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Corriere della sera - 22.06.2014

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DOMENICA 22 GIUGNO 2014 ANNO 139 - N. 147
In Italia EURO 1,40
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Fondato nel 1876
Mondiali
Letteratura
Biografia di Salinger-Holden
Così simili a Flaubert-Bovary
Oggi
Azzurri, rivoluzione in arrivo
E il Ghana ferma la Germania: 2-2
di Alessandro Piperno
nel supplemento
Servizi e commenti da pagina 44 a pagina 47
Riforme Cresce il fronte dei ribelli In 250 mila alla messa. L’incontro con i parenti del piccolo Cocò: mai più bambini uccisi
Calderoli: va tolta anche ai deputati
Riforma del Senato, lite sull’immunità. Boschi: è solo
una proposta. Calderoli: togliamola anche ai deputati. Dal Pd a Forza Italia cresce il fronte dei ribelli.
ALLE PAGINE 10, 11, 13 Alberti, Buzzi, Galli, Garibaldi, Iossa, Labate, Piccolillo
LA DIGNITÀ DI UNA FUNZIONE
di ANGELO PANEBIANCO
I
9 771120 498008
40 6 2 2>
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
n che senso la riforma
del Senato, se l’accordo fra governo, Berlusconi e Lega reggerà
alla prova dei voti dell’Aula,
sarà un risultato «storico»?
Lo sarà perché, per la prima volta nella vita della Repubblica, si sarà operato
per concentrare, almeno
parzialmente, il potere di
governo anziché per disperderlo e diluirlo (come
avvenne, invece, con la pessima riforma del Titolo V
nel 2001).
Da qui al momento dell’approvazione ne vedremo
delle belle. Si mobiliteranno i soliti al grido di «hanno tradito la Costituzione»,
«hanno calpestato i principi del ’48», «diciamo no al
nuovo autoritarismo». Manifestazioni, manifesti degli intellettuali: il repertorio di sempre, insomma.
Si noti però che quelli
che grideranno al tradimento non avranno proprio tutti i torti. Effettivamente, il bicameralismo
simmetrico o paritetico
(due Camere con uguali
poteri), che la riforma del
Senato, se passerà, manderà in soffitta, non era un
puro accidente storico. Era
un mostro istituzionale, sì,
ma un mostro provvisto di
una sua logica. I costituenti
non erano né pazzi né grulli. Reagivano, con gli strumenti culturali in loro possesso, alle circostanze. Non
sapevano chi avrebbe vinto
le future elezioni (se i so-
Padiglione Italia
cialcomunisti o i democristiani). Per questo, misero
in atto tutti gli espedienti
possibili per diluire al massimo il potere di governo, e
perché chi avesse vinto le
future elezioni fosse costretto a governare venendo a patti con l’opposizione
parlamentare. Inoltre, giocò un ruolo la cultura politica assemblearista (soprattutto, di parte comunista), la confusione fra «tutto il potere all’assemblea»
(a scapito degli esecutivi) e
«tutto il potere al popolo».
Il mostro istituzionale del
bicameralismo simmetrico, nacque così.
Stiamo per strappare
una brutta pagina della nostra Costituzione. Tutto bene, dunque? Vedremo. Nelle faccende istituzionali, il
diavolo si nasconde sempre nei dettagli. E non tutti
i dettagli sono stati chiariti.
Checché ne dicano i soliti moralisti fissati, sempre pronti a raccattare
ovunque gli umori antiistituzionalisti, è un’ottima
cosa, anzi eccellente, che
sia stata stabilita l’immunità per i futuri senatori.
Non in omaggio alle caste,
alla corruzione o a che altro. In omaggio, invece, a
una cosa fondamentale
(senza la quale, per inciso,
non esiste neppure la democrazia): la dignità della
funzione svolta e, pertanto, dell’istituzione di cui si
fa parte.
CONTINUA A PAGINA 40
Il Papa ai mafiosi: vi scomunico
L’affondo in Calabria: la ’ndrangheta adora il male, combattetela
Una condanna
con il linguaggio
della chiarezza
di LUIGI ACCATTOLI
F
ALLE PAGINE 2 E 3
Cavallaro, Vecchi
A PAGINA 40
il commento di Antonio Polito
L’accusato nega: mai vista
CONTINUA A PAGINA 3
D
onne ai posti di
comando per dare
forza a una classe dirigente
più moderna. Libera da
vecchi codici e vecchi club,
capace — nel suo insieme
— di trasformare il Paese.
In Italia si sta definendo la
mappa di un nuovo potere
femminile. La stanno
disegnando quel 31 per
cento di deputate e
senatrici in Parlamento dal
2013, le otto ministre su
16 al governo, le capolista
alle elezioni europee.
CONTINUA A PAGINA 29
Promosso il premier
dubbi sul governo
di MARCO IMARISIO
di NANDO PAGNONCELLI
L’analisi
M
ai un
colloquio o
un’intervista da
parte dei genitori
di Yara
Gambirasio:
l’esercizio di un
pudore da tempo
fuori moda è stato l’unico argine
che ha impedito a questa tragedia
di scivolare nel melodramma
seriale e nazionalpopolare.
L’imposizione a se stessi di una
normalità che non prevede il
dolore strillato è un atto di fiducia
verso il futuro della famiglia.
MORIREMO TUTTI
DEMOCRISTIANI?
A
l traguardo dei primi 100 giorni di
governo, Renzi ottiene un ottimo risultato: il 69% degli italiani è con lui. Ma
l’esecutivo è promosso solo dal 37%.
A PAGINA 9
di PIERO OSTELLINO
R
enzi sullo scandalo del
Mose: «Il problema non
sono le regole; sono i ladri». È
la definitiva trasformazione
del Pd nella vecchia Dc o, se si
preferisce, in una specie di
neoberlusconismo di sinistra.
A PAGINA 40
ALLE PAGINE 16 E 17 Sarzanini, Ubbiali
Perugia, l’ira di Renzi
Frasi choc sulla droga
Rimosso un prefetto
di RINALDO FRIGNANI
A PAGINA 25
Expo Caso Bruti-Robledo, il dg di Infrastrutture smette di rispondere
I
Per chi
firma il
conduttore
dalla
rapida e
luminosa
carriera?
inalmente un Papa
dice che «i mafiosi
sono scomunicati» e
tutti capiamo l’antifona:
della rivoluzione di
Francesco fa parte una
semplificazione del
linguaggio che lo espone
a critiche all’interno della
Chiesa, ma che rende
comprensibili alle
moltitudini le sue parole
e a volte — come in
questo caso — le mostra
ispirate al «sì sì no no»
del Vangelo.
Il sondaggio: l’indice di popolarità raggiunge il 69%
I genitori di Yara
e il coraggio
del dolore nascosto
I tormenti del giovane Floris
in bilico tra Rai e Mediaset
❜❜
Giannelli
di Aldo Grasso
dolori del giovane Floris. Firma o non
firma? È vero che lascia la Rai per Mediaset? Rinuncia a qualche euro pur di tenersi Ballarò? In questa incertezza ci
smarriamo.
È la prima volta che la luminosa carriera di Giovanni Floris subisce un piccolo intoppo. Fra i fan di The Newsroom c’è sconcerto. Giova, come lo chiama Crozza, è rappresentato dall’agente tv Beppe Caschetto
(«il Lucio Presta della sinistra»): chiede
più spazio per sé e un compenso più alto rispetto a quanto guadagna (oltre mezzo
milione). Il dg Luigi Gubitosi offre invece al
conduttore lo stesso programma (no Raiuno, no altre strisce su Raitre) «scontato»
del 10%, come chiesto agli altri conduttori.
Non sappiamo ancora, mentre scriviamo, se i tre si siano messi d’accordo, forse
LA SVOLTA
DEL POTERE
DELLE DONNE
ITALIANE
di LA 27ORA
«Coloro che nella loro
vita seguono questa strada di male, come sono i
mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono
scomunicati»: l’affondo di
papa Francesco contro la
criminalità organizzata,
durante la messa celebrata nella Piana di Sibari davanti a duecentocinquantamila persone. Il Pontefice si è poi scagliato contro
la ’ndrangheta «che adora
il male» e ha chiesto ai
giovani di combatterla.
Francesco ha incontrato
anche i parenti di Cocò
Campolongo, il bimbo di
tre anni ucciso a gennaio
in un agguato e bruciato
in auto assieme al nonno:
«Mai più bambini uccisi».
AFP / VINCENZO PINTO
Nuovo Senato,
lite sull’immunità
Agenda dei diritti
Giovanni Floris
sì; e comunque, non è che si sia aperta
un’asta su «il Floris che non colsi». Il quale, per giunta, ha battibeccato con Matteo
Renzi sui famosi 150 milioni che la Rai deve sborsare allo Stato e ha in Renato Brunetta il suo più acerrimo censore: «Ballarò, caposaldo dell’informazione politica di
Raitre, ingredienti di ogni tipo, per ricavarne un sapore unico, omogeneizzato al
suo pensiero di democratico bersaniano
con scivolamenti all’estrema sinistra».
Giovanni Alè Floris di dolori professio-
nali, finora, ne ha conosciuti ben pochi.
Rapida e luminosa carriera in Rai, corrispondente radiofonico da New York durante l’11 settembre, conduzione in prima
serata di un talk, Ballarò, la creatura del
suo amico e direttore Paolo Ruffini, e poi libri, saggi, da ultimo, come conviene a una
star, anche un romanzo di formazione. Il
suo motto è: «Mi preparo molto e miro a
un obiettivo. E in genere riesco a portarlo a
casa».
Del bravo Floris non piacciono, lasciando perdere Brunetta, l’ansia moralizzatrice, l’innamoramento per certi ospiti (è colpa sua, dicono, se la sconosciuta Polverini
è stata eletta alla Regione Lazio), la famosa clausola di salvaguardia (si era dimesso dalla Rai per guadagnare di più ma, in
caso di chiusura di Ballarò sarebbe stato
riassunto). Qualcuno pensa sia il neo Vespa.
Ha firmato, non ha firmato? Il più grande floriscultore è stato l’ex direttore di Raitre Ruffini, che ora dirige Tv2000. Giova
conduttore unico delle coscienze della Tv
dei vescovi?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«I pm litigano? Non parlo più»
di LUIGI FERRARELLA
«N
on ritengo ci siano
le condizioni per
proseguire la collaborazione che avevo intrapreso
con voi». Una frase secca,
che non ammette repliche.
A pronunciarla è l’ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, arrestato
nell’ambito delle inchieste
sugli appalti di Expo 2015.
È il primo riflesso tangibile sull’incisività delle indagini delle forti divergenze sui criteri organizzativi della Procura di Milano tra il procuratore
aggiunto Alfredo Robledo
e il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati.
A PAGINA 6 Pasqualetto Ravizza
2
Primo Piano
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il Papa in Calabria
L’urlo anti-mafia di Francesco
«Mai più violenza sui bimbi»
L’incontro con il padre di Cocò. «La criminalità è il male»
Il Papa e i fedeli
A sinistra, a Cassano Ionico, Francesco sorride e saluta (AP Photo/Tarantino) mentre, a
destra, 250 mila pellegrini aspettano la
sua celebrazione della Santa Messa alla
spianata di Sibari, in
provincia di Cosenza
(Reuters /Sposito)
❜❜
Coloro
che seguono
il male, come
i mafiosi,
non sono in
comunione
con Dio:
sono
scomunicati
❜❜
‘ndrangheta
significa
questo: è
innanzitutto
adorazione
del male
e disprezzo
del bene
comune
❜❜
Questo male
deve essere
combattuto
Ce lo
chiedono
i nostri
ragazzi,
bisognosi
di speranza
DAL NOSTRO INVIATO
SIBARI (Cosenza) — «Coloro
che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i
mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono sco-mu-ni-cati». Francesco aveva preparato
un testo nel quale «per la fede
nel Dio che è amore» esortava a
«rinunciare a satana e a tutte le
sue seduzioni», al «male in tutte
le sue forme», agli «idoli del denaro, della vanita, dell’orgoglio
e del potere». Poi ha scritto
un’aggiunta all’ultimo: «La
‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene
comune». Ma non era ancora
abbastanza, e Francesco ha alzato lo sguardo verso le duecentocinquantamila persone sparse
nella piana di Sibari, duemilasettecento anni di civiltà nel
luogo dove sorgeva la più splendida e leggendaria delle colonie
greche, fondata dagli Achei nell’ottavo secolo avanti Cristo, distrutta alla fine del sesto dalla
Crotone di Pitagora e ricostruita
da Pericle nel quinto con il no-
me di Turi, una meraviglia di
agrumeti e peschi e ulivi tra i rilievi scabri del Pollino e l’azzurro dello Jonio, una terra «tanto
bella» che non merita tutto questo. Così Francesco durante la
messa, nell’omelia, ha proclamato a braccio una cosa che un
Papa non aveva mai detto, fatto
una cosa mai fatta: ha scomunicato i mafiosi, sillabando la parola. Non c’è bisogno di atti formali, è più di una scomunica
automatica: il Papa afferma dall’altare che i mafiosi sono fuori
dalla Chiesa, punto.
Le parole di Bergoglio vanno
oltre l’anatema gridato da
Wojtyla nella Valle dei Templi il
9 maggio 1993, «una volta, verrà
il giudizio di Dio!», o l’invito ai
giovani scandito da Benedetto
XVI a Palermo, il 3 ottobre 2010,
«non cedete alle suggestioni
della mafia, che è una strada di
morte in-com-pa-ti-bi-le col
Vangelo!». Francesco va pure al
di là di ciò che lui stesso disse a
marzo nell’incontro con don
Luigi Ciotti e l’associazione Libera, l’invito «in ginocchio» a
convertirsi «per non finire all’inferno: è quello che vi aspetta,
se continuate su questa strada».
La mattina, appena arrivato nella diocesi di Cassano allo Ionio,
era andato nel carcere di Castrovillari dove è recluso il padre di
Cocò Campolongo, il bimbo di
tre anni ucciso a gennaio in un
agguato e bruciato in auto assieme al nonno. Tra gli altri ha parlato col genitore e le due nonne,
ha detto loro di riferire anche alla madre che «prego per lui continuamente: non disperate», e
sospirato: «Mai più bimbi vittime di tali atrocità, mai più vittime della ‘ndrangheta». Poi la visita ai malati, l’incontro con i sacerdoti («Aiutate le famiglie,
siate operai e non impiegati»), il
pranzo nel seminario con i poveri della Caritas e i ragazzi della
comunità terapeutica Saman
fondata da Mauro Rostagno, la
sosta di preghiera vicino al passaggio a livello dietro la parrocchia di San Giuseppe, il luogo
dove a marzo fu ucciso a sprangate don Lazzaro Longobardi
(tra i 140 detenuti nel carcere
Ucciso a tre anni
Antonia Iannicelli assieme con il figlio Cocò
Campolongo, assassinato e bruciato a
Cassano Ionio, nel Cosentino, lo
scorso gennaio
(Photomasi)
c’era anche Dudu Nelus, l’uomo
accusato dell’omicidio, ma non
si è fatto riconoscere dal Papa).
Alla messa pomeridiana a Sibari, i fedeli sono il doppio del
previsto e restano in attesa per
ore, il vento dal mare a mitigare
il sole. Francesco non li delude,
parla del Corpus Domini e dice
«non abbiamo altro Dio all’infuori di questo!» fino a scandire:
«Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione
del denaro, si apre la strada al
peccato, all’interesse personale
e alla sopraffazione. Quando
non si adora il Signore si diventa
adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra
terra, tanto bella, conosce i segni e le violenze di questo peccato». La ‘ndrangheta è «adorazione del male» e bisogna reagire: «Questo male va combattuto,
va allontanato. Bisogna dirgli di
no. La Chiesa, che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi
perché il bene possa prevalere.
Ce lo chiedono i nostri ragazzi,
bisognosi di speranza».
La malavita «si nutre di coscienze addormentate e perciò
conniventi» ma «qui c’è una
Chiesa impegnata a risvegliarle», dice nel saluto al Papa il vescovo Nunzio Galantino che per
la messa non ha voluto fondi
pubblici e in prima fila ha fatto
sedere malati e poveri, lasciando le autorità dietro. Prima delle
elezioni aveva intimato ai preti
di non appoggiare nessuno né
accettare favori, «piuttosto lasciate che crollino le chiese».
Ora sorride: «Si può pensare a
contropartite e interessi personali. Il collateralismo si paga».
La rivoluzione di Francesco è il
ritorno all’essenziale. Il Papa che
invita i fedeli a «porre al centro
le necessita dei poveri e degli
ultimi» e i giovani a «opporsi al
male, a ingiustizie e violenza
con la forza del bene, del vero e
del bello». Il Papa che si era congedato dagli «amici» detenuti
così: «Pregate per me, perché
anche io sbaglio, anche io ho bisogno di fare penitenza».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le reazioni Don Ciotti: in tanti di noi sono stati troppo tiepidi, ma la parola del Signore non fa mai sconti
I sacerdoti impegnati
«Chi chiede il pizzo
è fuori dalla Chiesa»
PALERMO — C’è un dettaglio che accomuna la scomunica di Francesco al monito
lanciato da Wojtyla contro i mafiosi. Perché ieri in Calabria il Papa a un tratto ha
parlato «a braccio», come accadde nel
maggio del ’93 fra i Templi di Agrigento
quando Wojtyla tuonò fuori dai discorsi
scritti, dopo un incontro privato e struggente con i genitori di Rosario Livatino, il
giudice ragazzino diventato beato. E stavolta l’anatema scatta dopo l’incontro di
Bergoglio con le nonne di Cocò, il bimbo di
3 anni ucciso e bruciato.
Ecco l’emozione che ritorna, il nesso che
porta tanti sacerdoti di trincea a gioire perché vedono confermato il loro percorso
avviato ancor prima del ‘93, come fa nel
cuore malato di Palermo, all’Albergheria,
Cosimo Scordato, pioniere dei parroci antimafia, autore di un volumetto fresco di
stampa, «Mafia, liberaci o Signore»: «Va
sottolineata la chiarezza con cui viene fuori in modo incontrovertibile l’incompatibilità fra Chiesa e mafia, una distanza netta
anche da ‘ndrangheta e corruzione politica».
La stessa distanza che non si avvertiva
quando negli anni Settanta tanti scapestrati ragazzi dell’Albergheria cominciarono a considerare un mito quel parroco con
la chitarra e il cardinale Pappalardo chiudeva le porte delle chiese ai boss. Poi spalancate da Scordato a divorziati e gay che,
ripete la domenica, «non sono peccatori
perché l’amore riscatta l’uomo, al contrario di chi si macchia del peccato di mafia,
cioè idolatria del boss, cultura del dominio, della violenza, della morte...».
Di qui una incompatibilità che don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, considera
una conferma assoluta a quel percorso richiamando la profetica rivelazione di un
pentito come Francesco Marino Mannoia:
«Fu lui il 19 agosto 1993 a dire all’Fbi che
“nel passato la Chiesa era considerata dalla
mafia sacra e intoccabile”, ma che stava
cambiando tutto. E un mese dopo uccisero
don Puglisi. Da allora in tanti abbiamo lavorato per una Chiesa capace di interferire,
illuminare le coscienze, scuotere i cristiani. Parlare chiaro è il contrario dell’ipocrisia. Ma tanti di noi sono stati spesso troppo tiepidi. Dobbiamo imparare ad avere
più coraggio portando la parola di Dio che
In prima linea
Don Luigi
Ciotti
Ha fondato il
Gruppo Abele; e poi, nel
1995, il coordinamento
Libera. contro le mafie
(Guaitoli /
Benvegnù)
Monsignor
Domenico
Mogavero
Dal 2007 è vescovo di Mazara del Vallo,
nel Trapanese.
Ha ricoperto
vari incarichi
nella Cei
(Ansa)
Padre
Cosimo
Scordato
Opera in uno
dei quartieri
di trincea a
Palermo. È
stato pioniere dei parroci antimafia
(Fucarini)
non fa sconti. Un lavoro ancora lungo. Perché oggi ci misuriamo con una mafiosità
diffusa che è il vero patrimonio delle mafie, prima ancora di quello economico».
Come dire che bisogna lavorare sulle coscienze. Come prova a fare il vescovo di
Mazara del Vallo, Domenico Mogavero,
nella diocesi dove si muoverebbe la primula di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro.
Un vescovo pronto a chiudere le porte ai
mafiosi che chiedessero cresime o funerali: «Loro devono sapere con chiarezza qual
è la posizione della Chiesa e non aspettarsi
trattamenti diversi perché non dipende
dal singolo sacerdote. Per delitti di mafia
gravi, per le efferate azioni provate da sentenze per cui scattano ergastoli e condanne
pesanti la linea è netta e ufficiale, suggellata dalle parole di papa Francesco».
Linea ad Agrigento praticata da anni, da
quando monsignor Francesco Montanegro negò i funerali religiosi al capomafia di
Siculiana arrestato la settimana prima dalla polizia. Una «ovvia» scelta di campo
spesso suggerita ai giovani, durante i laboratori di legalità, da suor Fernanda Di
Monte che a Palermo cura la libreria delle
suore Paoline di fronte alla Cattedrale: «È
chiaro che la Chiesa non c’entra niente con
i mafiosi. Basta ricordare i loro rituali. Non
si può fare del male pensando di operare
per il bene. E la condanna di papa Francesco è una conseguenza delle loro stesse
azioni perché chi ammazza o chiede il pizzo si autoesclude automaticamente. La
scomunica se la danno da soli comportandosi a loro modo».
Felice Cavallaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
3
In elicottero
A destra, papa
Francesco
mentre sale in
elicottero, dopo
aver visitato i
detenuti del
carcere di Castrovillari, nel
Cosentino, dove
è recluso il padre del povero
Cocò Campolongo. Il Papa
poi è volato a
Cassano allo Ionio (AP Photo /
Sapone)
L’accoglienza
Alcune donne affacciate a una finestra davanti
alla Cattedrale di
Cassano allo Ionio, nel Cosentino, sventolano
dei fazzoletti
gialli che gli organizzatori hanno
distribuito perché, con il bianco,
sono i colori che
simboleggiano il
Vaticano
(Origlia /Getty
Images)
L’analisi
COSÌ BERGOGLIO HA COMPIUTO IL PASSO DECISIVO
SEGUE DALLA PRIMA
A partire dal 1944 e fino a ieri,
vescovi e Papi avevano condannato
con parole di fuoco — e di un fuoco
sempre più vivo — le mafie, ma
una «scomunica» così inclusiva ed
estensiva, mirata ai «mafiosi» in
generale, non era mai stata pronunciata.
La prima condanna con l’uso
della parola scomunica è contenuta
in una lettera collettiva dell’episcopato siciliano che ha la data del primo dicembre del 1944: «Sono colpiti di scomunica tutti coloro che si
fanno rei di rapine o di omicidio ingiusto e volontario». Il riferimento
— spiegano i canonisti — è ai «delitti di mafia», che vengono sanzionati con la scomunica ma senza che
venga esplicitata la natura mafiosa
di essi.
Nel 1952 la stessa pena viene
confermata dal Secondo Concilio
plenario Siculo con queste parole:
«Coloro che operano rapina o si
macchiano di omicidio volontario
— compresi mandanti, esecutori,
cooperatori — incorrono nella scomunica riservata all’ordinario»
(dalla quale cioè può assolvere solo
il vescovo del luogo). Ora è più
chiaro il riferimento alla mafia, che
tuttavia non viene ancora nominata.
La parola «mafia» arriva nel
1982, con un documento della
Conferenza episcopale siciliana che
dopo l’uccisione del prefetto Dalla
Chiesa conferma le pene del 1944 e
del 1952 con questa premessa: «A
seguito del doloroso acuirsi dell’attività criminosa che segna di sangue e di lutti la nostra regione, i vescovi, in forza della loro responsabilità di pastori, riaffermano la loro
decisa condanna [...] sottolineando
la gravità particolare di ricorrenti
episodi di violenza che spesso hanno come matrice la mafia e la nefasta mentalità che la muove e la facilita».
Il documento era accompagnato
da una «nota» che chiariva le conseguenze di quel tipo di scomunica, avvertendo che «la condizione
di scomunicato emergerà quando
l’autore di uno dei due delitti si accosterà alla confessione per essere
assolto dal peccato: il sacerdote lo
informerà che non può assolverlo,
in quanto colpito da “scomunica”
che i vescovi hanno “riservato” a se
stessi: dalla quale, cioè, soltanto loro possono assolvere». In sostanza:
quella scomunica — in vigore ancora oggi — non colpisce chi fa
GRUPPO IN GIADA RAFFIGURANTE CAVALLO E STUDIOSO
Secoli XVIII/XIX
Stima: £15,000–20,000
Prezzo di aggiudicazione: £1,314,500
Londra
Novembre 2013
parte di una cosca, ma chi compie
una rapina o un omicidio, o ne è il
mandante, o il cooperatore. Non è
l’associazione mafiosa a essere
causa di scomunica, ma il delitto in
generale, compreso quello mafioso.
È chiara dunque la novità delle
parole dette ieri dal Papa. «I mafiosi
non sono in comunione con Dio,
sono scomunicati». I mafiosi tutti,
non solo quelli che compiono stragi. Francesco ha dunque tagliato
con un colpo solo un nodo attorno
al quale la Chiesa siciliana prima e
quella italiana dopo si sono arrovellate per settant’anni. Neanche il
famoso monito lanciato da papa
3Il «convertitevi» di Wojtyla
NEL 1993
Agrigento
«Mafiosi
convertitevi, vi
aspetta il
giudizio di
Dio», tuonò Giovanni Paolo II
il 9 maggio
del 1993
in Sicilia
Wojtyla nel maggio del 1993 in visita ad Agrigento — «Convertitevi,
un giorno verrà il giudizio di Dio!»
— l’aveva sciolto, in quanto il Pontefice polacco ebbe cura di non
pronunciare la parola «scomunica».
L’ultimo documento della Cei
che tratta della criminalità organizzata è del 2010, «Chiesa italiana e
Mezzogiorno»: ha parole durissime
sulle mafie ma non usa il termine
scomunica: «Riflettendo sulla loro
testimonianza (dei martiri di mafia), si può comprendere che, in un
contesto come quello meridionale,
le mafie sono la configurazione più
drammatica del male e del peccato.
In questa prospettiva, non possono
essere semplicisticamente interpretate come espressione di una religiosità distorta, ma come una forma brutale e devastante di rifiuto di
Dio e di fraintendimento della vera
religione: le mafie sono strutture di
peccato».
Parole tremende, ma tra le quali
non figura la «scomunica». Durante la preparazione del documento
alcuni vescovi — soprattutto siciliani — avevano suggerito di introdurre quel termine ma non ebbero
successo. Nel corso dell’assemblea
della Cei che si tenne ad Assisi nel
novembre del 2009 quei vescovi
proposero che il documento dell’intero episcopato italiano facesse
propria alla lettera questa affermazione, contenuta nel paragrafo 12
della nota «Nuova evangelizzazione e pastorale» pubblicata nel 1994
dalla Conferenza episcopale siciliana: «La mafia appartiene, senza
possibilità di eccezioni, al regno del
peccato e fa dei suoi operatori altrettanti operai del maligno. Per
questa ragione, tutti coloro che in
qualsiasi modo deliberatamente
fanno parte della mafia e a essa
aderiscono, o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere
di essere e di vivere in insanabile
opposizione al Vangelo di Gesù
Cristo e, per conseguenza, di essere
fuori dalla comunione della sua
Chiesa».
Neanche in quel testo c’era la parola «scomunica» ma a essa alludeva l’espressione «fuori dalla comunione». Nella Chiesa Cattolica il
parto di una parola può risultare
straordinariamente difficile. In
questo caso è stato necessario un
taglio cesareo operato personalmente da papa Bergoglio.
Luigi Accattoli
www.luigiaccattoli.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Valutazioni in Italia · 24–26 Giugno 2014
Ceramiche e Opere di Arte Cinese
Dopo il successo delle aste di
primavera durante la Asian Art Week
a Londra, stiamo ora selezionando
proprietà per le prossime aste di
Ceramiche e Opere di Arte Cinese.
Lo specialista Marco Almeida sarà
in visita in Italia a giugno per
valutazioni di collezioni e di
singole opere.
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Lavinia Podesta
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The Art People christies.com
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italia: 51575551575557
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
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Il Fisco I dati
Padoan: «Ora è urgente tagliare le tasse»
La Finanza: nei primi 5 mesi scoperti 3.000 evasori totali, recuperati 10 miliardi all’estero
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Il ministro
Il ministro
dell’Economia,
Pier Carlo Padoan
ha lanciato ieri
l’allarme sulla
pressione fiscale
che rischia di
zavorrare la
ripresa
economica
te da parte delle istituzioni». Venerdì scorso il governo ha emanato i primi due decreti che
attuano la delega fiscale soffermandosi su alcune semplificazioni e avviando il percorso della dichiarazione dei redditi precompilata. Ma è sul riordino
delle agevolazioni fiscali e le
misure per ridurre l’evasione
che l’esecutivo è chiamato in
autunno alla prova più difficile,
che richiederà una maggiore
mediazione sul piano politico.
Padoan ieri ha parlato nel
giorno in cui in Spagna è stata
annunciata una riforma fiscale
che agisce su una riduzione degli scaglioni Irpef da sette a cinque, in due fasi, con un calo della tassazione media dell’8% già
nel 2015, per giungere al 12,5%
nel 2016. In più è stato confermato il taglio delle tasse sulle
imprese, interventi a fronte dei
quali il governo spagnolo non
ha previsto aumenti Iva.
La Spagna, come gli altri Paesi dell’Eurozona, si attrezza a
spingere sulla crescita ma intanto può già contare su una
previsione di aumento del Pil
per il 2015 del 2,1%, secondo le
stime della Commissione europea.
La ripresa in Europa c’è ma è
«debole», «irregolarmente distribuita» e «vulnerabile» ha
detto ieri il presidente della Bce,
Mario Draghi, in un’intervista al
quotidiano olandese De Telegraaf. «Possono accadere eventi
nell’economia globale che possono far cambiare velocemente
la situazione» ha aggiunto. Resta preoccupante «il livello di
disoccupazione» che «è ancora
molto alto» e rappresenta, di
per sé, «un rischio per la ripresa, perché comporta un calo
della domanda dei consumatori».
Quanto alle pressioni del Fmi
(Fondo monetario internazionale) per un intervento di acquisto di bond contro la deflazione, Draghi frena: «Ne discuteremo quando verrà il momento». Anche perché, ricorda,
«non vediamo deflazione ma
vediamo una bassa inflazione
che persiste per un lungo periodo». Quindi «per ora ci concentriamo sulle misure annunciate
il 5 giugno». E ricorda: «Abbiamo prolungato l’accesso delle
banche a liquidità illimitata fino
alla fine del 2016. Questo è un
segnale. Il nostro programma a
sostegno del credito delle banche alle imprese continuerà per
quattro anni. Questo mostra
che i tassi resteranno bassi per
un periodo lungo».
Antonella Baccaro
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I numeri sul Fisco
Fonte: Istat e Commissione Ue
36,4
36,6
37,6
37,3
Irlanda
34,1
34,6
34,9
33,8
Grecia
Spagna
Francia
44,6
45,2
45,1
45
46,9
48,1
48
48
Germania
39,2
39,8
40,5
40,1
Belgio
40,2
39,8
39,6
37,9
ITALIA
2013
Lussemburgo
Paesi
Bassi
2014
2015 (stime)
41,1
41,6
41,7
41,4
Fonte: Comando generale della Guardia di Finanza
2012
41,6
42
42,1
41,8
PRESSIONE FISCALE IN % SUL PIL
Il confronto in Europa
Area
Ue
Area Ue
esclusa
Italia
34,6
36,5
36,2
35,9
CONTRASTO ALL’EVASIONE FISCALE
Risultati della Guardia di Finanza gennaio-maggio 2014
Frodi carosello
Soggetti denunciati (n.)
193
IVA non dichiarata (mln. di euro)
235,1
Sommerso da lavoro
Lavoratori in nero ed irregolari scoperti (n.)
9.403
Verbali di manodopera in nero (n.)
1.935
Scontrini e ricevute fiscali
Interventi eseguiti (n.)
163.280
- di cui con esito irregolare (%)
32,5
Sequestri patrimoniali per reati fiscali
Valori proposte (mln. di euro)
914
Valori sequestri (mln. di euro)
461,2
Vigilanza in materia di accise
Interventi eseguiti (n.)
1.451
Tributi evasi (mln. di euro)
166,6
Monopolio statale giochi scommesse
Violazioni riscontrate (n.)
1.525
Soggetti verbalizzati
4.761
Principali generi sequestrati:
Apparecchi da intrattenimento (n.)
374
Punti raccolta scommesse clandestine (n.)
1.420
30
30,8
31,3
30,8
Nel cerimoniale delle assemblee
confindustriali gli interventi di fine
mandato dei presidenti quasi mai
lasciano il segno. Più spesso si
snodano al ritmo di un malinconico
«avrei voluto ma non ho potuto». E
invece ieri il numero uno di
Unindustria Treviso, Alessandro
Vardanega, salutando i 3 mila
associati presenti (e cedendo il posto a
un’imprenditrice, Maria Cristina
Piovesana) ha illustrato nel discorso
degli addii il manifesto di un
capitalismo popolare,
antropologicamente distante dalle
élite quanto insofferente di burocrazia
e fisco. Un capitalismo di Piccoli che
devono farsi nuovo ceto dirigente
imparando a considerare l’evasione e
la corruzione «come due attività
criminali», non vivendo di localismi e
rimpianti e, anzi, ricordandosi che a
Venezia quando sono venute meno
l’innovazione e l’intraprendenza «è
iniziato un declino che l’ha portata a
un suicidio istituzionale». Che
parlasse della Venezia del tempo dei
dogi o di quella degli scandali del
Mose poco importa, Vardanega ha
rivendicato alla storia della piccola
impresa un ruolo da «infrastruttura
sociale» capace sia di incanalare le
spinte dal basso nella democrazia
partecipata sia di favorire la
redistribuzione della ricchezza.
«Siamo stati noi a fare una vera
politica dei redditi» (e non la politica)
e oggi siamo ancora tanto in palla da
macinare record su record nelle
esportazioni. Nei talk show televisivi,
al contrario, ci si compiace per la crisi
del Nord Est e si trasmettono
«quotidianamente immagini di
capannoni vuoti, di falò di protesta e,
purtroppo, di funerali». I luoghi
comuni sulla nostra industria,
secondo Vardanega, continuano a
sprecarsi, «troppo parcellizzata,
troppo dispersa per innovare, troppo
familiare per crescere e poco
internazionalizzata per sopravvivere».
Invece la società della piccola impresa
ha tutte le carte in regola per giocare la
partita della modernità, in fondo è
essa stessa una complessità
organizzata in rete e quindi non ha
nessuna remora a confrontarsi con i
network più evoluti e il mondo di
Internet.
Per farlo però ha bisogno che venga
riscritto il patto tra i produttori e lo
Stato. «Oggi più che i cinesi a
minacciare il binomio impresa e
democrazia in Italia sono le
inefficienze e un fisco insostenibile
espresse da un Paese che non riesce a
diventare alleato delle sue moltissime
aziende e che da troppo tempo ha
smesso di amare i propri lavoratori».
Non ci può essere un’amministrazione
tributaria onnipotente che può
accusare e persino riscuotere anche in
assenza di prove, che può
procrastinare all’infinito qualsiasi
rimborso e agire sulla base di semplici
presunzioni. «Dove ci sono sudditi
non c’è democrazia» ha scandito il
presidente uscente e ha chiesto però
anche ai politici locali di aggiornare il
loro software rinunciando alle dispute
da campanile. Il governatore Luca
Zaia, presente, non ha gradito.
40,2
40
40
39,8
di DARIO DI VICO
stesso periodo, le Fiamme gialle
hanno sequestrato e confiscato
beni alla criminalità economica
ed organizzativa per 2,8 miliardi di euro. Nel dettaglio, sono
stati eseguiti accertamenti patrimoniali antimafia nei confronti di 5.523 persone, che
hanno portato al sequestro di
beni per 2,4 miliardi di euro. A
413 milioni di euro ammonta
invece il valore dei beni confiscati e quindi definitivamente
entrati nel patrimonio dello
Stato.
Dall’inizio dell’anno, infine,
sono stati quasi 10,3 i miliardi
di euro recuperati dalla Guardia
di finanza a tassazione sul fronte dell’evasione fiscale internazionale, «attuata attraverso la
fittizia residenza all’estero, le
stabili organizzazioni non dichiarate ed altre sofisticate manovre elusive».
Secondo il ministro, «restano
ampi i margini a disposizione
per la lotta all’evasione fiscale,
la cui dimensione in Italia, pur
nella diversità delle stime disponibili, impone una riflessione attenta e un impegno costan-
47,3
48,1
48,1
48
LE IMPRESE
E IL PATTO
CON LO STATO
ROMA — «È urgente intervenire contro la pesante pressione
fiscale che è ostacolo al ritorno a
ritmi di crescita in linea con i
partner internazionali». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo
Padoan, in occasione della celebrazione dei 240 anni della
Guardia di finanza, prefigura un
prossimo intervento, in attuazione della delega fiscale, nel
segno di una più giusta ridistribuzione del carico impositivo.
«L’onere del prelievo — ha detto — deve essere distribuito in
modo più equo» per «tenere
conto delle difficoltà dei contribuenti onesti. Un fisco equamente distribuito consentirà di
affrontare meglio questo momento», mentre la lotta all’evasione fiscale servirà a perseguire quei «crimini fiscali» che
«minano la credibilità del Paese
e del suo sistema politico».
Nei primi cinque mesi dell’anno la Guardia di Finanza ha
scoperto 3.070 evasori totali, tra
cui anche persone e società che
hanno nascosto all’estero di
propri redditi, non dichiarando
nulla in Italia. Sempre nello
44
44,2
44,1
43,8
✒
L'analisi
Austria
Portogallo
L’indagine Dal ‘94 a oggi si sono aggiunte 300 norme e i testi sono cresciuti di due terzi
Mille leggi (e sempre più lunghe)
Così la poca semplicità aiuta i «furbi»
ROMA — Un ostacolo che impedisce
di correre veloce come gli altri. Le parole del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sul guaio di una pressione
fiscale insostenibile, suonano come
l’ennesima constatazione di un problema rimasto irrisolto. La difficoltà discende anche da un tasso di evasione,
che sottrae una fetta importante del
gettito, finendo così per aggravare e appesantire il prelievo sui contribuenti
onesti. Il classico circolo vizioso, del
quale è in parte responsabile la complessità delle norme.
Basta dare un’occhiata all’estensione
dei testi normativi, un indicatore utilizzato anche in studi accademici e dall’Amministrazione britannica, che mostra come, dal 1994 a oggi, la lunghezza
delle leggi tributarie italiane sia aumentata di quasi due terzi: sono ormai
più di mille i provvedimenti rilevanti,
con una crescita di oltre un terzo. Un’incertezza che deriva anche dalla sfasatura tra la normativa primaria e quella secondaria: le norme nascono incomple-
te, quindi inapplicabili, per il rinvio a
successivi decreti di attuazione.
Buona parte dei problemi sono
emersi nell’indagine conoscitiva sugli
organismi della fiscalità e sul rapporto
tra contribuenti e fisco della commissione Finanze e Tesoro del Senato.
Un’audizione di Bankitalia nel marzo
scorso ha ricordato che l’Italia ha livelli
di evasione superiori a quelli dei principali Paesi europei. Tuttavia un’azione
più efficace «di contrasto non può venire da un aumento degli oneri amministrativi dei contribuenti». Serve una
semplificazione degli adempimenti e
un intervento per ridurre i costi di compliance. Ben venga, dunque, il pacchetto di misure per semplificare il fisco appena varato dal consiglio dei Ministri.
Nell’intervento al Senato i tecnici di
Bankitalia hanno ricordato che «l’Italia
si colloca al 131° posto (su 185 Paesi
considerati) per quanto riguarda l’indicatore paying taxes». In altri termini,
nella classifica delle tasse e degli oneri
amministrativi a cui è tenuta una socie-
Il sommerso
Secondo gli ultimi
numeri dell’Istat
l’economia sommersa
vale tra il 16,3 e il
17,5% del Prodotto
interno lordo
Bankitalia
Via Nazionale ha
ricordato che l’Italia
ha livelli di evasione
superiori
a quelli degli altri
Paesi europei
tà di media dimensione, un imprenditore italiano è condannato alla retrocessione. A dirlo sono il numero dei
versamenti delle imposte: 15 contro
una media dell’area Ue di 11,7. E il tempo necessario per adempiere agli obblighi di natura fiscale: circa 270 ore a
fronte di 163.
Tanto che nel documento, illustrato
a Palazzo Madama, è chiarito che «una
normativa complessa e incoerente si
traduce in maggiori oneri per i contribuenti e per l’amministrazione finanziaria». La ragione è piuttosto semplice
e alza il velo sugli inevitabili cortocircuiti di cui sono vittime sia controllati
sia controllori. «I primi si trovano a sostenere costi addizionali, mentre le autorità fiscali devono investire maggiori
risorse sia nell’attività di accertamento,
sia nel supporto al contribuente. E la
difficoltà di interpretazione delle norme tende ad accrescere il contenzioso».
Sullo sfondo resta una sequenza di
cifre poco rassicuranti sulla dimensione di un’evasione dai contorni tuttora
imprecisabili. Negli anni scorsi l’Istat
pubblicava regolarmente una valutazione dell’economia sommersa. Nel
2008 è stata fornita per l’ultima volta
una stima: il valore aggiunto sommerso è stato calcolato tra il 16,3 e il 17,5%
del Pil (Prodotto interno lordo). Il grosso dell’evasione è identificato nell’occultamento di parte del fatturato e in un
aumento fittizio dei costi, a seguire c’è
il lavoro non regolare, con relativi mancati versamenti dei contributi. Poi ci
sono le stime sull’evasione di imposte
come Irap e Iva, calcolate dall’Agenzia
delle entrate. Nel triennio 2007-2009 il
gettito evaso dell’Irap è stato pari in
media al 19,4% di quello potenziale e si
è concentrato nel settore dei servizi. Per
l’Iva nel 2011 la differenza tra il gettito
effettivo e quello potenziale è stata pari
a circa il 28% di quest’ultimo. La propensione a non pagare l’Iva e l’Irap è
maggiore nel Mezzogiorno.
Finora le numerose fonti informative di cui dispone chi amministra il fisco
non hanno consentito di individuare in
modo più efficace l’evasione e, secondo
l’analisi illustrata in Senato, andrebbero maggiormente indirizzate alla prevenzione. A mancare è anche «il coordinamento tra organismi di controllo,
nonché l’attenzione ai settori a rischio».
Andrea Ducci
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
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Appalti L’indagine del Pirellone
Riservato La lettera di Maroni alla procura di Milano
Expo e gli altri grandi cantieri
«Gare senza alcun controllo»
Venezia
Assegnate anche 192 consulenze ora oggetto di indagini
Hanno detto
Roberto
Formigoni,
oggi è
senatore Ncd
❜❜
Roberto Formigoni
Infrastrutture
Lombarde
rappresenta il
metodo del nostro
governo regionale
Maroni, due
volte
ministro
dell’interno
❜❜
Roberto Maroni
Va verificato
il rispetto
delle procedure
da parte degli
uffici regionali
MILANO — Sei miliardi di euro di lavori pubblici, un affare gigantesco che passa per la costruzione di autostrade, ospedali,
grattacieli e la direzione dei cantieri Expo: il tutto realizzato senza nessuno dei dovuti controlli
da parte della Regione Lombardia. Antonio Rognoni, il supermanager lombardo agli arresti
dal 20 marzo per associazione a
delinquere, ha potuto assegnare
appalti con cifre da capogiro
senza che nessuno a livello regionale verificasse — come
avrebbe dovuto — la regolarità
delle gare. Agli auditor è sfuggito
persino un pacchetto di 192 consulenze fiduciarie, tra cui quelle
ora oggetto di indagini penali.
È un dossier che scotta, quello
voluto dal governatore (ed ex
ministro dell’Interno) Roberto
Maroni. In sessanta pagine,consegnate in via riservata al procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, ci sono i risultati della commissione regionale
d’inchiesta istituita su Infrastrutture Lombarde, la holding
creata nel ventennio formigoniano come cabina di regia delle
grandi opere e guidata proprio
da Rognoni. Le indagini della
magistratura, che hanno fatto finire il manager prima in carcere
poi ai domiciliari, hanno alzato il
velo su (presunti) sodalizi per
assegnare consulenze legali e fare vincere appalti ad amici degli
amici. Accuse gravi che impongono di fare chiarezza anche dal
punto di vista politico.
Il periodo preso in considerazione va dal 2008 al 2012: quattro
anni di grande lavoro per Infrastrutture Lombarde. Sono state
poste le basi dei cantieri per 252
chilometri di autostrade (dalla
Brebemi alla Pedemontana), co-
La scheda
La società
La Regione Lombardia
aveva affidato la
gestione di tutti i suoi
principali appalti a una
società costituita ad hoc,
Infrastrutture Lombarde.
Ispiratore di questa
soluzione era stato
l’allora governatore
Roberto Formigoni. Tra gli
altri, Infrastrutture
Lombarde ha controllato i
lavori per la
Pedemontana, per
l’autostrada Brebemi, per
la costruzione di sette
ospedali e per alcune
delle principali opere da
realizzare in vista di Expo
2015
Le inchieste
«Dominus» di
Infrastrutture Lombarde
era il manager Antonio
Rognoni, colpito tra
marzo e maggio da due
ordinanze di custodia
cautelare: la prima per la
nomina di alcuni
consulenti legali, la
seconda per il più
complesso giro di appalti
legati alla realizzazione di
Expo. Rognoni dopo
l’arresto aveva
cominciato a collaborare
con i magistrati
struiti sette ospedali (e avviati i
progetti di altri 2), realizzato uno
dei grattacieli più alti di Milano
(il Palazzo Lombardia, sede della
giunta e degli assessorati) e infine è iniziata la sfida per la gestione dei cantieri di Expo. Erano i
tempi in cui l’allora governatore
Roberto Formigoni diceva: «L’attività e i risultati di Infrastrutture rappresentano il metodo con
cui abbiamo voluto caratterizzare l’esperienza di governo regionale in questi anni». Ai vertici
del consiglio di sorveglianza — e
convocato per tale motivo il 14
maggio dai funzionari incaricati
da Maroni di fare luce sulla vicenda — c’era il ciellino Raffaele
Cattaneo, tra i politici più vicini a
Formigoni e oggi presidente del
Consiglio regionale.
L’obiettivo della commissione
d’inchiesta? Lo illustra Maroni
stesso nella lettera inviata a Bruti
targli il dosLiberati per presentargli
sier: «Vanno verificati — scrive il
governatore — il rispetto delle
procedure di controllo interne a
Infrastrutture e i comportamenti
degli uffici regionali preposti alla vigilanza sulle società controllate dalla Regione». L’attività
istruttoria è stata condotta sia
con l’analisi di documenti e verbali di riunioni, sia con audizioni
dirette di testimoni (come Cattaneo).
Le conclusioni del dossier sono pesanti. «Il sistema di controllo interno della società, delineato dal regolamento di corporate governance, almeno formalmente, appare strutturato e
articolato e, tuttavia, nel concreto dispiegarsi dell’attività di
controllo, è sostanzialmente
inefficace nella prevenzione dei
rischi, in particolare quelli collegati alla gestione delle procedure
di appalto», scrivono nel docubri della commismento i membri
sione d’inchiesta, guidati dal
funzionario Filippo Bongiovanni. E continuano: «Benché diversi uffici regionali risultino oggi
destinatari di flussi di informazioni di varia natura, non risultano attribuiti correlati oneri di
controllo».
Al di là del linguaggio tecnico
emerge in modo inconfutabile
che il sistema di controlli fa acqua da tutte le parti. Sono state
attivate procedure di vigilanza
interna inefficaci e non sono stati messi in campo gli strumenti
di verifiche esterne adeguate.
Sono problemi di trasparenza
ancor oggi non risolti. Si legge
nei documenti: «Le disfunzioni
del sistema di controllo, delle
quali è concausa la consistente
concentrazione di funzioni nella
figura del direttore generale, che
si sono riverberate negativamente sulla corretta gestione
della società, erano state chiaramente individuate dal responsabile del controllo interno, già nel
2007». Allora il compito di verifica era affidato a un professionista, Giuseppe Maria Ruscio, che
aveva denunciato: «Vanno ridotti
i conflitti nelle attuali posizioni e
i ruoli accentrati in capo al direttore generale (Rognoni, ndr) che
portano lo stesso a essere spesso
il controllore di se stesso». Dall’anno successivo, il 2008, la funzione di internal audit è stata affidata a un dipendente della società, nello staff dello stesso direttore generale e senza
pregresse esperienze in materia
di appalti pubblici. Meglio tenere gli occhi chiusi.
Simona Ravizza
SimonaRavizza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il retroscena I riflessi della lite tra Robledo e Bruti
L’ex manager arrestato
e i contrasti tra i pm:
«Ora non collaboro più»
MILANO — «Non ritengo ci siano
le condizioni per proseguire la collaborazione che avevo intrapreso con
voi», si trincera ora l’arrestato ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni, di fronte ai
pm del pool Robledo con i quali pure
aveva reso in precedenza alcuni interrogatori dopo l’arresto del 20 marzo. È
il segnale più lampante che sull’incisività delle indagini milanesi sugli appalti Expo 2015 continuano a riverberarsi i contraccolpi delle non sopite divergenze sui criteri organizzativi della
Procura tra il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il procuratore capo
Edmondo Bruti Liberati: il tutto a dispetto dell’ottimistica convinzione del
vicepresidente Csm Michele Vietti che
il voto giovedì scorso del plenum, «rispettoso delle indicazioni del capo
dello Stato», avesse fatto «vincere la
Procura di Milano, uscita rafforzata
nella sua autorevolezza senza che l’accaduto abbia scalfito l’efficacia della
sua azione».
Si avvertono invece gli effetti delle
questioni irrisolte dalla non-decisione
del Csm, pasticciata sia nell’esito pilatesco di un pari e patta che archivia le
contestazioni mosse da Robledo a Bruti ma nel contempo li lascia entrambi
in una coabitazione puntuta in uffici a
pochi metri di distanza, sia soprattutto
nelle modalità con le quali vi si è pervenuti: correnti togate che hanno cavalcato forsennati attacchi a Bruti o
grottesche difese di Robledo solo per
autopromozione in vista delle elezioni
Csm di luglio; consiglieri pro-Robledo
arrivati a negare il senso dell’autogoverno Csm nel momento in cui invocavano che dall’esterno arrivassero a Milano gli ispettori del ministro della
Giustizia; il vicepresidente Csm che
inopportunamente anticipa in una intervista il proprio orientamento proBruti e poi vota senza astenersi; i due
relatori delle proposte di delibera che
Mister appalti Antonio Rognoni, ex ad di Infrastrutture Lombarde
prima vergano alcuni rilievi su Bruti e
poi li depennano appena inizia a circolare la sola notizia dell’invio a Vietti di
una lettera del capo dello Stato sull’«esigenza di tenere conto delle responsabilità che la legge assegna al dirigente dell’ufficio di Procura», gerarchizzato dalla riforma del 2006; e infine il voto finale del plenum Csm
ipotecato dal silente incombere di
questa lettera del presidente Napolitano, di cui Vietti riassume l’indirizzo
generale pro-poteri dei capi delle Procure (quindi pro-Bruti nel caso specifico) ma che rifiuta di leggere ai consiglieri, dichiarandola «allo stato non
Raffaele Cantone
Ministeri e Comuni, più dati online
ROMA — «Criticità in termini di completezza e di qualità dei
contenuti» e «diffuse carenze». Gli esiti delle verifiche condotte
dall’Autorità Anticorruzione (Anac) sui grandi Comuni e sui ministeri
fanno emergere lacune nei rapporti predisposti dagli enti che in base
agli obblighi di trasparenza imposti per legge alle pubbliche
amministrazioni devono essere pubblicati online. Per questo l’Autorità
guidata da Raffaele Cantone ha chiesto a tutti i soggetti interessati di
pubblicare entro il 15 settembre 2014 tutti i dati mancanti o incompleti.
ostensibile».
Rognoni è stato arrestato sia il 20
marzo nell’inchiesta dei pm del pool
Robledo (Pirotta-D’Alessio) sulle consulenze legali affidate da Infrastrutture Lombarde fuori dai canoni di legge,
sia l’8 maggio dai pm del pool Boccassini (Gittardi-D’Alessio) nell’indagine
sull’appalto Expo per la cosiddetta
«architettura dei servizi». Di questo
secondo fascicolo Robledo era stato
formalmente coordinatore al pari di
Boccassini sino al 6 marzo, quando
non aveva sottoscritto la richiesta dei
pm Boccassini-Gittardi-D’Alessio di
arrestare il general manager di Expo,
Angelo Paris, non ritenendo in quel
momento solidissima una imputazione di corruzione.
Bruti e Boccassini avevano interpretato che questo rifiuto di Robledo
equivalesse a una sua volontà di abbandonare tutta l’indagine, deduzione
invece contestata da Robledo. Che intanto, dal proprio fascicolo su Infrastrutture Lombarde, aveva stralciato in
un terzo fascicolo alcuni elementi di
indagine non ancora noti, ma di cui si
sa solo che riguardino l’appalto più
costoso e cruciale di Expo, la cosiddetta «piastra» da 198 milioni di euro, assegnato alla Mantovani (la ditta ora al
centro dello scandalo Mose a Venezia)
con un ribasso del 41%. Del nuovo fascicolo Robledo è coassegnatario con i
pm Filippini-Pellicano-Polizzi del suo
pool, ma il diretto coordinamento
operativo è stato assunto dal procuratore Bruti Liberati con la circolare che
gli riserva qualunque indagine vagamente afferente Expo.
In questo fascicolo l’interrogatorio
del vice di Rognoni, Pierpaolo Perez
era durato non molto, forse anche per
l’inusualità dell’affollamento di presenze nella stanza di Robledo: indagato, avvocato, Robledo ma anche Bruti
Liberati, i tre pm Filippini-PellicanoPolizzi, un ufficiale e quattro investigatori della Gdf, una stenografa.
Meno ancora è durato giovedì pomeriggio l’appuntamento con Rognoni. Dietro la scarna motivazione del suo
avvalersi della facoltà di non rispondere, Rognoni sta mandando a dire: va bene, io (che sono arrestato in due inchieste di due pool diversi) posso anche entrare nell’idea di raccontare o chiarire
cose che ancora voi pm non sapete, ma
a patto che poi questo mio contributo
venga valutato unitariamente dalla
Procura di Milano, ad esempio con l’ok
a un patteggiamento omnicomprensivo delle imputazioni nelle due indagini,
ma ciò mi appare al momento compromesso dalle frizioni o diversità di vedute tra voi pm. Un timore rafforzatosi in
Rognoni quando i pm del pool Boccassini, nel rispondere al gip Antezza che
sul problema delle contestazioni a catena (e dunque del decorso dei termini di
custodia cautelare) chiedeva come valutassero le imputazioni alla base dei
due arresti di Rognoni del 20 marzo e
dell’8 maggio, hanno risposto di non
ritenerle collegate.
Luigi Ferrarella
[email protected]
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Caso Mose
il banchiere
ha tentato
il suicidio
DAL NOSTRO INVIATO
VENEZIA — Non ce l’ha fatta
a reggere l’accusa e ha
tentato il gesto estremo. Fra
il 18 e il 19 giugno scorsi,
dopo quindici giorni di
carcere, Roberto Meneguzzo,
amministratore delegato di
Palladio Finanziaria, la
Mediobanca del Nord Est, ha
cercato di togliersi la vita nel
carcere della Spezia, dove era
detenuto dallo scorso 4
giugno, quando il gip di
Venezia aveva disposto per
lui e per altri 34 l’arresto
nell’ambito dell’inchiesta sul
Mose. L’amministratore di
Palladio, che ha un contratto
di consulenza con il
Consorzio Venezia Nuova
(Cvn) è accusato di concorso
in corruzione per la tangente
di 500 mila euro del 2010
confessata dall’ex presidente
del Consorzio Venezia Nuova
(Cvn) Giovanni Mazzacurati
a favore di Marco Milanese,
consigliere politico
dell’allora ministro
dell’Economia Giulio
Tremonti. Meneguzzo (foto
sopra), 58 anni, vicentino di
Malo, dopo aver tentato il
suicidio ha ottenuto dal
giudice i domiciliari con il
parere favorevole della
procura. «Tentativo di
suicidio per asfissia», scrive
il magistrato indicando
come causa del gesto il
cedimento psicologico del
banchiere. E così, dopo il
terremoto politico e
giudiziario e dopo che anche
San Marino ha deciso di
indagare per riciclaggio sui
fondi neri della Mantovani
(impresa principale del
Cvn), la tangentopoli della
laguna registra il primo
evento drammatico.
Meneguzzo non ha
confessato ma contro di lui
ci sono le parole di
Mazzacurati. Dopo il
contatto con il ministro
Tremonti «il dottor
Meneguzzo mi metteva in
contatto con l’onorevole
Milanese – scrive
Mazzacurati in un
memoriale – il quale avrebbe
assicurato che i
finanziamenti di volta in
volta richiesti dal ministero
delle Infrastrutture
sarebbero stati concessi con
positivo parere del ministero
dell’Economia solo se gli
fosse stata assicurata la
disponibilità di una somma
di 500 mila euro. La
consegna della somma
avveniva nel corso dell’anno
2010 a Milano, presso gli
uffici di Palladio Finanziaria
in presenza del dottor
Meneguzzo».
Andrea Pasqualetto
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
italia: 51575551575557
Via San Pietro all’Orto 17, Milano
7
8
Primo Piano
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Parigi Il vertice del Pse
L’asse europeo fra Hollande e Renzi
«Rendere flessibile il patto di Stabilità»
Il leader francese: bene il dinamismo e l’energia del premier italiano
Le tappe
Fine mese
Il dopo Barroso
Il Consiglio
scioglie i nodi
Il vertice previsto per il 26 e
27 giugno del Consiglio
europeo, l’assise dei capi di
Stato e di governo, prenderà
una decisione sul nome del
successore del portoghese
Barroso alla guida della
Commissione europea. Il
nuovo presidente entrerà in
carica a partire dal primo di
novembre
Luglio/1
A Strasburgo
convocato
il Parlamento
Il primo luglio, a poco più di
un mese dalle elezioni che si
sono tenute lo scorso 25
maggio per scegliere i nuovi
deputati, viene convocato
l’Europarlamento a Strasburgo.
Nella fase di avvicinamento i
partiti dovranno formare i
nuovi gruppi. Per farlo è
necessario riunire almeno
venticinque deputati
Luglio/2
Presidenza Ue
Via al semestre
a guida italiana
Sempre il primo luglio
passaggio di testimone alla
guida della presidenza
europea: Atene passa le
consegne a Roma. Il primo
ministro Matteo Renzi ha già
indicato quali saranno le
priorità perseguite dal
nostro Paese: crescita ed
occupazione. Un segno di
discontinuità con la politica
di austerity degli ultimi anni
Autunno
Commissione:
viene formata
la squadra
Quello di giugno potrebbe
essere un summit
interlocutorio. Per questo
motivo la cancelliera tedesca
Angela Merkel ha
sottolineato che c’è tempo
fino all’autunno per le
nomine ai vertici delle
commissioni europee. Dopo
il summit dei socialisti,
toccherà ai popolari
esprimersi al riguardo
Oui, je suis Matteo Renzi,
sembra dire il presidente del
Consiglio dalla copertina di Le
Monde Magazine, che gli ha dedicato un servizio di sette pagine in bianco e nero: «Dopo aver
conquistato i suoi connazionali,
spera di inculcare la renzimania
all’Unione Europea».
E’ arrivato a Parigi in grande
spolvero, Renzi, ormai leader
riconosciuto di una sinistra europea in affanno e in cerca d’autore. Degli otto leader convenuti
sulla Senna, a lui e solo a lui è
stato infatti riservato il faccia a
faccia preventivo con il padrone
di casa, François Hollande, che
l’ha accolto all’Eliseo, prima di
guidarlo per una scenografica
passeggiata nelle stradine dell’ottavo arrondissement, fino
all’hotel Marigny
dove li aspettavano
gli altri partecipanti
al vertice.
Ma se Hollande
ha fatto gli inviti, è
stato il premier italiano a dettare
l’agenda, salvo poi lasciare al
presidente francese il compito
di spiegare i risultati dell’incontro, organizzato per definire
una posizione comune sul programma della nuova Commissione e sulle nomine dell’Ue, in
vista del Consiglio europeo del
26 e 27 giugno.
Che il centrosinistra avesse
deciso di appoggiare il lussemburghese Jean-Claude Juncker
alla presidenza della Commissione, rispettando il principio
che sia il partito vincitore delle
elezioni europee a esprimerlo,
era già acquisito. A Parigi, i capi
progressisti hanno fissato le
condizioni del sostegno al candidato del Partito popolare. Con
le parole di Hollande, «ci sono
altre responsabilità che possono cadere su nomi di ispirazione socialdemocratica». Detto
altrimenti, si delinea il grande
compromesso, che vedrà il tedesco Martin Schulz riconfermato alla guida del Parlamento
di Strasburgo, ma soprattutto
un socialdemocratico al vertice
del Consiglio europeo, dove il
nome in pole-position è quello
della premier danese, Helle
Thorning-Schmidt. E’ stato
Renzi a insistere che nel pacchetto proposto dai socialisti,
nel quale rientra anche la nomi-
191
rientrano nel computo delle
spese», ha detto Hollande, precisando che si tratta di una proposta italiana.
Ancora più significativa la
dichiarazione del capo della socialdemocrazia tedesca, Sigmar
Gabriel, ministro dell’Econo-
mia e vicecancelliere, anche lui
a Parigi: «I socialdemocratici
sono d’accordo che la formula
— più riforme in cambio di
tempo per la riduzione degli
squilibri — sia accettata da tutti». Dunque, nessuna modifica
ma un’applicazione intelligente
delle regole del patto, fin qui interpretato unicamente all’insegna della stabilità. Si tratta, sono state le parole usate dal premier al vertice, di cambiare
«mentalità e paradigma culturale».
«Renzi porterà tutta la sua
energia e il suo dinamismo», ha
detto Hollande, riferendosi al
semestre di presidenza italiano
che parte il 1° luglio e sottolineando che i rapporti tra loro due
sono «eccellenti». Fonti francesi hanno aggiunto l’intesa sugli
altri temi all’agenda dell’incon-
Insieme
L’agenda
Se Hollande ha fatto gli
inviti, è stato il premier
italiano a dettare
l’agenda
Il presidente
francese
François
Hollande,
59 anni,
con il premier
Matteo Renzi,
39, ieri all’arrivo
all’Hotel
Marigny
di Parigi
presidente del Consiglio recepisca proprio l’impostazione di
una maggiore flessibilità all’interno delle regole esistenti.
In ogni caso, la parola finale
sarà quella della Pizia di Berlino, la cancelliera tedesca Angela
Merkel, i cui margini di manovra appaiono al momento piuttosto stretti. Una salva di sbarramento viene lanciata da Manfred Weber, il capo del Ppe, considerato un suo fedelissimo,
che in un’intervista pubblicata
oggi dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, mette in guardia
l’alleato Gabriel a spingersi
troppo in là nella discussione
sulla flessibilità dei criteri, che
il suo gruppo al Pe non è disposto a sottoscrivere. «Questa è
una linea rossa», ha detto Manfred. Un colore che, quando appare nei bilanci, i tedeschi aborriscono.
Gli europarlamentari del
gruppo socialista, il secondo a
Strasburgo dopo i popolari
na dell’Alto Rappresentante per
la Politica estera dell’Ue, le donne siano protagoniste.
Ma dalla capitale francese,
dove si è limitato a dire che «è
andata molto bene», il premier
italiano torna con in tasca la
cauzione dei leader progressisti
al suo teorema del legame indissolubile tra riforme strutturali e crescita. Bisogna utilizzare
«tutti i margini e le flessibilità»
del patto di Stabilità e crescita,
differenziare tra «investimenti
che rientrano e quelli che non
tro, come l’occupazione, l’energia e il clima.
Ma se quella di Matteo Renzi
a Parigi può essere considerata
«missione compiuta», la parte
più difficile deve ancora venire.
Fonti di Palazzo Chigi ieri hanno smentito decisamente che
martedì scorso a Roma il belga
Herman Van Rompuy abbia
detto al premier che le sue richieste siano «inaccettabili per
molti partner europei». Al contrario, gli uomini di Renzi sono
ottimisti che nel suo rapporto,
atteso nei prossimi giorni, il
I due leader si
sono incontrati
per un faccia
a faccia prima
di raggiungere
gli altri
partecipanti
alla riunione
informale della
sinistra europea
in vista del
summit di
Bruxelles
del 26 e 27
giugno (Ap)
Paolo Valentino
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Retroscena La strategia sul fronte interno
Dalle parole ai fatti
L’obiettivo, come ha
confidato a parlamentari
amici lo stesso Renzi,
è dimostrare
all’elettorato del
Movimento che
«Grillo urla, io faccio»
La partita in casa
di Matteo:
«occupare»
il campo grillino
ROMA — Rafforzato a Parigi il ruolo
di mediatore tra Hollande e Merkel,
che Renzi ha deciso di ritagliare per sé,
il premier è tornato a occuparsi degli
affari di casa nostra.
La prossima partita sarà quella con
Grillo. Importante, sul breve e sul lungo periodo. Per quanto riguarda il primo aspetto, il presidente del Consiglio
vuole mandare un «messaggio politico» forte e chiaro all’elettorato grillino, ma anche a quei parlamentari che
non hanno approvato l’alleanza con
Farage: «Il Pd è un campo aperto a tutti, perché come ho avuto modo di dire
più volte non esistono più per nessuno rendite di posizione stabili».
A Renzi non interessa fare del Pd
«un assemblaggio di classi dirigenti,
ma una cosa nuova». Benché siano ormai molti i parlamentari che si stanno
dirigendo verso la sua maggioranza.
Tra un po’, grazie all’apporto di una
quindicina di deputati di Sel, dei socialisti e di altri innesti si formerà un
nuovo gruppo alla Camera. Un gruppo
più spostato a sinistra che consentirà
al premier di giocare anche su quel tavolo quando si tratterà di convincere
Alfano e Casini ad accettare le unioni
civili dei gay o nuove norme sulla cit-
tadinanza degli immigrati. Ma nei
confronti del Movimento 5 Stelle è un
altro il vero obiettivo del premier, anche se è chiaro che non gli dispiacerebbe rinnovare la vecchia classe dirigente del suo partito con nuovi innesti, come per esempio, quel Luigi Di
Maio di cui in molti nel Pd parlano bene. L’obiettivo, invece, come ha confidato ad alcuni parlamentari amici lo
stesso Renzi, è dimostrare all’elettorato di quel movimento che mentre
«Grillo urla, io faccio». Del resto, «far
capire agli italiani che c’è anche una
politica in grado di produrre fatti è
l’unico modo per arginare la protesta».
C’è poi un obiettivo di lungo periodo, che nasce da un preciso interrogativo: «Quanto è veramente stabile il
Movimento 5 Stelle»? In soldoni: è destinato a durare fino alle prossime elezioni politiche o no? Perché se così
non fosse per il premier sarebbe «un
imperdonabile errore» regalare quell’elettorato a qualcun altro, o, peggio,
Arrestato il fratello del presidente
Romania, scandalo per una mazzetta
BUCAREST — In carcere per una mazzetta. Mircea Basescu, fratello del
presidente della Romania, Traian Basescu, è stato arrestato con
l’accusa di aver intascato tangenti: avrebbe ricevuto una mazzetta di
250 mila euro per «ammorbidire» i giudici nella causa che vede il suo
amico imprenditore Sandu Anghel imputato per tentato omicidio di
un suo nipote. L’arresto del fratello del presidente arriva in un
momento di pieno fervore politico in vista delle presidenziali di
dicembre e alle quali Traian Basescu non potrà candidarsi avendo già
svolto due mandati.
abbandonarlo a forme di protesta
estrema. Sono questi i motivi per cui
Renzi vuole vedere le carte di Grillo,
magari dimostrando nel merito che il
suo è solo un bluff, ma non certo negando un confronto.
D’altra parte, il presidente del Consiglio sa di attirare su di sé le simpatie
di una parte dell’elettorato pentastellato. Un sondaggio riservato commissionato dal Partito democratico prima
delle elezioni europee rivelava un particolare molto interessante: il 60 per
cento degli elettori che dichiaravano
di votare per il Movimento 5 Stelle il
25 maggio, preferiva però Matteo
Renzi a Beppe Grillo come presidente
del Consiglio.
Un dato che potrebbe anche apparire paradossale a tutta prima, ma che in
fondo così non è. Come spiega Paolo
Gentiloni: «Quella parte di elettorato
dei 5 Stelle che non vuole solo la protesta per la protesta ma aspira a un
cambiamento radicale vede in Renzi la
possibilità che questo avvenga. Per
questo il premier potrebbe, per modo
di dire, “vampirizzare” il movimento
di Grillo, cioè, portargli via i voti».
Già, perché come osserva un altro
renziano, il sottosegretario Angelo
Rughetti: «Renzi ha abolito il finanziamento ai partiti, ha messo da parte la
vecchia classe dirigente, ha respinto la
casta, sta arginando lo strapotere della
burocrazia e con gli 80 euro ha avviato
la redistribuzione sociale... Sono tutte
cose che all’elettorato grillino piacciono, il loro leader le predica, ma Matteo
le sta facendo sul serio».
Insomma, dopo aver terremotato
Sel e Scelta civica, il presidente del
Consiglio potrebbe incrinare il muro
grillino? Difficile rispondere ora a una
domanda del genere. Di una cosa, però, Renzi è convinto. L’ha detta in privato, prima ai fedelissimi e poi ai suoi
interlocutori internazionali, se si fosse
«rimasti nell’immobilismo e nell’inerzia del precedente governo sarebbe stato dannoso per l’Italia, la crisi
di sarebbe aggravata e Grillo non sarebbe stato arginato». Vedremo ora
quale sarà la prossima mossa del premier: «L’incontro con i 5 Stelle non sarà a Palazzo Chigi, perché così hanno
chiesto loro, per cui io potrei non andarci. O esserci in quanto segretario
del Pd. Deciderò martedì». Cioè, l’ultimo giorno utile, un classico di Renzi.
Maria Teresa Meli
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
9
Primo Piano
italia: 51575551575557
Il sondaggio Palazzo Chigi
I giudizi sull’esecutivo
Lei che giudizio darebbe su quanto fatto dal governo su questi temi?
Come valuta l'operato del presidente
del Consiglio Matteo Renzi?
Pd
FI
Ncd-Centro
M5S
molto positivo (voti 8-10)
nei partiti (%):
altre liste
indecisi/
non voto
molto negativo
(voti 1-3)
nei partiti (%):
61
14
17
15
38
22
25
22
Nuova legge
elettorale e riforme
costituzionali
14
12%
negativo
(voti 4-5)
nei partiti (%):
33%
16%
36%
molto positivo
molto positivo
20
21
2%
31
66
34
37
35
non sa
nei partiti (%):
1
1
non sa
7%
25%
19%
2%
Solo in minima parte
4%
45%
negativo
21%
26%
No, per nulla
22%
29%
molto negativo
23%
35%
non sa
negativo
molto negativo
Sì, in buona parte
22%
non sa
3%
2%
positivo
18%
Secondo lei, finora
il governo ha mantenuto
le promesse?
Sì, completamente
20%
positivo
negativo
molto negativo
19%
molto positivo
22%
24%
4%
Riduzione
della disoccupazione
molto positivo
non sa
negativo
molto negativo
5
20%
non sa
negativo
Riduzione
delle tasse
29%
positivo
30%
12
positivo
(voti 6-7)
nei partiti (%):
31%
positivo
3
Riduzione
della burocrazia
e della spesa pubblica
molto positivo
19%
positivo
7
Riduzione dei costi
della politica
molto negativo
36%
17%
Non sa, non indica
25%
Sondaggio realizzato da Ipsos PA per Corriere della Sera presso un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensione del comune di residenza.
Sono state realizzate 991 interviste (su 9,812 contatti), mediante sistema CATI, il 17 e 18 giugno 2014. Il documento informativo completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito www.sondaggipoliticoelettorali.it.
1%
CORRIERE DELLA SERA
Primi cento giorni Indice di popolarità al 69%, consensi anche da un elettore di Grillo su due
Gradimento record per il premier
Dubbi sull’efficacia del governo
Dopo i fatidici cento giorni dall’insediamento di un nuovo governo solitamente viene misurato
il giudizio dei cittadini sul suo
operato.
L’opinione pubblica è molto divisa in proposito. I giudizi positivi
prevalgono su quelli negativi riguardo alla riduzione della burocrazia e della spesa pubblica (53%
Scenari
di Nando Pagnoncelli
contro 45%), al contenimento dei
costi della politica (51% contro
45%) nonché alle riforme costituzionali e alla nuova legge elettorale, sia pure di poco (49% contro
45%). Al contrario prevalgono i
giudizi negativi relativamente al
contrasto della disoccupazione (i
critici sono il 55%, mentre il 42%
apprezza quanto realizzato finora) e alla diminuzione della pressione fiscale (58% negativi contro
40% positivi).
Tra gli elettori del Pd, com’era
lecito attendersi, le opinioni sono
nettamente più favorevoli, con
l’eccezione della riduzione delle
tasse che vede una polarizzazione
dei giudizi. Prevale il segno negativo invece tra gli elettori di Forza
Italia e, più marcatamente, del
M5s.
Nel complesso il 37%
degli italiani ritiene che il
governo abbia mantenuto
del tutto o in larga misura
gli impegni assunti, il 45%
pensa che abbia rispettato
le promesse solo in minima parte e il 17% è del parere che non le abbia rispettate
per nulla. Eppure l’apprezzamento dell’operato di Matteo Renzi si
mantiene su livelli molto elevati e
trasversali: il 69% esprime un giudizio molto o abbastanza positivo. Il premier è apprezzato da oltre il 90% degli elettori del Pd, da
quattro quinti di quelli centristi
(80%), da circa tre quarti di quelli
di FI (72%) e perfino dalla maggioranza assoluta dei grillini
(59%) e degli astensionisti (60%).
Come si spiega questa contraddizione tra l’elevato gradimento
del premier e i giudizi non del tutto positivi, quando non esplicitamente critici, nei confronti dell’azione del governo? Da tempo,
infatti, i cittadini sono sempre più
critici e disillusi, pragmatici, impazienti di verificare i fatti e severi
nel giudicare i risultati dell’esecutivo. Eppure non fanno venir meno il sostegno a Renzi.
Ricondurre tutto alla sua con-
clamata capacità di comunicare
appare riduttivo, anche se il linguaggio spigliato e la battuta
pronta lo aiutano molto e lo fanno
apparire diverso dai politici più
paludati e tradizionali, accentuando la distanza tra vecchio e
nuovo. Ma la comunicazione non
è tutto e la sua efficacia non dipende solo da «come» comunicare, ma da «cosa» comunicare. In
tal senso Renzi appare dotato di
una non comune capacità di sintonizzarsi con il Paese, «fiutando
40,8
la percentuale ottenuta dal Partito democratico alle ultime elezioni europee. I democratici hanno ottenuto 11.172.861 preferenze. Alle Politiche del febbraio 2013 il Pd
aveva preso il 25,4% dei voti pari a
8.646.034 preferenze. L’intera coalizione di
centrosinistra era al 29,5% (per un totale di
10.049.393 voti)
l’aria», cogliendo il comune sentire, individuando i temi e i toni a
cui i cittadini sono più sensibili.
A ciò si aggiunge la grande determinazione e l’assunzione in
prima persona della responsabilità del cambiamento. Non a caso
una delle sue espressioni più riuscite è «metterci la faccia».
Un ultimo aspetto, non meno
importante, riguarda il tipo di relazione che Renzi ha instaurato
con i cittadini: è una relazione immediata, cioè non mediata, diretta. Abitualmente quando si utilizza il termine «disintermediazione» si fa riferimento agli atteggiamenti svalutativi espressi da
molti cittadini nei confronti dei
partiti, delle istituzioni di rappresentanza e di molti dei corpi intermedi della società che, pertanto, appaiono screditati e «delegittimati». Vengono messi in discussione «dal basso». In realtà Renzi
sembra adottare lo stesso atteggiamento ma calato «dall’alto».
Emblematico risulta in tal senso il discorso pronunciato al Senato nel giorno dell’insediamento
del governo, quando si ha avuto la
netta impressione che quanto stava dicendo fosse rivolto non tanto
ai senatori in aula ma ai cittadini;
e quando mette in soffitta la concertazione e risulta disinteressato
al coinvolgimento dei sindacati o
delle associazioni imprenditoriali
nei processi decisionali mostra di
privilegiare la relazione diretta
con gli elettori ed è solito utilizzare un’altra espressione-simbolo a
fronte del comprensibile risentimento degli esclusi: «se ne faranno una ragione».
La forte empatia con i cittadini
sembra metterlo al riparo da possibili rischi di impopolarità. Se le
riforme procedono a rilento e il
Paese fatica a cambiare, se il Pil
stenta a crescere e la disoccupazione a calare, secondo i suoi sostenitori la responsabilità è della
burocrazia, di chi si oppone per
difendere i propri privilegi o della
Le materie
Bene su burocrazia e costi
della politica, ma sotto il
50% sull’abbassamento di
tasse e disoccupazione
«palude» rappresentata dalla vecchia politica.
Ed è largamente diffusa la convinzione apocalittica che Renzi
rappresenti l’ultima spiaggia per
l’Italia e un suo eventuale fallimento determinerebbe il fallimento del Paese. Se il premier incarna l’idea di cambiamento è
probabile che la luna di miele con
i cittadini sia destinata a durare a
lungo, anche in presenza di risultati più modesti di quelli auspicati.
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10 Primo Piano
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Le riforme Il calendario
Senato, lite sull’immunità
E Calderoli rilancia:
aboliamola per tutti
Boschi esclude colpi di maggioranza
ROMA — «Avanti con determinazione», è il refrain del ministro per le Riforme Maria Elena
Boschi, il giorno dopo l’accordo.
«Siamo interessati ad ascoltare la
proposta dei Cinquestelle — dice
la Boschi a un convegno di Area
Riformista a Massa Marittima —.
Se ci sono stati ripensamenti da
parte di Lega o M5S, noi siamo
contenti» ma attenzione: «Non
possiamo ricominciare da capo e
ritardare il processo, che va concluso entro fine luglio». Anche
perché, a dirla tutta, l’accordo con
Forza Italia resta totalmente in piedi. E resta in piedi, spiega la ministra rispondendo a una domanda
su «Berlusconi pregiudicato», perché «stiamo facendo un processo
di riforme con un partito che rappresenta milioni di cittadini e che
siede in Parlamento». Avanti tutta,
allora, sui cento senatori, su come
verranno scelti e sul resto, anche
se, ammette la ministra, «le preferenze nel Pd sono ancora un punto
Il ministro e FI
«Berlusconi
pregiudicato? Il suo
partito rappresenta
milioni di cittadini»
aperto» di discussione.
Ma c’è polemica sull’immunità
concessa ai componenti del nuovo
Senato, che non piace ai dissidenti
del Pd. «È una proposta dei relatori, vedremo che accadrà in seguito», concede la Boschi. Se ne parlerà, si vedrà. Del resto, se Pippo
Civati chiede apertamente sul suo
blog che si torni indietro sul «sindaco immune», per vaccinare il
nuovo Senato dai pericolosi virus
della corruzione, il presidente del
Pd Matteo Orfini, all’Assemblea
nazionale di «Rifare l’Italia» (i
«Giovani turchi») ammonisce: i
dissidenti rispettino la maggioranza del partito, che si è espressa
Ministro Maria
Elena Boschi
(al centro) ieri
a Massa Marittima (Grosseto) (Ansa)
a favore delle riforme, «nessuno
impedirà loro di esprimere in Aula
il proprio dissenso. Ma bisogna riflettere su come si sta insieme.
Non è accettabile che una piccola
minoranza impedisca il processo
verso le riforme».
Di immunità se ne riparlerà,
dunque, anche se Renzi sa bene
che su questo punto Berlusconi
non è disposto a cambiare idea.
Eppure ieri, il correlatore del testo
Roberto Calderoli, dopo averlo
messo a punto con Anna Finocchiaro, ha rilanciato: «Perplessità
sull’immunità ai senatori? Allora
togliamola a tutti, deputati e senatori. Tutti siano trattati come cittadini comuni». Solo una provocazione? Quasi inutile sottolineare
che per i Cinquestelle l’immunità
concessa ai senatori è vista come
fumo negli occhi. Dice Nicola
Morra che «è il privilegio più
odioso preteso da Berlusconi e
concesso da Renzi».
Ma non è sulle riforme, probabilmente, che ci sarà il confronto
annunciato per mercoledì tra Pd e
M5S. La base pentastellata è divisa
sull’opportunità o meno che l’incontro avvenga. Sul blog di Beppe
Grillo molti apprezzano la linea
del dialogo ma tanti altri la bocciano senza se e senza ma. Tra i parlamentari grillini sembra esserci
amarezza per un cambio di strategia «deciso dall’alto» anche se
Grillo in persona già domani sera
quasi certamente calerà a Roma
per rasserenare gli animi dei suoi.
Su Facebook Andrea Colletti chiede ai vertici del Movimento di circoscrivere il campo d’azione di
L’intervista «Giusta la non eleggibilità»
Serracchiani difende
l’asse con Forza Italia:
il Movimento 5 Stelle?
Avanti con chi ci sta
ROMA — «È una riforma che cambia il volto del Paese.
Una riforma vera, corposa. Un fatto epocale». È uno scampanio più che festoso quello di Debora Serracchiani, mentre illustra i meriti del «gran lavoro svolto dal governo, andato a buon fine». E attende con ottimismo l’incontro con i
Cinquestelle: «Mi aspetto che sia spinto non dalla necessità di uscire dall’angolo ma da vera voglia di dialogo, altrimenti il primo ad essere deluso sarebbero il loro popolo».
«Fatto epocale», non è esagerato questo giudizio?
«Dopo trent’anni che ne parliamo siamo arrivati a superare il bicameralismo perfetto. E questo si deve al lavoro
fatto da tutto il partito. Perché ne abbiamo discusso, e il
risultato rispecchia la sintesi di tutte le opinioni».
Quali sono i punti qualificanti dell’accordo?
«Innanzitutto la composizione. Mi
piace che siano 100 e abbiano una forte
rappresentanza regionale. Avevo idea
che fosse necessaria la presenza delle
autonomie locali, ma fosse importante
che le Regioni avessero la loro parte. Ed
era anche l’esigenza degli altri presidenti di Regione. E poi sono contenta
della non eleggibilità».
Perché?
Governatrice De«Che il Senato non fosse eleggibile
bora Serracchiani,
era il paletto posto da Matteo Renzi. E
43 anni, viceseio concordo. I consiglieri regionali sogretario pd e preno comunque degli eletti dal popolo.
sidente del Friuli
Quindi, diciamo così, il loro giro democratico la hanno già fatto. Non sono
nominati. È un modo per avvicinare il territorio a Roma».
Sull’immunità ai senatori ci sono polemiche, anche
da parte di esponenti del Pd.
«Nel testo del governo non c’era, è stata aggiunta dai relatori. Non mi sono fatta un’opinione sul tema, se ne potrà
discutere in seguito».
Ora vi attende la riforma elettorale. Come ha preso
l’apertura dei Cinquestelle?
«Penso che sia dovuta al risultato elettorale di Renzi,
con il 40,8%. Ora ci è stata affidata una grande responsabilità dal Paese e noi dobbiamo portarla a termine».
Ma cosa vi aspettate dall’incontro di mercoledì con
Beppe Grillo?
«Che non sia tatticismo, ma vero confronto. È il suo popolo che lo chiede».
Il vostro però non preferirebbe un accordo con lui a
quello con Berlusconi?
«Credo siano considerazioni superate. Ricordo bene
quali perplessità e preoccupazioni accompagnarono l’incontro tra Renzi e Berlusconi che addirittura varcò la soglia del Nazareno. Io credo che gli italiani sono oltre questo
limite. Vogliono un governo che dia risposte e speranze future. Abbiamo un accordo con Forza Italia, Nuovo centrodestra e Scelta Civica, auspichiamo la volontà di tutti,
compreso il Movimento 5 Stelle, a partecipare».
Virginia Piccolillo
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Primo Piano 11
italia: 51575551575557
La proposta
La composizione
dei cento
1
Il nuovo Senato sarà
composto da 95
membri eletti tra
consiglieri regionali (74)
e sindaci (21)e da altri
cinque senatori scelti
dal Colle (questi ultimi
per un mandato che
durerà sette anni)
Il peso
delle Regioni
2
questo incontro: «Con questa
marmaglia di incompetenti non si
può e non si deve discutere di riforme costituzionali mentre con
Renzi, e solo con lui che è l’unico e
indiscutibile capo, possiamo parlare di legge elettorale, per evitare
almeno che se ne approvi una
nuovamente anticostituzionale».
La fiducia
al governo
3
Mariolina Iossa
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Cassazione
Matacena,
ridotta
la pena
Da 5 a 3 anni per Amedeo
Matacena. La Cassazione
ha ridotto la pena nei
confronti dell’ex
parlamentare di Forza
Italia condannato per
concorso esterno in
associazione mafiosa. È
stato infatti riconosciuto
che il reato è stato
commesso quando la
legge era più favorevole e
dunque è stata applicata
la riduzione. I legali di
Matacena hanno
presentato ricorso
straordinario in
Cassazione. L’ex
deputato si trova a Dubai
dallo scorso anno.
I 74 senatori eletti dai
Consigli regionali saranno
scelti «in proporzione alla
composizione» di ogni
assemblea. Nessuna
Regione potrà avere
meno di 3 senatori
(escluse Molise, Valle
d’Aosta e le province
di Trento e Bolzano)
Il Parlamento sarà
formato da Camera e
Senato, ma il governo
otterrà la fiducia dalla
sola Camera, che è
«titolare del rapporto di
fiducia con il governo ed
esercita la funzione di
indirizzo politico»
Il dialogo
tra le assemblee
4
Le leggi sono approvate
dalla Camera. Entro dieci
giorni il Senato, su
richiesta di un terzo dei
suoi membri, può
chiedere di esaminarle
proponendo modifiche.
Sulle riforme
costituzionali il Senato
mantiene le competenze
La durata
e l’immunità
5
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Il Senato sarà rinnovato
man mano che si
rinnovano le assemblee
territoriali: i senatori
decadono nel momento
in cui decade l’organo in
cui sono eletti. Per i
senatori tornerebbe
l’immunità parlamentare
Il retroscena Minzolini: se il testo resta questo io non lo voto. E come me tanti altri
Dal Pd a FI, le manovre dei ribelli
in attesa della prova dell’Aula
Chiti: non ci spostiamo di un millimetro dalle nostre posizioni
ROMA — «Abbiamo iniziato a lavorare bene sulla strada di un accordo che,
comunque, è ancora lontano. Ma non è
affatto detto che, una volta trovato, la
prova del voto in Aula sarà una passeggiata. Anzi…». Nelle confidenze notturne che Paolo Romani ha fatto ad alcuni
colleghi di partito subito dopo l’incontro col ministro Maria Elena Boschi, e
siamo a venerdì sera, c’è una storia che
va molto al di là dei comunicati congiunti, dell’euforia di Palazzo Chigi, delle fughe in avanti del leghista Roberto
Calderoli. Perché, a prendere per buono
il timore confessato agli amici dal capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, la strada delle riforme è ancora in
salita. «In commissione, una volta trovato l’accordo sul testo, filerà tutto liscio», è stato l’adagio del presidente dei
senatori azzurri. «Ma tutti i “ribelli”,
tutti coloro che dentro il centrosinistra
e tra di noi vogliono ancora il Senato
eletto direttamente dal popolo, tutti
questi non sono sconfitti in partenza. In
Aula può cambiare tutto…».
La lunghissima partita che comincerà il 3 luglio è tutt’altro che scritta. E la
sorte dell’eterogeneo fronte di chi si oppone alla «madre di tutte le riforme»
non è ancora segnata. Corradino Mineo
risponde da una Palermo dove è già
estate piena. «Posso dirla con una battutaccia di quelle che mi hanno rovinato
la vita?». La battuta arriva dopo mezzo
secondo. «Sicuramente nell’ultima formulazione del testo ci sono dei passi in
avanti. Ma il punto centrale della nostra
battaglia rimane ancora là. Stiamo passando da un Senato di Razzi (nel senso
di Antonio, ndr) a un Senato di Fiorito
(nel senso del Batman del vecchio Consiglio regionale del Lazio, ndr). Un’Aula
non eletta direttamente dal popolo, che
comunque conserva dei poteri costituzionali per cui non avrebbe la legittimazione necessaria, produrrà solo danni.
Noi non arretriamo di un millimetro».
Nel «noi» citato da Mineo ci sono
tantissimi colleghi senatori che ancora
si nascondono nell’ombra. Oltre a chi,
dentro i confini del Pd renziano, aveva
finito addirittura per autosospendersi,
una settimana fa. Come Vannino Chiti.
Che infatti dice: «Mi creda, sull’elezione
diretta del Senato poi porteremo avanti
la nostra battaglia con fermezza e lealtà.
Da quella posizione non ci spostiamo di
un millimetro». Tra l’altro, aggiunge
l’ex ministro e governatore della Toscana, «sono molto inquieto rispetto a cer-
Le parole
Paolo Romani (FI): «In
commissione filerà tutto liscio:
ma in Aula può cambiare tutto»
Corradino Mineo (Pd): «Si va
da un Senato di Razzi a uno
di Fiorito, noi non arretriamo»
Renato Brunetta (FI): «10 euro
sulla riforma non me li gioco.
Non se li giocherebbe nessuno»
te frasi che i giornali hanno attribuito a
Renzi sulla riforma elettorale. Anche
perché, per quanto mi riguarda, delle
due l’una. O torneranno i collegi uninominali oppure che si rimettano le preferenze. Altrimenti, una volta riformato il
Senato, non ci sarebbero praticamente
più dei parlamentari eletti dal popolo».
Non ci sono solo i niet di un pezzo del
Pd. Anche dentro Forza Italia il tema
della ribellione dei senatori agli «ordini
di scuderia» del partito comincia a farsi
largo nella nebbia. «Lo dico da adesso,
così nessuno potrà far finta che non lo
sapeva. Io, se la riforma del Senato rimane questa, non la voto», scandisce
Augusto Minzolini. «E come me, immagino, anche tanti altri miei colleghi»,
aggiunge. D’altronde, ricorda l’ex direttore del Tg1, «la proposta che ho presentato, e che prevede l’elezione diretta
del Senato, era stata firmata da trentasette colleghi di Forza Italia. La maggioranza di noi. E visto che quel testo è in
antitesi rispetto a quello che sta confezionando il governo, e soprattutto visto
che la gente di solito legge prima quello
che firma, tutto questo qualcosa vorrà
dire, no?».
In fondo, basterebbe un voto secco.
Basterebbe che la maggioranza dei senatori confermasse l’elezione del Senato così com’è per far crollare il castello
di carte. «Non siate così sicuri che il
pressing dei capipartito faccia presa su
tutta la maggioranza dell’Aula. Altrimenti avrete delle sorprese», è la profezia di Mineo. «Non so quanti parlamentari siano disposti a votare una riforma
che trasforma la Camera dei Deputati in
un qualcosa di molto simile alla Duma
sovietica», sottolinea Minzolini. Anche
Renato Brunetta, che sta alla Camera,
sente puzza di bruciato. «Dieci euro di
tasca mia sul fatto che questa riforma
sarà approvata non me li gioco di certo.
Non me li gioco io come credo che non
se li giocherebbe nessun altro», sorride
il capogruppo forzista a Montecitorio.
La clessidra scorre inesorabile. I ribelli
affilano le lame. Il timer del 3 luglio è
già stato innescato.
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«Dobbiamo trattare, ce lo chiedono gli elettori»
MILANO — «Il Pd? Se hanno accettato
di vederci è per trattare. Noi non abbiamo messo paletti: partiamo da un impianto, aspettiamo che ci facciano le loro proposte». A pochi giorni dall’atteso
vertice tra cinquestelle e democratici —
in programma mercoledì a Montecitorio
— il vicepresidente della Camera, Luigi
Di Maio, appare fiducioso.
Cosa pensa della riforma del Senato
e del Titolo V come è stata delineata in
queste ore?
«Penso che stiamo commentando un
accordo che non esiste, Paolo Romani lo
ha smentito (il capogruppo di Forza Italia ha detto che «resta molto da fare»,
ndr). Credo che ci siano tutti i margini
per migliorare lo status attuale».
Quindi intendete discutere anche di
riforme?
«Vedremo. La nostra intenzione ora è
parlare di legge elettorale. In questo momento l’Italicum è fermo e noi abbiamo
una nostra proposta. Ci inseriamo non a
patti già chiusi, altrimenti saremmo dei
pazzi, ma consapevoli della situazione».
Cosa vi aspettate dal Pd?
«Mi aspetto buona volontà come l’abbiamo noi».
Su quali «punti importanti», come li
ha definiti lei, crede possa esserci una
convergenza?
«Su tutti o su nessuno. Vediamo se
riusciamo a intenderci. Non c’è un pregiudizio su alcuni punti: bisogna capire
e valutare quali giovamenti o danni
avranno da una determinata legge gli
italiani. Non è una trattativa per una alleanza di governo ma solo su un tema».
Come mai questa evoluzione dei
rapporti nei confronti dei partiti?
«Ogni volta che abbiamo detto no è
sempre stato no. Ora abbiamo detto sì e
non ci sono trabocchetti. L’evoluzione
sta nel fatto che prendiamo atto dei risultati delle Europee: ci era stata fatta
una critica, quella di chiusura, di congelamento dei voti, a cui ora noi rispondiamo con i fatti».
Le divisioni interne
«Spaccatura al nostro interno
sul dialogo? L’assemblea
ha chiesto apertura, la politica
è strategia serrata»
C’è stata anche una polemica sull’utilizzo o meno dello streaming...
«Per noi era auspicabile, ma quando
ho detto che non era essenziale, volevo
solo precisare che se dal Pd avessero
detto di no, al vertice saremmo andati lo
stesso».
Come mai?
«Dopo un anno i cittadini si fidano di
noi, sanno che non facciamo inciuci.
Piuttosto, ci saremmo aspettati lo stesso
trattamento riservato a noi anche per
Romani».
Al vostro interno però non siete
compatti: ci sono alcuni parlamentari
che si sono lamentati dei modi e dei
tempi di questa svolta.
«L’assemblea di gruppo ha discusso
della necessità di una maggiore apertura. E la politica si basa sulla strategia: se
è repentina, se è serrata dà i suoi frutti.
In ogni caso l’eventuale esito della trattativa sarà valutato e votato dagli iscritti
come sempre sulla Rete».
Ne parlerete con Grillo lunedì a Roma?
«Non so nulla del suo arrivo, lo apprendo da lei e dalle agenzie di stampa».
Ma lo ha sentito? Ha sentito anche
Gianroberto Casaleggio?
«Mi hanno chiesto se ero disponibile
per l’incontro con il Pd e ho accettato.
Hanno voluto individuare anche una carica istituzionale per mettere insieme i
Sel, un altro lascia
Fagioli: Vendola
cattocomunista
Io guardo a Civati
ROMA — «Questa scissione dentro Sel
era ineluttabile. È giusto che alcuni
abbiano lasciato il cattocomunista
Vendola, perché il cattocomunismo
porta ogni cosa verso il fallimento». Lo
psichiatra Massimo Fagioli parla
dell’addio a Vendola da parte di
Gennaro Migliore e di altri tre deputati
di Sel, ai quali si sta per aggiungere
Alessandro Zan, fra i fondatori del
partito. Dicono, professore, che ci sia
lei dietro questa separazione, lo scrive
Il Fatto Quotidiano: Migliore suo ex
seguace, Vendola suo nemico. «Hanno
anche scritto che sono leader di una
setta, come Scientology! Ma io faccio
psicoterapia di gruppo, gratuita,
libera». Fagioli, espulso dalla Società
psicoanalitica italiana 30 anni fa per
attacco frontale a Freud, è celebre
proprio per queste sedute di gruppo,
che avevano celebri partecipanti come
il regista Bellocchio e il sindacalista poi
presidente della Camera Bertinotti.
«Dopo Bertinotti — racconta Fagioli —
non ho più seguito Rifondazione
comunista, ho rifiutato la leadership
del cattocomunista Vendola, perché
non si può essere cattolico e
comunista, cattolico e omosessuale,
Chi è
Massimo Fagioli, psichiatra,
ex consigliere
di Fausto Bertinotti
Tommaso Labate
L’intervista Il vicepresidente cinquestelle della Camera: l’accordo sul Senato non esiste, ci sono margini per migliorare
Di Maio: non abbiamo chiusure pregiudiziali
Ma sull’eventuale intesa voterà la Rete
La scissione a sinistra
Il ruolo
Luigi Di Maio,
27 anni,
campano,
residente a
Pomigliano
d’Arco, fa parte
del Movimento
5 Stelle dal
2007. Il 21
marzo 2013 è
eletto
vicepresidente
della Camera
dei Deputati con
173 voti,
diventando a
26 anni la
persona più
giovane ad aver
ricoperto questo
ruolo
diversi profili che abbiamo».
La sua presenza all’incontro, il fatto
che Grillo l’abbia indicata come «Casaleggio senza i capelli» e altre indiscrezioni indicano di un suo crescente peso nel Movimento...
«Ma no, quella di Grillo era una battuta da parte di una persona che ama
scherzare».
Gli attestati di stima, anche da altri
politici, però, ci sono. E anche da parte
di molti suoi colleghi cinquestelle...
«Fa piacere che ci siano giudizi buoni
su di me, ma in realtà è il ruolo che ricopro, da vicepresidente della Camera, a
creare un’immagine diversa rispetto ad
altri colleghi, che hanno grandi competenze e soffrono per via di qualche pregiudizio. È normale che gli altri partiti
guardino a me: la mia è la prima carica
del M5S eletta con i voti delle altre forze
politiche. Hanno individuato in me una
figura di mediazione. Pensi che...».
Cosa?
«Quando ci fu l’incontro Renzi-Grillo
il portavoce di Renzi contattò il mio capo
segreteria per organizzare. Come dicevo,
è solo per via del ruolo istituzionale».
Ma come immagina il suo futuro?
«Da parlamentare, come gli altri. Non
ho ambizioni di primeggiare, di dare la
linea».
Emanuele Buzzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
comunista e omosessuale, sono
contraddizioni. Ma non ho mai detto
che gli omosessuali si devono curare».
Così, dopo Rifondazione, lei ora si
avvicina al Pd di Renzi? «No, io mi
avvicino al Pd di Civati, guardo al suo
tentativo di ricreare una sinistra. Il mio
terrore è la sinistra cattolica, con il
Papa che distingue fra bambini
battezzati e non battezzati e il
presidente Napolitano che dà incarichi
di governo solo a cattolici, Monti,
Letta, Renzi...». Fagioli sostiene che la
vita comincia solo nel momento della
nascita e che tutti veniamo al mondo
uguali. Questa è secondo lui l’essenza
della sinistra, uguaglianza e poi
distinzione fra soddisfacimento dei
bisogni e delle esigenze, realtà non
materiali. Ora sembra che Migliore e
gli altri che hanno lasciato Vendola
vogliano legarsi a Renzi... «Sicuro?
Vedremo. Perché in quel caso si
passerebbe da un cattocomunismo alla
Vendola a un cattocomunismo alla
Renzi. Resteremmo sempre
nell’ambito di quelli che la domenica
per prima cosa vanno a Messa». Lei
vorrebbe invece un nuovo partito di
sinistra? «Sì ma non un partito
marxista, il marxismo è fallito
occupandosi solo delle questioni
materiali. Vorrei un partito
rivoluzionario, che faccia ricerca sulla
realtà umana».
Andrea Garibaldi
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
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Le riforme Il centrodestra
Ma per Berlusconi l’accordo ancora non c’è
Il leader non del tutto convinto su Senato e Titolo V. Processi, i timori di essere arrestato
Servizi sociali
Cesano Boscone
È un caso
la barzelletta
dell’ex premier
MILANO — Il regalo. Ma
soprattutto la barzelletta
volgare. Venerdì, nella
mattinata in Sacra Famiglia
per il servizio sociale, Silvio
Berlusconi ha scatenato la
rabbia dei parenti dei
malati di Alzheimer e
potrebbe innescare
reazioni del Tribunale di
Sorveglianza. L’ex premier
si è presentato con una
novità: non più cioccolatini
ma collanine d’argento
donate alle anziane.
Dopodiché è passato
all’attività (imboccare i
pazienti) e, in una delle
sale, davanti sia ad anziani
sia ai loro figli, ha svelato la
«vera storia» del rospo e
della principessa: a
innescare la trasformazione
in principe fu un atto
sessuale. In risposta, l’ex
Cavaliere ha ricevuto poche
risate e molto sconcerto.
Andrea Galli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — «Ancora l’accordo
non c’è. Ci stiamo avvicinando,
ma ancora non ci siamo». Il
messaggio che viaggia sull’asse
Arcore-Roma è nitido. E si sente
forte, e chiaro. Per Silvio Berlusconi, insomma, il patto sulle
riforme non può dirsi in cassaforte. Lo spiega l’ex Cavaliere,
parlando con i pochissimi parlamentari che sono riusciti a
mettersi in contatto con lui durante le ultime – e travagliatissime – ventiquattr’ore. E lo spiega, con tanto di post su Twitter,
anche Paolo Romani, il plenipotenziario a cui l’ex premier ha
affidato la delicatissima trattativa col governo, rappresentato
dal ministro Maria Elena Boschi. «Tutti parlano di accordo
fatto sulle riforme. Abbiamo
fatto dei progressi ma non siamo assolutamente all’ultimo
metro. Rimane molto da fare».
Quello che c’è «da fare», agli
occhi dei berlusconiani di stretta osservanza, è presto detto.
Non va bene, tanto per dirne
una, che «un Senato come quello disegnato dal testo del governo elegga il presidente della Repubblica, i membri della Consulta e i componenti del Csm».
Né va bene la formula che porterebbe a Palazzo Madama «un
sindaco per Regione», anche
perché favorirebbe il Pd ai danni di Forza Italia. «Nella misura
di quindici a sei», è lo screening
tracciato da Romani. Senza di-
menticare che il numero minimo di senatori assegnati alle
Regioni piccole rischia, sussurra sempre il presidente del
gruppo, «di sballarci tutti i calcoli. La Lombardia, per esempio, perderebbe in proporzione
peso rispetto all’Umbria».
ta» con cui, dalle parti di Palazzo Chigi, hanno dato per «blindato» l’accordo. E il secondo sono state le tante voci di chi, dent r o Fo r z a I t a l i a , h a g i à
commentato il «patto Pd-Forza
Italia» sul Senato come se fosse
cosa fatta. «Un po’ come se
Il calendario
L’attenzione puntata
sulle ricadute
della sentenza Ruby,
tra tre settimane
Il capo dello Stato è rientrato da Capri
Napolitano:
la corruzione
è una minaccia
Il caso «Datemene di più o faccio lo sciopero della fame»
Dell’Utri alla battaglia
nel nome dei libri (in cella)
bri. Se non riuscirà ad ottenerli, considerando
tra l’altro che già riceve poca carta e che non può
PARMA — È pronto alla trattativa, combattivo usare le sue penne perché contengono alcol, alcome ai bei tempi. E pure «molto arrabbiato». lora farà lo sciopero della fame come ha già anMa non per i prossimi 7 anni che dovrà trascor- nunciato alle guardie: "un conto è espiare la perere nel carcere di via della Burla, dopo la sen- na, altra cosa subire una tortura psicologica"».
tenza definitiva per concorso esterno in associaDa vedere come finirà. Di certo, in un carcere
zione mafiosa, e nemmeno per le modalità del- come questo, dove il regime del 41 bis ha fatto
l’estradizione che l’ha portato una settimana fa vacillare i delinquenti più scafati, la notizia di un
da Beirut, passando per Roma, qui, in questo detenuto che digiuna per mancanza di cultura
istituto di massima sicurezza che di pezzi grossi non potrà non fare il giro delle celle. Anche perne ospita e ne ha ospitati (dal boss di Cosa No- ché, a sentire l’amico Palmizio, legato a Dell’Utri
stra, Bernardo Provenzano, al suo predecessore dai tempi di Publitalia, le condizioni carcerarie
Totò Riina, passando per l’uomo del crac Parma- dell’ex senatore, nonché tra i fondatori di Forza
Italia, sono tutt’altro che all’acqua di rose: «Marcello (cardiopatico e reduce da un intervenEx senatore
to, ndr) è detenuto in infermeMarcello Delria in regime non di media, ma
l’Utri, 72 anni, è
di alta sicurezza, praticamente
stato parlamenun gradino sotto il 41 bis. Se latare a Roma e
sciasse l’infermeria, si vedrebBruxelles dal
be ridurre le telefonate e le vi1996 al 2013: è
site». Palmizio ha anche visitastato condanto la cella dell’ex parlamentare:
nato a 7 anni per
«È singola con bagno privato,
concorso esterdoccia e una tv praticamente
no in associainutilizzabile, essendo inserita
zione mafiosa
in una sorta di gabbiotto per
evitare atti di autolesionismo».
lat, Calisto Tanzi). Niente di tutto questo: Mar- Le sue condizioni fisiche? «L’ho trovato bene,
cello Dell’Utri, 72 anni, più che un braccio destro ma questa storia dei libri non la manda giù…».
per Silvio Berlusconi nell’ultimo ventennio, la Aggiunge uno dei suoi legali, Giuseppe Di Peri:
sua personalissima partita intende giocarla su «Lui non parla con nessuno, guarda poca tv, i liciò che ha di più caro da sempre: la lettura, i li- bri sarebbero un grande passatempo». Molto di
bri, lo studio. Per una volta non è con i giudici più: ossigeno puro. Nella sua movimentata vita,
che se la prende, ma con il regolamento peniten- Dell’Utri si è sempre ritagliato un notevole spaziario che prevede per ogni detenuto la conces- zio nel mondo della cultura: presidente di fonsione di due libri o, in alternativa, di un volume dazioni, organizzatore di eventi, ideatore di sete di un vocabolario. Poco, pochissimo, per un timanali. Una personalità versatile: per qualcubibliofilo come Dell’Utri. Che, come ha raccon- no (vedi i magistrati che lo accusano di aver fattato ieri all’Ansa l’amico e parlamentare di Forza to da intermediario tra Berlusconi e mafia), fin
Italia, Elio Massimo Palmizio, non solo ha deci- troppo. Non sarà semplice adattare il regolaso di diffondere urbi et orbi la sua protesta, ma mento penitenziario alle esigenze di lettura delpare addirittura disposto ad aprire una sorta di l’ex senatore, che appena arrivato a Parma aspinegoziato con le autorità del carcere fino ad arri- rava a diventare il bibliotecario del carcere.
vare in caso di rifiuto al digiuno (non letterario, L’obiettivo è fargli avere almeno 5 libri al colpo:
ma gastronomico). Parole di Palmizio: «Marcel- dose minima per evitare l’astinenza.
Francesco Alberti
lo sarebbe disponibile a rinunciare alla tv e al© RIPRODUZIONE RISERVATA
l’ora di socialità pur di riavere parte dei suoi liDAL NOSTRO INVIATO
Ma se sui dettagli tecnici la
«quadra» si può trovare, ci sono
stati due aspetti — di tutta la
partita che s’è aperta subito dopo l’incontro tra Boschi e Romani — che al Cavaliere proprio
non sono andati giù. Il primo
riguarderebbe «l’eccessiva fret-
«Ora c’è più fiducia, è indubbio». A dirlo è stato
ieri, da Capri, Giorgio Napolitano. Il capo dello
Stato, che insieme alla moglie Clio ha lasciato
l’isola per fare ritorno a Roma (foto Ansa),
prima di partire ha incontrato a Staffan De
Mistura, console onorario di Svezia, e i sindaci
di Capri, Gianni De Martino, e di Anacapri,
Franco Cerrotta. Napolitano — in un messaggio
alla Guardia di Finanza — ha poi sottolineato
che «l’evasione, le frodi fiscali, la corruzione»
sono «minacce subdole, potenti e globali» e
«attentano allo sviluppo economico e sociale
degli Stati, penalizzano i cittadini e privano i
giovani di fiducia e opportunità». © RIPRODUZIONE RISERVATA
qualcuno di noi volesse favorire
Renzi», è il malizioso tormentone che aleggia tra i tanti nemici
interni di Denis Verdini.
Veleni a parte, il Berlusconi
che aspetta da Arcore lo sblocco
definitivo del patto sulle riforme è un uomo tormentato.
Molto tormentato. L’attesa che
lo separa dalla sentenza di Milano sul processo Ruby, fissata attorno al 18 luglio, sta già iniziando a logorarlo. Tanto che,
giura chi l’ha sentito, alterna
momenti di autentica rabbia a
momenti di amarezza. E c’è una
paura, poi, che comincia a farsi
largo tra i suoi. Se fra tre settimane venisse condannato, l’ex
presidente del Consiglio si troverebbe — nel giro di pochissimi mesi — a dovere fare i conti
persino con l’ipotesi di andare
in galera a fine anno. Succederebbe poco prima del pronunciamento definitivo della Cassazione, in vista del quale i giudici potrebbero chiedere la custodia cautelare per evitare
pericoli di fuga all’alba di una
sentenza che — in quel caso —
sarebbe definitiva. Il precedente
di Marcello Dell’Utri, scappato
in Libano prima che l’Alta corte
decidesse la sua sorte, non gioca a favore dell’ex premier. Al
contrario, è il timore di qualcuno dei suoi legali, potrebbe anche penalizzarlo.
Tommaso Labate
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I partiti Il caso
Usa, Germania e Francia
Gara tra euroscettici
La falsa partenza
di Salvini-Le Pen
La campagna acquisti di Farage-Grillo
rende difficile la formazione del gruppo
MILANO — Il rischio di una
figuraccia in eurovisione ancora
non è scongiurato. Per la Lega, ma
anche per il Front National di Marine Le Pen. Perché la possibilità che
l’annunciato gruppo euroscettico a
trazione italo-francese non veda la
luce in tempo utile, resta tutt’altro
che scongiurato.
Il fatto è che entro la fine del
mese si dovrebbero costituire i
gruppi politici in seno al Parlamento europeo. Per formare un
nuovo gruppo, le regole sono semplici: bisogna poter contare su almeno 25 europarlamentari, i quali
devono provenire da almeno sette
Paesi diversi. La formazione di Lega e Front National, per gli europarlamentari, non ha alcun problema: la sola Marine Le Pen , che oggi
guida il primo partito di Francia, ha
spedito in Europa 24 deputati. Il
problema nasce invece sulle nazionalità. Al gruppo, infatti, mancherebbe ancora una nazione.
Lo scorso dicembre, al congresso della Lega Nord che ha eletto segretario Matteo Salvini, i leader
stranieri erano parecchi. L’idea, a
parole da tutti condivisa, era quella
A Strasburgo
La scadenza
Entro il primo luglio, i gruppi
parlamentari che dovrebbero
sedere all’Europarlamento
dovrebbero annunciare
formalmente la loro
costituzione. Il problema, per
la Lega e gli altri alleati
euroscettici (primo tra tutti, il
francese Front National) è
che per formare un gruppo
gli europarlamentari devono
provenire da almeno sette
Paesi. Ufficialmente, ne
manca uno.
«Europa delle nazioni»
Il futuro gruppo dovrebbe
essere formato da Lega,
Front National francese, gli
olandesi del Pvv, gli austriaci
del Fpö, i fiamminghi del
Vlaams Belang, i polacchi del
Knp. Ieri, un emissario di
Marine Le Pen avrebbe
avuto il sostegno dei bulgari
del Vmro.
di formare un gruppo comune euroscettico (o anche proprio euro
ostile) in grado di rappresentare
una spina nel fianco nella storica
dualità di Bruxelles, quella tra popolari e socialisti.
Peccato che il piano non avesse
tenuto conto dell’uragano Farage.
Il partito del super nemico dell’Europa, il britannico Ukip, ha infatti
superato di slancio il 30% dei consensi in patria ed è diventato il polo
di attrazione per tutti gli euro nemici dell’Europa settentrionale.
Tanto per fare un esempio, gli svedesi che in dicembre erano al congresso della Lega, ora fanno parte
dello schieramento costruito da
Farage.
I leghisti danno la colpa all’eccessiva schizzinosità di madame Le
Pen in tema di alleanze. E alla conclamata inimicizia con Farage. Ma
si dicono anche fiduciosi di una risoluzione della vicenda: ieri un inviato del Front National avrebbe
convinto i due parlamentari del
bulgaro Vmro, ad aderire al blocco
che già include — oltre ad italiani e
francesi — gli olandesi del Pvv, gli
austriaci del Fpö, i fiamminghi del
L’intervista Il leader ceco Petr Mach: no a unioni gay
L’alleato dei cinquestelle all’Ue:
lecito aver timore dei romeni
Chi è
Economista
È un economista e
anche il leader del
Partito dei liberi
cittadini da lui
fondato nel 2009
nella Repubblica Ceca.
È nato il 6 maggio
1975 a Praga, ed è
stato il leader dei
Giovani conservatori,
la giovanile del Partito
civico democratico
Contro l’Europa
Il partito, di
orientamento liberale
classico e ostile
all’intervento dello
Stato nell’economia e
nelle vite dei cittadini,
alle ultime elezioni
europee si è schierato
insieme al Partito per
l’indipendenza del
Regno Unito (Ukip) di
Nigel Farage
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — «Il debito pubblico è immorale, noi non lo pagheremo più», ha detto Beppe Grillo. Che
ne pensa, Petr Mach, capo degli euroscettici cechi, lei che di Grillo è compagno nel nuovo gruppo anti euro
già pronto per l’Aula di Strasburgo?
«Quando sento cose così, penso
che sono felice di non possedere alcun titolo di Stato italiano... Ma naturalmente, concordo con il fatto che
ciascuno ha il diritto di rinegoziare. E
posso dirle per certo che non voglio
essere costretto a condividere il debito con nessun altro».
Economista, autore di un libro che
spiega «Come uscire dalla Ue», e leader a Praga del Partito dei liberi cittadini, Mach siede con altri
47 deputati di altri 6 diversi partiti nel neonato
Efd («Europa della libertà e della democrazia»).
Quel gruppo che, nelle
parole di Grillo, «è una
grande vittoria per la democrazia diretta...è bellissimo». «Sì, saremo
l’eco della gente», fa eco
il britannico Nigel Farage. Anche se, a ben guardare, quell’eco non è
proprio monocorde.
Professor Mach, il suo alleato
Grillo, nel suo programma ufficiale, ha anche proposto pieni sussidi
di disoccupazione per chi resti senza lavoro. Che ne pensa?
«Mi è difficile commentare queste
dichiarazioni se non conosco il contesto. Nel mio Paese, la gente riceve
sussidi di disoccupazione per un periodo di 5 mesi, dopo aver perso il lavoro. E come economista, io raccomanderei di tagliare benefit e tasse,
piuttosto che aumentarli».
Certi grillini dicono anche che
non c’è più tanto bisogno di un’Ita-
lia unita...
«Non lo so, sta all’Italia decidere.
Può darsi che oggi sia troppo unificata: anche la Svizzera è “unita”, e tuttavia i suoi cantoni hanno la loro autonomia... Se un giorno una Regione
italiana deciderà di diventare uno
Stato indipendente come San Marino, allora semplicemente accadrà, e
io le augurerò il destino migliore».
Un altro alleato del vostro gruppo anti euro, Nigel Farage, afferma
che sarebbe «preoccupato» se dei
romeni traslocassero vicino a casa
sua. Dagli avversari è accusato di
razzismo, antisemitismo...
«Non so nulla di queste accuse, Farage è per me una persona decente.
Sinceramente, credo che ciascuno
abbia il diritto di essere felice o preoccupato se dei romeni traslocano
nella casa vicina».
Nel vostro Efd ci sono anche i lituani del partito «Ordine e giustizia». Un loro leader, Petras Grazulis, vuole espellere le persone omosessuali dal suo Paese. Qual è la sua
posizione sui matrimoni gay?
«Penso che lo Stato non dovrebbe
concedere matrimoni o unioni gay,
del tutto. Un matrimonio o un’unione civile fra omosessuali dovrebbe
essere un contratto privato fra due
persone libere. Se fosse così, non ci
sarebbe alcuna controversia sulle
unioni omosessuali».
Lei ha scritto «Come lasciare la
Ue» nel 2010. È ancora valido?
«Ogni nazione è libera di scegliere
se lasciare l’Ue o no. È legale, ed è
giusto che sia possibile… Io spiego ai
miei elettori che possiamo preservare il libero commercio e allo stesso
tempo uscire dall’Ue. Ciò di cui vogliamo liberarci è l’eccessiva burocrazia, l’iper-regolamentazione, le alte tasse, i sussidi».
Luigi Offeddu
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Ucraina,
nuove sanzioni
contro Mosca»
Vlaams Belang, i polacchi del Knp.
Va detto che, se il nuovo gruppo
non dovesse riuscire ad organizzarsi in tempo, non sarebbe poi
una tragedia: un gruppo parlamentare in realtà può formarsi in qualsiasi momento. Resterebbe, però,
la figuraccia — per un gruppo di
tali ambizioni — di non aver saputo organizzarsi in tempo per la prima scadenza.
Secondo Mario Borghezio, neo
rieletto parlamentare europeo per
la Lega, lunedì a Bruxelles ci sarà
Francia, Germania e Stati Uniti avvertono che
la Russia corre il rischio di nuove sanzioni se
rifiuta di far scendere la tensione ai confini
dell’Ucraina. Lo ha affermato un portavoce
della Casa Bianca dopo colloqui separati di
Barack Obama con Angela Merkel e François
Hollande: «Hanno concordato con noi sul
una riunione della nuova «Europa
delle nazioni». Ma lui stesso avvisa: «Meglio non correre troppo e
verificare quello che succede». Certo è che gli euroscettici hanno perso un’occasione forse storica: la
somma degli italo-francesi, più i
vicini a Farage, più i Conservatori
europei avrebbe formato un blocco
da oltre cento deputati. Il segretario Matteo Salvini osserva che l’alleanza era impossibile «per la tiepida posizione anti immigrazione
del grillini (alleati di Farage) e il di-
fatto che se la Russia non prendesse
immediate e concrete misure per far scendere
la tensione nell’est Ucraina, l’Unione Europea
e gli Stati Uniti dovrebbero prendere misure
addizionali per imporre sanzioni alla
Russia». Nella foto, le milizie filo russe che
hanno manifestato ieri a Donetsk (Ap).
I numeri
Per fare gruppo servono
25 eurodeputati
di almeno sette Paesi:
al momento in «Europa
delle nazioni» ne sono
rappresentati soltanto sei
sinteresse della finanza inglese rispetto alla tutela delle eccellenze
nazionali: per loro sono un ostacolo». Lo ammette anche Borghezio:
«Certo, un gruppo unico anti Europa sarebbe stato un cuneo potentissimo. Ma Nigel Farage è e resta il
garante degli interessi finanziari
della City. Per noi, e non soltanto
per noi, un’alleanza non sarebbe
stata possibile. Per Grillo, nessun
problema? Lo vedremo... ».
Marco Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
16 Primo Piano
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il delitto di Bergamo
L’interrogatorio di Bossetti
«Non ero a Brembate per Yara
Incontravo solo mio fratello»
Ma Fabio lo smentisce. La moglie chiede di vederlo
DAI NOSTRI INVIATI
BERGAMO — «È vero, andavo a Brembate,
ma io Yara non la conosco. Ci andavo spesso perché lì abita mio fratello e c’è il mio commercialista. Ma avete sbagliato, l’assassino non sono io».
Giovedì 19 giugno, ore 9.30. Nel carcere di Bergamo Massimo Giuseppe Bossetti racconta la sua
verità. Parla per un’ora, nega di essere «Ignoto
1», l’uomo che ha lasciato una traccia di Dna sugli slip della vittima. Fornisce una versione dei
fatti che i carabinieri del Ros e i poliziotti dello
Sco stanno adesso verificando. Però non convince il giudice Ezia Maccora che quella stessa sera
firma un’ordinanza di custodia cautelare per
omicidio aggravato dai motivi di crudeltà e dalla
minorata difesa della vittima che aveva soltanto
13 anni. Anche perché sia il fratello, sia il professionista hanno in parte smentito il suo racconto.
Il momento più drammatico è quello dell’inizio.
Il gip gli comunica ufficialmente l’esito delle verifiche sulla paternità: «Lei risulta figlio di Giuseppe Benedetto Guerinoni». Nell’aula cala il gelo. Lui rimane immobile, sgrana gli occhi. Guarda il suo avvocato Silvia Gazzetti quasi a cercare
conforto. E poi dichiara: «Sono cresciuto sapendo di essere il figlio di Ester Arzuffi e Giovanni
Bossetti. Soltanto ieri, leggendo un giornale qui
in carcere ho scoperto che Giovanni non è mio
padre. Voglio dire che per me mio padre è lui». E
aggiunge: «Quando venne fuori la storia di Guerinoni chiesi a mia madre se lo conosceva». Si capisce che è disperato, ma più volte ripete di esse-
re innocente: «Non ho ucciso Yara. Non
avrei mai potuto fare un gesto simile. Non
sono capace di fare del male a nessuno, ho
figli della sua stessa età». Non contesta l’esito degli esami sul Dna. «Ma non so spiegare
perché l’abbiate trovato sugli slip della ragazzina». Due giorni fa sua moglie Marita
Comi ha chiesto di poterlo vedere. Lui è in
isolamento e adesso sarà il pubblico ministero Letizia Ruggeri a dover decidere se autorizzare il colloquio.
Le visite a Brembate
Il giudice gli chiede di ricostruire che cosa
ha fatto la sera di venerdì 26 novembre 2010,
quando Yara è scomparsa. «Sono passati quattro anni, però ricordo i miei movimenti di quel
giorno perché sono un tipo metodico. Ho una
vita normale, mi dedico al lavoro e alla famiglia
e quindi ho delle abitudini ripetitive. Esco la
mattina presto per andare al cantiere, mangio
velocemente mentre sono al lavoro, poi il pomeriggio torno a casa, mi faccio una doccia e sto con
i miei figli. Dopo cena mi addormento sul divano
per la stanchezza. La sera esco raramente, sempre in compagnia di mia moglie e dei miei figli.
Adoro mia moglie. La domenica di solito sto con i
miei parenti. Sono molto legato ai miei genitori».
Poi aggiunge: «Ricordo che cosa feci quella sera
perché passando di fronte al centro sportivo vidi
furgoni con grosse parabole e ne fui attratto. Era
il 26, o forse il 27 novembre». La circostanza è falsa perché la sparizione di Yara fu denunciata dal
Il documento
La richiesta
firmata dal
pubblico
m
ministero
L
Letizia Ruggeri
d
di convalidare
l’l’arresto di
M
Massimo
G
Giuseppe
Bo
Bossetti, 43
an
anni, per
l’o
l’omicidio di
Ya
Yara. Sopra,
il fermo
padre la mattina del 27 e le televisioni arrivarono
non prima del giorno successivo, la domenica. Si
arriva così alla sua presenza frequente nella zona
dove abita Yara, nei pressi della Citta dello Sport
dove la ragazzina andava a fare ginnastica. E lui si
giustifica: «Vado a Brembate da mio fratello Fabio e dal mio commercialista». Entrambi vengono interrogati. Fabio Bossetti spiega che «con
mio fratello ci vediamo di rado perché lui è un tipo solitario. Veniva pochissime volte, io non sono mai andato a casa sua». Cauto anche il commercialista: «Sarà venuto una volta al mese,
quando mi portava le fatture da registrare».
Il percorso e i negozi
«In quel periodo lavoravo in un cantiere di Palazzago con mio cognato, stavamo costruendo
L’altra famiglia Dalle loro impronte genetiche la svolta del caso
Il dramma in casa Guerinoni
«Il fermato? Mai conosciuto»
BERGAMO — Caseggiato nel centro
storico di Brembate Sopra. Sul campanello la targhetta rosa sbiadito indica
Guerinoni-Zanni. Suoni e la padrona di
casa si affaccia alla finestra del secondo
piano, ma basta dirle «giornalista» e subito richiude i vetri. «Non ce la fa più».
Parla per lei la figlia, modi gentili ma
decisi: «Siamo distrutti, con i nomi di
mio fratello e di mia mamma sui giornali». Accetta di fare due parole solo per
un motivo: «Lo dica una volta per tutte
che non c’entriamo niente con questa
vicenda, se non per una parentela di cui
non sapevamo nemmeno nulla».
Allora tornare sui nomi serve per
chiarirlo. Suo fratello è Damiano Guerinoni e sua mamma è Aurora Zanni. Il
ragazzo non c’entra nulla con la morte
di Yara. È solo il primo anello della catena delle indagini scientifiche che hanno
portato a Giuseppe Guerinoni, suo zio,
l’autista di Gorno morto nel 1999. Per la
genetica il defunto è il padre di Massimo Giuseppe Bossetti, figlio biologico
che da lunedì sera è in isolamento nel
carcere di Bergamo con l’accusa di aver
ucciso la bambina. Allora, se le cose
stanno così, l’uomo fermato è cugino di
Damiano. «Che sia stato individuato il
presunto colpevole è un sollievo, così si
fa giustizia per Yara e almeno finisce il
tormento anche per noi. Però fa male
sapere che sia sangue del nostro sangue», si sfoga la sorella. Ma sia chiaro:
«Non conoscevamo questo Bossetti,
non sapevamo della sua esistenza e per
fortuna non l’avevamo mai visto nemmeno per caso». La signora Aurora è
stata chiamata dai carabinieri per firmare l’ultimo verbale che la riguarda.
La domanda è stata proprio questa:
«Conosceva Massimo Giuseppe Bossetti?». La risposta è stata identica a quella
riferita dalla figlia.
Allora perché il nome di Damiano è
spuntato nell’inchiesta? Il giovane è finito nel calderone dei test del Dna perché frequentava la discoteca Sabbie
Mobili, ora Muzika, di Chignolo d’Isola.
Il locale si affaccia sul campo accanto al
La frase
❜❜
I familiari
Abbiamo
collaborato
con gli
inquirenti
ma non
c’entriamo
nulla
Autista
La tomba di
Giuseppe
Guerinoni,
scomparso nel
1999 a 60 anni,
e identificato
con l’analisi del
Dna come
il padre biologico dell’assassino di Yara
terreno in cui Yara era stata trovata. Il
profilo genetico del ragazzo ha dei punti di contatto con quello rinvenuto sugli
slip e sui leggings della vittima. Pochissimi per sospettare di lui, ma sufficienti
per proseguire le verifiche sul suo ceppo familiare. Un colpo di fortuna per le
indagini. Così si è arrivati a due suoi cugini, dai Dna con ulteriori punti di contatto, ma anche loro non c’entrano nulla. Quindi si è risaliti al loro padre, Giuseppe Guerinoni, risultato padre anche
del presunto assassino. Da qui la pista
del figlio illegittimo che all’inizio della
settimana ha portato alla svolta.
«Abbiamo collaborato da subito —
assicura la ragazza —. Nei giorni scorsi
abbiamo ringraziato gli inquirenti che
ci hanno sempre trattato con delicatezza. Hanno fatto il loro lavoro, dovevano
verificare ogni dettaglio di questa incredibile vicenda. Incredibile come la
coincidenza che riguarda mia mamma e
il suo lavoro come collaboratrice domestica dai Gambirasio. Assurdo, ma è
davvero una coincidenza». Capitolo
chiuso, dunque, anche se ha lasciato il
segno. In un piccolo centro, dici Guerinoni e associ alla bambina uccisa.
«Guardi, almeno si è arrivati alla svolta.
Non avevo grande fiducia nella giustizia, ora invece ce l’ho».
G.U.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Primo Piano 17
italia: 51575551575557
I telefoni
26 novembre
17.45 Bossetti
Il suo cellulare,
agganciato alla cella
di via Natta, a Mapello,
si spegne
26 novembre
18.49 Yara
La bimba si dirige verso casa. Il suo cellulare
si collega alla cella di via Natta a Mapello,
la stessa spesso agganciata da Bossetti nel percorso
per tornare alla sua abitazione. Poi si spegne
26 novembre
17.45-18.45 Yara
La bambina è in palestra a
Brembate di Sopra e il suo
telefono aggancia la cella
di Ponte San Pietro
via
27 novembre
7.34 Bossetti
Il telefono del muratore
si riaccende e aggancia
la cella di via Natta
a Mapello
Brembate di Sopra
Al
es
sa
nd
ro
M
Novembre 2010
La scomparsa
vicino a casa
e la denuncia
an
zo
n
i
Mapello
via Rampinelli
via Sorte
via Ravasio
Ponte
San
Pietro
Brembate di Sopra
Campo del ritrovamento
del corpo di Yara
via dei Bedeschi,
Chignolo d’Isola
una palazzina. Passavo da Brembate Sopra per
tornare a casa, a Mapello. Talvolta mi fermavo
per un caffè o una birra. Oppure all’edicola perché lì compravo le figurine per mio figlio. E poi
andavo dal benzinaio». Le verifiche effettuate in
queste ore dagli investigatori riguardano eventuali percorsi alternativi che sono più veloci e più
brevi per verificare se possa essere passato anche
altrove. Un controllo che viene fatto anche analizzando i filmati delle telecamere sequestrati al
momento della scomparsa della ragazzina. Certamente Bossetti andava «almeno due volte alla
settimana» al centro estetico «Oltremare», come
ha ricordato la proprietaria per fare la «doccia»
abbronzante. Nel novembre 2010 il negozio si
trovava di fronte alla villetta dei Gambirasio. Lui
nega una simile frequenza: «Tengo al mio aspet-
❜❜
Abitazione
Bossetti
via Piana di Sopra,
Mapello
Solarium
frequentato
da Bossetti,
via Sorte
Casa
Gambirasio
via Rampinelli
to fisico, ma non è vero che ci stavo così spesso,
anche perché io lavoro all’aria aperta e il sole lo
prendo anche così».
La sera della
scomparsa passai
dalla palestra: ero
curioso dei furgoni
con le parabole
Il cellulare «muto»
Il giudice gli contesta che dopo l’ultima telefonata alle 17.45 del 26 novembre 2010 il suo telefono cellulare sia rimasto muto fino alle 7 della mattina successiva. Lui dichiara: «Da qualche settimana il cellulare non funzionava bene, la batteria
non reggeva e infatti poi l’ho cambiato. Quella sera posso averlo spento e messo in carica per riaccenderlo la mattina successiva prima di andare al
lavoro. del resto a casa ho il telefono fisso». In queste ore si stanno effettuando nuovi controlli sui
tabulati perché secondo le prime verifiche in altri
giorni di quello stesso periodo il cellulare ha regi-
Palestra di Yara
via Locatelli,
angolo via Caduti
dell’Aeronautica
strato «traffico» anche nelle ore serali.
Quando gli viene chiesto se abbia mai conosciuto la famiglia Gambirasio, Bossetti è netto: «Non
ho mai visto Yara. Ho incontrato sua padre al cantiere di Palazzago dopo la scomparsa della ragazzina. Se fosse successo a mia figlia io non avrei avuto
la forza di continuare a lavorare». Nega di aver mai
visitato «siti internet pedopornografici», mentre
dice che è «molto appassionato ai casi di cronaca
nera e li leggo sul computer. Mentre come giornale
leggo “L’Eco di Bergamo”, mia suocera è abbonata». Sono cinque i computer che gli sono stati sequestrati, compreso un tablet. E adesso bisognerà
verificare che cosa ci sia in tutti gli hard disk.
Fiorenza Sarzanini
Giuliana Ubbiali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I personaggi In quattro anni solo pochissime dichiarazioni pubbliche
I GAMBIRASIO E LA DIGNITÀ DEL DOLORE NASCOSTO
L’avvocato di famiglia: da parte loro
nessun sentimento di vendetta
Il parroco: la loro forza è la fede
di MARCO IMARISIO
«Buonasera, avrei un problema».
Nei giorni scorsi i giornali locali hanno intervistato il carabiniere che alle
19.30 del 26 novembre 2010 prese
una telefonata al 118 proveniente dal
numero fisso di una casa di Brembate
di Sopra. «Mia figlia di 13 anni è uscita di casa e non è ancora rientrata.
Cosa devo fare?»
Ecco, il breve racconto del militare,
oggi in pensione, non aggiunge nulla
di nuovo a dubbi e sospetti residui,
ma fa venire i brividi. In modo del
tutto involontario, attraverso la rievocazione dell’attimo preciso in cui
tutto è cominciato, offre la misura
della sofferenza di una madre e di un
padre. Chiunque abbia dei figli piccoli sa di cosa si sta parlando. Quel
giorno in cui su un traghetto affollato
abbiamo perso di vista nostro figlio,
quella volta che ci siamo girati al luna
park e non l’abbiamo più trovato, le
prime volte che l’abbiamo lasciata
uscire da sola e adesso siamo qui a
imporci di non guardare l’orologio,
cosa vuoi che sia un’ora di ritardo.
Ecco. Poi li troviamo. Poi tornano a
casa.
Quel breve momento di abisso che
ogni tanto riemerge dal subconscio
svegliandoci all’improvviso di notte,
Fulvio e Maura Gambirasio lo hanno
vissuto per tre mesi. È un tempo infinito, una tortura senza uguali. Sappiamo anche come è finita quell’attesa vana, con la speranza che svaniva
con il passare dei giorni.
«Anche per me quella coppia costituisce un mistero, ma semplice e
bello. Sono solo brave persone, che
hanno fiducia nella giustizia, senza
alcun interesse per la ribalta mediatica». La famiglia Gambirasio non ha
avuto un avvocato fino al gennaio
2012, anche questo è un dettaglio che
la dice lunga. Solo allora, quando
c’era da nominare un perito di parte
per risolvere la vicenda giudiziaria di
Mohammed Fikri, il muratore marocchino fermato per errore pochi
giorni dopo la scomparsa di Yara, si
sono affidati a Enrico Pelillo, bergamasco, classe 1966. «Chi crede che
questa svolta abbia cambiato i loro
sentimenti si sbaglia di grosso. Non
hanno mostrato alcun sentimento di
odio, alcun malanimo. La vicenda
delle indagini è stata lunga e tormentata, nessuno la sa meglio di loro.
Non hanno particolari opinioni sul
signor Bossetti. Lo riterranno colpevole soltanto quando una eventuale
sentenza di condanna sarà passata in
giudicato».
Tutto qui. Ma certe volte la semplicità di un comportamento non sempre aiuta a capire le cose. Ogni volta
che Fulvio e Maura appaiono in pubblico o fanno sgocciolare qualche rara dichiarazione, sempre concordata
con l’avvocato, finora mai un colloquio o una intervista con i media, i
loro compaesani sono i primi a chiedersi come fanno, dove trovano la
forza. «La fede, amico mio». Don Corinno Scotti, l’anziano parroco di
Dolore
In alto Fulvio Gambirasio e la moglie Maura, genitori di Yara (Ansa)
Milano
La madre e i figli
uccisi dal papà,
silenzio ai funerali
La vicenda
È stato un minuto di silenzio interminabile, rotto solo dal suono delle
campane, quello che ha preceduto l’inizio delle esequie di Cristina
Omes e dei suoi figli, Giulia e Gabriele, uccisi dal marito Carlo Lissi
una settimana fa a Motta Visconti (Milano). Ed è lo stesso «silenzio»
chiesto nella sua omelia dal vescovo vicario della Diocesi di Milano,
Mario Delpini, dopo le «chiacchiere» e «il clamore delle notizie» e
l’«ossessione delle immagini quando non c’è nulla da vedere».
Brembate Sopra, accenna un sorriso
venato di ironia verso il profano che
cerca una risposta a quello stupore.
«Io credo che neppure la fede possa
cancellare il dolore per la perdita di
un figlio, ucciso in quel modo, poi.
Ma può renderlo umano, può fare argine alla disperazione con la speranza».
A rendere «personaggi» loro malgrado i genitori di Yara è proprio la riservatezza così desueta, l’esercizio di
un pudore da tempo fuori moda è
stato l’unico argine che ha impedito a
questa tragedia di scivolare nel melodramma seriale e nazionalpopolare,
come avvenuto con altri celebri casi
di cronaca nera. C’è una foto bellissima che risale ad appena venti giorni
fa, quando ancora questa vicenda era
immersa in un vuoto pneumatico,
quasi metafisico. All’oratorio di
Brembate Sopra era stata inaugurata
la stele che ricordava Yara, raffigura
una ginnasta azzurra protesa verso il
cielo. Quando don Corinno ha invitato i genitori presenti in sala ad abbracciare i loro genitori, Natan e Gioele non sono riusciti a trattenere le
lacrime. Nella foto si vede il più piccolo aggrappato alla madre, che accenna un sorriso dolce, mentre Fulvio cerca di stringere tutti a sé.
In quel momento, chi c’era ha capito il mistero di questa famiglia così
«strana» nell’Italia mediatica e sguaiata di oggi. Maura e Fulvio Gambirasio stanno semplicemente compiendo un lungo atto d’amore. L’imposizione a se stessi di una normalità che
non prevede il dolore strillato, che
impedisce gli sfoghi che potrebbero
renderlo meno lancinante, è un atto
di fiducia verso il futuro della famiglia. È l’unica possibilità che hanno
di proteggere la sorella e i fratelli di
Yara, di garantire loro una strada che
non sia in alcun modo segnata dal
male che hanno dovuto subire. Sopravvivere alla morte di un figlio, sopravvivere per la vita dei figli che restano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel tardo pomeriggio del 26
novembre 2010 Yara
Gambirasio, 13 anni, esce
dalla palestra, che si trova a
pochi minuti a piedi da casa
sua, dopo aver assistito a un
allenamento di ginnastica
ritmica. Non vedendola
tornare a casa, i genitori
provano a telefonare alla
figlia, ma il cellulare risulta
spento. Dopo una serie di
ulteriori tentativi, denunciano
la scomparsa della ragazzina
Dicembre 2010
Le ricerche
e l’arresto
per errore di Fikri
Le prime indagini si
concentrano su un cantiere.
Poi il 5 dicembre, su una nave
partita da Genova verso
Tangeri (Marocco), viene
arrestato Mohamed Fikri,
piastrellista tunisino. Si pensa
che in un’intercettazione
telefonica Fikri abbia detto
alla sua ragazza: «Allah mi
perdoni, non l’ho uccisa io».
Ma è un errore di traduzione
dall’arabo. Il 7 dicembre viene
scarcerato
Febbraio 2011
Il ritrovamento
del corpo
e l’autopsia
Il 26 febbraio 2011, tre mesi
dopo la scomparsa, Yara
viene trovata morta poco
distante da Chignolo d’Isola.
L’autopsia conferma che la
ragazzina è stata colpita alla
testa e ferita con un’arma da
taglio alla gola, al torace, alla
schiena e ai polsi. L’assalitore
se ne è andato lasciando la
bambina agonizzante ma
ancora in vita. Analizzando i
vestiti di Yara gli investigatori
trovano una traccia di sangue
appartenente a un uomo
Giugno 2014
I maxiprelievi
del Dna
e la svolta
Si cerca di capire di chi sia quel
sangue. Gli investigatori
prelevano nei mesi successivi
campioni genetici di migliaia
di persone dei paesi vicini. Si
scopre che il sangue appartiene
al figlio illegittimo di un uomo
deceduto nel 1999. Mesi dopo
si risale anche alla madre del
presunto assassino, Ester
Arzuffi. Infine, con un pretesto,
viene recuperato il Dna di suo
figlio Massimo Giuseppe
Bossetti: è uguale a quello
trovato sul corpo di Yara. Il 16
giugno l’uomo viene arrestato
18
italia: 51575551575557
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
19
italia: 51575551575557
Esteri
Il reportage
La comunità
marginalizzata
dal governo sciita
si prepara allo
scontro. «Non ci
resta che fuggire
o fare un patto
con il diavolo»
Soldati del Mahdi
Oltre 20.000 uomini,
molti dei quali
confluiti dalle
province meridionali,
sono stati mobilitati
a Bagdad dal leader
sciita Moqtada Al
Sadr: ieri hanno
marciato in una
grande
manifestazione alla
periferia orientale
della capitale. Un
gesto di sfida di fronte
all’avanzare degli
estremisti sunniti, in
un volteggiare di
bandiere nere, verdi
e bianche, queste
ultime simbolo di chi
è pronto a morire
per la causa
(Reuters)
I sunniti di Bagdad pronti al sacrificio
«I jihadisti nostri liberatori»
DAL NOSTRO INVIATO
BAGDAD — «Voi in Europa ci chiamate terroristi. Ma non avete capito la nostra esasperazione. Il governo sciita di Nouri al Maliki ci ha progressivamente umiliato, offeso, marginalizzato.
Noi sunniti per anni abbiamo provato a cercare il
dialogo, a cooperare per l’unità dell’Iraq. Ma abbiamo incontrato solo ostilità. Così abbiamo
stretto un patto con il diavolo. Lavoriamo assieme agli estremisti islamici qaedisti, con i tagliagole arrivati dalla guerra civile in Siria. Sappiamo che è pericoloso, potrebbe essere un abbraccio mortale. Ma siamo pronti a tutto pur di far
valere i nostri diritti. Una volta raggiunti i nostri
obbiettivi, dovremo fare i conti con gli alleati di
oggi. Nel futuro i baathisti e le grandi tribù sunnite dovranno liberarsi degli estremisti. Intanto
va compreso però che la nostra guerriglia è in effetti un movimento rivoluzionario popolare di
ampio respiro. Anche se purtroppo abbiamo davanti a noi un lungo periodo di violenze». E’ uno
sfogo allo stesso tempo militante e preoccupato
quello di Nabil Salim al Najar. Lo incontriamo
nel suo ufficio nel quartiere sunnita di Yarmuk.
Un palazzone in perfetto stile baathista dei tempi
di Saddam Hussein, con gli scaloni di marmo,
aquile imperiali color oro scolpite sui muri, saloni e gigantesche poltrone un poco sfondate.
Najar era professore di scienze politiche all’Università di Bagdad, oggi a 57 anni è dirigente del
partito sunnita «Muthaidoon» (L’Unità) e consigliere personale del suo leader, Osama Nujaifi,
che è anche portavoce del parlamento.
Le sue parole e il suo stile di vita ben aiutano a
comprendere i sentimenti dei sunniti, una minoranza bellicosa (circa il 30% degli oltre 31 milioni di iracheni), storicamente abituata a comandare, legata a filo doppio col regime defenestrato dall’invasione anglo-americana del 2003 e
adesso sul sentiero di guerra contro la maggioranza sciita e i suoi mentori iraniani. I sunniti di
Bagdad si stanno barricando: frustrazione, incertezza, appelli «al sacrificio». Preparano le armi in cantina, si passano le munizioni. Nei quartieri più esposti accumulano cibo e benzina. Medici e infermieri organizzano cliniche di fortuna.
Najar si sente braccato. Da tre settimane ha cambiato casa, ha mandato una parte della famiglia
in Giordania. In altri tempi lo avremmo definito
un moderato. Oggi ha paura, ma è pronto a combattere. «Una soluzione politica ci sarebbe: le dimissioni di Maliki, come ha indicato l’amministrazione americana, assieme alla creazione di
un governo di unità nazionale. Ma sappiamo bene che non è affatto pronto a lasciare. Promette
la guerra. E guerra sarà. Ci aspettiamo il peggio,
pregando Dio che non avvenga».
Ieri mattina le dichiarazioni di Najar suonavano particolarmente pertinenti. Già prima delle
sette le strade del grande quartiere sciita di Sadr
City alla periferia orientale della capitale (oltre 2
milioni di abitanti) risuonavano degli slogan e
gli appelli alla guerra santa contro le milizie sunnite lanciati da oltre 20.000 giovani mobilitati da
Muqtada al Sadr, il leader 41enne delle brigate
sadriste (i cosiddetti «soldati del Mahdi»). In un
volteggiare di bandiere nere, verdi e bianche
(queste ultime simbolo di chi è pronto a morire
per la causa), brandendo fucili, lanciarazzi e bazooka, gli sciiti confluiti specialmente dalle province meridionali hanno voluto sottolineare che
la loro ritirata è finita. Non ci saranno più sbandamenti e diserzioni di massa, come è avvenuto
per le unità dell’esercito a Mosul, Tikrit e Baqouba. Un gesto di sfida di fronte all’avanzare dei
sunniti, che nelle ultime ore hanno tra l’altro
completato la loro conquista delle zone di confi-
L’attesa
Preparano le armi in cantina, si passano
le munizioni. Nei quartieri più esposti
accumulano cibo e benzina: i sunniti
della capitale si stanno barricando
ne con la Siria catturando la cittadina di Al Qa’im
e stanno riorganizzandosi per riprendere la marcia verso sud. Per tutti è ovvio che le dinamiche
della guerra stanno facendosi più insidiose, dalle conseguenze gravissime per i civili. Non sarà
più lo scontro tra guerriglie ed esercito, bensì
guerriglia contro guerriglia. Nel cuore di Adhamiyah, 300.000 abitanti il quartiere più importante dei sunniti nella capitale, abbiamo visto
numerosi giovani di guardia ai negozi. «Siamo
semplicemente terrorizzati. Più si combatte nel
nord e più la guerra civile insanguinerà Bagdad,
la città mista per eccellenza», confida Musfafa Al
Adami, condirettore della rete tv «Dijla». I sunniti in maggioranza vedono i miliziani che arrivano da nord come liberatori, gli sciiti come nemici. Basterebbe questa semplice constatazione
per cogliere il baratro che li separa. Ma Al Adami
è ancora più pessimista: «Io sunnita ho una moglie sciita. L’ho sposata vent’anni fa, quando ancora nessuno pensava che le differente teologiche tra le nostre fedi sulla discendenza di Maometto costituissero una barriera. Ma adesso viviamo in tempi folli. E la mia unica aspirazione è
scappare con la famiglia all’estero».
Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervista Lo scrittore algerino Yasmina Khadra riflette sull’infinito dopoguerra iracheno
«E’ il suicidio di una generazione
L’Occidente ha creato solo caos»
Yasmina Khadra, fra Iraq e Siria sta
nascendo una specie di Jihadistan?
«No. Per quanto pericoloso, il jihad è un
fenomeno limitato nel tempo. La gente che
l’ha scelto è gente che nel suo Paese non
aveva via d’uscita, futuro. E’ il suicidio entusiastico d’una generazione intera di giovani arabi senza più sogni, trasformati nella peggiore mostruosità».
Questi dell’Isis sembrano perfino peggio di Al Qaeda...
«Io non vedo differenze: l’unica è che
questi hanno acquisito esperienza attraverso le guerre. Ma la dottrina, l’obbedienza, la volontà di fare del male sono esattamente le stesse. Forse, prima non conoscevano le reazioni e i punti deboli dell’Occidente. Oggi, li hanno scoperti. E sono loro
a imporre il gioco al mondo».
E’ lo scontro finale tra sunniti e sciiti?
«Non è ancora la guerra mondiale dei
musulmani. Quest’offensiva irachena non
accende gli animi, perché è una rabbia che
non ha seguito nelle idee. Il progetto del
califfato è utopico. E la capacità di resistenza è comunque minima, di fronte all’arsenale dell’Occidente. Tutto quel che fanno i
jihadisti serve solo a preparare la controffensiva occidentale».
Se c’è uno scrittore che anticipò il disastro iracheno, e poi lo descrisse con «Le sirene di Bagdad», è questo ex ufficiale algerino che si chiama in verità Mohammed
Moulessehoul e che tanti anni fa rubò alla
moglie il femminile nom de plume Yasmina Khadra (gelsomino verde), per evitare
la censura dei suoi generali. Da militare in
congedo, Yasmina non si stupisce troppo
dei fantaccini iracheni in rotta: «Quello
non è più l’esercito iracheno: un esercito,
non lo metti in piedi in cinque anni. Quello
vero è scomparso nel 2003. Il problema è
che molti militari di allora stanno coi ribelli. E oggi abbiamo i vecchi ufficiali addestrati da Saddam contro i nuovi pagati dagli americani. E’ difficile che questi pivelli
tengano testa a combattenti più esperti e
motivati». Anche il nuovo romanzo di
Khadra, «Gli angeli muoiono delle nostre
ferite» (Sellerio editore), attraversa un’Algeria fra gli anni 20 e 40 che spiega molto
delle tensioni di oggi fra Occidente e mondo arabo: «Mi sono chiesto se quel mondo
uscito dalla Grande guerra non avesse un
po’ cambiato le mentalità, se la gente non
avesse cominciato a trovare un po’ più pre-
❜❜
Il vecchio regime
Solo il popolo può
decidere di rovesciare
un tiranno. Era meglio
tenersi Saddam
ziosa la vita. La risposta è no: le guerre, allora come oggi, non rendono più intelligenti le persone».
In questo infinito dopoguerra, molti
se lo chiedono: non era meglio tenersi
Saddam?
«Certamente sì. Se tu America hai una
politica e non sai come farla, se ignori la
cultura altrui e vuoi dare lezioni di modernità a gente che non ne ha bisogno, se vai a
occupare per ritirarti subito, beh, non hai
più il diritto di dare la democrazia agli altri.
Se la Coalizione fosse davvero intervenuta
in Iraq per farla finita con un tiranno, io
avrei applaudito. Ma sono venuti a seminare il caos, se ne sono andati e hanno lasciato un popolo abbandonato a queste
atrocità. L’unico che ha titolo di decidere la
propria sorte e di rovesciare un tiranno, è il
popolo. Non c’è bisogno d’un Robin Hood,
d’un Tarzan o d’un Terminator. Qualche
mese prima della Libia, m’intervistò Der
Spiegel: voi andrete a rovesciare un dittatore, dissi, a distruggere un Paese perché
avete già in mente i progetti per ricostruirlo, ma non troverete più niente da ricostruire perché la Libia è un Paese tribale e
sarà spezzettata, come l’Iraq. Gli occidentali calcolano sempre l’arsenale del nemico, non si chiedono mai che cosa pensi:
mentalità, cultura, tradizione, cose essenziali che pesano più delle armi che ha».
Tony Blair non si pente: fosse per lui,
bombarderebbe ancora...
Chi è
Il nome d’arte
«Yasmina
Khadra»
(gelsomino
verde) è il nome
d’arte che lo
scrittore algerino
Mohammed
Moulessehoul
rubò anni fa
alla moglie per
evitare la censura
Militare
Nato nel 1955
in una località
del Sahara, è un
ex ufficiale che ha
vissuto in prima
linea la guerra
civile algerina. Tra
i suoi libri tradotti
in italiano,
«Le sirene
di Baghdad»
(Mondadori)
e «Gli angeli
muoiono delle
nostre ferite»
(Sellerio)
«Tutti cercano di giustificare un crimine, per addomesticare i rimorsi. Ma a un
leader oggi si chiede la capacità di testimoniare quel che dice: se un giorno i Blair
manderanno i loro figli a combattere in
terra straniera, forse comincerò ad ascoltarli. E’ venuto il momento di non dare più
retta ai politici, ma ai poeti. E il poeta dice
che c’è un’unica causa suprema: il diritto
alla vita e continuare a vivere, malgrado
tutto».
E’ per questo che lei s’è candidato contro Bouteflika, alle ultime presidenziali
algerine?
«E’ perché amo il mio Paese: se oggi ne
sono emarginato, è perché mi rifiuto d’abbandonarlo. Quando hai fatto otto anni di
guerra — queste mani che vedi, e che oggi
scrivono, hanno portato dei neonati assassinati —, allora ti senti in colpa. Ti chiedi:
perché sono morti gli altri e tu no? E’ l’unico modo che ho di meritarmi la mia sopravvivenza. Forse dipende dall’essere nato nel Sahara: noi del Sahara siamo gente
mistica. Da noi, la mancanza di rispetto
verso il prossimo è mancanza di rispetto
verso Dio. Perché l’essere umano è il capolavoro di Dio».
L’Algeria è stata la prima a finire nel
caos jihadista e la prima a uscirne...
«Siamo stati sotto embargo, sono morti
15 mila soldati e 200 mila civili, c’è stato un
milione di vittime fra desaparecidos, orfani, vedove... Cifre irachene. Nella lotta al
terrorismo, americani ed europei oggi non
hanno la nostra stessa capacità ed esperienza. L’esempio algerino sta nel fatto che,
dagl’integralisti, ci siamo difesi da soli.
Senza aiuti o coalizioni».
Francesco Battistini
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✒
183 al patibolo
in un Egitto
senza diritti
di CECILIA ZECCHINELLI
I
l segretario di Stato Usa John
Kerry oggi incontrerà al Cairo
il presidente Abdel Fattah Al
Sisi per la prima volta dalla sua
recente elezione a raìs. Venerdì
il generale che già da un anno
governa di fatto l’Egitto ha
ricevuto il re saudita Abdullah,
di ritorno da cure in Marocco.
Con quest’ultimo, a cui ha
baciato per rispetto la kefiah
(su YouTube il video è virale, i
commenti immaginabili), Al
Sisi ha passato pochi minuti
all’areoporto, l’anziano sovrano
non é sceso a terra. E certo con
lui ha discusso dei miliardi già
versati da Riad e di quelli
necessari per evitare il collasso
del Paese. Di diritti umani, c’è
da scommettere, nemmeno un
accenno. Anzi Abdullah avrà
lodato la repressione dei Fratelli
musulmani. Ma neppure con
Kerry la priorità sarà la
democrazia. Con lui Al Sisi
parlerà molto di Siria e Iraq,
Libia e Israele, di relazioni
bilaterali legate per gli Usa
«anche» all’attenuarsi del
pugno di ferro del raìs, ma con
vaghi appelli più che con misure
concrete. Eppure solo ieri è
arrivata l’ennesima prova che i
tempi di Mubarak sono tornati,
e in peggio. Un tribunale di
Minia ha infatti confermato 183
condanne a morte, delle 683
sentenziate in aprile, per
presunti aderenti alla
Fratellanza accusati di aver
ucciso in luglio un poliziotto.
Tra i condannati un copto, un
cieco, e il 70enne Mohammed
Badie, Guida spirituale del
movimento che per un anno ha
governato l’Egitto per poi essere
definito terrorista e represso
con centinaia di morti e
migliaia di arresti. Il processo
di Minia — durato pochi
minuti, proibiti avvocati e
media — non è il solo ad aver
suscitato proteste nel mondo: lo
stesso giudice in marzo aveva
mandato a morte 529 «Fratelli»
(poi ridotti a 37), Badie giovedì
ha ricevuto un’altra sentenza di
pena capitale al Cairo. L’ultima
parola non è detta, esiste un
ultimo grado di giudizio. Ma
processi e condanne di massa
come questi, ha detto l’Onu,
non si sono mai visti. E se
anche le pene capitali saranno
ridotte a poche decine, le carceri
sono piene di oppositori, anche
laici, privati di avvocati e diritti
basilari e chissà quanto vi
rimarranno. Con soddisfazione
di re Abdullah e buona pace di
Kerry.
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20 Esteri
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
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Iran La sentenza rischia di essere eseguita immediatamente
Bielorussia
A morte la sposa bambina
che si era ribellata al marito
Scarcerato
l’attivista
anti-Lukashenko
MINSK — L’attivista
bielorusso per i diritti
umani Ales Beliatski
(foto Ap) è stato
scarcerato con quasi
due anni di anticipo
rispetto a quanto
previsto dalla
condanna a 4 anni e
mezzo inflittagli nel
novembre del 2011.
Beliatski, figura di
spicco della dissidenza
anti-Lukashenko, era
stato condannato per
evasione fiscale in un
processo denunciato
dalle associazioni
come politicamente
motivato.
Costretta alle nozze a 14 anni, l’ha ucciso a 17
A 14 anni è diventata moglie, a 15 anni madre, a 17 anni
omicida. Razieh Ebrahimi, che
di anni oggi ne ha 21, ha confessato di aver ucciso l’uomo
che era stata costretta a sposare, ed ha un appuntamento col
patibolo in Iran.
Per salvarla si sono mobilitate molte organizzazioni internazionali per i diritti umani,
tra cui «Human Rights Watch»
e «Amnesty International», ma
la donna potrebbe essere impiccata questa settimana.
Razieh è stata data in sposa
per volere del padre a un vicino di casa che faceva l’insegnante. Per tre anni — ha raccontato la donna — l’ha picchiata e insultata, finché una
sera dopo l’ennesimo litigio
seguito dalle botte, lei ha deciso di reagire. «Non ho chiuso
occhio quella notte — ha raccontato al quotidiano iraniano
Nel 2009
Delara
Darabi,
arrestata a
17 anni
per
omicidio,
impiccata
a 23. Non
servirono
le critiche
straniere
Shargh —e al mattino mi sono
ritrovata seduta a guardarlo
dormire. Pensavo a quello che
mi aveva fatto, a tutte le umiliazioni: ogni singolo evento
mi è passato di fronte agli occhi come in un film. Quella
mattina ho preso la pistola e
gli ho sparato».
Non ha confessato
subito: all’inizio ha
sepolto il cadavere
in giardino e den u n c i a to l a s u a
scomparsa alla polizia. E’ stato il padre di Razieh a scoprire la verità e a
denunciarla.
La sua storia getta luce su
due gravi questioni. La prima è
il fenomeno delle spose bambine (un problema non solo in
Iran). Nella Repubblica Islamica, l’età minima per il matrimonio è di 13 anni per le fem-
mine e di 15 per i maschi (ma
anche meno se c’è il consenso
dei tutori e del tribunale). Il
caso di Razieh non è unico e,
secondo l’avvocata iraniana
Shadi Sadr, è un atto di disperazione: «Donne come Razieh
vengono in pratica stuprate
sotto il pretesto del matrimonio. Per venirne fuori, alla fine,
uccidono se stesse o il marito».
La seconda questione è
quella delle esecuzioni per crimini commessi prima dei 18
anni: una violazione della
Convenzione sui diritti dell’Infanzia. L’Iran l’ha ratificata ma
continua a punire come adulti
i bambini a partire dai 15 anni
e le bambine dai 9. Negli ultimi
5 anni è successo solo in Iran,
Yemen, Sudan, Arabia Saudita
e per mano di Hamas a Gaza.
Nel maggio dell’anno scorso, Razieh Ebrahimi ha già rischiato di finire impiccata, ma
quando i carcerieri sono andata a prenderla e ha raccontato
di essere stata arrestata a 17
anni, l’hanno riportata indietro. L’avvocato ha cercato di far
riaprire il caso, in nome di recenti emendamenti al codice
penale (che prevedono che il
giudice possa valutare la capacità del minorenne di capire le
conseguenze delle proprie
10
Esecuzioni
per crimini
commessi da
minorenni in
Iran dal 2009
(fonte: Human
Rights Watch)
azioni), ma la Corte Suprema
ha rifiutato. La campagna internazionale in suo favore si è
fatta più intensa negli ultimi
giorni. E anche all’interno dell’Iran, la società civile è sempre più attiva contro la pena
capitale. Una via per salvarla
consisterebbe nell’ottenere il
perdono dei parenti della vittima: possono accettare del de-
naro in cambio della vita del
condannato. Lo scorso aprile,
ad esempio, una madre ha perdonato l’assassino del figlio
quando aveva già il cappio al
collo: un gesto che ha ispirato
altri. Ma nel caso di Razieh,
questa possibilità pare al momento fuori discussione.
Viviana Mazza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il caso Basta fondi a chi opera nei Territori
I presbiteriani Usa
boicottano Israele
WASHINGTON — Le organizzazioni ebraiche americane le hanno provate tutte. Appelli, una lettera firmata da
1.700 rabbini in rappresentanza di cinquanta Stati, l’offerta di un incontro con il
premier israeliano Bibi Netanyahu. Non è servito. La
Chiesa presbiteriana Usa ha
deciso di disinvestire i propri
fondi da tre grandi società
Usa che forniscono materiale
usato da Israele nei territori
occupati. Una mossa forte:
sono circa 21 milioni di dollari garantiti a Motorola, Caterpillar, Hewlett-Packard.
Il movimento protestante è
arrivato al verdetto dopo discussioni per nulla distese in
quanto una parte era contra-
eliano; azione per migliorare
la vita dei due popoli; impegno a favorire i viaggi verso la
Terra Santa.
Il voto segue un periodo
non facile nelle relazioni con
Israele. A parte i tradizionali
rapporti tra i protestanti e i
palestinesi, ha fatto discutere
l’iniziativa dello «Israel/Palestine Mission Network» che
ha attaccato i principi del sionismo innescando reazioni
dure da parte di Gerusalemme. Poi, con l’avvicinarsi
del voto, le comunità ebraiche sono passate all’offensiva
cercando di convincere i presbiteriani a cambiare idea.
L’attività di lobby — come ha
sottolineato il New York Times — si è rivelata in realtà
Colonie
Un gruppo di
coloni. La Chiesa presbiteriana Usa disinvestirà i propri
fondi da tre
grandi società
che forniscono
materiale usato
nei Territori (Ap)
ria. Una spaccatura evidenziata dal voto finale: 310 contro 303. Inevitabile che fosse
così, visti la sensibilità del tema e il confronto andato
avanti per molto tempo negli
Usa ma anche all’estero. In
Europa, altre chiese protestanti hanno adottato la stessa iniziativa mentre in America già un paio di anni fa c’era
stato un primo tentativo, ma
che era poi rientrato.
I presbiteriani, convinti
che debba essere aperta una
breccia che porti finalmente
ad un negoziato vero, hanno
elaborato la loro posizione
fissandola in un documento
approvato dall’assemblea.
Questi i punti: disinvestimento delle risorse dalle
compagnie che di fatto aiutano a mantenere l’occupazione; riconoscimento del diritto
di esistere per Israele; soluzione dei due Stati, con quello
palestinese al fianco dell’isra-
controproducente. La Chiesa
protestante ha considerato le
pressioni come un’ingerenza
grave. Infine la mancanza di
aperture da parte di Gerusalemme sulla questione delle
colonie in Cisgiordania — il
punto cruciale — ha certamente aiutato i fautori di un
segnale deciso.
«Continuiamo a essere impegnati per Israele e per il suo
diritto di esistere, ma siamo
preoccupati per l’occupazione e riteniamo che Israele
possa fare meglio», ha affermato uno degli esponenti
della Chiesa sottolineando
l’importanza di una svolta.
Che ha mandato su tutte le
furie Israele. In un commento
affidato a Facebook, l’ambasciata israeliana a Washington è insorta contro il voto
dell’assemblea definito «vergognoso».
Guido Olimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Il caso
Esteri 21
italia: 51575551575557
«Troppo corto» si sono lamentati i funzionari di Pechino quando hanno visto quello srotolato sotto la scaletta dell’aereo del loro primo ministro
Londra, la visita di Li
finisce per scivolare
sul «tappeto rosso»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PECHINO — Dal punto di vista
economico la visita del premier cinese Li Keqiang a Londra è stata un
successo completo: ha portato alla
firma di accordi per oltre 14 miliardi di sterline (circa 18 miliardi
di euro). Ma la grande intesa industrial-commerciale sino-britannica ha rischiato di inciampare nel
tappeto rosso che è il simbolo delle accoglienze agli ospiti importanti. Ora che Li è ripartito alla volta della Grecia, dove i cinesi hanno
comperato mezzo porto del Pireo e
puntano ad acquistare un aeroporto vicino ad Atene, i funzionari di
Downing Street hanno rivelato che
i delegati del cerimoniale venuti
da Pechino hanno protestato per la
misura del «red carpet» preparato
a Heathrow per il capo del governo
della Repubblica popolare. Secon-
La regina
Il premier Li Keqiang ha
preteso anche di essere
ricevuto dalla regina. Onore
che spetta solo ai capi di Stato
do la contestazione il tappeto era
tre metri troppo corto.
I cinesi hanno osservato che il
tappeto srotolato ai piedi della scaletta dell’apparecchio di Air China
non era sufficiente per consentire
a Li Keqiang di entrare nella sala
vip senza posare i piedi sull’asfalto
invece che sul soffice manto rosso.
Sarebbero mancati tre metri. Protesta ufficiale, dunque, hanno raccontato i funzionari inglesi al Financial Times. La questione è stata presa tanto sul serio da arrivare
fino alla scrivania di Ed Llewellyn,
capo di gabinetto del premier David Cameron. Non è chiaro però se
alla fine il cerimoniale inglese abbia allungato il tappeto rosso.
Di sicuro Li Keqiang è stato accontentato in un’altra sua richiesta. Il premier cinese desiderava
Investimenti
L’accordo
Una partnership
conveniente per
entrambi i Paesi. Il
Regno Unito vede
affluire denaro fresco
per dare fiato alla
propria economia, la
Cina trova un mercato
interessante per i propri
investimenti. I capitali
di Pechino saranno
destinati a progetti che
riguardano l’alta
velocità ferroviaria e il
settore del nucleare
civile. Un pacchetto di
14 miliardi di sterline,
pari a 17 miliardi di
euro. Una trattativa
che, rivelano fonti
britanniche, si è rivelata
comunque non facile
nonostante l’interesse
di entrambi a
concludere l’affare. Gli
asiatici si sono rivelati
«negoziatori molto
duri».
Gli acquisti in Grecia
Quello di Londra è stato
l’inizio di una
campagna acquisti
europea che porterà i
cinesi anche in Grecia.
Dove è già stato
acquisito mezzo porto
del Pireo. Altro
investimento
riguarderà un
aeroporto vicino ad
Atene.
New Delhi
L’India cancella l’inglese
dai documenti ufficiali
NEW DELHI — Le lingue
riconosciute in India sono
ventidue. Lo dice la Costituzione.
Un pluralismo persino eccessivo,
secondo alcuni. Ma a oltre
sessant’anni dalla fine della
dominazione britannica l’inglese
resta ancora la lingua franca di
questo immenso Paese. Forse,
ancora per poco. Il primo ministro
Narendra Modi
Narendra Modi, infatti, ha deciso
di sostituirlo con l’hindi in tutti i documenti ufficiali.
Una scelta dal sapore politico. Forse una «vendetta»
contro i media anglofoni che durante la campagna
elettorale avrebbero sostenuto il Partito del Congresso,
rivale di Modi. La scelta di azzerare l’inglese sarebbe
ancora più drastica se, come ha promesso il primo
ministro, il prossimo passo fosse di imporre l’uso
dell’idioma hindi anche sui social network. La scelta sta
già provocando reazioni e polemiche. L’inglese, di fatto, è
la lingua ufficiale dell’India. Tutti i funzionari pubblici lo
usano da sempre senza percepirlo come un retaggio
dell’antica dominazione. Senza tener conto di quello che
succederà anche a livello logistico. Il rischio, almeno nei
primi tempi, è quello di una paralisi dell’intera macchina
burocratica. I funzionari saranno costretti a usare la
scrittura devanagari, derivata dall’antico sanscrito.
L’iniziativa, secondo le prime anticipazioni, riguarderà
solamente alcune zone dell’India settentrionale. Sono già
nati gruppi di pressione per costringere Modi a una
marcia indietro almeno per quanto riguarda i social
network. In altri Paesi dell’ex impero britannico, come il
Sudafrica, l’inglese è stato mantenuto come lingua
ufficiale, insieme ad altri idiomi.
un invito dalla regina: lo voleva
tanto da aver minacciato di far saltare la visita se le porte del castello
di Windsor, dove Elisabetta trascorre l’estate, non si fossero aperte per lui e la moglie al seguito. Anche questa vicenda è stata rivelata
dalla stampa inglese. Il problema
qui era che secondo l’etichetta reale, di norma solo i capi di Stato e i
sovrani in visita ufficiale ricevono
un invito a palazzo: Li Keqiang è
solo capo di governo. Ma qui è intervenuto David Cameron che, in
nome dei 14 miliardi di sterline di
accordi commerciali Londra-Pechino, ha ottenuto l’invito a Windsor per un tè con Elisabetta. D’altra
parte la royal family costa cara ai
contribuenti britannici e quindi è
giusto esibirla per fini di interesse
nazionale (la loro agenda ufficiale
è decisa dal governo).
commentato che «la diplomazia
cinese è molto sottile». Il Global
Times, giornale in lingua inglese
pubblicato dal partito comunista a
Pechino, invece ha usato toni da
Guerra fredda: in un editoriale ha
scritto che «la Cina ha eclissato la
Gran Bretagna come superpotenza, anche se alcuni britannici cer-
Guerra fredda
Toni da Guerra fredda sui
giornali cinesi: «Abbiamo
eclissato Londra come
superpotenza, sono in declino»
Gli onori La guardia d’onore accoglie il premier cinese Li accompagnato da Cameron
14
Miliardi La cifra in sterline
(l’equivalente di 17 miliardi di
euro) dell’accordo industrialcommerciale stipulato tra
Londra e Pechino. Gli investimenti cinesi riguardano soprattutto il settore ferroviario
e il nucleare civile
Alla fine, quella di Li è stata una
visita redditizia e soddisfacente
per entrambe le parti: i cinesi volevano investire e i britannici sono
stati lieti di aprire ai capitali di Pechino i loro progetti di alta velocità
ferroviaria e nucleare civile. Ma il
quasi incidente del tappeto e l’autoinvito a Windsor hanno creato
imbarazzo. Gli inglesi hanno fatto
sapere che «i cinesi sono negoziatori molto duri», confermando la
doppia impuntatura degli ospiti.
L’ambasciatore cinese a Londra ha
cano di nascondere il declino dietro la nobiltà». Il giornale comunista ha spiegato che ormai la Cina è
molto rilassata nei rapporti con
Londra, mentre gli inglesi sognano ancora i vecchi tempi imperiali.
C’è qualcosa di vero in questa analisi; ma allora, perché darsi tanto
da fare per ottenere un invito per il
tè dalla vecchia sovrana e spuntare
tre metri di tappeto rosso in più?
Guido Santevecchi
guidosant
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Cronache
Perugia Reppucci si difende: volevo solo scuotere le famiglie
Droga, frase choc del prefetto
«Se la madre non sa si suicidi»
Interviene Renzi. Alfano ordina la rimozione
ROMA — «Una madre che
non si accorge che il figlio si
droga ha fallito e deve solo suicidarsi». Il prefetto di Perugia
Antonio Reppucci pronuncia la
frase-choc davanti alle telecamere, seduto in uno dei saloni
della prefettura. Accanto a lui i
vertici delle forze dell’ordine,
gelati dall’improvvisa presa di
posizione del responsabile della
sicurezza cittadina. Parole che,
48 ore dopo l’uscita dell’alto
funzionario del Viminale, fanno
infuriare il premier Matteo Renzi e anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano: il primo
chiede chiarimenti su quell’intervento che ha dell’incredibile,
il secondo — in serata — annuncia «provvedimenti immediati». «Ho sentito le dichiarazioni del prefetto — lo stronca
Alfano —, sono gravi e inaccettabili. Non può restare lì, nè altrove». Il prefetto è rimosso e il
presidente del Consiglio ringrazia Alfano su Twitter.
La fine di un incarico — di
una carriera, almeno a sentire il
ministro — cominciato meno di
un anno fa. «È stato un gigantesco fraintendimento del senso
che volevo dare alle parole: nessuno vuole il suicidio di nessu-
Conferenza Il primo a sinistra, il prefetto Antonio Reppucci (Umbria 24)
Chi è
A Perugia dal 2013
Antonio Reppucci, nato
a Palma Campania
(Napoli) 62 anni fa
prefetto dal 2008, a
Perugia dal 2013
no. Volevo solo scuotere», si
giustifica Reppucci. Per lui quella frase — e anche altre pronunciate sempre giovedì scorso —
«è stata solo un invito a fare
squadra, a fare sistema: ho voluto invitare a difendere Perugia. A
fare gioco di squadra tutti insieme, con magistratura e forze di
polizia che fanno già un lavoro
egregio. A loro si devono unire
però anche le forze della società
civile, compresa la famiglia. Bisogna fare attenzione ai rapporti
con i figli, per non sentire dopo
il peso di un fallimento».
Il video dell’intervento del
prefetto è stato divulgato dal-
l’emittente Umbria 24 ed è poi
rimbalzato sulla Rete, accompagnato da centinaia di commenti
critici e arrabbiati dei lettori:
quasi tutti hanno chiesto la rimozione di Reppucci. Come ha
fatto lo stesso Renzi, «furente»
per l’accaduto.
Il prefetto, 62 anni, napoletano, proveniente dall’amministrazione civile del ministero
dell’Interno (nel 2008 capo di
Gabinetto dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, commissario per l’emergenza rifiuti
a Napoli, poi prefetto di Cosenza
e Catanzaro) era intervenuto in
una conferenza stampa organizzata per replicare al reportage
sulla droga a Perugia della trasmissione Announo su La7.
Reppucci aveva anche spiegato
che le forze dell’ordine «non
possono fare da badanti e tutori
alle famiglie» e che «se avessi un
figlio e lo vedessi per strada con
la bottiglia in mano, lo prenderei a schiaffi». Toni duri dai quali il procuratore Antimafia perugino, Antonella Duchini, si era
subito dissociato: «Le famiglie
non devono sentirsi isolate, ma
supportate e coinvolte».
Rinaldo Frignani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il vertice La cittadella di Erbil in Iraq e il Cammino degli Inca tra i beni da tutelare
In Laguna
Una nave da
crociera
lungo il Canal
Grande a
Venezia,
all’altezza di
piazza San
Marco. Il
passaggio
delle grandi
navi ha
causato
scontri e
polemiche
(Milestone
Media)
L’Unesco contro le grandi navi
«Pronti a declassare Venezia»
Oggi decisione sulle Langhe
Diventare sito Unesco è una
medaglia che molti vorrebbero
appuntarsi. Sia per il riconoscimento in sé — Patrimonio
mondiale dell’umanità — sia
per l’attrazione (turistica e culturale) che esso genera. Sono
ore di attesa in Italia, anzi in
Piemonte: oggi a Doha, in Qatar, nel corso del 38° Comitato
Unesco, è previsto infatti l’annuncio dell’ingresso nell’esclusivo Club dei «Paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato». Il titolo di Patrimonio
mondiale a questo sito sarebbe
il cinquantesimo in Italia, e il
primo interamente basato sulla
cultura del vino e della vite. Da
Doha, tuttavia, giunge un’altra
notizia, negativa per il nostro
Paese. Si tratta della Laguna di
Venezia, bella e fragile, squassata in queste settimane dalla gra-
ve tempesta giudiziaria sul Mose. Non è chiaro se il pronunciamento che arriva dal Qatar
sia legato a questo scandalo,
fatto sta che il Consiglio Unesco
lancia un ultimatum: «Se l’Italia
non risolve i problemi principali che mettono in pericolo la
conservazione della Laguna,
l’Organizzazione potrebbe decidere di inserire Venezia nella
lista dei beni dell’umanità considerati in pericolo». Anticamera della cancellazione del titolo?
Comunque, uno smacco per il
governo , già alle prese con i
guai di Pompei. L’esecutivo —
in base alla prescrizione Unesco
— dovrà presentare entro il
prossimo primo febbraio una
relazione sullo stato di conservazione della città e della sua laguna, e quindi redigere entro il
primo febbraio 2016 un rappor-
to sull’attuazione di quanto indicato nel documento precedente. Pena, la lista nera.
La questione più nota riguarda le grandi navi da crociera che
in partenza e in arrivo al porto
di Venezia transitano lungo il
canale della Giudecca, nel centro storico, causando un forte
impatto ambientale. L’ultima
decisione ha bloccato l’accordo-ponte (i limiti alla stazza
delle imbarcazioni), trovato in
attesa della soluzione definitiva, cioè la deviazione del per-
Superficiale
Paolo Costa (Autorità
portuale): «È un
documento incongruente
e superficiale»
corso. Si tratta del verdetto di
sospensiva del Tar del Veneto
(in esame, due ricorsi contrapposti), che ha bocciato la scelta
governativa. Punto e a capo,
dunque. L’altro problema riguarda le navi petroliere, per le
quali c’è in ballo la costruzione
di un porto off-shore. Sull’ultimatum Unesco, inutile chiedere
lumi al Comune di Venezia, decapitato in seguito all’inchiesta
Mose. Interviene Paolo Costa,
presidente dell’Autorità portuale, che ha visionato il documento di Doha: «È incongruente e superficiale. Fa confusione
tra navi da crociera e mercantili.
Forse c’è stato un difetto di comunicazione. Di sicuro, alcune
note non sono pertinenti e si ha
l’impressione che la conoscenza della Laguna e del suo ecosistema sia approssimativa».
Infine, nuovi siti Unesco nel
mondo. Il Consiglio ha «titolato» la Cittadella di Erbil (Iraq) e
il Cammino degli Inca che attraversa l’America del Sud.
Marisa Fumagalli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
belvest.com
26
italia: 51575551575557
Assistance
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Cronache 27
italia: 51575551575557
Il concerto evento La difesa del Comune: i Rolling Stones saranno a costo zero
La zona proibita
Il rock blindato agita Roma
«Un eccesso la zona rossa»
Piazza del Colosseo
1 Via dei Cerchi
Palco dei Rolling Stones
4 Via della Greca
Lungotevere
Accuse al sindaco per la tariffa di cessione del Circo Massimo
✒
Via di San Gregorio
Piazza di Porta Capena 2
I VARCHI
DI ACCESSO
1 via dei Cerchi
3 Viale Aventino
(via di San Teodoro)
2 via dei Cerchi
(piazza di Porta Capena)
SE LA STORIA
VIENE SVENDUTA
A 7.934 EURO
3 viale Aventino
4 via della Greca
Piazza Numa Pompilio
Piazza Albania
(lato Bocca della Verità)
di PAOLO CONTI
L
a cifra tonda è 7.934 euro.
Ecco quanto ha incassato il
Campidoglio per concedere
(leggi: privatizzare) un’area
preziosa e delicata come il Circo
Massimo per il concerto dei
Rolling Stones. Lo ha rivelato
ieri Alessandro Capponi nella
Cronaca di Roma del Corriere. Il
sindaco Ignazio Marino,
grande fan dei Rolling, ribatte
che l’organizzazione pagherà
90.000 euro per far funzionare
la metropolitana fino all’1.30 e
per gli straordinari della polizia
locale, più altri 75.000 euro per
i servizi igienici e sanitari, altri
fondi per la pulizia dell’area. In
tutto 170.000 euro. Replica
ridicola e paradossale: non
sono aiuti al Campidoglio, ma
doverose voci di spesa. Nessuna
Capitale regala servizi a un
concerto privato da 70.000
spettatori. Figuriamoci se può
farlo Roma, economicamente
allo stremo, come ripete sempre
Marino. Resta quel bonifico di
7.934, unico beneficio per il
Comune: una ingiustificabile e
vergognosa svendita di un
pezzo del nostro patrimonio
archeologico. Domani sarà
istruttivo verificare i possibili
danni non solo alla cavea ma
anche al patrimonio arboreo:
pesanti strutture sono state
poggiate sulle radici dei vecchi
pini vincolati come tutta la
zona. Perché forse va chiarito
un punto. Un conto è il
benemerito intervento dei
privati a sostegno del
Patrimonio. Altra prospettiva è
la colpevole liquidazione per
una manciata di euro di un
bene che appartiene alla
collettività. Non solo ai membri
della giunta Marino
appassionati di rock.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alla finestra Il chitarrista Ronnie Wood si affaccia con la figlia dalla stanza dell’albergo (Benvegnù-Guaitoli)
ROMA — Il rock è blindato. Il concerto dei Rolling Stones, stasera al Circo Massimo, non è solo un
incontro con la storia ma
anche un groviglio di strade sbarrate, deviazioni, limitazioni, e cambiamenti
nel trasporto pubblico intorno alle «sacre rovine».
Da questa notte è scattata la «zona rossa» attorno
Il blocco
Le strade attorno alla
spianata sono state
totalmente chiuse già
dalla notte
L’indiscrezione
Bruce Springsteen
sarebbe in città
e potrebbe salire
sul palco con la band
al Circo Massimo e ai monumenti dell’intera area
archeologica all’ombra del
Colosseo con la chiusura
totale delle strade attorno
alla spianata che ospiterà
l’evento del quartetto inglese. E nell’area, già parzialmente «off limits» nei
giorni scorsi, il traffico ha
subito non pochi disagi.
Protesta il Codacons perché «i provvedimenti
adottati dalla Questura di
Roma appaiono eccessivi
e soprattutto in vigore con
troppo anticipo rispetto
l’orario del concerto», dice
il presidente Carlo Rienzi.
E non si placano nemmeno le polemiche dell’opposizione che attacca
il Campidoglio per aver
«svenduto» il Circo Massimo, facendo pagare agli
organizzatori «appena» 8
mila euro (come da tariffario, oggetto di revisione
già da tempo della giunta
del sindaco Marino) per
l’occupazione del suolo
pubblico. Il Comune replica che l’evento sarà completamente a costo zero e i
176 mila euro spesi per i
vigili, prolungamento
dell’orario della metro B,
rifiuti e varie, sono già stati pagati dagli organizzatori.
Al di fuori delle polemiche, al riparo nelle lussuose suite del St. Regis, attorniati da una folla di parenti e amici (pare che siano 48 le stanze riservate
alla corte rock della band),
coccolati e protetti dal
personale dell’hotel, i Rolling Stones hanno voglia
di divertirsi. Lontano da
occhi indiscreti. E si trovano così bene a Roma, che
Modena
L’Arcigay contesta le «sentinelle»
La protesta Carlo Giovanardi (al centro) fotografato da Franco Grillini (Facebook)
Da una parte il senatore del Nuovo centrodestra
Carlo Giovanardi con le «Sentinelle in piedi»,
fermi a leggere in silenzio la Bibbia per protestare
contro la legge anti-omofobia, che accusano di
limitare la libertà di espressione. Dall’altra gli
attivisti di Arcigay guidati dal presidente
nazionale Flavio Romani, che con le bandiere
arcobaleno e la musica a tutto volume inscenano
un flash mob ballando «Vogue» di Madonna, per
contestare la manifestazione. L’inedito «scontro»
tra i due mondi diversissimi per stile e valori è
andato in scena ieri a Modena, nella centrale
Piazza Grande. Ora Giovanardi accusa Arcigay di
aver alimentato con «provocazioni e dileggi» un
«clima di aggressione» contro chi come «le 400
sentinelle» di ieri «non si adegua alla ideologia
Lgbt» (le Sentinelle in piedi sono un movimento
che unisce cattolici e laici contrari ai matrimoni
gay). Mentre il presidente dell’Arcigay Romani
definisce «surreale» la reazione del senatore «che
manifesta contro una legge sui crimini d’odio e
poi si scompone per una contestazione». Più
aspri i toni del consigliere regionale dell’Emilia
Romagna e storico esponente del movimento gay
Franco Grillini (Idv), che pubblica su Facebook
una foto di Giovanardi e accusa: «Non fare il
furbo vi abbiamo contati ed eravate sui 200».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
hanno deciso di godersela
anche domani.
Mistero intorno a Jagger, il cui flirt con la modella Melanie Hamrick, a
soli tre mesi dal suicidio
della compagna L’Wren
Scott, ha scatenato non
poche critiche. Fino a ieri
sera era l’unico a non essersi mai mostrato. In
compenso si è lasciata
ammirare sua figlia, Georgia May Ayeesha, 22 anni,
topmodel come la mamma Jerry Hall. Ronnie Wood si è dimostrato il più
disponibile, dalla finestra
CORRIERE DELLA SERA
della sua stanza si è affacciata anche la figlia Leah,
35 anni. Nel pomeriggio,
Ronnie (il più giovane degli Stones con i suoi 67 anni) ha chiesto e ottenuto
di visitare il Colosseo. Il
batterista Charlie Watts è
stato il primo ad abbandonare l’hotel in macchina,
senza un sorriso o una parola. Keith Richards, bandana d’ordinanza in testa,
si è concesso alla folla,
uscendo sul balcone mandando il traffico in tilt. La
rete si è scatenata con foto
e commenti. Il più diver-
tente: «C’ha più rughe
Keith Richards che crepe il
Colosseo».
E su twitter gli Stones
hanno postato un’immagine del Circo Massimo
che fu, con la linguaccia
rossa, il marchio di fabbrica degli Stones, adagiata
per terra. La band prepara
la scaletta del concerto e
chiede alle persone di votare sul social quale canzone vogliono ascoltare
stasera. È un giochetto che
si ripete in ogni città toccata dal tour «14 on fire».
Ma piace molto ai fan e
dunque questa volta la
scelta è fra «Respectable»,
« Loving Cup», «If You Can’t Rock Me», «When The
Whip Comes Down», «Ain’t Too Proud To Beg»,
«Sweet Virginia».
Intanto, fra le indiscrezioni, ce n’è una che ha già
fatto il giro della rete: Bruce Springsteen sarebbe
stato avvistato in città e
non è escluso che salga sul
palco del Circo Massimo,
come del resto ha già fatto
a Lisbona, il 29 maggio.
Sandra Cesarale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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28 Cronache
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il personaggio
L’americana Stephanie Kwolek si è spenta a 90 anni. Nel 1965 creò in laboratorio la sostanza cinque volte più forte dell’acciaio
La signora del kevlar
Con la sua super fibra
zittì i colleghi scettici
Pioniera della chimica, ha firmato 16 brevetti
di ANNA MELDOLESI
Gli oggetti
Giubbotto antiproiettile
Elmetto militare
Pneumatici da Formula 1
I
l kevlar è cinque volte più forte dell’acciaio. Ma Stephanie Kwolek era
forte quanto e più del kevlar. Ieri la
notizia della morte della scienziata novantenne ha fatto il giro del mondo,
ma la sua invenzione è destinata a restare con noi ancora a lungo. Pneumatici, guanti da lavoro, caschi per
pompieri e soldati, componenti per aerei e barche, cavi per fibre ottiche, attrezzature per
sport estremi. Sono solo alcuni dei
prodotti che Stephanie ha contribuito
a migliorare lavorando per l’industria
chimica DuPont. Senza il suo polimero
super-versatile e ultra-resistente, probabilmente, la modernità dell’America, e dunque anche la nostra, non sarebbe stata la stessa.
La storia del kevlar è una sfida agli
stereotipi. La chimica è pericolosa e
cattiva, pensano in tanti, ma i giubbotti antiproiettile di kevlar hanno
salvato la vita a migliaia di persone. I
grandi inventori sono uomini, si tende
a credere, ma l’inventrice del kevlar è
una donna di origini polacche, che da
bambina sognava di fare la stilista. Al
tempo stesso il nome del marchio è
una clamorosa conferma di quanto
pesino i luoghi comuni sul maschile e
il femminile. Inizialmente l’avevano
chiamata Fibra B. Poi la scelta finale è
toccata a un gruppo di impiegati: la
forza è una qualità che di solito viene
associata agli uomini e kevlar aveva un
suono virile.
Quanto possa essere dura la vita per
[-CO-C6H4-CO-NH-C6H4-NH-]n
le donne Stephanie lo capisce all’età di
dieci anni, quando la madre vedova va
a lavorare in fabbrica e a lei tocca accudire il fratellino. Da ragazza vuole fare
il medico ma non può permettersi
tanti anni di studio, perciò rimane fedele alla prima scienza amata a scuola.
La chimica. «Sono entrata nella forza
lavoro nel 1946, quando di donne ce
n’erano poche», ha raccontato. Quelle
poche prendevano i posti lasciati vuoti dagli uomini che erano andati in
guerra, ma lavoravano in condizioni
difficili. «Alcune resistevano poco. Io
no, sono testarda».
Quando si presenta per un colloquio alla DuPont le ripetono la frase di
rito: fra qualche settimana le faremo
sapere. «Ho deciso di essere audace.
Ho detto che volevo saperlo subito,
perché dovevo valutare altre offerte».
Viene assunta e impara a creare quelle
lunghe molecole che servono a fabbricare la plastica e i tessuti sintetici come il nylon. Ne servono di nuove, resistenti a calore e trazione, leggere per
risparmiare energia. La ricercatrice
passa le giornate a combinare sostanze, a fonderle, a trafilarle. Ma un giorno memorabile, nel gennaio del 1965,
trova un polimero che non vuole saperne di fondere. Identifica un solvente capace di scioglierlo ma la soluzione
appare diversa da tutte quelle viste finora. Non è densa e traslucida, ma acquosa e torbida. «Filarla sarà impossi-
bile», sentenzia il collega addetto all’operazione. Lei però insiste fino ad
avere la meglio.
Il kevlar è nato e con esso una nuova
classe di sostanze. «Sono stata fortunata e c’è stato un buon lavoro di
squadra», dichiarerà in seguito mostrandosi fin troppo modesta. Kwolek
comunque aspetta a dare l’annuncio,
Versatile e sicuro
Dai guanti da lavoro ai pezzi
per gli aerei, il materiale ha
contribuito a migliorare la
sicurezza e a salvare molte vite
prova e riprova, non vuole sbagliare.
Ma è tutto vero: ha inventato una fibra
dalle proprietà straordinarie. Sette
strati pesano poco più di un chilo ma
possono fermare un proiettile calibro
38 sparato da una distanza di tre metri.
Prima di andarsene Stephanie ha fatto
in tempo a ottenere sedici brevetti rinunciando ai rispettivi guadagni, si è
fatta portavoce delle battaglie delle
donne nel mondo della scienza e ha
vinto molti premi prestigiosi. Quello
della American Chemical Society ha le
motivazioni più belle: «La sua ricerca
ha contribuito alla prosperità materiale e alla felicità della gente».
@annameldolesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
RIVIERA DI COMACCHIO
CESENATICO
RIMINI
MISANO ADRIATICO
LIDO DELLE NAZIONI
venerdì 4 luglio
venerdì 4 luglio
sabato 28 giugno
venerdì 4 luglio
RADIO BRUNO ESTATE
ARISA
ALEX BRITTI
PAOLO BELLI & BIG BAND
NOMADI
FRANKIE HI-NGR MC
ROCCO HUNT
MOLO STREET PARADE
Dj set & sardoncino
ANDREA MINGARDI
JOE DI BRUTTO
giovedì 3 luglio
da Percuotere la Mente
BAUSTELLE (ingresso a pagamento)
CATTOLICA
LUCA CARBONI
in FISICO & POLITICO TOUR
Condurranno la serata i DJ di RADIO 105
sabato 5 luglio
MODENA CITY RAMBLERS in VENTI
Condurranno la serata i DJ di RADIO 105
special guest DJ ONE
venerdì 4 luglio
NEGRAMARO (ingresso a pagamento)
MOSTRE, SUONI, VISUAL
DJ SET e MUSICA LIVE, DJ di RADIO 105
IN CONTEMPORANEA SU TUTTA LA COSTA
GRANDE SPETTACOLO DI FUOCHI D’ARTIFICIO
venerdì 4 luglio
venerdì 4 luglio
dal Ravenna Festival
MIRKO CASADEI
e ORCHESTRA SPETTACOLO CASADEI
FOLEYMANDALA
Dj set di CLAUDIO COCCOLUTO
con MATTEO SCAIOLI e DAVID LOOM
SAN MAURO MARE
sabato 5 luglio
venerdì 4 luglio
LA PASSIONE LETTERARIA A RAVENNA:
PAOLO E FRANCESCA, TERESA E GEORGE
sabato 5 luglio
RICCIONE
IVANA SPAGNA
giovedì 3 luglio
venerdì 4 luglio
sabato 5 luglio ore 5.00
PEPPE SERVILLO & SOLIS STRING QUARTET
in SPASSIUNATAMENTE
FIORDALISO
SPECIALE CINÈ con CIAK D’ORO
venerdì 4 luglio
BELLARIA IGEA MARINA
sabato 5 luglio
ITALIAN PASSION
FRANCESCA DA RIMINI,
PASSIONE E NOSTALGIA
RAVENNA
CERVIA MILANO MARITTIMA
venerdì 4 luglio
UMBERTO SMAILA E LA SUA BAND
ELISA
venerdì 4 - sabato 5 - domenica 6 luglio
GATTEO A MARE
Formula chimica
A sinistra, la
formula del kevlar;
sopra, Kwolek
WELLDANCE
con RAFFAELE PAGANINI e ANNAROSA PETRI
BEACH PARTY
LA NOTTE ROSA DEI BAMBINI
venerdì 4 luglio
2° PREMIO SPORT IN ROSA
IL MONDO DI PIMPA
FESTIVAL DEL SOLE
sabato 5 luglio
sabato 5 luglio
sabato 5 luglio
CANAL LATINO
NOTTE ROSA WINX
FRANCESCO RENGA
CON IL SOSTEGNO DI
venerdì 4 luglio ore 24.00
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Cronache 29
italia: 51575551575557
L’inchiesta/ Il tempo delle donne
Parità e diritti La quota delle neomamme che si licenziano è cresciuta di 4 punti in 7 anni
LEVA FISCALE, ORARI, RUOLI FLESSIBILI
UN’AGENDA PER LE DONNE ITALIANE
La nuova mappa del potere e i vecchi problemi non risolti
di LA 27ORA
una salita non breve: servono misure d’urto per
scardinare le resistenze nel
lavoro, nelle istituzioni, nel
sistema dei talenti e dei meriti.
Questa agenda per le donne, e per la società intera, deve aprirsi subito. Per non
tradire chi comincia a immaginarsi in un
futuro prossimo di possibilità, per chi
quelle possibilità non riesce a intravedere.
L’innovazione del lavoro e nel lavoro è
il primo punto. Orari ripensati, rotazione
delle mansioni, valutazione dei progetti
realizzati e non dei tempi lunghi in ufficio
possono dare una prima spallata. Con il
coinvolgimento di sindacati e associazioni delle imprese, la flessibilità è fondamentale perché scatti un cambio di organizzazione che liberi risorse e motivazioni personali. Ed è inutile ragionare di oc-
SEGUE DALLA PRIMA
E ancora: le manager nominate ai vertici delle società quotate in Borsa, le alte
funzionarie di alcune aziende pubbliche
strategiche, le 5 rettrici (su 78, pochissime) alla guida di università influenti. La
svolta c’è. È in corso. Ma è a questo punto
che vogliamo chiederci: lungo le direttrici
di questa svolta ritroveremo anche le nostre strade comuni? Questa mappa è, o
promette di essere presto, lo specchio di
un cambiamento diffuso e coerente?
La realtà è che non ci sono ancora le
condizioni per una vita quotidiana equa,
con opportunità e responsabilità in equilibrio tra donne e uomini in tutti i campi,
pubblici e privati. Anzi. Ci sono molti dati
e statistiche e numeri che potrebbero essere qui considerati per raccontare come
stiamo veramente. Prendiamone uno solo: la quota delle madri che ha lasciato il
lavoro dopo la nascita di un figlio non è
affatto diminuita. Al contrario, è balzata
dal 18,4% nel 2005 al 22,3% nel 2012, percentuale molto superiore alla media euro-
Gli appuntamenti
Incontriamoci
sul web e sul giornale
Le novità
La rotta è ormai cambiata: lo
dimostra il numero mai raggiunto
in passato di ministre,
deputate e manager di Stato
pea. Questo vuol dire che resta moltissimo da fare e rivela quanto sarà fondamentale, in questa fase critica, il ruolo di
chi è invece riuscita a rompere il soffitto
di cristallo nazionale.
E dunque il valore della crescita femminile va difeso da alcune insidie, magari invisibili. Prima fra tutte il rischio di
un’omologazione strisciante, o anche immediata, rispetto a chi ha avuto il controllo esclusivo del potere per secoli. Le donne, anche perché in forte minoranza e di
conseguenza sotto osservazione speciale,
finiscono a volte per assorbire i difetti dei
vertici tradizionali: vengono cooptate nei
nuovi ruoli e si uniformano alla classe dirigente preesistente. Non rompono gli
schemi organizzativi, non cambiano il
linguaggio, non innestano un’identità e
un’energia proprie. Il paradosso è che, attraverso questa complicità più o meno
consapevole, il potere maschile si «rige-
nera». Grazie al cambio di genere.
Una seconda questione è in gioco tra le
donne stesse. In questo caso, l’insidia arriva da quante «ce l’hanno fatta»: insieme
vanno ad affollare una vetrina — molto
esposta — che sembra comunicare alle altre donne, e agli uomini, una situazione
di parità ormai raggiunta se non sorpassata. Chi non è in ascesa, chi non riesce a
tenere insieme vita familiare e professionale, si sente a torto sbagliata e resta ai
margini: teme — o viene accusata — di
non essere abbastanza preparata e audace. Come se il successo di poche costituisse la prova che adesso tutto è possibile, se
solo si hanno riflessi pronti e una giusta
ambizione...
La riuscita di alcune donne sarà sì una
leva sociale determinante, ma soltanto se
aprirà a scelte libere — di fare o non fare
carriera, di fare o non fare figli — e se saprà accelerare mutamenti positivi per tutte in mondi anche distanti. Siamo a un
tornante risolutivo quanto pericoloso di
Il blog «La27ora» (27esimaora.corriere
.it) darà vita nelle prossime settimane
a un’inchiesta a puntate — che
troverete sulle pagine, nel sito, nei
social network legati a Corriere —
dedicata alle donne e al loro potere di
contribuire a un cambiamento nel
Paese. Cercheremo di rispondere ad
alcune domande: la nuova mappa di
influenza che si va disegnando è lo
specchio di mutamenti coerenti e
diffusi o è solo una vetrina? Le donne
sono portatrici di un’energia e di
un’identità capaci di trasformare la
classe dirigente? E quali sono i passi, le
riforme più urgenti per far sì che tutti,
donne e uomini insieme, siano più
liberi di trovare nuovi equilibri tra
opportunità e responsabilità? Il nostro
obiettivo è incontrare alcune delle
donne che hanno assunto incarichi
strategici e nello stesso tempo
affrontare temi anche distanti ma
fondamentali nelle nostre giornate.
Parleremo di lavoro e stipendi, di
sessualità, di scuola e formazione delle
bambine, di tecnologia e nuove
famiglie. Troverete ogni contributo nel
blog dove saremo felici di accogliere le
vostre storie e idee, i vostri
suggerimenti e le vostre critiche.
L’inchiesta verrà realizzata con il
contributo di tutte le redazioni del
Corriere della Sera e potrete seguirla su
Twitter seguendo l’#tempodelledonne.
cupazione femminile finché il guadagno
di una donna resterà in competizione con
i costi di cura della casa, dei figli, dei genitori anziani. In questo passaggio, la leva
fiscale è irrinunciabile. Sostituire la detrazione per il coniuge a carico — ormai si
sa: è un disincentivo all’impiego femminile — con la deducibilità dei costi di cura
sostenuti dalle famiglie renderebbe finalmente conveniente mantenere quel secondo stipendio.
Flessibilità, riforma del Fisco, educazione. Il divario tra studenti e studentesse
è stato colmato, ma le bambine continuano a seguire percorsi scolastici influenzati
da modelli culturali ancorati alle previsioni di genere. Le ragazze vanno invece
incoraggiate a esplorare anche spazi ritenuti «maschili»: come quelli delle materie
STEM (Science, Technology, Engineering,
La vita di tutti i giorni
L’obiettivo non è dare un
vantaggio alle donne ma liberare
tutti, anche gli uomini, da ruoli
incatenanti e noiosi
Math) che portano a professioni nella
scienza, nella tecnologia, nell’ingegneria
o nella matematica. Professioni che garantiranno maggiori chances di impiego,
di crescita, di indipendenza economica a
lungo nel tempo.
La rotta si sta invertendo ai vertici.
Nuove politiche sociali e per il lavoro sosterranno la navigazione. Ma si avvicina
un giro di boa coraggioso che tocca direttamente alle donne: nella ricerca di nuovi
equilibri, pubblici e privati, ci sono stereotipi da smontare a favore degli uomini
per rivoluzionare il loro ruolo nelle famiglie. Soprattutto come padri. È compito
anche delle donne ripensare un’idea antica di virilità schiacciata su forza e protezione e infallibilità. Davvero la libertà è
partecipazione: ma per tutti. Per le donne
e per gli uomini, insieme, fuori e dentro
casa.
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30 Cronache
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Pieghe
di Gian Luigi Paracchini
È la Besana,
ma sembra
il Bois de Boulogne
Già ci sono i continui ingrati confronti con Parigi a
intristire Milano e il suo sistema-moda. Ci voleva pure
Firenze che in questa edizione di Pitti ha riversato una
tale valanga d’appuntamenti collaterali da incantare i
visitatori stranieri. Che il calendario milanese venga
quindi varato da Corneliani negli spazi aperti della
tardo-barocca Rotonda della Besana con una sfilata
che è anche déjeuner sur l’herbe, suona (e canta)
come uno squillo d’orgoglio. In pedana il cantautore
pianista Raphael Gualazzi, coreografia con grandi
palloni bianchi sospesi in aria e lungo i prati tavolini
accessoriati di ventagli, cestini carichi di brioches alle
mandorle, petite pâtisserie. C’è il problema di
quantificare quante calorie esprima il cestino,
operazione ingrata e penalizzante per gran parte del
gentile ma inappetente pubblico modaiolo, però la
suggestione e il sole a palla aiutano ad
astrarsi: non pare davvero d’essere al Bois de
Boulogne? Se poi la collezione contiene sprazzi
d’ispirazione bohémien, beh il gioco è fatto.
La camiseta roja
Certo è una coincidenza perché gli stilisti, ancorché
lungimiranti, non possono leggere nella sfera di
cristallo. Ma consideriamo gli ultimi giorni di cronaca
(storia) spagnola.
Juan Carlos di
Borbone, quasi con
sollievo, molla la
corona al figliolo
Felipe e, dati gli umori
degli spagnoli,
qualche osservatore
subito osserva come i
tempi della
Repubblica siano
sempre più vicini e
che il neore potrebbe
addirittura essere
l’ultimo della
dinastia. Ma ancora
più traumatica risulta
senz’altro la disfatta
calcistica degli eroi in
camiseta roja, la
nazionale spagnola
Les Hommes Colore
che dopo aver vinto
tutto negli ultimi anni, viene eliminata al primo turno
dei mondiali brasiliani. Ecco perché la collezione di
Dolce e Gabbana, un inno al torero (più che alla
corrida) e alla camiseta roja (tramutata in vestito)
sembra avere un gusto consolatorio: chi s’ispira alla
Sicilia e al Mediterraneo non può che avere un occhio
di riguardo per questi parenti alla lontana.
Seduttori in salvietta
Le vie della seduzione sono infinite ma sembrano
trovare sempre nuove applicazioni. Sulla passerella di
Versace compaiono giovanotti in costume/mutande
che si coprono, o fingono di coprirsi, con morbide
spugne e perfino con lenzuola. Sarebbe questo il
nuovo modo d’impressionare una possibile fidanzata?
Può darsi, ma il reale scopo della disinvolta tenuta è
quella di mostrare le ultime novità della collezione
Versace per la casa. Come conferma qualche modello
con zaino carico di piatti e altre suppellettili. Seduttori
civettuoli? No, ragazzi che pensano a mettere su casa.
MILANOMODAUOMO
italia: 51575551575557
l messaggio è forte e chiaro: l’eleganza, la tradizione, il sartoriale
non significano soltanto completi
precisi, gessati o grisaglie, ma possono anche essere un paio di bermuda morbide o una semplice t-shirt
oversize o una giacca di organza ricamata di passamaneria. Poi la Spagna, i
tori e le madonne e il rosso ben vengano, per carità, per attirare l’attenzione,
ma sono il tramite. Dolce e Gabbana
questa strada hanno deciso di percorrerla da un po’: forte apparenza e grande
sostanza. Non sempre però la via è facile: il rischio è che lo spettacolo distragga l’attenzione e non tutti hanno l’opportunità di toccare e rigirare un capo
dopo l’altro per comprenderne il lavoro
e l’innovazione che, nel caso, è anche
identità, altra parola a cui i due stilisti
tengono. Detto questo, entrino nell’arena i toreri e i picadores e banderilleros:
pantaloni corti che inguainano le gambe e piccoli bolerini-giacchina ricamati.
Le note della Carmen a sottolineare il
clima: olè! Capelli impomatati e riccioli
arroganti, spesso (e volentieri) la canotta di rete o a coste a enfatizzare l’iconica
mascolinità. I completi di grisaglia hanno l’ombreggiatura di ricami stampati;
ci sono la giacca di organza ricamata
passamaneria o quella con i revers a
contrasto; pantaloni asciutti lunghezza
da arena. Cuori votivi e madonne e tori
furibondi sulle t-shirt XXXL che saranno il simbolo dell’estate 2015 di Dolce e
Gabbana come certe felpe con cappuccio di mikado o le sneaker babbucce.
Fresco di lana, più che cotoni. Completi
a tre pezzi con il nuovo gilet molto scollato: damaschi e ricami di passamaneria
alla maniera spagnola. Dal mondo del
flamenco i pois: sciccosissima alternati-
Sangue
va ai più eccentrici ricami. Colori scuri
ma soprattutto rosso, in ogni sua sfumatura, nel gran finale, in ogni possibile variazione di giacca.
Spostare i confini un po’ più in là.
Questa sembra la sfida della moda maschile perché l’eleganza non si riduca ai
soliti termini. Stefano Pilati per Ermenegildo Zegna usa paralleli «colti», scomoda l’architettura e lo spazio per raccontare di silhouette e volumi, di linee e
componenti, di pieni e vuoti. Lo scheletro di un edificio, sotto il cielo azzurro
di un’isola greca è l’inizio del viaggio
dello stilista alla ricerca dell’eleganza
perfetta e moderna. «Che sia forse distruzione e ricostruzione, come lo scheletro di quella casa?», si chiede Pilati. La
materia prima per intervenire non
manca certo in Zegna: nuovi cashmere
double, lini, sete, jacquard, matelassé,
gessati e maglie che lo stilista taglia non
sbagliando mai una caduta: giacche
(anche particolarmente lunghe), cappotti (come vestaglie), blouson (precisi), bermuda (over), pantaloni (con risvolto sino a metà polpaccio) e persino
e arena
una semplice t-shirt che termina come
una canotta. Grosse bretelle e sneaker
senza lacci. Sandali francescani e calzerotti. Il gioco di luci firmato dal light designer AJ Weissbard sottolinea, se mai
ce ne fosse bisogno, l’indiscutibile contemporaneità del progetto tutto.
Ognuno a modo suo, ed è giusto che
sia così. Per Donatella Versace la modernità non è certo, per Dna, la sobrietà.
Tutto e tanto a sottolineare una mascolinità prorompente e sfacciata, da una
parte; ma pure romantica e ironica dall’altra. Cuba e antica Roma. Libertà e radici. Catenone al collo e t-shirt di rete,
certo. Completi di pelle tutti un laccio
sui fianchi e bomber di nappa con
stampa discoboli. Ma anche giacca e
braghe di crepe di chine rosa o azzurro,
jeans ricamati e braghetta da mare indossati con asciugamano o lenzuolo a
mo’ di antico romano. Il riassunto più
riuscito? Il nuovo smoking: giacca bianca e pantalone nero tre quarti.
È breakfast in giardino da Corneliani.
Atmosfera rilassata e minimale, fatta
per giovanotti sofisticati che ricercano
qualità e sobrietà. Colori pallidi in principio, poi carta da zucchero, salvia e nero, nel finale. Camicie senza colletto,
giacche di jersey di lino, pull di rete,
pantaloni un po’ più corti, cardigan con
cappuccio, giubbotti di pelle da guanto,
parka anti tutto e polo, a manica corta. E
ciabatte, monastiche.
«Free elegance», scrive Ennio Capasa
presentando la sua Costume National e
chiama a raccolta le ispirazione di sempre: dai Rolling Stone a David Bowie.
Ancora? «Solo un cenno perché il loro
fu un cambiamento epocale e oggi abbiamo bisogno di quell’energia per fare
altrettanto». Lo stilista assicura che nel
STILI A CONFRONTO
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I
L’uscita finale di Dolce e Gabbana
Sotto, il dettaglio di una camicia
Corneliani Giacche
di jersey di lino
Christian Pellizzari Piedi
nudi e bomber jacquard
MSGM Le t-shirt di popeline
lavorate a intarsio
Andrea Pompilio La camicia
da bravo ragazzo ha gli oblò
John Varvatos Il rock lascia
spazio all’anima romantica
Philipp Plein Stemmi d’oro
e teschi su abiti e maglie
Neil Barrett Bomber di pelle
«alleggerita» e chiodo di jersey
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
mondo c’è tanta voglia di moda italiana:
«Diamoci da fare: innoviamo nella tradizione», dice. E fa: tagli al laser e cuciture (o anche no) all’avanguardia. Attitudine Seventy: pantaloni a vita alta e
ampi sul fondo, camicia scivolosa, polo
a manica corta, giacca slim e lunga,
biker, giubbotti, jeans skinny tutti un
laccio. Blocchi di colore, anche a completo (arancio, viola, azzurro). Punte di
femminilità non previste, però.
Tante belle cose dal nuovo che avanza. Andrea Pompilio su tutti con il suo
ragazzo che ruba al guardaroba del padre i classici sartoriali (dalla camicia
bianca, al trench, alla giacca ai pantaloni) e li «customizza» alla maniera che
dice lui: buca, martella, ricama, mette
borchie e taglia. Massimo Giorgetti invece a questo giro si è un po’ troppo
complicato la vita: premette di aver voluto fare crescere il suo ragazzo Msgm
ma il mix arte (Boetti) e subculture
(grunge, teddy boy) e sportwear manda
in tilt l’occhio. Bel lavoro sui tessuti e
sui maschili classici (fresco di lana) trasportati nello street style: bermuda e tshirt. Interessante l’ospite al teatrino di
Armani, quel Christian Pellizzari da
Asolo che, all’esordio, sa il fatto suo più
di tanti altri: omaggia lo stilista-re rielaborando la figura del playboy di American Gigolò in chiave sportiva e tira fuori
completi di cotone e bomber a pois e
jacquard screziati. Neil Barrett cerca e
trova le sue strutture senza peso: t-shirt
ma anche chiodi o bomber in jersey tecnici leggerissimi. Mentre da Philippe
Plein è water world: dai pantaloni scuba, alle giacche da yacht, ai jeans da
naufrago alle scarpe da vela in pitone.
Paola Pollo
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la festa è
F A S H I ON
Emily Ratajkowski
una e trina
Manager e stilisti,
al party in giardino
per Rosita
Presentazioni Tornano i calzettoni da portare con il bermuda
L’eleganza senza sforzo
di un abito grigio in jersey
Da Hogan a Trussardi, il nuovo formale rilassato
COSTUME NATIONAL
ERMENEGILDO ZEGNA
C’
Gioca
con i volumi
l’intellettuale
di Ermenegildo
Zegna
Versace ruba
i colori a Cuba:
il nuovo smoking
ha i pantaloni
a tre quarti
Ispirazione
Rolling Stones
per Costume
National
è un bel fermento in città.
«Mai vista tanta gente per la
settimana della moda maschile», commentano i tassisti. Quello più
corteggiato è il giovane uomo, il
25/35enne preparato per quanto riguarda lo stile che può anche permettersi di vestire in modo eccentrico. Un
po’ lo stesso piacere che provavano le
giovani donne negli Anni 80, momento di massimo splendore della moda.
Anni cui si è ispirato anche Simon
Holloway, designer per Hogan, che da
due stagioni presenta il prêt-à-porter
completo. Ma anche le presentazioni
devono incantare. Sorprendere. I modelli arrivano su un prato verde come
fossero appena usciti dall’aula di un
campus americano, perché lo stile è
Preppy League. Stampato in sovraimpressione (con il silicone all’interno)
sulle felpe in cashmere c’è il 1986
«L’anno di nascita delle Traditional in
canvas e caucciù che lanciarono la
griffe delle sneaker urbane. «La collezione è un mix tra artigianalità — lo
spirito del brand marchigiano — e innovazione», racconta il designer inglese (in bianco totale, giacca in cotone e
jeans) facendo una efficace sintesi di
quello che il giovane uomo di tutto il
mondo cerca — e a quanto pare trova
— nella moda italiana contemporanea. «Well done», commenta una giornalista inglese. Gli abiti in jersey o nei
tessuti delle t-shirt enfatizzano il corpo dei modelli con il fisico da giocatori
di cricket (sport a cui Holloway dice di
essersi ispirato). Anche il chino è in
jersey abbinato sempre a giacche
bomber in stile campus. La cravatta —
se c’è — oggi è portata tono su tono e
sembra quasi un patchwork. E la bella
sorpresa è che l’uomo torna a indossare i calzettoni, blu royal (un po’ scesi)
pendant con il bermuda e anche bianchi (stesi) sotto il pantalone scozzese.
La sfida però era rinnovare la sneaker
Abbinamenti
La sneaker classica si
alleggerisce anche grazie a
materiali innovativi, come il
suede abbinato a pelle e nylin
che ha aperto le porte degli uffici ai
professionisti. Come? «Alleggerendola
ulteriormente e aggiungendo materiali innovativi come il suede stampato
jersey abbinato a pelle e nylon», osserva il presidente del marchio Andrea
Della Valle.
Nella moda uomo si è tornato a parlare di mascolinità. Gaia Trussardi,
cantante mancata in nome della moda,
s’ispira all’eleganza virile degli zootie,
i musicisti neri degli Anni 30 e 40 che
dribblare le zanzare c’erano autorità politiche e della moda (il sindaco Pisapia, Jane
Reeve, Mario Boselli, Beppe Modenese),
stilisti (Massimiliano Giornetti, Silvia Venturini Fendi, Brendan Mullane, Kean Etro,
Sara Battaglia, Aquilano & Rimondi, John
Varvatos, Gaia Trussardi), e manager (Patrizio di Marco, Michele Norsa, Elisabetta
Canali, Anna e Gildo Zegna, Maurizio Cor-
N
el campo della moda italiana, cioè
del tessile italiano, che è la seconda
industria del Paese, poche persone
hanno fatto più di Rosita Missoni.
Eppure, incredibilmente, la signora Missoni è stata nominata soltanto il mese scorso
Cavaliere del lavoro: per festeggiarla, la Camera della Moda ha organizzato l’altra sera
alla Società del giardino un ricevimento. A
usavano i loro vestiti eccessivi — i
pantaloni a vita altissima e le maniche
troppo lunghe — per ribellarsi a proibizionismo e razzismo.
Il nuovo vestito formale rilassato è
in jersey, i pantaloni hanno tre pinces
(rieccole). Torna il doppiopetto (anche
nei tessuti rustici delle stuoie) e anche
il gilet. Il gessato ispirato a quello di
Seydou Keita è portato in maniera divertente: con il gilet, e le giacche un po’
a scatola. Sempre indossato con le polo
fantasia a contrasto. Gli spolverini
hanno revers e polsini come le giacche. I modelli in piedi nei loro set ricreati al Trussardi piazza Scala hanno
l’aria dinoccolata dei musicisti di
swing e jazz. Vestono di grigio chiaro,
sabbia, blu e nero con tocchi di rosso.
«Eleganza senza sforzo», sintetizza
Gaia. «Anche il denim rientra nel classico lussuoso — spiega — non lavato,
duro, cimosato, stile divisa da lavoro»
(molto celebrata da tutti gli stilisti). La
borsa da viaggio è uno zaino grande in
pelle con zippone di plastica riprese
dalle borse tecnologiche dei primi Anni 90. «Il cliente finale è cambiato»
conclude la designer. «L’uomo vuole
giocare, anche dentro la crisi. È consapevole, sceglie il suo marchio. E lo
promuove. I giovani uomini lanciano
le mode e tutti gli altri la seguono».
Maria Teresa Veneziani
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VERSACE
Dolce e Gabbana
costruiscono sul
colore rosso e
sulle immagini
di tori e corride
una collezione
molto sartoriale
Per la prossima
estate completi
a tre pezzi con
il nuovo gilet
scollato, mentre
il fresco di lana
batte il cotone
Cronache 31
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Sorrisi Qui a sinistra, i gemelli Dean & Dan Caten con Giuseppe Maggio a Ceresio 7, il locale sulla terrazza della loro
sede milanese. Qui sopra, Emily Ratajkowski da Yamamay.
A destra, Rosita e Angela Missoni alla Società del giardino.
neliani, Remo Ruffini, Umberto Angeloni).
Sempre l’altra sera, il benvenuto di
Dsquared2 tra le piscine di Ceresio 7: musica del dj Stefano Fontana «Stylophonic»,
tra gli ospiti l’attore Giuseppe Maggio.
Negli Anni 90, tra le modelle, il titolo di
«The Body», il corpo, spettava di diritto a
Elle McPherson. Al momento, la lotta per il
titolo 2014 è tra l’americana Kate Upton,
bionda e solare, e l’inglese Emily Ratajkowski, bruna e disinvolta. Protagonista
— in topless — del video di Pharrell Williams e Robin Thicke, «Blurred Lines», tra
gli interpreti del nuovo thriller con Ben Affleck, «Gone Girl», Emily è stata scelta da
Yamamay come protagonista della campagna per la nuova collezione autunno-inverno.
In questi giorni Emily è a Milano per le
sfilate maschili: tra una passeggiata in centro, una foto al negozio Yamamay, e un’apparizione in prima fila alla sfilata Dolce e
Gabbana in abito floreale della casa, la modella è andata ieri sera anche alla festa di
GQ americano al Ceresio 7, organizzata dal
direttore Jim Nelson e dal publisher Chris
Mitchell.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
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Economia
CorrierEconomia
RISPARMIO,
ECCO LE STRATEGIE
PER GESTIRE
L’ALIQUOTA AL 26%
S
ta per andare in scena il
secondo atto della
riforma della tassazione
delle rendite e delle
plusvalenze finanziarie.
Dal primo di luglio
prossimo, infatti, l’aliquota
per interessi e dividendi,
oltre che sui guadagni in
conto capitale realizzati con
azioni, obbligazioni e fondi
comuni, passa dal 20% alla
nuova soglia del 26%. Due
anni e mezzo fa era salita
dal 12,5% al 20% attuale. In
entrambe le tornate la
tassazione dei titoli di
Stato, Bot, Btp, Cct, Ctz,
delle emissioni di organismi
sovrannazionali, come Bei e
World Bank, e dei bond dei
Paesi fiscalmente
«virutosi», tra cui i
principali emittenti
governativi europei e gli
Stati Uniti, è rimasta
invariata al 12,5%.
Un trattamento di favore
che produce effetti sulle
scelte e sulle convenienze di
portafoglio, oppure un
elemento secondario che
non va a incidere sulla
composizione degli
investimenti delle famiglie?
A questo interrogativo darà
risposta
«CorrierEconomia»,
l’inserto economico venduto
in allegato con il «Corriere»
in edicola domani.
Oltre alla valutazione
dell’influenza che la nuova
aliquota fiscale ha sulla
convenienza a detenere
determinate classi di
investimento
(particolarmente sfavorita
la liquidità e le emissioni
societarie) diventa
importante capire quali
sono le scelte migliori per
gestire in modo fiscalmente
efficiente le eventuali
plusvalenze di portafoglio.
L’opzione di azzerare il
proprio dossier titoli entro
il 30 giugno per usufruire
della vecchia aliquota sulle
plusvalenze del 20% per poi
ricomprare gli stessi valori
a partire dal primo di
luglio, nella maggior parte
dei casi è poco conveniente
a causa dei costi di
transazione. Spesso è
meglio optare per la
procedura
dell’affrancamento, le cui
modalità e procedure sono
ampiamente descritte nei
servizi sull’argomento.
Marco Sabella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Piazza Affari I grandi istituti verso la public company
Gli aumenti della crisi
In 7 anni 43 miliardi
Così la svolta in banca
La mappa delle novità allo sportello
Con l’aumento da 750 milioni
della Popolare Emilia Romagna,
che parte domani, la cifra chiesta al mercato dalle banche quotate in Piazza Affari dal 2008,
cioè da quando è esplosa a livello mondiale la Grande Crisi nata
dai subprime americani, sfiora
complessivamente i 43 miliardi,
pari a circa il 2,7% del Pil italiano e al 10% del valore della nostra Borsa. Solo nel 2014, o meglio nella prima metà dell’anno,
la somma delle ricapitalizzazioni supera i 9,2 miliardi.
L’elaborazione, realizzata
dall’Ufficio studi di Mediobanca, dà dunque conto di una richiesta massiccia da parte degli
istituti ad azionisti già presenti
e al mercato. Richiesta «spalmata» in sette anni (non ancora
conclusi) che supera di poco la
somma dei dividenti distribuiti
nei sette anni «grassi» pre crisi,
dal 2001 al 2007, dal settore
bancario presente nel listino,
pari a 43 miliardi, di cui 23 nel
solo biennio 2006-2007. Cioè
proprio alla vigilia del grande
crollo.
L’inversione di tendenza nel
flusso di risorse, che sembra
appartenere a un ciclo ormai
superato almeno per quanto riguarda soprattutto la distribuzione di utili che sarà in futuro
verosimilmente più prudente,
ha avuto importanti conseguenze negli assetti proprietari
degli istituti. Le fondazioni, che
avevano seguito anche con
grandi sforzi la stagione delle
aggregazioni, hanno in vari casi
mostrato il passo nel momento
delle massicce ricapitalizzazioni
post-crisi. Basti pensare che in
generale gli enti, che da un lato
hanno visto calare drasticamente il contributo dei dividendi bancari ai loro proventi, passato da quasi l’80% del 2008 al
30% del 2012, dal 2008 hanno
messo a disposizione per gli aumenti (compresi quelli in corso) in totale circa 8 miliardi che
salgono a poco più di 9 se si includono le obbligazioni convertibili. Meno di quinto dunque
del «fabbisogno» totale. In alcuni casi hanno dovuto «ritirarsi»
in termini anche consistenti riducendo le partecipazioni per
pagare debiti e garantirsi una
permanenza fortemente ridimensionata nel capitale delle
banche. Hanno per contro colto
l’occasione di operazioni effettuate spesso a forte sconto e
molto diluitive diversi soci nuovi, anche internazionali e appartenenti alla categoria degli
investitori istituzionali.
Il risultato è stato che grandi
istituti, come Unicredit, Montepaschi, Intesa Sanpaolo, hanno
Capitali
Torna l’interesse
straniero e la Borsa
recupera un ruolo
visto l’azionariato maggiore
cambiare parecchio e hanno
imboccato la strada che può
portare di fatto alla public company, e altri come Carige sono
avviati a seguirli su questa direzione. Nel 2007 Unicredit aveva
come primo azionista la Fonda-
Le richieste delle banche
Aumenti di capitale in Borsa per anno
in milioni di euro
10.938
totale
4.279
42.895
4.049
100
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
Numero delle operazioni
7
7
5
5
2
1
2008
2009
2010
2011
2012
1
2013
2014
Fonte: elaborazione Ufficio studi Mediobanca
zione Cariverona con il 4,99%,
seguito da Munich Re con il
4,77%, Crtorino con il 4,72% e
Carimonte con il 4,27%. Oggi il
primo azionista dell’istituto è
Blackrock con il 5,4% seguito
dal fondo sovrano di Abu Dhabi
Aabar con il 5%, mentre Cariverona è il terzo azionista con il
3,5%, seguita con il 3% dalla
Delfin di Leonardo Del Vecchio.
Il Montepaschi, che ha in corso
la maxi ricapitalizzazione da 5
miliardi, era «dominato» dalla
Fondazione che aveva il 49%,
secondo socio era Caltagirone
«Elliot guadagnerà il 1.600%»
Tango bond,
Kirchner
attacca i fondi
9.290
7.499
6.740
(m.sid.) La «contraerea» argentina non si è fatta attendere: sul «Wsj»
il presidente Cristina Kirchner ha fatto le pulci al fondo hedge Elliot
Management guidato dal potente Paul Singer — ieri il «Financial
Times» raccontava il suo ruolo cruciale nella raccolta fondi per il
dibattito sui matrimoni gay — e ha pubblicato tutti i numeri
dell’investimento in Tango Bond. Elliot ha acquistato i bond nel 2008
per 48,7 milioni, per il giudice Usa ne dovrebbe avere indietro 832
(+1.608%). Il tentativo di metterlo contro i piccoli risparmiatori Usa
che rischiano il default è evidente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
D’ARCO
con il 4,72% seguito da Hopa
con il 3%. Oggi l’ente senese ha
il 2,5% circa «vincolato» in un
mini-patto al 9% con gli investitori internazionali Fintech advisory (4,5%) e Btg pactual (2%).
Bisognerà vedere alla conclusione dell’operazione che, per
dimensioni e caratteristiche superdiluitive (vengono emesse 5
miliardi di azioni), è in grado di
portare grandi novità negli assetti post-aumento. In Intesa
Sanpaolo le fondazioni maggiori detenevano complessivamente circa il 20%%: Compagnia
di San Paolo (7,96%), Cariplo
( 4 , 6 8 % ) , P a d ov a - R ov i g o
(4,18%), Carisbo (2,73%) e CariParma (2,2%), poi c’erano
l’Agricole con il 5,67% e le Generali con il 5%. Oggi il primo socio è sempre la Compagnia con
il 9,7% mentre il secondo azionista è Blackrock con il 5%, gli
enti (con l’aggiunta di Firenze
con il 3,3%) hanno conservato le
posizioni mentre Generali l’ha
dimezzata. Per quanto riguarda
Carige, la fondazione aveva il
43,3% e i francesi di Cncep
l’11%. L’ente è sceso al 19% e
probabilmente calerà al 10% in
tempi brevi. Il nuovo assetto è
tutto da costruire.
La stagione degli aumenti,
dunque, non ha solo un significato «patrimoniale», valutabile
in adeguatezza dei ratio-chiave
come il core tier 1. Con operazioni anche choc per dimensioni e conseguenze ha portato a
una nuova geografia dell’azionariato, che negli ultimi mesi ha
beneficiato anche, soprattutto
in attrattività all’estero, di un ritorno di fiducia sul nostro Paese. È stata anche una sorta di ripristino di ruolo per la Borsa
italiana come mercato sul quale
transitano le proprietà , funzione che difficilmente ha avuto
spazio nel nostro listino. Non
sono mancati azionisti adeguatamente solidi e i salvagente
(come i consorzi di garanzia),
ma nella sostanza Piazza Affari è
stata in grado di assorbire una
richiesta senza precedenti di
nuove risorse.
Sergio Bocconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervista «Lascio l’Eni in salute, sono pronto per Rothschild». «La conferma dell’incarico? Il contratto lo prevedeva ed io ero disponibile»
Scaroni: dagli investitori esteri fiducia nelle riforme
Il nuovo incarico al vertice della banca
d’affari Rothschild? «Sento l’adrenalina nelle vene per un lavoro del tutto diverso da
quelli fatti finora e non vedo l’ora di cominciare». Rimpianti per l’addio all’Eni? «Nessuno. Ero preparato all’uscita e non mi è capitata addosso improvvisa». Matteo Renzi?
«Quello che mi piace di lui è che si sveglia
alla mattina con una grande voglia di fare.
Punta a riforme importanti. Vedremo se ci
riuscirà». Paolo Scaroni, 67 anni, fino a un
mese e mezzo fa amministratore delegato
dell’Eni, è diventato il principale collaboratore di David de Rothschild, presidente della
banca d’affari. Così, in tempi record, ha voltato pagina e, dopo una vita da manager alla
guida di multinazionali come la francese Saint-Gobain, la Techint della famiglia Rocca,
Pilkington, l’Enel e l’Eni, è passato dall’altra
parte del tavolo, quella dei banchieri.
Perché ha deciso una nuova vita professionale?
«Cambiare è anche un modo per mantenersi giovane e me ne sto accorgendo proprio in questi giorni. Sento la voglia di rimboccarmi le maniche e sperimentarmi su un
terreno diverso».
Quando diventerà operativo nel ruolo di
banchiere?
«Subito».
Come è nato l’incarico di numero due
della Rothschild?
«Mi ha chiamato David de Rothschild,
che ho conosciuto bene nei cinque anni in
cui eravamo entrambi nel board della banca
olandese Abn Amro. Fino a quando il gruppo è stato venduto dopo trattative comples-
se durate diversi mesi. Proprio in quella circostanza i nostri rapporti si sono approfonditi. Il culmine è stato nell’agosto 2008,
quando la gente era al mare e noi abbiamo
passato lunghe giornate a chiudere l’operazione, che ha permesso agli azionisti di guadagnare oltre il doppio del valore di Borsa
della banca».
Che effetto le fa il nuovo mestiere?
«La formula vincente sarà mettere a frutto il valore aggiunto dato dalla conoscenza
di settori industriali importanti e da una rete di relazioni estesa, soprattutto in Europa».
Dove avrà la sede operativa?
«Passerò buona parte della settimana a
Londra, una città dove però non mi sento un
emigrante. Lì ho trascorso sei anni della mia
vita e ho tanti amici. La considero, da tempo, la mia seconda casa».
Avrà residenza londinese?
«È troppo presto per dirlo. Certo lì sono
stato residente dal 1996 al 2002. Vedrò cosa
fare. In Italia tornerò per i fine settimana e
per i legami familiari. Soprattutto la possibilità di fare week end senza lavorare rappresenta, per me, una novità piacevole».
Perché?
«Chi ha incarichi al vertice dell’Eni riesce
a concederseli raramente in quanto il gruppo opera molto con il mondo islamico, che
non prevede la pausa del fine settimana».
Cosa le manca dell’Eni?
«La cerchia dei collaboratori più stretti,
con cui ho trascorso una parte davvero significativa della mia vita».
Qual è il bilancio come amministratore
delegato del gruppo?
«Le rispondo in 30 secondi: in 9 anni la
società ha raddoppiato il patrimonio netto
e, malgrado questo, ha distribuito dividendi
per 36 miliardi. Per questo posso dire di avere creato ricchezza».
Soltanto Enrico Mattei è rimasto in carica nove anni come lei…
«Non confondiamo il sacro con il profano, cioè Mattei con il povero Paolo Scaroni.
Enrico Mattei ha lasciato traccia segnando
l’identità dell’Eni».
Per esempio in che modo?
«Nel dna del gruppo c’è un filo conduttore: la consapevolezza che il petrolio non è
dell’Eni ma loro, dei Paesi dove si trovano i
giacimenti».
Lei contava sulla conferma dell’incarico?
«Il mio contratto lo prevedeva ed io ero
disponibile».
L’alternativa poteva essere la presidenza?
«Assolutamente no. Non si può fare il
presidente dopo essere stato amministratore delegato. Dal punto di vista della governance sarebbe stata una vera bestialità».
In Eni ha conosciuto capi di Stato e di
governo diversi da quelli occidentali…
«Spesso gente speciale, che ha avuto
esperienze avventurose, conoscendo anche
l’esperienza del carcere. La loro vita è come
un romanzo, un po’ come la classe politica
italiana del dopoguerra, che aveva fatto la
Resistenza e la guerra. Ma li vedrò ancora
perché anche Rothschild lavora per i governi».
Chi è
Manager
Paolo Scaroni, 67
anni, fino a un mese
e mezzo fa
amministratore
delegato dell’Eni, è
diventato il
principale
collaboratore di
David de Rothschild,
presidente della
banca d’affari. In
passato ha guidato
multinazionali come
la francese SaintGobain, la Techint
della famiglia Rocca,
Pilkington, e l’Enel
È vero che Renzi le ha offerto l’incarico
di supervisore delle politiche del governo
nell’energia?
«Non so di cosa stia parlando».
Cosa ne pensa di lui?
«Ha una caratteristica importante in un
Paese come l’Italia dove non cambia mai
nulla: gli inglesi dicono fire in the belly, ha il
fuoco in pancia. Ha
l’ambizione di cambiare e vuole farlo in fretta. Ha il senso di quello
che gli americani chiamano urgency, cioè
l’urgenza di riformare
il sistema. Per questo
negli Stati Uniti come agli inglesi è un politico che piace».
Ci riuscirà?
«Sicuramente ci sta provando».
L’ottimismo degli investitori esteri che
hanno ripreso a investire in Italia è giustificato?
«Sì, e dipende in larga misura proprio da
Renzi. Hanno fiducia che il governo saprà
realizzare le promesse fatte».
Lei ci crede?
«Non sono pessimista. L’economia mondiale va molto bene e traina le esportazioni
delle imprese italiane. Il combinato disposto con le riforme annunciate da Renzi permette di sperare che la ripresa ci sarà anche
in Italia».
Fabio Tamburini
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Genova, 22/06/2014
DIRPA S.c.a r.l. in A.S.
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in Amministrazione Straordinaria
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Con provvedimento del 19 giugno 2014, il Giudice Delegato
di Impresa P.I. Rabbiosi Giuseppe S.p.A., ha dichiarato l’esecutorietà dello stato passivo avente ad oggetto le domande
tempestive presentate, pervenute entro il giorno 7.04.2014.
Si precisa che i termini per l’opposizione ex art. 98 legge fallimentare decorreranno dal ricevimento della comunicazione
ex art. 92 della legge fallimentare che sarà effettuata a mezzo
PEC, ove comunicata o conosciuta, ovvero, in alternativa, a
mezzo deposito in Cancelleria ai sensi dell’art. 31 bis L.F..
Il testo integrale del decreto di esecutorietà dello stato passivo
può essere consultato sul sito web www.rabbiosispa.it.
Il Commissario Straordinario
Prof.ssa Daniela Saitta
S.A.F. S.r.l.
S.A.F. S.r.l.
in Amministrazione Straordinaria
A.S. 1/2014
Con provvedimento del 19 giugno 2014, il Giudice Delegato
di Dirpa S.c.a r.l., ha dichiarato l’esecutorietà dello stato passivo avente ad oggetto le domande tempestive presentate,
pervenute entro il giorno 19.01.2014.
Si precisa che i termini per l’opposizione ex art. 98 legge fallimentare decorreranno dal ricevimento della comunicazione
ex art. 92 della legge fallimentare che sarà effettuata a mezzo
PEC, ove comunicata o conosciuta, ovvero, in alternativa, a
mezzo deposito in Cancelleria ai sensi dell’art. 31 bis L.F..
Il testo integrale del decreto di esecutorietà dello stato passivo
può essere consultato sul sito web www.impresaspa.it.
Con provvedimento del 19 giugno 2014, il Giudice Delegato
di S.A.F. S.r.l., ha dichiarato l’esecutorietà dello stato passivo
avente ad oggetto le domande tempestive presentate,
pervenute entro il giorno 7.04.2014.
Si precisa che i termini per l’opposizione ex art. 98 legge
fallimentare decorreranno dal ricevimento della comunicazione ex art. 92 della legge fallimentare che sarà effettuata
a mezzo PEC, ove comunicata o conosciuta, ovvero, in
alternativa, a mezzo deposito in Cancelleria ai sensi
dell’art. 31 bis L.F..
Il testo integrale del decreto di esecutorietà dello stato passivo può essere consultato sul sito web www.impresaspa.it.
Il Commissario Straordinario
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ASSESSORATO REGIONALE
DELL’AGRICOLTURA,
DELLO SVILUPPO RURALE
E DELLA PESCA MEDITERRANEA
DIPARTIMENTO REGIONALE
DELL’AGRICOLTURA
AVVISO
Si rende noto che questo Assessorato ha
registrato il Marchio Comunitario, “QS Qualità Sicura Sicilia”, il cui scopo è quello di
valorizzare i prodotti agricoli e alimentari
con un elevato standard qualitativo controllato. Tutta la documentazione relativa all’uso del Marchio è scaricabile dai siti
istituzionali: http://pti.regione.sicilia.it;
www.regione.sicilia.it/Agricolturaeforeste/
Assessorato/.
Il Dirigente Generale
Rosaria Barresi
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI ROMA
PRIMA CIVILE
in persona del dr. Donatella Galterio, in funzione di giudice unico, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile di primo grado iscritta al numero 35773 del ruolo generale degli affari contenziosi dell’anno 2010, vertente
TRA
Pietro Mattei, Manfredi Mattei e Domitilla Mattei, con domicilio eletto in
Roma, viale dei Parioli n. 77, presso lo studio del procuratore avvocato
Iacopo Squillante,
PARTE ATTRICE
E
R.T.I. - Reti Televisive Italiane s.p.a., in persona del legale rappresentante
pro-tempore con domicilio eletto in Roma, via Cicerone n. 60, presso lo
studio del procuratore avvocato Stefano Previti,
PARTE CONVENUTA
E
Ilaria Cavo, con domicilio eletto in Roma, via Pompeo Magno n. 2/B,
presso lo studio del procuratore avvocato Fabio Lepri, rappresentante e
difensore, unitamente al procuratore avvocato Alessia Bernardi,
PARTE CONVENUTA
OGGETTO: diffamazione a mezzo rete televisiva.
omissis
PER QUESTI MOTIVI
Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da Pietro Mattei, Manfredi Mattei e Domitilla Mattei nei confronti di R.T.I. - Reti
Televisive Italiane s.p.a. ed Ilaria cavo, così provvede:
1.- in accoglimento della domanda condanna i convenuti a provvedere a
loro cura e spese alla pubblicazione della presente sentenza sui quotidiani a tiratura nazionale Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Messaggero con caratteri doppi rispetto a quelli normali entro sessanta
giorni dalla pronuncia della presente sentenza;
2.- condanna le parti convenute in solido fra loro al rimborso, in favore
delle parti attrici, delle spese sostenute per questo giudizio, liquidate
in complessivi € 7.000 di cui € 6.600 a titolo di compensi legali ed
€ 400 per esborsi, oltre accessori come per legge, disponendosene la
distrazione in favore del procuratore legale dichiaratosene antistatario.
Così deciso in Roma, il giorno 2 maggio 2014
Il Giudice
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Economia 35
italia: 51575551575557
La vertenza La lettera dei lavoratori sullo sciopero alla Maserati di Grugliasco
La polemica
Fiat, Marchionne frena la Cgil
«In Italia abbiamo investito»
«Le critiche di Camusso? Ce ne faremo una ragione»
✒
DAL NOSTRO INVIATO
Se il celebrato
modello Electrolux
resta senza decreto
di DARIO DI VICO
L’
accordo con la Electrolux che ha
permesso di allontanare lo spettro
della delocalizzazione in Polonia è
stracitato dal premier Matteo Renzi e dal
ministro dell’Industria Federica Guidi
come un esempio virtuoso della capacità
del governo di intervenire per risolvere i
casi aziendali più spinosi. Purtroppo
però quell’intesa — che pure non è fatta
tutta di puro oro — rischia di rimanere al
palo. Manca infatti il decreto che renda
operativa la decontribuzione (del 35%)
dei contratti di solidarietà, una misurachiave molto apprezzata durante la
trattativa sia dai vertici della
multinazionale svedese sia dal leader
della Fiom-Cgil Maurizio Landini. Il testo
del decreto che stanzia 15 milioni è fermo
a Roma e sta rimbalzando tra le
tecnostrutture dei vari ministeri. Oltre
all’itinerario tortuoso che ne sta
ritardando il varo la sorte del
provvedimento è seguita con apprensione
dai sindacati perché non sono affatto
chiare le date. Innanzitutto quella di
partenza. L’accordo tra azienda,
sindacati, governo ed enti locali risale
ormai a più di quattro settimane fa (per
la precisione al 14 maggio) ed è quindi
tutto da vedere se il decreto, una volta
approvato, conserverà valore retroattivo
oppure no. Secondo punto altrettanto
delicato è quello dell’arco di vigenza.
L’intesa prevede che le agevolazioni
statali seguano senza interruzioni il
percorso di riorganizzazione e rilancio
fissato in quattro anni ma serpeggia la
preoccupazione di un testo definitivo che
sancisca una durata inferiore. In una
prima fase sembrava che le norme sulla
decontribuzione dei contratti di
solidarietà potessero finire nella legge
Poletti sul lavoro, poi si scelse la strada
del decreto e ora c’è il rischio che i
benefici connessi all’agevolazione
contributiva si sgonfino. Non va
dimenticato infatti che i contratti di
solidarietà interessano, seppur a
rotazione, ben 5 mila lavoratori del
gruppo Electrolux. Morale: al governo
converrebbe forse adottare la vecchia
massima di Giovanni Trapattoni ovvero
dire gatto solo quando ce l’hai nel sacco.
NEW YORK — Usa il sarcasmo Sergio Marchionne
per replicare al segretario
della Cgil nel botta e risposta che sta facendo da sottofondo alle trattative sul
rinnovo del contratto Fiat.
Susanna Camusso aveva
definito «pericolosa» la decisione dell’azienda di
bloccare gli straordinari e
sospendere il trasferimento
di 500 lavoratori in cassa
integrazione da Mirafiori
alla Maserati di Grugliasco
per far fronte agli ordini?
«Ce ne faremo una ragione», replica l’amministratore delegato.
Alla cena di gala della
riunione americana dell’associazione dei laureati alla
Bocconi, dove è stato introdotto dal presidente dell’università milanese Mario
Monti, Marchionne ha appena terminato il suo intervento in cui ha parlato degli
s fo r z i p e r r i s o l l e v a r e
l’azienda che, diventata
Fiat-Chrysler, ha «in parte
ritrovato stabilità» piazzandosi alla settima posizione
nel mercato dell’auto, anche grazie ai due miliardi di
dollari pagati da General
Fiat Chrysler L’amministratore delegato, Sergio Marchionne
Motors «per non sposarci».
L’anno scorso «abbiamo
fatto più soldi di quanti ne
abbiano mai fatti Chrysler e
Daimler», rivendica con orgoglio.
Alla decisione di Fiat sui
trasferimenti, parte del sindacato aveva reagito con
uno sciopero di un’ora a
Grugliasco al quale Marchionne ha fatto seguire
una lettera aperta in cui
La quotazione
Il manager: la
quotazione della Fca
a Wall Street avverrà
entro ottobre
parlava di una «esigua minoranza» che ha «causato
perdite produttive in un
momento così delicato». La
risposta degli operai è stata
un’altra lettera per spiegare
i motivi dello sciopero e ribadire le richieste. «È arrivata una lettera tecnicamente firmata da alcune
persone che non sappiamo
nemmeno chi siano. L’abbiamo vista, ma non riusciamo ad identificare le
sue origini» commenta il
manager. E la produzione?
«Produciamo quello che
possiamo», nel frattempo
«ci adeguiamo. La Fiat sopravviverà».
Marchionne ripete che
nessuno stabilimento sarà
chiuso in Italia e che la quotazione Fca a Wall street avverrà «entro ottobre di quest’ anno». Se non si schiera
pro o contro Junker nella
corsa alla Commissione,
ma chiede solo «una forte
leadership» europea, diversa è la sua posizione sul
fronte italiano, in cui legge
il risultato delle europee
come «un grande segno»
della «volontà di cambiare
il Paese». Ed è per questo
che si augura che vadano
avanti le riforme annunciate dal premier Matteo Renzi. «Continuerò a stargli vicino», dichiara, perché di
Renzi gli piacciono «gioventù, freschezza» e «atteggiamento». «Spero ce la
faccia, non vedo ragioni
perché non ce la dovrebbe
fare. Ha gli istinti buoni e la
direzione giusta. Facciamolo lavorare», conclude.
Monti consiglia agli italiani
«di essere esigenti» e al suo
successore a Palazzo Chigi
«di continuare con la carica
riformistica che gli viene
riconosciuta». Di fronte alle
difficoltà, però, gli suggerisce di «dare più peso alla
qualità del risultato che alla
rapidità di superamento
dell’ostacolo». Per quanto
riguarda il Senato, di cui è
componente a vita, Monti è
convinto che «ci si stia avvicinando a una soluzione
soddisfacente» che supera
il bicameralismo perfetto.
Però bisognerà fare in modo che il Senato conservi il
ruolo di «luogo di riflessione e di decantazione».
Giuseppe Guastella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Energia
Alstom, sì
del board
all’offerta Ge
Il consiglio di
amministrazione di
Alstom ha accettato
all’unanimità
l’offerta da 12,35
miliardi di General
Electric per rilevare
le attività energia del
gruppo francese.
Vengono dunque
battute le proposte
alternative che erano
giunte da Siemens e
Mitsubishi Heavy
Industries. Manca
però l’intesa tra Stato
francese e Bouygues
sul 20% di Alstom.
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L’assemblea Carella: la corruzione è un danno enorme che distorce la concorrenza
Inchiesta Ubi,
Della Valle
all’attacco di Bazoli
MILANO — L’imprenditore della Tod’s
Diego Della Valle torna ad attaccare Giovanni Bazoli, prendendo spunto dalla vicenda
di Ubi Banca che ha visto coinvolto anche il
presidente del consiglio di sorveglianza di
Intesa Sanpaolo.
«Se Giovanni Bazoli avesse un briciolo di
dignità - afferma Della Valle in una nota
diffusa ieri - dovrebbe chiedere scusa agli
italiani e dimettersi immediatamente da
ogni incarico pubblico. Le notizie sconcertanti che emergono da alcuni organi di
stampa (pochi purtroppo) sul suo operato e
su quello di altri suoi compari, non possono
passare inosservate e tanto meno rimanere
impunite. Vedere come ha utilizzato il suo
potere ed il suo mondo di relazioni trasversali per fare i suoi interessi e per agevolare e
favorire figli e parenti è scandaloso».
Il riferimento, reso esplicito con un link
allegato al comunicato, è a un articolo di «la
Repubblica» pubblicato venerdì con il titolo
«Ubi, incroci pericolosi Zanetti-Bazoli», che
a sua volta si riferisce all’inchiesta in corso
della magistratura che ipotizza un sorta di
patto parasociale occulto fra due associazioni di azionisti dell’istituto guidate dall’ex
presidente del consiglio di sorveAccordi
glianza di Ubi, Emilio Zanetti e da
Tutti gli accordi
sulla banca sono Bazoli. Ipotesi rispetto alle quali il
stati comunicati, legale del presidenspiega la difesa
te di Intesa Sanpaolo aveva sottolineato che «gli accordi
che hanno dato vita a Ubi» così come «tutti i
successivi sono stati recepiti negli statuti e
in atti ufficiali debitamente comunicati».
Nell’articolo, che cita come fonte carte dell’inchiesta, vengono inoltre indicate vicende
che avrebbero avuto come protagonisti i
generi dei due banchieri.
«I cittadini italiani perbene», prosegue la
nota di Della Valle, che è anche socio di Rcs,
gruppo che pubblica il «Corriere della Sera»,
con il 7,3%, e che in passato ha più volte
attaccato il banchiere di Intesa Sanpaolo,
azionista del gruppo editoriale con il 4,1%,
«non meritano di subire altri scandali e soprattutto non meritano di vedere che, se a
commetterli sono persone potenti, tutto
passa nel dimenticatoio. Se dobbiamo credere ad un nuovo corso politico, dove tutti i
cittadini siano considerati giustamente
uguali, il caso Bazoli sarà il vero esempio da
usare per capire se veramente si vuol cambiare, allontanando un certo mondo che ha
fatto enormi danni al Paese. Se questo signore ed i suoi sodali rimarranno al loro
posto vorrà dire che nulla cambia veramente
e che la questione morale, ancora prima di
quella giudiziaria, viene valutata con pesi e
misure diversi. Sarebbe una vera vergogna».
R.Fi.
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L’incontro Il ministro Mogherini: impariamo a unire le forze
Manageritalia: collaborare contro l’opacità ItaliaCamp e l’agenda del fare
L’equivoco sarebbe (anche)
di natura lessicale e conviene
una volta per tutte prendere il
toro dalle corna: «Nel nostro
Paese la metà di coloro i quali si
definiscono manager non hanno né lo standing, né le competenze per definirsi tali». Usurpazione di titolo. Che l’intemerata appartenga a Guido Carella,
64 anni, presidente di Manageritalia da due, è di per sé già una
notizia. Nessuna battaglia di retroguardia. Nessun riflesso
condizionato nel difendere chi
ha corrotto. Pur se è in giacca e
cravatta. Pur se ha partecipato
alle assemblee di categoria. Pur
se si gli si riconoscano deleghe
strategiche e rilevanza pubblica. La condanna è netta, dopo i
recenti scandali Expo e Mose.
Ieri il tradizionale consesso annuale dei manager si è trasformato in un atto d’accusa nei
confronti della corruzione. Dice
Carella che la madre di tutte le
storture del modello italico si
origina dalla nostra incapacità
di copiare una best practice di
derivazione anglosassone.
«Wistleblowing», letteralmente
suonatore di fischietto. Metaforicamente un manager che si
traveste da arbitro e fischia l’alt
quando vede che per vincere
una commessa sia necessario
pagare una tangente.
Negli Stati Uniti chi si mette
di traverso e interrompe il propagarsi della filiera corrotta
viene protetto dalle legge federali. Soprattutto viene premiato
con una percentuale sul mancato danno per l’erario. In altri
termini un sistema incentivante per chi interpreta il proprio
mandato rispondendo in primis all’etica pubblica e dopo
agli interessi della proprietà,
degli azionisti, dei dipendenti.
«Da noi – rileva Carella – è esat-
Guido Carella, presidente
di ManagerItalia
tamente vero il contrario, soprattutto se il falso in bilancio è
stato depenalizzato (governo
Berlusconi, ndr.) e la prescrizione ridotta per i reati contro la
pubblica amministrazione». Incertezza del diritto, burocrazia
che moltiplica i centri decisionali e rischia di esacerbare gli
istinti corruttivi, capitalismo di
tipo relazionale che finisce per
bloccare il merito impedendo la
crescita di manager promettenti anteponendo la loro capacità
di avere buone entrature con la
politica e l’impresa. Sullo sfondo il meccanismo della “deroga” negli appalti pubblici. Le
varianti ai capitolati, il cortocircuito laddove s’insinua la tangente: «Un fenomeno perverso
– ammette Carella – che distorce la concorrenza». Eppure
quante sono le imprese della
subfornitura che stanno in piedi proprio perché legati a contratti (gonfiati)? Sono anche
quelli posti di lavoro. «Da tagliare nel caso l’azienda non sia
capace di stare sul mercato, un
buon manager si riconosce anche perché pota i rami secchi»,
dice convinto Carella.
Fabio Savelli
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DAL NOSTRO INVIATO
REGGIO EMILIA — Dal made in Italy al
make in Italy. La chiamano «economia
delle soluzioni» che, tradotto banalmente, sarebbe come dire passare dalle parole
ai fatti. L’Italia dei convegni pullula di
grandi progetti: il problema, semmai, è
trovare le chiavi operative. Su questo filone si è snodata ieri a Reggio Emilia l’assemblea generale di ItaliaCamp che punta,
attraverso un percorso partecipato di cui
fanno parte esperti, società civile e istituzioni, «ad individuare – come ha affermato il presidente Fabrizio Sammarco – proposte concrete a problemi reali legati ai temi strategici dell’Agenda del governo attraverso soluzioni altamente innovative».
Un percorso costruito attorno al modello
«Advocacy» che, in collaborazione con 70
università, punta ad elaborare nuove progettualità in settori quali l’economia digitale, il patrimonio pubblico, l’economia
dell’antimafia, il welfare. Obiettivo è arrivare alla definizione di un «Valore Paese»
attraverso un Piano per l’innovazione so-
ciale che sarà consegnato nelle mani del
governo. Una sorta di credenziale per l’Italia ha sottolineato il ministro degli Esteri,
Federica Mogherini: «Abbiamo enormi
ricchezze ma spesso siamo carenti nel fare
sistema, dobbiamo credere di più in noi
stessi e investire sui tanti progetti che in
molti casi rimangono tali». Un lavoro lungo, fatto di piccoli passi, a cominciare dalla battaglia per la legalità. «Ormai il problema della ‘ndrangheta – ha detto Nicola
Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio
Calabria – non è più arricchirsi, ma giustificare la propria ricchezza». La crisi, ha aggiunto, facilita le mafie e, a causa di tagli e
mancanze di risorse, complica sempre più
il lavoro di magistrati e forze dell’ordine.
Tutti si devono sentire in prima fila. Per
Raffaele Bonanni, segretario Cisl, è fondamentale «tutelare le buone pratiche d’impresa». Perché, come ha aggiunto Marco
Gay, presidente dei giovani di Confindustria, «il risultato è importante, ma lo è
ancor più il modo in cui lo si consegue».
F.Alb.
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
I sette giorni su Twitter
di Manuela Albertone
Tutte le settimane un ospite
suggerisce un libro al giorno ai
follower de @La_Lettura. Ecco i
consigli di Manuela Albertone
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italia: 51575551575557
Domenica
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Benjamin Constant,
«La libertà degli antichi
paragonata a quella
dei moderni».
Senza politica
non si è liberi.
Nadia Urbinati,
«Democrazia sfigurata».
Discutere, criticare
ma non distruggere
la democrazia
rappresentativa.
Thomas Jefferson,
«Note sulla Virginia».
Come amare la propria
terra e voler essere
cittadini del mondo.
Romain Puértolas,
«L’incredibile viaggio
del fachiro che restò chiuso
in un armadio Ikea».
Capire meglio chi
sta peggio.
Amartya Sen, Jean Drèze,
«Una gloria incerta.
L’India e le sue
contraddizioni».
Democrazia non è solo
un tipo di governo.
Martha C. Nussbaum,
«Non per profitto».
La complessità del nostro
mondo non ha bisogno
solo di specialisti.
Cesare Beccaria,
«Dei delitti e delle pene».
Fare le riforme
vuole dire desiderare
una nuova società.
Cultura
La corte statunitense dell’Illinois ha confermato in sede d’appello che i diritti
d’autore per l’utilizzo del personaggio di Sherlock Holmes, creato da Sir Arthur
Conan Doyle (1859-1930, nella foto), sono decaduti. La causa era stata avviata
dall’editor Leslie Klinger per pubblicare una serie su Holmes di diversi autori.
Chiunque può reinterpretare le avventure del celebre investigatore, «vissuto»
in racconti e romanzi usciti tutti prima del 1922, senza dover pagare diritti.
La veduta
Ludwig
Hermann
(1812–1881),
Veduta
di Palazzo
Donn’Anna
a Napoli (1844):
il palazzo
Donn’Anna,
all’inizio
di via Posillipo,
è un edificio
monumentale
del XVII secolo.
Il suo progetto
era stato
commissionato
all’architetto
Cosimo
Fanzago, ma
l’edificio non
venne mai
completato
di RAFFAELE LA CAPRIA
T
Contro il risentimento
Yeats e Camus diffidavano di certezze e facili polemiche
Atteggiamenti di comodo su cui si sono costruite carriere
ecco come è nata, basta leggere
l’inizio di Ferito a morte. La stanza
ancora buia in cui dormivo viene al
mio risveglio attraversata da un raggio luminoso che imprime nel muro della stanza un tremante geroglifico splendente. Quel geroglifico di
luce è per me un segno, è il segno
che fuori è bel tempo, che fuori mi
aspetta la bella giornata napoletana, il mare trasparente dove mi immergerò a caccia di pesci, la barca
con gli attrezzi per la pesca subacquea, la barca che si fermerà davanti alle ville degli amici, le ragazze,
insomma mi attende la diffusa e lieve felicità della giovinezza. Ed è l’attesa della felicità, la speranza della
felicità, all’inizio di ogni vita. Ma
poi in Ferito a morte tutto il libro
racconta l’attraversamento della
bella giornata, cioè della vita, della
giovinezza. È solo questo che il libro
racconta, questa traversata, in cui
non accade nulla di speciale, il cielo
è sempre azzurro e fermo, non c’è
nessun moto nell’aria, ma qualcosa
accade mentre non ce ne accorgiamo, perché la nostra vita è così, è
quello che ci accade mentre siamo
occupati in altre faccende. E da tanti
segni vediamo che in Ferito a morte
la bella giornata è attraversata da
un’ombra, cosi come ogni vita è attraversata dal dolore. Ed è l’agonia
del polpo appena pescato, la spigola trafitta che si dibatte, è un bombardamento di fortezze volanti che
costringe i ragazzi a rifugiarsi in
una grotta, e così via.
L’attesa della felicità, la speranza
di ognuno in un destino migliore si
scontra con la realtà, questa è la metafora di Ferito a morte, una metafora che coinvolge non solo le per-
Raffaele La Capria (91 anni), Effigie
sone ma una intera città. E dal
chiacchiericcio inconcludente del
Circolo Nautico, un chiacchiericcio
raccolto da un orecchio dolente per
una ferita al timpano, dalla stessa
vacuità di quel chiacchiericcio, si
capisce che il risultato è il silenzio.
Troppe chiacchiere inutili producono soltanto silenzio, il silenzio di
una borghesia che non ha saputo
essere classe dirigente, ma come si
dice in Ferito a morte ha saputo essere solo classe digerente. E questo,
ahimè!, oggi possiamo estenderlo a
gran parte della classe dirigente italiana e degli episodi di corruzione
in cui è continuamente coinvolta.
La vera vita non è quella che viviamo, ma è quella che scriviamo
dopo aver vissuto. Quando viviamo
siamo troppo distratti dalle mille
faccende quotidiane per accorgerci
della vita. E infatti qualcuno ha detto che la vita è ciò che accade quando ci occupiamo d’altro. La vera vita
dunque non è quella vissuta ma è
quella contemplata, e per contemplarla ci vuole distanza. Oppure sono gli occhi di un altro quelli che vedono la nostra vita, e nel mio caso
gli occhi di un altro sono quelli di
Silvio Perrella, che nell’organizzazione tematica del «Meridiano»
sulla mia «vita salvata», ha individuato una struttura circolare, quella
che io ho chiamato «la ripetizione
differente», e cioè un continuo movimento a spirale dove si ricomincia
sempre da capo dallo stesso punto
ma in modo diverso.
Sono nato sotto il segno della bilancia, la bilancia sempre oscillante
tra molte possibilità, perciò mi definisco un uomo perplesso, sono anche convinto che «i migliori non
hanno convinzioni mentre i peggiori traboccano di intense passioni». Questo lo diceva il poeta Yeats,
irlandese, e a me sembra abbastanza giusto. E forse lo correggerei così: «La dismisura, cioè l’eccesso polemico, è un comodo, e talvolta una
carriera. La misura, al contrario, è
pura tensione». Questo lo diceva
Camus che come me ce l’aveva con i
risentiti che fanno del risentimento
una forma di promozione. Oggi il
mondo è pieno di risentiti che hanno fatto carriera e trovato successo.
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Kermesse Da oggi al 29 giugno il capoluogo campano si anima di dibattiti, presentazioni, happening e confronti. Tra Meridione e Europa
Il piacere civico della cultura nel profondo Sud
di SEVERINO COLOMBO
H
a solo due anni ma è già diventato grande. È il festival «Salerno Letteratura» (anteprima oggi alle 21 con un «ritratto culturale»
della città) che da domani al 29 giugno
invade piazze, palazzi, musei, luoghi
sacri e profani del centro campano. E
che rivendica il diritto a essere un
«piacere civico» ovvero «una grande
esperienza di cultura vissuta da una
intera comunità», ricordano Francesco Durante, direttore artistico, e Ines
Maineri, direttore organizzativo.
Cento appuntamenti tra conversazioni ed eventi su misura. Come l’in-
Nikola Savic e Raffaella Silvestri
Da oggi Francesco
Dell’Oro, docente e
autore, sceglie i libri per i
follower de @La_Lettura
I diritti di Sherlock Holmes sono liberi
Maestri L’autore
di «Ferito a morte»
racconta se stesso
in apertura del festival
letterario di Salerno
utto inizia per me, come
credo per ogni scrittore,
con quelle che io ho chiamato le immagini primarie.
Cosa sono le immagini primarie?
Sono quelle immagini che si imprimono nell’animo quando ancora
non è nata la coscienza, e sono immagini tutte sensoriali, legate alla
vista, all’udito, all’olfatto, al tatto, al
gusto. Le mie immagini primarie si
sono formate qui, in questo mare,
sono quelle di Palazzo Donn’Anna
che si affaccia sul Golfo di Napoli,
sono quelle della dolce Posillipo
dove ho trascorso la mia adolescenza, e sono però immagini minime:
sono il sapore di acido fenico della
patella staccata dallo scoglio e mangiata, l’odore di alghe marce che saliva dalle Grotte del palazzo, il contatto della pietra di tufo giallo e tenero che lasciava una polverina sui
polpastrelli, il rumore del mare tra
gli scogli e naturalmente la luce purissima del nostro cielo mediterraneo. Da queste immagini primarie
sorsero e si riprodussero nel tempo,
con una reazione a catena, altre immagini di natura diversa, mentali e
concettuali, impulsive e creative,
come ad esempio l’immagine della
Bella Giornata, che include non solo una visione del mondo, ma anche un’idea di scrittura, quella della
semplicità che arriva dopo la complessità. Quella che serve a sbrogliare la complessità del mondo, e nel
farlo genera uno stile che ho definito lo stile dell’anatra, l’anatra che fila liscia sulla superficie dell’acqua e
sembra spinta da una forza astratta,
non fisica, e invece è data dal lavoro
delle zampette palmate sotto il livello dell’acqua, un continuo lavorio
delle zampette che però non si vede, non si deve vedere, come non si
deve mai vedere lo sforzo nello stile
di uno scrittore. Deve sembrare tutto naturale quello che invece richiede fatica, e che fatica!
Dopo le immagini primarie arrivano per uno scrittore altre immagini, mentre le prime sono soltanto
dei sensi queste altre che arrivano
dopo sono immagini mentali, come
ho detto, e quella predominante è
stata per me la «bella giornata». Ed
Francesco Dell’Oro
è il nuovo
#twitterguest
contro con lo scrittore napoletano Raffaele La Capria che, oltre all’intervento
di apertura del 23 alle 20 (di cui pubblichiamo ampi stralci in questa pagina), partecipa il 24 alla presentazione
dei nuovi Meridiani Mondadori a lui
dedicati (2 volumi, pp. 1248 + 1344, 110) e riceve il Sigillo dell’Università
degli Studi di Salerno dal rettore Aurelio Tommasetti, insieme con il direttore del Dipartimento di Studi Umanistici professor Sebastiano Martelli. O come l’incontro con un altro campano
doc, Maurizio de Giovanni che regala
al festival l’anteprima del noir con il
commissario Ricciardi, In fondo al tuo
cuore (a luglio da Einaudi). Il respiro di
«Salerno Letteratura», festival tra i più
vivaci del Sud Italia, è ampio. Tra gli
ospiti: Giuseppe Catozzella, in gara per
il premio Strega; Aurelio Picca, con
una performance in cui travestendosi
da personaggio entra nel suo ultimo
romanzo Un giorno di Gioia (Bompiani); poi Gian Arturo Ferrari e Eva Can-
Poesia diffusa
«100 thousand Poets for
a Change» semina
le parole della creatività
per le vie del centro
tarella, per la non fiction; i primi due
classificati al talent tv per scrittori
«Masterpiece», Nikola Savic e Raffaella Silvestri. Il ciclo «Profondo Sud»
(interventi di Pino Aprile e Antonio
Polito, direttore del «Corriere del Mezzogiorno») concentra l’attenzione sul
territorio mentre il progetto «100
thousand Poets for a Change» diffonde i semi della creatività per le vie del
centro (omaggio a parte per i cento anni dalla pubblicazione dei Canti Orfici
di Dino Campana). Durante il festival
si assegnerà il premio Salerno Libro
d’Europa per under 40: in gara l’inglese Jenni Fagan, l’italiano Paolo Piccirillo, l’esordiente francese Romain Puértolas, il belga Bernard Quiriny e l’autrice ungherese Noémi Szécsi. Info
www.salernoletteratura.com.
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Capri
I premi
Biagio Agnes
a Battista
e Sconcerti
P
ierluigi Battista e Mario
Sconcerti sono tra i
vincitori della VI
edizione del «Premio Biagio
Agnes» consegnato ieri sera a
Capri nella Certosa di San
Giacomo (sotto, un
particolare della Certosa in
un dipinto di Michele
Cascella). Ai due editorialisti
del «Corriere della Sera»
sono andati rispettivamente
il «Premio per la carta
stampata» e il «Premio
giornalista sportivo». Il
riconoscimento, presieduto
da Simona Agnes, promosso
e organizzato dalla
Fondazione Biagio Agnes, in
memoria del giornalista e
direttore generale della Rai
(1928-2011), «vuole
promuovere i nuovi modi di
fare giornalismo senza
rinunciare a valorizzare
quelli tradizionali» . Oltre a
Battista e Sconcerti, la giuria
presieduta da Gianni Letta ha
assegnato il premio per il
2014 al Sostituto della
Segreteria di Stato della Santa
Sede Monsignor Angelo
Becciu («Premio nuove
frontiere del giornalismo»);
all’editorialista del «Financial
Times» Ferdinando
Giugliano («Giovani Under
35»); al giornalista e scrittore
Roberto Gervaso («Premio
alla carriera»); al direttore
del settimanale tedesco «Die
Zeit» Giovanni di Lorenzo
(«Premio Internazionale»); a
Radio 24 diretta da Roberto
Napoletano («Premio per la
radio»); a Rai News24
diretta da Monica Maggioni
(«Premio per la
Televisione»); a Paolo Del
Debbio («Premio costume e
società»). Premi speciali
sono poi andati a Massimo
Bordin per la rassegna
stampa di Radio radicale e a
Ester Castano, mentre una
borsa di studio è stata
assegnata a Marcella Maresca
della Scuola superiore di
giornalismo dell’Università
Luiss Guido Carli di Roma. La
serata condotta da Gerardo
Greco e Laura Chimenti, con
Claudia Gerini, sarà
trasmessa in differita su Rai 1
il 18 luglio, in seconda serata.
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38
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Eventi
VELOCITÀ
E FUTURO
A Roma la sfida delle start up Start up che si sfidano a colpi di
elevator pitch. Dopo essersi contesi online i lettori di
corriereinnovazione.it, le finaliste di InnovAction Lab, il percorso di
formazione intensivo dedicato agli studenti delle Università italiane, si
incontrano domani, lunedì 23, a Roma (ore 14.30, Auditorium della
Conciliazione): i migliori team delle edizioni di Roma, Milano e Cagliari
potranno presentare la propria idea ad oltre 100 investitori.
Problemi di ritmo
Il Pil procapite nel
nostro Paese è sceso
del 6,5 per cento tra il
2011 e il 2013, mentre
è salito in media del 10
per cento nel resto
della Ue. Il treno del
futuro corre veloce,
fare un picnic sui binari
non è il modo giusto
d’aspettarlo
La scoperta
Il laboratorio Italcementi dove
si produce il cemento «mangia
smog». L’ideatore, il chimico
Luigi Cassar, è in corsa per l’European Inventer Award 2014
Innovazione
di BEPPE SEVERGNINI
L
a velocità non è fretta e non è
frenesia. La velocità è diventata
una condizione necessaria per
vivere, lavorare e produrre nel
XXI secolo. Non una condizione esclusiva: si può leggere un lungo romanzo
su un treno che corre, si può amare lo
slow food e una connessione internet
veloce. Ma la lentezza, in molti ambiti,
rischia di diventare un alibi per la pigrizia. Se il mondo corre, dobbiamo
stargli dietro.
La velocità non è una nevrosi, anche
se può diventarlo. Lo hanno capito i futuristi, gli sciatori, Lucio Dalla e l’industria automobilistica: la velocità è una
tentazione umana, che produce emozioni, ma presenta rischi. La velocità di
cui vogliamo parlare oggi, tuttavia,
non è una questione fisica. Il dinamismo che ci piace è parente della semplicità, della chiarezza e dell’efficienza.
Se l’Italia si trova dov’è — e non dove dovrebbe essere, considerate la ricchezza dei contenuti e la qualità dei
cervelli — uno dei motivi è proprio la
mancanza di velocità. Nel mercato del
lavoro, nei trasporti, nelle telecomunicazioni, nelle procedure e nelle autorizzazioni: troppo cose sono rallentate.
Un’Italia alla moviola, che odora di
muffa. La corruzione non è, come dicono i cinici e gli incoscienti, un modo
di sveltire l’economia. E’ il ricatto dei
frenatori: paghi, e puoi tornare faticosamente a muoverti.
C’è gioia nell’avere un’idea, costruire un progetto, realizzarlo in tempi ragionevolmente brevi. C’è frustrazione
nel vederlo bloccato e rallentato. Gli
ostacolisti italiani — categoria ufficiosa e numerosa, presente in ogni campo
della vita nazionale — hanno investito
nella ripetizione stanca e nelle consuetudini inefficienti. La velocità è la loro
vera, grande nemica: toglie scuse e
rendite di posizione. I bradipi sociali lo
sanno.
Pensate ciò che volete su Matteo
Renzi, ma non c’è dubbio che abbia intercettato questo desiderio di rapidità.
Anche per lui vale il rischio delle frenesia, certo. Ma l’età e il carattere l’hanno
portato a proporre alla nazione quello
che la nazione, oggi, in maggioranza
C’è un rischio moviola
per il Paese, la lentezza
può essere un alibi
Esser veloci è necessario
Perché l’Italia
merita di più
chiede: muoversi agilmente. Il Pil procapite in Italia è sceso del 6.5% tra il
2011 e il 2013, mentre è salito in media
del 10% nel resto dell’Unione Europea.
Non è solo una corsa, la nostra: è diventata una rincorsa.
Il dinamismo non è più una scelta. È
un obbligo e una condizione necessaria. Le comunicazioni sono immediate,
il nostro desiderio di informazioni, relazioni e intrattenimento chiede di essere soddisfatto rapidamente. Il ritmo
del modo è cambiato: nei discorsi, in
televisione, al cinema, nella musica,
nello sport. Guardate le partite dei
Mondiali di Germania (1974) e quelle
che si giocano in questi giorni in Brasile (2014): il calcio sembra uno sport diverso.
L’Alta Velocità ferroviaria, la banda
larga mobile e alcuni strumenti diagnostici sono esempi quotidiani di rapidità: domandate a chi ha imparato a
usarli se intende rinunciarvi. Se è
pronto a metterci otto ore per arrivare
da Milano a Roma, cinque minuti per
caricare un sito internet, dieci giorni
per conoscere un responso medico. La
lentezza — se è una scelta — resta un
piccolo lusso cui non vogliamo e non
CORRIERE INNOVAZIONE
Un network editoriale che punta sulla voglia di fare
I
l network di Corriere Innovazione è articolato
su più livelli: un supplemento tematico del
Corriere della Sera distribuito con cadenza
trimestrale su tutto il territorio nazionale (l’ultimo,
uscito il 19 giugno) ha come parola-chiave
velocità); un magazine bimestrale distribuito con le
edizioni locali del Corriere; un sito;
www.corriereinnovazione.it, tra poco anche in
inglese, aggiornato quotidianamente e arricchito
dal dialogo con i lettori sui social network; una fitta
rete di eventi che fanno precipitare nel contatto visà-vis il pensiero sviluppato on e offline. L’obiettivo
di Corriere Innovazione, fin dalla sua nascita –
gennaio 2013 – è sempre stato quello di mettere in
sintonia linguaggi e codici della produzione
d’eccellenza italiana, quella che spesso si annida
nella provincia più impensata, con il mercato
globale. In altre parole, connettere territori ed
eccellenze, per alzare l’asticella del sistema Italia
e costruire un ponte lanciato verso il mondo.
Il bimestrale Nato su iniziativa di Corriere del
Veneto, Corriere del Trentino e Corriere dell’Alto
Adige, il magazine allegato a Sette inizialmente
diffuso nel Nordest è da quest’anno distribuito
anche in tutto il Sud (Campania, Puglia, Sicilia,
Calabria, Basilicata) in collaborazione con il
Corriere del Mezzogiorno. Il prossimo numero, in
edicola il 18 luglio, dedicato all’ibridazione tra ecommerce e acquisto fisico, sbarcherà anche in
tutta la Toscana in sinergia con il Corriere
Fiorentino. In autunno l’allargamento all’Emilia
Romagna grazie al Corriere di Bologna.
Il supplemento nazionale Dopo i numeri dedicati a
Connessioni e Velocità, quest’ultimo realizzato con
la partnership di Audi, IntesaSanpaolo, Vodafone, e
la sustainability partnership di Conai, i prossimi
due numeri del dorso di 48 pagine che racconta i
volti dei giovani innovatori e traccia gli scenari
futuri dello sviluppo italiano andranno in edicola
in autunno e in inverno.
Il web Punto di riferimento online per le news
riguardanti il mondo dell’innovazione,
www.corriereinnovazione.it, raggiungibile anche
dall’home page di Corriere.it, racconta
quotidianamente storie, chance, tecnologie del
sistema Italia. Arricchito di fotogallery e video,
Corriere Innovazione web riunisce online l’agenda
di tutti gli appuntamenti più importanti del mondo
startup. E tra pochissimo sarà disponibile anche in
lingua inglese.
Gli eventi Faccia a faccia tra protagonisti
dell’industria e giovani che tentano di farsi largo
nel nostro Paese, approfondimenti tematici: da
Bergamo a Napoli, da Bari a Bolzano, da Trieste a
Firenze, Corriere Innovazione risponde all’esigenza
primaria di chi il Paese ha bisogno di farlo crescere.
Il prossimo appuntamento è domani a Bergamo, al
Kilometro Rosso, ore 18.30.
Luca Barbieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sistema Da sinistra, il «network» Corriere Innovazione: il supplemento dedicato
alla velocità, il magazine bimestrale, il sito
dobbiamo rinunciare; ma non è il marchio degli anni che stiamo vivendo.
Lo dimostra quanto sta accadendo
nei media: un fiume in piena che qualcuno si ostina a navigare con un pedalò. I giornali di carta non competono
solo con le testate online, e neppure
con le varie piattaforme video. Competono con Facebook, WhatsApp, Instagram, Twitter. Guardate cosa fa la gente in metropolitana, in treno, al bar o in
una sala d’aspetto. Lo smartphone (o il
tablet) occupa l’attenzione e il tempo
di quasi tutti, mettendo al centro della
narrazione chi lo tiene in mano. Siamo
tutti autori e attori della rappresentazione che ci sta a cuore: la nostra.
Per trovare attenzione occorre tempismo. La gente oggi ha poco tempo:
bisogna sfruttare quello a disposizione. La capacità di sintesi brillante diventa sempre più importante perché è
una saporita spremuta di pensiero.
Uno sforzo che offriamo a chi ci legge/
ci ascolta. Ha detto Eric Schmidt, numero uno di Google, in una intervista
al «Corriere della Sera» (10 giugno
2014): «Molte notizie sono ripetitive.
“Il presidente Obama ha tenuto un discorso annunciando il programma e
poi è volato a Miami...”. Ci sono migliaia di siti che dicono questo, scritti
da migliaia di giornalisti! Non c’è un
vero insight, un’analisi, spesso manca
un punto di vista. Le notizie normali
hanno sempre meno rilevanza, troppi
raccontano le stesse cose. Mettiamola
così: chi organizza i dieci titoli principali della giornata offre poco valore».
Saremo capaci di sostenere la battaglia, nei media? Non è detto. Il desiderio d’informarsi diminuisce; molti ritengono sufficiente l’ascolto distratto
di un notiziario, o una notizia scambiata con gli amici sui social. Ma la difficoltà non cambia i termini della sfida.
Se riusciremo a essere svelti, interessanti e utili sopravviveremo; altrimenti, finiremo travolti. Non sarebbe la fine del mondo. Sarebbe — per quanto
triste — la fine di un mestiere.
Sintetizziamo, dunque. Il treno del
futuro corre veloce. Mettersi a fare un
picnic sui binari non è il modo giusto
d’aspettarlo.
beppesevergnini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Eventi 39
italia: 51575551575557
L’evento al Kilometro Rosso Due ore intense di innovazione al
Kilometro rosso, la grande realtà hi tech nata a Bergamo, lungo
l’autostrada A4, grazie all’impegno di Alberto Bombassei, fondatore di
Brembo. Appuntamento domani, lunedì 23, alle 18.30 con Corriere
Innovazione, che presenta proprio qui il suo nuovo dorso nazionale
ispirato alla parola-chiave «velocità». Dopo l’introduzione di Giuseppe
Di Piazza, responsabile editoriale del sistema innovazione del Corriere
della Sera, il microfono passerà a Massimo Sideri, innovation editor del
Corriere, e a Cristiano Seganfreddo, direttore scientifico del magazine,
che condurranno l’evento. Molti gli ospiti: da Emil Abirashid, fondatore
di Startupbusiness, a Bombassei, da Giovanni Bonotto, direttore
creativo dell’omonima azienda tessile, a Francesco Moser, di cui ricorre
quest’anno il trentennale del suo record di velocità. Tanti gli startupper
che potranno dialogare con gli ospiti. Per partecipare: tel. 02 20400333
La storia
Scarica
l’«app»
Eventi
Informazione, approfondimenti,
gallery fotografiche e la mappa degli
appuntamenti più importanti in Italia.
È disponibile sull’App Store
di Apple la nuova applicazione
culturale del «Corriere della
Sera Eventi».
È gratis per 7 giorni.
Già venduti un milione di pezzi. Il dispositivo open source permette il dialogo tra tutta l’alta tecnologia
Arduino, la scheda di Ivrea
che facilita il mondo hi-tech
Banzi: «L’ho inventata al bar, ora lavoriamo con Intel»
R
iavvolgendo la storia della connettività, la scorsa settimana la
rivista Forbes ha raccolto una trentina di pietre miliari nell’evoluzione
della fusione fra fisico e digitale. Si
va dalla nascita del codice a barre,
ideato nel 1949 dal ventisettenne
Norman Joseph Woodland disegnando quattro linee sulla sabbia di
Miami Beach, al modulo Gsm M1,
realizzato nel 1995 da Siemens per
far comunicare macchine attraverso
reti wireless. Quella elencata da
Forbes è una carovana del progresso, che dalla metà del Novecento ha
fatto sosta nei principali atenei
d’America, fra Massachusetts Institute of Technology, Georgia Tech,
Columbia e Carnegie-Mellon University, e si è fermata per ben due
volte a Ivrea, 24.000 abitanti in provincia di Torino e capoluogo del Canavese, regione stretta fra
Vercelli e la Valle d’Aosta
e patria dell’eccellenza
tecnologica italiana.
Qua, nel 1990, Olivetti
inventò un badge a raggi
infrarossi in grado di comunicare l’esatta posizione delle
persone. Quindici anni dopo, in un
bar della città, è nato Arduino – che
dal bar ha preso il nome, ispirato ad
Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel 1002
–, una piccola scheda elettronica
economica (costa 25 dollari) e accessibile a tutti, prodotta e assemblata principalmente in Italia, di cui
sono stati venduti oltre un milione
di esemplari in tutto il mondo.
«Arduino è nato da esigenze pratiche legate alla didattica dell’elettronica, nell’ambito delle ricerche
condotte all’Interaction Design Institute di Ivrea, come strumento per
gli studenti della scuola», racconta
al Corriere della Sera Massimo Ban-
La ricercatrice
madre delle dimensioni di una carta di credito che rende facile imparare a programmare dei semplici
computer, noti come microcontrollori, il cervello di tanti oggetti di
tutti i giorni, come per esempio il
forno a microonde o i telecomandi.
Assieme alla scheda viene fornito
un software per programmarla»,
spiega Banzi. «Fra i motivi del successo ci sono sicuramente il basso
costo, la facilità di utilizzo della
scheda e la grande quantità di documentazione online». Arduino
oggi anima molti degli strumenti
utilizzati dal movimento maker, a
cominciare dalle stampanti 3D. Si
basa su una comunità forte e, come
racconta Banzi, molte aziende si
stanno interessando al suo poten-
Una nuova risorsa
«La stanno usando molto
i maker per far funzionare
facilmente
le stampanti 3D»
Per tutti
Una scheda Arduino, utilizzata anche per la didattica
dell’elettronica: ha
preso il nome dal
bar di Ivrea dove
«è nata». In alto,
Massimo Banzi,
46 anni, ideatore
di Arduino con
Gianluca Martin,
due americani e
uno spagnolo
zi, 46 anni, cofondatore di Arduino
insieme a un italiano (Gianluca
Martin), due statunitensi (Tom
Igoe e David Mellis) e uno spagnolo
che vive in Svezia (David Cuartielles). «L’obiettivo è sempre stato
quello di trasformare la tecnologia
in uno strumento creativo alla portata di tutti. Arduino è stato concepito per rendere semplice la tecnologia per esempio ad artisti o designer, a coloro che non sanno nulla
di questo argomento e che spesso lo
ritengono lontano e complesso».
Cresciuto giocando con i circuiti
elettronici – racconta di aver preso
in mano il saldatore già a 12 anni –
Banzi vive fra New York e Lugano e
gira il mondo per esporre la sua visione: mercoledì era alla Casa Bianca e dal 2 all’8 luglio sarà a Barcellona per la decima edizione internazionale della Fab Lab Conference.
Arduino, come spiega il suo ideatore, è un progetto open source e si
può usare «con pochissime competenze per gestire installazioni arti-
stiche, modellini di aeroplani, sensori e per far connettere gli oggetti
alla rete, dotandoli di servizi avanzati prima impensabili: per esempio lampade che si accendono con
internet o vasi di fiori che segnalano via sms quando hanno bisogno
d’acqua».
La chiave del successo, secondo
Banzi, è senza dubbio la comunità
che si è raccolta attorno al progetto.
La piattaforma Arduino, infatti, ha
varie anime: una scheda elettronica, un software, un metodo di apprendimento e soprattutto una comunità basata sugli utenti, sul sito
e sul forum. «Nella sua espressione
fisica, Arduino è una piccola scheda
La forza della rete
«La chiave del successo
è nell’accessibilità:
chiunque può contribuire
al miglioramento»
ziale innovativo. «La nostra partnership principale è con Intel, con
cui abbiamo sottoscritto un accordo per la produzione di Galileo, una
scheda di sviluppo compatibile con
Arduino», afferma Banzi. «Finalmente una grande società è riuscita
a vedere nel mondo dei maker un
bacino di potenzialità, sposando la
causa open source. Per noi, abituati
a un’economia più ristretta, l’onda
d’urto di Intel è molto grande.
L’obiettivo che accomuna i piccoli
innovatori dal basso e le realtà più
strutturate è quello di mettere a disposizione strumenti quanto più
semplici ed efficaci per sviluppare
modi non convenzionali, utili e innovativi di usare la tecnologia». Come sosteneva lo stesso Banzi alla
conferenza Ted Global del 2012,
«ormai non ci vuole il permesso di
nessuno per costruire oggetti straordinari».
Andrea Marinelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
AndreaMarinelli
Europa e Stati Uniti hanno investito sul lavoro della dottoressa dell’Università di Padova che ora guida un team
«La mia lotta all’Aids “ha vinto” 5 milioni»
Sara Richter: «Studio le cellule latenti per trovare in fretta un nuovo farmaco»
U
na corsa contro il tempo. Per combattere la morte. E rendere omaggio
alla vita. L’Aids ha ripreso ad uccidere.
Oggi come ieri. Non solo omosessuali.
Nuovi ceppi e batteri Hiv sconosciuti fino a poco tempo fa, sono in grado di
trapassare le pillole curative in commercio, vanificando i progressi medici e
la massiccia prevenzione anni 80. Il virus torna prepotentemente alla ribalta.
Non solo sullo schermo. «The Normal
Heart», il film di Ryan Murphy tratto
dall’omonima opera teatrale di Larry
Kramer, attivista gay, sieropositivo e
fondatore della più grande associazione
che sostiene i malati di Aids nel mondo,
incolla milioni di americani alla tv. Che
tornano ad avere paura. E a cercare risposte.
La scienza, che non ha mai smesso di
testare antidoti in grado di debellare definitivamente i batteri, confida ora le
proprie speranze nei risultati di laboratorio di una giovane ricercatrice dell’ateneo di Padova, Sara Richter, che ha
scoperto una nuova cura. «I farmaci in
commercio colpiscono il morbo che
viene prodotto, ma non il materiale ge-
netico del virus nella cellula latentemente infettata che rimane del tutto invisibile alle medicine esistenti», racconta la studiosa. «Questa cellula latente, eludendo la terapia antivirale, può in
realtà produrre il virus in un secondo
momento» impedendo la guarigione. Il
team di ricercatori sta dimostrando alla
comunità scientifica mondiale che esiste un pezzo del materiale genetico virale che può essere riconosciuto da farmaci in grado «di colpire non solo le
cellule attive, ma anche quelle latentemente infettate», aggiunge la dottoressa. Europa ed America hanno investito
sulla Richter la bellezza di 5 milioni di
euro. «Ho vinto un finanziamento europeo di 2 milioni di euro per progetti
scientifici d’eccellenza per il 20142018», racconta. Arrivando prima su
circa 4 mila concorrenti.
«A questi si aggiungono altri 2 milioni da un altro bando sempre della Ue per
giovani ricercatori ed una borsa di studio di 1 milioni della fondazione di Bill
Gates che finanzia idee innovative. Con
questi fondi ho acquistato strumenti
per il laboratorio, come i robot che svel-
tiscono il lavoro di base per processare i
campioni, e pago il mio team di giovani
ricercatori all’Università», aggiunge la
virologa che, dopo un dottorato a Padova, si è specializzata in Usa. Bisogna fare
in fretta. Perché molte vite rischiano di
spegnersi nei prossimi anni. Gli scienziati prevedono una nuova pandemia
Hiv entro i prossimi 20 anni. Si parla di
150mila persone malate, spesso a loro
insaputa. Solo in Italia si registrano 4
mila nuovi contagi. Circa un terzo degli
infetti si trova in Lombardia (27%), Lazio (14%) ed Emilia-Romagna (10%).
«Solo a Milano ci sono 3 infezioni al
giorno», afferma il Presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lotta
contro l’Aids), Mauro Moroni. Dall’Aids
d’altronde non si guarisce, ma ci si cura.
Certamente più di prima, ma non per
sempre. «Si può vivere con l’Hiv prendendo ogni giorno cocktail di medicine,
che aiutano sicuramente ad andare
avanti, ma alla lunga non producono
più effetti. Con il tempo, anche il virus
può resistere a questi rimedi e continuare a danneggiare il sistema immunitario», prosegue il medico. «Non so riuscirò ad ottenere i risultati che l’Europa
si attende da me. Mi piacerebbe aprire
una società in Italia o vendere i diritti
della scoperta a ditte farmaceutiche. In
America funziona così. Qui invece è tutto più complicato. Dal Miur, non mi è
arrivata neanche una telefonata!».
Tenacia Sara Richter, 38 anni: «Con i fondi? Stipendi ai ricercatori e un nuovo robot»
Barbara Millucci
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
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RITORNO AL PASSATO
✒
Cristo non s’è fermato a Eboli.
Sulle robuste gambe del suo vicario in terra è arrivato fino a Cassano Ionio, nel Mezzogiorno più profondo e dimenticato che ci sia. Ci voleva un vescovo
argentino per spingersi fin dove lo Stato
italiano si dissolve nell’anti-Stato, e il Male governa sul Bene. Ai mafiosi della piana di Sibari il Papa ha ricordato che chi
adora il Male è scomunicato, e non c’è
sanzione peggiore per la gente di ‘ndrangheta, che fa dell’esibizione di una fede
blasfema il simbolo del proprio padrinaggio sul territorio.
Ma il gesto più tenero di Francesco è
stato quell’abbraccio ai parenti di Cocò
Campolongo, il bambino di tre anni ucciso e bruciato in un regolamento di conti a
gennaio insieme al nonno e alla sua compagna. «Mai più atrocità sui bambini», ha
detto il Papa, e sarebbe bello come programma minimo per il riscatto del nostro
Mezzogiorno, quel luogo d’Italia dove le
colpe dei padri ricadono ancora sui figli, e
il reticolo tribale non risparmia i minori.
Altri padri e madri, altri nonni aspetta-
no giustizia al Sud. Aspettano un’azione
massiccia e sofisticata dello Stato, Dna e
Ris e Sco, un impiego di risorse senza risparmio, come si fa altrove, come si fa nel
resto d’Italia, per trovare e fermare gli assassini di bambini.
C’è una famiglia così a Palasciano, la famiglia del piccolo Mimmo Petruzzelli,
trucidato dai proiettili quasi cento giorni
fa, ad appena tre anni, da un commando,
mentre era in auto insieme alla madre e al
suo compagno. Nessuna traccia, nessun
testimone, nessun sussulto dello Stato o
della società civile. Un gran buco nero che
si è richiuso sopra la testa di quel bambino, come se non fosse mai esistito. Come
Cocò.
Eppure è lì, in fondo allo stivale, che si
gioca la tanto sbandierata battaglia per la
legalità. E se il Papa si muove per risvegliare le coscienze, per farsi apostolo di
una fede nel potere soprannaturale del
Bene, ora è lo Stato che non ha più alibi
per fermarsi a Eboli.
Antonio Polito
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SBAGLIATO GRIDARE SUBITO AL COLPEVOLE
ANCHE SE GLI INDIZI SONO MOLTO VALIDI
✒
Cose di più di vent’anni fa. Un
uomo dell’alta finanza, già vicino politicamente al presidente francese
Giscard d’Estaing, viene trovato ucciso
in circostanze misteriose. Chi l’abbia
ammazzato non si sa (e non si saprà
mai) ma dalle prime indagini, con gravi
indizi a carico, salta fuori il nome di un
possibile mandante, personaggio noto
nel sottobosco dei faccendieri: si chiama Allenet de Ribemont.
Lo arrestano. Al telegiornale delle 20 il ministro
degli Interni, il capo della
polizia e un ufficiale incaricato delle indagini proclamano senza mezzi termini qualcosa come «l’abbiamo preso».
Dopo qualche tempo,
l’indagato viene prosciolto
per mancanza di prove sufficienti. Ricorre allora alla Corte europea dei diritti
dell’uomo che, nel 1995, gli dà ragione
— e non per l’arresto (gli indizi a suo carico c’erano) ma per le parole pronunciate in quel telegiornale — e per l’occasione fissa alcuni principi che resteranno come capisaldi anche per gli sviluppi
successivi della sua giurisprudenza.
Nessun dubbio — dice la Corte —
che i mezzi d’informazione («cane da
guardia della democrazia») debbano
essere informati e informare sugli sviluppi essenziali di inchieste giudiziarie,
anche di quelle più delicate; però soprattutto chi riveste ruoli istituzionali
deve farlo con il «riserbo» e la «discrezione» che sono imposti dalla presunzione d’innocenza, quale è garantita
dalle Carte internazionali di tutela dei
diritti fondamentali delle
persone.
Già, «riserbo» e «discrezione». Ma... sono cose di
più di vent’anni fa. E a
quell’epoca non c’erano i
social network e il test del
Dna non era ancora diventato abituale nei procedimenti penali. O, forse, anche oggi vale la pena porsi
qualche domanda, dopo che un uomo,
prima di aver avuto qualsiasi possibilità
di difendersi, è stato esposto (e non solo
lui) al massacro dei media con una semiufficiale etichetta di «assassino», subito appiccicatagli addosso?
Mario Chiavario
professore emerito
dell’Università di Torino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ACCORDO SULLA RIFORMA DEL SENATO
LA DIGNITÀ DI UNA FUNZIONE
SEGUE DALLA PRIMA
L’immunità ai senatori ci dice che il
Senato (pur finalmente diverso dalla
Camera) sarà comunque una cosa seria,
degna di rispetto. Come si conviene a
un organo che, se perderà il potere di
dare e togliere la fiducia al governo e il
potere legislativo paritetico a quello
della Camera, manterrà pur tuttavia il
diritto di contribuire alla elezione del
presidente della Repubblica, dirà la sua
sulle leggi, avrà il controllo degli affari
regionali.
Il modello a cui ci si è ispirati è il Bundesrat, il consiglio federale tedesco. Come nel Bundesrat è prevista l’elezione
indiretta: nel caso italiano, cento membri, novantacinque dei quali rappresentativi di Regioni e Comuni, il cui mandato durerà quanto quello delle amministrazioni di provenienza. Nel modello
a cui ci si ispira ci sono, insieme, la forza e la debolezza della riforma prevista.
La forza, perché il Bundesrat è una istituzione collaudata. Ma anche la debolezza perché le Regioni italiane non sono i länder (gli Stati) tedeschi. E il regionalismo italiano non è il federalismo
tedesco. I dettagli che non sono ancora
chiari (perché dovranno essere oggetto
di leggi successive) riguardano il modo
in cui verrà ridefinito il Titolo V, i rapporti centro-periferia e, per essi, le aree
di competenza della Camera e del Senato. È ottima cosa che siano sparite le famigerate «materie concorrenti», fonti
di infiniti contenziosi fra Stato centrale
e Regioni. Così come è ottimo che una
serie di cruciali materie ritornino sotto
il controllo del governo nazionale.
Ma molti altri aspetti restano ancora
incerti. Stando al testo, sembra che le
Regioni vedranno confermati molti dei
poteri acquisiti nella riforma del 2001.
Poiché l’esperienza dice che, in tutti
questi anni, non ne hanno fatto per lo
più un buon uso, questa non è necessariamente una buona notizia.
In ogni caso, fra il testo (fragile) inizialmente presentato dal governo per la
riforma del Senato e il testo su cui si è
chiuso l’accordo, c’è un evidente salto
di qualità (in meglio). Se questa riforma
si farà, per una volta potremo dire che
l’incontro fra una leadership dinamica
e innovatrice e una classe parlamentare
in cui non sono mancate saggezza ed
esperienza ha generato un bel risultato.
Angelo Panebianco
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L’importanza di cambiare regole
per «non morire democristiani»
di PIERO OSTELLINO
«I
l problema non sono le
regole; sono i ladri». La frase,
pronunciata da Renzi a
commento dello scandalo del
Mose, avrebbero potuto dirla
Antonio Di Pietro o qualsiasi altro uomo
politico della Prima Repubblica. È figlia della
convinzione che, dopo Tangentopoli e Mani
pulite, la politica la si possa fare solo
delegandone la gestione alla magistratura e ai
carabinieri. Che piaccia o no, è la definitiva
trasformazione del Partito democratico nella
vecchia Democrazia cristiana o, se si
preferisce, in una specie di
neoberlusconismo di sinistra. L’occupazione
del potere per, poi, non usarlo che per
conservarlo.
Le chiacchiere sulla rottamazione delle
generazioni precedenti, sul loro ricambio con
le nuove e sulla politica di cambiamento —
che Renzi continua a ripetere anche ora che è
segretario del Partito democratico e sta al
governo come se non lo fosse — sono state
un’operazione di marketing per pervenire al
ricambio di una classe dirigente
postcomunista, logorata dal consociativismo
con la Dc e ormai esausta, che non aveva più
nulla da dire. Nel Paese, quelle chiacchiere
sono state la forma che il trasformismo
inaugurato nel 1876 con la caduta della destra
storica e l’avvento della sinistra (liberale) ha
assunto nell’era della comunicazione, che
conta più della realtà effettuale e la crea e col
quale, nel passato, si erano sempre
mascherate, con doppiezza controriformista,
operazioni di puro potere personale,
politicamente legittime sotto il profilo
formale, ma discutibili sotto quello degli
interessi reali del Paese.
Con Matteo Renzi — cui pare piaccia più
essere capo del governo che farlo — la
politica italiana registra il ritorno ai metodi
della vecchia Dc. L’ex sindaco di Firenze —
che è ambizioso e non lo nasconde — ha
capito che prendersela con i ladri e
promettere demagogicamente un futuro
luminoso solletica il moralismo e il
pressapochismo populista e non costa; anzi,
rende, purché non si metta mano alle
condizioni strutturali che generano i ladri. La
frase che il problema non sono le regole,
sono i ladri, è una riproposizione di quella sul
«mariuolo Chiesa», che Craxi aveva usato per
tenere fuori il Psi dallo scoppio di
Tangentopoli. Ma quando Craxi chiamò, in
Parlamento, le forze politiche ad assumersi
DORIANO SOLINAS
L’ABBRACCIO DEL PAPA AI PARENTI DI COCÒ
E ORA LO STATO NON SI FERMI A EBOLI
collettivamente la responsabilità del
finanziamento illecito dei partiti e a fare i
conti con le degenerazioni del «sistema», fu
isolato; Dc e Pci si spartirono il potere —
l’una, quello istituzionale e economico;
l’altro, quello culturale e politico —
decretando, con la fine del Partito socialista
come forza potenzialmente riformista, il
trionfo del peggior conservatorismo. Il
segretario del Psi sarebbe morto in esilio,
mentre in Italia, con il compromesso storico,
si sviluppava il progressivo degrado del
Paese. Renzi ha fatto astutamente tesoro del
fallimento del tentativo riformista craxiano
per scalare, riuscendoci, sia la direzione del
Pd, sia quella della politica nazionale. Se non
toccherà gli interessi consolidati dalla
struttura sociale corporativa ereditata dal
fascismo — in altre parole, se non farà nulla
di più di «promettere che molto, non tutto, è
già stato fatto», come sta dicendo
incessantemente, è probabile resti a lungo a
Palazzo Chigi.
Certo, qualcosa farà — una (parziale)
riduzione della spesa pubblica, ormai fuori
controllo, e una (relativa) razionalizzazione
della Pubblica amministrazione perché la
stessa forza delle cose glielo impone — ma
non ridurrà l’eccesso di intermediazione
politica rispetto alla sfera privata, che è la vera
causa della corruzione. Non darà, come
sarebbe auspicabile, più spazio al mercato, e
al merito, rispetto al familismo e clientelismo
amorale sul quale si regge l’intero
Ordinamento politico e giuridico dal 1948.
Le regole — in un Paese dove per costruire un
nuovo capannone per la fabbrichetta,
malgrado tutto felicemente in espansione, o
per convertirla, ci vogliono decine di
permessi, licenze, concessioni, si perde molto
tempo per districarsi nella giungla
burocratica e si spendono molti soldi in
avvocati e consulenti, e dove il cittadinocontribuente non riesce più a orientarsi nel
mare di una legislazione fiscale disordinata e
invasiva, finendo regolarmente con essere
trattato come suddito — contano caro Renzi,
e come contano ! Sono esattamente le regole
che lei dovrebbe cambiare. Ma che, temo,
non cambierà perché ha capito che sarebbe
defenestrato all’istante. Da vecchio
democristiano, lei sa, andreottianamente, che
il potere logora chi non ce l’ha. Perciò, dal
governo, sta logorando il suo stesso partito,
come la Dc aveva fatto, a suo tempo, sempre
dal governo, col Pci e le stesse capacità di
resistenza del Paese. Non è detto sia
necessariamente un male; ma è altrettanto
lecito dubitare, non solo da sinistra, che
«morire democristiani» sia un bene.
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EUROPA SOLIDALE
Più flessibili dopo i «compiti a casa»
di MAURIZIO FERRERA
I
risultati delle elezioni stanno inducendo
i leader europei (soprattutto quelli di
centrosinistra) a ripensare le priorità
dell’Unione. L’orientamento emergente
è quello di rendere più flessibili le regole
di bilancio in modo da facilitare le riforme
strutturali e la ripresa degli investimenti pubblici nazionali in settori cruciali per crescita e
occupazione. Le condizioni, i margini, i tempi
di questa nuova flessibilità restano tutti da definire.
È però importante che il principio generale
si affermi, anche per ragioni politiche. Sullo
sfondo della crisi, l’Europa dei vincoli e delle
sanzioni ha oltrepassato la soglia di accettabilità sociale mentre le sue regole e i suoi automatismi hanno lasciato alquanto a desiderare
in termini di risultati. Un recupero di flessibilità (virtuosa, s’intende) è oggi condizione necessaria per ricostruire l’ormai fragile legittimazione della Ue e dell’euro.
Vi è tuttavia da chiedersi se un passo in
questa direzione sia sufficiente. Flessibilizzare le regole significa senz’altro ammorbidire
la filosofia dei «compiti a casa» predicata negli ultimi anni da Bruxelles e da Angela Merkel. Ma limitarsi a questo implica accettare
che le riforme nazionali siano l’unica risposta
possibile alle sfide della crescita e dell’occupazione. Non è così. La crisi dell’Europa ha
una seconda faccia, meno visibile ma non
meno importante: l’assenza di politiche comuni in grado di gestire l’Unione economica e
monetaria come «sistema» capace di svilup-
parsi in maniera equilibrata. Con il completamento del mercato unico e l’introduzione dell’euro l’Europa ha compiuto quello che in fisica si chiama transizione di stato. Potremmo
dire che da «solida» l’Europa è diventata «liquida». Ciò che quotidianamente accade nell’economia (al singolare) dell’eurozona è in
buona misura il frutto delle regole sovranazionali e dunque sfugge al controllo dei governi nazionali. In un simile contesto è diventato molto difficile stabilire chi perde e chi
guadagna e soprattutto perché. In che misura
il successo economico della Germania è dovuto ai famosi compiti a casa (ad esempio le
riforme Hartz del mercato del lavoro) oppure
alla stabilità del cambio o alla disponibilità di
credito a buon mercato per le sue imprese? Gli
aiuti alla Grecia sono stati solo un fardello per
i contribuenti tedeschi (olandesi, francesi)
oppure hanno anche contribuito alla salvaguardia dei loro risparmi, messi a repentaglio
da scelte di investimento avventate delle banche? Se così fosse, le implicazioni politiche
sarebbero dirompenti: l’enorme impoverimento della Grecia, effetto dell’austerità imposta da Bruxelles, andrebbe in parte visto come il prezzo che i ceti deboli di un Paese periferico hanno dovuto pagare per garantire la
stabilità dei Paesi più ricchi e delle loro classi
medie.
Non si tratta, per carità, di fare un processo
ai Paesi «forti» in difesa dei «deboli», né tantomeno di cavalcare le terribili semplificazioni e le false argomentazioni di molti euro-
scettici. Al punto in cui siamo, tuttavia, la questione della transizione di fase non può più
essere ignorata. Un sistema liquido ha bisogno di un contenitore diverso da quello di uno
solido. Fuor di metafora, occorre dotare l’Ue
di strumenti adeguati per il governo dell’interdipendenza fra Paesi e delle sue conseguenze, spesso inattese e imprevedibili. È da
tempo che si dibatte, ad esempio di eurobond,
ossia di un meccanismo solidale per la distribuzione dei debiti a livello europeo. E si è già
cominciato a discutere di un possibile sistema di ammortizzatori sociali Ue, modellato su
quello esistente negli Stati Uniti, per assorbire
i costi della disoccupazione dovuta a choc
asimmetrici. La Presidenza italiana potrebbe
giocare un ruolo importante nel far progressi
su quest’ultimo fronte, ad esempio chiedendo alla Commissione entrante di preparare un
Libro Verde.
Più flessibilità e, al tempo stesso, più politiche comuni. L’Unione può oggi avanzare solo
prendendo atto di entrambe le facce della
propria crisi e affrontandole con pragmatismo e senza tabù. Al di là di nomi, funzioni,
programmi, l’agenda del prossimo quinquennio deve imperniarsi su un grande obiettivo
strategico: «sistemare» l’Europa dopo la grande crisi. Per far sì che l’unione delle sue parti
(gli Stati membri) continui a essere più di una
mera somma aritmetica e torni a produrre benefici diffusi ed equamente distribuiti per
tutti i cittadini.
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
41
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
UN INTELLETTUALE DA RICORDARE
BORGESE FRA GUERRA E FASCISMO
Risponde
Sergio Romano
Mi incuriosisce la figura di
Giuseppe Antonio Borgese,
di cui il settimanale
«Sette» ha brevemente
ricordato la figura di critico
letterario e collaboratore del
«Corriere» durante il primo
conflitto mondiale, tra i
primi ad avere
consapevolezza che la
guerra si combatteva anche
dalle colonne dei giornali. A
tale riguardo, «Sette»
ricorda il memoriale inviato
il 26 maggio 1917 al governo
e per conoscenza al
direttore del «Corriere»
Luigi Albertini. Che cosa
sosteneva con tale scritto?
Perché, in seguito, i
rapporti con il «Corriere» si
deteriorarono e Borgese
cessò la collaborazione?
Gianna Torresani
Verona
Cara signora,
orgese aveva troppi interessi e troppi talenti per
essere facilmente collocabile all’interno di una qualsiasi categoria intellettuale. Fu
filosofo e giornalista, romanziere, commediografo, critico
letterario, saggista e polemista, professore universitario e
agitatore di idee. Venne scoperto da Benedetto Croce e fu
per alcuni anni uno dei più autorevoli interpreti del suo sistema filosofico. Ma ruppe clamorosamente con il maestro
quando cominciò ad abbozzare una diversa concezione del
mondo. Fu un eccellente germanista, ma all’università di
Milano, dove insegnò sino all’inizio degli anni Trenta, ebbe
anche una cattedra di Estetica.
Entrò nella vita pubblica
quando prese partito per l’in-
B
GUERRE
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
tervento dell’Italia nella Grande guerra. Fra il 1917 e il 1918,
mentre era già uno dei maggiori collaboratori del Corriere, ne influenzò la linea editoriale promuovendo il «Congresso di Roma». Il progetto
era ambizioso: riunire i rappresentanti di tutte le nazionalità irredente dell’Impero austro-ungarico e proclamare al
mondo il loro diritto all’indipendenza. Sostenuto dal Corriere di Luigi Albertini e da altre personalità politiche e culturali, il Congresso fu uno degli eventi che maggiormente
contribuirono alla dissoluzione dell’Impero asburgico e alla
molla sentimentale e ideologica, non è, di per sé, diversa.
Scelte ideologiche
CASO MARÒ
Caro Romano, ho letto che i
jihadisti dell’Isis hanno
consolidato la loro posizione
tra l’Iraq e la Siria,
continuano ad avanzare e si
sono spinti fino a Mosul e
successivamente fino a
Tikrit. I combattenti sono
fondamentalisti e non è
chiaro se godano del
consenso della popolazione.
Mi ha sorpreso la notizia che
ad essi si siano uniti 400 o
500 uomini di provenienza
britannica che sarebbero
volati in Siria per poi
sconfinare e andare a
combattere con i guerriglieri.
Come si può spiegare il
fenomeno?
Silenzio imbarazzante
Trovo intollerabile e offensivo
del buon senso, oltre che della
dignità nazionale, il
prolungato silenzio di quasi
tutti i politici, ad esempio di
Renzi, loquace su tutti gli
argomenti tranne su questo,
in merito al caso dei nostri
due fucilieri di marina
tuttora detenuti in India.
Tale silenzio mi pare ancora
più intollerabile se messo a
confronto con il profluvio di
chiacchiere che accompagna
non ogni partita della
Nazionale ma ogni passo o
istante dei suoi strapagati e
viziatissimi componenti.
Siamo veramente il Paese
della superficialità e, a
Antonio Fadda
antonio.fadda@
virgilio.it
I polacchi emigrati in Europa occidentale tornarono in
patria per combattere contro
la Russia nel 1863. Gli italiani
emigrati nelle Americhe tornarono in patria per combattere contro gli austriaci nel
1915. Le scelte possono essere
sbagliate, come nel caso dei
jihadisti delle comunità musulmane occidentali, ma la
La tua opinione su
sonar.corriere.it
L’Italia di Prandelli
sconfitta dalla
Costa Rica.
Mondiale
compromesso?
quanto pare, in campo
internazionale, non contiamo
assolutamente nulla.
Paolo Sartori
posartori@
alice.it
UNIONE EUROPEA
Uffici regionali
Presso la Ue sono presenti 21
sedi regionali italiane (con
centinaia di dipendenti e
dirigenti), grazie ad una
legge della metà degli Anni
90, che consente a Regioni e
Province autonome di
«istituire presso le sedi delle
istituzioni dell’Unione
Europea uffici di
collegamento propri o
nascita dello Stato jugoslavo.
Molti, dopo la fine della guerra, sosterranno tuttavia che
quel Congresso aveva permesso al nuovo Stato balcanico di
rimettere in discussione i vantaggi territoriali che l’Italia
aveva negoziato con gli Alleati
prima dell’intervento.
Il memorandum pubblicato
da Sette contiene riflessioni e
proposte sulla funzione della
propaganda durante la guerra
ed è probabilmente una sorta
di autocandidatura per uno
dei cinque uffici all’estero di
cui l’autore proponeva la creazione: Parigi, Londra, New
York, Pietrogrado e Berna.
Borgese era stato chiamato alle armi ed era allora sottotenente di Marina, ma era stato
appena trasferito a Milano dove la sua collaborazione con il
Corriere sarebbe stata più in-
tensa. Mandò il testo del memorandum ad Albertini, probabilmente, perché sperava
che il Corriere avrebbe appoggiato la realizzazione del progetto.
Dopo la fine della guerra,
Borgese, fedele alla filosofia
del Patto di Roma, fu pubblicamente contrario a certe rivendicazioni territoriali italiane nell’Adriatico e venne considerato un «rinunciatario»
negli ambienti nazionalisti e
fascisti. Quando due dei suoi
studenti furono brutalmente
malmenati ed ammoniti a
non frequentare le sue lezioni,
Borgese accettò l’invito di
un’università della California.
Cominciò allora, nel 1931, la
seconda parte della sua vita,
non meno agitata e interessante della prima.
comuni». Se c’era una
ragione vent’anni fa, oggi,
con lo sviluppo di Internet,
non c’è più.
notevole risparmio sul loro
soggiorno.
Monica Cesarini
[email protected]
I costi della sconfitta
Dopo la batosta inflitta dalla
Costa Rica la prima cosa che
viene da pensare è quanto sia
venuto a costare questo
disastro calcistico,
alloggiando i nostri campioni
nel migliore resort brasiliano,
compreso tutto il contorno di
gente al seguito: denaro che
nazioni ben più ricche della
nostra si sono guardate bene
dallo sperperare. L’unica
consolazione è che se
veniamo battuti
dall’Uruguay, i nostri eroi
rincaseranno prima, con un
La domanda
di oggi
Sì
Il ministro Maria Elena
Boschi: riforme
costituzionali
approvate entro luglio.
Ce la farà?
No
50
Carlo Ferrazza
[email protected]
CARCERI
Possibile privatizzarle?
MONDIALI DI CALCIO
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
50
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Macché amnistie, indulti o
depenalizzazioni che non
farebbero altro che ridurre
ulteriormente la certezza
della pena: per risolvere la
vergognosa situazione delle
carceri italiane non resta che
la privatizzazione. Con la
cronica mancanza di risorse
l’unica soluzione rapida è
affidare ad aziende private la
costruzione di strutture, e il
mantenimento, la
sorveglianza e la
rieducazione dei carcerati
sotto il controllo del
ministero dell’Interno. Si
otterrebbero risultati in
tempi brevi, riducendo i costi
e si creerebbero posti di
lavoro. Stabiliti degli
standard ottimali per questa
attività non si vedono
controindicazioni: Stato e
Regioni affidano a strutture
private la salute dei cittadini,
perché non dovrebbero
affidarne la detenzione?
Tonino Cesari, Milano
@
E-mail: [email protected]
oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
Più o Meno
di Danilo Taino
Statistical Editor
Ristoranti e alberghi
più cari della media Ue
O
rientamento di bilancio (familiare) per le vacanze in
Europa. Il Paese meno costoso è la Bulgaria: fatta
cento la media del livello dei prezzi nei 28 Paesi dell’Unione Europea, il costo della vita bulgaro è il 48%,
meno della metà. In Danimarca, invece, i prezzi sono
i più alti, il 140% della media. Se si guarda fuori dai confini del
blocco Ue, però, la Norvegia (155%) e la Svizzera (156%) sono le
più care. La comparazione del livello dei prezzi — quindi del costo della vita, non dell’inflazione che ne misura invece la dinamica — è stata condotta da Eurostat, l’ufficio statistico di Bruxelles:
testimonia differenze di prezzo ancora sostanziali, soprattutto,
come c’era da aspettarsi, tra i Paesi di vecchia ricchezza dell’Europa occidentale e i nuovi arrivati nella Ue dall’Est europeo; ma non
solo.
L’Italia è sostanzialmente nella media, al 103%. Ma per cibo e
bevande non alcoliche si arriva al 112% e per l’abbigliamento al
107%: i prezzi italiani sono invece un po’ più bassi per alcolici e
tabacco (98%), per l’elettronica di consumo (99%) e per i trasporti personali (97%). Preoccupanti invece i costi di ristoranti e
hotel (compresi pub, caffè, ostelli) in Italia, al 110% della media
Ue, segno di una scarsa competitività di prezzo dell’industria del
turismo italiana: siamo allo stesso livello della Francia (111%) ma
molto meno competitivi di Spagna (91%), Grecia (88%), Croazia
(74%), Portogallo (77%), Germania (97%), Turchia (78%) e persino un po’ meno di Austria (106%)
e Gran Bretagna (108%). Ristoranti
e alberghi in Svizzera arrivaSpagna, Grecia,
no invece a costare il 152% della
Portogallo,
media Ue, in Norvegia il 189%, in
Croazia e anche Finlandia e in Irlanda il 128%, in
Danimarca il 149%.
Germania più
Se si guarda al livello generale
dei prezzi (non di settore), in Gercompetitive
mania il costo della vita è in sostanza uguale a quello italiano, al
102% della media Ue, con un punto basso per alcolici e tabacco
(90%) e uno alto per cibo e bevande non alcoliche (108%). La
Francia è nel complesso più cara, al 109%, la Gran Bretagna pure
(114%). Se si guardano i diversi settori merceologici e di servizio,
si nota che le variazioni maggiori riguardano le bevande alcoliche e il tabacco, con un minimo del 59% in Bulgaria e un massimo del 178% in Irlanda: in questa categoria l’influenza della tassazione è determinante e quindi le differenze tra Paesi sono dovute alle diverse politiche, fiscali oppure sociali e sanitarie. In
settori aperti alla concorrenza, dove l’influenza dello Stato è minore, il livello dei prezzi presenta invece variazioni meno ampie.
Nei trasporti personali — auto, moto e biciclette — si va dall’81%
della Repubblica Ceca al 117% dell’Olanda (con l’eccezione dell’eccentrica Danimarca, al 155% della media Ue). Nell’abbigliamento il prezzo minimo si incontra in Ungheria, 75%, e il più alto
in Svezia, 130%, ma la gran parte dei Paesi sta in una fascia tra 95
e 105%. Nell’elettronica di consumo si va dall’86% della Polonia
al 113% di Danimarca, Malta e Cipro. Tutto sommato, ancora
grandi differenze: probabilmente un bene.
@danilotaino
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Interventi & Repliche
Laura Boldrini e l’immigrazione
Prima di liquidare con tanta sprezzante
supponenza le posizioni della Presidente della
Camera in tema di immigrazione, Piero Ostellino
farebbe bene a documentarsi. Gli
«incoraggiamenti ad un massiccio arrivo» che
Ostellino attribuisce a Laura Boldrini sono una
pura invenzione, della quale evidentemente ha
bisogno per provare a vincere facile nella
polemica. È ridicolo anche solo immaginare che
decine di migliaia di persone si muovano dalla
Siria, dall’Eritrea, dalla Somalia verso il nostro
Paese passandosi la voce: «andiamo in Italia,
tanto lì c’è la Boldrini che ci fa entrare». Chi
fugge da guerre e dittature, come è noto, arriva
senza aspettare il via libera di Ostellino o
Boldrini. Basta guardare cosa accade nei Paesi
vicini alla Siria dove hanno trovato rifugio circa
tre milioni di civili.
La Presidente della Camera dice altre cose, le
dice anche sulla base di una lunga esperienza
professionale in questo ambito e le ha ribadite
ancora venerdì, a bordo della nave della Marina
militare San Giorgio. Dice che Mare Nostrum è
un’operazione encomiabile perché salva vite
umane ma che da sola non potrà mai bastare a
risolvere il problema che va affrontato alla
radice; che l’Europa non può lasciare soltanto
all’Italia la responsabilità di soccorrere i
naufraghi nel Mediterraneo, perché quel mare
oggi è la frontiera comune di 28 Stati; che per
ridurre i flussi l’Europa dovrebbe trovare un
ruolo più attivo nel promuovere negoziati di
pace per i Paesi dai quali i richiedenti asilo sono
costretti a fuggire, così come isolare i dittatori e
non farci affari; che potrebbero essere le
ambasciate delle nazioni Ue nei Paesi di transito,
come la Libia, a vagliare le domande d’asilo, così
da togliere lavoro ai trafficanti e inviare nei loro
territori chi ha effettivamente bisogno di
protezione; che lo stesso ruolo di valutazione
delle domande di protezione nei Paesi di
transito lo potrebbero esercitare gli organismi
internazionali con l’impegno da parte degli Stati
membri ad accoglierne delle quote. Queste le
posizioni vere, non immaginarie, della
Presidente della Camera. Proposte concrete che
Laura Boldrini ha anche offerto come contributo
al prossimo semestre di Presidenza italiana.
Se prima di scrivere Ostellino si informasse,
eviterebbe di usare toni insultanti e di dare
dimostrazioni di incompetenza.
Roberto Natale
Portavoce della Presidente della Camera
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2,00; Lux € 2,00; Malta € 2,00; Monaco P. € 2,00; Olanda € 2,00; Portogallo/Isole € 2,50; SK Slov. € 2,20; Slovenia € 2,00; Spagna/Isole € 2,50; Hong Kong HK$ 45;
Temo che la presidenza della Camera abbia
dato alla testa della signora Boldrini. Succede
a tutti quelli che arrivano in un posto che
temono di non aver meritato. (p.os.)
ancora si dovrà ricorrere ad una effettiva
riduzione delle tasse.
Giovanni Papandrea, [email protected]
Quel biglietto per i musei
Tasse più basse
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan,
ha affermato che serve un intervento
urgente per abbassare le tasse. Ma perché
ci si accorge solo ora della necessità di
dovere abbattere,nel nostro Paese,la
pressione fiscale? E anziché adoperarsi
subito per una effettiva riduzione delle
aliquote Irpef mi domando per quale
motivo il governo abbia sprecato tutti quei
miliardi di euro (per elargire 80 euro al mese
a una parte di lavoratori dipendenti ) se
Il ministro Franceschini ha abolito le
riduzioni agli anziani che visitano i musei.
Mi sembra in linea con quanto ha a suo
tempo esternato il gestore della riduzione
della spesa Carlo Cottarelli ovvero che i
pensionati hanno la deplorevole
propensione al risparmio. Inoltre è anche
stata anche accertata l’aggravante che con
l’aumento dell’età diminuisce la
percentuale di coloro che sostengono il loro
partito.
Mario Razzano, Milano
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago
- Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • Seregni Padova s.r.l. 35100 Padova - Corso Stati Uniti
23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (Ba) Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030
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na + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20. In Campania, Puglia, Matera e prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 0,93 + € 0,47; m/m/g/d
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42
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
Ieri la cerimonia
Milano dedica a Claudio Abbado la Civica Scuola di Musica
Milano ha dedicato a Claudio Abbado, direttore
d’orchestra e senatore a vita scomparso il 20
gennaio scorso, la Civica scuola di Musica che ha
sede nella storica Villa Simonetta in via Stilicone.
«Abbado avrebbe condiviso questa scelta — ha
detto durante la cerimonia di intitolazione il
sindaco Giuliano Pisapia — soprattutto per
l’attenzione che ha sempre avuto per i giovani».
Fenomeni Da «Furore» (che avrà una seconda stagione) ai successi importati dalla Spagna. Mediaset rilancia un genere che tenta anche Viale Mazzini
Protagonisti
P
ersonaggi così legnosi da esser pronti per il caminetto,
psicologie tagliate con l’accetta (il buono, il cattivo, la
fedifraga...), la trama che
cerca la via più rapida per l’applauso:
l’amore e il giallo. Fotoromanzi in
movimento, con il pregio di risparmiarsi la fatica di leggere. Il nuovo oro
televisivo sono le soap opera, almeno
per Canale 5 che le ha rese pilastri del
palinsesto. Ci vuole anche occhio,
perché telenovela uguale ascolto è
una equazione che non sempre funziona.
Nella categoria melò rientra anche
una serie come Furore - Il vento della
speranza, ultima creatura firmata Teodosio Losito, uno che predilige attori come Gabriel Garko e Manuela Arcuri (non in questa occasione) e confida nella fantasia (poca?) altrui: «Il
pubblico lo faccio sognare. È la ricetta
dell’acqua calda, il pubblico ha un
forte desiderio d’evasione, se rappresenti la sua vita fai autogol». Così ecco
una media di 4 milioni e 700 mila
spettatori, una seconda stagione già
annunciata. Protagonisti: l’Eroe e la
Vittima da Salvare. In due righe la storia racconta l’emigrazione al Nord di
Il segreto
Megan Montaner e Álex
Gadea: il loro
«Segreto» è
la sorpresa
della stagione
di Canale 5. In
day time, in
prima serata
e pure alle
18.50
Cuore ribelle
In onda su
Canale 5, ambientata sul
finire dell’800,
intreccia la
storia della ribelle del titolo
(Marta Hazas)
e un ex bandito (Carles
Francino)
Pasión
prohibida
Incerte fortune
per la soap di
Rai2, con Jencarlos Canela
e Mónica Spear. Mandata in
onda, sospesa
e poi ripresa
per circa 500
mila spettatori
L’eroe, la vittima e un po’ di giallo
In tv la riscossa della telenovela
Bassi costi e buoni ascolti: il ritorno del melò tradizionale
Gioco di specchi
Cosima Coppola (30
anni) in «Furore - Il
vento della speranza»
Sogni
L’autore Teodosio Losito:
faccio sognare il pubblico
che ha bisogno di evasione,
è la ricetta dell’acqua calda
una famiglia siciliana che si scontra
con il razzismo di Lido Ligure. Francesco Testi interpreta l’Eroe: un lavoratore indefesso che combatte l’ingiustizia e alla fine crea una società di
costruzioni dove i lavoratori non vengono più sfruttati. Cosima Coppola è
la Vittima da Salvare: si ribella all’ennesima violenza subita fin da piccola,
uccide lo zio e si dà alla fuga. Sarà prima costretta a prostituirsi per vivere,
poi ad essere l’amante del padrone. Il
finale è telefonato.
Ma è la Spagna la fabbrica seriale di
telenovela. Il segreto (sempre di Canale 5) è un feuilleton che si dipana in
637 comodi episodi, su amore e riscatto sociale. Protagonisti: l’Ingannata e il Principe Perfetto con un Difetto. Megan Montaner è una levatrice cacciata di casa per un «giovanile
peccato d’amore» (le portano via il figlio e dedica la sua vita a ritrovarlo).
Álex Gadea è il comandante di guerra, ricco e bello, con un solo difetto (è
già sposato). Ma sarà subito amore
rurale (siamo a fine 800) che supera
gli steccati sociali (tema perfetto per
una soap). In mezzo tutto il corollario
da telenovela: vendette, tradimenti,
alleanze, amori minori, e poi i morti:
ammazzati, incendiati, infartuati e via
scomparendo. Risultato: dove la piazzi nel palinsesto vince. In day time
(media 3.700.000 spettatori), in prima serata (ora è in programmazione
al mercoledì: media 3.700.000) e anche nel preserale (tutti i giorni, media
3 milioni).
Insomma, la rivincita della telenovela, un tema analizzato nei giorni
scorsi anche da Aldo Grasso. Ancora
637 episodi
«Il segreto» è un feuilleton
su amore e riscatto sociale
in 637 episodi: storia di una
donna cui tolgono un figlio
dalla Spagna arriva Il tempo del coraggio e dell’amore, melò ambientato negli anni 40. Protagonista: La Sarta Ingannata che diventa Spia: Adriana
Ugarte, truffata da quello che credeva
l’amore della vita, si ritrova a far la
sarta e dopo aver finalmente aperto
un suo negozio, la sua vita prende
una direzione inaspettata che la porterà a collaborare con il Servizio segreto britannico durante la II Guerra
mondiale. Alla fine delle 8 puntate
una media di 3.400.000 telespettatori.
E Cuore ribelle? Spagnola pure questa, claro. Trasmessa pure questa da
Canale 5. Ambientata sul finire dell’800 nell’immaginaria cittadina di
Alazara, è (esageriamo) un Jules e Jim
andaluso. Protagonisti: La Ribelle, Il
Bandito Convertito, il Contadino, ovvero lui, lei e l’altro. Marta Hazas è la
Ribelle del titolo: fugge dal lusso e da
un matrimonio combinato e incontra
il Bandito Convertito (Carles Francino), ora a capo della Guardia Civile.
Ma si imbatterà anche nell’Altro (Isak
Ferriz): chi sceglierà tra i due?
Basta? No. Perché in Spagna non
stanno fermi un attimo. Su Canale 5
arriverà in autunno in prima serata Il
principe, una delle serie di maggior
successo di Tele5. Otto puntate ambientate a «El Principe» di Ceuta, problematico quartiere spagnolo in terra
marocchina. Qui convivono musulmani, cristiani, narcotraffico, corruzione. Protagonisti: Il Poliziotto Buono e il Poliziotto Cattivo. Alex Gonzalez viene mandato in questa zona di
confine per combattere il narcotraffico e si scontra con Josè Coronado, un
poliziotto corrotto che utilizza metodi
poco ortodossi per mantenere l’ordine.
Poca fortuna o poco occhio per la
Rai. È andata male a Rai2 con Pasión
prohibida, storia del tenero odio tra
una madre e una figlia e di una passione proibita, quella del titolo. Mandata in onda, sospesa e poi ripresa,
supera di poco i 500 mila spettatori e
ora intontisce la mattine di Rai2. Non
va molto meglio Legàmi su Rai1, provata in prima serata (un flop), ora nel
primo pomeriggio viaggia intorno a
un milione di spettatori.
La morale? Se va bene, bassi costi,
alti ascolti. Sulla qualità si può obbiettare, ma del resto da qualche parte bisogna pur sottrarre.
Renato Franco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il personaggio «Promosso» dopo 20 anni di conduzioni. «Vittoria del mio gruppo di lavoro, bisognerà incrociare i modelli Vespa e Fiorello»
Giletti: conquisto la prima serata di Raiuno, tra politica e intrattenimento
ROMA — Massimo Giletti, è
giunta l’ora della sua prima serata su Raiuno...
«Sì, dopo vent’anni di conduzioni, approdo alla prima serata
su Raiuno, il mercoledì, da febbraio 2015 all’inizio di aprile».
Sarà un’«Arena» in versione
serale, viene da pensare.
«Esattamente il contrario. Bisognerà dimenticare “l’Arena”,
che continuerò comunque a
condurre. Si tratta di un esperimento, un incrocio e una sovrapposizione di linguaggi. Stiamo lavorando con Giampiero
Solari, che è anche l’autore di
Fiorello. Ci sarà la politica, l’attualità, l’intrattenimento. Anzi,
più intrattenimento che attualità. Varietà e paillettes non funzionano più. Dovremo studiare
molto».
È già pronto un titolo, un
marchio da lanciare?
«No, ci stiamo pensando. Una
cosa è certa ed è chiara. Per la
prima volta da anni, una prima
serata di Raiuno viene ideata all’interno dell’azienda con un budget ridottissimo rispetto ad altri prodotti di questo tipo. È una
sfida molto stimolante, fortemente voluta dal direttore di Raiuno Giancarlo Leone proprio
perché si torna a produrre idee
all’interno della vecchia fabbrica
della Rai. Sono sempre stato
contrario ai format industriali».
Ha modelli di riferimento?
Pensa più a Vespa o a Fiorello?
«Bisognerà incrociare quei
due grandi modelli. Lo ripeto,
non sarà facile. Ma nel momento in cui l’azienda di Stato è chiamata a ripensarsi, a immaginar-
si diversa nel futuro, è chiaro
che questo ritorno alla produzione interna di format e di moduli innovativi fa parte di un
progetto ben più generale. La
mia ambizione è regalare
un’emozione al telespettatore».
Il premier Renzi continua a
ripetere che il cambiamento
della tv pubblica è al centro
della sua agenda politica. Lei
si sente minacciato dall’aria
In studio Il conduttore di Raiuno Massimo Giletti, 52 anni
che tira all’interno della Rai?
«Come diceva Flaiano, nella
Rai sembrano tutti impegnati a
correre in soccorso del vincitore, a salire sul suo carro. Vedo
spuntare tanti renziani che prima la pensavano molto diversamente... Io non temo nulla. Non
ho mai avuto l’istinto né il bisogno di schierarmi. Mi ritengo un
artigiano della tv che ha avuto la
fortuna di studiare il mestiere
nella bottega di Giovanni Minoli, dalla quale anni fa sono usciti
tanti giovani talenti. Con Michele Santoro, Minoli ha rappresentato un modello di lavoro e di capacità di costruzione delle nuove generazioni. La mia prima serata, nel mio piccolo,
rappresenta una vittoria del mio
gruppo di lavoro e un segnale
positivo per la crescita di profes-
Coppia
Uma e Quentin
Bacio sul web
Già da un po’ si vociferava
di una loro liaison. Ora
però spunta su Instagram
una foto di Uma Thurman
e Quentin Tarantino
mentre si baciano dopo
una cena a Beverly Hills.
sionalità destinate ad arricchire
la Rai del futuro».
Ottimista o pessimista sul
futuro della Rai?
«Penso che contino più gli
uomini e le intelligenze di tutto
il resto, basta insomma puntare
sulla meritocrazia, anche se alla
Rai non sempre è accaduto... Comunque sia, osservo che qualsiasi azienda sarebbe crollata dopo anni e anni di polemiche politiche, continui cambi di vertice, attacchi di qualsiasi tipo, con
un direttore generale privo dei
poteri comuni a quelli previsti in
qualsiasi altra azienda. Invece la
Rai è ancora lì, che va avanti, tuttora centrale nel sistema culturale del nostro Paese. Qualcosa
vorrà pur dire, no?».
Paolo Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Spettacoli 43
italia: 51575551575557
L’intervista Il regista de «Il capitale umano» ospite al Festival di Castiglioncello
Virzì e l’Italia: più coraggio
per rinnovare la commedia
«Sfruttiamo i successi all’estero, basta cinepanettoni»
N
el gran parlare di cinema
che sì è fatto in questi giorni
a Castiglioncello, in provincia di Livorno, ieri gli ospiti (Paolo
Virzì, Micaela Ramazzotti, Geppi
Cucciari e i registi Matteo Oleotto e
Sydney Sibilia insieme al responsabile della manifestazione Paolo
Mereghetti) si sono trovati davanti
al solito macigno del cinema italiano che ha perso una grossa quota di
mercato. Cambiare per sopravvivere?, chiedeva retoricamente ironico
il titolo. Opinioni variegate: sentiamo cosa ne pensa Virzì che col suo
film Il capitale umano, ora un successo anche in dvd, ha raggiunto i 6
milioni di euro e ha vinto moltissimi premi, in parità con La grande
bellezza di Sorrentino.
E magari l’anno venturo all’Oscar ci va lei...
«Tecnicamente è possibile ma
non me lo auguro. Con La prima
cosa bella la delusione fu cocente,
si ha una responsabilità ed è una
La rassegna
A Castiglioncello proiezioni,
incontri e dibattiti sullo stato
di salute del nostro cinema.
Vi hanno preso parte,
coordinati da Paolo
Mereghetti, Paolo Virzì,
Micaela Ramazzotti e Geppy
Cucciari (foto). Nei giorni
scorsi la presenza di Pif,
Barbara Bobulova e di
Walter Veltroni. Ieri sera gran
finale con l’anteprima del
film musicale di Eastwood
A Roma
Le audizioni di «X Factor»
con i quattro giudici
Fédez: qui è come la naja
Insieme Da sinistra, Morgan, Victoria Cabello, Mika e Fédez
ROMA — «X Factor? È come la naja. Prepara i giovani a un
mondo che non conoscono, la discografia». Conta più quello
della gara, sostiene Fédez (accento sulla prima “e” si
raccomanda) che debutta come giudice nell’ottava edizione
del talent show (in onda su Sky Uno da settembre) e invita a
sdrammatizzare. «Chi vince non vince nulla, chi perde non
perde nulla: non è scontato che chi arriva primo poi venda
più dischi». Anche l’altra new entry in giuria, Victoria
Cabello, è una «presenza zen». Almeno così assicura Mika (al
suo bis). «Lei è Buddha al tavolo dei giurati, porta armonia.
Siamo personalità molto diverse, testardi: c’è fuoco ma
questo rafforza il gruppo». Vicky sta al gioco («Li amo tutti e
tre») e Morgan — forte delle cinque vittorie su sei edizioni —
fa Morgan: «Questa è il mia ultima volta a X Factor, lo dico
subito..»). Intorno a loro, al Palalottomatica di Roma, un’orda
di migliaia di aspiranti concorrenti («molti cantautori, new
folk, indie») che in due giorni, ieri e
oggi si giocheranno, dopo Bologna, la
La promessa
possibilità arrivare tra i cento dei
Bootcamp, per la prima volta aperti al
Morgan: la mia
pubblico dove con un nuovo
ultima volta
meccanismo di selezione si arriverà ai
nel talent Sky,
12 concorrenti . Porte aperte anche alle
stavolta è vero
audizioni romane, con il conduttore
Alessandro Cattelan che non fa troppa
fatica a sollecitare la partecipazione di
una platea in stragrande maggioranza in piena Mika-mania.
Al Palalottomatica va in scena anche la prima vera prova
generale della nuova giuria. Con Fédez e Cabello al posto di
Elio e Simona Ventura «è più contemporanea», dice Mika.
Grandi attestati di stima reciproca. Ma non mancheranno i
siparietti: prevedibili tenzoni tra il rapper ventiquattrenne e
il veterano Morgan («Abbiamo avuto un alterco ma superato,
lui è una persona vera»), gag sull’italiano di Mika («Questa è
una competizione televisata», dice), Cabello che cerca la
comprensione del pubblico, dotte disquisizioni su
Beethoven, Rossini e Litz. L’obiettivo, concordano, è aiutare a
far emergere talenti. «L’idea che solo uno può vincere è
pericolosa». In quanto ai concorrenti, nessuno spazio,
sottolineano, per la categoria «strano ma vero». Né suore, né
trans barbute, insomma. Il mantra Sky è «no talent no
show», ripetono Neils Hartman e Andrea Scrosati. Spazio alla
musica, anche grazie a una nuova figura, il producer
musicale che affiancherà giudici e vocal coach.
Stefania Ulivi
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gran fatica. Comunque stiamo a vedere...».
Ma questa crisi?
«Ne ho sempre sentito parlare, il
piagnisteo è iniziato nel 1900, propongo di trasformarlo in un genere
parodistico, con voci e volti riconoscibili, così ci divertiamo tutti».
Sorrentino ha vinto, la
Rohrwacher si è piazzata, alcuni
segnali ci sono anche nella dittatura del fantasy e del cartoon...
«La grande bellezza è un film temerario, matto, ambizioso, imprudente e Le meraviglie è personale e
non rientra nelle correnti, vuol dire
che siamo tutti spronati a osare di
più anche se non siamo un’industria ma la solita fabbrica di artigiani brancaleonici che si riconoscono
quando escono dal sentiero. Quando proponevo Il capitale umano,
un noir economico-sociale, vedevo
facce disperate intorno mentre oggi l’abbiamo davvero venduto in
tutto il mondo, in 35 Paesi e ovun-
que il discorso risulta chiaro».
Quindi non siamo in coma?
«Direi che siamo quasi un po’ di
moda, pur nel nero grottesco che
riguarda tutto il mondo, ma a volte
ci apprezzano di più all’estero. È
noto che qualche talento lo abbiamo ma in un sistema disorganico e
senza un vero mercato, con 20 anni
di governi che si sono disinteressati
e hanno tagliato gli aiuti alla cultura tanto che oggi siamo al 10% di
sovvenzione pubblica, in fondo alla
classifica europea, ampiamente superati non solo dalla Francia ma
anche dall’Austria e dalla Danimarca. Naturalmente il disagio è comune, ma dobbiamo cambiare noi, il
Hollywood
«Non mi auguro un’altra
corsa all’Oscar. Ho avuto
una delusione cocente»
Sul set Valeria Golino (47 anni), Matilde Gioli (24) e Paolo Virzì (50) sul set de «Il capitale umano»
modo di raccontare, fare proposte
più audaci».
Per esempio?
«Avevo proposto a Checco Zalone, che mi diverte molto e considero un talento vero, una storia in cui
avrebbe dovuto essere il fratello di
Tarantini, l’imprenditore barese
amico di Berlusconi e delle sue
escort. Mi ha detto: ci penso, lo
chiedo al mio produttore. Mai più
sentito».
L’Italia di oggi aiuta?
«È sempre il solito Paese complicato, pieno di grandi bellezze e
grandi orrori, siamo tutti su un pianeta giunto al capolinea per la spe-
culazione, la crisi, la corruzione: Il
capitale umano viene da un romanzo americano ma non fa una
grinza. Noi siamo bravi a esprimere
il meglio e il peggio e oggi viviamo
sicuramente un momento di ricambio con Renzi cui guardo con
molto favore e interesse perché mi
sembra che davvero sia finita
un’era. Finalmente il ricambio generazionale è arrivato tutto d’un
botto e quindi anche per il cinema
si apre un momento narrativo nuovo. Voltiamo pagina dai cinepanettoni che non fanno ridere e vedremo se l’Italia sarà capace di spaccarsi di nuovo in due e di rifarsi del
male, è il nostro sport preferito».
Si possono riprendere le fila
della commedia?
«C’è voglia di discutere e di parlare, il grillismo ha mobilitato molte persone ma mi preoccupa il livello di incoscienza di chi dirige un
malcontento alimentando il risentimento».
Progetti?
«Tanti. Sto scrivendo molte cose, e nel frattempo mi godo un momento bellissimo in cui tutto è possibile, magari anche girare un film
non in lingua italiana».
Maurizio Porro
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44
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
MondialiBrasile
Un tweet al giorno
Seleccion Argentina
@Argentina
#Sabella «Per fortuna Messi
è argentino e lo abbiamo noi»
Cosa non va
Senza tenuta fisica
senza gioco di squadra
✒
L'analisi
MANDIAMO
I GIOVANI
ALL’ESTERO
1
di MARIO SCONCERTI
I
l giorno dopo credo sia
giusto capire che questa
nazionale nasce da una
coscienza di inaffidabilità. È
in sostanza una nazionale
d’emergenza. L’Italia che ha
giocato venerdì era
praticamente inedita nel
modulo se non negli uomini.
Due anni di lavoro per
arrivare a un esperimento.
L’emergenza sta nel non
avere né difesa né attacco.
Balotelli è l’unico centravanti
italiano che gioca in una
grande squadra, peraltro
arrivata ottava. La Juve ha
Llorente, la Roma ha Totti
con altri problemi, l’Inter
Palacio, la Fiorentina Gomez
o nessun altro, il Napoli
Higuain. Andava provato
Immobile contro la Costa
Rica, magari accanto a
Balotelli, ma il problema è
più vasto. Prandelli ha scelto
di dare in mano la squadra ai
migliori e i migliori li
abbiamo in mezzo al campo.
Se poi non corrono o si
sfiniscono di afa è un
discorso molto più fisico che
tecnico, restava però il
dovere di fare di necessità
virtù. Non una nazionale
scelta attraverso le proposte
di un grande campionato,
ma quella imposta dalla
miseria di un movimento.
Questo è il punto. Giocano ad
alti livelli troppo pochi
italiani. Nei 43
preselezionati a fine stagione
uno, Bernardeschi, era
addirittura di serie B. Ormai
7 giocatori su 10 in campo
sono stranieri. A ricorrere
agli italiani sono quasi
soltanto le squadre medio
piccole. Né abbiamo, come
Germania, Francia, Belgio,
Svizzera, i figli dei figli di
emigranti, una popolazione
che aggiunge numero e
diversità tecniche. L’Italia
arriva adesso in questa scia,
non ha ancora età né scelta.
Ogni volta che qualche buon
giovane va in squadre
straniere anzi, ci lamentiamo
come se avessimo perso
qualcosa invece di aver dato
una possibilità in più a un
ragazzo. Dobbiamo avere 5080 giovani italiani che
vadano altrove, dobbiamo
capire che giochiamo ormai
tutti in un campionato
unico. Se continuiamo a non
far giocare noi gli italiani e
non li mandiamo nemmeno
fuori, ci consumeremo
sempre più condannandoci
alla modestia. Dobbiamo
anche pretendere di più dai
nostri giovani. Da sempre
diventano giocatori affidabili
con 3-4 anni di ritardo
rispetto agli altri. E
dobbiamo chiedere ai
presidenti perché si acquisti
sempre fuori. Ci sono 2,5
milioni di tesserati ai vari
livelli in Italia. Non può
essere serva sempre e
comunque di uno straniero.
Sa molto più di necessità
contabili che di vera tecnica.
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Contro la Costa Rica
l’Italia non ha giocato
da squadra ed è stata
incapace sia
di difendere sia
di attaccare. I nostri
attaccanti sono stati
colti 11 volte
in fuorigioco, segno che
i meccanismi di gioco
non hanno funzionato.
Non bastasse,
la squadra si è spenta
progressivamente
e ha chiuso in debito
d’ossigeno, come
se tutto il lavoro svolto
a Coverciano fosse
andato perduto
Allarme in difesa
Subiamo sempre gol
2
La difesa è un problema
serio. Dopo la partita
con l’Inghilterra
ha perso il posto
Paletta ma le cose
non sono migliorate
con la Costa Rica.
In Brasile l’Italia
ha sempre preso gol,
5 in tre partite
(compresa l’amichevole
con il Fluminense)
e nel 2014 soltanto
una volta (su 6 gare),
la nazionale ha chiuso
i 90 minuti senza subire
reti, nell’amichevole
di Londra contro
l’Irlanda
Cala il possesso palla
pochissime conclusioni
3
Cattive notizie anche
dall’attacco. Contro
la Costa Rica l’Italia
ha effettuato l’ultimo tiro
in porta al 6’ della ripresa.
Anche il possesso palla
è precipitato: ieri Pirlo,
comunque il migliore
degli azzurri, ha effettuato
meno della metà
dei passaggi fatti con
l’Inghilterra: 33 contro
70. Balotelli, autore
del gol decisivo con
l’Inghilterra, con la Costa
Rica ha sbagliato due
grandi occasioni per poi
sparire progressivamente
dal campo
Italia da rifare
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
NATAL — La terza sconfitta
ufficiale della sua gestione lunga
4 anni è la più difficile da assorbire, metabolizzare, accettare. E
non solo perché le altre due erano maturate con la Spagna in finale all’Europeo e con il Brasile
alla Confederations mentre
quella di adesso con la modesta
Costa Rica. Ma soprattutto perché all’Arena Pernambuco abbiamo azzerato tutto, cancellato
la spinta propositiva frutto della
vittoria contro l’Inghilterra e rimesso in discussione il futuro.
Cesare Prandelli ha dormito poco e male nel buen retiro di Natal, dove l’Italia si è trasferita in
attesa dell’esame verità con
l’Uruguay: o dentro, o fuori. O rinascita, o fallimento. In 90 minuti, senza appelli.
Ora non bisogna farsi prendere dal panico. Ma capire cosa non
ha funzionato e porvi rimedio.
Le note dolenti sono sotto gli oc-
Certezze azzerate dalla Costa Rica
Prandelli prepara la rivoluzione
chi di tutti. La squadra si è sgonfiata sul più bello: senza gioco,
senza anima, senza energie. I ticos all’equatore sono sembrati
giganti.
Prandelli è ripartito dall’analisi di quanto successo. Già venerdì notte, insieme ai suoi collaboratori, ha rivisto la partita.
Una premessa: di sicuro la Costa
Rica non è stata sottovalutata. Il
tecnico aveva messo tutti in
guardia, critica e giocatori, sin
dal momento del sorteggio. Ma
ciò che ha visto non se lo sarebbe
immaginato neppure nel peggiore degli incubi. L’Italia non ha
giocato da squadra: incapace sia
di difendersi sia di attaccare. La
difesa è un problema serio. Da
quando siamo in Brasile è stata
sempre perforata: 5 gol in 3 partite, compresa l’amichevole di
Volta Redonda contro il Fluminense. E nel 2014 soltanto una
volta (su 6) ha chiuso senza subire gol (a Londra contro l’Irlanda). In attacco le cose non vanno
meglio. Per 11 volte siamo stati
colti in fuorigioco, record mondiale e, come ha sottolineato lo
stesso allenatore, dal 51’ in avanti non abbiamo più tirato in porta. I dati hanno evidenziato
l’anemia offensiva. Basti pensare
che Pirlo, il migliore dei nostri,
nel primo tempo contro la Costa
Rica ha effettuato meno della
metà dei passaggi fatti con l’Inghilterra: 33 contro 70.
E poi il problema fisico. L’Italia si è spenta progressivamente
e ha chiuso in debito d’ossigeno,
come se tutto il lavoro di Coverciano fosse stato perduto. I dati,
anche in questo caso, non sono
incoraggianti: Candreva e Marchisio sono tra i più provati. Infine i cambi: sia i nuovi giocatori
utilizzati all’inizio (Abate e Thiago Motta), sia quelli entrati nella
ripresa (Cassano, Insigne e Cerci) hanno portato un contributo
pari allo zero.
Prandelli ha due giorni di
tempo per rimettere in sesto il
gruppo dal punto di vista psicologico, tattico e fisico. Soprattutto fisico. «Recuperare energie»,
la parola d’ordine. Ci conforta
sapere che anche l’anno scorso
alla Confederations la seconda
partita (per combinazione a Recife) è stata la più difficile anche
se l’abbiamo vinta con un rocambolesco 4-3 al Giappone. La
speranza, dunque, è che possiamo rifiorire e ritrovare la brillantezza smarrita. In questi giorni la
criosauna, la doccia gelata usata
da Cristiano Ronaldo per smaltire la fatica, sarà una compagna
indispensabile. Mentre Prandelli
lavorerà sulla testa del gruppo.
Regole chiare Fuori luogo le proteste della Costa Rica per i 7 giocatori all’antidoping
De Rossi salta l’Uruguay
Il c.t. e il medico decisi
«Fa caldo, ma non è un alibi»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
NATAL — Sarà un altro
duello al sole, ma contro il pistolero Suarez non ci sarà uno
dei nostri sceriffi: Daniele De
Rossi ha un risentimento muscolare, senza lesioni, al polpaccio e non sarà in campo
martedì alle 13 (ore 18 in Italia) contro l’Uruguay, all’Arena
das Dunas di Natal. De Sciglio
invece sarà a disposizione e
potrà ridare un po’ di freschezza a un’Italia che è sembrata
senza fiato a Recife.
Ma abbassare la temperatura non è facile. Se poi ad alzare
la fiamma sotto il calderone ci
si mette anche un pressappochista con la classe di Marado-
I veri motivi
Castellacci: «Abbiamo
giocato con 29°e 65 di
umidità, ma non è il
motivo della sconfitta»
na si rischia anche di scuocere
qualsiasi argomentazione:
«Perché sono stati sottoposti
all’antidoping sette giocatori
della Costa Rica e non dell’Italia? È una mancanza di rispetto
delle regole. Tutto ciò accade
perché secca a molti che passi
una piccola squadra, così gli
sponsor non pagano quanto
promesso».
Maradona dimentica che
dopo Italia-Inghilterra era toccato a cinque azzurri fermarsi
all’antidoping: i due sorteggia-
Fuori Daniele
De Rossi
ti per la gara, Marchisio e
Abate, oltre ai tre del Psg
(Sirigu, Motta, Verratti):
«Perché loro non c’erano
ad aprile quando la Fifa
aveva fatto i controlli a
Coverciano — spiega di
nuovo il medico azzurro
Enrico Castellacci — . I test sono stati effettuati ora per rimettersi in pari nell’ambito del
passaporto biologico».
Più seria sembra la questione delle alte temperature di alcune partite del Mondiale. «I
dati Fifa — spiega Castellacci
— parlano di 28.9 gradi con 65
di umidità a Recife ma rispetto
a Manaus si è fatto sentire il
sole. Però non è questo il motivo della sconfitta». Il problema
comunque c’è: l’Italia tra le
grandi squadre ha avuto la media di temperatura più alta (28
gradi) e nella terza partita sarà
ancora così. Ma l’ordine partito da Prandelli è chiaro: la questione-caldo va minimizzata e
in tv
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Le partite di ieri
Le quote Snai
Le partite di oggi
BELO HORIZONTE
Girone F
ARGENTINA
IRAN
Sport 45
italia: 51575551575557
FORTALEZA
Girone G
1
0
GERMANIA
GHANA
2
2
RIO DE JANEIRO
Girone H
PORTO ALEGRE
Girone H
MANAUS
Girone G
NIGERIA
BOSNIA
BELGIO
RUSSIA
ore 18
Raiuno, Sky Mondiale 1
COREA DEL SUD
ALGERIA
ore 21
Sky Mondiale 1
STATI UNITI
PORTOGALLO
ore 24
Sky Mondiale 1
Cosa può cambiare
Addio al 4-1-4-1
torna la difesa a 3
1
Con l’infortunio
di De Rossi e vista
la prestazione di Thiago
Motta, Prandelli
cambierà il modulo
di gioco per la partita
contro l’Uruguay.
La difesa passerà
a tre, e gli juventini
Barzagli, Bonucci
e Chiellini torneranno
a giocare come fanno
in campionato.
Prandelli spera che,
tornando al modulo al
quale sono più abituati,
i tre riacquistino
sicurezza e diano
solidità al reparto
Squadra più giovane
con due esordienti
Preoccupato
Il c.t. Cesare Prandelli rivoluzionerà l’Italia per la sfida di martedì con l’Uruguay (LaPresse)
L’allenatore non ha gradito le
critiche di Cerci e lancerà un ultimatum preciso: «Gioca chi ci
crede». Il c.t. ha già in animo una
vera e propria rivoluzione. Il 4-14-1 senza l’infortunato De Rossi
e dopo aver visto Thiago Motta
va in soffitta e lascerà il posto alla difesa a tre. Sarà una nazionale
diversa e più giovane. Esordiranno nel Mondiale De Sciglio e
Bonucci, tornerà Verratti e in
ballo c’è Immobile. Si pensa a un
3-5-2 che ruoterebbe sulla difesa
della Juve: Barzagli, Bonucci e
Chiellini. Darmian, riportato a
destra e De Sciglio saranno gli
esterni. Verratti giocherà accanto
a Pirlo, mentre il terzo centrocampista sarà uno tra Marchisio
(se avrà recuperato) e Parolo.
Davanti Balotelli è in discussione
ma sarà confermato, magari in
coppia con Immobile, che sta bene e scalpita. In alternativa uno
tra Cerci e Candreva e in quel caso il modulo diventerebbe 3-42-1. Oggi, dopo il primo allenamento tattico, anche i dettagli
saranno più chiari. Una cosa però è sicura: l’atteggiamento non
dovrà cambiare. Anche se nella
sfida da dentro o fuori contro
l’Uruguay abbiamo due risultati
su tre a disposizione, Prandelli
non cambierà strada: vietato
giocare solo per non prenderle.
Alessandro Bocci
2
Prandelli non cambierà
solo la difesa. Dovrebbero
entrare sugli esterni De
Sciglio (a sinistra) e
Darmian (che tornerà a
destra). In mezzo al
campo riecco Verratti al
fianco di Pirlo e uno tra
Marchisio e Parolo. In
attacco Immobile
potrebbe giocare con
Balotelli se sarà 3-5-2. Se
invece sarà 3-4-2-1 con
Balotelli unica punta ci
sarà spazio per uno tra
Cerci e Candreva.
Per De Sciglio e Bonucci
dovrebbe arrivare dunque
il debutto al Mondiale
L’atteggiamento
non deve cambiare
3
1
CUIABA
Girone F
Prandelli lavorerà anche
sull’atteggiamento
e la convinzione. «Gioca
solo chi ci crede» sarà
la parola d’ordine. E a
prescindere dal modulo
e dal numero degli
attaccanti, su una cosa
il c.t. non transige: la
squadra dovrà entrare
in campo per fare
la partita, per giocare.
Per passare il turno
contro l’Uruguay
basterà un pareggio,
ma l’Italia dovrà arrivare
al risultato senza
rinunciare a giocare
a calcio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il personaggio
X
Belgio - Russia
1,95
Corea del Sud - Algeria
2,25
Usa - Portogallo
2
3,40
3,85
3,20
4,75
3,75
3,25
1,70
La deludente prestazione con la Costa Rica potrebbe farlo diventare un problema nello spogliatoio
L’ennesima ultima occasione fallita
dal Peter Pan che divide i senatori
Dopo aver rincorso un posto tra i 23, Cassano sembra aver mollato
da uno dei nostri inviati
ALDO CAZZULLO
NATAL — Poiché, come si sa, non è
finita finché non è finita, pure il suo
Mondiale può riservare ancora sorprese. Ma con lo spento secondo tempo di
Italia-Costa Rica, Cassano rischia di
aver perso l’ennesima «ultima occasione» che la sorte ha riservato al suo
talento, e che lui ha gettato via. «Voglio
essere Peter Pan e non crescere mai»
amava dire. È stato accontentato.
Due anni fa, all’Europeo, Cassano
era titolare, ed euforico. Si sentiva al
centro delle cose. Poi è stato due anni
in purgatorio. Prandelli l’ha portato lo
stesso in Brasile. Ma quando ha avuto
la certezza di essere tra i 23, Cassano
ha dato l’impressione di mollare. Buffon e Bonucci, gli azzurri con cui va
più d’accordo, hanno l’incarico di
marcarlo stretto. Ma se lui, dopo il
fallimento sul campo, si sentirà
messo da parte, la gestione della
sua presenza in ritiro può diventare un problema. Anche perché altri senatori — in particolare Pirlo
e De Rossi — non lo amano.
Forse sbagliano. Antonio Cassano è il personaggio più letterario del calcio europeo. Nato il
12 luglio 1982, il giorno dopo il
trionfo del Bernabeu: il padre
Gennaro voleva chiamarlo Paolo,
come Paolo Rossi; la madre Giovanna impose il nome del santo di Padova,
cui è devota. Nel 2004 Pietro Calabrese, direttore della Gazzetta dello Sport,
mandò un cronista, Sebastiano Vernazza, a cercare il padre del campione
a Bari Vecchia. Gennaro Cassano raccontò la sua storia: comparsa nel
«Vangelo secondo Matteo» di Pasolini,
contrabbandiere di sigarette: «Per tanti anni sono stato più svelto della Finanza. Un giorno una guardia mi chiese: “Gennaro, perché non ti iscrivi alle
Olimpiadi?”. Antonio ha preso da me
la velocità». Nella notte di festa in cui
Antonio nacque, il padre aveva già
quattro figli da un’altra donna. Lo riconobbe, gli diede il suo nome, ma
non se la sentì di lasciare la famiglia.
Quando il ragazzo prodigio firmò per
la Roma, gli impose di scegliere: o me
o loro. Gennaro Cassano restò a Bari
Delusione
Antonio Cassano, 31 anni,
sconsolato
dopo la gara
con la Costa Rica (Aldo Liverani)
Vecchia. È morto nel 2010, a Capodanno. Antonio non è andato al suo funerale. Dopo quell’articolo, non parlò
con la Gazzetta per anni.
Per il resto, la sua non è una storia
triste. «Ho 31 anni, ne ho vissuti 17 da
disgraziato e 14 da miliardario, devo
ancora pareggiare i conti» ride. Ormai
è più veloce con le battute che sul
campo. Non a caso è diventato amico di un altro pugliese di successo, Luca Medici, insomma Checco Zalone. Figurarsi i dialoghi
in barese stretto tra i due. Un
giorno, durante la lavorazione di «Sole a catinelle», Antonio telefona a Checco, che ha
lasciato il cellulare al regista
del film, Gennaro Nunziante. Il saluto formale di Cassano fu: «Ciao ricchione!».
L’altro si inoltrò nelle spiegazioni: «Ciao, non sono
Checco, mi chiamo Gennaro, lavoro con lui e...». «E sei
ricchione pure tu!» fu la risposta.
Un altro suo grande amico
è Pierluigi Pardo, l’esplosivo
conduttore di Tikitaka. Con
lui Cassano ha firmato la terza e definitiva autobiografia,
«Dico tutto (e se fa caldo gioco all’ombra)»: «Ho scritto
più libri di quelli che ho letto»
riconosce. Prima della pubblicazione ci fu una fuga di notizie e Libero
titolò in prima pagina: «Cassano racconta di aver avuto 6-700 donne». Era
il 2008, lui si era appena legato a Carolina, la giocatrice di pallanuoto che ora
è sua moglie e la madre dei suoi due figli, Christopher e Lionel, come Messi.
Pardo gli telefonò con espressione affranta: «Antonio, mi spiace, forse ti ho
creato problemi con la tua fidanzata».
Lui rise: «E che sarà mai? Mi sono pure
tenuto basso!». Poi, per tranquillizzare
Carolina, organizzò un autodafé: bruciò la voluminosa agenda con 2.500
numeri di telefono femminili.
Nell’ambiente, non tutti apprezzarono la vanteria. Pirlo fece notare che
la maglia azzurra è più importante delle conquiste vere o millantate. Sul Corriere Luca Bottura chiosò: «Cristiano
Ronaldo contro Cassano: “Io di donne
ne ho avute 8-900; e ho tutte le 8-900
ricevute”». Cassano si indignò: «Non
ho mai pagato per avere una donna»
disse, senza sapere che un giorno
l’avrebbe giurato pure un presidente
del Consiglio. «Ho lo stesso vizio di
Michael Douglas. L’unica differenza è
che lui è stato ricoverato, io ancora
no». Ammise però che una su 700 gli
aveva resistito: Michelle Hunziker, nonostante avesse ricevuto in pieno Sanremo 500 rose rosse con un biglietto:
«Tifo per te». E raccontò le notti romane con Totti, fino a quando non litigarono per il cachet di «C’è posta per te»,
diviso in parti ineguali: «A Roma su
Totti non si può dire una virgola. È come se fosse il Papa». Quando Cassano
cambiò squadra, De Rossi commentò:
«Ora qui si respira aria pulita».
La dolce vita si era conclusa con un
incidente alle 4 del mattino a 180 all’ora, mentre guidava telefonando con
la destra e mandando sms con la sinistra. Prima di chiamare i soccorsi Cassano fece venire il cugino, gli imbrattò
il viso di sangue e lo mise al volante al
Il calciatore che divide
Le telefonate in barese
stretto a Checco Zalone,
i marcatori Buffon e Bonucci,
gli scettici Pirlo e De Rossi
suo posto. Antonio, la patente la avevi?
«Come no. L’ho comprata a Bari, a
buon prezzo». La licenza media, invece, «praticamente me la regalarono», a
17 anni, dopo un corso serale: era stato
bocciato sei volte. E comunque, anche
se non ha vinto nulla e il suo primo
Mondiale rischia di essere già finito, è
stata una fortuna avere un personaggio così, un Maradona de noantri, che
il titolo lo dava sempre. Come il giorno
in cui gli chiesero: se non fossi diventato calciatore, che mestiere avresti
fatto? Risposta: «Il ladro». Ma è proprio tutto vero? «Qualcosa l’ho dimenticato. Nella mia vita ho fatto talmente
tante sciocchezze» (Cassano non dice
esattamente sciocchezze) «che non
posso ricordarmele tutte».
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La provocazione
non dev’essere più utilizzata
dai calciatori come alibi.
«Sono d’accordo con questa
linea — spiega Fabio Pigozzi,
appena rieletto presidente della Federazione internazionale
di medicina dello sport — . È
vero che quando si perde il 2%
di peso corporeo le prestazioni
calano, ma non farei diagnosi
precoci e non metterei ulteriore pressione sugli azzurri che
hanno tutti gli strumenti per
recuperare energie. E il fatto
che l’Uruguay abbia giocato a
15 gradi contro l’Inghilterra
potrebbe anche essere uno
svantaggio per i sudamericani,
di fronte a un nuovo sbalzo».
Pericolo
Pigozzi: «L’Uruguay che
ha giocato a 15° contro
l’Inghilterra può pagare
lo sbalzo di Natal»
Se in Brasile non si toccheranno mai i 48 gradi di Dallas a
Usa ’94 per Germania-Corea e
la finale di Rio si giocherà a 25
gradi contro i 38 di Italia-Brasile a Pasadena, ciò non toglie
che il disagio di chi gioca all’Equatore come gli azzurri sia
evidente. A metà maggio il
sindacato dei calciatori brasiliani ha presentato alla Fifa un
rapporto choc del fisiologo Turibio Leite de Barros: con temperature superiori ai 30 gradi
si arriva a perdere fino a 4 litri
di sudore, diminuendo fino al
30% la propria capacità fisica.
Ma un caldo del genere finora
non c’è mai stato: «Pensavamo
che le condizioni fossero più
estreme» ammette Castellacci.
Da oggi la preoccupazione dev’essere solo il piede di Suarez.
Che ha tutta l’aria di essere rovente.
Paolo Tomaselli
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IL DURO MESTIERE DEL C.T.
di MARIO COTELLI
«Recuperare le energie per affrontare l’Uruguay» ripetono come
un mantra i giocatori e il c.t. dopo la
sconfitta con il Camerun. Ma come
è possibile ripristinare le energie in
breve tempo se le qualità aerobiche
non sono state adeguatamente allenate?
Gli allenatori di club nel nostro
paese sono da tempo costretti a rivoluzionare i sistemi di preparazione perché già a luglio le squadre,
per l’ingordigia dei presidenti, sono chiamate a match e trasferte
molto onerose alla rincorsa di qualche euro in più. Pertanto si è abbandonato il lavoro sulla resistenza
per puntare sulla forza veloce. Gli
azzurri, in Brasile, stanno dimostrando di non avere il «fondo» degli avversari perché, appesantiti
dall’acido lattico, non sono in gra-
do di recuperare il debito di ossigeno. E il c.t., impotente, subisce gli
strali dei tifosi e della stampa anche
se questa situazione non dipende
da lui.
Non è colpa sua se la preparazione e l’allenamento sono di pertinenza dei club e il c.t. deve limitarsi
a radunare i giocatori solo qualche
giorno all’anno, tra un veto e l’altro
delle società. Non è colpa sua se i
club preferiscono puntare su giocatori stranieri piuttosto che investire
sui vivai. Non è colpa sua se gli
stranieri, nelle diverse squadre di
serie A, occupando anche i ruoli difensivi, hanno inaridito il reparto
che negli anni aveva sempre offerto
la massima sicurezza alla nostra
nazionale. Il c.t. del calcio, in Italia,
è normalmente un incolpevole parafulmine lautamente pagato per
assorbire gli errori del sistema.
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Palla avvelenata
Lo stadio-fortezza
e il distacco dei potenti
La Fifa si è accordata con il governo brasiliano per aumentare le misure di
sicurezza attorno e dentro gli stadi, dopo l’irruzione dei tifosi cileni nella sala
stampa del Maracanà in occasione di Spagna-Cile. Uno degli slogan della
potente federazione calcistica recita, in sintesi, «portiamo il calcio nel mondo».
Ma si tratta di un calcio sempre più militarizzato. L’incapacità di risolvere i
problemi sta imponendo nelle grandi manifestazioni, come i Mondiali, l’idea
dello stadio-fortezza. I tifosi che non riescono ad accedere ai bus ufficiali devono
percorrere svariati chilometri a piedi, neanche i taxi possono avvicinarsi agli
stadi. E non è un fenomeno cominciato in Brasile, per i problemi di ordine
pubblico verificatisi un anno fa e nell’immediata vigilia del Mondiale. È
una lenta deriva che parte da lontano, dal distacco di questi uomini di
potere dalla realtà. Loro negli stadi ci vanno, ma è come se non ci
fossero. Non vogliono essere inquadrati, non hanno pronunciato
una parola alla cerimonia inaugurale per paura di venire
fischiati. Vivono in un castello con le loro comodità e i
loro privilegi e l’hanno imposto a tutti noi (senza).
r.per.
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46 Sport
Mondiali
Brasile
Gli azzurri
Gli avversari
Futuro
Ciro Immobile
in panchina
e, a sinistra,
al fianco
di Mario
Balotelli. I due
attaccanti
potrebbero
giocare in
coppia martedì nella partita decisiva
contro
l’Uruguay
(Afp, Ansa)
Uruguaiani
fratelli d’Italia
«Conoscervi
è un vantaggio»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SAN PAOLO — Poteva essere
una rimpatriata tra paisà,
una churrascata sulle dune di
Natal, il 24 all’ora di pranzo,
se entrambe le squadre
avessero fatto il loro dovere
con la Costa Rica. Invece sarà
lotta dura con molta paura, el
partido de la muerte, come
dicono a Montevideo,
protagonista l’Uruitalia, una
fazza una razza. Leggere per
credere. In Italia: Martin
Caceres (Juventus), Alvaro
Gonzalez (Lazio), Walter
Gargano (Parma), Abel
Hernandez (Palermo), Diego
Perez (Bologna). Passati
dall’Italia: Fernando Muslera
(Lazio), Alvaro Pereira
(Inter), Egidio Arevalo
(Palermo), Edinson Cavani
(Napoli), Diego Forlan
(Inter), Christian Stuani
(Reggina), Gaston Ramirez
(Bologna). Con passaporto
italiano: Cristian Rodriguez,
Jorge Fucile, Diego Lugano (il
capitano, di origini
piemontesi, dopo
l’Inghilterra salterà anche
l’Italia). Dunque 12 su 23
giocano o hanno giocato in
Italia. A questi si aggiunge il
c.t. Oscar Washington
Tabarez (Cagliari e Milan).
Insomma la conoscenza
reciproca è fuori discussione.
Tabarez: «Sicuramente in
questo c’è un vantaggio.
Suarez mi aveva
preannunciato che sarebbe
entrato Lambert, e così
avevamo pronto Coates. La
pressione era anche peggio
con l’Inghilterra. Pensate che
siamo andati a fare
shopping? È ovvio che
saremo tesi, possiamo solo
vincere. Ma non ci mettiamo
le mani nei capelli. Ci siamo
abituati. Non penso che sarà
una partita in cui loro si
difendono e noi attacchiamo.
Il caldo? C’è per tutti».
L’Uruguay gioca con un 4-4-2
con il rombo a centrocampo,
un 4-3-3, volendo, con
Arevalo arretrato e Lodeiro
più prossimo alle punte che
sono Suarez sul centrodestra
e Cavani a sinistra. Suarez è
costantemente appostato
sulla linea degli ultimi
difensori avversari, Cavani
come al solito passa con
grande abnegazione dal
ruolo di terzino a quello di
punta. Torna Maxi Pereira
dalla squalifica. Tabarez fa
pretattica, ma è abbastanza
abitudinario. Ipotizziamo:
Muslera; Maxi Pereira,
Gimenez, Godin, Caceres;
Gonzalez, Arevalo, Lodeiro,
Rodriguez; Suarez, Cavani.
Contro l’Inghilterra erano
uno (Suarez) e altri dieci.
Cavani finora è stato
nell’ombra. La difesa non è
straordinaria, il portiere
passa dall’impresa alla
papera in scioltezza. Niente
di che. Non avessimo visto
l’Italia sciogliersi con la Costa
Rica.
Roberto Perrone
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tentazione Immobile
Contro Suarez e Cavani
Balo da solo non basta
I numeri sono dalla parte dell’ex granata
che si candida a essere il Rossi del 2014
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
NATAL — Gli assenti, quando le cose vanno così male,
hanno sempre ragione. Soprattutto se sono capocannonieri del campionato di serie A
(con 22 gol senza rigori). Ciro
Immobile non è entrato contro la Costa Rica nonostante il
suo ingresso fosse nei piani
del c.t. Prandelli, probabilmente al posto di Balotelli (14
gol con tre rigori in campionato): il cambio chiesto da Claudio Marchisio ha fatto propendere per l’ingresso di Alessio
Cerci, ma questo non placa le
accuse di «immobilismo» che
sono cadute addosso al commissario tecnico dalle piazze
italiane, virtuali e reali, che
hanno assistito con stupore
alla preoccupante prestazione
contro i centroamericani.
Adesso che incombe la formi-
dabile coppia Suarez-Cavani il
timore è che la differenza si
veda proprio là dove noi sembriamo meno attrezzati: in attacco.
Lo stesso Prandelli a fine
gara non ha nascosto la delusione per lo scarso apporto di
chi invece dalla panchina è entrato «per lavorare tra le linee e
mettere in difficoltà gli avversari»: oltre a Cerci, anche Cassano e Insigne. Sarà abbastanza difficile rivedere uno dei tre
dal primo minuto contro
l’Uruguay. Martedì sarà rivoluzione, probabilmente anche
Due punte
Prandelli non vede Ciro
con Mario nel 4-1-4-1,
ma con le due punte
il discorso cambia
nel segno di Ciro, che potrebbe giocare accanto a Balotelli.
Venerdì all’Arena Pernambuco Mario ha fallito, con quel
pallonetto sbilenco sullo 0-0,
la possibilità di confermarsi
decisivo dopo il gol all’Inghilterra, ridando così argomentazioni piuttosto solide a chi
non lo considera un giocatore
capace di spostare gli equilibri
per due partite di fila ad alto livello: «Se Balotelli avesse
sfruttato quelle due occasioni
la partita sarebbe cambiata —
ha ammesso abbastanza sconsolato il c.t. — ma i suoi movimenti d’attacco sono stati
buoni. Il problema è che è stato servito troppo poco».
I numeri della partita con il
Costa Rica in questo senso sono chiari: Mario soprattutto
nella ripresa non è mai stato
cercato dai compagni in maniera adeguata e non solo per
colpa sua: l’Italia si è persa in
una ragnatela di passaggi
asfittici senza trovare mai la
giusta profondità o il varco
buono. Ma altri dati, come il
quoziente tiri/gol della punta
azzurra nelle ultime quattro
stagioni, parlano altrettanto
esplicitamente: Balotelli (rigori esclusi) segna un gol ogni
otto conclusioni, una media
non da grande attaccante internazionale. O quantomeno
non da attaccante «intoccabile». La tentazione Immobile,
che a certi livelli non ha riscontri ed è comunque un’incognita, si basa anche sulle
suggestioni del passato, da Paolo Rossi ’78, a Totò Schillaci
’90. Ma quel che conta è il presente.
«Se Prandelli è pronto a rivoluzionare la squadra e a passare eventualmente al 3-5-2,
Ciro e Mario possono giocare
assieme — sostiene Aldo Serena, tra gli attaccanti azzurri in
campo a Italia ’90 —. Contro
l’Uruguay ci basta il pareggio
ma non possiamo entrare in
campo puntando a questo.
Dobbiamo sfruttare piuttosto
la loro necessità di vincere, per
colpirli in contropiede. E in
questo il giocatore più adatto a
trovare la profondità e ad attaccare gli spazi è sicuramente
Immobile».
A esplicita domanda, sulla
coabitazione tra i due attaccanti, Prandelli aveva risposto
in modo alquanto perplesso,
Uomo giusto
L’ex azzurro Serena:
«L’Uruguay concederà
spazi, Ciro è l’uomo
giusto per sfruttarli»
per non dire negativo. Ma il
contesto era quello del 4-14-1 utilizzato dagli azzurri nelle prime due partite. Adesso,
con l’infortunio di De Rossi e il
flop di altre alternative, lo scenario è cambiato radicalmente: «E ne può trarre giovamento lo stesso Balotelli — sottolinea Serena — al quale è sempre piaciuto fare un
movimento maggiore sul
fronte d’attacco. Del resto tutti
devono partecipare alla fase di
non possesso e in questo senso le squadre sudamericane o
centroamericane sono esemplari, perché gli attaccanti fanno grande pressing e si muovono molto». Il testa a testa
contro Suarez e Cavani rischia
di essere impietoso. Ma anche
no. Basta darsi una mossa finché si è in tempo.
Paolo Tomaselli
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Nuovi scenari La chiave del successo delle squadre americane: anche Colombia, Messico, Ecuador si fanno strada e sognano
Dal Cile alla Costa Rica, avanza compatto il potere latino
RIO DE JANEIRO — Il nuovo poder
latino è una agenzia di viaggi a San
Juan, Costa Rica, o lo sportello prestiti
di una banca a Santiago, Cile. Chi vuole
affrontare code epiche, domattina all’apertura, si accomodi: c’è da correre
in Brasile, con qualunque mezzo, con o
senza soldi in tasca. Come non averci
pensato prima, maledizione? Avevano
ragione i vari Pedro, Tomas, Natalia
che dai Paesi meraviglia dell’America
Latina hanno prenotato aerei, navi e
furgoni scassati all’ora giusta. E adesso
sono già a ballare sulla spiaggia di Copacabana o nei campeggi di Belo Horizonte. Credendoci per tempo, fino a
piegare la morte, come nel celebre video dei minatori cileni in appoggio alla Roja. Non a caso quella è una pubblicità del Banco de Chile: servono pesos, muchachos?
È sempre azzardata la correlazione
tra successi in campo e stato di salute
di un Paese. Basta pensare alla Spagna,
che ha conquistato il mondo mentre
affondava nella crisi. Ma uno sguardo
oggi al mappamondo ci racconta una
storia. Lungo la costa del Pacifico ci sono i Paesi più dinamici del continente:
Cile, Colombia, Costa Rica, milioni di
persone che salgono di corsa la scala
sociale, diventano classe media, spendono, viaggiano. E hanno festeggiato
per primi il passaggio del turno. Se ci
riuscissero anche Ecuador e Messico,
l’en plein sarebbe completo.
La splendida patria dei nostri giustizieri, la Costa Rica, è già da molto tempo un’America Latina diversa: non ha
dittatori da cent’anni, né guerre civili,
gode dei tassi di violenza più bassi e ha
addirittura abolito l’esercito nel 1948.
Non a caso il presidente della Repubblica, Luis Solis Rivera, venerdì notte
era a festeggiare nel centro di San José,
insieme a migliaia di tifosi e senza una
sola guardia del corpo. I costaricani al
seguito della Sele-Tica sono varie migliaia, molti in relazione alle dimensioni del loro Paese, uno sproposito in
rapporto alle aspettative della vigilia.
Quelle di cileni e colombiani, poi, sono
invasioni senza precedenti. Mai in un
Mondiale tante squadre si sono sentite
in casa: le immagini del Maracanà dipinto di rosso e il Mané Garrincha tutto giallo sono già pagine di storia dei
due Paesi, e non solo calcistiche.
«Stiamo crescendo a un ritmo del 6
per cento all’anno, e quanto sta succedendo non è casuale — dice il sociologo colombiano Samuel Azout, in questi giorni al seguito dei cafeteros —. Si
parla di 50-60.000 persone qui in Brasile, la più grande migrazione della
nostra storia. Il potere acquisitivo è
cresciuto molto negli ultimi anni, e
quasi tutti si sono organizzati il viaggio da soli, su Internet». Azout, fondatore di una Ong di calcio per i bambini,
sostiene che anche i successi in campo
I protagonisti
Costa Rica Joel Campbell, 23
anni il 26 giugno, è già oggetto del
desiderio dei grandi club (Reuters)
Cile Alexis Sanchez, 25 anni,
dopo 3 stagioni all’Udinese, dal
2011 gioca nel Barcellona (Epa)
Colombia Juan Cuadrado, 26 anni,.
Per lui Udinese, Lecce e, dal 2012,
punto fermo della Fiorentina ( Afp)
della Colombia hanno una spiegazione. «Questo governo si è impegnato
molto, la federazione ha gente competente e soprattutto ha sponsor di peso.
Il boom dell’economia ha avuto grandi
ricadute sul calcio». Lo stesso si può
dire per il Messico, una delle squadre
con meno giocatori emigrati all’estero
nella rosa dei 23. I diritti tv e gli sponsor, difatti, hanno reso ricco un campionato nazionale un tempo modesto,
e se ne va in Europa solo chi riceve offerte irrecusabili da squadre di prima
grandezza. L’invasione cilena (4050.000 finora) ha avuto il suo momento più epico nella carovana di 4.000 auto e camion che hanno attraversato le
Ande tutte insieme, ma tifosi di Sanchez e compagni sono presenza fissa
anche negli alberghi di buona categoria. L’economia cresce da ormai vent’anni a ritmi sostenuti e non è infrequente in Brasile, nelle località turistiche, vedere più cileni che argentini,
sulla carta quattro volte più numerosi.
Chi non ha soldi se li fa prestare, il credito in Cile è abbondante e con tassi
molti bassi, il che sta suscitando qualche preoccupazione. Ma per gli eroi
che hanno chiuso l’epopea dei loro antichi Conquistadores vale tutto. Alla
bilancia dei pagamenti ci si penserà
dopo.
Rocco Cotroneo
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
L’analisi Troppi stranieri in A, i giovani italiani non hanno occasioni di crescere
Talenti alla prima esperienza
Italia acerba per il Mondiale
Macarrão
Mea culpa, mea culpa. Fantastica Costa Rica:
io pensavo non avrebbe fatto neanche un punto
José Mourinho, allenatore del Chelsea
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Sport 47
italia: 51575551575557
Le scelte obbligate del c.t. Mancano Montolivo e Rossi
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
22
i gol
di Ciro Immobile, 24 anni,
capocannoniere
della serie A (Afp)
RECIFE — Niente è perduto per
l’Italia, che può ancora qualificarsi
agli ottavi pareggiando con l’Uruguay, squadra molto più adatta alle
caratteristiche degli azzurri rispetto
alla Costa Rica, che ha giocato un calcio di altissimo profilo spettacolare
nella capacità di essere squadra, come non lo si vedeva da almeno vent’anni. Niente di paragonabile, ad
esempio, alla rozza Nuova Zelanda
osservata a Nelspruit contro l’Italia
quattro anni fa (1-1). Nonostante
questo, resta il fatto che proprio la
partita di Recife ha chiarito quali siano le difficoltà di partenza di Prandelli. Non una sorpresa, ma la conferma del fatto che il c.t., strangolato
nelle scelte dal numero degli stranieri, che in serie A detengono la maggioranza assoluta, è stato costretto a
puntare su uomini tecnici e talentuosi, che hanno fatto bene o benissimo
in campionato, ma che mancano di
esperienza internazionale.
Il Mondiale è una competizione
crudele e terribile, collocato a fine
stagione, quando molti avrebbero il
diritto ad andare in vacanza, dopo
aver dato tutto. Qui non c’è mai un
momento per tirare il fiato; per anda-
re avanti occorre giocare partite che
richiedono un impegno nervoso, prima che fisico, al limite della rottura,
così come avviene in certe gare olimpiche, soprattutto in atletica e nel
nuoto. In più il tempo per recuperare
è poco e la concorrenza è altissima,
perché il Mondiale è un’occasione
unica soprattutto per chi ha meno
possibilità di mettersi in mostra.
L’Italia di Prandelli può puntare su
uno zoccolo duro di campioni straordinari per qualità e storia (Buffon e
Pirlo su tutti); su grandi e collaudati
giocatori (De Rossi, Barzagli, Chiellini e Thiago Motta); su talenti che devono ancora dare il massimo (Balotelli e Verratti) o che non sono mai
riusciti ad arrivare al top (Cassano) e
su un gruppo di giocatori di forti prospettive, ma per i quali questo Mondiale resta un evento da scoprire e interpretare. È il caso di Darmian, che
pure sta facendo bene; di Immobile,
il capocannoniere, però senza aver
giocato le coppe; di Insigne, che ha
assaporato la Champions, ma con
cautela; dello stesso Cerci, che pure
non è giovanissimo. Anche per questo la perdita di Montolivo ha rappresentato un colpo molto duro, così come la necessità di rinunciare a Giuseppe Rossi. Il caso di Sirigu è esem-
57,5
la percentuale
di stranieri che sono
scesi in campo
in A nell’ultima
stagione:
351 su 610
3
le presenze
di Ciro Immobile
in azzurro (nessun
gol segnato): per lui
qualche minuto
con l’Inghilterra
27,1
età media
della serie A, uno
dei campionati più
vecchi: in Olanda
è 23,8, in
Bundesliga 24,9
plare: ha fatto vedere come si possa
crescere, essendo titolare nel Paris St.
Germain, con la possibilità di giocare
la Champions, puntando a vincerla.
Quando Lippi, in visita a Coverciano, ha detto che questo gruppo gli ricordava il suo del 2006, è pensabile
che si riferisse allo spirito e all’entusiasmo, alla voglia di andare avanti e
alla serietà dei giocatori. Perché è
evidente la differenza fra il palmarès
internazionale che aveva maturato
chi era stato scelto nel 2006 e di chi è
in Brasile. Prandelli, rivoluzionando
la squadra nell’ultima parte della gara con la Costa Rica, ha cercato di
puntare più sui talenti che sul gioco,
andando persino contro le sue convinzioni, ma i singoli, anche per
mancanza di esperienza, di anzianità
di servizio, di curriculum, hanno fatto vedere che al momento il Mondiale è ancora una montagna molto alta
da scalare. Ma nel calcio non ci sono
mai verdetti definitivi e tutto può essere ribaltato nello spazio di tre giorni. E poi domani in Lega si parla di
diritti tv. L’unica preoccupazione dei
club italiani, trascurando il fatto che
la vera miniera d’oro sarebbe una nazionale che vince.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mazzocchi e la testa
sbagliata in campo
di LUCA BOTTURA
ANNO TANTO Ascolti monstre per l’Italia: oltre il 60 per
cento di share e 19 milioni di spettatori. Papa Francesco annuncia che per assolvere tutte le bestemmie pronunciate
durante il match con la Costa Rica è stato proclamato un anno santo straordinario che parte giovedì e finirà nel 2034.
ALLUCINAZIONI «Thiago Motta si è abbassato i pantaloncini dopo venti minuti perché aveva caldo… è stato un incubo» (Gianni Di Marzio, Talk Pomeriggio Mondiale, Raisport)
IL DODICESIMO UOMO «L’arbitro fa un ottimo lavoro a
centrocampo per l’Argentina recuperando palla» (Riccardo
Trevisani, Argentina-Iran, Sky)
BRIO DE JANEIRO «Quando venivano soltanto i giocatori, i
giocatori dribblati avevano fatica a riprenderli: ha inciso le
condizioni climatiche» (Sergio Brio, Talk Mattina Mondiale,
Raisport)
CONSOLAZIONI Intervistato da Amedeo Goria, il presidente Abete cerca comunque di vedere il classico bicchiere mezzo pieno: «Siamo primi assoluti nella classifica di chi è finito
più volte in fuorigioco».
STAI ALIVE «Io direi: “andiamo stai by step”, pensiamo a
mantenere la calma» (Fabrizio Failla, Dribbling, Raidue:
avesse detto «passo dopo passo» gli sarebbe uscita meglio)
CONTORSIONISMI «L’Italia ha sbagliato l’approccio, ha
sbagliato la formazione, ha sbagliato a entrare in campo con
la testa» (Marco Mazzocchi, Notti Mondiali, Raiuno)
MAGO BACCO Dall’Antoniano arrivano conferme: il sedicente Adriano Bacconi che indossa giacche sgargianti e illustra azioni improbabili a Notti Mondiali sarebbe in realtà il
Mago Zurlì malamente travestito. Bacconi, facci una magia:
fa’ sparire Varriale.
RIVELAZIONI «Trasferirsi all’estero non è solo un aspetto
economico, è anche un aspetto per provare a vivere in un altro luogo» (Ubaldo Righetti, Talk Mattina Mondiale, Raisport)
CHIAVI DI LETTURA «Fra poco Honduras-Ecuador: è fondamentale per le due squadre in campo la vittoria dell’uno o
dell’altra» (Ilaria D’Amico, Sky Mondiale Show)
LIVESTRONG «È vergognoso che a fine partita addirittura sette nostri giocatori siano stati convocati
all’antidoping». Lo ha
dichiarato il preparatore atletico della Costa
Rica, Lance Armstrong.
(ha collaborato
Francesco Carabelli)
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Sull’Alpe Cimbra alla scoperta
del gustoso “Re” Vezzena
Ecco un’iniziativa che mette d’accordo la passione per la montagna e la vita all’aria aperta
con il piacere della scoperta di prodotti enogastronomici d’eccellenza. Nello scenario mozzafiato dell’Altipiano di Folgaria, Lavarone e
Luserna prende il via “Creative Vezzena”, evento promosso da APT Alpe Cimbra in collaborazione con l’Associazione Charming Italian Chef
e Italian Gourmet, network dedicato alla comunicazione food del gruppo DB Information, per
celebrare i 150 anni del caseificio degli Altipiani e del Vezzena. Qui si produce infatti uno
dei formaggi più antichi della tradizione casearia trentina. Un vero patrimonio del territorio,
il Vezzena che nella sua versione malga, con
stagionatura di 12-18 mesi, è tutelato da Presidio Slow Food. Fino a settembre saranno molte
le iniziative che vedranno al centro il “Re” dei
formaggi d’alpeggio. Un’occasione in più per
programmare una vacanza in questo territorio
incontaminato e ancora a misura d’uomo, dove
la qualità dell’accoglienza turistica locale si
sposa con una straordinaria offerta culturale ed
enogastronomica.
Creative Vézzena coinvolgerà gli chef stellati dell’Associazione CHIC invitandoli a creare piatti pensati appositamente per esaltare le
particolarità organolettiche del Vézzena. I migliori ristoranti della zona proporranno, durante
tutta l’estate, i piatti nei loro menu; la clientela
sarà invitata a valutarli e a votarli, così da decretare, a settembre, il piatto vincitore. Contestualmente Creative Vézzena lancia un contest
a cui possono partecipare tutti gli chef che si
vogliano confrontare con il pregiato prodotto
d’alpeggio per un’estate all’insegna della bontà, che potranno inviare la loro ricetta a base
di Vézzena: una giuria di esperti formata da
cinque Chef stellati - Marco Sacco, Alessandro
Gilmozzi, Mauro Elli, Fabio Baldassarre e Raffaele Ros - e da giornalisti del settore capitanati
da Allan Bay avrà il compito di premiare la migliore e di far vincere al suo creatore uno stage
presso la cucina di uno dei cinque super chef.
Appuntamento finale il 13 settembre per la serata di gala in cui sarà decretato il miglior piatto
stellato e il vincitore del contest. Per informazioni: tel. 0464 724100; [email protected];
www.alpecimbra.it
Fly & Fun Valtur per una
vacanza speciale in Calabria
Il fascino dei deserti andini, un’emozione
da vivere con Il Gabbiano Livingston
Tre Paesi per una vera e propria traversata alla scoperta delle Ande meno conosciute, più incontaminate e remote. Deserti di alta quota dove la geologia si trasforma in opere pittoriche di straordinaria
bellezza. È attraverso Argentina, Cile e Bolivia che
Il Gabbiano Livingston, Tour Operator di Milano
sempre alla ricerca di esperienze di viaggio uniche,
propone un itinerario in fuoristrada per coloro che
vogliono scoprire le suggestioni di questi luoghi.
Sulla Puna Argentina i campi di pietra pomice convivono con dune di sabbia color perla e cordigliere
vulcaniche dai toni rosso vivo. Filo conduttore della traversata andina sono i salar, antiche pieghe geologiche che hanno intrappolato sacche di oceano
che prosciugandosi lentamente hanno dato vita a
questi estesissimi depositi di sale. Difficile pensare
a qualcosa di più inospitale ma al tempo stesso così
affascinante. Il passaggio in Cile, attraverso passo
Sico, conduce a San Pedro de Atacama, una parentesi in questo immenso nulla, un villaggio ricco
di piccoli hotel, negozietti, ristoranti e persone.
Ma la natura è sempre presente: qui esiste uno dei
complessi geotermici più vasti al mondo, da scopri-
re all’alba quando le fumarole rendono l’ambiente
ancor più suggestivo. La Bolivia cattura lo sguardo
con i suoi deserti che sembrano usciti dal pennello
di Salvador Dalì. Un’esplosione di colori, dall’amaranto intenso nella Laguna Colorada, al verde
acquamarina della Laguna Verde, dominata del
magnifico Licancabur con i suoi quasi 6.000 metri.
E per finire il Salar de Uyuni, sua maestà tra i salar,
immensa distesa bianca, un vero e proprio mare
secco che si attraversa con i fuoristrada. Un luogo davvero straordinario. Il tramonto bisogna goderselo dentro il salar, al cospetto del vulcano Tunupa, con la sua bocca rossa bianca e gialla. Una
traversata, sequenza di luoghi per chi ama spazi,
paesaggi, geologia ed è pronto a lasciarsi incantare
dalla maestria con la quale la terra è stata dipinta
e plasmata dagli elementi. Il Gabbiano Livingston
organizza due partenze speciali per la traversata
dei deserti andini a novembre 2014 con accompagnatore dall’Italia, prezzi a partire da 4.950 euro
per persona, voli di linea esclusi. Per maggiori informazioni: tel. 02.26111440; [email protected]; www.gabbianolivingston.com.
a cura di RCS MediaGroup Pubblicità
Un tuffo nella bellezza del mar Mediterraneo e
nella storia antica che avvolge questi luoghi del
mito. Arriva la bella stagione e si cominciano a
fare progetti per recuperare le energie, conoscere
nuove mete e divertirsi. Destinazione consigliata
la costa ionica della Calabria, verso i Club Valtur
Itaca- Nausicaa e Capo Rizzuto per una settimana
di vacanza indimenticabile. Situato in una delle
zone della regione di maggior prestigio storicopaesaggistico, il Club Itaca-Nausicaa incanta per
le acque cristalline del mare e le raffinate proposte della sua cucina che sono un invito irresistibile
per gli appassionati dei cibi genuini e della buona
tavola. La seconda location consigliata è il Club
Capo Rizzuto, un piccolo gioiello d’accoglienza,
affacciato sull’incantevole Riserva Naturale Marina di Capo Rizzuto, dove si susseguono spiagge
di sabbia fine e piccole calette. Il Club è inserito in una zona di grande interesse naturalistico,
all’interno di un parco di 120 ettari coperto di ulivi
secolari. Molte le escursioni possibili in zona, dal
Parco Nazionale della Sila ai numerosi borghi e
castelli che regalano al turista scorci suggestivi e
l’appassionante scoperta di tradizioni frutto di una
cultura secolare. Un’atmosfera sospesa fra passato e presente, ideale per chi cerca il giusto mix
fra una vacanza dinamica e il piacere del tempo
ritrovato, in armonia con la natura. Valtur propone un soggiorno speciale Fly&Fun Calabria di una
settimana a scelta nel Club Valtur Itaca-Nausicaa
o Capo Rizzuto a partire da 649 euro per adulto,
con quota volo e trasferimento a 99 euro per bambini e ragazzi dai 2 ai 12 anni non compiuti. I soggiorni prevedono pernottamento in camera doppia
e trattamento di pensione completa. Per ulteriori
informazioni: www.valtur.it e agenzie di viaggio.
48 Sport
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Mondiali
Brasile
Avanti col brivido
✒
Storia, orgoglio e studio
scendono in campo
e sfiorano l’impresa
Gruppo E
Ribaltone
Ecuador,
ora può
sognare
di GUIDO OLIMPIO
G
Colpo di biliardo
Il derby dei c.t. colombiani è
stato vinto da Renaldo Rueda
(Calì, 1957) e ora l’Ecuador
può puntare a qualificarsi,
anche se lo aspetta la Francia
fin qui travolgente (8 gol fatti
e 2 subiti). L’Honduras,
allenato da Luis Fernando
Suarez (Medellin, 1959) è
stato battuto, dopo essere
andato in vantaggio alla
mezz’ora con Carlo Costly,
talentuoso attaccante, figlio
d’arte (il padre, Anthony,
aveva partecipato al Mondiale
1982). La felicità honduregna
è durata tre minuti, perché è
arrivato subito il pareggio di
Enner Valencia, che gioca nel
Pachuca in Messico. La
partita si è sviluppata su
ritmi molto alti, fra due
squadre con pochi segreti,
visto che Rueda, in carriera,
aveva allenato l’Honduras
(Mondale 2010) e Suarez
l’Ecuador (2004-2007),
finché è stato ancora Enner
Valencia (7 gol nelle ultime 6
partite) a segnare il 2-1, di
testa. Il 2-2 dell’Honduras è
stato annullato
(giustamente) perché
l’azione era partita da un
recupero di mano. Ha detto
Rueda: «Un po’ mi spiace aver
vinto questa partita, perché
voglio molto bene al popolo
honduregno, ma il calcio
impone queste situazioni.
Peccato aver perso con la
Svizzera all’ultimo minuto.
Contro la Francia, sarà
durissima, ma abbiamo
grandi motivazioni. Enner
Valencia sta giocando un
grande Mondiale, ma non è
una sorpresa, perché viene
da un ottimo campionato;
Antonio Valencia non è
ancora al massimo, ma sta
crescendo». La
qualificazione, però,
dipenderà anche dal risultato
degli svizzeri, impegnata
contro l’Honduras. Per ora gli
ecuadoriani hanno gli stessi
punti, ma una miglior
differenza reti rispetto alla
Svizzera (0 contro -2).
f.mo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Honduras
Ecuador
1
2
Marcatori: Costly 31’, E. Valencia
34’ p.t.; E. Valencia 20’ s.t.
HONDURAS (4-2-3-1): Valladares
6,5; Beckeles 5, Bernardez 5,5,
Figueroa 5, Izaguirre 6 (J. C. Garcia
6 1’ s.t.); Garrido 6 (M. Martinez
s.v. 26’ s.t.), Claros 6; B. Garcia 6
(M. Chavez s.v. 38’ s.t.), Bengston
7, Espinosa 6,5; Costly 7. C.t.:
Suarez 6,5
ECUADOR (4-4-2): Dominguez
6,5; Paredes 6,5, Guagua 5, Erazo
5,5, W. Ayovi 7; A. Valencia 6,5,
Noboa 6,5, Minda 5,5 (Gruezo s.v.
38’ s.t.), Montero 6 (Achlier s.v. 46’
s.t.); Caicedo 6,5, E. Valencia 8. C.t.:
Rueda 6,5
Arbitro: Williams (Australia) 6
Ammoniti: Bernardez, Bengston,
A. Valencia, E. Valencia, Montero
Recuperi: 2’ più 4’
La prodezza di Leo Messi
a tempo scaduto, tiro di
sinistro a rientrare,
palla sul palo lontano, il
portiere dell’Iran battuto:
l’Argentina si qualifica
agli ottavi, la squadra
iraniana ha mancato
l’impresa storica
(Ap, Getty Images)
Messi, la prodezza del campione
Argentina salva dall’attacco Iran
Al 91’ Leo regala gli ottavi, l’arbitro nega un rigore agli asiatici
1
0
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
BELO HORIZONTE — Poteva essere una Costa Rica. Se non lo è stato è
merito dell’uomo che tutti vorrebbero
in squadra — Leo Messi, secondo gol al
Mondiale, secondo capolavoro balistico con il sinistro — e di quello che lasceresti volentieri agli avversari e cioè
il portiere Romero, riserva del croato
Subasic al Monaco, che, invece, in questo Mondiale è stato per ora decisivo
come la Pulce. Aveva fatto un miracolo
su Lulic al Maracanà, si è ripetuto ieri
su Dejagah al 22’ della ripresa.
L’Argentina batte l’Iran con un gol al
primo minuto di recupero e si qualifica
per gli ottavi di finale con un turno di
anticipo. Una vittoria non meritata, né
dalla squadra né da Messi, che fin lì
aveva fatto poco, ma questo è il calcio.
Chi ha il campionissimo lo aspetta, chi
non ce l’ha deve lavorare in undici. È
altrettanto certo che aspettare il campione, per bravo che sia, non basta per
vincere un Mondiale. Ma questo è il
passo ulteriore. Da domani Sabella,
messo in tasca il passaggio agli ottavi,
quasi sicuramente contro la Svizzera,
dovrà lavorare sul gioco che ancora
manca. Contro la Bosnia era stato aiutato soprattutto dall’autogol di Kolasinac, dopo soli tre minuti, e contro
l’Iran ha addirittura rischiato di perde-
re. Dicono in molti che, visto il girone
non difficile, Sabella abbia calibrato la
preparazione per far entrare in forma la
squadra dai quarti di finale in poi. Per
ora — oltre ai gol di Messi e alle parate
di Romero — l’unico veramente in palla sembra Di Maria. Vedremo se il bilancino del c.t. ha pesato bene la sua
merce.
L’Iran è stato una carta moschicida
nel primo tempo: nove uomini dietro
la linea della palla, un bravo portiere
che ha giocato in prestito nella serie B
portoghese e ora cerca casa, il promettente Reza Ghoochannejad, detto Gucci per brevità e amore di griffe, unica
punta. Ha spiegato all’Argentina come
mai si è presentato al Mondiale con la
statistica della porta inviolata per più
partite: 10 di qualificazione e l’esordio
a Brasile 2014 contro la Nigeria. Non
prendere gol contro le Maldive, questo
è chiaro, non è la stessa cosa che tenere
all’asciutto Messi, Aguero e Higuain.
La squadra allenata dal giramondo
Queiroz, che con inusuale fretta ha già
annunciato che lascerà l’incarico di c.t.
a fine Mondiale, mettendosi così sul
mercato, c’è riuscita per 92’ (contando
anche il recupero del primo tempo).
Ma è bastato che Andranik e Nekounam, perfetti fino a quel momento, lasciassero mezzo metro a Messi per
perdere.
Argentina
Iran
Marcatore: Messi 46’ s.t.
ARGENTINA (4-3-3): Romero 7;
Zabaleta 5, F. Fernandez 6,
Garay 5,5, Rojo 6; Gago 5,
Mascherano 5,5, Di Maria 6,5
(Biglia s.v. 48’ s.t.); Messi 6,5,
Higuain 4,5 (Palacio s.v. 32’ s.t.),
Aguero 5 (Lavezzi s.v. 32’ s.t.).
C.t.: Sabella 5
IRAN (4-5-1): A. Haghighi 7;
Montazeri 7, Hosseini 7, Sadeghi
6,5, Mehrdad 6,5; Masoud 6,5
(Heydari s.v. 31’ s.t.), Andranik
6,5, Nekounam 6,5, Haji Safi 6
(R. Haghighi s.v. 43’ s.t.),
Dejagah 7,5 (Alireza s.v. 40’ s.t.);
Reza 7. C.t.: Queiroz 7
Arbitro: Mazic (Serbia) 4
Ammoniti: Nekounam, Masoud
Recuperi: 2’ più 4’
L’Argentina ha fatto il contrario di
quello che aveva chiesto Sabella alla vigilia: ha ruminato calcio (70% possesso
palla) senza mai dare velocità alla manovra. Ha tirato 19 volte (9 nello specchio), ma le parate davvero difficili del
portiere Haghighi sono state solo un
paio, meno di quelle di Romero. L’Iran
ha avuto gioco facile nel chiudersi,
sfruttando il lavoro pazzesco di Dejagah e Reza, i due attaccanti che Queiroz
ha convinto con lavoro certosino a scegliere la maglia dell’Iran e lasciare
quelle, vestite nelle giovanili, di Germania e Olanda. Dejagah, che ha anche
subito un fallo da rigore da Zabaleta
(inutile ma netto, non fischiato dal
pessimo arbitro serbo), ha vinto con i
tedeschi l’Europeo under 21 insieme a
Neuer, Ozil e Khedira.
All’Iran resta così una bella figura,
all’Argentina i punti. Quelli che Messi
ha commentato così: «Serviva vincere,
per non complicare il girone. Siamo i
primi a sapere che non stiamo ancora
giocando come vogliamo, ma adesso
abbiamo il tempo per correggere gli errori. Non è mai facile giocare bene contro chi ti chiude tutti gli spazi». La sua
fortuna — e la sua immensa bravura —
è che l’Iran non ha saputo difendere
anche quell’ultimo mezzo metro.
li iraniani sono abituati alla sfida del
piccolo contro il grande. Un piccolo che
però è stato grande. Con una storia che
pesa ma è anche orgoglio. E quando
arrivano le difficoltà le affrontano con
coraggio, sapendo aspettare il momento
propizio per lanciare la sorpresa. La
pazienza degli scacchi e l’astuzia del più
debole impastata con il realismo di chi è
consapevole delle difficoltà. Contro
l’Argentina non ci sono riusciti per tre
minuti, un po’ di sfortuna e perché gli altri
avevano Messi. Gli iraniani sono tenaci. Si
applicano, studiano se stessi e l’avversario.
Una realtà dinamica a dispetto dei divieti
imposti dai mullah, alle fobie moraliste, alle
censure. Una società capace di usare quello
che ha a disposizione e consapevole anche
dei punti deboli. Avvicinandosi al
Mondiale, l’allenatore Carlos Queiroz aveva
messo le mani avanti sottolineando i
problemi logistici, le poche occasioni per
giocare insieme e la mancanza cronica di
fondi. L’Iran ha il petrolio ma tra sanzioni
economiche internazionali, tensioni
regionali e guai propri il calcio è davvero in
fondo alla lista. Certo, il presidente Rohani
ha rilanciato le foto su twitter mentre si
guardava la partita, però alla fine è toccato
ai dirigenti far quadrare il grande torneo
con le risorse a disposizione. È normale, in
queste circostanze, appellarsi al gruppo. Ed
ecco il richiamo efficace che in fondo
costava poco ma dava tanto: «La nostra
forza è l’unità». Poi hanno pensato alla
tattica. Prima quella del famoso «bus
piazzato davanti alla propria porta». Gli
argentini, nel primo tempo, non sono
riusciti neppure a scalfirlo. E questo era già
un successo. Nel secondo tempo i
«persiani» hanno messo la testa fuori. Se lo
aspettavano anche gli avversari che alla
vigilia mettevano in guardia sul carattere
fiero mescolando sport e politica. Un
accostamento inevitabile quando c’è di
mezzo l’Iran. «Sono passati attraverso
tante guerre — ricordavano gli argentini
—, un popolo tosto, sul piano fisico e
mentale». Il muro eretto attorno alla porta
ha tenuto. Steven Beitshaour, iraniano
nato in California e terzino della nazionale
iraniana, lo aveva detto: «Siamo famosi per
la nostra difesa. Sappiamo che non avremo
venti occasioni da gol come gli altri team,
magari ce ne capitano due, tre o quattro».
Intendendo che sarebbe forse bastato
acchiapparne una. Si è sbagliato di poco. Di
appena tre minuti.
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Luca Valdiserri
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Rivincita Il c.t. della Francia controlla ogni particolare in campo e fuori: sta conquistando tutti, compresi gli scettici
Le idee chiare di Deschamps anche per il frigo bar
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
SALVADOR — Ritiro della Francia.
Albergo sul mare in burrasca. Stanza
368.
Toc toc.
Olivier Giroud apre la porta. Nella
penombra del corridoio, il suo allenatore, Didier Deschamps.
«Posso entrare, Olivier?».
Giroud, perplesso, fa un passo indietro. Deschamps entra, si guarda intorno, individua il frigobar, si china.
«Mhmmm... Troppa roba. Questa e
questa le togliamo, e anche questo qui
e...». Due lattine di Coca-cola, due di
birra, un sacchetto di noccioline e una
barretta di cioccolato. Deschamps esce
e consegna tutto nelle mani di un cameriere. «Ecco: adesso, per cortesia,
faccia la stessa pulizia nel frigo di ogni
camera. Lasci solo due bottigliette d’acqua, e nient’altro. Grazie».
Meticolosa cura dei dettagli, nulla
lasciato al caso. La paranoia come strumento di lavoro. Anche e soprattutto in
allenamento: nella Francia che il giorno
dopo quella scena in camera di Giroud
travolge la Svizzera, c’è il segno di geometrie che Deschamps ha fatto studiare
a memoria. Certa densità a centrocampo, i raddoppi sull’avversario che porta
palla, le catene sulle fasce laterali, i tre
attaccanti che, nelle ripartenze, a turno,
si scambiavano posizione: c’era la mano di un tecnico molto bravo che, ancora, viene però considerato solo bravino.
In sala stampa, i cronisti francesi
hanno preparato lo zucchero filato. Oh,
Didié. Che capolavoro, Didié. Sei stato
magnifico, Didié. Appiccicosi. La verità
è che nessuno di loro ha scritto mezza
riga buona su Didié, alla vigilia di questo Mondiale. Non convinceva l’idea
che avesse deciso di lasciare a casa un
bel gruppetto di talenti capricciosi e
Guida Didier Deschamps, 45 anni (Afp)
mattacchioni, di falsi fenomeni stanchi
o presuntuosi (Nastri, Gameiro, Menez,
Clichy, Gignac, Ben Arfa, Gomis) preferendo puntare su un gruppo di calciatori fedeli, non da copertina ma solidi
(non casualmente, poi, il meno solido
tatticamente, Paul Pogba, è subito finito in panchina).
Didier Deschamps — una moglie, un
figlio — è nato 45 anni fa a Bayonne: un
basco francese, carattere duro, determinato, la concretezza per filosofia di
vita. «So perfettamente che questi
Mondiali sono una grande occasione
per me». Da calciatore, con la Juve (eccezionale senso tattico: Marcello Lippi
lo considerò, a lungo, indispensabile)
ha vinto tutto quello che poteva vincere. Da allenatore, molto meno. Il suo
Monaco giocava un calcio frizzante. Riportò in serie A i bianconeri dopo lo
scandalo di Calciopoli, e non fu considerata un’impresa. Ha fatto bene con
l’Olimpique Marsiglia. Nessuno ha mai
pensato a lui per una panchina a Manchester, Londra, Madrid.
Come succede in tutti i mestieri, se ti
considerano solo bravino, un motivo
c’è però quasi sempre. «Avere fortuna è
indispensabile. Ricordo la Francia del
2002: avevamo in squadra i capocanno-
nieri di Inghilterra, Francia e Italia, e
cioè Henry, Cissé e Trezequet, eppure
non riuscirono mai a buttarla dentro».
Lui, qui, ha Karim Benzema: uno che
prima di fare un gol deve sfiorarlo almeno dieci volte. Eppure la sensazione
è che tra Benzema, Giroud e Valbuena
si sia creata una buona alchimia (già
adesso, comunque, un attacco di un’altra categoria se paragonato a Balotelli,
Cerci e Insigne).
«I miei attaccanti hanno un pregio:
sanno cosa fare quando il pallone supera il centrocampo». Cerca sempre di
metterla sul calcio giocato, e quelli, invece, gli facevano domande sul calcio
immaginato: possiamo vincere i Mondiali? «Mi sembra prematuro fare certi
ragionamenti».
Lo guardi e pensi: questo ha le idee
chiare. E la Francia può fare strada. Poi
continui a guardarlo e senti che ti sta
sfuggendo qualcosa. Ma cosa?
I capelli, Didié. Ecco cosa. Erano
bianchi e te li sei tinti di giallo. No, dai,
Didié: i capelli gialli proprio no.
Fabrizio Roncone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
❜❜
Sport 49
italia: 51575551575557
Record Miroslav Klose
mette a segno il gol del
2-2 e raggiunge Ronaldo a
quota 15 tra i marcatori di
sempre del Mondiale (Ap)
Klose potrà anche superarmi nel numero dei gol
ma le mie giocate non le supererà mai nessuno
Ronaldo, ex calciatore brasiliano
Pareggio Il Ghana sfiora l’impresa, il laziale raggiunge Ronaldo
Klose fa il Fenomeno
La Germania si salva
Ghana
Marcatori: Goetze 6’, A. Ayew 9’,
Asamoah Gyan 18’, Klose 26’ s.t.
Il tedesco miglior bomber mondiale
rato di poco il bis e sarebbe potuto diventare leggendario. Ma
succederà.
È stato un gol da bomber vero, rapinatore rapace svelto ad
appoggiare da un metro la palla
spizzata di testa da Hoewedes
su corner. Un gol esemplare
della sua grandezza e freddezza, perché realizzato un minuto
dopo l’ingresso in campo dalla
panchina al posto di Gotze. E
infine un gol pesantissimo,
perché ha dato alla Germania il
2-2 contro un fantastico Ghana
che si stava pregustando il colpo della vita. Per come gli africani avevano impacchettato la
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
FORTALEZA — Se sei nato
per il gol, non importano l’età,
l’artrosi, le sentenze altrui che
ti danno per bollito. Se sei nato
per il gol, stringi i denti, ti tappi
le orecchie, guardi solo il pallone e, quando arriva, lo butti
dentro. Miroslav Klose, 36 anni
compiuti il 9 giugno, questo ha
sempre fatto nella vita. Gol, gol
e ancora gol. Al Mondiale ne
aveva segnati già 14. Ieri all’Arena Castelao ha realizzato il
15°, eguagliando il record assoluto nella Coppa di Ronaldo.
Storico. Anche se al 90’ ha sfio-
giare». Infatti, atto terzo: gli
africani fanno 1-1 con Andre
Ayew, magnifico di testa come
lo era stato con gli Usa. Da bocciare qui la marcatura di Mustafi, che si fa saltare in testa.
Ma non è finita. La Germania
accusa il colpo, boccheggia;
forse, chissà, ha paura. E così
ecco l’atto quarto: Muntari,
uno dei migliori, anticipa Khedira, uno dei peggiori, e imbuca per Gyan, che fila via sulla
chiusura mancata di Hummels.
Il tiro è splendido, incrociato,
imparabile. 2-1. Sarebbe fatta
se poco dopo Jordan Ayew passasse la palla a Gyan libero. Invece fa il protagonista più dell’invasore, vuole tirare, sbaglia
e non se lo perdonerà mai. Di
certo non glielo perdona Gyan,
che ancora a fine partita gliene
dice di ogni. I tedeschi invece
abbracciano tutti nonno Klose.
Perché va bene la bella orchestra e il tikitaken, ma se hai il
vecchio bomberone è ancora
meglio.
2
2
Germania
GERMANIA (4-1-4-1): Neuer 6;
Boateng 5,5 (Mustafi 5 1’ s.t.),
Mertesacker 5,5, Hummels 5,5,
Hoewedes 6; Lahm 6; Ozil 5,
Khedira 5 (Schweinsteiger s.v. 25’
s.t.), Kroos 6, Goetze 6 (Klose 8
24’ s.t.); Muller 5,5. C.t.: Loew 5,5
partita ai tedeschi, non sarebbe
stato certo un furto. Ma il Ghana non ha Klose. Invece i tedeschi Klose ce l’hanno, Low se lo
è giocato al momento giusto e
Miro ha dettato alla squadra un
solo schema: «Datemi la palla,
che ci penso io».
Si è risolta così una partita
doppia, divenuta bellissima
nella ripresa dopo un primo
tempo triste, tattico e bloccato,
in cui la Germania del possesso
lento e sterile ha tirato in porta
una sola volta e molto meglio
aveva fatto il Ghana, atleticamente fresco e votato al contropiede. Sorprendente, ma
non troppo, sia perché il Ghana
aveva fatto bene anche con gli
Usa, sia perché in un Mondiale
le cose cambiano in fretta e i
rovesci (Italia docet) sono sempre in agguato anche per chi ha
avuto un esordio da fenomeno.
Nell’intervallo era difficile
immaginare i colpi di scena futuri, invece è nato un altro match, senza esclusione di colpi,
GHANA (4-2-3-1): Dauda 5,5;
Afful 6,5, Boye 5,5, Mensah 5,5,
K.Asamoah 5,5; Rabiu 6,5 (Badu
s.v. 32’ s.t.), Muntari 7; Atsu 6,5
(Wakasu s.v. 28’ s.t.), Boateng 4,5
(J. Ayew 4 7’ s.t.), A.Ayew 7;
Asamoah Gyan 7. C.t.: K.Appiah
6,5
con una scena madre via l’altra.
Primo atto: il gol di Gotze su
cross di Muller (ieri opaco).
Curiosità: il tocco decisivo, dopo un’inzuccata goffa, era di ginocchio. Secondo atto: l’invasore di campo. A torso nudo,
innocuo, pacifista, entra e abbraccia Muntari che lo conduce
fuori con gentilezza ma in fretta: «Vai che dobbiamo pareg-
Arbitro: Ricci (Brasile) 6
Ammoniti: A. Ayew
Recuperi: 1’ più 3’
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il cammino
verso la Coppa
GIRONE A
GIRONE B
GIRONE C
GIRONE D
GIRONE E
GIRONE F
GIRONE G
GIRONE H
Ore
Data
Ore
Data
Brasile
Croazia
3-1
Spagna
Olanda
1-5
Colombia
Messico
Camerun
1-0
Cile
Australia
3-1
Brasile
Messico
0-0
Australia
Olanda
2-3
Camerun
Croazia
0-4
Spagna
Cile
0-2
Giappone Grecia
domani Camerun
Brasile
22
domani Australia
Spagna
18
24/6
Giappone Colombia
22
domani Croazia
Messico
22
domani Olanda
Cile
18
24/6
Grecia
22
Data
C. d’Avorio Giappone
2-1
Colombia
2-1
0-0
Ore
Costa Rica
Data
Ore
Data
Incontro
Data
Argentina
Bosnia
2-1
Germania
Portogallo
4-0
Inghilterra ITALIA
1-2
Francia
Honduras
3-0
Iran
Nigeria
0-0
Ghana
Stati Uniti
1-2
Uruguay
Inghilterra
2-1
Svizzera
Francia
2-5
Argentina
Iran
1-0
Germania
Ghana
2-2
oggi
ITALIA
Costa Rica
0-1
Honduras Ecuador
1-2
Nigeria
Bosnia
oggi
Stati Uniti
Portogallo
24
24/6
Costa Rica Inghilterra
18
25/6
Honduras Svizzera
22
25/6
Nigeria
Argentina
18
26/6
Portogallo
Ghana
24/6
ITALIA
18
25/6
Ecuador
22
25/6
Bosnia
Iran
18
26/6
Stati Uniti
Germania
Francia
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
Brasile
4 2 1 1 0 3 1
Olanda
6 2 2 0 0 8 3
Colombia
6 2 2 0 0 5 1
Costa Rica
6 2 2 0 0 4 1
Francia
6 2 2 0 0 8 2
Argentina
Messico
4 2 1 1 0 1 0
Cile
6 2 2 0 0 5 1
C. d’Avorio
3 2 1 0 1 3 3
ITALIA
3 2 1 0 1 2 2
Ecuador
3 2 1 0 1 3 1
Nigeria
Croazia
3 2 1 0 1 5 3
Australia
0 2 0 0 2 3 6
Giappone
1 2 0 1 1 1 2
Uruguay
3 2 1 0 1 3 4
Svizzera
3 2 1 0 1 4 6
Iran
Camerun
0 2 0 0 2 0 5
Spagna
0 1 0 0 1 1 7
Grecia
1 2 0 1 1 0 3
Inghilterra
0 2 0 0 2 2 4
Honduras
0 2 0 0 2 1 5
Bosnia
P G V N P F S
18
oggi
Sud Corea Algeria
21
18
26/6
Algeria
Russia
22
18
26/6
Sud Corea Belgio
22
Germania
4 2 1 1 0 6 2
Belgio
3 1 1 0 0 2 1
Stati Uniti
3 1 1 0 0 2 1
Corea del Sud 1 1 0 1 0 1 1
1 2 0 1 1 0 1
Ghana
1 2 0 1 1 3 4
Russia
1 1 0 1 0 1 1
0 1 0 0 1 1 2
Portogallo
0 1 0 0 1 0 4
Algeria
0 1 0 0 1 1 2
4 OTTAVI DI FINALE
5 OTTAVI DI FINALE
6 OTTAVI DI FINALE
7 OTTAVI DI FINALE
8 OTTAVI DI FINALE
1ª girone G - 2ª girone H
1ª girone B - 2ª girone A
1ª girone D - 2ª girone C
1ª girone F - 2ª girone E
1ª girone H - 2ª girone G
Belo Horizonte 28/6 ore 18
Rio de Janeiro
Brasilia
Porto Alegre
Fortaleza
Recife
San Paolo
Salvador
11 QUARTI DI FINALE
1/7 ore 18
Le città del Mondiale
1/7 ore 22
12 QUARTI DI FINALE
Fortaleza
na
Manaus
Fortaleza
4/7 ore 22
Rio de Janeiro
Vincitore 5 - Vincitore 6
FINALE 3° E 4° POSTO
Perdente 14 - Perdente 13
13 SEMIFINALI
Vincitore 9 - Vincitore 10
Belo Horizonte
4/7 ore 18
8/7 ore 22
Brasilia
12/7 ore 22
FINALE
Vincitore 14 - Vincitore 13
Tutte le partite in diretta online su
www.corriere.it
Rio de Janeiro
13/7 ore 21
Salvador
Vincitore 7 - Vincitore 8
5/7 ore 22
Brasilia
B R A S I L E
5/7 ore 18
Cuiaba
Natal
Recife
Brasilia
Salvador
Belo Horizonte
14 SEMIFINALI
Vincitore 11 - Vincitore 12
San Paolo
or
1-1
Russia
6 2 2 0 0 3 1
1ª girone E - 2ª girone F
Vincitore 3 - Vincitore 4
dC
Sud Corea
Belgio
1 1 0 1 0 0 0
3 OTTAVI DI FINALE
Vincitore 1 - Vincitore 2
ea
ia
ss
ria
Ru
Russia
P G V N P F S
1ª girone C - 2ª girone D
29/6 ore 22
2-1
Classifica
2 OTTAVI DI FINALE
29/6 ore 18
Ore
Algeria
P G V N P F S
1ª girone A - 2ª girone B
30/6 ore 22
Incontro
Belgio
Classifica
1 OTTAVI DI FINALE
10 QUARTI DI FINALE
ge
Su
2-1
Uruguay
Al
Data
Ecuador
Classifica
30/6 ore 18
io
ti
Ore
Svizzera
P G V N P F S
28/6 ore 22
lg
St
Incontro
1-3
Classifica
9 QUARTI DI FINALE
Be
a
ni
llo
an
iU
at
Gh
ia
ga
an
rto
rm
Ge
Ore
Po
n
ria
Ni
ge
ia
Bo
Ira
sn
in
a
as
nt
ur
Ho
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nd
an
Fr
Incontro
Ar
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C. d’Avorio
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gh
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Incontro
3-0
C. d’Avorio
er
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sic
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Br
Data
un
O
es
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M
GR
ile
O RD E M E
PRO
9/7 ore 22
S U D
A M E R I C A
San Paolo
Curitiba
Rio
de Janeiro
Porto Alegre
CORRIERE DELLA SERA
50
italia: 51575551575557
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Mondiali
Brasile
Girone H
Corea del Sud
e Algeria
chi non vince
è perduto
PORTO ALEGRE — Ancora
tutto da decifrare il girone H,
il più debole del Mondiale.
Oggi alle 21 si affrontano la
Corea del Sud — che nella
prima gara ha strappato un
punto alla Russia di Capello
grazie anche alla complicità
del portiere Akinfeev — e
l’Algeria che aveva
spaventato il Belgio che
aveva ribaltato nel finale il
risultato. I coreani di
Myung-Bo Hong hanno
dimostrato di avere un
ottimo impianto tecnico,
non suffragato però da una
convincente concretezza,
mentre gli algerini guidati
dal franco-bosniaco Vahid
Halildodzic sono sembrati in
condizioni fisiche migliori.
Il discorso qualificazione
è ancora aperto per tutte le
squadre del girone, anche se
le favorite restano Belgio e
Russia, apparse però non
particolarmente brillanti
nella gara del debutto.
Favorita sulla carta la Corea,
che dovrà affrontare però i
belgi nell’ultima gara. La
squadra dovrebbe
ripresentarsi nella stessa
formazione che ha affrontato
la Russia, con il 4-2-3-1, con
Park unica punta, supportato
da Ki, Koo e Son. Gli africani,
dopo la sconfitta iniziale,
non possono che vincere
per poi giocarsi tutto contro
la Russia: riproporranno
il 4-1-4-1, con Soudani
unica punta. La gara sarà
arbitrata da una terna
colombiana, ma la Fifa ha
deciso di rimandare
a casa il previsto assistente
di linea, Humberto Clavijo,
responsabile
dell’annullamento di due gol
regolari di Giovani dos
Santos realizzati dal
nella partita contro il
Camerun. Si era parlato
anche di «sospetti legati alle
scommesse», ma la
portavoce Fifa Delia Fisher
ha precisato che si tratta solo
di un «provvedimento
tecnico». Al suo posto
l’ecuadoriano Christian
Lezcano.
Sport 51
italia: 51575551575557
Mezzanotte di fuoco
Portogallo e Ronaldo
Ormai è questione
di sopravvivenza
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RECIFE — A mezzanotte, all’Arena Amazzonia di Manaus, il
Portogallo gioca per sopravvivere nel gruppo G. Il pareggio della
Germania con il Ghana ha riacceso piccole speranze in una nazionale che ha iniziato malissimo il Mondiale. Per evitare l’eliminazione immediata servirebbe una vittoria contro gli Stati
Uniti, visto che la differenza-reti
al momento è pessima (-4), però
l’impresa non è agevole perché i
portoghesi nelle ultime otto gare
della fase finale della Coppa del
Mondo hanno vinto soltanto
una volta (con la Corea del Nord
quattro anni fa).
Il quadro generale non spinge
all’ottimismo, come si è capito
dall’espressione del volto del c.t.
Paulo Bento. Il c.t. sembra uno
Umori opposti
Il c.t. Bento vive un incubo,
mentre l’entusiasmo
di Klinsmann
ha contagiato gli States
che sta vivendo un incubo, però
è stato chiaro: «Dobbiamo vincere e basta e ho trovato fuori
luogo sostenere che la sconfitta
con la Germania sia stata colpa
del caldo e dell’umidità di Salvador. Non costruiamo alibi assurdi».
Cristiano Ronaldo ha attraversato come un’ombra il disastroso
esordio dei portoghesi, sconfitti
4-0 dalla Germania. In campo, a
Salvador, non ha fatto niente di
rilevante, perché sta male, per
una forte infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio sinistro, che lo costringe a mettere
sempre il ghiaccio, non appena
finisce quel poco di allenamento
che riesce ancora a sostenere. Ha
dato tutto, all’inseguimento della
decima Coppa dei Campioni con
il Real e ora il suo fisico sta presentando il conto di una stagione
interminabile. Avrebbe bisogno
di fermarsi, come ha sottolineato
il suo medico di fiducia, Carlos
Noronha, suscitando non poche
polemiche, quando ha parlato di
carriera a rischio, ma stanotte
deve essere in campo per causa di
Manaus, ore 24
Obbligatorio battere gli Usa
CR7 sta sempre male
ma deve giocare per forza
E il Real Madrid si arrabbia
forza maggiore e in qualche modo ci sarà, lui che con il Portogallo ha segnato 49 gol (due ai Mondiali 2006 e 2010) in 112 partite.
Sono troppe le assenze perché
il capitano possa fare un passo
indietro: Fabio Coentrao è già
tornato a casa per una lesione
muscolare alla coscia destra; Pepe è squalificato, dopo l’espulsione con i tedeschi; sta male Hugo Almeida ed è fuori dai giochi
anche il portiere Rui Patricio, che
potrebbe essere sostituito non da
Eduardo, ma da Beto, quello che
ha fatto i numeri dal dischetto,
spingendo il Siviglia alla conquista dell’Europa League nella finale di Torino del 7 maggio (contro
il Benfica). L’unica possibilità di
recupero è legata a Bruno Alves,
che pure ha un problema agli adduttori. Il Ronaldo precettato ha
Tv: ore 24 Sky Mondiale 1
tornei consecutivi
in cui Ronaldo ha fatto gol:
Euro 2004, 2008 e 2012 e
Mondiali 2006 e 2010.
Nessuno come lui
4
stagioni consecutive
in cui Ronaldo ha segnato
più di 50 gol tra campionato,
coppe e nazionale.
Nessuno come lui
Gli assenti
Coentrao è già
rientrato, Pepe è
squalificato, out Hugo
Almeida e Rui Patricio
Di corsa Cristiano Ronaldo cerca il primo gol mondiale (LaPresse)
Tommaso Pellizzari
imperfezioni difensive che non
sono state ancora risolte. Klinsmann ha festeggiato la vittoria
arrivata a quattro minuti dalla fine (gol di Brools, dopo il pareggio di Ayew cinque minuti prima) con più entusiasmo di quando segnava con l’Inter, quando
già faceva un bel cinema. Oggi
deve sostituite Jozy Altidore, l’attaccante del Sunderland, costretto a uscire al 23’ del primo tempo, per un colpo al ginocchio e
quindi potrebbe puntare su Aron
Johannsson, che gioca in Olanda
nell’Az Alkmaar e che all’esordio
mondiale ha fatto coppia con
Dampsey. «Dobbiamo pensare
che battere il Portogallo è possibile, anche se hanno tanti campioni. Questo è l’obiettivo». L’entusiasmo del c.t. che viene da
Stoccarda, ma ha trovato negli
Stati Uniti il suo paradiso, ha
contagiato un Paese intero, che
ha scoperto di aver voglia di calcio e che si diverte con il pallone
a vent’anni dal Mondale giocato
in casa.
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Fabio Monti
Capello spera di sfruttare le stranezze di Wilmots
Russia
(4-2-3-1)
1 Courtois
2 Alderweireld
4 Kompany
15 Van Buyten
5 Vertonghen
6 Witsel
16 Defour
8 Fellaini
7 De Bruyne
10 Hazard
9 Lukaku
(4-4-2)
1 Akinfeev
22 Eshchenko
14 Berezutski
4 Ignashevich
23 Kombarov
7 Denisov
8 Glushakov
9 Kokorin
10 Dzagoev
18 Zhirkov
11 Kerzhakov
Arbitro: BRYCH (Germania)
Tv: ore 18 Raiuno, Sky Mondiale 1
(4-3-3)
22 Beto
21 Joao Pereira
13 Ricardo Costa
14 Neto
19 Almeida
16 Meireles
4 Veloso
8 Moutinho
17 Nani
23 Postiga
7 Cristiano Ronaldo
messo di cattivo umore i vertici
del Real Madrid, non si sa se più
irati o più in ansia; non vedono
l’ora che CR7 finisca questo
Mondiale e se ne vada in vacanza.
Nella nazionale portoghese è
presente anche uno dei fisioterapisti del Real, Javier Santamaria,
ma le preoccupazioni restano
forti.
All’esordio a Natal contro il
Ghana (2-1), gli Stati Uniti hanno
messo in vetrina un gioco divertente e spregiudicato, pur nelle
Mertens ancora fuori
Belgio
Portogallo
(4-4-2)
1 Howard
23 Johnson
20 Cameron
6 Brooks
7 Beasley
19 Zusi
13 Jones
4 Bradley
14 Davis
8 Dempsey
9 Johansson
Arbitro: PITANA (Argentina)
5
Rio de Janeiro, ore 18
Usa
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Due cose hanno in
comune Russia e Belgio, in campo stasera al
Maracanà di Rio de Janeiro per la seconda
giornata gruppo H: la prima è che di questo
gruppo sono le favorite per il passaggio agli
ottavi. La seconda è che, alla sfida di stasera,
arrivano non esattamente come avevano
sperato. Il Belgio ha infatti faticato molto più
del previsto a battere l’Algeria nella gara
d’esordio a Belo Horizonte: e solo nell’ultima
mezz’ora (a essere generosi) i Diavoli rossi
hanno fatto vedere quel calcio che aveva
indotto molti a ritenerli una delle squadre più
interessanti del Mondiale brasiliano. Alla
Russia di Fabio Capello («Che ieri se l’è presa
con i giornalisti russi») è andata anche peggio.
Con la Corea del Sud ha giocato un brutto
primo tempo (in compagnia degli avversari, è
giusto dirlo). E nella ripresa ha dovuto darsi
parecchio da fare per recuperare la clamorosa
papera del portiere Akinfeev, impallinato al
terzo tiro da fuori dai sudcoreani, impostati
come sui campi di periferia: tiriamo, che
prima o poi va dentro (e in effetti, dopo due
prese incerte è arrivato il disastro). Ne è uscito
un pareggio grazie a Kerzhakov, entrato al
posto di Zhirkov e unico dei 23 di Capello ad
avere già giocato in un Mondiale. Probabile
che parta titolare lui e non solo perché il suo
gol è stato «il più bel regalo per il mio 68°
compleanno», come da parole di don Fabio.
Quanto al Belgio, il c.t. Wilmots deve avere
meditato sui suoi errori nella formazione
iniziale contro l’Algeria. Ma non troppo.
Perciò, Fellaini partirà dall’inizio ma sulla
linea dei tre centrocampisti, Chadli resterà in
panchina quindi la sorpresa potrebbe essere
Defour, di fianco a Witsel, al posto di
Démbélé. In altri termini Mertens, decisivo
con l’Algeria e non solo per il gol-vittoria, di
nuovo non partirà titolare. Scelta strana (e non
la prima) di Wilmots. Il Maracanà giudicherà.
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Porto Alegre, ore 21
Il retroscena Una decisione presa tempo fa, dopo aver capito l’aria che tirava, i limiti della squadra condotta a risultati impensabili
La parola fine al matrimonio col Giappone l’ha messa Zaccheroni
Corea del Sud
Algeria
(4-4-2)
1 Jung Sung-ryong
12 Lee Yong
20 Hong Jeong-ho
5 Kim Young-gwon
3 Yun Suk-young
17 Lee Chung-yong
14 Han Kook-young
13 Koo Ja-cheol
16 Ki Sung-yueng
10 Park Chu-young
11 Lee Keun-ho
(4-2-3-1)
23 M’Bolhi
20 Mandi
2 Bougherra
17 Cadamuro
3 Ghoulam
14 Bentaleb
22 Mostefa
11 Brahimi
10 Feghouli
9 Ghilas
18 Djabou
Arbitro: ROLDAN (Colombia)
Tv: ore 21 Sky Mondiale 1
Visto che tutto il mondo è paese,
anche in Giappone dopo il tempo degli inchini è arrivato il grande gelo.
Così, a far data dalla sconfitta con la
Costa d’Avorio, i giornalisti del Sol
Levante hanno improvvisamente innestato la retromarcia incominciando a fare le pulci al loro c.t. Alberto
Zaccheroni. Sotto la gestione del tecnico romagnolo il calcio nipponico
ha vinto la Coppa d’Asia, che sarebbe
come se l’Italia avesse vinto l’Europeo, ed è stato il primo a qualificarsi
per il Mondiale, addirittura nel giugno di un anno fa, e se tutto questo è
accaduto è altamente probabile che
Zac abbia dato un minimo di gioco
alla sua squadra. E invece no: a dare
retta a Hidetoshi Nakata, totem pallonaro dei tempi che furono, ora riciclatosi solone televisivo, «non si capisce quale il sia il gioco del Giappone”, osservazione ovviamente par-
ziale perché all’ex Perugia ed ex
Roma non può sfuggire il fatto che
alla nazionale del suo Paese, ricca di
buone qualità in mezzo al campo,
manchino adeguate batterie d’artiglieria, gli attaccanti sono pochi e
quei pochi non sono fenomeni.
In questo rigurgito revisionista, di
Zaccheroni si dice che si esprima a
gesti, fornendo al particolare una
connotazione negativa mentre il
centrocampista Yashuito Endo, l’autore delle rivelazioni, gli aveva dato
un taglio di tutt’altro genere («Dopo
quattro anni capiamo al volo il mister, anche attraverso i gesti»). Si dice
pure che la panchina di Zac traballi,
che il suo contratto in scadenza rischi
di non essere rinnovato ma chi scrive
oppure riferisce cose del genere non
è certamente persona informata dei
fatti. A fine Mondiale Zaccheroni lascerà certamente la panchina giap-
Tecnico
Alberto
Zaccheroni,
61 anni,
dal 2010
c.t. del
Giappone
(Reuters)
ponese, ma non perché qualcuno
l’avrà cacciato: in realtà la decisione
di scrivere la parola fine a una storia
che pure lo ha affascinato è sua, presa
in tempi non sospetti e comunicata
con largo anticipo ai vertici della Federcalcio di Tokyo. Che da mesi conosce il futuro ma che, per motivi di
opportunità, ha chiesto il massimo
riserbo sulla vicenda.
Zac lascia essenzialmente perché in quattro anni di full immersion ha imparato a conoscere l’animo di un popolo a cui
piacciono le piccole-grandi rivoluzioni. Rimanere oltre le colonne d’Ercole del Mondiale brasiliano sarebbe stato rischioso,
anche perché l’asticella dei traguardi da raggiungere si sarebbe
fatalmente alzata. E uno che ha
vinto la Coppa d’Asia a che cosa
può puntare? Quindi la fine del
matrimonio è già stata formalizzata
nelle segrete stanze della JFA (la Federcalcio giapponese) e verrà resa
pubblica a breve. In attesa di valutare
le offerte che negli ultimi mesi gli sono state recapitate più o meno direttamente, Zac ha già messo in agenda
le vacanze a Cesenatico e ripenserà
alle stagioni trascorse a Tokyo, all’imperatore che gli ha stretto la mano (gesto irrituale), a Sakurai, il cantante e leader dei Mr. Children, J-rock
nipponico, che in un concerto ha indossato una maglietta con il suo nome, al suo ristorante di riferimento
(«da Nino»), cucina siciliana, «perché il Giappone è diventata la mia seconda casa: quando lascio l’Italia per
andare a Tokyo sono dispiaciuto e
quando lascio il Giappone per tornare in Italia sono altrettanto triste».
Alberto Costa
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Sport 53
italia: 51575551575557
Giro di Svizzera, a Chaves la tappa Superbike, pole Sykes a Misano Atletica, Tamgho stop per doping
Il colombiano Johan Chaves ha vinto l’8ª tappa del Giro della Svizzera, da
Delemont a Verbier di 219 km precedendo sul traguardo Kreuziger e Mollema. Il leader Tony Martin è arrivato a 17’’. Primo degli italiani Capecchi,
quarto. Il colombiano Sergio Henao ha riportato la frattura della rotula, dopo essere stato investito venerdì da un’autovettura durante la ricognizione.
Tom Sykes (Kawasaki), campione del mondo in carica, ha ottenuto la
superpole per la gara di oggi a Misano, 7ª prova del Mondiale Superbike.
Il britannico ha dominato in 1’34’’883: la prima fila dello schieramento è
completata da Giugliano (Ducati) e Guintoli (Aprilia), quinto Melandri
(Aprilia). Oggi in gara alle 10.30 e alle 13, diretta Italia1 ed Eurosport.
Sospeso per 1 anno per doping il campione del mondo di triplo, il 25enne
Teddy Tamgho. Male l’Italia nella 1ª giornata dell’Europeo per nazioni di
Braunschweig. Dopo 20 gare gli azzurri sono terzultimi, in piena zona retrocessione. Miglior risultato: il 3° posto con la staffetta 4x100 (Ferraro, Desalu, Marani e Obou) in 39’’06. Oggi 2ª giornata: diretta 14.40 Eurosport.
F1 In Austria, il brasiliano in pole, non succedeva dal 2008. Rosberg è 3°, Hamilton solo 9° dietro a Kimi
E alla fine arrivò il giorno di Massa
«Con la Williams inizia la rinascita»
Alonso, 4°: «Lo dicevo che è veloce, ma ora voglio batterlo»
DAL NOSTRO INVIATO
In tv alle ore 14
La gara
ore 14: Gp d’Austria, circuito
di Zeltweg (4.326 metri),
71 giri per 307,146 km
La griglia di partenza
1ª fila
Massa (Bra) Williams
1’08’’759
Bottas (Fin) Williams
1’08’’846
2ª fila
Rosberg (Ger) Mercedes
1’08’’944
Alonso (Spa) Ferrari
1’09’’285
3ª fila
Ricciardo (Aus) Red Bull
1’09’’466
Magnussen (Dan) McLaren
1’09’’515
4ª fila
Kvyat (Rus) Toro Rosso
1’09’’619
Raikkonen (Fin) Ferrari
1’10’’795
5ª fila
Hamilton (Gbr) Mercedes
senza tempo
Hulkenberg (Ger) Force India
senza tempo
6ª fila
Button (Gbr) McLaren
1’09’’780
Vettel (Ger) Red Bull
1’09’’801
7ª fila
Maldonado (Ven) Lotus
1’09’’939
Vergne (Fra) Toro Rosso
1’10’’073
8ª fila
Grosjean (Fra) Lotus
1’10’’642
Perez (Mes) Force India
1’09’’754
9ª fila
Sutil (Ger) Sauber
1’10’’825
Gutierrez (Mes) Sauber
1’11’’349
10ª fila
Bianchi (Fra) Marussia
1’11’’412
Kobayashi (Gia) Caterham
1’11’’673
11ª fila
Ericsson (Sve) Caterham
1’12’’673
Chilton (Gbr) Marussia
1’11»775
Perez penalizzato di 5 posizioni
Chilton penalizzato di 3 posizioni
diosa, che gli offre la polemica
su un piatto d’argento. Assist
respinto con signorilità: «Non
sono il tipo che parla male dei
suoi trascorsi: alla Ferrari ho
passato giorni incredibili, oltre
che momenti duri. Ma è bello
avere una nuova occasione con
la Williams, squadra di tradi-
zione che mi fa sentire felice».
La famiglia è attorno a lui e dopo il bacio della moglie Rafaela
è Felipinho a entrare nella giostra delle coccole. Il bambino
gli ha regalato un pupazzetto
di Neymar e papà l’ha portato
in macchina: «Mi sono reso
conto che non aveva mai visto
Ritorno
Felipe Massa, 33 anni,
alla sua prima stagione
in Williams. Nel tondo,
Alonso (Liverani, Ap)
suo padre al primo posto. È
una grande emozione, Felipinho fa parte delle mie motivazioni».
Non c’è il clima impetuoso
della metropoli (la Ferrari), la
Williams è una quieta cittadina: «Qui si festeggia anche un
7° posto; alla Ferrari, invece,
per un 7° posto scattano i mugugni» dice Matteo Orsi, il fisioterapista che appartiene alla schiera dei fedeli che hanno
saltato la barricata assieme al
pilota: tra questi c’è pure Rob
Smedley, l’ingegnere che al Cavallino passò qualche bufera e
che ora sfodera un sorriso alla
Ricciardo. Orsi ha dovuto pure
rimettere in sesto Massa dopo
il crash di Montreal causato da
Perez, uno dei tanti colpi della
malasorte: «Adesso spero che
abbia fortuna, anche se Felipe
è un cocciuto che non molla».
L’esame è oggi. La muta dei
rivali preme. E se Hamilton
forse è rovinato a causa di un
errore (tempo annullato, nella
prima uscita) e di un «giallo»
(sbaglio suo, nel secondo tentativo, oppure guasto? Può essere che Lewis si sia scordato
di disattivare il kers), gli altri
sono lì. Vettel, bocciato nel Q2,
avrà le scarpe buone (gomme
fresche) per risalire dal 13°
posto; Rosberg rispetta la Williams ma spende tracotanza
(«Restiamo dominanti»),
Alonso tenta di cucire un ruolo
alla Ferrari, in equilibrio tra
gioia («Dobbiamo essere orgogliosi e attaccare») e realismo:
«Nel P3 eravamo a 1’’ dalle
Mercedes e le Red Bull sono
pericolose». Felipe, avrai la testa fredda, alla prima curva?
«Penso che dipenderà da questi due amici qui a fianco (Bottas e Rosberg, ndr)». Un modo
come un altro per auspicare
che gli dei, finalmente, gliela
mandino buona.
Flavio Vanetti
140
118
79
69
60
57
43
40
23
20
18
18
258
139
87
77
66
Coman
nuovo Pogba
per la Juve
Bologna: Zola
MILANO — Un nuovo Pogba
per la Juve. Si chiama Kingsley
Coman, 18 anni appena
compiuti, ed è un talento
purissimo, sbocciato nel Paris
Saint Germain. Piaceva a
mezza Europa, ma i
bianconeri sono stati più
veloci di tutti e l’hanno
strappato ai campioni di
Francia a costo zero. Coman è
stato lanciato da Ancelotti in
Ligue 1 a soli 16 anni, 8 mesi e
4 giorni e di professione è un
trequartista che può anche
fare l’esterno offensivo
partendo da sinistra. Ora la
Juve punta un altro talento del
Psg, Adrien Rabiot, sul quale
c’è anche la Roma. Asta per
Mandzukic, l’attaccante
croato del Bayern Monaco,
oggetto del desiderio di Pippo
Inzaghi. Piace al Wolfsburg —
che, secondo Die Welt,
avrebbe già un accordo con la
punta (circostanza smentita
dal club biancoverde) — e al
Chelsea (che però si è già
aggiudicato Diego Costa). Ma
i rossoneri hanno prima la
necessità di vendere: la
prossima settimana sarà
decisiva per conoscere il
futuro di Kakà. Intanto
Petagna piace al Cesena,
Niang all’Olympiakos e
Nocerino al Torino.
Dall’Indonesia, Erick Thohir
detta la linea: «Troppo spesso,
in passato, l’Inter si è lasciata
sfuggire giovani di
prospettiva. Adesso questo
dobbiamo limitarlo». Chissà
se lo ripeterà ai dirigenti la
prossima settimana, quando
sarà a Milano. Mazzarri,
intanto, è orientato a dare l’ok
all’acquisto di M’Vila dal
Rubin Kazan, mentre l’altro
obiettivo, M’Bia, gela le
ambizioni interiste. «Vorrei
fare un salto di qualità e
giocare in Champions — dice
il francese del Siviglia —. Mi
piacerebbe essere allenato da
Mourinho». In realtà i
colloqui con gli agenti del
francese continuano. Perso
Zeman, il Bologna pensa di
affidare la panchina a
Gianfranco Zola per tornare
subito in A.
Filippo Bonsignore
Monica Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Basket La Montepaschi vince in casa la quarta sfida e va sul 2-2, domani di nuovo sul parquet al Forum
Siena non molla mai e Milano se ne accorge
Così in tv
ore 14: Rai1, SkySportF1
Le classifiche
Mondiale piloti
1. Rosberg (Ger)
2. Hamilton (Gbr)
3. Ricciardo (Aus)
4. Alonso (Spa)
5. Vettel (Ger)
6. Hulkenberg (Ger)
7. Button (Gbr)
8. Bottas (Fin)
9. Magnussen (Dan)
10. Perez (Mes)
11. Massa (Bra)
12. Raikkonen (Fin)
Mondiale costruttori
1. Mercedes
2. Red Bull-Renault
3. Ferrari
4. Force India-Mercedes
5. McLaren-Mercedes
SPIELBERG — Felipe Massa
— lui? Sì, lui: non accadeva dal
2008 — in pole nel Gp dell’Austria, nel giorno del tracollo di
Vettel e Hamilton, del passo
indietro di Ricciardo, dell’impotenza di Rosberg di fronte
alle Williams monopolizzatrici
della prima fila grazie a Bottas,
secondo e al «career’s best»,
della Ferrari che ancora non
indossa l’abito del primato nonostante la defaillance dei dominatori ma che con Alonso
uguaglia il miglior risultato
dell’anno in qualifica, il 4° posto della Malesia.
Per rendere più accattivante
l’estetica e lo show di questa
F1 in apnea occorre abolire i
musetti osceni delle monoposto — e la cosa si farà, a conferma di indiscrezioni già trapelate mesi fa —, ma poi non è
necessario pensare a escamotage dubbi, come le ripartenze
da fermo dopo le neutralizzazioni delle safety car, e nemmeno a cineserie quali la
trombetta che dovrebbe aumentare il rumore, salvo sparare solo pernacchie, o l’improbabile pattino spara-scintille. Per migliorare la resa del
carrozzone basta che ci sia l’incertezza, e non un dominio. O
che ci siano da raccontare storie come quelle di Massa, l’uomo sopravvissuto a un infortunio pazzesco (ricordate il
bullone che nel 2009 passò per
la visiera e rischiò di accopparlo?) e a sfortune bibliche (è
l’unico che in 20’’ ha vinto e
perso un Mondiale), l’uomo
che rema ancora nonostante il
congedo da parte di un team
chiamato Ferrari: «Vorrei che
fosse giusto l’inizio; e non solo
in qualifica, ma anche in gara».
Proprio il suo fresco passato
bussa alla porta, a compendio
della 16ª pole della carriera. Ci
sono i complimenti di Luca di
Montezemolo e quelli di Fernando Alonso («Ve lo dicevo
che Felipe è il compagno più
veloce che ho avuto: sono contento per lui, però voglio batterlo») e c’è la domanda insi-
Mercato
SIENA — Un fantasma s’aggira in finale: è la Mens Sana Siena,
che non trascina le sue catene ma
le usa per imprigionare Milano
sul 2-2. Quindi domani il Forum
non potrà essere il capolinea, ma
si dovrà tornare mercoledì a Siena. Che ieri ha giocato tre volte
meglio della EA7, esaltando nel
collettivo l’eroe di serata: Matt
Janning, strepitoso, l’uomo cattivo di Minnesota, con 20 punti ma
anche 6 rimbalzi e difesa con gli
artigli; l’uomo generoso, con i
suoi 6 assist. Venti punti, sul
fronte opposto, li ha fatti anche
Langford, ma con 3 palle perse e
zero assist. Gli eroi sono... la
squadra. E Siena, più leggera, più
corta, è, però, molto più squadra.
Ricomincia dunque una storia
che sembrava finita prima ancora
di iniziare.
Quarto atto di finale, nobilitato dalla gradevole presenza del
ministro dell’Istruzione, Stefania
Giannini, che dopo aver assistito
ad una partita della nazionale
femminile nella sua Lucca, si è
entusiasmata al punto da desiderare immediatamente un bis.
Benvenuta signora ministro. Nel
nostro piccolo inferno del PalaEstra, alla cui condanna la Mens
Sana da una stagione intera si ribella. Fotoromanza di gara 4, canterebbe la senese Gianna Nannini, quadri in sequenza. Siena ha
ancora rabbia, strappa 14-6 con 3
schiacciate consecutive (2 di
Super Matt Janning (LaPresse)
Ress, 1 Hunter), per il centro area
milanese è come il pozzo di San
Patrizio, un buco profondo, poiché il solo Melli flotta in aiuto e
gli altri non «scalano». Ma è bravo Banchi, in un minuto di sospensione, a siliconare la sua
area. Poi Ress vola ancora, troppo
alto, Samuels fa da ponte (involontario) e Tomas rovina a terra
battendo la nuca. Momenti di immobilità, poi il capitano senese
viene accompagnato nello spogliatoio. E allora è Matt Janning
che tiene sempre avanti Siena
(19-11 al 10’), con la partita che si
sposta sul versante classico: di
forza fisica (Samuels 7 punti), di
talento individuale (Langford
10), quando la EA7 sorpassa per
La serie finale
Così ieri
gara 4
MONTEPASCHI SIENA 75
EA7 ARMANI MILANO 68
(2-2 nella serie)
La serie finale
gara 1: Milano-Siena 74-61
gara 2: Milano-Siena 79-65
gara 3: Siena-Milano 85-68
gara 4: Siena-Milano 75-68
gara 5: domani, ore 20.30
(a Milano)
Tv: diretta RaiSport2
gara 6: 25/6 (a Siena)
gara 7 (ev.): 27/6 (a Milano)
la prima volta (27-25 al 16’), e di
superiorità di gioco, quando Siena chiude avanti il primo tempo
(36-33): con Janning scatenato
che chiude con 13 punti all’intervallo e Milano che sostanzialmente galleggia con Jerrells che
entra in partita con 2/2 da 3. Nella
ripresa, centellinando il rientro
in campo di Ress, continuando le
perfette letture spazio-temporali
che fruttano a un passaggio di
terzo quarto con 4/6 da 3, Siena
arriva anche a +10 (60-50) e allunga a +12 (66-54 al 32’) nel corso dell’ultima tappa. Dove Siena
non perde mai il controllo, anche
perché, oltre agli eroi di serata, ha
sempre un pivot di servizio, vero,
lineare, verticale, mobile. E attorno all’albero Hunter la squadra
mette le fronde. Mentre ancora
s’alza il canto della verbena.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
55
italia: 51575551575557
CorriereSalute
LE PAGINE DEL VIVERE BENE
www.corriere.it/salute
Medicina
Alimentazione
Diritto
Medicina
Come si curano
le fratture
delle vertebre
Per dimagrire
strategie diverse
per lei e per lui
I benefici provati
della «medicina
narrativa»
Malattie veneree
Tanti casi,
poca informazione
a pagina 59
di SERGIO HARARI *
E
rano i primi dell’Ottocento quando il grande medico
francese Laennec ebbe l’idea
di ascoltare il torace non appoggiando direttamente
l’orecchio al paziente, ma attraverso un rudimentale
stetoscopio.
A distanza di due secoli l’auscultazione non ha perso
importanza. Oggi abbiamo strumenti che registrano
i suoni, che li amplificano, che li inviano in wireless,
che li possono confrontare tra loro, ma i concetti basilari
della auscultazione sono rimasti gli stessi di un tempo
e ci guidano, come allora, nella valutazione dei nostri
pazienti. Anamnesi e visita clinica mantengono
una centralità assoluta nel processo diagnostico. Ci sono
malattie che producono suoni tali che il solo rilievo ne fa
sospettare l’esistenza: è il caso della fibrosi polmonare, dove
l’ascoltazione di rantoli a velcro distaccato
(un rumore simile a quello prodotto da due foglietti
di velcro separati
bruscamente) deve far
intuire la malattia, ma anche
dei soffi cardiaci
e di tante altre condizioni.
Nessun altro strumento
I malati vengono diagnostico potrà sostituire
sottoposti a molti questo atto medico così
semplice
esami, ma spesso apparentemente
e così ricco di informazioni,
nessuna Tac o risonanza
non a una
potrà fornire le indicazioni
normale visita
di una auscultazione fatta
bene. Anche il New England
Journal of Medicine
recentemente ne ha ribadito l’importanza in un approfondito
articolo sui fondamentali di questa tecnica. Purtroppo capita
di vedere malati che hanno fatto esami su esami senza che
nessuno li avesse visitati, senza che nessuno avesse ascoltato
bene la descrizione dei loro sintomi e li avesse correttamente
interpretati, ma la medicina non funziona e non funzionerà
mai così. Arte o scienza che dir si voglia, la medicina
si basa ancor oggi su cose solo apparentemente semplici,
come l’anamnesi e l’esame obiettivo, tuttora
fondamentali e insostituibili. Lo spirito di osservazione,
la valutazione degli umori, la clinica nel senso più ampio
del termine sono le radici dell’albero della moderna
medicina che continuerà a crescere rigoglioso solo
se non dimenticheremo la loro importanza e continueremo
a insegnarle.
❜❜
a pagina 61
Dal cerotto alla mensa
Il prezzo è giusto?
SPRECHI IN SANITÀ
Si potrebbero
recuperare
due miliardi di euro
all’anno uniformando
i costi relativi
agli acquisti di beni
e servizi nelle Asl
e negli ospedali
di MARIA GIOVANNA FAIELLA
alle pagine 56-57
*Primario Pneumologia Ospedale San Giuseppe, Milano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il numero
Nuovi alcoldipendenti,
un terzo ha meno di 25 anni
+
a pagin 58
ILLUSTRAZIONE DI ANGELO SIVIGLIA
I FONDAMENTALI
DEL DOTTORE
a pagina 60
L’alcoldipendenza è un problema negletto in Italia. «Ogni anno abbiamo 5
mila nuovi casi di dipendenza, — dice
Emanuele Scafato, presidente della Società italiana di Alcologia (Sia) — che
si aggiungono al milione di persone alcoliste e agli otto milioni di connazionali con livelli di consumo a rischio».
E c’è un dato
ancora più allarmante: «Il 30 per
cento dei nuovi
alcoldipendenti
I nuovi casi
ha un’età infedi alcoldipendenza
riore ai 25 anni,
ogni anno in Italia.
mentre l’1 per
Un milione sono
cento ha addiritgli alcolisti «conclamati»,
tura meno di 19
otto milioni
anni. Dunque,
le persone a rischio
— afferma
( )
5mila
l’esperto — dai 9 anni ai 19 non sono
stati “intercettati” da nessuno, nè dai
pediatri, nè dalla scuola o dalle famiglie. Creiamo, allora, una rete formalizzata di competenze tra medicina di base, strutture specialistiche alcologiche
e ospedali per evitare che le persone a
rischio possano evolvere verso problematiche più gravi, quali una condizione di disabilità o la morte prematura».
E i costi? «Se spendessimo in dieci anni
400 milioni di euro — replica Scafato
— potremmo ridurre in maniera significativa sia i ricoveri ospedalieri sia la
mortalità correlati all’abuso di alcol».
PER SAPERNE DI PIÙ
Società italiana di alcologia
www.alcologiaitaliana.com
56 Salute
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Per saperne di più
Lo studio Altems -Università Cattolica di Roma
e Ceis- Università Tor Vergata di Roma
www.ispe-sanita.it/1/upload/librobiancoispe_web.pdf
dossier diritto
di MARIA GIOVANNA FAIELLA
Ricerche economiche Dai dispositivi, ai cerotti, alle bollette: rilevata un’eccessiva variabilità dei costi. Che va razionalizzata
Stop agli sprechi in Asl e ospedali
Due miliardi all’anno da recuperare
sugli acquisti di beni e servizi
I
pasti giornalieri di un
paziente costano circa 20
euro a un ospedale, a un
altro anche la metà; il
prezzo di riferimento
stabilito (nel 2012) dall’Autorità di vigilanza sui contratti
pubblici (Avcp) è di 12,12 euro. Il servizio di lavanderia
può arrivare a costare 7,95 euro a malato; il prezzo “giusto”
dovrebbe essere meno della
metà, 3,5 euro.
Differenze di costo riguardano anche beni largamente
utilizzati in ospedali e Asl, come siringhe, camici, guanti,
teli chirurgici… Una categoria,
quella dei dispositivi medici,
molto eterogenea che comprende dal cerotto alla Tac,
dalle protesi mammarie alle
carrozzine, fino a veri e propri
impianti salvavita, come stent
coronarici o valvole cardiache. L’ultima rilevazione effettuata dall’Avcp nel 2012 ha
evidenziato, per esempio, che
una protesi d’anca in una Regione può costare anche 10
volte di più rispetto al prezzo
pagato da un’altra. E che qualche Asl ha speso per i cateteri
guida per l’angioplastica periferica quasi 600 euro, rispetto
al prezzo di riferimento di 43
euro; qualche altra, invece, ha
sborsato mille euro per uno
stent coronarico rivestito,
mentre il prezzo “giusto” è, almeno per ora, di 217,50 euro.
Differenze di costi dovute a
una migliore qualità, o denaro
sperperato? Sta di fatto che
costi di beni e servizi cambiano da Regione a Regione, da
Asl ad Asl, da ospedale a ospedale. Ed è proprio in questa
giungla di prezzi che, secondo
gli esperti, si annidano (corruzione a parte, si veda anche
Corriere Salute del 5 febbraio
scorso) sprechi dovuti a inefficienze e disorganizzazione:
eliminare o perlomeno ridurre questi sprechi negli acquisti di beni e servizi non strettamente legati ad esiti di salu-
te farebbe liberare subito risorse da investire
nell’assistenza.
A confermarlo è anche un
recente studio condotto dall’Alta scuola di economia e
management dei sistemi sanitari (Altems) dell’Università
Cattolica di Roma e dal gruppo Economic Evaluation, HTA
and Corruption in Health
(EEHTA) del Ceis-Centro di
studi economici internazionali presso l’Università di Tor
Vergata della Capitale (pubblicato nel 2014 a cura dell’Ispe, l’Istituto per la promozione dell’etica in sanità).
Partendo dall’analisi dei
conti economici del 2010 di
tutte le Asl e aziende ospedaliere di ogni Regione, gli studiosi hanno cercato di individuare le possibili “sacche” di
inefficienza.
Hanno così notato che alcune voci di costo non strettamente sanitarie — ovvero: lavanderia, pulizie, mensa,
smaltimento rifiuti, utenze telefoniche, nonché elaborazione dati, premi assicurativi e
Cifre
a confronto
Ecco, per alcune voci
di spesa per servizi
all’interno degli ospedali,
i prezzi di riferimento
stabiliti dalla Autorità
di vigilanza sui contratti
pubblici (Avcp) nel 2012
e dove si sono riscontrati,
sulla base di un confronto
nazionale, i costi maggiori
e quelli invece più bassi
Continuano i progressi nel contenimento dei costi per l’assistenza sanitaria: l’anno scorso la spesa complessiva è stata di 109 miliardi di euro, rispetto alle previsioni di circa 111 miliardi del Documento di economia
e finanza 2013. Lo conferma la Corte dei Conti nell’ultimo rapporto sul “Coordinamento della finanza pubblica”, che sottolinea come il sistema sanitario debba però « ritrovare al suo interno le risorse per rispondere
alle necessità di adeguamento delle prestazioni e di garanzia della qualità delle cure», a fronte di una domanda di salute che sta cambiando, anche in conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. Così, la
Corte ricorda che, se «i dispositivi medici sono una componente rilevante del flusso di innovazioni tecnologiche di cui si può avvalere il sistema sanitario per garantire la salute», l’avvio da parte del Ministero della
Salute del monitoraggio dei dispositivi acquistati dal sistema nazionale potrà favorire «razionalizzazione dei
costi» e «recupero dei margini di efficienza». Anche i “prezzi di riferimento” per i beni e servizi «costituiscono uno strumento operativo prezioso per la programmazione e la razionalizzazione della spesa». Infine, la
raccomandazione: «Le risorse che verranno risparmiate attraverso l’applicazione delle misure oggetto del
Patto della Salute dovranno essere reinvestite ad invarianza del finanziamento annuale previsto».
spese legali — presentano un
impiego delle risorse superiore a quanto sarebbe lecito attendersi, soprattutto se correlate al peso che hanno sull’intera spesa sanitaria pubblica. I
ricercatori hanno quindi valutato la variabilità di queste voci, in relazione a parametri
quali la popolazione residente
(per le Asl), il numero dei dimessi e le giornate di degenza
(per le aziende ospedaliere).
I risultati? «Se solo si riducesse di un quarto la variabilità riscontrata — risponde uno
dei coordinatori dello studio,
Amerigo Cicchetti, direttore
della scuola Altems dell’Università Cattolica — i risparmi
legati alle otto voci di spesa
esaminate sarebbero di quasi
due miliardi all’anno, per
l’esattezza: circa 900 milioni
per le Asl e più di 964 milioni
per le aziende ospedaliere».
«La variabilità dei costi —
aggiunge l’altro coordinatore
della ricerca, Francesco Saverio Mennini, direttore del
gruppo EEHTA del Ceis all’Università di Tor Vergata — è
significativa sia in termine di
macroaggregato (“Beni e servizi”) sia per specifiche voci. E
anche all’interno di ogni Re-
Pasti giornalieri
Pasti giornalieri
per paziente
con distribuzione
a letto
per paziente
senza distribuzione
a letto
Servizio
di lavanderia
per paziente,
a giornata
di degenza
(con noleggio)
gione esiste una differenza
enorme di costi per ciascuna
voce».
Lo studio evidenzia, per
esempio, che per lo smaltimento di rifiuti sono state le
Asl della Lombardia a spendere meno, mentre quelle di
Abruzzo e Sardegna hanno
fatto registrare la spesa più alta. Quest’ultime Regioni, insieme al Friuli Venezia Giulia,
presentano ampi margini di
risparmio. Se invece si va a
confrontare la spesa per lo
smaltimento dei rifiuti tra le
aziende ospedaliere, i valori
più bassi si sono registrati in
Servizio di pulizia Servizio di pulizia
in aree
in aree
ad alto rischio
a medio rischio
(unità di misura
(unità di misura
“canone mq mensile”) “canone mq mensile”)
7,95 €
19,22 €
6,87 €
15,46 €
12,12 €
11,57 €
10,10 €
10,08 €
4,64 €
3,5 €
3,48 €
2,74 €
2,69 €
2,00 €
1,42 €
prezzo di riferimento
prezzo più alto
Bari
prezzo più basso
Area
Toscana
Centro
Roma
Area
Toscana
Sud Est
Napoli
Matera
Pavia
Torino
Fonte: Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, 2012
Cagliari
Torino
D’ARCO
Toscana, Emilia Romagna, Lombardia:
con le «centrali uniche» si può risparmiare
I
e sud-est), nell’ottica di aumentare il livello di qualità dei servizi erogati. Le competenze vanno
dall’approvvigionamento di beni e servizi alla gestione di logistica, magazzini e tecnologie informatiche. Un’esperienza di
centralizzazione degli acquisti
riuscita se, anche in base ai dati
di un’indagine di Fiaso- Federazione italiana delle aziende sanitarie ospedaliere, a fronte di
un miliardo di valore di acquisto all’anno, i tre Estav hanno
consentito un abbattimento
medio del 5% dei prezzi di beni e
servizi, con un risparmio di cir-
ca 40 milioni annui nel 2012 e
nel 2013, dovuti alle ricontrattazioni facilitate dalla grande
massa gestita. Ora, una recente
Legge regionale sancisce il passaggio dei tre Estav a un unico
ente, l’Estar, a partire da agosto,
per razionalizzare ancor più i
costi e migliorare l’efficacia dei
servizi.
In Emilia Romagna l’Agenzia
Intercent-ER, centrale di committenza unica regionale, ha il
compito di realizzare gare centralizzate per l’approvvigionamento di beni e servizi delle
pubbliche amministrazioni re-
gionali e fare contrattazioni su
“grandi numeri” per Enti locali e
Asl. Nel 2013 il 58% di beni e
servizi in ambito sanitario è stato acquistato con gare centralizzate, ma si punta a raggiungere
l’85% entro fine anno.
Qualche esempio dei risultati: pressoché dimezzata, pur a
parità di servizio per gli assistiti,
la spesa per gli strumenti di diagnostica rapida della glicemia
ad uso ospedaliero (1,9 milioni
di euro a fronte dei 3,9 milioni
spesi nel 2012); notevoli i risparmi anche per l’energia elettrica: solo per le Asl si è speso
❜❜
Le difficoltà
Buone pratiche Esperienze positive di negoziazione su «grandi numeri»
n Toscana si risparmia addirittura sulla stampa a colori di moduli, referti, documenti: va riservata, secondo le linee guida di una
recente delibera, ai soli casi di
necessità in ambito diagnostico
e sanitario. E viene anche consigliato un carattere tipografico
“più economico” in termini di
consumo di inchiostro e toner.
Nove anni fa questa Regione,
prima in Italia, ha istituito nell’ambito del Servizio sanitario
regionale tre Estav, Enti per i
servizi tecnico amministrativi
di area vasta (centro, nord-ovest
Calabria, quelli più alti nel La- zione sarebbe più precisa».
zio. In quest’ultima Regione,
Nel frattempo, la ricerca
poi, si è vista una notevole va- fornisce comunque uno strur i a b i l i t à “ i n t e r n a ” , t r a mento per analizzare a fondo
un’azienda e l’altra.
dove si annidano inefficienze
«Perfino in Regioni virtuo- e sprechi per ogni singola vose, come Emilia Romagna e ce di spesa. «Partendo dai dati
Veneto, nonostante la centra- rilevati, ciascuna Asl e azienda
lizzazione degli acquisti, per ospedaliera può andare a stuqualche voce rimane una va- diare la variabilità per capire a
riabilità che si può ancora ri- cosa è dovuta — precisa Cicdurre» fa notare Cicchetti.
chetti —. Per esempio, poE se i dati della ricerca citata trebbe derivare dalla diversa
si riferiscono ai conti econo- qualità dei servizi come, nel
mici del 2010, non si discosta- caso della ristorazione, dalla
no le conclusioni del recente presenza di pasti differenziati
rapporto, relativo a dati 2013, in base alle esigenze dei maladell’Osservatorio sul federali- ti». Se però la variabilità è
smo del Tribunale dei diritti “patologica”, niente più alibi:
del malato-Cittadinanzattiva. è opportuno intervenire per
«Abbiamo riscontrato — dice, riportarla alla normalità, sotinfatti, Sabrina Nardi, respon- tolineano i ricercatori.
sabile dell’Osservatorio e vi«Abbiamo indicato gli strucesegretario del Tribunale dei menti per individuare dove e
diritti del malato — che anche come si può recuperare effile Centrali di acquisto collau- cienza — afferma Mennini —.
date e pienamente funzionan- Questo modello, se applicato
ti in alcune Regioni potrebbe- in ogni singola azienda saniro ancora perfezionare l’ag- taria, potrebbe consentire di
gregazione della domanda per risparmiare nel breve perioalcuni beni e servizi. Per do, senza tagliare prestazioni
esempio, nessuna delle otto e servizi sanitari, in modo da
centrali esaminate
(Arca-Lombardia,
Intercent-Emilia
R o m a g n a , S C RPiemonte, Estav
Una «ricetta» che può
nord ovest Toscana, SUA-Calabria,
aiutare a scongiurare
Abruzzo, Sicilia,
tagli sulle prestazioni
SORESA-Campania) prevedeva nel
2013 gare centralizzate per lo smaltimento dei impiegare le risorse liberate
rifiuti ospedalieri».
per finanziare interventi urCome ha rilevato di recente genti in materia di prevenzioanche la Corte dei Conti, i di- ne, assistenza domiciliare, inversi sistemi contabili adottati novazioni farmacologiche,
dalle Regioni rendono i risul- equo accesso alle cure. Tutto
tati di bilancio non del tutto questo, in particolare per gli
omogenei e quindi non esat- sprechi evidenziati nelle otto
tamente comparabili. «Questi voci analizzate, lo si potrà fare
limiti non inficiano i risultati anche rivedendo gli appalti
dello studio — dice Cicchetti già in essere, che sicuramente
—. Certo, se tutte le aziende rappresentano un ostacolo
sanitarie avessero indicatori per raggiungere i risultati
standard per misurare anche sperati».
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la qualità dei servizi la valuta-
l’11,4% in meno in dodici mesi.
Anche la Lombardia ha una
centrale di committenza per gli
appalti di beni e servizi di tutta
la pubblica amministrazione regionale, Arca. Recentemente si è
svolta la prima gara centralizzata per la fornitura di farmaci che
ha riguardato tutte le aziende
del Sistema sanitario regionale,
per un valore di spesa annua pari a circa 600 milioni. Il risparmio sui farmaci è stato di 35 milioni, che, è stato annunciato,
saranno reinvestiti in Asl e
aziende ospedaliere.
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Ma le Aziende sanitarie sono restie
ad allearsi per contrattare
Tredici Regioni hanno già centrali di acquisto, ma solo poche
fanno gare a livello regionale «aggregando» le richieste su
tipologie standard di beni e servizi: la maggior parte agisce
ancora solo a livello di “area vasta” (o provinciale) o addirittura
di singola azienda sanitaria o ospedaliera. Lo segnala il recente
rapporto dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, di
Cittadinanzattiva, che ha elaborato i dati raccolti nel 2013
dalla Federazione delle associazioni regionali dei provveditorieconomi della sanità. Dall’analisi condotta su 140 gare
espletate da otto centrali è poi emerso che, mentre tutte
prevedono procedure di acquisto centralizzate per i medicinali,
non lo fanno per altri beni e servizi. «La maggior parte non fa
gare uniche nemmeno per servizi come energia elettrica,
smaltimento dei rifiuti ospedalieri o materiali per uffici — dice
Sabrina Nardi, responsabile dell’Osservatorio —. E solo due
aggregano la domanda (così da poter fare gare uniche
d’acquisto) per disinfettanti e antisettici. Per questi ultimi,
come per i teli chirurgici, la “standardizzazione” può essere
conveniente; per altri dispositivi medici servono invece più
tipologie, per una maggiore “personalizzazione».
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
SPESE DELLE ASL
In quali regioni
si è speso di meno
e in quali di più
Salute 57
italia: 51575551575557
Per lavanderia
e pulizia
(in relazione
ai residenti)
Regioni con i valori di spesa più bassi
Provincia
di Trento
Per smaltimento
rifiuti
(in relazione
ai residenti)
Valle d’Aosta
35,1 miliardi di euro
Lombardia
Regioni con i valori di spesa più alti
Abruzzo
Per utenze
telefoniche
(in relazione
ai residenti)
Valle d’Aosta
Lombardia
Campania
Lombardia
La spesa totale della Sanità
per acquisti di beni e servizi
nel 2013 (Corte dei conti 2014)
Sicilia
896 milioni di euro
I risparmi totali che le Asl
potrebbero realizzare
con la razionalizzazione
di otto voci di spesa
Sardegna
Regioni con i valori di spesa più bassi
SPESE DEGLI OSPEDALI*
Per lavanderia
e pulizia
(per paziente
dimesso)
Per smaltimento
rifiuti
H
I risparmi totali che gli ospedali
potrebbero realizzare
con la razionalizzazione
di otto voci di spesa
Per riscaldamento
Veneto
Friuli Venezia
Giulia
Umbria
Lazio
Puglia
964 milioni di euro
C
Calabria
Regioni con i valori di spesa più alti
Toscana
Calabria
Puglia
Lazio
H
H
H
Basilicata
Sardegna
Sicilia
*Aziende ospedaliere; in relazione al numero dei dimessi e delle giornate di degenza (pesate per l’Indice di Case Mix)
Fonte: Ispe 2014, studio Altems-Univ.Cattolica di Roma e CEIS- EHTA Univ. Tor Vergata di Roma (dati 2010)
D’ARCO
Correttivi Si stanno mettendo a punto vari strumenti al fine di evitare sperperi di risorse preziose per l’assistenza
Lavori in corso per calcolare i prezzi giusti
Migliori scelte grazie a criteri più «raffinati» di confronto delle offerte
N
uovi prezzi di riferimento per i beni e servizi (basati su un confronto più dettagliato
per tipologia e qualità), centrali di acquisto, costi
standard in sanità (in vigore dal
2013) e, in prospettiva, il nuovo
Patto della Salute: sono gli strumenti (qualcuno lo definisce,
“scommesse”) su cui la sanità
sta lavorando per ridurre sprechi e recuperare risorse.
I primi prezzi di riferimento
per beni e servizi, indicatori per
l’acquisto di singoli prodotti o
servizi di qualità al prezzo giusto, sono stati pubblicati nel
2012 dall’Autorità di vigilanza
sugli appalti pubblici (Avcp), in
seguito a una rilevazione dei
prezzi effettuata presso le stazioni appaltanti (Asl, aziende
ospedaliere, centrali di acquisto) in base a un elenco di beni e
servizi a più alto impatto economico sul Servizio sanitario nazionale, fornito da Agenas,
l‘Agenzia nazionale per i servizi
sanitari regionali.
«Anche i Tar avevano riscontrato carenze nel sistema dei
prezzi di riferimento — ricorda
Laura Velardi, dirigente di Agenas —. Per consentire un confronto più preciso tra stessi beni
o servizi, col coinvolgimento
degli operatori sanitari abbiamo
provveduto ad aggiornare la descrizione/aggregazione di dispositivi medici particolarmente “sensibili”, quali gli stent a
cessione di farmaco (distinti in
4 lotti), le protesi ortopediche e
vascolari, ma anche altri servizi
“complessi” come la ristorazione, inserendo più variabili (per
esempio: se il servizio è dato in
appalto o c’è la cucina all’interno dell’ospedale, modalità di
trasporto e consegna, preparazione di piatti personalizzati)».
E, sulla base di questo lavoro,
l’Authority ha condotto una
nuova rilevazione, conclusasi a
fine maggio, al fine di un aggiornamento dei prezzi di riferimento (le previsioni erano entro l’estate, ora l’Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici è
stata commissariata dal Governo).
C’è chi sostiene che i prezzi di
riferimento non siano una panacea. Ma, fa notare il presidente di Agenas, Giovanni Bissoni:
«Di fatto è in atto un cambio di
rotta: si sta spostando l’attenzione dal prezzo di riferimento
alla “riorganizzazione della domanda”. Ad esempio, per quanto riguarda gli stent coronarici,
dispostivi medici di cui esistono
numerosi tipi per specifiche esigenze, alcune Regioni, mettendo insieme competenze cliniche, amministrative e tecniche,
sono già riuscite a raggrupparli
in 7-8 lotti. E questo facilita l’indicazione del prezzo corretto».
«Uno dei principali vantaggi
della centralizzazione degli acquisti — sottolinea Valerio Fabio Alberti, presidente di Fiaso,
la Federazione italiana delle
aziende sanitarie ospedaliere —
è proprio quello di poter coinvolgere professionalità elevate
nella gestione delle gare, il che
garantisce la qualità dei prodot-
ti. Senza trascurare le esigenze
specifiche dei pazienti».
È il sistema che stanno utilizzando in Emilia Romagna, dove
c’è un’Agenzia regionale per
l’acquisto dei beni e servizi (si
veda articolo sotto). «Se, per
esempio, bisogna comprare
protesi d’anca, — spiega l’assessore alla sanità dell’Emilia Romagna, Carlo Lusenti — prima
di fare la gara d’appalto occorre
selezionare 3-4 tipi di dispositivi: quali siano i migliori lo decidono i medici. Solo dopo s’indice la gara che include quei requisiti di qualità. E si riesce a
spuntare il prezzo migliore, perché si acquistano grandi quantità. La centralizzazione degli acquisti non solo può servire a
spendere meno e meglio, ma
può essere anche un modo per
garantire trasparenza negli appalti e prevenire la corruzione».
Ma allora, perché non “trasferire” alle altre Regioni sistemi
già sperimentati con successo?
«Piuttosto che replicare le migliori esperienze in altre Regioni
— dice Lusenti — sarebbe opportuno far lavorare in rete tra
loro le centrali che hanno già
esperienze sul campo consolidate, senza per questo limitare
l’autonomia regionale. Un efficiente sistema di centralizzazione presuppone strutture, organizzazione, professionalità e
non s’improvvisa da un giorno
all’altro».
Nel 2013, poi, sono arrivati i
costi standard in sanità. Va chiarito che non sono quelli relativi
alle siringhe oppure alla spesa
per singolo ricovero. Previsti già
nel 2009 (con la legge 42 “Delega
al Governo in materia di federalismo fiscale”), hanno segnato il
passaggio da modelli di ripartizione delle risorse del Fondo sanitario nazionale da trasferire
alle singole Regioni, prima sulla
base di quanto spendevano, poi
sul numero di abitanti, a un sistema che ha preso come riferimento in materia di spesa le Regioni che hanno saputo coniugare erogazione di prestazioni e
servizi con bilanci sani. L’obiettivo? Adeguare i costi sanitari di
tutte le Regioni a uno standard
che risulti essere il più virtuoso.
Anche per evitare sprechi.
A fine 2013 la Conferenza Stato-Regioni ha individuato le tre
Regioni da prendere come riferimento: Emilia Romagna, Umbria e Veneto. «I costi standard
rappresentano una svolta significativa — sostiene Luca Coletto, coordinatore degli assessori
alla sanità delle Regioni — . Sono uno strumento per evitare
tagli lineari al Fondo sanitario e
quindi all’assistenza, perché
puntano a razionalizzare la spesa, andando a colpire anche gli
sprechi, per investire meglio le
risorse».
Secondo la Corte dei Conti,
tuttavia, il primo anno di applicazione dei costi standard «non
ha cambiato in maniera sostanziale i risultati ottenuti con la
procedura di definizione dei
fabbisogni sanitari regionali vigente in passato».
«Per ora il modello delle Re-
Le denunce dei malati Forniture «vantaggiose» che poi si rivelano scadenti
È corretto puntare al ribasso,
ma non a scapito della qualità
U
na signora di Roma
segnala: «Il fisiatra
della riabilitazione ha
prescritto per mio
marito una carrozzina elettrica, ma ci siamo subito
resi conto che, per le sue condizioni cliniche, non la potrà usare.
Costa migliaia di euro, volevamo
restituirla alla Asl: ci hanno detto
di contattare l’azienda produttrice, che a sua volta ci ha rimandato all’Asl. Così, sono trascorsi diversi mesi, la carrozzina è inutilizzata, e magari a qualcun altro
non viene data per motivi di budget». E da Caserta, un’altra si-
gnora riferisce: «Ho a casa traverse per il letto e pannoloni che mi
erano stati dati per mio padre,
ora deceduto. Quando ho provato a restituire tutte queste cose
alla Asl, mi hanno detto che posso farne quello che voglio, anche
venderle. Ma lo sanno che molti
devono comprare pannoloni di
tasca propria perché non gliene
passano abbastanza?».
Sono solo due delle testimonianze giunte al Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva
nell’ambito della campagna «I
due volti della sanità: sprechi e
buone pratiche» che, fino a fine
giugno, raccoglie le segnalazioni
di sprechi e inefficienze, ma anche buone pratiche. Tanti i malati
che segnalano la scarsa qualità di
protesi e ausili. «Sono soprattutto campani e laziali a denunciare
i carenti risultati di gare centralizzate al ribasso per risparmiare
su sacche per stomizzati o altri
dispositivi per incontinenza e
piaghe da decubito — riferisce
Sabrina Nardi, vicesegretario del
Tribunale dei diritti del malato
—. I dispositivi scadenti peggiorano la qualità di vita dei pazienti
e possono causare infezioni o
piaghe, aumentando così la spe-
sa per il Servizio sanitario: anche
questa è una forma di spreco».
«A volte le gare non tengono
conto delle peculiarità di questo
settore, “appetibile” proprio per
il suo valore economico — sottolinea Alessandro Giustini, della
Società italiana di medicina fisica
e riabilitazione (Simfer) — . Bisogna distinguere tra ciò che è
standard e ciò che deve essere
scelto “ad personam” nella gamma dei dispositivi disponibili, attraverso una valutazione specifica del bisogno del malato e delle
risposte possibili».
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gioni benchmark (ovvero, punto
di riferimento per il confronto,
ndr) ha funzionato solo per il riparto dei fondi, piuttosto che
per arginare “sacche” di inefficienza o inadeguatezza — fa notare Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, associazione dei medici
dirigenti —. Mancano, poi, sistemi di controllo cogenti, op-
pure s’interviene quando si è già
verificato il disastro. Ma perché
se per lo stesso bene un’Asl
spende di più rispetto ad altre,
non si va a verificare? Esistono i
bilanci, basta studiarli». Le stesse Regioni hanno chiesto di rivedere i criteri dei costi standard per il 2014, appoggiando
una proposta elaborata dalla Toscana. «Abbiamo chiesto che i
In farmacia
parametri non siano solo economici, ma tengano conto della
qualità delle prestazioni erogate
e degli esiti — spiega l’assessore
alla sanità della Toscana, Luigi
Marroni — . Inoltre, vanno fissati gli obiettivi che deve garantire ogni Regione, cui va assegnato un “premio” in base ai miglioramenti ottenuti».
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58 Salute
medicina
L’allarme
I Centri-sentinella
che sorvegliano
e danno l’allarme
In Italia le informazioni disponibili
sulla diffusione nazionale delle
Infezioni sessualmente trasmesse
provengono dal Ministero della
Salute e sono limitate alle sole
malattie a notifica obbligatoria,
cioè gonorrea, sifilide e pediculosi
del pube. Per sopperire alla
mancanza di dati sulle altre, sono
stati attivati due sistemi
di sorveglianza sentinella:
uno (nato nel 1991) basato
su centri clinici (Dermatologie
ospedaliere), l’altro (nato
nel 2009, in collaborazione con
l’Associazione microbiologi clinici
italiani) basato su laboratori di
microbiologia clinica, tutti
pubblici, coordinati dal Centro
Operativo AIDS (COA) dell’ISS.
L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il ministero della Salute,
ha realizzato un sito per i giovani: www.uniticontrolaids. Una sezione
è dedicata alle infezioni sessualmente trasmesse proprio per aiutare
i giovani a non adottare comportamenti sessuali a rischio, in collaborazione
con il Telefono Verde Aids (800.861.061). Il sito pubblica news, circolari
scolastiche o banner fissi sul sito web di 64 scuole superiori italiane.
Malattie veneree
in aumento
tra giovani e adulti
A
Per saperne di più
Gli ultimi dati disponibili sulle infezioni
sessualmente trasmesse consultabili su:
www.iss.it/ccoa
Così si evitano comportamenti a rischio
Report ufficiale Pochi sono correttamente informati
Molto
sottovalutate
le possibili
conseguenze
sulla fertilità
La rete
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
volte tornano. O meglio, passano sotto silenzio per qualche
tempo ma in realtà
continuano a colpire.
Parliamo delle infezioni sessualmente trasmesse (IST), ovvero le vecchie malattie veneree.
Gli ultimi dati del Centro
operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità rivelano che,
nonostante le campagne di informazione e sensibilizzazione,
si continuano a nutrire false credenze sulle modalità di trasmissione delle infezioni. E l’Hiv, la
più temuta delle malattie sessualmente trasmesse, risulta 20
volte più frequente nei soggetti
con una delle altre infezioni di
questo tipo. Riemergono malattie come la Clamidia e i condilomi genitali anche tra i più giovani. I due sistemi di sorveglianza
delle infezioni sessualmente
trasmesse (uno basato su persone con sintomi e l’altro su campioni biologici) coordinati dal
Centro operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità delineano il quadro della diffusione
delle malattie a trasmissione
sessuale nel nostro Paese e permettono di ricavare anche alcune considerazioni sulle abitudini sessuali degli italiani.
Dal 1° gennaio 1991 al 31 dicembre 2012, il sistema di sorveglianza degli ospedali pubblici (12 Dermatologie) ha segnalato un totale di 96.752 nuovi casi di IST. I 13 laboratori di
Microbiologia, secondo anello
della rete di sorveglianza, hanno
segnalato 75.771 campioni (dal
1° aprile 2009 al 31 dicembre
2012). Così l’infezione da Chlamydia trachomatis, che dà
perdite vaginali ma spesso non
presenta sintomi e può provocare sterilità nelle donne, è in significativo aumento dal 2002 ,
come nel resto d’Europa. Non
solo. La Chlamydia è decisamente più frequente tra i giovani dai 15 ai 24 anni. I condilomi
genitali(noti anche come “creste
di gallo”) sono in costante aumento con un picco massimo
nel 2012 ed un aumento più che
doppio rispetto al 2004. Si è scoperto che tra il 2002 e il 2010 c’è
stata un’epidemia di sifilide. I
casi sono poi diminuiti e adesso
il loro numero si è stabilizzato. Il
linfogranuloma venereo, che si
manifesta con ulcerazioni e tumefazioni inguinali, è in aumento tra gli omosessuali maschi dal 2006. Un altro dato deve
fare riflettere: nel 2012, il 20%
delle persone con IST ha scoperto per la prima volta di essere
Hiv positivo nel momento della
diagnosi di infezione sessualmente trasmessa.
L’infezione da Hiv negli ultimi quattro anni è aumentata soprattutto tra gli omosessuali
maschi con un’altra infezione a
trasmissione sessuale già in
corso. «Ogni anno un numero
altissimo di persone in Italia e in
Europa acquisisce un’infezione
sessualmente trasmessa — sot-
Trasmissione
Anche i casi
di infezione da Hiv
sono cresciuti
negli ultimi
quattro anni
Li
G
n
tolinea Barbara Suligoi, direttore del Centro operativo AIDS
dell’ISS —. Si tratta di una realtà
sottovalutata. I motivi? La gente
non parla volentieri di questi
problemi. Inoltre, spesso la tematica resta relegata ad alcuni
specialisti di settore. Infine, si fa
anche fatica a raccogliere le segnalazione».
L’esperta dell’Istituto superiore di Sanità insiste invece sulla necessità di rifocalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica, spesso poco o male informata nonostante l’enorme quantità
di notizie a disposizione. «Ho
l’impressione che ci sia ancora
poca informazione su come prevenire le infezioni — spiega — e
ciò vale sia per i più giovani che
per gli adulti, uomini e donne. A
volte l’informazione è troppo
poco esplicita. Ad esempio, non
si riesce a fare passare il messaggio che basta anche un unico
rapporto sessuale non protetto
per trasmettere le infezioni».
Lo stesso vale per i sistemi di
prevenzione: «L’utilizzo del preservativo — dice — è un presidio estremamente semplice
contro il rischio di infezione.
Anche del preservativo si parla,
ma sempre con molta difficoltà». In caso di dubbio, l’invito è
ad affrontare comunque la situazione: «Queste sono infezioni — conclude Barbara Suligoi
— che nella stragrande maggioranza dei casi si possono diagnosticare bene, perché abbiamo test di laboratorio molto
avanzati e precisi. Sono infezioni che si possono curare bene,
perché abbiamo antibiotici o
addirittura vaccini che prevengono la comparsa di malattie».
Ruggiero Corcella
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La diffusione
96.752
tra questi
I nuovi casi di infezioni
sessualmente trasmesse
dal 1991-2012 in Italia
segnalati dal Sistema di sorveglianza
sentinella basato su 12 Centri clinici pubblici
70,1%
4.921
67.102
sono risultati HIV positivi
i soggetti che hanno
effettuato anche
tra questi
un test HIV
al momento
della diagnosi
il 31,1% ha scoperto
di essere sieropositivo
al momento della diagnosi
di un’altra infezione
sessualmente trasmessa
LE PATOLOGIE
PIÙ FREQUENTI
29,9%
Uomini
Donne
Condilomi ano-genitali
38,7%
Sifilide latente
Età
media
31 anni
9,1%
Cervicovaginiti batteriche
30 anni
9%
Herpes genitale
7,7%
5.105
3.994
+28
%
L’USO DEL CONDOM (nei 6 mesi prima della diagnosi)
Uomini
Donne
48,6
46,3
%
43,7
%
%
23,1
8,3
%
Media annuale
dei casi
dal 1991 al 2004
Media annuale
dei casi
dal 2005 al 2012
No
%
5,2
%
Sì
regolarmente
Sì
ma saltuariamente
Fonte: Istituto Superiore Sanità, giugno 2014
D’ARCO
Prevenzione Serve un Piano nazionale
Manca completamente
l’educazione sessuale
U
n dato deve fare riflettere: nei sei mesi
precedenti la diagnosi di infezione sessualmente trasmessa,
più della metà delle persone intercettate dal sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di
Sanità (perché manifestavano
sintomi) non hanno usato il
preservativo, oppure lo hanno
fatto saltuariamente.
Se a questo aggiungiamo il
permanere, soprattutto fra i giovani, di alcune false convinzioni, come quella che la pillola anticoncezionale protegga da tali
malattie o che attraverso pratiche diverse dai rapporti sessuali
genitali si possano evitare infezioni batteriche o virali anche
gravi, il quadro diventa desolante. Gli esperti concordano:
alla base di tutto, c’è una carenza colossale di educazione sessuale.
«La famiglia ha difficoltà ad
affrontare questi argomenti —
dice Emilio Arisi, ginecologo e
presidente della Società Medica
Italiana per la Contraccezione —
. Prevale ancora una visione disturbata della sessualità, in cui
genitori e figli sono, per così dire, asessuati. Insomma, si fa ma
non si dice. Quindi è la scuola
che deve fare da supporto».
Ma nelle scuole italiane i programmi di educazione sessuale
non rientrano nell’attività curricolare, cioè non sono obbligatori a nessun livello. «È sempre
stata un’esperienza a macchia di
leopardo — aggiunge Arisi — .
Sotto la scure della spending review, inoltre, le poche ore a disposizione negli istituti - dalle 4
alle 6, in media - sono state ridotte o addirittura non si fanno
Il Barometro
Bocciati
anche
in Europa
Anche il “Barometro
dell’accesso
alla contraccezione
moderna” ci boccia.
Lo strumento messo a
punto dalla Federazione
internazionale della
pianificazione familiare
(IPPF) per presentare
le politiche di accesso
alla contraccezione
moderna in 10 Paesi
della Ue (Bulgaria,
Repubblica Ceca,
Francia, Germania, Italia,
Lituania,Olanda , Polonia
,Spagna e Svezia),
ci vede tristemente al
terzultimo posto della
classifica. Punteggio
molto basso (22,4%)
nella valutazione delle
otto aree identificate
come “banco di prova”.
Questa la sentenza, si
spera, appellabile: «La
salute e i diritti in campo
sessuale e riproduttivo
non costituiscono una
priorità per la politica
italiana».
più. Con gli ulteriori tagli nella
scuola , il disastro sarà completo
e non è detto che la salita della
curva delle malattie sessualmente trasmissibili non sia già
parte di questa fenomenologia,
perché poi in molte zone del Paese l’educazione sessuale a
scuola non è mai stata che un
vago sogno ».
E se la famiglia e la scuola non
sono in grado di dare risposte,
chi può farlo? «C’è un medico di
riferimento — riflette Barbara
Suligoi, direttore del Centro
operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità —. Per le ragazze è il ginecologo, ma per i
maschi chi è? Non c’è. Questo è
un primo ostacolo. Dunque occorre provare almeno a identificare luoghi di riferimento, dove
i ragazzi possano trovare qualche risposta».
E i medici di famiglia? «Io sono un medico e mi spiace dirlo,
— aggiunge — ma il più delle
volte non fanno neppure una
prima visita ai loro assistiti maschi. Forse ci vorrebbe una formazione per farli diventare davvero dei referenti».
Emilio Arisi sposta il problema a monte: «L’educazione sessuale viene un po’ trascurata anche nell’ambito della formazione degli studenti di medicina e
degli specialisti in ostetricia e
ginecologia». Sarebbe allora il
caso di pensare seriamente ad
un Piano nazionale di prevenzione, come suggerisce l’Iss.
«Stiamo cercando di convincere
il ministero a fare almeno un
primo piano strategico — dice
Barbara Suligoi —. In Italia non
c’è mai stato e nelle altre nazioni
europee invece esiste».
R. Co.
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
Salute 59
italia: 51575551575557
I video di Corriere.it/salute
nei quali si parla, fra l’altro, di problemi
che riguardano ossa e articolazioni
http://video.corriere.it/salute
medicina pratica
Mi spieghi dottore Come si curano le fratture vertebrali?
Lo specialista
Le fratture vertebrali rappresentano un’evenienza comune.
Possono essere suddivise in due tipi principali
La riparazione
chirurgica oggi
è quasi sempre
«mininvasiva»
TRAUMATICHE
DA OSTEOPOROSI
Sono conseguenza di un trauma ad alta
energia. Sono più frequenti nei giovani.
Nella frattura illustrata qui sotto la parte
centrale della vertebra ha subito un forte
impatto che l’ha frammentata.
Si tratta di una frattura instabile
in cui i singoli frammenti possono essere
spinti posteriormente e compromettere
l’integrità dei nervi che corrono
nel canale vertebrale
di ANTONELLA SPARVOLI
Sono legate alla fragilità ossea.
Nella maggior parte dei casi si tratta
di fratture da compressione
che si verificano in seguito a un cedimento
strutturale di vertebre, più spesso dorsali
o lombari, perlopiù in assenza di eventi
traumatici significativi. Sono più frequenti
sopra i 60 anni
S
ono almeno 100 mila
le fratture vertebrali che si
verificano ogni anno in Italia.
In maggioranza riguardano
anziani e sono fratture da
compressione, per un cedimento delle
vertebre legato all’osteoporosi. Meno
comuni, ma più insidiose, sono le
Federico
fratture per traumi da incidente
De Iure
(incidente d’auto, caduta da cavallo),
Direttore dell’Unità che possono avere conseguenze molto
di chirurgia
gravi se, oltre all’osso, viene
vertebrale,
Ospedale Maggiore danneggiato il midollo spinale.
Quali i segnali di frattura vertebrale?
di Bologna
«Nel caso di fratture traumatiche,
il dolore è di solito fortissimo; comunque, proprio
a causa del trauma importante, il paziente viene
ricoverato e sottoposto ad approfondimenti che
permettono di diagnosticare la frattura e mettere
in atto le terapie più adatte — dice Federico De Iure,
direttore dell’Unità di chirurgia vertebrale
dell’Ospedale Maggiore di Bologna —. Le fratture
osteoporotiche sono più subdole e può capitare che
non vengano diagnosticate in fase acuta, perché il
dolore è inizialmente transitorio o scambiato con un
comune mal di schiena. Tuttavia, prestando
attenzione ad alcuni particolari, è più facile sospettare
un cedimento vertebrale. Un dolore, più o meno
acuto, nella parte dorsale o lombare della schiena,
correlato a uno sforzo o a una caduta di piccola entità,
non va sottovalutato, a maggior ragione se non
migliora con antidolorifici e tende a scomparire a
riposo e a ripresentarsi quando si sta in piedi».
Quali sono gli esami utili per la diagnosi?
«In genere, è sufficiente la radiografia della colonna
vertebrale. Solo in casi selezionati, sono utili altre
indagini, come la tomografia computerizzata o la
risonanza magnetica. La corretta diagnosi è
fondamentale non solo per curare la frattura, ma
anche per mettere in atto accorgimenti per evitarne di
nuove, a partire dal trattamento dell’osteoporosi».
Come si curano le fratture vertebrali?
«Nel caso di fratture traumatiche, il trattamento
dipende principalmente dall’entità del danno, dall’età
del paziente, dalla presenza o meno lesioni ai nervi.
Comunque, nella maggior parte dei casi il trattamento
è chirurgico. Fino a vent’anni fa le fratture da
osteoporosi si curavano con riposo a letto,
antidolorifici e un busto per alcuni mesi. Oggi,
vertebroplastica e cifoplastica, tecniche percutanee
mininvasive, offrono un’alternativa valida soprattutto
ai pazienti, provati dal dolore alla schiena, nei quali la
terapia conservativa non ha dato benefici. Queste
procedure hanno il pregio di poter essere eseguite in
anestesia locale nell’80% dei casi e di rimettere il
paziente in piedi nell’arco di 24 ore, evitando
l’allettamento prolungato con le conseguenze
negative che può comportare per l’anziano. La
vertebroplastica consente la stabilizzazione della
frattura con l’iniezione di cemento acrilico, per mezzo
di una piccola cannula, nel corpo vertebrale. La
cifoplastica si esegue inserendo nel corpo vertebrale
un palloncino, gonfiandolo fino a dilatare il corpo
vertebrale ristabilendone la normale altezza, quindi
iniettato cemento o osso sintetico per consolidare e
stabilizzare la frattura. La cifoplastica consente anche
di ripristinare la morfologia originale del corpo
vertebrale».
Vertebroplastica e cifoplastica, offrono
un’alternativa valida quando la terapia
conservativa non ha dato benefici
Le fratture vertebrali da osteoporosi vanno sospettate nell’anziano quando
Si avverte un dolore più o meno acuto, di solito alla parte dorsale o lombare, che viene correlato a uno sforzo fisico o a una caduta di piccola entità
Il mal di schiena non migliora con i comuni farmaci antidolorifici
Il dolore tende a scomparire a riposo e a ripresentarsi quando si sta in piedi
Il dolore può presentare «un’irradiazione a cintura», per cui parte da un punto specifico centrale della schiena e si irradia sulle fasce laterali
LA DIAGNOSI
Stabilito che il dolore avvertito potrebbe derivare dalla frattura di una vertebra,
per averne la certezza occorre eseguire una radiografia del rachide.
Questo esame è in genere sufficiente nel 90% dei casi
Se la radiografia è negativa o di dubbia interpretazione e il dolore persiste
è utile eseguire una tomografia computerizzata (Tac) o una risonanza
magnetica che permettono, con alta sensibilità, di diagnosticare la frattura
LE CURE
ILLUSTRAZIONE DI MIRCO TANGHERLINI
❜❜
I SINTOMI
Le fratture vertebrali traumatiche causano
un dolore violentissimo, come una pugnalata
FRATTURE TRAUMATICHE
Il trattamento è fondamentalmente chirurgico.
L’approccio dipende dalla gravità della frattura. Se c’è un danno neurologico
in genere si usano tecniche di fusione spinale: utilizzando innesti ossei, barre
metalliche e viti si crea un legame tra due o più vertebre adiacenti in modo
da stabilizzare la colonna vertebrale e alleviare il dolore. Nelle fratture meno
gravi, quando possibile, si ricorre a tecniche mininvasive percutanee,
che permettono di stabilizzare la vertebra rotta con quelle vicine
temporaneamente con viti e barre, che possono essere rimosse
in un secondo momento
FRATTURE DA OSTEOPOROSI
VERTEBROPLASTICA
La vertebroplastica consente la stabilizzazione della frattura attraverso
l'iniezione di cemento acrilico nel corpo vertebrale tramite una cannula.
Dopo pochi minuti il cemento solidifica acquistando resistenza e durezza
paragonabili a quelle dell’osso umano. La vertebroplastica permette una sorta
di «cicatrizzazione» della frattura, impedendo peggioramenti nel tempo
CIFOPLASTICA
Il trattamento conservativo prevede il riposo a letto per almeno 20 giorni,
un corsetto ortopedico per circa 3 mesi e farmaci antinfiammatori.
Il lungo allettamento può avere alcune ricadute negative nei soggetti anziani,
favorendo una perdita dell’autonomia
Una valida alternativa al trattamento conservativo è rappresentata da due
tecniche percutanee mininvasive: la vertebroplastica e la cifoplastica.
Entrambe possono essere eseguite in anestesia locale in circa l’80%
dei casi. Nella maggior parte dei pazienti garantiscono la risoluzione
del dolore entro poche ore e, nel caso della cifoplastica, anche la correzione
della deformità generata dalla frattura.
La cifoplastica è un’evoluzione della vertebroplastica.
Viene eseguita inserendo un palloncino nel corpo vertebrale attraverso
la cannula precedentemente posizionata. Il palloncino viene gonfiato fino
a dilatare il corpo vertebrale, ristabilendone l’altezza normale.
Al termine viene rimosso il palloncino e viene iniettato cemento
o osso sintetico per consolidare e stabilizzare la frattura
60 Salute
❜❜
alimentazione
A tavola
Gli studi indicano
differenze
di genere
nell’affrontare
una dieta
A
nche quando si tratta
di dimagrire uomini e
donne hanno esigenze
diverse. Lo dimostra
uno studio pubblicato
sull’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity: si è visto che un accorgimento
potenzialmente vantaggioso, come
la possibilità di scegliere fra diete
diverse anziché attenersi a un unico regime, è utile per le donne ma
non per gli uomini.
Nello studio, ricercatori del
Baker IDI Heart and Diabetes Institute di Melbourne (Australia),
hanno diviso 144 uomini e donne
(età 40 -75 anni, sovrappeso o obesi, con diabete o prediabete), in
due gruppi. Il primo doveva seguire, senza possibilità di cambiare,
una dieta ipocalorica con un elevato apporto di proteine, pochi grassi
e moderato contenuto di carboidrati (la dieta chiamata «CSIRO»,
nota in Australia). I componenti
dell’altro gruppo, invece, potevano
scegliere fra la dieta CSIRO, la dieta
mediterranea (con più carboidrati
e grassi e meno proteine) e la dieta
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Gli uomini vogliono direttive
chiare e definitive,
le donne, invece, preferiscono
avere più opzioni
per variare il «menu»
WEB
L’esperto risponde
alle domande dei lettori sugli argomenti
di nutrizione all’indirizzo Internet
http://forum.corriere. it/nutrizione
Approccio psicologico Per lui rigore, per lei più libertà
La ricetta della salute
Strategie al maschile
e al femminile
per perdere peso
Paccheri con gamberi
Consigli per uomini…
… e donne
Vi piace la pasta?
Scegliete formati che fanno
volume (per esempio penne,
fusilli e rigatoni) e cuocetela
al dente (richiede più tempo
per la masticazione)
Amate la carne?
Limitate quella rossa, preferendo
preparazioni che «rendono»
(carpaccio scottato) e sostituendola
spesso con pollo e tacchino
Mangiate poca verdura?
Per non «dimenticarvela»,
consumatela all’inizio del pasto
Mangiucchiate
nel pomeriggio?
Pianificate spuntini
con yogurt al naturale
o frutta. E masticate gomme
Non potete fare
a meno dei dolci?
Concedetevi qualche quadretto
di cioccolato, un piccolo gelato,
limando le calorie «altrove»
Bevete poca acqua?
Bevetela a pasto e fuori pasto per
idratarvi, contribuire all’apporto di
sali e combattere la ritenzione idrica
«South Beach» (pochi carboidrati,
tante proteine e grassi, senza limitazioni caloriche) e avevano la possibilità di passare da una dieta all’altra.
Dopo 6 mesi, gli uomini del
gruppo «senza scelta» hanno perso
in media 6,2 kg, contro i 2,9 kg degli uomini dell’altro gruppo; le
donne del gruppo «senza scelta»
hanno perso, invece, 2 kg, contro i
3,1 Kg di quelle che avevano avuto
la possibilità di scegliere.
Insomma, gli uomini vogliono
direttive chiare e senza opzioni,
forse perché sono meno abituati
delle donne a decidere riguardo ai
cibi e ne conoscono meno le caratteristiche. Per le donne, invece, un
fattore determinante è la possibilità di «adattare» la dieta al resto
della famiglia. «È vero, — conferma Alfredo Vanotti, professore di
dietetica e nutrizione alla facoltà di
Medicina e Chirurgia Università di
Milano — una delle richieste più
Questo piatto, accompagnato da una macedonia di frutta fresca,è un esempio
di pasto ipocalorico medio per una donna. Per un uomo, si potrebbe aggiungere,
meglio se come prima portata, un’insalata mista, moderatamente condita
Ingredienti: 280 g di paccheri (o altro formato di pasta a scelta),
tre piccole zucchine, 400 grammi di gamberi sgusciati, un cipollotto,
uno spicchio di aglio, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, peperoncino,
prezzemolo e menta, sale
Preparazione: in una padella soffriggere, con un cucchiaio e mezzo di
olio, il cipollotto lavato e tagliato a fettine sottili. Aggiungere le zucchine
tagliate a rondelle, e saltare per 5-7 minuti (devono restare croccanti),
salare leggermente. Nel frattempo cuocere i paccheri. A parte, rosolare
leggermente l’aglio in un cucchiaio e mezzo d’olio, aggiungere il
peperoncino e quindi anche i gamberi, saltandoli per qualche minuto
(il tempo necessario per cuocerli bene anche all’interno). Scolare
la pasta al dente, versarla nella padella con le zucchine e mescolare.
Aggiungere i gamberi, l’olio rimasto, un trito di prezzemolo e menta,
mescolare e servire.
Valore nutrizionale per porzione: proteine g 22, grassi g 12 (di cui saturi
g 2), carboidrati g 59, energia kcal 416, colesterolo mg 150.
Ricetta suggerita dalla chef Nicol Pucci
comuni delle donne a dieta è quella di non dover preparare piatti diversi per sé: preferiscono una dieta
che permetta di accontentare tutta
la famiglia e che si basi più sulla
gestione delle porzioni che su scelte restrittive. L’uomo, invece, preferisce indicazioni chiare, e, una
volta che ha preso la decisione di
perdere peso, è più determinato.
Inoltre, poiché a parità di occupazione professionale l’uomo ha generalmente più tempo libero della
donna (spesso più impegnata nell’organizzazione della famiglia), si
dedica di più all’esercizio fisico e
spesso può contare sul supporto
della partner più di quanto non avvenga per la donna. Non dimentichiamo poi che l’uomo parte avvantaggiato sia perché ha più massa magra, quella che consuma di
più, sia perché il grasso addominale, tipico dell’uomo e il più pericoloso, si perde prima rispetto a
quello di cosce e fianchi caratteristico della donna, almeno fino alla
menopausa».
Diversi come il dolce e il salato
Come si differenziano le scelte
alimentari di uomini e donne nelle
moderne società occidentali ? Un dato
che emerge in modo consistente dagli
studi (esaminati da alcuni ricercatori
INRAN in una revisione pubblicata su
Public Health – Social and Behavioral
Health) riguarda l’associazione
fra genere e alcuni specifici alimenti:
la carne (specie quella rossa), l’alcol
e le porzioni abbondanti sono spesso
associate con la mascolinità; verdura,
frutta, pesce e yogurt, con
la femminilità. Ancora: le donne,
forse anche per questioni di linea,
sono più attente all’alimentazione
C. F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
e più disposte a seguire le salutari
raccomandazioni nutrizionali.
Per quanto riguarda, poi, i cosiddetti
comfort food (cibi che danno conforto
e piacere), a scatenarne il consumo
nelle donne sono per lo più le
emozioni negative, mentre negli
uomini quelle positive. E mentre le
donne trovano conforto in cioccolato,
dolciumi, gelati, gli uomini (almeno
i meno giovani) in cibi caldi
«da pasto», come pasta, pizza, carne.
a cura di
Carla Favaro
nutrizionista
Ricerca Dai legumi un valido aiuto per il cuore
Fagioli invece della carne
e il colesterolo scende
U
n po’ di fagioli al
giorno tolgono il
medico di torno. Potrebbe essere la nuova versione del classico proverbio della mela: una
porzione quotidiana di legumi
aiuterebbe infatti a tenere sotto
controllo il colesterolo LDL,
quello “cattivo”. Sono le conclusioni cui è giunto uno studio canadese (nel quale sono
state analizzate 26 precedenti
ricerche), pubblicato sul Canadian Medical Association Journal: si è visto che circa 130
grammi di legumi ogni giorno
ridurrebbero del 5 per cento il
colesterolo LDL e questo si tradurrebbe in un calo del 5-6 per
cento del rischio cardiovascolare complessivo.
«L’effetto (che per altro si è
osservato anche in altri studi in
cui la riduzione del rischio cardiovascolare era perfino più alta) si spiega con la presenza nei
legumi di una gran quantità di
fibre in grado di ridurre l’assorbimento del colesterolo alimentare» chiarisce Andrea
Ghiselli, ricercatore del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura di
Roma .
«Inoltre, — prosegue Ghiselli — i legumi sono di per sé
poveri di colesterolo, per cui
prediligerli al posto di alimenti
dove è presente in abbondanza
ne diminuisce automaticamente il carico complessivo.
Non esiste infatti un alimentofarmaco, che faccia bene perché contiene una sostanza miracolosa: i cibi “buoni” spesso
sono positivi non tanto per i loro nutrienti, quanto per ciò che
sostituiscono. Se mangiamo le-
gumi in quantità e di frequente,
inevitabilmente riduciamo di
pari passo l’introito di alimenti
che dovremmo tenere più sotto
controllo, come la carne».
Per il momento pare che gli
italiani stiano facendo il contrario: nonostante ceci e fagioli
siano economici e versatili in
cucina, ne mangiamo assai meno della porzione quotidiana
raccomandata, mentre tendiamo a esagerare con la carne, sia
fresca sia conservata, come i
salumi. «In media gli italiani
consumano circa mezzo chilo
di carne a settimana: decisamente troppa — conferma
Pregi
Grazie al basso
indice glicemico
sono indicati
anche per chi
deve dimagrire
l’esperto —. Basterebbe sostituire tre porzioni di carne con i
legumi per arrivare a una
quantità settimanale significativa di questi preziosi alimenti,
anche se non riusciamo a portarli in tavola tutti i giorni».
«Purtroppo i fagioli non si
mettono facilmente in un panino, ma dovremmo provare a
cucinarli più spesso; — aggiunge Ghiselli — sono ottimi
come contorni, in antipasti e
primi, la classica pasta e fagioli,
ad esempio, è un piatto completo e sano».
Alcune diete dimagranti però limitano il consumo di legu-
mi, sottolineando che contengono molti carboidrati. «È
un’esagerazione, perché non si
tratta di quantità così elevate
— dice Ghiselli —. Peraltro,
l’indice glicemico di questi
prodotti è basso, grazie soprattutto alla presenza di tante fibre, e ciò li rende adeguati anche alle diete per perdere peso.
I legumi, lo ribadisco, sono soprattutto una buona fonte di
proteine: quelle animali sono
di qualità migliore per tipologia e proporzione di aminoacidi presenti, ma ceci e fagioli restano un’ottima alternativa a
manzo e simili in una dieta
equilibrata che non escluda
completamente la carne. Chi è
vegetariano non può invece basarsi sui soli legumi come fonte
proteica, ma deve inserire derivati della soia per avere proteine di alta qualità».
Ad alcuni però i legumi creano gonfiore, difficoltà di digestione, perfino dolori addominali, come mai? «Il problema
dipende dall’ipersensibilità a
certi oligosaccaridi presenti in
vegetali come legumi, cipolle,
carciofi — spiega Ghiselli —.
Sono abbondanti soprattutto
nella buccia, per cui l’uso di
prodotti decorticati in alcuni
casi può aiutare a ridurre la fermentazione degli oligosaccaridi nell’intestino diminuendo i
disagi. Tuttavia, se si è ipersensibili, con i legumi qualche piccolo fastidio è inevitabile. Per
cercare di contenere il problema si possono diminuire le
porzioni, aumentando semmai
la frequenza di consumo».
Elena Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
❜❜
diritto
Indicazioni
precise
per un metodo
che si sta
diffondendo
i si sente incompresi, soli con le
proprie paure
quando si è colpiti
da una malattia invalidante, soprattutto se rara. Raccontare la propria
storia di sofferenza e dolore
può agevolare percorsi di
cura e assistenza condivisi,
quindi più efficaci.
È il contributo che può
dare la medicina narrativa
se integrata con quella basata sulle evidenze, come
emerge dalle nuove «Linee
di indirizzo per l’utilizzo
della medicina narrativa in
ambito clinico-assistenziale, per le malattie rare e cronico-degenerative», che
costituiscono una tappa
fondamentale della campagna «Viverla Tutta» promossa da Pfizer Italia e che
sono state elaborate, per la
prima volta su questo tema,
dalla Conferenza di consenso promossa dall’Istituto
Superiore di Sanità, nell’ambito del “Laboratorio
sperimentale di medicina
narrativa”, i cui partner sono la Asl 10 di Firenze e
l’European Society for Health and Medical Sociology,
con il sostegno di Pfizer.
Le raccomandazioni, rivolte agli operatori sanitari,
sociali e socio-sanitari, sono frutto del lavoro di una
giuria composta da esperti,
rappresentanti di società
scientifiche, associazioni di
pazienti e istituzioni, che si
sono confrontati per due
giorni, a Roma, partendo
Tutti i vantaggi (provati)
della «medicina narrativa»
dagli studi scientifici internazionali sul tema.
«Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli eventi
per dar voce alle narrazioni
di pazienti e loro familiari,
come anche di operatori sanitari — afferma Domenica
Taruscio, direttore del Centro Nazionale Malattie Rare
(CNMAR) dell’Istituto Superiore di Sanità —. Proprio per fare chiarezza, in
qualità di principale organo
tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale,
abbiamo promosso la stesura delle Linee di indiriz-
zo». «La medicina basata
sulla narrazione — sottolinea Taruscio — può essere
uno strumento prezioso
per migliorare le cure e la
qualità di vita dei pazienti,
ancor più se soffrono di
una malattia rara».
Costretti a peregrinare da
un medico all’altro per capire di che cosa soffrano,
questi malati, una volta ottenuta la diagnosi, devono
non solo affrontare il trauma di una malattia quasi
sempre incurabile, ma anche sottoporsi a continui
controlli periodici, visite ed
esami. Ma in che consiste la
medicina narrativa?
Secondo la definizione
data dalla Conferenza di
consenso, è «una metodologia d’intervento clinicoassistenziale basata su una
specifica competenza comunicativa». Inoltre, «si
integra con la medicina basata sulle evidenze e, tenendo conto della pluralità
di prospettive, rende le decisioni clinico-assistenziali
più complete, personalizzate, efficaci e appropriate».
«Aiuta a personalizzare
l’assistenza e a praticare
Gli studi
Le ricerche sulla medicina narrativa pubblicate
su riviste scientifiche internazionali fino al 2013
1669
10%
La percentuale di studi condotti da medici
(nei restanti, altri operatori sanitari)
Le ricerche hanno riguardato principalmente
tre questioni
La definizione
di medicina
narrativa
La metodologia
e gli strumenti utilizzati
nelle esperienze
di medicina narrativa
L’utilità
della medicina
narrativa; in quali
ambiti e contesti
utilizzarla
una medicina “su misura”
per il paziente — specifica il
presidente della giuria della
Conferenza, Sandro Spinsanti, dell’Istituto Giano di
Roma — . Quanto agli strumenti da utilizzare per raccogliere le storie, ne esistono diversi: dal colloquio
condotto con competenze
narrative, alla scrittura riflessiva, alle interviste semi-strutturate. Sono tutti
utili, basta lasciar libero
l’intervistato di usare la
modalità narrativa a lui più
confacente, in modo che il
racconto abbia un risvolto
concreto nelle cure».
Rispetto agli ambiti in cui
è utile, tra quelli individuati dalle Linee di indirizzo ci
sono: prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione,
ma serve anche a favorire
l’aderenza al trattamento,
migliorare il funzionamento dell’intero team di cura,
prevenire il rischio di burnout degli operatori sanitari.
Una volta elaborate, le Linee di indirizzo, però, vanno diffuse e applicate. «Presenteremo il documento al
ministro della Salute — anticipa Nicola Vanacore, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del Sistema nazionale
delle Linee guida —. Chiederemo che sia approvato
in sede di Conferenza StatoRegioni perché sia implementato su tutto il territorio nazionale».
Maria Giovanna Faiella
CORRIERE DELLA SERA
U
❜❜
I racconti in prima persona
entrano nella cartella clinica
La cartella clinica col racconto del malato, ovvero con
informazioni non solo sul percorso di cura e di
assistenza del paziente, ma con notizie che riguardano
la sua storia individuale, la sua esperienza, come anche
quella di chi se ne prende cura. Si chiama “cartella
clinica integrata con informazioni di medicina
narrativa” (Narrative based medicine). Per
comprendere come mettere a frutto le sue potenzialità
e formare il personale sanitario al suo utilizzo è stato
avviato un progetto europeo “Story Telling on Record”
(S.T.o.Re.), coordinato dal Centro Nazionale Malattie
Rare (CNMR) dell’Istituto Superiore di Sanità. Lo studio,
che avrà la durata di due anni ed è finanziato dalla
Commissione europea, è condotto in collaborazione
con altri cinque Paesi europei: Grecia, Repubblica Ceca,
Bulgaria, Turchia e Spagna. «Si tratta di uno strumento
che potrebbe migliorare la presa in carico del paziente
e, allo stesso tempo, la gestione delle risorse da parte
del Servizio sanitario nazionale — spiega Amalia Egle
Gentile, ricercatrice del CNMR e referente del
Laboratorio di medicina narrativa dell’Istituto — . In
pratica, potrebbe innescare un circolo virtuoso:
una maggiore aderenza alla terapia da parte
dell’assistito, ma anche cospicui risparmi producendo,
per esempio, minori spese causate da denunce e
insoddisfazioni nei confronti del personale sanitario
che, per mettersi al riparo, a volte ricorre ad esami non
sempre necessari». I primi risultati del progetto pilota
sono stati illustrati di recente a Roma nel corso del
convegno internazionale “Narrative medicine and rare
disease”, organizzato dal CNMR. «Non abbiamo trovato
nella letteratura scientifica studi su esperienze
strutturate di cartella clinica integrata con informazioni
di medicina narrativa e metodologie per costruirla —
riferisce Gentile, responsabile scientifico del progetto
S.T.o.Re. — . Eppure, sappiamo che esistono esperienze
sul tema in diverse realtà». Nella fase successiva dello
studio i ricercatori mirano, con una ricerca sul campo,
a individuare le esperienze che già esistono nei Paesi
partner del progetto, e quindi anche in Italia: l’obiettivo
è analizzarle, metterle a confronto e renderle
patrimonio comune. Uno degli obiettivi di S.T.o.Re è
infatti selezionare le migliori pratiche per creare linee di
indirizzo sulla cartella clinica integrata con informazioni
di medicina narrativa.
Per questo, i ricercatori invitano operatori sanitari,
ospedali, società scientifiche, ma anche pazienti e
associazioni che li rappresentano, a segnalare le loro
esperienze al riguardo, scrivendo
a [email protected],
oppure sul sito www.storeproject.eu .
In breve
Sostegno alla ricerca pediatrica
Al via in Italia le Scleroderma Unit,
i primi cinque centri di terapie integrate
Ecco perché è importante avere Centri di
riferimento che facilitino l’accesso ai malati, agevolino i loro controlli nel tempo
per poter prevenire o individuare tempestivamente le complicanze (adeguando
velocemente le cure ai vari cambiamenti in
atto) e offrano ai pazienti l’accesso a protocolli di ricerca con cure sperimentali».
Come per ogni patologia, tanto più se
rara, essere curati da specialisti con esperienza fa la differenza. Ed è ancora più rilevante se, come nel caso della sclerodermia,
le parti del corpo colpite sono diverse. La
malattia è infatti caratterizzata dalla fibrosi della cute (che si indurisce, da cui il nome sclerodermia, che in greco significa appunto “pelle dura”), fibrosi che può nel
tempo estendersi anche agli organi interni, soprattutto all’apparato gastrointestinale, a polmoni, reni e cuore. Alla fibrosi si
associano alcune alterazioni dei vasi sanguigni, localizzate per lo più a livello delle
piccole arterie periferiche e dei capillari. Il
primo possibile campanello d’allarme è
quello noto come «fenomeno di Raynaud»: con un abbassamento della temperatura le dita di mani e piedi diventano
pallide per un’estrema diminuzione dell’afflusso di sangue. «Per avere una diagnosi certa e rapida bastano due esami
semplici: — dice Beretta — un prelievo del
sangue alla ricerca di specifici anticorpi e
una capillaroscopia, che consente di guardare lo stato dei capillari con una lente
d’ingrandimento per capire se e quanto la
Progetto europeo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Malattie autoimmuni Strutture specialistiche multidisciplinari di nuova concezione
n ambulatorio ultra specialistico per consentire al paziente
di ricevere in tempi brevi l’assistenza di un team integrato,
in una realtà multidisciplinare
per la diagnosi e la cura della sclerodermia
e delle sue complicanze. È questo l’obiettivo delle «Scleroderma Unit», realtà già ben
radicate nel mondo anglosassone e statunitense, e pronte a partire anche in Italia,
grazie a un progetto pilota voluto dal
Gruppo Italiano Lotta alla
Sclerodermia
(Gils). La sclerodermia è
Una
una malattia
patologia
autoimmune,
che colpisce c r o n i c a e d
di
circa 20 mila evolutiva,
cui soffrono
connazionali circa 20 mila
italiani, prevalentemente
donne. «Può coinvolgere vari organi e
progredire, in alcuni casi fino a condizioni
molto gravi — spiega Lorenzo Beretta, Direttore della Scleroderma Unit al Policlinico di Milano —. Con una diagnosi precoce
e un uso ottimale delle diverse terapie a disposizione si possono però migliorare
molto le condizioni, garantendo ai pazienti una buona qualità di vita, un rallentamento anche notevole dell’evoluzione della patologia e una lunga sopravvivenza.
Per saperne di più
a proposito delle Linee di indirizzo
sulla medicina narrativa
http://www.iss.it/cnmr/
Gli strumenti da utilizzare
per raccogliere le storie dei
pazienti vanno dal colloquio,
alla scrittura riflessiva,
alle interviste semi-strutturate
Linee di indirizzo Parlare di sé serve ai malati a curarsi e a farsi curare meglio
L’iniziativa
C
Salute 61
italia: 51575551575557
microcircolazione è compromessa. E se la
diagnosi è precoce, si iniziano prima le cure farmacologiche che rallentano l’evoluzione della malattia». Essere seguiti in un
Centro specializzato, infine, significa avere
un monitoraggio costante e più attento,
con possibilità d’intervento dei vari spe-
I «super reparti»
cialisti necessari, primi fra tutti immunologo e reumatologo. Le Scleroderma Unit
(realizzate con un contributo del Gils) partiranno dal prossimo settembre in cinque
centri (si veda la cartina).
Vera Martinella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
In queste strutture dal mese di settembre prossimo
entreranno in funzione le «sclerodermia unit»
Orbassano
Legnano
(Torino)
Ospedale
S. Luigi Gonzaga
(Milano)
Ospedale Civile
Unità di Medicina
Interna
Genova
IRCCS San Martino
Medicina Interna
e Immunologia
Per gli indirizzi
di tutti gli altri Centri
che curano
la sclerodermia
e per conoscere
il Centro più vicino
numero verde
800 080 266
sito
www.sclerodermia.net
D’ARCO
Dal 26 giugno al 13 luglio, raccolta fondi a sostegno dei giovani ricercatori dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, con
un testimonial d’eccezione, il CT della Nazionale, Cesare Prandelli. Con un Sms solidale al 45507 sarà possibile consentire a
giovani promesse del Meyer, selezionate per merito dal Comitato scientifico internazionale, di svolgere soggiorni di formazione e approfondimento nei migliori Centri di ricerca internazionali, portando a compimento studi clinici o di laboratorio.
Per inf. www.meyer.it/amico.
Chirurgia plastica umanitaria in Togo
Partirà in agosto per l’Ospedale Saint Jean de Dieu in Togo la
nuova missione dil AICPEonlus, branca dell’Associazione italiana di Chirurgia plastica estetica dedicata al no profit. Nell’ambito del «Progetto di chirurgia plastica umanitaria nei Paesi in via di sviluppo» chirurghi membri dell’Associazione dedicano il loro tempo libero e la loro professionalità alla cura di
malformazioni congenite, danni da trauma, ustioni, cicatrici e
tumori della pelle in Paesi dove le terapie possibili sono limitatissime, nonché alla formazione del personale locale. Per informazioni e sostegno si può consultare il sito www.aicpe.org.
Milano
Ospedale Maggiore
Policlinico
Immunologia
Clinica
Roma
Policlinico
Umberto I
Immunologia
Clinica B
«Le età della donna», per viverle bene
Che cosa accade al corpo e alla psiche della donna mentre gli
anni passano? Quale stile di vita aiuta la ad affrontare meglio le
diverse fasi della sua esistenza, dall’infanzia alla maturità?
Nel volume «Le età della donna. Diario del corpo Femminile» (edizioni Skira - Fondazione IEO), Maria Giovanna Luini,
scrittrice e medico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, vuole dare alle donne, con approccio divulgativo e tratto
scientifico semplice, i tanti suggerimenti possibili per prevenire problemi piccoli e grandi della salute femminile e per essere
serene e longeve.
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
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i vostri quesiti, i vostri dubbi,
all’indirizzo di posta elettronica
a cura di Daniela Natali
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specialisti rispondono online
alle domande dei lettori in 50 forum
VIVERE CON IL WEB
Segnalato da voi
Dal forum dei nostri esperti
Quanti interventi complessi
deve fare un ospedale
per essere giudicato affidabile?
Vorrei sapere qual è, a vostro giudizio, il numero minimo di interventi
di neurochirurgia oncologica che una struttura dovrebbe effettuare ogni anno
per poterla considerare affidabile? Ho letto, infatti, e peraltro mi sembra logico,
che ci può essere una grande differenza, in termini di sopravvivenza
e conseguenze post operatorie, legata proprio alla numerosità degli interventi
eseguiti. La mia è forse una domanda un po’ «grossolana», ma che cosa
mi suggerireste per potermi orientare al meglio nella scelta della struttura
alla quale rivolgermi?
Risponde
Francesco DiMeco
Direttore Dip. Neurochirurgia.
Istituto Neurologico Carlo Besta, Mi
Lei tocca un argomento a me molto caro: il rapporto tra volume di attività chirurgica e risultati. Studi nordamericani
hanno stabilito che, in generale, per tutte
le attività chirurgiche ad alta complessità e
ad alto rischio, come la neurochirurgia (o
la cardiochirurgia, la chirurgia toracica, la
chirurgia pancreatica, solo per fare alcuni
esempi, sia che l’intervento si renda necessario per curare un tumore sia che dipenda
dalla presenza di altre malattie), la mortalità dei pazienti e le complicanze postope-
ratorie diminuiscono proporzionalmente
all’aumentare del volume di attività.
In altre parole, più persone si operano,
migliori sono i risultati. Il che sembrerebbe rispecchiare la validità dell’espressione
molto comune negli Stati Uniti: «Practice
makes perfect», cioè «la pratica permette il
raggiungimento della perfezione».
Sembrerebbe abbastanza intuitivo, lo
stesso accade quando si guida un’automobile: più chilometri si percorrono, più si
diventa esperti e più la probabilità di incidenti diminuisce. Lo stesso vale anche per
chi aspira a diventare un eccellente cuoco,
atleta, musicista: più ci si esercita, più si
migliora.
Questa osservazione non è però ancora
del tutto recepita, soprattutto a livello di
politica sanitaria, come dimostra il proliferare di piccoli reparti di neurochirurgia,
dove è possibile eseguire qualsiasi tipo di
intervento senza riguardo al volume di attività del Centro. Io stesso ho completato
recentemente uno studio, su scala nazionale, in corso di pubblicazione su una rivista scientifica, nel quale i risultati indicano
chiaramente come ci sia una netta correlazione tra volume di attività chirurgica per
tumore cerebrale ed esiti degli interventi.
Purtroppo, sia la mia ricerca sia quelle
statunitensi non riescono a indicare un
“cut-off” definito, cioè il numero minimo
di interventi al di sopra dei quali un Centro
possa essere considerato «affidabile» (per
usare il termine da lei adottato).
Probabilmente queste indicazioni dovrebbero essere desunte su scala nazionale
sulla base dei volumi prodotti dai principali ospedali presenti in ciascun Paese. Nel
frattempo, chi si trova a dover affrontare
un intervento di neurochirurgia a causa di
un tumore, è bene chieda al neurochirurgo che ha di fronte quanta esperienza ha
nello specifico tipo di neoplasia in questione. E magari, dovrebbe farsi consigliare dal proprio medico curante su quale sia
il centro di neurochirurgia più attrezzato
nella propria città o nelle vicinanze.
Infine, Sportello Cancro, che da diversi
anni offre dati aggiornati sul numero di
interventi effettuati per tumori di tutti i tipi, rappresenta un valido strumento di
orientamento.
Può trovare molte informazioni utili sui
tumori del sistema nervoso a questo indirizzo: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/cervello-nervi/index.shtml.
La più cliccata
Il sito della settimana
L’iniziativa
www.anglat.it
Guida alla mobilità delle persone disabili
Una nuova piattaforma interattiva
per promuovere la mobilità delle
persone disabili, mobilità spesso
limitata dalle tante barriere presenti
nei sistemi di trasporto e nelle città.
Il sito www.anglat.it è il risultato
di un progetto promosso
dall’«Associazione nazionale guida
legislazioni handicappati trasporti»
ed è stato realizzato grazie al contributo
del Ministero del Lavoro. Nella sezione
«Muoversi in Italia» si trovano le
www.corriere.it/salute/forum
informazioni su come muoversi nelle
diverse città. Cliccando sulla città che
interessa, si trovano i link per: accessi
ZTL (zone a traffico limitato), rilascio
del CUDE (ovvero del nuovo
Contrassegno Unificato Disabili
Europeo), servizi di trasporto.
Sempre in home page, nell’area
«Segnala la barriera» si possono
segnalare barriere presenti nei servizi
di trasporto pubblico.
In «Norme Internazionali»
e «Nazionali» sono disponibili
i principali riferimenti legislativi
che regolamentano l’accessibilità del
trasporto pubblico. Nell’area dedicata
al «Trasporto aereo» si trovano
informazioni su diritti dei passeggeri
e il link per eventuali reclami.
Nella sezione «Buone pratiche» si
accede al «Registro Pubblico CUDE» con
le informazioni sul perché farne parte.
Cosa c’è di Nuovo
Bibione, la spiaggia
«smoke free»
La località balneare veneta ha deciso
di vietare il fumo nel tratto compreso
tra la riva e la prima fila di ombrelloni,
il più affollato da bambini e famiglie
Cardiologia
Soffro di cuore,
posso praticare lo yoga?
Vorrei sapere se lo yoga e le tecniche
di respirazione yoga possono essere
praticate, senza particolari
precauzioni, da chi ha una cardiopatia.
Risponde
Antonella Lombardo
Dirigente medico, Unità di cardiologia
Policlinico A. Gemelli, Roma
Le tecniche di meditazione e di rilassamento
- e lo yoga è tra queste una delle più diffuse hanno ricevuto negli ultimi tempi una certa
attenzione da parte dei cardiologi come
Mal di testa
Gastroenterologia
La risonanza serve
per indagare l’emicrania?
I vaccini riacutizzano
la colite ulcerosa?
Soffro di mal di testa: parte dall’occhio
sinistro e invade metà testa. Mi passa
solo con i triptani. Il nuovo neurologo
consiglia di fare una risonanza. Servirà?
Ho la colite ulcerosa in remissione
da tre anni. I vaccini potrebbero
risvegliare la malattia? E con quale
tempistica si devono eventualmente fare?
Risponde
Piero Barbanti
Risponde
Silvio Danese
Direttore Unità Cefalee e Dolore, IRCCS
Raffaele Pisana, Roma
Centro malattie infiammatorie croniche
intestinali. Ist. Humanitas, Milano
La descrizione che lei fa del suo mal
di testa e la risposta positiva ai triplani,
che riferisce nella sua lettera, sembrano
orientare verso un’emicrania, patologia
nella quale l’esecuzione di una risonanza
non è indicata, salvo rare eccezioni.
Esistono oltre venti cure preventive
per casi come il suo e le prospettive
di successo sono buone. Ne parli
con il suo neurologo.
Come suggeriscono le Linee guida europee,
al momento della diagnosi bisogna verificare
se il paziente ha già fatto o deve fare, ove non
vi siano controindicazioni, le vaccinazioni più
comuni (come quelle per epatite B, HPV,
influenza e pneumococco). In genere, il vaccino
influenzale va ripetuto ogni anno, quello per lo
pneumococco ogni cinque. Non ci sono dati che
indichino che la colite ulcerosa si risvegli dopo
la somministrazione di un vaccino.
Allergie respiratorie
Il video
La rinite infiamma
i turbinati nasali?
La mia rinite cronica è collegata
all’infiammazione dei turbinati nasali?
Un intervento chirurgico ai turbinati
risolverebbe i miei guai?
Il tumore legato all’asbesto
Che cos’è il mesotelioma
e come si riconosce
Da domani su Corriere.it/salute
intervista con Armando Santoro,
dir. Humanitas Cancer Center (Milano)
e Accademia Nazionale di Medicina
possibile supporto nella terapia di malattie
cardiovascolari, quali ipertensione arteriosa,
malattia coronarica, scompenso cardiaco
non avanzato. Sono stati infatti pubblicati più
studi che hanno confermato un effetto benefico
di tali tecniche. La pratica dello yoga riduce
l’attività del sistema neurologico simpatico,
responsabile dell’aumento di frequenza
cardiaca e stati di stress, e aumenta l’attività
del parasimpatico, che abbassa frequenza
cardiaca e pressione arteriosa. Recentemente
ricercatori israeliani hanno dimostrato
che tecniche di rilassamento possano
addirittura modificare l’attività dei geni
coinvolti nella risposta allo stress.
Esistono però diverse forme di yoga
e probabilmente la risposta del sistema
cardiovascolare dipende dalle modalità con cui
lo si pratica, ma certo non è mai controindicato
per nessuna patologia cardiovascolare.
Risponde
Enrico Compalati
Clinica di allergologia e malattie
apparato respiratorio, Univ. di Genova
I turbinati nasali sono tre strutture ossee,
presenti all’interno di ciascuna cavità
nasale, che servono a riscaldare,
umidificare e regolare il flusso aereo nasale.
notizie dalle aziende
L’infiammazione allergica prolungata,
a seguito dell’esposizione ripetuta
agli allergeni, con il tempo tende
a cronicizzarsi e questo comporta
un aumento di volume dei turbinati,
responsabile a sua volta di una fastidiosa
ostruzione, che spesso non trae beneficio
dai comuni farmaci (soprattutto quando
l’ipertrofia è marcata). Anche in seguito
all’asportazione, o riduzione,
o decongestione dei turbinati
(cosa che non elimina di certo l’allergia),
se l’infiammazione allergica non viene
controllata, il beneficio è solo temporaneo.
Occorre pertanto proseguire le cure
antiallergiche con farmaci immunoterapia
desensibilizzante (vaccini),
affidandosi a un allergologo, oppure
a un otorinolaringoiatra esperto
in allergopatie.
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Gel alle erbe. Lo spazzolino ha testina scalare per
una maggior pulizia, anche
nei punti più nascosti. Le
setole, con punta arrotondata, sono in tynex,
fibra che evita la proliferazione di batteri,
ed hanno elasticità differenziata: rigide per
la rimozione della placca e semirigide per il
corretto massaggio delle gengive. Tau Kit è
disponibile in 3 versioni: duro (setole rossoblu), medio (setole verdi-blu), morbido (setole celesti-blu). Il dentifricio è un delicato
gel che pulisce senza abradere garantendo la
totale utilizzazione del fluoro e con 12 erbe
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garantisce idratazione e protezione per la pelle
di tutta la famiglia grazie all’innovativa formulazione: un mix di componenti dalla riconosciuta dermo-compatibilità, per un’azione
totalmente delicata anche sulla
pelle dei bambini. È un prodotto
cosmetico che crea una barriera
protettiva idratante sulla pelle naturalmente sgradita alle zanzare e
che garantisce 8 ore di Protezione
Testata. La formulazione spray,
rinfrescante ed idratante, con un
delicato profumo, è ideale per
un’applicazione uniforme: ha un
profumo delicato, idrata la pelle
ed è adatta ad un uso quotidiano.
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alla pelle dei bambini per la sua
modalità di applicazione lieve e delicata. In farmacia e parafarmacia.
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tratto genito-urinario,
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bustine che affronta i disturbi delle vie urinarie agendo anche sul benessere generale.
Non basta infatti eliminare gli agenti inquinanti a livello locale ed i fastidiosi sintomi:
occorre agire sul benessere dell’organismo
riequilibrando l’intestino, da cui spesso il problema ha origine, e supportando il sistema
immunitario per evitare recidive. Delturil è
un’associazione di sostanze naturali, minerali
ed estratti vegetali che aiutano a purificare
le vie urinarie e ad alleviare i sintomi. Inoltre favoriscono l’equilibrio della flora batterica e sostengono il sistema immunitario. In
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protezione contro la carie dai 7 anni in poi;
Isomalto per favorire la remineralizzazione dello smalto; una formulazione senza
Parabeni, Sodio Lauril Solfato
(SLS) e limonene per evitare
un dannoso effetto abrasivo. Il
richiamo grafico al mitico Star
Wars e l’utilizzo insieme agli
spazzolini delle stessa linea
renderà più divertente l’igiene
orale, facendone un gioco “stellare”. Gli spazzolini: I Lightsaber, con la luce che lampeggia
per 1 minuto come la spada
degli Jedi. I Batteria, con movimento oscillante. I Manuali,
con impugnatura antiscivolo. In
Farmacia. www.GUM-junior.it
Nuove conferme
dall’European Congress on Obesity tenutosi recentemente a
Sofia, in Bulgaria. Una
ricerca presentata nel
corso del convegno e
promossa da American Pistachio Growers,
l’associazione che rappresenta i coltivatori di
pistacchio USA, suggerisce che il consumo
di pistacchi potrebbe migliorare la resistenza all’insulina e quindi proteggere contro il
diabete di tipo 2. Lo studio è stato condotto
dalla Dott.ssa M.Bulló, Human Nutrition
Unit, Faculty of Medicine and Health Sciences,
P.Virgili Institute for Investigating Health, Rovira i Virgili University, Reus, Spain, e dai suoi
colleghi. La frutta secca a guscio avrebbe così
un effetto benefico su patologie come diabete
di tipo 2 e malattie cardiovascolari, dato che è
ricca di acidi grassi insaturi.Inoltre contiene altri composti con proprietà anti-infiammatorie
e antiossidanti. www.AmericanPistachios.org
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PELLE E CAPELLI AL SOLE
Le vacanze sono vicine: bastano poche ma importanti regole per trarne ogni beneficio
“Quest’estate non cambiare, stessa
spiaggia stesso mare”
Meglio però cambiare in meglio le proprie abitudini in modo
da tutelare, con i giusti trattamenti, salute e bellezza
S
tremati dallo stress,
dalle tensioni, dai
problemi, si arranca
per superare le dune
delle difficoltà che sembrano
farsi insormontabili. All’orizzonte però, ecco che si intravede un’oasi di riposo, pace,
tranquillità, serenità, allegria.
Questa volta, finalmente, non si
tratta di un miraggio: le vacanze
tanto sognate sono così vicine
che si può quasi toccarle, anzi,
per alcuni sono già una realtà.
Pieni di speranza e di attesa,
con il massimo vigore ci si lancia
verso di esse, pregustandole, e
preparandosi per assaporarle al
meglio. Tanto entusiasmo non
deve però impedire di mettere
in pratica qualche accorgimento
per poterne sfruttare tutti i benefici. La pelle, in particolare, va
adeguatamente curata per poter
affrontare non solo il suo incontro ravvicinato con il sole, ma
anche essere nutrita e idratata
Per una pelle morbida, elastica,
protetta e rigenerata
Rilastil Olio Elasticizzante è stato specificamente studiato per contrastare la secchezza
e l’anelasticità della pelle, per il trattamento estetico delle cicatrici e come coadiuvante
nella prevenzione delle smagliature in abbinamento a Rilastil Smagliature. Per la
presenza del selezionato complesso di oli vegetali, promuove l’elasticità della pelle,
nutrendola e ristrutturandola. Il complesso vitaminico, ad azione antiossidante,
trofica e lenitiva, la protegge. Privo di oli minerali, conservanti, bioflavonoidi, con
una profumazione non allergenica, clinicamente testato e testato per i metalli pesanti
(Nickel, Cobalto, Cromo, Palladio e Mercurio), è ideale per nutrire la pelle secca e
anelastica ed è adatto anche per la cute sensibile. Da usare dopo il bagno o la doccia
su pelle asciutta o ancora umida oppure come olio da bagno. Il complesso vegetale
contiene: Olio di Argan, Olio di Plukenetia volubilis, Olio di Jojoba, emolliente e
lenitivo, noto sin dall’antichità per medicare scottature e ferite e per la cura di corpo e
capelli; Olio di Crusca di Riso, che ammorbidisce la pelle secca, favorendo i fisiologici
processi di riparazione cutanea. Insaponificabili dell’Olio di Oliva, dalla spiccata
azione protettiva. Completano la formulazione la Vitamina E e la Vitamina F, che
agiscono in sinergia con gli altri componenti. Disponibile in farmacia.
per resistere a vento, salsedine
e climi secchi e mostrarsi nella
sua forma migliore. Sarebbe opportuno scegliere un detergente
delicato, privo di sostanze aggressive che possono renderla
più sensibile e più incline alle
irritazioni. Uno scrub periodico,
eseguito anche con un semplice
guanto di loofa, aiuta a eliminare le cellule morte, favorendo il
ricambio cellulare e rendendola
più liscia.
CURE E COCCOLE
PER LA PELLE
Ogni giorno, dopo la doccia, è
poi fondamentale applicare con
un dolce massaggio un prodotto specifico, di ottima qualità,
che aiuti l’epidermide a ripristinare il sottile film idrolipidico
che rappresenta la sua naturale
protezione. La scelta è vasta tra
creme di ogni texture, dotate di
varie proprietà, ma un’idea può
essere quella di optare per i più
moderni oli elasticizzanti. Alcuni di essi svolgono azioni specifiche molto interessanti per
la bellezza e il benessere della
cute: creati per combattere la
mancanza di elasticità tipica
della pelle secca, la rendono
morbida e vellutata e agiscono
anche su cicatrici e smagliature
rendendole meno evidenti. Inoltre si prestano anche per essere
usati come delicati detergenti.
... E TRATTAMENTI
SU MISURA PER I CAPELLI
La stessa attenzione che si riserva al corpo va adottata anche coi
capelli: su di essi il sole batte
senza posa e unito a vento e
salsedine può comprometterne
il colore e l’aspetto, rendendoli
opachi, crespi e difficili da pettinare. Intanto è bene ricordare
che sarebbe consigliabile portarsi in spiaggia una bottiglia
di acqua dolce, con cui sciacquare capelli e corpo dopo il
bagno per eliminare residui di
sale che possono inaridire o irritare i tessuti. Importantissimo
è proteggerli con prodotti che li
difendano dai raggi UV, disponibili in tanti formati, utili anche
per modellare l’acconciatura
anche quando si va al mare, in
barca o sugli scogli. Altrettanto
necessario è non affidarsi al caso
nella scelta dei trattamenti loro
riservati, che devono essere su
misura. Una linea di shampoo,
maschere, balsami e specialità
per lo styling per uso frequente
si fa indispensabile, dato che in
vacanza capita di lavarli anche
tutti i giorni, se non, addirittura, più volte, se ci si concede
bagni di sole e di mare anche
nel pomeriggio. Dunque serve
un detergente che agisca sì in
profondità ma in modo delicato,
rispettando la fibra del capello
e balsami o condizionanti che
restituiscano morbidezza e lucentezza senza appesantire la
chioma. Si può poi alternarlo
con trattamenti indicati a capelli
secchi e aridi, sia per prevenire
che lo diventino, curando così la
loro salute e la loro bellezza con
la prevenzione, sia per intervenire nel caso il vento e il sale abbiano creato qualche problema.
Sono la corona del viso, quindi
è bene ricordarsi sempre di loro,
anche se non danno immediati
segnali della loro sofferenza.
Pelle e capelli vanno
adeguatamente preparati
per l’incontro col sole
Capelli sani, belli,
luminosi e vitali
Kuractive, consapevole che un
capello sano è un capello bello,
presenta il Percorso Salute Capelli,
ricco di specialità dedicate ad
ogni tipo di capello, a partire dagli
shampoo, passando per la maschere
e i condizionanti. Alcuni sono
particolarmente indicati per l’estate,
come il Trattamento Uso Frequente,
visto che è facile in vacanza lavarsi
i capelli anche tutti i giorni. Ne
fanno parte lo Shampoo Neutro,
che protegge e rispetta i capelli, il
Balsamo alla Vitamina B5, che li
nutre e li lascia morbidi e luminosi e
il Condizionante Rivitalizzante Spray
Neutro senza risciacquo, che non li
appesantisce. Il Trattamento Capelli
Secchi e Aridi è perfetto per idratare e
nutrire la fibra capillare danneggiata
da trattamenti aggressivi a fattori
ambientali. Comprende lo Shampoo
alla Cheratina, che ridona morbidezza,
forza e lucentezza, la Maschera alla
Cheratina, con effetto anticrespo,
che rivitalizza la chioma rendendola
facile da pettinare, il Condizionante
Rivitalizzante Spray alla Cheratina
senza risciacquo che grazie alla sua
formula ha effetto anticrespo e regala
ai capelli morbidezza e volume. Il
Trattamento Capelli Fini e Delicati
offre lo shampoo al Collagene, ad
azione rinforzante, la Maschera alle
Proteine della Seta, che regala vitalità
ai capelli che subiscono ogni giorno
l’azione nociva dei fattori ambientali,
con effetto lisciante, il Condizionante
Rivitalizzante Spray al Collagene senza
risciacquo che regala un impagabile
setosità. I prodotti Kuractive,
distribuiti da Hoana S.r.l., si trovano
in farmacia e profumeria.
www.kuractive.it
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PELLE E CAPELLI AL SOLE
I raggi solari donano un bel colorito alla pelle ed inoltre hanno effetti benefici sull’organismo
Troppa confidenza fa scappar la riverenza
Con il sole si può essere amici, ma non troppo: bisognerebbe averne anche un po’ timore, rispettando norme opportune
con il sole, seguendo facili regole: mai esporsi nelle ore centrali
della giornata; tener conto che i
raggi UV attraversano facilmente
nuvole, tela e paglia di ombrelloni e coperture; rammentare
che il sole agisce sulla pelle
ogni volta in cui si è all’aperto,
facendo shopping, passeggiate,
gite, escursioni o attività sportive, in città, al mare, ai laghi
o in montagna. Particolare attenzione va riservata ai bambini (i neonati non dovrebbero
nemmeno essere esposti) dato
che si sommano le condizioni di
Ci si può scottare
tutte le volte
che si è all’aria
aperta, non solo
in spiaggia
Q
uasi non sembra vero,
ma è davvero vicino,
più o meno, il momento di concedersi al
caldo abbraccio del sole, senza
pensieri, con un buon libro o
semplicemente sgombrando
la mente grazie alla suadente
musica della risacca. L’ambizione è, oltre a rilassarsi,
anche conquistare una bella
abbronzatura: in effetti un
bel colorito mette in risalto il
colore degli occhi, minimizza
i difetti, ridefinisce la figura
e dona un aspetto sano.
Inoltre i raggi solari favoriscono la sintesi della vitamina D,
indispensabile per fissare il
Calcio alle ossa e sono utili per
attenuare i sintomi di alcune
malattie dermatologiche. Non
bisogna mai dimenticare, però,
che non si ha a che fare con
qualcosa di innocente: i raggi
solari sono infatti radiazioni
alle quali bisogna sottoporsi
con cautela, per non essere vittime di scottature (quelle gravi
subìte nell’infanzia, va ricordato,
possono modificare il DNA delle
cellule e trasformarsi in patologie gravi), ed eritemi, che oltre
a provocare dolore, mettono a
rischio la salute della pelle. Una
delle manifestazioni che si possono verificare in conseguenza
di un’errata o eccessiva esposizione è la modifica di colore,
forma, dimensioni e aspetto
dei nei, che sono comunque
formazioni benigne. È prudente
chiedere consiglio al dermatologo, che saprà elaborare una
loro “mappatura”, in modo da
rilevare, nelle successive visite,
eventuali cambiamenti. Oggi
esiste anche un modo pratico e
veloce per controllarli, una app,
creata nell’ambito di un’importante iniziativa a favore di un
corretto atteggiamento verso il
sole, che permette di fotografarli
e di creare una sorta di archivio
per “tenerli d’occhio”.
CONSIGLI PRATICI
La cosa più importante resta
instaurare un rapporto corretto
Prevenire
il fotoinvecchiamento
Il sole ha effetti benefici sull’organismo ma, se l’esposizione avviene senza cautela, può non solo creare
danni anche seri, ma determinare inoltre la comparsa
di alcuni inestetismi come macchie, rossori e rughe:
questi segni si manifestano infatti non solo con l’età,
ma anche quando la pelle è sottoposta a uno stress
prolungato come quello provocato da un’errata,
eccessiva esposizione ai raggi solari. “Tutto questo
prende il nome di fotoinvecchiamento”, afferma il
dott. Fioravanti, Medico estetico del centro di medicina e chirurgia estetica Hospitadella. Esistono
però delle regole che permettono, se rispettate, di
potersi abbronzare tranquillamente senza danneggiare la pelle. “Per una corretta prevenzione” precisa
il dott. Fioravanti “è consigliabile evitare il sole negli orari centrali della giornata perché i raggi sono
più intensi. Inoltre, è importante ricordarsi che da
15 a 30 minuti prima di andare all’aperto, bisogna
applicare una protezione solare ad ampio spettro
che fornisca protezione sia da UVA che da UVB. E’
consigliabile scegliere una crema solare con un fattore di protezione solare (SPF) adeguato al proprio
tipo, ma comunque alta nei primi giorni e applicarla ogni due ore, o più spesso se si nuota o si suda”.
Alcuni trattamenti estetici possono inoltre aiutare
l’epidermide ad affrontare l’esposizione solare. “Nei
due mesi precedenti all’esposizione solare, spiega il
dott. Fioravanti “è possibile sottoporsi a un ciclo di
biorivitalizzazione cutanea con acido ialuronico, che
ha un’azione antiossidante e idratante”.
Per saperne di più si può consultare il sito
www.hospitadella.it
rischio: il loro sistema di produzione della melanina non è ancora “perfezionato”, così come
l’equilibrio del film idrolipidico,
ed inoltre trascorrono molto più
tempo degli adulti all’aperto
per via dei giochi. Per trovare
la protezione più adatta si può
individuare il proprio fototipo,
ma i primi giorni di esposizione
è sempre meglio che l’SPF sia
alto, dato che la pelle è del tutto indifesa, e utilizzarlo anche
per tutte le zone maggiormente
a rischio, perché molto esposte
(naso, nuca, orecchie, dorso dei
piedi e delle mani) o più sensibili perché sempre coperte
(seno, glutei, ventre, schiena,
parte posteriore delle gambe).
Volendo, si può anche provare un
trattamento che prepari la pelle
al suo incontro col sole, attuabile presso centri specializzati.
Consigli sotto il sole con “Benvenuto sole”
Continua nel 2014 l’attività di Benvenuto Sole, il progetto educativo promosso dai solari
Eau Thermale Avène, che da più di 10 anni è promotore di informazione e consapevolezza sul problema della corretta fotoprotezione. E’ stata aggiornata e migliorata la
APP “Occhio ai nei”, che permette di monitorare in modo semplice i nei che possono
considerarsi sospetti. I nei, che sono benigni, vanno tenuti d’occhio se cambiano aspetto,
forma, dimensione, colore, perché potrebbero in quel caso mutarsi, a volte, in formazioni
non innocue. Questa APP si è rivelata così utile da ottenere l’egida di AIDA, l’Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali. Naturalmente è sempre necessaria la visita
del dermatologo, indispensabile per una corretta valutazione e diagnosi dei nei. L’APP,
disponibile su Google Star e App Store, contiene sezioni informative per monitorare
l’eventuale cambiamento dei nei secondo la regola ABCDE (Asimmetria, Bordi irregolari,
Colore non omogeneo, Dimensione notevole, Evoluzione) e la funzione “Diario” per
scattare e archiviare foto dei nei divisi per settore corporeo. Sul sito www.benevenutosole.it si possono trovare tutte le informazioni sugli effetti delle radiazioni solari sulla
pelle e sulla fotoprotezione, con contributi di dermatologi e pediatri, test per verificare
il proprio fototipo e la correttezza dei propri comportamenti al sole. Forte attenzione
è dedicata anche alla necessità di proteggersi tutte le volte che si è all’aria aperta, per
passeggiate, giochi, sport e non solo quando ci si espone “ufficialmente” al sole.
www.avene.it
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VACANZE SERENE
Per vivere al meglio il meritato periodo di riposo estivo sono necessari alcuni semplici accorgimenti
Al bando alcuni piccoli e
spiacevoli inconvenienti
Qualsiasi sia la meta, sarebbe consigliabile conoscere alcune regole
su come affrontare alcuni incidenti banali, ma frequenti
È
finalmente tempo di
vacanze. Generalmente chi parte per mete
esotiche si informa
sui rischi per la salute, prepara una specie di valigetta
del pronto soccorso e spesso
stipula anche una polizza sanitaria per tutta la famiglia.
Chi resta in Italia o in Europa, non mette il più delle
volte in valigia neppure un
paio di cerotti, pensando che
c’è sempre una farmacia dietro l’angolo.
Non è invece mai consigliabile
partire del tutto sprovveduti,
specialmente se si hanno dei
bambini, se si pratica sport e
se si fanno vacanze particolari, come in barca o il trekking
in montagna. Sarebbe sempre
opportuno conoscere alcune
piccole regole e portare con sé
l’essenziale per fronteggiare
nell’immediato i più frequenti
incedenti, banali di sicuro, ma
che potrebbero rovinare, anche
se per poco tempo, il periodo di
meritato riposo. Vale un esem-
Un’ortesi morbida per
alleviare i dolori articolari
alla base del pollice
Per aiutare ad alleviare i dolori articolari alla base del
pollice causati dall’artrosi, limitando le micro mobilizzazioni passive traumatiche, Epitact® ha studiato
e messo a punto l’Ortesi Propriocettiva Flessibile
Epithelium Flex®. Realizzata in gel di silicone e tessuto in poliammide ed elastan, Epitact® Ortesi propriocettiva è sottile e discreta e, contrariamente alle
ortesi rigide, consente di conservare la totale funzionalità della mano durante la giornata. Agisce su tre
fattori complementari: mantiene il pollice in posizione di riposo donando sollievo dal dolore; assorbe
le micro-mobilizzazioni traumatizzanti limitando
così gli attacchi infiammatori dolorosi e mantiene
il calore locale con un prezioso effetto antalgico,
grazie alle proprietà del suo tessuto e del suo tirante in silicone. L’Ortesi Propriocettiva Epitact®non
è composta da nessun elemento aggressivo che rischierebbe di danneggiare gli indumenti e permette
di continuare ad indossare accessori come orologi e
gioielli senza alcun fastidio. Inoltre è anche semplice da posizionare: basta infatti infilare l’ortesi sulla
mano, facendo scivolare il pollice in posizione, con
la cucitura più o meno al centro sulla parte interna
della mano. Epitact® Ortesi propriocettiva è riutilizzabile in quanto è lavabile in lavatrice a 40°, grazie al sacchetto per il lavaggio fornito in dotazione.
L’ortesi esiste in due versioni, per mano destra e per
mano sinistra ed in diverse taglie. Per scegliere la
taglia più adatta misurare la circonferenza del polso.
Distribuita da QualiFarma s.r.l..
È in vendita in farmacia, parafarmacia e nelle migliori ortopedie.
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oppure telefonare al numero 0523/803026
pio per tutti: l’antistaminico
topico, cioè la pomata contro il
prurito che assale sempre dopo
la puntura di un insetto.
AFFRONTARLI
IN MODO CORRETTO
Nella hit parade degli incidenti
ci sono sempre loro: contusioni
e strappi muscolari. Capitano
ovunque, al mare come in montagna, al lago come in campagna. In particolare gli eventi
più comuni sono le contusioni,
spesso provocate dalla distrazione o dall’inesperienza. A
seconda di come si cade o si
sbatte, le contusioni possono
essere a carico di diverse parti del corpo, anche se le più
frequenti riguardano le gambe.
Per un effetto antidolorifico e
antinfiammatorio si dovrebbe
È necessario
ricordarsi
di portare sempre
con sé la propria
tessera sanitaria
applicare sulla parte dolente
subito qualcosa di freddo, in
seguito una pomata che faciliti
il riassorbimento dell’ematoma
e se c’è dolore assumere un antinfiammatorio non steroideo.
Naturalmente se il dolore non
diminuisce nell’arco di qualche ora, nonostante i farmaci,
è bene rivolgersi a un medico.
Gli strappi muscolari, invece,
sono uno degli incidenti più
frequenti nei primi giorni di
vacanza, infatti colpiscono
specialmente chi per l’entusiasmo non “ascolta” la stanchezza e pur percependo una
sensazione di dolore muscolare
continua a praticare l’attività
fisica. L’ideale sarebbe fermarsi, rimanere un paio di giorni
a riposo e fare degli impacchi
freddi sulla zona dolente, in
genere le gambe. E invece non
ascoltando i segnali che lancia
il corpo, le fibre muscolari vengono sottoposte a uno sforzo
eccessivo, si rompono e compare con un dolore molto intenso che rende penoso anche
il minimo movimento. Anche in
questo caso va applicato subito qualcosa di freddo, bisogna
mettersi a riposo con la parte
dolorante sollevata rispetto al
resto del corpo,continuando ad
applicare più volte al giorno il
freddo che aiuta a ridurre l’ematoma che si forma in seguito
allo strappo. Si può assumere
eventualmente anche un farmaco antinfiammatorio non
steroideo, per 2-3 giorni, per
diminuire lo stato di infiammazione.
INCONTRI POCO PIACEVOLI
Mettono ogni anno a rischio la
serenità delle vacanze a diverse migliaia di italiani, seppure
temporaneamente, anche le
punture di api, vespe e calabroni e gli sgraditi incontri
con le meduse. Generalmente
le punture di questi insetti
non procurano gravi problemi
e anche se sono sempre molto
dolorose, tutto si risolve con
sintomi locali come edema,
prurito e arrossamento, ma a
patto di intervenire in modo
opportuno. Infatti dopo avere
verificato se sia presente nella pelle il pungiglione e in tal
caso averlo estratto delicatamente con una pinzetta per
evitare di spremerlo e aumentare la secrezione del veleno
ancora presente nell’apparato
velenifero, va applicato subito
del freddo anche mettendo la
parte sotto acqua corrente. In
seguito va impiegata un’apposita pomata a base di antistaminici per alleviare il prurito
e l’arrossamento. Le punture
però possono diventare pericolose se colpiscono zone del
corpo particolarmente delicate, come labbra, occhi, gola o
testa, oppure nel caso di più
punture contemporaneamente o qualora si sia allergici al
loro veleno: in tutti questi casi
bisogna recarsi il prima possibile a un pronto soccorso. Per
quanto invece riguarda le meduse, il contatto con i loro ten-
UradermMed:
il Gel Freddo che riduce il dolore
UradermMed Polar Frost® Gel Freddo è un preparato del tutto innovativo nell’ambito della gestione dei dolori sia di natura muscolare sia acuti o cronici, nonché
delle lesioni legate allo sport. Grazie ai suoi ingredienti attivi naturali come il
Mentolo e l’Aloe Vera, UradermMed Gel Freddo offre i benefici della crioterapia
tradizionale. Il Mentolo, infatti, di cui i farmacologi ben conoscono da anni l’effetto
raffreddante a lunga durata, permette al gel Polar Frost di ridurre la temperatura
della pelle di 5-6 °C per 2-4 ore senza rischio di reazioni o principi di congelamento, consentendo così di sfruttare le caratteristiche e i benefici del freddo a
lungo e finché necessario. Con la conseguenza che attraverso la vasocostrizione
si riduce il sanguinamento sottocutaneo e la produzione di sostanze che causano
infiammazione, si previene il gonfiore e la pressione interna contro i recettori
del dolore e si restringe l’area del trauma, oltre ad ottenere un azione di sollievo
dal dolore. L’Aloe Vera, invece, sostiene e potenzia gli effetti di UradermMed Gel
Freddo grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, idratanti e di rinnovamento
cellulare e permette di mantenere la pelle idratata e morbida. UradermMed Gel
Freddo a base di sostanze naturali, è di semplice utilizzo: per approfittare appieno
delle sue proprietà è sufficiente applicarne uno strato sottile sulla parte dolente
e ripetere dopo 5 minuti l’applicazione. Il trattamento va ripetuto ogni tre ore
fino a 4 volte al giorno per 3-5 giorni consecutivi . UradermMed Polar Frost® è un
dispositivo medico CE.
Per maggiori informazioni: www.uraderm.it
tacoli provoca una sensazione
dolorosa di bruciore intenso,
cui segue un arrossamento
con a volte anche vescicole e
bolle. La parte colpita va prima lavata con acqua marina
senza strofinare e poi si dovrebbe applicare un impacco
di ammoniaca o di aceto. Se
l’infiammazione è intensa e
il dolore non si è calmato si
può utilizzare una pomata al
cortisone. Quando le lesioni
sono al viso o al collo, o sono
molto estese, o si hanno anche
disturbi generali, è meglio però
rivolgersi a un medico.
DA NON SCORDARE
In vacanza è sempre bene ave-
Prima di partire
è consigliabile
preparare un elenco
dei farmaci
da portare con sé
re con sé la propria tessera sanitaria, perché è il documento
utile per poter accedere alle
cure con il Servizio Sanitario
Nazionale. Chi soffre di particolari malattie inoltre deve
portare anche in vacanza un
certificato del suo medico,
dov‘è riportata la diagnosi
della malattia, le cure in corso
e quelle da effettuare in caso
di emergenza. È poi consigliabile ricordarsi di portare una
scorta, per i primi giorni, dei
medicinali con ricetta che vengono abitualmente assunti, le
ricette preparate dal proprio
medico di famiglia relative
sempre a questi medicinali
ed anche i dispositivi medici
esterni quali tutori e ortesi
che si utilizzano di solito per
alleviare un attacco acuto ad
esempio di artrosi. Il certificato con la relazione relativa alla
propria malattia e l’elenco dei
farmaci che vengono assunti,
sono utili qualora subentri la
necessità imprevista di rivolgersi alla guardia medica, oppure al pronto soccorso.
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BENESSERE MASCHILE
Per affrontare in modo corretto l’incontinenza urinaria maschile sono necessarie più informazioni
Riconoscerla per migliorare
la quotidianità e vivere meglio
Parlarne apertamente, confrontarsi con gli esperti e adottare alcuni
suggerimenti pratici consentono di gestire l’incontinenza urinaria maschile
caldo. Altrettanto importante
è l’attenzione a tavola: caffé,
alcol e dolcificanti artificiali
possono aumentare il bisogno
di urinare, come anche alcuni
cibi, quali gli alimenti speziati e quelli acidi, ad esempio
gli agrumi. Ma poiché l’effetto
cambia da persona a persona,
ognuno dovrebbe eliminare un
tipo di cibo alla volta per verificare i cambiamenti. Anche
il fumare può aggravare i LUTS
e la tosse che spesso consegue a questo vizio peggiora
ulteriormente la situazione.
Infine è certamente una buo-
D
al 2 al 10 % degli uomini, specialmente
over cinquant’anni,
conosce i segnali
dell’incontinenza urinaria.
Alla sua origine c’è nella
maggior parte dei casi un
problema di prostata un
po’ ingrossata, ma possono
esserci anche altri fattori.
Identificare la causa della
propria situazione è dunque
fondamentale per trovare il
trattamento più indicato,
mentre alcuni semplici e
pratici accorgimenti permettono di affrontarla correttamente nella vita quotidiana
Ancora oggi è certamente la
necessità di avere più informazioni di carattere pratico
su come gestire nella quotidianità i sintomi del basso
tratto delle vie urinarie, definiti con l’acronimo inglese
LUTS (Lower Urinary Tract
symptoms), uno degli aspetti
più sentiti dalla maggior parte degli uomini che ne sono
affetti. Come è emerso da una
importante ricerca internazionale promossa dall’azienda
SCA titolare del brand TENA,
marchio leader del settore, in
diversi Paesi europei. Secondo
gli esperti, una volta effettuata una diagnosi corretta
e identificato il trattamento
adeguato, con una corretta
informazione sull’utilizzo di
prodotti specifici e l’adozione di qualche accorgimento è
infatti possibile fare davvero
molto per migliorare la gestione quotidiana dei Luts a
tutto vantaggio della qualità
della vita.
SUGGERIMENTI
QUOTIDIANI
Innanzitutto per quanto possa sembrare strano, è uno
sbaglio ridurre l’assunzione
di liquidi pensando così di
diminuire il problema. Anzi
tutt’altro, perché quando non
si beve acqua a sufficienza e
cioè circa due litri al giorno,
l’urina diventa più concentrata e questo può comportare
complicanze, come infezioni
vescicali che possono peggiorare la situazione. Non
solo, si rischia anche di disidratarsi, specialmente in
questo periodo dell’anno così
Lo stress può
essere una causa
della debolezza
della vescica
na regola per fronteggiare i
sintomi imparare sia alcune
tecniche di rilassamento,
come gli esercizi respiratori,
il traning autogeno o la meditazione, in quanto tengono
a bada lo stress che può essere una causa della debolezza
della vescica, sia alcuni spe-
Molti uomini
che ne soffrono
perdono
la fiducia
in se stessi
cifici esercizi che rafforzano
la muscolatura del pavimento
pelvico aiutando a controllare
le eventuali perdite di urina.
UN DISAGIO
DA NON SOTTOVALUTARE
Se infatti i LUTS non vengono
affrontati in modo corretto
condizionano lo stile di vita
quotidiano, sia degli uomini
che ne sono affetti sia delle loro compagne. Lo studio
promosso da SCA, ha rilevato
come molti uomini perdano
la fiducia in se stessi, con un
inevitabile effetto sulla loro
qualità della vita. Al contrario
delle donne, più abituate a
parlare dei loro problemi di
salute, gli uomini sono più
riluttanti ad affrontare l’argomento, tendendo ad isolarsi e a modificare il proprio
stile di vita. Lo dimostrano i
dati raccolti dalla studio in
Italia da cui è risultato che 1
uomo su 4 a causa dei LUTS,
ha smesso di svolgere attività
sociali. In particolare gli uomini affetti da LUTS tendono
a modificare radicalmente le
proprie abitudini: smettono
di andare in palestra, evi-
tano di organizzare viaggi
e, addirittura, si astengono
dall’attività sessuale con la
propria partner. Tutto questo
perché i LUTS, oltre a pesare
sull’autostima, possono diventare anche causa di ansia
e di depressione con ripercussioni sul benessere. Inoltre,
soprattutto fra gli uomini
abituati a far valere la propria autorevolezza nella vita
professionale come in famiglia, i LUTS sono vissuti come
‘umilianti’ in quanto minano
la capacità di controllo e di
autonomia.
TENA Men:
la discrezione
progettata
al maschile
L’azienda SCA, titolare
del brand TENA marchio leader del settore,
per dare una risposta alle
problematiche pratiche
legate all’incontinenza
maschile ha studiato specificatamente per l’uomo i
prodotti della linea TENA
Men, in grado di affronatre
il problema con discrezione, efficacia e comodità.
Gli assorbenti TENA Men
con l’innovativo sistema
Maxx Protection Technology trattengono le perdite
di urina in modo ancora
più efficace e sicuro offrendo di conseguenza la
massima tranquillità, ma
all’insegna della totale
discrezione. Inoltre il particolare e nuovo sistema
Odour Control che caratterizza la linea TENA Men,
impedisce la formazione
dei cattivi odori, evitando
così sgradevoli imbarazzi
e garantendo ulteriore discrezione, mentre l’esclusivo materassino a doppio
strato Absorb Tec per la
massima assorbenza e il rivestimento esterno traspirante che permette all’aria
di circolare e aiuta la pelle a
mantenere le sue condizioni naturali, consentono un
eccezionale comodità e un
comfort adeguato. Infine la
presenza sull’assorbente
della striscia adesiva rende
possibile fissarlo in modo
sicuro ai normali slip, permettendo libertà nei movimenti e discrezione. Per
chi invece è alla ricerca di
una soluzione ancora più
pratica è disponibileTENA
Men Protective Underwear.
È un intimo assorbente che
si indossa come la normale biancheria intima che
essendo stato specificatamente ideato per l’uomo garantisce il massimo
della sicurezza e un totale
comfort. Dal design anatomico, TENA Men Protective Underwear grazie al
suo morbido rivestimento
in tessuto elasticizzato è
pratico come la biancheria
tradizionale.
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Mario Giordano partecipa con affetto al dolore
di Giuseppe per la perdita della mamma
Antonietta Trentadue
- Milano, 22 giugno 2014.
I colleghi del TG4 abbracciano l’amico Giuseppe per la scomparsa della mamma
Antonietta Trentadue
- Milano, 22 giugno 2014.
Anna Broggiato e gli amici di Studio Aperto sono vicini a Giuseppe in questo momento di grande dolore per la scomparsa della mamma
Antonietta Trentadue
- Milano, 22 giugno 2014.
Rosanna Ragusa, Lella Confalonieri, Annalisa
Spiezie, i colleghi di Roma e tutti i giornalisti di
News Mediaset, si stringono con affetto a Peppino e alla famiglia Brindisi per la scomparsa della
cara mamma
Antonietta
- Milano, 21 giugno 2014.
Il Direttore Alessandro Banfi e i colleghi del
Tgcom24, si stringono con affetto a Giuseppe
Brindisi per la scomparsa della cara mamma
Antonietta Trentadue
Il Presidente, l’Amministratore Delegato e la
Direzione Generale, unitamente al Consiglio di
Amministrazione dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane partecipano con profondo
dolore all’improvvisa scomparsa di
Donato Valz Gen
- Milano, 21 giugno 2014.
Il Presidente, l’Amministratore Delegato e la
Direzione Generale, unitamente al Consiglio di
Amministrazione di CartaSi SpA, partecipano con
profondo dolore all’improvvisa scomparsa di
Donato Valz Gen
- Milano, 21 giugno 2014.
Il Presidente, l’Amministratore Delegato e la
Direzione Generale, unitamente al Consiglio di
Amministrazione di Oasi SpA, partecipano con
profondo dolore all’improvvisa scomparsa di
Donato Valz Gen
- Milano, 21 giugno 2014.
Valentina e Giuseppe con Isabella ed Eleonora
annunciano la scomparsa del loro caro
Commendator
Luigi Gariboldi
Per informazioni sull’orario della cerimonia funebre telefonare al n. 3381041825.
- Milano, 21 giugno 2014.
Il giorno 20 giugno è mancato
Roberto Montagna
Lo annunciano la moglie Myriam Ferrari, il nipote
Maurizio Montagna con la mamma Fiorella, e la
cara Aurora.- I funerali si svolgeranno presso la
parrocchia di Santa Maria Bianca della Misericordia in piazza San Materno 15, lunedì 23 giugno
alle ore 14.45. - Milano, 21 giugno 2014.
Nel dodicesimo anniversario della sua scomparsa
Alessandro Casagrande
continua a vivere nei nostri cuori.- Lo ricordano i
genitori, le sorelle e i parenti tutti.- Una Messa di
suffragio verrà celebrata giovedì 26 giugno ore
18 chiesa di Sant’Ildefonso, piazza Damiano
Chiesa, Milano.- La famiglia.
- Novate Milanese, 22 giugno 2014.
22 giugno 2012 - 22 giugno 2014
In ricordo di
Giambattista Foglia
Ciao papà, sono passati due anni da quando ci
hai lasciato.- Le tue ragazze ti ricordano, insieme
alla mamma, che hai raggiunto per non lasciarla
sola.- Con tutto l’amore e la riconoscenza del
mondo.- Alberta ed Emanuela.
- Milano, 22 giugno 2014.
1999 - 2014
- Milano, 21 giugno 2014.
Dopo lunga e penosa agonia si è spenta
Romano, Elena, Patrizia e Simona nel salutare
commossi il loro carissimo
Luigia Carzaniga ved. Cugini
Gigi
Ne danno annuncio i figli Umberto e Giorgio con
le nuore Antonella e Arianna.- I funerali si svolgeranno lunedì 23 giugno alle ore 11 presso la
parrocchia di Ognissanti.- Un affettuoso ringraziamento al signor Luigi Aiolfi per la premurosa
assistenza prestata. - Milano, 21 giugno 2014.
si stringono affettuosamente a Valentina e Beppe, Isabella, Eleonora.
- Milano, 21 giugno 2014.
I nipoti Margherita, Marta, Sara e Mattia ed i
bisnipoti Matilde, Matteo, Maria Vittoria, Beatrice
e Lorenzo ricordano con affetto la cara
Luigi Gariboldi
nonna Gina
- Milano, 21 giugno 2014.
La nostra cara mamma
Angela Sala Olivari
ci ha lasciato.- I figli Mariateresa, Giovanna,
Alessandro, i nipoti e i parenti tutti ne danno il
doloroso annuncio.- Il funerale avrà luogo in Lissone lunedì 23 alle ore 15.45 nella chiesa dei
S.S. Pietro e Paolo. - Milano, 21 giugno 2014.
Partecipano al lutto:
– Teresa, Piera, Cesare, Rosa e Nicolò.
– Annamaria e Carlo.
– Alessandro e Giovanna.
– Paolo e Monica.
Emilio Molteni
Ci manchi tanto.- Luisa Daniela Emanuela.
- Milano, 22 giugno 2014.
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Gaetano Speciale con Maria ricorda affettuosamente l’amico
e abbraccia Valentina e Beppe.
- Milano, 21 giugno 2014.
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La ricordano con amore i figli Eleonora, Giovanni
e Piero insieme al carissimo Gilberto Ghinassi.
- Vaglia (FI), 22 giugno 2014.
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carissima sorella e zia
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A MODULO:
PER PAROLA:
- Vaglia (FI), 22 giugno 2014.
La figlia Daniela annuncia con infinita tristezza
la scomparsa dell’amatissimo
Gian Mario Maletto
I funerali avverranno martedì 24 alle 11 nella
chiesa di via Pavoni.
- Milano, 20 giugno 2014.
Caro papà e nonno
Miù
sei stato e continuerai ad essere per noi una guida, un esempio di onestà, passione, generosità
e saggezza.- Ci mancherai tanto.- Daniela Massimo Claudia. - Milano, 20 giugno 2014.
Roberto Conte ricorda ingegno ed equilibrio
del caro
Dott. Fabio Guzzini
- Milano, 21 giugno 2014.
Pietro Bruttini con i colleghi e le ortottiste del
Reparto di Oculistica della Clinica San Carlo partecipa al dolore dei familiari per la scomparsa del
Dott. Fabio Guzzini
- Paderno Dugnano, 20 giugno 2014.
Profondamente colpiti dall’improvvisa scomparsa, Luca Dondoni, Paolo Giordano, Leonardo
Iannacci, Andrea Laffranchi, Mario Luzzatto Fegiz, Andrea Spinelli, Marinella Venegoni ricordano
Andrea Papalia
- Milano, 21 giugno 2014.
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3
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Puzzles by Pappocom
Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
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LA SOLUZIONE DI IERI
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Estrazioni di sabato 21 giugno 2014
BARI
CAGLIARI
FIRENZE
GENOVA
MILANO
NAPOLI
PALERMO
ROMA
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VENEZIA
NAZIONALE
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Ai 3:
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Ai 5+
- Ai 5 stella:
- Agli 1 stella: 10,00
5,00
Ai 5:
259.367,93 Ai 4 stella: 45.240,00 Agli 0 stella:
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incinta per un errore: medico
1 Rimane
condannato dal tribunale a mantenere il figlio
Inghilterra, sesso con l’allieva minorenne:
2 iscritto nel registro dei molestatori
supersexy sul profilo della polizia:
3 Criminale
oltre 36 mila like in 3 giorni
Cento senatori, tutti con immunità: c’è
4 l’accordo per il nuovo Senato
privata, approvato il decreto: aumenta
5 Copia
la tassa su telefonini e tablet
Criminali sexy
La classifica del tedesco «Bild»
dei fuorilegge, lui e lei, più
affascinanti al mondo. Guarda
Cronaca
Dell’Utri, la cella, i libri
L’ex senatore di FI in carcere
chiede di poter aver più libri o
farà lo sciopero della fame
Roma
Gli Stones
Zona rossa e
grande attesa
per il concerto
di stasera al
Circo Massimo
dei Rolling
Stones
70
Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER CONOSCERE
PER DISTRARSI
Dario Fo, Mika
e San Francesco
Lo spazio
di Parmitano
Torna il grande teatro di
Dario Fo ( foto) con l’opera
più appassionata
dell’autore-attore premio
Nobel. Nato 15 anni fa con il
titolo «Lu Santo Jullare
Francesco» il lavoro sulla
vita del Santo di Assisi è
stato riscritto in una
nuova versione che mette
in luce chiari accostamenti
con la figura di papa
Francesco Bergoglio molto
caro a Dario Fo. Prima che
si alzi il sipario
Fo si confronterà con uno
dei giovani spettatori
presenti: una star
internazionale, il
cantautore anglolibanese
Mika.
Nuovo appuntamento
con il primo format
«web nativo» dedicato ai
ragazzi. Questa settimana,
la conduttrice Anna Maria
Baccaro mostra le nuove
tendenze ed i gusti dei
giovani come l’«Hoverboard
estivo» che è destinato a
essere la nuova moda
sportiva dell’estate.
Poi ancora, gli «Spaghetti
da Nobel» e «un Bruce Lee:
barista» oltre ad un giro
nello «zoo di Zurigo».
Infine, Italia - Inghilterra
simulata al computer e le
prime immagini ed i
racconti spaziali
dell’astronauta italiano
Luca Parmitano (foto).
Francesco lu santo jullare
Rai1, ore 21.25
Next tv
Rai Gulp, ore 23.50
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Crescentini strega
Francesco Scianna
Corse clandestine
guidate da Vin Diesel
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Pietro e Francesca (Francesco
Scianna e Jasmine Trinca) sono
a un mese dal loro matrimonio.
Ma Pietro incontra per caso
Stella (Carolina Crescentini, foto)
e se ne innamora...
Ti amo troppo per dirtelo
Canale 5, ore 21.10
Un agente dell’ Fbi (Paul
Walker) si infiltra nel mondo
della corse clandestine di Los
Angeles. Dominic (Vin Diesel,
foto con Walker) lo prende
sotto la sua ala protettiva.
Fast and Furious
Italia 1, ore 21.10
Leonardo DiCaprio
moderno Romeo
Salvi per miracolo:
le loro storie
Anni 90, Los Angeles.
Leonardo DiCaprio e Claire
Danes sono Romeo e Giulietta
in una rivisitazione moderna
del dramma di Shakespeare.
Regia di Baz Luhrmann.
Romeo + Giulietta
Mtv, ore 21.10
Tra le storie dei «salvi per
miracolo», quella di Antonio
Stufano tornato a camminare
dopo essere caduto nel vano
di un ascensore per quattro
piani.
Alive
Rete 4, ore 21.15
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Corriere della Sera Domenica 22 Giugno 2014
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Film
e programmi
Cercasi lavoro:
truccatrice per morti
Il perditempo Giacomo fa il
badante a un paraplegico
arrogante e cocainomane. Alice
(Nicole Grimaudo) è una
truccatrice che lavora in
un’agenzia di pompe funebri.
Workers - Pronti a tutto
Sky Cinema 1, ore 21.10
Beckinsale: indagini
prima del buio
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"«i˜ -ŽÞ -«œÀÌ Ó «Chi l’ha visto?»
unico argine al calcio
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a cronaca nera unico argine al trionfo dei Mondiali in televisione. La top ten delle trasmissioni più
seguite nella settimana è interamente dominata
dai Mondiali brasiliani, e dunque da Rai1, che beneficia grandemente dell’effetto Fifa nel periodo
della partenza della «bassa stagione» estiva.
Un solo genere sembra resistere al successo del calcio
catodico, ed è rappresentato dall’irrompere del racconto
della cronaca nera. Naturalmente i recenti casi che hanno
catalizzato l’attenzione dei
giornali e dell’opinione
Top & Flop
pubblica hanno dato una
spinta sensibile a questa
La sconfitta di Cesare
tendenza, molto forte soItalia - Costa Rica
prattutto presso il pubblico
femminile. Primo fra tutti,
il clamoroso arresto legato
alla vicenda di Yara Gambirasio, sulla cui tragica storia la tv ha costruito parec«Italia – Costa Rica»:
chie ore di palinsesto. La
15.872.000 spettatori,
trasmissione che meglio
67,2% di share, Rai1, venerdì
ha saputo intercettare l’in20 giugno, ore 18.00. Minuto
teresse diffuso per queste
picco: 69,7% di share, va a
vicende è stata, come semconcludersi il primo tempo
pre, «Chi l’ha visto?», lo
della partita persa da Cesare
storico programma creato
Prandelli (ore 18,40)
all’epoca della Rai3 di Angelo Guglielmi, e da molte
La serie con Jeremy Piven
stagioni affidata al volto di
Mr. Selfridge
Federica Sciarelli. In tempi
di bassi ascolti, Sciarelli ha
avuto la prontezza di andare in onda con uno speciale
già la sera di lunedì, con la
notizia ancora fresca.
«Mr. Selfridge. Trucchi e
Un’ora circa di diretta che è
Inganni»: 650.000
stata seguita da oltre 3 mispettatori, 2,63% di share,
lioni di spettatori, con uno
Rai3, domenica 15 giugno,
share superiore all’ l’11%.
ore 21.06. Minuto picco:
Due giorni più tardi, nel
531.000 spettatori, ha
consueto slot orario del
inizio la serie con Jeremy
Piven
mercoledì sera, «Chi l’ha
visto?» ha raccolto
3.257.000 spettatori, per
uno share del 12,4%. L’audience del programma è tipicamente femminile (oltre 17% di share sulle donne) e anziano (oltre 20% sugli ultra65enni). Nato come un programma destinato a cercare persone scomparse, «Chi l’ha visto?» è diventata la trasmissione che ha fatto della cronaca
nera il suo cavallo di battaglia. (a.g.)
In collaborazione con Massimo Scaglioni,
elaborazione Geca Italia su dati Auditel
Un’agente federale americana
(Kate Beckinsale, foto), in
missione in una base antartica, ha
tre giorni di tempo per risolvere
un caso di omicidio prima che il
sole tramonti per sei mesi.
Whiteout - Incubo bianco
Cinema Energy, ore 21.15
Robert Redford
pazzo di Mia Farrow
Jay Gatsby è stato l’amante della
bella e viziata Daisy Buchanan
(Robert Redford e Mia Farrow,
foto), che ha però sposato un
altro. Gatsby sarà pronto a correre
qualsiasi rischio per riaverla.
Il grande Gatsby
Sky Cinema Classic, ore 21
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Brolin deve incastrare
il gangster Penn
Due poliziotti (Josh Brolin e
Michael Peña) mettono in piedi
una task force segreta per
incastrare il boss mafioso più
temuto di Los Angeles (Sean Penn)
alla fine degli anni Quaranta.
Gangster Squad
Premium Cinema, ore 21.15
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Domenica 22 Giugno 2014 Corriere della Sera
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