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IL CUSNA
N.
2 ESTATE 2014
Giornale del CAI di Reggio Emilia fondato nel 1951
www.caireggioemilia.it
Trimestrale - Poste Italiane Spa - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004) n. 46 art. 1, comma 1, DCB - Contiene I.P.
[email protected]
Paolo Borciani eletto
Il Battisti ha un nuovo gestore! L’acqua … l’elemento più
Di Iglis Baldi
importante al mondo! Vicepresidente Generale del CAI
Servizio a pag. 5
Foto Carlo Possa
Ciaspolando tra Pejo
e la Wonderland
Di Sandra Boni
Atto primo: Pejo e dintorni (6-8 gennaio 2014)
Val di Sole, Pejo, luoghi visitati d’estate e molto tempo fa, quindi per me è un altro pezzo
di Trentino da scoprire.
La neve è tanta e il pericolo slavine ci preclude la salita al Lago Palù, ma ci sono tante
altre piste da seguire e il divertimento non ci mancherà.
Siamo circondati dal Cevedale, dal Monte Vioz, Adamello, Presanella ed in lontananza si
scorge il maestoso Gruppo del Brenta e il tutto risulta ancora più suggestivo in questo
pesante abito invernale che avvolge tutto nel suo candore.
Cerchiamo qualche bella “forestale” per iniziare ad esplorare il territorio, l’intento
primario (e anche velleitario) sarebbe quello di salire al Rifugio Scoiattolo per poi
scendere a Pejo senza usufruire degli impianti, a dirsi è facile, ma con le ciaspole ai piedi
è un’altra cosa, oppure sempre dal Rifugio Scoiattolo usufruire degli impianti per salire
al Rifugio Dos de Gembri. Saliamo a Pejo alta ed imbocchiamo una bella forestale senza
sapere esattamente dove porta e dopo un bel tratto incontriamo cartelli CAI che indicano
il Rifugio, ma è ancora molto lontano, il pomeriggio sta lentamente sfumando nella sera
e torniamo lentamente a Pejo Fonti dove ci consoliamo con una bella nuotata nella
Piscina Termale (di acqua termale però non c’è ombra).
segue a pag. 6
“L’acqua è fonte di vita!”- “Dove c’è acqua c’è vita!”
Quante volte abbiamo sentito queste frasi … Ogni volta che da una qualche ricerca
“galattica” gli astronomi percepiscono presenza di acqua su nuovi o vecchi pianeti,
subito associano questa possibilità alla presenza di una qualsivoglia presenza di vita.
Nonostante ciò l’uomo cerca in ogni modo di dimenticare questo dogma basilare della
nostra esistenza e cioè che acqua=vita; non passa giorno senza che produca azioni per
peggiorare la situazione globale del nostro pianeta: inquinando sempre più le falde
acquifere, aumentando il “gas serra” con conseguenti buchi nell’ozono che alterano
l’ecosistema climatico provocando quelle catastrofi che quasi quotidianamente viviamo
e percepiamo sulla nostra “pelle”, e non ultimo costruisca su canali e torrenti senza il
benché minimo buon senso dell’ultimo dei capomastri muratori.
E così facendo cosa succede? Succede che quando non occorre, specie in inverno, siamo
ripetutamente alluvionati. In estate ci affligge la siccità. Oramai tutti concedono che il
clima è impazzito. Prima si diceva che il clima era «pazzo» a marzo; ora è pazzo tutto
l’ anno. E oramai quasi tutti convengono che la colpa è del riscaldamento della Terra
prodotto proprio dai «gas serra» a sua volta prodotti dalle azioni dell’uomo, o meglio
dai troppi, “troppissimi” uomini (siamo già a 7 miliardi, si prevede che arriveremo presto
addirittura ai 10). Purtroppo presto mancherà, sempre più, quasi tutto (nonostante i
miracoli tecnologici che escogitiamo, i benefici spesso vengono resi vani, proprio dalla
crescita demografica globale).
L’acqua sarà sicuramente uno di quegli elementi di cui ce ne sarà sempre meno non solo
per via del numero crescente degli assetati ma ancor più perché non abbiamo più la
certezza di quando, come, e soprattutto in quale zona della terra arriverà.
L’acqua serve per bere, ma anche per mangiare, e cioè per l’ agricoltura.
L’acqua che salva l’agricoltura indiana è quella dei monsoni: pesanti piogge estive
portate dal vento di Sud-Ovest che ogni anno cominciava a soffiare all’inizio di giugno;
ora non si sa più se ciò avverrà. Qualcosa come 600 milioni di contadini indiani, più o
meno la metà della popolazione complessiva del Paese dipende dalle acque del Gange
che però è oramai ridotto allo stremo. Il Gange attraversa a monte il Pakistan, un nemico
giurato (musulmano) che ne può aumentare a piacimento i prelievi. Il monsone del 2012
al suo esordio ha lasciato il Nord-Ovest dell’ India all’asciutto mentre ha alluvionato il
Nord-Est. Per di più, o per di peggio, in varie zone le precipitazioni si sono dimezzate.
E non occorre spiegare che se i monsoni impazzissero l’India sarebbe in ginocchio e
potrebbe dover piangere montagne di morti.
Un altro caso molto serio è quello del Nilo, il fiume più lungo del mondo (se si sommano
Nilo Bianco e Nilo Azzurro). La sorgente principale del Nilo è il lago Vittoria che è sì un
segue a pag. 2
ALL’INTERNO …
Ciaspolando nella Wonderland
(foto Sandra Boni)
IL CUSNA “INTERVISTA” LA NUOVA
SOTTOSEZIONE DI NOVELLARA
a cura di Patrizio Prampolini
segue a pag. 2
Una nuova sottosezione si è aggiunta alle cinque già esistenti all’interno della Sezione
reggiana del CAI. Ci sembrava doveroso farla conoscere ai tanti nostri soci. Una sera,
in occasione di un’ iniziativa con l’alpinista Fausto De Stefani, sono andato in teatro a
Novellara (all’interno della Rocca) per incontrarli. Ho trovato un ambiente giovane e
entusiasta e a Giordano Lusuardi, che ne è il reggente e ad altri, ho posto alcune domande
che qui riporto. Non indico chi ha dato la risposta, perchè a volte ho avuto colloqui corali che
qui riassumo. Tra gli altri è intervenuta anche la socia Marina Davolio, che è praticamente
l’addetto stampa del gruppo.
“Escursione con l’artista”con l’Associazione STANA
pag. 2
Rolando Larcher a Bibbiano
pag. 2
Le “ultime scoperte” del Comitato Scientifico del Cai
pag. 3
Parliamo di mal di schiena (Dott. Roberto Citarella)
pag. 3
I “capigita” reggiani: chi sono costoro?
pag. 4
Trekking toscano dalle colline metallifere al mare
pag. 4
I monto dell’Ortles-Cevedale nelle guide del CAI
pag. 5
Luciano Serra nell’Albo d’Onore del Cai
pag. 6
Non siamo tutti “Turisti”
pag. 6
La nostra storia
pag. 17
I QUADERNI DE “IL CUSNA”
La nostra storia
sezione Cai di Reggio Emilia,
(già sezione dell’Enza)
(
inserto
La croce del Monte Ventasso
( FIglis Baldi)
segue a pag. 6
...I RISCHI DI UNO SPORT AFFASCINANTE
Per gli appassionati della montagna par ticolari ed interessanti coperture assicurative, estese all’alpinismo con scalata di qualsiasi grado di difficoltà, accesso ai ghiacciai, sci, sci-alpino e speleologia.
(3a parte )
Sub Agenzia di Montecchio Emilia
Via XX Settembre, 25 - Montecchio - Tel. e Fax 0522.866389
Iglis Baldi
(foto G. Lusuardi)
Paolo ha una esperienza pluridecennale nel Cai: iscritto dal 1980 nella Sezione di Reggio
Emilia, città dove è nato, fin da subito presta la propria opera come volontario per organizzare diverse iniziative. Viene eletto più volte Consigliere Sezionale, Vicepresidente e
Responsabile di varie Commissioni Sezionali, tra cui quella dedicata alle manifestazioni.
REGGIO ASSICURA s.n.c. - di Morani W., Prampolini G. e Salsi G.
Via Emilia Ospizio, 118 - R.E. - Tel. 0522.267011 - Fax 0522.267026
i n t e r n e t We b : w w w. r e g g i o a s s i c u r a . i t – E . m a i l : i n f o @ r e g g i o a s s i c u r a . i t
a cura di
Val di Funes
Il neo Vicepresidente nell’occasione ha ringraziato tutti i delegati presenti per la fiducia
accordatagli: “per me è un piacere e un’emozione ricoprire un ruolo di così alto prestigio all’interno del CAI. Tanti anni fa mi sono iscritto al Sodalizio mosso solamente dalla
passione per la montagna e non mi sarei mai aspettato di arrivare un giorno una carica
così importante - ha detto - Il pensiero di restare negli annali di un’associazione nata da
personaggi illustri della storia e della politica italiana mi rende orgoglioso e contemporaneamente mi responsabilizza per il lavoro da portare avanti”.
Ha ricordato come, nella sua esperienza all’interno del CAI, abbia avuto modo di conoscere persone di indubbio valore: “sia coloro che si danno da fare operando nel territorio, occupandosi della manutenzione dei sentieri e dell’avvicinamento dei giovani alla
montagna, sia quelli che ricoprono ruoli direzionali, dotati di professionalità e cultura. Ho
appreso e continuerò ad apprendere molto da tutti loro”.
La nostra storia
3a parte
a cura di Iglis Baldi
Domenica 18 maggio nel palazzo regionale dei congressi di
Grado in provincia di Gorizia, in occasione dell’Assemblea
Generale dei Delegati del Club Alpino Italiano che ha visto la
partecipazione di 354 Delegati (insieme a 364 deleghe) provenienti da tutta Italia a rappresentare 285 Sezioni, è stato
eletto quale Vicepresidente Nazionale del Cai, a grandissima
maggioranza, il nostro socio Paolo Borciani.
Sub Agenzia di S. Ilario d’Enza - Donelli G. e Donelli M.
Via Libertà, 59 - S. Ilario d’Enza - Tel. 0522.672142 - Fax 0522.472321
Sub Agenzia di S. Polo d’Enza - Conti Alessandra
Via G. Bonetti, 10 - S. Polo d’Enza - Tel. e Fax 0522.241129
PER I TUOI WEEKEND E LE TUE VACANZE IN MONTAGNA
da pag. 1
pag. 2
L’acqua …..
lago immenso ma poco profondo (80
metri massimo), e che si sta non solo
restringendo (il livello dell’ acqua è sceso
di due metri negli ultimi anni) ma che
sta anche morendo perché invaso da
alghe giganti che lo imputridiscono. A
suo tempo le potenze coloniali spartirono
le acque del Nilo (che per l’ Egitto sono
questione di vita o di morte per oramai
83 milioni di abitanti) tra Egitto (con il
90%) e il Sudan. Ma ora esistono altri
cinque Stati - tra i quali Tanzania, Uganda
e Kenya - che vantano diritti sulle acque
del fiume e che si trovano a monte degli
altri due. Guerra per le acque del Nilo?
È possibile … ma probabilmente non
risolverà il problema perché acqua per
tutti già non ce ne più. Più o meno lo
stesso discorso riguarda il fiume Giordano
che è il principale immissario del Mar
Morto e che già da diversi decenni
ha visto ridurre e di parecchio il suo
contributo al mantenimento del livello, in
quanto Israele, la Giordania e le autorità
palestinesi della Cisgiordania si lanciano
continue accuse sul fatto di eccedere nei
prelievi idrici. L’acqua serve anche agli
animali africani; la stagione delle piogge
provoca un esodo di milioni di erbivori
che, come guidati da un Gps naturale
incorporato, attraversano la sconfinata
savana del Serengeti in Tanzania per
approdare ai pascoli del Masai Mara in
Kenya, dove sperano che l’acqua arrivi,
come ogni anno abbondante. Poi come
telecomandati ritornano all’origine,
sfidando di nuovo i felini che li attendono
senza spostarsi molto dai loro atolli e i
coccodrilli nel guado dei fiumi … ma la
marcia è inarrestabile come la vita.
La catena della vita si spezzerebbe
se l’acqua non alimentasse il delta
dell’Okavango in Botswana; in questo
ambiente straordinario, ai bordi del
deserto, oltre a una fauna e a una flora
esuberanti, vivono ben cinque diverse
etnie. Recentemente, il governo della
Namibia ha presentato il progetto di una
diga nell’adiacente regione del Caprivi,
questa struttura “potrebbe” costituire
un pericolo per l’ambiente del Delta, la
scarsa affluenza di acqua provocherebbe
l’avanzata della desertificazione.
Nella Siberia meridionale, a nord della
Mongolia, trova spazio il lago Bajkal,
il più antico e più profondo fra i laghi
esistenti e contiene la più grande massa
d’acqua dolce del pianeta, circa un quinto
di tutta quella presente allo stato liquido.
Si allunga per 636 km da nord a sud
(è il secondo al mondo per lunghezza
dopo il Tanganica); una meraviglia della
natura, posto sotto tutela dell’UNESCO
come patrimonio dell’umanità fin dal
1996. L’ambiente circostante è atipico
per un lago, le sue acque sono molte
ricche di ossigeno (soluzione satura al
75%) ed è per ciò che anche nel punto
più profondo (1620 nella parte centrale)
è popolato da forme di vita, mentre in
altre parti del mondo le forme di vita
macroscopiche scompaiono oltre i 300
metri, sempre parlando di acqua dolce.
Alcune parti delle rive del lago sono
frequentate dai russi e dai turisti, mentre
gran parte restano allo stato selvaggio
e speriamo che lo restino per molto, ma
si sa la “civiltà” avanza anche in Siberia.
Anche se in passato la vecchia URSS
aveva riversato nelle acque del Bajkal
scarichi di insediamenti industriali del
regime, e nonostante l’inquinamento
attuale, proveniente dagli scarichi urbani
e industriali di Ulan-Udè, la capitale
della Buriazia, (i Buriatti sono l’etnia più
numerosa presente in Russia, circa mezzo
milioni di individui), l’enorme massa
d’acqua e la varietà ambientale sostiene
ancora questa incredibile ricchezza
biologica, ma fino a quando la natura
riuscirà a sopperire a queste mancanze
umane?
«IL CUSNA»
continuazione da pag. 1
IL CUSNA “INTERVISTA” NOVELLARA
Per venire a “casa nostra” il Po e
praticamente tutti i nostri fiumi del nord
sono alimentati dai ghiacciai che si stanno
sciogliendo sempre più rapidamente;
i letti dei torrenti sono ridotti, nella
stagione calda, a dei rigagnoli o poco
più. I prelievi o per meglio dire i “furti”
d’acqua effettuati per alimentare le
derivazioni idroelettriche provocano la
desertificazione del percorso fluviale
causando di fatto la distruzione totale
del suo ecosistema e da ciò un netto
peggioramento della qualità delle
risorse idriche. La normativa esiste ma
come dice Carlo Personeni, presidente
della federazione nazionale dei consorzi
di bacino imbrifero montano “Se viene
rispettato il Dmv (Deflusso minimo vitale)
non vi sono problemi. Ma la questione è
che nessuno effettua controlli. Così però
le cose non funzionano, dovrebbe esserci
un controllo regolare. Sulla carta il Dmv
è altissimo, ma nella realtà è più basso
anche perché non esiste un controllo”.
L’elenco delle situazioni a rischio in Italia
e nel mondo sarebbero ancora parecchie,
avremo modo di ritornare sull’argomento,
troppo importante è questo “tema”, ne va
della vita di tutti noi.
Vorrei però sottolineare il fatto che è
giusto denunciare queste situazioni ma
occorre che anche noi singoli individui,
nel nostro quotidiano, salvaguardiamo
l’acqua, non ne abusiamo senza criterio
nell’uso quotidiano, non disperdiamo
sostanze nocive nei nostri cortili o
campi, e soprattutto lavoriamo per una
maggiore consapevolezza comune per il
“rispetto” dell’acqua, della montagna e
dell’ambiente.
Ai più potenti dico che occorre con
urgenza, oltre a fare scelte strategiche
globali, pensare per esempio a come
modificare le colture escludendo quelle
che «bevono» più acqua, in quanto,
sempre parlando del bacino del Po l’acqua
di falda nella Pianura Padana ancora ce
n’è, ma non aspettiamo che si prosciughi.
Forse è anche il caso che qualcuno vada in
Israele per studiare l’irrigazione a gocce e
verificare come gli israeliani siano riusciti,
quasi senza acqua, a trasformare una
sassaia desertica, quantomeno nel Nord
del Paese, in una rigogliosa agricoltura.
L’acqua è proprio l’elemento più
importante del mondo, che permette
all’umanità di sopravvivere, se la
situazione non muterà è possibile che si
possano scatenare delle guerre proprio
per accaparrarsela; e quando questo
elemento vitale scarseggerà i diamanti,
l’oro e le altre ricchezze terrene serviranno
a ben poco!
continuazione da pag. 1
Quando e come si e’ costituita questa
nuova sottosezione? C’e’ stato un
motivo particolare per cui e’ nata?
La sottosezione CAI di Novellara si
è costituita nel novembre 2013, per
iniziativa di un gruppo di soci (e
appassionati) residenti nel comune
di appartenenza e in aree limitrofe
(Reggiolo, Fabbrico, Campagnola).
Tali persone, già da diversi anni
impegnate nell’organizzazione di
iniziative correlate alla montagna, da quel
momento hanno realizzato un sogno:
la riapertura del CAI, di un’associazione
capace, nella condivisione e nella
formazione, di implementare esperienze,
idee e passioni. Il loro primo pensiero è
stato rivolto ai giovani, perché da sempre
sanno che la montagna, educando non
tanto il fisico ma la mente, forma il
carattere, promuove lo star bene con se
stessi e il piacere di vivere con gli altri.
Fin dall’inizio l’impegno è stato speso
non solo nell’organizzazione di gite
escursionistiche e alpinistiche; ma si è
guardato alla montagna come fonte di
sapere, come ambiente naturale, come
laboratorio esperienziale.
<C’è stato un motivo particolare per cui
è nata?> No, non c’è stato; ce ne sono
invece tanti legati alla passione per la
montagna e per gli spazi liberi, per la
natura, la Terra, gli ambienti. Un motivo
che mi piacerebbe rilevare: in questo
momento di forte incertezza sociale
e relazionale e di scarse prospettive
abbiamo visto nella montagna una scuola
di vita, una guida che può insegnare a
non mollare gli ormeggi e ad andare
avanti perché «Camminare rischiara la
mente, conforta il cuore e cura il corpo (P.
Rumiz)».
Ci sono stati legami o qualche
continuita’ con la precedente
sottosezione (Gelosini o altri)?
Giuseppe Gelosini è stato reggente
della precedente sottosezione CAI di
Novellara dal 1983 al 1997, anno in cui
la sede ha chiuso “i battenti”. Giuseppe,
amico e maestro contagioso, eclettico e
passionale è “presidente” emerito della
sottosezione ricostituita. Dovrei parlare al
passato, dire “è stato” presidente emerito
perché, come ben sai, nel mese di Aprile
di quest’anno ci ha lasciati. Ma… non
riesco. Giuseppe è ancora socio, è ancora
con noi; si sentono la sua forte risata, la
sua voglia di vivere, le sue storie narrate, si
percepisce ancora il suo amore contagioso
per la montagna, la montagna amica.
REGGIO E.: Via Roma 50/A - 42121 - Reggio E.
Tel: 0522.541700 - Fax: 0522.452018
PARMA: Viale Piacenza 1/G - 43126 Parma
Tel: 0521.774001 - Fax: 0521.270215
Ecco i legami di allora, ecco la continuità,
la risposta alla tua domanda: oggi come
ieri la sottosezione CAI di Novellara vuole
trasmettere forza e passione, voglia di
fare e di vivere.
Come siete strutturati?
La sede è vicina al Parco Augusto Daolio
di Novellara (in via Francesco Petrarca);
è una piccola casa di legno, sembra un
rifugio di montagna arpionato ai margini
di un bosco. Gli iscritti sono già più di
cento. I membri del Consiglio sono:
Calzetti Graziella (segretaria), Iotti Lauro,
Lodini Giampiero, Lusuardi Giordano
(Reggente di sottosezione), Pirondini
Alessandro, Tondelli Davide, Veroni
Francesco. Naturalmente, per contattarci,
abbiamo anche una pagina su facebook,
una mail ( [email protected]), e un
sito web (http:/cainovellara.wordpress.
com)
Quali le vostre attivita’? Puntate in
particolare su alcuni settori?
Non c’è un settore in particolare su cui
vogliamo concentrare le nostre energie.
Vogliamo semplicemente promuovere
la conoscenza e la pratica dell’alpinismo
in tutte le sue forme (escursionismo,
trekking, arrampicata, scialpinismo,
ciaspolate, ecc.) e favorire ogni altra
azione sportiva dilettantistica legata
alla frequentazione della montagna,
nonché tutte le attività didattiche
connesse. Vogliamo sostenere iniziative
di solidarietà e utilità sociale, aventi come
fattore comune sempre Lei, la Montagna
o Lei, la Natura. Siamo disponibili per la
cura e il mantenimento in efficienza di
bivacchi, sentieri e altre opere alpine.
Ci piacerebbe aprire un sentiero CAI
nelle Valli di Novellara, territorio sotto
tutela ambientale, area di riequilibrio
ecologico, da alcuni anni sito d’interesse
comunitario e zona di protezione speciale.
Vogliamo promuovere attività culturali
per la conoscenza storica e antropologica
del territorio montano, particolarmente
quello del nostro Appennino.
I vostri soci da dove vengono
principalmente? Con le realta’ locali,
col Comune in primis, avete contatti
o collaborazioni?
I soci sono di Novellara, Reggiolo,
Campagnola e Fabbrico.
Con il Comune di Novellara la
collaborazione è in atto sin dai primi mesi
di “vita” della sottosezione: ha fornito la
sede e ha patrocinato la nostra rassegna
“Tra le vette e il cielo”, un ciclo di quattro
lezioni magistrali tenute da “rinomati”
uomini di montagna: Alberto Bregnani,
alpinista fotografo, Lauro James
Garimberti, amico “ricercante”, Fausto de
Stefani, scalatore di ottomila, Giuliano
Stenghel, alpinista scrittore.
Quali le vostre iniziative prossime
cui tenete maggiormente?
Teniamo particolarmente alle iniziative
che uniscono le persone, promuovono
sentieri “in amicizia”, riavvicinano
bambini, ragazzi, giovani e meno giovani
alla bellezza della montagna e del
Mondo.
Pertanto proponiamo escursioni a tutti,
alpinismo e roccia a chi ha confidenza
con pareti e ferrate, percorsi storici e
naturalistici a chi vuole ampliare gli
orizzonti del sapere, serate a tema a chi
ha ancora «la capacità di rallegrarsi per ciò
che comincia».
Risposte esaurienti, chiare, determinate,
che mi sono piaciute e che credo rendano
bene, anche a chi ci leggera’, lo spirito che
anima questo gruppo che ritengo davvero
sia partito con il “ piede giusto”.
Auguri dunque a questa nostra
Sottosezione.
“Escursione con l’artista” con l’Associazione STANA
di Patrizio Prampolini.
Nel comune di Carpineti opera, da anni, una Associazione Culturale denominata STANA.
Il suo scopo principale è divulgare e valorizzare le tante peculiarità del nostro Appennino:
storiche, culturali, naturalistiche e artistiche. Facendole conoscere, stanandole appunto.
In questa associazione, di cui sono stato anche Presidente, collaboro da tempo
portando contributo ed esperienze. Una di queste è la mia passione per la montagna,
per l’escursionismo in particolare. E’ nata cosi l’idea di un ciclo di uscite sul territorio
inizialmente denominato “Camminare con la testa”, dove l’escursione diventava anche
un mezzo per conoscere meglio la montagna, con esperti che accompagnavano lungo
i percorsi.
L’iniziativa è stata un successo e col tempo si è modificata in “Escursione con l’artista”,
dove l’itinerario si concludeva nell’abitazione/studio di un pittore, di un letterato, di uno
studioso locale. L’anno passato ci sono state due uscite. Nella prima, con meta Resigno
(o Regigno), un antico borgo a due passi da Carpineti, vi è stato l’incontro col prof. Paolo
Gandini, scultore e pittore, discendente della famiglia Ovi, proprietaria del palazzo
dell’abitato.
La seconda passeggiata è terminata, partendo da Croveglia, a Castagneda di Onfiano,
dove risiede il musicista-compositore Massimo Zamboni, già componente di numerosi
noti gruppi.
Tanti i partecipanti già soci del CAI, ma soprattutto si è constatato che questo è un
modo per avvicinare molti di coloro che la montagna la frequentano da soli, o quelli
che cercano qualcosa in più; uno stimolo, anche culturale o naturalistico, all’escursione
tradizionale.
Dunque la riproposta per il 2014 è arrivata quasi di conseguenza. Questa volta però
anche al di fuori dello stretto ambito comunale.
E cosi la prima uscita, programmata per il 28 settembre, vede i partecipanti percorrere
il territorio intorno a Coliolla-Velucciana (valle del Secchia-Carpineti), per poi incontrare
Ivo Rondanini, studioso di luoghi e tradizioni locali.
La seconda proposta invece, in data 19 ottobre, si snoda all’interno del comune di
Collagna, andando a conoscere, in conclusione, lo scultore Remo Belletti.
Una delle novità di quest’anno è che le camminate, tutte di domenica, saranno precedute
da un incontro dove già si potrà conoscere l’artista. In più vi sarà sempre un esperto
della zona che informerà sulle caratteristiche del territorio stesso. Rita Capelli (geologa)
per l’area carpinetana, Giuliano Cervi (architetto del territorio) per quella più altoappenninica di Collagna-Cerreto. Nelle uscite collaboreranno, con la loro esperienza,
Angela Pietranera, studiosa di costumi locali, a Velucciana, e Carlo Possa, giornalista e
Consigliere CAI, per la seconda..
Proprio quest’ultima escursione si è voluto organizzarla in collaborazione con il CAI di
Reggio Emilia, mettendo la proposta nel calendario della sezione. Un’ idea che siamo
convinti porterà buoni frutti.
Per info: www.stana.biz. oppure la pagina Facebook di Stana
Nella “Corte” di Resigno
Rolando Larcher a Bibbiano
Di Sandra Boni
L’11 Aprile 2014 abbiamo chiuso la 21° Rassegna “Viaggi in audiovisivi”, che anche
quest’anno ha gratificato non poco gli organizzatori per il costante e numerosissimo
afflusso di pubblico, con un’appendice, un fuori programma di lusso:
Rolando Larcher Accademico del CAI, titolo che alla sua età non si acquisisce se non per
particolari meriti, ci ha parlato e fatto rivivere le sue scalate ed arrampicate sportive con
la semplicità e la freschezza proprie solo di un vero appassionato.
Rolando ha catturato l’attenzione del pubblico parlando della sua storia di atleta e
sportivo che arrampica per hobby e non per “mestiere”, mostrando le immagini che
partono dalle sue prime arrampicate sportive (un ragno che sale in velocità), passando
alle lisce e strapiombanti pareti della Patagonia Cilena (paura…….). Per terminare,
prima ci ha proposto le splendide immagini della parete sud della Marmolada con due
esseri colorati che con fatica, ma tanta serenità e passione la scalano, mentre davanti ai
loro occhi si apre uno dei panorami più belli del mondo, poi il recentissimo viaggio alla
“scoperta” della misteriosa Akapan Tepui, nell’Amazzonia Venezuelana, che con i suoi
oltre 600 metri di dislivello e gli svariati chilometri di sviluppo è una delle più grandi
pareti naturali del pianeta In sette giorni ha aperto una nuova via da 18 tiri di corda,
con difficoltà 7c+ (7a+ obbligatorio) che per i non addetti ai lavori significa che “non
c’è nulla di più difficile”.
Questo tanto per chiarire chi è Rolando Larcher: uno dei più forti arrampicatori attualmente in attività a livello mondiale; ma quello che più ci ha colpito di questa persona è
la sua umanità e semplicità. Come detto arrampica per hobby nei suoi periodi di ferie,
questo lo “avvicina” maggiormente a noi semplici amanti della montagna. Il divertimento, la passione si percepiscono dalle immagini e dai commenti dei filmati. Rolando è
chiaramente dotato di forza fisica ed interiore acquisite in tanti anni di allenamento, ma
se manca la passione non si va da nessuna parte.
Grazie alla preziosa collaborazione di Reggio Gas, abbiamo avuto il piacere di conoscere
una persona “vera” che ci ha saputo anche commuovere con un breve filmato che mostra
tre generazioni di Larcher cimentarsi in un’arrampicata che certamente rimarrà come
uno dei più bei ricordi delle loro esperienze e della loro vita privata.
pag. 3
«IL CUSNA»
Le “ultime scoperte” del Comitato Scientifico del Cai
Una nuova cascata all’interno dell’area SIC della valle del Tassaro
Pare incredibile ma nell’epoca delle
esplorazioni spaziali, rimane ancora
tanto da scoprire dietro l’uscio di casa.
È di questi giorni infatti l’inaspettata
scoperta di una bellissima e praticamente
sconosciuta cascata sul rio Riolco, nel
bacino del rio Tassaro, già famoso per la
presenza di un’altra bellissima cascata.
Un gruppo di componenti del Comitato
Scientifico del Cai, dietro segnalazione del
dr. Massimo Gigante, grande conoscitore
della zona, ha infatti percorso un
settore appartato della Valle del Tassaro,
in Comune di Vetto, raggiungendo
una bellissima inedita cascata che si
sviluppa su due salti d’acqua, superando
complessivamente un dislivello di circa
30 metri.
Il luogo è di grande suggestione e di
notevole bellezza paesaggistica, in
quanto il fenomeno è causato da una
potente bancata di roccia conglomeratica
che sbarra un ramo laterale del Rio
Tassaro. Le acque calcaree del corso
d’acqua hanno incrostato le pareti
rocciose dando origine a belle colature
travertinose, che avvolgono muschi e
creano nicchie entro le quali sono presenti
gamberi e rare specie di anfibi.
Si tratta nel suo insieme di un autentico
piccolo “santuario” della natura che per
le sue caratteristiche evidenzia ancora
di più l’importanza dell’Area SIC (Sito di
Importanza Comunitaria) della Valle del
Tassaro, entro la quale appunto ricade
questa nuova cascata.
Il Comitato Scientifico del Cai organizzerà
una serie di ricognizioni per documentare
con precisione la pregevolezza ambientale
di questo nuovo monumento naturalistico
della ns montagna, che sarà anche meta
di visite guidate organizzate dallo stesso
comitato Scientifico.
Le esplorazioni scientifico-naturalistiche
nella Val Tassaro, proseguono,
dimostrando sempre di più come questo
contesto territoriale, a “due passi” da
Reggio, si stia sempre più rivelando una
zona di autentica eccellenza nel panorama
regionale.
I grandi castagni
di Piolo
questi monumentali castagni è quello
di Spigone, in val Tassaro, mentre nel
passato altri giganteschi esemplari poi
abbattuti erano presenti a Marola e a
Costabona. Osservandoli non si può
non pensare alle antiche leggende
montanare che attribuiscono a Matilde
di Canossa l’impianto dei castagni
nelle nostre montagne. Nella zona di
Piolo questa leggenda è ancora viva
ed il Comitato Scientifico del Cai l’ha
attentamente documentata dalla viva
voce di alcuni anziani. Evidentemente
gli esemplari che sono stati scoperti non
risalgono certo al periodo matildico, ma
la loro maestosità consegue comunque
ad una età di parecchi secoli.
“La località è di difficile accesso – spiegano
componenti del Comitato Scientifico
- e quindi solo escursionisti esperti la
possono raggiungere in sicurezza: la
scoperta di questi giganteschi castagni
tuttavia attesta come anticamente la
coltivazione del castagno fosse diffusa
anche nei luoghi più impervi della nostra
montagna, ove gli esemplari erano
attentamente accuditi dalle popolazioni
appenniniche”. Il Comitato Scientifico del
Cai provvederà a raccogliere in autunno
alcuni frutti di questi monumentali
esemplari, che saranno conferiti ad
istituti di ricerca per la conservazione
dell’antico patrimonio forestale. Nei
L’Appennino reggiano non cessa di
meravigliare: dopo la recente scoperta
di bellissime e praticamente sconosciute
cascate nella valle di Tassaro, il
Comitato Scientifico del Cai reggiano
si è inaspettatamente imbattuto nella
tarda primavera in alcuni tra i più grandi
castagni della nostra montagna. La
scoperta è avvenuta nel corso di una
ricognizione geoculturale effettuata nei
giorni scorsi nella Val d’Ozola, presso
Piolo.
“Gli esemplari – raccontano i componenti
del Comitato Scientifico del Cai – si
innalzano improvvisi nel folto bosco che
ammanta un ripido versante arenaceo
e si presentano inaspettatamente in
buono stato vegetativo. Nonostante
il diffondersi di una grave malattia
che nel corso degli ultimi decenni ha
imperversato nella nostra montagna,
questi monumentali castagni non sono
stati colpiti dal male, forse a causa della
loro particolare collocazione geografica
e mantengono intatta tutta la loro
maestosità. Il più imponente ha una
circonferenza impressionante e può quindi
essere annoverato tra i più grandi della
montagna emiliana”.
Nel territorio reggiano il patriarca di
I castagni di Piolo
In relazione al particolare interesse
scientifico dei luoghi, all’interno degli
edifici colonici di Crovara, nei quali è
stato recentemente realizzato l’Ostello
di S.Giorgio, sarà realizzato nei prossimi
mesi un Punto d’Appoggio Informatico
con banca dati naturalistica, ad uso
di studiosi, cultori di storia e scienze
naturali, in modo da costituire un
fondamentale riferimento a tutti gli studi
in corso i n questo pregevole contesto
territoriale.
La cascata del Tassaro
prossimi mesi il Comitato Scientifico
proseguirà nelle sue ricognizioni nella
Val d’Ozola che nonostante il suo grande
interesse naturalistico, risulta essere a
tutt’oggi ben poco indagata.
UN NUOVO
SENTIERO PER
VISITARE LA
CASCATA DEL
TASSARO
Grazie alla disponibilità dei proprietari
dei terreni, il CAI ha ritracciato un
vecchio sentiero che conduce in visita
alla pregevole cascata del Rio Tassaro,
in Comune di Vetto; l’iniziativa rientra
nell’ambito della Convenzione
stipulata tra il Comune di Vetto ed il CAI
di Reggio Emilia, che ha ufficialmente
adottato questa importante area di
interenne naturalistico, escursionistico
e paesaggistico-culturale.
Il sentiero è stato attrezzato con
paletti segnavia, frecce e marcature a
vernice, che consentono a chiunque di
riconoscere agevolmente il tracciato
e raggiungere in tal modo uno dei
maggiori spettacoli naturalistici della
media montagna emiliana.
Il sentiero inizia dal borgo di Crovara,
ove è stato recentemente aperto un
Ostello escursionistico con Museo
Naturalistico-Culturale, e scende
nel Fondovalle, raggiungendo
successivamente l’antico borgo di
origine medievale di Scalucchia, per
poi proseguire in discesa sino alla
cascata. Come tutti i percorsi natura, è
necessario essere attrezzati con scarpe
da escursione ed anche bastoncini
che potranno essere molto utili nella
discesa.
Raggiunta la cascata si può rientrare
a Crovara proseguendo ad anello nel
versante opposto del Rio Tassaro,
in modo da realizzare un circuito
escursionistico di grande interesse e
notevole richiamo paesaggistico.
PARLIAMO DI MAL DI SCHIENA
Anche in questo numero affrontiamo
un argomento sanitario grazie alla collaborazione con il CTR (Centro Terapia
Riabilitativa) di Via F.lli Cervi 59/e Reggio
Emilia con il quale di recente la sezione
CAI di Reggio Emilia ha sottoscritto una
convenzione per la fornitura di prestazioni sanitarie ai propri soci, a prezzi scontati
e in tempi rapidi, in regime libero-professionale.
Il dr. Roberto Citarella, è Direttore
Sanitario del CTR con Master in Posturologia (Responsabile della Riabilitazione
nella Commissione Medica IUTA-Associazione Italiana Ultramaratona- ovvero il
settore della FIDAL che si occupa di gare
superiori a 42,195 km e che coinvolge
atleti di interesse nazionale) e affronta
per noi il problema del MAL DI SCHIENA
che è uno dei più frequenti motivi di visita
ambulatoriale, anche presso il CTR, dove
sono disponibili professionisti e attrezzature diagnostiche necessarie per una
corretta diagnosi e trattamento.
Secondo le statistiche l’80% della popolazione, almeno una volta nella vita,
ha un’esperienza di dolore lombare. La
lombalgia, cioè il mal di schiena, si presenta con un dolore localizzato a livello
della zona lombare e/o lombosacrale, è
un sintomo che segnala un problema ma
non definisce dove si trova il problema.
Comunque quando si verifica un episodio
di lombalgia occorre rivolgersi al proprio
medico di base che saprà indirizzare il
paziente, sulla base dei sintomi, al giusto
professionista. Il Mal di schiena non consente a chi ne è colpito, soprattutto nella
fase acuta, di compiere le normali azioni
quotidiane come muoversi, guidare, dormire e ciò crea notevoli problemi anche a
livello emotivo e psichico, per cui è meglio intervenire prima possibile.
Per il professionista a cui il paziente si
rivolge, che sia il fisiatra, l’ ortopedico, il
reumatologo o il neurochirurgo trovare le
cause di questo problema non è sempre
facile; occorre partire da una valutazione generale del paziente che prenda in
considerazione la sede del dolore, la sua
insorgenza, la durata e l’andamento nel
tempo. Il dolore è legato all’irritazione
di diverse strutture quali: ossa, dischi,
articolazioni, strutture nervose, tessuti
molli e muscoli, per cause infiammatorie,
traumatiche, meccaniche, congenite o
degenerative. Lo specialista deve assolutamente avvalersi di indagini diagnostiche quali RX, RMN o altro che permettano di inquadrare meglio il problema ed
individuare la causa del dolore. A questa
fase seguirà la proposta terapeutica che è
suddivisa in due momenti: quello sintomatico, con la somministrazione dei farmaci, soprattutto in fase acuta, e quello
rieducativo-riabilitativo vero e proprio.
INTERVENTI CONSIGLIATI:
Tanti sono ormai i trattamenti che vengono offerti per la risoluzione del mal di
schiena ma essenziale è che siano effettuati sotto il diretto controllo medico e
cioè in strutture dove sono presenti specialisti che seguono il decorso della riabilitazione, con scambio di informazioni da
parte dei fisioterapisti, che consentono in
questo modo, insieme allo specialista, di
adattare il percorso terapeutico.
I trattamenti più indicati sono in ogni
caso i seguenti:
-Trattamenti multidisciplinari (prima kinesi passiva e dopo kinesi attiva)
Il Dott. Citarella mentre studia il passo del paziente
-Back School (educazione ed esercizi)
-Terapia cognitiva comportamentale
-Esercizi volontari dinamici e contrazioni
statiche
-Idrokinesiterapia (attività in piscina riabilitativa meglio se con acqua calda e
salina)
-Manipolazioni vertebrali
-Agopuntura
-Biofeedback elettromiografico
-Supporti lombari
-Massaggi
-Tens
Qualora si tratti di una situazione più
complessa legata alla fuoriuscita di un
disco o infiammazione dei legamenti
che corrono dietro le vertebre, il Neurochirurgo, può intervenire, (così come
viene effettuato al CTR in équipe con altri
professionisti) con infiltrazioni profonde
di ozono, che vengono praticate sotto
controllo radiologico (effettuate sdraiando il paziente sopra il lettino della sala di
radiologia) al fine di verificare il corretto
posizionamento dell’ago.
FATTORI DI RISCHIO DELLA LOMBALGIA
Importante è anche conoscere quali possono essere i fattori di rischio che favoriscono la comparsa della lombalgia e che
ciascuno deve quindi cercare di contrastare ed evitare .
Principali :
Ridotta articolarità della colonna e dell’anca
Ridotta forza dei muscoli del tronco
Ridotta coordinazione
Ridotta elasticità degli ischio crurali (muscoli che fanno parte della parte posteriore
della coscia)
Ridotta resistenza agli estensori del rachide
Ridotta attività fisica intensa (inferiore alle
3 ore settimanali)
Complementari:
Lavoro sedentario o lavoro fisicamente
impegnativo
Frequenti sollevamenti ,rotazioni e/o flessioni del tronco
Stress posturali (lavoro eccessivo delle articolazioni)
Obesità, fumo
CONSIGLI
Il mal di schiena acuto compare a episodi. Molte delle cose che si possono fare
per sentirsi meglio in presenza di mal di
schiena acuto, possono anche aiutare a
ridurre la ricorrenza dei problemi.
Fare regolarmente esercizi. Esercizi specifici (raccomandati da un medico) pos-
sono allenare muscoli importanti per la
salute della schiena e possono aiutare a
prevenire altri problemi.
1) Portare scarpe comode, con tacco basso (non inferiore però a 3 cm). Le solette
nelle scarpe possono aiutare chi deve
stare in piedi per lunghi periodi di tempo.
2) Porre le superfici di lavoro ad un’altezza comoda.
3) Usare una sedia con un buon sostegno
a livello lombare.
4) Quando si fa un sollevamento, tenere
gli oggetti vicino al corpo. Evitare sollevamenti in torsione, flessione e allungamento.
5) Le fasce lombari, usate per prevenzione, possono consentire a qualcuno di
continuare a lavorare quando il lavoro
richiede frequenti sollevamenti.
6) Riposare i piedi su uno sgabello basso
quando si deve stare seduti per lunghi
periodi di tempo.
7,) Mettere un cuscino o un asciugamano arrotolato dietro alla zona lombare
quando si guida per lunghe distanze.
Fermarsi spesso e camminare per qualche
minuto.
8) Per dormire comodamente, mettere
un cuscino sotto le ginocchia quando si
dorme in posizione supina, o in mezzo
alle ginocchia quando si dorme su un
fianco.
E per coloro che fanno escursioni, trekking
o scalate è importante valutare sempre in
maniera appropriata al proprio corpo il carico dello zaino e la tipologia utilizzata . In
commercio esistono zaini che consentono
di distribuire meglio il peso e creare meno
problemi alla colonna .
Il CUSNA
Direttore Responsabile
Iglis Baldi
Segretaria di Redazione
Sandra Boni
Redazione
Giulio Bottone
Alberto Fangareggi
Emilia Magnani
Patrizio Prampolini
Carlo Possa
Claudio Torreggiani
Redazione
V.le dei Mille 32,
42100 Reggio Emilia
Tel. 0522 436685-435767
Proprietario
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Sezione di Reggio Emilia
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di Reggio Emilia n.157
del Reg. Stampa in data 15-3-1963
L’abbonamento di 3 euro è stato
riscosso con la quota sociale.
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«IL CUSNA»
I “capigita” reggiani: chi sono costoro? Trekking toscano dalle colline metallifere al mare
di Maria Domenica Tondelli
Di Giorgia Carletti
“Tu domenica vai via col CAI? Ma chi è il capogita?”.
“Non vuoi sapere dove si va?”
“No no, se mi dici il nome del Capogita ho già capito e decido se iscrivermi o no all’escursione”
Curioso, non vi sembra? E’ più importante chiedere chi è l’organizzatore dell’escursione
piuttosto che sapere dove si andrà…
Il cognome del capogita racchiude un mondo, una garanzia. Dire Cervi, Capelli, Carletti,
Possa, Morini, Costi, Cavalchi, Poli, Torreggiani,… ad alcuni non dirà nulla, ma per
tanti altri sarà la discriminante per scegliere un’ escursione piuttosto che un’ altra. Con
il solo cognome si riesce a capire la tipologia di escursione, più o meno il dislivello che si
percorrerà, a volte persino la zona in cui si andrà, se si viaggerà in autobus o con mezzi
propri, se si mangerà da re o si dovrà preparare un panino, … Leggendo il cognome del
capogita i partecipanti sapranno già cosa li aspetterà il giorno dell’escursione! Persino la
qualità del sonno che avranno la notte precedente!
Se vi dicessi…Morini?
Con lui non potete permettervi di puntare una sola sveglia se volete dormire rilassati! La
sveglia di riserva per supplire un eventuale blocco della vostra sveglia titolare è d’obbligo!
E un consiglio: sincronizzate gli orologi con lui. Un ritardo di 2’ costerà il pagamento della
colazione a tutti i partecipanti all’uscita (visti i numeri non vi conviene!) e il caricamento
dello zaino mentre il pullman sta percorrendo i primi metri verso l’uscita del parcheggio.
5’ dopo l’orario di partenza potrete tranquillamente tornare a casa e rimettervi a letto
perché il pullman sarà ormai già alle porte della città.
“Toh, domenica c’è Possa”…
Ecco, se siete reduci da un viaggio alla ricerca di voi stessi dove si cura la mente e non
il corpo, se qualcuno vi sta ripetendo che siete sottopeso, se volete trascorrere una
giornata in modo bucolico raccogliendo le erbette e cucinando i frutti della natura
(come antipasto!!!) e innaffiando tutto con ottimo vino, le escursioni di Possa fanno
per voi. Convinto sostenitore del motto “non si può parlar di filosofia a chi ha la pancia
vuota”, vi farà scoprire i meandri più nascosti della collina reggiana, i borghi poco visitati
e suggestivi.
Costi-Cavalchi vi dice qualcosa?
Sono due persone diverse, non un cognome doppio. Anche se… Il primo è esperto
delle Apuane, il secondo è il re del Cadore. Loro accompagnano sempre in coppia… per
scelta e non perché siano siamesi dalla nascita. Dicono di essere in sintonia, di vedere
la montagna allo stesso modo, di divertirsi…mah! Con loro si macinano chilometri,
dislivelli, si vedono panorami mozzafiato. Sono gli unici capigita che prima del pranzo
trasportano anche 8kg in più nello zaino…beh, avete capito… Chi li conosce li apprezza
anche per le merende che offrono a chi partecipa alle loro escursioni.
“Ma sai che ho perso l’uscita della Carletti?”
Se non l’avete mai vista e trovate in qualche foto una ragazza col pile infilato a mo’ di
camicia di forza, è lei. E questo già dovrebbe spiegarvi tante cose…Se volete trascorrere
una giornata leggera e siete disposti a ironizzare anche sul problema più insormontabile
che trovate, le sue uscite potranno piacervi. La sua frase tipica? “ma sì…va là…ce la
facciamo. Andiam piano e arriviamo in cima”. Siete stremati dalla fatica lungo il percorso,
sentite il viso paonazzo esplodere di calore e pensate che il paradiso sia alle porte? Lei vi
noterà, si avvicinerà a voi col suo fare fluttuante e vi dirà: “guarda, ho proprio un dolcino al
cioccolato, prendi” e distribuirà dolcini a tutti…Beh, con lei arriverete a destinazione, ma
il rischio diabete sarà alle porte.
“Quest’anno vado via con Gianna Poli.”
Basta citare il suo nome e viene in mente il volto della Regina dei trekking…trekking
caratterizzati dalla sofferenza mentale, dagli stenti fisici e da luoghi talmente disagiati
dove nessuno andrebbe mai. State pensando al GR20 in Corsica? Ricordatevi che c’è
trekking e trekking…Gianna nel suo curriculum ha soggiorni a Tenerife, Isole Eolie,
Aspromonte, Versilia, Creta. La minima vostra richiesta, è già contemplata nel suo
programma! Lei prevede tutto: escursioni per chi cammina, per chi vuole godersi il mare,
per chi vuole visitare luoghi d’arte.
Se citassi il nome di Giuliano Cervi e Rita Capelli?
Sono i capigita delle escursioni naturalistiche. Entrambi con una compostezza e una
calma d’altri tempi vi condurranno alla scoperta di gessi, di reperti archeologici, di fossili
e di rarità della natura. Loro, a differenza di Possa, badano più alla mente che al corpo,
all’ appagamento dell’ anima con la scienza, tenderanno ad inebriarvi con la conoscenza
scientifica, vi porteranno indietro nel tempo con le loro spiegazioni, quindi…portatevi il
pranzo da casa per esser più tranquilli!
L’unico capogita che nel CAI reggiano non teme rivali è Claudio Torreggiani. Dove
qualcuno va a piedi, lui vi porterà in mountain-bike. Temete gli inconvenienti tecnici, o gli
imprevisti alla vostra bici? Allontanate questi pensieri, lui è un nome e una garanzia! Col
suo kit di sopravvivenza farà tornare la vostra due ruote come nuova e potrete continuare
a conquistare vette e svalicare passi senza problemi. Pensate che non tema rivali per le sue
grandi capacità? In realtà il motivo è che è l’unico accompagnatore di cicloescursionismo
nel CAI reggiano…
Questi sono solo alcuni dei capigita che operano nella sezione CAI di Reggio, magari non
conoscerete i volti di tutti loro, magari non avrete mai partecipato ad una loro escursione,
ma adesso sfogliando il calendario 2014 un semplice cognome diventerà anche per voi la
discriminante per iscrivervi ad un’escursione piuttosto che ad un’altra …
Si parte in una giornata grigia e
nuvolosa, la pioggia ci accompagna per
tutto il viaggio, usciti dall’autostrada,
attraversando boschi di castagni, lecci
e querce, salendo a poco più di 500
metri sul livello del mare arriviamo
a Monterotondo Marittimo nel cuore
delle Colline Metallifere, principale e più
esteso sistema collinare e montuoso dell’
Antiapennino Toscano. Il territorio, che
comprende anche le vette del Poggio di
Montieri, delle Cornate di Gerfalco e delle
Carline di Travale che superano i 1000
metri di quota, è ricco nel sottosuolo di
fonti di energia geotermica e di risorse
minerarie di vario tipo conosciute da
millenni e sfruttate dagli Etruschi e dai
Romani.
Ci accoglie l’amico del CAI di
Monterotondo che ci fa da guida e, a
pochi metri dal paese, entriamo nel
parco de “Le Biancane” che si rivela di una
sorprendente bellezza ed interesse, a cui
nulla toglie il cielo nuvoloso e la pioggia
intermittente. L’energia ha modificato
l’habitat naturale e i colori tipici della
natura delle Colline Metallifere: i toni
prevalenti sono i verdi della vegetazione,
le più varie sfumature dell’ocra e il bianco
prodotto dalla forte aggressività chimica
di alcuni componenti dei fluidi che escono
dalle profondità della terra. È questa
una zona fuori dall’ordinario per le sue
emissioni di vapori, gas e acqua che si
manifestano nei fumacchi, nei bulicami,
piccoli laghetti di fango gorgogliante,
nelle fumarole, nelle putizze, emanazioni
di vapore contenenti acido solfidrico e
anidride solforosa.
Nella parte inferiore del sentiero
incontriamo il Lagone Cerchiaio, le cui
acque, fin dai tempi degli Etruschi e
dei Romani erano ritenute efficaci per
molti disturbi, dalle malattie della pelle
fino alla cura del fegato e dei reni, più
tardi sede delle sperimentazioni per
l’estrazione dell’acido borico; più avanti
sorge la centrale del teleriscaldamento
che fornisce calore a buona parte degli
abitanti del comune, limitando sia
l’uso del petrolio che l’inquinamento.
Seguendo il sentiero che si inerpica sul
monte, raggiungiamo la parte superiore
del Parco dove il terreno emana calore,
l’aria è impregnata di zolfo e colonne
di vapore si dissolvono in alto nel cielo.
“Le Biancane” sono interessanti anche
per la flora atipica perchè la presenza
in tutte le stagioni dell’anno di un
riscaldamento naturale del terreno e
dell’aria ha creato un ambiente unico in
cui le specie vegetali tipiche di questa
parte di Toscana convivono con specie che
si trovano abitualmente ad altre latitudini
ed altitudini.
Le sughere (Quercus suber) che
sopravvivono solo fino ai 300 metri di
altitudine, qui crescono a 700 ed il brugo
(Calluna vulgaris) si spinge fino a breve
distanza dalle bocche di uscita dei vapori
senza alcuna conseguenza e, ci dicono,
I colori de “Le Biancane”
mostrerà la sua spettacolare e ricca
fioritura che, in alcuni mesi dell’anno
(giugno e luglio), tappezzerà il terreno
con un manto verde punteggiato di
macchie di color ciclamino dei minuscoli
calici a grappoli. Per le condizioni del
terreno, a causa delle copiose piogge,
siamo costretti ad abbreviare il percorso
previsto e, dopo la sorgente Acquaforte,
la cui acqua, ora non più bevibile, era
ritenuta medicamentosa, giriamo a
sinistra e fiancheggiamo la centrale
dell’Enel ed infine sostiamo al Lavatoio,
costruito dalla società Larderello per i
dipendenti. Risaliamo a Monterotondo
Marittimo, Mons Ritundus, per la forma
conica del colle sul quale è situato, dove
sono ancora visibili molte tracce del
passato medievale; dapprima giungiamo
al punto più alto, la chiesa di San Lorenzo,
e, percorrendo le strette stradine dove
si vive l’atmosfera del tempo passato, ci
troviamo nella silenziosa piazzetta con il
palazzo comunale e la torre dell’orologio.
Siamo ora nell’area in cui le Colline
Metallifere digradano verso il mare e
la Maremma, attraverso un paesaggio
verdissimo in cui si innalzano diritti e fieri
i cipressi e ben presto raggiungiamo il
luogo dove sorge il lago dell’Accesa dove
gli Etruschi si insediarono per la presenza
di giacimenti di argento e piombo, di
materiali ferrosi ed oro.
L’agriturismo in cui soggiorneremo,
circondato
da
un
paesaggio
armoniosamente diviso tra terreni adibiti
a culture da seme, vigneti e oliveti, prende
il nome “Tabaccaia” dalle coltivazioni di
tabacco, le cui foglie venivano essiccate
nell’edificio ora ristrutturato. Protagonista
è anche il rosmarino fiorito di lilla che
compone enorme siepi che ornano il
cortile, la natura qui invita alla pace, al
buon vivere anche nell’apprezzamento
dei sapori della Toscana: le bruschette, i
salumi, la cacciagione, le gustose verdure,
l’olio ed il vino.
Sabato la pioggia battente ci impedisce
di compiere l’escursione prevista al
Parco Naturale delle Cornate e, guidati
dal Presidente del CAI di Grosseto, ci
dirigiamo invece a Massa Marittima
che è un’ interessante testimonianza di
urbanistica medievale con in basso la
“Città vecchia”e in alto la “Città nuova”.
Sostiamo in Piazza Garibaldi dove in
epoca comunale furono aggregati gli
edifici simbolo dei poteri della città: il
Duomo, il Palazzo vescovile, il Palazzo del
Podestà, il Palazzo Comunale e il Palazzo
dell’Abbondanza. La visita al Museo
Archeologico ci permette di ripercorrere
la storia del popolamento del territorio
a partire dal paleolitico inferiore, in cui
gli uomini trovavano riparo nelle grotte,
fino all’età etrusca alla quale è dedicata
una sezione che raccoglie i tanti reperti
ritrovati intorno al lago dell’Accesa.
Nel frattempo le nubi hanno lasciato
spazio al sole e, non senza essere saliti
alla parte alta, lasciamo Massa Marittima
per scendere al mare a Follonica. Dalla
sbarra di accesso prendiamo un sentiero
immerso nel verde del bosco e della
macchia mediterranea che ombreggiano
buona parte del percorso, offrendo,
tuttavia, anche dei varchi che permettono
di vedere i grandiosi scenari su Golfo di
Follonica e sull’Isola d’Elba.
Proseguendo diritto si apre uno spiazzo
con a destra Cala Martina e a sinistra
il luogo dove, tra gli alberi, sorge un
monumento a Garibaldi, l’epigrafe ricorda
che il generale partì per le sue storiche
imprese proprio da questa spiaggia. Non
avevamo ancora finito di ammirare Cala
Martina quando scorgiamo dietro un
promontorio Cala Violina, incantevole
baia di sabbia bianca, considerata una
delle più belle della costa. Non si può
fare a meno di scendere al mare, togliersi
gli scarponi, bagnarsi i piedi nel mare
limpido, camminare sull’arena, sostare
per qualche tempo per godere del sole
che scalda dolcemente la pelle in un
luogo ancora incontaminato.
Domenica, in una bella giornata tiepida
e serena, dopo un breve percorso in
pullmann fino al porto turistico di
Salivoli (Piombino) entriamo a cala
Moresca e, seguendo il sentiero n°
302, camminiamo per quello che è
un itinerario entusiasmante, la Via
dei Cavalleggeri, che unisce Piombino
Veduta della costa e delle isole dell’Argentario
Il Lago dell’Accesa
con il Golfo di Baratti attraversando il
promontorio sul lato del mare.
Ci pare di sentire il rumore degli zoccoli dei
destrieri dei cavalleggeri che, attraverso
un’ippovia che collegava tutte le torri di
avvistamento costiere delle province di
Pisa, Livorno e Grosseto, proteggevano il
territorio da pirati, corsari e clandestini,
ed esercitavano la funzione di controllo
sanitario per evitare che malattie infettive
come colera e tifo, portate dalla gente di
mare, si diffondessero sulla terraferma.
Il tragitto, quasi sempre a mezza costa,
immerso nella macchia mediterranea,
lungo una decina di chilometri, offre
spunti panoramici notevoli sulla costa e
sulle isole dell’Arcipelago Toscano e non
presenta difficoltà se non qualche leggera
salita e due scalandrini. Entusiasti del
luogo ci riempiamo gli occhi con i colori
del mare, della terra e della vegetazione,
respiriamo l’aria pura e profumata e
godiamo del silenzio delle insenature
di Buca delle Fate, Cala San Quirico,
Fossa alle Canne e Spiaggia Lunga dove
scendiamo per una breve sosta.
Il golfo di Baratti è molto evocativo,
dapprima con la vista sul mare
lievemente increspato dal vento e
popolato da piccole barche bianche
ferme vicino alla riva e poi dalla vista
del Parco Archeologico dove sorgeva
la città etrusca prima e poi romana di
Populonia, nota fin dall’antichità per
l’intensa attività metallurgica legata
alla produzione del ferro. Non potendo
compiere il percorso guidato per il poco
tempo a disposizione arriviamo solo al
centro visite ma è così forte il fascino che
sprigiona da questi luoghi che ci sembra
di compiere un viaggio a ritroso e sentire
il rumore degli utensili proveniente
dalle cave e dai quartieri industriali in
cui si lavoravano i metalli. Prende forma
il paesaggio con le necropoli i cui resti
ancora si adagiano sulle prime colline
che cingono l’insenatura e, più in alto,
si materializzano le capanne di legno e
paglia abitate dagli aristocratici etruschi
o i templi, le terme, i santuari costruiti più
tardi dai Romani.
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pag. 20
ti dell’inaugurazione del nuovo Battisti ampliato, e sarà sempre un grande successo.
Nel novembre del 1995 la campionessa di sci
di fondo e ciclista Maria Canins è presente al
cinema Ambra di Reggio, il 7 aprile del ’97 la
sottosezione di Cavriago organizza un incontro con la grande alpinista Catherine Destivelle; il 5 giugno del 2003 Nives Meroi e il marito
Romano Benet sono ospiti del G.E.B. di Bibbiano e lo saranno anche, in anni successivi
della sottosezione di Rubiera (autunno 2006)
e ultimamente, nel gennaio 2012, della sottosezione di Sant’Ilario d’Enza.
Giulio Bottone il 30 settembre del 2004 conquista il Shisha Pangma una montagna alta
8046 metri ed è il secondo reggiano a scalare
uno dei colossi della terra, entrando di fatto
nella storia alpinistica della nostra sezione;
importante ricordare che anche la serata di
presentazione dell’evento, tenuta successivamente al teatro Ariosto, riscosse un grande successo sia in termini di interesse che di
pubblico.
Alla fine del 2008, occorre ricordare visto
il notevole successo di partecipanti al cen-
La nostra storia
tro sociale “Buco magico” di Reggio, le due
conferenze tenute con alpinisti e addetti ai
lavori, improntate su “L’alpinismo oggi” e la
“Pietra di Bismantova”.
Nel 2009 alcuni noti alpinisti vengono a
Reggio: Fausto De Stefani è ospite del G.E.B.
di Bibbiano, Roberto Iacopelli della sezione
reggiana, ed infine Alberto Paleari, “amico”
della nostra sezione e collaboratore de IL
CUSNA”, presenta uno dei suoi tanti libri al
cinema di Sant’Ilario d’Enza.
Il 22 aprile del 2010 è la volta di Ivo Rabanser e l’anno successivo, sempre ad aprile, al
Centro Malaguzzi, arriva uno dei più forti e
importanti alpinisti a livello mondiale: Simone Moro e manco a dirlo il successo è strepitoso.
Infine, ma solo per ora, il 29 novembre del
2011 viene presentata al centro sociale
“Buco Magico” di Reggio, davanti ad un foltissimo pubblico, la spedizione alpinistica
tutta reggiana, costituita da Nicola Campani, Fabrizio Silvetti, Massimo Ruffini e Samuele Sentieri, che ha “vinto” il Gasherbrum
2, conquistando di fatto il terzo ottomila
“reggiano”.
pag. 21
La nostra storia
Avvenimenti
Nel 1963 la sezione reggiana ha partecipato
ad un concorso cinematografico indetto dal
Panathlon Club presentando il film “Verticalità dell’Appennino Reggiano”. La pellicola, che
riproponeva una scalata alla Pietra di Bismantova, ottenne il primo premio assoluto grazie
alle suggestive inquadrature degli operatori:
Franco Bergonzoni, Teogene Lodi e Salvatore
Rotanti.
Nel novembre del 1966 la sezione fu promotrice di una raccolta di generi alimentari, medicinali e materiali vari per gli alluvionati del
bellunese, che furono portati direttamente
sui luoghi sinistrati con due automezzi militari
carichi di ben 102 “colli”.
Nella primavera del 1983 venne inaugurata
sulla Pietra di Bismantova la ferrata degli Alpini, risistemata dai volontari ANA (Associazione Nazionale Alpini), dai nostri soci e da quelli
di Suzzara e Castelnovo Monti che proprio
all’epoca, con l’appoggio di Reggio, diventò
sezione autonoma; ferrata che, ricordiamo,
venne realizzata nel 1971 ad opera del GAB.
Il 18 giugno del 2011, su proposta del presidente Iglis Baldi, viene organizzata a Castelnovo Monti una festa per celebrare il 40° anniversario della costruzione della ferrata, sia
in loco che nella sala consigliare del Comune
stesso, alla presenza di numerose autorità, fra
cui Sonia Masini presidente della Provincia,
Fausto Giovannelli presidente del Parco Tosco-Emiliano e delle delegazioni di tutti i partecipanti “attivi” che hanno legato il loro nome
alla ferrata della Pietra, in tutti questi anni.
Il 12 ottobre del 1991 resta un giorno fondamentale per la nostra sezione, in quanto in
quella data si inaugurò ufficialmente, quella
che a tutt’oggi resta la nostra sede ufficiale
di Viale dei Mille, alla presenza del presidente nazionale Bramanti, del presidente del TER
Rava, del vice-sindaco di Reggio Musi e di
tanti soci caini. Quel “taglio del nastro” fu per
Simone Moro al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia il 29 novembre 2011 presentato dal Presidente Iglis Baldi
Pesenti, Presidente degli Alpini di R E, taglia il nastro per inaugurare la ferrata della Pietra (giugno 1971)
( FIglis Baldi)
la storia continua ...
I volontari del CSS al lavoro sotto la guida del Dott. Tirabassi.
La nostra sezione fin dalla sua nascita, insieme con i soci d’oltre Enza, ha sempre
perseguito uno scopo culturale e di ricerca, il “fervore alpinistico” uguagliava quello
scientifico e naturalistico, basti pensare alle
persone illustri che furono tra i fondatori:
uno su tutti Gaetano Chierici famosissimo
archeologo, già direttore del museo civico di
Reggio Emilia e presidente della sezione Cai
dell’Enza, che legò il suo nome, tra le tante
opere, agli scavi presso la rupe di Canossa.
E proprio da queste nobili tradizioni culturali e di ricerca, mai sopiti, nasce il Comitato
Scientifico Sezionale del Cai: costituito nel
2009 nell’intento di condurre a livello locale
studi, ricerche e approfondimenti tecnicoscientifici su scala territoriale del nostro Appennino.
Attualmente il gruppo è composto da una
La croce del Monte Ventasso
decina di persone, coordinate da Gianni Riccò Panciroli.
Ha attivamente partecipato a scavi archeologici a Canossa, Quattro Castella, Crovara,
Castelnuovo Monti, e altri in collaborazione
con i Civici Musei. Importanti le scoperte
naturalistiche di fiori e insetti dati per estinti
nel nostro ambiente, significativi i ritrovamenti di selci lavorate del periodo mesolitico (10000-7000 anni fa) che testimoniano la
frequentazione della nostra montagna alla
fine dell’ultima glaciazione. In geologia, trovati e classificati minerali interessanti.
I risultati delle ricerche sono stati pubblicati
in un primo Notiziario, edito nell’estate 2013,
che riguarda soltanto la parte storica e naturalistica del territorio montano mentre per
quella archeologica sarà pubblicato un Notiziario ad hoc di concerto con i Civici Musei.
a cura di Iglis Baldi
3a parte
(già
sezione dell’Enza)
(
sezione Cai di Reggio Emilia,
La nostra storia
Comitato Scientifico Sezionale
I QUADERNI DE “IL CUSNA”
pag. 24
La nostra storia
La nostra storia
pag. 17
pag. 18
La nostra storia
La nostra storia
Manifestazioni
La sezione fu molto attiva all’inizio della propria vita autonoma nell’organizzazione di
mostre fotografiche. La prima fu organizzata nell’atrio del Teatro Municipale nel 1937,
la seconda ebbe luogo dal 14 al 21 maggio
1938 alla Sala Verdi con la partecipazione di
numerosi concorrenti provenienti da gran
parte d’Italia.
Ma la mostra più importante è stata indubbiamente quella allestita nel Palazzo del Capitano del Popolo dal 15 novembre al 3 dicembre
1951; la manifestazione denominata “Mostra
Interregionale di fotografia artistica a carattere
alpinistico” riscosse il plauso di migliaia di visitatori tra cui il Presidente Generale del Cai e
di altre personalità dell’arte e della cultura; in
quel contestò nacque il nostro giornale sezionale “IL CUSNA”.
Diverse altre mostre si sono susseguite fino
ad una importante rassegna, imperniata
pag. 23
Escursionismo
sull’appennino reggiano, che ha avuto luogo
all’isolato San Rocco, nell’ottobre del 1975, in
occasione dei festeggiamenti per il centenario della nascita della nostra sezione.
Durante i suoi primi decenni di vita la sezione ha organizzato numerose conferenze di
scrittori, sciatori ed alpinisti celebri fra cui
ricordiamo: Luigi Barnasse, Alfonso Bernardi,
Walter Bonatti, Lothar Brander, Louis Carrel,
Severino Casara, Riccardo Cassin, Zeno Colò,
Emilio Frisia, Alessandro Gogna, Giorgio
Gualco, Cesare Maestri, Fosco Maraini, Carlo
Mauri, Gian Piero Motti, Nino Oppio, Pierino
Pession, Antonio Sanmarchi, Teresio Valsesia,
Reinhold Messner, Cosimo Zappelli.
All’inizio del 1984 Alberto Soncini, famoso
alpinista di “casa nostra” e non solo, presenta
al cinema Cristallo un filmato sulla spedizione
italiana al K2, a cui aveva partecipato.
Nel 1985 le serate con i coniugi Carnovalini
Fin dai primi anni settanta il “vecio” Pincio organizzò una traversata a bassa quota nelle
nostre colline (da Casina a Vetto), suscitando notevole interesse tra i soci: per alcuni fu
un’autentica rivelazione.
Furono escursioni che di fatto aprìrono una
nuova “primavera” per il Cai reggiano, nel senso che si cominciò a concepire l’escursionismo
in un modo nuovo: non solo allenamento per
l’alpinismo ma una maniera per conoscere culturalmente e storicamente i luoghi, per scoprire nuovi percorsi, nuove realtà.
Ruolo importante di diffusione di tali concetti lo ebbe il nostro giornale Il Cusna e non da
meno lo ebbero i soci Carlo Possa, Giuliano
Cervi, Daniele Canossini, Pier Giorgio Oliveti e
Gian Marco Ligabue, per citarne alcuni.
Da ciò si cominciò finalmente a parlare di
commissione escursionismo e specialmente
di corsi, di accompagnatori di escursionismo e
di classificazione degli itinerari escursionistici.
La nostra Sezione da allora è sempre stata in
prima fila per dare dignità e nobiltà all’escursionismo; a tal proposito Carlo Possa, in un
articolo riportato sul primo numero del Cusna
del 2009, scrisse: “Possiamo dire
con orgoglio che gli escursionisti
del Cai reggiano il loro ruolo importante l’hanno avuto”. Non è
un caso che la rete sentieristica
nel basso e medio Appennino
reggiano si è sviluppata così notevolmente, a differenza di altre
realtà provinciali.
Nel 1979 inizia un vero e proprio
corso di base all’escursionismo,
introduttivo alla conoscenza della montagna nei suoi variegati
aspetti, e nel 1980 parte anche
quello delle “ferrate” per meglio
preparare e “attrezzare” gli appassionati, visto il crescente interesse per questa nuova disciplina.
Ad oggi abbiamo superato abbondantemente i 30 corsi di escursionismo e i venti per le
ferrate; inoltre da sette anni si organizzano
anche corsi di “ciaspole”, visto il notevole seguito che questa disciplina ha ormai assunto
per i frequentatori della montagna in “veste”
invernale.
Nel 1991 la nostra sezione inizia un gemellaggio, ancora attivo a tutt’oggi, con associazioni
tedesche dell’Enzkreis, della regione del Baden
Wuttemberg, per organizzare annualmente e
reciprocamente dei trekking escursionistici.
Nel 1993 tre nostri soci: Pietro Leoni, Iller Faietti e Corrado Rodolfi diventano, dopo uno specifico corso, i primi Accompagnatori di Escursionismo nella nostra sezione, nuova figura
creata dal Cai nazionale, per meglio adempiere e rispondere alle esigenze del settore, sempre in costante crescita. Altri da allora hanno
conseguito tale titolo; fino ad arrivare ai giorni
nostri e più precisamente al 21 dicembre del
2010, giorno in cui è stata ufficializzata, da
parte della Commissione Centrale di Escursionismo, la “Scuola Sezionale di Escursionismo” il
cui primo direttore è stato ed è Carlo Ferrari.
Tabiano (collina reggiana)
di abnegazione profusi per la ricostruzione
del Rifugio Battisti, Olinto Pincelli, per la sua
attività alpinistica, nel Soccorso Alpino e di
“insegnante di montagna”, Enzo Spaggiari,
infaticabile organizzatore di gite e coordinatore della sezione. Successivamente sono stati
poi aggiunti nell’elenco i nomi di Luigi Bettelli, grande “anima” del Cai e organizzatore di
eventi, Lauro Bertani, profondo conoscitore e
studioso dell’appennino soprattutto dal punto di vista botanico e, ultimamente Luciano
Serra notissimo scrittore e poeta reggiano,
divulgatore e traduttore di libri di montagna,
già direttore de “Il Cusna” dal 1968 al 1970.
Nell’aprile del 1992, in
occasione della Fiera
di Parma Quota 600,
viene organizzata una
singolare festa in terra
matildica con l’utilizzo del treno: partendo da Reggio con un
vecchia macchina a
vapore fino a Ciano
per poi proseguire a
piedi verso Canossa.
Pier Giorgio Oliveti
coordina la manifestazione e per l’occasione vengono stampati
appositamente una
cartolina e il biglietto
ferroviario a ricordo.
Le adesioni arrivarono numerose da tutta
Italia. Nel 1993 ci fu
un’altra riedizione del
treno a vapore sempre in terra matildica,
che portò i partecipanti a scoprire un
tratto del Sentiero dei
Ducati.
Il Presidente sezionale Mario Cavallini (a destra) con il Presidente generale poco dopo l’inaugurazione della
Mostra Interregionale di Fotografia Artistica a carattere alpinistico svoltasi nel Palazzo del Capitano del
Popolo (1951)
(foto Carlo Possa)
Il Presidente Nazionale Bramanti (a sinistra), vicino al Presidente Seionale Patrizio Prampolini, inaugurano la
nostra sede (12 ottobre 1991)
il nostro sodalizio un traguardo molto “sudato” che comportò un notevole sforzo economico, superato grazie alla partecipazione di
tanti iscritti che, mettendo a disposizione chi
il proprio semplice contributo economico chi
le proprie capacità tecniche e manuali, hanno permesso alla nostra sezione di dotarsi di
spazi vitali per la propria vita associativa.
Il 23 maggio del 1993 il Consiglio Sezionale,
sotto la presidenza Leoni, istituì l’Albo d’Onore riservato ai soci che si sono contraddistinti per il loro particolare impegno: i primi
tre nomi ad essere inseriti furono quelli di
Bruno Borghi per la grande volontà e spirito
La nostra storia
pag. 22
Nel 1990 inoltre si segnala l’inizio dell’attività dell’associazione “Gulliver”, una nuova
organizzazione gestita da soci reggiani che
promuove viaggi e spedizioni extraeuropee,
esibisce per la prima volta il famosissimo Coro
della SAT di Trento; il coro ritornerà a Reggio,
sempre al Valli, anche nel 1995 e nel giugno
2007, proprio in occasione dei festeggiamen-
Alberto Soncini (a sinistra), Kurt DDiemberger e Paolo Bonacini (a destra) al Teatro Ariosto durante la presentazione della spedizione al Broad Peak (1992)
coi loro trekking in giro per l’Italia, dell’alpinista Jirj Novak con l’impresa alla parete ovest
del Dhalaulagiri I, confermano il crescente
interesse per la montagna da parte dei soci.
Altri serate si sono tenute negli anni successivi con Silvia Metzelin e Gino Buscaini, Giuliano Giongo, Hainz Mariacher e Luisa Jovine,
Yerzy Kukuczka il grande alpinista polacco, tra
i primi conquistatori dei quattordici ottomila.
Nel 1988 la sottosezione di Cavriago organizza al palazzetto dello sport una serata con l’alpinista Hans Kammerlander, con la presenza
memorabile di circa 700 persone, consacrando di fatto il lancio della nuova sottosezione
denominata “Cani sciolti”. Kammerlander ritornerà a Reggio, al cinema Ambra, nel 1992.
Nel 1990 si organizza una serata con l’alpinista e cineoperatore Kurt Diemberger, che
ritornerà a Reggio e poi a Cavriago in anni
successivi.
di carattere alpinistico-scientifico, toccando
terre poco conosciute e quasi inesplorate e,
come accade sempre in questi casi, ne derivano serate pubbliche di grande interesse
(ricordiamo quelle incentrate sul Pamir sovietico, sul Mustang in Nepal, nella penisola di
Kamchatka in Russia, nel Siguniang in Cina).
Nel 1992 il mitico Riccardo Cassin, pietra miliare dell’alpinismo italiano, è ospite della sottosezione di Rubiera, al cinema Excelsior.
Alberto Soncini, primo reggiano a conquistare un ottomila, presenta il “suo” Broad Peak
nel 1992, in un Teatro Ariosto gremito di pubblico. Alberto ci lasciò il 16 agosto del 2003
cadendo sul ghiacciaio del Bianco, accompagnando come guida alcuni clienti, lasciando
sgomento il Cai reggiano e tutti coloro che lo
conoscevano.
Nel 1985 al Teatro Municipale, colmo di pubblico e alla presenza di numerose autorità, si
La nostra storia
pag. 19
di Claudio Torreggiani
«IL CUSNA»
I monti dell’Ortles-Cevedale nelle guide del Cai
di Alberto Fangareggi
La prima guida dell’Ortles-Cevedale
in italiano e testo sacro per questo
gruppo montuoso, è quella del conte
Aldo Buonacossa, dal titolo “Regione
dell’Ortles” pubblicata nel 1915. Il libro è
parte della prima collana “Guida dei Monti
d’Italia” del CAI. Ne ho trovato una copia
ancora in ottimo stato e la custodisco
gelosamente.
Bonacossa vi viene
presentato come fortissimo alpinista,
studioso, critico e scrittore. Al Bonacossa è
oggi dedicata una cima del gruppo della
Presanella. La guida viene pubblicata
proprio quando sta per iniziare anche
per l’Italia la prima guerra mondiale.
Bonacossa scrive nell’introduzione: “il
momento non parrebbe ben scelto: non
mutano i monti, ma possono cambiare
i confini politici”, e ancora spera che “in
tempi non lontani io riveda liberamente le
valli e i monti che visitai a lungo quando
l’esser italiano m’era causa di sospetti e
di persecuzioni, non solo nella zona di
confine, e che dalle vette del gruppo io
scorga attorno a me un solo cielo d’Italia”.
Dopo il 1918 il gruppo Ortles-Cevedale
passò infatti per intero all’Italia. Prima di
allora, Payer scrisse “Le Alpi dell’Ortles sono
il più elevato gruppo montuoso dell’Austria
e della Germania”. A testimonianza del
difficile momento, scrive Bonacossa
sulla sua guida a proposito del Passo del
Tonale: “Non fotografare! Essendo la zona
strettamente sorvegliata dall’autorità
militare”. Il Bonacossa classificò i diversi
sottogruppi dell’Ortles-Cevedale che
sono tuttora utilizzati, anche se lui
comprendeva montagne della Val di
Non che più recentemente non sono più
state incluse nel gruppo. I sottogruppi
sono: Cristallo, Thurwieser, Ortles/Gran
Zebrù, Confinale/Cime del Forno, Vertana/
Angelo, Cevedale/San Matteo, Venezie,
Vegaia/Tremenesca, Sternai/Gioveretto e
Orecchia.
Poi per tanti anni solo qualche guida
parziale oppure pubblicata solo in
tedesco.
Finalmente, quasi settant’anni dopo, nel
1984, esce la guida “Ortles Cevedale” di
Gino Buscaini nella nuova serie dei monti
d’Italia del CAI-TCI, quelle con la copertina
telata che oggi non è più utilizzata, che
iniziarono a uscire nel 1934. Buscaini,
nella prefazione, rende omaggio al
Bonacossa da cui molto prende nella
stesura del suo testo. La guida del Buscaini
descrive, oltre agli itinerari escursionistici
e alpinistici, per la prima volta, anche
quelli scialpinistici. Quella del Buscaini
è ancora la guida più recente del CAI
su questo gruppo montuoso e quella
che io utilizzo regolarmente per le mie
escursioni e ascensioni alle vette. Per chi
poi vuole approfondire ulteriormente la
conoscenza di questi monti, un altro testo
fondamentale è quello di Carlo Artoni,
sempre del 1984, dal titolo “Ghiacciai e
valli dell’Ortles Cevedale”, che descrive
dettagliatamente monti, valli e ghiacciai.
All’inizio degli anni ottanta i ghiacciai
delle Alpi ebbero un breve periodo di
avanzamento, tanto che l’Artoni scrive:
Il San Matteo da Cima Cadin
“Siamo dunque all’inizio di una nuova
era glaciale od assistiamo soltanto al
fenomeno ricorrente di una semplice
oscillazione che può risolversi nel breve giro
di pochi anni?” Oggi sappiamo qual’era la
risposta giusta. Infine voglio ricordare il
libro di Reinhold Messner, “Re Ortles”, del
2004, per celebrare i duecenti anni dalla
conquista dell’Ortles. Il libro racconta la
storia alpinistica del gruppo riportando
anche frammenti delle relazioni dei
primi storici salitori come Pilcher, Payer,
Pinggera, Ertl e anche Compton, il
famoso incisore, paessaggista delle Alpi.
Il libro di Messner è corredato dalle più
belle fotografie che ho visto di queste
montagne.
Gli itinerari nel gruppo Ortles-Cevedale
che Bonacossa e Buscaini descrivono in
modo sempre molto strutturato e di facile
consultazione, sono tantissimi. Basti
pensare che il gruppo comprende circa
130 cime di altezza superiore ai tremila
metri, quindi tante opportunità per
escursionismo, alpinismo e scialpinismo
con un’ampia gamma di difficoltà. Il
gruppo montuoso viene indicato con il
doppio nome in quanto l’Ortles ne è la
cima più alta, ma il Cevedale è la cima
più centrale da cui tutto il gruppo si
diparte. Queste montagne sono costituite
da due formazioni rocciose, diverse
per costituzione litologica e per età
geologica. Più abbondanti sono gli scisti,
rocce metamorfiche originate da rocce
sedimentarie ed eruttive. Meno estese le
rocce sedimentarie dolomitiche, originate
da depositi marini che qui, diversamente
dalle Dolomiti, sono di colore grigio-nero.
Il gruppo conta anche numerosissimi
ghiacciai. Ardito Desio ne classificò 101
nel lavoro che fece per il CNR e pubblicò
nel 1967. Fra questi il ghiacciaio dei Forni,
il più esteso delle Alpi di tipo hymalaiano.
Si possono riscontrare alcune diversità
nelle descrizioni degli itinerari alpinistici
di Bonacossa e Buscaini, a seguito delle
variazioni dei ghiacciai. Dall’edizione del
Buscaini ad oggi, c’è stato un ulteriore
forte ritiro di cui si deve tenere conto
rispetto alle descizioni della guida,
quando si programma una salita alle
vette o una escursione in alta quota.
Da vent’anni ormai frequento le
montagne dell’Ortles-Cevedale. Ho
raggiunto tante delle sue cime o più
semplicemente sono andato per rifugi
e malghe. Ho imparato dove si possono
vedere cervi, camosci e stambecchi, dove
è più frequente avvistare l’aquila. Ho
conosciuto le gente di queste montagne.
Fra questi monti mi sento veramente a
casa.
Parlare dei tanti tremila del gruppo
richiederebbe appunto una guida
sistematica. Voglio citare solo due
importanti e conosciuti itinerari
alpinistici del gruppo Ortles-Cevedale. Il
primo è la traversata delle Tredici Cime,
una classica alpinistica con un percorso
di 17 chilometri attorno al Ghiacciaio
dei Forni, dal Pizzo Tresero al Monte
Cevedale, sempre al di sopra dei 3300
metri di quota. La difficoltà alpinistica
è classificata come PD+. Le tredici cime
(foto A fangareggi)
sono: Pizzo Tresero, Punta Pedranzini,
Cima Dosegù, Punta San Matteo, Monte
Giumella, Punta Cadini, Rocca Santa
Caterina, Cima di Peio, Punta Taviela,
Monte Vioz, Palon de la Mare, Monte
Rosole, Monte Cevedale. Ovviamente la
traversata può essere fatta in entrambi
i sensi. Diversi percorsi possono portare
al punto di partenza. Solitamente dal
Passo Gavia per il Tresero oppure dalla
valle di Peio o dalla valle di Cedec per il
Cevedale. I passaggi più impegnativi sono
al Colle del Vioz, passaggio su roccia dove
si deve prestare attenzione alla caduta
di sassi, e alla Rocca Santa Caterina dove
un passaggio di IV grado su roccia è stato
però attrezzato e quindi reso più facile.
La traversata è solitamente descritta
come da farsi in tre giorni, pernottando al
Bivacco Meneghello e al Rifugio Mantova
al Vioz. C’è anche chi ha fatto tutta la
traversata in un giorno. Fra questi un
amico guida alpina della zona, ma non è
da tutti!
Ho salito tutte le tredici cime, alcune di
esse più volte, anche se non ho mai fatto
l’intero percorso tutto in una volta. Quando
ci ho provato, ho dovuto rinunciare per
maltempo, rientrando frettolosamente
prima del San Matteo. Punta San Matteo
e il Cevedale sono le cime alpinistiche più
spesso salite. Lo ho fatte da tante diverse
vie. Sempre bellissime, da qualunque
parte. Il Cevedale è un’ottima montagna
per che si avvicina all’alpinismo. Il Monte
Vioz credo sia una delle poche cime
delle Alpi che permetta di arrivare a
3645 metri su sentiero escursionistico,
infatti molto frequentato d’estate. Si
arriva al bellissimo rifugio Mantova, in
prossimità della cima, di fianco a cui
sorge la chiesetta più alta d’Europa, dove
si celebra la messa una volta all’anno, la
prima domenica di agosto. Tutti gli anni
salgo al Vioz, ormai è una tradizione.
Il secondo itinarario alpinistico che
voglio ricordare è quello costituito dal
formidabile trittico di giganti: Ortles,
Zebrù e Gran Zebrù. Ho salito queste
montagne per le vie normali. L’Ortles,
punto culminante del gruppo (3905
metri), è una vetta poderosa e complessa
con pareti, picchi, creste e ghiacciai. Si
raggiunge per la via normale dal Rifugio
Payer, passando per la Punta Tabaretta,
per la cresta e il versante nord, oppure per
altre vie, piu difficili, quali la Hinter-Grat
e la Meraner-Weg o la Parete Nord. La via
normale allo Zebrù parte del Rifugio V°
Alpini in Val Zebrù attraverso il Giogo Alto,
passando sotto alla Punta Thurwieser. La
vista dallo Zebrù è strepitosa, in quanto
questa montagna, per altro meno
frequentata, si trova giusto in mezzo
alle altre due. Infine il Gran Zebrù,
che il Bonacossa definisce “la più bella
montagna del gruppo intero e forse di
tutte le Alpi orientali”, con via normale dal
Rifugio Pizzini, oppure per la Suldengrat,
fino ad arrivare alla Parete Nord con vie di
difficolta fino al TD+.
Tanti altri sono i tremila dell’ OrtlesCevedale descritti nelle guide del CAI
del Bonacossa e di Buscaini. Sono là ad
aspettarci.
pag. 5
Il Rifugio Battisti ha un nuovo gestore
Come è già noto a molti Mascia Prodi ha
lasciato, dopo tre anni, la gestione del
Rifugio Cai “Cesare Battisti” a Lama Lite.
La Sezione reggiana del Cai, proprietaria
del rifugio, dopo aver ringraziato Mascia
Prodi per l’impegno e la passione profusa
nella gestione del Battisti, si è subito
impegnata per cercare un nuovo gestore.
Il rifugio per alcuni mesi è stato aperto
nei week-end in autogestione da parte
dei soci, e infine la Sezione ha individuato
un nuovo gestore, che ha iniziato la sua
attività nella prima metà di giugno.
Il nuovo gestore è Gianluca Bigi,
guastallese e grande appassionato di
montagna. Nato nel 1961, è socio del Cai
dal 1996 .
“Ho iniziato a frequentare la montagna
– spiega Gianluca – facendo tutti i corsi
organizzata della Sezione reggiana:
escursionismo, ferrate, alpinismo e
escursionismo invernale. rimanendo
poi nell’ambito dell’organizzazione
degli stessi corsi, prima come aiuto e
poi come ASE, con il titolo conseguito
nel 2011. Infine recentemente sono
stato nominato AE (accompagnatore
escursionistico) all’ultimo corso
regionale del Cai”. Il nuovo gestore
ha quindi una grossa esperienza di
montagna, e in più ha collaborato nella
precedente gestione di Mascia Prodi.
Conosce benissimo quindi non solo le
montagne intorno a Battisti, ma anche
tutte le pieghe del rifugio.
“Intendo dare continuità – aggiunge
Gianluca – agli ultimi anni di gestione,
durante i quali ho sicuramente
implementato la conoscenza e
l’immagine del rifugio. Mi auguro di
riuscire a portare anche qualcosa di
nuovo e personale, rivolto anche alle
nuove generazioni, per diffondere la
conoscenza e la fruizione del nostro
territorio e del rifugio”. Al nuovo gestore
vanno gli auguri di buon lavoro da parte
del Cai reggiano e de “Il Cusna”.
Il Rifugio Cesare Battisti, di proprietà
della Sezione di Reggio Emilia del Cai,
sorge a 1761 metri nei pressi di Lama
Lite, sullo spartiacque tra le valli del
Dolo e dell’Ozola, nel cuore del Parco
Nazionale dell’Appennino toscoemiliano. In splendida posizione tra i
gruppi del Monte Cusna e del Monte
Prado, il Rifugio Battisti è al centro di una
splendida rete di sentieri, provenienti
dalla Toscana e dall’Emilia.
E’ raggiungibile da Civago, Febbio,
Ligonchio, dal Passo delle Radici e delle
Forbici, dalla Garfagnana e dal Passo
di Pradarena. E’ posto tappa della Gea
(Grande Escursione Appenninica), del
Sentiero Spallanzani e dell’Alta Via dei
Parchi. E’ una solida costruzione in sasso,
armonicamente inserita nell’ambiente,
con 30 posti letto e 9 nel rifugio
invernale. Può accogliere a tavola 50/55
Gianluca Bigi
persone in due sale, oltre a 40 persone
all’aperto nell’area adiacente al rifugio,
dotata di tavoli in legno. Il Battisti fu
costruito la prima volta nel 1925 dall’UOEI
((Unione Operaia Escursionisti Italiani).
Fu dedicato al martire trentino Cesare
Battisti. Nel 1927 il rifugio (per evitare
il rischio che la proprietà confluisse
nelle strutture del regime fascista e cioè
nell’Opera Nazionale Dopolavoro) venne
ceduto al CAI che lo ampliò. Durante la
guerra venne utilizzato come rifugio dai
Partigiani e poi bruciato per rappresaglia
dai nazifascisti.
Nel 1968 la Sezione reggiana del CAI
decise di ricostruirlo, e nel 1970 il
“nuovo” Battisti venne inaugurato. Il
rifugio negli anni è diventato una delle
mete escursionistiche più importanti
UNA MONTAGNA
DI PAROLE
“IL CUSNA”
1951 - 2011
il giornale della Sezione
Cai Reggio Emilia
compie sessant’anni
Ebbene sì, il nostro giornale compie sessant’anni, e sono particolarmente onorato di esserne il direttore. Per i soci del Cai di Reggio Emilia “Il Cusna” è un’istituzione, diverse
generazioni di alpinisti, escursionisti o semplici amanti della montagna hanno da sempre associato il Cusna al nostro sodalizio, un giornale conosciuto e apprezzato anche oltre
le mura “domestiche”. La nostra storia parte subito dopo la guerra: in quel periodo le sezioni del Cai avevano riattivato la normale attività amministrativa, la vita sociale si stava
riassestando, erano riprese le gite, il tracciamento dei sentieri, riemergeva la voglia di salire sulle montagne, e c’era soprattutto a Reggio la voglia di “raccontarsi”.Era il 1951 quando
sotto la presidenza del mai dimenticato, avvocato Mario Cavallini, si avvertì l’esigenza di fare qualcosa di più di un semplice notiziario che all’epoca si chiamava “Tient’a su”, e si decise
di portare alle stampe un giornale sezionale vero e proprio. Il titolo della testata non fu difficile trovarlo, all’unanimità si decise di dargli il nome della più alta vetta dell’appennino
reggiano, il Cusna appunto. Il primo numero uscì in ottobre proprio in concomitanza della “Mostra interregionale di fotografia artistica a carattere alpinistico” svoltasi nella nostra
città nel palazzo del Capitano del Popolo. Negli anni che seguirono “Il Cusna” non uscì sempre con cadenze prestabilite, solo dal 1968, grazie anche al reperimento della pubblicità
la pubblicazione divenne regolare, tanto da diventare a tutti gli effetti un trimestrale, salvo un breve periodo, successivo, che fu bimestrale, per poi ridiventare trimestrale.All’epoca
fu allargato il comitato di redazione e la veste tipografica fu migliorata; si pubblicavano articoli che trattavano argomenti di portata nazionale, suscitando l’interesse di moltissim
lettori. Proprio sotto la direzione di Luciano Serra, notissimo scrittore reggiano, il giornale compì un passo fondamentale verso una collocazione di primo piano nella stampa
specializzata di montagna, anche in ambito nazionale. Diventò un punto di riferimento per i tanti appassionati montagna e per tutti coloro che volevano parlare di un alpinismo
diverso, di una nuova mentalità che avanzava e che la rivista del Cai centrale preferiva non trattare. Il Cusna si avvalse della collaborazione di valenti scrittori di montagna fra
più noti dell’epoca, rimasti storici, e tale tendenza continuò anche negli anni successivi, cercando sempre “firme” autorevoli e soprattutto offrendo al lettore la trattazione di tem
importanti, sollevando e stimolando dibattiti.Non mancano reportage di salite su moltissime montagne in tutte le parti del mondo, descrizioni e guide di escursioni, numeri special
su varie tematiche, interviste con i vari presidenti del Cai, e personalità di spicco dell’ambiente montano, celebrazioni di avvenimenti quali la costruzione e l’ampliamento del nostro
rifugio Cesare Battisti, serate, recensioni, resoconti e programmi dell’attività sezionale, insomma tutto ciò che la “montagna” ha potuto offrirci sia di stimolo che di proposta il Cusna
ha cercato di portarlo nelle case dei soci e non solo. Il nostro giornale viene anche spedito a numerose amministrazioni, biblioteche, personalità di vario genere. Dalla fine del 2006
da quando sono diventato direttore, non so quanto meritatamente ma questo lo stabiliranno i lettori, Il Cusna è diventato completamente a colori, stampato su carta patinata bianca
praticamente sempre ad 8 pagine e cioè al pieno della sua potenzialità e disponibilità finanziaria; tutto ciò è stato possibile grazie ai molti collaboratori, ad una redazione efficiente
e competente e soprattutto ad una sezione che da sempre ha “sostenuto” il Cusna. Dall’aprile del 2010 sono stato nominato presidente della sezione Cai di Reggio Emilia, ma non
ho lasciato volutamente l’incarico di direttore del Cusna, proprio perché la passione che ho ancora per questo giornale è tanta, anche se devo dire che l’impegno delle due cose non
è di poco conto. Non ho cambiato il formato del giornale, perché credo che il taglio del “giornale classico” sia oggi la migliore innovazione possibile, se non altro per distinguers
dal resto della bibliografia del settore che si presenta ormai tutta sotto forma di rivista. Ma il motivo è anche un altro ed è personale: quando giunge il momento di impaginare gl
articoli e le foto prescelte, ti trovi davanti a otto pagine bianche e proprio per il fatto che non ci sono vincoli di spazio né di posizioni prestabilite, dovendo riempire quel bianco con
colonne scritte e foto, ti senti come un pittore davanti ad una tela bianca, e quando il giornale è completato, qualcosa di tuo è nato e la soddisfazione è impagabile. In questi ann
abbiamo scansionato tutti i numeri del giornale, a partire dal primo del 1951, e questo patrimonio di storia è stato messo a disposizione, sul nostro sito internet, di tutti i lettor
e appassionati; inoltre abbiamo compilato il sommario di tutti gli articoli, di questi “primi” sessant’anni, in ordine di argomento e di autore. Per celebrare degnamente questo
60° anniversario, abbiamo portato alle stampe, questo libro che raccoglie alcuni degli articoli “migliori” o comunque i più “rappresentativi” pubblicati sul Cusna; certamente non
abbiamo accontentato tutti e di ciò siamo rammaricati ma lo spazio è tiranno. Lo sforzo non è stato comune ma la passione ci ha consentito di superare ogni ostacolo e portare a
termine questa “impresa”. Mi sia consentito di ringraziare tutti i direttori, i redattori, i collaboratori de “Il Cusna” presenti e passati, tutti coloro che hanno compiuto anche il solo
ma importante e fondamentale, lavoro di battitura, il Consiglio Direttivo della sezione del Cai di Reggio Emilia, gli sponsor e soprattutto i lettori che speriamo continuino ad essere
numerosi. Per quanto ci riguarda continueremo nel nostro lavoro rispettando tutti, aperti al dialogo ma pronti alla “battaglia dialettica”, parlando di montagna, di ambiente, di libri
cercando di aiutarvi a vivere meglio, a raccontarvi di passioni, di sogni, di amici, della nostra “vita”, e soprattutto non dimenticandoci mai, come scrisse il compianto Luigi Bettelli
in occasione della celebrazione dei trent’anni del Cusna, “il rispetto e l’amore per la montagna”.
Buon compleanno Cusna.
Il direttore Iglis Bald
A Icura
di Iglis Baldi
direttori de “Il Cusna” dal 1951 ad oggi.
M i C
lli i d ll’
b 1951 l i
1955
dell’Appennino Settentrionale, tanto
da far decidere al CAI reggiano un
ampliamento: la nuova ala è stata
inaugurata nel 2007, e ha dato al rifugio
la veste attuale.
Il Rifugio Battisti è base in inverno per
gli alpinisti, gli scialpinisti, i fondisti e
gli appassionati di ciaspole. Nelle altre
stagioni è un riferimento ideale per
l’escursionismo, il turismo equestre e la
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Per informazioni: Club Alpino
Italiano, viale dei Mille 32,
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UNA MONTAGNA
DI PAROLE
“Il CUSNA” 1951-2011
il giornale della
Sezione Cai di Reggio Emilia
compie sessant’anni.
A cura di Iglis Baldi
Il volume è disponibile
presso la nostra sezione
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pag. 6
«IL CUSNA»
Paolo Borciani.....
continuazione da pag. 1
Viene poi nominato componente del Comitato Direttivo della Delegazione CAI per l’Emilia-Romagna. Seguono le cariche di componente del Comitato Direttivo del Gruppo
Regionale Emilia-Romagna e quindi di Presidente Regionale del Gruppo stesso dal dicembre 2007 al maggio 2013, con l’avvento della presidenza Martini diviene anche membro
del CDC (Comitato Direttivo Centrale). La scelta iniziale di entrare nel Club Alpino Italiano
è stata la logica conseguenza della passione che ha sempre avuto per la montagna
“Sono stato tra i fondatori del Gruppo di Montagna presso il Circolo Aziendale ricreativo
del Comune di Reggio Emilia e Provincia. Ho partecipato a corsi di roccia, alpinismo e sci
di fondo. Svolgo tuttora attività di accompagnatore di gruppi, e frequento le Dolomiti, le
Alpi, il Tirolo austriaco. Ho inoltre salito diversi 4.000”, sono sue parole rilasciate in una
precedente intervista e continua: “Cerco sempre di conservare dentro di me lo stupore e la
gioia che ho provato la mia prima volta, da bambino, di fronte a quei sublimi, affascinanti
giganti di roccia, che da allora non hanno mai smesso di parlarmi”.
Il pensiero mi porta a metà degli anni ottanta quando Paolo era un consigliere sezionale
e io un semplice socio che frequentava la montagna, con un gruppo di amici. All’epoca la
sottosezione di Cavriago non viaggiava, per così dire a “gonfie vele” e fu proprio Borciani,
assieme all’amico Patrizio Prampolini, che si fecero promotori di un’azione di avvicinamento tra il nostro gruppo di “cani sciolti” e il “mondo” del Cai al fine di produrre nuova
“linfa partecipativa” e far decollare il sodalizio cavriaghese. L’operazione riuscì, la sottosezione nel 1988 ripartì alla grande, io ne divenni il reggente e da allora i “Cani Sciolti” di
Cavriago sono un pilastro importante della Sezione reggiana. Ho voluto ricordare questo
episodio, che sicuramente Paolo rammenterà, perché credo che dalla soluzione delle “piccole cose” si ha modo di crescere umanamente e professionalmente; da ciò si può alimentare e consolidare l’esperienza necessaria per ricoprire anche cariche molto più importanti.
Tanti complimenti e auguri di buon lavoro!
Il direttore Iglis Baldi
Non siamo tutti “Turisti”
Di Sandra Boni
Ho letto sull’ultimo n. di Montagne 360°
(Aprile 2014) l’articolo: “Siamo alpinisti
o turisti?”
Non mi permetto certo di mettere in
dubbio quanto asserito circa il mondo
alpinistico, anche se attualmente ci sono
Fior di Corsi di Alpinismo Giovanile con
l’obiettivo di preparare nuove generazioni
di alpinisti, ma l’autore dell’articolo
qualifica tutti gli escursionisti come
“turisti” e su questo non sono d’accordo.
Turisti sono coloro che per qualsiasi
motivo, problemi fisici, mancanza di
preparazione fisica, o anche solo relax,
salgono in auto o con i mezzi di risalita ai
Rifugi per godere anche loro della bellezza
delle nostre montagne (è un loro diritto).
Poi c’è la categoria degli “escursionisti”,
cioè di coloro che viaggiano per diverse
ore a piedi calzando scarponi e non
scarpette da città, con un panino nello
zaino e non banchettando nei Rifugi,
per raggiungere luoghi solitari e a
volte selvaggi, perché la loro (la nostra)
filosofia è che camminando lungo i
sentieri si vive l’anima del luogo: un fiore,
un cavallo al pascolo che dolcemente ti
guarda, un cambio di luce improvviso, un
immenso panorama che arriva dietro ad
una curva, una semplice stele che ricorda
vite passate. Sembra di sentire nel vento
i sussurri di coloro che nei secoli hanno
percorso e vissuto in questi luoghi, spesso
con la fatica di vivere. Camminare non è
cercare la montagna fine a se stessa, è una
cultura che abbraccia mare, laghi, alte
coste e borghi, colline verdeggianti ed
alte cime rocciose. E’ assaporare lo spirito
di un ambiente, assorbire l’unicità di ogni
luogo fatto di vita vissuta, è conoscere per
non distruggere, è conoscere per poter
mantenere una bellezza unica nel suo
genere e cercare di renderla fruibile alla
maggior parte delle persone nel rispetto
e nella salvaguardia di un patrimonio
comune a tutti.
E’ un piacere unico arrivare a sera stanchi,
ma pieni di serenità, in Rifugi come il
Tissi o il Gardenacia o il Biella, solo per
citarne alcuni, nei quali si arriva solo a
piedi circondati da paesaggi incredibili
nei quali l’unica percezione di attività
umana sono i segni bianchi e rossi del CAI,
impagabili compagni di viaggio, vivere un
superbo tramonto e cominciare a studiare
il percorso del giorno successivo per
valutare difficoltà, dislivelli e distanze.
Penso che tutti coloro che amano la
montagna avrebbero il desiderio conscio
od inconscio di potersi arrampicare sulle
pareti rocciose per raggiungere le cime
dalle quali poter godere di immagini
uniche ed indimenticabili, ma non tutti
hanno la preparazione fisica, la forza, la
preparazione tecnica o l’età per poterlo
fare. Leonardo da Vinci anche in questo ci
ha anticipato di secoli e così scriveva:
“Che ti move, o omo, ad abbandonare
le tue proprie abitazioni delle città
e lasciare li parenti ed amici ed
andare in lochi campestri per monti
e valli, se non la naturale bellezza del
mondo?...”
Poche parole per riassumere una filosofia
di vita.
Pubblichiamo con favore la
lettera che la nostra redattrice
Sandra Boni ha mandato alla
redazione di “Montagna 360°
di cui non si è avuta risposta di
pubblicazione.
Ciaspolando tra Pejo e la Wonderland
Per non perdere inutilmente tempo,
seguiamo i consigli dell’addetto all’Ufficio
del Turismo e dopo essere tornati a Pejo
alta imbocchiamo un sentiero subito
bello ampio e battuto, poi…..una traccia
dentro il bosco. In pratica ci sono passati le
Guardie Forestali e poi noi. Comunque sali
e sali, dopo 800 mt. di dislivello tutto in
salita senza un attimo di “piano”, il bosco
finisce e ci ritroviamo a Malga Saline con
un incredibile manto di neve intatta e
perfetta ed uno spettacolo ai nostri piedi:
la Val di Sole si snoda sinuosamente
nella stretta piana rubata ai contrafforti
montuosi che l’accompagnano, mentre
importanti catene montuose famose
per la loro bellezza si susseguono fino
all’orizzonte. Il Cevedale e i rocciosi ed
appuntiti denti del Vioz ci hanno tenuto
compagnia durante la salita comparendo
e scomparendo tra il folto del bosco. Tutto
molto suggestivo e fascinoso.
Per il Rifugio Scoiattolo ci vorrebbero
ancora due ore di cammino, quindi si
decide di scegliere il sentiero in discesa
che ci riporta a Pejo. Durante la discesa,
qualcuno del nostro piccolo gruppo ci
zittisce a gesti: dal limitare del bosco
compare un bel capriolo che, per nulla
intimorito, ma probabilmente molto
affamato, ci guarda con i suoi occhioni
languidi e si lascia fotografare senza
fuggire. Speriamo riesca a sopravvivere
all’inverno.
L’ultima mezza giornata la dedichiamo
allo sci da fondo sulla pista di Vermiglio,
poi mestamente torniamo verso il nostro
non-inverno di pianura.
Atto secondo: va in scena la Wonderland.
(25-26 gennaio 2014)
I nomi sono sempre i soliti famosissimi e
altisonanti, il paesaggio è quello classico
conosciuto da tutti ed è inutile dire che
questi luoghi incantati ed incantevoli
in estate, ora sono un sogno rivestito di
bianco.
Siamo nella Wonderland eppure il Civetta
mi sembrava diverso, il Pelmo e il Pelmetto
non avevano questa luce intensa, ora
tutto è bianco, luminoso, silente, ma
con una forza ed un’energia nascosta che
ogni tanto si sprigiona in sbuffi di polvere
di neve sollevata dal vento sulle guglie
più frastagliate. Macchioline colorate
punteggiano il cielo e si rincorrono per
superare per prime le cime più alte,
sono mongolfiere che sfruttano le
correnti d’aria molto importanti presenti
in quota e non oso immaginare quale
spettacolo va in scena ai loro piedi e quali
straordinarie sensazioni stanno vivendo
coloro che hanno avuto il coraggio di farsi
portare dal vento.
I cumuli e le stratificazioni di neve sono
imponenti, percorriamo una forestale
ampia e ben battuta che ci accompagna
fino al Rifugio Città di Fiume, ma appena
5x1000
nel ringraziare
anticipatamente tutti
i soci che vorranno
devolvere il 5x1000
della dichiarazione
dei redditi alla nostra
sezione, indichiamo
il codice fiscale
da inserire che è
800 22 910 352
! "
###$%&''(()'$'
continuazione da pag. 1
Il Pelmo e il Pelmetto
ci si azzarda ad uscire dalla traccia, la
ciaspola con relativa gamba appresso,
sprofonda nell’alto manto nevoso. Il
Rifugio appare all’improvviso dietro
alti cumuli di neve dentro i quali è stato
aperto un passaggio per accedere alla
porta d’ingresso. Dai tetti gocciolanti
chiodi di ghiaccio brillano illuminati dal
sole, manca solo la slitta di Babbo Natale.
La giornata non è fredda, per cui saliamo
allegramente verso la forcella Forada ed
ecco che sotto di noi si apre la Valle del
(foto Sandra Boni)
attivo e sensibile per memorizzare la
versione candida, fotogramma dopo
fotogramma, della WONDERLAND.
Ora si scende rapidamente e ripidamente
lungo i bordi della pista da sci e
finalmente a conclusione di due giornate
da ricordare, il Peter Pan che c’è in tutti
noi si scatena ed ecco gli scherzi e le
discese non propriamente tecniche.
Arrivederci Wonderland, ci rivedremo
presto!
Pejo e dintorni
Boite, mentre l’orizzonte è riempito dai
gruppi dell’Antelao, delle Marmarole
e del Sorapiss,“tanta roba” come dice
qualcuno, una bella sferzata di energia
per scaldare i muscoli in vista dello
spettacolo che ci attende l’indomani.
Il mattino seguente si parte male, nuvole
basse e orizzonte grigio, ma siamo
sicuri che migliorerà e quindi via, con le
ciaspole ai piedi ed una volontà granitica,
accompagnati dalla massiccia mole delle
Tofane in abito invernale, imbocchiamo
la forestale che ci condurrà alla presenza
di: 5 Torri, Averau, Nuvolau, Passo Giau.
Esce il sole, il cielo è movimentato da
gruppi di nuvole che si rincorrono e da
cambi di luce improvvisi che oscurano o
illuminano le super dive in uno spettacolo
di una bellezza difficilmente descrivibile.
Nemmeno il più bravo fotografo
riuscirebbe ad immortalare l’emozione
che prova, chi ama la montagna, in un
ambiente simile.
L’unica nota stonata è un vento forte e
molto freddo che si insinua e ci rallenta
ancora di più la salita dal Rifugio Scoiattoli
al Rifugio Averau, poi basta arrivare alla
forcella e scompare tutto: fatica, vento,
freddo. Solo il senso della vista rimane
(foto Sandra Boni)
Luciano Serra
nell’Albo d’Onore
del Cai
Il Consiglio Sezionale nella seduta
del 12 maggio scorso ha approvato
la richiesta di inserimento di Luciano
Serra nell’Albo d’Onore del Cai; Albo
che nacque il 23 maggio del 1994 sotto
la presidenza di Pietro Leoni. Serra
viene così ad aggiungersi all’elenco dei
benemeriti e mai dimenticati “amici”:
Olinto Pincelli, Bruno Borghi, Enzo
Spaggiari, Luciano Bettelli e Lauro
Bertani. Il direttore del Cusna Iglis Baldi,
ha ricordato, rivolgendosi ai consiglieri,
il grande scrittore e poeta, traduttore di
testi montagna, storico dell’alpinismo,
amico personale e del Cai reggiano.
Luciano ha diretto “IL CUSNA” dal
1968 al 1970 con tanta professionalità
e capacità, facendolo “decollare” in
senso qualitativo, nel panorama della
letteratura di montagna in ambito
nazionale. Baldi ha concluso la sua
relazione leggendo un brano che Serra
scrisse in un “CUSNA” nel settembre del
1970 per rimarcare la sua attualità, la
sua grande passione per la montagna e
l’interesse per il Cai:
<Ci sta a cuore la soluzione dei
problemi, non il compromesso delle
mezze vie;
ci sta a cuore il rinnovamento
dei quadri a livello nazionale e
sezionale;
ci sta a cuore che il Cai acquisti
veramente un senso compiuto nella
vita dello Stato e nella vita delle
Regioni, nella nostra società;
ci sta a cuore che a rappresentare
le sezioni vengano scelti delegati
competenti e attivi;
ci sta a cuore che si difenda la
natura, nostra più vera e intima
patria;
ci sta a cuore che quanto è scritto
in questo palchetto non sia
considerato vaniloquio retorico.>
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IL CUSNA
ESCURSIONISMO 2014
04-06/07/14
CADORE RADUNO NAZIONALE CICLOESCURSIONISMO
(MTB)
Acc. Claudio Torreggiani
05-06/07/14
DOLOMITI DI BRENTA (EE/EEA)
Acc.: Renato Costi – Giuseppe Cavalchi
12-13/07/14
GRAN ZEBRU’ (E/EE)
In collaborazione CAI MANTOVA
UNA TRA LE PIU’ BELLE TRAVERSATE DELLE ALPI AL COSPETTO DI UN AMBINENTE MAESTOSO.
Una lunga strada percorre l’intera Val Cede’c, ai piedi delle
cime del Monte Cevedale e del Gran Zebrù. Al termine di questa strada, il Rifugio Pizzini è immerso in questo ampio panorama d’alta quota. L’escursione ai passi dello Zebrù permette
di ammirare anche la vicina Val Zebrù con i suoi ghiacciai. La
Val Zebrù è assai nota per le sue bellezze naturalistiche. Inserita nel Parco Nazionale dello Stelvio, non è percorsa se non
dai pochi veicoli autorizzati ed ha un patrimonio faunistico di
non comune ricchezza, che trova nello stambecco la sua più
tipica espressione. La valle è percorsa, in senso orizzontale,
dalla linea dello Zebrù, una lunghissima cicatrice della crosta
terrestre che ne separa il versante settentrionale da quello
meridionale, conferendo ad essi caratteristiche ed aspetti
ben diversi a livello geologico.
L’itinerario è consigliato a tutti, il percorso presenta normali
difficoltà escursionistiche, ma si superano i 3.000 m di quota quindi prevedere abbigliamento per un’ escursione d’alta
quota.
Prenotazione obbligatoria presso la Sede entro il giorno 28
Giugno 2014
Acc.: Sergio Morini – Alberto Minelli
Direttore responsabile: Iglis Baldi
Proprietario: Club Alpino Italiano, Sezione di Reggio Emilia
Autorizzazione Tribunale di Reggio Emilia
n. 157 del Reg. Stampa del 15-3-1963
Il “Notiziario” è stato curato da: Emilia Magnani
Redazione: viale dei Mille 32, 42100 Reggio Emilia
Stampa: tipolitografia Nuova Futurgraf s.n.c.
Via Soglia, 1, Reggio Emilia – E-mail: [email protected]
IL CUSNA
Giornale del CAI di Reggio Emilia
LUGLIO/AGOSTO/SETTEMBRE 2014
Trimestrale della Sezione di Reggio Emilia del Club Alpino Italiano
Poste Italiane s.p.a. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004) n. 46 art. 1, comma 1, DBC – Reggio Emilia
tassa riscossa – tax percue
L’abbonamento riservato ai soci di 3 € è stato assolto nella quota sociale
NOTIZIARIO
12-13/07/14
FERRATA ZANDONELLA
DOLOMITI DI SESTO (EEA)
In collaborazione Corso Esc. Avanzato
12-13/07/14
PALLA BIANCA MT. 3729 (A)
In collaborazione CAI Sassuolo
Acc. : Maurizio Ferrari
17-20/07/14
TRANSAPPENNINICA (MTB)
In collaborazione Ass.ne Biatlon
Acc. Claudio Torreggiani
26-27/07/14
GHIACCIAIO DELL’ADAMELLO (A)
Acc.: Renato Costi – Matteo Radighieri
26-27/07/14
VAL CAMONICA - SENTIERO DEI FIORI (E/EEA)
Scuola sezionale escursionismo in collaborazione con GEB
- ESCURSIONISMO
- CICLOESCURSIONISMO
- RICEVIAMO DALLE SOTTOSEZIONI
C. A. I.
Il C.A.I. è anche tuo,
Vivilo con noi!
02/08/14
MONTECAVALBIANCO (MTB)
Da Collagna si scende su asfalto in direzione Vaglie; appena
superato il ponte sul Secchia si prende a destra una strada forestale che risale il boscoso fianco del Cavalbianco: siamo nel
famoso Livello di Nasseta, un ambiente molto particolare e
suggestivo, con una storia singolare. Si sale tra antichi coltivi
e boschi fino ad arrivare su alcune belle radure in prossimità
dell’incrocio con il sentiero CAI 609/645. Si prende a destra
con alcuni tratti ripidi e poco ciclabili fino ad arrivare a La
Buca dove una bella strada forestale in leggera discesa aggira il monte sul lato ovest e termina sull’asfalto. Breve e veloce
discesa fino al primo tornante dove si prenderà la vecchia
strada del Passo di Pradarena che con piacevole ed ombroso
percorso conduce fino ai 1576 mt del passo.
Inizia la parte più impegnativa ed appagante della giornata:
dal Passo si riesce ancora a pedalare su ripida traccia fino in
prossimità del crinale; poi non resta che spingere o portare a
spalla fino alla cima.
Il Cavalbianco è una cima abbastanza isolata ed offre uno
splendido panorama a 360°.
La discesa si affronta sul versante nord sfruttando labili tracce tra i mirtilli che richiedono prudenza poiché spesso nascondono insidie ed ostacoli. Con una specie di “Z” si evita il
primo tratto più ripido e si “atterra” su di un bellissimo prato racchiuso tra i faggi dove ritroveremo il sentiero CAI 643.
Le difficoltà si riducono ma non il divertimento: con curve e
cambi di pendenza in un bellissimo bosco il sentiero termina
troppo presto a La Buca. Si percorre a ritroso un tratto già
fatto all’andata fino al bivio tra i sentieri 609 e 645. In base a
tempo, voglia e fatica decideremo se affrontare il più lungo
giro del Bottaccio (con tratti a spinta) o la più diretta discesa
verso Ferriere. In ogni caso non ci faremo mancare la parte
più interessante del Riarbero, dove acqua, roccia e vegetazione creano un ambiente del tutto particolare.
Una ultima breve risalita ci riporta a Collagna.
Acc.: Claudio Torreggiani
Venerdì 08/08/14
NOTTE DI SAN LORENZO (E)
In collaborazione Cai di Scandiano e RE
Ormai l’immancabile escursione notturna per ammirare le
stelle cadenti, con bicchierata finale al Ristorante Colle Quercia di Rondinara che gentilmente apre la sua dimora agli
amici del CAI a conclusione di una sempre simpatica serata
in compagnia.
Equipaggiamento: scarpe da trek, una felpa leggera ed una
torcia elettrica.
Ritrovo 20.30 presso la Chiesa di Rondinara (strada per San
Valentino)
Accompagnatori: Giuseppe Riccò e Giuliano Aguzzoli
16-19/08/14
DAL SASSOLUNGO ALLO SCILIAR (EE)
Il tradizionale trekking di ferragosto quest’anno si svolgerà
attorno al Parco naturale dello Sciliar partendo dal gruppo
del Sassolungo: montagna che si presenta in una serie di
cime che si allungano per circa un chilometro con andamento da nord-ovest a sud-est, la leggenda locale vuole che il
massiccio sia il luogo di sepoltura di un gigante punito dai
suoi simili per aver derubato gli uomini dando la colpa agli
animali del bosco. I pinnacoli noti come le “Cinque Dita” sarebbero l’ultima parte del corpo visibile. Ulteriori cime sono
la Punta Grohmann, la Torre Innerkofler e il Dente.
Il programma dettagliato lo troverete in sede al momento
dell’iscrizione
Acc. Sergio Morini – Bonardi Andrea
29-31/08/14
ALTA VIA DEL GRANITO (EE)
Una splendida traversata ad anello di tre giorni nella zona
granitica del gruppo di Cima d’Asta in Trentino. L’Alta Via si
svolge lungo antichi sentieri e vecchie strade militari risalenti
alla Prima Guerra Mondiale. Tre giorni di facile percorrenza
tra straordinari paesaggi naturali, laghetti glaciali, torrentelli e cascatelle, malghe ed alpeggi. La particolarità di questo
trekking è la salita alla Cima d’Asta con i suoi m. 2.847 e un
panorama incomparabile. Trekking itinerante con pernottamento in rifugi.
Prenotazione obbligatoria con versamento della caparra
presso la Sede entro il giorno 19 luglio 2014. Posti limitati
9+1.
Acc.: Umberto Bertolini
06/07/09/14
FERRATA ALLEGHESI – MONTE CIVETTA (EEA)
Scuola Sezionale Escursionismo in collaborazione con GEB
07/09/14
SCHIOCCHI DEL SECCHIA E DI RIARBERO (TAM)
Interessante giro ad anello in luoghi molto suggestivi del
nostro appennino.
Partenza dal Mulino di Cerreto Alpi (894 m).
Dal mulino si sale fin sotto la strada statale 63 per percorrere il sentiero degli Schiocchi del Secchia fino a Ca’ Piagneto.
(eventuale piccola deviazione per calarsi lungo il sentiero attrezzato sul greto del fiume Secchia).
Seguendo una mulattiera dell’Agac si scende a quota 687
fino Fiume Secchia, che si attraversa per arrivare al vicino Torrente Riarbero.
Seguendo una carraia si incontra poi il sentiero Cai n. 609,
che si lascia per salire verso i Prati di Pagliaro, vasta e panoramica radura erbosa.
Da qui si scende al paese di Cerreto Alpi fino al mulino.
Dislivello: 400 m circa, sia in salita che in discesa - Durata percorso: 4 ore
Abbigliamento normale da escursionismo - Pranzo al sacco
Ritrovo ore 7.30 Piazzale Cecati RE
Accompagnatore: Rita Capelli
13-14/09/14
LAGO DI BRAIES – CRODA DEL BECCO (EE)
Nel giugno 2009 il «World Heritage Committee» ha ufficial-
ESCURSIONISMO 2014
mente inserito le Dolomiti nella lista del Patrimonio Universale dell’Umanità Unesco.
Il marchio che rappresenta le Dolomiti nel Patrimonio Unesco è caratterizzato da segni verticali netti, che simboleggiano le pareti verticali, spezzati da dei tratti più imprecisi ed
orizzontali che riproducono la varietà delle forme tipica delle
Dolomiti. Ai piedi, un tratto curvo e più dolce per descrivere
le valli. Quattro le cime rappresentate a testimonianza delle
quattro culture presenti sul territorio: italiana, tedesca, ladina e friulana. Il tutto sviluppato all’interno di un rettangolo
definito, che simboleggia il territorio che tutela queste montagne non banali.
La Croda del Becco, con la sua parete Nord a picco sul Lago
di Braies e la liscia parete Sud a forma di osso di seppia è una
delle vette più rappresentative delle Dolomiti di Braies. Tutto l’itinerario dell’escursione si svolgerà all’interno del Parco
Naturale di Sennes e seguirà, per buona parte, l’Alta Via n. 1,
la classica traversata che collega il Lago di Braies a Belluno.
L’itinerario pur non presentando particolari difficoltà è consigliato ad escursionisti abbastanza esperti ed allenati.
Prenotazione obbligatoria presso la Sede entro il giorno 10
Settembre. Posti disponibili: 20
Acc.: Giuseppe Cavalchi – Renato Costi
14/09/14
LIDO PO – CROSTOLO E RISERVA PARMA MORTA (MTB)
Due escursioni totalmente pianeggianti con partenza da Boretto su carraie e sentieri che costeggiano il grande fiume ed
i suoi affluenti: verso Ovest costeggiando la foce dell’Enza e
la riserva regionale Parma Morta; verso Est su Crostoso e Lido
di Guastalla.
Il percorso della Parma Morta inizia dal parcheggio del Lido
di Boretto; pedalando su sentieri, ciclopedonali e carraie andremo a visitare ambienti di grande interesse: la Casa dei
pontieri, la foce dell’Enza, canali ed opere di bonifica che
hanno reso coltivabili vaste estensioni di terreno, tratti di argine e golena del grande fiume.
Pezzo forte dell’escursione è la “Riserva Regionale della Parma Morta”, antico corso del fiume che è rimasto abbandonato a seguito delle opere di arginatura, ed ora rappresenta un
singolare ambiente umido.
Il percorso non presenta difficoltà tecniche e risulta piacevole per la grande varietà di ambienti e panorami attraversati.
Il percorso del Lido di Guastalla rimane invece molto più vicino al fiume di cui porta a vedere diversi modi di fruizione: le
importati opere estrattive della sua preziosa sabbia, l’agricoltura di golena con i suoi pioppeti, i tanti modi ricreativi di vi-
vere il fiume come la pesca, la nautica, i capanni per trovarsi
con gli amici. Si finisce in prossimità di Guastalla con un giro
del centro, l’ultimo tratto del Crostoso con il suo ponte galleggiante ed un divertente sentiero sull’argine, il Lido con le
tracce del vecchio ponte di barche, bar ristoranti e l’Ostello
realizzato su alcuni vecchi barconi di cemento.
Acc.: Claudio Torreggiani
21/09/14
APPENNINO REGGIANO – RIF. BATTISTI (E/N)
Acc.: Giuliano Cervi
27/09 – 04/10 2014
TREKKING A CRETA (T/E)
Una vacanza all’insegna del mare, delle spiagge, ma anche
del turismo attivo per scoprire la costa e i paesaggi più belli
dell’isola
Acc. : Gianna Poli – Sergio Morini
28/09/14
ALTOPIANO DI ASIAGO – MONTE PORTULE (E)
Acc.: Giorgia Carletti
RICEVIAMO DALLE SOTTOSEZIONI
SOTTOSEZIONE DI CAVRIAGO
26-28/09 TREKKING DEL GOLFO DI OROSEI
Paolo Sghedoni 340/6799479
5-6 Luglio – GRUPPO ORTLES-CEVEDALE
IN TENDA IN VAL ROSIM (EE)
Paolo Bedogni tel. 339.8416731 - Simone Catellani tel. 349.5736885
SOTTOSEZIONE VAL D’ENZA
12-13 Luglio – ALPI VALLESI - BISHORN mt. 4135 (A)
Alberto Fangareggi tel. 335.6417639 - Giuseppe Benecchi tel. 347.2522683
05-06/07/14 – BLINNEHOR – ALPI SVIZZERE (EEA)
In collaborazione con GEAM
G. Caleffi – M. Filippini 348/8211273
13 Luglio – APPENNINO REGGIANO
ALPE DI SUCCISO mt. 2017 (E)
Mario Soncini tel. 348.0034685 - Alberto Pecchini tel. 328.8320188
19-20/7/14 – VALTELLINA
PIZZO CENGALO MT. 3370 (A)
M. Filippini 348/8211273 – M. Fontana 347/9608049
19-20 Luglio – DOLOMITI ORIENTALI
FERRATA AL MONTE SCHIARA mt. 2565 (EEA)
Nicola Benecchi tel. 338.7539454 - Simone Catellani tel. 349.5736885
26-27/07/14 – VALCAMONICA
P.SSO TONALE SENTIERO DEI FIORI (EE/EEA)
In collaborazione con Gruppo ferrate CAI
M. Capelli – J. Garimberti 338/7970171
26-27 Luglio – GRUPPO ORTLES-CEVEDALE
TRAVERSATA VIOZ-CEVEDALE mt.3769 (A)
Ivan De Jesu tel. 333.6866241 - Gianpiero Schiaretti tel. 340.8328471
2-3 Agosto – GRUPPO ADAMELLO
CARE’ ALTO mt. 3462 (A)
Monia Burani tel. 347.0151863 - Federico Farini tel. 348.5605236
02-10/08/14 – VENETO ALTO BELLUNESE
9 GIORNI TRA LE PERLE DEL CADORE (EE)
L. Davoli – G. Davoli 348/7420125
16/08/14 – TRENTINO A.A. – LAGHI DI CORNISELLO (E)
R. Casini 339/3940908 – E. Zannoni 3470710712
30-31 Agosto – OROBIE
PIZZO DEL DIAVOLO DI TENDA mt. 2914 (EEA)
Giuseppe Benecchi tel. 347.2522683 - Simone Catellani tel. 349.5736885
24/08/14 – TRENTINO A.A.
LATEMAR: TORRE DI PISA (EE)
R. Casini 339/3940908 – S. Boni 349/1581481
6-7 Settembre – GRUPPO ADAMELLO
CIMA CANNONE mt. 3315 (EE)
Con guida storica - F. Farini tel. 348.5605236 - R. Albergucci tel. 0522.887840
06-07/09/14 – TRENTINO A.A.
GRUPPO DEL CIVETTA (E) + FERRATA (EEA)
In collaborazione con Gruppo Ferrate CAI- RE
G. Davoli 348/7420125 – A Ferrari 335/6528905
13-14 Settembre – GRUPPO ORTLES-CEVEDALE
CIMA SAENT mt. 3215 (EEA)
Paolo Bedogni tel. 339.8416731 - Alberto Fangareggi tel. 335.6417639
21 Settembre – MONTI LESSINI
CIMA TRAPPOLA mt. 1740 (E)
In collaborazione con la Sezione CAI di Tregnago (VR)
Davide Saracchi tel. 347.4394455 - Roberto Piccoli (Tregnago) tel.348.0987499
28 Settembre ALPI APUANE
MONTE ALTISSIMO mt. 1589 (EE)
C. Bocchi tel. 320.7865599 - G. Benecchi tel. 347.2522683 - M. Dianda
13-14/09/14 – TRENTINO A.A.
VAL DI RABBI RIF. DORIGONI (EE)
In collaborazione con SAT COGNOLA
C. Remsi – M. De Carlis
20-21/09/14 – VAL VENOSTA: HAIDER ALM
LAGO VERDE + Biciclettata tra i meleti(E/B)
L. Davoli – G. Davoli 348/7420125 – A. Ferrari 335/6528905
28/09/14 – VALLE 4 REGIONI – VAL BORECA (E)
M. Barberis 348/2241081 – D. Spitali
11/08 - Notte di San Lorenzo a Colle Quercia (ENG)
con assaggi di prodotti tipici dell’azienda agrituristica
In Collaborazione con il CAI di Reggio Emilia
Acc. Aguzzoli G. - tel. 3332999630 , Riccò tel. 3397687015
30-31/08 - Ferrata Monte Paterno (EEA) - Sesto Val Pusteria
Acc. Magnani P. - tel. 0522 981060
07/09 - Pania della Croce (EE) - Alpi Apuane
Acc. Asti A., Colla B. - tel. 3334810759
14/09 - Boschi del Carega (MTB) - Appennino Parmense
Acc. Livorno A., Torelli A. - tel. 3355896250
20-21/09 - Val Venegia - Baita Segantini (EN)
Pale di San Martino
Acc. Bosi G., Catellani I. - tel. 328942862
SOTTOSEZIONE DI GUASTALLA
12 e 13/7 - GRUPPO DEL SELLA - (BZ) EEA Piz Boe’ 3152 mt.
Bocceda Stefano 328-6468373
26/27/7 - GRUPPO DELL’ ADAMELLO - (TN) EEA
Corno Di Cavento 3405 mt.
Bocceda Stefano 328-6468373
06 e 07/9 - VAL SAN PELLEGRINO - COSTABELLA - (TN) EEA
Sentiero Attrezzato Bepi Zac 2737 mt.
Favella Carlo 340-3182676
20 e 21/9 - DOLOMITI DI ZOLDO - (BL) EE
Giro Del Pelmo 2474 mt
Nizzoli Attilio 338-9173848
SOTTOSEZIONE NOVELLARA
19/20/7 - Val di Rabbi Rifugio Corvo - Rif. Dorigoni (E)
26/27 Luglio - Pale di San Martino - Rifugio Pradidali (EEA)
30/31/8 - Adamello Rif. Caduti Adamello
con tratto attrezzato (E)
07/9 - Folgaria – Forti Austriaci con J. Garimberti (E)
SOTTOSEZIONE DI RUBIERA
06/07 – PARCO DEI 100 LAGHI (APP. PARMENSE )
Antonello Moscardini 333/7375463
19-20/07 – RIF. DEFFEYES (VALLE D’AOSTA)
Silverio Garuti 059/650054 – Claudio Giammaria 339/8542956
04-06/08 – 19° TREKKING DI AGOSTO
Silvano Prampolini 347/2282981 – Enrico Prampolini 333/2018252
31/08 – ATTRAVERSATA TRIASSICA (in grotta)
Alma Armini 338/8526750 – Stefano Bergianti 345/0062572
06-07/09 – MONTE VELO DELLA MADONNA
(PALE DI S. MARTINO )
Roberto Davoli 338/4005854
21/09 – PANIA DI CORFINO
Nando Fontanelli 335/5353245
28/09/14 – CERRETO – VALBONA (E)
In collaborazione con GEB-MANGIA TREKKING
R. Fantuzzi 349/2934432
13/14/9 - Giro del Pelmo- Rifugio Venezia (EEA)
05/10 - Alpe del Lago Santo Parmense (E)
SOTTOSEZIONE DI SCANDIANO
13/07 – Piandelagotti (ENG)
Alto Appennino Modenese - Camminata e Merenda
Acc. Ferrari G., Panisiti G. - tel. 3391395638
20/07 – Camporaghena (E) - Alto Appennino Reggiano
Acc. Borghi F., Magnani P. - tel. 0522 981060 - 3332999630
26-27/07 - Gruppo del Catinaccio
Rif. Alberto (EE) - Val di Fassa
Acc. Catellani I., Cafaro E. - tel. 366414903
03/08 - Cerreto - Camporaghena – Torsana (EN)
Alto Appennino Reggiano - Massese
Acc. Aguzzoli G., Dorelli L. - tel. 3332999630
19/10 - Monti del Garda
Cima Comer Monte Denevro (E)
CHIUSURA ESTIVA
DAL 03 AL 26 AGOSTO
COMPRESI
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