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Comunità in cammino

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Periodico della comunità parrocchiale di Coccaglio - Luglio 2014 - n° 4/70
Editoriale
Direttore responsabile
sac. Giuseppe Mensi
periodico della Comunità parrocchiale
di Coccaglio
Autorizzazione del Tribunale di Brescia
n° 26/2007 dell’8 settembre 2004
Luglio 2014 - n° 4/70
Le attività estive del nostro
Direttore
sac. Giovanni Gritti
Logo
Ugo Capretti
Correzione delle bozze
Rosa Cucchi
Si ringrazia il gruppo di persone che
provvedono alla distribuzione
ABBONAMENTO 2014
Oratorio sono in pieno svolgimento: accompagniamo con
ordinario
la preghiera don Fabrizio, gli
€14,00
sostenitore €30,00
educatori e collaboratori e le
benemerito, quanto si desidera oltre la
somma indicata per il “sostenitore”
schiere di fanciulli e ragazzi
che in questo periodo affollano
una copia
troppo non per tutti l’estate è
Per spedizione postale aggiungere per
l’Italia
€10,00
gli ambienti dell’Oratorio. Pursinonimo di vacanza: non per
€
2,80
per l’estero €12,00
la famiglie dei genitori senza
lavoro, non per gli ammalati e
In caso di mancato recapito postale, si
prega di telefonare (v. numeri a pag. 51),
oppure scrivere:
rivolto a loro costantemente.
Alla Redazione de
gli infermi. Il nostro pensiero è
Non trova spazio in questo numero, già denso, l'avvenimento
a cui abbiamo potuto assistere in diretta la sera di Pentecoste: l'incontro
di preghiera in Vaticano tra papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo da
una parte, i presidenti di Israele e Palestina dall'altra. Qualche commentatore l'ha definita un'iniziativa un po' naif (ingenua); noi speriamo che
questa, se è tale, si riveli una ingenuità santa, quella di cui lo Spirito sa
servirsi in barba ai calcoli e alle pianificazioni che, fino ad ora, non hanno
prodotto risultati esaltanti.
In queste pagine si parla sovente di anniversari che diventano motivo per
sperare o occasione per riflettere, ringraziare, pregare: "attività" sempre
utili, tanto più in questo clima estivo.
“La vecchia Pieve”
p.za L. Marenzio, 22f
25030 Coccaglio BS
oppure inviare messaggio di posta elettronica a [email protected]
Non possiamo dare conto di responsabilità che competono al servizio postale.
Per i residenti, qualora a causa di qualche disguido il bollettino non venisse recapitato, rimane opportuno effettuare la
segnalazione come sopra indicato, ma
è anche possibile recuperare il numero
mancante ritirandolo in sacrestia o in
fondo alla chiesa.
Buona lettura.dG
Per i collaboratori de “La vecchia Pieve”
- Il prossimo numero uscirà il 21 settembre 2014. Gli articoli, in corpo 12 e formato .doc, su dischetto o, preferibilmente,
all’indirizzo di posta elettronica (v. sotto), devono pervenire entro il 28 agosto. Non rispondiamo della mancata pubblicazione degli articoli che perverranno oltre tale data. Gli scritti, compreso lo spazio per le immagini, non devono sopravanzare
le due pagine.
La Redazione non è tenuta a dare giustificazione degli articoli che ritiene opportuno non pubblicare o, all’occorrenza,
modificare. Vengono pubblicati scritti che siano almeno frutto di una rielaborazione personale da parte di chi li presenta.
- Le immagini vanno presentate nel formato informatico loro proprio, non incorporate nei documenti di testo.
- Il materiale informatico, fotografico o di altro tipo consegnato per la pubblicazione va ritirato nell’ufficio parrocchiale
entro 10 giorni dalla pubblicazione; il mancato ritiro verrà inteso come autorizzazione alla cestinatura.
Recapito degli articoli: p.za Marenzio 22f (canonica o sacrestia-ufficio parrocchiale) - [email protected]
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Editoriale
CHIESA: COMUNITÀ IN CAMMINO
di don Roberto Soncina
dalla densa omelia che don Roberto ha pronunciato nella celebrazione per il suo ingresso come parroco a Visano, ricaviamo la
riflessione introduttiva per questo numero del nostro periodico parrocchiale. Ringrazio don Roberto per averla condivisa con noi.
(LE RIFLESSIONI FANO RIFERIMENTO ALLA PAROLA DI DIO PER LA V DOMENICA DI PASQUA – 18 MAGGIO 2014)
“Vi porterò con me, perché dove sono io siate anche voi, infatti nella casa del Padre mio vi sono molte
dimore”.
L
a prima immagine che il Vangelo ci consegna, è quella di una casa. C’è un luogo in principio a tutto, caldo e famigliare, che appartiene a tutti noi. Chiamiamo questa casa in
molti modi: comunità, Chiesa, famiglia parrocchiale: lì abita Qualcuno che ha desiderio di
noi, nostalgia di noi, che non sa immaginarsi senza di noi e ci vuole con sé […]. Illuminati dal
Vangelo ora ascoltato, tratteggiamo attraverso tre immagini come mi piacerebbe vedere la
comunità cristiana nella quale siamo chiamati a vivere insieme.
“Io sono la via”, ci dice il Signore:
A
bbiamo davanti una strada da percorrere, ed è una persona; e c’ è una casa in cui dimorare che assume i lineamenti di una tenda. Una tenda, come quella di Abramo, o come quella che accompagnava l’esodo del popolo
d’Israele verso la terra promessa, o come quella di un popolo, il nostro, che oggi percorre Cristo.
Una tenda, cioè una comunità, aperta sui quattro lati, verso ogni punto cardinale, perché ognuno possa entrare,
da qualsiasi direzione provenga, e arrivando possa conoscere attraverso di noi, la bellezza di essere accolti, senza
giudizi e senza chiusure; porto di approdo sicuro alle fatiche che la nostra vita porta con sé, ma soprattutto un
luogo nel quale scambiarci la gioia del Vangelo e mettere in comune i nostri doni in spirito di servizio.
Una comunità che assume il volto della famiglia e del suo calore, nella quale impariamo ad ascoltarci e ad ascoltare, in modo particolare i desideri dei più piccoli e dei ragazzi, delle attese educative degli adulti e del sostegno
verso gli anziani e gli infermi. Vedere la comunità così, ci apre gli occhi e il cuore alle necessità e alle attenzioni che
dobbiamo avere verso quelle persone che più hanno bisogno di amore, di conforto, di misericordia, di una parola
che rialza e che ridona dignità. Una tenda poi, capace di essere ben piantata nella terra fertile del Vangelo, docile al
soffio dello Spirito Santo e quindi in grado di ricomprendersi, di mettersi in discussione, cioè di camminare sempre al nostro fianco, pronta ad essere piantata anche là dove il cammino conosce l’aridità del deserto o il terreno
si fa duro e impervio.
Poi Gesù ricorda a Tommaso: “Io sono la Verità”
L
a Chiesa ha un cuore, ed esso è svelato nella persona di Gesù Cristo, come Roveto d’amore che mai si consuma. Come Mosè sentiamo il desiderio “di avvicinarci per vedere questo spettacolo, il miracolo di un fuoco che splende
in modo inesauribile.”
Come lui, che parlò e si fermò alla presenza di Dio, anche noi possiamo fare l’ esperienza di questa Verità incandescente. Il cristianesimo non è un sistema astratto di pensieri o un rituale scritto da recitare. E’ una storia e una
vita reale, un’esperienza da vivere: quella di Gesù, che insieme, come credenti desideriamo riscrivere con l’alfabeto
della nostra vita. E questa è la Verità che Cristo ci ha svelato: Dio è amore, e questo amore è qui, è presente! Il
Signore risorto lo ha messo a disposizione senza porci condizioni; non attende che diventiamo migliori o perfetti
per potercelo offrire. In ogni nostra comunità arde questo roveto e brucia senza consumarsi: se sostiamo alla sua
presenza, ci fa ardere il cuore e ci scalda, se guardiamo a lui siamo illuminati. La comunità cristiana trova qui,
nell’Eucarestia, celebrata insieme, amata come esperienza che ci fa uno con lui, dove ognuno offre la sua vita, le
sue gioie e speranze, quel roveto inesauribile d’amore preparato per noi. In essa e a partire da essa, con voi, vorrei
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Editoriale
trovare il senso profondo delle cose, del nostro cammino parrocchiale, delle scelte che saremo chiamati a prendere nelle nostre singole storie di uomini e di credenti e per tutta la comunità. Radunarsi attorno all’Eucarestia
è come riunirsi attorno al pranzo famigliare della domenica. Una famiglia si ritrova, si veste a festa, prepara una
mensa, dove nutrirsi e condividere. L’Eucarestia - si dice – fa la Chiesa, la edifica a partire da Cristo: così che, “se ci
avviciniamo a Lui, pietra viva, scelta e preziosa davanti a Dio, anche noi quali pietre vive siamo costruiti come edificio spirituale,
per un sacerdozio santo e per offrire doni a Lui graditi”.
Solo a partire da qui ogni nostro gesto diventa cristiano, cioè di Cristo. Solo così pensiamo come ha pensato lui,
desideriamo ciò che ha desiderato lui, scegliamo ciò che lui ha scelto, preferiamo le persone che lui preferiva.
“Io sono la vita”
O
gni vita, nasce e si sviluppa in un grembo. E’ l’ultima immagine con la quale mi piacerebbe pensare la parrocchia. La Chiesa è grembo materno, perché ci genera, ci nutre e ci fa crescere. Ci richiama al calore e alla
sicurezza che ogni bambino sente vicino a chi lo ama, nutre e protegge. Ci trasmette la vita di Dio, quella che
in noi è stata seminata nel Battesimo. Qual è infatti la cosa più seria e più grande che il cristianesimo propone
attraverso la Chiesa, se non la vita stessa di Dio in noi? Nella nostra vita, a partire da quel giorno, è stato gettato
un seme di eternità e si comprende ormai solo con la vita di Dio intrecciata alla vita degli altri. Per questo la fede
è un’esperienza che non possiamo vivere da soli. Ognuno di noi la esprime solo entrando in comunione con persone che mi richiamano ogni giorno “quanto è bello e gioioso che i fratelli vivano insieme”. Ascoltando l’esperienza che i
primi cristiani hanno fatto insieme, anche noi, possiamo toccare con mano, i prodigi che lo Spirito opera in chi ha
permesso di far esplodere la vita di Dio che scaturisce dalla Pasqua del Signore: è, né più né meno, la stessa vita che
è donata a noi. Se è vero, anche la nostra comunità è luogo in cui oggi opera il Signore e la sua potenza; si ripetono
anche per noi i prodigi che si manifestarono agli inizi della predicazione del Vangelo […].
R
icordiamoci spesso, in questo cammino, che da soli faremo poco, insieme potremo molto, ma stringendoci
al Signore, potremo tutto. E’ Lui infatti che “suscita in noi il volere e l’operare”: se sappiamo mettere con fiducia
la nostra vita nelle sue mani anche noi compiamo le sue opere, anzi, ne compiremo di più grandi: cioè vedremo
crescere la nostra comunità e in ognuno di noi splenderà quella gloria che è la gloria stessa di Gesù, perché siamo
“stirpe eletta, popolo santo di Dio, acquistato per proclamare le opere di lui che dalle tenebre ci ha chiamato alla sua luce mirabile”
[…] affinché non ci stanchiamo mai di seguire il nostro amato Signore Gesù, Via, Verità e Vita.
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Editoriale
Ai fratelli e alle sorelle di Coccaglio
La devozione al preziosismo Sangue
C
arissimi, ------------ --------------- ------------ ----------- Ridente conca
---- ------------ -verso il rifugio Flli Longo,
--luglio è il mese dedicato alla devo- in val Brembana
zione verso il Sangue di Gesù. Essa contempla un
aspetto della Passione, nella quale Gesù ha donato per noi la sua vita, affinché noi l’avessimo
in abbondanza (Gv. 10, 10). Nella Bibbia e nel
mondo semitico in genere, il sangue è la sede della
vita; quindi, il Signore, in quanto, come Agnello
immolato (Ap. 5, 6), versa il suo sangue per noi,
ci dona con esso la sua vita. Parlare del Sangue di
Cristo, come parlare del suo Corpo e del suo Cuore può sembrare linguaggio troppo realistico, ma
ciò corrisponde al realismo dell’Incarnazione:
per davvero il Figlio di Dio si è fatto uomo: carne
e sangue, come noi. Lo Spirito del Signore, attraverso queste devozioni, orienta lo sguardo del credente verso l’Unico e il
Solo, Gesù Cristo, e ce ne fa scoprire i diversi aspetti.
Perciò tali devozioni hanno influito anche sulla Liturgia: quella al Cuore di Cristo ha fatto sorgere la solennità del sacro
Cuore di Gesù, celebrata il terzo venerdì dopo Pentecoste, quella al Corpo di Cristo la solennità del Corpus Domini, di cui
ricorre il 750° anno di istituzione, quella al Sangue di Cristo ha fatto in modo che Paolo VI, riformando la Liturgia dopo il
Concilio denominasse la suddetta festa con espressione più completa di solennità del Corpo e Sangue del Signore.
Nella nostra preghiera rendiamo grazie al Signore che per noi ha donato la sua vita e, per l’azione dello Spirito Santo, soprattutto attraverso l’Eucaristia, continua a riversarla in noi. Il racconto della Cena del Signore nella liturgia eucaristica
dice che quel Sangue è sparso “per noi e per tutti in remissione dei peccati”; secondo Giovanni, il Battista indica Gesù ai discepoli come “l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo” (Gv. 1, 29). Il peccato è realtà che ci appartiene, anche se ce ne
stiamo dimenticando sempre più (ma questo non significa che esso non ci sia). Non ce ne accorgiamo, ma ci corrode dal di
dentro. È come quando un malato non vuole rendersi conto di esserlo e così lascia sempre più incancrenire la sua malattia.
Lo Spirito del Signore ci aiuti a riscoprire la bellezza della misericordia con cui Dio ci ama, la gioia del perdono che libera,
l’offerta della possibilità di guarigione interiore. Possiamo constatare gli effetti disastrosi del cuore malato, contagiato dal
peccato. Torniamo alla Confessione, carissimi; come papa Francesco ci ripete, non stanchiamoci di chiedere perdono.
L’ingresso di don Roberto, il saluto di don Andrea Ferronato
Il pomeriggio di Domenica 18 maggio, insieme al nostro diacono Francesco e a Pierino, ho partecipato a Visano, profonda
Bassa verso il Mantovano, all’ingresso di don Roberto come parroco di quella Comunità (v. pagg. 3-4). Dopo i sei anni
di ministero a Marone, i quattro a Coccaglio e i successivi cinque a Bedizzole egli si trova a vivere ora questa esperienza
nuova e stimolante. Ho visto con piacere che erano presenti anche altri Coccagliesi, oltre ai sacerdoti di Bedizzole e ai suoi
compagni di Ordinazione. La gente di Visano gli ha preparato una festosa e calorosa accoglienza. Lo accompagniamo con
la nostra preghiera e simpatia. Nel ritorno ho desiderato passare da Montichiari per conoscere, finalmente, don Andrea,
che ha rievocato alcuni suoi ricordi e ha chiesto di porgere a tutti i Coccagliesi che egli ha conosciuto il suo affettuoso saluto.
Da questa visita è, in un certo senso, nata quella che gli è stata resa dal fondatore del nostro coro Montorfano, che nacque
cinquant’anni or sono proprio su impulso di don Andrea.
Per altri spunti, rimando al sommario, a pag. 2. Buona estate a tutti.
Il Signore vi dia pace. 5
don Giovanni
Comunità in ascolto
DON PRIMO MAZZOLARI:
“profeta di Dio e dell’uomo”
C
di don Battista
ari Amici: scrivo questo articoletto la sera del 2 giugno
festa della Repubblica Italiana.
Invero ho visto ben poche bandiere tricolore garrire al vento almeno al centro del paese … neanche in Via Martiri della Libertà,
che ci ricorda il macabro eccidio
perpetrato contro valorosi giovani patrioti della Brigata Tarzan delle Fiamme Verdi (il loro
capitano era l’amico pontogliese
Tommaso Bertoli). Gli anziani
del paese e soprattutto maestri
e professori della scuola dovrebbero parlare all’attuale gioventù
di simili fatti storici!
Ecco: dal 1945, anno miliare
della Liberazione, dell’imbelle e
sanguinosa schiavitù nazi-fascista si è parlato e scritto molto
– e a dovere – di uomini, donne
e giovani che hanno lottato , e
molti anche col sacrificio della propria vita, perché l’Italia
raggiungesse il sospirato traguardo della Democrazia e cioè
“quella forma di vita morale e sociale in cui il Popolo fa le sue
scelte per il bene comune mediante libere elezioni”.
Qui, cari Amici, è pur doveroso fare memoria di molti nostri
Sacerdoti, che con il loro pensiero, la loro azione pastorale
e relativa libertà d’animo, hanno formato la coscienza della
nostra gente, sulla radice e fondamento del Vangelo di Cristo, Maestro e Salvatore.
Fin da ragazzo ho appreso da mio papà (un “popolare” della
prima ora) che vari parroci e curati bresciani, dalla mia Bassa all’alta Val Camonica, si servivano spesso degli scantinati
della canonica o di oscure mansarde per tenere lezioni democratiche insieme a vari laici competenti, per formare gruppi
clandestini con l’animo aperto a nuove realtà socialmente
nuove e libere.
Mi è caro citare anche bravissimi “religiosi” come i Padri della
Pace in Brescia. Come dimenticare padre Giulio Bevilacqua,
che lo stesso “don Gianbattista Montini”, poi Paolo VI, definiva “mio maestro”. E così il caro don Carlo Manziana, vero forgiatore di “gioventù nuova”… che finirà con alcuni suoi baldi
giovani al lager di Dacau, e che tornato in patria verrà poi eletto Vescovo di Crema dall’amico Montini divenuto Papa.
Ma stavolta, Amici, vorrei parlarvi di don Primo Mazzolari,
un validissimo prete cremonese, che come tanti altri ha
concorso ad attuare un vero
Rinnovamento cristiano e sociale … perciò libero!
Vi presenterò alcune tracce
della sua vita, a mò di asterisco.
*** Don Primo è nato a Boschetto, frazione di Cremona,
il 13 gennaio del 1890. La sua
famiglia era di estrazione contadina, che trovava sostentamento dalla poca terra lavorata da papà Luigi (= “un onesto
socialista” come lo definirà lo
stesso don Primo). Ma venendo al mondo altri figlioli – tutti in grado di mangiar pane
– il fittavolo Luigi Mazzolari
fu costretto a cercare altra
terra da coltivare. E la trovò
nel grosso borgo bassaiolo di
Verolanuova (Bs), ove arrivò proprio il giorno di San Martino (l’11 novembre del 1900), dopo aver caricato le povere
masserizie di casa sul suo carro agricolo. Cari Amici, penso a
“Batistì” del film ‘L’albero degli zoccoli’, ma soprattutto penso ai vari “San Martì” visti nella mia fanciullezza, quando vari
capi famiglia della zona cambiavano casa andando presso altre aziende agricole del paese o in altri paesi limitrofi della
bassa bresciana. Povere famiglie di “salariati e di obbligati”…
che sofferenza fra quella fitta nebbia, sperando in un avvenire
migliore.
*** Ancora giovinetto il futuro don Primo, con comprensibili sacrifici di papà Luigi, entrò nel Seminario di Cremona,
ma dovette attendere a fine teologia l’ordinazione sacerdotale perché … troppo giovane! Risulta che per un accordo fra
il suo Vescovo mons. Geremia Bonomelli (franciacortino di
Nigoline) e il Vescovo di Brescia mons. Giacinto Gaggia, don
Primo venne consacrato prete il 25 agosto del 1912 … e, guarda un po’, proprio a Verolanuova dal citato Vescovo Gaggia
… nativo di Verolanuova, in quella stupenda chiesa basilica
dove luci ed arte cantano gloria al Signore.
*** Le sue prime esperienze pastorali? = Nel servizio militare!
Sappiamo tutti che la nostra Italia era entrata in guerra contro l’Austria il 24 maggio del 1915. E si sa anche che il Santo
Padre Pio X morì di crepacuore per non aver potuto fermare
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Comunità in ascolto
le prime avvisaglie di quel tremendo conflitto che causò tante
vittime. Così don Primo, arruolato, venne destinato all’ospedale militare di Genova; ma dopo tre mesi di addestramento
fu trasferito in quello della sua Cremona … dislocato nelle
stesse aule del seminario dove si era preparato al sacerdozio.
Ma successe la tragica Ritirata di Caporetto (… quella notte
nera anche il fiume Piave pianse per il tradimento!). Allora
il giovane prete militare chiese di essere destinato come cappellano. E così col grado di tenente egli partì col reggimento
dei suoi giovani Arditi per l‘Alsazia (terra francese ai confini
con la Germania). E solo nell’agosto del 1920 venne congedato col grado di capitano. E finalmente don Primo potè realizzare quel grande sogno pratico di buon pastore in terra
diocesana.
*** Mons. Bonomelli, suo Vescovo, dapprima lo destinò a Bozzolo
(Mantova). Ma alla vigilia del primo
Natale ricevette l’ordine di trasferirsi
immediatamente a Cicognara – un
paese a quindici chilometri da Bozzolo, sull’argine del fiume Po – Come
mai? Ecco. Il parroco di Cicognara era
scappato perché violentemente beccato dalla sua popolazione per contrasti di… affitti relativi ai terreni della
parrocchia coltivati dai fittavoli locali.
Ma quel fatto, paradossalmente e per
divina provvidenza, ebbe poco a poco
una valida soluzione, rivelando il
buon senso, l’equilibrio e la carità pastorale di don Mazzolari. Fu un vero
allenamento verso i fratelli lontani, tanto rispettati e da lui
amati. E’ vero: a quella prima messa celebrata a Cicognara
erano presenti solo venti persone su mille anime. Però l’accostamento personale e familiare di quel prete amico di tutti
ebbe effetti positivi. Tanto che quando mons. Bonomelli volle unire le due parrocchie (Bozzolo e Cicognara) le cose riuscirono a creare un clima di intesa pastorale senza contrasti
di campanile.
*** E’ ora che vi parli della plurima attività di don Primo a
Bozzolo e … fuori.
Passando le ferie estive a Torri del Benaco, ho vissuto sereni
giorni con confratelli provenienti dalle varie diocesi d’Italia.
Tra questi religiosi mi è caro ricordare l’amicizia fraterna con
don Piero, primo successore come parroco di don Mazzolari.
Da questi ho raccolto notizie interessanti circa l’operato di
don Primo, che vi presento:
- Una scuola serale per agricoltura e zootecnia;
- Una nutrita biblioteca… anche se a quei tempi la maggior
parte arrivava alla quarta elementare;
- Una piscina per i ragazzi del paese, dopo che un ragazzo era
annegato nel fiume Po;
- La festa del grano finalizzata alla solennità del Corpus Domini in cui il pane degli uomini diventa il Pane di Dio;
- E così la festa dell’uva, in cui c’è il richiamo del frutto della
vite mutato in Sangue di Cristo durante la messa.
*** Don Primo, nel suo servizio pastorale, venne ostacolato
particolarmente dalle camicie nere, che erano nettamente avverse alle sue idee di libertà e di giustizia, tanto che dovette
per più mesi, perché da loro braccato, nascondersi e vivere
clandestinamente in un luogo sconosciuto, ospite del parroco di Gambara.
*** E’ doveroso risaltare la sua valida attività di predicatore
del messaggio cristiano in campo morale e sociale, quasi come profeta antesignano delle scelte pastorali divenute
linee operative coi Padri del Concilio
Vaticano II. Ci sia lecito citare, accanto a don Primo, sacerdoti che hanno
attuato un vero rinnovamento di coscienze da tanto tempo atteso: padre
David Maria Turoldo, padre Ernesto
Balducci, don Lorenzo Milani. E come
dimenticare uomini e sacerdoti di nostra terra, come don Giacomo Vender,
don Carlo Comensoli e -perché no?il nostro don Remo, che per alcune
notti respirarono l’aria della prigione
veronese, a motivo dei loro alti ideali
Don Milani
radicati nel Vangelo.
*** Ricordiamo che don Mazzolari,
come ogni vero profeta di Dio, fu un prete scomodo non
solo per gli avversari della fede in Cristo e nel Vangelo, ma
anche per alcuni conosciuti laici cattolici … e soprattutto lo
fece soffrire molto l’incomprensione di alcuni ecclesiastici:
preti e vescovi …
Vari suoi libri mandati alle stampe, come: Tra l’argine e il
bosco – Il compagno Cristo – Preti così – La più grande
avventura – il quindicinale Adesso, gli crearono contrasti di
coscienze non certo aperte a quelle periferie delle quali ci parla spesso Papa Francesco.
*** Desiderando don Primo partecipare ad una udienza del
novello Papa Roncalli, Giovanni XXIII, volle introdursi in
un gruppo di cattolici provenienti da Ravenna. Fu allora che
il Papa buono, venendo a sapere della presenza di don Primo, disse nella sua amabilità: “Coraggio don Primo, tu sei la
tromba d’argento dello Spirito Santo in terra mantovana”. I
giornalisti riferiscono di aver visto piangere questo prete scomodo, per la soddisfazione di essere stato riconosciuto un
vero prete dello Spirito.
7
Comunità in ascolto
IL DIACONO CONSACRATO AL SERVIZIO DELLA CARITÀ
diacono Francesco
La Diaconia della Carità
namento di metodi e di forme, ma nella conversione verso
la Chiesa serva e povera “sacramento di salvezza”, segno
della presenza di Dio nel mondo (LG.48, GS) e di Cristo
che continua il suo servizio di amore all’uomo.
I
l Diaconato nella sua origine si presenta come un ministero istituito prevalentemente per la carità. I dodici
convocano il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto
che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio delle
mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di
buona reputazione, pieni di spirito e di saggezza ai quali
affideremo questo incarico. Noi ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della Parola” (Atti 6,2-4). Fino al sec.
V nella Chiesa i diaconi a nome del Vescovo, avevano cura
dei contatti umani necessari per costruire e animare nella Chiesa il servizio di Cristo che lava i piedi ai fratelli. La
carità era intesa principalmente come assistenza ai poveri,
compivano questo ministero, attraverso contatti personali
e capillari, facendo scaturire dall’Eucarestia, culmine e fonte di tutto il servizio cristiano. Dall’inizio del sec. V all’opera dei diaconi gradatamente si sostituisce un’assistenza
istituzionalizzata, alla quale i diaconi restano estranei. Ai
diaconi resta la funzione liturgica che, distaccata dalla carità, si riduce a ritualismo esteriore. Questo porta in occidente alla scomparsa del diaconato permanente. Il diaconato sussiste solo come gradino di accesso al ministero
presbiterale. Il Vat. II ha individuato nel servizio ai poveri
e ai sofferenti, come sequela di Cristo, il valore centrale per
un vero rinnovamento della Chiesa, non sta in un aggior-
L
eggiamo nella “Lumen Gentium” n° 8 “come Cristo inviato dal Padre” a portare la buona novella ai poveri e a
guarire quelli che hanno il cuore contrito (Lc 4,18) a cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 4,18) a cercare e salvare
ciò che era perduto (Lc 19,10) così pure la Chiesa circonda
d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferente l’“immagine
del suo Fondatore, povero e sofferente, si premura di sollevare l’indigenza e in loro intende servire a Cristo”.
P
aolo VI nel discorso di chiusura della 4° sessione del
Vat. II (7.12.65) specifica ulteriormente questo servizio
che la Chiesa è chiamata a rendere al mondo. La Chiesa si
propone di servire l’uomo in ogni sua condizione e ogni
sua necessità per invitarlo a trovare quel Dio dal quale allontanarsi è cadere, al quale rivolgersi e risorgere, nel quale rimanere e stare saldi, al quale ritornare è rinascere, nel
quale abitare è vivere (S. Ag). In questo contesto rinasce il
diaconato permanente come “segno sacramentale” della
diaconia della Chiesa, viene nuovamente evidenziata la dimensione caritativa del ministero diaconale. Il diacono è
consacrato per la carità.
Lago di Bos in val Salarno
(Saviore - val Camonica)
8
Comunità in ascolto
(71)
a cura di don Giovanni
PREGHIERA MARIANA A FAVORE
DELLE FAMIGLIE VERSO
IL SINODO STRAORDINARIO
DI OTTOBRE 2014
come sotto una tenda
innalzata in seno alla Chiesa militante
affinché, guidati dalla tua luce
e accesi dal tuo amore
possiamo felicemente attraversare
il deserto periglioso di questo mondo
e giungere alla terra promessa
dell’umanità da te redenta,
il paradiso della vita celeste e immortale.
Maria Santissima,
ancella di pace e maestra di comunione,
con fiducia di figli ci rivolgiamo alla tua materna
protezione,
per le nostre famiglie e per il cammino della Chiesa
universale.
Insieme al tuo sposo Giuseppe,
insegnaci a custodire il tesoro della vita familiare:
il matrimonio come fondamento e strada di santità,
la gioia di essere papà e mamma,
la libertà di vivere da figli di Dio.
E dove la tristezza, la separazione e il dolore
dipingono di fatica le pareti delle nostre case,
intercedi presso il tuo amato Figlio,
per rinnovare i suoi mirabili doni:
speranza incrollabile e gioia senza fine.
Amen.
San Giovanni XXIII
Il tempo libero di cui molti possono godere in questo periodo può
essere occasione per alimentare o ritrovare la buona abitudine della
preghiera che apre e chiude la giornata; alle preghiere tradizionali
che già conosciamo possiamo, talora, sostituire o affiancare quelle
che di seguito proponiamo.
Tu ci attiri
preghiera del mattino
Ci attiri a te con tutto quello che sei,
Gesù nostro Signore,
tu che sei il nostro Dio, la nostra luce
il nostro Salvatore.
Ci attiri a te per quello che ci dici
Da papa Giovanni questa preghiera di adorazione all’Eucaristia,
in vista del mese del preziosismo Sangue e anche per le nostre
visite al tabernacolo per visitare il quale, nella nostra o in altre
chiese, potremo forse avere o sapremo inventare più numerose
occasioni.
DIVINO REDENTORE
Divino Redentore,
che quotidianamente sui nostri altari
offri all’Eterno Padre
per la vita del mondo
il sacrificio del Corpo e del Sangue tuo,
salva il genere umano
dal pericolo della morte.
Salva gli uomini,
specialmente dalla morte che è più da temere,
da quella spirituale,
alla quale tanti sono esposti
e miseramente soggiacciono.
Fa’ che noi sempre più
abbiamo fame e sete dite,
vivente nel Tabernacolo
Scorcio estivo sulla
Val Goglio (val Seriana)
9
Comunità in ascolto
nel tuo Vangelo,
per quello che lo Spirito Santo ci fa gustare,
comprendere,
del tuo messaggio unico.
Ci attiri a te, noi che siamo così poveri
e così deboli peccatori,
con la tua misericordia e con la tua benevolenza
per tutte le nostre miserie.
Ci attiri a te con la serenità,
con la pace che irradia la tua presenza
e che calma le nostre paure
e le nostre agitazioni.
Ci attiri a te con la mano
che ci offre salute e guarigione,
con il cuore che ci apre
un abisso infinito d’amore e di bontà.
Il periodo estivo, ricco di ricorrenze mariane, ha al suo centro
la solennità dell’assunzione di Maria, per la quale presentiamo
questa preghiera di papa Giovanni Paolo.
Ti sentiamo vicina
Oggi, nella solennità della tua Assunzione,
o Maria,
volgiamo lo sguardo verso Te,
«Piena di grazia»,
Vergine che ci indichi il cielo,
la mèta a cui siamo tutti incamminati.
Ti presenti in questo giorno
come «nuova creatura»,
che, ai piedi della Croce,
quando sembrava che trionfasse la morte,
hai «creduto nell’adempimento
delle parole del Signore» (Lc. 1, 45)
ed hai raccolto la promessa della resurrezione.
Jean Galot S.J.
Fa salire la mia offerta
preghiera della sera
Ti sentiamo vicina, Madre dei redenti,
che insegni a superare ogni turbamento;
che conforti il popolo di Dio
nella quotidiana lotta contro
il «principe di questo mondo» (Gv. 12, 31),
pronto a sradicare dai cuori
il senso di gratitudine e di rispetto
per l’originale e straordinario dono divino
che è la vita dell’uomo.
La mia offerta è così breve,
così presto finita
che, lasciata alle mie mani, non può salire,
arrivare al suo termine per raggiungere il Padre.
Ispirala
portala tu,
Spirito Santo,
il cui ardore può comunicarsi
anche alle braccia stanche
che cercano di offrire,
Tu puoi tutto riparare,
tu puoi tutto trasformare,
e poi tutto riempire
di questo immenso amore
che hai la missione
di diffondere nei nostri cuori.
Vieni a formare nel mio cuore
questo slancio dell’offerta
che vorrei, che possa impadronirsi
di questo giorno che finisce,
per farlo sopravvivere,
Metti la tua forza divina e la tua eternità
nel fragile dono di questa umile giornata
al fine di introdurla nel seno stesso di Dio.
Tu ci precedi, Vergine celeste,
nel nostro pellegrinaggio di fede.
Sostieni, o Maria, la nostra speranza;
incoraggia la Chiesa a proseguire
sulla via della fedeltà al suo Signore,
fidando unicamente
nella potenza redentrice della santa Croce.
San Giovanni Paolo II
Per la contemplazione, invitiamo a soffermarsi sulla prima
domanda del “Padre nostro”: “sia santificato il tuo nome".
Il tuo nome vive in noi!
Jean Galot S.J.
Il tuo nome vive in noi, nome unico, Padre!
Vogliamo chiamarti non soltanto Dio,
10
Comunità in ascolto
non soltanto Signore,
né solo Maestro e Creatore,
ma col tuo primo nome,
il tuo nome di Padre.
Pronunciando questo nome,
è anche questo amore che vorremmo offrirti,
come Gesù stesso.
Vivendo in noi,
che questo nome, prenda la nostra anima
in uno slancio profondo che ci unisca a te!
Ripetendo questo nome,
che possiamo esprimere la sincera felicità
di essere veri figli di Dio,
e di avere la più intima unione con te!
Che questo nome manifesti una immensa speranza,
quella dell’universo unito per sempre
in una gioia senza fine nel tuo amore di Padre!
Prima della venuta di Cristo,
eri stato invocato sotto il nome di Altissimo,
come l’Onnipotente.
Dalle labbra di Gesù
abbiamo raccolto il tuo vero nome
nel segreto divino:
Abbà,
nome col quale il bimbo conosce suo padre,
nome familiare, colmo d’amore filiale.
Jean Galot S.J.
Alassio al crepuscolo
11
Comunità in ascolto
IN CAMMINO CON...
S. Francesco di Sales - 22
Continuiamo la lettura dell’ “Introduzione alla vita devota” di s. Francesco di Sales, opera
nota anche con il nome di Filotea.
Affinché la lettura delle riflessioni e dei suggerimenti del Santo sia meditata e non frettolosa,
ne viene suggerita una cadenza mensile.
Il linguaggio, naturalmente, è quello dell’epoca dell’Autore; nella forma espressiva, non
sempre conforme al nostro linguaggio di oggi, occorre trovare la sostanza.
agosto - Capitolo XVII
L'AMICIZIA E, PRIMA DI TUTTO, LA
CATTIVA E LA FRIVOLA
L
'amore occupa il primo posto tra
le passioni dell'anima: è il re di
tutti i movimenti del cuore, fa convergere tutto a sé e ci rende simili a
ciò che amiamo. Fa attenzione, Filotea, a non amare cose cattive: saresti
irrimediabilmente e subito cattiva
anche tu! […]
Di norma è impossibile che l'amicizia
non ci faccia partecipare delle qualità
della persona amata.
S
i può amare senza essere riamati;
in tal caso c'è amore, ma non amicizia, perché l'amicizia è un amore ricambiato. Se non è ricambiato non è
amicizia […].
In più coloro che si amano, devono
avere qualche bene in comune a base
della loro amicizia […]: se si tratta di
beni falsi e vani, l'amicizia è falsa e
vana; se si tratta di beni veri, l'amicizia è vera; e migliori saranno i beni,
migliore sarà l'amicizia. Infatti, allo
stesso modo che il miele raccolto dalle gemme dei fiori più deliziosi è il
migliore, così l'amore fondato sullo
scambio di un bene squisito è ottimo.
Esiste in Eraclea del Ponto un genere di miele velenoso, che fa impazzire
coloro che ne mangiano. È velenoso
perché viene raccolto dalla pianta
dell'aconito, presente in abbondanza
in quella regione. Lo stesso è dell'amicizia fondata sullo scambio di beni
vuoti e viziosi: risulterà totalmente
falsa e cattiva […].
L'amicizia fondata sullo scambio del
piacere dei sensi è grossolana e non
merita il nome di amicizia; così pure
quella fondata su virtù frivole e inutili, perché sono virtù che dipendono
dai sensi […].
agosto - Capitolo XVIII
LE PASSIONCELLE (I FLIRTS)
uando queste allegre amicizie
hanno luogo tra persone di diverso sesso, senza alcuna intenzione
di giungere al matrimonio, si chiamano passioncelle; sono soltanto aborti,
o meglio ancora, fantasie di amicizie;
ma non si deve dare loro il nome di
amicizie o di amori perché sono vuote e senza senso. Cionondimeno i
cuori degli uomini e delle donne vi rimangono catturati e si impegolano e
si allacciano tra di loro in affetti vani
e leggeri […]. Simili amicizie sono cattive, folli e vane:
cattive, perché vengono e finiscono
nel peccato della carne; rubano l'amore, e di conseguenza anche il cuore, a Dio, alla moglie, al marito, a chi
era dovuto; folli perché non hanno
basi, né motivazioni serie; vane, perché non recano alcuna utilità, nessun
onore, nessuna gioia. Al contrario,
ci fanno perdere tempo, offuscano
l'onore, e non offrono alcun piacere,
a meno che non si voglia chiamare
piacere l'ansia di attendere e sperare,
senza sapere né quello che si vuole, né
che cosa si attende […].
Q
12
Il noce reca molto danno ai campi e
alle vigne in cui è piantato, perché è
grande ed assorbe tutte le sostanze
della terra, che così non riesce a nutrire anche le altre piante; il suo fogliame è così folto che fa un'ombra grande e spessa. Per di più attira i passanti
che, per prenderne i frutti rovinano e
calpestano tutt'intorno.
Queste passioncelle producono danni
simili all'anima; l'occupano talmente e condizionano così potentemente i suoi movimenti, che essa non è
più disponibile per alcun'altra opera
buona; le foglie, ossia i chiacchiericci, i divertimento e i corteggiamenti
sono così frequenti che non lasciano
spazio; infine attirano così numerose
le tentazioni, le distrazioni, i sospetti
e tutto ciò che vi si accompagna, sicché il cuore ne è rovinato e calpestato.
In breve, queste passioncelle, non
solo allontanano l'amore celeste, ma
anche il timore di Dio; prostrano lo
spirito, indeboliscono il buon nome.
In una parola è il giocattolo delle corti, ma la peste dei cuori!
setttembre - Capitolo XIX
LE VERE AMICIZIE
ma tutti, Filotea, con un grande
amore di carità, ma legati con
un rapporto di amicizia soltanto con
coloro che possono operare con te
uno scambio di cose virtuose. Più le
virtù saranno valide, più l'amicizia
sarà perfetta.
A
Comunità in ascolto
Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza
dubbio, molto lodevole; più ancora se
il campo sarà quello delle virtù, come
la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.
Ma se questo scambio avverrà nel
campo della carità, della devozione,
della perfezione cristiana, allora sì,
che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio,
ottima perché tende a Dio, ottima
perché il suo legame è Dio, ottima
perché sarà eterna in Dio. È bello
poter amare sulla tetra come si ama
in cielo, e imparare a volersi bene in
questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui
del semplice amore di carità, perché
quello dobbiamo averlo per tutti gli
uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre
o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano
realmente un solo spirito. A ragione
quelle anime felici possono cantare:
Com'è bello e piacevole per i fratelli
abitare insieme. Ed è vero, perché il
delizioso balsamo della devozione si
effonde da un cuore all'altro con una
comunicazione ininterrotta, di modo
che si può veramente dire che Dio ha
effuso la sua benedizione e la sua vita
su simile amicizia per i secoli dei secoli. Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa e i loro legami anelli
di vetro e di giaietto, a confronto del
legame della devozione che è tutta di
oro fino. Non stringere amicizie di
altro genere; intendo dire quelle che
dipendono da te. Non devi lasciar
cadere, né disprezzare quelle che la
natura e i doveri precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle con
i parenti, i soci, i benefattori, i vicini
e altri; ripeto, mi riferisco a quelle che
tu scegli liberamente di persona […].
Coloro che camminano in piano
non hanno bisogno di prendersi per
mano, ma coloro che si trovano in un
cammino scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare
con maggiore sicurezza […].
È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che
Nostro Signore nutrisse
un'amicizia più tenera e
personale per Giovanni,
Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura.
Sappiamo che S. Pietro
aveva una predilezione
per Marco e per Santa
Petronilla; S. Paolo per
S. Timoteo e S. Tecla. S.
Gregorio di Nazianzo si
gloria cento volte dell'amicizia che
aveva per S. Basilio e così la descrive:
" Si aveva l'impressione che in noi
due ci fosse una sola anima con due
corpi. È vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto
è in tutto; tuttavia è vero che tutti e
due eravamo in ciascuno e ciascuno
nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i programmi della nostra vita alle
speranze future; questo era il modo
di uscire da questa terra mortale, prima di morire". S. Agostino dice che S.
Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù che ammirava in
lei, ed ella gli voleva bene come a un
angelo di Dio. S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i
più grandi Servi di Dio hanno avuto
amicizie personali senza pregiudizio
per la loro perfezione. S. Paolo, rimproverando ai Gentili il disordine
morale della vita, li accusa di essere
gente senza affetto, ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come
del resto tutti i buoni filosofi, dice
che l'amicizia è una virtù: certamente
parla dell'amicizia personale perché,
dice, la vera amicizia non può essere
estesa a molte persone.
La perfezione dunque, non consiste
nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.
Il lago d'Idro a
Ponte Caffaro
13
Comunità in ascolto
L’ANNUNCIO DEL REGNO - 2
di Antonio Corsini
P
er comunicare, testimoniare, insegnare Gesù utilizza varie forme: il dialogo, la parabola, i miracoli
e prodigi. Ma non solo: sicuramente
a secondo degli interlocutori parlava
in aramaico, l’ebraico o greco. L’aramaico, la lingua usata dal popolo,
per il commento e la spiegazione della Scrittura e per la comunicazione
nella vita quotidiana, per parlare con
i suoi discepoli; l’ebraico, la lingua
utilizzata negli ambienti colti, per la
lettura della Scrittura nella sinagoga
ed eventualmente per le dispute con i
maestri di Israele, scribi e dottori della legge; il greco, la lingua internazionale del tempo, quanto basta almeno
per comunicare con i rappresentanti
delle autorità romane.
La missione di Gesù si compie attraverso gesti e parole che, in forme e
sotto aspetti diversi, svelano l’avvento del Regno che in Gesù si è fatto
presente nella storia e “provocano”
la fede di chi ne è testimone. […] La
gente sente parlare e vede agire Gesù
in un modo tutto particolare, diversamente dagli altri rabbini, tanto che
gli attribuisce il potere esclusivo di
Dio e ne prova stupore. Durante tutta la predicazione la gente comune sa
stupirsi di Gesù, ma non altrettanto
gli scribi e i farisei: per loro non esiste
la novità, ma tutto è ovvio e risaputo.
Di modo che Gesù, che è la vera novità, non può far breccia nei loro cuori
induriti.
stica forma di discorso di Gesù, che
esprime in modo figurato messaggi
fondamentali della sua predicazione. Il contenuto delle parabole deriva
dall'ambiente familiare all'ascoltatore di Gesù, in parte dalla vita della
natura (parabole del seminatore, del
grano e della zizzania, della pecora
smarrita, della vigna e dei vignaiuoli...), in parte dalle varie condizioni
sociali (i due debitori, l'amministratore disonesto, il servo fidato, etc.).
L
a forma della parabola consente
di proporre indirettamente una
verità senza enunciarla a chiare lettere. Proprio per questo essa è particolarmente indicata per parlare di
quell’avvenimento misterioso che
Gesù annuncia – l’avvento del regno
di Dio –, che per natura sua non consente una descrizione chiara ed esaustiva e sfugge a ogni tentativo di delinearne con precisione i contorni.
Le parabole sono uno strumento di
Scorcio sulla Presolana da
Vilminore di Scalve
P
er parlare del mistero del regno
di Dio alle genti Gesù utilizza il
linguaggio delle PARABOLE: "Senza
parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni
cosa" (Mc 4,34). Nei vangeli sinottici "parabola" indica una caratteri14
dialogo. Gesù vi ricorre per provocare
un cambiamento di posizione: condurre cioè gli ascoltatori da un modo
di vedere a un altro, dal loro modo di
pensare al suo. Il carattere solo allusivo della parabola costringe l’ascoltatore a una riflessione personale, perché ne possa comprendere il senso;
costringe l’ascoltatore, quanto meno,
a interrogare ancora Gesù, perché
egli stesso illumini il cammino ulteriore, ed a interrogarsi a riguardo
dell’argomento trattato; a prendere
una posizione personale. In rapporto
a questo cammino gli ascoltatori di
Gesù si dividono e lo fanno in base
alla disponibilità o meno a procedere oltre. Per comprendere le parabole
occorre essere disposti a convertirsi.
Per questo egli propone parabole nelle occasioni più diverse e per esprimere molteplici aspetti del suo unico
messaggio, entrare nel Regno. Con
esse egli invita al banchetto del Regno (Mt 22, 1-14), ma chiede anche
Comunità in ascolto
una scelta radicale: per acquistare il
Regno, è necessario "vendere" tutto
(Mt. 13, 44-45); le parole non bastano, occorrono i fatti (Mt. 21, 28-32).
Le parabole sono come specchi per
l'uomo, chi ascolta la Parola è come
un terreno arido o come un terreno
buono ( Mt 13,3-9)? Che uso fa dei
talenti ricevuti ( Mt 25,14-30)? Al
centro delle parabole stanno velatamente Gesù e la presenza del Regno
in questo mondo. Occorre entrare
nel Regno, cioè diventare discepoli
di Cristo per "conoscere i misteri del
regno dei cieli" (Mt 13,11). Per coloro che rimangono "fuori" (Mc 4,11),
tutto resta velato (Mt 13,10-15; Mc
4,10-12; Lc 8,9-10). Racconta che il regno di Dio è come il seme che, sparso
per la campagna, è preda di uccelli, è
calpestato dai passanti, è impedito di
crescere da pietre e rovi selvatici. Ma
tutto questo non impedisce che la
piccola parte di seme caduto nel terreno buono dia frutto, un frutto tale
da compensare abbondantemente il
molto seme perduto (Mc 4,1-20). La
presenza del regno di Dio deve essere
paragonata a un seme, piccolo e trascurabile, quasi dimenticato nel seno
della terra, eppure attivo e destinato a
produrre frutto, secondo tempi fissati da Dio, al di là dello zelo dell’uomo
e delle sue possibilità di accelerarne o
ritardarne lo sviluppo: "Dorma o vegli,
di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce" (Mc 4,27).
I
l regno di Dio è paragonabile a un
granello di senape (Mc 4,30-32):
un seme talmente piccolo da sembrare trascurabile, come appunto sembra trascurabile il ministero di Gesù,
un ministero che suscita sconcerto
vista la modestia delle sue apparenze
e la grandiosità delle sue pretese. E
tuttavia il Regno, che è davvero realtà
grandiosa, è presente in questo piccolo seme, cioè nella vita e nella predicazione di Gesù, come lo sarà poi
nella predicazione e nella vita della
comunità cristiana. La presenza del
Regno in mezzo agli uomini – che si
identifica con la presenza di Gesù – è
per il momento come un pizzico di
lievito nell’impasto, prima che esso
fermenti: nulla è cambiato apparentemente, tutto sembra continuare
come prima, e tuttavia occorre credere che tutto cambierà. Quando e
come, solo Dio lo sa (Mt 13,33). La
parabola del grano e della zizzania
(Mt. 13, 24-30) è rivolta a tutti coloro
che si scandalizzano della pazienza
di Dio, del suo modo di agire stranamente tollerante. Dio non dovrebbe
governare il mondo e instaurare il
suo regno con criteri più netti? Al
tempo di Gesù c’era il movimento fariseo, che pretendeva essere il popolo
santo, separato dalla moltitudine dei
peccatori. E c’erano gruppi di uomini, simili a monaci, che si ritiravano
nella solitudine del deserto a vivere
in rigida santità, rifiutando tutti coloro che erano ritenuti impuri, che
annunciavano il Messia come colui
che avrebbe – finalmente! – separato
il grano e la pula (Mt 3,12). Gesù viene e sembra fare il contrario. Non si
separa dai peccatori ma cerca la loro
compagnia, non li abbandona ma li
perdona. Si comprende a questo punto tutta la forza polemica della parabola. C’è un netto contrasto fra la politica di Dio – paziente e tollerante – e
l’intollerante rigidezza dei molti suoi
servi. Con il suo agire di tolleranza
e di perdono Gesù, vuole mostrare
a tutti come Dio costruisce il suo
regno, come Dio agisce diversamente dai nostri schemi, Egli è il Padre
misericordioso che corre incontro al
figlio pentito che ritorna da Lui (Lc
15
15,11-32). Gesù, però, non è insensibile al desiderio dei suoi discepoli di
comprendere le sue parole e “in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni
cosa”. Non importa se per ora essi
non sono in grado di comprenderne
il significato; quando manderà su di
loro lo Spirito essi comprenderanno
a pieno i suoi insegnamenti tanto da
darne testimonianza fino al martirio.
Per la vita
A
nche oggi, attraverso le parabole, Gesù è vero maestro della sua
Chiesa, ancor oggi le parabole provocano quella situazione, quell’interrogativo che chiama alla decisione,
come si è detto sopra. Per tali motivi
le parabole appartengono, oggi come
ieri e come domani, al contenuto essenziale della catechesi di una Chiesa
che ama i suoi figli e li vuole guidare
in un cammino di fede che li porta a
vivere nel regno di Dio. Fondamentale per la nostra vita è conoscere,
approfondire e interrogarci attraverso queste che non sono storielle
o racconti per bambini o adulti in
cerca di facili emozioni ma un invito
concreto di Gesù a guardarci dentro
e rispondere sinceramente al suo invito a divenire o meno suoi amici. La
sua amicizia non passa per la sequela di regole o leggi eseguite magari
per paura o con l’intento di “conquistare” Dio, di accaparrarsi la sua
condiscendenza e riconoscenza, ma
nell’aderire liberamente al suo amore; tutto viene poi di conseguenza,
grazie l’agire fecondo dello Spirito
Santo e attraverso l’opera e la testimonianza della sua Chiesa. Tutto
questo porta a vivere nel Regno di
Dio già ora anche se ancora in forma imperfetta e poi nella perfezione
dell’amore nel tempo di Dio.
Comunità in cammino
Vita12della
Comunità
maggio - 28 giugno 2014
Sono figli di Dio, con il Battesimo:
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Lenza Aurora
da Maurizio e Lazzaroni Sara
Zani Marco
da Aldo e Massetti Roberta
Boglioni Irene
da Cristian e Plebani Claudia
Bacchetti Giulia
da Attilio e Niculita Natalia
Vianelli Andrea
da Mauro e Bosis Alessandra
Battaglia Camilla
da Paolo e Latorraca Chiara
Astori Petra
da Enrico e Bianchetti Monica
Coluccio Nicola
da Antonio e Ferrari Roberta
Marchi Giovanni
da Thomas e Bulgari Daniela
Caldara Adele Giulietta
da Giuseppe e Rossi federica
b. 25 maggio
b. 25 maggio
b. 25 maggio
b. I giugno, Ascensione
b. I giugno, Ascensione
b. I giugno, Ascensione
b. 7 giugno, Veglia di Pentecoste
b. 7 giugno, Veglia di Pentecoste
b. 7 giugno, Veglia di Pentecoste
b. 7 giugno, Veglia di Pentecoste
Il Battesimo, nei prossimi mesi, sarà celebrato la prima (11.20) e la terza (16.30) Domenica di agosto e settembre; la prima
e la terza (16.00) Domenica di ottobre; il I novembre nella Messa delle 10.30; la terza Domenica di novembre (16.00)
Il nostro rallegramento a tutte queste famiglia, in particolare a quella di Aldo Zani, collaboratore della Parrocchia, per la nascita ed il
Battesimo del piccolo Marco; a Thomas e a Daniela già collaboratori dell’Oratorio e tuttora della Parrocchia, ai congiunti di lei, collaboratori di Oratorio e Parrocchia, per la nascita e il Battesimo del piccolo Giovanni.
Hanno consacrato il loro amore davanti all’altare del Signore:
2 Metelli Cristian e Cassese Luisa
il 24 maggio
Ronchi Stefano e Savignano Michela il 6 giugno, a Erbusco
3 Pedrocca Fabio e Di Tullio Veronica il 21 giugno
Le nostre felicitazioni ai
novelli Sposi, in particolare
a Stefano, già educatore nel
nostro Oratorio.
Ci hanno preceduto nell’eternità:
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Pizza Antonio, di anni 35
m. 17 febbraio, funerato e sepolto in altra local.
Delaidini Guido, di anni 86
m. 6 aprile, funerato e sepolto a S. Andrea
Parravicini Augusto, di anni 89
m. 12 maggio, funerato a Chiari, sepolto a Cocc.
Calabria Alessandra Roberta, di anni 37 m. 19 maggio
Bonaccorsi Matteo, di anni 41
m. 24 maggio
Omodei Carlo, di anni 72
m. 24 maggio
Giugno Pietro, di anni 83
m. I giugno
Grella Maria Concetta, di anni 83
m. 12 giugno
Compiani Roberto, di anni 86
m. 19 giugno
Tralasciato per involontaria dimenticanza durante il funerale, a nome dei familiari si esprime il ringraziamento sentito e commosso a tutti coloro che
hanno manifestato vicinanza, solidarietà e amicizia nella dolorosa esperienza della morte di Matteo.
Un ricordo particolare anche da parte nostra per lui che, a suo tempo, fu collaboratore dell’Oratorio come educatore, in quanto capo scout.
16
Comunità in cammino
Calendario liturgico - pastorale
LUGLIO
Variazioni all’orario delle celebrazioni nei mesi di luglio e agosto:
1) la Domenica la preghiera pomeridiana è, normalmente, sospesa; in alcune circostanze
è tenuta alle 17.30
2) la celebrazione eucaristica feriale (da lunedì a venerdì) delle 16.30 è sospesa
3) fino alla fine di agosto viene celebrata la s. Messa nel cimitero alle 20.30 ogni mercoledì
4) nei soli venerdì di luglio è celebrata la Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano alle 20.30
6 - Domenica XIV del Tempo ordinario
Gesù disse: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt. 11, 28)
ore 10.30 S. Messa animata dai ragazzi del GREST
ore 17.30 adorazione eucaristica al Sangue di Cristo
9 - mercoledì
ore 20.30 s. Messa nel cimitero
11 - venerdì
s. Benedetto, abate e patrono d’Europa - festa
ore 20.30 s. Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano
ore 20.30
nel Focolare, festa conclusiva del GREST
13 - Domenica XV del Tempo Ordinario
Gesù disse: “Ecco, il seminatore uscì a seminare... una parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il
sessanta, dove il trenta ” (Mt 13, 3.8)
15 - martedì
iniziano i Campi estivi a Alone di Casto (val Sabbia) per i fanciulli e poi a Malonno (val Camonica)
per i ragazzi
16 - mercoledì ore 20.30
s. Messa nel cimitero
18 - venerdì
ore 20.30
s. Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano
20 - Domenica XVI del Tempo Ordinario
Gesù disse: “Il regno dei cieli si può paragonare al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina
perché tutta si fermenti” (Mt 13, 33)
ore 16.30
22 - martedì
23 - mercoledì
ore 20.30
25 - venerdì
ore 20.30
26 - sabato
celebrazione comunitaria del Battesimo
s. Maria Maddalena, discepola del Signore e prima testimone della Risurrezione - mem.
s. BRIGIDA DI SVEZIA, religiosa e compatrona d’Europa - festa
s. Messa nel cimitero
s. GIACOMO il Maggiore, apostolo - festa
s. Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano
ss. Gioacchino ed Anna, genitori della B.V. Maria - memoria
Venticinquesimo anniversario della morte del compianto vescovo di Brescia mons. Luigi
Morstabilini (v. pagg. x-y): lo ricordiamo nella preghiera
27 - Domenica XVII del tempo ordinario
Gesù disse: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va,
pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo” (Mt 13, 44)
29 - martedì
30 - mercoledì ore 20.30
(beata Maria Maddalena Martinengo, vergine bresciana)
s. Marta, discepola ed ospite del Signore - memoria
s. Messa nel cimitero
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Comunità in cammino
AGOSTO
Primo del mese, dedicato alla devozione al sacro Cuore
s. Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano
2 - sabato
Primo del mese, dedicato alla devozione verso la B.V. Maria
A mezzogiorno si apre il tempo per l’acquisizione dell’indulgenza plenaria del “Perdon
d’Assisi”, fino a tutto domani (v. pag. xx); alle ore 17.00 è presente il confessore forestiero
3 - Domenica XVIII del tempo ordinario
Tutti mangiarono e furono saziati e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato
erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini (Mt 14, 20.21)
ore 11.20
celebrazione comunitaria del Battesimo
5 - martedì
Dedicazione della Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore in Roma, la più antica chiesa
dedicata, in Occidente, alla B.V. Maria - memoria facoltativa a noi cara, in quanto ricorre
la festa della Madonna della Neve, presso il santuario della nostra Zona, ad Adro
6 - mercoledì
TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE - festa
Anniversario della morte del Servo di Dio Paolo VI, papa bresciano (1978)
ore 20.30
s. Messa nel cimitero
7 - giovedì
Ricorre il primo giovedì del mese: giornata parrocchiale di preghiera per le vocazioni;
dopo la Messa delle ore 9.00 fino alle 11.00 nella parrocchiale esposizione del ss.
Sacramento
9 - sabato
S. TERESA B. DELLA CROCE (Edith Stein), religiosa e compatrona d’Europa - festa
1 - venerdì
ore 20.30
10 - Domenica XIX del tempo ordinario
Pietro cominciò ad affondare e gridò:“Signore, salvami!”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di
poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14, 30-31)
(S. LORENZO, diacono e martire)
ore 9.00 s. Messa per gli Agricoltori, in prossimità della memoria dei ss. Fermo e Rustico
12 - martedì
s. Ercolano, vescovo e patrono della riviera gardesana bresciana - memoria
13 - mercoledì ore 20.30
s. Messa nel cimitero
ASSUNZIONE della BEATA VERGINE MARIA - solennità
Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti... e come tutti muoiono in
Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo,
che è la primizia (1Cor. 15, 20.22.23)
giovedì 14 ore 18.00
Messa festiva vigilare dell’Assunzione di Maria
ore 19.00
nella chiesetta di s. Rocco (via Cavour), Primi Vespri; apertura
della festa di s. Rocco; domani orario festivo delle celebrazioni
Venerdì 15 ore 9.00
s. Messa solenne
ore 17.30
canto del Vespro e benedizione eucaristica; segue la Messa
ore 19.00
s. rosario meditato nella chiesetta di s. Rocco (Oratorio “Maria
Tonelli”)
16 - sabato S. Rocco, memoria devozionale, solennità per la diaconia S. Maria in S. Rocco
ore 18.00
s. Messa (prefestiva di domani) nella chiesa dell’Oratorio femminile. Segue la
processione in onore di s. Rocco (via Cavour, via S. Rocco, via Vittorio Emanuele II,
largo Garibaldi, via Maroncelli, via Tonelli, via Cavour)
17 - Domenica XX del Tempo ordinario
Gesù disse (alla donna siro-fenicia): “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita” (Mt 15, 28)
18
Comunità in cammino
ore 16.30
celebrazione comunitaria del Battesimo
in serata
presso l’oratorio “Maria Tonelli” continua la festa di s. Rocco
20 - mercoledì ore 20.30
s. Messa nel cimitero
24 - Domenica XXI del tempo ordinario
Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché
né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16, 16.17)
(S. BARTOLOMEO, apostolo)
ore 16.30 celebrazione comunitaria del Battesimo
27 - mercoledì
s. Monica, madre di s. Agostino - memoria
ore 20.30
si concludono le celebrazioni estive della s. Messa nel cimitero
28 - giovedì
s. Agostino, vescovo e dottore della Chiesa, uno dei quattro grandi Padri della Chiesa
d’Occidente o Latina - memoria
29 - venerdì
Martirio di s. Giovanni Battista - memoria
le ss. Messe (8.00 e 9.00) vengono celebrate in Pieve
31 - Domenica XXII del tempo ordinario
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua” (Mt 16, 24)
inizia la novena a Maria Nascente
Settembre
3 - mecoledì
4 - giovedì
ore 18.00
ore 15.30
ore 18.00
ore 20.30
Orario delle celebrazioni pomeridiane feriali nel mese di settembre:
la celebrazione della Messa feriale pomeridiana viene effettuata secondo il seguente
orario e calendario settimanale
1) il lunedì e il martedì alle 16.30 in Pieve (eccetto martedì 30)
2) il mercoledì alle 18.00 nelle chiese sussidiarie (v. il calendario a pag. xx)
3) il giovedì alle 18.00 in S. Pietro
4) il venerdì alle 18.00 in S. Rita/S.Floriano
s. Gregorio magno, papa - mem. è uno dei quattro grandi Padri della Chiesa d’Occidente o Latina
s. Messa nella chiesetta della Conversione di s. Paolo, apostolo - via Lumetti
beato Guala, vescovo di Brescia - memoria facoltativa
Ricorre il primo giovedì del mese: giornata parrocchiale di preghiera per le vocazioni;
dopo la Messa delle ore 9.00 fino alle 11.00 nella parrocchiale, dalle 20.30 alle 21.30
nella chiesetta dell’Oratorio femminile, esposizione del ss. Sacramento; la sera, la preghiera è caratterizzata anche dalla preghiera per le famiglie in situazione di difficoltà e
irregolarità (separazione, nuova unione dopo il divorzio, ecc.)
sacramento della Riconciliazione per i fanciulli e i ragazzi
s. Messa in S. Pietro
Nel Focolare, S. Messa per l’apertura della Festa dell’Uva
5 - venerdì
Primo del mese, dedicato alla devozione verso il Sacro Cuore
ore 18.00
s. Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano
Nel “Focolare” inizia la Festa dell’Uva (vedere le apposite locandine)
6 - sabato
Primo del mese, dedicato alla devozione verso la B. V. Maria
19
Comunità in cammino
7 - Domenica XXIII del tempo ordinario
Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto
quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo” (Mt 18, 18)
ore 10.30 s. Messa solenne, presieduta dal rev. don Titta, in occasione del sessantesimo anniversario
della sua ordinazione sacerdotale
ore 11.20 celebrazione comunitaria del Battesimo
ore 12.15 la festa in onore di don Titta continua con il pranzo in Oratorio
Si conclude la Festa dell’Uva
8 - lunedì NATIVITA’ DELLA BEATA
VERGINE MARIA
solennità titolare della Parrocchia
10 - mercoledì
11 - giovedì
12 - venerdì
13 - sabato
“Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato
Emmanuele, che significa: Dio con noi” (Mt. 1, 36)
al mattino
ore 16.30
ore 20.00
ore 20.30
ore 18.00
ore 18.00
ore 18.00
nel pomeriggio
ore 18.00
sante Messe alle ore 7.30 e 9.00
benedizione dei bambini
canto del Vespro e benedizione eucaristica
s. Messa
s. Messa presso la cascina “Santella”, all’incrocio tra la via omonima e via Castrezzato
s. Messa in S. Pietro
s. Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano
s. Giovanni Crisostomo, vescovo - memoria. è uno dei quattro grandi Padri della Chiesa
d’Oriente (o Greca)
giunge in parrocchia la reliquia di s. Rita da Cascia
s. Messa presieduta da padre Ludovico, agostiniano da Cascia, assistente della Pia Unione
di S. Rita
14 - Domenica (XXIV del tempo ordinario)
Esaltazione della santa Croce - festa
Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chi crede in lui non muoia
ma abbia la vita eterna” (Gv. 2, 16)
ore 10.30
s. Messa presieduta da padre Ludovico
a seguire
nell’Oratorio “Maria Tonelli”, incontro per gli aderenti alla Pia Unione di s. Rita, i simpatizzanti
e gli interessati
15 - lunedì
B.V. Maria Addolorata - memoria
17 - mercoledì ore 18.00
s. Messa presso santella “del Buscarino”, in via P. e C. Mazzocchi
18 - giovedì
ore 18.00
s. Messa in S. Pietro
19 - venerdì
ore 18.00
s. Messa nella chiesetta di S. Rita in S. Floriano
21 - Domenica XXV del tempo ordinario
“Andate anche voi nella mia vigna”. “Sei tu invidioso perché io sono buono?” (Mt. 20, 4.7.15)
(S. MATTEO, apostolo ed evangelista)
in giornata
incontro per la Comunità Educativa dell’Oratorio (CEO)
ore 16.30
celebrazione comunitaria del Battesimo
24 - mercoledì ore 18.00
s. Messa presso la santella nel parco degli Alpini
25 - giovedì
ore 18.00
s. Messa in S. Pietro
26 - venerdì
ore 18.00
s. Messa in S. Rita-S. Floriano
20
Comunità in cammino
Luglio, mese del preziosissimo Sangue di Cristo.
Questa devozione sarà vissuta attraverso la preghiera che precede la Messa feriale: il lunedì e il venerdì, in
luogo del s. Rosario verrà recitata la coroncina del preziosissimo Sangue; tutti i giorni, eccetto il sabato e
nelle memorie a Lei dedicate, verranno recitate le litanie del preziosissimo Sangue al posto di quelle della
B. Vergine Maria.
L’indulgenza del “Perdon d’Assisi”
Legata alla chiesetta della Porziuncola in S. M. degli Angeli ad Assisi, fu concessa a san Francesco, dietro
sua richiesta, dal Papa di allora. Col tempo, essa fu estesa a tutte le chiese parrocchali.
L’indulgenza può essere ottenuta per sé o, più caritatevolmente, per un defunto.
Condizioni richieste:
1 - Confessione e Comunione Eucaristica (per favorire la confessione nel pomeriggio di sabato 30 luglio
sarà presente il confessore forestiero).
2 - Preghiera secondo l’intenzione del sommo Pontefice (almeno un Pater, un’Ave e un Gloria).
L’adempimento di queste prime due condizioni non è legato al giorno: si possono attuare anche nei
giorni precedenti o seguenti, entro la settimana.
3 - Visita alla chiesa parrocchiale, oltre, s’intende, la partecipazione alla Messa domenicale. Tale visita deve
essere compiuta nel tempo prescritto che, per chi celebra il “Perdono” nell’ultima Domenica di luglio,
inizia dal mezzogiorno del 30 e si estende a tutta la Domenica seguente; nella visita si deve recitare almeno
il Padre nostro e il Credo.
4 - Reale distacco dai peccati, non solo mortali, ma anche veniali. Come già è stato ricordato, l’indulgenza
si può applicare anche ai defunti a modo di suffragio; la si può acquistare una sola volta.
«L’indulgenza che la Chiesa elargisce ai penitenti, è la manifestazione di quella meravigliosa Comunione dei
Santi, che, nell’unico vincolo della carità di Cristo, misticamente congiunge la Beatissima Vergine Maria e la
Comunità dei fedeli, o trionfante in cielo o vivente nel purgatorio o pellegrina in terra. Difatti l’indulgenza che
viene concessa per mezzo della Chiesa, diminuisce o cancella del tutto la pena dalla quale l’uomo è in certo modo
impedito di raggiungere una più stretta comunione con Dio. Perciò il fedele pentito trova un aiuto efficace in
questa speciale forma di carità della Chiesa per poter deporre l’uomo vecchio e rivestire l’uomo nuovo “il quale
si rinnova nella sapienza secondo l’immagine di Colui che lo creò”» (Col. 3, 10).
(Paolo VI, Epist. Sacrosantae Portiunculae 14 luglio 1976)
I mercoledì di settembre
Diversamente dai mesi che precedono, nei quali le giornate sono più lunghe, l’orario della celebrazione nelle
chiese sussidiarie è fissato alle ore 18.00
- mercoledì 3 settembre: chiesetta della Conversione di s. Paolo, in via Lumetti (palazzo Lumetti - Porro)
- mercoledì 10 settembre: presso la santella dell’omonima cascina, all’incrocio con via Castrezzato
- mercoledì 17 settembre: presso la santella della “Madonna del Buscarino”, in via C. e P. Mazzocchi
- mercoledì 24 settembre: presso la santella del parco degli Alpini
21
Comunità in cammino
ANNIVERSARI:
60° don Titta e 40° fra’ Andrea
C
arissimi don Titta e fra’ Andrea, rispettivamente il 4
luglio 1954 e il 22 giugno 1974,
per l’imposizione delle mani e la
preghiera del Vescovo, il Signore
vi donava la dignità del presbiterato: vi ha fatto suoi ministri,
“scelti tra gli uomini e costituiti
in favore degli uomini nelle cose
che riguardano Dio” (Eb. 5,1).
Da quel giorno, per te, don Titta,
sono già passato sessanta anni un bel traguardo davvero! – e per
te, fra’ Andrea, quaranta.
In questi sessant’anni, don Titta,
le esperienze pastorali che ti sei
trovato a vivere per l’obbedienza
promessa quel giorno nelle mani
del Vescovo sono state numerose
e varie.
La presenza dei tuoi cari Genito-
ri non ha mai cessato di accompagnarti; anche dopo la loro
morte in te è sempre rimasto
vivo il tuo affetto e la tua riconoscenza.
P
Don Titta novello sacerdote con i genitori
er te, fra’ Andrea, il ministero svolto corrisponde al
carisma dell’Ordine in cui hai
scelto di consacrarti: l’Ordine
Ospedaliero di san Giovanni di
Dio, meglio noto come ordine
dei Fatebenefratelli; mentre la
maggior parte dei tuoi confratelli non accede al sacerdozio,
tu hai ricevuto questo dono,
in vista del servizio all’interno
dell’Ordine.
Anche di te ricordiamo i tuoi
cari genitori, che erano accanto
a te, insieme agli altri familiari e
al compianto don Remo, in quel
Don Titta con mons. Manziana e
don Agostino Botti
22
Comunità in cammino
Don Titta con i coetanei di ordinazione e
mons. Morstabilini
ha chiamato e in maniera particolarissima lo ha reso partecipe del
suo sacerdozio; verso lo Spirito
che lo ha guidato con la sua grazia
nella scoperta della vocazione e lo
ha consacrato rendendolo “capace” dell’Eucaristia.
Lo stupore diventa ancor più
grande nella misura in cui si acquisisce coscienza della propria
indegnità: è il mistero imperscrutabile della grazia: perché proprio
io, Signore, quando c’erano altri
che sarebbero stati migliori di me?
P
giorno benedetto.
Accanto a loro – lo posso dire per
esperienza riguardo a don Titta,
lo posso supporre per fra’ Andrea
– avete sempre tenuto nel tuo cuore la Mamma, Colei che generò
come uomo il Figlio di Dio da Lei
concepito per opera dello Spirito
Santo.
Il sacerdote, come ogni cristiano, è
chiamato a rassomigliare a Maria
non solo nel suo essere discepola
del Figlio e nella sua docilità allo
Spirito Santo, ma, attraverso la
testimonianza dell’amore, a “generare” Cristo nel cuore di coloro
che incontra. Fin qui il presbitero
condivide in tutto la missione di
ogni altro battezzato.
Ma per il sacramento dell’Ordine
presbiterale, sempre per la potenza e la grazia dello Spirito Santo,
il sacerdote fa qualcosa che solo
per mezzo suo lo Spirito può realizzare: “generare” nuovamente
sull’altare la presenza del Corpo
di Cristo e del suo Sangue attra-
verso l’Eucaristia e ri-generare
questa presenza di grazia per mezzo degli altri Sacramenti, soprattutto la Confessione.
Non si può che provare infinito stupore nel rendersi conto di
questa grazia indescrivibile: quanta riconoscenza nel cuore del sacerdote verso il suo Signore: verso il Padre che lo ha pensato fin
dall’eternità; verso il Figlio eterno
fatto uomo in Gesù Cristo che lo
er te, don Titta, occorre fare
un calcolo particolare: fosti
a Coccaglio una prima volta tra il
1966 e il 1970: quattro anni; tornasti tra noi nell’88 e sei tra noi ininterrottamente da ventisei anni, La
somma è presto fatta. Così, la celebrazione dei tuoi sessant’anni di
sacerdozio coincide con i trent’anni del tuo ministero coccagliese.
Trent’anni: esattamente la metà
della tua vita sacerdotale è stata
dedicata a Coccaglio. Perciò, mentre con te ringraziamo il Signore,
noi diciamo grazie anche a te per
quanto hai donato alla nostra Comunità coccagliese e per quanto
continui a donare.
Dopo che al Signore, a Maria e
ai tuoi Santi protettori, il ringraziamento viene a te da parte della
nostra Comunità e da parte mia.
Tutti, sacerdoti, diacono, persone
consacrate e gli altri fedeli, ti diciamo grazie per il tuo servizio,
che gli acciacchi dell’età rendono
più faticoso, non solo per la celebrazione dell’Eucaristia e l’assiduità al confessionale, ma anche
la tua testimonianza di costante
preghiera.
23
Comunità in cammino
Momenti dell'ordinazione di frà Andrea
Allo stesso, con te, fra’ Andrea,
rendiamo grazie al Signore uno e
trino, a Maria, al tuo Santo fondatore; a ciò si aggiunge il nostro
grazie, come Coccagliesi, a Colui
che ha voluto scegliere un figlio di
san Giovanni di Dio tra i figli di
Coccaglio; ci facciamo portavoce
di coloro che, nel tuo ministero sacerdotale-ospedaliero, hai accostato e servito
in questi quarant’anni.
Per ambedue voi, la nostra
preghiera riconoscente.
don Giovanni
24
Comunità in cammino
I
l 18 maggio è stata una giornata speciale per i ragazzi del Gruppo Emmaus: hanno ricevuto il sacramento della Cresima e si sono
accostati per la prima volta alla Mensa Eucaristica. Emozionati, titubanti, intimoriti e consapevoli (per quanto la loro giovane età
possa concedere) si sono avviati in corteo verso la chiesa accompagnati dai genitori e dai padrini (anche loro non meno emozionati dei
ragazzi). La banda musicale coccagliese ha accompagnato il corteo dal Focolare fino alla chiesa tra ali folla sempre più numerosa. Con
la guida accurata di don Fabrizio, la cerimonia si è sviluppata senza particolari intoppi. Un grazie va ai nostri sacerdoti don Giovanni
e don Fabrizio, al diacono Francesco, al vescovo mons. Luigi Morstabilini per aver impartito i Sacramenti e per la semplicità del suo
discorso, ai nostri agenti di Polizia Municipale per il servizio reso, alla banda e, in modo principale, ai genitori, padrini/madrine e a
tutti i ragazzi che con la loro freschezza, semplicità e gioia hanno reso questa giornata indimenticabile.
Gruppo “Emmaus”
di Doriano Deleidi
C
on l’anno di “Emmaus”, il cammino di Iniziazione Cristiana di
questo gruppo è arrivato alla fase più
importante, la celebrazione per i ragazzi della Cresima e della Piena partecipazione all’Eucaristia. Sono passati cinque anni dal primo incontro,
le mie aspettative non erano di “convertire” i partecipanti ad una fede matura, ma di creare un po’ di interesse
per l’argomento religioso cristiano,
oggi decisamente accantonato se non
addirittura indirizzo di critiche e avversione. Mi sono però reso conto
che quest’ultima situazione è il risultato di preconcetti che molte persone
hanno in testa e di una mancanza di
conoscenza dei contenuti del cristianesimo. Spero che qualcuno durante
questi anni abbia “scoperto” qualcosa di nuovo, come la riscoperta di una
persona amata, abbandonata perché
la si era mal compresa o perché si era
fatta conoscere male e che, di colpo,
appare come quello che è veramente,
sotto una luce nuova e con una nuova
attrattiva. Una cosa dovrebbe essere
apparsa chiaramente: si sta parlando
di ricominciare a credere; ciò non si-
25
gnifica per nulla ritornare indietro,
non si tratta di riprendere un percorso religioso nel punto in cui lo si
era lasciato, ma di andare avanti, di
ripensare a tutta la propria storia di
esperienze, di gioie e di pene, di convinzioni e di dubbi, per ricominciare
a credere diversamente, su altre basi,
con una freschezza, un’intelligenza e
una libertà nuove. C’è la possibilità di
incontrare delle proposte di fede giuste, coerenti e pertinenti, che si possono sperimentare come salutari per la
vita e che permettono di congedarsi
senza rimpianti da altre rappresentazioni religiose sterili, persino alienanti, che purtroppo oggi sono molto
diffuse e addirittura in crescita. Non
è facile distinguere le proposte, anche
nello stesso cattolicesimo convivono
diversi pensieri. E’ quindi necessario
riflettere, senza fretta, ricercare il
Comunità in cammino
senso con impegno e responsabilità,
con l’obiettivo di raggiungere una
più grande profondità, verità e qualità della vita.L’importante è seguire il
sentiero che arriva alla vetta: Gesù di
Nazareth, tramite lui possiamo arrivare a Dio. Ci sono anche altri sentieri, ma nessuno arriva in cima, magari
vicino, ma non in cima. Quindi la sua
conoscenza è essenziale, e la sua conoscenza avviene nelle scritture, nel
Nuovo Testamento in particolare.
Questo punto è fondamentale per il
cristianesimo.
R
iporto alcuni passaggi che mi
sembrano illuminanti sull’argomento, dalla lettera del settembre
2013 del nostro Vescovo ai sacerdoti
bresciani: “Certo, il Gesù della storia
mi interessa, e tanto. Ma mi interessa
perché è proprio lui quel Gesù che è
risorto e attraverso le parole e le opere
terrene di Gesù so quali sono le sue
parole e le sue azioni oggi… Attraverso la conoscenza del Gesù dei vangeli
imparo a conoscere chi sia il Risorto
che agisce nella mia vita… Trascurare le Scritture sarebbe come trascurare, in un rapporto di amicizia o di
coppia, l’ascolto personale dell’altro,
accontentandosi di informazioni riportate su di
lui… Così nasce la fede cristiana e così cresce la Chiesa: a partire da una risposta personale all’annuncio
del vangelo... .abbiamo
bisogno di persone per le
quali l’adesione di fede a
Cristo sia l’espressione di
una scelta personale; persone che hanno ricevuto
l’annuncio del vangelo, lo
hanno riconosciuto con
riconoscenza come un annuncio di salvezza rivolto a loro da
Dio e hanno deciso di aderire una volta per tutte a Cristo… In genere le nostre comunità cristiane sono fatte di
persone buone, persone cristiane, ma
che non hanno mai avuto l’occasione
di interrogarsi seriamente sulla loro
fede e quindi di decidere per la loro
fede: sono cresciute in un ambiente
cristiano, sono convinte che l’uomo
ha bisogno di religione, che il cristianesimo non insegna il male, che aiuta
a vivere meglio la propria umanità e
quindi si dichiarano sinceramente
cristiani; si stupirebbero se qualcuno
mettesse in dubbio questa loro consapevolezza. Ma in realtà, non hanno
mai deciso di essere cristiani, non conoscono il dramma e la radicalità del-
la conversione. Per questo possono
trascurare alcuni aspetti della vita di
fede senza farsene problema; o possono mettere i gesti della fede insieme
con alcune convinzioni che proprio
cristiane non sono… Se non ci si appropria personalmente della conversione, se l’adesione a Cristo non viene
da una decisione
reale, tutto lo
sviluppo successivo diventa difficile e faticoso e
insicuro”.
A
questo
punto dovrebbero nascere
un sacco di domande proprio
sulla conclusione di quest’anno
di catechismo
e sulla celebrazione dei sacra26
Comunità in cammino
menti. Nell’ultimo incontro seguendo una riflessione del teologo Andrè
Fossion ho proposto il cammino di
fede come un percorso in quattro
tempi: il tempo della simpatia per
Gesù, il tempo dell’approfondimento
serio (catecumenato) e della conversione, il tempo del consolidamento
della fede ed infine il tempo della
fede consolidata, matura, caratterizzato dalla partecipazione attiva alla
vita ecclesiale, dall’assunzione di responsabilità, dalla trasmissione del
Vangelo, dall’interlacciamento tra la
fede e tutti gli impegni di vita professionale, sociopolitica e culturale.
Ebbene, tutti o la maggioranza dei
partecipanti all’incontro hanno detto
di sentirsi al primo tempo, forse si comincia ad intravedere il secondo. Ma
la partecipazione alla pratica sacramentale è qualcosa che trova la sua
giusta dinamica soltanto nella vita di
fede matura, così era agli inizi del cristianesimo fin dal battesimo. Non si
tratta di un divieto legale di partecipare ai sacramenti, come anche nel caso
dei divorziati, ma di una fondamentale questione di senso. Ci troviamo
allora di fronte a qualcosa che non va,
i tempi si sfasano, e le perplessità e la
superficialità di molte persone sono
comprensibili. È ben chiaro che non
siamo assolutamente alla fine del cam-
riflessione di Fossion propongo ai
“ricomincianti” di vivere questa esperienza con una certa leggerezza, avanzando sui nuovi sentieri della fede con
determinazione, serenamente, senza
avere nulla da perdere, senza affanno,
secondo i propri ritmi, con uno spazio
di gratuità fondamentale, sperimentando il vangelo come carico di senso,
ma, contemporaneamente, leggero da
portare. “Quanto alla Chiesa, ciò che può
imparare dai ricomincianti è l’umiltà. Un
nuovo credente o un ricominciante nella
fede sarà per lei sempre una sorpresa. Perché l’adesione di una persona al vangelo
non è mai oggetto di conquista o risultato
ottenuto con la forza. Il luogo stesso in cui
(ri)nasce la fede non è in potere di nessuno.
Il vangelo stesso parla della semente e del
grano che crescono senza che si sappia in che
modo. Non c’è affatto bisogno di un’evangelizzazione chiassosa o nello stile della con-
mino, chi la pensa in questo
modo non è riuscito a cogliere
nulla né del senso degli incontri né del cristianesimo. Questi
cinque anni non sono altro che
l’inizio, pensare il contrario per
sé e per i propri figli porterebbe
alla triste conseguenza di vivere una religiosità senza fede e,
senza neppure saperlo, vivere
lontani da Dio pur partecipando assiduamente a riti religiosi.
Sempre rifacendomi ad una
quista. La disposizione giusta per la Chiesa
consiste nel mettersi al servizio: servizio
della memoria, mettendo a disposizione di
tutti le ricchezze della sua tradizione; servizio dell’intelligenza, per un dialogo critico e
benevolo dove gli uni e gli altri si scambiano
le proprie convinzioni, i dubbi e i desideri;
infine servizio della libertà, che non si divide. Non serve altro. I nostri contemporanei
saranno certo in grado di discernere da sé
ciò che li fa vivere” (Andrè Fossion, Ricominciare a credere).
Spero ci rivedremo l’anno prossimo.
27
Comunità in cammino
Gruppo “Gerusalemme”
25 maggio
28
Comunità in cammino
29
Comunità in cammino
Pellegrinaggio alla Madonna del Bosco
23 maggio
“Il pellegrino più illustre di questo santuario è stato Angelo Giuseppe Roncalli, poi
papa Giovanni XXIII, ora santo”.
È proprio per onorare la sua canonizzazione che ci siamo recati in pellegrinaggio
alla Madonna del Bosco, in quel di Imbersago (Lc). Dell’affetto e della venerazione
che egli sempre provò per quel santuario
è testimonianza commovente questa lettera, colma di effusione lirica e venatura
poetica, scritta al card. Montini, poi Paolo
VI, allora arcivescovo di Milano, nella cui
giurisdizione rientra anche il territorio lecchese. Lasciamo la parola a san Giovanni
XXIII.
“Ave mundi spes, Maria, ave mitis, ave pia”
(Ex Seq. Mariali PP. Innocentii III)
S
ignor Cardinale,
tutti i santuari di Maria mi sono
cari; tanti ne visitai, quello di Lourdes
ben dieci volte, ed altri senza numero,
in Occidente ed in Oriente.
Ma ricordo con particolare affetto il
Santuario della Madonna del Bosco
perché fu il sorriso della mia infanzia,
la custodia e l’incoraggiamento della
mia vocazione sacerdotale. Sempre
ivi pellegrinai con senso di viva e non
attenuata tenerezza durante gli anni
del mio lungo servizio di Nostro Signore, della sua Chiesa e delle anime.
La grazia più recente che quella cara
Madonna si compiacque procurare
alla mia umile persona di patriarca
di Venezia fu, per l’incontro di circostanze meste e pie, il privilegio inaspettato di incoronare la sua bella
statua che ispira tanta venerazione
dalla nicchia chiara e splendente dove
troneggia sopra l’altare maggiore del
suo santuario.
Quella data della domenica 29 agosto
1954 e la cerimonia della coronazione
mi sono rimaste sul cuore con la dolcezza di un incanto indimenticabile.
La statua di Maria, tenente in braccio
Gesù Bambino, era stata trasferita
presso la porta maggiore e sotto l’atrio del tempio. Oh! che spettacolo
più celeste che di terra: la figura della Madre nostra serena e maestosa,
sulla terrazza sovrastante il vertice
della Scala Santa, dallo sfondo del fiume
gorgogliante fra le due
rive della Brianza e del
Bergamasco, in faccia
al panorama delizioso
cui danno ornamento
le pendici aperte e tranquille di Villa d’Adda
e, verso sera, le ultime
propaggini della Val S.
Martino da Caprino a
Celana, oltre Calolzio,
oltre Somasca, ergentisi sui contrafforti del
Resegone magnifico e
dominatore. Nel momento della grande
cerimonia gustavo, tremando di commozione,
la compenetrazione del
mio spirito con quello
30
devotissimo del Cardinale Arcivescovo Schuster, che mi aveva poco prima
trasmessa la preghiera, su un biglietto
di sua mano, forse l’ultimo scritto da
lui, perché lo sostituissi in quel rito,
occupato come egli trovavasi, languente, in una camera del Seminario
Comunità in cammino
Ma il saluto degli occhi non fu saluto
del cuore, perché il cuore le rimase e
le rimane fedele. Lo dimostra il dono
che ora per le mani di Lei, signor Cardinale, mi sono permesso di offrire a
quel santuario, cioè la collana d’oro
di Venegono, a santificare le ore estreme della sua edificantissima vita di
monaco e di pastore. L’indomani alle
prime ore del mattino infatti l’anima
del benemeritissimo e pio arcivescovo
si sollevava verso le vie del cielo.
Quattro anni dopo — giusto il 24
agosto 1958 — passai dalla Madonna
del Bosco a risalutarla per l’ultima
volta, non presago affatto che quella
mia Messa domenicale sarebbe stato
l’estremo addio dei miei occhi a quella statua benedetta, e che a due soli
mesi di distanza mi attendeva a Roma
l’‘exaltavi electum de plebe mea’, cioè
la consacrazione dei resti della mia
già lunga vita alle alte responsabilità
del governo della Chiesa universale.
con croce di pietre rare per adornare
il petto di Maria. Ho scelto il dono tra
gli oggetti più preziosi che, come Ella
sa, accade sovente di ricevere qui in
Vaticano, a scambio di segni di ossequio e di cordialità in occasione degli
incontri con uomini di Stato e altri
personaggi ragguardevoli. Questa
collana mi fu offerta infatti dal Presidente della Repubblica Argentina,
signor Arturo Frondizi, in occasione
della sua nobile e graditissima visita,
a conferma di cattolica fedeltà di quel
grande paese, così ricco tra l’altro di
ottime famiglie di antica derivazione
italiana. Ho pensato che posto sul
petto della Madre di Gesù quel monile si addica e si aggiunga molto bene
all’aurea corona che le imposi sul
capo or sono sei anni in nome e per
procura del compianto Arcivescovo
Schuster.
S
ignor Cardinale! Allietiamoci insieme di questa edificazione di
31
Comunità in cammino
pietà Mariana, che è motivo di pace
festosa e incoraggiante per questa
brava gente nostra che dalle due rive
dell’Adda sempre miti e tranquille
ama volgere gli sguardi e le preghiere
verso di Lei, la «regina e madre di misericordia».
Quanta bellezza e soavità spirituale
in questa nostra espressione di un comune sentimento di fede, di vita cristiana nobile e robusta e di sicurezza
delle eterne ricompense.
Nelle litanie così devote che da secoli riempiono di commossa poesia i
santuari mariani di tutto il mondo è
specialmente toccante la invocazione:
Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Nelle pagine intime di un celebre
prelato del secolo scorso, io lessi aggiunta da lui l’altra invocazione, ad
esercizio di sua pietà personale: Auxilium episcoporum, ora pro nobis.
Non so scriverle altro, signor Cardinale, se non per ripeterle l’intimo
compiacimento del sentirla unito al
mio spirito nel continuare la duplice
supplicazione che è sospiro, non affannoso ma incessante, verso la santificazione del clero fervoroso e pio di
Milano, delle diocesi Lombarde e di
tutto il popolo nostro buono, laborioso e fedele alla tradizione dei padri
e degli avi. Ripensando alla Madonna
del Bosco mi è sempre motivo di esultanza il ricordare che storicamente l’inizio di quella devozione reca il nome
dell’arcivescovo di Milano Cardinale
Federico Borromeo, — tanto nomini
nullum par elogium —; e ricordare
inoltre che il primo cappellano del
santuario che ivi incontrai nella mia
fanciullezza, e più volte mi benedisse,
fu il sacerdote oblato Luigi Marelli, la
cui bontà pastorale quale Vescovo di
Bergamo per vent’anni ebbi poi in venerazione e religioso amore.
Iohannes pp XXIII
32
Comunità in cammino
CMYK
Parrocchia
S. Maria Nascente
Organizzano la festa di
S.ROCCO
2014
PRESSO L’ORATORIO FEMMINILE MARIA TONELLI
DI VIA CAVOUR
PROGRAMMA
GIOVEDÌ
VENERDÌ
14/08/14 Ore 19,00
15/08/14 Ore 12,30
Ore 19,00
Ore 19,30
SABATO
16/08/14 Ore 18,00
Ore 19,00
DOMENICA 17/08/14 Ore 12,30
Ore 19,00
PRIMI VESPRI DELL’ASSUNTA
PRANZO CON SPIEDO (SU PREN.)
ROSARIO MEDITATO
APERTURA STAND GASTRONOMICO
MUSICA E BALLO LISCIO
S.MESSA E PROCESSIONE
APERTURA STAND GASTRONOMICO
TOMBOLE
PRANZO (SU PREN.) (ravioli, salamine, pollo ai ferri)
APERTURA STAND GASTRONOMICO
MUSICA E BALLO LISCIO
PER PRENOTARE LO SPIEDO DI VENERDÌ 15 AGOSTO (IN ORATORIO O DA ASPORTO)
E IL PRANZO DI DOMENICA 17 AGOSTO (in Oratorio)
TELEFONARE ENTRO MARTEDÌ 12
CONTATTI: Oratorio Femm. 030.7721625 / Pierino 030.7721102 / Rosa 329.7051370
Le serate saranno allietate da tombolate con ricchi premi
Venerdì e Domenica sera DJ PEPITO
ci allieterà con musica dal vivo e ballo liscio
IN CASO DI PIOGGIA, ASSICURIAMO POSTI AL COPERTO.
33
Comunità aperta
Desiderio di carità
( di G. Pedrali )
«Desiderate e cercate ardentemente
i doni maggiori. E ora vi mostrerò
una via che é la via per eccellenza:
Quand'io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità,
divento un rame risonante o uno
squillante cembalo. E quando avessi
il dono di profezia e conoscessi tutti i
misteri e tutta la scienza, e avessi tutta
la fede in modo da trasportare i monti, se non ho carità non sono nulla.
E quando distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri, e quando
dessi il mio corpo ad essere arso, se
non ho carità, ciò niente mi giova. La
carità é paziente, é benigna; la carità non invidia; la carità non si vanta, non si gonfia, non si comporta
in modo sconveniente, non cerca il
proprio interesse, non si inasprisce,
non sospetta il male, non gode della
ingiustizia, ma gioisce con la verità;
soffre ogni cosa, crede ogni cosa,
spera ogni cosa, sopporta ogni cosa»
1° Corinzi 12, 31 - 13, 1-7-
N
ella Prima lettera ai Corinzi, Paolo si rivolge ad una comunità
cristiana che cerca di definire meglio
la sua identità, non solo in termini di
dottrina: una delle questioni centrali
affrontate nella lettera è infatti cosa
significhi realmente essere "cristiano". La maggior parte del capitolo
precedente è dedicata ai carismi; dalle parole di Paolo sembra trasparire una sorta di conflitto riguardo al
possesso di tali doni, ed è per questo
che egli prosegue spiegando che anche nella diversità dei carismi, senza
la carità, questi non valgono nulla. In
questa lettera, l’apostolo delle genti,
ci propone una via per eccellenza senza precedenti e che potrebbe indurci
a ritenere il Cristianesimo un'utopia
mai realizzata. In realtà la profondità del pensiero paolino, in sintonia
con quello di Cristo, rappresenta l'essenza stessa del Cristianesimo; quel
modo cioè di pensare e di vivere per
cui Cristo stesso é venuto in questa
terra ed é morto sulla croce. Paolo
non ci fa intravedere soltanto uno
squarcio della Nuova Creazione alla
quale noi tutti aneliamo e che rappresenta la meta ultima di tutte le nostre
speranze, ma ci fa chiaramente comprendere che possiamo avere un anticipo di questa Nuova Creazione anche in questa nostra vita travagliata e
tormentata. Questa Nuova Creazione
non é un evento che si verificherà soltanto in un lontano futuro, ma può
aver inizio anche oggi, in questa vita
terrena, a condizione però che tutte le
nostre scelte non siano condizionate
dal nostro egoismo, ma siano motivate da sentimenti di pace, di fratellanza, di amore, di comprensione, di
tolleranza, di solidarietà verso coloro
che ci sono vicini e verso il mondo
intero. La carità per Paolo é talmente
grande che senza di essa non avrebbero alcun senso neppure i più alti e
nobili sacrifici morali come quello ad
esempio di donare ai poveri tutto ciò
che si possiede. L'apostolo Paolo arriva addirittura al culmine affermando che senza carità anche il martirio
stesso per testimoniare la propria
fede in Cristo, sarebbe un gesto vuoto
e senza significato. Egli dunque colloca l'amore al di sopra sia dei poteri
taumaturgici, sia di quella che, a giu34
dizio umano, é la più elevata azione
morale. Ogni cosa deve essere necessariamente completata con l'amore
e senza questo amore ogni possibile
perfezione religiosa perde ogni valore
perché l'uomo mira soltanto all'affermazione di sé stesso. Ogni potere
o dono religioso ed ogni azione morale, anche la più esaltante agli occhi
degli uomini, finiscono prima o poi
per degenerare ed arrivare al massimo
della corruzione, se non sono ispirate
dall'amore. Se da un lato, la carità è
un singolare dono di Dio, dall’altro,
esso è consegnato all’uomo come un
vero e proprio compito. Sì, amare è
un compito proprio dell’esistenza
umana, un contrassegno e un fondamento prima della santità di Dio
e poi della santità dell’uomo. Essere
Santi, infatti, significa amare e noi
sappiamo che Dio è tre volte Santo
perché Egli è infinito amore. Quella
di Paolo, è una chiara esortazione che
sottolinea non tanto cosa sia o meno
la vera carità, quanto cosa potremmo
mai compiere nella vita senza l’amore
che – non dimentichiamolo – è una
virtù che, assieme alla fede e alla speranza, Dio ci consegna nel giorno del
Battesimo. Le espressioni dell’inno
sono tutte molto eloquenti; menzioniamo solo l’ultima: “Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi
il mio corpo per essere bruciato, ma
non avessi la carità, niente mi giova”
(1Cor 13, 3). In altri termini, non pesiamo mai la carità in base alle nostre
opere ma impariamo a pesare sempre
le nostre opere secondo l’ideale della
carità. Preghiamo perché si irrobustisca sempre più la buona volontà dei
cristiani e perché cresca la nostra dedizione disinteressata per il Vangelo
e i fratelli.
Comunità aperta
LA CHIESA NEL MONDO
Mosul contava circa 35mila fedeli.
Negli undici anni successivi all’inizio
della guerra, il numero era tragicamente sceso a circa 3mila. “Ora non
vi è probabilmente rimasto più nessuno”.
IRAQ
Arcivescovo Di Mosul:
“NON RESTA PIÙ NESSUNO”
“Mai avevamo assistito a qualcosa di
simile. Una grande città come Mosul
in preda al caos e ai gruppi armati”,
commenta così monsignor Amel
Shimon Nona, arcivescovo caldeo di
Mosul, sulla tragica situazione della
seconda città dell’Iraq, assediata da
quasi due giorni.
Gli scontri, racconta il presule, hanno
avuto inizio giovedì 5 giugno, ma in
principio erano circoscritti ad alcuni quartieri della parte occidentale
della città. “L’esercito ha cominciato
a bombardare le aree interessate, ma
poi nella notte tra lunedì e martedì,
improvvisamente le forze armate e la
polizia hanno abbandonato Mosul,
lasciandola in balia degli aggressori”.
Più della metà degli abitanti e l’intera
comunità cristiana sono immediatamente fuggite verso la vicina piana
delle Ninive. “Fino alle 5 di ieri mattina abbiamo accolto le famiglie in
fuga e abbiamo cercato di trovare loro
un alloggio nelle scuole, nelle aule del
catechismo, nelle case abbandonate”,
dice monsignor Nona che ora si trova
a Tall Kayf, un villaggio posto a circa
tre chilometri a Nord di Mosul.
“Ormai tutti i cristiani hanno abbandonato la città”, dice Mons. Nona.
Nel 2003 la comunità cristiana di
CILE
Dighe in Patagonia:
BLOCCATO IL PIANO, VINCONO LE COMUNITÀ
R
agioni di sostenibilità ambientale hanno avuto un peso decisivo
nella revoca delle autorizzazioni per
Hidroaysén, un progetto controverso
che prevede la costruzione di cinque
dighe in una regione incontaminata
della Patagonia circa 1600 chilometri
a sud di Santiago. La decisione è stata
comunicata dal governo del Cile ieri
pomeriggio, entro la scadenza fissata
a marzo per una valutazione di decine di ricorsi presentati dalle comunità interessate dal progetto e da organizzazioni impegnate nella difesa
dell’ambiente. Dal 2007 Hidroaysén
si scontrava con forti opposizioni, a
livello sia locale che nazionale e internazionale. Le dighe avrebbero dovuto
essere costruite da un consorzio del
quale fa parte la società italiana Enel,
attraverso la controllata Endesa.
[V.G.]
SUDAN
LA CONDANNA DI MERIAM È
PERSECUZIONE DEI CRISTIANI
L
a condanna a morte di Meriam
Yehya Ibrahim, una donna cristiana accusata di apostasia, è una “chiara e diretta persecuzione dei cristiani
in Sudan”. Lo denunciano le Chiese
cristiane in Sudan riunite nel Consiglio sudanese delle Chiese (SCC). In
una dichiarazione, pervenuta a Fides,
35
il Consiglio chiede l’annullamento
della sentenza di condanna e l’immediato rilascio della donna. Le Chiese
ricordano che la condanna viola gli
articoli 31 e 38 della Costituzione
provvisoria e sottolineano che il Sudan ha sottoscritto la Carta internazionale dei diritti umani che prevede
la libertà di culto e di coscienza. Meriam, 27 anni, figlia di un musulmano, è accusata di apostasia e di adulterio per aver sposato un cristiano e
non aver rinnegato la propria fede
cristiana trasmessagli dalla madre;
oltre alla condanna a morte rischia
pure di subire la flagellazione con 100
frustate. La donna, all’ottavo mese di
gravidanza al momento dell’incarcerazione, ha partorito in carcere una
bambina. C'è confusione sulla sorte
di Meriam: dopo che una dichiarazione del sottosegretario agli Esteri
sudanese aveva fatto sperare in una
imminente liberazione della donna,
è arrivata la precisazione del ministro
degli Esteri sudanese: la sua scarcerazione – ha detto - dipende dall'esito
del ricorso in Corte d'appello.
[da Radio Vaticana]
INDIA
RADICALI INDÙ CONTRO
LE COMUNITÀ CRISTIANE:
OMICIDI E TORTURE
L
Il Global Council of Indian Christians (Gcic) conferma ad AsiaNews due casi, avvenuti in Orissa e
in Bihar. Nel primo un uomo è stato
torturato e ucciso "per errore": gli aggressori volevano assassinare il figlio
appena battezzato. Nel secondo gli
estremisti hanno pestato un'intera
famiglia, senza risparmiare i bambini: avevano incontrato il pastore della
Chiesa locale.
11-06-2014
Comunità aperta
LA CHIESA IN EUROPA
EUROPA Maggio - 2014Fesmi
Questo editoriale è sottoscritto
dalle testate missionarie italiane
aderenti alla Fesmi (Federazione
della Stampa Missionaria Italiana)
tra cui anche Missioni Consolata.
O
ggi la percentuale degli europei
che non hanno fiducia nel parlamento comunitario supera di 8 punti
quella di coloro che invece ne hanno.
Solo qualche anno fa gli estimatori
erano oltre il 30% in più dei detrattori. Ancora più accentuata è la perdita
di fiducia nei confronti della Commissione, del Consiglio e soprattutto
della Banca centrale.
Eppure a Bruxelles si decidono le sorti di mezzo miliardo di cittadini di
28 paesi. Scegliere una lista e individuare un candidato da votare, quindi, non possono essere atti stanchi e
inconsapevoli.
Il voto del prossimo 25 maggio è lo
strumento – l’unico – in nostro possesso per indicare un nuovo percorso, per incamminarci sulla strada di
un’altra Europa: quella dell’eguaglianza, dei beni comuni, dell’accoglienza, della pace.
Per questo, come riviste missionarie,
riteniamo che i rappresentanti eletti a
Strasburgo e Bruxelles debbano avere
a cuore almeno cinque grandi tematiche: gli Epa (Accordi di partenariato
economico); la pace e il commercio
delle armi; l’emigrazione e l’immigrazione; la cooperazione internazionale
e il volontariato; la libertà religiosa.
1
Con gli Accordi di partenariato
economico, l’Ue chiede ai paesi
Acp (Africa, Caribi, Pacifico) di eliminare le barriere protezionistiche in
nome del libero scambio. Le nazioni
africane, togliendo i dazi e aprendosi
alla concorrenza, permettono all’a-
gricoltura europea, che vende i suoi
prodotti a basso costo perché sostenuta da denaro pubblico, di invadere i loro mercati, con conseguenze
potenzialmente drammatiche. Sono
pertanto accordi da rivedere.
2
Per uscire dalla crisi, Bruxelles
vuole sostenere lo sviluppo delle
capacità militari continentali, con
l’obiettivo di fare dell’industria armiera un volano economico. Una
scelta intollerabile per chi ricerca le
vie del dialogo e del disarmo per risolvere situazioni di tensione e ostilità. Ci vuole un nuovo modello di
difesa che trasformi l’Europa in una
potenza di pace, a cominciare dalla
costituzione dei Corpi Civili di Pace
europei, come forza d’intervento tesa
alla prevenzione e ricomposizione
nonviolenta dei conflitti. I casi della
Siria e dell’Ucraina sono un monito
per tutti.
3
Sui temi dell’immigrazione, è
urgente una riforma del regolamento di Dublino: introdotto nel
2003 per chiarire le competenze dei
singoli stati sulle domande di asilo
politico, si è rivelato uno strumento
inadeguato e in contrasto con il principio di protezione dei rifugiati. Più
in generale, l’Europa deve dimostrare
che quello dell’accoglienza è tra i suoi
principi fondativi.
36
4
A ciò contribuirebbe l’omogeneizzazione delle legislazioni
nazionali in tema di cooperazione.
L’Europa, tramite i suoi paesi, è il primo donatore per l’Africa. Ma spesso
le sue azioni sono dispersive, non legate a un progetto comune, e quindi
poco efficaci. La cooperazione deve
diventare lo strumento principe per
una politica di pace che voglia garantire la convivenza e il benessere, nel
rispetto dei diritti fondamentali di
tutti i cittadini e valorizzando il contributo gratuito e volontario della
società civile.
5
Infine, c’è il tema della libertà
religiosa: parrebbe un diritto garantito e tutelato nel Vecchio Continente. Invece ha bisogno di un buon
restauro perché l’Europa non è immune da casi di violazione della libertà di credo, di attacchi a membri
delle minoranze religiose sulla base
delle loro convinzioni, e di discriminazioni per motivi religiosi. La stessa
attenzione che chiediamo alle istituzioni europee nei confronti dei paesi
non europei, la chiediamo anche nei
confronti dei paesi membri dell’Ue.
I
candidati parlamentari attraverso
i loro programmi che manifestino
sensibilità su questi temi, i cittadini
attraverso la scelta di tali candidati,
possono far imboccare all’Ue la strada del cambiamento.
Federazione Stampa Missionaria Italiana
Comunità aperta
INCONTRO TRA PAPA FRANCESCO E BARTOLOMEO I, IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO
DELL’INCONTRO A GERUSALEMME TRA PAPA PAOLO VI E IL PATRIARCA ATENAGORA
CELEBRAZIONE ECUMENICA
Basilica del Santo Sepolcro (Jerusalem) Domenica, 25 maggio 2014
Diamo all’evento a cui abbiamo potuto assistere in diretta il rilievo che merita, perché esso potrebbe costituire una pietra miliare nel cammino
verso la ritrovata unità tra Chiesa d’Occidente e Chiesa d’Oriente, tra Roma e Costantinopoli. Riportiamo perciò il testo dei discorsi, quello
della dichiarazione congiunta e una pagina conclusiva sul “precursore” dell’incontro celebrato da Francesco e Bartolomeo.
Parole del Santo Padre Francesco
Santità, carissimi fratelli Vescovi, carissimi
fratelli e sorelle,
in questa Basilica, alla quale ogni cristiano guarda con profonda venerazione, raggiunge il suo culmine il pellegrinaggio che sto compiendo insieme con
il mio amato fratello in Cristo, Sua Santità Bartolomeo. Lo compiamo sulle
orme dei nostri venerati predecessori, il
Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, i
quali, con coraggio e docilità allo Spirito Santo, diedero luogo cinquant’anni
fa, nella Città santa di Gerusalemme,
allo storico incontro tra il Vescovo di
Roma e il Patriarca di Costantinopoli.
Saluto cordialmente tutti voi presenti.
In particolare, ringrazio vivamente per
avere reso possibile questo momento
Sua Beatitudine Teofilo, che ha voluto
rivolgerci gentili parole di benvenuto,
come pure a Sua Beatitudine Nourhan
Manoogian e al Reverendo Padre Pierbattista Pizzaballa.
vuota, quel sepolcro nuovo situato in
un giardino, dove Giuseppe d’Arimatea
aveva devotamente deposto il corpo di
Gesù, è il luogo da cui parte l’annuncio
della Risurrezione: «Voi non abbiate
paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come
aveva detto; venite, guardate il luogo
dove era stato deposto. Presto, andate
a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai
morti”» (Mt 28,5-7). Questo annuncio,
confermato dalla testimonianza di coloro ai quali apparve il Signore Risorto,
è il cuore del messaggio cristiano, trasmesso fedelmente di generazione in
generazione, come fin dal principio at-
E
’ una grazia straordinaria essere
qui riuniti in preghiera. La Tomba
37
testa l’apostolo Paolo: «A voi infatti ho
trasmesso, anzitutto, quello che anch’io
ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i
nostri peccati secondo le Scritture e che
fu sepolto e che è risorto il terzo giorno
secondo le Scritture” (1 Cor 15,3-4). E’
il fondamento della fede che ci unisce,
grazie alla quale insieme professiamo
che Gesù Cristo, unigenito Figlio del
Padre e nostro unico Signore, «patì
sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì
e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo
giorno risuscitò da morte» (Simbolo
degli Apostoli). Ciascuno di noi, ogni
battezzato in Cristo, è spiritualmente
risorto da questo sepolcro, poiché tut-
Comunità aperta
ti nel Battesimo siamo stati realmente
incorporati al Primogenito di tutta la
creazione, sepolti insieme con Lui, per
essere con Lui risuscitati e poter camminare in una vita nuova (cfr Rm 6,4).
Accogliamo la grazia speciale di questo
momento. Sostiamo in devoto raccoglimento accanto al sepolcro vuoto,
per riscoprire la grandezza della nostra vocazione cristiana: siamo uomini
e donne di risurrezione, non di morte.
Apprendiamo, da questo luogo, a vivere la nostra vita, i travagli delle nostre
Chiese e del mondo intero nella luce
del mattino di Pasqua. Ogni ferita,
ogni sofferenza, ogni dolore, sono stati caricati sulle proprie spalle dal Buon
Pastore, che ha offerto sé stesso e con il
suo sacrificio ci ha aperto il passaggio
alla vita eterna. Le sue piaghe aperte
sono come il varco attraverso cui si riversa sul mondo il torrente della sua
misericordia. Non lasciamoci rubare il
fondamento della nostra speranza, che
è proprio questo: Christòs anesti! Non
priviamo il mondo del lieto annuncio
della Risurrezione! E non siamo sordi
al potente appello all’unità che risuona
proprio da questo luogo, nelle parole di
Colui che, da Risorto, chiama tutti noi
“i miei fratelli” (cfr Mt 28,10; Gv 20,17).
C
erto, non possiamo negare le divisioni che ancora esistono tra di noi,
discepoli di Gesù: questo sacro luogo ce
ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma. Eppure, a cinquant’anni
dall’abbraccio di quei due venerabili Padri, riconosciamo con gratitudine e rinnovato stupore come sia stato possibile,
per impulso dello Spirito Santo, compiere passi davvero importanti verso
l’unità. Siamo consapevoli che resta da
percorrere ancora altra strada per raggiungere quella pienezza di comunione
che possa esprimersi anche nella condivisione della stessa Mensa eucaristica,
che ardentemente desideriamo; ma le
divergenze non devono spaventarci e
paralizzare il nostro cammino. Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata
la pietra del sepolcro, così potranno
essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono
la piena comunione tra noi. Sarà
una grazia di risurrezione, che
possiamo già oggi
pregustare. Ogni
volta che chiediamo perdono gli
uni agli altri per i
peccati commessi
nei confronti di
38
altri cristiani e ogni volta che abbiamo
il coraggio di concedere e di ricevere
questo perdono, noi facciamo esperienza della risurrezione! Ogni volta che,
superati antichi pregiudizi, abbiamo il
coraggio di promuovere nuovi rapporti
fraterni, noi confessiamo che Cristo è
davvero Risorto! Ogni volta che pensiamo il futuro della Chiesa a partire dalla sua vocazione all’unità, brilla la luce
del mattino di Pasqua! A tale riguardo,
desidero rinnovare l’auspicio già espresso dai miei Predecessori, di mantenere
un dialogo con tutti i fratelli in Cristo
per trovare una forma di esercizio del
ministero proprio del Vescovo di Roma
che, in conformità con la sua missione,
si apra ad una situazione nuova e possa
essere, nel contesto attuale, un servizio
di amore e di comunione riconosciuto
da tutti (cfr Giovanni Paolo II, Enc. Ut
unum sint, 95-96).
M
entre sostiamo come pellegrini
in questi santi Luoghi, il nostro
ricordo orante va all’intera regione del
Medio Oriente, purtroppo così spesso
segnata da violenze e conflitti. E non
dimentichiamo, nella nostra preghiera,
tanti altri uomini e donne che, in diverse parti del pianeta, soffrono a motivo
della guerra, della povertà, della fame;
così come i molti cristiani perseguitati per la loro fede nel Signore Risorto.
Quando cristiani di diverse confessioni
si trovano a soffrire insieme, gli uni accanto agli altri, e a prestarsi gli uni gli
altri aiuto con carità fraterna, si realizza un ecumenismo della sofferenza, si
Comunità aperta
realizza l’ecumenismo del sangue, che
possiede una particolare efficacia non
solo per i contesti in cui esso ha luogo,
ma, in virtù della comunione dei santi,
anche per tutta la Chiesa. Quelli che per
odio alla fede uccidono, perseguitano i
cristiani, non domandano loro se sono
ortodossi o se sono cattolici: sono cristiani. Il sangue cristiano è lo stesso.
Santità, amato Fratello, carissimi fratelli tutti, mettiamo da parte le esitazioni
che abbiamo ereditato dal passato e
apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore
(cfr Rm 5,5) per camminare insieme
spediti verso il giorno benedetto della
nostra ritrovata piena comunione. In
questo cammino ci sentiamo sostenuti
dalla preghiera che Gesù stesso, in questa Città, alla vigilia della sua passione,
morte e risurrezione, ha elevato al Padre
per i suoi discepoli, e che non ci stan-
chiamo con umiltà di fare nostra: «Che
siano una sola cosa … perché il mondo
creda» (Gv 17,21). E quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi,
sfiduciati, andiamo tutti sotto il manto della Santa Madre di Dio. Quando
nell’anima cristiana ci sono turbolenze
spirituali, soltanto sotto il manto della
Santa Madre di Dio troveremo pace.
Che Lei ci aiuti in questo cammino.
Discorso del Patriarca ecumenico
Sua Santità Bartolomeo I
«Voi non abbiate paura! So che cercate
Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il
luogo dove era stato deposto» (Mt 28,5-6).
V
ostra Santità e amato fratello in
Cristo,
Vostra Beatitudine Patriarca della Città Santa di Gerusalemme, amatissimo
fratello e concelebrante nel Signore,
Vostre Eminenze, Vostre Eccellenze, e
molto reverendi rappresentanti delle
Chiese e delle confessioni cristiane,
Stimati fratelli e sorelle,
È
con timore, emozione e rispetto
che noi ci troviamo davanti al
"luogo dove il Signore giacque", la
vivificante tomba dalla quale è emersa la vita. e noi rendiamo gloria a Dio
misericordioso, che ha reso degni noi,
Suoi indegni servi, della suprema benedizione di farci pellegrini nel luogo
in cui si è rivelato il mistero della salvezza del mondo. «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la
casa di Dio, questa è la porta del cielo»
(Gen 28,17). Siamo venuti qui come
la donna che porta la mirra il primo
giorno della settimana «per vedere il
sepolcro» (Mt 28,1), e anche noi come
le donne ascoltiamo l'esortazione an-
gelica :«Non abbiate
paura».
Togliete dai vostri
cuori ogni paura,
non esitate, non disperate. Questa tomba irradia messaggi
di coraggio, speranza
e vita.
I
l primo e più grande messaggio che
scaturisce da questo
sepolcro vuoto è che
la morte, questo nostro "ultimo nemico"
(cfr 1 Cor 15,26), fonte di ogni paura e di
ogni passione, è stato
sconfitto; essa non detiene più la parola finale nella nostra vita. È stata vinta
dall'amore, da Lui, che volontariamente ha accettato di patire la morte per
amore degli altri. Ogni morte per amore, per amore dell'altro, è trasformata in
vita, vera vita. «Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte e
a quelli che giacevano nella tomba Egli
ha concesso la vita».
Non si abbia allora paura della morte;
non si abbia paura neppure del male,
nonostante qualsiasi forma possa as39
sumere nella nostra vita. La Croce di
Cristo si è addossata tutte le frecce del
male: l'odio, la violenza, l'ingiustizia,
il dolore, l'umiliazione - qualsiasi cosa
sofferta dai poveri, dalle persone fragili, dagli oppressi, dagli sfruttati, dagli emarginati e dagli afflitti in questo
mondo. Comunque sia chiaro: chiunque, come nel caso di Cristo, è crocifisso in questa vita, vedrà seguire la risurrezione alla croce; l'odio, la violenza
e l'ingiustizia non hanno futuro, che
invece appartiene alla giustizia, all'a-
Comunità aperta
more e alla vita. Perciò si dovrebbe lavorare per questo fine con tutte le risorse
disponibili, risorse d'amore, di fede e di
pazienza.
Cionondimeno, vi è un altro messaggio che promana da questa venerabile
tomba, dinanzi alla quale ci troviamo
in questo momento. È il messaggio che
la storia non può essere programmata, che l'ultima parola nella storia
non appartiene all'uomo, ma a Dio. Le
guardie del potere secolare hanno sorvegliato invano questa tomba. Invano
hanno posto una gran pietra a chiusura
dell'ingresso cosicché nessuno potesse
farla rotolare via. Sono vane le strategie
di lungo termine dei poteri mondani
e a ben vedere, tutto è contingente di
fronte al giudizio e alla volontà di Dio.
Qualsiasi sforzo dell'umanità contemporanea di modellare il suo futuro autonomamente e senza Dio è una vana
presunzione.
altre forme di discriminazione; ciò che
è ancora peggio è che esse permeano
frequentemente persino la vita religiosa delle persone. Il fanatismo religioso
minaccia ormai la pace in molte regioni
del globo, dove lo stesso dono della vita
viene sacrificato sull'altare dell'odio
religioso. Davanti a tale situazione, il
messaggio che promana dalla tomba
che dà la vita è urgente e chiaro: amare
l'altro, l'altro con le sue differenze, chi
con Sua Santità Papa Francesco, come
loro successori, seguendo le loro orme
e onorando la loro eroica iniziativa. Ci
siamo scambiati un abbraccio d'amore,
per continuare il cammino verso la piena comunione nell'amore e nella verità
(cfr Ef 4,15) affinché «il mondo creda»
(Gv 17,21), poiché nessun altra via conduce alla vita eccetto la via dell'amore,
della riconciliazione, della pace autentica e della fedeltà alla Verità.
segue altre fedi e confessioni. Amarli
come fratelli e sorelle. L'odio conduce
alla morte, mentre l'amore «scaccia il
timore» (1 Gv 4,18) e conduce alla vita.
Questo è il cammino che tutti i cristiani
sono chiamati a seguire nelle loro relazioni reciproche - a qualsiasi Chiesa o
confessione appartengano - con ciò fornendo un esempio per il mondo intero.
La strada può essere lunga e faticosa;
davvero a qualcuno può alle volte apparire un impasse. Comunque è l'unica
via che porta all'adempimento della volontà del Signore che «tutti siano una
sola cosa» (Gv 17,21). È questa divina
volontà che ha aperto la strada percorsa
dalla guida della nostra fede, il nostro
Signore Gesù Cristo, crocifisso e risorto
in questo luogo santo. A Lui appartiene
la gloria e il potere, in unità col Padre e
lo Spirito Santo, per i secoli dei secoli.
Amen. «Carissimi, amiamoci gli uni gli
altri, perché l'amore è da Dio» (1 Gv 4,7).
I
nfine, questa tomba sacra ci invita a
respingere un altro timore che forse è il più diffuso nella nostra era moderna, vale a dire la paura dell'altro,
del diverso, la paura di chi aderisce ad
un'altra fede, un'altra religione o un'altra confessione. In molte delle nostre
società contemporanee rimangono tuttora diffuse le discriminazioni razziali e
C
ari amici,
cinquant'anni fa, due grandi guide della Chiesa, il Papa Paolo VI e il
Patriarca Ecumenico Atenagora, scacciarono il timore, scacciarono via da
sé il timore che aveva prevalso per un
millennio, una paura che mantenne le
due antiche Chiese, quella occidentale e quella orientale, a distanza l'una
dall'altra, qualche volta addirittura costituendosi gli uni contro gli altri. Invece, da quando si sono posti davanti a
questo spazio sacro, essi hanno mutato
la paura nell'amore. E così siamo qui
40
Comunità aperta
TESTO DELLA DICHIARAZIONE COMUNE
FIRMATA DA FRANCESCO E BARTOLOMEO
N
ello stesso palazzo della Delegazione Apostolica che ospitò,
cinquant’anni fa, lo storico incontro tra Papa Paolo VI ed
il Patriarca Athenagoras (“stesso palazzo e stessa stanza” come
ha ricordato Padre Lombardi), Papa Francesco ed il Patriarca
ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo hanno firmato una Dichiarazione Comune di cui riportiamo il testo integrale:
dagli Apostoli, espresso e trasmesso a noi dai Concili ecumenici e dai Padri della Chiesa. Pienamente consapevoli
di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione,
oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha
pregato il Padre, “perché tutti siano una sola cosa” (Gv
17,21).
1
Come i nostri venerati predecessori, il Papa Paolo
VI ed il Patriarca Ecumenico Athenagoras, si incontrarono qui a Gerusalemme cinquant’anni fa, così anche
noi, Papa Francesco e Bartolomeo, Patriarca Ecumenico,
abbiamo voluto incontrarci nella Terra Santa, “dove il
nostro comune Redentore, Cristo Signore, è vissuto, ha
insegnato, è morto, è risuscitato ed è asceso al cielo, da
dove ha inviato lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente”
(Comunicato congiunto di Papa Paolo VI e del Patriarca
Athenagoras, pubblicato dopo l’incontro del 6 gennaio
1964). Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei
Vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, fondate rispettivamente dai due fratelli Apostoli Pietro e Andrea, è per noi fonte di intensa gioia spirituale e ci offre
l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino
pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a
partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa.
3
Ben consapevoli che tale unità si manifesta nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo, aneliamo al
giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico. Come cristiani, ci spetta il compito di
prepararci a ricevere questo dono della comunione eucaristica, secondo l’insegnamento di Sant’Ireneo di Lione,
attraverso la professione dell’unica fede, la preghiera costante, la conversione interiore, il rinnovamento di vita e il
dialogo fraterno (Adversus haereses, IV,18,5. PG 7, 1028).
Nel raggiungere questo obiettivo verso cui orientiamo le
nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo l’amore di Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri
discepoli di Gesù Cristo (cf Gv 13,35).
4
A tal fine, un contributo fondamentale alla ricerca
della piena comunione tra Cattolici ed Ortodossi è
offerto dal dialogo teologico condotto dalla Commissione mista internazionale. Durante il tempo successivo
dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e del Patriarca
Dimitrios, il progresso realizzato dai nostri incontri teologici è stato sostanziale.
Oggi vogliamo esprimere il nostro sentito apprezzamento per i risultati raggiunti, così come per gli sforzi che attualmente si stanno compiendo. Non si tratta di un mero
esercizio teorico, ma di un esercizio nella verità e nella
carità, che richiede una sempre più profonda conoscenza delle tradizioni gli uni degli altri, per comprenderle e
per apprendere da esse. Per questo, affermiamo ancora
una volta che il dialogo teologico non cerca un minimo
comune denominatore teologico sul quale raggiungere
un compromesso, ma si basa piuttosto sull’approfondimento della verità tutta intera, che Cristo ha donato alla
sua Chiesa e che, mossi dallo Spirito Santo, non cessiamo
mai di comprendere meglio.
Affermiamo quindi insieme che la nostra fedeltà al Signore esige l’incontro fraterno ed il vero dialogo. Tale
ricerca comune non ci allontana dalla verità, piuttosto,
attraverso uno scambio di doni, ci condurrà, sotto la guida dello Spirito, a tutta la verità (cf Gv 16,13).
2
Il nostro incontro fraterno di oggi è un nuovo, necessario passo sul cammino verso l’unità alla quale soltanto lo Spirito Santo può guidarci: quella della comunione nella legittima diversità. Ricordiamo con
viva gratitudine i passi che il Signore ci ha già concesso
di compiere. L’abbraccio scambiato tra Papa Paolo VI ed
il Patriarca Athenagoras qui a Gerusalemme, dopo molti
secoli di silenzio, preparò la strada ad un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo
della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del
1054. Seguirono scambi di visite nelle rispettive sedi di
Roma e di Costantinopoli, frequenti contatti epistolari
e, successivamente, la decisone di Papa Giovanni Paolo II
e del Patriarca Dimitrios, entrambi di venerata memoria,
di avviare un dialogo teologico della verità tra Cattolici
e Ortodossi. Lungo questi anni Dio, fonte di ogni pace
e amore, ci ha insegnato a considerarci gli uni gli altri
come membri della stessa famiglia cristiana, sotto un
solo Signore e Salvatore, Cristo Gesù, e ad amarci gli uni
gli altri, di modo che possiamo professare la nostra fede
nello stesso Vangelo di Cristo, così come è stato ricevuto
41
Comunità aperta
5
Pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d’ora il dovere di offrire una
testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignità della persona umana in
ogni fase della vita e della santità della famiglia basata sul
matrimonio, la promozione della pace e del bene comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il
nostro mondo. Riconosciamo che devono essere costantemente affrontati la fame, l’indigenza, l’analfabetismo, la
non equa distribuzione dei beni. È nostro dovere sforzarci di costruire insieme una società giusta ed umana, nella
quale nessuno si senta escluso o emarginato.
loro patrie. Rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera al Dio
onnipotente e misericordioso per la pace in Terra Santa
e in tutto il Medio Oriente. Preghiamo specialmente per
le Chiese in Egitto, in Siria e in Iraq, che hanno sofferto
molto duramente a causa di eventi recenti. Incoraggiamo
tutte le parti, indipendentemente dalle loro convinzioni
religiose, a continuare a lavorare per la riconciliazione e per
il giusto riconoscimento dei diritti dei popoli. Siamo profondamente convinti che non le armi, ma il dialogo, il perdono e la riconciliazione sono gli unici strumenti possibili
per conseguire la pace.
6
Siamo profondamente convinti che il futuro della
famiglia umana dipende anche da come sapremo
custodire, in modo saggio ed amorevole, con giustizia ed
equità, il dono della creazione affidatoci da Dio. Riconosciamo dunque pentiti l’ingiusto sfruttamento del nostro
pianeta, che costituisce un peccato davanti agli occhi di
Dio. Ribadiamo la nostra responsabilità e il dovere di alimentare un senso di umiltà e moderazione, perché tutti
sentano la necessità di rispettare la creazione e salvaguardarla con cura. Insieme, affermiamo il nostro impegno a
risvegliare le coscienze nei confronti della custodia del creato; facciamo appello a tutti gli uomini e donne di buona
volontà a cercare i modi in cui vivere con minore spreco
e maggiore sobrietà, manifestando minore avidità e maggiore generosità per la protezione del mondo di Dio e per il
bene del suo popolo.
9
In un contesto storico segnato da violenza, indifferenza ed egoismo, tanti uomini e donne si sentono
oggi smarriti. È proprio con la testimonianza comune
della lieta notizia del Vangelo, che potremo aiutare l’uomo
del nostro tempo a ritrovare la strada che lo conduce alla
verità, alla giustizia e alla pace. In unione di intenti, e ricordando l’esempio offerto cinquant’anni fa qui a Gerusalemme da Papa Paolo VI e dal Patriarca Athenagoras, facciamo
appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e
a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l’urgenza
dell’ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l’unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle
legittime differenze, per il bene dell’umanità intera e delle
generazioni future.
7
Esiste altresì un urgente bisogno di cooperazione efficace e impegnata tra i cristiani, al fine di salvaguardare ovunque il diritto ad esprimere pubblicamente la propria fede e ad essere trattati con equità quando si intende
promuovere il contributo che il Cristianesimo continua ad
offrire alla società e alla cultura contemporanee. A questo
proposito, esortiamo tutti i cristiani a promuovere un autentico dialogo con l’Ebraismo, con l’Islam e con le altre
tradizioni religiose. L’indifferenza e la reciproca ignoranza
possono soltanto condurre alla diffidenza e, purtroppo,
persino al conflitto.
10
Mentre viviamo questo comune pellegrinaggio
al luogo dove il nostro unico e medesimo Signore
Gesù Cristo è stato crocifisso, è stato sepolto ed è risorto,
affidiamo umilmente all’intercessione di Maria Santissima
e Sempre Vergine i passi futuri del nostro cammino verso
la piena unità e raccomandiamo all’amore infinito di Dio
l’intera famiglia umana.
“Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6, 25-26).
8
Da questa Città Santa di Gerusalemme, vogliamo
esprimere la nostra comune profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente
e per il loro diritto a rimanere cittadini a pieno titolo delle
42
Comunità aperta
Giovanni, il precursore
a cura di don Giovanni
F
ili che vengono da lontano
e s’intrecciano. Francesco e
Bartolomeo si incontrano nella Terra di Gesù a cinquant’anni dall’abbraccio tra Paolo VI
e Athenagoras, quando si iniziò a riannodare i fili spezzati
poco meno di novecentocinquant’anni prima. Va però detto che il nodo iniziò a stringersi
dopo che qualcuno aveva già
da tempo iniziato a trarre qualche filo dall’ingarbugliata matassa delle
divisioni tra cristiani. Il viaggio di Paolo
VI coglieva il frutto dell’apertura di cuore
e di mente realizzata da papa Giovanni.
Egli non incontrò, da papa, il Patriarca
ecumenico di Costantinopoli; in compenso fu il primo papa ad aver avuto rapporti fraterni con il mondo ortodosso,
che per lui provava grande venerazione;
non lo incontrò da papa, il Patriarca Ecumenico di allora, ma da Delegato apostolico sì.
G
ià all’indomani della sua morte, ci
fu, nella Chiesa ortodossa, chi lo
considerò un santo e un patrono dell’ecumenismo. Fu proprio il patriarca
Atenagora ad applicare per primo alla
persona di Giovanni XXIII il passo evangelico: «Venne un uomo, mandato da
Dio, il cui nome era Giovanni».Da un’intervista di “Avvenire” all’attuale successore di Atenagora, Bartolomeo, emerge
che papa Giovanni XXIII aveva suscitato
anche nei fratelli ortodossi una autentica venerazione. ”Il compianto Papa
Giovanni XXIII – afferma sua santità
Bartolomeo - è stato davvero una grande
figura spirituale nella storia della Chiesa
Cattolica e del cristianesimo. Il mio beato predecessore, il Patriarca Ecumenico
Atenagora, riconobbe pubblicamente
la grande personalità di questo Papa.
Giovanni XXIII fece realizzare un passo
decisivo nel cammino della Chiesa, gra-
zie alla sua importante e coraggiosa decisione di convocare il Concilio Vaticano
II, che tra l’altro, con le sue indicazioni,
ha aperto la strada per la partecipazione
della Chiesa cattolica al movimento ecumenico, in vista del ripristino dell’unità
dei cristiani e con effetti particolarmente
rilevanti nei rapporti tra cattolici e ortodossi. Tale evento, insieme alle virtù di
dolcezza, bontà e amore che adornavano
il carattere e la vita di quel grande uomo
della Chiesa, giustifica pienamente l’onore della canonizzazione riservato a lui
dalla Chiesa cattolica”.
È
convinzione di Bartolomeo che “la
lunga esperienza di Angelo Giuseppe Roncalli come rappresentante della
Santa Sede presso Paesi come la Grecia,
la Bulgaria e la Turchia – dove è la sede
del patriarcato ecumenico di Costantinopoli – offrì a lui l’opportunità di conoscere da vicino e amare i popoli ortodossi
e di associarsi con legami particolari al
patriarcato ecumenico. Il ricordo del suo
soggiorno in questa città di Istanbul rimane tuttora vivo, perché la sua familiarità con gli ortodossi in questo contesto
lasciò un’impronta indelebile nella sua
personalità e contribuì non poco a suscitare lo spirito di apertura nei confronti
dell’Ortodossia che lo animava”.
”Potremmo affermare – sono ancora parole del Patriarca Ecumenico - che Giovanni XXIII fu il promotore del cammino
43
della Chiesa cattolica
verso l’unità dei cristiani e in questo senso ne
rimane tutt’ora un patrono sia per il presente
che per il futuro. Noi
possiamo farci ispirare
dal suo esempio, affinché si continui il difficile e faticoso cammino
per ritrovare l’unità dei
cristiani”. Un esempio
davvero attuale: si guadagnò il rispetto
degli ortodossi perché per primo li rispettò; egli non percorse la via dell’unità
attraverso il proselitismo, ma con la reciproca conoscenza, il dialogo, la fraternità,
il reciproco apprezzamento, convinto del
fatto che quelle ortodosse sono autenticamente Chiese. Anzi, non solo non praticò proselitismo ma, come afferma un
testimone, "non favoriva le conversioni
al cattolicesimo". Lo prova una lettera
scritta ad un seminarista ortodosso che
voleva passare alla Chiesa cattolica: "I
cattolici e gli ortodossi non sono nemici. Ci dividono solo alcune incomprensioni. Quelli che hanno causato la divisione non sono tra i vivi. Sono sicuro
che anche se partiamo da strade diverse
un giorno troveremo l'unità".Va anche
ricordato che fu proprio lui ad istituire
il Segretariato per l’unità dei cristiani,
poco dopo essere stato eletto papa.
P
er papa Giovanni, il fatto di guardare
insieme al Vangelo rendeva possibile
sperare che un giorno si sarebbe realizzata la piena unità tra ortodossi e cattolici.
Bartolomeo è dello stesso parere: “Più
ritorniamo alla fonte comune del Vangelo, più riscopriamo le nostre sorgenti
comuni. Non dimentichiamo che, per
mille anni, la comprensione comune del
Vangelo in Oriente e Occidente si esprimeva anche nella piena comunione sacramentale tra cattolici e ortodossi”.
Cultura e notizie • Curiosando nello Scrigno
La figura di san Rocco a Coccaglio
di G. Pedrali
Le notizie storiche relative alla vita di San Rocco si mescolano con quelle dell'agiografia popolare che fa di San
Rocco uno dei Santi taumaturghi più invocati e pregati. Rocco, nato nel 1295 da una nobilissima e potente
famiglia di Montpellier, non volle tuttavia servirsi a proprio vantaggio delle ingenti ricchezze di cui disponeva,
ma decise di mettere esse e se stesso al servizio dei bisognosi, traendo alimento spirituale dai santuari della
cristianità, che egli - liberatosi dai suoi beni e ridottosi in povertà - si propose di visitare a cominciare da Roma.
Prima di giungere alla meta sostò ad Acquapendente e, richiamandosi ai principi evangelici della carità, vinta
l'opposizione del guardiano del lazzaretto, si dedicò alla cura degli ammalati. Raggiunta Roma, fu ricevuto
dal Papa Urbano V, rientrato da Avignone, e guarì dalla peste un Cardinale tracciando un segno indelebile di
croce sulla sua fronte. Dopo tre anni di permanenza a Roma, riprese la via del ritorno, passando per Cesena e
Rimini: dovette però fermarsi a Piacenza, perché colpito a sua volta dalla peste. Ritiratosi in solitudine, venne
assistito da un cane, che gli portava il cibo, e dal suo padrone, certo Gottardo. Guarito, riprese la via del ritorno,
su esortazione di un angelo. Rocco, giunto a Montpellier, non riconosciuto, venne per sbaglio richiuso in prigione, da cui avrebbe potuto immediatamente uscire se avesse richiesto aiuto a qualche suo potente congiunto.
Ma, per essere più vicino alle sofferenze di Cristo, preferì scegliere a sua volta la via della sofferenza e rimase
volontariamente in prigione per cinque anni, fino alla morte, nel 1327.
foto 1: affresco tardo 400esco conservato nella pieve (secondo pilone a sx)
La figura di san Rocco, semplice ed
essenziale, mostra il suo viso giovane e sereno. Questo è un frammento di
quanto potrebbe celarsi al di sotto delle pitture e degli stucchi creati dal m°
Rubagotti al tempo di mons. Dossena.
Dovremmo immaginare la nostra pieve
tutta affrescata – com’era consuetudine
i quei tempi lontani.
L
pello da pellegrino, il bastone, la borraccia
e l’inseparabile cagnolino che ha in bocca
un tozzo di pane. Questa meravigliosa statua, sino circa 10 anni fa, era sempre stata
esposta alla pubblica venerazione.
foto 3: statua di san Rocco (chiesetta
della diaconia)
uesta statua, di modesta qualità e
grandezza, è conservata presso la
chiesa del Cuore Immacolato di Maria
in via Cavour.
È la statua che viene portata solennemente in processione il giorno del santo, per le vie dell’omonima diaconia.
È in gesso e presenta i segni tipici del
santo.
Q
foto 2: statua lignea
(magazzino)
uest’opera, di autore ignoto, risale a
fine ’800. Qui vediamo san Rocco che
mostra al popolo la sua piaga. Sono presenti i segni caratteristici del santo: il cap-
Q
44
foto 4: vecchia veduta di via Vittorio
Emanuele II e via Cavour
ome possiamo vedere in questa vecchia
fotografia, sopra al muro che delimita
la bottiglieria Fossati sono poste due edicolette: in una è posta la Madonna Consolatrice in gloria; e nell’altra san Rocco. Perché
proprio lì? Secondo alcuni studi, lì era posto
un lazzaretto: infatti, in quasi tutti i nostri
paesi vi sono via San Rocco o via Lazzaretto
o via Misericordia. Queste sono il segno che,
in passato, vi erano posti dei luoghi dediti
al servizio dei malati, dei moribondi o degli
abbandonati. Ora, purtroppo, per il tempo e
per l’incuria dell’uomo, questi affreschi stan
ormai scomparendo del tutto.
Come sarebbe bello se la stessa diaconia di san Rocco o l’Amministrazione comunale o privati, potessero restituire a tutti la bellezza di questi affreschi
poiché…sotto i nostri occhi…sta scomparendo un
pezzo della nostra storia (come già sta succedendo
ad antichi affreschi posti nelle nostre vie, si veda lo
stemma araldico in via san Pietro ed in via Carera).
C
Cultura e notizie • Note di storia
I cinquant’anni del Coro Alpino Montorfano
“Mentre il silenzio fasciava la Terra ...”
S
ono quasi le 21.00
di sabato 7 giugno
2014. La Vecchia Pieve
è gremita all’inverosimile. Da anni non ci
capitava di vedere la
partecipazione di tanta
gente ad uno spettacolo, ma il cinquantesimo
del Coro Alpino Montorfano è un appuntamento imperdibile! C’è
molta calura, ma c’è
soprattutto grande calore sia perché
continua ad entrare gente e vien dentro contenta, quasi felice, sia perché
c’è anche molta tensione tra coloro
che saranno i protagonisti della serata. Servono altre sedie e proprio i
“coristi” si adoperano per rifornirne
quante più possibile. Poi, quasi fosse
scattato un segnale al pubblico invisibile, i Coristi si ritirano nella sacrestia
della maestosa quanto bella Vecchia
Pieve e tutti cominciano a sedersi.
Entrano allineati ai fianchi dell’altare
e cala un innaturale silenzio ed ai più
esperti par già di udire le meravigliose canzoni del CD “Mentre il silenzio
chiesa. Al termine della canzone un
caloroso applauso abbraccia ognuno
dei Coristi … l’emozione pare incontenibile. Aliverti, con la maestria di
un consumato attore, spiega il motivo per cui il Concerto ha avuto inizio
con quella specifica canzone: “è stata
la prima canzone provata dal Coro
Montorfano ed eseguita durante il
primo concerto del Giugno 1964”.
Quel rimembrar d’allora comincia a
schiudere i cuori e non è raro vedere
qualcuno che trattiene a stento lacrime di gioia e di nostalgia. Già qualche
giorno prima, durante l’inaugurazione della bellissima mostra allestita
fasciava la Terra” proprio prima che
le dolci note di “Bella della montagna”
comincino a riecheggiare sotto le
volte delle arcate della meravigliosa
in sala “San Giovanni” e la presentazione del libro-ricordo dell’attività di questo straordinario Gruppo,
qualcuno si era lasciato travolgere,
45
soprattutto durante
il breve, ma davvero
intenso e profondo intervento del M° Sergio
Clapasson, dall’emozione. Bellissima era
stata quella serata, ma
quella di questa sera
è ancor migliore. La
simpatica presentazione di “Fila, Fila” fa sì
che presto ci si riprenda. Quindi si prosegue
con “Monte Pasubio” che ispira, pur
nella tristezza delle parole del testo,
sensazioni di “bellezza” assoluta. Si
notano le mani volteggianti, dalle
lunghe ed affusolate dita, del M° Domenico Clapasson che par prendere
per mano ogni nota che sgorga dalle ugole dei cantori e plasmare ogni
cosa, quasi fosse uno scultore di note
ed accordi. Poi di corsa, senza tregua,
se non fosse perché intervallata dalla
simpatica presentazione di ogni canto e così scorre via “Me compare Giacometo”, con lo straordinario canto del
gallo di Tinaglia, “La contrà de l’acqua
ciàra”, “La pastora” ed infine, ma non
per finire, “L’ultima notte”. Questo
canto commuove all’inverosimile,
sia perché ricorda a tutti la figura
di Franco Boglioni, ma anche e perché è stata la canzone che durante la
Commedia “La bambulìna con la pèna”
riusciva a trasmettere, più di ogni altro passaggio, l’intensità del canto ed
allo stesso tempo le emozionanti parole declamate dall’attore. Con “Vola,
Vola, Vola” si riprende in modo assai
allegro, seguita da “Montagnes Valdotaines” omaggio a tutta la Val d’Aosta,
poiché non sono pochi i Cori di quella terra gemellati al nostro. Quindi si
ascolta la simpatica “Se ti viene il mal di
testa”, seguita a ruota da “Va l’Alpin”
che ha la proprietà di far venire la
Cultura e notizie • Note di storia
pelle d’oca anche al più disattento degli spettatori. L’emozione pare però
toccare l’apice quando a presentare
la nuova canzone in programma si
presenta il M° Domenico Clapasson
perché “La òia de cantà” non è soltanto una canzone nata da un testo di
R. Marchetti e musicata dallo stesso
tutto trova il modo di porre davanti
a quel “tutto” la gente di Coccaglio…
l’emozione pare schizzare alle stelle e
in pochi istanti, ad ognuno dei presenti passano davanti i momenti personali più significativi vissuti con o
attraverso il Coro Montorfano, il Piccolo Coro Domenichino Zamberletti
Clapasson; è un omaggio, anzi, oserei
definirlo un tributo al papà di Roberto e di Celestino, nonché nonno di
Giorgio - che è la voce solista proprio
in questo canto - e a tutti quei Coristi
che ora cantano nel Coro Celeste e
che ci hanno lasciato, come eredità, la
grande gioia del “canto”! Lo scroscio
di applausi finale, con il pubblico che
si alza in piedi, non è che un piccolo
gesto per la magnificenza della canzone e della sua esecuzione.
oppure il Mini Coro. Geniale è stata
quindi la trovata di far salire a cantare l’ultima canzone in programma
tutti i Maestri presenti in sala e che
si sono alternati nel corso dei lunghi
anni, creando emozioni e sentimenti inenarrabili. Straordinario vedere
ed incontrare Angelo Botticini, Delfo Torrisi, Daniel Espen e Riccardo
Rossini, osservarli prendere posto
a seconda della propria tipologia di
voce di fianco a Stefano, a Cichino,
a Severino, a Franco, a Luciano divenuto ormai voce narrante, etc etc, ed
ancora un balzo d’emozione perché,
non paghi, chiamano tutti gli ex coristi presenti a cantare quella che è
la canzone simbolo dei Cori Alpini.
Dirige, per la straordinaria occasione, il M° Sergio Clapasson; la meravigliosa “Signore delle cime” pare
ancor oggi riecheggiare nelle nostre
orecchie e menti. La serata volge al
termine … No! Non c’è malinconia!
C’è solo tanta, tantissima gioia che
si mescola all’emozione. Franco Ali-
R
iconoscimenti e ringraziamenti
sono il sunto dei brevi interventi
che si susseguono a partire dal Presidente del Coro Alpino Montorfano,
Roberto Marchetti, del M° Domenico Clapasson, del Sindaco Dr. Franco
Claretti, del Parroco don Giovanni
Gritti ed infine del tanto atteso M°
Sergio Clapasson. L’intelligenza, la
preparazione, la delicatezza dell’intervento del Maestro pare trasmettere serenità e gioia ai presenti; pur
ricordando tutti e pur ricordando
46
verti prova a rompere quella tensione palpabile, chiama pure la moglie,
Maria Grazia Tosini, a recitare una
simpatica poesia scritta ad hoc per
la straordinaria occasione. C’è però
bisogno di qualcosa “sopra le righe”
e così vengono chiamate sul palco
una trentina di voci femminili (sono
le mogli, le figlie, alcune voci della
cantoria di Fontainemore (AO) del
M° Sergio Clapasson e ancora alcune
amiche coccagliesi dei coristi), a loro
si aggiungono una decina di bambini, sono nipotini dei coristi, tutti insieme per dar vita al canto “Coccaglio
Fantasy”. Chi non era presente si starà
chiedendo cosa possa essere … eppure
in questo canto c’è tutta la storia del
Coro Alpino Montorfano. Coccaglio
Fantasy altro non è che la canzoncina “A Cucài l’è sèmper fèsta”, magnificamente musicata e rielaborata dal
M° Domenico Clapasson che ne ha
tratto e fatto un vero e proprio “capolavoro”. Una volta presa posizione,
il M° Domenico alza il braccio e di
nuovo, silenzio… “Come il silenzio del
mondo all’alba” (altra canzone del CD
menzionato sopra). Beh … non è più
l’alba, anzi … ma l’emozione è davvero immensa! Quindi le mani del M°
Domenico, come farfalle in volo, dettano i ritmi ed i tempi e sentire tutte
quelle voci alternarsi o cantare all’unisono, trasformare quella che è una
filastrocca in un canto che potrebbe
diventare l’Inno di Coccaglio è stato
davvero un momento di intensità indescrivibile. Ecco! Prendi tre parole e
note e trasformale in un canto straordinario … così come un maestro
(Sergio Clapasson), un curato (don
Andrea Ferronato) ed alcuni giovani di “buona volontà” cominciarono
quell’avventura cinquanta anni or
sono trasformando quello sparuto
gruppetto in un vero e proprio “capolavoro”. Buon compleanno Coro
Montorfano e, soprattutto, arrivederci a “oltre”. Che il “Silenzio” (ndr
“Dio”) vi accompagni sempre.
Cultura e notizie
U.N.I.T.A.L.S.I. - Sottosezione di Brescia - Gruppo di CHIARI
Lourdes 2014
Sembra ieri che siamo tornati dal meraviglioso pellegrinaggio 2013 e già dobbiamo, ma che bel “dovere”, pensare
al prossimo pellegrinaggio 2014.
L’esperienza dello scorso anno è stata impreziosita dalla presenza del nostro Vescovo Mons. Luciano Monari e forse proprio grazie alla carica che ci ha trasmesso, abbiamo ancor più voglia di ricominciare a pensare a quello che ci attende.
Come dicevamo, però, l’attesa è dolce perché anche durante l’anno noi continuiamo a pensare a quei meravigliosi giorni
passati in compagnia di amici, di persone care, ma soprattutto della Madonna. Come sempre accade, raccontare l’esperienza di un pellegrinaggio a Lourdes è impresa ardua se non impossibile, ma la gioia e la carica che ci pervade ogni volta
ci spinge ad esporci, senza alcun timore, invitando quanta più gente possibile poiché siamo certi che sarà una esperienza
tanto bella e tanto grande da rimanere unica ed irripetibile foss’ anche la ventesima volta che ci tornaste.
Anche quest’anno dunque il pellegrinaggio a Lourdes è previsto per il prossimo mese di Ottobre ed esattamente :
In Treno dal 15 al 21 ottobre 2014
In Aereo dal 16 al 20 ottobre 2014
Come sempre le iscrizioni vengono raccolte presso i recapiti usuali, ma, allo scopo di favorire coloro che intendono partecipare, la Sede dell’U.N.I.T.A.L.S.I. (Via G.B. Rota, 27/c) sarà appositamente e straordinariamente aperta :
Sabato
05 luglio 2014 Domenica 06 luglio 2014
dalle 15:00 dalle 09:00
dalle 15:00 alle 18:00
alle 12:00
alle 18:00
Come sempre è a disposizione il n. di cellulare 333 4662457 (U.N.I.T.A.L.S.I. Chiari) per ogni informazione, chiarimento e
per ogni necessità, o chiamare Enrico Donghi al 335 5451749 oppure Elda Donghi al 329 3226958 (ore pasti).
I malati saranno assistiti dai volontari dell’UNITALSI che divisi in gruppi di lavoro, si occupano dell’accoglienza, del
servizio durante i pasti, della pulizia delle camere e dell’aiuto a chi fa più fatica anche nelle esigenze personali, del
servizio medico, dell’animazione dei diversi momenti del pellegrinaggio, della gestione della segreteria cercando di
svolgere al meglio il compito loro assegnato.
47
Cultura e notizie
Proèrbe e poesìe cüntade só nel nòst dialèt.
Stórie e tradisiù dèla nòstra provìncia
Proverbi
sùl ardala.
La piantina giovane si può raddrizzare, la pianta vecchia si
L'amùr l'è 'na comédia 'n tré acc:, la speransa la contèn- può solo guardare
tesa la strachèsa
L'amore è una commedia in tre atti: la speranza, la conten- El Signùr el spèta a pò föra orare.
tezza, la stanchezza
Il Signore aspetta anche fuori orario
I acórde j’è come le röse e le gnàre zuené: i düra...fin che El gh'a braghe ròte e gilè lìs chi no gh'a sanc 'n paradis.
i dü ra.
Ha calzoni rotti e gilè consunto chi non ha santi in paradiso
Gli accordi sono come le rose e le ragazze giovani: durano...
Come 'I mar l'è sto mónd: gh'è chi uga e chi va a fónd
fin che durano
Come il mare è questo mondo: c'è chi nuota e chi va a fondo
La cultura l'è chèla ròba che el gh'arès el bechér...se el fös
Quand piàs mìa el sunadùr piàs gna la so sunàda
'n chirurgho.
La cultura è quella cosa che avrebbe il macellaio… se fosse un Quando non piace il suonatore non piace nemmeno la sua
suonata
chirurgo.
La verità l’e come ‘na persuna che ria 'n cà a l'ura del El liber dei perché l’è sóto ‘l cül del re.
Il libro dei perché si trova sotto il sedere del re
disnà: mìa sempèr tg'hèt göst de fàla sentà zó a tàola.
La verità è come una persona che ti arriva in a casa all'ora di
pranzo: non sempre hai il piacere di farla sedere a tavola
STORIE
I sólc j’e come i proponimenc che se fa ‘n presépe de l’an:
Nel gennaio 1964 si spegneva a Sirmione Benedetta
l'è piö faciI fai che manti-gnii.
I soldi sono come i proponimenti che si fanno in principio Bianchi Porro la giovane dichiarata "venerabile" nel
1993
dell'anno: è più facile farli che mantenerli
MARCO BOLLINI
"Non muoio, entro nella vita". Queste le parole, o meglio, la professione di fede nella vita eterna che chi entra
nella Badia di S. Andrea in Dovadola (Forlì) può leggere
sul sarcofago contenente le spoglie mortali di una giovane, Benedetta Bianchi Porro, di cui quest'anno ricorre il
50° anniversario della morte (morì infatti a Sirmione il
23 gennaio 1964). Il tempo trascorso dalla morte, non
ha tuttavia fatto diminuire il ricordo di questa giovane
anche grazie alla pubblicazione, in moltissime lingue,
dei suoi scritti (lettere, diari, pensieri) curata dagli Amici
di Benedetta, l'associazione che cura la diffusione degli
scritti e delle biografie di questa giovane.
Chi rit de zuen el pians da èc.
Chi ride da giovane piange da vecchio
'Ndó gh'è i s-cècc i mangia a i vécc
Dove ci sono ragazzi mangiano anche i vecchi
El cör l'è 'I prim a nàser e l'òltem a mörer.
Il cuore è il primo a nascere e l'ultimo a morire
L'amùr el bènda i öcc.
L'amore mette una benda sugli occhi
La Causa di Beatificazione partita sul finire degli anni
70 è ora approdata, dal 1993, al traguardo della Venerabilità di Benedetta; si attende ora un miracolo per giungere alla Beatificazione. Nel frattempo si è avverato ciò
che scrisse nella famosissima lettera a Natalino: Fra poco
io non sarò più che un nome, ma il mio spirito vivrà qui,
fra i miei, e non avrò neppure io sofferto invano. BeneLa piantina zùena sa pöl endrisàla, la pianta ècia sa pöl detta cioè continua a vivere nei suoi scritti, pubblicati
Quand giü el fabrica en piasa gh'è chi la öl alta e chi a
öl basa.
Quando uno fabbrica in piazza c'è chi la vuole alta e chi la
vuole bassa
Tutti pronti e disponibili a regalare consigli su progetti che non li riguardano.
48
Cultura e notizie
Benedetta nasce l'8 agosto
1936, a Dovadola, «un paese
di una bellezza dura e sinuosa a 19 chilometri da Forlì», e
la sua nascita è segnata subito
dalla sofferenza; un'improvvisa emorragia induce la madre
a battezzarla immediatamente (il Battesimo sarà integrato
qualche giorno dopo); in più
si aggiungono i sintomi di una
poliomielite che la fa apparire
menomata ad una gamba, e perciò derisa dai suoi coetanei. La
sua infanzia è vissuta negli anni
del secondo conflitto mondiale.
Dal 1945 al 1951 si trasferisce a
Forlì con la famiglia. Nel mese
di maggio 1944 iniziò a scrivere il suo "Diario segreto",
poiché invitata dalla madre a continuare una tradizione di famiglia. Compilare un diario personale diventò
un piacere e un modo semplice e naturale per annotare
pensieri e quotidianità. Fu inizialmente padre David
Maria Turoldo a curare l'edizione degli scritti di Benedetta Bianchi Porro, che in genere non vanno oltre a
brevi appunti, ma in epoca successiva alcuni cardinali
hanno dedicato introduzioni e commenti.
Nel 1951 si trasferisce a Sirmione, dove vivrà, ad eccezione dei ricoveri ospedalieri, per tutto il resto della
sua vita; sono gli anni del liceo, dell'amicizia intensa,
profonda con Anna: Tu sei la mia prima amica, e amica
per me vuol dire qualcosa di più di quel che gli altri
intendono. L'amica dev'essere qualcosa di noi stessi e
tu sei per me la metà dell'anima mia, l'acqua in cui
io mi specchio. In questo periodo Benedetta comincia
ad avvertire i primi sintomi della sordità, prima manifestazione di quella che poi sarà la malattia che la
condurrà alla morte.
A 17 anni, dopo aver saltato la terza liceo, Benedetta si iscrive all'Università, inizialmente, per compiacere il padre, alla Facoltà di Fisica. Ben presto però si
accorge di non essere portata per quel tipo di studi e
passa a Medicina, che affronta, parole sue, con ardore, avendo sempre sognato di diventare medico. Voglio
vivere, lottare, sacrificarmi per tutti gli uomini. Intanto la sordità è quasi totale, al punto che Benedetta è
costretta dapprima a farsi accompagnare da un'amica perché possa rispondere all'appello in sua vece, poi
all'aggravarsi della sordità chiede di essere interrogata
per iscritto; il professore irritato getta il libretto, ma
l'esame viene ridato e superato.
Nel Natale 1956 si manifestano
i primi sintomi di una malattia
di cui evidentemente la sordità
è solo una manifestazione; Benedetta riesce, da sola, a fare la
diagnosi della malattia: neurofibromatosi diffusa. Il 27 giugno
del '57 è operata per la prima
volta alla testa; in conseguenza
le si paralizza il nervo facciale sinistro. Nonostante questo
sostiene e supera altri esami
universitari, fino al 29 giugno
1959, quando sostiene, con esito negativo, l'ultimo esame. Il 7
agosto dello stesso anno viene
operata al midollo spinale; da
questo momento sarà paralizzata agli arti inferiori, costretta dapprima in poltrona, poi a letto. Perde anche
il gusto, il tatto, l'odorato. Le lettere di questo periodo
fanno, di contro emergere il cammino interiore straordinario compiuto da questa giovane, un cammino che
sarà condiviso da altri amici che la accompagneranno
gradatamente all'Incontro con il suo sposo.
Nel maggio '62 parte per Lourdes, da cui torna con
queste parole: Sono andata a Lourdes a chiedere la
guarigione, ma il criterio di Dio supera il nostro ed egli
agisce sempre per il nostro bene. In quel pellegrinaggio
avviene anche la guarigione di un'altra ammalata.
Il 27 febbraio 1963 Benedetta subisce l'ultima operazione alla testa.
Come conseguenza, il giorno seguente si manifesta la
cecità. Eppure, anche in questo frangente, le sue lettere
lasciano trasparire la serenità di chi sta lottando eroicamente per abbandonarsi alla volontà di Dio: Nella
tristezza della mia sordità e nella più buia delle mie solitudini ho cercato con la volontà di essere serena per
far fiorire il mio dolore...
Nell'estate di quell'anno Benedetta torna a Lourdes,
da dove torna, ancora una volta, con queste profondissime parole: ed io mi sono accorta più che mai della
ricchezza del mio stato, e non desidero altro che conservarlo. È stato questo per me il miracolo di Lourdes,
quest'anno.
Fra Natale di quell'anno e il Capodanno 1964 Benedetta torna a Milano, e rivede gli amici. Muore il 23 gennaio 1964, in quel momento una rosa bianca fiorisce
nel giardino di casa, ricordo di una visione precedentemente comunicata ad un'amica.
49
Cultura e notizie
POESIA
Che note, che poesia
che trilli, che ricami!
Treman per il piacere nel brolo
pure le foglie e i rami!
Di Angelo Canossi
DU NI AL CIAR DE LUNA
DUE NIDI AL CHIARO DI LUNA
Tra i ran sè vèd la lüna
e dindulà ‘na cüna
tra i fèr dè la ringhiéra
e sura ‘n ram ön ni.
(Dolce apparizione a un babbo
che rincasa)
Postat sö chèla pianta
Ghe on rossignöl chè canta
‘na bèla melodia
En mira al me pozöl.
Tra i rami si vede la luna
che dondola una culla
tra i ferri della ringhiera
e sopra i rami un nido.
Posato su quella pianta
c’è un usignol che canta
una bella melodia
dirimpetto al mio poggiolo.
Dindùla sö la pianta
el rossignöl e ‘l canta,
e la mé capinéra
la nina ‘l so pütì.
Chè nòte, chè poesia,
che trili e chè recam!
Trèma dèl göst nèl bröl
anche le fòje e i ram!
Dondola sulla pianta
l’usignolo che canta
e la mia capinera
culla il suo bambino.
A cura di Tarcisio Benerecetti.
Farmacie di turno – GUARDIA FARMACEUTICA
Dal 17 luglio al 14 settembre 2014
La farmacia di Coccaglio, P.zza Marenzio 10, resta aperta anche il Giovedì.
I turni in esame potrebbero subire delle inaspettate variazioni
LOCALITA’
INDIRIZZI
TURNI
DI
Primo
GUARDIA
Secondo
COCCAGLIO
Piaz. L. Marenzio 10
17– 18
Luglio
16 – 17
Agosto
CHIARI
Piazza Moro
2
19 – 20 Luglio
18 – 19
Agosto
CHIARI
Via Sala
2/1
21 – 22 Luglio
20 – 21
Agosto
PALAZZOLO
V. Marconi
14
23 – 24 Luglio
22 – 23
Agosto
ROVATO
Via C. Battisti
102/a
25 - 26
Luglio
24– 25
Agosto
CAZZAGO
Via Duomo
51
27– 28
Luglio
26 – 27
Agosto
CHIARI
Via Rivetti
31
29 - 30 Luglio
28 – 29
Agosto
COCCAGLIO
Via E. Mattei
31 – 01 Lug.Ago
30 – 31
Agosto
ROVATO
Via Bonomelli
122
02 - 03
Agosto
01 – 02 Settembre
ERBUSCO
Via Provinciale
21
04 - 05
Agosto
03– 04
Settembre
COLOGNE
Piazza Garibaldi
8
06 - 07
Agosto
05- 06
Settembre
PALAZZOLO
Via Garibaldi
6
08 – 09
Agosto
07 – 08
Settembre
CASTELCOVATI
Via De Gasperi
74
10 - 11
Agosto
09 – 10
Settembre
CHIARI
Via xxv Aprile
17
12 - 13
Agosto
11 – 12
Settembre
ROVATO
Via Cavour
14
14 – 15
Agosto
13 – 14
Settembre
3
50
Cultura e notizie
Numeri Telefonici d’immediata utilità
MUNICIPIO
. centralino
- fax
- Ufficio vigili
- segreteria
- Agente di servizio
- Emergenze
. Ufficio Anagrafe
. Ufficio Tributi
. Ufficio Ragioneria
. Ufficio Servizi sociali
. . Ufficio Tecnico
. Servizi 24 su 24
Associazione Pensionati
030 7725711
030 7721800
030 7725702
030 7725724
335 7250663
335 7637031
030 7725704
030 7725707
030 7725709
030 7725716
030 7725731
335 7637031
030 7703666
Guardia medica – Rovato, via
Lombardia 33/a zona stazione
030 7701921
Pronto soccorso di Chiari
030 711170
Soccorso stradale
116
Guardia di Finanza
117
Carabinieri
112
Soccorso pubblico di emergenza 113
Vigili del fuoco
115
Emergenza sanitaria
118
telefono azzurro
1.96.96
Guardia farmaceutica
800
297002
Ufficio invalidi
030
297002
Corpo Forestale delle Stato
1515
Prenotazioni Az.Osp.Chiari
Visite dal lunedì al sabato
800 017446
www.comune di coccaglio.it 8-20.
Visite con urgenza – bollino
verde .fas.A
dal lunedì al sabato ore:
Scuola Materna
030 7721562
8,30 -16.
Scuola Elementare
030 723730
Scuola Media
030 7721190
Esami radiografici
dal lunedì al venerdì
ore 8,30 - 16.00
Radio parrocchiale
030 2731444
Prestazioni libera
Ferrovie
030 7703004
professione dal
Poste Italiane
030 7721318
Lunedì al venerdì:
Farmacia Tallarini
030 7701217
ore 8,30 – 13,30
Farmacia Comunale
030 7248650
Centralino
Fondaz. Don Gnocchi Rovato 030 72451
Richiedei –Palazzolo
030 7303850
COGEME num. verde
Coccaglio in rete
Volontari del soccorso
sede
servizio diurno
servizio notturno
Dott. Paola Valzorio
Dott. Antonio Bravi
Dott. Emilio Bonfreschi
Dott. Maria Battagliola
030
030
030
030
Ospedale di Iseo
Stessi numeri di
prenotazione dell’ospedale
di Chiari tel. 030 98871
Centralino di Iseo
7241719
723716
7700720
7240121
51
800.638.638 n.ro verde
030
7102301
030
7102301
030
7102822
030
71021
030 7703929
030 7240348
030 7722815
Ospedale Mellini di Orzinuovi stessi numeri di
prenotazione dell’ospedale
Centralino di Orzinuovi
di Chiari tel. 030 99441
Cultura e notizie
Offerte per le opere Parrocchiali 12 maggio – 22 giugno 2014
Giornata per le opere parrocchiali (tavolino) dell’11 maggio 2014
Eccedenza sulla colletta domenicale dell’11 maggio 2014
NN
NN, nella cassetta della stampa
NN
Giornata per le opere parrocchiali (tavolino) del I giugno 2014
Eccedenza sulla colletta domenicale dell’11 maggio 2014
NN
Totale
€550,00
€230,00
€
50,00
€2.000,00
€500,00
€360,00
€200,00
€250,00
€4.140,00
Altre offerte per la Parrocchia 12 maggio – 22 giugno 2014
In memoria della cara Mamma
In onore della Madonna
In onore della Madonna
Dalla chiesetta di s. Rita, per Enel
In memoria della cara Mamma
NN
In memoria della cara Sposa
In occasione del Matrimonio
In memoria del caro Figlio
In memoria del caro Congiunto
In onore della Madonna
In onore dello Spirito Santo
In occasione del 50° di Matrimonio
In onore del sacro Cuore, per i poveri
Avis Coccaglio
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
200,00
20,00
20,00
75,00
500,00
20,00
300,00
100,00
50,00
500,00
20,00
25,00
50,00
20,00
50,00
Come puoi contribuire alle spese per la ristrutturazione del Focolare
1 Anzitutto, frequentandolo: ciò dà senso all’impegno che si sta affrontando.
2 Offerta libera che può essere consegnata ai sacerdoti, al diacono o nel corso della raccolta “pro opere parrocchiali” e “pro Oratorio”, normalmente la
prima e la seconda Domenica di ogni mese e in altre particolari occasioni, di volta in volta indicate
3 Offerta libera tramite versamento o bonifico, detraibile ai fini dell’Irpef, sul CC n. 2085X87, presso la Banca Popolare di Sondrio - ag. di Coccaglio;
ABI 05696 - CAB 54360 - CIN X, intestato a “Il Focolare A.P.S. ONLUS”.
Per il bonifico è necessario il codice IBAN: IT87 X056 9654 3600 0000 2085 X87
4 Impegno morale o scritto a versare una quota fissa periodica, in occasione della giornata mensile “pro Oratorio” o direttamente ai sacerdoti o al
diacono
5 Prestiti gratuiti (senza interesse)
6 Contribuire alla ristrutturazione dell’Oratorio può essere un modo alternativo per partecipare alle gioie o ai lutti di parenti o amici.
7 Oltre all’8 per mille secondo le possibilità indicate sul modulo per la dichiarazione dei redditi, è possibile destinare a enti specifici il 5 per mille. È
possibile attuare questa opzione indicando nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi il CF n. 91018070176 dell’associazione “Il Focolare
A.P.S. onlus”
e, inoltre, partecipa alla festa dell’Oratorio (6-8 giugno)
52
Cultura e notizie
Offerte pro Oratorio 12 maggio – 22 giugno 2014
NN
18 famiglie in occ. dei sacramenti dell’IC
€515,00
€100,00
1 famiglia in occ. dei sacramenti dell’IC
€500,00
NN
€
50,00
NN
€
50,00
NN
€
40,00
NN
€
20,00
NN
€
20,00
NN
€
20,00
NN
€100,00
NN
€
50,00
NN
€
20,00
NN
Una famiglia, in occ. dei Sacramenti di ICFR €100,00
18 famiglie, in occ. dei Sacramenti di ICFR €515,00
€100,00
In occ. del Battesimo
€
50,00
In occ. del Battesimo
€
30,00
In occ. del Battesimo
€1.025,00
Giornata “pro Oratorio” del 25 maggio
€
30,00
NN
€
20,00
NN
€
10,00
NN
€
50,00
NN
€
20,00
NN
€
50,00
NN
€
50,00
NN
€
20,00
NN
€
15,00
NN
€150,00
In occ. del Battesimo
€
50,00
In occ. del Battesimo
€150,00
In occ. del Battesimo
€
40,00
NN
€
20,00
NN
€
20,00
NN
€
5,00
NN
€170,00
I pellegrini a Pompei
€
50,00
In occ. del Battesimo
€100,00
In occ. del Battesimo
€
50,00
In occ. del Battesimo
€
90,00
In occ. del Battesimo
€
50,00
NN
€1.105,10
Giornata “pro Oratorio” dell’8 giugno
€200,00
In occ. del Matrimonio
20,00
In occ. della visita alla famiglia e ben. della casa€
20,00
In occ. della visita alla famiglia e ben. della casa€
20,00
In occ. della visita alla famiglia e ben. della casa€
50,00
In occ. della visita alla famiglia e ben. della casa€
50,00
In occ. della visita alla famiglia e ben. della casa€
€50,00
Versamenti su “Il Focolare onlus”
€150,00
04-06-2014
11-06-2014 in mem. di don Angelo Facchetti €1.500,00
€500,00
18-06-2014
53
Totale offerte
€ 8.180,10
Debito precedente
Debito residuo
€260.309,61
€252.129,51
Cultura e notizie
PARROCCHIA “S. MARIA NASCENTE”
Coccaglio
Orario delle celebrazioni
FESTIVO
ore 16.30
ore 17.30
ore 18.00
ore 7.30
ore 8.15 c.a
ore 8.30
ore 9.00
ore 10.30
ore 15.00
ore 17.30
ore 18.00
s. Messa (Casa Alb. - sabato *)
s. rosario
s. Messa festiva del sabato R
s. Messa
Lodi
s. rosario
s. Messa R
s. Messa R
preghiera pomeridiana, sospesa nelle solennità
s. rosario
s. Messa R
nelle solennità
ore 17.00
ore 17.30
Cultura e notizie
Legenda dei simboli:
* salvo variazioni
** posticipata ad altra ora in caso di funerale
*** anticipata o posticipata ad altra ora
in caso di funerale o di
celebrazione serale sostitutiva
La Parrocchia in rete:
http://www.coccaglio.com
Parrocchia: orario delle celebrazioni, calendari, appuntamenti, ecc.:
http://www.coccaglio.com/Parrocchia.asp
servizio per il Battesimo, il Matrimonio e il
Funerale
http://www.coccaglio.com/mbf.htm
Oratorio (in allestimento):
http://www.coccaglio.com/oratorio
Archivio del Bollettino parrocchiale
http://www.coccaglio.com/archiviobollettino.asp
s. rosario
Vespro solenne
e benedizione eucaristica
Guida al sito internet
http://www.coccaglio.com/sito.asp
Radio parrocchiale (ECZ-InBlu)
http://www.coccaglio.com/radioparrocchiale.asp
FERIALE
ore 7.15
s. rosario R
ore 7.50
Lodi
R
ore 8.00
s. Messa R
ore 8.30
s. rosario o altra devozione R
ore 8.55
Ora di Terza, quando prevista R
ore 9.00** s. Messa R
ore 16.00
s. rosario o altra devozione
ore 16.30*** s. Messa, con il Vespro (variazioni riguardo
all’ora e al luogo: v. calendario liturgico)
NB: Lodi, Ora media e Vespro sono in canto in caso di Ufficio funebre
R = viene trasmesso/a via radio
Numeri telefonici (premettere sempre 030)
Indirizzi di posta elettronica
Parrocchia: [email protected]
Oratorio: [email protected]
[email protected]
redazione del bollettino parrocchiale:
[email protected]
redazione del sito internet:
[email protected]
Charitas parrocchiale:
[email protected]
Gruppo Missionario:
[email protected]
Scout: [email protected]
Casa canonica (abit. don Giovanni) 7721248
Sacrestia - Ufficio parrocchiale
# 7243028
fax Parrocchia
7248203
Segreteria Oratorio “Il Focolare”
723575
Oratorio femminile
7721625
Abitazione don Fabrizio
7721039
Abitazione don Titta
7700340
Abitazione don Lino
7243194
Diacono Francesco
723392
Del Barba Pierino/Orat. femm.
7721102
# durante gli orari di sacrestia
91.85 MHZ
FASCE ORARIE PER LE TRASMISSIONI DALLA NOSTRA CHIESA:
FERIALI: dalle 7.00 alle 7.30; dalle 8.00 alle 9.30;
dalle 18.00 alle 19.30, dalle 20.00 alle 21.30
FESTIVI: dalle 8.30 alle 12.00; dalle 18.00 alle 19.30
Al di fuori di questi orari (per un totale di 5 ore giornaliere)
non ci è possibile trasmettere le nostre celebrazioni
per altre informazioni, v. il sito internet
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Cultura e notizie
Cappella preso il rifugio ai laghi
Gemelli (Val Brembana)
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Cultura e notizie
40ma Marcia della solidarietà “Vita per la Vita”
(Ultima edizione)
Rievocazione storica della prima edizione
“Noi corriamo per la vita, la pace, la solidarietà
e la civiltà dell’amore senza frontiere”
Coccaglio (Bs) - Roma, Piazza San Pietro (Città del Vaticano) - Albano Laziale (Rm)
5/13 Agosto 2014 Km. 680 media oraria Km 10
29 Giugno 2014
NOTIZA DELL’ULTIMA ORA
Martedì 5 agosto alle ore 9,30 partirà da Coccaglio la “Fiaccola” che portata di “Tedofori” raggiungerà Albano Laziale
mercoledì 13 agosto dopo aver percorso i 680 in nove tappe ripercorrendo lo stesso percorso che i 33 pionieri del 1975
percossero.
E’ prevista la partecipazione, di 50/60 persone tra marciatori, ciclisti e addetti all’organizzazione,
Per i giovani marciatori e sportivi di Coccaglio , che vogliono provare questa singolare ed unica esperienza al mondo ,grazie ad un contributo di uno sponsor, la partecipazione è completamente gratuita. Per loro i posti disponibili
sono ancora pochi.
Chi è interessato può contattare il GS. Vita per la Vita chiamando al 3355477413
Il presidente
Lino Lovo
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