pelle - Bergamo Salute

numero
PERIODICO DI
CULTURA MEDICA
E BENESSERE
4
anno 4 - luglio - agosto 2014
Speciale estate:
salviamoci la pelle
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Stili di vita,
va di moda lo “slow”
Ginnastica facciale
per un viso senza rughe
Paolo Casiraghi
Apri la bocca, ti faccio ridere
numero
4
anno 4 - luglio - agosto 2014
PERIODICO DI
CULTURA MEDICA
E BENESSERE
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Direzione sanitaria a cura del dott. Aristide Cobelli (Bergamo), del dott. Sergio Migliorati (Stezzano), del dott. Nicola Attilio Rossi (Albino),
del dott. Riccardo Monguzzi (Treviglio) e del dott. Luigi Bergamelli (Villa d’Almè).
salviamoci la pelle
Computer Game Therapy
SPECIALE PELLE
al mare è meglio
8 Asciugarsi bene per prevenire
i funghi della pelle
10 Il sole? Farmaco "naturale" IN QUESTO
NUMERO
Finalmente è arrivata!
Dopo tanta pioggia pare
proprio che la bella stagione
sia entrata nel pieno.
Ecco allora qualche
consiglio utile per affrontarla
al meglio, sia che si resti in città
sia che si vada in vacanza.
Dalle precauzioni per evitare
problemi alla pelle a quelle per
non correre il rischio di
congestione.
E a proposito di vacanze,
perché non approfittarne
per imparare a rallentare
e riscoprire il gusto
della lentezza con i consigli
della nostra psicologa?
Sono sempre di più le persone
in tutto il mondo contagiate
dalla moda dello "slow".
E voi cosa aspettate? Non ci
resta che augurarvi come sempre
buona lettura e buona estate…
all'insegna del relax!
contro la psoriasi
SPECIALITÀ A-Z
12 Gastroenterologia
IN FORMA
50 Fitness
Nuoto e dintorni,
guida alla scelta
52 Bellezza
Ginnastica facciale
per un viso senza rughe
Così eviti la congestione
14Ortopedia
Distorsione della caviglia
16 Pneumologia
Vene e arterie sotto controllo con l'ecocolordoppler
Animali
44 Se il cane ha l'epilessia
STRUTTURE
46 Istituto Clinico Quarenghi
48 Clinica Castelli
Asma: attenzione a sovrappeso, inquinamento e stress
PERSONAGGIO
18 Paolo Casiraghi
Apri la bocca, ti faccio ridere
REALTÀ SALUTE
Ico sas
Ipasvi
Studio odontoiatrico Capoferri
Centro Studi Synapsy
DAL TERRITORIO
News
Onlus
Riconoscere la lingua dei segni,
il primo passo per una vera
integrazione dei sordi
Il lato umano della medicina
Così ho creato un angolo
di paradiso nell'inferno
Malattie rare
Associazione A.R.M.R.
Testimonianza
Con l'amore
ho sconfitto la leucemia
55
57
59
60
IN SALUTE
20 Stili di vita
Va di moda lo "slow"
22 Alimentazione
Per dimagrire,
attenzione ai cibi molli
62
63
IN ARMONIA
24 Psicologia
65
Paura del dentista?
26 Coppia
Omosessualità: sfatiamo
i pregiudizi e le false credenze
69
70
PARTECIPANTI ALLA FONDAZIONE
ALIMENTARE
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6 Dermatite atopica:
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43 Guida esami
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Editoriale
5 Estate 2014,
IN FAMIGLIA
28 Dolce attesa
Farmaci in gravidanza,
istruzioni per l'uso
30 Bambini
Una casa a misura
dei più piccoli
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state e pelle, un rapporto d'amore e odio. Se da
una parte gli esperti non
si stancano di mettere in guardia sui pericoli di un'eccessiva
esposizione al sole (ma anche
dal rischio di contrarre micosi,
frequenti nella stagione calda),
dall'altra esistono alcune patologie e problemi della cute che
sotto i raggi solari possono migliorare. Come la psoriasi e la
dermatite atopica, di cui parlano i nostri esperti in questo speciale. Benefici sì, a patto però
che il sole venga preso, comunque, con le dovute precauzioni.
Poche e semplici regole che gli
italiani, secondo i sondaggi, conoscono bene anche se solo il
40% circa se ne ricorda una volta arrivato in spiaggia o a bordo
piscina. La prima? Evitare di
esporsi nelle ore centrali della
giornata. Importante poi è essere graduali in modo da abituare
la pelle, senza mai dimenticare
(nemmeno quando si è già abbronzati) un'adeguata protezione, in crema o spray, adatta al
proprio fototipo, cioè all'insieme di caratteristiche che comprendono il colore della pelle
e degli occhi. Chi, ad esempio,
ha la pelle chiara e gli occhi azzurri dovrebbe usare una protezione più alta rispetto a chi ha
pelle scura e occhi marroni. Il
rischio, altrimenti, è la comparsa
di eritemi e scottature. I raggi UV,
e in particolare gli UVB, penetrano infatti nell'epidermide, la
parte più superficiale della pelle, danneggiando le strutture dei
cheratonitici, cioè le cellule più
numerose presenti nella cute.
Queste cellule, "aggredite" dagli UV, liberano alcune sostanze
chimiche, dette citochine che
danno origine a un'infiammazione, provocando così arrossamento, prurito e bruciore, in
particolare su décolleté, spalle,
cosce e dorso dei piedi, le zone
più sensibili. Non si tratta solo di
un problema fastidioso: provoca
alla pelle un danno irreversibile
che la rende più delicata, oltre
che più esposta al rischio di melanomi. Senza contare che troppo sole fa invecchiare precocemente la cute.Tanti buoni motivi
per tenersi cara la propria pelle!
Soprattutto in questa stagione.
Elena Buonanno
Daniele Gerardi
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Adriano Merigo
Bergamo Salute
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SPECIALE
PELLE
Dermatite atopica: al mare è meglio
Sole e sale hanno effetti benefici nei confronti di questo problema sempre più diffuso
a cura di Elena Buonanno
vita è la dermatite atopica, cui
possono far seguito allergia alimentare con orticaria o disturbi
intestinali e allergie respiratorie.
Questa progressione prende
il nome di "marcia atopica". A
dispetto del suo nome, però, la
dermatite "atopica" non si associa sempre ad "atopia": circa il
50% dei soggetti con dermatite
atopica ha normali livelli di IgE
e non presenta evoluzione verso
le altre condizioni dell'atopia.
A che età compare
in genere?
"I
l piccolo Andrea da qualche settimana è irrequieto.
Si sveglia di notte in preda
al pianto. Al compimento del
quarto mese si pensava che il
motivo fosse la comparsa del
primo dentino. Ma, la pelle si è
fatta particolarmente secca e al
viso e nell'area del pannolino
anche molto arrossata. Il papà
di Andrea ha una lunga storia di
asma allergica e il pediatra che
visita il bambino diagnostica
una dermatite atopica". La storia
di Andrea è simile a quella di
tanti altri bambini. «Oggi, in provincia di Bergamo, si calcola che
tre su dieci ricevano una diagnosi di dermatite atopica entro i primi dodici mesi di vita» conferma
il dottor Luigi Naldi, specialista
in dermatologia e allergologia
clinica, al quale ci siamo rivolti per conoscere meglio il pro-
6
Bergamo Salute
blema. «Si tratta di un'epidemia
che ha registrato un aumento
progressivo negli ultimi 50 anni
e che non risparmia nemmeno
gli adulti».
Dottor Naldi, ma perché
si chiama "atopica"?
Il termine "atopia", introdotto
dagli allergologi Arthur Coca e
Robert Cooke attorno al 1920, significa letteralmente "strano". In
origine si riferiva a un'anormale
ed esagerata forma di sensibilità
a sostanze presenti nell'ambiente come polvere o pollini. Oggi
sappiamo che tale ipersensibilità dipende dalla formazione di una particolare classe di
immunoglobuline, le IgE. Esiste
una progressione abbastanza
caratteristica delle condizioni
cliniche dell'atopia. La prima
a comparire nel corso della
Più comune nel bambino piccolo, in cui prende anche il nome
di eczema costituzionale, la dermatite atopica può esordire a
ogni età. Le sue manifestazioni
possono scomparire per lunghi
periodi di tempo per poi riapparire inaspettatamente.
E quali sono i sintomi?
Innanzitutto il prurito, persistente, diffuso, invalidante, una particolare secchezza della pelle
che si presenta arida e rugosa,
infine la presenza di chiazze
arrossate che possono essere
inizialmente umide e poi farsi
più secche. Le lesioni arrossate
possono avere una distribuzione variabile a seconda dell'età.
Circa il 20% dei piccoli pazienti
con dermatite atopica può sviluppare anche un'allergia alimentare. I cibi più comunemente responsabili sono le proteine
del latte, dell'uovo, le arachidi, il
grano e la soia.
E TU SEI A RISCHIO?
Secondo i criteri dell'UK Working Party, la dermatite atopica
è la probabile diagnosi quando,
in presenza di una storia di prurito persistente nell'ultimo anno,
almeno tre delle seguenti condizioni siano soddisfatte:
1. storia passata di lesioni delle
pieghe cutanee (gomiti, ginocchia, caviglie, collo);
2. storia personale di asma o
rino-congiuntivite allergica (o
storia di malattia atopica in un
parente di primo grado se il soggetto è di età inferiore a 4 anni);
3. storia di secchezza della pelle
nell'ultimo anno;
4. esordio delle manifestazioni
cliniche prima dei 2 anni;
5. presenza attuale di lesioni
alle pieghe (o alle guance, fronte
e arti se il soggetto ha età inferiore a 4 anni).
sco delle risposte allergiche.
Ci sono poi fattori aggravanti:
impiego di alcuni indumenti
con fibra grossolana come la
lana, contatto prolungato con
l'acqua, specie se "dura", infezioni, uso di detergenti troppo
"energici".
E come si può curare?
Gli obbiettivi del trattamento
si possono riassumere in due
punti: prevenzione delle riacutizzazioni; riduzione della durata e dell'intensità di ogni singolo episodio acuto. È importante
educare i genitori dei piccoli
atopici a evitare i fattori scatenanti che abbiamo citato sopra,
in particolare idratando regolarmente la pelle con emollienti (nei centri più avanzati
si tengono corsi per genitori,
Ma quali sono le cause?
detti "Scuola dell'atopia"). Nel
La dermatite atopica può esse- trattamento degli episodi acuti
re considerata come un difetto di fondamentale importanza
della funzione di barriera della sono i farmaci, da usare con
pelle che comporta, da un lato, giudizio ma senza apprensioni
un'aumentata perdita di acqua ingiustificate: steroidi per uso
attraverso la stessa, dall'altro, locale o, in alternativa, inibitori
una risposta infiammatoria al- della calcineurina, come tacroterata. In circa il 50% dei pazien- limus e pimecrolimus. La fototeti con dermatite atopica è pre- rapia, cioè l'impiego di cabine
sente una mutazione del gene con emissione di luce ultrache sintetizza la filaggrina, una violetta, può essere di grande
proteina strutturale della pelle. aiuto, nei bambini grandicelli
Inoltre, la superficie cutanea è
particolarmente suscettibile a
infezioni come quelle da virus
erpetici e facilmente colonizzabile dallo stafilococco aureo,
germe che può contribuire al
mantenimento dell'infiammazione. Infine, è stato dimostrato
che i bambini atopici presentano un ridotto sviluppo della
microflora batterica intestinale.
Questa gioca un importante
ruolo di regolazione nell'inne-
Dott. Luigi Naldi
Specialista in
Dermatologia e
Allergologia Clinica
Presso l'Azienda
Ospedaliera Papa
Giovanni XXIII,
Direttore Centro
Studi GISED, Bg
e nell'adulto, in presenza di lesioni estese. Nei casi più gravi
si possono impiegare, secondo
precisi piani di trattamento, gli
immunosoppressori sistemici.
Alcuni trattamenti complementari possono contribuire al
miglioramento dei sintomi. In
particolare l'utilizzo di probiotici per ripristinare un'adeguata
microflora batterica intestinale
e le cosiddette camere del sale,
ambienti confinati in cui viene
fatto circolare sale micronizzato, che possono ridurre la colonizzazione della pelle da parte
dello stafilococco aureo. Effetti
benefici hanno, infine, l'esposizione al sole e il mare.
Diete specifiche
possono aiutare?
Andrebbero considerate quando un bambino con una grave
dermatite atopica non risponde
adeguatamente al trattamento
o quando vi sia una storia di
orticaria acuta o dolori
addominali che esordiscono entro pochi
minuti dall'ingestione
di un alimento
specifico. Ma
attenzione a
regimi troppo restrittivi
in un bimbo che ha
bisogno di
crescere!
SPECIALE
PELLE
Asciugarsi bene per prevenire
i funghi delle pelle
Dott.ssa Gabriella D'Anna
Specialista
in Dermatologia
presso la Casa
di Cura Habilita
Zingonia
a cura di Elena Buonanno
U
na piccola macchia rossa,
un po' di prurito e la pelle che appare squamosa.
Unghie che cambiano colore
e consistenza. Caduta di capelli da piccole porzioni di cuoio
capelluto. Tutti questi fenomeni
possono essere segno di una micosi, cioè di un'infezione causata da funghi microscopici invisibili all'occhio umano, chiamati
miceti, molto frequente quando
fa caldo e la sudorazione aumenta. Per crescere e proliferare infatti questi microrganismi
hanno bisogno di un ambiente
caldo-umido, come quello che
si crea in questa stagione in par-
8
Bergamo Salute
ticolare tra le dita dei piedi, nelle
pieghe della zona dell'inguine,
tra le dita e, nelle donne, nella
piega sotto il seno. Ma perché
vengono? E come si curano? Lo
abbiamo chiesto alla dottoressa
Gabriella D'Anna, dermatologa.
Dottoressa D'Anna,
ci spiega meglio
cosa è una micosi?
Le micosi sono un gruppo di malattie molto vasto ed eterogeneo.
Possono colpire la cute glabra
(senza peli), gli annessi cutanei
(peli, capelli e unghie), le mucose (bocca, organi genitali) e
anche, non frequentemente per
fortuna, gli organi interni (visceri). La gran parte delle micosi cutanee
è dovuta a funghi detti
dermatofiti, specializzati nell'attaccare le
cheratine, proteine dure
che si trovano nello
strato corneo della pelle, cioè quello più superficiale, ma anche nei
capelli e nelle unghie.
Queste forme di micosi
(dette anche dermatofizie) sono molto diffuse
e rappresentano una
delle patologie più frequenti per le quali ci si
rivolge al dermatologo.
Tra le forme più comuni ci sono quelle causate dalla Tinea Pedis e
Manuum, che si sviluppa tra le dita dei piedi
ATTENZIONE AI LIEVITI
Tra le infezioni da lieviti, la più
diffusa è quella causata dalla
Candida albicans, che colpisce in
particolare le mucose ed è favorita da un eccesso di umidità. Tipica è la candidosi vaginale, ma
anche la cosiddetta dermatite
da pannolino. Può colpire anche
le mani, ad esempio di casalinghe o addetti alle pulizie. Oltre
alla Candida, un'altra infezione
da lieviti frequente è la Pitiriasi
Versicolor o, volgarmente, fungo
di mare, così chiamata perché in
genere si manifesta, quando la
pelle si abbronza, con macchie
bianche soprattutto su schiena,
torace e spalle. A differenza delle
altre micosi, questa infezione non
è contagiosa poiché il fungo vive
normalmente nei follicoli piliferi.
In alcuni individui e in condizioni
particolari, invece di rimanere lì
va ad "aggredire" la pelle.
(tipica degli sportivi o di chi porta scarpe antinfortunistiche) e
delle mani, e dalla Tinea Cruris
nelle pieghe della zona inguinale. Un altro tipo di infezioni è provocato da funghi appartenenti al
gruppo dei lieviti (vedi box).
Come si manifestano
e riconoscono?
Le dermatofizie si manifestano
come chiazze rosee più o meno
accese di varie dimensioni, associate o meno a prurito, con
bordi definiti da un orletto con
vescicole periferiche (che però
talvolta può essere frammentato o mancare del tutto). L'a-
spetto è grossolanamente tondeggiante nella forma e piano,
desquamante in superficie. In
altri casi le micosi possono mostrarsi con un'area biancastra
macerata a volte maleodorante, come succede ad esempio
negli spazi tra le dita dei piedi.
Nel caso in cui la dermatofizie
colpisca i peli, ovvero capelli o
barba, compaiono zone prive di
peli simili a alopecia con chiazze rosse. Tra gli agenti infettanti,
in questo caso, ci sono la Tinea
Microsporica, la più comune nei
bimbi (può dar luogo a epidemie scolari), le Tinee Favosa,
Barbae e Kerion, meno frequenti,
che colpiscono soprattutto maschi adulti nelle zone agricole e
sono trasmesse dagli animali.
Ma quindi i funghi
si prendono dagli animali?
I funghi si trasmettono sia per
contatto tra uomo e uomo sia
con animali infetti (gatto, cane,
cavallo, bovini, conigli etc.). Vivono ovunque, ma i climi caldoumidi favoriscono il contagio.
Il loro attecchimento e il conseguente sviluppo della malattia sono favoriti da condizioni
individuali come la variazione
quali-quantitativa del sebo fisiologicamente secreto, l'idratazione cutanea, l'aumento della
temperatura corporea con aumento della sudorazione oppu-
re stati patologici come il diabete. Contrariamente a quanto
molti pensano, invece, l'igiene
non conta molto se manca la
fonte di contagio!
pelle ben idratata e asciutta soprattutto nelle pieghe cutanee,
evitare nell'igiene quotidiana
detergenti aggressivi che rendono la pelle secca e più attaccabile dai funghi e far controllare
A proposito di contagio,
gli animali domestici dal veteriè possibile prevenirlo?
nario. Se in famiglia c'è qualcuQuesti agenti infettanti sono no con una micosi è importante
molto piccoli, non si vedono a evitare il contatto usando mezzi
occhio nudo e quindi evitare il di protezione e usando asciugacontagio non è semplice. In ogni mani diversi. Importante, infine,
caso esistono delle "regole" che è non tentare cure casalinghe
permettono di limitare il rischio. consigliate da amici, parenti o
Tra queste mantenere sempre la altri, ma rivolgersi subito a medici specialisti in dermatologia.
SE ATTACCANO LE UNGHIE
Anche le unghie possono essere
interessate da infezioni micotiche. Iniziano con una piccola
macchia bianco-giallastra (o
di colore più scuro) che poi si
estende fino a interessare tutta
l'unghia, che finisce per sollevarsi dal letto ungueale sbriciolandosi. Altri sintomi sono
ispessimento dell'unghia, dolore
alla punta dei piedi o delle mani
in corrispondenza dell'unghia
malata ed emanazione di cattivo
odore. Spesso vengono erroneamente definite onicomicosi,
patologie della lamina dell'unghia, che in realtà sono indice
di altre patologie cutanee (psoriasi, lichen planus, alopecia
aerata etc.) o post traumatiche
(onicoschizzia) o addirittura di
organi interni o sindromi ereditarie, per fortuna molto rare.
Quali sono le cure?
La terapia delle micosi è molto variabile a seconda del tipo,
estensione, sede e soggetto da
trattare. In generale, comunque, si basa su applicazione di
creme o lozioni per uso locale
(terapia topica), nei casi più
semplici, aggiungendo farmaci
per bocca (terapia generale) in
quelli più complessi o degli annessi piliferi e unghie. I farmaci
a disposizione cosiddetti antifungini sono molteplici sia per
uso topico sia generale. Il limite
è che la cura per le micosi, al
contrario delle infezioni batteriche, è molto lunga. Varia dai 3
ai 6 mesi. Questo comporta che
talvolta i pazienti si stanchino e
interrompano le medicine prima della guarigione.
Bergamo Salute
9
SPECIALE
PELLE
Il sole?
Farmaco "naturale"
contro la psoriasi
Non esiste ancora una cura definitiva,
ma la "fototerapia " (con buon senso)
può aiutare a controllare la malattia
a cura di Elena Buonanno
C
olpisce più di 2 milioni
di italiani con un impatto sulla vita quotidiana
che in alcuni casi può diventare davvero pesante. C'è chi
smette di fare sport, chi limita al
minimo le relazioni sociali e interpersonali. Tutto per colpa di
quelle fastidiose "chiazze " che
compaiono soprattutto su gomiti, ginocchia, cuoio capelluto,
regione lombo-sacrale, mani e
piedi. Parliamo della psoriasi,
malattia cronica della pelle
dall'evoluzione imprevedibile,
che la stessa Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS)
ha assimilato, per l'impatto che
può avere sulla salute e sulla
qualità di vita del paziente, ad
altre malattie croniche ben più
note, come il diabete o l'ipertensione. La buona notizia è che,
generalmente, nel corso dell'e-
10
Bergamo Salute
state, la malattia tende a migliorare sensibilmente. Ne parliamo
con il dottor Carlo Enrico Urbani, dermatologo.
Dottor Urbani, innanzitutto
che tipo di malattia è?
La psoriasi è una malattia autoimmune, cronico-infiammatoria, della pelle, non contagiosa.
Si caratterizza per la presenza
di chiazze di pelle ispessita rossastre e rotondeggianti, chiaramente infiammate, sulle quali si
formano delle squame di colore argenteo, dovute a un ricambio delle cellule della pelle 5-10
volte superiore rispetto al turn
over normale. In alcuni casi la
pelle si desquama al punto da
arrivare a sanguinare. Sono evidenti, quindi, le ripercussioni
negative che la malattia può
avere sulla qualità della vita, in
particolare per l'impatto visivo
ed estetico. Conoscere e individuare queste condizioni è fondamentale per valutare meglio
il "peso" della malattia psoriasica e adottare strategie di gestione multidisciplinari.
PRIMA REGOLA: IDRATARE
L'uso di prodotti idratanti e ammorbidenti è molto importante
per chi soffre di psoriasi: aiuta
la pelle nella sua funzione di naturale barriera protettiva. Inoltre secondo diversi studi può
allungare i periodi di remissione della malattia e intensificare
gli effetti positivi delle terapie
che il paziente sta seguendo.
La psoriasi, infatti, pur essendo
una malattia cronica, può avere un andamento "altalenante",
tra periodi d'intensificazione e
altri di totale scomparsa delle
chiazze.
NON SOLO PELLE
Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS), in circa il 10 per cento
dei pazienti la psoriasi colpisce anche le articolazioni: in
tal caso si parla di artrite psoriasica, un reumatismo infiammatorio cronico caratterizzato
da dolore delle articolazioni, accompagnato da gonfiore e senso di calore. Oltre all'artrite altre
condizioni concomitanti, che si
manifestano in genere a distanza di anni dall'esordio della malattia cutanea e non riguardano
tutti i malati, sono alcune malattie metaboliche (come diabete e
aumento di peso) e cardiovascolari (aumento di colesterolo e
trigliceridi, aumento del rischio
di diabete e di infarto).
nitario che causa un'eccessiva
produzione di cellule della pelle (cheratinociti) in risposta a
fenomeni infiammatori. I fattori
che attivano questo processo
sono in gran parte sconosciuti,
ma certe sono una predisposizione genetica e l'influenza
di alcuni fattori di rischio ambientali che possono incidere sul decorso della malattia.
Fra questi: fumo, abitudini alimentari (diete ipercaloriche),
sovrappeso, stress psico-fisici,
alcune infezioni e alcuni farmaci (litio, beta-bloccanti, ACE
inibitori).
Dott. Carlo Enrico Urbani
Specialista
in Dermatologia
presso Centro
Medico Carvico e
Direttore sanitario
Centro Medico
Althea a Milano
nei processi immunologici che
scatenano la psoriasi.
Perché in estate migliora?
Il merito principale va al sole,
una sorta di farmaco naturale,
in associazione alle cure tradizionali, purché preso nella
giusta misura. Il sole agisce in
diversi modi nei confronti della
Si può curare?
psoriasi: fa aumentare la sintesi
E in cosa consiste
di vitamina D, che come abbiala terapia?
mo detto ha effetto antipsoNelle forme lievi esistono trat- riasico, diminuisce la velocità
Ma quali sono le cause?
tamenti che permettono di di crescita delle cellule che è
L'origine di questa patologia, controllare efficacemente la esagerata nella psoriasi e speche divampa all'improvviso a malattia. Tra questi, trattamen- gne l'infiammazione. Del resto
qualsiasi età (anche se il pic- ti farmacologici topici e fisici una delle cure per la psoriasi, la
co di insorgenza è tra i 20 e i (come la fototerapia con par- fototerapia si basa sulla parte
40 anni), è ancora sconosciuta, ticolari lampade UVB a banda "buona" dei raggi ultravioletti.
anche se si ritiene sia dovuta stretta o PUVA), pomate emol- Il sole però va preso con prea un errore del sistema immu- lienti e creme a base di corti- cauzione per evitare scottature
costeroidi, acido salicilico, deri- ed eritemi, senza dimenticare
vati della vitamina A, analoghi che una piccola quota di casi
della vitamina D (che ha azio- di psoriasi (circa il 5%) peggione antipsoriasica). Nelle forme ra con un'eccessiva esposiziomoderate e gravi serve invece ne solare. Per "bagni di sole"
un intervento terapeutico an- non si intende dire che bisoche sul sistema immunitario, gna cuocere la pelle restando
con l'impiego per via sistemica ore e ore sotto i raggi: bastano
di retinoidi, molecole in grado da 20 a 30 minuti al giorno per
di controllare l'eccessiva pro- ottenere un benefico effetto,
liferazione e desquamazione usando sempre una protezione
epiteliale (dello strato superio- solare con schermo medio-alto,
re della pelle), e di farmaci im- in base al proprio fototipo. Se si
munosoppressori. Da qualche prende il sole al mare, poi, si ha
anno abbiamo a disposizione una doppia efficacia terapeutianche, efficaci e con minori ca, infatti la salinità dell'acqua
effetti collaterali, i "farmaci bio- ha un elevato potere "decaplogici", che hanno il vantaggio pante" (cioè favorisce il distacdi interferire in modo selettivo co delle lamelle della psoriasi).
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SPECIALITÀ A-Z
GASTROENTEROLOGIA
Così eviti la congestione
Bagnarsi con gradualità, evitare sforzi fisici dopo pranzo, stare leggeri a tavola
e aspettare la fine della digestione: i consigli per evitare rischi
a cura di Nicola Gaffuri
M
al di stomaco e crampi addominali, sensazione di debolezza
ai muscoli, nausea, giramenti di
testa e malessere generale. Sono
questi i sintomi più comuni della congestione gastro-intestinale,
un disturbo che può insorgere
se si fa il bagno mentre stomaco
e intestino sono impegnati nella digestione e che nei casi più
gravi può causare la perdita di
forze e lo svenimento, esponendo quindi al rischio di annegare.
Occhio agli shock termici
Con il termine "congestione" si
intende un blocco improvviso
della fase digestiva. In genere
questa disfunzione è causata dallo shock termico provocato dal
brusco impatto dell'organismo
con temperature più basse di
quelle ambientali nelle ore dopo
il pranzo, dall'ingestione di bevande ghiacciate o da sforzi fisici
eccessivi durante la digestione.
L'esempio più comune è il classico bagno in mare (dopo ore e
ore al sole) con acqua a temperatura decisamente più bassa di
quella esterna (non deve essere
necessariamente gelata, basta
che sia sotto i 20 gradi).
Dott. Nicola Gaffuri
Responsabile
Unità di
Gastroenterologia
ed Endoscopia
Digestiva
Humanitas
Gavazzeni
Bergamo
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Bergamo Salute
Se muscoli e stomaco
"chiedono" sangue
contemporaneamente
Durante la fase digestiva si ha
un apporto notevole di sangue
e quindi di ossigeno allo stomaco e all'intestino: il motivo
per cui si instaura la cosiddetta
"congestione" è proprio la dimi-
nuzione improvvisa di apporto
di sangue all'apparato digerente. Lo shock termico provocato
dall'immersione in acqua fredda, infatti, provoca una repentina ridistribuzione del sangue
poiché il corpo, per contrastare
la dispersione del calore, reagisce mediante un maggior apporto di sangue al cervello
e alle sedi periferiche.
I vasi sanguigni della pelle si restringono, i muscoli
si raffreddano e,
come reazione di
difesa, cominciano a richiamare
più sangue. Anche
l'apparato digestivo, però, necessita
di più sangue per
portare avanti la digestione ed evitare
un raffreddamento
che la comprometterebbe. Il problema è
che per il nostro organismo "spostare" due
masse di sangue così
importanti nello stesso
momento diventa troppo impegnativo e così si
crea uno squilibrio nella
distribuzione del sangue,
con la conseguenza che
non ne arriva a sufficienza né ai muscoli né allo
stomaco: i muscoli si
indeboliscono (motivo
per il quale si può anche annegare), men-
tre la digestione tende a rallentare fino a bloccarsi. I sintomi
che si possono instaurare sono
dolori di stomaco, nausea, vomito, vertigini, pallore, sudorazione
fredda, debolezza e infine svenimento, condizione che può
esporre al rischio di annegare.
Nei casi più gravi, in particolare
in soggetti anziani con patologie concomitanti, si può arrivare
fino al collasso cardiocircolatorio (molto raro).
Le regole per bagni
tranquilli: bisogna
sempre aspettare
le "classiche" tre ore?
Per prevenire rischi è bene seguire alcune semplici regole
dettate dal buon senso. Innanzitutto, ovviamente, non fare il
bagno nella fase digestiva in
acque fredde (se la temperatura dell'acqua è elevata il problema non si pone). Ma quante
ore bisogna aspettare prima di
poter fare il bagno? Non esiste
una regola fissa. Dipende da
diversi fattori. Se si è mangiato
leggero, ad esempio un tramezzino o una fonte di zuccheri o
carboidrati, basta un'ora-un'ora
e mezza; se però si è consumato
un pasto abbondante e ricco di
grassi e alcolici bisogna aspettare le "classiche" 3 ore. Lo stesso
vale se si è in età avanzata con
patologie gastrointestinali o
cardiovascolari. È importante
evitare di bere bevande fredde
o ghiacciate e non fare sforzi
fisici eccessivi a stomaco pieno, come lunghe nuotate. Tra
le precauzioni per prevenire
brutte sorprese c'è l'entrare in
acqua gradualmente. L'ideale
è bagnarsi inizialmente solo
fino all'altezza dell'ombelico
e aspettare qualche minuto,
cominciando a inumidirsi anche la pancia. Anche chi resta
in città può andare incontro a
congestione o blocchi della digestione, provocati ad esempio
da bevande troppo fredde o dal
passaggio, dopo aver mangiato
abbondantemente, da un luogo
In caso di blocco
della digestione
si può prendere
del bicarbonato
che aiuta a favorire
lo svuotamento
gastrico. Anche
una tazza
di camomilla calda
può essere utile
caldo a uno freddo (ad esempio un centro commerciale climatizzato o un locale con aria
condizionata forte). In quest'ultimo caso è opportuno coprirsi
bene, soprattutto la pancia.
Nel dubbio, meglio
chiamare i soccorsi
In caso si avvertano sintomi sospetti che possano far pensare
a una congestione o si veda
qualcuno che non sta bene, bisogna uscire o far uscire immediatamente la persona dall'acqua, sdraiarsi o sdraiarla con
le gambe sollevate per alcuni
minuti, una posizione che riattiva la circolazione sanguigna e
favorisce un più veloce afflusso
di sangue al cervello, cercando di far riscaldare il corpo. In
ogni caso, però, visto che non è
così semplice capire se si tratti
davvero di congestione, la cosa
più importante è chiamare subito i soccorsi.
Bergamo Salute
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SPECIALITÀ A-Z
ORTOPEDIA
Distorsione della caviglia
Cosa fare e come prevenire uno dei traumi più comuni, non solo tra gli sportivi
a cura di Michele Albano
L
a distorsione di caviglia
rappresenta uno dei traumi più frequenti nelle attività quotidiane e sportive. Non
risparmia nessuno, nemmeno i
più allenati. Prova ne è l'infortunio subito dal portiere della nazionale Gigi Buffon il giorno prima della partita d'esordio della
nazionale italiana ai recenti
mondiali di calcio in Brasile.
Curarla nel modo appropriato, a
seconda dello stadio di gravità,
ma soprattutto fare una corretta
rieducazione è molto importante. Il rischio, altrimenti, è che la
caviglia rimanga instabile e più
esposta a "ricadute".
I tre gradi di gravità
La caviglia è formata dall'unione
tra la tibia e il perone (due ossa
lunghe che appartengono allo
scheletro della gamba) e dall'a-
stragalo, osso del piede, che insieme formano l'articolazione
tibio-tarsica. La distorsione è un
evento traumatico che determina la modifica momentanea
tra i rapporti di questa articolazione. A seconda della gravità e dell'interessamento delle
strutture legamentose, possiamo
parlare di 3 gradi di distorsione:
•I grado: si verifica una distrazione (stiramento) dell'apparato
capsulo-legamentoso. Il dolore
e la limitazione del movimento
sono modesti senza instabilità
articolare.
•II grado: è caratterizzata da una
lesione parziale dei legamenti,
più frequentemente il legamento peroneo-astragalico anteriore. In queste situazioni il dolore
è maggiore, spesso compare un
ematoma e l'instabilità dell'articolazione è lieve.
•III grado: si verifica lesione
completa di uno o più legamenti dell'articolazione. Il dolore e
la limitazione del movimento
sono importanti e sono associati a tumefazione, gonfiore e
alla formazione di un ematoma. Questo tipo di distorsione
causa un'instabilità importante
dell'articolazione che predispone a un alto rischio di recidive.
La diagnosi dell'entità dell'infortunio e del danno alle strutture
legamentose, ossee e tendinee
e grado di gravità, si basa sull'esame clinico e successivi esami
strumentali (radiografia e risonanza). I segni più importanti
in una prima valutazione sono
rappresentati, oltre che dal gonfiore, dall'intensità e dalla sede
del dolore, dal grado di limitazione del movimento, dall'eventuale presenza di ematomi o alterazioni del profilo osseo che,
viceversa, deve orientare verso
una frattura, evento traumatico
sicuramente più importante.
Ghiaccio e riposo
per il pronto intervento
In caso di distorsione bisogna
innanzitutto seguire il protocollo "RICE", acronimo inglese di:
Riposo, Ghiaccio, Compressione
ed Elevazione dell'arto interessato. È fondamentale risolvere
il dolore, limitare il processo
infiammatorio con l'applicazione immediata e ripetuta di
ghiaccio, evitare di caricare il
peso sulla caviglia interessata
14
Bergamo Salute
infiammatoria, si passerà al recupero dell'articolarità della
caviglia che è sempre limitata
in misura direttamente proporzionale al grado di distorsione.
Questo lavoro viene eseguito
dal fisioterapista che mobilizza
Dal controllo del dolore
prima passivamente l'articolaalla rieducazione:
zione della caviglia e del piegli step della terapia
de, poi successivamente con
Una volta stabilita l'entità della l'intervento attivo del paziente.
lesione, la terapia prevede di- Raggiunta la corretta escurversi step. Innanzitutto bisogna sione articolare, si rinforzano
gestire il dolore e l'infiamma- i muscoli che hanno subito
zione. Verrà quindi prescritto una perdita del tono legata al
il riposo più o meno assoluto, trauma e all'immobilizzazione.
una terapia farmacologica Infine si passa all'allenamento
con FANS (Farmaci Antinfiam- dell'equilibrio e della propriomatori Non Steroidei) e la cezione (insieme delle funziocrioterapia cioè applicazioni ni deputate al controllo della
di ghiaccio. Superata la fase posizione e del movimento del
corpo, sulla base delle inforDott. Michele Albano
mazioni rilevate da recettori
Medico Fisiatra,
periferici denominati proprioResponsabile
cettori) attraverso esercizi con
Unità di
Riabilitazione
difficoltà crescente, svolti su
Ortopedica
superfici instabili (tavolette o
e Sportiva
Humanitas
pedane proriocettive). Il tutto
Gavazzeni Bergamo
per ripristinare il normale con-
dal trauma, immobilizzarla per
evitare un danno maggiore alle
strutture interessate e tenerla in
posizione elevata per favorire
il deflusso del versamento prodotto a seguito del trauma.
COSÌ LIMITI I RISCHI
La prevenzione, ad esempio
per chi voglia iniziare un'attività sportiva "a rischio", parte da una raccolta dettagliata
dell'anamnesi ortopedica, per
evidenziare precedenti traumi
articolari che possono determinare un'aumentata incidenza di
infortuni. Fondamentale è poi
valutare il grado di movimento
delle articolazioni degli arti inferiori e la mobilità della colonna
vertebrale, il tono muscolare e
il rapporto tra i muscoli agonisti e gli antagonisti e, infine, la
coordinazione nell'esecuzione
dei gesti dai più semplici fino
a quelli richiesti nella pratica
sportiva. Successivamente si
può passare a un programma
individuale di allenamento per
correggere eventuali alterazioni
posturali, discrepanze muscolari e limitazioni del range di
movimento attraverso esercizi
di mobilizzazione, rinforzo muscolare e stretching ed esercizi
propriocettivi svolti su superfici
instabili.
trollo del cervello sulle strutture articolari periferiche.
Gesso? No, meglio un tutore
Il gesso veniva utilizzato molto
fino a qualche anno fa. Oggi si
preferisce ricorrervi solo quando, dopo una distorsione di
caviglia, si verifica un interessamento osseo delle ossa della
gamba o del piede (infrazioni
o fratture). Se invece, attraverso
la radiografia, si può escludere
il danno osseo, si preferisce immobilizzare la caviglia con tutori bivalva, meglio tollerati dal
paziente e che garantiscono un
maggior grado di libertà pur garantendo l'effetto di immobilizzazione articolare che è sempre
fondamentale nella fase acuta.
Bergamo Salute
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SPECIALITÀ A-Z
PNEUMOLOGIA
Asma: attenzione a sovrappeso,
inquinamento e stress
a cura di Francesco Tarantini
L'
asma è un problema
consistente per i sistemi
sanitari di tutti i Paesi,
sia dal punto di vista sociale sia
economico. Sono 300 milioni le
persone che ne soffrono in tutto
il mondo, di cui oltre 30 milioni
in Europa con un preoccupante e rapido incremento negli
ultimi anni. Esistono diverse interpretazioni sulle cause di questo fenomeno. Secondo l'OMS,
l'aumento dei casi di asma è
pari al 50% ogni decennio e
sembra essere correlato ai fenomeni di urbanizzazione. La crescente tendenza a vivere gran
parte del tempo in ambienti
chiusi con poca circolazione
di aria, più esposti alla polvere
e agli acari, inseriti in situazioni
urbane dall'elevato tasso di inquinamento rappresenterebbe
quindi un aumentato rischio
di ammalarsi di asma. Un'altra
ipotesi è che il livello elevato di
igiene in cui i bambini crescono porti il sistema immunitario
a rispondere in maniera esagerata all'esposizione a sostanze
usualmente innocue (gli allergeni), non essendo impegnato
a contrastare l'alta carica di
batteri ambientali. Sull'increDott. Francesco Tarantini
Specialista
in Pneumologia
A.O. Papa
Giovanni XXIII
Bergamo
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Bergamo Salute
mento dell'incidenza dell'asma
sembrano però pesare anche
altri elementi, come l'aumento
dell'obesità e il ridotto esercizio
fisico.
Una risposta "esagerata"
agli stimoli
L'asma è caratterizzata da un'infiammazione delle vie aeree
che genera un'iperresponsività bronchiale, vale a dire un
aumento della risposta della
muscolatura dei bronchi agli
stimoli. Questi stimoli, che possono essere di origine diversa,
portano i bronchi a contrarsi
in modo eccessivo e troppo frequente fino alla broncostruzione (chiusura delle vie aeree).
Questo fenomeno in particolare
può essere il risultato di quattro
meccanismi: contrazione del
muscolo liscio delle vie aeree,
edema (gonfiore) della parete
bronchiale, formazione di tappi
di muco che occludono i bronchi, rimodellamento della struttura della parete delle vie aeree.
Allergeni, smog e ansia
tra i fattori scatenanti
L'asma si verifica quando un
soggetto predisposto a sviluppare la malattia viene in contatto con fattori irritanti o con
le sostanze nei confronti delle
quali ha sviluppato una sensibilizzazione allergica. I fattori che
predispongono all'asma sono
la predisposizione genetica (familiarità), la presenza di sensi-
IL PESO DELL'ALIMENTAZIONE
Le allergie alimentari si manifestano con orticaria, eruzioni
cutanee, nausea, vomito, diarrea, e a volte con gravi reazioni
sistemiche. In alcuni casi però
possono anche manifestarsi con
sintomi d'asma. Gli alimenti più
comunemente implicati sono le
uova, il latte vaccino, le arachidi, la soia, il frumento, il pesce,
i crostacei, alcuni tipi di frutta,
ma anche alcuni conservanti
alimentari utilizzati comunemente. Se si sospetta che alcuni
alimenti possano essere fattori
scatenanti, è opportuno consultare uno specialista allergologo
e nel frattempo evitare l'assunzione dell'alimento in questione.
Alcuni tipi di alimentazione comuni nella società occidentale sono stati correlati con una
maggior frequenza di asma, ad
esempio l'aumentato utilizzo di
cibi processati e di acidi grassi polinsaturi presenti nella
margarina e negli oli vegetali
o il diminuito introito di agenti
antiossidanti e di acidi grassi
polinsaturi come quelli presenti
nel pesce.
bilizzazioni allergiche (atopia),
l'obesità. I fattori ambientali che
possono causare allergie o iperreattività bronchiale sono aller-
geni, inquinanti professionali,
fumo di tabacco, inquinamento
ambientale, infezioni delle vie
aeree (virali o batteriche). Molti di questi fattori ambientali
sono anche fattori scatenanti
delle crisi asmatiche e delle riacutizzazioni. Essere a rischio
per lo sviluppo della malattia
comunque non significa che
questa comparirà sicuramente
nel corso della vita. Anche lo
stress può avere un ruolo nella patologia asmatica: è noto
che possa essere causa di modificazioni
neuro-endocrine:
favorisce il rilascio di alcune
citochine, sostanze pro e antinfiammatorie, partecipa indirettamente alla vulnerabilità alle
infezioni e anche al decorso
di alcune malattie infettive, neoplastiche, autoimmuni e allergiche (come l'orticaria e l'asma
bronchiale allergica). L'asma, lo
stress e l'ansia correlata inoltre
possono spesso instaurare un
circolo vizioso, in cui l'ansia
può peggiorare l'asma e l'asma
può a sua volta peggiorare lo
stato ansioso.
I sintomi? Tosse, sibili
e difficoltà respiratoria
I sintomi caratteristici dell'asma
bronchiale allergica sono solitamente:
•accessi di tosse (generalmente
secca o con poco catarro);
•senso di oppressione toracica;
•difficoltà respiratoria con rumori caratteristici (fischi, sibili e
gemiti), soprattutto in fase espiratoria;
•difficoltà nella pratica di attività fisica e, nelle forme più gravi
difficoltà nel parlare e crisi scatenate dalle risate.
La diagnosi viene confermata
aria intrappolata
negli alveoli
muscoli
rilassati
muscoli
contratti
pareti infiammate
e ispessite
via aerea normale
via aerea di un
soggetto asmatico
via aerea durante
un attacco d’asma
diagnosticata precocemente,
in modo da evitare gli effetti
dannosi di un'infiammazione
cronica. Il cardine del trattamento medico è rappresentato
dai farmaci antinfiammatori
somministrati per via inalatoria.
Accanto a questi farmaci, sono
poi fondamentali i broncodilaAntinfiammatori
tatori, che hanno il compito di
e broncodilatatori
contrastare la broncostruzione.
per controllare la malattia
Molto spesso queste due classi
L'asma è una malattia cronica, di farmaci vengono somminiper la quale non esiste oggi al- strati in associazione, per ottecun trattamento completamen- nere un effetto sinergico conte risolutivo. È possibile, però, trastando l'edema della parete
controllarne il decorso, ridu- delle vie aeree, riducendo le secendo i sintomi con farmaci si- crezioni che occludono le vie
curi, anche nel caso in cui la te- aeree periferiche, e rilassando
rapia debba essere prolungata la muscolatura liscia che tende
per lunghi periodi. Per un piano a chiudere i bronchi. La corretdi controllo adeguato, però, è ta terapia è necessariamente
importante che la malattia sia individuale e quindi un piano
di controllo dell'asma va messo a punto da parte del medico
a seconda del tipo e della ricorrenza degli attacchi nei diversi
pazienti. Le novità più recenti
in campo terapeutico riguardaContrariamente
no i farmaci cosiddetti "bioloa quanto si pensa
l'asma non colpisce
gici" per le forme di asma più
solo bambini
gravi che non rispondono alle
o adolescenti:
consuete terapie (anticorpo
sono sempre più
monoclonale anti-IgE e altre
frequentemente
molecole ancora in fase di spediagnosticati casi
rimentazione clinica, non andi asma in età adulta
e anche nell'anziano
cora in commercio).
mediante l'esecuzione di prove di funzionalità respiratoria
(spirometria e test alla metacolina), test allergologici cutanei
(PRICK test) e test sierologici
(ricerca IgE specifiche) per il
riconoscimento dell'allergene
responsabile.
Bergamo Salute
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PERSONAGGIO
"Il
Apri la bocca, ti faccio ridere
Sono un ex dentista che sognava Suor Nausicaa
a cura di Lucio Buonanno
«M
io padre avrebbe voluto che
aprissi la bocca
ai pazienti per curare i loro denti.
Fratelli, zii, cugini sono tutti dentisti. Ho cominciato a farlo anche io, ma poi ho scelto un'altra
strada e mi hanno cacciato di
casa. La bocca la faccio sempre
aprire, ma per regalare una sana
risata al mio pubblico con Suor
Nausicaa e Manuel Garcia Chuparosa de la Pierna, i personaggi
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Bergamo Salute
che porto in TV e sul palcoscenico. La suora è una bergamasca
dal carattere di ferro, manesca,
che in un convento di suore in
pensione si occupa di tutto, dalla
mungitura delle capre alla coibentazione del tetto del campanile e ha una passione smodata
per le moto; come me che adoro
anche l'equitazione, il surf e le
arti marziali. Manuel è invece
un dongiovanni che fallisce ogni
approccio con il gentil sesso».
Paolo Casiraghi, 42 anni, occhi
azzurri, un metro e ottanta, 75
chilogrammi, ha da poco finito
le registrazioni per "Colorado",
il programma di Italia1 in cui ha
esordito con grande successo
nel 2007. Paolo è bergamasco. Il
suo vero cognome è Calderoli,
la nota famiglia di dentisti da generazioni e nipote del senatore
leghista.
«Dopo essermi laureato in odontoiatria ho cominciato a lavorare
nello studio di mio padre, ma non
ero soddisfatto» ci racconta. «Fin
da piccolo sognavo di fare l'attore, ma non volevo né potevo dargli un dispiacere: papà era come
Suor Nausicaa, un po' manesco.
È vero, io ero vivace e spesso mi
arrivava qualche ceffone. Ma la
decisione di cambiare mestiere è arrivata nel 2001. Avevo un
gruppetto di amici con i quali si
scommetteva su imprese demenziali. Ne abbiamo fatte tante, ma
quella più tragica, per me, è stata
una rapina al Museo d'arte sacra
della Basilica di Gandino. Dovevo
travestirmi e non farmi bloccare.
Ho parcheggiato l'auto in divieto
di sosta davanti ai vigili urbani,
travestito e truccato da vecchio
pittore, ho fatto aprire il museo
durante l'orario di chiusura e, accompagnato da una giovanissima guida, ho cominciato la mia
visita. A un certo punto ho tirato
fuori una pistola giocattolo, ho
legato il ragazzo a una sedia, ho
preso tre quadri di scarso valore,
ma i carabinieri mi hanno scoperto e portato in carcere, tre giorni
in stato di fermo. Doveva essere
uno scherzo e invece mio padre
si arrabbiò tantissimo e io mi rifugiai da mio zio Roberto che
viveva a Milano con l'allora moglie Sabina Negri, sceneggiatrice
e attrice».
c'era anche una mia
zia monaca. E inventai
suor Nausicaa. Ma gli
esami non finiscono
mai. Feci un provino a
Zelig ciccato alla grande. Andai a Colorado
ma senza grandi speranze: presentai sia la
suora sia il cascamorEd è così che comincia la sua to spagnolo e andò
avventura lontano da poltrone bene. A Colorado ho
da dentista, guanti in lattice e conosciuto anche mia
bisturi. «Feci un corso di recita- moglie Manuela: era la
zione a Lecco, un po' di compar- coreografa, bravissima,
sate in vari spettacoli teatrali. Poi con una dote naturale
conobbi Carlo Delle Piane, ami- che avevo visto solo in
co di mia zia, che mi presentò a Giancarlo Giannini: era
Pupi Avati ed ebbi una particina timida, molto riservata
in alcuni dei suoi film ("Il cuore a differenza di altre balaltrove", "La rivincita di Natale", lerine ed era fidanzata.
"La seconda notte di nozze", "La Mi ero innamorato di
cena per farli conoscere" ndr.). lei, ma non avevo il
Intanto facevo anche teatro. Con coraggio di dirglielo. Ci
"Sior Todero Brontolon" con Eros pensò un mio amico,
Pagni sono venuto anche al Do- anche lui nel cast. Le
nizetti. E televisione "La squadra disse: "C'è uno che stra5", "Un posto al Sole" edizione vede per te, ma non posso rivelarestiva, "Carabinieri", "Orgoglio 3" ti il nome". E quando lei insistette
e via dicendo. Ho imparato tantis- lo rivelò: "È suor Nausicaa". Ora
simo con questi grandi registi e abbiamo una bambina di due
attori anche se mi dicevano che anni e mezzo, Rossella».
forse per i ruoli drammatici non
ero portato. Avevo i tempi comici. Paolo ha una memoria straorE così mi iscrissi a un laboratorio dinaria. Ricorda tutto anche le
di improvvisazione. Quasi in in- multe che ogni sera gli dava Eros
cognito, mi vergognavo e quando Pagni perché saltava le battute,
mi dissero di preparare un provi- gli scherzi che con gli amici fano di tre minuti incentrato su un ceva quasi tutte le sere a Bergaprete bergamasco ero terrorizza- mo. Come quella volta che preseto. Quando andai in un negozio ro in giro gli spettatori all'uscita
di abbigliamento per il clero in del Teatro Donizetti. Lui a piedi
vetrina vidi un vestito da suora. nudi nella fontana, un suo amiE lì scattò l'idea. Rividi suor Elisa- co con un quaderno intento a
betta che avevo avuto insegnante scrivere e tanti a chiedere cosa
alle elementari che picchiava di stava succedendo. E l'amico sebrutto con le nocche delle mani, rio, con la erre moscia a spiegare:
rividi le suore Sacramentine dove "È una scommessa, se riesce ad
ho fatto tre anni di liceo e dove attraversare la fontana vince un
Ph. Photomovie/Marina Alessi
Paolo Casiraghi
soggiorno tutto pagato". E dopo
una breve pausa: "…a Pedrengo".
Con grandi risate… «Il ricordo
più brutto professionale è stato
il primo anno a Zelig» confessa
Paolo. «Avevo una tale pressione.
Quello più bello è stato l'episodio "La scelta" di "Don Matteo"
andato in onda quest'anno. Interpretavo un padre in attesa di
un figlio dalla moglie malata di
tumore e volevo convincerla ad
abortire. Un argomento delicato,
anche perché qualche mese prima ero stato colpito da una terribile tragedia familiare. Mi sono
tanto immedesimato nel ruolo
che alla fine io e don Matteo siamo scoppiati a piangere davvero.
Forse mi sto preparando a realizzare un altro mio sogno: fare l'attore drammatico».
Bergamo Salute
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IN SALUTE
STILI DI VITA
cizie, frequentare posti diversi.
Trasferire questo "nuovo" atteggiamento mentale di apertura
anche nella vita di tutti i giorni
è il primo passo per modificare
il nostro stile di vita. Lamentarsi
non serve a nulla. Bisogna spostare il pensiero dal problema
alla soluzione. In questo modo
attiviamo la parte creativa della mente che ci fa intravedere
nuove prospettive.
Va di moda lo "slow"
Nel cibo, nei viaggi, nella vita privata:
la parola d'ordine per vivere felici? Rallentare
a cura di Elena Buonanno
C'
è lo slow food, lo slow
tourism e persino lo
slow wedding. Oggi lo
"slow" (letteralmente "lento") è
di tendenza. Una moda che, in
contrasto con i ritmi frenetici
a cui siamo abituati, invita a riscoprire il piacere della lentezza, ad assaporare le esperienze,
anche quelle più semplici e
naturali concedendosi il tempo
di viverle appieno. Sono tante le
persone che in tutto il mondo
si sono convertite a questo stile di vita: attori e attrici famosi
(una delle più convinte è la star
americana Uma Thurman), imprenditori di successo che a un
certo punto della loro vita hanno rallentato e riscoperto una
nuova dimensione lontana da
corse frenetiche. Alcuni, come
Bruno Contigiani, stressato ex
manager di grandi aziende italiane ora scrittore e presiden-
20
Bergamo Salute
te dell'associazione "L'arte di
vivere con lentezza" (che dal
2007, a maggio, organizza la
Giornata Mondiale della lentezza), hanno mollato tutto per
cambiare completamente vita.
Certo, direte voi, non tutti hanno il coraggio e la possibilità di
farlo. Vero. Ognuno di noi, però,
nel suo piccolo può imparare a vivere più lentamente e a
riprendersi i propri spazi, normalmente divorati da impegni
e doveri, a tutto beneficio della salute psico-fisica e felicità.
«La vita frenetica ci costringe
a vivere con ritmi sempre più
pressanti. Ci si sente stanchi e
stressati oppure frustrati per non
riuscire a goderci pienamente
l'esistenza. Cambiare abitudini
è faticoso ma possibile. E le vacanze sono il momento ideale
per provarci» dice la dottoressa
Enrica Des Dorides, psicologa e
psicoterapeuta e autrice di "Ed
è subito calma" (Edizioni Tecniche nuove).
In che senso dottoressa
Des Dorides?
Quando siamo in vacanza
usciamo da uno schema obbligato di impegni per essere
liberi di decidere momento per
momento quello che si ha voglia di fare. La mente si libera
dalle consuetudini e dai condizionamenti
dell'ambiente
abituale per assaporare nuovi
stimoli. Così ci si apre a nuove
opportunità ed esperienze che
ci permettono di visitare territori inesplorati della nostra mente. Magari scopriamo di possedere talenti inaspettati quando
ci mettiamo alla prova in situazioni per noi del tutto nuove
come conoscere persone al di
fuori della solita cerchia di ami-
Il problema è che tornati
a casa, si viene riassorbiti
dalla solita frenesia.
Come fare allora
per riuscire a rallentare ?
Possiamo adottare una filosofia
di vita semplice a misura d'uomo e il più possibile a contatto
con la natura, un "mezzo" molto potente per rigenerarsi. Bisogna poi allenarsi a prendere
tempo da dedicare a se stessi
per stare in silenzio, passeggiare
o meditare. Non c'è bisogno di
correre sempre. La fretta a volte è proprio una disposizione
interiore che ci obbliga a fare
tutto quello che ci si è prefissi.
Chi l'ha detto che dobbiamo
rispettare il programma se siamo noi a decidere? Cominciamo ad adempiere agli impegni
improrogabili e gestire con più
flessibilità le altre attività. Qualcuno ha un senso del dovere
così radicato da non sentirsi
mai a suo agio quando si ferma
Dott.ssa Enrica Des Dorides
Psicologa
e Psicoterapeuta
a Trescore
Balneario
ALCUNI "COMANDAMENTI" PER RITROVARE LA GIUSTA VELOCITÀ
• Svegliatevi 5 minuti prima del solito per farvi la barba, truccarvi o far colazione senza fretta.
• Se siete in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitate di arrabbiarvi e usate questo tempo per programmare mentalmente la serata o scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
• Scrivete sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara.
• Quando è possibile, evitate di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer.
• Evitate di iscrivere voi o i vostri figli a una scuola o una palestra dall'altra
parte della città.
• Non riempite l'agenda della giornata di appuntamenti, anche se piacevoli,
impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
• Non correte per forza a fare la spesa, senz'altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
• Fate una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarvi in auto per
raggiungere la solita trattoria fuori porta.
• Evitate qualche viaggio nei weekend o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la
vostra città, qualunque essa sia.
• Se avete 15 giorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decompressione pre o post vacanza.
Tratto da www.vivereconlentezza.it
o si riposa. Si può imparare ad
accettare che anche il riposo
è necessario per rigenerarsi e
proseguire la giornata con più
energia. Si può cominciare con
10 minuti al giorno in cui rendersi irreperibili. Impariamo anche a dire no. Lo stress spesso
è dovuto alla nostra incapacità
di rifiutare, di dosare le forze, di
evitare di sobbarcarci compiti
troppo gravosi per noi. Fondamentale, poi, è riabituarsi all'attesa. Oggi vogliamo risolvere
tutto subito, non sappiamo più
aspettare. Così però si perde la
capacità di desiderare, di fantasticare. Se anche un giorno
non siamo riusciti a fare tutto,
accettiamolo senza continuare
a pensarci, nella maggior parte
dei casi la soluzione può aspettare domani. Concentriamoci
piuttosto sul nostro respiro.
Spesso non siamo consapevoli
di come lo stiamo utilizzando.
Quando siamo ansiosi o nervosi la respirazione diventa più
veloce, superficiale o bloccata.
Le tensioni si annidano su collo e spalle. Portiamo l'attenzione sul movimento del torace e
lasciamo espandere il respiro
in modo da riempire la cavità
dell'addome. In questo modo
calmeremo le nostre emozioni.
Un aiuto prezioso viene anche
da pratiche come la meditazione, l'ipnosi e tecniche di distensione profonda, che riducono la
frequenza delle onde elettriche
degli emisferi cerebrali favorendo le performance intellettuali.
Anche la capacità di memoria
migliora. L'autoipnosi in particolare permette di raggiungere
un profondo stato di benessere
e quiete interiore e una volta
imparata è sempre disponibile
nei momenti di bisogno.
Bergamo Salute
21
IN SALUTE
ALIMENTAZIONE
Per dimagrire,
state alla larga dai cibi molli!
a cura di Viola Compostella
S
iete a dieta? Attenzione
ai cibi morbidi. A suggerirlo è un recente studio
condotto all'università di Wageningen, nei Paesi Bassi, secondo
il quale chi consuma alimenti
"teneri" fa più fatica a perdere
peso, perchè tende ad assumere una quantità maggiore di
calorie rispetto a chi predilige
cibi "duri". «In effetti è vero che
alcuni cibi "morbidi" (lasagne,
purè, formaggi a pasta molle etc.)
possono rendere meno efficace
uno dei meccanismi di controllo
dell'appetito e favorire così una
maggior assunzione di calorie»
conferma la dottoressa Cristina
Robba, nefrologo con master in
nutrizione clinica. «Il motivo è
che non richiedono un lavoro
impegnativo per la masticazione e quindi vengono deglutiti
più rapidamente e in maggiore
quantità. Al contrario i cibi più
solidi comportano una masticazione prolungata, vengono
22
Bergamo Salute
consumati in piccoli bocconi e
rimangono più a lungo in bocca. Tutto questo permette di raggiungere il senso di sazietà più
facilmente e con una minore
quantità di cibo. Per ciò, quando
si mangiano cibi morbidi, è utile accompagnarli con alimenti
ricchi di fibra come verdure e
frutta che richiedono una masticazione più lunga».
Ma quindi, dottoressa
Robba, la masticazione
è fondamentale non solo
per digerire bene
ma anche per dimagrire?
che determinano il senso di
sazietà. Questi segnali si manifestano solo dopo alcuni minuti
dal momento in cui si comincia
a mangiare. Masticare velocemente non consente di percepire la sazietà inducendo a introdurre una maggior quantità di
cibo rispetto alle reali esigenze.
Per questo è opportuno ,sempre
ma soprattutto quando si segue
una dieta ipocalorica (dimagrante), prendersi il tempo per
masticare bene i cibi.
legato al senso della fame, e
meno leptina, ormone che al
contrario favorisce il senso di
sazietà. Inoltre un buon sonno
notturno aiuta a mantenere l'equilibrio psico-fisico e ci rende
meno "vulnerabili" ad attacchi
di fame da nervosismo o stress.
Senza contare che chi soffre di
insonnia si avvicina spesso alle
dispense o al frigorifero, assumendo così calorie extra difficili da bruciare dato che nelle
ore notturne il dispendio energetico diminuisce. È evidente
quindi che, per dimagrire, non
Dott.ssa Cristina Robba
Responsabile
Ambulatorio
Nutrizione Clinica
Policlinico San
Marco di Zingonia
e Corpore Sano
Smart Clinic
Stezzano
basta fare attenzione alle quantità, ma anche ai tempi e agli
orari in cui si mangia.
Ma quindi cosa e quando
si dovrebbe mangiare?
Quando si è a dieta è fondamentale distribuire i pasti nella giornata nel modo corretto e cioè
prevedendo tre pasti principali,
colazione (che dovrebbe fornire il 20% delle calorie), pranzo
e cena (il 60% in totale) e, possibilmente, due spuntini (anche
per gli adulti!) a metà mattina e
metà pomeriggio (il 20% in totale), in modo da rispettare i ritmi
biologici del nostro organismo.
Ogni pasto deve apportare tutti i
nutrienti (proteine, lipidi, carboidrati, vitamine e sali minerali) in
equilibrio tra di loro. In pratica la
colazione dovrebbe comprendere latte e caffè o yogurt, bi-
scotti o fette biscottate o cereali;
gli spuntini della mattina e del
pomeriggio, non troppo abbondanti per non compromettere
l'appetito del pranzo e della
cena, un frutto o uno yogurt o
anche un cioccolatino fondente; a cena un secondo piatto
(carne, pesce, uova, formaggio,
affettati), un contorno di verdure, pane e frutta.A pranzo, invece,
anche quando si sta seguendo
un regime ipocalorico, è sempre indicato almeno 3-4 volte a
settimana un pasto con un primo piatto (riso, pasta, farro etc.),
accompagnato da un contorno
di verdure. Sempre a proposito
di orari dei pasti, bisognerebbe
cercare di essere il più regolari
possibili. In questo modo diventa più facile entrare mentalmente nello "schema della dieta",
evitando sgarri pericolosi.
NON SOLO PALESTRA RIABILITATIVA MA ANCHE
RECUPERO FUNZIONALE SUL CAMPO
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Quali altri trucchi
si possono adottare
Esatto. Per dimagrire bene la per perdere peso?
strategia vincente è aumentare
il dispendio energetico (incrementando l'attività fisica) e ridurre l'apporto di calorie. E un
aiuto importante per diminuire
le calorie arriva proprio dalla
masticazione. Mentre mangiamo si mettono in moto una serie di risposte neuro-ormonali
Oltre a svolgere un'attività fisica regolare e costante, che aiuta a bruciare calorie e ad accelerare il metabolismo, un altro
trucco per rendere una dieta
più efficace è dormire a sufficienza. Se dormiamo troppo
poco, infatti, l'organismo tende
a produrre più grelina, ormone
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IN ARMONIA
PSICOLOGIA
Paura del dentista?
Provate con il training autogeno
a cura di Maria Castellano
A
vete presente quella
sensazione che si prova
prima di sedersi sulla
poltrona del dentista? Quel misto di paura e angoscia che arriva al solo pensare che qualcuno metterà le mani nella vostra
bocca, utilizzando frese o trapani? Si chiama odontofobia (o
dentofobia) e riguarda oggi ben
il 30% della popolazione, adulti
e bambini. In alcuni casi sfocia
nel terrore vero e proprio (ingiustificato) provocando insonnia,
tachicardia, tremore, sudore eccessivo, nausea, conati di vomito
e cali di pressione che possono
arrivare (in casi estremi) fino al
collasso. Ma quali sono le cause di questo disturbo? E come
si può superare? Lo abbiamo
chiesto alla dottoressa Manuela
Simonini, psicoterapeuta e igienista dentale.
Dottoressa Simonini,
perché tante persone
sono letteralmente
terrorizzate dal dentista?
Innanzitutto per la paura del dolore. C'è poi il timore di perdere
il controllo: l'esperienza orale
è centrale nella costruzione della nostra mente.
La bocca racchiude in
sé un importantissimo
significato
simbolico: tutti i sensi sono
concentrati nella percezione orale e tutte le emozioni sono
espresse attraverso la
24
Bergamo Salute
bocca che unisce e separa l'interno dall'esterno, l'ambiente
dall'individuo e serve a modularne il confine. Con la bocca si
addenta, si succhia, si mastica, si
morde, si bacia, si sfiora, si allude, si elude, si rifiuta. Dal sorriso
al riso, allo sbadiglio di fame o
di noia, alla rabbia, al morso, al
bacio, al disgusto, al pianto, alla
paura, al singhiozzo, la bocca è
il primo e più immediato "specchio dell'anima". La bocca ha
quindi una forte connotazione
di intimità, esprime la nostra
vulnerabilità e il dentista, intervenendo, invade la nostra sfera
privata. A tutto ciò va aggiunto
anche il ricordo di esperienze
passate traumatiche o il racconto di esperienze negative
descritte da parenti o amici.
Un altro aspetto, infine, è quello
relativo ai rumori e agli odori
tipici dello studio dentistico:
la visione degli strumenti e la
semplice vista dei camici sono
fattori predisponenti al senso di
pericolo imminente.
E come si manifesta?
La paura provocata dall'odontofobia, più frequente in chi soffre
di ansia, può manifestarsi in diversi modi: attraverso una risposta motoria, verbale, fisiologica
o con la completa mancanza di
risposta agli stimoli. In genere il
paziente odontofobico tende a
evitare i controlli periodici dal
dentista oppure mette in atto
una serie di "strategie" per cercare di avere il controllo della
situazione, del proprio corpo e
dell'ambiente esterno. I segnali più comuni sono l'arrivo in
anticipo all'appuntamento, il
tentativo di distrarsi guardando
la tv in sala d'attesa o leggendo
una rivista, l'attenzione quasi ossessiva alle proprie sensazioni
corporee (in questo caso negative) che in realtà lo portano
ad amplificare le percezioni corporee che contribuiscono a sentire
più dolore di quello
realmente percepito.
Diversi studi hanno
dimostrato infatti che
l'odontofobico, con
il suo atteggiamento
contribuisce a in-
crementare la percezione del
dolore. Concentrarsi su ogni più
piccola e quasi impercettibile
sensazione di dolore, non avrà
altro effetto che amplificarlo.
Come se si avverasse una sorta
di profezia. In questo modo l'esperienza sarà realmente negativa.
da 1 a 10 al dolore che si pensa si proverà per poi rivalutarlo
successivamente alla seduta. Da
parte sua l'operatore può avvalersi di alcune tecniche, molte
delle quali usate anche nella
cura delle fobie e dei disturbi
d'ansia, come il tell-show-do,
ovvero la comunicazione non
verbale, il controllo della voce, il
Ma come si può
colore delle divise e delle pareti
vincere tutto questo?
dello studio dentistico, la muIl primo passo è parlare con il sica, l'approccio empatico del
dentista. L'obbiettivo è ottenere personale medico, il rinforzo poil maggior numero possibile di sitivo, il rilassamento progressivo
informazioni sul tipo di inter- o il training autogeno. Nei casi
vento che deve essere effettuato. più seri si può anche ricorrere
Ciò che si conosce spaventa di a una terapia farmacologica: semeno rispetto a ciò che non si dazione per via inalatoria con
conosce. Un altro esercizio utile protossido d'azoto, o l'assunzioal paziente è quello di scrivere ne di sedativi o tranquillanti. Nel
prima di ogni seduta pensieri ed primo caso il paziente inspira atemozioni legate alla seduta che traverso una mascherina nasale
si deve affrontare, dando un voto una miscela di protossido d'azo-
to e ossigeno che ha un effetto
immediato sia analgesico, ansiolitico e antiemetico (previene i
conati di vomito). Grazie a un
connubio sempre più stretto fra
tecniche mediche e psicologia
oggi si può affrontare efficacemente questo problema, rendendo il trattamento odontoiatrico
meno traumatico anche per il
paziente odontofobico. Concludendo con un sorriso, l'ansia
oggi più difficile da guarire non
è quella che precede la seduta,
ma quella che subentra al momento di ricevere il conto finale.
Dott.ssa Manuela Simonini
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IN ARMONIA
COPPIA
Omosessualità: sfatiamo
i pregiudizi e le false credenze
a cura di Viola Compostella
Q
uando si parla di coppia
la mente in genere va subito a quella formata da
un uomo e una donna. In realtà, anche in Italia, sono sempre di più le coppie costituite
da persone dello stesso sesso.
E ora, dopo anni di battaglie,
anche sotto il profilo legislativo, pare che qualcosa si stia
muovendo per riconoscerne
ufficialmente i diritti. Piccole
aperture che però si scontrano
quotidianamente con luoghi
comuni intorno all'omosessualità. «Nonostante la ricerca
scientifica abbia ormai "sdoganato" da quasi un secolo il
comportamento omosessuale
levandogli l'etichetta di "perversione" o "deviazione patologica", ancora oggi ci troviamo a
confrontarci non solo con pregiudizi di varia natura (spesso
figli della semplice ignoranza
o della paura del diverso) ma
anche con personaggi ambigui
che propongono sotto una patina vagamente "pseudoscientifica" delle "terapie riabilitative"
finalizzate al ripristino di una
"sessualità naturale": si tratta
di sciacalli che cercano di ap-
SE IMMAGINE DI SÉ E SESSO
BIOLOGICO NON COINCIDONO
Spesso il percorso di riconoscimento di sé e di progressiva costruzione della propria immagine
è lungo e doloroso e varca i confini temporali dell'adolescenza,
soprattutto quando il conflitto
tra sesso biologico e rappresentazione di sé risulta stridente. In
questi casi genera una grande
sofferenza psichica, riconosciuta
anche dal "Manuale Diagnostico
e Statistico dei Disturbi Mentali"
come un vero e proprio disturbo
psichico.
profittarsi della fragilità e della
sofferenza di persone che spesso vivono con enormi sensi di
colpa e sofferenza il proprio
orientamento sessuale proprio
a causa dei pregiudizi e della
scarsa capacità della società
di integrare modelli diversi, nei
confronti dei quali anche l'Ordine Nazionale degli Psicologi
ha preso una posizione netta
di condanna» sottolinea il dottor Mattia Maggioni, psicologo
e psicoterapeuta. «Per capire
meglio di cosa stiamo parlando,
bisogna fare un passo indietro
al concetto di "identità di gene-
re", un concetto che negli ultimi
anni ha subito grandi cambiamenti. Lo sanno bene gli sviluppatori di Facebook, notissimo
social network con oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo,
che nella scheda anagrafica dei
profili utenti americani ha previsto la possibilità di scegliere
tra oltre 50 alternative alla voce
"genere" (androgino, bi-sex, intersex, transgender, etc.). Oltre
alla prova che gli esperti di marketing e pubblicità dell'azienda
di Zuckerberg siano decisamente abili, questa scelta in qualche
modo dimostra anche a livello
di "psicologia popolare" un
mutamento di visione comune
delle tematiche legate all'identità e in particolare a quella di
genere».
Ma cosa si intende
per identità di genere,
dottor Maggioni?
Quando si parla di "genere" si
intende il sesso biologico di nascita dell'individuo che può essere solo maschile o femminile
(i rarissimi casi di ermafroditismo non possono costituire un
campione rilevante). L'identità
Dott. Mattia Maggioni
Psicologo,
Psicanalista e
Psicoterapeuta
a Bergamo
di genere, invece, è la rappresentazione psichica dell'appartenenza di un individuo a
un modello fisico, psichico e
comportamentale maschile o
femminile e può non coincidere necessariamente con il sesso
biologico di nascita. Si tratta di
un percorso di riconoscimento
di sé e di progressiva costruzione della propria immagine, che,
come tutti i processi d'identificazione, spesso procede per
strappi e tentativi e non sempre
produce esiti uguali per tutti. La
storia dell'umanità e la società è piena di esempi di questo
tipo: se pure alcuni modelli di
identificazione di genere sono
molto orientati alla sottolineatura di alcuni caratteri estetici
tipicamente maschili (barba,
peli, muscolatura, comportamenti) o femminili (delicatezza
dei lineamenti, curve del corpo
pronunciate , capelli lunghi) è
altrettanto presente nell'esperienza di ciascuno l'esistenza
di modelli alternativi caratterizzati da un'immagine più androgina o, soprattutto negli ultimi
anni, da una progressiva commistione degli elementi estetici
(il maschio "metrosexual" che
spopola in tv o nelle squadre di
calcio professionistiche ne è un
buon esempio). Gli psicologi
oggi parlano di identità "liquide" per definire la frammentazione dei modelli identificativi
e la sensazione di fluidità nel
passaggio da un tratto all'altro.
In questo contesto non è sempre possibile definire la propria identità (anche quella di
genere) come acquisita definitivamente e indiscutibilmente
una volta per tutte nel corso
della vita ma sono invece possibili fluttuazioni e veri e propri
"transiti" da un polo all'altro.
A complicare ulteriormente la
questione c'è il dettaglio che la
definizione del proprio orientamento sessuale (ovvero "da
chi mi sento attratto") non è necessariamente consequenziale
alla propria identità di genere.
Ci può spiegare meglio?
È stato dimostrato che non
c'è nessun nesso causale tra
identità di genere e scelta del
proprio oggetto sessuale. Per
essere molto esplicito e sfatare uno dei tanti luoghi comuni
circa l'omosessualità (soprattutto quella maschile) un
ipotetico uomo omosessuale non è attratto da
altri uomini perché
"in fondo si sente
femmina" né che,
all'opposto,
ricercherà obbligatoriamente uomini con
tratti marcatamente
femminili ma, più semplicemente, tenderà a riconoscere la propria attrazione
verso individui tendenzialmente dello stesso sesso. Attenzione
però: come l'identità di genere
non è necessariamente definita "geneticamente" una volta per tutte a maggior ragione
non può (e in fatti non è) esserlo l'orientamento sessuale.
Nel corso dell'adolescenza ma,
più in generale durante la vita,
è abbastanza "naturale" avere
esperienze o semplici fantasie
omosessuali così come nelle
pratiche eterosessuali rientrano
atteggiamenti e stimolazioni di
aree che spesso si associano a
una sessualità di orientamento
diverso, ma ciò non determina
una "sempiterna" e indiscutibile "appartenenza" a un "club"
o all'altro. Eppure spesso siamo
portati a ricercare una definizione assolutistica dell'altro sovrapponendo scorrettamente
comportamenti, orientamento
sessuale e identità di genere
come se una semplice definizione potesse descrivere la
complessità e la ricchezza
della storia e della personalità
di un individuo, magari arrivando al punto di attribuire non
solo all'individuo ma a un'intera "categoria" valori, azioni,
comportamenti. Ed è da qui che
nascono i pregiudizi.
Bergamo Salute
27
IN FAMIGLIA
DOLCE ATTESA
Farmaci in gravidanza,
istruzioni per l'uso
Esistono principi attivi adatti anche in questa fase della vita.
L'importante è evitare il fai da te
a cura di Elena Buonanno
"Q
uali medicine posso
prendere in gravidanza?", "quali possono
fare male al mio bambino?".
Sono queste alcune delle domande più diffuse fra le future
mamme. Anche durante i nove
mesi, infatti, possono comparire disturbi come mal di testa
o bruciore di stomaco. Molte
donne evitano di prendere farmaci per paura che causino
malformazioni del feto. «Che in
gravidanza non si possa prendere nessun tipo di farmaco è un
luogo comune» dice il dottor
Rolando Brembilla, ginecologo.
«Bisogna considerare caso per
caso. La valutazione se e quale
medicinale assumere dipende
da diversi fattori, in particolare
dal tipo di patologia o disturbo e
dall'impatto che questo ha sulla
qualità di vita e sulla condizione
della donna. Se ad esempio la futura mamma soffre di mal di testa invalidanti è più corretto curare piuttosto che lasciarla a se
stessa. Anche perché si è ormai
visto che condizioni di stress
psico-fisico possono favorire il
rilascio nell'organismo di tossine, i cui effetti potrebbero essere
più dannosi del farmaco stesso.
L'importante è non abusarne ed
evitare il fai-da-te».
tutto questo non basti, per l'attacco acuto il principio attivo
più sicuro durante tutti i nove
Responsabile U.O.
di Ginecologia
mesi e l'allattamento è il paracee Ostetricia
tamolo. Se il paracetamolo non
Policlinico
San Pietro
fa effetto, si può assumere l'ibuPonte San Pietro
profene, anche se con le opportune cautele. Alcuni studi, infatti,
suggerirebbero che questo FANS
in volta, chiedendo consiglio al (Farmaco Antinfiammatorio Non
proprio ginecologo: sarà lui a Steroideo), assunto nel primo
indicare l'opportunità o meno trimestre, potrebbe aumentare il
di assumere un farmaco, anche rischio di aborto spontaneo. Non
qualora questo, in genere, non esistono dati certi, comunque,
sia considerato idoneo al pe- in merito. Inoltre va anche detto
riodo della gravidanza. Esistono, che l'eventuale rischio dipende
invece, situazioni in cui è indi- dalle quantità di farmaco che si
spensabile privilegiare la cura assumono. Questa classe di andella salute della donna anche tinfiammatori deve invece esseusando farmaci di cui non co- re evitata dopo la 30ª settimana.
nosciamo gli effetti precisi. Pensiamo ad esempio a infezioni E contro il mal di pancia?
gravi, che potrebbero portare In caso di attacco di diarrea,
alla sepsi: non esistono alterna- frequente ad esempio in questa
tive ai farmaci. Lo stesso vale se stagione per gli sbalzi di temla mamma era già in cura pri- peratura o se si viaggia in paesi
ma del concepimento per una "esotici", si può assumere il lomalattia cronica (asma, iper- peramide, un antidiarroico privo
tensione, depressione, cefalee di effetti tossici sul feto, purché
etc.). Interrompere l'assunzione assunto per brevi periodi. Contro
del farmaco potrebbe essere le nausee, frequenti soprattutto
più pericoloso per la donna e nel primo trimestre, è indicato
di conseguenza per il feto, che
prendere il farmaco di cui si ha
bisogno. In questi casi il medico
consiglierà come rimodulare la
L'AIFA
terapia, aggiustando il dosaggio
(Agenzia Italiana del
Farmaco) ha di recente
o variando i farmaci.
Dott. Rolando Brembilla
QUESTI SONO VIETATI!
I farmaci controindicati in modo
assoluto in gravidanza per l'alta
incidenza di malformazioni correlate al loro uso sono:
• acido retinoico, usato per il trattamento di forme di acne severa
• acido valproato, un antiepilettico (l'incidenza di malformazioni è
dose-correlata, un dosaggio basso associato a dosi massicce di
acido folico può ridurre il rischio)
• antibiotici della famiglia delle
tetracicline
• FANS, cioè gli antinfiammatori non steroidei con eccezione
dell'acido acetilsalicilico
• metimazolo, usato nel trattamento dell'ipertiroidismo
• litio, usato in psichiatria
• antipertensivi ace-inibitori
• chemioterapici.
Dottor Brembilla,
ma esistono farmaci del
tutto innocui?
Stabilire se un farmaco sia innocuo o nocivo è piuttosto complesso. Oggi sappiamo che solo
pochi farmaci hanno effetti tali
da renderne vietato l'uso in gravidanza (vedi box). Per tutti gli
altri, o perché di recente introduzione o perché gli studi sulla
loro sicurezza durante i nove
mesi sono basati su dati epidemiologici e quindi statistici, non
abbiamo certezze così nette.
È come se si trovassero in una
sorta di limbo. Diventa quindi
fondamentale valutare di volta
Passiamo a disturbi
occasionali come
il mal di testa.
Cosa si può prendere?
La terapia di prima scelta per
il mal di testa è non farmacologica: agopuntura, riposo, biofeedback, massaggio, tecniche
di rilassamento, evitare i fattori
ambientali scatenanti. Qualora
lanciato una campagna
di sensibilizzazione
per promuovere l'uso
consapevole e sicuro
dei farmaci durante la
gravidanza ("Farmaci e
gravidanza"), oltre a uno
per l'uso dei farmaci
nei bambini ( "Farmaci
e pediatria")
www.farmaciegravidanza.gov.it
il principio attivo tietilperazina
maleato (antistaminico). Infine,
per bruciori e acidità di stomaco,
comuni soprattutto negli ultimi
tre mesi quando l'utero aumenta di volume e preme sullo stomaco, facilitando così la risalita
dei succhi gastrici nell'esofago,
i farmaci di prima scelta sono
gli antiacidi, che agiscono solo
a livello dello stomaco e sono
poco assorbiti dall'organismo: in
genere si prediligono i preparati
di magnesio e vanno evitati i prodotti ad alto contenuto di sodio.
Oltre agli antiacidi bisogna però
modificare la dieta e lo stile di
vita e in particolare assumere
più fibre, bere più acqua, ridurre
la caffeina, fare pasti piccoli e
frequenti, evitare cibi grassi, dormire con la testa rialzata.
Se invece si prende
una botta o si è punti
da un insetto, si possono
applicare pomate?
Le pomate hanno un'azione solo
locale, perciò non ci sono controindicazioni particolari, sempre a patto che non se ne abusi.
Gli antibiotici
sono pericolosi?
La maggior parte degli antibiotici si può assumere anche durante la gravidanza. Tra i più sicuri ci sono le penicilline, come
l'amoxicillina o l'amoxicillina
più l'acido clavulanico, le cefalosporine e i macrolidi. In ogni
caso questo farmaco (e non
solo in gravidanza) deve essere
prescritto dal medico una volta
accertata la natura batterica del
disturbo. Sui virus, infatti, gli antibiotici non hanno alcun effetto
e il loro abuso aumenta la cosiddetta antibioticoresistenza.
Bergamo Salute
29
IN FAMIGLIA
BAMBINI
Una casa a misura dei più piccoli
Gli incidenti domestici rappresentano una delle prime cause di morte tra i bambini.
Nella maggior parte dei casi si possono prevenire
a cura di Elena Buonanno
T
raumi e assunzione accidentale di sostanze nocive (detersivi, farmaci
etc.), ingestione di oggetti, folgorazioni, ustioni, cadute. Oltre
la metà di tutti gli incidenti
ai bambini accadono tra le
pareti domestiche. L'età più a
rischio, in particolare, è quella
tra i due e i tre anni, anche se
i pericoli iniziano già quando
i bambini gattonano o cominciano a utilizzare oggetti. Una
finestra aperta, un fornello
acceso, la bottiglia del detersivo lasciata a portata di mano:
sono piccole disattenzioni che
possono avere conseguenze
drammatiche. I bambini vedo-
no il mondo con occhi diversi
dagli adulti. A differenza dei
"grandi," non sanno ancora
riconoscere rischi e pericoli. E
così, molte cose del tutto scontate per un adulto, possono
rivelarsi anche fatali per i più
piccoli. Il 90% degli incidenti
potrebbe essere evitato con
adeguati interventi di prevenzione da parte dei genitori
che spesso, inconsapevolmente, sottovalutano i rischi che
possono nascondersi in casa.
Ma quali sono i più comuni? E
come prevenirli? Lo abbiamo
chiesto alla dottoressa Erminia Ferrari, pediatra e medico
di medicina generale.
Dottoressa Ferrari, quali
sono i pericoli più frequenti
a cui le mamme di solito
non pensano?
In una rapida carrellata la corrente elettrica,fuoco e gas,armadietti che contengono farmaci
o detersivi, posate e bicchieri di
vetro, televisori, elettrodomestici, spigoli, stufe a pellet, ferri da
stiro, piccoli oggetti, determinati
giocattoli, animali domestici.
Partiamo dalla corrente
elettrica, come si possono
prevenire rischi?
Oggigiorno, con i nuovi impianti elettrici, la corrente elettrica
non rappresenta più un pericolo gravissimo, grazie ai salvavita,
ormai installati in quasi tutte le
case. Tuttavia è sempre consigliabile fino ai 2-3 anni tappare
le prese alla portata del piccolo,
in modo che non possa introdurre oggetti appuntiti.
E quelli derivanti
da fuoco e gas?
Immaginiamo una situazione
in cui la mamma prepari il tè
per la merenda, lo appoggi sul
tavolo, il bambino (che è curioso e velocissimo) prende la
tazza e se lo rovescia addosso.
Il danno può essere da una banale scottatura a un'ustione anche di terzo grado. Bisogna stare molto attenti anche quando i
bambini girano intorno mentre
si sta cucinando. In tutte queste
situazioni è opportuno mettere
30
Bergamo Salute
e quello del "raggiungimento
dell'obbiettivo" con conseguente assunzione di veleni.
Un altro capitolo importante è
Esperta
in Omeopatia
l'ingestione di oggetti che può
Pediatrica
provocare occlusioni intestinali qualora non vengano espulsi
con velocità (entro 24-48 ore).
in sicurezza il bambino (nel Si tratta di un'evenienza comuseggiolone, box o passeggino). ne soprattutto intorno ai 6 mesi,
Sempre legate al pericolo di quando il mezzo che i bimbi
scottature sono le stufe, i ferri usano per entrare in contatto
da stiro e, per chi fuma, gli ac- con il mondo è la bocca. Quancendini lasciati in giro. Atten- do poi crescono e vogliono
zione poi agli armadietti o cas- guadagnarsi la loro autonomia,
setti che contengono farmaci ad esempio mangiando da soli,
o detersivi. I bambini possono bisogna ricordare che forchetta
con una discreta facilità trovare e coltello sono armi potenziali.
sedie o altri punti d'appoggio È bene non lasciarli mai incuda utilizzare per arrampicarsi. stoditi. Inoltre attenzione ai bicQui il rischio è duplice: quel- chieri di vetro: sono morsicabilo della caduta nella "scalata" li. È preferibile usare bicchieri,
Dott.ssa Erminia Ferrari
QUALCHE CONSIGLIO PRATICO, STANZA PER STANZA
BAGNO
• Non lasciate i bambini da soli nella vasca; per il pericolo di annegamento
bastano 5 cm d'acqua.
• Utilizzate tappetini antisdrucciolo in vasca da bagno e protezioni antiurto
sulle rubinetterie.
• Tenete fuori della portata dei bambini oggetti taglienti come forbici, lime e
lamette da barba.
CUCINA
• Staccate sempre la spina dalla presa di corrente dei piccoli elettrodomestici
dopo l'utilizzo.
• Utilizzate i fornelli più interni e pentole pesanti con il manico girato verso il
muro.
• Evitate tovaglie che pendono abbondantemente dal tavolo.
• Conservate i prodotti in confezioni riconoscibili e dotate di chiusura di sicurezza.
• Non travasate sostanze tossiche in contenitori alimentari.
CAMERA DA LETTO
• Evitate scaffalature non fissate al muro e non mettete sedie vicino alle finestre.
• Dotate i letti (soprattutto quelli a castello) di barre laterali contro la caduta.
IN TUTTA LA CASA
• Non lasciate a portata di bambino monete, bottoni, caramelle, batterie, penne
e altri oggetti di piccole dimensioni che potrebbe accidentalmente ingerire.
• Ricoprite gli spigoli dei mobili con paracolpi.
piatti e posate di plastica. Sempre nei primi anni di vita i bambini sperimentano movimenti
del corpo, iniziano a piroettare
attorno a se stessi, saltano, si
arrampicano e facilmente perdono equilibrio; se si trovano
vicino oggetti contundenti il
rischio di farsi male è notevole.
Le bambine potrebbero essere
attratte da profumi della mamma: se vengono spruzzati negli
occhi creano danni permanenti alla cornea oltre a eventuali
allergie. Un ultimo aspetto a cui
prestare attenzione è quello degli animali domestici: i bambini
spesso li usano come oggetti
per giocare, ma soprattutto i
gatti, gli uccelli o i cani di tipologia aggressiva possono avere
reazioni imprevedibili.
A che età acquisiscono
il senso del pericolo?
L'età in cui i bambini si rendono conto del pericolo è soggettiva: di solito intorno ai 3-4 anni.
Il genitore deve sapere che la
cosa più importante è spiegare i pericoli ai bambini anche
se sono molto piccoli, perché
comunque sono intelligenti: si
può far comprendere che una
cosa scotta ad esempio avvicinandoli alla fonte di calore.
Nei bambini piccoli funziona il
meccanismo stimolo-risposta,
reagiscono immediatamente
con azioni di difesa, l'elaborazione poi arriva poco a poco.
Diverso è il caso (fortunatamente con una percentuale di
incidenza molto ridotta) dei
bambini che non maturano
mai questo senso del pericolo:
hanno uno spiccato senso della sfida e pensano di riuscire a
controllare ogni situazione.
Bergamo Salute
31
numero
amici
di
4
anno 4 - luglio - agosto 2014
Di seguito
gli amici in evidenza
in questo numero
Cerca tutti i punti di distribuzione
nell'elenco per località
o
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Bergamo Salute
33
33
amici di Bergamo Salute
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ALBINO
• Caredent Galleria Commerciale Valseriana Center Via Marconi
• Centro Integra Mente Via Provinciale 31
ALZANO LOMBARDO
• Ospedale Pesenti Fenaroli Via Mazzini 88
• Rihabilita Via Provinciale 61
• Studio Dentistico Riccardi Via Zanchi 105
AZZANO SAN PAOLO
• Fortimpresa Via Cremasca 24
• Iro Medical Center Via del donatore Avis Aido 13
• Studio Odontoiatrico dott. Campana Via Castello 20
BAGNATICA
• Studio Medico Polispecialistico Multidisciplinare
Piazza Barborini e D'Andrea 3/A bis
BERGAMO
• A.O. Papa Giovanni XXIII Piazza OMS 1
• Asl Bergamo Via Gallicciolli 4 (e tutti i distretti)
• Caredent c/o Galleria Commerciale Auchan
• Cartolomabarda Via Grumello 32
• Celiachia Food Via Spino 33/A
• Centro Acustico Italiano Via San Bernardino 33/C
• Centro Benessere Eubios Via Angelo Maj 4
• Centro Medico Igea Via Quinto Alpini 6
• Centrorota Via della Industria 8
• Centro Sportivo Piscine Italcementi Via Statuto 41
• Dott. Sayed Ahmady Via E. Fermi 9/B
• Dott. Diego Bonfanti Via Tasso 55
• Dott. Paolo Locatelli Via Dei Celestini 5/B
• Dott. Paolo Paganelli Via A. Maj 26/D
• Dott.ssa Grazia Manfredi Via Paglia 3
• Dott.ssa Tiziana Romano Via Garibaldi 4
• Fisioforma Via G. D'Alzano 5
• Habilita San Marco Piazza della Repubblica 10
• Ipasvi Via Rovelli 45
• L'ortopedia Via Bellini 45
• Mamey Via S. Ambrogio 19
• Medic Service Via Torino 13
• Medical Udito Bergamo Via Stoppani 7/A
• Ordine dei Medici di Bergamo Via Manzù 25
• Ortopedia Burini Rotonda dei Mille 4
• Otomedical Via G. d'Alzano 10/G
• Ottica Veneta Via Andrea Moretti, 24 Zona Quarto Verde
• Palamonti/ CAI Via Pizzo della Presolana 15
• Poliambulatorio dott. Vincenti S. - dott. Vecchi G. Via L. Palazzolo 13
• Sara Pizzaballa Fisioterapista Via Ruggeri da Stabello 26
• Trattoria Giuliana Via Broseta 58/A
BOLGARE
• Studio Dentistico dott. Stefano Capoferri Via G. Verdi 6/A
BONATE SOPRA
• Ortopedia Tecnica Gasparini Via Toscanini 61
BONATE SOTTO
• Habilita Laboratorio Analisi Mediche Via Vittorio Veneto 2
BREMBATE SOPRA
• Piscine Comunali Via Locatelli 36
CASAZZA
• Istituto Polispecialistico Bergamasco Via Nazionale 89
CASNIGO
• Centro Sportivo Casnigo Via Lungoromna 2
CLUSONE
• Dott. Clemente F. - Dott.ssa Visconti A. Piazza Manzù 11
• Habilita Poliambulatorio Via N. Zucchelli 2
COLOGNO AL SERIO
• Farmacia Comunale Piazza Garibaldi 6/A
CURNO
• Dott. Sergio Stabilini Via Emilia 12/A
GAZZANIGA
• Ospedale Briolini Via A. Manzoni 130
amici di Bergamo Salute
GORLAGO
• Every Service Piazza Locatelli 14
GORLE
• Centro Medico MR Via Roma 32
GROMLONGO DI PALAZZAGO
• Tata-o Via Gromlongo 20
LOVERE
• Ospedale SS. Capitanio e Gerosa Via Martinoli 9
MOZZO
• Studio di Psicologia Relazionale Dott. Gelfi Via Lecco 26
NEMBRO
• Dott. Antonio Barcella Via Locatelli 8
• Ortopedia Burini Via Monsignor Bilabini 32
OSIO SOTTO
• Ortopedia Burini Via Milano 9
PALAZZOLO SULL'OLIO (BS)
• Dott.ssa Mara Seiti c/o Poliambulatorio San Pancrazio
Via Firenze 103
PIARIO
• Ospedale M.O. Antonio Locatelli Via Groppino 22
PIAZZA BREMBANA
• Fondazione Don Stefano Palla Via Monte Sole 2
PONTE SAN PIETRO
• Policlinico San Pietro Via Forlanini 15
PRESEZZO
• Dott. Rolando Brembilla Via Vittorio Veneto 683
ROMANO DI LOMBARDIA
• Avalon Via R. Pigola 1
ROVETTA
• Centro Sportivo Rovetta Via Papa Giovanni XXIII
S.PELLEGRINO TERME
• Casa di Cura Quarenghi Via San Carlo 70
SARNICO
• Habilita Ospedale di Sarnico Via P. A. Faccanoni 6
SCANZOROSCIATE
• Dott.ssa Sarah Viola Via Giassone 22
SERIATE
• Albero di Psiche Via Marconi 90
• Centro Medico San Giuseppe Via Marconi 11/A
• Istituto Ottico Daminelli Via Italia 74
• Obiettivo Udito Corso Roma 5/B
• Ospedale Bolognini Via Paderno 21
STEZZANO
• Caredent c/o Centro Commerciale 2 Torri
• Farmacia San Giovanni Via Dante 1
TRESCORE BALNEARIO
• Consultorio Familiare Zelinda Via F.lli Calvi 1
• Ospedale S. Isidoro Via Ospedale 34
• Terme di Trescore Via Gramsci
TREVIGLIO
• Caredent Via Roma 2/A
• Centro Diagnostico Treviglio Via Rossini 1
• Centro Medico Vitalis Via Cellini 5 / Viale Ariosto 9
• Ospedale di Treviglio P.le Ospedale 1
URGNANO
• Antica Farmacia Via Papa Giovanni XXIII 435
VILLONGO
• Centro Medico Ego Via Garibaldi 20
• Consultorio Familiare Zelinda Via Roma 35
VILLA D'ALMÈ
• Caredent Via Roma 20/D
• Farmacia Donati Via Roma 23
ZANICA
• Farmacia Gualteri Piazza della Repubblica 1
ZINGONIA
• Casa di Cura Habilita Via Bologna 1
• Policlinico San Marco Corso Europa 7
ALTRE TERAPIE
Computer Game Therapy
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Quando i videogiochi diventano "cura"
a cura di Maria Castellano
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Dott. Antonio Consorti
Logopedista,
teorico della
Computer Game
Therapy, fondatore
e Presidente
dell'Associazione
Vi.Re.Dis. Onlus
risulta compromesso ed è alla
radice della disabilità, sostituendolo con una nuova e più serena capacità di relazionarsi con
gli altri e il mondo. Tutto questo
in una realtà protetta, qual è il
mondo virtuale, all'interno della
quale gli educatori e i pazienti
possono interagire in sicurezza.
Oggi
“Quando Giuseppe F. è venuto in studio da noi, il suo caso non
era dei più semplici. Grazie alla Tac 3D e alla tecnologia con
impianti in titanio a carico immediato, però, abbiamo risolto
tutto. In 24 ore Giuseppe è tornato a masticare e, soprattutto,
a sorridere! Grazie ancora Giuseppe, per la tua fiducia.”
RUBRICHE
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*Valutazione sulla fattibilità da verificare con diagnosi del dentista. **Informazioni dettagliate presso ciascun centro.
Direttori sanitari: 1-11 dott. R. Cantatore, 2-5 dott. R. Ingrosso, 3-12 dott. F. Gaslini, 4-6 dott.sa G. Pelleriti, 7 dott. P. Bergandi, 8-10 dott.sa F. Coco,
9 dott. E. Di Edoardo, 13 dott. L. Accoto.
Chi può trarne beneficio
del potenzialità d'apprendimento in particolare?
uperare difficoltà
linguaggio e del pensiero con l'aiuto dei giochi
elettronici. Si chiama Computer
Game Therapy ed è una delle nuove frontiere per favorire
l'evoluzione emotiva, affettiva
e cognitiva in soggetti diversamente abili o con difficoltà relazionali e di apprendimento. Ma
come può un videogioco fare
tutto questo? Lo abbiamo chiesto al dottor Antonio Consorti,
logopedista.
cognitivo, ma anche e soprattutto strumento di esperienza,
dove per esperienza si intende
un forte coinvolgimento emotivo e affettivo basato sulla relazione dinamica tra l'operatore,
la persona disabile e l'ambiente
virtuale da sperimentare. In particolare i videogiochi stimolano
i processi mentali, in quanto
l'attenzione del partecipante
durante il gioco è catturata da
tutta una serie di immagini veloci, in continuo movimento,
Dottor Consorti,
che mantengono la sua mente
in cosa consiste
in uno stato di allerta e lo obbliquesto tipo di terapia?
gano a una risposta continua. A
La Computer Game Therapy, ogni cambiamento di inquadra(brevetto Vi.Re.Dis.), si propone tura, a ogni variazione del voludi recuperare strumenti quoti- me della musica, le cellule cediani quali il computer, la con- rebrali si attivano e stabiliscono
solle e i software di gioco per collegamenti inediti, creando
stimolare l'intelligenza emotiva nuovi gruppi neurali che si ore avvicinare in maniera dolce e ganizzano successivamente in
"giocosa" le persone con eleva- mappe cerebrali. In altre parota disabilità alla riabilitazione e le la terapia tenta di ri-costruire
all'imparare. Il computer non è tra il paziente e l'esterno un lesolo uno strumento dalle grandi game emotivo che in principio
La tecnica è applicabile a moltissimi tipi di disabilità non solo
psichica ma anche fisica (gli
strumenti utilizzati sono consolle e piattaforme che richiedono una reale attivazione fisica
durante l'azione terapeutica).
Non ci sono limiti d'età: è utile
sia nei bambini sia nelle persone anziane, nelle quali aiuta
a migliorare e/o mantenere le
facoltà intellettive e relazionali
residue.
Come si svolge
una seduta di "gioco"?
La seduta, condotta dall'operatore-terapista, può essere singola o in gruppo con soggetti
eterogenei (diversi per età, patologia e livello comunicativo).
Ha una durata di 45 minuti, suddivisi in 5 minuti di ingresso, 30
minuti di lavoro e 10 minuti di
scarico emotivo e rielaborazione dell'esperienza. Un ciclo di
terapia comprende in genere
12 sedute.
Bergamo Salute
41
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ASSOCIAZIONE TRICOLOGICA SVENSON ITALIA
CA D U TA D EI C A PELLI ?
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italiano
RUBRICHE
Vene e arterie sotto controllo
con l'ecocolordoppler
Un test diagnostico, ma anche uno screening per il rischio di ictus
Svenson da oltre 50 anni affronta e risolve i problemi dei capelli
a cura di Giulia Sammarco
L
a salute del sistema circolatorio? Si "vede" con
l'ecocolordoppler. Questo
esame, non invasivo, indolore e
rapido può dire molto su come
stanno le nostre vene e arterie
e rappresenta oggi non solo
un'indagine utile ad esempio
in caso di dolore o gonfiore
alle gambe (l'indicazione forse più conosciuta soprattutto
dalle donne), ma anche, dopo
una certa età, come test di screening importante per patologie
cardiovascolari come l'ictus. Ne
parliamo con il dottor Roberto
Mezzetti, chirurgo vascolare.
LE DONNE E I CAPELLI
Capelli fragili, secchi, che cadono e non tengono la piega.
Sfortunatamente i problemi di capelli non sono più solo un
problema maschile.
Anche nelle donne e sempre in costante aumento si vedono
capigliature diradate e pettinature che coprono spazi vuoti.
Un disagio difficile da nascondere che spesso si riflette in uno
sguardo triste e insicuro. Rassegnarsi non serve.
Un check-up tempestivo può risolvere il problema
e riportare il sorriso perduto.
PREVENZIONE
IL CHECK-UP GRATUITO
Forfora, prurito, sebo sono i nemici che danneggiano i nostri capelli
aumentandone la caduta. La prevenzione promossa dall’Associazione
Tricologica Svenson aiuterà molte persone a conoscere e risolvere i
propri problemi di capelli. In questo periodo tutti potranno farsi
controllare gratuitamente dai tecnici e sapere se sono ancora in tempo
per affrontare una caduta di capelli precoce e come mantenerli folti e
rigoliosi. La nostra esperienza ci consente di sapere che, se si interviene
in tempo, questo processo può essere controllato in maniera efficace.
Già dal primo manifestarsi delle anomalie, quali la pitiriasi (forfora),
l’ipersecrezione sebacea (sebora oleosa), l’anomalo proliferare della
flora batterica e dei miceti (funghi) presenti sul cuoio capelluto e del
conseguente prurito, bisogna intervenire subito per evitare
l’assotigliamento dei capelli, il diradamento e la calvizie.
Al fine di poter valutare le condizioni e le anomalie presenti sul cuoio
capelluto e sui capelli è necessario un controllo approfondito
durante il quale tutte le persone che ne hanno fatto richiesta
saranno informate sulle condizioni dei propri capelli su come
prevenire la caduta e rispristinare le condizioni favorevoli alla loro
crescita. Il primo nemico da eliminare è rimandare da oggi a
domani, con il rischio di diventare sempre più diradati e sentirsi dire
dai nostri tecnici che non c’è più niente da fare. Telefonare oggi
stesso per fissare un appuntamento presso la sede dell’Associazione
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qualcosa di serio e concreto per fermare la caduta ed ottenere una
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rendendo più difficoltosa la circolazione, o al contrario si dilata. L'esame si pratica senza uso
di mezzo di contrasto e senza
radiazioni, è facilmente ripetibile e di rapida esecuzione (dura
circa 10 -15 minuti).
Quando può essere utile
in particolare?
L'ecocolordoppler è l'esame
"principe", in presenza di sintomi, per confermare la diagnosi
di arteriopatie e flebopatie. Per
arteriopatie si intendono genericamente le malattie delle arterie (a livello degli arti superiori
e inferiori, addominale e carotiDottor Mezzetti, di che tipo deo etc.), tra cui quelle causate
di esame si tratta?
da aterosclerosi che porta all'inL'ecocolordoppler è una tecni- durimento e ispessimento delle
ca diagnostica che unisce l'uti- pareti arteriose (quando riguarlizzo di ultrasuoni (tipico delle da le gambe si manifesta con
ecografie) al cosiddetto effetto dolore cronico a camminare),
doppler, il metodo doppler per- le sindromi vasospastiche fremette di valutare il flusso san- quenti nelle giovani donne (singuigno in movimento, mentre drome di Raynaud), aneurismi
gli ultrasuoni consentono di etc.. Con il termine flebopatie
visualizzare la morfologia dei si indicano invece le malattie
vasi, siano essi arterie o vene. delle vene, tra cui le più diffuse
È quindi possibile "guardare in sono l'insufficienza venosa che
faccia" un vaso attraverso l'eco- si manifesta con senso di pesangrafia, valutare il tipo di flusso e tezza agli arti inferiori e gonfiola velocità attraverso il doppler re, le trombosi venose profonde
e, attraverso l'uso del colore, ros- e le vene varicose. Anche in asso o blu (che la distingue dal senza di sintomi specifici, ma
semplice "ecodoppler"), defini- in presenza di fattori di rischio
re con grande precisione l'im- (fumo, ipertensione, dislipidepatto della parete del vaso sul mia o familiarità), l'ecocolorflusso venoso e arterioso, in al- doppler è un esame importantre parole se questa si restringe, te come screening della salute
del sistema cardiovascolare nel
suo complesso. In particolare,
l'ecocolordoppler dei tronchi
sovraortici (TSA), che misura lo
spessore delle pareti delle carotidi (due grandi vasi arteriosi
del collo che irrorano il sistema
nervoso centrale), dopo i 65
anni è indicato come screening
per il rischio di malattie cerebrovascolari come l'ictus.
Dott. Roberto Mezzetti
Responsabile
Unità Chirurgia
Vascolare
Policlinico San
Marco Zingonia
e Corpore Sano
Smart Clinic
Stezzano
Bergamo Salute
43
RUBRICHE
ANIMALI
Se il cane ha l'epilessia
Efficace e senza effetti collaterali: contro questo disturbo neurologico,
l'omeopatia si è dimostrata una valida alternativa
a cura di Elena Buonanno
L
o sapevate che anche
i nostri amici a quattro
zampe possono soffrire di
epilessia? Ed è un disturbo più
diffuso di quanto si pensi. Le stime dicono che a esserne colpiti
siano tra l'1 e il 2,3% dei cani (è
invece piuttosto rara nei gatti),
con una maggiore incidenza in
alcune razze specifiche come
Pastore tedesco, Bovaro del bernese, Golden Retrivier, Labrador,
Border Collie, Setter irlandese,
San Bernardo, Springer Spaniel,
Bassethound. Ma cosa fare se
scopriamo che il nostro cane è
epilettico? Come si può curare?
Ce lo spiega il dottor Mauro Dodesini, medico veterinario.
Dottor Dodesini, come si
manifesta questo disturbo?
L'"epilessia", termine con il quale si indicano un gruppo di disturbi neurologici che originano
in alcune aree degli emisferi cerebrali, si manifesta con ricorrenti episodi, improvvisi e transitori,
chiamati propriamente "accessi,
crisi, attacchi" spesso associati a alterati e incontrollabili in gradisturbi motori, sensoriali, neuro- do di propagarsi rapidamente. Il
carattere distintivo di questi imvegetativi e psichici (vedi box).
pulsi è rappresentato dal fatto di
Ma a cosa sono dovuti?
presentarsi improvvisamente e
Gli attacchi sono il risultato di con la tendenza a ripetersi.
scariche elettriche anomale che
si innescano nei circuiti neuro- Perché si innescano
nali della corteccia cerebrale. queste scariche
Questi circuiti improvvisamente elettriche anormali?
si accendono, si eccitano scate- Non sempre esiste una causa
nando onde e impulsi elettrici vera e propria. L'epilessia infatti
44
Bergamo Salute
si può classificare in due forme:
secondaria, conseguenza di una
causa scatenante (ad esempio
lesione cerebrale, neoplasia, metastasi) o di una causa sistemica
(metabolica, endocrina, tossica, infettiva o di altra natura), e
primaria cioè senza una causa
specifica. In questo secondo
caso non è possibile identificare un'alterazione morfologica o
cause strutturali intracraniche
LE TRE FASI DEGLI ATTACCHI
1. Fase pre-ictale. È la fase preliminare che precede la crisi vera e propria
ed è quella che corrisponde all'"Aura" rilevabile nell'uomo. Qualche proprietario potrà notare brevi mutamenti nel comportamento dell'animale,
un'agitazione improvvisa, la tendenza a nascondersi, un'assidua ricerca di
sostegno, sguardo fisso, guaiti, paura etc..
2. Fase ictus. Si distinguono segni clinici caratteristici a partire dalle convulsioni, disturbi della coscienza, azioni involontarie, cambiamenti comportamentali. Non è infrequente assistere alle crisi classiche tonico-cloniche con
spasmi violenti della muscolatura corporea, perdita di coscienza, irrigidimento degli arti, atassia, caduta sul fianco. La fase tonica prevale nella fase
di irrigidimento degli arti spesso con contemporaneo irrigidimento dei muscoli del collo e digrignamento dei denti, alterazioni delle funzioni autonome
(ipersalivazione, perdita involontaria di urine e feci). Corrisponde alla fase
sostenuta dalla crisi vera e propria e può variare da 30 secondi a 2 minuti.
Può seguire una fase clonica, tipico l'atteggiamento di pedalamento degli
arti. La fase ictale potrebbe risultare piuttosto violenta e intensa, potrebbero
associarsi rotolamenti, tremori, sobbalzi del corpo, guaiti, pianti, urla etc..
3. Fase post-ictale. Di durata ed intensità variabile può durare da pochi
secondi fino a qualche giorno, con uno stato di alterazione del sensorio,
disorientamento, debolezza, stordimento, depressione, sonnolenza, stato
stuporoso etc..
o extracraniche. Indica sostanzialmente uno stato di sofferenza cerebrale classificata come
funzionale. Si presuppone possa
avere un'origine genetica e comunque ereditaria dal momento che può comparire in animali
giovani a partire dal compimento del sesto mese fino a 5 anni
di età. Solitamente insorge come
singole crisi parziali che tendono poi a generalizzare accompagnandosi a manifestazioni psicosomatiche; con il trascorrere del
tempo si riducono gli intervalli
di inter-ictus qualora non si intervenga con la terapia.
A proposito di terapia,
ma si può curare
definitivamente?
Nel caso si tratti di epilessia primaria non esiste una cura definitiva, l'obbiettivo è ridurre la
frequenza e la gravità degli attacchi portandoli a un livello tale
da non compromettere la qualità della vita dell'animale e dei
proprietari, evitando per quanto
possibile gli effetti collaterali delle sostanze utilizzate. La cura medica è indicata per pazienti con
manifestazioni frequenti, che
tendono a intensificarsi,con crisi
a grappolo. Quando si è verificato un unico attacco oppure più
attacchi ma separati da lunghi
intervalli di tempo solitamente
si preferisce non intervenire farmacologicamente. Veterinario
e proprietario del cane devono
decidere insieme se e quando
iniziare la terapia e devono essere chiari tutti i benefici e i rischi
dei trattamenti.
Quali sono i rischi?
I farmaci tradizionalmente usati
(bromuro e fenobarbital), soprattutto all'inizio della terapia, possono dare lievi effetti collaterali,
come alterazioni del carattere
dell'animale (irrequitezza o sedazione e debolezza), che spesso scompaiono o diminuiscono
dopo poche settimane di trattamento. Se il padrone ne è già al
corrente, ci sono meno probabilità che si allarmi e che interrompa la terapia. Inoltre entrambi i
farmaci possono, alla lunga, avere effetti tossici sul fegato (fenobarbital) o sui reni (bromuro).
È importante inoltre sapere che
una volta che si inizia la terapia è fondamentale che venga
seguita con costanza, i farmaci
vanno somministrati in orario e
il proprietario deve sapere cosa
fare in caso di dimenticanza di
una dose (generalmente la dose
va somministrata quando ci si
accorge di averla dimenticata e
la dose successiva va data in orario). Una sospensione improvvisa della terapia è pericolosa, può
scatenare attacchi e va evitata in
tutti i modi. Un'alternativa che si
è dimostrata efficace contro l'epilessia, e senza effetti collaterali,
è l'omeopatia, ovvero la somministrazione di rimedi omeopatici costituzionali, su misura sulle
caratteristiche caratteriali specifiche dell'animale: questo tipo
di approccio va a "rimodulare"
le frequenze che nei soggetti epilettici risultano alterate. Parte integrante della cura, in ogni caso,
è tenere un diario delle terapie e
degli attacchi (con durata e modalità) per valutare l'andamento
della terapia.
Dott. Mauro Dodesini
Medico
Veterinario,
esperto in
Omeopatia,
di Bergamo
Bergamo Salute
45
STRUTTURE
ISTITUTO CLINICO QUARENGHI
Perchè una riabilitazione oncologica?
Il cancro è, purtroppo, una realtà quanto mai attuale
e di grande impatto nella nostra società
a cura di Viola Compostella
I
dati epidemiologici indicano che in Italia vivono oltre
2.000.000 di persone che hanno avuto una diagnosi di cancro
e, secondo uno studio condotto
dall'Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) relativo al
2013, si stima che, in un anno, le
nuove diagnosi di tumore siano
circa 366.000. Nel corso della
vita è probabile che un uomo
su due e una donna su tre possano ammalarsi di cancro. D'altro
canto l'evoluzione delle misure
diagnostiche sempre più precoci e le strategie terapeutiche in
costante evoluzione hanno permesso un notevole incremento
della guarigione e, soprattutto,
della sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro. Il futuro e la
tutela della qualità della vita di
questa quota sempre maggiore
di pazienti "guariti" o "lungosopravviventi" emerge oggi come
una questione inevitabile e prioritaria, che coinvolge la comunità sanitaria e scientifica, l'ambito
socio-familiare e occupazionale.
È alla luce di queste evidenze
che, l'Istituto Clinico Quarenghi
di San Pellegrino Terme (BG),
clinica privata accreditata dal
S.S.N. con vocazione riabilitativa, ha deciso di portare a piena
realizzazione l'area dedicata
proprio alla riabilitazione oncologica. L'Istituto Clinico Quarenghi, fondato nel 1925 dal Dottor
Francesco Merino Quarenghi e
tuttora gestito dalla famiglia alla
seconda e terza generazione, nel
dopoguerra e per oltre 20 anni,
è stato un presidio sanitario polispecialistico della Val Brembana.
Nel 1966 ha scelto la specializza-
zione in Istituto Riabilitativo dapprima per le sole malattie neuromotorie, poi nel 1976 per quelle
cardiovascolari e nell'ultimo decennio anche per le malattie respiratorie e per il paziente obeso,
fino ad arrivare oggi alla riabilitazione oncologica, affidata alla
competenza della dottoressa
Antonella Goisis, medico specialista in oncologia e medicina interna, con esperienza decennale
nelle cure palliative. L'abbiamo
incontrata per capire meglio in
cosa consiste questo tipo di riabilitazione di cui ancora troppo
poco si parla.
Dottoressa Goisis, quali
sono le problematiche
del paziente oncologico
che richiedono
un intervento riabilitativo?
Le problematiche maggiori
sono: l'astenia, il dolore, le affezioni collegate all'immobilizzazione e/o allettamento, i danni neurologici, la limitazione
dell'autonomia, le problematiche psichiche, le alterazioni della nutrizione, le problematiche
sessuali, la fertilità e la frequente
grande difficoltà nella gestione
del cambiamento psico-fisico.
Quali sono gli obbiettivi
del progetto?
Gli obbiettivi sono aiutare il paziente oncologico a ottimizzare
il suo grado di indipendenza fisica, emotiva, sociale; migliorare la
sua qualità di vita tenendo con-
46
Bergamo Salute
to delle limitazioni legate alla
malattia; diminuire gli effetti del
cancro e dei trattamenti quali
dolore, stanchezza, calo ponderale e delle forze fisiche, compromissione della mobilità e della
funzione respiratoria; favorire il
recupero dell'autonomia funzionale. Un efficace inserimento
sociale e, se possibile lavorativo,
dovrebbe essere l'intento della presa in carico riabilitativa.
È evidente che, considerata la
molteplicità delle problematiche risultanti dalla malattia e/o
dalle terapie, la riabilitazione oncologica richiede un approccio
multidisciplinare che prevede
il coinvolgimento attivo di più
figure professionali altamente
specializzate: medico (fisiatra,
oncologo, internista, neurologo,
cardiologo, pneumologo, palliatore…), infermiere, fisioterapista,
dietista, psicologo, logopedista e
specialisti del settore.
È necessario quindi
un lavoro di squadra...
Assolutamente sì. La riabilitazione è concettualmente un
modo diverso di fare medicina.
Si basa su una visione globale del paziente, che va al di là
del trattamento specifico per
la patologia, privilegia l'aspetto
funzionale per ottenere un risultato anche sul piano psicosociale, considera il massimo
livello di indipendenza come
l'obbiettivo fondamentale anche se la malattia non è sempre
reversibile. Un approccio cosiddetto "globale" al paziente
oncologico, obbiettivo primario
dell'oncologia moderna, non
può prescindere da una fase riabilitativa che si faccia carico di
restituire il paziente "guarito" o
lungosopravvivente con limitazione residua alla propria quotidianità, al meglio delle proprie
potenzialità. La capacità dimostrata da una persona di riuscire
a convivere con la malattia e/o
le sue conseguenze, può essere considerata un successo del
trattamento, anche se non si è
raggiunto l'obbiettivo della guarigione. "Quando sono arrivato
qui volevo solo mettermi in un
angolo e lasciarmi morire…ora
voglio tornare a casa e occuparmi della mia vita, in prima persona": queste parole, dette da
un paziente al termine del suo
percorso riabilitativo, sono di
sprone a continuare un percorso iniziato da poco ma che ha
già portato stimoli, conoscenze,
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STRUTTURE
CLINICA CASTELLI
L'ipertrofia prostatica va "in fumo"
con il laser a luce verde
a cura di Giulia Sammarco
L'
ipertrofia prostatica benigna è una condizione caratterizzata dall'aumento
di volume della ghiandola prostatica, fenomeno connaturato
all'avanzare dell'età e, come
tale, d'interesse per tutti gli
uomini. È una patologia che
provoca disturbi in grado di
influire talvolta in modo pesante sulla qualità di vita e sulle
relazioni personali e sociali
dei pazienti. Per conoscerne i
sintomi, l'iter diagnostico e di
prevenzione, le novità di cura,
abbiamo intervistato il dottor
Alessandro Piccinelli, responsabile dell'unità operativa di
Urologia della Clinica Castelli,
reparto che per il trattamento
di questa patologia si avvale di
tecniche innovative e mininvasive, come il laser a luce verde.
Dottor Piccinelli, quali sono
i sintomi caratteristici
dell'ipertrofia prostatica?
L'ingrossamento benigno della
ghiandola prostatica costringe
e blocca l'uretra, il piccolo canale che origina dalla vescica,
prosegue nella prostata e consente di espellere l'urina.
I sintomi sono di due tipi: urinari di tipo ostruttivo e urinari di
tipo irritativo. Fra gli ostruttivi ci
sono la difficoltà a cominciare
la minzione, l'intermittenza di
emissione del flusso, l'incompleto svuotamento della vesci-
48
Bergamo Salute
ca, il flusso urinario debole e lo
sforzo nella minzione. Fra i sintomi irritativi invece la frequenza nell'urinare, un aumentato
bisogno durante la notte, l'urgenza minzionale (la necessità
impellente di svuotare la vescica) e il bruciore a urinare.
Qual è l'iter che consente
di diagnosticarla?
Il primo passo è l'esplorazione
rettale (palpazione della prostata attraverso il retto). Al fine
della valutazione del volume
prostatico, maggiore precisione
è data dall'ecografia, sia sovrapubica sia transrettale, a cui si
può aggiungere l'ecografia di
testicoli, vescica e reni spesso
effettuata per un quadro completo delle condizioni dell'apparato urogenitale. Di solito, si
esegue anche un esame del sangue per escludere la coesistenza
di un carcinoma della prostata:
livelli elevati di antigene prostatico specifico (PSA) devono
farne sospettare la presenza. In
tal caso può rendersi necessaria l'esecuzione di una biopsia
ecoguidata per confermare o
escludere il sospetto diagnostico, in quanto numerosi fattori,
anche un semplice esame rettale, possono far aumentare il
livello di PSA pur in assenza di
patologie tumorali.
Com'è possibile prevenire
questa patologia?
Dopo i 50 anni è sicuramente
raccomandata una visita urologica annuale. Ma, attenzione, in
alcuni pazienti un'evoluzione
del tessuto prostatico in senso
ipertrofico
(accrescimento)
può avere inizio già dopo i 40
anni. Circa il 50% degli uomini
di età superiore a 60 anni evidenzia segni di ipertrofia prostatica; la percentuale raggiunge il 90% nei pazienti con età
superiore agli 85 anni. La visita
urologica è indicata anche in
caso di disturbi persistenti della minzione.
Quali sono le possibilità
terapeutiche?
Quando i sintomi influiscono
negativamente sulla qualità di
vita si può ricorrere all'uso di
farmaci specifici che sono molto efficaci. Tuttavia, in alcuni
casi la terapia farmacologica
è insufficiente ed è necessario
ricorrere all'intervento chirurgico per asportare la porzione interna della prostata, quella che
ostruisce il passaggio dell'urina
attraverso l'uretra. È bene sottolineare che si asporta soltanto
la porzione di prostata cresciuta in eccesso conservandone la
parte periferica, ciò consente di
risolvere l'ostruzione urinaria
senza ripercussioni sulla continenza e sulla funzione erettile.
Tale procedura chirurgica può
essere eseguita con metodi tradizionali, a cielo aperto, o per
via endoscopica, in quest'ultimo caso senza ricorrere a incisioni cutanee. La via di accesso
endoscopica è rappresentata
dall'uretra. Attraverso l'uretra
viene inserito uno strumento
munito di telecamera con il quale si esegue l'asportazione o la
vaporizzazione del tessuto prostatico cresciuto in eccesso e
ostruente. In quest'ultimo caso
si utilizza una tecnica chiamata
Fotovaporizzazione Prostatica
con GreenlightTM Laser.
consentendo di eseguire la
procedura in campo "pulito".
Infine il raggio verde, fuoriuscendo da una fibra come la
luce da una torcia elettrica,
può essere facilmente direzionato sul tessuto da trattare.
Quali sono i vantaggi
dell'utilizzo
di questa tecnica?
Innanzitutto il sanguinamento pressoché nullo, il tempo di
permanenza del catetere postoperatorio di sole 12-24 ore, la
rapida ripresa delle minzioni
spontanee. L'intervento viene eseguito in anestesia locoregionale e la durata media
dell'intera procedura è di circa
In che cosa consiste
un'ora. È molto importante sotquesta metodica?
tolineare che, rispetto all'interLa cosiddetta Fotovaporiz- vento chirurgico più impiegato
zazione Prostatica con Gre- negli ultimi cinquant'anni (l'eenlightTM (in inglese "luce lettroresezione
endoscopica
verde") Laser è una metodi- - TURP), grazie al sanguinamenca endoscopica innovativa, to minimo, GreenlightTM consena invasività minima che offre te di operare in tutta sicurezza
risultati ottimi. La fibra laser pazienti in trattamento con
viene introdotta dal pene con antiaggreganti, quindi ad alto
un sottile endoscopio fino rischio emorragico, senza interall'area ipertrofica. Qui la luce romperne la terapia, e pazienti
verde emessa dal laser viene portatori di pacemaker, non
completamente assorbita dal essendoci alcun rischio d'intersangue del tessuto prostatico ferenza elettrica con lo stimoche, in conseguenza di ciò, rag- latore cardiaco. Inoltre, nessun
giunge istantaneamente alte paziente ha sviluppato impotemperature e si vaporizza. Si tenza e incontinenza.
verifica così la vaporizzazione,
più esattamente sublimazione,
cioè il passaggio del tessuto
trattato dallo stato solido allo
stato gassoso. Il tessuto prostatico in eccesso non viene quindi né tagliato né asportato ma
vaporizzato, trasformato in gas.
La metodica garantisce inoltre
un'istantanea
coagulazione
del sangue sul tessuto residuo
Bergamo Salute
49
IN FORMA
FITNESS
Nuoto e dintorni, guida alla scelta
a cura di Alessandra Perullo
I
l nuoto è da sempre definito
come lo sport completo per eccellenza, quello che la maggior
parte dei genitori sceglie per i
propri figli sin da piccolissimi.
Ma conosciamo realmente i suoi
benefici? E quali sono le attività
in acqua più indicate per ciascuno? Scopriamolo con il dottor
Antonio Rocca, ortopedico.
oltre che la condivisione di
un'attività che prevede delle regole ben precise, circondati da
"nuovi amici".
favorisce la coordinazione motoria e respiratoria.
ta benefici fisici a 360 gradi sin
dalla tenera età: coinvolge la
muscolatura e la struttura ossea
in generale, determinandone
Dottor Rocca, a che età si
uno sviluppo corretto e complepuò cominciare a nuotare? to. Rappresenta una base imporGeneralmente già dopo il sesto tante per un corretto sviluppo
mese di vita: il beneficio prin- delle capacità motorie e una
cipale di iniziare così presto è conseguente crescita armonica
l'esperienza del contatto e del- del corpo, determina un aumenla fiducia tra genitore e figlio, to della massa magra e una riduzione di quella grassa e, nello
specifico, favorisce lo sviluppo
Dott. Antonio Rocca
armonico dell'impalcatura ossea, la correzione di eventuali
Responsabile
reparto Ortopedia
deviazioni della colonna verteOspedale di Lovere
brale e l'irrobustimento della
e Ortopedico presso
i centri CSC di
gabbia toracica. Stimola i sistemi
Casnigo e Rovetta
cardio-circolatorio e neuromuscolare e, da non sottovalutare,
Ci sono diverse attività acquatiche adatte anche a persone che
non sanno nuotare o hanno
timore dell'acqua, come corsi
di ginnastica svolti in verticale
all'interno della vasca, come
l'acquagym per citarne una delle più note. Questo tipo di attività, oltre ad essere alla portata di
chi non sa nuotare, è indicato
anche per chi presenti problemi alle articolazioni (artrosi,
problemi di cartilagine, mal di
schiena) perché consente di
effettuare esercizi e movimenti
in assenza parziale o totale di
carico a livello dell'apparato
osteo-articolare, con quindi un
ridotto impatto a livello di queste strutture. Gli stessi esercizi,
50
Bergamo Salute
al di fuori dell'ambiente della
piscina, non potrebbero essere svolti senza scatenare effetti
collaterali importanti. Il nuoto e
le attività in acqua sono l'ideale
anche per chi è in sovrappeso:
ci si può muovere liberamente, senza l'affanno del sovraccarico dovuto al peso. Inoltre
muoversi in acqua favorisce il
dimagrimento grazie al lavoro
aerobico e agli esercizi muscolari effettuati. Da non dimenticare, infine, l'effetto drenante
che si ottiene grazie al ripristino
della circolazione sanguigna e
linfatica, data dalla differenza
di pressione esercitata dall'acqua, aspetto che interessa soprattutto il sesso femminile,
spesso soggetto a problemi di
circolazione sanguigna alterata,
ritenzione idrica e conseguente cellulite.
A CIASCUNO IL PROPRIO STILE…
• Stile libero. Il corpo è spinto dal movimento coordinato delle gambe, mentre
le braccia si alternano determinando una leggera torsione del busto. Fondamentale il controllo e l'interazione tra movimento e respirazione. Questo stile
interessa e sviluppa i muscoli pettorali, bicipiti, glutei e addominali.
• Dorso. Stile praticato in posizione orizzontale e capo rivolto verso l'alto, ampie bracciate e battuta lenta delle gambe. La posizione consente una respirazione fluida e favorisce lo sviluppo dei muscoli del dorso e dei glutei. Particolarmente indicato per chi soffre di problemi alla colonna vertebrale.
• Rana. Stile complesso, sviluppa i muscoli di cosce, glutei e tricipiti. Questo
stile determina un affaticamento delle ginocchia e della zona lombare: è sconsigliato a chi soffre di patologie nelle parti indicate.
• Delfino. Prevede una rotazione quasi completa delle braccia e grande coordinazione con il movimento ondulatorio delle gambe. Questo stile coinvolge i
muscoli di addominali, petto, braccia e spalle, sviluppa molto la forza fisica e
il controllo della respirazione.
…E IL PROPRIO RITMO
• Acquagym. Ginnastica a tempo di musica adatta a tutte le età, rappresenta
un'attività completa, ottima dal punto di vista estetico, ma in molti casi anche
terapeutico e riabilitativo.
• Hydrobike. È una delle discipline più efficaci per combattere il sovrappeso e
tonificare il corpo e unisce i benefici della bicicletta a quelli dell'attività in acqua.
• Aquafit. Corsa su tapisroulant in vasca, immersi fino ai fianchi, variando
intensità e inclinazione dell'apparecchio, rinforza il sistema cardiovascolare e
la muscolatura degli arti inferiori.
Il nuoto, quindi, è efficace
sia per i bambini
Quali sono i benefici fisici? sia per gli adulti.
Il nuoto è uno sport che appor- Ma chi non sa nuotare?
Bergamo Salute
51
IN FORMA
BELLEZZA
Ginnastica facciale
per un viso senza rughe
È la moda del momento, il "lifting" naturale, facile, divertente
ed economico e di grande impatto nella nostra società
a cura di Maria Castellano
C
ollo e décolleté più sodi,
zigomi e guance più tonici, labbra rimpolpate e
turgide? Provate con la ginnastica facciale. Proprio così. Bastano pochi e semplici esercizi
per modellare, recuperare la
forma, la compattezza, il tono,
il colore e la salute del viso.
Un modo naturale, divertente e
sano per contrastare i segni del
tempo che passa. «A partire dai
30 anni, circa, inizia il fisiologico processo di invecchiamento.
Il viso tende a svuotarsi, cioè a
perdere consistenza, grasso e
tonicità. Il risultato di questo percorso fisiologico è il cedimento
dell'impalcatura di sostegno
del viso, ovvero della struttura
muscolare che sostiene la pelle,
che si traduce progressivamente
in un mutamento esteriore del
volto» spiega Elena Magnani,
personal trainer esperta in questo tipo di allenamento. Se poi a
questo aggiungiamo i tanti piccoli movimenti di espressione
che ognuno di noi compie quotidianamente, come corrugare
gli occhi, le sopracciglia, la fronte il gioco è fatto. Ecco allora l'idea di allenare con esercizi ad
hoc non solo i muscoli del corpo, ma anche i ben più trascurati, anche se importantissimi,
muscoli del viso. «La ginnastica
facciale, nata in ambito riabilitativo, oggi trova applicazione in
diverse specialità della medicina tra cui quella estetica, con lo
scopo di sostenere e ricostruire
la struttura muscolare che sostiene la pelle del volto. Praticata da
sempre più persone (uomini e
donne) in tutto il mondo, funzio-
Vi proponiamo due esercizi di ginnastica facciale,
rispettivamente per il collo e per il contorno del
viso e zigomi. Per esercitarsi è necessario sedersi
davanti a uno specchio e tenere sempre la postura
della schiena diritta e le spalle abbassate.
52
Bergamo Salute
1
PER CONTORNO DEL VISO E ZIGOMI
Aprite la bocca lasciando cadere la mandibola verso il
basso senza forzature, simulando uno sbadiglio.
na come un vero e proprio lifting
naturale del volto e rappresenta
una valida alternativa a trattamenti ben più costosi, di scarsa
durata e spesso non indolori. I
risultati, con 10 minuti di allenamento tutti i giorni, sono visibili
già dopo qualche settimana».
Ma quanti sono
i muscoli del viso?
I muscoli facciali sono tantissimi,
per la precisione 57, e di piccole
dimensioni. Sono direttamente
attaccati alla pelle e per questo
ogni piccola variazione di volume è molto evidente e si nota subito. Attraverso l'allenamento e
una stimolazione adeguata, proprio come succede con i muscoli del resto del corpo, possiamo
favorire il loro sviluppo armonioso, tonificandoli e rassodandoli.
PER IL COLLO
Sollevate leggermente il mento, tenete l'arcata dei
denti inferiori staccata da quella dei denti superiori. Mantenendo una corretta postura della schiena,
colonna vertebrale diritta e spalle abbassate, piegate leggermente la testa all'indietro. Sporgete in
avanti e tenete in alto mento e naso, come quando
guardate le stelle cadere dal cielo. Piegate gli angoli
della bocca in giù con forza. A questo punto avrete
la contrazione dei muscoli del collo, il cosiddetto
muscolo Platisma, i tendini sporgeranno e la pelle
del décolleté si solleverà verso l'alto. Ripetere inizialmente 20 volte aumentando le ripetizioni di volta
in volta fino ad arrivare a 100.
3
Mantenete la posizione e sorridete portando gli angoli
della bocca verso le tempie. Riportate gradualmente le labbra nella posizione precedente e sbadigliate
dolcemente. Questo esercizio va eseguito con molta
cautela. Più è lenta l'esecuzione maggiore sarà la sua
efficacia. Ripetete 3 volte, molto, molto lentamente.
2
Richiudete la bocca facendo scorrere il labbro inferiore sopra a quello superiore, lasciando che il
labbro inferiore sporga all'insù come per cercare di
toccare con il labbro la punta del naso.
In cosa consiste
l'allenamento?
e l'ossigenazione di tutti i tessuti della muscolatura cranioPrevede la stimolazione di tutti facciale. Questo si traduce
i muscoli facciali con la stessa nell'aumento della luminosità
intensità e con esercizi speci- e dell'elasticità della pelle, nel
fici per ogni sezione del volto: rafforzamento del cuoio capelper rassodare il collo e il décol- luto e nell'attenuazione delle
leté, per rassodare le guance e occhiaie. Perché sia efficace,
gli zigomi e aumentarne il vo- però, l'allenamento deve essere
lume, per ottenere un lifting del personalizzato e tenere conto
sopracciglio e della palpebra delle esigenze e delle caratte(vedi sequenza di esercizi nei- ristiche individuali di ognuno,
box). È sempre inclusa una fase andando a riequilibrare la mupreparatoria pre-allenamento scolatura dell'impalcatura di
con tecniche di massaggio al sostegno del viso nel rispetto
viso, postura e respirazione.
dell'armonia del viso.
E come fa
ad attenuare le rughe?
L'allenamento tonifica i muscoli, li rende più turgidi con
la conseguenza che la pelle
sovrastante si distende. Inoltre
quest'attività stimola la circolazione linfatica e sanguigna
elena magnani
Personal trainer
a Bergamo
e a Lecco
ICO SAS
REALTÀ SALUTE
Un pericolo invisibile nelle nostre case
a cura di Francesca Dogi
«I
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dati della ASL di Bergamo
parlano chiaro: si stima
che nella nostra provincia
siano oltre 50 l'anno i morti per
tumore polmonare causati da
gas Radon, mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha
stabilito che il Radon è la seconda causa di tumore polmonare
dopo il fumo di tabacco». Chi
parla è Sandro Fornai, ingegnere bergamasco che si occupa di
misurazione e bonifica da gas
Radon. «Purtroppo la percezione da parte della popolazione è
ancora molto ridotta, inferiore ad
esempio a quella verso inquinanti noti come il benzene, l'amianto
o fattori di rischio solo ipotizzati
come i campi elettromagnetici»
aggiunge Fornai. Il Radon è un
gas radioattivo invisibile, incolore e inodore, prodotto dal
decadimento radioattivo dell'uranio, presente quasi ovunque
nel suolo e nelle rocce. Quando
fuoriesce dal terreno nell'atmosfera tende a disperdersi rapidamente, mentre se penetra negli
ICO SAS SVOLGE:
• Misure della concentrazione di
Radon a lungo e a breve periodo o
monitoraggio in continuo.
• Consulenza a datori di lavoro,
costruttori edili e progettisti, pubbliche amministrazioni per la prevenzione del rischio Radon e per
l'adozione di azioni di rimedio in
caso di superamento dei limiti di
concentrazione.
• Progettazione e realizzazione
opere di bonifica degli ambienti
per ridurre la concentrazione di
Radon al di sotto dei limiti, negli
ambienti di lavoro secondo D.Lgs
241/00 e nelle abitazioni secondo la Raccomandazione Euratom
143/90.
concentrazione di Radon dovrebbe essere misurata in tutti gli edifici, soprattutto dove il pericolo è
maggiore, come nei piani terra e
interrati, particolarmente in costruzioni di vecchia realizzazione.
ambienti chiusi (case, scuole, Mi è capitato nel mio lavoro di riambienti di lavoro, etc.) può rag- levare alte concentrazioni di Ragiungere concentrazioni perico- don ad esempio in taverne, locali
lose per la salute, perché aumen- che nelle nostre case sono spesta la probabilità di contrarre un so utilizzati dalle famiglie nel
tumore polmonare. Aerare i lo- tempo libero» continua l'esperto.
cali, dove è possibile, ne abbassa La misura della concentraziomomentaneamente la concen- ne di Radon può essere fatta
trazione, ma non impedisce che in modo semplice, affidabile e
nelle ore successive torni ad poco costoso con dispositivi di
accumularsi. «Ci sono aree più piccole dimensioni (dosimetri)
a rischio, ma non c'è zona che sensibili alle radiazioni che vansi possa dire indenne. Come av- no posizionati negli ambienti da
viene in altri Paesi, la monitorare per un periodo di
alcuni mesi, meglio nelle stagioni fredde, e poi analizzati da un
laboratorio certificato.
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REALTÀ SALUTE
esercizio autonomo della
professione infermieristica negli ultimi anni si è
sviluppato notevolmente, assumendo nei vari ambiti sanitari
ruoli e spazi sempre maggiori.
Ma quali sono le caratteristiche
di questa figura infermieristica?
«Il Libero Professionista Infermiere è un infermiere laureato
in infermieristica, iscritto all'albo degli infermieri (IPASVI), che
decide di esercitare la propria
attività senza alcun vincolo di
subordinazione» spiega Gianluca Solitro, Infermiere Libero
Professionista. «Oggi l'infermiere
è un professionista che responsabilmente ha il governo del
processo assistenziale, decide
in autonomia come pianificare
l'assistenza al proprio paziente,
prendendosi carico dei propri
assistiti con una visione assistenziale olistica ovvero completa e
strutturata». La figura del medico,
ovviamente, rimane sempre un
asse importante per il coordinamento delle due professioni, ma
in un contesto che si potrebbe
definire quasi "paritario" con
competenze differenti ma in
perfetta sintonia. Sul territorio,
l'Infermiere Libero Professionista può svolgere attività assistenziali ed educative, direttamente
al domicilio del paziente. «Con
grossi vantaggi sia in termini gestionali sia organizzativi. Questo
sarà il futuro dell'organizzazione
sanitaria in un Paese come il nostro in cui le risorse economiche
tendono a diminuire costantemente a fronte una popolazione
che, sempre più anziana, richiede
e necessita di una sempre più
maggiore assistenza». Attenzione, però, a chi ci si affida. «Il consiglio, a chiunque avesse necessità di assistenza infermieristica,
per evitare di incappare in figure
abusive, è accertarsi dell'identità
del professionista richiedendo
un documento che certifichi l'iscrizione all'Ordine (tesserino
Ipasvi). Inoltre ricordate, se ad assistervi è un professionista in regola (in genere con partita IVA),
potrete usufruire di agevolazioni
fiscali» continua Solitro. Un'altra
forma di libera professione che
si sta sviluppando è quella associata, con la nascita di studi
professionali associati,
cooperative sociali, società tra professionisti
(STP). «Grazie a queste
società, l'infermiere può
prendersi in carico la
gestione di vari appalti
o servizi, organizzare
l'attività lavorativa e il
personale e garantire
una continuità assistenziale che nell'esercizio
in forma singola a volte
risulta difficile. Tenendo
conto delle prospettive
del Sistema Sanitario
Nazionale, che tenderà
a spostare la visione ospedalocentrica a una visione più ampia
di assistenza gestita a livello territoriale, la nascita di queste nuove forme societarie vedrà sempre
più in prima linea la professione
infermieristica. Inoltre organizzazioni come queste permetteranno di aumentare sia la possibilità di occupazione sia la qualità.
La nuova sfida per il futuro sarà
invece la nascita della figura
dell'infermiere di Famiglia e di
Ospedali di Comunità a completa gestione infermieristica, sfide
che, anche se ambiziose e impegnative, ci vedranno pronti per
portare il nostro contributo così
come la nostra deontologia c'insegna per perseguire quella che
rimane sempre la nostra mission,
ovvero il prenderci cura dei cittadini» conclude Solitro.
Bergamo Salute
57
STUDIO ODONTOIATRICO CAPOFERRI
REALTÀ SALUTE
Rimozione delle otturazioni in amalgama?
Solo se "protetta"
a cura di Francesca Dogi
SERVIZIO AMBULANZA H
- Visite private, ricoveri e dimissioni
- Assistenza a manifestazioni ed eventi
- Servizi sportivi
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- Servizi speciali e viaggi su lunghe tratte
- Trasporto in condizioni critiche ECMO
- Servizi con Unità Mobile Terapia Intensiva
PROGETTO E.C.M.O. PEDIATRICO
PROGETTO ELI 10
Il progetto relativo all’ambulanza per i trasporti ECMO Pediatrici, unica nel suo
genere, grazie ad un prezioso contributo
concesso dalla FONDAZIONE DELLA COMUNITA’ BERGAMASCA ONLUS e ad un
ulteriore sforzo della Cooperativa, compie
un nuovo ed importante passo. A breve in
fatti, grazie a questi contributi, il mezzo
verrà attrezzato con apparecchiature elettromedicali, diventando ancor più completo
e funzionale, consentendo di effettuare in
sicurezza anche il trasporto di pazienti bariatrici oltre che essere naturalmente
un’ottima Unità Mobile di Terapia Intensiva.
Padana Emergenza, è stata la prima in Provincia di Bergamo, ad introdurre nel Soccorso Sanitario (118) con mezzi di base
l’utilizzo dell’elettrocardiografo. Con questo
apparecchio a disposizione, i soccorritori
effettuano, se necessario, un ECG già in
casa del paziente, inviandolo poi alla Sala
Operativa del 118, dove un medico sarà in
grado di riconoscere eventuali problemi
cardiaci indirizzando il paziente nella struttura più idonea al trattamento di cui necessita. Un ulteriore evoluzione del Soccorso a
cui Padana Emergenza ha voluto rispondere subito ed in modo concreto.
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A
malgama sì o amalgama no? La permanenza
nel cavo orale di questa miscela utilizzata per le otturazioni dentali da più di 150
anni, costituita da mercurio
(50%),rame (6-9%), argento (2237%), stagno (11-14%) e zinco
(2%), è oggi argomento di notevoli controversie nella comunità scientifica. «Il mercurio è il
secondo elemento non radioattivo più tossico dopo il plutonio»
dice il dottor Stefano Capoferri,
medico odontoiatra. «La diatriba, in particolare, è legata ai
potenziali danni biologici legati al costante rilascio di questo
metallo nell'organismo da parte
delle stesse otturazioni». Secondo alcuni esperti l'amalgama
causerebbe problemi all'organismo intossicandolo, secondo
altri, invece, le quantità rilasciate dalle otturazioni sarebbero
troppo basse per essere nocive.
Ciò che però accomuna oppositori e sostenitori è l'effettiva
pericolosità dell'amalgama, per
via dei vapori sprigionati dal calore sviluppato dagli strumenti,
se non rimossa con le dovute
attenzioni e precauzioni. Per
questo sono stati messi a punto precisi protocolli operativi,
indispensabili al fine di ridurre
il più possibile il rischio di inalazione dei vapori di mercurio
per l'operatore e per il paziente. «Per effettuare una rimozione protetta bisogna rispettare
alcuni punti focali» continua il
dottor Capoferri. «Innanzitutto
il dente da trattare deve essere
isolato con l'ausilio della diga
di gomma. La tecnica di fresaggio deve essere eseguita, con
tagli netti utilizzando una fresa
al carburo di tungsteno specifica per metalli e sotto abbondante irrigazione. L'amalgama non
deve essere assolutamente polverizzata ma deve essere rimossa intera o a blocchi mediante
l'uso di scalpelli. Aspetti importanti sono, poi, l'areazione del locale, per garantire un constante
ricambio d'aria, e l'aspirazione
mediante l'uso combinato di due
aspiratori. Altre precauzioni per limitare al minimo i rischi
sono aspettare almeno tre settimane
tra una rimozione
e l'altra per favorire
la detossificazione
e seguire una terapia antiossidante e
chelante ("disintossicante") con assunzione di vitamina C
e selenio. Ovviamente, una volta rimossa
l'amalgama, deve essere riposta in contenitori con chiusura
ermetica e smaltita
secondo le normative vigenti come rifiuto pericoloso». Ma
come si fa a essere
certi di non aver subito "danni" nella
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rimozione? «Prima della rimozione e almeno sei mesi dopo
l'ultima, è consigliabile fare una
valutazione della concentrazione di mercurio nell'organismo
attraverso un mineralogramma
(esame del capello) o esami
delle urine o del sangue» conclude l'odontoiatra.
Bergamo Salute
59
REALTÀ SALUTE
CENTRO STUDI SYNAPSY
REALTÀ SALUTE
Osteopatia e massaggi,
una scuola d'eccellenza
per "professionisti della salute"
terapisti il percorso di studi è
biennale e strutturato nei seguenti turni: fine settimana,
diurno e serale. Al termine del
percorso, previo superamento
delle prove finali, viene conferito il titolo abilitante all'Arte Ausiliaria delle Professioni
U
na cosa è certa, a queste
persone non direte mai:
"mi tolga le mani di dosso". Sono massaggiatori e osteopati, "professionisti della salute"
in grado di aiutare a risolvere
un problema osteo-articolare,
muscolare o più semplicemente aiutare a rilassarsi. Si tratta di
professionisti capaci di migliorare la qualità della vita di qualsiasi individuo. Ovviamente, è
necessario mettersi in mani
"sicure", professionalizzate, che
sanno cosa fanno. Nel centro di
Bergamo, ma anche a Brescia
e Legnano, opera il Centro Studi Synapsy, una scuola di studi
superiori paritaria accreditata
presso la Regione Lombardia,
da 40 anni specializzata in arti
ausiliarie delle professioni sanitarie, che prepara ai massimi
livelli massaggiatori e osteopati.
«Il Centro Studi Synapsy è specializzato nella formazione in
campo massoterapico e idrote-
60
Bergamo Salute
rapico e nella medicina osteopatica, con percorsi formativi per
massaggiatore e capo bagnino
degli stabilimenti idroterapici
e inoltre con la scuola superiore di Osteopatia. In particolare,
il percorso di studi osteopatici
proposto dalla Scuola Superiore
di Osteopatia Synapsy è basato sui tradizionali principi della
medicina osteopatica ma ha
sviluppato un approccio innovativo denominato "Biomeccanica
Funzionale Dinamica"» spiega
il dottor Claude Altieri, Direttore Scientifico della scuola e
ideatore della "Biomeccanica
Funzionale Dinamica" (BDF).
«Oltre a essere di grande aiuto
nel trattamento di situazioni di
sofferenza, svolge un ruolo centrale nella prevenzione, in quanto le disfunzioni biomeccaniche
non risolte generano comunque
negli anni delle lesioni». Tutti i
corsi sono tenuti da docenti
altamente specializzati e da figure professionali di settore;
per ogni corso
sono previste
attività di tirocinio, stage e
incontri con
esponenti di
rilievo dell'area professionale in ambito
sanitario. Per i
massaggiatori-
QUI SI FORMANO ANCHE
OTTICI E ODONTOTECNICI
Curare la vista e la masticazione
equivale a vivere meglio la propria esistenza. L’Istituto Leonardo
da Vinci, appartenente al medesimo gruppo Centro Studi Superiori
di Bergamo, presente nel territorio lombardo da oltre 50 anni, tra
i percorsi ausiliari alle professioni sanitarie ha attivi quelli relativi
alla formazione di ottici e odontotecnici.
Il diploma in Ottica consente di
realizzare nei laboratori oftalmici
ogni tipo di soluzione personalizzata, confezionare e commercializzare occhiali e lenti a contatto. Il diplomato, a conclusione
del percorso quinquennale, è in
grado di utilizzare in modo adeguato materiali, strumentazioni,
tecniche di lavorazione e ricostruzione indispensabili per preparare ausili e/o presidi sanitari
per il benessere della persona.
Può inoltre definire la prescrizione oftalmica di alcuni difetti
visivi quali miopia e presbiopia,
con esclusione di ipermetropia,
astigmatismo e afachia.
Il diplomato Odontotecnico, al
termine del quinquennio di studi, invece, è in grado di costruire
ogni tipo di protesi, provvisoria,
fissa e mobile. Il corso scolastico
lo prepara anche a eseguire tutte
le lavorazione per il rilievo delle
impronte e la collocazione dei
dispositivi necessari all’analisi
della condizione della bocca. Sa
adoperare strumenti di precisione per costruire, levigare e rifinire
le protesi, oltre ad applicare ogni
nuova tecnologia utile allo studio
tridimensionale della condizione
della bocca.
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a cura di Francesca Dogi
OPEN DAY SYNAPSY
DUE DATE A SETTEMBRE
Sarà un settembre "Open day"
per il Centro Studi Synapsy. Sabato 6 e 20 settembre sarà aperta
a partire dalle 10 a chiunque fosse interessato la sede centrale di
Bergamo. Nel pomeriggio di sabato 20 settembre, a partire dalle
15, l'apertura riguarderà la sede
di Brescia, mentre l'Open day per
la sede di Legnano si svolgerà sabato 13 settembre a partire dalle
15. La segreteria del Centro Studi Synapsy è aperta da lunedì a
venerdì dalle 9 alle 18 e il sabato
dalle 9 alle 12.
Sanitarie di Massaggiatore e
Capo Bagnino degli Stabilimenti Idroterapici spendibile
su territorio nazionale e nella
Comunità Europea. La Scuola
Superiore di Osteopatia propone invece un percorso di 4 anni
accademici a tempo parziale
(part-time) per professionisti
già operanti in ambito sanitario,
e un percorso di 5 anni accademici a tempo pieno (full-time)
destinato in particolare ad allievi neo-diplomati. A conclusione di ogni annualità, viene
rilasciato un attestato relativo
alle competenze acquisite e al
termine del percorso, a seguito
della discussione di una tesi
sperimentale, verrà conferito il
Diploma in Osteopatia. In tutti
i percorsi proposti dal Centro
Studi Synapsy il tempo dedicato alla parte teorica, a livel-
lo operativo, è equivalente a
quello per la parte pratica per
garantire un apprendimento
immediato, efficace e di qualità.
Gli allievi possono usufruire di
aule ampie e luminose dotate
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multimediale e laboratori attrezzati. A Bergamo le lezioni si
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sentirsi più vulnerabili
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DonneInDifesa ed è organizzato da Ananda. Destinatarie dell'iniziativa, come dice il nome, le donne, sempre più esposte nella nostra società ad aggressioni, verbali e non, anche in famiglia e nelle
relazioni di coppia. Durante il corso, che inizierà
a metà settembre (ogni giovedì dalle 18.30 alle
19.30), si potranno imparare non solo le tecniche
pratiche da utilizzare per atterrare l'aggressore, ma
soprattutto la mentalità per diventare più sicure di
se stesse e affrontare tutte quelle spiacevoli situazioni critiche che esigono un tempestivo piano di
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Bottoni che fatica!
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soffre della malattia di Charcot Marie Tooh, una neuropatia rara che colpisce mani e piedi limitandone
progressivamente l'uso e di cui soffre una persona ogni 2500. Questi lavori, molto belli, sono frutto di una
vera fatica e di sacrificio. Se siete curiosi, l'appuntamento è per domenica 21 settembre il via Colleoni 8,
in Città Alta, dove ci sarà la bancarella di volontariato con tanti lavori decorati, dalle borse ai gioielli, alle
idee regalo. L'iniziativa è di "Amiche per la vita" in collaborazione con Acmt-rete. Per ulteriori informazioni
www.acmt-rete.it oppure www.amicheperlavitaonlus.blogspot.com
Parco della Trucca,
divertimento e relax per chi resta in città
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on andate in vacanza o siete già tornati, ma avete ancora voglia di godervi l'estate? Allora non potete
non fare un giro al Parco della Trucca. Fino al 6 settembre, da lunedì a domenica dalle 9 alle 24, avrete solo l'imbarazzo della scelta per ritagliarvi qualche ora di relax e divertimento. Tante le iniziative in
programma, per grandi e piccoli: attività sportive (tornei di volley, calcetto, ping pong, corsa amatoriale,
kayak sul lago) e iniziative legate al benessere e al fitness (corsi di yoga, pilates, tai chi, zumba e ginnastica dolce, ma anche boot camp che si ispira all'allenamento dei marines e unisce esercizi di fitness a
preparazione atletica e militare, e slacklining, che consiste nel camminare sospesi su una fettuccia di poliestere tesa tra due punti), laboratori creativi per bambini, attività teatrali, workshop di fotografia, esposizioni di artisti bergamaschi, giornate dedicate alle attività con i cani e eventi solidali. Novità di quest'anno
il "Cinema sotto le stelle": grazie alla collaborazione con Bergamo Film Meeting, ad agosto, sarà possibile
vedere gratuitamente quattro grandi film al chiaro di luna, immersi nel verde e seduti su plaid.
62
Bergamo Salute
Emergenza caldo?
C'è il numero verde dell'Asl
O
gni anno con l'estate arrivano anche le tipiche ondate di calore: condizioni climatiche e temperature elevate con alti tassi di umidità per periodi prolungati che possono mettere a repentaglio l'equilibrio dell'organismo. Che fare? Innanzitutto seguire alcune regole anti-afa come bere almeno due
litri di acqua al giorno, evitare di uscire nelle ore più calde, privilegiare abiti freschi e
in fibre naturali, aumentare il consumo di frutta e verdura etc. Non sempre però
queste strategie bastano, soprattutto nei soggetti più fragili. Per questo fino
al prossimo 15 settembre, Arpa Lombardia trasmetterà bollettini giornalieri
sulle condizioni climatiche al Centro di Riferimento di Asl Bergamo che,
in caso di emergenza, invierà tempestivamente istruzioni pratiche alle
diverse istituzioni. La rete dei servizi si prende particolare cura degli
anziani, dallo specifico monitoraggio delle persone assistite a domicilio al ricovero, se appropriato, in struttura ospedaliera ed eventuali
dimissioni protette. Nel periodo estivo Asl Bergamo ha attivato un
sistema di allerta sempre attivo per gestire la trasmissione delle informazioni sulle previsioni meteorologiche e i messaggi di allarme
ondate di calore. Inoltre ha messo a disposizione il numero verde
800002233, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12,30 e dalle
13,30 alle 16 fino al 31 agosto, a cui la popolazione può rivolgersi per
informazioni.
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Medicina estetica e del benessere
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DAL TERRITORIO
Riconoscere la lingua dei segni,
il primo passo per una vera
integrazione dei sordi
a cura di Maria Castellano
«L
'Italia è uno dei pochi Paesi che ad oggi
non ha ancora riconosciuto la Lingua dei Segni,
benché la sua promozione sia
auspicata dalla Convenzione
ONU sui diritti delle persone con
disabilità che il nostro Paese ha
sottoscritto. Un suo riconoscimento darebbe ai sordi maggiori
servizi accessibili garantiti dalle
Istituzioni pubbliche e non». Chi
parla è Stefano Zanoletti, presidente dell'ENS (Ente Nazionale
Sordi) provinciale di Bergamo,
che fa parte dell'ENS nazionale
e con quest'ultimo promuove
iniziative per favorire l'integrazione delle persone sorde nella
società, la loro crescita, autonomia e piena realizzazione in tutti i campi, scolastico, lavorativo,
personale. «La sordità è ancora
una realtà sconosciuta» continua il presidente. «Il principale
obbiettivo di tutte le nostre iniziative perciò è darle visibilità,
affinché si abbattano i pregiudizi
per la costruzione di una società più equa. In particolare con il
circolo ricreativo organizziamo
gite, seminari, giornate associative, iniziative sportive, incontri
formativi resi accessibili attraverso la traduzione di un interprete di Lingua dei Segni Italiana
(LIS). Inoltre sosteniamo progetti
per rendere effettivo e idoneo
l'inserimento lavorativo nelle
aziende e per rendere possibi-
le l'accessibilità dei servizi alle
persone sorde: corsi di informazione e sensibilizzazione per il
personale sanitario e amministrativo dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (destinato a diventare progetto-pilota a
livello nazionale), servizi per la
chiamata d'emergenza in collaborazione con la Questura, collaborazioni con la Croce Rossa
Italiana e ovviamente assistenza e tutela, sportelli informativi
INPS e inserimento lavorativo,
tradotti in Lingua dei Segni. Ad
oggi, infatti, la traduzione in
tempo reale in LIS è la sola reale garanzia di accessibilità e
partecipazione». Una garanzia
ancora troppo spesso negata.
«Basti pensare a tutti i servizi di
prenotazione di esami e visite
mediche, per restare in ambito
sanitario, a cui si accede telefonando, azione che una persona
sorda deve delegare ad altri perdendo così il diritto a esercitare
un'autonomia e a tutelare la
propria privacy. Lo stesso accade, con rischi evidenti, per i numeri telefonici di emergenza.
Si tratterebbe semplicemente di fornire
alternative testuali,
visibili e leggibili
su display, alle
informazioni trasmesse con gli
altoparlanti negli
uffici pubblici, nelle stazioni
ferroviarie, negli aeroporti, negli ospedali e negli ambulatori.
A Bergamo, poi, manca ancora
un'emittente locale pienamente
accessibile attraverso il servizio
di sottotitolazione: questo è uno
degli obbiettivi che speriamo di
raggiungere nel più breve tempo possibile». Tra le iniziative ci
sono anche quelle nelle scuole
e in ambito lavorativo. «Nelle
scuole promuoviamo interventi
educativi di sensibilizzazione
e sosteniamo le famiglie udenti
con figli sordi. Una nota positiva
che caratterizza la nostra Provincia riguarda proprio il Servizio
di Integrazione scolastica dei
Disabili Sensoriali (SPIDIS), fiore all'occhiello nel garantire l'assistenza scolastica degli alunni
sordi» conclude Zanoletti.
Bergamo Salute
65
DAL TERRITORIO
IL LATO UMANO DELLA MEDICINA
Così ho creato un angolo
di paradiso nell'inferno
La storia di una suora bergamasca che ha fondato in India
un ospedale per lebbrosi e malati di tubercolosi
a cura di Lucio Buonanno
I
l suo sorriso è contagioso.
Come la sua vita dedicata ai
più poveri del mondo, ai lebbrosi. Lei, suor Bertilla Capra da
Bagnatica, 75 anni, è da 44 in
India, superiora del Vimala Dermatological Centre di Mumbai,
un ospedale che cura i pazienti
con ulcere e piaghe gravi, i malati di tubercolosi e i loro figli.
La incontriamo a Monza, all'Istituto delle Missionarie dell'Immacolata, dove da ragazzina ha
preso i voti. È in vacanza, ma il
suo pensiero, mentre parliamo,
vola al suo ospedale, ai suoi
pazienti, ai suoi ragazzi e ragazze che cura e alleva come una
mamma. Sempre sorridente,
sempre pronta a offrire una carezza, una parola di conforto.
mia cugina suora missionaria»
racconta. «Ero affascinata da
quello che leggevo e così un
poco alla volta ho preso la decisione. Dopo aver lavorato per
qualche tempo al filatoio di Brusaporto, sono entrata qui all'Istituto delle Missionarie dell'ImLa sua è una missione d'amore, macolata. Nello stesso tempo
al servizio dei più poveri tra i ho fatto un corso per infermiera
poveri. «Ho fatto questa scelta a a Roma e uno per ostetrica alla
14 anni leggendo i giornali del clinica Mangiagalli a Milano. Il
Pime (Pontificio Istituto Missioni mio sogno era di andare in Asia,
Estere) che mi faceva avere una in Bangladesh. Invece sono stata
destinata in India per occuparmi di malati di lebbra. È quello
che ho continuato a fare per tutti
questi anni. La lebbra l'ho scoperta un po' alla volta. Prima ho
dovuto seguire un corso in Spagna, perché il governo indiano
accettava soltanto chi aveva un
diploma per questa malattia».
Finalmente suor Bertilla può
partire per l'India. «Sono stata
a Calcutta, dove ho conosciuto
Madre Teresa. Con lei sono andata molte volte sulla jeep per
visitare i vari campi con i profughi della guerra tra Pakistan
e Bangladesh del 1971. Un'esperienza meravigliosa. Appena
salivamo in auto Madre Teresa
cominciava a pregare. Poi sono
andata a Eluru, nell'Andhra
Pradesh, nel sud dell'India. Una
regione poverissima ma con la
gente semplice, accogliente, rico-
66
Bergamo Salute
noscente. Nell'81 sono arrivata
a Mumbai. C'erano tanti malati
di lebbra nella zona: su 800 mila
abitanti almeno 13 mila erano
lebbrosi. Così abbiamo chiesto
i permessi al governo che ci ha
fornito lo spazio dove abbiamo
costruito il Centro per ricoverare i pazienti. Oggi abbiamo una
settantina di ricoverati e li curiamo senza paura. La lebbra è una
malattia che attacca la pelle e i
nervi periferici, ma quando te ne
accorgi è troppo tardi. I sintomi
sono una macchia sulla pelle,
poi vengono le paralisi alle dita,
alla mano, ai piedi. Se presa in
tempo si può curare. Per questo
andiamo nelle scuole, nelle fabbriche per cercare di prevenire. E
infatti abbiamo aiutato migliaia
e migliaia di persone. La lebbra
non si trasmette come la tubercolosi, ma in India è vista come
una punizione divina e i lebbrosi
danno fastidio, fanno ribrezzo».
Il Centro di suor Bertilla non
si occupa soltanto di malati di
lebbra e di tubercolosi. Ha creato un collegio per gli orfani
e per i figli dei pazienti. Le ragazze studiano anche lì, i maschi invece vanno nelle scuole
governative. Ma tutti (induisti,
musulmani e i pochi cristiani),
la mattina pregano, cantano
inni religiosi e molti leggono la
Bibbia. E poi ci sono un ambulatorio con dispensario di medicine, sale operatorie, reparto
di riabilitazione, un calzolaio
che fa scarpe speciali per chi
ha superato la malattia, e una
sartoria diretta da un indiano,
molto bravo nel taglio e cucito, che ha vinto la lebbra, e che
ora con una decina di aiutanti,
spesso ex lebbrosi, confeziona
LEBBRA: IN CALO MA NON SI PUÒ ANCORA ABBASSARE LA GUARDIA
Negli ultimi 20 anni oltre 14 milioni di malati sono stati curati, 4 milioni dal
2000. La diagnosi precoce e la terapia multifarmaco, disponibile gratuitamente dal 1995, si sono rivelati gli elementi chiave nell'eliminare questa
malattia infettiva cronica causata da Mycobacterium leprae o bacillo di
Hansen. 2 milioni di loro però convivono con disabilità gravi (mutilazioni,
deformità, cecità) e altri 2 milioni con disabilità nelle fasi iniziali. Come sottolinea l'ultimo rapporto del Comitato degli Esperti sulla Lebbra dell'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), del 2012, "nonostante un progresso
significativo nel controllo della malattia e nella riduzione del suo peso, molto ancora resta da fare per rinforzare i risultati ottenuti e per ulteriormente
ridurre l'impatto della lebbra, soprattutto per quanto riguarda le sue conseguenze fisiche, mentali e socio-economiche sui malati e sulle loro famiglie".
Sebbene il tasso di prevalenza della malattia in oltre 20 anni sia calato del
90%, ogni anno nel mondo si registrano 220-230 mila nuovi casi e la lebbra continua a essere diffusa principalmente in Asia (soprattutto in India),
Africa (in particolare alcune regioni dell'Africa occidentale) e in alcune zone
dell'America Meridionale come il Brasile. Ma adesso fa paura la tubercolosi.
Ne soffrono tanti.
sari, vestiti e altri capi di abbigliamento che vengono portati
in Italia per essere venduti.
di farne donne autosufficienti in
grado di lavorare e di avere una
vita dignitosa. A queste bambine
manca tutto e come se non baIl ricavato torna al Centro di stasse una volta divenute adulte
suor Bertilla, come le offerte non potranno sposarsi senza la
degli sponsor, gli Amici di Raul dote. Anche se alcune si sono
Follerau di Bologna, la German diplomate o laureate. Sembra
Leprosy Relief Association, e paradossale ma il lebbrosario è
come gli Amici delle Missio- un vero e proprio angolo di Panarie dell'Immacolata o quel- radiso. Si respira un'atmosfera
le di tanti che ogni anno, tra unica e ineguagliabile. Le bamgennaio e febbraio, vanno a bine cantano, studiano e pregaMumbai a portare i soldi che no, aiutano le suore e naturalraccolgono. Una di questi è la mente giocano mentre i malati
giornalista Barbara Zonchello. dalla loro ala dell'ospedale le
«Bertilla tira le fila di una gran- guardano sorridendo. Fuori dalde missione che ospita 80 ma- le mura di questo Paradiso c'è
lati gravi di lebbra e tubercolosi l'India in tutta la sua durezza.
e 70 bambine particolarmente E naturalmente Bertilla entra ed
disagiate» racconta in una let- esce da queste mura, aiuta, sorritera al ritorno dalla sua ultima de, cura. Lì serve davvero tutto».
visita. «I malati di lebbra vengo- Suor Bertilla legge la lettera e
no operati e curati con amore. sorride. «Per me non è affatto un
Le bambine invece vivono una sacrificio. Ho scelto di essere al
vita lontano dalla strada dove servizio dei più poveri tra i povesarebbero cresciute: mangiano, ri, degli ammalati, e rifarei tutto.
dormono in una brandina, van- Sono loro che mi trasmettono
no a scuola con tanto di divisa una gioia immensa anche se c'è
e crescono in un ambiente tran- tanto da fare ancora e c'è bisoquillo e protetto con l'obbiettivo gno di fondi».
Bergamo Salute
67
MALATTIE RARE
DAL TERRITORIO
A.R.M.R.
Insieme contro le malattie rare
Le Malattie Rare sono un ampio
gruppo di patologie (circa 6000 secondo l'OMS), accomunate dalla
bassa prevalenza nella popolazione
(inferiore a 5 persone per 1000 abitanti secondo i criteri adottati dall'Unione Europea). Con base genetica
per l'80-90%, possono interessare
tutti gli organi e apparati dell'organismo umano. In questo numero
parliamo della Malattia di Gaucher.
Tel. 035/671906
Fax 035/672699
[email protected]
www.armr.it
INCONTRI CON I SOCI E GLI AMICI DI A.R.M.R.
• Giovedì 24 luglio, dalle ore 19:30 in poi
Organizzato dal Gruppo Giovani A.R.M.R.
sugli Spalti di San Michele "Ababordo sulle Mura"
• Giovedì 18 settembre dalle ore 18:00 alle ore 19:30
aperitivo per i soci A.R.M.R. presso Gioielleria Cornali
piazza Matteotti
• 27 e 28 settembre a Branzi Fiera di San Matteo
con la partecipazione del Prof. Giuseppe Remuzzi
Maggiori informazioni su www.armr.it
MALATTIA DI GAUCHER
Codice di esenzione.RCG080
Categoria. Malattie delle
ghiandole endocrine, della
nutrizione, del metabolismo e
disturbi immunitari.
Definizione. È la più frequente patologia del metabolismo
degli sfingolipidi (classe di
lipidi di membrana). Si distinguono tre tipi: il tipo 1, senza
interessamento neurologico;
il tipo 2, con grave e precoce
interessamento neurologico,
il tipo 3, con interessamento neurologico più tardivo.
Epidemologia. È stata stimata per il tipo 1 un'incidenza di
1: 60.000-200.000 (che sale tra
gli ebrei ashkenazi); per il tipo
2 di 1:100.000 e per il tipo 3 di
1:50.000.
Segni e sintomi. Il tipo 1
esordisce in età che va dall'infanzia all'età adulta, con sple-
nomegalia (aumento della
milza); segni ematologici di
ipersplenismo
(trombocitopenia, anemia e leucopenia);
epatomegalia (aumento del
fegato) modesta e alterazioni ossee. Il tipo 2 esordisce a
circa 3 mesi con splenomegalia associata a opistotono
(grave inarcamento e rigidità
della schiena), strabismo, trisma (contrattura dei muscoli
della mandibola). Nel tipo 3
si riscontrano i segni del tipo
1 associati ad atassia (mancanza di coordinazione muscolare), paraparesi spastica,
convulsioni, mioclonie ("scosse" muscolari), oftalmoplegia
(paralisi dei muscoli oculari)
sopranucleare e demenza, che
possono manifestarsi tra i 10 e
i 50 anni.
Eziologia. Ha un'origine ge-
netica ed è causata dal deficit
dell'enzima
beta-glucocerebrosidasi (o beta-glucosidasi).
Diagnosi. La diagnosi clinica
può essere confermata con il
dosaggio dell'attività enzimatica della beta-glucocerebrosidasi e con l'analisi molecolare
delle mutazioni.
Terapia. La somministrazione endovenosa sostitutiva periodica con beta-glucosidasi
è utilizzata regolarmente dal
1992. È efficace, però, solo nel
tipo 1 poiché non agisce sul
danno cerebrale. Il trapianto
di midollo osseo può essere
preso in considerazione nelle forme con interessamento
neurologico.
Dott. Angelo Serraglio
Vice Presidente
Commissione Scientifica
ARMR
Bergamo Salute
69
DAL TERRITORIO
TESTIMONIANZA
Con l'amore ho sconfitto la leucemia
a cura di Lucio Buonanno
«Q
ueste due stupende
bambine sono la
dimostrazione che
si può combattere una malattia
come la leucemia linfoblastica
acuta. Le ho volute con tutte le
mie forze. Dopo tutte le sofferenze che ho dovuto patire, la prima
volta nel 1988, la seconda nel
2000, mi hanno ridato la gioia di
vivere. E pensare che solo qualche anno fa ero distrutta, la mia
vita era appesa alla chemioterapia con i medici che mi consigliavano di evitare una gravidanza».
Lara Belotti è una bella ragazza di 35 anni, alta, mora, occhi
scuri, parlantina sciolta, senza
peli sulla lingua, un carattere di
ferro. E si coccola le figlie, Asia
che ha appena compiuto sei
anni, e la più piccola Sveva, tre.
La sua storia, anzi il suo calvario,
70
Bergamo Salute
inizia in quarta elementare, a 9
anni. Una bambina serena con
la solita routine quotidiana tra
scuola e oratorio. Poi il dramma. «Mi sentivo stanca, avevo
spesso la febbre a 37 e mezzo.
Mi portano all'ospedale di Alzano Lombardo, mi sottopongono
ad alcune analisi: scoprono che
ho livelli troppo bassi di emoglobina e consigliano un ricovero
al Centro specializzato del San
Gerardo di Monza. Altre analisi,
anche al midollo osseo, e un verdetto che sconvolge soprattutto i
miei genitori: ho la leucemia linfoblastica acuta. Subito mi sottopongono alle cure del caso, alla
chemio e alle radioterapie. Sto
male: vomito, brividi, dolori che
non ti mollano notte e giorno
e l'annuncio dei medici che mi
cadranno tutti i capelli anche se
mi consolano garantendomi che
cresceranno di nuovo».
Per quaranta lunghi giorni Lara
deve rimanere in ospedale,
bloccata a letto. Una sofferenza enorme per una bambina,
un po' alleviata dall'affetto dei
medici e degli infermieri del
reparto pediatrico. «In particolare il dottor Biondi, ora primario, la dottoressa Locasciulli e la
dottoressa Fraschini, un'equipe
fantastica: mi trattavano con
tanto amore, come se fossi diventata una loro figlia. Con un
altro medico, il dottor Momcilo Jancovic si è instaurata una
forte amicizia che dura ancora
oggi. Mi ricordo il giorno in cui
entrò nella mia stanzetta con
una video cassetta che spiegava
con un cartone animato quello
che stava accadendo nel mio
corpicino e a cosa sarei andata
incontro. Poi finalmente, dopo
42 giorni, mi fanno scendere dal
letto: non riuscivo più a camminare, ma dovevo farcela, dovevo
tornare a casa, dai miei amici e
passo dopo passo ce l'ho fatta.
Ora so cosa prova un bimbo
appena muove i primi passi. Ma
una volta a casa, comincia un
altro dramma: mi guardano tutti
in modo strano, qualcuno evita
di avvicinarsi. Hanno paura che
io possa essere contagiosa. È
dura la vita in questo modo e
a renderla ancora più dura è la
separazione tra i miei genitori
che però mi sono stati sempre
vicino insieme con mia sorella
che ha quattro anni meno di me
e soffriva assieme a me. Cresco
così. Per altri cinque anni continuo con le terapie. Altri esami,
altre analisi e finalmente posso
pensare al futuro. Secondo i medici sono guarita».
La vita torna a sorriderle. Nel
frattempo Lara è sbocciata e
non passa inosservata. Ha un
bel fisico e a 17 anni incontra
l'amore o almeno così crede. La
malattia ormai sembra solo un
doloroso ricordo. E invece tre
anni dopo durante una vacanza
in Sardegna torna la febbre. «Mi
sento strana, ma non penso alla
mia vecchia storia. Sono passati
tanti anni. Torno a Monza, lì ci
sono i miei amici medici, sanno
tutto di me. Sono la mia famiglia.
Mi accolgono a braccia aperte
COLPISCE SOPRATTUTTO
I PIÙ PICCOLI
La leucemia linfoblastica acuta
(LLA) è un tumore ematologico
(cioè del sangue) che si sviluppa
nel midollo osseo, nel sangue, nel
sistema linfatico e in altri tessuti
ed è caratterizzato da un accumulo di linfociti, un tipo particolare di
globuli bianchi. Il termine "acuta"
indica che la malattia progredisce
velocemente. Anche se è una malattia relativamente rara in Italia
si registrano ogni anno 450 nuovi casi tra gli uomini e 320 tra le
donne. La LLA è però il tumore più
frequente in età pediatrica tra 0 e
14 anni. L'incidenza raggiunge il
picco tra i 2 e i 5 anni e poi diminuisce con l'aumentare dell'età
fino a essere minima dopo i 29
anni. Potrebbe essere causata
da esposizione a radiazioni e da
sostanze chimiche come il benzene contenuto in alcuni pesticidi e
nel fumo delle sigarette. I sintomi
sono stanchezza, perdita di appetito, rischio di infezioni, dolori
e sanguinamenti frequenti. La
terapia si basa soprattutto sulla
chemio e farmaci specifici.
e, anche se nel frattempo sono
diventata adulta e loro curano i
bambini leucemici, non mi mollano. Per loro è inspiegabile che
a distanza di dodici anni si sia
ripresentata la stessa identica
malattia. Mi crolla il mondo addosso. Il dottor Jancovic si attacca al telefono, chiama i colleghi
dell'ospedale di Bergamo che
vogliono ricoverarmi subito. Ma
io chiedo una settimana di tempo. Dovevo sistemare alcune
cose mie. Dovevo prepararmi, e
preparare le persone a me care,
parenti e amici. Avevo paura
perché sapevo a cosa andavo
incontro, avrei di nuovo perso
i capelli. E allora sono andata
dal parrucchiere, li ho fatti tagliare corti, li ho fatti biondi. E si
ricomincia. Di nuovo 40 giorni
inchiodata in un letto, di nuovo
le chemio. Ma non mollo anche
se in tutto questo il ragazzo che
avevo è sparito». Lara è una
combattente. Dopo lo shock
iniziale, ritrova la forza e la
grinta per reagire. Vuole farcela, vuole vincere questa nuova
battaglia. «Mia mamma e mia
sorella mi sono sempre vicine,
mi danno coraggio. E finalmente posso tornare a casa. Ricrescono anche i capelli, cerco di
riprendere una vita normale, di
lavorare come grafica pubblicitaria. Poi sei anni dopo conosco
l'uomo della mia vita, perdo la
testa. Lui mi accetta soprattutto
per la forza e il coraggio che
dimostro nell'affrontare la vita
quotidiana. Abbandono Ranica,
andiamo a vivere a Urgnano.
Una delusione: mi sembra di rivivere il mio ritorno a casa da
bambina. Purtroppo al giorno
d'oggi c'è ancora gente ignorante che al solo sentire la parola
leucemia ti tratta come un'appestata. Ma io vado avanti lo stesso,
non sarà un paesino a fermarmi.
Sono la dimostrazione che la
leucemia si può combattere, si
possono avere dei figli, anche
se devo ammettere che appena
mi sento un po' strana telefono
ai miei amici medici di Monza.
Ora vorrei scrivere un libro sulla
mia storia per dare una parola
di speranza e di aiuto soprattutto ai genitori che soffrono per i
loro figli ammalati e non sanno
a chi rivolgersi. Come quel padre
di una bambina di cinque anni
che ho conosciuto in vacanza e
che ha la mia identica forma di
leucemia. Ma di leucemia oggi si
guarisce e l'amore è la cura fondamentale oltre le terapie».
Bergamo Salute
71
Bergamo Salute anno 4 - n°4 - lug. - ago. 2014
PERIODICO DI
CULTURA MEDICA
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Hanno collaborato
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Viola Compostella, Giulia Sammarco,
Alessandra Perullo
Iscr. Tribunale Bergamo N°26/2010 del 22/10/2010
Iscr. ROC N°21019
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