discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Ed è polemica. Con
una precedente missiva, inviata alle autorità
competenti, il sindaco Foti aveva già anticipato la
propria partecipazione al tavolo tecnico indetto dalla
“TirrenoAmbiente ” al Dipartimento Acque e Rifiuti
della Regione Siciliana. In questo documento, infatti,
aveva già evidenziato come “per l’ennesima volta, la
popolazione di Furnari non fosse stata nemmeno
presa in considerazione mentre, secondo quanto
statuito dal Consiglio di Stato (Sez. V, con sentenza n.
5193 del 16 settembre 2011), “soggetti interessati alla
localizzazione sono non solo gli appartenenti al
comune di ubicazione ma anche i cittadini dei comuni
limitrofi”. Sta di fatto che la società intendeva
rinnovare e modificare le due autorizzazioni già
oggetto di annullamento da parte del Tar di Catania –
nonostante siano ancora sottoposte al giudizio di
Appello del Consiglio di Giustizia Amministrativa -con la conseguenza che, in caso positivo, si sarebbe
verificato un nuovo ampliamento della discarica e
sostanzialmente vanificato l’esito del giudizio
pendente. Il sindaco di Furnari ha rilevato la
“tracotanza” con la quale, in diversi procedimenti
centonove pagina 17
relativi alla realizzazione dell’invaso ed i tre
precedenti ampliamenti, «era stata falsamente
attestata e “cancellata” la presenza del Comune di
Furnari dalla vicina discarica». «La procedura - ha
sostenuto Foti - non teneva conto del preciso obbligo
di accertare, attraverso il criterio della “prevenzione”
e della “precauzione”, se l’impianto fosse
conforme alle norme di legge che salvaguardano il
diritto alla salute dei cittadini di Furnari e, in
particolare, le sue preesistenti risorse idriche protette,
rappresentate dai pozzi di “Contrada Lacco». La ferma
opposizione del Comune di Furnari ha determinato la
sospensione della conferenza di servizio, la quale si è
riservata di svolgere indagini sulle autorizzazioni
rilasciate in passato, a prescindere dall’esito del
giudizio amministrativo.
Pamela Arena
31 Gennaio 2014
sicilia
L’ELENCO
Da Messina a Barcellona
Ecco tutti i debiti
PER MILAZZO BATOSTA DA MEZZO
MILIONE. “SOLO” 123 MILA PER PATTI
Le proteste delle associazioni che contestavano la costituzione dell’Ato idrico
MESSINA. Valanga di decreti ingiuntivi ai comuni. Devono versare 6 milioni di euro
Ato, pignoramenti low cost
L’ente che doveva gestire il servizio idrico integrato è stato messo in liquidazione. Le amministrazioni
non hanno mai versato le quote associative. Incarichi a giovani avvocati con parcelle “light”
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
MESSINA. Sei milioni di euro. E’
questa la cifra che l’Ato idrico di
Messina vanta come crediti nei
confronti dei 108 comuni del
messinese che vi facevano parte.
L’ente si trova in liquidazione, come
disposto dalla Regione. Il liquidatore è
il commissario straordinario della
Provincia, Filippo Romano, il quale ha
creato una task force per definire, in
particolare, le pratiche di recupero
crediti. Dopo gli avvisi bonari che sono
stati inviati senza riscontro alle
amministrazioni comunali, Romano
ha deciso di passare alle maniere forti.
E nei prossimi giorni partiranno
citazioni giudiziarie che prevedono, a
sua volta, pignoramenti direttamente
nella casse delle amministrazioni
comunali. I comuni che rischiano sono
tanti. Il debito più alto è di Messina
che, in base ai calcoli aggiornati al 28
gennaio scorso, dovrebbe versare 2
milioni 634 mila euro. Seguono
Milazzo con 453 mila euro,
Barcellona con 209 mila, Capo
d’Orlando 133 mila e Patti con 126
mila. Cifre nettamente inferiori per gli
altri centri, anche se in rapporto alle
dimensioni i 64 mila euro di San
Fratello (comune dissestato) o 63 mila
di Naso di certo non lasciano dormire
sonni tranquilli agli amministratori.
L’Ato idrico, dunque, si prepara a
nominare un esercito di avvocati. Chi
sogna parcelle d’oro, però, sbaglia.
«Porteremo avanti questo recupero nel
modo più risparmioso - avverte
Filippo Romano - saranno scelti
giovani legali perchè si tratta di un
lavoro in cui c’è molto da
scartabellare, dunque, occorre
l’entusiamo di un giovane. Inoltre, li
pagheremo solo quando la pratica
andrà a buon fine con il relativo
versamento delle somme (meno di
500 euro a pratica, ndr). Le parcelle
saranno ampiamente ribassate visto
che si tratta di lavoro di routine.
Saranno scelti con criterio territoriale
e casuale, in modo da essere già
presenti sul territorio di competenza».
MESSINA. Ecco l’elenco dei comuni che
devono versare le somme più
significative all’Ato idrico di Messina:
Acquedolci, 64.904 euro; Alcara Li
Fusi, 6.068; Alì Terme, 6.300; Antillo,
4.571; Barcellona P.g. 209.409; Basicò,
6.011; Brolo, 77.668; Capo d’Orlando,
133.130; Caprileone, 44.268; Caronia,
8.788; Castel di Lucio, 12.098;
Castell’Umberto, 45.374; Castroreale,
17.218; Falcone 40.395; Ficarra, 25.484;
Fiumedinisi, 6.804; Fondachelli
Fantina, 9.631; Francavilla di Sicilia,
61.441; Furci Siculo, 22.771; Furnari,
27.478; Gaggi, 32.530; Galati
Mamertino, 44.198; Giardini Naxos,
46.462; Gioiosa Marea, 58.416;
Graniti, 8.297; Gualtieri Sicaminò,
23.915; Itala, 23.915; Librizzi, 18.448;
Lipari, 25.872; Longi, 15.983;
Mazzarrà Sant’Andrea, 26.248;
Messina 2 milioni 634.434; Milazzo,
453.824; Mistretta, 44.853;
Montalbano Elicona, 21.042; Naso,
63.778; Nizza di Sicilia, 24.836;
Oliveri, 31.360; Pace del Mela, 42.823;
Patti, 126.832; Piraino, 45.939;
Roccalumera, 33.960; San Filippo del
Mela, 52.858; San Fratello, 64.466;
San Salvatore di Fitalia, 20.282;
Sant’Agata Militello, 52.181; Santa
Lucia del Mela, 19.059; Sant’Angelo
di Brolo, 21.217; Santa Teresa di
Riva, 21.853; San Teodoro, 23.350;
Santo Stefano di Camastra, 27.505;
Saponara, 61.719; Savoca, 4.097;
Sinagra, 29.403; Scaletta Zanclea,
10.447; Spadafora, 73.285; Taormina,
57.360; Terme Vigliatore, 63.441;
Torregrotta, 16.017; Torrenova, 9.046;
Tortorici, 112.740; Tripi, 4.230; Tusa,
40.564; Ucria, 5.061; Valdina, 7.999;
Venetico, 35.690; Villafranca Tirrena,
120.385
IL CASO
Via Bonino, condominio a secco da un mese
APPARTAMENTI SENZA DISTRIBUZIONE A CAUSA DI UN GUASTO. AMAM: «BISOGNA EFETTUARE SCAVI LUNGHI 170 METRI»
MESSINA. Da venti giorni vivono senza acqua. Sono i residenti
di un popoloso condominio di via Bonino. Un vero incubo che
l’Amam non è riuscito ancora a scacciare. A quanto pare la
situazione ritornerà alla normalità nella seconda metà di
febbraio. «I tecnici dell’Amam - si legge in una nota
dell’amministratore condominiale, Domenico Puleio - hanno
rilevato che il tubo di adduzione dell’acqua alla palazzina era
intasato per quasi la metà, pertanto ci hanno invitato ad
effettuare la sostituzione di questa tubazione dato che non
permetteva un regolare passaggio del flusso di acqua.
Pertanto in via di urgenza è stato fatto tale lavoro, (costato ai
condomini oltre 2 mila euro più iva), ma nonostante questo la
situazione restava identica a prima. Quindi oltre al danno la
beffa di aver fatto un lavoro che si è rivelato inutile e non
risolutore. Alle nostre rimostranze, l’Amam, ha nuovamente
inviato i tecnici, i quali non hanno potuto fare altro che
constatare la situazione». Il condominio si sta attivando per
adire le vie legali. «Bisogna effettuare uno scavo lungo 170
metri - spiegano all’ufficio tecnico dell’Azienda municipale
acque - abbiamo già individuato la ditta che dovrà effettuare
i lavori, cominceranno la prossima settimana, ultimato l’iter
burocratico. La normalità ritornerà tra una ventina di giorni».
centonove pagina 18
La sede dell’Amam
31 Gennaio 2014
sicilia
MESSINA. Trentacinque ex consiglieri e 12 assessori chiedono arretrati per mezzo milione di euro
Provincia, facciamo i conti
La Finanziaria aveva decurtato le indennità del 10%, ma successivamente la Regione cambiò idea.
Il commissario Filippo Romano si rivolge a Palermo. E prepara alla controffensiva
Filippo Romano
L’ex consiglio provinciale
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
MESSINA. Avevano dovuto rinunciare
al 10% di indennità a causa della
spending review. Oggi presentano il
conto all’ufficio legale della Provincia
regionale di Messina. Sono 47 le
richieste di rimborso relative alle
“spettanze integrative delle indennità di
funzione relative al triennio 2009/2011”
da parte di assessori e consiglieri
provinciali in carica nell’ultima
legislatura. Complessivamente, i 35
consiglieri e i 12 componenti dela
giunta di Nanni Ricevuto, chiedono con
altrettanti atti stragiudiziali oltre mezzo
milione di euro. Nello specifico gli ex
politici vorrebbero incassare le somme
decurtate dalle indennità che gli
amministratori/consiglieri hanno
percepito nel triennio a seguito della
riduzione del 10% introdotta dalla
finanziaria 2005, nell’ambito della
riduzione dei costi della politica in
Italia.
Questione finita sul tavolo del
commissario di Palazzo dei Leoni,
Filippo Romano, che però rischia di
diventare non solo un caso politico, ma
anche un boomerang.
Romano dal momento del suo
insediamento alle prese con una
situazione economica dell’ente a dir
poco drammatica determinata dai
continui tagli dei trasferimenti regionali
e nazionali. Le richieste rischiano di
peggiorare ancora di più i conti in rosso.
Gli ex assessori che richiedono il
conguaglio sono 12 per un importo
complessivo (incluso di Irap) di 191
mila euro. Gli ex componenti del
consiglio provinciale sono 35 per un
importo complessivo di Irap di 341 mila
euro. Il totale è di 532 mila euro. Nel
caso in cui alle richieste dovessero
aggiungersi anche gli ex amministratori
(assessori e presidente della provincia)
che ad oggi non hanno avanzato istanze
di conguaglio, l’importo complessivo
lieviterebbe a 800 mila euro. C’è da dire,
comunque, che gli importi riferiti per gli
ex consiglieri provinciali sono stati
calcolati dagli uffici secondo un importo
massimo teorico. Per un esatto calcolo di
eventuali spettanze si dovrà procedere
ad una ricognizione individuale delle
presenze effettive per le quali è stato
corrisposto il gettone di presenza. La
pretesa nasce da una interpretazione
assunta dai politici in ordine
all’applicazione della legge finanziaria in
Sicilia nella parte che incide sulle
spettanze degli amministratori. Il Cga,
consiglio di giustizia amministrativa per
la Sicilia, nonchè l’ufficio legislativo e
legale della Regione, in passato avevano
confermato la decurtazione nell’ottica
del contenimento della spesa pubblica.
A mettere tutto in discussione è stata la
circolare 1 del 13 gennaio 2011
dell’Assessorato delle Autonomie Locali
e della Funzione pubblica che ha
espresso un parere diverso.
Immediatamente la Provincia con
determina dirigenziale 105 dell’aprile
2012 ha ritenuto di non applicare più la
riduzione del 10% nel computo delle
indennità degli amministratori con
decorrenza 1 gennaio 2012.
Ripristinando l’indennità originaria
antecendente al 30 settembre 2005.
L’ente, su disposizione del commissario
Filippo Romano, ha bloccato i conguagli.
Al dirigente della II direzione, Armando
Cappadonia, ha chiesto di presentare un
quesito alla Regione per capire se la
richiesta si può accogliere e, nel
frattempo, di sospendere ogni atto fino
al nuovo indirizzo. Contestualmente alla
Ragioneria guidata da Nino Calabrò, nel
caso la Regione dovesse dichiarare
inammissibile la richiesta, di prepararsi
a rispondere “pan per focaccia”
attivando tutte le procedure necessarie
per recuperare dagli stessi politici
firmatari degli atti stragiudiziari il 10%
delle somme percepite dal 1 gennaio
2012 fino alla conclusione della
legislatura nel giugno 2013. Una
richiesta quella degli ex politici, dunque,
che potrebbe rivelarsi un boomerang.
LA SCHEDA
Il popolo del rimborso
ECCO I NOMI DEI POLITICI CHE HANNO INVIATO GLI ATTI
STRAGIUDIZIALI. DA PIO AMADEO A NINO SUMMA
MESSINA. A prendere carta (bollata) e penna per scrivere
alla Provincia regionale e richiedere quelle che tecnicamente
definiscono “spettanze integrative delle indennità di funzione
relative al triennio 2009/2011” sono stati 35 consiglieri e 12
assessori. Ecco i nomi dei consiglieri:
Salvino Fiore, Franco Andaloro, Giacinto Barbera,
Enrico Bivona, Piero Briuglia, Roberto Cerreti, Pino
Galluzzo, Pippo Lombardo, Nino Passari, Giovanni
Princiotta, Giuseppe Saya, Nino Summa, Ciccio
centonove pagina 19
Italiano, Luigi Gullo, Salvatore Calì, Lalla Parisi,
Enzo La Rosa, Salvatore Miano, Rosy Danzino, Enzo
Testagrossa, Massimiliano Branca, Marco Vicari,
Simone Magistri, Nino Calà, Nino Muscarello, Biagio
Bonfiglio, Roberto Gulotta, Maurizio Palermo, Nino
Calabrò, Nino Previti, Biagio Gugliotta, Saro Sidoti,
Pippo Rao, Matteo Francilia, Angelo Passaniti. Il
totale delle richieste ha un ammontare presunto di 341 mila
euro (comprensivo di Irap). A richiedere le somme sono state
anche 12 assessori: Pio Amadeo (14.965 euro); Piero
Petrella (15.252 euro); Pippo Di Bartolo (22.081);
Mario D’Agostino (22.081); Gaetano Duca (14.945
euro); Giuseppe Martelli (22.081); Maria Perrone
(22.081); Salvatore Schembri (6.767); Nino
Terranova (22.081); Carmelo Torre (6.767); Saro
Ventimiglia (22.081).
31 Gennaio 2014
sicilia
PROTAGONISTI. A tu per tu con il personal trainer di Messina che a Roma allena i vip
Nicolò, lo “sforna” campioni
Più volte campione di thai boxe prepara oggi atleti e non grazie ad una cultura del benessere legata
allo sport e curata in tutti i particolari. Ricerca e innovazione con un occhio puntato ai templi cinesi
Nicolò Ragalamuto in allenamento in sospensione con trx
DI
MARIA TIZIANA SIDOTI
ROMA. Sport e allenamento, declinati
in vari modi con passione, tecnica e
scienza. Prima come atleta. Ora come
personal trainer e preparatore atletico. E
anche autore di manuali per tecnici. È la
storia di Nicolò Ragalmuto, siciliano di
Messina, da anni nella capitale. Prima 4
volte campione italiano e nel 2006
intercontinentale di thai boxe ed ora
libero professionista della preparazione
e del benessere con varie
specializzazioni e certificazioni anche
estere. Nicolò, classe 1983, si è laureato
in Scienze Motorie e Sportive
all'Università di Messina nel 2007, ha
pronto il nono libro, prossimo all'uscita,
"Core Training come mezzo di
prevenzione e sviluppo della forza
funzionale nello sport" per Giacomo
Catalani Editore.
PREPARAZIONE A 360º. «Da
settembre 2008 sono a Roma: solo per il
lavoro, avevo più opportunità, perchè
giù al sud non esiste la mia figura
professionale, non c'è ancora una
cultura della salute legata all’attività
sportiva. Nelle palestre ci sono gli
istruttori ma il personal trainer non si
limita ad allenarti con i pesi, deve
insegnarti anche mangiare e perfino a
vestirti, soprattutto le scarpe», spiega
Nicolò Ragalmuto. Che dopo la laurea
inanella titoli di studio e specializzazioni
uno dietro l'altro: dal master in Ricerca e
Riabilitazione Avanzata alla Tor Vergata
di Roma al corso di rieducazione in
acqua dello sportivo, operatore
specializzato nell'applicazione del
taping, e non solo. «La preparazione è
fondamentale, è l'aggiornamento che
contraddistingue. Ora le certificazioni
mi arrivano dagli Usa: in Italia ho già
raggiunto tutto quello che c'era da
raggiungere. Quella della Nsca ha valore
internazionale, è importante, se devo
andare all'estero: solo circa 12 persone
ce l'hanno in Italia», sottolinea
Ragalmuto. Insomma,
interdisciplinarietà e studio costante al
servizio del benessere dell'atleta
amatoriale o professionista. E così
Ragalmuto si occupa di preparazione
atletica di singoli o di squadre in
maniera scientifica in vista di
competizioni di alto livello, di
allenamento funzionale in particolare
con kettlebell o in sospensione con trx,
di sviluppo forza e massa, fitness per
dimagrimento, valutazione
composizione corporea, di rieducazione
motoria post traumatica, in back school
per le algie vertebrali, per le patologie
cardiovascolari o come prevenzione
dell'osteoporosi, di istruire negli sport da
combattimento muay thai e pugilato, e
Nicolò Ragalmuto prepara un atleta per il circuito eur
di barche d'epoca Panerai e per il Mondiale a Barcello
Nicolò in una competizione
internazionale di muay thai
LA CARRIERA
Dal titolo intercontinentale al manuale di istruttore di Body Building
Nicolò Ragalmuto inizia l'attività agonistica da giovanissimo nelle rappresentative delle
scuole medie negli sport di squadra, pallamano, pallavolo e calcio, impegnato
contemporaneamente in 2 campionati giovanili di calcio, uno di rugby e 6 di
pallamano, praticando a supporto atletica leggera e potenziamento. Poi passa al
pugilato con la vittoria ai regionali 2003, e alla thai boxe con 40
incontri da professionista, 4 volte campione italiano 2002, 2005,
2006 e 2008, e titolo intercontinentale nel 2006, e in nazionale
ai mondiali di Bankok. Oltre alla laurea in Scienze Motorie, il
perfezionamento in chinesiologia, ed il master in ricerca e
riabilitazione, diploma di istruttore in attivtà motoria per la terza
età, di thai boxe e pugilato, esperto di preparazione fisica Coni, e
personal trainer certificato Nsca-Usa. È docente nazionale nei
corsi istruttori per NonSoloFitness Snc, autore di 8 libri su fitness
e allenamento e di corsi di difesa personale per la Regione Lazio
"Giù le mani dalle donne", e contro il bullismo nelle scuole.
centonove pagina 20
sicilia
31 Gennaio 2014
ABC DEL FITNESS
I segreti del Kettlebell
Nicolò Ragalmuto in tv, cura una rubrica nel programma Galeno di Rai Sport1
ropeo
na 2014
nelle tecniche di difesa personale, con
programmi mirati secondo le
caratteristiche di ognuno, mentre
progetta un'altra laurea in Scienze della
Nutrizione.
OCCHIO AL PASSATO. Nelle sue
attività studio, ricerca e innovazione in
mix con sguardo al passato, come
nell'allenamento in sospensione
praticato nei templi cinesi oltre 1 secolo
fa. «Ormai il fitness è arrivato ad un
livello tale che è difficile trovare
qualcosa di nuovo, quindi, si attinge al
passato e lo si ripropone. Ma lo si fa
anche per una questione di salute»,
sottolinea Ragalmuto. Che spiega: «Si è
passati dagli anni '80 con l'aerobica e i
'90 con il body building, in cui prevaleva
un aspetto più estetico, ad una ricerca
oggi più di un aspetto salutistico: le
persone vogliono stare bene e
miscelando vecchio e nuovo, si mira alla
globalità, a sviluppare un corpo
armonioso e funzionale, mentre oggi per
l'industrializzazione, che ha creato una
serie di patologie per mancanza di
movimento e vita sedentaria, l'individuo
si sta involvendo, assumendo davanti al
computer la postura di una scimmia e
perdendo tutte le proprietà di individuo.
Per questo l'allenamento non dev'essere
fine a se stesso ma aiutare a prevenire».
E aggiunge: «L'aggiornamento è
costante, perchè io lavoro con individui
in lezioni one to one, per cui oltre
all'allenamento c'è anche la stimolazione
della persona con novità, rispettando
sempre la salute: così la persona ha un
miglioramento non solo fisico ma
personale, acquista maggior fiducia in se
stesso con tutte le conseguenze sociali
che questo può avere». Da atleta con
l'adrenalina della competizione a
preparatore di altri sportivi. «È diversa
come sensazione: quando gareggi tu, è
più una sfida con te stesso. Quando
alleni, cerchi di far migliorare l'altra
persona, sono tante le sfaccettature, c'è
anche un aspetto psichico e devo essere
io in grado di capirlo. È un lavoro più
complicato. Sono due cose distinte e
separate in due fasi diverse della mia
vita: ho fatto l'atleta, ora mi va di
mettermi in gioco attraverso gli altri»,
spiega Ragalmuto. Che tra personal
trainer, preparatore, chinesiologo,
formatore, autore ha una sua
preferenza: «Sono tutti importanti ma se
dovessi scegliere, preferirei più l'ambito
sportivo: è bello come personal trainer
rendere felici le persone, aiutandole a
star bene, ma è più stimolante da ex
atleta il lavoro di preparatore non solo
per il benessere dell'atleta ma anche per
il fatto che raggiunge degli obiettivi
sportivi». Ha allenato 6 campioni italiani
dilettanti di thai Boxe e un vice
campione mondiale juniores di kick
boxing, un giocatore professionista di
calcio tra gli altri, ed ora un atleta per il
circuito europeo di barche d'epoca
Panerai in programma da aprile al 30
settembre, e per il Mondiale dei 12
metri a Barcellona nelle prime 2
settimane di luglio, ed un calciatore
congolese.
IL SOGNO. Ragalmuto come esperto di
preparazione atletica è stato nel
programma tv Galeno di Rai Sport 1 in
onda ogni venerdì da ottobre a dicembre
2013: «Era una trasmissione medica e
mi hanno chiamato per la parte fitness
prima per una puntata, poi gli è piaciuto
e mi hanno confermato. È stato più
divulgativo, per un pubblico non di
tecnici». Per specialisti sono, invece, i
manuali da lui curati. Tante soddisfazio i
dunque ma ancora un sogno: «Mi
piacerebbe confrontarmi un giorno con
una squadra importante di calcio ed
andare anche fuori dall'Italia: sarebbe
interessante e poi, se già sei lontano
dalla tua città, ti sposti senza problemi.
L'unica cosa che non farei è tornare a
Messina: è sempre la mia città di nascita
e tante cose le ho grazie a dove sono
nato, determinazione, impegno, stile di
vita, e anche l'università è stata
formativa e utile. Ogni tanto torno per i
parenti, ma non ci starei più, e se avessi
avuto la possibilità, sarei andato via
prima, forse avrei fatto anche altre
esperienze, perchè a Messina non c'è
meritocrazia, si aspetta sempre "se si
conosce qualcuno". Questa cosa mi dà
fastidio, perchè sei tu che devi cercare e
non aspettare, ti devi impegnare, è un
pò come nel combattimento. Io mi sono
creato da solo a Roma e ho avuto anche
tante porte in faccia. E un'altra cosa che
non mi piace è che è tutto rallentato,
tutti si lamentano ma nessuno fa niente.
Che peccato».
centonove pagina 21
Nel lessico della preparazione fisica e
dell'allenamento Pt è la sigla che sta per
Personal trainer ossia il professionista
specializzato nell'allenamento, fitness e
rieducazione. Il termine fitness è in uso
negli ultimi 20 anni per lo stato di
benessere fisico o forma fisica.
L'allenamento funzionale, basato su
esercizi richiamanti l'atto motorio
quotidiano che normalmente utilizza le
sinergie muscolari ed è sviluppato in
maniera combinata sia su piani che su
assi, ha come principali metodi il
kettlebell e l'allenamento in sospensione.
Il kettlebell è un attrezzo con cui si
allenano i muscoli ad un grado di
contrazione diversa da quella normale:
migliora forza, elasticità, coordinamento
ed è utile al dimagrimento. L'allenamento
in sospensione era praticato nelle arti
marziali nei templi cinesi più di 100 anni
fa, ed in seguito nei moli, sulle navi, dove
le attrezzature erano cinghie per
paracadute: così Randy Hedtrick creò
esercizi, da cui si originò un attrezzo, il
Trx. Si basa sull'uso del proprio
sovraccarico corporeo, sospeso grazie a 2
cinghie, e aumenta la cinestesia ossia la
capacità di controllo del corpo nello
spazio. (M.T.S.)
31 Gennaio 2014
centonove pagina 22
31 Gennaio 2014
sicilia
AMBIENTE. Due nuovi impianti fotovoltaici nei plessi “Ungaretti”e “Sciascia”
Le scuole verdi di Villafranca
Il vicesindaco Cavallaro: «Grazie ai fondi del Ministero sono in fase di definizione altre installazioni».
L’impegno per l’energia pulita che passa anche dal bike-sharing e campagne informative
Villafranca Tirrena. Linea “green
policy” nei plessi scolastici
“Ungaretti” e “Sciascia” di Villafranca
Tirrena. Sono entrati, infatti, in
esercizio nei giorni scorsi due
impianti fotovoltaici di potenza pari a
18,50 Kw, apportando notevoli
benefici in termini economici e di
riduzione di emissioni di anidrite
carbonica. L'amministrazione
comunale, in relazione alla
produttività attesa, stima un
incentivo dal gestore dei servizi
energetici pari a circa 14.700 euro
all'anno e di un risparmio energetico
per 8.820 euro. Si tratta del
raggiungimento di un nuovo
importante obiettivo del programma
del sindaco Matteo De Marco,
considerato il periodo di enormi
difficoltà in cui versano le casse di
tanti enti locali. I due impianti sono
stati realizzati dalla ditta CST srl di
Sant'Agata Militello che, sotto la
supervisione dell'ingegnere Alfredo
Russo, a capo Ufficio Tecnico, che tra
l'altro ha curato la progettazione e la
direzione dei lavori, ha adempiuto le
pratiche di installazione e la
realizzazione di un sistema di
monitoraggio efficiente. Nel caso di
interruzione della produzione di
energia fotovoltaica, infatti, degli
“Alert” provvederanno
immediatamente alla segnalazione
per un rapido intervento tecnico di
ripristino. Sul sito istituzionale del
comune (www.comune.
villafrancatirrena.me.it) è già
possibile, inoltre, visualizzare la
sintesi aggiornata dei dati della
produzione degli impianti. “L'energia
“verde” è un settore in continua
espansione per cui l'amministrazione
da tempo si è dimostrata
particolarmente sensibile ed
anticipatrice di politiche virtuose. Ma
la progettazione non si ferma qui –
spiega il vicesindaco Giuseppe
Cavallaro - e sono in fase di
definizione altre installazioni di
impianti fotovoltaici grazie
all'utilizzo dei fondi messi a
disposizione dal Ministero
dell'Ambiente per le energie
rinnovabili. L'ufficio tecnico ha in
cantiere diverse proposte
interessanti legate all'energia
pulita. È in fase conclusiva
anche l'allestimento della rete
dei collegamenti
informatici delle
pensiline
fotovoltaiche del
progetto di bikesharing, all'interno
del quale lo scorso
anno scolastico si è
avviato un
programma di
sensibilizzazione
all'uso delle energie
alternative per i
giovani studenti. È
inoltre in fase di avvio
centonove pagina 23
la realizzazione dell'impianto
fotovoltaico sul plesso scolastico
“Leonardo da Vinci”. Da ultimo, con
una recente delibera (la n.13 del
23.01.2014), la giunta municipale ha
destinato le somme derivanti dagli
incentivi economici introitati dal
gestore dei servizi energetici a
perseguire nell'efficientamento
energetico degli immobili e degli
impianti comunali. Stiamo lavorando
a tal proposito con
l'assessore alla
manutenzione Tito
Costa
all'individuazione di
interventi per la
riduzione dei
consumi, utilizzando
nuove forme di
temporizzazione e
razionalizzando il
consumo di
energia
all'effettivo
bisogno”.
Giuseppe Cavallaro
31 Gennaio 2014
sicilia
L’ESPERTO
Ma adesso stiamo
perdendo peso...
PERL DIRIGENTE SALVATORE
SCONDOTTO FUNZIONANO
LE CAMPAGNE DI PREVENZIONE.
E QUELLE ALIMENTARI
SALUTE. L’assessorato regionale monitora il fenomeno obesità
Sicilia, nel segno della bilancia
Un meeting a Catania sancisce: siamo i più grassi d’Italia.L’attenzione puntata all’educazione
alimentare in età pediatrica: troppi bimbi “pappa e ciccia” con la tv. Con questi rischi
DI
GIUSEPPE LOMBARDO
Nando Mericoni, all’anagrafe
Alberto Sordi, in Un Americano a Roma
lanciava la sua sfida personale:
“Maccarone, m'hai provocato e ti
distruggo!”. Poche battute e uno
splendido ritratto, un affresco destinato
a testimoniare su pellicola il rapporto
romantico che lega gli italiani alla
tavola. Ma cosa succede se quel legame
diventa indissolubile, anche a spese
della salute? Se le giovani generazioni
crescono non tanto anagraficamente,
quanto fisicamente, bruciando le tappe
e non le calorie? Secondo
l’Organizzazione mondiale della Sanità,
oggi viviamo in un ambiente
“obesogenico”: uno spazio in cui
aumenta la sedentarietà, peggiora
l’alimentazione, diminuisce la qualità
della vita. Anche l’Italia è investita
frontalmente da questo fenomeno, non
a caso è stata premiata la scelta di
dedicare l’Expo del 2015 al tema
“Nutrire il Pianeta, energia per la Vita”.
Dal 2005 il Ministero della Salute ha
cercato di affrontare, d’intesa con le
regioni, le criticità partendo dai dati. Le
ultime rivelazioni mostrano come il
24% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni
presenti un eccesso di peso. La Sicilia
segue il trend: lo ha ammesso
implicitamente lo stesso Assessorato
della Salute regionale, monitorando il
fenomeno ed organizzando, lo scorso
novembre, un meeting a Catania, un
incontro sulla “Educazione alimentare
in età pediatrica”. L’obiettivo, in agenda
da alcuni anni, è quello di rafforzare
una campagna di prevenzione che
consenta di disinnescare i rischi,
riflettendo sui benefici economici
annessi per l'erario pubblico. Benefici
evidenti, se è vero com’è vero che le
malattie croniche – quelle che investono
l’apparato locomotore, cardiovascolare e
respiratorio – sono spesso determinate
da cattivi comportamenti dei soggetti.
Come ha rilevato Salvatore Reguirez,
Dirigente educazione e promozione alla
Salute del Dipartimento Attività
Sanitarie, ciò equivarrebbe ad
“abbattere uno dei fattori di rischio più
importanti per la contrazione di
patologie cronico-degenerative,
compresi i tumori, il cui costo
dell’assistenza, anno dopo anno, sta
raggiungendo livelli esorbitanti”. Un
passo significativo, dunque, attuabile
soltanto tramite la cooperazione di
molteplici soggetti: dai medici alle
industrie alimentari, dal mondo
agricolo agli enti locali, dalle
associazioni alle istituzioni nazionali –
ed in tal senso s’inquadra il Progetto
Nazionale di Promozione dell’Attività
Motoria (PNPAM) –, senza trascurare le
famiglie. Già, le famiglie. Un tasto
dolente, quello della responsabilità
alimentare, se autentica è la fondatezza
scientifica dello studio realizzato da
Nemet, Pantanowitz ed Eliakim. Questi
hanno dimostrato come la propensione
alla cattiva alimentazione dei genitori
condizioni al 98% la sovraesposizione
al fenomeno dei minori, tra l’altro
sempre più sedentari e attratti da giochi
tv e videogiochi. Un dato che si
intreccia con le rilevazioni regionali, che
dal 2008 in avanti mostrano come
l’obesità tenda a diminuire con il
crescere del livello di istruzione della
madre. Per questo la dottoressa
Francesca Cardella, responsabile
Diabetologia Pediatrica all’Ospedale Di
Cristina di Palermo, insiste sulla
necessità di sviluppare, anche nel
contesto isolano, “una sorveglianza
nutrizionale sulle corrette abitudini
alimentari, che vanno gestite sin
dall’epoca fetale, quindi attraverso una
corretta alimentazione della madre, che
rimane l’attrice fondamentale del
percorso educativo della propria prole
ed in questo può e deve avvalersi della
collaborazione del pediatra di famiglia”.
Una scelta obbligata e una strategia di
lungo respiro per affrontare l’emergenza
e ripristinare i valori della dieta
Mediterranea.
IN CIFRE
OKkio alla salute, i dati del sistema di sorveglianza
Sul campione preso in analisi, a livello nazionale il 22,6% dei bambini è risultato in
sovrappeso, il 10,9 % in condizioni di obesità.
- La variabilità del dato a livello regionale mostra i picchi nelle aree del sud (se 15
bambini su 100 a Bolzano mostrano una propensione al fenomeno, in Campania si
registra una media del 48%. In Sicilia il 24% dei bambini di età inferiore agli 8 anni è in
sovrappeso, il 13% in condizioni di obesità).
- Tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 37% non ritiene che il proprio figlio
sia in eccesso ponderale e solo il 29% pensa che la quantità di cibo da lui assunta sia
eccessiva.
centonove pagina 24
Messina. Accertato l'impatto del fenomeno e
le criticità ad esso legate, abbiamo
intervistato il dottore Salvatore Scondotto,
Dirigente del Servizio Osservatorio
Epidemiologico Regionale.
Dottore Scondotto, nella nostra regione qual
è la reale incidenza del fenomeno?
In Sicilia fino al biennio 2008/2009 eravamo
la maglia nera d’Italia, secondi solo alla
Campania. Il 25% dei bambini in età
compresa fra i 6 e gli 8 anni era in
sovrappeso, il 17% presentava sintomi di
obesità. Tanto a livello nazionale quanto a
livello regionale si è ritenuto doveroso
intervenire con una campagna per la
prevenzione e la correzione delle cattive
abitudini alimentari. Una campagna che ha
avuto un riscontro decisamente positivo: nel
2012 il 24% dei bambini è risultato in
sovrappeso, il 13% in obesità. E sono gli
ultimi dati di cui disponiamo. Ci siamo
allineati alla media nazionale, perdendo 4
punti percentuali.
Come mai le regioni meridionali sono
sovraesposte al fenomeno?
E’ un problema di tipo culturale. Spesso e
volentieri, soprattutto al Sud, passa un
cattivo adagio: l’idea che in bambini “più
sono in carne, più sono in salute”. Quando è
ovvio che non è così…
Un genitore preoccupato e consapevole a
quali enti o strutture può rivolgersi?
Naturalmente il primo passo porta dal
pediatra, che deve essere in grado di
diagnosticare il fenomeno e che può
intervenire con cognizione di causa. Questi
può consigliare la famiglia in merito al da
farsi. Nei casi più complessi esistono centri
specialistici a Palermo, a Ragusa e in altre
località della Sicilia. Sarà il pediatra stesso a
valutare, caso per caso, le condizioni.
La prevenzione in cosa consiste?
Esistono tre tipi di intervento. Un intervento
di sorveglianza nutrizionale sui dati, grazie
alle rilevazioni scolastiche realizzate dal
Servizio igiene delle Asl sotto il profilo
campionario. Un’analisi individuale dei casi
più complessi: i già menzionati centri
specialistici. Ed una campagna informazione
incisiva, basata non solo sui rischi legati ai
problemi di salute, ma anche sulla necessità
di tutelare prodotti tipici di sicuro impatto
nutrizionale.
In tema di rischi, per una struttura pubblica
quanto sono ingenti in media i costi legati al
fenomeno?
Sono costi elevatissimi. La spesa sanitaria per
le malattie croniche è spesso determinata da
comportamenti non sani. Esistono quattro
fattori di rischio: la cattiva alimentazione, il
fumo, l’alcol e la sedentarietà. Malattie
circolatorie, tumori, diabeti, malattie
respiratorie sono il riflesso di comportamenti
sbagliati.
31 Gennaio 2014
economia
MILAZZO. Il centro mercantile Sicilia punta sull’agroalimentare
La Tassa sull’Export
La società amministrata da Elio La Tassa costituisce con la Cia
un consorzio per promuovere nel mondo la produzione d’eccellenza
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
MILAZZO. Il centro mercantile Sicilia
ritorna alle origini e, a distanza di oltre
20 anni dalla realizzazione, apre ai
prodotti agroalimentari grazie alla
costituzione del consorzio MIExport.
La struttura finanziata nel 1988 dalla
cassa Depositi e prestiti, costata circa
38 miliardi di lire, si estende su una
superfice coperta di 22 mila metri
quadrati alle porte di Milazzo, in
contrada Ciantro. Nacque con il
vincolo ventennale di centro
agroalimentare (lʼopera è finita pure
nel mirino di
tangentopoli) ma dopo anni di
abbandono (alcune celle frigorifere
non furono mai messe in funzione e
andarono perdute) fu affittata dal
centro Mercantile Sicilia spa, società
che si occupa di logistica e che riunisce
alcune delle società più importanti del
messinese: dal Gruppo Franza al
Gruppo Cambria. Ora si cambia
registro. La società amministrata da
Elio La Tassa ha stretto un accordo con
la Cia, Confederazione Italia
agricoltori, è nelle prossime settimane
costituiranno il consorzio MIExport
(Mercantile import -export). La società
fornirà assistenza in materia doganale,
fiscale, contrattualistica internazionale,
logistica.
«L’intento è quello di proporci agente
di sviluppo economico per dare nuova
finalità alla spa che era nata solo per
gestione del complesso di proprietà
dell’Asi - spiega La Tassa - ritengo che
bisogna dare un impulso diverso non
relegando il centro solo a deposito e
logistica come voluto dall’Asi, ma
finalizzato all’export». E in Sicilia
l’agriturismo ha tutte le carte in regole
per fare il gran salto internazionale.
«Per il momento siamo solo noi e la
Cia. I soci che vorranno aderire
dovranno solo versare una quota di
iscrizione. Questo è il momento è
giusto perchè paesaggi e monumenti
non si possono esportare, l’unico
nostro patrimonio rimane l’agro
alimentare tenendo in considerazione
l’opportunità di Expo 2015. L'iniziativa
si concluderà con la stipula di contratti
di rete delle aziende produttrici di
eccellenza. Il ricavato sarò legato
esclusivamente attraverso l’attività di
export». A Expo 2015 la Sicilia sarà
capofila del Cluster biomediterraneo
con il tema "nutrire il pianeta”. «In
buona sostanza - continua Elio la tassa
- il nostro obiettivo è valorizzare e
promuovere sui mercati internazionali
le produzioni di eccellenza del
comparto, con particolare riferimento a
quelle biologiche, al fine di favorirne
l'esportazione negli Stati Uniti,
Brasile, Canada, Giappone, Cina,
Russia. Si tratta di una opportunità
irripetibile».
Il "Centro Mercantile Sicilia" annovera
tra i propri soci il Consorzio Asi, il
Comune di Milazzo, la Camera di
Commercio e la Provincia regionale
che però non hanno aderito. La sede
sarà a Ciantro. Nonostante le
istituzioni avessero snobbato dalle
istituzioni la proposta, la società
"Centro mercantile Sicilia spa" ha
deciso di portare avanti questa
scommessa. Al Ministero per lo
Sviluppo economico sarà presentata
LA SCHEDA
Diciotto padiglioni
costati 38 miliardi
MILAZZO. ll Centro Mercantile Sicilia
Elio La Tassa
richiesta di ammissione e
l'approvazione del progetto di
internazionalizzazione per lo
svolgimento di specifiche attività
promozionali a favore delle piccole e
medie imprese del comparto agro
alimentare. Il centro Mercantile Sicilia
rimane affittuaria della struttura Asi.
Versa un canone di circa 350 mila euro
l’anno, ma si accolla manutenzioni e
gestione ordinaria.
Due anni fa gli immobili erano stati
messi in vendita dall’Asi per fare cassa,
ma l’operazione non andò in porto.
Ancora oggi La Tassa conferma
l’intento di acquisire la proprietà,
contraendo un mutuo.
di Milazzo è una struttura
finanziata dalla cassa depositi e
prestiti nel 1988, costata 38
miliardi di lire. Si estende su 22
mila metri quadrati coperti con
spazi idonei al deposito e allo
stoccaggio di merci e con
infrastrutture utili per una
avanzata gestione logistica della
distribuzione essendo in un punto
di snodo tra porto, scalo ferroviario
e autostradale di Milazzo. La
struttura (finita nel mirino della
tangentopoli locale) dispone di
aree coperte e scoperte destinabili
alla containerizzazione e alla
movimentazione delle merci.
Dei 18 padiglioni utilizzati, 11 sono
provviste di celle frigo e tutti
rispettano gli standard di sicurezza
per lo stoccaggio e la
movimentazione delle merci
custodite. L’intera area del Centro
è recintata e dispone di un presidio
di sorveglianza nelle 24 ore, oltre
che sistemi di videosorveglianza.
SINAGRA
Il Polo tessile diventa d’autore
LA FEMCA CISL ACCENDE I RIFLETTORI SUL SETTORE CHE STA TENTANDO
IL RILANCIO SUI NEBRODI. CON UN CONVEGNO CHE PUNTA SULLA QUALITA’
SINAGRA. Il tessile d’autore come volano di un intero territorio. La Femca Cisl di
Messina accende i riflettori su nuove opportunità che esistono in provincia di
Messina e che rappresentano una eccellenza anche in campo nazionale con un
convegno a respiro nazionale su “Tessili e Nebrodi. Il Tessile d’Autore come
prospettiva di nuove opportunità” che si terrà sabato mattina, 1 febbraio, dalle
ore 9.30, al Palazzo Salleo di Sinagra, palazzo baronale del 1700 posto nel cuore
del borgo antico del centro nebroideo e struttura incantevole e ricca di affreschi
e di ceramiche tipiche del posto, individuato come luogo simbolo del territorio.
«La Femca Cisl - si legge in una nota - ha voluto mettere insieme tutti i portatori
di interessi che insieme possono dare un apporto allo sviluppo della
progettualità messa in cantiere». Prevista, infatti, la presenza di consulenti
d’impresa ed esperti di marketing che possano offrire un contributo di
esperienza nella gestione delle future attività commerciali e imprenditoriali;
delle rappresentanti delle donne nel mondo del lavoro, dell’imprenditoria
giovanile e del sindacato; dei rappresentanti degli imprenditori già affermati dai
quali poter attingere le esperienze migliori, offrendo loro novità sulle quali
poter magari costruire opportunità di investimento in settori sempre più
specializzati della moda. Il convegno sarà moderato dal segretario generale della
Femca Sicilia, Franco Parisi. Previsto il contributo di Franco Reale, Direttore
dell’Accademia Moda e Costume di Roma, protagonista del progetto realizzato
con le lavoratrici di Sinagra di “Atelier di moda e costume per il recupero delle
tradizioni artigianali” che ha come obiettivo la trasmissione “delle tecniche e
della professionalità per giungere alla manifattura di capo pregiato, ma la stessa
cultura della sartoria d’alta moda, intesa come l’arte di creare un pezzo unico».
centonove pagina 25
31 Gennaio 2014
economia
UOMINI&BUSINESS. Storia della società editrice Sud Spa
Gazzetta, da Bonino al bottino
Il quotidiano di Messina dopo 62 anni di storia sempre in crescita, costretto a sforbiciare le redazioni.
Ma il patrimonio si mantiene inalterato sancendo la robustezza di una struttura finanziaria a prova di bomba
DI
VINCENZO LOMBARDO
Messina.
Nell’immaginario pantheon
della memoria della città,
un posto importante spetta
ad Uberto Bonino (1901-1988), che
cittadino messinese non lo era di nascita
ma lo era diventato per motivi familiari.
Vi si trasferì, in tenera età, dalla natia La
Spezia al seguito della madre Luisa
Vignolo Koller e del padre, Teofilo,
ammiraglio della Regia Marina,
destinato a Messina come comandante
di Marisicilia. Nel 1946 fu eletto
deputato all'Assemblea costituente e, dal
1948, più volte rieletto in Parlamento,
prima nel Pli, poi nel Partito Nazionale
Monarchico, cui aderì nel 1951, e quindi
nel Partito Monarchico Popolare fino al
1963. Nei primi anni del dopoguerra
inizia la sua attività di editore, dando
vita al Notiziario di Messina. Nel 1951
fonda la Società Editrice Siciliana, che
dal 13 aprile 1952 inizia a pubblicare il
quotidiano Gazzetta del Sud. Il 2 giugno
1970 viene nominato Cavaliere del
Lavoro dal presidente della Repubblica
Giovanni Leone. Nel dicembre 1972,
insieme alla moglie, Maria Sofia Pulejo,
appartenente a una delle famiglie più
agiate di Messina, proprietaria della
Società Molini Gazzi, della quale Bonino
è per lungo tempo amministratore
delegato, dà vita a una fondazione con
l'obiettivo di aiutare giovani neolaureati
in Medicina e Giurisprudenza a
specializzarsi, permettendo con
l'erogazione di borse di studio, di
frequentare corsi e stage di
perfezionamento. Per molti anni rivestì
la prestigiosa carica di presidente della
Banca di Messina, antica istituzione
finanziaria cittadina che rimase attiva
fino al 1977.Oggi la Fondazione BoninoPulejo è azionista di maggioranza, col
51,75%, della Ses SpA che pubblica il
LA SCHEDA
RATING ECONOMICO SOCIALE
(0 a 10): 6,25
- Storia 64 anni di attività: 9
- Andamento economico:
8
- Rapporto
Occupazione/Territorio
Partner di Iniziative Sociali: 8
- Sponsor Attività Sportive:
N.C.
[email protected]
Nino Calarco
Uberto Bonino
quotidiano. La rimanente parte del
capitale sociale, è così suddivisa: 33%
all’Italmobiliare di Carlo Pesenti, 15%
all’editore Mario Ciancio e 0,25% a
Francesco Pulejo.
Sempre nel 1972 Uberto Bonino torna
in Parlamento, al Senato nelle liste del
Movimento Sociale Italiano, nel collegio
di Messina, ed è rieletto nel 1976. Nel
1977 lascia il Msi per aderire al gruppo
di Democrazia Nazionale, di cui è vice
presidente, fino al 1979, anno in cui ha
termine la sua carriera politica.
La storia di un giornale non è solo la
storia del suo fondatore, ma anche
quella dei suoi direttori. Alla guida della
Gazzetta si sono susseguiti nell’ordine,
Gino Bruti fino al 1953, Michele Torre
1954, Orsino Orsini 1954/1962, Sergio
Pacini 1962/1968, Nino Calarco
1968/1979 – 1983/2012, Alessandro
Notarstefano.
Durante la direzione di Nino Calarco il
quotidiano tocca l’apice della sua
espansione: cinque edizioni e dieci
redazioni (Messina, Reggio Calabria,
Cosenza, Catanzaro, Crotone, Lamezia
Terme, Vibo Valentia, Catania, Ragusa,
Siracusa, oltre l’Ufficio di
corrispondenza di Milazzo), che
impiegano 87 giornalisti e 73 poligrafici
e consolida la leadership
dell’informazione in Calabria e nella
provincia di Messina.
Calarco è stato un gran direttore e, come
ogni gran direttore, ha scritto poco. I
suoi editoriali non sono stati frequenti,
ma, quando la sua firma si imprimeva
sulle colonne del giornale, lasciavano il
segno. Politicamente fazioso, sotto il
profilo culturale, è stato di grande e
spaziante apertura mentale, accogliendo
come collaboratori intellettuali di destra
e di sinistra. Al senatore Calarco, e alla
Gazzetta del Sud, vanno intestate le
battaglie in favore del Ponte sullo
Stretto. Nel 1987 è nominato presidente
della società pubblica Stretto di Messina
SpA, incaricata della realizzazione del
ponte sullo stretto, dove resta fino al
2002. Il traguardo sembrava essere a
portata di mano, ma la situazione
economica dissestata del Paese da un
lato e l’opposizione di un vasto arco di
forze da sempre paladine del fronte del
no, hanno fermato la grande opera.
Un altro grande protagonista della
espansione del giornale è stato Giovanni
Morgante, presidente della controllante
Ses SpA dal 1991, che ha saputo
guidare lungo un percorso virtuoso di
consolidamento finanziario,
accantonando a riserve, negli anni,
quote cospicue di utili d’impresa,
costruendo così una struttura finanziaria
dagli elevati indici di stabilità
patrimoniale. Solidità che si è rivelata
vantaggiosa in tempi di crisi al punto da
assorbire le ingenti perdite di esercizio
dell’ultimo triennio che ammontano a
euro 5.751.000, con un aumento di
capitale sociale di pari importo,
attestandolo a complessivi euro
10.695.000.
Oggi la Gazzetta del Sud ha una tiratura
di circa 70.000 copie, e una diffusione
di circa 55.000, il 20% in meno rispetto
alle medie degli anni antecedenti il
2010. Un fatturato in discesa, nel 2012
si ferma a euro 19.625.00 (1,16% in
meno rispetto al 2011) e un
conseguente decremento di redditività (3.524.000). La devastante crisi
economica attraversata dal paese, in
uno alla più peculiare crisi del settore
editoriale, minacciato in radice dalle
centonove pagina 26
nuove tecnologie web ha portato
Giovanni Morgante a varare un “piano
di riorganizzazione aziendale” che
costituisce formale avvio della
procedura di stato di crisi. Dopo 62 anni
di storia sempre in crescita, la Gazzetta
del Sud innesta una sconfortante marcia
indietro, dove il segno meno viene
applicato a tutte le voci dei costi della
produzione. Meno pagine in giornale
fanno meno voci di stipendi per
collaboratori e meno costi poligrafici.
Meno redazioni uguale meno costi fissi.
Le sezioni locali coordinate dalla sede di
Via Taormina. La cronaca di Messina
riunita a quella regionale. Sforbiciata
alle redazioni delle piazze dove il
giornale non è riuscito a conquistare
spazi di mercato tali da coprire i costi di
produzione e di distribuzione come a
Catania, Ragusa e Siracusa. Sotto il
profilo occupazionale il piano di
ristrutturazione prevede una riduzione
di 22 persone, blocco del turn over e
mobilità interna. Tuttavia la struttura
finanziaria della Gazzetta del Sud è
solidissima. Il Patrimonio Netto
mantiene la ragguardevole dimensione
di euro 70.313.000, il 76% del passivo,
il che vuol dire che la robustezza della
struttura finanziaria è a prova di bomba.
La compostezza del bilancio è minata
dalla persistenza di crediti diversi oltre
esercizio per euro 35.734.000 di difficile
lettura. Solitamente sotto questa voce
sibillina vengono nascosti crediti
inesigibili che negli esercizi successivi
prendono la strada delle perdite.
Malgrado ciò la gestione presenta un
margine di struttura più che buono:
euro 7.546.000. Il che significa che gli
investimenti eseguiti sono coperti dai
mezzi patrimoniali che riescono pure a
finanziare il circolante. Un altro punto di
forza della società è quello di detenere
un’abbondante liquidità, circa 23milioni
di euro investiti in titoli, obbligazioni e
depositi bancari che generano
remunerazioni per circa 2milioni di
euro. Il che riverbera benefici effetti sul
cash flow aziendale che si attesta
intorno ai 391.000 euro.
L’indebitamento bancario è esiguo, euro
9.591.000. Parimenti minuscolo, se non
insignificante è il rapporto
Indebitamento/Patrimonio Netto che si
ferma allo 0.02%. Non soddisfacente è
il Margine operativo lordo che è
divenuto negativo, - 1.714.000 euro, per
via del fatto che i costi sono diminuiti
meno dei ricavi. C’è da stare attenti ma
non bisogna essere preoccupati per lo
stato di salute della Ses SpA. Ciò è
garanzia di lunga vita per la Gazzetta
del Sud e per le famiglie dei suoi 155
dipendenti.
economia
TENDENZE. Lo studio del professore Centorrino dell’Università di Messina sull’occulto in tempi di crisi
Fattucchieri? No, fatturato
Più crescono le difficoltà economiche più le persone si rivolgono ai maghi che nei primi 6 mesi
del 2013 hanno incassato un miliardo in più. Tra i clienti spuntano anche top manager e imprenditori
Messina. Si intitola “La crisi fa crescere
le fatture dei maghi”, l’ultimo contributo
del gruppo di studio coordinato da
Mario Centorrino (ordinario di
Economia all’Università di Messina e già
assessore regionale alla Formazione) che
da tempo sta portando avanti «una
ricognizione di ciò che si sta
modificando, dal punto di vista
economico, con la crisi», come sottolinea
il professore. Questa ultima analisi,
scritta insieme a Rosamaria
Alibrandi, segue le altre di analogo
argomento (ad esempio reati legati al
bisogno, e non solo) pubblicati da
www.lavoce.info: “Invalidità civile, per
qualcuno è un affare” (scritto con
Margherita Billeri e Pietro David),
“Chi vince al gioco d’azzardo on line”
(con Margherita Billeri e Pietro David),
“L’economia di Cosa Nostra al tempo
della crisi” (con Margherita Billeri e
Pietro David) e “Crimini e misfatti: la
crisi li incentiva” (con Pietro David)
OCCULTO IN ASCESA. “Esiste una
relazione tra l’intensificarsi del ricorso a
maghi e cartomanti e la crisi
economica?”, si chiedono Centorrino e
Alibrandi, “quasi che le difficoltà
economiche imponessero di affiancare le
aspettative e le scelte con elementi di
irrazionalità, ovvero rendessero
necessaria una conferma di fiducia
ricorrendo a consulenze paranormali”. I
due studiosi, premettendo di non
possedere “un data set sufficientemente
ampio per procedere ad analisi
econometriche che offrano relative
certezze sul tema”, mettono insieme una
serie di ricerche recenti che forniscono
qualche risposta. “Nei primi sei mesi del
2013, il fatturato (presunto) dell’occulto,
qui inteso come il settore nel quale
lavorano maghi, cartomanti, fattucchieri,
cui vanno aggiunti spiritisti, sensitivi,
rabdomanti, è aumentato del 18,5 per
cento, passando da 7,5 miliardi a 8,3
miliardi. Un numero considerevole di
operatori dell’occulto – 160mila –
Mario Centorrino
fornisce 30mila prestazioni giornaliere a
quei quattro italiani su dieci che
confidano nelle previsioni di
chiaroveggenti, spendendo per una
“consulenza” un importo variabile tra 50
e mille euro. Le donne li interrogano per
conoscere il futuro in relazione alla vita
affettiva, sentimentale e alla salute. Gli
uomini concentrano la loro domanda su
lavoro e denaro.
L’emergere del lavoro
come argomento sul quale ottenere
conferma o smentita di aspettative è
ribadito da un’altra ricerca sul tema,
quella condotta dal Comitato italiano per
il controllo delle affermazioni sul
paranormale (Cicap). Al cartomante o
mago si chiedono previsioni sul lavoro,
cercando di esorcizzare così l’incubo di
perderlo o di non trovarlo per sé ma
anche per i figli. Poi, a seguire, le
domande cercano rassicurazioni su affari
in corso, salute, amore perso o trovato.
Si intensificano i contatti tra i maghi e gli
indovini e i professionisti della finanza, i
top manager e gli imprenditori,
finalizzati a conoscere sviluppi e tempi
della crisi.
Uno studio del Codacons
stima che siano 13 milioni i cittadini che
si rivolgono al mondo dell’occulto, un
milione in più rispetto al 2011 e oltre 3
milioni in più rispetto al 2001”.
IL GIRO DI AFFARI. “Le difficoltà
economiche - scrivono Centorrino e
Alibrandi - e le aspettative all’insegna
dell’incertezza oltre che la problematicità
nel trovare lavoro, il bisogno di una
rassicurazione personalizzata, spingono
un numero crescente di italiani a cercare
risposta nella cartomanzia, negli
oroscopi a pagamento e nella magia,
alimentando il fatturato degli operatori
dell’occulto. Fatturato totalmente in
nero, stimato in questa ricerca, in 6,3
miliardi di euro, sulla base di una spesa
media pari a 500 euro.
Le modalità di
pagamento delle prestazioni esoteriche
variano molto: ora sono effettuate anche
in natura (generi alimentari, gioielli);
centonove pagina 27
31 Gennaio 2014
oppure ricorrendo a prestiti, con relativa
rateizzazione del saldo, concessi a volte
da organizzazioni specializzate in
operazioni di usura.
Qualche anno
addietro si era cimentato sui calcoli
dell’economia dell’occulto anche
l’Osservatorio antropologico: per il 2009
ne stimava il fatturato in 5 milioni di
euro, con un’evasione pari al 95 per
cento. La differenza tra i numeri di
cinque anni fa e quelli attuali potrebbe
essere un’ulteriore dimostrazione del
rapporto tra crisi e ricavi dell’occulto,
un’attività, detto per inciso, che ha costi
di produzione minimi. Sempre secondo
l’Osservatorio antropologico, i clienti si
concentrerebbero per il 42 per cento nel
Nord, per il 27 per cento nel Centro, per
il 18 per cento nel Sud e per il 19 per
cento nelle Isole”.
MA IN GERMANIA. A “scuotere” a
sorpresa l’indagine è il dato della
Germania, paese esente dalla crisi:
“Nel 2002 il giro di affari legato
all’occulto veniva stimato nella
Repubblica federale tedesca in 9
milioni di euro. Dieci anni dopo era più
che raddoppiato (20 miliardi) e una
proiezione al 2020 indica una cifra
pari a 35 miliardi.
Tutto da rifare?
Probabilmente, chi vorrà esercitarsi
sull’economia dell’occulto dovrà ben
delimitare il suo campo di studio.
Nell’ultima ricerca citata, per esempio,
vi si fanno rientrare anche terapie
alternative, pratiche e dottrine
spirituali, antroposofia e teosofia. I
compassati tedeschi credono ai
miracoli (55 per cento) e alla rinascita
dopo la morte (26 per cento)”.
31 Gennaio 2014
economia
NOMINE
ANCISICILIA
APPELLI. I Giovani imprenditori all’Abi e alla regione sulla crisi che investe il settore costruzioni
Ance: senza credito non c’è futuro
Palermo. I Giovani imprenditori di
Ance Sicilia lanciano un appello all’Abi e
alla Regione affinché siano create
condizioni per favorire l’erogazione del
credito alle imprese del settore.
Il presidente dei Giovani dell’Ance
Sicilia, Angelo Turco, segnala, infatti,
“una contrazione dei finanziamenti
concessi dalle banche alle nostre attività
e un peggioramento delle condizioni
applicate, proprio nel momento in cui
gli imprenditori hanno più bisogno di un
maggiore sostegno”.
La crisi che colpisce da anni il settore
edile, secondo l’ultimo “Rapporto
sull’economia siciliana del 2013” della
Banca d’Italia, ha comportato nello
scorso anno un calo dell’occupazione
dell’8,7% nel campo delle costruzioni (16,3% nel secondo trimestre), una
riduzione del 23% delle ore lavorate e la
cessazione di 1.961 imprese edili a
fronte di 915 nuove iscrizioni: sono
45.335 quelle attive (-2,5% rispetto al
2012). Il settore dei bandi pubblici ha
subito una contrazione di circa il 30%, il
mercato immobiliare privato una media
CONSUMATORI
Cartelle esattoriali
LA LEGGE stabilità per l’anno 2014 ha
introdotto una agevolazione per il
pagamento delle cartelle esattoriali e
avvisi di accertamento esecutivi che
consente di estinguere le posizioni di
debito senza la corresponsione di
interessi. La legge
prevede che,
relativamente ai carichi
inclusi in ruoli emessi
da uffici statali, agenzie
fiscali, regioni, province
e comuni, affidati in
riscossione fino al 31 ottobre 2013, i
debitori possono estinguere il debito
con il pagamento: a) di una somma
pari all'intero importo
originariamente iscritto a ruolo,
ovvero a quello residuo, con
esclusione degli interessi per ritardata
iscrizione a ruolo e con esclusione
degli interessi di mora; b) delle
somme dovute a titolo di
remunerazione prevista dall'articolo
17 del decreto legislativo 13 aprile
1999, n. 112, e successive
modificazioni. Restano comunque
dovute per intero le somme da
riscuotere per effetto di sentenze di
condanna della Corte dei conti.
Francesco Suria, Adiconsum Cisl
di -20%: perdite di gran lunga superiori
alla media del Mezzogiorno.
“La missione propria delle banche
dovrebbe essere quella di sostenere chi
con coraggio resiste e vuole continuare a
fare impresa nell’Isola – osserva Turco – .
Invece sempre la Banca d’Italia ci
informa che, in questo scenario, nel
2013 la flessione dei prestiti bancari alle
imprese edili in Sicilia è stata del 3% (3,8% per quelle di piccole dimensioni),
quando gli indebitamenti concessi alle
pubbliche amministrazioni dell’Isola
sono invece aumentati del 6,8%. Le
banche ci hanno ridotto soprattutto gli
anticipi su fatture e gli altri crediti
autoliquidanti. Ne consegue – aggiunge
il presidente dei Giovani imprenditori di
Ance Sicilia – che lo scoraggiamento e la
mancanza di fiducia hanno rallentato la
domanda di credito da parte delle
imprese e il peggioramento delle
condizioni posti dalle banche: l’aumento
dello spread applicato su crediti a medio
termine ha portato la media dei tassi
all’8,26%”.
“Questi comportamenti – sottolinea
TURISMO. Bando per i Comuni
Turco – contribuiscono agli stati di crisi
aziendali. Nel settore edile, oggi hanno
raggiunto il valore più elevato dall’inizio
della crisi i nuovi finanziamenti andati
in sofferenza (il 7,1%) e quelli di
difficile restituzione (il 13,4%) portando
le sofferenze totali al 44,1% dei prestiti
in essere”.
I Giovani imprenditori di Ance Sicilia
hanno chiesto un incontro alla
delegazione regionale dell’Abi e al
governo Crocetta “perché non è
comprensibile – conclude Angelo Turco
– come mai le banche da un lato
finanzino le pubbliche amministrazioni
prestando loro fiducia e dall’altro non
si fidino della loro solvibilità negando
alle imprese aggiudicatarie
anticipazioni di fatture o di commesse
pubbliche e investimenti per opere con
finalità sociale come l’edilizia
sovvenzionata e il social housing. Le
banche devono tornare a credere in
questo settore fondamentale per
l’economia siciliana e la Regione deve
contribuire ai rischi cui vanno incontro
le aziende di credito”.
Leoluca Orlando presidente
PALERMO. È Leoluca Orlando, sindaco di
Palermo, il nuovo presidente dell’AnciSicilia, eletto questa mattina durante il Consiglio regionale dell’Associazione svoltosi
a Villa Niscemi. Orlando succede di fatto a
Giacomo Scala, dimessosi lo scorso giugno. In questi ultimi mesi la carica di presidente è stata ricoperta pro tempore da
Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni
e vice presidente vicario dell’AnciSicilia.
“La mia elezione - spiega il neo presidente
dell’Associazione dei comuni siciliani, Leoluca Orlando – conferma l’esigenza che il
presidente dell’AnciSicilia debba impegnarsi a
dimostrare con forza e
determinazione che non
esistono differenze fra
piccoli e grandi comuni e
che debba necessariamente essere rafforzata
la credibilità e l’identità
degli enti locali. Il presidente dell’AnciSicilia ha, quindi, il compito
di rappresentare in maniera forte e unitaria tutto il territorio e tutelare la vita stessa
dei comuni sottoposti, da troppo tempo, a
violenti colpi di maglio da parte del governo centrale e del governo regionale”.
“Questa sera – conclude Leoluca Orlando sarò al Quirinale non soltanto come sindaco di Palermo ma anche come presidente dell’AnciSicilia e mi impegnerò affinché si ponga una più stretta e rigorosa
attenzione ai problemi che avviliscono il sistema degli enti locali”.
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
Si tira a camper
News dalla legge di stabilità
Palermo. Torna il bando "I Comuni
del Turismo all'aria aperta" promosso
da Apc-Associazione Produttori
Caravan e Camper in collaborazione
con Anci-Associazione Nazionale
Comuni Italiani, Federparchi-Europarc
Italia, Federterme e FEE ItaliaFondazione per l'Educazione
Ambientale. Lo scopo dell'iniziativa,
giunta alla XIII edizione, è quello di
incentivare le amministrazioni
comunali nella progettazione e
realizzazione di aree di sosta camper,
contribuendo alla diffusione della
cultura del turismo itinerante en
plein air in Italia. Entro il 31 maggio
2014 i Comuni potranno, quindi,
concorrere alla vincita di 4 premi da
20.000 euro ciascuno inviando il
proprio progetto di area sosta
camper multifunzionale e integrata
con il territorio. Dall'homepage del
sito www.associazione
produttoricamper.it è possibile
accedere alla sezione 'Comuni En
Plein Air' e trovare tutti gli strumenti
informativi utili per partecipare.
Come di consueto, anche la legge di stabilità 2014 ha
apportato numerose modifiche alla legislazione in materia
di lavoro. Ma vediamo quali sono le principali novità che
interessano i datori di lavoro. In tema di ammortizzatori
sociali, in attesa che sia emanato il Dm che rivede i criteri
per la concessione dei trattamenti di integrazione salariale
in deroga, nei settori dove non sono stati istituiti i fondi di solidarietà bilaterale
introdotti dalla riforma Fornero, i datori di lavoro dovranno fare riferimento al
fondo di solidarietà residuale. Questa gestione dovrà essere attivata dal ministero
del Lavoro a decorrere dal 1° gennaio 2014, per i settori, tipologie di datori di lavoro
e classi dimensionali comunque superiori ai 15 dipendenti, non coperti dalla
normativa in materia di integrazione salariale. La finalità del fondo è quella di
assicurare ai lavoratori una copertura in costanza di rapporto nei casi di riduzione o
sospensione dell’attività lavorativa, per le fattispecie previste dalla normativa in
materia di Cigo e Cigs. Inoltre, la legge di stabilità ha prorogato al 31 marzo 2014 la
“sanatoria” degli associati in partecipazione, consentendo di evitare l’estinzione
degli illeciti. In merito invece all’utilizzo dei contratti a termine, dal 1° gennaio 2014
non è più applicato il limite delle ultime sei mensilità, con riferimento alla
restituzione del contributo addizionale introdotto dalla riforma Fornero a
finanziamento dell’Aspi e dovuto in relazione ai contratti di lavoro a termine.
Sempre con effetto dal 1° gennaio 2014, con decreto Lavoro-Economia, deve essere
stabilita la riduzione percentuale dell’importo dei premi Inail, da applicare per tutte
le tipologie di premi e contributi oggetto di riduzione, nel limite complessivo di un
importo pari a 1.000 milioni di euro per l’anno 2014 (1.100 milioni di euro per l’anno
2015 e 1.200 milioni di euro dall’anno 2016). Infine, sono stati stanziati fondi per il
rifinanziamento dei contratti di solidarietà di cui sono destinatarie le imprese non
rientranti nel campo di applicazione della Cigs e delle proroghe a 24 mesi della cassa
integrazione guadagni straordinaria per cessazione di attività. Le aziende si possono
rivolgere ai consulenti del lavoro per ottenere l’adeguata consulenza normativa e
per farsi supportare nella gestione degli istituti interessati dall’intervento della
legge di stabilità. Fondazione studi ha pubblicato sul tema la circolare n.1/14.
centonove pagina 28
PATRIMONIO
Sant’Elia, state... affreschi
Pagina 30. Le opere pittoriche dei fratelli Filocamo sulle
pareti della chiesa di Messina, abbandonate in attesa di
restauro
poster
31 gennaio 2014
GIORNATA DELLA MEMORIA
Quando c’era il quartiere
Paraporto
Pagina 33. La zona di Messina vicino alla Tommaso
Cannizzaro “rifugio” degli scampati al nazismo
MURALES DI UMANITÀ VARIA
L’INTERVISTA. A tu per tu con il cantautore messinese Savasta che porta il buonumore a Zelig
Gabriele, canta che ti passa
Il suo personaggio è una riuscita invenzione teatrale dove la satira sposa le sonorità brasiliane. Ora assapora
il successo senza dimenticare la sua città: «Ha fatto sbocciare i miei sogni. Milano mi ha permesso di realizzarli»
Gabriele Savasta
Messina. Gabriele Savasta, il cantautore
che arriva al cuore delle persone tra
ironia e poesia si è conquistato un posto
di primordine sul palco di Zelig uno in
prima serata. Continua così a mietere
successi e forti applausi il personaggio
del “cantautore statale” che Savasta ogni
lunedi in prima serata porta nel
programma condotto da Davide Paniate,
Katia Follesi ed Elisabetta Canalis. Si
tratta del primo messinese in assoluto
che sale sul palco della mitica
trasmissione di Mediaset ed il primo
siciliano in chiave comico-musicale.
L’esilarante personaggio del portato a
Zelig uno da Savasta è una riuscita
invenzione teatrale dove la sottigliezza
della satira, accompagnata, a volte, da
brani musicali di atmosfera brasiliana
composti dallo stesso artista approdano
ad una divertente conclusione e per gli
argomenti trattati che ci coinvolgono
giornalmente, e per il convincente
risultato mai banale. Savasta è riuscito
con gli anni a ritagliarsi uno suo spazio
che lui stesso si è cucito addosso con
fantasia e creatività. Se son rose,
fioriranno… ma il profumo è quello.
Quanto è stato speciale questo
2013 dopo un duplice esordio
nazionale?
Sono stati importanti anche gli anni che
lo hanno anticipato però sicuramente
questo è l’anno in cui ho iniziato a
raccogliere quello che ho seminato.
Esordire prima con Nino Frassica in Rai
in radio e poi con Zelig a Mediaset su
Italia1 è stata una soddisfazione. Anche
questo 2014 è cominciato bene. E’
appagante essere finalmente riconosciuto
come professionista ma so perfettamente
che oggi ho la luce puntata addosso e
domani potrebbe non essere più così.
Così come ho creduto in me stesso
quando le porte non si aprivano adesso
che ho ottenuto qualcosa non mi monto
di certo la testa.
Cantautore e cabarettista. Dove
finisce la prima identità e dove
inizia la seconda?
Ma, diciamo che quando suono male
dico che sono un cabarettista e quando
non faccio ridere dico che sono un
cantautore. Scherzi a parte non ho mai
amato le classificazioni. Ho un motore
creativo e mi viene naturale cambiare
registro. Posso scrivere monologhi oppure
canzoni, posso scrivere materiale comico
oppure serio. Anche se la parola “serio” è
veramente brutta.
Sei tra i pochi artisti italiani ad
essere stato finalista e premiato
sia in festival musicali che
stranieri.
Sì, questo a chi non ti conosce affatto
crea confusione. Il pubblico a volte può
essere un nemico. Nel senso che una
volta che lo hai conquistato con una
determinata cosa vuole solo quella fino
alla nausea. Non so se sarà un giorno il
mio caso ma ci sono artisti che si sono
ritrovati scavalcati dai loro personaggi e
dalle loro trovate che sono stati la loro
fortuna ma anche la loro condanna. Poi
alla fine i festival quando sono tanti da
una parte sono un segnale perché
significa che sei piaciuto in ambiti diversi,
giurie diverse e regioni diverse. Però
possono anche non voler dir nulla. Ci
sono talenti che nei concorsi non sono
mai emersi. Nell’arte l’aspetto soggettivo
è molto forte.
Sei l’ottava realtà comica siciliana
arrivata a Zelig dopo quasi 20
anni dopo Ficarra & Picone,
Giovanni Cacioppo, Il Gruppetto,
Il Mago Forrest Teresa Mannino,
Aldo di Aldo, Giovanni e Giacomo
e infine Francesco Rizzuto che è
presente con te anche in questa
edizione di Zelig1.
Ci sarebbero anche Salvo Spoto che però
ha fatto soltanto l’Off in seconda serata,
Giancarlo Barbara che però è nato a
Cuneo e Nadia Puma che è nata a
Palermo ma è cresciuta in settentrione.
Il primo musicale siciliano ed il
primo comico messinese anche …
Diciamo che a parte il grandissimo Nino
non è che ci siano altri concittadini che
facciano comicità.
Sei anche autore del tuo
materiale, giusto?
Si, io scrivo e compongo e poi canto
suono e recito quello che ho scritto e
composto. Questo mi fa coraggio perché
magari potrà capitare che mi tolgano
dalla tv ma nessuno può togliermi, la
capacità ed il divertimento di creare. Di
fare e di migliorare non ce lo può vietare
nessuno, dipende solo da noi.
Messina, Novara e Milano. Che
ruolo hanno avuto queste città
nella tua vita.
Io devo tanto a Messina, dove sono
nato e cresciuto come persona e come
artista. Messina è una città che i sogni
li fa sbocciare. Milano è una città che
magari ti permette di realizzarli.
Novara è la città nella quale vivo con
la mia famiglia, dove cresce mia figlia,
dove lavora mia moglie e dove lavoro
anche io, perché faccio anche
l’educatore scolastico. Novara mi
permette di frequentare Milano per la
sua vicinanza geografica.
Quali sono i tuoi comici preferiti?
Massimo Troisi per me è il più grande
comico italiano della storia. Il punto
più alto dell’arte per me è
unire poesia e ironia e
Troisi le faceva
diventare una cosa sola
proprio come faceva
Charlie Chaplin. Adoro
anche Ugo Tognazzi.
E come cantautori?
Paolo Conte per lo stesso
motivo di Troisi : unisce
poesia ed ironia. Dei
nuovi amo
Bersani,
Silvestri e
Capossela. Mi
piacciono anche
Cristicchi e
Tricarico.
centonove pagina 29
LA CARRIERA
Dagli esordi col padre
ai successi con Radio2
Savasta inizia imparando i primi
accordi alla chitarra dal padre e
successivamente si distingue
frequentando un laboratorio
scolastico con Massimo Piparo e
Annibale Pavone. In seguito, a
Progetto suono, perfeziona lo studio
della chitarra jazz con Claudio
Cusmano innamorandosi delle
sonorità della musica jazz. Continua
con i corsi di Nicola Cali e con i
Machine Work,attraverso le sue
ballate che denunziano i mali della
politica locale(vedi “Il Cavaliere
Cammarata”). Nel 2005 dopo una
folta selezione, è finalista al festival
della canzone demenziale di
Sanscemo all’Alcatraz di Milano dove
conquista il premio della critica e
sempre a Milano, accanto al mitico
premio Nobel Dario Fo’ ed altri
artisti, partecipa al Rock in Fo’.
Ancora a Milano frequenta
l’Accademia del Comico e le sale di
Teatro-Canzone misurandosi con altri
artisti locali e mettendosi in evidenza
per la sua prorrompente autoironia.
Nel 2008 scrive il brano musicale “Il
ponte sullo stretto” il cui video entra
in finale al festival del video clip di
Mestre e nel 2009 gli si apre la porta
del laboratorio Zelig di Milano dove
la sera testa i suoi esilaranti sketch
assieme ad altri colleghi. Nel 2010
l’uscita del suo primo cd “ Un
ignorante intellettuale” in cui risalta
la partecipazione special guest di
Gigi Cifarelli grande chitarrista jazz
di notevole notorietà che ha anche
collaborato con Mina e Renato
Zero,tanto per citarne alcuni.
Successivamente è finalista al festival
dei cantautori italiani a Biella con il
brano “ Briciole di pane” che mette
in risalto il grande significato delle
piccole cose della vita che spesso
sfuggono al ritmo frenetico della
vita. Nel 2011 sbarca ad “Insieme”
con Salvo La Rosa, nel 2013 è sul
palco dell’Auditorium di Pace del
Mela assieme a Giovanni Cacioppo e
nel 2013 è ospite in diverse puntate
a Rai Radio 2 nella famosa
trasmissione “Meno male che c’e’
Radio 2” condotta da Nino
Frassica e Simone Cristicchi dov’è
spesso gradito ospite. Dal
30 dicembre è tra i
protagonisti di Zelig
uno dove si è messo
in luce con un
personaggio che sta
riscuotendo
notevole
successo.
31 Gennaio 2014
posterpatrimonio
EMERGENZE. Le opere dei fratelli Filocamo di Messina abbandonate a se stesse
S.Elia, state... affreschi
Sulle pareti della chiesa seicentesca, i dipinti dei valenti pittori cresciuti alla scuola
di Lisbona, “rivendicano” lavori di restauro con urgenza. Ma anche rispetto per la memoria
DI
ALESSANDRO FUMIA
Messina. Uno splendido ciclo di
affreschi presenti a Messina, quello
conservato sulle pareti della chiesa
seicentesca di sant’Elia, ha bisogno di
essere salvaguardato, valorizzato e
divulgato nella conoscenza collettiva.
Gli affreschi urgono di restauro. L’opera
dei fratelli Filocamo, valenti pittori
messinesi discepoli di Carlo Maratta
presenti in sant’Elia, sono quasi del
tutto sconosciuti nella memoria critico
artistica e in quella collettiva fra i
messinesi; i loro lavori per decenni,
hanno dato lustro alla nostra città.
Depositari di un gusto e di una estetica
riconosciutagli dalla critica
contemporanea della capitale italiana,
come in quella portoghese di Lisbona, le
loro opere principali, furono realizzate
in gran parte per le aule ecclesiastiche
dei templi e delle case delle congreghe
messinesi. Di loro rimangono tutta una
serie di opere presenti nel territorio
siciliano e calabrese: da ricordare gli
affreschi presenti nella cattedrale di
Acireale e alcuni quadri a olio di
Antonio Filocamo in quel della
parrocchia di Maria Santissima
I’intemerata di Scilla. Le opere
messinesi in sant’Elia, si mostrano
all’osservatore in una condizione
precaria. Le immagini fotografiche che
riproducono quegli affreschi 30 anni fa,
rispetto alle riproduzioni digitali attuali,
mostrano notevoli segni di dissesto
cromatico.
TRE FRATELLI, UNA BOTTEGA.
Antonio Filocamo nacque a Messina nel
1669 morendovi di peste nel 1743. Ha
operato principalmente nella sua città
natale, aprendo una bottega familiare
insieme ai fratelli Paolo e Gaetano, dove
avviò una accademia d'arte con
particolare riguardo a studi sul nudo. Di
lui si ricordano composizioni affrescate
e pitture a olio, ritenendolo rispetto ai
suoi fratelli, il migliore esponente della
scuola marattiana attiva in Sicilia.
Famosi furono i suoi affreschi come: alla
tribuna della chiesa di sant’Anna nel
1707 quando affrescò scene del Vecchio
Testamento. Nel 1711 affrescava la
cupola, il coro e la cappella di santa
Venera nella chiesa madre di Acireale.
Affreschi analoghi vennero realizzati nel
1716 presso l’oratorio della pace in san
Domenico. La caduta dei demoni,
affrescata nella cupola della chiesa di
san Gregorio, è un’opera del 1723; con
scene francescane, affrescò la cupola e
le pareti della nave della chiesa di santa
Maria di Basicò, opera eseguita nel
1736. Da ricordare numerose opere a
olio presenti a Messina come in
Calabria. Paolo Filocamo nasce a
Messina verso il 1684 e come il fratello
Antonio sarà vittima della peste del
1743. Si ricordano di lui alcune opere
in quel di Roma, nella fase della
formazione artistica: dal 1705 al 1707
si ricorda la sua partecipazione al
concorso clementino dell'Accademia di
S. Luca. Nel 1705 vinse il primo premio
nella terza classe di pittura con un
disegno raffigurante Tre statue. Allo
stesso modo, nel 1706 si aggiudicò il
secondo premio nella seconda classe di
pittura con una Scena biblica, e nel
1707 si distinse nel concorso
clementino con due fogli raffiguranti
Enea e Anchise e una scena di battaglia.
Scena che replicherà nel 1719
ambientata a Messina. Si cimentò come
il fratello nella ritrattistica con opere a
olio, ma non sfuggì anch’egli al fascino
della produzione di pitture murali: gli
viene attribuita una splendida
trasfigurazione del Cristo, affrescata nel
1736 nella cupola della chiesa di santa
Maria in san Leone. La collaborazione
con il fratello gli assegna il ruolo di
miniatore, assoggettandogli da parte
della critica, le realizzazioni di piccola
foggia, come cammei che arricchivano
le composizioni del fratello Antonio.
L’opera distinguibile di entrambi, è
palese negli arredi del tempio elianico
di Messina. I grandi arazzi pittorici in
essa presenti, sono assoggettati alla
mano di Antonio mentre, le pezze
araldiche e le relative miniature,
risentono del gusto del fratello Paolo. Il
ciclo di affreschi di sant’Elia viene
attribuito agli inizi del 1706, quando la
famiglia Filocamo si era già trasferita a
Messina.
Marco Filocamo, battesimo Cristo
BELLEZZE SENZA TEMPO. Il ciclo
qui segnalato è posto in essere, viene
inserito in molte raccolte artistiche e
storico bibliografiche, solo in chiave
storica ricordandolo al passato.
L’opinione generale, formatasi su
documenti che hanno vinto il tempo,
CURIOSITÀ
La chiesa dei tesori scampata ai disastri
Marco Filocamo gesù fra i dotti al tempio
La chiesa Sant’Elia sorge nell’ omonima via vicino al corso Garibaldi. Un
Santo che il Senato messinese elesse a compatrono della città durante
l’epidemia di peste del 1743. Questa chiesa è una delle poche rimaste
indenni a terremoto e guerre. Particolare attenzione è da porre al portale
tardo barocco del 1694, con un frontone curvilineo ed al centro un oculo a
vetri policromi. L’interno è a navata unica e conserva gran parte della sua
struttura originale, impreziosita da stucchi e affreschi. La chiesa è stata
oggetto di restauri non ottimali che hanno deturpato notevolmente la
doratura degli stucchi, originariamente in oro zecchino. Oltre i numerosi
affreschi, al centro del paliotto dell'altare maggiore, risalta una scultura in
marmo bianco raffigurante la Madonna della Lettera.
centonove pagina 30
31 Gennaio 2014
posterpatrimonio
Due affreschi di Paolo Filocamo
sembra non avere contezza della
presenza dei manufatti, inseriti nella
sopravvissuta chiesa di sant’Elia. Infatti
la maggior parte dei fondi storici
segnalati dalla stampa specializzata e
dalla critica d’arte, ritengono questo
ciclo di affreschi, perduto con il sisma
del 1908. La loro pittura, risente delle
influenze marattiane che grande
consenso suscitarono in quella fase
storica, a cavallo fra il tardo seicento e
le prime decadi del secolo successivo.
Una pittura che fonda il suo stato
d’essere nella corrente pittorica dei
Carracci, in modo particolare, subendo
l’influenza del Sacchi e dell’Albani.
Antonio Filocamo, recupera dal Maratta
incorporando nelle sue elaborazioni, le
scelte cromatiche del Dominichino,
esplorando con una saggia e accurata
sintesi graduale del colore, l’effetto
luminoso nelle scene affollate, rese
ancor più maestose nelle tematiche in
rapporto alla gloria di Maria. Un vero e
proprio marchio di fabbrica che
ritroviamo negli affreschi di Acireale e
in quelli messinesi in gran parte
perduti. I fratelli Filocamo inserirono
negli arredi della chiesa di sant’Elia per
volontà dei committenti, il più ricco
ciclo indetto alla Natività di Nostro
Signore. Le monache agostiniane che
amministravano il monastero e la
chiesa, accompagnarono la volontà dei
nobili committenti degli Spadafora, dei
Donato e dei Gemelli affinché, le
cappelle e le pareti della nave elianica,
proponessero al visitatore, una scena
semplice e maestosa nel contempo.
LE OPERE, GLI ENIGMI. La maestria
ricercata nei volumi plastici e nel gioco
delle luci attraverso l’uso sapiente dei
colori, veniva favorita dal ciclo di
stucchi di gusto fanzanghiano presente
ne pannelli, nelle trangle figurate degli
apparati scenici e nello scenico
colonnato posto all’abside. Da ritenere
possibile anche l’opera dell’ornatista
Gaetano Filocamo, il fratello più piccolo
della famiglia, perito anch’egli durante
la pestilenza che colpì Messina nel
1743. Questo insieme, oggi viene
evocato, dai gradi affreschi opera di
Antonio Filocamo che raffigurò: il
Battesimo di Cristo e a una Sacra
Famiglia, sulla parete di sinistra, oggi in
parte confinante con la sacrestia;
mentre sulla parete di destra, un tempo
confinante con il monastero elianico,
sono presenti gli affreschi raffiguranti
Gesù fra i dottori al tempio e la visita
dei tre re magi alla Sacra Famiglia.
Incastonati in sontuosi apparati angelici
in forma di festone, posti all’apice delle
rispettive cappelle, compaiono figure
affrescate a tema, riconducibili all’opera
di Paolo Filocamo, il quale dipinse
figure simboliche legate a dei motti
accademici; in gran parte
sintetizzavano figure araldiche legate
Marco Filocamo, Sacra famiglia
Marco Filocamo, Visita tre magi
alle famiglie committenti. In esso è
palese ritrovare simboli blasonati degli
Spadafora, dei Gemelli e dei Donato del
ramo veneziano, che propongono la
loro pezza gentilizia, presso l’altare
maggiore della chiesa di sant’Elia. Il
monumentale altare, probabile opera
dell’architetto Giovanni Francesco
Arena socio e collaboratore di Giacomo
Amato, uno degli indoratori plastici,
attivo nella chiesa di sant’Elia nel 1783
delimita come in un prezioso scrigno gli
arredi dell’aula. Il grande cappellone si
mostrava a pancia di botte, dove
Antonio vi realizzò una scenica
rappresentazione ascensionale del
Profeta Elia innalzato nell’empireo.
Raffigurazione distrutta nei
bombardamenti insurrezionali del 1848.
La chiesa in parte restaurata due anni
più tardi, ricevette le cure del pittore
Giacomo Grasso, il quale realizzò ex
novo il nuovo cappellone della nave,
dipingendovi un Elia su carro di fuoco,
centonove pagina 31
pronto ad incamminarsi nei viali celesti
mentre Eliseo, veniva mostrato in atto
di trattenerlo. Allo stesso tempo, in
forma di cimiero sui capitelli corinzi
sagomati e posti in stucco opera del
Biondo, presero sede, dei piccoli ovali
affrescati, definiti in una sorta di piccoli
scudi sormontati da una croce oppure,
da simboli blasonati in foggia di
armature per identificarne la gerarchia
nobiliare. Queste miniature sono
ascrivibili al pennello di Paolo Filocamo
e possono essere datati nello stesso
periodo in cui si ritiene, vennero
realizzate tutte le pitture, comprese le
tavole a olio presenti nella chiesa di
sant’Elia. Questo ciclo di affreschi,
certamente particolare e per certi versi
unico, merita di essere valorizzato
affidandoli al godimento della
cittadinanza e al pubblico forestiero. Un
patrimonio dimenticato, quasi isolato e
nascosto agli occhi degli intenditori,
necessita di urgente restauro viste le
numerose presenze e tracce di umido,
provenienti dalla sommità di copertura
anch’essa, in precario stato di
mantenimento. Un restauro che deve
donare alla cittadinanza le pitture e gli
apparati barocchi settecenteschi,
anch’essi da reinserire fra il patrimonio
artistico-monumentale di Messina. Allo
stesso tempo è doveroso ricollocare
questi affreschi nella storiografia
artistica siciliana, magari favorendo lo
sviluppo e lo studio apposito,
riscoprendo l’Accademia pittorica dei
fratelli Filocamo presso la quale
operarono, valenti allievi che ne
accorparono i più reconditi segreti, poi
offerti magistralmente alla storia, in
ulteriori opere sparse in giro per tutta
l’isola. Basti ricordare fra i discepoli dei
Filocamo, l’illustre acese Pietro Paolo
Vasta (1697 - 1760).
31 Gennaio 2014
posterlibri
RECENSIONI. La storia della sorella di Pancrazio De Pasquale tra decadenza nobiliare e condizionamenti sociali
Maria, la pianista sullo Stretto
La storia vera raccontata dalla figlia Antonina Aliberti anche attraverso gli epistolari
in una originale narrazione che svela anche un pezzo di storia di Messina
DI
FRANCA SINAGRA BRISCA
Messina. Più che di biografia si tratta
di una storia familiare messinese,
vissuta tra lo Jonio e lo Stretto, tra
decadenza nobiliare e nuove
opportunità di vita; condizionamenti
culturali, sociali e storici negli anni dal
fascismo al primo dopoguerra in Sicilia
attraversano la vita di una giovane
pianista, Maria De Pasquale (sorella del
noto Pancrazio De Pasquale, presidente
regionale e deputato nazionale ed
europeo, la cui vicenda l’autrice ha
trattato in L’epurato). E’ una storia vera,
basata su una doppia testimonianza,
quella filiale dell’autrice e quella
documentale degli epistolari, che per
mezzo dell’elaborazione narrativa
consente la traduzione di una specifica
vita, comune a tante, in originale
narrazione e in storia di vita.
Sul filo del racconto, guidato dalla
tenerezza dello sguardo mentre
recupera e illustra i ricordi della madre
e i propri, l’autrice Antonina Aliberti
crea una coerente armonia attorno
all’evoluzione dei fatti, la sua maestria
narrativa è tale da permetterle di
guidare il giudizio sempre benevolo del
lettore, di spiegare ed esprimere con
affetto disarmato e
carezzevole la soluzione
ad avvenimenti avversi che
hanno richiesto un
impegno personale
totalizzante.
Un libro da inserire nel
solco delle biografie
femminili, storicamente
contestualizzate, fiorite di
recente a costituire una
sorta di genealogia di
genere, che evidenzia
l’autorevolezza
dell’esperienza vissuta
LACERTI DI LETTURE
spesso eroicamente dalle donne a noi
vicine, a cominciare dalle nostre madri.
Fondamentale la coltissima e vibrante
presentazione dell’opera espressa
dall’autrice in intervista.
“Qual è il nucleo contenutistico
del libro?
E’ un libro sulla vita: sul conflitto tra le
nostre speranze e il caso, che distrugge
le nostre speranze. Ed è anche un libro
sull’amore per i figli, e sulla
responsabilità che hanno i padri nei
confronti dei figli, che non si cancella
con una separazione o con un divorzio.
La storia di vita della propria
madre ha in genere una
motivazione specifica, per lei
quale è stata?
Il motivo è anzitutto personale, direi
quasi egoistico. Maria De Pasquale era
mia madre, della quale ho raccontato
la giovinezza negli anni tra il 1931 e il
1959; dopo la sua morte avvenuta
nell’agosto del 2011, per molto tempo
non riuscivo più a pensare ad altro che
alla terribile ultima settimana
all’Ospedale Papardo. Avevo
dimenticato tutto del resto della sua
vita passata e della mia vita trascorsa
con lei. E’ un fenomeno abbastanza
frequente in chi subisce la perdita della
persona amata. Ma la cosa
più grave è che io avevo
l’impressione di aver
perduto la mia identità:
anche la mia vita passata
si era cancellata con la
morte di mia madre. Così
ho deciso di ricostruire la
vita di lei, che non si
esauriva certo in
quell’ultima settimana; la
sua vita era stata ben
altro. In questo modo ho
ritrovato anche me stessa.
Ho cercato di ricostruire
nel modo più impersonale possibile,
non mi piacciono l’autocommiserazione
o la descrizione del proprio dolore.
La sua docenza di Filosofia
antica e di Estetica traspare nella
trama del libro?
Il racconto della vita di mia madre mi
ha dato modo di riflettere su un aspetto
per così dire universale della vita degli
uomini, che mi ha sempre affascinato.
E’ un aspetto leopardiano, ed è il fatto
che, quando si guarda all’arco
complessivo della vita di una persona,
vediamo che quasi mai le speranze e i
progetti di quella persona riescono
veramente a realizzarsi. I nostri progetti
sono illusioni, sono nostre costruzioni
immaginarie della nostra vita, che
prima o poi si scontrano con il caso, a
cui diamo nome destino: fatti
imprevedibili come una guerra o una
malattia, la morte o l’abbandono di
qualcuno. E poi c’è la nostra incapacità
di valutare e capire a fondo gli eventi e
di prendere la decisione giusta. Gli
antichi e Omero erano acutamente
LA CLASSIFICA
consapevoli che nella vita degli uomini
l’errore inconsapevole, con i suoi effetti
devastanti, è sempre in agguato. Ora la
storia della vita di mia madre è proprio
questo: una giovane pianista di talento
vede infranto il proprio progetto…
Come è riscattata la vita di
Maria, qual è il bilancio
conclusivo?
Ma c’è una capacità di amare che resiste
ad ogni delusione e ad ogni disastro.
Questo amore per la vita era un tratto
essenziale della personalità di mia
madre, e io ho cercato di evidenziarlo; è
la sola cosa che può fare di una vita un
successo e non un fallimento. Ho
ricostruito la storia di Maria in modo
oggettivo, utilizzando epistolari e diari
autentici. In particolare l’epistolario con
il fratello Pancrazio, che in un certo
senso ha avuto una sorte simile a quella
della sorella: anche le sue speranze si
sono infrante contro il fato e il destino.
Un altro tema proposto è la
questione dei figli, come viene
trattato?
L’amore per i figli ha dominato la vita di
Maria, e questo è l’altro tema del libro.
L’amore di una madre per i figli, e la
responsabilità che hanno i padri nei
confronti dei figli, anche quando un
matrimonio va in frantumi. Ma lascio
volentieri al lettore il piacere di scoprire
la vicenda“
“Maria De Pasquale. Una donna”
di Antonina Alberti, ed. Il Melangolo,
Firenze 2013, pagg. 200 € 16.00
DI FELICE IRRERA
A v20 anni dall’evento che vide l’ammissione del Sovrano Militare Ordine di Malta alle
Nazioni Unite in qualità di Osservatore Permanente, ecco utili considerazioni e
riflessioni sul tema del rapporto Smon-Onu. Non mancano gli accenni all’evoluzione
istituzionale dell’Ordine, volti a comprendere gli sviluppi del suo apparato in relazione
al sistema internazionale e il rapporto giuridico esistente con l’Onu.
Sergio Miracola, Il Sovrano militare ordine di Malta all'Onu,
Dario Flaccovio 2013, pp. 136, € 18,00
Sepulveda
Margaret Mazzantini
1tanzaLuis
Storia di una lumaca che scoprì l'impor- 4 Splendore - Mondadori
della lentezza - Guanda
Suzanne Collins
Michele Serra
5
Il canto della rivolta. Hungar Games 2GliFabio
sdraiati - Feltrinelli
Mondadori
Volo
Collin
3Verso casa
- Mondadori
6Suzanne
Hungar Games - Mondadori
www.wuz.it
FRASI CHE FANNO UN RACCONTO, DIVERSO DA QUELLO NARRATO DALL’AUTORE (A CURA DI CARMELO CELONA)
Stato d’eccezione
Basta un efficiente e programmato
“ordinario” per risolvere le emergenze
senza rischio di speculazioni.
“«Lo Stato d’eccezione», la sospensione
dello stato di diritto e della norma stessa è
una pratica consuetudinaria di questi processi di
intervento e modifica dei territori a seguito di un
disastro. Nella proclamazione dello Stato di eccezione la
norma è quasi del tutto annullata a vantaggio della
decisione. La norma resta vigente, ma la sua attuazione
è sospesa: un autentico diritto alla decisione.”
Ha radici lontane la palude di sabbie mobili di cui
l’attuale immobilità urbana e amministrativa è lucida
metafora. “L’operazione speculativa, non si svolse alla
velocità di un lampo. Anzi, complici le lungaggini
burocratiche, i tempi diluiti, furono funzionali ad
accrescere ulteriormente l’immanenza della tragedia e
a rappresentare le scelte speculative successive come
guidate dalla necessità.” Messina fu terra di rapina:
istinto predatorio che tutt’oggi si registra.
“Molte proprietà immobiliari e una parte dei suoli
edificabili si erano concentrate nelle mani di grandi
proprietari come la Curia, lo Stato e i privati più dotati
di disponibilità finanziaria, le ditte monopoliste degli
appalti si facevano cedere i diritti per cifre irrisorie al
fine di innalzare successivamente grandi edifici su cui
ricevevano contributi statali dal valore di centinaia di
milioni di lire.” Dopo il 1908 una borghesia agraria
proveniente dall’entro terra, latrice di una cultura
centonove pagina 32
feudale, sostituì la precedente classe egemone: un
trapianto di un organo vecchio e malato in un
organismo giovane e sano. “Una borghesia incolta che
è interessata all’accumulazione veloce e non possiede
una visione del futuro. Vive di espedienti, quando non
di posizione di rendita parassitarie, e che ha una
progettualità molto limitata e generalmente incapace
di operare, se non nel campo delle costruzioni. Cosa
resta dunque, a questa borghesia priva di
immaginazione se non erodere il territorio? Una classe
di speculatori concentrata su un numero assai ridotto
di settori, sistematicamente consegnata al
deterioramento dell’ambiente di vita entro cui essa
stessa si trova a svolgere la propria esistenza.”
Lacerti tratti da: “Quota Zero” - 2013- parte II
Pietro Saitta
posterstoria
Ebrei nei campi di sterminio
GIORNATA DELLA MEMORIA. Vicino la via Cannizzaro di Messina il “rifugio” degli scampati al nazismo
Quando c’era il quartiere Paraporto
Non un ghetto, ma un’earea commerciale e mariara, dove vivevano molti ebrei fuggiti da tutta la Sicilia.
Una terra che ha dimenticato le crudeltà e che non è mai stata testimone della lotta al nazifascismo
DI
DOMENICO CACOPARDO
«Oro e denaro/caricati, e
i veicoli imboccarono/la via
Cassia: a Firenze le
torture/erano raffinate; c’era il letto/di
chiodi, c’era il pugno/di Mario Carità,
guantato e lucido/per le bocche più
mute, c’erano i corpi/vivi da denudare.»
Con questi versi, Emilio Zucchi, poeta e
amico di Mario Luzi, racconta le gesta
della banda Carità e dell’ufficiale delle
SS Koch. Una delle vicende più efferate
e macabre del periodo nazi-fascista.
Le generazioni, soprattutto nella Sicilia
liberata il 16 agosto del 1943,
succedutesi dal 1945, non hanno avuto
conoscenza di ciò ch’erano stati il
fascismo e il nazismo. Di quanto la
dignità umana fosse calpestata ogni
minuto di ogni giorno, di quanto dolore
fosse dispensato a chi era contrario ai
regimi o, semplicemente, ebreo, zingaro
od omosessuale. A un livello poco meno
infimo erano collocati gli slavi, usati
come schiavi nelle officine e nelle
fattorie della grande Germania.
L’Italia seguì l’esempio del regime
tedesco e adottò, nel 1938, leggi razziali
scritte sul criminale esempio d’Oltralpe e
aggravate durante il periodo della
Repubblica sociale.
La loro applicazione venne, in qualche
caso, mitigata dalla popolazione,
incapace delle crudeltà ch’esse
comportavano.
Questo atteggiamento, però, non fu così
generale e unanime come ci si sarebbe
aspettato. Molti, per interesse,
approfittarono della situazione,
impadronendosi di aziende di proprietà
ebraica. La casa editrice Treves, una
delle più importanti della nazione,
venne rilevata da Aldo Garzanti che ne
assorbì il catalogo e le diede il proprio
nome.
Le confische di beni ebraici si
susseguirono a ritmo serrato. Nulla
venne risparmiato.
In Sicilia non si percepì quanto stava
accadendo in Italia (Fossoli e Trieste) e
in Germania. Gli ebrei erano pochi:
qualche professore, allontanato
dall’insegnamento, qualche negozio
subito chiuso. Nessun altro sintomo
venne percepito. Anzi, dopo le
entusiastiche accoglienze agli alleati
liberati, gran parte del mondo piccolo
borghese e terriero iniziò a rimpiangere i
fascisti e la militarizzazione del Paese.
Gli ebrei erano già scomparsi da secoli.
La loro persecuzione iniziò in Sicilia il
18 giugno 1492, con un editto di
Ferdinando il cattolico (sostenuto dalla
moglie Isabella di Castiglia) che impose
loro di abbandonare per sempre l’isola,
pena la morte. Vi erano vissuti dai tempi
biblici e rappresentava una delle terre
più importanti di insediamento, dopo la
diaspora del 70 d.C. Quando venne
emanato l’editto, nell’isola c’erano più
ebrei, in rapporto alla popolazione, di
quanti fossero presenti in ogni altra
regione europea, d’Occidente e di
Oriente.
A Modica, già nel 1478, la popolazione
aveva attaccato il Cartellone, il loro
quartiere, massacrandoli. Gli scampati
s’erano rifugiati a Messina. Qui gli ebrei
vivevano nel quartiere Paraporto tra il
Duomo e il torrente Portalegni e oggi
dovrebbe essere lungo la via Cannizzaro.
Non un ghetto, ma un’area aperta come
si conviene in una città commerciale e
marinara, frequentata da gente di tutto
il mondo conosciuto. La sinagoga di
Messina era grande come quella di
Palermo, aveva forma di esedra e si
trovava nel luogo sul quale fu poi
costruita la chiesa di San Filippo Neri.
Taormina aveva la sua Giudecca vicina
porta Catania e la sinagoga accanto al
San Domenico. Anche qui, avvenne il
massacro della maggior parte di loro.
I fuggitivi dalla Sicilia (e dalla Spagna)
si concentrarono a Salonicco, dove si
costituì e prosperò, sino al 1944, la più
grande comunità ebraica d’Europa (oltre
40.000 persone).
Le SS le concentravano una volta la
settimana nella piazza principale:
ordinavano la consegna di oro e gioielli
31 Gennaio 2014
e diramavano le disposizioni della
settimana. Un giorno, come ordinato, gli
israeliti gremirono la piazza. Poco dopo,
mezzi blindati e militari nazisti chiusero
le vie d’uscita. Il blocco totale durò vari
giorni, e il tempo non fu clemente con i
disperati. Infine, furono incolonnati e
guidati sino alla stazione ferroviaria. Qui
li aspettavano i treni piombati per un
viaggio di una settimana per Auschwitz.
Gli ebrei di Salonicco scesero dai vagoni
e passarono direttamente alle camere a
gas Ziclon C e ai crematori. Alla fine
della guerra, meno di 100 superstiti
raggiunsero Salonicco.
Questo per ricordare, nel giorno della
memoria, che anche in Sicilia occorre
rammentare episodi di razzismo
antiebraico, ancorché lontani nel tempo.
Ma torniamo alla Seconda guerra
mondiale. Circa 9000 furono gli ebrei
italiani deportati in Germania. Di essi
quasi 8000 non fecero ritorno.
Questa la macabra contabilità italiana
d’una tragedia che attraversò l’Europa,
dalla Francia alla Russia provocando tra
i 5 e i 6 milioni di vittime. A esse vanno
aggiunti i caduti in operazioni belliche
(almeno 25 milioni), i prigionieri di
guerra deceduti nei campi di
concentramento, le vittime civili delle
truppe tedesche e italiane nei Balcani, in
Grecia e in Russia.
Perché la tragedia non venga
dimenticata e perché sia comunicata alle
generazioni post-belliche, è stata
istituita la Giornata della memoria, che
si celebra il 27 gennaio di ogni anno,
nell’anniversario della liberazione del
campo di Auschwitz-O wi cim da parte
delle truppe sovietiche.
Dell’odio razziale e delle stragi da esso
provocate, il 27 gennaio s’è tenuta
memoria in tutto il mondo. In Sicilia
l’attenzione dovrebbe essere maggiore,
perché essa non è stata testimone della
lotta al nazifascismo e spesso ha dato il
voto agli eredi di quelle crudeli
persecuzioni.
Non s’è vista nell’isola, però, quella
generale mobilitazione di università e
scuole per proporre il ricordo
dell’Olocausto alle giovani generazioni.
Le omissioni, in un caso come questo,
sono imperdonabile complicità.
www.cacopardo.it
INIZIATIVE
E Catania ricorda l’allenatore Kertèsz Gèza
Catania. Anche l’allenatore ungherese Kertész Géza merita un posto di rilievo nella
giornata della memoria dedicata alle vittime dell’Olocausto nazista. Lui, che guidò
la formazione di calcio del Catania tra il 1933 e il 1936 e nel 1941-1942, fu fucilato
da eroe nel 1945 in Ungheria, dopo aver organizzato un gruppo di resistenza
antinazista e aver salvato degli ebrei e dei dissidenti ungheresi dalla Gestapo. La
città dell’Elefante ha recuperato la sua memoria storica grazie al lavoro degli autori
del volume Tutto il Catania minuto per minuto e al comitato pro-Géza Kertész.
Venerdì 24 gennaio, durante una conferenza organizzata da Assostampa e Ersu
Catania, il segretario provinciale del sindacato dei giornalisti, Daniele Lo Porto, ha
annunciato che nelle prossime settimane si terrà una conferenza dedicata proprio
alla figura di Kertész, oltre che ad Amedeo Rega (portiere scampato all’eccidio delle
Fosse Ardeatine) e Luz Long (già olimpionico tedesco e morto in guerra in Sicilia).
centonove pagina 33
31 Gennaio 2014
postermusica
MESSINA
Il manoscritto del tenore
Boccaccini senza segreti
Nella foto, da sinistra Mariachiara Millimaggi, Federica D'Andrea, Agnese Carrubba, Cecilia Foti
GRUPPI. Cecilia Foti, Federica D’Andrea, Agnese Carrubba e Mariachiara Millemaggi insieme in nome del jazz
Glorius,eravamo quattro amiche al bar
Una grande passione per la musica e l’amicizia nata a “progetto Suono” mette insieme
donne di talento che stanno conquistando l’Italia. Con la sola forza delle loro voci
DI
NUNZIA LO PRESTI
Messina. Glorius è l'aspettativa di
gratificazione musicale di quattro
donne che si mettono insieme per dare
voce ai grandi classici del funky e del
pop, passando per qualche standard,
tutto su un retroterra che sa di jazz:
“Perché il jazz piace a tutte, è sempre
raffinato e non banale nelle mille
possibilità musicali che può aprire, dalla
ritmica, agli accenti, ai cambi di tempo,
e può essere quell’ingrediente in più,
quella spezia, o la ciliegina se vogliamo,
che rende più saporito ogni genere, per
arricchirlo”. Cecilia Foti ci parla degli
ingredienti di questo progetto musicale
tutt'altro che improvvisato, frutto invece
di anni di conoscenza lavorativa e non,
di studio condiviso e non, di esperienze
differenti fra loro che si mescolano per
Cecilia Foti, foto di Carla Bonomo
appuntamenti sempre inaspettati:
“Nasce da me l’idea di presentarci – con
Federica D'Andrea, Agnese Carrubba,
Mariachiara Millimaggi - come gruppo
vocale a XFactor nel 2008 con il nome
Triskéle, poi ripescate nel 2010. Dopo
aver fatto varie esperienze con
l’alternarsi di cantanti e musicisti a
“Progetto suono”, dove ci siamo
conosciute mentre studiavamo
arrangiamento corale con Liliana
Minutoli e cantavamo tutte nel Progetto
Suono Choir&Band (parliamo di quasi
15 anni fa!), abbiamo deciso di
continuare ad arrangiarci da sole,
dapprima in sei, e adesso con la
formazione Glorius in quattro”
È quindi in questo ri-arrangiarsi
al femminile che sta la vostra
personalità?
“Non so in effetti se c’è una formazione
come la nostra che si avvale solo delle
voci (nei brani a cappella) e del
“minimo” strumentale - quando c’è, cioè
solo di un pianoforte e a volte delle
percussioni o della body percussion. Nel
nostro percorso formativo poi,
naturalmente sempre in via di sviluppo,
abbiamo incontrato Ciro Caravano dei
Neri per caso, Paola Folli, Maria Pia De
Vito, Mark Murphy… e tutto questo
contribuisce al risultato finale, che poi
porta la nostra firma”.
Spesso si dice che tutto è già
stato fatto, suonato, cantato..
come si pone un'artista di fronte
a questo muro?
La forza delle voci è qualcosa in più, è
il respiro che si fonde, come
condividere la forza vitale primordiale.
Volendo è anche una cosa semplice,
ma molto intima. Non è solo un
ensemble musicale, è qualcosa in più.
È un suono che ogni corpo "costruisce"
secondo le proprie caratteristiche
fisiche ed emotive. Quello delle
Glorius è un respiro comune, e questo
colpisce sempre ed emoziona il
pubblico che ci ascolta. Amiamo
cantare insieme, forse è solo questo,
per incontrarsi è necessario un grande
affiatamento, per l'appunto, "fiato".
Cantiamo in quattro come se fossimo
un corpo solo, che "costruisce" la
propria voce unica.
Per i prossimi concerti bisognerà
attendere aprile: il 9 nella Rassegna
jazz di Torregrotta; il 23 al Teatro
Morelli di Cosenza, il 24 per la rassegna
vocal jazz al femminile Voci di donne
teatro Piscator a Catania.
centonove pagina 34
Messina. Venerdì 31 gennaio, alle
ore 16.30, nel quadro delle attività
organizzate dall’Archivio Storico
“Nitto Scaglione” e dalla Biblioteca
Comunale “Tommaso Cannizzaro”,
si svolgerà al Palazzo della Cultura
“Antonello da Messina” un incontro
sul tema: “Il manoscritto del
tenore”. Giovan Francesco Boccaccini
cantante e pittore nell’Europa
dell’Ottocento”.
Una riscoperta, questa di Boccaccini,
di un personaggio davvero poco
conosciuto a Messina dai non
addetti ai lavori. Nato a Pistoia il 23
giugno 1786, dopo una lunga
carriera in Italia (Parma, Torino,
Trieste, Roma, Genova, Brescia,
Palermo, Napoli, Milano) e all’estero
(Dresda, Parigi, Londra), si stabilì a
Messina, dove ebbe un contratto al
Teatro La Munizione e sposò nel
1835 una nobile messinese,
Eustochio Rosso. Negli ultimi anni si
dedicò alla pittura (aveva
frequentato l’Accademia di Belle
Arti a Brera) e morì nella città dello
Stretto il 17 giugno 1877, lasciando
alla famiglia del naturalista Cocco i
suoi disegni e i manoscritti della sua
autobiografia e del “Giornale degli
avvenimenti di Messina. Anno
1848”.
Per saperne di più su questo
personaggio si potranno ascoltare lo
storico dell’arte Luigi Giacobbe, della
Soprintendenza B.C.A. di Messina,
che relazionerà su “Giovan
Francesco Boccaccini ‘delicatissimo
adornista’ ”; e Alba Crea, docente di
Storia ed Estetica della Musica al
Conservatorio “Corelli di Messina,
che parlerà su “La carriera del
tenore Boccaccini: dalla corte di
Dreda al Teatro La Munizione di
Messina”.
Per il Comune di Messina, oltre
all’esperto, cultore di storia patria
Giovanni Molonia, interverranno
l’Assessore alla Cultura Tonino Perna,
il Dirigente del Dipartimento Cultura
Salvatore De Francesco e Dora
Rattazzi, dell’Archivio Storico
Comunale; per la Soprintendenza
B.C.A. di Messina, il Direttore Beni
Bibliografici e Archivistici Melina
Prestipino.
F. I.
posterteatro
Le Sorelle Macaluso foto di Carmine Maringola
DEBUTTI. La piece scritta e messa in scena dalla regista palermitana al Mercadante di Napoli
Le sorelle di Emma Dante
Standing ovation per la prima pronta a girare l’Italia per raccontare l’universo femminile
diviso fra terra e cielo, inferno e paradiso, vita e morte. Senza dimenticare la mia del primo bacio
DI
GIÒ PEREC
Palermo. Sono sette Le sorelle
Macaluso di Emma Dante nella pièce
scritta e messa in scena da lei in prima
assoluta al Teatro Mercadante di Napoli
salutata alla fine da applausi calorosi e
standing ovation. Numero scaramantico
il 7, magico direi, che porta bene al
mondo dello spettacolo, contribuendo la
geniale artista palermitana ad
allungarne la serie con i suoi successi.
Sette sono i nani di Biancaneve, quanti I
sette samurai di Kurosawa che darà vita
poi a quei Magnifici sette di John
Sturges nel suo western del 1960 con
una sfilza di star, ritrovandolo
raddoppiato in quel film musicale Sette
spose per sette fratelli di Stenley Donen.
Ma attenzione perché sette sono pure i
peccati o vizi capitali immortalati da
Bosch in un suo dipinto vedibile al
Museo del Prado di Madrid, quegli stessi
forse, che investono Le sorelle Macaluso
della Dante, che vivono metateatralmente e metafisicamente tra cielo
e terra, tra inferno e paradiso, tra vita e
morte. E’ suggestiva la scena d’apertura,
nuda e nera, occupata solo da una
ballerina danzante e volteggiante come
un pupo siciliano e da cinque scudi sul
proscenio, luccicanti e nuovi di zecca,
simili a quelli dei Paladini di Francia.
Dal fondo s’intravedono un gruppo di
personaggi, in maggioranza femminili,
rigorosamente agghindati di nero,
illuminati fiocamente e gradualmente
sino a sostanziarsi in tutta la loro
interezza. Per alcuni minuti marciano su
e giù lungo la scena, da rievocare quasi
quella marcia marziale, da brivido, che è
stato il primo quarto d’ora del Woyzeck
di Büchner secondo Carlo Cecchi nella
prima metà degli anni’70. Solo che qui
la Dante, forse con un pizzico di
autoreferenza, fa un salto al suo
spettacolo d’esordio alle soglie del 2000
(quello della sua nuova weltanschauung
teatrale) che è stato Palermu, con le
protagoniste che sfilano poi in
processione dietro uno stendardo
religioso. Eccole adesso le sette sorelle
togliersi quegli abiti neri al ritmo di
dixieland e di musiche echeggianti gli
ottoni di Bregovic e restare in sottane
colorate e poi in costume da bagno
intero e canticchiare più d’una volta
alcune note di ‘U pisci spada di
Domenico Modugno, ruotante , come si
sa, attorno ad un pescespada femmina
catturata durante una mattanza che
invita il maschio a fuggire, ma
inutilmente, perché lui si lascia catturare
per morire insieme a lei: una canzone
d’amore in dialetto siciliano,
accattivante musicalmente di cui però
non vi trovo una liaison con lo
spettacolo. Ed eccole ancora le sorelle
raccontare a turno un episodio che le ha
segnate quando erano bambine: quello
che rievoca la loro prima volta al mare,
il loro primo bagno nell’acqua salata, la
pasta al forno sulla spiaggia, il melone
dimenticato sulla strada e quella specie
di gioco pericoloso che fanno molti
ragazzini quando cronometrano
contando a voce alta chi è capace di
centonove pagina 35
31 Gennaio 2014
restare di più in apnea mentre qualcuno
gli ottura il naso. Ci lascerà le penne,
purtroppo, Antonella (Elena Borgogni),
alla quale Katia (Leonarda Saffi), la
sorella più appariscente per i coloriti e
variegati toni dialettali, stringerà più del
dovuto il naso facendola affogare. Una
morte che rievoca un altro spettacolo
cult della Dante titolato Vita mia, dove
un ragazzo in bicicletta muore senza
morire davvero perché è sempre in
mezzo ai vivi. Come Antonella del resto
che continua a giocare con le sorelle e
insieme al padre (Sandro Maria
Campagna) che ritorna dall’aldilà e che,
con toni affabulatori, racconta i suoi
tanti e disparati lavori per non far
morire di fame la sua famiglia. E appare
pure la loro madre (Stephanie
Taillandier) anche lei defunta quando le
figlie erano piccole e che non smetterà
mai di fare l’amore col marito in
lunghissimi abbracci e reiterati girotondi
lungo tutto il palcoscenico. Sono senza
parola le sorelle vive, si chiedono senza
parlare il da farsi e di chi possa essere la
colpa di quella morte involontaria e
improvvisa. Sarà il padre ad assumersi
la responsabilità, soprattutto per non
averle potute controllare a sufficienza. E
c’è un’altra giovane vittima, figlio della
sorella Gina ( Italia Carroccio) che è il
giovane calciatore Davidù (Davide
Celona) con la maglietta azzurra del
Napoli di Maradona ( certamente un
omaggio della Dante verso quel
capoluogo partenopeo che l’ha sempre
amata e accolta a braccia aperte)
deceduto mentre giocava a calcio per
un attacco di cuore e che non smette di
dribblare chi si trova davanti e dare
colpi di testa al pallone. Adesso le
sorelle si rivestono di nero. Dal gruppo
si stacca la ballerina Maria (Alessandra
Fazzino) la stessa dell’inizio, che
accenna a qualche passo di danza,
subito incoraggiata e incitata da Cetty
(Marcella Colaianni) e Pinuccia (Daniela
Macaluso), quindi si spoglia lentamente
sino a rimanere nuda e mentre la sorella
Lia (Serena Barone) le lancia un tutù
che lei indossa lentamente, sembrerà in
chiusura una bambolina danzante sopra
un carillon. A Emma Dante, per
imbastire spettacoli di tale fatta, non
interessano storie del tipo Star Trek o di
quelle americanate televisive abitate da
morti che rivivono in mondi virtuali e/o
para o fantascientifici. A lei interessano
storie semplici che affondano nella
cultura popolare, come il cuntu che gli
ha fatto un amico con la nonna
ammalata che di notte chiama la figlia
urlandole se è viva o morta e quando la
figlia le risponde che è viva, la donna
non le crede affermando d’essere morta
da lungo tempo e chi le sta attorno non
le dice la verità per non farla
spaventare. Poi la storia assume una vita
propria, una via “dantesca”, restando
indelebile nella mente di chi l’ha visto.
Le sorelle Macaluso sarà in scena al
biondo di Palermo dal 25 febbraio al 2
marzo.
31 Gennaio 2014
postermusica
Orchestra da Camera I Musici
MESSINA. Terzo memorial “Giuseppe Intelisano”
Ars Nova torna “giovane”
La kermesse dedicata quest’anno ai talenti in erba. L’appuntamento 1 e 2 febbraio
nella Cappella Santa Maria all'Arcivescovado. Per difendere un sogno...
DI ISABELLA
MOLONIA
Messina. “Quando la musica diventa
un tutt’uno con la memoria”. Anche
quest’anno si accendono i riflettori su
un evento divenuto ormai una
consuetudine nella città nello Stretto:
il Memorial del Fondatore dell’Ars
Nova Giuseppe Intelisano. Per questa
terza edizione due gli appuntamenti
musicali : sabato 1 e domenica 2
febbraio alle ore 19 nella Cappella S.
Maria all'Arcivescovado in Via I
Settembre. Un mix perfetto di musica
e di emozioni animerà gli
appuntamenti inseriti da quest’anno
nella 57° stagione concertistica dell’
Associazione Vincenzo Bellini e
organizzati in collaborazione con la
Casa musicale San Filippo.
Due giornate all’insegna della buona
musica per non “dimenticare” chi ha
fatto di questa forma di cultura una
“scommessa” di vita nella difficile
realtà messinese, Giuseppe Intelisano,
fondatore nel ’92 di una realtà ben
radicata nel nostro territorio che da
sempre, fino alla sua scomparsa, ha
cercato di dare spazio al talento
nostrano. Per questa occasione si
avvicenderanno sul palco le giovani
leve della musica siciliana in ambito
classico e non, tutti accumunati
dall’amore incondizionato per questa
forma di espressione.
Tema portante delle serate “l’amore”,
filo conduttore delle esecuzioni in
programma nelle infinite
sfaccettature che la musica è in grado
di riprodurre. Saranno i giovani i
protagonisti indiscussi dell’evento con
l’ “Orchestra da Camera I Musici”, un
ensemble di giovanissimi strumentisti
ad arco nato dal progetto del M°
Giuseppe Fabio Lisanti in
collaborazione con il M° Maurizio
Salemi. Un gruppo musicale giovanile
che affronta il repertorio barocco
esplorandone tutti gli aspetti stilistici e
tecnico-compositivi. Alcuni artisti
dell’ensemble I Musici si esibiranno in
altre formazioni o da solisti, come Il
Duo La Torre - Manitta; la
violoncellista Barbara Visalli reduce
dalla recente collaborazione con
l'Orchestra nazionale dei conservatori
all'Arena di Verona con Gianni
Morandi. Sul palco anche le
giovanissime arpiste del Duo Palazzolo.
Si cimenteranno inoltre i giovani allievi
delle scuola di musica Ars Nova.
Tra i numerosi ospiti largo margine
sarà dedicato alle realtà corali
messinesi: i piccoli talenti del coro
Note colorate diretto dal M°Giovanni
Mundo; la Corale polifonica S. Nicolò
diretta dal M° Nazzareno De Benedetto
e la Corale polifonica Santa Maria dei
Miracoli diretta dal M° Giacomo
La violoncellista Barbara Visalli.
Arena. Non mancheranno agli
appuntamenti i professionisti che negli
anni hanno collaborato e continuano a
collaborare attivamente all’interno
dell’Associazione: il Duo Cartosio Salemi; il Duo Rotondo - Pirrera soci
dell'Associazione e rispettivamente
insegnanti di pianoforte e di canto
all’interno della struttura; il M°
Alessandro Monteleone alla chitarra
suonerà con la pianista Lucia Arena.
Uno stralcio di sonorità popolari sarà
offerto dal duo Baglio -Drago,
riduzione del Kalamos Ensemble, con
un inedito duetto che fonde chitarra,
voce e zampogna.
Duo Torre-Manitta
centonove pagina 36
Questi solo alcuni dei protagonisti
della manifestazione, tutti riuniti
anche quest’anno per celebrale la
musica a 360°. Perché il sogno di
Giuseppe Intelisano non si spenga:
«Continuare a dare ai giovani quella
spinta in più per credere ancora nella
musica», come racconta Immacolata
Pulicano Intelisano che continua a
denti stretti a difendere il sogno del
marito, portando avanti questa realtà
affinchè i giovani possano trovare
spazio in una società cieca e sorda
davanti ad una terra che pullula di
talenti privi di spazi idonei per
valorizzarli.
posterrubriche
31 Gennaio 2014
DANZA
MUOVE VISIONI
MUSICA
DI MARCO OLIVIERI
DI CESARE NATOLI
Wall Street secondo
Scorsese
Palermo ricorda Abbado
Sesso, droga e tanti,
tanti soldi. Soldi facili da
guadagnare,
ingannando il prossimo e
derubandolo. Da cinque anni
Leonardo DiCaprio, mattatore
assoluto di “The Wolf of Wall
Street”, intendeva realizzare anche
come produttore il film,
tratto dal romanzo autobiografico
del broker Jordan Belfort e scritto
molto bene dallo sceneggiatore
Terence Winter. Grazie alla regia di
Martin Scorsese, al quinto titolo con
DiCaprio, si assiste senza pause a tre
ore adrenaliniche. I ritmi
scoppiettanti, tra commedia nera e
situazioni grottesche, sono al
servizio di un racconto cinico e
disincantato fatto dallo stesso
protagonista. In primo piano
un’America spietata e materialista,
drogata dalla propria bulimica
avidità. Sapiente l’uso delle musiche
e ottimo il cast: da Matthew
McConaughey a Jonah Hill, Margot
Robbie e Jean Dujardin. Scorsese
non eguaglia i suoi capolavori, da
“Taxi Driver” a “Toro scatenato”, ma
il film funziona. La varietà dei
registri, da quello comico al
drammatico, senza dimenticare lo
sguardo lucido sulla corruzione che
anima il mondo della finanza e i suoi
squali, garantisce lo spettacolo e
stimola la riflessione sulla natura
ingannevole dei rapporti umani.
Cinque le candidature all’Oscar.
TEATRO
Il medico dei passi
al Luigi Pirandello
Messina.. “Il medico dei pazzi”, i ue
atti comici di Edoardo Scarpetta
andranno in scena sabato 1 e
dimenica 2 febbraio alle ore 18.30 al
Nuovo Teatro Luigi Pirandello della
Città del ragazzo per la settima
rassegna teatrale 2014 con la
direzione artistica di Pippo Cicciò e a
sostegno delle adozioni a distanza. Sul
palco Pino Imbesi, Cettima Ambrogio,
Giovanni Cundrò, Santina Restuccio,
Milena De Bartolo, Alessandro Liotta,
Nicola Sciarrone, Nella Guglielmino,
Nino Lanzellotti, Peppe Costa,
Salvatore Berenato, Alberto Subba,
Giulia Accetta, Silvia Pino e Lucia
Rizzo.
Un momento dello spettacolo
Il piacere di essere terroni
Sud Virus, la nuova coreografia di Roberto Zappalà
DI
PAOLO RANDAZZO
Catania. Ci sono molte prospettive
assumendo le quali si può raccontare
“Sudvirus, il piacere di sentirsi terroni”,
ovvero l’ ultima coreografia di Roberto
Zappalà che, dopo aver debuttato a
luglio a Civitanova Marche, è andata in
scena finalmente a Scenario pubblico il
fine settimana scorso e si potrà vedere
ancora l’1 e il 2 febbraio. Si tratta del
racconto della Sicilia contemporanea
che destruttura e poi rimonta
utilizzando intelligenza, ironia, cultura,
vissuto e luoghi comuni della nostra
terra. Tuttavia, trattandosi di un lavoro
di danza, la prospettiva più idonea a
raccontare questa operazione è quella
formale: scriviamo di una coreografia
infatti in cui l’elemento più evidente e
denso di senso autonomo è la piena
maturità espressiva di questo artista e
del suo ormai ben collaudato ensemble
(non solo i danzatori/creatori Gaetano
Badalamenti, Maud de la Purification,
Alain El Sakhawi, Valeria Zampardi,
Roberto Provenzano, Fernando Roldan
Ferrer, Ilenia Romano, ma anche i
DE GUSTIBUS
collaboratori storici come Nello Calabrò
per i testi e l’elaborazione concettuale,
Salvo Noto per il tappeto sonoro e
l’elaborazione di musiche di Beethoven,
Matthew Herbert, Adriano Murania,
Paganini, Vivaldi, e Debora Privitera per
le scene e i costumi). Prezioso è inoltre
l’apporto dell’azione scenica di
Vincenzo Pirrotta e delle musiche
eseguite dal vivo da Alfio Antico e da
Puccio Castrogiovanni. È davvero
impressionante vedere con quanta
gioia, sicurezza e potenza si muovano
in scena gli interpreti: il linguaggio
espressivo è, certamente, quello che
Zappalà ha elaborato e affinato in due
decenni di progetti e produzioni, ma
sorprendono la freschezza e la potenza
con cui esso riesce a colorarsi ancora, a
proporre nuove metafore espressive,
abitare nuovi territori di senso, creare
nuovi contenuti. Domina la metafora
dei virus che, da microrganismi vitali, si
trasformano in elementi significanti, e
da qui scaturisce la riflessione su ciò che
vuol dire oggi “appartenere ad una
terra”, viverne, interpretarne
attivamente o subirne limitazioni.
“Oggi è un giorno triste
per tutto il mondo della
musica ma per Palermo e
il Teatro Massimo forse
ancora di più: la
scomparsa di Claudio Abbado, infatti,
ci colpisce particolarmente perché il
suo nome è legato al più bel
momento di festa della storia recente
del nostro Teatro: Abbado era infatti
sul podio dei “suoi” Berliner
Philharmoniker in occasione del
concerto per la riapertura del
Massimo il 12 maggio del 1997”. Si è
espresso così il prefetto Fabio
Carapezza Guttuso, commissario del
Massimo di Palermo, commentando
la recente scomparsa del grande
direttore milanese. “Claudio Abbado
– continua Carapezza – non è stato
soltanto un musicista raffinatissimo e
uno dei protagonisti della storia
dell’interpretazione del secondo
Novecento, ma anche un esempio per
tutti noi su come va pensata e
realizzata la musica, sul valore del far
“musica insieme”, sulla ricerca della
perfezione, sull’importanza di
trasmettere l’arte alle generazioni
future”. Con Palermo, del resto,
Abbado (cittadino palermitano
onorario) aveva un legame
particolare. La madre Maria Carmela
Savagnone, infatti, era di origini
palermitane e nel capoluogo siciliano
ci tornava volentieri. Memorabili le
sue presenza sul podio nel 1961 e, nel
2012, alla guida dell’Orchestra
Mozart, sua ultima “creatura”. Ci
sembra corretto condividere le parole
di Abbado che più di altre sono state
citate in questi giorni: “La cultura
permette di distinguere tra bene e
male, di giudicare chi ci governa. La
cultura salva”.
DI MASSIMO LANZA
Da I Ruggeri di Messina
Il 2013 non ha regalato solo chiusure alla
ristorazione messinese, ma anche delle piacevoli
conferme come il locale della famiglia Ruggeri
accanto al teatro Vittorio Emanuele. Due salette
intime elegantemente arredate dai caldi colori
pastello, bella anche l'apparecchiatura. Ad
accogliervi il più giovane dei Ruggeri, Alvise simpatico padrone
di casa, gentile e premuroso con tutta la sua clientela. In cucina
papà Franco, chef di rango e comprovata più che trentennale
esperienza, una vera istituzione a Messina. La cucina partendo
da una solida impostazione regionale offre accanto a piatti
delle tradizione isolana con qualche divagazione mediterranea
anche diverse proposte nate dalla fantasia dello chef. A
centonove pagina 37
completare il tutto anche una piccola ma ben fatta carta dei
vini che offre la possibilità di spaziare in diverse regioni d'Italia.
Si apre con la caponata di pescespada, buona e ben fatta, o
con il saporito tortino di alici in salsa d'arance, ma la scelta e
più ampia e comprende come per il resto del menù anche
piatti di carne. Tra i primi spaghetti con pomodoro pachino e
bottarga di tonno, ma è buona anche la cacio e pepe e la
vellutata di zucca rossa con gorgonzola e speck. Tra i secondi
l'alalunga scottata con granella di pistacchi e tzatziki o magari
se preferite la carne il brasato al nero d'Avola, cotta a puntino
così come lo stinco di cinta senese su tigella di patate. Anche i
dolci sono adeguati al resto, piacevole il cuore di cioccolato
con crema di pistacchi di Bronte, altrimenti semifreddo alla
meringa, parfait di mandorle o panna cotta.
I Ruggeri – Via Via Pozzo Leone, 21 Messina
Telefono 090 343938
31 Gennaio 2014
posterlettere
QUI SCUOLA
DI ANDREA SMITH
HERITAGE
GUI
DI SERGIO BERTOLAMI
Un porto per la città
Congedo dottorato,
stipendio ai precari
LA CONCESSIONE del congedo retribuito
ad un docente ammesso ad un dottorato
di ricerca senza borsa di studio non può
essere condizionata dalla sua posizione
giuridica. Spetta sia di ruolo ch non di
ruolo. E’ questa la decisione alla quale è
pervenuto il Giudice del lavoro di
Ancona, con la sentenza del 16 ottobre
2013, esaminando il ricorso di un
docente precario che aveva impugnato il
provvedimento con il quale il dirigente
scolastico aveva richiesto la restituzione
della retribuzione percepita in quanto,
non essendo di ruolo, era escluso dalla
possibilità di fruire di congedo retribuito
ai sensi dell'art.453 DPR 297/94. Nella
sentenza è fatto presente che l’art. 24
del CCNL 95 non contiene alcun
riferimento alla distinzione tra personale
di ruolo e non di ruolo e nemmeno
esprime un mero rinvio al citato all’art.
453. Inoltre, è evidenziato come
l’interesse dell’Amministrazione alla
formazione dei propri dipendenti
prescinde dalla tipologia giuridica del
contratto del docente. Infatti i docenti
precari della scuola pubblica, inseriti
nelle graduatorie per entrare di ruolo
sono di fatto equiparati al personale
stabile, anche perché destinati per gli
anni successivi a passare in ruolo, quindi,
concedere loro congedo retribuito per il
dottorato di ricerca, consente alla scuola
di assumere stabilmente personale
maggiormente preparato. Il giudice
evidenzia che non possono esistere
differenze di trattamento economico tra
personale stabile e precario nella
vigenza dell'art.6 D.L.vo 368/01, norma
che, nell'imporre un criterio di "non
discriminazione", richiama precisamente
la "clausola 4" dell'Accordo Quadro
attuato con la Direttiva 1999/70. Vale a
dire, ciò che spetta al docente di ruolo
spetta anche a quello non di ruolo.
Nessuna discriminazione.
ECOLOGIA&AMBIANTE
MESSINADRASTICA
DI FABIO AMATO
Messina, zona sud e polo sportivo
MA VOI LO SAPETE che a Messina abbiamo risolto la "questione
meridionale"?. La famosa diatriba, il Nord progressista,
tecnologico, senza disoccupazione e rivolto al futuro ed il Sud retrogrado, con
un alto tasso di disoccupazione ed analfabeta è stata risolta nella nostra città.
Basta vedere dove hanno fatto l'isola pedonale... nella Zona Sud! Dove ci sono
più Vigili Urbani... nella Zona Sud! Dove ci sono più macchine, più negozi, più
uffici , più Studi Professionali... nella Zona Sud! Ed i Centri Commerciali? Nella
Zona Sud!!! Nella Zona Nord ci sono solo aeree abbandonate, come la Fiera di
Messina, Ospedali in disuso, come il Regina Margherita, c'è il Museo ma è stato
un errore e la Notte della Cultura, che si svolgerà a metà febbraio, sarà
l'occasione per trasferirlo. Per avvalorare questa tesi basta guardare, la mattina,
verso dove vanno le macchine, verso la Zona Sud e cioè verso il futuro, verso la
parte della Città dove si produce reddito e si creano posti di lavoro. E quando si
fa sera il flusso si inverte e si va tutti verso il Nord, e cioè verso l'incerto. E le
scuole, i centri di Cultura, dove sono? Tutti nella Zona Sud! Noi formiamo i nostri
ragazzi, la forza lavoro di domani al Sud. Da noi, i ragazzi non scappano,
studiano! Ed i maggiori ospedali, dove sono? Nella Zona Sud! Il Papardo è un
eccezione. Ho sentito dire che è un Ospedale di Palermo, che per comodità e
stato posizionato a Messina. Lo so che è una cazzata, ma non sapevo cosa
scrivere. In ultima analisi, domenica scorsa ho imboccato l'autostrada e sono
uscito allo svincolo di San Filippo, anzi "Polo Sportivo" e sono stato travolto da
una folla oceanica che si dirigeva o verso la partita di calcio, verso la partita di
basket, verso la Piscina, verso le piste da sci artificiali, verso i campi da baseball,
verso le manifestazioni di Ippica e verso le numerose manifestazioni di atletica
leggera. Ma che cazzo sto dicendo!? Tu esci dallo svincolo "Polo Sportivo" e
l'unico sportivo che ho visto era un bambino che andava in bicicletta ed un
disperato che faceva footing in mezzo alle macchine che andavano verso i
numerosi negozi della Zona Sud! Una cortesia togliete quel cartello!
Il countdown segna la
data del 9 febbraio
2014. La brochure, che
ognuno può scaricare
dalla home del website
del Comune di Messina,
cliccando su PI.CO.,
assicura: «Tutte le indicazioni
presentate dai cittadini saranno
esaminate e contribuiranno alla
definizione di un nuovo Piano
Regolatore condiviso con la città». In
grassetto si specifica che il Piano
Regolatore è il documento per
scrivere le regole d’uso del territorio
comunale per i prossimi anni. Quanti
freneranno il facile piagnisteo e
avanzeranno proposte? Basterebbe
gettare l’occhio più in là, per
scorgere chi ha saputo realizzare
opere capaci di superare le
circostanze immediate e valorizzare
al tempo stesso, in modo duraturo,
quella che è l’anima della città.
Suggerirei di approdare alla nuova
Messina dal suo stesso porto naturale
e dal braccio falcato che lo cinge. Per
recuperare quello che era il regno
dei camalli, i genovesi hanno lasciato
spazio alla fantasia di un architetto.
Renzo Piano ha dato vita al
waterfront della Genova
contemporanea, che non scarica più
carbone ma turisti. Il Bigo ricorda le
gru dismesse dell’antico porto; con i
suoi sette bracci d’acciaio sorregge la
tensostruttura che copre la piazza
delle feste e un ascensore rotante
per uno sguardo panoramico. Anche
il Vieux Port di Marsiglia, in gran
parte pedonalizzato, stracolmo di
visitatori, è l’immagine nuova della
città, capitale della cultura 2013, ma
con un progetto di rinnovamento
iniziato venti anni fa e che
proseguirà fino al 2020. E noi ci
moviamo solo ora. «Coquin de
sort!», esclamerebbe un marsigliese,
come dire: «porca miseria!».
DI ANNA GIORDANO
Ma i fondali hanno vita
Erosione costiera a destra e a manca, le
cronache quotidiane sono ormai un
bollettino di guerra. Non so se sia voluta
ignoranza o meno, quella che spinge
ancora oggi molte amministrazioni a voler
perpetrare indefesse, progetti e azioni che l’erosione
costiera la mantengono o la incrementano. A porre
rimedio del tutto inutile tanto si usano soldi pubblici
oppure si agevolano ditte varie che scavano e quel
materiale da qualche parte devono andarlo a mettere.
Quindi, cosa di meglio del famoso “un viaggio e due
servizi” ? da un lato la ditta risparmia e non poco,
dall’altro il comune fa quello che ritiene utile per
tamponare l’emergenza, quasi a costo zero. Già, il
materiale da buttare in mare… cosa vuoi che sia, tanto
i pesci si spostano e il fondale è (per gli ignoranti) privo
di vita. La posidonia oceanica, pianta marina in grado insieme alla rara intelligenza umana e all’ancor più
rara prevenzione (parola vana) - di rallentare l’energia
dell’onda, laddove ancora sopravvive, grazie a questi
interventi semplicemente folli, soccombe. E via libera
ad onde e correnti e tempeste ed erosione!
l’importante è tenere sempre ben scollegato il cervello,
di respingere al mittente le lettere degli ambientalisti
che da anni segnalano il rischio elevatissimo di
perpetrare all’infinito il problema dell’erosione
costiera, di snobbare le relazioni degli specialisti che
individuano nella sbagliata e schizofrenica presunta
pianificazione del territorio, il male reale da
centonove pagina 38
combattere. Ed ecco che porto di Grotte, la Tono
Mortelle, porto ad Orto Liuzzo, porto a Capo
d’Orlando, porto a Sant’Agata, porto canale a Caronia,
altri porti canale sulla ionica insieme a porti e porticcioli
vari e al dilagare di nuova edilizia sulle coste, nuove
regimentazioni di fiumare ecc, proseguono imperterriti
la loro strada che incrementerà a dismisura l’erosione, e
chi li osteggia è il solito ambientalista estremista. Prima
era il progresso il diktat di ogni follia, ora è l’economia
da rilanciare. Il tutto, con conseguente danno
ambientale a carico della collettività comunque, perché
quando distruggi il mare, a lungo termine dai il colpo di
grazia anche alle (poche) economie sane legate ad esso.
Se esistesse ancora la selezione naturale, la specie
umana si sarebbe già estinta. Succederà, peccato che
prima scompariranno tutte le altre specie.
31 Gennaio 2014
postercommenti
L’INTERVENTO
ELIODORO
Non resta che tagliarci la testa
DI PASQUALE
RUSSO
Mentre imperversano le tasse, i
balzelli, le sigle più assurde che
significano solo “paga e taci”, si insiste
con un piano di revisione dei posti
letto nella regione Sicilia che continua
la politica delle lacrime e sangue, anzi
solo lacrime, perché il sangue è finito.
Con la drastica cura dimagrante di
Massimo Russo siamo arrivati a 3,67
posti letto per 1000 abitanti, di cui
solo lo 0,14 per riabilitazione.
L’obiettivo era il 3,7 per mille. (dati
“Espresso”- ricavati da “Osservasalute
2013”) La Sicilia, udite, udite, è
diventata regione virtuosa. Ma il piano
di rientro non sarebbe bastato, visto
che si annunciano nuovi tagli. La
rimodulazione della rete ospedaliera
prevede il taglio di altri 244 posti letto
nella provincia di Messina, di cui 127
per acuti. Chi ogni giorno si confronta
con la sofferenza e la malattia,
operatore o malato, sa bene cosa
significhi trovare un posto letto,
prenotare un esame etc. La gestione
ciecamente economicistica della sanità
ha già fatto seri danni. Nessuno
150 PAROLE DA PALERMO
Fiocco nero
DI
Venti, anzi uragani, di crisi
MARIA D’ASARO
PURTROPPO una virtù poco
diffusa a Palermo è la gentilezza:
ci si insulta per futili motivi se si è
in fila alle poste o per pagare un
ticket sanitario; si arriva a fare a
pugni per un banale
tamponamento. Ma ciò che mi fa
più soffrire è lo sguardo cupo di
giovani mamme e papà
addirittura verso i loro bambini,
anche molto piccini. Ho sentito le
urla furiose di alcune madri, con
toni che sfondavano quasi il muro
del suono, verso bimbetti di due,
tre anni, colpevoli soltanto di
volere accarezzare un cagnolino.
Ho visto papà picchiare bimbetti
solo perché non volevano entrare
in macchina. Gli stessi papà,
magari, in compagnia dei loro
bambini, fumano senza ritegno
dentro l’automobile o ascoltano
musica a tutto volume. La stretta
al cuore è obbligata: in questo
clima, i “carusi” cresceranno più
tristi. E magari, da adulti, ci
faranno pagare la loro infanzia
calpestata.
CATANIA. I nodi vengono al pettine: dalla vertenza Micron, che vuole
dimezzare i dipendenti dello stabilimento di Pantano d'Arci, alla
Pubbliservizi, la partecipata della Provincia i Catania. Quasi seicento posti di
lavoro a rischio. L' Etna valley non ha più la competitività dei tempi di
Pasquale Pistorio neanche il settore della microelettronica e l'indotto si sta
desertificando. Alla Pubbliservizi la tensione è evidente: nei giorni scorsi
alcuni dipendenti hanno occupato la storia sede di palazzo Minoriti. Il timore
è che lo scioglimento della Provincia blocchi il contratto di servizio e il
relativo corrispettivo di 20 milioni di euro l'anno per pagare i circa 400
dipendenti. la chiamavano "la Provincia 2" ai tempi della presidenza
Lombardo quando l'organico era cresciuto forse ben oltre le necessità. Il
commissario straordinario Giuseppe Romano ha cercato di portare serenità,
ma le buone notizie, se ci saranno, si aspettano da Palermo.
ANTIBUDDACI
Massimo Russo
innalza il vessillo degli sprechi,
dell’ospedale come diritto di
“campanile”, ma occorre che il
risparmio risponda ai bisogni e sia in
grado di erogare adeguati servizi.
I famosi Pte (Presidi territoriali
emergenza) ed i Pta (Presidi territoriali
assistenza) non credo
funzionino al meglio, la medicina
territoriale è inadeguata, il risultato è
che i Pronto Soccorso continuano ad
essere intasati, i pazienti esasperati, i
medici stanchi e stressati. L’austerità
andava gestita con un occhio alla
diversità delle varie regioni, ha fatto
molto più danni al Sud che al Nord.
Il gap è peggiorato. Al Sud si spende di
più per servizi peggiori ed è calata
anche la spesa per la sanità privata.
Tra ticket, liste d’attesa, caro farmaci e
quant’altro, la gente arriva al punto
di rinunciare a curarsi. Il governo
tenta di correre ai ripari mettendo a
disposizione della sanità nel Patto di
stabilità due miliardi di euro, destinati
finalmente a riorganizzare gli ospedali
per renderli efficienti e creare presidi
attivi 24 ore su 24 nel territorio,
incentivando i medici di base, i Pta, i
Pte, la riabilitazione e la
lungodegenza. Insomma, speranza
“ultima dea”. Se son rose, fioriranno.
ANIMAL HOUSE
DI DINO CALDERONE
I democratici e l’innominato
Dopo la vittoria di Renzi
le reazioni all'interno del
partito democratico sono
state vivaci, era quindi
immaginabile che anche a
Messina si sarebbe assistito
a prese di posizione, manifestazioni di
consenso, critiche, come in ogni parte
d'Italia. La recente riunione del partito
democratico messinese (era presente il
segretario provinciale Basilio Ridolfo) ha
espresso invece qualcosa di diverso. La
discussione sulla linea del nuovo
segretario nazionale è rimasta infatti
sullo sfondo, dominata soprattutto da
problemi locali che nessun osservatore,
attento alle vicende del partito
democratico, può però definire
marginali e di scarso significato. La
rilevanza tutta politica di questi temi è
stata infatti affrontata con grande
chiarezza da Emilio Fragale, che ha
introdotto l'incontro su tre punti:
modello organizzativo del PD locale;
rapporto con il Governo regionale;
posizione nei confronti
dell'amministrazione Accorinti. I
consiglieri comunali sono stati invitati
giustamente a costituire un solo gruppo
consiliare, mentre si è valutata come
impropria ogni esibizione di Felice
Calabrò in riunioni pubbliche accanto a
consiglieri PD, dimenticando però, in
maniera troppo sbrigativa, che la partita
del candidato a sindaco non è stata
ancora archiviata. Alcuni interventi
hanno insistito molto sulla presenza
pervasiva e oppressiva di un padrone del
PD messinese. Anche se tutti hanno
compreso l'allusione (il riferimento,
ovviamente, era al parlamentare
nazionale Francantonio Genovese),
sarebbe stato meglio indicarlo in
maniera esplicita, per contribuire a un
confronto pubblico di qualità, meno
interno al partito. Non è un dettaglio. Se
questo dibattito fosse stato seguito da
qualcuno esterno al PD cosa avrebbe
capito? La sensazione probabilmente
non sarebbe stata molto positiva,
nonostante lo sforzo coraggioso di chi
ha parlato. A breve si terrà il congresso
provinciale del partito, con esiti
difficilmente prevedibili, ma lì i nomi
bisognerà farli, anche quelli di chi si
candiderà alla segreteria provinciale.
[email protected]
DI ROBERTO SALZANO
Presidio veterinario addio
Che il randagismo a Messina sia una vera e
propria piaga non è un mistero. Impossibile
quindi che la gente non sia rimasta stupita
venendo a conoscenza della disposizione di sospensione del
servizio di sterilizzazione di cani e gatti di strada. L'Azienda
Sanitaria Provinciale ha sancito lo stop senza alcun preavviso
pubblico, alcuna comunicazione ai volontari impegnati sul
territorio ed alcuna consultazione con l'assessore all'Ambiente
e soprattutto la principale autorità sanitaria, il sindaco. La
legge, questo è un dato di fatto che non può essere ignorato,
impone che i randagi debbano essere sterilizzati, se le loro
condizioni di salute lo permettono, ad opera delle aree di
sanità pubblica veterinaria delle aziende sanitarie locali e poi
centonove pagina 39
ricollocati nelle colonie di provenienza. Come non dubitare
della fondatezza del provvedimento di sospensione del
presidio veterinario nell'ambulatorio di Giostra? Un atto reso
non meno grave dalla disponibiltà per la sterilizzazione del
canile di Castanea e di una struttura di Giardini, per due volte
alla settimana: condizioni insufficienti per gestire il fenomeno
del randagismo. Probabilmente è il caso di ribadire ancora una
volta che i randagi in tutta la provincia sono svariate migliaia,
la cui gran parte si concentra nel capoluogo. Un problema che
da anni grava sulla città, un quadro inquietante. Ma la cosa
ancora più inquietante è l'incapacità di elaborare risposte
valide e convincenti da parte delle autorità competenti.
Preoccupa la loro incapacità di mettersi alla guida di un
percorso condiviso che conduca alla conquista della civiltà e
del rispetto per l'intera popolazione, che include pure quegli
amici a quattro zampe sacrificati sull'altare dell'imperizia.
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