collana Iuav - Il Poligrafo

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ilPOLIGRAFO
Comitato scientifico per le iniziative editoriali
dell’Università Iuav di Venezia
Guido Zucconi (presidente)
Andrea Benedetti
Renato Bocchi
Serena Maffioletti
Raimonda Riccini
Davide Rocchesso
Luciano Vettoretto
I volumi della collana sono soggetti a peer review
Università Iuav di Venezia
Tolentini - Santa Croce 191
30135 Venezia
tel. 041 2571111
www.iuav.it
Il Poligrafo casa editrice
35121 Padova
via Cassan, 34 (piazza Eremitani)
tel 049 8360887 - fax 049 8360864
[email protected]
www.poligrafo.it
L’Università Iuav di Venezia, con la qualità della sua offerta culturale e formativa, rappresenta un polo accademico, didattico e di
ricerca d’eccellenza, nonché una sede privilegiata per la riflessione
teorica sull’architettura, l’analisi di pratiche, tecniche e strumenti,
l’approfondimento della dimensione storica della disciplina.
I volumi della Collana di Ateneo “Iuav / Il Poligrafo” nascono
dall’esigenza di presentare gli esiti delle attività svolte, contribuendo a promuovere la diffusione dei saperi presso un vasto pubblico,
formato non solo da docenti, studenti ed esperti del settore, ma
anche da lettori non professionisti interessati a queste tematiche.
Di carattere istituzionale, in quanto espressione dell’identità dello
Iuav, questa iniziativa, avviata nel 2013 dalla casa editrice Il Poligrafo raccogliendo il testimone dell’editore Marsilio, risulta articolata
in due format, rispondenti a esigenze differenziate.
I volumi della serie “Saggi” ospitano i risultati delle ricerche e presentano alcuni progetti contraddistinti da innovazione e originalità.
Gli studi pubblicati all’interno della serie “Materiali”, caratterizzati
da una grande varietà tematica, sono dedicati principalmente ad
accogliere gli esiti dell’attività didattica di master e scuole di dottorato, nonché a presentare i contenuti dei fondi conservati presso
l’Archivio Progetti.
La molteplicità di sfaccettature della disciplina architettonica, sintesi di diverse competenze, si riflette nelle tematiche affrontate
all’interno dei singoli volumi pubblicati: gli argomenti di interesse spaziano dalla teoria alla storia dell’architettura, dalla progettazione all’urbanistica, sino a giungere alla divulgazione dei materiali conservati presso l’Archivio Progetti. I risultati dell’attività
di ricerca e della sperimentazione didattica – la cui valorizzazione
rappresenta il fil rouge che unisce le pubblicazioni della collana –
costituiscono un punto di riferimento per la comunità scientifica
nazionale e internazionale.
Una nuova veste grafica e un ricchissimo apparato iconografico costituiscono un valore aggiunto; la precisione dell’impianto metodologico, la vastità degli argomenti trattati, la qualità dei contenuti
e il rigore editoriale sono gli elementi chiave che contraddistinguono questi volumi. Tutte le pubblicazioni sono disponibili anche in
formato ebook.
ROBERTO BURLE MARX
Verso un moderno paesaggio tropicale
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ILPOLIGRAFO
Roberto Burle Marx.
Verso un moderno paesaggio
tropicale
Roberto Burle Marx (São Paulo  - Rio de Janeiro )
può essere considerato uno dei maggiori esponenti
del movimento artistico brasiliano del Novecento,
rappresentante di quell’architettura del paesaggio
che era anche peculiare espressione di un’arte globale.
I suoi progetti e le sue realizzazioni muovono da un’originale
interpretazione della natura tropicale, inserendosi all’interno
di una prospettiva di forte rinnovamento nella costruzione
dell’architettura del giardino e di una nuova coscienza
del paesaggio. Autore di oltre mille progetti nel suo paese
e in diverse parti del mondo, Burle Marx mette in scena,
attraverso una singolare capacità espressiva, una moderna
estetica del paesaggio.
Profondamente radicata nella realtà brasiliana, la sua intensa
attività multidisciplinare viene indagata in queste pagine
da studiosi europei e brasiliani: un itinerario che si compie
tra forme, colori, tessiture del giardino e dominio paesaggistico
della città, tra la scala minore di un’estetica pittoresca,
associata a un impiego rigoroso delle essenze autoctone,
e la grande scala di un parksystem teso a ridefinire la nozione
stessa di spazio pubblico e l’identità urbana. Un programma
ambizioso, che si estende fino a comprendere la dimensione
visionaria di un progetto territoriale ideato in virtù di processi
ecologici per la difesa del paesaggio e dell’ambiente.
a cura di
Barbara Boifava, Matteo D’Ambros
2014
pp. 256, ill. bn e colore
 978-88-7115-834-1
euro 23,00
Roberto Burle Marx (São Paulo 1909 - Rio de Janeiro 1994) può essere considerato uno dei maggiori esponenti del movimento artistico brasiliano del Novecento, rappresentante di quell’architettura del
paesaggio che era anche peculiare espressione di un’arte globale.
I suoi progetti e le sue realizzazioni muovono da un’originale interpretazione della natura tropicale, inserendosi all’interno di una
prospettiva di forte rinnovamento nella costruzione dell’architettura del giardino e di una nuova coscienza del paesaggio. Autore di
oltre mille progetti nel suo paese e in diverse parti del mondo, Burle
Marx mette in scena, attraverso una singolare capacità espressiva,
una moderna estetica del paesaggio.
Profondamente radicata nella realtà brasiliana, la sua intensa attività multidisciplinare viene indagata in queste pagine da studiosi
europei e brasiliani: un itinerario che si compie tra forme, colori,
tessiture del giardino e dominio paesaggistico della città, tra la scala
minore di un’estetica pittoresca, associata a un impiego rigoroso
delle essenze autoctone, e la grande scala di un parksystem teso a
ridefinire la nozione stessa di spazio pubblico e l’identità urbana.
Un programma ambizioso, che si estende fino a comprendere la
dimensione visionaria di un progetto territoriale ideato in virtù di
processi ecologici per la difesa del paesaggio e dell’ambiente.
Barbara Boifava si è laureata in Architettura presso l’Università Iuav di Venezia, dove ha conseguito il dottorato in Storia dell’architettura e dell’urbanistica e dove attualmente insegna e svolge attività di ricerca. All’interesse
per la cultura architettonica francese del XIX secolo, affianca da sempre lo
studio della storia del paesaggio. Da alcuni anni le sue ricerche sono concentrate sull’opera di Roberto Burle Marx e sul rapporto tra paesaggio e
città contemporanea.
Matteo D’Ambros ha studiato Architettura alla Technische Universität di
Dresda e all’Università Iuav di Venezia, dove ha conseguito il dottorato in
Urbanistica e svolge attività didattica e di ricerca. I suoi studi si collocano
all’interno del dibattito disciplinare su città e territorio, con particolare attenzione all’indagine delle trasformazioni urbane in Brasile e Germania.
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ROBERTO BURLE MARX
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a cura di Barbara Boifava e Matteo D’Ambros
ECHI ALBERTIANI
Chiese a navata unica nella cultura
architettonica della Lombardia sforzesca
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ILPOLIGRAFO
Jessica Gritti
La chiesa di Sant’Andrea di Mantova ha avuto un ruolo
fondamentale nella diffusione in area lombarda
del linguaggio archittettonico di Leon Battista Alberti,
divenendo polo di significativa attrazione culturale
per i territori limitrofi. Un riconoscimento unilaterale
del magistero albertiano rischia tuttavia di occultare l’intrinseca
ricchezza della cultura lombarda, nell’ambito della quale
si stratificarono novità di rilievo già nel corso del XV secolo.
L’analisi di un piccolo gruppo di chiese edificate in territorio
lombardo tra la seconda metà del XV secolo e il primo decennio
del Cinquecento – lette in passato come testimonianze
esemplari della “fortuna” del Sant’Andrea di Mantova, in virtù
dell’impianto comune a navata unica – permette di riconoscere
un linguaggio aperto a suggestioni e innovazioni eterogenee,
consentendo una più ampia riflessione sul carattere variegato
della cultura architettonica del ducato sforzesco.
Le chiese di San Sigismondo di Cremona, di Santa Maria
Assunta di Maguzzano, di Santa Maria delle Grazie di Soncino
e di Santa Maria delle Grazie di Castelnuovo Fogliani,
edifici monastici situati al di fuori dei centri maggiori,
sono qui contestualizzate e analizzate all’interno del panorama
architettonico della loro epoca, guardando alla varietà
di soluzioni e modelli di riferimento, al rapporto
con la tradizione autoctona e con quelle istanze ereditate
da Filarete, Alberti e Bramante che rappresentano
una componente costitutiva del linguaggio architettonico
del secondo Quattrocento lombardo.
Echi albertiani.
Chiese a navata unica
nella cultura architettonica
della Lombardia sforzesca
2014
pp. 456, ill. bn e colore
 978-88-7115-839-6
euro 25,00
La chiesa di Sant’Andrea di Mantova ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione in area lombarda del linguaggio architettonico
di Leon Battista Alberti, divenendo polo di significativa attrazione
culturale per i territori limitrofi. Un riconoscimento unilaterale del
magistero albertiano rischia tuttavia di occultare l’intrinseca ricchezza della cultura lombarda, nell’ambito della quale si stratificarono novità di rilievo già nel corso del XV secolo.
L’analisi di un piccolo gruppo di chiese edificate in territorio lombardo tra la seconda metà del XV secolo e il primo decennio del
Cinquecento – lette in passato come testimonianze esemplari della
“fortuna” del Sant’Andrea di Mantova, in virtù dell’impianto comune a navata unica – permette di riconoscere un linguaggio aperto a suggestioni e innovazioni eterogenee, consentendo una più
ampia riflessione sul carattere variegato della cultura architettonica
del ducato sforzesco.
Le chiese di San Sigismondo di Cremona, di Santa Maria Assunta
di Maguzzano, di Santa Maria delle Grazie di Soncino e di Santa
Maria delle Grazie di Castelnuovo Fogliani, edifici monastici situati
al di fuori dei centri maggiori, sono qui contestualizzate e analizzate
all’interno del panorama architettonico della loro epoca, guardando
alla varietà di soluzioni e modelli di riferimento, al rapporto con
la tradizione autoctona e con quelle istanze ereditate da Filarete,
Alberti e Bramante che rappresentano una componente costitutiva
del linguaggio architettonico del secondo Quattrocento lombardo.
Jessica Gritti, laureata in Lettere moderne e specializzata in Storia dell’arte
(Università Cattolica, Milano), è dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica (Università Iuav di Venezia, 2008) e svolge attività di
ricerca e didattica presso diverse università, tra cui il Politecnico di Milano
e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Le sue ricerche sono rivolte alla storia
dell’architettura, con particolare attenzione al periodo fra XV e XVI secolo.
Ha pubblicato diversi contributi sull’architettura cremonese del Quattrocento, i modelli dall’antico, la plastica decorativa e i disegni di architettura;
dal 2011 collabora alla realizzazione del Corpus dei disegni di architettura del
Duomo di Milano.
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Jessica Gritti
ECHI ALBERTIANI
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Jessica Gritti
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ILPOLIGRAFO
Il tema dell’immagine nella cultura occidentale si palesa
come centrale sin da epoche remote: il cardine prospettico
e l’esigenza del realismo visivo hanno permeato di sé secoli
di produzione iconografica, stabilendo un canone cui l’artista
– e più in generale colui che rappresenta – si è sentito
vicariamente vincolato. Ma l’immagine così costruita
riesce ad assumere, nel complesso arco della storia
della rappresentazione, un particolare significato obliquo
allorquando si pone in una condizione liminare,
in cui non sempre appare chiaramente il suo significato:
scatenando meccanismi associativi, suscitando rimandi
all’altro da sé, essa riesce a condurci in prossimità
di una soglia oltre la quale compare epifanicamente
il perturbante. Fruizioni stenopeiche, deformazioni improvvise,
viraggi cromatici o semplicemente riduzioni “ad arte”
di alcuni elementi di riconoscibilità ottica stravolgono
la narrazione lineare e continua, associabile criticamente
alla prospettiva, introducendo uno iato fruitivo e percettivo
che consente di scardinarne il senso. Su questo gap semantico,
presente tanto nelle espressioni figurative del passato
che in quelle contemporanee, si misurano gli interventi raccolti
in questo volume: da osservatori disciplinari diversificati,
gli autori offrono spunti di riflessione che spaziano
dall’uso della prospettiva nell’opera di Duchamp,
alla dimensione immaginativa e percettiva dell’immagine;
dal ruolo che assenza e ombra giocano come elementi attivi
nell’opera di Jorge Oteiza e di Claudio Parmiggiani, all’estetica
della sparizione nella land art contemporanea; dall’idea
di percorso mistico nella luce, per concludersi con un esame
critico sullo statuto delle depravazioni prospettiche e sulla natura
liminale del vuoto nella cultura estremo-orientale.
Rappresentazioni
alle soglie del vuoto.
Estetiche della sparizione
a cura di
Agostino De Rosa, Giuseppe D’Acunto
2014
pp. 280, ill. bn e colore
 978-88-7115-857-0
euro 23,00
Il tema dell’immagine nella cultura occidentale si palesa come centrale sin da epoche remote: il cardine prospettico e l’esigenza del realismo visivo hanno permeato di sé secoli di produzione iconografica, stabilendo un canone cui l’artista si è sentito vicariamente vincolato. Ma l’immagine così costruita riesce ad assumere un particolare
significato obliquo quando si pone in una condizione liminare, in
cui non sempre appare chiaramente il suo significato: scatenando
meccanismi associativi, essa riesce a condurci in prossimità di una
soglia oltre la quale compare epifanicamente il perturbante. Fruizioni stenopeiche, deformazioni improvvise, viraggi cromatici, riduzioni “ad arte” di alcuni elementi di riconoscibilità ottica stravolgono la narrazione lineare e continua, introducendo uno iato fruitivo
e percettivo che consente di scardinarne il senso. Su questo gap
semantico, presente nelle espressioni figurative del passato e contemporanee, si misurano gli interventi raccolti in questo volume:
da osservatori disciplinari diversificati, gli autori offrono spunti di
riflessione che spaziano dall’uso della prospettiva nell’opera di Duchamp, alla dimensione immaginativa e percettiva dell’immagine;
dal ruolo che assenza e ombra giocano nell’opera di Jorge Oteiza e di
Claudio Parmiggiani, all’estetica della sparizione nella land art contemporanea, all’idea di percorso mistico nella luce, per concludersi
con un esame critico sullo statuto delle depravazioni prospettiche e
sulla natura liminale del vuoto nella cultura estremo-orientale.
Agostino De Rosa, architetto, professore ordinario, insegna Laboratorio di
Rappresentazione, Teoria e storia dei metodi di rappresentazione e Disegno
presso l’Università Iuav di Venezia. Tra i suoi libri più recenti: James Turrell:
Geometry of Light (2009), Dalla terra al cielo (2008), James Turrell. Roden
Crater project. Geometrie di luce (2007).
Giuseppe D’Acunto, architetto, professore associato, insegna Disegno e
Rilievo dell’architettura presso l’Università Iuav di Venezia. È autore di diversi saggi e monografie sui temi della rappresentazione e della storia dei
metodi della rappresentazione, tra i quali: (con A. De Rosa) La Vertigine
dello sguardo. Tre saggi sulla rappresentazione anamorfica (2002), Geometrie
segrete. L’Architettura e le sue immagini (a cura di, 2004).
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RAPPRESENTAZIONI
ALLE SOGLIE DEL VUOTO
Estetiche della sparizione
RAPPRESENTAZIONI ALLE SOGLIE DEL VUOTO
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a cura di Agostino De Rosa e Giuseppe D’Acunto
GLI UFFICI TECNICI
DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE
Progetti di esportazione
di un fare collettivo
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Durante il XX secolo all’interno degli Uffici Tecnici
delle grandi aziende italiane disegnatori, capi progetto,
direttori dei dipartimenti, tecnici, architetti, ingegneri,
geometri hanno esplorato contesti e situazioni molteplici,
ibridando i saperi, contribuendo alla trasformazione
del territorio, disegnando luci e ombre di un’idea
di mondo-azienda.
Da allora si è assistito a una generale e progressiva dismissione
immateriale di competenze specifiche e, insieme all’attività
progettuale di questi laboratori, si è andato perdendo il loro
impegno nella diffusione di progetti e idee sul territorio.
La vicenda degli Uffici Tecnici delle aziende italiane
è qui ripercorsa con un’attenzione particolare al periodo
che va dal  al , quando più intensa è stata l’attività
di esportazione di progetti e idee e l’Ufficio Tecnico era luogo
di produzione collettiva di nuove realtà sia per il territorio
nazionale, oltre i terreni dell’azienda, sia per quello
oltre confine.
Attraverso la ricostruzione della vicenda storica, il confronto
con i testimoni diretti, la collezione di materiali d’archivio,
ma soprattutto grazie a una lettura critica interdisciplinare,
vengono restituiti in queste pagine la complessità del fenomeno
e gli intrecci, insiti in queste strutture, tra progettazione
dei luoghi del lavoro, politica ed economia. Il recupero
di esperienze provenienti da un passato ciclo produttivo
è quindi funzionale al ripensamento di possibili laboratori
progettuali contemporanei, al rilancio di un impegno
fattivo delle aziende nel territorio e alla riflessione
sul ruolo dell’architetto.
Gli Uffici Tecnici
delle grandi aziende italiane.
Progetti di esportazione
di un fare collettivo
a cura di
Sara Marini, Vincenza Santangelo
2014
pp. 176, ill. bn
 978-88-7115-869-3
euro 22,00
Durante il XX secolo all’interno degli Uffici Tecnici delle grandi
aziende italiane disegnatori, capi progetto, direttori dei dipartimenti, tecnici, architetti, ingegneri, geometri hanno esplorato contesti e
situazioni molteplici, ibridando i saperi, contribuendo alla trasformazione del territorio, disegnando luci e ombre di un’idea di mondo-azienda. Da allora si è assistito a una dismissione di competenze
specifiche e, insieme all’attività progettuale di questi laboratori, si è
andato perdendo il loro impegno nella diffusione di progetti e idee
sul territorio. La vicenda degli Uffici Tecnici delle aziende italiane è
qui ripercorsa con un’attenzione particolare al periodo 1950-1970,
quando più intensa è stata l’attività di esportazione di progetti e idee
e l’Ufficio Tecnico era luogo di produzione di nuove realtà per il
territorio nazionale e per quello oltre confine. Attraverso la ricostruzione della vicenda storica, il confronto con i testimoni diretti, la
collezione di materiali d’archivio, ma soprattutto grazie a una lettura critica interdisciplinare, vengono qui restituiti la complessità del
fenomeno e gli intrecci tra progettazione dei luoghi del lavoro, politica ed economia. Il recupero di esperienze provenienti da un passato ciclo produttivo è quindi funzionale al ripensamento di possibili
laboratori progettuali, al rilancio di un impegno fattivo delle aziende nel territorio e alla riflessione sul ruolo dell’architetto.
Sara Marini, architetto, dottore di ricerca, è professore associato in Composizione architettonica e urbana presso l’Università Iuav di Venezia. È stata
membro del team curatoriale della mostra “Re-cycle. Strategie per l’architettura, la città e l’ambiente” che si è tenuta presso il museo MAXXI di Roma
(2011-2012). Tra le sue pubblicazioni: Nuove terre. Architetture e paesaggi dello
scarto (2010), Architettura parassita. Strategie di riciclaggio della città (2008);
con Alberto Bertagna, In teoria. Assenze, collezioni, angeli (2012), The Landscape of Waste (2011).
Vincenza Santangelo, architetto, dottore di ricerca, ha conseguito il dottorato internazionale “Quality of Design” coordinato dall’Università Iuav di
Venezia con una tesi sulle opere pubbliche interrotte nel territorio italiano.
Ha svolto attività di didattica e di tutoraggio presso diverse università italiane e straniere e all’interno di workshop nazionali e internazionali.
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GLI UFFICI TECNICI DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE
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a cura di Sara Marini e Vincenza Santangelo
SHIP & YACHT DESIGN
Forme e Architetture
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ILPOLIGRAFO
Ship & Yacht Design.
Forme e Architetture
«Il problema dell’arredamento navale va al di là della semplice questione di comodità,
di eleganza, di gusto. Esso è, attraverso l’opera degli artisti e degli esecutori, una viva
testimonianza del tenore della civiltà della Nazione che sulla nave esercita l’ospitalità».
Così scriveva Gio Ponti nel  su «Domus», commentando gli allestimenti
di Gustavo Pulitzer Finali per la Victoria, prima nave passeggeri italiana. In quegli anni,
e fino al secondo dopoguerra, il mondo dell’architettura, con i suoi più alti esponenti,
collaborava attivamente – anche sulle pagine delle riviste e nei padiglioni delle esposizioni
internazionali – con un’industria navale che accoglieva il codice moderno adattandolo
alla consolidata tradizione artigianale italiana.
Da allora molto si è andato perdendo di questo fruttuoso rapporto: anche in ambito
accademico, per anni le uniche sedi depositarie del sapere tecnico-scientifico del campo
sono state le facoltà di Ingegneria navale. L’avvio di nuovi corsi universitari,
tra i quali il Master in Architettura della Nave e dello Yacht dell’Università Iuav di Venezia
dal , intende rilanciare il dialogo tra mondo della formazione e mondo dell’industria,
promuovendo la ricerca universitaria al servizio delle aziende di settore e favorendo
l’incontro tra queste ultime e i giovani designer e project manager.
Il volume, a metà tra saggio e manuale, raccoglie gli interventi teorici di alcuni tra i maggiori
esperti italiani nelle materie navali, tutti docenti del Master Iuav, che affrontano
molteplici temi d’interesse: dalla rinnovata progettazione navale alla costruzione sostenibile
dei mezzi marini, dall’ingegneria costruttiva al disegno degli interni, alla formazione
e all’insegnamento dell’architettura navale oggi, soffermandosi anche sui regolamenti
dei Registri Navali, sulle marine e i porti commerciali, sull’aggiornamento delle normative
in continua evoluzione, anche a causa dei gravi incidenti navali degli ultimi anni,
fino alle tendenze del mercato e della moda. Chiude il volume un excursus di progetti
di workshop e tesi di master dell’ateneo veneziano, che si afferma come luogo ideale
per il rilancio dello Ship & Yacht Design, recuperando dalla città che lo ospita
un privilegiato legame con il mare.
a cura di
Carlo Magnani
Caterina Frisone
2014
pp. 196, ill. bn e colore
 978-88-7115-873-0
euro 28,00
«Il problema dell’arredamento navale va al di là della semplice questione di comodità, di eleganza, di gusto. Esso è, attraverso l’opera
degli artisti e degli esecutori, una viva testimonianza del tenore della
civiltà della Nazione che sulla nave esercita l’ospitalità». Così scriveva Gio Ponti nel 1931 su «Domus», commentando gli allestimenti di
Gustavo Pulitzer Finali per la nave passeggeri Victoria. In quegli anni,
e fino al secondo dopoguerra, il mondo dell’architettura collaborava
attivamente con l’industria navale; da allora molto si è andato perdendo di questo rapporto. L’avvio di nuovi corsi universitari, tra i
quali il Master in Architettura della Nave e dello Yacht dell’Università
Iuav di Venezia dal 2008, intende rilanciare il dialogo tra formazione e industria, promuovendo la ricerca universitaria al servizio delle
aziende e favorendo l’incontro tra queste ultime e i giovani designer
e project manager. Il volume raccoglie gli interventi di esperti italiani
nelle materie navali che affrontano molteplici temi: dalla rinnovata
progettazione navale alla costruzione sostenibile dei mezzi marini,
dall’ingegneria costruttiva al disegno degli interni, alla formazione e
all’insegnamento dell’architettura navale oggi, soffermandosi anche
sui regolamenti dei Registri Navali, sulle marine e i porti commerciali, sull’aggiornamento delle normative in continua evoluzione fino
alle tendenze del mercato e della moda. Chiude il volume un excursus
di progetti di workshop e tesi di master dell’ateneo veneziano, che si
afferma come luogo ideale per il rilancio dello Ship & Yacht Design.
Carlo Magnani è direttore del Dipartimento di Culture del progetto e responsabile scientifico del Master in Architettura della Nave e dello Yacht
all’Università Iuav di Venezia. Presso lo Iuav insegna Composizione architettonica. È stato preside della Facoltà di Architettura dal 2001 al 2006 e
rettore dello Iuav dal 2006 al 2009.
Caterina Frisone è responsabile del progetto e del coordinamento del Master in Architettura della Nave e dello Yacht presso l’Università Iuav di Venezia. Laureata in Architettura nel 1986 presso il Politecnico di Milano e nel
1987 presso la Syracuse University (NY, USA), ha insegnato per molti anni in
università americane. Tra le sue pubblicazioni L’Andrea Doria. Storia, architettura, fascino di una nave (2006).
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SHIP & YACHT DESIGN
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a cura di Carlo Magnani e Caterina Frisone
a cura di
Fernanda De Maio
Alberto Ferlenga
Patrizia Montini Zimolo
2014
pp. 400, ill. bn e colore
 978-88-7115-851-8
euro 35,00
Pubblicato nel 1966 da Aldo Rossi, allora poco più che trentenne,
L’architettura della città si è da subito rivelato una pietra di paragone con cui la cultura architettonica avrebbe dovuto confrontarsi
negli anni a venire, diffondendosi nelle università di tutto il mondo e contribuendo in modo decisivo alla crescita di una generale
consapevolezza sull’importanza dello studio della città, non solo
nei suoi aspetti economici e politici, ma, soprattutto, in quelli architettonici e formali.
I contributi raccolti in questo volume ripercorrono e illuminano,
a quasi cinquant’anni dalla sua prima edizione, il contesto storico
e culturale da cui il libro trae origine e delineano lo specifico apporto di Aldo Rossi alla ridefinizione di una teoria dell’architettura,
rivelando come i temi e le questioni da lui portate in luce siano
ancora la base di discussioni ampie e attuali. Ed è proprio in questa
“attualità” del testo – nei suoi effetti diretti, indiretti o collaterali –
che si valuta la portata innovativa di un lavoro intellettuale che è
anche racconto autobiografico: il tentativo esaltante, ma allo stesso
tempo complesso, di ri-nominare un mondo dopo che i presupposti teorici delle passate letture sono venuti meno.
Fernanda De Maio, laureatasi presso la Facoltà di Architettura di Napoli,
dottore di ricerca in Progettazione urbana, dal 2005 è professore associato
presso l’Università Iuav di Venezia. Partecipa e coordina ricerche e seminari
nazionali e internazionali e suoi saggi e progetti sono stati pubblicati in libri
e riviste internazionali di settore.
Alberto Ferlenga è professore ordinario di Progettazione architettonica
presso l’Università Iuav di Venezia, dove dal 2008 dirige la Scuola di dottorato. Curatore di importanti mostre, tra cui quella su Aldo Rossi al Beaubourg del 1991 e le successive alla Triennale di Milano e al MAXXI. Sue sono,
tra le altre, le monografie Electa su Aldo Rossi e Dimitri Pikionis.
Patrizia Montini Zimolo è architetto e professore di Composizione architettonica e urbana all’Università Iuav di Venezia, dove è stata assistente
di Aldo Rossi dal 1987 al 1997. Tra le sue pubblicazioni: Berlino ovest, tra
continuità e rifondazione (1987), L’architettura del museo (1995), Aldo Rossi e
Venezia, il teatro e la città (2002).
MATERIALI
Aldo Rossi,
la storia di un libro.
L’architettura della città,
dal  ad oggi
IL CORPO UMANO
SULLA SCENA DEL DESIGN
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ilPOLIGRAFO
Il corpo umano
sulla scena del design
Nella società odierna, perennemente connessa, contraddistinta da una fitta rete
di relazioni virtuali, in cui le macchine si sostituiscono sempre più all’uomo
nello svolgimento di molte attività, emerge un quesito fondamentale: qual è il rapporto
intrattenuto dalle nuove tecnologie con il corpo umano? Queste tecnologie prendono forma
di oggetti, abiti, protesi, tessuti, superfici, interfacce, in un processo di contiguità
e ibridazione con il corpo stesso, incidendo pesantemente sulla definizione dell’identità
di ogni singola persona. Maschera, abito, travestimento, chirurgia estetica, pelle artificiale,
interfaccia costituiscono molteplici risvolti del medesimo fenomeno, affascinante
e spaventoso al tempo stesso: lo sconfinamento dell’identità originaria in un doppio,
in un avatar, in un nuovo sé.
In questo spazio di riflessione si situa la ricerca qui condotta, in cui i linguaggi di diverse
discipline – storia, arte, semiotica, psicologia, teatro, moda, scienza, medicina – concorrono
alla definizione di questo complesso rapporto, secondo un approccio storico, analitico
e progettuale. In tale contesto il design, che si avvale degli spunti provenienti
dagli altri ambiti di studio legati al tema del corpo, può contribuire a migliorare il rapporto
tra le tecnologie e gli utenti, realizzando una progettazione calibrata e consapevole.
a cura di
Massimiliano Ciammaichella
2015
pp. 288, ill. bn e colore
 978-88-7115-880-8
euro 30,00
Nella società odierna, perennemente connessa, contraddistinta da
una fitta rete di relazioni virtuali, in cui le macchine si sostituiscono
sempre più all’uomo nello svolgimento di molte attività, emerge un
quesito fondamentale: qual è il rapporto intrattenuto dalle nuove
tecnologie con il corpo umano? Queste tecnologie prendono forma
di oggetti, abiti, protesi, tessuti, superfici, interfacce, in un processo
di contiguità e ibridazione con il corpo stesso, incidendo pesantemente sulla definizione dell’identità di ogni singola persona.
Maschera, abito, travestimento, chirurgia estetica, pelle artificiale,
interfaccia costituiscono molteplici risvolti del medesimo fenomeno, affascinante e spaventoso al tempo stesso: lo sconfinamento
dell’identità originaria in un doppio, in un avatar, in un nuovo sé.
In questo spazio di riflessione si situa la ricerca qui condotta, in cui
i linguaggi di diverse discipline – storia, arte, semiotica, psicologia,
teatro, moda, scienza, medicina – concorrono alla definizione di
questo complesso rapporto, secondo un approccio storico, analitico e progettuale. In tale contesto il design, che si avvale degli spunti
provenienti dagli altri ambiti di studio legati al tema del corpo, può
contribuire a migliorare il rapporto tra le tecnologie e gli utenti,
realizzando una progettazione calibrata e consapevole.
Massimiliano Ciammaichella, architetto, professore associato, insegna
Laboratorio di disegno e modellistica e Rappresentazione digitale presso
l’Università Iuav di Venezia. È autore di vari articoli, saggi e monografie sui
temi della rappresentazione, tra i quali: Disegno Digitale per la moda. Dal
figurino all’avatar (2012), La pelle dell’architettura contemporanea (2012),
Il modello ideale e il disegno di progetto. La tettonica della rappresentazione
nell’opera di Coop Himmelb(l)au (2012). Partecipa a diversi progetti di ricerca d’interesse nazionale (PRIN), a convegni nazionali e internazionali. La sua
attività di ricerca negli ultimi anni si è concentrata sugli estremi dell’evoluzione dei processi di rappresentazione, sul progetto degli artefatti e la loro
comunicazione; la si può sintetizzare nei seguenti due temi: Teorie, metodi e
processi innovativi; Recupero, codifica e rilettura dei fondamenti della Scienza
della Rappresentazione.
MATERIALI
IL CORPO UMANO SULLA SCENA DEL DESIGN
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a cura di Massimiliano Ciammaichella
Architettura, paesaggio,
fotografia.
Studi sull’archivio
di Edoardo Gellner
a cura di
Martina Carraro
Riccardo Domenichini
2015
pp. 244 ca, ill. bn e colore
 978-88-7115-856-3
euro 30,00 ca
Architetto di fama internazionale, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, più volte al centro di polemiche e dibattiti per la forte
carica innovativa delle sue opere, Edoardo Gellner (1909-2004) rappresenta una figura di primo piano nel panorama architettonico del
Novecento italiano. I saggi proposti in questo volume, che nascono
dai recenti lavori di ordinamento del suo archivio professionale e
personale – oggi conservato presso l’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia – analizzano tappe significative della sua intensa
carriera, con particolare riferimento al rapporto con la progettazione, alle relazioni culturali e professionali, alle interazioni con la terra
d’origine e con Cortina d’Ampezzo, città in cui visse e per la quale
ideò numerose opere, ma al tempo stesso gettano luce sull’amore
mai sopito per la fotografia, coltivato con passione, talento e rigore
metodologico. Il paesaggio, la difesa dell’ambiente, l’attenzione alle
peculiarità del territorio rappresentano temi di riflessione imprescindibili nell’attività dell’architetto istriano. I materiali che costituiscono il suo ricchissimo lascito documentario la meticolosità, lo
scrupolo professionale e l’attitudine alla sistematicità che hanno
contraddistinto l’opera di questo grande professionista, capace di
cogliere gli stimoli provenienti dalle esperienze più disparate e di
trasformarli in progetti e realizzazioni unici.
Martina Carraro, laureatasi all’Università Iuav di Venezia, ha conseguito il
dottorato di ricerca presso la Scuola Superiore di Studi Avanzati in Venezia.
Attualmente è impegnata nel riordino della collezione di disegni e documenti dell’architetto Pietro Nobile, conservata al Castello di Miramare a
Trieste. Ha curato, con Guido Zucconi, il volume Officina Iuav, -.
Saggi sulla scuola di architettura di Venezia (2011).
Riccardo Domenichini, laureatosi all’Università Iuav di Venezia, dal 1991
lavora presso l’Archivio Progetti di cui dal 2011 è responsabile. Ha coordinato i lavori di ordinamento e schedatura dei fondi archivistici acquisiti dal
Centro; ha curato i volumi Giuseppe Torres -. Inventario analitico
dell’archivio (2001) e, con Anna Tonicello, Il disegno di architettura. Guida
alla descrizione (2004). Ha pubblicato inoltre saggi su aspetti della storia
architettonica di Venezia fra Otto e Novecento.
MATERIALI
IN PREPARAZIONE
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ilPOLIGRAFO
Gundula Rakowitz
Uptat, velesed tat, consecte feu facilis nibh eu feugiam, con ulputpatisi.
Cum velis dolor illandr eraesecte mincil iusciduisl dignis dolore eugueri llummodiam venis
amconsed tionsectem nissi eum irit niam dolorem volore do enissi tisl ip ea ad tat. Ecte ver
suscil eliquis nisi eugait nulla corperit velent eugue tion ut aliquis alit nis nonsendre enis
augue erit laorem quisciduisl dolobor periusci eriusto odipsustis dolorer ciliquisis nullamet
autem eugiat.
Volore dolum quissit wis accum ilit pratem qui tionse con utpat ulput aut inim duisism
odigna consed euis alis deliquis nit at irilit lumsand ipisi.
On essed tatumsan utpat. Duisism olenis nismod molortie modion vercillut lam nonulla
facillutat. Giamet laoreet, velenim vullam, quisi blan henisissi blaor sit wissequam, coreet
delit lorpera estismolesto eliquis molesed doloreet dolorerat. Il erciduisis dolorer ad mincil
ing ea feugiamcon vel et incilla adio dunt iuscips ustrud tin volor sissequat nim quam vel ut
venim am volum exeriure essectem ip erat. Nim nisim do dunt volobor ad delendio dolore
dunt acip eliquis nos et, vendiam ing esse delisit, quisi eriustrud magniam, volore min ulput
doloreet volore volestrud tatisl utetuer accum iustie modit at.
Tis nit et augiamcommy nullutem autat accum quam, sectem quip ea facidunt velessectet,
vullam, conse venisit ing er adigna autatum delit dio dolor augait amconullaore faci blandre
tat lum quisim eniat. Ut lan venibh eugiam quatet nosto dunt augue del iure dolor sum
zzrit augiam, consecte min hendre faci et, se volorero euis nim diat, ver sed tetum vulput vel
ulputate er si bla con vulputpat alit ip er iureriu scilit ad tie dio eugait, conse tincil in henit
essequis aut am dio dolorti onsequa mconsequisci tat volor aut venisi.
Iduisi bla ationullaor aut vent lam, sit enisisisisi tismod tio cortin ute faci bla feugiamet,
sit ut nullamcon ullum ilit niscinim veliquamet dui exerat ad min henim acipsummy nos
estrud tie minissent at.
Dunt alis at nos nos doluptatie magna feuiscidunt utat, sit, quisim quis ex et, vendiam
etuerostrud do ent alissi.
Utpat nonsed etuero et luptat ut nummodiam, vel eriustincil ute magnis dionse te doluptat.
Ut aciliquis aliquat. Re con ut augait volore dio dolor sed min ut wisim iusto exerit lorting
euis dolor autat. Ostrud dio dit wis ad et lum veliquam, consequam venim zzriure el ip eu
faccum ea commodo lorperat nostisim et wis ate consenit augait iustrud te volorem digna
feugue magna aut incipit nonsed dolobore venim doloreet nullut augait el iurem vendre
exercip sustisi.
Gianugo Polesello.
Dai Quaderni
2015
pp. 288 ca, ill. bn e colore
 978-88-7115-883-9
euro 30,00 ca
L’attenzione alla geometria progettuale, il rigore metodologico, il
confronto con esperienze internazionali e la capacità di rileggere la
tradizione alla luce della modernità hanno contraddistinto negli anni
l’operato di Gianugo Polesello (1930-2007), allievo di Giuseppe Samonà e Ignazio Gardella, personalità eminente della Scuola di Venezia, architetto, docente universitario e uomo politico. Ripensare il problema “eterno” della composizione architettonica rappresenta il nodo
principale che emerge dalla lettura dei suoi Quaderni, oggi conservati
presso l’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia. La stesura di
queste preziose testimonianze, collocabile tra il 1963 e il 2005, coincide
con un momento significativo della Scuola di Venezia; i 121 quaderni,
che accompagnano e rendono visibili le riflessioni di Gianugo Polesello lungo gli anni della ricerca e dell’insegnamento, gettano luce su
alcuni aspetti di essenziale importanza. Il rapporto tra teoria e pratica,
la costruzione di architetture per mezzo di architetture, la relazione
tra i singoli elementi in un processo di ripetizione, combinazione,
montaggio, la ricerca di un sistema generale, la traduzione di nuovi
equilibri compositivi in paradigmi, l’attenzione allo spazio fisico della città rappresentano alcune delle tematiche principali. All’indagine
su questi aspetti si aggiungono schizzi e disegni, appunti scaturiti da
letture, viaggi, esperienze didattiche e di ricerca, nonché alcune riflessioni sulla politica, ossia sulla dimensione civile dell’architettura, in
modo particolare nella serie di autoritratti, di architetture in corpore.
Queste pagine consentono al lettore di scoprire alcuni risvolti, rimasti
finora inediti, della ricerca, della professionalità e del pensiero di Polesello, offrendo una rinnovata chiave interpretativa della sua opera.
Gundula Rakowitz, architetto, dottore di ricerca, è ricercatrice in Composizione architettonica e urbana presso l’Università Iuav di Venezia. Tra i temi
affrontati in ricerche ministeriali partecipando a convegni nazionali e internazionali: mimesis et inventio in Aldo Rossi (2002), Otto Wagner (2013), Bruno Taut (2014), Roland Rainer (2014), Margarete Schütte-Lihotzky ed Emilie
Winkelmann (2014), Johann Bernhard Fischer von Erlach (2005, 2015). La sua
ricerca è attualmente rivolta sia al tema urbano dei theatra mundi di Istanbul
e Venezia sia al tema compositivo dello Zwischenraum nel suo carattere pluriscalare. Vive e lavora tra Venezia, Vicenza e Vienna.
MATERIALI
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Gundula Rakowitz
GIANUGO POLESELLO
Dai Quaderni
Gundula Rakowitz
GIANUGO POLESELLO. DAI QUADERNI
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IN PREPARAZIONE
La casa editrice Il Poligrafo
La casa editrice Il Poligrafo, attiva a Padova dal 1988, con un catalogo di oltre 1500 titoli, ha voluto fondare il proprio progetto iniziale
su alcune forti opzioni di carattere culturale e di impronta umanistica. Essa si configura come una realtà indipendente dai grandi
gruppi editoriali, contraddistinta da originalità, creatività, innovazione, in una prospettiva di formazione e di arricchimento culturale permanenti. Queste caratteristiche le consentono di osservare
la realtà e le novità con uno sguardo inclusivo e con una spiccata
propensione alla sperimentazione. L’iniziale orientamento verso
la saggistica filosofica di qualità si è unito alla volontà di allargare
l’offerta editoriale a nuovi campi del sapere e a nuove discipline:
arte, architettura, archeologia, storiografia, critica letteraria, memorialistica, narrativa, poesia, cinema. In questa ottica di crescita selettiva, mirata e “orientata”, si inserisce il vasto catalogo delle
pubblicazioni dedicate all’ambito architettura e territorio, che ha
visto fin dall’inizio una collaborazione privilegiata con realtà quali
l’Università Iuav di Venezia, primo “volano” per la conoscenza e la
diffusione delle iniziative editoriali del settore.
I rapporti con le Università, a livello nazionale, hanno dato vita a
diverse collane che raccolgono gli esiti dell’attività di ricerca e didattica e a un insieme di pubblicazioni che spaziano dalla teoria alla
storia dell’architettura, dall’urbanistica al paesaggio, dall’architettura di interni al restauro, dalla cartografia alla progettazione architettonica e alla rappresentazione. La casa editrice ha costruito una
solida rete di rapporti con molte realtà istituzionali e private: collabora con enti, musei, fondazioni su tutto il territorio nazionale.
Accanto a volumi di carattere specialistico, sono state realizzate
collane e proposte editoriali di respiro più teorico, utili a connotare il settore come luogo di sperimentazione, di contaminazione
tra differenti metodologie e linguaggi e di confluenza del dibattito che attualmente interessa l’ambito degli studi di architettura,
territorio, progettazione. Si sono “recuperati” e riscoperti classici
come Charles Garnier. Si sono stampate opere che hanno contribuito a gettare nuova luce sugli archivi e sulle “carte” dei maestri
di questa disciplina (Torres, Samonà, Griffini, De Carlo ecc.). Sono
stati pubblicati, in edizione critica, gli scritti di Ernesto N. Rogers,
oltre alla raccolta delle sue lezioni universitarie. È stata fatta conoscere l’opera fotografica di Enrico Peressutti. Tra le pubblicazioni
frutto della collaborazione con lo Iuav, i volumi dedicati al paesaggio, al restauro, alle infrastrutture, all’architettura degli interni.
Tra le altre iniziative del settore, vanno ricordati inoltre: la collana
“Il tempo e le opere. Saggi e ricerche di architettura”, diretta da Daniele Vitale; i cataloghi del Premio Architettura Città di Oderzo; la
collana “Territori dell’architettura”, che comprende monografie e
contributi dedicati all’attività di architetti italiani contemporanei,
con particolare riferimento all’area del Nordest e ai mutamenti in
atto in questa zona del paese; la collana “Quaderni del Territorio”,
che si propone di mostrare l’architettura contemporanea legandola all’ambiente naturale e produttivo per cui è stata pensata, progettata e realizzata. Ai volumi si affiancano riviste quali “Anfione e
Zeto”, che raccoglie monografie di maestri come Aalto, Siza, Piano,
De Carlo, Eisenman, Meier, Aulenti, Valle, Moneo, Gabetti, Rossi,
protagonisti dell’architettura contemporanea.
La casa editrice garantisce un’ampia opera di promozione e diffusione delle pubblicazioni, che vengono distribuite nelle librerie su
tutto il territorio nazionale, con particolare riguardo a quelle specializzate in architettura e ai principali poli universitari. Ulteriori
canali di diffusione sono le librerie on-line, portali web, biblioteche, centri di ricerca e fondazioni, bookshop, fiere e manifestazioni specializzate in architettura nonché alcuni circuiti esteri. L’ufficio stampa della casa editrice cura direttamente la promozione
dei volumi in modo da consentirne, attraverso l’organizzazione di
presentazioni e di eventi, ma anche con segnalazioni mirate sulla
stampa specializzata, la massima diffusione tra chi opera nell’architettura e per il pubblico dei lettori.
Università Iuav di Venezia
Tolentini - Santa Croce 191
30135 Venezia
tel. 041 2571111
www.iuav.it
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Il Poligrafo casa editrice
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via Cassan, 34 (piazza Eremitani)
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