novembre dicembre 2011

novembre - dicembre 2011
N. 05
club milano
Sergio Scariolo: “Lo sport non si fa solo in campo, ma anche fuori: si tratta di dar vita a una cultura sportiva”.
Il declino della cultura dei Tengger, antico popolo indonesiano, ammaliato dall’industria del turismo di massa.
Crociera ai confini del mondo alla volta del leggendario Capo Horn, dove la natura selvaggia regna sovrana.
Diego Dominguez e il tennis: una passione nata da bambino e che continua sui campi di terra rossa del TCM.
Patrocinato dal Tennis Club Milano Alberto Bonacossa
Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO/MI
3,00 euro
editorial
Roulette russa
Lo scorso 6 novembre in via Solari a Milano un gesto tanto banale e usuale, come
l’apertura improvvisa e distratta della portiera di un’auto, ha provocato una tragedia
che ha spento la vita di un bambino di soli 12 anni e segnato per sempre quella di
una giovane ragazza e di un incolpevole tramviere. È solo l’ennesimo episodio di una
guerra dove basta un gesto, anche il più normale, per diventare in un attimo vittima o
carnefice. Il degrado del senso civico che ogni giorno ci vede protagonisti o spettatori
sulle strade di Milano è lo specchio perfetto di un malessere più ampio che, in modo
trasversale, coinvolge tutti: cittadini, istituzioni, aziende pubbliche. Queste ultime,
inefficienti per statuto e con cda pieni di parcheggiati politici, istituzioni incapaci di
fornire soluzioni e imporre regole, cittadini in preda a raptus da mandria impazzita
in un sistema dove a vincere è il più forte e il più veloce, e dove le regole vengono
viste come un inutile ostacolo. Un mix infernale che rende le nostre strade una imprevedibile roulette russa.
In questi mesi abbiamo assistito a ciclisti investiti (il bambino di via Solari non è
purtroppo il primo), un pensionato che perde la testa e investe a morte un giovane
in scooter che lo aveva insultato e gli aveva sputato addosso per una precedenza, un
tassista ucciso a pugni per aver investito un cane, e chissà quanti altri episodi non
usciti sulle cronache locali e nazionali. Storie, queste ultime, accomunate da un tasso
di adrenalina e aggressività fuori controllo e un totale azzeramento del livello minimo
di convivenza civile, per recuperare il quale sarebbe grave e troppo furbo far ricadere
la colpa sulle assenze delle istituzioni.
Qualche tempo fa, in coda a un semaforo, mi capitò di assistere a una scena emblematica: un’auto si fermò, in panne, in mezzo all’incrocio tra piazzale Cantore e corso
Genova. A bordo una signora anziana. Appena scattato il semaforo verde nel suo senso di marcia le auto in coda iniziarono a sorpassarla, schivandola e mandandola a quel
paese tra un frastuono di clacson. La fretta di non perdere neppure un secondo era
troppo forte e nessuno sembrava capire che il modo più civile ed efficiente per risolvere la situazione era aiutare la povera signora a risolvere il suo problema. Assieme a
un passante e un altro automobilista spingemmo la sua auto fuori dall’incrocio. Dopo
un istante mi trovai solo con la signora parcheggiata con le 4 frecce in un punto dove
non poteva più disturbare: i miei due compagni si erano immediatamente dileguati
appena l’auto non era più di intralcio a nessuno. Chiamai un meccanico lì vicino e me
ne andai anch’io. Con un certo senso di nausea.
Si può discutere della fatalità, delle regole non rispettate oppure dell’azzardo di girare in bicicletta per Milano, dove la maggior parte delle piste ciclabili si interrompono
come per incanto in mezzo a una strada. Certo è che a volte basterebbe un bel respiro
e un attimo di attenzione in più, nella consapevolezza che ogni volta che ci mettiamo
al volante ci trasformiamo in potenziali omicidi. Rovinarsi la vita e rovinarla a un
nostro concittadino è un attimo.
Cinicamente bisogna ringraziare la giovanissima età della vittima di questa ulteriore
tragedia. Se fosse stato un cingalese di 45 anni non ne avremmo parlato.
Stefano Ampollini
4
contents
point of view
10
focus
Tifo sempre per Milano anche con l’ecotass
Tango, la magia di un abbraccio
di Roberto Perrone
di Andrea Zappa
inside
28
12
Brevi dalla città
di Chiara Todeschini
outside
14
Brevi dal mondo
di Chiara Todeschini
cover story
16
Sulla strada giusta
di Chiara Cossalter
focus
32
Quando la casa è meglio della suite
di Marilena Roncarà
interview
34
Panta Rei
di Alfredo Spalla
design
37
Istantanee di futuro
di Dino Cicchetti
focus
20
La nuova dimensione del design
di Filippo Spreafico
portfolio
22
Il declino dei Tengger
Foto di Laura Villa Baroncelli & Manuele Geromini
style
Foulard prints
di Luigi Bruzzone
6
40
contents
sport
42
overseas
56
Correre a Milano
Là dove il mondo finisce…
di Enrico S. Benincasa
di Andrea Zappa
sport equipement
44
Born to run
di Luigi Bruzzone
food
58
Domenico Soranno
di Carolina Falcetta
club house
60
La mia casa milanese
wheels
46
di Enrico S. Benincasa
L’auto hi-tech di oggi e di domani
di Raffaele Gomiero
hi tech
48
Piccole fotocamere crescono
di Enrico S. Benincasa
week-end
50
Il cielo sopra Lisbona
di Chiara Todeschini
free time
62
Da non perdere
di Enrico S. Benincasa
shop
64
Ecliss Milano
a cura della redazione di Club Milano
In copertina
Il coach dell’Olimpia
wellness
8
54
Milano Sergio Scariolo
Le Tre Vaselle Resort & Spa
Foto di Davide Zanoni/
di Chiara Zaccarelli
foto35mm.it
point of view
roberto perrone
Vive a Milano da trent’anni, ma ha conservato
solide radici zeneisi. Nato a Rapallo, è giornalista
e scrittore. Per il Corriere della Sera si occupa
di sport, enogastronomia e viaggi. Ha pubblicato
diversi libri, tra i quali il suo ultimo romanzo
Occhi negli occhi edito da Mondadori.
Tifo sempre
per Milano anche
con l’ecotass
Il mio destino è sempre stato Milano. Io non lo sapevo, io non lo immaginavo,
ma già questo era scritto per me quando ero un ragazzo di provincia stretto tra il
mare e i monti che tifava per il Genoa, per la Pro Recco pallanuoto, per Giacomo
Agostini sulla MV Agusta, per Felice Gimondi e per il Simmenthal. Io neanche
sapevo che il suo nome vero era Olimpia, che quello era solo lo sponsor. Ma in
quelle sfide tra Varese e Milano, io stavo sempre per Milano. Tra l’altro il basket,
non era (e non è) neanche il mio sport preferito, però io tifavo Olimpia. Non c’era
una ragione particolare, puro istinto. Poi, salito dal mare alla pianura, quando ho
cominciato a fare il giornalista avevo accanto un gigante (del giornalismo e anche
di fisico) come Oscar Eleni che dell’Olimpia è stato il supremo cantore. A casa
sua ho conosciuto Tony Cappellari e Franco Casalini. Erano i tempi magici di Dan
Peterson e di Meneghin, D’Antoni, Doo-Doo McAdoo. Come vorrei che tornassero. Confesso che le mie conoscenze di basket si fermano ad allora, come un tifoso
deluso. Ora l’Olimpia ha un ottimo tecnico in panchina, Sergio Scariolo, e tenta di
ostacolare la noiosissima supremazia di Siena. Io spero che se la cavi, io spero di
tornare a vedere una bella vittoria. Tifo per Milano, sempre. È la città dove vivo e
dove sono nati i miei figli. Tifo per Milano anche con l’Ecotass che partirà a gennaio. Mentre scrivo questo editoriale ho ancora nel cuore la storia di quel ragazzino
travolto dal tram per colpa di un’auto in doppia fila. Perché questo è il problema.
Il problema è l’educazione. Non solo le piste ciclabili, le domeniche a piedi, la
tassa da pagare per andare in centro in auto. Il problema è l’educazione e dopo
le regole. Le auto non sono cattive. È maleducato chi le guida, chi le posteggia
selvaggiamente. E vogliamo parlare di certi mezzi pubblici i cui guidatori si comportano né più né meno di certi automobilisti convinti che la strada sia una loro
proprietà? Ma dappertutto, in questo paese, a livello nazionale e a livello locale, si
crede che per risolvere il problema si debba rimuoverlo. Che enorme illusione. Il
problema bisogna affrontarlo. Non mi piace questa tassa, non mi piace dover pagare per andare a vedere il Duomo. Però tifo per Milano, anche questa volta. Tifo
per Milano come faccio da trent’anni, sperando che ce la caviamo.
Roberto Perrone
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INSIDE
Burlesque Now!
È in scena a Milano fino al 24
dicembre presso lo spazio Photographia di viale Lazio 1, Burlesque
Now: una raccolta di immagini
del noto fotografo di reportage
Giovanni Cocco. L’esposizione trascende il reportage trasformandosi
in arte sul neo-burlesque in Italia.
In mostra più di 20 fotografie in
grandi formati e in esclusiva l’intera
serie a disposizione per l’acquisto.
www.photo-graphia.it
Milano - Ginevra 9.30 A.M.
Architetto - Consulente
New opening per Porsche
La storica Porsche Haus Milano di via Lancetti si rinnova e si trasferisce
in via Stephenson 53. Il nuovo Centro Porsche Milano Nord, realizzato dallo studio Susann-Kathrin Scharfen-Quellmann, ha una struttura
innovativa per razionalità e fruibilità degli spazi ed è situato in una location strategica, velocemente raggiungibile dal centro e dall’hinterland
e con un’ampia superficie a disposizione. La sede rispetta come sempre
gli elevati standard della casa madre: il piano interrato prevede un’area
per l’esposizione dell’usato e una dedicata al ricovero delle vetture. Il
piano terra ospita il salone di esposizione, gli uffici commerciali e l’officina. Il primo piano è destinato all’amministrazione. All’interno anche
la sede italiana di Porsche Consulting e quella di Porsche Club Italia.
www.milano.porsche.it
Fantasmi a Milano
Di fantasmi in città si mormora, si sussurra e
basta poco per ritrovarne le tracce. Ci sono
personaggi celebri del passato di questa città che
non hanno mai lasciato del tutto la vita terrena e
continuano ad abitare le loro antiche dimore. Lo
racconta Giovanna Furio in I Fantasmi di Milano,
appena uscito nella collana Tradizioni Italiani
Newton di Newton Compton Editori.
www.newtoncompton.com
A special Corner
È al centro di continui rinnovamenti il flagship store di
Brian&Barry. Situato nel cuore di Milano (via Durini 28)
ospita dal mese scorso, al piano inferiore Man Club, il corner
Polo Ralph Lauren. Il suo stile elegante, classico e proprio
dell’upper class americana è perfettamente in linea con quello
proposto dal gruppo milanese. Brian&Barry diventa a pieno
titolo uno dei multibrand di riferimento per la città.
www.brianebarry.it
www.ralphlauren.com
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Crocodile dream
In occasione del suo cinquantesimo
anniversario, Rocco P. – brand
di calzature made in Torre San
Patrizio – ha presentato nel suo
showroom milanese una collezione limited edition di venti paia di
stivali da donna. Le calzature sono
realizzate totalmente a mano con
tre diverse pelli di coccodrillo dal
taglio raro e ricercato nelle concerie più antiche d’Italia. Il tutto è
confezionato in un pack d’eccezione interamente in pelle.
www.roccop.it
boggi.com
outSIDE
Enogastronomia d’eccellenza
Tecnologia e design si uniscono nella prima
Hosteria Contemporanea in città. Apre il ristorante Overhall sulla terrazza del The First Luxury
Art Hotel di Roma, alla riscoperta delle tradizioni
enogastronomiche locali. Qui la ricerca dei
prodotti si mescola all’arte culinaria nella figura
del Taste Setter, un vero “cane da tartufi” che
viaggia in tutta Italia alla scoperta dell’eccellenza
dei prodotti da inserire nelle ricette del menù.
www.thefirsthotel.com
Naval Collection
Non solo marina d’eccezione dell’Adriatico, Porto Manegro
– porto di lusso per superyacht a Tivat – diventa anche punto
d’incontro tra arte e storia grazie alla mostra permanente
Naval Heritage Collection. La collezione comprende 5000
manufatti tra modelli originali di macchine da guerra e i diari
scritti dalla principessa montenegrina Ksenija.
www.portomontenegro.com
Italia in sella
L’Italia è montata in sella a Verona
in occasione della 113esima
edizione di Fieracavalli. In scena le
migliori razze equine e 3 padiglioni
interamente dedicati alle attrezzature. Per l’occasione si è tenuta anche la prima edizione del concorso
fotografico Fieracavalli: un clic fuori
dal ring. Mentre lo storico Jumping
Verona si è riconfermato l’evento
agonistico più atteso, unica tappa
italiana della Rolex FEI World Cup.
www.fieracavalli.com
Edu-break
Jaguar Suite
Arriva il resort con museo, in
Provenza. Oggi la collezione include opere di Jean Dubuffet, Tony
Cragg, André Masson, Antony
Gormley, Lynn Chadwick e Arnulf
Rainer, tra gli altri. La struttura è
stata considerata snodo di spicco
nella mappa dei percorsi artistici
provenzali, confermandosi allo
stesso tempo l’approdo migliore
per appassionati d’arte e cultura in
viaggio nella regione d’oltralpe.
www.fourseasons.com/provence/
Al 51 Buckingham Gate di Londra nasce la prima Jaguar
Suite. Il design ha ispirazione Jaguar, con richiami ai modelli
più classici (la leggendaria E-Type degli anni Sessanta) e
spunti contemporanei, affini all’avanguardistica C-X75.
Ogni dettaglio rimanda al mondo dei motori: il caminetto
a forma di lunotto posteriore, le pelli delle poltrone e dei
divani sono gli stessi degli interni delle macchine, le porte
sono metallizzate e la tappezzeria è in damasco con logo.
www.51-buckinghamgate.com
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VICMATIE.IT
Via San Pietro all’Orto, 17 Milano
Cover story
Cover story
sergio scariolo
sulla strada giusta
Uno dei giochi che va per la maggiore nella settimana enigmistica è quello delle differenze. Volendo
essere più originali, nelle prossime righe si farà l’opposto: si tenterà di spiegare i punti in comune
tra un personaggio di storia e uno di sport. Da una parte Re Mida. Chi sia lo ricorda Wikipedia,
“figlio adottivo di Gordio e di Cibele, fu un mitico re della Frigia. È molto celebre il suo proverbiale
tocco d’oro: la capacità di trasformare in metallo prezioso qualsiasi cosa”. Dall’altra parte, Sergio
Scariolo. Wikipedia suggerisce ancora: “Sergio Scariolo (Brescia, 1º aprile 1961) è un allenatore di
pallacanestro italiano”. Chiarito questo, basta confrontarlo con il personaggio precedente e iniziare
a giocare: cos’hanno in comune? Un regno no di certo. Qualcosa di più concreto, però, forse sì.
di Chiara Cossalter
Nato a Brescia nel
1961, Sergio Scariolo
è considerato uno dei
migliori coach a livello
europeo. In Spagna ha
vinto tutto quello che
poteva vincere, ora è
tempo di riportare in
auge il basket milanese.
Foto di Davide Zanoni.
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Vincere è l’obiettivo di chiunque pratichi sport a livello professionistico. La
sconfitta è uno dei motivi per cui non
si dorme la notte, dopo una gara non
importa poi molto se la prestazione sia
stata buona o scarsa a livello di gioco,
per chi compete prima di tutto viene
la vittoria. Sergio Scariolo ha iniziato
molto presto a occuparsi di sport, e
lo ha fatto nell’unico modo che conta. Vincendo. Nel 1990, a soli 29 anni,
conquista a Pesaro il primo scudetto,
oltre a una finale di Coppa Korac. Nel
1993 viene eletto miglior allenatore del
campionato. Ma l’Italia gli sta stretta e
3 anni dopo va in Spagna. Dove passa e
soprattutto fa passare ai tifosi una gran
bella vita intorno al parquet: 1999, la
sua prima Coppa del Re con il Tau Vitoria. 2000, Real Madrid: ecco lo scudetto. 2005, seconda Coppa del Re, ma
con l’Unicaja Malaga, l’anno dopo bis
di campionato. Passa in seguito alla guida del Khimki Mosca dal 2008 al 2010,
ma non è solo vita da club: nel febbraio 2009 firma per la nazionale iberica,
con cui conquista un primo Europeo
nel 2009 e un secondo nel settembre
2011. Prima di alzare il trofeo, però, altra sfida: firma per l’Olimpia Milano, è
l’atteso rientro in Italia.
Sfruttando le competenze di questo
“prodotto” d’esportazione vincente,
forse è più semplice analizzare i limiti
dello sport italiano, magari prendendo
d’esempio proprio i vicini spagnoli.
Come spiega, alla luce delle vittorie
conquistate in Asturia e dintorni, lo
scarso successo azzurro a livello internazionale?
In Spagna esiste una situazione di impianti sportivi 100 volte migliore della
nostra, forse anche 1000. La presenza
di sport nelle scuole, in particolare, è
migliore. E il risultato si vede 10, 20
anni dopo, in sala trofei. Bisogna intervenire dal basso, per ritrovarsi una
squadra sorridente sul podio più alto di
Olimpiadi, Mondiali oppure Europei.
Mettere un Gallinari o un Bargnani in
formazione non basta: serve un movimento più ampio, i talenti vanno coltivati da subito in un’ottica d’insieme,
mettendo loro a disposizione i mezzi
necessari. E da subito significa proprio
nelle scuole.
Ci sono atleti spagnoli che vincono e
stravincono, come ad esempio Nadal,
atleti italiani che si trasferiscono lì per
vincere, vedi Pennetta, e le nazionali
e i club spagnoli dominano basket e
calcio. Segno che oltre ai mezzi serve
qualcos’altro, qualcosa in più, al di là
del discorso impianti sportivi?
Certamente. In Spagna lo sport tutto
ha un ruolo di primo piano nella vita
dell’intero Paese, a differenza di quanto
si respira in Italia.
Come risolvere la situazione? Fornire
i mezzi, e poi?
Serve un cambio di mentalità. La situazione generale non è poi così negativa,
gli elementi su cui investire in fondo
esistono, ma bisogna saperli trovare e
dimostrare la volontà concreta di lavorarci sopra. Troppo spesso, invece,
si passa il tempo a piangersi addosso,
finendo per dipingere le cose addirittura peggiori di quelle che sono, e questo non serve a niente se non a creare
un circolo vizioso di negatività. In un
clima simile è impossibile riuscire a
sviluppare un progetto concreto. Qualche volta bisognerebbe saper mettere
la polvere sotto il tappeto, e quando è
possibile pulirlo.
Il ritorno è stato così dolce come si
aspettava?
Il calendario ha regalato la partita
d’esordio in casa contro Cimberio Varese, vinta 89 a 75. Una serata quasi
perfetta. Quasi, perché mi ha sorpreso
l’effetto scatenato su tribune e stampa: un’euforia assolutamente negativa.
Non aveva senso tanto entusiasmo, i risultati delle prime settimane non hanno valore, tirare fuori conclusioni tanto
positive così presto è pericoloso. Lo
sport non si fa solo in campo, ma anche
fuori: si tratta di cultura sportiva. Significa trattare lo sport nel modo equilibrato, le critiche servono ma devono
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Cover story
Cover story
la passione di re giorgio
Correva l’anno 2004: l’Olimpia
chiude la stagione in negativo, sia
sotto l’aspetto sportivo (manca la
qualificazione ai playoff) sia sotto
quello economico (rischia la cessione). È la fine della (gloriosa) storia
della squadra di Milano? Quasi. A
quel punto scende in campo Giorgio Armani: prima come nuovo
sponsor, poi, 4 anni dopo, come
proprietario. Re Giorgio ci crede
e si vede: presentazione in grande
stile in via Bergognone, per lui che
dello stile è stato un rivoluzionario,
e che ora prova ad esserlo anche
sul parquet. Ha riportato al Forum
pubblico, grandi nomi e spettacolo.
Ora mancano solo Scudetto ed
Eurolega.
www.olimpiamilano.com
Scariolo a bordo
campo dà indicazioni
alla squadra durante la
partita Emporio Armani
Milano vs Canadian
Solar Bologna, vinta da
Milano 79 a 64.
Foto di Claudio Scaccini
/ Olimpia Milano.
essere fondate, così come l’entusiasmo.
Cultura sportiva: strano concetto, ai
molti sconosciuto. Chi ha il compito di
svilupparla?
Le scuole, è questo l’ambiente di base
da cui parte il progetto che intendo.
Ancora una volta è qui che bisogna intervenire, ma i mezzi di cui i ragazzi
hanno bisogno per diventare atleti non
sono solo strutture, palestre e campi.
La scuola ha anche il compito di educare i bambini ai valori della cultura
sportiva, prima che diventino ragazzi
e facciano il loro ingresso nelle società professionistiche. Qui invece non si
ha più la possibilità di aspettare: a differenza di una scuola una società vive
puramente di risultati.
Iniziando così presto a vivere lo sport
non si corre il rischio di finire come
Ibrahimovic o Cassano, che annunciano la conclusione della loro carriera
intorno ai 30 anni?
Capisco i loro casi, ma non li condivido.
E, soprattutto, lo stress di cui parlano
deriva ancora una volta dal malcostume italiano. In Italia all’entusiasmo facile si affiancano critiche eccessive da
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una partita di campionato all’altra con
troppa facilità. Il segreto, non tanto nascosto, è non leggere i giornali: meglio
tirare dritto. Alla prima sconfitta riempiono pagine e pagine di giudizi negativi, se ti lasci condizionare sei finito,
perdi la voglia di entrare in campo. A
me non succede semplicemente perché
il mio riferimento è la squadra, la società, il Presidente. Non la stampa.
Non leggerà i giornali, ma avrà notato l’entusiasmo generato dall’esordio
con vittoria. Come accontentare ancora i tifosi? Quanto devono aspettare
per rivedere le scarpette rosse alzare
un trofeo che conta?
Chi guida una squadra che gioca insieme da molti anni, basata su un gruppo
di veterani, può anche pensare di vincere immediatamente. Se, viceversa, i
giocatori si conoscono poco l’un l’altro o sono molto giovani, allora deve
passare un tempo fisiologico prima di
vedere i risultati del proprio lavoro.
Questo è il caso dell’Olimpia, che deve
ancora trovare affiatamento: abbiamo
investito molto sul mercato per creare
un gruppo omogeneo, formato sia da
elementi di esperienza sia da giovani su
cui investire. Premesso questo, è chiaro
a tutti che quello che conta è quanto si
semina, quanto rimane dai tuoi sforzi,
quanto hai raccolto. E questo lo valuteremo solo a posteriori, adesso è impossibile farlo. Due cose sono certe, per
ora: che ho firmato un contratto triennale e che quanto vinceremo dipenderà
dalla qualità del nostro lavoro e dalla
personalità dei nostri giocatori.
A proposito di giocatori. Il ritorno di
Danilo Gallinari ha lasciato un segno
sulle vendite degli abbonamenti per
l’intera stagione. E qualcosa di simile poteva avvenire non molto lontano
da qui, a Bologna, se grazie al lockout
Kobe Bryant avesse deciso di trasferirsi alla Virtus. Tutto nella piena consapevolezza che entrambi, prima o poi,
faranno le valigie per tornarsene negli
Stati Uniti. Ma sono questi uomini da
ingaggi d’oro targati NBA che fanno
la differenza nel corso della stagione?
Bisogna distinguere tra i contributi
permanenti e quelli temporanei, che
creano effervescenza ma in realtà sono
fini a sé stessi. L’annuncio di Bryant
“Cerco prima di tutto una squadra
affidabile, fondata sul massimo
equilibrio, dotata di un’identità chiara”
a Bologna, per esempio, è servito per
parlare di pallacanestro in Italia, ancor
meglio di una società in particolare,
ma si tratta solo di tante chiacchiere e
pochi fatti, visto che poi non c’è stata
alcuna firma. Di fatti se ne devono ancora vedere anche per l’arrivo di Gallinari: è un grande campione, su questo
nessuno discute, per ora c’è e ce lo teniamo stretto, ma il dato maggiore dal
suo arrivo a oggi è rappresentato dalle
tante persone arrivate al Forum per il
suo esordio, e questo non è un aspetto
concreto.
Dal presente al futuro: com’è l’Olimpia dei suoi desideri?
Non è e non può essere quella dei primi mesi, né probabilmente del primo
anno. La squadra ha cambiato tanto,
l’obiettivo è raggiungere un buon livello di maturità e stabilità. Non mi importano i classici picchi di prestazione,
che invece qualsiasi squadra può offrire
in ogni momento della stagione, e che
diventano solo chiacchiere per giornalisti e tribune. Come ogni allenatore
cerco prima di tutto una squadra affidabile, fondata sul massimo equilibrio,
dotata di un’identità chiara, con punti
forti cui aggrapparsi nei momenti di
difficoltà.
Sicuro, chiaro, netto, ma ci sarà stato
pur un modello in questo coach tutto
d’un pezzo?
Mio padre. Maestro per tenacia, perseveranza, determinazione sul lavoro
ma anche per comprensione. Poi, ovviamente, oltre a lui i miei riferimenti
sono i mille colleghi, seguiti da altrettante persone provenienti da altri settori. Sono un curioso, attento nel rubare una frase, un’idea o anche solo uno
spunto, da chi mi sta intorno.
Esiste una Fondazione che porta il
nome di tuo padre…
È nata dopo la sua morte, tre anni fa, ed
ha il chiaro e concreto obiettivo di dare
appoggio assistenziale e sociale ai malati oncologici. I bambini che soffrono
di leucemia e linfoma sono i principali
destinatari, a loro cerchiamo di garantire continuità negli aiuti e sostegno nei
mezzi, per spianargli la strada verso la
comprensione e l’accettazione della
malattia.
Legata alla Fondazione c’è anche la
Pizarra tecnica, di cosa si tratta?
Dopo molti anni di esperienza come
coach ho ideato e disegnato una lavagnetta per indicare ai giocatori i movimenti giusti. è studiata per cancellare
gli schemi segnati con un semplice gesto. Ma la cosa importante non è tanto
la lavagnetta in sé quanto il suo secondo fine: costa 20 euro e il ricavato viene
devoluto per metà proprio alla Fondazione e all’Associazione Donatori Midollo Osseo.
Nell’augurio che la Pizarra tecnica illustri sempre la strada giusta, sia sincero: ha fatto un pensierino speciale
sulla sua nazionale, dopo il secondo
Europeo?
Con la Spagna punto alle Olimpiadi
di Londra 2012, sarebbe un bellissimo ultimo passo con cui chiudere il
progetto. Tanti sono invece gli step da
fare ancora con l’Olimpia, ma mi piacerebbe che fossimo già sulla retta via:
l’obiettivo è quello di alzare un trofeo
entro tre anni. Spero che Milano non
faccia eccezione: ho vinto qualcosa
dappertutto, mi manca solo di ottenere
un successo qui!
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FOCUS
FOCUS
la nuova dimensione
del design
Immaginate di premere un bottone e creare una lampada. E poi un vaso. E poi tutto
l’arredamento di casa. Con il 3D Printing questo sogno è destinato a diventare realtà.
di Filippo Spreafico
02
03
“La stampa 3D amplifica in modo infinito le
potenzialità espressive e creative del designer”
01
01. Un particolare
dell’innovativa lampada
da tavolo Supernova,
disegnata da Ignazio
Pomini per .EXNOVO,
realizzata in
poliammide sinterizzata
e acciaio verniciato a
polveri.
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Se è vero che sono proprio le idee folli a partorire
i progetti più rivoluzionari, è allora chiaro che la
tecnica del 3D Printing sia destinata a cambiare
radicalmente molti aspetti della nostra vita: ciò
che sorge come una fantasia si trasforma in una
realtà in grado di mutare i concetti di design, arte
e mondo digitale. Nato come una semplice sperimentazione tra appassionati di elettronica e concepito come la naturale evoluzione della stampa
tradizionale in due dimensioni, il 3D Printing
consente di riprodurre modelli 3D attraverso
l’impiego di specifici software CAD e di sistemi
per la modellazione di materiali polimerici in
tre dimensioni: in poche parole diviene possibile stampare oggetti. Queste “stampanti” altro non
sono che veri e propri impianti di prototipazione,
che fino a oggi sono stati impiegati in campo industriale per la creazione di pezzi unici e, appunto, prototipi. La macchina è in grado di leggere
il modello virtuale e di scomporlo in sottili strati
in sezione trasversale che, una volta riprodotti su
materiali termoplastici e addizionati gli uni sugli
altri, permettono all’oggetto di venire letteralmente alla luce, emergendo, è il caso di dirlo, da
una placenta fatta di polimeri liquidi. Con il passare del tempo, l’abbattimento dei costi di gestione e produzione ha sollevato l’interesse del mondo del design e dell’arte, da sempre alla ricerca di
un modo per oltrepassare quelli che sono i limiti
tradizionali imposti dalle possibilità tecniche. La
stampa 3D amplifica infatti in modo praticamente infinito tutte le potenzialità espressive e creative del designer, traducendo in realtà oggetti che
fino a qualche anno fa erano di fatto irrealizzabili.
Il grande vantaggio è proprio quello di aver trovato il connubio perfetto tra la personalizzazione e
l’originalità proprie dell’artigianato con un tipo di
produzione industriale e massificata: un aspetto
destinato a incidere enormemente su tutto quello
che oggi consideriamo come prodotto artistico.
Il designer diventa così un progettista digitale che
nel giro di poche ore è in grado di trasformare
un’idea in un oggetto concreto da lanciare sul
mercato: quello che una volta necessitava mesi tra
progettazione e realizzazione su scala oggi richiede molto meno tempo, in quanto non c’è bisogno
di innumerevoli attrezzature, non si producono
scarti e non serve nemmeno un magazzino. Gli
sviluppi futuri del digital design sono tutt’oggi
imprevedibili: quello che rimane certo è il successo di quei soggetti che tra i primi sono riusciti a
intercettare questa tendenza e proporre ai consumatori articoli di uso quotidiano dallo stile e dalle
caratteristiche tecniche esclusive.
.ExNovo è una delle prime realtà ad aver aperto il proprio mercato alle cosiddette “sculture digitali”. Gli elementi di arredo e gli oggetti esclusivi per la casa sono concepiti e realizzati attraverso
l’uso della stampa 3D e della sinterizzazione, il
processo industriale che permette la compattazione delle polveri di nylon in un unico materiale indivisibile. Si realizzano in questo modo strutture
dal design elevato, studiate senza le preoccupazioni imposte dai vincoli della produzione e della destinazione d’uso: l’azienda propone collezioni dal
design ardito, come le lampade a fiore o i vassoi
dalle forme uniche, ispirate tanto al mondo organico della biologia e della natura quanto a quello
della matematica e dei frattali.
“Queste tecnologie superano i convenzionali limiti geometrici, dando vita a forme con inediti livelli
di complessità”, conferma Fabio Ciciani, direttore
commerciale per .ExNovo e grande sostenitore
del 3D Printing. “È in corso una piccola rivoluzione industriale digitale, esattamente come è successo
nel settore musicale e sta succedendo nel mercato
dell’editoria”.
La possibilità di superare i limiti imposti dalla
massificazione permette alla tecnologia di realizzare pezzi unici completamente su misura, con un
grado di customizzazione totale. “Nel lungo termine - prosegue Ciciani - la gente potrà ordinare un
prodotto direttamente sul web, scaricando un file e
realizzandolo in autonomia con le stampanti 3D”.
Le opere di design diventano insomma opere
d’arte tout court e la produzione industriale si
trasforma in una pura espressione artistica dalle
infinite possibilità di sviluppo.
02. Una fase della
produzione delle
“sculture digitali” di
.EXNOVO.
03. Dal mondo dello
pneumatico e dalla sua
forma nasce la serie di
lampade Pneu firmate
da Selvaggia Armani.
La linea sorprende
per la sua varietà di
dimensioni e stili.
21
Portfolio
Portfolio
il declino dei tengger
Tra paesaggi vulcanici, sabbia e ceneri, in una zona inospitale e isolata, l’antico popolo
dei Tengger ha protetto per secoli la propria cultura. Ma oggi, che il parco nazionale BromoTengger-Semeru è diventato uno dei luoghi più visitati dell’Indonesia, anche i Tengger
cedono alle lusinghe della famelica industria turistica indonesiana. In nome della lotta
alla povertà anche cultura e tradizioni sono ormai in vendita.
Testo e foto di Laura Villa Baroncelli & Manuele Geromini
Isola di Java, Indonesia.
A cavallo tra oceano
Indiano e Pacifico, nel
cuore del più grande
arcipelago del mondo,
il cono fumante del
Gunung Bromo, il
monte sacro ai Tengger.
Sullo sfondo il Gunung
Semeru, il vulcano più
alto e attivo dell’isola
meta di settantamila
visitatori l’anno.
Nella pagina a fianco
un abitante del luogo
noleggia il proprio
cavallo per salire sul
monte sacro. Circa il
49% della popolazione
vive ancora oggi con
meno di due dollari al
giorno.
22
23
Portfolio
Portfolio
Un gruppo di turisti
durante la salita sul
monte Bromo.
turismo (in)sostenibile
Nel 2005 l’Organizzazione
Mondiale del Turismo (OMT)
e la Conferenza delle Nazioni
Unite su Commercio e Sviluppo
(UNCTAD) hanno messo a punto
il programma Sustainable Tourism
- Eliminating Poverty (ST-EP), con
l’obiettivo di promuovere un turismo sostenibile come strumento
per sradicare la povertà nei paesi
in via di sviluppo. La partecipazione
delle comunità locali alla gestione
dell’offerta turistica, però, non è
condizione sufficiente per uno
sviluppo sostenibile. Infatti i posti di
lavoro che il turismo genera sono
il più delle volte di tipo subalterno,
sottopagati e stagionali.
24
Il relativo isolamento
in cui vissero i Tengger
fino all’inizio del
1900 ha portato alla
conservazione di
leggende e tradizioni
vecchie di secoli, che
oggi rappresentano
un valore aggiunto di
notevole importanza
per il turismo nella
zona. Ogni anno il
Kasodo, la principale
cerimonia religiosa
Tengger, attira più di
un terzo della visite nel
parco nazionale.
25
Portfolio
Portfolio
Alcuni abitanti di un
villaggio Tengger.
Nella pagina a fianco
una carovana di jeep
va verso il monte
Pananjangan per
ammirare il panorama
della caldera all’alba.
laura villa baroncelli & manuele
geromini
Vivono prevalentemente in viaggio. Con formazione e percorsi molto diversi: ingegnere e
antropologo lei, studi di filosofia lui. è proprio
durante un viaggio nella ex Jugoslavia che 8 anni
fa si incontrano e iniziano a collaborare. Di base
a Parigi, Laura e Manuele collaborano per diverse testate: Il Sole 24ore, D di Repubblica e Elle.
www.lvb-mg.com
26
27
FOCUS
FOCUS
tango, la magia
di un abbraccio
Passionale e sofisticato incanta uomini e donne di ogni età
e fa riscoprire ruoli e gesti dimenticati. Un ballo considerato
dai medici terapeutico per la mente e le relazioni umane.
di Andrea Zappa
02
01
01. Gli argentini
Octavio Fernandez e
Corina Herrera in un
sensuale abbraccio
durante un’esibizione
a Milano. La giovane
pareja de baile è tra
le più talentuose
e apprezzate del
momento.
Foto di Paolo Mosca.
28
Il “ballo proibito” è oggi un fenomeno sociale anche in Italia. Dopo il successo dei ritmi caraibici,
ormai inflazionati e massificati, da qualche anno
a questa parte il Bel Paese riscopre un particolare
legame, non calcistico, con l’Argentina. I numeri
del tango non sono certamente gli stessi delle danze latine, sia per la musica più sofisticata che per
la costanza necessaria per apprenderne le dinamiche, ma è certo che nelle principali città italiane
ci si può sentire tangueros quasi tutte le sere. A
Milano le milongas (la milonga, oltre a un genere
musicale è anche il nome argentino per indicare il
luogo in cui si balla) più in voga sono l’Arci Bellezza, Il Maglio, la Comuna Baires e La Mariposa.
Ma la lista dei locali che coprono l’intera settimana è davvero lunga, basta per esempio visitare il
sito www.faitango.it per farsi un’idea delle innumerevoli serate offerte.
La magia di un tango dura circa tre minuti: dopo
uno sguardo d’intesa, che secondo la tradizione
funge da invito, i due ballerini si chiudono in un
abbraccio, diventano una cosa sola e sul respiro
di una melodia vivono la tensione di un incontro,
lasciando il mondo fuori. “In questo ballo l’abbraccio è molto importante − spiega Alberto Colombo
(www.spaziotango.com), maestro di esperienza
ventennale tra i più apprezzati a livello nazionale,
che nel lontano 1994 è stato il primo ad aprire
una milonga a Milano − la parte superiore del corpo è quella che si avvicina di più rispetto ad altri
balli, un po’ quello che accade nella vita con le persone care. Si può dire che nell’abbraccio del tango
si avvicinano i cuori, la parte emotiva, forse quella
più difficile da accostare a un’altra persona, per di
più se si tratta di uno sconosciuto. Il suo fascino è
anche questo, soprattutto in una società dove risulta sempre più difficile avere una qualsiasi forma di
contatto fisico”.
La musica del tango nasce da un miscuglio di culture tra le strade malfamate di Buenos Aires, punto di raccolta di migliaia d’immigrati provenienti
da ogni parte del mondo. Inizialmente viene considerato un ballo “proibito” (per l’eccessiva connotazione sensuale) e popolare, ma i movimenti
e la sue note rapiscono ogni strato sociale, diffondendosi così nei bordelli come nelle più eleganti
feste della borghesia porteña. Arriverà in Europa
a inizio secolo, trovando il successo prima a Parigi
e poi nel resto del Vecchio Continente. Scomparso quasi del tutto durante la dittatura militare argentina a causa delle continue retate dei militari
nelle sale da ballo, il tango riemerge dagli scantinati con la fine del regime. Da quel momento in
avanti, come un “animale” in continua evoluzione,
non smette più di crescere e trasformarsi. Oggi in
pista si possono ballare tanghi degli anni Venti e
Trenta, così come le impegnative e struggenti melodie di Piazzolla o Pugliese, passando per le più
recenti sonorità elettroniche di gruppi come i Gotan Project, Narcotango e Tanghetto. “Sostanzialmente due sono gli stili nel tango: il milonguero e il
tango salón − prosegue Alberto Colombo − Il primo ha un abbraccio molto chiuso e i ballerini sono
sbilanciati in avanti l’uno verso l’altro, aspetto che
condiziona anche lo stile dei passi. Nel tango salon,
invece, che va per la maggiore tra i giovani, i balle-
rini rimangono ognuno sul proprio asse, riuscendo
così a eseguire movimenti più dinamici sempre in
evoluzione”. Cambiano i tempi e anche nell’abbigliamento c’è una netta rottura con il passato, oggi
le nuove generazioni di tangueros vanno spesso
a ballare in jeans e maglietta. Sulle scarpe invece non si transige. Anzi, queste ultime sono il biglietto da visita di un ballerino, soprattutto per le
donne, che devono abituarsi a volteggiare dall’alto
di tacchi che misurano almeno 8 centimetri. La
forza coinvolgente del tango non è legata solo alla
sua musica, ma anche a quell’insieme di gesti che
sono di contorno al ballo. Si dice che oggi sia difficile comunicare e che uomo e donna abbiano
dimenticato alcuni tratti propri di vecchi ruoli.
Nel tango tutto questo ritorna prepotentemente.
Chi vuole ballare deve accettare di toccare l’altro,
di guardare e di essere guardato. L’invito avviene
spesso con gli occhi, l’uomo “cabecea”, cioè ricerca lo sguardo della donna compiendo un lieve
cenno con il capo e, se la donna accetta, i due si
incontrano a bordo pista. Chi balla tango viene a
02. In milonga le
coppie ballano in pista
seguendo un flusso
antiorario. Durante un
tango la comunicazione
tra i due ballerini è
molto profonda.
Foto di Paolo Mosca.
29
FOCUS
Ogni azienda lascia un’impronta di CO2.
Il rispetto dell’ambiente diventa
il tuo più grande vantaggio competitivo.
03
“Nell’abbraccio del tango si avvicinano
i cuori, la parte emotiva, forse quella
più difficile da accostare a una persona”
03. Alberto Colombo
e Mariela Sametband in
una recente esibizione
presso Il Maglio di
Sesto San Giovanni
(Milano). Sono ormai
più di tre anni che la
coppia italo-argentina
insegna e si esibisce a
Milano e non solo.
Foto di Roberto
Carretta.
30
far parte di una tribù globale, con comportamenti
condivisi ben precisi. “Andare in un luogo in cui
ci sono dei codici comuni da rispettare e dove non
viene messo tutto in discussione ogni volta è comodo
e rilassante − continua Colombo − Non c’è bisogno
di capire chi hai di fronte e ridiscutere tutte le volte
le regole e questo vale in qualsiasi parte del mondo.
Quando entri in milonga, a Milano come a Berlino, non c’è niente da capire, non importa chi sei, un
professionista o un operaio, conta solo com’è il tuo
abbraccio e se balli bene o male”.
Nel tango, in cui non ci sono dei passi che si ripetono come nelle danze standard, è l’uomo
che propone alla donna delle dinamiche, la quale segue e si “abbandona” a tal punto da danzare
spesso con gli occhi chiusi. Per la ballerina il fatto
di lasciarsi portare non vuol dire avere un ruolo
passivo e subordinato. Entrambi i partner devono essere in ascolto l’uno dell’altro per ricercare
un’intesa e un dialogo non verbale, fatto di un
continuo attrarsi e respingersi in cui ciascun ballerino marca il proprio territorio, lasciando però al
tempo stesso che l’altro lo invada.
Che il ballo sia terapeutico e che migliori tono
e mobilità muscolare non è una novità. Secondo
alcuni studi compiuti dai ricercatori della McGill
University di Montréal, si è scoperto che il tango
ha effetti benefici anche sul cervello, più di altre
danze. Gli studiosi canadesi, infatti, sostengono
che sia il ballo ideale per migliorare e conservare
le funzioni cognitive. I motivi sono due: la specifica componente musicale e la grande creatività richiesta a livello motorio (nel tango argentino tutto è improvvisazione). Le percussioni del tango
sono medio-basse e per questo distensive e insieme tonificanti, in grado di attivare positivamente
più aree cerebrali. La complessità e la varietà dei
passi, oltre a richiedere disciplina e rigore, contribuisce a rendere il cervello più attivo, facendo
divenire il ballerino coreografo di se stesso. Molti
psicologi, poi, lo consigliano anche come terapia
di coppia. Tramite il ballo si può infatti riscoprire
il gioco della seduzione e dei ruoli, almeno nella
magia di quei famosi tre minuti.
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diventare Eco-Sostenibili in 4 semplici passi.
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FOCUS
FOCUS
quando la casa è
meglio della suite
Viaggiare con “stile” di casa in casa è una moda che sta contagiando
migliaia di persone. Il merito è di una web community che apre le porte
di alloggi unici nel centro delle più belle città del mondo.
di Marilena Roncarà
02
wimdu
Airbnb.com vanta cloni di tutto rispetto, come i tedeschi di Wimdu,
che rifacendosi in toto all’esperienza dei loro predecessori, hanno
raggiunto in breve tempo il successo. “Travel like a local”, ovvero
viaggiare come uno del posto, è
il motto del portale tedesco che,
come Airbnb.com, offre alloggi
privati mettendo in contatto diretto
viaggiatori e proprietari. Ma con
Wimdu è possibile soggiornare
anche in sistemazioni particolari o
stravaganti, come una casa sull’albero nel nord della Francia (per
gli ecoviaggiatori), una carrozza
trainata da cavalli in Germania
(per gli inguaribili romantici) o una
capsula di salvataggio in Olanda
(per gli amanti del genere survivor).
www.wimdu.it
01
01. Il salotto curato
del B&B Antica Brera.
L’appartamento si
affaccia su via Solferino.
Sono disponibili per
gli ospiti anche delle
biciclette, mezzo ideale
per visitare il quartiere.
32
Tra i sogni di chi viaggia per business o per puro
piacere c’è quello di alloggiare in un ambiente più
caldo e familiare dell’asettica stanza di un albergo, senza però rinunciare a nessuno dei comfort di
un hotel a 5 stelle. Ora, grazie ad Airbnb.com, un
network che apre le porte di alloggi unici ed esclusivi in giro per il mondo, questo diventa possibile. Da Soho a Montmartre, dal centro di Milano
alle villette fronte mare di Bondi Beach a Sydney,
Airbnb.com dà la possibilità ai suoi utenti di trovare sistemazioni straordinarie nelle località più
ambite. L’idea è quella di entrare in contatto con
persone che hanno uno spazio da affittare, ma non
uno spazio qualunque, bensì una maison curata,
arredata come una casa “propria” e localizzata a
qualsiasi latitudine in zone strategiche. “Ho ristrutturato l’appartamento ispirandomi all’atmosfera del
Ryokan, l’antico albergo tradizionale giapponese, ma
adattandola agli standard di comfort occidentali –
spiega Antonia Cortella, medico, che ha da qualche tempo inserito il suo annuncio, B&B Antica
Brera, su Airbnb.com, mettendo a disposizione un
appartamento di 90 metri quadri nel centralissimo
quartiere Brera – Avevo in testa questo progetto da
sempre ed è diventato un ottimo investimento”. L’appartamento, dall’arredo ricercato, offre una suggestiva vista sui tetti di via Solferino ed il risultato
è una casa-suite a uso esclusivo nel cuore della
vecchia Milano. “Airbnb.com è diventato il veicolo
per far conoscere questo alloggio in tutto il mondo e,
a solo una settimana dall’iscrizione al sito, era già
arrivata la prima richiesta di alloggio. Il prezzo è
di circa 150 euro a notte, poi ovviamente la tariffa
può variare in base al periodo e per quanto tempo si
prende in affitto l’appartamento”. Oggi sul sito Airbnb.com sono pubblicati circa 100 mila annunci. Questo “rent network” è diffuso in 192 paesi
e mette a disposizione alloggi da affittare in più
di 19.000 città. Controllare la disponibilità di una
casa in giro per il mondo è facile, basta scegliere la
destinazione, guardare le foto e la posizione sulla
mappa e successivamente contattare il proprietario. Anche per coloro che vogliono entrare nella
cerchia di chi “offre un tetto di classe”, le tempi-
stiche sono immediate: pochi campi da compilare
per definire il proprio alloggio, un submit che porta alla registrazione dell’account, volendo anche il
link a Facebook, e la scheda personale con tanto di
inserimento foto. Tutto, anche il prezzo, è deciso
dal proprietario. Mettere un annuncio è gratis, ed
è anche per questo che le possibilità di alloggio
si moltiplicano di ora in ora. Dopo il soggiorno,
sia l’ospite che chi ha ospitato possono rilasciare
recensioni. È un modo perfetto per condividere le
esperienze con l’intera community e aiutare tutti
a trovare l’alloggio ideale senza avere spiacevoli
sorprese. È possibile affittare una stanza privata in
una casa condivisa con altri o una casa tutta per
sé, per una notte, una settimana o molto di più. Il
successo di Airbnb.com ci introduce a una nuova
idea di turismo che si sta via via imponendo grazie
alla tecnologie, alle reti sociali e al web: si tratta di
una cultura del viaggio basata sulla condivisione,
sulla partecipazione e lo scambio. “Sto utilizzando
Airbnb.com da un po’, sia per ospitare che per essere ospitato, e penso sia un’opportunità grandiosa
per le esperienze che mi ha dato” – racconta Marie,
un’utente del blog del sito. Le esperienze negative non mancano, ma dal caso estremo di San
Francisco, dove una donna che ha affittato la sua
casa mentre era in viaggio d’affari e al ritorno l’ha
trovata praticamente devastata, Airbnb.com ha
fatto molti passi avanti, introducendo nuovi servizi focalizzati al miglioramento della fiducia e
della sicurezza all’interno della community. “Ho
viaggiato molto e so che sono le piccole cose a fare la
differenza – racconta Robert sulla AirTV collegata
al sito – per questo voglio far sentire i miei ospiti
come a casa e regalare loro una diversa prospettiva
sulla città”. Alla fine quello che prevale è l’entusiasmo di appartenere a un network che consente
di fare del proprio viaggio un incontro di culture
e un’esperienza social. E allora perché non farsi
tentare da quell’appartamento disponibile a New
York, sulla Quinta Strada, a 3 minuti dall’Empire
State Building, dove, come assicura una recensione pubblicata sul sito: “Ogni cosa è perfetta, proprio
come te lo aspetteresti nella Grande Mela”.
02. La camera da letto
con cabina armadio
del B&B Antica Brera.
Su Airbnb.com si
possono trovare
numerose offerte di
affitto per chi vuole
soggiornare per brevi
periodi in centro a
Milano e le sistemazioni
sono tutte di alto
livello.
33
Interview
interview
marco capellini
il cartone protagonista
La vita moderna è sempre più
mobile e orientata al cambiamento:
il porta cd-dvd/libreria Kubedesign
Spanky di Capellini in cartone
ondulato stratificato (disponibile
in 2 diverse misure) risponde
appieno a queste esigenze sociali.
Gli arredi sono leggeri, trasportabili
panta rei
Il suo concetto di ecodesign è come il fiume eracliteo: scorre
costantemente con impeto. E ogni evoluzione arricchisce il dibattito.
L’architetto Marco Capellini, protagonista del panorama italiano, fra
una “provocazione nucleare” e un nuovo materiale sostenibile rilancia
con ottimismo la sfida della rivoluzione verde. Consumatori più critici
e aziende meno furbe sono la ricetta per un futuro migliore.
e personalizzabili grazie a grafiche e
texture adattabili ai diversi contesti
d’uso. La collezione Kubedesign
rappresenta dunque una sfida progettuale in cui sostenibilità ambientale e ricerca nell’innovazione delle
forme si incontrano, ponendo al
centro di tutto il cartone, materiale
dalle grandi potenzialità.
di Alfredo Spalla
Foto courtesy Capellini design & consulting
Pacato, conciso e provocatorio. Il carattere di Marco Capellini sembra rispecchiare la sua carriera, un percorso
cominciato a metà degli anni Novanta
e suggellato nel ’95 dalla conquista del
Compasso d’Oro per il progetto dello scarpone da sci Nordica. Al design
si affianca il consulting, le sue idee si
moltiplicano, fioccano le collaborazioni
internazionali e istituzionali. Nel 2002
la sua curiosità per i nuovi materiali
lo spinge a creare il centro di ricerche
MATREC. Nel frattempo i contenuti
dell’ecodesign si evolvono anche grazie al suo contributo. Nel suo studio
al riparo dal caos romano, Capellini ci
racconta com’è avvenuta questa trasformazione.
L’ecodesign è da sempre al centro dei
tuoi progetti, il motore delle tue innovazioni. Come sintetizzeresti la tua filosofia professionale e personale?
Mi occupo di ecodesign ormai da quindici anni e ho vissuto tutte le evoluzioni della tematica ambientale. Negli
anni il dibattito si è gradualmente spostato dall’ambiente alla società. Oggi
l’ecodesign è vissuto come una necessità oltre che come una realtà, una moda.
Si parla di sostenibilità sociale, e quindi
economica, e non solo più ambientale.
Il mio approccio poi muta a seconda
del problema, opero un po’ come un
dottore: la cura dipende sempre dalla
malattia.
Oggi le imprese ricevono “stimoli ambientali” su più fronti. Secondo te su
quale aspetto dovrebbero concentrare
il loro modo di operare?
Innanzitutto devono decidere di dedicarsi seriamente a quest’obiettivo,
34
senza furbizia. Poi, da consulente, consiglio sempre di individuare in quale
modo l’azienda impatta con il sistema.
Spesso accade che le società vogliano
intervenire in fasi produttive sbagliate,
che magari riguardano solo l’1% del
prodotto complessivo.
E in quale campo c’è da lavorare maggiormente?
Direi sul fine vita. Il problema della gestione dei rifiuti è un problema reale,
concreto.
Tra i tuoi ultimi progetti spicca Nuclear!, una seduta realizzata per il 70%
dal riciclo di scorie nucleari e per il
30% da resina naturale. Si tratta di un
progetto dal chiaro intento provocatorio. Nasce come critica nei confronti di
determinati processi energetici?
La provocazione c’è, ma non è relativa alle forme energetiche. L’uscita di
Nuclear! purtroppo è avvenuta in concomitanza con il dramma giapponese,
anche se non c’era nessun collegamento. Se potessi tornare indietro, ritirerei
certamente il prodotto dal mercato. La
provocazione invece era rivolta a tutte
quelle aziende che speculano sul concetto di sostenibilità, sui prodotti riciclati. Il mio sgabello s’inserisce in questo contesto: è riciclato ed è di colore
verde, allora diventa automaticamente
ecologico! La mia denuncia è un invito
ai consumatori a essere più critici.
Hai veramente trovato la disponibilità di scorie nucleari?
Anche in questo caso siamo di fronte
a una provocazione. All’interno dello
sgabello non ci sono delle vere scorie,
altrimenti mi avrebbero già messo in
prigione. Le ho simulate prendendo
dei pezzi di gommapiuma nera e annegandoli nella resina, creando così un
effetto sgradevole alla vista.
Dopo aver testato materiali come il
cartone in Spanky, la libreria composta da fogli di cartone impilato, il
cuoio riciclato nelle scatole Lilù o la
plastica nel prototipo Green Pc Head,
quali nuovi materiali vorresti sperimentare in futuro?
Attraverso MATREC, la banca dati
creata nel 2002, abbiamo ottenuto risultati sorprendenti. Il mercato propone sempre nuove soluzioni sostenibili.
Si passa dalla pelle di pesce del Brasile
a materiali ottenuti dal riciclo del riso.
Insomma, sostanze strane che hanno e
forse avranno un mercato.
Sei un designer e un consulente. Nel
primo caso sintetizzi e crei, nel secondo osservi e supporti le imprese. È più
difficile “scoprire” nuovi materiali o
farli “accettare” alle aziende?
Il primo passo è individuare il target di
un materiale, il suo costo economico,
la sua conciliabilità con il settore industriale. Il passo successivo è proporlo
alle imprese, e non è una sfida facile. In
molti casi le aziende diffidano di questi
materiali, non vogliono essere le prime
a utilizzarli.
Hai due consociate anche a San Paolo
e Buenos Aires. Che approccio hai
potuto riscontrare dall’altra parte
dell’Atlantico?
È una realtà molto interessante. Il loro
metodo è più legato al mondo artigianale piuttosto che a quello industriale.
Il mercato europeo e statunitense, invece, è troppo incentrato sulla produzione di massa.
35
design
Istantanee di futuro
Colani nella versione
Design heroes per la
scorsa edizione della
Moscow Design Week.
Esiste un solo progettista che per “visionarietà”, obiettivi
raggiunti, quantità di lavoro prodotto e raggio d’azione
è paragonabile a Leonardo. Stiamo parlando del maestro
Luigi Colani e dei suoi 6000 progetti.
Testo e illustrazione di Dino Cicchetti
37
laviniastyle.com
laviniastyle.com
DESIGN
green
production
il futuro è a milano
Per la prima volta in Italia una
retrospettiva che celebra Colani.
Fino all’8 gennaio in Triennale
Bovisa sarà possibile ammirare
le opere e gli schizzi del Maestro
stabilitosi definitivamente a Milano.
L’allestimento è leggero e scarno,
ma sono gli oggetti a raccontarci
la lungimiranza del progettista. La
scelta di Bovisa pare inopportuna,
soprattutto in funzione dell’influenza che il Biodesign di Colani ha nel
panorama mondiale, basti pensare
alle opere di Ross Lovegrove, Zaha
Hadid e di Karim Rashid. Viene da
chiedersi quali sono queste mostre
che non hanno permesso di avere
Colani in Viale Alemagna.
01
02
01. La Super C.Bio è
un’icona del Biodesign
di Colani con le sue
forme sinuose e
zoomorfe.
02. La mitica Canon
T-90, praticamente una
EOS.
38
Se oggi le probabilità che vi scivoli la macchina
fotografica dalle mani si sono ridotte al minimo
dovete ringraziare Luigi Colani. Nella sua vita
questo designer italo-svizzero ha praticamente
affrontato ogni sfida progettuale: case (andatevi
a studiare la Rotor-house, un progetto geniale),
automobili (basti ricordare il record di velocità
a basso consumo stabilito dalla sua Ferrari Testa
d’Oro, che ha raggiunto i 351 km/h nel 1989) e
oggetti di uso quotidiano (il suo pianoforte per
la Schimmel è un’icona per i musicisti di tutto il
mondo), fino ai progetti per le navicelle spaziali
per la NASA.
Quando Canon lo chiamò per ripensare la scocca
della macchina fotografica nell’eterna competizione con Nikon, all’epoca disegnata da Giugiaro,
tutto pensava fuorché trovarsi nel bel mezzo di
una rivoluzione delle forme. Colani approcciò il
progetto della T-90 in maniera vergine, completamente nuova, abbandonando tutti i preconcetti
del caso. Forme sinuose, estremamente ergono-
miche: è così che nasce l’impugnatura laterale e
il design integrato, praticamente caratteristiche
già riconducibili alla linea EOS. E pensare che
fin dall’inizio Colani aveva immaginato un’estetica ancora più innovativa poi limitata dal team
Canon, per paura di stravolgere troppo il brand:
zoom e flash integrati, pulsanti tele e wide seminascosti sul lato sinistro, impugnatura a banana
e palpebra paraluce all’oculare a coda di pesce.
Ma non è tutto: Colani aveva addirittura previsto
diversi display digitali all’interno della macchina,
leggendo una volta in più nella sfera di cristallo del design. I suoi prototipi, come sarà poi per
qualsiasi altro progetto, sembrano assimilare al
loro interno influenze dal mondo animale, diventando esempi del cosiddetto Biodesign. Questi
vanno ben oltre la pura estetica, quasi a spingersi
addirittura a livello molecolare, per trovare soluzioni in grado di risolvere quei problemi che il
resto del mondo progettuale ritiene inaffrontabili
o che spesso non è in grado di vedere.
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Malìparmi
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sport
sport
Correre a Milano
bellezze di corsa
Asics per Ayami, la sua linea
femminile dedicata al running
creata dalla designer giapponese
Yamashita, cerca nuovi volti per
il 2012. Il casting è su Facebook:
basta inviare una propria foto in
azione per poter partecipare alla
selezione. Info su:
www.facebook.com/asicsayami
01
I pochi spazi verdi, l’inquinamento e il clima non fermano
i runners della Madonnina, nemmeno d’inverno.
di Enrico S. Benincasa
01. Atleti impegnati
davanti a San Siro
durante l’edizione
2011 della Milano
City Marathon / foto
di Daniele Badolato
courtesy RCS Sport.
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I milanesi corrono. E non lo fanno solo per prendere al volo una metro che sta partendo o perché
sono in ritardo a un appuntamento. Lo fanno anche per passione. Sono sempre di più coloro che
in città, di prima mattina o dopo una giornata
di lavoro o nei fine settimana, si infilano un paio
di scarpe da running e si dedicano allo sport più
democratico del mondo. Già, perché l’elemento
necessario per iniziare è la voglia e sembra che,
nonostante Milano non sia una città particolarmente friendly per il podismo, i suoi abitanti ne
abbiano da vendere. Uno degli ostacoli più grandi è proprio la cronica mancanza di spazi verdi,
soprattutto in centro città, nelle zone in prossimità della cerchia dei Bastioni. Non ci sono aree
come Central Park, ma ci si adatta con i percorsi
di ghiaia dei Giardini di Porta Venezia, con quelli sterrati di Parco Sempione o con le mattonelle dell’Arena. Per chi non può fare a meno della
propria corsa giornaliera, tornano utili anche i più
piccoli e non recintati Parco Ravizza e Parco Solari. In zona nord ovest, a poca distanza da San
Siro, c’è invece la celebre montagnetta, luogo di
allenamento di tanti runner milanesi della prima ora, che si spostano verso l’esterno – Bosco
in Città o Parco di Trenno – per allenamenti più
lunghi. A est, invece, troviamo ovviamente il Parco Lambro, ma anche il meno conosciuto Parco
Trotter: incastrato tra viale Padova e viale Monza,
il suo anello di circa un chilometro ricavato dalla
vecchia pista per cavalli (è un ex ippodromo) è
apprezzato da chi abita in zona. Dove non ci sono
parchi per correre, però, ci si inventa soluzioni
alternative. Non abbiamo l’Hudson, ma abbiamo
i Navigli: le alzaie non eccessivamente trafficate,
sia del Grande che del Pavese, diventano percorsi
naturali di allenamento tutto il giorno. Così come
il Naviglio della Martesana, che si estende da Melchiorre Gioia fino all’inizio di viale Palmanova e,
con i suoi oltre quattro chilometri, in gran parte
illuminati sia d’estate sia d’inverno, si presta anche
per una corsa serale. Manca sicuramente qualche
lampione al Parco Nord, il polmone verde ai margini della città che da Niguarda arriva fino a Bres-
so, dove certamente si potrebbe creare anche più
di un percorso dedicato al running. La situazione,
quindi, non è la migliore possibile, ma ci si adatta per non rinunciare alla scarica di endorfine che
la corsa può dare. Uno degli ostacoli più grandi è
senza dubbio l’inquinamento, perché nessuno ha
voglia di respirare Pm10 a polmoni aperti, ma le
piante nei parchi fungono da filtro naturale e il
livello si abbassa. Poi c’è il freddo delle stagioni
invernali, ma più che altro è un blocco mentale.
Tutti preferirebbero andare a correre con sole e
venti gradi costanti, ma si può farlo anche quando il termometro scende, basta coprirsi in maniera
adeguata. I più grandi marchi di sportswear hanno
da tempo linee di abbigliamento dedicate esclusivamente al running, con capi in tessuti tecnici
e traspiranti studiati apposta per l’inverno. Chi
ha scoperto questo sport da poco, magari per rimettersi in forma prima dell’estate, può quindi
continuare anche quando il clima si fa più rigido.
Anche perché la corsa ci spinge a cercare i nostri
limiti e le competizioni sono il luogo ideale dove
farlo. Milano sta investendo la sua immagine nel
running: oltre alla Stramilano, la classica mezza
maratona giunta alla quarantesima edizione nel
2011 (80 mila iscritti alla 10 km non competitiva!), si è deciso due anni fa di spostare in primavera la Milano City Marathon, facendola partire dal
nuovo Polo fieristico di Rho. Questa felice collocazione nel calendario delle maratone mondiali,
l’interesse di sponsor importanti e il percorso molto pianeggiante potrebbero portarla alla ribalta internazionale in pochi anni. Nel frattempo è stato
il pubblico a premiarla, con quasi 10 mila iscritti
per l’edizione 2011. E poi c’è l’appuntamento di
ottobre con la Deejay Ten, voluta da Linus e organizzata da Radio Deejay: 11 mila iscritti tra la
gara dei 5 e quella dei 10 chilometri, tutti con la
celebre maglietta “Run like a Deejay” da sfoggiare
durante l’anno nei propri allenamenti. La corsa,
disciplina individuale per eccellenza, diventa così
momento di socialità anche in una città come Milano che, al primo impatto, non si presenta troppo
amichevole per chi si avvicina a questo sport.
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sport equipment
sport equipment
Perfect running
Born to run
Tecnologia e comfort per il running
quotidiano su ogni tipo di superficie e per
differenti condizioni climatiche.
outsider
Le Vibram fivefingers, amate
anche da Scarlett Johansson, si
distinguono dalle altre calzature da
running non solo per il design. Il
modello Bikila (indossate dall’atleta
nella foto) è stato progettato per
un’esperienza di corsa più naturale. Costruite su una piattaforma
completamente nuova e dal design
anatomico – come dei guanti
da indossare ai piedi – queste
calzature danno una sensazione
simile a quella di correre a piedi
nudi, offrendo una protezione più
fasciante senza compromettere il
feedback del terreno.
www.vibramfivefingers.it
Il running è uno sport alla portata di tutti e, grazie
all’attrezzatura appropriata, praticabile in qualsiasi
luogo e con ogni clima. Basta indossare delle scarpe
da corsa o più semplicemente… restare a piedi nudi!
di Luigi Bruzzone
L’evoluzione della calzatura da corsa negli ultimi
trent’anni ha fatto passi da gigante allo scopo di
garantire all’atleta (professionista e non) il massimo del comfort e della performance. Lo sviluppo
di nuove tecnologie e materiali ha prodotto un’offerta incredibile di modelli tra cui poter individuare quello più adatto a ogni runner. Per orientarsi nella scelta della scarpa giusta è necessario
per prima cosa individuare il tipo di appoggio
plantare. Diversi tipi di appoggio, infatti, richiedono una concezione di calzatura diversa, per limitare e correggere gli eventuali difetti della corsa,
evitare traumi e ridurre i rischi di lesioni. Oltre
a metodi empirici (come l’accurata osservazione
delle scarpe usate e dell’arco plantare) in alcuni
punti vendita specializzati è possibile effettuare
test che individuano con facilità la tipologia di
appoggio del piede. Sarà più semplice in questo
modo scegliere il modello corretto in base a peso,
stile di corsa, tipologia di allenamento e distanza
da percorrere. Esistono sette differenti categorie:
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superleggere A1 (ammortizzante limitato), intermedie A2 (leggere e ammortizzamento buono),
massimo ammortizzamento A3 (perfette per
qualsiasi chilometraggio), stabili A4 (indicate per
atleti pesanti), trail running A5 (con suole specifiche adatte ai tracciati di montagna) e chiodate
A7 (corsa su pista). Insomma, è impossibile non
uscire dal negozio con la scarpa per praticare un
running “perfetto”!
Il barefoot running (corsa a piedi nudi) da fenomeno di nicchia sta diventando sempre più
diffuso. Che si pratichi a piedi nudi o indossando scarpe minimaliste, molti corridori scelgono
di fare a meno dell’ammortizzazione a favore di
un’esperienza di corsa più naturale. Molte anche
le celebrities “paparazzate” durante la corsa mattutina al parco in completo da running e calzature dall’insolito design. Il consiglio degli esperti?
Alternare le abituali scarpe da corsa a scarpe più
minimaliste: può essere un ottimo modo per rafforzare l’intero piede.
New Balance - Minimus
Saucony - Hattori
Puma - Faas 400 Bolt
Durata e versatilità sono le caratteristiche di questa
Ideale per allenamenti, questa calzatura permette di
Scarpa ispirata alla mitica Easy Rider e progettata
innovativa scarpa da running.
rinforzare i muscoli e i tendini del piede.
per favorire una corsa più veloce e regolare.
www.newbalance.com
www.saucony.com
www.puma.com
Reebok - Premier Zigfly
Mizuno - Wave Prophecy
Adidas Sport Performance - CC Ride M
Calzatura da corsa caratterizzata da tomaia senza
Calzatura performante con un elevato potere
Modello da running dal disign minimalista con
cuciture e dalla particolare intersuola a zig-zag.
ammortizzante grazie alla tecnologia Wave.
tomaia traspirante ClimaCool.
www.reebok.com
www.mizuno.eu/it
www.adidas.com
Lotto - Los Angeles IV 2D
Asics - Gel Speedstar 5
Nike - LunarGlide+ 3 Shield
Modello da running che garantisce massimo
Scarpa leggera da running ideale per gare
Questa scarpa da running impermeabile garantisce
ammortizzamento, stabilità e ottima reattività.
e allenamenti su qualsiasi distanza.
la massima ventilazione e protezione leggera.
www.lottosport.com
www.asics.it
store.nike.com/it
The North Face - Double-Track
Hi-Tec - V-Lite Infinity Event
Salomon - XA Pro 3d Ultra 2 GTX
Calzatura confortevole, stabile e leggera, ideale per
Scarpa da running leggera, traspirante e
Calzatura con tomaia resistente all’acqua, molto
la stagione invernale e nei percorsi fangosi.
impermeabile per prestazioni di elevata qualità.
robusta e stabile anche sui sentieri più difficili.
eu.thenorthface.com
www.hi-tec.com
www.salomon.com/it
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WHEELS
WHEELS
L’auto hi-tech
di oggi e di domani
02
03
stema di controllo vocale come quello attualmente in uso sulla Focus. Il nuovo Synch riconoscerà
ben 10.000 vocaboli (attualmente solo 100) e si
potrà quindi quasi parlare normalmente per accedere ai comandi di navigatore, impianto audio,
cellulare e climatizzatore. Ma non solo: una volta
sincronizzato il Synch con uno smartphone via
Bluetooth, questo potrà, oltre che ricevere le telefonate, leggere anche gli SMS. Inoltre, collegando
una normalissima chiavetta Wi-Fi a una delle due
prese USB presenti dentro al bracciolo, creerà una
vera e propria rete wireless all’interno dell’auto,
da sfruttare con notebook, tablet e smartphone.
Il kit Synch sarà disponibile a metà 2012 e sarà
un’integrazione del My Ford Touch. Comprenderà un display touch da 8”, due slot USB e uno per
le SD, il tutto a circa 250 euro.
Volvo da parte sua punta tutto sul fatto che sia
l’auto a dover evitare qualsiasi tipo di collisione.
All’interno del suo Sensus, disponibile su molti modelli della serie V e S, sono state inserite le
funzioni Pedestrian Detection, City Safety e Collision Warning, dedicate alla sicurezza verso gli
“imprevisti” esterni. In sostanza sono tutti sistemi
di frenata automatica che si attivano quando la
situazione lo richiede. Il primo utilizza una telecamera e un radar che identificano eventuali movimenti di pedoni davanti alla vettura e avvertono
il conducente, prima con un segnale acustico e,
successivamente, frenando completamente la vettura. Peccato funzioni solo fino a 35 Km/h. Il City
Safety, invece, si preoccupa dell’auto che ci precede. Se questa è troppo vicina agisce sui freni.
Mentre il Collision Warning, sempre attraverso un
radar montato sullo specchietto retrovisore, rileva
le velocità della vettura che segue avvertendo se la
distanza tra le due vetture diminuisce.
Anche Mercedes è in procinto di lanciare la sua
piattaforma multimediale. Il concetto per il momento ruota intorno all’utilizzo di Google e Facebook, ma in futuro arriveranno molte altre
applicazioni. L’interfaccia Facebook è veramente
evoluta: dopo aver collegato il proprio smartphone all’auto, una volta lanciata l’applicazione, sarà
possibile visualizzare sul display interno tutti i comandi che già si utilizzano sul cellulare. Si può
persino individuare la posizione di un amico e
impostare il navigatore per raggiungerlo, il tutto
in maniera facile e intuitiva. Google da parte sua
oltre al classico Google Maps è in grado di farci visualizzare anche le strade con Streetview, non indispensabile per la navigazione ma senza dubbio
gradito. Insomma, ogni casa automobilistica ha da
dire la sua in merito. Adesso bisogna solo capire
quale sia il più adatto alle nostre esigenze, perché
non avrebbe senso acquistare la più avveniristica
delle auto per poi scoprire che l’interfaccia montata a bordo non fa al caso nostro.
01
Tra applicazioni, comandi vocali e “gestuali”, ecco un
assaggio di quello che troveremo tra qualche mese all’interno
dell’abitacolo della nostra amata quattro ruote.
di Raffaele Gomiero
01. Volvo predilige la
sicurezza: restando
entro certi limiti di
velocità, grazie alle
telecamere montate
sul parabrezza, sarà
impossibile investire un
pedone o tamponare
un’auto.
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Ormai chi si avvicina alla scelta di una macchina
non può pensare di tenere in considerazione unicamente quanto consuma e la cilindrata del motore ma, con tutte le innovazioni dell’infotainment
disponibili, è necessario fare molta attenzione anche alla tecnologia installata all’interno dell’abitacolo. Non stiamo parlando di optional standard
come il navigatore, un buon impianto audio oppure i comandi al volante, ma del modo in cui
è possibile gestire tutte queste funzioni, di come
l’auto si interfaccia con il nostro smartphone e,
infine, se fa anche quello che non pensiamo che
faccia. Moltissimi marchi stanno investendo cifre
consistenti in queste tecnologie. BMW, per esempio, nei suoi centri di ricerca situati in California
e a Monaco sta ultimando tutta una serie di funzioni e applicazioni da integrare al suo Connected Drive (il kit multimediale della casa tedesca)
dedicate ai dispositivi Apple, attraverso il quale
sarà possibile non solo sincronizzare con l’auto
librerie musicali e rubrica telefonica, ma utiliz-
zare alcune applicazioni direttamente sull’ampio
display montato sul cruscotto. Facebook e Twitter
saranno le prime, ma è facile prevedere che ne
seguiranno molte altre. Per quanto riguarda l’auto
del futuro, invece, BMW sta sperimentando una
serie di tecnologie che permetteranno al guidatore di gestire alcuni comandi principali utilizzando
le mani, un po’ ispirandosi al Kinect della console
Microsoft Xbox 360. Contemporaneamente, in
via di sviluppo (anche se in fase embrionale) c’è il
concetto dell’auto che guida da sola, lasciando al
pilota la possibilità di fare altro. Il segreto? Un sistema GPS dedicato traccia la posizione dell’auto
con precisione millimetrica, una centralina gestisce sterzo, cambio e acceleratore, mentre il compito di vedere la strada è affidato a due telecamere
posizionate sul parabrezza.
Ford da parte sua non crede molto nei gesti ma
punta molto sulla voce. Nel 2012, infatti, vedrà la
luce il suo sistema Synch che permetterà di “parlare” all’auto. Intendiamoci non si tratta di un si-
02. Dal 2012 con il
sistema Synch comandi
vocali migliorati per
non staccare mai le
mani dal volante e
sempre connessi a
rete Wi-Fi interna sulle
nuove Ford.
03. Mercedes punta
su app molto versatili,
infatti il suo Facebook
non teme confronti e
Google sta dando un
supporto informativo
davvero completo.
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hi tech
Piccole fotocamere
crescono
panasonic lumix dmc
gf3
Lanciata sul mercato questa estate
è tra la mirrorless a lenti intercambiabili più piccole e leggere
(pesa solo 220 grammi) tra quelle
attualmente presenti sul mercato.
Il primato del peso spetta però alla
Pentax Q, con un corpo macchina
di soli 180 grammi.
Nel settore della fotografia i grandi player
investono sempre di più nelle compatte ad
alte prestazioni, in grado di soddisfare non
solo gli amatori.
di Enrico S. Benincasa
La nuova Nikon J1
in “compagnia” dei
quattro obiettivi
Nikkor dedicati
con cui può essere
equipaggiata. Della
serie 1 fa parte anche
il modello V1, che
può montare le stesse
ottiche ed è dotata
anche di mirino
elettronico e un case in
lega di magnesio.
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Lo scorso 21 settembre Nikon ha presentato in
pompa magna la sua nuova serie 1, una linea di
fotocamere compatte a lenti intercambiabili che
promette di portarci nell’era della fotografia dinamica. Questo grazie all’inserimento di tecnologie
di acquisizione pre e post scatto (come Motion
Snapshot e Smart Photo Selector) che fanno sì
che questa fotocamera non smetta mai di fotografare, producendo un flusso d’immagini alla massima risoluzione. L’attivazione di queste funzioni
permette poi di “portarsi a casa” l’esatto momento
che si voleva fissare all’atto dello scatto. Una tecnologia nuova, frutto senz’altro di uno sforzo non
indifferente del settore ricerca e sviluppo del marchio giapponese. A prima vista sembrerebbe che
Nikon sia corsa in aiuto dei fotografi meno esperti, ma la gamma di obiettivi e accessori dedicati
lascia intendere come la serie 1 sia valida anche
per i più esigenti. Questo perché le compatte ad
alte prestazioni sono oggi apparecchi sempre più
sofisticati e strategici per i player di questo settore. Sono rivolti al pubblico prosumer, composto
da appassionati che vedono questi sistemi ibridi
come alternative a una reflex entry level. Di questo pubblico però fanno parte anche i più esperti,
che un sistema reflex già ce l’hanno e necessitano di alternative meno ingombranti. Un sistema
compatto a obiettivi intercambiabili può risultare
interessante anche per chi ha già dimestichezza
con grandangoli e zoom, sfruttando così al massimo le potenzialità di una mirrorless del genere.
Con i diversi adattatori presenti sul mercato, poi,
possono essere montate anche alcune ottiche sviluppate per le reflex. Nikon, però, non è la prima a
investire in questa direzione. Molto interesse aveva suscitato il lancio della Olympus PEN a metà
2009: look retrò ben riuscito, cinque obiettivi Zuiko dedicati e adattatori per montare focali della
serie OM e quattro terzi. In commercio troviamo
anche la Sony NEX (anch’essa lanciata da poco
con una gamma di nove obiettivi), la Pentax Q
(con cinque ottiche dai prezzi concorrenziali) e la
GF3 della linea DMC di Lumix (con anche un luminoso 25 mm sviluppato con Leica). Ed è molto
probabile che non starà a guardare chi ancora non
è entrato nel settore a pieno titolo, come ad esempio Canon.
WEEK - END
WEEK - END
Il cielo sopra Lisbona
sul web
www.visitlisboa.com
www.santosdesigndistrict.com
www.bicadosapato.com
www.bocca.pt
www.viphotels.com
02
01
Lisbona continua a essere una città work in progress. Sempre in divenire, sempre
pronta a reinventarsi. Perché è una vocazione che appartiene al suo DNA.
di Chiara Todeschini
50
Uno dei figli più illustri della città, Fernando Pessoa, scriveva: “Non ci sono per me fiori che siano
pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole”. Perché
la capitale storica del Portogallo è sempre stata
considerata dai suoi cittadini, dai visitatori e dagli
artisti la città delle luci, dove colori, mare, scale,
tram, ponti e colli si rincorrono e si mescolano alle
azulejos (piastrelle di ceramica dalla superficie
smaltata e decorata), alla gioia e alla malinconia
del fado. Un melting pot di natura e architettura
che qui, nella finestra sull’Europa, ha imparato a
convivere.
Lisbona è il confine del Vecchio Continente, che si
apre al nuovo. Basta pensare alla Baixa, quartiere
dell’Illuminismo, oggi candidato a entrare nel patrimonio dell’Unesco, o al Chiado, bruciato da un
incendio più di vent’anni fa e rinato grazie a Siza
Veira, uno dei nomi più prestigiosi del new deal
architettonico della capitale. E ancora la trasformazione delle Docas, i vecchi magazzini portuali,
in un waterfront di locali notturni. Senza dimenticare lo spettacolare ponte Vasco da Gama, 18
chilometri lanciati sul fiume Tago e il Centro Cul-
03
turale di Belém (CCB), che già a suo tempo suscitò un certo scalpore, per via della sua architettura
ultra contemporanea a due passi dall’esuberanza
manuelina del Monastero dos Jéronimos.
Una delle ultime sfide è il piano di recupero del
quartiere di Santos, ex zona industriale, 5 ettari
compresi fra le Docas de Alcântara e la Baixa.
Progetto affidato a Norman Forster, che realizzerà, nell’area di Boavista, una torre futuristica e un
complesso commerciale con gallerie d’arte, studios, showroom, cinema, auditorium, oltre a caffè e negozi, ristoranti e spazi residenziali. Ma fin
d’ora Santos ha cambiato volto, con la creazione
del SDD, il Santos Design Discrict. Così hanno
aperto negozi con proposte di grandi designer internazionali e di giovani creativi portoghesi. Basta
un week-end per cogliere l’evidenza di questa trasformazione in divenire. Il connubio di tradizione
e design è ormai innegabile e iscrive Lisbona nella
competizione tra le capitali europee. A partire dal
food: il ristorante Aura si trova in una delle zone
più turistiche di Lisbona, la piazza del Commercio, area che separa il fiume dalle prime strade
01. Il 25 Aprile, situato
a sud del fiume Tago,
è il secondo grande
ponte di Lisbona.
02. La Praça do
Comércio (Piazza
del Commercio) è
stata completamente
ricostruita dopo il
terremoto del 1755
e oggi fa parte della
Baixa.
03. Un tipico tram si
arrampica tra i vicoli
stretti affiancando la
Cattedrale di Lisbona.
Foto courtesy Turismo
de Lisboa.
51
WEEK - END
vik muniz in mostra
L'evento che occuperà i mesi di
novembre e dicembre, a Lisbona,
è la mostra temporanea di Vik
Muniz al Museu Colecçao Berardo,
all’interno del Centro Esposizioni
del CCB-Centro Culturale di
Belém. L'esposizione si unirà agli
860 capolavori contemporanei, da
Warhol a Picasso, della collezione
permanente. La mostra, che si
chiuderà il 31 dicembre, presenta
le maggiori opere dell’artista brasiliano, opere create con materiali
insoliti quali cioccolato, spazzatura,
polveri, caviale, diamanti e altri
oggetti delle più svariate tipologie.
www.museuberardo.com
04
C
M
Y
CM
MY
CY
CMY
K
04. Uno scorcio tipico
della Lisbona by night,
tra scale, vicoletti ed
elevadores. Le stradine
della città vecchia di
notte si animano di
luci e tavolini in ogni
angolo. Foto courtesy
Turismo de Lisboa
52
della città. La cucina è affidata alle mani esperte
dello chef Duarte Matias, responsabile del Fabrice
Marescaux e il menù ha il sapore delle tradizioni.
D’obbligo una cena al Bica do Sapato, un locale tra
i più glam della città dove non è difficile incontrare artisti, musicisti e divi hollywoodiani. Questo è
dovuto al fatto che, così come per il club notturno
Lux e l’adiacente sushi-restaurant, il proprietario
è John Malkovich. Se il palato è meno tradizionalista, allora è da provare il Bocca, il ristorante di un giovane e creativo chef portoghese che
reinventa le ricette locali mescolandole al gusto
contemporaneo. Per dormire, tra le innumerevoli
scelte di budget e stile che offre Lisbona, uno dei
più strategici, a due passi dal centro e a dieci minuti dall’aeroporto, è il modernissimo Vip Grand
Lisboa con Spa e piscina sul tetto. Se invece si volesse scegliere di alloggiare in un ostello, Lisboa
possiede, secondo hostelworld.com, i migliori al
mondo per design e servizi. Si è infatti chiusa con
un podio tutto lisboeta l’edizione 2011 degli Hoscar Awards Customer Annual Ratings, i prestigiosi premi internazionali assegnati ai migliori ostelli
del momento. Le prime posizioni sono state occupate da tre ostelli di Lisbona: il Travellers House, il Lisbon Lounge Hostel ed il Living Lounge
Hostel, ribadendo ancora una volta l’eccellente qualità dell’offerta della capitale portoghese
che risulta sempre al top quanto a modernità e
cosmopolitismo. Il Tivoli Lisboa è invece l’hotel
“strategico” per vivere la Lisbona fashion grazie al
servizio di personal shopper e la possibilità di un
tour “by night” a bordo di una Maserati. Ciliegina
sulla torta di una perfetta giornata da vip è la cena
all’Eleven, dove i piatti di Joachim Koerper sono
accompagnati dalle opere di Joana Vasconcelos e
Jorge Cruz.
Ma il fascino della città sta nella sua capacità di
cambiare look senza dimenticare la sua storia.
Così, accanto al nuovo che avanza, tra elevadores e azulejos, sopravvive l’altra Lisbona, quella di
Pessoa, di Saramago, di Tabucchi, della saudade e
del fado. Poi, basta la voglia di girare per le stradine
di Alfama, fermarsi in un vecchio caffè, contemplare l’orizzonte da un miradouro sospeso sui tetti
della città, e la “Lisboa antiga” torna a risplendere.
wellness
wellness
Nettare di-vino
Le Tre Vaselle Resort & Spa
coccole d'autunno
Fino al 31 dicembre 2011 Le Tre
Vaselle propone l’offerta Coccole e
Relax: due notti in camera doppia e
prima colazione a buffet, una cena
di quattro portate con vini della
linea classica Lungarotti e ingresso
alla Spa BellaUve con 2 circuiti
benessere (piscina idromassaggio,
zona relax con tisaneria, pioggia
emozionale con cromo-terapia,
bagno turco) alla tariffa di 199
euro a persona. I periodi di Natale
e Capodanno sono esclusi dalla
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Dalle innumerevoli virtù dell’uva
trattamenti antiossidanti, elasticizzati
e tonificanti per viso e corpo.
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Il prezioso siero a base di acini d'uva nutre
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e leviga anche la pelle più disidratata.
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Nasce in Umbria una delle prime Spa enoterapiche italiane. Soins
d’avanguardia e rispetto delle tradizioni per un concetto di wellness che
affonda le radici nel patrimonio naturale e culturale del territorio.
di Chiara Zaccarelli
L’Umbria del jazz, del cioccolato, dell’olio, del
tartufo e del buon vino. È qui, nel cuore verde
d’Italia, tra borghi ricchi di storia, arte e enogastronomia che sorge il resort Le Tre Vaselle. Quasi un rifugio d’altri tempi, si trova all’interno del
borgo di Torgiano, a dieci chilometri da Perugia e
quindici da Assisi, in posizione strategica per visitare la regione. Le Tre Vaselle nasce dalla passione
della famiglia Lungarotti prima per il vino e poi
per l’ospitalità, che ha portato al restauro della
vecchia casa di famiglia nel rispetto delle volumetrie di un tempo, recuperando dove era possibile
i materiali originali. Il centro benessere del resort
comprende due piscine (una esterna con solarium,
l’altra coperta con idromassaggio e nuoto controcorrente), una palestra, un hammam e la Spa BellaUve, anch’essa pensata e costruita seguendo un
fil rouge fatto di tradizione, cultura e natura. Qui
tutto parla di uva e di vino: la forma architettonica
sinuosa che ricorda un grappolo, così come la scelta delle sfumature cromatiche che rimandano al
colore del mosto. BellaUve è uno dei primi centri
italiani a utilizzare trattamenti enoterapici, sfruttando così a pieno le proprietà antiossidanti, depuranti, idratanti, leviganti e tonificanti dell’uva.
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Un concetto di benessere che nasce da un rapporto d’amore per la natura e per la cultura locale
non poteva che avvalersi di prodotti costituiti da
combinazioni di elementi esclusivamente vegetali, come quelli firmati Daniela Steiner, nome
che da anni è sinonimo di qualità nel mondo del
wellness. Tutti i trattamenti, da quelli vinoterapici fino a quelli più tradizionali, sono effettuati da
personale specializzato secondo precise tecniche
messe a punto dalla Steiner. Da non perdere il
massaggio plantare al nettare di vino, che stimola il microcircolo e dà leggerezza e benessere alle
gambe, e l’inedita depilazione agli aromi del vino,
effettuata con cera a base di estratti di vitis vinifera. Ma il trattamento più richiesto è il Wine Dream: 80 minuti di estasi immersi nei più autentici
sapori umbri. Si inizia con un’esfoliazione a base
di olio extravergine di oliva, seguita da un bagno
nel vino rosso Sangiovese ad azione nutriente e
rassodante (e non in semplici vasche, ma in veri
e propri tini di legno). E, dulcis in fundo, un piacevole massaggio alla crema di vino tonificante.
Il tutto sorseggiando una tisana bio-drenante alle
foglie di vite rossa, che agisce in maniera sinergica
contro appesantimenti e gonfiori.
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overseas
overseas
Là dove il mondo finisce…
sul web
www.australis.com
www.turismo.gov.ar
www.turismochile.cl
02
01
Un viaggio ai confini del mondo con tutti i comfort della crociera,
per sentirsi un po’ avventurieri e un po’ sognatori. La meta ultima?
Toccare i 55° 56’ Sud – 67° 19’ Ovest, ovvero Capo Horn, punto
d’incontro di due oceani e di molte leggende.
di Andrea Zappa
01. La via Australis
in navigazione di
fronte all’imponente
ghiacciaio Pia, una delle
ultime tappe lungo la
rotta Punta Arenas Ushuaia.
Foto courtesy
Cruceros Australis
56
Tutti i luoghi che rappresentano “la fine di qualcosa” o “l’estremità di qualcos’altro” hanno sempre
affascinato l’uomo. La Terra del Fuoco non viene
meno a questo appeal, anzi, è forse una di quelle
destinazioni fuori dal tempo in grado di sedurre i
viaggiatori di ogni epoca. Ne sanno qualcosa nomi
illustri della letteratura quali Sepúlveda, Neruda,
Coloane e Chatwin che hanno in qualche modo
narrato la bellezza selvaggia di questi territori rimanendone rapiti.
Salpare da Punta Arenas, la città più meridionale
del Cile, e dirigersi verso Capo Horn a bordo di
una piccola nave da crociera, è sicuramente uno
dei modi più suggestivi per toccare con mano i
confini del mondo. Cinque giorni di navigazione
attraverso luoghi dove la natura regna sovrana,
con una meta ben precisa, la punta estrema del
pianeta, il sogno maledetto di qualsiasi marinaio.
La rotta è “semplice” ed è percorribile solo durante la nostra stagione invernale: puntare verso
sud, zigzagando tra fiordi e canali i cui nomi fanno
onore a coloro che per primi li hanno scoperti. A
quel tempo, come ricorda un detto di quelle latitudini, “le navi erano di legno e i marinai di ferro”
e non viceversa come accade oggi. “Fare rotta in
quest’ultimo angolo del pianeta – spiega Oscar Steward, capitano cileno di Via Australis – richiede
molta attenzione non solo per la navigazione tra i
fiordi e i bassi fondali, ma soprattutto per i repentini
cambiamenti del tempo. Il ponte di comando è presidiato h24, bisogna essere sempre in allerta: passare
dalla calma totale alla tempesta è un attimo. La flotta Australis naviga in questi luoghi da settembre ad
aprile e gli itinerari sono da Punta Arenas (Cile) a
Ushuaia (Argentina) o viceversa, passando sempre,
se il mare ce lo concede, per Capo Horn”.
Via Australis, con il suo centinaio di ospiti suddivisi in 64 cabine, salpa al tramonto dalla banchina. L’aria è fredda e talmente pura che si fa quasi
fatica a respirarla. Durante la notte si attraversa
il famoso Stretto di Magellano, l’unico corridoio
che permette di passare dall’Oceano Atlantico
al Pacifico senza dover affrontare il mare aperto.
L’indomani sono gli elefanti marini della Baia di
Ainsworth, nel mezzo della Cordigliera di Darwin, a dare il benvenuto ai gommoni adibiti per
gli sbarchi a terra. Il programma prevede infatti
che a ogni sosta della nave gli ospiti possano compiere, accompagnati da guide esperte, delle escursioni per scoprire la fauna e la flora locali. Non si
può dire però di aver visitato la Terra del Fuoco
se non si è incontrato almeno una volta il goffo
pinguino magellanico, simbolo per eccellenza di
questa parte di mondo: l’isolotto Tuckers ne ospita una chiassosa colonia di oltre 3000 unità.
Ma se la natura ha già stupito per la sua bellezza selvaggia durante i primi giorni di viaggio, è lo
spettacolo che si apre dopo aver percorso il braccio Nord-Est del Canale di Beagle a lasciare senza
fiato. La nave penetra nel Fiordo Pia e dà ancora
di fronte all’omonimo ghiacciaio. Qui l’acqua è
scura, densa quasi a sorreggere un’immensa cattedrale di ghiaccio che sprofonda lentamente. Il
silenzio incantato di questo luogo viene interrotto
solo dal boato dei blocchi di ghiaccio che si staccano dal fronte principale. Arrivati qui non resta
che brindare a quest’immensa opera ingegneristica di Madre Natura con una caña argentina allungata magari con “ghiaccio millenario”. Dopo aver
ascoltato le urla nel silenzio del ghiacciaio, Via
Australis fa rotta, prima di raggiungere Ushuaia,
verso quello che viene considerato l’Everest dei
marinai: Capo Horn. L’isola nera che si innalza
dall’oceano è spesso avvolta da una strana foschia
che la rende ancora più aliena e misteriosa. Una
volta sbarcati è d’obbligo raccogliersi per qualche
secondo di fronte al Capo Horn Memorial, che
fa capolino in cima a un’erbosa collina di fronte
all’oceano. Il monumento raffigura un grande albatros in volo: la leggenda vuole che sulle sue ali
trovino pace le anime dei marinai periti in mare. Il
Capo, dichiarato Riserva della Biosfera dall’UNESCO nel 2005, ospita anche un faro, abitato dal
guardiano e dalla sua famiglia, gli ultimi veri pionieri di questa parte di mondo che trova scritta sul
suo lembo più meridionale la parola “fine”.
02. Vento e freddo
tagliente sono di casa
tra i fiordi desolati di
queste terre. A queste
latitudini si tocca
con mano la durezza
indiscussa della natura.
57
food
food
La ricetta dello chef
Domenico Soranno
49 anni, di cui 37 passati davanti ai fornelli, Mimmo mostra
ancora lo stesso entusiasmo di quando, ancora bambino, entrò
per la prima volta nelle cucine di U’Cicatieddo, ristorante di
Altamura dove portò con sé l’amore per il cibo trasmessogli
dalla madre. La passione per la semplicità e il rispetto totale
per le materie prime lo hanno reso uno dei più apprezzati chef
di Milano, dove è sbarcato nel 2009 grazie a Enrico Buonocore,
inventore e patron del fenomeno Langosteria 10 di via Savona.
In questo numero Domenico Soranno
ci svela la ricetta delle Orecchiette
con frutti di mare, uno dei piatti più
apprezzati del menù di Langosteria 10.
Orecchiette con frutti di mare
di Carolina Falcetta
Chi sono stati i tuoi maestri?
Mi ritengo un figlio d’arte. A Sannicandro di Bari, dove sono nato, è tradizione
far sempre assaggiare la prima portata
al capofamiglia. Mia madre, che era una
cuoca, fin da quando avevo sei anni voleva che fossi io ad assaggiare la minestra. Un atto di amore e di fiducia che
mi fece subito capire quale fosse la mia
strada. A 12 anni interruppi gli studi
ed entrai come garzone nel ristorante
U’Cicatieddo di Altamura. Lì ebbi la
fortuna di incontrare lo chef Emanuele Petta di Bitonto, uno dei più grandi
innovatori in cucina e il proprietario
Antonio Lo Russo, che accompagnavo
spesso alle tre di notte nei mercati a
scegliere il pesce. Fu quella la mia vera
scuola.
Qual è stata la più grande eredità di
quell’esperienza?
Imparai che noi siamo quello che mangiamo, che la cucina è innanzitutto
conoscenza di ciò che si acquista e coscienza nella trasformazione. Per fare
questo mestiere devi avere amore e
anima per il cibo e le materie prime.
Ancora oggi, tutte le domeniche, torno
a Bari e il lunedì mattina alle sei visito i mercati e i fornitori per scegliere il
pesce migliore. Non potrei cucinare e
proporre qualcosa che non ho scelto in
prima persona.
L’acquisto del pesce fresco al mercato
non è sempre facile. Quali consigli ti
58
senti di dare ai nostri lettori?
Innanzitutto bisogna riconoscere che
a Milano c’è un ottimo mercato del
pesce. L’importante è ricordarsi che il
pescato migliore è quello che si compra nel mezzo della settimana, da mercoledì a venerdì, perché i pescherecci
escono di lunedì ed è impossibile che
il pesce arrivi sui banchi prima di mercoledì. Inoltre il pesce appena pescato
non è buono, non ha palato. Devono passare almeno 24 ore per essere
consumato. È poi importante la provenienza: i migliori gamberi rossi vengono dalla Sicilia, le viole e le ricciole
da Gallipoli, le cozze da Taranto e gli
scampi da Molfetta e dalle isole Tremiti. Per finire la stagionalità: grazie alle
forti correnti fredde nei mesi invernali
il mare è più pulito, per questo il pesce
pescato in questa stagione è il migliore.
Meglio cotto o crudo?
In Puglia mangiavamo pesce crudo da
bambini, molto prima che in Italia arrivasse la moda dal giapponese. Pesce
crudo significa semplicità, ma non per
questo meno cura. Anzi. La mia ricetta
preferita è “né cotto né crudo”, il modo
migliore per assaporare un crostaceo:
abbattere la temperatura immergendolo nel ghiaccio tritato per qualche
minuto, poi metterlo sulla piastra per
pochi istanti, solo da un lato. Il mix tra
il croccante e il morbido della carne lo
rendono insuperabile. Devo dire che
alla Langosteria 10 la clientela ha subito apprezzato questo modo di cucinare.
Quest’anno hai partecipato per la prima volta a Taste of Milano. Come è
andata?
Benissimo: abbiamo servito oltre 3500
piatti. Chi ci ha scoperto in quell’occasione è poi tornato a trovarci in via
Savona. Il piatto più richiesto sono state le orecchiette ai frutti di mare (vedi
ricetta nella pagina a fianco, NdR), ma
anche il King Crab alla catalana è stato
molto apprezzato. Sono piatti che rappresentano perfettamente il menù e lo
stile del ristorante.
Sei stato un girovago delle cucine italiane e internazionali, ma hai lavorato soprattutto in Puglia. Come è stato
l’approccio con Milano?
Ammetto che Milano è un po’ fredda e
non c’è grande conoscenza di ciò che si
mangia. I ritmi sono diversi e la varietà
nella cucina locale non è molto vasta,
ma soprattutto manca la figura della massaia, come mia madre. La città
però merita molto di più: c’è un ottimo
mercato del pesce, la gente è disposta a
spendere per mangiare bene, ma giustamente pretende qualità. Per questo
ciò che accade alla Langosteria 10 è
straordinario: un cliente nel nostro ristorante non si siede solo per mangiare,
ma vuole scoprire, conoscere e spesso
si fa consigliare.
Ingredienti per piatto conviviale (8/12 pax). Per la crema:
250 gr di fave secche, 250 gr di patate, 1 cipolla media,
1 spicchio d’aglio, 3 foglie di alloro, sale q.b., 150 gr di olio
extra vergine di oliva. Per la pasta: ½ kg di orecchiette,
250 gr di gamberi sgusciati, 1 kg di cozze, 1 kg di vongole
veraci, sale, olio, aglio, pepe.
Lasciare le fave in ammollo per 24 ore.
Metterle poi in un recipiente di terracotta (o in un tegame) e unire le patate tagliate a fettine alte 1 cm, aggiungendo anche la cipolla tagliata filangè,
lo spicchio d’aglio (pulito e tagliato in
2) e l’alloro. Coprire poi il tutto con
4 dita d’acqua. Portare a ebollizione,
schiumare l’acqua, far bollire a fiamma lentissima per 2 o 3 ore (fino a
quando l’acqua non sarà quasi evapo-
langosteria 10
Nata nella primavera del 2007 la
Langosteria 10, in zona Tortona,
propone una cucina tipica di pesce
in cui la tradizione mediterranea si fonde perfettamente con
l’internazionalità che ne caratterizza
la cucina. Il punto di forza del
ristorante, oltre alla ricercatezza della materia prima, è senza
dubbio l’ambiente originale voluto
dal patron Enrico Buonocore. Il
locale offre 65 coperti divisi in tre
sale: la sala della barca, con tanto di
gozzo ligure usato come lampadario, una sala bistrot e una saletta
Krug, più raccolta e separata dal
resto del locale, ideale per feste e
appuntamenti business. Caratteristica inconsueta per un ristorante
di questo tipo è la possibilità di
mangiare fino a tarda ora.
Langosteria - Via Savona 10, Milano
www.langosteria10.it
rata). Emulsionare il tutto con il mixer.
Aggiungere sale e olio, filtrare il tutto.
Preparare a parte una pasta ai frutti di
mare, con gamberi saltati in padella e
sautè di cozze e vongole. Dorare l’aglio
in una padella con olio, aggiungere i
mitili e coprire finchè non si aprono i
gusci, quindi sgusciare e filtrare il tutto. Adagiare la pasta ai frutti di mare
sopra la crema di fave. Spolverare con
pepe (poco) e servire.
59
Club house
Club house
La mia casa milanese
In Italia per commentare su Sky i mondiali di rugby, Diego Dominguez
ne approfitta per divertirsi sulla terra rossa del Tennis Club Milano
Alberto Bonacossa. E, anche se la palla non è ovale, la passione è la stessa.
di Enrico S. Benincasa
Foto di Davide Zanoni
“L’adrenalina? Nello sport è la stessa,
sia nelle discipline individuali che in
quelle di squadra.”
L’Italia ai mondiali di rugby: i quarti
erano un obiettivo fattibile?
Sì, lo era. Nel 2007 lo abbiamo mancato per un nulla, e anche nel 2003 era
alla portata. Nella partita decisiva con
l’Irlanda, che era in un grande stato di
forma, abbiamo fatto un tempo bello e
un tempo brutto, purtroppo.
Ma la mancanza di un mediano
d’apertura è l’unico problema?
Non è il solo problema. Semplicemente, secondo me, alcuni giocatori non
erano all’altezza della competizione.
Qual è il tuo rapporto col tennis?
Dai sette ai quattordici anni giocavo
sempre, direi quasi a livello agonistico.
Poi ho cominciato a farlo solo d’estate perché il rugby mi prendeva tutto il
tempo. Il tennis, poi, è uno sport tecnico che richiede fluidità, e la tanta
palestra negli anni fatta mi ha un po’
irrigidito. Quando ho smesso di giocare
a livello agonistico, però, ho ripreso con
costanza.
Che tipo di giocatore sei?
Da fondocampo. Rovescio a una mano
però, all’antica! Anche perché ho imparato così.
Chi sono stati e chi sono oggi i tuoi
giocatori preferiti?
Mi piacevano Vilas, Lendl, Connors
e Bjorn Borg, anche se è durato poco.
Oggi stravedo per Nadal.
60
Chi avrebbe potuto giocare a rugby
tra i grandi del tennis?
Direi McEnroe (Ride, NdR). Lo avrei
visto volentieri battersi sul campo.
E tra i rugbisti è uno sport che piace?
Non è molto diffuso, sono in pochi a
giocare. Anche perché devi farlo molto
per acquisire tecnica.
Una grande passione, quindi.
Sì, aumentata quando giocavo in Francia, perché abitavo vicino al Roland
Garros e andavo tutti gli anni a vedere
le finali. Una passione che ho trasmesso alla mia famiglia. Anche a mio figlio
più grande, che ha sedici anni, con cui
ogni tanto gioco.
E chi vince tra te e lui?
Io, per il momento (Ride, NdR).
Rugby e tennis: ci sono punti di contatto?
I valori nello sport sono comuni: umiltà, costanza, dedizione e concentrazione. Questa è la base. E poi c’è l’adrenalina. Nello sport è la stessa, sia nelle
discipline individuali che in quelle di
squadra. La grande differenza è che nel
tennis puoi fare affidamento solo su te
stesso.
Ma tra un match point e la trasformazione di una meta decisiva il livello di
pressione secondo te è identico?
Direi di sì. Lì hai la responsabilità individuale, i tuoi compagni fanno af-
fidamento su di te. Per questo ti devi
allenare tanto. Io facevo ogni giorno
anche un’ora e mezza da solo su questo
fondamentale.
Ci sono giocatori di tennis che conosci?
Conosco bene Nabaldian, anche lui
come me di Cordoba. Secondo me,
se lo avesse veramente voluto, avrebbe potuto diventare numero uno del
mondo. Veniva sempre a mangiare da
me quando c’era il Roland Garros, anche l’anno che ha perso la semifinale
con Gaudio. E poi Ines Gorrochategui,
con cui ho anche giocato… Ma ha vinto lei.
Perché tanti giocatori dall’Argentina?
In ogni quartiere c’è un campo da tennis e si gioca a tutte le età. Tanti campioni come la stessa Ines e Vilas, Clerc
e Mancini hanno aperto scuole per i
ragazzi, come faccio io col rugby – e
gratuitamente – qui in Italia.
A proposito, hai trovato qualche mediano di apertura in erba?
No, per il momento no. Ma sono ancora giovani, speriamo.
Diego, ti lascio alla tua partita allora.
Grazie, la terra rossa del TCM Bonacossa è un luogo bello e speciale per il
tennis. Se il tempo lo permette, quando sono a Milano vengo qui tutti i giorni a giocare, non ne posso fare a meno.
61
free time
free time
Da non perdere...
Una selezione dei migliori eventi che
animeranno la città nei prossimi mesi.
a cura di Enrico S. Benincasa
Angel in Harlem Gospel
Choir
Yes
La Grande Sfida
Teatro Smeraldo
il 24 novembre
www.virusconcerti.it
Mediolanum Forum
il 3 dicembre
www.lagrandesfida.net
Come da tradizione, l’Angel in
Harlem Gospel Choir torna al Blue
Note nel periodo natalizio. Cinque
serate e dieci occasioni per vedere
all’opera uno dei cori gospel più
famosi del mondo, nato nel 1986 e
ricordato da molti per l’interpretazione insieme agli U2 della celebre
I Still Haven’t Found What I’m
Looking For contenuta in Rattle and
Hum, docufilm della band irlandese
del 1988.
Blue Note
dal 26 al 30 dicembre
www.bluenotemilano.it
Arie
Non è una semplice rivisitazione
del suo repertorio, ma la “presa di
coscienza” da parte di Lella Costa
che la sua carriera e le sue opere
sono molto più musicali di quello
che lei stessa pensava fino a poco
tempo fa. Il palco del Carcano la
ospita con piacere per scoprire
un’ulteriore sfaccettatura dell’artista
milanese.
Teatro Carcano
dal 18 al 29 gennaio
www.teatrocarcano.com
62
La storica band, formata nel 1968 da
Chris Squire e Jon Anderson, torna
in Italia per un breve tour che li porterà sul palco del Teatro Smeraldo di
Milano e del Palasport Chiarbola di
Trieste. La formazione attuale prevede
gli “storici” Steve Howe, Alan White e
lo stesso Squire, coadiuvati da Oliver
Wakeman alle tastiere (figlio di Rick,
altro membro storico del gruppo) e da
Benoit David alla voce. Sono tre anni,
infatti, che il gruppo britannico ha scelto questo cantante canadese, tra l’altro
voce di una delle più note tribute band
degli Yes, per rimpiazzare Anderson,
impossibilitato a salire sul palco nel
2008 per il tour celebrativo dei quarant’anni dalla fondazione della band.
Senz’altro un’occasione per chi se li ricorda solo per Owner of a Lonely Heart,
il loro grande successo del 1983, per
conoscere a fondo un gruppo che ha
fatto la storia del prog rock britannico.
Sperimentali, innovativi, tecnicamente
eccelsi e maniacali negli arrangiamenti,
gli Yes hanno venduto oltre 30 milioni
di dischi in carriera e non hanno ancora “chiuso” il negozio. Dopo ben dieci
anni dall’ultimo Magnification, infatti,
sono tornati in studio per registrare il
nuovo Fly from Here. Il primo episodio
della saga Yes con Benoit al microfono,
è uscito a luglio di quest’anno in due
edizioni, di cui una con un DVD che
documenta la realizzazione del disco e
il video del singolo We can Fly.
Il grande tennis torna protagonista a
Milano, almeno per un giorno. La città,
orfana dal 2005 del torneo ATP indoor,
riapre simbolicamente le sue porte allo
sport della racchetta con un match esibizione che gli appassionati attendono
da anni. Al Mediolanum Forum di Assago, infatti, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta sfideranno le sorelle Williams, Venus e Serena, due superstar
capaci nella loro carriera di conquistare
venti titoli dello Slam. Ma la competizione si preannuncia aperta, perché sia
Flavia che Francesca hanno dimostrato
negli ultimi anni di poter competere ai
massimi livelli. La Pennetta, dopo essere stata la prima azzurra a entrare nella
top ten WTA, quest’anno ha sfiorato
la semifinale allo US Open, mentre la
Schiavone non è riuscita per poco a ripetersi a Parigi, cedendo solo in finale
alla cinese Na. Il tifo, poi, sicuramente
aiuterà le nostre atlete, capaci entrambe di esaltarsi quando, anche simbolicamente, difendono i colori azzurri. Le
tre Fed Cup in bacheca, d’altronde, ne
sono la prova. La formula con cui si
svolgerà questo evento prevede quattro
singolari intervallati da un doppio, tutti
al meglio del tie break, per due ore di
grande spettacolo tennistico. Il Mediolanum Forum si preannuncia completo
in ogni ordine di posto, e speriamo che
sia solo il primo passo per riportare in
città un torneo pro che i tanti appassionati milanesi vorrebbero ancora.
Shinique Smith
To the Ocean of Everyone Else è la
prima personale italiana dell’artista
americana originaria di Baltimora,
ma che da tempo fa parte della
scena di Brooklyn. Pittura e
scultura fuse assieme in opere
dove graffiti, collage tridimensionali,
ideogrammi giapponesi, danno
vita al suo frenetico flusso creativo.
Sempre alla Brand New Gallery,
nello stesso periodo, di scena
anche la personale dell’ungherese
Zsolt Bodoni.
Brand New Gallery
fino al 22 dicembre
www.brandnew-gallery.com
Georges De Latour
La tradizionale mostra di Natale
organizzata a Palazzo Marino da
Eni e Comune di Milano ospiterà
due opere di Georges De Latour.
L’Adorazione dei Pastori e San
Giuseppe Falegname, forse le più
importanti opere del “Caravaggio
francese”, saranno visibili gratuitamente in una scenografia allestita
apposta per questi due capolavori
provenienti dal Museo parigino del
Louvre.
Sala Alessi di Palazzo Marino
dal 26 novembre al 8 gennaio
www.eni.com
63
shop
network
Ecliss Milano
Puoi trovare Club Milano
in oltre 200 location
selezionate a Milano
Un’esperienza unica per vivere il Natale al 100%. E non c’è bisogno di andare
a Manhattan, basta fare quattro passi sui Navigli.
a cura della Redazione di Club Milano
andrew bear
Dallo sguardo attento e allo
stesso tempo furbo e ammaliante,
Andrew Bear è morbido quanto
basta per fare innamorare grandi
e piccini. Indossa l’indumento
di Natale per eccellenza: un bel
maglione di lana con decori a
forma di fiocchi di neve. Andrew
Bear è in vendita da Ecliss Milano.
Ripa di Porta Ticinese 73
T 02 58106280
www.ecliss.it.
Da oltre vent’anni Ecliss è uno dei punti di riferimento del design outdoor a
Milano, proponendo il meglio della
scena internazionale del settore. Ma
da nove anni a questa parte lo store di
Ripa di Porta Ticinese, da ottobre a dicembre, si trasforma in uno spazio senza tempo per riscoprire odori, colori e
suoni del Natale. Un’idea che piace ai
milanesi, tanto che lo scorso anno nei
tre mesi di apertura si sono raggiunte
65 mila presenze.
I 1500 metri quadri vengono totalmente riallestiti sotto la supervisione
dell’art director Fabio Orsolini, il quale ogni anno crea scenografie d’autore
che permettono a clienti e visitatori di
immergersi in una situazione esclusivamente natalizia.
64
Quest’anno si è scelto di riscoprire la
tradizione, declinando questo concetto
in tre aree differenti. La prima è ispirata
all’Old America dalle tinte calde e materiche. La seconda, invece, è dominata
dal bianco classico del Nord Europa,
mentre la terza riscopre la casa, il legno
e i suoi odori, in grado di farci ricordare
quei momenti d’intimità familiare davanti a un camino tipici di questa festa.
Entrando nello store di Ecliss sembra
quasi di essere a Manhattan. L’imponente scenografia è composta dagli oltre 9 mila articoli a tema, tutti esposti,
frutto di un’attenta opera di ricerca che
va avanti tutto l’anno. “Abbiamo voluto realizzare qualcosa che a Milano non
c’era e che fosse in grado di dare un’emozione non contaminata – spiega Marco
Pangallo dello staff di Ecliss – e il grosso
lavoro va nella direzione di consentire a
tutti di personalizzare la propria idea di
Natale”. Una delle novità di quest’anno
è proprio la possibilità di farsi guidare
(gratuitamente e per un’ora) da un personal shopper all’interno dello store.
Inoltre, entro la fine di novembre si potrà compilare la propria lista di articoli
che verranno poi consegnati a casa in
tempo per la festa. E, se non bastasse, lo
staff è in grado di organizzare anche allestimenti esterni per eventi. Se volete
immergervi in toto nel clima natalizio,
difficilmente troverete in città un posto
più adatto di Ecliss. Lo store sarà aperto
tutti i giorni fino al 31 dicembre, anche la mattina del 25 per i vostri regali
dell’ultimissima ora.
night & restaurant: Antica Trattoria della Pesa V.le Pasubio 10
Bar Magenta Largo D’Ancona Beda House Via Murat 2 Bento Bar C.so
Garibaldi 104 Bhangra Bar C.so Sempione 1 Blanco Via Morgagni 2
Blue Note Via Borsieri 37 Caffè della Pusterla Via De Amicis 24 Caffè
Savona Via Montevideo 4 California Bakery Pzza Sant’Eustorgio 4 - V.le
Premuda 449 - Largo Augusto Cape Town Via Vigevano 3 Capo Verde
Via Leoncavallo 16 Cheese Via Celestino IV 11 Chocolat Via Boccaccio 9
Circle Via Stendhal 36 Colonial Cafè C.so Magenta 85 Combines XL Via
Montevideo 9 Cubo Lungo Via San Galdino 5 Dada Cafè / Superstudio
Più Via Tortona 27 Deseo C.so Sempione 2 Design Library Via Savona
11 Elettrauto Cadore Via Cadore ang. Pinaroli 3 El Galo Negro Via
Taverna Executive Lounge Via Di Tocqueville 3 Exploit Via Pioppette
3 Fashion Cafè Via San Marco 1 FoodArt Via Vigevano 34 Fusco Via
Solferino 48 G Lounge Via Larga 8 Giamaica Via Brera 32 Goganga Via
Cadolini 39 Grand’Italia Via Palermo 5 HB Bistrot Hangar Bicocca Via
Chiese 2 Il Coriandolo Via dell’Orso 1 Innvilllà Via Pegaso 11 Jazz Cafè
C.so Sempione 4 Kamarina Via Pier Capponi 1 Kisho Via Morosini 12
Kohinoor Via Decembrio 26 Kyoto Via Bixio 29 La Fabbrica V.le Pasubio
2 La rosa nera Via Solferino 12 La Tradizionale Via Bergognone 16 Le
Biciclette Via Torti 1 Le Coquetel Via Vetere 14 Le jardin au bord du lac
Via Circonvallazione 51 (Idroscalo) Leopardi 13 Via Leopardi 13 Lifegate
Cafè Via della Commenda 43 Living P.zza Sempione 2 Luca e Andrea
Alzaia Naviglio Grande 34 MAG Cafè Ripa Porta Ticinese 43 Mandarin
2 Via Garofano 22 Milano Via Procaccini 37 Mono Via Lecco 6 My Sushi
Via Casati 1 - V.le Certosa 63 N’ombra de Vin Via San Marco 2 Noon Via
Boccaccio 4 Noy Via Soresina 4 O’ Fuoco Via Palermo 11 Origami Via
Rosales 4 Palo Alto Café C.so di Porta Romana 106 Panino Giusto P.zza
Beccaria 4 - P.zza 24 Maggio Parco Via Spallanzani - C.so Magenta 14 - P.zza
Cavour 7 Patchouli Cafè C.so Lodi 51 Posteria de Amicis Via De Amicis
33 Qor Via Elba 30 Radetzky C.so Garibaldi 105 Ratanà Via De Castillia
28 Refeel Via Sabotino 20 Rigolo Via Solferino 11 Marghera Via Marghera
37 Rita Via Fumagalli 1 Roialto Via Piero della Francesca 55 Serendepity
C.so di Porta Ticinese 100 Seven C.so Colombo 11 - V.le Montenero 29
- Via Bertelli 4 Smeraldino P.zza XXV Aprile 1 Smooth Via Buonarroti 15
Superstudio Café Via Forcella 13 Stendhal Via Ancona 1 Tasca C.so Porta
Ticinese 14 That’s Wine P.zza Velasca 5 Timè Via S.Marco 5 Tortona 36
Via Tortona 36 Trattoria Toscana C.so di Porta Ticinese 58 Union Club Via
Moretto da Brescia 36 Van Gogh Cafè Via Bertani 2 Volo Via Torricelli 16
Zerodue_Restaurant C.so di Porta Ticinese 6 56 Via Tucidide 56 3Jolie Via
Induno 1 20 Milano Via Celestino 4
stores: Ago Via San Pietro All’Orto 17 Al.ive Via Burlamacchi 11 Ana
Pires Via Solferino 46 Antonia Via Pontevetero 1 ang. Via Cusani Bagatt
P.zza San Marco 1 Banner Via Sant’Andrea 8/a Biffi C.so Genova 6 Brand
Largo Zandonai 3 Brooksfield C.so Venezia 1 Buscemi Dischi C.so
Magenta 31 C.P. Company C.so Venezia Calligaris Via Tivoli ang. Foro
Buonaparte Dantone C.so Matteotti 20 Eleven Store Via Tocqueville 11
FNAC Via Torino 45 Germano Zama Via Solferino 1 Gioielleria Verga Via
Mazzini 1 Henry Cottons C.so Venezia 7 Joost Via Cesare Correnti 12
Jump Via Sciesa 2/a Kartell Via Turati ang. Via Porta 1 La tenda 3 Piazza
San Marco 1 Le Moustache Via Amadeo 24 Le Vintage Via Garigliano 4
Libreria Hoepli Via Hoepli 5 MCS Marlboro Classics C.so Venezia 2 Via Torino 21 - C.so Vercelli 25 Moroso Via Pontaccio 8/10 Native Alzaia
Naviglio Grande 36 Paul Smith Via Manzoni 30 Pepe Jeans C.so Europa 18
Pinko Via Torino 47 Rossocorsa C.so porta Vercellina 16 Porsche Haus Via
Stephenson 53 Rubertelli Via Vincenzo Monti 56 The Store Via Solferino
11 Valcucine (Bookshop) C.so Garibaldi 99
showroom: Alberta Ferretti Via Donizetti 48 Alessandro Falconieri
Via Uberti 6 And’s Studio Via Colletta 69 Bagutta Via Tortona 35
Casile&Casile Via Mascheroni 19 Damiano Baiocchi Via San Primo 4
Daniela Gerini Via Sant’Andrea 8 Gap Studio C.so P.ta Romana 98 Gallo
Evolution Via Andegari 15 ang. Via Manzoni Gruppo Moda Via Ferrini 3
Guess Via Lambro 5 Guffanti Concept Via Corridoni 37 IF Italian Fashion
Via Vittadini 11 In Style Via Cola Montano 36 Interga V.le Faenza 12/13
Jean’s Paul Gaultier Via Montebello 30 Love Sex Money Via Giovan
Battista Morgagni 33 Massimo Bonini Via Montenapoleone 2 Miroglio Via
Burlamacchi 4 Missoni Via Solferino 9 Moschino Via San Gregorio 28
Parini 11 Via Parini 11 Red Fish Lab Via Malpighi 4 Sapi C.so Plebisciti 12
Spazio + Meet2Biz Alzaia Naviglio Grande 14 Studio Zeta Via Friuli 26
Who’s Who Via Serbelloni 7
beauty & fitness: Accademia del Bell’Essere Via Mecenate 76/24
Adorè C.so XXII Marzo 48 Caroli Health Club Via Senato 11 Centro
Sportivo San Carlo Via Zenale 6 Damasco Via Tortona 19 Palestre
Downtown P.za Diaz 6 - P.za Cavour 2 Fitness First V.le Cassala 22 - V.le
Certosa 21/a - Foro Bonaparte 71 - Via S.Paolo 7 Get Fit Via Lambrate 20
- Via Piranesi 9 - V.le Stelvio 65 - Via Piacenza 4 - Via Ravizza 4 - Via Meda
52 - Via Vico 38 - Via Cenisio 10 Greenline Via Procaccini 36/38 Gym Plus
Via Friuli 10 Intrecci Via Larga 2 Le Garcons de la rue Via Lagrange 1 Le
terme in città Via Vigevano 3 Orea Malià Via Castaldi 42 - Via Marghera
18 Spy Hair Via Palermo 1 Tennis Club Milano Alberto Bonacossa Via
Giuseppe Arimondi 15 Terme Milano P.zza Medaglie d’Oro 2, ang. Via
Filippetti Tony&Guy Gall. Passerella 1
art & entertainment: PAC (Padiglione Arte Contemporanea) Via
Palestro 14 Pack Foro Bonaparte 60 Palazzo Reale P.zza Duomo Teatro
Carcano C.so di Porta Romana 63 Teatro Derby Via Pietro Mascagni
8 Teatro Libero Via Savona 10 Teatro Litta C.so Magenta 24 Teatro
Smeraldo P.zza XXV Aprile 10 Teatro Strehler Largo Greppi 1 Triennale
V.le Alemagna 6 Triennale Bovisa Via Lambruschini 31
hotel: Admiral Via Domodossola 16 Astoria V.le Murillo 9 Boscolo C.so
Matteotti 4 Bulgari Via Fratelli Gabba 7/a Domenichino Via Domenichino
41 Four Season Via Gesù 8 Galileo C.so Europa 9 Nhow Via Tortona 35
Park Hyatt (Park Restaurant) Via T. Grossi 1 Residence Romana C.so P.ta
Romana 64 Sheraton Diana Majestic V.le Piave 42
inoltre: Bagni Vecchi e Bagni Nuovi di Bormio (SO) Terme di PreSaint-Didier (AO)
65
Colophon
club milano
alzaia Naviglio Grande, 14
20144 Milano
T +39 02 45491091
[email protected]
www.clubmilano.net
direttore responsabile
editore
Stefano Ampollini
Contemporanea srl
via Cosimo del Fante,16
art director
20122 Milano
Luigi Bruzzone
fotolito e stampa
caporedattore
Castelli Bolis Poligrafiche S.p.A.
Andrea Zappa
Via Alessandro Volta, 4
24069 Cenate Sotto BG
redazione
T +39 035 4258528
Enrico S. Benincasa
grafico
Anna Tortora
collaboratori
Dino Cicchetti, Chiara Cossalter,
Revive 100 Natural è una carta
Carolina Falcetta, Raffaele Gomiero,
realizzata impiegando interamente
Roberto Perrone, Marilena Roncarà,
fibre riciclate post-consumer (100%
Alfredo Spalla, Filippo Spreafico,
Riciclato). Nulla di ciò che viene
Chiara Todeschini, Chiara Zaccarelli.
utilizzato nel processo produttivo
viene eliminato e anche gli scarti
fotografi
provenienti dalla lavorazione sono
Roberto Carretta, Paolo Mosca,
a loro volta utilizzati. Revive 100
Claudio Scaccini, Laura Villa
Natural è certificata Ecolabel.
Baroncelli & Manuele Geromini,
Davide Zanoni.
sales manager
Filippo Mantero
T +39 02 89072469
Patrocinato dal Tennis Club Milano
Alberto Bonacossa
publisher
M.C.S. snc
via Monte Stella, 2
10015 Ivrea TO
distribuzione
questo progetto è reso possibile
[email protected]
grazie a Contemporanea Brain Lab.
è vietata la riproduzione, anche parziale, di testi e foto.
Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 126 del 4 marzo 2011
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Consumo su percorso misto: Citroën DS4 1.6 THP 155 CMP-6 6,5 l/100 Km. Emissioni di CO2 su percorso misto: Citroën DS4 1.6 THP 155
CMP-6 / DS4 1.6 THP 200 149 g/Km. La foto è inserita a titolo informativo.
CITROËN DS4 È STATA ELETTA AUTO EUROPA 2012.
Grande originalità, elevate prestazioni, massima sicurezza, minimi consumi ed emissioni: grazie
a queste qualità e al suo spirito non conformista, Citroën DS4 ha conquistato tutti. Lasciati
sedurre anche tu dalla quattro porte pensata per chi non obbedisce alle regole, le detta.
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VIA GATTAMELATA, 41 TEL 02.39761 - VIALE MONZA, 65 TEL 02.26112347
www.succursale-milano.citroen.it