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“DIALOGUE”
“DIALOGUE”
Sculpture between classic style and present
DIALOGUE
DIALOGUE
al Four Seasons Hotel Firenze
at Four Seasons Hotel Firenze
Che dire del grande Maestro Ugo Riva e della sua straordinaria passione vitale per la sua arte, basta guardare con
occhi profondi le sue opere e capirete subito che riesce ad
esprimere i sentimenti di bellezza della vita trasferendoli in
ciò che crea.
E’ una straordinaria persona, dotta ed umile, doti che solo
i grandi posseggono.
Le sue opere rappresentano con chiara visione i momenti
che attraversa, e per questo diventa oggi uno dei più grandi
artisti contemporanei della scultura figurativa.
Ognuno di noi, uomo o donna che sia, si ritrova nelle sue
incredibili opere, nelle quali ripercorre i vari passaggi della
vita sia bambino , adolescente poi uomo adulto Ci leggi in
essi: gioia, rabbia, speranza, luce o buio, tramonti e aurore.
Il maestro ha voluto in questa occasione, dialogare con
altre tre generazioni ed ha trovato nel nostro Parco Monumentale il posto ideale per farlo.
Non potevo che essere felice di questa sua idea, e l’ho accolta con il solito entusiasmo che mi nasce ogni qualvolta
incontro Ugo. Lui riesce a trasmettermi positivista che fusa
con la sua passione fa’ star bene chiunque ha la fortuna di
conoscerlo e incontrarlo.
E’ un evento straordinario quello di vedere quattro genera-
What can I say about the great Maestro Ugo Riva and his
extraordinary vital passion for his art, just look deeply at
his work and you will immediately realize that he is able
to express the feelings of the beauty of life, by conveying
them to his art.
He is an extraordinary man, learned and humble , qualities
that only the greats possess.
His works clearly represents the moments he feels, and he
is now one of the greatest contemporary artists of figurative sculpture .
Each of us, man or woman, finds himself in his amazing
works, in which he traces the different stages of life, from
the child, the adolescent to the adult man, everyone can
see in them joy, anger, hope, light or dark, sunsets and
sunrises . The Maestro wanted on this occasion, a dialogue
with the three generations and found in our Monumental
Park the perfect place to realize it.
I could not be happier with this idea, and I accepted it with
the usual enthusiasm that I have every time I meet Ugo. He
manages to convey positivity that merged with his passion,
makes everyone that has the good fortune to meet him,
feel good.
It is an extraordinary event to see four generations of in-
zioni di incredibili maestri della scultura insieme, all’interno
dell’ultima cerchia di Firenze, entro la quale sono nati artisti
che hanno reso possibile il Rinascimento Fiorentino.
Nel quindicesimo secolo era cosa quotidiana vedere tanti
stili diversi di arte figurativa a confronto, oggi lo è molto
meno, pochi sono gli artisti che sono rimasti legati a questo
stile e si sono ispirati ai grandi del passato. E voi avrete la
fortuna di poterli vedere insieme.
Sarà una mostra en plein air, come poche sono state realizzate in passato, un occasione unica per il nostro Four
Seasons Hotel Firenze, per i suoi ospiti Internazionali, per
i nostri Fiorentini e tutti gli Italiani che vorranno visitarla..
L’evento durerà almeno un anno e poi vedremo nel frattempo di creare con Ugo altri dialoghi che continuino a far
felice e parlare il nostro meraviglioso Parco, il quale ormai
non puo piu fare a meno di ospitare la bellezza dell’arte.
Con la sincera amicizia che mi lega al Maestro, desidero
ringraziare di cuore i tre grandi artisti Sergio Capellini-Giovanni Balderi-Dario Tironi che hanno accettato questo straordinario dialogo e alla cara Anna Marinelli della Galleria
Frilli per la sua preziosa collaborazione.
La mia ammirazione e stima va’ a tutti voi.
Patrizio Cipollini
credible masters of sculpture together in the last circle of
Florence, within which the artists who have made ​​possible
the Florentine Renaissance were born.
In the fifteenth century it was very common to see so many
different styles of figurative art compared, while today it is
more rare, there are few artists who are associated with
this style and were inspired by the greats of the past. You
will be lucky enough to appreciate them together.
It will be an exhibition en plein air, as few have been organized ​​in the past, a unique opportunity for our Four Seasons
Hotel Florence, for its International guests, for our all Italians and Florentines who wish to visit it ..
The event will last at least a year and then we will consider to create with Ugo other dialogues, that will make you
happy and will talk about our wonderful park , which now
cannnot avoid hosting the beauty of art.
With my sincere friendship for the Maestro, I wish to thank
the three great artists Sergio Giovanni Capellini - Balderi Dario Tironi who have accepted this extraordinary dialogue
and dear Anna Marinelli of the Galleria Frilli for her valuable collaboration.
My admiration and appreciation to you all.
Patrizio Cipollini
SULLA SCULTURA.
REGARDING SCULPTING.
Conversazione di Flavio Arensi con Ugo Riva
A conversation with Ugo Riva. Flavio Arensi.
Ugo Riva è uno scultore che modella, che si sporca le
mani. Con lui ho spesso ragionato intorno al mestiere dello scultore e sempre più sono convinto che la
scultura sia poco conosciuta, poco frequentata. Non
parlo solo della gente comune, mi riferisco agli addetti ai lavori. Una volta Tony Cragg mi ha detto che la
scultura è reale, è qualcosa con cui si fa i conti anche
spazialmente, un oggetto in cui incappi, non è il quadro alla parete che ti fa sognare. Mi spiace sintetizzare un pensiero che era certo più ampio, ma penso
abbia ragione. Anche Riva ha le sue idee sulla scultura
e soprattutto sul fare scultura, che non prescinde dalla
manualità, dallo sporcarsi le mani appunto.
«Il discorso è molto complesso – mi dice subito – e lo affronto a muso duro: La scultura è fuori moda, o meglio
è “fuori dalla cultura” di chi dovrebbe proporla. Urbanisti,
architetti, mercanti e galleristi. Senza contare chi dovrebbe
studiarla e non è mai stato nello studio di uno scultore a
vedere quali sono i mezzi che l’artista impiega, o come si
organizza una fusione, che è un lavoro lungo al quale partecipano molte persone».
Temo il problema sia anche in parte una cattiva cul-
Ugo Riva is a sculptor who models directly, and is not afraid
to get his hands dirty. I have often spoken to him about the
sculptor’s task and the more we speak, the more it seems to
me that sculpture is not very well known or well observed.
I’m not just talking about people in general, but also those
who work in this particular field. Tony Cragg once told me
that sculpture is real, something to be approached spatially, an object you can bump in to, and not simply a painting
on a wall that may inspire you to dream. I regret having to
summarise in such brief terms a concept that is certainly
wider in its scope, and of greater interest, but I feel that his
statement is correct. Riva also has his own particular views
regarding sculpture, especially the act of sculpting itself, in
which those manual aspects, such as getting ones hands
dirty, also play a part.
«It’s a very complex subject – he tells me, straight off the bat –
and I confront it with a stiff upper lip: Sculpture is unfashionable,
or, to be more precise, it lies outside the field of expertise of those
involved in placing it on display. Urban planners, architects, tradesmen, and gallery owners. Not to mention those who claim to study the subject but have never actually entered a sculptor’s studio
to see which tools the artist uses, or how casting is organized, a
tura plastica contemporanea, il pubblico non è messo
nella condizione di capire o addirittura preferisce non
affrontare l’oggetto scultoreo.
«Purtroppo quello che si vede in giro, non penso solo delle
mostre ma anche agli spazi urbani, è sovente brutto o incomprensibile, senza contare che assurge agli onori della
cronaca soltanto lo scandalo, che serve come pretesto per
darsi un minimo di notorietà. Il problema è che la scultura
contemporanea fa di tutto per allontanare il pubblico, si
chiude spesso in uno spazio autoreferenziale dove gioca
coi mezzi della comunicazione più che con quelli dell’arte».
Sostieni che gli stessi operatori siano i primi a escluderla, perché?
«Le ragioni sono chiaramente molteplici, però un paio sono
comuni. In primis il costo di realizzazione dell’opera, quindi
i limiti che sorgono dalla sua movimentazione e i tempi
per realizzarla, cui sottende una certa complessità tecnica
quando si parla di fusione o di marmo: insomma, serve
mestiere. Questi i motivi che rendono la scultura ortodossa, quella di tradizione, difficile da incontrare e capire nella
velocità, o, per meglio dire, nella superficialità che caratterizza il nostro tempo. D’altronde, trovo che siano sempre
meno gli addetti ai lavori davvero competenti e in grado di
comprendere un linguaggio complesso che qualcuno ha
reso complicato».
Ritieni sia anche un problema di mercato?
«Partirei dal presupposto che le gallerie come le si conosceva fino agli anni Ottanta non esistono più. L’oggetto d’arte
è trattato come un “prodotto”, che deve essere facile da
muovere per poter essere presentato nelle fiere e deve costare poco. Con la scultura i disagi di movimentazione sono
enormi rispetto allo spostamento di un quadro e i materiali
con cui la si realizza certo non aiutano a mantenere i prezzi
bassi, il bronzo, per fare un esempio, non costa come un
telaio o un album da disegno. Oggi non interessa la qualità
materiale e intellettuale, bensì l’immagine che le si crea
attorno: l’aura che si forma attraverso la comunicazione».
long process involving a variety of people».
I’m afraid the problem may also be due, in part, to a contemporary neglect of the plastic arts, the viewing public not
being in a position to make sense of what they see, with
some even preferring to avoid dealing with sculpted objects
altogether.
«Unfortunately, what you tend to see on display around you, and
I’m not only thinking of art galleries but also urban spaces, is often ugly or incomprehensible, not to mention the fact that only
scandals seem to find their way into the noble hands of the press,
such scandals serving as an excuse to increase ones visibility.
The problem is that contemporary sculpture does everything in
its power to distance the viewing public, it often closes itself in
a self-serving space where it plays more with communication,
rather than artistic, techniques».
Do you believe that these self-same artists are the first to
exclude sculpture, and if so, why?
«There are obviously many reasons for this, but a couple are more
common. First of all, the cost itself involved in making a work of
art, and therefore the limits that arise in transporting such a piece and the time taken to create it, which involves fairly complex
techniques when on the subject of casting, of marble: in short,
you need to be skilled. These are the reasons that render sculpture orthodox, traditional, difficult to encounter and understand in
the rush, or perhaps the shallowness, characteristic of the times
in which we live. On the other hand, I find there are fewer and
fewer people in this field who are really competent and able to
understand a complex language which someone has rendered
complicated».
Do you also believe there to be a problem with the market?
«I would start from the assumption that art galleries, as they were
known in the Eighties, no longer exist. A work of art is treated as a
“product” which must be easily transportable in order for it to be
displayed at art fairs, and must also be affordable. In sculpture the
inconveniences linked to transportation are enormous compared
to a painting and the materials themselves used in the creation
of a sculpture don’t help to keep costs low; bronze, for example,
Il mio vecchio amico Leonardo Cremonini, prima di
morire, aveva cercato di approfondire il rapporto fra
presentazione e rappresentazione dell’opera d’arte
con un convegno a Roma, all’Accademia di san Luca.
Con gli anni temo avesse intuito una problematica che
ormai è sostanziale.
«La scultura vera è esattamente il contrario della presentazione mediatica! La scultura merita il suo tempo per poter
parlare, ha bisogno di rappresentare quello che vuol dire,
deve essere un elemento della quotidianità, come in passato. In quest’ottica, se prima ti indicavo i limiti del sistema dell’arte, è evidente che manca anche il rapporto con
chi crea i nostri luoghi sociali, gli spazi cittadini. Architetti
e urbanisti, a meno che non siano scultori o amanti della
scultura, non la utilizzano, credo neppure la capiscano, forse perché dovrebbero alzare la testa dai lori tavoli, avere un
confronto con l’artista, collaborare, invece sappiamo bene
che è un mondo ormai totalmente autoreferenziale dove
si creano delle star impegnate ad alimentare la loro autoaffermazione. Prima citavi Cragg: ha ragione, la scultura è
una presenza reale, fisica, che puoi toccare, attraversare,
che vedi in una piazza mentre sei in coda con l’automobile, che sfida le architetture circostanti cambiando al mutar
delle stagioni e della luce del giorno. È forse l’elemento di
congiunzione, il trait d’union, tra l’uomo e le sue costruzioni, i suoi templi, i grattacieli. Forse il primo passaggio tra lui
e il cielo, o Dio per chi ci crede. Noi italiani queste cose le
abbiamo nel sangue, parlo dal saper stare nella tridimensionalità con armonia e fluidità: ci è naturale ed è proprio
quello che vorrei iniziare a dimostrare molto modestamente
con la mostra nel parco del Four Season di Firenze».
Forse era nel nostro DNA, ma oggi è difficile credere che gli stessi che portavano in trionfo la Maestà di
Duccio abdichino a qualsiasi giudizio critico rispetto
alle tante orrende sculture nelle nostre città
«Spesso la scultura ha una committenza pubblica o privata
che permette di realizzare certi progetti che, come si di-
doesn’t cost the same as a canvas or a drawing pad. Nowadays,
there is no interest in material, or intellectual, quality but rather
the image that is cast around it. The aura created via communication».
My old friend Leonardo Cremonini had attempted, before his
death, to delve deeper into the relationship between presentation and the display of works of art at a conference in
Rome, at the academy of san Luca. As time goes by, I fear
he may have guessed at a problem that has now become
substantial.
«Real sculpture is the exact opposite of how it is portrayed by the
media! Sculpture needs time for it to begin to speak, it attempts
to represent what it intends to say, it must play a role in everyday
life, just as in the past. From this point of view, although earlier I
pointed out the limits to this artistic medium, it’s obvious there is
a missing link between it and those who plan social venues, city
spaces. Architects and urban planners, unless they are sculptors
themselves or passionate about sculpture, do not use it, and do
not even understand it as far as I can see. This is possibly because
they need to raise their heads from their desks and actually share
thoughts with the artist, collaborate; but instead, as we well know,
the world has now become totally self-serving, giving rise to stars
who spend their time and energy massaging their egos. Earlier
you mentioned Cragg: he’s correct, sculpture is a real presence,
physical, something you can touch, go through, something you
might spot in a town square whilst stuck in your car due to a
traffic jam, something which challenges the surrounding architecture and changes with the seasons or daylight. It’s perhaps
the connecting element, the trait d’union, between man and his
constructions, his temples, his skyscrapers. Maybe the first step
towards the sky, or God, for those who are religious. We Italians
have these things in our blood, I refer to the ability of living in
a three-dimensional plane harmoniously and fluidly: it comes
naturally and it is precisely this ability that I would like to start
demonstrating rather modestly through the exhibition at the “Four
Seasons” Park of Florence».
It may well be that it’s in our DNA, but nowadays it’s hard to
ceva, sono impegnativi sotto molti punti di vista. Le nostre
città, come le nostre chiese, sono piene di brutte statue e
anche io come te mi domando coma sia possibile si accetti
il brutto e addirittura lo si paghi: come si fa a non riconoscere che una scultura non ha senso? Come dicevo, la
scultura è un fatto artistico molto complesso, che implica e
tocca diverse conoscenze, che non sono solo la tecnica e il
pensiero con cui si progetta l’opera vera e propria, bensì il
suo rapporto con lo spazio, l’eleganza dei ritmi e dei piani
che la percorrono e la compongono: il rapporto dei vuoti e
dei pieni, la vibrazione della pelle finale, quella che vedi e
accarezzi, senza dimenticare il colore, la patina. La scultura
è come una partitura musicale, c’è un rigo ma le note si
muovono liberamente e ritmicamente all’interno e fuori dal
rigo fino a comporre una melodia. Ecco... la bella scultura,
la scultura con la S maiuscola, deve essere una melodia.
Una melodia che suona bene sia da sola che rapportandosi
ad altri».
Quindi?
«Quindi una scultura è perfetta quando trova il suo luogo,
quel luogo che la esalta e la accoglie, quel luogo con il quale dialoga ogni attimo. Ecco, oggi si producono opere d’arte
che non hanno più la capacità - e credo persino la volontà di cercare questo luogo proprio, di intessere un dialogo con
quello che le circonda. Sono finiti i tempi del nostro Rinascimento, dei Lorenzo, delle Isabelle, dei Gonzaga, del clero
capace di un gusto straordinario, di intuire la grandezza del
mezzo artistico, il tempo in cui ogni oggetto doveva rappresentare l’eccellenza, doveva sfidare il tempo, ambire
all’eternità. La nostra epoca è quella del pensiero debole,
delle costruzioni le cui fondamenta poggiano sulla sabbia
o dove l’orizzonte finisce sulla punta del naso. L’importante
è creare una finanza dell’arte per riempire le tasche e fare
tanta pubblicità per riempire le teste».
La visione che emerge dalle tue parole disegna una
situazione molto grave, quasi disperante, da cui è difficile poter uscire, o vedi comunque una soluzione?
believe that the very same nation which brought to light the
Maestà of Duccio could yield to any critical opinion regarding the many horrid sculptures in our cities.
«Sculpture often has a public or private commissioning committee
which allows certain projects to be created that, as we mentioned
earlier, are challenging under many aspects. Our cities, just like
our churches, are full of ugly statues and I too ask myself how
it is possible to accept, or rather to pay, for such atrocities. How
is it possible not to notice that a statue is void of sense? As I
was saying, sculpture is a very complex art form that implies and
touches upon various fields of knowledge, which not only mean
the technique and the underlying idea behind the work that is
later created, but rather how it relates to space, the elegance of
the rhythm and the plane which runs through it and of which it is
composed: the relationship of the empty void and the complete
fullness, the vibrations of its final skin, which you can see and
stroke, without forgetting the colour, the finish. A sculpture is like
a sheet of music, even though there’s a straight line, the notes still
move freely and rhythmically inside and outside the line until they
compose a melody. There you go… beautiful sculpture, sculpture
with a capital S, has to be a melody. A melody which sounds good
both on its own and also when relating to others».
Therefore?
«Therefore a sculpture is perfect when it finds its place, the place
which makes it stand out and which welcomes it at the same
time, a place with which it can share a dialogue at every moment.
There you have it, nowadays, modern works of art no longer have
the ability – or the intention, in my opinion – to seek out a personal
place, or to interweave a dialogue with their immediate surroundings. Long past are the years of our Renaissance of Lorenzo, of
Isabelle, of the Gonzaga, of those of the clergy capable of choosing
with exquisite taste, and capable of understanding the importance
of artistic methods, a period in which every object was supposed
to represent excellency, had to challenge time, ambitiously sought
eternity. The times in which we live are those of feeble thoughts, of
constructions built on foundations of sand and where the horizon
ends at the tip of the nose. What’s important is to create profitable
«Io sono uno scultore, sono un rabdomante ma non un
profeta: registro quello che trovo. Non ho fatto altro che
descrivere la situazione che mi sta attorno: le fonderie sono
in grave crisi, i laboratori di marmo quasi scomparsi, scuole d’arte comprese, nelle accademie è difficile trovare chi
sappia insegnare il disegno, figurati le discipline tecniche
come quelle che riguardano il modellare o lo scolpire. Oggi
è più importante imparare a truccare o mascherare gli errori con Photoshop. La tecnologia è più importante della
tecnica, e immagino che quello che ci aspetti per il futuro
sia un’ulteriore omologazione. Chi lavora più con le mani e
un pizzico di cervello?».
Ritieni sia peggiorata la qualità del prodotto artistico?
«Siamo di fronte a un’offerta eccessiva del “prodotto artistico”, facilitato da tutta una serie di possibilità tecnologiche che hanno allargato la base linguistica, ma non sempre
aumentando il livello della proposta culturale ed estetica.
Con l’avvento della fotografia digitale tutti ci siamo inventati fotografi, non devi più neppure attendere i tempi dello
sviluppo, puoi intervenire direttamente sull’immagine se
impari ad usare un buon programma di grafica. Molto è
divenuto dozzinale e di basso livello soprattutto nei materiali usati e questo anche per l’ignoranza di chi dovrebbe
selezionare, ignoranza tecnica».
Qual è la soluzione più efficace che si potrebbe verificare?
«Il futuro sarà nelle mani di coloro che delle loro mani e del
loro cervello faranno tesoro. Di tutti coloro che torneranno a
realizzare l’opera con passione, con amore. Approfondendo
le tecniche antiche applicandole a quelle contemporanee.
Studiando, analizzando i maestri grandi e piccoli che sono
stati prima di noi. In questo percorso troveranno quegli elementi che Martini chiamava “trucchi”, che sono gli ingredienti indispensabili per dare all’opera la propria unicità, la
forza per sfidare il tempo e l’eternità. Su questa strada c’è
molto futuro e molto da fare».
Il limite maggiore che trovo nel sistema dell’arte, den-
art that fills pockets and advertises in order to fill heads».
The vision that emerges from your words paints a very bleak
and serious picture, almost desperate, from which it is difficult to escape, or do you see a solution?
«I’m a sculptor, a dowser not a prophet, I take in what I find. All
I have done is describe the situation which surrounds me: the
foundries are suffering a serious crisis, marble workshops have
almost vanished, including in art schools, it has become difficult
to find people who know how to teach drawing in art academies,
never mind technical disciplines such as those required for modelling or sculpting. Nowadays it’s more important to learn how to
hide and make up for mistakes using Photoshop. Technology is
more important than technique, and I imagine the future reserves
even greater uniformity because of this. Is there anyone who still
works with their hands and a hint of brain? ».
Do you believe that the quality of artistic products has decreased?
«We find ourselves faced with an excess of options for “artistic
products”, made even easier by a whole series of technological
possibilities which, whilst widening the linguistic foundation, have
not necessarily increased the quality of cultural and aesthetic proposals. With the advent of digital photography, we have all reinvented ourselves as photographers. You no longer even need to
wait for the photographs to be developed; it’s now possible to
work directly on the image itself if you learn how to use a good
art graphics program. A lot of work is produced by the truckload
and is of poor quality mainly because of the materials used as well
as the ignorance shown during the selection made by those in a
position to choose, technical ignorance».
What is the most effective solution that could be put into
practice?
«The future lies in the hands of those who treasure their hands
and minds, of all those who decide to return to making art with
passion, with love. Delving deep into ancient techniques and applying them to contemporary ones. Studying, analysing the great
and less well-known teachers that have lived before us. Along
this route they will find elements that Martini would have called
tro e fuori il mercato, dentro e fuori le accademie, è la
scarsa conoscenza della storia della scultura: la sua
bassa frequentazione, come si diceva in principio L’ultimo grande intenditore resta ancora Mario de Micheli,
che tu però hai conosciuto bene.
«Avevo circa quarant’anni quando ho incontrato Mario. Lui
era ormai lontano dalla critica militante e fuori dai giochi
di potere trovandosi in quella straordinaria età in cui la
saggezza e la riflessione prendono il sopravvento su ogni
aspetto della vita. Forse proprio per questo mi sono così
attaccato a lui, come a uno di famiglia, quasi fosse il nonno
che non ho mai avuto, il saggio, il grande vecchio a cui
chiedere consiglio. Con fermezza e dolcezza, mi ha fatto
prendere consapevolezza del mio essere scultore. È stato
un critico anomalo, non mi ha mai indirizzato su nulla e su
niente, ha solo sempre voluto che io fossi sinceramente
autentico, profondamente vero. L’onestà intellettuale, la
coerenza nelle scelte, la libertà creativa, che poteva anche essere contraddittoria all’interno di questi presupposti,
dovevano essere la base del mio lavoro. Questa è la sua
grande eredità nel mio cuore. Culturalmente mi ha aperto
il cervello in due: stare con lui era come stare al tavolo con
Manzu, Moore, Picasso. Siqueiros e molti altri, contemporaneamente. Si passava da Sironi a Brecht alla poesia di
Camillo Sbarbaro o al pastore errante di Leopardi. Tutto era
possibile. Era come in un film, a me pareva di parlare con
Martini, con la Kollwitz o il suo grande amore Courbet. Non
sempre le nostre idee collimavano, ma questa era la cosa
migliore che poteva succedere perché si cominciava un dibattito, un dialogo serrato. Oggi scrivo di scultura perché
me lo ha chiesto Mario, facendomi capire con i suoi saggi
Carte d’artista quanto sia importante lasciare una testimonianza diretta della propria opera, come fecero Rodin e
Bourdelle che conosci bene».
E tu cosa lasceresti a un giovane che volesse fare la
tua professione?
«L’onestà intellettuale, la coerenza sinceramente anarchi-
“tricks”, which are essential ingredients when attempting to render the work of art unique, the strength to challenge time and
eternity. Along this path there is much in store for the future and
a lot to do».
The biggest limit that I have encountered in the art system,
outside and inside the market, outside and inside the academies, is a lack of knowledge of the history of sculpture, demonstrated by the initially small amount of interest it has attracted. The last great expert still remains Mario de Michelli,
whom you yourself have got to know very well, indeed.
«I was around forty years old when I met Mario. By that time he
had steered clear of militant criticism and was far outside the web
of power games, finding himself in that extraordinary age in which
wisdom and meditation gain the upper hand over every other
aspect of life. Perhaps it’s precisely for this reason that I have
become so fond of him, as if he were a family member, almost
as if he were the grandfather I never had, the elderly wise man of
whom you may ask any question. Strongly and kindly he helped
me to gain an awareness of what it means to be a sculptor. He has
been an unusual critic, he never directed me towards anything or
anywhere, all he wanted was for me to be sincerely authentic,
profoundly true. Intellectual honesty, coherent choices, creative
liberty, which could at times be contradictory when dealing with
these assumptions, these had to be the basis of my work. This is
the great inheritance he has left in my heart. Culturally he split my
mind in two. Spending time with him was like sitting at a table
with Manzù, Moore, Picasso, Siquieros, and many others, all at the
same time. He could discuss anything from Sironi to Brecht, to the
poetry of Camillo Sbarbaro or to the wandering shepherd, Leopardi. Anything was possible. It was like being in a film, as though I
were speaking to Martini, to Kollwitz or his great love Courbet. We
didn’t always agree, although that was the best thing that could
have happened because we would then begin a debate, a tightly
locked dialogue. Nowadays I write about sculpture because that’s
what Mario asked me to do, helping me to understand, via his
stories Carte d’artista, how important it is to leave a direct account
of ones own work, just as Rodin and Bourdelle did, whom you
ca, la solidarietà tra artisti, innaffiando il tutto con l’invito
rituale di Martini: “anima, anima, anima”, ricordandoci ogni
mattina, appena appoggiamo i piedi fuori dal letto, che siamo dei piccoli nani e che se vogliamo fare un passo avanti
- anche solo guardare più lontano - dobbiamo appoggiarci
sopra le spalle dei giganti che ci hanno preceduto».
Questa mostra nasce dalla voglia di trovare un momento di discussione con altri scultori e con le opere
antiche che servono da interlocutori d’eccezione, immagino che dietro la scelta di chiamare questi colleghi
ci sia qualcosa che si lega a quanto hai detto finora…
«L’idea di “Dialogue” avviene dopo la visita, avvenuta nel
luglio dello scorso anno, a una delle più straordinarie mostre da me godute negli ultimi tempi: “La primavera del
Rinascimento” a Palazzo Strozzi a Firenze. Non vi è qui
nessuna volontà di paragonare la nostra esposizione a quel
momento storico e culturale, mi interessa invece sottolineare la persistenza in Italia di una scuola figurativa generosa
e di qualità che, con un dinamismo creativo costante, è
riuscita e riesce a farsi valere nel panorama internazionale,
nonostante da anni le nuove scuole di pensiero sull’arte
cerchino di boicottarla o, peggio ancora, di negarla».
Pensi sia necessario fare questa sottolineatura?
«Sembra quasi un paradosso, parlando di arte, ma oggi le
qualità intrinseche da sempre riconosciute all’opera, cioè
la bellezza, il pregio della lavorazione, la preziosità dei materiali, sono ritenuti difetti. Oggi, parafrasando un vecchio
film di Ettore Scola, bisogna essere Brutti spochi e cattivi.
Noi scultori italiani abbiamo la responsabilità di continuare
l’opera iniziata migliaia di anni fa nella Magna Grecia e poi
dagli Etruschi, dai Romani, fino all’Antelami e poi i Pisano,
per non dire di Desiderio e Donatello, Michelangelo e Bernini, Sammartino della cappella di San Severo, arrivando a
Canova e alla meravigliosa stagione dell’Ottocento, piena
di fermenti dove ogni regione produceva la sua scuola col
suo timbro precipuo, passando dalla classicità di Bartolini
all’impressionismo di Medardo, alla nordicità del Vela, alle
well know».
And what would you leave behind for a youngster interested
in entering your profession?
«Intellectual honesty, sincerely anarchic coherence, solidarity
amongst artists, watered down with the greeting ritual of Martini:
“soul, soul, soul” reminding oneself every morning as soon as you
place your feet outside your bed that we are only small dwarves
and that if we want to take a step forward – even just to see
further – then we must rest on the shoulders of the giants who
preceded us».
This exhibition has grown out of the need to find a moment
to exchange opinions and initiate dialogues with other
sculptors, using ancient works of art as exceptional speakers, I imagine that behind the choice of inviting these colleagues there must be something which ties us closely to
what has been said so far…
«The idea of a “Dialogue” came after a visit, which took place
during July of last year, to one of the most extraordinary exhibitions I have attended and enjoyed in a long time: “The spring time
of the Renaissance” at the Strozzi Palace in Florence. There is
no attempt whatsoever to try to compare our exhibition with that
historic and cultural period, instead, what interests me is to underline the persistence in Italy of a generous and skilful figurative
school, which, with constantly creative energy, has managed, and
manages, to remain valid in the international panorama, notwithstanding the fact that new schools of thought regarding art have
been trying to boycott, or worse still deny, its existence for years.
Do you think it’s necessary to emphasise this?
«It almost seems to be a paradox when talking about art, but nowadays the intrinsic values that have always been attributed to
works of art, namely beauty, the quality of production, the preciousness of the materials used, are now considered to be defects.
Nowadays, to paraphrase an old Ettore Scola film, you must be
Ugly dirty and mean. We Italian sculptors have the responsibility to
continue the line of work first made use of thousands of years ago
in Ancient Greece and later by the Etruscans, by the Romans up
until Antelami and then the Pisanos, not to mention Desiderio and
vibrazione degli acquaioli in terra cotta di Gemito, fino ad
arrivare a noi, ai Martini, i Marino, Manzu o al dimenticato
Perez. La scultura è nel nostro DNA, e non è per becero
nazionalismo che lo affermo, piuttosto mi sembra un fatto oggettivo riconosciutoci dalla storia e dal collezionismo
mondiale. In Italia ci sono le migliori fonderie e i migliori
laboratori di marmo; da noi vengono artisti da tutti i continenti per apprendere le tecniche scultoree o anche solo per
vedere realizzate le loro opere nel miglior modo possibile.
Come non ricordare quel gigante di Henri Moore ringraziare
davanti alla Regina Elisabetta in visita alla sua mostra a
Forte Belvedere a Firenze il suo “scalpellino” di Pietrasanta
dicendo più o meno: “Non ci fosse stato lui queste opere
non sarebbero nate”. La scultura è un fatto collettivo, che
ha portato necessariamente al formarsi delle botteghe in
cui attorno al maestro nascevano una serie variegata di
specializzazioni e professionalità: dai cesellatori ai patinatori per le fonderie, dagli sbozzatori ai raffinati scalpellini
rifinitori nelle botteghe del marmo. Professionalità insostituibili costruitesi di generazione in generazione in centinaia
di anni. Mestieri senza codici scritti, trucchi passati da maestro a garzone per affinità elettiva, segreti rubati spiando
dal buco della serratura o origliando dietro le porte. Questo
è un patrimonio inestimabile invidiatoci da mezzo mondo e
tuttavia - a causa della folle tendenza dell’arte contemporanea - sta rischiando di sparire per mancanza di committenza. L’idea della mostra “Dialogue” vuole mettere in luce
questa specificità italiana. Tradizione, evoluzione, ricerca e
contemporaneità in una miscela unica dove un ingrediente
non elimina assolutamente l’altro, anzi lo esalta e lo amplifica facendo dell’opera un unicum irripetibile e inimitabile».
Quale può dirsi lo scopo finale per uno scultore?
«L’obbiettivo rimane, come da tradizione il “capolavoro”,
l’opera perfetta che sfida la storia senza aver bisogno di
esegesi o interpreti che la traducano perché capace di parlare da sola a tutti gli uomini di ogni tempo. Non è detto
che si arrivi a ottenerla ma provarci è assolutamente in-
Donatello, Michelangelo and Bernini, Sammartino of the chapel
of San Severo, and finally Canova and the marvellous nineteenth
century full of ferment in which every region produced its own
school with its own defining mood, passing from Bartolini’s classicism to the impressionism of Medardo, to the Nordic qualities of
Vela, to the clay vibrations of the dippers by Gemito, finally reaching us, coming to Martini, the Marinos, Manzù and the forgotten
Perez. Sculpture is in our DNA and it’s not due to vulgar nationalism that I make this statement, rather it seems to be an objective
fact for which we have been recognised for historic reasons and
thanks to worldwide collections. The best foundries and the best
marble laboratories are in Italy; artists from every continent come
to us to learn sculpting techniques and also to see their works
produced in the best possible way. How can we forget the great
Henry Moore who, in front of Queen Elizabeth during her visit to
his exhibition at Forte Belvedere in Florence, thanked his “gouge”
from Pietrasanta by saying something on the lines of: “If it weren’t for him these works would have never come into existence”.
Sculpture is a collective activity that gave rise to the necessity of
workshops in which a whole series of various specializations and
professional skills would come into play around the master: from
engravers to finishers for the foundries, from sketchers to refined
gougers who would complete the work in the marble workshops.
Irreplaceable professionalism passed on from generation to generation over the duration of hundreds of years. Crafts without
written codes, tricks passed on from teacher to apprentice thanks
to elective affinity, secrets stolen by spying through keyholes or
eavesdropping behind doors. This is a priceless heritage that all
the world is envious of, however - due to the mad tendencies of
contemporary art - there is a great risk of it vanishing due to the
lack of commissions. The idea behind our “Dialogue” exhibition is
to highlight this Italian particularity. Tradition, evolution, research
and contemporaneity in a unique mix in which one ingredient in
no way excludes another, but rather it complements and amplifies
the others, creating in the process a unicum unrepeatable and
inimitable work of art».
What could be considered the chief goal for a sculptor?
dispensabile. Con “Dialogue” abbiamo l’occasione di mettere in luce l’antica maestria delle botteghe, sommata alla
creatività italiana, nel tentativo di mostrare sotto forme e
materiali differenti che la scultura figurativa è viva e vegeta
e produce ancora novità interessanti».
Gli altri compagni di strada sono Sergio Capellini, Giovanni Balderi e Dario Tironi…
«Alla luce del tema e delle cose che ci siamo fin qui detti,
la scelta dei nomi è venuta da sé. È stata la più naturale
e logica possibile dettata dalla frequentazione, dalla stima
professionale ed umana e - cosa non secondaria – dal fatto che ciascuno di noi approccia la scultura figurativa con
materiali, modalità di esecuzione totalmente differenti l’uno
dall’altro. Ci accomuna la profonda conoscenza tecnica del
“mestiere”, e non mi spiace dire l’amore e la passione del
“fare” scultura, la qual cosa ci impedisce assolutamente di
affidare ad altri la realizzazione delle nostre opere, se non
per quei passaggi tecnici obbligatori, come la fusione, a cui
assistiamo personalmente sempre con ansia nella speranza tutto vada per il meglio».
Note di uno scultore sugli altri scultori e sulla tradizione dello studio Frilli.
Ugo Riva
Non sono un critico o uno storico, tuttavia vorrei introdurre
io gli altri protagonisti della mostra. Sergio Capellini è il
più «anziano», dunque merita il diritto di precedenza. Nella
seconda metà degli anni Settanta partecipai a una Biennale di scultura sugli spalti di Sant’Agostino a Bergamo,
mia città natale, dove incontrai Sergio, allora proveniente
da Roma. Lui, più grande di me di dieci anni, aveva già alle
spalle un ricco curriculum internazionale. Ricordo ancora
oggi di come mi colpì il fascino emanato dalle sue «donne»,
la loro elegante, sensuale postura, il ritmo delle gambe e
delle braccia, i lunghi colli e le armoniose teste, schiene
inarcate e incurvate per penetrare efficacemente lo spazio.
«Traditionally the objective is considered to be the “masterpiece”,
the perfect piece which challenges history without the need of
exegesis or interpreters to translate it because it is capable of
speaking on its own to anyone in any period of time. You can’t
take for granted that you will be successful in this, but it’s essential to try. With “Dialogue” we have a chance to highlight the
ancient prowess of the aforementioned workshops, in conjunction
with Italian creativity, in an attempt to show, using different forms
and materials, that figurative sculpture is alive and in good health
and still producing interesting innovations».
Your other travel companions are Sergio Capellini, Giovanni
Balderi e Dario Tironi…
«In light of everything we have said so far, this choice of names
arose naturally. It was the most natural and logical choice possible given the time spent together, our professional and personal
respect and – last but not least – the fact that each of us has
a completely different approach to figurative sculpture, both in
the use of materials and the preferred methods of working. What
we all have in common is a profound technical knowledge of the
“craft”, and, I am very pleased to be able to say, a love and passion for “sculpting”, which absolutely prevents us from entrusting
to others the production of our work, except for those obligatory
technical phases, such as casting, which we personally attend,
anxiously hoping that everything will work out for the best».
A sculptor’s notes regarding other sculptors and the Frilli
studio tradition.
Ugo Riva
I’m not a critic or a historian, however, I would personally like to
introduce the other protagonists of the exhibition. Sergio Capellini
is the «eldest», and therefore he deserves precedence. During
the second half of the Seventies, I took part in a two-year course
on sculpture at the bleachers of Sant’Agostino in Bergamo, my
hometown, where I met Sergio, who had recently moved here
from Rome. Ten years my senior, he had already acquired a rich
international résumé. I still remember to this day how I was kno-
C’è nella sua opera la ricerca di una sintesi, di una fluidità
che oltrepassa i suoi (e miei) amati maestri: Greco, Manzù,
Marino. La forma figurativa, che in certi tagli o scorci esce
dai canoni per diventare astrazione, mi parve una novità
tanto da rimanerne segnato conservandola come lezione.
Sergio l’ho poi rincontrato negli anni in cui frequentavo la
Fonderia Venturi di Bologna, mentre oggi ci incrociamo da
Guastini a Gambellara di Vicenza e mi pare che si sia sempre in meno a frequentare questi luoghi magici in cui la
creatività iniziata in studio trova un suo compimento. Ogni
nostro incontro è un bel giorno, perché Sergio è uomo dolce, colto, affabile, generoso: mai un risentimento o un’invidia, lui è conscio della sua forza e dei suoi limiti, come ogni
scultore sincero deve essere.
Giovanni Balderi viene da Serravezza ed è uno scultore
formatosi sul marmo in maniera classica, con alle spalle una lunga frequentazione del maestro Enzo Pasquini.
L’ho incontrato per la prima volta nello studio di scultura
di Niccola Giannoni sul finire del 1990, nel periodo in cui
frequentavo le fonderie di Pietrasanta alla ricerca di quelle
grandi maestranze che hanno fatto la storia delle fusioni,
ma soprattutto di esperti di patina da cui carpire i segreti
del loro lavoro. Giovanni aveva venticinque o ventisei anni
e a lui affidai fiducioso una delle mie pochissime sculture
monumentali in marmo, dopo averne visitato lo studio e apprezzato le creazioni. Nonostante la giovane età, mostrava
la sicurezza e il piglio dello scultore consumato, cercando
con queste doti di fugare le mie ansie, le mie paure di fallimento. Ricordo di essermi sentito come un bimbo che trova
la sicurezza nella parole della madre. La scultura in marmo
è una bestia dura da addomesticare: ci si deve essere nati,
con il marmo nel sangue, per non fuggire davanti al blocco
inerte; bisogna amarlo e affrontarlo fin da piccoli perché la
strada per sottometterlo alla propria volontà è lunga, anzi,
infinitamente lunga e difficile. Per questo gli scultori del
marmo sono uomini di poche parole, forti, duri e solitari.
Non hanno tempo da perdere ma lunghe fatiche da affron-
cked sideways by the charm that his «women» emanated, their
elegant, sensual posture, the rhythm of their arms and legs, their
long necks and graceful heads, their backs arched and curved
so as to penetrate the space around them with maximum effectiveness. There is a search for synthesis in his work, a fluidity that
goes beyond his (and my) loved masters: Greco, Manzù, Marino.
The figurative form, which from certain perspectives breaks the
rules to become abstraction, seemed such an innovation that I
noted it down and conserved it as a lesson. I then met Sergio
again during the years in which I would often visit the Fonderia
Venturi in Bologna, although nowadays we bump into each other
at Guastini at Gambellara in Vicenza and it seems to me that there are fewer and fewer people who visit these magical places in
which studio-born creativity finds fulfilment. Each time we meet is
a delight because Sergio is a really sweet man, cultured, friendly,
generous, never resentful or jealous, conscious of his strengths
and his limits, just as every sincere sculptor must be.
Giovanni Balderi is a sculptor from Serravezza who has studied
marble in a classical manner and formed his background by attending and learning from the master Enzio Pasquini for many
years. I met him for the first time in the sculpting studio of Nicola
Giannoni towards the end of 1990, during the period in which I
was attending the foundries of Pietrasanta in order to search for
the great mastery that had gone down in history in the field of
casting, especially regarding experts in finish from whom I wished
to learn the secrets of their trade. Giovanni was twenty-five, or
twenty-six, years old and I confidently entrusted him with one of
my few monumental marble sculptures, after having visited the
studio and appreciated the creations therein. Notwithstanding his
young age, he displayed the confidence and attitude of a consummate sculptor, using these gifts to try and allay my anxieties, my
fears of failure. I remember feeling like a child who finds safety in
the words of his mother. Marble sculpture is a hard beast to tame:
you must be born with marble in your blood in order not to flee
when faced with an inert block of marble; you need to love and
confront it from a tender age because the path which finally leads
to success in subjugating it to your own desire is long, or rather,
tare. Oltre a questo, Giovanni ha la rara sensibilità di lavorare la pelle del marmo come un velluto, le sue superfici
leggermente increspate dai ferri e dalla raspa catturano la
luce, trattenendola per un attimo, per poi lasciarla andare
in un chiaroscuro morbido e sensuale. I tagli netti dell’opera non lasciano dubbi su dove la forma voglia andare e
librarsi. Sono opere nuove e antiche nello stesso tempo,
con dentro un’anima leggera che vuole far dimenticare a
chi le osserva la pesantezza della materia. E cosa dire delle
sue rose, di queste bocche aperte in attesa della rugiada,
se non che manca loro solo il profumo?
Dario Tironi è un giovanissimo talento cha ha deciso di
prendere in mano la vita e piegarla alla passione per la
scultura. Fino a un anno fa mi era sconosciuto, nonostante
avessimo gli studi a tre chilometri di distanza, e queste
sono le contraddizioni della moderna comunicazione: conosci bene chi sta a Parigi o New York ma non sai nulla del
vicino di casa. Tuttavia, una domenica di primavera, un gallerista di passaggio dal mio studio mi chiede di accompagnarlo a visitare un giovane scultore, ed ecco che scopro la
sua opera e ne rimango abbagliato. Dario ha la leggerezza
e l’ingenuità dell’uomo della sana provincia italiana, fatta di
dovere, di lavoro, di onestà e fatica, con la giusta ambizione
di realizzare un sogno personale. Immediatamente, in lui ho
rivisto me stesso da giovane. Se il successo e l’ambizione
non gli annebbieranno la coscienza e la vista, intaccandone la purezza creativa, potrà dire a gran voce la sua nella
scultura contemporanea. In questa mostra che chiamiamo
«Dialogue» il primo protagonista è proprio lui. Perché è il
solo di noi quattro che ha affrontato, nel suo modo unico e
originalissimo, la sfida con la scultura antica reinventando,
nella forma e nelle esatte proporzioni, la «Chimera» di Arezzo e il grande «Apoxyómenos» di Lisippo, o il «Bambino con
gallo» di Adriano Cecioni. Mentre scrivo queste righe non
so cosa ancora stia inventando, ma non me ne preoccupo,
poiché sono certo ci stupirà. Lui è l’incarnazione di tutto
quello ho in precedenza affermato riguardo la specificità
infinitely long and tortuous. For this reason marble sculptors are
men of few words, strong, tough and solitary. They don’t have
time to lose but instead long struggles to overcome. Besides this,
Giovanni has that rare sensitivity needed to work the marble’s skin
as though it were velvet, its surface, slightly rippled from the irons
and the rasp, capturing light and holding it for a moment before
releasing it into a soft a sensual light and shade. The fine cuts of
the piece leave no doubt as to where the form would like to soar.
They are new, and at the same time ancient, works, with a light
soul inside which causes observers to forget the weight of the
materials. And what more could I say about his roses, those open
mouths awaiting the morning dew, if not that all that is missing
is the scent?
Dario Tironi is a very young talent who has decided to place his
life in his own hands and model it around his passion for sculpture. Until a year ago he was unknown to me, notwithstanding
the fact that our studios are about 3 kilometres from each other,
and these are the contradictions of modern communication: you
get to know people who live in Paris or New York very well, yet
you know nothing about your next door neighbour. However, one
Sunday in spring, a gallery owner whilst wandering by my studio
asked me to accompany him on a visit to a young sculptor, and
there you have it, I discovered his works and remained dazzled by
them. Dario has the light touch and naivety typical of the healthy
provincial Italian man, which tells of obligation, of work, of honesty and struggle, with the just desire to fulfil a personal dream. I
immediately saw in him a young version of myself. If success and
ambition don’t cloud his conscience and eyesight, and corrode
his creative purity, he’ll have a great deal to say in the world of
contemporary sculpture. In this exhibition, which we have called
«Dialogue», he is the principal figure. Because he’s the only one of
the four of us who has confronted, in his own unique and original
way, the challenge of reinventing antique sculpture, both in form
and in the exact proportions, the «Chimera» of Arezzo and the
great «Apoxyómenos» of Lisippo, or the «Bambino con gallo» by
Adriano Cecioni. While writing these lines I have no idea what he
is actually inventing, although this does not worry me because I’m
degli scultori italiani: ricerca dell’armonia, preziosità nel
dettaglio, invenzione e innovazione nella tradizione. Ha l’innata capacità di rielaborare e modificare la materia - anche la più ignobile - in un’opera d’arte ed è questa la vera
missione dell’artista, dell’artifex, del faber: trasformare la
materia! Dario ha recuperato il materiale dalle discariche,
nelle cantine degli amici, nei giochi abbandonati dai bambini, restituendoci questi rifiuti, questi rigurgiti dell’umanità in
splendide, godibili, divertenti, talvolta commoventi creature
che sono opere d’arte.
Di me non dico nulla perché in questo caso io sono tutti
loro messi assieme. La mia è una partecipazione alla festa,
ma qualche parola voglio scriverla anche per la Galleria
Frilli, senza la quale i nostri dialoghi, questa «Dialogue»,
non sarebbe stata possibile. La loro storia sta sui giornali e
le riviste di mezzo mondo. Li si trova in via dei Fossi a Firenze dal 1860 come studio di scultura, divenuto nel tempo sempre più luogo di riferimento mondiale per chi cerca
repliche di opere antiche in bronzo e marmo di alta qualità.
Hanno partecipato ai maggiori eventi espositivi internazionali degli ultimi cento cinquant’anni e basta leggere la nota
a piè di catalogo dei loro curriculum per farsene una idea.
Dopo aver realizzato nel 1990 la Porta del Paradiso del
Ghiberti per il Battistero di Firenze ora sono ompegnati, con
un progetto di sponsorizzazione innovativo, nella fusione
della replica della Porta Nord del Ghiberti nello stesso Battistero. Assieme ad Anna ed Enrico abbiamo selezionato
le opere ritenute più idonee ad affrontare questo dialogue
fra presente e passato; quelle in grado di creare con noi
contemporanei una continuità linguistica e di ricerca della
forma, ma anche capaci di esaltare una l’opera dell’altro, in
una sorta di costruzione immaginifica all’interno del parco.
Perché, alla fine, il grande teatro dove si svolgerà la rappresentazione sarà questo splendido e struggente parco del
Four Seasons, chiamato ad avvolgerci con le fronde degli
alberi, nasconderci o farci risaltare con le sue luci e le sue
ombre. Con «lui» dovremo fare i conti, poiché la scultura
certain it will amaze us. He is the personification of everything that
I have previously accomplished regarding the singularity of Italian
sculptors: the search for harmony, precious details, invention and
traditional innovation. He has the innate capability of reworking
and modifying matter - even the most ignoble type - into a work of
art and this is the real mission of an artist, of an artifex, of a faber:
to be able to transform matter! Dario has salvaged his materials
from dumps, from friends’ cellars, from abandoned children’s
toys, restoring this garbage, these regurgitations of humanity, as
splendid, enjoyable, fun, and moving creatures that are works
of art.
I won’t say anything about myself because in this case I am all of
them put together. I am simply participating in this celebration, but
I would like to write a few words about the Frilli Gallery, without
whom our interaction, this «Dialogue», would never been possible.
Their history has been described in newspapers and magazines
the whole world over. Their sculpting studio has been situated in
Via Dei Fossi in Florence since 1860, which in time has increasingly become a worldwide reference point for those who seek
high quality bronze or marble copies of ancient works of art. They
have taken part in the largest international exhibitions over the
last one hundred and fifty years, and you need only glance at the
footnotes of their résumé to understand this. Having completed
work on the Porta del Paradiso by Ghilberti for the Battistero of
Florence in 1990, they are now busy with an innovative sponsoring casting project of a copy of the Porta Nord by Ghilberti in the
same Battistero. Together with Anna and Enrico we have selected
what we consider to be the most suitable works to engage in
this dialogue between present and past; those capable of creating
linguistic continuity and a search for form for our contemporary
selves, but which also manage to complement each other’s works respectively, in a sort of imaginative construction within the
park. Because, at the end of the day, the great theatre where this
representation will take place, will be this wonderful and moving
Four Seasons park, calling us to entwine ourselves amongst the
branches of the trees, hiding us or making us stand out with its
lights and shadows. We need to deal with «it» because sculpture
sempre deve rapportarsi con ciò che le sta attorno; sempre
«lui», il Parco, sarà il vero giudice e grande testimone della
validità di questo esperimento. Ma, come diceva il sommo
poeta, «Vuolsi così colà dove si puote», e noi sappiamo che
senza la passione, la disponibilità, la gioia, la condivisione
di Patrizio Cipollini, questa mia balzana idea di fine luglio,
nata da un’ e-mail fugace, sarebbe finita sepolta con un
semplice click nel tritacarne del Web. Patrizio, invece, da
grande mentore, rispose - in una frazione di secondo: OK.
must always interact with whatever may surround it; in this case
it will of necessity be «it», the Park, which will be the real judge
and final witness to the validity of this experiment. But as the greatest poet once said «Vuolsi così colà ove si puote», and we know
that without passion, willingness, joy, the generosity of Patrizio
Cipollini, this curious idea that arose at the end of July, thanks to
a quick email, would have been buried with a simple click in the
meat grinder of the internet. Patrizio, on the other hand, being the
great mentor that he is, answered - in a fraction of a second: OK.
G I OVA N N I B A L D E R I
SERGIO CAPELLINI
U G O R I VA
DA R I O T I RO N I
F R I L L I G A L L E RY
GIOVANNI BALDERI
Giovanni Balderi nasce a Seravezza l’8 agosto del 1970.
Nel 1984 inizia lo studio di ornato floreale e stile, presso la
bottega del Maestro Ornatista Ledo Tartarelli.
Si diploma nel 1990 con due borse di studio all’Istituto Statale d’Arte di Pietrasanta.
Dal 1990 al 1994 continua lo studio di anatomia e modellato con lo Scultore Enzo Pasquini, maestro del “NeoClassico”.
Mostre Personali/Solo Exhiditions:
2013 - “Nel Labirinto dell’Anima” Museo Etrusco Guarnacci,
Volterra
2010 - Museum of Fine Arts Alabama, Montgomery, USA
“Memorie Riaffiorano” Sala delle Grasce, Pietrasanta
2008 - Galleria PetrArte Edizioni, Pietrasanta
2007 - “Cross Roads - Incroci” Associazione Culturale,
Agorà Palazzo dei Congressi, Cecina
2006 - “Lucca Digital Photo Festival”, World Press Photo
90, Villa Bottini, Lucca
2001 - Galleria d’Arte La Subbia, Pietrasanta
Mostre Collettive/Group Exhiditions:
2012 - “Biennale di Venezia” (a cura di Vittorio Sgarbi), Palazzo delle Esposizioni, Sala Nervi, Torino, Italia
Premio Internazionale Limen Arte, Vibo Valentia, Italia Menzione Speciale
2011 - Primaverile Romana - Museo Venanzo Crocetti,
Roma “Biennale di Scultura Roma” - Villa Torlonia, Roma
“Open Air Art Il canto della pietra” Iesolo - Lido di Iesolo
Huntsville Museum of Art, Huntsville, Alabama, USA
2010 - “I° Biennale Internazionale di Grottaglie” Convento
dei Paolotti, Taranto
“Forte 2010 VS” Piazza Garibaldi, Forte dei Marmi
2009 - “Incontri D’Arte”,Galleria Tega, Pietrasanta
“Versilia Wine Art”, Chiesa di Sant’Agostino, Pietrasanta
“Art and Antiques Fair” Primavera in Ahoy, Rotterdam, Netherlands
“Italian Festival of Arts and Crafts” Bethlehem-Jerusalem,
Terra Santa
2008 - Bell’Arte Art Gallery, Château Neercanne Cannerweg, Maastricht, Netherlands
2007 - “Illumination” Galerie du Soleil, Naples, Florida, USA
“Primaverile Romana”,Museo Venanzo Crocetti, Roma
“Arte & Città” XII ed. Piazza del Popolo S. Giovanni in Persiceto, Bologna
“Gli Artisti del padiglione Italiano della X Biennale d’Arte del
Cairo”, Galleria d’Arte Studio S, Roma
2006 - “10th International Biennial Cairo”, Egitto
2005 - “Salone di Maggio,Roma luoghi e colori”, Vittoriano,
Roma
“Segnali bianchi nella notte” Galleria d’Arte Studio S, Roma
2004 - “Arte & Città” IX ed. Piazza del Popolo S. Giovanni
in Persiceto, Bologna
“La natura e l’uomo Vittoriano”, Salone di Maggio,Roma
“Da Michelangelo all’arte contemporanea” Cleopatra Baku,
Azerbaijan
2003 - Primaverile A.R.G.A.M., Galleria d’Arte Studio S,
Roma
“Cleopatra”, Accademia d’Egitto, Roma/ Alexandria / Cairo
2002 - “Plas-mare la vita”, Museo Pianeta Azzurro, Centro
Internazionale di Scultura, Fregene
“Mater Materia” Florida International University, Miami, USA
“Premio Giovani Scultura”, Accademia Nazionale di San
Luca, Roma “Cleopatra” Accademia d’Egitto, Roma
“Rassegna Artisti della Versilia Storica”, Centro Culturale
Luigi Russo, Pietrasanta
2001 - “Artemente”, Associazione Culturale, Prato
Galleria d’Arte La Subbia, Pietrasanta
2000 - “Studi Aperti” con Associazione ASART, Pietrasanta
“Gezira Art Center”, Ministry of Culture, Department of Visual Arts, Cairo, Egitto
1999 - “Che bella la Figura”, Galleria d’Arte Studio S, Roma
“Primo Premio Internazionale per la Scultura Umberto Mastroianni”, Palazzo Colonna, Roma
“Opere Dannunziane”, Villa La Versiliana, Pietrasanta
Palazzo Corsini, Firenze
“Primaverile Romana” Galleria d’Arte Studio S,Roma
1996 - “Grafica materia colore”, Chiesa di S.Paolo All’Orto,
Pisa
1995 - “La Via Francigena”, Lucca
2014 - Dialogue Parco Four Seasons, Firenze
SERGIO CAPELLINI
Sergio Capellini nasce a Bologna il 19 dicembre 1942.
Nel 1962 si trasferisce a Roma, cominciano i suoi primi
tentativi di “fare arte”. Visitando musei e gallerie apprezza
le opere di Medardo Rosso, Manzù, Marini, Greco e Fazzini.
Da autodidatta, inizia a modellare con la creta e la cera; i
materiali a lui più congeniali sono il bronzo, il marmo e il legno. La sua è una scultura di tipo figurativo che viene però
sviluppata e concepita in maniera differente a seconda dei
soggetti da lui scelti: le figure femminili eteree, lanciate in
movimenti armoniosi, vibranti; le figure maschili, sofferte,
attonite, disperate, alcune bloccate negli ultimi attimi della
loro vita; gli animali mitici, avvolti da un’aura magica, trascendente, dove il movimento è sempre motivo dominante;
le figure a tema sacro sono una perfetta incarnazione di un
messaggio di pace, fede, e amore.
Sergio Capellini was born in Bologna December 19, 1942.
In 1962 he moved to Rome , began his first attempts to
“make art.” Visiting museums and galleries appreciates
the works of Medardo Rosso , Manzu , Marini, Greek and
Fazzini. Self-taught, he began modeling in clay and wax;
materials more congenial to him are bronze, marble and
the wood. His is a kind of figurative sculpture that is
however, developed and designed in a different manner
depending of the subjects chosen by him: the ethereal women,
launched in harmonious movements, vibrant, male figures,
suffered, astonished, desperate, some locked in the last
moments of their lives, the mythical animals, surrounded by
a magical aura.
Mostre Personali/Solo Exhiditions:
1968 - Galleria i Volsci - Roma;
1971 - Gallery Universe - Tokyo (Japan);
1974 - Galleria Du Junelle - Palm Springs (California);
1976 - Galleria Pinacoteca - Roma;
1982 - Gallery Universe - Tokyo (Japan); Gallery Sindin New York (USA);
1985 - Galerie Raum e Kunst - Hamburg (Germania);
1987 - Europaisches Patentamt - patrocinato dall’Istituto
Italiano di Cultura - Monaco di Baviera (Germania);
1989 - Castello di Reinbech - Hamburg (Germania); Gallery
Universe - Tokyo (Japan); Gallery Nikido - Nagoia (Japan);
1990 - Kieler Schloss Schauenburger Halle - Kiel (Germania);
1993 - Galleria Kook - Hannover (Germania);
2000 - Spazio Arte Pisanello - “Arte e spiritualità per il terzo millennio” presentato da Don Tiziano Brusco - Verona;
2002 - Centro Culturale San Giorgetto - “Trent’anni di scultura a Verona”;
2004 - Museo di Villa Balladoro - “L’Anima e il Gesto” a
cura di Giorgio Segato - Povegliano Veronese (VR);
2005 - Arianna Sartori Arte - “Le ragioni dell’essere” Mantova; Centro d’Arte Moderna “Agatirio” - Capo D’Orlando (ME);
2007 - Galleria e Libreria d’Arte Berman a cura di Giuliana
Godio - Torino;
2009 - “Colloquio con la Materia” - Galleria d’Arte “Spazio
6” - Verona; Galleria Wagner - Casino Passage - Innsbruck;
“Sculture di Capellini: l’immagine umana” organizzato
dall’associazione IsolArt - Palazzo Carlotti - Garda (VR);
2010 - Mostra all’Istituto Italiano di cultura di Grenoble
(Francia).
Mostre Collettive/Group Exhiditions:
1967 - Rassegna quadriennale arti figurative di Roma e del
Lazio – Roma;
1975 - X Quadriennale d’Arte, La nuova Generazione - Pa-
lazzo delle Esposizioni - Roma;
1979 - Arte Fiera New York e Washington con Venturi Arte;
1984 - Art Expo New York presentato da Robert Aaron
Young;
1994 - I Figurativi – Basilica di San Lorenzo - Firenze;
1995 - Triennale di Milano - mostra dedicata alla Resistenza: “Le ragioni della libertà” - a cura di Mario De Micheli
- Milano;
1996 - XVI Biennale Internazionale del Bronzetto - Piccola
scultura - Padova;
2003 - Palazzo del Parlamento Europeo Batiment Charlemagne “Quattro voci dell’inno plastico all’immagine umana” a cura di Giorgio di Genova - Bruxelles (Belgio);
2004 - Premio Internazionale Pianeta Azzurro - XV Edizione “La scultura tra mito e storia” a cura di Renato Miracco
e Giorgio Segato - Fregene (Roma);
2005 - Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del 900
G. Bargellini di Pieve di Cento (FE): “Generazione anni quaranta” a cura di Giorgio di Genova con la scultura “E io non
morirò” bronzo del 1977- Galleria 56 di Bologna: “Novecento pittura e scultura” a cura di Rossana Bossaglia;
2006 - Nove scultori per le Olimpiadi 2006 - Torino “Figure
in movimento” a cura di Luigina Moretti;
2007 - XXXIV Premio Sulmona - Rassegna Internazionale
d’Arte Contemporanea - Gli viene assegnato il premio Sulmona 2007; Società Belle Arti Verona - Palazzo della Gran
Guardia;
2008 - VI Rassegna “Il cavallo nell’Arte” - Villa Bassi Rathgeb – Abano Terme (PD); - Palazzo Carlotti - Garda (VR);
2009 - “Cercate il Suo Volto” a cura di Katia Brugnolo - Palazzo Brusarosco-Gallo-Zaccaria (VI); Galleria Kompatscher
- Bressanone (BZ); XXXVI Premio Sulmona - Rassegna internazionale d’Arte contemporanea - Sulmona (AQ); “Art
Verona” - Fiera d’arte moderna e contemporanea con la
Galleria Ghelfi - Verona; “I maestri della Scuola d’Arte rendono omaggio a Libero Cecchini” - Colleggiata della pieve
di San Giorgio - Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR); Hippo
- Galleria IncorniciArte - Verona;
2010 - Il Sepolcro vuoto, un percorso d’arte contemporanea intorno alla Sindone, a cura di Giovanni Cordero, Palazzo Barolo, Torino “Marmi, Legni, Bronzi” sul tema Nascita,
Vita, Morte - Sala Polifunzionale, Chiesa di Santa Maria
Annunciata, Castel D’Azzano - Verona
2011 - Biennale d’arte 2011, Società Belle Arti Verona
(SBAV); XXXVIII Premio Sulmona - Rassegna Internazionale
d’Arte Contemporanea
2012 - XXXIX Premio Sulmona - Rassegna Internazionale
d’Arte Contemporanea; 2a Biennale Nazionale del Bronzetto, Società Belle Arti Verona (SBAV)
2013 - “Chevaux et cavaliers - Les artistes et le chavel”
curatore Giuseppe Bacci, , presso la città di Fontainebleau,
oraganizzazioni coinvolte Galerie Basharat Barbizon - France & Besharat Gallery Atlanta - USA.
2014 - Dialogue Parco Four Seasons, Firenze
UGO RIVA
Ugo Riva nasce a Bergamo il 9 agosto 1951.
Ugo Riva was born in Bergamo August 9, 1951.
Mostre Personali/Solo Exhiditions:
1989 - Galleria Ada Zunino, Milano testo in catalogo di
Vittorio Sgarbi
1990 - Galleria Gastaldelli, Milano
1993 - Galerie Zur Krone, Batterkinden, CH
1995 - Museo Bandera, Busto Arsizio - Teatro sociale,
Bergamo, testi in catalogo di Mario de Micheli ed Elena
Pontiggia
1999 - Palazzo Pretorio, San Sepolcro “Piero e dintorni”,
testo in catalogo di Sergio Zavoli
2002 - Park Ryu Sook Gallery, Seoul, Korea,
presentazione dell’ambasciatore Francesco Rausi
2004- Capricorno Gallery, Washington D.C. Usa, testo in
catalogo di Donald Kuspit
2005 - Galerie Vallois, Paris, testo in catalogo di Gerard Xuriguera
2008 - Palazzo della Provincia, Spazio Viterbi, Bergamo,
catalogo ed. Silvana Editoriale, testi AA. VV., - Ugo Riva,
Salamon & C, Milano, testi in catalogo di Timothy J. Standring e Lorenza Salamon - Next Art Gallery, Arezzo
2009 - De Twee Pauwen, Den Haag, Olanda
2011 - Anima Mundi, Fondazione Credito Bergamasco,
Bergamo, catalogo a cura di Anna Caterina Bellati,
Angelo Piazzoli e Ugo Riva
2012 - Le stagioni, Galleria Salamon&c., Milano
- Sculture nel parco, Four Seasons Firenze, catalogo con
presentazione di Patrizio Cipollini e un omaggio di Giordano Bruno Guerri
- Frammenti Legnanesi, Castello di Legnano, Catalogo
Allemandi a cura di Flavio Arensi
Mostre Collettive/Group Exhiditions:
1978 - III a Biennale della scultura R.A.S.E.
Palazzo della ragione, Bergamo
1980 - Arte Basel 11, Basel, CH
1985 - Galerie Unterburg, Regensberg, CH
1986 - I a Biennale di scultura Asti, Asti, a cura di Mario
de Micheli
1993 - XXXII a Biennale d’arte città di Milano, Palazzo
della Permanente, Milano
1994 - Priamar, Savona, a cura di Franco Tiglio
- Ipotesi sulla figura - Bergomi, Borghi, Pietrantoni, Riva,
A.A.B. Brescia, a cura di Elena Pontiggia
- La scultura contemporanea, “I disegni degli scultori”,
villa Comunale di Crevenna, Erba
1995 - Le ragioni della libertà, Palazzo della Triennale,
Milano, a cura di Mario de Micheli
- Sedicesima Biennale Internazionale del Bronzetto,
Palazzo della Ragione, Padova, a cura di Mario de Micheli
1998 - Expositive XVI+1, Contemporary Art Centre
Schalkwijk, Olanda
2000 - Figurazione a Milano dal secondo dopoguerra ad
oggi, La Posteria, Milano, a cura di Fabrizia Buzio Negri
- IX Biennale d’ arte sacra, San Gabriele del Gran Sasso,
L’ Aquila, a cura di Maurizio Calvesi
2002 - Art Koln, Colonia, Park Ryu Sook Gallery
2003 - Giovanni Testori un ritratto, Palazzo Leone da
Perego, Legnano, a cura di Flavio Arensi
2004 - Arte contemporanea in Lombardia, Museo di
Gazzoldo degli Ippoliti, Mantova
- Museo Floriano Bodini, Gemonio,a cura di Claudio Rizzi
- Terza Triennale d’arte sacra contemporanea, Lecce,
a cura di Toti Carpentieri
- Natureinposa - Centro culturale “Le Muse” Andria,
a cura di Alberto Agazzani
- Strategie del corpo, Galleria Tamatete, Roma, a cura di
Flaminio Gualdoni
- IV International Biennial of Drawing, Pilsen Cecoslovacchia
2005 - Rassegna Internazionale città di Bozzolo, II Biennale “Don Primo Mazzolari”, Bozzolo, a cura di Mauro
Corradini, primo premio
- Grands Antiquaires, Salon international de Bruxelles,
Galerie Vallois, Paris
2006 - “Er zij licht…II”, De Twee Pauwen, Den Haag, NL
- 12th International Biennal Print and Drawing Exhibition,
ROC, Taiwan
- XXXIII Premio Sulmona 2006, Sulmona, primo premio
- Antologia della figurazione italiana, a cura di Gilberto
Algranti e Alberto Agazzani, catalogo Skira, Galleria
Formae, Milano
2007 - De Italiaanse routè, De Twee Pauwen, Den Haag, NL
- Realisme 07, Passenger terminal Amsterdam, NL
- Sale, Spazio Arte Legnano, chiesa di San Domenico,
Legnano, a Cura di Flavio Arensi
2009 - Open 12, Lido di Venezia, a cura di Paolo de Gran-
dis, catalogo Bellati editore, testi di Paolo de Grandis,
Anna Caterina Bellati
- XXXVI Premio Sulmona, Sulmona, catalogo AA.VV.,
artista invitato
- REGARD sur la sculpture contemporaine,
Gerard Xuriguera, edizione FVW Paris
2010 - Premio Arciere, Sant’Antioco, Iglesias, invitato, a
cura di Vittorio Sgarbi
- Festival dei due mondi, Spoleto, a cura di Vittorio Sgarbi
2011 - Un’idea di mare, dialoghi tra arte e scienza. Sei
interpretazioni libere, in collaborazione con C.N.R-ISMAR,
Caserma Cornolti, Riva degli Schiavoni, Venezia, a cura di
Anna Caterina Bellati, Fabio Trincardi, Roberto Zonta
- 54a Biennale di Venezia, Padiglione Regionale Palazzo
Te, Mantova. catalogo Skira, AA.VV.
2012 - Di Annuncio in annuncio, Fondazione Stauros,
San Gabriele del Gran Sasso, testi di Gianfranco Ravasi,
Giuseppe Bacci
- Exempla, Il buon pastore, Sesta Trennale d’arte sacra
contemporanea, Lecce, a cura di Toti Carpentieri
2014 - Dialogue Parco Four Seasons, Firenze
DARIO TIRONI
Dario Tironi, nato nel 1980.
Si é laureato in scultura nel 2006 presso l’Accademia di
Belle Arti di Brera, Milano.
Vive e lavora a Bergamo.
2010 - “Premio Arte laguna”- special award, group exhibition, Tese dell’Arsenale di Venezia, curated by Igor Zanti
2010 - “Riciclarti 2010 - solo exhibition, Padova, curated
by Natasha Bordiglia and Marisa Merlin
2010 - “Marchina arte contemporanea”- group exhibition,
Galleria Marchina, Brescia
2010 - “Realtà oggettiVA”- solo exhibition, Galleria Gagliardi, San Gimignano (SI), curated by Isabella Del guerra
2010 - “OPEN13 - Esposizione Internazionale di sculture
ed installazioni, group exhibition Lido di Venezia, curated
by P. DeGrandis
2010 - “Variazioni estetiche”- solo exhibition, Museo
Civico Archeologico e della Collegiata Casole d’Elsa, (SI)
2011 - “Human constructions”- solo exhibition, Fortezza
del Priamar, Savona, with Galleria Gagliardi and Galleria
Conarte
2011 - “Corpi plastici” - solo exhibition , Galleria Conarte,
Savona
2011 - “Waste”- group exhibition, Palazzo Guidobono,
Tortona (AL), curated by C. Cattaneo and P. Lesino
2011 - “Premio Arte laguna”- group exhibition, Tese
dell’Arsenale di Venezia, curated by Igor Zanti
2011 - “Cultura + Legalità = Libertà” - L’arte contro le
mafie, group exhibition, Museo delle Scienze Naturali,
Torino
2011 - “IV Premio Fabbri per l’Arte 2011” - Bologna,
curated by Alberto Agazzani
2011 - “Urban new deal”- group exhibition, Palazzo dei
Priori, Viterbo, curated by Ecoart project
2012 - “Mine, l’esplosione del sé”- group exhibition,
Superground Art kichen, curated by Jacopo Perfetti
2012 - “Cultura + Legalità = Libertà” - L’arte contro le
mafie, group exhibition, Biblioteca Nazionale Centrale,
Roma
2012 - “New generation” - group exhibition, Festival delle
arti audio visive, Palazzo Pisani, Lonigo, curated by Matteo
Vanzan
2012 - “Contemporaneità figurativa”-group exhibition,
Cenacolo di Bagutta, Milano, curated by S. Tomaselli and
S. Zignani
2012 - “Waste”-group exhibition, Spazio Montana, Milano,
curated by C. Cattaneo and P. Lesino
2013 - “Pieces from globality” - solo exhibition, Cenacolo
di Bagutta, Milano, curated by Scilla Zignani
2013 - “Game of cultures”- solo exhibition, Galleria Angelica, Roma, curated by D. Del moro
2013 - “2nd International From Waste To Art Exhibition”group exhibition, Baku, Azerbaijan
2013 - “ Da cosa nasce cosa”- permanet installation,
Museo nazionale della Scienza e della Tecnica Leonardo
da Vinci, Milano
2013 - “Arte in terapia, diagnosi d’artista” - group
exhibition, Festival dei due mondi, Spoleto, curated by A.
D’atanasio & N. Miele
2013 - “Face to face” -group exhibition, Galerie Carré
Doré, Montecarlo
2014 - Dialogue Parco Four Seasons, Firenze
GALLERIA FRILLI
FRILLI GALLERY
La Scultura è la nostra passione
Sculpture is our passion
Al dialogo tra scultura classica e contemporanea la Galleria
Frilli ha sempre creduto.
Dal 1860, anno della sua fondazione,continua ad offrire
preziose repliche di capolavori classici e rinascimentali insieme a creazioni originali di artisti contemporanei.
Da 150 anni a Firenze, in via dei Fossi, la strada degli antiquari, la Galleria Frilli è il brand per sculture di qualità
museale in marmo, bronzo alabastro e pietra.
La sua collezione comprende il più alto numero di modelli e calchi presi direttamente dai capolavori originali; le
sue repliche sono eseguite a mano con passione e con
le stesse tecniche delle repliche che popolano i musei di
tutto il mondo, dove capolavori originali greci andati perduti
sono stati sostituiti da copie romane o rinascimentali che
tramandano ancora lo spirito dei loro antichi creatori: un
esempio fra i tanti i Lottatori degli Uffizi, copia romana di
un originale ellenistico perduto.
Replicare capolavori di successo piaceva molto anche ai
Medici, come testimonia la Sala dei Bronzetti del Museo
del Bargello di Firenze, perchè le piccole repliche potevano
essere godute in casa o usate per regali importanti.
Da sempre la qualità ha contraddistinto le sculture della
Galleria Frilli, nata sulla scia del Grand Tour per soddisfare
le richieste di committanti colti ed esigenti, come gli Stanford, che nel 1904 fecero arrivare in America dalla Galleria
Frilli novanta casse di statue in marmo per la sede dell’Università che stavano costruendo a Palo Alto in California.
La Galleria raggiunse la fama vincendo alti riconoscimenti
in numerose Esposizioni Internazionali nel corso dell’Ottocento e del Novecento, facendosi punto di riferimento per
importanti istituzioni pubbliche e Case Reali e diventando
anche fornitore ufficiale dell’Imperatrice del Brazile.
I lavori artistici della Galleria Frilli furono battuti nelle prin-
The Frilli Gallery has always believed in keeping the conversation open between classical and contemporary sculpture.
Since 1860, the year of its foundation, Frilli Gallery has continued to offer valuable replicas of Classical and
Renaissance masterpieces as well as original creations by contemporary artists.
For 150 years, Via dei Fossi in Florence has been the Antiquarian Street, and Frilli Gallery the brand name for museum
quality sculptures in marble, bronze, alabaster and stone.
The Frilli Gallery collection includes the highest number of
models and casts taken directly from original masterpieces;
the replicas are done by hand with the same passion and techniques that populate museums around the world, where lost
masterpieces of Ancient Greek originals have been replaced
by Roman or Renaissance copies handed down in the same
spirit as their ancient creators. One example among many is
the Wrestlers in the Uffizi museum, which is a Roman copy of
an original lost Ancient Greek sculpture.
The Medici family also liked replicas of masterpieces, as evidenced by the Hall of Bronzes in the Bargello Museum in Florence, because small replicas could be enjoyed at home or
given as gifts.
Quality has always distinguished Frilli Gallery sculptures.
The idea of replicating came on the wake of the Grand Tour,
in order to meet the requests of their highly cultured and demanding clientele, such as the Stanford family, who in 1904
had Gallery Frilli deliver ninety cases of marble statues for the
University that was being built in Palo Alto, California.
The gallery achieved its fame by winning top recognitions in a
number of International Expositions during the nineteenth and
twentieth centuries, thereby becoming the reference point for
important public institutions as well as Royal Families, and also
the official supplier for the Empress of Brazil.
cipali aste internazionali, collezionati e scelti per prestigiose destinazioni, ammirati in esclusive dimore e giardini e,
cosa molto gratificante, amate ed accarezzate da coloro
che condividono la passione della scultura.
Dentro ogni statua c’è un mondo di sensazioni ed emozioni, di storie di uomini e di donne che l’hanno creata o
che l’hanno ispirata. Un mondo fatto di luoghi misteriosi
e magici da “bottega” rinascimentale, come la fonderia o
come le cave del marmo, dove una statua inizia il suo cammino per venire alla luce; le stesse cave dove Michelangelo
andava a scegliere i blocchi per i suoi capolavori.
Ci sono pochi negozi che ancora riescono ad emozionare:
la Galleria Frilli è uno di questi. Quando vi si entra di ritorno
The works of art in the Frilli Gallery have been sold at major
international auctions, collected and chosen for prestigious destinations, admired in exclusive mansions and gardens, and
even more gratifying, loved and cherished by those who share
a passion for sculpture.
Within each statue there is a world of sensations and emotions. The stories of men and women who created or inspired
it; a world made of magical and mysterious places like the
Renaissance “bottegas”, the foundry or the marble quarries,
where a statue begins its journey to come to light. The same
quarries where Michelangelo went to choose marble blocks for
his Masterpieces.
There are few shops that still manage to create excitement and
da un museo fiorentino con gli occhi carichi di bellezza e la
testa affollata di emozioni, si viene sorpresi da un inaspettato invito a toccare le statue, perchè la scultura si conosce
toccandola.
É un’esperienza coinvolgente ed appagante soddisfare la
curiosita’, toccare il David di Donatello e quello di Verrocchio confrontandone affinità e differenze, apprezzare nel
bronzo il cesello, sentire un muscolo teso, accorgersi che
il marmo non è poi così freddo, ma caldo e vibrante e percepire il fruscio di un panneggio. All’interno della Galleria,
nella suggestiva cornice di un luogo rimasto pressochè
inalterato nel tempo, in armadi d’epoca si possono sfiorare
ammiccanti figurine Liberty e passare dalla delicatezza
dell’alabastro alla ruvida pietra di fontane e ornamenti da
giardino come quelli di Boboli.
La storia della Galleria ha attraversato due secoli e guarda
al nuovo con l’orgoglio di aver esportato i propri lavori non
solo in Europa, ma dagli Stati Uniti all’Australia, dall’Argentina alla Thailandia.
La fine del secolo scorso è stata segnata da una opera
eccellente per la Galleria che ha scritto pagine significative
con il Battistero di Firenze.
Nel 1990 le fu commissionata infatti la replica della “Porta
del Paradiso” di Lorenzo Ghiberti e un suo amico la regalò
alla Città, rendendo possibile il restauro dell’originale e la
successiva esposizione nel Museo dell’Opera del Duomo.
Oggi di nuovo si cimenta con Ghiberti realizzando la replica
della Porta Nord, sempre per il Battistero di Firenze.
Questa volta i finanziatori sono 28 come le formelle che la
compongono, provengono da tutto il mondo, sono imprenditori di diverse culture e religioni, uniti dai valori dell’arte.
Il cesello finissimo da orafo e la ricca doratura, apparsi sorprendenti e inaspettati con il restauro dopo cinquecento
anni in questo capolavoro del Rinascimento, esaltano il lavoro di fusione e sono un’altra opera di cui la Galleria Frilli
andrà sempre fiera.
Oggi avvalendosi delle competenze del proprio studio di
Frilli Gallery is one of them.
When you come into the shop, upon returning from a museum
in Florence, with your eyes still full of the beauty you have seen
and your head crowded with emotions, you will be pleasantly
surprised by the unexpected invitation to touch the statues, because to understand a sculpture, it must be touched.
It is an exhilarating and rewarding experience to be able to
satisfy your curiosity and touch Donatello’s and Verrocchio’s
David, compare the similarities and differences, appreciate the
bronze chiseling, feel a tensed muscle, perceive the rustle of
the drapery and notice that the marble is not “so” cold, but
rather warm and vibrant.
Inside the gallery, in a picturesque setting of time stood still,
you can caress charming Liberty figurines set upon antique cabinets and feel the smooth and delicate alabaster or the rough
stone of fountains and garden ornaments, such as those found
in the Boboli gardens.
The history of the Gallery has spanned two centuries and looks
to the future with the pride of having exported their works not
only all over Europe, but also to the United States, Australia,
Argentina and Thailand.
The end of the last century was marked by the excellent work
the Gallery executed with the Baptistery of Florence.
In 1990 the Gallery was commissioned to execute the replica
of the “Gates of Paradise” by Lorenzo Ghiberti and a friend
of the Gallery gave it to the City of Florence, sponsoring the
restoration of the original and its subsequent exposure in the
Museum of the Opera del Duomo.
Today, Frilli Gallery will be executing the replica of Ghiberti’s
North Gate, again for the Baptistery of Florence. This time there are 28 sponsors, as many as the panels on the door, from
all over the world. They are entrepreneurs of different cultures
and religions, united by the value of art. The fine chiseling and
the rich gilding that surprisingly and unexpectedly re-appeared
during the restoration of this five hundred year old Renaissance
masterpiece will enhance the work of fusion and it is yet another work of art of which the Frilli Gallery will always be proud.
architettura o dialogando con i professionisti di fiducia dei
clienti, la Galleria Frilli, non si limita a vendere sculture,
ma le propone inserite in un contesto armoniosamente
studiato. Attraverso la collaborazione con architetti, garden
designers, interior decorators, la Galleria personalizza così
la molteplice offerta delle sue collezioni classiche e le proposte di opere originali di artisti contemporanei.
Today the Frilli Gallery, drawing on the expertise of its own architectural firm or with its clients’ own architects or designers,
is not just selling sculptures, but rather proposing them in a
customized ambience. Frilli Gallery collaborates with architects, garden designers and interior decorators, to customize
the multiple offers of its classic collections as well as proposals
for original works by contemporary artists.
CAPELLINI
BA L D E R I
AGLAIA, 2014,
statuario Henraux,
BARBARA SULLO SGABELLO, 1982/84,
bronzo,
h 181x48x44 cm
H 160x83x64 cm
ADRIANA, 1990,
bronzo,
h 73x126x71cm
PROFILO DI TRAMONTO, 2004,
rosa del Portogallo,
EUFROSINE, 2014,
statuario Henraux,
SARA, 1977/82,
bronzo,
SVEGLIANDOCI SOLI, 1972/74,
bronzo,
h 117x29x18 cm
h 161x48x46 cm
h 64x163x70 cm
h 83x61x63 cm
TALIA, 2014,
statuario Henraux,
ROSE, 2014,
Statuario Henraux ,
h 71x28x16 cm
GABRIELLA GIOCA CON I CAPELLI,
STEFANIA IN POSA SULLA SEDIA,
1988/89, bronzo,
h 85x188x55 cm
1997-98, - bronzo,
h 119x183x57 cm
h 167x70x33 cm
T I RO N I
R I VA
METAMORPHOSIS-BUTTERFLY, 2013,
bronzo, es. pa. III/III
PROVOCAZIONE, 1983/2007,
bronzo, es. pa. I/III
h 100 cm
h 106x90x55 cm
APOXYÓMENOS, da Lisippo 2014,
struttura in ferro, assemblaggio di oggetti
h 188x60x85 cm
SOFFIO DI CIELO, 2014,
bronzo, es. 6/6
FRAMMENTI, 2011,
terra cotta e ferro, es. unico
h 160 cm
h 220 cm
MY TIMES, 2014,
bronzo, es. pa. I/III
IL PARADISO PERDUTO, 2011,
bronzo e ferro, es. pa. I/III
h 165 cm
h 348x104x207 cm
CHIMERA, 2014,
struttura in ferro, assemblaggio di oggetti
BAMBINO CON GALLO, da A. Cecioni 2013
struttura in ferro, assemblaggio di oggetti
h 130x87x40 cm
h 80x55x45 cm
THE ANCIENT PLASTIC SOCIETY, 2014, 3 elementi
ferro, paraurti di automobili, giocattoli
dim. max h 140x180x120 cm
RAGAZZA SENZA TITOLO, 2014,
struttura in ferro, materiali vari
h 100x80X45 cm
FRILLI
BAMBINO CON GALLO da A. Cecioni
marmo, cm 80 h
BACCO da Michelangelo
marmo, cm 203 h
GLADIATORE BORGHESE
bronzo, cm 170 h
VENERE FIORENZA da Giambologna bronzo,
cm 138 h
VENERE MONACO
bronzo, cm 138 h
APOXYOMENOS
bronzo, cm 205 h
TORSO GADDI
bronzo, cm 85 h
CHIMERA
bronzo, cm 145 lungh.
Si Ringrazia/Thank you:
Hotel Four Seasons - Firenze
Gianni Canali che ha accettato di condividere questa avventura di “ Dialogue” illustrandolo con sensibilità e originalità diventando a tutti
gli effetti il sesto protagonista.
Gianni Canali who agreed to share this adventure, “Dialogue”, illustrating it with sensitivity and originality, thus becoming the 6th protagonist.
Contacts:
Galleria Frilli
Foto: Gianni Canali
Traduzione testo “Sulla Scultura”: Frederick Paysden
Progetto grafico: Ugo Riva, Mauro Beltramelli
Stampa: Gammalito - Curno - (Bg)
Tutti i diritti riservati
Via dei Fossi 26r - 50123 FIRENZE
web: www.frilligallery.com
Anna Marinelli
Cell. +39 339 47 73271
Tel. +39 055 210212
e mail: [email protected]
[email protected]
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