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elogio della buonasanità
www.classemedica.it
classemedica
®
Anno III - n. 4 - aprile 2014
Pronto Soccorso
contro la
violenza sessuale
e domestica
Pag. 51-53
Allarme
droga
Pag. 5
CM4 anno III cop II_Layout 1 31/03/14 18:08 Pagina 1
Assicurazioni
Ionica Regionale
l’unione fa la forza
Anno III - Num. 4
I
classemedica
II
onica regionale assicurazioni (società di
brokeraggio, del gruppo Ionica, iscritta al Rui
al n. B000052846) da anni produce soluzioni
assicurative, per proteggere i suoi clienti da
infortuni o malattie.
In aggiunta a quelle tradizionali, ora c'è una
soluzione moderna e veloce, automatica e
“forfettaria”: Ionica la offre oggi ai suoi clienti,
insieme a Europ Assistance (primaria Compagnia
di assicurazioni del Gruppo Generali).
In due parole, funziona così: se all'Assicurato
succede qualcosa (malattia o incidente)
l'Assicurazione gli paga comunque l'indennizzo
(importo già prefissato in polizza), a prescindere
da spese effettivamente sostenute, o da loro
documentazione, o da postumi. Insomma,
quando c'è il sinistro, l'assicurazione paga (per i
dettagli precisi, esaminate il testo di polizza). Dati
i vantaggi che offre, questo nuovo tipo di
assicurazione conviene; anche perché Ionica, che
ha molti clienti e una lunga storia, fruisce di
economie, e le riversa ai clienti. E poi ci sono anche
vantaggi fiscali.
Se Vi interessa proteggervi, contro il rischio di
malattia o di infortuni, e prima di prendere una
decisione, vogliate anzitutto esaminare la
documentazione di polizza. La trovate al nostro
sito (www.ionicaregionale.com); oppure ve la
spediamo noi per posta.
Potete contattarci telefonicamente
al n. 06.92.95.70.72
per email: [email protected]
o all’indirizzo postale:
Ionica Regionale Assicurazioni,
via Aureliana 2, 00187 Roma
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Il Punto
“Un mio ufficiale che risulta stupido e volenteroso costituisce
grave pericolo e dev’essere immediatamente rimosso”. 2
Sommario
Mensile - Anno III - n. 4 - Aprile 2014
Fondo del Direttore
Diagnosi: DISPNEA!
Allarme CNR
Un mare di droga
Lo Schengen della salute
Narcolessia pag. 12-14
Illegalità in Sanità pag. 34-35
Sanità: ok alle cure senza frontiere
Il cuore dei diabetici
Vi presentiamo un emodinamista
Patologia sottostimata
Narcolessia: ed è subito sonno
Ospedale S. Spirito – Roma
Marchio di qualità al Centro trasfusionale
Parla il professor Aldo Morrone
San Camillo-Forlanini porte aperte a tutti
Finalmente le malattie rare
“Dottore, ma sono veramente ammalato?”
Iniziative della SIGM
Medici specializzandi c’è chi si muove
Donne medico pag. 42-44
Israele pag. 48-50
Afghanistan. L'accesso all'assistenza medica
è una lotta continua
Un ragazzo speciale, come tanti
Una professione dietro le quinte
E adesso “scopriamo” il medico-fisico
Una storia lunga più di un secolo
Necessario un cambio culturale
Periodico informativo
Iscrizione al Tribunale di Roma
N°214/2012 del 05.07.2012
Editore: Aureliana editrice srl
Direzione: Via Aureliana, 2 - 00187 Roma
Tel. 06/42.88.44.56 - Fax 06/92933112
Direttore Responsabile: Giuliano Crisalli
Hanno collaborato a questo numero con Piero Cassano: Paola Stefanucci,
Serena Bianchini, Maria Cristina Campanini, Beatrice del Balzo, Angela De Biaggi,
Andrea De Tommasi, Antonio Gulli, Orfeo Notaristefano, Paolo Parente,
Marco Perelli Ercolini, Andrea Silenzi, Mauro Subrizi, Maria Grazia Tatti,
Valeria Vill, Pasquale Zamarra, Maurizio Zomparelli
Progetto grafico e impaginazione:
Giordano Anzellotti - email: [email protected]
Stampa: Coptip Industrie Grafiche, via Gran Bretagna, 50
41100 Modena (MO) Tel. 059.312500 - Fax: 059.312252
email: [email protected]
Gli autori sono legalmente responsabili degli articoli. I diritti relativi ai testi firmati sono
dei rispettivi autori. La rivista non detiene il Copyright e gli autori possono anche pubblicare
altrove i contributi in essa apparsi, a condizione che menzionino il fatto che provengono
da «classe medica». È consentita la copia per uso esclusivamente personale.
Gli scritti e quant’altro inviato, «a classe medica» anche se non pubblicati, non verranno restituiti.
Il direttore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, nonché per
eventuali omissioni o inesattezze delle fonti delle immagini riprodotte nel presente numero.
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Tribunale dei diritti del malato - Cittadinanzattiva
Attenti a chiudere i piccoli ospedali
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Libera, Gruppo Abele e Don Ciotti
Illegalità in Sanità regione per regione
34
Attenzione al flap
Pensioni contributive un po’ di storia
37
Villaggio globale
Notizie dall’estero
38
Temi da approvare
Lungo l’elenco delle malattie rare
40
Donne medico
Siamo tante e decise ma la strada è in salita
42
AMMI: Congresso nazionale
Un progetto ambizioso: Tradizione e innovazione
45
Aiutare chi soffre
No alla solitudine!
46
Realtà da raccontare
Israele: viaggio nel tempo
48
Mangiagalli - Milano
Pronto Soccorso contro la violenza sessuale e domestica 51
Storia: 11° Chirurgia
Il medico che ti taglia per farti guarire
54
Ritardi storici
Sanità: 1260 giorni per una fattura
59
FederSPeV
51° Congresso
60
Lettere al direttore
61
Libri
63
Racconti
64
Al via il nuovo portale del ministero della Salute
w w w . c l a s s e m e d i c a . i t
5
Medici Senza Frontiere
Medici con l’Africa - CUAMM
classemedica
4
CM4 anno III pag. 02-03 punto rosso:Layout 1 01/04/14 15.05 Pagina 1
Il Punto
“Un mio ufficiale che risulta stupido
e volenteroso costituisce
grave pericolo e dev’essere
immediatamente rimosso.”
Anno III - Num. 4
generale von Moltke
classemedica
2
di Piero Cassano
[email protected]
Recenti sondaggi confermano che in Inghilterra - come in altri Paesi leader
- il funzionamento del sistema nazionale è visto come la priorità politica
assoluta. Qualunque governo, in qualunque paese civile, sa che deve
anzitutto occuparsi del servizio sanitario offerto ai cittadini. In Italia non è
così. I tre ultimi governi, caratterizzati da blanda disattenzione verso la
sanità, si sono portati appresso - in compenso - tre catastrofi prioritarie:
e cioè: più spese; più tasse, più disoccupati.
“L
a catastrofe delle spese
aumentate”, potremmo
capirla. Nessuno
intraprende volentieri una dieta.
Meno che mai la Casta.
“Anche l’ingorgo delle nuove tasse”,
potremmo ricostruirlo, nella sua
apparente eziologia. Forse è una
specie di riflesso condizionato, negli
elementi della Casta, specie se di
recente nomina. (cfr. Von KrafftEbing,“Il disturbo ossessivocompulsivo”).
L’esplosione della
disoccupazione: questa no, non
lo capiamo; tanto più perché è
dovuta a leggi sbagliate. Il
disastro sta devastando una
generazione di giovani,
specie del Mezzogiorno, tra i 20 e i
40 anni, come effetto di leggi
velleitarie: provvedimenti che
ricordano certe ottantenni in
minigonna, dal nome esotico (“Jobs’
Act”) e contenuti d’antan.
Per risolvere – o almeno esorcizzare la tragedia della disoccupazione, ci
CM4 anno III pag. 02-03 punto rosso:Layout 1 01/04/14 15.05 Pagina 2
3
classemedica
Nella Casta intanto, c’è già
qualche
mattacchione di
fresca nomina
che progetta
segretamente
nuove tasse,
per il dopo
elezioni.
Chi sono?
Li identificate
facilmente,
perché
ricorrono spesso
al (preoccupante)
mantra: ”Io ce la
metterò tutta.”
Nel frattempo la popolazione,
stremata da gabellieri, e
disoccupazione, riscopre l’attualità
del Criterio (la c.d. “Griglia”.
“Criteri e metodi di selezione”) con
cui il generale von Moltke
selezionava i suoi comandanti: “Un
mio ufficiale che risulta stupido e
volenteroso costituisce grave
pericolo e dev’essere
immediatamente rimosso.”
Anno III - Num. 4
offrono “mantra” quali: Decreto
SalvaItalia, Jobs Act……
Sono – e restano - parole, parole,
parole…
La visita di Obama, con corteo di
26 Cadillac blindate, complete di
assaggiatori di cibi, conferma che in
Italia non abbiamo motivi per
lamentarci. (Sembra però che
l’opinione prevalente resti diversa).
E, intanto, a breve intervallo, ci
saranno le elezioni europee, cui la
Casta annette grande significato.
Se non altro, perché sperano in
molti di ricavarne agiate
sistemazioni senili. Perciò fino al
giorno delle elezioni vedremo
poche tasse.
Ma i sogni muoiono all’alba.
CM4 anno III pag. 04 Fondo azz_Layout 1 31/03/14 18:07 Pagina 1
Fondo del Direttore
Diagnosi: DISPNEA!
Marzo 2014. In ventimila per 295 posti. Ottomila candidati e 12 mila parenti per
i test di medicina e odontoiatria all’Università Cattolica di Roma.
A contendersi i 270 posti di medicina e i 25 di odontoiatria più di 5 mila ragazze.
Gli aspiranti medici sono arrivati con genitori, amici, fidanzati.
Anno III - Num. 4
Giuliano Crisalli
classemedica
4
P
rovenivano da tutto il
Centro sud (un
gruppetto anche dalla
Lombardia) quasi tutti
liceali, classe 1996,
numerosi, però, anche gli
“anziani” già al secondo o
terzo tentativo.
Giovani che vogliono
indossare il camice bianco: tanti, troppi. Il
numero spaventa specialmente di fronte ai
dati che informano della fuga dei nostri
laureati all’estero nei vari Paesi europei
dove, in base ad una seria offerta di lavoro,
si aprono le porte di studi e ospedali anche
ai medici di casa nostra.
Che cosa dire? Si rimane senza parole. I
“dottori” se ne vanno quando c’è urgente
bisogno di loro negli ospedali ma anche
nelle cliniche private; in un periodo che i
nostri medici, oberati di lavoro spesso mal
retribuito, cominciano a considerare
pericoloso per l’insufficiente protezione
assicurativa e quindi giudiziaria, dato
l’enorme carico quotidiano che pesa su di
loro.
Abbiamo un bello scrivere che
“classemedica” difende la professione, che
il nostro mensile è sempre al fianco di
coloro che hanno scelto di curare anziani e
giovani offrendo valide esperienze
scientifiche ma anche (soprattutto?) aiuto
morale.
Noi ascoltiamo questi medici che ogni
giorno, numerosissimi, ci interpellano e ci
scrivono invitandoci a intensificare la
battaglia. Assicuriamo a questi amici il
nostro disinteressato e perciò sincero
sostegno, che però non è sereno, stando a
quanto si registra quasi quotidianamente
[email protected]
nel campo della Sanità. Parole
tante, promesse: fatti concreti
pochi, inutili sproloqui, testi
ufficiali preparati a tavolino da
“tecnici” che da anni usurpano i
posti che “mani grate” hanno loro
affidato.
Quella della Sanità italiana non è
più una “malattia rara”, non è più
un ricorso all’eutanasia per
risolvere i problemi della vita: sta
diventando una preoccupante
realtà che si regge sulla solitudine sia dei
medici e degli odontoiatri, sia dei pazienti.
Non risolverà i problemi la decisione della
Camera dei Deputati che ha lanciato una
specie di segnale votando all’unanimità una
mozione sulle malattie rare. Troppo poco
per colmare deficit e attendismi accumulati
in tanti anni di promesse non mantenute.
Noi continuiamo la battaglia accanto ai
camici bianchi senza dubbi o tentativi di
accomodamenti non dimenticando che il
loro e il nostro respiro diventa sempre più
affannoso. Dispnea, insomma!
CM4 anno III pag. 05 droga verde_Layout 1 31/03/14 18:07 Pagina 1
Allarme CNR
Quasi 150mila studenti italiani, secondo
i dati del report IFC-CNR presentati il
mese scorso, consumano abitualmente
droga: cannabis, ma anche cocaina,
eroina, sintetiche e allucinogeni.
I
Un mare di droga
5
classemedica
studenti italiani. Sul tema cannabis, di
grande attualità dopo la pronuncia della
Consulta che ha bocciato la legge FiniGiovanardi e il recente decreto del Governo
che ha colmato il ‘vuoto legislativo’ lasciato
dalla sentenza, il rapporto segnala come i
consumi di cannabis tra i giovani sia nel
complesso abbastanza simile a quello di 15
anni fa, ma dopo un andamento
tendenzialmente in discesa fino al 2006, si
osserva una ripresa dei consumi tra il 2012
ed il 2013. I giovani che hanno sperimentato
la sostanza almeno una volta nella vita sono
3 su 10 e il consumo nell’ultimo anno
riguarda il 25% dei ragazzi. Mentre il
consumo attuale (30 giorni precedenti alla
compilazione del questionario) riguarda il
16% degli studenti e, fra questi, 1 su 5 (poco
più di 75.000 ragazzi) consuma cannabis
quasi quotidianamente (20 o più volte al
mese, “frequent users”). La maggior parte
dei giovani fuma cannabis occasionalmente,
non più di 10 volte durante l’anno (61%),
soprattutto le ragazze (70%; M=55%). Ed il
27% la consuma più assiduamente, 20 o più
volte durante l’anno. Per la maggior parte si
tratta di un uso esclusivo della sostanza,
l’84% cioè non ha usato altre sostanze
illegali, preferendo utilizzare le sostanze
legali: il 62% ha fumato quotidianamente
almeno una sigaretta, soprattutto le ragazze;
l’11% ha bevuto alcolici quasi tutti i giorni ed
il 14% ha utilizzato psicofarmaci senza
prescrizione medica.
Per i ricercatori sono circa 132.000 i
consumatori problematici di cannabis,
risultati tali secondo il test di screening per la
valutazione del comportamento
problematico CAST - Cannabis Abuse
Screening Test, inserito nella survey ESPADItalia®, (pari al 6% di tutti gli studenti e al
68% dei frequent users).
La marijuana e l'hashish tornano a
essere 'droghe leggere', a differenza
di eroina e cocaina. Il decreto legge
del ministero della Salute, pubblicato
il 22 marzo scorso in Gazzetta
Ufficiale (n.67), indica la cannabis
nella Tabella II. La cannabis è inserita
nella tabella sia come foglie e
infiorescenza, sia come olio e resina.
Anno III - Num. 4
numeri più alti si registrano per la
cannabis che arruola ormai un esercito di
75.000 persone. Stiamo parlando di
ragazzi che la fumano 10 o più volte al
mese. Lo studio di Espad-Italia (European
school survey on alcohol and other drugs),
realizzata dal Reparto di epidemiologia e
ricerca sui servizi sanitari dell'Istituto di
fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle
ricerche di Pisa (Ifc -Cnr), è stato condotto su
45.000 studenti distribuiti su oltre 500 scuole
italiane. “I consumi vanno dietro al mercato –
specifica Sabrina Molinaro, responsabile
della ricerca dell'Ifc-Cnr – e l’aumento
registrato già da due anni è dovuto ad un
aumento della disponibilità. Ma la nostra
maggiore preoccupazione, quindi, è
l’aumento tra i giovani di coloro che fanno un
uso frequente di sostanze stupefacenti”.
Sono, infatti, 18.500 i giovani
consumatori abituali (10 o più volte al
mese) di cocaina, 16 mila quelli schiavi
dell’eroina e 38 mila quelli che fanno uso
abituale di droghe sintetiche e allucinogeni
(divisi alla pari, 19mila per le une e altri
19mila per gli altri).
Il risultato principale che emerge dai dati è
che tra gli studenti italiani non solo crescono
i consumi occasionali (uso: una o più volte
l’anno) di cannabis (dal 21,5% del 2011 al
25% del 2013) e stimolanti (dal 2,4% al
2,8%), ma cresce anche la quota di studenti
che ne fa un uso frequente. In particolar
modo, aumentano i consumatori frequenti di
cannabis (da 2,5% del 2011 a 3,2%
nell’ultimo anno), e allucinogeni (da 0,6% a
0,8%), ma anche di cocaina (dal 0,6% del
2011 a 0,8% dell’ultimo anno) ed eroina (da
0,5% a 0,7%).
Sono circa 36.000, invece, gli studenti
italiani che hanno provato eroina e/o altri
oppiacei almeno una volta nella vita
(l’1,5%) e di poco inferiore è il numero di
chi l’ha utilizzata nell’ultimo anno, 28.000,
cioè l’1,2% degli studenti.
Stimolanti sintetici e allucinogeni vanno di
pari passo. Sono circa 66.000 i ragazzi che
l’anno scorso hanno fatto uso di stimolanti e
60.000 quelli che hanno assunto
allucinogeni, numeri che corrispondono
rispettivamente al 2,8% e 2,5% degli
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Lo Schengen della salute
Sanità: via alle cure
senza frontiere
Anno III - Num. 4
Il Consiglio dei ministri di fine febbraio ha dato l’ultimo via libera perché anche l’Italia
diventi un Paese in grado di “importare ed esportare pazienti”. Gli Italiani potranno andare
a farsi operare in un ospedale tedesco, o francese e gli olandesi e gli spagnoli potranno
essere ricoverati nelle corsie dei nostri ospedali. Saranno eliminate tutte le limitazioni, i
divieti, stando alla direttiva comunitaria entrata in vigore ad ottobre 2013. La rivoluzione
riguarda circa 600 milioni di cittadini europei, 2 milioni di medici e 20 milioni di infermieri.
classemedica
6
G
ià oggi il 35% degli italiani che
va all’estero per curarsi, lo fa
per sottoporsi a interventi
chirurgici ad alta
specializzazione; il 29% per
poter utilizzare terapie innovative, il 18%
per avere la conferma di una diagnosi fatta
in Italia, il 13% per effettuare visite
specialistiche, il 5% per sottoporsi a
trapianto.
Significa che gli ospedali si metteranno
in concorrenza, che i malati potranno
chiedere la consulenza di un medico o di
una struttura straniera e che le Regioni
avranno il compito di dare l’ok oppure no.
Non si potranno superare i confini, però,
se si ha bisogno di una degenza lunga, di
un trapianto o delle vaccinazioni.
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,
ha spiegato l’operazione “senza
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Al Gemelli un ambulatorio contro il cyberbullismo
P
Anno III - Num. 4
resso il Policlinico Gemelli è attivo un ambulatorio che si occupa della prevenzione e
della cura dei danni provocati dalle offese via web. La cura e la riabilitazione vengono
svolte attraverso psicoterapia e terapia di gruppo, con uno spazio di ascolto anche
per i genitori. L’ambulatorio è a disposizione non solo per la cura delle vittime, ma
anche dei “cyberbulli”.
Il servizio, in collaborazione con
la polizia postale, fa parte
dell’ambulatorio per la
dipendenza da internet del
Policlinico di cui è responsabile
Federico Tonioni.
La struttura è potenzialmente
predisposta per raccordarsi con
gli istituti scolastici al fine di
individuare i possibili utenti, anche
grazie alla collaborazione della
polizia postale e delle
comunicazioni. Per accedere al
servizio, è necessario prenotare
una visita, telefonando, da
lunedì a venerdì, dalle ore 11
alle 13 al numero 06.30154122.
7
saranno limitazioni dovute alla regolazione
tra i paesi sui budget. Quindi, ci sarà un
limite in entrata e uscita come il
mantenimento dei costi per evitare nuovi
oneri per le casse dei diversi paesi. Le
limitazioni non andranno contro la libertà
del cittadino di potersi spostare. Le
richieste devono rispondere a determinati
parametri, uno, ad esempio, è quello del
costo”.
Versante economico: i costi per le
prestazioni ricevute in un altro Stato che
superano la tariffa prevista nel paese di
residenza saranno a carico del paziente. In
ogni caso lo stato può rimborsare il costo
eccedente, così come può decidere di
rimborsare le spese di viaggio e di
alloggio o i costi supplementari.
“Siamo preoccupati per un aumento di
ricoveri inappropriati – commenta
Cittadinanzattiva- Tribunale del malato – e
per il fatto che le Regioni potrebbero
applicare criteri differenti nell’esame della
richiesta. Siamo certi che vorranno partire i
pazienti con malattie croniche e rare,
potrebbero scegliere i paesi
all’avanguardia nella prescrizione di
farmaci innovativi”.
classemedica
frontiere”: “Se il nostro sistema riuscirà ad
essere competitivo in Europa e ad attrarre,
per la qualità e l’efficienza, i pazienti degli
altri paesi avremo l’opportunità di nuove
entrate finanziarie. Una sfida da cogliere,
consentirà di far valere le nostre
eccellenze in ambito comunitario”.
La direttiva obbliga a fornire al pubblico,
attraverso “uno o più punti di contatto
nazionali” tutte le informazioni sulle
procedure di rimborso, sugli standard di
qualità dei vari ospedali e sull’affidabilità
dell’assistenza.
E’ aperto un sito (www.dovesalute.gov)
che consentirà “di facilitare l’uso dei servizi
sanitari e sociosanitari, rendendo
disponibili i dati sulle caratteristiche
strutturali, funzionali e di attività delle
strutture che costituiscono la nostra rete
sanitaria.
Informazioni trasparenti per gli stranieri e
per i pazienti italiani. La conoscenza delle
diverse strutture potrebbe riuscire a
ridurre lo spostamento dei pazienti da una
regione all’altra ma anche i viaggi verso
l’estero.
“Bisogna che l’accordo – precisa la
ministra - sia chiaro sin dall’inizio. Ci
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Il cuore dei diabetici
Oggi vi presentiamo
un emodinamista
di Beatrice del Balzo
[email protected]
Anno III - Num. 4
Il Dottor Lanfroi Graziani è responsabile del Centro di Emodinamica
dell’Istituto clinico Città di Brescia e dell’Istituto Clinico S. Anna a Brescia.
classemedica
8
D
ottor Graziani, di cosa si
occupa un emodinamista?
Secondo l’originaria definizione
degli anni 60-70, è un
cardiologo che indaga pressione
e flusso del sistema cardiovascolare con
l’ausilio di strumenti di misurazione e
diagnosi coronarografica. L’emodinamica è,
oggi,una branca della cardiologia clinica
che da tempo è evoluta sotto forma di
cardiologia interventistica.
Oggi parliamo delle complicanze
cardiovascolari del diabete: lei detiene
un primato mondiale nella loro cura…
Fino a 20 anni fa, in medicina, era
considerato impossibile riaprire le arterie di
calibro medio-piccolo che si occludono nei
soggetti che soffrono di diabete. Noi
sappiamo che il 20% dei diabetici, ma
probabilmente la percentuale è maggiore,
prima o poi avrà delle conseguenze sul
sistema arterioso periferico che è la prima
causa delle amputazioni. Questa è stata la
molla che mi ha spinto negli anni '80 verso
questa “mission impossible”. Una conquista
realizzata attraverso anni di tentativi e
perfezionamenti che alla fine negli anni ’90
mi hanno permesso di mettere a punto una
tecnica innovativa per riaprire questi vasi
che prima non erano trattabili.
In cosa consiste?
La tecnica è basata sulla ricanalizzazione
dei vasi principalmente mediante
angioplastica, ma a causa dell’estrema
gravità delle lesioni e della inusitata
lunghezza delle occlusioni è stato
necessario modificare sia le strategie di
intervento sia i materiali per il trattamento,
in pratica utilizzando delle varianti alla
tecnica dell’angioplastica coronarica per
adattarla in questi distretti. Ad esempio, il
tipo di guide che servono per la
ricanalizzazione sono estremamente diverse
da quelle utilizzate nell’angioplastica
coronarica come pure i palloncini sono di
lunghezza estremamente elevata con delle
caratteristiche tecniche completamente
diverse da quelle che utilizziamo in
territorio coronarico e periferico in altri
distretti. L’approccio a queste lesioni viene
fatto con puntura femorale anterograda
che è esattamente l’opposto della puntura
retrograda utilizzata per le coronarie.
Quanto ha influito la possibilità di
attingere a nuove tecnologie sulla
messa a punto di questa tecnica?
Direi molto, perché questa tecnologia
non era stata sviluppata dalle aziende
poiché non erano consapevoli delle
possibilità di risolvere un problema ritenuto
fino a pochi anni fa non risolvibile. Dal 2000
ho impiegato circa tre anni a convincere
un’azienda di Brescia a mettere in
produzione dei cateteri a palloncino idonei
all’uso per le gambe dei diabetici, vincendo
un forte scetticismo sull’utilità e sul
successo dell’operazione.
Neanche i medici credevano alla
possibilità di salvare gli arti diabetici
dall’amputazione?
La consapevolezza del successo di questa
mia tecnica è avvenuta alla fine degli anni
’90 quando è iniziata la mia attività qui a
Brescia e tutti i centri veneti e lombardi
hanno testato le mie possibilità su questo
fronte inviandomi i loro pazienti più difficili,
che erano quelli che stavano per essere
amputati. L’esperienza è stata per loro
scioccante, in quanto i pazienti tornavano in
condizioni superlative e pronti a essere da
CM4 anno III pag. 08-10 balzo viola_Layout 1 31/03/14 18:06 Pagina 2
Lanfroi Graziani
[email protected]
9
classemedica
esigua nel panorama del diabete
prevalente cioè quello di tipo 2 che nel
2030 sarà raddoppiato di incidenza nel
mondo. L’OMS parla di epidemia diabetica
per le conseguenze gravissime che ciò
determinerà negli stati più colpiti, che
vedranno un’enorme crescita in prevalenza
della popolazione diabetica su quella sana.
Quali sono le percentuali?
In Europa siamo nell’ordine di un 6% della
popolazione mentre il massimo di incidenza
si verifica in Medio Oriente, India e
Pakistan, dove può arrivare sino al 45%
della popolazione generale. I dati sono
drammatici, per cui l’Organizzazione
mondiale della sanità ha messo fra le prime
tre priorità su scala planetaria la condizione
diabetica e le sue complicanze
cardiovascolari, ossia l’infarto del miocardio
e l’arteriopatia periferica che porta alle
amputazioni maggiori.
È possibile una diagnosi precoce?
Per quello che riguarda la diagnosi
precoce della malattia delle arterie
coronariche nei diabetici, i test non invasivi
attualmente praticati sono assolutamente
insufficienti e inidonei a definire in anticipo il
rischio coronarico. Unitamente a ciò, la
cultura medica cardiologica è poco
consapevole delle specificità che ha la
popolazione diabetica e pertanto molti
cardiologi continuano a chiedere al paziente
diabetico se, ad esempio, ha avuto dolore al
petto, quando è noto che il diabetico può
avere un infarto del miocardio in maniera
del tutto silente e asintomatica. Raramente il
cardiologo, oggi, assume un atteggiamento
Anno III - Num. 4
loro trattati con medicazioni o con
amputazioni minori, cioè solo le dita o
frazioni del piede. I risultati erano così
stupefacenti che abbiamo pubblicato nel
2002 la prima prova della bontà di queste
tecniche sul Journal of Internal Medicine e
tuttora questo articolo, che si riferiva a 221
casi consecutivi da me trattati, rappresenta
la prima dimostrazione su scala mondiale di
tecniche oggi estremamente popolari e
molto usate ma, purtroppo, con risultati
diversi da centro a centro. Lo stesso vale
per i pazienti in dialisi, nei quali nel 2007
per primo ho pubblicato uno studio
scientifico che dimostrava risultati simili.
A cosa è dovuta questa disparità di
risultati?
Sono tecniche complesse che richiedono
un processo di apprendimento che non è
occasionale ma molto strutturato, nel senso
che bisogna trascorrere un periodo di
almeno 6 mesi nel centro di eccellenza per
acquisire tutte le diversità di tecnica e di
procedura.
A Brescia allora vi occupate anche della
formazione?
Sì, abbiamo ottenuto dalla Regione
Lombardia una convenzione affinché medici
provenienti da tutti i Paesi, anche extraeuropei, possano attingere a un percorso di
formazione certificato.
Le complicanze cardiovascolari
riguardano entrambi i tipi di Diabete?
Noi siamo culturalmente preparati a
distinguere fra il diabete giovanile da quello
adulto. Il diabete di tipo 1, cioè quello
infantile, assomma a meno dello 0.2% della
popolazione generale ed è considerato una
malattia rara. Quindi, seppure importante,
si tratta per fortuna di una popolazione
Anno III - Num. 4
CM4 anno III pag. 08-10 balzo viola_Layout 1 31/03/14 18:06 Pagina 3
classemedica
10
diagnostico specifico sul paziente diabetico
eliminando test inutili quali ad esempio
l’elettrocardiografia di base o un esagerato
numero di ecocardiogrammi. A mio avviso
sarebbe preferibile, come le linee guida
internazionali da molti anni consigliano, il
ricorso a test non invasivi come il calcium
scoring. L’Italia è l’unico Paese al mondo
che considera questo test poco attendibile,
mentre nel resto del mondo è il primo test
impiegato per lo screening delle malattie
coronariche dei diabetici. In ogni caso,
nonostante la crescita mondiale
esponenziale dei test non invasivi, delle
coronarografie e delle angioplastiche e
stent coronarici, nei diabetici la mortalità
per malattia coronarica non è affatto
diminuita negli ultimi 15 anni, a riprova del
fatto che un grande lavoro è ancora tutto
da fare.
In cosa consiste il calcium scoring?
È un test, disponibile in ogni
apparecchiatura TAC di nuova generazione,
che si avvale del dosaggio del calcio intracoronarico attraverso un software che
analizza, senza l’ausilio di mezzi di
contrasto, la presenza di densità calcica
elevata all’interno dei vasi coronarici.
Qualora il risultato superasse l’indice
prestabilito di 400 in valore assoluto, il
soggetto è ad alto rischio di mortalità per
eventi coronarici. Questo test, da noi di
routine, impiegato nei pazienti diabetici con
sospetta malattia coronarica silente, dà una
positività della coronarografia del 65-70%.
Mi sta dicendo che in Italia siete gli
unici ad avvalervi del calcium scoring?
Purtroppo non ho conoscenza di altri
centri che lo impieghino estensivamente, al
contrario ci si prodiga in decine e decine di
controlli ecocardiografici, anche praticando
i cosiddetti test avanzati come l’ecostress.
Perché un diabetico arriva
all’amputazione?
Alla base c’è una mancanza di
circolazione da arteriopatia che genera
necrosi e un’infezione dell’osso a cui
l’antibiotico non può arrivare per due
motivi. Primo, perché l’osso ha pochi vasi,
secondo perché le arterie si sono chiuse a
monte. Quindi, possiamo anche inondare il
paziente di antibiotici ma l’osso non verrà
sanificato. L’infarto al piede apre quindi una
breccia nella pelle e la popolazione
batterica presente nell’ambiente esterno
entra all’interno dell’arto scatenando il
processo infettivo. Se è vero che noi
dobbiamo togliere tutto ciò che è infetto,
dobbiamo però assicurarci che la ferita
possa guarire, quindi anche
rivascolarizzando al massimo l’arto
dobbiamo purtroppo risalire in alto fin dove
le arterie sono ancora aperte, affinché
possano provvedere alla necessaria
chiusura della ferita chirurgica.
L’amputazione può quindi riguardare solo
l’avampiede o addirittura nei casi più gravi
e tardivi tutta la gamba fin sopra il
ginocchio.
Quali sono le prospettive dopo
l’amputazione?
L’amputazione di un arto incide in termini
di mortalità perioperatoria dal 14 al 47%.
Inoltre, un amputato maggiore ha una
sopravvivenza a 2 anni dall’intervento di solo
il 50%, esattamente la stessa che nel cancro
del polmone. Questo si spiega per due
motivi. Innanzitutto l’amputazione maggiore
è un evento molto traumatico per
l’organismo, si tratta di rimuovere dal corpo
una quantità notevole di tessuti spesso
infetti e questo rappresenta uno shock sulle
condizioni generali di equilibrio.
Inoltre, il diabetico invalido è nella
maggior parte dei casi allettato, in quanto
solo il 15% riesce a tollerare la protesi.
Quando un diabetico è allettato “sballa”
tutti i valori del suo profilo lipidico, glicidico
e pressorio. Nessun soggetto al mondo ha
un’evoluzione dell’arteriosclerosi così veloce
come il diabetico. E noi dobbiamo fare di
tutto per conservarlo abile, in grado di
deambulare, quindi di compensare con il
movimento le conseguenze del diabete,
riducendo la sua mortalità. La débacle
invece familiare e sociale a seguito di
un’amputazione maggiore la conosciamo
tutti.
Perché solo il 15% riesce a usare la
protesi?
Perché di solito l’altra gamba è malata
come quella che è stata amputata, perché il
soggetto è in sovrappeso, per l’immobilità
duratura, perché vi è una cardiopatia
ischemica. Le protesi non sono una
panacea, quindi noi dobbiamo prevenire il
ricorso alle amputazioni maggiori, non con
semplici dichiarazioni di rifiuto ma
imparando ad usare le tecniche di
angioplastica efficacemente.
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Notizie
Agenzia delle entrate - cena omaggio:
necessario lo scontrino
U
le cessioni gratuite di beni, tranne
quelli la cui produzione o il cui
commercio non rientra nell'attività
propria dell'impresa se di costo
unitario non superiore a 25,82 euro, e
quelli per i quali non è stata operata,
all'atto dell'acquisto o
dell'importazione, la detrazione
dell'imposta, anche se per effetto
dell'opzione di cui all'articolo 36-bis
(articolo 2, comma 4, Dpr 633/1972).
È pertanto prevista l'obbligatorietà
dell'emissione di uno scontrino a
fronte di una cena offerta a un
cliente, poiché in tal caso si
presuppone un costo alla fonte, con
imposta detratta ai sensi dell'articolo
19, la cui cessione è pertanto
soggetta a documentazione fiscale.
La chiusura del portico non gode di sconto
detrazione del 50% in quanto si viene
a realizzare un aumento volumetrico
(articolo 16 bis del Tuir 917/86 e
articolo 1, comma 139, legge
147/2013; guida al 50% su
www.agenziaentrate.it), né, per gli
stessi motivi, di quella del 65%, anche
se si consegue un risparmio
energetico a favore dell’intero
edificio (articolo 1, comma 139, legge
147/2013 e guida al 50 e 65% su
www.agenziaentrate.it).
Agenzia delle Entrate - locazione universitari
e ripartizione detrazioni
F
iglio studente fuori sede, al 100%
a mio carico. Il contratto di fitto è
intestato a lui, che paga il Canone
con bonifico. Mia moglie non è a mio
carico. In che misura posso usufruire
della detrazione?
Per quanto riguarda le modalità di
ripartizione tra i genitori delle
detrazione per i canoni di locazione
per studenti universitari (comma 1,
lettera i-sexies dell'art. 15 del Tuir),
sostenuti nell'interesse delle persone
fiscalmente a carico, l’Agenzia delle
Entrate ha precisato che, qualora il
documento comprovante le spese
risulti intestato al figlio, le stesse
devono essere suddivise tra i due
genitori con riferimento al loro
effettivo sostenimento. Sul
documento dovrà essere annotata la
percentuale di ripartizione, se
quest'ultima è diversa dal 50%
(paragrafo 2.3 della circolare
11/2007).
11
classemedica
L’
accesso alla nostra casa (una
bifamiliare su 2 livelli) è preceduto
da un portico, aperto. Qualora si
decida di chiuderlo, si potrebbe fruire
della detrazione del 65% per il
risparmio energetico, considerando
che la stanza sovrastante è sempre più
fredda rispetto alle altre?
No. L’intervento di aumento
volumetrico (parziale nuova
costruzione ottenuta con la chiusura
del porticato) non fruisce della
Anno III - Num. 4
n ristoratore che offre una cena a
un cliente deve emettere ricevuta
fiscale o scontrino con la dicitura
"corrispettivo non pagato", indicando
quanto servito?
L'esercente che somministra in
pubblici esercizi alimenti e bevande
per una somministrazione non
soggetta all'obbligo della ricevuta
fiscale è tenuto a rilasciare apposito
scontrino fiscale (articolo 1, legge
18/1983). L’imposta sul valore
aggiunto si applica sulla cessione di
beni e sulle prestazioni di servizi
effettuate nel territorio Stato
nell'esercizio d'imprese o
nell'esercizio di arti e professioni e
sulle importazioni da chiunque
effettuate. Tra queste rientrano anche
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Patologia sottostimata
Narcolessia:
ed è subito sonno
di Paola Stefanucci
Anno III - Num. 4
[email protected]
classemedica
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Nella letteratura medica il termine “narcolessia” (o narcolepsia) è apparso per la prima volta 134 anni
fa. Eppure, da allora, la (bizzarra) patologia, descritta dal neurologo francese Jean-Baptiste-Édouard
Gélineau, ancora oggi è sottostimata e/o mal diagnosticata. E, talvolta, trascurata, o persino ignorata,
dagli stessi narcolettici, ovvero persone afflitte da accessi di sonno (diurno) improvvisi e incontrollabili,
annunciati, o non, da piccoli segni premonitori (sbadigli, stiramenti etc.) accompagnati da cataplessia,
allucinazioni ipnagogiche brevi ed intense… con le (ini)immaginabili conseguenze sull’attività quotidiana, qualora sia richiesta, ad esempio nella guida di un veicolo, la massima vigilanza.
I
mpedire che questa singolare
condizione morbosa compaia è
utopistico; per ora si può agire per
limitarne i danni e migliorare
l’esistenza dei pazienti “assediati” da
Morfeo.
Intanto, la medicina del sonno non
“dorme”. La ricerca sulla narcolessia corre
veloce: lo racconta a “classemedica” in
questa intervista Giuseppe Plazzi,
responsabile del laboratorio del sonno al
Dipartimento di scienze neurologiche
dell'Università di Bologna, punto di
riferimento per i ricercatori - non stiamo
esagerando – di tutto il mondo.
Professor Plazzi, c’è differenza tra
ipersonnia e narcolessia?
La narcolessia è classificata fra le
ipersonnie del sistema nervoso centrale;
dovuta ad una disfunzione del sistema
orexinergico è una malattia ben
caratterizzata dal punto di vista clinico
(vedi descrizione sul sito:
www.narcolessia.org). Nei pazienti
narcolettici, infatti, scompaiono le cellule
produttrici di orexina, localizzate nella
parete dell'ipotalamo, una struttura
cerebrale profonda. Il termine ipersonnia
indica invece genericamente una
patologica inclinazione al sonno, con
addormentamenti inappropriati.
Per lo specialista, certo, è facile
formulare la diagnosi di narcolessia. Lo
è altrettanto per il medico di base?
La narcolessia, nonostante il quadro
CM4 anno III pag. 12-14 stef azz_Layout 1 31/03/14 18:05 Pagina 2
Giuseppe Plazzi
Anno III - Num. 4
13
classemedica
clinico sia tipico e spesso
drammatico, resta una
malattia sconosciuta a
molti medici. Gli stessi
specialisti spesso non la
riconoscono o la
scambiano per un'altra
patologia. Perché questo
succede difficile dirlo;
concorrono la scarsa
formazione sui disturbi del
sonno (manca un
insegnamento specifico) nei corsi di laurea
e specialistici, la banalizzazione della
sonnolenza, la stabilizzazione del quadro
clinico... inoltre, il paziente narcolettico si
lamenta poco e spesso tende a ritirarsi.
Quanti sono i narcolettici in Italia?
Tanti secondo le stime
epidemiologiche:15/20mila. Pochi
diagnosticati: non più di mille.
È stata documentata una familiarità
della malattia?
È raro, ma si osservano forme familiari.
Esistono però malattie ereditarie
multisistemiche (caratterizzate dal
coinvolgimento di diversi sistemi), quindi
con sintomi multipli, nelle quali la
narcolessia è un sintomo caratteristico.
Chi ne è maggiormente afflitto: le
donne o gli uomini?
Colpisce uomini e donne in ugual
misura.
Quale la fascia anagrafica più
rappresentata?
La narcolessia tende ad esordire in età
giovanile, nel bambino o nel ragazzo
(infanzia e pubertà), anche se può
comparire a qualsiasi età.
Come si riconosce un bambino
narcolettico?
Diventa improvvisamente sonnolento, si
addormenta in macchina nel tragitto per
andare a scuola, ricomincia ad
addormentarsi al pomeriggio, a volte
anche durante il pasto, alla sera tende
inspiegabilmente a ritirarsi prima del
solito, presenta cedimenti muscolari
improvvisi, spontanei (mentre cammina) o
scatenati dalle emozioni (guardando la tv,
mentre gioca con i fratelli), ha espressioni
facciali grottesche, con tendenza
all'abbassamento delle
palpebre, la bocca aperta,
protrude la lingua, trascina
i piedi, si accovaccia in
continuazione, ha un sonno
notturno spesso molto
disturbato con sogni
terrifici. Durante il giorno e
al mattino può essere
anche particolarmente
irritabile, aggressivo,
iperattivo.
Dia qualche utile
suggerimento ai genitori
e ai pediatri.
Non sottovalutare la
stanchezza del bambino, non rassicurarsi
dopo una prima visita dal neurologo che
di fronte a cadute e perdite del tono
muscolare tranquillizza i genitori dicendo
semplicemente che “non si tratta di
epilessia”.
Esiste una terapia farmacologica
efficace per risolvere questa patologia
così enigmatica?
Esistono terapie sintomatiche, in grado
di mettere i pazienti in condizione di
avere una vita normale. Non esiste ancora
una terapia risolutiva, che porti a
guarigione.
Professor Plazzi, lei da 24 anni coordina
in Italia un gruppo di studio
multidisciplinare dedicato al morbo di
Gélineau: a che punto è la ricerca
scientifica?
La ricerca scientifica su questa malattia
viaggia, oggi, molto veloce. Le ultime
scoperte hanno catalizzato l'interesse di
studiosi molto brillanti. I modelli animali
sono stati e saranno di grande utilità. Ci
sono tutti gli auspici per far ben sperare in
una immediata importante scoperta che
porti a nuove terapie.
Quale tra le ipotesi eziopatogenetiche,
secondo lei, è la più plausibile?
L'esplosione di nuovi casi dopo la
vaccinazione anti-influenzale per
l'influenza suina del 2009 rappresenta un
importante indizio di malattia
autoimmune. Ad oggi un anticorpo
specifico non è stato dimostrato. Tuttavia
una recente ricerca, pubblicata dal
gruppo di Stanford alla quale anche noi
abbiamo partecipato, ha per la prima
volta dimostrato una particolare reattività
linfocitaria nei pazienti narcolettici.
Anno III - Num. 4
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classemedica
14
Insomma, il cerchio si
stringe intorno al
sistema immunitario.
Intanto, cosa si può e
si deve fare, in termini
di attenzione e
prevenzione, per
“svegliare”, ovvero
per migliorare la qualità della vita dei
pazienti narcolettici?
Diagnosticarli il prima possibile, trattarli,
insegnare loro una buona gestione della
sonnolenza, affiancarli a medici capaci,
pronti ad ascoltarli e ad aiutarli nelle
difficoltà relazionali, familiari, scolastiche e
lavorative.
La narcolessia, malattia millenaria, è
entrata nei libri di medicina solo nel
1880 ma, certo, ancor prima nella storia
dell'umanità non sono mancati
narcolettici illustrissimi. Sappiamo che
lei ne ha "scovato" qualcuno...
Associazione italiana
narcolettici e ipersonni
Il successo terapeutico in
Medicina si deve anche alle
campagne di informazione e
promozione della salute
pubblica. A tal proposito, un
esempio di buona sinergia
sanitaria è rappresentato dall’AIN
(Associazione italiana narcolettici e
ipersonni). Icilio Ceretelli, ne è il presidente.
Lo abbiamo incontrato.
Professor Ceretelli, l’associazione da lei
presieduta è operativa dal 1996: obiettivi
raggiunti in diciotto anni?
In tutto questo tempo abbiamo fornito
supporto, anche sotto il profilo organizzativo
e umano, a più di 1500 persone che si sono
rivolte a noi. Nel 2013 abbiamo indirizzato
presso i centri del sonno circa 70 pazienti: di
essi il 95% è risultato narcolettico e ha
potuto aver così una diagnosi definitiva ed
essere trattato correttamente.
Esistono in Europa (e nel mondo)
associazioni analoghe?
Sì, in Europa esistono associazioni simili alla
nostra. In particolare, abbiamo intrapreso
una collaborazione fattiva con la nostra
gemella francese che ci ha fornito del
materiale didattico per le scuole e noi
abbiamo concesso l'uso del nostro filmato
per la campagna di sensibilizzazione sulla
Sì. È possibile che
Dante avesse la
narcolessia, o che la
conoscesse. La
narcolessia non inficia
l'intelligenza. Anzi,
spesso il paziente
narcolettico è
estremamente creativo. L'ipotesi che
Dante avesse la narcolessia non toglie
nulla al suo genio.
Infine, professore, quanto lontano è il
giorno in cui potremo liberarci dalla
“sindrome di Morfeo”?
Malattie che verosimilmente sono
sempre esistite forse sempre esisteranno.
Tuttavia, nel verosimile caso che l'ipotesi
autoimmune dovesse essere confermata,
sarebbe senz'altro possibile pensare ad
una prevenzione della malattia con
l'auspicabile risultato di ridurre in modo
significativo i nuovi casi.
narcolessia. Speriamo che in
futuro questo modus operandi
possa coinvolgere sempre più
associazioni: sarebbe anche
utile per ridurre i costi per le
campagne ed è un valido
interscambio a livello europeo.
Quasi tutte le associazioni
presenti alla riunione tenuta a
Madrid l’anno scorso hanno espresso parere
favorevole alla nostra iniziativa finalizzata ad
aiutare la ricerca con tutte le nostre forze e
risorse anche se minime e a lottare per i
diritti. Il prossimo incontro sarà a settembre,
o male che vada, nella giornata europea
della narcolessia il 17 marzo 2015.
La speranza non ci abbandona.
AIN
via del fossetto 8
50145 Firenze
www.narcolessia.org
Icilio Ceretelli
CM4 anno III pag. 15 spirito mag_Layout 1 31/03/14 18:05 Pagina 1
Ospedale S. Spirito – Roma
Marchio di qualità
al Centro trasfusionale
di O. N.
La certificazione di qualità CERMET è stata conferita al Centro trasfusionale dell’ospedale
Santo Spirito a Roma, un’attestazione che conferma la qualità del sistema di gestione
secondo la norma UNI EN ISO 9001:2008 del centro, che ha raggiunto l’autosufficienza già
dal 2009 e invia emo-componenti ad altri centri regionali.
15
classemedica
affermato Stigliano, aggiungendo che
indispensabile è stato ed è il contributo del
volontariato, in particolare di EMA - Roma,
CRI e AVIS.
Il certificato CERMET è riferito a diversi
processi e servizi: gestione del servizio di
raccolta del sangue a donatori volontari,
produzione, validazione, assegnazione,
distribuzione del sangue e degli
emocomponenti di I e II livello, aferesi
produttiva.
Sono, inoltre, intervenuti alla cerimonia
Giuseppe Viliani, key account manager
hospital consultino; Aldo Ozino Caligaris,
presidente nazionale FIDAS; Francesca
Moccia, vice segretario generale
Cittadinanzattiva; Silvia Castorina, direttrice
dl centro regionale sangue della Regione
Lazio; Generoso Alfano, lead auditor
Cermet.
Anno III - Num. 4
D
i “politica della qualità” ha
parlato Angelo Tanese, direttore
generale della Asl Roma E, da
cui dipende il Santo Spirito, tra
le pochissime aziende nel Lazio
ad aver ottenuto tale riconoscimento.
La dottoressa Maria Alba Stigliano,
direttrice del Servizio di
Immunoematologia e Medicina
Trasfusionale (SIMT), ha sottolineato come
questo traguardo sia stato raggiunto in un
anno di lavoro molto intenso da parte di
tutta l’équipe che ha altresì realizzato una
cartella informatizzata contenente il
manuale della qualità, i processi, le
procedure, i protocolli operativi e le
istruzioni operative delle attività svolte dal
SIMT.
“Abbiamo assistito nel frattempo alla
crescita della cultura della donazione” ha
CM4 anno III pag. 16-19 notari verde_Layout 1 31/03/14 18:05 Pagina 1
Parla il professor Aldo Morrone
San Camillo-Forlanini
porte aperte a tutti
di Orfeo Notaristefano
[email protected]
Anno III - Num. 4
Sfida dell’internazionalizzazione
classemedica
16
“N
el mio lavoro di medico
e di manager della
sanità, in tutta la mia
vita, ho sempre cercato
di mettere al centro di
ogni mia azione, la persona malata o a
rischio di ammalarsi. Ho lavorato con
anziani, pensionati a reddito minimo, con
homeless, con immigrati irregolari, con
zingari e rifugiati politici, oltre che con
vittime di tortura e donne vittime del traffico
della prostituzione”. Parla così il professor
Aldo Morrone, direttore generale
dell’Azienda San Camillo-Forlanini, il più
grande complesso ospedaliero pubblico
della Capitale, nel ripercorrere anni di
impegno nella sanità. Indimenticabile il suo
lavoro che ha trasformato l’antico ospedale
San Gallicano, nel cuore di Trastevere,
nell’Istituto d’eccellenza per la medicina
delle migrazioni. Nato nel 2007 e
stabilizzato nel 2012, l’Istituto nazionale per
la promozione della salute delle popolazioni
migranti e per il contrasto delle malattie
della povertà (INMP) è un ente pubblico,
oggi centro di riferimento nazionale per
l’assistenza socio-sanitaria alle popolazioni
migranti e alle fragilità sociali, nonché centro
nazionale per la mediazione transculturale in
campo sanitario.
Aldo Morrone è il massimo esperto in
Italia in questo campo della medicina.
Prosegue il suo racconto così: “Ho lavorato
a lungo nei Paesi cosiddetti “in via di
sviluppo”, aprendo centri di salute ed
ospedali, in particolare nelle zone di guerra,
in Africa, in Asia e in America latina. Per
oltre tre anni sono stato presente a
Lampedusa, il confine tra civiltà e barbarie.
Oggi credo che si debba arrivare a una
decisione difficile, ma necessaria: il nostro
Paese sembra distratto, non ci sono risorse,
la crisi finanziaria sta mietendo ogni giorno
nuove vittime, sembra non esserci più futuro
per le nuove generazioni. Non posso più
attendere anni, prima che si possa di nuovo
investire nella sanità per restituire salute ai
cittadini”.
Queste frasi sono un mirabile esempio di
come si possa conciliare il locale e il globale,
di come, puntando sullo sviluppo e sulla
qualità del locale, si possa dare una risposta
ai problemi creati da una globalizzazione
che è stata troppo veloce e non governata,
nell’economia, nella finanza, ma anche nella
sanità. L’Azienda San Camillo-Forlanini,
guidata da tre anni da Aldo Morrone, si
colloca nel contesto di Roma capitale del
paese, nel servizio sanitario regionale e in
quello nazionale. Viene da aggiungere che
si va collocando anche nel contesto
europeo. È la nuova sfida
dell’internazionalizzazione.
Una visione davvero europeista,
ancorata alla realtà
Il fatto è che l’Unione Europea ha
emanato diverse direttive che sanciscono il
diritto delle persone malate ad essere
curate anche al di fuori della loro nazione di
appartenenza, un diritto che già esisteva,
ma che veniva applicato soltanto alle cure
preventivamente autorizzate dal Paese di
provenienza. Questo (dell’argomento ci
occupiamo diffusamente alle pagg. 6 e 7) è
uno dei nuovi obiettivi della Regione Lazio
che potrebbe così invertire il trend negativo
nella “bilancia sanitaria dei pagamenti” da e
verso l’estero. In questo contesto, si colloca
la strategia dell’Azienda San Camillo-
CM4 anno III pag. 16-19 notari verde_Layout 1 31/03/14 18:05 Pagina 2
Aldo Morrone
specifici settori: pronto soccorso (shock e
trauma), cardiochirurgia, chirurgia toracica,
ictus, materno-infantile, neonatologia,
radioterapia, oncologia. La progettualità
definisce poi le finalità, i finanziamenti e
l’organizzazione, voluta snella, sotto il profilo
della gestione scientifica, della gestione
sanitaria e della gestione amministrativafinanziaria.
La strategia messa in campo da Aldo
Morrone da un lato conferma che il San
Camillo-Forlanini resta un grande ospedale
legato al territorio di Roma e del Lazio,
nonché del Centro-Sud del Paese, dall’altro
si proietta sulla scena internazionale, in
aderenza alle direttive dell’Unione Europea.
Spiega Morrone: “Non posso più attendere
Anno III - Num. 4
Forlanini che intende incrementare il già alto
indice di attrattività per pazienti provenienti
da altri paesi dell’Eurozona. I Paesi da
attenzionare in questa fase sono la Polonia,
la Romania e la Bulgaria, mentre tra
l’Azienda e altri paesi sono già attive alcune
collaborazioni clinico-assitenziali: Libia,
Libano, Eritrea, Etiopia, Serbia e
Montenegro. Spiega Aldo Morrone che
l’Azienda San Camillo-Forlanini si pone
come ospedale culturalmente competente,
in ossequio alla dichiarazione di Amsterdam
del 2004, secondo la quale “tutti gli
ospedali europei sono invitati a diventare
organizzazioni migrant friendly e
culturalmente competenti”.
Quest’aspetto della internazionalizzazione
degli ospedali, di cui poco si parla, è la
nuova frontiera sulla quale ci si dovrà
misurare nei prossimi anni. L’Azienda San
Camillo-Forlanini sta nel progetto di
diventare centro di riferimento e attrazione
dei pazienti provenienti in particolare dalla
Romania e dalla Polonia per specialità di
cardiochirurgia, chirurgia toracica, vascolare,
neurochirurgia e per patologie oncologiche,
mentre costituisce centro Hub per 12
17
classemedica
CM4 anno III pag. 16-19 notari verde_Layout 1 31/03/14 18:05 Pagina 3
anni prima che si possa di nuovo investire
nella sanità per restituire salute ai cittadini.
Ho un debito d’onore nei confronti di coloro
che ogni mese si vedono detrarre tasse
sempre più alte per potersi garantire servizi
che invece appaiono, e, a volte, lo sono, di
basso profilo. Non sono e non voglio
sentirmi complice di una sofferenza che
assume le sembianze di una sofferenza di
classe”. Chiaro no?
Anno III - Num. 4
Risanamento finanziario
e miglioramento dei servizi
In tre anni, Morrone ha impostato la sua
azione per aumentare numero e qualità
delle prestazioni e per ridurre il disavanzo di
bilancio da 193,5 milioni di euro del 2010
classemedica
18
alla previsione di 128 milioni del 2014. Il
dato relativo al risultato economico di
esercizio è stato raggiunto per l’effetto
combinato della crescita del valore dei ricavi
e della contrazione dei costi di esercizio,
intervenendo su diverse voci del bilancio.
Nel periodo considerato, si è verificata
anche la riduzione di personale e di posti
letto: “Il personale a disposizione per
l’erogazione dei servizi sanitari, a causa del
blocco quasi totale del turn over, è
diminuito da 4.479 operatori (di cui 3.502
sanitari) nel 2010 a 4.121 (di cui 3.266
sanitari) nel 2013, ovvero dei 358 operatori
in meno la grande maggioranza (236, il
66%) sono sanitari. I medici sono diminuiti di
80 unità mentre il personale infermieristico e
tecnico è diminuito di 150 unità.
Occorre anche sottolineare che,
nonostante il blocco quasi completo delle
assunzioni, le deroghe concesse al San
Camillo per assunzioni a tempo
indeterminato hanno riguardato dal 2011 ad
oggi 9 medici e 5 infermieri al Pronto
soccorso, contro una richiesta di 10 medici e
18 infermieri. Inoltre sono state autorizzate
deroghe a tempo indeterminato per 9
medici e 4 tecnici e a tempo determinato
per 20 medici e 45 tecnici e infermieri”. I
posti letto si sono ridotti “da 1.235 nel 2007
a 820 posti letto medi annui nel 2013. È
infatti evidente che riducendo i posti letto in
grande quantità si riduce anche il numero di
ricoveri (non essendo pensabile che in tempi
brevi si possa aumentare l’efficienza
operativa fino al punto di riassorbire
completamente il notevole taglio anche in
costanza di una assenza di servizi territoriali
adeguati e appropriati) e,
conseguentemente, anche il
relativo valore della
produzione. Quindi i tagli
lineari, in assenza di una
programmazione regionale
hanno prodotto effetti
pesanti sotto l’aspetto
economico e di qualità dei
servizi”.
Si usa spesso l’espressione
“togliersi i sassolini dalle
scarpe”. Ma Aldo Morrone
vuole togliersi un macigno,
piazzato proprio davanti al
San Camillo-Forlanini dalle
strumentalizzazioni politicosindacali sulla vicenda del
pronto soccorso. Anche qui, Morrone parla
con dati alla mano, inconfutabili. Il numero
di accessi al pronto soccorso nel 2012 è
stato di 90.396, al secondo posto dopo il
Policlinico Umberto I° che si attesta su
133.915 accessi. Altri ospedali seguono
distanziati. Morrone afferma pertanto che il
problema del pronto soccorso è generale,
non limitato al San Camillo. Pertanto,
Morrone spiega che ci sono proposte chiare
per risolvere il problema, a partire dal fatto
che manca una medicina del territorio
capace di filtrare la domanda di assistenza
che invece oggi si rivolge al pronto soccorso
degli ospedali. Più dei numeri, qui conta il
principio: l’attenzione mass-mediatica
sull’ospedale è un errore, se non si guarda a
quel che non c’è sul territorio. E Morrone ha
predisposto un piano dettagliato per
risolvere i problemi del pronto soccorso. E si
risolveranno, sicuro.
CM4 anno III pag. 16-19 notari verde_Layout 1 31/03/14 18:05 Pagina 4
19
classemedica
dell’inversione delle leggi del mercato tipica
del settore: è l’offerta di servizi che genera
la domanda di salute e non viceversa! Non è
qui il caso di citare Zygmunt Bauman e
Serge Latouche sull’insoddisfazione
permanente tipica della società dei consumi
che ci spinge a possedere sempre nuove
merci e quindi all’infelicità. Nel mondo della
sanità ci spinge a tradurre la domanda di
salute dei cittadini in erogazione di
prestazioni sanitarie all’infinito che non
garantiranno mai l’immortalità, ma
certamente produrranno, ansia e profitto: la
prima ai malati, la seconda alle industrie
della sanità.
Oggi abbiamo creato un supermercato
della salute e gli ospedali sembrano esserlo
diventati davvero, anche
organizzativamente. I cittadini sono diventati
i protagonisti e i complici inconsapevoli di
un sistema di consumismo sanitario che
sottrae risorse agli interventi utili per
indirizzarli a prestazioni assolutamente
inappropriate ma frutto di una
organizzazione che ha posto al centro il
profitto e non la salute e la dignità della
persona malata”.
Non si può scrivere tutto in una volta
sull’Azienda. Penso, uscendo dalla
direzione del Forlanini, che i tre anni
di guida di Aldo Morrone non siano
sufficienti per portare a conclusione
quei progetti per l’ospedale e per
l’internazionalizzazione dell’Azienda.
Fare diversamente sarebbe un errore
fatale.
Anno III - Num. 4
Forlanini da salvare. Ecco come.
Esiste una realtà in tutta questa storia che
si chiama Ospedale Carlo Forlanini, lasciato
decadere negli anni per inconcludenza della
politica. Eppure è stato un ospedale di
riferimento per le malattie polmonari e,
negli anni, per altre patologie. Forlanini,
ospedale dalle grandi potenzialità, lasciato
alla deriva, senza alcun provvedimento
concreto capace di valorizzare proprio
quelle potenzialità. “Ma il Forlanini si potrà
rilanciare –afferma Morrone – come centro
di ricerca e sperimentazione di eccellenza.
Occorre una ristrutturazione importante, dal
punto di vista strutturale, ci sono spazi ampi
da utilizzare per fare una casa della salute,
spazi per pensare a un’assistenza agli anziani
degna di questo nome, ci sono spazi ampi
per pensare a un verde pubblico a
disposizione della città. Il Forlanini dovrà
rinascere come ospedale e non solo, come
punto di riferimento per una sanità
realmente al servizio dei cittadini. Il Forlanini
dovrà rinascere come eccellenza
dell’Azienda che dirigo”, parola di Aldo
Morrone, che fonda la sua azione di
governo di una realtà complessa qual è il
San Camillo-Forlanini su una filosofia e una
visione della sanità così rappresentata:
“Oggi purtroppo la centralità della persona
malata è stata sostituita dalla centralità
dell’ospedale, delle tecnologie e delle gare
di appalto per l’affidamento di beni e servizi,
con la privatizzazione della salute e la
frammentazione dei servizi. In medicina
esiste un paradosso terribile, responsabile
CM4 anno III pag. 20-21 vil viola_Layout 1 31/03/14 18:04 Pagina 1
Finalmente le malattie rare
“Dottore, ma sono
veramente ammalato?”
di Valeria Vill
[email protected]
Anno III - Num. 4
Due anni fa, durante la Giornata per le Malattie Rare 2012, è stato
inaugurato presso l’Azienda Policlinico Umberto I di Roma lo Sportello
Malattie Rare: un ambulatorio di prima valutazione che attualmente
rappresenta un punto di riferimento nazionale per medici e pazienti.
classemedica
20
Mauro Celli
Nel 1987 si
laurea in
Medicina e
Chirurgia presso
l’Università La
Sapienza di
Roma, dove nel
1991 consegue
anche la
Specializzazione
in Pediatria. Dal
1987 è
Dirigente Medico I° livello. È Referente
del Registro Malattie Rare Regione
Lazio presso il Dipartimento di Pediatria
e Neuropsichiatria Infantile del
Policlinico Umberto I. È attualmente
responsabile dello Sportello Malattie
Rare presso la stessa azienda
ospedaliera romana.
L’
équipe Malattie rare del
Policlinico romano opera in
sinergia con medici di base,
consultori, ospedali periferici e
centri riabilitativi, creando una
rete territoriale efficiente ed efficace.
Lo sportello, creato per migliorare il
servizio già offerto, si è rivelato modello
di integrazione assistenziale tra centri
regionali di riferimento, associazioni di
pazienti e medicina del territorio.
A margine del Convegno “Sapere e
assistere: formazione e ricerca”,
raggiungiamo il dott. Mauro Celli,
responsabile dell’ambulatorio.
Dott. Celli, a due anni dall’apertura
dello Sportello Malattie Rare quali sono
stati i traguardi conseguiti?
I risultati sono stati eccellenti: presso lo
Sportello sono state realizzate oltre 900
visite ambulatoriali specialistiche e i
contatti telefonici, sia informativi che di
richieste di appuntamento, hanno
raggiunto i 2000. Grazie a questa
iniziativa sono aumentati notevolmente
anche gli iscritti al Registro regionale
malattie rare, ottimo punto di partenza
per incrementare la ricerca su queste
patologie.
Come si differenzia la gestione di un
malato raro?
La gestione di un malato raro è molto
complessa: deve essere una gestione
multidisciplinare e attraverso il
coinvolgimento di numerosi operatori
sanitari (medici infermieri, tecnici
strumentali per affrontare il percorso
diagnostico).
I pazienti alla prima visita non hanno
ancora una diagnosi di malattia rara.
L’ambulatorio di prima valutazione
assicura ai pazienti una prima presa in
carico assistenziale da parte dei medici
dell'équipe MR. Successivamente, per i
pazienti, viene avviato il percorso
diagnostico terapeutico all'interno dei
Centri regionali di riferimento presenti
all'interno del Policlinico Umberto I.
Come è composta l’équipe MR?
L’équipe medica è composta da colleghi
CM4 anno III pag. 20-21 vil viola_Layout 1 31/03/14 18:04 Pagina 2
di tutte le specialità mediche, da medicina
interna alla pediatra, dal genetista, al
nefrologo, all’urologo. Fondamentale
resta la collaborazione tra specialisti che si
confrontano per raggiungere la diagnosi,
la presa in carico e il successivo follow up.
Qual è il bacino di utenza dello
Sportello?
L’ambulatorio MR è attualmente un
riferimento regionale per il 50% dei casi
che provengono dalla Regione Lazio.
L’altro 50% proviene prevalentemente
dalle regioni del Sud Italia (Campania,
Puglia e Calabria, Basilicata). Il 22% dei
pazienti provengono dal Nord,
21
classemedica
Per la prima volta una rete creata tra istituzioni,
luoghi di ricerca e di cura e associazioni di
pazienti promuove congiuntamente una serie di
appuntamenti in occasione della Giornata
mondiale delle Malattie Rare (Rare Disease day)
2014. Ad aprire i numerosi appuntamenti è
stato Papa Francesco, che ha incontrato 400
malati rari. A Roma si è svolto lo scorso 1°
marzo presso il Policlinico Umberto I il convegno
“Sapere e assistere: formazione e ricerca”.
Quasi obbligata la scelta della sede del convegno,
dato che il Policlinico romano è da anni il primo
centro di riferimento dell’Italia
centro-meridionale per la
diagnosi e la cura dei pazienti
affetti da malattie rare (MR). Lo
sforzo per consentire
l’avanzamento della ricerca
sulle patologie rare,
congiuntamente a politiche
socio-assistenziali efficaci e alla
diffusione delle informazioni
tra i medici e gli operatori
sanitari, sono i cardini di un
sistema in grado di tutelare
realmente chi soffre di queste
malattie.
“La capacità di affrontare le
malattie rare – osserva il prof.
Eugenio Gaudio, preside della
Facoltà di Farmacia e Medicina
“La Sapienza” Università di
Roma - differenzia dalle altre aziende ospedaliere
un Policlinico Universitario, che per definizione
deve caratterizzarsi come il luogo naturale per lo
studio e la cura delle patologie meno comuni.
Unire ricerca, assistenza e impegno organizzativo
significa poter fare la differenza: nessuno deve
essere lasciato da solo a combattere per tutta la
vita con malattie fortemente invalidanti, come
quelle di cui stiamo parlando.
Nei grandi centri sarà sempre più necessario
selezionare patologie che richiedono l’impegno
che solo un ospedale integrato può offrire. Il
futuro ci dovrà portare a trattare in ospedale
sempre meno patologie comuni, diversamente
affrontabili da un sistema sanitario territoriale, e
molta più attenzione alle patologie complesse e
rare, che richiedono un approccio
multidisciplinare.”
L’incontro è stato l’occasione per fare il punto
sugli aspetti clinici e sulla gestione pratica di
alcune malattie ematologiche poco diffuse nella
popolazione mondiale. Fra i numerosi argomenti si
è discusso in particolare del problema dei farmaci
“orfani”, cosi definiti perché potenzialmente utili
per trattare una malattia rara, ma privi di un
mercato sufficiente per
ripagare le spese di sviluppo.
“Orfani”, in definitiva,
dell’interesse farmaceutico
alla loro realizzazione.
“Una malattia può essere
definita rara- spiega la
dott.ssa Daniela Settesoldi,
dirigente delle
professionalità sanitarie
dell'AIFA (Agenzia Italiana
del Farmaco)- quando non
supera una determinata
soglia di incidenza. In Europa
tale soglia è fissata allo 0,05
per cento della
popolazione.” Sarebbe a dire
che una malattia è
considerata rara se si
registrano non più di 5 casi
ogni 10mila persone. Ma se rara è la malattia, non
si può dire lo stesso dei pazienti affetti da queste
infrequenti patologie, che, considerati nel loro
insieme, vanno a comporre numeri importanti.
“Le MR costituiscono – sottolinea la dott.ssa
Amalia Allocca, direttore sanitario dell’Azienda
Policlinico Umberto I – un problema di sanità
pubblica per l’impatto numerico sulla popolazione
In base alle stime recenti, infatti, si calcolano 30
milioni di pazienti in Europa e circa 2 milioni malati
rari in Italia”.
Anno III - Num. 4
Rare Disease Day
soprattutto dalla Lombardia e dal Veneto.
Nell’ultimo periodo iniziamo a registrare
contatti anche dall’estero: una quota di
pazienti (circa il 4 %) ci contatta da altre
nazioni europee, cosa che due anni fa non
avveniva.
Cosa auspica per il futuro?
Ci aspettiamo che il Policlinico Umberto
I venga riconosciuto ufficialmente primo
istituto per la gestione delle MR –parla
chiaro il numero dei pazienti seguiti- e che
le istituzioni diano maggior visibilità alla
nostra struttura, confermando e
possibilmente incrementando i
finanziamenti assegnati per il progetto.
CM4 anno III pag. 22-23 giovani rosso_Layout 1 31/03/14 18:04 Pagina 1
Iniziative della SIGM
Medici specializzandi
c’è chi si muove
di Paolo Parente
di Andrea Silenzi
Anno III - Num. 4
Ufficio nazionale Associazione italiana giovani medici (SIGM)
classemedica
22
L'Associazione italiana giovani medici (SIGM) è da
sempre impegnata a sostegno del miglioramento della
qualità della formazione medica pre e post lauream.
N
egli ultimi mesi, le novità
importanti che si sono
presentate nel panorama
accademico di medicina, con
particolare riferimento alla
riforma del sistema concorsuale per
l’accesso alle scuole di specializzazione,
hanno portato alla necessità di ricorrere a
strumenti per orientare la scelta degli
aspiranti specializzandi sulla scelta della
tipologia di scuola di specializzazione per la
quale concorre in un sistema a graduatoria
nazionale.
Come è noto, l’innovazione della
graduatoria nazionale è stata introdotta a
partire dal corrente anno accademico
2013/2014 con l'approvazione della Legge
n. 128 dell’8 novembre 2013 (conversione in
Legge, con modificazioni, del Decreto
Legge 104/13 – “Misure urgenti in materia
di istruzione, università e ricerca”), che
all’articolo 21, comma 1, stabilisce che
“all'esito delle prove di ammissione alle
scuole di specializzazione di area medica
siano formate graduatorie nazionali per
tipologia di specializzazione, in base alle
quali i vincitori saranno destinati, in ordine
di graduatoria di merito, alle sedi
prescelte”. Tale norma è stata resa
operativa dal decreto ministeriale attuativo,
firmato il 21 febbraio 2014 dalla ministro
Carrozza quale ultimo atto del suo
mandato.
Il nuovo Regolamento concernente le
modalità di selezione per l'accesso dei
medici alle scuole di specializzazioni di area
sanitaria, in discontinuità rispetto al passato,
va dunque nella direzione dell’affermazione
della meritocrazia, attraverso l’adozione di
modalità di valutazione oggettive e
trasparenti, innestando una sana
competitività tra le scuole oggetto della
scelta dei candidati.
Il nuovo processo di ammissione offre a
considerare, inoltre, la necessità da parte
dei neoabilitati di una più profonda
riflessione a riguardo della qualità della
formazione che potranno ricevere anche in
scuole differenti rispetto alla sede
universitaria presso cui hanno conseguito il
diploma di laurea in medicina e chirurgia.
Conoscere, ad esempio, quali standard
strutturali, organizzativi e formativi siano
propri di una scuola di specializzazione,
piuttosto che di un’altra, indirizzerà il
medico neoabilitato nella direzione di una
scelta più consapevole e cosciente in
funzione delle caratteristiche delle scuole.
In attesa, però, che vengano resi pubblici
dal MIUR gli standard ed i requisiti già
dichiarati dalle scuole di specializzazione ai
fini delle procedure di accreditamento
all’erogazione della formazione, disciplinate
dal Decreto MIUR dell’1 agosto 2005, come
più volte richiesto alle competenti istituzioni,
la scelta di ciascun giovane medico a
CM4 anno III pag. 22-23 giovani rosso_Layout 1 31/03/14 18:04 Pagina 2
23
classemedica
indicatori oggettivi. L’intenzione è quella di
offrire un punto di vista indipendente ai
futuri specialisti, grazie all’oggettivazione ed
alla sistematizzazione della percezione dei
colleghi specializzandi o già specialisti, da
rendere disponibile anche in presenza in
futuro della disponibilità degli elementi di
analisi messi a disposizione dal MIUR.
Un’iniziativa in linea con l’era dell’open
data, che si fonda per l’appunto sulla
convinzione che, ad integrazione delle
informazioni e degli indicatori oggettivi che
le istituzioni potranno fornire, vada garantita
ai futuri specializzandi un'informazione
trasparente ed indipendente, frutto della
diretta esperienza di chi ha vissuto o sta
vivendo il periodo qualificante della
formazione specialistica.
Al fine di facilitare ed ottimizzare la
“mappatura” delle più di mille scuole
di specializzazione di area sanitaria
che insistono nelle 41 università sede
di corso di laurea in medicina e
chirurgia, l’Associazione italiana
giovani medici invita gli specializzandi
e gli specialisti ad aderire alla survey,
facilmente reperibile on line sul
Portale del Giovane Medico
(www.giovanemedico.it) e sulle
pagine ufficiali Twitter
(www.twitter.com/giovanimedici)
e Facebook
(https://www.facebook.com/associazi
one.italiana.giovani.medici).
Anno III - Num. 4
riguardo del luogo e della scuola in cui
dovranno affinare e perfezionare le proprie
skills professionali, sarebbero “sostenute”
dal solo passaparola ovvero demandate al
puro caso.
Per tali ragioni, l’Associazione italiana
giovani medici (SIGM) ha messo a punto il
primo strumento di orientamento a servizio
di tutti i colleghi aspiranti specializzandi.
Il Progetto “MedSpecMaps – dove
specializzarsi in medicina” nasce proprio
con l’ambizione di poter dare risposte ai
giovani medici alle soglie di scelte così
importanti in merito al loro “futuro
prossimo”; consiste in una survey rivolta a
tutti gli specializzandi (medici e non medici)
iscritti alle scuole di specializzazione di area
sanitaria ed anche ai già specialisti (medici e
non medici), con lo scopo di oggettivare la
percezione e l’esperienza individuale.
I dati raccolti attraverso la survey verranno
elaborati e resi fruibili in maniera
trasparente, attraverso un’interfaccia
dedicata, per ciascuna scuola di
specializzazione, in modo da fornire
informazioni utili a tutti gli aspiranti
specializzandi.
Ogni aspirante specializzando, pertanto,
avrà a disposizione degli elementi per
orientarsi nel districato mondo delle scuole
di partecipazione e, selezionando
direttamente la sede e la tipologia di scuola
di interesse, potrà trovare tutte le
informazioni sintetizzate sottoforma di
CM4 anno III pag. 24-25 MSF blu_Layout 1 31/03/14 18:03 Pagina 1
Medici Senza Frontiere
Afghanistan.
L'accesso all'assistenza medica è una lotta continua
classemedica
24
D
opo più di dieci anni di
investimenti e aiuti
internazionali, l’accesso alle cure
mediche di base e di emergenza
in Afghanistan resta seriamente
limitato e assolutamente inadatto a
soddisfare i crescenti bisogni causati da un
conflitto ancora in corso. Lo rivela il nuovo
rapporto presentato a livello internazionale
da MSF.
L'intervento militare della NATO è entrato
nella sua fase finale, si guarda alle elezioni
di aprile e con il ritiro delle truppe
internazionali l'attenzione del mondo si
sposterà rapidamente altrove. Ma per la
popolazione afghana il conflitto è ancora in
corso e il 2013 è stato il secondo anno più
violento per i civili a partire dal 2001.
L’assistenza sanitaria è spesso ostentata
come una conquista ottenuta grazie agli
sforzi internazionali di costruzione dello
Stato afghano, ma la situazione è ben
lontana dall’essere una storia di successo.
Sebbene dal 2002 siano stati fatti dei
progressi nel fornire assistenza sanitaria, il
rapporto “Tra retorica e realtà: la continua
lotta per l’accesso all’assistenza medica in
Afghanistan” rivela i rischi gravi e spesso
mortali che le persone sono costrette ad
affrontare per cercare cure mediche, sia di
base che di emergenza.
La ricerca – condotta nel 2013 per 6 mesi
e con più di 800 pazienti, negli ospedali in
cui MSF lavora nelle province di Helmand,
Kabul, Khost e Kunduz – mostra
chiaramente che la retorica positiva sui
miglioramenti nell’assistenza sanitaria
rischia di offuscare le sofferenze degli
afghani che restano privi di un’adeguata
assistenza medica.
“Un paziente su cinque tra quelli
intervistati ha perso un membro della
famiglia o un amico, negli ultimi due anni, a
causa del mancato accesso alle cure
mediche”, dichiara Christopher Stokes,
direttore generale di MSF. “Tra quelli che
hanno raggiunto i nostri ospedali, il 40% ci
ha detto di aver affrontato combattimenti,
terreni minati, posti di blocco o molestie
lungo il cammino”.
Tra retorica e realtà
Le testimonianze dei pazienti rivelano un
ampio divario tra ciò che risulta sulla carta,
in termini di assistenza sanitaria, e ciò che
effettivamente funziona. La maggior parte
di loro afferma di non aver potuto usufruire,
durante una recente malattia, della struttura
sanitaria più vicina, ma di aver dovuto
percorrere lunghe distanze per cercare le
cure, a costi e rischi significativi.
“Le persone ci hanno parlato di ospedali
privi di farmaci, staff qualificato ed
elettricità, e di doversi indebitare sempre di
più per pagare i trattamenti”, continua
Stokes di MSF. “Altri ci hanno detto di aver
dovuto vegliare sui loro parenti malati o
feriti per tutta la notte, sperando di trovarli
ancora vivi la mattina dopo, quando
raggiungere l’ospedale sarebbe stato
sufficientemente sicuro.”
Negli ultimi 12 anni, le decisioni prese dai
governi belligeranti su dove e come fornire
assistenza in Afghanistan si sono troppo
Lo staff medico di MSF cura una paziente del centro
traumatologico di Kunduz, nel Nord dell’Afghanistan.
©Mikhail Galustov
Anno III - Num. 4
Nuovo rapporto MSF: cure mediche non accessibili per molti, nonostante oltre 10 anni di aiuti internazionali
CM4 anno III pag. 24-25 MSF blu_Layout 1 31/03/14 18:03 Pagina 2
©Ben King
Entrata principale del
di Khost
©reparto
Nondasmaternità
Paschos/MSF
In Afghanistan MSF lavora
all’Ospedale Ahmad Shah Baba
nella zona orientale di Kabul, e
all’ospedale di Boost, a Lashkar Gah,
nella provincia di Helmand.
L’organizzazione gestisce un centro
traumatologico a Kunduz, fornendo
cure chirurgiche salvavita nel nord
del Paese, così come una clinica
ostetrica a Khost, nella regione
orientale. In tutti questi luoghi, MSF
fornisce cure mediche
gratuitamente. Per il suo lavoro in
Afghanistan MSF si affida solo ai
fondi privati, compresi quelli
provenienti dal 5 per mille destinato
da contribuenti italiani, e non
accetta soldi da nessun governo.
25
classemedica
Un progetto per le donne
Medici Senza Frontiere ha avviato un
progetto per le donne a Khost, città in una
zona di conflitto a sud est dell’Afghanistan.
Il reparto maternità di MSF era stato aperto
per la prima volta nel marzo 2012, ma
appena un mese dopo un grave incidente
di sicurezza - l'esplosione di una bomba
all'interno dell'ospedale - ha costretto MSF
a chiudere il progetto.
Dopo otto mesi di negoziazioni e con il
supporto della comunità locale, un anno fa
il centro ha riaperto, e oggi vi nascono ogni
giorno da 30 a 40 bambini.
“Dovevamo aprire il 30 dicembre e il 29
una donna era davanti al nostro cancello, in
procinto di partorire, proprio non
potevamo mandarla indietro… così
l’abbiamo fatta entrare e abbiamo fatto
nascere un bambino sano. Quindi il primo
bambino è nato prima ancora che
l’ospedale fosse riaperto, un’ulteriore
dimostrazione che era davvero necessario”:
racconta Séverine Caluwaerts, ginecologa
di MSF.
Anno III - Num. 4
spesso basate su considerazioni diverse
rispetto ai bisogni della gente, come la
stabilizzazione, le strategie anti-rivolta o la
volontà di ‘conquistare i cuori e le menti’
degli afghani. Il risultato è che ci sono
ancora gravi lacune nella risposta ai bisogni
urgenti causati dal conflitto in corso. I
donatori internazionali, il sistema degli aiuti
e le autorità afghane devono rispondere
urgentemente alle gravi carenze
dell’assistenza sanitaria e mettere da parte
ogni considerazione diversa dai bisogni
delle persone.
L’interruzione dei servizi medici colpisce in
maniera sproporzionata chi vive in zone
contese sul piano militare. L’insicurezza e il
limitato accesso a quelle comunità da parte
delle autorità sanitarie e delle
organizzazioni umanitarie, compresa MSF,
impediscono una risposta sostenuta o
adeguata. Per raggiungere le persone più
vulnerabili, le organizzazioni umanitarie
dovranno come prima cosa negoziare con
tutte le parti del conflitto la loro possibilità
di accesso. Allo stesso tempo, tutte le parti
del conflitto devono fare molto di più per
garantire la possibilità di fornire cure
mediche imparziali a tutti i malati e i feriti.
“Sebbene l’interesse internazionale verso
l’Afghanistan stia diminuendo, MSF vede
un conflitto che imperversa ancora in molte
parti del paese, accanto al fallimento nella
risposta a bisogni medico-umanitari in
aumento” - dichiara Stokes - “Mentre la
comunità internazionale si rifugia nella
retorica, la popolazione afghana deve
affrontare la dura realtà.”
CM4 anno III pag. 26-27 cuamm rosso_Layout 1 31/03/14 18:03 Pagina 1
Medici con l’Africa - CUAMM
Un ragazzo speciale,
come tanti
Anno III - Num. 4
Beira, nella provincia di Sofala, è una delle città del Mozambico più colpite dall’Hiv/Aids. I medici del
Cuamm lavorano ogni giorno in ospedale, nei centri di salute, nell’università, per dare una dignità e una
speranza alle donne, ai bambini, ai giovani che vogliono vincere la dura battaglia contro questa malattia.
classemedica
26
L
a storia di Alfaia è quella di un
ragazzo solo, come tanti in
Mozambico. Una storia di cui
non si sa ancora il finale, ma
almeno per una volta la
speranza ha la meglio. È ambientata a
Beira, la seconda città del Mozambico.
Una città di mare, con grandi palazzi,
strade ampie, un ospedale con oltre
700 posti, l’università. Oltre 400mila
abitanti, troppo spesso, ammassati in
quartieri che assomigliano molto a
delle baraccopoli. «Purtroppo, la
situazione sanitaria è piuttosto difficile.
Due dati sono indicativi: il 29% degli
abitanti della città ha l’Aids; si stima
che il Mozambico contribuisca per l’8%
al totale dei casi di Hiv pediatrici del
mondo. L’Aids è un flagello che
colpisce soprattutto le donne e i
bambini – spiega Fabio Manenti,
responsabile del settore Progetti di
Medici con l’Africa Cuamm -. Il sistema
sanitario è molto fragile e precario: pochi
sono i medici e scarsissimo il personale
sanitario».
Alfaia è un ragazzo di circa venti anni,
ma quando lo vedi, non gliene dai più di
dodici. Non è cresciuto a causa di
malnutrizione cronica. È un giovane Hiv
positivo che le mamme dell’associazione
Kuplumussana hanno iniziato a cercare
per capire come mai aveva abbandonato
il trattamento. Quando la famiglia
apprende della sua malattia, inizia a
emarginarlo fino al punto di
abbandonarlo del tutto. Vive così come
un bambino di strada per molto tempo.
Dopo un po’, viene a sapere che anche i
suoi genitori sono morti e così oltre a
non avere una casa, è orfano. L'Hiv ha
falciato anche i suoi genitori.
Sono le mamme sieropositive di
Donna aBeira ©RuggeroZigliotto
Kuplumussana che, dopo lunghe ricerche
nei quartieri più popolosi di Beira,
trovano Alfaia, in condizioni di totale
abbandono, denutrito, malato, senza
cure di qualsiasi tipo. Come tetto, solo
alcuni foglie e rami. Disperato. Non
riusciva più a sopportare tanta
sofferenza. Voleva morire, come i suoi
genitori.
Le mamme lo prendono sotto la loro
protezione. Cominciano a dargli
sostegno psicosociale, a dargli cibo e
vestiti, lo accompagnano al centro di
salute per il trattamento. Lo aiutano con i
farmaci e allertano i responsabili del
quartiere perché lo proteggano.
Costruiscono un piccolo spazio dove
possa ripararsi dalle intemperie e dalla
pioggia. Il più grande successo è che
oggi Alfaia non spera più di morire. La
sua vita è ancora dura e difficile, ma
almeno ha una piccola luce, una
speranza, senza la quale la vita è
CM4 anno III pag. 26-27 cuamm rosso_Layout 1 31/03/14 18:03 Pagina 2
sanitario locale. Tra i risultati più
significativi va segnalato che il 60,8% dei
bambini sieropositivi ha iniziato il
trattamento nei tempi standard, mentre il
100% dei neonati da madre sieropositiva
ha ricevuto il trattamento profilattico.
Per continuare questo importante
impegno abbiamo bisogno dell’aiuto di
tutti. Bastano 25€ per un trattamento
per la prevenzione nella trasmissione
dell’Hiv da madre a figlio.
Per info e donazioni:
www.mediciconlafrica.org
27
classemedica
Hiv/Aids: prevenzione e cura
L’obiettivo di questo intervento è di
migliorare l’accesso al trattamento e
all’assistenza delle donne in gravidanza e
dei bambini con Hiv, attraverso
l’integrazione del livello ospedaliero con
quello delle unità sanitarie periferiche. Si
favorisce inoltre un maggior inserimento
nella comunità, grazie all’impegno
dell’associazione Kuplumussana. Nel 2012
molto è stato fatto. Si è cercato di
aumentare la professionalità e la qualità
dell’assistenza, formando il personale
dai mariti o dalle famiglie, hanno deciso
di unire le forze per aiutare altre donne e
altri bambini, specie gli orfani. Li cercano
nei quartieri, li convincono a curarsi, li
accompagnano giorno dopo giorno
perché proseguano nelle cure. Il
finanziamento di Unicef termina con il
2013, ma Medici con l’Africa Cuamm
proseguirà le attività con mezzi propri.
Le prospettive future sono quelle di
continuare su questa strada e rilanciare
ancor più l’intervento, introducendo una
componente di ricerca operativa. Per
questo stiamo coinvolgendo l’Università
di Padova e quella di Bari perché si crei
una stretta collaborazione con
l’Università di Beira in modo da
sviluppare la formazione e la ricerca.
Come? In un contesto povero di risorse e
mezzi, è indispensabile trovare delle
soluzioni pratiche per fornire gli stessi
servizi, o addirittura qualche cosa in più,
con le medesime risorse, migliorando
quindi l’efficacia dell’intervento. Stiamo
lavorando per creare una sorta di Centro
di ricerca, all’interno dell’Università di
Beira, in modo da sviluppare nuove e
proficue sinergie tra i ricercatori dei vari
atenei e stimolare la ricerca di soluzioni
adatte al contesto mozambicano»,
conclude Manenti.
Anno III - Num. 4
impossibile.
«L’intervento di Medici con l’Africa
Cuamm nella lotta all’Hiv mira ad
arginare, per quanto possibile, questo
flagello dell’Aids – riprende Manenti -.
L’impegno dei nostri volontari è a 360
gradi: dalla presenza in ospedale, alla
supervisione nei sei centri di salute della
città, dall’assistenza al parto e al
neonato, alla prevenzione nella
trasmissione del virus Hiv da madre a
figlio, dalla formazione in università,
all’affiancamento del personale sanitario
fino al supporto dato all’associazione
Kuplumussana, partner del progetto.
Grazie a un progetto finanziato da Unicef
e implementato dal Cuamm che punta a
facilitare la diagnosi dell’Hiv, la sua
prevenzione e la sua cura, non solo si
vanno a scovare storie come quelle di
Alfaia, ma si lavora a livello di centri di
salute della città. Tutte le donne in
gravidanza che si recano nei centri di
salute per le visite pre-natali vengono
controllate e, se necessario, messe in
trattamento, in modo da ridurre del 70%
la possibilità che trasmettano il virus al
bimbo che hanno in grembo. I farmaci
sono distribuiti gratuitamente dal
governo, la fragilità sta nel monitorare
che il personale sanitario esegua le
procedure in modo corretto e
competente e poi, ancor più importante,
è verificare che le donne, e i bambini,
continuino a curarsi. A questo punto
entrano in gioco le donne
dell’associazione Kuplumussana. Anche
loro sieropositive, spesso abbandonate
CM4 anno III pag. 28-30 de tomm mag_Layout 1 31/03/14 18:02 Pagina 1
Una professione dietro le quinte
E adesso “scopriamo”
il fisico medico
di Andrea De Tommasi
[email protected]
Anno III - Num. 4
La sicurezza del paziente sottoposto a radiazioni è soprattutto nelle sue
mani. Eppure, quella dello specialista in fisica medica è una figura ancora
poco nota al grande pubblico e forse anche a molti addetti ai lavori.
classemedica
28
P
ensate a questo dato: ogni anno
in Italia sono eseguiti circa 100
milioni di prestazioni di imaging,
di cui almeno 60 milioni con
radiazioni ionizzanti. In media
due per cittadino, bambini esclusi. Ora è
chiaro perché, di fronte a una mole così
cospicua di prestazioni, risulta
fondamentale il ruolo di questi specialisti
che operano negli ospedali e nei centri
universitari. Per capirne di più abbiamo
incontrato Luisa Begnozzi, presidente
Aifm (Associazione italiana di Fisica
medica) e direttore della struttura
complessa di Fisica Sanitaria
dell'Ospedale Generale S.Giovanni
Calibita Fatebenefratelli di Roma.
Dottoressa Begnozzi, chi è lo specialista
in fisica medica e cosa fa nel concreto?
È il professionista sanitario che,
lavorando a stretto contatto con il
medico specialista di area radiologica,
agisce per garantire la sicurezza e
l'efficacia della diagnosi e della terapia. Il
fisico medico ha specifiche responsabilità
sulla valutazione preventiva, la misura, il
calcolo e l'ottimizzazione della dose di
radiazione assunta dal paziente nelle
indagini radiologiche, medico nucleari e
nei trattamenti radioterapici. Possiamo
includere questa professione in quelle
salva-vita, perché si occupa della
protezione del paziente in tutte le
applicazioni della medicina che utilizzano
gli agenti fisici, che non sono solo le
radiazioni ionizzanti ma anche quelle non
ionizzanti: pensiamo alle risonanze
magnetiche, ai campi elettromagnetici,
agli ultrasuoni e ai laser.
Che cosa può dirci sulle radiazioni
ionizzanti?
Sulle radiazioni ionizzanti, pur essendo
molto utilizzate, ci sono ancora dubbi e
falsi miti tra il pubblico. Ciò che si sa è
che l’eccessiva esposizione a questo tipo
di radiazioni può aumentare la probabilità
di effetti dannosi alla salute nel lungo
periodo, per cui in mancanza di chiarezza
si fanno strada tra i pazienti perplessità e
paure.
Sulla questione "dose" è intervenuta di
recente la norma contenuta nella direttiva
59/2013 dell'Unione Europea, che
Ecco dove operano alcuni fisici medici
• Antonella del Vecchio, IRCCS San
Raffaelle, Milano
• Emanuele Pignoli, Fondazione IRCCS
Istituto Nazionale Tumori, Milano
• Guido Pedroli, Istituto Europeo di
Oncologia, Milano
• Luca Gastaldi, Ospedale degli Infermi
– Biella
• Boris Augelli, Azienda U.S.L. 2
Umbria, P.O. di Spoleto
• Fabrizio Banci Buonamici, A.O.U.
Senese, Siena
• Andrea Nitrosi, Azienda Ospedaliera
S. Maria Nuova, Reggio Emilia
• Luca Nocetti, AOU Policlinico di
Modena
• Luisa Pierotti, Policlinico S.OrsolaMalpighi, Bologna
• Danilo Aragno, A.O. San Camillo
Forlanini, Roma
• Lidia Strigari, Istituto Regina Elena IFO, Roma
CM4 anno III pag. 28-30 de tomm mag_Layout 1 31/03/14 18:02 Pagina 2
Luisa Begnozzi
Anno III - Num. 4
29
classemedica
obbliga alla
registrazione della dose
sul referto diagnostico.
Il nostro Paese avrà
quattro anni per
recepire questa norma,
dunque sarebbe
auspicabile che si
iniziasse a cercare la
giusta applicazione
visto che rimangono
delle questioni aperte:
quale dose inserire nel
referto, quella in ingresso o quella
efficace? E in questo è competente il
fisico medico.
La valutazione della dose al paziente è
una questione che attiene alla vostra
stretta responsabilità sia nella
diagnostica che nella terapia.
Certamente sì. Nella terapia ci
rapportiamo a pazienti in cura per
malattie neoplastiche cui vengono
somministrate dosi elevate. Il fisico
medico conosce i principi di
funzionamento di apparecchiature di alta
tecnologia (acceleratori lineari, simulatori,
apparecchi di brachiterapia) che,
coniugate alle principali tecniche (IMRT,
IORT, Stereo), permettono di
personalizzare il trattamento per ogni
singolo paziente. Abbiamo ormai a
disposizione macchine in grado di
erogare fasci di radiazioni in modo
estremamente focalizzato sul target: si
possono impiegare dei collimatori che
non solo sagomano il fascio ma lo
modulano anche. Il fisico, in sostanza, fa
di tutto perché al paziente sia
accuratamente somministrata la dose nel
volume che si intende curare. Ma il nostro
ruolo è importante anche in diagnostica:
ottimizzazione delle procedure, in
particolare per la messa a punto di nuove
tecnologie, qualità delle immagini e,
ovviamente, valutazione della dose, che
in questi casi deve essere tenuta al più
basso livello possibile compatibilmente
con la qualità dell'informazione.
Un tema di cui si sente molto parlare è
quello della radioprotezione delle
donne in gravidanza. È vero che gli
ultrasuoni e le radiografie sono
dannosi per il feto?
Bisogna distinguere. Gli ultrasuoni
ai livelli di potenza utilizzati per
scopi diagnostici non hanno effetti
biologici in genere. Ciò non
giustifica, ovviamente, esami
ecografici non motivati. Aggiungo
che una donna in gravidanza può
sottoporsi, in caso di necessità e se
l'indagine è giustificata, anche a
mammografia, naturalmente con le
dovute cautele per minimizzare
l'esposizione al nascituro. L'esame,
così, non aggiunge rischi
significativi a quelli naturalmente
esistenti in ogni gravidanza.
In conclusione, affrontiamo
l'aspetto occupazionale: quanti sono
oggi i fisici medici in Italia? E poi, il
fabbisogno di questa figura è
pienamente soddisfatto?
In Italia sono circa mille i fisici medici,
con una forte disomogeneità regionale,
ma di questi solo 600 sono stati da noi
censiti e risultano attivi in nosocomi sia
pubblici che privati di alta complessità.
Per raggiungere l'optimum e ricoprire i
posti necessari per le esigenze della
strutture, ne occorrerebbero almeno altri
400. Ricordo che il percorso formativo
del fisico medico ha una durata di 9 anni
e prevede la laurea in Fisica (5 anni) e il
diploma di specializzazione in Fisica
Medica (4 anni), in cui è previsto un
tirocinio a tempo pieno.
Il problema è che, contrariamente a
quanto avviene per i colleghi delle
discipline mediche, per gli specializzandi
in Fisica Medica non sono previsti
contratti di formazione e le uniche
sovvenzioni, che riguardano solo alcune
realtà, provengono da borse di studio
istituite dalle Università o dalle strutture
sanitarie dove si svolge il tirocinio.
Vorrei poi segnalare che la nostra è
l'unica professione all'interno della
dirigenza sanitaria a non avere un ordine
o un albo. Nei disegni di legge relativi
agli ordini delle professioni sanitarie
(trasformazione dei collegi in ordini) c'era
lo scorso anno la proposta di istituire il
nostro albo all'interno di un ordine già
esistente. Sarebbe un passo importante
che auspichiamo perché
rappresenterebbe in primis una garanzia
per il paziente.
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Una storia lunga
più di un secolo
Anno III - Num. 4
La storia della fisica applicata alla medicina parte da lontano e si snoda attraverso le scoperte
affascinanti di coloro che possono essere a buon titolo definiti i "pionieri" di questa disciplina.
classemedica
30
L’
8 novembre del 1895 è la data
di nascita della moderna fisica
medica: nel corso di uno dei
suoi esperimenti W.C. Röntgen
scoprì l'intervallo di frequenza
noto come "raggi X" e la possibilità di
ottenere delle radiografie. L'intuizione gli
valse nel 1901 il Premio Nobel. Nel 1896
il medico Victor Despeignes annunciò il
primo trattamento del cancro con i raggi
X. Tre mesi dopo la scoperta di Röntgen,
A.H. Becquerel scoprì la radioattività, la
radiazione invisibile, emessa da sostanze
fosforescenti. Si accorse casualmente che
i sali di uranio, posti in vicinanza di una
lastra fotografica, anche racchiusa in un
involucro opaco, la impressionano
mostrando così di emettere radiazioni
capaci di attraversare anche i corpi non
esposti alla luce.
A Becquerel (Premio Nobel per la Fisica
nel 1903) si devono anche le osservazioni
sugli effetti biologici delle radiazioni e sul
W.C. Röntgen e la prima radiografia
loro possibile uso terapeutico.
Nello stesso periodo una studentessa,
Marie Curie, proseguendo gli studi
iniziati da Becquerel, scoprì che anche
altre sostanze presentano la stessa
proprietà dell'uranio. Con vari
procedimenti chimici riuscì ad isolare il
polonio e il radio; definì "curie" l'unità di
misura della radioattività. Nel 1905 venne
riconosciuta a livello scientifico l'azione
benefica del trattamento col radium dei
tumori della pelle. Le scoperte, però, non
si fermano anche nella seconda metà del
secolo.
Hal Anger è noto per le sue
rivoluzionarie scoperte nella tecnologia
della diagnostica per immagini. Il
prototipo della gamma camera venne
descritto da Anger nel 1952, che lo
sperimentò per studi in vivo di lesioni
tumorali.
Felix Bloch è il fisico teorico che
elaborò il principio della risonanza
magnetica nucleare per studiare i
momenti nucleari dei materiali senza
alterarne la struttura cristallina. Questa
scoperta gli valse il Premio Nobel nel
1952 insieme a E. M. Purcell.
Paul C. Lauterbur propose la
realizzazione del primo prototipo di
RMN.
Peter Mansfield approfondì e sviluppò
le tecniche di eleborazione matematica
dei segnali di risonanza. Nel 2003
Lauterbur e Mansfield ricevettero il
Premio Nobel per la Medicina e
Fisiologia.
Godfrey Hounsfield, inventore della
tomografia computerizzata, aprì la strada
all'impiego del calcolatore nella
produzione di immagini mediche con
mezzi fisici. Nel 1979 Hounsfield, insieme
al fisico sudafricano Allan Cormack,
ricevette il Premio Nobel.
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Necessario un cambio culturale
Al via il nuovo portale
del ministero della Salute
Da un po’ di giorni basterà digitare una 'parola chiave' riguardante la patologia dalla quale
si è affetti, aggiungere il Cap o il luogo di residenza, e si potrà facilmente consultare
l'elenco degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico dove questa viene trattata.
31
classemedica
col Piano nazionale esiti, argomento del
quale ho già parlato col presidente Bissoni
ottenendo una risposta molto positiva, per
consentire ai pazienti di conoscere anche gli
esiti di ciascuna struttura o di un singolo
reparto per una certa patologia".
Quanto poi alle valutazioni degli utenti
contenute nelle ultime due schede delle
pagine delle strutture contenute nel portale,
il ministro ha tenuto a sottolineare che "le
valutazioni riguarderanno aspetti come
l'accoglienza e la gentilezza del personale
della struttura, la qualità dei pasti e
dell'assistenza da parte dei volontari. Da
questo punto di vista, i pazienti avranno un
ruolo passivo, potendo leggere i commenti
degli altri utenti, e attivo, potendo lasciare
un proprio commento in seguito a un
ricovero o all'aver usufruito di una
prestazione sanitaria". Al momento, i dati
relativi ai 49 Irccs presenti sul territorio
nazionale , per un totale di 60 sedi, sono
disponibili in italiano e in inglese ma, ha
assicurato il ministro, in futuro verranno
tradotti anche in spagnolo. "Abbiamo
aperto una porta importante - ha
sottolineato - perché per le strutture
rendersi più trasparenti significa anche
rendersi più competitive".
Il ministro della Salute è pronta a trattare il
tema con il nuovo titolare dell’Economia,
Pier Carlo Padoan. L’incontro dovrà avvenire
prossimamente.
Anno III - Num. 4
M
a non si tratta di un mero
elenco, la pagina di ogni
struttura, infatti, è corredata da
informazioni che vanno dai
contatti alle indicazioni stradali
per raggiungerla, fino ai servizi offerti e alle
facilitazioni, come la presenza di un
parcheggio a pagamento o la possibilità di
sistemazione per i famigliari.
Ma la novità più rilevante è contenuta
nelle ultime schede, quelle di colore giallo,
nelle quali vengono indicati commenti e
valutazioni.
Si potrà, infatti, leggere le
esperienze di chi ha già usufruito di
queste strutture sanitarie e vedere il
livello di gradimento sintetizzato in
una valutazione che va da un minimo
di 1 fino ad un massimo di 5 stelle.
Insomma, un vero e proprio Tripadvisor
della sanità. Questo, in sintesi, il contenuto
del nuovo portale “Dovesalute” realizzato
dal ministero della Salute e presentato nei
giorni scorsi a Roma dal ministro Beatrice
Lorenzin nella sede del dicastero di
Lungotevere Ripa. L'obiettivo per il futuro,
come ha spiegato il ministro, è quello di
inserire i dati relativi non solo a tutti gli
ospedali e le cliniche convenzionate, ma
anche quelli riguardanti le farmacie, i
laboratori analisi, i medici di famiglia e i
pediatri di libera scelta. "Inoltre - ha
aggiunto Lorenzin - il sistema si interfaccerà
CM4 anno III pag. 32-33 ospedali viola_Layout 1 31/03/14 18:02 Pagina 1
Tribunale dei diritti del malato - Cittadinanzattiva
Attenti a chiudere
i piccoli ospedali
Anno III - Num. 4
“Se si procede ad una riorganizzazione della rete ospedaliera utilizzando il solo criterio
del numero dei posti letto, si rischia di fare delle scelte paradossali che non garantiscono
ai cittadini un’assistenza sanitaria pubblica accessibile, efficiente, efficace, di qualità e
sicura. Non vogliamo difendere strenuamente il posto letto, ma sappiamo che non si
può procedere con criteri prevalentemente ragionieristici”, ha affermato Tonino Aceti,
coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.
classemedica
32
P
er questo il Tribunale per i diritti
del malato ha realizzato, attraverso
le sue sedi locali, una ricognizione
sul territorio per evidenziare
alcune criticità che verrebbero
fuori dall’ipotesi di chiusura di 175 piccoli
ospedali con meno di 120 posti letto e in
vista dell’adozione del nuovo
“Regolamento sugli standard ospedalieri”
oggetto di confronto tra ministero e
regioni all’interno del Patto per la Salute. Il
Dossier è stato inviato al ministro della
Salute, alla Conferenza delle regioni e alle
Commissioni parlamentari competenti per
materia.
Ecco alcuni paradossi segnalati da
Cittadinanzattiva: nella lista dei 175
ospedali da chiudere, sono presenti
strutture sulle quali si sono fatti grandi
investimenti economici, nell’ultimo periodo,
di ammodernamento o adeguamento
strutturale.
Ad esempio:
• Valdese di Torino (già chiuso);
• Ospedale Filippo del Ponte di
Varese, dove la ristrutturazione è
quasi completata;
• Ospedale di Asola (Modena)
completamente ristrutturato;
• Ospedale di Ozieri (Sassari),
ammodernato e potenziato;
• trasferimento del reparto di
chirurgia generale e ortopedia dal
Presidio ospedaliero di Trani (tutto
ristrutturato) a quello di Bisceglie
(dove la sala operatoria non è a
norma).
L’ospedale di Matelica, nelle Marche,
verrà chiuso - segnala Cittadinanzattiva ma qui i collegamenti stradali sono precari,
l’assistenza domiciliare funziona solo 5
giorni a settimana con personale
insufficiente, per i trasporti di urgenza sono
disponibili due elisoccorsi, di cui uno però
non vola di notte e di inverno viaggia solo 6
ore su 24.
In Abruzzo ci sono alcune contraddizioni:
Teramo, la provincia più piccola della
regione, manterrebbe tutte e quattro le
strutture ospedaliere, Pescara avrebbe un
solo ospedale in tutta la provincia, Chieti e
l’Aquila invece tre.
L’ospedale Angelucci di Subiaco (Roma)
rientra nella lista degli ospedali da chiudere.
La popolazione sublacense, che ammonta a
circa 34500 abitanti, è costituita per quasi
un terzo da ultra 65enni (dati Istat 2009);
l’area afferente al distretto sanitario 4, di cui
fa parte, è la più povera del Lazio, con un
reddito procapite inferiore del 7% a quello
medio regionale. Inoltre, per percorrere
Subiaco-Tivoli occorrono circa 50 minuti e
gli abitanti di Vallepietra, che normalmente
fanno riferimento all’ospedale di Subiaco,
per giungere a Tivoli impiegano circa una
CM4 anno III pag. 32-33 ospedali viola_Layout 1 31/03/14 18:02 Pagina 2
1.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Ospedale do Ozieri (Sassari)
33
classemedica
2.
• fabbisogno di salute della popolazione di
quella specifica zona;
• incidenza di particolari patologie croniche
su quel territorio;
• presenza di altre strutture ospedaliere
nelle zone limitrofe (che possano
configurare eventuali situazioni di
duplicazioni di presidi);
• qualità e sicurezza delle strutture che
dovranno essere chiuse o riconvertite;
• caratteristiche specifiche di quel territorio
in termini di orografia e flussi turistici
(come zone montane, piccole isole);
• esistenza di un servizio di trasporto
efficace e tempestivo dalla zona dove
verrà chiusa la struttura agli ospedali che
rimarranno attivi, in particolare, in caso di
urgenze e di servizi a esso collegati (es.
emodinamiche, stroke unit, etc.);
• qualità, accessibilità e capacità di
rispondere ai bisogni della popolazione
(efficacia) da parte dell'assistenza
territoriale presente su quel territorio:
diffusione del servizio ADI, case della
salute, lungodegenze, riabilitazione;
Garantire la contemporaneità degli
interventi legati alla riconversione.
Garantire un’organizzazione
dell’offerta socio-sanitaria territoriale e
di prossimità adeguata a farsi carico del
bisogno di salute della comunità.
Garantire la sicurezza degli interventi
di emergenza-urgenza, assicurando
una corretta e razionale dislocazione dei
servizi ed essi dedicati, anche attraverso
processi di riconversione (punti di Primo
soccorso, DEA I e II livello, etc.), un
numero congruo di ambulanze
medicalizzate, il funzionamento
H24 del servizio di elisoccorso, la
distribuzione di servizi collegati alla
gestione delle emergenze come le
emodinamiche.
Prevedere spazi di
condivisione e partecipazione
delle comunità locali e delle
organizzazioni civiche e di pazienti
ai processi di riorganizzazione della
rete ospedaliera e dei servizi
territoriali, nonché sulla valutazione
costante (es. audit civico)
dell’impatto della scelta maturata
ed attuata.
Prevedere un piano di
comunicazione rivolto alla
cittadinanza sulla riorganizzazione.
Anno III - Num. 4
ora e mezza.
“Occorre organizzare e riqualificare i
servizi socio-sanitari al fine di offrire le
giuste tutele in termini di tempestività e
sicurezza, soprattutto nella capacità di
trattare le emergenze e rispondere sui
territori in cui si vive all’effettivo bisogno di
salute, in particolare nelle condizioni di
cronicità e fragilità. Tutto ciò non potrà
essere realizzato se non si analizza la realtà
nella quale si vuole intervenire, non si
garantisce la 'contemporaneità' delle
riconversioni e del potenziamento
dell’assistenza territoriale, e non si
coinvolge nel processo la cittadinanza e le
organizzazione civiche e di pazienti”: ha
proseguito Aceti.
Di qui le otto Raccomandazioni Civiche
che il Tribunale per i diritti del malato
chiede siano tenute in considerazione ed
applicate dalle istituzioni al livello nazionale,
regionale e locale.
Le oltre 300 sezioni del TDM vigileranno
sull’applicazione nei territori delle
Raccomandazioni Civiche.
Il processo di riorganizzazione
dell’assistenza ospedaliera non può
basarsi sul solo numero di posti letto
presenti nella struttura.
A monte della decisione, è necessaria
una valutazione del fabbisogno, una
indagine epidemiologica e una mappatura
dei servizi esistenti.
La scelta di chiusura o riconversione
degli ospedali deve essere fatta
considerando fattori come:
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Libera, Gruppo Abele e Don Ciotti
Illegalità in Sanità
regione per regione
Anno III - Num. 4
Salute: obiettivo 100% per Aziende sanitarie trasparenti. Così le associazioni
Libera e Gruppo Abele, insieme a Don Ciotti, hanno chiamato l'iniziativa contro
l’illegalità in sanità. Sul sito una petizione e la cartina, Regione per Regione, delle Asl
meno trasparenti. Tra le regioni la Basilicata la più virtuosa, il Molise maglia nera.
classemedica
34
U
n monitoraggio
continuo per
conoscere lo stato di
trasparenza della
sanità pubblica nel
nostro paese, partendo dalle
aziende sanitarie in ogni
singola regione. Si tratta di
Salute: obiettivo 100% per
Aziende sanitarie trasparenti,
la nuova iniziativa della campagna Riparte
il futuro promossa da Libera e Gruppo
Abele in occasione della Giornata
mondiale contro la corruzione, che è stata
celebrata il 9 dicembre scorso. Secondo le
stime della Corte dei Conti, sono circa 60 i
miliardi che ogni anno vengono sottratti
all'Italia per frodi e corruzione. Solo nel
2012, per la sanità, sono stati accertati
reati per oltre 1,5 miliardi di euro, quanto
basta per costruire 5 nuovi grandi ospedali
modello.
“La legge 190/2012 – ricordano i
promotori - prevede che tutti gli enti
pubblici, aziende sanitarie comprese, si
dotino di strumenti per contrastare la
corruzione e facilitare la trasparenza. Le
Aziende sanitarie sono quindi tenute,
entro il 31 gennaio 2014, insieme ad altri
adempimenti, a nominare il responsabile
locale anticorruzione, a
pubblicare online il Piano
triennale anticorruzione e a
fornire informazioni complete
sui vertici dell’organo di
indirizzo politico (direttore
generale, direttore sanitario,
direttore amministrativo)". La
campagna “Riparte il futuro”
monitora proprio lo stato di
applicazione di questi tre parametri nelle
237 aziende sanitarie italiane, attribuendo
un peso percentuale specifico ai diversi
parametri presi in esame, in modo da
arrivare a un punteggio unico e sintetico,
partendo da una ricerca svolta dalla rete
‘illuminiamo la salute’ promossa da
Agenas.
La fotografia ad oggi è fatta di luci e
ombre. La trasparenza e la resistenza alla
corruzione in Italia è pari al 38%. Basilicata
(76%) e Friuli Venezia Giulia (69%) sono le
regioni più virtuose per la trasparenza
nelle singole aziende sanitarie. Ancora
molto lavoro da fare, invece, in Sardegna
(12%), Marche (14%), Calabria (15%) e
Campania (19%). Fanalino di coda il Molise
con l’unica azienda sanitaria che non ha
ancora attuato, allo scorso 15 novembre,
nessuno dei tre interventi previsti dalla
legge 190/12 e oggetto del monitoraggio.
Superano la soglia del 50% la Lombardia
(58%) l’Abruzzo (53%) e il Piemonte (51%),
seguite dalla Liguria (50%).
“L’obiettivo dell’iniziativa promossa da
Libera e Gruppo Abele è quello di tutelare
e difendere da opacità, illegalità e
corruzione un Servizio sanitario pubblico
che dal 1978 garantisce cure e assistenza
ai cittadini”, ribadiscono i promotori
CM4 anno III pag. 34-35 Corruzione rosso_Layout 1 31/03/14 18:01 Pagina 2
Granulomatosi di Wegener
Anno III - Num. 4
35
della petizione e alle prescrizioni di legge.
Vogliamo - concludono Libera e Gruppo
Abele – che non vengano concesse
proroghe e che i rinvii non siano la norma.
Trasparenza e anticorruzione possono
salvarci la vita e con una firma vogliamo
dare inizio a una efficace terapia, che
renda integro e
trasparente il
nostro Servizio
sanitario
nazionale. In
gioco ci sono un
patrimonio del
Paese da
difendere, la
professionalità di
tantissimi
operatori sanitari
e la nostra
salute.”
classemedica
ricordando che entro il 31 gennaio 2014,
senza ulteriori proroghe e rinvii, tutte le
Aziende, come previsto dalla legge,
avrebbero dovuto prendere serie iniziative
per predisporre il Piano triennale
dell’anticorruzione e rendere pubbliche le
informazioni sui vertici aziendali".
Dal 9 dicembre scorso, sempre sul sito
www.riparteilfuturo.it, ogni utente può
consultare online lo stato di avanzamento
della propria Regione e le informazioni
relative alla singola azienda sanitaria
presente sul proprio territorio. Sarà in
grado di sapere con un semplice click,
ogni volta che l’informazione sarà resa
pubblica, chi governa la propria Azienda,
chi è chiamato a vigilare sulle politiche
anticorruzione e come queste saranno
portate avanti.
“Controlleremo giorno per giorno che le
Aziende sanitarie rispondano alle richieste
CM4 anno III pag. 36 consenso oro_Layout 1 31/03/14 18:01 Pagina 1
Consenso informato in Medicina
Nuovi aggiornamenti
Anno III - Num. 4
È
classemedica
36
stato aggiornato il CD Consenso
Informato in Medicina anche alla
luce di alcune recenti sentenze.
In particolare viene ribadito il concetto
della necessità dell’acquisizione del
Consenso Informato, tranne nei casi di
urgenza inderogabile ai fini della vita: il
mancato consenso o un consenso
viziato determina di per sé l’arbitrarietà
del trattamento e la sua rilevanza
penale, indipendentemente da una
corretta o una dannosa condotta da
parte del medico nei riguardi del
paziente.
Una curiosità: quest’anno ricorre il
centenario del primo contenzioso per
mancanza di consenso all’intervento da
parte del paziente: negli Stati Uniti il
caso Schloendorf, giudice Cardozo: un
chirurgo, avendo eseguito
un'operazione senza il consenso del
paziente, era stato ritenuto colpevole
nel suo comportamento dalla Giustizia
USA per aver commesso una violenza
personale in base al principio che "ogni
essere umano adulto e capace ha il
diritto di determinare cosa debba
essere fatto col suo corpo ed un
chirurgo che effettua un intervento,
senza il consenso del suo paziente,
commette un'aggressione per la quale
egli è perseguibile per danni".
I medici possono richiederne
gratuitamente una copia alla
Direzione Generale dell’Enpam al
numero telefonico 06 48294226 e
all’indirizzo e-mail
[email protected]
L’Agenzia delle entrate comunica:
L’
Agenzia ricorda che il proprio
portale istituzionale è
www.agenziaentrate.gov.it,
accedendo al quale è possibile
usufruire - gratuitamente - dei servizi
relativi a:
• Consultazione rendite catastali
• Correzione dati catastali online
(Contact Center)
•...... Fabbricati non dichiarati - Ricerca
particelle
• Interrogazione schede monografiche
punti fiduciali (Mon)
• Interrogazione stato pratica catastale
• Prenotazione appuntamenti servizi
catastali
• Variazioni colturali - Ricerca particelle.
I siti “www.catasto.it” e
“www.agenziadelterritorio.it”
appartengono invece a una società
privata che non ha alcun rapporto con
l’Agenzia delle Entrate.
CM4 anno III pag. 37 flap verde_Layout 1 31/03/14 18:00 Pagina 1
Attenzione al flap
Pensioni contributive
un po’ di storia
di M. P. E.
M
ALIQUOTE DI RENDIMENTO 2014
sino a € 46.076
da € 46.076 a € 61.282
da € 61.282 a € 76.487
da € 76.487 a € 87.545
oltre € 87.545
quota A
2,00 %
1,50 %
1,25 %
1,00 %
1,00 %
quota B
2,00 %
1,60 %
1,35 %
1,10 %
0,90 %
37
classemedica
In base alla legge 297/1982 il tetto
pensionabile dal 1 gennaio 2014 sale da
45.530 a 46.076 euro sulla base
dell’inflazione 2013 fissata all’1,2% in via
provvisoria.
In base all’articolo 21 della legge
finanziaria 1988 (n.67/1988) le pensioni
liquidate con decorrenza 1 gennaio-31
dicembre 2014 saranno così calcolate per
ogni anno di contribuzione versata e
precisamente: dal 1 gennaio 1993 (riforma
Amato DLgs 503/1992) l’ammontare della
pensione sarà costituito da 2 quote distinte:
la prima (quota A) all’anzianità contributiva
corrispondente conseguita a tutto il 1992, la
seconda (quota B) corrispondente
all’importo del trattamento relativo alla
anzianità acquisita dopo il 1 gennaio 1993
sino al 31 dicembre 2011.
Infatti, col 1 gennaio 2012 (riforma
Fornero legge 214/2011) su tutte le
pensioni (ivi comprese quelle con diritto al
calcolo retributivo) con decorrenza dopo il 1
gennaio 2012, per le anzianità maturate
dopo tale data, verrà applicato il nuovo
criterio di calcolo contributivo (quota C).
Pertanto, riassumendo:
• periodi di anzianità contributiva sino al 31
dicembre 1992 quota A;
• periodi di anzianità contributiva dal 1
gennaio 1993 al 31 dicembre 2011
quota B;
• periodi di anzianità contributiva dal 1
gennaio 2012 quota C.
Anno III - Num. 4
olte, e forse troppe volte a
sproposito, viene gridata a
scopo demagogico-populistico
la parola “scandalo” contro le
pensioni a calcolo retributivo,
senza cognizione di causa…attenzione,
potrebbe essere un boomerang!
Infatti, il calcolo contributivo potrebbe
abbassare le pensioni basse e aumentare
invece i trattamenti per i lavoratori con una
carriera ad un certo livello…ricordiamoci
come l’INPDAP alcuni anni fa fosse stata
costretta ad accettare l’opzione al
contributivo, ovvero per i pensionandi fare
un doppio calcolo retributivo/contributivo
con possibilità di opzione per il trattamento
più favorevole.
Come mai?
In primo luogo, perché chi ha avuto
retribuzioni alte ha anche pagato contributi
più alti con conseguente montante più
ricco. In secondo luogo, perché col metodo
retributivo sono previste progressive
penalizzazioni (in senso mutualistico
categoriale) a partire dai redditi pensionabili
oltre il tetto pensionabile con penalizzazioni
che arrivano a dimezzare il coefficiente di
rendimento: dal 2% per le retribuzioni sotto
il tetto, il coefficiente scende sono ad
arrivare allo 0,9, da cui un calcolo
contributivo sarebbe senz’altro più
vantaggioso e ricordiamoci, inoltre, anche
come l’aliquota contributiva salga di un
punto percentuale per imponibili oltre il
tetto con scopo appunto di mutualità.
CM4 anno III pag. 38-39 SE viola_Layout 1 31/03/14 18:00 Pagina 1
Villaggio globale
Notizie dall’estero
Anno III - Num. 4
di Mau. Zomp.
classemedica
38
Sulla rivista American Sociological
Review è stato pubblicato un
interessante articolo di sessuologia, che
dimostra come le coppie in cui il ruolo
comportamentale, all’interno della
famiglia, soprattutto di quella
tradizionale, spinga ad avere più
rapporti sessuali mensili, rispetto a
quella meno tradizionale. In particolare,
la frequenza dei rapporti sessuali risulta
di 1,6 di volte maggiore nelle coppie
con un comportamento sociale classico,
rispetto a quelle considerate più
trasgressive. Lo studio ha coinvolto ben
visioni e dalla percezione che ne deriva,
come dipendenza, bensì dalle
convinzioni morali, che traggono
origine da una forte fede religiosa. Il
paradosso consiste nel contrasto tra ciò
in cui si crede di credere e ciò che si
insegue.
Uno studio presentato all’American
College of Cardiology ha dimostrato
che due terzi dei soggetti colpiti da
infarto riprendono a fumare entro il
primo anno, sebbene essi diminuiscano
drasticamente il numero di sigarette
fumate corrispondente ad una media di
otto al giorno, rispetto a quella di 20-25
prima dell’infarto.
Lo studio Whitehall II, condotto su
10 mila domestici del Regno Unito e
durato 20 anni, ha dimostrato come la
depressione sia un veicolo per le
malattie cardiache, soprattutto legate
all’infarto coronarico, ma che non
influisce sul rischio di ictus cerebri.
Bisognerebbe capire come, trattandosi
4500 coppie in un’età compresa tra i 40
e 45 anni di età. Già il famoso film di
Verdone con il motto “famolo strano”
dimostrò il fallimento della ricerca
dell’originalità estrema, presa come
modello, per mantenere viva
l’attrazione sessuale di coppia.
Un altro studio sulla sessuologia,
sempre americano e pubblicato da
Joshua Grubbs sulla rivista Archives of
sexual behavior, ha dimostrato come la
dipendenza dalla pornografia online
non sia determinata dalla quantità delle
CM4 anno III pag. 38-39 SE viola_Layout 1 31/03/14 18:00 Pagina 2
Villaggio globale
di circoli arteriosi di micro e medie
arterie, la malattia psichiatrica influenzi i
tronchi arteriosi cardiaci e non quelli
cerebrali, che non presentano
sostanziali differenze anatomiche e
fisiologiche tra di loro.
Il panipopituitarismo è una patologia a
carico dell’ipofisi (ipopituitarismo
globale), caratterizzata da atrofia
testicolare, impotenza sessuale nel
maschio ed amenorrea ed infertilità
nella donna.
Uno studio, pubblicato sul British
Medical Journal (345:e4230) e condotto
su 34 mila donne in Svezia, ha
evidenziato come l’alcol alla dose di 4-5
bicchierini, corrispondente a 60 gr. di
etanolo alla settimana possa ridurre del
52% il rischio dell’insorgenza dell’artrite
reumatoide, rispetto alle donne
astemie. Lo stesso principio benefico,
anche se a piccole dosi, è stato
evidenziato nella prevenzione
dell’infarto proprio per l’inibizione
svolta dall’alcol sui fattori che
determinano l’infiammazione o la
flogosi tissutale.
Sul Journal of the National Cancer
Institute è stato pubblicato un lavoro
che suggerisce alle donne over 65 anni
di effettuare una rx mammografia ogni
due anni. Lo studio, che ha coinvolto
oltre 140 mila donne di età compresa
tra i 66 e gli 85 anni, ha dimostrato
come il 48% delle donne sottoposte al
controllo annuale aveva ottenuto
risultati erroneamente positivi, rispetto
al 29% delle donne che avevano avuto
controlli biennali.
La tomosintesi 3D, che amplifica la
sensibilità della mammografia classica, in
uso in pochi ospedali del mondo,
permette di ridurre del 30% i falsi allarmi
generati dall’interpretazione erronea
delle immagini delle mammografie
classiche. Lo afferma Mary Hayes del
Memorial Hospital di Miramar.
39
classemedica
Il Tai chi è una tecnica di arti marziali
cinese che, applicata in fisioterapia
riabilitativa, a chi è stato colpito da ictus
cerebri, permette di riacquistare il senso
dell’equilibrio ed una migliore postura,
utile per una deambulazione corretta e,
soprattutto, per la prevenzione di
cadute, causa di fratture ossee.
Anno III - Num. 4
Nelle donne che presentano dolore
pelvico l’enigma diagnostico è
veramente complesso. Infatti,
dobbiamo pensare a: calcolosi delle vie
urinarie, appendicopatia, colon
irritabile, malattie a trasmissione
sessuale (clamidia e gonorrea), prolasso
degli organi pelvici, sindrome
aderenziale post-operatoria, fibromi
uterini, gravidanza extrauterina,
sindrome pre-mestruale, malattia
infiammatoria pelvica, ovulazione
dolorosa, endometriosi, cistite
interstiziale e vulvodinia.
CM4 anno III pag. 40-41 Zomp rosso_Layout 1 31/03/14 17:59 Pagina 1
Temi da approvare
Lungo l’elenco
delle malattie rare
di Maurizio Zomparelli
[email protected]
primario medico Karol Wojtyla Hospital - Roma
Anno III - Num. 4
Neuropatia assonale gigante
classemedica
40
Colpisce i bambini, la comparsa è
compresa tra i 2 e gli 8 anni di età, si
manifesta con un progressivo deficit della
deambulazione, soprattutto a carico degli
arti inferiori, con un evidente impaccio a
deambulare, oltre ad una postura, anche a
riposo, anomala. E’ presente una atassia
sensitiva con iporeflessia sempre a carico
degli arti inferiori, i soggetti colpiti hanno
prevalentemente capelli ricci e chiari, può
presentarsi anche una ipoacusia.
L’evoluzione è nefasta ed intorno all’età di
30 anni quasi tutti quelli colpiti viaggiano su
una sedia a rotelle, impossibilitati a
deambulare. L’eziologia è genetica del tipo
autosomica recessiva, a carico del
cromosoma 16. La diagnosi si effettua con
una biopsia del nervo surale che presenta
una demielinizzazione ed ipertrofia del
tronco nervoso. Non esiste alcuna terapia.
Sindrome di Nezelof
Si manifesta a carico del sistema endocrino,
con disturbi immunitari associati, da deficit
della risposta immunitaria e produzione di
immunoglobuline anomale. Colpisce, in
modo indifferenziato, sia gli uomini sia le
donne, l’immunodeficienza sembra essere
dovuta alla perdita delle fosforilasi del
nucleoside purina (PNP). I soggetti colpiti,
sin dalla nascita, manifestano infezioni
opportunistiche che si trasformano in
setticemie, da vari agenti microbici e da
miceti. Infatti, sono frequenti le candidosi
del cavo orale e le infezioni urinarie
ricorrenti. Ma il pericolo è rappresentato,
spesso, da infezioni polmonari da
pneumocystis carinii e da citomegalovirus,
oltre che da diarrea cronica provocata dagli
stessi agenti patogeni. Alle analisi di
laboratorio si evidenzia una bassa conta di
cellule T ed una linfopenia, ridotto risulta
l’acido urico, ad una carenza di IgA
corrisponde un lieve aumento delle IgE ed
IgD. Clinicamente, oltre alle infezioni
setticemiche citate, possono essere
presenti: una anemia emolitica
autoimmune, una paralisi spastica degli arti
ed una porpora trombocitopenica. La
malattia dovrebbe essere di tipo ereditaria,
l’unica possibilità di sopravvivenza è quella
del trapianto del midollo osseo tra fratelli
compatibili, anche se la prognosi risulta
comunque nefasta, infatti i bambini colpiti
non superano l’età infantile.
Sindrome C di Opitz
Si tratta di una patologia malformativa, che
si manifesta con una trigonocefalia, scarso
accrescimento della statura, ritardo e
dismorfismo somatico. Il sesso non influisce,
è caratterizzata da una saldatura precoce
della sutura metodica con craniosinostosi
conseguente, inoltre si presenta con
ipotelorismo, epicanto, naso piccolo,
malformazione dei padiglioni auricolari,
palato di tipo ogivale, con processi alveolari
larghi ed ispessiti, il collo è corto, di
accompagno si segnalano cardiopatie
congenite, onfalocele, polidattilia ed
anomalie dei genitali. Va fatta una diagnosi
differenziale con altre forme di
trigonocefalia, non esiste una terapia, solo
la correzione chirurgica delle anomalie
anatomiche descritte. La sindrome riguarda
comunque le malattie a trasmissione
genetica, anche se non è stato individuato il
gene colpito.
Xantinuria
È una patologia che interessa il
metabolismo delle purine, dovuta al difetto
di xantina-ossidasi. È caratterizzata da una
CM4 anno III pag. 40-41 Zomp rosso_Layout 1 31/03/14 17:59 Pagina 2
Sindrome di Nezelof
La malattia, studiata soprattutto in
Danimarca, con un’incidenza sulla
popolazione del 5,5/100.000 di abitanti, è
di tipo genetico, a trasmissione autosomica
recessiva, nei soggetti colpiti si osservano:
pallore, febbricola, una testa grande con
fronte alta, fragilità ossea con fratture
patologiche multiple (ricorderete un noto
film di un soggetto che aveva le ossa di
“cristallo”), oltre a problemi neurologici
secondari alla compressione dei nervi
cranici, compresa la sordità e la cecità.
L’anemia secondaria all’invasione del
tessuto osseo sul midollo, ed una epatosplenomegalia, sono altrettanto frequenti
nei soggetti colpiti. A livello radiologico si
osservano addensamenti ossei a carico
delle diafisi delle ossa lunghe con evidente
demineralizzazione dell’estremo
metafisario, inoltre le coste hanno una
opacità uniforme. La terapia è
prevalentemente chirurgico-ortopedica,
Emoglobinuria parossistica notturna
o Sindrome di Marchiafava-Micheli
È caratterizzata dall’emolisi occasionale
dovuta da un’alterazione di un clone di
cellule staminali che espone sia gli
eritrociti, ma anche altri elementi
corpuscolati del sangue, suscettibili
all’azione litica del complemento. Le crisi
emolitiche si manifestano prevalentemente
nelle ore notturne e la malattia può
divenire cronica e portare a complicanze
come la trombosi, le infezioni dovute a crisi
aplastiche. Gli esami di laboratorio,
soprattutto dell’emocromo, mettono in
evidenza una anemia normocitica e
normoipocromica, una reticolocitosi, una
leucopenia ed una piastrinopenia, oltre ad
una conseguente emoglobinuria, un
aumento dell’LDH ed una riduzione
dell’aptoglobina. I test diagnostici sono di
emolisi acida (HAM) e la misurazione
dell’acetilcolinesterasi eritrocitaria che
risultano ridotte. La terapia, nella fase
acuta si avvale dell’uso dei corticosteroidi,
della somministrazione del ferro e di
vitamine, gli anticoagulanti sono necessari,
a volte, per la prevenzione delle trombosi,
ma il trapianto del midollo osseo sembra
l’unica terapia risolutiva.
41
classemedica
Osteopetrosi
mentre a livello medico la somministrazione
di interferone gamma 1 b, viene presa in
considerazione, infine il trapianto di midollo
osseo è preso come terapia di sostegno.
Anno III - Num. 4
precoce calcolosi delle vie urinarie, che si
manifesta in età infantile, associata ad
ematuria, insufficienza renale ed artromiopatie. È a trasmissione autosomica
recessiva, a livello ematico ed urinario è
caratterizzata da bassi livelli di acido urico
ed elevati livelli di xantine. Oltre la dieta,
povera di purine, la terapia medica si avvale
dell’alcalinizzazione delle urine e di una
abbondante assunzione di acqua.
CM4 anno III pag. 42-44 campanini azz_Layout 1 31/03/14 17:59 Pagina 1
Donne medico
Siamo tante e decise
ma la strada è in salita
di Maria Cristina Campanini
[email protected]
Anno III - Num. 4
Nella gestione dei soldi, studi autorevoli hanno dimostrato che le donne sono più
capaci degli uomini. Nel settembre 2012 uno dei più quotati manager della Goldman
Sachs ha affermato che se Wall Street avesse una rappresentanza di donne quali
operatori finanziari i risultati degli investimenti sarebbero più proficui.
classemedica
42
M
olte ricerche dimostrano che
le donne sono meno
propense a correre rischi e
potenzialmente più capaci di
sfuggire alla crisi del mercato.
Sembra dunque che le donne oltre ad
avere una predisposizione naturale al
risparmio, siano più attente agli
investimenti che compiono, con basse
percentuali di perdita e risultati di
guadagno circa tre volte superiori alla
media degli operatori maschi.
La progressiva e inarrestabile
femminilizzazione della professione
medica dovrebbe quindi far esultare i
nostri governanti che, nell’ottica di un
risparmio che non sia a scapito del
paziente ma a favore della salute
collettiva, dovrebbero finalmente aver
identificato nelle donne medico le
interpreti di una sanità che possa
soddisfare tutti senza creare deficit
economici o di bilancio.
Immagino quindi che fra non molto
riceveremo, come in numerose aziende
statali e addirittura governative, bonus di
rendimento per la nostra personale buona
amministrazione come dirigenti
ospedalieri o medici di medicina generale
o dei servizi o della continuità
assistenziale.
D’altra parte così avviene per i dirigenti e
funzionari di Palazzo Chigi: per essere
maggiormente incentivati all’utilizzo della
posta elettronica (tradotto come
ampliamento dell’utilizzo delle tecnologie
di comunicazione) o a riorganizzare e
reingegnerizzare i processi di lavoro e
creare interscambiabilità di talune attività
di supporto (la traduzione di questo mi
risulta impossibile). Per queste e altre simili
facezie il bonus di fine anno varia dai 25 ai
30mila euro, che si somma a uno stipendio
medio di circa 200.000 euro esclusi gli
innumerevoli benefit estesi anche ai
familiari.
Va considerato che obiettivamente cifre
di questo genere, anche se devolute per
un nobile obiettivo quale “l’impegno per il
contenimento della spesa”, non
potrebbero essere distribuite a tutti i
medici distribuiti sul territorio nazionale i
quali se non contengono la spesa vengono
denunciati penalmente alla Corte dei
Conti, pagano lo “sperpero” di spesa per
il paziente con il proprio stipendio e hanno
detrazioni reali sul medesimo se non
utilizzano i mezzi tecnologici (vedasi il
SISS, sistema informatico socio sanitario)
che spesso e volentieri non funzionano per
motivi indipendenti dal medico
utilizzatore.
Mi sembra che la disparità
numerica non sia un fattore
giustificativo sufficiente per non
scandalizzarsi di fronte a due
condizioni totalmente ed
esageratamente opposte.
Ora abbiamo un Governo che per metà
è rappresentato da donne. Se queste,
come la maggioranza delle donne,
possiedono un innato senso pratico e
propensione al risparmio, mi auguro che
possano notare e correggere le infinite
CM4 anno III pag. 42-44 campanini azz_Layout 1 31/03/14 17:59 Pagina 2
sanitaria (regole basilari di pronto
soccorso), educazione alimentare, e
costituzione italiana.
Tralasciando il particolare che le
basi di pronto soccorso possono
diventare pericolosissime e che
rischieremo presto di trovarci
defibrillatori anche al supermercato
e cittadini pieni di buona volontà e
di immagini di telefilm in cui con
una bella scarica elettrica il
moribondo risorge e tutti vivono
felici e contenti, mi sembra che non
siano sufficientemente enfatizzati i
concetti di vita in collettività e di
res publica.
I diritti sociali, quei diritti che assicurano
al cittadino le prestazioni pubbliche
necessarie per il raggiungimento di livelli
minimi di esistenza civile.
Questi diritti sono attribuiti al cittadino,
non come individuo isolatamente
considerato, ma come componente di un
gruppo sociale.
Anno III - Num. 4
manchevolezze del sistema sanitario anche
per quanto riguarda gli operatori (non solo
i pazienti).
Nelle scuole elementari di una volta si
insegnava l’educazione civica, studio delle
forme di governo di una cittadinanza,
ruolo dei cittadini (diritti e doveri),
osservazione del modo di operare dello
Stato.
Le radici dell’educazione civica risalgono
al pensiero di Platone in Grecia e Confucio
in Cina, mirato a elaborare i concetti di
giustizia e di corretta vita pubblica. Ora
nelle scuole, per circa un’ora alla settimana
questa materia ha cambiato nome ed è
diventata “Cittadinanza e Costituzione”.
Questa comprende cinque argomenti:
educazione ambientale, educazione
stradale (codice della strada), educazione
43
classemedica
Anno III - Num. 4
CM4 anno III pag. 42-44 campanini azz_Layout 1 31/03/14 17:59 Pagina 3
Fra i diritti sociali essenziali è quello
all’assistenza sanitaria, che assicura uno
dei più importanti diritti dell’individuo: il
diritto alla salute disciplinato dall’articolo
32 della Costituzione.
Il diritto alla salute è una delle
caratteristiche di uno Stato sociale
che, attraverso il Servizio sanitario
nazionale istituito nel 1978, si
impegna a realizzare politiche
sociali adeguate a garantire cure
gratuite o parzialmente gratuite ai
cittadini e a tutelare la salute dei
singoli e della collettività, così
come previsto dall’articolo 32 della
Costituzione.
Ora: in un Governo costituito per metà
da donne, in una nazione che ha una
prevalenza di donne e una sopravvivenza
delle stesse molto superiore rispetto agli
classemedica
44
uomini, non pretendendo personalmente
premi di produzione (la nostra è una
missione, siamo contenti se il nostro lavoro
sul campo permette ai direttori generali
degli ospedali e delle asl di ricevere un
ricco riconoscimento economico),
possiamo almeno sperare in un supporto
da parte delle istituzioni che dia un
minimo di dignità al nostro lavoro?
Possiamo sperare che prima o poi a
qualcuno venga in mente che i nostri
contratti sono bloccati da anni?
Possiamo sperare che oltre alla
dimostrazione sui manichini della
respirazione bocca a bocca nell’ora di
Cittadinanza e Costituzione si introduca il
concetto che il diritto alla salute non
significa avere diritto a tutti gli esami ogni
sei mesi, o ad avere scorte di farmaci che
basterebbero anche in caso di conflitto
nucleare, o che il concetto di “urgenza”
debba essere reale e non dettato dalla
(fasulla) gratuità dell’accesso all’ambulatorio
del medico di medicina generale?
Per quale motivo quando un giornalista
vuole mettere alla prova un politico gli
chiede se conosce il prezzo di un litro di
latte o di un kg di pane e tutti questi
funzionari (sicuramente bravissimi, gli han
dato pure il premio) non diffondono al
cittadino il costo reale degli esami,
accertamenti, accessi agli studi medici e
prestazioni sanitarie sul territorio, suddivisi
per fasce (tot alla struttura, tot
all’amministrazione, tot al medico)?
Perché il medico di famiglia deve essere
da solo nel contenimento della spesa
pubblica (peraltro esigua nel comparto
generale delle spese per la sanità) e
perdere un’infinità di tempo che
potrebbe essere meglio impiegato in
campagne di prevenzione e assistenza
invece che cercare di convincere ogni
giorno enne pazienti che non serve fare
tutti i mesi il colesterolo “buono” e
quello “cattivo” , che la risonanza
magnetica non risolverà un problema di
artrosi che migliorerebbe se iniziasse a
dimagrire e così avanti finché al posto del
camice in studio va indossato lo scudo
anti-invettiva?
Sembra cosa da poco ma mantenersi in
costante atteggiamento di difesa verso le
richieste-pretese dei nostri assistiti, in
equilibrio tra l’essere ricusati, i dettami
della propria coscienza e il pressing della
potenziale denuncia, arriva a sfinire quella
che invece che una professione di
assistenza viene tramutata in professione
di resistenza.
Cari signori governanti e manager
e alti funzionari che grazie a noi
medici avete avuto un cospicuo
riconoscimento economico: perché
non diffondere anche ai cittadini
che si recano dal medico di famiglia
il costo della sanità che è sì un
diritto sociale ma anche un dovere
di razionale utilizzo (nelle lettere di
dimissioni degli ospedali lo fanno
già)?
Credo che sarebbe sicuramente un
ottimo “ampliamento delle tecnologie di
comunicazione e creazione
dell’interscambiabilità delle attività di
supporto”.
Noi continueremo a sperare che ci
rinnovino il contratto, ma voi potrete
contare su un bonus ulteriore.
CM4 anno III pag. 45 tatti ara_Layout 1 31/03/14 17:58 Pagina 1
AMMI: Congresso nazionale
Un progetto ambizioso:
Tradizione e innovazione
di Maria Grazia Tatti
presidente Ammi - [email protected]
Il recente Congresso nazionale, che si è tenuto a Salerno, con un'ottima organizzazione da
parte della sede ospitante, unitamente alla grande partecipazione delle presidenti e socie di
tutta Italia ha avuto anche l'onore della presenza dei presidenti degli Enti.
Maria Grazia Tatti
Anno III - Num. 4
I
45
immagini, proiettate sullo schermo relativo
al percorso del Congresso.
Fra le tante tematiche affrontate, in un
confronto diretto con la base, Organo
Supremo dell'AMMI, è stato portato
all'attenzione di tutte le partecipanti
l'eventuale progetto di una maggiore
apertura dell’associazione al mondo
medico, pur mantenendo l'acronimo
storico AMMI (Associazione Mogli Medici
Italiani), con l'aggiunta di Associazione
mondo medico italiano, che procurerebbe
un orizzonte più ampio verso la classe
medica, la famiglia del Medico, i farmacisti,
etc..... Un'innovazione già presa in
considerazione nel 2011 con un preliminare
referendum.
Oggi, "Verso Nuovi Orizzonti al
Passo con l'Evoluzione dei Tempi" è
richiesta una nuova attenzione
all'esame di questo rinnovamento,
sollecitata da una grande intuizione:
il desiderio di crescita e nuova linfa
all'AMMI, conciliando così
"Tradizione ed Innovazione".
classemedica
l Presidente ENPAM, dottor Alberto
Oliveti ha voluto essere presente con un
messaggio video, apprezzato per il
contenuto di simpatia verso l'AMMI e le
importanti informazioni, riguardo allo
status quo, del presente e futuro.
Il Presidente ONAOSI, dott. Serafino
Zucchelli, dopo avere informato
ampiamente sui progetti realizzati ed in
corso, ha rivolto ai medici un caloroso
messaggio di maggiore sensibilità
all'adesione del contributo volontario
all'ONAOSI, che prevede una quota
minima di iscrizione, ma con i benefici di
una vera assicurazione. Il presidente della
FEDERSPEV, prof. Poerio, ha informato del
grande impegno sempre avuto verso
l'adeguamento delle pensioni, battaglia
che proseguirà, e che acquisterà forza con
l'auspicata crescita del numero dei soci. Il
congresso ha avuto un programma
eccellente di aggregazione fra tutte le
socie presenti con conviviali, visite alle
bellezze della città e a siti archeologici.
I lavori importanti affrontati dal CDN e
dall’Assemblea delle socie si sono svolti
sull'impronta della Tecnologia, oggi
sempre più presente nei nostri incontri, con
CM4 anno III pag. 46 de biaggi viola_Layout 1 31/03/14 17:58 Pagina 1
Aiutare chi soffre
No alla Solitudine!
L’ospitalità che mi è stata offerta nelle pagine di “classemedica”
vuole aprire una nuova porta a chi ha bisogno di aiuto.
di Angela De Biaggi
Anno III - Num. 4
Angela de Biaggi
classemedica
46
G
entile Signora, l’ospitalità
che questa rivista in modo
speciale a vedove di medici
mi spinge, per la prima
volta, a scrivere a un
giornale. Ricerco un dialogo, un aiuto
all’ormai mia lunga solitudine. Dieci
anni fa ho perduto mio marito che era
un medico affermato e per me oltre
all’amore di una vita, un vero amico.
Spesso mi chiedo e non so darmi
risposta: “Che cosa sto facendo?” A
distanza di tanti anni da quel giorno
così triste non so più chi sono eppure,
mi sembra che avrei bisogno di
compagnia, di una voce amica.
Probabilmente di una carezza.
Lettera firmata.
Provo a rispondere, lo faccio anche
ricorrendo alle mie tristi esperienze.
Affrontare il problema della solitudine
senile e giovanile in maniera esauriente
mi sembra impossibile. L’uomo cerca la
felicità assoluta, pur sapendo di non
poterla raggiungere. Non è semplice
riempire quel senso di disagio, quando si
rompe un equilibrio e ci si trova immersi
nell’oppressione, nel dolore sordo, che
sfocia in impotenza, in rassegnazione
specie quando si è consci di essere soli in
età avanzata.
Non si deve credere che “il bello del
mondo” sia soltanto una visione
evanescente, un sogno lontano.
Vogliamo viverlo questo sogno. Renderlo
reale e con coraggio percorrere la strada
che ci si pone davanti, cercando nuove
soluzioni e nuove aspettative.
Accettiamo le limitazioni imposte dalla
maturità compresa la solitudine. È inutile
essere tristi, è inutile inasprirsi, isolarsi o
serbare rancori. Difendiamo allora con
forza la nostra esistenza anche tra le
tante difficoltà.
Ricerchiamo un po’ di allegria che “tira
su” e fa bene a tutta la persona; e se non
si amano “le chiacchiere, le comitive, il
chiasso preconfezionato per i single” e si
desidera una vita coniugale si provi a fare
o rifare “il passo”, qualunque sia l’età. In
certi casi non sarà mai come una prima
unione; sarà però sempre una vita a due
con un passato vissuto diversamente,
dove sarà necessario un aiuto reciproco
e grande comprensione. L’importante è
trovare la persona più giusta possibile e
avere compagnia, evitare perciò la
solitudine e trascorrere una porzione di
vita lieta e serena anche “in età”. Ma chi
non vuole tale soluzione, preferendo una
vita appartata, ricordi che la società non
è molto generosa con le signore sole: si
incontrano difficoltà, ma è una scelta
lodevole che certamente potrà talvolta
rattristare.
Però questi momenti vanno cancellati
all’istante. Si deve soltanto comprendere
che cosa poter fare nel concreto e non
lamentarsi o piangersi addosso. Lottiamo
e guardiamo con gratitudine quello che
ci circonda: gli affetti certi, il fiore che fa
capolino, la voce di un’amicizia vera ed
integra, il silenzio, il tiepido sole che
sfiora il volto. È primavera.
Un abbraccio e un saluto.
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Notizie
Rivalutazione assegni
per nucleo familiare e maternità
I
Corte di Giustizia europea
assenza per congedo parentale ed esclusione
dai corsi di formazione
I
llegittima l’esclusione della
lavoratrice da un corso di
formazione a causa della
maternità. La Corte di Giustizia
Europea, con sentenza C-595/12
pubblicata il 6 marzo 2014, ha
stabilito che un trattamento meno
favorevole riservato ad una donna
per ragioni collegate alla
gravidanza o al congedo per
maternità costituisce una
discriminazione basata sul sesso.
In particolare, una lavoratrice in
congedo obbligatorio di maternità
non può essere esclusa da un corso
di formazione proprio a causa della
fruizione del congedo obbligatorio
in quanto, questo costituisce un
trattamento contrario al diritto
dell’Unione.
La Corte ha espressamente
ribadito che la maternità non deve
in alcun modo penalizzare la
carriera della donna lavoratrice.
47
classemedica
se spettante nella misura intera, è
pari a € 141,02; per le domande
relative al medesimo anno, il
valore dell'indicatore della
situazione economica, con
riferimento a nuclei familiari
composti da 5 componenti è pari
a € 25.384,91 (per nuclei familiari
con diversa composizione, il
requisito economico è
riparametrato sulla base della
scala di equivalenza prevista dal
decreto legislativo n. 109/98 - rif.
comma l, art. 65, legge 23
dicembre 1998, n. 448);
b) l'assegno mensile di maternità ai sensi dell'art. 74 del decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151 da corrispondere agli aventi diritto
per l'anno 2014, per le nascite, gli
affidamenti pre-adottivi e le
adozioni senza affidamento, se
spettante nella misura intera, è
pari a € 338,21; per le domande
relative al medesimo anno, il
valore dell'indicatore della
situazione economica, con
riferimento a nuclei familiari
composti da tre componenti, è
pari a € 35.256,84.
Anno III - Num. 4
l Dipartimento per le Politiche della
Famiglia ha pubblicato, sulla
Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20
febbraio 2014, la rivalutazione, per
l'anno 2014, della misura degli
assegni e dei requisiti economici, per
il nucleo familiare numeroso e per la
maternità.
La variazione nella media dell'indice
ISTAT dei prezzi al consumo per le
famiglie di operai e impiegati,
calcolato con le esclusioni di cui alla
legge 5 febbraio 1992, n. 81, da
applicarsi per l'anno 2014 ai sensi
dell'art. 65, comma 4, della legge 23
dicembre 1998, n. 448 (assegno al
nucleo familiare numeroso) e dell'art.
74 del decreto legislativo 26 marzo
2001, n. 151 (assegno di maternità) è
pari al 1,1 per cento (Comunicato
ufficiale dell'ISTAT del 14 gennaio
2014).
Pertanto:
a) l'assegno mensile per il nucleo
familiare - ai sensi dell'art. 65,
comma 4, della legge 23
dicembre 1998, n. 448 e
successive modifiche e
integrazioni - da corrispondere
agli aventi diritto per l'anno 2014,
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Realtà da raccontare
Israele: viaggio nel tempo
di Mauro Subrizi
[email protected]
Anno III - Num. 4
Visitiamo alcune nazioni al centro della bufera internazionale o vittime di gravi crisi economiche
e politiche. Ci sono sempre però aspetti positivi degni di essere sottolineati e ricordati.
classemedica
48
D
a quest’anno i libri di testo
adottati da Hamas, il movimento
islamista al potere nella Striscia
di Gaza, insegneranno che lo
stato di Israele non esiste,
sparito, cancellato, mai esistito. Gli ultimi
60 anni, fatti di guerra e violenza, ma
anche di negoziati di pace e tregue, sono
riscritti in una versione che non menziona
gli accordi di pace di Oslo del 1993, firmati
da Israele con l’Organizzazione per la
liberazione della Palestina dell’allora
presidente Yasser Arafat.
Viene cancellato dai libri uno Stato che va
dal fiume Giordano al mar Mediterraneo,
dal Libano sino all’Egitto e che comprende
città come Haifa, Acri o Beersheba, tutte
entro i confini di Israele fin dal 1948.
Ho voluto affrontare un viaggio per
scoprire le atmosfere di un Paese che per
molti non ha diritto di esistere.
Il viaggio in Israele è un viaggio nel
tempo, dove il turista ricerca i resti della
Storia, ascoltando il richiamo delle religioni
Tel Avivi
eterne, ma anche scorgendo il mondo che
sarà, nei grandi centri di ricerche o nelle
industrie ad alta tecnologia. Ed è un
viaggio interiore, perché qualsiasi età tu
abbia, prima o poi, hai dovuto confrontarti
con questo Paese e con le vicende del suo
popolo. Perché Israele ha sicuramente
interrogato la tua coscienza.
Tel Aviv
Tel Aviv rappresenta il volto moderno di
Israele. Un centro impegnato in intense
attività sia commerciali sia culturali. È anche
una vera e propria città balneare sul
Mediterraneo, con lunghe spiagge
fiancheggiate da negozi, caffè e ristoranti.
Distanti dal lungomare, vi sono graziosi
viali alberati ed eleganti edifici in stile
Bauhaus. La parte più esclusiva del centro
di Tel Aviv è quella verso nord. In Basel
Street vi sono caffè eleganti e boutique.
Tuttavia il cuore vero della città è a sud di
Ben Gurion Avenue.
Tutto ciò è stato creato nel 1909, quando
CM4 anno III pag. 48-50 subrizi rosso_Layout 1 31/03/14 17:54 Pagina 2
il Fondo nazionale ebraico acquistò un
terreno tra le dune a nord dell’antico porto
arabo di Giaffa per costruire una nuova
città chiamata Tel Aviv (collina della
primavera).
Giaffa
Secondo la tradizione ebraica, Giaffa fu
fondata quaranta anni dopo il diluvio
universale dal figlio di Noè, Iafet. Gli
Giaffa
Gerusalemme: il Muro del Pianto
fuoristrada arrugginiti, lasciati lì a ricordare
una delle guerre qui combattute per
conquistare la città.
49
classemedica
Gerusalemme
La strada nuova, moderna, larga, sale tra i
boschi, sempre più in alto, mentre ai lati si
scorgono antichi camion militari e
Anno III - Num. 4
archeologi hanno portato alla luce resti
risalenti al XX secolo a.C., confermando
che si tratta di siti con presenza di attività
umane più antichi al mondo. A seguito
della vittoria degli ebrei nel 1948 divenne
parte di Tel Aviv. Il centro della città ha
ripreso vitalità con ristoranti e luoghi
d’arte.
Ed ecco la città più santa, amata e
contesa del mondo, improvvisamente te la
vedi apparire davanti, accucciata sul
crinale, tra la macchia meridionale e il
deserto, rivolta in alto, segnata dalle mura
antiche e, al centro, dalla cupola d’oro.
Da queste parti le pietre hanno
un’importanza fuori dall’ordinario: per nulla
al mondo gli ebrei rinuncerebbero ai
blocchi del Muro del Pianto, i musulmani al
macigno maomettano sotto la Cupola
della Roccia, i cristiani alla lastra del Santo
sepolcro. Da 140 anni il sottosuolo della
capitale è oggetto di una caccia al tesoro.
Cercano gli ebrei per dimostrare che la
Bibbia aveva ragione, cercano gli arabi per
svelare che aveva torto. Per i primi tremila
anni fa era già una prosperosa capitale, per
i secondi era un qualunque villaggio arabo.
Non è facile, passeggiando per le strade
per le strade della Città Vecchia, cogliere il
sovrapporsi delle epoche: biblica, persiana,
ellenistica, erodiana, romana, bizantina,
araba, crociata, mamelucca e ottomana.
Ma vengono i brividi a salire i gradoni
originali lungo cui i pellegrini ebrei
ascendevano al Tempio, o a toccare con
mano gli enormi blocchi del muro voluto
da Erode.
Gerusalemme non è solo pietre: è anche
una città di suoni; quando cala il sole si
scatenano e la Città Vecchia è l’epicentro
della battaglia. Dai minareti comincia a
scendere il richiamo del muezzin che invita
alla preghiera dell’Islam. Quasi
immediatamente si levano forti i versi degli
uomini in nero al Muro del Pianto, dove in
centinaia cantano e ballano in circolo. Su
questi suoni scende il rintocco delle
campane cristiane, che si fanno sentire in
particolare da venerdì a domenica.
Le origini della Città Vecchia di
Gerusalemme risalgono a oltre tremila anni
fa, anche se la sua struttura attuale è
prevalentemente di epoca bizantina,
mentre le mura che la circondano sono del
XVI secolo. All’interno della cinta muraria la
Città Vecchia è suddivisa in quattro
quartieri: cristiano, ebraico, musulmano e
armeno. A est e a sud della Città Vecchia si
innalzano il monte degli Ulivi e il monte
Sion, entrambi legati tradizionalmente agli
ultimi giorni di Gesù Cristo. A nord e a
ovest sorge la Gerusalemme moderna, con
alcuni esempi significativi di architettura
dell’Ottocento.
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Anno III - Num. 4
Akko
Esclusa Gerusalemme, Akko (l’antica San
Giovanni d’Acri) ha il centro storico più
affascinante di Israele.
Una città su due piani: in superficie
stanno le strade strette della Akko
ottomana, dove nel souk le bancarelle
vendono pesce e frutta. Più sotto, solo di
pochi metri si intrecciano le vie, le sale e le
muraglie della capitale dell’antico Regno
latino di Terra Santa. Se Gerusalemme era
stata conquistata dai crociati nel 1099 e poi
perduta per sempre nel 1187, Akko, che i
crociati chiamavano Acri, tornò in mani
europee nel 1191 grazie alle gesta di
Riccardo Cuor di Leone, e per un secolo
esatto fu la capitale del Regno Latino.
Particolarmente affascinante il Tunnel dei
Cavalieri, ora restaurato, che collegava il
quartiere dei Templari a ovest con il porto
orientale.
Il Mar Morto e il deserto del Negev
Il Mar Morto è in realtà un lago, e si trova
metà in Israele e metà in Giordania. È
lungo 76 Km da nord a sud ed è ampio 16
Km. A 411 m sotto il livello del mare è il
punto più basso della Terra. L’acqua è
talmente piena di minerali che è per il 26%
solida. Le proprietà terapeutiche delle sue
acque e dei suoi fanghi sono conosciute sin
dai tempi antichi, e si trovano terme
ovunque lungo le sue rive. Dove finisce il
Mar morto inizia il deserto del Negev. Qui
l’unico segno di vita sono alcuni gruppi di
beduini legati tenacemente alla loro
tradizione nomade. A sud del Mar Morto,
in cima ad uno sperone roccioso, si trova la
fortezza di Erode il Grande, Masada, uno
dei siti più interessanti di Israele. Arroccata
classemedica
50
Masada
L’assistenza sanitaria
Il Sistema sanitario israeliano nel complesso
fornisce alla popolazione (7.200.000
abitanti) cure di standard elevato con una
contenuta quantità di risorse.
Israele ha 47 ospedali generali più 15
ospedali psichiatrici e 309 residenze
sanitarie per anziani per un totale di 14 mila
posti letto. Metà della rete ospedaliera è di
proprietà dello Stato; l’altra parte è di
proprietà di una Cassa mutua e di altre
organizzazioni non profit e religiose. I dati
sulla speranza di vita alla nascita e sulla
mortalità infantile sono simili a quelli dei
Paesi più sviluppati. Il sistema sanitario si
basa sulle assicurazioni sociali e
obbligatorie; il finanziamento è statale e
l’iscrizione prescinde dalla condizione
lavorativa. La spesa sanitaria si colloca a
livelli decisamente inferiori rispetto alla
media dei paesi dell’Europa occidentale.
Circa un terzo della spesa sanitaria totale è
però rappresentato dalla spesa privata di
cui il 70% è a sua volta rappresentato
soprattutto dall’acquisto dei farmaci. Il
sistema assicurativo (di quattro
assicurazioni) sta registrando, però, un
preoccupante deficit.
a circa 440 m sopra le rive del Mar Morto,
fu costruita tra il I e il II secolo a.C. da
Erode, che vi aggiunse due splendidi
palazzi. Alla sua morte passò nelle mani dei
Romani ma fu espugnata nel 66 d.C.
durante la rivolta degli ebrei zeloti. Masada
divenne l’ultima roccaforte degli ebrei.
Difesa da meno di 1000 uomini, rimase
sotto assedio per due anni prima che i
romani si aprissero una breccia nelle mura
nel 73 d. C. Piuttosto che arrendersi gli
ebrei scelsero il suicidio di massa.
Attraversando il Negev verso sud,
arriviamo a Eilat, l’unica città israeliana sul
Mar rosso. Situata alla fine del golfo di
Aqaba, su un lembo di costa israeliana di
12 Km, la città è piena di alberghi e villaggi
turistici ed è un centro per le immersioni e
per le gite nel deserto. Il fondale del mare
è l’attrazione principale: la barriera
corallina è a poche decine di metri dalla
riva. Se non volete fare immersioni per
ammirare questo ecosistema variopinto,
potete ricorrere a barche con la chiglia
trasparente.
Da Eliat è possibile attraversare il confine
con la Giordania per visitare la magnifica
città di Petra e il deserto di Wadi Rum ed
iniziare un nuovo viaggio.
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Mangiagalli - Milano
Pronto Soccorso
contro la violenza
sessuale e domestica
di Serena Bianchini
[email protected]
twitter: serenabianchini
Il telefono squilla... "Pronto Soccorso, buongiorno": a rispondere è
una cortese voce femminile. Non è un Pronto Soccorso qualsiasi ma il "Soccorso
Violenza Sessuale e Domestica" (SVSeD) della clinica Mangiagalli, a Milano.
Clara Zobbi
51
classemedica
C
ome si legge dal sito
(http://www.policlinico.mi.it/Don
neEGravidanza/PsAccettazione.
html) "prende in carico il/la
paziente o il minore e mette in
atto tutte le procedure specifiche,
compreso il supporto sociale o psicologico.
Ce ne parla la dottoressa Clara Zobbi,
specializzata in Ostetricia e Ginecologia
all'Università degli Studi di Milano, che
collabora con il centro dal 1996.
Anno III - Num. 4
Si è laureata nel
1982 e
specializzata in
Ostetricia e
Ginecologia nel
1986
all’Università
degli Studi di
Milano.
Lavora come
specialista
ambulatoriale e
consultoriale dal 1989.
Collabora c/o Centro Soccorso Violenza
Sessuale e Domestica ( SVS e D ) della
clinica Mangiagalli dal 1996.
Innumerevoli le consulenze di
formazione sempre per il Centro
antiviolenza SVS/D c/o ospedali e gli
incontri nelle scuole medie secondarie
sulla sessualità e sull'affettività nel corso
degli ultimi 20 aa.
La possiamo chiamare "missione" la sua...
Non mi è mai piaciuto parlare di
“missione” del medico, perché questo è un
lavoro. Se la si vede come missione si
distorce completamente ciò che si fa.
Quello che è invece fondamentale, è la
passione. Se si ha passione, qualsiasi lavoro
lo si fa bene.
Sul web vari forum parlano di lei
definendola appassionata e aggiornata…
Non leggo i forum, ma questo mi fa
molto piacere. Faccio la ginecologa da
trentatré anni e faccio quindi questo
mestiere da sempre ed ho frequentato, già
prima di laurearmi, la specialistica. Mi
appassionava molto la parte ostetrica, lo
ammetto, la gravidanza, la nascita. Quando
andavo in sala parto era come se fosse
sempre la prima volta, ho provato e provo
grande emozione e partecipazione. Ci
vuole passione per far bene qualsiasi cosa.
Per passione intende testa e cuore?
Intendo "pancia", è un unicum, non
saprei neanche come definirla è qualcosa
che si ha dentro, che scatta, è il piacere di
quello che si fa e che riempie
completamente. È una grande fortuna
averla.
Ci racconti il suo percorso professionale
fino ad oggi.
Dall’ospedale mi sono spostata sul
territorio e ho deciso di fare una medicina
specialistica strettamente territoriale
rimanendone però sempre in continuo
contatto anche perché la mia è una
specialità chirurgica.
Poi nel 1996 la dottoressa Kustermann del
Mangiagalli, responsabile del Soccorso
violenza sessuale, chiamò a raccolta un po’
di ginecologhe; in quegli anni era cambiata
la legge sulla violenza sulle donne, da legge
Anno III - Num. 4
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classemedica
52
“barbara”, infatti, divenne una legge civile.
Prima era un problema di “morale” poi,
finalmente, divenne reato contro la persona
e quindi venne l’esigenza di creare un
centro che si occupasse nello specifico di
questo dramma.
Sulla violenza sessuale (ci dedichiamo
anche ai minori e agli uomini anche se, data
la prevalente quantità di casi, ci
concentriamo sulle donne) abbiamo
risposto in parecchie, poi però la maggior
parte si è persa per strada. È un centro che
richiede tuttora impegno e dedizione.
Quanto tempo le prende?
È un centro di pronto soccorso sanitario,
copre 365 giorni l’anno e si richiede la
reperibilità; dipende dalle situazioni, i turni
sono di 12 ore o di 24, mediamente cerco
di farne 4 al mese. E siamo sempre un po’
in affanno.
Come è organizzato il Centro?
Nel nostro collaborano molte
figure professionali: ginecologhe,
psicologhe, assistenti sociali,
infermiere professionali, abbiamo
la capo infermiera che si occupa
di coordinare le infermiere che ci
aiutano nei nostri turni di
reperibilità. Questo aiuto lo
abbiamo da pochi anni, nei primi
dodici anni abbiamo lavorato da
sole, spesso la notte, e mi poteva
capitare qualsiasi caso che dovevo
affrontar completamente da sola.
Ogni giorno lavoriamo in stretta
comunicazione con la medicina
legale essendo un centro di
carattere prettamente medico
legale. Ci hanno insegnato molto,
li chiamiamo quando ci arrivano
casi di lesioni gravi. Cerchiamo di
fare un lavoro più dettagliato
possibile per dare elementi utili
all’autorità giudiziaria.
Spesso, una delle prime cose
che ci chiede la polizia è se c’è
stata violenza, e ogni volta
sorrido, perché mai porre
domande del genere? Sono
diciotto anni che facciamo corsi di
formazione dovunque e a
chiunque e, come ormai è
notorio, spesso la violenza
sessuale non si vede in una donna
sessualmente attiva.
Raccogliamo materiale
biologico e molto altro, ma soprattutto
curiamo l’accoglienza, facciamo molta
attenzione a quel primo delicato momento
in cui arriva la paziente in stato di choc.
Cerchiamo di ascoltare, accogliere senza
giudicare (questo è uno degli aspetti
principali) poi ovviamente seguiamo
l’aspetto sanitario e medico legale con la
raccolta del materiale, le fotografie delle
lesioni, questo è a tutto tondo. Dopo aver
fatto il primo soccorso subentra la
psicologa e l’assistente sociale. Cerchiamo
di fare un percorso il più completo possibile
su chi arriva da noi. Abbiamo creato a latere
un’associazione Donna aiuta Donna
www.svsdad.it che supporta ulteriormente
chi ne ha bisogno anche nel quotidiano
come, ad esempio, accompagnare la
paziente dall’avvocato, in tribunale, oppure
verso una situazione protetta.
CM4 anno III pag. 51-53 bianchini ara_Layout 1 31/03/14 17:54 Pagina 3
53
classemedica
Negli ultimi tempi di questo problema si
parla moltissimo, quando vedo che sui
media è trattato sia nei programmi sia con
gli spot mi sembra di essere sulla strada
buona, lo ritengo un successo perché era
impensabile tutta questa attenzione
diciotto anni fa. Proprio in questi giorni c’è
stato un altro omicidio... Si è fatto tanto ma
c’è ancora tanto da fare. Bisogna educare al
rispetto reciproco partendo da più piccoli,
nella famiglia e nella scuola. Esattamente
come quando si parla di sessualità e
affettività nelle scuole medie. Bisogna
continuare a ricordare. Tutto quello che è
stato orrore non va mai dimenticato. La
parte più oscura di noi rischia sempre di
prevalere.
In parallelo penso al discorso
dell'omosessualità, se ne parla oramai
moltissimo ma continuano a esser picchiati,
maltrattati, ci sono continui casi di bullismo.
Bisogna rispettare la diversità.
Dove fate formazione?
Facciamo formazione negli ospedali,
parlando della nostra esperienza, del centro
e del nostro modo di lavorare, formiamo
inoltre anche la polizia.
Avete la dovuta attenzione da parte della
Regione?
La Regione sovvenziona il nostro Centro,
niente è comunque facile e risulta sempre
più difficoltoso riuscire ad avvicinare altri
colleghi; spesso l'aiuto che un
professionista ci dà non può essere
remunerato. Aggiungo che lavorare in un
centro antiviolenza risulta una salita
continua e ormai siamo un gruppo non più
giovanissimo che tra non molto si avvicinerà
alla pensione; già alcuni importanti
elementi si sono allontanati dopo tanti anni
di aiuto.
Non ci sono giovani figure interessate a
dare una mano?
Mi dispiace un po' dirlo ma i giovani se
non sono remunerati non si avvicinano a
una realtà come questa. Le motivazioni che
hanno fatto nascere il Centro e che hanno
coinvolto tutte noi erano legate al nostro
percorso, anche politico, legato alla
medicina di genere. Siamo rimaste uno
zoccolo duro che crede a una motivazione
che non è mai decaduta. Bisognerebbe
parlarne alla scuola di specialità,
bisognerebbe portarla all'Università. Si fa
molta, molta fatica, e le donne provano
ancora vergogna.
Anno III - Num. 4
Durante la presentazione del libro di
Nicoletta Sipos "Il buio oltre la porta",
evento promosso da Donne in Rete
Onlus, il tema del suo intervento era: "La
violenza domestica sulla donna
borghese". Cosa intende?
Si pensa sempre che la violenza succeda
solo in strada o nelle famiglie con problemi
economici.
Questo libro racconta la storia di una
donna alto-borghese, che sopportava la
violenza sperando che passasse, che "lui" si
redimesse. Abbiamo presentato anche un
film in uno dei nostri eventi organizzati per
la raccolta di fondi, in cui si raccontava la
medesima storia, un marito violento che si
scusava ogni volta e ogni volta
ricominciava.
La dottoressa Kustermann ha lanciato
la proposta di creare un database per
raccogliere le denunce a carico della
stessa persona, anche se verbalizzate in
posti differenti, per ripercorrere la storia
del soggetto: nell’85% dei casi gli autori
sono recidivi. Cosa ne pensa?
Certamente, incontriamo anche due/tre
volte la stessa persona, infatti, sono stati
avviati pronto soccorsi generali in tutti gli
ospedali perché riescano ad individuare le
donne che arrivano più volte con lesioni,
lividi, spesso con la famosa scusa “sono
caduta dalle scale”; quella è realtà, non è
un modo macchiettistico di fare dello spot
pubblicitario. Dobbiamo avere quindi
sempre le antenne pronte per captare
queste situazioni, e abbiamo bisogno di
aiuto. Dico sempre che siamo la punta di un
iceberg, noi lavoriamo soprattutto a
violenza già avvenuta ma anche chi lavora
in altre strutture deve aver gli occhi aperti,
non sono, infatti, avvenimenti sempre così
chiari. Poi ci sono le complicazioni
intrafamiliari... Certamente noi siamo in rete
sul territorio, individuiamo le strutture più
vicine che possano continuare a fare il
percorso che noi abbiamo iniziato, di
supporto, di ricerca, e inseriamo le nostre
pazienti in strutture protette per
allontanarle da condizioni di estremo
pericolo, e spesso dobbiamo supportare sia
donne sia bambini.
Da dove arrivano i casi che trattate?
Siamo il centro regionale di riferimento in
Lombardia. Inoltre, sono anni che formiamo
i vari pronto soccorso, ma a Milano ci siamo
solo noi.
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Chirurgia
Il medico che ti taglia
per farti guarire
di Antonio Gulli
[email protected]
Anno III - Num. 4
La chirurgia è antica quanto l'umanità stessa. Questa considerazione, che può apparire
banale, al contrario è capace di mobilitare tutta la consapevolezza di esercitare – qualsiasi
sia il punto d’inizio della narrazione di una sua possibile storia – un vero atto di arbitrio.
classemedica
54
D
al greco χειρουργία, composto
di χείρ, “mano” e ἔργον,
“opera”, la chirurgia è quella
branca della medicina che cura
malformazioni, malattie, lesioni
traumatiche con atti manuali o con
operazioni strumentali.
La storia della chirurgia è stata
condizionata dall'evoluzione del pensiero
medico in genere e, in particolare, dai
progressi dell'anatomia, della fisiologia e
dalle conquiste della medicina
sperimentale.
A partire dalla metà del 19° secolo, però,
con lo sviluppo delle tecniche di anestesia,
di antisepsi e poi di asepsi, nonché del
trattamento profilattico dello shock
postoperatorio, e grazie all'acquisizione di
sempre più appropriate tecniche
d'indagine, questa branca ha compiuto
progressi notevolissimi, fino a raggiungere,
in anni recenti, un grado molto elevato e
stupefacente di perfezionamento e
specializzazione.
C’è da sottolineare che i progressi
conseguiti dalla chirurgia negli ultimi tempi
sono legati sia allo sviluppo scientifico
registratosi in ogni campo del sapere, sia
all’imponente progresso tecnologico,
grazie al quale ha acquisito nuove
possibilità di diagnosi, terapia e capacità di
intervento anche attraverso i nuovi materiali
di cui si è potuta avvalere. Al punto che il
termine χείρ, “mano”, forse, potrà presto
essere sostituito con il termine greco antico
µηχανή (macchina) o ροµπότ (robot).
In attesa della totale trasformazione della
sua definizione etimologica ci prepariamo
all’idea che, come ramo fondamentale della
medicina, essa affronti il problema
terapeutico sempre meno con atti manuali
e sempre più con operazioni strumentali.
Se si pensa che all’inizio del Novecento il
settore della chirurgia più sviluppato era
quello addominale, non si può non parlare,
rispetto ai risultati ottenuti nel secolo
appena trascorso, di una vera e propria
stupefacenza sia nei risultati che nel modo
di operare. I progressi dell'anatomia
patologica hanno reso possibile la
comprensione delle malattie affrontabili
chirurgicamente. Con la nascita della
neurochirurgia si assiste in maniera non
invasiva all'apertura della calotta cranica per
la riparazione delle lesioni traumatiche.
Con la cardiochirurgia si iniziò la
riparazione delle lesioni valvolari con
risultati positivi.
La chirurgia toracica, che rende necessaria
l'apertura della cassa toracica, poté avere
inizio dopo la costruzione, nel 1903, di una
camera in cui veniva mantenuta una
pressione minore di quella esistente
all'interno dei polmoni.
Le difficoltà tecniche connesse all'impiego
della camera furono superate per mezzo
dell'introduzione del tubo endotracheale
che determinò l'espansione sotto pressione
del polmone. L'ipotermia e la macchina
cardiopolmonare per eseguire interventi sul
cuore fermo sono sviluppi più recenti,
verificatisi tra le due guerre, e l'applicazione
clinica della macchina si ebbe solo nel 1953.
È il periodo dei passi avanti fondamentali
per i trapianti di organi che vide la messa a
punto sperimentalmente della tecnica della
sutura vascolare termino-terminale.
È in questo momento che si fonda e
sviluppa la chirurgia vascolare. Per la prima
volta si asportò un aneurisma dell'aorta
addominale e si introduce l'uso di arterie in
materiale plastico.
L'istituzionalizzazione della pratica del
tirocinio dei giovani chirurghi, che data il
1904, vedeva, oltre al lavoro in corsia e in
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Storia (recente) delle grandi scuole italiane di medicina 11°
Vincenzo Jasonni; Giuseppe Vespasiani;
Roberto Delfini; Carmelo Massimo Misiti;
Francesco Stillo; Pasquale Berloco;
Giuseppe Amici; Raffaele Fiorella;
Giorgio Iannetti; Nicola Pace;
Rodolfo Vincenti; Giorgio Vittori;
Filippo Calzolari; Vincenzo Riccio;
Rocco Sacco; Lorenzo Aulisa;
Massimiliano Mungo; Nicola Avenia;
Lanfranco del Sasso; Giovanni Monni;
Michele de Benedetto;
Aurelio di Benedetto; Vincenzo Mirone;
Giancarlo Biliotti; Guido Molea;
Carlo A. M. Talarico; Sergio Sandrucci;
Donato Francesco Altomare;
Antonio Cennamo; Renzo Leli;
Diego Piazza; Mauro Longoni;
Ferdinando Agresta; Paolo De Paolis;
Pierluigi Marini; Tommaso Pellegrino;
Micaela Piccoli; Stefano Bartoli;
Vincenzo Bottino; Luca Bottero;
Francesco Nardacchione;
Graziano Pernazza; Rosaldo Allietta;
Felice Borghi; Ildo Scandroglio;
Giuseppe Tirone; Valentino Fiscon;
Antonio Cinque; Aldo Cagnazzo;
Segue a pag. 56
55
classemedica
Tra i più illustri chirurghi italiani
si possono citare:
Enrico Croce; Salvatore Navarra;
Luigi Stropeni; Luigi Torraca;
Gianluigi Melotti; Claudio Cordiano;
Eugenio Santoro; Giuseppe Pezzuoli;
Attilio Basile; Achille Mario Dogliotti;
Raffaele Paolucci; Gino Pieri;
Roberto Tersigni; Natale Di Martino;
Silvio Testa; Maurizio De Palma;
Giuseppe Noya; Andrea Renda;
Mario Testini; Lodovico Rosato;
Michele Santangelo; Giovanni Docimo;
Giuseppe Romagnuolo; Alfio Saggio;
Giampaolo Marte; Valentina Giaccaglia;
Gianfranco Amicucci; Giovanni Cianca;
Giuseppe Sergio Bondanza;
Antonio Bolognese; Francesco Carlei;
Antonio Giuliani; Donato Nitti;
Domenico Russello; Nicola Surico;
Marco d'Imporzano; Luigi Presenti;
Francesco Corcione; Filippo La Torre;
Pierluigi Lelli Chiesa; Marcello Lucchese;
Giuseppe Milano; Ludovico Docimo;
Marsilio Francucci; Vittorio Creazzo;
Pietro Forestieri; Silvestro Canonico;
Lorenzo Norberto; Marco Piemonte;
Carlo Sbiroli; Giorgio De Toma;
fondato dal professor Franco Mosca ed è
attualmente diretto dal professor Mauro
Ferrari. L'ostacolo del dolore comincia a
essere rimosso alla metà del secolo con
l’adozione dell’anestesia generale cui, in
successione di tempo, si affiancheranno le
altre tecniche: l'anestesia rachidiana e
quella locale. Il perfezionamento delle
tecniche d'anestesia ha permesso
l'esecuzione di interventi particolarmente
lunghi e complessi. Molta importanza ha
avuto l'istituzione di reparti di terapia
intensiva, che hanno permesso la
“monitorizzazione” dei malati sottoposti a
interventi chirurgici e quelli in stato di
shock. Il controllo delle complicanze
settiche, con le irrorazioni antisettiche del
campo operatorio, ha raggiunto un livello
di notevole efficacia, grazie alla razionale
applicazione di più avanzate conoscenze di
batteriologia, con la condotta asettica
dell'intervento.
La protezione del paziente operato
dall'anemizzazione si è giovata dapprima
del perfezionamento delle tecniche di
emostasi e poi del ricorso alle
Anno III - Num. 4
sala operatoria, anche il mantenere uno
stretto contatto con la patologia, la
batteriologia e, fin dove possibile, la
fisiologia.
Oggi, il talento chirurgico lo si può
valutare attraverso un simulatore per
chirurgia robotica basato su realtà virtuale: il
“da Vinci Skills Simulator”. Questa
macchina – presente presso il Centro
multidisciplinare di Chirurgia robotica
dell’Azienda ospedaliero-universitaria
pisana – sotto la guida del professor Alfred
Cuschieri, pioniere della chirurgia
minimamente invasiva, con la
collaborazione del dottor Luca Morelli,
della dottoressa Franca Melfi e Vincenzo
Ferrari, ingegnere di EndoCAS, è in grado
non solo di valutare il talento dei nuovi
aspiranti chirurghi ma guadagnarli alla
professione. In sostanza proprio come
succede nella selezione di altre figure
altamente qualificate, tra cui piloti d’aereo
ed astronauti. L’EndoCAS, unico centro
italiano accreditato dall’American College
of Surgeons (ACS) per la formazione in
chirurgia attraverso la simulazione, è stato
CM4 anno III pag. 54-57 gulli rosso_Layout 1 31/03/14 17:53 Pagina 3
Segue da pag. 55
Anno III - Num. 4
Giampiero Ucchino; Alberto Zaccaroni;
Marco Scatizzi; Maurizio Cesari;
Angelo Cavicchi; Paola Addario;
Vincenzo Vittorini; Michele Malerba;
Sergio Gemini; Marco De Fazio;
Marco Ulivieri; Nicola D’Alessandro;
Giovanni Stoppelli; Lorenzo Mannino;
Giovanni Ciaccio; Piero Banna;
Antonio Aracino; Nicola Catalano;
Carlo Corsi; Eduardo De Bellis;
Gianantonio Farello; Massimo Gazzaniga;
Vincenzo Bladamura; Feliciano Crovella;
Marco Rigamonti; Enrico Pernazza;
classemedica
56
emotrasfusioni dirette, con la messa a
punto della tecnica per la conservazione del
sangue. Il recuperatore intraoperatorio di
sangue rappresenta un'acquisizione recente
e di estrema importanza. In parallelo si
assiste allo sviluppo sia dei metodi di
assistenza durante l'intervento delle
funzioni fisiologiche fondamentali, sia delle
tecniche di protezione dallo shock
operatorio. Il caso limite di assistenza delle
funzioni fondamentali è rappresentato dalle
tecniche di circolazione extracorporea e da
quelle di emodialisi. Progressi importanti
sono stati conseguiti nel campo della
diagnostica.
In primo luogo è da ricordare
l'endoscopia clinica con l'adozione di
apparecchi molto flessibili a fibre ottiche, e,
E inoltre, per l’ambito universitario,
citiamo:
Massimo Agresti; Antonio Ambrosi;
Corrado Amodeo; Bruno Andreoni;
Alfonso Barbarisi; Francesco Basile;
Guido Basile; Antonio Basoli;
Claudio Bassi; Nicolò Bassi; Paolo Bechi;
Rocco Bellantone; Angelo Benevento;
Salvatore Berretta; Ettore Maria Bortolani;
Giuseppe Buscemi; Letterio Calbo;
Giampiero Campanelli;
Corradino Campisi; Giulio Carcano;
Matteo Angelo Cannizzaro;
Anton Ferdinando Carli; Giuseppe Casula;
Gaetano Catania; Narciso Cavallesco;
Renzo Cestari; Piero Chirletti;
Umberto Cillo; Bruno Cola;
Ettore Contessini Avesani;
Roberto Coppola; Guido Costamagna;
Marco Filauro; Giulio Angelini;
Gian Battista Catalini; Marco Catarci;
Paolo Del Rio; Giuseppe Ettorre;
Pietro Maida; Pietro Mezzatesta;
Antonello Mirabella; Michele Montinari;
Amilcare Parisi; Francesco Stipa;
Francesco Venneri; Nereo Vettoretto;
Francesca Vischini; Mariano F. Armellino;
Paola Bellomo; Sabrina Consolo;
Alfredo Cosentino; Giuseppe Faillace;
Francesco Fidanza; Pierluigi Ipponi;
Roberta Longhin; Giuseppe Manca;
Cecilia Ponzano; Giovanni Spinato;
Ugo Mercati; Giovanni Natalini;
Marco Piervittori; Massimo Martelli.
quale ultima conquista della
miniaturizzazione nell'elettronica, dei
videoendoscopi, così da poter seguire
docilmente la via imposta dall'anatomia del
viscere. Il Novecento ha visto anche la
possibilità di eseguire interventi sotto il
controllo endoscopico con un particolare
strumentario. Si pensi all’uso degli
ultrasuoni, delle macchine a effetto Doppler
e a effetto eco, allo studio angiografico del
sistema arterioso e venoso, all'impiego dei
raggi Roentgen, all'esame TAC, alla RMN o
alla scintigrafia, alla PET, che costituiscono
metodi di diagnosi di grande precisione in
grado di visualizzare alterazioni patologiche
prima non diagnosticabili.
Nel campo del supporto all'attività
intraoperatoria del chirurgo si ricordi: il
Eugenio Cucinotta; Filippo Custureri;
Domenico D’Ugo; Piergiorgio Danelli;
Enrico De Antoni; Stefano De Franciscis;
Nicolò De Manzini; Giovanni De Manzoni;
Antonio Di Cataldo; Angelo Di Giorgio;
Enrico Di Salvo; Paolo Dionigi;
Gaetano Giuseppe Di Vita;
Giovanni Battista Doglietto;
Lorenzo Dominioni; Angelo Donati;
Annibale Donini; Antonio Famulari;
Landino Fei; Angelo Filippini;
Franco Filipponi; Eugenio Fiorentino;
Diego Foschi; Francesco Gabrielli;
Marcello Garavoglia; Achille Gaspare;
Guido Gasparri; Giorgio Enrico Gerunda;
Ezio Gianetta; Stefano Maria Giulini;
Maria Antonietta Gioffrè Florio;
Segue a pag. 57
CM4 anno III pag. 54-57 gulli rosso_Layout 1 31/03/14 17:53 Pagina 4
Mario Guerrieri; Alfredo Guglielmi;
Gaspare Gulotta; Clemente Iascone;
Paolo Innocenti; Mario Latteri;
Emanuele Lezoche; Alberto Liboni;
Antonio Licata; Antonio Margari;
Cristina Marmorale; Riccardo Masetti;
Salvatore Massa; Vicenzo Memeo;
Stefano Merigliano; Paolo Miccoli;
Francesco Milone; Francesco Minni;
Vincenzo Minutolo; Giuseppe Modica;
Claudio Modini; Chiara Montesani;
Massimo Monti; Marco Montorsi;
Mario Morino; Mario Nano;
Giuseppe Navarra; Paolo Negro;
Vincenzo Neri; Angelo Nespoli;
Angelo Nicolosi; Nicola Palasciano;
Gianni Pantuso; Giuseppe Pappalardo;
Umberto Parmeggiani;
Maria Rosa Pelizzo; Giuseppe Petrella;
Andrea Pietrabissa; Enrico Pinto;
Antonio Daniele Pinna; Alberto Porcu;
Maria Antonietta Pistoia;
Gilberto Poggioli; Nazario Portolani;
Fabio Procacciante; Giovanni Ramacciato;
Stefano Giovanni Puleo; Adriano Redler;
Paolo Rigotti; Andrea Risaliti;
Luigi Roncoroni; Carlo Riccardo Rossi;
Domenico Antonio Russello;
Rosario Sacco; Mauro Salizzoni;
Luigi Santini; Nicola Scopianaro;
Massimo Seccia; Mario Sianesi;
Giovanni Sturgnolo; Mario Taffurelli;
Guido Alberto Tiberio; Mario Trignano;
Alessandro Uccheddu; Antonio Venuti;
Francesco Vietri; Vincenzo Violi;
Vincenzo Ziparo.
57
classemedica
Segue da pag. 56
ricostruire nervi traumaticamente lesi.
La chirurgia minimamente invasiva ha
permesso di diminuire i tempi di recupero e
le complicanze post-chirurgiche.
La telemedicina e la robotica hanno
dotato di nuovi mezzi i chirurghi,
permettendo loro di intervenire a distanza
o con un livello di precisione non possibile
per l'occhio umano.
La nanotecnologia e lo sviluppo di sistemi
chirurgici automatizzati saranno
probabilmente le evoluzioni scientifiche e
tecnologiche successive, che articoleranno
nei prossimi decenni lo sviluppo di questa
disciplina.
Ed è grazie a questi sviluppi che oggi il
Centro traumatologico ortopedico (CTO) di
Milano, per inserire le protesi al ginocchio, si
avvale del robot chirurgico soprannominato
RIO. Questo strumento, presentato dal prof.
Norberto Confalonieri, primario del reparto
di Ortopedia e traumatologia dell’ospedale
e presidente dell’Associazione internazionale
di chirurgia ortopedica computer e robot
assistita (Caos), permetterà di rimuovere
l'osso per impiantare la protesi monocompartimentale al ginocchio.
Con il RIO il chirurgo lavora su un campo
operatorio virtuale. Ci dice il prof.
Confalonieri: “È un metodo mininvasivo.
La tecnica permette un miglior
posizionamento delle protesi attraverso
un'incisione ridotta e senza complicanze
aggiuntive permettendo un recupero più
veloce.
Anno III - Num. 4
cavitron, cioè un bisturi aspiratore a
ultrasuoni, capace di distruggere con
l'emissione di ultrasuoni le cellule
parenchimatose colpite lasciando intatte le
strutture vascolari e biliari; i laser chirurgici
ad anidride carbonica, ad argon e a
neodimio-YAG utilizzati direttamente, o
accoppiati ad apparecchi endoscopici, che
permettono di incidere tessuti ottenendo
un'emostasi dei vasi sanguigni recisi, o di
distruggere completamente il tessuto
tumorale lasciando intatto il tessuto sano
residuo; le suturatrici meccaniche;
l'introduzione del microscopio chirurgico
che ha consentito interventi su strutture di
piccole dimensioni. Il miglioramento dei
materiali artificiali, dai fili di sutura alle
protesi vascolari, ha consentito un ulteriore
salto di qualità nelle percentuali positive dei
risultati degli interventi chirurgici.
Una vera rivoluzione tecnica in chirurgia è
rappresentata infine dalle tecniche
microchirurgiche. Queste consistono
nell'uso di strumenti miniaturizzati, in fili
atraumatici sottili molto più di un capello
(50 µm), e naturalmente in mezzi diottrici
(microscopio operatore) che permettono
ingrandimenti da 2 a 40 volte.
Nel campo della chirurgia vascolare,
superati con successo i tentativi di
effettuare omotrapianti di arterie, il chirurgo
esperto può operare le delicate e piccole
strutture anatomiche di un neonato, o
addirittura di un feto; può riparare arterie il
cui diametro sia inferiore di un millimetro o
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Notizie
Se il medico subaffitta un locale a un collega
Anno III - Num. 4
S
ono un medico titolare di un
contratto di locazione. Ho dato in
subaffitto una stanza del mio
studio a un collega, al quale fatturo
come rimborso una quota parte
dell’affitto senza Iva, in quanto il
proprietario dell’immobile è un privato,
e, poi, una quota dei consumi
energetici con Iva scorporata, in quanto
l’importo che mi rimborsa è già
comprensivo di Iva.
Chiedo se il comportamento è a norma
ai fini delle imposte indirette; devo
versare all’erario l’Iva incassata del
rimborso spese? Sarò costretto a
includere la dichiarazione Iva nel
modello Unico?
Il riaddebito della quota di affitto al
collega medico è “naturalmente”
esente da Iva ai sensi dell’articolo 10,
numero 8, del Dpr 633/1972. Si
classemedica
58
ritiene che anche il riaddebito dei
consumi energetici si possa
considerare esente da Iva, in quanto
onere accessorio alla locazione
dell’immobile, ai sensi dell’articolo 12
del Dpr 633/1972. Questa
interpretazione trova una conferma
nella giurisprudenza della Corte di
giustizia Ue, la quale, nella sentenza
C-392/11 del 27 settembre 2012, ha
precisato che la fornitura al locatario
di acqua, energia elettrica,
assicurazione e servizi condominiali,
resi nell’ambito di un contratto di
locazione dell’immobile, debbano
seguire il trattamento riservato
all’operazione principale.
Il medico che effettua esclusivamente
operazioni esenti è esonerato
dall’obbligo di presentazione della
dichiarazione Iva.
Agenzia delle entrate
bonus per l’installazione dell’allarme
L’
installazione di un impianto di
allarme a protezione della propria
abitazione può usufruire della
detrazione fiscale del 50% del costo
sostenuto, fino a una spesa massima
dell’intervento pari a 96.000 euro (per
le spese effettuate fino al 31 dicembre
2014). L’agevolazione fiscale si riferisce
in linea generale agli interventi di
recupero del patrimonio edilizio,
comprendendo nello specifico gli
“interventi relativi all’adozione di
misure finalizzate a prevenire il rischio
del compimento di atti illeciti da parte
di terzi” (comma 1, lettera f,
dell’articolo 16-bis del Tuir). A titolo
esemplificativo, rientrano tra le misure
agevolabili: l'installazione di sistemi
elettronici di allarme e il montaggio di
inferriate antifurto; il rafforzamento, la
sostituzione o l’installazione di
cancellate o recinzioni murarie degli
edifici; l’apposizione di grate sulle
finestre o la loro sostituzione; le porte
blindate o rinforzate; l’apposizione o la
sostituzione di serrature, lucchetti,
catenacci, spioncini; l’installazione di
rilevatori di apertura e di effrazione sui
serramenti; l’apposizione di
saracinesche, tapparelle metalliche con
bloccaggi, vetri antisfondamento,
casseforti a muro, fotocamere o
cineprese collegate con centri di
vigilanza privati, apparecchi rilevatori di
prevenzione antifurto e relative
centraline.
CM4 anno III pag. 59 fatture oro_Layout 1 31/03/14 17:57 Pagina 1
Ritardi storici
Sanità: 1260 giorni
per una fattura
In Italia solo 5 Asl rispettano i termini dei 60 giorni, stabiliti dall’Unione europea;
Asl provincia di Pavia (48 giorni, Asl 4 Medio Friuli (58 giorni), Asl Città di Milano (59),
I.R.C.C.S. Burlo Garofalo di Trieste (60), Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento (61).
statistica, sembra ormai divenuto un fatto di
costume.
E non si tratta solo della Calabria. Il Lazio,
280 giorni in media di ritardi, ha uno
“scoperto” nei pagamenti ai fornitori
sanitari di oltre 482 milioni di euro. E persino
il Piemonte con 232 giorni e uno scoperto di
quasi 341 milioni fatica.
La montagna di arretrati è un fardello
pesante per la Pubblica amministrazione. Il
risultato è, come denunciato dalle aziende,
una sorta di “fallimento” della legge
europea.
Anno III - Num. 4
L
59
classemedica
e maglie nere spettano alla Mater
Domini di Catanzaro (3 anni e 4
mesi), all’Azienda sanitaria
provinciale di Cosenza (3 anni e 2
mesi, 1177 giorni), all’Asl Napoli 1
Centro (2 anni e 9 mesi, 1086 giorni),
all’Azienda sanitaria regionale Campobasso
(2 anni e 5 mesi, 916 giorni) e all’Azienda
provinciale di Reggio Calabria (2 anni e 4
mesi, 905 giorni).
In regioni come la Calabria il tempo medio
di pagamento dei dispositivi medici è di 833
giorni (con uno scoperto di384,7 milioni) e in
Campania di 440 (con uno
scoperto di oltre 562
milioni). In Austria da
un’ingiunzione di
pagamento al pagamento
effettivo di una fattura
sanitaria passano in media
80-90 giorni, in Francia
240-360, in Germania
140-160 e in Italia 410460.
Inutile aggiungere che
due, tre anni di ritardo nei
pagamenti per un piccolomedio fornitore possono
significare una forma di
eutanasia finanziaria.
Le cifre sono state
raccolte dall’Osservatorio
Crediti del Centro studi
Assobiomedica e sono
poi finite a Bruxelles nel
dossier della
Commissione europea sui
ritardi dei pagamenti.
È facile prevedere che il
problema dei debiti
pregressi continuerà
ancora, anche perché più
che una questione di
CM4 anno III pag. 60 federspev verde_Layout 1 31/03/14 17:51 Pagina 1
51° Congresso
Federspev
di Marco Perelli Ercolini
vice presidente vicario Feder.S.P.eV.
Quest’anno il 51° Congresso Feder.S.P.eV. (Federazione sanitari pensionati e vedove) si terrà a
Bari, città piena di storia e di fascino e una delle più importanti sezioni della Federazione, già retta
da Mario Defidio, tesoriere nazionale, e ora guidata dal medico e giornalista Nicola Simonetti.
Anno III - Num. 4
I
classemedica
60
naugurazione, domenica 18 maggio con
l’assegnazione dei premi di studio a orfani
di iscritti meritevoli e dei premi letterari
per opere edite da soci Feder.S.P.eV. e
subito dopo l’apertura ufficiale del
Congresso con l’assegnazione delle cariche
congressuali. I lavori proseguiranno poi nel
pomeriggio della domenica e nei giorni di
lunedì e martedì.
Il Congresso, momento di aggregazione e
svago tra i suoi iscritti, sarà anche un
rendiconto del primo anno dopo la gestione
Miscetti in momenti difficili nella nostra
economia, ma soprattutto l’occasione di
discussione sulle varie tematiche della
categoria e, in particolare, sul costante
disagio di fronte alle continue vessazioni
amministrativo-burocratiche e fiscali, non
ultima ora la solita manfrina per riuscire ad
avere il CUD per adempiere da buon
cittadino ai doveri fiscali e l’eterna barzelletta
sulle nuove gabelle comunali. Tutti avranno
provato a scaricare il CUD (una volta
giustamente recapitato a domicilio e utile
doveroso tanto quanto la famosa busta
gialla!) dal sito internet dell’INPS… rinnovo
del pin, faticosamente conquistato lo scorso
anno, perché non più valido e relative
difficoltà di macchinosi giri di richieste sul
computer e le solite risposte: dati non validi,
pin già in possesso, riprova… con la
conseguenza per il povero pensionato di
ricorrere a parenti o a professionisti con
aggravi di spesa dalla sue tasche. E,
attenzione, altrettanto sarà per
IMU, TASI, TARES e IRPEF e
quant’altro.
Nessun rispetto, ma in
compenso continua spremitura
quale bancomat dello Stato. È
comodo: servirsi dei pensionati
per tappare i buchi del bilancio
dello Stato, servirsi delle Casse di
previdenza per le ristrutturazioni
aziendali e scaricarne i costi,
criticare le pensioni guadagnate
coi sacrifici contributivi, creare
l’odio generazionale con
espressioni populisticodemagogiche per mascherare le
inefficienze politico-amministrative
che ammazzano il lavoro e creano
disoccupazione, scegliere i dardi
vedendo la pagliuzza negli occhi altrui e
ignorando la trave nel proprio occhio.
È rabbia? Sì, la rabbia del pensionato
che ha già gridato davanti a
Montecitorio “vergogna, vergogna
rubare dalle pensioni dei pensionati e
delle loro vedove…”, pensionato che
dopo una vita di sacrifici, sperando in
una serena e dignitosa vecchiaia, si
vede etichettato come ladro del
futuro dei figli e dei nipoti!
E questa rabbia sarà anche uno sfogo al
Congresso per evidenziare le proprie ragioni,
Congresso nel quale discutere o proporre
però anche programmi futuri.
Il pensionato, in passato fonte di saggezza,
esperienza e rispetto, non deve essere
considerato un trapassato e un parassita:
benché inattivo nel campo del lavoro,
s’inserisce nel mondo del volontariato a
vicariare le inefficienze e le lacune del nostro
welfare e ben si conosce il valore nel ménage
familiare e il peso nel sociale dell’esercito dei
nonni. Non si vogliono medaglie, ma in
questo Congresso solo un riconoscimento
della figura del pensionato.
Attenzione, dopo le pensioni: l’attacco al
servizio sanitario nazionale, cui si guarda con
interesse da parte di “molti” come fonte di
nuovi giri economici! Ma non sarà a scapito di
un ombrello di tutela meraviglioso del nostro
SSN, che ha portato la Sanità italiana,
invidiata da molti Paesi, a livelli medio alti con
costi medio bassi?
CM4 anno III pag. 61-62 lettere mag_Layout 1 31/03/14 17:51 Pagina 1
Lettere al Direttore
email del direttore:
[email protected]
Nemmeno noi capiamo
ciò che sta accadendo
Caro Direttore,
siamo un gruppo di medici
61
classemedica
Continuiamo la battaglia
Signor Direttore,
ma ci rendiamo conto che ci stanno
prendendo in giro? Ogni giorno
promettono, gonfiando il petto, passi
avanti nell’economia nazionale.
Dimenticano la corruzione, non
ricordano gli scandali (ancora pochi)
scoperti specie nel nostro campo della
sanità. Continuate la battaglia. Non
arrendetevi. Noi siamo tutti (o quasi?)
con voi. Avevamo bisogno di qualcuno
che ci desse lo schiaffo per
svegliarci.
Un caro saluto,
dr. Ippolito Vinciguerra
Condivido tutto. Dobbiamo
svegliarci. Smetterla di farci
prendere in giro dal primo
che passa.
romani, ci pace leggere
“classemedica”, soprattutto i fondi che
Lei scrive. Ci ha colpito quello – unico
Direttore di giornale italiano – dove Lei
asserisce tranquillamente: “…. sulla
legge di stabilità noi non ci abbiamo
capito niente”.
Abbiamo accolto questa battuta con
un applauso. Grazie.
Medici che non capiscono
Non so se la nostra incomprensione
dipenda dall’insufficiente preparazione
sui problemi che stanno affossando la
sanità italiana, oppure dal timore di
approfondire seriamente scandali, furti,
furbizie.
A volte, quando ci poniamo domande
impegnative sul nostro futuro veniamo
colpiti da un’immediata sordità, da un
calo della vista incurabile.
Sono dell’opinione che non ci
rimanga altro che ricorrere al medico…
Un saluto
Anno III - Num. 4
Consigli ai figli
Gentile Direttore,
ho consigliato a mio figlio di non
iscriversi alla specializzazione in
chirurgia. Sono un medico anziano e
sarebbe per me faticoso andarlo a
trovare in prigione. Solo io sono stufo di
questo mondo? Cordiali saluti
Livio Tempestini
Spesso mi affianco a Lei.
CM4 anno III pag. 61-62 lettere mag_Layout 1 31/03/14 17:51 Pagina 2
Anno III - Num. 4
Lettere al Direttore
Dispendioso anche morire
Egregio Direttore,
sono un medico di famiglia e, come
spesso capita, devo affrontare anche il
decesso di qualche mio paziente. Fa
parte della professione. In queste
occasioni succede spesso di annodare
con i familiari dell’estinto un’amicizia
fondata sul dolore e sulla
riconoscenza. Quello che voglio
segnalare in questa lettera è un lato
polemico della vicenda. I familiari del
defunto si sono rivolti ad un’agenzia di
pompe funebri. Al momento del
pagamento del servizio è stata
classemedica
62
consegnata dalla “ditta” ai parenti una
lunga lista di importi da pagare
velocemente: bara, carro funebre,
carro fiori, scavo fossa, chiusura fossa,
diritti comunali, tassa affissione,
personale affissione, ingrandimento
foto, disinfettanti, lenzuolino…. Non è
certo la prima volta che mi trovo di
fronte a fatti di questo genere. Però
mi chiedo, visto che pago le tasse fino
all’ultimo centesimo, se anche queste
imprese siano vessate dallo Stato che
chiede soldi in continuazione. Da
questa mia testimonianza vorrei che
uscisse fuori una verità: ancora una
volta è meglio non morire.
Dr. Antonio Vergassola
Sono dell’opinione, leggendo quanto
lei mi ha scritto, che anche vivere sia
faticoso.
Bersagliati dalle sigle
Signor Direttore,
il Consiglio dei ministri, nei giorni
scorsi, ha ridefinito i termini e le
caratteristiche della TASI, la tassa sui
servizi indivisibili comunali che insieme
alla TARI, la tassa sui rifiuti, fa parte della
Iuc. Rimpiangeremo amaramente la
vecchia IMU. Che di fatto è uscita dalla
porta e rientrata dalla finestra con la Iuc.
Con le nuove tasse sulla casa – IUC,
TASI, TARI – siamo al festival delle sigle
che cambiano favorendone l’aumento.
E ancora: TRISE, TARES,TARSU. Più
quelle che già ci sono IPERF, IRES, IRAP.
Aggiungiamo anche le nuove sigle
che riguardano la “povera sanità”.
Come giustamente è scritto su “classe
medica” non ci si capisce più nulla. Ci
chiediamo con ansia quand’è che verrà
ridotta anche la parola TAXI?...
Un saluto senza sorriso,
Umberto Angiolini, Palermo
Non solo ridurre TAXI ma anche
PAPA’! Aspettiamo con ansia.
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Libri
Il medico che ricorda il medico
di G. Cris.
V
Antonio Di Comite
Antonio Di Comite
Il dottor Giovanni d’Andrea
Scorpione Editrice
Via Istria, 65d, 74100 -Taranto
63
classemedica
“valido ancor oggi nelle nostre
contrade”. Di Comite voleva con
decisione che questo suo collega fosse
“tolto dal dimenticatoio”. Ci è riuscito,
eccome. La vita di
d’Andrea che lui
ricostruisce diventa
esempio di una realtà
meravigliosa che,
ancora una volta, ci
mostra un medico
che ha dedicato la
sua esistenza al
servizio di coloro che
soffrono e hanno
bisogno di aiuto a
cominciare dai
neonati abbandonati.
La storia di una vita
che rispecchia quella
di tanti medici che
hanno dedicato
l’esistenza non solo
alla scienza, ma
anche ai grandi
dolori. Chi ha scritto
queste pagine
dipinge con mano
ferma le sofferenze
ma anche il sorriso di riconoscenza di
chi riceve un aiuto sincero e affettuoso.
E una carezza.
Grazie professor Di Comite.
Anno III - Num. 4
erso la fine dell’Ottocento
arrivò a Taranto da Alfedena
(L’Aquila) dove nacque nel
1858. Dopo gli studi
specialistici a Firenze
“comparve” nella Città Vecchia nel
1885. In men che non si dica,
rivoluzionò la sanità pubblica del
tempo a cominciare dai neonati
abbandonati e destinati alla “ruota
degli esposti” nel vicolo tarantino degli
Innocentini.
Si chiamava Giovanni d’Andrea.
Di questo medico abruzzese il
professor Antonio Di
Comite, illustre
pediatra, già
primario
dell’ospedale SS
Annunziata, ha
scritto, soprattutto
con il cuore, la storia.
Pagina dopo
pagina, vengono
messi in risalto i
primati nel campo
dell’assistenza
pediatrica a Taranto,
la città che da borgo
marinaro si è
trasformata in centro
militare e industriale
di primaria
importanza non solo
nazionale. Qui arrivò
Giovanni d’Andrea,
racconta Di Comite
commosso, si
occupò oltre che dei
neonati anche di trovare un alloggio
alle “ragazze di vita” alle quali riuscì a
“donare” l’“Asilo delle pentite” nella
stradina omonima. L’infaticabile
d’Andrea si premurò di procurare ai
neonati un alimento naturale: il latte di
donna (il baliatico) che salvò la vita ai
molti “esposti”. Quel dottore trovò
anche il tempo di scrivere un piccolo
trattato sull’alimentazione infantile
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Racconti
Sono un medico. Chiudo gli occhi.
E comincio a sognare.
Anno III - Num. 4
9
classemedica
64
luglio 2013. Vado a letto, dopo
una giornata trascorsa nel mio
studio di medico di medicina
generale, stanco non per aver
fatto la professione (visita,
diagnosi, terapia ) ma per aver distratto il
mio intelletto con numeri, esenzioni,
budget, note, circolari amministrative e
burocratiche.
Mi addormento.
Mi sveglio. Forse, sogno. Sono all’inizio
della professione negli anni Settanta, nel
mio paese, investito del compito di
medico condotto e quindi medico della
mutua (attuale medico di medicina
generale).
Medico “factotum”: dal pediatra al
ginecologo, dalla piccola chirurgia
all’ortopedia, dal geriatra allo psichiatra e
allo psicologo, tutto per tutti, da zero a
cent’anni.
Vaccinazioni, prevenzione, igiene
pubblica, medicina legale, necroscopia. A
quest’elenco manca la cosa più
importante: la disponibilità verso gli altri,
tutti gli altri senza distinzione e senza
limiti di orario sempre pronto notte e
giorno.
L’ospedale a quaranta chilometri, senza
ambulanze, senza laboratori di analisi o
radiografici, senza specialisti sul territorio.
Il medico è l’unico riferimento di fronte
alle urgenze mediche o chirurgiche.
Mi rivedo, dopo pochi mesi di
professione, di fronte ad un’urgenza
chirurgica: un ragazzo con un gluteo
maciullato (grossa ferita lacero contusa)
dovuta alle lame di una motozappa. Non
ci penso su due volte,
lo distendo sul lettino e con l’aiuto del
padre che teneva fermo il ragazzo, l’ho
pulito, lavato, disinfettato, suturato senza
anestesia, sadico forse ma efficiente.
Dopo qualche settimana la ferita era
completamente guarita.
La notizia si diffuse negli altri comuni.
Infatti, dopo alcuni mesi arriva da un
paese vicino un ragazzo con un’ascella
aperta, dovuta alla caduta su una punta
di Pasquale Zamarra
Medico di Vallata (Avellino)
di un cancello. Anche in questo caso
tutto risolto.
Rivedo una donna di ottanta anni,
dispnoica e cianotica. Diagnostico edema
polmonare acuto. Agisco in fretta,
diuretico, strofantina in vena. L’indomani
la donna passeggiava senza problemi.
Rivedo un ragazzo caduto da
un’impalcatura con una frattura esposta
di tibia. Non mi perdo d’animo: medico,
fascio e stecco con fascette di legno e
quindi mando in ospedale. Ma il ricordo
di cui vado più fiero è aver salvato una
neonata, con ancora il cordone
ombelicale, partorita dentro la tazza del
bagno. Presenta un arresto cardiaco,
lotto contro il tempo: massaggio
cardiaco, respirazione bocca a bocca,
senza ambu; si risveglia.
E poi mi sovvengono tante reazioni
allergiche acute risolte con utilizzo
immediato di cortisone, tante diagnosi
semeiologiche di ima (infarto miocardico
acuto), aritmie sopraventricolari, manovre
vasovagali per tachicardie parossistiche e
ancora tutte le malattie esantematiche
con emergenza febbrile in neonati,
convulsioni etc..
Rivedo il maresciallo dei carabinieri in
preda ad una crisi convulsiva e faccio
diagnosi di meningite da meningococco.
Lo mando al reparto di malattie infettive
e subito inizio in paese la profilassi dei
soggetti venuti a contatto.
Rivedo anche tutti quei pazienti affetti
da malattie terminali il cui unico supporto
terapeutico è quello di alleviare i dolori
corporali e supportarli nel trapasso con
un aiuto psicologico.
Apro gli occhi, sono a casa ma non
negli anni Settanta.
Vado allo studio, accendo il computer,
apro il programma per la gestione dei
pazienti, li vedo, li visito, faccio diagnosi,
prescrivo la terapia ma non mi sento più il
medico di una volta.
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Terza di copertina
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