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Arcireport numero 6_13 febbraio 2014

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arcireport
settimanale a cura dell’Arci | anno XII | n. 6 | 13 febbraio 2014 | www.arci.it | report @arci.it
(Benvenuta democrazia. Addio Acta. Facciamo lo stesso con il TTIP/TAFTA)
‘One billion
rising’ contro
la violenza
sulle donne
di Michela Faccioli*
Il 14 febbraio di San Valentino e
quello di One billion rising for justice hanno forse solo una cosa in
comune: il 14 febbraio. La festa degli
innamorati, nonostante sia stata istituita nel Medioevo per volontà di un
Pontefice, oggi, tradendo un’anima
assai infedele e commerciale, può
nei casi più ispirati abbandonarsi
alla declamazione di una bella e romantica poesia, meglio se parigina:
“Tre fiammiferi accesi uno per volta
nella notte/Il primo per vedere il
tuo viso tutto intero/il secondo per
vedere i tuoi occhi/l’ultimo per vedere la tua bocca/e l’oscurità tutta
intera per ricordarmi tutto questo/
mentre ti chiudo nelle mie braccia”
(J. Prevért, Parigi di notte).
La campagna mondiale One billion
rising, invece, pur assumendosi il
carico di un tema molto serio qual
è quello della violenza sulle donne,
si propone di coinvolgere anche gli
uomini con modalità inedite, persino
gioiose: idee scandalose, coraggiose e
continua a pagina 2
TTIP. Il nuovo moloch
del libero mercato
di Alberto Zoratti Fairwatch
Mille miliardi di dollari, a tanto assommerebbe il valore mobilizzato da uno
dei più grandi trattati di libero scambio
a livello globale. Un negoziato storico,
condito con promesse che rasentano
la fantascienza: due milioni di posti di
lavoro in più, un aumento del Prodotto
interno lordo per gli Stati Uniti di 130
miliardi di dollari, e di 119 miliardi di
euro l’anno di Pil per l’Unione Europea.
Numeri stratosferici, se non si riferissero a due continenti che se considerati
nella loro ampiezza e nel numero degli
abitanti ridimensionano le speranza
di magnifiche sorti e progressive del
capitale: 900 dollari in più per famiglia
di quattro persone negli Usa, poco più
di 500 euro in Europa.
Stiamo parlando del TTIP, la Transatlantic Trade and Investiment Partnership, un colosso dei negoziati bilaterali
di libero scambio che mette attorno a
un tavolo Karel de Gutch, commissario
al commercio dell’UE con il suo corrispettivo statunitense Michael Froman,
per garantire un’area di libero scambio
di dimensioni colossali. Il tutto in un
periodo storico favorevole ai fautori del
libero mercato che, nonostante la crisi
economica e i danni creati dall’ideologia
neoliberista, incassano l’accordo alla
Wto di Bali come un viatico per una
nuova stagione di liberalizzazioni. E
per un nuovo ruolo degli Stati Uniti
come pivot della globalizzazione: dopo
anni di crescita e sempre maggiore
incidenza dei Paesi asiatici in ambito
economico, non ultime la Cina e l’India,
quest’ultima uscita vincitrice dal defatigante negoziato Wto in Indonesia,
il TTIP con l’Europa e il corrispettivo
pacifico con i Paesi dell’Asia (il TTP)
rimettono al centro l’agenda di Obama
e le ambizioni statunitensi di rivalsa
economica a livello globale.
Il negoziato, lanciato ufficialmente nel
luglio scorso e con conclusione programmata (e auspicata dai sostenitori) per
fine 2014, non prevede un’azione focalizzata su dazi e tariffe. D’altra parte il
mercato tra le due sponde dell’Atlantico
è già abbondantemente liberalizzato che
interventi di quel tipo garantirebbero
guadagni marginali.
continua a pagina 2
2
arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
segue dalla prima pagina
segue dalla prima pagina
audaci che fondono l’energia creativa
con l’azione politica; può trattarsi
di arte e di canzoni sulle storie di
violenza, di rituali, di marce, di
teatro; si pensa di bruciare le effigi,
di urlare o di organizzare veglie
silenziose e di onorare le donne
distintesi nella loro vita per la tutela
e l’emancipazione di altre donne.
Dopo il successo della prima edizione, che ha registrato manifestazioni in duecentosette nazioni,
quest’anno la campagna approfondisce il tema della giustizia, affrontando l’impunità e la mancanza
di responsabilità come elementi che
perpetuano la violenza. Un miliardo
che si solleva per la giustizia è un
invito per le vittime a rompere il
silenzio e a testimoniare le loro
storie di dolore e di speranza, perché il percorso di giustizia, come
sostengono le promotrici, inizia con
il riconoscimento della violenza,
facendola conoscere agli altri.
Il 14 febbraio, donne e uomini si
solleveranno nei luoghi dove la
giustizia viene amministrata, fuori
dai tribunali e dalle questure, ma anche nelle ambasciate, all’Università,
a scuola, al lavoro e dove la violenza
più di frequente si annida e si scatena ... a casa.
I dati e le stime sulle violenze sono
impietosi, tanto da indurre Margaret Chan, Direttrice generale
dell’Organizzazione mondiale della
Sanità, a definirla «un problema di
sanità di proporzioni epidemiche».
L’aspetto fisico della violenza
nasconde spesso quello più intimo
e intangibile, come descritto da Azar
Nafisi, in Leggere Lolita a Teheran,
ricordando una sua amica pittrice
che aveva iniziato dipingendo stanze
vuote e foto di donne scartate, gettate via. Poiché a poco a poco era
poi passata a soggetti sempre più
astratti e a quadri semplici divenuti
macchie di colori ribelli, Azar le
chiese il motivo che l’aveva spinta ad accantonare il realismo per
l’astrazione, e l’amica rispose: «La
realtà è diventata così insopportabile, così deprimente, che ormai
so dipingere soltanto i colori dei
miei sogni».
Il 14 febbraio ci si solleverà, si
racconterà e infine si ballerà per
riscoprire, come l’amica di Azar,
i colori dei propri sogni e una vita
reale complessa, ma non così cruda
e opprimente da non poter essere
dipinta.
Il lavoro verrà svolto soprattutto sulla
questione delle regolamentazioni e degli
standard. Ambiti fin troppo prossimi a
questioni che con il commercio c’entrano
poco e riguardano soprattutto i diritti dei
cittadini: alla salute, a un cibo salubre,
a servizi sociali accessibili e di qualità.
Il rischio è quello di una corsa verso il
basso, una preoccupazione oramai diffusa
tra diversi attori sociali ed economici del
Vecchio continente.
Secondo un’agenzia France Press
ripresa da Global Post, «molte delle
dispute più delicate dei negoziati a porte
chiuse riguardano il cibo e l’agricoltura,
visto che l’Unione europea bandisce la
carne americana trattata con ormoni
della crescita e il pollame disinfettato
con acqua clorata». Molti contadini e
consumatori sono preoccupati per un
alleggerimento degli standard ambientali e sul trattamento degli animali che
regolano, ad esempio, le condizioni di vita
negli allevamenti in batteria e per quelli
utilizzati per la produzione industriale
di carne. «Al momento è possibile in
Europa incoraggiare i contadini ad allevare gli animali in buone condizioni e
a produrre per il mercato locale», spiega
Hubert Weiger del gruppo ambientalista
tedesco Bund. «Ma se il trattato di libero
scambio andasse avanti - continua - noi
saremo soggetti alle regole del mer-
* presidenza nazionale Arci
cato globale e al mercato globale non
interessa la protezione degli animali
e dell’ambiente». E in tutto questo fa
capolino anche la questione degli Ogm
e della carne agli ormoni.
Ma c’è un ulteriore motivo di preoccupazione, nella società civile ormai in
mobilitazione. E riguarda la presenza di
un meccanismo di protezione degli investitori che permetterebbe alle imprese di
citare in giudizio gli Stati presso arbitrati
internazionali, anche per il solo sospetto
che una normativa legittimamente votata
da un Governo possa inficiare le aspettative di profitto di un investimento. L’ISDS,
così si chiama il meccanismo, vede una
contrapposizione crescente non solo a
livello di movimenti sociali, ma anche di
Paesi membri dell’UE come recentemente
fatto presente dalla Francia.
A livello internazionale diverse sono le
iniziative che i movimenti sociali stanno
organizzando per contrastare il negoziato.
In Italia è stata convocata un’assemblea
per il lancio della campagna Stop-TTIP
per il 14 febbraio alle 16 a SCUP, in via
Nola a Roma. Un’iniziativa che vede
come promotori Fairwatch, Comuneinfo, ATTAC Italia, Arci, Rebeldia/ex
Colorificio liberato di Pisa, Altramente,
SCUP, l’Associazione Botteghe del Mondo, COSPE e altre realtà della società
civile italiana.
Bocciata la legge Fini-Giovanardi
La Corte Costituzionale ‘boccia’ la legge FiniGiovanardi che
equipara droghe
leggere e pesanti: nella norma
di conversione dice la Consulta
- furono inseriti
emendamenti estranei all’oggetto e alle finalità del decreto. Con la decisione della Corte torna
in vigore la legge Iervolino-Vassalli, con le
modifiche introdotte dal referendum del
1993 promosso dai Radicali, che prevede
pene più basse per le droghe leggere.
La questione di legittimità della legge
è stata sollevata dalla terza sezione penale della Cassazione per violazione
dell’articolo 77 della Costituzione.
Le nuove norme in materia di droga, infatti, erano state inserite con un emendamento, in fase di conversione, nel decreto
legge sulle Olimpiadi invernali di Torino
del 2006, materia ovviamente del tutto
estranea all’emendamento surrettiziamente inserito. Viene adesso cancellata
la norma con cui
si erano parificate «ai fini
sanzionatori»
droghe pesanti
e leggere: con la
Fini-Giovanardi
erano infatti
state elevate
le pene, prima
comprese tra
due e sei anni, per chi spaccia hashish
o marijuana, prevedendo la reclusione da
sei a venti anni con una multa compresa
tra i 26mila e i 260mila euro. Va ricordato
che la legge Fini-Giovanardi è entrata
in vigore all’inizio del 2006 e nessuno
dei Governi e dei parlamenti eletti nel
2006, 2008 e 2013, con maggioranze di
centrosinistra, di centrodestra o tecniche
si è mai preoccupato di modificarla.
Di certo, la pronuncia della Consulta avrà
notevoli ripercussioni sia sul numero
degli attuali detenuti arrestati per reati
legati agli stupefacenti (si prevede che
almeno in 10mila possano lasciare le
carceri), sia sui procedimenti in corso
per questi stessi reati.
3
Arci
arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
Elezioni europee, la lettera della
Presidenza dell’Arci ai Comitati
territoriali e al Consiglio nazionale
Fra pochi mesi si terranno le elezioni
per il Parlamento Europeo. Sarà un
appuntamento importante, più che in
passato. È infatti dal livello europeo che
oggi discende la maggior parte delle politiche che determinano e condizionano
la vita e il futuro del nostro paese e delle
nostre comunità. Come dichiariamo nel
nostro documento congressuale «l’unità
dell’Europa sta correndo un grave rischio. Col dogma austerità e pareggio di
bilancio imposto da tecnocrazia, finanza
e politici liberisti, con lo smantellamento
del modello sociale europeo e dei diritti
sanciti dalle costituzioni nazionali si sta
alimentando il fuoco dell’antieuropeismo,
del populismo, del nazionalismo reazionario, della xenofobia. C’è bisogno di un
progetto europeista fondato su istituzioni democratiche e legittimate, sui beni
comuni e la riconversione ecologica, sul
primato delle persone e dei loro diritti
inalienabili rispetto al mercato».
È importante che anche le nostre basi
associative diano il proprio contributo a
questo cruciale appuntamento elettorale.
Possiamo svolgere nel territorio un ruolo
prezioso, facendoci promotori di discussioni, dibattiti, iniziative per coinvolgere
e rendere protagonisti persone e comu-
nità, favorendo il dialogo fra il mondo
dell’impegno sociale e le diverse forze
politiche del centro-sinistra e della sinistra
che si presentano alle elezioni europee.
Come certamente saprete, nel campo
di forze della sinistra sta maturando in
vista delle elezioni europee una nuova
esperienza, quella di una lista autonoma
della società civile per Tsipras. Lista che
però, a differenza delle altre, in base ai
regolamenti deve riuscire a raccogliere
150mila firme certificate in poco tempo
per essere ammessa alla competizione
elettorale.Uno sforzo enorme. Per questo invitiamo i nostri circoli ad aprirsi,
compatibilmente con le loro possibilità,
all’ospitalità di iniziative di raccolta delle
firme per la presentazione di questa lista.
In tal senso, quando avremo indicazioni
organizzative da parte dei promotori,
ve le faremo avere. È bene chiarire che
questo invito non rappresenta in alcun
modo un posizionamento dell’associazione per una singola forza politica, ma
piuttosto la conferma del nostro impegno
in nome del diritto/dovere di facilitare
la partecipazione democratica, come
abbiamo fatto ospitando le primarie,
le raccolte di firme per i referendum e
in tante altre occasioni. L’Arci è indi-
pendente, autonoma e plurale. Siamo
sempre stati e vogliamo continuare ad
essere una ‘casa comune della sinistra’.
Nei nostri circoli lavorano fianco a fianco
persone con differenti appartenenze e
collocazioni partitiche, unite però da forti
valori e principi comuni che le diverse
scelte al momento del voto non hanno
mai messo in crisi. È la nostra ricchezza
e il nostro valore aggiunto, che insieme
difendiamo e rivendichiamo.
Anche alle elezioni europee, come sempre, i nostri soci sceglieranno liberamente
chi a loro parere meglio interpreta i
principi e i valori di sinistra in cui comunemente ci riconosciamo. Ma è essenziale
che tutti abbiano la possibilità di farlo,
e pensiamo sia giusto adoperarsi per
questo. Tanto più nel momento in cui
una drammatica crisi della politica e della
rappresentanza rischia di allontanare
milioni di cittadini dalla partecipazione
democratica o consegnarli all’antipolitica.
C’è bisogno di favorire e incentivare tutte
le espressioni che possono contrastare la
disillusione e l’astensionismo, per ridare
dignità e forza alla politica, perché solo
una politica più forte può farci uscire
dalla crisi nell’orizzonte dei diritti, della
democrazia e della giustizia sociale.
L’interpellanza al Governo sull’Imu
per gli enti non profit
Il presidente nazionale dell’Arci
Paolo Beni è il primo firmatario di una
interpellanza urgente indirizzata al Ministro dell’Economia e delle Finanze in
merito al pagamento dell’IMU per gli
enti non profit. Nel testo si fa tra l’altro
riferimento allo stato di confusione e
alla paralisi applicativa derivati dalla
complessità del meccanismo previsto dal
decreto ministeriale 19 novembre 2012
n. 2001, per la mancanza di parametrazioni precise e per l’assimilazione delle
attività rivolte al mercato con quelle più
strettamente mutualistiche e solidali. Si
sostiene quindi la necessità di attivare
subito iniziative tese a ristabilire la
certezza del diritto e a sanare le contraddizioni che incrinano la linearità della
disposizione, consentendo agli enti di
accedere ad uno strumento semplificato
di assolvimento dell’imposta, evitando
così un grave danno per le migliaia di
organizzazioni non profit e per quanti
beneficiano delle loro attività e servizi.
Il Governo, accogliendo l’ordine del giorno presentato nei giorni scorsi da Beni,
si è impegnato a valutare la possibilità
di una revisione della normativa IMU
relativamente agli enti non commerciali
e del modello di tassazione previsto dal
decreto citato.
Si chiede dunque al ministro se non
ritenga che tale situazione di incertezza
normativa in materia di imposizione
IMU per gli enti non commerciali possa
generare occasione di contenzioso, con
grave nocumento tanto per gli enti interessati quanto per l’erario stesso; quali
iniziative intenda adottare al fine di
rendere esecutivi gli impegni assunti dal
Governo con l’accoglimento dell’ordine
del giorno richiamato, affinché gli enti
non commerciali siano tenuti al pagamento dell’IMU solo per gli immobili (o
porzioni di essi) effettivamente destinati
ad attività commerciali e con modalità
coerenti coi presupposti della tassazione
delle attività svolte dai medesimi enti
in ambito di reddito e di IVA.
La risposta all’interpellanza, data oggi
in Aula dal viceministro Casero, «è stata
insoddisfacente» dichiara Paolo Beni.
«Il viceministro si è infatti limitato ad
appellarsi ai vincoli posti dalla normativa
europea, riproponendo una definizione
di cosa sia commerciale e cosa no che
non è coerente con la nostra legislazione.
Su questa base – continua Beni – non si
capisce perché attività riconosciute non
imponibili ai fini del reddito e dell’Iva
sembrano diventarlo ai fini IMU. Questa situazione di incertezza danneggia
gravemente enti che svolgono attività
di rilevante importanza sociale. Auspichiamo quindi – conclude Beni - che il
governo intervenga in materia e che la
delega fiscale sia occasione per risolvere
il problema, convocando un tavolo con
i soggetti interessati».
4
arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
migranti
Il Cara di Mineo non può passare
come modello di accoglienza
di Giuseppe Belluardo Arci Catania
Vantarsi di un ‘campo profughi’, qual è
il mega-Cara di Mineo, come ‘modello
d’accoglienza’ sa di pura propaganda tesa
a giustificare e legittimare l’ingiustificabile. L’ente finanziatore del docu-film Io
sono io e tu sei tu – che già per il titolo
è tutto dire, quasi volesse rimarcare
una distanza – è la Fondazione Integra,
promossa, come si apprende dal sito, da
quella stessa cooperativa Sisifo che è
stata sbattuta fuori dal centro di prima
accoglienza di Lampedusa perché vi
effettuava un trattamento ‘anti-scabbia’
che definire disumano è pura generosità. Per chi non lo ricordasse, lo scorso
dicembre, un ragazzo siriano, rimasto
come pochi altri in quel centro, filmò
operatori di questa cooperativa fare una
bella doccia fredda all’aperto ad alcuni
‘ospiti’ nudi, in fila, uomini e donne, tra
cui probabilmente anche i sopravvissuti
dei tragici sbarchi di settembre in cui
persero la vita circa 600 persone.
Sul sito di questa strana fondazione Integra/Sisifo, a proposito del docu-film Io
sono io e tu sei tu vi si legge: «l’obiettivo
del documentario è quello di descrivere
il funzionamento del Centro Accoglienza
di Mineo, che si ripropone come un modello di accoglienza in un panorama di
strutture che invece hanno fatto fallire
l’emergenza umanitaria in Italia».
Pare che, a rimarcare una presunta
differenza con altri centri d’accoglienza,
alcuni ospiti e operatori testimonino
di «un luogo dove c’è attenzione per la
dignità della persona...».
Inoltre, da quanto si apprende nella
pagina Facebook dedicata, pare che il
documentario debba essere diffuso in
tutte le scuole primarie siciliane e che
ad aprile si terrà una partita di calcio,
patrocinata dal Comune di Catania, con
la presenza di molti artisti nazionali. I
ricavi dovrebbero contribuire alla realizzazione di un centro di accoglienza
per i minori stranieri non accompagnati.
A parte il fatto che affidare alla beneficenza l’accoglienza di minori stranieri
non accompagnati è un segnale molto
preoccupante di arretramento delle istituzioni nella protezione di questi minori.
Ma detto ciò, come poter credere che
le modalità di trattamento riservate ai
migranti di Lampedusa non vengano
riproposte anche in forme diverse in
quell’informale ‘campo profughi’ che
si trova a 10 km da Mineo in aperta
campagna? E le rivolte che si succedono
periodicamente sin dalla nascita di questo centro cosa sono? Mero capriccio di
persone che non sanno apprezzare questo
sbandierato ‘modello d’accoglienza’?
Le reiterate denunce sulle precarie condizioni di vita all’interno di quel campo
e sulla gestione clientelare e poco trasparente di quell’enorme ghetto razziale
parlano di una realtà completamente
diversa.
La denuncia continua e doverosa deve
però guardare oltre, a quello che il megaCara di Mineo rappresenta nella gestione
europea delle frontiere. Se alziamo lo
sguardo dalle desolanti realtà di Lampedusa e della Sicilia ci accorgiamo come
luoghi di confinamento simili esistano
solamente in luoghi periferici e marginali della fortezza europea. Per diverse
ragioni riesce difficile immaginare un
luogo simile in regioni del nord Italia.
Perché in Sicilia? Perché l’allora Ministro
dell’Interno Roberto Maroni ci tenne
tanto a realizzare questo mega-campo in
Sicilia, riuscendo in un duplice intento:
da un lato, lasciare al meridione l’onere
di un’accoglienza che a parte pochi anni
non ha mai superato trend di 30/40mila
migranti l’anno, che distribuiti sul territorio nazionale, magari su un sistema
davvero funzionante come lo SPRAR
non avrebbero provocato i problemi che
oggi stanno causando in un territorio già
fortemente provato dalla crisi economica; e allo stesso tempo favorire il signor
Pizzarotti, capo dell’omonima ditta di
Parma, che senza il lauto finanziamento
del Ministero dell’Interno non avrebbe
saputo come altro fare per affittare quel
residence che i militari americani avevano
lasciato mesi prima.
Tre anni di sperimentazione sono bastati per dire che quel posto non è minimamente riformabile. Mai sarebbe
possibile rispettare i 35 giorni massimi
per l’esame delle richieste d’asilo. Mai
sarebbe possibile approntare un servizio
sanitario adeguato. Mai sarebbe possibile
‘integrare’ 4mila persone che non parlano
l’italiano in un territorio già teatro di
forte emigrazione autoctona.
Il ‘campo’ non può passare come modello
d’accoglienza perché disumanizza e rende
più precarie le condizioni di chi lo abita.
Il 16 febbraio diverse realtà siciliane,
in continuità con le lotte che in tutta
Italia si stanno portando avanti per la
definitiva chiusura di tutti i CIE, saranno
al mega-Cara di Mineo ad esprimere il
loro sentito dissenso contro tali forme
di confinamento dell’umano e a portare
la loro solidarietà ai migranti, donne,
uomini e bambini, consapevoli che le
battaglie dei migranti sono battaglie di
tutti, per una società diversa, inclusiva
e giusta.
Contro la logica del campo
per un’accoglienza diffusa
e democratica
Domenica 16 febbraio a partire dalle
10 si terrà la manifestazione, indetta da numerose realtà associative
territoriali e regionali, tra cui l’Arci
Sicilia, per chiedere la chiusura del
Cara di Mineo.
Simbolo della peggiore accoglienza
che l’Italia possa dare a profughi di
guerra e migranti che fuggono da
drammatiche crisi politiche e sociali, questo ‘centro d’accoglienza’,
unico per tipologia in tutta Europa,
istituisce e fa propria la logica del
campo, cioè di un luogo dove confinare persone senza riconoscerle
titolari di alcun diritto. Le condizioni
di vita all’interno sono state più volte
pubblicamente denunciate, ma finora
senza produrre effetti.
A tutto questo le realtà siciliane si oppongono facendo appello a tutte le forze
politiche e della società civile, chiedendo
il veloce svuotamento del centro e la sua
conseguente definitiva chiusura, in nome
della legalità e di una vera accoglienza.
L’alternativa c’è e si chiama SPRAR.
Un sistema di accoglienza per piccoli
nuclei di richiedenti asilo diffuso sul
territorio e interno alle città così da
favorire il reale inserimento sociale e
processi di integrazione.
Con la manifestazione si chiede un aperto confronto con le istituzione preposte,
Ministero e Prefettura, per discutere di
tutte le problematiche e delle proposte
per superarle.
5
arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
migranti
La maggioranza degli italiani
favorevoli a riconoscere
i diritti degli stranieri
Nel 2008 gli stranieri regolari residenti
erano il 4,5% degli italiani, nel 2013
hanno superato la soglia dei 4 milioni
(7,4%). Guardando al futuro prossimo
(2020, fra soli 6 anni), l’Istat stima che
tali presenze saranno 7 milioni (11,4%).
L’indagine LaST (Community media
research e Questlab per La Stampa) ha
affrontato un tema spinoso e complicato
perché tocca uno degli aspetti fondanti
dell’integrazione: i diritti di cittadinanza
per gli stranieri. Secondo due prospettive: quella della partecipazione al voto
e dell’assistenza sanitaria, e quella della
cittadinanza.
Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria,
gli italiani non paiono avere dubbi al
proposito. Quasi la totalità degli interpellati (96,9%) ritiene che gli immigrati
debbano averne diritto per sé e per i propri
familiari, al pari dei conterranei italiani.
Diversa, ma con aspetti interessanti è la
dimensione della partecipazione politica e
della possibilità di esprimere una propria
rappresentanza attraverso il voto. Oltre 4
italiani su 5 (84,2%) ritengono opportuno
che i migranti residenti regolarmente votino alle consultazioni locali, alle elezioni
del proprio comune.
Ancorché positivo, tuttavia è più tiepido
l’orientamento nei confronti delle elezioni
al parlamento nazionale. In questo caso,
i favorevoli scendono al 65,8%, con un
sostegno più forte offerto dai giovani,
dai residenti nel Nord Est, dagli inattivi,
da chi ha un basso titolo di studio. Tale
risultato è assolutamente simile a quello
del 2007, quando i favorevoli a questa
prospettiva erano il 64,5%. Così, da un
lato aumenta ed è largamente maggioritaria la propensione a vedere i migranti
parte integrante delle comunità locali.
Dall’altro, prevale un orientamento positivo alla partecipazione attiva a livello
nazionale, ma con meno enfasi. Come se
contasse di più l’identità locale, rispetto
a quella nazionale.
Solo il 12,3% ritiene che essa si debba
attribuire a tutti i nati in Italia, purché
i loro genitori siano già in possesso di
quella italiana.
Questi esiti dimostrano una volta di più
come vi sia una differenza significativa
fra quanto si discute nell’arena politica
e gli orientamenti della popolazione,
che sono più positivi di quanto non traspaia nel dibattito pubblico. Ciò non di
meno raccontano anche della presenza
di posizioni dialettiche, se non divergenti
nel modo d’intendere l’attribuzione dei
diritti di cittadinanza. Anche il tema migratorio è complesso e difficile, i processi
di integrazione fra culture e stili di vita
diversi sono problematici. Tuttavia, non
possiamo continuare a ignorare il tema
della cittadinanza e della partecipazione
alla comunità nazionale di una parte
consistente della popolazione. Anche
perché, prima o poi, tali domande pren-
deranno forma: un quarto degli stranieri
regolarmente residenti (23,4%) ha meno
di 18 anni (gli italiani sono il 17,7%). Il
loro futuro è qui. E anche loro sono il
nostro futuro.
L’inte(g)razione va definita e gestita in
modo pragmatico, non ideologico. Stabilendo regole condivise e guardando a
come siamo oggi e, ancor di più, al futuro.
In modo consapevole.
Riconoscere il 3 ottobre
Giornata della memoria
e dell’accoglienza
La scorsa settimana è stata presentata
in una conferenza stampa alla Camera
la proposta di legge per istituire il 3
ottobre la Giornata nazionale della
memoria e dell’accoglienza. La proposta
ha come primo firmatario il presidente
dell’Arci e deputato Pd Paolo Beni e
raccoglie quanto richiesto in una petizione lanciata dal Comitato 3 ottobre,
sottoscritta da più di 25mila persone
(la petizione ‘Riconoscere la data del 3
ottobre quale Giornata della Memoria
e dell’Accoglienza’ si può firmare su
change.org).
Non dimenticare le vittime dell’immigrazione, promuovere su tutto il
territorio iniziative e incontri per sen-
sibilizzare l’opinione pubblica su un
tema così importante che va affrontato
mettendo al centro il rispetto della
dignità umana, stimolare il dibattito
nelle scuole, con la collaborazione delle
associazioni che si occupano dei diritti
dei migranti, per formare i giovani sui
temi dell’accoglienza: questi in sintesi
gli obiettivi della proposta di legge. La
data del 3 ottobre è stata scelta perché
in quel giorno del 2013, si verificò, con
la morte di 366 persone, una delle più
gravi tragedie mai avvenute al largo di
Lampedusa.
La proposta di legge è stata sottoscritta
da una cinquantina di deputati del Pd,
Sel e Scelta Civica.
Verso una manifestazione
nazionale contro il razzismo
e per i diritti delle/dei migranti
A giugno e novembre 2013 sono state
realizzate a Firenze due assemblee
nelle quali è iniziato un percorso di
convergenza tra diverse associazioni
ed organizzazioni antirazziste e di
immigrati/e con la finalità di realizzare una manifestazione nazionale.
Altri percorsi, locali e nazionali, sono
stati avviati sempre con lo stesso
spirito di costruzione di convergenza
tra soggetti diversi. In molte città le
associazioni ed organizzazioni antirazziste hanno organizzato iniziative
in occasione della giornata del 18
dicembre 2013. A gennaio la Rete
Primo Marzo ha rilanciato la Giornata del Primo Marzo. A Lampedusa
molte realtà si sono recentemente
incontrate ed hanno dato vita alla
Carta di Lampedusa. A Roma e Catania saranno fatte nuove manifestazioni per la chiusura dei Cie e Cara.
Per questo, il comitato Nella stessa
barca invita tutte le realtà interessate
a partecipare all’incontro nazionale in cui discutere e concretizzare la
realizzazione di una manifestazione
contro il razzismo e per i diritti dei
e delle migranti. L’incontro si terrà
sabato 15 febbraio presso la Casa Internazionale delle Donne a Roma. La
riunione si terrà dalle 9.30 alle 14.30
per permettere poi a chi lo vorrà la
partecipazione alla manifestazione per
la chiusura del CIE di Ponte Galeria.
[email protected]
6
arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
solidarietàinternazionale
No ai ladri d’acqua in Palestina
Il Comitato No Accordo Acea – Mekorot ha lanciato la petizione No ai ladri
d’acqua in Palestina. No all’accordo
Acea-Mekorot per chiedere che l’Acea
receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è
macchiata di gravi violazioni del diritto
internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde
palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata
alle colonie israeliane illegali e pratica
l’apartheid dell’acqua nei confronti della
popolazione palestinese.
Per ogni firma, verrà mandata una mail
all’Acea e al Comune di Roma. Di seguito,
stralci della petizione, a cui anche l’Arci
ha aderito.
«Il 2 dicembre 2013, durante il vertice
Italia-Israele, l’Acea, principale operatore
italiano nel settore idrico, e la Mekorot,
società idrica nazionale di Israele, hanno
sottoscritto un Memorandum d’intesa.
L’accordo prevede la collaborazione nel
settore delle risorse idriche con lo scambio
di esperienze e competenze.
L’esperienza che la Mekorot ha maturato,
però, è fatta di gravi violazioni del diritto
internazionale e dei diritti umani. Come
documentato nel rapporto dell’organiz-
zazione palestinese per i diritti umani Al
Haq, la Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando
il prosciugamento delle risorse idriche,
per poi fornire l’acqua saccheggiata alle
colonie israeliane in Cisgiordania e a
Gerusalemme est occupata. Inoltre, la
Mekorot pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua
alla popolazione palestinese, costretta
a comprare la propria acqua dalla ditta
israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche
ai palestinesi, fino al 50%, a favore delle
colonie illegali e dell’agricoltura intensiva
israeliana, creando quello che Al Haq
chiama ‘l’apartheid dell’acqua’.
Per queste ragioni, la società idrica Vitens,
il primo fornitore di acqua in Olanda, a
seguito delle indicazioni del Governo, ha
recentemente interrotto un accordo di
collaborazione con la Mekorot motivando
la decisione con il proprio impegno verso
la legalità internazionale.
Sottoscrivendo l’accordo con la Mekorot, l’Acea si rende complice di queste
gravi violazioni. Contravviene anche al
proprio codice etico, che mette al primo
posto la tutela dei diritti umani. Inoltre,
Caccia F-35,
la verità oltre l’opacità
Numeri e dati del programma JSF: le buone
ragioni per cancellare la partecipazione italiana
Ad un anno dalla presentazione del suo
primo dossier informativo (divenuto
base per le richieste di cancellazione
portate in Parlamento nel 2013) la
campagna Taglia le ali alle armi invita
alla presentazione di un nuovo rapporto
sulla partecipazione italiana al progetto
Joint Strike Fighter. La mobilitazione,
lanciata nel 2009, ha già con successo portato all’attenzione di politica
ed opinione pubblica la questione dei
cacciabombardieri F-35 e vuole continuare nella sua opera informativa e di
trasparenza a riguardo, vista l’opacità
che ha fin dall’inizio contraddistinto
le informazioni ufficiali su questo programma d’armamento.
La presentazione, all’interno del dossier,
di dati aggiornati sui costi di acquisto e
di gestione degli F-35, oltre alla cronistoria di tutti gli errori e le sottovalutazioni
provenienti dal Ministero della Difesa e
dai fautori del programma, potrà essere
ancora base per rinnovate richieste
parlamentari di cancellazione della
nostra partecipazione. Stimolando nel
contempo ancora di più lo spostamento
dell’opinione pubblica sulle posizioni
di Taglia le ali alle armi.
Appuntamento martedì 18 febbraio alle
11.30 presso la Fondazione Lelio Basso
in via della Dogana Vecchia 5, Roma.
Tra i dati presentati, sezioni specifiche
saranno dedicate alle stime dei ritorni
industriali e di impatto occupazionale
del programma JSF e soprattutto alle
possibili e realistiche alternative di
spesa pubblica che sarebbero immediatamente realizzabili liberando le
risorse impegnate in prospettiva per
i caccia F-35.
Tutte le informazioni sulla campagna
contro i caccia F-35 sono disponibili
sul sito ufficiale della mobilitazione
Taglia le ali alle armi
www.disarmo.org/nof35
la collaborazione ipotizzata tra Acea e la
Mekorot va nel senso di uno sfruttamento
commerciale delle risorse idriche, in
contrasto con la gestione pubblica di un
bene universale come l’acqua.
Con il presente appello noi che abbiamo a
cuore il diritto fondamentale dell’accesso
all’acqua e la tutela dei diritti umani:
• esigiamo che l’Acea segua l’esempio
della Vitens e receda immediatamente
dall’accordo stipulato con la Mekorot;
• chiediamo al Comune di Roma, in
quanto azionista di maggioranza, di intraprendere tutte le azioni necessarie
perché l’Acea interrompa ogni attività di
collaborazione con la Mekorot;
• ci appelliamo a tutti gli enti locali il
cui servizio idrico è affidato a società
partecipate da Acea affinché si attivino
per far ritirare l’accordo;
• chiediamo al governo italiano di impegnarsi come ha fatto il governo olandese e
scoraggiare attivamente i legami commerciali con chi viola il diritto internazionale.
Il nostro impegno non è solo per l’acqua
pubblica, ma anche per un’acqua limpida
e libera».
Per le adesioni collettive:
[email protected]
A Perugia
per l’Assemblea
di costituzione
della Rete
della Pace
Il 22 e 23 febbraio presso la Biblioteca Comunale Aldo Capitini, Centro
di San Matteo degli Armeni, Perugia,
si terrà l’Assemblea di costituzione
della Rete della Pace.
Tre i momenti in cui si suddividono
i lavori: un seminario di approfondimento sulla figura e sul pensiero di Aldo Capitini, un momento
conviviale e di scambio culturale e
infine il momento assembleare che
prevede l’approvazione dei documenti e l’elezione degli organi della
Rete. Per informazioni
www.retedellapace.it
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arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
ambiente
Il 1° marzo di nuovo a Niscemi
contro il MUOS per una Sicilia di pace
di Antonio Mazzeo giornalista
A Comiso, trent’anni fa, i missili Cruise
della Nato trasformarono la Sicilia in
avamposto atomico nel Mediterraneo.
Oggi, le tre mega-antenne del Muos,
il nuovo sistema di telecomunicazioni
satellitari della Marina militare Usa,
erette nel cuore della riserva naturale
Sughereta di Niscemi, consacrano l’Isola
in spettrale laboratorio delle guerre globali del XXI secolo. Guerre che saranno
sempre più disumanizzate e disumanizzanti, iper-robotizzate e iper-dronizzate.
Come allora, non sono bastate le mobilitazioni di migliaia di siciliani, i cortei, le
petizioni, le azioni dirette non violente,
gli scioperi auto-organizzati, i blocchi
dei cantieri, per impedire l’ennesimo
scempio del territorio perpetrato dai
moderni signori della morte bellica. A
fine anni ’80, la crisi del mondo bipolare
consentì il progressivo smantellamento
dei Cruise e la smilitarizzazione della
base di Comiso. Gli scenari geo-strategici
contemporanei sono molto più complessi
ed articolati ed è in atto una corsa al
riarmo generale planetario che non ha
precedenti nella storia dell’umanità.
Difficile vedere all’orizzonte chi, come e
quando potrà imporre un cambiamento
epocale nella direzione della pace, del
disarmo e della giustizia sociale. Ovvio
allora che il completamento dei lavori di
realizzazione del MUOS abbia causato
uno scoramento diffuso tra tutti coloro
che, nella disattenzione di buona parte
dei grandi media nazionali, hanno dato
vita a una straordinaria stagione di lotte
antimilitariste, contro un progetto di
mera supremazia militare, devastante
per il territorio, l’ambiente e la salute.
Il Movimento No MUOS, però, non si
arrende ed è già stata messa in cantiere
un’agenda piena di iniziative ed eventi.
Nei giorni scorsi, i parlamentari per
la pace, primi firmatari Erasmo Palazzotto (Sel), Gianluca Rizzo (M5S),
Paolo Beni (Pd), Mario Sberna (Scelta
civica), Massimo Artini (vicepresidente
della Commissione difesa della Camera
dei deputati) e Claudio Fava (vicepresidente della Commissione antimafia)
hanno depositato alle Camere il testo di
una mozione che impegna il Governo a
sospendere la realizzazione del MUOS
e «rimettere ogni accordo al riguardo
al Parlamento ai fini dell’approvazione
preventiva ai sensi degli articoli 80 e 87
della Costituzione, previa informativa riguardo le reali caratteristiche e condizioni
d’uso dell’impianto di trasmissione, la
sua possibile esclusione in occasione di
eventi bellici e i costi sostenuti per le basi
militari statunitensi e lo stazionamento
dei militari Usa in Italia».
L’appello perché in sede parlamentare
venisse finalmente affrontato il tema
del MUOS di Niscemi era stato lanciato
nell’ottobre 2013 nel corso di un incontro
promosso a Roma dall’Intergruppo dei
Parlamentari per la Pace in collaborazione con il Coordinamento dei Comitati
No Muos, Arci, Legambiente, Cobas,
Associazione Antimafie Rita Atria, Rete
Disarmo, Emergency e Pax Christi.
«Per la sua rilevanza strategica, il nuovo
sistema satellitare sarà usato dagli Stati
Uniti in tutti i conflitti, anche in quelli
palesemente in contrasto con l’art. 11 della
Costituzione italiana che afferma i principi fondamentali della pace e del ripudio
delle guerre», spiegano i legali del Coordinamento No Muos, Paola Ottaviano e
Sebastiano Papandrea. «L’accordo che
ha consentito l’installazione del Muos nel
territorio nazionale è del tutto illegittimo
- aggiungono i due avvocati - secondo la
Costituzione, il Governo avrebbe dovuto
richiedere la ratifica dell’accordo da parte
del Presidente della Repubblica, previa
autorizzazione del Parlamento. Invece si
è adottata una prassi semplificata con la
sottoscrizione di un protocollo solo da
parte del rappresentante del Ministero
della Difesa, non ratificato dal Capo dello
Stato e non approvato dalle Camere».
Sabato 1 marzo, i No Muos si ritroveranno
a Niscemi, per una grande manifestazione
regionale di fronte ai cancelli della stazione di radiocomunicazione satellitare.
«Ci muoveremo ancora una volta tutte e
tutti verso la base attraverso cui governi
e militari credono di poter raggiungere i
propri fini di guerra e controllo passando
sulle nostre vite - scrivono i Comitati
nell’appello d’indizione dell’evento determinati come abbiamo imparato ad
essere, così come fu lo scorso 9 agosto
quando in centinaia invademmo pacificamente l’installazione di morte, torneremo
a riprenderci ciò che è nostro, sempre
più convinti che l’occupazione militare
non sia più tollerabile e che le scelte sui
territori debbano essere determinate dalle
esigenze delle popolazioni che li abitano e
non dai disegni geopolitici delle potenze
economiche». Nell’utopia, come lo fu per
Comiso, che la Sicilia si trasformi in ponte
di pace in un Mediterraneo dei popoli.
IL LIBRO
Il MUOStro
di Niscemi
Per le guerre globali
del XXI secolo
di Antonio Mazzeo
Edizioni Editpress
A Niscemi (Caltanissetta) è stato
installato uno dei quattro terminali
terrestri mondiali del Muos. Si tratta di uno dei progetti chiave per le
guerre globali del XXI secolo dai
devastanti effetti sul territorio, l’ambiente, la salute delle popolazioni.
Ma è soprattutto un business per
il complesso militare-industrialefinanziario transnazionale e per le
imprese siciliane in odor di mafia.
Dal 21 gennaio in libreria.
www.editpress.it
[email protected]
La decima
edizione
di M’illumino
di meno
M’illumino di meno, la più celebre
campagna di sensibilizzazione radiofonica sul risparmio energetico e
sulla razionalizzazione dei consumi,
lanciata da Caterpillar, Rai Radio2,
è giunta alla sua decima edizione.
L’invito consueto è quello di aderire ad
un simbolico ‘silenzio energetico’ nella
Giornata del risparmio energetico,
il 14 febbraio 2014. In seguito per un
mese Caterpillar darà voce a tutte le
azioni virtuose di razionalizzazione
dei consumi (riduzione degli sprechi,
produzione di energia pulita, mobilità
sostenibile, riduzione dei rifiuti) e
a tutte le iniziative in preparazione
per l’ormai tradizionale Festa del
risparmio energetico, che propone
non un oscurantista ritorno al passato
ma una sorta di gioioso ‘pride’ della
gestione intelligente delle risorse
per ripensare un futuro sostenibile.
Per aderire scrivere a [email protected]
it. Per l’adesione 2.0 all’iniziativa si
può postare su FB la propria modalità
di partecipazione e personalizzare
l’immagine del proprio profilo con
l’apposito logo di M’illumino di meno.
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arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
società
A Sochi per i diritti
La campagna della Uisp
Alla vigilia dei
Giochi olimpici di Sochi, in
Russia, l’Uisp
Unione Italiana
Sport Per tutti,
con l’adesione
del Forum del
Terzo settore,
ha indirizzato
all’opinione
pubblica, al governo italiano, al Parlamento, alle istituzioni locali, al Coni e al
Cio, alle associazioni, alle forze sociali e
sindacali l’appello A Sochi per i diritti.
Di seguito ne pubblichiamo stralci.
«Ogni giorno nelle strade, negli impianti
sportivi, nelle nostre attività mettiamo al centro l’individuo, la persona
con le sue specificità e la sua unicità.
La storia dell’Uisp è caratterizzata da
innumerevoli azioni, progetti , documenti che hanno contribuito alle pari
opportunità in ambito sportivo e non
solo, alla lotta alle discriminazioni e
alla violenza, per contribuire a diffondere uno sport accogliente, sostenibile,
attento alle differenze. Ne è un esempio
La Carta europea dei diritti delle donne
nello sport. Siamo convinti che questa
attenzione possa essere sollecitata con
particolare slancio anche in occasione dei
grandi eventi sportivi, che costituiscono
un’importante occasione per la promozione dello sport e dell’attività motoria.
Inoltre rappresentano una formidabile
occasione per la promozione di messaggi
sociali positivi : le Olimpiadi, i Mondiali
di Calcio ed altri importanti eventi offrono un grande scenario di visibilità
internazionale e sempre più registrano un
importante spazio di monitoraggio della
società civile, per rendere sostenibile il
loro impatto sociale ed ambientale nei
Paesi che li ospitano.
I grandi eventi sportivi devono essere una
sana occasione di sport, di competizione
sportiva leale, ma anche di promozione e
affermazione dei diritti, per gli sportivi, i
cittadini, gli uomini e le donne dei paesi
che organizzano e partecipano ai Giochi.
I grandi eventi sportivi possono essere
una grande occasione per diffondere
una cultura dei diritti. Occorre la collaborazione delle realtà sociali coinvolte
per svolgere un’azione di controllo affinché siano occasione positiva di crescita,
per il rilancio della sensibilizzazione
dell’opinione pubblica, del mondo dello
sport, delle amministrazioni e istituzioni
coinvolte nella costruzione di tali eventi.
Pensiamo alla riqualificazione degli
spazi, alla sostenibilità ambientale, al
rispetto dei diritti dei lavoratori e delle
lavoratrici. Occorre fare la nostra parte
affinché l’impatto sociale sia gentile e a
favore delle popolazioni che vedranno
sul loro territorio la realizzazione delle
manifestazioni.
L’anno che abbiamo davanti, il 2014, è
caratterizzato da diversi grandi eventi
sportivi, dai Giochi Olimpici Invernali di
Sochi ai Campionati del mondo di calcio
del Brasile, eventi che costituiscono un
incredibile impatto sociale ed ambientale
in questi Paesi.
La Uisp vuole portare la propria voce
anche in questi grandi momenti di sport,
per chiedere che tutte le istituzioni colgano l’occasione per mettere al centro
dell’iniziativa diplomatica il tema dei
diritti di tutti e di tutte.
Per questo diciamo A Sochi per i diritti,
per chiedere che in Russia siano contrastate alcune politiche discriminanti. In
particolare chiediamo che siano riconosciuti i diritti LGBT, superando leggi
omofobe e discriminanti nei confronti
degli omosessuali. Crediamo che siano
importanti alcune scelte diplomatiche
come quella del Presidente degli Stati
Uniti d’America di mandare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Billy
Jane King, grande ex atleta dichiaratamente lesbica, da sempre impegnata
per il riconoscimento dei diritti delle
comunità LGBT. Crediamo che anche
l’Italia debba dare un segnale diplomatico
importante, che metta al centro il tema
dei diritti. Questa deve essere l’occasione
per rilanciare anche nel nostro Paese una
iniziativa comune per il riconoscimento
dei diritti delle persone omosessuali. Le
Olimpiadi di Sochi, così come i grandi
eventi, devono essere una occasione
perché siano superate le politiche discriminanti nei confronti delle donne,
degli omosessuali, delle persone disabili,
degli immigrati, delle persone di diverso
orientamento politico e religioso».
www.uisp.it
Arci Valle Susa accanto ai
lavoratori licenziati della
Agrati di Collegno
Arci Valle Susa si schiera accanto alle
lavoratrici e ai lavoratori licenziati
della Agrati di Collegno (ex Fivit
Colombotto) e aderisce alla petizione
lanciata in rete per chiedere la revoca
dei licenziamenti.
La A.Agrati S.p.A svolge attività di
progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi di fissaggio,
ed il 30 gennaio 2014 ha avviato una
procedura di licenziamento collettivo
per gli 82 lavoratori dell’unità produttiva di Collegno.
Le motivazioni addotte dall’azien-
da sono legate alla crisi del mercato
dell’auto, del mercato distributori e del
settore elettrodomestico; motivazioni
di competitività legate alla concorrenza
delle produzioni in Estremo Oriente
e motivazioni industriali secondo le
quali secondo le quali gli impianti
sarebbero saturati solo al 40% della
capacità produttiva.
L’azienda dal 2009 ad oggi non ha
utilizzato una sola ora di cassa integrazione (CIG) in nessuno stabilimento e
non intende utilizzare ammortizzatori
sociali, procedendo immediatamente
con la messa in mobilità di tutti i
dipendenti.
Chiediamo all’azienda di revocare i
licenziamenti ed alle istituzioni l’apertura di un tavolo di crisi, già richiesto
dalle organizzazioni sindacali.
Firmate la petizione su
www.avaaz.org/it/petition/A_Agrati_di_Collegno_TO_Annullare_il_licenziamento_di_82_famiglie
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arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
Arci Milano, modello e
stimolo per la città
L’8 e il 9 febbraio si è tenuto presso l’Arci
Corvetto il Congresso milanese con 69 su
140 circoli partecipanti e 129 delegati.
Secondo mandato per Emanuele Patti ed
elezione di un consiglio direttivo nuovo,
espressione più decisa della varietà del
tessuto associativo, sia per provenienza
territoriale che per tipologia di circolo
rappresentato. Molti i temi dibattuti in
questo weekend: dalla centralità dell’associazionismo e del terzo settore, al valore
aggiunto rappresentato dal tessuto circolistico, dal senso identitario e di appartenenza alla nostra associazione al modo in
cui il nostro quotidiano agire associativo
incide sul territorio metropolitano. Il
percorso già intrapreso con molte altre
realtà del terzo settore (da Expo dei Popoli
a Cascina Triulza) ha portato l’assemblea
a demandare al prossimo gruppo dirigente
l’istituzione di tavoli di lavoro sui temi
messi all’ordine del giorno per Expo 2015.
Tra gli emendamenti statutari, l’impegno
nella lotta alle mafie e alla criminalità
organizzata che mette Arci Milano nelle
condizioni di «costituirsi parte civile nei
processi penali per i delitti di cui all’art.
416 bis e ter del codice penale». Molte
anche le presenze di ospiti esterni: Ada
De Cesaris vice sindaco di Milano, Elena
Iannizzi, Assessora di Sesto San Giovanni,
Anpi, Sel, Pd e comitato politico federale di
A Rimini passaggio
di consegne
di Massimo Spaggiari presidente uscente Arci Rimini
Una delle conseguenze del legame dell’Arci
con il territorio è la grande varietà di identità organizzative locali che l’associazione
esprime. Di conseguenza, non sempre
possono essere applicate le stesse regole
ovunque. La ‘regola dei due mandati’,
ovvero l’ineleggibilità dei Presidenti per
più di due mandati consecutivi, è una di
queste regole. Nei piccoli e medi comitati
territoriali (Rimini è uno di questi) il
ricambio del Presidente richiede alcune
circostanze favorevoli che si presentano
occasionalmente. Nel nostro caso, l’avvicendamento avvenuto con il Congresso del
5 febbraio scorso è dovuto a due fattori: in
primo luogo un andamento positivo del
tesseramento, raddoppiato dal 2010 ad
oggi, che consente alla nuova presidenza
di gestire un bilancio sano e la conseguente
possibilità di innescare un reale percorso di
rinnovamento; in secondo luogo la disponibilità di una persona che, benché molto
giovane, ha già realizzato in Arci esperienze
sufficienti per assumere consapevolmente
nuove responsabilità. Si è quindi conclusa
la mia esperienza di presidente territoriale
Arci, iniziata nell’ormai lontano 1996, con
un passaggio di consegne che è anche un
A Massa Carrara per
‘fare società’
La cultura del bene comune è stata al
centro della riflessione del congresso Arci
Massa Carrara che si è svolto presso la sede
del circolo Arci Focus a Massa lo scorso
8 febbraio. Di fronte ad oltre 30 delegati,
espressione del territorio, il Presidente
uscente Umberto Moisè ha introdotto i
lavori ricordando quanto sviluppato nei 4
anni trascorsi dal precedente congresso.
Dall’accoglienza dei profughi durante
l’emergenza Nord Africa, alle iniziative
in campo culturale, dall’impegno su tematiche come quelle delle nuove povertà,
all’intervento nella situazione del carcere
di Massa, sono stati ripercorsi nei lavori
della mattinata i settori principali d’intervento di un’associazione che sul territorio
è da sempre un importante punto di
riferimento per il campo progressista, i
movimenti e le istituzioni. Dopo i saluti
degli ospiti e del presidente regionale
Arci Gianluca Mengozzi, nei lavori del
pomeriggio è stata la voce dei circoli ad
essere protagonista, con il racconto delle
tante esperienze, anche diverse tra loro che
tengono insieme in un’unica idea di ‘fare
società’, dal piccolo circolo della Lunigiana
a rischio spopolamento, a quello culturale
che porta avanti un’esperienza di radio
comunitaria sul territorio: Contatto Radio.
congressiarci
Rifondazione. La tavola rotonda intorno al
tema L’associazionismo in tempo di crisi
ha visto la partecipazione di Pierfrancesco
Majorino Assessore di Milano, Altromercato, Consorzio Siss, Acli e Cgil. «Arci
è un elemento fondamentale nella vita
della città - ha detto la vicesindaco De
Cesaris - deve essere modello e stimolo
per quest’amministrazione» e ha aggiunto
«costruiamo l’area metropolitana insieme
alla rete dei circoli del territorio». «Due
giorni di vivace dibattito e di riflessione
– dice Emanuele Patti - siamo cresciuti
progressivamente in questi anni e questo
indica il radicamento sociale delle nostre
basi associative. Ci aspettano però anni
di lavoro intenso per potenziare il senso
di appartenenza, ampliare lo sviluppo
associativo, consolidare le relazioni istituzionali, i progetti, il ruolo nelle interlocuzioni pubbliche».
www.arcimilano.it
cambio generazionale: la nuova Presidente
Alida Paterniani non ha ancora compiuto
il ventisettesimo anno di età, ma sia per
studi compiuti, sia per esperienze svolte a
partire dal servizio civile, sia per attitudini
dimostrate nelle attività associative, offre
garanzie di competenza ed equilibrio.
Peraltro il Congresso con questa scelta
segna anche una continuità: il binario
strategico su cui il comitato Arci di Rimini
continuerà a cimentarsi è l’associazionismo dei giovani e dei migranti, temi che
hanno caratterizzato la storia del comitato
di Rimini e su cui si è formata la nuova
Presidente. Non nascondiamo l’intenzione
di proporre una sfida: uscire dalla crisi investendo su coloro che ne stanno subendo
le conseguenze più pesanti. L’auspicio è
che l’Arci sappia essere per Alida, come è
stata ed è per il sottoscritto, una comunità
temeraria e solidale.
La voglia di partecipazione dei circoli e
la consonanza nel ritrovarsi nei valori
fondanti di Arci, anche e soprattutto in
un momento di crisi economica, sociale e
culturale del territorio, hanno fatto sì che
si potesse procedere ad una riflessione sul
rinnovamento degli organismi dirigenti:
ne è uscito un direttivo provinciale in
larga parte di facce nuove, con una buona
presenza della componente femminile e
con una età media che dà prospettiva al
lavoro del comitato. In questa logica il
nuovo direttivo, convocato al termine dei
lavori congressuali ha deciso di procedere
all’elezione di un nuovo presidente del
comitato provinciale: Matteo Bartolini,
39 anni di Carrara, sul cui nominativo
durante i lavori congressuali si era svolta
una raccolta di firme tra i delegati per
proporne la candidatura.
10
congressiarci
arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
Sardegna, prima regione
a congresso
di Marino Canzoneri neopresidente Arci Sardegna
Domenica 9 febbraio alle 10.30 presso
i locali del Ghetto ebraico a Cagliari,
si è riunito il congresso del comitato
regionale Arci Sardegna, a conclusione
di una densa stagione congressuale che
ha impegnato tutte le basi associative
della Sardegna e che nella settimana
precedente era culminata nella celebrazione dei congressi nei tre comitati
territoriali in cui si articola la presenza
dell’Arci sull’isola.
Il dibattito congressuale ha avuto tre fasi
distinte: la mattina dedicata agli interventi dei numerosi ospiti del congresso;
il pomeriggio dedicato agli interventi
dei delegati sui temi congressuali, sulla situazione dell’Arci regionale e sul
lavoro che attende il nuovo consiglio
direttivo; il tardo pomeriggio dedicato
alla approvazione del documento politico
proposto all’assemblea congressuale,
all’approvazione delle modifiche statutarie che hanno introdotto la figura
del ‘segretario regionale’, all’elezione
del nuovo consiglio regionale.
Elencherò in maniera necessariamente
succinta i temi più importanti affrontati:
la questione della identità della cultura e
della lingua sarda non sufficientemente
affrontata in precedenza; la necessità
Nuova presidente per Arci
Empolese Valdelsa
In direzione ostinata e contraria è il
motto che ha contraddistinto il XII
Congresso dell’Arci Empolese Valdelsa che si è svolto sabato 8 febbraio a
Montespertoli.
Dirigenti e soci dei circoli Arci dell’Empolese Valdelsa hanno dichiarato la loro
‘direzione ostinata e contraria’, donne
e uomini schierati contro un sistema di
pensiero dominante che privilegia l’apparire all’essere, che si sono impegnati
a lavorare affinché il circolo torni ad
essere vissuto come scelta di appartenenza consapevole ad una precisa identità valoriale. Circoli Arci protagonisti
di una sana socialità, motori, energie,
spinte, per costruire ambiti culturali che
smuovano le sensibilità delle persone,
delle comunità in cui vivono. Dirigenti,
volontari, compagni protagonisti di una
nuova resistenza al degrado etico, civico
e sociale: nuovi partigiani di civiltà.
Un momento importante questo per
l’associazione che ha visto la rinuncia alla
candidatura per la presidenza di Sergio
Marzocchi, che lascia il testimone dopo
più di trenta anni di impegno e grande
passione durante i quali l’associazione
è cresciuta, ha saputo trasformarsi pur
mantenendo solide radici nel passato e
ha saputo affrontare battaglie difficili,
come quella contro le slot machine nei
circoli o quella per il riconoscimento
del ruolo e del valore sociale dei circoli.
È Chiara Salvadori, 27 anni, laureata in
Scienze delle comunicazioni all’Univer-
di rafforzare alcuni progetti che coinvolgendo diversi circoli e diversi comitati territoriali hanno una dimensione
regionale o nazionale. In particolare
rafforzare la partecipazione al ‘Treno
della Memoria’ per contrastare fenomeni di oblio e negazionismo sempre
più marginali ma anche sempre più
aggressivi fra i giovani e implementare
modalità di formazione di nuovi dirigenti
di circolo, di territoriale e di regionale
per garantire il rinnovo della classe
dirigente Arci. Si è infine constatato che
pur in presenza di un’accesa dialettica,
questi ultimi anni hanno portato la vita
dell’Arci Sardegna ad una condizione
di normalità, dopo troppi decenni di
tumultuosa conflittualità che ne aveva
bloccato l’attività.
Il congresso ha quindi optato per un
rinnovo delle cariche sociali nel segno
della continuità.
sità di Siena e responsabile del settore
politiche sociali da più di cinque anni
presso il comitato, volontaria da sempre
presso un circolo Arci del territorio
(Monterappoli) la nuova presidente
eletta dal consiglio direttivo.
È con lei che l’associazione continuerà a lavorare per dimostrare che dalla
disgregazione sociale, culturale, etica è
possibile uscire avviando un percorso di
rilettura della nostra esistenza, in relazione ad un nuovo ‘concetto di ricchezza’:
più cultura e meno merci, più relazioni
umane e meno egoismo, più confronto
e meno competizione, più comunità e
meno individualismo. Struttura di base,
livelli intermedi, comitati territoriali e
regionali, il nazionale, il tutto intrecciato
con la politica, i servizi, le risorse ma
soprattutto con le necessità e i bisogni
delle basi associative: questa è l’Arci
che vogliamo. L’Arci come somma di
circoli, territori e soci.
Bilancio positivo a Pescara
Si è svolto sabato scorso al circolo Tipografia il secondo Congresso dell’ Arci
Pescara in vista di quello nazionale, il
XVI, che si celebrerà dal 13 al 16 marzo,
con un minimo comune denominatore,
Il valore dell’associazionismo nel tempo
della crisi, che ne ha informato interventi
e programmi.
L’incontro arriva a sette mesi di distanza
da quello precedente che ricostituiva
forme e finalità dell’assetto associativo
locale, e il segretario Valerio Antonio
Tiberio ha tracciato un bilancio, deci-
samente positivo, dell’egregio lavoro
svolto finora dai 20 circoli attivi che
annoverano al loro interno quasi 10mila
soci, un numero impressionante vista
anche la ‘tenera età’ di questo nuovo
soggetto. Un merito riconosciuto e sostenuto visibilmente da alcuni partecipanti di spicco come Giovanni Di Iacovo,
Consigliere Comunale SEL, Marinella
Sclocco, Consigliere Regionale PD, Marco
Rapino, Segretario GD Abruzzo, Francesca Ciafardini, Segretaria Provinciale
PD, Moreno Di Pietrantonio, candidato
sindaco, che sono intervenuti per esporre
proposte e preoccupazioni su temi sentiti
e vissuti nel sociale, come l’associazionismo, il dialogo con le istituzioni, il
fiume, i giovani.
In chiusura del congresso la proiezione di
Arci in a day, un documentario illustrativo delle varie esperienze circolistiche
locali, sapientemente diretto da Massimiliano Costantini, strizzando l’occhio ad
un ritrovato movimento neorealista che
con Gianfranco Rosi e il suo Sacro GRA
è tornato prepotentemente alla ribalta.
11
arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
daiterritori
Arci Modena raccoglie
fondi per la Polivalente
Forum Bastiglia
Gravi i danni dopo l’alluvione
di Michela Iorio Arci Modena
Il 19 gennaio si è rotto un argine del fiume
Secchia, uno dei due corsi d’acqua che
delimitano i confini della provincia di
Modena. In poche ore un muro d’acqua
che ha superato i due metri ha travolto i
Comuni di Bastiglia, Bomporto, Camposanto e Modena.
Oltre 200 sfollati e danni ingenti a case
e attività commerciali, il risultato di un
disastro idrogeologico le cui cause sono
ancora in fase di accertamento.
Anche la polivalente Forum Bastiglia è
stata duramente colpita dalla terribile
esondazione.
Arci Modena ha lanciato una raccolta fondi
per aiutare i volontari e i soci a riprendere
le attività sociali e ricreative istituendo un
conto corrente su Banca Etica (IT 26 N
05018 02400 000000170070).
«Il piano terra dell’edificio è seriamente
danneggiato con pareti e impianti da rimettere in sesto, così come le attrezzature del
bar, giudicate irrecuperabili - commenta
Greta Barbolini, presidente di Arci Modena
- siamo stati a fare il sopralluogo con il
presidente Paolo Cestari e ci siamo trovati
davanti una scena desolante. Siamo vicini
alle persone colpite dal disastro e vogliamo dare anche noi un nostro contributo.
Il nostro obiettivo è quello di dare una
mano affinché uno dei centri della vita
sociale della cittadina di Bastiglia possa al
più presto riaprire, per dare opportunità
di incontro e socialità ai suoi abitanti.
Abbiamo già ricevuto l’interessamento
di altri comitati e circoli in Italia. Come è
già successo per il sisma del 2012, la rete
Arci sul territorio nazionale si è già messa
in moto per sostenerci».
La Polivalente Forum Bastiglia ha messo a
disposizione il primo piano, salvatosi dalla
devastazione, perché fosse trasformato in
asilo e scuola materna per i bambini più
piccoli a partire dal 3 febbraio, quando si
è deciso di riaprire le scuole.
Il Governo ha riconosciuto la specificità nazionale dell’emergenza che stanno vivendo
i territori modenesi, colpiti dall’alluvione,
in più
READING E APERITIVO
TRANI (BT) In una suggestiva
cornice a lume di candela, gustando
un ottimo aperitivo, sarà possibile
assistere a L’amore, a dirlo, è una
cosa difficilissima, reading di Andrea
Donaera con l’accompagnamento della
chitarra di Alessandro Solidoro. L’evento è stato organizzato in occasione
dell’iniziativa M’illumino di meno da
Ciclomurgia, il Comitato per il bene
comune, il circolo locale Arci Hastarci,
Anima Terrae e il coordinamento Rifiuti Zero. L’appuntamento è venerdì
14 febbraio alle 21 presso la nuova
sede dell’Arci, in via Pedaggio Santa
Chiara numero 138.
fb Hastarci Trani
INIZIATIVE
AL TINA MERLIN
MONTEREALE VALCELLINA
(PN) Il circolo Arci Tina Merlin
dopo il terremoto del 2012. Vasco Errani,
il Governatore della Regione, ha chiesto
di arrivare ad una soluzione condivisa
per il riconoscimento di tutti i danni alle
proprietà private, alle aziende, agli esercizi
commerciali e, soprattutto, all’agricoltura.
«Senza nulla togliere alla gravità della
situazione che, a causa delle avversità
climatiche, si è verificata in altre parti del
Paese – spiega Tiziano Rabboni, assessore
regionale all’Agricoltura – è evidente che
quello modenese è un caso che presenta
caratteristiche di assoluta unicità. Ciò
vale in particolare proprio per il comparto agricolo, il settore produttivo più
colpito dall’alluvione. Una prima stima
dei danni si aggira, considerando sia le
perdite produttive sia i danni ai fabbricati
rurali residenziali e produttivi, intorno ai
54 milioni di euro».
La nuova ondata di maltempo e l’allerta
lanciato nella serata del 10 febbraio sta
tenendo col fiato sospeso i cittadini della
Bassa ancora una volta colpiti da un evento
naturale. La zona è, infatti, parte di quella
che nel 2012 fu colpita dal sisma.
Fino al 14 febbraio è attivo lo stato di
preallarme dovuto al permanere di condizioni di criticità dovute all’inondazione.
Fino a domenica 16 febbraio è previsto il
passaggio di due perturbazioni che porteranno precipitazioni intense nella zona
e, si spera, senza apportare altri danni.
Nel frattempo le scuole sono state chiuse
nuovamente in via precauzionale.
www.arcimodena.org
festeggia il suo 15° compleanno con
tre iniziative: dopo la degustazione
dell’olio extravergine d’oliva e l’aperitivo in occasione di M’illumino di meno, il 15 febbraio alle 19
appuntamento con lo spettacolo
Spremute,ovvero l’arte di ARrANCIArsi. Le Leaving Brains approfondiscono il tema della vita del giovane
precario, in particolare dal punto di
vista femminile.
www.arcitinamerlin.it
INCLINI ALL’AMORE
IGLESIAS (CA) Il Centro ini-
ziative culturali Arci, in collaborazione con la Società operaia industriale di mutuo soccorso, organizza
per venerdì 21 febbraio alle 17:30,
presso la sede della S.o.i.m.s. in via
XX settembre, la presentazione del
libro Inclini all’amore di Tijana M.
Djerkovic che sarà ospite della serata.
Presentano l’opera Laura Sanna e
Marino Canzoneri, operatori culturali del Cic Arci di Iglesias.
fb Cic-arci Centro Iniziative
Culturali
LUMEN IN FABULA
MONREALE (PA) In oc-
casione della decima edizione di
M’illumino di meno, il Collettivo Arci
Link promuove, il 14 febbraio alle
21.30, la quarta edizione di Lumen in
fabula. Quest’anno si vola in Irlanda
con lo spettacolo teatrale Even Trot
di Roberta Petralia. Ingresso a 3 euro.
fb Link Collettivo Arci
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arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
Ad Arezzo il progetto ‘In-pari’
Percorsi di cittadinanza
di genere
Il progetto In-pari, portato avanti da Arci Arezzo grazie ad un finanziamento
della Regione Toscana L.R 16/2009, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare i
ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 20 anni al tema delle pari opportunità tra uomo e
donne. Lo scopo è quello di far riflettere i giovani sulle disparità di trattamento
che, troppo spesso, il ‘secondo sesso’ vive all’interno della vita politica, sociale
e culturale del nostro paese e non solo in esso.
Il progetto intende innescare nei ragazzi una riflessione sulle modalità di
costruzione di quello che potremmo definire il «modello contemporaneo di
cittadinanza di genere». Fornendo ai giovani gli strumenti culturali necessari
per decostruire gli stereotipi che determinano le discriminazioni di genere, il
progetto In-pari si fa promotore di una visione che concepisce l’istruzione come
un dialogo critico aperto, all’interno del quale i giovani possano formarsi anche
grazie al confronto reciproco. Il progetto ha già dato vita ad una pluralità di
attività, tra le quali un laboratorio all’interno del Centro Giovani Onda d’Urto,
che ha coinvolto moltissimi giovani nell’elaborazione di un teatro forum sui
condizionamenti di genere, un’attività formativa che allo stesso tempo ha visto
i ragazzi direttamente coinvolti nell’azione e nell’elaborazione di un video.
Nei prossimi mesi sarà invece la volta delle scuole, dieci classi degli Istituti
superiori della Provincia di Arezzo verranno coinvolte in un percorso formativo sui condizionamenti di genere operanti all’interno della vita quotidiana,
della famiglia e in ambito lavorativo, attraverso attività interattive e ricerche
specifiche. Usufruendo della presenza di un operatore e di un facilitatore, gli
studenti parteciperanno a tutti gli effetti ad un laboratorio sulla cittadinanza,
che si declina in questo caso come percezione del ruolo all’interno della propria
vita quotidiana. L’intero progetto nasce dalla volontà di affrontare insieme ai
giovani una tematica che troppo spesso viene trascurata all’interno dei percorsi
formativi, ma che ci obbliga a riflettere sui dati che ancora oggi presentano una
società nella quale persistono disuguaglianze di genere in tutti gli ambiti. Basti
pensare alla partecipazione al mercato del lavoro, alle opportunità di carriera,
ai ruoli e alla retribuzione. Il tasso di disoccupazione è oltre il triplo di quella
maschile, l’occupazione femminile è ampiamente inferiore alla componente
maschile, la rappresentanza politica di genere è ancora limitata, il lavoro atipico
è più frequente per le donne che non per gli uomini e secondo uno studio Ires,
a parità di professione e livello le donne guadagnano in media il 28% in meno
degli uomini. Per questo crediamo assolutamente urgente coinvolgere i giovani
e non solo in una riflessione, che parta appunto dal confronto. Gli operatori
che stanno lavorando al progetto non sono infatti solo formatori, ma prima di
tutto hanno come obiettivo quello di stimolare la discussione.
www.arciarezzo.it
Iniziative all’Arci Benassi
Un corso di cucina, due conferenze dedicate alla storia e alla cultura di Bologna in compagnia di Marco Poli, una rassegna cinematografica e molto altro
ancora. È il programma delle iniziative promosse dal circolo Arci Benassi di
Bologna nel mese di febbraio e rivolte a tutti i soci.
Si comincia il 13 febbraio con i Giovedì in cucina: tre incontri, a cura de La
pentola che bolle, per la preparazione di cene complete, dall’antipasto al dolce.
Il 18 e 25 febbraio ci saranno I martedì di Marco Poli, due conferenze
dedicate ad un’antica sagra di Piazza Maggiore e a Prospero Lambertini (a
ingresso libero).
Infine, martedì 18 febbraio alle 20.45 ultimo appuntamento con Cinemainsieme,
la rassegna dedicata al conflitto arabo-israeliano. Nella sala dell’Oratorio don
Bosco sarà proiettato Private di Saverio Costanzo. Ingresso a offerta libera.
www.arcibenassi.it
daiterritori
EducaItalia,
l’Italia che educa
C’è tempo fino al 18 febbraio per iscriversi al progetto EducaItalia, l’Italia
che educa, promosso da Arci Roma e
Consorzio Nettuno con l’obiettivo di
realizzare interventi a favore di giovani cittadini dei Paesi Terzi presenti in
Italia, atti a favorirne l’integrazione
sociale e la crescita personale.
I corsi di lingua e cittadinanza italiana, che si svolgeranno presso le sedi
della Scuola Popolare Interculturale
dell’Arci di Roma, sono finalizzati
alla diffusione della conoscenza della
lingua e della cultura italiana presso
i cittadini stranieri immigrati.
[email protected]
Il premio dedicato
a Bertoli
Scadono il 31 marzo 2014 i termini
per partecipare alla seconda edizione
del Premio Pierangelo Bertoli dedicato ad uno dei cantautori italiani
più impegnati degli ultimi decenni.
Autore di canzoni straordinarie per
la loro forza, ha descritto l’Italia con
le sue tragedie e debolezze, anche
raccontando storie d’amore popolari ed intense. È stato un cantante
appassionato che ha collaborato con
tantissimi suoi giovani colleghi scegliendo temi spesso scomodi per la
morale e la politica dei suoi anni.
La seconda edizione del Premio
dedicato al Cantautore sassolese è
indetta dall’associazione culturale
Montecristo e dal Comune di Modena
in collaborazione con Arci nazionale circuito musica, Arci Real, Arci
Modena.
Il Premio quest’anno prevede l’assegnazione di cinque riconoscimenti:
Premio Pierangelo Bertoli ad artista
big; Premio Pierangelo Bertoli A muso
duro; Premio Pierangelo Bertoli Per
dirti t’amo; Premio Pierangelo Bertoli
Italia d’oro a tre cantautori della
musica italiana; Premio Pierangelo
Bertoli nuovi cantautori.
www.bertolifansclub.org
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arcireport n. 6 | 13 febbraio2014
azionisolidali
le notizie di arcs
di Federico Mei
Cuba: inaugurazione
del Cine-teatro Oasis
Sono in tanti quelli che passando di fronte
al Cinema Oasis e vedendo il fermento
di operai impegnati negli ultimi lavori,
si fermano a chiedere quando il cinema
entrerà finalmente in funzione. La data
è infatti ormai fissata. Il prossimo 22
febbraio, alla presenza di una delegazione
Arci, delle istituzioni cubane, della UE
e dell’Ambasciata italiana, più di 300
cittadini (il cinema può contenere fino
a 330 posti seduti) potranno assistere
all’apertura ufficiale dopo 8 mesi di lavori.
L’entusiasmo si può leggere sul volto
delle persone.
Il cinema era stato distrutto dall’uragano
del ‘96, rimesso in piedi ‘alla bella e meglio’ e definitivamente abbandonato nei
primi anni 2000, quando si è abbattuto
un altro uragano. Ma non possiamo parlare solo di cinema. Il Cine-teatro Oasis
infatti, come nella tradizione Arci, sarà
uno spazio polifunzionale dove saranno
realizzate attività culturali da parte dei
diversi attori del territorio. Oltre alla sala
cinema infatti, che sarà poi completata
con allestimenti ed equipaggiamenti per
potervi realizzare piece teatrali, è presente
una sala espositiva, che può anche essere
adibita per attività ricreative come corsi di
ballo, arti plastiche ecc. e una arena all’aperto anche questa utilizzabile per varie
attività oltre che per proporre rassegne
cinematografiche soprattutto nelle caldi
notte estive. Mercedes, la direttrice della
Casa Cultura, ci spiega che dopo anni di
discussioni giusto pochi mesi fa il Ministero
della Cultura ha emanato una direttiva che
esorta le diverse istituzioni del territorio a
collaborare tra di loro mentre in passato
questo difficilmente avveniva.
Si tratta di un aspetto di primaria importanza in un luogo come Santa Fè dove
l’unico spazio attivo al momento sarà
proprio il Cine-Teatro in attesa che si
completi anche la ristrutturazione della
Casa Cultura. Morlote, ex presidente della
AHS e attuale direttore del progetto non
nasconde le ambizioni dello stesso e cioè
di arrivare alla firma di un protocollo tra le
varie istituzioni per suggellare la collaborazione, che rappresenterebbe una buona
prassi di lavoro replicabile in molti altri
territori e contesti. Se uno dei risultati del
progetto era quello di migliorare il dialogo
e la collaborazione tra le varie istituzioni
culturali cubane possiamo affermare che
siamo sulla buona strada.
www.arciculturaesviluppo.it
società
Il futuro dopo 90 anni
di Luca Landò direttore de l’Unità
Il 12 febbraio l’Unità ha compiuto novant’anni.
Un giorno bellissimo, perché sono pochi
i quotidiani in grado di soffiare su novanta candeline, ma soprattutto perché
nessuno di loro può raccontare una
storia come quella dell’Unità. E sono
pochi, forse nessuno, quelli che possono dire di essere arrivati a un simile
traguardo, non per merito di qualcuno,
ma per l’impegno di tutti. Perché questo
giornale non è fatto solo di lettori e
giornalisti, direttori e amministratori.
È il giornale dei diffusori, dei volontari,
dei tipografi, dei fattorini. È il giornale
di chi lo ha letto e lo sta leggendo, ma è
anche il giornale di chi lo ha fatto e sostenuto nei momenti difficili, compresi
gli anni neri del fascismo. È il giornale
che finita la guerra si metteva in tasca
e in bella mostra nei giorni di sciopero
e nelle grande manifestazioni.
Se parlate dell’Unità con persone che
magari nemmeno votano a sinistra,
scoprirete che nella loro famiglia c’è
stato, c’è ancora, uno zio, un nonno, un
cugino che legge l’Unità e la diffondeva
da piccolo.
Il giornale sta subendo una profonda
trasformazione, perché c’è solo un modo
per non sentire il peso degli anni: cambiare e innovare.
Abbiamo un progetto ambizioso, quello
di portare freschezza nelle pagine di
carta e autorevolezza in quelle del web,
creando un ‘giornale lungo’ capace di
unire i nuovi media con quello più
tradizionale che troviamo ogni giorno
in edicola.
Funziona più o meno così: a mano a
mano che arrivano, le notizie più fresche e importanti vengono pubblicate
sul sito, sui cellulari, sui tablet. È una
informazione più immediata, dove il
fattore tempo è il criterio principe.
A quel punto inizia un lavoro inverso,
più riflessivo: perché le notizie apparse
sul sito vengono selezionate e lavorate. È
l’informazione approfondita, un secondo
livello che permette alle notizie più importanti del giorno prima di competere
con quelle nuove che rimbalzano di
ora in ora sui nuovi strumenti digitali.
Ultim’ora e approfondimento. È tra
questi due piani che si gioca la nuova
sfida dell’informazione in generale e
dell’Unità in particolare.
C’è poi un aspetto, forse il più importante. L’Unità ha avuto un ruolo e
un’influenza nella storia d’Italia contri-
buendo all’educazione democratica dei
lavoratori durante la dittatura di Mussolini e negli anni della ricostruzione.
Da sette anni siamo immersi in una
crisi che ha prodotto uno smarrimento
crescente che rischia di avere effetti
devastanti.
C’è un inverno ancora più freddo di
quello che sta spazzando gli Stati Uniti
in queste ore, è l’inverno del nostro
scontento, che sta trasformando un
Paese sfiduciato nel terreno di caccia
dei populismi vecchi e nuovi che non
a caso vedono nell’Unità un nemico
da colpire.
Perché ancora oggi questo giornale è il
punto di ritrovo di chi si ostina a cercare
una via d’uscita concreta e collettiva,
dunque politica, ai problemi del Paese.
Proprio questo, in fondo, è il senso
del nome scelto da Gramsci e indicato
nella famosa lettera del 12 settembre
del ’23: «Dovrà essere un giornale di
sinistra. Io propongo come titolo l’Unità
puro e semplice che sarà un significato
per gli operai e avrà un significato più
generale».
arcireport n. 6 | 13 febbraio 2014
In redazione
Andreina Albano
Maria Ortensia Ferrara
Carlo Testini
Direttore responsabile
Emanuele Patti
Direttore editoriale
Paolo Beni
Progetto grafico
Avenida
Impaginazione e grafica
Claudia Ranzani
Impaginazione newsletter online
Martina Castagnini
Editore
Associazione Arci
Redazione | Roma, via dei Monti
di Pietralata n.16
Registrazione | Tribunale di Roma
n. 13/2005 del 24 gennaio 2005
Chiuso in redazione alle 18.30
Arcireport è rilasciato nei termini
della licenza Creative Commons
Attribuzione | Non commerciale |
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