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Corriere della sera - 13.07.2014

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DOMENICA 13 LUGLIO 2014 ANNO 139 - N. 165
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mail: [email protected]
Fondato nel 1876
Oggi
Dopo le smentite
L’olimpionico Ian Thorpe
esce allo scoperto: sono gay
Orizzonti
Caro oggetto, ti voglio bene
Affettuosa rivincita delle cose
Roberto Perrone
a pagina 19
Carlo Bordoni e Adriano Favole
nel supplemento
TASSE E IMMIGRAZIONE, I SILENZI DEL GOVERNO
DUE ARGOMENTI
ANCORA TABÙ
Il conflitto
Missili intercettati sulle città. L’Onu chiede un cessate il fuoco, gli europei cercano di mediare. Oltre 150 morti
Una pioggia di razzi da Gaza
Israele: oggi grande attacco
di ANGELO PANEBIANCO
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
9 771120 498008
40 7 1 3>
Padiglione Italia
Si consideri la questione
cruciale delle tasse. È ormai chiaro che con Renzi la
pressione fiscale non scenderà: è anzi già aumentata
e probabilmente aumenterà ancora. E questo nonostante tante voci autorevoli
(si pensi soprattutto a
Bankitalia) da tempo indichino nell’eccesso di tassazione la causa principale
del declino economico del
Paese. Ufficialmente le tasse non possono scendere
perché non lo permettono
i conti dello Stato. È così
solo in parte. Le tasse non
possono scendere anche
per ragioni ideologiche o
culturali.
Nella tradizione della sinistra abbassare le tasse è
di destra, abbassare le tasse suona berlusconiano.
Abbassare le tasse significa
abbassarle a tutti, persino
a quei ceti medi indipendenti, imprenditoriali e
professionali, che la sinistra vive da sempre come i
propri antagonisti sociali
principali. Abbassare le
tasse significa, per la sinistra, «fare regali» a un
mondo che tradizionalmente essa giudica assai
negativamente imputandogli per lo più ogni sorta
di malefatte: dall’evasione
fiscale a comportamenti di
consumo e stili di vita che
essa ha sempre considerato riprovevoli.
Renzi non abbasserà le
tasse semplicemente perché il suo mondo non può
accettarlo ed egli non sembra intenzionato a sfidarlo
su questo punto. Tuttavia,
l’impossibilità per il premier di combattere i tabù
culturali della sinistra in
materia di tassazione potrebbe impedire la ripresa
economica. E, alla fine, costargli il successo.
CONTINUA A PAGINA 30
di DAVIDE FRATTINI
Q
ANSA / MOHAMMED SABER
S
embrano davvero
tanti, non solo in
Italia, quelli che
hanno già venduto
la pelle dell’orso, che
scommettono sul successo
di Renzi, del suo tentativo
di costruire una egemonia,
sua e del suo partito, di
lungo periodo. Costoro vedono correttamente i punti
di forza di questo tentativo
ma ne sottovalutano fragilità e debolezze. La forza di
Renzi, che gli ha attirato
cosi tanti consensi, anche
da destra, sta nella sua
comprovata capacità di sfidare alcune convenzioni,
tic e luoghi comuni della
sinistra. La debolezza (che
potrebbe alla fine portarlo
al fallimento) sta nella sua
arrendevolezza di fronte ad
altre convenzioni e altri
luoghi comuni.
Chi accusa Renzi di essere solo un bluff non vede
quanto sia stato eversivo il
suo attacco frontale ad alcune delle principali cittadelle del potere della sinistra. A cominciare dalla
Cgil. In questo Renzi assomiglia davvero, fatte le debite differenze, a Tony Blair. Come Blair, egli ha sfidato il conservatorismo sindacale, come Blair ha
aggredito centri di potere
che da sempre monopolizzavano il diritto di decidere
cosa fosse, e che identità
dovesse avere, la «sinistra».
Su aspetti non irrilevanti
Renzi sta davvero tentando
di spezzare alcune delle catene (per citare il titolo del
bel libro del giornalista del
Foglio Claudio Cerasa) di
quella parte politica.
Però non è tutto oro
quello che luccica. Renzi è
stato fin qui molto selettivo. Ha colpito certi luoghi
comuni ma si è ben guardato dal metterne in discussione altri.
di GUIDO OLIMPIO
A PAGINA 6
ALLE PAGINE 6 E 7
Renzi: la mia agenda dei mille giorni. Non vivo nel terrore dei mercati
di MARIA TERESA MELI
Alitalia
Giannelli
«I
rima intesa del governo
con i sindacati sul piano
Alitalia, tranne la Cgil, che
si prende tre giorni per
riflettere e consultare i
lavoratori. Etihad contro
la cassa integrazione.
Scendono gli esuberi.
talia commissariata?
Non esiste. Io non vivo
nel terrore dei mercati. L’Italia è più forte delle paure dei
vari osservatori e i dati lo dimostrano: nell’ultimo mese
c’è stato un aumento di oltre
50 mila posti di lavoro». Così il presidente del Consiglio
Matteo Renzi al Corriere. Sui
frondisti contrari alla riforma del Senato, il premier attacca: «Non si rassegnano
all’abolizione dell’indennità. Berlusconi? Finora ha
mantenuto la parola». Poi,
la critica alle banche: «Adesso sono piene di liquidità.
Diano soldi alle aziende, invece di lamentarsi».
A PAGINA 9
ALLE PAGINE 2 E 3
Prima intesa
La Cgil
prende tempo
di ANTONELLA
BACCARO
P
L'ex premier ricorda le parole dette in aula
La verità di Berlusconi
sul processo Ruby
di PAOLA DI CARO
P
rocesso Ruby, Berlusconi si sente innocente e non
può nemmeno immaginare che, se la condanna nei
suoi confronti verrà confermata, per lui potrebbero
aprirsi le porte del carcere. Ritiene uno sfregio la
richiesta avanzata dal procuratore della Corte
d’appello di Milano di confermare i sette anni che gli
sono stati inflitti. Nei suoi pensieri c’è solo l’angoscia
per il verdetto che arriverà forse il 18 luglio, quando si
riunirà la camera di consiglio. E con i fedelissimi il
leader azzurro arriva a rispolverare le carte che
rilasciò il 19 ottobre 2012: quelle carte riportano «la
verità» che ripete e ripeterà in ogni sede.
A PAGINA 5
Il Paese (non la squadra) ha superato la prova Mondiali
C
Caressa,
Bergomi
e il
Mondiale
triste degli
azzurri
Hamas alla guerra psicologica
con il conto alla rovescia in Tv
«Italia commissariata? Non esiste»
Le telecronache di Narciso
travolte da profezie sbagliate
❜❜
Il countdown dell’attacco su Tel Aviv su Al Aqsa, la tv di Hamas
L’intervista «I dissidenti sul Senato? Pensano all’indennità». «I banchieri non ci facciano lezioncine»
di Aldo Grasso
otto e mangiato, non poteva finire
altrimenti Fabio Caressa. Era nel
suo Dna, per dirla alla Caressa. Dopo la
Nazionale azzurra, il grande sconfitto
di questo Mondiale brasiliano è proprio
lui. Sognava di ripetere i fasti di Germania 2006, quando aveva aperto i rubinetti dell’enfasi: «Alza la coppa, capitano! Alzala alta al cielo, capitano, perché
questa è la coppa di tutti gli italiani!
Perché oggi grazie a voi abbiamo vinto
tutti! Alzala alta perché oggi è più bello
essere italiani!». E invece torna scornato. Travolto dalle critiche, più o meno
come un Felipão Scolari.
Risuonano ancora le sue profezie durante la telecronaca di Italia-Uruguay:
«Nessuno è bravo come noi con le spalle
al muro. Noi non molliamo, noi siamo
uinto giorno di guerra
tra Israele e gli islamisti
palestinesi di Hamas. I
morti nella Striscia di Gaza
sono almeno 160 (55 ieri),
l’80 per cento civili: tra loro
donne e bambini. Ieri sera,
l’esercito dello Stato ebraico
ha avvertito gli abitanti della
parte settentrionale dell’enclave di evacuare le case:
«Stiamo preparando un raid
massiccio». L’obiettivo sono
le rampe di lancio dei razzi di
Hamas, nascoste tra le abitazioni: quelli piovuti ieri su
Israele sono stati intercettati.
Fabio Caressa
l’Italia, noi non siamo nati per perdere»; «Questo è il tuo momento Antonio
(Cassano)». E i suoi dialoghi con i protagonisti: «E allora me lo cacci fuori!
L’ha morso ancora! Ma è incredibile!
Per forza che poi (Suarez) ti fanno male
i denti, hai preso l’osso!».
Risuonano ancora le sue gufate durante la telecronaca di Germania-Brasile: «2-0! Porta chiusa in faccia al Brasile! Ma attenzione! Siamo al 24’. E io di
partite strane che erano 2-0 e sembra-
vano finite, ne ho viste tante, Beppe. Attenzione». Com’è andata lo sappiamo.
Vittima del narcisismo, Caressa ha
pensato che i suoi commenti, le battute,
gli incipit paraletterari fossero più interessanti delle partite stesse. Così ha ridotto Beppe Bergomi al ruolo di malinconica spalla: «È vero, Fabio, è vero…».
Così ha cominciato a sciorinare un repertorio di frasi fatte, ma con la prosopopea del cronista di guerra, quel trapassare dal trotto al galoppo del diaframma. Si è impegnato ad accatastare
iperboli, logorroico ed estenuante, a
compiacersi del suo lussureggiante proliferare sintattico dietro cui, forse, si cela solo l’invidia per la naïveté con cui la
moglie Benedetta Parodi affronta i fornelli, il frigorifero e la vita.
Le telecronache di Sky avevano fatto
fare un salto importante a questa singolare pratica retorica, ma ora capitan Caressa le ha trascinate nel protagonismo,
nell’autocompiacimento, nel selfie.
Cotto e mangiato, come un soufflé appena scongelato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma alla fine il Brasile ha vinto
di ALDO CAZZULLO
I
brasiliani potranno anche
antipatizzare con gli argentini, stanotte; tanto più
se all’umiliazione dell’1 a 7 si
aggiungerà quella di vedere i
detestati rivali alzare la Coppa al Maracanà. Ma fin da
ora si può dire che il Mondiale 2014 da loro organizzato sia stato un successo. Dopo mesi di allarmi su scontri
di piazza, scioperi, ritardi, il
Brasile ha dimostrato di essere all’altezza di una grande
manifestazione internazionale; e di saper reagire alla
peggior sconfitta della propria storia calcistica con dignità e anche con humour.
CONTINUA A PAGINA 30
SERVIZI E COMMENTI NELLO SPORT
DA PAGINA 36 A PAGINA 41
2
Primo Piano
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il governo L’intervista
ROMA — Polo viola, jeans, sneakers, il presidente del Consiglio è loquace e sarcastico come
sempre: «Scusi se la ricevo così, ma tanto qui il
sabato mattina non c’è praticamente nessuno».
Lui c’è. Anche perché ha in programma diverse
telefonate con i leader del Pse in vista della «cena
delle nomine», il 16. Poi deve chiamare il presidente ucraino Petro Poroshenko e il premier
spagnolo Mariano Rajoy.
Ha l’aria di uno che ha fatto le ore piccole. Ed
effettivamente è così. Si è svegliato alle cinque del
mattino per leggere il suo livre de chevet, «la mia
lettura quotidiana», lo chiama lui, il libro che ha
sempre sotto mano e che ieri mattina troneggiava
anche sulla sua scrivania: il riassunto del bilancio
dello Stato, voce per voce. Lo compulsa (da solo)
quotidianamente e con Pier
Padoan, Carlo Cottarelli
Da Firenze a Roma Carlo
e i loro rispettivi staff settimanalmente. Lo sa quasi a
memoria. Tanto che l’altro
giorno un funzionario addetto alla spending review è rimasto stupito perché conoA Palazzo Vecchio
sceva l’esatto ammontare di
Matteo Renzi, 39 anni, è
una voce che non gli tornava.
presidente del Consiglio dal
Sulla sua scrivania c’è anche
22 febbraio 2014. La sua
un altro dossier. Ben più agiscalata ai vertici della
le. Glielo ha dato Denis Verpolitica nazionale inizia nel
dini. Allungando lo sguardo,
2009, quando dopo un
nell’attesa che il premier
mandato come presidente
multitasking si occupi della
della Provincia di Firenze,
politica internazionale, saltadecide di correre per
no all’occhio le simulazioni
Palazzo Vecchio nonostante
dei diversi sistemi elettorali.
l’ostracismo della
Si finirà per parlare di ennomenklatura del Partito
trambi i dossier. Non perché
democratico. Vince le
giacciono lì sul suo tavolo,
primarie e le elezioni. Nel
ma perché lui lega la politica
2010 lancia una campagna
italiana e quella europea con
per la «rottamazione» dei
un nodo indissolubile.
dirigenti storici del Pd
Colto l’occhio della giorLe primarie
nalista sul suo tavolo, l’avvio
Alla fine del 2012 sfida il
della conversazione è questo:
segretario del Pd Pier Luigi
«Calcisticamente parlando,
Bersani per la leadership
qualcuno pensa che io sia un
del centrosinistra alle
fantasista, cioè quello che inelezioni 2013. Renzi perde
venta il colpo a sorpresa, o il
le primarie ma le urne non
portiere fortunato, che para i
danno a Bersani la
rigori perché provoca l’avmaggioranza per governare
versario. Non hanno capito
Al governo
che, dal punto di vista ammiA dicembre 2013, mentre
nistrativo, io sono un mediaEnrico Letta è premier,
no (o in termini non calcistiRenzi vince le primarie per
ci, accessibili anche a chi non
la segreteria del Pd,
si interessa di pallone, un
sconfiggendo Gianni
mulo), che su tutti i palloni si
Cuperlo e Pippo Civati. A
mette lì e “butubum-butufebbraio, Letta si dimette e
bum” studia le carte. Ma è
Renzi diventa premier
meglio che non lo abbiano
compreso: così arrivo a fari
spenti lì dove voglio arrivare, con buona pace di
tutti i commentatori e dei professionisti della gufata».
Presidente, lei parla così, ma intanto c’è chi
dice che la troika potrebbe commissariarci.
«Mai e poi mai. È un’ipotesi che non esiste.
Dirò la verità: io non vivo nel terrore dei mercati.
L’Italia è più forte delle paure dei vari osservatori
e i dati lo dimostrano».
Be', tutti i dati, no.
«Ogni giorno ci sono istituti che sfornano
montagne di dati e ognuno legge quelli che vuole. Qualcuno poi si è accorto che nell’ultimo mese c’è stato un aumento di oltre 50 mila posti di
Renzi: il mio gioco da mediano
per cambiare l’Italia e l’Europa
Tanto meglio se c’è chi
non ha capito
come mi muovo
così arrivo a fari spenti
Io maschilista?
Forse lo sono i giudici
che al Csm eleggono
una sola magistrata
lavoro? No, perché, com’è naturale, fa notizia
l’albero che cade e non la foresta che cresce. L’Italia è molto più forte di come si racconta in sede
internazionale: ha un alto debito pubblico, è vero. Ma ha ricchezza privata e se rimette finalmente a posto il fisco, la burocrazia e la giustizia ce la
può fare. Il problema, però, è che la ripresa europea è fragile. Molto fragile. Più del previsto. Il
problema è che la produzione industriale non
segna negativo solo in Italia ma in quasi tutta Europa, a cominciare dalla Germania».
Ma noi abbiamo qualche problemino in più.
Non ha paura dei mercati?
«No. Non mi preoccupano gli investitori internazionali. Al massimo, possono preoccuparmi i frenatori italiani. Ma sono convinto che li
stiamo sconfiggendo ogni giorno di più. Tre anni fa, i mercati segnalarono un “problema Italia”
in Europa. Adesso c’è un problema Europa nel
mondo. Certo, alcuni analisti continuano a dire
che noi non ce la faremo. Ma mi piace pensare
agli esperti di alcune banche che dieci anni fa dicevano che l’Italia sarebbe fallita. In questi dieci
anni sono fallite le banche e nessuno ce l’aveva
annunciato. L’Italia, invece, è sempre qui».
Ma non si può dire va tutto bene, madama la
marchesa.
«D’accordo con lei. Infatti non va tutto bene. È
una situazione difficile, da gestire con grande
responsabilità. Ma essere responsabili non significa essere catastrofisti. Responsabile è chi
quando vede un ostacolo prova a cambiare strada, non chi urla più forte».
Presidente, può assicurare che i bonus verranno confermati anche il prossimo anno?
«Gli 80 euro verranno senz’altro riconfermati.
Stiamo ragionando se sia possibile allargare la
platea, partendo da famiglie, partite Iva, pensionati. Questo non lo sappiamo ancora».
Dipende da quel librone che tiene sulla scrivania?
«Anche e non solo».
Cioè?
«Se noi vogliamo avere la forza di mutare il
modello di politica economica della Ue, basato
tanto sul rigore, e poco sulla crescita, dobbiamo
dimostrare di essere capaci di cambiare prima il
nostro Paese. Ecco perché attribuisco grande
importanza alla riforma del Senato e del Titolo V
della Costituzione, perché simbolicamente significa che la classe politica non ha paura di
cambiare se stessa. E questo le dà l’autorevolezza
di dire, in Italia, che si possono abbassare i tetti
degli stipendi dei manager pubblici e dei magistrati, per fare un esempio, e di spiegare in Europa che è ora di cambiare verso».
A proposito di Italia, sul Senato non avete
ancora convinto tutti.
«Impossibile convincere tutti. Però mi pare
che in Commissione si sia registrato un consenso
più ampio della maggioranza. Ed è la prima volta
che questo accade: non era successo nel 2001,
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
Anche Boldrini e Grasso
abbiano la forza di mettere un tetto
ai compensi dei loro alti funzionari
❜❜
non era successo nel 2006. Certo, sono un po’
stupito. C’è un consenso di quasi tutti sull’impianto. Persino chi mi accusa di autoritarismo riconosce che semplificare i livelli istituzionali, ridurre il potere delle Regioni, superare il bicameralismo perfetto, costituisce un obiettivo condiviso. Ci sono un paio di punti — un paio, non di
più — su cui si è scatenato un dibattito molto duro. In particolar modo sull’articolo 57 che disciplina la composizione del nuovo Senato seguendo il modello tedesco. Mi piacerebbe discutere
sulle grandi questioni del disegno di legge costituzionale. Invece stiamo a discutere se l’elettività
del senatore sia di primo o di secondo livello. A
mio giudizio l’obiettivo dei frondisti non è questo».
Qual è, allora?
«Affermare l’elezione diretta per poter dire che
il Senato deve avere più poteri. Non si rassegnano
all’idea della semplificazione e del fatto che non ci
sia indennità per i senatori. Inoltre, metto nel
conto le resistenze fisiologiche e comprensibili
delle burocrazie. Anche per questo, il risultato
della Commissione è un passaggio straordinario.
E non è che l’inizio. In questa settimana noi abbiamo lavorato su agenda digitale, riforma della
pubblica amministrazione, servizio civile universale, riforma della giustizia: il fatto che voi giornalisti siate più attenti ai sospiri di Mineo, Minzolini e Mucchetti che non a questi provvedimenti, mi sembra più il frutto di un affetto tra colleghi
che di una valutazione di merito».
Venendo al merito: i frondisti dicono anche
che con questa riforma del Senato e con l’Italicum chi vince le elezioni vince tutto e addio democrazia.
«Ho notato come il suo occhio andava a quel
documento che riguarda le simulazioni sulla Camera dei diversi sistemi elettorali sulla base delle
ultime Europee. Ebbene sa quali sono i risultati?
Con il Mattarellum senza lo scorporo, sui 475
collegi uninominali, il centrosinistra ne avrebbe
458, con lo scorporo ne avremmo 438, con il
Mattarellum corretto ne guadagneremmo 504 (e
Grillo ne avrebbe zero), con il Consultellum 340
(perciò avremmo sempre la maggioranza) e gli
stessi con l’Italicum. Quindi, di quale Parlamento
a mia immagine e somiglianza si parla?».
Intanto Grillo prepara il sit in.
«È la cosa che gli riesce meglio. Organizzare
proteste è il suo mestiere. Il mio, invece, è cambiare l’Italia. Vorrà dire che martedì mattina,
mentre si prepara alla 27esima marcia su Roma,
che ormai mi sembra una retromarcia su Roma, e
mentre urla al 42esimo colpo di Stato dall’inizio
della legislatura, gli faremo trovare una puntuale
risposta del Pd — argomento per argomento —
al suo decalogo della settimana scorsa. Alcuni
parlamentari e amministratori 5 stelle sono molto bravi. Spero che abbiano la forza di farsi sentire e non siano zittiti dal blog o espulsi. Le loro
idee ci stanno a cuore, la loro passione non merita di disperdersi in un insulto o in una manife-
140
i giorni trascorsi
da quando Matteo
Renzi è diventato
presidente del
Consiglio. L’incarico
di formare un nuovo
governo gli è stato
affidato da
Napolitano il 17
febbraio. Cinque
giorni dopo,
il giuramento
16
i ministri che
compongono il
governo Renzi:
8 uomini e 8 donne.
L’età media di 47,8
anni lo rende
l’esecutivo più
giovane dell’età
repubblicana: 16
anni in meno
dell’età media
del governo Monti
Emilia-Romagna
Dopo Errani,
Richetti avanza:
«Sono pronto»
Si è tenuta ieri a Bologna la direzione regionale del Pd per decidere le mosse
del partito dopo le dimissioni del presidente della Regione Vasco Errani,
condannato a un anno per falso ideologico. «Vogliamo andare al voto il
prima possibile» ha detto il segretario regionale Stefano Bonaccini, che è
anche membro della segreteria di Matteo Renzi. La riunione di Bologna si è
chiusa con la decisione all’unanimità di istituire una commissione per le
primarie in vista delle prossime elezioni regionali. I possibili candidati pd
intanto lanciano i primi segnali: il deputato renziano Matteo Richetti,
modenese, si è fatto avanti: «Se una parte del partito me lo chiedesse — ha
dichiarato — è un’opzione che sono pronto a valutare». Prudente la risposta
di Bonaccini, anche lui potenzialmente in lizza per il dopo-Errani: «Richetti
è disponibile come sono disponibili ovviamente altri».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
stazione».
Perché tutta questa fretta per il Senato? Per
paura che arrivi prima la sentenza sul caso
Ruby?
«Non la chiami fretta. La chiamo urgenza di
dare agli italiani il messaggio che finalmente si
cambia. Comunque, Forza Italia sta mantenendo
un atteggiamento di grande responsabilità, come
del resto tutti i partiti che hanno votato la riforma. Le vicende giudiziarie di Berlusconi sono slegate dal processo di riforma costituzionale. A dispetto di alcune dichiarazioni di fuoco dei suoi,
Berlusconi fino a questo momento non ha mai
fatto venir meno la sua parola e il suo impegno:
diamo a Cesare quel che è di Cesare».
Sembra che lei stia agendo su due fronti in
contemporanea: la partita italiana e quella europea.
«Sono legate indissolubilmente. Le faccio qualche esempio pratico. Nel piano sblocca Italia c’è
un progetto molto serio sullo sblocco minerario. È
impossibile andare a parlare di energia e ambiente
in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e
l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi
vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom
o di South Stream, quando potrei raddoppiare la
percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40 mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini. È vero: stiamo combattendo su due fronti. Vogliamo restituire autostima all’Italia, ma anche dire che bisogna
cambiare. Ed è per questo che ci siamo impegnati
sulla legge Madia, quella sulla pubblica amministrazione: sarà una vera rivoluzione. Semplificherà e velocizzerà tante cose, migliorando la vita degli italiani e abbattendo i costi. E anche per questo
incontra tante resistenze. Dall’altro verso, vogliamo far capire all’Europa che bisogna imboccare
un’altra strada. Il mio unico cruccio è che non riesco — per colpa mia — a spiegarmi bene su quanto sia importante fare le riforme a casa nostra. I
mille giorni non sono certo un modo per perdere
tempo, ma un progetto di comunicazione organica che consentirà di legare il binomio flessibilitàriforme sia a livello europeo che cittadino».
In Italia, però, c’è chi pensa che lei si stia
muovendo solo per se stesso.
«Non è così. Io vorrei che la classe politica italiana fosse consapevole che ci stiamo giocando
tutto e che questa volta è possibile farcela. Anche
per questo spero che Boldrini e Grasso abbiano la
forza di mettere un tetto a tutti i loro alti funzionari come abbiamo fatto noi con i manager di Stato e
pure con i magistrati».
Tornando all’Europa: come sono i suoi rapporti con Angela Merkel?
«Io la stimo molto. L’ho sentita ieri (l’altro ieri
n.d.r.)».
3
Avete litigato sulla flessibilità?
«Nel senso che io le ho detto che con il Brasile la
Germania era stata poco flessibile e lei mi ha risposto: ci vuole la giusta flessibilità».
In Italia: c’è stata polemica perché Indesit
ha venduto a Whirlpool.
«La considero un’operazione fantastica. Ho
parlato personalmente io con gli americani a Palazzo Chigi. Perché non si attraggono gli investimenti e poi si grida “al lupo”, riscoprendo un’autarchica visione del mondo che pensavamo superata. Noi, se ci riusciamo, vogliamo portare aziende da tutto il mondo a Taranto, come a Termini
Imerese, nel Sulcis, come nel Veneto. Il punto non
è il passaporto, ma il piano industriale. Se hanno
soldi e idee per creare posti di lavoro, gli imprenditori stranieri in Italia sono i benvenuti».
Presidente, la sua querelle con le banche a
che punto è?
«Le banche non hanno più alibi. Patuelli (presidente dell’Associazione bancaria italiana ndr)
che fa la lezioncina all’annuale assemblea dell’Abi
non si può sentire. Ho molto apprezzato la reazione pacata ma tosta di Padoan. Le banche adesso
sono piene di liquidità. Diano i soldi alle aziende,
invece che lamentarsi. Con l’operazione Draghi
non hanno più ragione di lamentarsi, né di met-
❜❜
Su Grillo
Organizzare pro
proteste
è il suo mestiere
Ma alcuni dell’M
dell’M5S
sono molto brav
bravi
❜❜
Su Berlusconi
quel
Dare a Cesare q
che è di Cesare,
finora non ha fa
fatto
venir meno la p
parola
tere in sofferenza i piccoli artigiani, gli imprenditori del Nordest, le partite Iva. Navigano nei soldi,
li spendano, grazie».
Ultimo capitolo, non certo per importanza,
le donne. L’hanno criticata per l’uso strumentale delle suddette nel governo.
«Tanto, una critica in più, una in meno, cosa
vuole che cambi. Preferisco essere criticato perché ci sono molte donne che lavorano in posti di
responsabilità, che non perché siamo i soliti maschilisti. Una donna guida gli Esteri, una la Difesa,
una sta seguendo la riforma costituzionale, una la
riforma della pubblica amministrazione, una la
politica industriale, una il patto per la salute. Le
sembra poco? Preferiva prima? Nel frattempo, abbiamo nominato nelle posizioni di vertice una
donna all’Agenzia delle entrate, una all’Agenzia
digitale, una per i fondi europei, una alla guida
del Legislativo di Palazzo Chigi. Forse i maschilisti sono i giudici che al Csm eleggono una sola
magistrata».
Maria Teresa Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
4
Primo Piano
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Il Parlamento Le scelte
Grillo si appella alla piazza
La trattativa è già in bilico
E Alfano insiste per le preferenze: sarà battaglia
L’agenda
Domani il ddl
a Palazzo Madama
Dopo l’ok in
commissione, il ddl con
la riforma del Senato
approderà domani in
aula a palazzo
Madama. Sono attese
alcune modifiche
Il voto del Pd e le mosse
del leader 5 Stelle
Martedì i senatori pd
voteranno all’interno del
gruppo sul sì alla riforma.
FI potrebbe fare lo stesso.
Sempre martedì Grillo è
atteso a Roma per
protestare contro il ddl
L’esame alla Camera
Il via libera nel 2015
Il testo è atteso a fine
luglio alla Camera, che lo
voterà entro settembre.
Bisognerà poi aspettare 3
mesi per un secondo
esame delle aule. L’ok
finale all’inizio del 2015
ROMA — Beppe Grillo mobilita la piazza contro la riforma del
Senato e del Titolo V (federalismo): l’appuntamento è per martedì alle 11, nei pressi di Palazzo
Madama dove il leader del M5S
attirerà certamente gli obiettivi
delle telecamere mentre in Aula
si consumerà la discussione generale sulla riforma prima delle
votazioni sugli emendamenti che
inizieranno mercoledì.
Non è la prima volta che il comico genovese chiama a raccolta
il popolo grillino in una pubblica
piazza. Stavolta lo fa da Porto Cervo, dove è in vacanza e — scegliendo come data per la manifestazione proprio quella che, ora
più ora meno, avrebbe dovuto
segnare la (ri)apertura del tavolo
con il partito di Renzi — non può
che porre problemi al dialogo avviato con il Pd. Mercoledì, dopo
le assemblee dei parlamentari
democratici e di FI previste per
martedì, l’ala dialogante del M5S
guidata da Luigi Di Maio avrebbe
dovuto infatti incontrare i vice
segretari del Pd Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini per
scandagliare convergenze sulle
possibili modifiche alla legge
elettorale, l’Italicum, già approvata dalla Camera grazie all’asse
di ferro Pd-FI.
«La riforma costituzionale che
approderà in aula lunedì sancirà
la sottomissione della Camera al
governo e un Senato di non eletti», scrive su Facebook la parlamentare grillina Barbara Lezzi
con qualche eccesso di sintesi, visto che la riforma non tocca la Camera. Ma la vera notizia arriva alla fine del messaggio: «Malgrado
le difficoltà del periodo sarebbe
significativo che, chi può, non ci
lasciasse soli e ci raggiungesse a
Roma, martedì 15 alle 11 in piazza Madama. Saremo con Beppe a
La «chiamata»
Manifestazione
martedì. La
parlamentare Barbara
Lezzi: non lasciateci soli
dare voce ai cittadini che non vogliono essere esclusi dalle istituzioni».
Sul luogo della manifestazione
ci sono molti se e molti ma. Pancho Pardi (ex senatore dell’Idv),
MicroMega, Libertà e Giustizia,
Anpi, comitato per la Costituzione e «girotondi» vari si sono prenotati da giorni, ma la questura
ha confermato a tutti gli interessati che la «zona rossa» si estende
fino a piazza delle Cinque Lune
(poco più lontano) dopo che
l’anno scorso un gruppo di manifestanti fece quasi irruzione nell’atrio di Palazzo Madama.
Sul fronte interno al palazzo,
il governo deve affrontare altre
difficoltà. Invitabile la sovrapposizione tra le prime votazioni
sulla riforma del Senato e il dibattito sulla legge elettorale.
L’alleato di governo, Angelino
Alfano (Ncd), preme su due leve
sperando che il meccanismo
non si inceppi: da un lato dice
che «quello della riforma del Senato è l’ultimo treno», dall'altro
annuncia «battaglia sulle preferenze». Il ministro dell’Interno,
poi, aggiunge una ruvida carezza
per il suo ex leader Silvio Berlusconi: «È ridicolo che qualche
partito si opponga al diritto dei
cittadini di scegliere anche i parlamentari». Il Mattinale di FI
non si stanca di ripetere che il
voto degli azzurri sarà compatto
e lo stesso fa, per il Pd, Anna Finocchiaro. Chi poi, tra i democratici, invoca il voto segreto se
la deve vedere con il professore
Stefano Ceccanti che conosce come le sue tasche il regolamento:
«Al Senato, il voto segreto è l’eccezione ed è obbligatorio solo
per voti sulle persone». La controprova? «Nel 2005, con una riforma costituzionale ben più
ampia, quella del centrodestra,
avendo presenti tali norme, nessuno ebbe mai l’idea di chiedere
il voto segreto».
D. Mart.
I quattro
ostacoli
da superare
in Aula
La discussione La riunione
del Senato, lo scorso 9 luglio.
Domani seduta dalle 11 alle
22 (Blow up)
Il «veto» sulla legge di Bilancio
Il ddl approvato in Commissione prevede
che il Senato possa esprimere un veto
sulla legge di bilancio dello Stato. In tal
caso, la Camera può ignorare il verdetto
dei senatori ma solo a patto di coalizzare
la maggioranza assoluta (316 deputati)
La richiesta di Ncd
Ncd chiede che alla Camera, per ribaltare
il verdetto del Senato, basti la
maggioranza semplice (calcolata sui
presenti) oppure che sia istituita una
commissione (21 senatori e 21 deputati)
che in sette giorni riformuli una proposta
Il numero dei deputati
Il ddl licenziato in Commissione non
tocca il numero dei deputati. Ma su
questo punto, esponenti di tutti i partiti
(Pd compreso) si preparano in Aula a
dare battaglia con una serie di
emendamenti che mirano a ridurre a
500 (sono 630) i membri della Camera
L’obiettivo delle «fronde»
Chi sostiene questa posizione è
preoccupato per gli squilibri
nell’elezione del presidente della
Repubblica: la Camera, con il testo
attuale, avrebbe un peso schiacciante
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Il colloquio Il senatore pd: «Io non ho una corrente. E non mi si dica che sono un frenatore perché qui nessuno chiede di bloccare il voto»
Le condizioni per il dialogo di Chiti: cambiamo l’Italicum
Il capofila dei dissidenti sulla riforma:
ma non basta un semplice maquillage
ROMA — «Vediamo se il governo, in
sede di replica in aula, prima del voto
sulla riforma del Senato, avrà la forza di
dire chiaramente al Parlamento come
ha intenzione di modificare l’”Italicum”. Sarebbe un bel gesto nei confronti delle Camere, da parte del presidente
Renzi o del ministro Boschi, perché se
le modifiche alla legge elettorale che è
in cantiere fossero sostanziali e riguardassero soglie di sbarramento, preferenze o collegi, potremmo lavorare certamente in un clima più disteso. Se c’è
un dialogo vero sulla legge elettorale,
vedo un elemento di preoccupazione in
ponesse solo piccole modifiche
sull’Italicum io mi sentirei in forte disagio anche nei confronti della legge elettorale, che non ha bisogno di un semplice maquillage. Se, invece, il dialogo
diventa vero, autentico, il clima può
cambiare. Ecco, vediamo se il governo è
in condizione di dare questo chiarimento in aula, magari martedì o mercoledì in sede di replica. E non mi si dica
che sono un frenatore perché qui nessuno chiede di bloccare il voto sulla riforma».
Non è un capriccio da prima donna
del Parlamento quello di voler capire, in
anticipo sul varo della riforma del Senato, quali saranno poi le regole elettorali:
«Perché — osserva Chiti andando al
punto, con un occhio rivolto anche alle
reazioni della parte del Pd più legata a
Pierluigi Bersani — se alla fine avessimo una Camera di nominati e un Senato di eletti dai consiglieri regionali, dopo eterne mediazioni e inciuci fuori e
dentro le maggioranze regionali,
avremmo fatto proprio un bel capolavoro di democrazia».
I punti sui quali Chiti chiede al governo di svelare le carte in aula sono sostanzialmente tre. Le soglie di sbarramento: «Ne restano tre — al 4,5% (partiti coalizzati), all’8% (non coalizzati) e
al 12 % (per le coalizioni) — oppure si fa
come in Germania con un’unica soglia
al 4-5%?». La scelta dei parlamentari:
«Restano le liste bloccate oppure si va
verso le preferenze o i collegi uninominali?». Le multicandidature che tanto
piacciono ad Alfano: «Si cancellano oppure no?».
Il segretario leghista in Sicilia
❜❜
Lo sbarramento
«Sulla modifica delle tre
soglie non mi faccio
illusioni: su quel testo
c’è la firma di Verdini»
meno sugli equilibri generali...». Fino a
cambiare idea sul testo del nuovo Senato, che riduce di due terzi i senatori, per
giunta eletti in via indiretta dai consigli
regionali? «No, questo non me lo potete
chiedere a queste condizioni date...».
Al senatore democratico Vannino
Chiti, considerato a torto o a ragione il
capo dei non allineati sulla riforma del
Senato, piace parlare al singolare: «Io
non ho una corrente, c’è un’analisi condivisa tra molti parlamentari sui mali di
questa riforma che non va, su diversi
punti». Per cui l’appello lanciato al governo dall’ex ministro — definito a più
riprese dai lealisti del Pd come «guastatore», «frenatore», «rosicone», «gufo» e
via dicendo — porta in calce esclusivamente la sua firma: «Se il governo pro-
Il deputato e il dono a Salvini: ricorda, siamo tutti migranti
«Siamo tutti migranti». Il deputato di Sel Erasmo Palazzotto
ha accolto Matteo Salvini davanti al Cara di Mineo con un
dono simbolico: la copertina della Domenica del Corriere del
1906 dedicata al naufragio della nave Sirio, diretta in
America, in cui persero la vita centinaia di migranti italiani
(Ansa)
Chi è
La formazione
Vannino Chiti, 66 anni,
senatore pd, è il
capofila della fronda
pd ostile all’attuale
testo di riforma del
Senato. Laureato in
filosofia, ha un
passato nel Pci-PdsDs
Amministratore
È stato sindaco di
Pistoia, la sua città, dal
1982 al 1985.
Governatore della
Toscana dal 1992 al
2000, per tre anni a
capo della Conferenza
delle Regioni italiane
Al governo
Nell 2000, con il
governo Amato, è
sottosegretario alla
presidenza del
Consiglio. Ministro per
i Rapporti con il
Parlamento (20062008) nel II governo
Prodi e vicepresidente
del Senato della
Repubblica dal 2008
al marzo 2013
(Imagoeconomica)
Sul primo punto, le soglie, Chiti non
si fa grandi illusioni: «Ritoccheranno
qualcosa ma ne lasceranno tre perché
su questa riforma ha messo la firma Denis Verdini (l’uomo della trattativa per
conto di Forza Italia, ndr): lui, con tutte
queste soglie, è convinto di riacchiappare Casini e Quagliariello ma lo sforzo
è inutile perché loro già stanno pensando di tornare a casa, da Berlusconi». Sugli altri punti si vedrà: «Ma è certo che
con una risposta aperta del governo si
fissano le premesse per convergere sulla legge elettorale della Camera anche
se poi rimane un dissenso forte sulla riforma costituzionale».
Dunque, il percorso proposto da Chiti è questo: domani e martedì discussione generale sulla riforma del Senato,
mercoledì in sede di replica comunica-
❜❜
Sul voto segreto
«Non mi si parli di voto
segreto,
in questa battaglia
io ci metto la faccia»
zioni del governo sulla legge elettorale
per poi procedere alle votazioni sulla riforma costituzionale da chiudere in prima lettura entro luglio. Con una variante che potrebbe piacere molto anche al
premier Renzi: «Se anche venisse approvata la mia riforma del Senato, che
io reputo più giusta e funzionale, inserirei tra le norme transitorie l’obbligo di
svolgere in ogni caso il referendum
confermativo perché noi siamo un Parlamento di delegittimati eletti con il
Porcellum...Quindi, anche se non ho
potuto approfondire l’argomento a livello di regolamento, non mi si parli di
voto segreto in aula. Io in questa battaglia ci metto la faccia».
Dino Martirano
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
5
Le carte Il leader cita la memoria presentata in aula nel 2012
Ruby, la verità di Berlusconi:
cene eleganti e spettacoli,
ma mai nulla di scandaloso
«Parlavo di tutto: politica, cinema e gossip»
Chi vota per il Colle
Il testo che approderà in Aula,
prevede che il presidente della
Repubblica sia votato da 730
elettori: 630 deputati e 100
senatori. Il governo non vuole
andare oltre. La maggioranza
assoluta scatta al nono scrutinio
e non più al quarto
Il ricorso agli eurodeputati
Un fronte trasversale vuole
estendere la platea dei grandi
elettori, magari agli eurodeputati
italiani (attualmente sono 73)
L’immunità per senatori e deputati
Nonostante il dibattito su questo
punto abbia registrato toni accesi,
il testo del ddl ha confermato
l’immunità per i senatori e i deputati.
In aula le cose potrebbero cambiare
Le alternative
C’è chi propone di mantenere
l’immunità solo per l’insindacabilità
dei voti e delle opinioni espresse.
Spingono in questa direzione i 5
Stelle, Sel, i pd che fanno riferimento a
Chiti. Contrari Ncd e FI. Il governo non
esclude di accontentare le «fronde»
214
i senatori necessari per garantire una maggioranza
qualificata (i 2/3 dell’aula) al ddl che contiene la
riforma del Senato: una soglia che eviterebbe al testo
di essere sottoposto a referendum popolare. Secondo
gli ultimi calcoli, il ddl potrebbe passare con 204 voti
(92 del Pd, 49 di FI, 8 di Per l’Italia, 7 di Sc, 15 della
Lega Nord e 33 di Ncd in Senato). Tra i contrari, 16 del
Pd, 10 di FI, 40 del M5S, 14 ex M5S e 7 di Sel
ROMA — Non può accettarlo e non lo
accetta. Per lui la condanna al processo
Ruby è una ferita che ancora sanguina, e
non si rimargina. E la richiesta del Procuratore della Corte d’Appello di Milano
di confermare i sette anni che gli sono
stati inflitti in primo grado, è uno sfregio. Perché Silvio Berlusconi si sente innocente, e non può nemmeno immaginare che, se la condanna verrà confermata, per lui potrebbero già aprirsi le
porte del carcere.
Così con gli amici più cari, il giorno
dopo la richiesta del Pg, è un fiume in
piena. Non ci sono riforme, frondisti,
partito, futuro di Forza Italia nei suoi
pensieri. Ma solo e soltanto l’angoscia
per il verdetto che arriverà forse già il 18
luglio, quando si riunirà la camera di
consiglio. E con i fedelissimi, il leader
azzurro arriva a rispolverare le carte con
lo stenografico della sua lunga deposizione spontanea, che rilasciò in Tribunale nell’udienza del 19 ottobre del
2012, nella quale ripercorreva passo dopo passo i fatti di 4 anni fa che gli cambiarono la vita, dando un colpo irreparabile alla sua vita politica. Quelle che
riportano «la mia verità», che ripete e
ripeterà in ogni sede.
Ai giudici, Berlusconi dava la sua versione di cosa fossero davvero quelle che
lui definisce «cene eleganti» e le cronache «Bunga Bunga»: «Io parlavo di tutto, al centro di un grande tavolo: di politica, di sport, di cinema, di televisione,
di gossip», tra battute e canzoni, accompagnate dall’allora fedele menestrello Apicella. Certo, le sue ospiti «dopo la cena, alcune volte, organizzavano
nel teatro della residenza degli spettacoli con musica e costumi», che non
avevano però «alcunché di volgare e
scandaloso». Mai dunque si svolsero
«scene di tipo sessuale imbarazzanti».
Insomma, continua tra i ricordi e la
lettura delle carte Berlusconi, «è evidente che non avevo alcun interesse a
chiedere alla Questura comportamenti
Le inchieste
Condanna in primo grado:
sette anni e interdizione
1
Nel processo Ruby, Silvio
Berlusconi è stato condannato
il 24 giugno 2013 a sette anni
di reclusione e all’interdizione
perpetua dai pubblici uffici. Le
accuse: favoreggiamento della
prostituzione minorile e
concussione. La difesa dell’ex
premier ha fatto ricorso in
appello
Il pg del processo d’appello:
sentenza severa ma giusta
2
Il processo di appello sul caso
Ruby è iniziato il 20 giugno
2014. La sentenza è attesa per
il 18 luglio. La Procura generale
ha chiesto di confermare la
condanna a sette anni: «Una
sentenza severa ma giusta» ha
spiegato l’accusa. La replica dei
legali dell’ex premier: «Difeso
un verdetto indifendibile»
L’inchiesta di Bari
sulle feste con le ragazze
3
A Bari intanto è aperta
un’ inchiesta sulle feste con le
ragazze organizzate nelle
residenze dell’ex premier. La
Procura ha chiesto il rinvio a
giudizio per Berlusconi. Il leader
di FI è accusato di aver pagato
Gianpaolo Tarantini affinché
non raccontasse ai giudici cosa
accadeva durante le feste
diversi da quelli previsti dalla legge»,
quelli che gli sono costati 5 anni di condanna per concussione. Alla Questura
infatti «mi sono limitato a dare e a chiedere con assoluta gentilezza una semplice informazione». E questo perché
non c’era nulla da nascondere: «La mia
vita privata è sempre stata oggetto di
una spasmodica e quasi maniacale attenzione mediatica», e dei suoi ospiti
«si è parlato, scritto e disquisito largamente», anche prima che il caso Ruby
scoppiasse. Di più. Berlusconi ricorda
che la sua condotta, anche dopo il fermo di Ruby in Questura, non cambiò di
un millimetro, proprio perché «non ho
mai pensato che alcunché dovesse essere coperto da segretezza». Ecco perché
non c’è alcun motivo di «collegare la
mia telefonata del 27 maggio in Questura al timore che Ruby potesse raccontare qualcosa di segreto o scandaloso su
queste serate».
Detto, nella deposizione e agli amici,
come conobbe Ruby — lei accompagnata da Lele Mora, che raccontò la sua
storia «dicendo di essere egiziana, figlia
di una famosa cantante di cui ci fece vedere un video» e imparentata a Mubarak, che illustrò «molte sue tristi peripezie» e soprattutto dichiarò di avere 24
anni —, Berlusconi spiega anche che fu
la compassione a muoverlo a «prestarle» 57 mila euro per «consentirle una
vita decorosa» aprendo un centro estetico. Lei, una ragazza che mai avrebbe
potuto immaginare fosse minorenne. E
con la quale non ci fu «alcun tipo di rapporto intimo».
Insomma, è impensabile — secondo
il Cavaliere — che lui abbia mai «offerto
del denaro» alla ragazza perché non
parlasse. Infatti dopo essere stata fermata, Ruby aveva «già reso amplissime
dichiarazioni di totale e pura fantasia»,
alcune «dal punto di vista mediatico a
me non favorevoli», e dunque pagarla
dopo non avrebbe avuto senso.
Da qui, si passa al dettaglio della notte del 27 maggio 2010, quando ricevette
L’intervista L’ex ministro (Nuovo centrodestra): «È una specie di benchmark. Toglierlo dimostra leadership e crea lavoro»
«La svolta ancora non c’è, ora tocca all’articolo 18»
Sacconi: bene l’addio al bicameralismo perfetto
ma è su lavoro, giustizia e fisco che si giocherà
il vero confronto tra riformatori e conservatori
ROMA — «I prossimi mesi, da qui fino alla fine dell’anno, segneranno il
destino dell’Italia. Tutto dipenderà
dalle scelte che si faranno sulle riforme
in agenda». Maurizio Sacconi, ex ministro e presidente del gruppo del Nuovo
Centrodestra al Senato, non pensa tanto alla riforma del Senato e alla legge
elettorale, «che pure sono importanti».
Quali sono le riforme alle quali allude?
«Ci sono alcuni temi discriminanti e
decisivi ai fini della nostra rinascita, il
cui esito è incerto. Prendiamo, ad
esempio, la legge delega sul lavoro.
Avremo o no finalmente la cancellazione dell’articolo 18? E per quanto riguarda le deleghe fiscali, avremo o no
la definizione certa dei doveri del contribuente e il corrispondente azzeramento della discrezionalità dell’agenzia delle entrate? E ancora: avremo o no
la responsabilità civile dei magistrati e
il loro pensionamento nei termini ipotizzati? Per quanto riguarda la legge di
stabilità, avremo o no il taglio strutturale degli 80 euro e la riduzione dell’Irap sulle imprese? Con i corrispon-
denti tagli delle spese, cioè un’operazione significativa e strutturale sulle
tasse e sulle spese? Su questo si confronteranno riformatori e conservatori».
Chi sono i conservatori?
«Non è difficile immaginare un partito dei giudici che non accetta neanche la responsabilità civile indiretta
ma effettiva. O chi si metterà di traverso sull’articolo 18. Per non parlare di
chi si opporrà al poderoso taglio di
spese necessario».
Perché tanta insistenza sull’articolo 18?
«Perché è utile in sé ed è una specie
di benchmark. Toglierlo dimostra leadership e fa lavoro».
Come si deve attrezzare il centrodestra per queste sfide?
«In questi mesi si definiranno le posizioni delle forze politiche. Mi sembra
chiaro che ci siano ormai due destre e
due sinistre. C’è una sinistra riformista
e una conservatrice. Una destra volitiva, repubblicana, europea, liberalpopolare, gollista. E una destra scettica,
non solo rispetto all’Europa, ma anche
Chi è
L’esordio
Maurizio Sacconi, 64
anni, senatore di Ncd,
entra in parlamento
per la prima volta
con il Psi nel 1979
Da FI a Ncd
Nel 2001 aderisce a
Forza Italia, poi al Pdl.
Nel 2008 diventa
ministro del Lavoro
nel governo
Berlusconi II. Alla fine
del 2013 si schiera
con quella parte del
Pdl che segue
Angelino Alfano e dà
vita al Nuovo
centrodestra
rispetto alla Nazione e ai suoi valori».
Chi farà parte della vostra destra
«gaullista»?
«Di fronte a queste scelte, si deve fare massa critica. Ci sono esperienze che
devono convergere. Penso al Nuovo
Centrodestra, all’Udc, a una parte di
Scelta Civica e soprattutto ai grandi
corpi sociali che non sono di sinistra e
non sono conservatori».
Quali?
«Il mondo contadino, la piccola impresa dell’industria, dell’artigianato e
del commercio, le professioni. Il nostro
capitalismo popolare e molta parte del
lavoro dipendente di ispirazione cristiana. Questa destra deve essere fatta
di principi, di visione e di azione. I
principi della tradizione, la visione coraggiosa di un’Europa che riapre il dialogo con la Russia, la Turchia e Israele,
l’azione di governo per ricomporre la
nazione e lo Stato unitario dopo il fe-
❜❜
Le due destre
Esiste una destra scettica e
una gollista, la nostra. Noi
con l’Udc e parte di Sc
dobbiamo fare massa critica
deralismo disordinato».
Come si accelera questo processo
di aggregazione?
«Immagino una grande Convenzione programmatica, magari promossa
da giovani. Ma il vero processo di composizione della destra sarà sui provvedimenti dei prossimi mesi. Che saranno decisivi per capire come si comporterà ciascuno. E se la sinistra riformista
sarà davvero tale».
Non temete che Renzi, con il suo
protagonismo, vi sottragga spazio e
voti?
«In questo momento deve prevalere
la paura contraria, che questi mesi trascorrano inutilmente. Renzi ha posto
molte premesse per una svolta. Che
però ancora non c’è stata. Vedremo se
con noi vorrà battere i pezzi della sinistra che difendono l’irresponsabilità
finanziaria dei Comuni e delle Regioni
a prescindere, la corporazione dei magistrati, il vecchio assetto del mercato
del lavoro e non accettano di mettere
in discussione la spesa pubblica, welfare compreso».
E Berlusconi? Avrà ancora un ruolo
nella nuova destra?
«Non è più tempo di politique politicienne. È il tempo delle decisioni dure
e vere, in base alle quali solo si faranno
alleanze durature».
Alessandro Trocino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
una telefonata da Michelle Conceicao
«con cui non ricordo aver mai parlato» e
una richiesta di aiuto alla quale rispose
«perché ritenevo che da quella circostanza», ovvero dal fermo di Ruby, sarebbero potute derivare «implicazioni
diplomatiche negative». Sì perché Berlusconi torna a spiegare ai suoi come fece nella memoria difensiva che lui davvero credeva che Ruby fosse imparentata con Mubarak. C’era già stato, spiega,
un incidente diplomatico con Gheddafi,
e non si poteva rischiare il bis: parlando
con Mubarak infatti si era accennato a
Ruby, alla mamma cantante (che naturalmente era solo una millanteria della
ragazza marocchina) e il presidente egiziano effettivamente aveva detto di conoscerla.
Per questo, la sera del 27, quando Ruby fu fermata Berlusconi non si fece
scrupolo ad attivarsi anche attraverso la
Minetti presso i funzionari di turno per
verificare l’identità della ragazza, visto
che «risultava che la giovane potesse es-
«Nessun imbarazzo»
«Mai scene di tipo sessuale
imbarazzanti. A Ruby prestai
57 mila euro per consentirle
una vita decorosa»
Sulla Questura
«Non avevo alcun interesse
a chiedere alla Questura
comportamenti diversi
da quelli previsti dalla legge»
sere in rapporti di parentela con Mubarak». Una scelta «logica, opportuna e
doverosa» per evitare un incidente diplomatico, altro che concussione.
Ma logici e opportuni a Berlusconi
sembrarono anche gli aiuti economici
forniti alle ragazze che frequentavano
Arcore, mai pagate «per ottenere rapporti intimi», ma solo dopo per lenire
vite «devastate» di giovani che da allora
«sono nell’impossibilità di trovarsi un
fidanzato serio, un lavoro decente, una
casa in affitto».
Berlusconi ripete e ripete la sua verità, lo fa da due anni. Continuerà a farlo,
in tutte le sedi. Finora la «verità» è stata
quella giudiziaria, a lui sfavorevole, e
non la sua. Se le cose cambieranno, lo
sapremo tra una settimana.
Paola Di Caro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’assemblea di Sel
Vendola
riapre al Pd
ROMA — A spiegarlo ci mette un
tocco della sua narrazione, ma
l’orizzonte politico del suo partito,
che Nichi Vendola indica
all’assemblea nazionale di Roma, è
che «in autunno» andrà ripreso «il
discorso con il Pd». È il premier il
convitato di pietra dell’assemblea di
Sinistra e libertà, la prima dopo la
mini-scissione che ha portato fuori
una decina di parlamentari. «Il
renzismo, Renzi e il suo fascino.
Questo ha causato la frattura vera. Il
resto sono chiacchiere», ha spiegato
Vendola ai delegati. Ma il no alle
riforme resta marcato: «Berlusconi è
un padre contraente del patto. E
questo è molto di più della
Bicamerale che Renzi rimprovera a
D’Alema». Durante l’assemblea, il
governatore pugliese ha speso
parole di elogio per Vasco Errani,
dimessosi dopo una condanna di II
grado («esempio di stile enorme»).
E per Francesca Pascale e la sua
battaglia per i diritti gay. «Che
debba essere liberato nei miei diritti
da Dudù mi fa un po’ specie», ma
loro «hanno modernizzato la
destra». Oggi Vendola sarà a
Livorno, alla convention di quel
Pippo Civati pronto a diventare il
principale interlocutore pd dei
© RIPRODUZIONE RISERVATA
vendoliani.
6
Primo Piano
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Medio Oriente Il conflitto
I razzi di Hamas
sulle città israeliane
Onu, Europa e Usa
inseguono la tregua
Attacco sul Nord di Gaza. «Incursione dal mare»
✒
L'analisi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LA GUERRA
PSICOLOGICA
VIA TWITTER
H
amas prima ancora di costruire
i suoi razzi ha pensato alla
propaganda. Per quasi un decennio
i militanti palestinesi hanno
studiato come influenzare
l’opinione pubblica del nemico. Con
messaggi, video e audio anche in
ebraico. Un’interazione diretta per
accompagnare le operazioni
militari. Oggi i lanci degli ordigni
sono annunciati via Twitter, il
social network dove le Brigate
Ezzedine al Qassam hanno
riattivato il loro account quando è
esploso il conflitto. Altrettanto
efficace Facebook, altro «cannone»
mediatico per tenere testa al fuoco
degli israeliani, infine la tv — con
l’orologio che mostrava il conto alla
rovescia — e la radio dove slogan
politici si mescolano a versetti del
Corano. I palestinesi hanno seguito
con successo la strategia
dell’Hezbollah libanese, uno dei
primi movimenti a impegnarsi in
questo settore fin dagli Anni 80.
Una tattica che ha fatto scuola e che
oggi sfrutta tutte le piattaforme
possibili per inseguire una serie di
risultati.
Il primo obiettivo è quello di creare
un «equilibrio» nel duello
dell’informazione. Se Israele mostra
un filmato legato ad un raid, stessa
cosa fanno quelli di Hamas sul
versante opposto. Versione contro
versione, per dare argomenti a
sostenitori e simpatizzanti,
contrastare la «narrazione» di
Gerusalemme, ingigantire le
perdite dell’Idf. Cosa già vista
durante la seconda intifada e in
occasione delle altre crisi a Gaza. Il
secondo elemento è psicologico. Gli
estremisti sono consapevoli che
l’impatto militare dei razzi M75 è
ridotto. Ma cercano di amplificarne
l’importanza attraverso la
«copertura»: foto e clip
documentano l’arsenale. Fintanto
che saranno in grado di spararne
uno avranno la possibilità di sedersi
ad un eventuale tavolo negoziale. Il
terzo aspetto punta al fronte interno
israeliano. Gli spazi sono ridotti ma
Hamas prova ad alimentare
polemiche, suscitare contrasti
facendo passare il messaggio che
l’intervento nella Striscia non è
risolutivo. Jet e droni sofisticati non
riescono a bloccare i nuovi Qassam.
E il terrore tra i civili, costretti a
correre nei rifugi, si diffonde.
L’avvertimento a Tel Aviv arriva
ancora prima delle sirene d’allarme.
È un modo per dire «siamo noi a
condurre il gioco». A chiudere c’è
l’elemento «sorpresa», una costante
per le formazioni islamiste.
Attraverso la guerra di propaganda,
Hamas allude a qualcosa di
imprevedibile. Ad un colpo di mano
oltre le linee. Un ricordo delle
incursioni degli antichi guerrieri
musulmani — i ghazis — «nella
terra degli infedeli».
G.O.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GERUSALEMME — Quarantasette minuti. Quando la guerra è anche
psicologica l’attesa sotto la tensione
diventa un’arma quanto la paura
sotto le bombe. «Alle 21 bersaglieremo Tel Aviv con un nuovo tipo di
missile, più potente», annuncia
l’esercito irregolare di Hamas. Che
attorno alla minaccia costruisce un
reality show: il canale del movimento fondamentalista mostra un
orologio con il conto alla rovescia.
Con un po’ di ritardo sul programma le sirene risuonano nel cielo della città: sette razzi vengono intercettati dal sistema «Cupola di ferro», le
esplosioni sono quelle dello scontro
tra i proiettili. Non ci sono feriti o
danni ai palazzi.
Dalla Striscia di Gaza gli estremisti proclamano vittoria. In realtà
l’obiettivo del raid (in contemporanea una raffica di missili è stata sparata verso il centro del Paese e le
aree a sud di Gerusalemme) è fallito: le Brigate Ezzedin Al Qassam volevano dimostrare di poter battere
la tecnologia israeliana, non ci sono
riusciti. Dall’inizio dello scontro,
martedì, hanno sparato oltre 700
razzi contro le città dall’altra parte,
non hanno causato la distruzione e
il panico che minacciavano nella loro propaganda.
L’aviazione, l’artiglieria e la marina israeliana hanno risposto intensificando i bombardamenti sulla
Striscia. I morti di questi cinque
giorni sono almeno 160: 25 sarebbero stati uccisi nei bombardamenti
seguiti all’attacco su Tel Aviv. Ieri
notte in un raid contro la casa del
capo della polizia di Gaza sono morti 15 palestinesi, quasi tutti suoi familiari. L’esercito ha avvertito gli
abitanti che vivono nel nord dello
stretto territorio di evacuare le case:
«Stiamo preparando un raid massiccio». È lì, verso il valico con Israe-
La storia
le, che i miliziani hanno nascosto le
batterie per il lancio di missili, è lì
che si concentra l’azione di Tsahal
ed è da lì che un’eventuale invasione
di terra — il governo di Benjamin
Netanyahu non l’ha mai esclusa —
dovrebbe partire. Nella notte, Hamas ha dichiarato che l’incursione
delle forze speciali era stata lanciata
dalla spiaggia.
Le sirene sono suonate ieri sera
anche a Nahariya, città sulla costa,
verso il confine con il Libano: sono
caduti tre razzi, senza danni. Due
giorni fa un altro katyusha aveva
colpito il Nord del Paese, sparato
sempre dal Libano da un gruppo
estremista palestinese. Hezbollah, il
movimento sciita filo-iraniano, ha
negato di essere coinvolto.
I leader di Hamas e il premier Netanyahu continuano a respingere
l’ipotesi di un cessate il fuoco. Oggi i
ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti
discuteranno a Vienna una proposta
di tregua. Tony Blair, inviato del
Quartetto per il Medio Oriente, sta
provando a mediare assieme agli
egiziani. L’ex premier britannico ha
incontrato al Cairo Abdel Fattah al
Sisi, il generale diventato presidente, ed è tornato a Gerusalemme. Tra
le condizioni che potrebbero essere
fissate c’è il ritorno alla calma stabilita dopo gli otto giorni di guerra nel
2012 e l’apertura della frontiera di
Rafah con l’Egitto, che verrebbe affidata al controllo delle forze palestinesi del presidente Abu Mazen. Nel
pacchetto: la promessa del Qatar di
aiutare economicamente Hamas.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato ieri all’unanimità una risoluzione che chiede un
ritorno al cessate il fuoco di due anni fa. Ma non fissa un termine di
tempo entro cui lo scontro deve finire.
D.F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La sorpresa
L’annuncio in Tv
e il countdown
GAZA — L’annuncio è comparso su
Twitter e anche sulla rete televisiva Al
Aqsa, gestita da Hamas a Gaza:
«Preparate le vostre batterie di difesa
Iron Dome. Alle ore 21 attaccheremo
Tel Aviv». Sugli schermi è apparsa
quindi un’immagine di Tel Aviv in
notturna con un orologio che ha
cominciato un macabro countdown.
Al termine del conteggio, una salva di
missili J80, un nuovo tipo finora mai
utilizzato dal braccio armato di Hamas,
è puntualmente partita dal territorio
della Striscia. Le scie luminose hanno
sorvolato Israele e Tel Aviv,
innescando, come vediamo nei due
fotogrammi qui accanto, la reazione
del sistema antimissile Iron Dome.
La scia sui grattacieli di Tel Aviv
Un’immagine che mostra un missile J80, da poco lanciato da Gaza,
mentre sorvola il centro finanziario di Tel Aviv. Ieri sera Hamas ha
lanciato sette razzi su Tel Aviv dop un annuncio choc in Tv e su Twitter
Saja, la consorte di Abu Bakr al Bagdadi, leader dell’Isis, fu liberata dai siriani in cambio delle suore sequestrate
Il Califfo e la Califfa: le nozze, la fuga, la jihad
Saja, la moglie del Califfo Ibrahim, l’uomo
che guida l’Isis, è una figlia d’arte. Viene da
una famiglia che ha dato molto alla causa. Sacrifici, martirio, impegno in battaglia come
nell’ombra. La donna conosce la jihad, è consapevole che il destino dei mujahedin può
cambiare nell’arco di un minuto. Per una pallottola o magari azionando la carica del corpetto da kamikaze.
Dopo settimane di attenzione sul marito,
Ibrahim al Badri, noto come Abu Bakr al Bagdadi, i media arabi hanno puntato un faro di
luce su Saja, diffondendo notizie non sempre
verificabili. E poiché il Califfo ha tanti nemici è
anche possibile che contro di lui sia messa in
atto una campagna di disinformazione. Così
ogni frammento va maneggiato con cautela.
La biografia di Saja — sempre che sia fondata — è all’altezza di quella del marito. Il padre Hamid è stato ucciso in uno scontro a fuoco a Deir Attieh, a nord di Damasco, nell’aprile
2013. La sorella Du’aa, invece, ha cercato di
farsi saltare ad un posto di blocco dei curdi nel
lontano 2008. Azione fallita perché il detonatore della fascia esplosiva che indossava non
ha funzionato. Un fratello è uno dei dirigenti
dell’Isis e sarebbe alla guida di una brigata
I due sposi
Sopra, Ibrahim al Badri alias Abu Bakr
al Bagdadi, capo dell’Isis, il gruppo
che controlla parti di Siria e Iraq. A
destra Saja, sua moglie: con altre 150
prigioniere sarebbe stata liberata da
Damasco in cambio delle suore
rapite dagli islamisti a Maaloula
nella regione del Qalamoun, uno dei tanti
fronti che oppongono i ribelli ai governativi di
Bashar Assad.
E Saja ha un passaggio importante nella vicenda siriana. Sempre secondo una ricostruzione la donna sarebbe stata catturata dal regime mentre cercava di raggiungere il marito.
Una detenzione conclusasi nel marzo del 2013
in seguito ad uno scambio: il suo nome era
nella lista di quasi 150 prigioniere barattate da
Damasco per ottenere il rilascio delle suore
prese in ostaggio dagli islamisti a Maaloula.
Su questo particolare però i dettagli paiono
meno sicuri. All’epoca del negoziato — risolto
grazie alla mediazione del Qatar che versò un
forte riscatto — si disse che Saja era «la consorte di un dirigente qaedista», forse del gruppo al Nusra. Dunque nessun legame dichiarato con al Bagdadi. Oggi i media identificano il
suo compagno proprio con il Califfo.
I due si sarebbero sposati una dozzina di
anni fa, quando Ibrahim aveva appena concluso gli studi religiosi che lo avrebbero poi trasformato in un imam. Chi lo ha conosciuto descrive il futuro capo dell’Isis così: «Un tipo
tranquillo, sempre molto cortese verso il prossimo. Non attirava mai l’attenzione. E da gio-
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Primo Piano
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Sabato di sangue Il bilancio di cinque giorni di bombardamenti. L’Egitto apre i valichi per i feriti
Colpito il centro disabili palestinese
Salgono le vittime tra civili e bimbi
E anche in Israele ci si interroga sulla legittimità dei raid
Scatta la difesa: in cielo i missili di Iron Dome
Pochi secondi prima che i razzi lanciati da Gaza si abbattano su Tel Aviv il
sistema di difesa Iron Dome si attiva e lancia i suoi missili antimissili
incontro ai vettori nemici: sei saranno colpiti, uno cadrà in un’area aperta
tato una nuova tattica in questa operazione. Era usata in Cisgiordania
durante la seconda intifada, abolita
nove anni fa perché considerata
inefficace, reintrodotta a Hebron
nelle scorse settimane dopo il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi
israeliani. Le case di chi è considerato un comandante o un miliziano
dell’esercito irregolare di Hamas o
della jihad islamica vengono ridotte
in macerie, in Cisgiordania è il lavoro degli artificieri, a Gaza delle bombe dal cielo: tra 75 e 83 edifici — stima sempre l’Onu — sono stati demoliti con questa pratica. B’Tselem,
organizzazione israeliana per i diritti
Aviazione
Le Nazioni Unite hanno
contato finora 700 incursioni
aeree e 1.100 missili lanciati
verso Gaza
Obiettivi
Le case di chi è considerato un
comandante o un miliziano di
Hamas, o della jihad islamica,
vengono ridotte in macerie
Il bilancio
GAZA
Mar
Mediterraneo
GIORDANIA
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME — Seguite le mosche. In quella stanza — dicono i testimoni — dormivano in sei, le sedie
a rotelle appoggiate vicino ai letti. A
piano terra un centro per disabili,
sopra (forse) la casa di un comandante della jihad islamica. Il missile
israeliano centra le stanze da basso,
i n q u a t t ro res ta n o fe r i t i : O l a
Washahi, 30 anni, viene uccisa dall’esplosione, il corpo di Suha, 47,
non si trova. I soccorritori hanno seguito le mosche.
I colpi di avvertimento lasciati cadere da due droni prima dell’alba
non li hanno svegliati e anche avessero sentito quel doppio rintocco sul
tetto sarebbe stato difficile per loro
riuscire fuggire. Jamala Alaywa ha
creato l’istituto nel 1994 a Beit Lahiya, nord della Striscia di Gaza, verso
il valico con Israele. Ospita tredici
pazienti, al momento dell’attacco la
maggior parte era in visita dai parenti per il fine settimana, a celebrare in qualche modo il Ramadan, il
mese di digiuno sacro per gli islamici. Li chiama i miei «bambini», sono
ormai adulti, Ola e Suha vivevano lì
da dieci anni: «Hanno paura, eppure
non si rendono conto di quale sia la
situazione, non capiscono che c’è
una guerra in corso attorno a loro»,
racconta all’agenzia France Presse.
I raid e i bombardamenti vanno
avanti senza fermarsi da cinque
giorni. Le Nazioni Unite hanno conteggiato (fino alle 15 di venerdì): 700
sortite dell’aviazione, 1.100 missili e
100 proiettili sparati dai carrarmati,
330 cannoneggiamenti dalle navi al
largo di Gaza, un’esplosione ogni 3
minuti e mezzo. I morti sono almeno 160 (55 uccisi ieri), l’80 per cento
civili, tra loro donne e bambini. La
contabilità della morte è tenuta dagli
ospedali nella Striscia, dove ormai
mancano le medicine e il sangue per
le trasfusioni. Gli egiziani hanno
aperto solo per qualche ora il valico
di Rafah a Sud, hanno lasciato passare i feriti più gravi, in centinaia sono
rimasti ammassati dietro le barriere
della frontiera: da qui non si può
scappare, Gaza non produce profughi.
I generali di Tsahal hanno espor-
Erez
Beit Lahiya
Jabalya
Beit Hanoun
Gaza City
ISRAELE
Day
Dayr
D
ay
ay
Balah
aall Bala
ala
Valico di frontiera
135
GAZA
Khan
Yunis
palestinesi
uccisi
ISRAELE
88*
civili
Rafah
Rafah
30*
bambini
* dati
Kerem
Shalom
920 feriti
EGITTO
0 km 5
di cui:
537
case danneggiate
2/3 donne e bambini
3.250
palestinesi sfollati
CORRIERE DELLA SERA
umani, la considera illegittima:
«Anche se i famigliari vengono avvertiti, l’appartamento è vuoto e non
ci sono vittime, resta una punizione
inaccettabile».
L’esercito israeliano ha diffuso i
video girati dalle telecamere installate sui droni. Mostrano i missili
schizzare verso l’alto, verso le città
israeliane, da postazioni nascoste tra
i palazzi. In totale le case danneggiate dai bombardamenti sono 537.
«Hamas e le altre organizzazioni terroristiche — dice Peter Lerner, portavoce delle forze armate — hanno
incastrato in profondità tra la popolazione i loro arsenali e le rampe di
lancio. Usano anche le moschee per
occultare le armi e i tunnel scavati a
scopi militari. Tengono in ostaggio
la popolazione e la sfrutta come scudi umani».
Anas ha lasciato le ultime parole
su Facebook, un messaggio in bottiglia nel mare digitale: «Dio, ti prego,
abbi pietà di me, non dormo da ieri.
Che la nostra casa sia colpita, così la
faremo finita una volta per tutte». A
17 anni — scrive l’agenzia Ansa —
non riusciva a sopportare le esplosioni, il ronzio costante dei droni,
come tagliaerba che tranciano il cielo. Anas Qandil è morto in un bombardamento mentre si trovava in un
palazzo di via Nasser. Gli amici a Gaza ricordano che il padre era stato
ucciso dagli israeliani, che Anas si
esaltava per le azioni delle Brigate
Ezzedin Al Qassam, l’esercito irregolare del movimento fondamentalista. La sua foto su Facebook contrasta con la disperazione: un ragazzo
che sorride, seduto sulla staccionata.
Hassan racconta di quando ha trovato il diario di suo figlio, un ragazzino di 14 anni, nei giorni dell’operazione Piombo Fuso, tra la fine del
2008 e il gennaio del 2009: scriveva
di volersi uccidere, tirava fuori al
mattino gli incubi della notte. È stato
in cura, sembra essersi ripreso. Dalla
sua prima crisi, Israele e Hamas si
sono affrontate ancora nel 2009 per
otto giorni e adesso in questa settimana che non finisce.
Davide Frattini
@dafrattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’intervista alla «Stampa»
vane aveva una grande passione: il calcio». Un
amico, infervorato dalla febbre del Mondiale,
lo definisce «il nostro Messi, il miglior giocatore». Doti pallonare che avrebbe mostrato su
un campo adiacente alla moschea del quartiere Tobchi, a Bagdad. In quel tempio al Bagdadi
— secondo testimonianze raccolte dal Telegraph — avrebbe predicato saltuariamente,
aiutato dalla conoscenza del Corano e «da una
bella voce». Un vicino di casa aggiunge un
aneddoto: «Lui passa davanti ad un locale dove festeggiano un matrimonio, uomini e donne ballano insieme nella stessa sala. Un comportamento non in linea con la sua visione ultraortodossa. E allora ha reagito intimando a
tutti di smettere perché era contrario alla religione». Piccoli episodi, nulla che facesse pensare ad un guerriero pronto a imbracciare il
Kalashnikov. Sempre i conoscenti insistono
nel definirlo «padre di famiglia», al fianco della moglie e in apparenza indifferente alla presenza delle truppe americane dopo l’invasione
del 2003.
Il quadretto del marito tutto casa e moschea
non durerà però a lungo. Con il passare del
tempo, Ibrahim si avvicina alla resistenza sunnita e partecipa ad una lotta senza fine. È un
periodo tumultuoso che spesso divide la coppia. Prima i combattimenti contro soldati sciiti e forze Usa, poi la detenzione a Camp Bucca
nelle mani degli americani, quindi il rilascio e
la successiva scalata ai vertici di una fazione
Attitudine
Saja è una figlia d’arte.
Viene da una famiglia
che ha dato molto alla
causa. Sacrifici, martirio,
impegno in battaglia
come nell’ombra
Matrimonio
I due si sono sposati una
dozzina di anni fa,
quando Ibrahim aveva
concluso gli studi religiosi
che lo avrebbero poi
trasformato in un imam
che diventerà, giorno dopo giorno, movimento. Una realtà, l’Isis, guidata con la ferocia che
contraddistingue l’ideologia radicale e la pignoleria del cassiere. Documenti sequestrati
dai militari americani hanno svelato l’ossessione per la contabilità. Il Califfo ha imposto
regole ferree nel controllo delle spese, con
molta cura a «entrate e uscite». Gestione oculata anche per la paga dei seguaci: un dato (ormai superato) stimava a 41 dollari il salario del
mujahed, ben al di sotto dei 150 di un operaio.
Gli insorti islamisti del resto sono frugali.
Erano così Zarkawi e Bin Laden, la stessa cosa
sembra essere al Bagdadi e la sua famiglia.
Hanno provato sostenere che il Califfo se ne
andrebbe in giro con un costoso Rolex. Immediata replica di una compagnia saudita: «È un
orologio Al Fajr, valore 560 dollari, la scelta
perfetta per un buon musulmano in quanto
segnala l’ora giusta della preghiera in qualsiasi parte del mondo ti trovi». Questi sono pettegolezzi lontani dal mondo di al Bagdadi. Ha
altro da pensare. Deve raccogliere consensi e
guardarsi le spalle. Quanto a Saja sostengono
che sia rimasta nell’area di Raqqa, in Siria.
Probabilmente raggiungerà il marito al momento opportuno, attenta a non compiere
passi falsi che possano comprometterne la sicurezza.
Guido Olimpio
(Ha collaborato Farid Adly)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Napolitano: «L’Europa riaffermi
i principi della legge internazionale»
Solo poche settimane fa aveva incontrato
coinvolgere Hamas in una ricerca di
sia il presidente dello Stato d’Israele,
dialogo e di negoziato con Israele, « non
Shimon Peres, che il leader palestinese
può che considerare una provocazione
Abu Mazen, e ne aveva «raccolto
anche contro l’Autorità nazionale
rinnovati e un po’ più fiduciosi auspici di
palestinese il rapimento e l’uccisione dei
pace», ieri, invece, il presidente della
tre giovani israeliani prima e l’offensiva
Repubblica Giorgio
dei missili su Israele poi». Il
Napolitano, in una lunga
presidente della
intervista al quotidiano La
Repubblica, riferendosi a
Stampa, non ha nascosto la
Shimon Peres, ha poi
sua preoccupazione per la
rammentato come il
situazione esplosiva in
presidente dello Stato
Medio Oriente e, in
d’Israele abbia «sempre
particolar modo, sui
tenacemente e
possibili sviluppi del nuovo
pubblicamente creduto sia
scontro israelo-palestinese.
nella necessità sia nella
Per Napolitano «dopo il già
possibilità della pace e nella
durissimo sacrificio di vite
prospettiva di due Stati
Giorgio Napolitano al Quirinale
palestinesi in conseguenza
pacificamente coesistenti».
dei massicci bombardamenti su Gaza,
Indispensabile in questo contesto
l’invasione della Striscia costituirebbe
internazionale, ha continuato
una escalation dalle conseguenze
Napolitano, che l’Europa ritorni ad essere
imprevedibili». Napolitano ha anche
protagonista della politica estera
ricordato come il leader palestinese Abu
«riaffermando, senza equivoci, i principi
Mazen, che ha creduto nella possibilità di della legalità internazionale».
8
Primo Piano
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
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L’Europa Le scelte
Chi corre per la Presidenza del Consiglio
✒
Chi corre ad Alto rappresentante per la politica estera
Quei dissapori
tra Juncker
e i giornalisti
di IVO CAIZZI
D
Andrus Ansip
Ex primo ministro
dell’Estonia, 57 anni, fa
parte del Partito
riformista del quale è
anche presidente
Mark Rutte
Primo ministro
olandese, 47 anni, del
Partito popolare per la
libertà e la democrazia
In carica dal 2010
Federica
Mogherini
Ministro degli Esteri
italiano, 41 anni, del
Partito democratico, in
carica da febbraio
Kristalina
Georgieva
Commissario europeo
per la Cooperazione
internazionale, 60 anni,
in carica dal 2010
Nomine Ue, il puzzle del Consiglio
Agli Esteri si rafforza Mogherini
Renzi e i socialdemocratici in teleconferenza: strategia comune
I poteri
Immagine di copertina: Woman At A Window, 2013 © Richard Tuschman
Guida la politica
estera comune
Istituito con il
Trattato di Lisbona,
l’alto rappresentante
dell’Unione Europea
per gli Affari esteri e
la politica di
sicurezza ha il
compito di guidare
la politica estera
comune dei 28
Paesi, elaborando
proposte e
assicurandone
l’attuazione.
Conduce il dialogo
politico con i Paesi
terzi e in seno alle
organizzazioni
internazionali.
Deve inoltre vigilare
sul coordinamento
della politica estera
con le altre politiche
e gli altri servizi
della Commissione.
Data l’importanza
del suo ruolo, è
anche uno dei
vicepresidenti della
Commissione
europea.
DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES — Nella complessa e contrastata trattativa
sulle euronomine tra i capi di
governo dei due principali europartiti, i popolari del Ppe e i
socialdemocratici del S&D,
spunta la richiesta dei liberali
dell’ Alde per un ruolo di peso.
L’appoggio del quarto
gruppo per numero di eurodeputati si è rivelato decisivo
per la coalizione tra Ppe e S&D
nel voto al socialdemocratico
tedesco Martin Schulz come
presidente dell’europarlamento nella prima metà del
mandato. Potrebbe risultare
ancora più importante per far
passare, martedì prossimo a
Strasburgo, il lussemburghese
Jean-Claude Juncker del Ppe
come presidente della Commissione europea, indispensabile per procedere con le altre nomine nel Consiglio europeo del giorno dopo a Bruxelles.
In cambio i liberali vorrebbero una delle quattro poltrone principali disponibili: il
presidente stabile del Consiglio, l’Alto rappresentante per
la politica estera e di sicurezza,
il presidente dell’eurogruppo
dei ministri finanziari o il
commissario per gli Affari
economici. Un compromesso
potrebbe portare il leader dell’Alde, l’ex premier belga Guy
Verhofstadt, alla guida dell’europarlamento nella seconda metà del mandato, al momento destinata al Ppe.
Il premier Matteo Renzi, il
presidente francese François
Hollande e gli altri cinque capi
di governo di S&D ieri hanno
discusso in teleconferenza la
strategia comune per sostenere i propri candidati in vista
del Consiglio europeo del 16
luglio sulle euronomine. Oggi
e domani sono previste ulteriori trattative informali tra le
capitali.
Da quanto trapela da alcune
delegazioni nazionali, resta in
corsa la premier danese Helle
Thorning-Schmidt , socialdemocratica e liberista, come
presidente del Consiglio. I frenatori si appellano alla Danimarca ancora fuori dall’euro.
La bionda e appariscente Helle
sconta anche il risalto che potrebbe assumere grazie all’esposizione mediatica offerta dal palcoscenico europeo. I
principali leader nazionali
preferiscono inviare a Bruxelles politici non in grado di
metterli poi in ombra. I liberali si sono così inseriti propo-
nendo il poco noto ex premier
estone Andrus Ansip, che appagherebbe anche le rivendicazioni dei Paesi membri dell’Est. Il premier olandese Mark
Rutte del Ppe, non gradito da
S&D in quanto alleato nel rigore finanziario della cancelliera
tedesca Angela Merkel, ha annunciato il suo passo indietro.
La responsabile della Farnesina Federica Mogherini (S
&D) resta in prima fila come
Alto rappresentante dei governi Ue, che è anche vicepresidente della Commissione con
poteri molto ampi non solo
Slovenia
La corsa
del partito
di 5 settimane
LUBIANA — Per la
seconda volta in tre anni
la Slovenia torna oggi al
voto per decidere chi
dovrà guidare il Paese
verso la stabilità. Secondo
i sondaggi i favoriti sono
il movimento Smc
fondato appena cinque
settimane fa dal giurista
Miro Cerar e l’Sds dell’ex
premier Janez Jansa.
Radoslaw
Sikorski
Ministro degli Esteri
polacco, 51 anni, del
partito Piattaforma
Civica, in carica dal 2007
nella politica estera (finora
trascurati dalla criticata britannica Catherine Ashton). Il
Trattato assegna perfino
estensioni nel settore economico con la supervisione sul
«coordinamento della politica
estera con le altre politiche e
gli altri servizi della Commissione». L’Alto rappresentante,
gestendo i rapporti dell’Ue con
Russia e Usa potrebbe eventualmente intervenire sulle
negoziazioni per le forniture
energetiche o sugli accordi di
libero scambio. Per l’Italia sarebbe il ruolo più importante
disponibile perché la presenza
di Mario Draghi alla Bce di fatto esclude dalla corsa alle presidenze di Consiglio, Commissione, eurogruppo e dagli
Affari economici ipotetici candidati italiani.
Le riserve su Mogherini riguardano la scarsa esperienza.
La concorrente è la bulgara
Kristalina Georgieva (Ppe),
commissario Ue. Uno scandalo nazionale penalizza il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski (Ppe).
Il capogruppo dei 191 eurodeputati di S&D Gianni Pittella
ha rinviato a lunedì la decisione sul voto a Juncker, che gli
ha promesso gli Affari economici per un socialista (il francese Pierre Moscovici o l’olandese Jeroen Dijsselbloen). Il
Ppe schiera il finlandese Jyrki
Katainen, da premier alleato di
Merkel nelle politiche del rigore. I liberali hanno dichiarato di aver ricevuto da Juncker
l’assicurazione che il posto
non è ancora né di S&D né del
Ppe.
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I. C.
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FINALISTA
A N T O N I O
S C U R A T I
IL PAD RE
INFEDELE
5
EDIZIONI
PREMIO
STREGA
2014
“Qu e sto è i l l i b ro mi gl i o re di S c u ra t i
d a i te mp i de I l sop ra vvi ssu t o .
Qui è la letteratura che vince.”
“Dedico la sconfitta a mia figlia”.
D A NI E LE G I GLI OLI Corriere della Sera
IN LIBRERIA E IN EBOOK
Agenzia Contrasto
Helle
Thorning-Schmidt
Primo ministro
danese, 47 anni,
socialdemocratica.
In carica dal 2011
a quando si è candidato alla presidenza
della Commissione l’ex premier
lussemburghese Jean-Claude Juncker ha
anticipato al suo partito Ppe quello che ha
definito «fango» in arrivo dai giornalisti.
Poi sono apparsi numerosi articoli con
notizie negative e ombre. Molti giornali
europei hanno evidenziato con risalto da un
presunto abuso di alcol all’eccessiva
dipendenza dalla Germania, dalle
dimissioni da premier dopo uno scandalo
sull’uso dei servizi segreti lussemburghesi
fino al conflitto d’interessi con le procedure
d’infrazione della Commissione sul
paradiso fiscale con rigido segreto bancario
nel Granducato.
Ma il rapporto
difficile tra
Juncker e i
giornalisti ha
un’origine
antica. Nel 2000
la International
federation of
journalists (Ifj)
di Bruxelles che
rappresenta circa
600 mila
giornalisti di
oltre 100 Paesi
protestò ufficialmente e chiese un’indagine
per un caso di cronaca di rilevanza
internazionale accaduto nel paesino
lussemburghese di Wasserbillig. Davanti a
una massa di reporter provenienti da tutto
il mondo, furono usati falsi giornalisti, si
parlò anche di una telecamera con dentro
nascosta un’arma da fuoco, per ingannare
e sparare alla testa a un immigrato
disperato e squilibrato. Il tunisino Neji
Bejaoui s’era barricato in un asilo con molti
bambini, chiedendo di parlare a una tv per
protestare contro la decisione dei giudici
locali di affidare i figli alla moglie
divorziata lussemburghese. Juncker, dopo
gli spari nella finta intervista e con il
sequestratore moribondo (che poi si salvò),
intuì che dai giornalisti presenti a
Wasserbillig sarebbero partite domande sul
metodo e critiche etiche. Si limitò così a
rivendicare il successo dell’operazione e
cancellò l’attesa conferenza stampa sul
posto, lasciando aperti molti dubbi. Da
presidente dell’eurogruppo accentuò la
riservatezza delle riunioni dei ministri
finanziari riducendo i rischi di inattese
intrusioni dei media. Da candidato alla
Commissione, però, è sotto i riflettori.
@libribompiani
A NTONIO S CURATI la Stampa
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Primo Piano
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La trattativa La compagnia
Primi sì al piano Alitalia, Cgil prende tempo
Firmano Cisl, Uil e Ugl. Camusso: «Daremo una risposta mercoledì»
Etihad contro la cassa integrazione, scendono a 954 i lavoratori in mobilità
Via al piano Fenice,
resta fuori Air France
Nel gennaio 2009 rinasce
Alitalia, dopo il
commissariamento. E’ il
piano Fenice della Cai, 21
soci guidati da Roberto
Colaninno e Intesa
Sanpaolo versano 847
milioni. C’è anche Toto
che vende Air One alla
compagnia. Air France,
prima esclusa, alla fine
rimette un piede dentro
Alitalia comprando il 22%
Sabelli lascia,
tensione con Parigi
Marzo 2012,
l’amministratore delegato
Rocco Sabelli lascia a fine
mandato. Per il terzo
anno Cai-Alitalia chiude
in rosso. Intesa Sanpaolo
e Colaninno scelgono
Andrea Ragnetti, mentre i
francesi restano alla
finestra dopo che non è
andato in porto lo
scambio con azioni Air
France per divergenze di
prezzo
Serve più capitale,
entrano le Poste
Aprile 2013. Arriva il
nuovo ad Gabriele Del
Torchio che prepara un
nuovo piano di risparmi.
Ma in autunno la cassa è
agli sgoccioli. Il governo
fa entrare le Poste con
75 milioni. Air France
diserta l’aumento di
capitale e si diluisce. Le
banche sono chiamate a
erogare altri 200 milioni
di prestiti
Abu Dhabi dice sì
ma vuole meno debiti
Il 25 giugno scorso
Alitalia ed Etihad
annunciano la
partnership che porterà
la compagnia di Abu
Dhabi al 49% del
capitale nella newco
alleggerita di debiti e
dipendenti. Le banche
dovranno rinunciare e
convertire 560 milioni
di crediti. Il personale di
volo e terra va ridotto di
2.251 unità
Pulizie nei conti,
persi 1,5 miliardi
Una settimana fa viene
approvato l’ultimo
bilancio prima di AliEtihad con un rosso
record di 569 milioni. In
cinque anni sono 1,5
miliardi le perdite della
cordata promossa per
stoppare l’offerta di Air
France e caldeggiata da
Silvio Berlusconi alla
vigilia delle elezioni del
2008
ROMA — Il governo trova un
primo accordo con tutti i sindacati di Alitalia, tranne la Cgil, su
954 esuberi, da mettere in mobilità, come altri 681 che saranno
ricollocati entro dicembre in attività esternalizzate, mentre 616 lavoratori resteranno nel perimetro
aziendale. Niente cassa integrazione, come aveva richiesto dalla
Cgil, che si prende tre giorni per
riflettere e consultare i lavoratori.
Ieri sera alle 19,30, dopo la
nottata di venerdì passata a trattare tra tecnici e una giornata di
confronto tra il governo, rappresentato dai ministri Maurizio Lupi (Trasporti) e Giuliano Poletti
(Lavoro) e i sindacati ai massimi
livelli (Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, Giovanni Centrella), il governo ha
fatto l’ultima offerta: gli esuberi
sono scesi dai 980 di venerdì a
954. Per questi verrà attivato il
nuovo meccanismo del contratto
di ricollocazione, contenuto nella
scorsa legge di Stabilità. Secondo
quanto riferito da Lupi, garantirebbe un trattamento pari all’80%
dello stipendio per quattro anni,
salvo trovare un altro lavoro prima della fine del periodo.
La sorte di 616 lavoratori è invece restare dentro quello che si
chiama perimetro aziendale della
nuova Alitalia, si tratta, tra l’altro,
di circa 250 assistenti di volo che
verranno messi in solidarietà e
dal cui bacino si attingerà all’occorrenza, e circa 200 lavoratori di
terra, da assumere con contratti a
tempo indeterminato part time al
posto degli attuali stagionali. Infine sarebbero pensionabili in 86
e mentre 50 rimarrebbero all’estero.
L’ultimo gruppo conta 681 lavoratori che troverebbero posto
in attività esternalizzate, si è parlato di 56 dipendenti della security, 85 dell’Information Technology, 200 della manutenzione pesante che potrebbero andare in
Atitech, altri 200 che andrebbero
a aziende fornitrici di Aeroporti
541 addetti
all’handling
I numeri
149 piloti
(122 operativi
e 27 in cassa)
(335 operativi e 206 in cassa)
388 addetti alla
manutenzione
(255 operativi e 133 in cassa)
420 assistenti
di volo
(258 operativi
e 162 in cassa)
2.251
326 impiegati
di staff
(202 operativi
e 124 in cassa)
323 addetti ai
centri operativi
(221 operativi
e 102 in cassa)
104 addetti
all’information technology
616
(81 operativi e 23 in cassa)
Saranno ricollocati
nel perimetro
aziendale
D’ARCO
La vicenda
Saranno posti in mobilità
e per loro saranno sperimentati
i contratti di ricollocamento
Chi resta
A 250 assistenti
di volo verranno
applicati i contratti
di solidarietà
di Roma. Inoltre ci sarebbe l’offerta da parte di Etihad di ricollocare 100 piloti e 100 tecnici, previa selezione, a Abu Dhabi. I numeri in questo caso sono meno
precisi.
Su questo schema si è registrata l’adesione di massima di Fit-
681
954
Cisl, Uilt, Uglt e delle associazioni
professionali Anpac, Anpav e Avia
che si sono concentrate sull’ultimo problema, quello del nuovo
contratto. La Cgil, come si è detto,
si è presa tre giorni di riflessione
per consultare la base: «Ci siamo
riservati di dare una risposta sul-
Come funziona
Un voucher per ritrovare lavoro
Il «contratto di ricollocazione» è stato
introdotto dal governo Letta nella legge di
Stabilità 2014 che istituì un fondo per
l’incentivazione delle politiche attive,
seguendo un modello olandese. Funziona
così: la Regione che voglia dare ai
disoccupati la possibilità di stipulare tale
contratto, mette a disposizione un voucher
per pagare un servizio di assistenza per la
ricerca di un nuovo posto presso un’agenzia
per l’impiego. Questo voucher prevede una
parte fissa e una, maggiore, pagabile
soltanto a ricollocazione avvenuta. Il
lavoratore sceglie da solo l’agenzia tra
quelle accreditate presso la Regione. Questa
affida il lavoratore a un tutor che ne cura il
ricollocamento anche tramite corsi di
riqualificazione. Se il lavoratore rifiuta
senza giustificato motivo il corso o
addirittura il posto di lavoro offerto,
l’indennità viene dimezzata la prima volta,
se il rifiuto si ripete, viene cancellata. Al
«contratto di ricollocazione» può
partecipare anche l’impresa licenziante,
integrando il voucher. Il costo di un voucher
per la Regione, secondo il giuslavorista
Pietro Ichino, è di 2-4.000 euro.
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Saranno esternalizzati
entro il 31 dicembre 2014
l’accordo quadro solo mercoledì
prossimo», ha detto il segretario
generale Cgil Susanna Camusso,
uscendo dal ministero dei Trasporti al termine della trattativa.
Del resto era stata la Cgil in
mattinata, rappresentata al tavolo
proprio da Susanna Camusso, a
frenare sull’accordo: «Non troviamo traccia, nelle dichiarazioni
fatte ieri (venerdì per chi legge,
ndr) dai ministri, di una significativa riduzione nel numero degli
esuberi» aveva detto il segretario
generale. Secondo il quale l’operazione si presenterebbe come
«una cessione di ramo d’azienda
con licenziamenti collettivi, che
non è mai stata fatta in altre
aziende». Quanto ai tempi stretti
imposti dal governo, se non risolvono i problemi, «non si può
chiudere».
La Cgil ha posto due obiezioni
fondamentali allo schema proposto venerdì dal governo: 1) non va
bene che i lavoratori individuati
come esuberi o come ricollocabili
vengano licenziati, perché in
questo modo si taglia il cordone
ombelicale che li lega all’azienda,
impedendo loro il rientro in caso
di sviluppo; 2) non rassicurano le
promesse di ricollocazione di
buona parte dei lavoratori formulate dal governo. Secondo la Cgil
solo 310 lavoratori hanno al momento un destino certo, l’assunzione prospettata per gli altri
presso aziende di manutenzione
e di handling, o altre ancora, sarebbe del tutto aleatoria.
Diverso l’atteggiamento di Cisl
e Uil, più propense a chiudere sin
dalla mattinata, magari con uno
«sforzo» del premier Matteo Renzi, sollecitato dal leader della Cisl,
Raffaele Bonanni. E in effetti il
ministro Poletti, di fronte al muro
della Cgil, nel pomeriggio ha cercato di togliere dal tavolo la prima
obiezione, offrendo agli esuberi,
al posto della mobilità per quattro anni, un anno di cassa integrazione e due di mobilità, du-
Trasferimenti
La compagnia del Golfo
selezionerà 100
piloti e altrettanti tecnici
ad Abu Dhabi
rante i quali adoperare il contratto di ricollocazione. Ma la sua fuga in avanti è stata seguita da una
sospensione dei lavori per verificare la posizione degli arabi di
Etihad, i potenziali acquirenti di
Alitalia, circa questa ipotesi. La
seconda obiezione della Cgil restava però difficilmente rimovibile.
I tre giorni di sospensione terminano mercoledì, giorno in cui
era previsto l’annuncio dell’accordo, presente l’ad di Etihad, James Hogan. E’ possibile che la
Cgil cerchi di strappargli un’ultima concessione. Intanto domani
l’intesa sarà al vaglio delle banche
creditrici.
A. Bac.
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Il caso Le paradossali conseguenze dell’operazione Cai realizzata tra mille deroghe
Quei 3.500 dipendenti ancora nel limbo
Tra 15 mesi resteranno senza indennità
Licenziati nel 2008 non avranno pensione né ricollocamento
ROMA — Sono circa 3.500 i lavoratori della vecchia Alitalia, quelli licenziati nel 2008, che da allora stanno ancora percependo il trattamento di mobilità. I sette anni che furono loro concessi con una norma ad hoc, quattro di
cassa integrazione e tre di mobilità,
scadranno nell’ottobre 2015 e riporteranno a galla la questione dei vecchi
esuberi, aggravata nel frattempo dall’avvento, due anni dopo la ripartenza
di Alitalia, della riforma Fornero che
ha elevato l’età pensionabile.
Ma riepiloghiamo. Nel 2008 Alitalia
Linee aeree italiane viene trasformata
in Compagnia aerea italiana (Cai),
vendendo aerei e slot alla cordata sostenuta dall’allora premier Silvio Berlusconi. Ai subentranti vennero concesse diverse deroghe. Poterono, ad
esempio, scegliere i lavoratori da assumere, prescindendo dai requisiti di
età, anzianità aziendale e carichi familiari, ne individuarono 12.639 tra ex
Alitalia e Airone. A finire in cassa integrazione furono nel 2008 in 5.850,
mentre quattro anni dopo sono andati
in mobilità in 3.820, solo un 300 dei
quali oggi hanno trovato lavoro o sono andati in pensione.
La loro storia è fatta di eccezioni alle
regole, a volte favorevoli, a volte no. E’
stato senz’altro un vantaggio poter
godere di sette anni di ammortizzatori
sociali, quando invece, sommando
cassa integrazione e mobilità, si arriva
massimo a quattro. E’ stato positivo
ottenere, grazie al Fondo del trasporto
aereo, finanziato anche con i 3 euro a
biglietti che pagano tutti i passeggeri,
un’integrazione del trattamento all’80% dello stipendio. A alcuni, quelli
che avevano una buona retribuzione
di partenza è andata bene, potendo
Passeggeri
Il Fondo del trasporto aereo
finanziato anche
con 3 euro su ogni biglietto
acquistato dai clienti
Nel 2012 gli esuberi
scendono a 3.820
Nel 2015 si esauriscono
le coperture salariali
Le tappe
Parte la Cig per 5.850
Tremila contratti chiusi
1
E’ il 2008 quando la vecchia
Alitalia viene messa «a
riposo». Dalle sue ceneri
nasce Alitalia-Cai con
12.639 dipendenti.
Vengono rescissi circa 3
mila contratti a termine e in
cassa integrazione
finiscono 5.850 lavoratori
che non rientreranno più
nell’azienda.
2
L’accordo propiziato dal
governo Berlusconi con gli
acquirenti di Alitalia
prevede che gli esuberi
ottengano
eccezionalmente quattro
anni di cassa integrazione
e tre di mobilità. Così nel
2012 ad andare in mobilità
saranno 3.820. Circa 2 mila
in meno degli iniziali.
3
Scadrà nell’ottobre del
2015 l’indennità di mobilità
che oggi continuano a
percepire circa 3.500 della
vecchia Alitalia. Per loro,
molti dei quali superano i
50 anni, sarà difficile il
ricollocamento. Anche
perché non hanno potuto
usufruire di corsi di
riqualificazione.
mantenersi senza nemmeno cercare
di arrotondare, a altri, in particolare i
lavoratori di terra, la cui retribuzione
di partenza era in media sugli 800 euro, molto meno.
La ricollocazione di questi esuberi
nella nuova Alitalia fu inibita da ulteriori eccezioni: a Cai venne concessa la
possibilità di stipulare nuovi contratti
a tempo determinato, mentre i vecchi
lavoratori restavano in cassa integrazione, in alcuni Alitalia-Cai subappaltò servizi all’esterno, come nel caso di
Carpatair.
A tutto questo va aggiunto il pasticcio del «lodo Letta», un’altra eccezione, che diede a Cai la possibilità di non
assumere lavoratori che avrebbero
maturato i requisiti di accesso alle
prestazioni previdenziali nei sette anni di ammortizzatori sociali. Molti di
quei lavoratori però, con l’avvento
della riforma Fornero del 2011, si sono
visti elevare l’età pensionabile, con la
conseguenza di rimanere senza sostegno al reddito fino a 7-8 anni, e rientrando a tutti gli effetti tra gli «esodati». A suo tempo nessuna clausola di
salvaguardia, in caso di riforma previdenziale, fu inserita nell’accordo sugli
ammortizzatori sociali.
Ultima assurdità: ai lavoratori Alitalia posti in cassa integrazione straordinaria i limiti normativi non hanno
consentito la riqualificazione, non potendo gli stessi accedere ai corsi previsti dalle Regioni di appartenenza che
sono riservati ai soli lavoratori in cassa integrazione in deroga.
Antonella Baccaro
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Assistance
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Primo Piano 11
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L’ex presidente Il caso
Il ministro Orlando
«Condizioni serie»
Ciampi riceve la visita
della moglie e dei figli
Carceri:
diminuiscono
i detenuti
mo bollettino medico sulle
condizioni dell’ex capo dello Stato, ieri pomeriggio un
macabro equivoco ha agitato i lavori del «Politicamp»,
la riunione indetta da Pippo
Civati a Livorno. Durante un
dibattito sulla cultura, una
persona del pubblico ha segnalato al palco della presidenza che sul web circolavano fantomatiche notizie
sulla morte dell’ex presidente della Repubblica, che
poi si sono rivelate false. Il
conduttore della kermesse
ha interrotto l’evento per
una breve commemorazione e un lungo applauso. Prima della smentita.
«Senza troppo clamore
siamo progressivamente
usciti dalla situazione di
sovraffollamento
nelle carceri»: lo ha detto
ieri il ministro della
Giustizia Andrea Orlando in
un incontro con avvocati e
magistrati ad Agrigento.
Rimangono ancora, ha
aggiunto il ministro, setteottomila detenuti in più dei
posti disponibili, «ma la
Corte di Strasburgo ha
riconosciuto i significativi
progressi fatti dal nostro
Paese». Per Orlando il
minore affollamento nelle
carceri italiane è dovuto a
due fattori: i rimpatri «più
sistematici» dei detenuti
stranieri e le convenzioni
che consentono ai detenuti
tossicodipendenti «di
scontare una parte della
pena in comunità». Il
ministro ha poi affrontato
altri temi caldi della
Giustizia, in particolare
quello della lentezza dei
processi: «Siamo stati
chiamati a Strasburgo per le
carceri, ma anche per la
lunghezza dei
processi — in particolar
modo quelli civili — perché
un terzo dei detenuti è in
attesa di giudizio».
T. L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Attesa per il nuovo bollettino medico
ROMA — I due aggettivi
usati dai medici sono «seria» e «stabile». Segno che le
condizioni di salute di Carlo
Azeglio Ciampi, ricoverato
da ieri l’altro all’ospedale di
Bolzano, destano ancora
preoccupazione.
Il bollettino medico diffuso alle dieci di ieri mattina dai medici fa espressamente riferimento al «mo-
Riserbo
L’ospedale di Bolzano è
controllato da polizia e
carabinieri, al personale
è stato chiesto riserbo
nitoraggio continuo» che la
situazione clinica del presidente emerito della Repubblica italiana richiede. «Il
senatore Carlo Azeglio
Ciampi», sono state le parole usate dai medici che hanno compilato il testo ieri
mattina — con qualche ora
di anticipo rispetto alle previsioni — «ha passato una
notte tranquilla. Permane
una situazione clinica seria
ma stabile».
Al di là della stringata nota dei medici dell’ospedale
altoatesino, sulle condizioni
di salute di Ciampi filtrano
pochissime indiscrezioni. Il
reparto in cui è ricoverato è
controllato a vista da polizia
e carabinieri. E il personale
medico e paramedico continua a mantenere il più
stretto riserbo. Il direttore
sanitario Umberto Tait ha
comunque precisato che un
nuovo bollettino medico
sarà diffuso nella giornata
di oggi.
Condizioni «serie» ma
«stabili», insomma. Dove la
serietà sarebbe comunque
da attribuire all’età del presidente emerito, oggi novantaquattrenne. I medici,
almeno ufficialmente, non
hanno fatto alcun cenno alla
presenza di «embolia» o
«edema polmonare»,cioè
alla diagnosi che nella giornata di venerdì era filtrata
da alcune stanze del reparto
al primo piano dell’ospeda-
le altoatesino.
Ieri pomeriggio, Ciampi
ha ricevuto la visita della
moglie Franca, rientrata dopo a Villa Ausserer, il centro
dell’esercito italiano ai piedi
delle Dolomiti dove la coppia stava trascorrendo insieme, come da tradizione,
un periodo di riposo estivo
in Alto Adige. E anche i suoi
due figli. Sono state le prime tre persone esterne alla
struttura sanitaria ad aver
visto il senatore a vita. Prima dei familiari, infatti, soltanto al governatore altoate-
In montagna Carlo Azeglio
Ciampi in Val Gardena in una
foto di qualche anno fa. L’ex
presidente della Repubblica
trascorre spesso le sue
vacanze nelle Dolomiti
sino Arno Kompatscher era
stato consentito di entrare
nella stanza in cui è ricoverato Carlo Azeglio Ciampi.
Mentre la politica trattiene il fiato e aspetta il prossi-
La solidarietà dell’«Unità»
«Europa»
a rischio
chiusura
«L’assemblea dei redattori di Europa giudica irricevibili
le comunicazioni della società editrice che ha disposto
di avviare le azioni necessarie per la chiusura delle
pubblicazioni della testata per la fine di settembre»: è
quanto si legge nel comunicato del cdr del quotidiano di
area pd. Immediata la solidarietà dei colleghi dell’Unità,
che affrontano anche loro il rischio smantellamento
della testata: «La notizia è tanto più sorprendente se si
considera il fatto che il bilancio del giornale risulta
ancora in attivo, e sarà in pareggio a fine estate».
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12
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Esteri
Il caso Mosca la accusa di aver ucciso due giornalisti
«Salvate Nadezhda»
La top gun ucraina
caduta in mani russe
«Non mi rilasceranno, mi uccideranno»
MOSCA — Salvate la nostra
ragazza, #Saveourgirl. La campagna è stata lanciata anche su
Twitter. Tutto per il soldato Nadezhda, pilota di elicottero di
33 anni rapita dai miliziani indipendentisti nell’Ucraina
Orientale e poi ricomparsa in
un carcere russo dove è accusata di aver partecipato all’uccisione di due giornalisti russi. È
la prima volta che un militare
regolare dell’esercito ucraino si
trova nelle mani delle autorità
di Mosca e naturalmente la cosa
ha suscitato un putiferio. Se
non altro perché la Russia afferma di non essere in conflitto
con il Paese vicino; di non avere
suoi uomini oltre la frontiera;
di non esercitare alcuna influenza sui miliziani che chiedono l’indipendenza dell’est
Accademia
È stata la prima donna a
essere ammessa
all’accademia
aeronautica di Kharkov
ucraino. Così per giustificare la
cattura di Nadya Savchenko è
stata raccontata dalla Procura
russa una storia che appare assai fantasiosa. La pilota sarebbe
stata presa in territorio russo
dove era entrata illegalmente
fingendosi una rifugiata. Peccato che i miliziani avevano già
annunciato in precedenza di
averla catturata a Shastya, a
trenta chilometri dal confine.
Era stato diffuso anche un filmato nel quale la pilota era ammanettata a dei tubi metallici e
rispondeva alle domande dei
Pilota
Nadya Savchenko,
33 anni, ufficiale delle forze
armate ucraine, il 19
giugno poco dopo la sua
cattura da parte delle
milizie filorusse a Lugansk
(Ap/Golovniov)
suoi carcerieri. Allora che è successo? Nadezhda si è liberata, è
fuggita e anziché puntare verso
le linee ucraine ha attraversato
la frontiera con la Russia? Storia
che dipinge una specie di Rambo caotica cui molti non credono, tanto che di lei si stanno occupando anche numerose per-
Le ultime tappe
La tregua
Dopo settimane di scontri, a
giugno il neopresidente
ucraino Petro Poroshenko
dichiara una tregua
unilaterale, con l’obiettivo di
favorire una soluzione
negoziata del conflitto.
Qualche giorno dopo anche i
ribelli filorussi aderiscono al
cessate il fuoco, ma avvertono
che non deporranno le armi
fino a quando le truppe
di Kiev non lasceranno le
regioni orientali
La ripresa delle ostilità
Il primo luglio, Poroshenko
annuncia che la tregua non
verrà prolungata. I caccia
e gli elicotteri d’assalto ucraini
riprendono i raid
su Sloviansk e Lugansk
La resa di Sloviansk
La città roccaforte dei ribelli,
sotto assedio da oltre due
mesi da parte delle forze
ucraine, è costretta alla
resa. I separatisti ripiegano
verso Donetsk, la capitale della
regione. Inizia la fuga dei civili
Verso Donetsk
Venerdì un missile degli
indipendentisti abbatte un
elicottero ucraino causando
la morte di 19 soldati. Il
presidente ucraino minaccia
gravi rappresaglie
Ieri, l’aviazione di Kiev
bombarda Maryinka, un
sobborgo di Donetsk.
Discordanti le cifre sui morti
sonalità russe, dalla paladina
dei diritti umani Ella Pamfilova
all’avvocato Mark Feigin che
difese le tre ragazze del gruppo
punk Pussy Riot finite in galera.
Nadezhda è una ragazza dolce e gentile, dicono i suoi amici,
ma è anche un militare tosto.
Entrata nei parà, è stata la prima donna a essere ammessa all’accademia aeronautica di
Kharkov. Era copilota di un MI24. Nel filmato diffuso dai ribelli (http://www.youtub e . c o m / w a tch?v=2SnTu9RW_Uw), fronteggia senza paura
l’interrogatorio. Rifiuta di dare
indicazioni sulle forze del suo
Paese, ripete il giuramento di
«difendere l’Ucraina dall’invasione di forze esterne». Poi, con
un sorriso, afferma: «Non mi
rilasceranno, mi uccideranno.
Le vostre autorità russe mi uccideranno sulla base delle accuse che ora stanno costruendo
contro di me». Il video è stato
diffuso il 19 giugno, un giorno
dopo la cattura. Nadezhda era a
terra, per aiutare alcuni uomini
della Guardia Nazionale ucraina che erano stati feriti.
La pilota è ricomparsa ufficialmente solo l’8 luglio a Voronezh dove ora è stata accusata
ufficialmente. Il 17 giugno, a un
posto di blocco dei ribelli, erano morti due giornalisti russi,
colpiti da proiettili di mortaio
sparati verosimilmente dalle
forze governative. Secondo
l’Ufficio Investigativo, Nadezhda avrebbe passato alle
forze di terra le coordinate del
luogo dove si trovavano i due
giornalisti.
Se questa teoria verrà smontata per la sua scarsa credibilità,
non è escluso che vengano
avanzate nuove ipotesi di reato.
I media russi stanno preparando il terreno, con titoli e reportage a senso unico. Il tabloid
Tvoi Dyen l’ha messa in copertina: «Figlia di Satana». Il popolare quotidiano Komsomolskaya Pravda l’ha definita «Macchina di morte in gonnella».
Per spiegare le sue dichiarazioni, la tv di Stato Rossya 1 ha detto che «Nadezhda è stata ovviamente trasformata in uno zombie». Il sito web Ridus azzarda
una previsione: «Vista la scia di
sangue lasciata dalla mitragliera Savchenko, è possibile che
sia chiamata a rispondere di altri delitti».
Fabrizio Dragosei
Drag6
© RIPRODUZIONE RISERVATA
✒
Il tour sudamericano di Putin
fra vecchi clienti e nuovi alleati
C
erto, questa sera ci sarà il passaggio di consegne dal Brasile
alla Russia che ospiterà i prossimi campionati del mondo di
calcio. Domani poi inizierà un vertice dei Paesi con economia in
crescita che formano il gruppo denominato BRIC, vale a dire
Brasile, Russia, India e Cina (si è aggiunto poi il Sudafrica).
Vladimir Putin ha però voluto approfittare dell’occasione per fare
un tour di vecchi clienti e nuovi amici in Sud America. A due passi
dalle coste degli Stati Uniti, dove uno dei suoi accompagnatori,
quell’Igor Sechin capo della Rosneft finito sulle liste di prescrizione
per le vicende ucraine, non può nemmeno entrare. Prima sosta, di
rigore, nella Cuba dei fratelli Castro, da 52 anni sotto embargo da
parte degli Stati Uniti. Abbracci con Fidel, affari petroliferi con
Raul e l’annuncio per l’ennesima volta (il primo a dirlo fu Boris
Eltsin negli anni Novanta) che Mosca abbuona il vecchio debito
che l’Avana aveva con l’Urss. Un debito astronomico: 35 miliardi di
dollari che Cuba non aveva comunque la minima intenzione e
possibilità di restituire. La Russia aiuterà il Paese «fratello» anche
a estrarre il petrolio sulla costa settentrionale, proprio di fronte
alla Florida. Infine, nello spirito dei vecchi tempi, pellegrinaggio al
Memorial al Soldado Internacionalista Soviético. Poche ore e
ancora altre due visite, al vecchio compañero sandinista Daniel
Ortega in Nicaragua e alla presidente argentina Cristina
Fernandez, che aveva accusato Stati Uniti e Gran Bretagna per
l’atteggiamento sul referendum di annessione in Crimea. Passi
avanti sulla via tracciata mesi fa: stabilire una presenza strategica
nel continente, anche con visite di navi militari russe in porti
amici a Cuba e altrove.
F. Dr.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
La storia
Esteri 13
italia: 51575551575557
L’attore furioso per un articolo secondo cui la madre della sua fidanzata si oppone alle nozze per ragioni religiose
Più ministre
Rimpasto
al femminile
nel governo
britannico
La vicenda
DAL NOSTRO INVIATO
DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA — La suocera perfida e, naturalmente, pettegola. La star mondiale
del cinema a rischio evirazione. La grande delusione dell’affascinante fidanzata.
Perfetto, c’è tutto: il tabloid Daily Mail
era andato sul sicuro, pronto a rovinare
l’estate a George Clooney pur di offrire
un altro scoop memorabile agli oltre 2
milioni di lettori, prima con l’edizione
online poi con la carta. Invece, tra scuse
presentate dal giornale e respinte dall’attore, ne è nata una polemica sui fondamenti dell’informazione e sulla credibilità della stampa inglese. Un caso nazionale.
Lunedì 7 luglio il seguitissimo sito del
quotidiano inglese spara una delle sue
«exclusive» in caratteri cubitali. «Può fare molto meglio», è il titolo che riporta
quello che Baria Alamuddin, avrebbe
detto «a mezza Beirut». La donna è la
madre fortunata di Amal, 37 anni, anglolibanese, avvocatessa e attivista per la difesa dei diritti umani. E Amal è la fidanzata, la promessa sposa di Clooney, 53
anni, star del cinema e, suo malgrado,
del gossip mondiale.
Nell’articolo tutti i verbi sono coniugati all’indicativo: nessun dubbio, nessuna possibilità di equivoci. La famiglia
di Amal appartiene alla «setta dei Drusi,
una derivazione medievale dell’Islam, i
cui membri non devono sposarsi con
estranei». Segue elenco delle punizioni:
«diverse donne sono state uccise per aver
disobbedito» e poi, buttata lì con divertita disinvoltura: «lo scorso anno i parenti
di una donna drusa hanno tagliato il pene all’uomo che lei, nonostante il divieto,
aveva voluto sposare, un musulmano
sunnita». Conclusione della suocera: «In
Libano ci sono cinquecentomila Drusi.
Tra questi possibile che non ce ne sia uno
che vada bene a mia figlia?». E tocco pecoreccio finale: gli amici della famiglia di
Amal avrebbero scherzato sull’ipotesi di
un Clooney seriamente menomato.
Due giorni dopo, mercoledì 9 luglio,
l’attore ha replicato sul sito del quotidiano americano Usa Today. I fatti, scrive
Clooney, sono totalmente inventati. «La
madre di Amal non è drusa, non è mai
stata a Beirut da quando sono fidanzato
con la figlia e non è affatto contraria al
matrimonio». È una smentita con parole
Fidanzati
George Clooney e
Amal Alamuddin,
avvocata e attivista
per i diritti umani
anglo-libanese,
sono fidanzati dallo
scorso ottobre,
secondo i tabloid. La
notizia è stata
confermata ad aprile
«L’esclusiva»
Lunedì scorso il
tabloid inglese Daily
Mail ha pubblicato
un articolo secondo
cui la futura suocera
di Clooney si oppone
al matrimonio per
ragioni religiose,
essendo drusa
Scuse
Mercoledì l’attore ha
accusato il tabloid di
aver inventato la
storia. Il Daily Mail si
è scusato e l’ha
rimossa dal sito web,
attribuendo l’errore
a una valutazione
sbagliata. Ma
Clooney ha rifiutato
le scuse: «Hanno
mentito»
Promessi sposi L’attore americano George Clooney, 53 anni, con la fidanzata Amal Alamuddin, 37 anni, anglo-libanese
Clooney sfida il Daily Mail
Il falso scoop dell’estate
riapre il processo ai tabloid
La star rifiuta le scuse: «Così il gossip è pericoloso»
profonde che chiamano in causa «questioni più ampie». «L’irresponsabilità,
in questa epoca, di sfruttare differenze
religiose dove non ne esistono non solo
è segno di infima negligenza, ma è addirittura pericoloso». E ancora: «Sono
figlio di un giornalista; accetto l’idea
che la libertà di stampa possa talvolta
creare qualche inconveniente alla mia
vita privata, ma il Daily Mail... stavolta
va ben oltre l’essere un ridicolo tabloid
ed entra nel campo dell’incitazione alla
violenza». I direttori dell’edizione online e di quella cartacea si sono scusati
con Clooney mercoledì stesso e l’articolo è stato rimosso. Ma i giornalisti han-
Padre e figlio
Reporter
George Clooney
con il padre Nick,
80 anni, ex
giornalista e
anchorman in
Kentucky, in Ohio
e poi sul network
nazionale «Abc».
Il film «Good
night, and good
luck», diretto da
Clooney, è un
omaggio al padre
no derubricato il caso a semplice errore
di valutazione del lavoro compiuto a
Beirut da una «affidabile freelance».
Ancora una contro replica del vincitore
di due premi Oscar: «o hanno mentito
all’origine o mentono adesso».
A quel punto il «caso Clooney» è diventato materia di analisi per i quotidiani più seri, dal Guardian al Times,
all’Indipendent, in un Paese che periodicamente si trova costretto a interrogarsi, traumaticamente, sull’affidabilità dell’informazione. Nel luglio del
2011 James e Rupert Murdoch chiusero
il rotocalco News of the World in seguito allo scandalo forse più clamoroso: il
giornale fu accusato di aver corrotto
agenti di polizia per ottenere intercettazioni e informazioni riservate sui personaggi politici, dello spettacolo e perfino sulle vittime degli attentati del
2005 a Londra. La direttrice dell’epoca,
Rebekah Brooks è stata di recente assolta nel processo. Ma in edicola e sulla
Rete la linea di confine tra gossip divertente e pericolosa fesseria diventa sempre più labile.
Giuseppe Sarcina
[email protected]
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In Francia Il valore dei primi 500 patrimoni è aumentato del 15% nel 2013: crescono le disparità economiche nel Paese
L’exploit dei miliardari che dà ragione a Piketty
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — «Non ci sono mai
stati così tanti miliardari in
Francia». Il titolo della rivista
economica Challenges, che ha
pubblicato la sua 19esima classifica annuale delle più grandi
fortune francesi, fa impressione nei giorni in cui la disoccupazione continua ad aumentare, il ministro dell’Economia
vara l’ennesimo piano per il
potere d’acquisto delle classi
medie impoverite, e ai cittadini si chiedono sacrifici sicuri e
immediati in vista di un risanamento futuro e incerto.
«Non è che Piketty aveva ragione?», si chiedono la rivista e
pure il Financial Times, che
qualche settimana fa aveva
contestato le cifre alla base del
«Capitale nel XXI secolo», la
monumentale opera dell’economista francese Thomas
Piketty. Uscito quasi in sordina
in Francia, accolto come un capolavoro da molta critica americana, il saggio di 1.000 pagi-
ne di Piketty (in Italia uscirà a
settembre per Bompiani) denuncia il ritorno del capitalismo attuale a una fase ottocentesca di gigantesche diseguaglianze, provocate da accumulazione e rendita che, pur
essendo fattori improduttivi,
allo stato attuale contano più
del lavoro e del talento.
I dubbi sul libro di Piketty
LONDRA — David Cameron
aveva promesso quattro anni
fa che avrebbe costituito un
governo con almeno il 30% di
posti assegnati alle donne.
Fino ad aprile le ministre
erano solo quattro su 23. E
dopo le dimissioni di Maria
Miller dalla Cultura, sono
diventate tre, cioè il 18% del
totale. Nell’ultimo rimpasto,
nel settembre 2012, le cose
erano rimaste
sostanzialmente uguali.
L’unica donna con un potere
reale era e resta Theresa May,
all’Interno. Il premier ha
assicurato che la prossima
settimana manterrà
l’impegno assunto al
momento della sua nomina,
aumentando la quota
femminile nell’esecutivo. L’ex
presentatrice televisiva Esther
McVery, 47 anni, è già capo
del dipartimento del Lavoro e
delle pensioni e sembra
destinata a un incarico ancora
Economista Thomas Piketty, 43 anni, autore del saggio «Il Capitale del XXI secolo», uscito quasi in sordina
in Francia, accolto come un
capolavoro in America
riguardavano alcuni dati e
l’impostazione — tacciata di
essere «neomarxista» da alcuni commentatori, soprattutto
in patria — più che la constatazione che le disparità aumentano. Comunque l’indagine di Challenges rafforza gli argomenti e la centralità del problema. Se prendiamo la
Francia, secondo Piketty l’1%
più benestante della popolazione detiene oggi il 25% della
ricchezza nazionale, contro il
23% nel 1970. E le cifre della rivista indicano che il totale dei
primi 500 patrimoni francesi è
aumentato di oltre il 15% nel
2013, toccando quota 390 miliardi di euro.
I miliardari sono 67, ovvero
13 in più che un anno fa , e circa il doppio rispetto al 2008,
anno al quale si fa risalire l’inizio della crisi finanziaria ed
economica. Una settimana fa,
l’Insee (l’istituto nazionale di
statistica) ha pubblicato una
ricerca che va nello stesso senso: lo 0,01 più ricco di Francia
ha visto il suo reddito crescere
in modo spettacolare, + 20%,
negli ultimi due anni, quelli
della crisi più profonda per il
resto della popolazione.
Le cifre sulla nuova diseguaglianza francese arrivano
proprio nel momento in cui il
presidente Hollande sembra
tentato dal cambiare politica e
abbassare il peso fiscale. I primi due anni all’Eliseo sono
stati segnati da una misura
simbolica e contestata come la
tassa del 75% sulla parte di
reddito superiore al milione di
euro, norma peraltro bocciata
alla fine dal Consiglio costituzionale e trasferita dai privati
alle aziende. Nelle ultime settimane il nuovo primo ministro
Manuel Valls ha annunciato
una riduzione delle tasse soprattutto per le famiglie, e in
generale il clima è cambiato:
Hollande non dice più «il mio
nemico è la finanza», e il ministro dell’Economia, Arnaud
Montebourg, semmai lo corregge proclamando «il nostro
unico nemico è il conformismo», e promette una nuova
politica di sostegno alle aziende.
Difficile quindi che venga
ascoltato l’appello di Piketty a
tassare di più i molto facoltosi
per ridurre le disparità. D’altra
parte, il ministro delle Finanze
Michel Sapin ha appena confessato di non avere letto il suo
libro, «troppo voluminoso,
troppo pesante, non fa per
me». In attesa di una miracolosa ripartenza dell’economia a
beneficio di tutti, non può lamentarsi intanto Bernard Arnault, presidente del gruppo
del lusso LVMH. La sua domanda di nazionalità in Belgio
è stata respinta, continua a risiedere e a pagare le tasse in
Francia, ma resta l’uomo più
ricco del Paese e d’Europa: una
fortuna di 27 miliardi di euro
nel 2013, ovvero 2,7 miliardi in
più rispetto all’anno prima.
Stefano Montefiori
@Stef_Montefiori
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Premier David Cameron
più importante. Promozione
in vista anche per Elizabeth
Truss, 39 anni il prossimo 26
luglio, sottosegretario per
l’Educazione, economista di
formazione. Stesso percorso
previsto per Anna Soubry, 57
anni, sottosegretaria al
Welfare e al personale della
difesa; ha cominciato come
giornalista televisiva e viene
considerata dai suoi
compagni di partito una delle
poche parlamentari in grado
di tenere testa alle sparate di
Nigel Farage, il leader
dell’Ukip. Infine Nicky
Morgan, 41 anni, ex avvocata
specializzata in diritto
societario, ministra per le
Donne dall’aprile del 2014,
incarico che potrebbe lasciare
per salire verso le poltrone
chiave. Cameron, 47 anni,
ridisegnerà il governo senza
toccare i pilastri del «cabinet»,
il nucleo dei ministri più
importanti: l’economia resta
al Cancelliere dello Scacchiere
George Osborne, gli esteri a
William Hague e l’interno a
Theresa May. Dovrebbero
uscire, invece, figure
sperimentate come Kenneth
Clark, 74 anni, George Young,
73 e Andrew Lansley, 57.
L’operazione «rosa» si
inserisce nelle manovre
pianificate nelle ultime
settimane dal premier per
rimontare nei favori
dell’elettorato. Secondo i
sondaggi una parte dei voti di
protesta sarebbe pronta a
tornare nella casa dei Tory
(dati di nuovo intorno al
34%), a condizione che il
governo diventi più incisivo
in tema di immigrazione e di
lavoro. Cameron, intanto,
comincia a rinfrescare il suo
team.
G. Sar.
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14
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cronache
Napoli Il giovane ha perso il controllo del mezzo, l’aveva accompagnata lui
Non aveva bevuto, Fabio, e
anche se i risultati del test sull’assunzione di droghe non sono ancora pronti, si pensa che
non fosse neppure sotto l’effetto
di sostanze stupefacenti. Forse è
poco pratico, ha preso la patente
di recente, ha voluto fare una
manovra azzardata. La macchina era in buone condizioni ed
era stata sottoposta a tagliando.
La piazzetta dove l’altra notte
s’è consumata quest’altra tragedia assurda, ieri mattina era deserta. Ma la sera si riempie di ragazzi, non è lontana dal liceo e
gli studenti si incontrano qui
per mangiare un panino dai
venditori ambulanti e per fare
Travolta dall’auto di un amico
mentre era al tavolino del bar
Muore 15enne, frequentava la stessa scuola di Salvatore
La ricostruzione
Sopra, Giulia è seduta al
tavolino che mangia il kebab con due amici. A sinistra, il diciannovenne a
bordo della Clio con un
amico perde il controllo
dell’auto. Sotto, l’impatto
della vettura sui tre giovani
ILLUSTRAZIONE DI FRANCO PORTINARI
Marano, hinterland nord di
Napoli, 50 mila abitanti sotto
choc. Un’altra morte assurda.
Un’altra giovanissima vita
stroncata e niente che abbia un
senso. Quattro giorni fa muore
Salvatore Giordano, 14 anni,
colpito alla testa da un fregio
staccatosi dalla volta della Galleria Umberto a via Toledo, nel
centro di Napoli. Stava facendo
una passeggiata con gli amici.
Era di Marano, lo stesso comune alle porte del capoluogo dove
venerdì sera Giulia Menna, 15
anni, seduta ad un tavolino di
un chiosco ambulante con altri
due amici, è morta investita dall’auto guidata da Fabio Molaro,
un diciannovenne che le aveva
dato un passaggio poco prima.
Entrambi di Marano, tutti e due
giovanissimi, Salvatore e Giulia.
«Questa morte aggiunge dolore
al dolore — dice il sindaco di
Marano, Angelo Liccardo —.
Sembra che la sfortuna si stia
accanendo contro la nostra città, siamo ancora sotto choc per
la tragica scomparsa di Salvatore e ora ci piomba addosso quest’altro dramma». Su Facebook
aveva scritto: «Un altro terribile
lutto, un’altra tragedia colpisce
la nostra città. Sono profonda-
mente addolorato».
Giulia e Salvatore si conoscevano. Non uscivano insieme ma
avevano frequentato la stessa
scuola media a Marano, la Massimo D’Azeglio. Erano nella
stessa sezione, ma Giulia stava
una classe avanti e a settembre
aveva cominciato a frequentare
il liceo scientifico Emilio Segre
mentre Salvatore aveva appena
finito gli esami di terza media.
Giulia qualche giorno fa su un
sito Facebook aperto per ricordare Salvatore ma contestato
dai familiari e da alcuni amici,
aveva cliccato mi piace sotto la
foto del quattordicenne. Salvatore un profilo suo non ce l’aveva ma Giulia sì e come tutti le
ragazzine della sua età, ci aveva
messo foto sue e delle sue amiche, qualche giorno fa, sorridente, era in piscina a prendere
il sole.
Che cosa sia accaduto venerdì sera si cerca ora di ricostruire.
«Mi dai un passaggio a piazza
Arafat?», ha forse chiesto Giulia
a Fabio, uno della comitiva anche se di un paese vicino, Calvizzano. Fabio l’ha portata fin
quasi sotto al chiosco poi, dopo
averla lasciata ai tavolini dove
c’erano altri due amici, un ra-
La patente
Il ragazzo aveva preso
la patente da poco,
i primi test hanno
escluso l’uso di alcol
15 anni La studentessa Giulia Menna travolta e uccisa mentre
era seduta a un tavolino all’aperto
(Ansa/Facebook)
gazzo di 16 e una ragazza di 20,
rimasti feriti in modo non grave, ha fatto una manovra sbagliata, forse ha sgommato, non
ha saputo controllare la macchina così è finito proprio addosso a Giulia. E per lei non c’è
stato nulla da fare, anche se il
giovane, sconvolto, è sceso dall’auto e ha cercato di soccorrerla
come poteva. L’altro ragazzo
che era con lui in macchina, un
ventunenne, è sotto choc ma illeso.
due chiacchiere. «La zona dove
è avvenuto l’incidente — precisa il sindaco Liccardo — è recintata ed è ritenuta sicura». Ma su
Facebook e in città molti hanno
protestato perché la sera c’è
troppo caos in quella via di Marano, le auto entrano anche nelle zone recintate e la sicurezza è
a rischio. «Un altro angelo lì su
in paradiso — ha postato su Facebook un’amica di Giulia —.
Eh già, le persone più buone
spariscono sempre per prime e
tu sei una di quelle che faceva
tanto per tutti e non voleva nulla in cambio. Tutti qui ti ricorderemo con il tuo bellissimo
sorriso! Amica mia ci mancherai da morire!».
Mariolina Iossa
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Il caso Delibera dell’Azienda, la Regione la boccia: è pericoloso
La Asl del punto nascite chiuso
vara il parto in ambulanza
voglio farmaci adatti a me.
SPERIMENTAZIONE? OK.
SOLO GLI STUDI CLINICI CONDOTTI SUI BAMBINI
GARANTISCONO LA SICUREZZA E L’EFFICACIA DEI FARMACI PER LORO.
PARTECIPO ANCHE IO.
C’è una donna che sta per
partorire? Può farlo sulle ambulanze del 118. Il messaggio è
abbastanza chiaro: siamo in
grado di far nascere bambini
dovunque. Succede a Reggio
Calabria dove l’Azienda sanitaria provinciale ha «autorizzato»
i medici a intervenire sulle gestanti, se necessario, già durante il viaggio sulla statale 106 jonica da Melito Porto Salvo verso l’ospedale del capoluogo. Il
provvedimento, però, non piace al dipartimento Salute della
Regione Calabria, che ne chiede
il ritiro: far nascere i bambini in
queste condizioni «è quanto di
più pericoloso possa esserci in
medicina». E così adesso è muro contro muro tra i diversi livelli di governo della sanità calabrese. In ballo il futuro di tante coppie che hanno progettato
di allargare le loro famiglie.
Tutto ha origine dopo la disattivazione nell’autunno del
2010 — una delle conseguenze
del Piano di rientro dai disavanzi a cui la Calabria è da anni
sottoposta — delle attività di
ostetricia dell’ospedale di Melito, struttura che fino a quel periodo aveva accolto le partorienti di una vasta area della
provincia reggina. Chiusa la
struttura, le emergenze sono
rimaste. «Al pronto soccorso —
si legge nella delibera dell’Asp
di Reggio — si verificano continue e pressanti situazioni di
pazienti in travaglio di parto».
Una situazione di disagio che
ha spinto i vertici dell’Azienda a
dare via libera al parto sui mezzi di soccorso: «Qualora il ginecologo dovesse ritenere che la
nascita possa avvenire durante
il tragitto, lo stesso ginecologo
disporrà l’intervento a bordo
dell’ambulanza dell’anestesista
rianimatore reperibile, il quale
dovrà garantire l’assistenza rianimatoria al neonato».
Caso chiuso? Nemmeno per
sogno. L’alt al provvedimento è
messo nero su bianco in un documento riservato inviato all’Azienda sanitaria dal dipartimento Salute della Regione Ca-
labria. Innanzitutto viene riten u to « i l l e g i t t i m o » l ’ u s o
dell’ambulanza per il trasporto
di partorienti, in secondo luogo
si ribadisce che «il Suem 118 è
deputato esclusivamente all’emergenza-urgenza e un parto “momentaneamente differibile” non è urgente per definizione». Prevedere nascite in
autoambulanze, dunque, potrebbe essere rischioso: «L’intervento a bordo dell’ambulanza da parte dell’anestesista rianimatore in caso di parto è poi
quanto di più pericoloso possa
esservi in medicina. Tale procedura, infatti non è prevista in
alcun protocollo nazionale e
internazionale». Ecco perché
«l’anestesista dell’ospedale farebbe meglio a essere utilizzato
in contesti più appropriati di
quello del trasporto delle partorienti». Adesso si attende di
capire se l’Azienda sanitaria farà un passo indietro.
Antonio Ricchio
AntonioRicchio
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Processione di San Procopio
Nuovo inchino davanti alla casa di un boss
Una sosta della statua del santo patrono davanti alla casa di un
boss in galera, a San Procopio, nel Reggino, ed è di nuovo
polemica. L’8 luglio la statua di San Procopio, che ha dato il nome
al paese di 600 anime, si è fermata per pochi minuti davanti
l’abitazione del boss Nicola Alvaro, 70 anni, in carcere per
danneggiamenti ed estorsione e in passato coinvolto e poi
scagionato per l’omicidio Dalla Chiesa. La moglie, Grazia Violi,
all’arrivo della processione si è avvicinata al Santo è gli avrebbe
donato un obolo. «Gli oboli vengono raccolti da ragazzini di 10
anni che si alternano a portare un sacchetto per le offerte», ha
spiegato il sindaco Eduardo Lamberti Castronuovo. (Carlo Macrì)
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Cronache 15
italia: 51575551575557
Sanità
I medici
degli Spedali
di Brescia
si rifiutano
di applicare
il contestato
metodo
I medici degli Spedali Civili
di Brescia si rifiutano di continuare le infusioni con cellule preparate dalla Stamina
Foundation? Non c’è problema: provvederà la stessa Stamina. E per ordine dei giudici.
Prima era toccato al pediatra Marino Andolina, vicepresidente della fondazione sotto
inchiesta a Torino per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e somministrazione di farmaci pericolosi.
L’8 giugno scorso, per ordine
del tribunale di Pesaro, Andolina aveva infuso le cellule al
piccolo Federico, bimbo di
Fano affetto da morbo di
Krabbe. Adesso lo stesso incarico è stato affidato a Erica
Molino. Che non è un medico,
ma la biologa di Stamina (indagata a Torino assieme ad
Andolina e al presidente di
Stamina Davide Vannoni e fino a poco tempo fa nemmeno
iscritta all’albo, tanto che nei
mesi scorsi l’accesso all’ospedale bresciano le era stato impedito fino al superamento
dell’esame di Stato). Anche se
non potrà praticare materialmente l’infusione, operazione
che spetta a un medico, la
Molino, dal 25 luglio, sarà in
ogni caso a capo dell’équipe
che dovrà provvedervi: nominerà i suoi «assistenti» e detterà tempi e modi dell’infusione. Anzi, a sentire Vannoni, dovrebbe anche certificarne l’efficacia, facendo
valutare «a un medico esterno, magari straniero, i risultati, per rendere chiari gli effetti».
L’incarico alla Molino è stato deciso dal tribunale dell’Aquila per Noemi, bimba di
due anni della provincia di
Chieti, affetta da Sma1, del cui
Domani al Giglio
Via libera
all’operazione
Concordia
Giudice ordina le infusioni su Noemi
«L’incarico alla biologa di Stamina»
Decisione all’Aquila sulla bimba che era stata ricevuta dal Papa
L’incontro Andrea Sciarretta papà di Noemi, la bimba che era
in cura con Stamina, e il ministro Beatrice Lorenzin a dicembre
caso si era interessato anche
Papa Francesco, che a ottobre
2013 aveva telefonato ai genitori e poche settimane dopo li
aveva ricevuti in Vaticano,
con la piccola. «La sentenza
del Tribunale dell’Aquila è
esemplare perché rimarca il
diritto di giovani pazienti di
accedere a queste cure come
ultima speranza di vita»,
commenta Vannoni.
Di sicuro, è esemplare anche quanto al caos giuridico
su Stamina. Per Noemi, ad
esempio, due giudici di Chieti
avevano detto no alle infusio-
ni, ma il tribunale dell’Aquila
aveva accolto il reclamo dei
genitori. E l’inchiesta del procuratore Guariniello a Torino,
chiusa ad aprile con l’annuncio di 20 richieste di rinvio a
giudizio (oltre ai vertici di
Stamina, anche medici del Civile di Brescia e delle altre
strutture in cui la fondazione
ha operato), non ha fermato
le sentenze che impongono le
infusioni. Solo nell’ultimo
mese, un giudice di Venezia
ha imposto l’infusione entro
luglio per Celeste, 4 anni, la
prima bimba ad aver ricevuto
La vicenda
Il metodo
1
Il rifiuto dei medici
È un controverso trattamento
medico inventato da Davide
Vannoni, rivolto alle malattie
neurodegenerative. Nel 2011
Vannoni ha iniziato a praticare
il trattamento in un ospedale
di Brescia
2
A settembre del 2013 il comitato
scientifico istituito dal ministro
della Salute ha bocciato il metodo
Stamina. Vannoni è ricorso al Tar
del Lazio. All’inizio del 2014 i
medici di Brescia si sono rifiutati
di somministrare il trattamento
L’Aquila dà di nuovo l’ok
3
Ad aprile la procura di Torino ha
rinviato a giudizio 20 persone tra
cui Davide Vannoni. Ora un altro
tribunale (L’Aquila) ha dato il via
libera all’infusione a Brescia per
Noemi, bimba di due anni di
Chieti, affetta da Sma1
le cellule Stamina. Poi sono
arrivate due ordinanze da Catania per le cure a Smeralda, 3
anni, in coma dalla nascita
per problemi durante il parto,
e Maria Vittoria, 4 anni, affetta
da Sma1. Quindi il tribunale
di Trapani ha stabilito che, se
entro domani gli Spedali Civili non praticheranno l’infusione a un bimbo, provvederà
il presidente dell’Ordine dei
medici di Trapani, Giuseppe
Morfino (ha già detto sì, a differenza del suo omologo di
Brescia Ottavio Di Stefano,
che in passato si era invece
opposto).
E martedì il ministro della
Salute Beatrice Lorenzin sarà
a Brescia, il cui principale
ospedale pubblico, a sentire
Davide Vannoni, «deve essere
commissariato perché si è
sempre infischiato di dare
luogo a quanto stabilito dai
giudici. Ieri è morta la diciannovesima paziente in lista
d’attesa per le cellule».
Luca Angelini
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Il parere Il Comitato nazionale di bioetica si esprime sul caso del Pertini di Roma: serve responsabilità, si tutelino i bambini
«Embrioni scambiati, nessun genitore va escluso»
ROMA — I bambini dovranno avere genitori «certi, con
piene responsabilità giuridica
in modo da esercitare il diritto
di effettuare le scelte che ritengono migliori nell’interesse dei
minori». E poi: «Qualunque sia
il giudizio nessuno deve essere
escluso dalla vita dei bambini
che risulterebbero danneggiati».
Con il parere sullo scambio
involontario di embrioni avvenuto all’ospedale Pertini di Roma lo scorso dicembre durante
un intervento di procreazione
medicalmente assistita, il Comitato Nazionale di bioetica ha
tracciato idealmente il futuro
dei due gemelli che stanno crescendo nel grembo della mamma «sbagliata». La donna tra
poche settimane partorirà figli
che hanno le caratteristiche di
una madre e un padre biologici,
portatori metà per ciascuno del
loro Dna.
La Regione Lazio ha chiesto
agli esperti coordinati dal vicepresidente Lorenzo D’Avack di
esprimere una posizione che
possa costituire un sostegno
per i tribunali il giorno in cui
dovesse essere avviata una battaglia legale dalle due coppie.
Il Comitato non ha indicato
la famiglia cui riconoscere la titolarità dei bebè in arrivo. Su
questo gli esperti si sono divisi
sostenendo le ragioni dell’una e
dell’altra in ugual misura. Però
ha espresso una serie di raccomandazioni ugualmente importanti per chi si troverà a dirimere l’intrigata e unica questione. L’attenzione viene concentrata sui minori. L’auspicio
fondamentale è che venga «accantonata la logica dei diritti in
competizione e che le figure
coinvolte agiscano basandosi
sulla comprensione dei sentimenti e sull’etica delle responsabilità e solidarietà nei confronti dei nati». Una seconda
esortazione è rivolta ancora ai
quattro genitori: «Qualunque
sia il giudizio nessuno deve essere escluso dalla vita dei bambini che risulterebbero danneggiati». Può apparire un’apertura alla famiglia allargata, soluzione che non e stata presa in
considerazione neppure da
lontano da un gruppo di bioeticisti con una larga rappresentanza cattolica. Eppure il pensiero corre verso un modello di
questo tipo. Chiarisce D’Avack:
«Non va fatta confusione. Però
teniamo conto delle famiglie
dove i coniugi sono separati e i
figli frequentano ambedue i
nuclei attraverso lo strumento
dell’affido condiviso. Noi riteniamo che in questo caso i genitori debbano essere bene individuati dal giudice ma che i
rapporti tra le quattro persone
debbano esistere e non escludersi a vicenda in quanto la non
conflittualità è l’unico modo
per salvaguardare i minori».
Francesco D’Agostino era fa-
In tv Una delle coppie vittima dello scambio di embrioni
La vicenda
La procedura
Lo scorso 4 dicembre,
quattro persone si
sono recate
all’ospedale Sandro
Pertini di Roma per
sottoporsi alla
procedura di
fecondazione assistita
Gli esami
Dopo 12 settimane,
una delle coppie ha
effettuato le analisi
scoprendo che i due
gemelli che
attendevano non
erano compatibili con i
loro profili genetici
Il parere
Il Comitato Nazionale
di bioetica ha per ora
tracciato idealmente il
futuro dei due gemelli:
nessuno dei quattro
genitori dovrà essere
escluso dalla vita dei
bambini
vorevole a scegliere come madre la donna che sta portando
avanti la gravidanza: «il Comitato avrebbe dovuto decidere,
non ha avuto coraggio. Ci siamo limitati a raccomandare il
mantenimento di una rete di
rapporti tra i nuclei con riferimento alla sfera degli affetti».
Cinzia Caporale scriverà una
postilla al documento: «A mio
avviso i bimbi dovrebbero essere affidati a padre genetico e alla madre gestante proprio perché non ci sono ragioni morali
forti a sostegno dell’una o dell’altra coppia che andrebbero
costrette a vivere come i divorziati».
Il parere inoltre insiste sul
diritto dei gemelli a conoscere
le proprie origini: «Le modalità
di concepimento e gestazione
oltre che i dati anagrafici dei
genitori genetici e di quelli legali. Questo dovrà avvenire con
i dovuti filtri e con strumenti
appropriati anche con la consulenza di psicologi il prima possibile».
Margherita De Bac
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se le operazioni di
rigalleggiamento del relitto
procederanno senza intoppi,
la Costa Concordia, una
carcassa di 290 metri trainata
da rimorchiatori, lascerà
l’isola del Giglio il 21 luglio.
Le autorità hanno dato il via
libera per disincagliarla,
ponendo così le basi per
quello che si può considerare
come il più grande
salvataggio marittimo nella
storia. L’ultimo «sì» lo ha
dato ieri l’Osservatorio per il
monitoraggio riunito a
Roma. Poi, da domani,
quando ci sarà la
formalizzazione vera e
propria, comincerà il conto
alla rovescia per il
rigalleggiamento del relitto
attraverso i cassoni che in
questi mesi sono stati fissati
sulle fiancate della Concordia
(sempre che le condizioni
meteo lo consenta no).
«Un’operazione
complessa, mai tentata
prima nella storia», ha
commentato Michael
Thamm, amministratore
delegato di Costa Crociere
che oggi ha fatto gli auguri
«per il successo di questa
grande sfida» ai tecnici che
lavorano attorno al gigante
del mare che dal 13 gennaio
del 2012 è bloccato davanti
alle coste dell’Isola del
Giglio. Serviranno poi alcuni
giorni di lavoro per
consentire alla Concordia
(foto) di lasciare l’isola e,
scortata da un convoglio,
intraprendere l’ultimo
viaggio, verso Genova dove è
attesa per la demolizione. Il
programma prevede che la
nave possa «salpare» una
settimana dopo, il 21 luglio,
in coincidenza con quella
che i modelli matematici dei
previsori hanno identificato
come utile dal punto di vista
meteo per consentirne la
navigazione in sicurezza a
2,5 miglia all’ora per quattro
o cinque giorni verso il porto
ligure. Durante le operazioni
di rimozione le acque
dell’Isola del Giglio saranno
interessate ad alcune
limitazioni: divieto di
balneazione davanti alla
spiaggia prospiciente la nave
per tutta la prossima
settimana e interruzione
delle attività portuali
limitata però al primo giorno
delle operazioni di
rigalleggiamento e alla
manovra di partenza della
nave. Nessun problema,
viene invece assicurato,
per l’approvvigionamento
idrico. Ieri intanto si è svolta
un’esercitazione antincendio
che ha interessato il
«cantiere» intorno al relitto:
una delle attività
propedeutiche alla
complicata operazione che
prenderà il via tra una
manciata di ore.
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Cronache 17
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Montagna I due non si trovano da 4 giorni. «Con quel tempo non dovevano salire»
Jassim perduto sul Bianco
Il papà: la guida ha sbagliato
dua speranza che venga trovato«. La famiglia è ripartita
per Parigi dove resta in attesa
di notizie. L’umore tra i professionisti della montagna è
nero, nessuno vuole parlare.
Ferdinando Rollando è una
guida alpina di Ollomont,
piccolo paese della Valpelline, al confine con la Svizzera.
Nella vita ha fatto un po’ tutto, dal marinaio sugli yacht al
fotografo, dall’architetto all’imprenditore edile. La passione per la montagna lo ha
spinto dal levante ligure ai
colossi delle Alpi. È un professionista conosciuto, fondatore della Ong Alpistan che
lo ha portato in Afghanistan
ad insegnare ai pastori lo sci
di fondo e la nivologia per
evitare le valanghe. Un pro-
Il 15enne era da solo con Rollando, un noto scalatore
La ricostruzione
1
La salita
La guida alpina
Ferdinando Rollando e un
ragazzo francese di 15
anni, Jassim Mazouni,
lasciano il rifugio Gonella
alle 5 di mercoledì 9 luglio
verso il Monte Bianco
2
L’allarme
A dare l'allarme, non avendo
più notizie, venerdì verso le 15
è il padre del giovane, Halim
Mazouni. I due non rispondono ai telefoni cellulari e non
risultano in nessun bivacco o
rifugio della zona
SVIZZERA
Valle
d’Aosta
FRANCIA
COURMAYEUR — Ha la voce spezzata e gli occhi gonfi
di chi ha dormito poco Halim
Mazouni quando parla del figlio Jassim, 16 anni tra poche
settimane, disperso sul Monte Bianco da mercoledì scorso. Il giovane era salito lassù,
lungo la complessa via che si
sviluppa sul versante italiano, assieme a una guida alpina, Ferdinando Rollando, 52
anni, originario di Sestri Levante e valdostano di adozione. Entrambi sono spariti nel
nulla, in mezzo alla neve e ai
ghiacci perenni. Giunto a
Courmayeur da Parigi, dove
possiede e gestisce una lussuosa catena di alberghi, il
padre del ragazzo non si dà
pace: «Perché sono partiti dal
rifugio con quel tempo? I bollettini erano pessimi e non
c’era nessuno quel giorno
che saliva. E perché Rollando
si è portato dietro mio figlio,
perché? È un alpinista esperto ma rimpiango di avergli
dato fiducia». Nel parcheggio
di fronte all’eliporto di Courmayeur, scuote la testa e
guarda verso la montagna
che ha inghiottito suo figlio.
Poco più in là la moglie, Samia Brahimi, piange disperata abbracciando l’altra figlia.
Il maresciallo Delfino Viglione della Guardia di finanza di
Entreves gli ha appena comunicato che le speranze di
Ferdinando Rollando
3
I soccorsi
A guidare le ricerche sono
11 uomini del Soccorso
alpino valdostano. Le
guide e la Guardia di
Finanza di Entreves
setacciano 500 metri di
ghiacciaio sopra il rifugio
Dôme du Goüter
FRANCIA
Aiguille de
Bionnassay
IL PERCORSO
Ultimo contatto
All’alba di mercoledì
hanno lasciato il rifugio
per il ghiacciaio, da quel
momento sono svaniti
Monte
Bianco
(4.810 m)
Aosta
Valle d’Aosta
Piemonte
ITALIA
Torino
Rifugio Gonella
Picco Luigi
Amedeo
Il ragazzo che i soccorritori stanno cercando
Ecco la foto di Jassim Mazouni, il quindicenne parigino disperso da mercoledì scorso sulla via italiana al Monte Bianco
CORRIERE DELLA SERA
ritrovarli vivi sono scarse.
Per non dire nulle, dopo quasi 100 ore sulla montagna,
con temperature che sono
scese a meno 15 gradi e con
almeno mezzo metro di neve
fresca. Anche oggi per trovarli è stato fatto di tutto.
Guardia di finanza e soccorso
alpino valdostano hanno setacciato il ghiacciaio del Dome, il colle e l’affilata cresta
di Bionnassay, spingendosi
fino alla capanna Vallot
(4.362 metri), in territorio
francese, ultimo avamposto
prima della cima. Cinque ore
di ricerche con esito negativo. Poi sono arrivate le nubi e
i 12 soccorritori sono rientrati a valle in elicottero. «Ma
già domani siamo pronti a rico m i n c i a re » s o t to l i n ea
Adriano Favre, direttore del
Soccorso alpino valdostano.
Possono essere finiti ovunque, essere caduti in un crepaccio, precipitati lungo la
parete, finiti sotto una valanga.
Rollando e il giovane Jassim erano saliti martedì al rifugio Gonella (3.071 metri di
quota), trampolino di lancio
verso la selvaggia ascensione
classificata AD-Abbastanza
difficile. Erano gli unici alpinisti diretti alla vetta su quell’itinerario. Alle 2 di notte la
sveglia, come da programma.
Ma le condizioni meteo li ha
costretti a ritardare la parten-
za. «Papà c’è stata una schiarita, saliamo al Monte Bianco», ha scritto via sms il ragazzo al padre alle 5. Il gestore del rifugio li ha visti
procedere in cordata lungo il
ghiacciaio, fino sotto il colle,
poi le nuvole hanno coperto
tutto. Da quel momento più
nessun contatto. «Conosco
Rollando molto bene — spiega Halim Mazouni — ho scalato il Monte Bianco con lui.
Era anche stato da me a Pari-
gi, mi ha presentato i suoi figli. Jassim l’anno scorso ha
fatto il Monte Rosa e quest’anno voleva il Monte Bianco. Quando ho dovuto cercare una guida non ho avuto
dubbi». Per il giovane scalatore era una sorta di regalo di
compleanno anticipato.
«Amava le sfide, ama le sfide,
non sappiamo se dobbiamo
già parlare al passato — aggiunge la madre singhiozzando —, ci rimane una resi-
getto che voleva portare il turismo di montagna in un paese da anni martoriato dalla
guerra. A Kabul era persino
stato aggredito a scopo di rapina, nel Nurestan era sfuggito per miracolo a un attentato talebano. La sua attività
di guida è comunque proseguita senza sosta: ogni anno
ha accompagnato clienti sui
Quattromila valdostani, raggiungendo un centinaio di
volte la cima del Monte Bianco, da tutti i versanti. Solo
quest’anno era già arrivato in
vetta tre volte.
Enrico Marcoz
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Cronache 19
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Sport e omosessualità Cinque ori alle Olimpiadi, per l’Australia è un eroe
Una virata dopo le smentite
Thorpe si sfoga: sono gay
Nella biografia il nuotatore scriveva: amo le donne
I coming out
Tennis
Martina Navratilova
Calcio
Thomas Hitzlsperger
Basket
Il cestista Jason Collins
Tuffi
L’inglese Tom Daley
Tennis La leggenda
Billie Jean King
Football americano
La stella Michael Sam
Tennis
Amélie Mauresmo
Perché non è una sorpresa?
«Sì, sono gay». A qualche mese
dai suoi 32 anni, Ian James
Thorpe rivela quello che da anni nell’ambiente del nuoto era
una certezza, malgrado un suo
finto matrimonio su una
spiaggia californiana con la
bella ranista americana Amanda Beard — dall’oro olimpico
alla copertina di Playboy — e
tutte le smentite, la più forte e
chiara il giorno della presentazione della sua autobiografia,
«This is me», nell’ottobre del
2012: «Sono attratto dalle donne e un giorno spero di mettere
su famiglia».
«Sì, sono gay». La torpedine
di Milperra, il tonno più veloce
del mondo, come lo definì con
ironia e rispetto il nostro Max
Rosolino, esce allo scoperto in
un’intervista, in onda oggi, a
sir Michael Parkinson, su
Channel Ten. L’intervista era
blindata, ma uno spiffero così
Le nozze
Finto matrimonio
su una spiaggia
californiana con la
ranista americana Beard
alza l’audience. Ian Thorpe ha
ancora un impatto mediatico
enorme. Per gli australiani è
una specie di Garibaldi, un
simbolo non solo sportivo.
Laggiù agli antipodi, i bambini
non vengono portati nel campetto sotto casa a inseguire un
pallone, ma buttati in una piscina praticamente neonati.
Thorpe ha incarnato i valori di
famiglia, sana attività fisica,
unità nazionale. Era da tempo
anche un’icona gay e secondo
l’interpretazione più malevola,
ma non irrazionale, sarebbe
stato dissuaso da fare outing
da parenti e sponsor, preoccupati per gli importanti contratti di sponsorizzazione, mantenuti sebbene non abbia più disputato una gara dall’Olimpiade del 2004.
Un predestinato, Ian James,
fin da quando, a 14 anni e cinque mesi, nel 1997, diviene il
più giovane atleta a rappresentare l’Australia. Ha vinto 5 medaglie d’oro in due Olimpiadi
(2000, 2004), altro record assoluto per lo sport australiano, 3
d’argento e una di bronzo. E
poi 11 titoli mondiali, 22 primati del Mondo, solo per citare
i titoli maggiori.
Quella di Thorpe è la traiettoria perfetta per un romanzo
epico in cui chi cade può risorgere solo se guarda in faccia la
verità. La sua eccezionalità non
è solo sportiva. Thorpe è stato
capace di tirare una riga sull’acqua: il primo nuotatore a
diventate milionario. La sua
faccia, come un sudario, si srotola ovunque, da Sydney a To-
Torino
Le candeline dei gemelli centenari
Francesco e Luisa Pace, due gemelli
di Matera, hanno spento a Torino 100
candeline in mezzo ai familiari.
kio, da Londra a Bombay. Pubblicizza qualsiasi cosa, dalle bibite agli orologi, dalle auto alle
banche. Figlio di Margaret,
un’insegnante che gli prepara
le torte di cui è ghiotto e di Ken,
un giardiniere che lo segue in
modo riservato, rovescia il
nuoto con i suoi costumoni in
poliuretano, il sorriso eternamente stampato in volto e
un’allenatrice che insegna storia dell’arte, la graziosa Tracy
Menzies. Riesce a cambiare
perfino le regole di un Paese un
po’ calvinista come l’Australia,
sempre in prima linea per lo
sport pulito, che chiude occhi,
bocca, orecchie e, soprattutto
naso, quando, nel 2004, escluso dall’Olimpiade a causa di
una fantozziana caduta dai
blocchi ai Trials, Ian recupera il
biglietto perché uno dei due
qualificati, Craig Stevens, si ritira. Ufficialmente per stress,
Torpedine
L’australiano Ian
Thorpe con al
collo le medaglie
vinte nel corso
dell’Olimpiade di
Sydney nel
2000. In quell’edizione dei
Giochi è riuscito
a conquistare nel
nuoto maschile
tre medaglie di
oro e due di argento (Reuters)
ufficiosamente per 150 mila
dollari. Ok il prezzo è giusto
per l’oro che Thorpe vincerà.
Dopo quell’Olimpiade si
prende un anno sabbatico dedicandosi alla pittura (dipinge
quadri astratti), all’archeologia
e alle biografie su Alessandro
Magno, il suo personaggio storico preferito. Anche lui, sportivamente, muore giovane. La
sua carriera finisce lì. Dopo
l’anno sabbatico ne perde un
altro per la mononucleosi. È la
prima di una serie di malattie,
incidenti, ricoveri per cui la sua
vicenda umana buca le prime
pagine. C’è, anche, dopo il ritiro nel 2006, un tentativo di ritorno nel 2011. «Voglio l’Olimpiade di Londra». Per riuscirci
si trasferisce in Svizzera, dal
discusso Gennadi Turetski già
guru di Popov. Totale fallimento. A Londra va come ospite
fisso di un programma notturno sulla Bbc. Con i suoi risolini
addolcisce le battute al veleno
di John McEnroe. Un successo
clamoroso. Poi ripiomba nella
depressione, di cui soffre da
anni e nell’alcolismo. Nel 2014
finisce due volte in ospedale.
La prima i poliziotti lo trovano
che vaga in stato confusionale
per le strade di Sydney. La seconda rischia di perdere un
braccio.
Adesso, liberatosi di un segreto che non aveva più senso
mantenere, Ian Thorpe potrà
godere della sua seconda vita,
quella che gli fu regalata la
mattina dell’11 settembre 2001
a New York. Quel giorno, mentre stava per salire sulle Torri
Gemelle, si accorse che aveva
dimenticato la macchina fotografica in hotel. Tornò indietro. Quella esistenza regalata
l’ha tenuta come sospesa. Per
lui il 12 settembre può essere
oggi.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Cronache 21
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L’evento Le immagini del sito a meno di 300 giorni dall’inaugurazione. Entro un mese 35 Paesi saranno già al lavoro sui loro padiglioni
2
1
5
MILANO — Milleduecento uomini
al lavoro, 200 camion che vanno e vengono, 60 betoniere a sputare cemento.
Diciannove Paesi, e diventeranno 35 ai
primi di agosto, già arrivati per realizzare il proprio padiglione. Calcestruzzo e acciaio. Polvere e rumore. La distesa di terra e fango sta prendendo
forma. Gli uomini di Expo cercano di
lasciare alle spalle le indagini e le polemiche sulle infiltrazioni della cupola
degli affari in alcuni appalti. L’arrivo
del magistrato Raffaele Cantone sta
mettendo l’intero impianto in sicurezza e sta rasserenando i manager. Venerdì scorso il commissario generale
Giuseppe Sala ha
incontrato a Parigi i vertici del Bureau International des Expositions (l’organis m o
c h e
sovrintende le
esposizioni) insieme con l’ingegnere Marco Rettighieri, che ha
Il sito
preso in mano il
Abbiamo
ca n t i e re d o p o
presentato
l’arresto del top
manager Angelo
al Bureau
Paris. Ai delegati
la tabella
dei Paesi che
dei lavori,
hanno aderito alhanno grande l’evento è stato
presentato il nuofiducia
vo cronoprogramma dei lavori e il segretario generale Vicente Loscertales ha dato il benestare: «Sarà un
successo», ripete.
Si prospetta però un’estate di lavoro
duro perché ormai mancano meno di
300 giorni all’apertura dei cancelli dell’Expo milanese e italiana, dedicata al
tema della nutrizione: anzi, il cronoprogramma prevede già per aprile
2015 alcune giornate di «prove generali», i test per vedere se la macchina
funziona. E dunque: «I lavori per le rimozioni, cioè per la sistemazione del
milione e 100 mila metri quadrati che
❜❜
3
1) Palazzo Italia in costruzione: 50 metri
per 50, è alto quattro piani. Ospiterà uffici, sala convegni e la delegazione del governo. Sarà completato alla fine di gennaio: ci stanno lavorando 120 operai per
sei giorni alla settimana
2) Tende del Decumano: la posa delle
tende è completata al 60 per cento,
mentre quella dei pali al 70. Il decumano
è lungo 1.700 metri: sarà il centro dove
si affacceranno tutti i Paesi
3) Cluster: sono costruzioni prefabbricate in acciaio che ospiteranno i Paesi
che non hanno un padiglione singolo, e
qui potranno presentare i loro prodotti
4) Lake Arena: la struttura in cemento
armato sarà completata nella prima settimana di settembre, mentre per i giochi
d’acqua bisogna aspettare la posa dell’albero della vita, in mezzo al lago
5) Architetture di servizio: conterranno i punti di ristoro, i bagni, su superfici
che vanno da 200 metri a tremila metri
quadrati. L’area sarà finita entro il 30 ottobre
(Le foto sono di Massimo Zingardi)
4
Così nascono palazzo Italia e l’Expo
«I lavori finiranno in tempo»
come sanno bene gli ingegneri e gli
operai che stanno traducendo in acciai
e cementi l’ambizioso progetto degli
architetti. Cinquanta metri per cinquanta, disposta su 4 piani, la struttura di Palazzo Italia dovrà essere consegnata per gennaio 2015. E si lavora anche lontano da qui: in alcuni vivai italiani si stanno coltivando le 20 mila
piante che abbelliranno il sito insieme
a 12 mila cespugli. Molti Paesi stanno
invece preparando pezzi dei loro padister, gli spazi dove saranno riunite più glioni che qui verranno solo assemnazioni intorno allo stesso prodotto (il blati: questione di pochi mesi.
riso, il caffè, le spezie, la frutta, i tuberi,
Nel quartier generale della società si
il cacao): prefabbricati di legno, accia- stanno mettendo a punto i contratti
io e vetro, finiranno entro dicembre. per il personale che sarà impegnato
Alla Lake Arena si stanno ultimando i durante i sei mesi: un esercito di oltre
getti delle gradinate, gli augelli per i 11 mila persone al giorno solo sul sito
giochi d’acqua sono tutti installati e espositivo, «e questo è già lavoro vero,
nel centro è pronta la pedana su cui al di là degli indotti che non siamo in
sorgerà l’Albero della vita, simbolo di grado di quantificare per il commerExpo. «Non abbiamo grandi problemi. cio, il turismo, la ristorazione», punAnche se è un po’ caotico, arriveremo tualizza Sala rispondendo a chi ha rein tempo», garantisce Gianpietro Mez- centemente denunciato il fatto che
zogori, direttore del cantiere. Il lavoro non si vedono i posti di lavoro annunpiù complesso è quello per
ciati. Questi ci sono: dalla vigicostruire Palazzo Italia,
lanza (1.900 persone) alla
Area Expo
mobilità interna, dai fornitori di merce a chi si
dovrà occupare di pulizie a ritiro dei rifiuRho
Duomo
ti, dagli addetti alle
casse all’assistenza
agli ospiti. E poi il
MILANO
personale della società e quello dei Paesi: la Germania ad
esempio ha già annunciato che avrà bisogno di
250 persone operative al giorno,
alternate su due turni visto che Expo
sarà aperta dalle 10 del mattino fino,
in alcune giornate della settimana, alle
23. Lavoro per il futuro. E molto lavoro
da fare, adesso.
Ritmi forzati per allontanare lo spettro dell’inchiesta
Migliaia di operai, ad aprile previste le prove generali
ospiteranno l’evento, sono ormai al 90
per cento. Quelli invece della piastra,
l’ossatura di Expo, sono al 60 per cento», introduce Romano Bignozzi, responsabile del programma dei lavori,
che ha memorizzato tabelle e schede
in cui tutto è organizzato alla giornata
e non si può sgarrare di un’ora. Il decumano è l’asse principale lungo il
quale sorgeranno i padiglioni dei Paesi: le tende che faranno da copertura
sono quasi tutte installate e nel primo
tratto è già stato posato l’asfalto rosso
su cui si camminerà.
Ai lati, sono recintati i terreni occupati dai Paesi: dicevamo che 19 sono
già arrivati, hanno completato o stanno completando scavi e fondazioni. Ad
agosto saranno in 35, dei 55 attesi: e
sono i Paesi più importanti. Germania,
Svizzera e Giappone sono stati i primi
e gli altri seguono a ruota. Giovedì, ad
esempio, toccherà agli americani
prendere possesso del loro appezzamento ed è previsto un collegamento
con il vicepresidente John Kerry. Passa
un camion dell’impresa Maltauro,
quella finita nel mirino dell’inchiesta
sulle tangenti, quella che il presidente
dell’Autorità Anticorruzione chiede di
commissariare parzialmente, affidandosi a un amministratore straordinario per poter portare a termine i lavori
e che invece il Tar vorrebbe sostituire
con l’impresa seconda arrivata nella
contestata area. Una gara da 55 milioni
per realizzare le attrezzature di servizio: sono le palazzine che ospiteranno
bagni, punti di ristoro, servizi vari e
che sono in fase avanzata, alcune già
con vetri e serramenti. Così per i clu-
180 1.900
Giorni
È la durata del contratto che
sarà fatto a 11.000 persone
impiegate all’interno dello
spazio espositivo. In questi
giorni si stanno mettendo a
punto i termini dei contratti a
tempo determinato
La sicurezza
Le persone che saranno impiegate per garantire la sicurezza (e
la sorveglianza) sull’intera area
dell’Expo sono 1.900. Ciascun
Paese, in generale, utilizzerà un
numero di addetti diverso: solo la
Svizzera ha chiesto 250 persone
2
3
1
5
4
3
Elisabetta Soglio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SU CORRIERE.IT
Guarda il video in anteprima
con il viaggio dentro il cantiere Expo
22 Cronache
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
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#
Ospiti celebri
I luoghi del cuore per i turisti stranieri
Italia
Non solo spiagge
Il vino sardo
che piace
agli inglesi
John Brunton, dal
quotidiano inglese The
Guardian, esalta le virtù
del vino sardo: «Il
Cannonau è il vino
simbolo della Regione.
La maggior parte dei vini
di qualità migliore sono
prodotti nel triangolo
che si estende tra
l’idilliaca costa che va da
Orosei (foto sopra) e Bari
Sardo fino all’interno
montuoso di Atzara». Il
New York Times celebra
invece le spiagge sarde
come le migliori del
Mediterraneo, mentre
nella sua edizione
domenicale il britannico
Sunday Times ha
indicato la Sardegna tra
le sue favorite per il
turismo per famiglia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutti a Roma, Milano e Firenze
Ma il primato spetta al Veneto
E chi vuole sposarsi va in Puglia
«Una bella favola»: così Gregory Peck definisce di fronte allo
sguardo incantato di Audrey Hepburn le sue Vacanze romane.
Sono passati oltre sessant’anni,
ma il fascino dell’Italia rimane
quello che ammaliava la giovane
protagonista del film: storia,
bellezza e la promessa, per
quanto fuggevole, del buon vivere. A cambiare sono i turisti,
non quello che cercano in Italia.
E cioè «il sogno», come lo definisce Ettore Cucari, presidente
della Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo (Fiavet) per la Campania.
Così, oggi come allora, Roma rimane in testa alla classifica dei
luoghi più amati dagli stranieri
in Italia, secondo i dati dell’Hotel Price Index di Hotels.com relativi ai primi sei mesi di quest’anno.
E ai primi posti ci sono quasi
tutte città d’arte: in ordine Venezia (amata soprattutto da americani, francesi e spagnoli); Milano (sinonimo, con la moda, dello stile italiano e meta privilegiata da russi, svizzeri e
giapponesi); Firenze (scelta soprattutto da statunitensi e spagnoli). E poi Sorrento, da sempre rifugio magico in particolare
per gli inglesi.
I cinesi e le Cinque Terre
Intanto altre tipologie di turisti scoprono l’Italia in modo
nuovo. Come i cinesi, per i quali
la crescita di presenze è stata a
due cifre. Una volta arrivavano a
gruppi, intruppati negli autobus
in rapido passaggio da una città
all’altra (Milano, Roma e Vene-
In Toscana
le nozze
delle celebrità
Secondo una ricerca di Jfc,
società che svolge attività
di consulenza turistica,
nel 2012 seimila coppie
straniere si sono sposate
in Italia. Dove? In Toscana
(43,5%), seguita da
Costiera Amalfitana (9,9%)
e Umbria (7,7%). Tra le
città, Firenze (foto sopra),
che a maggio ha ospitato il
matrimonio di Kim
Kardashian e Kanye West,
Venezia (qui si è sposato
Woody Allen con la
giovane Soon-Yi Previn),
Verona e, tra le località
emergenti, il Salento:
Savelletri, scelta da Justin
Timberlake e Jessica Biel.
Matrimonio vip anche nel
borgo di Bernalda, in
Basilicata, dove si è
sposata Sofia Coppola.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le nozze all’italiana
Anche se nella geografia dell’Italia del cuore compaiono
nuovi luoghi, sono sempre declinazioni della felicità promessa dal Belpaese. È il caso della
Puglia, che negli ultimi anni ha
ospitato alcuni dei matrimoni
più esclusivi al mondo. Hanno
cominciato le star americane Justin Timberlake e Jessica Biel,
che nell’ottobre 2012 hanno celebrato le loro nozze a Borgo
Egnazia, vicino a Savelletri, in
provincia di Brindisi: 80 invitati
per una festa da 5 milioni di euro. Hanno proseguito arabi e indiani: «Alcune agenzie londinesi di extra lusso stanno proponendo la nostra regione, soprattutto i paesi tra Ostuni e Fasano,
per ospitare nozze milionarie.
Ne abbiamo avute una decina in
un anno», spiega Giuseppe Pagliara, pugliese, amministratore
delegato della Nicolaus Tour
(uno dei più grandi tour operator italiani specializzati nell’accoglienza di turisti di fascia alta). «La settimana scorsa un indiano, il nome non posso dirlo,
ha prenotato tutti i resort a cinque stelle della zona: centinaia
di posti. Per fine agosto è previsto l’arrivo di dieci voli privati,
sempre dall’India, per un’altra
cerimonia — prosegue Pagliara
—.La chiave di questo nuovo
successo è semplice: il fascino
romantico dell’Italia, la sua cucina, i paesaggi unici con le colline che arrivano sul mare. E poi
servizi di massimo livello, che
garantiscono comfort e sicurezza». Bellezza lontano dalle masse, in questo caso.
mis), ma anche per l’enogastronomia, i viaggi di nozze, il golf e
il turismo legato al benessere.
Come i russi, che hanno «scoperto» il mare: frequentano Rimini (+10% le presenze nel
2013) e Riccione. O, se sono ricchi la Versilia, Capri e la Costiera
Amalfitana, la Costa Smeralda.
ARRIVI DEGLI STRANIERI NELLE REGIONI ITALIANE
Dove si sta più a lungo
La meta di arrivo
3%
Altre località
Altre località
Località termali
Località collinari
e di interesse vario
9%
9%
Città di interesse
storico e artistico
Località montane
5%
11%
Località marine
Località lacuali
17%
Località termali
33%
Città di interesse
storico e artistico
45%
3%
11%
13%
4%
24%
13%
Località collinari
e di interesse
vario
Località montane
Località marine
Località lacuali
X
TRENTINO ALTO ADIGE
25.722.989
Classifica delle città più visitate
FRIULI
VENEZIA GIULIA
4.263.162
PIEMONTE
5.126.185
VALLE
D’AOSTA
1.130.915
VENETO
40.387.375
LOMBARDIA
19.074.599
3
Le feste
zia) e da un outlet di periferia all’altro. Ora, spiega Giancarlo
Dall’Ara in Il mercato turistico
cinese (Franco Angeli), i «nuovi» cinesi amano località meno
scontate: Napoli, Lago di Como e
le Cinque Terre. Viaggiano spesso da soli e scelgono il Belpaese
per lo shopping (moda in pri-
Non solo in gruppo
I «nuovi» cinesi amano
località meno scontate,
come il Lago di Como
o le Cinque Terre
Torino
Lago di
Garda
20
Milano
12
Sirmione
13
8
Verona
Venezia
18
2
Genova
4.669.572
LIGURIA
Bologna
LA MAPPA
6
Rimini
4
Invece di riprodurre l’Italia nelle sue
proporzioni reali (come appare nella
figura in grigio sulla destra), la mappa
a fianco ridisegna le singole regioni
italiane in base al numero di presenze,
cioè di giornate di vacanza, dei turisti
stranieri. Quanto più sono le presenze
registrate, tanto più grandi appaiono
le regioni e viceversa
EMILIA ROMAGNA
9.632.676
MARCHE
1.854.481
14
ABRUZZO
1.030.797
Firenze
9
Pisa
17
TOSCANA
22.307.426
UMBRIA
2.068.932
Siena
Alghero
10
SARDEGNA
4.400.649
BASILICATA
148.094
Roma
MOLISE
41.813
1
LAZIO
20.516.459
I PAESI
DI PROVENIENZA
CAMPANIA
7.976.125
Napoli
PUGLIA
2.286.595
7
5 16
Sorrento
Positano
Palermo 11
America
Latina
Altri
Paesi
34,1%
2,6%
Giappone Olanda
2,8%
3,8%
Austria
Francia Germania
4,9%
7,1%
Svizzera
Spagna 4,1%
3,5%
CALABRIA
1.645.323
19 Taormina
Catania
22,2%
SICILIA
6.310.821
Regno
Unito
5,4%
15
Stati
Uniti
9,4%
Fonti: Agenzia Nazionale del Turismo,
Enit, Hotel Price Index - Hotel.com
Corriere della Sera / Mirco Tangherlini
Il «mare di Germania»
La parte del leone la fa comunque il turismo di massa tradizionale: l’Italia è amata soprattutto da tedeschi (circa 12
milioni, pari al 22% del totale)
americani, francesi (primi, dell’area mediterranea, per arrivi) e
inglesi (il Regno Unito detiene la
quota maggiore dei flussi in
partenza dall’area nord-europea, pari all’85,3%). Chi viene
dalla Germania in particolare
cerca nella Penisola quello che
non trova nel proprio Paese: clima mite, mare caldo, ambienti
naturali in cui rilassarsi, e — di
nuovo — buona cucina. «Nella
nostra regione, il Trentino Alto
Adige, i tedeschi visitano soprattutto il Lago di Garda», dice
Paolo Manfrini, amministratore
delegato di Trentino Marketing,
agenzia di promozione turistica
della Provincia autonoma di
Trento. «Vogliono relax e quella
che in gergo si chiama “vacanza
attiva”: sport all’aria aperta, dalla bicicletta alla vela, sole e natura». Sono gli stessi motivi per
cui amano regioni come il Veneto, la Toscana o la Sardegna, preferite spesso per le più lunghe
villeggiature estive. Vale altret-
Riposo e movimento
I tedeschi da noi
cercano non solo il
relax, ma anche sport
all’aperto ed escursioni
tanto per gli inglesi, che privilegiano però la Toscana e l’Umbria.
Il ruolo della tradizione
Dietro queste scelte ci sono
spesso ragioni storiche. «La
cancelliera della Germania Angela Merkel viene a Ischia così
come i suoi compatrioti facevano già nel ‘700: è da sempre
l’isola dei tedeschi, che la sceglievano per le terme», spiega il
presidente di Fiavet Campania
Ettori Cucari. Lo stesso vale per
Sorrento e gli inglesi. Capri è diventata una delle mete preferite
del turismo di lusso perché è
stata scelta secoli fa da intellettuali e scrittori. E proprio alla
letteratura, a partire dalla Verona di Shakespeare, e poi al cinema dobbiamo molto di quello
che Cucari definisce «turismo
spontaneo»: gli stranieri attirati
da una fama costruita sul passato. «Gli americani conoscono la
Capitale o Pompei dai colossal
sulla Roma antica. Ma — avverte Cucari — bisogna lavorare
meglio sulla promozione per far
conoscere l’Italia del presente».
Non a caso, da un paio d’anni,
Berlino ha superato Roma nella
classifica delle città più visitate
in Europa.
Carlotta Lombardo
Elena Tebano
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Cronache 23
italia: 51575551575557
Nella Penisola
A sinistra Stendhal,
il più simpatico e generoso dei «forestieri» arrivati nella Penisola, ritratto
da Anselmi.
A destra, il «Ritratto di
Goethe nella campagna romana» di
Johann Heinrich Tischbein. Goethe ammirò le bellezze di
Roma, ma apprezzò
soprattutto la Sicilia e
Napoli, nonostante la
scomodità delle locande e l’inatteso
freddo primaverile
che lo costrinse a
comprare un cappotto da marinaio. A
Trento, sulla strada
del ritorno, annotò
che gli sembrava di
tornare da «una spedizione in Groenlandia o dalla pesca della
balena»
La ricerca
A Verona
la piazza
più amata
Sui canali
Sopra, Ernest Hemingway al mercato di Rialto a Venezia nel 1948. Accanto, il poeta russo Iosif Brodskij
che trascorreva
regolarmente
le vacanze di fine
anno in Laguna
«La più sbalorditiva
d’Italia, il vero cuore
pulsante della città
scaligera». Così il
quotidiano britannico
The Guardian ha definito
piazza delle Erbe a Verona
(foto sopra). Secondo una
ricerca della Fondazione
Marilena Ferrari, che ha
monitorato 100 testate
estere, proprio la piazza
scaligera è la più
apprezzata d’Italia.
Gli scrittori Il «Gran Tour» nel Seicento divenne l’iniziazione alla vita adulta
«Si trova qui la chiave di tutto»
L’estasi da Goethe a Hemingway
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La classifica
La visita di Henry James: vivo con la penna in mano
di PAOLO DI STEFANO
«Quando viaggiare era un’arte».
Così si intitolava un bel saggio di Attilio Brilli, esperto di Gran Tour e di
letteratura odeporica. Il viaggiare in
Italia era spesso un’arte per l’arte:
non più soltanto lo studio e il commercio, ma a partire dal Seicento era
diventato solo un piacere, il richiamo
della cultura classica, dell’aria salubre e del paesaggio rigoglioso.
Il Gran Tour viene battezzato così
da Richard Lassels nel 1697 e diventerà una tradizione: si parte dal Nord
e passando per la Francia si arriva in
Italia, Venezia, Roma, Napoli, Sicilia,
e ritorno. Un’iniziazione verso la vita
adulta per intere generazioni di giovani aristocratici e borghesi inglesi,
irlandesi, tedeschi, scandinavi, americani. I diari e taccuini del loro
«viaggiare sedentario» (comodamente in carrozza) puntano sul pittoresco: aneddoti, scenette di costume, incontri, bozzetti, scorci naturali, meglio se selvaggi e incontaminati. E poi c’è l’arte, a volte talmente
inebriante da creare effetti di vertigine e di incredulità.
«Vivo con la penna in mano», disse
Henry James nel 1873, trovandosi in
quella città-museo che era, per lui e
per altri, Roma. Il suo «cuore ameri-
cano» rimase estasiato e non rinunciava a registrare nulla. Per non dire
di Goethe, sopraffatto dall’atmosfera
romana al punto da confessare che
raramente aveva respirato la stessa
serenità e la stessa calma. Ma l’autentica rivelazione, per l’autore del Werther, era stata Napoli, nonostante la
scomodità delle locande e l’inatteso
freddo primaverile che lo costrinse a
comprare un cappotto da marinaio.
In cammino sulle pendici del Vesuvio
in fase di debole eruzione rimase
spaventato da quell’«informe orribile
ammassamento che di continuo divora se stesso e dichiara guerra a ogni
senso del bello». E spingendosi più a
Sud, le sorprese non sarebbero finite
se in Sicilia esclamò: «È qui la chiave
di tutto». Il suo viaggio in Italia fu
l’immersione in un mito, ma anche
un’avventura dello spirito. E a Tren-
to, sulla strada del ritorno da Roma e
Napoli, annotò che gli sembrava di
tornare da «una spedizione in Groenlandia o dalla pesca della balena».
Qualche tempo prima, il barone di
Montesquieu era stato più cauto, diviso com’era tra lo sconcerto per la
corruttibilità politica e morale, la povertà stracciona, l’ignoranza diffusa e
la bellezza quasi erotica dei palazzi,
dei giardini, delle acque. A Venezia
non apprezzò i poco devoti pellegrini
di San Marco: «Non posso amare una
città dove nulla ci imponga di essere
gentili e virtuosi». A Milano andò in
estasi per la «signorilità dei salotti» e
per «il cioccolato e i rinfreschi». Definì Torino «il più bel villaggio del
mondo». Di fronte a Raffaello pronunciò una frase da antologia: «Non
è pittura, è la natura stessa».
E come si può dimenticare Henri
Beyle, ovvero Stendhal, il più simpatico e generoso dei «forestieri» arrivati nella Penisola. Pensava di trovare
lo scenario ideale per indimenticabili
storie d’amore, ma rimase deluso:
«In questi affari di galanteria non ho
esperienza», ammise, e si accontentò
(si fa per dire) della «felicità delle
emozioni» che solo qui trovava. Tutt’altro sguardo rispetto all’acidità con
cui Mark Twain descrisse il «paese in
bancarotta» dove «non c’è una solida
base per opere grandiose» e dove
l’olfatto (a Venezia) è offeso dal fetore
dei canali. Anche se poi, nei pressi di
Como, usa accenti poetici al cospetto
di certi spettacoli notturni: «Ville
sontuose imbiancate dal chiaro di luna risaltavano dal chiaro fogliame
che giaceva nero e informe».
Se si salta a piè pari dentro il Novecento, ci si imbatte in Hemingway
❜❜
Goethe
❜❜
Stendhal
❜❜
Hemingway
L’Italia senza
la Sicilia non lascia
nello spirito
immagine alcuna
Ville sontuose imbiancate
dal chiaro di luna risaltavano
dal fogliame che giaceva
nero e informe (a Como)
Oggi ho attraversato
la valle più bella
del mondo
(la Val Trebbia)
che scia a Cortina. Febbraio 1923. Nel
1945 lo troviamo corrispondente di
guerra in val Trebbia: «Oggi ho attraversato la valle più bella del mondo»,
scrive. E nel 1948 lo vedremo immerso nel tepore autunnale del Lago
Maggiore, dove esalta Stresa «meravigliosamente vuota e tranquilla».
Ma è chiaro che ormai il sentimento
romantico alla Byron per il Belpaese è
un ricordo lontano. Con qualche eccezione, certamente più temperata
ma non per questo meno notevole.
Il poeta russo Iosif Brodskij decise
di trascorrere regolarmente le sue vacanze di fine anno a Venezia, che trovava estasiante come «quando tocchi
il seno della tua amata... o le sue spalle». Un altro poeta, il francese Yves
Bonnefoy, adottò la campagna tra Toscana, Umbria e Marche come il suo
«entroterra» più prossimo: tutt’altro
che un mito solare e turistico. Bonnefoy non ignora che al di là delle
colline, delle torri medievali, dei corsi d’acqua, dei villaggi antichi, dei
maestri di etica dell’arte rinascimentale, degli amati Paolo Uccello e Piero
della Francesca, altrove «si pronunciano bizzarri incantesimi per allontanare i demoni gettandosi fave dietro le spalle». Insomma, una terra
quasi ideale.
La buona
reputazione
lombarda
Tra le 20 città europee da
visitare l’Huffington Post
mette Firenze al 15° posto,
per arte (Uffizi, Duomo,
Galleria dell’Accademia),
romanticismo (Ponte
Vecchio) e vista mozzafiato
(Piazzale Michelangelo).
Milano (24° posto, foto
sopra) è invece l’unica
italiana nella lista del
Guardian delle 25 città che
godono di una buona
reputazione nel mondo.
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Il Giardino di Ninfa
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Il personaggio Il bilancio del giornalista del «Financial Times» dopo sette anni
L’ex corrispondente: la Capitale? Somiglia ai Balcani
«Traffico e burocrazia sono soffocanti
È una grande bellezza che cade a pezzi»
ROMA — A parte il gelato al lampone
del bar Giolitti e la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte (su quasi mille che ce
ne sono, quella dietro il suo ufficio di
via della Mercede), nella casella dei
pregi di Roma, stilata dall’incontentabile Guy Dinmore, per 7 anni corrispondente del Financial Times, il giorno prima di tornarsene a Londra, c’è
molto poco, se non un generico tributo
al cibo («Wonderful»), della bellezza
«travolgente» della Città Eterna. Mentre quella dei difetti è strapiena: traffico
mostruoso, burocrazia bizantina, tasse
altissime, corruzione, trasporto pubblico insufficiente, strade invase da
bande di ladri e mendicanti.
Non si salva nemmeno il celebrato
ponentino, ignorato. Anzi l’articolo (e il
titolo «Crumbling beauty», bellezza che
cade a pezzi, già dice tutto) si apre con
la descrizione di piogge torrenziali che
quasi gli sfondano il tetto di casa e del
vicino del piano di sopra, agli arresti
domiciliari, che lo accoglie prestandogli dei secchi. «Agli amici che mi invidiano spiego sempre che a Roma in un
anno piove molto più che a Londra, solo che l’acqua è tutta concentrata in pochi mesi». Tombini otturati, strade allagate, un traforo di buche sempiterne
nell’asfalto che innescano «dibattiti angosciati sul deterioramento delle infrastrutture e sui sindaci incompetenti,
incapaci di fermare il declino inarrestabile della città». Poi tutto resta com’è.
Il maltempo
Acqua alta
fuori stagione
in Laguna
Acqua alta a Venezia.
Fenomeno poco usuale
a luglio. È il risultato
delle abbondanti piogge
che si sono abbattute in
questi giorni nel Nord
Italia, e in particolare
nel Veneto. Così i turisti
hanno potuto ammirare
una Venezia quasi
autunnale
(Pattaro/Vision)
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E quel che non annega sotto i temporali, secondo Dinmore affoga nei debiti,
tant’è che «interi quartieri spesso restano al buio di notte perché vengono
spente le luci». Sotto elezioni, annota
l’ex corrispondente del FT, i candidati
promettono di risanare Roma «ma poi
non succede niente». Si intuisce lo stupore british quando racconta che «il
sindaco Ignazio Marino ha fatto la questua tra gli ambasciatori perché i rispettivi governi finanzino i restauri.».
I discendenti di Cesare, secondo
Dinmore, sono «per usi e costumi sociali più simili agli abitanti dei Balcani e
del Medio Oriente, che agli europei»,
abituati a «superare gli ostacoli quotidiani contando sulle conoscenze e sui
favori». Ma passeggiare tra i Fori in un
tramonto d’estate, quando le orde dei
turisti se ne sono andate, non ha paragoni».
Giovanna Cavalli
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A Latina
il rifugio
dei romantici
Il Giardino di Ninfa (foto
sopra), a Cisterna di
Latina, è per il New York
Times il più romantico e
bel giardino del mondo.
Qualche tempo fa il
quotidiano The Guardian,
nella sua rubrica di
viaggi, celebrava invece i
Giardini La Mortella
di Ischia, vincitori
dell’Horticultural
Tourism.
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24
italia: 51575551575557
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
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Economia
CorrierEconomia
Il colloquio
Parla il nuovo commissario del gruppo siderurgico: «Nessuna ostilità verso la famiglia Riva, se ci sono proposte la porta è aperta»
DENARO
ELETTRONICO
E SCHIZOFRENIE
DI SISTEMA
S
chizofrenie. Si insiste
per l’abolizione del
contante, si dice a
commercianti, artigiani e
professionisti che devono
dotarsi dei Pos per
leggere le carte di
pagamento, ma si varano
leggi che penalizzano chi
usa il denaro elettronico.
Il 29 luglio entrerà in
vigore il decreto numero
51 del 2014 che
reintroduce, su base
volontaria (da parte delle
emittenti di carte), le
commissioni sulla
benzina per i rifornimenti
sotto i 100 euro. «Noi non
le applicheremo», ha
dichiarato CartaSi al
«CorrierEconomia» in
edicola domani con il
«Corriere della Sera», che
dedica alle carte di
credito la copertina (e
suggerisce come
risparmiare). Ma altri
forse sì, mentre i costi dei
pagamenti digitali
restano alle stelle.
Il canone medio delle
carte di credito è salito in
un anno da 31,8 a 33
euro. Per prelevare
denaro contante
(operazione sconsigliata)
la commissione media è
del 3,8%, come dire oltre
dieci euro ogni 300
ritirati. La commissione
per chi paga in valuta è
poco trasparente e
doppia (spesso si somma
quella applicata dalla
banca a quella
dell’emittente, più la
variazione sui tassi di
cambio). Gli interessi per
chi sceglie le carte
revolving, con il rimborso
a rate, sono scesi di oltre
un punto nei 12 mesi, è
vero (dal 21,9% al 20,5%),
ma restano il doppio dei
prestiti personali. Se si
spendono con questo
sistema 1.500 euro e si
restituiscono i soldi a 100
euro al mese, il costo
dell’operazione potrà
essere fra i 131 e i 226
euro. I calcoli sono
dell’Università Bocconi,
che per
«CorrierEconomia» ha
analizzato 18 carte di
credito tradizionali e
dieci carte revolving.
E allora non stupiamoci
se restiamo al 22esimo
posto su 26 Paesi nella
diffusione delle carte di
pagamento: 31 operazioni
l’anno per abitante nel
2013 (dati Bce), meno
della metà della media
europea. Dopo di noi solo
Ungheria, Romania,
Grecia, Bulgaria.
Alessandra Puato
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L’opposizione al decreto approvato
giovedì scorso dal consiglio dei ministri? «Francamente incomprensibile.
Le casse dell’Ilva sono vuote e, senza
quel provvedimento, non sarebbe stato possibile pagare gli stipendi». L’utilizzo dei capitali sequestrati ai Riva
dalla magistratura di Milano per il finanziamento del gruppo? «Era previsto nel testo iniziale ma è nella parte
stralciata perché ci sono dei problemi
giuridici che vanno risolti». Le dimissioni di Edo Ronchi, il subcommissario per l’ambiente? «Ha svolto un ruolo prezioso e, per quanto mi riguarda,
spero che ci ripensi». Piero Gnudi, il
nuovo commissario straordinario dell’Ilva, sta cercando di sbrogliare una
matassa assai complicata. «Entro la
settimana prossima», conferma, «cominceranno gli incontri con le banche
per ottenere un finanziamento ponte»,
mentre ArcelorMittal «sta terminando
l’analisi dei numeri aziendali e deciderà se avviare la fase delle trattative ma,
in caso contrario, altre tre, quattro
multinazionali si sono fatte avanti».
Davvero non c’è più liquidità disponibile? «La situazione», risponde
Gnudi, «è di massima urgenza. Manca
il denaro per acquistare la materia prima necessaria per alimentare gli impianti, che va pagata subito. La prova
provata della stretta finanziaria è che
abbiamo dovuto rimandare al mese
prossimo il pagamento dei premi ai dipendenti. Il ministro, Federica Guidi, è stata il
motore del decreto e
si è spesa molto per
portarlo a casa. Mi
spiace che la portata
del successo ottenuto
venga sottovalutata».
In effetti nei giorni
scorsi l’Ilva ha bussato alle porte delle
banche, ma la risposta è stata secca:
nessuna disponibilità senza la cosiddetta prededuzione, cioè la possibilità
di ottenere il rimborso dei prestiti in
via prioritaria nel caso di fallimento,
resa possibile dal decreto. Ma nella
versione finale manca la parte che prevedeva la richiesta alla magistratura
milanese di utilizzare le somme sequestrate ai Riva, in totale 1,8 miliardi
di euro, per il risanamento ambientale
dell’Ilva. Questo spiega la reazione negativa dei sindacati? «Può essere, ma
sbagliano», dice Gnudi, «perché la
questione resta all’ordine del giorno.
1,8
miliardi la somma sequestrata alla famiglia Riva dalla
magistratura e che potrebbe
essere utilizzata per il risanamento ambientale dell’Ilva
Gnudi: «La cassa dell’Ilva è vuota
Ma l’azienda resta forte sul mercato»
«Subito un finanziamento ponte», in settimana incontro con le banche
Chi è
Piero Gnudi,
commercialista
bolognese di 76
anni, è stato
ministro del
Turismo e dello
sport del governo
Monti, e prima
presidente di
Astaldi, Enel,
Terna, Wind, Rai e
commissario per lo
scioglimento
dell’Iri
Abbiamo dovuto sospenderne l’approvazione perché in consiglio dei ministri sono stati sollevati dubbi sulle
tecnicalità giuridiche che occorre
chiarire. Ora se ne stanno occupando
gli uffici legali». Di sicuro le reazioni al
decreto pesantemente negative sono
legate anche alle dimissioni del subcommissario per l’ambiente Ronchi.
«Il problema non riguarda il ministero
per lo Sviluppo economico», spiega
Gnudi. «Ronchi ha svolto un ruolo utile e spero che ci ripensi perché era un
collaboratore prezioso. Detto ciò, continuo a non capire il comportamento
ostile dei sindacati, che hanno demolito l’intero decreto».
La mancanza di liquidità in cassa
giustifica una domanda di base: l’Ilva è
una società decotta? In proposito
Gnudi non ha dubbi di sorta. «Tutt’altro», sostiene. «L’azienda è estremamente efficiente e si è trovata in difficoltà per vicende esterne. E’ lo stabilimento siderurgico più importante
d’Europa e non è per niente fuori mercato. Oggi per costruirne uno analogo
sarebbero necessari 15-20 miliardi di
euro. Pensi che è il doppio della città
di Taranto, ha 100 chilometri di ferro-
vie interne, 65 chilometri di strade.
Non solo. Si trova in una posizione geografica privilegiata, al centro del Mediterraneo e vicino a un porto adeguato. In più, oltre all’altoforno di Taranto, il gruppo ha altre attività importanti e redditizie, per esempio a
Genova e Novi Ligure».
Detto ciò il problema è come uscirne. Sotto questo aspetto l’arrivo di
Gnudi, come spiega lui stesso, ha segnato una svolta: «La priorità assoluta,
oltre alla realizzazione puntuale di
quanto è previsto dal piano ambientale, è diventata la ricerca di un nuovo
azionista. La considero il punto di partenza obbligato perché nel mondo
dell’acciaio è in corso una grande con-
❜❜
Gli stipendi
Bene la ministra Guidi,
senza il decreto non ci
sarebbero state le risorse
per pagare gli stipendi
centrazione e l’Ilva è un gigante in Italia ma non ha dimensioni adeguate
per reggere la concorrenza internazionale. La prima verifica avviata è con
ArcelorMittal, il gruppo più importante in Europa».
Contatti in cui i Riva, che rimangono gli azionisti di controllo dell’Ilva,
non sono stati coinvolti. Di sicuro, nonostante abbiano evitato qualsiasi polemica pubblica o gesto di rottura, non
hanno gradito il fatto che la concorrenza abbia potuto consultare numeri
riservati. Non le viene il dubbio che
abbiano ragione? «Siamo stati molto
attenti a far vedere soltanto quello che
è opportuno», sostiene Gnudi, che aggiunge: «Non si può pretendere che
decidano d’impegnarsi in una operazione così rilevante a scatola chiusa».
Più in generale i Riva sono molto critici perché ritengono di essere tenuti ai
margini di quanto sta accadendo. È
una vostra scelta? «Non li capisco proprio», conclude Gnudi. «Il ministro ed
io siamo sempre disponibili. Qui, se
hanno suggerimenti o proposte, la
porta è aperta».
Fabio Tamburini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La lettera ai sindacati Dopo i tagli, le prime restituzioni in busta paga: 8 euro al mese
E il San Raffaele rimborsa i dipendenti
MILANO — Dopo il crac, i
conti (quasi) in pareggio. Così il
San Raffaele di Milano restituisce agli infermieri i soldi tolti
dallo stipendio all’epoca del salvataggio dell’ospedale che fu di
don Luigi Verzé. Viene ridata
una minima parte della retribuzione tagliata al personale socio
sanitario e amministrativo: 8
euro al mese, per una busta paga
tipo. Una somma esigua, ma significativa, dimostrazione che
si è conclusa l’operazione di risanamento del San Raffaele, finito nel 2011 al centro di un clamoroso fallimento per 1,5 miliardi di debiti.
Con l’acquisto all’asta per 405
milioni nel gennaio 2012 da
parte del Gruppo San Donato
(guidato dalla famiglia Rotelli),
per l’ospedale sono finiti i tempi
delle spese folli: e anche i lavoratori sono stati costretti a dare
il loro contributo per evitare 244
licenziamenti. Tra mille polemiche — e l’accusa pesantissima
rivolta al Gruppo San Donato di
volere speculare sul risanamento dell’ospedale — nel maggio
2013 è stato firmato un accordo
per ridurre le indennità infermieristiche e i super-minimi:
tutte voci extra rispetto allo stipendio di base, ma che complessivamente hanno fatto perdere ai lavoratori un milione e
600 mila euro l’anno (pari al 9%
in media della retribuzione, con
criteri di progressività e proporzionalità).
Adesso il cambio di rotta, annunciato con una lettera ai sindacati dall’amministratore delegato Nicola Bedin: «Benché la
Nicola Bedin, Gruppo San Donato
strada da percorrere sia ancora
incerta è corretto affermare che
un’azienda che era sostanzialmente fallita può oggi considerare realistico il traguardo di
condizioni stabili, aprendo inoltre ad importanti investimenti
per attività di adeguamento
strutturale e tecnologico dell’ospedale (per quanto consentito, peraltro, dalle misure governative e regionali di politica
sanitaria, che hanno già così
fortemente inciso e che ci auguriamo fortemente non continuino a farlo)».
Nel 2013 il San Raffaele ha
chiuso con una perdita di 4 milioni contro i 65 del 2012. Il risultato è stato ottenuto con un
piano di contenimento della
spesa che ha visto, tra l’altro, la
revisione di tutti i contratti per
le forniture ospedaliere. Chi finora ha avuto un taglio di 50 euro mensili passa a una riduzione
di 42. In gioco complessivamente ci sono 250 mila euro l’anno.
Simona Ravizza
[email protected]
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ESTRATTO BANDO DI GARA
Si rende noto che, sulla GUUE 2014/S 113-198578 del 14 giugno 2014, è stato pubblicato il
bando di gara relativo alla procedura aperta informatizzata n. rfq_303961 per il noleggio di
apparecchiature multifunzione e stampanti a basso impatto ambientale, dei servizi connessi
e opzionali e per la gestione in service del flusso documentale, manutenzione di apparecchiature di proprietà dell’Amministrazione e fornitura di materiali di consumo - CIG5802352C55
- Valore a base d’asta € 5.750.000,00 IVA esclusa. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. Termine per il ricevimento delle offerte: 22/07/2014 ore 13:00.
Le modalità di partecipazione, punti di contatto e altre informazioni sono riportate nel disciplinare di gara e suoi allegati, scaricabili integralmente dal sito istituzionale www.regione.sardegna.it, sezione “Servizi alle imprese - Bandi e gare d’appalto” e www.sardegnacat.it.
Il Direttore del Servizio provveditorato della Direzione generale enti locali e finanze
Dott.ssa Cinzia Lilliu
ESTRATTO BANDO DI GARA
Si rende noto che, sulla GUUE 2014/S 124-221173 del 02/07/2014, è stato pubblicato
il bando di gara relativo alla Procedura aperta per l’affidamento dei servizi di vigilanza
armata, portierato, custodia, manutenzione impianti di sicurezza presso gli immobili
della regione autonoma della Sardegna e lavaggio autoveicoli - Lotto 1 - CIG 58259058E3
€ 26.300.000,00 - Lotto 2 - CIG 5825959574 € 4.600.000,00 - Lotto 3 - CIG 5826043AC4
€ 6.700.000,00 IVA esclusa. Criterio di aggiudicazione: prezzo più basso. Termine per il
ricevimento delle offerte: 04/09/2014 ore 13:00. Richiesta chiarimenti entro 28/07/2014.
Le modalità di partecipazione, punti di contatto e altre informazioni sono riportate
nel disciplinare di gara e suoi allegati, scaricabili integralmente dal sito istituzionale
www.regione.sardegna.it, sezione “Servizi alle imprese - Bandi e gare d’appalto”.
Il Direttore del Servizio provveditorato della Direzione generale enti locali e finanze
Dott.ssa Cinzia Lilliu
26
italia: 51575551575557
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
L’intervista Il Ceo del colosso Usa dell’aerospazio
Il gruppo
«Boeing, una scommessa
da un miliardo di dollari
sull’Italia e Finmeccanica»
McNerney: Alenia strategica per il nuovo 787
«La collaborazione con l’Italia è
strategica e quest’anno contiamo di
aumentare gli investimenti, il business aerospaziale è in continua crescita e per i prossimi 20 anni abbiamo ordini per oltre 36 mila aerei per un fatturato di 5 mila miliardi di dollari».
Per l’Italia significa un budget di un
miliardo di dollari rispetto ai 775 milioni di due anni fa con oltre 12 mila
dipendenti tra diretti e indiretti. Jim
McNerney, 65 anni e da nove numero
uno della Boeing, ha una visione «sviluppista» del business di cui si occupa. Insieme con la sua retribuzione
annua che ormai supera i 20 milioni di
euro. In una conference call con altri
quotidiani europei, il manager americano laureato a Yale e in ottimi rapporti con Barack Obama affronta i
principali problemi legati al suo settore. E anche le prospettive economiche
globali, come anche il futuro dell’Europa, dal punto di vista di un Ceo che
amministra un budget di 86 miliardi
di dollari con 170 mila dipendenti
sparsi in 65 Paesi del mondo.
Anche lei nutre dubbi sulla tenuta
dell’Unione come molte istituzioni
finanziare internazionali?
«No, io sono ottimista anche se è
innegabile il problema di superare
troppe diverse culture. Ritengo che ci
vorranno ancora una o due generazioni per credere davvero nell’idea di una
Europa unita che abbia forti benefici
Economia 27
italia: 51575551575557
Gi inventori del Jumbo
Nata quasi un secolo fa,
nel 1916 a Seattle, la
Boeing è diventata, dopo
la fusione con McDonnell
Douglas, il primo
produttore mondiale di
aerei civili, seguito da
Airbus, ma è anche il
secondo più grosso
contraente militare degli
Stati Uniti.
36
taggio».
Non crede che l’euro forte favorisca in modo anomalo l’industria
Usa?
«Il mercato delle valute dipende da
infiniti fattori. Posso dire però che è
difficile fare un paragone con Airbus
perché andrebbero calcolate tutte le
spese maggiori legate al rischio, ai costi finanziari e altri oneri strutturali
superiori negli Usa. Diciamo che con
Airbus siamo molto impegnati a contenderci le commesse in ogni parte del
mondo».
L’aumento del terrorismo non influisce sul futuro dell’industria aerospaziale?
«Se si osserva la storia recente vediamo che le crisi economiche o gli
eventi geopolitici hanno colpito la nostra industria solo per brevi periodi.
Ma nessun problema per il long term.
❜❜
Fiducia nell’Europa
mila aerei per i prossimi
20 anni: questo il portafoglio ordini della Boeing,
che dovrebbe generare
un fatturato di 5 mila miliardi di dollari.
In Italia il colosso Usa ha
avviato da tempo una
collaborazione con Alenia
e AgustaWestland
da sinergie industriali e sociali. Ma
l’Europa resta il più grande mercato di
consumo del mondo in ogni settore di
business. Ci vuole tempo, ma resto ottimista. Non credo affatto che gli europei si lascino convincere a disintegrare tutto quello che hanno costruito».
Boeing lavora con Finmeccanica
da oltre 60 anni. Può anticipare novità specie dopo il cambio di governance?
«Finmeccanica è stata e resta un
importante partner di Boeing. Alenia
è strategica per la costruzione di alcune parti della fusoliera del 787 Dreamliner nei suoi stabilimenti di Grottaglie e Foggia. Abbiamo ordini per oltre
Il rapporto
Sono ottimista: resta il
più grande mercato di
consumo del mondo in
ogni settore di business
mille velivoli nei prossimi 25 anni e
posso confermare che i nostri investimenti in Italia nel 2014 saliranno in
modo consistente. Alenia verrà anche
coinvolta per la produzione di alcune
parti del nostro tanker business (aerei
da rifornimento) così come ci sono
programmi di espansione per gli elicotteri (coprodotti con AgustaWestland). La partnership è dunque destinata a rafforzarsi, anche se tutto è
legato a specifiche decisioni da prendere insieme».
L’eterna competizione con Airbus?
«Per rispondere correttamente ci
vorrebbe molto spazio. Diciamo che,
al momento, le cifre ci danno in van-
L’amministratore
delegato Jim McNerney,
(nella foto sopra, accanto
al nuovo Boeing 787),
amministra un budget di
86 miliardi di dollari, con
170 mila dipendenti.
Fra i tanti primati, va
riconosciuto alla Boeing il
merito di aver contribuito
a cambiare il modo di
volare, con l’entrata in
servizio, nel 1970, del
B747 Jumbo: il primo
dotato di ponte superiore
e con una capacità di 450
passeggeri.
Le nostre previsioni, infatti, hanno
aumentato la produzione di aerei Boeing del 4,2 per cento. Gli ordini già
incassati sono per oltre 36 mila velivoli nei prossimi 20 anni. Ricordo che
solo da un Paese arabo recentemente
abbiamo preso un ordine per 200 aerei
da 75 miliardi di dollari».
E la Cina? È vero che sposterete a
Pechino la produzione per far fronte
alle richieste?
«No, abbiamo in corso la definizione di joint venture riservate per creare
circa 6 mila posti di lavoro. Ma la produzione e l’assemblaggio degli aerei
restano negli Stati Uniti».
Roberto Bagnoli
Da diciotto a tredici. A
giudicare dal trend dei
rating sui debiti sovrani
assegnati da Standard &
Poor’s, le triple «A» sono
valutazioni d’altri tempi.
La crisi sta sommergendo
sempre più Paesi, mentre
quelli che si salvano (dai
downgrade) sono sempre
meno. In base a quanto
emerge dal rapporto di
metà anno sui rating
sovrani di S&P, in cinque
anni, dal 2008 a fine 2013,
cinque Stati - tra cui gli
Stati Uniti, declassati ad
«AA+» - la hanno persa.
Le revisione al ribasso da
parte dell’agenzia sono
sempre più verso il taglio
che per il rialzo del giudizio
di affidabilità. Gli outlook
negativi sono 23 (di cui
sette in Europa e sei in
America Latina) contro soli
cinque positivi (di cui due
in Europa: Irlanda e Cipro).
All’orizzonte si
intravedono, dunque, altri
tagli. Dopo aver colpito la
prima economia mondiale,
il club dei solventi per
eccellenza si fa sempre più
ristretto. Dal 2008 a oggi la
media generalizzata dei 129
Paesi è scesa di un paio di
tacche («notch»),
scivolando da «BBB+» di sei
anni fa a un livello
compreso tra «BBB-» e
«BBB».
F. Ch.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Il manager
L’evento
Telecom,
Patuano:
ora torniamo
ad assumere
Le Ferrari a Mosca
sulla Piazza Rossa
Le Ferrari sono arrivate nella Piazza
Rossa a Mosca, in occasione del
Moscow City Racing, l’evento
che ha radunato nella capitale russa
migliaia di appassionati di auto
vetture sportive. Il collaudatore della
Scuderia Ferrari, Marc Gené,
ha regalato grandi
emozioni nei tre run di esibizione
con la Ferrari F60, la
vettura che ha disputato la stagione
2009 di Formula 1 e che ha
ottenuto con Kimi Raikkonen la
vittoria sulla pista
di Spa Francorchamps.
Il retroscena La famiglia di Fabriano e la cessione di Indesit agli americani di Whirpool. La scelta maturata in novembre
I dubbi di Andrea e la spinta di Aristide. Così i Merloni hanno deciso
L’unità di intenti è stata raggiunta pochi mesi fa quando
anche il più refrattario alla vendita, Andrea Merloni (uno dei
quattro figli del capostipite Vittorio), ex presidente di Fineldo,
la cassaforte di controllo di Indesit, ha accettato di riporre nel
cassetto la sua amarezza per
una storia industriale tutta italiana che ora confluisce nel perimetro di una public company
Usa. Il fratello Aristide, tutore
legale di Vittorio, vicepresidente della holding, non aveva invece mai nascosto la volontà di
procedere a un’alleanza con un
produttore globale che fosse capace di garantire mercati di
sbocco alternativi ai prodotti
Indesit, hotpoint Ariston e
Schòltes. Questa tesi in poco
più di un anno è stata condivisa
da tutti i membri della composita dinastia Merloni. La mamma Franca (moglie di Vittorio),
le altre due figlie Antonella e
Maria Paola, soprattutto la zia
Rating S&P
solo 13 Paesi
conservano
la tripla «A»
Ester (sorella del capostipite) e
la nipote Claudia azionisti di
minoranza.
Così giovedì il consiglio di
amministrazione di Fineldo,
sotto la regia del fidato Gian
Oddone Merli, si è limitato soltanto a ratificare una decisione
presa da novembre scorso,
quando era stato affidato a Goldman Sachs il mandato esplorativo per trovare potenziali ac-
Due generazioni
Al centro della foto di alcuni anni fa la moglie di
Vittorio Merloni Franca. A
partire da sinistra, i figli
Aristide, Antonella, Andrea e Maria Paola
quirenti. Whirlpool ha offerto le
due garanzie che la famiglia
considerava ineludibili. Un’adeguata valorizzazione della società, che due anni fa veniva
sottostimata in Borsa e viaggiava intorno ai 2,7 euro per azione
e invece oggi viene valutata
quattro volte tanto: 11 euro ad
azione il prezzo pagato, pari a
758 milioni di euro per il 60,4%
del gruppo. Soprattutto l’assicurazione sul futuro industriale
di un gruppo vanto del made in
Italy, l’unica multinazionale tricolore del settore degli elettrodomestici, seppure la più piccola tra le grandi del mondo. Richiesta ieri anche dal presidente
della Camera, Laura Boldrini,
che in un post su Facebook si è
augurata che l’operazione non
«incida sul piano di riorganizzazione e rilancio dell’azienda
sottoscritto appena sette mesi
fa, che prevede nuovi investimenti, rinnovo della gamma dei
prodotti e nessun licenziamen-
to per i prossimi cinque anni».
Quello che era successo all’Antonio Merloni, l’azienda
guidata dal fratello di Vittorio,
aveva letteralmente scioccato
la famiglia. Un’azienda implosa
in poco più di due anni, duemila posti di lavoro persi, conseguenze pesanti per l’indotto
di Fabriano falcidiato dalla
Grande Crisi. A suo modo era
stato un monito per tutti e aveva suggerito una maggiore attenzione alla gestione di Indesit legata storicamente al modello della multinazionale tascabile caro a Vittorio. Snella,
veloce, capace di cambiamenti
in corsa alle linee di produzione secondo le logiche mutevoli
del mercato, con un presidio
della cosiddetta Grande Europa che include anche Russia e
Paesi dell’Est. Quel modello
però — parallelamente alle
condizioni di salute sempre
più precarie di Vittorio — sembrava sempre più inadeguato.
Nella rosa ristretta di pretendenti, certo, c’erano anche
Electrolux e la cinese Sichuan,
ma i Merloni avevano da tempo deciso che l’unica in grado
di garantire la perfetta integrazione sui mercati in un’ottica
industriale era Whirlpool, che
giovedì ha atteso la chiusura di
Wall Street, dove è quotata, per
annunciare l’accordo arrivato
alle tre di mattina di venerdì
ora italiana. Almeno dalla sera
in cui tutti i Merloni sono stati
invitati a cena da Marc Bitzer,
presidente per il Nord America
e i mercati Emea, di Whirlpool.
Che ha messo in campo tutto il
suo amore per l’Italia, confermato anche dalla sua volontà
di trasferire il quartier europeo
del gruppo a Comerio nel Varesotto. Se c’era qualche resistenza è caduta quella sera in cui è
nato il primo produttore europeo del bianco.
Fabio Savelli
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Telecom Italia torna ad
assumere. «Gli anni 2014
e 2015 vedranno alcune
migliaia di assunzioni.
Da qui dobbiamo partire
per avviare un cambio di
business model». Lo ha
detto Marco Patuano,
amministratore delegato
di Telecom Italia ospite
delle Conversazioni di
Paolo Mieli alla 57esima
edizione del Festival dei
Due Mondi di Spoleto.
«Un’azienda che si
preoccupa solo dei
propri debiti
è un’azienda che ha
segnato la sua fine. Oggi
siamo tornati a
crescere e adesso
dobbiamo tornare ad
assumere.
Un’azienda che si
occupa di innovazione
non può non assumere
dal 2006, ogni anno
abbiamo un anno in
più».
A Madrid, intanto, nel
quartier generale di
Telefonica, il primo
azionista di Telecom
Italia, sarebbe stata
accolta con «sorpresa»
l’indiscrezione apparsa
sulla stampa brasiliana
circa una possibile
cessione della quota di
quasi il 15% nella Tlc
italiana.
Fausta Chiesa
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
I sette giorni su Twitter
di Francesco Surdich
Tutte le settimane un ospite
suggerisce un libro al giorno
ai follower de @La_Lettura: i consigli
dello storico Francesco Surdich
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Domenica
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Marc Bloch,
«Apologia della storia».
Il grande storico francese
spiega al figlio a cosa
serve la storia.
Carlo Ginzburg,
«Il formaggio e i vermi».
Le concezioni
di un mugnaio friulano
mandato al rogo
dall’Inquisizione.
Marco Polo, «Il Milione».
Il testo medievale
più diffuso subito dopo
la Bibbia.
Frantz Fanon,
«I dannati della terra».
La rivoluzione dei popoli
coloniali e l’avvento
del Terzo Mondo.
Claude Lévi-Strauss,
«Tristi tropici».
Il fascino e l’ambiguità
dell’incontro
con gli Indiani
dell’Amazzonia.
Predrag Matvejevic,
«Breviario
Mediterraneo».
L’identità mediterranea
a metà tra il portolano
e il saggio-romanzo.
Joseph Conrad,
«Cuore di tenebra».
Inquietante
e affascinante racconto
della colonizzazione
del Congo.
Cultura
Carlo Ratti
è il nuovo
#twitterguest
Da oggi Carlo Ratti,
architetto e ingegnere,
sceglie i libri per i
follower de @La_Lettura
A Sant’Arcangelo di Romagna il premio «Lo straniero»
Oggi, alle ore 11.00, al Supercinema di Sant’Arcangelo di Romagna si svolgerà la
cerimonia del premio «Lo straniero», all’interno del 44mo Festival del teatro in piazza.
I premiati dell’edizione 2014 sono l’Associazione A Sud, Paolo Bacilieri, Alfonso
Berardinelli, Ginevra Bompiani, Celeste Casciaro, Paolo Di Stefano, Giorgio Falco,
Manuele Fior, Fondazione Olivetti, Fabrizio Gifuni, Roberto Minervini, Fibre Parallele,
Alessandro Sanna, Ferdinando Scianna, Benedetta Tobagi. Il Premio «Lo straniero» è un
riconoscimento attribuito dalla rivista diretta da Goffredo Fofi.
Itinerari Nel tempio incompiuto di Vishnu a Hampi, vecchia capitale di un regno raso al suolo dai sovrani del Deccan nel XVI secolo
Viaggio nella città morta dell’India
tra gli amori disperati di Kipling
Le vicende di Holden e Ameera alla luce del mito di Shiva e Parvati
di GIORGIO MONTEFOSCHI
G
li indiani, oltre a essere notoriamente
innamorati della burocrazia (firme, ricevute, timbri), sono anche
molto precisi quando si tratta
di stabilire la durata di un tragitto in automobile. Sembra
che, dentro l’automobile (e in
testa), come negli aerei, abbiano un computer. Infatti, benché l’uscita dalle città sia sempre infernale, l’attraversamento delle cittadine e dei numerosi villaggi sia ugualmente tormentoso — con i carretti, i camion, gli animali, gli ingorghi — se ti dicono che ci metterai un certo numero di ore, sono
quelle, senza possibilità di salvezza. E spaccano il
minuto.
Dalle spiagge di Goa a Hampi — con una perpendicolare che dal Mare Arabico va verso est nel
Karnakata, salendo su per le montagne e inoltrandosi in una foresta rigogliosa e folta, poi scendendo nella pianura bruciata dal sole — la previsione
è di otto ore. E otto ore sono. Non sette e tre quarti.
Otto: dalle quali emergi con la schiena spezzata.
Però l’arrivo è sublime verso le quattro del pome-
Riferimenti
I «Racconti Anglo-Indiani» di
Kipling sono pubblicati da
Theoria (Roma, 1986, trad. di
Ottavio Fatica). Joseph Rudyard
Kipling (Bombay, 30 dicembre
1865 – Londra, 18 gennaio
1936) è stato uno scrittore
britannico di origini indiane.
riggio in questa città morta, abbandonata, oggi
Hampi, un tempo Vijayanagar, capitale dell’omonimo regno che per due secoli (dal quattordicesimo al sedicesimo) splendette per potenza e per fasto, fino a che i cinque sultani del Deccan si allearono e la rasero al suolo. È sublime, perché, cominciando a inclinarsi, il sole rende i colori
morbidi e quasi perfetti. Soprattutto i colori dei
giganteschi massi di granito e di basalto che sorgono ovunque e si tengono in stupefacente equilibrio, formando costruzioni folli fra un tempio e
l’altro, dighe e cascate nel fiume. Ma quando è
successo? Quanti milioni di anni fa, e da dove, la
terra ha eruttato queste meravigliose pietre che
adesso stanno diventando rosa e poi diventeranno
rosse, in mezzo alle risaie, alle palme, ai banani? O
sono meteoriti caduti in pioggia dal cielo?
Giù al fiume, i bambini si tuffano nelle pozze
verdi. Al bazar, minuscolo, con poca animazione,
due ragazzi e due ragazze inglesi stanno all’ombra
di una tettoia, con le bottiglie d’acqua minerale Bisleri, abbastanza disfatti. Nel grande tempio dedicato a Shiva, bellissimo, mi metto in fila per entrare nel santuario, sfiorare il fuoco, fare la mia offerta, ricevere la benedizione del dio creatore e distruttore, erotico e lussurioso. Gli uomini e le
donne, davanti a me, congiungono le mani, sussurrano una preghiera, chiudono gli occhi. Quando Himalaya portò a Shiva sua figlia Parvati perché
la sposasse — racconta una delle infinite versioni
del mito — lui cercò di resistere al Desiderio, di
non lasciarsi distogliere dall’ascesi, e disse: «Questa fanciulla dai magnifici fianchi non mi si deve
avvicinare. I saggi sanno che la donna è la forma
dell’Illusione e, in particolar modo, una donna
giovane rovina gli asceti. Io sono un asceta, uno
yogin, che bisogno ho dunque di una donna?». Ma
Parvati era troppo attratta dalla virilità che si sprigionava dal tapas, dall’ascesi del suo amante riottoso. Così lei stessa si dedicò alla castità, finché la
potenza accumulata da entrambi non la ebbe per
vinta; i due si sposarono e per mille anni di seguito fecero l’amore.
Di colpo, come in quelle latitudini, è calato il
crepuscolo intanto. In borsa ho un pocket con i
Racconti Anglo-Indiani di Kipling: uno scrittore
che amo, anche se, ogni volta che lo leggo, ho la
sensazione inquietante di una sfasatura, di una
miopia della mente. Vorrei rileggere, dopo molti
anni, un racconto che giustamente Anthony Burgess giudica strepitoso. Si intitola Affidati al braccio secolare e parla dell’amore di un funzionario
inglese, tale Holden, e una ragazza di soli sedici
anni, di nome Ameera. Leggo qualche pagina, finché nasce un figlio, un bambino (mi ricordavo il
tetto della casa che guarda dall’alto il villaggio,e i
due abbracciati che scrutano le stelle), quindi
spengo il lumetto del comodino e mi affido al ventilatore. E al sonno. Che è pieno di sogni «occidentali» parecchio confusi (mio padre e mia madre,
letti vuoti, luoghi preclusi), e tuttavia ristoratore.
Così, di buon’ora, dopo la visita a ciò che rimane dei «lussi» reali — il Padiglione del Loto, il Bagno della Regina per esempio — entro nel grande
cortile di quello che è considerato il gioiello di
Hampi e uno dei gioielli dell’arte dravidica: il tempio Vitthala, dedicato a Vishnu e rimasto incompiuto. Il santuario al centro del
cortile non è consacrato; è vuoto.
Tutto intorno, gli corre un fossato stretto e profondo: un vero
sotterraneo soffocante, dentro al
quale non c’è altro che buio. I
muri perimetrali esterni, invece,
grondano di raffigurazioni scolpite: il pantheon induista, il cielo e la terra, gli uomini e gli animali. Ma quelle sono noiose da
raccontare; quasi quanto i sogni.
Mentre le pietre cominciano a
scottare. Dunque, mi rifugio in
un tempietto freschissimo, sempre in quel cortile,
dove ritrovo i quattro ragazzi inglesi con una guida. Sono seduti compostamente fra le colonne e
guardano uno stupendo albero, che sorge proprio
accanto al muro del santuario, non grande, con
tutte le sue foglie e dei lievi fiori bianchi. È un
frangipani, spiega la guida a una delle due ragazze: il solo albero che può crescere nella nuda pietra, perché ha delle radici che vanno giù profondissime, tre o quattro metri, a cercare l’acqua. La
stessa profondità del corridoio buio in cui non si
vedeva niente. Lo contempliamo nel silenzio che
merita, rotto dal canto degli uccelli, questo albero
lieve che dal buio sgorga nella luce.
Sulla strada
L’attraversamento di città e villaggi
è tormentoso, con i carretti, i camion,
gli animali e gli ingorghi. Dopo tante
ore arrivi con la schiena spaccata,
ma in uno scenario incantevole
La statua colossale di Narasimha a Hampi, un tempo chiamata Vijayanagar
Il nuovo romanzo, a ottobre, per Bompiani
Veronesi: torna il protagonista di «Caos calmo»
F
Fuori ho la macchina. Sono previste altre otto
ore, precise, fino all’aeroporto. Quindi, la sera tardi, prendo l’aereo che mi porta a Chennai. Sono
passati venticinque anni. Come sarà Madras diventata Chennai? E come sarà Kanchipuram, una
delle sette città sante dell’India, che da Madras dista una cinquantina di chilometri e ha il tempio
dravidico più bello che abbia mai visto, forse perché era il primo nel quale entravo, più bello persino di quello imponente di Madurai? Mi ricordo
che era novembre: c’era il cosiddetto «monsone di
ritorno». Il cielo era scuro, ma non pioveva; poi,
improvvisamente, la luce si attutiva e venivano giù
fiumi di pioggia.
Adesso il cielo è libero, il sole colpisce il bianco,
lo scarlatto, il viola delle buganvillee che precipitano dai muri di recinzione dei parchi in cui è immersa gran parte di Chennai. Splende anche a
Kanchipuram. Il tempio dedicato a Shiva che voglio rivedere dopo molti anni — col nome difficile
da pronunciare: Ekambareswara — sormontato
dal suo gopuram (la torre dell’ingresso) alto sessanta metri, è come per tutti questi anni lo avevo
conservato nella memoria. Ha il cortile sabbioso
con la vasca delle abluzioni che dà spazio prima
dell’ingresso vero e proprio; la sala buia delle mille colonne; i penetrali in fondo ai quali si scorgono le statue divine, i bramini seminudi, il fuoco. E
quel meraviglioso senso di oscurità non oppressiva, di riposo. La sorpresa è che in fondo, nell’ultimo cortile, l’albero di mango che la leggenda vuole vecchio di duemila e più anni è morto. Al suo
posto, è stato piantato un mango giovane di cinque anni. È già bello frondoso e ha i canonici quattro rami che un tempo protessero il matrimonio di
Shiva con una delle sue tante mogli. Ogni ramo
produce frutti che hanno un gusto differente: il
dolce, il salato, l’aspro, l’amaro. Sono: la dolcezza,
le difficoltà (il salato non so a cosa corrisponda), il
orse il nome non è più nella memoria dei lettori, ma
quell’uomo di successo, che nel caos del lutto sta fermo,
seduto ogni giorno sotto la scuola della figlia, è nei
ricordi di tutti. Anche perché Caos calmo di Sandro Veronesi,
pubblicato nel 2005 da Bompiani, ha venduto 500.000 copie
soltanto in Italia, ha vinto lo Strega nel 2006, è stato tradotto
in 20 Paesi e, per chi proprio non l’avesse letto, c’era sempre
il film, con Nanni Moretti a interpretare il protagonista,
Pietro Paladini, appunto. Ossia l’uomo che nell’immobilità
cercava il proprio dolore e diventava una forza centripeta,
capace di attrarre capi, colleghi, parenti e sconosciuti. Tutti a
incontrarlo lì, nella sua calma che invertiva le parti,
trasformando i consolatori sopraggiunti in postulanti la sua
consolazione. Dal 15 ottobre parrà di vedere Pietro con occhi
diversi: nell’arco di 24 ore perderà il controllo della sua vita
e, credendosi braccato, fuggirà alla cieca. Intitolato Terre
rare, il nuovo romanzo di Veronesi che
uscirà da Bompiani, segna il ritorno di
Paladini. Sarà un uomo agitato e
angosciato, ma anche qui ci sarà una
trasformazione: il disastro della sua
esistenza si rivelerà via via un approdo.
Terre rare non è però un sequel di Caos
calmo, del resto, non è la prima volta
che Sandro Veronesi (Prato, 1959, nella
foto) riprende un suo personaggio. È successo in XY
(Fandango 2010), dove don Ermete era una vecchia
conoscenza dei lettori, che lo avevano incontrato giovane ne
Gli sfiorati (1990), il suo secondo romanzo. Di Veronesi,
infine, è uscito l’anno scorso, per Bompiani, Viaggi e
viaggetti. Finché il tuo cuore non è contento.
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dolore di ogni connubio. E il vecchio mango dove
è finito? Un frammento del suo legno è conservato
all’ingresso. Dunque torno all’ingresso. Ed è lì: in
una nicchia, protetto da un vetro, come un frammento della Croce.
Poco distante, in uno spazio separato da ghirlande di fiori è riunita un piccola folla festante. Si
celebrano sessanta anni di un matrimonio. I due
sposi — lui è seminudo come un bramino, lei ha
un elegante saree — sono seduti in terra: candidi
di capelli; felici. Intorno, fiori, figli, nipoti, profumo di incenso. Tutti si accostano, si inchinano, ricevono una benedizione. Anche io mi faccio stampare sulla fronte il rosso. E, in quel momento, sopraggiungono tre suonatori che si accovacciano
nel corridoio d’ingresso. Due hanno un tamburo,
il terzo suona in una lunga tuba. Sono i suoni —
esattamente quelli — che in tutti questi anni avevo conservato nella memoria: si prolungano nei
corridoi, fra le colonne, producono rimbombi misteriosi, a un tratto scompaiono. È il momento in
cui il tempio chiude per riaprire alle quattro.
Ma io, alle quattro, sono già a Chennai. In albergo, vado avanti col racconto di Kipling. Lì, succede
che il bambino muore e Ameera e Holden sono
sconvolti dal dolore. Una notte l’uomo e la fanciulla sono di nuovo sulla terrazza. È l’inizio della primavera. Sulla linea dell’orizzonte danza la luce intermittente dei lampi. Ameera si stringe a Holden
e gli dice: «La terra arida sta muggendo come una
mucca e vuole la pioggia, e io... io ho paura. Non
era così quando contammo le stelle. Ma tu mi ami
ancora come prima, sebbene un legame ci sia stato sottratto? Rispondi». Holden risponde: «Amo
di più perché un nuovo legame è nato dal dolore
di cui ci siamo nutriti insieme, e che tu conosci».
Vado avanti. Scoppia una epidemia di colera.
Ameera muore. Prima di morire, bisbiglia una
delle più belle dichiarazioni d’amore della letteratura: «Testimonio... testimonio che non vi è Dio,
tranne... te, amato». Holden è impietrito. Si scatena la pioggia.
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UNA NAZIONE NEL CONSESSO DELLE «GRANDI»
✒
Si apre oggi a Yokohama il XVIII
Congresso mondiale di Sociologia, organizzato dalla International Sociological Association. Il tema scelto — le sfide
di un mondo diseguale per la sociologia
globale — ha un duplice significato. Anzitutto pone di nuovo al centro della ricerca
sociologica lo studio delle diseguaglianze.
Si tratta di uno dei problemi più gravi del
mondo contemporaneo: divari intollerabili
tra chi può studiare, nutrirsi, curarsi o accedere all’elettricità e chi no. Vecchie e nuove
diseguaglianze si intrecciano con fratture
etniche, nazionali, religiose, generazionali,
di genere; alimentano conflitti e mettono a
rischio la convivenza civile; minacciano sia
la democrazia sia lo sviluppo economico,
perché elite molto ricche non possono sostenere la domanda di beni e servizi come
masse di consumatori di reddito medio. Lo
studio delle diseguaglianze è centrale nell’affrontare la questione di fondo posta da
Simmel: come in una società di individui
siano possibili cooperazione e solidarietà.
Questi problemi sono oggi più complessi che in passato: l’alto grado di interdipendenza del mondo globalizzato fa sì che non
possano trovare risposta solo entro i confini degli Stati nazionali. Perciò, ed ecco il secondo significato del tema del Congresso,
si deve sviluppare una sociologia globale
all’altezza della sfida. I classici, da Marx a
Weber, da Durkheim a Pareto, avevano una
prospettiva mondiale; la maggior parte dei
sociologi si è poi invece limitata a studiare
aspetti della propria società nazionale. Oggi tutti i problemi di ricerca, anche quelli
locali, vanno esaminati in un contesto globale.
Condivido quindi la scelta di questo tema: le scienze sociali devono affrontare i
problemi più rilevanti per le società e le
persone, di quelle più deboli in particolare.
Sono meno d’accordo con l’approccio militante della «sociologia pubblica», strettamente connessa a nuovi movimenti sociali
di protesta. La scienza sociale deve infatti
conservare un distacco critico dai fenomeni e dai soggetti che studia: non solo da chi
la usa per legittimare il suo potere, ma anche dai movimenti che tentano di strumentalizzarla. La sociologia deve spiegare
agli esseri umani come convivere pacificamente in un mondo conflittuale, ma deve
farlo descrivendo, interpretando e analizzando con metodo scientifico la complessità di rapporti e strutture sociali, evitando
dogmatismi ideologici.
Alberto Martinelli
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BRUXELLES E QUELLA COMMISSIONE
AFFIDATA A UN CAMERATA NEONAZISTA
✒
Benvenuti nel Parlamento della
nuova Europa. Dove, nella commissione Libertà civili, siederà per i prossimi 5 anni il camerata Udo, uomo di rari
dubbi: Adolf Hitler fu per lui «un grande
uomo di Stato», Rudolf Hess merita il premio Nobel postumo, e l’Olocausto avrà ucciso «al massimo 340 mila ebrei». In 22 mila manifesti elettorali, Udo è comparso in
giubbotto nero, sulla sua
moto, con la scritta a caratteri cubitali «Dare GAS»,
che molti dalla memoria
lunga non hanno gradito.
Udo Voigt, 62 anni, da
Viersen in Germania,
iscritto dai 16 anni all’Npd
o Partito nazionaldemocratico che raccoglie i neonazisti tedeschi, e presidente
dello stesso dal 1996 al 2011,
entra all’Europarlamento avendo conquistato l’1% dei voti nel suo Paese. Con il motto «faremo saltare l’Ue dal di dentro». E
con una certezza: tutti devono «inchinarsi
davanti ai valorosi soldati della Werhmacht, e delle SS».
Nella commissione Libertà civili, starà
con altri 59 fortunati. Voigt è un «noniscritto», uno di quelli rimasti fuori dagli 8
gruppi politici appena costituiti: Marine Le
Pen non l’ha voluto neppure incontrare. E
Martin Schulz, presidente tedesco dell’Europarlamento, non usa giri di parole: «Non
c’è posto in questa assemblea per i razzisti
e gli antisemiti». Un posto invece c’è, e anche comodo: una commissione delicata,
che offrirà a Voigt un palco da cui planare
sui teleschermi d’Europa. Non gli manca la
facilità di parola. Quando gli è stata chiesta
ragione di suoi lugubri manifesti elettorali ha risposto
soave: «Che c’è di strano?
Sono un appassionato motociclista. E intendo entrare
in Parlamento a tutto gas».
Dal nuovo scranno potrà
anche ribadire i principi già
declamati negli anni: «soldi per la “nonnina” tedesca,
non per i Rom», o «vogliamo un’Europa delle patrie,
non sotto la bacchetta dei dittatori di Bruxelles». Ora, però, a Bruxelles e accanto a
quei «dittatori» con la bacchetta, siederà
anche lui. Non risulta, per ora, che intenda
devolvere alle «nonnine» tedesche lo stipendio da eurodeputato — notoriamente
non un obolo da mendico — o il gettone riservato ai membri delle commissioni.
Luigi Offeddu
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STAMINA, I GIUDICI E LA SCIENZA NEGATA
PER I MEDICI UNA QUESTIONE DI COSCIENZA
✒
La fantasia dei giudici, almeno di
quelli che si occupano del caso Stamina, non ha limite. Ieri il Tribunale dell’Aquila ha designato, con nome e cognome,
il capo dell’équipe che dovrà somministrare
a Noemi, una bimba di due anni con una
grave malattia neurologica, un trattamento
con cellule staminali per il 25 luglio prossimo: il «capo» è Erica Molino, la biologa della Stamina Foundation di Davide Vannoni.
Una biologa, non un medico.
Il Tribunale l’ha autorizzata a nominare i
membri dell’équipe, a dettare le tempistiche
e le modalità di esecuzione del trattamento
agli Spedali Civili di Brescia. Nonostante tutto quello che si è detto e scritto sulla vicenda
Stamina, dobbiamo prendere atto di alcune
cose. I giudici (non tutti per la verità: a Torino Vannoni è stato rinviato a giudizio per
tentata truffa) vanno avanti imperterriti sulla
loro strada, «sposando» il metodo vannoniano e ignorando le indicazioni della comunità scientifica, contraria a questa terapia.
I politici, più volte chiamati in causa, se
ne stanno più o meno lavando le mani. Gli
Ordini dei medici si sono dimenticati che
hanno il potere di radiare i professionisti
che non rispondono alle regole deontologiche. Perché di questi tempi si stanno perdendo, in mille discussioni, sulla neonata
revisione del Giuramento di Ippocrate. Ippocrate appunto, il medico greco che ci ha
tramandato i principi che ancora oggi regolano la professione medica. Uno dei più importanti è: primum non nocere, non fare male al paziente. Oggi non si sa se la terapia con
le staminali possa fare bene, ma nemmeno
si sa se possa fare male (forse sì).
E ogni medico (dice Ippocrate) deve agire
in scienza e coscienza. La scienza, in questa
questione, è stata messa da parte, e allora si
può fare appello solo alla coscienza. Se si
può ricorrere all’obiezione di coscienza nel
caso dell’aborto o della prescrizione di anticoncezionali, perché i medici non si dichiarano obiettori quando sono chiamati a eseguire passivamente ordini imposti dai magistrati e a sottostare ai diktat di psicologi (lo è
Davide Vannoni, l’ideatore del metodo Stamina) e di biologi (la neonominata Erica
Molino)? Una questione di coscienza. Ma
anche di orgoglio professionale.
Adriana Bazzi
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Organizzazione, humour, economia
Il Brasile ha vinto il suo Mondiale
di ALDO CAZZULLO
SEGUE DALLA PRIMA
Ovviamente c’è stato qualche disagio,
che peraltro si era visto anche nelle
edizioni tenute nei due Paesi più
efficienti del mondo, Giappone (2002) e
Germania (2006); e il caso del traffico dei
biglietti ha creato molto imbarazzo alla
Fifa. Ma il successo organizzativo e
anche sportivo del Brasile è fuori
discussione: sono arrivati 692 mila
stranieri da 203 Paesi diversi, più del
doppio rispetto allo stesso periodo
dell’anno scorso; è stato il secondo
Mondiale come media di spettatori,
dopo Usa ’94; può ancora essere il
Mondiale con più gol (dopo le semifinali
ne mancavano 5 a eguagliare il record di
Francia ‘98: «Speriamo non li faccia tutti
l’Olanda nella finalina» era il commento
del giorno a Rio). Soprattutto, il Paese ha
dimostrato di essere all’altezza del posto
che si è conquistato e che può esercitare
in futuro. E la Coppa è stata portata in
regioni remote, come l’Amazzonia e il
Pantanal (pur se resta il sospetto che gli
stadi di Manaus e di Cuiabà siano stati
costruiti anche per ragioni meno nobili).
La prova era tanto più difficile perché il
Brasile che ha accolto il Mondiale, e tra
due anni ospiterà a Rio le Olimpiadi, non
era lo stesso che aveva ottenuto i due
eventi. La crescita si è fermata. La fiducia
dei brasiliani in se stessi e nel futuro
appare incerta. La campagna elettorale
appena cominciata si annuncia difficile
per la Presidenta Dilma Rousseff, senza
che si veda all’orizzonte un leader
carismatico in grado di riunificare il Sud
«europeo» e il Nord «africano» del
Paese, com’era riuscito al sindacalista
pernambucano Lula. Ma il Mondiale
2014 dimostra che la storia non torna
indietro. Il Brasile è entrato nel consesso
delle grandi nazioni, e pur con i suoi
limiti e con le sue differenze sociali
ancora troppo grandi si candida a
giocare un ruolo-chiave nel mondo
globale, forte di un territorio più vasto di
quello degli Stati Uniti (senza l’Alaska) e
di una popolazione più numerosa di
Germania, Francia e Italia messe
assieme.
Il nostro bilancio è molto meno
brillante. Nella rassegnazione con cui è
affondata la nazionale si è intravisto il
CONC
DISEGUAGLIANZE INTOLLERABILI (E RISCHIOSE)
LA SFIDA PER UNA SOCIOLOGIA GLOBALE
❜❜
Dopo mesi di allarmi,
il Paese ha dimostrato di
essere all’altezza di una
grande manifestazione
internazionale
❜❜
L’Italia ha tutte le chance
per affacciarsi sul mondo
come ha fatto il Brasile.
Neppure le Olimpiadi
devono fare paura
riflesso della sfiducia che sembra
attraversare una parte del Paese. Quasi
peggiori della sconfitta sono state le
reazioni, che indicano come il
movimento calcistico e sportivo italiano
vada rinnovato profondamente. La
rarefazione di talenti è segno della scarsa
attitudine sia al sacrificio quotidiano sia
alla visione del futuro. Lo sport incrocia
la politica, l’economia, la società: e l’Italia
ha tutte le chance per affacciarsi sul
mondo come ha fatto ora il Brasile, e
come farà Rio nel 2016. Neppure le
Olimpiadi devono fare paura, a loro e a
noi. Due anni fa Londra dimostrò che si
possono realizzare grandi stadi e opere
pubbliche (che a Roma oltretutto non
sarebbero neppure necessari: molti
impianti ci sono già) senza rubare, e
creando valore per la comunità
nazionale. L’invasione turistica sulle
prime non ci fu, ma sulla spinta dei
Giochi la capitale inglese è diventata la
città più visitata del pianeta, davanti a
Parigi e a New York. Roma non è
neppure tra le prime dieci.
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I SILENZI DEL GOVERNO
Tasse e immigrazione, argomenti tabù
di ANGELO PANEBIANCO
SEGUE DALLA PRIMA
Con l’operazione ottanta euro in busta
paga Renzi si era proposto due obiettivi:
garantirsi il consenso di larghe fasce di lavoro dipendente attraverso una azione di
ridistribuzione del reddito e mettere un
po’ di soldi nelle tasche delle famiglie per
rilanciare la domanda interna. Il primo
obiettivo è stato raggiunto. Il secondo ancora no.
I consumi continuano a languire, la domanda interna non accenna a riprendersi.
Se le cose continueranno così forse Renzi
sarà costretto a cambiare strategia. Sarà
costretto a porsi il problema delle tasse. E
a quel punto dovrà misurarsi con la forza,
con la potenza, dei pregiudizi della sinistra.
Il secondo punto di debolezza di Renzi
riguarda l’immigrazione. La sinistra, e
Renzi non fa eccezione, non ha mai voluto
distinguere in modo netto — e mandando
al mondo messaggi inequivocabili su questo punto — fra l’aiuto ai profughi che
scappano dalle guerre e l’accoglienza agli
immigrati che scappano dalla povertà.
Non c’è mai stata, in fondo, troppa differenza fra il messaggio della laicissima sinistra e quello di molti esponenti della Chiesa cattolica. Si pensi a come si è affrettata
la sinistra renziana a cancellare il reato di
clandestinità.
È anche per questo che non è oggi possi-
bile una politica europea dell’immigrazione. Le altre forze politiche europee, sinistre incluse, devono sempre, in questa materia, tenere d’occhio l’interesse nazionale
(si ricordi con quanta durezza i socialisti
spagnoli, quando erano al potere, respingevano i clandestini). La sinistra italiana,
invece, è a-nazionale, portatrice di confuse
aspirazioni cosmopolite, a loro volta eredità o cascami di antichi e più strutturati internazionalismi ideologici. È una sinistra
che oggi potremmo definire francescana,
costitutivamente incapace di tracciare una
linea di confine fra «noi» e «loro» (e di ragionare quindi in termini di interesse nazionale), incapace di stabilire quanti e quali: quanti immigrati accettare, con quali caratteristiche professionali. L’idea implicita
è che sono tutti figli di Dio e che fra i figli di
Dio non si discrimina.
❜❜
I consumi e la domanda
interna non accennano
a riprendersi:
ma sulle tasse il premier
si scontrerà con
i pregiudizi della sinistra
Senza contare, dell’immigrazione, un risvolto o un sottoprodotto assai inquietante
e rispetto al quale la politica non potrà
continuare a lungo a nascondere la testa
sotto la sabbia: i califfati attuali e prossimi
venturi avvicinano, anno dopo anno, il
momento in cui la jihad, la guerra santa
islamica, incendierà anche i territori europei, Italia inclusa.
Tuttavia, Renzi non può proprio permettersi una politica realistica dell’immigrazione. Come nel caso delle tasse, i tabù
culturali della sua parte sono troppo potenti.
Essendo più intelligente di tanti suoi
adulatori Renzi sa che il suo celebre «40
per cento» ottenuto alle Europee è soltanto un trucco, una illusione contabile. Renzi
non ha affatto raccolto il quaranta per cento dei voti degli italiani. Alle prossime elezioni politiche, plausibilmente, la percentuale dei votanti rispetto alle Europee aumenterà notevolmente. Altrettanto plausibilmente, scenderà la percentuale di voti
del Pd. Renzi potrebbe uscirne lo stesso
vincitore. Per le sue capacità, certo, e soprattutto perché difficilmente la destra farà in tempo a dotarsi di un capo in grado di
sostituire Berlusconi. Se però la destra ci
riuscisse allora per Renzi sarebbero dolori.
Potrebbe perdere le elezioni e perderle di
brutto. In questo caso, tasse e immigrazione sarebbero le cause della sua sconfitta.
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
31
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
LA RELIGIONE E GLI AFFARI
NELL’INGHILTERRA VITTORIANA
Risponde
Sergio Romano
Lei ci ha descritto il
proibizionismo negli Stati
Uniti, ma in passato la piaga
dell’alcolismo è stata molto
diffusa. Le chiedo quindi: il
divieto ha riguardato solo gli
Usa, oppure ci sono stati casi
simili in altri Paesi?
Maria Basso, Genova
Cara Signora,
nche in Inghilterra vi
f u ro n o m ov i m e n t i
proibizionisti e anche
in Inghilterra le motivazioni
furono sociali e religiose.
Quelle sociali sono evidenti in
una splendida incisione di
William Hogarth intitolata
«Gin Lane» (il vicolo del gin)
in cui il grande artista, nel
1751, descrisse i devastanti
effetti dell’alcol nei quartieri
popolari londinesi: prostituzione, infanticidi, violenza,
pazzia. L’incisione ebbe l’effetto di favorire l’adozione di
leggi che regolavano più severamente la fornitura del gin
alle taverne della città e favorì
A
CANDIDATURA DELL’ITALIA
Nobel per la pace
Caro Romano, mi vorrei
permettere, tramite la sua
rubrica, di lanciare la
candidatura dell’Italia al
Premio Nobel per la pace 2014
per l’impegno nell’operazione
«Mare Nostrum». So che
potrebbe apparire una
provocazione, ma ho la
presunzione
che sarebbe il giusto
riconoscimento a quanto il
nostro Paese sta facendo per
salvare tante migliaia di
immigrati che rischiano la
vita per fuggire dai conflitti
dei loro Paesi! Visti poi certi
precedenti premi attribuiti a
singoli o istituzioni «a
prescindere», non sarebbe
una delle candidature più
sbagliate. Per non parlare poi
della sicura necessità di
usare i soldi del premio per
assistere quei bisognosi!
Perché non ammettere che ce
lo meriteremmo?
Mario Taliani
Noceto (Pr)
il consumo della birra. Ma anche la birra aveva una gradazione alcolica piuttosto elevata e poteva avere effetti sociali
non meno perniciosi. Come in
America, le campagne proibizioniste furono animate da
quelle sette evangeliche —
soprattutto battisti e metodisti — che non si conformavano alle regole della Chiesa anglicana e furono chiamate, per
l’appunto, «non conformiste». Predicavano la «temperanza», una parola che non
aveva nel loro linguaggio il significato di moderazione e
sobrietà, ma quello più radicale di astinenza, e tenevano
pubblici raduni per diffondere i loro principi. Non appartenevano ai ceti sociali più abbienti e influenti, conducevano una vita modesta e laboriosa, e colsero spesso con le
loro iniziative economiche i
frutti dell’impegno religioso.
Il fenomeno non è esclusivamente inglese. I protestanti
nei Paesi prevalentemente
Affido il suo messaggio a
una bottiglia nella speranza
che le correnti la depositino
sulle coste della Norvegia dove vivono i giurati del Nobel
per la pace.
La Lega e il M5S di Grillo
sono euroscettici. Mi chiedo:
che ci stanno a fare allora nel
Parlamento europeo?
Dovrebbero condurre la loro
battaglia in Parlamento. Un
minimo di coerenza credo sia
indispensabile a qualsiasi
politico.
Francesco Italo Russo
Montecatini Terme (Pt)
Balotelli posta in Rete
una sua foto mentre
imbraccia un fucile.
Il Milan: non possiamo
impedirglielo. È giusto?
RIFORME
Marianna Madia, ministro
per la Semplificazione, è
orgogliosa della sua proposta
di legge di riforma della
Pubblica amministrazione e
tutti ci auguriamo che abbia
successo. Sarà bene,
comunque, che vengano
immediatamente redatti i
decreti attuativi, altrimenti
farà la fine delle altre leggi.
Lega e M5S
La tua opinione su
sonar.corriere.it
cattolici e i Vecchi credenti in
Russia furono spesso creatori
d’imprese e brillanti uomini
d’affari.
Vi fu addirittura un caso,
cara signora, in cui la temperanza fu all’origine di
un’azienda fiorente, fondata
negli anni Quaranta dell’Ottocento e tuttora attiva. In un libro recente pubblicato da Skira (Il viaggiatore inglese) Masolino d’Amico racconta la vita di Thomas Cook, fondatore
della prima agenzia di viaggi
nel mondo, e, per usare una
definizione corrente, straordinario «tour operator». Thomas era nato in una famiglia
battista, era diventato falegname e stampatore, ma non
trascurava l’impegno religioso e si spostava, spesso a piedi, da un paese all’altro nella
I decreti attuativi
PARLAMENTO EUROPEO
@
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
regione delle Midlands, per
partecipare a raduni religiosi
in cui il tema principale sarebbe stato quello della «temperanza». Stava andando a Leicester, nel giugno del 1841,
quando ebbe un «lampo di
genio». Capì che, grazie al treno e alla rete ferroviaria che si
s tava p ro g ress i va m e n te
estendendo all’intero Paese,
sarebbe stato possibile trasformare quei raduni in gite
turistiche. I suoi fratelli in religione avrebbero pagato una
quota di partecipazione e lui,
Thomas Cook, avrebbe fatto
un contratto con la società
ferroviaria, organizzato il
viaggio, predisposto l’accoglienza, assicurato i pasti e
l’alloggio. Vi sarebbero stati
gli inni religiosi, le omelie, gli
elogi della temperanza e gli
inviti all’astinenza; ma anche
visite ai luoghi di maggiore
interesse e festosi pic-nic.
In breve tempo Thomas
Cook cominciò a organizzare
viaggi in Scozia e più tardi al
di là della Manica in Francia,
Belgio, Germania, Svizzera,
Italia, Palestina. Non si limitava a gestire viaggi. Grazie alla
sua esperienza di stampatore
scriveva e pubblicava guide
turistiche e manuali in cui
raccomandava ai viaggiatori
le cose che avrebbero dovuto
mettere nei loro bagagli (medicine, insetticidi, occhiali e
canocchiali) per affrontare
ogni possibile difficoltà.
Una tale azienda sarebbe
potuta nascere soltanto in Inghilterra. La rivoluzione industriale e la vittoria nelle guerre
napoleoniche avevano creato
una prospera società di potenziali clienti, infrastrutture
moderne e pubblici eventi come la Grande Esposizione del
1851 che fu vista da sei milioni di visitatori. Di questi, scrive Masolino d’Amico, 165.000
erano clienti di Thomas Cook.
Il piccolo proibizionista fu
uno dei grandi protagonisti
della modernità.
NUOVO SENATO
NAPOLI
Appello ai partiti
Da un estremo all’altro
Con la riforma del Senato,
viene esaltato il ruolo dei
consiglieri regionali, 74 dei
quali ne entreranno a fare
parte come senatori. È
stabilito che saranno gli
stessi consiglieri a votarli,
sulla base di listini bloccati,
composti dai partiti. Poiché
circa il 30% degli attuali
consiglieri risulta indagato,
imputato o già condannato,
fin da ora ci aspettiamo che
le segreterie dei partiti ne
tengano conto.
A Napoli si è passati dalla
psicosi del taglio degli alberi,
dopo la morte di una donna
per la caduta di un pino,
all’imbrigliatura con le reti di
cornicioni e balconi di tanti
edifici pubblici e privati, dopo
la morte di un ragazzo per il
crollo di un fregio della
Galleria Umberto I. Insomma,
si è passati da un estremo a
un altro. A quando una città
normale e meno pericolosa?
Paola Balestroni
[email protected]
Emma Menegon
emmamenegon@
hotmail.it
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
Il Comitato di bioetica:
nessuno dei 4 genitori
di bimbi nati con
l’eterologa sia escluso
dalla loro vita. Giusto?
42
No
58
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Nicola Campoli, Napoli
PROBABILE DETERRENTE
Chi è contro il Pos
La normativa sui Pos non ha
previsto sanzioni a chi non si
adegua. Ma, secondo me, chi
non si adeguerà dovrebbe
aspettarsi di essere nella lista
della Finanza per eventuali
controlli fiscali. E questo è un
deterrente superiore a una
sanzione!
P. Giorgio Merlini
San Lazzaro di Savena (Bo)
E-mail: [email protected]
oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
Più o Meno
di Danilo Taino
Statistical Editor
Quei talenti dell’hi-tech
che l’Ue non attrae più
S
otto la pelle, piuttosto invecchiata, dell’economia visibile, si muove ovviamente una realtà poco illuminata dai
fari dell’informazione. Si tratta dei comportamenti umani di tutti i giorni, che poi si cristallizzano in tendenze e
vengono alla luce, spesso per stupire. Uno di questi trend
sottotraccia è stato misurato da LinkedIn, il social network dedicato al mondo del business con più di 300 milioni di partecipanti,
per lo più persone in carriera e con competenze abbastanza alte.
Da un’analisi fatta tra i suoi aderenti — quindi statisticamente
non rappresentativa dell’universo ma comunque interessante —
LinkedIn ha scoperto che delle dieci città che tra il novembre
2012 e il novembre 2013 hanno attratto più membri del network
con talenti tecnologici, cinque sono indiane, tre americane e due
australiane. Gli analisti di LinkedIn hanno preso le città che nel
periodo hanno visto almeno diecimila nuovi residenti: tra queste, hanno calcolato la percentuale dei nuovi arrivi con studi ed
esperienze tecnologiche.
Al primo posto arriva il polo hi-tech indiano per definizione,
Bangalore, con il 44% dei nuovi arrivi definibili come techies. Seguono Pune (43%), Hyderabad (43%) e Chennai (38%), sempre
in India. La prima metropoli degli Stati Uniti la si incontra al
quinto posto: la San Francisco Bay Area, con il 31% dei nuovi immigrati che sono in qualche modo «tecnologici». Seguono Seattle
(29%) nello Stato di Washington e
la texana Austin (23%). Ci sono
poi le due australiane Melbourne
I cosiddetti
e Sydney al 22% e al decimo posto
Gurgaon (21%), la città della
«techies» si
scienza vicina a New Delhi. Più
spostano di più che indicare flussi migratori, i numeri danno un’idea della qualità
verso città
dell’immigrazione in queste città
indiane e Usa
emergenti. In alcuni casi, si tratta
di tendenze altamente positive, in
altri forse meno: l’India, ad esempio, è sicuramente un hub tecnologico importantissimo, ma l’alta
percentuale di techies (matematici, ingegneri, informatici, fisici)
sul totale degli immigrati è anche segno di una non alta capacità
di attrazione di altri settori economici, in particolare dell’industria tradizionale. Al di là di questo, è da notare il fatto che le città
europee abbiano una forza di attrazione hi-tech bassa: quella relativamente più tecnologica sembra essere Berlino (18%).
Nella sua analisi, riportata dal think-tank europeo Bruegel,
LinkedIn ha anche misurato i Paesi che hanno attratto tra il novembre 2012 e il novembre 2013 più membri del network, di solito individui con buone competenze, anche se non necessariamente hi-tech. Gli Emirati Arabi Uniti sono in testa alla classifica:
nella rilocalizzazione hanno guadagnato l’1,3% della forza lavoro
totale (non poco, in 12 mesi). Seguono la Svizzera con una crescita dell’1%, l’Arabia Saudita e la Nigeria con lo 0,9% e Singapore
(0,5%). L’Italia ha perso lo 0,1% di questi professionisti, come l’Irlanda e gli Stati Uniti. Ma hanno fatto peggio Francia e Gran Bretagna (meno 0,2%) e la Spagna (meno 0,3%). Chi lavora e ha
competenze, insomma, sembra avere colto il vento del futuro: a
differenza dei politici europei.
@danilotaino
❜❜
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Interventi & Repliche
Ogm, Expo 2015 e sicurezza alimentare
Come ricercatori siamo molto preoccupati
per l’accordo siglato tra i 28 ministri
dell’Ambiente dell’Ue che delega ai singoli
Stati le decisioni sulla coltivazione di Ogm,
seppure giudicati sicuri dalla stessa Ue.
Stante l’assenza di una agenzia nazionale per
la sicurezza alimentare, come e chi deciderà
in Italia in materia di sicurezza alimentare? Ai
reiterati richiami mediatici sulla presunta
pericolosità degli alimenti derivati da Ogm,
fanno riscontro i 53 decessi in Germania
causati nel 2011 da una epidemia di E. coli
diffusasi tramite semi non certo transgenici,
a dimostrazione che nessuna attività umana
è a rischio zero. Non si capisce quindi su che
base si continui a negare agli agricoltori
italiani la possibilità di coltivare mais Ogm
resistente agli insetti nocivi. Ancor più
paradossali sono i provvedimenti adottati in
materia Ogm dalla Regione Friuli e la
proposta in discussione al Senato che
prevede multe e carcere per chi coltivi Ogm.
La decisione di non sviluppare la ricerca sugli
Ogm, come dichiarato dal ministro Martina
alla presentazione del 10 luglio del primo
Piano strategico italiano per la ricerca nel
settore agroalimentare, dimostra che
l’ostracismo a questa tecnologia è basato su
preconcetti ideologici e non su dati scientifici.
L’ostilità agli Ogm si va allargando al più
tradizionale approccio genetico come tale,
anche quando esso fornisce nuove varietà a
minor impatto ambientale e alimenti più
salubri. La cronica carenza di fondi per la
ricerca sulle piante relega il nostro Paese ad
un ruolo sempre più marginale a livello
internazionale. Expo 2015 offrirà una
occasione unica per valorizzare il contributo
della ricerca sulle piante e dell’innovazione
varietale per lo sviluppo sostenibile
dell’agricoltura e il benessere della società,
soprattutto per la sicurezza
dell’approvvigionamento alimentare (Food
Security), tema centrale di Expo. Al riguardo
si ricorda che l’Italia importa quasi il 40% dei
prodotti vegetali utilizzati dall’industria
agroalimentare. È doveroso valorizzare le
eccellenze alimentari vanto delle nostre
migliori tradizioni, ma ancor più doveroso è
valorizzare l’innovazione varietale delle
colture che forniscono la parte
preponderante della produzione agricola
nazionale e della nostra dieta. La presidenza
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italiana dell’Ue in questo semestre avrà
importanti responsabilità. Ci auguriamo che
le decisioni in materia di agricoltura possano
essere improntate ad una maggiore
obiettività scientifica e vengano
contestualizzate nello scenario di una
agricoltura sempre più esposta ai devastanti
effetti dei mutamenti climatici.
In questo preoccupante contesto è
necessario dare fiducia a scienza e
tecnologia: saranno loro e non utopiche
politiche rivolte al passato a permetterci di
fronteggiare le sfide alimentari ed ambientali
che ci attendono. L’elenco completo dei 51
firmatari è disponibile al sito
www.freshplaza.it/Firmatari.doc.
Roberto Tuberosa, professore ordinario
di Genetica Agraria, Università di Bologna
Apuane: le cave di marmo
Ho letto l’articolo di Marco Gasperetti sulle
cave di Michelangelo (Corriere, 2 luglio).
Quando vedo le Apuane mi si stringe il cuore:
è il simbolo di un paese che si autodistrugge.
A che serve il Parco delle Apuane? Che cosa
lasceremo ai figli e nipoti? Leggo che sono
15.000 gli occupati compreso l’indotto, perciò
chi lavora direttamente nelle cave sono
meno di 1.000. Se fosse bloccata la vendita
diretta dei blocchi grezzi (quanti ne vedo sugli
autoarticolati!) e consentita la vendita dei soli
prodotti lavorati, forse il cavato diminuirebbe
e i 15.000 potrebbero aumentare. Come mai
sulle Dolomiti è vietato cogliere un fiore, e qui
si distrugge una delle zone più belle d’Italia
per pochi posti di lavoro? Che tristezza!
Guido Paoli, [email protected]
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- Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • Seregni Padova s.r.l. 35100 Padova - Corso Stati Uniti
23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l. 70026 Modugno (Ba) Via delle Orchidee, 1 Z.I. - Tel. 080-58.57.439 • Società Tipografica Siciliana S.p.A. 95030
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Spettacoli
Festival di Venezia
Martone e Ferrara verso il concorso
Le prime anticipazioni sul Festival di Venezia (27 agosto-6 settembre) danno
per scontata la presenza in concorso di Mario Martone (Il giovane favoloso,
con Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi) e di Abel Ferrara che con
Pasolini (interpretato da Willem Dafoe) dedica al poeta il suo nuovo film.
L’intervista
Dopo 30 anni niente
cinepanettone. Il film
«La scuola più bella
del mondo» nelle
sale a novembre
Sul set Christian De
Sica (63 anni) e Rocco
Papaleo (55) nel
nuovo film di Miniero
I precedenti
Con Boldi In «Natale a Miami» (2005) di Neri Parenti
ROMA — Christian De Sica, la Famiglia del cinema italiano, una vita da
cinepanettone ma la popolarità non
basta e dunque la voglia di fare altro, il
riscatto nel recente musical su Cinecittà. Rocco Papaleo, una vita da mediano
ovvero da comprimario, studiava Matematica e non pensava di fare l’attore,
poi il botto come «spalla» di lusso al
Festival di Sanremo. È la nuova coppia
di comici. Debutteranno in La scuola
più bella del mondo di Luca Miniero, in
uscita il 16 novembre. De Sica preside
puntiglioso in Toscana, Papaleo prof
poco motivato al Sud. Per un grande
equivoco originato da un errore del bidello, a un concorso musicale della
scuola toscana, invece della classe africana da Accra, in Ghana, parteciperà
quella da Acerra, nel napoletano.
Le coppie comiche, per funzionare,
hanno sempre obbedito a certe regole:
devono essere «asimmetriche», affini
e distanti, geograficamente lontane...
Il romano Christian, classe 1951, è un
cartone animato con una recitazione
dal moto perpetuo, Rocco, classe 1958,
è della Basilicata e punta sulla fissità alla Buster Keaton. Dice che da ragazzo
«suonavo la chitarra, facevo ridere».
E non sarà per caso se De Sica per
parlare di loro due comincia dalla musica: «Ci ammiriamo da tempo, ci piace più cantare che recitare. Io sono un
attore che si accoppia spesso. Dopo
Massimo Boldi, Ghini, Siani, ora Rocco, che è un comico puro mentre io ho
lavorato sugli stereotipi, avendo fatto
più farse che commedie. Rocco: «Si
deve essere sempre coppia quando si
lavora insieme, come nei rapporti sentimentali. C’è quella necessità di sentirsi uniti, che non dev’essere una forzatura. In lui amo il senso del ritmo, lo
swing. La difficoltà è la capacità di essere veri e allo stesso tempo musicali».
Christian, fra tutte le coppie comiche storiche, da Gianni e Pinotto a Vianello e Tognazzi, Jerry Lewis e Dean
Martin... «Be’, Totò e Peppino erano
come zii, sono cresciuto con loro. Peppino molte volte lo superava nelle sue
cose folli e surreali. In Totò, Peppino e
la... malafemmina, Steno nella famosa
lettera (che fu dettata da Totò a braccio) rideva e dovette uscire dal set per
non distruggere la presa diretta». Roc-
associazione
mittelfest
Con Ghini «Natale a New
York» (2006) di Neri Parenti
Con Siani «Il principe abusivo»
(2013), regia dello stesso Siani
La nuova coppia De Sica-Papaleo
«Siamo come Totò e Peppino»
Christian: ma al cinema solo le donne brutte fanno ridere
co: «Ecco, noi siamo tutti e due Peppino, siamo il gatto e il gatto. La volpe
non c’è. Ci piacerebbe farne un altro insieme». «Io sogno una commedia musicale con il Dottor Jekyll cantante neomelodico e Mr. Hyde come re del
R’n’B», dice Christian. È la prima volta
che non fa il cinepanettone... «Dopo
trent’anni. E quante accuse mi sono
piovute addosso da una certa intelli-
❜❜
Sophia Loren
Una delle
poche che
si prendeva
in giro
ghenzia, mi hanno dato del maschilista, omofobo, parolacciaio, fascista. In
quei film sono stato ladro e imbroglione, ma nella vita non sono così. Ma sai,
facciamo il cinema comico e in fondo
sono tutte quante commedie, non vedo questa grande differenza tra Siani,
Bisio, Papaleo... Ecco, Rocco si avvicina
a Lando Buzzanca, se si eccita gli vengono gli occhi rotanti. Quando ho fatto
cinque o sei commedie con Massimo
Ghini, sembravamo incompatibili: eravamo due ex belli, ex generone romano, piacioni, alti, prepotenti. Invece
funzionavamo, a dispetto di chi dice
che nella coppia dev’esserci il carnefice
e la vittima. Io divido i comici in chi fa
l’amore e chi non lo fa. Gli unici che lo
facevano, facendo anche ridere, erano
Troisi e Nuti. Verdone non ha mai interpretato una vera storia d’amore. Mi
sono fatto l’idea che i comici siano er-
mafroditi, se avessimo il sesso, non faremmo più ridere».
«Noi — interviene Papaleo — non
ci possiamo paragonare a nessuna
coppia. Ma questo film non è basato
sulla nostra contrapposizione, c’è un
coro robusto di attori comprimari: Angela Finocchiaro, Miriam Leone». Ecco, le donne: De Sica, perché le coppie
maschio-femmina sono rare? «C’è stato qualcosa, Vitti-Sordi... Le donne
fanno ridere se sono brutte, Tina Pica,
Il regista Miniero
«Una commedia per un argomento serio»
«Questa è una commedia che fa ridere su un
argomento fondamentale», dice Luca Miniero (foto,
47 anni), il regista dei record, dai 30 milioni di
incasso di Benvenuti al Sud ai quasi 13 di Un boss
in salotto, a proposito di La scuola più bella del
mondo. Nel film, prodotto da Cattleya e Universal,
una classe sbarca, per un errore tecnologico, ad
Acerra: ma l’equivoco è presto svelato. La scuola
senza (per una volta) intossicazioni ideologiche.
Valerio Cappelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
mittelfest
Comune di
Cividale
del Friuli
Con il sostegno particolare
la Littizzetto, la Valeri. La Melato era
una brava attrice ma non mi faceva
tanto ridere, e nemmeno la Vitti, che
era brillante ma non comica. Quando
sono belle non si prendono in giro.
Una delle poche che ci riusciva era
Sophia Loren e, in parte, la Magnani.
Ma anche gli uomini riservano sorprese, Leo Gullotta mi piace nei ruoli
drammatici, meno nei panni della signora Leonida. Lo stesso discorso vale
per Lino Bandi».
Per Christian, il «ruolo» della spalla
nel duo comico non esiste più, com’era
invece tra Castellani con Totò; Rocco ha
la teoria del doppio nel tennis: «Uno
prepara il colpo e l’altro fa lo smash».
L’altro totem che smontano è l’improvvisazione. Christian: «Papà mi diceva
che sul set bisogna arrivare con la parte
mandata a memoria come l’Ave Maria.
Poi, si può aggiungere qualcosa». «A
tutt’oggi io non ho mai improvvisato»,
aggiunge Rocco. Il talento comico
spesso ci mette un po’ a essere riconosciuto. A Christian vengono in mente il
padre e l’altro grande Vittorio, Gassman, «con la differenza che io sono il
pittore della domenica e loro De Chirico. Ma insomma io sono quello lì, il
borghese che accavalla le gambe e scopri che la scarpa ha il buco».
Cividale del Friuli
19-27 luglio 2014
www.mittelfest.org
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Spettacoli 35
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Musica in lutto Era il batterista del gruppo. Prima di lui se ne sono andati Joey, Dee Dee e Johnny
Aveva 76 anni
Addio a Tommy, l’ultimo Ramones
Adesso non resta più nessuno della prima punk band americana
1951 - 2002
Il bassista Dee Dee,
vero nome Douglas
Colvin, è morto
nel 2002 a seguito
di un’overdose:
aveva 50 anni
1952 - 2014
Nato a Budapest,
vero nome Tamás
Erdélyi, il batterista
Tommy Ramone
aveva un tumore
al sistema biliare
1951 - 2001
Il vero nome del
cantante Joey era
Jeffrey Hyman: è
morto nel 2001
per un linfoma,
aveva 49 anni
1948 - 2004
Il chitarrista Johnny
(John Cummings)
è scomparso
nel 2004, a 55 anni,
per un tumore
alla prostata
Scompare Charlie Haden
il contrabbassista
che inventò il free jazz
È
U
na famiglia distrutta.
Ma una famiglia solo
musicale. Con la morte
di Tommy Ramone, se
ne va anche l’ultimo dei fondatori dei Ramones, la prima
punk band americana della storia.
Non erano fratelli. E nemmeno parenti. Si facevano chiamare col cognome d’arte Ramone,
ma lo avevano preso in prestito
(aggiungendoci una «e» alla fine) da uno pseudonimo usato
da Paul McCartney nell’era preBeatles.
Tommy, vero nome Tamás
Erdélyi, aveva 65 anni (secondo
alcune fonti 62) e aveva un tumore al sistema biliare. È morto
nella casa nel Queens, quartiere
di New York in cui era cresciuto
dopo essere emigrato dall’Europa. Tamás era nato a Budapest da una famiglia di origini
ebree ed è stato il motore della
band che ha rivoluzionato la
musica rock nella seconda metà dei Seventies.
A fine Anni 60 iniziò a suo-
nare assieme al chitarrista John
Cummings, che sarebbe poi diventato Johnny. E nel 1974 si
unirono all’avventura il batterista Jeffrey Hyman, in seguito Joey, e il bassista Douglas Colvin,
ovvero Dee Dee. Tommy avrebbe voluto fare il manager, ma
Joey era talmente scarso alla
batteria che dovette sostituirlo
e trasformarlo in cantante. Rimase come batterista per i primi tre album, passando poi le
bacchette a Marky (a sua volta
cacciato nell’83 per fare spazio
a Richie), e producendo ancora, in momenti diversi, un paio
di dischi per il gruppo.
Con lui, considerato quello
regolare del gruppo per stile di
vita lontano dagli eccessi, si
esaurisce il nucleo dei fondatori. Joey se ne era andato nel 2001
per un tumore, l’anno successivo un’overdose aveva stroncato
Dee Dee e Johnny era morto nel
2004 per le complicazioni di un
tumore alla prostata.
I Ramones sono stati il simbolo del punk americano. Jeans
stretti e strappati, giubbotti di
pelle, sneakers ai piedi e capelli
lunghi per un rock riportato all’essenziale dopo i barocchismi
degli anni 70: tre accordi e via, a
tutta velocità.
Debuttarono nel 1976 con
l’omonimo «Ramones», caposaldo del genere che però all’epoca non entrò nemmeno
nella top 100 di Billboard. Eppure c’erano canzoni che sono
Premio Lunezia
Detenuti in concorso per la miglior canzone
Un concorso per premiare il miglior testo
per una canzone scritto da un detenuto. È
la novità del Premio Lunezia (tenuto a
battesimo da Fernanda Pivano e Fabrizio
De André), arrivato quest’anno alla sua
19esima edizione. Il testo vincitore di
«Parole liberate, oltre il muro del carcere»,
in collaborazione con il ministero di
Grazia e Giustizia e il Dap, verrà messo poi
in musica da un autore professionista.
Nelle tre serate, dal 18 al 20 luglio, tra gli
altri si esibiranno sul palco di Carrara
Elisa, Piero Pelù, Max Pezzali, Negrita,
Massimo Ranieri, Mario Biondi, Simone
Cristicchi, Nek, Ylenia Lucisano e tanti altri
artisti.
diventate dei classici come
«Blitzkrieg Bop», scritta proprio da Tommy, che con il suo
coro «Hey Ho! Let’s Go» è diventato un inno da stadio negli
eventi sportivi anglo-americani.
Voglia di cambiare, ma senza
le implicazioni politico-anarcoidi del movimento punk inglese. Ma quella loro rivoluzione musicale partita dal CBGB,
locale underground sulla
Bowery di New York che ospitò
i loro primi show e quelli di
Patti Smith, Talking Heads e
molti altri, divenne inarrestabile. Un loro concerto a Londra
dello stesso anno fu la scintilla
che diede il coraggio di fare il
grande salto a Clash e Sex Pistols che erano nel pubblico. E
ancora oggi sono molte le band
che si mettono la maglietta con
il logo che ridisegna quello del
Presidente degli Stati Uniti, e
partono da lì, tre accordi e via.
morto a Los Angeles il contrabbassista jazz Charlie Haden (nella foto); era malato da tempo. Aveva affiancato i
maggiori nomi della scena americana, fra i quali Ornette
Coleman, Keith Jarrett, Pat Metheny, Paul e Carla Bley, Archie
Shepp, Chet Baker, Paul Motian, Michael Brecker. Il suo magistero non aveva confini stilistici né di genere musicale: Haden
adorava il country e la musica latina, così come coglieva ispirazione dal folclore di ogni parte del mondo, dal pop vecchio
e nuovo, dalle colonne sonore cinematografiche. Nato il 6
agosto 1937 a Shenandoah, in una zona rurale dello Iowa, era
cresciuto in una famiglia che eseguiva musica western: Haden
ne rievocherà lo spirito in un disco del 2009, «Ramblin’ Boy»,
realizzato a sua volta con moglie e figli e nel quale si ascolta la
sua prima incisione, un gospel cantato come «Cowboy Charlie» quando aveva meno di due anni. Nel 1957, passato al contrabbasso, si sposta a Los Angeles e grazie al pianista Paul
Bley entra in contatto con Ornette Coleman, sassofonista eterodosso che sta creando un jazz affrancato da molte strutture
formali. È nel suo quartetto che Haden nel 1959 approda a
New York; il gruppo suscita scandalo ma anche grandi entusiasmi e incide l’album-manifesto che darà il nome al
nuovo genere, «Free Jazz». Il
Il testamento
free è una musica perturban«Last Dance» è il
te, aperta a ogni dissonanza,
recente disco inciso con ma proprio Haden dimostra
Jarrett: titolo che suona che può anche offrire un
respiro melodico e un afflato
come un presagio
lirico commoventi; il suo
stile, ispirato al chitarrismo
country e alla solennità dell’organo nelle chiese nere, riempie in profondità gli spazi
della sezione ritmica. Haden è fra i maggiori protagonisti del
free jazz, cui regala una sorta di suggello orchestrale nel 1969
con il primo album a suo nome, «Liberation Music Orchestra»: il disco lega la libertà musicale a quella dei movimenti
politici internazionalisti dell’epoca, con dediche a Che Guevara e alle vittime della Guerra Civile spagnola; il contrabbassista sconterà a lungo questa presa di posizione, subendo
l’ostracismo di molte case discografiche. Ma fra i musicisti è
sempre più popolare; negli anni Settanta è membro di uno
dei più bei gruppi di Keith Jarrett, torna a suonare con Ornette
Coleman, riprende i contatti con i jazzisti della West Coast, si
apre a musiche d’ogni parte del mondo incidendo con il chitarrista gitano Christian Escoudé, il sassofonista norvegese
Jan Garbarek, il polistrumentista brasiliano Egberto Gismonti.
Gli anni Ottanta sono quelli dell’affermazione definitiva: ricostituisce saltuariamente la Liberation Music Orchestra, inizia
a collaborare con Pat Metheny, fonda il gruppo Quartet West
che celebra il mito del jazz californiano. Il festival di Montreal
gli dedica l’edizione del 1989; ne sono testimonianza sette
album con altrettante formazioni. In seguito Haden amplia il
suo interesse per la musica latina collaborando con il pianista
cubano Gonzalo Rubalcaba, e partecipa a progetti musicali
d’ogni genere, privilegiando i dialoghi intimi: con Lee Konitz
e Brad Mehldau, con Metheny, con pianisti quali il nostro
Enrico Pieranunzi, Kenny Barron, Hank Jones e il vecchio
amico Keith Jarrett, come testimonia il recentissimo «Last
Dance». Quasi un presagio.
Andrea Laffranchi
Claudio Sessa
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Il caso Luca Bernabei, produttore di serie tv come «Don Matteo», risponde alle affermazioni del neodirettore della rassegna romana
«Freccero boccia le fiction Rai? Insulto agli spettatori»
ROMA — «Mi meraviglio che
Carlo Freccero, che ha lavorato
tanti anni nella tv generalista
anche in Rai, non conosca la
differenza con la pay-tv. La prima si pone l’obiettivo di raggiungere un pubblico il più vasto possibile, la seconda si rivolge alle nicchie del mercato».
All’indomani delle esternazioni del neodirettore del RomaFictionFest, che stigmatizza
la fiction italiana definendola
«edificante con eroi, giudici,
santi e rivolta al passato», le reazioni non si fanno attendere.
Luca Bernabei, amministratore
delegato di Lux Vide, si sente
chiamato in causa e reagisce indignato: «In quanto produttore
di serie come “Don Matteo”, mi
sento insultato io insieme agli 8
milioni di persone che la seguo-
Il prete e il manager
Terence Hill, 75 anni,
nei panni di don
Matteo. Qui sopra
Luca Bernabei (50)
amministratore delegato di Lux Vide
che produce la serie
per Rai1
no. Il suo discorso è molto elitario e si permette di fare ironie
su milioni di telespettatori, ma
non mi stupisce più di tanto: da
altri “intellettuali” come lui ho
sentito fare battute del tipo
“speriamo che Ciro, cioè il protagonista sanguinario di “Gomorra”, uccida presto Don Matteo».
Per quanto riguarda poi la
qualità e il tipo di pubblico che
segue i prodotti di Rai1, che
Freccero ha definito «attempato e che si rifugia nel ricordo dei
tempi andati», Bernabei obietta: «La nostra platea composta
da rimbambiti? Tra i nostri
spettatori, ci sono il 25,28% di
laureati e il 31% di laureate; tra il
30 e il 40% di donne del Nord Est
e tra il 40 e 43% del Centro Nord.
Inoltre, un target commerciale
tra i 25 e i 44 anni di età. Una curiosità? Le 10 fiction più viste nel
2014 dagli abbonati Sky, la paytv magnificata da Freccero, sono stati 10 episodi proprio di
“Don Matteo”».
Sul fronte della «mancata
sperimentazione» che lamenta
Freccero da parte di Rai1 e Canale 5, Bernabei ribatte: «L’innovazione di contenuti non si misura con la quantità di litri di
sangue che si vedono scorrere
sullo schermo. E comunque la
sperimentazione che può fare la
tv generalista deve essere mirata all’allargamento del target,
non dimenticando lo zoccolo
duro degli affezionati. Inoltre,
la mission della Rai in particolare, che è servizio pubblico, è
quella di parlare a tutti! L’Italia
non è un Paese bigotto, bensì
La vicenda
La polemica
Carlo Freccero, ex
direttore di rete sia
in Mediaset che in
Rai, e oggi alla guida
di RomaFictionFest,
ha criticato le serie
italiane: «Abbiamo
solo due generi:
divertimento puro e
quello edificante
con eroi, preti e
santi... rivolto al
passato. Negli Usa si
guarda al futuro»
laico che sceglie di vedere una
fiction come “Don Matteo” che
è detection, dove però si parla
anche di valori».
Poi il produttore, come un
fiume in piena, aggiunge: «Sono stufo di queste sterili polemiche demagogiche, fatte per
far parlare di sé. È sbagliato che
una persona, che dovrebbe essere super partes, rilasci simili
dichiarazioni. Io al festival diretto da Freccero non manderò
nessun nostro prodotto, e magari lui sarà contento, ma si ricordi che l’unica vera differenza
che esiste è quella tra fiction fatta bene e quella fatta male».
Intanto Marco Follini, presidente dell’Associazione produttori televisivi che organizza la
vetrina romana, rinnova la fiducia a Freccero, ma puntualizza:
«L’ho voluto per convinzione e
non per “disperazione”, come
scherzosamente ha detto lui».
Emilia Costantini
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
MondialiBrasile
Un tweet al giorno
Franz Beckenbauer
@beckenbauer
40 anni fa la nostra squadra ha vinto
la Coppa del Mondo, una grande
esperienza. Spero che i nostri ragazzi
possano provare la stessa sensazione
✒
La sfida
Il miglior attacco
LA SPERANZA dei tedeschi
È UN GOL
contro la miglior
ALL’INIZIO
difesa di Sabella
E il fattore Messi
di MARIO SCONCERTI
L'analisi
P
er vedere una grande
finale sarebbe
importante che la Germania
segnasse subito un gol.
Questo costringerebbe
l’Argentina ad attaccare e
nascerebbe una bella
partita. Sarà la Germania a
giocare di più, l’Argentina
non può che aspettare, la
squadra sa allungarsi solo
con le ripartenze di Lavezzi e
Di Maria, oppure con gli
scatti di Messi. Ma non ha
chi sappia portare troppo
avanti il pallone dalla
propria metà campo.
Mascherano è un libero
davanti alla difesa, Biglia un
regista arretrato che ha fatto
spesso la riserva nella Lazio.
L’Argentina sa difendere in
modo esatto solo se non
lascia spazio agli avversari.
Quando cominciò il
Mondiale e pensava gli
avversari di minor qualità,
prese due gol dalla Nigeria e
uno dalla Bosnia, gli stessi
tre gol subiti dall’Italia. Ha
segnato solo 8 reti in cinque
partite, una media molto
bassa per un Mondiale,
meno della metà della
Germania (17 gol). Eppure
gioca con più attaccanti di
tutti, il suo è un vero 4-2-4,
in fondo il vero gioco storico
dei paesi latini. La
Germania ha avuto momenti
di difficoltà, a tratti di vera
involuzione contro il Ghana,
l’Algeria e la Francia. Se
rallenta il ritmo dei passaggi
rischia di diventare
scontata. Se scambia il
pallone in orizzontale invece
di cercare la profondità,
succede ancora la stessa
cosa. È la squadra migliore,
ma non è solo il 7-1 al
Brasile. In sostanza, se
l’Argentina vorrà vincere
dovrà attaccare molto di più,
mettere paura alla Germania
con i suoi solisti, altrimenti
rimarrà stordita e prima o
poi Müller troverà la strada
giusta. Di Messi abbiamo
parlato molte volte. Finora
merita un 7, ma l’ultima
partita l’ha fallita. Tutto il
mondo aspetta qualche sua
prodezza, è l’elemento più
televisivo della gara, per
chiunque si simpatizzi. È lui
la grande variabile, la vera
morale possibile. Dovesse
sbagliarla troverebbe un
limite nella sua immensa
carriera. E al calcio
piacciono gli eroi invincibili.
Aspettando gli altri credo sia
giusto riassumere un
pronostico. Penso a un 60-40
per la Germania. Ma se
l’Argentina subisse il primo
gol, se si liberasse di quella
furberia che la rende quasi
inaccessibile, potrebbe
anche travolgere la
Germania. Sarà la più
grande partita visibile oggi
al mondo. Ci sarà da
imparare da qualunque
movimento, anche il più
elementare. E tutti noi, da
imparare, abbiamo oramai
davvero tanto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I numeri
In gol già otto
giocatori di Löw
Mascherano
l’equilibrio
dell’Albiceleste
Le finaliste
A sinistra la formazione
della Germania, a destra
l’Argentina (LaPresse, Ap)
Caccia al tesoro
La Germania ha gioco e gruppo
L’Argentina il numero 1
Chi vince prende 35 milioni
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Caccia al
tesoro. Non solo per il premio
che la Fifa garantisce alla vincitrice del campionato del mondo: 35 milioni di dollari, alla seconda ne vanno 25, alla terza 22
e alla quarta 20. Blatter & Co. ci
guadagnano comunque: a fronte di spese per 600 milioni di
dollari ne incassano sette volte
tanto.
Caccia al tesoro per la vendita
di magliette — la rossonera stile
Flamengo della Germania ha
superato nella classifica del gradimento quella storica bianca
— e per tutte le operazioni di
merchandising. Per i bonus degli sponsor. Per la crescita dei
cachet per un’amichevole nei
Paesi dei nuovi ricchi, che vogliono togliersi lo sfizio di una
partita con i più bravi. Per la valorizzazione di tutti i giocatori
coinvolti. Per la crescita del movimento e, soprattutto nel caso
della Bundesliga, perché il cam-
La Coppa
Oltre Coppa e gloria c’è
di più: i campioni vedono
crescere il proprio valore,
salgono bonus e diritti tv
pionato argentino è da decenni
indebolito dall’emorragia di talenti verso l’Europa, delle cifre a
cui vendere i diritti tv sui mercati esteri.
Germania-Argentina, al Maracanà, oggi alle 16 ora brasiliana, le 21 in Italia, stadio quasi
tutto in mano alla tifoseria argentina che ha invaso Rio de Janeiro, non è soltanto la finale. È
un grande show tra economia,
mass media e società, come dimostra il tweet pontificio sulla
«cultura dell’incontro».
Il tesoro è la Coppa — alta
36,8 centimetri, pesante 6.175
grammi, in oro a 18 carati; alla
vincitrice ne viene poi conse-
GERMANIA
4-3-3
Neuer
1
5
Hummels
18
20
Lahm J. Boateng
Kroos
6
16
Khedira
7
Schweinsteiger
11
13
Klose
Müller
9
Higuain
22
Lavezzi
8
E. Perez
I favoriti
6
Biglia
14
Mascherano
15
Demichelis
4
Zabaleta
1
Romero
Arbitro: RIZZOLI (Italia)
Tv: ore 21
Raiuno,
Sky Mondiale 1
C.t.: Sabella
A disposizione:
21 Andujar (P), 12 Orion (P);
23 Basanta, 3 Campagnaro,
17 F. Fernandez; 19 R. Alvarez,
13 A. Fernandez, 5 Gago,
7 Di Maria, 11 M. Rodriguez;
20 Agüero, 18 Palacio
Gli sfidanti
Löw e Schweinsteiger
«Non abbiamo paura
Vedrete la nostra qualità»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Jogi Löw
non sa ancora come si vince un
trofeo — terzo ai Mondiali
2006 e 2010 e all’Europeo 2012,
secondo all’Europeo 2008 —,
ma sa bene come si batte
l’Argentina. Da secondo di
Klinsmann ai calci di rigore (42) nel Mondiale di casa, nel
2006, ai quarti di finale. Da c.t.
e con una goleada (4-0),
sempre nei quarti di finale, a
Sudafrica 2010. «L’Argentina
ha tanti punti di forza, è meglio
organizzata di quattro anni fa
— dice alla vigilia —, ma io
10
Messi
2
Garay
A disposizione:
12 Zieler (P), 22 Weidenfeller (P);
2 Grosskreutz, 3 Ginter,
15 Durm, 17 Mertesacker;
14 Draxler, 23 Kramer;
9 Schürrle, 10 Podolski,
19 Götze
Indisponibile: 2 Mustafi
4-3-3
8 Özil
16
Rojo
C.t.: Löw
ARGENTINA
Rio de Janeiro
ore 21
4
Höwedes
Sicuro Jogi Löw (Reuters)
non ho paura. Non è solo
Messi, lo sappiamo: non
cadremo nell’errore di
pensarlo. Sarà una partita
molto diversa da quella contro
il Brasile, ma mi fido della
maturità della mia squadra. Lo
abbiamo dimostrato fin qui. Mi
sorprenderei se la nostra
qualità non si vedesse in
campo». Bastian
Schweinsteiger era un
bambino quando Germania e
Argentina si sono affrontate in
finale (3-2 per Maradona nel
1986 in Messico; 1-0 per i
tedeschi con rigore decisivo di
Brehme, a Italia 90). Ha
studiato la lezione, ma guarda
solo al presente: «È arrivato il
momento giusto per scrivere la
storia. Questo gruppo ha
l’esperienza per gestire la
pressione. Tanti di noi hanno
vissuto la vigilia della finale di
Champions tra Bayern Monaco
e Borussia Dortmund, nel 2013,
sappiamo come comportarci.
Rispetto l’Argentina, ma ho
buone sensazioni. Messi è un
fenomeno, però credo che il
vero capo del branco sia
Mascherano: nel suo
salvataggio alla disperata sul
tiro di Robben, che stava per
qualificare l’Olanda alla finale,
ho visto esattamente quello
che il calcio significa per gli
argentini: dedizione assoluta».
A testimonianza di quanto sia
cambiata la mentalità tedesca
nel calcio, Schweinsteiger cita
Louis Van Gaal e Pep Guardiola
come fonti di ispirazione: «Al
Bayern Monaco, con loro, ho
imparato tanto. Adesso è
arrivato il momento di
raccogliere quello che abbiamo
seminato». Bisogna soltanto
spiegarlo a Messi.
l.v.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabella, parole d’ordine
«Umiltà e sacrificio,
serve la partita perfetta»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Nelle
precedenti sei vigilie, Alejandro
Sabella ha portato con sé, in
conferenza stampa, solo un
giocatore. Forse per non
prendere un’altra multa il giorno
prima della finale, si presenta,
con quasi 20 minuti di ritardo,
per marcare la differenza con i
tedeschi, con Basanta. Un
panchinaro. I giornalisti
argentini friggono, cercano di
evitare il diktat dell’inossidabile
addetto stampa Fifa che
pretende, prima, una serie di
inutili domande per l’inutile
Fiero Alejandro Sabella (Epa)
In tv
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Finale 3° e 4° posto
Finale
STADIO NACIONAL
STADIO MARACANÀ
BRASILIA
ieri
BRASILE
OLANDA
Sport 37
italia: 51575551575557
GERMANIA
ARGENTINA
ore 21
Raiuno, Sky Mondiale 1
0
3
Parziale/finale
1-1 3,60
1-X 14
1-2 33
X-1 4,75
Germania – Argentina X-X 4,50
X-2 7,00
1
X
2
2-1 28
2,25 3,20 3,40 2-X 14
2-2 6,50
Le quote Snai
RIO DE JANEIRO
oggi, ore 21
Risultato finale
Risultato 1-0
esatto 2-0
2-1
3-0
3-1
3-2
4-0
4-1
4-2
4-3
9,00
10
9,00
25
16
33
75
50
100
175
0-0
1-1
2-2
3-3
4-4
altro
7,00
7,00
22
100
250
40
0-1
0-2
1-2
0-3
1-3
2-3
0-4
1-4
2-4
3-4
9,00
20
13
60
33
40
200
150
200
275
Primo marcatore
Müller, Messi
6,00
Klose
7,00
Higuain
8,00
Götze, Podolski, Agüero 10
Lavezzi, Palacio
12
Kroos, Özil
15
Un tweet per la finale
Il Papa: «Lo sport favorisca la cultura dell’incontro»
CITTÀ DEL VATICANO — I greci
antichi la chiamavano «ekecheiría»,
una tregua sacra che accompagnava
le Olimpiadi e significava la
sospensione di ogni guerra. Ieri
Francesco, attraverso il suo profilo
Twitter, ha scritto: «I Mondiali
hanno fatto incontrare persone di
diverse nazioni e religioni. Possa lo
sport favorire sempre la cultura
dell’incontro». Parole che arrivano
all’indomani dell’iniziativa lanciata
sul social network dal Pontificio
Consiglio per la Cultura del cardinale
Gianfranco Ravasi, che ha lanciato
l’hashtag #PAUSEforPeace, «Pausa
per la pace», con una frase dal Libro
dei Re: «Una voce di silenzio sottile».
La proposta alla Fifa è «di osservare
un minuto di silenzio, di preghiera
per la pace, prima del calcio di inizio
della finale», spiega monsignor
Melchor Sanchez: «Lo sport è nato
legato alle grande festività religiose:
c’erano i giochi e cessavano le
guerre. Ora il mondo si paralizza 90
minuti per guardare una partita. Se
potessimo estendere questo alla
guerra, daremmo un’opportunità
alla pace». Al di là della «finale dei
due Papi», in Vaticano ritengono
«inverosimile» che Ratzinger segua
la finale mentre Bergoglio si terrà
almeno «informato». Del resto è un
appassionato, aveva la tessera
88235N del San Lorenzo, ha
scherzato con le Guardie Svizzere
Il derby
In Vaticano escludono
che Ratzinger seguirà
la partita, Bergoglio
si terrà , almeno, informato
prima della partita tra elvetici e
argentini e fatto le «condoglianze» a
due preti colombiani dopo la
sconfitta col Brasile. Ma ora il Papa è
angosciato per ciò che accade in
Israele e Palestina, stamattina si
attende un intervento vibrante
all’Angelus. In tutto questo, lo sport
passa in secondo piano ma può
avere un suo ruolo. Javier Zanetti,
per l’1 settembre a Roma, sta
organizzando una «partita
interreligiosa per la pace, voluta dal
Papa», si parla di stelle come Buffon,
Zidane, Messi, Totti, Baggio,
Mourinho. Francesco lo aveva detto
all’inizio del Mondiale: «Sono molti i
valori e gli atteggiamenti promossi
dal calcio che si rivelano importanti
non solo in campo, ma nella
costruzione della pace».
Vaticano Francesco e Benedetto
XVI , i loro Paesi sono in finale (Ansa)
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’incoronazione Il Pibe ha fatto le sue previsioni dando ancora più responsabilità al fuoriclasse argentino
gnata una copia in ottone placcato oro — che uno tra Philipp
Lahm e Lionel Messi, i due capitani, alzerà nello scenario dei
sogni di qualsiasi bambino.
Germania e Argentina si presentano alla finale con due percorsi diversi. La Germania ha il
miglior attacco: 17 gol contro gli
8 dell’Argentina, distillati da 64
tiri nello specchio della porta,
24 fuori, 3.421 passaggi completati (per l’Albiceleste sono 61
— più 2 pali —, 34, 2.928). L’Argentina ha la miglior difesa, con
soli tre gol subiti, contro i 4 dei
tedeschi. La Germania ha commesso 71 falli, ma ricevuto solo
4 cartellini gialli. L’Argentina ne
ha fatti 64, che hanno portato a
6 ammonizioni.
La Germania ha mandato in
gol otto giocatori diversi (Müller 5, Schürrle 3, Hummels, Klose e Kroos 2, Götze, Özil e Khedira 1), mentre Messi ha segnato il 50% degli 8 gol argentini,
aggiungendo anche un assist.
Gli altri marcatori sono stati Di
Maria, Rojo, Higuain (che non
segnava in nazionale dal 14
agosto 2013, amichevole contro
l’Italia all’Olimpico) e l’autogol
del bosniaco Kolasinac che ha
aperto dopo 3’ il Mondiale argentino che non è stato certo
sfortunato. Tutti vedevano nell’attacco — Messi, Higuain,
Agüero, De Maria, Lavezzi e Pa-
lacio — l’assoluto punto di forza
dell’Albiceleste che, invece, ha
trovato nell’equilibrio che Mascherano dà alla fase difensiva il
vero segreto. Sabella, per proteggere la difesa, accetta di giocare con una squadra «spaccata» in due. Come trait d’union
Di Maria è quasi insostituibile.
In sua assenza, Messi deve giocare un po’ più lontano dalla
porta.
In sintesi, è la miglior squadra del torneo — unica erede
del calcio totale — contro il giocatore più forte del mondo. È
vero, come dicono i tedeschi,
che l’Argentina non è soltanto
Messi, però è il punto di riferimento. Più difficile trovarlo
nella Germania, se si cerca un
uomo. Più facile se si guarda il
percorso che i tedeschi hanno
fatto dal 2004, cioè quando, tra
lo scetticismo generale, venne
scelto Jürgen Klinsmann come
c.t., poi sostituito dal vice Jogi
Löw. Quel punto di riferimento
è il gioco.
Se vince Messi sarà difficile
non metterlo sul gradino più alto di sempre. Se vince la Germania, dopo il 7-1 al Brasile in semifinale, ci sarà un nuovo modello di riferimento, che, vista
l’età media della squadra, è destinato a durare.
Basanta. È il suo metodo.
Distanza e serenità, lontananza
dai problemi, akuna matata. In
realtà, però, il pachorra non
prende le cose come vengono. E
del suo futuro, dopo la gaffe del
suo manager che l’ha dato
partente, non vuole parlare.
«Tema irrilevante, soprattutto
davanti all’importanza di questa
partita che, professionalmente, è
la più importante della mia vita.
Sono orgoglioso di
rappresentare il mio paese in una
finale Mondiale. Del mio futuro
non ho nemmeno parlato con la
mia famiglia. Ora sono altre le
cose da dire, ad esempio ai tifosi:
promettiamo che daremo tutto,
con umiltà e sacrificio». Inutile
scucirgli invenzioni tattiche,
nomi per la formazione. Loro le
hanno, sicuramente, ma
dall’Argentina escono poche
certezze. «Abbiamo bisogno
della partita perfetta. Dobbiamo
giocare una grande partita, con
concentrazione perché la
Germania possiede carattere,
forza fisica e tecnica». Nel 1986
quando l’accoppiata BilardoMaradona conquistava la Coppa
lui era al Gremio, proprio qui in
Brasile. «Ho sempre ammirato il
football brasiliano e vincere qui
sarebbe un grande piacere, oltre
a una spinta per tutto il calcio
argentino, specialmente per i
giovani, per l’emulazione. In
ogni caso speriamo che, del
1986, sia uguale il risultato».
Un’unica concessione la
potrebbe fare. Come sta Angel Di
Maria, unico dubbio? «Vediamo
se è migliorato, ha un
programma d’allenamento
specifico, adesso non so essere
preciso». E anche se sapesse, non
vorrebbe. Il catenaccio è
cominciato.
Luca Valdiserri
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r.per.
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Messi riceve l’incarico da Maradona
«Segnerai due gol e alzerai la Coppa»
Vincendo la Pulce supererebbe Diego, diverso in tutto dal suo erede
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
RIO DE JANEIRO — Sogno d’oro. L’ha fatto Diego Armando Maradona, ora Lionel
Messi, perché questo è il giorno. Dal Pibe
Leo riceve e accetta: «Sarà la tua partita. Sarai
il leader e alzeremo la Coppa del Mondo al
Maracanà. Un evento storico che non verrà
mai dimenticato. Segnerai due gol e prenderai anche un palo. Se poi la palla entrerà ancora meglio». Il Pibe è in campo, in cielo, in
terra, in tv, in ogni luogo. Aleggia come spirito buono, ma anche come spiritello perverso sulla vita della Pulga da quando ancora
giocava sul campetto di Calle Estado do Israel, alla periferia di Rosario, che potrebbe diventare la capitale del Mondiale. Oltre a
Messi, vengono da lì Di Maria, Mascherano,
Lavezzi, Garay, Demichelis, Maxi Rodriguez.
È il suo destino, «essere come», fin quando
era bambino, con il suo primo tecnico, Salvador Aparicio, che avrebbe dato la vita per
lui. Quando il dirigente, socio, talent scout
del Barcellona Josep Maria Minguella, 14 anni fa chiamò il mitico Carles Rexach gli comunicò: «Ho scoperto il nuovo Maradona».
Ma oggi è il giorno in cui Lionel Messi
può «essere di più». Almeno come risultati.
Diego ha alzato 8 trofei per club, più il Mondiale del 1986 e può vantare la finale del
1990. Messi ha 22 trofei di club, l’oro olimpico di Pechino. Poi ha vinto quattro volte il
Pallone d’oro, ma ai tempi di Dieguito si
premiavano solo gli europei. Con il Mondiale Messi supererebbe Maradona. Alzi
la mano un allenatore, in questo Mondiale, o da otto anni a questa parte
ovunque, che non abbia detto, prima
di trovarsi davanti la Pulce: «Questa
squadra non è solo Messi». Senza
aggiungere quello che pensava: però
sarebbe meglio che non ci fosse.
Messi fa paura come Maradona. Tutti
gli allenatori, mentre negavano di pensare
solo a lui, approntavano trucchi per fermarlo. Però, come è successo all’Olanda, alla fine
rinunciano a giocare, per annullarlo. Alejandro Sabella ha fatto con Messi quello che Bilardo ha fatto con Maradona. Gli ha dato la
fascia di capitano, gli ha fatto scivolare addosso la responsabilità. Per cancellare la maledizione: Leo grande con il suo club, ininfluente in nazionale. Con 10 gol nelle qualificazioni e 4 in questa Coppa del Mondo, il Pachorra sembra aver compiuto il miracolo.
Dagli ottavi in poi, Leo si è di nuovo inceppato, però l’Argentina è arrivata fino in fondo.
Essere come, essere di più. Leo è il classi-
Il sogno
Messi, 27 anni,
cercherà di imitare
Maradona,
53 anni, nella foto
in basso (Epa, Ap)
Il confronto
Vittorie di Maradona
Con il Boca Juniors
ha vinto uno scudetto;
con il Barcellona
una Coppa del Re,
una Coppa della Liga,
una Supercoppa
di Spagna; con
il Napoli due scudetti,
L’idolo
Leo ripete che nella sua
vita ha letto un solo libro:
«Yo soy el Diego»
una Coppa Italia,
una Supercoppa Italiana
e una Coppa Uefa.
Con l’Argentina
il Mondiale Under 20
e la Coppa del Mondo
nel 1986 in Messico
Vittorie di Messi
Con il Barcellona
ha conquistato
6 scudetti, 2 Coppe
del Re, 6 Supercoppe
di Spagna,
3 Champions League,
2 Supercoppe Europee,
2 Mondiali per club.
Messi con l’Argentina
ha vinto un Mondiale
Under 20 e un oro
olimpico a Pechino
2008. Ha vinto
4 Palloni d’oro di fila
co ragazzo della porta accanto, difficilmente
lo incontreremo nella hall di un hotel a mezzanotte, alla vigilia di una partita, mentre
esce per una scorribanda con i sodali. Non
oltrepasserà mai la prima parte di genio e
sregolatezza. Però è anche più freddo di Diego, più distante. Tra le grandi virtù del Pibe
c’è questa: non si trova un compagno di
squadra che non parli bene di lui. A parte
quello che dice Ibrahimovic nella sua autobiografia, Leo è distante, un generale sulla
collina non un populista come Diego, sempre in mezzo alla gente, castrista con Fidel
Castro, bolivarista con Hugo Chavez. Maradona sempre contro tutti, contro il presidente della sua federazione Grondona, contro
Blatter, contro la Fifa, contro Pelè, contro il
pubblico dell’Olimpico che in una notte poco magica per il calcio, nel 1990, fischiò l’inno del suo paese.
Leo parla poco, non ama le conferenze
stampa, ma neanche una conversazione con
l’allenatore o con un compagno lo turbano.
Ha rapporti rarefatti. Quando aveva 17 anni,
per il suo compleanno, ricevette una telefonata di Maradona. Era raggiante. Ripete
sempre che, nella sua vita, ha letto un solo libro: «Yo soy el Diego» autobiografia del Pibe.
Così lontani, così vicini. Oggi Leo dovrebbe
giocare alla Diego, «d’enganche», cioè da
numero 10. Meno falso nueve e più da 10, da
quello che inventa, che segna, suggerisce, riparte, da quello che trasforma la palla in oro
con quella alchimia che hanno pochi, su un
rettangolo verde. Diego e Leo, fatti della stessa pasta, con lo stesso sogno. Oggi è il giorno
per essere insieme.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
38 Sport
Mondiali
Brasile
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Storie
Rizzoli e i suoi predecessori
Designato
Rizzoli, 42
anni, (Images)
Mercato
Riscattato
Rami,
il Milan
su Criscito
Fumata bianca: la pazienza
di Rami è stata premiata. Da
ieri mattina è ufficiale il
trasferimento dal Valencia al
Milan del difensore francese
che, limandosi l’ingaggio, ha
firmato un contratto
triennale con i rossoneri.
Nella tarda serata di venerdì,
dopo un pomeriggio di
scontri telefonici tra i due
club, gli spagnoli hanno
accettato e controfirmato il
testo del contratto inviato
dallo studio legale milanista
(riscatto a 4 milioni e 250
mila euro). Ora i fari sono
puntati su un terzino: in
discesa Vrsaljko, scartato
Romulo (per cui il Verona
vuole solo cash), si sonda la
pista Criscito. Per il
giocatore dello Zenit, la
società è disposta a
effettuare scambi (Abate,
Niang e Zapata ed Essien i
nomi in lista). Diminuiscono
le chance rossonere di
arrivare a Cerci come punta
esterna: sul giocatore del
Torino è forte l’interesse
della Roma che non potendo
al momento contare sui
proventi derivanti da
un’eventuale cessione di
Benatia (il City ha
virtualmente concluso
l’acquisto di Mangala) dovrà
puntare su un acquisto di
costo medio. Meno
Cuadrado (sempre sul
taccuino del Barcellona:
martedì il suo procuratore
incontrerà la Fiorentina per
fare il punto sul futuro) e più
Cerci, appunto, lusingato
dalla prospettiva di tornare
nella Capitale. La Juve
proverà domani l’assalto
decisivo a Iturbe, con
l’Atletico Madrid attento a
eventuali rilanci. Martedì
dovrebbe essere il giorno
dell’annuncio, invece, di
Morata ma occhio però a
Vidal (foto), il cui
procuratore — secondo il
Daily Mail — avrebbe
incontrato i vertici del
Manchester United,
interessati al cileno. A Torino
ritengono incedibile il
giocatore, ma se venisse
recapitata un’offerta da 45
milioni di sterline le certezze
vacillerebbero? L’Inter
domani si ritufferà su Medel
del Cardiff, il centrocampista
su cui si è mosso Thohir. In
difesa si seguono Balanta e
soprattutto Rolando che non
è stato convocato dal Porto
per il ritiro. In uscita
Campagnaro che potrebbe
approdare alla Roma. M’Vila
è bloccato in hotel a Pinzolo
senza potersi allenare, in
attesa dell’autorizzazione del
Rubin.
Monica Colombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Italia 1990
Il messicano Codesal Mendez (Ansa)
Giappone-Corea del Sud 2002
Germania 2006
Pierluigi Collina, 54 anni (Omega) L’argentino Horacio Elizondo (Ansa)
Sudafrica 2010
L’inglese Howard Webb (Reuters)
Sviste, rigori e fughe
Le finali dal fischio fatale
na sudditanza psicologica: in Germania-Ovest-Olanda (2-1), fischia un rigore a favore degli olandesi dopo un
minuto (Neeskens); poi ne fischia un
secondo per i tedeschi (Breitner) dopo
25’. Nel 1978, tocca a Sergio Gonella,
che dimostra grande condizione atletica: Argentina-Olanda (3-1) si decide ai
supplementari. L’onnipotenza di Joao
Havelange, presidente della Fifa, è certificata anche dal fatto che toccano ai
brasiliani le finali del 1982 (Coelho) e
Arppi Filho (1986). L’8 luglio 1990, in
Germania Ovest-Argentina, il messicano Edgardo Codesal fischia un rigore
che non c’è per i tedeschi: decide Brehme (40’ s.t.); espulsi anche Monzon e
Dezotti. Bilardo e Maradona urlano di
rabbia. Said Belqola (1956-2002),
ispettore doganale marocchino, è l’unico arbitro africano finora designato per
una finale: Francia-Brasile (3-0, 12 luglio 1998). Pierluigi Collina, designato
per Brasile-Germania (2-0, 30 giugno
2002), arbitra in maniera esemplare e
salva la Fifa dallo scandalo di fischietti e
assistenti scelti fin lì solo in base a criteri geopolitici.
In Italia-Francia (5-3, 9 luglio 2006),
l’argentino Marcelo Elizondo è il primo
a espellere un giocatore (Zidane) attraverso la tecnologica a bordocampo (segnalazione del quarto uomo, Medina
Cantalejo, dopo aver visto il monitor). Il
9 luglio 2010 (Spagna-Olanda 1-0), l’inglese Howard Webb deve estrarre 14
cartellini gialli e uno rosso. «Credevo
fosse una partita, è stata una guerra».
Mondiali ultimo atto, gioie e dolori degli arbitri
Arbitrare la finale della Coppa del
mondo è il punto di arrivo di una carriera, ma è anche una grande responsabilità. Lo sa bene Nicola Rizzoli, architetto di Mirandola, 42 anni, sezione di
Bologna, designato dalla Fifa per Germania-Argentina. In 84 anni chi ha fischiato l’ultimo atto del Mondiale non
ha mai avuto una vita facile.
Il belga Jean Langenus, scelto per
Uruguay-Argentina (4-2, 30 luglio
1930) deve mettere d’accordo le due
squadre che vorrebbero giocare con il
proprio pallone; lui decide di usarne
uno per tempo. Prima di accettare la
designazione, ottiene la garanzia di essere scortato fino al primo bastimento
in partenza per l’Europa, appena finita
la partita. Nel 1934, Italia-Cecoslovacchia (2-1) viene affidata allo svedese
Ivan Eklind (1905-1981), che ha già diretto la semifinale fra gli azzurri e l’Austria (1-0). La stampa neutrale lo accusa di aver favorito le vittorie dell’Italia,
che gioca in casa; gli austriaci contestano il gol di Guaita, ma la Fifa lo conferma nel 1938 e nel 1950.
George Reader (1896-1978), maestro di scuola, inglese e arbitro di Brasile-Uruguay 1-2 (16 luglio 1950), il
Maracanazo, resta il fischietto più vecchio designato per un match mondiale
(non è una vera finale, ma l’ultimo atto
di un girone): 53 anni e 236 giorni. Un
altro inglese, William Ling (19081984), dirige Germania Ovest-Ungheria a Berna (3-2, 4 luglio 1954) e in
chiusura annulla il gol del 3-3 (Puskas)
per un fuorigioco millimetrico. Il 29
giugno 1958, il francese Maurice Guigue si fa notare perché appena finisce
Brasile-Svezia 5-2, scappa dal campo
con il pallone, che vorrebbe tenersi per
ricordo. Ma il massaggiatore brasiliano
Mario Americo lo rincorre e gli strappa
la palla per darla a Pelé. Nikolay Latyshev (1913-1999), docente universitario a Mosca, viene premiato con la finale del 1962, Brasile-Cecoslovacchia
(3-1): non vede un mani in area enorme di Djalma Santos.
Passati alla storia
Langenus (1930) scortato,
Bakhramov (1966) indotto
all’errore, bene Collina (2002),
Elizondo (2006) cacciò Zidane
Il 30 luglio 1966, a Wembley, l’episodio che non si cancella: all’ 11’ del primo supplementare di Inghilterra-Germania Ovest ferma sul 2-2, il pallone
calciato da Hurst sbatte sull’interno della traversa, ricade, tocca terra e viene
buttato in angolo. L’arbitro svizzero
Gottfried Dienst si rivolge all’assistente
sovietico Tofiq Bakhramov (è nato a
Baku, Azerbaijan, 1926-1993), rimasto
fermo con la bandierina abbassata.
Cambia idea: «È gol» e indica il centrocampo. L’ Inghilterra passa in vantaggio
(chiuderà sul 4-2), con quello che resta
il gol fantasma per definizione. Lo studio dell’università di Oxford chiarirà
che il pallone non aveva superato la linea di porta per 6 centimetri. Per questo
sulla vicenda sono fiorite storie anche
curiose: Bakhramov, ex ufficiale dell’Armata Rossa, avrebbe cambiato parere, dopo aver sentito qualcuno del pubblico urlare: «Ricordati di Stalingrado»,
in riferimento alla battaglia combattuta
tra il 1942 e il 1943. Nella sua autobiografia, Bakhramov spiegherà di essersi
sbagliato, convinto che il pallone avesse
colpito non la traversa, ma la rete.
Il 7 luglio 1974, John Keith Taylor
(1930-2012), inglese, non avverte alcu-
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il blob azzurro, dai sogni al fallimento
Balotelli e quel bacio chiesto alla regina Elisabetta
«Azzurri tra le prime quattro, non vedo punti deboli: mi
fido di Balotelli e Cassano». Il
campione del mondo Marco
Materazzi affida il suo incrollabile ottimismo alle pagine della
Gazzetta dello Sport in edicola
mercoledì 4 giugno. Per lui, come del resto per milioni di italiani, il Mondiale della nazionale di Prandelli è già tutto in
discesa. Parte da qui, dalle certezze preventive di Matrix, il
nostro viaggio sulle tracce di
chi l’ha sparata più grossa. Un
blob azzurro caratterizzato dal
senno di poi.
19 maggio. A Firenze c’è la
partita del cuore e Roberto Baggio apre le danze: «Spero che al
Mondiale Balotelli faccia meglio di me. Ha grandi qualità,
deve solo capirle». Appunto…
20 maggio. A Coverciano
prima conferenza stampa di
Cesare Prandelli: «Vogliamo arrivare in finale».
22 maggio. Dall’entourage
azzurro trapelano i segreti di
una preparazione all’insegna
della scienza e della tecnologia.
A dar retta a quello che si legge,
Prandelli è riuscito a trasferire
sulle colline di Firenze una sezione staccata della Nasa. Merito del rapporto privilegiato con
il premier Renzi che ha attivato
il presidente Usa Obama? Mistero... Intanto nello staff azzurro compare tale Takahiro
Yamamoto, masso-fisioterapi-
Gol eliminazione Godin colpisce nel mucchio, l’Italia è k.o. (Reuters)
sta strappato agli inglesi del
West Ham, e si viaggia con i
gps, con sensori di ultima generazione, con tablet e smartphone. Ci sono anche speciali
guanti refrigeranti. Il c.t. non
ha dubbi: «Qui servono atleti
più che giocatori».
27 maggio. Divertente l’idea
dello sponsor tecnico della na-
zionale che fa intervistare Balotelli da... Balotelli. Ovviamente
se ne leggono di tutti i colori,
tipo: «Mi sento decisivo come
Buffon, Pirlo e altri due o tre».
28 maggio. Parla Gigi Buffon, il capitano: «Siamo una
squadra matura e affidabile.
Noi e l’Uruguay restiamo i favoriti del girone».
29 maggio. Anche Demetrio
Albertini, vicepresidente federale (dimissionario) e capo
spedizione, lascia il segno: «Alla finale dell’Europeo di due
anni fa siamo arrivati morti,
stavolta non dovrà succedere».
1 giugno. Giuseppe Rossi
viene escluso dai 23 per il Brasile. La sua fidanzata, Jenna Sodano, dà il via ai fuochi d’artificio, ritwittando i messaggi di
protesta dei tifosi. Più che Jenna, una jena...
2 giugno. Ecco i numeri degli azzurri. Che la spedizione
mondiale non nasca sotto i migliori auspici lo si dovrebbe intuire da un particolare: il numero 20 che scandì le imprese
di Pablito Rossi nell’82 è sulle
spalle di Paletta. Tocchiamo
ferro...
3 giugno. Interviene anche il
nonno del bocciato Giuseppe
Rossi: «Prandelli ha fatto la più
grande pagliacciata della sua
vita». Quel che si dice un tipo
misurato.
6 giugno. Prandelli dichiara
in esclusiva a Sette: «Il Brasile
vincerà il Mondiale ma la mia
nazionale è come il Paese: si carica in mezzo alle polemiche».
Allegria!
12 giugno. Press conference
di Barzagli, uno dei totem del
2006: «Anche stavolta il gruppo
sarà la nostra forza». S’è visto...
15 giugno. Dopo l’illusorio
successo sugli inglesi Balotelli
❜❜
Materazzi
Azzurri tra le prime
quattro, non vedo
punti deboli: mi fido
di Balotelli e Cassano
❜❜
Albertini
Agli Europei siamo
arrivati in finale
morti, questa volta
non succederà
❜❜
Buffon
Siamo una squadra
matura e affidabile,
Italia e Uruguay sono
le favorite nel girone
non resiste e twitta: «Se battiamo la Costa Rica voglio un bacio dalla Regina Elisabetta».
18 giugno. Parla Elisabetta
ma non è l’inquilina di Buckingham Palace. Più semplicemente si tratta di Elisabetta Orsi, la nutrizionista del gruppo,
che rivela la miracolosa dieta
che consentirà agli azzurri di
piegare la resistenza della Costa
Rica.
21 giugno. «Cotti e mangiati». È a effetto il titolone della
Gazzetta dello Sport dopo la
vittoria dei centroamericani: il
gol di Ruiz, la Donnola, ci fa venire i primi patemi d’animo.
22 giugno. Nonostante la
Nasa a Coverciano si scopre che
non sono bastati 6 giorni a consentirci il recupero delle forze
dopo la gara con l’Inghilterra. Il
professor Castellacci, responsabile medico degli azzurri,
confessa sconsolato: «Il calcio è
così. Puoi studiare e preparare
molte cose ma non puoi prevedere quello che accadrà sul
campo». Ma allora non ce lo
potevano dire prima?
23 giugno. Alla vigilia della
sconfitta con l’Uruguay, che è la
nostra ennesima Corea, ecco
intervenire Jessica Immobile,
fresca sposa del bomber ex granata: «Con Ciro in campo l’Italia andrà avanti. Si fidi».
Avremmo tanto voluto...
Alberto Costa
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
❜❜
Non lasciate che i tedeschi siano precisi,
deve esserci sempre un argentino di cui preoccuparsi
Diego Maradona
Certezze dopo il 7-1
Berlino prepara
una festa mondiale
Col Brasile 32,5 milioni davanti alla tv
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO — È questa
un’estate tutta tedesca, in cui
un intero popolo si attende di
prendere il comando della repubblica mondiale del pallone. Altro che «Germania in autunno», come titolavano nel
1978 i registi — da Fassbinder
a Schlöndorff — autori del terribile ritratto di un Paese dilaniato dal terrorismo e dalle
leggi speciali. Sono passati
meno di trent’anni ma sembra
un secolo. La Bundesprepublik è sempre più una potenza
che ha regolato i conti con i
suoi tanti passati e di autunnale c’è solo qualche scroscio
di pioggia che bagna ogni tanto le folle riunite per applaudire la squadra di Löw. A vedere
la semifinale in cui i bianchi
hanno umiliato il Brasile sono
stati 32,5 milioni di persone.
Mai tanta gente si era fermata
contemporaneamente. Le
strade erano deserte, per poi
riempirsi di macchine che
suonavano il clacson e di migliaia di persone impazzite,
come se la geografia delle
emozioni avesse cambiato definitivamente le sue coordinate.
E, allora, cosa succederà domani se Schweinsteiger e
compagni daranno all’Argentina la stessa lezione di calcio
impartita ai padroni di casa?
Tutto e niente, perché la Germania non vuole mai esagerare. Non bisogna avere paura.
Magari solo un po’. Il tifo è alle
stelle, le bandiere sventolano
dappertutto, la gente va a lavorare vestita come se dovesse
scendere in campo. Se andrà
in quel modo, vedremo sicuramente scene di follia. Ma
una vittoria non è destinata a
cambiare il modo di pensare, a
diventare la spinta di un nuovo orgoglio. La normalità è un
bene prezioso da conservare.
Finita la sbornia si ritorna sobri.
Tutto questo non vuol dire
che la febbre non sia anche
troppo alta, in questa vigilia
che i media hanno trasformato
in una specie di forsennato
conto alla rovescia. Se ne leggono di tutte. La Bild ha già
fatto in modo paradossale e
scherzoso i titoli del giorno
dopo. Immagina addirittura
che Papa Francesco si dimetta
«per la vergogna» lasciando il
posto al ritorno di un giubilante Joseph Ratzinger, o che la
cancelliera, cuffia in testa, faccia la doccia con gli eroi di Rio.
Siamo ben lontani da quel
Uber alles
Scene di giubilo a
Berlino dopo la vittoria
sul Brasile. Nella foto a
sinistra, Angela Merkel
posa con la squadra
dopo la vittoria sul
Portogallo (Ap, Reuters)
«senza parole», con cui lo stesso giornale commentò a caratteri cubitali il leggendario 7-1.
Le parole stanno scorrendo a
fiumi, invece, e il match con
l’Argentina ha preso le dimensioni di un evento apocalittico.
Berlino è diventato un circo il
cui palcoscenico è l’enorme
schermo collocato da un mese
alle spalle della porta di Brandeburgo. Oggi sono attese
200.000 persone, ma saranno
sicuramente di più. Permessi
rinnovati per altri due giorni,
perché la coppa, se sarà tedesca, arriverà lì. La mega-festa è
stata già organizzata.
In questo gigantesco carnevale si muove tranquilla la
donna più potente del mondo.In un luglio pieno di appuntamenti, tutto era stata
calcolato da mesi per permettere ad Angela Merkel, dopo la
comparsata con il Portogallo,
di essere presente a un’eventuale finale. Non ha voluto essere da meno anche il presidente Joachim Gauck e i vignettisti si divertono a immaginare quale potrebbe essere
la divisione dei compiti nello
spogliatoio. «L’Argentina non
va sottovalutata, ma io scommetto sulla vittoria», ha detto
la cancelliera nella tradizionale intervista tv prima della
pausa estiva. Un’intervista
che, guarda un po’ che combinazione, verrà trasmessa due
ore prima della partita. Quando i televisori saranno già accesi.
Paolo Lepri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Macarrão
L’Argentina non va sottovalutata,
ma io scommetto sulla vittoria della nostra squadra
Angela Merkel
O RD EM
M E PR
OG
GRE
RES
SSO
SO
❜❜
Sport 39
italia: 51575551575557
Galeazzi
e la lingua
tedesca
di LUCA BOTTURA
BLASFEMIA CANAGLIA
«Papa Francesco dice
che Messi è il nuovo Maradona? Io son cattolico,
vado tutte le domeniche
a Messa, ma il calcio è
un’altra cosa! Papa Francesco, lui senza per
l’amor del cielo massima
educazione e massimo
rispetto, ma non esiste al
mondo: Maradona sta lì
sopra e basta!» (Gianni
Di Marzio subito prima di
essere incenerito da un
fulmine, «Talk Pomeriggio Mondiale», RaiSport).
RATZI SUOI «Senza
scomodare la volta celeste, forse l’Argentina ci è
più simpatica perché forse tra i due Papi, forse
papa Francesco a livello
mediatico stia vincendo»
(Aldo Dolcetti, «Talk Pomeriggio Mondiale»,
RaiSport).
GIOCO IO «Che tipo di
scelta ha fatto Prandelli
andando a giocare in un
campionato come quello
turco?» (Alessandro Bonan, «Copacabana Calciomercato», Sky).
G I O C A T O R I
BANDIERINA «Per aumentare i ritmi del lavoro,
Paesi in campo
Tra crisi e pallone
è sempre l’Argentina
degli «incorreggibili»
Economia e politica in affanno
Se esistesse una correlazione
tra le sciagure in politica ed
economia e il successo sui
campi di calcio, l’Argentina
non avrebbe rivali. Né stasera
al Maracanà né mai. Gli «incorreggibili», come Borges definiva i peronisti, in realtà pensando ai suoi connazionali in genere, sono tornati ancora una
volta al punto di partenza. Inflazione, scandali politici, crisi
del debito: il domani del Paese
di Messi è incertissimo. Se vincerà la Germania diremo che è
il trionfo dell’organizzazione,
specchio di un Paese lungimirante eccetera. Se invece prevalessero i nipotini di Perón, di
Carlos Menem, di Domingo Cavallo?
L’Argentina è riuscita a vincere i Mondiali durante una
barbara dittatura militare, nel
1978 in casa, e poi sulla spinta
del ritorno alla democrazia nel
1986, ma sommersa da una inflazione del 400 per cento all’anno. L’influenza dell’allegra
religione maradoniana si è
estesa al decennio successivo,
gli anni della pizza e champagne, Diego e Menem insieme in
Ferrari e a donne, poi l’idolo
fermato dal sistema con l’antidoping del 1994 nel Mondiale
Usa. Quel boom effimero finì
nella più grande crisi economica della storia argentina, mentre Maradona in disgrazia rischiava di lasciarci ad ogni
overdose.
La situazione attuale non è
così drammatica, ma di nuovo
il Paese ha deciso di andare per
conto suo, trasformando la fierezza e l’unicità gaucha in un
pasticcio che finiranno per pagare i meno ricchi, cioè quasi
tutti gli argentini lavoratori e
onesti. Un dramma come il default finanziario del 2002, che
avrebbe potuto benissimo essere archiviato da tempo, è tornato di attualità. E con una clamorosa coincidenza con le
giornate felici della Copa brasileira. Entro un paio di settimane, Buenos Aires dovrà trovare
un accordo con gli ultimi de-
tentori di tango bonds, gli irriducibili che vogliono indietro
tutti i soldi prestati negli anni
Novanta e non hanno mai accettato i compromessi proposti
dal governo. È appena una piccola fetta (il 7%) di quel gigantesco crac, ma se l’Argentina
non paga finirà di nuovo in default, tornando paria del sistema finanziario mondiale.
Tener duro contro gli ultimi
creditori, bollati come fondi
avvoltoio (in quanto speculatori con in mano i titoli ceduti nel
Oggi e ieri
Sopra la gioia dei tifosi
albiceleste per la finale
raggiunta dalla loro
nazionale, a fianco
Maradona con l’ex
presidente Menem e la
moglie (Ap)
tempo dai piccoli risparmiatori
in panico) è stato finora uno
dei capisaldi del nuovo populismo di Cristina Kirchner. Insieme alla spesa pubblica allegra,
l’eterna rivendicazione delle
Malvinas, le tariffe pubbliche
congelate, i controlli sul cambio. I 100.000 argentini piombati in Brasile al seguito della
squadra hanno penato per trovare i dollari o i reais necessari
al viaggio. Spesso si sono dovuti arrangiare sul mercato nero, perché le riserve valutarie
sono al lumicino e il governo
pone forti limitazioni all’acquisto di moneta straniera.
Non è un caso che anche il
calcio sia stato cooptato in questi anni: l’Argentina è uno dei
pochi Paesi al mondo dove il
calcio in tv è ancora pubblico e
gratuito. «Futbol para todos» è
il nome di un programma governativo. Negli anni scorsi il
governo è stato persino sospettato di compiacenza con i peggiori ultrà, le «barra bravas». Il
tutto non ha fatto bene al calcio, i club argentini sono sempre sull’orlo del crac. Anche loro. L’Argentina cerca in queste
ore alleati nel mondo contro i
fondi Usa che la vogliono spingere di nuovo nel baratro.
Qualche appoggio significativo
è già arrivato. Ma è improbabile che un eventuale trionfo in
Brasile possa essere utilizzato
come in passato, per evitare di
fare i doveri di casa, dimenticare gli errori e ricominciare tutto
come prima.
Rocco Cotroneo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
è opportuno che il giocatore sia in linea con se
stesso» (Francesco Rocca, «Processo al Mondiale», Raiuno)
LA LINGUA BATTE «Dovete dirmi come fa
Mascherano a uscirne
vivo contro quelle tre
belve che Khedira, Kroos
e Ossesiosciasvasvanstager... la Germania
debba suicidarsi per perdere quella zona di campo» (Giampiero Galeazzi
tenta il suicidio pronunciando il nome di
Schweinsteiger, nella foto,
«Talk Pomeriggio Mondiale», RaiSport).
IL PISTOLA «Mi scuso
per l’immagine cruenta:
non avrei dovuto finire su
un social network in
compagnia di quell’arnese così pericoloso»: lo ha
dichiarato il fucile imbracciato da Balotelli su
Twitter.
(ha collaborato
Francesco Carabelli)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
40
italia: 51575551575557
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Sport 41
italia: 51575551575557
Mondiali
Brasile
Impotente
Julio Cesar battuto subito su rigore
da Van Persie dopo i 7 gol subiti in semifinale contro
la Germania. Poi segneranno Blind e Wijnaldum
(LaPresse)
Incubo
Brasile, il crollo infinito
k.o. anche con l’Olanda
Olanda
Marcatori: Van Persie (rig.) 3’,
Blind 17’ p.t.; Wijnaldum 46’ s.t.
Due gol in 17 minuti e nel finale arriva il terzo
Arbitro contro, per la Seleçao nuova disfatta
BRASILIA — Era appena
un’illusione pensare che il Brasile potesse assorbire il colpo
più pesante della sua storia in
quattro giorni, e tornare su un
campo di calcio come se nulla
fosse. E così lo spettro di un
nuovo massacro si materializza
in un quarto d’ora, il tempo che
passa tra il fischio d’inizio e il
secondo gol dell’Olanda. Poi
l’unica consolazione del Brasile
è che il tiro al bersaglio ricomincia solo a fine partita, con il
terzo gol. La Seleçao chiude la
sua Copa come peggior semifinalista, per l’Olanda mai cam-
BRASILE (4-2-3-1): Julio Cesar
6; Maicon 5, Thiago Silva 5, David
Luiz 4, Maxwell 6; Paulinho 5
(Hernanes 5 12’ s.t.), Luiz
Gustavo 5 (Fernandinho 5 1’ s.t.);
Ramires 5 (Hulk 5 28’ s.t.), Willian
5, Oscar 6; Jo 5. C.t.: Scolari 4
spiovente che finisce sui piedi
di Blind. E sono due. Aria di debacle, il Brasile sembra la fotocopia di quello devastato dalla
Germania. Gli spazi concessi
agli olandesi sono voragini, i
tentativi di costruire gioco sono inutili. In panchina i giocatori si guardano smarriti, Scolari si alza, sbraita, allarga le
braccia. In panchina c’è Neymar, accolto da un boato. Cammina piano uscendo dagli spogliatoi, è disteso e sorridente.
«Sono orgoglioso di questa
squadra — scrive su Instagram
—. Abbiamo cominciato insie-
pione ormai sono tre titoli da
vice (1974, 1978, 2010), un
quarto posto nel 1998 e questo
è il suo primo terzo posto.
Non passano nemmeno 3
minuti, difesa verdeoro sbilanciata alla prima fuga di Robben,
Thiago Silva lo acchiappa per la
maglia. Forse è da rosso, ma il
fallo inizia fuori area. L’arbitro
sbaglia due volte perché decide
per il rigore. Passano una decina di minuti ed ecco l’altro pasticcio in difesa. L’azione olandese parte in fuorigioco (anche
se di poco), poi David Luiz respinge malissimo di nuca uno
Fred, lasciandolo in panchina.
Fa esordire Ramires e Maxwell.
L’Olanda perde Sneijder durante il riscaldamento: sente una
contrattura e al suo posto entra
De Guzman. Doveva essere
l’inizio della reazione, una prima elaborazione del lutto.
Troppo presto, evidentemente.
Il pubblico di Brasilia fa il possibile per appoggiare, canta
l’inno in coro come sempre, fa
la ola persino dopo il raddoppio dell’Olanda. Ma è una Seleçao ormai sola, il Brasile non
vede l’ora che finiscano i Mondiale e i 100.000 argentini se ne
tornino a casa. La Rousseff non
si fa vedere, nonostante la
squadra alloggi a un passo dal
palazzo presidenziale. Dilma
manda un tweet prima del fischio d’inizio: «Brasile, 200 milioni di cuori sempre uniti».
Non basta. La squadra di casa
esce dalla sua Copa addirittura
con il maggior numero di gol
presi in un Mondiale: sono ben
14, la metà in una sola partita.
0
3
Brasile
me e finiremo questo Mondiale
insieme. Il sogno continua!!».
Seduto a fianco di Daniel Alves,
che riesce a malapena ad alzare
la testa per guardare la partita,
Neymar si agita. Approfitta di
una pausa per parlare con Thiago Silva, gli sussurra qualcosa
con la mano sulla bocca. In
campo si vede soprattutto
Oscar, che prova lui a fare il
OLANDA (3-4-1-2): Cillessen 6
(Vorm s.v. 48’ s.t.); De Vrij 6, Vlaar
6, Martins Indi 7; Kuyt 7, De
Guzman 6, Clasie 7 (Veltman s.v.
45’ s.t.), Blind 7 (Janmaat s.v. 28
s.t.); Wijnaldum 6; Van Persie 6,
Robben 6. C.t.: Van Gaal 6
Neymar. Recupera molti palloni, è ovunque in campo, prova
affondi. Ma non c’è assoluzione
al disastro. Al terzo gol allo scadere, il pubblico del Mané Garrincha inizia infine a fischiare.
Scolari l’aveva detto alla vigilia e mantiene, fa alcuni cambi
per far giocare chi ancora non
ha partecipato a questo Mondiale. Risparmia altri fischi a
Arbitro: Haimoudi (Algeria) 4
Ammoniti: Thiago Silva. Robben,
De Guzman, Fernandinho, Oscar
Recuperi: 2’ più 5’
Rocco Cotroneo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il cammino
verso la Coppa
GIRONE A
GIRONE B
GIRONE C
GIRONE D
GIRONE E
GIRONE F
GIRONE G
GIRONE H
Data
Ore
Croazia
3-1
Spagna
Olanda
1-5
Colombia
Messico
Camerun
1-0
Cile
Australia
3-1
Brasile
Messico
0-0
Australia
Olanda
2-3
Camerun
Croazia
0-4
Spagna
Cile
0-2
Camerun
Brasile
1-4
Australia
Spagna
Croazia
Messico
1-3
Olanda
Cile
Ore
Grecia
Incontro
3-0
Uruguay
C. d’Avorio Giappone
2-1
Colombia
2-1
Giappone Grecia
0-3
2-0
Ore
Data
Ore
Data
Incontro
Ore
Ore
2-1
Germania
Portogallo
4-0
Belgio
Algeria
2-1
Inghilterra ITALIA
1-2
Francia
Honduras
3-0
Iran
Nigeria
0-0
Ghana
Stati Uniti
1-2
Russia
Sud Corea
1-1
Uruguay
Inghilterra
2-1
Svizzera
Francia
2-5
Argentina
Iran
1-0
Germania
Ghana
2-2
Belgio
Russia
1-0
0-0
ITALIA
Costa Rica
0-1
Honduras Ecuador
1-2
Nigeria
Bosnia
1-0
Stati Uniti
Portogallo
2-2
Sud Corea Algeria
2-4
Giappone Colombia
1-4
Costa Rica Inghilterra
0-0
Honduras Svizzera
0-3
Nigeria
Argentina
2-3
Portogallo
Ghana
2-1
Algeria
Russia
1-1
Grecia
2-1
ITALIA
0-1
Ecuador
0-0
Bosnia
Iran
3-1
Stati Uniti
Germania
0-1
Sud Corea Belgio
0-1
C. d’Avorio
Uruguay
Francia
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Classifica
Brasile
7 3 2 1 0 7 2
Olanda
9 3 3 0 0 10 3
Colombia
9 3 3 0 0 9 2
Costa Rica
7 3 2 1 0 4 1
Francia
7 3 2 1 0 8 2
Argentina
9 3 3 0 0 6 3
Messico
7 3 2 1 0 4 1
Cile
6 3 2 0 1 5 3
Grecia
4 3 1 1 1 2 4
Uruguay
6 3 2 0 1 4 4
Svizzera
6 3 2 0 1 7 6
Nigeria
4 3 1 1 1 3 3
Croazia
3 3 1 0 2 6 6
Spagna
3 3 1 0 2 4 7
C. d’Avorio
3 3 1 0 2 4 5
ITALIA
3 3 1 0 2 2 3
Ecuador
4 3 1 1 1 3 1
Bosnia
3 3 1 0 2 4 4
Camerun
0 3 0 0 3 1 9
Australia
0 3 0 0 3 3 9
Giappone
1 3 0 1 2 2 6
Inghilterra
1 3 0 1 2 2 4
Honduras
0 3 0 0 3 1 8
Iran
1 3 0 1 2 1 4
3 OTTAVI DI FINALE
4 OTTAVI DI FINALE
5 OTTAVI DI FINALE
BRASILE - CILE
COLOMBIA - URUGUAY
FRANCIA - NIGERIA
GERMANIA - ALGERIA
OLANDA - MESSICO
4-3 d.c.r.
2-0
2-0
2-1 d.t.s.
2-1
10 QUARTI DI FINALE
6 OTTAVI DI FINALE
P G V N P F S
7 OTTAVI DI FINALE
COSTA RICA - GRECIA
Classifica
P G V N P F S
Classifica
P G V N P F S
Germania
7 3 2 1 0 7 2
Belgio
9 3 3 0 0 4 1
Stati Uniti
4 3 1 1 1 4 4
Algeria
4 3 1 1 1 6 5
Portogallo
4 3 1 1 1 4 7
Russia
2 3 0 2 1 2 3
Ghana
1 3 0 1 2 4 6
Sud Corea
1 3 0 1 2 3 6
8 OTTAVI DI FINALE
ARGENTINA - SVIZZERA
Le città del Mondiale
BELGIO - STATI UNITI
1-0 d.t.s.
6-4 d.c.r.
11 QUARTI DI FINALE
2-1 d.t.s.
12 QUARTI DI FINALE
Fortaleza
na
Manaus
FRANCIA - GERMANIA
0-1
13 SEMIFINALI
BRASILE - GERMANIA
1-7
OLANDA - COSTA RICA
FINALE 3° E 4° POSTO
BRASILE - OLANDA
0-3
FINALE
Rio de Janeiro
ARGENTINA - BELGIO
4-3 d.c.r.
B R A S I L E
1-0
Cuiaba
oggi ore 21
2-4 d.c.r.
Natal
Recife
Brasilia
Salvador
Belo Horizonte
14 SEMIFINALI
OLANDA - ARGENTINA
GERMANIA - ARGENTINA
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or
Incontro
Bosnia
Classifica
2-1
dC
Su
Data
Argentina
P G V N P F S
BRASILE - COLOMBIA
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Gh
Ore
2-1
Classifica
9 QUARTI DI FINALE
Incontro
Ecuador
P G V N P F S
2 OTTAVI DI FINALE
Data
Svizzera
Classifica
1 OTTAVI DI FINALE
Po
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Fr
Incontro
1-3
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espresso in kWh/mqa o kWh/mca a
seconda della destinazione d’uso dell’edificio. Nel caso di immobili esenti
dall’indicazione, riportare la dicitura
“Immobile non soggetto all’obbligo di
certificazione energetica”.
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Sport 43
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Tennis: Vinci in finale a Bucarest Atletica: Rudisha, è rilancio
Basket: l’Italia prima a Trento
Roberta Vinci supera la slovacca Kucova (6-1, 6-3) e va in finale a Bucarest; la attende la difficile sfida alla Halep, che ha vinto il derby romeno con la
Niculescu (6-2, 4-6, 6-1). Sfuma invece la finale di Bad Gadstein per Sara Errani: vince la Rogers (Usa) 7-6, 6-3. Stessa sorte a Stoccarda, dove difendeva
il titolo, per Fognini: si è arreso 6-3, 6-4 nella semifinale con Bautista (Spa).
La nazionale di basket, che sta preparando le qualificazioni di agosto
all’Europeo 2015, ha vinto il torneo di Trento superando anche il Belgio
(74-68) nella giornata conclusiva. Da martedì ripresa del lavoro a Trieste.
CANOTTAGGIO — Oggi a Lucerna finali delle classiche regate sul Rotsee: l’Italia ha sei armi ammessi e ben cinque di essi sono olimpici.
A Glasgow, il keniano David Rudisha vince gli 800 metri in 1’43’’34 (uguagliato il record stagionale di Kiprop) e conferma di aver superato i guai al
ginocchio. A Rieti, Giuseppe Gibilisco supera i m 5,70 nel salto con l’asta.
VOLLEY — L’Australia batte la Francia 3-2 e si unisce a Italia, Russia, Iran,
Usa e Brasile nelle Final Six della World League di Firenze (16-20 luglio).
Ciclismo Tour, ottava e dura tappa: il siciliano difende con successo la maglia gialla
Il duello
Lo spagnolo Alberto Contador
(a destra), 31 anni, attacca
la maglia gialla Vincenzo Nibali
(a sinistra), 29 anni. L’ottava
tappa è stata vinta dal francese
Blel Kadri, 27 anni. Nibali rimane
il leader della classifica generale.
Contador è sesto a 2’34’’
(Images)
Nibali, prove di resistenza
Contador gli rimonta solo 3’’
Vincenzo non molla: «Gli ho spiegato che sono presente»
Un errore nel finale
«L’ultimo strappo non era
adatto a me: ma ho
tenuto, anche se nel finale
ho sbagliato rapporto»
fatica («Volevo vedere se mi stava dietro e con sorpresa ho scoperto di sì»), nel pomeriggio di
un giorno da cani in cui qualcosa s’inceppa nel preciso meccanismo a orologeria dell’Astana
(Vincenzo ci mette del suo sbagliando rapporto negli ultimi
100 m) e il pied noir Blel Kadri
regala alla Francia il primo successo in questo Tour con una
bella fuga solitaria, d’altri tempi
se il ciclismo non mantenesse
sempre le radici ben piantate
nel passato (nessuno fa più il
bagno nell’aceto ma c’è chi corre con la visiera all’indietro).
Poiché se vogliamo che tutto
rimanga com’è bisogna che tutto cambi, quando sulla Croix
des Moinats (7.6 km al 6%), con
il plotone attardato di 6’ rispetto
al fuggitivo Kadri, Nibali è rimasto solo a tamponare l’attacco furibondo della Tinkoff
(gruppo sfarinato sotto la fre-
laine addirittura accanto, Vincenzo seduto e Alberto in piedi
sui pedali, senza mai togliergli
gli occhi di dosso, gambe e catenaccio, mentre dietro in un
cortocircuito di comunicazione
tra ammiraglie Astana e squadra succedeva di tutto: Kangert
Marco Bonarrigo
si è fermato ad aspettare Fuglsang (sempre secondo ma ora a
1’44’’) e subito dopo, scivolando in curva, si è incastrato nella
sedia a sdraio di un tifoso; Scarponi si è sciolto («Era con me»
dirà Nibali, ma troppo indietro:
avesse forato negli ultimi 5 km
sarebbero stati guai), tutti gli
altri non pervenuti. «Parlerò
con Shefer e Martinelli (i due
direttori sportivi, ndr) per capire cosa è successo...» dirà alla
fine. La difesa della maglia, dopo tanti giorni all’attacco, è
un’alternativa che Nibali è
pronto a sopportare nei tre
giorni da condor sui Vosgi, oggi
con arrivo in volata a Mulhouse
e soprattutto domani a La Planche des Belles Filles, dove l’atteggiamento di «faccia-da-poker» Contador, sicumera o
bluff, dovrebbe svelarsi.
Ieri, pur portato su un vassoio d’argento dalla Tinkoff («Il
Tour per noi è appena cominciato» ha detto il boss russo che
lo scarrozza sul suo aereo privato e che pretende un posto in
ammiraglia), non ha impressionato. Se era un tentativo di
ceffone, ne è uscito un buffetto.
«L’ultimo strappo, molto duro e
troppo corto, non si addiceva
alle mie caratteristiche. Ho controllato, ho risposto bene, sono
rimasto sempre con lui per fargli vedere che ero presente, poi
ho sbagliato rapporto negli ultimi 100 m, può succedere» ha
spiegato lo Squalo fradicio, che
quando la strada si è impennata
ha preferito togliere la mantellina. Risale l’australiano Porte,
terzo a 1’58’’, cui Sky ha affidato
il ruolo di leader dopo il flop di
Froome. Tra Vosgi, Alpi e Pirenei ogni giorno sarà una partita
a scacchi su piano inclinato.
L’uomo solo, Nibali, è ancora al
comando. Ieri, per la prima volta da Leeds, è sembrato teso, accigliato. Calati juncu ca passa la
china. Sfuggirle, anche su due
ruote, sarà un lavoro per cuori
forti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gaia Piccardi
86
120 127
149 162 170
100 105
292m - Cernay
62 70
Mulhouse
237m
242m - Pfastatt
33 41
1.183m Le Markstein
1.336m Grand Ballon
km 11,5
559m - Colle de
Gueberschwihr
500m - Col du Bannstein
430m - Linthal
LA TAPPA DI OGGI
Gérardmer
703m
245m - Turckheim
560m - Colle des
Cinq Châteaux
Ordine d’arrivo
8ª tappa, Tomblaine-Gerardmer
La Mauselaine, 161 km
1. Kadri (Fra)
in 3.49’28’’
(media 42,1 km/h)
2. Contador (Spa)
a 2’17’’
3. Nibali (Ita)
a 2’20’’
4. Porte (Aus)
a 2’24’’
5. Pinot (Fra)
a 2’28’’
6. Peraud (Fra)
s.t.
7. Valverde (Spa)
a 2’36’’
8. Van Garderen (Usa) a 2’40’’
9. Bardet (Fra)
a 2’48’’
10. Chavanel (Fra)
a 2’54’’
11. Mollema (Ola)
a 2’55’’
12. Rui Costa (Por)
a 3’01’’
16. Roche (Irl)
a 3’33’’
17. Gadret (Fra)
a 3’35’’
Classifica generale
1. Nibali (Ita)
in 33.48’52’’
2. Fuglsang (Dan)
a 1’44’’
3. Porte (Aus)
a 1’58’’
4. Kwiatkowski (Pol)
a 2’26’’
5. Valverde (Spa)
a 2’27’’
6. Contador (Spa)
a 2’34’’
7. Bardet (Fra)
a 2’39’’
8. Rui Costa (Por)
a 2’52’’
9. Mollema (Ola)
a 3’02’’
10. Van den Broeck (Bel)
s.t.
Così oggi
9ª tappa, Gerardmer
La Mauselaine-Mulhouse,
170 km
Così in tv
ore 14.15: Eurosport
ore 14.30: Raitre e RaiSport2
Menchov depennato
Squalifica «postuma» per il russo
Denis Menchov, vincitore del Giro
2009 e ritiratosi nel 2013. Il Tour
ha infatti cancellato il corridore
dall’albo d’oro degli anni 2009,
2010 (fu secondo) e 2012 dopo
aver intercettato un documento
della Uci (Union Cycliste
Internationale) che l’ha
squalificato per passaporto
biologico irregolare, senza però
rendere pubblica la notizia.
quenza dei colpi di pedale, Sagan disperso), abbiamo pensato che la maglia gialla potesse
cambiare indirizzo. Il leader, invece, si è incollato a Contador
con spropositato affetto, sul Col
de Grosse Pierre (3 km al 7.5%)
gli è stato a ruota, sulla Mause-
601m - Orbey
880m - Col du
Wettstein
Le classifiche
1.140m - Col de
la Schlucht
DALLA NOSTRA INVIATA
GERARDMER – Cosa sono tre
secondi nella vita di un uomo?
«Nulla di significativo» risponde Vincenzo Nibali sotto le nuvole basse della Mauselaine. Le
ostilità con Contador sono cominciate al km 142 quando, dopo sette tappe in cui è successo
di tutto (au revoir vecchio Tour
sonnacchioso e perditempo: il
tracciato di questa edizione segna un punto di non ritorno), le
cotes sono diventate colli e poi
piccole montagne buone, che
tra tuoni e fulmini hanno partorito un topolino. Nibalino resta
in giallo, difendendo con gattopardesca abilità il blasone che
indossa ormai da sette lunghissimi giorni: Contador gli succhia 3’’ (ora è a più 2’34’’), con
Il retroscena
L’ammiraglia Astana
una babele linguistica
e Nibali rimane solo
GERARDMER — Gran bella cosa il «car
pooling»: andare al lavoro condividendo
l’auto con altre persone fa risparmiare
denaro e riduce l’inquinamento. Se però
l’auto da condividere è l’ammiraglia di una
squadra ciclistica i guai possono essere
superiori ai benefici. In corsa, da sempre,
nella prima ammiraglia siedono due
persone. Alla guida il direttore sportivo:
parla con gli atleti via radio, impartisce
direttive, passa borracce e panini. Dietro di
lui il meccanico, con ampio spazio per
attrezzi, vivande e naturalmente per
muoversi. La prima ammiraglia dell’Astana
al Tour sembra invece un bus nell’ora di
punta. Alla guida c’è Alexandr Shefer, ex
corridore kazako. In teoria è direttore
sportivo in seconda, in pratica ha in mano la
radio. Al suo fianco c’è (e resterà fino a
Parigi) il boss (con portafoglio) Alexandr
Vinokourov, non esattamente il tipo che si
limita ad osservare la corsa. Sui sedili
posteriori l’Astana è l’unica squadra ad
ospitare due persone. A sinistra il teorico
titolare dell’ammiraglia, Giuseppe Martinelli,
a destra, compresso tra ruote e frigorifero
portatile, il povero meccanico italiano
Gabriele Tosello. L’inedito e scomodissimo
«car pooling» dell’Astana provoca non pochi
mal di pancia. Durante il Giro d’Italia la
poltrona di Giuseppe Martinelli (il direttore
sportivo più vincente del ciclismo italiano)
ha traballato a lungo salvandosi grazie al
podio di Fabio Aru. Ma tra il boss
Vinokourov e il tecnico bresciano (accusato
di essere poco autoritario) i rapporti
sarebbero freddini. Ecco perché il campione
olimpico di Londra ha messo un suo
connazionale alla guida ma, fidandosi fino a
un certo punto della sua esperienza, ha
deciso di restare al suo fianco. Martinelli ha
salvato il sedile (posteriore) per la resistenza
Rapporti freddi
La situazione è peggiorata
dai rapporti freddi fra il boss
Vinokourov e il d.s. Martinelli
di Nibali. Scomodità a parte, l’ammiraglia
Astana è una babele linguistica. I due kazaki
comunicano nella loro lingua, Martinelli
parla con Shefer in italiano e con Vinokourov
in francese. Difficile capire chi e in che lingua
ieri abbia ordinato all’estone Kangert di
aspettare il danese Fuglsang, ma la decisione
di lasciare solo Nibali in un momento
delicatissimo ha suscitato molte perplessità.
Vinokourov è uno dei nuovi padroni del
ciclismo ma il suo stile autoritario non è
isolato. Ieri a Nancy il miliardario russo
Tinkov, boss di Contador, si è presentato con
un molosso di 70 chili al guinzaglio. Il
bestione è stato parcheggiato davanti
all’uscita del bus e, da Contador all’ultimo
dei gregari, tutti gli hanno reso omaggio,
debitamente immortalati dal telefonino del
patron. Affidato il cane alla moglie, Tinkov
ha spostato alla guida dell’ammiraglia l’ex
onnipotente Bjarne Riis e si è seduto al suo
fianco. Difficile immaginare che in corsa non
abbia voluto dire la sua.
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MotoGp Dopo il rinnovo con la Yamaha, Rossi spiega la sua scelta. Oggi si corre in Germania: settima pole di Marquez
Valentino, la grande scommessa: «Il futuro è con me»
DAL NOSTRO INVIATO
SACHSENRING — Appena
saputo che il figlio aveva allungato il contratto con la Yamaha
fino al 2016, Graziano Rossi gli
ha mandato un sms: «Ancora
due anni di infanzia». Valentino ha sorriso, mai come stavolta d’accordo con papà. Questa
infatti non è una nuova vita che
comincia, ma semplicemente
la solita che continua, con la
stessa passione e la stessa voglia che il biennio in Ducati e le
difficoltà di fine 2013 non sono
riusciti a sconfiggere. «Se avessi continuato come avevo finito
lo scorso campionato, non credo che avrei firmato un nuovo
contratto — racconta il campione —. Invece ho dimostrato
in pista di potere andare avanti
ancora». Valentino è sereno e
convinto che per lui si stia disegnando un orizzonte radioso.
Glielo dicono la condizione
psicofisica; il proficuo rapporto
tecnico con la M1, la squadra e
l’azienda; il secondo posto nel
Mondiale (che nell’era di Marquez corrisponde al primo degli umani); la prospettiva di futuri cambiamenti regolamentari: «Nel 2016 cambieranno
gomme ed elettronica, ovvero i
due elementi più importanti
Dominatore Anche in Germania, la pole è di Marquez (Canoniero)
della MotoGp attuale: sarà interessante scoprire come saranno allora le moto».
La centralina unica potrebbe
limitare il potere della Honda
basato sull’elettronica, mentre
il passaggio dal monogomma
Bridgestone a quello Michelin
provocherà forse qualche variazione di assetti e di equilibri.
A favore di chi non si può prevedere. Ma solo l’idea che qualcosa di nuovo possa succedere
è sufficiente per restare in questo mondo e vedere l’effetto che
fa, magari anche oltre il 2016.
«È vero che a quell’epoca avrò
37 anni, ma mi viene già il magone adesso a pensare che fra
due anni a Valencia potrei annunciare il ritiro...».
La fiducia nel futuro aiuta
poi a sopportare anche un pre-
sente come questo, con Marquez che non fa mai prigionieri. Anche ieri la solita vecchia
storia: settima pole position
dell’anno, record della pista
sottratto a Stoner (e pensare
che quando Casey li faceva ci
sembrava che sarebbero rimasti imbattuti per secoli…) e
moto puntata verso la nona vittoria su nove. L’evento è molto
probabile, anche se quelli dietro, a ben vedere, non vanno
male: Pedrosa, che qui ha vinto
quattro volte in carriera, è secondo e con Bradl completa
una prima fila tutta Honda (a
conferma della teoria valentiniana che questo toboga di Sassonia è fatto per la moto di Tokio, grazie alle accelerazioni
violente da velocità molto basse), mentre il trio Yamaha Aleix
Il via alle 14
MotoGp
1. Marquez (Spa/Honda)
1’ 20’’937
2. Pedrosa (Spa/Honda)
a 0’’296
3. Bradl (Ger/Honda)
a 0’’403
6. Rossi (Ita/Yamaha)
a 0’’714
Moto 2
1. Aegerter (Svi/Technomag)
1’24’’761
Moto3
1. Miller (Aus/Ktm)
1’ 26’’997
Su SkysportMotoGp
Ore 11: Moto3
Ore 12.20: Moto2
Ore 14: MotoGp
Superbike: Davies leader
Nelle prime prove di Laguna Seca
(nono Gp) guida Davies (Ducati)
su Guintoli e Melandri (Aprilia)
Espargaro-Lorenzo-Rossi insegue tonico in seconda fila: «Una
Yamaha sul podio ci può stare
— dice Vale —, ma servirà dare
il massimo».
A parte l’incognita pioggia,
tutto comunque dipenderà da
Marquez. Il perché lo ha spiegato uno che lo conosce bene,
Livio Suppo, team principal
Honda: «Marc è in uno stato di
grazia incredibile. La moto va
bene, ma è lui che fa la differenza. Io in vita mia uno così
non l’ho mai visto, meglio anche di Stoner e del Valentino
dei bei tempi». Stando così le
cose, sapere di avere altri due
anni per provare a raggiungerlo
può essere per Rossi una consolazione e uno stimolo in più.
Se poi nel 2016 MM andrà ancora più forte di adesso, rimarrà solo l’applauso. Valentino,
che sa riconoscere i campioni,
di certo non glielo negherà.
Alessandro Pasini
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italia: 51575551575557
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
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italia: 51575551575557
CorriereSalute
LE PAGINE DEL VIVERE BENE
www.corriere.it/salute
Medicina
Alimentazione
Medicina
In che modo
si accerta la natura
dei noduli al collo
Un piatto di pesce
alla sera
fa dormire meglio
Quando è il cuore
a provocare
il «fiato corto»
a pagina 49
a pagina 48
a pagina 51
NON CI IMPORTA SAPERE
DOVE CURANO MEGLIO
di ROBERTO SATOLLI
T
izio deve fare un bypass e può decidere dove.
Una volta avrebbe potuto solo chiedere
consiglio al medico, di famiglia o specialista,
al parente o conoscente già operato, o
all’amico giornalista medico. Ora potrebbe
andare in Internet, nel sito del Programma nazionale
esiti (PNE: http://95.110.213.190/PNEed13/) dove, da
qualche anno, per molti interventi, soprattutto
chirurgici (tra cui, per esempio, il bypass, la riparazione
di una frattura di femore o l’asportazione della colecisti
per calcoli), vengono pubblicate informazioni
ponderate sulla qualità delle cure nei diversi Centri:
quanti malati si operano ogni anno e quanti ne escono
con le loro gambe.
Un recente sondaggio su migliaia di cittadini e centinaia
di medici dice però che quasi nessuno sa dell’esistenza
del PNE — e di altri siti più o meno istituzionali
che riportano gli stessi
dati — e pochissimi
li consultano.
Sorprendente?
No, è un fenomeno ben
noto — per esempio, nei
Esiste un sito
Paesi anglosassoni, dove
ufficiale
questo genere
di informazioni sono
con i risultati
e rese pubbliche
dei diversi Centri, elaborate
da più tempo — di cui
ma viene ignorato raramente
i cittadini si servono, e che
persino i medici ignorano
quando devono consigliare un malato su dove farsi
operare.
Però è anche noto che, senza la pubblicazione,
è molto più difficile che si produca un effetto
virtuoso di miglioramento delle prestazioni dove
risultano insufficienti.
È un paradosso che non riduce di una virgola
il dovere del Sistema sanitario di valutare
sistematicamente i risultati in termini di salute
di tutti gli interventi (non solo chirurgici), per tenere
sotto controllo la qualità di quel che si fa negli ospedali.
E resta intatto anche l’obbligo di rendere pubblici tutti i
dati: anche se un solo cittadino
li volesse conoscere, sarebbe suo diritto poterlo fare.
Alle critiche sulla attendibilità dei risultati,
che non mancheranno mai, si risponde continuando
a migliorarne l’elaborazione.
❜❜
Sui ragazzi hanno poca presa campagne
di prevenzione e divieti. E l’imitazione
degli amici resta ancora la motivazione
principale per la prima sigaretta
di VERA MARTINELLA alle pagine 46-47
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Il numero
La crescita costante (e costosa)
del diabete in Europa
+
Sono circa 3,6 milioni gli italiani che
attualmente soffrono di diabete e la patologia tende ad aumentare progressivamente il suo «bacino». Nel nostro
Paese un quarto dei diabetici è costretto a ricoverarsi almeno una volta l’anno e le degenze in ospedale a causa del
diabete e delle sue complicanze costano 6 miliardi di euro all’anno alle
casse della Sanità
pubblica.
Gli adulti
Questi dati sono
che, secondo
stati sottolineati
le stime più recenti,
anche in occasione
soffrono
del recente 7° Itadi diabete
l ian Baro meter
nei Paesi europei
Diabetes Forum,
promosso dall’Ital ian Baro meter
( )
32 milioni
Diabetes Observatory Foundation. Il
problema, ovviamente, non riguarda
solo l’Italia: tutta l’Europa è coinvolta.
A livello continentale si contano ben 32
milioni di adulti diabetici, pari all’8,1
per cento della popolazione; 33,5 milioni si stima siano gli europei “a rischio”
di sviluppare la malattia e oltre 271 mila sono i decessi causati dalle complicanze della patologia ogni anno.
Scopo del recente summit di diabetologia è stato, quindi, quello di discutere
linee strategiche a livello nazionale ed
europeo nella prevenzione e nel trattamento di questa patologia.
PER SAPERNE DI PIÙ
Italian Barometer Diabetes
Observatory Foundation www.ibdo.it
ILLUSTRAZIONE DI PAOLA FORMICA
Segnali
di fumo
(in aumento)
fra i giovanissimi
46 Salute
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
dossier medicina
WEB
L’esperto risponde
alle domande sui metodi per smettere
di fumare all’indirizzo Internet
http://forum.corriere.it/
sportello_cancro_stop_al_fumo/
di VERA MARTINELLA
Per conoscere l’elenco dei Centri Antifumo
in Italia, c’è il numero verde dell’Istituto
Superiore di Sanità o il sito www.iss.it/fumo
Tabagismo Il Rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale fotografa una situazione preoccupante
Un ragazzo su cinque
è un fumatore abituale
I
n Italia fuma più di un
adolescente su cinque:
nella fascia d’età tra i
15 e i 24 anni consuma
abitualmente tabacco
il 22 per cento dei ragazzi.
In media ragazzi iniziano
a fumare intorno ai 17 anni,
ma il 13 per cento dei fumatori ha cominciato prima
dei 15 anni. Infatti, la maggior parte dei nostri connazionali (72,4 per cento) dichiara d’aver acceso la prima sigaretta tra i 15 e 20 anni. Il motivo? Nella
maggioranza dei casi l’influenza di amici e compagni.
Oltre alle sigarette classiche, oggi i giovani consumano molto quelle «fatte a
mano», che si confezionano
da soli usando il più economico tabacco trinciato, la
cui vendita, infatti, è in au-
mento, addirittura raddoppiata nell’ultimo anno.
«È prima di tutto una
preferenza economica, perché il prezzo del tabacco
trinciato per fare 20 sigarette (mediamente 2,7 euro) è
più basso anche rispetto alle sigarette più economiche
oggi sul mercato (3,9 euro)
— spiega Roberta Pacifici,
direttore dell’Osservatorio
fumo alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità ,
che costantemente analizza
i dati per il Rapporto sul fumo in Italia elaborato ogni
anno —. Poi, rollare il tabacco è ora anche una questione di “moda”».
I 15-24enni fumano mediamente 10 sigarette al
giorno, ma circa un terzo
dei ragazzi (il 28 per cento)
ammette di accenderne tra
le 15 e le 24 nell’arco delle
24 ore.
«E c’è di peggio — dice
Motivazioni
Nella maggior
parte dei casi
si «accende»
la prima volta
imitando gli amici
Leva economica
Secondo gli
esperti aumentare
il costo è la più
efficace misura
di «contrasto»
In farmacia
Pacifici —. Confrontando i
dati di quest’anno con
quelli del 2013, appare
chiaro che i nostri ragazzi
fumano sempre di più. É
addirittura comparso un
“gruppo” mai visto finora:
un 1,3 per cento di intervistati che dichiara di superare le 25 sigarette al giorno».
Nel Rapporto di quest’anno (realizzato tramite
un’indagine DOXA, effettuata per conto dell’Istituto
Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto di
Ricerche Farmacologiche
Mario Negri) c’è però anche
la conferma di «un grande
classico» quando si vanno
ad indagare le motivazioni
che portano a iniziare a fumare: tutto ruota infatti intorno ai coetanei. Quasi il
60 per cento degli interpellati dice di essere stato influenzato da amici o da
compagni di scuola, di aver
iniziato alle feste, di essersi
lasciato tentare da altri ragazzi che già fumavano. In
seconda posizione (17 per
cento delle risposte) c’è un
più semplice: «Ho provato e
mi piaceva». Seguono: il
desiderio di sentirsi più
grande, l’influenza di familiari tabagisti o quella di un
partner.
Scattata la fotografia che
inquadra la realtà, peraltro
da parecchi anni con pochi
e minimi miglioramenti o
peggioramenti, non resta
che chiedersi che cosa si
può fare.
Gli esperti di tutti i Paesi
concordano sulla proposta
dell’Organizzazione Mondiale di Sanità: aumentare il
prezzo del tabacco è il più
significativo intervento per
scoraggiare l’iniziazione
nei giovani. «Secondo le
stime diffuse dall’Oms —
commenta Silvio Garattini,
direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano — soltanto l’otto per cento della
popolazione mondiale vive
in Paesi con una tassazione
sufficientemente alta da
scoraggiare il consumo di
sigarette e sigari. L’Italia su
questo fronte è indietro:
siamo al 15esimo posto in
Europa, ancora più in basso
sul trinciato».
«Il nostro Stato è riluttante e ambiguo, — prosegue Garattini — perché, se
diminuisce il consumo di
tabacco, si riducono gli introiti del Monopolio. Certo,
se lo Stato aumentasse di
un euro il pacchetto di sigarette, calerebbero le vendite, ma le stime indicano che
ci sarebbero in ogni caso
introiti cospicui, derivanti
dal prezzo più alto. Senza
considerare quanto si risparmierebbe, sul fronte
del Servizio sanitario nazionale, con il numero minore
di malattie dovute al tabacco da curare se le persone
smettessero o non iniziassero proprio a fumare».
«Bisogna poi lavorare
sulla pubblicità indiretta —
aggiunge Roberta Pacifici
—. Nel Rapporto di quest’anno abbiamo segnalato
che l’11,8 per cento della
popolazione di età superiore ai 15 anni ha visto su Internet oppure ha ricevuto
via e-mail la pubblicità di
sigarette o la proposta di
acquisto. Inoltre, abbiamo
riportato un recente studio
pubblicato nel libro “Cenere di stelle. Cinema fumo e
adolescenti” (di Altomare e
Galetta, due medici appassionati di cinema) che ha
analizzato oltre 160 film tra
i migliori usciti l’anno scorso. Nel 60 per cento delle
pellicole c’erano immagini
in cui si fumavano sigarette, con una frequenza di 15
scene ogni ora (negli anni
Cinquanta la frequenza era
A che età si inizia a fumare
Popolazione italiana
Legenda
prima
dei 15 anni
15-17 anni
9,2%
15,9%
39,5%
46,9%
18-20 anni
21-24 anni
dopo
i 24 anni
32,3%
25,9%
5,7%
5,6%
7,4%
uomini
donne
11,6%
Quante sigarette al giorno per i giovani*
Età 15-24 anni
Meno di 15 sigarette
15-24 sigarette
25 o più sigarette
1,3%
Fonte: Ossfad - Indagine Doxa-Iss 2014
*il 2,9% non ha risposto
67,8%
28%
CORRIERE DELLA SERA
di 10 ogni ora)». «La nostra
proposta, dunque, — aggiunge l’esperta — è quella
d’introdurre regole più severe che limitino l’accesso
di bambini e adolescenti a
film che contengono non
solo scene di violenza o sesso, ma anche scene di fumo
pretestuose o ingiustificate.
Anzi, sarebbe opportuno
inserire spot antifumo che,
allo stesso modo di quelli
antipirateria, precedano
l’inizio di film valutati come troppo “indulgenti” nei
confronti del tabacco».
Ultimo, ma non meno
importante: bisogna investire di più in educazione e
campagne d’informazione
sui danni del tabacco, andando a coinvolgere già i
bambini delle elementari. È
stato dimostrato infatti che
intervenire precocemente è
molto efficace, visto che gli
“anticorpi” verso comportamenti insalubri si formano nei primi dieci anni di
vita.
Senza dimenticare, ancora, progetti come «Non fare
autogol», promosso dall’Associazione italiana di
oncologia medica: un tour a
tappe nelle scuole superiori
italiane che, sfruttando il
fascino positivo di calciatori di serie A, punta a fornire
un esempio positivo e a far
conoscere ai giovanissimi
l’importanza di uno stile di
vita sano.
All’insegna dell’intramontabile motto «prevenire è meglio che curare».
Perché è più semplice spiegare a un bambino o a un
ragazzino i danni del fumo
e convincerlo a non accendersi mai la prima sigaretta,
piuttosto che persuadere,
poi, un giovane o un adulto
a smettere.
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Errori I giovani credono di avere tempo per «correggersi», ma sbagliano
Meno sono gli anni di dipendenza,
meno fatica si fa a spegnere
S
mettere di fumare da
giovani è cosa rara.
Statistiche alla mano,
l’età media in cui gli
italiani fumatori decidono di spegnere l’ultima sigaretta è dopo i 40 anni e soltanto un 10 per cento prende
la decisione tra i 15 e i 24 anni.
Fare terrorismo psicologico
con gli adolescenti funziona
poco. «Meglio spiegare come
non sia vero che il fumo “non
fa niente se sei giovane, e che i
problemi vengono in futuro”
— dice Roberto Boffi, responsabile del Centro antifumo all’Istituto Tumori di Milano —.
Concretamente alcuni danni
avvengono subito e sono veri-
ficabili: ad esempio, il tabacco
nell’età dello sviluppo rischia
di compromettere la crescita
dei polmoni, e le performance
sportive si riducono notevolmente nell’immediato».
Secondo gli esperti, lo stimolo più forte è avere vicino
persone (genitori, amici,
compagni) che non fumano o
che hanno smesso. «Così diventa più facile apprezzare i
benefici di questa scelta —
spiega Elena Munarini, psicologa del Centro —. Un genitore che smette e sta visibilmente meglio costituisce un
modello per il figlio, ma permette anche di toccare con
mano la fatica che si fa ad
uscire da una dipendenza che
magari ha già causato danni.
In questo caso può aiutare dire ai giovani che meno sono
gli anni di dipendenza, meno
difficile è abbandonarla»
«Ancor più incisivo — prosegue la psicologa — è il ruolo dei coetanei. L’amico che
smette è una bella sfida: ci è
riuscito lui, perché io no dovrei farcela?». Un’altra spinta
vincente può essere quella
data dai “fidanzati”, oppure
dai vantaggi che si hanno nel
rapporto di coppia: con denti
pelle e capelli più belli, un alito più fresco, una migliore
forma fisica e con più soldi a
disposizione.
Ma come scegliere il metodo per smettere di fumare? E
con chi parlare?
«Le soluzioni proposte come efficaci (a volte persino
miracolistiche) sono moltissime — dicono gli esperti —.
E spesso si resta delusi fallendo con il metodo che magari
ha funzionato con un conoscente. Rivolgendosi, invece,
a un Centro antifumo accreditato dall’Istituto Superiore di
Sanità si trovano persone
competenti, in grado di utilizzare tutti gli strumenti scientifici a disposizione e consigliare il migliore per ogni specifica persona».
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
In Italia
uomini
I FUMATORI SONO
Salute 47
italia: 51575551575557
donne
11,3 milioni
Come si distribuiscono
i fumatori
A quanti il medico ha suggerito
di smettere negli ultimi 12 mesi
Che metodo ha seguito
chi non ce l’ha fatta
NORD
23,7%
5,1
6,2
milioni
milioni
31,2%
Non me lo ha
suggerito
19,3%
Non l’ho visto
negli ultimi
12 mesi
74,9%
Nessun tipo di supporto
15,2%
Con l’ausilio della e-cig
51%
CENTRO
17,8%
29,2%
GLI EX FUMATORI SONO
6,6 milioni
17,4%
Hanno tentato di smettere
SUD E ISOLE
4,6
milioni
2
milioni
29,8 27,5
27,1 26,7
25,4%
Me lo ha
suggerito
dati in %
30,2
5,0%
3,8%
0,7%
0,4%
23
28,4
19,3%
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Centri antifumo
Automedicazione
Farmaci su prescrizione
Altro
Fonte: Ossfad - Indagine Doxa-Iss 2014
C.D.S.
Il fenomeno In calo gli utilizzatori di questo dispositivo percepito anche come possibile metodo per smettere
La battuta d’arresto della sigaretta elettronica
Secondo gli esperti non ci sono ancora prove certe di efficacia e innocuità
I
l suo «successo» a livello
mondiale pare non fermarsi, ma in Italia la sigaretta elettronica ha subìto
una battuta d’arresto. Secondo l’ultimo Rapporto sul fumo dell’Istituto superiore di sanità (Iss) il suo uso nel nostro
Paese si è più che dimezzato negli ultimi 24 mesi: nel 2013 la
usavano abitualmente 510 mila
persone (circa l’1 per cento della popolazione), nel 2014 siamo
passati a circa 255 mila.
In calo anche i consumatori
occasionali, che erano 1,6 milioni lo scorso anno (il 3,2 dei
connazionali) e ora sono circa
550 mila.
In un supplemento speciale
della rivista scientifica Tobacco
Control pubblicato a giugno
2014 e dedicato alle e-cig, i ricercatori americani del National Cancer Institute hanno rilevato che su Internet compaiono
10 marche nuove e ben 240
nuovi sapori ogni mese, con il
duplice intento di offrire maggiore varietà ai fumatori e ampliare il numero dei consumatori. Da uno studio che ha coinvolto 26.500 abitanti di 27 Paesi
europei emerge poi che nel Vecchio Continente le sigarette
elettroniche vengono prevalentemente usate da fumatori, parecchi giovani (tra i 15 e i 24 anni) e da molti che vorrebbero
smettere (dichiarando di aver
fatto almeno un tentativo negli
ultimi 12 mesi). In particolare,
l’età è risultata essere il fattore
più indicativo nell’uso delle ecig: gli under 25 hanno il triplo
delle probabilità di averle provate rispetto a chi ha più di 55
anni. Per quanto riguarda l’Italia, in base alla fotografia scattata dall’Iss, i suoi utilizzatori
hanno mediamente 42 anni e
sono soprattutto uomini e
adulti (quasi l’85 per cento dei
lizzatori l’ha usata per meno di
sei mesi o per meno di un mese:
è quindi verosimile pensare,
secondo gli esperti, che abbinata a ferrea volontà di smettere la
e-cig sia utile, altrimenti si torna alle vecchie abitudini. Infine
è comparso, anche se in minima misura, un fenomeno temuto: quello di chi ha iniziato
con la sigaretta elettronica e ora
fuma anche tabacco.
Scelta in calo
L’uso dell’e-cig
nel nostro Paese
si è più che
dimezzato negli
ultimi 24 mesi
Suggestioni
Diverse marche
compaiono pure
in rete, spesso
con un’immagine
accattivante
consumatori ha tra i 25 e i 64
anni). Diminuiscono gli acquisti presso i rivenditori specializzati e aumentano quelli presso i tabaccai e le farmacie. Tra i
fumatori “elettronici” è aumentata quest’anno la percentuale
di chi ha dichiarato di aver
smesso di fumare le sigarette
tradizionali, ma un quarto dichiara di non aver modificato le
proprie abitudini tabagiche, aggiungendo quindi l’uso della ecig allo stesso numero di sigarette tradizionali fumate.
La maggior parte degli ex uti-
«Oggi sono in commercio
due tipi differenti di sigarette
elettroniche: — spiega Roberto
Boffi, pneumologo responsabile della Fisiopatologia respiratoria e del Centro antifumo all’Istituto Nazionale Tumori di
Milano — quelle senza nicotina
e quelle con nicotina, che può
essere assorbita in quantità non
ancora ben determinate. Per
l’Oms le e-cig non possono ad
oggi essere definite né efficaci
né sicuramente innocue, sia
che il loro vapore venga inalato
attivamente sia che lo si faccia
passivamente, stando di fronte
a chi le sta usando. In attesa che
vengano completati tutti gli
studi necessari, l’Oms ha quindi preferito sconsigliare precauzionalmente l’uso di questo
tipo di strumento, dichiarando
che nessuna prova scientifica
dimostra per ora che aiuti concretamente a smettere di fumare». In un rapporto pubblicato
dall’Iss a dicembre 2013, con
l’intenzione di fare una panoramica generale sullo stato dell’arte delle conoscenze relative
alle e-cig, si arriva alle stesse
conclusioni, sia per la salute
che per l’efficacia nella lotta al
tabagismo.
A preoccupare maggiormente gli esperti, però, è ancora una
volta il pubblico più giovane:
«Rispetto alle strategie di
marketing delle sigarette elettroniche, – si legge - possiamo
osservare che spesso si basano
sull’utilizzo di elementi che risultano essere estremamente
rilevanti e attraenti per i giovani. Vengono pubblicizzate come
“un nuovo modo di fumare” o
di “svapare”, quasi fossero
un’alternativa tecnologicamente avanzata. Attraverso un’immagine trendy e di moda vengono presentate come più salutari delle sigarette convenzionali. Sono rese appetibili
attraverso l’aggiunta di aromi
alla frutta, caramella e alcol, e
rese popolari grazie a celebrità
che le sponsorizzano in televisione e nei film».
Infine, c’è il fatto che (fermo
restando il divieto di vendita ai
minorenni) le sigarette elettroniche sono facilmente reperibili
su Internet, in tanti negozi di
vario genere e centri commerciali, tutti luoghi facilmente alla
portata dei giovani. «Per quanto
ne sappiamo — conclude Laura
Carrozzi, pneumologa dell’Ambulatorio per la Cessazione del
Fumo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana — la sigaretta elettronica è potenzialmente meno dannosa, perché
non contiene i prodotti di combustione, portatori di molta
della carica cancerogena della
sigaretta. Nell’attuale panorama scientifico non del tutto de-
finito ci si deve quindi orientare
a un principio di precauzione,
studiandone il possibile uso soprattutto in gruppi selezionati
di fumatori “difficili”. È tuttavia
fondamentale evitare che la ecig, proprio perché considerata
meno rischiosa, diventi la prima tappa del percorso d’iniziazione dei ragazzi al fumo».
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1
2
Prevenzione Fa scuola “No Smoking Be Happy“ di Fondazione Veronesi
Campagne di dissuasione
proposte già alle elementari
S
econdo tre indagini
condotte da Astra Ricerche, per Fondazione
Umberto Veronesi, tramite questionari anonimi
consegnati in classe a ragazzi
delle superiori, gli adolescenti fumatori (tra i 14 e i 19 anni) sono persino più numerosi di quelli rilevati dall’Istituto
Superiore di Sanità : fra il 32 e
il 34 per cento del totale, per
una media di sette sigarette
ogni giorno.
Le femmine fumatrici sono
più numerose dei maschi,
iniziano per prime e consumano un numero maggiore
di sigarette. E le cose peggiorano con l’età: fuma circa un
tredicenne su dieci, ma arrivati ai 19 anni lo fa più di uno
su due.
«Già dal 2007 ci siamo
mossi per coinvolgere gli studenti di elementari e medie»
spiega Carolina Cani, responsabile del progetto “No Smoking Be Happy“ di Fondazione Veronesi, che ad oggi ha
coinvolto oltre 80 mila allievi,
arrivando fino alle scuole superiori. «I laboratori che abbiamo inventato, dove gioco,
sperimentazione e didattica si
fondono per creare un ambiente stimolante che favorisce l’apprendimento, — prosegue Cani — hanno lo scopo
di trasmettere informazioni
scientifiche sui danni provocati dal fumo al corpo umano,
invitando gli studenti a un’attenta e responsabile riflessione sull’importanza di vivere
in salute».
In pratica, i ragazzi, guidati
da “animatori scientifici”,
scoprono la composizione
della sigaretta e i suoi effetti
sulle singole parti del corpo
umano. Da anni, poi, gira fra
le città italiane una mostralaboratorio educativa e interattiva (con giochi, video,
animazioni e filmati): il visitatore può «toccare con mano» i danni fisici e psicologici
provocati dal tabacco. La mostra ha ingressi a gruppi e
orari riservati alle scuole, poi
è aperta al pubblico. L’obiettivo è duplice: dissuadere dall’iniziare a fumare, ma anche
incentivare a smettere, spiegando concretamente quali
sono i vantaggi.
«Come sottolineano tutti
gli esperti — conclude Carolina Cani — è molto importante non far iniziare i ragazzi,
perché smettere è una decisione che, se viene presa, arriva dopo molti anni. Circa la
metà degli studenti intervistati, infatti, afferma di non
aver affatto intenzione di
smettere o di non essersi mai
posta il problema».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Li
G
n
48 Salute
❜❜
alimentazione
Ricerche
P
Alici, sardine, sgombri sono
meno esposti al rischio di
contenere mercurio e diossine,
rispetto ai grandi predatori,
e hanno un costo contenuto
WEB
Ricerche Benefico il contenuto di vitamina D e omega 3
L’insonnia
delle calde notti
estive si può
prevenire
anche a tavola
roblemi di sonno?
Mangiare pesce potrebbe essere d’aiuto. A
suggerirlo è uno studio
appena pubblicato sul
Journal of Clinical Sleep Medicine. Alcuni ricercatori dell’Università di Bergen (Norvegia)
hanno voluto testare gli effetti
del consumo di pesce grasso sul
sonno, nonché e su alcuni parametri legati alla vitamina D e agli
omega 3, di cui questo alimento
rappresenta la principale fonte
alimentare.
A una parte di 95 uomini arruolati per lo studio sono stati
dati, per sei mesi, pasti comprendenti salmone tre volte alla
settimana; per gli altri la dieta
prevedeva pollo, maiale e manzo. Dopo questo periodo i ricercatori hanno osservato che i
consumatori di pesce avevano,
rispetto ai non consumatori,
maggiori concentrazioni di
omega 3 nei globuli rossi e che i
loro livelli ematici di vitamina D
erano più vicini a quelli considerati ottimali. Inoltre, i buoni li-
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Proteine
Grassi
di cui
Prote
Vitamina D Energia
grammi
grammi Omega 3 microgrammi kcal
gram
(totali)
grammi
17
16,8
20,8
21,5
17
18,4
Merluzzo
Alici, acciughe
Sarde
Tonno
Sgombro
Salmone
0,3
2,6
4,5
8,1
11,1
12
0,1
0,8
1,7
3
2,1
2,2
tracce
11
4,5
16,3
2,9
8
Fonte: Tabelle INRAN agg. 2000; per la vitamina D, Banca dati IEO agg. 2008
velli di vitamina D erano correlati con una migliore qualità del
sonno e con la capacità di svolgere le attività giornaliere in modo adeguato. In sintesi — hanno
concluso gli autori — il consumo di pesce sembra avere un impatto positivo su entrambi questi aspetti.
«Da tempo la letteratura
scientifica riserva una grande attenzione agli omega 3 e alla vitamina D — commenta Mariangela Rondanelli, professore di
71
96
129
159
170
185
D’ARCO
Scienze e tecniche dietetiche applicate dell’Università di Pavia
—. Questi nutrienti sono stati
inizialmente studiati per la prevenzione cardiovascolare, i primi, e per gli effetti positivi sull’osso, la seconda. Poi, sono state
via via documentate altre interessanti funzioni benefiche e
questi possibili effetti positivi
sul sonno sono fra i più recenti.
Alcuni studi epidemiologici
hanno infatti dimostrato che
adulti e bambini con bassi livelli
La ricetta della salute
Zuppa di acciughe ligure
Un piatto di pesce
può aiutare
a dormire meglio
A confronto ((valori per etto di parte edibile di pesce fresco)
L’esperto risponde
alle domande dei lettori sugli argomenti
di nutrizione all’indirizzo Internet
http://forum.corriere. it/nutrizione
Questa ricetta è un gustoso modo per proporre le alici (o le acciughe), che abbinano,
costo contenuto e ottimo apporto di sostanze nutritive: proteine di elevata qualità, acidi
grassi omega 3, vitamina D, minerali (tra i quali ferro, 2,8 mg/etto; calcio, 148 mg/etto)
ematici di omega 3 e di vitamina
D presentano un maggior rischio di disturbi del sonno e gli
studi clinici, per ora pochi, che
hanno valutato l’efficacia di una
supplementazione di questi nutrienti, hanno dimostrato un miglioramento nella qualità del
sonno. Alla ricerca futura il compito di confermarlo e di individuare i meccanismi».
I pesci grassi, però, apportano
anche più calorie: non conviene
evitarli ai fini del controllo del
peso? «Vari studi — riprende
l’esperta — hanno dimostrato
che una dieta che comprenda
adeguate quantità di pesce aiuta
a prevenire il rischio di sviluppare obesità e anche a perdere più
peso. Il pesce migliore è quello
azzurro: alici, sardine, sgombro.
Sono ricchi in omega 3 e vitamina D, meno esposti al rischio di
contaminanti (mercurio e diossine) rispetto ai grandi predatori, hanno un costo contenuto e
un minor impatto ambientale».
C. F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ingredienti per 4 persone: 750 g di acciughe fresche, 1 cipolla, 1 piccola
carota, 1 spicchio d’aglio, 500 g di pomodori maturi, 100 ml di vino
bianco, prezzemolo tritato, origano, olio extravergine di oliva, sale, pepe.
Preparazione: tritare cipolla, carota e aglio; metterli in casseruola con 3
cucchiai d’olio; rosolarli a calore basso per 10 minuti. Nel frattempo
scottare i pomodori in acqua bollente per 30 secondi, pelarli eliminando i
semi, tagliare la polpa a cubetti. Unire il prezzemolo al soffritto, alzare la
fiamma e bagnare con il vino; evaporato il vino, unire i pomodori, sale,
pepe; cuocere per 10 minuti a calore medio. Bagnare con brodo (o
acqua), portare a ebollizione, abbassare la fiamma e aggiungere le
acciughe pulite (togliere anche la testa); profumare con poco origano,
continuare la cottura lentamente per 5-10 minuti. Servire con un filo
d’olio d’oliva a crudo e pane tostato.
Valore nutrizionale per porzione (senza pane): proteine g 25, grassi g
14 (di cui saturi g 3), carboidrati g 6, energia kcal 248, colesterolo mg 85
Ricetta suggerita dallo chef Giuseppe Capano
Il valore dei «sostituti» vegetali
Non si può parlare dei benefici
del consumo di pesce senza
considerarne anche l’impatto
ambientale (le risorse ittiche sono
fortemente compromesse). Perciò è
importante riuscire a capire se
anche gli omega 3 di derivazione
vegetale (l’acido alfa linolenico-Aladi cui sono buone fonti noci, semi
di lino, olio di soia) possano offrire
benefici simili a quelli degli omega
3 a lunga catena, tipici dei pesci
grassi. Secondo una revisione
pubblicata sull’American Journal of
Clinical Nutrition, che ha esaminato
l’associazione fra consumi di Ala e
malattia cardiovascolare, rischio
di fratture e di diabete di tipo 2, non
ci sono ancora dati sufficienti per
poter formulare raccomandazioni.
Ma, visto che le fonti vegetali di Ala
sono più abbondanti rispetto
ai pesci, è consigliabile includerle
nella dieta, indipendentemente
dal consumo di acidi grassi omega 3
di origine marina, in particolare
per chi di questi grassi ne consuma
pochi.
a cura di
Carla Favaro
nutrizionista
Tossinfezioni Più igiene in casa
Sovrappeso Tanti errori da evitare
Rischio germi
sui taglieri
Le seduzioni
del frigorifero
C
L
hi teme i bagni pubblici, perché pensa pullulino di germi di ogni
tipo, non ha mai guardato al microscopio il
tagliere della propria cucina
dopo averlo usato per preparare
un arrosto o il lavello dopo aver
pulito un cespo di lattuga.
Infatti, se non si seguono elementari regole igieniche, le cucine possono ospitare sulle superfici orde di batteri e virus,
responsabili come minimo di
mal di pancia. Lo ricorda una ricerca svizzera pubblicata su Infection Control and Hospital
Epidemiology, per la quale i ricercatori hanno analizzato i taglieri usati per la preparazione
di carne e pesce nelle mense di
un ospedale e in poco meno di
150 abitazioni private. In entrambi i casi — e senza differenze sostanziali — una discreta percentuale di superfici è risultata contaminata da batteri
potenzialmente patogeni, come
Escherichia coli, Salmonella,
Klebsiella.
In casa non dobbiamo certo
sottostare alle rigide norme
igieniche della ristorazione collettiva, ma qualche precauzione
è indispensabile, visto che oltre
la metà dei casi di tossinfezione
alimentare avviene nelle cucine
private. «Tutte le superfici di lavorazione sono a rischio, ma i
taglieri lo sono ancor di più dei
piani della cucina e dei lavelli,
perché si fessurano con l’uso: in
questi piccoli spazi i germi possono restare più a lungo ed essere più difficili da eliminare —
spiega Emilia Guberti, coordinatrice del gruppo su Alimenti
e tutela della salute della Società Italiana di Igiene, medicina
preventiva e sanità pubblica —.
Per questo è meglio scegliere
taglieri di plastica, che si possono mettere in lavastoviglie ad
alte temperature e “bonificare”
più facilmente rispetto a quelli
di legno. Altrettanto utile, per
evitare contaminazioni crociate, averne uno diverso per ciascun tipo di cibo (carne, pesce,
verdure)».
Un errore tipico? Affettare le
carni cotte sullo stesso tagliere
dove si sono poggiate da crude:
i batteri presenti “inquinano”
l’arrosto con facilità, anche perché il cibo cotto è più “indifeso”. «Sul prodotto crudo —
Contaminazioni
In cucina, su tutte
le superfici
di lavorazione,
possono albergare
virus e batteri
spiega Guberti — l’eventuale
patogeno trova altri batteri con
cui competere e la sua crescita
può in qualche modo essere limitata; sull’arrosto no, perché
la cottura ha eliminato i microrganismi presenti. Se l’arrosto
viene infettato da germi raccolti
su un tagliere o altrove, questi, a
temperatura ambiente e con un
bel po’ di nutrienti a disposizione, hanno il terreno ideale per
moltiplicarsi a dismisura: dopo
un’ora e mezza o due, se ne possono trovare miliardi».
Elena Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
e dispense di chi è sovrappeso che cosa
«nascondono»? Come
passa le sue giornate
chi ha tanti chili di
troppo? Come prepara i pasti?
Sono alcune delle domande
che si è posta Michelle Kegler,
medico alla Scuola di salute
pubblica della Emory University di Atlanta. La ricercatrice
ha «spiato» la vita quotidiana
di un gruppo di donne obese
andando a indagare le loro
abitudini quotidiane. I risultati, pubblicati sul Journal of
Nutrition Education and
Behavior, indicano chiaramente che le nostre case possono essere ambienti «pericolosi» per il peso forma se non
riusciamo a renderle «salutari» fin dal frigorifero.
«In casa delle persone con
molti chili di troppo si trovano spesso cibi e bevande poco
sani e assai calorici — riferisce
Kegler —. Altre abitudini frequenti: friggere o cucinare
con molti grassi e mangiare
sul divano, davanti alla tv».
«Si confermano i dati raccolti dalla Fondazione dell’Associazione italiana di dietetica
e nutrizione clinica (Adi), per
la quale negli ultimi cinque
anni sono stati intervistati 40
mila italiani rappresentativi
della popolazione — commenta Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi
—. L’obesità è senza dubbio
un problema strettamente
connesso all’ambiente in cui
si vive, in casa e fuori».
Come spiegano anche i recenti studi sulla «dieta ambientale» di Brian Wansink,
direttore del Food and Brand
Lab della Cornell University,
ciò che è lontano dagli occhi
resta anche lontano dallo stomaco: riorganizzare la dispensa, nascondendo i cibi meno
sani, non tenere la tv in cucina
e non mangiare sul divano di
fronte allo schermo (la tv ci
distrae e senza accorgercene
ingurgitiamo bocconi di troppo) sono consigli semplici che
ci aiutano a stare a dieta.
Il primo passo resta tuttavia
una scelta oculata di ciò che
acquistiamo. Fatati osserva:
«Non esiste un alimento che
sia “il male”, ma una serie di
Scelte sbagliate
Nelle dispense
di chi ha chili
di troppo spesso
si trovano
cibi assai calorici
abitudini sbagliate che, come
sottolineano le ricerche, ci
portano ad accumulare inesorabilmente peso. L’ambiente
ci rende grassi, certo, ma non
solo quello di casa: il nostro
stile di vita ormai ci porta dalla sedia dell’ufficio all’auto e
dall’auto al divano, ma è la
spesa energetica costante nelle piccole attività quotidiane
che ci mantiene in forma. Finché continueremo a passare la
maggior parte del nostro tempo seduti, la lotta al sovrappeso sarà una guerra persa».
E. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Salute 49
italia: 51575551575557
medicina pratica
WEB
L’esperto risponde alle domande
sui tumori di testa, collo e tiroide
all’indirizzo forum.corriere.it/
sportello_cancro_testa_collo_e_tiroide
Mi spieghi dottore Che cosa provoca un nodulo al collo?
Lo specialista
Le tumefazioni al collo possono essere distinte
in due grosse categorie
Spesso è solo
un’infiammazione
Ma le possibili cause
sono molte
Tumefazioni non linfonodali
TUMORI DEI LINFONODI
In genere riguardano più linfonodi
che appaiono ingrossati. Si può trattare
di tumori ematologici quali i linfomi
o di metastasi secondarie
a tumori in altri distretti. In questo caso
è importante sapere quale organo
drena nei linfonodi interessati,
informazione utile per risalire alla sede
del tumore originario
di ANTONELLA SPARVOLI
L
a scoperta di una tumefazione
al collo crea sempre un certo
sconcerto. Si pensa al peggio,
ma per fortuna, nella maggior
parte dei casi, la presenza di
piccoli rigonfiamenti non è da imputare a
terribili malattie. Spesso, infatti, si tratta
di linfonodi infiammati a causa di una
Gaetano
recente infezione, per esempio, una
Paludetti,
tonsillite. Tuttavia, è buona regola non
Clinica ORL
sottovalutare “rigonfiamenti” che
Policlinico
persistano oltre le tre settimane. «Il
universitario
Agostino Gemelli riscontro di piccole masse palpabili al
collo è un fenomeno frequente; ancora
di Roma
oggi, purtroppo, capita che si facciano
errori nell’interpretazione — premette Gaetano Paludetti,
direttore della Clinica otorinolaringoiatrica del Policlinico
Gemelli di Roma — . In linea generale, le tumefazioni al
collo possono essere divise in due grandi categorie: di
origine non linfonodale, oppure linfonodale. Nel primo
caso ci si può trovare di fronte a diverse situazioni: dai
diffusissimi noduli tiroidei alle cisti congenite, dai tumori
benigni delle paratiroidi ai più rari tumori vascolari
glomici (alla biforcazione della carotide), ai neurinomi
(tumori benigni dei nervi), alle patologie delle ghiandole
salivari (parotide e sottomandibolare). Nel secondo caso,
la tumefazione ha spesso origine infiammatoria ed è legata
a infezioni recenti; altre volte può essere la spia di linfomi
o di forme tumorali metastatiche che hanno origine in
altri distretti. In entrambi i casi, prima di una diagnosi
precisa bisogna evitare un errore che può costare caro:
intervenire chirurgicamente sulla tumefazione. Qualora si
tratti di un tumore metastatico si rischia, infatti, di
favorirne la diffusione nei tessuti circostanti, riducendo di
molto la probabilità di guarigione. Se, invece, si tratta di
un linfoma la sua asportazione serve a fare diagnosi».
Come si può capire la natura di un nodulo?
«Il primo passo è un’accurata visita otorinolaringoiatrica,
seguita eventualmente dall’esecuzione di esami del
sangue. È poi utile l’ecografia. A volte occorrono altre
indagini, come la tomografia computerizzata o la
risonanza magnetica, nonché un agoaspirato, che
permette di analizzare al microscopio le cellule prelevate
dalla tumefazione(l’unico esame che consente di rilevarne
con notevole affidabilità la natura)».
Le tumefazioni al collo danno sintomi?
«A volte sono asintomatiche, altre volte possono dare
dolore e sensazione di ingombro. È fondamentale valutare
sintomi associati, quali difficoltà di deglutizione,
abbassamento della voce, dolore, prurito (raramente),
nonché sintomi tipici delle infezioni quali gonfiore, calore
e rossore della zona, sensazione di malessere generale,
stanchezza e febbre».
Quali i trattamenti?
«Dipende dalla natura della tumefazione. Nel caso di
processi infiammatori linfonodali e non linfonodali, una
terapia antinfiammatoria e/o antibiotica. In assenza di
segni infiammatori, le tumefazioni non linfonodali
generalmente vanno asportate con differenziazioni di
trattamento a seconda che si tratti di forme benigne o
maligne. Per il linfoma l’approccio è principalmente
chemioterapico. Per un linfonodo metastatico, prima di
qualunque trattamento (chemioterapico, radioterapico e/o
chirurgico) occorre effettuare gli esami necessari per
identificare la sede da cui il tumore è partito e valutare se
esistono metastasi a distanza».
Un criterio «di sicurezza»
è quello di non trascurare rigonfiamenti
presenti da più di tre settimane
INFIAMMAZIONE ACUTA
La presenza, per meno
di tre settimane, di una o più
tumefazioni in corrispondenza
dei linfonodi del collo è in genere
da attribuire a un problema
infiammatorio causato
da un’infezione, per esempio
tonsillite, faringite e mononucleosi
INFIAMMAZIONE CRONICA
Talvolta i linfonodi infiammati
non scompaiono in poco tempo,
ma permangono con volume aumentato,
In questi casi la causa può essere
una malattia infettiva più importante,
come per esempio la tubercolosi,
la mononucleosi e la toxoplasmosi
NEURINOMI
Si tratta di un tumore benigno
che deriva dalle cellule della
guaina di rivestimento dei nervi.
Il più frequente è quello
del nervo vago
TUMORI DELLE
GHIANDOLE SALIVARI
La maggior parte di questi tumori
colpisce le parotidi poste ai lati del volto,
vicino all’orecchio, e la ghiandola
sottomandibolare. Di norma si tratta
di lesioni benigne (85% e 50% dei casi
rispettivamente), non mancano tuttavia
i casi di natura maligna
NODULI TIROIDEI
Il riscontro di un nodulo all’interno
della tiroide è molto frequente,
soprattutto nel sesso femminile
e con l’avanzare dell’età. La maggior
parte di queste formazioni non è
di natura maligna e non determina
alterazioni funzionali della tiroide
MASSE PARATIROIDEE
Di solito si tratta di tumori benigni
delle paratiroidi che si formano
in queste ghiandole poste
nel collo in prossimità
della tiroide. Qualche volta
c’è un’associazione con altre
malattie endocrine in cui la
calcolosi renale e l’osteoporosi
sono sintomi importanti
GHIANDOLE
SOTTOMANDIBOLARI
LINFONODI
CAROTIDE
GHIANDOLE PAROTIDI
TUMORI GLOMICI
Il glomo carotideo è un tumore
vascolare che si forma a livello
della biforcazione dell’arteria
carotide. Si tratta di un tumore
raro e di solito benigno. È più
comune nei soggetti con un’età
compresa tra i 30 e i 40 anni
TIROIDE
PARATIROIDI
CISTI CONGENITE
Sono presenti dalla nascita,
ma si possono manifestare
in qualunque momento della vita,
crescendo rapidamente in modo
improvviso e inatteso.
Hanno un contenuto liquido
o al massimo viscoso
e dimensioni variabili da qualche
centimetro a 15-20 cm
I SINTOMI
La presenza di una tumefazione al collo può essere del tutto senza sintomi oppure
causare alcuni disturbi, a volte legati alla compressione o all’infiltrazione di altre
strutture da parte della massa
Dolore e arrossamento sono sintomi abbastanza frequenti e, in genere,
sono spia di un fatto infiammatorio
La mobilità della tumefazione è molto variabile.
Di solito se la massa è mobile è un buon segno
Tra i possibili sintomi da valutare con attenzione in caso di linfonodi aumentati
di volume rientrano
Sensazione d’ingombro quando si deglutisce
Difficoltà nella respirazione
Abbassamento di voce
In rari casi prurito (linfoma)
LA DIAGNOSI
LE CURE
La prima cosa da fare in presenza di uno o più noduli al collo che non passano in tre settimane,
è fare una visita otorinolaringoiatrica e alcuni esami del sangue per valutare parametri
infettivi e infiammatori
L’esame di primo livello per valutare le masse al collo è l’ecografia (meglio se con color-doppler).
In alcuni casi si può rendere necessaria l’esecuzione di ulteriori indagini come, per esempio, la Tac
(tomografia computerizzata) o la Rm (risonanza magnetica)
ILLUSTRAZIONE DI MIRCO TANGHERLINI
❜❜
Tumefazioni linfonodali
Qualora sia necessario studiare la natura del nodulo
si può eseguire l’agoaspirato (si prelevano
alcune cellule con un ago sottile e si osservano
al microscopio)
Non bisogna mai rimuovere una tumefazione
chirurgicamente prima di avere escluso la presenza
di un tumore primitivo in altre sedi
Il trattamento varia in base al tipo di patologia
Nel caso, molto comune, in cui si abbia a che fare
con linfonodi infiammati si può optare per una terapia
antibiotica se si sospetta un’infezione batterica
Se il problema è da attribuire a un linfoma
s’interviene con la chemioterapia
Qualora si abbia a che fare con una metastasi
linfonodale di un carcinoma squamocellulare
è necessario completare la «stadiazione» della malattia,
identificando la sede di partenza del tumore
ed eventuali metastasi a distanza.
Fatto ciò si può programmare un trattamento adeguato
che può avvalersi di chirurgia, radioterapia
e/o chemioterapia
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
Salute 51
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VIVERE CON IL WEB
Segnalato da voi
Il sito della settimana
Un settantenne in forma
che all’improvviso
si sente il «fiato corto»
Mio suocero, settantenne in ottima salute, non fumatore e non sovrappeso,
lamentava da qualche settimana dolori fra schiena e torace. Essendo sempre
attivo per lavori in campagna, non ci siamo preoccupati. L’altra sera il medico
di famiglia, avendolo visto col fiato corto, gli ha detto di andare al pronto
soccorso per accertamenti. Dopo una notte in osservazione, a fronte
di ecocardiogrammi con valori «sballati», hanno deciso di ricoverarlo
e di sottoporlo ad alcuni controlli. Siamo molto preoccupati: pare sospettino
un’angina pectoris. Di cosa si tratta esattamente? Quali esami vanno eseguiti
in questi casi? E quali possono essere le cure da intraprendere?
Risponde
Cesare Fiorentini
Direttore Cardiologia del Centro
Cardiologico Monzino, Milano
L’angina pectoris è molto diffusa: in
Italia sono circa 80 mila ogni anno le
nuove diagnosi. L’età critica è dai 50 anni in avanti e fra i fattori di rischio noti,
oltre all’età, ci sono familiarità, alimentazione ricca di grassi animali, sovrappeso, stress nervoso, ipertensione, fumo. E, secondo recenti autorevoli studi,
pare vada aggiunto l’inquinamento atmosferico.
L’angina dipende da un’alterazione
delle coronarie, che si restringono a
causa della formazione di «placche»
sulla loro parete, facendo sì che non sia-
no più in grado di portare sangue sufficiente al muscolo cardiaco (generalmente, quando aumentano le necessità
del muscolo stesso - sotto sforzo o sotto
stress emotivo, ma non raramente anche a riposo -, se il restringimento è
molto marcato, oppure se ci sono più
restringimenti anche in coronarie diverse).
In alcuni pazienti, diabetici soprattutto, il dolore anginoso (così chiamato
perché induce una sensazione di angoscia in chi lo subisce) può mancare e
magari è la difficoltà nel respiro che
prevale.
L’alterazione coronarica può essere
stabile, quando la placca si ferma a un
certo punto della sua formazione, ed è
quindi meno pericolosa. Ma l’alterazione può anche diventare critica in un
www.arche.it
brevissimo lasso di tempo, lasciando
passare pochissimo sangue e determinando la sindrome coronarica acuta, fino ad arrivare all’infarto del miocardio.
Il sintomo classico è il dolore precordiale, che i pazienti descrivono come
«pesantezza sullo sterno». La diagnosi
non è sempre facile, ma l’elettrocardiogramma, eseguito col sintomo in corso
o accoppiato allo sforzo, può essere
molto utile; altrimenti possono servire
ecocardiogramma, scintigrafia o Tac coronarica.
È molto importante riconoscere tempestivamente le forme instabili che possono sfociare in infarto miocardico, per
poter prevenire questa evenienza.
Oltre al dosaggio di alcune sostanze
miocardio-specifiche, che si liberano in
conseguenza di una sofferenza marcata
e duratura delle cellule miocardiche, la
coronarografia (eseguita d’urgenza
quando necessario) può dirimere ogni
dubbio e consentire anche di eseguire
contestualmente il trattamento con angioplastica delle placche delle coronariche o, eventualmente, di avviare il paziente verso il by-pass aorto-coronarico
se molte coronarie sono interessate.
Anche la terapia medica è molto utile:
dalla trinitrina, antico ma ancora validissimo farmaco che può risolvere la
crisi in pochi minuti (si assorbe in bocca, sotto la lingua), ai beta-bloccanti, ai
calcio-antagonisti, ai “metabolici” di recente introduzione, alle statine per il
contenimento della placca, agli anti-aggreganti delle piastrine. La scelta è ampia ed è affidata ai medici che devono
adattare i farmaci, da soli o in associazione, al singolo paziente.
Sostegno specifico ai bambini sieropositivi
I volontari dell’Associazione Arché
si prendono cura soprattutto di minori
sieropositivi o con problemi di disagio
sociale e psichico, dando supporto anche
alle loro famiglie. Sul sito www.arche.it
sono disponibili informazioni sulle attività
svolte sia negli ospedali sia a domicilio.
Nella sezione «Sostegno» si trova l’elenco
dei centri ospedalieri e di riabilitazione
italiani in cui sono presenti i volontari.
Cliccando su «Assistenza domiciliare»
si accede ai progetti in corso
«Accompagnamento e presenza domicilio
volontari» e «Progetto di sostegno
educativo individualizzato con educatori
professionali»; nell’«Area sociosanitaria»
si possono avere informazioni su progetti
già attivati in ospedale: dall’organizzazione
di attività ludico-ricreative per il bambino
in reparto, al sostegno e counselling per le
famiglie dei piccoli ricoverati;
dal supporto alle mamme sieropositive con
neonati a rischio, al sostegno alle ragazze
con disturbi del comportamento
alimentare. In home page, nella sezione
«Il blog di Arché» si trovano
aggiornamenti sulle iniziative
dell’Associazione e nell’area «Diventa
volontario» le informazioni per donare
qualche ora del proprio tempo libero.
La più cliccata
Il video
Tecnologia
Volontariato
Il contraccettivo digitale
Arriverà entro il 2018
Giovani da incoraggiare
alla donazione di sangue
È composto da un chip che si mette sotto
pelle, e da un telecomando che lo controlla.
L’apparecchio rilascia una piccola dose
di ormone contraccettivo, per 16 anni, ma
può essere fermato in qualsiasi momento.
A svilupparlo alcuni ricercatori del
Massachusetts Institute of Technology (Mit).
La donazione di sangue in Italia vive
una fase critica per lo scarso ricambio fra
donatori «in uscita» per ragioni
di età e donatori «in entrata». Se ne parla
domani su Corriere.it/salute in un video
con Vincenzo Saturni, presidente nazionale
dell’Avis (Ass. Volontari Italiani Sangue)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dal forum dei nostri esperti
Il consumo di caffè davvero
previene il mal di testa?
Dopo la prima gravidanza soffrivo di mal
di capo un giorno sì e un giorno no. Poi
ho scoperto che con un caffè al mattino
il problema sia attenuava. Perché?
Risponde
Pietro Querzani
Responsabile del Centro Cefalee
di Ravenna
Gentile signora, la sua esperienza
è comune a molte persone. In ogni caso,
il rapporto tra cefalea e consumo di caffè
può essere visto sotto diversi aspetti.
Innanzitutto, il caffè è uno stimolante
del sistema nervoso centrale e ha un effetto
vasocostrittore. Per molti, si deve a questo
l’effetto benefico della bevanda sul dolore.
La caffeina è contenuta, inoltre, in diversi
farmaci utilizzati per combattere
l’emicrania. In questo caso, pare che
la caffeina agisca migliorando
l’assorbimento del principio attivo al quale
è associata nella formulazione
farmacologica. Tuttavia, attenzione: con la
caffeina non bisogna eccedere, Esiste,
infatti, anche una forma di cefalea da
“astinenza da caffeina”. In conclusione:
può essere utile consumare un po’ di caffè
al mattino, se lei avverte che questa
bevanda può aiutarla a tenere lontana
la cefalea. Però, come peraltro vale
per tutte le cose, le consiglio di stare
attenta a non cadere in eccessi.
Nutrizione
Fitoterapia
Medicina dello sport
La dieta contro
il fegato grasso?
Colite ulcerosa
Serve la Boswellia?
La cyclette fa male
alla prostata?
Ho 64 anni, peso kg 81,
alto 1.80. Mi è stato
riscontrato «fegato
grasso». La dieta giusta?
Soffro di rettocolite
ulcerosa da anni e prendo
farmaci specifici. Potrei
provare la Boswellia?
Per fare attività fisica
utilizzo frequentemente
la cyclette. Può far male
alla prostata?
Risponde
Andrea Ghiselli
Risponde
Fabio Firenzuoli
Ricercatore CRA,
Roma
Centro Medicina
Integrativa Careggi, Fi.
La dieta per la steatosi
epatica, o «fegato grasso»,
è essenzialmente basata
su due cardini: il primo, la
rinuncia a qualsiasi forma
di bevanda alcolica;
il secondo, molta attenzione
alle porzioni di pasta, pane,
pizza e dolciumi.
Poiché però il suo peso
corporeo è nella norma,
sarebbe opportuno che,
con l’aiuto del suo medico.
potesse capire quale
potrebbe essere la causa
della steatosi epatica,
così da poter intervenire
in modo specifico su quella.
In base al quadro clinico
della sua malattia possono
sicuramente essere inserite
piante medicinali sinergiche
con i farmaci di sintesi.
Gli estratti di Boswellia
serrata sono solo un esempio,
anche molto versatile, ma il
repertorio fitoterapico non si
esaurisce lì. Inoltre, la sua
malattia richiede sempre un
trattamento personalizzato.
Il suo gastroenterologo può
trovare i riferimenti utili nelle
banche-dati scientifiche; poi
quello che conta, come
in medicina convenzionale,
è l’esperienza clinica.
Risponde
Gianfranco
Beltrami
Medico dello Sport
La cyclette è uno
strumento idoneo per
praticare esercizio fisico
in casa. E l’utilizzo, anche
se frequente, di questo
attrezzo non la deve
preoccupare in relazione
alla prostata, perché
la cyclette può costituire
un problema soltanto
per chi già è affetto
da patologie prostatiche.
Anche per questi casi,
comunque, esistono
modelli di sellino che sono
in grado di diminuire
l’eventuale fastidio
provato.
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52
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È mancato all’affetto dei suoi cari
Umberto Valerio
Lo annuncia con grande dolore la sua amata famiglia.- Si ringrazia per la professionalità, l’umanità e l’affetto il Professor Marco Klinger e la sua
equipe.- La camera ardente è allestita presso la
Casa Funeraria San Siro in via Amantea dalle ore
8 alle ore 19.- I funerali saranno celebrati lunedì
14 luglio alle ore 11 nella Basilica di Santa Maria
delle Grazie (corso Magenta).
- Milano, 11 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Roberto e Laura Pinna Berchet.
Umberto
quanta strada abbiamo fatto insieme tenendoci
stretti stretti per mano senza mai lasciarci.- Ciao
grande uomo, amore mio immenso e unico.Ester. - Milano, 11 luglio 2014.
Semplicemente e per sempre il nostro unico
adorabile
papà
Niky e Marco con Ale e Lilli.
- Milano, 11 luglio 2014.
Alessandro, Gloria e Chiara abbracciano con
affetto e amicizia Niky e la sua famiglia e con
loro piangono la perdita di papà
Marziano Manghi con la moglie Geneviève, i
figli Manoel, Elsa, Nina annuncia il decesso della
mamma
Umberto Valerio
Illiade Manghi ved. Bartole
- Milano, 12 luglio 2014.
Enzo, Marina e Donato Brienza, Laura ed Egidio Di Alberto abbracciano Ester, Niki e Ale, Marco e Lilli e partecipano con viva commozione al
dolore per la perdita del caro
Umberto
Umberto
- Albissola, 13 luglio 2014.
Roberto e Laura, Massimo e Barbara, Alfredo
e Federica piangono la scomparsa dell’amico di
sempre
Umberto Valerio
e sono vicini con grande affetto a Ester, Niki e
Marco. - Milano, 12 luglio 2014.
sarai sempre nel nostro cuore.- Continua a proteggerci come hai sempre fatto.- Chicco e Franci.
- Milano, 11 luglio 2014.
Si stringono a Ester, Niki, Marco, ai familiari
tutti nel ricordo indelebile del caro cugino
Umberto
Carla Elisa, Lorenzo, Emma.
- Milano, 12 luglio 2014.
Ciao
Umberto
ti ricorderò sempre con grande affetto.- Picchio.
- Milano, 12 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Gabriela Lucio e Barbara.
ro
Maddalena, profondamente commossa partecipa al dolore per la perdita del caro e indimenticabile
zio Umberto
- Milano, 12 luglio 2014.
Anna e Sandro con Lorenza e famiglia si stringono a Ester, Niki e Ale, Marco e Lilli, ed ai nipoti
Umberto e Francesca con tanto affetto nel ricordo di
Umberto
- Milano, 12 luglio 2014.
Partecipano al lutto:
– Franca Randone.
– Stefano e Mario Pella.
Nuccia e Luciano piangono disperati la perdita
del cognato ed amico di sempre, con cui hanno
condiviso giorni bellissimi, ed abbracciano Ester,
Marco, Niky, Lilli, Ale, Chicco e Franci
Umberto
sarai sempre nei nostri cuori.
- Milano, 11 luglio 2014.
Filippo con Manuela, Andrea con Jessica ed
Angelica abbracciano zia Ester, Niky, Marco, Ale,
Lilli, Chicco e Francesca per la perdita dell’adorato
zio Umberto
- Milano, 11 luglio 2014.
Andrea e Davide Rossi si stringono a Marco e
Lilli e a tutta la famiglia per la scomparsa del caro
Dott. Umberto Valerio
Un forte abbraccio. - Milano, 13 luglio 2014.
Angelo e Marisa sono vicini con tutto il loro affetto a Ester Niky e Marco per la scomparsa del
carissimo
Umberto
- Milano, 12 luglio 2014.
Ale e Gianni con Ludo Giorgio ed Edo si uniscono al dolore di Marco e Lilli per la perdita
dell’amato papà
Umberto Valerio
- Milano, 12 luglio 2014.
Partecipiamo al dolore della scomparsa del ca-
Umberto Valerio
Carmela Ferruccio Arnone, Carla e Adriano Francesconi. - Segrate, 12 luglio 2014.
Marco Klinger con la sua famiglia ed i collaboratori della Chirurgia Plastica dell’Università di
Milano si stringe a Ester ed ai figli nel dolore per
la scomparsa di
Umberto
caro e indimenticabile amico di tutti noi.
- Milano, 12 luglio 2014.
Il personale della FICE, Dottor Piatti, Donatella,
Mandelli e Ghiani partecipano al dolore che ha
colpito la moglie signora Ester, i figli Marco e Nicola, per la perdita del caro
Dott. Umberto Valerio
- Milano, 12 luglio 2014.
Il Dottor Roberto Piatti è vicino alla signora
Ester, Marco e Nicola Valerio per la scomparsa
del collega e amico
Dott. Umberto
- Milano, 12 luglio 2014.
Carla Fantuz, Alessandra Perlo e tutti i collaboratori Serfin e Comitalia sono vicini con affetto
alla famiglia Valerio per la triste perdita del
Dott. Umberto
- Milano, 12 luglio 2014.
Maria Franca, Gabriella, Marco De Gasperi,
Romano Romani con le loro famiglie sono affettuosamente vicini nel dolore alla carissima cugina Maria Romana per la perdita di
Maurizio Catti De Gasperi
- Milano, 12 luglio 2014.
Il figlio Angelo e la moglie Claudia annunciano
con dolore la scomparsa del carissimo papà
Diamante Messa
marito e papà eccezionale.- Un uomo di grande
esempio dalla tempra di acciaio.- I funerali si terranno domenica 13 luglio alle ore 11.30 nella
parrocchia di San Dionigi in viale Suzzani, Milano. - Milano, 12 luglio 2014.
Alessandra con Luca, e Gianna Roseo Volta ricordano grate la scienza e la dedizione del
Prof. Augusto Ermentini
- Milano, 12 luglio 2014.
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- Milano, 13 luglio 2014.
Gli amici dei Bagni Colombo Clelia con Gianmichele, Raffaella e Davide, gli assistenti bagnanti Giovanni e Giovannino, Simona, Assunta
e Mario, Stefania e Beppe, Rossana e Giorgio,
Franca e Franco, Piera, Dorina e Maurizio, Amelia e Damiano, famiglia Capusso si stringono intorno ad Ester, Niki ed Alessandra, Marco e Lilli
in questo triste momento e ricordano con affetto
il caro
Ciao
nonno
Ringrazia tutti coloro che le sono stati vicini,
l’hanno aiutata, rincuorata, amata, la comunità
delle Suore Don Guanella, la dottoressa Giuseppina Carrabba e il personale di assistenza
dell’istituto.- La liturgia funebre sarà celebrata
lunedì 14 luglio alle ore 10 nella chiesa dell’istituto, via Peschiera 6, Milano.
- Milano, 12 luglio 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli,8 - 20132 Milano
In data 12 luglio 2014 è venuta a mancare
all’affetto dei suoi cari
Anna Maria Guastella
in Guglielmino
La salutano con l’amore di sempre Nunzio, Andrea e Michèle.- I funerali si terranno lunedì 14
luglio alle ore 11 alla saletta del tempio egizio al
cimitero verano. - Roma, 13 luglio 2014.
Vicini a Ilaria e ai suoi fratelli, al lutto per la
scomparsa di
Carla Poggiali Inversetti
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TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
partecipano Annabella e Vieri Poggiali con Barbara, David e Sara. - Milano, 12 luglio 2014.
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Corriere della Sera
PER PAROLA: Necrologie: € 5,00
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Solo anniversari, trigesimi
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Gazzetta dello Sport
2013 - 2014
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Beatrice, Federico con Marta, Maria Sofia, Chiara. - Milano, 13 luglio 2014.
Franco, Elena, Massimo ricordano con immutato affetto e rimpianto
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a vent’anni dalla prematura scomparsa.
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PER PAROLA: Necrologie: € 1,90
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A MODULO :
Solo anniversari, trigesimi
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pagamento anticipato € 1,67
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13 luglio 1969 - 13 luglio 2014
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Servizio sportello
da lunedì a venerdì
Milano: Via Solferino 36
orario continuato dalle 9 alle 17.45
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
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Il Tempo
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Estrazioni del 12 luglio 2014
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GENOVA
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PALERMO
ROMA
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VENEZIA
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5,00
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36.910,70 Ai 4 stella: 29.137,00 Agli 0 stella:
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Giochi e pronostici
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la rabbia social per la
1 «Èfotoundelassassino»:
regista Spielberg con il triceratopo
Appello Ruby, il pg: «Confermare la
2 condanna a 7 anni per Silvio Berlusconi»
atterraggio di un Boeing 777 in stile
3 Hawaii,
«Lost» su pista abbandonata in un atollo
Harry Potter, morto nella Death Valley il
4 «licantropo» David Legeno stroncato dal caldo
presidente Carlo Azeglio Ciampi in
5 L’ex
ospedale: situazione grave ma stabile
Il buco misterioso
Nello Yamal, regione artica
della Russia, si è aperta una
misteriosa voragine circolare
Hawaii
Boeing atterra in un atollo
Avaria a bordo e jet con 348
passeggeri atterra su pista
abbandonata da decenni. Foto
Brasile 2014
La finale
Alle 21 al
Maracanà di
Rio, GermaniaArgentina per
assegnare la
Coppa del
Mondo: diretta
54
Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER CONOSCERE
PER SOGNARE
Il gusto italiano
e la qualità
Le nozze da favola
le organizza J. Lo
Il tema di oggi è orgoglio e
gusto italiani. Patrizio
Roversi e Ingrid Muccitelli
( foto insieme) raccontano
un fenomeno che il mondo ci
invidia: l’Italia è il Paese
europeo con il maggior
numero di prodotti a
marchio certificato di
qualità, considerando solo
Dop e Igp. Ben 284, secondo
gli ultimi dati forniti dal
nostro ministero delle
Politiche agricole e forestali.
Un viaggio per scoprire quei
prodotti, come la ciliegia di
Vignola, l’aglio rosso, lo
zafferano, il culatello, che
rendono l’Italia
immediatamente
riconoscibile nel mondo.
Quale carta può giocare
Mediaset la sera della finale
del Mondiale di calcio? La
carta delle donne che non
amano il calcio e che sono
inguaribili romantiche (ma ce
ne sono ancora?). E così ecco
una commedia per sognatrici.
Lei, la protagonista (Jennifer
Lopez), organizza matrimoni
per coppie danarose, la
famosa professione «wedding
planner», e ovviamente è
single. Lui (Matthew
McConaughey, con la Lopez
nella foto) la salva da un
incidente e scocca la scintilla.
Lei sta organizzando le nozze
della ragazza più ricca di San
Francisco, e chi è lui, se non il
promesso sposo?
Linea verde
Rai1, ore 12.20
Prima o poi mi sposo
Canale 5, ore 21.10
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Un giovane LaBeouf Tom Cruise star
a caccia di guai
per P. T. Anderson
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Costretto a tre mesi di arresti
domiciliari, il giovane Kale
(Shia LaBeouf, foto) comincia
a spiare dalla finestra con un
binocolo tutto il vicinato. Un
gioco che si farà pericoloso.
Disturbia
Italia 1, ore 20.55
Il film di P.T. Anderson racconta
nove storie separate ma
connesse, che si intrecciano
durante un giorno nella San
Fernando Valley, in California
(nella foto, Tom Cruise)
Magnolia
Iris, ore 21
Strinati nella chiesa Moratti e Poletti
della Tosca di Puccini ospiti di La Rosa
Claudio Strinati racconta «I
Padri Teatini a Sant’Andrea
della Valle», la chiesa in cui
Puccini ambientò la «Tosca»:
un vero e proprio scrigno di
opere d’arte a Roma.
Divini Devoti
Rai5, ore 21.15
Riuscirà l’Italia a uscire da
questa crisi economica senza
fine? E come? Questi i temi della
puntata di oggi: ospiti di Anna
La Rosa, il ministro del Lavoro
Giuliano Poletti e Letizia Moratti.
Telecamere
Rai3, ore 12.25
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Corriere della Sera Domenica 13 Luglio 2014
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Film
e programmi
Hathaway seduce
il playboy Gyllenhaal
Un playboy impenitente (Jake
Gyllenhaal), rappresentante di
farmaci (Viagra compreso),
perde la testa per una ragazza
malata di Parkinson (Anne
Hathaway, foto con lui).
Amore & altri rimedi; Premium
Cinema emotion, ore 21.15
Suor Meryl Streep
dubita di Hoffman
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In una scuola cattolica del Bronx,
una suora (Meryl Streep, foto) è
insospettita dalle particolari
attenzioni che padre Flynn (Philip
Seymour Hoffman) rivolge a un
giovane studente di colore.
Il dubbio
Sky Cinema Hits, ore 21.10
Jason Statham
è un asso del volante
Un ex carcerato (Jason Statham,
foto) vorrebbe rimanere fuori dal
giro, ma viene costretto a
partecipare alla «corsa della
morte», una folle gara d’auto.
Lui, però, è un asso del volante.
Death Race; Premium Cinema
Energy, ore 21.15
Greg ambasciatore
coatto per amore
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Cinepanettone di Neri Parenti
diviso in due episodi. Christian
De Sica travestito da prete perde
la testa per una mora. Per Lillo e
Greg la gag di un ambasciatore
coatto per amore.
Colpi di fulmine
Sky Cinema 1, ore 21.10
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A fil di rete
di Aldo Grasso
La voglia di novità
con un vecchio format
C
olpisce con precisione il «pubblico De Filippi» il nuovo esperimento estivo di Canale 5, «Temptation
Island». Il format, nato negli Usa un’era televisiva fa
(era il 2001), è andato in onda su Fox per tre edizioni,
è stato adattato in numerosi Paesi e arriva ora da noi.
In realtà un adattamento del format c’era già stato, a opera della stessa De Filippi: nel maggio del 2005, l’adattamento italiano
dal titolo «Vero Amore» aveva raccolto 4.658.000 spettatori,
per uno share del 23,4%. Ascolti stellari se paragonati a quelli
attualmente raccolti dalla tv
generalista. Ora la nuova verTop & Flop
s i o n e d i « Te m p t a t i o n
Island», andata in onda il
giovedì sera, ha raccolto
Brasile-Germania (1° t.)
3.037.000 spettatori, per uno
I tedeschi al quinto gol
share del 15,6%. In casi come
questi, è necessario che il
racconto prenda forma e
«decolli», e in effetti la seconda puntata (con oltre 3
«Brasile - Germania» (1°
milioni di spettatori) è andatempo): 10.974.000
ta meglio della prima.
spettatori, 42,52% di share.
L’aspetto più interessante è
Rai1, martedì 8 luglio, ore
però la composizione del
22.00. Minuto picco:
pubblico. Si tratta, prevedi11.523.000 spettatori, la
bilmente, di un pubblico in
Germania ha già staccato il
larga parte femminile, per un
Brasile di 5 gol (ore 22.29)
genere che gioca tutto sul tema dei sentimenti. Le donne
che hanno seguito «TemptaIl cardinale
tion» sono il doppio degli
Schneider e un prete in carriera
uomini: 19,4% di share medio
contro l’11%. Pubblico molto
affine a quello degli altri programmi di Maria. Sono, in
primo luogo, spettatrici piuttosto giovani: miglior share
«Il cardinale»: 320.000
raccolto nel target 15-24 anni
spettatori, 1,55% di
(oltre 27%). Seguono le due
share. La7, mercoledì 9
fasce immediatamente sucluglio, ore 21.25. Minuto
picco: 342.000
cessive, di venti-trentenni e
spettatori, in onda il
trenta-quarantenni. Si tratta,
film con Romy Schneider
inoltre, di un pubblico popo(ore 21.34)
lare, con livelli di istruzione
medio-bassi (18% di share).
«Temptation» piace infine
molto al Sud (con share superiori al 20%) e molto meno al Centro-Nord (con share poco superiori al 10%). Nel cercare novità,
Mediaset e De Filippi, puntano sull’«usato sicuro». (a.g.)
In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
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Domenica 13 Luglio 2014 Corriere della Sera
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