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1 – INTRODUZIONE - Comune di Messina

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COMUNE DI MESSINA
Progetto dei lavori di costruzione di due edifici destinati ad ospitare due
Comunità Terapeutiche Assistite da 20 posti letto ciascuna, nel Comune di
Messina, Via F. Stagno D'Alcontres, Contrada Papardo in Località Sperone
I° Lotto funzionale
DITTA: Salustra S.r.l.”,
STUDIO PER LA
VALUTAZIONE D'INCIDENZA AMBIENTALE
IL CONSULENTE
AMBIENTALE
1
1 INTRODUZIONE
PREMESSA
Nel presente lavoro si riportano i risultati di uno studio per la valutazione di incidenza . progetto dei
lavori di costruzione di due edifici destinati ad ospitare due Comunità Terapeutiche Assistite da 20 posti letto
ciascuna, nel Comune di Messina, Via F. Stagno D'Alcontres, Contrada Papardo in Località Sperone. I° Lotto
L’obiettivo di questa relazione è quello di valutare l’incidenza delle opere in oggetto sulla zona di
protezione Speciale (ZPS) ITA030042 denominata: “M. Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare
ed Area dello Stretto”. Tale sito appartiene alla Rete Ecologica Natura 2000, ed è sta to istituito nel
dicembre del 1998.
Inquadramento Zps
Il Ministero dell’Ambiente ha individuato la ZPS (Zona di Protezione Speciale per la Direttiva Uccelli
79/409/CEE) e il SIC (Sito di Importanza Comunitaria per la Direttiva Habitat 92/43/CEE) coinciden ti
come perimetrazione, denominati “Dorsale Curcuraci – Antennammare” cod. ITA 030011, e la ZPS e
il SIC, anch'essi coincidenti come perimetrazione, denominata “Laguna di Capo Peloro” cod. ITA
030008 come da DM 3 aprile 2000 (GU n. 65) allegati A e B e successivi decreti della Regione
Sicilia.
Entrambe le ZPS ricadono nel territorio individuato sin dal 1989 come IBA (Important Bird Area)
cod. 153, successivamente modificato come perimetro nel 2002, ovvero Area importante per gli
Uccelli e come tale, ritenuta dalla UE, meritevole della massima tutela e di importanza strategica per
la conservazione degli uccelli compreso lo spazio marino antistante la costa settentrionale della
Sicilia, sia il lato ionico che quello tirrenico.
Le valutazioni degli impatti sono state approfondite sia sull’area oggetto di studio sia sull’area
circostante, per identificare eventualmente elementi di pregio naturalistico e/o possibili effetti diretti o
indiretti sull’ambiente circostante.
La metodologia è stata svolta sia attraverso raccolta di informazioni bibliografiche, consultazioni della
scheda Natura 2000 e dei SIC sia attraverso rilievi sul campo per meglio inquadrare lo stato attuale e
le caratteristiche ecosistemiche dell’area oggetto di studio.
Il regolamento delle ZPS e dei SIC, non vieta l’eventuale realizzazione di opere, ma richiede
obbligatoriamente la redazione di apposito studio, denominato “Valutazione di Incidenza”
La metodologia procedurale della valutazione di incidenza è un percorso di analisi e valutazione
progressiva in 4 fasi principali, come proposto nelle “guide CEE”.
Livello 1: verifica (screening) – processo che identifica la possibile incidenza significativa su un
sito Natura 2000 di un piano o un progetto, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, e
che porta all’effettuazione di una valutazione di incidenza completa qualora l’incidenza risulti
significativa;
Livello 2: valutazione “appropriata” - analisi dell’incidenza del piano o progetto sull’integrità
del sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, nel rispetto della struttura e della
funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di conservazione, e individuazione delle misure di mitigazione
eventualmente necessarie;
Livello 3: analisi di soluzioni alternative – individuazione e analisi di eventuali soluzioni
alternative per raggiungere gli obiettivi del progetto o del piano, evitando incidenze negative
sull’integrità del sito;
Livello 4: definizione misure di mitigazione e compensazione – individuazione di azioni, anche
preventive, in grado di bilanciare le incidenze previste, nei casi in cui esistano soluzioni alternative o
le ipotesi proponibili presentino comunque aspetti con incidenza negativa, ma per motivi imperativi di
rilevante interesse pubblico sia necessario che il progetto o il piano venga comunque realizzato.
ASPETTI LEGISLATIVI
Nel DM 3 aprile 2000 del Ministero dell’Ambiente sono indicate le Zone di Protezione Speciale (ZPS)
definite ai sensi della Direttiva 79/409/CEE (direttiva Uccelli) e i Siti di Importanza Comunitaria
(SIC) ai sensi della direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat), in parte con la perimetrazione coincidente.
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La direttiva Habitat prevede la creazione della “Rete Natura 2000”, con lo scopo di contribuire a
salvaguardare la biodiversità mediante attività di conservazione e attraverso misure di tutela delle
specie la cui salvaguardia è considerata di interesse comune di tutta L’Unione Europea.
La direttiva habitat non è però il primo strumento normativo comunitario infatti nel 1979 un’alt ra
importante direttiva, ancora in vigore si occupa della salvaguardia degli uccelli selvatici. Questa
direttiva prevede una serie di azioni in favore di numerose specie di uccelli, rare e minacciate a livello
comunitario e l’individuazione da parte degli stati di aree destinate alla loro conservazione.
Lo stato italiano ha recepito la direttiva Habitat con il DPR 8 settembre 1997 n. 357 “Regolamento
recante attuazione della Direttiva 92/43/CE relativa alla conservazione degli habitat naturali e
seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche” e con il DPR 12 marzo 2003 n.120
“Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8
settembre 1997, n. 357”.
Nel DPR sono definiti gli elenchi delle aree speciali di conservazione e delle specie di collegamento
ecologico funzionale, che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche.
La legislazione nazionale prescrive all’art. 5 del Dpr 357/97 che si attivi un procedimento di
valutazione d’incidenza nei casi in cui un’opera o intervento possa avere un’incidenza significativa sui
siti di importanza comunitaria (SIC) o sulle zone di protezione speciale (ZPS).
L’articolo 5 del DPR 357 definisce a livello generale la procedura a cui tutte le regioni e le provincie
autonome devono adeguarsi. Qualora la realizzazione di nuove opere piani o progetti interferisca
anche solo parzialmente con un SIC, si rende necessaria una valutazione dell’incidenza degli
interventi previsti rispetto alle caratteristiche ecologiche del sito e agli obiettivi di conservazione
prefissati.
Per quanto riguarda il Comune di Messina ha adottato delle linee giuda secondo cui la relazione di
incidenza va redatta secondo le indicazioni di cui all’allegato 1 del Decreto 30/03/2007 Ass.t o Reg.le
Territorio ed Ambiente.
Pertanto essa dovrà valutare :
a) pressione antropica e sue fluttuazioni;
b) status degli habitat presenti;
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c) status delle specie presenti;
d) distribuzione degli habitat all'interno del sito della Rete Natura 2000;
e) livelli di frammentazione degli stessi;
f) livello di connessione con altre aree protette
I contenuti della relazione per la valutazione di incidenza, relativamente alle caratteristiche del
progetto, devono riguardare:
1) la tipologia delle azioni e/o opere: illustrazione di massima degli interventi previsti, con descrizione
delle caratteristiche del piano, delle attività necessarie alla realizzazione delle opere previste dal
medesimo, dei tempi necessari e degli obiettivi che si perseguono;
2) le dimensioni e/o ambito di riferimento: superficie territoriale interessata dal piano con percentuale
della superficie interessata rispetto alla superficie totale del sito, localizzazione su elaborati
cartografici dell'area interessata dal sito e l'eventuale presenza di aree protette;
3) la complementarietà con altri interventi;
4) l’uso delle risorse naturali: indicazioni delle risorse utilizzate sia successivamente alla realizzazione
dell’intervento, a regime, sia quelle utilizzate soltanto nel corso della realizzazion e dell’intervento
stesso;
5) la produzione di rifiuti: va indicata la quantità e la natura dei rifiuti prodotti sia nel corso della
realizzazione dell’intervento che successivamente alla sua realizzazione, a regime. Va indicata anche
la destinazione dei rifiuti;
6) l’inquinamento e disturbi ambientali: vanno indicate le eventuali emissioni di sostante inquinanti in
atmosfera, di rumori e ogni altra causa di disturbo sia in corso d'opera che a regime;
7) il rischio di incidenti per quanto riguarda le sostanze e le tecnologie utilizzate: devono essere
previsti i rischi infortunistici e le misure di prevenzione e protezione adottate.
I contenuti della relazione per la valutazione di incidenza, relativamente alle interferenze con il
sistema ambientale, devono riguardare :
1) la descrizione dell'ambiente naturale direttamente interessato ed eventuale interferenza con siti Rete
Natura 2000 limitrofi o correlati;
2) le interferenze sulle componenti abiotiche: eventuali impatti sulla stabilità e sulla natura dei suol i,
con riferimento all'eventuale presenza di corpi idrici e sul possibile inquinamento o depauperamento,
anche temporaneo, delle falde idriche;
3) le interferenze sulle componenti biotiche: descrizione dell'interferenza sugli habitat e sulle
componenti floristiche e faunistiche indicate nel relativo formulario Natura 2000 del sito;
4) le connessioni ecologiche: eventuali frammentazioni di habitat che potrebbero interferire con la
contiguità fra le unità ambientali considerate;
5) la valutazione del grado di significatività dell'incidenza diretta o indiretta che il progetto può avere
su SIC e ZPS;
6) la descrizione delle misure di mitigazione che si intendono adottare per ridurre o eliminare le
eventuali interferenze sulle componenti ambientali allo scopo di garantire la coerenza globale della
Rete Natura 2000.
7) nel caso di misure di mitigazione, queste dovranno essere efficaci nel momento dell’effettuazione
del danno, tranne nel caso in cui sia dimostrato che la propedeucità non è necessaria per garantire la
coerenza della Rete e l’efficienza ecologica del sito.
Il PIANO DI GESTIONE “MONTI PELORITANI”
Con l’emanazione delle Direttive Habitat (92/43/CEE) ed “Uccelli” (79/409/CEE), l’Unione Europea
ha fornito le basi per la creazione di un sistema interconnesso di siti ad elevata valenza biologica,
distribuiti nel territorio negli Stati membri. L’obiettivo è di garantire la conservazione della
biodiversità, sulla base della designazione di cosiddette “aree di tutela”, denominate SIC (siti di
importanza comunitaria) – volti a proteggere animali, vegetali ed habitat – e ZPS (zone di protezione
speciale, in particolare per l’avifauna). Al fine di mantenere una connessione e la funzionalità degli
ecosistemi, gli stessi siti sono collegati tra loro attraverso “corridoi ecologici”, definendo così
un’ampia “rete europea” – nota come “Natura 2000” – che delimita ambiti territoriali con caratteri
biologico-ambientali rappresentativi delle diverse regioni biogeografiche. Nella Regione Sicilia,
nell’ambito del progetto Bioitaly, sono stati censiti 233 Siti Natura 2000, di cui 204 di importanza
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comunitaria (SIC), 15 zone di protezione speciale (ZPS) e 14 individuati contemporaneamente come
SIC e ZPS.
In attuazione delle succitate direttive ed in conformità con le “Linee guida per la gestione dei siti
Natura 2000” emanate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, l’Azienda Regionale
delle Foreste Demaniali della Sicilia – in qualità di Ente beneficiario – ha affidato alle società
Agristudio s.r.l. e Temi s.r.l. l’incarico di costituire un gruppo di lavoro, finalizzato a redigere il Piano
di gestione dei Monti Peloritani. In particolare, l’area è interessata da una ZPS (ITA030042 - Monti
Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e area marina dello Stretto di Messina), oltre ai seguenti
13 SIC:
1- ITA030003 (Rupi di Taormina e Monte Veneretta);
2- ITA030004 (Bacino del Torrente Letojanni);
3- ITA030006 (Rocca di Novara);
4- ITA030007 (Affluenti del Torrente Mela);
5- ITA030008 (Laghetti di Ganzirri);
6- ITA030009 (Pizzo Mualio, Montagna di Vernà);
7- ITA030010 (Fiume Fiumedinisi, Monte Scuderi);
8- ITA030011 (Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare);
9- ITA030019 (Tratto montano del Bacino della Fiumara di Agrò);
10- ITA030020 (Fiumara S. Paolo);
11- ITA030021 (Torrente San Cataldo);
12- ITA030031 (Isola Bella, Capo Taormina e Capo S. Andrea);
13- ITA030037 (Fiumara di Floresta).
La redazione del Piano di gestione nasce a seguito della misura 1.11 del Completamento di
Programmazione al POR Sicilia 2000-2006 “Sistemi territoriali integrati ad alta naturalità”, di cui alla
Deliberazione di Giunta Regionale n. 327 del 08 agosto 2007.
Il Piano di Gestione in oggetto stabilisce i presupposti metodologici nel rispetto delle indicazioni
normative presenti a livello comunitario, nazionale e regionale. Particolare attenzione è stata pertanto
riservata alle indicazioni ed ai riferimenti contenuti nei seguenti elaborati:
– Guida all’interpretazione dell’art. 6 della Direttiva Habitat 43/92/CEE (“La gestione dei siti della
Rete Natura 2000”, a cura della Commissione Europea);
– Linee Guida per la gestione dei siti Natura 2000 (D.M. 3 settembre 2002 del Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Servizio Conservazione della Natura);
– Life Natura 1999 NAT/IT/006279 “Verifica della Rete Natura 2000 in Italia e modelli
di Gestione” (Piano di gestione SIC ITA 010011 “Sistema dunale Capo Granitola, Porto Palo e Foce
del Belice” a cura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, CTS, Settore
Conservazione della Natura);
– Indicazioni tecniche per la redazione del Piano di Gestione – Allegato II (a cura della Task Force
Rete Ecologica, Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana);
Il Piano di Gestione dei Monti Peloritani tende ad assicurare la conservazione della biodiversità e
dell’integrità ecologica che si sviluppa in questo vasto territorio della Sicilia nord -orientale, sulla base
di una utilizzazione compatibile delle risorse. Esso si pone quindi l’obiettivo di attenuare o arrestare i
processi di degrado che coinvolgono i sistemi ambientali e le fitocenosi forestali a causa
dell’eccessivo disturbo dei fattori antropici (incendi, urbanizzazione, deforestazione, pascolo, ecc.) o
da fenomeni naturali (erosione, ecc.).
Le principali azioni di disturbo che si registrano sui sistemi naturali dei Monti Peloritani sono dovute
alle attività umane, poiché il sito, non essendo attualmente sottoposto a strette misure di salvaguardia,
presenta numerose vulnerabilità. Uno dei principali fattori che interferiscono negativamente sulla
naturalità dei siti sono gli incendi, i quali costituiscono un notevole fattore di impatto; unitamente
all’acclività del territorio, alle pratiche di disboscamento e di coltivazione e pascolo, determinano
anche sensibili fenomeni erosivi. Un ulteriore fattore è rappresentato dall’elevata urbanizzazione dei
territori limitrofi, soprattutto lungo la dorsale di Antennamare, nonché in tutta la fascia costiera fino
ad interessare anche i laghi di Capo Peloro, al’estremità dello Stretto di Messina; i rispettivi habitat
sono così sottoposti ad una graduale scomparsa, a frammentazione e ad isolamento, con inquinamento
da scarichi fognari nei corpi idrici ed un generale disturbo per tutta la flora e la fauna selvatica. Altre
vulnerabilità e disturbi sono notoriamente legati anche alla caccia di frodo durante la migrazione dei
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volatili; tuttavia, rispetto ai decenni precedenti, il fenomeno appare in netta diminuzione, grazie alla
meritoria opera delle associazioni ambientaliste.
Tenendo conto dei vari fattori di disturbo o di impatto, è quindi necessario ricondurre nell’ambito di
un unico strumento di gestione le azioni che hanno un’incidenza diretta sulla conservazione degli
habitat e delle specie – soprattutto quelle d’interesse comunitario e prioritario – articolando le
politiche del comprensorio compatibilmente con le finalità di conservazione e di tutela della
biodiversità. Il piano in oggetto si pone quindi l’obiettivo di individuare delle soluzioni concrete,
promuovendo pratiche gestionali ecocompatibili, articolate in un complesso di azioni, a differente
scala, spaziale e temporale. In particolare, a partire dall’analisi dei fattori naturalistico -ambientali
presenti nel territorio, le stesse azioni saranno indirizzate verso una duplice direttiva:
1) conservazione della biodiversità;
2) educazione ambientale, divulgazione naturalistica, partecipazione dei cittadini.
Su queste basi, il procedimento metodologico seguito per la realizzazione del Piano di
Gestione, riguarda le seguenti fasi di lavoro:
1) consultazione delle schede relative ai formulari Natura 2000 e verifica delle
motivazioni che hanno portato alla designazione dei vari SIC e/o ZPS;
2) riconoscimento e individuazione sul territorio degli habitat;
3) verifica in campo dei limiti cartografici delle unità fisionomiche individuate;
4) realizzazione di elaborati cartografici complementari;
5) analisi sullo stato di conservazione e della qualità dei siti;
6) strategie di azione e azioni.
1. Consultazione delle schede relative ai siti nei formulari Natura 2000 e verifica delle motivazioni
che hanno portato alla designazione dei vari SIC e della ZPS.- Riguarda l’analisi degli aspetti relativi
alle varie schede Natura 2000, con particolare riferimento agli habitat ed alle specie di interesse
comunitario, nonché a quelle prioritarie.
2. Riconoscimento e individuazione sul territorio degli habitat. Si è tenuto conto degli habitat (e/o
della superficie che costituisce habitat per ciascuna specie) che hanno motivato la designazione de i
vari SIC e della ZPS, portando anche all’aggiornamento delle schede di cui al punto 1). Su questa base
sono stati definiti alcuni elaborati cartografici (Carta della vegetazione, Carta degli Habitat e Carta
dell’uso del suolo), in scala 1:10.000, utilizzati per la successiva fase di campagna. In particolare, il
lavoro è stato effettuato a partire dalla Carta degli Habitat fornitaci dall’Ente beneficiario, su base
topografica rappresentata dalla Carta Tecnica Regionale (scala:10.000). E’ stata effettuata u na nuova
verifica della fotointerpretazione e fotorestituzione dei limiti relativi alle unità fisionomiche indicate,
utilizzando le ortofotocarte a colori e pancromatiche, inerenti il volo settembre 2007 del Ministero
dell’Ambiente, dell’AGEA (anni 2004-2006) ed IT2000.
3. Verifica in campo dei limiti cartografici delle unità fisionomiche individuate. Ciò è stato effettuato
anche sulla base di rilevamenti in campo, effettuati secondo il metodo fitosociologico della Scuola
Sigmatista di Zurigo-Montpellier. L’obiettivo è stato quello di pervenire ad un inquadramento
sintassonomico dei tipi vegetazionali presenti sul terreno, nonché alla realizzazione e stesura degli
elaborati finali, relativi all’area dei SIC e della ZPS.
4. Realizzazione di elaborati cartografici complementari. A corredo della Carta degli Habitat sono
stati realizzati anche ulteriori elaborati complementari. Inizialmente sono state definite: la Carta della
vegetazione (su base fitosociologica), la Carta dell’uso del suolo (secondo Corine Land Cover) e la
Carta floristica, quest’ultima riportante la distribuzione delle specie vegetali, la cui presenza è
ritenuta significativa per l’area in esame. Sempre in riferimento a queste ultime entità sono state
realizzate le Carte di idoneita ambientale delle specie, dalla cui sovrapposizione sono state ottenute la
Carta del valore floristico degli habitat, la Carta del valore faunistico degli habitat e la Carta degli
habitat delle specie. Un altro gruppo di elaborati è stato realizzato sulla base di ulteriori
sovrapposizioni, tendenti ad evidenziare le relazioni tra uso del suolo e habitat e/o specie di interesse
(Carta di sovrapposizione tra uso del suolo e carta degli habitat, Carta di sovrapposizione tra uso del
suolo e Carta degli habitat delle specie). E’ stata altresì definita la Carta del grado di naturalità,
utilizzata come base per elaborare la successiva Carta dei corridoi ecologici all’interno dei vari SIC e
della ZPS.
La realizzazione delle suddette carte tende ad evidenziare la necessità di dis porre di un quadro
sintetico della distribuzione degli habitat prioritari e degli ambiti ad essi limitrofi, al fine di verificare
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la coerenza delle perimetrazioni attuali dei vari SIC e della ZPS con gli obiettivi di conservazione
preposti. Tutti gli elaborati cartografici sono stati realizzati in ambiente GIS utilizzando il software
ESRI ArcGIS.
5. Analisi sullo stato di conservazione e della qualità del sito. Contemporaneamente alle fasi
precedenti, sono stati raccolti dati sugli aspetti ritenuti critici e/o significativi per la conservazione
degli habitat e/o delle specie che hanno motivato la designazione dei vari siti nel territorio dei
Peloritani. Ciò ha consentito di pervenire ad una individuazione dell’impatto attuale o potenziale dei
tipi d’uso del suolo in atto o previsti dal Piano di gestione.
6. Strategie di gestione ed azioni programmate. La focalizzazione delle strategie di gestione e le
specifiche azioni da intraprendere per garantire la conservazione della biodiversità e degli habitat, ha
tenuto conto dei seguenti aspetti:
a) elenco degli habitat (e rispettive specie) rilevati nei vari SIC e nella ZPS;
b) valutazione delle caratteristiche generali degli habitat (grado di diffusione a livello regionale,
rappresentatività, condizioni di insularità, status dinamico, tendenze dinamiche in atto, stato attuale di
conservazione, stato delle conoscenze floristiche e fitosociologiche);
c) relazioni tra i fattori di minaccia riscontrati per ciascun habitat ed impatti prodotti ;
d) individuazione (per ciascun habitat) delle azioni che dovranno essere oggetto di norme di piano,
sottoposte a valutazione di incidenza o vietate con indicazioni delle minacce attuali e/o principali e
delle norme da inserire nel piano di gestione.
e) elaborazione delle schede relative alle azioni previste dal Piano di Gestione.
I principali strumenti di gestione finalizzati alla conservazione della biodiversità e degli habitat
all’interno dei siti Natura 2000 sono oggi rappresentati dalla VIA (Valutazione di Impatto
Ambientale) e la Valutazione di incidenza.
La redazione dei piani di gestione è un ulteriore strumento che si pone l’obiettivo di garantire la
funzionalità degli ecosistemi (habitat e specie vegetali e animali) rappresentati all’interno di un
determinato SIC o di una ZPS, che a loro volta ne hanno determinato la designazione degli stessi siti.
Sulla base delle determinazioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (2002), “ciò
significa che se eventualmente l’attuale uso del suolo e la pianificazione ordi naria non compromettono
tale funzionalità, il piano di gestione si identifica unicamente nella necessaria azione di
monitoraggio”. Prima di redigere un piano di gestione è pertanto necessaria una valutazione
preliminare del sito, tendente a stabilire l’opportunità di procedere in tal senso, tenendo conto in
maniera oggettiva delle esigenze delle specie e degli habitat rappresentate nel sito, anche in relazione
alle aree circostanti.
Sui Peloritani, così come peraltro in gran parte della Sicilia, i principal i fattori di impatto
sull’ambiente sono legati soprattutto all’antropizzazione del territorio, con tutta una serie di disturbi
ad essa collegati, che fanno riferimento agli incendi, all’urbanizzazione eccessiva di alcune aree,
all’agricoltura, al pascolo, ecc. Tutto ciò, evidentemente, interferisce in maniera negativa sugli
habitat, con la perdita di biodiversità vegetale e faunistica.
2 CARATTERISTICHE DEL PROGETTO
Come riportato nella relazione tecnica a firma del progettista:
Ubicazione
L’area sulla quale è prevista la costruzione dei nuovi fabbricati, di proprietà della Società proponente
“Salustra S.r.l.”, è ubicata in Contrada Papardo in Località Sperone, di fronte all’Ospedale Papardo.
Il lotto si trova in posizione periferica rispetto al centro della città, ma gode di ottime vie di collegamento
con questa grazie alla Strada Panoramica dello Stretto, nonché alla Via Consolare Pompea che collega la città
al sito in oggetto.
Pertanto è attuato quanto richiesto dalla norma al fine di prevenire ogni forma di isolamento degli ospiti ed
ogni difficoltà di rapporto con le famiglie.
Informazioni di natura urbanistica-catastale
Il lotto è censito al N.C.E.U. al foglio di mappa n. 41 del Comune di Messina, particella n. 205 e ricade in
zona F1g del vigente strumento urbanistico. La richiesta è effettuata ai sensi e per gli effetti dell'art. 10 della L.
104/92, comma 6.
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Individuazione dei vincoli di interesse igienico sanitario
L’area in questione rispetta le distanze di legge da:
- Sorgenti e pozzi (art. 99 D.L 152/2000) ex (art. 21 D.lgs 152/99 e 258/2006).
- Discariche e attività di riciclaggio rifiuti (D. lgs. 22/97).
- Cimiteri (art. 338 TU.LL.SS. oppure R.D: n° 1256/34 e art. 579 del DPR 285/90).
- Industrie insalubri di prima classe (DM 05/09/94 ed art. 216 TU.LL.SS. approvato con RD n° 1256/34).
- Elettrodotti e sorgenti di campi elettromagnetici (DPCM 8-7-2003, L. 36/01 e DM 29-05-2008).
Caratteristiche strutturali e rifiniture
Le strutture portanti dei fabbricati sarà costituita da telai di travi e pilastri in c.a. con solette d’interpiano
miste in c.a. a travetti prefabbricati e laterizi di alleggerimento. Le scale saranno realizzate in c.a. a solette
rampanti. I carichi verranno trasferiti al terreno di sedime per il tramite di fondazioni continue poste nell e due
direzioni, in maniera da formare maglie chiuse.
Le tamponature esterne saranno eseguite con mattoni forati tipo Poroton P600 o similari, adeguatamente
coibentati ai fini del contenimento dei consumi energetici.
I tramezzi divisori saranno in laterizi e/o cartongesso ed avranno spessore di cm. 8 al grezzo per
raggiungere uno spessore al finito di cm.10 e cm.12 al grezzo quelli dei servizi igienici, forniti di canna di
ventilazione per esalazione, con sfiato oltre la copertura.
A seguito del completamento degli edifici, gli intonaci esterni saranno eseguiti a regola d’arte e finiti con
pitture colorate di tipo traspirante.
I soffitti e le pareti di tutti i locali interni saranno intonacati con premiscelati di gesso, finiti con gesso
scagliola e tinteggiati con pittura lavabile al ducotone.
I corridoi saranno controsoffittati a 2,40 m dal pavimento per consentire il passaggio delle tubazioni dei
necessari impianti tecnologici.
I pavimenti di tutti i locali saranno realizzati con teli in pvc o in alternativa con piastrelle di gres
porcellanato e rifiniti con zoccoletto battiscopa, mentre i rivestimenti delle pareti dei servizi igienici e della cucina
verranno realizzati con piastrelle di ceramica di altezza pari a 2,00 m.
In corrispondenza dei lavabi previsti nei locali ad uso medico saranno realizzati rivestimenti di piastrelle di
ceramica smaltata collocati fino ad un'altezza di m 2,00 dal pavimento , larghezza pari a quella del lavabo
incrementata di 20 cm per ogni lato.
Gli infissi esterni saranno del tipo in profilati d'alluminio preverniciato con vetricamera (antisfondamento,
se posti lungo vie di esodo); gli infissi interni saranno, quando non si richiede resistenza al fuoco o al fumo, del
tipo con porte cieche ad una o due ante in legno tamburato e smaltato o similari.
La copertura, così come tutti i terrazzi posti ai piani sottostanti saranno coibentati con materiale isolante
tipo polistirene estruso o similare.
Tutti gli impianti saranno realizzati conformemente a quanto previsto dal D.M. 37/08 e dalle norme CEI e
UNI relative al settore; gli impianti saranno regolarmente collaudati e muniti di dichiarazioni di regolare
esecuzione rilasciate dalle ditte installatrici.
Gli immobili nel loro complesso, ben dimensionati e fruibili in ogni loro parte, saranno idonei per la
destinazione di C.T.A. e risponderanno ai requisiti generali richiesti di:
- protezione antisismica, trattandosi di fabbricati di nuova costruzione progettate e realizzate in conformità
alle norme sismiche di cui al D.M. 14.01.2008;
- protezione antincendio, essendo previsto l’adempimento delle norme di cui alla regola tecnica di
prevenzione incendi per strutture sanitarie di cui al D.M. 18.09.2002;
- protezione acustica, essendo previsti murature e solai adeguatamente dimensionati all’uopo ed infissi
con vetricamera;
- sicurezza elettrica e continuità elettrica, essendo prevista la progettazione e la certificazione degli
impianti elettrici ai sensi delle norme CEI e del D.M. 37/08 e l’installazione di gruppo elettrogeno di soccorso,
qualora necessario;
- sicurezza antinfortunistica e igiene nei luoghi di lavoro, per le quali si attuerà quanto previsto dal D. L.vo
81/08 e s.m.i.;
- eliminazione delle barriere architettoniche, che è garantita dalle opere e dalle attrezzature previste in
progetto;
- condizioni microclimatiche di comfort che verranno assicurate dal previsto impianto di regolazione
microclimatica centralizzato alimentato da pompa di calore;
- materiali esplodenti, che sono assenti nella struttura e nelle immediate vicinanze.
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Gli aspetti di sicurezza e durevolezza
Per quanto concerne gli aspetti della sicurezza in ambito edilizio e strutturale, a titolo esemplificativo
si richiamano alcune metodologie operative, quali:
- le pavimentazioni dovranno rispondere alle norme contro lo scivolamento accidentale, assicurando
prestazione R9 secondo DIN 51130, a piedi calzati, e classe B secondo DIN 51097 a piedi sca lzi
nei bagni;
- le vetrazioni dovranno rispondere alla UNI 7697:2002 "Criteri di sicurezza nelle applicazioni
vetrarie" ed alla UNI 7143:1972 "Spessore dei vetri piani in funzione delle loro dimensioni,
dell'azione del vento e del carico neve".
In tema di sicurezza antincendio verranno osservate le disposizioni ex D.M. 18/09/2002 e le
disposizioni in esso contenute relativamente alla reazione al fuoco e resistenza al fuoco di forniture e
materiali.
Gli impianti tecnologici
Si descrivono di seguito le scelte progettuali e le caratteristiche salienti degli impianti previsti in
progetto.
Impianti idrici
L'impianto idrico verrà realizzato con tubazioni in polipropilene a saldare; l’impianto si svilupperà
sottotraccia e/o staffato sopra il controsoffitto dei corridoi. Gli impianti idrosanitari saranno studiati in modo
da garantire facilità gestionale ed alta affidabilità. Nell’area circostante l’edificio sarà collocato idoneo
autoclave e serbatoi per uso potabile di capacità non inferiore a 5.000 litri per ciascuna struttura.
L’approvvigionamento idrico avverrà tramite allaccio diretto alla conduttura comunale.
La distribuzione dell’acqua devrà rispettare i seguenti requisiti:
- garantire l’osservanza delle norme d’igiene;
- assicurare la corretta pressione e portata a tutte le utenze;
- essere costituita da componenti realizzati con materiali e caratteristiche idonee;
- assicurare la tenuta verso l’esterno;
- limitare la produzione di rumori e vibrazioni entro valori accettabili;
- avere le parti non a vista facilmente accessibili per la manutenzione periodica e straordinaria .
Le reti sono i sistemi attraverso i quali si realizzano le distribuzioni di acq ua. Esse sono costituite in
linea essenziale da tubazioni, organi di intercettazione, dispositivi di regolazione, gruppi di erogazione i
quali provvedono ad addurre l’acqua ai punti di utilizzazione nelle predeterminate condizioni di portata,
pressione e temperatura. Dal punto di vista geometrico, si individuano in: collettori orizzontali, colonne
montanti o discendenti e diramazioni alle utenze. L’impianto di distribuzione dell’acqua fredda è del tipo a
sorgente, caratterizzato cioè da collettori orizzontali di distribuzione posti in basso e colonne montanti. Il
collettore orizzontale è costituito da più rami che generalmente percorrono i locali staffati al soffitto dei
corridoi. Il punto di origine della rete è quasi sempre ubicato in locali tecnici destin ati allo scopo, dal
collettore principale si diramano le tubazioni che vanno ad alimentare le c olonne montanti dei piani
superiori.
Il dimensionamento sarà condotto conformemente a quanto previsto dalla norma UNI 9182 in m odo
tale da garantire all’apparecchio utilizzatore, posto nelle condizioni più sfavorevoli, il prescritto valore di
portata durante i periodi nei quali nella rete si verificano le richieste di punta. Il dimensionamento sarà fatto
considerando la portata massima contemporanea per ogni tronco e per l’intera rete, la pressione
utilizzatore e le massime velocità ammissibili. Il calcolo delle portate massime contemporanee verrà
eseguito con il metodo delle unità di carico (UNI 9182), mentre la valutazione della pressione utilizzabile è
stato condotto eseguendo la sommatoria di:
- pressione dinamica da garantire all’utenza posta nella condizione più sfavorevole (50 ,00 kPa);
- differenza di quota tra il punto di alimentazione e detta utenza;
- perdita di pressione nelle tubazioni in corrispondenza della portata massima contemporanea.
Il valore della pressione necessaria risulterà, come richiesto dalla normativa, minore di 100 kPa della
pressione nominale dell’acquedotto. Le tubazioni in questo modo dimensionate verranno verificate affinché
in esse non sia superato il valore limite di velocità prescritto nella tabella all’appendice N della UNI -9182.
Anche il sistema di distribuzione di acqua calda sanitaria è previsto a sorgente costituito cioè da
collettori orizzontali di distribuzione generalmente staffati al soffitto lungo i corridoi, con collegamenti a
colonne montanti per l’alimentazione dei piani sovrastanti e diramazioni per le utenze. Il percorso delle
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tubazioni di adduzione acqua calda è analogo a quello relativo all’acqua fredda. L’acqua fredda pro veniente
dall’acquedotto o dai serbatoi di accumulo posti al piano terra viene inviata all’impianto di produzione di
acqua calda sanitaria.
Impianti fognari
Per quanto concerne lo smaltimento delle acque nere il progetto prevede la realizzazione della rete di
scarico composta dalle varie diramazioni, dalle colonne e dai collettori regolarmente collegati alla rete
fognaria esterna, rete di scarico attuata con tubazioni di adeguato diametro e congiungimento fin ale alla
rete già esistente.
Gli scarichi degli apparecchi sanitari saranno in PVC pesante con tubazioni recapitanti in idonee
colonne con pozzetti alla base del fabbricato.
Lo smaltimento delle acque di scarico sia bianche che nere, avviene tramite una rete di pozzetti posti
all’esterno lungo il perimetro dell'edificio e collegati tra loro con tubazioni in PVC pesante, di idonea
sezione, collegati all’impianto di smaltimento.
L’impianto di scarico delle acque reflue, necessario a smaltire le acque usate ed i reflui provenienti
dall’edificio in progetto saranno convogliate nella fognatura cittadina o, sequenzialmente attraverso:
- sifoni di uscita dal lavabo, doccia, bidet e water;
- collettori interni in PVC dello spessore minimo di mm 100;
- sifoni del diametro di mm 100;
- colonne di scarico verticale del diametro minimo di mm 100;
- pozzetti d’ispezione opportunamente sifonati delle dimensioni di cm 80x80x80;
- tubazioni in p.v.c. del diametro non inferiore a mm 100;
- rete fognaria e condotta di allaccio in p.v.c. mm. 250.
Impianti elettrici
Gli impianti elettrici saranno eseguiti secondo la normativa vigente. Sono previsti dei quadri generali
e dei sottoquadri di piano, conduttori di sezione idonea e corpi illuminanti a plafoniera incassati a
controsoffitto o esterni, opportunamente dimensionati secondo apposita progettazione ed elaborati
specialistici ed illuminotecnici. La relativa relazione specialistica, avrà il duplice scopo di dimensi onare
l’impianto elettrico in oggetto e di fornire le indicazioni per la realizzazione a regola d’arte dell’impianto
stesso, oltre a contenere anche gli elaborati tecnici e numerici relativi alla progettazione degli impianti
elettrici e di illuminazione. L'impianto elettrico di un edificio che ha la p eculiarità di essere adibito
essenzialmente ad uso medico, assume grande importanza dal punto di vista della sicurezza.
La destinazione d’uso della struttura in esame impone la progettazione e la realizzazione a regola
d’arte degli impianti elettrici utilizzatori in ottemperanza della norma CEI 64 -8.
Impianti di illuminazione di strutture a uso medico
Il progetto dell'impianto di illuminazione della struttura, essendo adibita ad uso medico dovrà
soddisfare fondamentalmente le esigenze delle persone, pazienti e personale sanitario, e delle differenti
tipologie di locali ad uso medico presenti in tale struttura. Per gli ambienti dove non si svolgono attività
mediche, definiti ordinari, si applicano i criteri per i locali ordinari (uffici, locali tecnici, sale di a ttesa, sala
riunioni, etc.).
La progettazione illuminotecnica dovrà essere, invece, molto accurata nei locali destinati ad attività
mediche, come sale per visite e medicazioni e per le degenze, dove, oltre a soddisfare i requisiti
illuminotecnici, devono essere scelti anche colori opportuni per pareti ed arredi al fine di creare ambienti
confortevoli. La norma di riferimento per la progettazione dell'impianto di illumin azione è la norma UNI
10380 (maggio 1994) e la sua variante A1 (1999). La costruzione dell'i mpianto rispetterà i requisiti
illuminotecnici prescritti dalla norma UNI 10380, tenendo ben presenti le modifiche riportate nella variante
A1 suddetta, relativi all'illuminamento medio mantenuto En.
La distribuzione ai piani avrà origine dal relativo quadro generale di bassa tensione, dal quale
partiranno le colonne montanti che alimenteranno i quadri di piano. Questi ultimi saranno installati nel
corridoio centrale di piano, perché tale posizione ottimizza la distribuzione elettrica dal punto di vista della
caduta di tensione.
Ad ogni piano sarà installato un quadro generale di piano e da esso partiranno le linee di
alimentazione ai quadri di distribuzione di zona, da questi ultimi saranno alimentati i circuiti terminali.
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Nei quadri elettrici di piano e di zona saranno installati i dispositivi di sezionamento, protezione e di
misura.
La distribuzione principale ai piani sarà realizzata con cavi del tipo non propagante l'incendio (CEI
20-22), posati in canali in lamiera metallica conformi alla norma CEI 23-31 di idonee dimensioni ed
installate all'interno del controsoffitto. I cavi di distribuzione saranno del tipo con sigla di designazione
FG7OM1 e senza emissione di fumi opachi e gas tossici e corrosivi. Inoltre, questa tipologia di cavo
presenta una resistenza al fuoco conforme con quanto prescritto dalla norma CEI 20 -36.
Per ogni piano è stata prevista una rete di distribuzione elettrica per l’alimentazione delle prese FM,
degli apparecchi di illuminazione, delle prese telefoniche e trasmissione dati. Le linee di alimentazione in
partenza dai quadri elettrici di distribuzione, di piano e di zona, dovranno essere posate in canalina
metallica chiusa con coperchio di ispezione ed avente almeno grado di protezione IP40, conforme alle
norme CEI 23-31. Tale canalina dovrà essere dotata di setto separatore, con lo scopo di separare i cavi per
energia dai cavi per segnalazione.
La sezione delle canaline occupata dai cavi per energia non dovrà essere superiore al 50% della
sezione delle stesse, come previsto dalla norma CEI 64-8/5 art. 522.8.1.1.
Le canaline metalliche in questione saranno ubicate nel controsoffitto ed installate a sospensione a
soffitto e non dovranno considerarsi come masse, bensì come masse estranee, secondo il commento al
punto 413.2.1.1 delle norme CEI 64-8/4 (quinta edizione 2003).
I cavi elettrici di alimentazione costituenti le dorsali di distribuzione principale saranno contraddistinti
dalla sigla di designazione FG7OM1 e saranno multipolari con guaina, con tensione nominale U0/U pari a
0.6/1.0 kV. Le caratteristiche di tale tipologia di cavi in caso di incendio sono le seguenti: nessuna
emissione di fumi opachi e di gas tossici e corrosivi, resistenza al fuoco, non propaganti la fia mma e
l’incendio come previsto dalle norme CEI 20-13, 20- 22 II, 20-36, 20-37 pt.2, 20-52.
Dalle suddette canaline dovranno essere realizzati tutti gli stacchi di alimentazione alle utenze,
mediante cassette di derivazione in materiale termoplastico con grado di protezione IP40 a partire dalle
quali i cavi dovranno essere posati in tubazioni in PVC del tipo pesante. Le sezioni dei cavi sono state
scelte in funzione dei criteri per la protezione dalle sovracorrenti e per la limitazione de lla caduta di
tensione.
Impianti di climatizzazione
L'impianto di regolazione termoclimatica estivo - invernale a servizio della struttura socio – sanitaria,
sarà realizzato con centrale termofrigorifera del tipo a pompa di calore, distribuzione con tubazioni in
acciaio e/o in rame coibentati e ventilconvettori a due tubi collocati in ambiente, ciascuno munito di propria
regolazione. La scelta progettuale dell’impianto sarà effettuata nel rispetto dell’art. 26 della Legge 10/91 e
s.m.i. “Gli edifici pubblici e privati, qualunque ne sia la destinazione d’uso, e gli impianti non di processo ad
essi associati, devono essere progettati e messi in opera in modo tale da contenere al massimo, in
relazione al progresso della tecnica, i consumi di energia termica ed elettrica”.
Impianti anticendio
L’impianto antincendio sarà progettato e dimensionato in ossequio alla regola tecnica sulla sicurezza
antincendio delle strutture sanitarie. Tale regola tecnica è contenuta nel Decreto del Ministero dell’Interno
18 settembre 2002, pubblicato sulla G.U. n°227 del 27.9.2002, ed è intitolata “Approvazione della regola
tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture sanitarie
pubbliche e private”, ed è entrata in vigore il novantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (27.9.02), quindi con decorrenza 26.12.2002. La regola tecnica
ha per scopo l’emanazione di disposizioni di prevenzioni incendi riguardanti la progettazione, la costruzione
e l’esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private, elencate e classificate sulla base di quanto
riportato dall’art. 4 del D.P.R. 14 gennaio 1997, che:
a) erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo e/o diurno;
b) erogano prestazioni in regime residenziale a ciclo continuativo e/o diurno;
c) erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ivi comprese quelle
riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio e classificate sulla base di quanto riportato dall’art. 4
del D.P.R. 14 gennaio 1997 in relazione alla tipologia delle prestazioni erogate.
Segnaletica di sicurezza
Sarà installata inoltre la segnaletica di sicurezza, espressamente finalizzata alla sicurezza
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antincendi, conforme alle disposizioni di cui al D.Lgs. 14.8.1996, n°493, l’ubicazione dei vari cartelli di
segnalazione è riportata negli elaborati grafici.
Scale ascensori e montacarichi
Le scale e gli ascensori avranno il vano corsa di tipo protetto, con caratteristiche di resiste nza al
fuoco congrue con quanto previsto dalla normativa e non saranno utilizzati in caso d’incendio.
Abbattimento barriere architettoniche
L’accessibilità è definita come la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità
motoria o sensoriale, di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari ed ambienti, di entrarvi
agevolmente e di fruirne spazi ed attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza ed autonomia.
La problematica legata all’accessibilità all’interno del progetto architettonico, non è stata affrontata
limitandosi ad un approccio riduttivo, che vede solo il problema delle barriere architett oniche, ma si è
pensato all’accessibilità come alla piena fruibilità dello spazio costruito da parte delle persone d isabili.
Confrontandosi concretamente con i problemi espressi dall’utenza disabile, si è cercato nella
concretezza dello sviluppo del progetto e nel rispetto dei vincoli del costruito, di realizzare soluzioni per
garantire un buon livello di accessibilità degli ambienti.
Partendo dal presupposto che un edificio “pubblico”, in quanto tale, è di tutti e pertanto deve essere
accessibile a tutti , si è cercato di assicurare il massimo livello di accessibilità attraverso:
- l’eliminazione di tutti i dislivelli a pavimento;
- collocazione di ascensore idoneo al trasporto dei disabili;
- realizzazione di servizi igienici per disabili;
- eliminazione di qualunque ostacolo ai soggetti con ridotte capacità motorie.
Superfici e destinazioni dei locali
La superficie coperta del fabbricato è di 743,91 mq. La parte restante del lotto è utilizzata come area a
verde e parcheggio.
La superficie netta complessiva dei due corpi di fabbrica è di circa 878 mq (esattamente 878,18 mq il
corpo A e 877,36 mq il corpo B); dunque si rendono disponibili 43,90 mq/posto letto, superficie maggiore dei 40
mq/posto letto prevista dal Decreto 13.10.87 e s.m.i. per le C.T.A.
La superficie residenziale destinata alle strutture socio – sanitarie è, come detto, di mq 878 circa, risulta
quindi verificata la condizione di superficie minima tendenziale fissata in 40 mq per ospite, considerando che la
struttura è stata progettata per ospitare un numero massimo di 20 persone (878 > 800).
Nel complesso destinato ad ospitare la struttura socio–sanitaria sono stati previsti tutti gli ambienti indicati
come necessari dalla normativa tecnica vigente in materia, quali:
- cucina, deposito derrate, office per distribuzione pasti, saletta pranzo, ufficio amministrativo, sala
riunioni, reception con annesso ufficio e servizio igienico, spogliatoi per il personale cucina distinti per sesso,
sevizi igienici per gli utenti distinti per sesso e wc disabile localiz zati al piano terra; locale infermeria con
annesso locale farmacia, spogliatoi personale distinti per sesso, depositi sporco e pulito localizzati al piano
primo; attività occupazionali, sala gioco, soggiorno, sala TV, ambulatori, assistente sociale, spogli atoi personale
distinti per sesso, wc utenti distinti per sesso e wc disabile localizzati al piano secondo.
- Camere di degenza a due posti letto, tutte con bagno in camera ripartiti tra il primo e il secondo piano.
Si precisa che la cucina ubicata al piano terra del Corpo A servirà anche la C.T.A. ubicata nel corpo B,
così come la lavanderia/stireria ubicata al piano terra del Corpo B servirà anche la C.T.A. ubicata nel Corpo A.
Pertanto si dovranno considerare esternalizzati i seguenti servizi:
- nel corpo A la lavanderia/stireria;
- nel corpo B la cucina.
I previsti posti letto sono ripartiti in camere da due posti letto.
DISTRIBUZIONE DEGLI AMBIENTI E DEI SERVIZI
L’accesso agli edifici è posto sul fronte Est ed immette in una hall di ingresso dalla quale si accede ad un
corridoio che consente di raggiungere il vano scale e l’ascensore (automatico predisposto per soggetti portatori
di handicap con capienza a minima di 5 persone) accessibili a tutti i livelli.
Sul fronte Ovest, in posizione baricentrica, trova ubicazione una scala secondaria anch’essa accessibile
a tutti i livelli, utile come via di fuga in caso di emergenza.
12
Sono inoltre presenti una serie di ingressi secondari, posto al piano terra, ad uso esclusivo dei locali
cucina e lavanderia/stireria, necessari per il carico e lo scarico delle merci.
Si prosegue col descrivere gli ambienti che costituiscono i vari piani:
CORPO A
PIANO TERRA
Ospita:

Hall di ingresso;

Reception ed ufficio amministrativo con annesso servizio igienico dotato di antibagno ;

Servizi igienici utenti;

Servizio igienico disabili;

Cucina e relativo deposito derrate (dispensa);

Spogliatoi personale cucina e servizi igienici;

Office per distribuzione pasti;

Saletta pranzo (posta in comunicazione diretta con l’Office per distribuzion e pasti);

Locale tecnico;

Sala riunioni.
PIANO PRIMO
Ospita:

Locale infermeria con annessa farmacia e servizio igienico dotato di antibagno ;

Spogliatoi personale con annesso servizio igienico, distinti per sesso;

Deposito pulito;

Deposito sporco;

Servizio igienico per disabili;

n° 8 camere di degenza a 2 PL, per un totale di 16 PL.
PIANO SECONDO
Ospita:

Attività occupazionale;

Soggiorno;

Sala gioco;

Sala TV;

Ambulatorio medico;

Ambulatorio pedagogico;

Ambulatorio psicologico;

Assistente sociale;

Spogliatoi personale con annesso servizio igienico, distinti per sesso;

Servizi igienici utenti;

Servizio igienico disabili;

N° 2 camere di degenza a 2 PL, per un totale di 4 PL.
CORPO B
PIANO TERRA
Ospita:

Hall di ingresso;

Reception ed ufficio amministrativo con annesso servizio igienico dotato di antibagno;

Servizi igienici utenti;

Servizio igienico disabili;

Lavanderia/stireria;

Deposito biancheria pulita;

Deposito biancheria sporca;

Spogliatoi personale lavanderia;

Office per distribuzione pasti;
13



Saletta pranzo (posta in comunicazione diretta con l’Office per distribuzione pasti);
Locale tecnico;
Sala riunioni.
PIANO PRIMO
Ospita:

Locale infermeria con annessa farmacia e servizio igienico dotato di antibagno ;

Spogliatoi personale con annesso servizio igienico, distinti per sesso;

Deposito pulito;

Deposito sporco;

Servizio igienico per disabili;

n° 8 camere di degenza a 2 PL, per un totale di 16 PL.
PIANO SECONDO
Ospita:

Attività occupazionale;

Soggiorno;

Sala gioco;

Sala TV;

Ambulatorio medico;

Ambulatorio pedagogico;

Ambulatorio psicologico;

Assistente sociale;

Spogliatoi personale con annesso servizio igienico, distinti per sesso;

Deposito pulito;

Deposito sporco;

Servizio igienico disabili;

N° 2 camere di degenza a 2 PL, per un totale di 4 PL.
CARATTERISTICHE
Le superfici delle camere per ospiti sono rispondenti agli standard dimensionali minimi previsti dalla normativa e
nello specifico le camere destinate ad ospitare due persone hanno superficie non inferiore a mq 18,00.
Tutte le camere per ospiti hanno servizi igienici interni, largamente dimensionati.
Tutti i locali sono ben disimpegnati, sufficientemente aerati ed illuminati dalle aperture finestrate che si
affacciano sui lati dell'edificio; le aperture di aerazione ed illuminazione di tutti i locali abitabili hanno sempre
superficie superiore a 1/8 della superficie del pavimento.
Tutti i vani principali sono direttamente accessibili dal corridoio centrale che ha, in tutto il suo sviluppo,
larghezza non inferiore a m 2,00.
Le altezza interne nette non sono mai inferiori a m 3,00, con esclusione dei servizi igienici e dei corridoio
nei quali l’altezza interna netta potrà essere pari a m 2,40 per ospitare i necessari impianti tecnologici.
I servizi igienici privi di affaccio diretto all’esterno saranno muniti di impianto di aerazione forzata
attivato direttamente dall’interruttore che comanda l’illuminazione del servizio igienico; i motori
dell’impianto di aspirazione forzata dei servizi igienici avranno spegnimento ritardato per consentire il
mantenimento, all’interno dei servizi igienici, di un microclima accettabile.
Tutti i lavandini dei locali ad uso medico saranno muniti di rubinetterie a leva.
Il vaso e il lavamani del bagno della cucina avranno comandi esclusivamente a pedale.
Si precisa inoltre che il servizio di Lavanderia e Stireria sarà esternalizzato.
Per quanto non sufficientemente descritto e per una migliore comprensione del progetto si
allegati elaborati grafici.
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rimanda agli
INTERVENTO PROGETTUALE RISPETTO ALLE AREE PROTETTE
L’area oggetto di studio, come già segnalato, si colloca all’interno del sito ZPS (ITA 030042
“Monti Peloritani, dorsale Curcuraci, Antemmare e area marina dello Stretto di Messina”) , che con
una superficie totale di Ha 28.051 interessa quasi tutto il territorio comunale di Messina, spingendosi
sul versante ionico fino a Mili Marina, risalendo in cresta all’altezza del Pizzo Bottino e scendendo sul
versante tirrenico verso Saponara, ai margini del centro abitato di Villafranca Tirrena, fino a
raggiungere la costa all’altezza della foce del torrente Gallo.
Come visibile nelle cartografie del Ministero dell’Ambiente, l’area di progetto ricade in prossimità
del Sic ITA 030008 “Laguna di Capo Peloro”
- ITA03008 “Laguna di Capo Peloro”. (S= 60,25 Ha): [LONGITUDINE E 1 5 3 6 5 6
LATITUDINE3 8 1 5 3 9 W/E (Greenwich)]. comprende i Laghi costieri di grande interesse
naturalistico oltre che paesaggistico per essere posti in prossimità di Capo Peloro sullo stretto
di Messina. Floristicamente non presentano un particolare interesse, in quanto le piante che si
insediano in questa area umida sono in massima parte abbastanza comuni nell’isola. Si tratta
perlopiù di elofite, alofite e idrofite, che non costituiscono delle particolari associazioni a causa
del forte disturbo antropico e del fatto che la fascia in cui si localizzano è piuttosto stretta e non
consente il differenziarsi di cenosi. Dal punto di vista idrogeologico si tratta di un’area
depressa con fondali rocciosi frammisti a limo e sabbia alimentata da acque marine attraverso
dei canali di collegamento con la riva e da acque meteoriche. Sotto il profilo climatico l’area
risulta interessata da un bioclima termomediterraneo subumido con precipitazioni medie annue
intorno agli 800 mm e temperature medie annue di 18 °C. Il perimetro comprende aree che
rivestono un’importanza strategica nell’economia dei flussi migratori dell’avifauna che si
sposta nell’ambito del bacino del Mediterraneo. I laghi di Faro e Ganzirri infatti offrono rifugio
ed opportunità trofiche alle specie in migrazione, in particolare agli Uccelli acquatici, e per
alcune di esse rappresentano anche dei significativi siti di nidificazione. L’area è interessata
inoltre da un ampio flusso migratorio di Fringillidi, sia in periodo primaverile che autunnale.
Da non sottovalutare infine la particolare malacofauna di questi ambienti lacustri, che ospita
popolazioni talora molto differenziate ed esclusive di questo particolarissimo ecosistema
acquatico. Sito altamente vulnerabile per l'urbanizzazione molto elevata dei t erritori
contermini, che determina fenomeni di frammentazione ed isolamento degli habitat,
inquinamento da scarichi fognari nei corpi idrici ed un generale disturbo per tutta la fauna
selvatica. Sono inoltre in atto ulteriori trasformazioni dell’area umida con riduzione o
scomparsa delle sponde naturali. Per i laghi sarebbe auspicabile un ripristino delle fascia
ecotonale ed il recupero di alcune aree umide temporanee, non urbanizzate, tra il lago di
Ganzirri e il mare. Sarebbe inoltre utile contenere i fenomeni di erosione delle coste e
ripristinare la fascia dunale preesistente.
L’intervento in oggetto non rientra nel sic ITA030011 "Dorsale Curcuraci – Antennammare”.
- ITA030011 “Dorsale Curcuraci, Antennamare” (S = 11.460 Ha): [coordinate al centro
LONGITUDINE E 1 5 2 9 4 2 LATITUDINE 3 8 1 2 7] W/E (Greenwich). comprende la
dorsale che dallo Stretto di Messina si sviluppa verso SW lungo il dominio peloritano più
orientale, che nonostante i fattori di disturbo antropico conserva aspetti floristico -vegetazionali
di notevole interesse botanico e paesaggistico. Dal punto di vista geomorfologico -strutturale i
Peloritani fanno parte dell’arco Calabro-Peloritano di origine ircinica, costituito essenzialmente
da rocce intrusive e metamorfiche di natura silicea. Lungo la costa si rinvengono depositi
quaternari rappresentati da sabbie e argille marnose. Sotto il profilo climatico l’area peloritana
è caratterizzata da condizioni prettamente oceaniche con precipitazioni medie annue che sui
rilievi supera abbondantemente i 1000 mm annui. Le temperature annue si aggirano sui 15-17
°C, signigficativa è inoltre la presenza durante tutto l’anno di un regime di nebbie che ricopre i
rilievi più elevati, dovuto all’incontro dei ventui tirrenici con quelli ionici. Ciò favorisce
l’istaurarsi di formazioni forestali e arbustive molto peculiari, alcune tipiche dei territori
atlantici dell’Europa meridionale. Significativa è infatti la presenza di cespuglieti del
15
Calicotomo-Adenocarpetum commutati e di pinete del Cistocrispi-Pinetum pinee, associazioni
entrambe endemiche dei Peloritani le quali risultano legate a un clima tipicamente oceanico.
Fra le formazioni boschive risultano particolarmente diffuse l’Erico-Quercetum virgilianae, il
Teucrio-Quercetum ilicis e il Doronico-Quercetum suberis. Nella fascia costiera si rinviene,
limitatamente ai substrati sabbiosi, una associazione dei Malcolmetalia, rappresentata
dall’Anthemido-Centauretum conocephalae in Sicilia esclusiva di questa area. Un’altra
associazione molto peculiare a carattere termo-xerofilo esclusiva del litorale di Messina è il
Tricholaeno-Hyparrhenietum hirtae. Quest’area, che coincide con l’estrema punta nord
orientale dell’isola, riveste un notevole significato fitogeografico soprattutto per la presenza di
specie rare o endemiche. Inoltre in questa area sono circoscritte alcune associazioni vegetali
molto peculiari e specializzate assenti nel resto dell’isola. Il perimetro comprende aree che
rivestono un’importanza strategica nell’economia dei flussi migratori dell’avifaun a che si
sposta nell’ambito del bacino del Mediterraneo. Il sito, insieme allo Stretto di Gibilterra ed al
Bosforo, rappresenta una delle tre aree in cui nel Mediterraneo si concentrano i flussi
migratori, soprattutto in periodo primaverile. Dallo stretto di Messina transitano infatti da
20.000 a 35.000 esemplari appartenenti a numerose specie di Uccelli, soprattutto Rapaci,
alcune delle quali molto rare e/o meritevoli della massima tutela. La dorsale dei Monti
Peloritani offre inoltre possibilità di nidificazione a specie dell’avifauna rilevanti per la tutela
della biodiversità a livello regionale e nazionale quali Aquila chrysaetos, Falco biarmicus ed
Alectoris greca withakeri. Anche la fauna invertebrata riveste un notevolissimo interesse per la
presenza di numerosi endemismi siculi e di specie rare e stenotope. Il sito, non essendo
attualmente sottoposto a strette misure di salvaguardia, presenta numerose vulnerabilità legate
essenzialmente alla caccia di frodo durante la migrazione, anche se questo fenom eno appare in
netta diminuzione rispetto ai decenni precedenti grazie alla meritoria opera delle associazioni
ambientaliste. L’intera area, nella quale attualmente si rinvengono specie vegetali di elevato
interesse fitogeografico e aspetti vegetazionali ancora ben conservati di notevole valore
naturalistico e paesaggistico, è soggetta a elevati rischi ambientali dovuti al disboscamento e
alle attività agricole. Altro fattore di notevole impatto è rappresentato dagli incendi e dal
pascolo, che unitamente alla acclività del territorio sono responsabili di evidenti fenomeni
erosivi. L’urbanizzazione molto elevata dei territori contermini alla dorsale di Antennamare
determina inoltre fenomeni di frammentazione ed isolamento degli habitat, inquinamento da
scarichi fognari nei corpi idrici ed un generale disturbo per tutta la fauna selvatica.
L'area oggetto di studio non si trova in prossimità di altre aree protette siciliane.
L'area protetta più estesa nella provincia di Messina è il Parco dei Nebrodi, istituito i l 4 agosto del
1993, ubicato nel cuore della catena montuosa dei monti Nebrodi, ha un'estensione di 85.687 ettari,
dista circa 100 km dall’area di progetto.
La seconda area protetta più importante nella provincia di Messina è il Parco Fluviale dell'Alcanta ra,
indicato anche come Sito d'interesse comunitario (ITA 030036), nel versante ionico, istituito nel 2001,
al posto della preesistente Riserva Naturale, ha un'estensione di 1927,48 ettari, perimetra gran parte
del bacino idrografico del fiume Alcantara, dista da dall’area di progetto circa 70 km.
Le aree protette della provincia di Messina più vicine al sito oggetto di studio sono:
- La Riserva Naturale Orientata di Fiumedinisi e M.Scuderi, (Sic ITA 030010),sul versante
ionico, istituita il 10 dicembre del 1998, ha un'estensione di 3.543,75 ettari, dista circa 15 km.
- La Riserva Orientata del bosco di Malabotta (Sic ITA030005), sui monti Nebrodi, istuita il 25
Luglio 1997, ha un'estensione di 3.221,97, dista dall’area di progetto circa 30km.
Nel continente l'area protetta più vicina, con cui solo l'avifauna può collegarsi, è il Parco Nazionale
dell'Aspromonte, istituito nel 1989, che ha un'estensione di 78.520 ettari.
ANALISI DELLE SOLUZIONI ALTERNATIVE
Nelle analisi ambientali vanno sempre considerate le soluzioni alternative di progetto:
 l’alternativa di non procedere con il progetto sotto alcuna forma (non realizzazione o
“alternativa zero” o “opzione zero”) dovrebbe essere sempre considerata, in quanto ciò
costituisce una base di confronto per i cambiamenti risultanti dai differenti modi di realizzare
l’opera;
16

le alternative possono riguardare vari aspetti dell’opera, per esempio inerenti la sua
localizzazione, dimensioni, temporizzazione;
 la gamma delle alternative disponibili cambierà con i differenti stadi della strategia, della
pianificazione e delle decisioni progettuali inerenti l’attività in esame;
 per alcuni obiettivi del progetto possono non esserci alternative oltre quella di non procedere
alla realizzazione.
Nel caso in esame le alternative da considerare, in base alle caratteristiche del progetto sono
essenzialmente rappresentate:
 dall’alternativa di non procedere con il progetto o di limitarlo;
 dall’adozione di misure per la minimizzazione degli effetti negativi;
mentre appare evidente che non sono perseguibili alternative di localizzazione, ad eccezione di
prescrizioni sui tempi di interventi ed eventualmente sull’impiego di materie prime.
L'ipotesi del non-intervento, tenuto conto che nell’area in esame, secondo il vigente strumento
urbanistico, è possibile realizzare le strutture in progetto, dovrebbe essere imposta solo in presenza di
altri vincoli di inedificabilità assoluta, introdotti da leggi o regolamenti successivi all’ap provazione
del piano regolatore. A questo proposito è bene precisare che la perimetrazione della ZPS non
rappresenta una condizione di vincolo di inedificabilità, ma definisce la necessità di valutare
l’incidenza dei piani o progetti rispetto alle esigenze di mantenimento in uno stato di conservazione
soddisfacente delle specie e degli habitat tutelati. Una limitazione dell’intervento, in atto, non risulta
proponibile, dato che già la proposta di pianificazione urbanistica è condizionata dalle prescrizioni
urbanistiche, per quanto riguarda tipologia e altezza massima degli edifici.
Pertanto, le misure alternative o di limitazione dell’intervento, che in qualunque caso potranno essere
previste a seguito dello sviluppo dello studio ambientale, sono relative agli interventi per minimizzare
gli effetti negativi, all’eventuale applicazione di misure di compensazione o in alternativa alla
limitazione dell’intervento. Le misure di compensazione vanno attuate prima o al limite
contestualmente alla realizzazione degli interventi in progetto e in aree il più possibile vicine alla zona
che subisce incidenza. Si tratta, per riportare qualche esempio, di operazioni, quali:
la creazione di una porzione di habitat su un sito nuovo o ampliato, proporzionata all’area che
viene persa o intaccata; “restaurazione biologica” di un sito con parame tri di conservazione al di sotto
dei parametri richiesti.
17
3 AMBIENTE
CENNI GEOLOGICI
L’area in oggetto di studio è ubicata in Localita' Papardo del Vill. Sperone. In cartografia
ufficiale (Carta d’Italia in scala 1:25.000 IGM) l’area ricade l’area ricade nella tavoletta “Ganzirri”
del Foglio n. 254, Quadrante IV, Orientamento N. E. corrispondente alla CTR Scala 1:10000 Tavola
588120 (Ganzirri).
Il sito in esame è interessato dalla cosiddetta Formazione delle sabbie e ghiaie di Messina, la
quale affiora diffusamente lungo l’intera area prospiciente lo Stretto di Messina, ed è visibile in
corrispondenza dei numerosi tagli esistenti, sia essi naturali che artificiali (sbancamenti, cave, ecc.) ed
in corrispondenza dei numerosi terrazzi che circondano il sito in esame.
Dal punto di vista litologico la suddetta formazione in posto è costituita da terreni granulari
fortemente addensati composti da sabbie frammiste a ghiaie con passaggi talora a veri e propri
conglomerati a cemento calcareo.
I livelli sabbiosi presentano una colorazione bruno giallastra, sono costituiti da elementi
arrotondati essenzialmente quarzoso micacei e risultano prevalenti rispetto a quelli ghiaiosi i quali si
rilevano in straterelli decimetrici.
Questi ultimi sono a loro volta costituiti da elementi ben arrotondati e mostrano composizione
granitica, gneissica, quarzosa, arenacea.
L'immersione degli strati è variabile pure se prevale una certa componente in direzione
dell'asse dello Stretto con valori piuttosto contenuti di pendenza.
La disposizione clinostratigrafica dei vari livelli indica, in modo inequivocabile, condizioni di
sedimentazione in facies deltizia o di conoide sottomarina legate agli apporti delle fiumare che
evidentemente, anche in passato, dovevano possedere un assetto an alogo a quello attuale.
18
CENNI SULLA SISMICITÀ
L’attuale fisiografia dell’area peloritana è legata all’azione di faglie prevalentemente normali
connesse all’evoluzione recente dei margini collassati del bacino tirrenico e ionico, alla formazione
dello Stretto di Messina e alla tendenza continua al sollevamento della catena in tempi post -tortoniani.
La struttura tettonica dell’area dello Stretto di Messina è caratterizzata sia in terraferma sia in
mare da un tipico stile di faglie normali e verticali, collegate a diverse direttrici principali, fra le quali
quelle NNE-SSW sono certamente le più antiche, mentre i lineamenti E-W, N-S e NW-SW sono di età
quaternaria (post-Formazione di Messina) e probabilmente ancora attive. La costa ionica messinese
costituisce una delle aree italiane a maggiore potenziale sismogenetico sede di terremoti che hanno
raggiunto intensità I = 11 MCS, pari a magnitudo Ms = 7,1 (28-12-1908);
Le analisi sulla distribuzione degli eventi sismici recenti (1978 -1997) definiscono nell’area
dello Stretto di Messina un addensamento di epicentri sulla fascia costiera siciliana, in corrispondenza
del sistema strutturale posto in relazione all’attività sismica del 1908 e sul versante calabrese in
corrispondenza del sistema strutturale “Reggio Calabria”. Questo addensamento rappresenta la
porzione centrale di un più generale sistema di allineamento di epicentri dal Tirreno allo Ionio con
direzione NW-SE.
CONDIZIONI GEOMORFOLOGICHE
Il terreno oggetto d’intervento, è posto nelle vicinanze di via Nuova Panoramica dello Stretto e
dell’Ospedale Papardo. l’appezzamento d terreno in questione si presenta pianeggiante nella porzione
bassa, laddove vanno costruiti gli edifici, mentre è leggermente acclive nella porzione retrostante. .
Tale terreno ricade oggi in catasto nel Foglio di Mappa n°41 particella n°205 lineamenti
morfologici del territorio in oggetto sono legati da un lato alle recenti crisi neotettoniche, responsabili
del generale sollevamento dell’area, dall’altro alla natura litologica ed all e qualità meccaniche e
strutturali delle formazioni affioranti, in relazione alla resistenza che queste sono in grado di opporre
agli agenti erosivi.
Ne deriva, nell’insieme, un assetto morfometrico composito il cui motivo dominante è
rappresentato da rilievi collinari - montuosi piuttosto aspri ed accidentati, specie in corrispondenza
degli affioramenti lapidei, in cui tuttavia le zone scoscese, caratterizzate da versanti piuttosto acclivi,
si alternano ad ampie spianate strutturali o di terrazzo.
L’aumento maggiore di acclività si registra in prossimità dei fossi di ruscellamento o nei tratti
di testata degli stessi i quali solcano i versanti in una rete di piccoli corsi d’acqua, generalmente
incassati nelle masse litoidi circostanti.
Questi corsi d’acqua, dal profilo d’equilibrio giovanile e dal carattere spiccatamente
torrentizio, rappresentano il principale agente morfogenetico attivo ed esplicano intense azioni erosive
con il conseguente abbassamento del proprio livello di base, pur concentrando la prop ria attività in
limitati periodi dell’anno.
L’assetto morfometrico dell’area è strettamente legato alla natura litologica dei terreni
affioranti, oltre che all’azione modellatrice degli agenti esogeni, segnatamente le acque incanalate, le
quali incidono più o meno profondamente la superficie topografica esercitando un’intensa erosione di
fondo in prossimità di fossi di ruscellamento concentrato.
La natura prevalentemente sabbiosa delle formazioni affioranti, determina nella zona una
morfologia poco accentuata di tipo collinare, la quale fa’ da raccordo tra le prime propaggini
cristalline dei Monti Peloritani, e la recente piana costiera terrazzata di origine fluvio marina prossima
al litorale.
Il sito in esame è ad una quota di circa 120 m. s.l.m., L’area circostante risulta urbanizzata e
attualmente non si evince la presenza di processi morfogenetici generalizzati e profondi .
Altro elemento caratteristico dell'area in esame è rappresentato dalla presenza di due laghetti
denominati Pantano Grande e Pantano Piccolo i quali rappresentano gli ultimi relitti degli acquitrini
che un tempo occupavano gran parte dell'intero settore.
Il Pantano Grande, in particolare, si trova ubicato nelle vicinanze del sito in esame ed è in
comunicazione con il mare direttamente per mezzo di un canale.
Il tratto di pianura indagata si presenta moderatamente terrazzata o prevalentemente sub pianeggiante con un'altimetria limitata.
19
In considerazione dell'andamento pianeggiante dell'intera area, non si rilevano processi
morfogenetici in atto di alcuna natura né‚ tantomeno, risulta ipotizzabile il sostanziale turbamento
degli equilibri esistenti, inoltre, la zona è densamente urbanizzata.
L’area in esame risente prevalentemente delle condizioni geomorfologiche e meteo -marine dello
Stretto di Messina, e risulta caratterizzata dal seguente quadro morfo -idrografico:
- ristretta fascia costiero-alluvionale e versanti ad elevata acclività, che a circa 4 - 5 Km dalla
attuale linea di costa raggiungono la linea di spartiacque versante ionico/vers ante tirrenico,
data dalla congiungente Pizzo Sambuco (quota 1075 m s.l.m.)-Dinnamare (1127 m) – M.te
Ranchiglia (706 m)-M.te Ciccia (609 m);
- rete idrografica con torrenti ravvicinati, a sviluppo sostanzialmente rettilineo e breve
(lunghezza asta principale Lp < 10 Km) , superfici di drenaggio modeste (S < 10 Km2), elevata
pendenza longitudinale degli alvei (p > 10 %), tempi di corrivazione generalmente inferiori a 1
ora;
- erodibilità intrinseca elevata per gran parte dei terreni affioranti (depositi sedimen tari
“postorogeni” o substrato cristallino intensamente fratturato e sconnesso) ed attività erosiva
intensa con arretramento della testata degli impluvi, indotto dalla tendenza continua al
sollevamento della catena in tempi post-miocenici e forse ancora in atto;
- elevata aggressività delle piogge e altezze massime delle precipitazioni concentrate in un
giorno dell’ordine di 200 - 300 mm, che rappresentano condizioni di picco per la Sicilia.
L’assetto geomorfologico è controllato strettamente dall’evoluzione tettonica recente dell’area, la cui
attività delle strutture geologiche determina la formazione ed evoluzione di morfostrutture.
CENNI METEO-CLIMATICI E BIO-CLIMATICI
Il clima della Sicilia è definito di tipo “mediterraneo”. Dal punto di vista pluviometri co il clima può
essere considerato alterno, poiché il 75% delle piogge si concentra nel semestre autunno -inverno (con
il 70% di giorni piovosi) e solo il 5% cade nel trimestre giugno-agosto. L’aridità risulta quindi elevata.
Il clima del territorio peloritano è fortemente influenzato dall’orografia, ed in particolare dalla catena
montuosa a ridosso della costa, cui si collegano l’effetto barriera nei confronti delle correnti aeree
provenienti dal Tirreno e dallo Ionio, l’azione mitigatrice del mare relativa mente alla temperatura, la
variabilità nei caratteri pluviometrici e termometrici nelle diverse fasce altimetriche che decorrono
parallelamente allo sviluppo della catena.
Dei diversi sistemi disponibili in letteratura per la classificazione del bioclima m editerraneo che
considerano opportuni indici e parametri vi sono il sistema di EMBERGER, rielaborato da DAGET
(1977) e quello di RIVAS MARTINEZ (1981) .
Il sistema di Emberger si basa sul calcolo del coefficiente Q2, che rappresenta il rapporto
precipitazioni/temperature, tenendo conto non della temperatura media annuale, ma della differenza
tra la media dei massimi del mese più caldo (M) con la media dei minimi del mese più freddo (m).
Il coefficiente di EMBERGER viene elaborato con la seguente formula:
Q2 = 2.000 P/(M-m)
dove P sono le precipitazioni annuali in mm, mentre M e m le temperature espresse in gradi assoluti.
RIVA MARTINES (1981) fornisce una delimitazione con definizione delle varie fasce bioclimatiche
in base alla combinazione delle temperature medie annue (T) e delle precipitazioni annue (P).
Il versante ionico risente maggiormente dell’effetto dei venti provenienti dai quadranti meridionale
(scirocco) e sud-occidentale (libeccio), i quali comportano in primavera ed estate temperature
particolarmente elevate ed alti tassi di umidità.
L’influenza dell’altitudine sulla distribuzione delle piogge lungo il versante ionico dei Peloritani è
evidenziata dalla relazione lineare che individua un incremento delle precipitazioni con l’aumentare
della quota.
20
PRECIPITAZIONI MEDIE MENSILI (1921-70)
200
precipitazioni ( mm)
175
150
125
100
75
50
25
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
mese
Ganzirri (1 m s.l.m.)
Messina Oss. (54 m s.l.m.)
Camaro (568 m s.l.m.)
Le serie storiche relative alle precipitazioni e alle temperature per il settore sono quelle delle stazioni
di Messina Osservatorio, Ganzirri e Camaro. L’indice climatico (Icr) varia da 0.10 a 0.15 (CURTO,
1973 ; 1974 ), l’indice di aridità medio di DE MARTONNE [1926 ; Ia = P/(T+10)] è pari a 32.4
(consentendo di classificare il clima da “semiarido di tipo mediterraneo” a “subumido”), il parametro
climatico (M) è pari a 1.4-1.7, mentre la perdita potenziale d’acqua (s) è pari a 400-420 mm.
I valori annuali dell’evapotraspirazione potenziale (aEp) risultano di 820-830 mm (SANTORO,
1968-1969-1970-1974-1977) con medie mensili di 20 mm-30 mm nei mesi freddi e di 130 mm-140
mm in quelli caldi. Infine, la perdita potenziale media di altezza d’acqua [def icit pluviometrico, s x
(P-Ep)] è pari a -380/-420 mm.
Il pluviofattore di Lang indica un clima semiarido. L’indice globale di umidità di Thornthwaite indica
un clima asciutto-subumido. L’indice climatico di Emberger definisce una condizione di clima
subumido. L’indice di De Martonne evidenzia un clima temperato caldo. L’indice di Rivas Martines
suggerisce un clima termomediterraneo-subumido inferiore.
La temperatura media annua varia da 17°C (piana costiera litorale) a 19°C (piana costiera interna).
Le precipitazioni medie variano da 700 a 900 mm. L’evapotraspirazione potenziale annua varia da
500-600 mm.
CENNI IDROGEOLOGICI
Il complesso assetto geostrutturale della catena peloritana e le caratteristiche litologiche delle
rocce si traducono in una distribuzione disomogenea delle risorse idriche sotterranee. I terreni
affioranti presentano notevoli differenze di comportamento idraulico nei confronti dell’infiltrazione
delle acque meteoriche.
La permeabilità della successioni rocciose dei Monti Peloritani possono essere così distinte:
- terreni a permeabilità elevata per porosità: depositi alluvionali di fondovalle e delle pianure
costiere, conoidi di deiezione;
- terreni a permeabilità medio-alta per porosità e/o fessurazione: sabbie e ghiaie di Messina,
calcareniti e sabbie, depositi evaporitici;
- terreni a permeabilità media per fessurazione e/o per porosità: alternanza arenaceo -argillosa,
conglomerato Rosso, conglomerati della Fm. Stilo-Capo d’Orlando, metamorfiti di medio-alto
grado, successioni carbonatiche mesozoiche;
- terreni a permeabiltià medio-bassa per porosità e/o fessurazione: depositi fluvio-marini
terrazzati, alternanza argilloso-arenacea della Fm. Stilo-Capo d’Orlando, metamorfiti di basso
grado;
- terreni a permeabilità molto bassa: argille marnose azzurre, trubi, diatomiti e marne, argille
variegate
- Le falde di maggiore interesse sono contenute nei depositi alluvionali di fondovalle delle
fiumare, sotto forma di corpi idrici indipendenti. Le aree di alimentazione sono rappresentate
21
dai bacini imbriferi dei vari corsi d’acqua; essendo questi costituiti per la maggior parte da
rocce con permeabilità localizzata e discontinua, gli spartiacque idrografici assumono il
significato di limiti di idrostrutture indipendenti.
I terreni indagati, vista la natura granulare, sono dotati di permeabilità primaria o per porosità
definibile di medio-alto grado e variabile in funzione del volume dei vuoti e quindi della granulometria.
A questi materiali corrisponde un coefficiente di permeabilità valutabile nell’ordine di K > 10-3
cm/sec.
I terreni di cui trattasi sono quindi caratterizzati da moti di filtrazione, specie nei livelli a
granulometria maggiore, piuttosto veloci per cui, durante la fase di carico, si verifica il repentino drenaggio
dell’acqua interstiziale.
Ciò determina il rapido trasferimento delle tensioni indotte dalla fase fluida allo scheletro solido nei
normali tempi di applicazione delle stesse riducendo pertanto la potenzialità di cedimenti differenziali o di
consolidazione.
Nell’area in studio la falda di acqua dolce è sostenuta dall’acqua salmastra, per limite di densità, con
facilitati rimescolamenti accentuati dalla posizione areale di ubicazione del sito. Il deflusso sotterraneo è
dato grossolanamente da superfici equipotenziali piane, con modulo di spaziatura decrescente verso mare e
con un gradiente idraulico notevolmente basso, per cui si registra un decremento progressivo della
profondità della falda, che si mantiene presumibilmente coincidente con il livello del mare e con il quale
viene a fondersi intimamente in prossimità della battigia. L’interfaccia acqua dolce/salata è in equilibrio
naturale.
Da notizie raccolte sul luogo, la falda idrica si trova ad una profondità maggiore di 20 m ininfluente
ai fini geotecnici.
I depositi affioranti nei luoghi di interesse progettuale possiedono una permeabilità per porosità primaria che
varia da 1,5 * 10-3 m/s a 3,0 * 10-1 m/s, la trasmissività da circa 4,0 m2/s a oltre 8,0 m2/s.
Il chimismo delle acque sotterranee dell’acquifero alluvionale è influenzato dalla presenza degli
insediamenti abitativi e delle alcune attività produttive. Il contenuti dei principali componenti determina un
incremento della salinità totale rispetto alla media, come si desume dalla conducibilità elettrica delle acque
che raggiungono valori di di 600-800 S*cm-1 nell’area di Faro-Capo Peloro.
Nelle acque prevale la facies cloruro-solfato alcalino terrosa, con marcata tendenza verso le acque miste. Il
contenuto in cloruri varia da 75 mg/l nei depositi alluvionali saturi. I nitrati invece possiedono una
concentrazione di circa 20-40 mg/l.
L’acquifero presente nel settore di Faro-Ganzirri è caratterizzato geochimicamente da acque di tipo
bicarbonato-alcalino terrose e clorurato solfato alcalino terrose come si evince dal diagramma classificativo
di Langelier-Ludwig.
La specie dominante è rappresentata dal calcio, quindi la differenziazione in acque bicarbonato e clorurato
solfato è verosimilmente dovuto ad un apporto antropico, probabilmente concimi chimici, supportato dalle
maggiore concentrazioni di ione ammonio, nitrato, solfato e potassio riscontrabili in diversi punti di questo
settore di area metropolitana.
22
Cl-+SO4-50
40
30
20
10
0
0
40
10
30
20
20
30
10
40
Na++K+
Ca+++Mg++
50
0
50
0
10
20
30
40
50
HCO3-+CO3-Peloritani Meridionali
Peloritani Nord-Occidentali
Peloritani Nord-Orientali
Peloritani Occidentali
Peloritani Orientali
Peloritani Sud-Orientali
Roccalumera
S. Agata-Capo D'Orlando
Timeto
Barcellona-Milazzo
Alcantara
Brolo
Floresta
Fondachelli-Pizzo Monaco
Gioiosa Marea
Messina-Capo Peloro
Mirto-Tortorici
Peloritani Centrali
diagramma classificativo Langelier-Ludwig dei corpi idrici dei Monti Peloritani
SO4--
HCO3-
ClPeloritani Meridionali
Peloritani Nord-Occidentali
Peloritani Nord-Orientali
Peloritani Occidentali
Peloritani Orientali
Peloritani Sud-Orientali
Roccalumera
S. Agata-Capo D'Orlando
Timeto
Barcellona-Milazzo
Alcantara
Brolo
Floresta
Fondachelli-Pizzo Monaco
Gioiosa Marea
Messina-Capo Peloro
Mirto-Tortorici
Peloritani Centrali
diagramma ternario Cl-SO4 -HCO3 dei corpi idrici dei Monti Peloritani
23
Na++K+
Ca++
Mg++
Peloritani Meridionali
Peloritani Nord-Occidentali
Peloritani Nord-Orientali
Peloritani Occidentali
Peloritani Orientali
Peloritani Sud-Orientali
Roccalumera
S. Agata-Capo D'Orlando
Timeto
Barcellona-Milazzo
Alcantara
Brolo
Floresta
Fondachelli-Pizzo Monaco
Gioiosa Marea
Messina-Capo Peloro
Mirto-Tortorici
Peloritani Centrali
diagramma ternario Ca-Mg-Na+K dei corpi idrici dei Monti Peloritani
concentrazione di cloruri nelle falde acquifere dei Peloritani orientali
24
concentrazione di nitrati nelle falde acquifere dei Peloritani orientali
carta della vulnerabilità
25
legenda della carta della vulnerabilità
Mediamente la conducibilità, cloruri e solfati ricadono nella seconda classe dello stato qualitativo, i nitrati
ricadono nella terza classe, mentre manganese, ferro, e ammonio ricadono nella prima classe.
La carta della vulnerabilità all’inquinamento degli acquiferi nell’area peloritana redatta da FERRARA (1999)
si basa sui seguenti parametri di valutazione:
 falda libera senza alcuna protezione in depositi alluvionali (la vulnerabilità è nell’insieme estremamente
elevata in relazione all’alta permeabilità dei depositi ed alla limitata soggiacenza delle falde,
particolarmente lungo il fondo valle dei corsi d’acque, nonché ai frequenti rapporti con i deflussi
superficiali, che si realizzano anche in corrispondenza delle fasce costiere)
 rete acquifera in calcari fessurati e calcareniti (la vulnerabilità è elevata nelle aree di affioramento delle
calcareniti organogene e dei calcari evaporitici, altamente permeabili per fessurazione ed anche per
porosità, con soggiacenza delle falde generalmente limitata a poche decine di metri. Il grado di
vulnerabilità si attenua laddove gli acquiferi soggiacciono a terreni impermeabili in relazione alla loro
26
immersione verso la costa; esso permane tuttavia alto per la rapida diffusione degli eventuali inquinanti e
la limitata dimensione degli acquiferi).
legenda della carta della vulnerabilità (segue)
27
legenda della carta della vulnerabilità (segue)
 livelli acquiferi in sedimenti sabbioso-argillosi e in conglomerati a matrice sabbioso-limosa (le modalità
di circolazione idrica di questi complessi litologici limita generalmente il grado di vulnerabilità degli
orizzonti acquiferi in essi contenuti; questo può elevarsi laddove prevale la permeabilità per fessurazione,
che consente una più rapida diffusione degli inquinanti
28
legenda della carta della vulnerabilità (segue)
 complesso metamorfico di grado medio-alto (la vulnerabilità risulta elevata in presenza di accentuata
fratturazione delle rocce ed in corrispondenza delle coperture detritiche e di alterazione, dove spesso si
realizza una circolazione idrica molto superficiale. a maggiore profondità dal piano campagna l’esistenza
nell’ammasso roccioso di fratture serrate riduce notevolmente la circolazione idrica e abbassa il grado di
vulnerabilità, che nell’insieme viene quindi definito medio)
29
grado di vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento calcolato con il metodo DRASTIC
 corpi idrici multifalda (il tipo di circolazione idrica, discontinua e variabile in relazione alla diversa
permeabilità dei componenti i complessi eterogenei di tipo flyschioide o a questo assimilabili, comporta
un grado di viulnerabilità medio-basso, tenuto conto della protezione esercitata dagli strati impermeabili
nei confronti dei livelli acquiferi contenuti negli orizzonti arenacei più permeabili)
 rete acquifera in terreni prevalentemente carbonatici (la circolazione idrica lungo il sistema di fratture
originato dalla tettonizzazione risulta spesso limitato dalla presenza di materiali pelitici di riempimento e
da materiali cataclastici. Tali condizioni, unitamente alla scarsa estensione e continuità degli affioramenti,
non consente l’esistenza di corpi idrici di interesse. La vulnerabilità risulta complessivamente bassa,
anche se localmente può elevarsi in presenza di una circolazione più attiva determinata da fratture aperte
e da un certo sviluppo del carsismo)
30
grado di vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento calcolato con il metodo SINTACS
 complesso metamorfico di grado medio-basso (il tipo di circolazione idrica in seno a questo complesso
comporta condizioni di bassa vulnerabilità, trattandosi di modesti livelli acquiferi discontinui, spesso
superficiali)
 complessi marnosi ed argillosi (essendo questi complessi litologici praticamente privi di circolazione
idrica sotterranea per le loro caratteristiche di permeabilità, gli eventuali inquinanti interessano
esclusivamente le acque di deflusso superficiale)
La valutazione della vulnerabilità intrinseca degli acquiferi presenti nell’area circostante Messina è stata
realizzata da FERRARA (1999) utilizzando due tra i più noti sistemi parametrici a punteggi e pesi: il
DRASTIC (ALLER et al., 19871) ed il SINTACS (CIVITA, 19942; CIVITA E DE MAIO, 19973).
1
2
ALLER L., BENNET T., LEHR J. H., PETTY R. J. E HACKETT G. (1987) – DRASTIC: a standarized system for evaluating ground water pollution
potential using hydrogeologic settings. NWWA/EPA 600/2-87-035, 445.
CIVITA M. (1994) – Le carte della vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento: teoria e pratica. Quaderni di tecniche di Protez. Ambient.,
31, Pitagora Ed., Bologna.
31
Sia con il calcolo basato sul metodo DRASTIC che su quello SINTACS, si ottengono risultati confrontabili
per il settore di Faro - Ganzirri: il grado di vulnerabilità è complessivamente medio-elevato. Tale grado di
vulnerabilità è in relazione alla potenzialità dell’acquifero, al grado di urbanizzazione che vi è nell’area
compresa tra Capo Peloro e Faro superiore e all’assenza di coperture a più ridotta permeabilità, deve far si
che vengano messi in atto tutti quegli accorgimenti al fine di minimizzare tale rischio.
Vulnerabilità degli acquiferi nel settore in studio
Nel promontorio di Capo Peloro e nella zone dei laghi di Ganzirri si riscontrano terreni
prevalentemente permeabili per porosità, afferenti al complesso alluvionale di piana costiera ed ai
depositi sabbioso-ghiaiosi della “Formazione di Messina”, che contengono una falda freatica di grande
potenzialità sostenuta verso l’esterno dal cuneo dell’acqua salata (FERRARA ,1999) 4.
La conducibilità idraulica di questi terreni, caratterizzati con un diametro medio d50 = 0,8-0,4 mm,
afferente alle sabbie medie e grosse, può essere calcolata secondo la correlazione elaborata sui dati
forniti da SLICHTER (1899)5:
K (cm/s) = 0,1819 * d501,9985
da cui risulta:
K = 1,16*10-1 – 2,90*10-2 cm/s
valori confrontabili con quelli riportati da FERRARA (1999):
K = 1,20*10-1 – 3,10*10-2 cm/s
che nel complesso definiscono un mezzo a permeabilità medio-elevata e dotato di discreto drenaggio.
Nello schema idrogeologico e della vulnerabilità all’inquinamento delle acque sotterranee sono
segnalate, oltre alle curve isopiezometriche e alle direzioni di deflusso sotterraneo, i principali fattori
produttori (reali o potenziali) di inquinamento, che nel complesso determinano un grado di
vulnerabilità estremamente elevato per la presenza sia di falda libera senza alcuna protezione al tetto,
sia di aree urbane parzialmente sprovviste di fognature.
sezioni idrogeologiche nella zona di Messina
3
CIVITA M. E DE MAIO M. (1997) – SINTACS: un sistema parametrico per la valutazione e la cartografia della vulnerabilità degli acquiferi
all’inquinamento. Metodologia e automatizzazione. Quaderni di tecniche di Protez. Ambient., 60, Pitagora Ed., Bologna.
4 FERRARA V. (1999). Vulnerabilità all’inquinamento degli acquiferi dell’area peloritana. Sicilia nord -orientale. Studi sulla vulnerabilità degli
acquiferi 14. Pubbl. GNDCI-CNR n. 1946. Pitagora Ed., Bologna.
5 DESIO A. (1973). Geologia applicata alla ingegneria. U. Hoepli Ed., Milano.
32
Nell’area di interesse urbanistico, posta ad una quota media di circa 100 m s.l.m. e del livello statico
della falda misurato in pozzi esistenti, si definisce una soggiacenza de lla falda a profondità maggiore
di 20 m dal piano-campagna.
Il livello di vulnerabilità all’inquinamento dell’acquifero alluvionale può essere stimato tramite il
criterio proposto da RHESE (1977), che riporta lo spessore dei diversi litotipi del mezzo non saturo
necessari affinché si completino i processi di autodepurazione prima che un eventuale inquinante
raggiunga la falda (BERETTA,1992)6.
Il mezzo non saturo del deposito alluvionale-costiero, in condizioni granulometriche cautelative
(ghiaia poco limosa con sabbia), dovrebbe presentare uno spessore di circa 8 m, affinché si manifesti
un sufficiente livello di autodepurazione.
Risulta evidente che un eventuale inquinante, immesso anche in modo accidentale nel terreno a
seguito dell’urbanizzazione dell’area, dopo che si sono completati i processi di autodepurazione e
quindi le concentrazioni non risulteranno tali da creare un relativo pericolo per l’inquinamento delle
acque sotterranee comunque le acque fognarie dovranno essere convogliate interamente verso la
fognatura comunale.
Potere autodepurante del terreno (mezzo non saturo)
Ghiaia medio-grossa con poca sabbia
Ghiaia poco limosa con molta sabbia
12
8
Sabbia da medio-fine a grossa
6
3
Argilla non fessurata, limo con argilla, sabbia
argillosa
4,5
2
0
5
10
15
20
25
30
35
40
Spessore necessario per la depurazione (H in metri)
CARATTERISTICHE DI LIQUEFACIBILITÀ DEI TERRENI
Il comportamento all’azione sismica delle rocce sciolte dipende princip almente dalla loro
compattezza.
Esse sono particolarmente sensibili alla presenza dell’acqua, tanto più che nei terreni incoerenti saturi
la resistenza al taglio è governata dalla pressione interstiziale, che è determinante per ogni condizione
di stabilita e pericolosamente presente per azioni rapide.
In particolare le rocce sciolte sature, con densità inferiore alla critica, presentano un riconosciuto
pericolo di perdita di resistenza durante un sisma. La tendenza a diminuire di volume, quando i granuli
sono posti in movimento da una deformazione tangenziale impressa, per sforzi ciclici, si traduce in un
incremento delle pressioni interstiziali a scapito di quelle efficaci, con una diminuzione o
annullamento della resistenza a taglio dando luogo al fenomeno noto come “liquefazione” o “mobilità
ciclica”. Se l’acqua può successivamente evacuare, in modo più o meno veloce, la pressione
interstiziale progressivamente diminuisce ed il terreno recupera resistenza: questa compattazione
postuma è però in molti casi preceduta da cedimenti o rotture del suolo.
Il verificarsi della liquefazione in un determinato suolo, durante un sisma, dipende da numerosi fattori,
la cui quantificazione non è a tutt’oggi possibile. I principali sono: le caratteristiche geotecniche dell a
roccia fra cui granulometria, densità relativa e pressione interstiziale iniziale, le condizioni di
drenaggio, le caratteristiche del sisma quali magnitudo (M > 6) e durata (> 15 sec).
Sulla base di considerazioni empiriche, è possibile affermare che sono maggiormente suscettibili di
liquefazione i terreni monogranulari fini (più o meno aventi la curva granulometrica compresa entro la
6
BERETTA G.P.(1992). Metodologie per la determinazione di vincoli idrogeologici per la protezione delle opere di captazione. Mem. Descr. Carta
Geol. D’It., 42,89-122.
33
fascia di fig. 1) che presentano coefficiente di uniformità compreso fra 1 e 10, caratterizzati da valori
di densità relativa inferiore al 75% e resistenza penetrometrica inferiore a 25 colpi per piede.
Più che la forma dei grani è la loro uniformità che facilita la liquefazione, ossia tanto più la curva
granulometrica si avvicina alla direzione dell’asse delle ordinate. Ohsa ki indica forte probabilità di
liquefazione per 0,20 mm < D60 < 2 mm; D10 < 10%; U = D60/D10 < 15.
Seed e Idriss ritengono che sia improbabile la liquefazione quando il numero di N colpi allo S.P.T.
supera i valori indicati in fig. 2 a seconda dell’accelerazione in superficie e della profondità.
Sulla scorta dei risultati di numerose indagini di dettaglio risulta che la possibilità di liquefazione in
considerazione della dimensione dei granuli presente è molto bassa e può essere del tutto annullata
operando sulla scelta delle fondazioni (fondazioni indirette o a base allargata).
SUOLO
La pedogenesi siciliana è profondamente influenzata dalle differenti formazioni litologiche da cui i
suoli hanno ereditato gran parte dei loro caratteri, ma anche dalle con dizioni climatiche con elevate
temperature estive, accompagnate da accentuata aridità che si contrappongono alle elevate
precipitazioni e alle miti temperature invernali. Accanto ai fattori naturali della pedogenesi, in Sicilia
34
si pone l’azione dell’uomo che da millenni ha sottoposto i suoli ad una intensa coltivazione
alterandone le caratteristiche naturali.
Il quadro pedologico dell’isola risulta pertanto costituito da una varietà assai interessante di suoli che
ricoprono tutta una vasta gamma che va dai tipi pedologici meno evoluti a quelli più evoluti.
Sono questi differenti tipi pedologici che, in combinazione, danno origine alle differenti associazioni
di suoli, in prevalenza regosuoli.
La complessità del territorio siciliano, legata da un lato a una morfologia molto varia, dall’altro a una
lunga e sofferta storia di antropizzazione, rende molto difficile la definizione di categorie semplici
dell’uso del suolo. A questo bisogna aggiungere le condizioni climatiche e l’intrinseca povertà dei
suoli di larghe parti dell’isola che hanno determinato utilizzazioni al limite dell’economicità e quindi
al limite della definizione nelle nomenclature standard. D’altro canto le aree più ricche sono
sottoposte ad una forte pressione di utilizzazione intensiva, per cui si determina un alto frazionamento
che rende molto difficile la rappresentazione delle singole classi.
La zona in esame è caratterizzata da un orizzonte pedologico alluvionale a potenzialità agronomica
medio-alta, il cui profilo di tipo ABw-C ha una profondità che può anche superare i 60 cm e risulta nella
generalità dei casi privo di scheletro.
Il suolo in oggetto fa parte del sottogruppo Typic Xerofluvents (suoli alluvionali), che occupa
prevalentemente le pianure costiere del Messinese, le zone nelle immediate vicinanze dei corsi d'acqua e
delle loro foci lungo la costa.
Le caratteristiche fisico-chimico-mineralogiche differiscono da luogo a luogo. Infatti da suoli
relativamente profondi, si passa a suoli di notevole spessore; da sabbiosi, astrutturali e privi di sostanza
organica, ad argillosi, strutturali e con discreti contenuti negli orizzonti superiori di sostanza organica.
La reazione mediamente si attesta intorno a valori di neutralità, anche se entro brevi spazi, può
passare da forme di subacidità, a forme di subalcalinità e di alcalinità. I carbonati possono essere assenti o
presenti in quantità elevate.
La dotazione di elementi nutritivi cambia in ragione dell'uso. Dove viene praticata l'agricoltura
specializzata che si avvale di laute concimazioni, i livelli di fosforo e potassio raggiungono valori alti o
molto alti. Al contrario, nelle aree a coltura estensiva dove la pratica della concimazione è ridotta al minimo,
i contenuti di elementi fertilizzanti non raggiungono quasi mai livelli ottimali e spesso sono carenti.
I contenuti di azoto, in tutti i casi sono bassi o accettabili, ma in considerazione che l'azoto nel suolo
è molto mobile, si preferisce somministrarlo alle colture in rapporto alle loro effettive esigenze. La sostanza
organica è medio bassa.
Per i suoli tendenzialmente sabbiosi o franchi tutte le caratteristiche idrologiche sono generalmente
buone, così come il drenaggio.
La maggior parte di questi suoli sono sottoposti ad irrigazione con volumi specifici di adacquamento,
calcolati per uno spessore di 30 cm, oscillanti fra i 400 ed i 500 mc/ha con punte massime rispettivamente di
300 e di 700 mc/ha.
La capacità produttiva dei Fluvents è ottima, fatta eccezione per i pochi casi in cui nel profilo sono
presenti sali solubili e per quelle zone dove il drenaggio interno è impedito e la falda diventa spesso
superficiale.
Beneficiando dell'irrigazione, questi suoli non pongono alcuna limitazione nella scelta degli indirizzi
produttivi essendo idonei ad accogliere sia colture ortive e floricole in pieno campo o sottoserra, sia
differenti colture erbacee ed arboree.
I suoli a tessitura tendenzialmente argillosa, conservano, negli orizzonti profondi, un discreto grado
di freschezza dovuto alla loro elevata capacità di ritenzione idrica.
In questi suoli a tessitura argillosa, in cui la componente limosa rappresenta un'elevata frazione della
tessitura, la bassa permeabilità, l'elevato potere di ritenzione idrica, la lentezza del rifornimento idrico
rispetto al potere evaporante dell'atmosfera nel corso della stagione estiva, la degradabilità e l'erodibilità
legata all'instabilità dei grumi terrosi costituiscono serie limitazioni nelle scelte colturali.
PAESAGGIO E BENI CULTURALI E AMBIENTALI
In questa sede si preferisce introdurre il concetto di “paesaggio geografico”, perchè esso comprende
tutte le relazioni genetiche, dinamiche e funzionali con cui i componenti di ogni parte della superficie
terrestre sono tra loro collegati”. Ogni paesaggio geografico, è costituito da fondamentali elementi
fisici (o meglio naturali), quali il clima, la morfologia,l’idrografia, il ricoprimento vegetale e animale,
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a cui si associano su tanta parte della terra i segni dell’azione umana, come la stessa popolazione, sedi
di abitazione e di lavoro, le vie, le colture, ecc., ma anche le alterazioni degli elementi fisici. Pertanto,
si suole distinguere un “paesaggio naturale” e un “paesaggio umanizzato”, con il primo nei paesi di
denso popolamento ormai relegato in particolari e ristrette aree, come l’alta montagna, le co ste
scoscese, la sommità dei vulcani, ecc.
L’approccio nella descrizione del paesaggio ha tenuto conto, in questa sede, di alcune componenti in
ragione della necessità della loro tutela e salvaguardia, in quanto risorse favorevoli all’attività
economica:
 componente naturale (idrologica, geomorfologica, vegetazionale, faunistica): tutela degli
elementi naturali di particolare singolarità morfologica, geologica e paleontologica, degli
habitat e delle specie animali in pericolo di estinsione;
 componente
antropico-culturale
(socio-culturale-testimoniale,
storico-architettonica,
archeologica): tutela della identificabilità dei luoghi e del senso di appartenenza della
comunità, delle testimonianze archeologiche e storiche del paesaggio naturale, agrario e
urbano;
 componente percettiva (visuale, formale-semiologica, estetica): tutela delle vedute e dei
panorami, delle forme strutturanti il territorio e dell’omogeneità di insieme.
Le valutazioni paesaggistiche sono state sviluppate tenendo conto delle indicazioni con tenute nelle
“Linee guida” al P.T.P.R. (D.A. n. 6080/99), che debbono essere recepite dai piani urbanistici e anche
nelle zone non soggette a tutela valgono come elementi conoscitivi, propositivi e di orientamento, e di
alcuni parametri di qualità, criticità e rischio paesaggistico, peraltro individuati negli allegati al D.A.
n. 9280/2006, con il quale si approva nella Regione Siciliana lo schema per la verifica della
compatibilità paesaggistica.
ANALISI DELLE PRINCIPALI COMPONENTI DEL PAESAGGIO
COMPONENTE NATURALE
Le aree di maggiore interesse paesaggistico, nell’ambito della Sicilia nord -orientale, sono
concentrate in corrispondenza dei laghi di Ganzirri e Faro della dorsale Curcuraci -Antennamare.
Il paesaggio vegetazionale dell’area oggetto di intervento progettuale è caratterizzato
prevalentemente arbusti per lo più spontanei e qualche alberatura di ulivo in stato d’abbandono. da
coltivi più o meno abbandonati e vegetazione infestante.
COMPONENTE ARCHEOLOGICA E ANTROPICO-CULTURALE
La Sicilia possiede un patrimonio di beni culturali e ambientali s.l. particolarmente importante,
tanto che si calcola che il 30% circa dei beni archeologici presenti in Italia sia localizzato nell’isola,
mentre l’offerta culturale della Sicilia è prossima al 10 % rispetto a quella nazionale.
Nell’elenco dei siti archeologici la provincia di Messina non si colloca ai primi posti tra le province
siciliane, ma prevale per numero di visitatori.
Nell’elenco dei siti archeologici, ripreso dalle “Linee guida del Piano Territoriale Paesistico
Regionale.”, sono riportate le segnalazioni visibili nella figura successiva.
Il numero di segnalazioni di beni isolati, afferenti a diverse tipologie (architettura militare, religiosa,
residenziale, produttiva, attrezzature e servizi) , è numeroso. Le segnalazioni comunque degne di nota,
riportate nelle “Linee guida” al PTPR, si riferiscono principalmente alla categoria dell’architettura
militare (torri), quindi all’architettura religiosa e residenziale (ville). Di un certo interesse, infine,
risultano alcuni nuclei storici, quali Faro Superiore, Ganzirri e Torre Faro.
Tra le costruzioni militari, come riportato da SISCI et al. (1990) si ritiene opportuno citare la torre di
Azzarello, costruita nel cinquecento per difendere Faro Superiore dai barbar eschi. Allo stesso periodo
appartiene il nucleo centrale della Lanterna Vecchia di Torre Faro, simile per tipologia alle torri
edificate per agevolare l’avvistamento delle navi turche. All’età napoleonica risalgono nell’area in
esame interventi di un certo interesse, realizzati dagli inglesi durante la loro prolungata permanenza,
che impedì a Gioacchino Murat di impossessarsi della Sicilia. Le opere edificate non sono in genere
particolarmente imponenti, ma rivelano l’interesse dell’esercito britannico per il completo controllo
delle coste. Tra le opere di questo periodo vanno segnalati l’ampliamento della vecchia Torre del Faro,
trasformata in munita cittadella, la rotonda torre di Ganzirri, Torre Bianca ed il fortino di Pace.
36
Al tardo ottocento (1882-1892 circa) si deve una serie di interventi che hanno lasciato importanti
tracce sul territorio ancora ben visibili: i cosiddetti “forti umbertini”, che costituivano un compiuto
sistema difensivo dell’area dello Stretto.
I forti costruiti sul versante peloritano, in posizione dominante in modo da controllare sia il mare che
le strade montane sono localizzati a Salice, Faro Superiore, Mugolino, Campo Italia, S. Jachiddu,
Ogliastri, Bisconte e Pietruzza, S. Lucia sopra Contesse, Larderia e Dinnamare.
COMPONENTE PERCETTIVA
Nell’area circostante alla zona in esame sono presenti una serie di siti influenzati sia sul piano
ambientale sia su quello culturale dalla presenza dello Stretto di Messina e dalle sue caratteristiche,
che hanno modellato gli aspetti naturali, mitologici, il paesaggio storico, le popolazioni faunistiche,
ecc.
Nell’angolo nord-orientale della Sicilia, in uno spazio relativamente piccolo, il cambiamento di
scenari è veramente unico, tanto da osservare grande dislivello tra fondali marini e condiz ioni meteomarine particolari, date dalle correnti di marea montante e scendente , incontro -scontro tra “mari” e
“montagne”, torrenti a tipica morfologia e regime idraulico (“fiumare”), vulcani e vulcanismo di
diversa natura: effusivo sul versante ionico (Etna), esplosivo (Vulcano) e stromboliano (Stromboli) sul
versante tirrenico. Assieme a queste caratteristiche fisiche e alla loro valenza estetica, si somma
l’importanza dello Stretto di Messina come corridoio ecologico per gli uccelli migratori che
vanno/vengono per/da il nord-Africa.
Il vincolo mare-monti ha rappresentato per secoli una opportunità di vita e di attività legate
all’agricoltura, alla pesca e alla zootecnia, ma anche allo sfruttamento di risorse minerarie. Lo
spopolamento recente delle aree interne e la chiusura delle attività legate alle risorse naturali ha
provocato uno scivolamento delle popolazioni verso le aree costiere con conseguente incremento delle
problematiche di erosione del suolo e dissesti sulle colline e di appesantimento urb anistico e crescenti
problemi ambientali, di inquinamento e degrado, nelle aree costiere.
QUALITÀ DELL’ARIA
Il quadro normativo in materia di qualità dell’aria è composto da una serie di direttive
comunitarie, solo in parte recepite dalla normativa nazionale (D.P.C.M. 28/03/1983; D.P.R. n.
203/1988; D.Lgs. n. 351/1999; D.M. n. 60/2002).
I dati della rete di monitoraggio della città di Messina segnalano una tendenza al decremento del
biossido di zolfo e del monossido di carbonio tra l’anno 1999 e il 2000, probabilmente indotta dalla
migliore qualità dei combustibili utilizzati, mentre la concentrazione del particolato risulta
praticamente costante.
Nel complesso, comunque, secondo quanto riportato nella “relazione sullo stato dell’ambiente in
Sicilia 2002”, la qualità dell’aria nella città di Messina non risulta sensibilmente compromessa,
nonostante il traffico veicolare incida in modo pesante, per gli effetti delle condizioni meteo climatiche particolarmente favorevoli.
Il quadro più generale sulla qualità dell’aria è definito in base all’IQA, ovvero di un sistema di
indicatori che descrive lo stato di qualità dell’aria e le possibili conseguenze sulla salute umana,
partendo dai dati degli inquinanti PM 10, NO2 e O 3.
Nella Città di Messina la classe prevalente di qualità dell’aria è “buona” e subisce un degrado (classe
discreta) solo nei mesi di luglio-agosto e ottobre-novembre. In qualunque caso viene confermato che
le concentrazioni di inquinanti non espongono a particolari rischi la salute della popolazio ne.
I luoghi di interesse progettuale sono posti lontano dal centro urbano di Messina , laddove le
concentrazioni dei principali inquinanti è presente in maniera molto diluita, anche in considerazione
dei venti prevalenti edella pressione atmosferica media.
VALUTAZIONE DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Le informazioni sulla qualità dell’aria nel sito in esame vengono riportate in modo descrittivo,
tenuto conto dell’assenza di dati di monitoraggio o di stazioni di rilevamento, al solo scopo di fornire
un quadro, sia pure approssimativo, della situazione ambientale esistente.
Nonostante il quadro ambientale della città di Messina, come descritto nei documenti ufficiali
(relazioni sullo stato dell’ambiente della Regione Siciliana), appare tendenzialmente ottimisti co, non
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si può disconoscere che le condizioni di inquinamento cui resta esposto il sito urbanistico sono
certamente migliori sia in termini di carico totale di inquinanti sia in termini di concentrazioni.
Una prima valutazione può essere fatta in base agli effetti sulla flora e sulla fauna in presenza di
determinate concentrazione di inquinanti, quali:
 danni e lesioni alle foglie, ridotta produttività delle piante naturali e coltivate o anomalie di
sviluppo nei fiori e nei frutti;
 incremento della mobilità e mortalità degli animali;
 effetti sulla riproduzione e riduzione del ritmo di crescita.
Nel sito oggetto di intervento progettuale e nelle aree immediatamente limitrofe non si osservano in
atto alterazioni a carico delle vegetazioni o evidenti lesioni fogliari riconducibili ad esposizione ad
inquinamento atmosferico, nè si rilevano importanti sorgenti inquinanti o attività specifiche, quali ad
esempio impianti di depurazione o di trattamento di rifiuti solidi, che possono emanare odori molesti.
CENNI SULL’INQUINAMENTO DA RADIAZIONI
L’insieme delle radiazioni, sia naturali che di origine antropica, costituisce lo spettro
elettromagnetico, nell’ambito del quale si distinguono le radiazioni non ionizzanti e quelle ionizzanti,
che rispettivamente non comportano o comportano la ionizzazione della materia.
Nell’area in esame non si segnalano, in atto, sorgenti importanti di radiazioni non -ionizzanti, mentre il
contributo delle radiazioni ionizzanti, di origine naturale e/o artificiale, non appare significativo.
Pertanto il problema dell’inquinamento elettromagnetico e da radiazioni ionizzanti viene trascurato .
AMBIENTE BIOLOGICO: FLORA E FAUNA
FLORA E VEGETAZIONE DELL’AREA DELLO STRETTO
Il territorio dello Stretto di Messina, probabilmente per sua posizione geog rafica e per le
particolari condizioni climatiche locali, presenta una densità insolitamente elevata di specie vegetali,
alcuni delle quali di rilevante interesse botanico e meritevoli di conservazione e tutela. Nella
successiva tabella si riportano i parametri di ricchezza floristica dei Peloritani in rapporto con altre
regioni.
Le specie vegetali di particolare interesse, (*inserite nella Direttiva “Habitat”), sono:
 Tricholaena teneriffae (*) : graminacea marcatamente termoxerofila, si rinviene
esclusivamente nell’area dello Stretto di Messina sui depositi sabbiosi delle pendici costiere;
 Fritillaria messanensis (*) : presente unicamente sui Monti Peloritani e nella Calabria
meridionale, ma con le stazioni più significative sulle colline dello Stretto di M essina;
 Centurea deusta: si tratta di una psammofita molto rara, endemica dell’area dello Stretto di
Messina, presente esclusivamente nei corduni sabbiosi retrodunali; in Sicilia si rinviene
esclusivamente in alcune stazioni sabbiose in prossimità di Capo Peloro; risulta fortemente
minacciata per l’alterazione e la distruzione delle dune;
 Anthemis tomentosa: anche questa specie è legata agli ambienti dunali costieri e si rinviene
esclusivamente lungo il litorale di Capo Peloro;
 Senecio gibbosus: specie endemica dello Stretto di Messina, che si rinviene in prossimità della
foce di alcune fiumare;
 Dianthus rupicola (*): specie endemica dell’Italia meridionale e della Sicilia, dove risulta
molto comune e diffusa, localizzata in stazioni rupestri;
 Antirrhinum siculum: specie endemica dell’Italia meridionale e della Sicilia, dove è frequente
in ambienti naturali rupestri ma che si insedia anche sulle opere murarie dei centri urbani e
suburbani; in Sicilia risulta abbastanza diffusa;
 Pinus pinea (*): questa specie arborea, comune in molte aree costiere, nell’area dello Stretto di
Messina risulta di interesse fitogeografico, in quanto le pinete locali rappresentano
probabilmente le uniche pinete di origine naturale d’Italia; l’interesse fitogeografico è
collegato al valore di testimonianza di una antica unità vegetazionale tirrenica, preglaciale e
forse prequaternaria, con distribuzione tra il Mediterraneo orientale (Palestina) e occidentale
(Penisola Iberica); queste pinete rappresentano segmenti di habitat prioritari in seno alla
Direttiva “Habitat”;
 Cistus crispus: specie a distribuzione mediterraneo-occidentale, è presente in Italia solo nei
dintorni di Messina, dove partecipa alla costituzione del sottobosco delle pinete a Pinus pinea.
38
Sotto il profilo vegetazionale, tra le comunità di particolare significato geobotanico e naturalistico si
segnalano:
 pinete a Pinus pinea: queste formazioni risultano in atto frammentarie e degradate, ma
rappresentano lungo i versanti metamorfici peloritani l’unica forma di pineta n aturale di questo
tipo presente in Italia, probabilmente legata al bioclima caratteristico dell’area dello Stretto di
Messina;
 querceti a Quercus virgiliana : querceti caducifogli dominati da Quercus virgiliana e Q.
dalechampii sono presenti nei valloni e sui versanti più freschi e umidi, che rappresentano la
forma di vegetazione relitta dell’antico manto forestale;
 praterie steppiche a Tricholaena teneriffae : le colline sabbiose ospitano praterie a dominanza
di Hyparrhenia hirta, cui si accompagna normalmente T. teneriffae, specie di sub-deserti caldi
del Vecchio Continente; si tratta di cenosi di notevole significato fitogeografico per la sua
rarità, risultando esclusiva della zona e presente in alcune stazioni del Nord -Africa e delle
Canarie;
 praticelli effimeri retrodunali: in prossimità di Capo Peloro i cordoni dunali sono colonizzati da
una vegetazione psammofila molto caratteristica (Anthemis tomentosa e Centaurea
conocephala); si tratta di specie esclusive di questo tratto di litorale ed hanno un no tevole
significato fitogeografico, sia per la loro rarità sia per la localizzazione in un habitat molto
circoscritto;
 sequenza di forme di vegetazione degli alvei torrentizi: si tratta di un complesso di forme che si
ripete lungo ogni asta fluviale a carattere torrentizio, ma con carattere frammentario ed estremo
degrado fino alla scomparsa nei tratti di alveo prossimali alla foce, spesso incanalati attraverso
aree urbane e definitivamente combinati.
Il complesso della vegetazione degli alvei torrentizi comprende le seguenti serie edafoclimatiche:
 serie della boscaglia alveale dei terrazzi più elevati a tamerici e agnocasto ( Tamarici africaniViticeto agni-casti sigmentum) : la forma di vegetazione più matura è rappresentata da
boscaglia alveale a carattere subaereo dominata da tamerici (Tamarix africana) e agnocasto
(Vitex agnus-castus);
 serie della boscaglia ripariale a ginestra odorosa e oleandro (Spartio-Nereto oleandri
sigmentum): la forma di vegetazione più matura è rappresentata da una boscaglia alto -arbustiva
dominata da ginestra odorosa (Spartium junceum), calicotome (Calycotome infesta) e oleandro
(Nerium oleander), legata a depositi ciottolosi delle strettoie d’alveo, orami praticamente
dissolta dalla frammentazione e da rimaneggiamento degli alvei;
 serie del bosco ripario dei corsi d’acqua perenni a ontano nero e napoletano (Alneto glutinoso cordatae sigmentum): si tratta di bosco ripariale a ontani e salici cespugliosi (Salix purpurea
lambetiana) legati a depositi ciottolosi costantemente umidi del le strettoie d’alveo, orami
presente solo occasionalmente.
 La descrizione delle principali associazioni vegetali delle “fiumare” (Spartio -Nerietum
oleandri, Euphorbion rigidae e Salicetum albo-pupureae), merita un ulteriore approfondimento
(BRULLO & SPAMPINATO (1990).
 L’associazione Spartio-Nerietum oleandri, dominata da Nerium oleander, conferisce un aspetto
molto appariscente al paesaggio dei torrenti soprattutto nel periodo estivo, quando il verde
intenso del fogliame e le fioriture dell’oleandro contrastano nettamente con il resto del
territorio. A Nerium oleander si associano in genere altri arbusti come Spatium junceum,
Calicotome infesta, Tamarix africana e numerose specie erbacee.
 Questa associazione di rinviene sempre su alluvioni ricche in ciottoli e sabbie, ma con suoli più
maturi rispetto a quelli interessati dalle contigue formazioni dell’ Euphorbion rigidae, costituita
da una alleanza ove prevalgono Micrometria greca, Dittrichia viscosa ed Euphorbia rigida, che
nel complesso caratterizzano la vegetazione ad Helichrysum italicum dei greti fluviali. Aspetti
di vegetazione glareicola ad Helichrysum italicum si rinvengono oltre che in Sicilia anche in
Italia meridionale, ma nei corsi d’acqua dell’estrema punta nord-orientale dei Peloritani, si
insedia, soprattutto nelle parte alta, una vegetazione in cui domina sempre Helichrysum
italicum , associato oltre che a Dittrichia viscosa e a Scrophularia bicolor, anche a Senecio
gibbosus. Quest’ultima specie risulta endemica del messinese e dell’estrema pun ta meridionale
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della Calabria e viene proposta da BRULLO & SPAMPINATO (1990) come caratteristica
dell’associazione Senecioni-Helichrysetum italici.
 L’associazione Salicetum albo-pupureae si localizza nei pianori alluvionali fino a circa 800 m
di quota, in ambiente con clima mesomediterraneo subumido formando fasce più o meno estese
prossimi ai corsi d’acqua. Risulta caratterizzata dalla dominanza di Salix purpurea e Salix alba,
a cui normalmente si accompagna Populus nigra.
Le aree di maggiore interesse botanico, in coerenza con le suddette informazioni, sono rappresentate
dai laghi di Ganzirri e Faro, con popolamenti igrofili di Phragmites australis e vegetazione
psammofila nei tratti costieri e la dorsale Curcuraci-Antennamare, che occupa la cresta nord-orientale
peloritana, caratterizzata da pinete a Pinus pinea, da querceti caducifogli a Quercus virgiliana e da
cespluglieti a cisto.
Tipi di habitat presenti nel sito ITA030042
(ZPS M.ti Peloritani,dorsale Curcuraci, Antennamere
e area marina dello Stretto di Messina)
riportati nell'All. I alla Direttiva 92/43/CEE
H9540
H9340
H9330
H9260
H92A0
H1150 = Lagune costiere* ; H1210 = Vegetazione annua delle
linee di deposito marine; H1310 = Vegetazione pioniera a
Salicornia e altre specie annuali delle zone fangose e sabbiose;
H1410 = Pascoli inondati mediterranei ; H1170 = Scogliere
H1120 = Praterie di posidonie*; H2110 = Dune mobili embrionali
H2120 = Dune mobili del cordone litorale; H2230 = Dune con
prati dei Malcolmietalia; H5330 = Arbusteti termo-mediterranei
e pre-desertici; H6220 = Percorsi sub-steppici di graminacee*
H7230 = Torbiere basse alcaline; H8210 = Pareti rocciose
calcaree con vegetazione casmofitica; H9110 = Faggeti del
Luzulo-Fagetum; H92A0 = Foreste a galleria di Salix alba e
Populus alba; H9260 = Foreste di Castanea sativa;
H9330 = Foreste di Quercus suber ; H9340 = Foreste di
Quercus ilex e Quercus rotundifolia; H9540 = Pinete
mediterranee di pini mesogeni endemici
H9110
H8210
H7230
H6220*
H5330
H2230
H2120
H2110
H1120*
H1170
H1410
H1310
Nota: il segno (*) indica i tipi di habitat prioritari
H1210
H1150*
0
5
10
15
20
25
% superficie coperta
I tipi di habitat presenti nel sito ZPS e classificati di interesse comunitario, la cui conse rvazione
richiede la designazione di aree speciali di conservazione (All. I della Direttiva 92/43/CEE) sono
riportati in base alla % di superficie coperta. A questo proposito è opportuno precisare che le pinete di
Pinus pinea e/o P. pinaster sono riportate come prioritarie solo quando presenti in ambienti di duna
costiera, ma è comunque evidente che anche le pinete dell’entroterra debano essere salvaguardate.
Nell’area di interesse non si segnala la presenza di habitat prioritari, né addensamenti di specie
vegetali meritevoli di tutela e conservazione.
FAUNA E AVIFAUNA DELL’AREA DELLO STRETTO
Le ricerche più recenti eseguite nell’area in esame, anche in relazione alle valutazioni di impatto
ambientale del ponte sullo Stretto di Messina, hanno permesso di individuare le comunità di
invertebrati di un qualche interesse naturalistico:
 comunità madolitorali (intertidali + eulitorali) delle spiagge sabbiose di Capo Peloro;
 comunità terrestri siccolitorali (sopralitorali psammofile e dunali) delle spiagge e delle dune
sabbiose di Capo Peloro;
 comunità acquatiche dei laghi costieri di Ganzirri e Faro;
 comunità dei residui lembi di macchia bassa mediterranea e di garighe sub -costiere;
 comunità dei residui boschi xerofili, leccete e sugherete e dei boschi mesofili, qu erceti a
Roverella.
40
Le comunità di invertebrati di maggiore interesse e a rischio di estinsione sono quelle legate al sistema
dunale e litoraneo di Capo Peloro e alle aree umide dei “pantani”. Lo stato degli ambienti litoranei è
fortemente degradato per l’aggressione delle urbanizzazioni fino a raggiungere la spiaggia con la
distruzione e/o l’occupazione degli ambienti dunali e conseguente incremento dell’erosione costiera.
Tale situazione si ripete anche nel settore tirrenico (da Capo Peloro verso Mortelle ), ad eccezione di
tratti relitti di cordoni dunali, che meritano di essere salvaguardati.
I laghi di Ganzirri e di Faro, per quanto riguarda la fauna invertebrata, presentano un interesse limitato
alla presenza di una sottospecie di gasteropode ritenuta endemica del lago Faro (Jujubinus striatus
delpreteanus) e di una specie di gasteropode endemico dei due laghi (Nassarius tinei). Maggiore
interesse presentano gli speciali batteri legati alla presenza di anidride solforosa (solfobatteri), oggetti
di studi approfonditi.
La lista delle specie di mammiferi, rettili e anfibi presenti nell’estremo angolo nord -orientale della
Sicilia, riportata in allegato, è stata redatta sulla base di ricerche bibliografiche (BOITANI et al.,2000;
LO VALVO F.,1998) e degli studi ambientali più recenti eseguiti nella zona, anche in riferimento al
progetto di collegamento stabile sullo Stretto di Messina.
Le specie di vertebrati terrestri sono presenti sia nell’area in esame sia a livello regionale e si è
proceduto alla valutazione dello status di conservazione e di protezione di ciascuna specie con
riferimento alle “liste rosse” nazionali e internazionali e agli allegati alla Direttiva “Habitat”. Nella
Lista Rossa proposta dal WWF (1998) le categorie di minaccia sono individuate co n lo stesso criterio
IUCN, ma vengono applicate a livello dell’areale di distribuzione italiano delle specie. Per quanto
riguarda la Direttiva “Habitat” si fa riferimento contemporaneamente agli allegati che elencano le
specie di interesse comunitario, la cui conservazione richiede la designazione di zone di protezione
speciale, e le specie di cui è vietata la cattura, detenzione, uccisione, deterioramento o distruzione dei
siti di riproduzione o riposo, molestie intenzionali, distruzione e/o raccolta e de tenzione di uova.
Categoria di minaccia secondo “liste rosse”
Famiglia
Mammife
ri
Rettili
Anfibi
Lista
rossa
WWF
IUCN
WWF
IUCN
WWF
IUCN
EX
EW
CR
EN
VU
LR
DD
1
4
9
6
11
4
3
2
2
1
1
2
NE
Il quadro riassuntivo del numero di specie per categorie di minaccia consente le seguenti osservazioni:
 Mammiferi: su 38 specie presenti, una specie (Lepus corsicanus) risulta in pericolo in modo
critico (CR) e quattro specie in pericolo (EN), ma solo nell’areale di distribuz ione italiano;
mentre vulnerabili rispetto all’areale italiano risultano quasi il 25 % delle specie presenti e il
15 % rispetto all’areale globale; numerose sono anche le specie in atto a basso rischio, ma
spesso prossime alla minaccia;
 Rettili: su 18 specie presenti, solo una specie (Testudo hermanni) risulta in pericolo (EN), ma
solo nell’areale italiano;
 Anfibi : su 7 specie presenti, solo 2 specie risultano classificate LR (specie a basso rischio), ma
solo nell’areale italiano.
Il 40 % delle specie di mammiferi presenti risultano inseriti negli allegati II e IV della Direttiva
“Habitat”, mentre per gli anfibi e rettili tale percentuale risulta rispettivamente dell’ordine del 43 % e
del 50 %. Le specie elencate nell’All. II della Direttiva Habitat presenti nel sito ZPS risultano, in
particolare:
 Mammiferi – nessuna specie indicata;
 Anfibi e rettili – due specie di rettili (Emys orbicolaris e Testudo hermanni hermanni).
Le relazioni che legano le specie di vertebrati terrestri, elencati nell’“area dello S tretto”, con il tipo di
ambiente presente nel sito urbanistico, nelle condizioni attuali (“area agricola, in stato di parziale
abbandono, con coltivi e vegetazione più o meno rada”), sono state valutate secondo la scala proposta
41
da BOITANI et al. (2002), in modo da fornire una stima dell’idoneità dell’ambiente rispetto alla
presenza della specie considerata.
PUNTEGGIO
0
1
2
3
Ambiente
Ambiente
Ambiente
Ambiente
DESCRIZIONE
inadatto alla presenza della specie
caratterizzato dalla presenza parziale delle risorse necessarie alla specie
caratterizzato dalla presenza contemporanea delle risorse necessarie alla specie a livello non ottimale
caratterizzato dalla presenza contemporanea delle risorse necessarie alla specie a livello ottimale
ELENCO DELLE SPECIE DI MAMMIFERI, RETTILI E ANFIBI
PRESENTI NELLA ZONA DELLO STRETTO DI MESSINA
E RELAZIONI CON L’AMBIENTE DELL’AREA URBANISTICA NELLE CONDIZIONI ATTUALI
SPECIE
NOME
MAMMIFERI
Riccio europeo
Erinaceus europaeus
Crocidura siciliana
Crocidura sicula
Mustiolo
Suncus etruscus
Ferro di cavalllo di Mehely
Rhinolophus mehelyi
Ferro di cavallo euriale
Rhinolophus euryale
Ferro di cavallo maggiore
Rhinolophus ferrumequinum
Ferro di cavallo minore
Rhinolophus hipposideros
Barbastello
Barbatella barbastellus
Miniottero
Miniopterus schreibersii
Nottola gigante
Nyctalus lasiopterus
Orecchione meridionale
Plecotus austriacus
Pipistrello albolimbato
Pipistrellus kuhlii
Pipistrello di Nathusius
Pipistrellus nathusii
Pipistrello di Savi
Hypsugo savii
Pipistrello nano
Hypsugo pipistrellus
Serotino comune
Eptesicus serotinus
Vespertilio di Bechstein
Myotis capaccini
Vespertilio di Daubeton
Myotis daubentonii
Vespertilio di Natterer
Myotis nattereri
Vespertilio maggiore
Myotis myotis
Vespertilio minore
Myotis blythii
Vespertilio mustacchio
Myotis mystacinus
Vespertilio emarginato
Myotis emarginatus
Molosso di Cestoni
Tadarida teniotis
Coniglio selvatico
Oryctolagus cuniculus
Lepre appenninica
Lepus corsicanus
Ghiro
Glis glis
Moscardino
Muscardinus avellanarius
Quercino
Eliomys quercinus
Arvicola di Savi
Microtus savii
Topo selvatico
Apodemus sylvaticus
Ratto nero
Rattus rattus
Ratto delle chiaviche
Rattus norvegicus
Topolino domestico
Mus domesticus
Istrice
Hystrix cristata
Volpe
Vulpes vulpes
Donnola
Mustela nivalis
Martora
Martes martes
RETTILI
Testuggine palustre europea
Emys orbicularis
Testuggine comune
Testudo hermanni
Geco verrucoso
Hemidactylus turcicus
Tarantola muraiola
Tarentola mauritanica
Lucertola campestre
Podarcis sicula
Lucertola siciliana
Podarcis wagleriana
Ramarro occidentale
Lacerta viridis
Ramarro orientale
Lacerta bilineata
42
Idoneità
dell’ambiente
rispetto alla presenza
della specie
Punteggio
1
2
2
0
0
0
0
0
3
0
0
1
0
0
1
0
0
0
0
1
1
0
0
0
1
1
0
0
0
1
1
1
1
1
1
1
1
1
Punteggio
1
2
1
1
2
1
1
1
Gongilo
Luscengola
Biacco
Colubro leopardiano
Cervone
Saettone
Biscia comune
Colubro liscio
Colubro di Riccioli
Vipera
Chalcides ocellatus
Chalcides chalcides
Coluber viridiflavus
Elaphe situla
Elaphe quatuorlineata
Elaphe longissima
Natrix natrix
Coronella austriaca
Coronella girondica
Vipera aspis
ANFIBI
Discoglosso dipinto
Discoglossus pictus
Ululone dal ventre giallo
Bombina variegata
Rospo comune
Bufo bufo
Rospo smeraldino
Bufo veridis
Raganella comune
Hyla arborea
Raganella italiana
Hyla intermedia
Rana verde
Rana esculenta
1
1
2
1
2
1
1
1
1
2
Punteggio
1
1
1
3
1
1
1
La ricchezza faunistica del sito non risulta particolarmente elevata, come era prevedibile e come anche
confermato utilizzando la scala proposta da GISOTTI & BRUSCHI (1990), tenuto conto della
posizione del sito in zona marginale con terreni agricoli, sia pure in parte in stato di parziale
abbandono.
L’area dello Stretto di Messina è riconosciuta a livello mondiale come una delle più import anti zone
d’Europa per la migrazione primaverile degli uccelli, ed in particolare dei falconiformi, ma anche
come area a rischio.
Specie
Gallinula chloropus
Fulica atra
Vanellus vanellus
Pluvialis apricaria
Scolopax rusticola
Lymnocryptes minimus
Gallinago gallinago
Actitis hypoleucos
Larus canus
Larus cachinnans
Larus fuscus
Larus ridibundus
Larus melanocephalus
Rissa tridactyla
Thalasseus sandvicensis
Alca torda
Fratercula arctica
Columba livia
Columba palumbus
Streptopelia turtur
nome comune
gallinella d’acqua
folaga
pavoncella
piviere dorato
beccaccia
frullino
beccaccino
piro piro piccolo
gavina
gabbiano reale mediterraneo
zafferano
gabbiano comune
gabbiano corallino
gabbiano tridattilo
beccapesci
gazza marina
pulcinella di mare
piccione selvatico
colombaccio
tortora
nidificazione
X
X
Cuculus canorus
Tyto alba
Otus scops
Strix aluco
Athene noctua
Caprimulgus europaeus
Tachymarptis melba
Apus apus
Alcedo attui
Upupa epops
Jynx torquilla
cuculo
barbagianni
assiolo
allocco
civetta
succiacapre
rondone maggiore
rondone
martin pescatore
upupa
torcicollo
X
X
X
X
X
X
X
X
Dendrocopos major
picchio rosso maggiore
X
X
svernamento
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
Elenco dell’avifauna presente nell’area dello stretto di Messina
Le rotte migratorie, che da Capo Bon (Tunisia) raggiungono in primavera la Sicilia, in parte tagliano
decisamente sul Tirreno, transitando sull’isola di Ustica (Falchi pecchiaioli) o seguono la Sicilia
settentrionale fino allo Stretto di Messina; in alternativa, ma in particolari condizioni anemologiche,
43
transitano dal versante tirrenico verso Nord attraverso le Isole Eolie. Nella zona dello Stretto di
Messina converge anche un’altra rotta seguita dai migratori (soprattutto le Albanelle), che provengono
dalle zone più meridionali della Tunisia o dalla Libia e tagliano il Canale di Sicilia sorvolando Malta
verso le coste ioniche della Sicilia orientale (DI MARCA & IAPICHINO,1985, CORSO,1999).
Le variabili anemometriche condizionano lo sviluppo delle rotte migratorie, tanto che si può affermare
che:
 i venti da N - NE e NW favoriscono il passaggio lungo la cresta peloritana e i canaloni delle
fiumare Pace e Curcuraci forniscono le termiche per prendere quota e attraversare lo Stretto nel
punto più vicino con la costa calabra, nella zona tra Villa S. Giovanni e Scilla;
 i venti da SE (scirocco) spingono gli uccelli verso la zona costiera tirrenica con il passaggio
anche a bassa quota sulle colline di Salice e Castanea e punto di lancio sempre al Capo Peloro
per raggiungere la costa calabra verso Scilla e Bagnara;
 in assenza di vento e cielo sereno le rotte migratorie si sviluppano nel settore più meridionale
dello Stretto di Messina, con punto di lancio verso le coste calabresi da Monte Scuderi e
Antennamare;
 in presenza di venti meridionali, specialmente se forti, sembra determinarsi un arresto del
passaggio migratorio.
Le rotte autunnali sono meno conosciute e sembra che lo Stretto di Messina non sia interessato da
passaggi di rilievo in questa stagione, mentre a Malta si registra un numero di rapaci superiore a
quello riscontrato nella stagione primaverile.
Lo Stretto di Messina è essenzialmente noto per il passo dei rapaci, ma anche cicogne, passariformi e
uccelli acquatici possono essere avvistati, tanto che si riportano avvistamenti per 260 specie diverse. Il
passaggio di alcune specie (ad esempio l’Albanella pallida) rappresenta un record per l’Europa,
mentre la specie più comune è il Falco pecchiaiolo con un record di pas saggio nell’anno 2000 di circa
26.500 esemplari.
I grandi veleggiatori, quali rapaci e cicogne, superano il breve tratto di mare in volo planato,
risparmiando preziose energie, mentre i piccoli uccelli, come i passeriformi ed anche tutti gli
acquatici, preferiscono seguire le rotte della linea di costa e delle colline a ridosso dei centri abitati,
con periodici stazionamenti.
Direzioni del flusso migratorio, in arancione è indicata la rott a primaverile, in blu quella autunnale.
Le specie nidificanti di particolare importanza risultano essere il Falco pellegrino a Capo Peloro e il
martin pescatore nell’area della riserva naturale, mentre sulle colline, anche a ridosso dei centri
44
abitati, nidifica il gheppio, piccolo rapace, o altri rapaci notturni quali barbaggianni e assioli e con una
minore diffusione le civette, gli allocchi e le poiane. Nei rilievi peloritani trovano la nidificazione di
alcune specie di rapaci generalmente a diverso grado di minaccia, quali l’aquila del Bonelli (specie
critica), il lodaiolo (specie vulnerabile), il lanario (specie danneggiata), il falco pellegrino (specie
vulnerabile), lo sparviere e le crociere, presenti in pochissime altre aree della Sicilia. Interessante
segnalare anche la presenza lungo i letti asciutti delle fiumare dell’usignolo di fiume. Degni di nota,
infine, la distribuzione dei passeriformi nidificanti appartenenti a varie specie, quali la magnanina e la
sterpazzola di Sardegna nelle zone a macchia mediterranea, e i fringuellidi e i passeriformi inset tivori
(santimpalo, cinciallegra,ecc.).
SPECIE
TIPO DI PRESENZA
Pemis apivorus
Comune
Neophron percnopterus
Significativo
Milvus migrans
Comune
M. milvus
Frequente
Circateus gallicus
Raro
Hieraetus pennatus
* (Raro)
Aquila chysaetos
*
Falco cuculo
Falco vespertinus
Frequente
Lodaiolo
F. subbuteo
Frequente
Grillaio
F. naumanni
Significativo
Gheppio
F. tinnunculus
Significativo
Falco della regina
F. eleonorae
Significativo
Falco della palude
Circus aeruginosus
Albanella reale
C.cyneus
Significativo
Albanella pallida
C. macrourus
Albanella minore
C. pygargus
Sparviero
Accipiter nisus
Raro
Poiana codabianca
Buteo rufinus
Raro
Poiana
B. buteo
Significativo
*osservazioni riferibili ad individui erratici o che transitano a quote molto elevate
Falco pecchiaiolo
Capovaccaio
Nibbio bruno
Nibbio reale
Biancone
Aquila reale
Specie di rapaci migratori più rappresentate nel passaggio sullo Stretto di Messina (dati di base LIPU)
Le specie migratrici, che sfruttano l’area dello Stretto di Messina come luogo di svernamento per il
favorevole clima mite, sono numerose e tra queste si segnalano: la berta maggiore (specie
vulnerabile), l’airone rosso (specie danneggiata), la volpoca (specie critica), l’alzavola (specie
danneggiata), il gabbiano corso (specie danneggiata). Molto comuni nei mesi invernali sono il
gabbiano roseo, il gabbiano corallino e il beccapesci (tutte specie vulnerabili).
Il quadro descritto e il passaggio migratorio di quasi tutte le specie di rapaci del Paleoartico
occidentale giustifica la elevazione della zona dello Stretto di Messina a sito critico IBA (Important
Birds Area) con la necessità di sviluppare strategie di conservazione delle specie e degli ambienti
utilizzati dagli uccelli, tra i quali l’ambiente umido costiero della laguna di Capo Peloro, oggi ZPS e
Riserva Naturale, e le aree di spartiacque del versante ionico-tirrenico.
Specie migratrici
(più frequenti)
Falco pecchiaiolo
Nibbio bruno
Falco pescatore
Falco di palude
Albanella reale
Albanella minore
Albanella pallida
Poiana
Poiana delle steppe
Accipitriforme
Gheppio
Grillaio
Falco cuculo
Lodaiolo
Falco della Regina
Falco pellegrino
Cicogna bianca
Cicogna nera
Gru
Nome
Pernis apivorus
Milvus migrans
Pandion haliaetus
Circus aeruginosus
Circuì cyaneus
Circus pygargis
Circus pygargis
Buteo buteo
Buteo buteo vulpinus
Accipitridae
Falco tinnunculus
Falco naumanni
Falco vespertinus
Falco subbuteo
Falco eleonorae
Falco peregrinus
Ciconia ciconia
Ciconia nigra
Grus grus
45
Red List
IUCN (2000)
VU
VU
EX
EN
EX
VU
VU
NE
VU
VU
VU
LR
NE
EX
Specie nidificanti
(CR+EN+VU)
Falco pellegrino
Lanario
Lodaiolo
Coturnice siciliana
Specie svernanti
(CR + EN + VU)
Berta maggiore
Airone rosso
Volpoca
Alzavola
Cavaliere d’Italia
Occhione
Lucherino
Gabbiano corso
Gabbiano roseo
Gabbiano corallino
Beccapesci
Nome
Falco peregrinus
Falco biarmicus
Falco subbuteo
Alectoris greca withakeri
Nome
Calanectris diomedia
Ardea purpurea
Tardona tardona
Anas crecca
Himanthopus himanthopus
Burhinus oedicnemus
Carduelis spinus
Larus audouinii
Larus genei
Larus melanocephalus
Sterna sandvincensis
Red List
IUCN (2000)
VU
EN
VU
VU
Red List
IUCN (2000)
VU
EN
CR
EN
VU
EN
VU
EN
VU
VU
VU
Specie di uccelli migratrici, nidificanti e svernanti nell’area dello Stretto e relativa categoria di minacc ia
HABITAT ESISTENTI NELLA ZPS ITA030042
Nella ZPS ITA030042 sono presenti numerosi habitat tutelati dalla Direttiva CEE 93/42, alcuni di essi, per le
loro peculiarità ambientali in precario equilibrio con l'ambiente circostante antropizzato, rischiano di
scomparire, per questo motivo la loro tutela è considerata prioritaria dall'Unione Europea.
Tali tipi di habitat naturali prioritari sono contrassegnati da un asterisco (*)
Elenco di Habitat presenti nella Zps ITA030042
1. Cod. 1150: *Lagune Costiere
2. Cod. 5330: Arbusteti termo-mediterranei e pre-steppici;
3. Cod. 9340: Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia;
4. Cod. 9540: Pinete mediterranee di pini mesogeni endemici;
5. Cod. 6220: *Percorsi sub-steppici di graminacee e piante annue dei TheroBrachypodietea;
6. Cod. 5430: Phrygane endemiche dell'Euphorbio-Verbascion ;
7. Cod. 9330: Foreste di Quercus suber;
8. Cod. 6170: Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine;
9. Cod. 4090: Lande oro-mediterranee endemiche a ginestre spinose;
10. Cod. 9260: Foreste di Castanea sativa;
11. Cod. 92A0: Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba;
12. Cod. 2110: Dune mobili embrionali;
13. Cod. 1310: Vegetazione annua pioniera a Salicornia e altre specie delle zone fangose e sabbiose;
14. Cod. 1410: Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi).
FLORA E VEGETAZIONE
Nel presente paragrafo viene messa in evidenza e caratterizzata la biodiversità floristica e
vegetazionale presenti nell’area in oggetto. La flora di un territorio è costituita dall’insieme delle
specie vegetali che vi vivono. Le specie vegetali stanno alla base del flusso di energia e del ciclo della
materia che interessa ogni ecosistema. Le piante costituiscono quindi l’elemento portante per la vita
degli altri organismi viventi e per l’equilibrio dell’ecosistema. La conoscenza sul patrimonio floristico
di un territorio costituisce uno strumento di base per la conservazione e gestione sostenibile delle
risorse naturali. La flora di un territorio essendo è il risultato di un lungo processo di evoluzione,
migrazione, estinzione di taxa ed è strettamente legata al territorio in cui si rinviene, costituendone
uno dei connotati più salienti. In questa analisi verrà presa in considerazione la flora vascolare che fa
parte delle divisioni delle Pteridofite, Gimnosperme e Angiosperme.
La Vegetazione, invece, viene definita come la copertura vegetale di un determinato territorio,
ossia l’insieme degli individui vegetali che crescono in un determinato sito nella loro disposizione
naturale (Westhoff). La vegetazione è organizzata in unità dette an che fitocenosi o associazioni
vegetali, che sono il risultato dell’aggrupparsi delle specie vegetali sulla base delle caratteristiche
ecologiche e dei rapporti di concorrenza e di interdipendenza che si creano (Ubaldi, 1997). L’uomo
agisce sulla vegetazione con varie attività (pascolo, taglio, incendio, dissodamenti, ecc.)
modificandola nella sua struttura e nella sua composizione floristica.
46
Sono presenti in percentuale minore altre specie arbustive i rovi, sinonimo di forte degrado del suolo.
CONSISTENZA DEL PATRIMONIO FLORISTICO RINVENUTO NELL’AREA OGGETTO
DI STUDIO
Nella carta Floristica del PDG “Monti Peloritani” il valore floristico risulta basso in quanto l’area è
mappata come area industriale o commerciale nella porzione dove dovranno sorgere gli ed ifici, mentre
alta nella porzione a monte per la presenza di habitat querceti a roverella .
Qui di seguito vengono indicate le principali specie floristiche rinvenute nell’area oggetto di studio e
nelle sue immediate vicinanze. La zona limitrofa all’area indagata è caratterizzata dalla presenza di
vegetazione infestante tipica della zona in stato di abbandono, si tratta di vegetazione di piante
erbacee annuali di tipo sinantropico ruderale e nitrofilo. Questa formazione vegetazionale e spesso
caotica ed instabile, segue lo sviluppo della cultura e dell'insediamento umano, è caratterizzata da
archeofite o da avventizie recenti. Nel lotto di terreno oggetto dei lavori sono stati rilevati èpiante da
orto-irriguo e qualche alberatura di ulivo, non interessate dalle opere in questione.
SPECIE DI PARTICOLARE INTERESSE GEOBOTANICO
Tra le specie che compongono la flora di un territorio alcune assumono particolare interesse
naturalistico e geobotanico. Qui di seguito sono quindi riportate tali specie, suddivise per le seguenti
tipologie:
1.
specie endemiche (specie circoscritte ad una porzione limitata di territorio),
2.
specie a rischio d’estinzione.
3.
specie contenute in particolari elenchi (Direttive, Cites, ecc.).
SPECIE ENDEMICHE
Le specie endemiche costituiscono uno degli elementi più significativo della flora di un determinato
territorio; per definizione sono specie circoscritte ad una determinata porzione di territorio.
All’interno dell’area in oggetto non viene segnalata la presenza di endemismi .
SPECIE A RISCHIO D’ESTINZIONE
La I.U.C.N. (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ha formalizzato in base a
criteri oggettivi le categorie che definiscono lo stato di conservazione delle specie viventi (Rizzotto,
1995). In Italia sono state svolte indagini per la valutazione dello stato di conservazione della flora
(Scoppola e Spampinato, 2005), che hanno prodotto elenchi di specie a rischio di estinzione. Si tratta
in particolare della “Lista rossa della flora d’Italia” (Conti et al., 1992) e delle “Liste rosse regionali
della flora d’Italia” (Conti et al., 1997) redatte dal WWF in collaborazione con la S:B:I (Società
Botanica Italiana).
Nell’area in oggetto non si registra tuttavia la presenza di nessuna entità vegetale a rischio
d’estinzione.
SPECIE CONTENUTE NEGLI ALLEGATI CITES
La Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie di flora e fauna minacciate di estinzione
(C.I.T.E.S.= Convention International Trade Endagered Species), conosciuta anche come Convenzione
di Washington (3 marzo 1973), regolamenta il commercio internazionale di piante ed animali
minacciati d’estinzione. Nelle Appendici allegate a tale Convenzione internazionale, recepita a livello
europeo con il regolamento CEE 338/97, sono riportate le specie animali e vegetali sel vatiche di cui è
vietato il commercio, l’acquisto e l’esportazione dal paese di origine.
Nell’area in oggetto di studio non si registra la presenza di nessuna entità vegetale appartenenti
a questa categoria.
CONSISTENZA DEL PATRIMONIO VEGETAZIONALE RILEVATO NELL’AREA
OGGETTO DI STUDIO
Nell'area in oggetto non sono presenti tipologie di habitat inserite nell'elenco della ZPS ITA
030042. La zona di interesse progettuale è caratterizzata da vegetazione sinantropica nitrofila
ruderale. Nella porzione bassa mentre nella porzione retrostante vi sono dei querceti a roverelle
molto rade miste a radi alberi di limoni
Nel PDG “Monti Peloritani” l’area ricade in parte in area industriali e commerciali ed in parte in
habitat 91AA querceti a roverella.
LE TIPOLOGIE DI HABITAT PRESENTI NELL’AREA OGGETTO DI STUDIO l’area
ricade in parte in area industriali e commerciali ed in parte in habitat 91AA querceti a roverella .
47
L’habitat dell’area d’interesse progettuale nella cartografia PDG “Monti Peloritani” ricade in
L’habitat è caratterizzato da una copertura vegetazionale formata prevalentemente da fitocenosi
secondarie: vegetazione sinantropica ruderale.
Le attività antropiche hanno determinato una sostanziale modifica del paesaggio naturale
determinando o favorendo il costituirsi di aspetti nitrofili, i quali hanno sostituito gran parte
della vegetazione originaria. Attualmente queste aree sono, in massima parte, lasciate incolte .
La vegetazione sinantropica che qui si è insediata risulta rappresentata da aspetti ruderali ,
nitrofili, tipici delle fitocenosi infestanti.
Nel lotto di terreno sono presenti arbusti per lo più spontanei e qualche alberatura di ulivo in
stato d’abbandono.
In queste aree si è insediata una vegetazione erbacea annuale termo-xerofila, di tipo sinantropica
nitrofila e ruderale.
La presenza continua e reiterata di evidenti fenomeni di pressione antropica ha condizionato
successivamente l’insediamento e l’accrescimento delle originarie fitocenosi impedendo, di
fatto, una loro evoluzione dinamica verso comunità vegetali strutturalmente e fisionomicamente
più complesse e naturali.
Le specie erbacee presenti, pur non formando popolamenti puri, si sono insediate traendo
vantaggio dell'intervento antropico che ha nei secoli eliminato sistematicamente il bo sco per
aumentare le superfici destinate al pascolo ed alle colture agricole.
L’area di progetto non possiede infatti una vegetazione floristica di rilevante importanza come
visibile dallo stralcio della carta floristica.
Per la mappatura delle formazioni naturali e seminaturali riscontrate all’interno dell’area oggetto del
presente studio si è fatto uso del sistema ufficiale di classificazione di copertura ed uso del suolo
esistente a livello europeo (Corine Land Cover).
Per ciascuna classe di habitat viene riportato il relativo codice di identificazione ed una descrizione
delle principali caratteristiche fisionomiche ed ecologico-stazionali delle formazioni vegetali. Queste
classi vengono qui di seguito riportate (Tab.1) e successivamente descritte:
Tab. 1 - Tipologie di habitat riscontrate nell'area oggetto del presente studio, secondo il sistema
Corine Land Cover 2000 (in grassetto la tipologia presente nel lotto di terreno oggetto di studio)
Codice
Habitat
1211
Aree industriali
ANALISI DELLO STATO DI CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT E DELLE SPECIE
PRESENTI ED INDIVIDUAZIONE DEI LIVELLI DI CRITICITÀ
Così come richiesto espressamente dalla normativa vigente, per l’analisi della vegetazione si è fatto
ricorso alla metodologia fitosociologica (Braun-Blanquet 1964). La indagine fitosociologica individua
nella copertura vegetale delle unità discrete dette "associazioni vegetali" o semplicemente fitocenosi,
che si differenziano da un lato per la composizione floristica e dall’altro per i peculiari caratteri
ecologici. Ciò è da mettere in relazione al fatto che l’ambiente effettua una cernita sul popolamento
floristico del territorio consentendo l'insediamento solo delle specie meglio di altre adattate alle
specifiche condizioni ambientali. Secondo Braun-Blanquet, l’associazione vegetale va considerata
come “un aggruppamento vegetale più o meno stabile nel tempo e in equilibrio con l’ambiente, con
una tipica composizione in specie, alcune delle quali (specie caratteristiche) rilevano con la loro
presenza una ecologia specifica ed autonoma”.
Come già messo in evidenza precedentemente nell’area in oggetto sono presenti per la maggior parte
comunità vegetali di tipo seminaturale e/o sinantropico, quali coltivi, questi ultimi derivanti o
conseguenza dell’abbandono nei decenni passati delle aree a vocazione agricola.
Questi risultano oggi in parte ricolonizzati e rinaturalizzati da vegetazione erbacea di tipo
sinantropiche; su questi ambienti peraltro è stato esercitato nel corso del tempo una forte pressione
antropica che ha determinato nel tempo un impoverimento della ricchezza floristica di tali comunità
vegetali pioniere che in tal caso rappresentano uno stadio di successione secondaria; essi sono indice
di una trasformazione del paesaggio avvenuta gradatamente in tale area nel corso dei secoli passati.
48
ANALISI DELL’IMPATTO DIRETTO ED INDIRETTO SUGLI HABITAT.
La diversità biologica (biodiversità), a tutti i livelli, da quello sottospecifico, a quello di specie,
di comunità e di ecosistema, è di fondamentale importanza per la continuità della vita sul nostro
pianeta. Essa consente agli ecosistemi ed alle specie che li costituiscono di superare i cambiamenti e le
avversità ambientali adattandosi alle mutate condizioni. La diversità biologica è una risorsa
fondamentale e insostituibile anche per il genere umano, e solo di recente (Convenzione di Rio, 1992)
il problema è diventato d'interesse mondiale. Nella convenzione di Rio la biodiversità o diversità
biologica viene definita come " ogni tipo di variabilità tra gli organ ismi viventi compresi tra gli altri
gli ecosistemi terrestri, marini ed acquatici e i complessi ecologici di cui essi sono parte; questo
comprende la diversità entro la specie e tra specie ed ecosistemi”. La diversità biologica può essere
considerata una misura della qualità ambientale di un territorio o di una fitocenosi.
In generale, non si registrano significativi impatti diretti o indiretti negativi sulla flora dato che
nell’area in oggetto, non si segnala la presenza di specie di particolare interesse naturalistico.
4. ECOSISTEMI
Nella zona oggetto di studio sono presenti ecosistemi seminaturali,nella porzione alta del lotto in oggetto
bensì, in virtù della limitata estensione dell'area e della tipologia di vegetazione presente siamo in presenza di
un micro-ecosistema artificiale condizionato dalla presenza antropica che ha completamente degradato la
qualità e la consistenza del cotico pabulare. Anche le catene trofiche, visto il contesto ambientale, risultano
semplificate e di difficile interpretazione.
Allo stato attuale l'originario ecosistema della zona, ha subito forti pressioni antropiche che hanno alterato lo
stato climax, fase in cui la produzione primaria lorda dell'ecosistema (la sostanza organica prodotta dagli
organismi vegetali tramite il processo fotochimico della fotosintesi) è uguale alla respirazione degli autotrofi e
degli eterotrofi (con P = R). In seguito a tali fenomeni di disturbo esterni l'ecosistema ha ripreso la successione
ecologica (successione allogena) con una successione di tipo eterotrofa (con P < R), per la eccessiva presenza
di materiale organico, con l'insediamento di nuove specie vegetali calciofile e nitrofile.
Si può quindi affermare che questo ecosistema attualmente si trova in una fase di degrado, condizionato da
fattori antropici di disturbo. L'ecosistema si presenta abbastanza degradato per l'eccessivo
disturbo antropico.
ANALISI DEI CORRIDOI ECOLOGICI E DELLE ZONE CUSCINETTO (BUFFER ZONE)
Un elemento fondamentale per garantire un’adeguata funzionalità delle div erse unità ecosistemiche è
rappresentato dagli elementi di connessione, i cosiddetti corridoi ecologici e dalle zone contigue le
fasce di rispetto adiacenti alle aree centrali, le zone cuscinetto, che costituiscono il nesso fra la società
e la natura, ove è necessario attuare una politica di corretta gestione dei fattori abiotici, biotici e di
quelli connessi con l’attività antropica.
Questi possono essere rappresentati da porzioni di habitat idoneo, o da zone di transizione, attraverso
cui gli animali si spostano ed entrano in contatto tra sottopopolazioni spazialmente distinte; questo
movimento facilita la conservazione delle specie in due modi:
 riducendo la probabilità di estinzione casuale locale delle popolazioni ad opera di fluttuazioni
demografiche o disturbi ambientali;
 rendendo possibile la ricolonizzazione delle aree vicine ed evitando così l’estinzione locale.
I corridoi faunistici possono avere funzioni distinte in base alla scala spaziale di riferimento: una scala
a livello locale, per assicurare la connessione tra habitat critici all’interno dell’area di attività (home
range), l’altra su scala maggiore, per assicurare la connettività tra zone differenti dell’areale di
distribuzione. In entrambi i casi sono caratterizzati da assenza di fonti di d isturbo e disponibilità di
rifugio e copertura.
La presenza di questi ambienti di transizione risulta indispensabile laddove la frammentazione degli
ambienti, ad opera di barriere edilizie, stradali, autostradali, ferroviarie, ecc., ha portato alla
“formazione di un mosaico di biotopi isolati circondati dall’espandersi di terreno inospitale per le
specie selvatiche che dipendono dall’ambiente dei boschi” (Fabbri, 1993).
Inoltre va tenuto presente che le differenti specie animali utilizzano il territorio su scale diverse: i
rapaci, per esempio, percorrono l’intero territorio durante le attività di caccia, frequentando una sorta
di mosaico di habitat più o meno idonei; al contrario, i micromammiferi o gli uccelli che vivono nella
parte più interna dei boschi sono confinati ad un numero ristretto di tipi di habitat: per queste specie la
presenza di habitat di transizione risulta indispensabile. Secondo Levins (1970), infatti, la probabilità
49
per una subpopolazione di estinguersi diminuisce con la riduzione della misura degli habitat e cresce
con il maggior isolamento di esse.
Da un punto di vista operativo, diventa quindi necessario:

identificare i potenziali corridoi nel contesto di un sistema interconnesso di aree
critiche e verificarne la funzionalità;

tutelare i corridoi pre-esistenti o intervenire con misure di miglioramento
ambientale per aumentarne la funzionalità;

creare nuovi corridoi laddove non appare assicurata la connettività funzionale tra
sottopopolazioni.
Occorre inoltre tenere presente che l’efficacia di questi corridoi dipende da:

la distanza che deve essere attraversata (non deve essere superiore al chilometro);

la qualità del corridoio: i corridoi più complessi sono anche i più funzionali;

la quantità e la dimensione di appezzamenti di terreno ospitale accessibili alla
popolazione per potersi assicurare la sopravvivenza.
Nel caso in esame gli elementi principali che possono favorire i collegamenti sono rappresentati dalle
fasce di vegetazione ripariale dei torrenti dei Peloritani e dai lembi res idui dei boschi di versante.
L’area di progetto si inserisce, come riportato in cartografia ufficiale del PDG, in un Sistema
umano intensivo”.
CONNESSIONI CON ALTRE AREE PROTETTE
Come visibile nelle cartografie del Ministero dell’Ambiente, l’area di progetto non ricade nel sic
ITA030011 "Dorsale Curcuraci – Antennamare”, mentre è in prossimità dal Sic ITA 030008 Laguna
di Capo Peloro.
L'area oggetto di studio non si trova in prossimità di altre aree protette siciliane.
L'area protetta più estesa nella provincia di Messina è il Parco dei Nebrodi, istituito il 4 agosto del
1993, ubicato nel cuore della catena montuosa dei monti Nebrodi, ha un'estensione di 85.687 ettari,
dista circa 80 km dal’area oggetto di studio
La seconda area protetta più importante nella provincia di Messina è il Parco Fluviale dell'Alcantara,
indicato anche come Sito d'interesse comunitario (ITA 030036), nel versante ionico, istituito nel 2001,
al posto della preesistente Riserva Naturale, ha un'estensione di 1927,48 ettari, perimetra g ran parte
del bacino idrografico del fiume Alcantara, dista dalla zona oggetto di studio circa 40 km.
Le aree protette della provincia di Messina più vicine al sito oggetto di studio sono:
La Riserva Naturale Orientata di Fiumedinisi e M.Scuderi, (Sic ITA 030010),sul versante ionico,
istituita il 10 dicembre del 1998, ha un'estensione di 3.543,75 ettari, dista circa 20 km. dalla zona
oggetto di studio.
La Riserva Orientata del bosco di Malabotta (Sic ITA030005), sui monti Nebrodi, istuita il 25
Luglio 1997, ha un'estensione di 3.221,97, dista dalla zona oggetto di studio circa 35 km.
Nel continente l'area protetta più vicina, con cui solo l'avifauna può collegarsi, è il Parco Nazionale
dell'Aspromonte, istituito nel 1989, ha un'estensione di 78.520 ettari, d ista in linea d'aria dalla zona
oggetto di studio, circa 25 chilometri.
INDIVIDUAZIONE DEGLI OBIETTIVI DI MANTENIMENTO DEL SITO NATURA 2000
Le ZPS nate inizialmente come IBA, Important Bird Area sono state individuate da Bird Life
International e dal partner italiano Lipu.
L’elenco delle IBA di BirdLife International è fondato su criteri ornitologici quantitativi e
riconosciuto dalla Corte di Giustizia Europea (sentenza C-3/96 del 19 maggio 1998) come strumento
scientifico per l’identificazione dei siti da tutelare come ZPS.
Esso rappresenta quindi il sistema di riferimento nella valutazione del grado di adempimento alla
Direttiva Uccelli, in materia di designazione di ZPS.
Adottata nel 1979 (e recepita in Italia dalla legge 157/92), la Direttiva 79/409/E EC (denominata
“Uccelli”), rappresenta uno dei due pilastri legali della conservazione della biodiversità europea. Il
suo scopo è: “la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel
territorio europeo degli stati membri…”.
50
La Direttiva richiede che le popolazioni di tutte le specie vengano mantenute ad un livello sufficiente
dal punto di vista ecologico, scientifico e culturale. Un aspetto chiave per il raggiungimento di questo
scopo è la conservazione degli habitat delle specie ornitiche.
In particolare, le specie contenute nell’allegato I della Direttiva, considerate di importanza primaria,
devono essere soggette a particolare regime di protezione ed i siti più importanti per queste specie
vanno tutelati designando “Zone di Protezione Speciale”.
Lo stesso strumento va applicato alla protezione delle specie migratrici non elencate nell’allegato, con
particolare riferimento alle zone umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di
RAMSAR. La designazione dei siti deve essere effettuata dagli stati membri e comunicata alla
Commissione Europea.
Questi siti, che devono essere i più importanti per le specie dell’allegato I e per le specie migratrici,
fanno fin dalla loro designazione parte della Rete Natura 2000. La Direttiva “Uccelli” protegge tutte le
specie di uccelli selvatici vietandone la cattura, la distruzione dei nidi, la detenzione ed il disturbo
ingiustificato ed eccessivo.
Le IBA (Important Bird Area) sono siti individuati in tutto il mondo, sulla base di criteri ornitologici
applicabili su larga scala, da parte di associazioni non governative che fanno parte di BirdLife
International.
In Italia L’elenco delle IBA è stato redatto dalla LIPU che dal 1965 opera per la protezione degli
uccelli del nostro paese. La prima pubblicazione dell’inventario IBA Italiano risale al 1989 mentre nel
2000 è stato pubblicato, col sostegno del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, un secondo
inventario aggiornato.
Negli stessi anni sono stati anche pubblicati il primo ed il secondo inventario IBA europeo.
Le IBA vengono individuate essenzialmente in base al fatto che ospitano una frazione significativa
delle popolazioni di specie rare o minacciate oppure che ospitano eccezionali concentrazioni di ucc elli
di altre specie.
L’approccio per siti che sta alla base del concetto di IBA (e alla base di molti strumenti di
conservazione come le aree protette e la Rete Natura 2000) non è sempre del tutto adeguato.
Esso funziona molto bene per specie che raggiungono elevate concentrazioni in pochi siti facilmente
individuabili. Questo è il caso ad esempio per gli uccelli coloniali e per molti uccelli acquatici. Altre
specie, viceversa, hanno una distribuzione diffusa (anche se magari a bassa densità) e risulta q uindi
difficile individuare siti di particolare rilevanza per la loro conservazione. Ciò significa che nessun
approccio per siti sarà del tutto sufficiente a garantire la sopravvivenza di tutte le specie. Sono infatti
necessari anche approcci complementari, come le misure di conservazione specie-specifiche, e
soprattutto risulta importante garantire la qualità dell’ambiente anche al di fuori delle aree prioritarie.
L’approccio per specie è comunque utile anche per gran parte delle specie a distribuzione di ffusa.
Scegliendo adeguatamente le aree più rappresentative e meglio conservate e gestendole in funzione
delle specie rare e minacciate si può comunque garantire un grado di tutela almeno a parte della
popolazione di tutte le specie. In questo modo le IBA individuate sulla base delle specie rare,
localizzate o che tendono a concentrarsi in grandi assembramenti, tendono ad ospitare anche
importanti frazioni delle popolazioni delle specie a distribuzione più diffusa.
SIC
Nell’individuazione dei siti, l’approccio del progetto IBA si basa principalmente sulla presenza
significativa di specie considerate prioritarie per la conservazione (oltre ad altri criteri come la
straordinaria concentrazione di individui, la presenza di specie limitate a particolari biomi, ec c). A tale
scopo sono utilizzati essenzialmente due strumenti. Il primo è costituito dalla cosiddetta
classificazione “SPEC” (Species of European Conservation Concern) elaborata da BirdLife
51
International e pubblicata in Tucker & Heath 1994. Questo studio complessivo e dettagliato dello stato
di conservazione dell’avifauna europea individua quattro livelli di priorità per la conservazione. Il
primo livello (SPEC1) è costituito dalle specie globalmente minacciate, il secondo (SPEC2) dalle
specie con stato di conservazione sfavorevole in Europa e concentrate in Europa, il terzo (SPEC3)
dalle specie con stato di conservazione sfavorevole in Europa ma non concentrate in Europa ed in fine
il quarto (SPEC4) costituito dalle specie con stato di conservazione favorev ole ma interamente
concentrate in Europa (e per le quali l’Europa ha quindi una responsabilità primaria). Il secondo
strumento è costituito dall’Allegato I della Direttiva “Uccelli” che elenca le specie considerate
prioritarie dalla Direttiva stessa. Per valutare se un sito può qualificare o meno come IBA si applica
una serie di soglie percentuali di presenza di individui delle varie specie, riferite ai diversi ambiti
geografici (regione amministrativa, paese, flyway, regione biogeografica, ecc.) Altri crit eri, come già
menzionato, valutano il superamento di soglie numeriche assolute considerate significative per i
grandi assembramenti di uccelli, la presenza rilevante di specie interamente distribuite all’interno di
un particolare bioma e quindi considerate indicatrici dello stesso e la presenza di specie endemiche. I
vari criteri IBA permettono di classificare i siti come importanti a livello mondiale o regionale (grandi
regioni biogeografiche/ scala continentale). Proprio in funzione dell’utilizzo delle IB A come
riferimento per l’applicazione della Direttiva “Uccelli”, il progetto IBA europeo prevede una terza
classe di criteri (individuati con la lettera C, vedere nel capitolo“Metodi”) che individuano i siti
importanti a livello dell’Unione Europea. Nel caso di questi criteri le soglie numeriche fanno
riferimento alla popolazione dei paesi appartenenti alla U.E. mettendo in risalto l’importanza del sito
nel raggiungimento degli obbiettivi della Direttiva comunitaria e nel rispetto degli obblighi che da
essa derivano.
Il territorio Monti Peloritani, (Dorsale Curcuraci, Antennamare ed Area Marina dello Stretto di
Messina) è una zps in base al fatto che:
- è un’ area di importanza mondiale per l’ avifauna ed al tempo stesso è un’ area importante a
livello europeo (continente) e rilevante nell’ Unione Europea
- è un sito che ospita o è idoneo ad ospitare gruppi di specie la cui distribuzione è limitata, in
larga parte o interamente a dei biomi.
- Il sito è un “collo di bottiglia” (bottle-neck) con un passaggio migratorio primaverile o
autunnale di oltre 20.000 cicogne, rapaci o gru.
Specie qualificanti per la ZPS “Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare ed Area Marina
dello Stretto di Messina”
SPECIE
Magnanina
NOME SCIENTIFICO
Sylvia undata
STATUS
B
CRITERIO
A3
(“Sviluppo di un sistema nazionale delle ZPS sulla base della rete delle IBA (Important Bird Areas)”, A.
Brunner C. Celada P. Rossi M. Gustin, LIPU- BirdLife Italia).
specie (non qualificanti) prioritarie per la gestione:
Aquila del Bonelli (Hieraetus fasciatus)
Aquila reale (Aquila chrysaetos) SPECIE
Lanario (Falco biarmicus)
Pellegrino (Falco peregrinus)
Coturnice (Alectoris graeca)
criteri qualificanti la ZPS: A3, A4 IV, B1 IV, C5.
A3: questo criterio riguarda i gruppi di specie limitate ai biomi, quando presente individua un sito che
ospita o è idoneo ad ospitare gruppi di specie la cui distribuzione è limitata, in larga parte o
interamente a dei biomi.
A4 IV: il criterio riguarda siti peculiari per le specie gregarie. Il sito è un “collo di bottiglia” (bottle neck) con un passaggio migratorio primaverile o autunnale di oltre 20.000 cicogne, rapaci o gru.
B1 IV: la categoria B1 riguarda siti importanti per le specie gregarie. Il sito è un “collo di bottiglia”
(bottle-neck) con un passaggio migratorio primaverile o autunnale di oltre 5.000 cicogne, o più di
3.000 rapaci o gru.
C5: la categoria C5 riguarda i siti considerati colli di bottiglia. Coincide con il criterio B1 IV.
Status
1.
2.
3.
4.
5.
52
B
W
nidificante migratore
svernante
Lo Stretto di Messina, famoso per la migrazione dei rapaci e delle cicogne offre in realtà la
possibilità di osservare decine e decine di specie, dai passeriformi agli uccelli marini, dai limicoli ai
laridi e altro ancora.
La check-list dell'area conta un totale di tutto rispetto di più di 260 specie; tra queste numerosi
sono gli accidentali: Pellicano bianco (sino a 4 ind. assieme), la Pavoncella gregaria o Chettusia
gregaria, la Monachella dorsonero, il Culbianco isabellino, l'Uccello delle tempeste codaforcuta,
l'Orchetto marino, la Pulcinella di mare, il Cuculo dal ciuffo, l'Usignolo d'Africa, Pigl iamosche
pettirosso e altri ancora.
Fare una lista di tutte le specie osservabili sarebbe troppo lunga, così si riportano di seguito in
ordine sparso solo alcune delle osservazioni usuali.
Sui Monti Peloritani è notevole il numero di passeriformi che si osservano, sia in migrazione
che nidificanti, così su ogni spuntone roccioso o casa diroccata si vede il Passero solitario (che vi
nidifica) e più di rado splendidi esemplari di Codirossone. La fitta macchia mediterranea ospita in
gran numero le Sterpazzoline, la Magnanina, la Sterpazzola di Sardegna, la Sterpazzola, nonché
ovviamente l'Occhiocotto, l'Usignolo di fiume, il Beccamoschino e tutte le specie di macchia.
I vari boschetti misti delle colline offrono riparo per la sosta a Balie nere e dal colla re,
Canapini maggiori e più raramente Canapini, e poi Pigliamosche, Upupe, Rigogoli, Cuculi, Assioli,
Torcicolli ecc.
Le zone cespugliose o aride sono un ottimo posto per osservare le Monachelle (entrambe le
sottospecie), le Averle Capirosse, Stiaccini, Culbianchi, Calandri, Prispoloni, Zigoli neri e muciatti,
Calandrelle, decine di Gruccioni e così via.
I boschi di pino e quercia di più alta quota, sono caratterizzati dalla presenza di centinaia di
passeriformi come cince varie, Fiorrancini e Regoli, Crocieri, l'interessantissimo e distintivo
Codibugnolo di Sicilia (considerato sottospecie A.c.siculus ma che ha tutte le carte in regola per
essere assurto a specie distinta), le Tordele, nonché rapaci notturni come Allocco, Gufo comune,
Barbagianni e Civetta. Presenti anche il Picchio rosso maggiore e il muratore, e il Rampichino.
A Torre Faro e Ganzirri; frequentissime sono le osservazioni di Berte minori e numerosi i gabbiani
con, tra i più comuni, Gabbiano corso, Zafferano, Gabbiani rosei e corallini, Labbi o Stercorari
mezzani all'inseguimento di una di queste specie nel tentativo di rubare la preda. Non mancano le
sterne come la Sterna maggiore, il Beccapesci e, raramente, la Sterna zampenere.
Talvolta numerosi sono ardeidi di passaggio, soprattutto Garzette, ma anche Nitticore, Aironi
rossi e cenerini e Sgarze ciuffetto.
A volte passano le Gru o i Mignattai, di frequente le Spatole. Assolutamente spettacolare ed
unico poi è il passaggio continuo di passeriformi di molte specie e di Rondini a cui sp esso si associano
R. rossiccie, Topini e Balestrucci, migliaia anche i fringillidi con grossi stormi di vocianti Cardellini,
Verzellini, Fanelli, Fringuelli e di rado Lucherini.
È possibile osservare Culbianchi e le Monachelle, Cutrettole di ogni sottospe cie e non è raro
imbattersi in qualche magnifico Succiacapre.
Nei laghi di Ganzirri è possibile osservare limicoli e ardeidi, Cormorani, Svassi vari e
Mignattini e altri acquatici.
Le cicogne sono quelle specie di avifauna che in nessuna altra parte d'Italia si vedono in egual
numero con conteggi per ogni primavera di sino a 380-400 Cicogne bianche (gruppi anche di 130 ind.)
e 70+ C.nere (max. di 15-20 assieme).
Lo Stretto è famoso soprattutto per i rapaci che lo usano come braccio più corto di mare pe r
arrivare sulla penisola.
Se il numero di individui non è molto elevato rispetto a siti più conosciuti come Eilat,
Gibilterra o Bosforo (ma è pur sempre il più alto in Italia e tra i più alti in Europa), certo è notevole il
numero di specie che vi è stato osservato; sono infatti ben 39 le specie in tutto segnalate, ossia quasi
tutte quelle del Paleartico Occidentale. Tra queste certo si annoverano singole osservazioni e dati
storici come il Gipeto, il Nibbio Bianco, l'Aquila di mare e probabilmente l'Avv oltoio monaco (non
incluso però nelle 39 specie per l'incertezza dei dati) e specie accidentali quali Sparviero levantino (un
ind. nel 1893 e 1 maschio nell'aprile 1989), Aquila delle steppe (segnalata 2 o 3 volte), Aquila
imperiale (c.6 volte), Aquila del Bonelli (alcune volte), Poiana calzata (2 volte), Falcone di Barberia
53
(1 maschio adulto nell' aprile 1998), Astore (almeno 4 o 5 segnalazioni) e il Grifone (1 o 2 segn.
recenti). Esclusi però gli accidentali sono comunque 27 le specie che si vedono ogni a nno o quasi tutti
gli anni (alcuni irregolari).
La più abbondante è di certo il Falco pecchiaiolo con max. di 22.000 -28.000 individui ogni
primavera, seguito dal Falco di palude con max. di 3.300+ , il Nibbio bruno con max. di 1.000+ (ma
rarissimo invece il reale con pochi ind.), il Gheppio con 1.300+ individui.
Oltre a queste specie che la fanno da padrone, assolutamente unico e spettacolare il numero di
Albanelle, senza uguali in Europa; tra 200 e un max. di 700+ Albanelle minori, tra 40 e 100+ reali e
tra 10 e 100+ A.pallide. Quest'ultima specie ha sullo Stretto di Messina in assoluto la più importante
zona di migrazione del Paleartico Occidentale ed è il sito dove è di gran lunga più facile osservarla.
Davvero ragguardevole il numero di Falchi cuculi contati annualmente con un minimo di 100+
ind. ed un massimo, record paleartico, di oltre 6.900 nel 1992 (di cui il 90% in un solo pomeriggio).
Diversi anche i Grillai osservati con max. di 60-100 individui.
Svernando in Sud Africa in gruppi misti con le altre due specie, non sorprende che qualche isolato
individuo venga "catturato" al momento della migrazione nei grossi stormi di Falchi cuculi occidentali
e che prosegua il viaggio con questi passando sullo Stretto. Molto comune è poi il Lodolaio (+ di 80200 per stagione), più raro lo Smeriglio, frequente sebbene scarso il Falco della Regina (5 -45 ind.) e il
Pellegrino, raro il Lanario (1-4) e ancor più il Sacro (1 o 2 quasi ogni anno!!). Ogni anno
entusiasmante è l'apparizione di qualche Aquila anatraia, che tiene col fiato sospeso tutti per la su
identificazione; possono capitare entrambe le specie ma è la minore ad essere più regolare.
Tra le "aquile" sono osservabili diversi individui di Aquila minore (sia scure che chiare) e di
Biancone, mentre non sono mancati eccezionali osservazioni di Aquila del Bonelli. Sulle pendici dei
monti spesso volteggia l'Aquila reale e qualche immaturo erratico passa lo Stretto; in una occasione
abbiamo osservato 4-5 ind. assieme. Diversi i Falchi pescatori, pochi invece i Nibbi reali. Lo
Sparviere nidifica in zona con poche coppie e qualche ind. in migrazione si vede ogni tanto. Poche
sono le Poiane comuni di passaggio (forse meno delle nidificanti in zona) ma sul fronte Buteo
arriviamo ad un altro vanto dello Stretto: questa rotta migratoria infatti è l'unica di tutta l'Europa
centro-occidentale usata regolarmente dall Poina delle steppe (B.b.vulpinus) (sino a 22 ind.) e dalla
Poiana codabianca (sino a 13), il Capovaccaio, sino ad un massimo di 15 con un "record" di 4 ind. in
volo assieme.
Frammisto ai gruppetti di F.cuculi e Grillai, arrivano poi ogni tanto, accidentalmente, alcuni individui
del falco: il Falco cuculo orientale (Falco amurensis) di cui abbiamo almeno 4 osservazioni tra il 1995
e il 1998.
Il Falco pecchiaiolo è di gran lunga la specie più comune, seguita dal Falco di Palude e dal Nibbio
bruno, ma lo Stretto di Messina è anche molto importante per l’Albanella pallida, il Grillaio, il
Lodolaio, e si possono osservare anche il Falco della Regina, la Poia na codabianca, la Poiana delle
Steppe, l’Albanella minore, il Gheppio, il Capovaccaio, il Falco pellegrino, l’Aquila minore, la
Cicogna bianca e quella nera.
Un totale a tutt’oggi di 38 specie diverse, incluse alcune accidentali come l’Aquila imperiale, il Falco
sacro, l’Aquila delle steppe.
Naturalmente ogni specie possiede un proprio periodo di maggiore transito: aprile è ricco di specie
diverse, anche rare, ma in numeri bassi. I più precoci sono i Falchi di palude e le albanelle, che
presentano il picco già agli inizi di aprile.
Le prime settimane di maggio solitamente regalano grandi numeri ma poca varietà di specie: anche
3.000/5.000 rapaci in un solo giorno, di cui il Falco pecchiaiolo costituisce la grande maggioranza.
Ovviamente, le condizioni meteorologiche, in particolare i venti, influenzano il passaggio e possono
bloccare la migrazione anche per diversi giorni, come succede con il vento forte da sud -est.
Oppure possono creare le condizioni per un grande e meraviglioso passaggio concentrato (recor d
assoluto finora: 9.727 rapaci il 5 maggio del 2000).
Di seguito viene riportata la tabella relativa all’avifauna di importanza prioritaria, presente nella Zps, i
dati si riferiscono ad un periodo di nove anni, dal 1999 al 2009.
54
Il numero totale dei rapaci censiti è salito dai 3.198 contati nel 1984 (vedi tabella), fino ai quasi
40.000, e anche di più, registrati negli ultimi anni, dei quali oltre 33.000 Falchi pecchiaioli.
55
SPECIE CARATTERIZZANTI L’AREA INTERESSATA DAL PROGETTO
Non esistendo studi specifici, né dati di tipo puntuale che permetterebbero la descrizione dello status
del patrimonio avifaunistico dell’area oggetto del presente studio ci si basa sulle presenze
possibili/certe.
La particolare posizione dell’appezzamento di terreno, che viene a trovarsi in un’area che si affaccia
sullo Stretto di Messina, corridoio di migrazione per molte e varie specie di avifauna (rapaci, cicogne,
ecc.), rendono questo luogo idoneo: sia ad un utilizzo stabile da parte di molte specie di passeriformi
presenti durante tutto l’arco dell’anno, sia come sito di transito durante il passaggio migratorio:
primaverile ed autunnale, ma attualmente il lotto di terreno si presenta degradato non idoneo ad
ospitare avifauna.
Per l’avifauna viene riportata una tabella basata sulle presenze possibili/certe a completare il
quadro reso dai dati tabellari della ZPS “Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare ed Area
Marina dello Stretto di Messina”, tratti da: “Sviluppo di un sistema nazionale delle ZPS sulla base
della rete delle IBA (Important Bird Areas)” A. Brunner C. Celada P. Rossi M. Gustin, LIPU BirdLife Italia.
Per analizzare l’avifauna presente si è ritenuto utile ricorrere alla costruzione di tavole
sinottiche tematiche, non esistendo studi specifici, né dati di tipo puntuale che permetterebbero la
descrizione dello status del patrimonio avifaunistico dell’area oggetto del presente studio.
Per la costruzione di queste tabelle sono state utilizzate: osservazioni dirette, diverse fonti
bibliografiche che riguardano la distribuzione e la consistenza sul territorio italiano delle specie,
abitudini, e il tipo di ambiente abitato.
In ogni tabella sono state considerate, per ogni specie:
 le presenze certe, ottenute da: sopralluoghi e da notizie bibliografiche;
 le presenze possibili, ricavate dallo studio delle condizioni caratteristiche dell’area, topografia,
uso del suolo, tipo di vegetazione presente, che potenzialmente possono essere adatte alle
esigenze ecologiche delle specie considerate.
ORDINE
Specie
Grado di certezza Altitudine
Nome della specie della presenza
In metri
nell’ area
s.l.m.
COLUMBIFORMES
Tortora
Streptopelia turtur POSS
Tortora dal collare Streptopelia
CER
orientale
decanto
PASSERIFORMES
Balestruccio
Delichon urbica
CER
0-600
0-1000
0-1800
Ballerina bianca
Motacilla alba alba CER
0-1000
Ballerina gialla
Motacilla cinerea
0-700
Capinera
Cardellino
Sylvia atricapilla
CER
Carduelis carduelis CER
0-1800
0-1800
Cinciallegra
Parus major
CER
0-400
Cinciarella
Parus caerulesu
CER
0-600
CER
56
Habitat
zone collinari
ambienti collinari urbani, rurali e
agricoli
zone urbane rurali
zone aperte, coltivi, coste, rive di
torrenti e fiumi
zone aperte, coltivi, coste, rive di
torrenti e fiumi
macchia mediterranea
aree verdi urbane
boschi decidui, misti, parchi,
giardini
boschi decidui, misti, parchi,
giardini
Codirosso
Codirosso
spazzacamino
Cornacchia grigia
Cutrettola
Phoenicurus
phoenicurus
Phoenicurus
ochruros
Corvus corone
cornix
Motacilla flava
Fringuello
Carduelis
cannabina
Fringilla coelebs
Gazza
Pica pica
Fanello
POSS
0-1000
boschi, parchi, periferie urbane
CER
0-1000
zone urbane e rurali
CER
0-1500
ampia valenza ecologica
CER
0-400
zone aperte, coltivi, rive di torrenti
e fiumi
CER
0-2000
zone aperte e soleggiate
CER
0-1800
CER
0-1500
boschi, giardini, parchi, coltivi
ambienti aperti con alberature
sparse
POSS
0-1000
parchi, boschi aperti, zone urbane
CER
0-1500
CER
0-700
CER
0-2000
Passera d’Italia
Phylloscopus
collybita
Turdus merula
Sylvia
melanocephala
Passer italiane
Passera mattugia
Passer montanus
CER
0-1400
Pettirosso
Erithacus nubecola CER
0-1500
Pigliamosche
Rondine
Saltimpalo
CER
CER
CER
0-1800
0-1400
0-1000
CER
0-2300
ampia valenza ecologica
Sterpazzola
Sterpazzolina
Verdone
Mucicapa striata
Hirundo rustica
Saxicola Torquata
Troglodytes
troglodytes
Sylvia communis
Sylvia cantillans
Carduelis chloris
ambienti alberati o semi alberati
macchia mediterranea, parchi, aree
suburbane
aree urbane e suburbane
parchi, giardini, aree agricole, zone
suburbane e ubrane
ambienti boschivi, giardini, parchi,
sieipi
boschi aperti, parchi e giardini
zone urbane rurali
zone aperte prative
POSS
CER
CER
0-1900
0-600
0-1850
Verzellino
Serinus serinus
CER
0-1800
Usignolo di fiume
Cettia cetti
POSS
0-800
zone cespugliate aperte
zone cespugliate aperte, querceti
aree verdi urbane
ambienti aperti alberati, aree verdi
urbane
vegetazione bassa, fitta lungo
fiumi e canali
Luì piccolo
Merlo
Occhiocotto
Scricciolo
SPECIE AVIFAUNA
FENOLOGIA
GEN
FEB
MAR
APR
Buteo buteo
Falco tinnunculus
Alectoris graece whitakeri
Rallus aquaticus
Gallinula chloropus
Columba palumbus
Cuculus canorus
Tyto alba
Otus scops
Athene noctua
Strix aluco
Caprimulgus europaeus
Apus apus
Upupa epops
Jynx torquilla
Picoides major
Calandrella brachydactyla
Galerida cristata
Delichon urbica
Motacilla cinerea
Motacilla alba
Troglodytes troglodytes
Erithacus rubecula
Luscinia magarhynchos
Saxicola Torquata
Oenanthe oenanthe
57
MAG
GIU
LUG
AGO
SET
OTT
NOV
DIC
Monticola solitarius
Turdus merula
Turdus viscivorus
Cettia cetti
Cisticola juncidis
Sylvia cantillans
Sylvia melanocephala
Sylvia atricapilla
Phylloscopus collybita
Regulus ignicapillus
Muscicapa striata
Aegithalos caudatus siculus
Parus ater
Parus caeruleus
Parus major
Certhia brachydactyla
Lanius senator
Garrulus glandarius
Pica pica
Corvus monedula
Corvus corone
Corvus corax
Passer hispaniolensis
Passer montanus
Fringilla coelebs
Serinus serinus
Carduelis chloris
Carduelis carduelis
Carduelis cannabina
Emberiza cirlus
Miliaria calandra
Fenologia delle specie presenti. fonte: L O V ALVO et al. (1993)
periodo riproduttivo
mesi in cui sono presenti popolazioni svernanti provenienti da aree extrasiciliane
mesi di migrazione
periodo pre- o post-riproduttivo, periodo di estivazione della specie migratrice non nidificante o di svernamento parziale o totale
delle specie sedentaria
assenza della specie
13.1
22.6
7.6
17.5
13.3
11.1
58.6
34.9
20.8
22.2
MOSAICI
AREE
4.8
4.5
UMIDE
COSTE
7.8
15.3
BOSCHI
10.7
10.5
SEMPREV
18
49.7
MACCHIA
ARBORETI
QUERCETI
MEDITERR
33.7
60.5
8.9
VEGETAZ .
PRATI
PASCOLI
17.7
31.4
CONIFERE
25.7
56
DECIDUI
Buteo buteo
Falco tinnunculus
Alectoris graece whitakeri
Rallus aquaticus
Gallinula chloropus
Columba palumbus
Cuculus canorus
Tyto alba
Otus scops
Athene noctua
Strix aluco
Caprimulgus europaeus
Apus apus
Upupa epops
Jynx torquilla
Picoides major
Calandrella brachydactyla
Galerida cristata
Delichon urbica
Motacilla cinerea
Motacilla alba
Troglodytes troglodytes
Erithacus rubecula
Luscinia magarhynchos
ARATI
NOME SPECIFICO
TERRENI
Fenologia delle specie presenti. fonte: L O V ALVO et al. (1993)
27.7
31.5
25.4
6.7
7.7
7.6
4.3
61.9
61.6
8.7
49.2
3.9
4.5
16.7
10.8
8
5.3
13.9
11.8
8.3
12.5
9.7
26.7
7.9
27.5
8.9
10.5
23.4
54.6
54
31.6
40.6
10
31.5
5.8
18.9
15.8
37
33.8
86.3
18.6
55.8
90
8.5
29.3
14.4
100
13.7
63.5
2.3
43.5
36.5
41.8
46.1
58
63.2
78.5
45.6
70.6
25
57
Saxicola Torquata
Oenanthe oenanthe
Monticola solitarius
Turdus merula
Turdus viscivorus
Cettia cetti
Cisticola juncidis
Sylvia cantillans
Sylvia melanocephala
Sylvia atricapilla
Phylloscopus collybita
Regulus ignicapillus
Muscicapa striata
Aegithalos caudatus siculus
Parus ater
Parus caeruleus
Parus major
Certhia brachydactyla
Lanius senator
Garrulus glandarius
Pica pica
Corvus monedula
Corvus corone
Corvus corax
Passer hispaniolensis
Passer montanus
Fringilla coelebs
Serinus serinus
Carduelis chloris
Carduelis carduelis
Carduelis cannabina
Emberiza cirlus
Miliaria calandra
63.1
37.2
48.2
37.2
21.4
37.6
11.7
49.3
5.3
10.6
81.9
16.4
10
31.6
10.6
15.2
57.9
11.7
9
65.8
15
34.7
9.2
29.1
4.3
34.4
12.7
4.4
22.9
65.3
24.1
54.4
9.9
91.6
4.3
53.2
23.6
4.3
73
30.9
21
57
13.3
6
18.3
22.7
45.5
8.9
42
73.1
17.3
7.2
67.3
54.4
32.9
47.1
19.8
49.3
12.7
10.6
23.6
16
44.5
39.6
56.9
32.8
48.1
4.4
88.8
27.4
11.6
76.7
30.2
45.9
40.9
18.6
44.7
11.1
25
13
5
61.4
13
8
36.6
31.6
54.7
24.1
9.4
79.5
10.6
78.6
9.8
74.1
21.5
21.8
39.1
24.2
11.7
25.4
19.5
41.8
27.4
8.7
20.4
12.6
80.4
63.9
57.1
49.7
37.3
68.6
62.8
49.3
13.1
31.2
71.1
46.1
50.6
18
12.7
44.6
48.6
35.4
14.9
63.7
49.3
45.2
11.1
76.5
21.3
12.4
23.3
5.5
19.5
14
57
16.3
8
19.8
8.3
7.7
78.2
19.3
18.2
15
34.5
8.9
81.9
8.3
6.1
10.3
57.4
38.4
40.6
14.6
41.2
6.1
12.2
13.4
6.1
28.1
16.9
12.2
53.1
24.5
1.1
31.5
9.8
4.5
6.1
29.9
3.1
36.6
41.1
37.7
41
17.5
9.1
1.9
31.5
26.9
12.6
26.9
23.9
70.6
24.6
13.9
60
34.7
40.9
6.7
67.8
10
95.6
79.8
38.3
71.3
54.8
14.5
10.8
10
16
16
5.6
Frequenza media delle specie presenti nelle differenti tipologie ambientali. fonte: L O VALVO et al. (1993)
59
5. FORME DI INCIDENZA DEL PROGETTO:
IMPATTI DIRETTI
Un aspetto dell’incidenza diretta dell’opera oggetto di questo studio sulla fauna è rappresentato dalla
sottrazione di suolo.
Si può fare una distinzione fra: una sottrazione di tipo permanente e una temporanea. La prima viene
riferita alla rimozione fisica di suolo dovuto alla presenza dell’opera stessa e per la fascia di
pertinenza che viene di norma alterata durante i lavori di costruzione.
La sottrazione temporanea di suolo si riferisce alle aree interessate dallo scotico di suolo per le attività
di costruzione, in una fascia attorno all’opera, per i siti di cantiere e di cava, che sono oggetto, al
termine della fase di costruzione, di interventi di recupero ambientale ch e solo in parte riacquistano
l’originale valenza ecosistemica.
Da ciò deriva quindi, una eliminazione di vegetazione e quindi una diminuzione fisica della superficie
del biotopo.
IMPATTI INDIRETTI
Gli effetti indiretti sono dovuti a:
1.
frammentazione di habitat, ossia ad una recisione di corridoi ecologici e un aumento della
frammentazione e dell’ isolamento dei biotopi di pregio che porta ad un’ alterazione nella capacità
di funzionamento dei diversi habitat ed ad una diminuzione di connettività fra gli stessi che può
modificare le dinamiche vitali delle popolazione delle specie presenti.
2.
Sottrazione diretta di habitat alla fauna. La conseguenza della frammentazione degli
ecomosaici, produce una riduzione delle superfici utilizzate, nell’ habitat naturale, come “home
range”, ossia superfici impiegate per l’ espletamento delle funzioni v itali (riposo, alimentazione,
rifugio, riproduzione), a disposizione delle specie presenti. Inoltre le aree frammentate identificano
un ambiente che presenta notevoli differenze rispetto a quello originario, in termini di:
- alterazione locale del microclima;
- cambiamento delle condizioni locali di esposizione alla luce;
- potenziale modificazione del ciclo interno delle acque.
3.
Interferenze con gli spostamenti della fauna (effetto barriera).
L’opera oggetto del presente studio e le relative infrastrutture di servizio (aree e strade di cantiere)
costituiscono elementi in grado di interrompere la continuità ambientale del territorio producendo
“effetti barriera” nei confronti di numerose specie. Possono venire intercettati dei corridoi
preferenziali stagionali e giornalieri di spostamento, con alterazioni nei modelli comportamentali e
negli itinerari funzionali alla nutrizione e alla riproduzione.
Le infrastrutture viarie connesse possono poi determinare impatti diretti sugli animali in
attraversamento, quali schiacciamenti e urti.
4.
Dispersione di inquinanti: ci si riferisce essenzialmente all’emissione di inquinanti da gas
discarico, all’eventuale inquinamento delle acque di drenaggio, allo sversamento accidentale di
inquinanti durante le fasi di cantiere.
5.
Inquinamento acustico e vibrazioni
Il rumore e le vibrazioni prodotte durante le fasi di cantiere possono determinare disturbo alla fauna
da fonoinquinamento.
6.
Disturbo dovuto alla frequentazione antropica
La crescita dell’utilizzo del territorio, indotto dalla realizzazione di queste opere, potrebbe
interferire negativamente con il mantenimento di un corretto equilibrio ambientale.
A questi effetti maggiori si devono poi aggiungere effetti meno visibili, per esempio la creazione di
superfici ecosistemiche di origine antropica.
IMPATTI IN FASE DI COSTRUZIONE ED IN FASE DI ESERCIZIO
Gli effetti, diretti e indiretti sinora analizzati sono da considerarsi sia in fase di realizzazione del
progetto che in fase di esercizio.
IMPATTI A BREVE TERMINE
Questo genere di impatti riguarda le azioni di disturbo precedentemente individuate per i lavori
necessari durante la fase di costruzione, ovvero nella fase cantieristica.
IMPATTI A LUNGO TERMINE
Gli effetti a lungo termine sono rappresentati dalle perturbazioni prece dentemente descritte al ciclo
vitale delle specie faunistiche ed avifaunistiche locali.
60
FORME DI INCIDENZA DEL PROGETTO SULL’ INTEGRITÀ DEL SITO NATURA 2000
In seguito agli impatti potenzialmente individuati:
 perturbazione alle specie,
 variazioni nella densità delle specie,
 variazioni nel numero di specie che popolano la zona,
 perdita di habitat,
 frammentazione di habitat,
sulle specie di fauna e di avifauna per le quali la zona è stata classificata come ZPS, viene meno l’
integrità del sito per ciò che concerne la sua struttura e le sue funzionalità ecologiche, nell’ area
interessata dal progetto.
Si possono considerare forme di degrado fisico le riduzioni e le frammentazioni di habitat utile per le
varie specie di avifauna.
6 ANALISI AMBIENTALE DI INCIDENZA
CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE
L’analisi ambientale di incidenza, accertato già in fase preliminare, che il progetto/piano in
esame non è direttamente connesso o necessario alla gestione del sito Natura 2000, procede ad
identificare la potenziale incidenza indotta sul sistema ambientale e la significatività degli impatti.
La valutazione degli impatti è stata effettuata utilizzando una semplice matrice “azioni di
progetto/ricettore”.
Nella matrice vengono quindi individuati gli impatti derivanti dalla re alizzazione degli interventi
previsti dalle opere in progetto e sinteticamente valutata la modificazione del livello di qualità delle
diverse componenti ambientali in relazione alle potenziali interferenze.
La metodologia cui si è fatto riferimento per la definizione della scala di valutazione degli impatti,
con gli opportuni adattamenti correlati alla situazione in esame, è quella proposta da Bresso et al.
(1985).
La classificazione degli impatti adottata sintetizza la valutazione di tre diversi parametri e
precisamente:
 il livello di incidenza (lieve/rilevante) degli impatti che è dato dalle dimensioni dei domini di
interferenza dell’opera in progetto; tale “livello di incidenza” deriva dalla stima degli aspetti
quantitativi caratteristici delle diverse componenti ambientali con cui interferiscono le singole
azioni di progetto. Ad esempio con questo parametro di valutazione si so ttintende l’entità delle
superfici interessate dalla sottrazione diretta di vegetazione spo ntanea oppure il numero di specie
faunistiche sensibili disturbate oppure le dimensioni delle unità ecosistemiche caratteristiche
interferite, ecc;
 la durata del periodo (breve termine/lungo termine) durante il quale gli impatti vengono
esercitati dalle diverse azioni di progetto;
 la reversibilità degli effetti stessi (reversibile/non reversibile).
Durata
Entità degli impatti Irreversibile
molto rilevante
6
rilevante
5
lieve
4
1
2
3
4
5
6
reversibile a lungo termine
5
3
2
Definizione dei livelli di impatto
reversibile a breve termine
4
2
1
incidenza lieve / reversibili / breve termine
incidenza rilevante / reversibili / breve termine
incidenza lieve / reversibili / lungo termine
incidenza rilevante / reversibili / lungo termine
incidenza molto rilevante / reversibili / breve termine
incidenza lieve / irreversibili
incidenza molto rilevante / reversibili / lungo termine
incidenza rilevante / irreversibili
incidenza molto rilevante / irreversibili
Scala di valutazione di intensità degli impatti
61
È stata quindi definita la scala per la valutazione degli impatti tenendo conto della qualità dei recettori
potenzialmente interferiti.
Nella tabella che segue vengono indicate i risultati di tutte le combinazioni possibili che scaturiscono
dal prodotto classe di impatto x classe di vulnerabilità .
livelli di impatto
qualità
ambientale
componenti interferite
1
2
3
delle
1
1
2
3
2
2
4
6
3
3
6
9
4
5
4
8
12
5
10
15
6
6
12
18
Scala per la valutazione degli impatti
IMPATTO BASSO IMPATTO MEDIO IMPATTO ELEVATO IMPATTO POSITIVO
1-4
9-18
5-8
+
Prima di predisporre la matrice degli impatti relativa alle componenti ambientali “vegetazione”,
“fauna” ed, è stata compilata per ogni componente e per ognuna delle opere (costruzione edificio e
opere connesse) o delle condizioni operative previste (situazione di entrata a regime del fabbricato)
una check-list delle azioni di progetto e delle tipologie di impatto potenziale in fase di cantiere e in
fase post-operam.
È’ stata adottata la seguente simbologia:
x:
indica gli impatti negativi
+:
indica gli impatti positivi
QUALIFICAZIONE DEGLI ELEMENTI AMBIENTALI DI INTERESSE SPECIFICO
FLORA E VEGETAZIONE
Per la scala di valutazione degli impatti sono stati assegnati i valori da 1 a 3 in base alla qualità ambientale
della componente considerata.
Classe di qualità ambientale
3
2
1
Definizione
Elevata (specie e formazioni rare ad elevata naturalità)
Media (specie e formazioni comuni di media naturalità)
Bassa (specie e formazioni comuni a bassa naturalità)
Classe di qualità ambientale delle tipologie fisionomico-vegetazionali
Alle componenti vegetazionali presenti nell’area in oggetto sono stati assegnati i seguenti valori:
TIPOLOGIE
CLASSE DI QUALITÀ
vegetazione sinantropica ruderale (zona bassa)
1
Attribuzione della classe di qualità ambientale alle tipologie fisionomico-vegetazionali individuate
AVIFAUNA
Alla componente fauna (avifauna) è stato assegnato il valore 3
CLASSE
QUALITÀ
3
TIPOLOGIA
Fauna (avifauna)
Attribuzione della classe di qualità ambientale alle tipologie di fauna individuate
62
DI
TIPOLOGIE DI IMPATTO PRESUMIBILI SULL'AMBIENTE
Di seguito si descrivono sinteticamente le principali tipologie di impatto a carico delle
componenti ambiente fisico (atmosfera, geologia, geomorfologia, suolo) ed ambiente biologico
(vegetazione, fauna ed ecosistemi) potenzialmente correlate alle fasi di costruzione e di esercizio delle
opere che saranno oggetto della valutazione definitiva.
FASE DI COSTRUZIONE
Durante tale fase il progetto non prevede la realizzazione di nuove opere di presa dal Lago
Pantano grande, né versamento di acque in esso. È da escludersi pertanto una modifica della
disponibilità idrica per il Sic.
Per quanto riguarda l’impatto sulla qualità dell’aria, si verificherà un aumento delle polveri
nelle immediate vicinanze del cantiere. L’aumento di polverosità è dovuto soprattutto dalle operazioni
delle macchine di movimentazione terra e dal movimento dei mezzi di cantiere.
In fase di cantiere l’alterazione del clima acustico dell’area durante la costruzione delle opere è
riconducibile alle fasi di approntamento ed esercizio del cantiere ed al trasporto del materiale. Le
emmissioni acustiche derivanti dalle attività di cantiere potranno essere continue (generatori) e
discontinue ( mezzi di cantiere e trasporto).
La realizzazione del progetto potrà determinare nuovo consumo di suolo, aumento della
superficie impermeabilizzata e del rischio di inquinamento del suolo che con le opportune opere di
mitigazioni l’impatti saranno non negativi.
I rifiuti, in fase di cantiere, sono riconducibili agli imballaggi dei materiali, agli scarti di
lavorazione, che dovranno esserre correttamente smaltiti secondo le disposizioni di legge.
FASE A REGIME
C’è un aumento del carico urbanistico, legato alla fruizione della struttura che proprio s’inserisce
nella destinazione d’uso del PRG
Le acque meteoriche da allontanare a seguito dell’incremento di superficie impermeabilizzata
(area edificata, area pavimentata ed area a verde) dovranno essere scaricate direttamente nel
terreno, così da non modificare l’apporto idrico generale alle falde sotterranee.
Le pressioni sul sistema aria potranno essere determinate da emissioni gassose di sostanze inquinanti
prodotte dall’afflusso dei residenti, aventi però effetti localizzati poco rilevanti, mentre si produrrà un
sensibile aumento delle emissioni sonore e luminose.
Per quanto riguarda la fase di esercizio le fonti di rumore principale saranno riconducibili
all’incremento della mobilità veicolare. Ma queste fonti di rumore sono comunque presenti a causa
dell’abitato situato intorno all’area, pertanto non vi saranno significative modifiche.
TIPOLOGIE DI IMPATTO PRESUMIBILI SULL'AMBIENTE FISICO
ATMOSFERA
La contaminazione chimica dell’atmosfera si produce per la combustione del combustibile
utilizzato dai mezzi d’opera per il trasporto di materiali e per i movimenti di terreno necessari alla
costruzione delle opere.
In questo caso, si utilizzerà un parco macchine estremamente ridotto (generalmente 1 camion, 1
escavatore e un generatore ausiliario).
Pertanto l’emissione si può considerare di bassa magnitudo e per lo più localizzata nello spazio e nel
tempo, tanto da considerarsi lieve la sua incidenza sulle comunità vegetali ed animali.
ALTERAZIONE PER EMISSIONI DI POLVERE
Le emissioni di polvere dovute al movimento ed alle operazioni di scavo dei mezzi d’opera, per
il trasporto di materiali, lo scavo di canalette per i cablaggi, lo scavo delle trincee per le fondazioni, la
sistemazione esterna e le aree da adibire a parcheggio possono avere lievi ripercussioni sulla faun a
terrestre (provocandone un allontanamento temporaneo ed una minima alterazione sui processi di
riproduzione e crescita) e sulla vegetazione, per la limitatezza delle aree che saranno soggette ai
lavori.
ALTERAZIONI PER L’EMISSIONE DI RUMORI
Le emissioni di rumore sono da mettersi in relazione con il transito di macchinari pesanti nella
zona di costruzione delle opere e con la costruzione delle opere accessorie.
Queste emissioni possono avere un effetto temporaneo sulle comunità faunistiche presenti nella zona
interessata.
63
GEOLOGIA E GEOMORFOLOGIA
Gli impatti che incidono su questa componente ambientale vanno messi in relazione alla
realizzazione degli scavi per le fondazioni, alla cementazione delle strutture, alla riduzione della
copertura vegetale ecc.
L’ampiezza delle opere da realizzare implicano influenze estremamente localizzate e
circoscritte, mentre qualunque processo dinamico di evoluzione geologica di un paesaggio hanno una
scala e un’estensione estremamente superiore.
SUOLO
Le movimentazioni di terra, cosi’ come riportasto in progetto necessarie alla costruzione delle
strutture che compongono l’opera in oggetto rappresentano un volume relativamente modesto, così
come la porzione di suolo effettivamente eliminata.
Fanno eccezione le opere di scasso per la posa delle condutture per le utenze domestiche e lo scavo
per le fondazioni.
IDROLOGIA e IRDOGEOLOGIA
Le ripercussioni delle attività di cantiere, per la costruzione delle opere in oggetto, possono derivare
dalla possibilità di sversamenti accidentali di oli lubrificanti dai mezzi meccanici e dai macchinari.
Non sono possibili alterazioni della qualità delle acque superficiali in quanto assenti, fatta eccezione
per le acque di ruscellamento che, viste le caratteristiche idrogeologiche del sito, s ono limitate a
precipitazioni di elevata intensità ed in ogni caso eventuali modificazioni sarebbero di modesta entità.
Per quanto riguarda la possibile alterazione della qualità delle acque sotterranee, essendo la falda ad
una profondità maggiore ai 20 m, la zona areata è sufficiente ad eliminare per autodepurazione gli
inquinanti percolanti attraverso il litotipo presente, che perciò non può raggiungere le eventuali acque
di falda.
Si consiglia comunque di disperdere le acque bianche nel terreno di proprietà. L’Impianto idrico si
allaccerà alla rete idrica comunale presente sulla strada pubblica.
Detti accorgimenti faranno si che l’opera in progetto non influenzi il bilancio idrologico della falda.
TIPOLOGIE DI IMPATTO PRESUMIBILI SULL'AMBIENTE BIOLOGICO
HABITAT
Per quanto riguarda la fase di cantiere i distrurbi sono riconducibili ai classici distrurbi arrecati da un
tradizionale cantiere, i movimenti della terra e gli scavi provocheranno la distruzione dell’habitat
attualmente presente, e allontaneranno temporaneamente la fauna.
Gli impatti sull’ambiente naturale del Sic, sono assenti, mentre sull’ambiente della ZPS, potrebbero
essere generati dalla perdita di habitat poco rilevanti, essendo costituito da terreno incolto, e
dall’aumento del traffico veicolare dovuto ad una maggiore fruizione.
Si può comunque prevedere che l’incidenza negativa prodotta sulla componente naturalistica presente
sul territorio della ZPS non sia significativa, considerato che sarà prevista un’azione ambientale che
prevede l’inserimento di nuove specie arboree.
VEGETAZIONE
La zona oggetto di studio, presenta complessivamente un elevata pressione antropica, l’impatto
vegetazionale si può sostenere limitato vista la dimensione dell’intervento, e considerato che l’area si
inserisce in un contesto fortemente alterato dalla presenza umana.
FAUNA
Nonostante l’area di progetto sia in prossimità del SIC, in cui sono segnalate numerose specie di
uccelli di particolare interesse, l’area di stretto interesse progettuale è caratterizzata da una elevata
povertà faunistica. Essa appare infatti già fortemente degradata e comunque caratterizzata da
sostanziale omogeneità: l’elevato grado di antropizzazione e la forte riduzione di vegetazione naturale
si traducono in un basso livello di naturalità, che limita notevolmente la presenza e la frequentazione
di questi habitat da parte di quelle specie ritenute di particolare importanza naturalistica.
Occorre però segnalare l’interferenza legata all’emissioni acustiche al traffico veicolare, che
potrebbero indurre effetti di distrurbo sulla rotta migratoria degli uccelli, in quanto la zona è uno dei
punti più importanti di attraversamento.
64
L’inquinamento acustico è comunque modesto considerato il fatto che il clima acustico è gia
sensibilmente disturbato dalla rumorosità indotta dall’abitato di Ganzirri.
A questo proposito è opportuno ricordare che spesso gli animali sviluppano forme di adattamento nei
confronti dele mutate condizioni stazionali, purchè l’entità di tali modifiche non sia tale da far veni re
meno alcuni aspetti fondamentali, come il reperimento di cibo. Perciò si può dedurre che per quanto
riguarda il territorio compreso all’interno della ZPS, sia significativamente idoneo ad ospitare
l’avifauna , soprattutto il SIC, l’area di stretto interesse progettuale non si configura come habitat
particolarmente adatto per nessuna di queste popolazioni, essendo già fortemente compromesso e
degradato.
Grazie agli inteventi di mitigazione si offriranno luoghi di nidificazione per alcune specie di avifaun a
ECOSISTEMI (FAUNA)
Di seguito si descrivono sinteticamente le principali tipologie di impatto potenzialmente correlate alle
fasi di costruzione e di esercizio dell'opera che sarà oggetto della valutazione definitiva.
DIMINUZIONE DELLA FUNZIONALITÀ ECOSISTEMICA
La realizzazione delle opere non determinerà, una diminuzione della funzionalità ecosistemica,
determinandone alterazione delle funzionalità tipiche, in quanto l'area dove sorgeranno le opere è
caratterizzata da un ecosistema artificiale.
FRAMMENTAZIONE DELL’ECOSISTEMA
La realizzazione delle opere determinerà una insignificante sottrazione diretta di superfici e di
vegetazione che non portano ad una eccessiva frammentazione degli ecomosaici e
all’interruzione della continuità ambientale del territorio, pertanto la funzionalità degli
ecosistemi seminaturali e degli agroecosistemi non verrà pregiudicata.
Le opere in progetto, nel complesso, possono produrre modesti “effetti barriera” nei confronti
delle specie animali, tali da non ostacolare gli spostamenti, ovvero creare modifiche su struttura,
densità e distribuzione sul territorio delle popolazioni con minimi condizionamenti negativi delle
principali fasi riproduttive.
DIMINUZIONE DELLA COMPLESSITÀ E DELLA BIODIVERSITÀ
Gli impatti dovuti alla realizzazione delle opere non sono tali da poter influenzare negativamente, in
modo significativo, l’equilibrio ecologico dei sistemi ambientali dell'area e far diminuire la
biodiversità e la complessità strutturale ecosistemica, questi parametri possono essere c ompromessi da
opere edili di maggiore entità.
INTERRUZIONE DEI CORRIDOI ECOLOGICI
Le costruzioni delle opere in progetto e l'utilizzo della viabilità di accesso da parte dei mezzi d'opera e
delle maestranze impiegate nella edificazione delle opere, interferiranno in maniera lieve con i
corridoi ecologici.
Le opere sorgeranno in una zona già ampiamente antropizzata e satura urbanisticamente,
rappresentando di fatto un sito intercluso.
ALTERAZIONE DELLE CATENE TROFICHE
La perdita o la diminuzione della funzionalità dei sistemi ambientali è correlata all’alterazione delle
catene trofiche, che si traduce in un’alterazione dei rapporti di dominanza e degli equilibri quali quantitativi esistenti tra le specie. In questo caso, vista le dimensioni delle opere, ed il constesto
ambientale il rischio è minimo.
DIMINUZIONE DELLA PRODUTTIVITÀ E DELLE BIOMASSE
Considerate le modeste estensioni di vegetazione naturale eliminata per la costruzione delle opere in
progetto, si avrà una riduzione moderata della produttività primaria, provocando solo una minima
alterazione di questo parametro, non causando ridimensionamenti significativi della biomassa.
AUMENTO DEL DEGRADO AMBIENTALE DOVUTO ALLA FREQUENTAZIONE
L’incremento della presenza antropica nel territorio, indotto dalla re alizzazione delle opere è lieve e
non può interferire negativamente con il mantenimento di un corretto equilibrio delle caratteristiche
ecosistemiche, non può causare disturbo per la fauna e l'avifauna e non facilita più di tanto l'ulteriore
diffusione di specie vegetali indesiderate, come specie ruderali, alloctone ed invasive.
L'area essendo antropizzata da decenni presenta già questi fattori di disturbo, quindi gli effetti di
degrado ambientale del territorio non sono imputabili alle opere di progetto.
65
66
CHECK-LIST DEGLI IMPATTI
Prima di predisporre la matrice degli impatti relativa alle componenti ambientali “vegetazione”,
“fauna” ed “ecosistemi”, è stata compilata per ogni componente e per ognuna delle opere (costruzione
edificio e opere connesse) o delle condizioni operative previste (situazione di entrata a regime
dell’opera in oggetto ) una check-list delle azioni di progetto e delle tipologie di impatto potenziale in
fase di cantiere e in fase post-operam. È’ stata adottata la seguente simbologia:
x:
indica i possibili impatti negativi
+:
indica i possibili impatti positivi
FASE
COMPONENTE O SUB - COMPONENTE AMBIENTALE INTERFERITA
AZIONE DI PROGETTO
SOTTO --
SUOLO
ACQUE
ACQUE
VEGETAZIONE E
FAUNA
SUP
SOTT .
FLORA
TERRESTRE
X
x
x
x
x
X
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
+
+
+
SUOLO
PREPARAZIONE SITO
x
SCAVI E
ARIA
AVIFAUNA
SBANCAMENTI
CANTIERE
REALIZZAZIONE OPERE
x
X
EDILIZIE E STRADALI
TRAFFICO VEICOLARE
X
x
DI CANTIERE
OPERE DI ARREDO A
+
+
VERDE
SMANTELLAMENTO DI
+
+
CANTIERE
AFFLUSSO RESIDENTI E
X
x
x
x
x
x
OSPITI
TRAFFICO VEICOLARE A
REGIME
x
x
REGIME
PRODUZIONE RIFIUTI
X
x
x
SOLIDI E LIQUIDI
INCREMENTO DI
SUPERFICI
X
x
IMPERMEABILI
67
x
COMPONENTI
AMBIENTALI
Vegetazione erbacea sinantropica
ruderale
Sbancamento lotto terreno da edificare
Realizzazione fondazioni dell’opere
6
3
3
6
68
3
3
3
3
3
3
+
+
Realizzazione di recinzione area residenziale
Opere di arredo a verde
Smantellamento infrastrutture cantiere
Stoccaggio e movimentazione dei materiali di scavo
Traffico veicolare mezzi d'opera
Smaltimento rifiuti solidi
Allestimenti temporanei
Costruzione dei corpoidi fabbrica
Montaggio casseformi prefabbricate per armature
Formazione drenaggi
3
Sistemazione viabilità d'accesso ed area parcheggio
Allestimento cantiere
MATRICI DEGLI IMPATTI POTENZIALI
AZIONI DI PROGETTO
3
COMPONENTI AMBIENTALI
AZIONI DI PROGETTO
6
69
AVIFAUNA
6
3
15
Smaltimento rifiuti solidi
Funzionamento impianti di illuminazione
1
1
1
1
+
Impianto nuove essenze vegetali
cantiere
Smantellamento infrastrutture
Realizzazione manufatti
Rilasci idrici e smaltimento reflui
1
Approvvigionamenti utenze domestiche
per l'insediamento abitativo
Percorrenza veicolare
AZIONI DI PROGETTO
Traffico veicolare mezzi d'opera
materiali
1
Stoccaggio e movimentazione dei
Vegetazione erbacea sinantropica
ruderale
Allestimento cantiere
COMPONENTI AMBIENTALI
Afflusso residenti all'edificio
MATRICI DEGLI IMPATTI POTENZIALI SULLE COMPONENTI AMBIENTALI
VEGETAZIONE ED ECOSISTEMA
-FASE A REGIME DEL FABBRICATO (CON LE MISURE DI MITIGAZIONE)
MATRICI DEGLI IMPATTI POTENZIALI SULLA COMPONENTE AVIFAUNA
-FASE DI COSTRUZIONE
+
MATRICI DEGLI IMPATTI POTENZIALI SULLA COMPONENTE AVIFAUNA
-FASE DI ESERCIZIO (SENZA LE MISURE DI MITIGAZIONE)
AZIONI DI
USO CIVILE DEL FABBRICATO
AMBIENTALI
MANUTENZIONE
COMPONENTI
ORDINARIA E STRAORDINARIA
PROGETTO
3
AVIFAUNA
15
MATRICI DEGLI IMPATTI POTENZIALI SULLA COMPONENTE AVIFAUNA
-FASE DI ESERCIZIO (CON LE MISURE DI MITIGAZIONE)
AZIONI DI
AVIFAUNA
USO CIVILE DEL FABBRICATO
AMBIENTALI
MANUTENZIONE
COMPONENTI
ORDINARIA E STRAORDINARIA
PROGETTO
3
6
70
7.MISURE DI MITIGAZIONE E COMPENSAZIONE
Vengono elencate quelle azioni finalizzate alla mitigazione delle conseguenze sull’ambiente causate
dalla costruzione dell’opera in oggetto.
MISURE PREVENTIVE E CORRETTIVE
Le misure preventive adottate durante la costruzione dell’opera sono le seguenti:
 Protezione del suolo contro la dispersione di oli e altri residui
 Conservazione del suolo
 Realizzazioni di aree verdi limitrofe al fabbricato
 Trattamento degli inerti
 Limitazioni del rumore
 Tutela dei giacimenti archeologici
 Integrazione paesaggistica delle strutture
 Tutela della fauna
PROTEZIONE DEL SUOLO CONTRO LA DISPERSIONE DI OLI E ALTRI RESIDUI
Al fine di evitare possibili contaminazioni dovute a dispersioni accidentali che si potrebbero verificare
durante la costruzione del fabbricato, dovranno essere stabilite le seguenti misure preventive e
protettive:
 Durante la fase di costruzione dell’opera, in caso di spargimento di combustibili o
lubrificanti, sarà asportata la porzione di terreno contaminata, e trasportata alla discarica
autorizzata; le porzioni di terreno contaminate saranno definite, trattate e monitorate con i
criteri prescritti dal D.M 471/99 - criteri per la bonifica di siti contaminati. Pertanto
preventivamente si effettuerà un’adeguata gestione degli oli e altri residui dei mezzi d'opera
utilizzati in cantiere. Questi residui sono stati classificati come rifiuti pericolosi e pertanto,
una volta terminati il loro utilizzo, saranno consegnati ad un ente autorizzato affinché
vengano trattati adeguatamente.
REGIMAZIONE E CANALIZZAZIONE ACQUE DI SUPERFICIE
Durante la fase di cantiere, saranno realizzate opere di regimazione e canalizzazione delle acque di
superficie per prevenire danni da ruscellamento; fra gli interventi complementari al progetto si
prevede la regimazione delle acque meteoriche.
CONSERVAZIONE DEL SUOLO
Nel momento in cui sarà realizzato lo spianamento, aperti gli accessi, oppure durante l’escavazione
per la cementazione delle fondazioni dell’opere oggetto di studio, si procederà ad asportare e mettere
da parte lo strato di suolo fertile (ove presente).
Il terreno ottenuto verrà stoccato in cumuli che non superino i 2 m, al fine di evitare la perdita delle
sue proprietà organiche e biotiche. I cumuli verranno protetti con teli impermeabili per evitare la
dispersione del suolo in caso di intense precipitazioni.
Tale terreno sarà successivamente utilizzato come ultimo strato di riempimento dello scavo di
fondazione, dello scavo per le condutture, così come nel recupero delle aree occupate
temporaneamente durante i lavori, e degli accumuli di inerti.
Nell’eventualità, durante l’esecuzione del progetto, dovessero emergere terre contaminate o rifiuti
tossici, dovranno essere denunciati ai competenti ARPA e L.I.P per essere esaminate, ai fini di un
corretto smaltimento secondo le normative ambientali in vigore.
Le zone a parcheggio e le strade interne dovranno essere realizzate ove possibile con materiali
drenanti in maniera tale da non bloccare il ciclo dell’acqua.
il materiale di risulta in eccesso dovrà essere conferito in discarica autorizzata così come prevede la
normativa in vigore.
Come già previsto dalla normativa vigente andranno realizzati tutti quelli accorgimenti tipo,
(bagnatura delle piste, copertura dei mezzi di trasporto dei materiali di risulta, ecc), Al fine di mitigare
il sollevamento di polveri; è consigliabile adottare tutti gli accorgimenti necessari per ridurre al
minimo i movimenti di terra e le conseguenti modifiche morfologiche.
Sarà consigliabile, al fine di limitare l’inquinamento atmosferico e l’emissione di rumori, l’utilizzo di
mezzi operativi gommati;
71
Rispettare le norme tecniche per le costruzioni in zona sismica e le eventuali prescrizioni per il
vincolo idrogeologico; prevedere una rete di smaltimento delle acque meteoriche su sede inerodibile o
adeguatamente protetta; evitare l’impermeabilizzazione dell’area.
REALIZZAZIONE DI ZONE A VERDE
Si provvederà comunque ad impiantare luugo la recinzione specie arbustive quali
rosmarinus officinalis; Salvia officinalis (salvia); Lavandula officinalis (lavanda); Thimus vulgaris
(timo); Laurus nobilis (alloro); Spartium juncem (ginestra comune); Arbutus unedo (corbezzolo);
Juniperus communis (ginepro); myrtus communis (mirto); Buxus sempervirens (bosso); Nerium
oleander (oleandro).
Tra i rampicanti: Lonicera implexa (caprifoglio mediterraneo); Clematis vitalba (vitalba); Hedera
helix (edera).
LIMITAZIONI ALL’INQUINAMENTO LUMINOSO
L’ illuminazione esterna dovrà essere a norma e il fascio luminoso dovrà essere orientato in
modo da non creare abbagliamento
LIMITAZIONI ALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Per limitare le emissioni di inquinanti gassosi che potrebbero essere generati da automezzi impiegati
nelle attività di cantiere (monossido di carbonio - ossidi di azoto – ossidi di zolfo; idrocarburi;
idrocarburi policiclici aromatici quali il benzene e le polveri sottili PM10 e PM 2.5) è opportuno
l’utilizzo esclusivo di mezzi d’opera dotati di marmitte catalitiche.
Sarebbe auspicabile, in base al DECRETO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA
TUTELA DEL TERRITORIO del 01/04/2004 contenente “Linee guida per l’utilizzo di sistemi
innovativi nelle valutazioni d’impatto ambientale”, l’utilizzo di malte, intonaci, pitture e rivestimenti
in Biossido di Titanio (TiO 2) per la riduzione di NO x, altri inquinanti atmosferici e batteri.
TRATTAMENTO DEGLI INERTI
I materiali inerti prodotti, che in nessun caso potrebbero divenire suolo vegetale, saranno riutilizzati
per il riempimento di terrapieni, scavi, ecc. Non saranno create quantità di detriti incontrollate, né
saranno abbandonati materiali da costruzione o resti di escavazione in prossimità delle opere. Nel caso
rimanessero resti inutilizzati, questi verranno trasportati al di fuori della zona e conferiti nella
discarica autorizzata per inerti più vicina o nel cantiere più vicino che ne faccia richiesta.
LIMITAZIONI AL RUMORE
Il rumore prodotto dai mezzi d'opera in cantiere durante la fase di costruzione delle opere sarà
estremamente contenuto è limitato ad un breve periodo di tempo. Le fonti sonore rispetteranno i limiti
imposti dalla normativa vigente è saranno tollerabili dalle abitazioni limitrofe al cantiere. Per limitare
l’inquinamento acustico, si eviteranno lavorazioni notturne e le attività di cantiere avranno corso nelle
normali ore lavorative dei giorni feriali;
TUTELA DEI GIACIMENTI ARCHEOLOGICI
Nell'area ove sorgeranno le opere non sono presenti ne tantomeno segnalate reperti archelogici,
pertanto non vige nessun vincolo della Sovrintendenza ai beni culturali della Regione Sicilia. Qualora,
durante l’esecuzione dei lavori, si dovessero rinvenire resti archeologici, verrà tempestivamente
informato l’ufficio della Sovrintendenza competente per l’analisi archeologica.
TUTELA DELLA FAUNA
Per non interfrerire con i flussi migratori è opportuno limitare al minimo gli interventi nei seguenti
periodi:
- stagione primaverile;
- stagione autunnale;
In fase di costruzione occorre prevedere degli accorgimenti per rendere visibili elevatori, gru, travi,
ecc. ai fini della salvaguardia dell’avifauna.
Antecedentemente dall’inizio dei lavori è necessario effettuare un sopraluogo con un consule nte
ambientale o esperto faunistico; in modo da mirare alla conservazione, laddove è possibile, della
vegetazione arborea ed arbusitva autoctona esistente.
Al fine di mitigare l’impatto visivo delle opere in oggetto, si consiglia di utilizzare tinteggiature che si
armonizzano con l’ambiente circostanze; così come da consuetudine, le linee elettr iche dovranno
essere interrate.
72
L’impianto di nuove essenze favorirà la naturalità dei luoghi, incoraggiando la presenza di
popolazioni di varie specie di avifauna.
E’ da evitare l’inizio dei lavori per un periodo che va: dalla primavera all’inizio dell’autunno (marzo ottobre) per evitare la distruzione dei nidi e la conseguente uccisione dei pulli, in quan to tale periodo
coincide con l’attività riproduttiva degli animali, protetti dalla Legge 157/92 che tutela la fauna
selvatica.
Per ciò che riguarda la componente avifaunistica della zona, l’impatto è poco rilevante, in quanto
viene ridotta una parte della superficie utilizzata come “home range” (superfici impiegate per
l’espletamento delle funzioni vitali: riposo, alimentazione, rifugio, riproduzione) dalle varie specie di
passeriformi.
L’impianto di nuove essenze può limitare gli effetti negativi del progetto sull’avifauna.
Ciò servirà inoltre a limitare l’impatto paesaggistico rendendo più gradevole l’inserimento della
struttura da edificare nel contesto esistente.
TUTELA DELLA FALDA ACQUIFERA
L’opera non interferisce in alcun modo con la falda idrica sotterranea
8– COMPLEMENTARIETA’
Nel presente paragrafo si analizzano gli effetti e gli impatti cumulativi che il singolo progetto
in oggetto può produrre sull’ambiente ponendolo in relazione con altri progetti, di cui si è a
conoscenza, in corso d’approvazione o in corso di realizzazione in aree adiacenti o limitrof e.
Si premette che il principio di complementarietà applicato alle V.I.A. riguarda i piani o progetti
aventi impatti significativi sull’ambiente, cosa che non riguarda lo specifico progetto di cui trattasi,
sia per tipologia d’intervento che per mancanza d’habitat prioritario da salvaguardare.
Lo studio, dopo la ricerca di altri progetti in corso di realizzazione o approvazione in aree
limitrofe, è stato articolato nelle seguenti fasi:
 Ricerca in aree limitrofe di progetti in corso di realizzazione o di approvazione ed
inquadramento normativo (strumenti urbanistici);
 Valutazione di eventuali effetti cumulativi;
 Considerazioni conclusive relative alla complementarietà del progetto in esame.
Il progetto sarà realizzato in un porzione di terreno giacente in via Contrada Sperone Alto
Il progetto pur non realizzando alcuna cubatura và analizzato secondo il principi o di
complementarietà pone in evidenza la necessità di sottoporre a valutazione d’incidenza il singolo
progetto anche secondo il criterio di cumulo degli effetti che lo stesso produce insieme ad altri
progetti.
Risultano realizzati o in via di realizzazione già approvati dal Comune e ricadenti entro il
raggio di due chilometri i seguenti progetti:
 Tripoli Maria Concetta determina dirigenziale n.57 del 08-04-2009 foglio di mappa n.43
particelle n. 2452 2456 relativi alla cstruzione di tre case unifamiliari.
 Sarcedote Tripoldo Gaetano – Parrocchia di San Nicola con determina dirigenziale n.21 del
22-04-08 relativa al progetto di recupero dell’abitazione di preghiera.
 Ianello Antonio ed altri con Det. Dirg. N. 69 del 05/05/2009 folgio di mappa n. 43 part 453
e 454 realizzazione di un edificio.
 Buemi Ugo di BuemiDet. Dirg. N.89 del 1-9-2008 foglio m. 43 part. 599-843-1235-15412435 realizzazione di 40 appartamenti.
 Tripoli Mario det Dirg. N. 78 del 9/05/2008 foglio di mappa 43 particella 1350 per la
realizzazione di un autorimessa.
 Magno Silvestro con det dirg. N.48 del 22/04/2008 foglio 43 part. 858,860, 1110,1111 per
la realizzazione di un appartamento.
 Celona Natale con det. Dirg. M. 26 del 22/01/2008 foglio 43 part 206 realizzazione di un
appartamento.
 Rando Francesco con det. Dirg. 5 /10/2010 foglio 43 part. 2335.
 Leone Giovanna con det. Dirg, n. 32 del 10/03/2009 foglio 43 part. 2440

Risistana Antonino foglio di mappa n.41 particella 204 con Determina Dirigenziale n.19
del 24-03-2010 relativo all’ampliamento di un fabbricato.
73

Lazzaro (eredi Giovanni Lazzaro e Giovanna Pellegrino) foglio di mappa n. 41 particelle
n.128, 129, 130, 1317, 43,1,2, con determina dirigenziale n° 66 del 30/05/2008 relativo alla
realizzazione di 9 unità abitative.
 Aedilgeo srl, foglio di mappa n.41 particella 2354, 2352 (ex 289) 290, relativo alla
realizzazione di n.18 appartamenti con Determina Dirigenziale n.24 del 22/01/200 8.
 Aedilegeo Stagno D’Alcontres con determina dirigenziale del 15/10/2007 relativo alla
realizzazione di 18 appartamenti ricadenti nel foglio di mappa n.41 part. 281, 1753, 218,
1752, 1756, 210, 1751, 1754, 1757.
 Residence “Villa Roberto” Mari immobiliare con Determina Dirigenziale del 6/6/2008 n. 68
Foglio di mappa n. 1765, 1766, 2047, 2048, 1757, 1495, 2015,2014, 374, 1616 relativo alla
realizzazione di 22 ville e 36 abitazioni a schiera.
 Arena Giacomo con determina dirigenziale del 31/03/2009 n.45 Foglio di mappa n.41
particella n.203
 Delia Antonina, Rosaria, Assunta con determina dirigenziale del 24/07/2008 n. 85 foglio di
mappa n. 41 particelle 66, 75, 79,80, 586, 840, 841, 842, 1231, 1232, 748, 64, 65, 839,
1189, 1190, 2091 relativo ad un piano di lottizzazione.
 Bonanno Giovanni legale rappresentante casi di riposo “Villa Cettina” con determina
dirigenziale del 7-12- 2009 foglio di mappa n.41 particelle 632 e 509 relativo alla
realizzazione di un appartamento.
 Mondello Angelica, Leone, Olga con determina dirigenziale del 22/04/2008 n.58 relativo
alla realizzazione di due corpi di fabbrica nel foglio di mappa n.41 particelle 472,519,520
 Mondello Angelica, Leone, Olga con determina dirigenziale del 22/04/2008 n.56 relativo
alla realizzazione un corpo di fabbrica nel foglio di mappa n.41 particelle 472,519,520, 466
 Masetti Gabriella con determina dirigenziale del 22/04/2008 n 51 foglio di mappa n.41
particelle 403, 1483, 1478, 1476, 1997, 1996, 1556,1998 relativo a n. 46 appartamenti
Relativamente alle aree limitrofe queste risultano di fatto ormai sature urbanisticamente con
strade ed edifici di antica realizzazione
L'area pur rientrando nella Zps ITA030042, è densamente antropizzata, pertanto la realizzazione
dell'opera in progetto, con tutti gli accorgimenti necessari per la tutela dell'ambiente circostante è
tollerabile.
Gli interventi si impostano su una area già caratterizzata da un’intensa attività antropica che ha già
provocato una profonda modificazione dell’ambiente naturale.
Le analisi condotte già nella valutazione d’incidenza hanno evidenziato che non verranno sottratti
habitat di particolare rilievo o ideali per la nidificazione e non saranno indotti particolari interventi
che possono alterare le catene alimentari.
Le opere di mitigazione contribuiranno a migliorare l’inserimento dell’opera nel contesto ambientale
esistente.
In particolare si inseriranno specie arbustive autoctone tipiche della zona e favorire la naturalità dei
luoghi, incoraggiando la presenza di popolazioni di varie specie di avifauna.
Pertanto, considerate le dimensioni dell’intervento, si può affermare che non si prevedono effetti
cumulativi significativi sul sito in esame e se ci fossero sarebbero cumuli temporanei e reversibili,
eventualmente nel caso specifico gli effetti cumulativi si potrebbero realizzare o in fase di cantiere,
nel periodo di realizzazione dei lavori ma l’area di progetto è inserita in un contesto già molto alterato
ed esposto a rumore, o in fase d’esercizio a causa di afflusso di persone o a causa di illuminazione, ma
anche questi effetti sono limitati e temporanei.
74
9 – CONCLUSIONI
Dallo studio di incidenza effettuato, emerge quanto segue:
- Durante la fase di costruzione il progetto non prevede la realizzazione di nuove opere di presa
dal Lago Pantano grande, né versamento di acque in esso. È da escludersi pertanto una modifica
della disponibilità idrica per il Sic.
Per quanto riguarda l’impatto sulla qualità dell’aria, si verificherà un aumento delle polveri nelle
immediate vicinanze del cantiere.
L’aumento di polverosità è dovuto soprattutto dalle operazioni delle macchine di movimentazione
terra e dal movimento dei mezzi di cantiere.
In fase di cantiere l’alterazione del clima acustico dell’area durante la costruzione delle opere è
riconducibile alle fasi di approntamento ed esercizio del cantiere ed al trasporto del materiale. Le
emmissioni acustiche derivanti dalle attività di cantiere potranno essere continue (generatori) e
discontinue ( mezzi di cantiere e trasporto).
La realizzazione del progetto porterà un insignificante consumo di suolo, aumento della superficie
impermeabilizzata e del rischio di inquinamento del suolo, ma con le opportune opere di
mitigazioni l’impatti saranno non negativi.
I rifiuti, in fase di cantiere, sono riconducibili agli imballaggi dei materiali, agli scarti di
lavorazione, che dovranno esserre correttamente smaltiti secondo le disposizioni di legge.
- In fase di regime ci sarà aumento del del carico urbanistico, che comunque è già stato previsto in
fase di pianificazione del territorio La rete fognaria si innesterà alla rete esistente tramite
opportuno impianto.
Le acque meteoriche da allontanare a seguito dell’incremento di superficie impermeabilizzata, area
pavimentata ed area a verde) dovranno essere scaricate direttamente nel terreno.
Le pressioni sul sistema aria potranno essere determinate da emissioni gassose di sostanze
inquinanti prodotte dall’afflusso dei residenti, aventi però effetti localizzati poco rilevanti, mentre
si produrrà un sensibile aumento delle emissioni sonore e luminose.
Per quanto riguarda la fase di esercizio le fonti di rumore principale saranno riconducibili
all’incremento della mobilità veicolare, ma queste fonti di rumore sono comunque presenti a causa
dell’abitato situato intorno all’area, dell’ospedale e dell’universita’ pertanto non vi saranno
significative modifiche.
I rifiuti in fase di cantiere sono riconducibili alle normali attività di un edifcio, tutte tipologie di
rifuti classificabili come solidi urbani o assimilabili.
Per quanto riguarda la fase di cantiere i distrurbi all’Habitat sono riconducibili ai classici distrurbi
arrecati da un tradizionale cantiere, i movimenti della terra e gli scavi provocheranno la distruzione
dell’habitat attualmente presente, e allontaneranno temporaneamente la fauna.
Gli impatti sull’ambiente naturale del Sic, sono assenti, mentre sull’ambiente della ZPS, potrebbero
essere generati dalla perdita di habitat poco rilevanti, essendo l’area di progetto costituita da terreno
incolto, e dall’aumento del traffico veicolare dovuto ad una maggiore fruizione.
Si può comunque prevedere che l’incidenza negativa prodotta sulla componente naturalistica presente
sul territorio della ZPS non sia significativa, considerato che sarà prevista un’azione di mitigazione
che prevede l’inserimento di nuove specie arboree.
La zona oggetto di studio, presenta complessivamente un elevata pressione antropica che dura da
parecchi decenni, in pratica da quando si è deciso di dare una connotazione a servizi all’int era area,
l’impatto vegetazionale si può sostenere limitato, vista la dimensione dell’intervento, e considerato
che l’area si inserisce in un contesto fortemente alterato dalla presenza umana.
Nonostante l’area di progetto sia in prossimità del SIC, in cui sono segnalate numerose specie di
uccelli di particolare interesse, l’area di stretto interesse progettuale è caratterizzata da una elevata
povertà faunistica. Essa appare infatti già fortemente degradata e comunque caratterizzata da
sostanziale omogeneità: l’elevato grado di antropizzazione e la forte riduzione di vegetazione naturale
si traducono in un basso livello di naturalità, che limita notevolmente la presenza e la frequentazione
di questi habitat da parte di quelle specie ritenute di particolare importanza naturalistica.
L’inquinamento acustico è comunque modesto considerato il fatto che il clima acustico è gia
sensibilmente disturbato dalla rumorosità indotta dall’abitato di Ganzirri.
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A questo proposito è opportuno ricordare che spesso gli animali sviluppano forme di adattamento nei
confronti dele mutate condizioni stazionali, purchè l’entità di tali modifiche non sia tale da far venire
meno alcuni aspetti fondamentali, come il reperimento di cibo. Perciò si può dedurre che per quanto
riguarda il territorio compreso all’interno della ZPS, sia significativamente idoneo ad ospitare
l’avifauna, soprattutto il SIC, l’area di stretto interesse progettuale non si configura come habitat
particolarmente adatto per nessuna di queste popolazioni, essendo già fortemente compromesso e
degradato.
Come visibile nelle cartografie del Ministero dell’Ambiente, l’area di progetto ricade in prossimità del
sic - ITA03008 “Laguna di Capo Peloro” mentre è distante dal sic ITA030011 "Dorsale
Curcuraci – Antennammare”.
L'area pur rientrando nella Zps ITA030042, è densamente antropizzata, pertanto la
realizzazione dell'opera in progetto, con tutti gli accorgimenti necessari per la tutela dell'ambiente
circostante è tollerabile.
La complementarietà risulta assolutamente sostenibile e l’incidenza del progetto sull’ambiente,
anche dal punto di vista degli effetti cumulativi, risulta nel suo complesso accettabile perché inserita
in un contesto urbano.
In conclusione, il progetto in esame, tenuto conto della destinazione urbanistica del sito e
dell’effetiva utilizzazione, considerata la posizione del sito, determina una possibilità minima di
impatti significativi sul sito Natura 2000, in quanto non interferisce con l’attuale stato di integrità del
sito Natura 2000 né con gli obiettivi presenti di conservazione e protezione ambientale, ciò poiché si
tratta di ambiente a basso valore ecologico.
Il livello degli impatti e la durata degli effetti relativi saranno in parte mitigabili attraverso l’adozione
degli interventi di mitigazione e compensazione descritti nei paragrafi precedenti.
E’ importante notare come l’area morfologicamente sia divisa in due distinte fasce, la porzione
bassa subpianeggiante, la porzione retrostante moderatamente acclive. A queste due aree il
piano di gestione attribuisce due classi, per la porzione bassa aree industriali e commerciali,
mentre la porzione retrostante è mappato un habitat prioritario rappresentato dal querceto a
roverella: Tale querceto a roverella si evidenzia proprio nella porzione alta del l otto, solo per
una piccola porzione di terreno essendo frammisto ad alberi di agrumi in parziale stato di
abbandono. Le opere da realizzare con il presente progetto insisteranno interamente nella
porzione bassa a destinazione industriale e quindi non intaccheranno il sovrastante mappato
habitat prioritario.
Dovranno essere realizzate ulteriori opere di mitigazione oltre la piantumazione di specie
autoctone ai sensi dell’art 68 del NTA, si dovranno realizzare i muri di contenimento con la
tecnica dei muri verdi e i parcheggi e le strade interne mediante la tecnica del prato armato,
cosi’ da permettere l’infiltrazione di acqua nel sottosuolo.
Messina, maggio 2013
Il consulente ambientale
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