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5g - Liceo scientifico Gobetti Segrè

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LICEO SCIENTIFICO STATALE “GOBETTI – SEGRE’ ”
Via Maria Vittoria n. 39/bis – 10123 Torino
Tel. 011/817.41.57 – 011/839.52.19 - Fax 011/839.58.97
e-mail: [email protected]
Succursale Via. Giulia di Barolo 33 – 10124 Torino
Tel. 011/817.23.25 – Fax 011/8177061
Succursale C.so Alberto Picco, 14 – 10131 Torino
Tel. 011/8194533 – Fax 011/8196931
Esame di stato
DOCUMENTO DEL CONSIGLIO DI CLASSE
CLASSE V.G
Anno scolastico 2013-2014
MATERIA
INSEGNANTE
RELIGIONE
Giuseppe Cocco
ITALIANO
Michelarcangelo Casasanta
LATINO
Michelarcangelo Casasanta
LINGUA STRANIERA
INGLESE
LINGUA STRANIERA
FRANCESE
STORIA
Cristiana Bartolini
Antonio Gullusci
FILOSOFIA
Antonio Gullusci
MATEMATICA
Chiara Pagliano
FISICA
Chiara Pagliano
SCIENZE
Filomena Vulcano
DISEGNO E STORIA DELL’ARTE
Laura Scarcia
EDUCAZIONE FISICA
Fabrizio Bellone
FIRMA
Vincenzina Lo Faro
1
1.
PROFILO DELL’INDIRIZZO
Sperimentazione di Bilinguismo Inglese-Francese
2.
STORIA DELLA CLASSE
2.1
INSEGNANTI
MATERIA
RELIGIONE
ITALIANO
3a
4a
5a
Giuseppe Cocco
Giuseppe Cocco
Giuseppe Cocco
Michelarcangelo
Casasanta
Michelarcangelo
Casasanta
Michelarcangelo
Casasanta
Michelarcangelo
Casasanta
Cristiana Bartolini
Cristiana Bartolini
Cristiana Bartolini
Maria Rosaria Chiapparo
Vincenzina Lo Faro
Vincenzina Lo Faro
Michela Piretto
Antonio Gullusci
Antonio Gullusci
Michela Piretto
Antonio Gullusci
Antonio Gullusci
Chiara Pagliano
Chiara Pagliano
Chiara Pagliano
Chiara Pagliano
Chiara Pagliano
Chiara Pagliano
Angelo Farruggio
Angelo Farruggio
Filomena Vulcano
Rossana Di Maio
Rossana Di Maio
Laura Scarcia
Dario Blasich
Fabrizio Bellone
Fabrizio Bellone
Michelarcangelo Casasanta
LATINO
Michelarcangelo Casasanta
INGLESE
FRANCESE
FILOSOFIA
STORIA
MATEMATICA
FISICA
SCIENZE
DISEGNO E STORIA
DELL’ARTE
EDUCAZIONE FISICA
2.2 STUDENTI
inizio anno
fine anno
Promossi
STUDENTI
da classe
precedente
Ripetenti
TOTALE
3a
22
22
4a
23
23
5a
23
23
Senza
sospensione del
giudizio
14
con
sospensione
del giudizio
Non
promossi
0
1
Ritirati
9
2
2.3 Pertanto la classe V.G risulta formata dai sottoelencati allievi
Argentero Alice
Balboni Alice
Boccellato Alice
Bonfratello Alessandro
Canestrelli Zoe
Cochior Paul Bogdan
Da Silveira Sofia
Di Martino Stefania
Fresia Noemi
Gandolfo Elena
Gnudi Valerio
Liri Erica
Magnesi Gianluca
Malizia Sofia
Mura Jacopo
Nacamuli Margherita
Nasri-Ghali Clara
Pesce Valentina
Petruzzelli Mara
Pironato Rachele
Saccani Marta
Santos Gracie Anne Alfaro
Stock Cecilia
2.4 ATTIVITÀ DI RECUPERO NEI CONFRONTI DEGLI ALUNNI CON
SOSPENSIONE DEL GIUDIZIO
MATERIA
Disegno e St. Arte
Fisica
Matematica
3.
MODALITA’ DI RECUPERO 2012-2013
studio individuale
corso di recupero (in gruppo)
X
X
X
X
X
ATTIVITÀ DIDATTICHE PROGRAMMATE E REALIZZATE CON LA CLASSE
NELL’A.S. 2012/2013
3.1 PARTECIPAZIONE AD ATTIVITÀ CULTURALI:
- Partecipazione alla conferenza tenuta dalla dott. R. Arnaldi: “CERN e Fisica delle
particelle”
- Visita alla mostra “Renoir” alla GAM di Torino nel mese di gennaio.
- Partecipazione alla mostra “Lo sport sotto il fascismo e il nazismo”, presso il Museo
Diffuso della Resistenza di Torino.
- Partecipazione all’incontro “L’industria mondiale delle telecomunicazioni” del prof. B.
Ferroglio e la conferenza spettacolo Pop Economy a cura di Banca Etica .
- Incontro con il giudice Gianfranco dott. Caselli.
- Partecipazione alla Prima Giornata di Studi Piero Gobetti “Attualità dell’antifascismo”.
3.2 VISITE E VIAGGI DI ISTRUZIONE/SCAMBI (in Italia e/o all’estero):
Viaggio di istruzione “Sicilia 100% Antimafia”, con la collaborazione dell’Associazione
‘Addiopizzo’
3
3.3 TEMPI DEL PERCORSO FORMATIVO
DISCIPLINA
RELIGIONE
ITALIANO
LATINO
LINGUA STRANIERA INGLESE
LINGUA STRANIERA FRANCESE
FILOSOFIA
STORIA
MATEMATICA
FISICA
SCIENZE
DISEGNO E STORIA DELL’ARTE
EDUCAZIONE FISICA
TOTALE
*ORE
Ore previste fino al 15/5/2013
30
120
90
90
90
90
90
90
90
60
60
58
958
Ore effettivamente svolte
fino al 15/5/2013
24
118
70
71
86
79
90
94
83
50
52
52
869
EXTRA PROVENIENTI DALLO SPOSTAMENTO DAL LATINO ALL’ITALIANO (DOCUMENTO DEL DIPARTIMENTO DI MAT. LETT. AUTONOMIA SCOLASTICA)
4
4.
CREDITO SCOLASTICO DELLA CLASSE TERZA (A.S. 2011/12) E DELLA CLASSE
QUARTA (A.S. 2012/13)
ALUNNI NO D’ORDINE
Argentero Alice
Balboni Alice
Boccellato Alice
Bonfratello Alessandro
Canestrelli Zoe
Cochior Paul Bogdan
Da Silveira Sofia
Di Martino Stefania
Fresia Noemi
Gandolfo Elena
Gnudi Valerio
Liri Erica
Magnesi Gianluca
Malizia Sofia
Mura Jacopo
Nacamuli Margherita
Nasri-Ghali Clara
Pesce Valentina
Petruzzelli Mara
Pironato Rachele
Saccani Marta
Santos Gracie Anne Alfaro
Stock Cecilia
5.
CREDITO SCOLASTICO III ANNO
6
6
6
4
6
6
5
7
6
5
6
5
5
5
6
7
6
6
6
6
6
6
6
CREDITO SCOLASTICO IV ANNO
5
6
5
5
6
5
5
7
6
5
6
4
5
5
5
7
6
5
6
5
5
6
6
VALUTAZIONE
5.1
CRITERI ADOTTATI DAL COLLEGIO DOCENTI
Premessa voto di profitto
Nella scuola secondaria superiore le indicazioni del DM 122/2009 relative al sistema di
valutazione del profitto degli studenti e studentesse hanno sostanzialmente confermato il sistema
vigente.
La valutazione del profitto è espressa con voto in decimi con individuazione del valore
insufficiente al di sotto del voto di sei decimi.
Il Collegio dei Docenti, sulla base delle norme vigenti, ha deliberato i criteri generali per
l’attribuzione del voto di profitto in decimi.
Le corrispondenze tra voti numerici e livelli raggiunti nei vari descrittori sono sintetizzati nella
seguente griglia di valutazione:
5
5.2
GRIGLIA VALUTAZIONE PROFITTO
Voto
10 – 9
Giudizio
ECCELLENTE
8
BUONO
7
DISCRETO
6
SUFFICIENTE
5
INSUFFICIENTE
3-4
GRAVEMENTE
INSUFFICIENTE
1-2
NULLO
Descrittori – Indicatori
Conoscenza approfondita dei contenuti disciplinari, anche
con capacità notevoli di rielaborazione critica; buona o
completa padronanza della metodologia disciplinare;
ottime capacità di trasferire le conoscenze maturate;
ottima o brillante capacità espositive e sicura padronanza
dei linguaggi specifici.
Sicura conoscenza dei contenuti; buona rielaborazione
delle conoscenze; comprensione e padronanza della
metodologia disciplinare; capacità di operare collegamenti
tra i saperi se guidato; chiarezza espositiva e proprietà
lessicali; utilizzo preciso e adeguato di linguaggi specifici.
Conoscenza di gran parte dei contenuti; discreta
rielaborazione delle conoscenze; buon possesso delle
conoscenze non correlato alla capacità di operare
collegamenti tra le stesse; capacità di risolvere semplici
problemi; adeguata proprietà espressiva e utilizzo dei
linguaggi specifici.
Conoscenza degli elementi basilari del lessico specifico,
padronanza delle conoscenze essenziali, capacità di
riconoscere / risolvere problemi fondamentali, sufficiente
proprietà espositiva.
Conoscenza lacunosa dei contenuti; scarsa capacità di
individuazione /risoluzione di problemi; incerta capacità
espositiva e uso di un linguaggio impreciso.
Conoscenza al più frammentaria dei contenuti; incapacità
di riconoscere semplici questioni; scarsa o nulla capacità
espositiva; assenza di un linguaggio adeguato.
Conoscenze ed abilità nulle o non verificabili per ripetuto
rifiuto del momento valutativo.
5.3
PARAMETRI PER I VOTI DI CONDOTTA
Vedi parametri allegati al P.O.F.
5.4
CRITERI PER L’ATTRIBUZIONE DEL CREDITO
SCOLASTICO/FORMATIVO
•
•
•
•
Risultati conseguiti
Assiduità della frequenza
Motivazione e interesse
Eventuale credito formativo derivato da certificazioni di attività extrascolastiche
(linguistiche, scientifiche, sportive, teatrali, di volontariato, etc.)
Riferimenti normativi fondamentali
6
CREDITO SCOLASTICO Candidati interni Decreto Ministeriale 16 dicembre 2009, n. 99 TABELLA A
attribuzione credito scolastico in punti
MEDIA DEI VOTI
3° anno
4° anno
5° anno
M=6
3-4
3-4
4 -5
6< M ≤7
4 -5
4 -5
5–6
7< M ≤8
5-6
5-6
6-7
8< M ≤9
6-7
6-7
7-8
9 < M ≤ 10
7-8
7-8
8-9
M rappresenta la media dei voti conseguiti in sede di scrutinio finale di ciascun anno scolastico.
Criteri di attribuzione dei punteggi: istruzioni per l’uso
Il Consiglio di classe può incrementare, nei limiti previsti dalla banda di oscillazione di appartenenza, il punteggio
minimo previsto dalla banda in presenza di una o più delle seguenti condizioni:
1. partecipazione con interesse e impegno alle attività didattiche o ad attività integrative dell’Offerta Formativa;
2. presenza di documentate esperienze formative, acquisite al di fuori della scuola di appartenenza (CREDITO
FORMATIVO), e da cui derivano competenze coerenti con le finalità didattiche ed educative previste dal
POF .
5.5
CREDITO FORMATIVO
Riferimenti normativi fondamentali
Criteri di valutazione delle esperienze
Le esperienze, al fine di una valutazione per il credito formativo, devono contribuire a migliorare la preparazione
dell’alunno attraverso l’acquisizione di competenze ritenute coerenti con gli obiettivi del corso di studi seguito in
relazione
all’omogeneità con i contenuti tematici del corso
alle finalità educative della scuola o al loro approfondimento o al loro ampliamento o alla loro concreta attuazione.
Perché l’esperienza sia qualificata deve avere carattere di continuità ed essere realizzata presso enti, associazioni,
istituzioni, società legalmente costituite e riconosciute, che siano titolate a svolgere quella tipologia di attività. Lo
studente deve partecipare all’esperienza con un ruolo attivo e non limitarsi ad assistervi.
7
6.
VERIFICHE SOMMATIVE SVOLTE DURANTE L’ANNO
Materia
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
19.
N° verifiche orali
N° verifiche
scritte
Tipologie di prove
prevalentemente usate
RELIGIONE
4
ITALIANO
4
4
1–3–8–9
LATINO
4
4
1 – 4 – 8 – 18
LINGUA STRANIERA
INGLESE
2
6
1 – 18
LINGUA STRANIERA
FRANCESE
3
5
1 – 8 – 18
FILOSOFIA
2
5
STORIA
4
7
MATEMATICA
4
6
2 – 7 – 8 – 9 – 11 – 17 18
2 – 7 – 8 – 9 – 11 – 17 18
1 – 14 – 15
FISICA
3
3
1 – 11 – 15 - 18
SCIENZE
1
5
1 – 11 – 18
DISEGNO E STORIA
DELL’ARTE
3
4
1 – 10 – 12 - 18
EDUCAZIONE FISICA
6
1
11 – 14 - 15
1
Interrogazione
Interrogazione semistrutturata con obiettivi predefiniti
Tema
Traduzione da lingua classica/straniera in italiano
Traduzione in lingua straniera
Dettato
Relazione
Analisi di testi
Saggio breve
Quesiti vero/falso
Quesiti a scelta multipla
Integrazioni/completamenti
Corrispondenze
Problema
Esercizi
Analisi di casi
Progetto
Quesiti a risposta aperta (tipologia B della terza prova)
Altro (specificare)
8
7.
PROVE SCRITTE SECONDO LE TIPOLOGIE PREVISTE PER LA TERZA PROVA
D’ESAME GIÀ EFFETTUATE ENTRO IL 15. 5. 2013.
Quesiti
a risposta
singola
(Tipologia B)
Quesiti
a scelta
multipla
(Tipologia C)
3
2
2
2
X
X
X
X
X
X
2
3
X
X
A partire
da un testo di
riferimento
Materia
(prove effettuate in
singole materie)
Trattazione
sintetica di
argomenti
(Tipologia A)
Problemi
a soluzione
rapida
numero
prove
RELIGIONE
ITALIANO
LATINO
LING. STR. INGLESE
LING. STR. FRANCESE
FILOSOFIA
STORIA
MATEMATICA
FISICA
SCIENZE
STORIA DELL’ARTE
EDUCAZIONE FISICA
9
8.
ATTIVITÀ DIDATTICHE DISCIPLINARI
Relazioni finali e Programmi analitici di ogni singola disciplina.
PROGRAMMA SVOLTO 2013/14
EDUCAZIONE FISICA
CLASSE V G
TEST MOTORI:
Definizione di test
Caratteristiche fondamentali
Obiettivi principali
Batteria di test
Trasformazione delle misure grezze in percentili
Confronto dei dati a distanza di tempo
PRESTAZIONE MOTORIA
Fattori della prestazione
Condizionamento motorio
Rapporto capacità/abilità
Capacità condizionali: forza – rapidità – resistenza
Capacità coordinative: apprendimento – controllo – trasformazione
Incremento e verifica della prestazione di resistenza aerobica
Diagnosi, prognosi e controllo della prestazione di resistenza aerobica attraverso il test di
Cooper
Mobilità articolare
Metodi di formazione e di sviluppo
Incremento e verifica della prestazione di mobilità articolare
Diagnosi, prognosi e controllo della prestazione di mobilità articolare attraverso il test di
flessibilità del rachide
METODOLOGIA DELL’ALLENAMENTO
Meccanismo aerobico e suo funzionamento
Meccanismo anaerobico alattacido e suo funzionamento
Meccanismo anaerobico lattacido e suo funzionamento
Concetto di soglia
Soglia aerobica
Soglia anaerobica
La frequenza cardiaca e l’uso del cardiofrequenzimetro
Principali metodologie di lavoro: lavoro continuo – circuit training – lavoro a navetta –
prove ripetute
L’organizzazione del riscaldamento nelle sue fasi caratterizzantI
SPORT E TATTICA: PALLAVOLO
Principali regole del gioco
Differenze tra la pallavolo scolastica e quella evoluta
Falli di posizione
caratteristiche del palleggiatore
caratteristiche dello schiacciatore-ricevitore
caratteristiche del centrale
10
caratteristiche dell’opposto
caratteristiche del libero
ricezioni con cambio d’ala
TECNICA E SPORT
Atletica Leggera: aspetti storici del salto in alto; tecnica dello scavalcamento ventrale;
tecnica dello scavalcamento dorsale (Fosbury); considerazioni e differenze
Pallamano: dal gioco presportivo al gioco gioco codificato; il tiro in sospensione; la difesa a
zona e la circolazione di palla.
Football Americano: dal semplice lancio-presa al gioco al tocco, con corsa e contrattacco.
Calcio a cinque: aspetti regolamentari e pratica
SPORT E SALUTE
concetto di doping
classi di sostanze proibite
stimolanti e amfetamine
narcotici e morfina
agenti anabolizzanti: steroidi e beta 2 agonisti
diuretici
ormoni peptidici e glicoproteici: ormone della crescita e Epo
classi di sostanze soggette a restrizione d’uso
integratori
testimonianze
visione del reportage di Rai Tre “Un calcio in bocca”, su SLA e doping
incontro con un ricercatore universitario sul tema “bioetica e sport”.
SPORT E STORIA
Lo sport in Europa negli anni ’30: laboratorio attraverso sei differenti storie di atleti del
periodo
Partecipazione alla mostra “Lo sport sotto il fascismo e il nazismo”, presso il Museo Diffuso
della Resistenza di Torino.
Fabrizio BELLONE
MATERIA: EDUCAZIONE FISICA
DOCENTE: Fabrizio BELLONE
1.1 Ore di lezione effettuate nell’a. s. 2013/2014:
n° ore 52 al 15 maggio. previste 60 entro la fine dell’anno scolastico su n° ore 66 annuali da
curricolo
1.2 prospetto sintetico degli obiettivi perseguiti:
CONOSCENZE
COMPETENZE
11
1. caratteristiche
tecnico
tattiche, 1. consapevolezza del percorso per il
miglioramento di capacità e abilità
metodologiche e regolamentari degli sport
motorie;
praticati;
2. comportamenti efficaci ed adeguati da 2. applicare operativamente le conoscenze
delle metodiche inerenti il mantenimento
adottare in caso di infortunio;
della salute
3. aspetti etici, economici, salutistici collegati
3. utilizzare in fase di gioco i fondamentali
al fenomeno sportivo;
degli sport praticati ed i comportamenti
4. Metodologia dell’allenamento: relazioni
appropriati, nei ruoli congeniali alle
tra l’attività sportiva e i meccanismi
energetici.
proprie attitudini e propensioni;
4. leggere, interpretare, analizzare dati e
misurazioni.
1.3 Metodologie didattiche
La partecipazione alle lezioni è stata regolare ed il comportamento corretto.
La classe ha sempre dimostrato grande interesse e impegno.
Il programma svolto ha rispecchiato la programmazione di inizio anno.
In particolare sono state proposte le seguenti attività :
• Batteria di test motori per la diagnosi e lo sviluppo delle capacità condizionali e della
mobilità articolare;
• Educazione fisica e prevenzione: l'organizzazione del riscaldamento;
• Esercitazioni aerobiche ed anaerobiche con utilizzo di metodologie variate e specifiche;
• Sport e tattica: aspetti tattici dei giochi di squadra, con particolare riferimento alla
disciplina sportiva “pallavolo”;
• Sport e salute: gli aspetti degenerativi del fenomeno sportivo, il doping, bioetica e sport.
Tra le varie attività sportive, sono state praticate, in base alle attrezzature a
disposizione, alla stagione e alle preferenze dei ragazzi :
• Pallavolo
• Atletica
• Calcetto
• Pallamano
Le lezioni hanno avuto luogo nelle palestre dell’Istituto, talvolta nel cortile. Gli aspetti teorici del
movimento, (tecniche, tattica, percorsi didattici, riferimenti pluridisciplinari…ecc. ) sono stati
trattati contestualmente alle esercitazioni pratiche e, come approfondimento, utilizzando p.c. e
lavagna luminosa in classe. Sul piano metodologico si è dato ampio spazio alla fase ludica, per
ottenere una elevata partecipazione e motivazione all’attività motoria.
1.4 Modalità e strumenti utilizzati per la verifica e la valutazione
Impegno, partecipazione attiva, processo di apprendimento motorio hanno avuto un ruolo
privilegiato in sede di valutazione rispetto alle capacità di base.
12
L’incremento della prestazione e le acquisizioni di abilità sono state monitorate
attraverso test, osservazioni sistematiche e autoconduzioni di parti. I risultati sono
stati ottimi nella quasi totalità dei casi.
Sono state effettuate due verifiche pratiche nel primo quadrimestre; quattro
verifiche pratiche ed una teorica nel secondo quadrimestre.
La materia non è stata oggetto di simulazione comune di Terza Prova d’esame.
RELAZIONE FINALE
MATERIA: STORIA E FILOSOFIA
riferimento non è stata trovata.
DOCENTE Errore. L'origine
L’ A T TI VI T A’
L’ att i vit à d id at ti ca si è s vol ta r ego la rm en te , c ara tt e riz zata d a lla col l ab ora zion e tr a gl i s tu d en t i e
l’ in s eg n an t e, i n u n c li m a s er en o , att en t o e v olt o a l c on se gu i men to d i u n a p r ep ar azi on e ad egu a ta e d i
u n b u on m et od o d i stu d io. La cl as s e si è mo str a ta p art ic ola r me n t e att i v a n el l e d i sc u ss ion i s p on tan e e
e gu id at e, h a m o stra to p arti co lar e cu r io si tà e d att e n zi on e v er s o t em i e ar go m en t i d ' attu a li tà, si è
av v ic in at a con d e ci si on e al l e p rat ich e d el la r ic er ca c u ltu ral e au ton o ma n on o stan te le d if f i col tà
m etod olo gi ch e d i b a s e. Son o s tat e s vo lt e a l q u i n d ic i d i mag gi o 9 0 o r e d i stor ia e 80 or e d i fi lo s of ia.
GLI OBIETTIVI DIDATTICI
Visti gli obiettivi didattici concordati nel corso delle riunioni di dipartimento degli insegnanti di storia
e filosofia del triennio, si precisa che il programma di storia è stato svolto in forma cronologica fino al
capitolo relativo alla sintesi del periodo 1950-1970, mentre, per unità tematiche, ricerche e incontri
(storia della mafia, i movimenti violenti e non violenti, attualità dell’economia politica), si è sviluppato
il periodo, specifico per ogni tema, che dal presente si ricollega al passato. Il programma ordinario di
filosofia è stato sostanzialmente svolto fino alla rivoluzione psicoanalitica, mentre con l’unità
tematica relativa a “la definizione del soggetto”, che include l’approfondimento su Pier Paolo Pasolini,
sono stati trattati argomenti e autori più attuali.
IL RECUPERO E L’APPROFONDIMENTO
Per gli allievi che hanno presentato carenze durante e al termine del trimestre, sono state attivate
forme di recupero in itinere e le successive attività previste dal collegio docenti nel mese di gennaio.
In generale l'utilizzo della forma di recupero in itinere è stato continuo per tutto l’anno scolastico;
ogni volta che si è reso necessario sono state riprese parti di programma e sono state date spiegazioni
supplementari sugli argomenti principali. Diversi studenti hanno accolto le proposte di
approfondimento suggerite dall’insegnante (leggendo saggi o documenti e visionando film o
documentari) relative ai temi storici e filosofici svolti, alle problematiche d’attualità trattate, e
soprattutto all’argomento per l’esame da redigere.
LA VALUTAZIONE
Storia: 7 verifiche scritte, 4 orali, diverse esercitazioni e discussioni.
Filosofia: 5 verifiche scritte, 2 orali, diverse esercitazioni e discussioni.
MATERIA: FILOSOFIA
DOCENTE Antonio Gullusci
13
CO NT E NU TI S V OL T I ( ind icat i p e r g ra nd i t em i o u nit à d id at t ich e)
Per il trimestre: Il criticismo, l’idealismo, il marxismo.
Per il pentamestre: Il positivismo, l’evoluzionismo, l’esistenzialismo, il prospettivismo
Unità tematica: La definizione del soggetto
PROGRAMMA ANALITICO
Il programma scolastico è stato sviluppato, secondo le metodologie e le didattiche indicate nel piano
di lavoro; attraverso l’uso appropriato di diversi mezzi (libro di testo, letture, saggi, articoli,
audiovisivi, film, documentari) e alcune modalità (lezioni, incontri, ricerche, discussioni, compiti,
quaderni) il sapere disciplinare, articolato su diverse fonti, si presenta come discorso strutturato
per mappe concettuali e determinate nozioni specifiche.
LI B RO D I T E ST O
Dal Il nuovo Protagonisti e testi della filosofia, Abbagnano - Fornero, Paravia
- Vol. 2B:
- Unità 7, Kant_ cap. 1, La vita; cap. 2, La Critica della ragion pura; cap. 3, La Critica della
ragion pratica; cap. 4, par. 1, Il problema della Critica del Giudizio.
- Unità 8, Il Romanticismo e l’idealismo_ cap. 1, par. 2, I caratteri generali del Romanticismo;
cap. 2, par. 1, Dal kantismo all’idealismo, par. 3, Fichte (La vita, La struttura dialettica
dell’io, La dottrina della conoscenza); cap. 3, Schelling, par. 1, La vita, par. 2, L’Assoluto,
par. 3, La struttura del reale, par. 4, La filosofia teoretica, La teoria dell’arte.
- Unità 9, Hegel_ cap. 1, par. 1, La vita, par. 4, Il sistema, par. 5, Idea-natura-spirito, par. 6,
La dialettica, par. 7, La critica delle filosofie precedenti; cap. 2, La Fenomenologia dello
spirito; cap. 3, par. 3, La filosofia dello spirito, par. 4 Lo spirito soggettivo, par. 5, Lo spirito
oggettivo, par. 6, La filosofia della storia, par. 7, Lo spirito assoluto.
- Vol. 3A:
- Unità 1, Critica e rottura del sistema hegeliano_ cap. 1, Schopenhauer, par. 1, Vita, par. 2,
Le radici culturali del sistema, par. 3, Il mondo come rappresentazione (il velo di Maya),
par. 4, La scoperta della via d'accesso alla cosa in sé, par. 5, Caratteri e manifestazioni della
“volontà di vivere”, par. 6, Il pessimismo, par. 8, Le tre vie di liberazione dal dolore, par. 9,
Schopenhauer nella cultura moderna; cap. 2, Kierkegaard, par. 1, La vita, par. 2,
L’esistenza come possibilità, par. 3, Il rifiuto dell’hegelismo e la verità del “singolo”, par. 4,
Gli stadi dell’esistenza, par. 5, L’angoscia, par. 6, Disperazione e fede, par. 7, L’attimo e la
storia, par. 8, L’eredità di Kierkegaard.
- Unità 2, Dallo spirito all’uomo_ cap. 1, par. 1, La Destra e la Sinistra hegeliana: caratteri
generali, par. 3, Feuerbach, Vita, Il rovesciamento dei rapporti di predicazione, La critica
della religione, Umanismo e filantropismo; cap. 2, Karl Marx , par. 1, Vita, par. 2, Caratteri
generali del marxismo, par. 4, La critica della civiltà moderna, par. 5, La critica
dell’economia borghese e la problematica dell’alienazione, par. 6, Il distacco da Feuerbach,
par. 7, La concezione materialistica della storia, par. 8, La sintesi del Manifesto del partito
comunista, par. 9, Il capitale, 10, La rivoluzione e la dittatura del proletariato.
- Unità 3, Scienza e progresso: il positivismo_ cap. 1, Il positivismo sociale, par.1, Caratteri
generali e contesto storico del positivismo europeo, par. 4, La filosofia sociale in Francia,
par. 5, Comte, Vita, La legge degli stadi e la classificazione delle scienze; par. 6, Il
positivismo utilitaristico inglese, Malthus, Ricardo.
- Unità 6, La crisi delle certezze nella filosofia: Nietzsche - Vita e scritti, Nazificazione e
denazificazione, Lettura integrale di tutte le citazioni presenti nell’unità, Studio dei termini
chiave: Apollineo e dionisiaco, Dio e la morte di Dio, Superuomo o oltreuomo, Nichilismo,
L'eterno ritorno dell'uguale; Il metodo storico-genealogico e la filosofia del mattino, I tre tipi
di storia, La volontà di potenza, Il prospettivismo.
- Unità 7, La crisi delle certezze nelle scienze umane_ cap. 2, La rivoluzione psicoanalitica,
par. 1, Freud.
14
*Relativamente al tema ”La definizione del soggetto”
LETTURE:
- Definizioni estrapolate da tutti i filosofi studiati
- Estratto da Teoria del corpo amoroso di Michel Onfray
- Contronatura di Francesco Remotti, prima parte
- Lettere luterane di Pier Paolo Pasolini
- Camus e Pasolini a cura di Vincenzina Lo Faro
- Il bisogno di comunicare di Antonio Gullusci
- Foucault e le nuove forme di potere - Stefano Rodotà racconta
- Per una definizione della moltitudine da “Cinque lezioni su impero e dintorni” di Antonio
Negri, dal testo è stato tratto lo stralcio del capitolo che sviluppa le nozioni di massa, popolo,
classe e moltitudine
- Testimonianze sulla deportazione dei piemontesi tratte da La vita offesa di Bravo-Jalla
- NEL LAVORO PER GRUPPI di studio su “I movimenti tra violenza e non violenza” sono
stati letti: Liberazione animale di Peter Singer, Introduzione alla bioetica di Maurizio Mori,
Dentro e fuori di Angelo Pezzana, Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, Zero di Giulietto
Chiesa, Formidabili quegli anni di Mario Capanna.
AUDIOVISIVI:
− Tempi moderni di Charlie Chaplin del 1936 (sulla società di massa)
− E Johnny prese il fucile, film di Dalton Trumbo del 1971 (sulla prima guerra mondiale)
− Notte e Nebbia, film documentario di Alain Resnais del 1956 (sulla Deportazione nazista)
− Film di Pier Paolo Pasolini: Accattone del 1961 e Edipo re del 1967
MATERIA: STORIA
riferimento non è stata trovata.
DOCENTE Errore. L'origine
CO N TE NU T I S V OL T I ( ind ic at i p e r g ra nd i t e m i o u nit à d id at t ic h e)
Per i l tr i me st re: L ’e tà d el l’ i mpe ria li s m o, L ’I t a lia d a Dep ret i s a C ri s pi.
Per il pe nta m es tre: L ’ I ta l ia d i G i ol i tt i, la G r a nd e G uer ra , la R iv o l uz i o ne r u ssa , L a l u ng a cri si
eur op ea , L ’età d e i t o ta li ta r is m i, L a se c on d a g uerra m o nd ia le, Il n u o vo or d i ne m o nd ia le.
U .T.: S t or ia d e lla ma f i a , A t tua li tà d e l l’e c on o mia p o li ti ca .
PROGRAMMA ANALITICO
Il programma scolastico è stato sviluppato, secondo le metodologie e le didattiche indicate nel piano
di lavoro; attraverso l’uso appropriato di diversi mezzi (libro di testo, letture, saggi, articoli,
audiovisivi, film, documentari) e alcune modalità (lezioni, incontri, ricerche, discussioni, compiti,
quaderni) il sapere disciplinare, articolato su diverse fonti, si presenta come discorso strutturato
per mappe concettuali e determinate nozioni specifiche.
LI B RO D I T E ST O
-
Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.
- Vol. II:
- Unità 17, L’età dell’imperialismo e la società di massa
- Unità 19, Dalla Destra alla Sinistra
- Unità 20, L’Italia crispina e la svolta giolittiana
- Vol. III:
- Unità 1, La crisi dell’equilibrio: la prima guerra mondiale
- Unità 2, Dinamica ed esiti del conflitto
- Unità 3, La rivoluzione russa
15
-
Unità 4, Il dopoguerra: un nuovo scenario mondiale
Unità 5, Rivoluzione e controrivoluzione: il biennio rosso
Unità 6, La costruzione dell’Unione Sovietica
Unità 7, Il caso italiano: dallo stato liberale al fascismo
Unità 8, La grande crisi e il New Deal
Unità 9, L’Italia fascista
Unità10, Il nazismo e i regimi fascisti
Unità11, L’Europa democratica
Unità12, L’Internazionale comunista e lo stalinismo
Unità13, La seconda guerra mondiale
Unità14, Il nuovo ordine mondiale
Unità15, L’Italia repubblicana
Unità16, 1950-70: un intenso sviluppo economico
LETTURE:
− Manifesto del Primo Maggio italiano del 1890, da S. Merli in Storia e storiografia di A. Desideri
− Due pagine della Rerum novarum, documento in Storia e storiografia di A. Desideri
− Imperialismo di V. I. Lenin
− La storia della mafia di Leonardo Sciascia
− Testimonianze sulla deportazione tratte da La vita offesa di Bravo-Jalla
− Formidabili quegli anni di Mario Capanna
AUDIOVISIVI:
− Lezioni di storia, editori Luce-Laterza-La Repubblica-L'Espresso: 1) 1900. Inizia il secolo, con
lo storico Emilio Gentile
− Vhs storici della BBC editi da Panorama. La storia del secolo che ha cambiato il mondo.100 anni
della nostra vita: 1) 1900 il nuovo secolo, 2) 1914 campi di battaglia, 4) 1919 la pace perduta,
7) 1929 la grande depressione
− Tempi moderni di Charlie Chaplin
− E Johnny prese il fucile di D. Trumbo
− La scalinata di Odessa di S. M. Ejzenstejn
− Il massacro di Amritsar di R. Attenborough
− Fascista di Nico Naldini del 1973, documentario edito dall'Istituto Luce – sul fascismo dalle
origini alla seconda guerra mondiale
− L’ascesa di Hitler di L. Cavani da Rai-storia
− Notte e Nebbia film documentario di Alain Resnais del 1956 sulla Deportazione nazista
− I cento passi di M. T. Giordana
USCITE E INCONTRI:
- Alcuni studenti hanno frequentato i tre incontri pomeridiani del Corso di Attualità
dell’economia politica con gli esperti del Centro di documentazione Antonio Labriola
- Tutti hanno frequentato l’incontro mattutino “L’industria mondiale delle
telecomunicazioni” del prof. B. Ferroglio e la conferenza spettacolo Pop Economy a cura di
Banca Etica
- Viaggio d’istruzione a Palermo
- Incontro col giudice Caselli
- Sei storie di sport negli anni Trenta a cura del prof. Bellone
- Prima Giornata di Studi Piero Gobetti “Attualità dell’antifascismo”
16
RELAZIONE DI MATEMATICA E FISICA
CLASSE 5^G
Anno scolastico 2013-2014
Prof.ssa Chiara Pagliano
La classe 5^G risulta composta da ventitre allievi,di cui cinque maschi e diciotto femmine.
Il gruppo classe si presenta composto da elementi abbastanza volonterosi e interessati, mediamente
impegnati; all’inizio dell’anno il lavoro si è basato sul ripasso degli argomenti richiamando le regole
già trattate lo scorso anno alle quali sono state poi collegate le parti previste dal programma della
quinta classe.
La didattica si è sviluppata con lezioni di tipo frontale, con lezioni svolte da singoli allievi che si
sono preparati per conto proprio a casa degli argomenti nuovi assegnati dall’insegnante, con lezioni
ed esercitazioni in laboratorio di fisica, con l’uso di software informatici.
Le verifiche sia scritte che orali sono state fatte in modo da rispettare i requisiti minimi sulla base
degli accordi con i colleghi della materia, sulla base dei risultati effettivamente conseguiti e sulla
base delle finalità formative della scuola. Nel mese di maggio è prevista una simulazione di seconda
prova (matematica) della durata dell’intera mattinata, e per fisica sono state fatte delle prove orali
e scritte, queste ultime con domande a risposta aperta scritte in dieci righe.
I ragazzi hanno conseguito mediamente dei risultati positivi perché complessivamente sono tutti
studiosi e ci tengono a raggiungere dei buoni risultati; una buona parte della classe però trova
difficoltà nell’elaborazione personale e in alcuni ragionamenti richiesti sia dalla fisica che dalla
matematica. Alcuni allievi hanno quindi acquisito delle conoscenze non del tutto approfondite
permanendo una conoscenza talvolta di tipo scolastica.
Torino, 15 maggio 2014
Chiara Pagliano
PROGRAMMA DI FISICA
Anno scolastico 2013/2014
Classe 5^G
Insegnante : Chiara Pagliano
Libro di testo: Caforio Ferilli - Fisica – Volume 3 - ed. Le Monnier
Elettrostatica
-
fenomeni elettrici
induzione, polarizzazione dei dielettrici
forza elettrica, legge di Coulomb
concetto di campo
vettore campo elettrico e linee di forza
campo generato da una carica puntiforme
principio di sovrapposizione, campo del dipolo
flusso del campo elettrico, teorema di Gauss
campo elettrico in un condensatore piano
capacità elettrica
condensatori in serie e in parallelo e loro capacità equivalenti
lavoro di carica di un condensatore, energia del campo elettrico,
energia potenziale elettrica e potenziale elettrico
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Conduzione elettrica
-
corrente elettrica nei conduttori metallici, leggi di Ohm
resistenza elettrica, resistività, forza elettromotrice e sua relazione con la differenza
di potenziale, potenza elettrica, effetto Joule
applicazione della legge di Ohm ad un circuito chiuso, resistenze in serie e in parallelo
leggi di Kirchhoff
Campo magnetico
-
interazione magnetica
azione fra correnti, legge di Ampère
azione su cariche in moto, forza di Lorentz
campo magnetico generato da un filo percorso da corrente, legge di Biot-Savart
campo magnetico di un solenoide,
flusso del campo magnetico, teorema di Gauss per il magnetismo
moto di una carica in campo elettrico e magnetico
acceleratori di particelle: linac, ciclotrone, cenni all’ uso degli acceleratori per creare materia
Induzione elettromagnetica
-
esperienze di Faraday sulle correnti indotte, f.e.m. indotta,
legge di Faraday-Neumann, legge di Lenz
energia del campo magnetico
produzione di corrente alternata con campi magnetici, trasformatore
campo elettrico indotto
Fisica atomica e nucleare
-
raggi catodici
esperimento di Thomson
modelli atomici di Thomson e di Rutherford
isotopi, spettrografo di massa, neutrone
Si prevede di trattare dopo il 15 maggio le seguenti tematiche:
- equazioni di Maxwell.
- Onde elettromagnetiche
- spettro della radiazione elettromagnetica
- genesi di un’onda elettromagnetica, rivelazione di onde elettromagnetiche
Relatività
-
incompatibilità della meccanica classica e della teoria elettromagnetica,
velocità della luce
principi di relatività einsteniani
critica al concetto di simultaneità
dilatazione delle durate
contrazione delle lunghezze
trasformazioni di Lorentz,
invarianti relativistici, principio di causalità
composizione delle velocità
cenni di dinamica relativistica, definizione relativistica di quantità di
moto, definizione relativistica di energia, relazione tra energia e quantità
di moto relativistiche, massa relativistica
Torino, 15 maggio 2014
L’insegnante
Gli allievi
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PROGRAMMA DI MATEMATICA
Classe V G
Anno scolastico 2013/2014
Professoressa Pagliano Chiara
Libro di testo: Corso base blu di matematica -autori: Bergamini Trifone Barozzi – Volume 5 - ed.Zanichelli
FUNZIONI DI UNA VARIABILE
ripasso definizione di funzione reale di variabile reale
punti isolati e di accumulazione
classificazione delle funzioni, funzioni pari e dispari, funzioni periodiche, funzione inversa e funzione
composta, intersezione con gli assi cartesiani
dominio, insieme di positività e negatività e sua determinazione
LIMITI DI UNA FUNZIONE
operazioni con i limiti, forme indeterminate, calcolo di limiti, limiti notevoli
Teorema dell’unicità del limite, della permanenza del segno, del confronto
definizione del numero e
asintoti
funzioni continue: definizione di funzione continua in un punto e in un intervallo, esempi, punti di
discontinuità e loro determinazione, teorema di Weierstrass, di esistenza degli zeri
CALCOLO DIFFERENZIALE
rapporto incrementale di una funzione e suo significato geometrico
definizione di derivata di una funzione in un punto, interpretazione geometrica della derivata, equazione
della retta tangente e della normale in un punto ad una curva
teorema sulla continuità delle funzioni derivabili in un punto, punti a tangente verticale, punti angolosi,
cuspidi
derivate di ordine superiore di una funzione, applicazione alla cinematica e cenni ad altre applicazioni alla
fisica
derivate delle funzioni fondamentali, teoremi sulle operazioni con le derivate, calcolo di derivate
teoremi sulle funzioni derivabili: teoremi di Rolle, di Lagrange, di Cauchy, di De L'Hopital, loro significato
geometrico, loro applicazione, conseguenze del teorema di Lagrange
Massimi e minimi: funzioni crescenti e massimi e minimi assoluti e relativi, flessi, metodo per la ricerca dei
massimi e minimi relativi e dei flessi a tangente orizzontale mediante lo studio del segno della derivata
prima, problemi di massimo e minimo
Concavità e convessità: derivata seconda di una funzione, ricerca dei punti di flesso a tangente obliqua,
STUDIO DI FUNZIONE
funzioni elementari: grafici
schema generale per lo studio di una funzione, studio di funzioni algebriche, razionali, intere e fratte,
irrazionali, trigonometriche, logaritmiche, esponenziali e di funzioni con alcuni termini in valore assoluto,
grafico di una funzione.
CALCOLO INTEGRALE
funzioni primitive, definizione di integrale indefinito e sue proprietà, calcolo di integrali
Problemi e quesiti d’esame.
CALCOLO COMBINATORIO
definizione di fattoriale di un numero, coefficienti binomiali
permutazioni, disposizioni, combinazioni semplici e con ripetizione, potenza del binomio.
19
ELEMENTI DI GEOMETRIA DELLO SPAZIO
poliedri e solidi di rotazione, formule per il calcole delle aree e dei volumi di prismi, piramidi, cilindri, coni,
tronchi, sfere
Si prevede di svolgere dopo il 15 maggio i seguenti argomenti:
definizione di integrale definito e suo significato geometrico
funzione integrale e sue proprietà, teorema fondamentale del calcolo integrale, calcolo dell'integrale
definito
teorema della media e suo significato geometrico, valor medio di una funzione
calcolo di aree e di volumi di solidi di rotazione.
Principio di Cavalieri
Torino, 15 maggio 2014
L’insegnante
Gli allievi
Relazione finale di Religione
Classe 5 G
Anno scolastico 2013-14
Liceo scientifico P. Gobetti
Torino
La classe 5G che partecipa all’ora di IRC è formata da allievi disponibili al dialogo fra loro e con
l’insegnante. L’impegno è stato costante durante tutto il corso dell’anno a coronamento di un
percorso che nei 5 anni di liceo ha visto una partecipazione e un interesse costanti nel tempo.
La relazione fiduciaria ha permesso nel corso dell’anno di promuovere un confronto su temi
importanti e delicati, anche molto personali, in un clima sereno, stimolante e collaborativo.
Il lavoro di approfondimento e di discussione in classe si è rivelato adeguato alle caratteristiche del
gruppo classe e stimolante per tutti. La metodologia didattica proposta ha favorito una
partecipazione attiva degli studenti e l’approccio interdisciplinare ha permesso di articolare un
discorso continuamente aperto al confronto con le discipline umanistiche studiate dai ragazzi.
Il gruppo classe, pur essendo composto da 16, si è sempre dimostrato coeso e unito, esprimendo
solidarietà e attenzione alle problematiche della classe e favorire la costruzione di un clima positivo
e sereno. Al termine di 5 anni di lavoro insieme, mi pare opportuno segnalare che il profilo della
preparazione degli allievi risulta essere molto buono.
Torino 2 maggio 2014
Giuseppe Cocco
[NOTA – IL PROGRAMMA SVOLTO SI TROVA IN CODA AL DOCUMENTO, P. 103]
20
a.s. 2013-2014
PROGRAMMA SVOLTO DI LETTERATURA ITALIANA
Classe: V G
manuali: La letteratura italiana, di Armellini/Colombo, ed. Zanichelli, vol. 5, Guida storica e
Antologia - La letteratura, di Baldi/Giusso/Razetti/Zaccaria, ed. Paravia, voll. 4-5-6-7
Giacomo Leopardi (La letteratura italiana, vol. 5)
dalla Guida: la vita; la teoria del piacere e la poetica dell’indefinito; il pessimismo
‘storico’ e il pessimismo ‘cosmico’; i cicli dei Canti; le Operette morali; la produzione
dopo il 1830 (pp. 378-392)
dall’Antologia – i testi:
dalle Lettere: a Pietro Giordani (p. 534); al padre Monaldo (p. 535); al fratello Carlo
(p. 539); a Giampietro Viesseux (p. 541); a Luigi De Sinner (543).
dallo Zibaldone: “Io ho conosciuto intimamente una madre…” (p. 530); “Antichi e
moderni” (p. 547); “Le speranze che dà all’uomo il cristianesimo” (p. 549);
“Contraddizione spaventevole” (p. 559).
dai Canti: Ultimo canto di Saffo, La sera del dì di festa, Canto notturno di un pastore
errante nell’Asia, La quiete dopo la tempesta, La ginestra o il fiore del deserto.
dalle Operette morali: Dialogo della Natura e di un Islandese, Dialogo di Tristano e di
un amico.
La lirica nell’età del simbolismo: Giovanni Pascoli (La letteratura, vol. 5)
La vita e la visione del mondo
La poetica decadente: Il fanciullino (pp. 518-521); Microsaggio, Il “fanciullino” e il
superuomo (pp. 525-528)
L’ideologia politica: La siepe (1897) e La grande proletaria si è mossa (1911), entrambi i
testi in fotocopia
I temi e le soluzioni formali della sua poesia (pp. 531-538)
I testi da Myricae (1897): I puffini dell’Adriatico, Arano, X Agosto, L’assiuolo, Novembre
(Temporale, in fotocopia)
dai Poemetti (1900): Digitale purpurea
dai Nuovi poemetti (1909): Il chiù (in fotocopia)
dai Canti di Castelvecchio (1903): Il gelsomino notturno.
Luigi Pirandello (La letteratura, vol. 6)
La vita e la visione del mondo
La poetica: dal saggio L’umorismo (1908)
Da Novelle per un anno (dal 1922): La trappola, Il treno ha fischiato, La carriola (questa
in fotocopia)
I romanzi: Il fu Mattia Pascal (pp. 263 e 267-284) e lettura integrale di Uno, nessuno e
centomila (dal testo pp. 266-267 e 289-292)
La produzione teatrale: il periodo “grottesco” – Il giuoco della parti (1918) (pp. 293330)
La produzione teatrale: il “teatro nel teatro” – Sei personaggi in cerca d’autore (1921)
(pp. 334-340); l’atto unico L’uomo dal fiore in bocca (1923) in fotocopia.
Eugenio Montale (La letteratura, vol. 6)
Il primo Montale – Ossi di seppia (1925) (pp. 644-648)
21
I testi – I limoni, Non chiederci la parola, Meriggiare pallido e assorto, Spesso il male
di vivere ho incontrato, Cigola la carrucola nel pozzo, Forse un mattino andando in
un’aria di vetro, Casa sul mare, Riviere
Il “secondo” Montale – Le occasioni (1939) (pp. 672-673)
I testi – Dora Markus, La casa dei doganieri
Il “terzo” Montale – La bufera ed altro (1956) (pp. 682-683)
I testi – La primavera hitleriana, L’anguilla, Piccolo testamento
L’ultimo Montale – Satura, Diario del ’71 e del ’72, Quaderno di quattro anni
I testi: La storia, L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili (in fotocopia), A quella che
legge i giornali, Senza pericolo
La narrativa nell’età dei consumi: Pasolini e Calvino (La letteratura, vol. 7)
[da Carla Benedetti, Pasolini contro Calvino, ed. Bollati 1998, sul manuale pp. 596-598]
Pier Paolo Pasolini
Le prime fasi poetiche – Le ceneri di Gramsci (1954)
La narrativa – da Una vita violenta (pp. 575-580 e p. 173)
Pasolini “polemico” (da Scritti corsari testi in fotocopia; Lettere luterane edizione
integrale). I testi:
- da Scritti corsari (1975) : Acculturazione e acculturazione (1973), Il romanzo delle
stragi (1974), L’articolo delle lucciole (1975);
- da Lettere luterane (1975): I giovani infelici - Vivono ma dovrebbero essere morti Siamo belli, dunque deturpiamoci – Fuori dal Palazzo – Bisognerebbe processare i
gerarchi DC – Il mio Accattone in Tv dopo il genocidio – Come sono le persone serie? –
Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia – Le mie proposte su scuola
e Tv – Lettera luterana a Italo Calvino
Pasolini regista (pp. 587-592); visione del film Accattone (1961) e del documentario di
Andrea Salerno Via Pasolini (2005)
Italo Calvino
Tra neorealismo e filone fantastico: da Il sentiero dei nidi di ragno (1947) a I nostri
antenati (1960), a La giornata di uno scrutatore (1963) (pp. 602-613)
Incontro con l’opera – Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) (pp. 621-639)
Dalla fine della “modernità” alla fine del “postmoderno”: pp. 311-322 e 642-645
Lettura integrale e commento dei seguenti nove canti dal Paradiso di Dante Alighieri:
I, III, VI, XI, XV, XVI, XVII, XXVII, XXXIII
[NOTA: i testi non presenti sul manuale sono riprodotti in fotocopia e allegati al Documento di Classe ed inoltre
disponibili anche in formato digitale]
L’insegnante
Michelarcangelo Casasanta
studenti rappresentanti
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TESTI AFFRONTATI DI AUTORI ITALIANI NON PRESENTI SUL MANUALE
PASCOLI - L A SIEPE - (1897 e Primi poemetti, 1904)
I - Siepe del mio campetto, utile e pia,
che al campo sei come l’anello al dito,
che dice mia la donna che fu mia
(ch’io pur ti sono florido marito,
o bruna terra ubbidïente, che ami
chi ti piagò col vomero brunito…);
siepe che il passo chiudi co’ tuoi rami
irsuti al ladro dormi ’l dì; ma dài
ricetto ai nidi e pascolo a gli sciami;
siepe che rinforzai, che ripiantai,
quando crebbe famiglia, a mano a mano,
più lieto sempre e non più ricco mai;
d’albaspina, marruche e melograno,
tra cui la madreselva odorerà
io per te vivo libero e sovrano,
verde muraglia della mia città.
II - Oh! tu sei buona! Ha sete il passeggero;
e tu cedi i tuoi chicchi alla sua sete,
ma salvi il frutto pendulo del pero.
Nulla fornisci alle anfore segrete
della massaia: ma per te, felice
ella i ciliegi popolosi miete.
Nulla tu rendi; ma la vite dice;
quando la poto all’orlo della strada,
che si sente il cucùlo alla pendice,
dice: Il padre tu sei che, se t’aggrada,
sì mi correggi e guidi per il pioppo;
ma la siepe è la madre che mi bada.
Per lei vino ho nel tino, olio nel coppo
rispondo. I galli plaudono dall’aia;
e lieto il cane, che non è di troppo,
ch’è la tua voce, o muta siepe, abbaia.
III - E tu pur, siepe, immobile al confine,
tu parli; breve parli tu, ché, fuori,
dici un divieto acuto come spine;
23
dentro, un assenso bello come fiori;
siepe forte ad altrui, siepe a me pia,
come la fede che donai con gli ori,
che dice mia la donna che fu mia.
PASCOLI - LA GRANDE PROLETARIA SI È MOSSA. (1911)
È il discorso che Pascoli tenne al Teatro comunale di Barga il 21 novembre 1911, pubblicato su «La
Tribuna» del 27 novembre 1911.
La grande proletaria si è mossa. Prima ella mandava altrove i suoi lavoratori che in patria erano
troppi e dovevano lavorare per troppo poco. Li mandava oltre alpi e oltre mare a tagliare istmi, a
forare monti, ad alzar terrapieni, a gettar moli, a scavar carbone, a scentar selve, a dissodare campi, a
iniziare culture, a erigere edifizi, ad animare officine, a raccoglier sale, a scalpellar pietre; a fare tutto
ciò che è più difficile e faticoso, e tutto ciò che è più umile e perciò più difficile ancora: ad aprire vie
nell'inaccessibile, a costruire città, dove era la selva vergine, a piantar pometi, agrumeti, vigneti,
dove era il deserto; e a pulire scarpe al canto della strada. Il mondo li aveva presi a opra, i lavoratori
d'Italia; e più ne aveva bisogno, meno mostrava di averne, e li pagava poco e li trattava male e li
stranomava. Diceva Carcamanos! Gringos! Cincali! Degos! Erano diventati un po' come i negri, in
America, questi connazionali di colui che la scoprì; e come i negri ogni tanto erano messi fuori della
legge e della umanità, si linciavano. Lontani o vicini alla loro patria, alla patria nobilissima su tutte
le altre, che aveva dato i più potenti conquistatori, i più sapienti civilizzatori, i più profondi
pensatori, i più ispirati poeti, i più meravigliosi artisti, i più benefici indagatori, scopritori, inventori,
del mondo, lontani o vicini che fossero, queste opre erano costrette a mutar patria, a rinnegare la
nazione,
a
non
essere
più
d'Italia.
Era una vergogna e un rischio farsi sentire a dir Si, come Dante, a dir Terra, come Colombo, a dir
Avanti! come Garibaldi. Si diceva: - Dante? Ma voi siete un popolo d'analfabeti! Colombo? Ma la
vostra è l'onorata società della camorra e della mano nera! Garibaldi? Ma il vostro esercito s'è fatto
vincere e annientare da africani scalzi! Viva Menelik! I miracoli del nostro Risorgimento non erano
più ricordati, o, appunto, ricordati come miracoli di fortuna e d'astuzia. Non erano più i vincitori di
San Martino e di Calatafimi, gl'italiani: erano i vinti di Abba-Garima. Non avevano essi mai
impugnato il fucile, puntata la lancia, rotata la sciabola: non sapevano maneggiare che il coltello.
Così queste opre tornavano in patria poveri come prima e peggio contenti di prima, o si perdevano
oscuramente nei gorghi delle altre nazionalità. Ma la grande Proletaria ha trovato luogo per loro: una
vasta regione bagnata dal nostro mare, verso la quale guardano, come sentinelle avanzate, piccole
isole nostre; verso la quale si protende impaziente la nostra isola grande; una vasta regione che già
per opera dei nostri progenitori fu abbondevole d'acque e di messi, e verdeggiante d'alberi e
giardini; e ora, da un pezzo, per l'inerzia di popolazioni nomadi e neghittose, è per gran parte un
deserto. Là i lavoratori saranno, non l'opre, mal pagate mal pregiate mal nomate, degli stranieri, ma,
nel senso più alto e forte delle parole, agricoltori sul suo, sul terreno della patria; non dovranno, il
nome della patria, a forza, abiurarlo, ma apriranno vie, colteranno terre, deriveranno acque,
costruiranno case, faranno porti, sempre vedendo in alto agitato dall'immenso palpito del mare
nostro il nostro tricolore. E non saranno rifiutati, come merce avariata, al primo approdo; e non
saranno espulsi, come masnadieri, alla prima loro protesta; e non saranno, al primo fallo d'un di
loro, braccheggiati inseguiti accoppati tutti, come bestie feroci. Veglieranno su loro le leggi alle
quali diedero il loro voto. Vivranno liberi e sereni su quella terra che sarà una continuazione della
terra nativa, con frapposta la strada vicinale del mare. Troveranno, come in patria, ogni tratto le
vestigia dei grandi antenati. Anche là è Roma. E Rumi saranno chiamati. Il che sia augurio buono e
promessa certa. SI: Romani. SI: fare e soffrire da forti. E sopra tutto ai popoli che non usano se non
la forza, imporre, come non si può fare altrimenti, mediante la guerra, la pace. - Ma che? - Il mondo
guarda attonito o nasconde sotto il ghigno beffardo la sua meraviglia. - La Nazione proletaria, la
24
nostra fornitrice di braccia a prezzi ridotti, non aveva se non il piccone, la vanga e la carriola. Queste
le sue arti, queste le armi sue: le armi, per lo meno, che sole sa maneggiare, oltre il coltello col quale
partisce il pane e si fa ragione sulle risse. Si diceva bensì che era una potenza; e invero aveva avuto
un cotal risveglio che ella chiama risorgimento. Qual risorgimento? Dalla vittoria d'un benefico
popolo alleato aveva ottenuto Milano; da quella d'un altro, Venezia. In un momento che questi due
alleati si battevano fieramente tra loro, ella aveva ghermito Roma. Così la nazione era risorta. E
risorta, volendo dar prova di sè, era stata vinta da popoli neri e semineri E ora ... - Ecco quel che è
accaduto or ora e accade ora. Ora l'Italia, la grande martire delle nazioni, dopo soli cinquant'anni
ch'ella rivive, si è presentata al suo dovere di contribuire per la sua parte all'umanamento e
incivilimento dei popoli; al suo diritto di non essere soffocata e bloccata nei suoi mari; al suo
materno ufficio di provvedere ai suoi figli volenterosi quel che sol vogliono, lavoro; al suo solenne
impegno coi secoli augusti delle sue due Istorie, di non esser da meno nella sua terza era di quel che
fosse nelle due prime; si è presentata possente e serena, pronta e rapida, umana e forte, per mare per
terra e per cielo. Nessun'altra nazione, delle più ricche, delle più grandi, è mai riuscita a compiere
un simile sforzo. Che dico sforzo? Tutto è sembrato così agevole, senza urto e senza attrito di sorta!
Una lunghissima costa era in pochi giorni, nei suoi punti principali, saldamente occupata. Due
eserciti vi campeggiano in armi. O Tripoli, o Beronike, o Leptis Magna (non hanno diritto di porre il
nome quelli che hanno disertato o distrutta la casa!), voi rivedete, dopo tanti secoli, i coloni dorici e
le legioni romane! Guardate in alto: vi sono anche le aquile! Un altro popolo ai nostri giorni si rivelò
a un tratto così. Dopo non molti anni che si veniva trasformando in silenzio, eccolo mettere per
primo in azione tutte le moderne invenzioni e scoperte, le immense navi, i mostruosi cannoni, le
mine e i siluri, la breve vanga delle trincee, e il tuo invisibile spirito, o Guglielmo Marconi, che scrive
coi guizzi del fulmine; tutti i portati della nuova scienza e tutto il suo antico eroismo; e coi suoi
soldatini ... O non sono chiamati soldatini anche i classiarii e i legionari d'Italia? Non ha l'Italia
nuova in questa sua prima grande guerra messo in opera tutti gli ardimenti scientifici e tutta la sua
antica storia? Non ha per prima battuto le ali e piovuto la morte sugli accampamenti nemici? Non
ha, a non grande distanza dal promontorio Pulcro, rinnovato gli sbarchi di Roma? Non si è già
trincerata inespugnabilmente, secondo l'arte militare dei progenitori, con fossa e vallo; per avanzare
poi sicura e irresistibile? Eccoli là, e sono pur sempre quelli e attendono al medesimo lavoro, i
lavoratori che il mondo prendeva e prende a opra. Eccoli con la vanga in mano, eccoli a picchiar col
piccone e con la scure, i terrazzieri e braccianti per tutto cercati e per tutto spregiati. Con la vanga
scavano fosse e alzano terrapieni, al solito. Coi picconi, al solito, demoliscono vecchie muraglie, e
con le scuri abbattono, al solito, grandi selve. Ma non sono le solite strade, che fanno per altrui: essi
aprono la via alla marcia trionfale e redentrice d'Italia. Fanno una trincea di guerra, sgombrano lo
spazio alle artiglierie. Stanno li sotto i rovesci d'acqua, sotto le piogge di fuoco; e cantano. La gaia
canzone d'amore e ventura è spesso l'inno funebre che cantano a se stessi, gli eroi ventenni. Che
dico eroi? Proletari, lavoratori, contadini. Il popolo che l'Italia risorgente non trovò sempre pronto al
suo appello, al suo invito, al suo comando, è là. O cinquant'anni del miracolo! I contadini che spesso
furono riluttanti e ripugnanti, i contadini che anche lontani dal Lombardo-Veneto chiamavano loro
imperatore l'imperatore d'Austria, e ciò quando l'imperio di Roma era nelle mani del dittatore
ultimo, i contadini che Garibaldi non trovò mai nelle sue file ... vedeteli! È l'ora dell'insidia e del
tradimento. La trincea è in qualche punto sorpassata. I nostri sono fucilati al petto e pugnalati a
tergo. Sopraggiunge al galoppo vertiginoso una batteria appena appena sbarcata. La rivoltella in
pugno, gli occhi schizzanti fuoco, anelanti sui cavalli sferzati e spronati a sangue, vengono ... i
contadini italiani. In tre minuti i cavalli sono staccati, gli affusti tolti, i cannoni appostati; e la
tempesta di ferro e fuoco tuona formidabilmente. Quale e quanta trasformazione! Giova ripeterlo:
cinquant'anni fa l'Italia non aveva scuole, non aveva vie, non aveva industrie, non aveva commerci,
non aveva coscienza di se, non aveva ricordo del passato, non aveva, non dico speranza, ma
desiderio dell'avvenire. In cinquant'anni è parso che altro non si facesse se non errori e anche delitti;
non si cominciasse se non a far sempre male e non si finisse se non col non far mai nulla. La critica
era feroce e interminabile e insaziabile. Era forse un desiderio impaziente che la animava. Ebbene in
cinquant'anni l'Italia aveva rifoggiato saldamente, duramente, immortalmente, il suo destino. Chi
vuol conoscere quale ora ella è, guardi la sua armata e il suo esercito. Li guardi ora in azione. Terra,
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mare e cielo, alpi e pianura, penisola e isole, settentrione e mezzogiorno, vi sono perfettamente fusi.
Il roseo e grave alpino combatte vicino al bruno e snello siciliano, l'alto granatiere lombardo
s'affratella col piccolo e adusto fuciliere sardo; i bersaglieri (chi vorrà assegnare ai bersaglieri, fiore
della gioventù panitalica, una particolare origine?), gli artiglieri della nostra madre terra piemontese
dividono i rischi e le guardie coi marinai di Genova e di Venezia, di Napoli e d'Ancona, di Livorno,
di Viareggio, di Bari. Scorrete le liste dei morti gloriosi, dei feriti felici della loro luminosa ferita: voi
avrete agio di ricordare e ripassare la geografia di questa che appunto era tempo fa, una espressione
geografica. E vi sono le classi e le categorie anche là : ma la lotta non v'è o è lotta a chi giunge prima
allo stendardo nemico, a chi prima lo afferra, a chi prima muore A questo modo là il popolo lotta con
la nobiltà e con la borghesia. Così là muore, in questa lotta, l'artigiano e il campagnolo vicino al
conte, al marchese, al duca. Non si chiami, questa, retorica. Invero né là esistono classi né qua. Ciò
che perennemente e continuamente si muta, non è. La classe che non è per un minuto solo
composta dei medesimi elementi, la classe in cui, con eterna vicenda, si può entrare e se ne può
uscire, non è mai sostanzialmente diversa da un'altra classe. Qual lotta dunque può essere che non
sia contro sè stessa? E lottiamo, dunque, bensì; ma sia la nostra lotta come quella che si vede là,
della nostra Patria, per così dire, scelta, della nostra Patria, che vorrei dire in piccolo, se non dovessi
aggiungere:
no:
in
grande!
Lotta d'emulazione tra fratelli, ufficiali o soldati, a chi più ami la madre comune, che ne li rimerita
con uguali gradi, premi, onori, e li avvolge morti nello stesso tricolore. O voi che siete la più grande,
la più bella, la più benefica scuola che abbia avuta nel cinquantennio l'Italia, armata ed esercito
nostri! Dicono che in codesta scuola s'insegna a oziare! E no: s'insegna a vigilar sempre. S'insegna a
godere! E no: s'insegna a patire. S'insegna a essere crudeli a ogni incendio, a ogni inondazione, a
ogni terremoto, a ogni peste, accorrono questi crudeli a fare da pompieri, da navicellai, da suore di
carità, da governanti, da infermieri, da becchini. S'insegna a uccidere! S'insegna a morire. Questa è
la scuola che, oltre aver distribuito tanto alfabeto, ci ammaestra esemplarmente nell'umano esercizio
del diritto e nell'eroico adempimento del dovere. Essa risponde ora a quelli che confondono
l'aspirazione alla pace con la rassegnazione alla barbarie e alla servitù. - Noi -- dicono quei nostri
maestri -- che siamo l'Italia in armi, l'Italia al rischio, l'Italia. in guerra, combattiamo e spargiamo
sangue, e in prima il nostro, non per disertare ma per coltivare, non per inselvatichire e corrompere
ma per umanare e incivilire, non per asservire ma per liberare. Il fatto nostro non è quello dei
Turchi. La nostra è dunque, checché appaiono i nostri atti singoli di strategia e di tattica, guerra non
offensiva ma difensiva. Noi difendiamo gli uomini e il loro diritto di alimentarsi e vestirsi coi
prodotti della terra da loro lavorata, contro esseri che parte della terra necessaria al genere umano
tutto, sequestrano per sè e corrono per loro, senza coltivarla, togliendo pane, cibi, vesti, case,
all'intera collettività che ne abbisogna. A questa terra, così indegnamente sottratta al mondo, noi
siamo vicini; ci fummo già; vi lasciammo segni che nemmeno i Berberi, i Beduini e i Turchi
riuscirono a cancellare; segni della nostra umanità e civiltà, segni che noi appunto non siamo
Berberi, Beduini e Turchi. Ci torniamo. In faccia a noi questo è un nostro diritto, in cospetto a voi
era ed è un dovere nostro. Così risponde l'Italia guerreggiante ai fautori dei pacifici Turchi e della
loro benefica scimitarra; degli umani Beduini-Arabi che non usano violare e mutilare soltanto
cadaveri; degli industriosi razziatori di negri e mercanti di schiavi. Così risponde con un fatto di
eroica e materna pietà, che ha virtù di simbolo. Il bersagliere, di quelli fulminati di fronte e pugnalati
alle spalle, raccoglie di tra i cadaveri una bambina araba: la tiene con se nella trincea, la nutre, la
copre, l'assicura. Tuonano le artiglierie. Sono il canto della cuna. Passano rombando le granate. La
bambina è ben riparata, e le crede, chi sa? balocchi fragorosi e luminosi. Ella è salva: crescerà
italiana, la figlia della guerra. O non è ella la barbarie, non decadente e turpe, ma vergine e
selvaggia; la barbarie nuda famelica abbandonata? E colui che la salva e la nutre e la veste non è
l'esercito nostro che ha l'armi micidiali e il cuore pio, che reca costretto la morte e non vorrebbe
portar che la vita? O esercito calunniato! Eppur tra lo sdegno e lo schifo, nel leggere le diffamazioni
dei giornali stranieri, noi abbiamo sorriso! Chi non ha visto qualche volta i nostri bei ragazzi armati
dividere la gamella e il pan di munizione con qualche vecchio povero? Chi non ha visto qualche
volta uno dei nostri cari fanciulloni soldati con un bambino in collo? Chi non li ha visti accorrere a
tutte le sventure, prestarsi a tutte le fatiche, affrontare tutti i pericoli per gli altri? Ora ecco che in
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pochi giorni sono divenuti masnadieri ... Sì: noi sorrideremmo se l'accusa, per quanto assurda, ma
immonda, non toccasse ciò che abbiamo di più caro e di più sacro. Hanno detto, rivolgendosi al tuo
esercito, turpi parole contro te, o pura o santa madre nostra Italia! Per quanto elle non giungano
all'orlo della tua veste, noi non possiamo perdonare, o madre d'ogni umanità, o madre tanto forte
quanto pia! Noi ce ne ricorderemo. Ricorderemo che voi, o stranieri, avete voluto prestare i fermenti
di barbarie che forse ancora brulicano nel vostro cuore, al popolo che con San Francesco rese più
umano, se è lecito dirlo, persino Gesù Nazareno; che coi suoi soavi artisti fece dell'inaccessibile
cielo una buona tiepida raccolta casa terrena piena d'amore; che col Beccaria abolì la tortura; che,
quasi solo nel mondo, non ha più la pena di morte; che in Garibaldi ebbe un portentoso guerriero
che odiava la guerra e preferiva la vanga alla spada e piangeva sul nemico vinto e sceso dal trono e
perdonava al suo tortòre e non faceva distruggere un campo di grano, dove i nemici potevano
nascondersi, perché il grano era quasi maturo e vicino a divenir pane. O santi martiri nostri, o
Pellico e Oroboni, o Tazzoli e Tito Speri, che vi faceste del duro carcere sotterraneo un tempio, e del
patibolo un altare! Ma noi sappiamo da che furono mosse le inique accuse. Da questo: l'esempio che
aveva a restar unico, del Giappone, si era, dopo poco tempo rinnovato. Le opre de' mondo erano, a
suo tempo e luogo, soldatini formidabili. La grande Proletaria delle nazioni (laboriosa e popolosa
questa dell'occidente appunto come quell'altra dell'oriente estremo) scendeva in campo, si
mostrava, per mare per terra e per cielo, potenza tanto più forte quanto più semplice, più lavoratrice,
più avvezza a soffrire che a godere, più consapevole del suo diritto conculcato, più ispirata dal
sublime pensiero che ella, pur mo' redenta, doveva a sua volta divenir redentrice. Così l'Italia si è
affermata e confermata. Ora è incrollabile. Può (perdonate la bestemmia; ché in verità ella non può!)
essere ricacciata al mare, essere costretta ad abbandonare l'impresa, essere invasa, corsa, calpestata,
divisa e assoggettata ancora: ella è e resterà, non può morir più una nazione in cui le madri
raccomandano ai figli che partono per la guerra, di farsi onore, in cui tutti i bambini delle scuole
rompono per i feriti il loro salvadanaio, in cui (udite: è cosa accaduta in un borghetto qui presso: ai
Conti) il più povero mezzaiuolo dei dintorni, che ha un figlio nelle trincee di Tripoli, dà ai cercatori
della Patria i suoi unici due soldi: l'obolo che la Patria ha riposto nel suo seno, vicino al suo gran
cuore, come inestimabile tesoro. I nostri feriti non trascineranno per le vie le mutile membra e la vita
impotente. No. Saranno quello che per la madre e per i fratelli è il figlio e fratello nato o fatto
infelice. Saranno i careggiati, i meglio riguardati, i più amati. Essi ci ricorderanno la prima ora che
abbiamo avuta, dopo tanti anni, di coscienza di noi, di gloria e vittoria, d'amore e concordia. Non
tenderanno la mano. La tenderemo noi a loro per averne una stretta che ci faccia bene al cuore. Non
picchieranno alla porta. Le apriremo noi, a due battenti, le porte, per farli assidere al nostro focolare
e alla nostra mensa, e udirne i semplici e magnifici racconti, e consacrare la nostra casa e i nostri
figli a quella, che ci ispira ogni bene, ci tien lontani da ogni viltà, ci accompagna sempre, e non
muta mai: alla Patria a cui quando si rende, e così volontieri, così giocondamente, così sorridenti, la
vita che ci diede, ella, ella piange. Benedetti voi, morti per la Patria! Riunitevi, eroi gentili, nomi
eccelsi, umili nomi, ai vostri precursori meno avventurati di voi, perchè morirono per ciò che non
esisteva ancora! Voi l'Italia già grande ha raccolti nelle braccia possenti. Qual festa vi faranno i morti
vincitori di S. Martino di Calatafimi! Il gigantesco Schiaffino, morto impugnando la bandiera dei
Mille, come accoglierà i piccoli fucilieri dell' 84° conquistatori della bandiera del Profeta! Ma non vi
fermate troppo con loro; o bersaglieri di Homs coi bersaglieri di Palestro, o cavalleggeri di Tripoli
coi cavalleggeri di Montebello. La vittoria rende felice anche i morti. Andate a consolare i vinti! O
Bianco, santa primizia della guerra, o Grazioli, o De Lutti, o marinai di Tripoli e Ben-Ghazi,
consolate i morti di Lissa! O Bruchi, o Solaroli, o Granafei, o Faitini, o Flombert, o Orsi, o Bellini, o
Silvatici, o trecento caduti in un'ora, consolate i morti di Custoza! Oh! Non dimenticate i più
dolorosi, e, se si può dire, anche più valorosi, morti di Amba Alage e Abba Garima. Sono, essi, gli
ultimi martiri d'Italia: sono ancora sulla soglia. Abbracciate il maggior Toselli così degno di guidare
un'avanzata audace su Ain-Zara! Baciate il maggior Galliano, così degno di difendere le trincee di
Bu-Meliana e Sciara-Sciat! O capitano Pietro Verri che nel momento più periglioso guidasti al
contrattacco, fuori delle Trincee, i mozzi di sedici e diciassette anni, i ragazzi del nostro mare, o
sublime capitan Verri, tu va direttamente a Caprera, va a narrar la cosa a Giuseppe Garibaldi.
Ripeterà esso a te il tuo appello: Garibaldini del mare! E ti ricorderà che egli aveva il suo battaglione
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di speranzini, ragazzi raccolti per le strade, i quali a Velletri, divini fanciulli, lo salvarono. Benedetti,
o morti per la Patria! Voi non sapete che cosa siete per noi e per la Storia! Non sapete che cosa vi
debba l'Italia! L'Italia, cinquant'anni or sono, era fatta. Nel sacro cinquantennario voi avete provato,
ciò che era voto de' nostri grandi che non speravano si avesse da avverare in così breve tempo, voi
avete provato che sono fatti anche gl'italiani.
PASCOLI - T EMPORALE – da Myricae (1897)
Un bubbolío lontano…
Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare;
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.
PASCOLI - I L CHIÙ - da Nuovi poemetti (1909)
Metro: terzine dantesche, con verso aggiunto a chiusura di ciascuna stanza.
I
- Addio! - La notte, troppo grande il letto
era a Viola. Stava dal suo canto,
con incrociate le due mani al petto;
ma non dormiva. Non aveva pianto.
Dicea di quando in quando una preghiera.
Dormir, sognare, non volea; ché tanto…
non c’era più! Perché sognar che c’era?
non saper più, ma per un poco, appena,
ch’era partita al rosseggiar di sera?
La notte in cielo risplendea serena:
tra cielo e terra un murmure, uno spesso
palpito, l’onda d’un’assidua lena.
E Violetta si chiedea sommesso 1
dov’era quella che non c’era più.
Col dolce verso sempre mai lo stesso
le rispondeva di lontano il chiù.
II
Splendea lassù la gran luce di Sirio 2 .
Recava odor di fiori pésti il vento.
28
- Ell’era andata a chi sa qual martirio!
Ora, dov’era? A lume acceso o spento?
Buon che le mise al collo, nell’aspetto3 ,
quella sua croce piccola d’argento!
Ella doveva ora vegliar nel letto
sola con lui! senza sperare aiuto! Viola i panni si stringea sul petto.
- Che cosa avrebbe egli da lei voluto?
Qual piaga dare tenera e mortale
a quelle carni bianche, di velluto?
Qual pianto fa di quel ch’è ora 4, e quale
rimpianto mai di quel ch’un giorno fu! … Col mesto verso eternamente uguale
le rispondeva di lontano il chiù.
III
Quando cantò la prima capinera
nel puro cielo d’ambra e di viola,
dormiva, sciolta la gran chioma nera.
Dormiva forte, stretta alle lenzuola;
e se sognò, non ricordò, che cosa.
Si levò tardi. E come te, Viola,
anche i tuoi vecchi. E tu più tardi, o Rosa.
LUIGI PIRANDELLO - L'uomo dal fiore in bocca
Persone del dialogo
L'uomo dal fiore in bocca
Un pacifico avventore
N. B. - Verso la fine, ai luoghi indicati, sporgerà due volte il capo dal cantone un'ombra di donna,
vestita di nero, con un vecchio cappellino dalle piume piangenti.
Si vedranno in fondo gli alberi d'un viale, con le lampade elettriche che traspariranno di tra le foglie.
Ai due lati, le ultime case d'una via che immette in quel viale. Nelle case a sinistra sarà un misero
Caffè notturno con tavolini e seggiole sul marciapiede. Davanti alle case di destra, un lampione
acceso. Allo spigolo dell'ultima casa a sinistra, che farà cantone sul viale, un fanale anch'esso
acceso. Sarà passata da poco la mezzanotte. S'udrà da lontano, a intervalli, il suono titillante d'un
mandolino.
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Al levarsi della tela, l'Uomo dal fiore in bocca, seduto a uno dei tavolini, osserverà a lungo in silenzio
l'Avventore pacifico che, al tavolino accanto, succhierà con un cannuccio di paglia uno sciroppo di
menta.
L'uomo dal fiore. Ah, lo volevo dire! Lei dunque un uomo pacifico è... Ha perduto il treno?
L'avventore. Per un minuto, sa? Arrivo alla stazione, e me lo vedo scappare davanti.
L'uomo dal fiore. Poteva corrergli dietro!
L'avventore. Già. E` da ridere, lo so. Bastava, santo Dio, che non avessi tutti quegli impicci di
pacchi, pacchetti, pacchettini... Più carico d'un somaro! Ma le donne - commissioni...
commissioni... - non la finiscono più. Tre minuti, creda, appena sceso di vettura, per dispormi i
nodini di tutti quei pacchetti alle dita; due pacchetti per ogni dito.
L'uomo dal fiore. Doveva esser bello! Sa che avrei fatto io? Li avrei lasciati nella vettura.
L'avventore. E mia moglie? Ah sì! E le mie figliuole? E tutte le loro amiche?
L'uomo dal fiore. Strillare! Mi ci sarei spassato un mondo.
L'avventore. Perché lei forse non sa che cosa diventano le donne in villeggiatura!
L'uomo dal fiore. Ma sì che lo so. Appunto perché lo so.
Pausa
Dicono tutte che non avranno bisogno di niente.
L'avventore. Questo soltanto? Capaci anche di sostenere che ci vanno per risparmiare. Poi, appena
arrivano in un paesello qua dei dintorni, più brutto è, più misero e lercio, e più imbizzarriscono a
pararlo con tutte le loro galanterie più vistose! Eh, le donne, caro signore! Ma del resto è la loro
professione... - «Se tu facessi una capatina in città, caro! Avrei proprio bisogno di questo... di
quest'altro... e potresti anche, se non ti secca (caro, il «se non ti secca») ... e poi, giacché ci sei,
passando di là... - Ma come vuoi, cara mia, che in tre ore ti sbrighi tutte codeste faccende? - «Uh, ma
che dici? Prendendo una vettura...» - Il guajo è che, dovendo trattenermi tre ore sole, sono venuto
senza le chiavi di casa.
L'uomo dal fiore. Oh bella! E perciò?
L'avventore. Ho lasciato tutto quel monte di pacchi e pacchetti in deposito alla stazione; me ne sono
andato a cenare in trattoria; poi, per farmi svaporar la stizza, a teatro. Si crepava dal caldo. All'uscita,
dico, che faccio? Sono già le dodici; alle quattro prendo il primo treno; per tre orette di sonno, non
vale la spesa. E me ne sono venuto qua. Questo caffè non chiude, è vero?
L'uomo dal fiore. Non chiude, nossignore.
Pausa
E così, ha lasciato tutti quei pacchetti in deposito alla stazione?
L'avventore. Perché me lo domanda? Non vi stanno forse sicuri? Erano tutti ben legati...
L'uomo dal fiore. No, no, non dico!
Pausa
Eh, ben legati, me l'immagino: con quell'arte speciale che mettono i giovani di negozio
nell'involtare la roba venduta...
Pausa
Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata... ch'è per se stessa un piacere
vederla... così liscia, che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza... La stendono sul
banco e poi con garbo disinvolto vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata. Levano prima
da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi abbassano l'altro e ci fanno anche, con
svelta grazia, una rimboccaturina, come un di più per amore dell'arte; poi ripiegano da un lato e
dall'altro a triangolo e cacciano sotto le due punte; allungano una mano alla scatola dello spago;
tirano per farne scorrere quanto basta a legare l'involto, e legano così rapidamente, che lei non ha
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neanche il tempo d'ammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio pronto a
introdurvi il dito.
L'avventore. Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio.
L'uomo dal fiore. Io? Caro signore, giornate intere ci passo. Sono capace di stare anche un'ora fermo
a guardare dentro una bottega attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d'essere, vorrei
essere veramente quella stoffa là di seta... quel bordatino... quel nastro rosso o celeste che le giovani
di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno? se lo raccolgono a numero otto
intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra, prima d'incartarlo.
Pausa
Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l'involto appeso al dito o in mano o sotto
il braccio... Li seguo con gli occhi, finché non li perdo di vista... immaginando... - uh, quante cose
immagino! Lei non può farsene un'idea.
Pausa - Poi, cupo, come a se stesso:
Ma mi serve. Mi serve questo.
L'avventore. Le serve? Scusi... che cosa?
L'uomo dal fiore. Attaccarmi così - dico con l'immaginazione - alla vita. Come un rampicante
attorno alle sbarre d'una cancellata.
Pausa
Ah, non lasciarla mai posare un momento l'immaginazione: - aderire, aderire con essa,
continuamente, alla vita degli altri... - ma non della gente che conosco. No, no. A quella non potrei!
Ne provo un fastidio, se sapesse, una nausea. Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia
immaginazione può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime
apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come lavora! fino a quanto riesco ad
addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; ci vivo; mi ci sento proprio, fino ad avvertire... sa
quel particolare alito che cova in ogni casa? nella sua, nella mia. - Ma nella nostra, noi, non
l'avvertiamo più, perché è l'alito stesso della nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di sì...
L'avventore. Sì, perché... dico, deve essere un bel piacere codesto che lei prova, immaginando tante
cose...
L'uomo dal fiore (con fastidio, dopo averci pensato un po'). Piacere? Io?
L'avventore. Già... mi figuro...
L'uomo dal fiore. Mi dica un po'. E` stato mai a consulto da qualche medico bravo?
L'avventore. Io no, perché ? Non sono mica malato!
L'uomo dal fiore. Non s'allarmi! Glielo domando per sapere se ha mai veduto in casa di questi
medici bravi la sala dove i clienti stanno ad aspettare il loro turno per essere visitati.
L'avventore. Ah, sì. Mi toccò una volta d accompagnare una mia figliuola che soffriva di nervi.
L'uomo dal fiore. Bene. Non voglio sapere. Dico, quelle sale...
Pausa
Ci ha fatto attenzione? Divano di stoffa scura, di foggia antica... quelle seggiole imbottite, spesso
scompagne... quelle poltroncine... E` roba comprata di combinazione, roba di rivendita, messa lì per
i clienti; non appartiene mica alla casa. Il signor dottore ha per sé, per le amiche della sua signora,
un ben altro salotto, ricco, bello. Chi sa come striderebbe qualche seggiola, qualche poltroncina di
quel salotto portata qua nella sala dei clienti a cui basta questo arredo così, alla buona, decente,
sobrio. Vorrei sapere se lei, quando andò con la sua figliuola, guardò attentamente la poltrona o la
seggiola su cui stette seduto, aspettando.
L'avventore. Io no, veramente...
L'uomo dal fiore. Eh già; perché non era malato..
Pausa
31
Ma neanche i malati spesso ci badano, compresi come sono del loro male.
Pausa
Eppure, quante volte certuni stanno li intenti a guardarsi il dito che fa segni vani sul bracciuolo
lustro di quella poltrona su cui stan seduti! Pensano e non vedono.
Pausa
Ma che effetto fa, quando poi si esce dalla visita, riattraversando la sala, il rivedere la seggiola su cui
poc'anzi, in attesa della sentenza sul nostro male ancora ignoto, stavamo seduti! Ritrovarla occupata
da un altro cliente, anch'esso col suo male segreto; o là, vuota, impassibile, in attesa che un altro
qualsiasi venga a occuparla.
Pausa
Ma che dicevamo? Ah, già... I1 piacere dell'immaginazione. - Chi sa perché, ho pensato subito a una
seggiola di queste sale di medici, dove i clienti stanno in attesa del consulto!
L'avventore. Già... veramente...
L'uomo dal fiore. Non vede la relazione? Neanche io.
Pausa
Ma è che certi richiami d'immagini, tra loro lontane, sono così particolari a ciascuno di noi; e
determinati da ragioni ed esperienze così singolari, che l'uno non intenderebbe più l'altro se,
parlando, non ci vietassimo di farne uso. Niente di più illogico, spesso, di queste analogie.
Pausa
Ma la relazione, forse, può esser questa, guardi: - Avrebbero piacere quelle seggiole d'immaginare
chi sia il cliente che viene a sedere su loro in attesa del consulto? che male covi dentro? dove andrà,
che farà dopo la visita? - Nessun piacere. E così io: nessuno! Vengono tanti clienti, ed esse sono là,
povere seggiole, per essere occupate. Ebbene, è anche un'occupazione simile la mia. Ora mi occupa
questo, ora quello. In questo momento mi sta occupando lei, e creda che non provo nessun piacere
del treno che ha perduto, della famiglia che lo aspetta in villeggiatura, di tutti i fastidi che posso
supporre in lei.
L'avventore. Uh, tanti, sa!
L'uomo dal fiore. Ringrazii Dio, se sono fastidi soltanto.
Pausa
C'è chi ha di peggio, caro signore.
Pausa
Io le dico che ho bisogno d'attaccarmi con l'immaginazione alla vita altrui, ma così, senza piacere,
senza punto interessarmene, anzi... anzi... per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la
vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla.
Con cupa rabbia:
E questo è da dimostrare bene, sa? con prove ed esempi continui, a noi stessi, implacabilmente.
Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c'è, c'è, ce lo sentiamo tutti qua, come
un'angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare,
perché la vita, nell'atto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di se stessa, che non si lascia
assaporare. I1 sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. I1 gusto della vita ci viene di là, dai
ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua... a queste noje... a
tante stupide illusioni... insulse occupazioni... Sì, sì. Questa che ora qua è una sciocchezza... questa
che ora qua è una noja... e arrivo finanche a dire, questa che ora è per noi una sventura, una vera
32
sventura... sissignori, a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquisterà... che
gusto, queste lagrime... E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla... specialmente quando si sa
che è questione di giorni.
A questo punto dal cantone a destra sporgerà il capo a spiare la donna vestita di nero.
Ecco... vede là? dico là, a quel cantone... vede quell'ombra di donna? - Ecco, s'è nascosta!
L'avventore. Come ? Chi. . . chi era ?...
L'uomo dal fiore. Non l'ha vista? S'è nascosta.
L'avventore. Una donna?
L'uomo dal fiore. Mia moglie, già.
L'avventore. Ah! la sua signora ?
L'uomo dal fiore (dopo una pausa). Mi sorveglia da lontano. E mi verrebbe, creda, d'andarla a
prendere a calci. Ma sarebbe inutile. E` come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che più lei le
prende a calci, e più le si attaccano alle calcagna.
Pausa
Ciò che quella donna sta soffrendo per me, lei non se lo può immaginare. Non mangia, non dorme
più. Mi viene appresso, giorno e notte, così, a distanza. E si curasse almeno di spolverarsi quella
ciabatta che tiene in capo, gli abiti. - Non pare più una donna, ma uno strofinaccio. Le si sono
impolverati per sempre anche i capelli, qua sulle tempie; e ha appena trentaquattro anni.
Pausa
Mi fa una stizza, che lei non può credere. Le salto addosso, certe volte, le grido in faccia: - Stupida! scrollandola. Si piglia tutto. Resta li a guardarmi con certi occhi... con certi occhi che, le giuro, mi
fan venire qua alle dita una selvaggia voglia di strozzarla. Niente. Aspetta che mi allontani per
rimettersi a seguirmi a distanza.
Di nuovo a questo punto, la donna sporgerà il capo.
Ecco, guardi... sporge di nuovo il capo dal cantone.
L'avventore. Povera signora!
L'uomo dal fiore. Ma che povera signora! Vorrebbe, capisce? ch'io me ne stessi a casa, quieto,
tranquillo, a coccolarmi in mezzo a tutte le sue più amorose e sviscerate cure; a godere dell'ordine
perfetto di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio che c'era prima
in casa mia, misurato dal tic-tac della pendola del salotto da pranzo. - Questo vorrebbe! Io domando
ora a lei, per farle intendere l'assurdità... ma no, che dico l'assurdità! la màcabra ferocia di questa
pretesa, le domando se crede possibile che le case d'Avezzano, le case di Messina, sapendo del
terremoto che di li a poco le avrebbe sconquassate, avrebbero potuto starsene tranquille sotto la
luna, ordinate in fila lungo le strade e le piazze, obbedienti al piano regolatore della commissione
edilizia municipale. Case, perdio, di pietra e travi, sene sarebbero scappate! Immagini i cittadini di
Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi placidi placidi per mettersi a letto, ripiegare gli abiti,
mettere le scarpe fuori dell'uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco delle
lenzuola di bucato, con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti. - Le sembra possibile?
L'avventore. Ma forse la sua signora...
L'uomo dal fiore. Mi lasci dire ! Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegli insetti strani,
schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso... Lei passa per via; un altro passante,
all'improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: «Scusi, permette? lei, egregio signore,
ci ha la morte addosso ». E con quelle due dita protese, la piglia e butta via... Sarebbe magnifica! Ma
la morte non è come uno di questi insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce
l'hanno addosso; nessuno la vede; ed essi pensano quieti e tranquilli a ciò che faranno domani e
doman l'altro. Ora io,
Si alzerà.
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caro signore, ecco... venga qua...
Lo farà alzare e lo condurrò sotto il lampione acceso.
qua sotto questo lampione... venga... le faccio vedere una cosa... Guardi, qua, sotto questo baffo...
qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... più dolce
d'una caramella: - Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma... La morte,
capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: - «Tientelo, caro: ripasserò fra
otto o dieci mesi!»
Pausa
Ora mi dica lei, se con questo fiore in bocca, io me ne posso stare a casa tranquillo e quieto, come
quella disgraziata vorrebbe.
Pausa
Le grido: - Ah sì, e vuoi che ti baci? - «Sì, baciami» - Ma sa che ha fatto? Con uno spillo, l'altra
settimana, s'è fatto uno sgraffio qua, sul labbro, e poi m'ha preso la testa e mi voleva baciare...
baciare in bocca... Perché dice che vuol morire con me.
Pausa
È pazza...
Poi con ira:
A casa io non ci sto. Ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, io, ad ammirare la
bravura dei giovani di negozio. Perché, lei capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro... lei lo
capisce, posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco... cavare la
rivoltella e ammazzare uno che come lei, per disgrazia, abbia perduto il treno...
Riderà.
No no, non tema, caro signore: io scherzo!
Pausa
Me ne vado.
Pausa
Ammazzerei me, se mai...
Pausa
Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche... Come le mangia lei? con tutta la buccia, è
vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, per lungo... come due labbra succhiose... Ah,
che delizia!
Riderà. - Pausa
Mi ossequi la sua egregia signora e anche le sue figliuole in villeggiatura.
Pausa
Me le immagino vestite di bianco e celeste, in un bel prato verde in ombra...
Pausa
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E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla
stazione. - All'alba, lei può fare la strada a piedi. - I1 primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti
i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò.
Pausa
Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando.
Riderà. Poi:
Buona notte, caro signore.
E s'avvierà, canticchiando a bocca chiusa il motivetto del mandolino lontano, verso il cantone di
destra; ma a un, certo punto, pensando che la moglie sta li ad aspettarlo, volterà e scantonerà
dall'altra parte, seguito con gli occhi dal pacifico avventore quasi basito.
§§§
LUIGI PIRANDELLO - La carriola (Novelle per un anno)
Quand’ho qualcuno attorno, non la guardo mai; ma sento che mi guarda lei, mi guarda, mi guarda
senza staccarmi un momento gli occhi d’addosso.
Vorrei farle intendere, a quattr’occhi, che non è nulla; che stia tranquilla; che non potevo permettermi
con altri questo breve atto, che per lei non ha alcuna importanza e per me è tutto. Lo compio ogni giorno al
momento opportuno, nel massimo segreto, con spaventosa gioja, perché vi assaporo, tremando, la voluttà
d’una divina, cosciente follia, che per un attimo mi libera e mi vendica di tutto.
Dovevo essere sicuro (e la sicurezza mi parve di poterla avere solamente con lei) che questo mio atto
non fosse scoperto. Giacché, se scoperto, il danno che ne verrebbe, e non soltanto a me, sarebbe
incalcolabile. Sarei un uomo finito. Forse m’acchiapperebbero, mi legherebbero e mi trascinerebbero,
atterriti, in un ospizio di matti.
Il terrore da cui tutti sarebbero presi, se questo mio atto fosse scoperto, ecco, lo leggo ora negli occhi
della mia vittima.
Sono affidati a me la vita, l’onore, la libertà, gli averi di gente innumerevole che m’assedia dalla
mattina alla sera per avere la mia opera, il mio consiglio, la mia assistenza; d’altri doveri altissimi sono
gravato, pubblici e privati: ho moglie e figli, che spesso non sanno essere come dovrebbero, e che perciò
hanno bisogno d’esser tenuti a freno di continuo dalla mia autorità severa, dall’esempio costante della mia
obbedienza inflessibile e inappuntabile a tutti i miei obblighi, uno piú serio dell’altro, di marito, di padre, di
cittadino, di professore di diritto, d’avvocato. Guai, dunque, se il mio segreto si scoprisse!
La mia vittima non può parlare, è vero. Tuttavia, da qualche giorno, non mi sento piú sicuro. Sono
costernato e inquieto. Perché, se è vero che non può parlare, mi guarda, mi guarda con tali occhi e in questi
occhi è così chiaro il terrore, che temo qualcuno possa da un momento all’altro accorgersene, essere indotto
a cercarne la ragione.
Sarei, ripeto, un uomo finito. Il valore dell’atto ch’io compio, può essere stimato e apprezzato
solamente da quei pochissimi, a cui la vita si sia rivelata come d’un tratto s’è rivelata a me.
Dirlo e farlo intendere, non è facile. Mi proverò.
Ritornavo, quindici giorni or sono, da Perugia, ove mi ero recato per affari della mia professione.
Uno degli obblighi miei piú gravi è quello di non avvertire la stanchezza che m’opprime, il peso
enorme di tutti i doveri che mi sono e mi hanno imposto, e di non indulgere minimamente al bisogno di un
po’ di distrazione, che la mia mente affaticata di tanto in tanto reclama. L’unica che mi possa concedere,
quando mi vince troppo la stanchezza per una briga a cui attendo da tempo, è quella di volgermi a un’altra
nuova.
35
M’ero perciò portate in treno, nella busta di cuojo, alcune carte nuove da studiare. A una prima
difficoltà incontrata nella lettura, avevo alzato gli occhi e li avevo volti verso il finestrino della vettura.
Guardavo fuori, ma non vedevo nulla, assorto in quella difficoltà.
Veramente non potrei dire che non vedessi nulla. Gli occhi vedevano; vedevano e forse godevano per
conto loro della grazia e della soavità della campagna umbra. Ma io, certo, non prestavo attenzione a ciò
che gli occhi vedevano.
Se non che, a poco a poco, cominciò ad allentarsi in me quella che prestavo alla difficoltà che
m’occupava, senza che per questo, intanto, mi s’avvistasse di piú lo spettacolo della campagna, che pur mi
passava sotto gli occhi limpido, lieve, riposante.
Non pensavo a ciò che vedevo e non pensai piú a nulla: restai, per un tempo incalcolabile, come in
una sospensione vaga e strana, ma pur chiara e placida. Ariosa. Lo spirito mi s’era quasi alienato dai sensi,
in una lontananza infinita, ove avvertiva appena, chi sa come, con una delizia che non gli pareva sua, il
brulichio d’una vita diversa, non sua, ma che avrebbe potuto esser sua, non qua, non ora, ma là, in
quell’infinita lontananza; d’una vita remota, che forse era stata sua, non sapeva come né quando; di cui gli
alitava il ricordo indistinto non d’atti, non d’aspetti, ma quasi di desiderii prima svaniti che sorti; con una
pena di non essere, angosciosa, vana e pur dura, quella stessa dei fiori, forse, che non han potuto sbocciare;
il brulichio, insomma, di una vita che era da vivere, là lontano lontano, donde accennava con palpiti e
guizzi di luce; e non era nata; nella quale esso, lo spirito, allora, sì, ah, tutto intero e pieno si sarebbe
ritrovato; anche per soffrire, non per godere soltanto, ma di sofferenze veramente sue.
Gli occhi a poco a poco mi si chiusero, senza che me n’accorgessi, e forse seguitai nel sonno il sogno
di quella vita che non era nata. Dico forse, perché, quando mi destai, tutto indolenzito e con la bocca
amara, acre e arida, già prossimo all’arrivo, mi ritrovai d’un tratto in tutt’altro animo, con un senso d’atroce
afa della vita, in un tetro, plumbeo attonimento, nel quale gli aspetti delle cose piú consuete m’apparvero
come votati di ogni senso, eppure, per i miei occhi, d’una gravezza crudele, insopportabile.
Con quest’animo scesi alla stazione, montai sulla mia automobile che m’attendeva all’uscita, e
m’avviai per ritornare a casa.
Ebbene, fu nella scala della mia casa; fu sul pianerottolo innanzi alla mia porta.
Io vidi a un tratto, innanzi a quella porta scura, color di bronzo, con la targa ovale, d’ottone, su cui è
inciso il mio nome, preceduto dai miei titoli e seguito da’ miei attributi scientifici e professionali, vidi a un
tratto, come da fuori, me stesso e la mia vita, ma per non riconoscermi e per non riconoscerla come mia.
Spaventosamente d’un tratto mi s’impose la certezza, che l’uomo che stava davanti a quella porta, con
la busta di cuojo sotto il braccio, l’uomo che abitava là in quella
casa, non ero io, non ero stato mai io. Conobbi d’un tratto d’essere stato sempre come assente da
quella casa, dalla vita di quell’uomo, non solo, ma veramente e propriamente da ogni vita. Io non avevo mai
vissuto; non ero mai stato nella vita; in una vita, intendo, che potessi riconoscer mia, da me voluta e sentita
come mia. Anche il mio stesso corpo, la mia figura, quale adesso improvvisamente m’appariva, così vestita,
così messa su, mi parve estranea a me; come se altri me l’avesse imposta e combinata, quella figura, per
farmi muovere in una vita non mia, per farmi compiere in quella vita, da cui ero stato sempre assente, atti
di presenza, nei quali ora, improvvisamente, il mio spirito s’accorgeva di non essersi mai trovato, mai, mai!
Chi lo aveva fatto così, quell’uomo che figurava me? chi lo aveva voluto così? chi così lo vestiva e lo
calzava? chi lo faceva muovere e parlare così? chi gli aveva imposto tutti quei doveri uno piú gravoso e
odioso dell’altro? Commendatore, professore, avvocato, quell’uomo che tutti cercavano, che tutti
rispettavano e ammiravano, di cui tutti volevan l’opera, il consiglio, l’assistenza, che tutti si disputavano
senza mai dargli un momento di requie, un momento di respiro – ero io? io? propriamente? ma quando
mai? E che m’importava di tutte le brighe in cui quell’uomo stava affogato dalla mattina alla sera; di tutto il
rispetto, di tutta la considerazione di cui godeva, commendatore, professore, avvocato, e della ricchezza e
degli onori che gli erano venuti dall’assiduo scrupoloso adempimento di tutti quei doveri, dell’esercizio
della sua professione?
Ed erano lì, dietro quella porta che recava su la targa ovale d’ottone il mio nome, erano lì una donna e
quattro ragazzi, che vedevano tutti i giorni con un fastidio ch’era il mio stesso, ma che in loro non potevo
tollerare, quell’uomo insoffribile che dovevo esser io, e nel quale io ora vedevo un estraneo a me, un
nemico. Mia moglie? i miei figli? Ma se non ero stato mai io, veramente, se veramente non ero io (e lo
sentivo con spaventosa certezza) quell’uomo insoffribile che stava davanti alla porta; di chi era moglie
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quella donna, di chi erano figli quei quattro ragazzi? Miei, no! Di quell’uomo, di quell’uomo che il mio
spirito, in quel momento, se avesse avuto un corpo, il suo vero corpo, la sua vera figura, avrebbe preso a
calci o afferrato, dilacerato, distrutto, insieme con tutte quelle brighe, con tutti qua doveri e gli onori e il
rispetto e la ricchezza, e anche la moglie, sì, fors’anche la moglie...
Ma i ragazzi?
Mi portai le mani alle tempie e me le strinsi forte.
No. Non li sentii miei. Ma attraverso un sentimento strano, penoso, angoscioso, di loro, quali essi
erano fuori di me, quali me li vedevo ogni giorno davanti, che avevano bisogno di me, delle mie cure, del
mio consiglio, del mio lavoro; attraverso questo sentimento e col senso d’atroce afa col quale m’ero destato
in treno, mi sentii rientrare in quell’uomo insoffribile che stava davanti alla porta.
Trassi di tasca il chiavino; aprii quella porta e rientrai anche in quella casa e nella vita di prima.
Ora la mia tragedia è questa. Dico mia, ma chi sa di quanti!
Chi vive, quando vive, non si vede: vive... Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive
piú: la subisce, la trascina. Come una cosa morta, la trascina. Perché ogni forma è una morte.
Pochissimi lo sanno; i piú, quasi tutti, lottano, s’affannano per farsi, come dicono, uno stato, per
raggiungere una forma; raggiuntala, credono d’aver conquistato la loro vita, e cominciano invece a morire.
Non lo sanno, perché non si vedono; perché non riescono a staccarsi piú da quella forma moribonda che
hanno raggiunta; non si conoscono per morti e credono d’esser vivi. Solo si conosce chi riesca a veder la
forma che si è data o che gli altri gli hanno data, la fortuna, i casi, le condizioni in cui ciascuno è nato. Ma
se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è piú in essa: perché se fosse, noi non la
vedremmo: la vivremmo, questa forma, senza vederla. e morremmo ogni giorno di piú in essa, che è già per
sì una morte, senza conoscerla. Possiamo dunque vedere e conoscere soltanto ciò che di noi è morto.
Conoscersi è morire.
Il mio caso è anche peggiore. Io vedo non ciò che di me è morto; vedo che non sono mai stato vivo,
vedo la forma che gli altri, non io, mi hanno data, e sento che in questa forma la mia vita, una mia vera vita,
non c’è stata mai. Mi hanno preso come una materia qualunque, hanno preso un cervello, un’anima,
muscoli, nervi, carne, e li hanno impastati e foggiati a piacer loro, perché compissero un lavoro, facessero
atti, obbedissero a obblighi, in cui io mi cerco e non mi trovo. E grido, l’anima mia grida dentro questa
forma morta che mai non è stata mia: – Ma come? io, questo? io, così? ma quando mai? – E ho nausea,
orrore, odio di questo che non sono io, che non sono stato mai io; di questa forma morta, in cui sono
prigioniero, e da cui non mi posso liberare. Forma gravata di doveri, che non sento miei, oppressa da
brighe di cui non m’importa nulla, fatta segno d’una considerazione di cui non so che farmi; forma che è
questi doveri, queste brighe, questa considerazione, fuori di me, sopra di me: cose vuote, cose morte che mi
pesano addosso, mi soffocano, mi schiacciano e non mi fanno piú respirare.
Liberarmi? Ma nessuno può fare che il fatto sia come non fatto, e che la morte non sia, quando ci ha
preso e ci tiene.
Ci sono i fatti. Quando tu, comunque, hai agito, anche senza che ti sentissi e ti ritrovassi, dopo, negli
atti compiuti; quello che hai fatto resta, come una prigione per te. E come spire e tentacoli t’avviluppano le
conseguenze delle tue azioni. E ti grava attorno come un’aria densa, irrespirabile la responsabilità, che per
quelle azioni e le conseguenze di esse, non volute o non prevedute, ti sei assunta. E come puoi piú
liberarti? Come potrei io nella prigione di questa forma non mia, ma che rappresenta me quale sono per
tutti, quali tutti mi conoscono e mi vogliono e mi rispettano, accogliere e muovere una vita diversa, una mia
vera vita? una vita in una forma: che sento morta, ma che deve sussistere per gli altri, per tutti quelli che
l’hanno messa su e la vogliono così e non altrimenti? Dev’essere questa, per forza. Serve così, a mia moglie,
ai miei figli, alla società, cioè ai signori studenti universitari della facoltà di legge, ai signori clienti che
m’hanno affidato la vita, l’onore, la libertà, gli averi. Serve così, e non posso mutarla, non posso prenderla a
calci e levarmela dai piedi; ribellarmi, vendicarmi, se non per un attimo solo, ogni giorno, con l’atto che
compio nel massimo segreto, cogliendo con trepidazione e circospezione infinita il momento opportuno,
che nessuno mi veda.
Ecco. Ho una vecchia cagna lupetta, da undici anni per casa, bianca e nera, grassa, bassa e pelosa,
con gli occhi già appannati dalla vecchiaja.
Tra me e lei non c’erano mai stati buoni rapporti. Forse, prima, essa non approvava la mia professione,
che non permetteva si facessero rumori per casa; s’era messa però ad approvarla a poco a poco, con la
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vecchiaja; tanto che, per sfuggire alla tirannia capricciosa dei ragazzi, che vorrebbero ancora ruzzare con lei
giú nel giardino, aveva preso da un pezzo il partito di rifugiarsi qua nel mio studio da mane a sera, a
dormire sul tappeto col musetto aguzzo tra le zampe. Tra tante carte e tanti libri, qua, si sentiva protetta e
sicura. Di tratto in tratto schiudeva un occhio a guardarmi, come per dire:
«Bravo, sì, caro: lavora; non ti muovere di lì, perché è sicuro che, finché stai lì a lavorare, nessuno
entrerà qui a disturbare il mio sonno.»
Così pensava certamente la povera bestia. La tentazione di compiere su lei la mia vendetta mi sorse,
quindici giorni or sono, all’improvviso, nel vedermi guardato così.
Non le faccio male; non le faccio nulla. Appena posso, appena qualche cliente mi lascia libero un
momento, mi alzo cauto, pian piano, dal mio seggiolone, perché nessuno s’accorga che la mia sapienza
temuta e ambita, la mia sapienza formidabile di professore di diritto e d’avvocato, la mia austera dignità di
marito, di padre, si siano per poco staccate dal trono di questo seggiolone; e in punta di piedi mi reco
all’uscio a spiare nel corridojo, se qualcuno non sopravvenga; chiudo l’uscio a chiave, per un momento
solo; gli occhi mi sfavillano di gioja, le mani mi ballano dalla voluttà che sto per concedermi, d’esser pazzo,
d’esser pazzo per un attimo solo, d’uscire per un attimo solo dalla prigione di questa forma morta, di
distruggere, d’annientare per un attimo solo, beffardamente, questa sapienza, questa dignità che mi soffoca
e mi schiaccia; corro a lei, alla cagnetta che dorme sul tappeto; piano, con garbo, le prendo le due zampine
di dietro e le faccio fare la carriola: le faccio muovere cioè otto o dieci passi, non piú, con le sole zampette
davanti, reggendola per quelle di dietro.
Questo è tutto. Non faccio altro. Corro subito a riaprire l’uscio adagio adagio, senza il minimo
cricchio, e mi rimetto in trono, sul seggiolone, pronto a ricevere un nuovo cliente, con l’austera dignità di
prima, carico come un cannone di tutta la mia sapienza formidabile.
Ma, ecco, la bestia, da quindici giorni, rimane come basita a mirarmi, con quegli occhi appannati,
sbarrati dal terrore. Vorrei farle intendere – ripeto – che non è nulla; che stia tranquilla, che non mi guardi
così.
Comprende, la bestia, la terribilità dell’atto che compio.
Non sarebbe nulla, se per scherzo glielo facesse uno dei miei ragazzi. Ma sa ch’io non posso
scherzare; non le è possibile ammettere che io scherzi, per un momento solo; e seguita
maledettamente a guardarmi, atterrita.
§§§
EUGENIO MONTALE - L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili (Satura - 1966)
L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la barba di Ezra,
il Valéry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’io sono incrostato fi no al collo se il mio
stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
di una realtà incredibile e mai creduta.
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Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
dei tuoi prestiti e forse non l’hai mai saputo.
PIER PAOLO PASOLINI
- da Scritti corsari (1975): Acculturazione e acculturazione (Corsera - 9 dicembre 1973)
Molti lamentano (in questo frangente dell’austerity) i disagi dovuti alla mancanza di una vita sociale
e culturale organizzata fuori dal Centro "cattivo" nelle periferie "buone" (viste con dormitori senza
verde, senza servizi, senza autonomia, senza più reali rapporti umani). Lamento retorico. Se infatti
ciò di cui nelle periferie si lamenta la mancanza, ci fosse, esso sarebbe comunque organizzato dal
Centro. Quello stesso Centro che, in pochi anni, ha distrutto tutte le culture periferiche dalle quali,
appunto, fino a pochi anni fa, era assicurata una vita propria, sostanzialmente libera, anche alle
periferie più povere e addirittura miserabili. Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha
fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e
monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie,
operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava
ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è
totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque
affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle
repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due
rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione
del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la
periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è
stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione il Centro ha assimilato a sé l’intero
paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di
omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè, come dicevo, i suoi
modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di
un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del
consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente
estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la
religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che "omologava" gli
italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è
l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a
liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna
proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i
suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani
hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le
norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno
accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte,
diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne
vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i
sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria
ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero
della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui
si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a
vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi
non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di
imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari umiliati cancellano nella
loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente".
Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato
anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo-borghese, che essi hanno subito acquisito per
mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo-borghese, nell’adeguarsi al modello "televisivo" che,
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essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente
rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La
cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce
al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di
rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione in tutto questo è
enorme. Non certe in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa
stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore
di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove
collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo
potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come
mai nessun mezzo di informazione al mondo. U giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans
mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio
ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il
nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la
televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…
[L'articolo era apparso sul "Corriere della Sera" il 9 dicembre 1973 con il titolo "Sfida ai
dirigenti della televisione" - L'ultima parte dell'articolo (la "sfida", appunto, non appare in
Scritti corsari. Può essere reperita in Pasolini. Saggi sulla politica e sulla società, Meridiani
(edizione diretta da Walter Siti, Mondadori 1999)]
- da Scritti corsari (1975): Il romanzo delle stragi (Corsera 14 novembre 1974 col titolo
"Che cos'è questo golpe?")
Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di
golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di
Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei
primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti
ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori
materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase
anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e
della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a
tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una
verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la
protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale
colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione
anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome
(per creare la successiva tensione antifascista).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel
generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi
bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le
suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come
killers e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi
colpevoli.
Io so.
Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
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Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di
conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina
fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente
quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il
"progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi
riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri
sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a
proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile. Tale verità - lo si sente
con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici:
cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che
la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre
1974 [L'editoriale di Paolo Meneghini era intitolato "L'ex-capo del Sid, generale Miceli arrestato per
cospirazione politica]. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno,
degli
indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli
indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha
il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha,
per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale. Un intellettuale dunque potrebbe benissimo
fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi. Il potere e il mondo che, pur non
essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il
modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io, per
esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente
politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto
ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò
non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si
identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio
intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato
falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli
vien meno a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non
si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici". Gridare al "tradimento dei chierici" è un
alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere. Ma non esiste solo il potere: esiste
anche un'opposizione al potere.
In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco
naturalmente al Partito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande
partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere
istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un paese pulito in un paese sporco, un paese
onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese
ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico.
In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un
baratro: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "paese separato", un'isola.
Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere
effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a
nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella
loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico,
che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà
una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro. Ma proprio
tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il
momento relativamente negativo. La divisione del paese in due paesi, uno affondato fino al
collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può
essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata,
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credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro
potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi
come uomini di potere. Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci
riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se
l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con
somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente
hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici
golpes e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in
cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica
politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi
l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data
l'oggettiva situazione di fatto. L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene
imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento. Lo so bene che
non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una
mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno.
Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come
può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire. Ebbene, proprio perché io non posso fare i
nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io
non posso non pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E lo faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia,
credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che
è quella di un comunista. Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto
altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia
venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i
nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non
può non avere prove, o almeno indizi. Probabilmente - se il potere americano lo consentirà magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la
democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno
detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori
responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano
migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero colpo di Stato.
- da Scritti corsari (1975): L’articolo delle lucciole (Il vuoto del potere ovvero L'articolo delle
lucciole Corsera 1° febbraio 1975)
La distinzione tra fascismo aggettivo e fascismo sostantivo risale niente meno che al giornale "Il
Politecnico", cioè all'immediato dopoguerra..." Così comincia un intervento di Franco Fortini sul
fascismo ("L'Europeo, 26-12-1974): intervento che, come si dice, io sottoscrivo tutto, e pienamente.
Non posso però sottoscrivere il tendenzioso esordio. Infatti la distinzione tra "fascismi" fatta sul
"Politecnico" non è né pertinente né attuale. Essa poteva valere ancora fino a circa una decina di
anni fa: quando il regime democristiano era ancora la pura e semplice continuazione del regime
fascista. Ma una decina di anni fa, è successo "qualcosa". "Qualcosa" che non c'era e non era
prevedibile non solo ai tempi del "Politecnico", ma nemmeno un anno prima che accadesse (o
addirittura, come vedremo, mentre accadeva). Il confronto reale tra "fascismi" non può essere
dunque "cronologicamente", tra il fascismo fascista e il fascismo democristiano: ma tra il fascismo
fascista e il fascismo radicalmente, totalmente, imprevedibilmente nuovo che è nato da quel
"qualcosa"
che
è
successo
una
decina
di
anni
fa.
Poiché sono uno scrittore, e scrivo in polemica, o almeno discuto, con altri scrittori, mi si lasci dare
una definizione di carattere poetico-letterario di quel fenomeno che è successo in Italia una decina
di anni fa. Ciò servirà a semplificare e ad abbreviare il nostro discorso (e probabilmente a capirlo
42
anche
meglio).
Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa
dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire
le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più.
(Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale
ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei
rimpianti di una volta). Quel "qualcosa" che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque
"scomparsa delle lucciole".
Il regime democristiano ha avuto due fasi assolutamente distinte, che non solo non si possono
confrontare tra loro, implicandone una certa continuità, ma sono diventate addirittura storicamente
incommensurabili. La prima fase di tale regime (come giustamente hanno sempre insistito a
chiamarlo i radicali) è quella che va dalla fine della guerra alla scomparsa delle lucciole, la seconda
fase è quella che va dalla scomparsa delle lucciole a oggi. Osserviamole una alla volta.
Prima della scomparsa delle lucciole.
La continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è completa e assoluta. Taccio su ciò,
che a questo proposito, si diceva anche allora, magari appunto nel "Politecnico": la mancata
epurazione, la continuità dei codici, la violenza poliziesca, il disprezzo per la Costituzione. E mi
soffermo su ciò che ha poi contato in una coscienza storica retrospettiva. La democrazia che gli
antifascisti democristiani opponevano alla dittatura fascista, era spudoratamente formale. Si
fondava su una maggioranza assoluta ottenuta attraverso i voti di enormi strati di ceti medi e di
enormi masse contadine, gestiti dal Vaticano. Tale gestione del Vaticano era possibile solo se
fondata su un regime totalmente repressivo. In tale universo i "valori" che contavano erano gli stessi
che per il fascismo: la Chiesa, la Patria, la famiglia, l'obbedienza, la disciplina, l'ordine, il risparmio,
la moralità. Tali "valori" (come del resto durante il fascismo) erano "anche reali": appartenevano
cioè alle culture particolari e concrete che costituivano l'Italia arcaicamente agricola e
paleoindustriale. Ma nel momento in cui venivano assunti a "valori" nazionali non potevano che
perdere ogni realtà, e divenire atroce, stupido, repressivo conformismo di Stato: il conformismo del
potere fascista e democristiano. Provincialità, rozzezza e ignoranza sia delle "élites" che, a livello
diverso, delle masse, erano uguali sia durante il fascismo sia durante la prima fase del regime
democristiano. Paradigmi di questa ignoranza erano il pragmatismo e il formalismo vaticani. Tutto
ciò che risulta chiaro e inequivocabilmente oggi, perché allora si nutrivano, da parte degli
intellettuali e degli oppositori, insensate speranze. Si sperava che tutto ciò non fosse completamente
vero, e che la democrazia formale contasse in fondo qualcosa. Ora, prima di passare alla seconda
fase, dovrò dedicare qualche riga al momento di transizione.
Durante la scomparsa delle lucciole.
In questo periodo la distinzione tra fascismo e fascismo operata sul "Politecnico" poteva anche
funzionare. Infatti sia il grande paese che si stava formando dentro il paese - cioè la massa operaia e
contadina organizzata dal PCI - sia gli intellettuali anche più avanzati e critici, non si erano accorti
che "le lucciole stavano scomparendo". Essi erano informati abbastanza bene dalla sociologia (che
in quegli anni aveva messo in crisi il metodo dell'analisi marxista): ma erano informazioni ancora
non vissute, in sostanza formalistiche. Nessuno poteva sospettare la realtà storica che sarebbe stato
l'immediato futuro; né identificare quello che allora si chiamava "benessere" con lo "sviluppo" che
avrebbe dovuto realizzare in Italia per la prima volta pienamente il "genocidio" di cui nel
"Manifesto" parlava Marx.
Dopo la scomparsa delle lucciole.
I "valori" nazionalizzati e quindi falsificati del vecchio universo agricolo e paleocapitalistico, di
colpo non contano più. Chiesa, patria, famiglia, obbedienza, ordine, risparmio, moralità non
contano più. E non servono neanche più in quanto falsi. Essi sopravvivono nel clerico-fascismo
emarginato (anche il MSI in sostanza li ripudia). A sostituirli sono i "valori" di un nuovo tipo di
civiltà, totalmente "altra" rispetto alla civiltà contadina e paleoindustriale. Questa esperienza è stata
fatta già da altri Stati. Ma in Italia essa è del tutto particolare, perché si tratta della prima
"unificazione" reale subita dal nostro paese; mentre negli altri paesi essa si sovrappone con una
certa logica alla unificazione monarchica e alla ulteriore unificazione della rivoluzione borghese e
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industriale. Il trauma italiano del contatto tra l'"arcaicità" pluralistica e il livellamento industriale ha
forse un solo precedente: la Germania prima di Hitler. Anche qui i valori delle diverse culture
particolaristiche sono stati distrutti dalla violenta omologazione dell'industrializzazione: con la
conseguente formazione di quelle enormi masse, non più antiche (contadine, artigiane) e non ancor
moderne (borghesi), che hanno costituito il selvaggio, aberrante, imponderabile corpo delle truppe
naziste.
In Italia sta succedendo qualcosa di simile: e con ancora maggiore violenza, poiché
l'industrializzazione degli anni Settanta costituisce una "mutazione" decisiva anche rispetto a
quella tedesca di cinquant'anni fa. Non siamo più di fronte, come tutti ormai sanno, a "tempi
nuovi", ma a una nuova epoca della storia umana, di quella storia umana le cui scadenze sono
millenaristiche. Era impossibile che gli italiani reagissero peggio di così a tale trauma storico. Essi
sono diventati in pochi anni (specie nel centro-sud) un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso,
criminale. Basta soltanto uscire per strada per capirlo. Ma, naturalmente, per capire i cambiamenti
della gente, bisogna amarla. Io, purtroppo, questa gente italiana, l'avevo amata: sia al di fuori degli
schemi del potere (anzi, in opposizione disperata a essi), sia al di fuori degli schemi populisti e
umanitari. Si trattava di un amore reale, radicato nel mio modo di essere. Ho visto dunque "coi miei
sensi" il comportamento coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo
italiani, fino a una irreversibile degradazione. Cosa che non era accaduta durante il fascismo
fascista, periodo in cui il comportamento era completamente dissociato dalla coscienza. Vanamente
il potere "totalitario" iterava e reiterava le sue imposizioni comportamentistiche: la coscienza non
ne era implicata. I "modelli" fascisti non erano che maschere, da mettere e levare. Quando il
fascismo fascista è caduto, tutto è tornato come prima. Lo si è visto anche in Portogallo: dopo
quarant'anni di fascismo, il popolo portoghese ha celebrato il primo maggio come se l'ultimo lo
avesse celebrato l'anno prima. È ridicolo dunque che Fortini retrodati la distinzione tra fascismo e
fascismo al primo dopoguerra: la distinzione tra il fascismo fascista e il fascismo di questa seconda
fase del potere democristiano non solo non ha confronti nella nostra storia, ma probabilmente
nell'intera storia.
Io tuttavia non scrivo il presente articolo solo per polemizzare su questo punto, benché esso mi stia
molto a cuore. Scrivo il presente articolo in realtà per una ragione molto diversa. Eccola.
Tutti i miei lettori si saranno certamente accorti del cambiamento dei potenti democristiani: in
pochi mesi, essi sono diventati delle maschere funebri. È vero: essi continuano a sfoderare radiosi
sorrisi, di una sincerità incredibile. Nelle loro pupille si raggruma della vera, beata luce di buon
umore. Quando non si tratti dell'ammiccante luce dell'arguzia e della furberia. Cosa che agli elettori
piace, pare, quanto la piena felicità. Inoltre, i nostri potenti continuano imperterriti i loro sproloqui
incomprensibili; in cui galleggiano i "flatus vocis" delle solite promesse stereotipe. In realtà essi
sono appunto delle maschere. Son certo che, a sollevare quelle maschere, non si troverebbe
nemmeno un mucchio d'ossa o di cenere: ci sarebbe il nulla, il vuoto. La spiegazione è semplice:
oggi in realtà in Italia c'è un drammatico vuoto di potere. Ma questo è il punto: non un vuoto di
potere legislativo o esecutivo, non un vuoto di potere dirigenziale, né, infine, un vuoto di potere
politico in un qualsiasi senso tradizionale. Ma un vuoto di potere in sé.
Come siamo giunti, a questo vuoto? O, meglio, "come ci sono giunti gli uomini di potere?".
La spiegazione, ancora, è semplice: gli uomini di potere democristiani sono passati dalla "fase delle
lucciole" alla "fase della scomparsa delle lucciole" senza accorgersene. Per quanto ciò possa
sembrare prossimo alla criminalità la loro inconsapevolezza su questo punto è stata assoluta; non
hanno sospettato minimamente che il potere, che essi detenevano e gestivano, non stava
semplicemente subendo una "normale" evoluzione, ma sta cambiando radicalmente natura. Essi si
sono illusi che nel loro regime tutto sostanzialmente sarebbe stato uguale: che, per esempio,
avrebbero potuto contare in eterno sul Vaticano: senza accorgersi che il potere, che essi stessi
continuavano a detenere e a gestire, non sapeva più che farsene del Vaticano quale centro di vita
contadina, retrograda, povera. Essi si erano illusi di poter contare in eterno su un esercito
nazionalista (come appunto i loro predecessori fascisti): e non vedevano che il potere, che essi stessi
continuavano a detenere e a gestire, già manovrava per gettare la base di eserciti nuovi in quanto
transnazionali, quasi polizie tecnocratiche. E lo stesso si dica per la famiglia, costretta, senza
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soluzione di continuità dai tempi del fascismo, al risparmio, alla moralità: ora il potere dei consumi
imponeva a essa cambiamenti radicali nel senso della modernità, fino ad accettare il divorzio, e
ormai, potenzialmente, tutto il resto, senza più limiti (o almeno fino ai limiti consentiti dalla
permissività del nuovo potere, peggio che totalitario in quanto violentemente totalizzante).
Gli uomini del potere democristiani hanno subito tutto questo, credendo di amministrarselo e
soprattutto di manipolarselo. Non si sono accorti che esso era "altro": incommensurabile non solo a
loro ma a tutta una forma di civiltà. Come sempre (cfr. Gramsci) solo nella lingua si sono avuti dei
sintomi. Nella fase di transizione - ossia "durante" la scomparsa delle lucciole - gli uomini di potere
democristiani hanno quasi bruscamente cambiato il loro modo di esprimersi, adottando un
linguaggio completamente nuovo (del resto incomprensibile come il latino): specialmente Aldo
Moro: cioè (per una enigmatica correlazione) colui che appare come il meno implicato di tutti nelle
cose orribili che sono state, organizzate dal '69 ad oggi, nel tentativo, finora formalmente riuscito, di
conservare comunque il potere. Dico formalmente perché, ripeto, nella realtà, i potenti
democristiani coprono con la loro manovra da automi e i loro sorrisi, il vuoto. Il potere reale procede
senza di loro: ed essi non hanno più nelle mani che quegli inutili apparati che, di essi, rendono reale
nient'altro che il luttuoso doppiopetto. Tuttavia nella storia il "vuoto" non può sussistere: esso può
essere predicato solo in astratto e per assurdo. È probabile che in effetti il "vuoto" di cui parlo stia
già riempiendosi, attraverso una crisi e un riassestamento che non può non sconvolgere l'intera
nazione. Ne è un indice ad esempio l'attesa "morbosa" del colpo di Stato. Quasi che si trattasse
soltanto di "sostituire" il gruppo di uomini che ci ha tanto spaventosamente governati per trenta
anni, portando l'Italia al disastro economico, ecologico, urbanistico, antropologico. In realtà la falsa
sostituzione di queste "teste di legno" (non meno, anzi più funereamente carnevalesche), attuata
attraverso l'artificiale rinforzamento dei vecchi apparati del potere fascista, non servirebbe a niente
(e sia chiaro che, in tal caso, la "truppa" sarebbe, già per sua costituzione, nazista). Il potere reale
che da una decina di anni le "teste di legno" hanno servito senza accorgersi della sua realtà: ecco
qualcosa che potrebbe aver già riempito il "vuoto" (vanificando anche la possibile partecipazione al
governo del grande paese comunista che è nato nello sfacelo dell'Italia: perché non si tratta di
"governare"). Di tale "potere reale" noi abbiamo immagini astratte e in fondo apocalittiche: non
sappiamo raffigurarci quali "forme" esso assumerebbe sostituendosi direttamente ai servi che
l'hanno preso per una semplice "modernizzazione" di tecniche. Ad ogni modo, quanto a me (se ciò
ha qualche interesse per il lettore) sia chiaro: io, ancorché multinazionale, darei l'intera Montedison
per una lucciola.
a.s. 2013-2014 – classe VG
RELAZIONE SUL PROGRAMMA SVOLTO DI LETTERATURA ITALIANA
Lo svolgimento e l’esecuzione del programma dello scorso anno scolastico ha richiesto che la
sua conclusione si protraesse fino ai primi giorni di questo anno: la parte relativa a Giacomo
Leopardi è stata svolta quindi in questo anno finale.
Il criterio di orientamento generale alla base delle scelte di contenuto è stato non tanto quello
di una storia della letteratura, quanto quello di individuare alcuni percorsi tematici, realizzandoli
nella concreta produzione di singoli autori e dei loro testi.
Innanzitutto il programma, pur partendo dai primi dell’Ottocento con la produzione di
Leopardi, è senz’altro sbilanciato verso la trattazione del Novecento. È oggettivo che sia stato
ridotto lo svolgimento del secolo precedente a favore del Novecento: ed è stata operata una
selezione radicale degli autori e delle correnti, e tale selezione è, come tale, in definitiva arbitraria.
A partire da questa decisione chi scrive ha ritenuto Leopardi e Pascoli (con uno salto di oltre
mezzo secolo di storia letteraria tra i due) imprescindibili per la produzione letteraria e culturale
dell’Italia del XX secolo.
Di Giacomo Leopardi è stata considerata in modo precipuo la sua valenza di intellettuale tra
i più “europei” del nostro Ottocento, pur nel paradosso dell’isolamento della sua produzione e del
suo pensiero: questo “acquista una singolare attualità nel [XX] secolo, caratterizzato dalla crisi del
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mito della scienza e del progresso, dal difficile rapporto tra individuo e società di massa,
dall’assenza di valori etici certi e condivisi” (Armellini/Colombo, Guida, ed. Zanichelli, p. 392). Gli
ultimi autori e gli ultimi temi svolti nel programma offrono la possibilità di tornare a riflettere su
quanto scritto da Leopardi un secolo e mezzo prima. Dall’altra parte la lirica intimistica di Pascoli
– pur con la deriva nazionalistica della sua ultima produzione – è sembrata più vitale di quella
pressoché coeva di D’Annunzio, e la si ritrova ancora nella produzione pasoliniana fino agli ’50.
Il Novecento è stato considerato attraverso la scelta di opere di soli quattro scrittori, ovvero
della loro personale, ma spesso simile, interpretazione della crisi del secolo: la sfiducia in precise
categorie conoscitive del reale, quale emerge in Luigi Pirandello; la ‘divina Indifferenza’ che
traduce il distacco e il pessimismo di Eugenio Montale; l’esplicito impegno civile dell’intellettuale
Pasolini che arriva a dichiarare – ma non attuare – la rinuncia alla letteratura per altre forme
espressive; infine, e nuovamente, il senso di una sconfitta conoscitiva del mondo trattato con la
lucida ironia di Italo Calvino.
La scelta dei canti dal Paradiso dantesco, pur prendendo atto della materia più dottrinale di
questa rispetto alle altre cantiche, ha tentato di evidenziare soprattutto il tema della “missione del
poeta”, che in fondo Dante già aveva adombrato in altri testi: dichiarare che la felicità consiste nel
sapere.
L’insegnante
Michelarcangelo Casasanta
a.s. 2013-2014
PROGRAMMA SVOLTO DI LETTERATURA LATINA Classe: V G
•
Vita culturale e attività letteraria in età GiulioClaudia (pp. 201-203 e 268-270).
•
Seneca: la filosofia e il potere.
I Dialogi: le Consolationes, De ira , De brevitate vitae
Il trattato De clementia (inoltre, in fotocopia, le pp. 160-164 tratte da Opera/3)
Le Lettere a Lucilio
Seneca, i testi:
Il valore del tempo ( Ep. ad Lucilium, 1, p. 249); Solo il passato ci appartiene ( De
brevitate vitae , 10, 2-5, p. 254); La ‘galleria’ degli occupati (p. 255);
•
L’epos e il principato: Lucano.
Il Bellum civile ; ideologia e rapporti con l’épos virgiliano; i personaggi del poema (pp.
270-277)
Lucano, i testi:
I ritratti di Pompeo e Cesare (B. C. I, vv. 129-157, pp. 286-287); Catone pronuncia
l’elogio funebre di Pompeo (B. C. IX, vv. 190-214, in fotocopia, vd. p. 291).
•
La satira di Persio (pp. 277-283)
Persio, i testi: Satira I, vv. 1-56 e 115-134 (come da fotocopia)
•
Romanzo e realismo: Petronio.
46
La questione dell’autore e del genere; il contenuto; il realismo petroniano (pp. 299-305
e pp. 247-248 da Opera/3 in fotocopia: Limiti del realismo petroniano , da E.
Auerbach, Mimesis, 1956)
Petronio, i testi: brani tratti dal Satyricon come da fotocopie
L’età dei Flavi: la prosa nella seconda metà del I secolo.
• Quintiliano: formazione dell’oratore e decadenza dell’oratoria ne l’Institutio
oratoria (pp. 349-353)
Quintiliano, i testi: Consigli sull’educazione dei bambini (p. 357)
• La storiografia di Tacito.
L’Agricola ; la Germania; la riflessione politica nel Dialogus de oratoribus ; le
Historiae e gli Annales. La concezione e la prassi storiografica (pp. 399-410).
Tacito, i testi: la politica di Giulio Agricola in Britannia (Agr . XXI); il discorso di
Càlgaco nell’ Agricola (pp. 414-415); Il matrimonio presso i Germani (p. 416); il
discorso di Ceriale nelle Historiae (p. 419); Nerone e l’incendio dell’Urbe
(Annales, XV, 38-39, come da fotocopie).
• Apuleio.
Il De Magia e le Metamorfosi.
Apuleio, testi dalle Metamorfosi: Funeste conseguenze della magia (pp. 25-27); Il fascino
della chioma femminile (pp. 29-31); Psiche (pp. 31-33); Psiche e lo sposo (p. 35); Il
significato delle vicende di Lucio (pp. 37-38).
NOTA: si intendono affrontati e tradotti dal latino solo i testi citati in caratteri sottolineati. I testi non presenti
sul manuale sono riprodotti in fotocopia e allegati al Documento di Classe ed inoltre disponibili anche in
formato digitale.
L’insegnante
Michelarcangelo Casasanta
studenti rappresentanti
TESTI AFFRONTATI DI AUTORI LATINI NON PRESENTI SUL MANUALE
Marco Anneo Lucano - Bellum civile, IX, 190-214 (Catone pronuncia l’elogio funebre di
Pompeo)
“Ciuis obit” - inquit – “multum maioribus inpar
190
nosse modum iuris, sed in hoc tamen utilis aeuo,
cui non ulla fuit iusti reuerentia; salua
libertate potens, et solus plebe parata
priuatus seruire sibi, rectorque senatus,
sed regnantis, erat. nil belli iure poposcit,
195
quaeque dari uoluit uoluit sibi posse negari.
Inmodicas possedit opes, sed plura retentis
intulit. Inuasit ferrum, sed ponere norat.
Praetulit arma togae, sed pacem armatus amauit.
Iuuit sumpta ducem, iuuit dimissa potestas.
200
Casta domus luxuque carens corruptaque numquam
fortuna domini. clarum et uenerabile nomen
47
gentibus et multum nostrae quod proderat urbi.
Olim uera fides Sulla Marioque receptis
libertatis obit: Pompeio rebus adempto
nunc et ficta perit. non iam regnare pudebit,
nec color imperii nec frons erit ulla senatus.
O felix, cui summa dies fuit obuia uicto
et cui quaerendos Pharium scelus obtulit enses.
Forsitan in soceri potuisses uiuere regno.
scire mori sors prima uiris, set proxima cogi.
Et mihi, si fatis aliena in iura uenimus,
fac talem, Fortuna, Iubam; non deprecor hosti
seruari, dum me seruet ceruice recisa”
Aulo Persio Flacco – Satira I
Nec fonte labra prolui caballino
nec in bicipiti somniasse Parnaso
memini, ut repente sic poeta prodirem.
Heliconidasque pallidamque Pirenen
illis remitto quorum imagines lambunt
hederae sequaces; ipse semipaganus
ad sacra vatum carmen adfero nostrum.
Quis expedivit psittaco suum ‘chaere ’
picamque docuit nostra uerba conari?
Magister artis ingeniique largitor
10
venter, negatas artifex sequi voces.
Quod si dolosi spes refulserit nummi,
corvos poetas et poetridas picas
cantare credas Pegaseium nectar[?]
205
210
5
O curas hominum! O quantum est in rebus inane!
“Quis leget haec?” Mi[hi]n tu istud ais? Nemo hercule. “Nemo?”
Vel duo vel nemo. “Turpe et miserabile.” Quare?
Ne mihi Polydamas et Troiades Labeonem
praetulerint? Nugae. Non, si quid turbida Roma 5
elevet, accedas examenve inprobum in illa
castiges trutina nec te quaesiveris extra.
Nam Romae quis non… Ah, si fas dicere… Sed fas
tum cum ad canitiem et nostrum istud vivere triste
aspexi ac nucibus facimus quaecumque relictis, 10
cum sapimus patruos; tunc tunc – ignoscite... (nolo
quid faciam?) sed sum petulanti splene - cachinno.
Scribimus inclusi, numeros ille, hic pede liber,
grande aliquid quod pulmo animae praelargus anhelet.
Scilicet haec populo pexusque togaque recenti 15
et natalicia tandem cum sardonyche albus
sede leges celsa, liquido cum plasmate guttur
mobile conlueris, patranti fractus ocello.
Tunc neque more probo videas nec voce serena
ingentes trepidare Titos, cum carmina lumbum 20
intrant et tremulo scalpuntur ubi intima versu.
Tun[e], vetule, auriculis alienis colligis escas,
articulis quibus et[iam] dicas cute perditus ‘Ohe’?
48
“Quo didicisse, nisi hoc fermentum et quae semel intus
innata est rupto iecore exierit caprificus?”
25
En pallor seniumque! O mores, usque adeone
scire tuum nihil est nisi te scire hoc sciat alter?
“At pulchrum est digito monstrari et dicier ‘hic est.’
Ten cirratorum centum dictata fuisse
pro nihilo pendes?” Ecce inter pocula quaerunt
30
Romulidae saturi quid dia poemata narrent.
Hic aliquis, cui circum umeros hyacinthina laena est,
rancidulum quiddam balba de nare locutus
Phyllidas, Hypsipylas, vatum et plorabile siquid,
eliquat ac tenero subplantat verba palato.
35
Adsensere viri: nunc non cinis ille poetae
felix? Non levior cippus nunc inprimit ossa?
Laudant convivae: nunc non e manibus illis,
nunc non e tumulo fortunataque favilla
nascentur violae? “Rides” ait “et nimis uncis 40
naribus indulges. An erit qui velle recuset
os populi meruisse et cedro digna locutus
linquere nec scombros metuentia carmina nec tus?”
Quisquis es, o modo quem ex adverso dicere feci,
non ego cum scribo, si forte quid aptius exit, 45
quando haec rara avis est, si quid tamen aptius exit,
laudari metuam; neque enim mihi cornea fibra est.
Sed recti finemque extremumque esse recuso
‘euge’ tuum et ‘belle.’ Nam ‘belle’ hoc excute totum:
quid non intus habet? Non hic est Ilias Atti
50
ebria veratro? Non siqua elegidia crudi
dictarunt proceres? Non quidquid denique lectis
scribitur in citreis? Calidum scis ponere sumen,
scis comitem horridulum trita donare lacerna,
et ‘verum’ inquis ‘amo, verum mihi dicite de me.’ 55
Qui pote? […]
Secuit Lucilius urbem,
te Lupe, te Muci, et genuinum fregit in illis.
115
Omne vafer vitium ridenti Flaccus amico
tangit et admissus circum praecordia ludit,
callidus excusso populum suspendere naso.
Me muttire nefas? nec clam? nec cum scrobe? nusquam?
hic tamen infodiam. Vidi, vidi ipse, libelle:
120
auriculas asini quis non habet? Hoc ego opertum,
hoc ridere meum, tam nil, nulla tibi vendo
Iliade. Audaci quicumque adflate Cratino
iratum Eupolidem praegrandi cum sene palles,
aspice et haec, si forte aliquid decoctius audis. 125
Inde vaporata lector mihi ferveat aure,
non hic qui in crepidas Graiorum ludere gestit
sordidus et lusco qui possit dicere ‘lusce,’
sese aliquem credens Italo quod honore supinus
fregerit heminas Arreti aedilis iniquas,
130
nec qui abaco numeros et secto in pulvere metas
scit risisse vafer, multum gaudere paratus
49
si cynico barbam petulans nonaria vellat.
His mane edictum, post prandia Callirhoen do.
Petronio Arbitro - Satyricon
Quid me constricta spectatis fronte Catones,
damnatisque novae simplicitatis opus ?
Sermonis puri non tristis gratia ridet,
quodque facit populus, candida lingua refert.
Nam quis concubitus, Veneris quis gaudia nescit?
Quis vetat in tepido membra calere toro ?
Ipse pater veri doctus Epicurus in arte
iussit, et hoc vitam dixit habere τέλος (télos).
(Sat., 132-15) [Manuale, p.304]
[I] [...] Et ego adulescentulos existimo in scholis stultissimos fieri, quia nihil ex his, quae in usu habemus, aut
audiunt aut vident, sed piratas cum catenis in litore stantes, sed tyrannos edicta scribentes, quibus imperent
filiis ut patrum suorum capita praecidant, sed responsa in pestilentiam data, ut virgines tres aut plures
immolentur, sed mellitos verborum globulos, et omnia dicta factaque quasi papavere et sesamo sparsa. [II]
«Qui inter haec nutriuntur, non magis sapere possunt quam bene olere qui in culina habitant. Pace vestra
liceat dixisse: primi omnium eloquentiam perdidistis. Levibus enim atque inanibus sonis ludibria quaedam
excitando, effecistis ut corpus orationis enervaretur et caderet. Nondum iuvenes declamationibus
continebantur, cum Sophocles aut Euripides invenerunt verba quibus deberent loqui. Nondum umbraticus
doctor ingenia deleverat, cum Pindarus novemque lyrici Homericis versibus canere timuerunt. Et ne poetas
quidem ad testimonium citem, certe neque Platona neque Demosthenen ad hoc genus exercitationis
accessisse video. Grandis et, ut ita dicam, pudica oratio non est maculosa nec turgida, sed naturali
pulchritudine exsurgit. Nuper ventosa istaec et enormis loquacitas Athenas ex Asia commigravit animosque
iuvenum ad magna surgentes veluti pestilenti quodam sidere adflavit, semelque corrupta regula eloquentia
stetit et obmutuit. Ad summam, quis postea Thucydidis, quis Hyperidis ad famam processit? Ac ne carmen
quidem sani coloris enituit, sed omnia quasi eodem cibo pasta non potuerunt usque ad senectutem canescere.
Pictura quoque non alium exitum fecit, postquam Aegyptiorum audacia tam magnae artis compendiariam
invenit. [III] Non est passus Agamemnon me diutius declamare in porticu, quam ipse in schola sudaverat,
sed: “Adulescens – inquit - quoniam sermonem habes non publici saporis et, quod rarissimum est, amas
bonam mentem, non fraudabo te arte secreta. Nihil nimirum in his exercitationibus doctores peccant, qui
necesse habent cum insanientibus furere. Nam nisi dixerint quae adulescentuli probent, ut ait Cicero, ‘soli in
scolis relinquentur’. Sicut ficti adulatores, cum cenas divitum captant, nihil prius meditantur quam id quod
putant gratissimum auditoribus fore — nec enim aliter impetrabunt quod petunt, nisi quasdam insidias
auribus fecerint —, sic eloquentiae magister, nisi tanquam piscator eam imposuerit hamis escam, quam scierit
appetituros esse pisciculos, sine spe praedae morabitur in scopulo. [IV] Quid ergo est? Parentes obiurgatione
digni sunt, qui nolunt liberos suos severa lege proficere. Primum enim, sic ut omnia, spes quoque suas
ambitioni donant. Deinde cum ad vota properant, cruda adhuc studia in forum impellunt, et eloquentiam, qua
nihil esse maius confitentur, pueris induunt adhuc nascentibus. Quod si paterentur laborum gradus fieri, ut
studiosi iuvenes lectione severa irrigarentur, ut sapientiae praeceptis animos componerent, ut verba atroci stilo
50
effoderent, ut quod vellent imitari diu audirent, ut persuaderent sibi nihil esse magnificum quod pueris
placeret: iam illa grandis oratio haberet maiestatis suae pondus. Nunc pueri in scholis ludunt, iuvenes ridentur
in foro et, quod utroque turpius est, quod quisque puer perperam didicit, in senectute confiteri non vult. Sed
ne me putes improbasse schedium Lucilianae humilitatis, quod sentio et ipse carmine effingam.
[XXXVII] Non potui amplius quicquam gustare, sed conversus ad eum, ut quam plurima exciperem, longe
accersere fabulas coepi sciscitarique, quae esset mulier illa, quae huc atque illuc discurreret. «Uxor – inquit Trimalchionis, Fortunata appellatur, quae nummos modio metitur. Et modo, modo quid fuit? Ignoscet mihi
genius tuus, noluisses de manu illius panem accipere. Nunc, nec quid nec quare, in caelum abiit et
Trimalchionis topanta est. Ad summam, mero meridie si dixerit illi tenebras esse, credet. Ipse nescit quid
habeat, adeo saplutus est; sed haec lupatria providet omnia, et ubi non putes. Est sicca, sobria, bonorum
consiliorum: tantum auri vides. Est tamen malae linguae, pica pulvinaris. Quem amat, amat; quem non amat,
non amat. Ipse Trimalchio fundos habet, quantum milvi volant, nummorum nummos. Argentum in ostiarii
illius cella plus iacet, quam quisquam in fortunis habet. Familia vero — babae babae! — non mehercules puto
decumam partem esse quae dominum suum noverit. Ad summam, quemvis ex istis babaecalis in rutae folium
coniciet. [XXXVIII] Nec est quod putes illum quicquam emere. Omnia domi nascuntur: lana, credrae, piper;
lacte gallinaceum si quaesieris, invenies. Ad summam, parum illi bona lana nascebatur: arietes a Tarento emit
et eos culavit in gregem. Mel Atticum ut domi nasceretur, apes ab Athenis iussit afferri; obiter et vernaculae
quae sunt, meliusculae a Graeculis fient. Ecce intra hos dies scripsit, ut illi ex India semen boletorum
mitteretur. Nam mulam quidem nullam habet, quae non ex onagro nata sit. Vides tot culcitras: nulla non aut
conchyliatum aut coccineum tomentum habet. Tanta est animi beatitudo! [...]” (Opera)
[XLIV] Haec Phileros dixit, illa Ganymedes: «Narrat is quod nec ad caelum nec ad terram pertinet,
cum interim nemo curat, quid annona mordet. Non mehercules hodie buccam panis invenire potui.
Et quomodo siccitas perseverat! Iam annum esuritio fuit. Aediles male eveniat, qui cum pistoribus
colludunt: ‘Serva me, servabo te’. Itaque populus minutus laborat; nam isti maiores maxillae semper
Saturnalia agunt. O si haberemus illos leones, quos ego hic inveni cum primum ex Asia veni! Illud
erat vivere. Similia si milia Sicilia inferior esset. Larvas sic istos percolopabant, ut illis Iuppiter iratus
esset. Sed memini Safinium. Tunc habitabat ad Arcum Veterem, me puero: piper, non homo. Is
quacumque ibat, terram adurebat. Sed rectus, sed certus, amicus amico, cum quo audacter posses in
tenebris micare. In curia autem quomodo singulos pilabat. Nec schemas loquebatur, sed directum.
Cum ageret porro in foro, sic illius vox crescebat tamquam tuba. Nec sudavit unquam nec expuit;
puto enim nescio quid Asiadis habuisse. Et quam benignus resalutare, nomina omnium reddere,
tamquam unus de nobis! Itaque illo tempore annona pro luto erat. Asse panem quem emisses, non
potuisses cum altero devorare. Nunc oculum bublum vidi maiorem. Heu heu, quotidie peius! Haec
colonia retroversus crescit tamquam coda vituli. Sed quare nos habemus aedilem trium cauniarum,
qui sibi mavult assem quam vitam nostram? Itaque domi gaudet, plus in die nummorum accipit
quam alter patrimonium habet. Iam scio unde acceperit denarios mille aureos. Sed si nos coleos
haberemus, non tantum sibi placeret. Nunc populus est domi leones, foras vulpes. Quod ad me
attinet, iam pannos meos comedi, et si perseverat haec annona, casulas meas vendam. Quid enim
futurum est, si nec dii nec homines eius coloniae miserentur? Ita meos fruniscar, ut ego puto omnia
illa a diibus fieri. Nemo enim caelum caelum putat, nemo ieiunium servat, nemo Iovem pili facit,
sed omnes opertis oculis bona sua computant. Antea stolatae ibant nudis pedibus in clivum, passis
capillis, mentibus puris, et Iovem aquam exorabant. Itaque statim urceatim plovebat, aut tunc aut
nunquam, et omnes ridebant udi tamquam mures. Itaque dii pedes lanatos habent, quia nos
religiosi non sumus. Agri iacent [. . .]
Publio Cornelio Tacito
La politica di Giulio Agricola in Britannia (Agricola, 21)
[21] Sequens hiems saluberrimis consiliis absumpta. Namque ut homines dispersi ac rudes eoque in
bella faciles quieti et otio per voluptates adsuescerent, hortari privatim, adiuvare publice, ut templa
fora domos extruerent, laudando promptos, castigando segnis: ita honoris aemulatio pro necessitate
erat. Iam vero principum filios liberalibus artibus erudire, et ingenia Britannorum studiis Gallorum
anteferre, ut qui modo linguam Romanam abnuebant, eloquentiam concupiscerent. Inde etiam
51
habitus nostri honor et frequens toga; paulatimque discessum ad delenimenta vitiorum, porticus et
balinea et conviviorum elegantiam. Idque apud imperitos humanitas vocabatur, cum pars servitutis
esset.
Dal discorso di Càlgaco ai Calèdoni (Agricola, 30-31)
[30] Quotiens causas belli et necessitatem nostram intueor, magnus mihi animus est hodiernum
diem consensumque vestrum initium libertatis toti Britanniae fore: nam et uni- versi coistis et
servitutis expertes, et nullae ultra terrae ac ne mare quidem securum inminente nobis classe
Romana. Ita proelium atque arma, quae fortibus honesta, eadem etiam ignavis tutissima sunt.
Priores pugnae, quibus adversus Romanos varia fortuna certatum est, spem ac subsidium in nostris
manibus habebant, quia nobilissimi totius Britanniae eoque in ipsis penetralibus siti nec ulla
servientium litora aspicientes, oculos quoque a contactu dominationis inviolatos habebamus. Nos
terrarum ac libertatis extremos recessus ipse ac sinus famae in hunc diem defendit: nunc terminus
Britanniae patet, atque omne ignotum pro magnifico est; sed nulla iam ultra gens, nihil nisi fluctus
ac saxa, et infestiores Romani, quorum superbiam frustra per obsequium ac modestiam effugias.
Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur: si locuples hostis est,
avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit: soli omnium opes atque
inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi
solitudinem faciunt, pacem appellant. [31] Liberos cuique ac propinquos suos natura carissimos
esse voluit: hi per dilectus alibi servituri auferuntur; coniuges sororesque etiam si ostile libidinem
effugerunt, nomine amicorum atque hospitum polluuntur. Bona fortunaeque in tributum, ager
atque annus in frumentum, corpora ipsa ac manus silvis ac paludibus emuniendis inter verbera et
contumelias conteruntur. Nata servituti mancipia semel veneunt, atque ultro a dominis aluntur:
Britannia servitutem suam cotidie emit, cotidie pascit. Ac sicut in familia recentissimus quisque
servorum etiam conservis ludibrio est, sic in hoc orbis terrarum vetere famulatu novi nos et viles in
excidium petimur; neque enim arva nobis aut metalla aut portus sunt, quibus exercendis
reservemur. Virtus porro ac ferocia subiectorum ingrata imperantibus; et longinquitas ac secretum
ipsum quo tutius, eo suspectius. Ita sublata spe veniae tandem sumite animum, tam quibus salus
quam quibus gloria carissima est […].
Nerone e l’incendio dell’Urbe (Annales, XV, 38-39)
[38] Sequitur clades, forte an dolo principis incertum (nam utrumque auctores prodidere), sed
omnibus, quae huic urbi per violentiam ignium acciderunt, gravior atque atrocior. Initium in ea
parte circi ortum, quae Palatino Caelioque montibus contigua est, ubi per tabernas, quibus id
mercimonium inerat, quo flamma alitur, simul coeptus ignis et statim validus ac vento citus
longitudinem circi conripuit. Neque enim domus munimentis saeptae vel templa muris cincta aut
quid aliud morae interiacebat. Impetu pervagatum incendium plana primum, deinde in edita
adsurgens et rursus inferiora populando anteiit remedia velocitate mali et obnoxia urbe artis
itineribus hucque et illuc flexis atque enormibus vicis, qualis vetus Roman fuit. Ad hoc lamenta
paventium feminarum, fessa aetate aut rudis pueritiae aetas, quique sibi quique aliis consulebat,
dum trahunt invalidos aut opperiuntur, pars mora, pars festinans, cuncta impediebant. Et saepe,
dum in tergum respectant, lateribus aut fronte circumveniebantur, vel si in proxima evaserant, illis
quoque igni correptis, etiam quae longinqua crediderant in eodem casu reperiebant. Postremo, quid
vitarent quid peterent ambigui, complere vias, sterni per agros; quidam amissis omnibus fortunis,
diurni quoque victus, alii caritate suorum, quos eripere nequiverant, quamvis patente effugio
interiere. Nec quisquam defendere audebat, crebris multorum minis restinguere prohibentium, et
quia alii palam facies iaciebant atque esse sibi auctorem vociferabantur, sive ut raptus licentius
exercerent seu iussu. [39] Eo in tempore Nero Anti agens non ante in urbem regressus est quam
domui eius, qua Palatium et Maecenatis hortos continuaverat, ignis propinquaret. Neque tamen
sisti potuit quin et Palatium et domus et cuncta circum haurirentur. Sed solacium populo exturbato
ac profugo campum Martis ac monumenta Agrippae, hortos quin etiam suos patefecit et subitaria
aedificia exstruxit, quae multitudinem inopem acciperent; subvectaque utensilia ab Ostia et
propinquis municipiis pretiumque frumenti minutum usque ad ternos nummos. Quae quamquam
popularia in inritum cadebant, quia pervaserat rumor ipso tempore flagrantis urbis inisse eum
52
domesticam scaenam et cecinisse Troianum excidium, praesentia mala vetustis cladibus
adsimulantem.
a.s. 2013-2014 – classe VG
RELAZIONE SUL PROGRAMMA SVOLTO DI LETTERATURA LATINA
La scelta degli autori affrontati si è concentrata sostanzialmente su alcuni scrittori della
cosiddetta classicità pagana: sono stati esclusi quindi gli scrittori della tarda latinità e quelli della
latinità cristiana; si è optato anche per l’esclusione di un autore come Ammiano Marcellino, che,
pur erede della grande storiografia classica, è proprio per questo volto a celebrare la restaurazione
pagana in epoca ormai cristiana.
Gli autori e la produzione letteraria dell’età imperiale romana trattati coprono un arco
cronologico di poco più di un secolo: dalle Consolatorie di Seneca alle Metamorfosi di Apuleio.
Quattro dei sette autori affrontati sono concentrati negli anni del principato di Nerone; gli altri tre
sono distribuiti dall’età Flavia a quella degli Antonini. L’ultimo, Apuleio, è stato inteso – nel
programma svolto - come l’ultimo grande artista della letteratura latina, anche se per il clima
culturale della sua epoca è già fuori della cosiddetta classicità.
Nello svolgimento del programma si è cercato di individuare alcune continuità, tematiche o
di genere: il rapporto delicato tra l’intellettuale e il potere (Seneca, Lucano, Quintiliano e lo stesso
Tacito); la lettura “realistica” del proprio tempo nei due romanzi di Petronio e Apuleio, quella
critica e moralistica di Persio. In particolare per Tacito si è sottolineata la problematica
giustificazione, nelle sue opere, del dominio romano.
I testi presi in considerazione sono stati affrontati sia in traduzione sia in lingua latina; in
questo caso la traduzione è stata svolta in classe, in versione il più possibile letterale, insistendo ben
più sulla resa semantica e sui concetti che non sull’aspetto sintattico e grammaticale: le verifiche
scritte periodiche vertevano sulla conoscenza solo di tali traduzioni svolte in classe, con annesse
domande aperte sui testi oggetto della traduzione stessa. Le verifiche orali, o aventi valore orale,
insistevano sui contenuti dei testi, delle opere e sui confronti tra autori (con riferimenti anche – per
le tematiche – ad autori della letteratura italiana, laddove possibili e plausibili), e non hanno
coinvolto l’analisi sintattica e grammaticale dei brani.
[NOTA: i testi non presenti sul manuale sono riprodotti in fotocopia e allegati al Documento di Classe ed
inoltre disponibili anche in formato digitale]
L’insegnante
Michelarcangelo Casasanta
Programma Lingua Francese
a.s. 2013-2014
Classe: 5G
Docente: Vincenzina Lo Faro
Le XIXe siècle
-Madame de Staël, Poésie classique et poésie romantique.
-René de Chateaubriand, Mais comment exprimer cette foule de sensations fugitives, extrait de René.
-René de Chateaubriand, Souvent assis dans une église peu fréquentée, extrait de René
Approfondissement : La pigrizia di Oblomov, malattia indolore e mortale, Piero Citati, 30 luglio 2012.
-Alphonse Lamartine, Le lac
-Victor Hugo, Paroles sur la dune, Les Contemplations
Approfondissement : Les vieux de Jacques Brel
53
-Charles Baudelaire : Les Fleurs du Mal
-Charles Baudelaire, L’albatros.
-Charles Baudelaire, Correspondances.
-Charles Baudelaire, Le Cygne.
-Charles Baudelaire, A une passante.
-Charles Baudelaire, Spleen.
-Charles Baudelaire, Les Petits Poëmes en prose
-Charles Baudelaire, L’Etranger.
- Charles Baudelaire, Perte d’auréole.
Approfondissement : La rencontre entre Walter Benjamin et Paris : les passages parisiens.
-Honoré de Balzac : La Comédie Humaine
Lecture intégrale de La peau de chagrin, Folio classique.
Etude thématique : Le personnage de Raphaël
Le Talisman
Le magasin d’antiquités
Les personnages féminins
L’épisode du Mont Dore
Extraits du roman : L’incipit du roman (vers la fin du mois d’octobre…. jusqu’à vous dépouiller de
son dernier écu)pp.21-23
La rencontre devant l’étalage d’estampes ( A deux pas…..jusqu’à cette dernière
image du luxe et de l’élégance s’éclipsa comme allait s’éclipser sa vie) pp. 35-36
Dans la maison de jeu (Après avoir mis la bourse dans ma poche…..jusqu’à Je
regardais-répondis-je en tremblant)pp. 120-121
La chambre de Fœdora ( Justine la délaça… jusqu’ à refuser un cœur à cette
femme) pp.209-211
Au théâtre, ( A l’ouverture du second acte jusqu’à Monsieur Raphaël !)pp. 271-273
-Emile Zola, Le Cycle des Rougon- Macquart
- Emile Zola, La Bête Humaine, extrait (Alors Jacques, les jambes brisées, …..jusqu’à le ramenait
avec les loups mangeurs de femmes, au fond des bois)
-Emile Zola, La Bête Humaine, extrait (La machine roulait, roulait jusqu’à le bruit strident de son
haleine)
-Emile Zola, L’Affaire Dreyfus
- Emile Zola, Lettre à la jeunesse
Approfondissement : séquences du film « La Bête humaine » de Jean Renoir (1938)
Gilles Deleuze : Zola e l’incrinatura (da « Logica del senso », 1975)
Le XXe siècle : Lecture intégrale de « L’Etranger » d’Albert Camus
Camus-Pasolini dans le cadre d’un parcours interdisciplinaire (Lettres, Philosophie et
Français) :
-L’activité journalistique d’Albert Camus
-Visionnage du film « Œdipe Roi » de P.P. Pasolini
Textes :
- A. Camus Lettre à M. Germain
- A. Camus Il giornalismo critico (en italien)
Programma da svolgere dal 15 maggio al 7 giugno 2014
-L’individualisme altruiste dans « L’Homme révolté »
- L’envers et l’endroit : la réflexion politique de Camus
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-Le sentiment de l’absurde dans l’Etranger
- Pasolini / Camus : Des corps dans le désert
-L’emploi du temps et le « degré zéro » de l’écriture dans l’Etranger
Textes :
- A. Camus, Lettre à un ami allemand (Première lettre : 1943-1944)
- A. Camus Dalla Resistenza alla Rivoluzione (en italien)
- A. Camus Giustizia e Libertà (en italien)
- A. Camus « Si parla molto d’ordine in questo momento » (en italien)
- Michel Onfray, Lettre de Michel Onfray à M. Sarkozy
- A. Camus, Salvare i corpi (en italien)
- A. Camus La rivoluzione travestita ( en italien)
- A. Camus Il mondo va in fretta (en italien)
- A. Camus Democrazia e dittatura internazionali (en italien)
Il docente
I rappresentanti degli studenti
Relazione Finale
Lingua e letteratura francese
Classe 5 G
Durante l'anno la classe 5 G ha dimostrato di essere motivata nell'apprendimento e di aver conseguito
risultati soddisfacenti nelle varie abilità: la maggior parte della classe ha migliorato l'espressione scritta e
la comprensione della lingua straniera. Permangono alcune lacune grammaticali e carenze lessicali per
piccolo numero di studenti ..
Il comportamento è sempre stato corretto e molto collaborativo . Inoltre il gruppo ha dimostrato di aver
maturato un buon livello di autonomia nella preparazione dei lavori di ricerca e di approfondimento
relativi alla presentazione del romanzo “La Peau de Chagrin” di Balzac che gli studenti hanno letto
integralmente durante l'estate scorsa. Le presentazioni sono state complete e gli studenti hanno dimostrato
di saper effettuare dei collegamenti pertinenti tra le diverse discipline.
Inoltre, la classe ha dimostrato di essere in grado di prendere appunti in lingua straniera durante le lezioni.
Per quanto riguarda il programma svolto vanno fatte alcune precisazioni: se la parte sull'Ottocento
presenta una gamma più ampia di autori, per quanto riguarda il XX esimo secolo il percorso è unicamente
tematico e non più antologico. Il tema scelto dai docenti di Lettere, Storia / Filosofia e Francese è
incentrato sulla letteratura d'impegno e sulla figura dell'intellettuale nel XX esimo secolo attraverso
l'opera di Camus e di Pasolini. Questo percorso se da una parte mi ha obbligata a fare delle scelte a
scapito di alcuni autori che non rientravano all'interno di questo percorso tematico, dall'altra ci ha
permesso di scoprire una parte dell'attività editoriale di Camus e di affrontare dei temi più legati al
contesto storico quale il concetto di utopia relativa in politica o il ruolo che Camus affidava alle
organizzazioni internazionali o la sua posizione d'isolamento all'interno del Partito Comunista francese.
Alcuni testi tratti da Combat sono stati letti in italiano, ma l'analisi è sempre stata svolta in francese.
Infine questo percorso ci ha permesso di collegare il romanzo di Camus “Lo Straniero”, che i ragazzi
hanno letto integralmente, con il film “Edipo re” di Pasolini e di accostare le tecniche narrative al il
linguaggio cinematografico. Agli studenti è stata consegnata una dispensa con il contenuto del percorso.
Il docente
Vincenzina Lo Faro
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PROGRAMMA DI INGLESE
a. s. 2013 -2014
Liceo Scientifico Piero Gobetti
Classe V G sperimentazione Bilinguismo
3 ore settimanali
Testo di Letteratura: Only Connect… New Directions, Terza Edizione, From the Early Romantic
Age to the Present Age, vol 2 (Zanichelli)
Appunti e fotocopie distribuiti dall’insegnante
Testi integrali di romanzi (vedi reading list)
Film tratti dai romanzi o di interesse per gli argomenti trattati
Per la Terza Prova il Dipartimento di Lingue (Inglese e Francese) del Liceo Gobetti predilige la
tipologia B con tre domande a risposta aperta. Nella griglia di valutazione proposta dal
dipartimento si tiene conto della difficoltà che comporta l’espressione in lingua straniera di
contenuti complessi, della correttezza lessicale e grammaticale, oltre che dell’organizzazione della
risposta.
Reading List Most of the students read the following works in English. However students with
difficulties may have read them in Italian.
E.A.Poe, from Tales of Mystery and Imagination, Ligeia, The Fall of the House of Usher, The Black
Cat, The Tell Tale
Heart, WilliamWilson, The Man of the Crowd, The Murders in the Rue Morgue, The Purloined
Letter
Charles Dickens, Oliver Twist
Thomas Hardy, Tess of the D’Urbervilles
O.Wilde, The Importance of Being Earnest
J. Conrad, Heart of Darkness (in Italian)
Virginia Woolf, Mrs Dalloway
F.S. Fitzgerald, The Great Gatsby
G. Orwell, Animal Farm
Angela Carter, The Bloody Chamber (alcuni racconti)
Programma di Letteratura
The short story: E. A. Poe: life and works. Poe’s theory on the composition of a short story (from
The Philosophy of Composition). Reading of some short stories from Tales of Mystery and
Imagination and of some detective stories (see reading list): oral and written presentation.
The Victorian Age:
The early Victorian Age (E4-E6), The later years of Queen Victoria’s Reign (E7-E9), The American Civil
Warand the Settlement in the West (E12- E13), The Victorian Compromise (E14-E16), The
Victorian Frame of Mind (E17—E19): Utilitarianism, J.S. Mill, Darwin’s Theory on Evolution,
social Darwinism, hints to Marx, Ruskin, Arnold.
The Victorian Novel (E20-21) Types of Novel (E22-23), Aestheticism and Decadence (E3132).
Charles Dickens: life and works, characterization (flat vs round characters, caricatures), didactic
aim of his novels, style (omniscient narrator, linear time, stereotyped plot, happy ending,
repetitions, use of slang expressions), E37-E40.
Oliver Twist, reading and written text analysis of the novel, vision of the film Oliver directed by
Roman Polansky (2005).
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Passage from Hard Times, “Fact, Facts, Facts”, and “Coketown”
Thomas Hardy: life and works, Hardy’s deterministic view, the Wessex, main themes of his novels,
style, characterization, omniscient intrusive narrator (E74-E81).
Tess of the D’Urbevilles, reading and written text analysis of the novel.
“Tess and Alec in The Chase” (reading and analysis of the excerpt on the Anthology).
Oscar Wilde and the Aesthetic Movement: life and works, the rebel and the dandy, Art for Art’s
Sake (E110-E111).
The Picture of Dorian Gray: detailed comment of “The Preface” to The Picture of Dorian Gray (E114)
and the principles of the Aesthetic Movement. Plot, narrative technique, allegorical meaning
(E112).
Wilde’s Theatre: Brilliant comedies, full reading of The Importance of Being Earnest, comment on
the anthology excerpts E124-125. Focus on the use of paradox and nonsense, criticism to moralism
and classism in Victorian society.
Vision of the film The Importance of Being Earnest in L2 (starring Rupert Everett, Colin Firth,
Judy Dench).
Analysis of two novelists leading to Modernism: Conrad e James.
Chronological time vs time as perception: hints to Freud, Bergson (time as “durée”) and to William
James (stream of consciousness), psychological insight into the characters, flashback and the
technique of the point of view.
Henry James: life and works and the psychological novel, the international theme, the internal
focalization.
Hints to Portrait of a Lady in relation to the international theme.
Vision of the film in L2, Portrait of a Lady directed by Jane Campion.
Joseph Conrad, life and works, Conrad’s oblique style, the individual consciousness, the technique
of the point
of view and of flashback (F83-F86).
Heart of Darkness: full reading, written text analysis, different levels of interpretation, Conrad’s
vision of colonialism.
Vision of the film in L2 Apocalypse Now, directed by F. F. Coppola.
The Modern Age:
Historical Context: WorldWar I, the Edwardian Age (F4-F5), Britain andWorldWar I (F6-F7)
The Twenties and the Thirties (F8), The SecondWorldWar (F9).
Vision of the film Land and Freedom directed by ken Loach on the Spanish CivilWar.
The United States between the TwoWars (F10-F11), The Great Depression of the 1930s in the USA
(F12).
Vision of the film Modern Times directed and interpreted by Charlie Chaplin.
Excerpts from the film Metropolis by Fritz Lang
The Age of Anxiety (F14-16).
Modernism (F17-18).
New trends in British poetry at the beginning of the XX century: Imagist Movement, Imagism.
Symbolism and Free Verse (F19-20)
Examples of Imagist poetry (Ezra Pound, In a Station of the Metro William Carlos Williams, This is
just to say), (F21)
War Poets: W. Owen, Dulce et Decorum Est (F46), Sassoon, Suicide in the Trenches
Modernist Poetry
Thomas Stearns Eliot: life and works. The mythical method and the objective correlative in The
Waste Land (F52-F55)
From The Waste Land, extract from “The Burial of the Dead” (F57), “A Game of Chess”
(photocopy), “The Fire Sermon” (F59-60) – translation, analysis and comment.
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Modernism and the novel:
The Stream of Consciousness Technique (F22-23), The interior monologue (F24-26)
VirginiaWoolf: life, works, the Bloomsbury Group, Woolf vs Joyce, her narrative technique
(F157-158)
Full reading and analysis of Mrs Dalloway (free indirect speech, the technique of the point of view,
moments of being), comment on the book: F159-160
Vision of the film in L2 Mrs Dalloway (starring Vanessa Redgrave) - if we have time
Vision of the film in L2 The Hours from the novel by M. Cunningham (read in the 3rd year)
James Joyce: life and works. Epiphany and interior monologue (F138-139)
Dubliners, the use of epiphany, the concept of paralysis, Joyce’s narrative technique (F141-142).
Reading of Eveline (F143-146),
and from Ulysses, an example of interior monologue “I said yes I will sermon” (E155)
The Lost Generation of AmericanWriters
The Jazz Age, the end of the American Dream. A new generation of AmericanWriters (F28-29)
Francis Scott Fitzgerald, life and works (F212)
The Great Gatsby, full reading, analysis of the narrative technique, characters, point of view, use of
symbols, New York City vs the Midwest, Gatsby as the last romantic hero, the end of the American
dream (F 213-14)
Vision of the film in L2 The Great Gatsby, screenplay by F.F. Coppola
The Present Age (1945- 2001)
WWII and the Post War Period (historical presentation: the welfare state, paths to freedom, the
Thacher years, from Blair to present day) (G2-10)
The USA after WWII (G11-13) Focus on The American Civil Rights Movement, Martin Luther
King and Malcolm X (vision of the homonymous film directed by Spike Lee)
The Cultural Revolution (G14-16)
General Overview of the literary prose production in the 2nd half of the XX century (The
contemporary novel, G23)
Utopian and Dystopian Novel: general characteristics and evolution of the genre through the
centuries (hints to Aldous Huxley, and to Ray Bradbury Fahrenheit 451 read in the 3rd year)
George Orwell, life and works (F189-190)
Full reading of Animal Farm, analysis of the characters, historical background (F191)
Passages for 1984, “Newspeak”
Vision of the film Bladerunner, directed by Ridley Scott
The Theatre of the Absurd
Samuel Beckett: life and works (G100)
Waiting for Godot (G101-102), plot, absence of traditional structure, symmetry, the meaninglessness
of time, the comic and the tragic. Some students came with me to the theatre to watch the play
(December 2013)
La professoressa
I rappresentanti di Classe
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D oce n te: C RIS TIA NA B A R T OL I NI
Cla ss e
V G sperimentazione di Bilinguismo
Relazione di INGLESE
3 o re se t t i ma n a l i
L a cl a sse 5 G è c omp os t a d a 2 5 e l e me n t i . E ’ u n a cl a sse d i Bi l i n gu i s mo ( i n gl e se e f ra n ce s e ) ,
n u me ro sa , c h i a ss osa , vi va ce , i n t e l l i ge n t e , c omp ost a i n ma g gi ora n z a d a fe mmi n e .
Con os co l a cl a sse d a c i n q u e a n n i . E ’ u n a cl a sse ch e f re q u e n t a c on a ssi d u i t à , l a vo ra , st u d i a , è
me d i a me n t e p u n t u a l e n e l l e c on se gn e e d i m o st ra d i a ve re u n a v oca z i on e p e r l e ma t e ri e
l e t t e ra ri e . In ge n e ra l e è q u i n d i u n a cl a sse i n t e re s sa t a e p a rt e ci p a t i va a l l e l e z i on i d i i n gl e se .
Ta l vol t a l a l o ro e su b e ra n z a e i l g u st o p e r l a b a t t u t a va n n o a d e t ri me n t o d e l l a ca p a ci t à d i
con ce n t ra z i o n e d u ra n t e l a l e z i o n e . Ta l e ma n ca n z a è b i l a n ci a t a p e rò d a b u on e ca p a ci t à d i
st u d i o e a n a l i si d a p a rt e d e l l a ma gg i o ra n z a d e gl i e d e l l e st u d e n t i . C on o sce n d ol i d a l l a c l a sse
p ri ma h o i n s t a u ra t o u n d i a l og o e d u ca t i vo a p e rt o e se re n o, b a sa t o su u n ra p p o rt o d i f i d u ci a .
Ra gg i un g i me nt o d eg l i ob ie tt iv i: Co me h o gi à a f fe r ma t o l a p a rt e ci p a z i on e a t t i va a l l e l e z i on i è
a t t i va . L a ma g gi o ra n z a d e gl i e d e l l e st u d e n t i è i n g ra d o d i a p p re z z a re o fa re c ol l e ga m e n t i
t ra l e va ri e d i sci p l i n e ( i n p a rt i c ol a re st o ri a , fi l os o fi a , st o ri a d e l l ’ a rt e , f ra n ce se e i t a l i a n o) .
In q u i n t a gl i / l e st u d e n t i sa n n o p re n d e re a p p u n t i i n i n gl e se , so n o i n g ra d o d i o ri e n t a r si
cr on ol o gi ca me n t e e t e ma t i ca me n t e ri sp e t t o a gl i a rg o me n t i t ra t t a t i e si e sp ri mo n o
co r re t t a me n t e i n i n gl e se .
M et od ol o g ia d id a t ti ca
L e z i on e f r on t a l e , l a v o ri a cop p i e o a p i cc ol i g ru p p i , d i s cu s si o n i g u i d a t e , a s se g n a z i o n e
l e t t u re , a sse gn a z i on e e se rc i z i , t a l vo l t a a n a l i si d i t e st i , d oma n d e d a p o st o , st i mol o co n t i n u o
a d e sp ri me rsi i n L 2 .
U so d e l l a b o ra t o ri o l i n gu i st i c o, vi si on e d i vi d e o o f i l m i n L 2 . U s o d e l l a L I M.
E le me n ti c he c o nc or ro n o a l la va l uta z i o ne f i n a le
- Imp e gn o, In t e re sse , P a rt e ci p a z i o n e
- P u n t u a l i t à e p re ci si on e n e l l e c on se gn e
- P r og re s si on e n e i ri su l t a t i . Mi gl i o ra me n t o ri sp e t t o a i l i ve l l i d i p a r t e n z a
A tt iv ità ef f e tt ua t e pe r i l re cu per o d el d eb it o sc ola s ti co e /o pe r ca re nz e em er se ne l cor s o
d el l’A . S .
S e t t i ma n a d e l re cu p e ro , re cu p e ro i n i t i n e re i n ore cu rri col a ri ¸ a sse gn a z i on e c o mp i t i
i n d i vi d u a l i z z a t i .
Ver if i ch e: ti po l og ia e f re qu enz a : d oma n d e d i t i p ol o gi a B e si mu l a z i on i d i Te rz a P r ova .
In t e r ro ga z i on i o ra l i .
MATERIA : SCIENZE
Programma svolto
Docente: Filomena VULCANO
CLASSE 5^ G
Libro di testo:E. Lupia Palmieri- M. Parotto - Il globo terrestre e la sua evoluzione- VOL. U
Ed. Zanichelli
CONTENUTI
La Terra come sistema integrato
Introduzione allo studio della Terra
Le sfere della Terra: litosfera, idrosfera, atmosfera ,biosfera
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ELEMENTI DI GEOLOGIA
La crosta terrestre: minerali e rocce
Composizione della crosta terrestre
I minerali : composizione chimica, la struttura cristallina .Proprietà fisiche dei minerali.
I silicati e la loro classificazione. I minerali non silicati.
Le rocce e i processi litogenetici. Il ciclo delle rocce.
Rocce magmatiche o ignee, dal magma alle rocce magmatiche, classificazione delle rocce magmatiche, le
“famiglie” di rocce magmatiche. Rocce intrusive e rocce effusive. Rocce sialiche e rocce femiche.
Origine dei magmi. Magmi primari e magmi anatettici.
Rocce sedimentarie, dai sedimenti sciolti alle rocce compatte, le rocce clastiche o detritiche, le rocce
organogene, le rocce di origine chimica.
Rocce metamorfiche, formazione delle rocce metamorfiche, il metamorfismo di contatto, il
metamorfismo regionale. Grado di metamorfismo.
La giacitura e le deformazioni delle rocce
Elementi di tettonica, come si deformano le rocce, le faglie, le pieghe, sovrascorrimenti e falde.
I fenomeni vulcanici
Il vulcanismo.
Edifici vulcanici, eruzioni e prodotti dell’attività vulcanica, la forma degli edifici vulcanici, i tipi di
eruzioni, altri fenomeni legati all’attività vulcanica.
Vulcanismo effusivo, vulcanismo esplosivo, la distribuzione geografica dei vulcani.
I fenomeni sismici
Natura e origine del terremoto, il rimbalzo elastico, il ciclo sismico.
Propagazione e registrazione delle onde sismiche. Sismografi e sismogrammi.
La forza di un terremoto, le scale di intensità dei terremoti, la magnitudo di un terremoto,magnitudo e
intensità a confronto.
Effetti del terremoto.
Terremoti e l’interno della Terra.
Distribuzione geografica dei terremoti.
La difesa dai terremoti.
PERIODO: primo trimestre
La tettonica delle placche
L’interno della Terra, la crosta, il mantello, il nucleo.
L’energia interna della Terra:il flusso di calore.
Il campo magnetico terrestre, la “geodinamo”, il paleomagnetismo.
La struttura della crosta, crosta oceanica e crosta continentale, l’isostasia.
La deriva dei continenti secondo Wegener: la teoria e le prove.
L’espansione dei fondi oceanici, le dorsali oceaniche, le fosse abissali, espansione e subduzione, le
anomalie magnetiche sul fondo degli oceani.
La Tettonica delle placche, le placche litosferiche, il movimento delle placche. I margini delle placche.
Margini divergenti. Margini convergenti. Margini conservativi. L’orogenesi da collisione di placche.
Vulcanismo, sismicità e placche.
Celle convettive e punti caldi.
L’AMBIENTE CELESTE
La sfera celeste
Gli elementi di riferimento sulla sfera celeste: poli, paralleli e meridiani celesti,zenit, nadir,
orizzonte celeste. Le coordinate celesti. Le costellazioni.
Le distanze astronomiche: Unità astronomica, anno luce, parsec.
Le caratteristiche delle stelle. Luminosità e magnitudine delle stelle: magnitudine assoluta e
60
apparente. Colore e temperatura di una stella. Gli spettri stellari. Effetto Doppler e redshift.
Il diagramma H-R. Origine ed evoluzione delle stelle.
Il docente
I rappresentanti degli studenti
RELAZIONE FINALE - SCIENZE VG
La classe VG che mi è stata affidata quest’anno scolastico ha mostrato, nel complesso, un costante
interesse per la materia, una buona capacità di dialogo con l’insegnante, disponibilità al
confronto e una partecipazione attiva alle lezioni. La classe ha affrontato lo studio con impegno
regolare e adeguato e mostra di aver raggiunto un profitto abbastanza positivo. L’insegnante ha
cercato di utilizzare , durante le lezioni, gli accorgimenti possibili per poter facilitare il processo
cognitivo in modo più ragionato. Per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti in termini di
conoscenze, competenze e abilità, si è fatto costante ricorso a molteplici metodologie didattiche
(lezioni frontali, uso di materiali multimediali, osservazione di rocce e minerali, visioni di filmati
ecc.). La maggior parte degli studenti , attraverso le verifiche effettuate , ha dimostrato di
conoscere gran parte dei temi trattati con una certa correttezza e in alcuni si è rilevata una
buona capacità di rielaborazione personale. Alcuni studenti dimostrano di conoscere in modo
più approfondito la materia e di saper analizzare e correlare le conoscenze acquisite. E’ stato
utilizzato il testo in adozione: E. Lupia Palmieri- M. Parotto - Il globo terrestre e la sua
evoluzione- VOL. U - Ed. Zanichelli. Il programma è stato sviluppato seguendo la
programmazione didattica concordata dagli insegnanti di Dipartimento e adattato alla
programmazione individuale compatibilmente con le interruzioni previste dal calendario
scolastico in corso e dalle attività culturali organizzate per la classe .Nel secondo periodo, per
circa quindici giorni di assenza della sottoscritta , la classe è stata seguita dall’insegnante
supplente che nel periodo suddetto ha continuato a svolgere la programmazione prevista. Data
l’esiguità del monte ore annuo a disposizione per la materia, e quindi per mancanza di tempo è
stata parzialmente modificata la programmazione preventivata riguardante l’Astronomia, tutti
gli altri moduli previsti dal piano di lavoro annuale sono stati svolti in modo completo e indicati
in modo analitico sul programma. La valutazione degli obiettivi raggiunti è stata effettuata
mediante somministrazione di prove scritte, prove strutturate e semistrutturate associate a
domande aperte e soprattutto prove di tipologia prevista per la terza prova. Sono state
effettuate tre verifiche ( due scritte e una orale ) nel primo trimestre e tre verifiche scritte nel
secondo pentamestre ( valide per l’orale).La disciplina è stata inserita in due simulazioni di terza
prova. Per la correzione e valutazione delle prove è stata utilizzata la griglia di Dipartimento. I
criteri utilizzati per la valutazione sono in linea con quelli previsti nel POF e condivisi dal
Dipartimento di Scienze. I rapporti con le famiglie ,durante i colloqui individuali, sono stati
cordiali e produttivi e hanno permesso un proficuo scambio di informazioni. Durante il corso,
agli studenti insufficienti o assenti in qualche verifica è stata offerta la possibilità di recupero in
itinere mediante verifiche scritte e orali. Sono state svolte in tutto l’anno scolastico fino al 15
maggio un totale di 50 ore di lezione su 60 previste.
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LICEO SCIENTIFICO STATALE “GOBETTI-SEGRE’” – TORINO
Anno Scolastico: 2013/2014
PROGRAMMA SVOLTO
PROF.
MATERIA
CLASSE
LIBRO IN ADOZIONE
SCARCIA Laura
STORIA DELL’ARTE
QUINTA
SEZ. G
INDIRIZZO Bilinguismo
M. Bona Castellotti “Nella Storia dell’Arte” Electa Scuola
vol. 4, vol. 5
L’età dell’ILLUMINISMO: inquadramento storico
IL NEOCLASSICISMO: caratteri generali
Canova (Dedalo e Icaro, Amore e Psiche, Paolina Borghese come Venere vincitrice, Monumento
funebre di Clemente XIV, Monumento funebre di Maria Cristina d’Austria)
David: (Il giuramento degli Orazi, La morte di Marat, Napoleone al passo del Gran San Bernardo)
Mengs (Il Parnaso); J.A.D. Ingres (La bagnante di Volpiçon, La grande odalisca)
L’architettura in Europa dal Neoclassicismo all’età napoleonica: Francia (Boullée e Ledoux),
Inghilterra (Adam), Russia (Quarenghi), Italia (Roma: Piazza del Popolo; Milano: il Teatro alla
Scala, il Foro Bonaparte; Villa Reale a Monza; Napoli: il Foro Murat; Torino: Chiesa della Gran
Madre)
Inquietudini preromantiche: Fussli (L’incubo), Blake (Creazione di Adamo); Goya (Il parasole, La
famiglia di Carlo IV, Le fucilazioni del 3 Maggio 1808 sulla montagna del Principe Pio, le Pitture
nere)
La cultura artistica romantica: caratteri generali
Il Pittoresco e il Sublime: Constable (Il campo di grano), Turner (Luce e colore-la mattina dopo il
diluvio, Vapore al largo di Harbour’s Mouth durante una tempesta di neve)
Il romanticismo in Germania: Friedrich (Viandante sul mare di nebbia, Le Tre Età, Mare di
ghiaccio, Le bianche scogliere di Rugen)
Il romanticismo in Francia: Gericault (Il corazziere ferito che si allontana dal fuoco, La zattera della
Medusa, gli Alienati), Delacroix (Il massacro di Scio, la Libertà guida il popolo, Donne di Algeri)
Il romanticismo in Italia: Hayez (I profughi di Parga, i Vespri siciliani, il Bacio)
Il realismo: inquadramento storico e caratteri generali
La scuola di Barbizon (senza analisi di opere)
Courbet (gli Spaccapietre,un Funerale ad Ornans, lo Studio dell’artista), Daumier (Il vagone di terza
classe), Millet (Il seminatore, Le spigolatrici, L’Angelus)
L’architettura in età romantica - l'Eclettismo storicistico: architetture neogotiche,
neorinascimentali, neobarocche. Viollet le Duc e J.Ruskin e il restauro architettonico.
L’architettura del ferro in Europa e in Italia: Paxton (Il Crystal Palace); Dutert (la Galerie des
Machines); Eiffel (La tour Eiffel); Antonelli (La Mole Antonelliana; Mengoni (la Galleria Vittorio
Emanuele a Milano)
Urbanistica del secondo Ottocento: sventramenti e ricostruzioni - Parigi, Vienna, Barcellona
I Macchiaioli: inquadramento storico e caratteri generali
Sernesi (Tetti al sole); Fattori (In vedetta, Il campo italiano alla battaglia di Magenta, La rotonda
Palmieri, Buoi al carro); Lega (La visita, Il pergolato).
Un pre-impressionista: Manet (Colazione sull’erba, Olympia, Il balcone, Ritratto di E. Zola)
L'Impressionismo: caratteri generali
Monet (Impressione: levar del sole, Donne in giardino, Gare de St. Lazaire, serie de La Cattedrale di
Rouen, serie de Le ninfee)
Renoir (La Grenouillère, Ballo al Moulin del la Galette, Colazione dei canottieri, le Bagnanti)
Degas (La famiglia Bellelli, la Lezione di ballo, Ballet, La ballerina nello studio del fotografo,
L’assenzio, La tinozza)
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Pissarro (Tetti rossi, Boulevard Montmatre notte, Boulevard Montmatre pomeriggio giornata di sole)
Sisley (Neve a Lauveciennes, Inondazione a Port-Marly)
La fotografia
Il Post-impressionismo: principi fondamentali
Il Pointillisme: Seurat (Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte, Le modelle, Il circo)
P. Signac (Il pino di Bertaud)
Toulouse-Lautrec (Ballo al Moulin Rouge o l’addestramento delle nuove arrivate, Jane Avril, Moulin
Rouge – La Goulue, Il Salon della Rue des Moulins, In una saletta privata al Rat Mort)
Cezanne (La colazione sull’erba, La casa dell’impiccato, Natura morta con tenda e brocca a fiori,
Donna con caffettiera, I giocatori di carte, serie de La montagna Sainte-Victoire, I Bagnanti, Le
Grandi Bagnanti)
Gauguin (La Visione dopo il sermone, Il Cristo giallo, Ta Matete, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove
andiamo?)
Van Gogh (I mangiatori di patate, Ritratto di Pere Tanguy, La camera da letto, Il ponte di Langlois, I
girasoli, Notte stellata, La cattedrale di Auvers, Campo di grano con volo di corvi, Gli autoritratti)
Il Divisionismo: Segantini (Ave Maria a trasbordo, il trittico della natura: La vita, la natura, la morte),
Pellizza da Volpedo (Il Quarto Stato); Previati (Maternità, Le due madri)
I presupposti dell’Art Nouveau: W. Morris e la Arts and Crafts Exibition Society
L'Art Nouveau: caratteri generali
La Secessione viennese: Klimt (Il fregio di Beethoven, Giuditta I, Giuditta II, Il Bacio)
L’architettura dell’Art Nouveau: Belgio: Horta (Casa Tassel, La Maison du Peuple); Van de Velde
(scrivania, servizio di posate); Francia: Guimard (ingressi alla stazione della metropolitana di Parigi);
Olanda: Berlage (la Borsa di Amsterdam); Scozia: Mackintosh (Scuola d’arte di Glasgow); Austria:
Wagner (Stazioni della metropolitana viennese, facciate di palazzi viennesi), Olbrich (Il Palazzo della
Secessione); Spagna: Gaudì (La Sagrada Familia, Casa Battlò, Casa Milà, Parc Guell)
Le Avanguardie figurative: caratteri generali
Tra Simbolismo ed Espressionismo – Munch (Bambina malata, Il bacio, Madonna, La danza della
vita, Il grido)
L’Espressionismo in Francia - I Fauves: Matisse (Lusso, calma e voluttà, La gioia di vivere, Donna
con cappello, La tavola imbandita, La Danza, La Musica, Nudo blu)
L‘Espressionismo in Germania - Die Brucke: Kierchner (Scene di strada berlinese)
L‘Espressionismo in Austria – Kokoschka (La sposa nel vento); Schiele (L’abbraccio)
Il Cubismo: caratteri generali
Picasso (Il pasto frugale, La Vita, i Saltimbanchi, le Damoiselles d’Avignon, Ritratto di Ambroise
Vollard, Natura morta con sedia impagliata, Tre donne alla fontana, Guernica)
Braque (Case all’Estaque, Piano e mandola)
Il Futurismo: caratteri generali
Boccioni (La città che sale, Forme uniche della continuità nello spazio, Stati d’animo I – Quelli che
vanno, Stati d’animo II – Gli addii ); Balla (Bambina che corre sul balcone, Dinamismo di un cane al
guinzaglio)
Le architetture di Sant’Elia
Il Dadaismo: Duchamp (Fontana, Ruota di bicicletta, L.H.O.O.Q.); Man Ray (Cadeau, Rayograhs,
Le Violon d’Ingres)
L'Astrattismo: Kandinskij (Primo acquerello astratto, Composizione IV, Composizione VIII, Azzurro
di cielo); Mondrian (Serie di alberi, Composizione con rosso, giallo e blu, Broadway Boogie-Woogie)
PROGRAMMA CHE SI INTENDE SVOLGERE DOPO IL 15/05/2014
La Pittura metafisica: De Chirico (L’enigma dell’ora, Le Muse inquietanti).
Il Surrealismo: Magritte (Il tradimento delle immagini: questa non è una pipa, Golconde), Dalì
(Preannuncio della guerra civile, Persistenza della memoria), Mirò (Il Carnevale di Arlecchino)
L’architettura del ‘900:
63
Il Razionalismo in architettura: Gropius (Il Bauhaus), Mies van der Rohe (Il Padiglione per
l’Esposizione Universale a Barcellona del 1929) Le Corbusier (Villa Savoye a Poissy, Unità
d’abitazione a Marsiglia, Cappella di Notre-Dame-du-Haut a Rochamp)
L'architettura organica: Wright (Robie Hause, Casa Kaufmann, Il Museo Guggenheim di New York)
Gli allievi
Il docente
RELAZIONE FINALE DEL DOCENTE
CLASSE:
DOCENTE:
MATERIA:
LIBRO IN ADOZIONE:
5a G Bilinguismo
SCARCIA Laura
STORIA DELL’ARTE
M. Bona Castellotti “Nella Storia dell’Arte”, vol. 4, vol. 5
Electa Scuola
1. OBIETTIVI (conoscenze, competenze, capacità)
Sapere
• Conoscenza dei processi storico-artistici oggetto del programma dell’anno
• Conoscenza del periodo storico dell’opera e/o dell’artista
• Conoscenza delle vicende biografiche degli artisti
• Conoscenza della genesi delle singole opere, anche in relazione ai committenti
• Conoscenza del linguaggio visivo applicato alla lettura dell’opera d’arte
Saper fare
• Lettura dell'opera (analisi)
• Utilizzazione del linguaggio specifico e della terminologia tecnica
Saper essere
• Capacità di analisi e sintesi
• Capacità di inquadrare gli artisti e le opere nei relativi contesti storico-critici
• Capacità di stabilire confronti e collegamenti tra opere, modelli, artisti e iconografie
appartenenti a contesti culturali diversi, nel tempo e nello spazio
• Capacità di stabilire relazioni e confronti con le altre discipline
La classe in generale ha dimostrato attenzione, interesse e partecipazione attiva durante le lezioni,
raggiungendo gli obiettivi specifici della disciplina con risultati soddisfacenti. Si evidenziano alcuni
allievi con spiccata motivazione allo studio, buone capacità di lavoro autonomo e buon livello di
rielaborazione personale. Sono presenti, tuttavia, alcuni studenti che evidenziano ancora qualche
difficoltà nell’organizzazione del lavoro e nell’elaborazione autonoma delle conoscenze acquisite.
2. CONTENUTI (Unità didattiche – Moduli - Percorsi formativi)
- Il Neoclassicismo
- Il Romanticismo
- Il Realismo
- La scuola di Barbizon e il Realismo francese
- L’architettura del ferro in Europa e in Italia e Urbanistica del secondo Ottocento
64
- I Macchiaioli
- L'Impressionismo
- Il Post-impressionismo
- Il Divisionismo
- L'Art Nouveau
- L’Espressionismo in Francia - I Fauves
- L‘Espressionismo in Germania – il Die Brucke
- L‘Espressionismo in Austria
- Le Avanguardie figurative
- Il Cubismo
- Il Futurismo
- Il Dadaismo
- L'Astrattismo
- La Pittura metafisica
- Il Surrealismo
- L’architettura del ‘900: il Razionalismo; l'architettura organica
(Il programma dettagliato con indicazione degli artisti e delle opere analizzate, firmato dai
rappresentanti di classe, è allegato alla presente relazione ed è depositato in segreteria didattica).
3. OBIETTIVI NON COGNITIVI (impegno - attenzione - partecipazione - osservazione linguaggio appropriato – motivazione - capacità di lavoro autonomo - rispetto dell’ambiente, degli
insegnanti, dei compagni)
La classe ha avuto sempre un comportamento corretto, responsabile e rispettoso delle regole che ha
determinato un clima disteso e sereno per lo svolgimento delle lezioni. Sono buone le relazioni
reciproche e le relazioni che gli allievi hanno instaurato con l’insegnante. Gli studenti si sono
distinti inoltre per l’atteggiamento costruttivo e la disponibilità alla collaborazione. L’attenzione, la
partecipazione, la curiosità, la diligenza, l’autonomia nello studio individuale e il rispetto delle
scadenze scolastiche risultano tra gli obiettivi conseguiti mediamente dalla maggior parte degli
studenti.
4. METODOLOGIE
Le spiegazioni in classe hanno presentato i vari periodi artistici partendo dall’inquadramento
storico e procedendo all’analisi delle caratteristiche principali del movimento e degli autori con la
lettura delle singole opere. Sono state effettuate verifiche orali e verifiche scritte.
5. MATERIALI DIDATTICI
Gli strumenti utilizzati durante le lezioni sono stati i seguenti: libro di testo, lavagna, L.I.M., testi
forniti dall’insegnante, video.
6. APPROFONDIMENTI/ATTIVITA’ SPECIFICHE
Visita alla mostra “Renoir” alla GAM di Torino nel mese di gennaio.
7. VERIFICHE
Sono state effettuate nel trimestre due verifiche scritte ed una verifica orale; nel pentamestre due
verifiche scritte e due orali. Una delle verifiche scritte è stata simulazione di terza prova.
Torino, 15/05/2014
Il docente
65
9.
PROFILO DELLA CLASSE
La classe - bilinguismo (inglese e francese) composta da 23 elementi, di cui cinque maschi e
diciotto femmine - presenta caratteri positivi che sono andati formandosi e consolidandosi in
particolare nel corso del triennio.
Innanzitutto l’interesse e la curiosità per il sapere e le nuove esperienze: tale carattere si è
tradotto gradualmente nell’atteggiamento metodico di approccio ai saperi che è la condizione
grazie alla quale si ricava un reale apprendimento dallo studio delle discipline oggetto dei
programmi. La classe ha cercato di gestire sempre meglio questi suoi interessi, con una
partecipazione – talvolta vivace - alle lezioni e alle iniziative didattiche che sono state proposte.
È cresciuta sempre più la regolarità e la precisione dello studio individuale: senz’altro sul
versante del lavoro svolto e fruito durante le lezioni - con una mole sempre più puntuale e ampia
di appunti prodotti in classe -, con maggiore difficoltà su quello della rielaborazione personale
sotto forma di ripasso e approfondimento di quanto affrontato.
Del resto il “comportamento disciplinare” della classe, anche con riferimento a singoli
atteggiamenti, è stato corretto, ma talvolta esuberante, e tuttavia tale da consentire lo
svolgimento delle lezioni in modo proficuo e per il coinvolgimento degli studenti e in vista
dell’approfondimento degli argomenti.
In specifiche discipline la classe ha sperimentato con percorsi ed esiti positivi il metodo di
ricerca e di lavoro di gruppo.
Singoli componenti che hanno fatto riscontrare difficoltà nell’organizzare il proprio lavoro e
nell’elaborare un metodo più appropriato sono stati supportati con adeguati percorsi di recupero.
Si rileva che il grado e la qualità della partecipazione della classe alle varie iniziative didattiche è
stato sempre più responsabile; fino all’esperienza del viaggio in Sicilia durante lo scorso marzo,
di cui in seguito il dettaglio. Il viaggio si è svolto tra il 3 marzo e il 9 marzo 2014. L’ottima
organizzazione, curata dall’ associazione ‘Addiopizzo’, e il comportamento serio e impegnato di
tutti i componenti hanno dato all’esperienza un valore particolarmente istruttivo, definendo un
quadro significativo di apprendimento. Gli studenti sono stati messi nella condizione di
“sentire”, attraverso il racconto di testimoni cruciali e la preparazione eccellente della guida, fatti
ed eventi che miravano alla scoperta e alla conoscenza dei luoghi simbolo dell’antimafia nell’area
del palermitano. Accanto al momento dell’impegno civile è stato positivamente vissuto anche
quello delle bellezze e dei sapori siciliani.
Altre attività didattiche cui la classe ha preso parte sono state:
- Visita alla mostra “Renoir” alla GAM di Torino nel mese di gennaio.
- Partecipazione alla mostra “Lo sport sotto il fascismo e il nazismo”, presso il Museo Diffuso
della Resistenza di Torino.
- Partecipazione all’incontro “L’industria mondiale delle telecomunicazioni” del prof. B.
Ferroglio e la conferenza spettacolo Pop Economy a cura di Banca Etica .
- Incontro con il giudice Gianfranco dott. Caselli.
- Partecipazione alla Prima Giornata di Studi Piero Gobetti “Attualità dell’antifascismo”.
10.
Simulazioni della Terza prova d’esame:
Due simulazioni di Terza prova (tipologia B) secondo le indicazioni dei Dipartimenti e le scelte del
Consiglio di Classe
25 novembre 2013 (Scienze, Storia, Storia dell’Arte, Francese)
16 aprile 2014 (Inglese, Filosofia, Scienze, Storia dell’Arte)
11.
TESTI DELLE SIMULAZIONI DI PRIMA, SECONDA E TERZA PROVA
66
SIMULAZIONE DELLA PROVA D'ESAME DI ITALIANO
(Prima prova scritta)
7/05/2014
TIPOLOGIA A –ANALISI DEL TESTO
Luigi Pirandello, Una giornata, 1937, in Novelle per un anno
UNA GIORNATA
Strappato dal sonno, forse per sbaglio, e buttato fuori dal treno in una stazione di passaggio. Di notte;
senza nulla con me.
Non riesco a riavermi dallo sbalordimento. Ma ciò che più mi impressiona è che non mi trovo addosso
alcun segno della violenza patita; non solo, ma che non ne ho neppure un’immagine, neppur l’ombra
confusa d’un ricordo.
Mi trovo a terra, solo, nella tenebra d’una stazione deserta; e non so a chi rivolgermi per sapere che m’è
accaduto, dove sono.
Ho solo intravisto un lanternino cieco, accorso per richiudere lo sportello del treno da cui sono stato
espulso. Il treno è subito ripartito. È subito scomparso nell’interno della stazione quel lanternino, col
riverbero vagellante del suo lume vano. Nello stordimento, non m’è nemmeno passato per il capo di
corrergli dietro per domandare spiegazioni e far reclamo.
Ma reclamo di che?
Con infinito sgomento m’accorgo di non aver più idea d’essermi messo in viaggio su un treno. Non
ricordo più affatto di dove sia partito, dove diretto; e se veramente, partendo, avessi con me qualche cosa.
Mi pare nulla.
Nel vuoto di questa orribile incertezza, subitamente mi prende il terrore di quello spettrale lanternino
cieco che s’è subito ritirato, senza fare alcun caso della mia espulsione dal treno. È dunque forse la cosa
più normale che a questa stazione si scenda così?
Nel bujo, non riesco a discernerne il nome. La città mi è però certamente ignota. Sotto i primi squallidi
barlumi dell’alba, sembra deserta. Nella vasta piazza livida davanti alla stazione c’è un fanale ancora
acceso. Mi ci appresso; mi fermo e, non osando alzar gli occhi, atterrito come sono dall’eco che hanno
fatto i miei passi nel silenzio, mi guardo le mani, me le osservo per un verso e per l’altro, le chiudo, le
riapro, mi tasto con esse, mi cerco addosso, anche per sentire come son fatto, perché non posso più esser
certo nemmeno di questo: ch’io realmente esista e che tutto questo sia vero.
Poco dopo, inoltrandomi fin nel centro della città, vedo che a ogni passo mi farebbero restare dallo
stupore, se uno stupore più forte non mi vincesse nel vedere che tutti gli altri, pur simili a me, ci si
muovono in mezzo senza punto badarci, come se per loro siano le cose più naturali e più solite. Mi sento
come trascinare, ma anche qui senz’avvertire che mi si faccia violenza. Solo che io, dentro di me, ignaro
di tutto, sono quasi da ogni parte ritenuto. Ma considero che, se non so neppur come, né di dove, né
perché ci sia venuto, debbo aver torto io certamente e ragione tutti gli altri che, non solo pare lo sappiano,
ma sappiano anche tutto quello che fanno sicuri di non sbagliare, senza la minima incertezza, così
naturalmente persuasi a fare come fanno, che m’attirerei certo la maraviglia, la riprensione, fors’anche
l’indignazione se, o per il loro aspetto o per qualche loro atto o espressione, mi mettessi a ridere o mi
mostrassi stupito. Nel desiderio acutissimo di scoprire qualche cosa, senza farmene accorgere, debbo di
continuo cancellarmi dagli occhi quella certa permalosità che di sfuggita tante volte nei loro occhi hanno i
cani. Il torto è mio, il torto è mio, se non capisco nulla, se non riesco ancora a raccapezzarmi. Bisogna che
mi sforzi a far le viste d’esserne anch’io persuaso e che m’ingegni di far come gli altri, per quanto mi
manchi ogni criterio e ogni pratica nozione, anche di quelle cose che pajono più comuni e più facili.
67
Non so da che parte rifarmi, che via prendere, che cosa mettermi a fare.
Possibile però ch’io sia già tanto cresciuto, rimanendo sempre come un bambino e senz’aver fatto mai
nulla? Avrò forse lavorato in sogno, non so come. Ma lavorato ho certo; lavorato sempre, e molto, molto.
Pare che tutti lo sappiano, del resto, perché tanti si voltano a guardarmi e più d’uno anche mi saluta, senza
ch’io lo conosca. Resto dapprima perplesso, se veramente il saluto sia rivolto a me; mi guardo accanto; mi
guardo dietro. Mi avranno salutato per sbaglio? Ma no, salutano proprio me. Combatto, imbarazzato, con
una certa vanità che vorrebbe e pur non riesce a illudersi, e vado innanzi come sospeso, senza potermi
liberare da uno strano impaccio per una cosa – lo riconosco – veramente meschina: non sono sicuro
dell’abito che ho addosso; mi sembra strano che sia mio; e ora mi nasce il dubbio che salutino quest’abito
e non me. E io intanto con me, oltre a questo, non ho più altro!
Torno a cercarmi addosso. Una sorpresa. Nascosta nella tasca in petto della giacca tasto come una bustina
di cuojo. La cavo fuori, quasi certo che non appartenga a me ma a quest’abito non mio. È davvero una
vecchia bustina di cuojo, gialla scolorita slavata, quasi caduta nell’acqua di un ruscello o d’un pozzo e
ripescata. La apro, o, piuttosto, ne stacco la parte appiccicata, e vi guardo dentro. Tra poche carte
ripiegate, illeggibili per le macchie che l’acqua v’ha fatte diluendo l’inchiostro, trovo una piccola
immagine sacra, ingiallita, di quelle che nelle chiese si regalano ai bambini e, attaccata ad essa quasi dello
stesso formato e anch’essa sbiadita, una fotografia. La spiccico, la osservo. Oh! È la fotografia di una
bellissima giovine, in costume da bagno, quasi nuda, con tanto vento nei capelli e le braccia levate
vivacemente nell’atto di salutare. Ammirandola, pur con una certa pena, non so, quasi lontana, sento che
mi viene da essa l’impressione, se non proprio la certezza, che il saluto di queste braccia, così
vivacemente levate nel vento, sia rivolto a me. Ma per quanto mi sforzi, non arrivo a riconoscerla. È mai
possibile che una donna così bella mi sia potuta sparire dalla memoria, portata via da tutto quel vento che
le scompiglia la testa? Certo, in questa bustina di cuojo caduta un tempo nell’acqua, quest’immagine,
accanto all’immagine sacra, ha il posto che si dà a una fidanzata.
Torno a cercare nella bustina e, più sconcertato che con piacere, nel dubbio che non m’appartenga, trovo
in un ripostiglio segreto un grosso biglietto di banca, chi sa da quanto tempo lì riposto e dimenticato,
ripiegato in quattro, tutto logoro e qua e là bucherellato sul dorso delle ripiegature già lise.
Sprovvisto come sono di tutto, potrò darmi ajuto con esso? Non so con qual forza di convinzione,
l’immagine ritratta in quella piccola fotografia m’assicura che il biglietto è mio. Ma c’è da fidarsi d’una
testolina così scompigliata dal vento? Mezzogiorno è già passato; casco dal languore: bisogna che prenda
qualcosa, ed entro in una trattoria.
Con maraviglia, anche qui mi vedo accolto come un ospite di riguardo, molto gradito. Mi si indica una
tavola apparecchiata e si scosta una seggiola per invitarmi a prender posto. Ma io son trattenuto da uno
scrupolo. Fo cenno al padrone e, tirandolo con me in disparte, gli mostro il grosso biglietto logorato.
Stupito, lui lo mira; pietosamente per lo stato in cui è ridotto, lo esamina; poi mi dice che senza dubbio è
di gran valore ma ormai da molto tempo fuori di corso. Però non tema: presentato alla banca da uno come
me, sarà certo accettato e cambiato in altra più spicciola moneta corrente.
Così dicendo il padrone della trattoria esce con me fuori dell’uscio di strada e m’indica l’edificio della
banca lì presso.
Ci vado, e tutti anche in quella banca si mostrano lieti di farmi questo favore. Quel mio biglietto – mi
dicono – è uno dei pochissimi non rientrati ancora alla banca, la quale da qualche tempo a questa parte
non dà più corso se non a biglietti di piccolissimo taglio. Me ne danno tanti e poi tanti, che ne resto
imbarazzato e quasi oppresso. Ho con me solo quella naufraga bustina di cuojo.
Ma mi esortano a non confondermi. C’è rimedio a tutto. Posso lasciare quel mio danaro in deposito alla
banca, in conto corrente. Fingo d’aver compreso; mi metto in tasca qualcuno di quei biglietti e un libretto
che mi dànno in sostituzione di tutti gli altri che lascio, e ritorno alla trattoria. Non vi trovo cibi per il mio
gusto; temo di non poterli digerire. Ma già si dev’esser sparsa la voce ch’io, se non proprio ricco, non
sono certo più povero; e infatti, uscendo dalla trattoria, trovo una automobile che m’aspetta e un autista
che si leva con una mano il berretto e apre con l’altra lo sportello per farmi entrare. Io non so dove mi
porti. Ma com’ho un’automobile, si vede che, senza saperlo, avrò anche una casa. Ma sì, una bellissima
casa, antica, dove certo tanti prima di me hanno abitato e tanti dopo di me abiteranno. Sono proprio miei
tutti questi mobili? Mi ci sento estraneo, come un intruso. Come questa mattina all’alba la città, ora anche
68
questa casa mi sembra deserta; ho di nuovo paura dell’eco che i miei passi faranno, movendomi in tanto
silenzio. D’inverno, fa sera prestissimo; ho freddo e mi sento stanco. Mi faccio coraggio; mi muovo; apro
a caso uno degli usci; resto stupito di trovar la camera illuminata, la camera da letto, e, sul letto, lei, quella
giovine del ritratto, viva, ancora con le due braccia nude vivacemente levate, ma questa volta per
invitarmi ad accorrere a lei e per accogliermi tra esse, festante.
È un sogno?
Certo, come in un sogno, lei su quel letto, dopo la notte, la mattina all’alba, non c’è più. Nessuna traccia
di lei. E il letto, che fu così caldo nella notte, è ora, a toccarlo, gelato, come una tomba. E c’è in tutta la
casa quell’odore che cova nei luoghi che hanno preso la polvere, dove la vita è appassita da tempo, e quel
senso d’uggiosa stanchezza che per sostenersi ha bisogno di ben regolate e utili abitudini. Io ne ho avuto
sempre orrore. Voglio fuggire. Non è possibile che questa sia la mia casa. Questo è un incubo. Certo ho
sognato uno dei sogni più assurdi. Quasi per averne la prova, vado a guardarmi a uno specchio appeso
alla parete dirimpetto, e subito ho l’impressione d’annegare, atterrito, in uno smarrimento senza fine. Da
quale remota lontananza i miei occhi, quelli che mi par d’avere avuti da bambino, guardano ora, sbarrati
dal terrore, senza potersene persuadere, questo viso di vecchio? Io, già vecchio? Così subito? E com’è
possibile?
Sento picchiare all’uscio. Ho un sussulto. M’annunziano che sono arrivati i miei figli.
I miei figli?
Mi pare spaventoso che da me siano potuti nascere figli. Ma quando? Li avrò avuti jeri. Jeri ero ancora
giovane. È giusto che ora, da vecchio, li conosca.
Entrano, reggendo per mano bambini, nati da loro. Subito accorrono a sorreggermi; amorosamente mi
rimproverano d’essermi levato di letto; premurosamente mi mettono a sedere, perché l’affanno mi cessi.
Io, l’affanno? Ma sì, loro lo sanno bene che non posso più stare in piedi e che sto molto molto male.
Seduto, li guardo, li ascolto; e mi sembra che mi stiano facendo in sogno uno scherzo.
Già finita la mia vita?
E mentre sto a osservarli, così tutti curvi attorno a me, maliziosamente, quasi non dovessi accorgermene,
vedo spuntare nelle loro teste, proprio sotto i miei occhi, e crescere, crescere non pochi, non pochi capelli
bianchi.
– Vedete, se non è uno scherzo? Già anche voi, i capelli bianchi.
E guardate, guardate quelli che or ora sono entrati da quell’uscio bambini: ecco, è bastato che si siano
appressati alla mia poltrona: si son fatti grandi; e una, quella, è già una giovinetta che si vuol far largo per
essere ammirata. Se il padre non la trattiene, mi si butta a sedere sulle ginocchia e mi cinge il collo con un
braccio, posandomi sul petto la testina.
Mi vien l’impeto di balzare in piedi. Ma debbo riconoscere che veramente non posso più farlo. E con gli
stessi occhi che avevano poc’anzi quei bambini, ora già così cresciuti, rimango a guardare finché posso,
con tanta tanta compassione, ormai dietro a questi nuovi, i miei vecchi figliuoli.
1. Comprensione del testo
Si descriva il genere letterario, la struttura del comportamento e la raccolta a cui appartiene
Si riassuna e si spieghi il contenuto del testo (max 15 righe)
2. Analisi del testo
i) Si indichino e si spieghino i punti nodali del percorso compiuto dal personaggio
ii) Si spieghi il significato dell’evento iniziale”essere buttato fuori dal treno in una stazione di
passaggio”
iii) Si individuino i opassi significativi per la questione dell’identità e la si spieghi nell’ambito
della poetica di Pirandello
iv) Si spieghino quali altri aspetti della poetica pirandelliana sono presenti nel testo
v) Si spieghino le parole vagellante, riprensione, languore
vi) Di cosa parla la metafora il “lanternino cieco”
vii) Si indichi e si spieghi una figura retorica a scelta
3. Interpretazione complessiva approfondimenti
69
Si presenti L’autore nel contesto culturale di appartenenza e si illustrino la poetica e gli esiti
artistici. Come è presente il metodo dell’umorismo in questo testo? Si spieghino i caratteri della
novellistica pirandelliana e i legami con le altre opere dell’autore
TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN SAGGIO BREVE O ARTICOLO DI GIORNALE
CONSEGNE - Sviluppa l’argomento scelto in forma di "saggio breve" o di“ articolo di giornale”
utilizzando i documenti e i dati che lo corredano. Se scegli la forma del "saggio breve",
interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua
trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio. Da' al
saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale(rivista
specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale,
altro). Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare
eventualmente uno specifico titolo. Se scegli la forma dell' "articolo di giornale" individua nei
documenti e nei dati forniti uno o più elementi che ti sembrano rilevanti e costruisci su di essi il
tuo “pezzo”. Da’ all’articolo un titolo appropriato e indica il tipo di giornale sul quale ne
ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro). Per
attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari,
convegni o eventi di rilievo). Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque
colonne di metà di foglio protocollo.
AMBITO ARTISTICO LETTERARIO
ARGOMENTO: L’esperienza della città e della modernità nell’immaginario artistico-letterario (stimoli,
inquietudini e reazioni)
1. “L’Impressionismo è l’arte urbana per eccellenza, e non solo perché scopre la città e alla città
riporta, dalla campagna, la pittura di paesaggio, ma anche perché vede il mondo con gli occhi del
cittadino e reagisce alle impressioni dall’esterno con l’ipertensione nervosa dell’uomo educato alla
tecnica moderna. E’ lo stile urbano perché ritrae la mutevolezza, il ritmo nervoso, le impressioni
subitanee, una nuova acuita sensibilità, una nuova eccitabilità nervosa e, accanto all’arte gotica e
al Romanticismo, rappresenta una fra le più importanti svolte della storia dell’arte occidentale. “
( A. Hauser, Storia sociale dell’arte, Einaudi, Torino)
Lo studioso Arnold Hauser, storico e critico dell’arte inglese, mostra il rapporto fra Impressionismo, vita
urbana e dinamismo della civiltà moderna.
2. Riferimenti iconografici (vedi allegati)
A)
B)
70
A) Claude Monet, La stazione Saint-Lazare (1877) – La rappresentazione di una stazione ferroviaria
in quanto soggetto non poetico suscitò scandalo, ma fu un segno della scelta di privilegiare le
impressioni reali della vita quotidiana non solo della natura, ma anche della dimensione cittadina.
B) Auguste Renoir, Il mulino della “Galette” (1876) – Un tema della vita cittadina che affascina i
pittori impressionisti è la folla; qui la folla è rappresentata mentre danza e dà la sensazione
vertiginosa del movimento, del rapido mutamento delle sensazioni visive.
3. “Quando maggiore è la parte dello choc nelle singole impressioni; quanto più la coscienza deve
essere continuamente all’erta nell’interesse della difesa dagli stimoli; quanto maggiore è il
successo con cui essa opera; e tanto meno esse penetrano nell’esperienza, tanto più corrispondono
al concetto di esperienza vissuta. La funzione peculiare della difesa dagli chocs si può forse
scorgere, in definitiva, nel compito di assegnare all’evento, a spese dell’integrità del suo
contenuto, un esatto posto temporale nella coscienza. Sarebbe questo il risultato ultimo e maggiore
della riflessioni. Essa farebbe dell’evento un’esperienza vissuta. In caso di mancato
funzionamento della riflessione, si determinerebbe lo spavento, lieto o- per lo più - sgradevole,
che sancisce secondo Freud, il fallimento della difesa contro gli choc. Questo elemento è stato
fissato da Baudelaire in un’immagine cruda. Egli parla di un duello in cui l’artista, prima di
soccombere, grida di spavento. Questo duello è il processo stesso della creazione. Baudelaire ha
quindi l’esperienza dello choc al centro del suo lavoro artistico. […]
(W. Benjamin, Angelus Novus, Saggi e Frammenti, Einaudi, Torino)
Walter Benjamin, pensatore tedesco vicino alla scuola sociologica di Francoforte, morto suicida nel 1940,
distinse il concetto di esperienza dal concetto di ‘esperienza vissuta’. L’esperienza vissuta permette di
rielaborare razionalmente, attraverso la riflessione, gli choc della vita, così da impedirne la penetrazione
nel profondo e da difendere la coscienza dal loro assalto. La semplice esperienza è invece quella subita
direttamente dallo choc, senza alcuna mediazione. E’ quest’ultimo il caso di Baudelaire, che nella vita
cittadine subisce incessantemente l’esperienza degli chocs prodotti dagli urti della folla, dalle luci, dalle
novità dei prodotti e dalle situazioni più diverse presenti nella metropoli moderna.
4. “ - Come, Voi qui, mio caro? In un bordello voi, il bevitor di quintessenza, voi, il mangiator
d’ambrosia! Veramente c’è di che stupirsi!
“ - Mio caro, sapete quanto temo i cavalli e le carrozze. Poco fa nell’attraversare il boulevard, in
gran fretta, mentre saltellavo nel fango tra quel caos dove la morte giunge al galoppo da tutte le
parti tutt’ in una volta, la mia aureola è scivolata, a causa d’un brusco movimento, giù dal capo nel
macadam. Non ebbi coraggio di raccattarla, e mi parve meno spiacevole perder le insegne, che
non farmi rompere le ossa. E poi, ho pensato, non tutto il male viene per nuocere. Ora posso
passeggiare in incognito, commettere bassezze, buttarmi alla crapula come un semplice mortale.
Eccomi qua, proprio simile a voi, come vedete!"
“ - Per lo meno dovreste mettere un avviso per chi trova quest’aureola…”
“- D’altronde la dignità mi annoia, e inoltre penso con gioia che qualche poetastro la prenderà e se
la porrà impudentemente.”
(C. Baudelaire, Poemetto in prosa, La perdita dell’aureola, da Poesie e Prose)
5. “D’attorno a me urlava la strada assordante. Alta sottile, in lutto stretto, maestosa nel suo dolore,
una donna passò, sollevando con la mano superba il festone e l’orlo della gonna; era così agile e
nobile, con la sua gamba statuaria…Io bevevo, teso come un folle, nel suo occhio, cielo livido in
cui nasce l’uragano, la dolcezza che incanta e il piacere che uccide. Un lampo…poi la notte! – O
71
fugace bellezza, il cui sguardo mi ha ridato improvvisamente la luce, non ti rivedrò che
nell’eternità? […]
(A. Baudelaire, A una passante, in Fiori del male, Einaudi)
La folla cittadina, verso cui il poeta prova attrazione e ostilità, è diventata il luogo privilegiato della
visione e osservazione poetica; la donna viene sottratta dentro un flusso caotico e incessante e l’incontro
fugace finisce per rappresentare quell’esperienza dello choc a cui la realtà cittadina assoggetta l’artista.
6. “Carissimo Luigi, verrai finalmente? Non credere che sia egoismo d’amico il mio desiderio
d’averti qui, o almeno che non sia soltanto ciò. Tu hai bisogno di vivere alla grand’aria, come me,
e per noi altri infermieri di mente e nervi* la grand’aria è la vita di una grande città, le continue
emozioni, il movimento, le lotte con sé e con gli altri, se vuoi pure così. Tutto quello che senti
ribollire dentro di te irromperà improvviso, vigoroso, fecondo appena sarai in mezzo ai
combattenti di tutte le passioni e di tutti i partiti. Costà tu ti atrofizzi. Vedi che per essere nella
capitale bacologica* seta io me la cavo per ben… Io immagino te, venuto improvvisamente dalla
quiete della tranquilla Sicilia, te artista, poeta, matto, impressionabile, nervoso come me, a sentirti
penetrare da tutta questa febbre violenta di una vita in tutte le sue più ardenti manifestazioni,
l’amore, l’arte, la soddisfazione del cuore, le misteriose ebbrezze del lavoro, pioverti da tutte le
parti, dall’attività degli altri, dalla pubblicità qualche volta clamorosa, pettegola, irosa, dagli occhi
delle belle donne, dai facili amori, o dalle attrattive pudiche …”
(Giovanni Verga, Lettera a Capuana, da Lettere, Le Monnier)
Milano si presenta a verga, che vi va ad abitare nel 1873, come l’immagine stessa della frenesia
della modernità e, nello stesso tempo, come spinta e prospettiva indispensabile al lavoro artistico
che solo in una grande metropoli può trovare alimento e giustificazione.
*esperti nella conoscenza dell’uomo; * capitale dei bachi da seta – Milano era il centro
dell’industria tessile della seta.
7. a. “[…] Il nonno poi aveva certi singolari argomenti per confortarsi e per confortare gli altri: Del resto volete che vel dica? Un po’ di soldato gli farà bene a quel ragazzo; ché il suo paio di
braccia gli piaceva meglio di portarsele a spasso la domenica, anziché servirsene a buscarsi il
pane. Oppure: - Quando avrà provato il pane salato che si mangia altrove, non si lagnerà più della
minestra di casa sua.
Finalmente arrivò da Napoli la prima lettera di ‘Ntoni, che mise in rivoluzione tutto il vicinato.
Diceva che le donne, in quelle parti là, scopavano le strade con le gonnelle di seta, e che sul molo
c’era il teatro di pulcinella, e si vendevano le pizze, a due centesimi, di quelle che mangiano i
signori, e senza soldi non ci si poteva stare, e non era come a Trezza, dove se non si andava
all’osteria della Santuzza non si sapeva come spendere un baiocco.
-Mandiamogli dei soldi per comprarsi le pizze, al goloso! Brontolava padron ’Ntoni; già lui non ci
ha colpa, è fatto così; è fatto come i merluzzi, che abboccherebbero un chiodo arrugginito. […]
7.b. “[…] Padron ‘Ntoni spalancò tanto d’occhi, e andava ruminando quelle parole, come per
poterle mandar giù. – Ricchi! Diceva, ricchi1 e che faremo quando saremo ricchi?
‘Ntoni si grattò il capo e si mise a cercare anche lui che cosa avrebbe fatto.
- Faremo quel che fanno gli altri… Non faremo nulla, non faremo!...Andremo a stare in città, a
non far nulla, e a mangiare pasta e carne tutti i giorni.
-
Va, va a starci tu in città. Per me io voglio morire dove son nato; - e pensando alla casa dove
era nato, e che non era più sua si lasciò cadere la testa sul petto. […]”
(Giovanni Verga, I Malavoglia, Capitoli I e XI)
AMBITO SOCIO ECONOMICO
72
DOCUMENTO 1
Al giorno d'oggi si definisce economia verde (in inglese green economy), o più propriamente economia
ecologica, un modello teorico di sviluppo economico che prende origine da una analisi econometrica del
sistema economico dove oltre ai benefici (aumento del Prodotto Interno Lordo) di un certo regime di
produzione si prende in considerazione anche l'impatto ambientale cioè i potenziali danni ambientali
prodotti dall'intero ciclo di trasformazione delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando
per il loro trasporto e trasformazione in energia e prodotti finiti fino ai possibili danni ambientali che
produce la loro definitiva eliminazione o smaltimento. Tali danni spesso si ripercuotono, in un
meccanismo tipico di retroazione negativa, sul PIL stesso diminuendolo a causa della riduzione di resa di
attività economiche che traggono vantaggio da una buona qualità dell'ambiente come agricoltura, pesca,
turismo, salute pubblica, soccorsi e ricostruzione in disastri naturali.
Questa analisi propone come soluzione misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione
pubblica in grado di ridurre il consumo d'energia, di rifiuti, di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili,
metalli, ecc.) e i danni ambientali promuovendo al contempo un modello di sviluppo sostenibile
attraverso l'aumento dell'efficienza energetica e di produzione che produca a sua volta una diminuzione
della dipendenza dall'estero, l'abbattimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell'inquinamento
locale e globale, compreso quello elettromagnetico, fino all'istituzione di una vera e propria economia
sostenibile a scala globale e duratura servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come le
biomasse, l'energia eolica, l'energia solare, l'energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di
ogni tipo di scarto domestico o industriale evitando il più possibile sprechi di risorse. Si tratta dunque di
un modello fortemente ottimizzato dell'attuale economia di mercato almeno nei suoi intenti originari.
(da Wikipedia, s.v. Economia verde)
DOCUMENTO 2
Ecco come eco-convertire un’azienda. Parola di green manager
Complici la crisi e la crescente domanda di prodotti verdi, aumentano le figure dei professionisti che
aiutano le imprese a passare alla produzione sostenibile e a ottenere certificazioni ambientali. Come
racconta a Sky.it uno di loro, Paride Raspadori
[..] Paride Raspadori, 52 anni di cui 21 passati a lavorare come pubblicitario, ha deciso di diventare
green manager nel 2088. “Mi sono licenziato dal’agenzia in cui ero direttore creativo e ha cominciato
a studiare da autodidatta – allora non c’erano corsi o master – per capire come indirizzare un’impresa
verso una produzione più sostenibile”. Di solito il green manager comincia dalle piccole cose:”Il
primo obiettivo è il contenimento dei danni dell’ambientw, la riduzione degli sprechi e dei costi. Per
esempio, si convince, o si obbliga, a seconda dei casi, i dipendenti di un’azienda a usare meno carta,
meno inchiostro, a stampare su entrambi i lati del foglio o a non stampare del tutto”. Insomma, prima
si sponsorizzano le buone pratiche per risparmiare. Poi , si pensa a un progetto più ampio: “In alcuni
casi aiuto a ottenere le certificazioni ambientali, che oggi sono un costo per un imprenditore, ma in
futuro diventano un investimento. […]
(I.Fantigrossi, da tg24.sky.it/tg24/eco_style/2011/04/28/green_manager_storia_paride_raspadori.html
DOCUMENTO 3
Roma - Dopo soli sei mesi dalla fine degli studi l'80% di studenti con una laurea in materia
ambientale trova un'occupazione, di alto profilo e in buona misura coerente con la formazione
realizzata. E' quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Isfol (Progetto Ambiente) relativa alle
ricadute
sul
versante
dell’occupazione
della
formazione
ambientale.
73
Circa il 58% degli occupati ha raggiunto l’obiettivo di far coincidere il proprio percorso di studi con
le aspirazioni professionali e il lavoro svolto. Il 68% degli occupati ha trovato una collocazione
rispondente al livello formativo acquisito: il 31% circa ha un lavoro nell’ambito delle professioni
intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, il 31,7% svolge professioni di tipo tecnico ed il
5,2%
è
collocato
nelle
posizioni
di
legislatore,
dirigente,
imprenditore.
A dare maggiori garanzie di successo per quanto concerne la collocazione lavorativa sono i master
ambientali di II livello con l’85% di occupati, seguono i master privati con l’83%.
Cresce, inoltre, l’offerta formativa legata all'ambiente: sono più di 2mila i corsi attivati e ci sono oltre
50mila persone in formazione all'anno. I Green Jobs valorizzano il lavoro femminile: cresce infatti la
percentuale della componente femminile impiegata nel settore ‘verde’, che dal 12,7% del 1993 passa al
25,5% del 2008. Migliora anche la posizione occupata: il 57,8% delle donne contro il 35,3% degli
uomini ricopre posizioni di livello medio-alto di tipo impiegatizio
DOCUMENTO 4
Nel nostro paese esistono aziende che usano i fanghi e scarti di lavorazione delle concerie per produrre
fertilizzanti organici impiegati in agricoltura.
Altr utilizzano plastiche miste, di per sé materiale difficile da recuperare, le lavano e le rafforzano grazie
a sistemi innovativi, dopo di che si trasformano in materiali di ampio utilizzo sociale, quali, ad esempio,
le panchine.
Nel mercato enogastronomico vengono ampiamente utilizzati sacchetti e stoviglie monouso
biodegradabili e soggetti a compostaggio in conformità con le norme europee. Si tratat di prodotto che
nascono da risorse rinnovabili di origine agricola; grazie al loro uso diminuiscono le emissioni di gas a
effetto serra, si riducono il consumo di energia e di risorse non rinnovabili e le materie prime di origine
agricola tornano alla terra attraverso processi di biodegradazione o di compostaggio senza il rilascio di
sostanze inquinanti.
Si diffondono sempre più le imprese edilizie che hanno come obiettivo la sostenibilità ambientale degli
edifici. Ciò viene realizzato attraverso la rinuncia o fonti energetiche esterne: gli immobili costruiti
devono essere autosufficienti nella produzione di energia pulita attraverso pannelli solari, impianti
fotovoltaici e turbine eoliche. Essi inoltre , non devono produrre emissioni nocive e devono risultare
riciclabili, nel senso che i materiali utilizzati per la loro costruzione devono essere separabili tra loro,
riciclabili e riutilizzabili per costruzioni successive.
(M.R. Cattani, Una finestra sul mondo, classe terza, Paravia, Milano-Torino 2012)
DOCUMENTO 5
DOCUMENTO 6
74
Environment Park nasce nel 1996 per iniziativa della Regione Piemonte, della Provincia di Torino, del
Comune di Torino e dell’Unione Europea e rappresenta un’esperienza originale nel panorama dei
Parchi Scientifici e Tecnologici in Europa per aver saputo coniugare innovazione tecnologica ed
ecoefficienza.
In un territorio dove sono presenti importanti centri di produzione di conoscenza e un tessuto industriale
caratterizzato da molteplici piccole e medie imprese, il ruolo di Environment Park è stimolare e
raccogliere la domanda di innovazione promuovendo iniziative progettuali che coinvolgono il mondo
accademico piemontese, centri di ricerca, parchi tecnologici e poli di innovazione.
Environment Park è articolato in due Business Unit, rispettivamente dedicate alla gestione immobiliare
del complesso e all’attività di ricerca e innovazione.
La Business Unit dedicata alla ricerca si è storicamente sviluppata intorno al concetto di eco-efficienza,
con un approccio tipicamente trasversale alla tematica ambientale.
Se è vero che da tale approccio si sono generate attività anche estremamente settorializzate, l’esperienza
ha portato con il tempo a selezionare quattro ambiti operativi:
- Bioedilizia: dedicato all’attività di supporto alla progettazione a privati e istituzioni nell’ambito
dell’architettura eco-compatibile;
- Progetti Ambientali Integrati: rivolto ad imprese e istituzioni per offrire soluzioni innovative ed ecoefficienti basate su trasferimento tecnologico, analisi ambientali e territoriali, strumenti innovativi di
gestione ambientale;
- Energia: finalizzato a offrire un servizio di assistenza a imprese ed a enti pubblici nel campo delle
tecnologie energetiche attraverso attività di ricerca di soluzioni gestionali, tecnologiche ed impiantisticheinnovative, studi di fattibilità tecnico-economica e test sui prodotti.
Dell’Osservatorio Energia fanno parte HySyLab, centro di eccellenza e supporto alle imprese sulle
tecnologie dell’idrogeno e Bioenergy Lab, laboratorio di ricerca sui sistemi di produzione di idrogeno da
biomasse;
- Plasma: orientato alla ricerca e al trasferimento tecnologico nell’ambito del trattamento delle superfici
con nano-tecnologie eco-efficienti basate sul plasma. L’attività è svolta nel laboratorio Clean NT Lab,
dotato di tre impianti per processi al plasma
La Business Unit dedicata alla gestione immobiliare (property management) è accompagnata da servizi
di carattere tecnologico e logistico:
- Facilities come assistenza alle imprese fin dalla fase di insediamento
- Allacciamento alle infrastrutture di telecomunicazione
- Condizionamento e riscaldamento con energie rinnovabili
- Manutenzione delle aree verdi
- Affitto del Centro Congressi di Environment Park per conferenze, seminari ed esposizioni
AMBITO STORICO-POLITICO
La Resistenza italiana: significati ideologici e morali
DOCUMENTI
“Il primo significato di libertà che assume la scelta resistenziale è implicito nel suo essere un atto di
disobbedienza. Non si trattava tanto di disobbedienza a un governo legale, perché proprio chi detenesse la
legalità era in discussione, quanto di disobbedienza a chi aveva la forza di farsi obbedire. Era cioè una
rivolta contro il potere dell’uomo sull’uomo, una riaffermazione del principio che il potere non deve
averla vinta sulla virtù […]. La scelta dei fascisti per la Repubblica sociale […] non fu avvolta da questa
luce della disobbedienza critica. «L’ho fatto perché mi è stato comandato» sarà, come è noto, il principale
argomento di difesa dei fascisti e dei nazisti nei processi loro intentati dopo la guerra”.
Claudio PAVONE, “La scelta”, in Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, Bollati
Boringhieri, Torino, 1991.
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“Con argomenti che a volte sono paralleli e a volte si elidono reciprocamente, a sinistra e a destra si
sostiene la tesi che la Resistenza non ha raggiunto i suoi obiettivi, dunque ha sostanzialmente fallito.
Questo atteggiamento discende da una banalizzazione del dato di fatto semplice e forte che grazie alla
Resistenza armata (oltre che agli Alleati) si sono poste in Italia le basi di una democrazia che gode di un
consenso minimo che si è rivelato, nonostante tutto, consistente nella sua tenuta. Esso ha consentito una
competizione politica in cui interessi e identità si confrontano e si scontrano in modo regolato, culminante
nella consultazione popolare tramite voto e altre forme di partecipazione. Non è certamente la democrazia
ideale ma è una democrazia reale.
Sappiamo che per molti resistenti questo risultato è troppo modesto, sproporzionato alle loro aspettative
rivoluzionarie e al loro stesso impegno soggettivo. In particolare, gli antifascisti di area azionista,
comunista e socialista per lungo tempo non si sono rassegnati all'idea che la Resistenza abbia prodotto
soltanto l'instaurazione della democrazia parlamentare - «borghese» aggiungevano molti per essere
espliciti o «formale» per essere più eleganti sul piano concettuale”.
Gian Enrico RUSCONI, Resistenza e postfascismo, Il Mulino, Bologna, 1995.
Giugno 1944-43 partigiani catturati durante il grande rastrellamento nel Verbano-Ossola fucilati dai
tedeschi a Fondotoce. Nel cartello: "Sono questi i liberatori d'Italia oppure sono i banditi?"
“Possa il mio grido di "Viva l'Italia libera" sovrastare e smorzare il crepítio dei moschetti che mi daranno
la morte; per il bene e per l'avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!
“
(Franco Balbis, anni 32 - uffìciale in Servizio Permanente Effettivo – nato a Torino. All’indomani dell’8 settembre 1943 entra
nel movimento clandestino di Torino – è designato a far parte del 1° Comitato militare regionale piemontese con compiti
organizzativi e di collegamento. Arrestato il 31/III/1944 da elementi della Federazione dei Fasci repubblicani di Torino –
processato nei giorni 2-3 aprile [“processo di Torino”], insieme ai membri del Cmrp, dal tribunale per la difesa dello Stato –
fucilato il 5/IV/1944 al Poligono nazionale del Martinetto in Torino da plotone di militi GNR)
Lettere di condannati a morte della resistenza italiana, http://www.resistenzaitaliana.it/, portale ANPI)
"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle
montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono
impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani col
pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione."
Pietro Calamandrei, Discorso agli studenti milanesi (1955)
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“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non
essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò
odio gli indifferenti. (…) L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente
nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che
sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua
volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi
solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate
da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. (…)
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la
mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non
è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla
finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non
parteggia, odio gli indifferenti”.
A. Gramsci, Gli Indifferenti , "Il Grido del Popolo", n. 655, 11 febbraio I9I7 pubblicato su Un numero
unico dei giovani, e il sommario de "La Città futura".
Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di
innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia,
fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in
considerazione delle sue "gravissime" condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria
fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo
sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l'impudenza di dichiarare
pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che - anzi - gli italiani dovevano
essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto
bene a erigergli... un monumento. A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa
epigrafe, dettata per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in
segno di imperitura protesta per l'avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo
sterminio
non colla terra
dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi.
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
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ARGOMENTO: SCIENZA NATURA UMANITÀ
Documenti
1. E’ storia ormai a tutti nota che Fermi e i suoi collaboratori ottennero senza accorgersene la
fissione (allora scissione) del nucleo di uranio nel 1934. Ne ebbe il sospetto Ida Noddack: ma né
Fermi né altri fisici presero sul serio le sue affermazioni se non quattro anni dopo, alla fine del
1939. Poteva averle benissimo prese sul serio Ettore Majorana, aver visto quello che i fisici
dell’Istituto romano non riuscivano a vedere. E tanto più che Segrè parla di “cecità”. La “ragione
della nostra cecità non è chiara nemmeno oggi”, dice. Ed è forse disposto aconsiderarla come
provvidenziale, se quella loro cecità impedì a Hitler e Mussolini di avere l’atomica.
Non altrettanto – ed è sempre così per le cose provvidenziali – sarebbero disposti a considerarla
gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki.
L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Einaudi, Torino, 1975
2. E quando, con l’andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non
sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità. Tra voi e l’umanità si scaverà un abisso
così grande, che ad ogni vostro eureka risponderà un grido di dolore universale.
B. Brecht, Vita di Galileo, trad. it., Einaudi, Torino,
1963
3. Per dolorosa esperienza abbiamo imparato che il pensiero razionale non è sufficiente a
risolvere i problemi della nostra vita sociale. La sottile ricerca e l’attento lavoro scientifico hanno
spesso avuto delle conseguenze per l’umanità, poiché hanno, sì, prodotto, da un lato, le invenzioni
che hanno liberato l’uomo dalla fatica fisica estenuante, rendendone la vita più facile e più ricca;
ma, dall’altra parte, hanno introdotto una grave inquietudine nella sua vita, lo hanno reso schiavo
del suo mondo tecnologico e, cosa più catastrofica ancora, hanno creato i mezzi per la sua stessa
distruzione in massa. In verità, una tragedia spaventosa!
A. Einstein, Pensierideglianni difficili, trad. it. Boringhieri, Milano, 1965
4. Robb Non vorrà negarlo professore. (Oppenheimer ride). Ha fatto la bomba atomica in un
lasso di tempo straordinariamente breve, l’ha sperimentata e alla fine l’ha laqnciata in Giappone:
è così?
Oppenheimer No.
Robb No?
Oppenheimer Il lancio della bomba atomica su Hiroshima è dipeso da una decisione politica, non
mia.
Robb Ma lei ha appoggiato ono, il lancio della bomba sul Giappone?
Oppenheimer Cosa intende per «appoggiare»?
Robb Ha aiutato a scegliere gli obiettivi, non è vero?
Oppenheimer Ho fatto il mio lavoro. Abbiamo ricevuto una lista dei possibili obiettivi…[…] Noi
abbiamo fatto in qualità di tecnici ciò che ci veniva chiesto. Ma non per questo siamo stati noi a
decidere di lanciare la bomba.
Robb Lei sapeva naturalmente che il lancio della bomba atomica sull’obbiettivo scelto da lei
avrebbe ucciso migliaia di civili.
Oppenheimer Non tanti quanti sono stati in realtà.
Robb Quanti morti ci sono stati?
Oppenheimer Settantamila.
Robb In seguito a questo fatto, ha avvertito degli scrupoli di natura morale?
Oppenheimer Terribili.
Robb Degli scrupoli terribili?
Oppenheimer Non conosco nessuno che non abbia avuto dei terribili scrupoli morali dopo il
lancio della bomba.
Robb Questo non le pare un poco schizofrenico?
H. Kipphardt, Sul casodi J. Robert Oppenheimer, trad. it., Einaudi, Torino, 1964
78
5. La questione non è se qualcuno debba dire ai ricercatori che cosa fare o che cosa non fare,
ma chi impone tali limiti e impartisce le direttive e secondo quali criteri. Per la maggioranza degli
scienziati, i cui istituti di ricerca vengono direttamente o indirettamente finanziati con fondi
pubblici, i controllori sono i governi, i quali, per quanto rispettino sinceramente i valori della
libera ricerca, non aderiscono certo agli stessi criteri ispiratori di un Planck o di un Rutherford o
di un Einstein.
E. J. Hobsbawm, Il secolo breve, trad. it., BUR, Milano, 2000
6. Marino Chiunque abbia esperienza di malati che conducono un’esistenza dipendente in tutto
da risorse esterne e senza speranza di ripresa, sa bene che la tecnologia utilizzata è spesso fuori
dall’ordinario. Nel momento in cui un essere umano perde la capacità di alimentarsi da solo, la
tecnologia gli viene in supporto con un tubicino inserito attraverso le narici, oppure
chirurgicamenete nello stomaco, per fornire all’organismo le sostanze chimiche sostitutive del
nutrimento. Il tutto avviene sotto controllo medico, per cui appare del tutto evidente che stiamo
parlando di terapie e, in quanto tali, debbano essere nella disponibilità dell’individuo il quale può
decidere se accettarle o rifiutarle. Su questo specifico aspetto le gerarchie della Chiesa cattolica
appaiono irremovibili: alimentazione e idratazione non sono nella disponibilità dell’individuo che
non può indicare di rifiutarle nel suo testamento biologico. Perché questo atteggiamento?
Martini La legge si basa sul principio di indisponibilità della vita, che non è da considerarsi privo
di eccezioni. Partendo da questo punto si potrebbe immaginare di ripensare la legge per renderla
più aderente alle reali necessità degli ammalati. Ma si deve anche tenere conto delle ragioni dei
molti che dubitano sulla possibilità di provvedere a tutti i casi reali che si incontrano nel momento
della malattia mediante le regole precise che si scrivono in una legge. In alcuni casi la sofferenza
può essere davvero insopportabile. Qui è necessaria la terapia del dolore e molta comprensione
per chi, entrato in una esistenza estrema, se ne voglia liberare.
C. M. Martini-I. Marino, Credere e conoscere, Einaudi, Torino, 2012
TIPOLOGIA C - TEMA STORICO
I due volti del Novecento.
Da un lato esso è secolo di grandi conquiste civili, economiche, sociali, scientifiche, tecniche;
dall’altro è secolo di grandi tragedie storiche.
Rifletti su tale ambivalenza del ventesimo secolo, illustrandone i fatti più significativi.
TIPOLOGIA D - TEMA di ordine generale
L’artista nella società moderna, tra ideale romantico del genio creatore che non deve essere
costretto da nessuna legge e la logica di mercato. Chi deve o può essere l’artista di oggi? Un
rivoluzionario, un giullare di corte, un cacciatore del bello al di fuori della storia o cos’altro ? In
base alle tue personali riflessioni, letture, ascolti e visioni di opere filmiche, pitture, installazioni
etc., prova a riflettere sul ruolo dell’artista e la funzione dell’arte oggi nella società occidentale
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SIMULAZIONI TERZA PROVA
TERZA PROVA LINGUA FRANCESE
1. Dans L’Albatros sur quels éléments insiste l’auteur pour décrire la condition du poète?
2. Comment le Poète évoque-t-il la cruauté de l’Angoisse dans Spleen ?
3. Montrez comment Victor Hugo restitue le mouvement vertigineux d’une descente dans le
gouffre dans Paroles sur la dune.
TERZA PROVA LETTERATURA FRANCESE
1. Montrez comment le Cycle des Rougon-Macquart n’est pas seulement l’application des théories
scientifiques sur l’hérédité qui avaient passionné Zola, mais aussi une sorte de moule dans lequel
l’auteur va déverser tout son imaginaire.
2. Expliquez la valeur symbolique de la peau de chagrin.
3.Dans La peau de Chagrin Raphaël partage le malaise de sa génération, tandis que dans La Bête
Humaine la locomotive devient un personnage à part entière, symbole du progrès. Montrez
comment Balzac et Zola portent dans leurs romans un jugement pessimiste sur leur époque.
SIMULAZIONE TERZA PROVA
Disciplina: STORIA DELL'ARTE
Tipologia B: Quesiti a risposta singola (max 10 righe)
1) L’ideale neoclassico di bellezza: la “nobile semplicità” e la “quieta grandezza” teorizzate dal
Winckelmann
2) Commenta l’opera di J. L. David “L’assassinio di Marat” evidenziandone i contenuti morali e gli
elementi formali (FOTO SUL RETRO).
3) In Spagna tra XVIII e XIX secolo, si impone la figura di F. Goya, un artista che si allontana
decisamente dall’imperante stile neoclassico. Commenta l’opera raffigurante “Le fucilazioni del tre
maggio 1808 sulla montagna del Principe Pio” (FOTO SUL RETRO).
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J. L. David “L’assassinio di Marat”
F. Goya “ Le fucilazioni del tre maggio 1808 sulla montagna del Principe Pio”
SIMULAZIONE TERZA PROVA SCRITTA - MATERIA: SCIENZE
Rispondere alle seguenti domande in un massimo di 10 righe.
1) Quali sono i tre tipi di onde che si propagano in un terremoto? Descrivi in che cosa si
differenziano.
2) Quali sono i punti essenziali della teoria di Wegener? Evidenziane le prove geologiche,
paleontologiche e paleoclimatiche.
2) Descrivi quali sono le principali differenze tra la crosta continentale e la crosta oceanica.
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SIMULAZIONE TERZA PROVA SCRITTA - MATERIA: SCIENZE
Rispondere alle seguenti domande in un massimo di 10 righe.
1) I silicati sono i minerali che formano la maggior parte delle rocce:
a) descrivi qual è l’unità fondamentale del reticolo cristallino dei silicati
b) indica in quali gruppi vengono suddivisi i silicati
2) Illustra le cause e le condizioni ambientali che possono portare alla formazione delle rocce
evaporitiche(evaporiti).
SIMULAZIONE TERZA PROVA SCRITTA - MATERIA: SCIENZE
Rispondere alle seguenti domande in un massimo di 10 righe.
Descrivi le differenze tra i due tipi fondamentali di metamorfismo : il metamorfismo di contatto e il
metamorfismo regionale.
SIMULAZIONE TERZA PROVA SCRITTA - Filosofia –^ prova tip. B Tema: Il concetto di dialettica
1) Illustra la sezione della Dialettica trascendentale di Kant
2) Che cos’è la dialettica per Hegel?
3) In che senso Marx definisce la dialettica un metodo storico e materialistico?
SIMULAZIONE TERZA PROVA SCRITTA - Storia
Tema: La storia d’Italia dal 1887 al 1913.
1) Negli ultimi anni del secolo, la politica autoritaria dei governi e la lotta dei lavoratori ha
determinato una svolta significativa nella storia politica dell’Italia unita. Si chiede di illustrare i
fatti sociali più significativi che hanno determinato tale svolta e chi ha avviato, all’inizio del
nuovo secolo, la cosiddetta stagione delle riforme.
2) Il grande balzo industriale dell’Italia all’inizio del Novecento è caratterizzato da primati e
squilibri. Si chiede di indicare i nuovi settori trainanti dello sviluppo economico e di descrivere i
limiti strutturali dell’apparato industriale italiano.
3) Con Giolitti, ad un certo momento, si sono create le condizioni per una nuova spinta colonialista
dell’Italia. Si chiede di descrivere le diverse componenti sociali che hanno sollecitato la ripresa
dell’espansione coloniale e di illustrare i momenti fondamentali delle operazioni belliche relative
all’impresa.
SIMULAZIONE TERZA PROVA INGLESE
1.
Write about the new trends in poetry in the modernist period. Highlight their features with
some
references to some of the poets you have studied.
2. In ten lines explain how the narrative technique, the language and the plot of the modernist
novel evolve from the Victorian tradition.
3 . What is the Interior Monologue?
§§§
82
1. What is social Darwinism and how does it differ from the theory of the evolution that
Darwin explained?
2. Briefly outline Wilde’s principles of Aestheticism as we have analyzed them in the Preface to
The Picture of Dorian Gray.
3. Explain Hardy’s deterministic view of man in the universe. Make reference to one episode in
Tess of the D’Urbervilles to support this idea.
§§§
1. In ten lines explain what the Victorian Compromise is and its socio-political consequences in
19th century England.
Poe has been the master of short story, a genius of analytical imagination and a virtuoso of logic
and hallucination. What is Poe’s technique in writing short stories as explained in The Philosophy
of Composition?
2. What is Dickens’s narrative technique? What type of narrator does he adopt? What type of
characterization?
3. In general, what was the advantage for an author to publish his/her work in installments?
11.1 RELAZIONE FINALE E PROGRAMMA ANALITICO DI OGNI SINGOLA MATERIA
in allegato
11.2
ESEMPI DI PROVE DISCIPLINARI ASSEGNATE DURANTE L’ANNO
VERIFICA DI FISICA
Rispondere alle seguenti domande
1) Come si calcola il modulo del campo magnetico che si genera attorno ad un filo percorso da
corrente elettrica?
2) Un filo di rame è lungo 20 m e ha un diametro di 2 mm. La resistenza del rame vale 1,7 ⋅ 10−8 Ωm .
a) Qual è l’area della sezione in unità del S.I.?
b) Calcola la resistenza del filo.
3)
4)
5)
6)
Cosa si intande per momento magnetico di una spira?
Qual è la differenza tra sostanze ferromagnetiche, diamagnetiche e paramagnetiche?
Come interagisce una carica con un campo magnetico?
Spiega come si calcola la circuitazione in un campo elettrico.
COMPITO IN CLASSE DI MATEMATICA
Risolvi UNO tra i seguenti problemi:
1. Si consideri la parabola P1 di equazione y = 3x − x2 si trovi la parabola P2 simmetrica alla P1
rispetto alla retta di equazione y = x . Indicato con O e M i punti di intersezione tra le due
parabole, si prenda il punto Q1 sull’arco OM della prima parabola e sia il punto Q2 sull’arco OM
della seconda parabola in modo che Q1Q2 sia perpendicolare alla retta y = x .
83
a) Trovare il segmento di lunghezza massima Q1Q2 .
b) Studiare la funzione g ( x) =
1
2x 2 − x 2 2
2. Sia dato un triangolo isoscele ABC sulla base BC di lunghezza 2, dove ABˆC = ACˆB = x ; sia AH
l’altezza relativa alla base BC. Nel semipiano di origine BC e non contenente A, costruire il
triangolo rettangolo BCD di ipotenusa CD in modo che
BCˆD = x . Sia R1
il raggio della
circonferenza circoscritta al triangolo BCD.
2
a) Determinare il valore di x in modo che sia individuato il massimo valore di f ( x) = AH 2 + 1 .
b) Studiare la funzione f ( x) = 1 + cos x − cos x nell’intervallo [0; 2π ]
(R1 )
AB
2
Risolvi TRE tra i seguenti quesiti:
− x 2 + ax
x≥0
e − 1
x<0

Data la seguente funzione f ( x) = 
I.
x
determinare per quale valore del parametro
a ∈ ℜ la funzione soddisfa il teorema di Rolle nell’intervallo
 3 2 + 1
ln ;
.
2 
 4
Sia f ( x) = kx 4 + 1 con k > 0 e sia g( x) = ln[ f (x)] Determinare il valore del parametro k in
modo che sia verificata l’uguaglianza g ' (1) = k .
II.
1 + cos x
III.
Stabilire se la seguente funzione f ( x) = sin x
affermativo, individuarne la specie.
IV.
Si consideri la funzione y = (2 x − 1)7 (4 − 2 x )5 . Stabilire se tale funzione ammette dei massimi o
1
presenta dei punti di discontinuità e, in caso

minimi nell’intervallo  2 ; 2  ; stabilire, poi, se tali punti rappresentano anche massimi o minimi


per la funzione nel suo dominio. Si giustifichino le risposte.
V.
Calcola il limite lim
x →1
x
e verifica il tuo risultato utilizzando la definizione.
x −1
Determinare gli eventuali punti di flesso della funzione y =
delle tangenti alla curva.
VI.
x 2 − x e le rispettive equazioni
Calcolare il limite lim 3 x ⋅ cotg x dimostrando se sia possibile applicare il teorema di De L’Hopital
x→0
LETTERATURA INGLESE –
QUESTION OF LITERATURE
1.
2.
3.
4.
5.
6.
VICTORIAN AGE (1837-1901)
Describe the domestic and foreign politics during the Victorian Age
What is meant by the Victorian Compromise?
What is Darwinism? To what social use was this theory applied during the colonialism of the
British Empire?
What reforms were approved by the parliament during Queen Victoria’s reign?
What did the Victorian mean by “white man’s burden”?
What is Utilitarianism? How did J.S. Mill modify Bentham’s original concept?
CHARLES DICKENS ((1812-1870)
84
1. When and where did he write? Why can we say that his works are partly autobiographic? Name
some of his works
2. What is his narrative technique? What type of narrator does he adopt? What type of
characterization?
3. His novels are often of social denounce (against the rigidity of Victorian moral code), sentimental,
and paternalistic. Make a comparison with another Victoria author you have read.
E.A.POE (1809-49)
1. When and where was he born?
2. What two main categories do his short stories fall into? Name the most famous.
3. What are the main features of his short stories? Talk about his narrative technique as expressed in
The Philosophy of Composition
4. What type of narrator does Poe generally use? With what effect?
OSCAR WILDE (1854-1900)
1. When and where did O. Wilde live and work? Name some of his works (essays, poetry, novel,
plays)
2. What are the main principles contained in the Preface to The Picture of Dorian Gray?
3. Why are comedies his best literary achievements? (make examples taken from The Importance of
Being Earnest)
4. What is his narrative technique in comedies?
5. Explain how he denounces classism and moralism in his comedies
HENRY JAMES (1843-1916)
1. When and where was James born and when did he move to England?
2. What is the international theme and to what period of his writing career does it belong to? Name
some of his novels
3. What type of narrator does James use? What perspective does the narrator adopt? Talk about it in
The Turn of the Screw
4. James uses many images to explore the psychology of his characters. Talk about his narrative
technique. Explain what the dramatic method is
5. James has been called one the first psychological novelists. Why? What are his “philosophical”
references?
THE MODERN AGE (1901-1945)
1. What are the main socio-historical events in the first half of the XX century?
2. What are the consequences of WWI? What did the Treaty of Versailles establish?
3. What happened during the interwar period (1918-1939)?
4. What are the reasons for the Wall Street Crash and the Great Depression?
5. What is the New Deal?
6. Who is the Mahatma Gandhi?
1.
2.
3.
4.
5.
MODERNISM (1910-1930)
How does this cultural movement represent the fragmentation and alienation of modern man?
What are its characteristics in poetry? Name some authors and their works
What are its characteristics in fiction? How does it break from the Victorian tradition? Name some
authors and their works
Modernist writers were influenced by the new theories on psychology and philosophy. Explain the
influence of: Freud, Bergson, William James
How many representations of the stream of consciousness have you studied? Make examples.
85
MODERNIST POETRY
1. What influenced poetry in this period?
2. What is Imagism? Who are its main representatives in America and Europe?
3. What is the relation between T.S. Eliot and Ezra Pound?
T.S.ELIOT (1888-1965)
1. When and where was he born? What did he write?
2. What is Eliot’s approach to poetry (language and style)? What is the mythical method? And the
objective correlative?
3. What are Eliot’s sources of inspiration and why was he considered an elitist?
4. Describe the structure of The Waste Land (1922) in its 5 parts and make references to the parts we
have studied.
MODERNIST FICTION
JOSEPH CONRAD (1857-1924)
1. When did Conrad live and work? Name some of his works and say if there are any
autobiographical links.
2. Even if he lived in the Victoria Age, what is Conrad’s Modernism? What is his narrative
technique in Heart of Darkness? What type of narrator does Conrad use?
3. What are the Victorian elements in Heart of Darkness? How can it be read in relation to
Imperialism?
4. What levels of interpretations can we find in Heart of Darkness?
5. Can Marlow be considered a conventional adventure hero?
VIRGINIA WOOLF (1882-1941)
1. When and where did she live? What did she write? Name some works of fiction and some
critical essays
2. What is the Bloomsbury Group? Who belonged to it?
3. What is Woolf’s narrative technique in Mrs Dalloway? What is “free indirect speech” and how
is it different from Joyce’s interior monologue?
4. What is the method of tunneling that she describes in her diaries when taking about the way she
creates her characters? What are “illuminations” or “ moments of being”?
5. Talk about the modernist aspects of Mrs Dalloway. How does Woolf treat time and space? And
plot?
JAMES JOYCE (1882-1941)
1. Where and when did Joyce live and write? Talk about his different periods and name some of his
novels. Point out the autobiographical references of his works.
2. What are the main themes in Dubliners? Refer to the story you have read
3. Talk about Joyce’s narrative technique and explain what interior monologue and epiphanies are.
4. What is the parallel between Homer’s Odyssey and Joyce’s Ulysses? How does it refer to the
mythical method of Eliot?
THE LOST GENERATION (Gertrude Stein, Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Dos Passos)
FRANCIS SCOTT FITZGERALD (1896-1940)
1. What are the Roaring Twenties and the Jazz Age? How are they described in his novel The Great
Gatsby?
2. Who is the narrator of the story? What type of person does he represent? What narrative technique
does Fitzgerald use?
86
3. What type of hero is Gatsby? What is his dream? Why is he the last romantic hero?
4. What contrast emerges between the Midwest and the East Coast?
5. Why is the story narrated in the novel the representation of the end of the American Dream? What
happened after the roaring twenties in the USA?
DISTOPIAN FICTION
Why is this type of fiction produced between the ‘30s and the ‘50s? Name some authors of dystopian
novels.
GEORGE ORWELL (1903-1950)
1. Where and when did he live and what did he write?
2. Animal Farm is a political allegory. Explain its meaning and possible interpretation.
3. What type of dystopian society is portrayed in Nineteen Eighty-Four ? What does Big Brother
represent?
1.
2.
3.
4.
5.
THE CONTEMPORARY AGE (1945-2001)
Present the history of this period from WWII, to the Cold War period.
How did the end of the iron curtain (or the knocking down of the Berlin Wall in 1989) change the
world asset?
What is the Civil Rights Movement? Who was its leader and what type of rebellion did he
propose?
What was the protest movement during the Vietnam War?
What happened on 11th September 2001 and how did this episode change the world asset once
more?
RAY BRADBURY (19 -19 )
1. ggg
SAMUEL BECKETT (1906-1989)
1. Where and when did he live and what did he write?
2. What are the main features of the Theatre of the Absurd?
3. Make references to French existentialism
ANGELA CARTER ( )
§§§
QUESTIONS ON MRS DALLOWAY
ANSWER
3
OF THESE QUESTIONS
1. Mrs. Dalloway is constructed from many different points of view, and points of view are
sometimes linked by an emotion, a sound, a visual image, or a memory. Describe three
examples in which the point of view changes and explain how (with what means: emotion,
sound, image, memory) Woolf accomplishes the transitions.
2.
Woolf created Septimus Warren Smith as a double for Clarissa. In what ways are Clarissa and
Septimus different? In what ways are they the same? What autobiographical aspects of Virginia Woolf do
they represent?
a. (Sept & Cl similarities and differences)
b. (Autobiographical aspects of Septimus)
c. (Autobiographican aspects of Clarissa)
87
3.
Characters in Mrs Dalloway come from a range of social classes. a) What characters belong to
what social classes? b) Describe the socio- cultural clash between Clarissa Dalloway and Miss Doris
Kilman (during the dialogue between Clarissa and Elizabeth and in the scene at the tea house between
Elizabeth and Miss Kilman).
4.
What role does Sally Seton play in Clarissa’s youth, and what is the significance of her surprise
appearance at the party? Make reference to the narrative technique based on flash back and digression
used by Woolf.
5.
World War I affected all the characters in the book to some degree. How did the war influence
a) Septimus Warren-Smith,
b) Miss Kilman
c) and Lady Bruton in Mrs Dalloway?
6.
Woolf creates a new structure of the novel in Mrs Dalloway in which the distinction between
dream and reality, past and present is often blurred (sfocata). An authentic human being functions in this
way, simultaneously flowing from the conscious to the unconscious, from the fantastic to reality, from
memory to the moment. Comment and make examples taken from Mrs Dalloway of this narrative
technique.
7.
What is the historical background on which Mrs Dalloway is built? What are the cultural
differences with the Victorian Age that emerge in the book ?
8.
In this novel Virginia Woolf mocks certain unquestionable beliefs and central values of the
Victorian Age through a controversial presentation of the characters; namely civilization and empire
(Peter Walsh, Lady Bruton), progress (Richard Dalloway, Peter Walsh), patriarchal family (Sally Seaton Lady Rosseter, Clarissa Dalloway - the perfect hostess) and duty (Septimus Warren-Smith, Miss
Killman). Comment.
9.
What is Doctor Holms and Sir William Bradshaw’s reaction to Septimus’s request of
psychological help? What is Woolf’s message on mental disease and on psychiatric institutions?
10.
When Clarissa reflects on Septimus’s death at the end of the novel, she experiences a moment of
being, or an epiphany (“she felt glad that he had done it”). What truth becomes clear to her, and why is it
significant?
11.
Mrs Dalloway is a celebration of life. Comment on this.
12. Virginia Woolf was certainly influenced by the theories on time by Bergson, or the ideas on stream of
consciousness by William James, and Freud’s psychoanalysis. Time and memory (like in Proust’s A’ la
Recherche du Temps Perdu) are central themes of her writing. In fact she initially wanted to title her
novel The Hours. Comment on this.
13.
What is the role of the narrator in Mrs Dalloway?
14.
Peter Walsh has a revelation (a moment of being) about Clarissa, that is expressed by the utterance
“Death of the soul”. What does he mean by it?
15.
Compare and contrast the structure of Mrs Dalloway with that of any other novel of your choice.
88
JOSEPH CONRAD - HEART OF DARKNESS
Test on Conrad, Heart of Darkness
Answer to 3 of the following questions:
1. Explain the function of the multiple narrators in Heart of Darkness. In what person is the
story told? What is the parallelism Marlow makes between the two rivers in the first
chapter?
2. In his tale of his adventurous journey where is Marlow bound to? For what reasons does he
start his journey?
3. What does the doctor do when he visits Marlow before joining the French warship? Why
does he do that? What advice does he give Marlow about Africa (what is really dangerous
there?)?
4. What “stations” does Marlow meet? Describe the atmosphere there. What’s their purpose?
Why does everything seem so still in the central station?
5. What is Marlow’s opinion about the manager of the central station? What is it based on?
6. Describe Marlow’s opinion about Kurtz before he actually meets him. Who tells him about
this mysterious character? Why do Belgian colonists admire him and envy him?
7. Who does Marlow refer to when he talks about “the pilgrims”? What is the reference he
implies? What does ivory mean to them?
8. When Marlow starts his trip on the Congo River as a captain of the steamer to reach the
inner station he sets off into the wilderness. Describe it and his opinions on the jungle he sees
from the steamboat. What does he see? What appalling noises does he hear?
9. There were 30 friendly cannibals on the steamer’s crew with the Europeans. What’s
Marlow’s meeting with the jungle cannibals? Describe the fight that follows. How does he
scare the Cannibals?
10. Before describing his meeting with Kurtz, Marlow stops his tale and talks about “the girl”
and about his ideas about Kurtz’s failure and colonization in Victorian Age. Say what you
remember about Marlow’s (Conrad’s) opinion on European colonization of Africa.
11. Talk about Marlow’s meeting with the Russian character that welcomes him to the inner
station. How does he raise Marlow’s interest in Kurtz? Why does he admire Kurtz? Whay
does he want to protect his reputation?
12. Describe Kurtz according to Marlow’s point of view. ”Kurtz and his gifts! The jungle had
taken him and loved him. It had gone into him and consumed it. He had become the jungle”.
What sign of madness does Marlow see before he meets Kurtz? What is Kurtz’s relationship
with the tribal chiefs? What is Kurtz’s relationship with the Trading Company?
13. “Kurtz’s soul had been alone in the wilderness and his soul does not recognize any limits, he
had no faith in anything. The jungle had awoken his real desires and he could not resist
them. He had gone too far. He struggled against the horror of what he had discovered. He
saw the abyss that confronts us all in the end”. Describe in your opinion what Kurtz’s
despair and expectations were. Why are his last words: “The horror! The horror!”?
14. Why does Marlow want to protect Kurtz’s reputation? Why does he consider him a
remarkable man? A sort of “universal genius”?
15. How does the novel end? Who does Marlow meet after one year from Kurtz’s death? What
does he say Kurtz’s last words were? Explain the meaning of the title “Heart of Darkness”.
89
16. Why does Marlow want to protect Kurtz’s reputation? Why does he consider him a
remarkable man? A sort of “universal genius”?
17. How does the novel end? Who does Marlow meet after one year from Kurtz’s death? What
does he say Kurtz’s last words were? Explain the meaning of the title “Heart of Darkness”.
18. In about 10 lines present the levels of interpretations of Marlow’s journey to Congo as
expressed in Joseph Conrad’s Heart of Darkness .
LETTERATURA ITALIANA -
ANALISI DEL TESTO Il chiù (da Nuovi poemetti, 1909)
(La vicenda narrata è la separazione di due giovanissime sorelle per il matrimonio di una delle due; il
momento narrato è rappresentato dalle ore successive alla celebrazione delle nozze)
Metro: terzine dantesche, con verso aggiunto a chiusura di ciascuna stanza.
Ora, dov’era? A lume acceso o spento?
I
- Addio! - La notte, troppo grande il letto
Buon che le mise al collo, nell’aspetto3 ,
era a Viola. Stava dal suo canto,
quella sua croce piccola d’argento!
con incrociate le due mani al petto;
Ella doveva ora vegliar nel letto
ma non dormiva. Non aveva pianto.
sola con lui! senza sperare aiuto! Dicea di quando in quando una preghiera.
Viola i panni si stringea sul petto.
Dormir, sognare, non volea; ché tanto…
- Che cosa avrebbe egli da lei voluto?
non c’era più! Perché sognar che c’era?
Qual piaga dare tenera e mortale
non saper più, ma per un poco, appena,
a quelle carni bianche, di velluto?
ch’era partita al rosseggiar di sera?
Qual pianto fa di quel ch’è ora 4, e quale
La notte in cielo risplendea serena:
rimpianto mai di quel ch’un giorno fu! … tra cielo e terra un murmure, uno spesso
Col mesto verso eternamente uguale
palpito, l’onda d’un’assidua lena.
le rispondeva di lontano il chiù.
E Violetta si chiedea sommesso 1
dov’era quella che non c’era più.
III
Quando cantò la prima capinera
Col dolce verso sempre mai lo stesso
nel puro cielo d’ambra e di viola,
le rispondeva di lontano il chiù.
dormiva, sciolta la gran chioma nera.
II
Splendea lassù la gran luce di Sirio 2 .
Recava odor di fiori pésti il vento.
- Ell’era andata a chi sa qual martirio!
Dormiva forte, stretta alle lenzuola;
e se sognò, non ricordò, che cosa.
Si levò tardi. E come te, Viola,
anche i tuoi vecchi. E tu più tardi, o Rosa.
NOTE
1 – avverbio, equivale a sommessamente.
2 – costellazione d’inizio estate.
3 – “nell’attesa”, prima che la sorella sposa partisse.
4 – “quale lacrime di dolore versa per quella che lei ora è diventata?”
90
1) Individua la dimensione religiosa presente nella lirica e analizzala.
2) Illustra il rapporto tra il sacramento del matrimonio, che è atto cristiano, e il fervore
religioso cui si affida Viola, che quasi esorcizza il primo. Spiega la contrapposizione tra i due
versanti di questa religiosità.
3) Individua i riferimenti e le allusioni alla sfera sessuale.
4) Elenca i tre momenti cronologici presenti e citati nella lirica; due sono appena accennati,
il terzo occupa quasi tutto lo spazio narrato: descrivili e analizzane i caratteri.
5) Descrivi le presenze naturali (animali e vegetali) operanti: che funzione assumono, che
caratteri possiedono, quale scopo sembrano avere?
6) Riporta i riferimenti che riesci a trovare in questa lirica già presenti anche nelle altre
affrontate (La siepe , Il gelsomino notturno, Digitale purpurea , X agosto ): termini, immagini,
situazioni, allusioni, ecc. Commenta i singoli riscontri individuati, chiarendone analogie e
differenze.
7) Verifica in queste liriche quanto affermato nel seguente testo:
“La donna, in Carducci, è ancora oggetto di una rappresentazione ideale, di una possibile
positiva integrità. In tutta la produzione pascoliana, invece, la donna e l’amore sono un
fantasma rimosso, delegato ad altri, contemplato o spiato a distanza, a cui sempre si allude
in modo ambiguo e indefinito, che porta alla percezione del sesso come violenza, peccato,
rischio di morte. Le tragedie personali dell’adolescente Pascoli, producono la regressione
pascoliana verso il nido originario: le uniche donne restano la madre e le sorelle, impossibile
oggetto di eros , e che negano necessariamente ogni altra tensione erotica matura, quasi un
voto al sacrificio di sé come uomo, alla non-vita” [R. Luperini].
TEMA DI ITALIANO SECONDO LE TIPOLOGIE DELLA PRIMA PROVA
TIPOLOGIA A – ANALISI DEL TESTO
Pirandello, da L’umorismo
“Vediamo dunque, senz’altro, qual è il processo da cui risulta quella particolar rappresentazione
che si suol chiamare umoristica; se questa ha peculiari caratteri che la distinguono, e da che
derivano: se vi è un particolar modo di considerare il mondo, che costituisce appunto la materia e la
ragione dell’umorismo.
Ordinariamente, [...] l’opera d’arte è creata dal libero movimento della vita interiore che organa
le idee e le immagini in una forma armoniosa, di cui tutti gli elementi han corrispondenza tra loro e
con l’idea-madre che le coordina. La riflessione, durante la concezione, come durante l’esecuzione
dell’opera, ne segue le fasi progressive e ne gode, raccosta i varii elementi, li coordina, li compara.
La coscienza non rischiara tutto lo spirito; segnatamente per l’artista essa non è un lume distinto dal
pensiero, che permetta alla volontà di attingere in lei come in un tesoro d’immagini e d’idee. La
coscienza, in somma, non è una potenza creatrice, ma lo specchio interiore in cui il pensiero si
rimira; si può dire anzi ch’essa sia il pensiero che vede se stesso, assistendo a quello che esso fa
spontaneamente. E, d’ordinario, nell’artista, nel momento della concezione, la riflessione si
nasconde, resta, per così dire, invisibile: è, quasi, per l’artista una forma del sentimento. Man mano
che l’opera si fa, essa la critica, non freddamente, come farebbe un giudice spassionato,
analizzandola; ma d’un tratto, mercé l’impressione che ne riceve.
Questo, ordinariamente. Vediamo adesso se, per la natural disposizione d’animo di quegli
scrittori che si chiamano umoristi e per il particolar modo che essi hanno di intuire e di considerar
gli uomini e la vita, questo stesso procedimento avviene nella concezione delle loro opere; se cioè la
riflessione vi tenga la parte che abbiamo or ora descritto, o non vi assuma piuttosto una speciale
attività.Ebbene, noi vedremo che nella concezione di ogni opera umoristica, la riflessione non si
nasconde, non resta invisibile, non resta cioè quasi una forma del sentimento, quasi uno specchio in
cui il sentimento si rimira; ma gli si pone innanzi, da giudice; lo analizza, spassionandosene; ne
scompone l’immagine; da questa analisi però, da questa scomposizione, un altro sentimento sorge o
spira: quello che potrebbe chiamarsi, e che io difatti chiamo il sentimento del contrario.
Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi
tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia
91
signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima
giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un
avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella
vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne
soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la
canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più
riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel
primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto
passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico”.
Il passo è tratto dal saggio intitolato L’umorismo che Luigi Pirandello pubblicò nel 1906. In questa
opera si delinea sempre più chiaramente la schematizzazione definitiva della visione pessimistica e
relativistica che lo scrittore ha della realtà.
1.
Parafrasi e comprensione complessiva
Chiarisci la distinzione che il testo propone tra “avvertimento del contrario” e “sentimento del
contrario”.
2.
Analisi e commento del testo
2.1. Il testo definisce alcuni concetti e assegna loro una particolare funzione. Analizza i seguenti
rapporti:
a) il “libero movimento della vita interiore” e l’organizzazione delle “idee” e delle “immagini” in una
“forma armoniosa”;
b) la “riflessione” e il suo compito di coordinamento e di comparazione degli elementi su cui si esercita;
c) la “coscienza” come “pensiero” che vede se stesso, assistendo a quello che esso fa spontaneamente.
2.2. La teoria dell’umorismo propone a suo chiarimento l’esempio di una anziana signora che vuole
nascondere i suoi anni. Analizza le forme linguistiche con cui l’autore costruisce il suo esempio.
2.3. Analizza i vocaboli usati per indicare l’azione della riflessione.
3.
Approfondimenti
L’esempio della vecchia signora ricorda altri personaggi pirandelliani. Parlane, con riferimenti al
contesto culturale e letterario dell’opera dello scrittore.
TIPOLOGIA B – Saggio breve o articolo di giornale
AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO
Argomento:
“I'm astounded by people who want to 'know' the universe when it's hard enough to find your way around
Chinatown”. (Woody Allen, regista e scrittore, 1935).
Ironia, autoironia, comicità e umorismo come strumenti di analisi e conoscenza critica della realtà.
DOCUMENTI
L'ironia è l'occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l'assurdo, il vano dell'esistenza.(Søren Kierkegaard, Sul
concetto di ironia, 1841)
Ironia: estrema punta della politica dello spirito. (Aldo Palazzeschi, Lazzi, frizzi, schizzi, girigogoli e ghiribizzi,
1958)
Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi
tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia
signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima
giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un
avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella
vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne
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soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la
canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più
riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel
primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto
passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.
(Pirandello, L’umorismo)
If there's anything I hate more than being taken seriously, it's being taken too seriously. Billy Wilder
(regista, 1906- 2002)
TIPOLOGIA B – Saggio breve o articolo di giornale
AMBITO Storico-politico
ARGOMENTO: Prima Guerra mondiale. Scrittori di fronte alla guerra e realtà storica.
DOCUMENTI:
"Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo -, il militarismo, il patriottismo, il gesto
distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna" (Manifesto del
futurismo, "Le Figaro", 1909)
[...] siamo troppi. La guerra è un'operazione malthusiana. C'è un di troppo di qua e un di troppo di
là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia
meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un'infinità di uomini che vivevano perché
erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza
il coraggio di rifiutar la vita [...]. Fra le tante migliaia di carogne abbracciate nella morte e non più
diverse che nel colore dei panni, quanti saranno, non dico da piangere, ma da rammentare? Ci
metterei la testa che non arrivino ai diti delle mani e dei piedi messi insieme [...]. (Giovanni PAPINI,
Amiamo la guerra, in "Lacerba", II, 20, 1914)
"Guerra! Quale senso di purificazione, di liberazione, di immane speranza ci pervase allora![...]. Era
la guerra di per se stessa a entusiasmare i poeti, la guerra quale calamità, quale necessità morale.
Era l'inaudito, potente e passionale serrarsi della nazione nella volontà di una prova estrema, una
volontà, una radicale risolutezza quale la storia dei popoli sino allora forse non aveva conosciuto.
[...]. La vittoria della Germania sarà un paradosso, anzi un miracolo, una vittoria dell'anima sulla
maggioranza. La fede in essa va contro la ragione. [...]. L'anima tedesca è troppo profonda perché la
civilizzazione divenga per essa il concetto più sublime. La corruzione o il disordine
dell'imborghesimento le sembrano un ridicolo orrore. [...]. Non è la pace appunto l'elemento della
corruzione civile, corruzione che le appare divertente e spregevole al tempo stesso?". (Thomas
MANN, Pensieri di guerra, novembre 1914, in "Scritti storici e politici", trad. it. Milano, 1957)
[...] Accesa è tuttavia l'immensa chiusa fornace, o gente nostra, o fratelli: e che accesa resti vuole il
nostro Genio, e che il fuoco ansi e che il fuoco fatichi sinché tutto il metallo si strugga, sinché la
colata sia pronta, sinché l'urto del ferro apra il varco al sangue rovente della resurrezione [...].
Gabriele D'ANNUNZIO, Sagra dei Mille (dal Discorso tenuto a Quarto il 5.5.1915)
“Hanno abdicato di fronte alla follia collettiva, la loro debolezza ha dimostrato assai bene che essi
non avevano carattere”. Romain Rolland (Al di sopra della mischia, 1915, raccolta di articoli pubblicati
sul Journal de Genève e in seguito in volume) a proposito degli intellettuali che sostennero la prima
guerra mondiale.
“Ditegli che la guerra per il popolo significa aumento stragrande di miseria, significa fame, significa
morte, e null'altro. La guerra è ingiusta, perché è voluta da una minoranza di uomini i quali,
profittando della ignoranza della grande massa del popolo, si sono impadroniti di tutte le forze per
poter soggiogare, comandare e massacrare; che chi fa la guerra è il popolo, i lavoratori, loro che
hanno le mani callose e che sono questi che muoiono, sono essi i sacrificati, mentre gli altri, i ricchi,
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riescono a mettersi al sicuro”. Lettera censurata (raccolte nel libro di E. Forcella e A. Monticone
"Plotone di esecuzione", Laterza) scritta il 14 agosto 1917 da un soldato di Viterbo 21enne del 9'
artiglieria da fortezza, condannato a 1 anno e 10 mesi di reclusione militare per insubordinazione e
lettera denigratoria. La lettera era stata scritta al padre.
[…] Il generale Leone ordina ad un caporale a sfidare il pericolo e ad affacciarsi sulla trincea:
""Bravo!", gridò il generale."Ora puoi scendere". Dalla trincea nemica partì un colpo isolato. Il
caporale si rovesciò indietro e cadde su di noi. Io mi curvai su di lui. La palla lo aveva colpito alla
sommità del petto. Il sangue gli usciva dalla bocca. Gli occhi chiusi, il respiro affannoso,
mormorava: "Non è niente, signor tenente". Anche il generale si curvò. I soldati lo guardavano, con
odio. "E' un eroe, commentò il generale. "Un vero eroe". Quando il generale si drizzò, i suoi occhi
si incontrarono con i miei. Fu un attimo. In quell'istante , mi ricordai d'aver visto quegli stessi
occhi, freddi e roteanti, al manicomio della mia città, durante una visita che ci aveva fatto fare il
nostro professore di medicina legale." Emilio Lussu, "Un anno sull'altopiano", 1938 (libro di memorie
sulla prima guerra mondiale)
[…] “Quando è l'ora di marciare molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa. La voce che li
comanda è la voce del loro nemico. E chi parla del nemico è lui stesso il nemico.” Bertolt Brecht
(poesie sulla guerra)
§§§
TIPOLOGIA DI VERIFICA Commedia, Paradiso, I e III – VG
Canto I –
1) I riferimenti alla mitologia classica pagana vengono, come di consueto per un autore
medievale, resi funzionali e intesi in una prospettiva religiosa e culturale cristiana. Citali e
spiegane l’interpretazione secondo cui qui li spende Dante.
2) Si annuncia in questo canto il tema decisivo dell’ineffabilità: riporta il senso dei punti in
cui il poeta vi fa riferimento e danne la spiegazione.
3) Il dialogo con Dante da parte di Beatrice è verbale, ma pure basato sugli sguardi. Riporta
il senso dei punti in cui tale secondo aspetto del rapporto è presente e spiega perché il gioco
degli sguardi con Beatrice è così importante.
Canto III –
1) Il tema della “corrispondenza delle volontà” – nel che si fonda l’appagata condizione dei
beati - è alla base di questo canto iniziale: spiega in che essa consista e riporta i punti più
espliciti al riguardo.
2) I vv. 109-122 illustrano lo spirito di una donna di altissimo rango: quanto è rimasto di tanta
grandezza terrena e quanto si è aggiunto invece in termini ultraterreni, che nulla devono al
rango mortale?
3) Rintraccia l’analogia che lega le immagini con cui Dante presenta l’apparizione di
Piccarda e la sua scomparsa.
§§§
94
TIPOLOGIA DI VERIFICA – (Montale)
da Le occasioni, II.v (1939)
Addii, fischi nel buio, cenni, tosse
1
e sportelli abbassati. È l’ora. Forse
gli automi hanno ragione. Come appaiono
3
dai corridoi, murati!
- Presti anche tu alla fioca
5
litania del tuo rapido quest’orrida
e fedele cadenza di carioca? –
7
Partenza in treno, di notte. La coscienza della propria diversità dagli altri esaspera il dolore
dell’incomunicazione: donde l’ossessione di una musica “orrida e fedele”. Ma forse brilla la
speranza di una sintonia con la donna che si allontana…
1) Analisi e commento:
- l’enjambement finale si inarca in una coppia di aggettivi divaricati, tipico stilema montaliano (vd.
in Riviere “ricordi lieti - e atroci”): tentane un’interpretazione.
- la ‘carioca’, in chiusura, è una danza brasiliana venuta di moda in Italia dal 1934; M. ama
accennare a danze dando loro valenze simboliche: citane altre e sfrutta questi richiami per spiegare
il valore allegorica di questa.
- secondo M. perché gli ‘automi’ chiusi (‘murati’) nei loro scompartimenti “hanno ragione”? Quali
altri personaggi delle raccolte di M. richiamano?
2) Questione:
… Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
(Forse un mattino andando OS)
… Ah l’uomo che se ne va sicuro,
… Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
agli altri ed a se stesso amico,
l’ora che passerai di là dal tempo;
e l’ombra sua non cura che la canicola
forse solo chi vuole s’infinita,
stampa sopra uno scalcinato muro!...
e questo tu potrai, chissà, non io…
(Non chiederci la parola OS)
(Casa sul mare OS)
Partendo dai versi riportati, illustra come viene delineata la figura dell’intellettuale nel percorso
poetico del primo Montale.
§§§
TIPOLOGIA DI VERIFICA (Pascoli)
1) “Egli [il fanciullino] è l’Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente. Egli scopre
nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose. Egli adatta il nome della cosa più
grande alla più piccola, e al contrario. E a ciò lo spinge meglio [piuttosto] stupore che
ignoranza, e curiosità meglio che loquacità: impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per
poter ammirare”.
Quali aspetti propri della poetica di Pascoli emergono da questo passo?
2) “Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti”.
(Novembre , 1890 vv. 9-12)
Quali aspetti formali (struttura, lessico, sintassi, retorica) tipici della poesia pascoliana sono
rilevabili in questi versi?
3) In che senso è possibile, nella sua produzione artistica, parlare di “due Pascoli”?
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LATINO
TIPOLOGIA DI VERIFICA (PERSIO)
- riporta alcune espressioni (3) con cui Persio descrive il criterio estetico e il gusto letterario
del pubblico contemporaneo; commenta quanto hai riportato, e quindi indica quali sono
invece i criteri di poetica cui si ispira lui.
- riporta qualche esempio (3) di iunctura acris ; traducilo spiegando caso per caso in che
consista l’ acrimonia della iunctura.
TIPOLOGIA DI VERIFICA (PETRONIO)
La cena di Trimalchione e la polemica di Petronio contro i parvenus .
Si tenga conto di quanto segue:
- L’episodio è esemplare circa il ‘realismo’ del romanzo.
- Movente estetico e non etico alla base della polemica.
- Ironia e distacco da parte di un intellettuale colto, cortigiano raffinato.
(confronti)
- La cena di Trimalchione e quella di don Rodrigo…
- Trimalchione: “capitalista borghese” dotato di eccellente spirito imprenditoriale.
L’atteggiamento polemico da parte di Petronio è assimilabile a quello di Dante riguardo ai
ricchi mercanti o piuttosto a quello di Boccaccio?
TIPOLOGIA DI VERIFICA (SENECA)
1) Che senso ha il fatto di insistere tanto sul valore del “passato” da parte di Seneca
(Epistulae , De brevitate vitae ), visto che esso è tale, ovvero tempo trascorso, agìto e non può
più dipendere dal nostro agire?
2) In che termini il De clementia da un lato presuppone una consapevole presa d’atto della
realtà politica coeva, dall’altro si presenta quale un trattato di ideali utopistici?
3) Che significa per Seneca essere padroni del proprio tempo, rivendicarne il possesso (a
Lucilio scrive: vindica te tibi)? Fai riferimento ai testi pesi in considerazione.
Traduci:
A] Atqui haec [sott. gli acta ] est pars temporis nostri sacra ac dedicata, omnis humanos
casus supergressa, extra regnum fortunae subducta, quam non inopia, non metus, non
morborum incursus exagitet; haec nec turbari nec eripi potest; perpetua eius et intrepida
possessio est. Singuli tantum dies, et hi per momenta, praesentes sunt [...].
B] Singuli tantum dies, et hi per momenta, praesentes sunt; at praeteriti temporis omnes,
cum iusseritis, aderunt, ad arbitrium tuum inspici ac se detineri patientur, quod facere
occupatis non vacat. Securae et quietae mentis est in omnes vitae suae partes discurrere:
occupatorum animi, velut sub iugo sint, flectere se ac respicere non possunt.
§§§
TIPOLOGIA DI VERIFICA (TACITO)
La grande proletaria si è mossa.
È il discorso che Pascoli tenne al Teatro comunale di Barga il 21 novembre 1911, pubblicato su «La
Tribuna» del 27 novembre 1911.
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“La grande proletaria si è mossa. […] Prima ella mandava altrove i suoi lavoratori che in patria
erano troppi e dovevano lavorare per troppo poco. […] Ma la grande Proletaria ha trovato luogo per
loro: una vasta regione bagnata dal nostro mare, verso la quale guardano, come sentinelle avanzate,
piccole isole nostre; verso la quale si protende impaziente la nostra isola grande; una vasta regione
che già per opera dei nostri progenitori fu abbondevole d’acque e di messi, e verdeggiante d’alberi e
giardini; e ora, da un pezzo, per l’inerzia di popolazioni nomadi e neghittose, è per gran parte un
deserto. Là i lavoratori saranno, non gli operai, mal pagati mal pregiati mal nomati, degli stranieri,
ma, nel senso più alto e forte delle parole, agricoltori sul suo, sul terreno della patria; non dovranno,
il nome della patria, a forza, abiurarlo, ma apriranno vie, coltiveranno terre, deriveranno acque,
costruiranno case, faranno porti, sempre vedendo in alto agitato dall’immenso palpito del mare
nostro il nostro tricolore. […] Vivranno liberi e sereni su quella terra che sarà una continuazione
della terra nativa, con frapposta la strada vicinale del mare. Troveranno, come in patria, ogni tratto le
vestigia dei grandi antenati. Anche là è Roma. E Romani saranno chiamati. Il che sia augurio buono
e promessa certa. SI: Romani. SI: fare e soffrire da forti. E soprattutto a popoli che non usano se non
la forza, imporre, come non si può fare altrimenti, mediante la guerra, la pace. […] O Tripoli, o
Beronike, o Leptis Magna (non hanno diritto di porre il nome quelli che hanno disertato o distrutta
la casa!), voi rivedete, dopo tanti secoli, i coloni dorici e le legioni romane! Guardate in alto: vi sono
anche le aquile! […] Ebbene in cinquant’anni l’Italia aveva rifoggiato saldamente, duramente,
immortalmente, il suo destino. […] Noi che siamo l’Italia in armi, l’Italia al rischio, l’Italia in guerra,
combattiamo e spargiamo sangue, e in prima il nostro, non per disertare ma per coltivare, non per
inselvatichire e corrompere ma per umanare e incivilire, non per asservire ma per liberare. Il fatto
[interesse] nostro non è quello dei Turchi. La nostra è dunque guerra non offensiva ma difensiva.
Noi difendiamo gli uomini e il loro diritto di alimentarsi e vestirsi coi prodotti della terra da loro
lavorata, contro esseri che parte della terra necessaria al genere umano tutto, sequestrano per sé,
senza coltivarla, togliendo pane, cibi, vesti, case, all’intera collettività che ne abbisogna. A questa
terra, così indegnamente sottratta al mondo, noi siamo vicini; ci fummo già; vi lasciammo segni che
nemmeno i Berberi, i Beduini e i Turchi riuscirono a cancellare; segni della nostra umanità e civiltà,
segni che noi appunto non siamo Berberi, Beduini e Turchi. Ci torniamo. In faccia a noi questo è un
nostro diritto, in cospetto a voi era ed è un dovere nostro. Così risponde l’Italia guerreggiante ai
difensori dei pacifici Turchi e della loro benefica scimitarra; degli umani Beduini-Arabi che non
usano violare e mutilare soltanto cadaveri; degli industriosi razziatori di negri e mercanti di schiavi.
Così risponde: con un fatto di eroica e materna pietà, che ha virtù di simbolo. Il bersagliere, di quelli
pugnalati alle spalle, raccoglie di tra i cadaveri una bambina araba: la tiene con sé nella trincea, la
nutre, la copre, l’assicura. Tuonano le artiglierie. Sono il canto della cuna. Passano rombando le
granate. La bambina è ben riparata, e le crede, chi sa? balocchi fragorosi e luminosi. Ella è salva:
crescerà italiana, la figlia della guerra. O non è ella la barbarie, non decadente e turpe, ma vergine e
selvaggia; la barbarie nuda famelica abbandonata? E colui che la salva e la nutre e la veste non è
l’esercito nostro che ha l’armi micidiali e il cuore pio, che reca costretto la morte e non vorrebbe
portar che la vita? O esercito calunniato! Eppur tra lo sdegno e lo schifo, nel leggere le diffamazioni
dei giornali stranieri, noi abbiamo sorriso! […] Così l’Italia si è affermata e confermata. Ora è
incrollabile”.
Metti a confronto l’idea di dominio che sta alla base dell’espansione imperiale romana, come
emerge da talune opere di Tacito, con quella italiana che Pascoli promuove nel suo discorso.
Ricavi elementi che possono connettere i differenti testi? Quale uso della ‘romanità’ fa Pascoli? È
plausibile, questo uso, con la realtà storica del dominio romano? Promuove anche Tacito un
tentativo di propaganda e di giustificazione del dominio romano?
TIPOLOGIA DI VERIFICA SCRITTA (LUCANO)
“Civis obit” - inquit – “multum maioribus impar
no[vi]sse modum iuris, sed in hoc tamen utilis aevo,
cui non ulla fuit iusti reverentia; salva
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97
libertate potens, et solus plebe parata
privatus servire sibi, rectorque senatus,
sed regnantis, erat. Nihil belli iure poposcit,
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quaeque dari voluit voluit sibi posse negari.
Inmodicas possedit opes, sed plura retentis
intulit. Invasit ferrum, sed ponere no[ve]rat.
Praetulit arma togae, sed pacem armatus amavit.
Iuvit sumpta ducem, iuvit dimissa potestas.
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Casta domus luxuque carens corruptaque numquam
fortuna domini. Clarum et venerabile nomen
gentibus et multum nostrae quod proderat urbi.
Olim vera fides Sulla Marioque receptis
libertatis obit: Pompeio rebus adempto
205
nunc et ficta perit. [...]”.
- Traduci questa parte dell’elogio funebre.
- È possibile impostare un preciso parallelismo tra il ritratto iniziale di Pompeo vivo, nel I
libro e questo che Catone fa del capo ormai defunto.
Rintraccia e riporta (in traduzione) tutti i punti (lessico, espressioni, metafore, etc.) che
accostano - sia per somiglianza sia per antifrasi - i due ritratti.
Nec coiere pares. Alter vergentibus annis
in senium longoque togae tranquillior usu
dedidicit iam pace ducem famaeque petitor
multa dare in volgus, totus popularibus auris
inpelli plausuque sui gaudere theatri
nec reparare novas viresmultumque priori
credere fortunae. Stat magni nominis umbra,
130
135
TIPOLOGIA DI VERIFICA SCRITTA (PERSIO)
Traduci i seguenti estratti dalla I satira di Persio
O curas hominum! O quantum est in rebus inane! “Quis leget haec?” Mi[hi]n tu istud ais?
Nemo hercule. “Nemo?” Vel duo vel nemo. “Turpe et miserabile.” [...] Nugae. [...]
Scribimus inclusi, numeros ille, hic pede liber, grande aliquid quod pulmo animae praelargus
anhelet. Scilicet haec populo pexusque togaque recenti et natalicia tandem cum sardonyche
albus sede leges celsa, liquido cum plasmate guttur mobile conlueris, patranti fractus ocello.
Tunc neque more probo videas nec voce serena ingentes trepidare Titos, cum carmina
lumbum intrant et tremulo scalpuntur ubi intima versu. [...]
“Quo didicisse, nisi hoc fermentum et quae semel intus innata est rupto iecore exierit
caprificus?” En pallor seniumque! O mores, usque adeone scire tuum nihil est nisi te scire
hoc sciat alter? “At pulchrum est digito monstrari et dicier ‘hic est.’ Ten cirratorum centum
dictata fuisse pro nihilo pendes?” Ecce inter pocula quaerunt Romulidae saturi quid dia
poemata narrent. [...] “Rides” ait “et nimis uncis naribus indulges. An erit qui velle recuset os
populi meruisse et cedro digna locutus linquere nec scombros metuentia carmina nec tus?” [...]
Quisquis es, o modo quem ex adverso dicere feci, non ego cum scribo, si forte quid aptius exit,
quando haec rara avis est, si quid tamen aptius exit, laudari metuam; neque enim mihi cornea fibra
est. Sed recti finemque extremumque esse recuso ‘euge’ tuum et ‘belle.’ Nam ‘belle’ hoc excute
totum: quid non intus habet? [...]
“Quis populi sermo est? Quis enim nisi carmina molli nunc demum numero fluere, ut per
leve severos effundat iunctura ungu[es]? Scit tendere versum non secus ac si oculo rubricam
derigat uno. [...] Hos pueris monitus patres infundere lippos cum videas, quaerisne unde
haec sartago loquendi venerit in linguas? [...]
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Ni[hi]lne pudet capiti non posse pericula cano pellere quin tepidum hoc optes audire
‘decenter’? “Fur es” ait [aliquis] Pedio. Pedius quid? Crimina rasis librat in antithetis, doctas
posuisse figuras laudatur: ‘Bellum hoc.’ Hoc bellum? An, Romule, ceves? Men[e] moveat?
[...]
TIPOLOGIA DI VERIFICA SCRITTA (PETRONIO)
Traduci i seguenti estratti dal romanzo:
Quid me constricta spectatis fronte Catones,
damnatisque novae simplicitatis opus?
Sermonis puri non tristis gratia ridet,
quodque facit populus, candida lingua refert.
(Sat. , 132-15)
[XXXVII] “Uxor – inquit - Trimalchionis, Fortunata appellatur, quae nummos modio metitur. Et modo,
modo quid fuit? Ignoscet mihi genius tuus, noluisses de manu illius panem accipere. Nunc, nec quid nec
quare, in caelum abiit et Trimalchionis topanta est. Ad summam, mero meridie si dixerit illi tenebras esse,
credet. Ipse nescit quid habeat, adeo saplutus est; sed haec lupatria providet omnia, et ubi non putes. Est
sicca, sobria, bonorum consiliorum: tantum auri vides. Est tamen malae linguae, pica pulvinaris. Quem amat,
amat; quem non amat, non amat. Ipse Trimalchio fundos habet, quantum milvi volant, nummorum nummos.
Argentum in ostiarii illius cella plus iacet, quam quisquam in fortunis habet. Familia vero — babae babae! —
non mehercules puto decumam partem esse quae dominum suum noverit. Ad summam, quemvis ex istis
babaecalis in rutae folium coniciet”.
[XLIV] Ganymedes: “Aediles male eveniat, qui cum pistoribus colludunt: ‘Serva me, servabo te’.
Itaque populus minutus laborat; nam isti maiores maxillae semper Saturnalia agunt. O si haberemus
illos leones, quos ego hic inveni cum primum ex Asia veni! Illud erat vivere. Itaque illo tempore
annona pro luto erat. Asse panem quem emisses, non potuisses cum altero devorare. Nunc oculum
bublum vidi maiorem. Heu heu, quotidie peius! Haec colonia retroversus crescit tamquam coda
vituli. Sed quare nos habemus aedilem trium cauniarum, qui sibi mavult assem quam vitam
nostram? Sed si nos coleos haberemus, non tantum sibi placeret. Nunc populus est domi leones,
foras vulpes. Quod ad me attinet, iam pannos meos comedi, et si perseverat haec annona, casulas
meas vendam”.
99
11.3 PROPOSTE DI GRIGLIE DI VALUTAZIONE DELLA PRIMA, SECONDA E TERZA
PROVA
GRIGLIA DI VALUTAZIONE DI PRIMA PROVA
con uso di descrittori
Attribuzione del punteggio della prima prova scritta-Italiano
Fascia
Valutazione analitica
Punteggio
/15
Realizzazione linguistica
0 - 5
Correttezza ortografica, morfosintattica e sintattica;
coesione testuale; proprietà lessicale, uso del registro e, dove richiesto,
di linguaggi settoriali adeguati alla forma testuale, al contesto e allo
scopo.
Correttezza e adeguatezza alla forma testuale e alla consegna
0 - 5
Capacità di pianificazione: struttura complessiva, articolazione del
testo in parti; coerente e lineare organizzazione dell’esposizione e
delle argomentazioni; presenza di modalità discorsive appropriate
alla forma testuale e al contenuto ( parafrasi e citazioni nelle prime
due tipologie); complessiva aderenza all’insieme delle consegne date.
Controllo dei contenuti
0 - 5
Ampiezza, padronanza, ricchezza, uso adeguato dei contenuti in
funzione delle diverse tipologie di prove e dell’impiego dei materiali
forniti.
Per tutte le tipologie: significatività e problematicità degli elementi
informativi, delle idee e delle interpretazioni.
Tipologia A: comprensione, interpretazione del testo proposto,
coerenza degli elementi di contestualizzazione.
Tipologia B : comprensione dei materiali forniti e loro utilizzo
coerente ed efficace.
Tipologia C e D : coerente esposizione delle conoscenze in proprio
possesso in rapporto al tema dato, complessiva capacità di collocare il
tema assegnato nel relativo contesto culturale.
Punteggio finale
100
GRIGLIA PER LA VALUTAZIONE DELLA TERZA PROVA
Candidato: ___________________________________________
Livello
Conoscenza
dell’argomento
Sintesi ed
organizzazione
dell’elaborato
Uso del linguaggio
specifico
Valutazione
Punti
Conosce e comprende in modo
approfondito i contenuti
Ottimo
6
Conosce e comprende in modo
corretto e adeguato i contenuti.
Buono
5
Conosce i contenuti pur con
qualche lacuna e imprecisione.
Conosce solo parzialmente i
contenuti
Conosce e comprende solo in
minima parte i contenuti
richiesti.
Si esprime in modo sicuro,
coerente ed efficace.
Si esprime in modo corretto e
complessivamente coerente.
Si esprime in modo lineare, pur
con qualche imprecisione.
Si esprime con errori formali e
presenta difficoltà a coordinare i
dati in modo coerente.
Usa in modo sicuro ed
appropriato il linguaggio
Pur con qualche imprecisione,
usa in modo complessivamente
corretto il linguaggio
Il linguaggio risulta carente e/o
con qualche errore formale.
Il linguaggio presenta gravi
improprietà terminologiche e
formali.
Sufficiente
4
Insufficiente
3
Gravemente
insufficiente
1/2
Ottimo
5
Buono
4
Sufficiente
3
Insufficiente
1/2
Buono/Ottimo
4
Sufficiente
3
Insufficiente
2
Gravemente
insufficiente
1
Qualora la prova non presentasse alcuna risposta il punteggio complessivo da attribuire è 1
101
GRIGLIA DI VALUTAZIONE DELLA SECONDA PROVA SCRITTA
CANDIDATO ________________________________________________ CLASSE _________
VOTO _____/15
Problemi
CIITERI PER LA VALUTAZIONE1
(Valore
massimo
attribuibile
75/150 per
ognuno)
1
2
Quesiti
P.T.
(Valore massimo attribuibile 75/150 = 15x5)
Q1
Q2
Q3
Q4
Q5
Q6
Q7
Q8
Q9
Q10
CONOSCENZE
Conoscenza di principi, teorie,
concetti, termini, regole, procedure,
metodi e tecniche
___/
___/ ___/ ___/
CAPACITA’ LOGICHE ED
ARGOMENTATIVE
Organizzazione e utilizzazione di
conoscenze e abilità per analizzare,
scomporre, elaborare. Proprietà di
linguaggio, comunicazione e
commento della soluzione puntuali e
logicamente rigorosi. Scelta di
procedure ottimali e non standard.
___/
___/
___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/
CORRETTEZZA E CHIAREZZA
DEGLI SVOLGIMENTI
Correttezza nei calcoli,
nell’applicazione di tecniche e
procedure. Correttezza e precisione
nell’esecuzione delle rappresentazioni
geometriche e dei grafici.
___/
___/
___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/
COMPLETEZZA
Problema risolto in tutte le sue parti e
risposte complete ai quesiti affrontati.
___/
___/
___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/
___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/ ___/
Totali
Tabella di conversione dal punteggio grezzo al voto in quindicesimi
Punteggio
0-3
4-10
1118
1926
2734
3543
4453
5463
6474
7585
8697
98109
110123
124137
138150
Voto
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
1
I pesi delle singole voci sono stabiliti in base al testo della prova
102
APPENDICE – (vd. Relazione IRC p. 20)
Liceo scientifico P.Gobetti, Torino
Programma di religione della classe V° G
Anno scolastico 2013/14
• Presentazione e discussione sulla critica della religione tra la fine dell’800 e
l’inizio del ‘900: L. Feuerbach, K. Marx, S. Freud, F. Nietzsche.
• Analisi e discussione del testo di H. Jonas “Dire Dio dopo Aushwitz”: la
riflessione ebraica su Dio dopo la shoà.
• Presentazione delle riflessioni sul cristianesimo da “Resistenza e resa” di
Bonhoeffer: l’uomo moderno davanti alla religione e davanti a Dio.
• L’uomo contemporaneo di fronte alla problematica ed al mistero del male.
• Temi di attualità sulle religioni ed i processi di secolarizzazione in Europa:
pluralismo religioso, libertà di religione, laicità.
• Temi sul dialogo euro mediterraneo: culture, diritti umani, democrazia,
religioni.
• Cenni di storia del cristianesimo del 900. Il movimento ecumenico, i rapporti
tra chiesa e stato italiano, il pensiero sociale della chiesa, Concilio Vaticano II.
• Elementi di conoscenza di alcune Teologie contemporanee. La teologia delle
religioni, la teologia della liberazione in America Latina.
• Discussione sull’esperienza religiosa a partire dal testo di B. Welte “Dal nulla
al mistero assoluto”.
• Visione del film Salvador e presentazione di Monsignor Romero e dei martiri
latinoamericani.
Libro testo: Bibiani Cocchi “Per il mondo che vogliamo”(cod. 978-88-05-06030-6
SEI)
L’insegnante Giuseppe Cocco
Torino 15 maggio 2014
Gli studenti
103
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