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Consegna diplomi

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(Allegato 1)
SCHEDA PROGETTO PER L’IMPIEGO DI VOLONTARI IN
SERVIZIO CIVILE IN ITALIA
ENTE
1. Ente proponente il progetto:
COMUNE DI SPOLETO
2. Codice di accreditamento:
3. Albo e classe di iscrizione:
NZ 05324
ALBO REGIONALE UMBRIA
4°
CARATTERISTICHE PROGETTO
4. Titolo del progetto:
AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ 2014 – LA LECCETA DI MONTELUCO TRA
PASSATO PRESENTE E FUTURO
5. Settore ed area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3):
Settore: Ambiente
Area di intervento: C 05 salvaguardia, tutela e incremento del patrimonio
forestale
6. Descrizione dell’area di intervento e del contesto territoriale entro il quale si
realizza il progetto con riferimento a situazioni definite, rappresentate mediante
indicatori misurabili; identificazione dei destinatari e dei beneficiari del progetto:
Contesto territoriale
Nel Comune di Spoleto si rileva la presenza di 39.164 residenti di cui 18.904 maschi e
20.260 femmine, con un numero di famiglie pari a 15.453, oltre alla presenza di 2.552
residenti stranieri (Istat: 2009).
Il Comune di Spoleto dista 63 Km da Perugia, città capoluogo di provincia e 33 Km da
Terni e costituisce per estensione il quarto comune dell’Umbria, ha una superficie
comunale piuttosto vasta, 349,63 Km2, all’interno del quale ricadono 52 frazioni
geografiche per una superficie urbana di 122 Km2. pari a circa il 3,4% del territorio.
Il territorio del Comune di Spoleto è caratterizzato da un’area centrale pianeggiante,
cinta ad ovest dalla catena dei Monti Martani, ad est da una catena calcarea denominata
Montagna Spoletina che rappresenta parte del Preappennino Centrale.
Le due catene montuose si uniscono a sud in corrispondenza del valico della Somma,
mentre la pianura centrale sfocia a nord nella Valle Umbra. Il territorio comunale é
equilibratamente ripartito tra pianura 17%, collina 65% e montagna18%.
Nella pianura sono presenti terreni alluvionali, generalmente stabili e che hanno
sviluppato suoli più o meno profondi, suscettibili di lavorazione agronomica. Le aree
collinari presentano terreni prevalentemente argillosi e marnosi, con pendenze da medie
ad elevare.
Nel territorio comunale non è presente alcun parco o riserva naturale. Il Piano
Urbanistico Territoriale dell’Umbria individua circa 9.300 ettari come Zona di elevata
diversità floristico-vegetazionale, e 7.000 ettari come Zona di particolare interesse
faunistico
(Montagna
Spoletina).
Sono presenti oasi di protezione, zone di ripopolamento e cattura e aziende faunisticovenatorie per un totale di circa 3.500 ettari.
La variabilità morfologica e la copertura vegetale del territorio determinano un paesaggio
caratterizzato dalle seguenti varietà morfologiche:
Incidenza sul territorio
complessivo
49%
7%
20%
3,4 %
21,6%
Varietà Morfologica
Boschi
Praterie Secondarie
Coltivi (erbacei o arborei)
Aree Urbanizzate
Altro
Tab. 2 – Spoleto:
varietà
morfologica del
territorio
Il territorio peraltro
si caratterizza da
diverse
aree
o
zona.
Denominazione Area o
Zona
Numero
Aree di rilevante
interesse naturalistico
Zone di elevata diversità
floristico-vegetazionale
Zone di particolare
interesse faunistico
Zone critiche di adiacenza
tra insulae (corridoi
ecologici)
Siti di Interesse
Comunitario (SIC)
Zona di Protezione
Speciale (ZPS)
Tab. 3 – Spoleto: aree e zone per
Superficie
complessiva
Incidenza sul
territorio
complessivo
6
4.770 ettari
14%
4
9.300 ettari
26,7 %
6
7.000 ettari
20%
1
18 Km di
corridoio
6
3.250 ettari
9,4%
1
tipologia
L’idrografia superficiale che caratterizza il territorio del Comune di Spoleto ricade per
278 kmq nel bacino del Topino, 41 kmq circa nel bacino del Tescino, 5 kmq nel Serra,
circa 6 kmq nel versante massetano e 19 kmq nel medio Nera.
Di particolare rilievo ai fini progettuali è la zona costituita dal corso dei torrenti Tessino
(dal ponte della Ponzianina alla confluenza con il Torrente Marroggia) e Marroggia (da
San Nicolò al Ponte di Azzano di Spoleto) unitamente alle aree golenali di loro
pertinenza. L’area in questione è stata inserita nel progetto della regione Umbria
denominato RERU il cui obiettivo principale è quello di realizzare una rete ecologica
multifunzionale a scala regionale per integrare gli aspetti dell’assetto ecosistemico
nei processi delle trasformazioni dei suoli e nelle attività di gestione del territorio.
I due corsi d’acqua sono risultati costituire il principale corridoio ecologico del Comune di
Spoleto: il Torrente Marroggia infatti con i Torrenti Tessino, Tessinello, Marroggiolo,
Cortaccione e Spina forma un reticolo di collegamenti fra le due grandi unità di
connessione ecologica del Comune di Spoleto, rispettivamente Monti Martani e
Preappennino centrale nei quali si localizzano i “nodi” della biopermeabilità (Aree Parco e
Siti Natura 2000).
Il comparto nel suo complesso riveste un’importanza rilevante non solo dal punto di vista
ambientale, costituendo una fascia di habitat naturale che attraversa l’intero territorio
comunale, ma anche dal punto di vista turistico ricreativo includendo tra l’altro la pista
ciclabile Spoleto-Assisi. Di più l’intera area in questione ricade in zona di salvaguardia
paesaggistica dei corsi d’acqua principali di rilevanza territoriale. Risulta inoltre vincolata
ai sensi del D.Lgs. 42/04.
Offerta di servizi analoghi
Nel contesto territoriale presentato si svolge l’attività dell’Ufficio Ambiente del Comune di
Spoleto che si espleta attraverso la pianificazione di azioni che siano in grado di
ridisegnare l’assetto del territorio comunale mediante una politica urbanistica che
contemperi le esigenze di preservazione del territorio con quelle di sviluppo, garantendo,
al contempo, un livello di servizi adeguati in termini di qualità ed economicità degli
stessi. Particolare attenzione si pone al miglioramento della qualità ambientale e della
vita dei cittadini, mediante la promozione dello sviluppo sostenibile, attraverso azioni di
educazione ambientale, promozione e sensibilizzazione ambientale.
Contesto Settoriale
Il contesto settoriale del progetto Ambiente e Sostenibilità 2010 – Ambiente e
Sostenibilità 2014: La Lecceta di Monteluco tra passato presente e futuro
Il ricco patrimonio naturale del Comune di Spoleto merita di essere fatto conoscere nel
più ampio ambito possibile, da quello tecnico-scientifico a quello più generale e
“pubblico”, perché diventi anche un’importante occasione per la valorizzazione e la
promozione del territorio.
Sei sono i Siti Natura 2000 situate nel territorio del Comune di Spoleto tra questi di
particolare interesse è Sito di Interesse Comunitario (SIC) Monteluco IT5210064
costituito da circa 450 ha di bosco e per la maggior di cui la gran parte di proprietà del
Comune di Spoleto. – Tale sito è dato dalla presenta di un bosco di leccio di particolare
pregio presente sul Monteluco
Caratteristiche geomorfologiche e idrografiche
Parte della Montagna Spoletina, l’area insiste sul Monteluco, rilievo di calcari giurassici
(Calcare Massiccio e Maiolica), caratterizzato da pendici acclivi, incassato in un’esedra di
rilievi maggiori che lo proteggono dalle correnti fredde.
Il reticolo idrografico superficiale è costituito da fossi a carattere torrentizio che scavano i
versanti del Monteluco fino a gettarsi nel torrente Tessino, la cui valle separa il monte dal
colle Sant'Elia su cui si erge Spoleto. Il Versante Occidentale è solcato dal fosso di San
Pietro e dal fosso di San Francesco, affluente del primo. Il Fosso della Valcieca, scavando
le pendici calcaree da Castelmonte alla Valle del Tessino, costituisce il confine nord
orientale del rilievo.
Caratteristiche floristico-vegetazionali
Il rilievo calcareo, Zona n. 24 di elevata diversità floristico-vegetazionale dell’Umbria,
annoverato fra le aree di particolare interesse naturalistico dell’Umbria, è quasi
completamente coperto da boschi di sclerofille sempreverdi misti a caducifoglie.
L’associazione
vegetazionale
prevalente
è
il
Cephalantero-Quercetum
ilicis
subassociazione laburnetosum anagyroides. Il bosco è di tipo mediterraneo montano
mesofilo, con buon grado di umidità, garantito dall’esposizione N del versante. I versanti
esposti ad E ed O sono invece caratterizzati da specie vegetali termofile dell’associazione
Orno-Quercetum ilicis e dalla subassociazione Orno-Quercetum ilicis pinotosum
halepensis. Vi si rilevano specie di rilevante interesse fitogeografico o considerate rare
quali carpino bianco, bosso, evonimo, erica multiflora e lentisco. Lungo i canaloni esposti
a N e in alto si trovano orno-ostrieti caratterizzati prevalentemente da carpino nero con
lembi di querceto a dominanza di roverella. Presenti anche formazioni di conifere a
prevalenza di pino nero, dovute a rimboschimento: tra esse si annovera la fustaia
coetanea presso l’area pic-nic “Camini di Monteluco” oggetto d’intervento. Il complesso
boschivo è interrotto da piccole radure sparse all’interno delle formazioni ricoperta da
pascoli
xerici
a
cotica
erbosa
discontinua
appartenenti
all’associazione
Asperuloporpureae-Brometum erecti. Interessanti sono le formazioni azonali pioniere che
colonizzano le pareti rocciose affioranti, caratteristiche dell’area soprattutto in
corrispondenza dei fossi, così come i lembi di vegetazione ripariale. Si rileva inoltre tra S.
Pietro e s. giuliano un piccolo nucleo a castagneto, nonché aree coltivate ad ulivo in
prossimità della valle.
Secondo quanto riportato nelle Schede Bioitaly i 450 ha che costituiscono il SIC sono
caratterizzati per l’80% dalla lecceta, per il 5% da foreste di conifere, per il 4 % da
praterie aride, per il 2% da brughiere e per l’8% da altre formazioni vegetazionali.
Vi si rilevano 5 habitat considerati di interesse comunitario ai sensi della direttiva
Habitat: Festuco Bromentalia con stupenda fioritura di orchidee su substrato calcareo
(Cod.Nat. 2000: 6210), indicato come prioritario nella direttiva di cui sopra; pinete
mediterranee di pini mesogeni endemici (Cod.Nat. 2000: 9540); Juniperus oxycedrus
arborescent matorral (Cod.Nat. 2000: 5211); formazioni stabili di Buxus sempervirens su
pendii rocciosi calcarei (Cod.Nat. 2000: 5110); foresta di Quercus ilex (Cod.Nat. 2000:
9340).
Tutti risultano in buono stato di conservazione: in particolare la lecceta che copre il sito
per l’80% risulta in ottimo stato di conservazione, tanto che rappresenta una delle
formazioni a leccio con alberi secolari tra le meglio conservate e più rappresentative dal
punto di vista forestale e floristico dell’Umbria.
Interessante è inoltre la presenza nei boschi di Monotropa hypopitys, specie rara a
livello nazionale.
Fauna
Monteluco riveste un’importanza faunistica rilevante, come confermato dal fatto che è
parte del complesso della Montagna Spoletina, annoverata fra le aree di maggior
interesse naturalistico e di rilevante interesse teriologico e ornitologico nel Piano
Faunistico Venatorio della Regione Umbria (1997) e come indicato rispettivamente
nell’Atlante Ornitologico dell’Umbria (Magrini, 1998) e nell’Atlante dei Mammiferi
dell’Umbria (Ragni, 2002). Vi si rilevano 6 specie di Anfibi, 10 di rettili, 89 di uccelli fra
nidificanti e svernanti e 25 specie di Mammiferi. La Scheda Bioitaly del sito IT5210064
riporta fra le specie di interesse comunitario 2 Invertebrati (Cerambix cerdo e Lucanus
cervus), 1 rettile (Elaphe longissima), 15 Uccelli (Accipiter nisus, Athene noctua, Buteo
buteo, Columba palumbus, Dentrocops major, Lanius collurio, Muscicapa striata, Oriolus
oriolus, Phylloscopus collybita, Picus viridis, Regulus ignicapillis, Streptotelia turtur, Strix
auluco, Silvia melanocephala, Turdus philomelos), 1 Mamifero (Hystix cristata). Tra esse
rivestono interesse biogeografico nazionale Cerambix cerdo, Lucanus cervus, Columba
palumbus, Lanius collurio, Oriolus oriolus, Phylloscopus collybita, Regolus ignicapillis,
Streptotelia turtur, Turdus philomelos e Hystix cristata, mentre le altre hanno interesse
biogeografico. Risultano presenti con popolazioni residenti i 2 Invertebrati, il rettile e il
mammifero, mentre la presenza delle 15 specie ornitiche è collegata soprattutto alla
riproduzione. Lo stato di conservazione complessivo delle singole popolazioni appare
buono o ottimo, nessuna delle specie è infatti minacciata da isolamento, nonostante la
loro abbondanza non sia elevata.
Gli Anfibi date le caratteristiche mesofile e la struttura calcarea del rilievo non sono
abbondanti, ma relegati a zone le cui condizioni stazionali consentono la formazione di
habitat idonei. Si rilevano rana agile, rana verde, rospo comune, rospo smeraldino,
tritone cristato e raganella. Tra i Rettili spiccano vipera comune, orbettino, biacco e
colubro liscio, oltre alla presenza delle più comuni lucertola muraiola, lucertola campestre
e ramarro. Tra gli Uccelli importante la presenza di specie di rilevante interesse
scientifico-conservazionistico quali: falco pecchaiolo, biancone, gheppio, lodolaio, lanario,
pellegrino, pernice rossa, starna, quaglia, beccaccia, tortora, barbagianni, assiolo,civetta,
succiacapre, torcicollo, picchio verde, picchio rosso minore, tottavilla, allodola, rondine,
calandro, prispola, stiaccino, saltimpalo, codirossone, passero solitario, tordo sassello,
pigliamosche, picchio muraiolo, averla piccola, lucarino e zigolo muciatto. Tra i
Mammiferi di interesse naturalistic-naturalistico si rilevano toporagno appenninico,lepre
bruna, scoiattolo, quercino, moscardino, istrice, lupo e gatto selvatico. Più comuni ma di
non minore importanza, risultano riccio, mustiolo, crucidura minore, talpa, ghiro, arvicola
di Savi, topo selvatico, ratto nero, topolino delle case, volpe, tasso, donnola, faina,
cinghiale e capriolo. Interessante anche la presenza di Chirotteri quali ferro di cavallo
maggiore e pipistrello di Nanthius.
Paesaggio antropico e attività collegate alla presenza e attività dell’uomo
Il paesaggio antropico è limitato a scarsi insediamenti di piccole dimensioni; per lo più
esterni al SIC vero e proprio, collegati alle attività tradizionali (selvicoltura, allevamento)
quali San Giuliano, Sant’Antimo, Le Porelle, Patrico, Sensati, Castelmonte. Importante è
la presenza di manufatti a vocazione religiosa quali il convento dei Frati Cappuccini,
eremi e chiese di montagna. Si rilevano edifici collegati allo sfruttamento turistico,
soprattutto in corrispondenza dei prati di Monteluco quali alberghi, ristoranti e ville.
Nell’area sommatale si registra infatti un forte impatto turistico-ricreativo. Quest’ultime
si distribuiscono uniformemente sull’intera area e vengono utilizzate soprattutto nel
periodo estivo. Da ricordare è inoltre il complesso della Colonia popolare. I versanti più
soleggiati sono stati interessati in passato da urbanizzazione residenziale: i cosiddetti
“villini” vengono attualmente utilizzati per lo più in estate. Le attività tradizionali della
montagna Spoletina sono poco diffuse. Allevamento, selvicoltura e agricoltura montana
stanno progressivamente scomparendo, per lasciare il posto ad attività sportive e
turistico-ricreative, a volte incompatibili con la valenza storico-paesaggistica e la
conservazione delle emergenze naturalistiche. Tra le attività antropiche che si esplicano
nelle aree contigue al SIC, la caccia è quella che può costituire il principale fattore
limitante insieme all’allevamento a cui si associa frequentemente la recinzione degli spazi
adibiti al foraggiamento del bestiame.
Oltre ai vincoli decretati sopra elencati, nella zona di intervento vi sono ancora quelli
definiti ope legis, come i crinali dei monti, e le aree coperte dai boschi.
Il Monteluco è interamente coperto di lecci e fu un bosco sacro a Giove ("lucus" ovvero
monte sacro) fin dall'età romana e la "Lex Spoletina", raro documento del III sec. a.C.,
oggi
custodito
al
Museo
civico
di
Spoleto
ne
tutelava
l'integrità.
Monteluco fu anche luogo naturale di isolamento sullo scorcio del V secolo dagli eremiti
siriaci
per
la
meditazione
e
la
preghiera.
Agli inizi del '500, con la partenza dei Benedettini, sugli antichi luoghi di preghiera furono
edificati piccoli conventi, chiese, cappelle, abitate da singolari figure di "eremiti" della
mondanità spoletina: artisti, pittori, architetti, uniti sotto una congregazione fondata nel
1547 dal vescovo Fabio Vigili. La casa madre aveva sede nell'antico eremo delle Grazie,
poi
trasformato
in
Villa
Lalli.
L'occupazione francese soppresse la congregazione e, all'inizio dell'800, gli eremi
passarono definitivamente in mano ai privati, che li trasformarono in ville per la
residenza
estiva.
Salendo per il Monteluco si incontra la chiesa di San Pietro, eretta all'inizio del V secolo
su
una
villa
antica,
monumento
esemplare
del
romanico
umbro.
Al Km. 5,5 si incontra la chiesa romanica di S. Giuliano sorta nel XII secolo sul posto di
un edificio risalente al VI e intitolato a un martire omonimo. L'interno è basilicale a tre
navate su pilastri e rozze colonne di conci con tre absidi semicircolari e cripta.
Salendo vi è il Santuario di Monteluco meta di pellegrinaggi posto sul posto di
insediamento francescano che la tradizione vuole fondato dallo stesso Francesco in luogo
donato dai Benedettini assieme a una chiesetta intitolata a santa Caterina d'Alessandria.
I boschi del corpo di Monte Luco
Questi boschi hanno evidentemente particolare rilevanza Storico –culturale così come
paesaggistico – ambientale. Alcuni di essi volgono inoltre una rilevante funzione di
protezione diretta degli Eremi e della strada provinciale. Sono assegnati alla compresa
anche boschi contigui che non hanno la suddetta valenza e sono assimilabili per
caratteristiche a quelli produttivi.
Le condizioni stazionali sono variabili per esposizione ed acclività, ma mediamente i suoli
sono superficiali, localmente con rocciosità affiorante. La morfologia è dolce verso la
sommità del monte, mentre è acclive (pendenza media del 65%) ed accidentata, con
salti di roccia, sui versanti a nord e ad ovest. La pietrosità è elevata. I boschi sono
mediamente poco fertili, in parte possono definirsi rupicoli. La fertilità è buona soltanto
nelle stazioni di compluvio dove vi è maggiore profondità di suolo e disponibilità d’acqua.
L’altezza del ceduo e della macchia si aggira intorno ai 6 m con età variabili fra 30 e 40
anni; l’altezza delle matricine varia fra 7 e 10 m. La macchia supramediterranea ha
un’altezza prevalente di 5 m ad un’età di 35-40 anni. L’altezza dell’alto fusto si aggira
intorno ai 15-20 m, riducendosi a 8-10 m nelle situazioni peggiori.
L’alto fusto, compreso il Bosco Sacro, non è un bosco naturale. Se pure il bosco fu
tutelato sin dall’epoca pre-romana, i documenti parlano di forti utilizzazioni in periodi di
crisi socioeconomica. Esso attualmente non è un popolamento da seme vero e proprio,
ma una fustaia transitoria costituita mediante matricinatura intensiva o conversione. I
campioni di legno prelevati e l’osservazione attenta della struttura evidenziano la
coesistenza di piante di età diversa, identificabili rispettivamente come vecchie matricine
e polloni affrancati, che si collocano in classi diametriche differenti. Il gruppo di piante
più giovani, secondo le stazioni, ha diametri massimi da 30 a 45 cm. Nelle classi
superiori si collocano le matricine più vecchie, che rappresentano dal 15 al 30% del
numero dei fusti. Sui campioni di legno prelevati in bosco sono state stimate (le
caratteristiche di questa specie rendono difficile l’osservazione degli anelli annuali)
rispettivamente per i due gruppi età di circa 50-85 anni e di circa 150-180 anni. Nelle
altre l’età dei polloni affrancati varia fra 30 e 50 anni, e quella delle matricine è all’incirca
doppia.
Per quanto attiene allo stato fitosanitario dei boschi, non si riscontrano particolari
problemi a carico del ceduo, dove la mortalità è nei limiti fisiologici. Per contro la fustaia
transitoria, dove le piante hanno raggiunto maggiori dimensioni con una elevata densità
dei fusti, si ha una situazione di stress conseguente alla forte concorrenza edafica; lo
stress risulta mitigato nelle stazioni più fertili (compluvi), esaltato in quelle più povere.
Ciò ha favorito l’insorgere di diverse patologie.
In particolare nel Bosco sacro sono state osservate emissione di rami al di sotto
dell’altezza di chioma, marciumi radicali, attacchi di insetti minatori del legno. Sono
inoltre state riscontrate cavitazioni non associabili a marciumi radicali ma sviluppatesi a
partire da stroncatura di branche.
Sui versanti acclivi a nord-ovest vi sono danni da ferite al piede causati da rotolamento
di pietre. Sono stati osservati alberi cavi nei quali la parte sana è prossima al terzo del
diametro; questo dato può essere indicativamente assunto come limite per la stabilità
meccanica della pianta stessa.
La fustaia transitoria si trova pertanto, in particolare per quanto riguarda il Bosco sacro e
la zona degli Eremi, in una situazione di sofferenza che ne pregiudica la stabilità nel
lungo termine; nel medio termine, date le caratteristiche di rusticità e resistenza della
specie, è prevedibile il collasso di singole piante.
I boschi sono fruiti turisticamente, limitatamente ai sentieri nelle parti più acclivi e in
maniera più diffusa nelle parti facilmente accessibili intorno alla strada provinciale. I
fruitori sono prevalentemente spoletini, che mostrano una forte affezione al Monte Luco.
Nonostante questo sono da segnalare casi di scarico abusivo di rifiuti in bosco a valle
della viabilità ed abbandono di rifiuti da parte di gitanti. Inoltre, intorno alla sommità del
Monte, dove era presente un’attività “sportiva” di tiro a volo, il bosco è cosparso per
ampio raggio dai residui dei piattelli, nonostante il Comune di Spoleto e volontari abbiano
effettuato interventi di bonifica.
Le ultime utilizzazioni forestali del ceduo risalgono a circa 40 anni fa. La gestione
forestale negli ultimi decenni si è limitata ad interventi colturali puntuali, volti più che
altro ad eliminare individui instabili a tutela della pubblica incolumità, che non hanno
influito sulla dinamica dei popolamenti ed all’avviamento all’alto fusto di parti di ceduo a
maggior vocazione turistico ambientale che produttiva. Sono stati inoltre eseguiti
interventi di manutenzione dei sentieri. Le condizioni di accesso sono buone su tutta la
superficie: il complesso è attraversato da strade e piste carrozzabili, nonché da numerosi
sentieri stato.
INDICATORI DELLE CRITICITA’/BISOGNI
Negli ultimi anni si stanno verificando una serie di crolli dei lecci appartenente al bosco
sacro, ed un graduale deperimento del bosco sacro di Monteluco.
Sebbene si tratti di una naturale evoluzione, l’assenza di rinnovazione Naturale
determinata anche dalla forte presenza antropica mette a rischio nel lungo termine la
ricostituzione del bosco stesso. Pertanto si ravvisa necessario l’avvio di un processo di
partecipazione al problema e una raccolta di tutte le informazioni acquisibili.
Numerosi sono stai gli studi le pubblicazione e i progetti redatti realizzati da vari soggetti
senza che essi siano stati messi in relazione tra di loro. È quindi necessario per costruire
un percorso di partecipazione avere una visione di insieme su tutte l informazioni
disponibili sull’area del Monteluco.
DESTINATARI
Destinatari specifici dell’intervento saranno i cittadini e in particolare le associazioni
ambientaliste che verranno coinvolte nel processo di condivisione delle misure da
prendere per gli interventi di conservazione della Lecceta.
BENEFICIARI
Beneficerà dell’intervento la cittadinanza residente nel comune di Spoleto, i turisti che
vorranno godere del patrimonio ambientale e dei servizi ad esso connesso.
Beneficeranno ulteriormente dell’intervento le associazioni operanti in ambito
ambientale, le strutture ricettive a vocazione turistica.
7. Obiettivi del progetto:
Obiettivo Generale: l’obiettivo generale del progetto, coerentemente al contesto di riferimento,
tende a favorire un percorso condiviso di conoscenza del bosco di Monteluco con un approccio
multidisciplinare a supporto di future scelte di gestione dell’area. Al fine di raggiungere l’obiettivo
più ampio appena descritto, risulta necessario perseguire i seguenti obiettivi specifici:
-indagine fitosanitaria e statica dei lecci presenti nel bosco sacro nei pressi della
viabilità pedonale principale.
-Recupero, organizzazione, catalogazione ed archiviazione di materiali e pubblicazioni
scientifiche, storiche, letterarie relative al sito di Monteluco.
-Organizzazione di incontri di partecipazione con i soggetti interessati
-Realizzazione eventi/laboratori di educazione ambientale
8. Descrizione del progetto e tipologia dell’intervento che definisca in modo puntuale
le attività previste dal progetto con particolare riferimento a quelle dei volontari in
servizio civile nazionale, nonché le risorse umane dal punto di vista sia qualitativo
che quantitativo:
8.1 Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi
Dalle indicazioni offerte nel contesto di riferimento e dagli obiettivi descritti è importante
articolare il progetto su diversi piani di attuazione che consentano il raggiungimento degli obiettivi
elencati.
Si delineano di seguito le attività previste dal progetto “Ambiente e sostenibilità 2014 – La
Lecceta di Monteluco tra passato presente e futuro.
Obiettivo:
a) indagine fitosanitaria e statica dei lecci presenti nel bosco sacro nei pressi della
viabilità pedonale principale.
L’individuazione puntuale degli alberi che costituisco il bosco sacro e dei soggetti di maggior
rilevanza presenti lungo la viabilità pedonale, l’elaborazione compilazione di schede di dettaglio
che possa individuare e documentare lo stato fitosanitario di ciascuno
Obiettivo:
b) Recupero organizzazione, catalogazione ed archiviazione di materiali e
pubblicazioni scientifiche, storiche, letterarie relative al sito di Monteluco.
Molti sono i documenti le pubblicazione gli studi, recezioni e materiale storico e letterario che
trattano del Monteluco. La loro individuazione raccolta ed organizzazione sarà finalizzata non ad
avere una collezione di tutto questo materiale ma sarà la funzionale al processo di partecipazione
di sui al punto successivo.
Obiettivo:
c) Organizzazione di incontri di partecipazione con i soggetti interessati.
Nessun percorso di crescita può prescindere da un processo di partecipazione ovvero di
condivisione e di conoscenze esperienze e di diversi approcci ad uno stesso argomento.
Questo diviene ancor più prezioso quando l’elemento di studio è un elemento come il Monteluco
dove storia cultura natura paesaggio si sono da sempre fuse insieme in una delicato equilibrio. Il
processo di partecipazione di cui previsto da questo progetto presente progetto ha l’obiettivo di
raccogliere e condividere i molteplici aspetti di questo luogo come base per la definizione di
futuri interventi.
Obiettivo:
d) Realizzazione eventi/laboratori di educazione ambientale.
Il ruolo dell’educazione ambientale all’interno dei percorsi educativi e formativi è ritenuto sempre
di maggiore importanza. Esso diviene ancor più efficace quanto non si limita ad esperienze
generali ma si cale nelle specificità del territorio fondendo i principi generali dell’educazione
ambientale con le peculiarità locali rendendo il cittadino e in particolare le fasce più giovani,
consapevoli dei valori ambientali del territorio in cui vivono.
8.2 Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la
specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività
1
1
il
1
1
1
1
1
1
-
Dott. Naturalista Responsabile del Procedimento e coordinatore tecnico per il Comune
Dott. Agronomo forestale a supporto delle attività di progettazione e coordinamento per
Comune di Spoleto
Architetto paesaggista al supporto delle attività di digitalizzazione dei dati
referente dell’Ufficio Comunicazione del Comune di Spoleto
referente dell’ufficio Sitel del Comune per il sito web
tecnico-informatico dell’ufficio Sistema Informativo Territoriale del Comune
esperto bibliotecario
coordinatore per l’organizzazione delle attività di educazione ambientale nelle scuole
8.3 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto
Dettagliamo ora le azioni di pertinenza dei volontari in riferimento ad ognuna delle macroazioni
individuate:
Obiettivo:
a) indagine fitosanitari e statica dei lecci presenti nel bosco sacro nei pressi della
viabilità pedonale principale.
I volontari presteranno servizio saranno chiamati a collaborare all’elaborazione di schede i di
rilievo alla loro compilazione in bosco, quindi alla digitalizzazione ed all’inserimento del GIS del
territorio comunale.
Obiettivo:
b) Recupero organizzazione, catalogazione ed archiviazione di materiali e
pubblicazioni scientifiche, storiche, letterarie relative al sito di Monteluco
I volontari presteranno servizio saranno chiamati a collaborare nella ricerca raccolta,
organizzazione e digitalizzazione di documenti, progetti, pubblicazione, opere artistiche e
letterarie relative al Monteluco, pressa la biblioteca comunale, l’archivio di stato, biblioteche e
centri di documentazione delle associazione presenti sul territorio ecc..
Obiettivo:
c) Organizzazione di incontri di partecipazione con i soggetti interessati
I volontari presteranno servizio saranno chiamati a collaborare alle attività preliminari di ricerca
ed individuazione di tutti i soggetti interessati quindi all’organizzazione di incontri di
partecipazione nonché alla redazione di elaborati di tutto quanto emerge dagli incontri stessi.
Obiettivo:
d) Realizzazione eventi/laboratori di educazione ambientale
I volontari presteranno servizio saranno chiamati a collaborare all’organizzazione degli
aventi/laboratori di educazione ambientale nonché alla partecipazione anche come parte attiva
agli stessi.
9.
Numero dei volontari da impiegare nel progetto:
2
10. Numero posti con vitto e alloggio:
0
11. Numero posti senza vitto e alloggio:
2
12. Numero posti con solo vitto:
13. Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo:
30
14. Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6) :
5
15. Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio:
Frequenza di corsi, di seminari e di ogni altro momento di incontro e confronto
utili ai fini della realizzazione del progetto. Disponibilità e flessibilità oraria.
Disponibilità a spostamenti sul territorio.
16. Sede/i di attuazione del progetto, Operatori Locali di Progetto e Responsabili Locali di Ente Accreditato:
Sede di
N. attuazione del Comune
progetto
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
Ufficio
Ambiente
Spoleto
Indirizzo
Piazza della
Genga 4
Nominativi degli Operatori
Locali di Progetto
Cod.
ident.
sede
N. vol.
per sede
102155
2
Cognom
ee
nome
Andreini
Federica
Data
di
nascit
a
30/04
/1975
C.F.
NDRFRC75D
70I921K
Nominativi dei Responsabili Locali di
Ente Accreditato
Cognom
ee
nome
Data
di
nascit
a
C.F.
17. Eventuali attività di promozione e sensibilizzazione del servizio civile
nazionale:
I volontari che presteranno servizio nell’ambito del progetto “Ambiente
sostenibilità 2014 – la lecceta di Monteluco tra passato, presente e
futuro” saranno direttamente coinvolti un giorno al mese nelle attività di
promozione e sensibilizzazione del servizio civile che l’Ente intende attuare,
tramite incontri presso:
- associazioni precipuamente giovanili;
- luoghi formali ed informali di incontro (scuola, centri aggregativi);
- l’Informagiovani ecc.
per fornire informazioni sul servizio civile per complessive 25 ore.
Saranno pianificati materiali informativi sul Servizio Civile che saranno
distribuiti sul territorio e nei principali luoghi di interesse giovanile e inoltre
verrà dai volontari aggiornato il sito internet dell’Ente con informazioni e
novità sul SCN. Per questo intervento saranno dedicate almeno 15 ore.
L’Impegno complessivo nelle attività di promozione e
sensibilizzazione del progetto di servizio civile sarà di 40 ore
18. Criteri e modalità di selezione dei volontari:
19. Ricorso a sistemi di selezione verificati in sede di accreditamento (eventuale
indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio):
20. Piano di monitoraggio interno per la valutazione dell’andamento delle attività
del progetto:
Si rimanda al sistema di monitoraggio presentato in fase di accreditamento
acquisito da ente di 1^ classe
21. Ricorso a sistemi di monitoraggio verificati in sede di accreditamento
(eventuale indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il
servizio):
si
22. Eventuali requisiti richiesti ai canditati per la partecipazione al progetto oltre
quelli richiesti dalla legge 6 marzo 2001, n. 64:
possesso di patente di guida e conoscenza base del pacchetto office
23.
Eventuali risorse finanziarie aggiuntive destinate in modo specifico alla
realizzazione del progetto:
non sono previste risorse finanziarie aggiuntive
24. Eventuali reti a sostegno del progetto (copromotori e/o partners):
25. Risorse tecniche e strumentali necessarie per l’attuazione del progetto:
I volontari saranno inseriti nei processi della quotidiana attività istituzionale
dell’ente, ed avranno a disposizione tutti gli impianti tecnologici e logistici
presenti nella sede di attuazione. In coerenza con gli obiettivi (box 7) e le
modalità di attuazione (box 8) del progetto, si indicano di seguito le risorse
tecniche e strumentali necessarie ed adeguate per l’attuazione del progetto e
fornite dal soggetto attuatore:
- Cartografie;
- n. 2 postazioni informatiche dotate di software per l’elaborazione e resa di
dati territoriali e per l’elaborazione del progetto e dei materiali informativodivulgativi;
- gps palmare;
- macchina fotografica;
- automobile di servizio.
CARATTERISTICHE DELLE CONOSCENZE ACQUISIBILI
26. Eventuali crediti formativi riconosciuti:
Non sono previsti accordi finalizzati al riconoscimento di crediti formativi
27. Eventuali tirocini riconosciuti :
Non sono previsti accordi finalizzati al riconoscimento di tirocini formativi
28. Competenze e professionalità acquisibili dai volontari durante l’espletamento
del servizio, certificabili e validi ai fini del curriculum vitae:
Nell’ambito del presente progetto è previsto, ai fini del curriculum vitae, il
rilascio di un Attestato di partecipazione al progetto di servizio civile rilasciato
dall’ente proponente Comune di Spoleto con una valutazione complessiva
dell’operato del volontario.
Formazione generale dei volontari
29. Sede di realizzazione:
La formazione sarà realizzata presso la sede di attuazione del progetto o
presso una sede individuata dall’ente di servizio civile di 1 classe.
30. Modalità di attuazione:
La formazione generale sarà realizzata in proprio presso l’ente con servizi
acquisiti da ente di servizio civile di 1 classe.
31. Ricorso a sistemi di formazione verificati in sede di accreditamento ed
eventuale indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il
servizio:
si
32. Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
La metodologia adottata nel presente modulo di formazione è incentrata
essenzialmente sul coinvolgimento diretto dei soggetti in formazione al fine
di condividere a tutti i livelli gli argomenti ed i contenuti della formazione.
Tale aspetto, si ritiene particolarmente importante per il raggiungimento
degli obiettivi espressi. Infatti, soltanto attraverso una partecipazione attiva
dei ragazzi è possibile intervenire nei processi di condivisione e di
rielaborazione dei concetti trattati. Al fine di favorire una costante e continua
partecipazione attiva dei volontari si farà ricorso a dinamiche non formali
nel processo formativo attraverso tecniche di brainstorming, animazioni,
giochi di ruolo, esercitazioni, simulazioni, il T-group.
L’idea è quella che non ci si deve limitare a trasmettere idee-concetti, ma si
deve anche puntare a far acquisire consapevolezza e attitudini. Si devono
fornire, laddove possibile, risposte ai problemi sollevati, ma più di tutto si
deve cercare di fornire e attivare competenze.
La metodologia adottata sarà pertanto prevalentemente attiva, anche se
nella microprogettazione delle singole lezioni si farà, laddove necessario,
ricorso anche ad una metodologia più classica: la lezione frontale tesa a
favorire il trasferimento di numerose informazioni utili ai volontari al fine
dell’espletamento del loro servizio .
L’intervento formativo avrà, pertanto, nelle sue diverse fasi, due distinte
caratterizzazioni:
Lezione frontale:
Le lezioni frontali hanno lo scopo di preparare i volontari ad assolvere
specifiche mansioni previste nei progetti. Attraverso le lezioni verranno
fornite quelle informazioni indispensabili per gestire al meglio l’esperienza di
volontariato. Tale modalità sarà erogata per circa il 60% del monte orario
complessivo della formazione generale.
Dinamiche non formali:
con le dinamiche non formali si faciliterà l’inserimento dei volontari
nell’organizzazione del progetto, nel contesto di integrazione sociale,
sviluppando il loro senso di appartenenza e la capacità di gestire i conflitti.
Tale modalità, sarà erogata per circa il 40% del monte orario complessivo
della formazione generale ed attraverserà trasversalmente molti dei moduli
formativi previsti al box 33.
33. Contenuti della formazione:
Il Contenuto della formazione generale sarà strutturato nei seguenti
moduli formativi:
MACROAREA: Valori e identità del SCN
1) L’identità del gruppo in formazione e patto formativo
Modulo propedeutico a tutti gli altri moduli.
Si lavorerà alla definizione di un’identità di gruppo dei volontari che
esprimeranno le loro idee sul servizio civile, le proprie aspettative, le
motivazioni e gli obiettivi individuali.
Lavoro sul gruppo in formazione ( aspettative e motivazioni su SCN)
- La dimensione e l’identità del Gruppo
- Le dinamiche che si presentano all’interno del gruppo
- Gruppo auto-centrato, gruppo di lavoro e team
- Gestione del Conflitto
- Analisi delle aspettative
- Motivazioni e obiettivi individuali
1) Dall’obiezione di coscienza al servizio civile nazionale
Si affronterà il concetto di Patria e di difesa civile della Patria attraverso
mezzi ed attività alternativi a quelli militari a partire dai principi costituzionali
della solidarietà (art. 2 Cost.) dell’uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.), del
progresso materiale o spirituale della società (art. 4), della promozione dello
sviluppo della cultura, della tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed
artistico della Nazione (art. 9) e della pace tra i popoli (art. 11 Cost.). si
analizzeranno le forme attuali di realizzazione della difesa alternativa sul
piano istituzionale, di movimento e della società civile. Saranno approfondite
le seguenti tematiche:
- gestione e trasformazione nonviolenta dei conflitti;
- prevenzione della guerra;
operazioni di polizia internazionale;
- concetto di peacekeeping, peace-enforcing, peacebuilding.
3) la normativa vigente e la Carta di impegno etico
Verranno illustrate le norme legislative che regolano il sistema del servizio
civile nazionale, in particolare si evidenzierà l’importanza della sottoscrizione
della Carta di impegno etico con la quale l’Ente e l’UNSC si impegnano al
rispetto dei valori posti alla base della cultura e dell’identità dei servizio
civile.
MACROAREA: LA CITTADINANZA ATTIVA
1) La formazione civica
- La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
- La Carta Costituzionale, analisi della funzione e del ruolo deglli organi
costituzionali, l’organizzazione delle Camere e l’iter di formazione delle
leggi. I volontario avranno la possibilità di prendere coscienza di
essere parte di un corpo sociale e istituzionale e di apprendere quelle
competenze civiche e sociali funzionali per una “cittadinanza attiva”.
2) le forma di cittadinanza
- le forme di partecipazione individuali e collettive che possono essere
agite dal cittadino;
-
la partecipazione alle formazioni sociali del volontariato;
la cooperazione sociale;
la promozione sociale;
Il Terzo Settore nell’ambito del welfare
Consapevolezza e Responsabilità civica
Il Servizio civile in relazione al Terzo Settore.
3) la protezione civile
il tema della protezione civile si integra perfettamente nel concetto di difesa
della Patria come difesa dell’ambiente, del territorio e delle persone, nonché
fattore di educazione e di crescita di cittadinanza attiva.
- L’impegno in protezione civile come esempio di cittadinanza attiva
- I rischi
- Il Sistema Informativo territoriale
- Gestione dell’emergenza e prova pratica di gestione dell’emergenza
- Psicologia delle catastrofi
- Comunicazione in emergenza e informazione alla popolazione sui
comportamenti
5) la rappresentanza dei volontari nel servizio civile
Una delle forma di partecipazione e di cittadinanza attiva offerta ai volontari
durante l’anno di servizio civile è la possibilità di partecipare e di candidarsi
alle elezioni per i rappresentati regionali e nazionali dei volontari in SCN.
Pertanto con questo modulo si illustrerà ai volontari questa possibilità e il suo
funzionamento.
MACROAREA: IL GIOVANE VOLONTARIO NEL SISTEMA DEL SERVIZIO
CIVILE
1) Presentazione dell’Ente
- Presentazione del Comune di Spoleto
- Storia
- Lo statuto
- I Valori
- La mission
- La Struttura Organizzativa
- La Metodologia di lavoro
- Presentazione Ente partner di impiego nel progetto di Servizio Civile
Nazionale
Volontario
- Il concetto di rete e partenariato civile
2) Il
-
lavoro per progetti
Il progetto di Servizio Civile
Gli obiettivi e le azioni
Il Ruolo e le attività dei volontari
Il valore sociale del progetto d’impiego
Indicatori di efficacia ed Esiti Attesi
Strumenti di verifica e di valutazione della crescita del volontario
3) l’organizzazione del servizio civile e le sue figure
Presentazione del “sistema di servizio civile” e di tutte le figure che operano
all’interno dello stesso (OLP, RLEA, ecc.).
4)disciplina dei rapporti tra enti e volontari del servizio civile
nazionale
presentazione del “Prontuario concernente la disciplina dei rapporti tra enti e
volontari del servizio civile nazionale” DPCM 4 febbraio 2009 e successive
modifiche.
4) comunicazione interpersonale tra enti e volontari del servizio
civile nazionale
Analisi della comunicazione all’interno di un gruppo e le dinamiche che ogni
nuovo inserimento sviluppa in un gruppo di lavoro. Il gruppo come possibile
causa di conflitti (sviluppo della capacità di lettura della situazione),
l’interazione con gli altri soggetti e la loro risoluzione in modo costruttivo.
34. Durata:
44 ore
Formazione specifica dei volontari
35. Sede di realizzazione:
Palazzo Comunale, Piazza del Comune 1 Spoleto
Ufficio ambiente, Comune di Spoleto Piazza della Genga 4
Biblioteca comunale
Altre biblioteche o centri di documentazione di altri enti pubblici ed
associazione
36. Modalità di attuazione:
La formazione specifica sarà effettuata in proprio presso l’ente con formatori
dell’ente.
37. Nominativo/i e dati anagrafici del/i formatore/i:
1. Emanuela Rosati nata a Spoleto 28/03/1973, residente a vallo di Nera
2. Rossella Carola nata a Napoli 24/05/1976, residente a Spoleto.
38. Competenze specifiche del/i formatore/i:
Emanuela Rosati: agronomo presso l’Ufficio Ambiente del Comune di
Spoleto, è laureata in Scienze Forestali.
Rossella Carola: architetto progettista relativo alle tematiche
ambientali presso l’Ufficio ambiente del Comune di Spoleto.
39. Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
Per conseguire gli obiettivi formativi verranno privilegiate metodologie
didattiche attive che favoriscano la partecipazione dei volontari basate sul
presupposto che le competenze che andranno ad acquisire deriveranno
principalmente dall’esperienza.
Le metodologie utilizzate saranno:
lezione partecipata, per un’analisi delle competenze possedute dai
volontari e per la trasmissione degli elementi conoscitivi di base ed
omogeneizzare le conoscenze teoriche;
lezione frontale, finalizzata alla trasmissione diretta delle
informazioni di base;
lavoro teorico – pratico di ricerca e studio in gruppo;
Learning by doing, modello didattico basato sull’apprendimento attraverso
l’esperienza. L’apprendimento è facilitato quando il volontario partecipa al
percorso di formazione della conoscenza. Il learning by doing deve basarsi
sulla soluzione di problemi attraverso l’esperienza e sulla capacità di
autovalutazione dei propri risultati.
40. Contenuti della formazione:
Sessioni teoriche su:
Obiettivi del progetto e inquadramento in ambito comunitario,
nazionale, regionale e locale
Attività previste dal progetto
Conoscenze tecnico scientifiche di base
Uso di software funzionali al progetto
Applicazioni pratiche su esempi teorici
Applicazioni pratiche nell’ambito delle attività previste dal progetto
Direttiva Habitat e Uccelli e loro recepimento nella normativa nazionale
italiana e regionale
Caratteristiche principali del territorio spoletino con particolare riferimento
alla montagna Spoletina
Normativa e della vincolistica ambientale.
Metodi e tecniche di rilevamento naturalistico-paesaggistico, con particolare
riferimento al metodo naturalistico
Metodi e criteri per la valutazione dello stato vegetativo e fitosanitario di
alberature
Principi di base relative a tecniche agro-forestali sostenibili e cure colturali
Lettura cartografica
Interrogazione e creazione del Sistema Informativo Territoriale
Software in particolare inerenti il pacchetto office, autocad, archviewgis e
grafica
Principi alla base della comunicazione da tener presenti nella definizione di
prodotti informativo-didattico-divulgativi in funzione dei target
- aspetti naturalistico-conservazionistici e aspetti tecnico amministrativi degli
EELL
- aspetti agronomico-forestali e aspetti tecnico amministrativi degli EELL
- aspetti geologico-idraulici e aspetti tecnico amministrativi degli EELL
- aspetti topografici e cartografici, sistemi informativo territoriali e aspetti
tecnico ammnistrativi degli EELL
- ricerca scientifica su aspetti biologico-ambientali e paesaggio, relativa
applicazione nella gestione territoriale in chiave conservazionisticonaturalistica
- indagini naturalistica e progetti di tutela e valorizzazione ambientale
- aspetti agronomici e attività vivaistica per la riproduzione di specie
autoctone forestali
- aspetti idraulici e di tutela del rischio idraulico nella gestione dei corsi
d’acqua, aspetti tecnico amministrativi negli EELL
41. Durata:
76 ore
Altri elementi della formazione
42. Modalità di monitoraggio del piano di formazione (generale e specifica)
predisposto:
Il piano di monitoraggio ha per finalità la valutazione della qualità e
dell’efficacia della attività di formazione. Esso viene svolto attraverso un
controllo periodico e sistematico del processo formativo mediante il
reperimento di dati e informazioni connessi agli obiettivi del programma
formativo.
L’attività di monitoraggio si propone di verificare il raggiungimento di tali
obiettivi attraverso le seguenti azioni:
a) Verifica del livello di apprendimento e delle conoscenze acquisite;
b) Verifica delle competenze e delle abilità acquisite;
c) Verifica degli aspetti relazionali e comunicativi relativi all’inserimento dei
volontari nell’ambiente di lavoro;
d) Verifica del gradimento dei volontari circa il percorso formativo.
Gli strumenti che verranno utilizzati per il monitoraggio sono i seguenti:
- test di ingresso e di uscita;
- test intermedi di verifica dell’apprendimento e delle conoscenze acquisite;
- questionario di gradimento;
- questionario di autovalutazione;
- riunioni e incontri di monitoraggio con i volontari;
- attività di gruppo a tema tra volontari;
- riunioni di verifica con i tutor.
Per la parte generale, il monitoraggio sulla formazione avverrà
prevalentemente tramite questionari e focus group realizzati da formatori,
docenti e tutor, allo scopo di verificare il livello di conoscenze e di
informazioni acquisite circa le finalità e gli aspetti sociali, culturali e civici del
servizio civile.
Per quanto riguarda la parte specifica della formazione, il programma di
monitoraggio verterà principalmente su esercitazioni, role play e simulazioni.
Lo scopo è quello di verificare le competenze acquisite, la capacità di operare
e di progettare azioni e programmi di lavoro finalizzati al raggiungimento di
risultati, la capacità di utilizzare strumenti e tecniche di gestione dei
progetti., la capacità di trovare soluzioni di fronte a delle problematiche.
Periodicamente verrà redatto un rapporto intermedio sui risultati delle attività
di monitoraggio e al termine del progetto di servizio civile verrà redatto un
rapporto di valutazione finale del piano formativo nel suo complesso.
Data 30/07/2014
Il Responsabile legale dell’Ente
Il Sindaco
Fabrizio Cardarelli
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