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P ER
CHI AMA IL VINO E PER CHI VUOLE CONOSCERLO
Anno XIII - n. 78 - Euro 5 - Dicembre-Gennaio 2014
L A R IVISTA DEL V INO
E DEL B UON B ERE
www.euposia.it
www.italianwinejournal.com
Conero Riserva
Il “lascito”
di Osimo
Limoux e Cava
Bollicine
del “Midi”
Magna Grecia
Il metodo
classico
che non ti aspetti
Jerez de la Frontera: la patria dello Sherry - Anteprima Amarone 2010 - Vini
dalla Croazia - Modena, tutto un sapore - Birra Arribal - Pedavena - Vodka Beluga
- Diego Abatantuono e la “Meatball family” - Napoli: novità dal mondo del gusto
- Rhum La Mauny
BIMESTRALE - "Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1 NE/VR"
Editoriale
2014, INIZIO IN SALITA
A MENO 180 DALL’EXPO
n lungo viaggio inizia col
primo passo. Quanto sarà
lungo il viaggio dell’agroalimentare italiano quest’anno non è
dato sapere, ovviamente.
Però guardando a come è incominciato qualche preoccupazione inizia
a fare capolino.
Il settore che meglio ha retto alla
crisi degli ultimi sei anni, quello
che ha contribuito in maniera significativa a tenere in attivo la bilancia
commerciale del Paese è senza guida
oramai da troppo tempo. La guida
politica del dicastero cambia mediamente ogni otto, nove, mesi.
L’amministrazione vede più la
Guardia di Finanza che non i “suoi”
Forestali e a Bruxelles sono in
discussione le strategie comunitarie
dei prossimi anni. Come e quanto
cambierà la politica agricola; come
si ripartiranno le risorse; le scelte
che i singoli Stati adotteranno per
rendere più efficaci queste politiche
scegliendo le proprie priorità.
Va così bene che l’export della
Germania in questo settore - senza
avere la forza trainante delle nostre
denominazioni - è praticamente il
doppio di quello italiano.
Insomma, mentre noi ci vantiamo,
gli altri corrono.
Prova ne è anche il record raggiunto oramai dall’italian sounding che
toglie dalle casse dei nostri produttori la cifra-record di 60 miliardi di
euro. Ora, anche facendoci la tara, è
una somma pazzesca. Certo, una
U
Il comparto
agroalimentare
italiano riparte coi
limiti di sempre:
guida politica incerta
e peso politico
ridotto al lumicino.
Così, a chiacchiere,
stiamo a zero:
mancano 180 giorni
alla prova dell’Expo
e siamo ancora senza
un programma vero...
diversa guida politica non restituirebbe questi soldi al primario italiano (banalmente, abbiamo noi produzione sufficiente a rimpiazzare i
falsi che girano per il mondo?), ma
almeno potrebbe provarci e portare
a casa qualcosa.
Invece, nulla.
Una comparsata a favore delle telecamere all’ultimo blocco al
Brennero della Coldiretti e poco
altro.
Così, sperare che funzioni è davvero troppo.
Così, sperare che il sistema Paese
arrivi all’appuntamento dell’Expo inizia a maggio 2015 - preparato,
con una agenda di cose da fare in
termini di business e non soltanto
di p.r. è davvero utopia.
Abbiamo indovinato il tema dei
temi, quello che davvero serve in
questo momento e dove possiamo
giocarci una carta importante per il
futuro. E’ vero, come sostengono
gli Indiani, che siamo il 2% del
mondo e quindi contiamo poco,
ma la leadership non si misura in
numeri di teste, ma di cervelli in
azione.
Però dobbiamo darci una mossa:
programma, calendario eventi,
incontri politici e d’affari: il canovaccio ha ancora troppe parti in
bianco. Ad oggi ci accontentiamo
di fare infrstrutture, o - almeno - di
arrivare all’inaugurazione con l’asfalto tirato e asciutto.
Ottimo, ma i contenuti?
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
1
s o m m a r i o
PRIMO PIANO
22
22
32
Jerez de la Frontera
La patria dello Sherry, capitale del vino 2014
32 Amarone Docg 2010
Tutti gli Amarone in anteprima: una magnifica annata
40 Magna Grecia metodo classico
Bollicine inaspettate
DEGUSTAZIONI
46
Sparkling du Midi
Quaranta Limoux e Cava da non perdere
TERRITORI E FOCUS
46
62 Croazia
L’oro del Quarnero
70 Modena
Tutti i sapori in una sola “casa”
BIRRA
70
76 Arribal
Novità dalla Toscana
80 Mastro Birraio 2013
L’ora di Luigi D’Amelio
80
81
Pedavena
Arriva la Dolomiti non filtrata a km zero
I NOSTRI RIFERIMENTI
Tel. - Fax 045 591342 - [email protected]
Per inviare cartelle stampa o materiale informativo:
Nicoletta Fattori: [email protected]
Per inviare bottiglie da inserire nelle degustazioni cieche:
Redazione Euposia - Via Prati 18
37124 Verona (Vr)
B RASILE
“GLI SPARKLING WINES DELL’AREA EMERGENTE
DELL’ENOLOGIA MONDIALE”
TASTING EX...PRESS: LUNEDI’ 7 APRILE 2014 - ORE 11.00
SALA IRIS PALAEXPO INGRESSO A1 - PIANO/LEVEL - 1
numeri sono ancora piccoli, ma le
fondamenta ci sono tutte. Il Brasile
del vino è oggi una realtà emergente: come consumatori di vini di
qualità e come
produttore, di
vini di altrettanta qualità.
Le radici sono
europee, le tecnologie e la formazione degli
enologi anche; i suoli sono fertili, capaci
di produzioni spettacolari. Nell’anno dei
I
Mondiali di calcio, Euposia e il Vinitaly
presentano un’eccezionale degustazione
- la prima pubblica mai svolta in Italia col meglio delle
“bollicine” carioca:
metodo classico e
metodo charmat
provenienti dalle
diverse zone di produzione del “vigneto
Brasile” dove oggi
operano i migliori
flying-winemaker
mondiali e dove è sempre più alta l’attenzione alla qualità.
Per accedere alla degustazione bisogna essere in possesso di un biglietto di entrata al
Vinitaly e prenotarsi sul sito www.vinitaly.com area visitatori/degustazioni
News
UMANI RONCHI: DEBUTTA IL “CAMPO SAN
GIORGIO”, IL CONERO RISERVA DOCG
a prima degustazione del 2014 di Euposia è
stata riservata ad un grandissimo vino rosso
marchigiano che è stato presentato soltanto
alla fine dell’anno scorso, ma che è il frutto di una
lunga ricerca e sperimentazione svolta da Umani
Ronchi, uno dei brand italiani più noti al mondo,
che universalmente “significa” Verdicchio e Rosso
Conero.
Tanto è stata ampia la sperimentazione, tanto è contenuta la produzione del primo millesimo che la
maison di Osimo ha reso disponibile: 120 magnum
e 2mila814 bottiglie. Grandi sono i goal che questa
Riserva è chiamata a raggiungere: nelle intenzioni
della famiglia Bernetti, infatti, c’è la volontà di valorizzare ulteriormente il proprio territorio e il vitigno
Montepulciano dimostrando le sue ulteriori potenzialità, le capacità di produrre grandi vini in grado
di competere con chiunque nel mondo. Campo San
Giorgio è un toponimo (in retroetichetta vengono
indicati tutti i dati del mappale del Comune di
Osimo) e rappresenta una parcella che, al termine di
lunghe sperimentazioni, si è distinta per espressività
e unicità di carattere. E dato che questa Riserva non
nasce oggi, ma proviene da una lunga tradizione di
famiglia, la stessa etichetta scelta da Umani Ronchi
vuole “celebrare” un vino aziendale del passato:
un’immagine volutamente retrò che ha il grandissimo pregio di rendere tutto chiaramente percepibile
sin dal primo sguardo. Territorio, storia, tradizione.
In degustazione, Campo San Giorgio dimostra
forza, carattere, profondità. Sa essere potente (in etichetta, 14 gradi) ed elegante, ma non ha paura a
fare della bevibilità il suo punto di forza. Tannini in
perfetto equilibrio e promette una grande capacità
di invecchiamento.
Al naso sono predominanti le note di piccoli frutti
rossi e di spezie e tabacco; il palato è pieno, avvolgente, dove ritornano le note fruttate accompagnate
da sensazioni più mature, cacao amaro, ancora
tabacco e cuoio. Finale sapido e assai persistente.
Invitante e molto gratificante alla beva.
Campo San Giorgio può davvero sfidare chiunque,
in Francia come nel Nuovo Mondo, senza alcun
timore reverenziale. E ne sentiremo molto parlare.
In degustazione: 96/100
L
4
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
News
VINISUD: IL 24 FEBBRAIO LA MASTERCLASS
DEL CHALLENGE EUPOSIA
Vinisud (Montpellier, 24-26 febbraio) inizia la stagione delle grandi rassegne internazionali dedicate al monde del vino. Vinisud
- partner del nostro Challenge internazionale
dedicato ai Metodo classici - ospita la prima
master class di quest’anno del nostro concorso.
Il prossimon 24 febbraio, dalle 16 alle 17 (Sala 1Hall B1) si terrà infatti “«Sparkling
Mediterranean wines» presentato dal nostro direttore, Beppe Giuliano, dove a confronto verranno
messe le produzioni di Spagna, Francia, Italia e
Slovenia.
Questi i vini in degustazione:
1. Durin, Italia, VSQ, Liguria, Bàsura Riunda pas
dosé Pigato 60 mesi (Campione del Mondo
2013)
2. Cesarini Sforza, Italia, Trentodoc, Tridentum
Brut Rosé (Campione del Mondo 2013, cat. rosa-
A
6
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
ti)
3. Le Marchesine, Italia, Franciacorta Docg,
Secolo Nuovo 2007 (Miglior metodo classico
italiano 2013)
4. Domaine Delmas, Francia, Aoc Branquette de
Limoux, Cuvée Tradition (Miglior metodo classico francese 2013)
5. Medot, Slovenia, Goriska Brda, Millesimato
brut 2000
6. Freixenet, Spagna, Cava D.O., Brut Vintage
Reserva 2010
7. Domaine Rosier, Francia, Aoc Blanquette de
Limoux, Charme du Soleil brut
8. Fongaro, Italia, Lessini Durello Doc, Riserva
Pas dosé 60 mesi.
Per accedere alla degustazione bisogna essere in
possesso di un biglietto d’ingresso alla manifestazione.
48° V INITALY
NUOVO PADIGLIONE INTERNAZIONALE
6-9 APRILE 2014
on più focus sul solo vino italiano e la sua proiezione sui
mercati internazionali: una
delle grandi novità della prossima edizione del Vinitaly, la quarantottesima
della sua storia (Verona 6, 9 aprile
2014) sarà l’introduzione di uno spazio,
un nuovo padiglione, espressamente
progettato per dare visibilità anche ai
produttori di tutto il mondo.
Come testimoniato anche dalle ricerche
svolte negli anni precedenti dal Vinitaly
assieme a Confcommercio-Imprese per
l’Italia, Unicab ed Euposia c’è - nonostante la crisi del mercato interno uno spazio non piccolo per i vini internazionali in Italia ed oltre ai tradizionali
punti di forza - Champagne, Bordeaux,
Borgogna - si stanno confermando, o si
fanno avanti regioni vinicole importanti: l’Alsazia; i grandi produttori tedeschi
di Reno e Mosella; la Spagna con le sue
N
molte denominazioni di eccellenza;
Nuova Zelanda ed Australia, per non
parlare del grande successo dei Malbec
argentini capofila di una nuova generazione di produttori del Nuovo Mondo
che oggi guardano all’Italia come mercato di riferimento importante.
Basti solo pensare che nei due grandi
poli d’acquisto del mercato italiano Milano e Roma - sono già centinaia i
“locali etnici”, i ristoranti dove è possibile abbinare ai prodotti alimentari
anche i vini originali del proprio Paese
di provenienza.
Euposia ha avuto il compito di seguire
una parte di questo nuovo Padiglione
Internazionale.
Lo farà con alcune iniziative speciali
espressamente realizzate per
Importatori, Cantine e Consorzi da
tutto il mondo. Informazioni via email:
[email protected]
News
PROWEIN: ECCO L’ELENCO DELLE MASTERCLASS
DELLA DEUTSCHLAND SOMMELIER ASSOCIATION
E DI EUPOSIA
importante l’elenco delle
master-class che la
Deutschland Sommelier
Association, presieduta da Sofia
Biancolin, ha organizzato nel
proprio stand, in collaborazione
con Euposia, al prossimo
Prowein (Dusseldordf, 23-25
marzo prossimi).
Lo stand è ubicato nella Halle 3,
Stand 3N65.
***
Queste le degustazioni in programma:
23 MARZO:
ore 12,00: Terre di Cosenza Nuova Calabria, antiche vigne.
Degustazione dedicata ai vini di
Cosenza accompagnati da assaggi di prosciutto di maiale Nero
di Calabria, condotta da
Gennaro Convertini, presidente
AIS Calabria e da Jens Priewe,
giornalista di “weinkenner.de”.
Ore 15,30: Umbria, Lazio,
Basilicata: suggestioni dal “triangolo d’oro” condotta da
Veronika Crecelius, corrispondente in Italia per Meininger
Verlag.
E’
8
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
Ore 17,30: Incontro coi produttori
24 MARZO:
Ore 12,00: Mille Bollicine dal
mondo. I vincitori dell’edizione
2013 del Challenge Euposia
(Italia, Germania, Francia,
Regno Unito, Brasile e
Argentina). Presenta Christine
Mayr, Ambassadeur du
Champagne e presidente Ais
Alto Adige.
Ore 15,30: Best of Veneto: From
Prosecco to Amarone. Una
regione vinicola capace di sorprendere con ottimi produttori e
grandi innovazioni stilistiche.
Presenta Veronika
Crecelius, di Meininger Verlag.
Ore 17,30: Incontro coi produttori allo stand
25 MARZO:
Ore 10,00: Campania, Puglia,
Sardegna e Sicilia: sole, vento,
mare: una wine-wellness per
ogni senso. Conduce la degustazione, Jens Priewe, giornalista di
“weinkenner.de”.
***
Questo l’elenco delle Cantine
italiane presenti allo Stand Desa:
Azienda Agr. Mazziotti;
Castello delle Regine;
La Collina dei Ciliegi;
San Salvatore 1988;
Casa Vinicola D’Angelo;
Foss Marai;
Cantina Coppola 1489;
Bosio viticoltori in Franciacorta;
Tenuta Polvaro 1681;
Cave du Vin Blanc de Morgex et
de La Salle;
Agricola Vallecamonica;
Az. agricola Falezze
Cantina Cesarini Sartori;
Divinitalia (Costaripa,
Morgante, Gambrinus, Santa
Sofia, Agricola Punica)
Consorzio Terre di Cosenza.
***
Al bar dello stand saranno in
degustazione anche: Durin, Cà
Rovere, Murgo, Ronchi di Cialla
e Col di Rocca con diverse specialità alimentari italiane.
Sulla prossima edizione di
Euposia (che sarà in distribuzione allo Stand Desa) uno Speciale
con tutte le novità delle nostre
Cantine.
News
CANTINA DI SOAVE: BUDGET 2013 A 99,5 MLN
929-2013: Attilio Carlesso è
un esperto, per professione e
per passione, di storia economica. E parte da queste due date
per raccontare il bilancio 2012-13
di cantina di Soave (oltre 6mila
ettari vitati, oltre 2mila soci: la più
grande cooperativa di primo grado
in Italia): «Il '29 è l'anno della più
grande crisi dell'economia mondiale; il 2013 è l'anno dei forconi
dopo la più lunga crisi mai registrata dall'economia mondiale e
italiana in particolare. Nel 1929,
rinasce la Cantina di Soave dopo
essere stata sciolta nel 1926 per
assenza di prodotto; nel 2013, la
Cantina di Soave raggiunge il più
alto ammontare di contribuzione ai
soci e il più alto livello di patrimonializzazione,. Mi sento di poter
dire che abbiamo fatto il nostro
dovere».
Attilio Carlesso, presidente di cantina di Soave, affiancato da Bruno
Trentini, direttore generale, riepiloga i dati "forti" di un bilancio che
sebbene condizionato dal crollo nel
conferimento delle uve a seguito
della difficile vendemmia 2012
(meno 30% attestandosi a poco
più di 700mila quintali a fronte di
una media degli ultimi anni prossima al milione) ha mantenuto il suo
fatturato ed ha confermato la sua
capacità di generare cassa e di fare
investimenti.
I dati:
- il fatturato è passato da 105.5
milioni a 99,5 con una contrazione
del 4%;
- la quota di export si è portata al
52% del fatturato con significative
performance in Germania, Regno
Unito (da sempre i principali mercati), ma anche in Russia, Svizzera
e Austria con tassi di crescita a due
cifre. Bene anche gli Stati Uniti,
1
10
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
oggetto di un massiccio sforzo: la
controllata Cantina di Soave Usa, a
Clinton, Massachussets, ha raggiunto i tre milioni di euro di budget e si prepara a crescere ancora
allargando il suo raggio d'azione
dai tradizionali Stati di sbocco al
resto dell'Unione;
- il cash flow si è attestato a
6milioni (erano 7,5 nel precedente
esercizio), cifra ragguardevole,
mentre sono quasi raddoppiati gli
investimenti: 4.1 milioni contro i
2,5 del precedente esercizio; la
posizione finanziaria netta è positiva con una crescita di 3,9 milioni
rispetto a quella fatta registrare nel
precedente esercizio;
- la liquidazione ai soci ha toccato
il livello record di 62.2 euro a
quintale contro i 49,97 dell'esercizio precedente (dieci anni fa l'uva
veniva liquidata praticamente alla
metà, poco più di 37 euro). Vuol
dire che Cantina di Soave ha
immesso reddito nell'economia
veronese per una quarantina di
milioni di euro;
- prosegue la crescita dei marchi
aziendali, un altro 2% che porta a
più 62% in dieci anni la crescita di
questo segmento di prodotto, e
cresce dell'1,75% il fatturato dei
vini imbottigliati a fronte di una
contrazione dei volumi del 7,5%;
- il patrimonio netto raggiunge i
50,6 milioni di euro ("Ma soltanto
la componente immobiliare vale, a
valori di mercato, due, tre volte di
più di quanto iscritto a libro" sottolinea Bruno Trentini) .
Un bilancio così non poteva che
essere approvato all'unanimità dei
soci della cantina ed anche questo
è uno dei record dell'anno.
Trentini e Carlesso hanno parlato
anche di prospettive e di mercato:
partendo dalla Valpolicella per finire al segmento in forte crescita
degli sparkling wines.
«Siamo preoccupati per quanto sta
accadendo in Valpolicella - ha
commentato il ticket di vertice
della Cantina - l'egoismo di pochi,
dieci produttori in tutto, rischia di
far crollare un sistema che oggi è
considerato ottimo, ma dove non
mancano i fattori di criticità. E
per fortuna che la Natura quest'anno ci ha messo lo zampino impedendo che in fruttaio venisse posta
più uva del necessario. L'equilibrio
è delicato, noi non scordiamo che
appena nel 2005 le cantine erano
piene di vino invenduto. Quindi,
come maggiore realtà anche della
News
Valpolicella Doc, chiediamo più
attenzione alla salvaguardia dell'interesse di tutti».
Sparkling: «Abbiamo una posizione
leader in Italia nel metodo charmat, con Maximilian, e siamo il
quinto produttore in Italia di vini
spumanti, sia elaborati con metodo
charmat che Classico. A fine anno,
probabilmente, diventeremo il
quarto. Abbiamo rafforzato la
nostra posizione nel segmento
potendo beneficiare di uno dei più
bei territori del Veneto, la Lessinia,
e ci stiamo impegnando per la
valorizzazione del Lessini Durello
Doc. Ci sono tutte le condizioni
per far crescere la denominazione e
per produrre sempre più grandissimi spumanti».
Attilio Carlesso e Bruno Trentini
hanno confermato poi l'impegno a
proseguire in una crescita, ora, per
linee interne (dopo l'abbuffata di
acquisizioni degli anni passati) e
specificamente veronesi: «Non
sarebbe utile o credibile andare ad
investire il frutto del lavoro di
migliaia di famiglie veronesi in
Toscana o altrove, né del resto
sarebbe utile per noi un'operazione
alla Cavit (che ha acquisito in
Germania quest'anno un noto
produttore di Sekt): consideriamo
che i principali produttori di spumante tedeschi sono anche nostri
clienti e quindi sarebbe autolesionistico e poco fair nei loro confronti. No, la crescita partirà da qui
e qui se ne godranno i frutti».
Per questo la cantina di Soave ha
acquisito circa 100mila metri quadrati per il futuro sviluppo dei suoi
impianti produttivi all'ingresso dell'abitato di Soave, mentre è definitivamente a pieno regime Borgo
Rocca Sveva, il biglietto da visita di
Cantina di Soave (centro congressi,
wineshop, ristorante, orto botanico, sede di rappresentanza e vigneti
sperimentali: tutto all'ombra del
castello).
Ethica (gruppo La-Vis) torna in
utile. Ebitda a più 16,8%
stato approvato bilancio
d'esercizio al 30/06/2013
di Ethica S.p.a. società di
commercializzazione del Gruppo
La-Vis.
Il CdA della società presieduto da
Marco Zanoni, a.d. del Gruppo
La-Vis, sottolinea l'importante
svolta intrapresa durante l'esercizio che punta ad una chiara
distinzione tra le produzioni Core
Wines (Bulk e Private Label) che
progressivamente verranno gestiti
dal Copacker del Gruppo, e le
produzioni Fine Wines (Vini a
marchio Lavis, Cembra-Cantina
di Montagna, Durerweg, Cesarini
Sforza, Basilica Cafaggio, Poggio
Morino, Canaletto, La Mura etc..
di proprietà del Gruppo La-Vis)
sulle quali Ethica ha dato prova
nel corso dell'esercizio di saper
assicurare un importante contributo di sviluppo per le varie referenze e canali, sia in termini di
volume sia di fatturato.
- Fatturato: 24,7 milioni di euro
(+ 0,1 % sul 2012)
- Ebit: 1,4 milioni di euro (+ 1 %
sul 2012)
- Ebitda: 150.000 euro (+ 16,8 %
sul 2012)
- Utile: 436.607,00 euro (il 2012
era in perdita)
Questi in sintesi i numeri salienti
di una performance conseguita in
una arco particolarmente critico
per la situazione economica
dell'Italia ed Europea tutta grazie
all'azione intrapresa con il Piano
di Rilancio del Gruppo La-Vis, e
allo straordinario lavoro assicurato
da tutti i dipendenti.
E’
I risultati conseguiti nel diversi
paesi e canali, mettono in luce per
quanto riguarda Horeca Italia un
+ 15,79% in fatturato e + 1,5%
in volumi, dati che registrano l'intrapresa modificazione della
catena di vendita che è stata progressivamente internalizzata con
sensibile recupero di valore ed
affidata alla Rete Vendita Horeca
diretta da Giuseppe Muscella.
Per quanto riguarda la GDO
Italia si registra il maggior exploit
con un + 38,34% in fatturato e +
45% in volumi che hanno fatto
"tenere" la contrazione del prezzo
medio conseguente alla
riarticolazione del mix di prodotto, exploit da ascrivere anche alla
strategia messa in campo dalla
Rete Vendita GDO diretta da
Francesco Ganz con Nicola
Zandonà. Per quanto riguarda
l'Export, i cui valori vanno doverosamente correlati alle altre
Società controllate o partecipate
dal Gruppo Lavis operanti nei
vari mercati, si sottolinea l'aumento del prezzo medio di vendita del 4,7 %, dato significativo in
un momento congiunturale nel
quale percentuali quale quella raggiunta solitamente si vedono spesso sui listini di vendita e raramente nei consuntivi.
La Società è a socio Unico, 100%
di proprietà della Cooperativa La
Vis. L'utile è stato destinato a
riserva mentre i soci della
Cooperativa stanno utilizzando lo
strumento finanziario a loro
disposizione che assicura un rendimento del 4,5%.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
11
News
CAVIRO ENTRA NEL CAPITALE DI GERARDO CESARI
aviro, il consorzio vinicolo leader
sul mercato italiano, attraverso la
controllata Dalle Vigne è èntrata
nel capitale della Gerardo Cesari S.p.A.
produttore dal 1936 di vini veneti, oggi
fra i primi nella fascia Premium.
Cesari, ha raggiunto nel 2013 circa 25
milioni di fatturato di cui l'85% all'export. Fra i prodotti di spicco il pluripremiato Amarone Bosan e Jèma Corvina
veronese. Caviro affiancherà i Soci storici Cesari, Corvi e Materossi, per generare importanti sinergie sui mercati esteri.
Il Presidente Franco Cesari, che rimarrà
alla guida dell’azienda, ha dichiarato:
«Siamo felici di aver siglato questo
accordo con un’azienda italiana del settore e siamo certi che il futuro darà
ragione delle nostre scelte».
«L’amarone è oggi nel mondo un’indiscussa icona del vino italiano grazie
all’ottimo lavoro che tanti produttori sul
territorio hanno svolto negli ultimi 10
anni - dichiara Sergio Dagnino,
Direttore Generale del Gruppo Caviro.
I fattori chiave di successo nel mondo
del marchio Cesari sono: grande qualità
enologica, scrupolosa gestione dei vigneti ed efficace strategia di marketing. Il
potenziale è ancora elevato e riteniamo
che grazie alle sinergie con Dalle Vigne
questa alleanza darà a tutti i Soci ulteriori soddisfazioni».
«Ad un anno dal nostro ingresso nel segmento Superpremium con i partner
toscani di Dalle Vigne - dichiara il
Presidente di Caviro Carlo Dalmonte –
questo accordo ci consente di allargare la
gamma e rafforzare la distribuzione di
ottimi prodotti ambasciatori dell’Italia
nel mondo».
Caviro, ha raggiunto nel 2013 ricavi per
327 milioni di Euro (+15%) di cui 75
milioni all'export. Gli advisor dell’operazione sono stati Banca Sella Corporate
Finance per Caviro e One Direction
Advisory per Cesari.
C
12
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
Cantina di Monteforte: i soci
approvano il bilancio
stato approvato il bilancio d'esercizio
2012/2013 di Cantina
di Monteforte che evidenzia un
fatturato consolidato di 15,5
milioni di euro. L'azienda - 600
soci, attivi su 1300 ettari prettamente nella zona del Soave
Classico - ha infatti registrato una
crescita del +25% nella remunerazione delle uve ai soci rispetto
all'esercizio precedente.
Positivo il trend relativo all'imbottigliato, in particolare all'estero: cresce infatti il vino in
bottiglia (+5% rispetto al 2012)
ed in generale si confermano
molto buoni i trend per i
prodotti a marchio che gradualmente stanno ottenendo una
buona riconoscibilità.
Il fatturato dei vini a marchio
azienda cresce di un ulteriore 5%
rispetto allo scorso anno.
Il giro d'affari legato al mercato
domestico incide per il 20% sul
totale del fatturato, a fronte di un
80% derivante dai mercati esteri:
Gran Bretagna (60% sul fatturato
estero), Paesi Scandinavi (15%),
Germania (5%), seguiti a stretto
giro da Svizzera, Olanda,
Giappone e Stati Uniti.
E’
La vendemmia 2012 si è caratterizzata per un generale calo produttivo che non ha risparmiato
neppure Cantina di Monteforte.
Nonostante la diminuzione nelle
produzioni (-38% delle uve conferite rispetto alla vendemmia
precedente) si è riusciti ad
arginare ad un -8% il calo di fatturato.
«Quella che si è appena chiusa evidenzia Gaetano Tobin, direttore generale di Cantina di
Monteforte - sarà ricordata come
una annata complessa, caratterizzata ancora da scarsità di prodotto. Non sono mancate poi difficoltà per l'approvvigionamento
idrico, specie in zona collinare.
Tuttavia, sebbene l'aumento dei
prezzi delle uve non ci abbia
favorito rispetto ai nostri competitors, sono stati rinnovati importanti contratti di fornitura a
sottolineare come le nostre produzioni sappiano distinguersi per
un vincente rapporto tra
qualità e valore.
Non dimentichiamo poi la forte
crescita della remunerazione delle
uve dei nostri soci, un dato in
controtendenza rispetto all'andamento generale».
News
Foto di gruppo per i vincitori della
sesta edizione del Challenge Euposia,
presenti alla cerimonia di premiazione a RoccaSveva (Soave) nel corso
della manifestazione “Durello &
Friends” che ha visto le bollicine internazionali ed italiane “gemellarsi” con
quelle emergenti della Doc Lessini
Durello.
Nella foto, da sinistra, Laura Basso,
con Angelica, la quarta generazione
dei Durin - campioni del mondo 2013
14
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
-; Osvaldo Escudero della Miolo, la
cantina brasiliana; Andrea Fongaro
dela Fongaro Spumanti; Paolo
D’Agostin della Cantina di Soave;
Ugo Biasin di Cà Rovere; Beppe
Giuliano; Luciano Rappo, a.d. di
Cesarini Sforza - campione del
mondo Rosé -; Antonio Basso, Durin;
Andrea Biatta de Le Marchesine ed il
presidente del Consorzio del Durello,
Bruno Trentini.
(Foto: Consorzio del Durello)
News
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
15
News
CANTINA TERLANO PRESENTA LA SUA GRANDE
CUVÉE: “TERLANER I°”
antina Terlano é conosciuta a livello internazionale per la longevità,
la mineralitá e l'elegante struttura dei
suoi vini. Tra le particolarità principali
della cantina si
annoverano vini
bianchi invecchiati
per 30, 40 e 50 anni
che, nonostante o
addirittura grazie
alla lunga maturazione, ancora oggi
presentano straordinaria freschezza, eleganza e
complessità».
Georg Höller
è il presidente di
Cantina
Terlano.
Il team di
Cantina
Terlano ha
ritenuto
fosse arrivato il
momento
di realizzare un vino
«C
16
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
che fosse espressione dell'anima
più pura e autentica di Terlano.
«Nel Terlaner I° Grande Cuvée si
fondono le varietà Pinot Bianco,
Chardonnay e Sauvignon coltivate
nei crus Winkl, Kreuth e Vorberg
- afferma l'enologo Rudi Kofler -.
Abbiamo selezionato con cura i
vigneti più ricchi di carattere dei
nostri migliori appezzamenti».
Vini straordinari nascono solo dal
perfetto equilibrio e dalla totale
armonia tra vigneto, suolo, annata
e sensibilità dell'uomo: per questo
l'enologo lascia ai vini coltivati in
aree rigorosamente selezionate,
tempo sufficiente per raggiungere
la completa maturazione.
«La lenta maturazione in grandi
botti di rovere, il lungo riposo su
lieviti fini secondo il metodo francese “sûr lie” e il successivo anno
trascorso in bottiglia, donano al
Terlaner I° Grande Cuvée una
straordinaria struttura aromatica e
un enorme potenziale» chiarisce
Kofler. Il risultato di tutto questo
è, secondo l'enologo, “il miglior
vino Terlaner al mondo”: «Ci
siamo impegnati al massimo per
creare un grande vino, in grado di
sedurre per struttura, mineralità ed
eleganza al pari dei più famosi vini
del mondo».
Prelievi di campioni di terreno nei
tre appezzamenti del Terlaner I°
Grande Cuvée e la loro successiva
analisi hanno dimostrato la presenza di roccia subvulcanica.
Questa si è originata attraverso la
lenta solidificazione del magma
sotto la superficie e il successivo
sviluppo, nel corso di milioni di
anni, di particolari cristalli al suo
interno.
I terreni hanno un contenuto
eccezionale di silicio e sono ricchi
di polifenoli e sostanze nutritive
naturali che danno un contributo
determinante all'unicità dei vini
bianchi di Terlano.
La Grande Cuvée, che viene
imbottigliata solamente nelle
annate in cui si presentano tutte le
condizioni ideali, è stata prodotta
per la prima volta nel 2011 e presentata questo gennaio: «Di questa
annata esistono solamente 2850
bottiglie che, da marzo in avanti,
saranno presenti sulle carte dei
vini dei migliori ristoranti ed enoteche internazionali», chiarisce
Klaus Gasser, responsabile commerciale. Il Terlaner I° Grande
Cuvée sarà venduto al prezzo
consigliato di 145 euro circa.
News
VINCENT PINARD, CHÊNE MARCHAND 2011:
LA DEGUSTAZIONE
el cuore
del bacino
della
Loira, Sancerre e
Pouilly si contendono il merito di creare
i sauvignon blanc
più eleganti del
mondo.
E, negli ultimi anni,
molto è stato fatto
per mantenere vivo
questo primato,
compromesso da
un eccesso di
offerta di
media-qualità
che ha caratterizzato non
poche stagioni.
Diversi i
produttori,
piccoli e
scrupolosi,
che stanno
combattendo questa
battaglia e
stanno presentando al
mercato dei
vini davvero
N
18
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
eccezionali.
Uno di questi: Vincent Pinard, da
Bué, diciassette ettari nel cuore del
Sancerrois, condotti in maniera
organica, senza utilizzo di chimica
di sintesi, sui terreni calcarei tipici
del territorio, le “cailottes”.
Le vigne sono state piantate agli
inizi degli anni Sessanta ed hanno
una resa di 45 ettolitri/ettaro:
sovescio, vendemmia verde, raccolta rigidamente manuale, selezione
dei grappoli prima della pressatura, utilizzo moderato del legno,
con mix fra legno nuovo, da 228 a
600 litri, ed acciaio in vinificazione.
Nel caso del vino degustato, il
Chêne Marchand, proviene da
uno dei più rinomati “Lieu dit”
della denominazione, come se
fosse un Grand Cru, sul quale agiscono pochi produttori, tutti di
altissima qualità: con Vincent
Pinard, infatti, troviamo anche
Pascal Cotat e Stephane Crochet.
Il terreno è formato da piccoli e
sottili sassi calcarei bianchi, che
immagazzinano calore e lo trasmettono alla vigna, permettendo
ottime maturazioni.
L'annata 2011 è ritenuta dal produttore seconda soltanto alla
"mitica" 1976 per le condizioni
ottenute: una primavera molto
calda cui hanno fatto seguito un
luglio ed un agosto piovosi.
La vendemmia è stata anticipata al
primo di settembre per preservare
tutta la freschezza del frutto.
Giallo paglierino nel bicchiere,
con unghia tendente al verdolino,
colpisce per l'immediatezza dei
profumi e la loro eleganza: fiori di
sambuco e biancospino, nessuna
nota eccessivamente aromatica o di
pirazina, mentre sono immediate
le note più minerali e di pietra
focaia.
Bellissimo il palato, immediato,
tagliente, diretto con note aggrumate cha spaziano dal lime al
pompelmo, con un ritorno floreale, ed una spiccata mineralità in
chiusura. Diretto, elegante, di
grande persistenza, perfettamente
equilibrato, su una spalla acida che
promette una bellissima longevità,
una struttura importante eppure
di grande finezza.
Il difetto? La scarsa produzione per il Chêne Marchand si parla di
poche migliaia di bottiglie - e il
prezzo, 34 euro, che lo rendono
sin troppo esclusivo. Anche se
sono euro spesi davvero bene.
News
LE MARCHESINE: UN 2013 ALL’INSEGNA
DEI RICONOSCIMENTI
l 2013 è stato un anno eccezionale per Le Marchesine per
i numerosi
premi e riconoscimenti
ricevuti che
hanno visto
premiare l'enorme sforzo
fatto dall'azienda nella
continua ricerca della qualità.
Ancora una
volta Le
Marchesine si
confermano
come una
delle più
importanti
realtà
vitivinicole
della
I
L’ELENCO
DEI
PREMI
FRANCIACORTA DOCG
SECOLO NOVO BRUT MILLESIMATO 2007
Premiato da una giuria internazionale, quale
migliore vino italiano dell'anno e 4° a livello
internazionale
alla 6° edizione del “ Challenge Euposia”.
Alla manifestazione hanno partecipato oltre
200 aziende provenienti da tutti i continenti e
da 16 Nazioni.
Edizione Vini Plus 2014 - Guida ragionata
alle produzioni vitivinicole di qualità della
Lombardia a cura dell'Associazione Italiana
Sommelier Lombardia.
Il Secolo Novo Giovanni Biatta 2007 si classifica tra le eccellenze dei vini Top della
Lombardia, premiato con la Rosa Camuna
d'Oro per le sue caratteristiche organolettiche
e per la coerenza produttiva dell'azienda orientata alla valorizzazione del vitigno, della tipologia del vino e della specifica zona di produzione.
Touring Club, Guida ai vini buoni d’Italia:
il FRANCIACORTA BLANC DE NOIR
MILLESIMATO 2009, un Pinot Nero in purezza vinificato in bianco che conta pochi precedenti sul territorio.
Premiato con la Corona.
Gambero Rosso: Franciacorta Blanc de Noir
Millesimato 2009, viene premiato con i
“Tre Bicchieri.”
Rivista Sparckle: Franciacorta Blanc de
Noir Millesimato 2009 e Satèn vengono
premiati con le “5 Sfere”.
Guida Veronelli: segnalazione per Il Secolo
Novo Giovanni Biatta 2007
20
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
Franciacorta, dalla cui
cantina escono ogni anno
oltre 500 mila bottiglie di
diverse tipologie di bollicine che hanno conquistato i più interessanti mercati nazionali ed esteri .
Loris Biatta, patron dell'azienda, è l'artefice di questo successo che, con il
padre Giovanni , recentemente scomparso, ha
costruito negli anni a
Passirano una realtà oggi
protagonista.
Nella cantina, sistemata
sotto la sala delle degustazioni, riposano 1.200.000
bottiglie di Franciacorta,
altre 300.000 sono in un
capannone, ma in progetto c'è la realizzazione di
un' unica e moderna cantina che possa ospitare
oltre 2 milioni di bottiglie. E' questo l'obiettivo
che si è posto Loris Biatta,
il globetrotter della
Franciacorta, sempre in
giro per il mondo a far
conoscere e degustare le
bollicine lombarde.
La forza dell'azienda risiede in diversi fattori: l'accurata selezione delle
migliori barbatelle da
impiantare, l'utilizzo degli
stessi ceppi di Pinot Noir
e Chardonnay usati in
Francia e una continua
innovazione tecnologica.
Come la scelta di utilizzare le pupitre meccanizzate
(giropallets) che consentono un movimento rotatorio costante con un risul-
News
CHARDONNAY
E
PINOT NERO
Sparkling Abruzzo
Azienda Marramiero nasce agli inizi
degli anni '90 a Rosciano, (Pe). Si estende per 60 ettari e di altri 8 nel comune
di Ofena nella provincia dell'Aquila. I principali vini che escono dalla cantina, sono il
Montepulciano d'Abruzzo doc, Trebbiano
d'Abruzzo doc e Pecorino doc. e non per ultimi, due spumanti Metodo Classico dal perlage
particolarmente minuto e persistente che per le
loro caratteristiche organolettiche invogliano a
farsi bere a tutto pasto, Marramiero Brut e
Marramiero Rosé.
Il Marramiero Brut viene fatto con uve
Chardonnay e Pinot nero, coltivate su un terreno che per la sua esposizione a nord, garantisce
una produzione contenuta per pianta e, quindi,
un elevato livello qualitativo.
E poi la particolare attenzione nel controllo di
tutta la filiera, dalla scelta dei lieviti per la
rifermentazione in bottiglia al controllo
della temperatura - che permette al processo di fermentazione di prolungarsi tanto
da ottenere un perlage fine e persistente fino a quello della maturazione in bottiglia, dove lo spumante, per almeno tre
lunghi anni, a contatto con i lieviti,
acquisisce il caratteristico bouquet
ricco di complessi profumi, e matura
persistenti sapori che lo rendono
adatto per un vino a tutto pasto e
per le occasioni importanti.
Un altro piccolo fiore all'occhiello
per la famiglia Marramiero che da
sempre si adopera nella ricerca e
sperimentazione per produrre vini
di alta qualità. (e.r.)
Azienda Marramiero
Villa San Giovanni, C.da S.
Andrea 1 - Rosciano (Pe) Telefono 085.850576
[email protected]
www.marramiero.it
L’
tato finale migliore rispetto alla rotazione manuale.
Poi c'è il rapporto ultradecennale che l'azienda
ha con l'Istituto Enologico di Champagne, una
vera e propria istituzione della regione, di cui è
membro l'enologo de Le Marchesine, Jean
Pierre Valade.
La punta di diamante della produzione è il
Secolo Novo, un gioiello di pazienza e dedizione, nato da una fermentazione controllata a 17/18° con lieviti indigeni che ne
segnano il carattere, vinificato soltanto
nelle grandi annate, come quelle del
2002 e del 2005, le cui uve provengono
dalla zona più pregiata della
Franciacorta, la “de La Santissima”.
L'escursione termica delle colline
moreniche, la forte argillosità del terreno e la ventilazione dovuta alle vicine Alpi rendono queste uve uniche.
Il risultato nel bicchiere è un perlage
finissimo e persistente, cremoso. Al
naso si rivela uno sfumato e al tempo
stesso deciso profumo di lievito, di
crosta di pane, accompagnato da delicate note di mandorle, nocciole e
chiodi di garofano. La sensazione
gustativa è improntata a una piacevole
sapidità e freschezza. (Enzo Russo)
JEREZ DE LA FRONTERA
22
Euposia Dicembre 2013- Gennaio 2014
N EL C UORE
DELLA C APITALE
Jerez de La Frontera è la capitale europea del
vino 2014 e qui bisogna provare lo sherry,
senza il quale la gastronomia locale non
avrebbe lo stesso sapore e il flamenco probabilmente non suonerebbe allo stesso
modo
Testo e foto di Filippo Ciardi
Euposia Dicembre 2013 - Gennaio 2014
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REPORTAGE
LO SHERRY IN CIFRE
ZONA DI PRODUZIONE
Numero di vigneti: 2479
Etttari coltivati: 7005,39, di cui
6337 in zona Jerez Superiore
Superficie media dei vigneti: 2,83
ettari
DISTRIBUZIONE DELLA PROPRIETÀ
DEI VIGNETI
Viticoltori associati ad una delle
sette Cooperative esistenti: 42,4%
Bodegas (Cantine): 31,3%
Viticoltori indipendenti: 26,3%
PRODUZIONE PER ANNO
DELLA VENDEMMIA IN KG DI UVA
2011: 64.336.764
2012: 46.978.935
2013: 80.305.030 (dato al 17 settembre 2013, vendemmia quasi terminata)
BODEGAS ISCRITTE AL CONSIGLIO
REGOLATORE CON VINI
DENOMINAZIONE DI ORIGINE
SHERRY
Di produzione e commercializzazione: 48.
Numero di botti da 500 litri esistenti: 336.251
Di produzione per altre bodegas di
commercializzazione: 18.
Numero di botti da 500 litri esistenti: 16.778
COMMERCIALIZZAZIONE:
< Se visitate l'Andalusia ed
amate il vino é d'obbligo fermarsi a Jerez de La Frontera,
capitale europea del vino
2014, e provare lo sherry,
senza il quale la gastronomia
locale non avrebbe lo stesso
sapore e il flamenco probabilmente non suonerebbe allo
stesso modo.
E se visitate la città spagnola a
metà settembre, potreste assistere anche ad un'animata
Festa della Vendemmia, dove il
“mosto” si benedice sul sagrato
della cattedrale, ma poi la sera
si beve il vino invecchiato,
nella colorata “feria” accanto
all'Alcazar o nelle vinerie del
centro.
VENDITE IN LITRI DI VINO
PAESE
2010
2011
2012
Spagna 12.729.875 12.218.146 11.819.811
Esportazione 34.479.826 31.409.422 29.791.525 TOTALE
24
46.470.637
Euposia Dicembre 2013-Gennaio 2014
42.430.605 41.611.336 Il vino di Jerez, che quest'anno
godrà di particolare esposizione mediatica grazie al riconoscimento della Rete delle Città
Europee del vino come “capitale ”, è unico al mondo per
varie ragioni.
Intanto «È la più vecchia
denominazione d'origine di
Spagna - come racconta il
direttore del “Consiglio
Regolatore della denominazione d'origine dei vini Jerez e
Manzanilla e dell'aceto di
sherry”, César Saldaña (nella
foto qui a destra) -. Quando
nel 1933 fu pubblicata la
prima legge spagnola sul vino
già si citava l'esistenza vino
sherry. Il primo regolamento
della denominazione fu pubblicato nel 1935 dal primo
Consiglio Regolatore di
Spagna, quello di Jerez. Questa
terra ha però una cultura di
produzione del vino ben più
vecchia, probabilmente antica
di tremila anni».
La zona di produzione dello
sherry si estende lungo otto
comuni della provincia di
Cadice e uno di Siviglia «Ed è
la più meridionale d'Europa -
JEREZ
fa notare Saldaña -, godendo
caratterische climatiche speciali».
Tra queste ci sono un grande
livello di insolazione, inverni miti
ed estati molto calde, la vicinanza
all'oceano, precipitazioni significative e due venti dominanti, il
caldo “levante” e il morbido e
umido “ponente”, che si combinano per garantire una maturazione adeguata dell'uva e moderazione delle alte temperature estive. In questo contesto, precisa il
direttore «È importante la composizione fisico-chimica del terreno chiamato “tierras albarizas”,
dove sorgono i vigneti tradizionalmente designati come zona
“Sherry Superiore”. In questi uno
strato di terra superficiale secco e
compatto trattiene acqua e
sostanze nutritive nella parte più
profonda e umida, a cui attingono le radici».
Per la produzione dello sherry il
Regolamento delle denominazioni d'origine autorizza l'utilizzo di
tre varietà di uva diverse, tutte
bianche: Palomino, Pedro
Ximénez e Moscatel.
La prima è la base principale per
la produzione di tutti i vini secchi
e aceti, e la varietà predominante.
Il vino invecchia in botti di rovere americano, nelle tradizionali
“bodegas”, cantine del tutto originali. Per la maggior parte sono
ubicate nel triangolo tra Jerez,
Sanlucar de Barrameda e El
Puerto de Santa Maria e sono
fuori terra, edifici storici integrati
nel tessuto urbano. Alcune di
quelle più grandi e antiche sono
chiamate “cattedrali”, hanno
quasi tutte tetti e colonne alti,
finestroni aperti per lasciar entrare la brezza oceanica e l'umidità
Euposia Dicembre 2013 - Gennaio 2014
25
REPORTAGE
notturna col suolo cosparso di terra
bagnata.
Nelle bodegas avviene lo straordinario processo di creazione (“crianza”)
che distingue ad esempio le tipologie di vino secco, a base di uva
Palomino, ottimi come aperitivo,
per “tapear”, ma anche per accompagnare piatti principali.
Un velo di “flor”, una sorta di lievito, si forma naturalmente dentro le
botti sulla superficie del vino che
non supera i 15,5 gradi e dà origine,
alla fine dell'invecchiamento, al vino
FINO con un processo denominato
biologico o non ossidativo, perché la
flor protegge il vino sottostante dal
contatto con l'aria e con l'ossigeno.
Il fino manterrà così la struttura pallida, luminosa e ariosa iniziale,
acquisendo una serie di note aromatiche e gustative peculiari frutto dell'influenza di questo lievito.
La MANZANILLA si produce come il
fino, ma a Sanlucar di Barrameda,
“un fino mas fino” grazie alla maggior vicinanza del mare.
L'altro tipico vino sherry secco è
invece l'OLOROSO, dove aggiungendo alcool per stabilizzare il vino e
aumentando la gradazione originaria
si impedisce in partenza la formazione del velo di flor e dunque il vino
subisce un processo di invecchiamento denominato ossidativo.
L'Oloroso acquisisce sfumature progressivamente più scure, caratteristiche che incorporano aromi complessi e sapori che rimangono a lungo
sul palato.
Tra fino ed oloroso, come struttura e
aroma, sta l'AMONTILLADO, cioè il
vino iniziato a crearsi come Fino, al
quale per processo naturale o forzato
si rompe il velo di flor (in gergo “se
mata”, si uccide), e che quindi finisce l'invecchiamento in modo ossi-
26
Euposia Dicembre 2013-Gennaio 2014
JEREZ
dativo. Un caso particolare e raro è
il “PALO C ORTADO ”, un incrocio
tra Oloroso e Amontillado.
Per quanto riguarda i vini ottenuti
dalle uve Pedro Ximenez e Moscatel,
se l'invecchiamento è simile agli
sherry secchi, la vinificazione ha in
questo caso l'obiettivo di produrre
un vino con il massimo contenuto
di zucchero.
Queste varietà sono soggette alla tecnica del “soleo”: per diversi giorni,
le uve raccolte vengono essiccate al
sole.
Dopo la spremitura il vino, a causa
della elevata concentrazione di zuccheri, inizia molto lentamente la fermentazione, che viene arrestata dal
vinificatore aggiungendo spirito di
vino, in modo che solo una piccola
parte dello zucchero venga trasformato in alcool. Questi vini sono da
meditazione o da dessert, ma sono
ampiamente utilizzati anche per
mescolarli con vini secchi ottenuti
dalla fermentazione completa, per
ottenere vini con diversi livelli di
dolcezza finali, come ad esempio il
“C REAM ” o “O LOROSO D ULCE ”,
che si ottiene mischiando l'Oloroso
(secco) con il Pedro Ximénez.
L'invecchiamento è unico al mondo
anche perché non funziona per
annate di raccolto, ma con il sistema
del travaso tra botti “criaderas” e
“soleras”.
Quest’ ultime sono generalmente
disposte in una fila vicina al suolo, e
le prime sopra di esse. Il vino viene
imbottigliato, generalmente più
volte ogni anno, dalle soleras, quelle
con il vino più vecchio, dove in
alcune addirittura resistono parti
risalenti al 1700 o 1800.
Questo è possibile perché di ogni
solera si imbottiglia solo una mini-
ma parte del contenuto, un quarto o
un terzo, e la botte si riempie con la
stessa parte estratta da una prima
criadera, generalmente contenente
vino più giovane di un anno, in cui
si versa la stessa quantità prelevata
dalla seconda criadera, con vino
ancora un po' più giovane, e così via
fino alla possibilità di avere cinque o
più criaderas per ogni solera, e vino
comunque già invecchiato alcuni
anni che si versa nell'ultima criadera, da cui si iniziano i travasi.
Per stabilire l'età di un vino imbottigliato gli enologi fanno una media
ponderata tra queste quantità ed età
derivanti dalle botti.
Tre anni è la minima per essere posti
in commercio con denominazione
sherry, secondo il regolamento.
Sette o otto anni è generalmente
l'età massima di un Fino di qualità
superiore, perché la flor non resiste
per più tempo, mentre altri vini di
alta qualità creati con invecchiamento ossidativo possono avere un'età
certificata dai 12 ai 15 anni, fino ad
arrivare a vini speciali, certificati
come “V.O.S.”, di più di 20 anni, o
“V.O.R.S.”, di più di 30 anni.
Tradizionalmente, il godimento di
questi vini rari prodotti in piccole
quantità era riservato ai membri
delle famiglie proprietarie delle cantine, dipendenti di fiducia o personaggi importanti in visita, e le botti
sono ancora oggi conservate in stanze dette “sacrestie”.
A parte questi casi di consumo privilegiato, un'altra particolarità del
vino sherry è sempre stata la sua
ampia diffusione, tra una distribuzione da sempre internazionale e
una fruizione popolare legata alla
cultura locale.
Fin dal 1700 alcune famiglie spa-
Euposia Dicembre 2013- Gennaio 2014
27
gnole crearono le loro imprese
vinicole con la collaborazione di
enologi o commercianti stranieri,
soprattutto anglosassoni, a volte
addirittura fondatori di proprie
aziende.
Per questo ancora oggi alcuni marchi conservano una doppia denominazione anglo-ispanica, o hanno
un nome inglese. Già dal secolo
XVIII lo sherry era un vino esportato in gran parte del mondo come
oggi.
«In realtà già da secoli prima - specifica il direttore del Consiglio
Regolatore - da quando cioè i vinificatori locali iniziarono ad aggiungere al vino una certa quantità di
alcool, che avevano imparato a
distillare dagli arabi, e che facilitava già in passato la stabilizzazione e
la conservazione durante i viaggi,
oltre a determinare differenti tipi
di vino risultanti alla fine dell'invecchiamento, a seconda della gradazione alcoolica».
28
Euposia Dicembre 2013-Gennaio 2014
Alcuni grandi marchi hanno resistito al passare del tempo, ma
attualmente solo alcune famiglie
restano a capo di alcune cantine
storiche, mentre altre sono state
acquisite da gruppi multinazionali
che fanno profitti anche da attività
diverse.
Ad essersi conservato, e riattivato
in forme moderne, è anche il tipo
di consumo locale del vino, legato
alla cultura andalusa.
Lo sherry infatti, che pur si trova
in tutti i ristoranti della zona di
Jerez, in questa città ha anche un
luogo molto popolare riservato
specificamente alla sua degustazione, i “tabancos”, cioè le vecchie
vinerie un tempo frequentate solo
dagli uomini, denominazione che
deriva da “taberna” ed “estanco”
(tabaccheria).
Antonio Ramirez, gestore da qualche anno del più vecchio tabanco
di Jerez, “El Pasaje”, aperto nel
1925, racconta che «I tabancos
adesso sono frequentati da tutti,
servono una varietà di “tapas” ed
anche birra e altre bevande, ma lo
sherry resta il protagonista.
Si mesce direttamente dalle botti,
riempite di vino che compriamo in
damigiane dalle bodegas. Per questo è anche economico, il prezzo va
da uno a un'euro e mezzo a bicchiere».
Sono anche i turisti che hanno
fatto rinascere i tabancos di Jerez,
ed alcuni di questi si sono riuniti
nel circuito “Tabancora”, per poter
promuovere una visita in centro da
uno all'altro.
In questi locali è tornato anche il
flamenco, voce e chitarra spesso
senza amplificazione, come una
volta, proposto da artisti professionisti ma anche da puri appassionati. Lo sherry è infatti un vino che
da sempre ha accompagnato il sorgere e lo svilupparsi in modo spontaneo del “cante”, che gli avventori
dei bar locali iniziavano ad intonare “a golpe”, cioè
battendo a tempo (“a compas”) le dita e le nocche
della mano sul bancone o sui tavoli mentre sorseggiavano un bicchiere di vino, magari alla fine di
una dura giornata di lavoro nei campi o in una fornace, o proprio in una bodega.
Ad una intensa ricerca sul connubio tra vino e
musica si sta dedicando attivamente José María
Castaño, conduttore del programma di Radio
Onda Jerez “Los Caminos del Cante”, che propone
la “Flamenco & Sherry Experience”, degli eventi
che abbinano le degustazioni dei vari tipi di sherry
ai vari stili (palos) del flamenco.
Se lo sherry si può dunque degustare in tutto il
mondo e anche in Italia, nonostante il nostro sia un
mercato residuale per le cantine jerezane, l'invito è
quello a visitare Jerez, una città unica anche come
esempio di integrazione tra la cultura ispanica,
araba e gitana.
Solo qui si può sentire il caratteristico odore persistente di vino passeggiando al lato di una bodega in
centro, visitarne una per conoscerne i segreti, o bere
un bicchiere in un tabanco venendo coinvolti in
una “bulería”, lo stile jerezano e più festaiolo del
flamenco. >
Euposia Dicembre 2013- Gennaio 2014
29
I TOP
VINI DI JEREZ:
PLAYER DEL MERCATO
alutare tutti i marchi e le
tipologie di vini di Jerez
non é facile, per le infinite
varianti di sherry che propongono
le diverse bodegas, ma in base a
quelle visitate possiamo dare qualche coordinata per orientarsi.
Di cantine ne esistono di tutti i
tipi, dalle piú grandi, che occupano un intero quartiere e che sono
riuscite ad imporsi anche per un
marchio riconoscibile, a quelle piú
piccole e artigianali che solo i piú
attenti visitano e sanno apprezzare.
Tra le prime si puó citare
GONZÁLEZ BYASS, fondata nel
1835 da MANUEL MARÍA
GONZALEZ ANGEL, poi associatosi
con il proprio agente inglese
ROBERT BLAKE BYASS, e ora in
mano ai discendenti della famiglia
González. Oggi é tra le più note,
dedicata anche ad altri tipi di vini
oltre allo sherry, ma conosciuta
soprattutto grazie al vino Fino
con denominazione TIO PEPE, il
primo marchio registrato in
Spagna.
Dal 1935 é rappresentato da
un'immagine stilizzata creata da
LUIZ PÉREZ SOLERO, che raffigura
una bottiglia di vino vestita con
un cappello e una giacca andalusa
e una chitarra al lato, e che oggi
campeggia come gigantografia
ovunque a Jerez e dintorni, addirittura accanto alle silhouette dei
tori di metallo lungo alcune
superstrade.
Ma ad essere pioniera in fatto di
V
30
marchi fu anche SANDEMAN, creata nel 1790 a Londra da un giovane imprenditore e commerciante
scozzese e famosa anche per il
vino Porto, dal 2002 passata a far
parte di Sogrape, una importante
compagnia di vini portoghese,
dedicata quasi esclusivamente
all'esportazione, ad esempio del
popolare SHERRY MEDIUM DRY.
Sandeman fu la prima impresa a
marchiare le botti e tra le prime
ad etichettare le bottiglie e a pubblicizzare i propri vini, arrivando
ad inventare una delle prime
immagini marchio al mondo, il
“DON”, disegnato nel 1928 da
GEORGE MASSIOT BROWN, una
figura nera di un uomo avvolto
nel tipico mantello (“capa negra”)
portoghese e con il tipico cappello
(“sombrero”) spagnolo, con cui
vestono ancor’oggi anche le guide
durante le visite.
Altro grande gruppo è quello della
famiglia ESTEVEZ, successori di
un'altra compagnia creata nel
1809, controllata al 100% dal
1984, e che hanno acquisito via
via altri marchi storici.
Tra questi hanno comprato nel
1999 la bodega VALDESPINO, fondata ufficialmente nel 1875, ma la
cui attività vinicola, documentata
dal 1430, sembra derivare dai possedimenti della famiglia di un
capitano dell'esercito di riconquista dell'Andalusia che, scacciati i
mori da Jerez nel 1264, ricevette
dei terreni come ricompensa dal
re Alfonso X di Castiglia “il
Euposia Dicembre 2013-Gennaio 2014
saggio”.
Di strada da allora questo marchio ne ha fatta molta, fino al
riconoscimento negli scorsi mesi
ricevuto da “The Wine
Advocate”, che ha dato un punteggio straordinario ad alcuni vini
del marchio Valdespino, tra cui
spiccano i 100 punti per il
MOSCATEL VIEJÍSIMO TONELES,
99 per l'AMONTILLADO VORS
COLISEO e il PALO CORTADO
VORS CARDENAL, e 98 per il
PEDRO XIMÉNEZ NIÑOS .
Il gruppo Estevez vanta anche
probabilmente la proprietà della
maggior estensione di vigneti propri di Jerez e tra questi la vigna
“Macharnudo” dalla quale ad
esempio ottiene vini denominati
“single vineyard”, con uve provenienti ovviamente dallo stesso
vigneto, come il Fino Inocente o
l'amontillado Tio Diego.
Oltre però alle grandi bodegas e ai
premi e riconoscimenti ufficiali, a
Jerez spicca però anche la qualità
di vini prodotti da cantine che
ancora lavorano in modo totalmente artigianale e producono
piccole quantità, come ad esempio la bodega MAESTRO SIERRA, la
cui bodeguera MARÍA DEL
CARMEN BORREGO PLÁ é anche
una importante storica.
La cantina rifornisce il TABANCO
EL PASAJE, ad esempio con un
Oloroso Viejo di almeno 15 anni
e ed ha alcuni vini rari tra cui un
Amontillado Viejo iniziato a produrre in botti marchiate 1830,
JEREZ
Le foto di questo servizio:
alle pagine 22-23 (e a pag.
24): un vigneto in "tierra albariza" della bodega Hidalgo La
Gitana, tra Jerez e Sanlucar de
Barrameda;
a pagina 25: César Saldaña,
direttore del Consiglio
Regolatore dello sherry di
Jerez;
a pagina 26: botti di vino Fino
"La Janda" della bodega Alvaro
Domeq, con il velo di flor;
a pagina 28: José Antonio
Barba e Miguel Gutiérrez al
vigneto Hidalgo La Gitana;
a pagina 29: il barista Miguel
Dominguez e il flamenco al
tabanco El Pasaje di Jerez
a pag. 29: il barista Miguel
Dominguez, il gestore Antonio
Ramirez e il flamenco al tabanco El Pasaje di Jerez
anno di fondazione della cantina.
A dedicarsi a comprare il mosto di maggior qualità
di Jerez per invecchiarlo e creare ottimi vini in piccole quantitá é la bodega ALVARO DOMEQ, che ha
acquisito nel 1999 una delle più antiche cantine,
quella di PILAR ARANDA.
Anche se dal 2007, grazie all'entrata nell'azionariato
della società Inveravante, la bodega ha iniziato a
vendere anche altri tipi di vino, Alvaro Domeq continua a creare vini sherry già di alta qualità nella
gamma standard, oltre ad esempio a rari vini
Oloroso e Pedro Ximenez classificati come VORS, e
un fortissimo aceto, derivanti da produzioni iniziate
addirittura nel 1730.
Per quanto riguarda la Manzanilla, la variante del
vino Fino che si produce a Sanlucar di Barrameda,
si puó citare la bodega HIDALGO LA GITANA, fondata nel 1792 e ancora oggi posseduta totalmente
dalla famiglia Hidalgo.
La cantina adotta ancora metodi tradizionali e possiede alcuni dei vigneti di terra albariza in posizione
piú alta del territorio, che quindi godono dell'influsso del mare necessario per qualificare questo tipo di
vino, commercializzato con la denominazione La
Gitana e anche nella variante MANZANILLA PASADA
proveniente da un solo vigneto, insieme a una
gamma completa di vini sherry.
Alcune bodegas producono e vendono anche brandy
di Jerez, anch'esso invecchiato secondo il sistema di
botti criaderas e soleras, e per cantine come
SÁNCHEZ ROMATE la produzione di brandy costituisce la principale attività, rivolta soprattutto all'estero
ma rimanendo comunque questa una delle poche
cantine in mano a proprietari locali, alcune famiglie
jerezane.
Il brandy creato dai Sanchez Romate nel 1887 per
uso familiare è quello che poi é diventato l'apprezzato CARDENAL MENDOZA, creato attraverso ben 8
criaderas e 1 solera, esportato in tutto il mondo
nelle versioni Clásico, vecchio almeno 15 anni,
CARTA REAL, di 30 anni, e non plus ultra, di 50
anni.
Un consiglio, chiedete alle bodegas di servirvi qualche stuzzichino o tapa se prevedete di degustare di
seguito molti bicchieri durante una visita, specialmente in pieno agosto, altrimenti prima o poi a
girare sará anche la vostra testa, data l'alta gradazione e il carattere di questi vini.
Alcune delle stesse cantine avendo adottato una
politica di responsabilitá raccomandano un consumo moderato di vino, perché possa essere un piacere, ed evitare di finire come qualche locale o turista
imprudente che si puó incontrare passeggiando per
Jerez in evidente stato di “borrachera” (ubriacatura).
Euposia Dicembre 2013- Gennaio 2014
31
L A M AGNIFICA
A NNATA
Una delle più fresche stagioni degli ultimi quarant’anni, la prima con l’indicazione
Docg: debutta un millesimo che farà strada
per l’Amarone che si conferma campione dei
mercati e che pensa a proteggere sempre di
più le proprie caratteristiche uniche
32
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
ANTEPRIMA AMARONE DOCG 2010
Euposia
Dicembre- Gennaio 2014
33
DEGUSTAZIONE
I NUMERI
• Il Consorzio Tutela Vini Valpolicella
assomma 2.246 aziende che vivono e
lavorano
su 30mila ettari e in 19 aree amministrative
• Sono 1.495 le aziende agricole produttrici di uva per Amarone e Recioto della
Valpolicella; 272 le aziende imbottigliatrici
di cui 213 che trasformano
• Sono 60 i milioni di bottiglie prodotte,
pari ad un controvalore di 350 milioni di
euro
• La produzione di vino rosso a denominazione nel Veneto si attesta attorno al
milione e trecentomila ettolitri e i vini della
Valpolicella ne rappresentano il 37%
< L’Anteprima Amarone
• Nel 2013 gli ettari coltivati sono 7288
• I vitigni autoctoni della Valpolicella rappresentano il 95% sul totale dei vigneti
impiantati
• La maggioranza dei vigneti si trova ad
una quota tra 100 e 300 mt sul livello del
mare
• Nel 2013 sono stati messi in appassimento 299mila quintali di uva per la
produzione di Amarone e Recioto della
Valpolicella
• Nel 2013 è stato imbottigliato un quantitativo di Amarone della Valpolicella pari a
13,4 milioni di bottiglie • Nel 2013 si è stabilizzato il numero di
bottiglie di Amarone e si è incrementato il
prezzo delle uve e del vino prodotti. Il
prezzo delle uve da destinare alla produzione di Amarone è di circa 2,5 euro per
chilo
34
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
2010, la prima come Docg,
ha aperto la stagione 2014
dei grandi appuntamenti
internazionali del vino ed
ha costituito l’occasione per
evidenziare non poche novità: la conferma del tetto alla
produzione, 299mila quintali in appassimento ed una
produzione che si blocca
poco sotto la soglia dei 14
milioni di bottiglie; l’avvio
di un nuovo marchio registrato e tutelato nel mondo
per combattere la contraffazione; la continuazione dell’azione verso la piena sostenibilità; la puntualizzazione
sui limiti dimensionali della
Denominazione (sono e
restano quelli del 1968) ed
una risposta chiara e convincente alla tenzone pianura/collina, tema complesso
in un territorio che unico
non è, fatto di almeno cinque realtà diverse, con
quote produttive che vanno
dai 100 ai 600 metri.
Ma soprattutto ha parlato
l’Amarone 2010, figlio di
una stagione più fresca e
piovosa, che ha interrotto
un ciclo perennemente
caldo (negli ultimi 40 anni
la temperatura media è cresciuta di 1,8 gradi ed il
ciclo vegetativo si è accorciato di una dozzina di
giorni) e ha cambiato il
profilo del “Big red One”.
Queste alcune brevi note
dell’enologo Daniele
Accordini a corredo della
degustazione: «La primavera
2010 è stata molto fredda,
con partenza in ritardo di
10 giorni; l’elevata piovosità
ha provocato una elevata
vigoria vegetativa con
abbondante sviluppo di
grappoli ma molto spargoli,
quindi adatti all’appassimento.
La maturazione è avvenuta
con picchi di caldo intervallati a repentini picchi di
AMARONE DOCG 2010
freddo e questa continua alternanza ha avuto effetti estremamente positivi sulla ricchezza del
vino successivo.
Non ci sono state grandinate e
nemmeno scottature sui grappoli
che sono arrivati così nelle
migliori condizioni in cantina.
L’invaiatura è avvenuta in ritardo
rispetto alla vendemmia 2009,
ma in media rispetto agli ultimi
20 anni.
L’andamento molto piovoso ha
evidenziato il valore della viticoltura di collina con un’annata
caratterizzata da un accumulo
zuccherino ridotto e da acidità
più sostenute.
La quantità finale di uva raccolta
è da considerarsi nella norma. Al
termine dell’appassimento le uve
hanno raggiunto un calo di oltre
il 36% per l’Amarone e del 41%
per il Recioto (in Gennaio), con
valori potenziali in alcol attorno
ai 15.50° e un’ottima sanità delle
uve.
Dopo un primo periodo di macerazione a freddo le fermentazioni
sono state lente ma regolari, con
residui zuccherini inferiori rispetto alle annate precedenti.
Le acidità totali elevate e i pH
più bassi hanno permesso l’innesco spontaneo della fermentazione malolattica completa nella
maggior parte dei vini».
Spazio ora alla degustazione: 58
le cantine presenti a fronte di
poco più di duecento produttori
“verticali”, 61 campioni in degustazione, 35 dei quali da botte ed
anche questo è un buon segno,
un’attenzione ancora maggiore
dei produttori a non imbottigliare
troppo in fretta, ma aspettando i
giusti tempi rispettando il vino.
La degustazione - come sempre si è svolta alla cieca.
***
ACCORDINI STEFANO
Acinatico.
Ottimo impatto olfattivo, con
ciliegia matura e note speziate.
Palato abbastanza pieno che
riprende frutto, bel finale alcolico
ALDRIGHETTI
Dalla più antica cantina della
Valpolicella, fondata nel 1818.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
35
DEGUSTAZIONE
AMARONE DOCG 2010
IL NUOVO LOGO
Protezione world wide
per la Valpolicella
ra il 9 novembre 1924 quando per
la prima volta si pensò ad organizzare i produttori in un «Consorzio
per la difesa dei vini tipici della
Valpolicella».
A 90 anni di distanza sono cambiati l’area
di produzione, l’articolazione della filiera
e il mercato. Tutto ciò richiede
al Consorzio nuove competenze e professionalità. In
quest’ottica si è reso
necessario
ricercare una nuova
immagine identificativa
dei concetti di territorio,
uva, prodotto, lavoro e
tradizione: un nuovo marchio che rappresenti la filiera e
sia espressione di innovazione ed
efficacia nel tempo.
Il marchio, registrato a livello comunitario, verrà utilizzato nell’ambito della promozione, diffusione, conoscenza e valorizzazione dei vini Valpolicella e della loro
tutela. La registrazione comunitaria
protegge unitariamente il marchio in tutti
i paesi dell'Unione Europea e gode di
piena protezione a partire già dall’anno in
corso.
Il Consorzio vanta:
• Il diritto esclusivo sul marchio in tutto
il territorio dell’Unione Europea con
durata decennale e possibilità indefinita
di rinnovo.
• La possibilità di concedere in licenza il
marchio ai propri consorziati con modalità predeterminate. Il nuovo marchio e la
sua tutela si aggiungono a quelli collettivi, afferenti alle quattro Dop, già da
anni salvaguardati in collaborazione con
la Camera di Commercio di Verona.
E
36
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
Penalizzato da un olfatto non
perfettamente evoluto, presenta
al palato una impronta alcolica
importante con note balsamiche
sul finale. Chiede ancora tempo
per poter esprimersi al meglio.
ALBINO ARMANI
CUSLANUS (PROVA DI BOTTE)
Sarà in commercio dal dicembre
2015, ma già oggi è importante
all’olfatto, floreale e balsamico. Il palato chiede più
tempo, con sensazioni più
erbacee e di the, con
finale minerale.
ALBINO ARMANI
ALBINO ARMANI
(PROVA DI BOTTE)
Sarà sul mercato a maggio
2015, ma ha una bell'impronta, un bel profilo al naso e un
interessante palato con frutta
sotto spirito ed un finale erbaceo molto gradevole.
Convincente.
BENEDETTI CORTE ANTICA
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile da ottobre. Chiede
ancora tempo per poter esprimersi al meglio.
BERTANI
VILLA ARVEDI, VALPANTENA
Ottimo olfatto, ricco anche al
palato. Note maschie di cuoio e
tabacco, gradevolmente fumè.
Superiore.
BOLLA
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile dal giugno 2015.
Ha un primo impatto al naso
un po’ scontroso, chiede tempo
per far emergere i suoi profumi,
ma poi è un tripudio di belle
note fruttate di marasca; palato
importante, fruttato, con finale
sapido e bella acidità.
BOTTEGA
L’Amarone di questi vignaioli
trevigiani è già disponibile sul
mercato. Ha un’impronta erbacea interessante, geranio,the,
note balsamiche al finire del
palato. Pronto e assai bevibile.
BUGLIONI
(PROVA DI BOTTE)
Un buon prodotto che sarà
disponibile dal settembre 2016,
che però ha già un bell'equilibrio.
CÀ DEI FRATI
(PROVA DI BOTTE)
Sarà disponibile nel settembre
2015. Grande attenzione e pulizia emergono da questo assaggio. In primo piano le note più
speziate, all’olfatto come al palato.
CÀ LA BIONDA
VIGNETI DI RAVAZZOL
Disponibile da settembre.
Equilibrato, interessante, con
un finale di ciliegia croccante.
CÀ RUGATE
E’ già sul mercato e palesa già il
suo carattere. Note balsamiche
marcate, molto coerente, di bell'impronta, frutta, ciliegia e
mora, molto fresco.
CANTINA DI SOAVE
(PROVA DI BOTTE)
Il market maker della denominazione continua a prendere
premi internazionali con questo
Amarone che sarà disponibile
soltanto alla fine del 2016. Ma
già ora piace; ciliegia, prugna e
mora, palato di bella acidità,
ancora tanta frutta e bella croccante. Molto buono.
CANTINA DI VALPANTENA
TORRE DEL FALASCO
(PROVA DI BOTTE)
Ciliegia durona, bel palato con
finale balsamico e di spezie
dolci, tabacco, interessante
CANTINA VALPOLICELLA
DOMINI VENETI
Giocato molto sulla finezza e l’eleganza, gradevole ed invitante.
Finale di pepe bianco
CESARI
Disponibile dal prossimo marzo.
Palato corretto, finale leggero,
pulito, senza eccessi con note
fruttate in evidenza.
CORTE ADAMI
Già in vendita sul mercato, è corretto, senza errori, ma non riesce
ad appassionare. Scolastico, nel
finale tornano frutta e spezie
CORTE ARCHI
GLI ARCHI
Da Valgatara, area di Marano,
arriva questo Amarone potente,
ricco, che richiederebbe ancora
un po' di affinamento, le note
fruttate sono ancora un po’ troppo verdi. Ma ha un grande potenziale e lo dimostra.
CORTE FIOGARETTO
BROLO DEL SIGARETTO
Siamo in Valpantena. Profumi
marcati di ciliegia e sciroppo;
palato coerente, abbastanza
pieno, in evoluzione
CORTE RUGOLIN
(PROVA DI BOTTE)
Assai interessante, con belle note
fruttate, palato ricco, fresco, con
finale di ciliegie e spezie, gradevole nota di tabacco dolce
CORTE SAN BENEDETTO
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile dal gennaio 2016.
Note di the, frutta, spezie dolci,
molto gradevole.
CORTE SANT’ALDA
(PROVA DI BOTTE)
Marinella Camerani presenta un
Amarone equilibrato, con belle
note fruttate, una vena minerale
spiccata e un’immagine complessiva di assoluta qualità. Come
oramai tradizione per la maison
di Mezzane.
DAL BOSCO GIULIETTA
(PROVA DI BOTTE)
Bisognerà attendere sino alla fine
del 2017 per questo Amarone che
oggi si presenta abbastanza leggero, con dei bei sentori di frutta:
ciliegia, mora e lampone tanto al
naso che al palato, un bel finale
speziato e minerale. Una promessa da cogliere fra diversi mesi.
Intanto, segnatelo in taccuino
DAMOLI BRUNO
CHECCO
(PROVA DI BOTTE)
Positivo, interessante, forse il
finale scappa via troppo velocemente, ma nel complesso piace.
Disponibile dal prossimo anno.
FALEZZE
Profumo pieno, palato con note
più fini, finale balsamico e speziato
FASOLI GINO
(PROVA DI BOTTE)
Non presenta emozioni particolari, sta nella media, senza strappi.
FLATIO
(PROVA DI BOTTE)
Forte, con grande impatto di glicerina che apporta sensazioni di
calore e dolcezza. Finale fruttato
di confettura. Sarà disponibile
dall’ottobre del 2016 ed è un
altro Amarone da segnarsi.
GAMBA
CAMPEDEL
(PROVA DI BOTTE)
Anche in questo caso, un
Amarone che non esce da un
binario abbastanza convenzionale.
Nulla di rimarchevole o riprovevole.
GUERRIERI RIZZARDI
VILLA RIZZARDI
(PROVA DI BOTTE)
Euposia
Dicembre-Gennaio 2014
37
Impatto olfattivo non eccezionale
che poi vira sul fruttato. Palato
abbastanza ordinario. Sarà disponinìbile dal prossimo anno.
LA COLLINA DEI CILIEGI
All’olfatto si evidenziano note di
frutta matura, molto succosa. Il
palato è pieno, vivo, con profonde
note speziate e di confettura.
Finale lungo che si fa ricordare a
lungo. Un altro da ricordare.
LA DAMA
(PROVA DI BOTTE)
Sarà disponibile dal prossimo
anno, ma già ora presenta belle
note fruttate al naso ed al palato
che è molto coerente, fresco ed
interessante, finale di tabacco e
cacao dolce
LATIUM
CAMPO LEON
(PROVA DI BOTTE)
Questo Amarone di Illasi, disponibile sin dal prossimo Vinitaly, presenta un ottimo naso; al palato
the, erbe officinali, gradevole,
molto interessante e piacevole
LE MAROGNOLE
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile dal prossimo dicem-
38
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
bre. Ottimo, molto piacevole sia al
naso che in bocca, note di mora,
frutta e confettura, finale che vira
in una nota di dolcezza
MANARA
CORTE MANARA
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile da dicembre. Ha già
un bell’impatto complessivo, finale
di pepe. Molto convincente e interessante.
MASSIMAGO
Rispetto alle annate precedenti,
questo Amarone appare un po’
troppo “nelle righe”, come se avesse rinunciato ad un pizzico di personalità. Da riprovare, perché il
brand merita.
MONTE DEL FRÀ
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile dalla fine di quest’anno, questo Amarone sebbene non
sia il cru di casa – lo Scarnocchio –
si presenta con tutte le carte in
regola per ben figurare. Frutta
croccante e possente, spezie in perfetto equilibrio. Finale lungo e
molto invitante.
MONTE ZOVO
(PROVA DI BOTTE)
Molto interessante, con un bell’impatto olfattivo ed un palato
coerente ed appagante.
MONTECARIANO
(PROVA DI BOTTE)
Una piccola produzione, 5mila
bottiglie appena, ma molto intrigante. E se anche all’olfatto non
appare un Amarone “esplosivo” il
palato è elegante e appagante
MONTECI
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile dalla primavera 2015.
Olfatto ricco, palato ampio con
note finale di cuoio e tabacco, prugna
GIACOMO MONTRESOR
CAPITEL DELLA CROSARA
(PROVA DI BOTTE)
Note più tostate al palato, spezie
dolci, finale di cacao. Una interpretazione molto “classica”, senza
uscire dagli schemi.
NOVAIA
CORTE VAONA
(PROVA DI BOTTE)
Un Amarone disponibile dalla
prossima estate che, come tradizione, fa sempre bella figura. La zona
di produzione è Marano e questo è
AMARONE DOCG 2010
un vino pieno, completo, intrigante al palato con una bella acidità e note balsamiche sul finale.
PASQUA
FAMIGLIA PASQUA
Amarone d’impostazione classica,
con una bella acidità vibrante,
note fruttate e speziate. Una lettura di questo vino molto tradizionale e già disponibile sul mercato.
PASQUA
TERRE DI CARIANO
Non ancora disponibile. Qui
Pasqua ha spinto di più ed ha
puntato ad un prodotto dalla personalità più spiccata con note
fruttate e balsamiche all’olfatto;
con un palato speziato, con una
acidità che promette una longevità interessante.
RECCHIA
Pieno, di corpo interessante, con
belle note fruttate al palato
SAN CASSIANO
Questo Amarone di Mezzane si
presenta con note di frutta piena
al palato, ciliegia sotto spirito,
quindi un’impronta alcolica
importante, ed un finale aggraziato e speziato
SAN FELICE
Nella media, non si è cercato di
andare oltre, si è preferita una lettura classica.
SANTA SOFIA
ANNICHELLO
Si è puntato ad un Amarone che
rompesse con gli eccessi – di
corpo, di zuccheri, di alcolicità –
del passato; una lettura questa
favorita dall’annata che ha portato
ad un vino ricco di profumi e
appagante al palato. Di bella stoffa. Missione compiuta.
SANTI
(PROVA DI BOTTE)
Un Amarone di Illasi che sarà
disponibile a giugno del prossimo
anno. Già ora è ricco di note e
profumi di frutta rossa, di marasca, mora e prugna. Palato coerente con la bella impressione olfattiva. Assai interessante.
SARTORI
CORTE BRA (PROVA DI BOTTE)
Disponibile sul mercato dal prossimo autunno. Ancora un po'
acerbo, specie al palato. Merita
più tempo.
I SCRIANI
(PROVA DI BOTTE)
Disponibile dalla prossima estate.
Palato pieno, ampio, di bella profondità, note fruttate sul finale di
ciliegia e mora, assai interessante
SECONDO MARCO
(PROVA DI BOTTE)
Marco Speri continua a produrre
Amarone di bella fattura e qualità.
Il millesimo 2010 sarà disponibile
a luglio del 2015 ed è un altro di
quelli da segnarsi sul taccuino.
TENUTA CHICCHERI
(PROVA DI BOTTE)
Olfatto dove sono preminenti le
note più speziate, mentre al palato
tornano le note fruttate. Questo
Amarone di Tregnago sarà disponibile nella prossima primavera ed
è invitante alla beva.
TENUTA VIGNEGA
(PROVA DI BOTTE)
Da coltivazione biologica.
Bell’olfatto, palato più leggero
dove tornano note di cipria e
finale balsamico.
TERRE DI LEONE
IL RE PAZZO
Federico Pellizzari ci stupisce nuovamente con un Amarone di gran
classe, con un bellissimo impatto
olfattivo ed un palato pieno,
ampio e coerente.
TEZZA
CORTE MAJOLI, VALPANTENA
Bene il naso, palato con finale di
liquirizia, molto invitante
TINAZZI
LA BASTIA
Interessante, con un bell’equilibrio fra olfatto e palato
TINAZZI
TENUTA VALLESELLE
Tannini croccanti, finale di frutta
con tabacco e cuoio, a compensare un olfatto non molto performante
VALENTINA CUBI
MORAR (PROVA DI BOTTE)
Disponibile dall’aprile 2015, con
un olfatto elegante, con note fruttate e gradevolmente speziato. Il
palato è coerente.
VIVIANI
(PROVA DI BOTTE)
Interessante, con belle note fruttate, finale di ciliegia. Sarà disponibile a dicembre 2014.
ZANINI PIETRO
ZOVO
Colline di Quinzano, a dieci
minuti da piazza Bra, probabilmente il vigneto più “veronese”
che c’è di Amarone. 6 ettari e
mezzo di vigneto, meno di 5mila
bottiglie. Sarà disponibile dal
prossimo novembre. Olfatto
importante, con belle note di
frutta rossa e confettura; palato
ricco, corposo eppure invitante
alla beva.
ZONIN
Il colosso di Gambellara ha avuto
sin dal secondo dopoguerra una
presenza importante in
Valpolicella; la tradizione continua con questo Amarone che sebbene rappresenti un block-buster
presenta delle caratteristiche assai
interessanti: corretto al naso, con
le tradizionali note fruttate e speziate, un palato fine ed elegante,
finale non molto persistente. >
Euposia Dicembre- Gennaio 2014
39
DIECI INCREDIBILI,
IMPERDIBILI,
BOLLICINE CALABRESI
Tenute Ferrocinto, Librandi, iGreco, Statti,
Santa Venere, e Serracavallo: ecco i produttori
della Enotria Tellus che si sono lanciati
nella produzione di metodo classico.
Con grandissimi risultati
< Una regione quasi rassegnata nel vedersi letta soltanto in negativo; un senso di lontananza che non è
esclusivamente geografico; una lotta senza tempo
contro mille fattori, locali e non, che ne hanno condizionato lo sviluppo; un territorio, ed una storia,
assolutamente magnifici che rappresentano la più
solida certezza di un futuro di crescita possibile e
nemmeno troppo lontano.
Che la Calabria non sia soltanto quanto riportano le
cronache è ovvio; che ci sia la voglia di fare, di uscire dai luoghi comuni è altrettanto palese: Euposia
ha incontrato questa Calabria "migliore" che non
vuole rassegnarsi, che vede e comprende le sue
potenzialità, riconosce le sue capacità e senza tanti
vittimismi si rimbocca le maniche e fa sistema.
Fa, non prova a fare.
Questa Calabria - appunto - del "fare" è posta a
40
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
quadrato di sei eccezionali brand dell'enologia
nazionale - Ferrocinto, Librandi, iGreco,
Serracavallo, Statti e Santa Venere - e si basa sull'intuizione dell'Ais di Catanzaro che, a fronte ad una
nuova generazione di vini calabresi, ha visto un percorso per condividere questo patrimonio e valorizzarlo.
La nuova generazione di "Enotria Tellus" - qui, coi
Greci, è nata l'enologia italiana - è fatta di "bollicine" e delle più nobili: quelle elaborate col metodo
classico, prodotte in larga parte da vitigni autoctoni
(la grande arma vincente del vino italiano), da vigne
che dal fronte mare salgono sino a mille200 metri
di quota.
Vini che tutti gli studi indicano in forte crescita nei
consumi mondiali, che rappresentano l'eccellenza
produttiva e sono una sorta di “promozione sul
MAGNA GRECIA METODO CLASSICO
Euposia
Dicembre- Gennaio 2014
41
DEGUSTAZIONE
LA MANIFESTAZIONE
Debutto col botto
per l’Ais di Catanzaro
che fa il pieno
di pubblico e di critica
Giancarlo Rafele (responsabile Ais di
Catanzaro) e Gennaro Convertini (presidente
regionale Ais) hanno fatto un grandissimo
lavoro.
A dicembre scorso, una bellissima manifestazione - la prima edizione di "Magna Grecia
Metodo Classico" - a Palazzo del Duomo, nel
centro storico di Catanzaro ha presentato gli
SW calabresi: dieci vini, cinque i rosé, che si
sono "confrontati" coi vincitori della sesta edizione del Challenge Euposia e con una quarantina di metodo classici italiani ed internazionali: francesi, dalla Champagne (Baron
Fuenté, medaglia d'argento 2013) a Limoux;
ai Cava spagnoli agli inglesi assieme a
Franciacorta Docg, Alta Langa Docg, Lessini
Durello Doc, Trentodoc e VSQ di Toscana (il
sangiovese brut di Castello di Cacchiano), di
Liguria (Durin, campione del mondo 2013
col suo pigato) e Veneto (Cà Rovere, blend di
garganega e chardonnay, medaglia di bronzo
2013)
42
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
campo” per un vignaiolo. .
Subito, una annotazione:
Magna Grecia Metodo
Classico punta a superare
velocemente i confini della
Calabria per coinvolgere
anche le altre regioni del
Mezzogiorno dove si producono spumanti di qualità: la
Puglia, la Campania, la
Sicilia. Ci sono grandi nomi
dell'enologia italiana impegnati in queste produzioni;
c'è una altissima qualità; ci
sono storia e blasoni; ci
sono "contenuti" e "capacità" nella comunicazione.
La degustazione
TENUTE FERROCINTO
DOVÌ BRUT
Oltre 120 ettari di vigneti
nella zona di Castrovillari, a
450 metri slm, ai piedi del
massiccio del Pollino; una
zona agricola famosa già al
tempo dei Romani, vocata
per la produzione di uve
autoctone come magliocco,
monsonico ed aglianico cui
sono stati aggiunti cabernet
sauvignon e chardonnay. E
proprio dall'unica vigna a
chardonnay, esposta a nord,
nasce questo blanc-deblancs.
Attenzione estrema in
vigna, vendemmia nelle primissime ore del mattino,
utilizzo di lieviti selezionati
nella Champagne. Questo
metodo classico è fragrante,
con un profumo esplosivo
di crosta di pane e frutta
gialla, ananas e cedro. Palato
importante, pieno, di bella
struttura e acidità, finale
gradevolmente ammandorlato con note aggrumate
MAGNA GRECIA METODO CLASSICO
molto belle.
TENUTE FERROCINTO
DOVÌ BRUT ROSÉ
Le uve a bacca rossa utilizzate sono di Aglianico,
vendemmiato ai primi di ottobre; anche in questo
caso i lieviti utilizzati arrivano dalla Champagne.
Bella nota di colore, profumi immediati al naso e
palato di corpo, con piccoli frutti rossi in evidenza,
una spalla acida importante ed un finale sapido.
Molto invitante.
LIBRANDI ALMANETI
BRUT
Una famiglia di viticoltori di tradizione; un areale di
produzione che circonda Cirò Marina, fra Sibari e
Crotone, e quindi sta sulla costa ionica protetta dall'altopiano della Sila beneficiando di un clima ideale
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
43
DEGUSTAZIONE
AMARONE DOCG 2010
per la coltivazione della
vite con fresche brezze
che scendono dalle montagne arricchiscono i vitigni di note, aromi e
profumi davvero unici. I
Librandi hanno investito
molto sulla ricerca del
patrimonio ampelografico
del loro territorio, puntando molto sugli autoctoni.
Per Almaneti hanno
scelto però lo chardonnay prodotto nella loro
tenuta Rosaneti a
Casabona/Rocca di
Neto: 18 mesi sui lieviti per un metodo
classico di rara
finezza ed eleganza, ricco di profumi e nuance, con
una bollicina
perfetta, una
fragranza continua. Un vino
importante, di
stoffa e di
classe.
LIBRANDI
ROSANETI
BRUT ROSÉ
Stessa tenuta,
stesso terreno
argilloso-calcareo, vitigno
gaglioppo,
vendemmia ai
primi di settembre, 18,20
mesi sui lieviti. Perfetta
anche in questo caso la scelta del colore
44
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
dello spumante, estrema pulizia al naso con note
floreali e di frutta rossa unite a sentori più erbacei,
quasi balsamici. Palato pieno, ricco, con note più
calde e dolci, finale molto lungo e sapido.
IGRECO
GRAN CUVÉE BRUT
Un altro nome che è un simbolo di tutta l'enologia
nazionale con vigneti che dalle coste del Mar Jonio
salgono sino sulla Sila seguendo così le migrazioni
umane, dai primi coloni greci alle invasioni dei saraceni. Una zona ricchissima di storia e dove la mitologia si confonde col presente. Questo metodo classico potrebbe sfidare colleghi blasonati senza alcun
timore reverenziale: due ettari di greco bianco a
Cirò, a 150 metri slm. Trenta mesi sui lieviti. Alle
classiche note di crosta di pane, di crema pasticcera,
di agrumi si aggiungono sensazioni più sofisticate e
speziate. Palato coerente col naso, ricco, importante,
con note finali di cedro, minerale il finale. Grande.
IGRECO
GRAN CUVÉE BRUT
ROSÉ
Vendemmia nella seconda decade di agosto, gaglioppo in purezza, zona di produzione Cirò. Sin dal
colore e dal perlage si percepisce l'estrema cura ed
attenzione nel produrre questo metodo classico che
sui lieviti rimane per diciotto mesi: profumi di lievito, crosta di pane, fragola di bosco; palato estremamente coerente, pieno, dove le note fruttate sono
predominanti e dove il finale è secco, lungo, molto
invitante. Un ottimo vino, senza dubbio alcuno.
SERRACAVALLO
ALTA QUOTA BRUT
Chardonnay e riesling coltivati in un singolo vigneto a 1200 metri slm. La cantina abbraccia diciotto
ettari complessivi posizionati sul colle Serracavallo,
che domina la valle dei Crati: dalla catena appennica sino alle falde del Pollino.
Un metodo classico nato per passione personale, sviluppato attraverso lunghe sperimentazioni che il
titolare Demetrio Stancati cura esclusivamente di
persona.
In questo metodo classico le note aromatiche diventano più importanti, con note di cedro e pompelmo
molto invitanti. Palato pieno, sontuoso, di rara
finezza.
STATTI
FERDINANDO 1938
BRUT
Dal 1700 la famiglia
baronale Statti preserva
500 ettari (cento sono a
vigneto), a Contrada
Lenti, Lamezia Terme,
dedicati alle coltivazioni
agricole, all'allevamento
di bovini ed alla produzione di energia rinnovabile.
Un vero e proprio "kombinat" che fa della cura
dell'ambiente e dell'altissima qualità il suo tratto
distintivo. Ferdinando
1938 è la dedica che l'attuale generazione Alberto ed Antonio
Statti - hanno voluto
fare al loro padre.
Mantonico in purezza,
un metodo classico di
grande eleganza e raffinatezza, con note floreali, di glicine e di mela
golden.
Il palato è armonico, la
bollicina è finissima,
sapido sul finale dove
tornano note più aggrumate che si fondono col
fruttato tipico. Grande
interpretazione.
FERDINANDO
1938 ROSÉ
Gaglioppo in purezza. Il
più bel colore fra i rosati
calabresi, ma soprattutto
uno spumante importante, sontuoso, ricco
all'olfatto ed al palato
dove piccoli frutti rossi
si confrontano coi classici sentori della crosta di
pane, del lievito e della
crema. Vibrante, con
una bella spalla acida, di
corpo: un palato autorevole, in grado di abbinarsi a piatti importanti.
Molto invitante alla
beva. Minerale il finale.
SANTA VENERE
SP1 BRUT ROSÉ
La cantina vanta circa
150 ettari sulle colline di
Cirò; la tenuta è attraversata dal torrente
Santa Venere ed è dal
1600 proprietà della
famiglia Scala che vanta
numerose liaison interessanti: da Falcone
Lucifero, ultimo ministro della Real Casa col
re di maggio, Umberto
di Savoia, a Domenico
De Sole, ex amministratore delegato di Gucci
ed oggi proprietario del
brand di moda, Tom
Ford.
Dal 1996 la coltivazione
è praticata con sistema
biologico. L'enologo è
Riccardo Cotarella. Nel
2012 è mancato
Federico, il padre dell'attuale gestore Giuseppe,
protagonista della conversione al biologico.
Sp1 in etichetta sta per
"strada provinciale 1"
quella su cui s'affacciano
i vigneti dedicati a questo metodo classico di
gaglioppo in purezza che
proviene da coltivazioni
ad alberello le cui piante
hanno un'età media di
circa quarant'anni in
una zona contrassegnata
dalle forti escursioni termiche.
Anche in questo caso
siamo in presenza di un
vino molto interessante,
importante, con una
personalità ben marcata,
con una estrema pulizia
al naso, con un palato
ricco, avvolgente, di
struttura, con nuance di
piccoli frutti rossi che si
fondono perfettamente;
una acidità che promette longevità sempre che riesca a
"sopravvivere" alle
richieste. >
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
45
DEGUSTAZIONI
LE BOLLICINE
DEL SOLE
Chi l’ha detto che i grandi metodo
classico nascono soltanto al Nord?
Euposia ha testato per voi più di
quaranta, sorprendi, effervescents
ed espumosos “du Midi”
< Scordiamoci il cielo ed i colori dell’Europa
continentale, dai lunghi inverni freddi, dalla luminosità sofferta. Qui siamo nel Midi, anzi in quella
parte di costa mediterranea che è compresa fra la
Riviera di Ponente e la Costa Daurada, ovvero fra
Sanremo e Tarragona. Qui la luce non manca e ,
anzi, qui si avverte un vero e proprio “cambio di
passo” : passata Narbonne, di fronte a Perpignan
cambia tutto: il profumo del vento, i colori della
terra e del mare. Passata Perpignan l’Europa non è
più la stessa.
Paesi dalla storia antichissima, coi Greci che cinquecento anni prima di Cristo piantarono le prime
barbatelle. E che da allora hanno fatto del vino,
dell’olio, merce privilegiata per gli scambi. Da qui
è pasata l’aquila imperiale di Roma; qui il
Cristianesimo ha affrontate le sue prime Crociate
per combattere l’eresia; qui Catalani e Genovesi si
sono battuti per poter controllare il Mediterraneo
occidentale; da qui - insomma- è passata la Storia,
46
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
quella con la S maiuscola, che ha avuto contraccolpi importanti sino alla metà del secolo scorso
lasciando tracce evidenti e continue.
Per chi ama il vino qui c’è da perdersi. Soltanto
alcune delle denominazioni: Banyuls, Limoux
Cotes de Roussillon, Minervois,Rivesaltes e poi
appena passato il confine Cava, Penedes, Priorato...
Ebbene, qui è concentrata una storia spumantistica
bellissima che risale al 1531 (quindi prima del
Dom Perignon che, insomma, sembra aver pescato
qua e là per il suo Champagne) e che vede un campione di produzione mondiale, il Cava, e una
denominazione Blanquette de Limoux (assieme alla
“cugina” Cremant de Limoux) che cerca di riprendere uno spazio importante.
Euposia ha provato una quarantina di questi
Metodo classico.
Queste le sue note. Ma l’invito è quello di salire in
macchina e di vedere il fascino di questa bellissima
parte d’Europa. >
SPARKLING DU MIDI
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
47
SPARKLING
DEGUSTAZIONI
DOMAINE ROSIER
CHARME DU SOLEIL
BLANQUETTE DE LIMOUX AOC
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
MIDI
DOMAINE ROSIER
CUVÉE MA MAISON
CREMANT DE LIMOUX AOC
Michel Rosier arriva nel 1982
dalla Champagne, ma è stato
stregato dal sole di questa parte
della Francia che purtroppo gli
Italiani attraversano soltanto
senza mai dedicare un po’ di
tempo per conoscerla al meglio.
E’ un agricoltore che rifiuta l’utilizzo della chimica nel vigneto
cercando di ottimizzare le potenzialità del territorio. Ma oltre ad
essere un recoltant, è anche un
negociant-eleveur, quindi può
comprare ed affinare uve non
sue. Il suo quartier generale è a
Villelongue d’Aude, un pittoresco villaggio, e il Domaine è proprietario di 35 ettari coltivati a
chardonnay, mauzac (obbligatorio in alta percentuale se si
vuole etichettare i vini come
“Aoc Blanquette de Limoux),
chenin e pinot noir. La prima
cuvée è del 1983 e consta di
appena 600 bottiglie; trent’anni
dopo, e un trasloco, la produzione ammonta a 650mila bottiglie
fra Blanquette e Cremant.
Una battuta soltanto sulla denominzione: è del 1531 la codifica
della prima produzione di bollicine nell’abbazia benedettina di
Limoux; del 1938 è l’avvio della
denominazione Blanquette de
48
DU
Limoux mentre il cugino Cremant
arriva soltanto nel 1990. La denominazione “Limoux” conta 7800
ettari e 48 village ammessi alla
produzione. Nella versione
“ancestrale” non c’è una seconda fermentazione in bottiglia,
ma soltanto la prosecuzione
della prima, e non c’è aggiunta
della liquer d’expedition.
CHARME DU SOLEIL
Il blend vede mauzac e chardonnay. E’ una cuvée dalle profonde note floreali d’acacia,
con una elegante freschezza e
leggerezza al palato; la sua gradazione è di 12° e proviene da
vigneti esposti al sole sulle alture
di Villelongue, dal terreno argilloso-calcareo che un tempo era il
fondale del Mediterraneo. I
vigneti hanno circa vent’anni e
la raccolta è manuale, con una
resa di 5o ettolitri per ettaro.
CUVÉE MA MAISON
Premiato da Hachette nel 2013,
per Michel è un omaggio alla
sua storia famigliare in
Champagne. Pinot nero al 10%,
chenin blanc e chardonnay per
un vino di spessore, dal carattere
ben definito con note aromatiche precise e identitarie.
Grande, interminalbile.
DOMAINE ROSIER
JEAN PHILIPPE CUVÉE
BLANQUETTE DE LIMOUX AOC
Caprifoglio e pera williams al naso, bollicine
fine e persistenti, un
palato pieno, complesso,
ampio con sensazioni di
pane tostato e miele.
I vigneti sono sulle colline
di Villelongue a 300 metri
sul livello del mare, beneficiando delle brezze e
delle escursioni termiche.
Vendemmia da fine agosto a metà ottobre, e il
blend vede mauzac al
90% con a chiudere lo
chardonnay.
Vendemmia sempre
manuale e nove mesi sui
lieviti.
DOMAINE ROSIER
CUVÉE CHATEAU DE VILLELONGUE
CREMANT DE LIMOUX
Dodici mesi sui lieviti e questo
porta ad una naturate, maggiore complessità all’olfatto ed al
palato. Il blend vede chardonnay al 50%, chenin al 40 e, infine,
pinot nero.
Michel Rosier torna ad un vino di
maggior corpo e spessore: all’olfatto note fruttate tipiche: mela
verde, pera, pesca. E poi fiori di
campo, profumi di panino al
latte e di crema pasticcera. Il
palato è pieno e dà grande soddisfazione.
L’impressione complessiva del
Domaine Rosier è di grande
rispetto per il vino e il territorio,
marcando bene le differenze fra
Blanquette e Cremant.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
49
DEGUSTAZIONI
SPARKLING
DU
MIDI
CHATEAU RIVES BLANQUES
VINTAGE ROSE 2011
CREMANT DE LIMOUX AOC
CHATEAU RIVES BLANQUES
BLANC DE BLANCS 2010
CREMANT DE LIMOUX AOC
Lo Chateau è ubicato sull’altopiano che domina la valle
dell’Aude, a circa 350 metri sul
livello del mare guardando i
Pirenei. La proprietà consta di
22 ettari a chardonnay (coltivato a guyot), mauzac (a
gobelet) più sauvignon blanc
e chenin blanc. Agricoltura
sostenibile in vigneto; le piante
hanno al massimo 25 anni e la
resa per ettaro viene fermata
a 45 quintali. Il suolo è morenico, di origine glaciale quindi,
con presenza di gesso e sabbia.
VINTAGE ROSE 2011
Il blend di questo rosè è fatto
da chardonnay all’85% e da
pinot nero; sui lieviti resta 24
mesi. La vendemmia 2011 è
stata una delle più interessati a
Rives Blanques, una vera e
propria sfida che ha costretto
la maison a scelte rapide in
virtù delle bizzarrie del meteo:
il più caldo aprile del decennio e la più fredda estate con
piogge torrenziali in piena vendemmia. Raccolta manuale e
pressatura entro due ore dal
raccolto. Il risultato è un
Cremant con una bella nota
di colore, ed un olfatto pieno
di fiori, piccoli frutti rossi, fragola di bosco. Il palato è fresco,
vibrante, con una buona spalla acida ed un certo qual
corpo. La gradazione è di
12,5° e il degorgement è avvenuto nell’agosto scorso.
Complessivamente è un bel
prodotto, di bella beva, appagante.
BLANC DE BLANC 2010
Ancora un Cremant dove
però rientra anche il mauzac,
al 5% per dare una nota ulteriore di territorio, affiancandosi
allo chardonnay ed allo chenin blanc. Il degorgement è
avvenuto nel febbraio 2013. Il
2010 ha rappresentato l’annata più fredda degli ultimi dieci
anni, con una nevicata a
maggio. Il cielo è rimasto
coperto quasi tutto l’anno e
questo combinato ai due anni
precedenti molto secchi ha
portato ad una resa in pianta
inferiore alla media. Una
improvvisa ondata di calore
prima della vendemmia ha
salvato la situazione con un
perfetto bilanciamento fra acidità e dolcezza tanto che
50
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
CHATEAU RIVES BLANQUES
BLANQUETTE DE L. 2011
BLANQUETTE DE LIMOUX AOC
Rives Blanques ha deciso di
non aggiungere dosaggio.
Il risultato è un vino di bella
struttura, molto fruttato, con
note aromatiche importanti, di
bella acidità e sapidità.
All’olfatto note anche di frutta
bianca e di agrumi; il palato è
pieno, molto corerente con la
buona impressione al naso.
Retrogusto importante.
BLANQUETTE DE LIMOUX 2011
Un’altra nota sulla Blanquette:
in lingua occitana (la lingua
franca del mediterraneo nordoccidentale) indica il colorito
chiaro della parte inferiore
della foglia del mauzac che in
questo vino di Rives Blanques
è ovviamente al 90%. Fra l’altro, l’abbazia benedettina
dove nel 1531 si “scoprirono”
fermentazione e bolle è proprio vicina a questi vigneti. Il
richiamo storico è evidenziato
dalla etichetta dove si riporta
la prima indicazione ufficiale
di “blanquette”. Questa
Blanquette è stata sboccata a
marzo 2013.
Floreale, molto fresco, con
un’aggraziata nota di glicine e
agrumi.
DOMAINE DELMAS: BLANQUETTE
DE
Omer Delmas, alla morte del padre ereditò e condusse per tutta la vita, i tre
ettari di vigneto della famiglia. Suo figlio
Bernard, subentrato al padre, con la
moglie Marlene compì la trasformazione
dell’attività: gli ettari da tre sono diventati oggi 31 e nel 1986 è stata realizzata
la conversione alla coltivazione biologica. Una scelta molto forte da parte di
Bernard che ha assunto via via ruoli
sempre più importanti nell’unione che
raggruppa i produttori biologici francesi.
Adesso in azienda è attiva anche la
quarta generazione Delmas: Baptiste.
Il domain, nel cuore dei “paesi catari”
vicino a Carcassone, è posizionato a
circa 350 metri slm, alle pendici dei
Pirenei, su un territorio umido e freddo
caratterizzato da una primavera tardiva
e da un autunno freddo. Il terreno è
argilloso-calcareo, con circa 750 mm di
precipitazioni annue.
I vigneti - attorno all’abitato di
Antugnac - sono esposti a mezzogiorno
LIMOUX BRUT CUVÉE TRADITION
beneficiando così della massima esposizione possibile. In cantina giacciono
360mila bottiglie in seconda fermentazione a fronte di volumi annui di vendita
di poco superiori ai 160mila.
La Cuvée tradition - che al Challenge di
Euposia è stata premiata come “miglior
SW di Francia” davanti a fior fiore di
Champagne - è un blend che vede
anche lo chenin blanc con lo chardonnay a fianco del mauzac. Le uve provengono da tre distinti vigneti: Le Pech,
Campgrand e l’Esplies. La vendemmia è
manuale, in ceste da 35 chili, e il tempo
di permanenza sui lieviti è di diciotto
mesi. Il dosaggio degli zuccheri si mantiene entro i 9 grammi/litro.
Al naso è molto fruttato, con profumi di
fiori di acacia e di macchia mediterranea. Al palato è fragrante, ha una
buona struttura, con note di frutta a
pasta bianca e di agrumi.
Il finale, molto lungo, è sapido, con una
bella nota minerale.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
51
DEGUSTAZIONI
SPARKLING
VILARNAU
D.O. CAVA
BRUT
Passato il Coll dels Belistres,
dalla Linguadoca francese si
passa in territorio catalano, ma
non cambia il savoir-faire in
materia di bollicine. Certo, la
tradizione è più recente - la fine
dell’Ottocento -; i vitigni utilizzati
sono diversi, peratro comunque
autoctoni con una recente
incursione di chardonnay e
pinot noir. Non cambia però la
tenacità degli uomini e la grande corsa verso la qualità che
contraddistingue le due regioni.
Ah, per questa volta Spagna
batte Francia in termini di bollicine prodotte e vendute nel
mondo, ma a Limoux fanno
notare che Thomas Jefferson e
gli zar di Russia bevevano blanquette già in tempi non sospetti.
Vilarnau è una proprietà agricola le cui fondamenta poggiano su una presenza certificata sin dal XII° secolo, da parte
della famiglia omonima. I resti
della “villa” originaria sono
ancora visibili.
Il primo Cava è del 1949, nel
1982 la proprietà è passata al
gruppo Gonzales Byass che ha
saputo valorizzato l’investimento realizzando una stupenda
52
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
DU
MIDI
VILARNAU
D.O. CAVA
ROSADO
cantina. Modernità che si concilia con la piena sostenibilità:
recupero delle acque e degli
stralci usati come fertilizzante
naturale, zero chimica in vigneto, bottiglie leggere contro le
emissioni di CO2 e utilizzo della
confusione sessuale al posto dei
pesticidi.
VILARNAU BRUT
Il blend è rigorosamente fatto
coi tre autoctoni - xarel-lo,
parellada e macabeu (al 55%) con rifermentazione in bottiglia
di almeno dodici mesi. Un cava
molto fresco, aromatico, senza
note di appesantimento, dai
profumi netti di frutta a pasta
bianca e fiori di campo. Il palato è vigoroso, vibrante, con una
bella acidità e finale sapido.
VILARNAU ROSADO
E’ uno dei Cava che ancora
utilizzano il trepat, vitigno autoctono a bacca nera della
Catalogna, al 90% con in blend
il pinot nero.
E’ una bellissima sorpresa, con
un’esplosione di profumi nel
bicchiere di fragole e lamponi,
note di lievito e di frutta esotica.
Il palato è appagante, ricco di
sensazioni, con un finale sapido
molto invitante. Grande.
AGRO DE BAZAN
D.O. CAVA
MAS DE BAZAN
Agro de Bazan è uno dei
leader galiziani dell’albarino, ma verso Valencia
ha acquistato un possedimento a circa 700 metri
sul livello del mare dove
produce questo Cava. Il
blend vede lo chardonnay affiancare macabeo
e xarel-lo.
Al naso note fruttate
varietali tipiche che si
fondono con la frutta tropicale matura e note
aggrumate ben marcate.
Il palato è complesso,
con note di crosta di
pane e ritorno del fruttato, con un finale sapido.
Gradevole .
FREIXENET
E
SEGURA VIUDAS
Giù il cappello, siamo in presenza di uno
dei più grandi gruppi della spumantistica
mondiale, con una storia che risale al 1889
e che ha portato nel mondo - con
Codorniù - il nome e l’immmagine complessiva del cava spagnolo. Fondata da
don Pedro Ferrer e da sua moglie dona
Dolores Sala, Freixenet negli anni ha realizzato diverse realtà produttive in Argentina,
Australia, Messico e California; ha rilevato
gli impianti del gruppo francese Chandon
in Catalogna (accettando così di accogliere pinot nero e chardonnay dopo una
tenace difesa dell’autenticità del cava)e
possiede una maison di champagne Henri Abelé - e i brand catalani
Castellblanch, Casa Sala e Segura Viudas.
Chi lo conosce soltanto per la Carta
Nevada e il Cordon Negro è pregato di
mettere mano ai suoi Cava più complessi e
scoprirà il suo, personale, nuovo Mondo
senza dover attraversare un Oceano.
BRUT VINTAGE RESERVA
Il blend è quelloo storico, i tre autoctoni
catalani; vendemmia manuale in casse da
25 chili, pressatura soffice dei grappoli
entro due ore dalla vendemmia, 24 mesi di
affinamento.
Chi vuole capire il cava deve partire da
qui. Ricco, complesso, si può bere senza
affanni oppure si può cercare di capirlo a
fondo. In entrambi i casi, riserva piacevoli
sorprese.
BRUT BARROCCO RESERVA
Solo nelle migliori annate, con un perfetto
bilanciamento nel blend dei tre autoctoni.
Profumi aggrumati e di nocciola, con note
di tostatura e crema pasticcera. Un rapporto qualità/prezzo senza pari.
ELYSSIA PINOT NOIR
Prodotto nei 92 ettari di Mas Bernich, questo rosé vede pinot noir e una piccola aliquota di trepat proveniente da vigneti vicino a Tarragona. Uno dei migliori Freixenet
per fragranza, freschezza, facilità di beva
eppure complessità al palato.
SEGURA VIUDAS
BRUT RESERVA
Fondata nel 1959, Segura Viudas è il brand
premium di Feixenet. Ha una lettura rigorosa del cava, senza cedimenti, tanto da
sembrare a volte scontroso. Ma non bisogna arrendersi e bisogna cercare di comprenderlo al meglio. Note di nocciola
tostate, di cedro, palato fresco e sapido.
GRAN RESERVA HEREDAD
Dalla riconoscibilissima bottiglia, bellissima,
che ne fa un oggetto di raro pregio. Dalla
personalità così forte, da risultare a volte di
difficile comprensione. Grande impegno
per la sostenibilità e la valorizzazione della
biodiversità nei vigneti. Solo macabeo
(67%) e parellada. Si utilizza il solo mostofiore e sui lieviti la permanenza è di trenta
mesi. Il blend vede la fusione di nove vini
base lavorati separatamente. Profumi di
frutta secca, di sottobosco, uniti a frutta
gialla matura e al cedro. Palato di corpo,
complesso e ricco. Richiede attenzione
perchè non è un vino banale. Tuttt’altro.
Grande. Grandissimo.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
53
DEGUSTAZIONI
SPARKLING
DU
MIDI
GRUPPO DOMAINE PAUL MAS
Jean-Claude Mas è uno dei più valenti
imprenditori della Linguadoca controllando diversi brand delle denominazioni
Languedoc-Roussillon e Limoux.
Questo grazie alla capacità della sua
cantina, dalla quale escono prodotti di
assoluto valore, ma anche ad uno spirito
imprenditoriale non privo di ironia: sua è,
ad esempio, l’etichetta “The arrogant
frog” ovvero la “rana arrogante” prendendo così in giro l’aanglosassone luogo
comune sulle abitudi alimentari dei “cugini”.
Oppure, il metodo charmat che utilizza
un autoctono e che non ha paura di
spiegare che sì, è fatto come il prosecco.
In fin dei conti piace anche ai
Francesi...tanto vale chiamare le cose col
loro nome.
A questo si unisce un ristorante ed un
impegno non indifferente verso l’enoturismo facilitato dal clima, dalla vicinanza
col mare (e che mare!), dalle memorie
storiche del territorio che ha visto di tutto
e di più, in grado così di rispondere alle
più disparate richieste turistiche.
Euposia ha provato una ampia selezione
dei metodo classici Paul Mas (anche lo
charmat, ma ne leggerete nel prossimo
numero e sarà una sorpresa!).
CHATEAU MARTINOLLES
PRIMA PERLA BLANQUETTE D.L.
Lo Chateau prende il nome dal ruscello
Matinollet che attraversa macchie di gariga, vigneti e uliveti. Prima perla perchè
nelle vicinanze c’è l’abbazia du St Hilaire,
dove i benedettini - appunto - scoprirono
la magia della fermentazione in bottiglia.
Mauzac al 90% più chardonnay e chenin
blanc. Al naso profumi di pesca bianca,
intensi, e di fiori. Palato fresco ed equili-
54
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
brato.
PRIMA PERLA
CREMANT DE LIMOUX
Il mauzac va in coda, al 10%, preceduto
da chardonnay, pinot nero e chenin.
Nove mesi sui lieviti. Naso intenso, molto
fine, con profumi di miele, di acacia e di
agrumi. Palato pieno, importante, con un
perfetto equilibrio fra acidità e zuccheri.
Sul finale tornano le note più fruttate.
PRIMA PERLA
CREMANT DE LIMOUX ROSÉ
Esce dal blend il mauzac e il pinot nero è
al 10%. Il colore scelto dall’enologo è un
buccia di cipolla molto leggero.
All’olfatto le sensazioni migliori: fiori e frutta candita, note di miele che si fondono
con pesca ed albicocca. Il palato è leggero con belle note frutatte.
COTE MAS
MÉTHODE ANCESTRALE
Qui la regola cambia: non avviene una
seconda fermentazione, ma si tratta della
prosecuzione della prima sui propri lieviti,
con una presa di spuma naturale che viene
fermata con la filtrazione dei lieviti; l’imbottigliamento avviene alla terza luna del
marzo successivo alla vendemmia. E’ un
mauzac in purezza cui non viene aggiunto
alcun liquer de expedition e la pressione, di
solito, non supera le tre atmosfere. Profumi
fruttati e molto floreali, palato con aromi di
frutta gialla, ancora fiori e miele. Finale in
dolcezza.
L’EGLISE ST MARTIN
BLANQUETTE DE LIMOUX
Altro riferimento storico, alla chiesa del
dodicesimo secolo ubicata nel centro di
Limoux in questa terra dove fortissima è la
caratterizzazione religiosa. Mauzac, chardonnay e chenin blanc come “d’uso”;
nove mesi sui lieviti. Una Blanquette rigorosa, precisa, con profumi intensi al naso di
pera e mela verde con note floreali silvestri.
Il palato è fresco e croccante. Di grande
soddisfazione.
VERGNES CARTE NOIRE
BLANQUETTE DE LIMOUX
Antoine Vèrgnes fu il fondatore nel 1926 di
Domaine de Martinolles. A questa tradizione è dedicata l’etichetta nera che riprende il tradizionale uvaggio delle Blanquette
della maison Paul Mas. Almeno nove mesi
sui lieviti.
VERGNES BDL ROSÉ
Quindici mesi sui lieviti, il blend si conferma
chardonnay, pinot noir e chenin blanc.
Naso importante, caprifoglio, pesca ed
albicocca. Al palato note di pompelmo e
di agrumi maturi. Assai interessante.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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DEGUSTAZIONI
SPARKLING
GÉRARD BERTRAND
BLANC
CRÉMANT DE LIMOUX AOC
DU
GÉRARD BERTRAND
ROSÉ
CRÉMANT DE LIMOUX AOC
Gerard Bertrand in gioventù è stato un
valente giocatore professionista di rugby sino
a diventare capitano, nel 1993, dello Stade
Francais di Parigi (oggi al suo posto c’è il
capitano della Nazionale Italiana, Sergio
Parisse); nel mentre è diventato un valente
imprenditore vinicolo riuscendo ad arrivare a
410 ettari di proprietà nel volgere di una dozzina d’anni. Oggi è il produttore biologico
leader per dimensioni in Francia sebbene
acquisti uve da altri produttori e cooperative
e non tutta la sua produzione sia certificata.
I suoi vigneti sono nelle vicinanze di
Carcassone, in pieno territorio cataro, ed
hanno un’altitudine compresa fra i 250 ed i
500 metri sul livello del mare: i più alti fra
quelli della Haute Vallée del fiume Aude.
Protetti dai rilievi montuosi, questi vigneti
godono di un clima più continentale che
mediterraneo, con piogge più regolari e forti
escursioni termiche.
La vendemmia è rigorosamente manuale e
avviene in leggero anticipo sulla perfetta
maturazione naturale allo scopo di preservare la migliore acidità possibile degli acini. Il
Pinot noir 2011 di Gerard Bertrand è stato
classificato da Decanter come il miglior PN
al mondo e la sua maison è stata proclamata “European Winery of the year” .
CRÉMANT DE LIMOUX BLANC
La scelta dello chenin blan nei Cremant
serve a dare vivacità al vino e a garantire
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
MIDI
GÉRARD BERTRAND
CODE RED, BLANC DE BLANCS
CRÉMANT DE LIMOUX AOC
una migliore longevità, lasciando allo chardonnay il compito di essere “garante” della
finezze delle bolle. Questo GB Blanc presenta all’olfatto note di fiori bianchi e profumo
di miele e mela verde che si fondono col
pane tostato. Palato di bella struttura.
CRÉMANT DE LIMOUX ROSÉ
Vendemmia più attenta alla perfetta maturazione, soprattutto del pinot noir. Poche ore
di permanenza sulle bucce per evitare di
avere troppo colore. Il blend vede lo chardonnay in predominanza. Al naso, fragole e
lampone con note di pane tostato e una
bella persistenza aromatica. Palato complesso con note più speziate sul finale.
Probabilmente, il più convincente Rosé del
Midi.
CODE RED
BLANC DE BLANCS
La maglia dello Stade Francaius è blu e rosa:
colore che stride con la maschia fierezza di
questo sport. Ma il colore è anche marketing
e (anche) qui i “cugini” ce ne danno di
santa ragione. E’ un blanc de blancs - quindi
ottenuto da sole uve bianche - ma la bottiglia è rossa.
Chi si aspetta un Rosè è avvisato: rien-afaire! All’olfatto il bouquet è floreale con
note di pera, agrumi e frutta fresca. Il palato
è fresco e minerale dove tornano eleganti
note fruttate. La forza in un guanto di velluto. Allez, les Bleus!
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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DEGUSTAZIONI
SIEUR D’ARQUES
PREMIERE BULLE # 1BRUT
BLANQUETTE DE LIMOUX AOC
SPARKLING
PREMIERE BULLE #1
BLANQUETTE DE LIMOUX
Diciotto mesi sui lieviti e già dal packaging un grande numero uno fucsia - dichiara la
sua modernità. Pensato per un pubblico giovane o femminile fra della leggerezza il suo
punto di forza. Non che sia privo di contenuti, però: al naso note di fiori di campo, note
più silvestri che si fondono in note più evolute di frutta secca, tostato e di brioche.
TOQUES ET CLOCHERS
CRÉMANT DE LIMOUX
Un’edizione limitata, un vino superbo per fattura e complessità, una bella scoperta che
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
MIDI
SIEUR D’ARQUES
TOQUES ET CLOCHERS
CRÉMANT DE LIMOUX AOC
La Cave des Vignerons du Sieur D’Arques è
la cooperativa dei produttori di Limoux: ad
oggi controlla 1100 ettari nella zona della
denominazione, e altri 1200 esterni, con
quasi 290 viticoltori associati, avendo come
sede Aimery. Fondata nel 1946 ha raggiunto
un fatturato nel 2012 superiore ai 45 milioni di
euro; controlla il 65% della produzione complessiva di Blanquette e Crémant di Limoux
con 6,7 milioni di bottiglie vendute e con 4,8
milioni di bottiglie colloca il 60% della produzione di vini fermi della Aoc catara. I vigneti
arrivano sin o a 500 metri sul livello del mare,
e Sieur D’Arques è stata antesignana nelle
lavorazioni parcella per parcella, diversificando la gamma dei vini prodotti e puntando moltissimo sulla qualità.
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DU
SIEUR D’ARQUES
AIMERY, LA GRANDE CUVÉE 1531
BLANQUETTE DE LIMOUX AOC
conferma l’alto livello di tutta questa regione che ha abbandonato le produzioni massificate del passato. Realizzato con la collaborazione di Denis Dubordieu, noto professore d’enologia a Bordeaux e winemaker, con
36 mesi di permanenza sui lieviti. Al naso
sono immediate e potenti le note di agrumi
e di tostatura. Il palato è pieno, complesso,
dove tornano le note aromatiche e fruttate.
Finale minerale. Di grande soddisfazione alla
beva, molto invitante ed appagante.
AIMERY
LA GRANDE CUVÉE 1531
BLANQUETTE DE LIMOUX
Oramai, è chiato: 1531 è l’anno fatidico cui
fa rimento l’intera denominazione. A buona
ragione, ovviamente. Questo è un vino pluripremiato che vede il tradizionale blend mauzac (al 20%), chenin blanc e chardonnay - e affina sui lieviti per almeno due anni.
Molto fresco e piacevole, lavora sulla leggerezza e l’eleganza con al naso profumi
immediati di acacia, pera bianca, macchia
mediterranea. Eppoi brioche, lievito e crema
pasticcera.
Al palato però l’equilibrio dolcezza-acidità è
perfetto; il vino non risulta quindi mai stucchevole e tornano belle note fruttate. Finale
sapido e minerale.
Si fa bere in un lampo, ma non è affatto
semplice. Anzi, studiandolo un po’ si scoprono tante “cose” nuove...
SIEUR D’ARQUES
AIMERY, BLANC DE BLANCS
BLANQUETTE DE LIMOUX AOC
Dalle bollicine fine ed eleganti, di
grande complessità eppure al palato
così piacevole ed elegante. Mauzac
in forte predominanza, come impone
la denominazione, diciotto mesi sui lieviti.
Naso di fiori d’acacia, di pere bianche e mele più mature, con sentori
cetrini di pompelmo.
Il palato è minerale, molto fesco, con
una grande spalla acida dove tornano le note floreali e fruttate, con sensazioni più calde di crema pasticcera
e di crosta di pane. Note più tropicali
- ananas e banana - con un finale di
nocciola.
Molto gradevole, importante. Un altro
bell’esempio della qualità raggiunta
da questi vignerons. Chapeaux!
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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News
“A I C ACCIATORI ”
DI C AVASSO N UOVO
È LA MIGLIOR TRATTORIA
i Cacciatori di Cavasso Nuovo è la
miglior trattoria dell'area di Alpe
Adria. A decretarlo, la Guida Magnar
Ben 2014 - Best Restaurants, Wines & Food
of Alpe Adria, che ha assegnato al locale di
Danel e Angelina Corte il riconoscimento di
Best of Alpe Adria Restaurants Awards
2014.
“Trattoria di grande atmosfera, cucina, ospitalità, cultura. Un pranzo o una cena in questo luogo ai piedi delle vallate pordenonesi
rappresentano un viaggio nella friulanità
vera e nel territorio a km 0, alla scoperta dei
grandi sapori intensi e raffinati”: queste le
motivazioni del premio, secondo Maurizio
Potocnik, enogastronomo curatore della
guida, e i suoi collaboratori, i giornalisti
Cristiana Sparvoli e Francesco Lazzarini.
Giunta alla sua XVIII edizione, la Guida
Magnar Ben seleziona quest'anno 410 ristoranti e 208 vini e assegna nelle varie categorie Awards internazionali alle migliori cucine
e vini. Una guida per chi ama viaggiare, scoprire, vivere l'enogastronomia di qualità di
un territorio bellissimo tra Italia, Austria,
Slovenia e Croazia.
Oltre alla “Trattoria Ai cacciatori,” la Guida
Magnar Ben segnala anche altri ristoranti
delle Valli Pordenonesi e delle Dolomiti
Friulane: “Mr. Gredy” ad Arba, “Rifugio
Vallata” a Barcis, “Ciasa de Gahja” a Budoia,
“Ai Mulinars” e “Il Furletto” a Clauzetto,
“Osteria dei Cippi” a Frisanco, “La Stella” a
Meduno, “Ivana e Secondo” a Pinzano al
Tagliamento, “Al Marescial” a Travesio.
A
A LPE A DRIA
“A L G A L L O ”
NELLA
“V I A
DEI
SAPORI”
ew entry in Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori:
Al Gallo di Pordenone è stato infatti cooptato
dagli associati ed ora fa parte del gruppo dei
“Magnifici Venti” ristoranti portabandiera del livello di
assoluta eccellenza della gastronomia del Friuli VG. Locale
storico di Pordenone (la sua apertura risale infatti al 1850,
quando era la prima osteria che s'incontrava - superato il
ponte sul Nocello - entrando in città), nel 2009 è stato
riaperto dopo un'attenta ristrutturazione dallo chef
Andrea Spina e da sua moglie Diletta Pitton, che in breve
tempo ne hanno fatto uno dei punti di riferimento della
ristorazione cittadina. Cucina di pesce è quella proposta
da Andrea, affinata dall' intensa esperienza fatta Grado,
isola celebre, oltre che per la sua laguna e le sue spiagge,
anche per la sua cucina marinara.
Nei suoi piatti si mescolano con
garbo e buon gusto il pesce
dell'Alto Adriatico e i prodotti
della Pedemontana pordenonese, in
un sapiente gioco di colori-profumi-sapori.
«Costruisco il piatto - racconta cercando di esaltare l'ingrediente di
base, il pesce, e manipolandolo il
meno possibile: attorno a lui definisco la ricetta».
Interessante la cantina, fra cui spiccano le grandi etichette del Friuli e
un'accurata selezione di produttori
di fuori regione.
N
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
61
CROAZIA
L’ UVA D ’ ORO
DEL Q UARNERO
L’autoctona Vrbnicka Zlahtina regala un vino
bianco ed un metodo classico
di cui sentiremo parlare sempre più spesso
Testo di Carlo Rossi, foto di Alessandra Pezzutti
< La Croazia produce vino in
due grandi macroregioni:
Hrvatsko Primorje (Croazia
Costiera) a nordovest, e che
include tutte le isole del
Quarnero, e la seconda detta
Croazia Continentale .
Tutti conosciamo le isole del
mito, Kvarner, che Italia chiude e
i suoi termini bagna. Tutti conoscono le acque color cobalto del
Golfo del Quarnero, una meta
imperdibile sia per le spiagge
attrezzate sia per i forti legami
con l’Italia. Krk è l'isola mediterranea piu' vicina all'Europa centrale e occidentale, un mondo di
mondi, incrocio di terra e mare.
Si incontra nel lato est del golfo
del Quarnero, ed è la seconda
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isola piu’ ampia dell’Adriatico,
con le su misure che vanno dai
38 km di lunghezza, ai 18 km di
larghezza, sino alla sua cima di
568 metri.
E' congiunta alla terraferma con
un bellissimo ponte, vanto dell’ingegneria croata. Ma forse vale
la pena recarsi a Krk, o, per noi,
isola di Veglia, alla scoperta di
una delle eccellenze che la
Croazia regala al suo giovane
ingresso in Europa, la nobile uva
Zlahtina. Le viti a Krk occupano
la gran parte del suolo agricolo
coltivabile e disponibile dell’isola, caratterizzata da una grande
varietà di terreni, a testimoniare
dell’importanza che i veglioti
attribuiscono a quest’uva.
Euposia Dicembre 2013- Gennaio 2014
La Zlahtina bianca è infatti l’uva
portabandiera di un’isola che ha
mille anni di storia. Da un
punto di vista geologico, si fa
risalire la nascita dell’isola al
periodo Cretaceo superiore
Mentre è antropizzata da epoca
remotissima, dato che sono state
ritrovate tracce risalenti al IV
secolo avanti Cristo di una citazione latina "splendidissima
Civitas Curictarum", la magnifica
Citta dei Curicti: popolazione di
stirpe illirica, .
La Vrbnicka Zlahtina, è l’ “uva
d’oro” che regala un vino bianco
e uno spumante metodo classico
unici nel loro genere. Si, perché
la Zlahtina dà il meglio di sé solo
a Krk, isola spazzata dalla bora in
Euposia Dicembre 2013 - Gennaio 2014
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REPORTAGE
CROAZIA
inverno, come del resto tutto il Quarnaro sino a Trieste.
E l’ambiente di Krk è caratterizzato da grande varietà, partendo dal mare, da golfi e altopiani, da foreste e corsi d’acqua e aree carsiche.
Qui andiamo a scoprir Vebrenico, Vrbnik. La “casa” dell’uva d’oro. Unica la posizione della città vegliota, soggetto di numerose canzoni, che si distende su un promontorio a cinquanta metri sul livello del mare, rappresentando
uno dei piu’ antichi insediamenti.
Sui bei vigneti a guyot, matura l’uva di Zlahtina, vigneti
che si distendono principalmente in un piccolo fazzoletto
di terra, nell’altopiano di Vrbnik. Ancora poche sono le
informazioni a disposizione circa l’origine della Zlahtina.
Comunque si ritiene sia proprio nativa di Krk, o, al piu’,
proveniente dalla costa. Il suo nome deriva dall’aggettivo
slavo Zlahten, che significa “nobile”.
Uva che si sviluppa e cresce dunque solo in questa piccolissima zona e in qualche micro appezzamento in Istria.
Ed è vero che, come abbiamo avuto modo di costatare,
parlare di Zlahtina evoca subito Krk, e Vrbrink.
L’uva matura tradizionalmente tra la seconda metà di settembre e la prima quindicina di ottobre. Grazie alla dedizione, alla passione, all’attaccamento alle tradizioni dei
“vigneron” di Krk, la Zlahtina è diventato uno dei piu’
importanti, o forse il piu’ importante, vino degli ultimi 15
anni in Croazia.
Cinque sono le principali “griffes” vitivinicole dell’isola:
KUCA VINA, KATUNAR, VINARJIA SIPUN, NADA, PZ
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Euposia Dicembre 2013-Gennaio 2014
GOSPOJA,e , ultima ma forse
prima per importanza, PZ
VRBNIK, la Cooperativa che ha
fatto la storia di Krk. E partiamo
proprio da quest’ultima, descrivendo i vigneti che occupano la
parte piu’ favorevole di
Vebrenico.
Vrbnicko poljie, la piana di
Vbrnik, copre un totale di 211
ettari, dei quali 100 in produzione. Si tratta di un’area racchiusa
da basse colline da est, ovest e
nord, mentre a sud è protetta da
Mali Hlam, che raggiunge i 446
metri sul livello mare. Un territorio ristretto, che riveste il carattere della sacralità attribuito dalle
antiche popolazioni di quest’isola.
In questo ambiente, alla francese,
terroir, uomini come Marinko
Vladic, orgoglioso capo enologo
della famosa winery dell’isola, la
cooperativa Agricola di Vrbnik
contribuiscono a perpetuare il
mito di una leggendaria cavalcata,
oggi in pieno e rigoglioso sviluppo, che dura dal 1892, anno della
sua prima fondazione. Pare che la
Zlahtina abbia una certa parentela con la francese chasselas ,
appartenendo ad un gruppo di
uve nobili del ceppo zlahtno/plemenito anticamente menzionate
da Plinio il Vecchio a proposito
dell'Istria.
Piu’ di cento anni della storia di
Vrbnik sono stati fecondati dal
positivo apporto della
Cooperativa agricola. Nel marzo
1904 si trasformò in Associazione
Economica e Commerciale di
Euposia Dicembre 2013 - Gennaio 2014
65
Vrbnik. Poi, dal 1954 la storia
recente inizia con un’unica
COOPERATIVA AGRICOLA DI
VRBNIK, basata principalmente
sulla Zlahtina. Nel 2004 il
management è cambiato con la
nomina di Slavko Zahija, attivo
nella cooperativa sin dall’esordio,
e con Marinko Vladic si assiste ad
una accelerazione della crescita
qualitativa.
Nascono in particolare i due
brand di metodo classico: lo spumante affinato sotto il mare di
Vrbnik, nella “cantina di
Nettuno”. Abbiamo assaggiato la
vendemmia 2007, un vero “grand
cru” affinato in una cantina speciale. Bollicine finissime, sapore
intenso e pieno, spuma eterea.
Un packaging superbo che ne fa
un prodotto da grandi estimatori,
come la gloria nazionale Davor
Suker.
La leggenda della Zlahtina di
Vrbnik, il piu’ amato tra i vini
bianchi autoctoni croati, trae origine proprio da questa cooperativa, che raggruppa oltre 10 viticoltori i quali raccolgono annualmen-
66
te 950 tonnellate
d’uva di grande qualità.
Abbiamo visitato anche la bella
cantina NADA, che offre un sito
web prezioso anche con informazioni in italiano, simbiosi tra una
superba winery dotata della piu’
moderna tecnologia, un prestigio-
Euposia Dicembre 2013-Gennaio 2014
so ristorante con un’ampia
offerta gourmet, due suggestive taverne e due case per
turismo. Grande accoglienza e una vocazione
alla ricerca della perfezione della famiglia Juranic,
fanno di Nada un luogo
speciale dove godere al
meglio una vacanza
nell’Insula aurea.
Infine merita un assaggio anche GOSPOJA, la
Cooperativa agricola
dell bella famiglia
Toljianic, fondata nel
1995, dieci ettari
propri, un “recoltant
manipulant” di
razza. Quando, nel
2004, Ivan Katunar,
decise di seguire la sua vocazione, fondò la casa vinicola omonima, e si impose subito all’attenzione ottenendo ottime valutazioni
dagli esperti croati. Bouquet fruttato, fresco, spiccato spirito
imprenditoriale, ne hanno subito
caratterizzato l’impostazione di
cantina. >
CROAZIA
KVARNER GOURMET
rk ospita normalmente circa 950 abitanti,
che per la maggior parte sono dediti alla viticoltura ed ad attività connesse con l’economia turistica. 'isola di Krk si trova nel golfo del
Quarnero e con la sua superficie di 409,9 kmq è la
maggiore isola dell'Adriatico.
Il rilievo insulare è carsico con formazioni morfologiche interessanti: grotte e caverne, vallette e crepacci.
La parte centrale dell'isola è ricoperta da fertili
campi (Omišalj, Dobrinj,Vrbnik e Baška).
La costa si articolata in numerose baie, rade, insenature e spiagge ghiaiose naturali, tra cui quelle maggiori sono Soline (fango curativo) e Puntarska
draga. Il clima è mediterraneo, piacevole e mite.
I venti principali sono la bora, lo scirocco e il maestrale. Considerato il numero delle ore di insolazione annua l'isola è una delle zone più solatie dell'
Europa.
La Bora disegna il territorio, dove soffia impetuosa
assai più frequente nei mesi invernali.
Raffiche fino a 230 chilometri all'ora sul ponte,
quando tutto si ferma, meno che da Zusic.
Un altro grande autore della sinfonia del gusto del
Quarnero.
Nella Casa del saporito prosciutto di Krk, a Vrk, che
vuol dire cima, la Macelleria Zuzic, apre le finestre
della stanza di affinamento dei suoi prosciutti Dop,
per far entrare la Bora. I prosciutti si asciugano così
secondo un prezioso metodo naturale.
Grandi occasioni di godimento sono offerte dalla
cucina del Quarnero, in una felice combinazione tra
terra e mare, dove allignano eccellenze assolute.
E’ il caso dell’olio d’oliva, dei tartufi, della carne,
del formaggio, del pesce ma, soprattutto, dei mitici
scampi, che fanno bella mostra di sé in ogni ristorante di Krk, come da Rivica, punto d’eccellenza
gastronomica sin dal 1934 (ottanta anni al servizio
della qualità) della famiglia Lesica) di fronte al
mare, in compagnia di uno staff preparato ed accogliente.
Semplicemente eccellente.
Ma, soprattutto, merita una visita in terraferma,
attraversando il grande ponte, per andare ad incon-
K
trare a Kastav, bella cittadina medioevale dalla storia
antichissima, il Kukuriku, luogo d’incontro e di piaceri intensi della tavolozza di Neno Kukurin, alfiere
sin dal 1967 della “fusione” tra tradizione e modernità croata.
«Kukuriku racconta l’arte dell’ospitalità con 120
anni di tradizione. La mia famiglia ha aperto il
primo ristorante à la carte a Abbazia ed ha deciso di
chiamarlo Kukuriku. Hanno avviato un ristorante
di successo e riconosciuto anche grazie al logo
distinguibile e il nome risonante.
Mio padre, per allora, era molto all’avanguardia,
sempre avanti, egià nel 1967 nel ristorante c’era una
vasca per astici; direi che fosse molto innovativo e
straordinario.
Il fatto che ho vissuto 6 anni all’estero e accumulato molta esperienza internazionale m’ha aiutato
molto nell’aprire il ristorante. Ho avuto un gran
desiderio di riportare il ristorante alla città di
Castua, di cui ne sono innamorato, e l’ho fatto.
Quando abbiamo aperto il ristorante, ci siamo resi
conto che dobbiamo essere un po’ diversi, distinguibili eperciò ci siamo decisi per lo slow-food» mi racconta Neno.
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News
G IUSEPPE Z AMBONI C OL “G USTO DELLA
T RADIZIONE ” C ONQUISTA LE TAVOLE DEI B ERICI
a ristorazione vicentina si
rinnova puntando su piatti
unici che offrono la possibilità di vivere una vera e propria
degustazione. Una sorta di viaggio
nei sapori con il vantaggio di un
costo più contenuto rispetto alle
tradizionali pranzi o cene con più
portate.
Con questa filosofia di fondo,
l'Associazione provinciale ristoratori Confcommercio ha scritto
una nuova “puntata” del “Piatto
Nuove Idee”, una sfida tra cuochi
dalla quale esce, ogni stagione, un
piatto unico che viene poi proposto nei ristoranti della provincia.
Dopo l'esordio dell'autunno scorso che ha decretato il successo del
piatto unico autunnale Il
Vegetariano (realizzato da Monica
Gianesin della Trattoria "Isetta" di
Grancona), arriva ora il "Piatto Nuove idee" per l'inverno, che
è stato scelto da una giuria di giornalisti, foodblogger ed esperti dell'enogastronomia tra ben sette diverse ricette, tutte elaborate dagli chef de "Le Buone Tavole dei Berici", storico gruppo
della ristorazione vicentina, nato oltre trent'anni fa da un'
idea di Severino Trentin (oggi sono sette i ristoratori che sono
diventati alfieri della tradizione e della cultura enogastronomica del territorio).
A spuntarla nel cooking show tenutosi all'Università del Gusto
di Creazzo la proposta denominata “Il gusto della tradizione”.
Il piatto selezionato è stato costruito dallo chef Giuseppe
Zamboni della Trattoria Zamboni di Lapio, che ha sottolineato
l'ispirazione alla tradizione gastronomica del territorio, inserendo al contempo nuovi abbinamenti in un equilibrato rapporto qualità-prezzo.
E’ composto da uno strudel di radicchio di Asigliano e mozzarella su fonduta di Grana Padano Dop, abbinato ad una
crema di porri e patate arricchita da nastri di porro stufati e
cubetti di erborinato di capra, insieme a filetto di maiale
avvolto in speck su crema di broccolo fiolaro.
I locali aderenti all'iniziativa esporranno una locandina appositamente creata, e saranno inseriti in una speciale sezione del
sito www.ristoratoridivicenza.it.
L
LE BUONE TAVOLE
DEI
BERICI
* Antica Trattoria "Al Sole" di
Castegnero (Vi) - chef Roberto
Berno
* Trattoria "Zamboni" di Lapio (Vi)
chef Giuseppe Zamboni
* Antica Osteria" Penacio" di Soghe
di Arcugnano (Vi) - chef Imera
Gianello
* Vecchia Ostaria "Toni Cuco" di
Grancona (Vi - chef Martino Zanella
* Antico Ristorante "Primon" di
Noventa (Vi) - chef Angelo Primon
* "Piccolo Mondo" Ristorante da
Gino di Zovencedo (Vi) - chef Gino
Gasparella
* Trattoria "Isetta" di Grancona (Vi)
chef Monica Gianesin
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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GIRO D’ITALIA
Modena vuole cogliere le opportunità dell’Expo
2015 presentando tutte assieme le proprie
specialità Dop e Igp: una produzione che vale
un miliardo l’anno e che oggi è finalmente
a sistema. Intervista a Pierluigi Sciolette,
Presidente del Palatipico di Modena
di Enzo Russo
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
I SAPORI “UNICI”
DI
MODENA
PIACERE SENZA
LIMITI
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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GIRO D’ITALIA
< Dal prosciutto di Parma al
Lambrusco, dall'aceto balsamico
di Modena al prestigioso
Parmigiano Reggiano, l'Emilia
Romagna è tutta una miniera dei
migliori sapori della tradizione
enogastronomica della regione,
ma è Modena e la sua Provincia
che ne rappresentano la parte più
importante nel panorama agroalimentare, non solo per il numero
delle produzioni a denominazione
di origine, ma anche per la qualità dei prodotti.
Il piacere della tavola, del buon
bere e buon mangiare, fa un po'
parte del DNA dei modenesi che
ne vanno fieri di questa tradizione.
E proprio per questa loro passione che a Modena, non poteva
essere diversamente, è stato ideato
un progetto “Piacere Modena”,
72
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
I SAPORI “UNICI”
per promuovere e divulgare tutte
le eccellenze del territorio.
Ne parliamo con Pierluigi
Sciolette, Presidente del
Palatipico di Modena e del
Consorzio di tutela del
Lambrusco di Modena, che si è
sempre adoperato nella ricerca di
nuove forme di promozione in
Italia e all'estero.
«Il Palatipico di Modena è nato
per promuovere tutto l'agroalimentare modenese, realizzando
un marchio “Piacere Modena”,
che si completa con territorio,
turismo e ristorazione. Dove
intendiamo per territorio, i prodotti dell'agroalimentare Dop e
Igt e per quanto riguarda il turismo e ristorazione, sono due
complementi che insieme ai prodotti, aiutano a promuovere un
area modenese molto interessante,
DI
MODENA
tenendo conto che la provincia
modenese se pur non estesa ha il
maggior numero di Dop, Doc,
Igp e Igt d'Italia».
In quale anno nasce?
«Nel 2010 e nel 2011 viene costituita la Fondazione
Agroalimentare Modenese e poi
per operare il Palatipico».
Dall'ora a oggi, quali risultati?
«Sono stati notevoli. Anzitutto
siamo riusciti a riunire tutti i
Consorzi nella sede di Viale
Virgilio 55.
Oggi chi viene a Modena trova
gli uffici di tutti i Consorzi e questo consente di sfruttare al meglio
tutte le sinergie che ci possono
essere, sia far risparmiare denaro
sia essere più efficienti nelle promozioni in Italia e all'estero».
Questo vi permette di presentarvi tutti assieme e promuovere l'immagine di Modena
con i suoi profumi e sapori
con un beneficio collettivo?
«Esatto. Poi abbiamo aperto un
sito di vendita online delle nostre
eccellenze per cui i nostri interlocutori possono acquistare direttamente nel nostro circuito, dove
abbiamo inserito i nostri prodotti
di altissima qualità».
Quali sono i più richiesti?
«Nell'ambito delle dop abbiamo
il Parmigiano Reggiano prodotto
a Modena, Prosciutto di Modena,
l'aceto Balsamico tradizionale di
Modena, un prodotto che deriva
da un lunghissimo invecchiamento da un minimo di 12 fino ai 25
anni e poi il Lambrusco.
Questi sono i prodotti più conosciuti, sia in Italia sia all'estero.
Abbiamo anche gli Igt, come l'aceto balsamico di Modena più
adatto alla cucina ma sempre a
valenza internazionale. Ci sono lo
Zampone e il Cotechino, le confetture di Amarene brusche di
Modena. Tutto quello che è il
punto di forza dell'agroalimentare
si sta consorziando in questa
nostra iniziativa».
Come nasce l'idea di riunire
tutte le eccellenze in unica
sede?
«Da un progetto. Mi sono trovato
ad esaminare alcune cose fatte
negli anni passati, dove noi avevamo fatto in modo sporadico e
anche abbastanza costoso le fiere,
come Lambrusco Mio, l'aceto
balsamico ed altro, tutte iniziative
molto costose che durano tre
giorni e alla fine tutto finisce. La
mia idea è stata quella di mettere
a punto un sistema e delle iniziative che fossero vive e presenti
tutto l'anno.
Da qui l'idea di mettersi tutti
assieme con la finalità ultima,
oltre ad ottenerne dei vantaggi, di
realizzare a Modena in un unica
sede, grazie anche al determinante contributo della Camera di
Commercio di Modena che ci ha
seguiti fin dall'inizio, un Centro
di accoglienza in grado di accogliere i visitatori, come i media, i
bayer e addetti ai lavori, nel quale
si potesse fare ospitalità, conoscenza, degustazioni, acquisti,
studi.
Tutto quanto è inerente all'agroalimentare del territorio.
La struttura sarà pronta per
l'Expo 2015 e sarà permanente,
aperta tutto l'anno.
Noi pensiamo che i nostri prodotti abbiano delle grandi valenze
in termini di qualità, quindi dobbiamo farli conoscere al meglio ai
nostri consumatori e a coloro che
s'interessano di alimentazione.
L'evento di Milano è improntato
proprio sul tema della nutrizione,
quindi diventa imperativo il
nostro impegno per promuovere
le nostre eccellenze per migliorare
la cultura di una sana e corretta
alimentazione e la conoscenza del
nostro territorio».
Chi ha partecipato alla realizzazione del progetto?
«I consorzi delle Dop e in più
abbiamo tre aziende con finalità
consortili, che sono Modenatur
che si occupa di turismo, il
Consorzio Modena a Tavola della
ristorazione, la società Artest della
certificazione di qualità e di formazione professionale.
Nella nuova struttura che andremo a realizzare ci sarà anche lo
spazio per la ristorazione in modo
da poter creare e studiare la cucina in termini moderni, tenere
corsi ed altre iniziative gastronomiche.
Ci sarà poi un area, che era quella
dell'informazione, basata tutta su
effetti speciali di grande impatto
emotivo che farà fare al visitatore
una full immersion nella nostra
realtà produttiva facendone
apprezzare la qualità dei prodotti.
I risultati non mancano, già oggi
quando si parla dell'agroalimentare modenese non si parla più del
singolo prodotto ma del paniere
dei prodotti che ha un peso anche
da un punto di vista economico
che vale al consumo circa 1
miliardo di euro».
Nei prossimi anni cosa vi
aspettate da Piacere Modena?
«Siamo sicuri che si affermi, sia in
Italia sia all'estero, e che i nostri
produttori possano avere dei van-
taggi economici e d'immagine, ci
aspettiamo un valore aggiunto ai
prodotti del nostro territorio, ma
non solo, pensiamo che questo
possa funzionare anche da calamita per attirare visitatori che possano godere oltre che dei nostri
prodotti, anche della ricchezza del
nostro territorio in termini di cultura, storia, gastronomia e turismo».
A quali iniziative pensate per
far conoscere questa nuova
realtà?
«Partecipazione a fiere in Italia ed
estero, incontri con il mondo dell'informazione e poi stiamo mettendo a punto una serie di
appuntamenti e manifestazioni in
occasione dell'Expo, un momento
importante per noi, visto che
siamo a pochi chilometri da
Milano, per invogliare i turisti a
vedere Modena e d'intorni che
vedrà il coinvolgimento dei nostri
Consorzi, delle Aziende e delle
strutture pubbliche».
Piacere Modena, quali risultati
sta dando all'estero?
«In termini di vendite, non lo
sappiamo - dice Sciolette con
ampio sorriso, sicuro nella strada
intrapresa - è poco tempo che
operiamo sui mercati esteri, ma
una cosa certa che abbiamo costatato e che certamente nei prossimi anni darà i suoi frutti, è stato
il positivo impatto con gli operatori esteri.
Presentarsi con un paniere di
eccellenze modenesi tutti uniti in
un unica comunicazione, abbiamo dimostrato e confermato, se
ce n'era bisogno, la nostra forza,
la serietà con cui operiamo nella
produzione di prodotti di alta
qualità». >
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
73
News
V ICENZA : E' I NIZIATO I L M ASTER 2014
DELLA C UCINA I TALIANA
orte dell'esperienza e dei risultati conseguiti lo scorso anno
ha preso il via ieri il Master
della Cucina Italiana 2014, un percorso di alta formazione di cucina
che prepara alla professione di
chef, fornendo stimoli culturali ed
estetici, conoscenze scientifiche,
leve motivazionali.
Il programma, che si svolgerà in 5
mesi tra aule, cucine e laboratori
del Centro Formazione Esac
(Creazzo -VI) più 4 mesi di stage, è
stato messo a punto da un pool di
professionisti d'eccezione, ad iniziare da coloro che formano il comitato scientifico del Master: lo chef
Massimiliano Alajmo, il manager
F
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
Raffaele Alajmo, il medico Mauro
Defendente Febbrari, il presidente
di Esac Formazione Sergio Rebecca.
Il Master consente infatti una preparazione a tutto campo “per aprire
la mente”, non essendo solo una
scuola di cucina, ma “un corso di
studi che eleva il pensiero. E che
tramite il pensiero migliorerà l'azione”.
Alla base una serie rigorosa di lezioni di cucina e un'ampia sezione di
approfondimenti con alcuni degli
chef più noti del panorama nazionale e “Cavalieri della Cucina
Italiana”, come Massimiliano
Alajmo, Heinz Beck, Andrea
Berton, Massimo Bottura, Moreno
Cedroni, Chicco Cerea, Gennaro
Esposito, Norbert Niederkofler,
Giancarlo Perbellini, Giovanni
Santini, Ciccio Sultano, Mauro
Uliassi.
A queste ore di cucina, 360 in
tutto, va aggiunto un ricco programma di lezioni di pasticceria,
panetteria e gelateria e lo studio
della sommellerie e degli abbinamenti enologici.
Il filo conduttore per programma
di studio 2014 saranno gli ingredienti nella cucina italiana.
Per tale obiettivo il Master 2014
potrà contare sull'eccezionale contributo formativo di Aimo Moroni,
il grande cuoco milanese, conside-
News
rato il massimo esperto sul tema. A
lui, infatti, si deve la scoperta e la
valorizzazione di tantissimi dei più
apprezzati prodotti culinari italiani.
E saranno, appunto, le varie eccellenze enogastronomiche italiane a
fare da trait d'union tra le varie
materie inserite nel piano di studi,
poiché - come ha affermano
Moroni, che ha partecipano all'avvio delle lezioni - «Non esiste una
cucina ricca o una cucina povera,
ma solo una buona cucina, basata
sulla qualità, sulla stagionalità, sulla
profonda conoscenza degli ingredienti. Il valore aggiunto per un
cuoco è quello di entusiasmarsi
ogni volta davanti ai fornelli, così
come di fronte a quei cibi che permettono di fare grandi cose. L’Italia
in questo dispone di un enorme
patrimonio di specialità, che non
ha eguali in nessuna altra parte del
mondo0187.
Aimo Moroni, durante lo svolgimento del Master, sarà protagonista
di una serie di approfondimenti,
compresa una “lectio magistralis” a
fine corso.
Al Master 2014 partecipano 20
allievi, provenienti da tutta Italia e
con alle spalle un diploma di scuola
alberghiera o una precedente esperienza lavorativa nel settore della
ristorazione.
Due di loro possono frequentare il
corso perché destinatari delle borse
di studio istituite dalla Banca
Popolare di Vicenza e da Fipe
(Federazione Italiana Pubblici
Esercizi) - Confcommercio.
Il piano di studi si completa con
materie quali: storia e cultura della
cucina italiana; nutrizione e igiene;
chimica e fisica degli alimenti; zootecnia, agraria e ittica; analisi sensoriale; arte ed estetica; food cost e
management aziendale; fino a capi-
re le leve emotive e le tecniche
motivazionali del team building
così come quelle della comunicazione.
«Il Master della Cucina Italiana ha specificato Raffaele Alajmo - si
distingue da altre proposte di specializzazione, sia per la formula del
programma, sia per la straordinarietà dei nomi coinvolti nella docenza.
L'esperienza primaria che vi consentirà di fare questo Master - ha
detto lo chef Massimiliano Alajmo
alla platea degli allievi - è di capire
se la cucina, che è una possibilità
espressiva che va al di là della preparazione tecnica, è la scelta che
vorrete per voi. Se invece questo
percorso vi porterà a fare qualcosa
di diverso, non ha importanza: ciò
che conta sarà aver messo a frutto
la nostra esperienza per voi, per far
aderire quello che volete essere a
voi stessi».
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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BIRRA ARRIBAL
BIRRA IN CUCINA
A KM ZERO
Nel cuore del Chianti debutta un nuovo
birrificio artigianale che rilancia
le produzioni tipiche del territorio:
dalle castagne dell’Amiata al miele
di San Gimignano. Puntando sulla bevibilità
testo di Francesca Lucchese
< Dal kit per neofiti alla produzione casalinga il passo è stato
breve. Prima la sperimentazione
home made tra pentole e termometri, poi un paio d’anni di transizione utilizzando impianti a
noleggio.
Finalmente nel 2010 nasce il
marchio Arribal (da leggere al
contrario per capirne immediatamente il significato) e con esso il
primo microbirrificio nell’area
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
toscana della Valdelsa. Qui, circondati dalle colline della provincia di Siena, Luca, Jacopo e
Sandro scelgono di fare della birra
artigianale la loro professione.
Con un obiettivo ambizioso:
creare una birra da sposare con la
cucina italiana.
Non solo un boccale da sorseggiare in ogni occasione, ma anche
una bevanda alimentare, a tutti
gli effetti compatibile con gli
abbinamenti culinari tipici mediterranei.
Si parte dalla scelta delle materie
prime: i malti provengono da
Belgio e Germania, ma il sogno
di Luca, mastro birraio, è quello
di riuscire a disporre prima o poi
di malti italiani.
Quella di credere nel territorio è
una filosofia talvolta abusata nel
comparto enogastronomico, ma
Arribal ne fa un assoluto punto
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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BIRRIFICIO ARRIBAL
fermo, investendo cocciutamente
sui produttori locali per le forniture, in particolare quelle destinate alle birre speciali.
Un esempio? Il miele biologico di
San Gimignano (SI), la farina di
castagne Igp del Monte Amiata
(GR), il farro biologico del
Casentino.
In corso anche una sperimentazione con un piccolo coltivatore
umbro per la produzione del luppolo.
Il rapporto diretto con i clienti,
rigorosamente libero da ogni
mediazione, e la collaborazione
stretta con i fornitori segnano fortemente l’identità di questo
microbirrificio toscano, in sintonia certamente con le dimensioni
della piccola realtà produttiva, ma
anche e soprattutto con la natura
stessa della mission aziendale.
L’omaggio al territorio è un caposaldo della produzione e persino
della cura dell’immagine, a partire dai nomi delle sei etichette,
tutte dedicate a varie tipologie di
79
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
razze di volpe.
L’idea del logo, infatti, non a caso
riporta la coda dell’animale
richiamando volutamente l’antico
Castello di Strozzavolpe situato a
Poggibonsi, lungo l’antica Via
Francigena.
Se poi ti lasci guidare dal giovane
mastro birraio in un assaggio
attento e prolungato, Luca racconta con generosità di particolari
quelle che non a caso definisce le
“ricette giuste” che compongono
le creature Arribal.
E non tralascia, manco a dirlo, le
potenzialità degli abbinamenti a
tavola.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
CHAMA.
Bionda classica, 100% malto
d’orzo. Note fruttate, corpo
accentuato, erbacea, speziata.
Versatile e ideale per ogni occasione.
FENNEK
Strong Ale, ambrata chiara dove i
malti la fanno da padrone. Il
corpo è pronunciato e rotondo.
Un doppio malto dal sapore fruttato.
RUPPEL
E’ la rossa della famiglia Arribal.
Note di nocciola e biscotto. Il
malto tostato conferisce un colore
rosso rubino e il gusto intenso la
rendono perfetta con le carni
rosse.
ZELDA
La birra speciale al farro biologico
del Casentino è molto beverina,
con una gradazione alcolica di
4,7% e scarsa corposità.
La presenza di arancia amara e
spezie di Toscana la rende croccante e non dolciastra. I luppoli
danno aromi citrici ed erbacei, la
schiuma ha una buona persistenza.
Una birra molto apprezzata dalle
donne. Ottima con fritture, carni
bianche, pesce e come aperitivo.
autunnali, soprattutto con i funghi.
GRISES
Decisamente bevibile questa birra speciale al miele
di castagno biologico di San Gimignano (SI). Il luppolo non è invasivo, in perfetto equilibrio con il
miele. L’aggiunta di arancia amara garantisce una
birra rotonda e non stucchevole. Adatta ai formaggi
stagionati, alle frolle e ai cantuccini tipici toscani.
CORSAK
Qui il sottobosco esplode grazie alla farina di castagne Igp del Monte Amiata. Retrogusto intenso con
note affumicate, calde e avvolgenti. Il suggerimento
è per un consumo invernale legato alla stagionalità
del prodotto da cui ha origine. Bene con i cibi
INFO
Birrificio Artigianale Arribal
Loc. Fosci, 24/O
Poggibonsi (Siena)
www.birrificio-arribal.it
Come raccontano le note di degustazione le birre
Arribal sono pensate soprattutto per il consumo a
tavola, in abbinamento ai piatti tipici della tradizione toscana e mediterranea.
Nel frattempo l’incontro con il comparto food è già
in atto per stuzzicanti sinergie del gusto da cui
nascono, ad esempio, il gelato alla birra e il panettone di produzione artigianale locale a lievitazione
naturale, con impasto e crema di farcitura a base di
birra. Il lancio è previsto in occasione delle prossime
festività natalizie. Intanto si lavora a nuovi progetti,
su tutti l’uscita di due nuove etichette nel 2014.
BLACKOUT
Malto decisamente scuro, color ebano. L’aggiunta di
semi di canapa e fave di cacao conferisce sentori di
caffè e cioccolato. Piacevole aroma di nocciola per
una birra decisa e asciutta.
IBU
Bionda extraluppolata, decisamente amara anche se
i luppoli sono delicati e non preponderanti. Alta
concentrazione di luppoli d’aroma, tendenza a note
di agrume. Schiuma densa e persistente. Buona
bevibilità. >
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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News
LUIGI D'AMELIO
È IL BIRRAIO DELL'ANNO 2013
Luigi D'Amelio del
Birrificio Extraomnes di
Marnate (VA) ad aggiudicarsi l'ambito titolo di “Birraio
dell’anno 2013”, un riconoscimento ideato e organizzato dal
network Fermento Birra che premia ogni anno eccellenza e
costanza qualitativa dimostrata
nel corso dell'anno appena concluso.
Una sorta di Pallone d'Oro del
mondo della birra artigianale italiana che ha visto coinvolti oltre
cinquanta giurati, un squadra
distribuita in maniera omogenea
sul territorio nazionale formata da
degustatori professionisti ed
esperti del settore, chiamati ad
esprimere il proprio personale
podio di gradimento.
Luigi D'Amelio si è imposto su birrai blasonati, nonostante la
giovane età produttiva (2010), grazie a birre di personalità firmate con uno stile che attinge alle migliori moderne espressioni del
panorama belga come De Dolle, De Ranke, De La Senne. Birre
intriganti, complesse, contraddistinte sempre da una freschezza di
fondo, dall'immancabile secchezza finale e da una pericolosa
scorrevolezza.
Avviato nel 2010, il birrificio si trova a Marnate nel varesotto
all'interno dell'azienda di caffè El Mundo, entusiasta promotrice
del progetto Extraomnes.
Sono una quindicina le etichette tra fisse e stagionali, imbottigliate nel formato da 33cl, tutte ad alta fermentazione di stampo
belga. In produzione Luigi D'Amelio è affiancato da fidato
Stefano Zandalini e Stefano Celora. 1000hl la birra prodotta
annualmente con un impianto da 10hl e una cantina da 170hl.
Il premio, giunto alla quinta edizione, nasce con l'intento di riconoscere il lavoro di un birraio svolto nel corso di un intero anno.
A differenza dei classici riconoscimenti, non intende valutare la
bontà di una birra in un preciso momento, ma piuttosto la bravura tecnica del birraio nel suo complesso, la sua filosofia, la
costanza qualitativa dei prodotti. Un approccio fondato sull'intimo legame tra birra artigianale e il produttore, che ha permesso
di superare alcuni limiti di molte competizioni dedicate alle birre
artigianali.
E’
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
I DIECI MIGLIORI MASTRI BIRRAI
1) Luigi “Schigi” D'Amelio
Birrificio Extraomnes di Marnate (VA)
2) Giovanni Campari
Birrificio del Ducato di Roncole Verdi di
Busseto (PR)
3) Nicola Perra
Birrificio Barley di Maracalagonis (CA)
4) Riccardo Franzosi,
Birrificio Montegioco di Montegioco (AL)
5) Gino Perisutti
Birrificio Foglie d'Erba di Forni di Sotto
(UD)
6) Fabio Brocca
Birrificio Lambrate di Milano
7) Valter Loverier
Birrificio Loverbeer di Marentino (TO)
8) Enrico Dosoli e Marco Valeriani
Birrificio Menaresta di Carate Brianza
(MB)
9) Francesco Mancini e Carlo
Franceschini
Birrificio del Forte di Pietrasanta (LU)
10) Agostino Arioli
Birrificio Italiano di Limido Comasco (CO)
News
L A FABBRICA DI P EDAVENA LANCIA UNA NUOVA
SPECIALITÀ , B IRRA D OLOMITI N ON F ILTRATA
rosegue l’impegno di Birra
Pedavena per una produzione sempre più specializzata,
coltivando con passione un pubblico sempre più specializzato e
coinvolto, nonchè favorendo lo
sviluppo dell’agricoltura di montagna favorendo la crescita delle
produzioni autoctone di cereali.
La Fabbrica di Pedavena lancia
così una nuova specialità, Birra
Dolomiti non filtrata, birra a
bassa fermentazione rifermentata
in bottiglia, nata dall'antica cultura artigianale della Fabbrica di
Pedavena.
Birra Dolomiti non Filtrata si
presenta con un colore oro caldo
dai riflessi ambrati, un aspetto
torbido caratteristico delle birre
non filtrate e rifermentate in bottiglia, con una schiuma cremosa e
persistente.
È una birra che va assaporata lentamente per riuscire ad apprezzare
appieno i sentori aromatici ,
coglierne i profumi e l'aroma di
vaniglia, mandorla e frutti rossi.
Un'etichetta importante e raffinata, dallo sfondo nero e con un
bordo dorato che contribuisce ad
impreziosire quest'edizione esclusiva e i momenti speciali a cui è
dedicata.
Con la sua gradazione alcolica
medio alta (6.2% vol), e un gusto
equilibrato e rotondo, Birra
Dolomiti Non Filtrata è infatti
ideale per accompagnare i pasti
delle grandi occasioni o dei piacevoli momenti di relax.
Con questo nuovo progetto birrario Fabbrica di Pedavena riesce a
dare voce alla sua eccezionale tradizione e al suo spirito innovato-
P
re.
Birra Dolomiti è un progetto
unico di filiera integrata locale,
nato nel 2006, e rivolto alla produzione di una birra con anima
legata al territorio, perché prodotta nel
rispetto
dell'ambiente
circostante
e con
l'utilizzo
di materie prime
locali.
Il
cuore del territorio delle
Dolomiti è racchiuso in Birra
Dolomiti, non solo come parte
delle materie prime, ma anche
come saperi, tradizioni e gusto
per la qualità, tanto che dal 2010,
i territori coltivati con l'orzo presente in Birra Dolomiti, sono
diventati presidio Slow Food.
La linea Birra Dolomiti è in continua crescita, infatti negli ultimi
due anni non solo ha avuto un
restyling dell'etichetta, ma si è
anche arricchita di 3 nuove referenze: Birra Dolomiti Speciale,
Birra Dolomiti Rossa Doppio
Malto e l'ultima novità, Birra
Dolomiti Non Filtrata, tutte in
formato da 75 cl, con tappo meccanico, come da tradizione.
LA SCHEDA
Contenuto alcolico: 6.2 % vol
Schiuma: cremosa
Aspetto: torbido
Colore: oro caldo con riflessi
ambrati
Intensità olfattiva: elevata
Finezza olfattiva: gradevole
Frizzantezza: media
Corpo: rotondo
Amaro: discreto
Equilibrio gustativo: giusto
Ricchezza retrolfattiva: normale
Persistenza retrolfattiva:
discreta
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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DEGUSTAZIONI
L’A RISTOCRAZIA
DELLA VODKA
< Chi l’ha detto che le vodka sono tutte uguali? e
che, soprattutto, nessuna di loro vanta qualità superiori, essendo frutto di una massifccia produzione
industriale?
Non può essere infatti soltanto marketing se la
vodka ha spesso superato, nei suoi mercati di esportazione, nei consumi i superalcolici tradizionali clamoroso il sorpasso nel 1975 in piena Guerra
Fredda sul borboun negli Stati Uniti - : le prime
leggi “di purezza” che disciplinano la produzione
della vodka risalgono in Polonia e in Russia al 1500
con decreti imperiali firmati dagli Zar nei due secoli
successivi.
Sono gli effetti della Rivoluzione d’Ottobre a rendere la vodka popolare in Europa prima (grazie ai produttori russi fuggiti dalle Guardie Rosse e di nuovo
82
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
in attività come Smirnoff, Keglevitch e Romanoff ) e
poi nel nuovo mondo, dal secondo dopoguerra dove
ha ottenuto risultati insperabili.
Arriva ora in Italia la Vodka Beluga - brand del
gruppo JSC Synergy, uno dei colossi russi del settore delle bevande alcoliche nonché terzo produttore
di Vodka al mondo - che viene prodotta nello stabilimento siberiano di Mariinsky, fondato nel 1900:
«Noi crediamo che la vera vodka russa non possa
che nascere nel cuore della Russia, usando le sue
materie prime» spiegano in Beluga.
Distillata per la prima volta nel 2002, Beluga è
diventata in breve tempo leader del segmento Super
Premium - Ultra Premium; sui mercati occidentali è
presente a partire dal 2009, ed è oggi venduta in
oltre 50 Paesi del mondo. >
BELUGA
VODKA BELUGA
NOBLE
Categoria: Vodka Ultra Premium.
Provenienza: Russia (stabilimento di
Mariinsk, Siberia, lontano centinaia di chilometri da qualsiasi insediamento industriale).
Materia prima: cereali russi maltati della
massima qualità.
Acqua: proveniente da pozzi artesiani a
300 metri di profondità.
Additivi: solo fermenti e additivi naturali,
nessun additivo di sintesi.
Controlli di qualità: ad ogni fase della lavorazione.
Produzione: distillazione multipla in alambicchi continui, rettificazione in cinque
passaggi, filtrazione in due passaggi su carbone attivo di betulla.
Affinamento: 30 giorni prima della messa in
commercio.
Esame visivo: aspetto cristallino brillante.
Esame olfattivo: bouquet fresco, in cui
spiccano fragranti accenni floreali e note
di cereali.
Esame gustativo: palato pieno, ricco, equilibrato, al tempo stesso sofisticato e profondo.
Sensazioni finali: retrogusto vibrante e
molto piacevole.
VODKA BELUGA
GOLD LINE
Categoria: Vodka Ultra Premium.
Provenienza: Russia (stabilimento di Mariinsk).
Materia prima: cereali russi maltati della massima
qualità.
Acqua: da pozzi artesiani a 300 metri.
Additivi: solo fermenti e additivi naturali.
Controlli di qualità: a ogni fase della lavorazione.
Produzione: distillazione multipla in alambicchi
continui, rettificazione in cinque passaggi, filtrazione in tre passaggi su carbone attivo di betulla,
ulteriore filtrazione su quarzo.
Affinamento: 90 giorni prima del commercio.
Esame visivo: aspetto cristallino brillante.
Esame olfattivo: naso fresco, pulito, con note
delicate di grano, di malto e di erbe di montagna.
Esame gustativo: morbido, avvolgente, texture
cremosa al palato, di grande morbidezza e
armonia.
Sensazioni finali: retrogusto nobile e lunghissimo.
Confezione: bottiglia numerata, assemblata interamente a mano, con astuccio in pelle e con
dotazione di un martelletto (per rompere il sigillo
di cera sul tappo) e di una spazzola in setole di
tasso (per rimuovere i frammenti del sigillo).
L'etichetta è metallica, con uno storione tridimensionale fissato a essa.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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DEGUSTAZIONI
LA MAUNY. RHUM
DAL 1749
< Sbarcano finalmente in Italia i Rhum Agricole
della Martinica firmati da La Mauny.
Il nome La Mauny deriva da quello di Ferdinand
Poulain, Conte de La Mauny, che nel 1749
acquistò le piantagioni di canna da zucchero nella
parte più meridionale dell'isola della Martinica.
La distilleria, che oggi appartiene al gruppo francese BBS, si trova nelle immediate vicinanze delle
piantagioni; il succo può essere estratto dalla
canna da zucchero il giorno stesso del raccolto,
per poi proseguire con la fermentazione e la
distillazione.
84
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
Durante la stagione della raccolta, La Mauny ritira e lavora circa 10.000 tonnellate di canna da
zucchero sui 120 ettari di proprietà, mentre altre
18.000 tonnellate sono acquistate dai produttori
locali.
La Mauny è una delle poche distillerie che tosta
ancora i barili prima di assemblarli; grazie alle
particolari condizioni climatiche locali, l'invecchiamento dei suoi Rhum è molto più rapido,
con effetti fino a tre volte più accentuati rispetto
all'invecchiamento nel continente europeo.
Da questo gennaio, La Mauny viene importata da
Fratelli Rinaldi, di Bologna. >
RHUM AGRICOLE
RHUM AGRICOLO
BIANCO
A.O.C. MARTINIQUE
Esame visivo: colore trasparente e cristallino.
Esame olfattivo: note iniziali di
fiori e di canna da zucchero.
Seguono sentori speziati di
pepe e di lime.
Esame gustativo: di buona
struttura, trasforma gradualmente le note di canna da
zucchero in sensazioni più speziate.
Sensazioni finali: rhum rotondo
e aromatico, decisamente
morbido.
Suggerimenti d'uso: ideale in
miscelazione.
RHUM AGRICOLO
AMBRATO 1749
A.O.C. MARTINIQUE
RHUM AGRICOLO
VO
A.O.C. MARTINIQUE
Esame visivo: colore leggermente ramato, con riflessi
dorati.
Esame olfattivo: note dominanti di zucchero, spezie e
vaniglia.
Esame gustativo: morbido e
rotondo al palato, svela sentori di zucchero, di toffee e di
vaniglia.
Sensazioni finali: chiusura
decisamente fruttata, con
note franche ed eleganti di
vaniglia.
Suggerimenti d'uso: può essere consumato liscio o in
miscelazione.
Esame visivo: colore leggermente ramato, con riflessi
dorati.
Esame olfattivo: note iniziali
di canna da zucchero e di
legno. Seguono sentori di
pepe e di spezie.
Esame gustativo: tonico al
palato, rivela note di banana alla fiamma e di fragranze speziate.
Sensazioni finali: lunga persistenza gustativa, con fresche
note minerali unite a ricordi
di legno.
Suggerimenti d'uso: distillato
da meditazione.
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
85
DEGUSTAZIONI
RHUM AGRICOLE
RHUM AGRICOLO
VSOP
A.O.C. MARTINIQUE
RHUM AGRICOLO
XO
A.O.C. MARTINIQUE
SPICY MAUNY
Esame visivo: colore dorato
intenso.
Esame olfattivo: note dominanti di vaniglia e di fiori secchi.
Esame gustativo: rotondo,
morbido e strutturato al palato, ha sentori di zucchero,
spezie e arancia, intessuti a
ricordi di confettura di frutta.
Sensazioni finali: Di lunghissima persistenza, morbido e
aromatico, ha grande personalità.
Suggerimenti d'uso: distillato
da meditazione.
Esame visivo: colore dorato, con
intensi riflessi ramati.
Esame olfattivo: all'inizio si sprigionano aromi di frutta secca, nocciola, pepe, toffee e pan di zenzero. Seguono note di fiori fané e
di tabacco.
Esame gustativo: potente, ricco e
aromatico al palato, è un modello di forza ed eleganza.
Sensazioni finali: di lunghissima
persistenza, coniuga raffinatezza
e intensità.
Suggerimenti d'uso: distillato da
meditazione.
Esame visivo: colore
ambrato intenso.
Esame olfattivo: bouquet
ampio e profondo di spezie
della Martinica.
Esame gustativo: al palato
si colgono distintamente
note di cannella, di moscato e di vaniglia.
Sensazioni finali: retrogusto
gradevolissimo di caramello e di agrumi.
Suggerimenti d'uso: liscio
on the rocks o con l'aggiunta di acqua tonica o
cola.
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
News
P ORTEGNAC 9:
ell’ormai lontano 1987, il
giovane Bruno Pilzer venne
spedito da un illustre professore di Viticoltura e di Enologia,
di nome Attilio Scienza, in Francia,
nelle zone di Cognac e Armagnac,
con il preciso compito di imparare
la distillazione del vino e i segreti
dell’invecchiamento del distillato.
Naturalmente il tutto era da farsi in
pochi giorni.
Potrebbe sembrare oggi una favola,
o una pazzia, ma è proprio così che
Pilzer imparò l’arte della distillazione del vino; anzi imparò anche qualche piccolo segreto in più sulla preparazione del vino base, ricevendo
in aggiunta preziose informazioni
sull’ invecchiamento.
In effetti la missione fu compiuta
nel migliore dei modi - compreso lo
sforzo straordinario sostenuto
dal…fegato del giovane distillatore,
nell’arco di 12 giorni di assaggi
incalzanti, e ininterrotti, di distillati.
Un’esperienza bellissima, che tuttavia non ha avuto seguito fino a
quando la vecchia distilleria Pilzer,
dal centro del paese, si è trasferita
nella località di Portegnago - che in
dialetto locale, da sempre, è pronunciata come “Portegnac”.
Nel momento stesso della costruzione della nuova distilleria è nata la
voglia di realizzare quel desiderio
concepito in Armagnac, e di fare
così un grande distillato di vino
invecchiato a Portegnac, nel bel
mezzo delle Alpi italiane.
Sembrava un sogno pensare al
Cognac e all’Armagnac stando a
Portegnac, in Valle di Cembra, in
mezzo a una natura bellissima ma
completamente fuori del mondo.
Un sogno, una follia, quasi un
affronto alla Grappa, regina incontrastata della storia della verdissima
N
COSÌ É
N ATO
valle trentina…
Ma l’assonanza era troppo
forte, e le recenti esperienze nel mondo della
distillazione del vino troppo vive per lasciare andare
tutto quanto.
Così, dopo aver fatto un
nuovo corso di aggiornamento all’ Università
francese di Segonzac,
Bruno Pilzer - il cosiddetto “orso Bruno” - era
pronto…
Nell’autunno del 2003,
spronati dal papà, Bruno
e il fratello Ivano si sono
messi all’opera selezionando i grappoli di Lagarino,
uva bianca particolarmente acida, e hanno optato
per una fermentazione
molto delicata e molto lunga. Poi,
via con la distillazione, seguendo i
dettami della migliore scuola
d’Oltralpe in merito anche al periodo ottimale - il gennaio successivo a
quello della vinificazione.
La distillazione è stata fatta con l’alambicco discontinuo a bagnomaria,
e molti sono stati gli accorgimenti
tecnico - empirici adottati per l’occasione.
Il risultato conseguito è stato eccezionale.
A questo punto è entrato in scena
l’invecchiamento, curato da Ivano:
questi, ancora fresco di studi, ha
deciso di riprendere una sua ricerca
fatta sulle componenti aromatiche,
che ha poi incrociato col parere di
un autorevole ricercatore dell’
Istituto Agrario di San Michele
all’Adige (diventato poi uno dei
migliori esperti nell’ uso del legno),
il dottor Mattivi. L’invecchiamento
ha così avuto finalmente inizio il 14
UN
S OGNO
maggio 2004.
Il tempo ha fatto il resto.
Nell’ottobre 2013 la botte numero
10, contenente metà della quantità
iniziale di distillato, è stata svuotata,
con tanto di certificazione dell’
Agenzia delle Dogane di Trento.
Un momento emozionante. Una
grande soddisfazione - l’ultima soprattutto per papà Pilzer, che
tanto aveva desiderato realizzare quel
distillato.
Ha fatto appena in tempo ad assaggiare l’ambrata acquavite, entusiasmandosi, prima di trasferirsi fra gli
angeli del cielo.
D’ora in poi, toccherà a Bruno e a
Ivano portare in Italia e nel mondo
il nome e l’altissima qualità di
Portegnac 9 – il Brandy così ribattezzato dal toponimo dialettale e dal
numero di anni del suo invecchiamento.
L’avverarsi di un sogno lontano.
(p.v.)
Euposia Dicembre-Gennaio 2014
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VIAGGI & SAPORI
E CCEZZIUNALE
V ERAMENTE
Diego Abatantuono, e un grupo
di amici, apre il paradiso della
polpetta a Milano: una nuova
idea di ristorazione tipica italiana
con format Usa. E in tavola...
Di Daniela Scaccabarozzi
< Ubicato in Via Vigevano 20,
a due passi dai frequentatissimi
Navigli milanesi, troviamo il
nuovo ristorante "The meatball
family" fondato da una cordata
di imprenditori già attivi sulla
piazza di Milano sia nel settore
del food che in quello dell'intrattenimento.
Tra questi spicca il nome del
famoso attore Diego
Abatantuono il quale è stato
ben felice di partecipare a questo progetto, realizzando così
un suo sogno mai espresso.
Amante da sempre della buona
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Euposia SDicembre-Gennaio 2014
cucina, Abatantuono ha deciso
di metterci anche la faccia, nel
vero senso della parola, la quale
campeggia sul logo tricolore del
ristorante in una delle sue più
riconoscibili espressioni dei
tempi di “Eccezziunale”.
Il locale, pur essendo piccolo, è
curato ed accogliente e si trova
all'interno di un vecchio palazzo milanese dagli alti soffitti a
volta e con i mattoni a vista.
Anche la cucina è a vista, dietro
una grande ed alta vetrata.
L'arredamento è invece di
impronta newyorkese, con sedie
MEATBALL FAMILY
e tavoli bianchi in stile minimal e “divanetti” con
schienali in pelle trapuntati di colore rosso. Alle
pareti, piccoli quadretti delle varie interpretazioni di
Abatantuono nei suoi films di maggiore successo.
Bello il bancone bar che presenta moltissime bottiglie sia di vino che di liquori, dove vengono serviti
gli aperitivi serali, accompagnati da piccoli assaggi di
“meatballs”.
A fare da contrasto con il design è invece l'offerta
culinaria, che si fonda su un unico elemento: la polpetta. Semplicità, italianità e tradizionalità, ecco i
concetti che questo alimento esprime e sui quali
questo ristorante ha puntato. Considerato da sempre
un piatto di riciclo, la polpetta qui viene riabilitata,
Euposia Dicembre- Gennaio 2014
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VIAGGI & SAPORI
utilizzando tanti ingredienti e
spezie provenienti anche da
altre culture per dare vita a
nuove ricette, dove la fantasia
dello chef può spaziare incontrastata.
L'unico comune denominatore
è rappresentato dalla qualità
delle materie prime utilizzate.
La carne, ad esempio, è solo
piemontese (proveniente dagli
allevamenti Oberto di Alba),
mentre la salsiccia è IGP e viene
da Bra (CN). Il tonno invece è
siciliano.
Questo pesce è usato per la preparazione della polpetta
“Sashball” fatta con sashimi di
tonno, salsa teriyaki, mandorle
a lamelle ed alga nori.
Per noi è stata la migliore che
abbiamo assaggiato, oltre che la
più originale.
Segnaliamo poi la “melanzane e
menta”, con melanzane tritate,
menta, patate, pecorino e mozzarella. Una polpetta molto
morbida, consigliata ai vegetariani.
La “TMF” con fassona piemontese, grana padano, pane al
latte, tuorlo d'uovo, patate e
melanzane fritte è risultata invece tenera e gustosa. O ancora il
curioso binomio della “pollo e
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
MEATBALL FAMILY
zola” con pollo, noci tritate e
gorgonzola, che abbiamo trovato molto saporita.
In tutto ci sono ventidue tipi di
singole "meatballs" diverse in
carta, che fra l'altro variano di
tanto in tanto e che possono
essere fritte, in umido, al forno,
crude o saltate in padella e che
vi verranno servite con diverse
salsine (da quella verde a quella
bianca con i funghi, dalla BBQ
alla spicy yogurt).
Sono anche riportati dei “menu”
già studiati, che non sono altro
che dei mix di polpette presentati in maniera ludica ed originale, come il “biliardo” ad
esempio, ovvero un tavolo da
biliardo formato da un letto di
insalata sminuzzata, quindici
meatballs in un triangolo di
pasta sfoglia, una polpetta bianca e due grissini a fare da “stecche”.
Oppure le “biglie”: otto polpette assortite, posizionate su dune
di riso allo champagne, solo per
fare due esempi.
Il tutto è accompagnato da una
lista di vini interessante, nella
quale sono rappresentate tutte le
regioni d'Italia (nessuna esclusa)
e dalle birre del birrificio
Angelo Poretti.
Terminiamo infine con i desserts, dove ritroviamo il contrasto italo-americano, dato che la
proposta è focalizzata principalmente sulle cheesecakes, ma realizzate con ingredienti nazionali.
Il risultato?
La “Key lime” assaggiata era di
dimensioni italiane, cioè bassa,
molto cremosa, strutturata,
ricca nel gusto e priva dei grassi
che le cheesecakes americane
invece contengono.
Il locale è frequentato da una
clientela eterogenea, anche se
con prevalenza giovanile e sono
molti anche gli stranieri.
Dopo questo primo format
milanese e dato che il locale sta
andando molto bene, nonostante il difficile periodo di crisi, l'idea è di aprirne altri sul territorio nazionale e, forse, persino
all'estero.
La formula adottata e cioè essere di nicchia ad un prezzo
moderatamente contenuto
(circa Euro 25,00 a pasto), evidentemente funziona.
Il locale è aperto tutti i giorni
sia a pranzo che a cena fino a
tarda ora, escluso il lunedì e la
domenica a pranzo (ma da aprile si potrà pranzare invece anche
di domenica).
Segnaliamo infine una politica
dei titolari degna di nota, vale a
dire che tutto ciò che non viene
consumato è donato tutti i giorni all'associazione “Pane quotidiano” in beneficenza, per aiutare le persone in difficoltà.
Un motivo in più per frequentare questo posto. >
VIAGGI & SAPORI
IL GUSTO
RITROVATO
Torna la grande qualità nell’offerta
gastronomica di Napoli: dalla fusion
fra store e ristorazione alla superba
pizza di Ciro Salvo
< Il gusto ha trovato casa a Napoli;
di fronte al porto dove attraccano
scintillanti navi da crociera e a ridosso del centro storico, dedalo di vicoli
e chiese, e patrimonio Unesco. Al
civico 5 di via Nuova Marina, in un
palazzo di ferro e vetro c'è
Grangusto: un unico, grande spazio
dove poter mangiare, acquistare,
conoscere il cibo e i vini di alta qualità.
È bar, ristorante, enoteca, pizzeria,
mercato di prodotti di consumo e
vetrina gourmandise: un mondo
dedicato al cibo come incontro, cultura, piacere, consumo quotidiano.
A Grangusto si fa la spesa, si mangia
una vera pizza napoletana, si fa la
prima colazione consultando internet o leggendo un quotidiano e si
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Euposia SDicembre-Gennaio 2014
cena a la carte.
In una location strategica (di fronte
al molo di imbarco per le isole del
golfo, a 10 minuti dalla Stazione
Centrale) è aperto sette giorni su
sette, dalla mattina alla sera tardi.
Aperto in sordina nell'inverno 2012,
è diventato nel giro di un anno la
mecca dei buongustai che qui trovano autentiche rarità come la carne di
Kobe Wagyu o il poulet di Bresse, il
grand cru dei volatili che arriva dalla
regione rurale dell'Ain; il burro in
coccio della Normandia e divertissement gastronomici come i migliori
paté francesi, il fois gras o i grandi
caviali russi.
Il Mercato, aperto tutti i giorni dalle
8.30 alle 22, e articolato su due
livelli, è il cuore pulsante dello spa-
NAPOLI
zio: accanto a prodotti di consumo quotidiano ci
sono tantissime chicche per intenditori, dalla
pasta Verrigni trafilata all'oro alle ampie selezioni
di tè, sali e acque minerali dal mondo. Non mancano i prodotti biologici e quelli certificati senza
glutine. ma anche una vasta gamma di prodotti
provenienti da aziende certificate bio. Il banco
salumeria offre salumi e formaggi Dop d'Italia,
ma anche il pregiato Jamon iberico. Fiore all'occhiello è la panetteria, dove lavorano i maestri
Euposia Dicembre- Gennaio 2014
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VIAGGI & SAPORI
NAPOLI
50 KALO’: LA PIZZERIA
DI CIRO SALVO A SANNAZARO
iro Salvo arriva a Napoli. 50 kalò è il nome della
pizzeria che a febbraio 2014 apre in piazza
Sannazaro, a pochi passi dal molo di Mergellina e
dal lungomare, in una delle piazze più storiche e belle della
città.
La pizzeria nasce dalla radicale ristrutturazione dei locali
che, per oltre mezzo secolo, hanno ospitato il ristorante Al
Sarago.
Il progetto nasce da un'idea di Maurizio Cortese e dalla
volontà di portare a Napoli uno dei più rappresentativi
interpreti della autentica pizza napoletana: Ciro Salvo,
maestro dell'impasto e appassionato cultore degli ingredienti che fanno della pizza un capolavoro indiscusso. Da
qui la scelta del nome della pizzeria: 50 kalò, che racchiude in sé storia e tradizione e che, in una sola
espressione, racconta il lavoro di Ciro Salvo. 50 Kalò,
nel gergo non scritto usato da secoli dai pizzaioli,
vuol dire "impasto buono". I pizzaioli usano infatti
dire kalò per indicare qualcosa di buono e skatà per
dire cattivo; parole di origine greca (kalos in greco
significa bello, buono) che nel corso dei secoli hanno
incontrato le infinite sfumature di suoni e parole del
dialetto partenopeo. Il 50 infatti nella cabala e nella
smorfia partenopea è il pane e i pizzaioli sono maestri dell'arte bianca, si sa. 50 kalò è dunque l'impasto, il panetto buono, da cui nasce una pizza buona,
condita con i migliori ingredienti.
Dall'esperienza di Maurizio Cortese è nato il menu
di 50 Kalò basato su selezione delle materie prime,
stagionalità e ricerca del buono: ecco allora l'olio extravergine d'oliva da agricoltura biologica de Le Peracciole, la
tenuta agricola a Punta della Campanella del Don Alfonso
1890; i pomodorini del piennolo del Vesuvio dop; il pomodoro San Marzano Dop; il Fior di Latte di Agerola, la
Mozzarella di bufala campana Dop ed altri latticini da
caseifici selezionati; il raro Conciato Romano Predisio Slow
Food; il Parmigiano Reggiano Dop 24 mesi di stagionatura; ed ancora la cipolla ramata di Montoro, l'aglio
dell'Ufita, le acciughe di Cetara, i capperi di Salina, la
'nduja artigianale di Spilinga. L'obiettivo è offrire pizze
della tradizione e pizze d'autore, buone, fatte come tradizione comanda, dove ogni passaggio - dall'impasto al forno,
al condimento finale -, ogni più piccola scelta, è frutto di
una ricerca attenta e di una passione antica.
Dal menu che varierà con le stagioni, non mancheranno le
pizze fritte, altra grande passione di Ciro Salvo.
C
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Euposia Dicembre-Gennaio 2014
fornai di San Sebastiano al
Vesuvio, località rinomata
per la millenaria tradizione
dell'arte bianca.
Il forno, rigorosamente a
legna, è alimentato da ciocchi biologici di puro faggio;
le farine sono di alta qualità
come anche tutti gli ingredienti che concorrono a fare
oltre settanta varietà di pane
-integrale, al latte, con le
noci, le olive, ai cinque
cereali, ai funghi, alle scarole
- sfornate tre volte al giorno.
Se la Macelleria propone
carni con pedigree che vengono frollate in
un'apposita cella con pareti rivestite di sale
himalayano, l'enoteca non è da meno con oltre
1200 etichette nazionali ed estere ed una
champagne room climatizzata che sembra un
caveau.
Due sommelier di rango illustrano i vini agli
avventori, consigliando le etichette giuste per
qualsiasi occasione o abbinamento.
Il ristorante è sullo stesso piano, come anche la
pizzeria, e vale la pena ricordare un servizio
unico che Grangusto offre: ciascuno può
richiedere al tavolo il prodotto - la carne, il
pesce o altro - che ha visto sui banchi del mercato o sugli scaffali.
È un po' come fare la spesa con lo chef e sedersi al tavolo secondo la voglia del momento. >
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Hanno collaborato a questo numero.
Enzo Russo (Enogastronomia)
Filippo Ciardi, Daniela Scaccabarozzi,
Francesca Lucchese, Carlo Rossi, F ,
Giulio Bendfeldt
Euposia pubblica in esclusiva
gli articoli de
Impaginazione: ConTesto editore scarl
[email protected]
Si ringrazia per il materiale fotografico
Cristina Fattori, Archivio Meatball
Family, Francesca Lucchese,
Alessandra Pezzutti - Giulio Bendfeldt
Copertina:
Cristina Fattori
Concessionaria per la pubblicità:
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Registrazione Tribunale di Verona
n. 1597 del 14/05/2004
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