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15, 16 e 17 febbraio

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Rassegna Stampa di
sab. 15, dom. 16 e lun. 17 febbraio 2014
SNALS / CONFSAL
Corriere di Viterbo e della
Provincia
La Stampa - Ed. Cuneo
Corriere Fiorentino
la Repubblica - ed. Firenze
la Vallee Notizie
16/02/2014
"SCUOLA E UNIVERSITA' NON POSSONO ESSERE UN COSTO"
16/02/2014
Liberta'
Liberta'
Liberta'
Stampa SNALS locale
il Giorno - ed. Lombardia
la Repubblica - ed. Milano
Le Cronache del Salernitano
Cronache di Napoli
Corriere della Sera - ed. Milano
Il Mattino - Napoli Sud Costiera
Il Quotidiano di Sicilia
la Repubblica - ed. Palermo
La Stampa - Ed. Valle d'Aosta
Roma
15/02/2014
"CORSI AI PROF, NUOVI ORARI A SCUOLA"
IN SCIOPERO TRENTA PRESIDI SU CENTO: "LASCIATI SOLI"
INDENNITA' DA RESTITUIRE, I PRESIDI FANNO SCIOPERO
PERCORSI ABILITANTI SPECIALI IN VALLE D'AOSTA, ISCRIZIONI DA LUNEDI' 3
MARZO
SCUOLA, DIRIGENTI IN SCIOPERO
ATA,IL DRAMMA DELLE POSIZIONI CANCELLATE E DEI SOLDI DA RESTITUIRE
SCUOLA, DIRIGENTI IN SCIOPERO UNO SU 3 INCROCIA LE BRACCIA
ARTICOLI PRESI ON LINE O INVIATI DALLE PROVINCE/REGIONI
POSTI LETTO DA ACCORPARE IL SINDACATO PROTESTA
TAXI E ATM,IL RISCHIO DELLA CITTA' BLOCCATA
SENSIBILIZZARE LE DONNE ALLA CULTURA DELLA SALUTE
CONCORDATO PREVENTIVO PER SALVARE LE TERME
VERTENZA TAXI, MOSSA DI UBER "ANCHE NOI ALLA TRATTATIVA"
TERME, UN CONCORDATO PER EVITARE IL FALLIMENTO
PILLOLE- FESTIVITA', NO ALLE APERTURE DEI NEGOZI
"ADDIO AL 27 SICURO, LAVORIAMO SENZA STIPENDIO"
TRAFORO, GUERRA TRA GESTORE E GLI ADDETTI ALLA SICUREZZA
TERME FALLITE, DIPENDENTI ABBANDONATI
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
16/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
Scuola, Formazione, Università, Ricerca
il Sole 24 Ore
Corriere della Sera
Corriere della Sera
17/02/2014
la Repubblica
la Repubblica
15/02/2014
la Stampa
la Stampa
il Messaggero
il Messaggero
il Messaggero
il Messaggero
il Giornale
17/02/2014
Libero Quotidiano
Avvenire
il Tempo
il Tempo
15/02/2014
il Tempo
17/02/2014
Gente
Il Fatto Quotidiano
il Mattino
Domenica (Il Sole 24 Ore)
Il Giornale d'Italia
25/02/2014
16/02/2014
16/02/2014
15/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
15/02/2014
16/02/2014
16/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
16/02/2014
L'EFFICIENZA "BOCCIATA" DA TROPPI TAGLI
QUANDO SUL GIORNALE DEL LICEO VOLEVA MANDARE A CASA FORLANI
LA BATTAGLIA DEI FILOSOFI: "UN ERRORE CANCELLARE LO STUDIO DEL
PENSIERO"
IN CLASSE CON I LEGGINGS: PUNITA. RIVOLTA SUL WEB
SCUOLE CALCIO IN CATTEDRA "CHI HA BRUTTI VOTI IN PAGELLA NON SCENDE IN
CAMPO"
ALLA SCUOLA POTREBBE ANDARE UN ESPONENTE DI SCELTA CIVICA
CONTRIBUTI SCOLASTICI, BOOM DI DENUNCE
Int. a L.Manni: "A SCUOLA DISTRAEVA I PROF RIMBAMBENDOLI DI POLITICA"
DALL'UE ALLE FAMIGLIE ECCO I PIANI DI RENZI
Int. a D.Saottini: "NON E' CATECHISMO MA CULTURA VERA"
IL LEADER PREPARA UN COLPO A SORPRESA SUL CUNEO FISCALE
Int. a G.Amato: "MI DENUNCIO: SONO OMOFOBO E PRONTO AD ANDARE IN
GALERA"
RENZI SI DA' 15 GIORNI: SE SBAGLIO MI GIOCO TUTTO
ABBANDONO SCOLASTICO, ECCO GLI ANTIDOTI
MENSE ALLE MATERNE, E' GUERRA APERTA AL TAR
STOP ALL'ESENZIONE DEL TERZO FIGLIO FAMIGLIE NUMEROSE CONTRO IL
COMUNE
TUTTI LATINISTI CON IL CERTAMEN URBIS TACITO TRADOTTO ANCHE CON I
DISEGNI
36.219 SCUOLE SI SBRICIOLANO E LO STATO GUARDA
IL SOGNO DI ABBADO SUONATO DAI RAGAZZI
IL TEST INVALSI DISTRAE DALLO STUDIO
L'INCAPACITA' DI ATTRARRE STUDENTI
LA DITTATURA DEL POLITICAMENTE CORRETTO
continua
Il Giornale d'Italia
il Mattino
il Manifesto
Left Avvenimenti
il Mattino
Il Secolo XIX
Corriere della Sera
16/02/2014
Il Tirreno
Il Giornale d'Italia
16/02/2014
16/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
17/02/2014
15/02/2014
QUANDO L'IDEOLOGIA SI TRAVESTE DA INTEGRAZIONE
ANCHE PER SCUOLA E UNIVERSITA' LA VERA SFIDA E' ALLA BUROCRAZIA
ANCHE PER ELKANN I GIOVANI SONO MAMMONI E "CHOOSY"
LA LOBBY DELL'IGNORANZA
UNIVERSITA', LA BEFFA DELLE BORSE DI STUDIO
VA A LEZIONE E NON IMPARA FA CAUSA AL CEPU E LA VINCE
SACCOMANNI: IL TETTO DEL 3% VA RISPETTATO OPPURE IL DEBITO TORNERA' A
SALIRE
TRA LE TOSCANE POTREBBE FARCELA IRENE TINAGLI
TOTO MINISTRI, PER L'ECONOMIA DRAGHI SCEGLIE LA REICHLIN
Economia, Lavoro, Previdenza
il Sole 24 Ore
17/02/2014
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
il Sole 24 Ore
Corriere della Sera
Corriere della Sera
Corriere della Sera
Corriere della Sera
17/02/2014
Corriere della Sera
Corriere della Sera
la Repubblica
15/02/2014
Affari&Finanza la Repubblica
il Giornale
L'Unita'
il Tempo
17/02/2014
il Tempo
Giorno/Resto/Nazione
Giorno/Resto/Nazione
il Mattino
il Mattino
15/02/2014
il Sole 24 Ore
Corriere della Sera
Corriere della Sera
la Repubblica
16/02/2014
la Repubblica
17/02/2014
la Repubblica
il Messaggero
il Giornale
La Lettura (Corr. della Sera)
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
16/02/2014
15/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
15/02/2014
16/02/2014
16/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
16/02/2014
16/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
17/02/2014
16/02/2014
Int. a D.Serra: SERRA: SUBITO GIU' IL CUNEO FISCALE E TASSA SULLE RENDITE
FINANZIARIE
FORMAZIONE CONTINUA PER NON RESTARE SPIAZZATI
IL CUD 2014 FA SPAZIO AD AGEVOLAZIONI E BONUS PRODUTTIVITA'
IL BONUS RICERCA SCATTA DAL 2012
L'UTILIZZO E' CONDIZIONATO DAI TETTI DI SPESA
SPENDING POTENZIATA PER TAGLIARE IRAP E IRPEF
UNA PA PIU' EFFICIENTE DELL'1% AUMENTA IL PIL DELLO 0.9%
TRA IL DIRE E L'INCENTIVARE CI SONO DI MEZZO I TAGLI
IL DIRITTO AL LAVORO PER LEGGE L'ILLUSIONE CHE FA MALE AGLI ITALIANI
IL BALZO DELLE DONNE CAPO UN QUARTO IN PIU' IN SEI ANNI
NEL PROGRAMMA MENO IRAP E IRPEF CABINA DI REGIA CONTRO LA BUROCRAZIA
Int. a G.Cremaschi: "MI HANNO SPINTO PER LE SCALE E IMPEDITO DI PARLARE
SFIDUCEREMO IL SEGRETARIO"
DIMMI LA TUA PENSIONE E TI DIRO' CHI SEI
IL LAVORO NON SI CREA PER DECRETO LEGGE
Int. a L.Mattioli: "LEGGI SUL LAVORO FLESSIBILI E MENO TRATTENUTE IN BUSTA
PAGA"
SENTIERO STRETTO PER IL WELFARE IN CERCA DI RIFORMA
IL WELFARE? ORA CI PENSANO GLI IMPRENDITORI...
SACCOMANNI: BUON LAVORO DEL GOVERNO, SQUINZI INGIUSTO
ELKANN "STRIGLIA" I GIOVANI CHE NON LAVORANO. DELLA VALLE: SEI UN
IMBECILLE
Int. a R.Bonanni: "RENZI VUOLE TRASPARENZA? I SINDACATI SONO PRONTI..."
FONDI EUROPEI A CHI FUNZIONA
LA CASSA INTEGRAZIONE E' IN CALO IL MINISTERO VEDE ROSA, LA CGIL NO
"CARO RENZI, IL SUD CHIEDE INNOVAZIONE E INCENTIVI MIRATI"
Int. a I.Lo bello: "RIDURRE IL PESO DELLE REGIONI SOLO COSI' SI RILANCIA IL
PAESE"
PER I CONTRIBUENTI PIU' DIFFICILE TROVARE UN "PARADISO" FISCALE
OGGI L'INCARICO A RENZI: PRIMI TRE MESI DECISIVI RESTA IL NODO ALFANO
DONNE PIU' ABILI NEGLI INVESTIMENTI (ANCHE DURANTE LA GRANDE CRISI)
LE GARANZIE DI RENZI AD ALFANO "NON CERCO ALTRE MAGGIORANZE" IL
CRONOPROGRAMMA DEL GOVERNO
ALFANO TAGLIA I PONTI CON BERLUSCONI "CON I SUOI INUTILI IDIOTI E' SCESO
AL 22% ORMAI SARA' DIFFICILE
MILLE FALLIMENTI AL GIORNO, IMPRESE IN PIAZZA
CASA, LA TASI DIVENTA IL PRIMO REBUS PER IL NUOVO GOVERNO
COME DIFENDERSI DALL'EURO
DEBITI E PATRIMONI, LA SINDROME TOTO'
CORRIER
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Pagina
Foglio
16-02-2014
7
1
www.ecostampa.it
Quotidiano
I parlamentari Mazzoli e Terrosi insieme ai sindacati contro i tagli ai dirigenti scolastici
"Scuola e università non possono essere un costo"
~
VITERBO _ _ __
"La scuola non è un costo ma un
investimento, sì all'emendamento
a difesa dei dirigenti. Siamo pronti
a sostenere l'emendamento al decreto numero 3 che elimina il paradosso per cui all'aumentare del carico di lavoro per i dirigenti scolastici, è seguita la diminuzione dello
stipendio". E' l'impegno preso da
Alessandro Mazzoli e Alessandra
Terrosi, i deputati del Partito democratico che hanno partecipato
all'assemblea dei dirigenti scolastici organizzata da Cgil, Cisl, ViI e
~ all'interno dell'istituto Paolo
Savi di Viterbo.
Numerose le problematiche sollevate dai dirigenti che in prima persona vivono i cambiamenti, spesso
penalizzanti, apportati negli ultimi
anni. "La scuola e l'università non
sono un costo e questo deve essere
al centro dell'azione di chi legifera", hanno rivendicato i sindacati.
Nel 2009, i dirigenti in Italia, a causa degli accorpamenti tra istituti
per la riforma Tremonti-Brunetta,
sono scesi di migliaia di unità. il
rapporto attuale è uno ogni 87 insegnanti. "A conti fatti, un docente
con 35 anni di anzianità guadagna
di più di noi, nonostante le nostre
responsabilità siano decisamente
maggiori. Non ce l'abbiamo certo
con gli insegnanti, rivendichiamo
solo il nostro ruolo e il rispetto che
ci andrebbe dovuto in qualità di
funzionari dello Stato. Siamo descritti come privilegiati e passacarte, ma non lo siamo affatto: il nostro è un ruolo sociale fondamentale per la comunità" , hanno ricordato diversi presidi.
~
068391
Un momento dell'assemblea
che si è svolta all'istituto
Paolosavi
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SNALS
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non
riproducibile.
Pag. 4
LA STAMPA
CUNEO
E PROVINCIA
Data
16-02-2014
Pagina
48
Foglio
1
SCUOLA. I SEMINARI PER GLI INSEGNANTI PRECARI INIZIANO ALLE 14
"Corsi ai prof, nuovi orari a scuola"
www.ecostampa.it
Quotidiano
Da donlani seicento docenti a Torino e Alessandria: necessarie modifiche alle lezioni
I.
LORENZO BORATTO
CUNEO
Medie
e Superiori
Al via da domani i corsi di
aggiornamento per circa
seicento insegnanti precari
di Medie e Superiori: si
chiamano «Pas» (Percorsi
abilitanti speciali). Ma sono
cari (oltre 2 mila euro) e a
frequenza obbligatoria: i docenti devono andare alle
università di Torino (lettere) e Alessandria (matematica), con lezioni che iniziano alle 14, dal lunedì al venerdì. Così sono a rischio gli
orari delle scuole che po-
I «percorsi
abilitanti
speciali»
riguardano
professori
precari
Costano
circa duemila
euro
a insegnante
E stata scartata
l'ipotesi di seminari
neiweekend
Frequenza obbligatoria
sono state accolte complessivamente 5573 domande, ma
più della metà sono insegnanti di scuola primaria e dell'infanzia. Per loro i corsi non inizieranno: l'università di Torino non ha voluto attivare i corsi per dare precedenza ai propri studenti di Scienze della
formazione».
Da settimane sindacati e
precari protestano per le
«contraddizioni» tra i decreti
del ministero e le scelte delle
università che, arbitraria-
mente e grazie alla loro autonomia, hanno scelto come e se
attivare i corsi.
Altro problema: le lezioni
dovevano essere nei weekend,
per permettere ai prof di insegnare e non penalizzare gli
alunni. Invece saranno in settimana, con inizio nel primo
pomeriggio.
Disagi maggiori nelle scuole di piccole dimensioni. Ad
esempio alla Media di Farigliano (fa parte dell'istituto
comprensivo di Dogliani) de-
vono partecipare 3 docenti.
Spiega la dirigente Silvana
Botto: «Cambierò l'orario
per agevolarli. Ma non sappiamo per quanti giorni dovranno frequentare: questa
incertezza a metà anno è un
vero disagio».
Conclude: «E poi chi deve
andare fino ad Alessandria
dovrebbe uscire almeno alle 11
per arrivare in tempo. Per loro significa avere tre ore a disposizione per le lezioni e perdere il giorno libero».
068391
trebbero cambiare ad anno
scolastico in corso.
Graziella Dogliani, segretario provinciale ~ (sindacato autonomo della scuola) dichiara: «Per molti di loro i Pas sono l'ultima possibilità per avere l'abilitazione, dopo aver dato il concorso l'anno scorso e non averlo
passato. Devono scegliere in
alcuni casi di seguire i corsi e
rinunciare al lavoro».
Aggiunge Daniela Bedino,
Cgil Scuola: «In Piemonte
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SNALS
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Pag. 5
Quotidiano
m',}j!j!ijj!i i(l]j!% Ifìh 1[,]
Data
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Foglio
15-02-2014
7
1
Scuola
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dal punto di vista legale.
Un altro gruppo (foto
sopra) è stato ricevuto
dalla vicepresidente della
Regione, Stella Targetti alla
quale hanno chiesto
attenzione nella gestione
dei bandi progetti
regionali.
Intanto dal 21 febbraio è
stata proclamata
l'astensione di insegnanti,
segretari e bidelli da tutte
le attività aggiuntive.
Lisa Baracchi
In sciopero
trenta presidi
su cento:
«Lasciati soli»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ritaglio
SNALS
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Che siano i presidi da soli
a fare sciopero è un evento
più unico che raro. La
mobilitazione nazionale a
cui hanno aderito Cgil,
Cisl, UiI e f§l!illi! ha
coinvolto in Toscana circa
un centinaio di dirigenti,
circa ii 30% di coloro che si
trovano a dirigere scuole
con anche 1.800 alunni (è
ii caso del comprensivo di
San Casciano) e a gestire
anche più di 150
dipendenti (come all'Isis
Da Vinci). «Abbiamo
grosse responsabilità che
vanno dalla sicurezza fino
alla gestione dei
contenziosi più diversi (un
caso frequente negli ultimi
tempi sono ad esempio le
denunce dei precari che
chiedono le ferie pagate),
ma siamo soli» dicono i
dirigenti riuniti nella sede
della Cgil fiorentina in
Borgo de' Greci. Parlano di
una riduzione del fondo di
istituto di circa ii 70% in
tre anni o della riduzione
delle ore di lavoro degli
addetti alle pulizie. Nella
lettera indirizzata al
ministro Carrozza c'è un
lungo elenco dei problemi,
tra cui anche una
riduzione dello stipendio
(in media di 2.000 euro
lorde all'anno).
Una delegazione di presidi
è stata ricevuta all'Ufficio
scolastico regionale, tra le
richieste presentate c'è
soprattutto più assistenza
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Pag. 6
la Repubblica
Data
Pagina
Ed. Firenze
Foglio
15-02-2014
9
1
Indennità da restituire, ipresidi fanno sciopero
Cifrefino a2mila euro lordi. Ma c'è anche l'emergenzapulizie: scuole semprepiù sporche
MARIO NERI
SI SONO prima dati appuntamento sotto i! provveditorato toscano. Poi tuttiin presidio davanti alla Regione, in piazza Duomo.
Per la scuola toscana è un inedito
assoluto. Ieri materne, elementari, medie e superiori hanno fatto a meno delle loro figure guida:
i presidi hanno scioperato. Una
protesta organizzata per dire no
alla decurtazione dello stipendio
prevista dal Miur nelle stesse forme che poco tempo fascatenaro-
no le polemiche per i soldi tolti e
poi ridati agli insegnanti italiani.
«Dovremo restituire un'indennità aggiuntiva che abbiamo
percepito fra i! 20 12 e i! 2013, in
tutto 2.000 euro lordi - diceAngela Pecetta, dirigente al liceo
scientifico Rodolico - Soldi che ci
spettano da contratto nazionale,
solo che improvvisamente i! Mef
dice di essersi sbagliato, li rivuole. È bene essere chiari, non chiediamo alcun aumento, non vogliamo privilegi, ma che ci venga
assegnato ciò che ci spetta di dirittO». Allo sciopero hanno partecipato oltre 100 presidi di tutta la
Toscana di Cgi!, Cisl, Ui! emmll
Non ha aderito l'Associazione
nazionale presidi. Ma non è solo
questo i! motivo che li ha spinti in
piazza. Sul piatto della contesta zioneipresidihannomessomolti dei problemi irrisolti della
scuola. «Il primo e più urgente ri guarda le pulizie. Abbiamo aule,
laboratOli, corridoi sempre più
sporchÌ», denuncia Laura Chiri ci, preside a Calenzano. Dall'inizio dell' anno i! servizio è affidato
alla Dussmann. La multinazionaie ha vinto la gara delle pulizia
negli istituti scolastici del Paese
con un ribasso d'asta del 50%.
«Per gennaio e febbraio - spiega
Giacomo Forti, preside della Verdi di Firenze - i! Miur ha inviato
un'integrazione all'azienda per
coprire gli stessilivelli di servizio,
ma le ditte per farlo hanno semplicemente chiesto ai propri addetti di lavorare con gli stessi
tempi e ad organici ridotti, come
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Quotidiano
se fossero già in atto le condizioni dell' appalto. È chiaro che così
le scuole siano sporche». «Già
adesso - continua Chirici - i!
"cencio" nelle scuole viene passato solo tre volte alla settimana e
non più tutti i giorni come prima,
dal primo di marzo la situazione
diventerà esplosiva. L'appalto
diventerà davvero operativo perché i! Miur smetterà di inviare i
soldÌ». «Ci sentiamo soli - dice
Fiorenza Giovannini, dirigente a
Scarperia - abbiamo responsabilità enormi, dobbiamo far funzionare scuole da 1.500 o 1.600
alunni, ma sempre con risorse e
fondi più esigui. Lancio un appello: la Regione riorganizzi i! sistema dei finanziamenti, non li distribuisca in mille rivoli. Se raccolti in un piano coerente potrebberodarelapossibilitàdiuna
svolta».
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GiÙ LE MANI
068391
dalle
indennità: un
centinaio di
presidi hanno
scioperato,
non vogliono
restituire le
somme
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Data
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Foglio
15-02-2014
36
1
NEI GIORNI SCORSI PRESA DI POSIZIONE DEI SINDACA TI DELLA SCUOLA A DIFESA DEI PRECARI
Percorsi Abilitanti Speciali in Valle d'Aosta, iscrizioni da lunedì 3 marzo
AOSTA (fci) «I:Assessorato dell'Istruzione
informa che, per quanto attiene i PAS
(percorsi abilitanti speciali) destinati agli
insegnanti delle scuole secondarie, la prima lezione del modulo pedagogico per gli
immatricolati ai moduli disciplinari in
Piemonte, si terrà martedì 4 marzo, alle
14.30, nella sede dell'Università della Valle
d'Aosta (strada Cappuccini ad Aosta). Gli
ammessi invece alle classi di concorso
attivate per l'anno accademico 2013/2014
dall'Ateneo valdostano potranno immatricolarsi da lunedì 3 a lunedì 10 marzo,
sempre presso l'Università». E' arrivata nel
pomeriggio di giovedì scorso, 13 febbraio,
i' informativa dell' Assessorato che fa tirare
un sospiro di sollievo ai precari della
scuola. Solo qualche giorno prima per
loro si erano mobilitati i sindacati, che
chiedevano alla Regione «di garantire gli
impegni presi nel corso di questi anni con
i precari valdostani, perseguendo tutte le
azioni esperibili ai fini di siglare l'intesa
con la Regione Piemonte e permettere ai
valdostani di frequentare i corsi abilitanti
classi di concorso gli aspiranti all'abilitazione sono stati ammessi negli elenchi
della Regione Piemonte, per cui è urgente,
vista l'imminente partenza dei corsi, addivenire alla sottoscrizione dell'intesa»
scrivevano i sindacati.
Per quanto concerne i candidati ammessi presso la Regione Valle d'Aosta alle
classi di abilitazione attivate nell'anno
accademico 2013/2014 presso l'Università della Valle d'Aosta (classi 43/A, 50/A,
45/AF, 46/AP, 45/Al, 46/Al, 47/A e 59/A),
i' Ateneo fa sapere quindi che «sarà possibile effettuare l'iscrizione ai corsi dal 3 al
10 marzo presso l'Ufficio Segreterie Studenti della Direzione generale, in località
Grand Chemin a Saint-Christophe. Sarà a
breve pubblicato sul sito di Ateneo un
apposito avviso contenente le indicazioni
utili alla presentazione della domanda di
iscrizione e l'importo delle tasse e dei
contributi universitari. Riguardo quest'ultimo aspetto, l'importo complessivo sarà
rateizzato e, all'atto dell'iscrizione, sarà
richiesto il pagamento della prima rata».
068391
speciali che non possono essere attivati
dall'Università della Valle d'Aosta». Una
presa di posizione di Flc Cgil, Cisl Scuola,
Savt école, ~ impegnati nei giorni
scorsi in un ciclo di assemblee sul territorio per raccogliere le istanze dei precari interessati all'acquisizione dell'abilitazione all'insegnamento. La protesta
era arrivaa dopo «aver preso atto della
comunicazione della Sovraintendente agli
Studi relativa a pressioni dei comitati precari piemontesi che si opporrebbero alla
sottoscrizione dell'Intesa tra la Regione
Valle d'Aosta e la Regione Piemonte, con il
pretesto che i precari valdostani sottrarrebbero dei posti ai piemontesi». L'UniVdA, infatti, avrebbe potuto attivare i Percorsi abilitanti speciali solo per alcune
classi di concorso: 43A (italiano, storia,
geografia), 50A (materie letterarie nella
scuola secondaria di II grado), 45A (lingua francese), 46A (lingua e civiltà francese), 45A (lingua inglese), 46A (lingua e
civiltà inglese), 47A lmatematica) e 59A
(matematica e scienze). «Per altre ventitre
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Settimanale
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SNALS
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Quotidiano
Data
L I BE RT l{ di PIACENZA
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15-02-2014
14
1
068391
_
Un altro incandescente
fronte di contrapposizione riguarda gli Ata, ed in partico- Ata,iI dramma delle
lare il recupero delle somme
erogate da settembre 2013 re- posizioni cancellate e
lative alle retribuzioni per la dei soldi da restituire
prima e seconda posizione economica. In assenza di modifiche, esiste il fondato rischio
che il personale tecnico-amministrativo e i bidelli debbano
restituire somme variabili da 600 euro a 1.800 euro circa, anche se sugli importi non esistono dati precisi.
La compagine sindacale marcia divisa. «La Cisl - spiega
Lucia Galeazzi (Cisl Scuola Piacenza e Parma) - con Uil,
~ e Gilda aveva avviato un tentativo di conciliazione,
il 18 febbraio avremo un incontro con i ministeri del
Miur, Mef e Fp».
«Il governo - protesta Manuela Calza (Flc-Cgil) - non ha
dato alcuna certezza circa la non interruzione delle posizioni economiche del personale Ata e il non recupero delle
somme già erogate. Secondo le ultime disposizioni ministerali i lavoratori debbono certamente restituire quanto percepito per il lavoro già svolto da settembre 2013 mentre per
ora resta sospesa la restituzione delle somme percepite da
settembre 2011 ad agosto 2013. Riteniamo inaccettabile e
illegittimo, che a prestazione effettivamente svolte non corrisponda un adeguato riconoscimento economico. Come si
può pensare che le persone possano lavorare gratuitamente o debbano restituire i soldi per il lavoro svolto? ».
Ritaglio
SNALS
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L I BE RT l{ di PIACENZA
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15-02-2014
14
1
Scuola, dirigenti in sciopero
Uno su 3incrocia le braccia
«Retribuzioni decurtate e maggiori carichi di lavoro»:
anche i presidi piacentini (9 su 31) sul piede di guerra
Dirigenti scolastici in sciopero, anche se non compattamente: nella provincia di Piacenza 9 su 31, ieri, hanno incrociato le braccia, uno su tre. La
mobilitazione per il giorno di
San Valentino era stata proclamata da Flc-Cgil, Cisl, Uil,
rsmH.IJI Al centro delle proteste
le asserite decurtazioni in busta paga incrociate con la diminuzione dei presidi in campo
ed il conseguente aumento dei
carichi di lavoro. Azione senza
molti precedenti, lo sciopero
dei presidi, a tradire un ampio
malessere che sta interessando
il mondo della scuola.
«Uno sciopero dei dirigenti
scolastici - afferma Lucia Galeazzi (Cisl Scuola) - è sicuramente un'azione forte. Del resto - prosegue Galeazzi - le decisioni del Mef si sono tradotte
in una decurtazione pesante
sulle retribuzioni, tenendo
conto che i dirigenti scolastici,
di tutti i dirigenti pubblici, sono quelli meno retribuiti».
In Italia i dirigenti scolastici
sono diminuiti del 24,8 per
cento fra il 2008 e i120 Il (relazione Corte dei Conti giugno
2013) e oggi sono i131 per cento in meno rispetto al 2008 (elaborazione dati Miur); i dirigenti scolastici in servizio sono circa 7.500 e dirigono 8.640 istituzioni autonome con circa
44mila sedi; la retribuzione individuale media dei dirigenti
scolastici è in costante diminuzione dal 2010 (relazione Corte
dei Conti giugno 2013).
«Oggi - afferma Manuela Calza (Flc-Cgil) - i dirigenti scioperano, ed è la seconda azione di
protesta dopo il sit -in davanti
al Miur dello scorso 28 gennaio,
non solo per rivendicare legittimamente il loro diritto alla retribuzione prevista dal contratto di lavoro ma anche per chiedere un cambiamento delle
scelte in atto che continuano a
colpire insieme ai lavoratori
anche la qualità dell'istruzione
pubblica del nostro Paese. La
loro protesta si inserisce in un
contesto più ampio di mobilitazione dell'intero mondo della scuola. La negazione per i dirigenti scolastici del diritto all'applicazione dei contratti sottoscritti con la conseguente riduzione della loro retribuzione,
come anche la cancellazione
del diritto contrattuale agli
"scatti" di anzianità di docenti
e Ata, la negazione del diritto al
pagamento delle "posizioni economiche" degliAta, l'azzeramento delle risorse per retribuire le funzioni necessarie al
funzionamento delle scuole,
sono provvedimenti che hanno
la stessa origine e il medesimo
effetto: nascono dalla volontà
di deprezzare il lavoro pubblico
e produrre il peggioramento
delle prestazioni dei servizi
pubblici e dei diritti fondamentali dei cittadini».
«Siamo al limite», il giudizio
sintetico e tranchant di uno dei
presidi ieri sulle barricate, Mariuccia Zavattoni, dirigente
scolastico del Terzo Circolo di
Piacenza (e membro della
struttura nazionale di comparto della Flc- Cgil). «I motivi di
questa protesta - spiega Zavattoni - sono molteplici, e non
solo economici». Ci sono anche
questi, tuttavia: «I nostri stipendi non sono allineati a
quelli degli altri dirigenti pubblici, anzi, risultano di molto
inferiori. In più la decisione del
Mefha condotto ad una consistente riduzione della retribuzione». Nell'elenco delle proteste, una normativa talvolta
«contradditoria», con conseguente «gravosa gestione del
personale», e l'incancellabile
taglio di risorse. Sia al Fondo
d'istituto (le cui coordinate attuali risulterebbero ancora sconosciute «con impossibilità di
programmare interventi di arricchimento» dell' offerta). Sia
ai fondi del Miur per il funzionamento delle scuole. «Per 930
alunni - accusa Zavattoni - per
i120 14 avremo dallo Stato poco
più di 6mila euro».
Simona Segalini
[email protected]
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Bi
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Pag. 11
17/02/2014
Bidelli,segretari: taglio stipendio e restituzione 600 euro per personale
scolastico amministrativo
Chiesta al personale Ata della scuola la restituzione degli importi per le mansioni aggiuntive:
sindacati pronti ad agitazioni. Cosa farà il Miur? La situazione
Il ministero dell'Economia ha chiesto al personale Ata della scuola, che comprende assistenti,
tecnici, amministrativi e ausiliari, che da settembre 2011 svolgono mansioni aggiuntive, come
assistenza ai ragazzi disabili, sostituire il direttore dei servizi amministrativi e dare supporto alla
didattica, la restituzione dei 600 euro riconosciuti dall'ultimo contratto. Si tratta di mansioni che
possono essere svolte solo da personale selezionato e formato e che sono già state retribuite.
Ma quei soldi guadagnati ora dovranno essere restituiti. I sindacati avevano denunciato la situazione
subito dopo le vacanze natalizie, quando era esploso il caso degli scatti di anzianità dei docenti e
personali con la minaccia poi rientrate, di dover restituire i soldi. Ma gli scatti di anzianità sono stati
salvati grazie all'intervento del Consiglio dei ministri. In quella stessa era stato annunciato che si
sarebbe trovata una soluzione anche per le posizioni stipendiali del personale non docente, ma lo
scorso 5 febbraio una comunicazione del ministero dell'Istruzione a quello dell'Economia ha dato il
via libera al ‘blocco dell'erogazione del beneficio economico e al recupero delle somme erogate’ da
settembre 2011 fino al 2012, dando anche il via libera al recupero delle somme corrisposte da
settembre 2013.
Ivana Barbacci, segretario regionale della Cisl scuola, ritiene che si tratti di “Una situazione
assurda, che non sta nè in cielo, né in terra. Al ministero ci sarà un incontro di conciliazione. Se non
dovesse portare al ritiro della richiesta di restituzione di quelle somme, la risposta del sindacato sarà
molto decisa”.
Per questo la Cisl scuola, assieme alla Uil scuola, allo Snals Confsal e alla Gilda ha inviato una
diffida al Miur e al Mef con “la quale si intima alle due amministrazioni di non procedere al
recupero delle retribuzioni connesse alle posizioni economiche”. I sindacati, intanto, hanno
proclamato lo stato di agitazione per il personale Ata che si asterrà da tutte le prestazioni
aggiuntive.
14 febbraio 2014
Al via i PAS in Piemonte: la scuola pubblica rischia di piombare nel
caos
Molti docenti, per frequentare i corsi abilitanti, dovranno lasciare le cattedre. E gli studenti si
troveranno con docenti nuovi o addirittura...senza docenti
Lunedì prossimo partiranno, o così dovrebbe essere, i famigerati PAS, cioè i "Percorsi Abilitanti
Speciali", rivolti ai docenti, non di ruolo, in possesso di almeno tre anni scolastici di servizio
nell'arco temporale che va dall'anno scolastico 1999/2000 all'anno scolastico 2012/2013.
Fin qui tutto bene, nel senso che finalmente si dà l'opportunità agli insegnanti che hanno acquisito
"meriti sul campo" di accedere ad un'abilitazione, attraverso la frequenza di corsi attivitati dai vari
Atenei della regione. Va sottolineato che questi corsi sono a pagamento (e non costano poco) e non
garantiscono il posto fisso, ma solo un "precariato meno precario".
In questa, che è una questione puramente tecnica e che quindi riguarda una categoria lavorativa,
quella degli insegnanti, appunto, nessuno pensa al caos che ne conseguirà.
Prendiamo due materie particolarmente importanti, se non altro per il numero di ore di
insegnamento.
LETTERE: i corsi per gli insegnanti cuneesi si svolgeranno a TORINO dal lunedì al venerdì con
inizio alle 14.
MATEMATICA: i corsi per gli insegnanti cuneesi si svolgeranno ad ALESSANDRIA, stessi giorni
e orari.
Cosa vuol dire? Un insegnante che ha lezione fino alle 13, o addirittura di pomeriggio, come farà ad
essere al corso? Pensate poi a chi deve andare ad Alessandria.
Ne abbiamo parlato con Francesca Mignolli, docente di lettere alla scuola media di Vernante. Lei è
una di quelle "fortunate" che da lunedì inizierà a frequentare il PAS a Torino. Ebbene, lei chiederà
una riduzione di orario rinunciando alle ore di tarda mattinata. Ma ci sarà anche chi sarà costretto a
licenziarsi. Lasciando la classe.
"A pagare maggiormente saranno gli studenti, che si ritroveranno con un nuovo insegnante a
febbraio, quindi a secondo quadrimestre ormai avviato. La questione riguarda le scuole di ogni
ordine e grado, quindi anche gli studenti che a giugno dovranno affrontare gli esami di terza media
o la maturità. Ma la cosa davvero assurda è ancora un'altra. Non ci sono insegnanti per le
sostituzioni. Tra PAS e TFA non ci sono più docenti in circolazione perché sono tutti impegnati nei
percorsi abilitanti" - ci spiega. Sottolineando come in molte scuole si stiano facendo i salti mortali
per spostare ore e docenti in modo da garantire il più possibile la continuità didattica. Ma è davvero
un'impresa, soprattutto nelle scuole grandi.
Tra l'altro, quanto dureranno i PAS? Uno o due anni? Non c'è alcuna chiarezza. Ed è quanto
evidenzia anche Graziella Dogliani, segretario provinciale dello Snals. A tre giorni dall'inizio di
questi corsi restano senza risposta molte domande, tra le quali quella relativa alle 150 ore, cioè
quelle del diritto allo studio. Tutti i docenti che frequenteranno il PAS ne hanno diritto? E' quello
che le sigle sindacali si augurano. Ma per ora nessuna certezza.
Insomma, la scuola pubblica da lunedì potrebbe piombare nel marasma. Ci rimetteranno insegnanti
e studenti. I primi, si spera, in vista di un miglioramento della loro condizione lavorativa. Per i
secondi, lasciamo a commento le parole di Italo Calvino, alle quali non si può aggiungere davvero
nulla: "Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano,
o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla
diffusione del sapere hanno solo da perdere".
barbara simonelli
14/02/2014
Pensioni: pratiche al patronato E l'Inps? Ora smista il traffico
Il sindaco: «Agli sportelli previdenza c'è sempre coda: quindi funzionano» Però spesso uno solo
dei tre è aperto per le esigenze dirette del pubblico
Qual è l'ufficio più adatto per avviare la pratica della pensione, verificare la propria posizione
contributiva, presentare richiesta di disoccupazione? «Lo sportello Inps, in teoria», rispondono
molti pensionati e disoccupati di Orzinuovi e dintorni. Ma quando, nella pratica, si recano all'ufficio
orceano della Previdenza Sociale, all'uscita non nascondono il loro disappunto perché spesso, anche
se non sempre, vengono invitati a rivolgersi al Patronato, per avere spiegazioni circa i propri
«dossier».
«SE NON MI DÀ RISPOSTE circa la mia pensione, che cosa fa l'Inps a Orzinuovi? A cosa serve
questo ufficio?» chiedono i cittadini delusi ai delegati sindacali che smistano le pratiche ai
Patronati. La risposta dei delegati di Cisl, Cgil, Acli è abbastanza scoraggiante: «L'Inps non fa più
niente, nel senso che gli operatori non fanno pratiche, perché i dati relativi agli utenti ormai
viaggiano on line».
Però per Vito Caldarese, responsabile della sezione Snals, e per Ermanno Entratici, responsabile
Patronato alla Camera del Lavoro orceana, è giusto che sia così. «La lamentela c'è, ma non è
giustificata - puntualizza Entratici -. Ormai il cittadino può svolgere da sé le varie operazioni per via
telematica, oppure può passare al Patronato che lo aiuta gratuitamente, secondo l'accordo nazionale
tra questa realtà e l'Inps - aggiunge Entratici -. Non tutti usano il computer, perciò le impiegate
inviano coloro che ne sono privi a recarsi al Patronato. Noi scannerizziamo i documenti e li
spediamo con la posta certificata. All'Inps compete solo la parte finale».
Spiegazione che convince solo a metà gli utenti, che insistono: «Se i nostri dati vengono trasmessi
per via telematica, a che serve nella pratica l'Inps di Orzinuovi?». Ma le istituzioni suggeriscono di
allargare la riflessione a un ambito più ampio. «Se si pone questa perplessità su Orzinuovi, allora
credo la si debba porre per altre realtà a livello provinciale e regionale - commenta l'assessore ai
Servizi sociali Michele Scalvenzi -. Diciamo che il Punto Inps è un supporto che colma le lacune di
molti cosiddetti "analfabeti informatici". Forse in futuro si dovrà trasformare in qualcos'altro, questa
opzione ovviamente non la escluderei».
La nascita del Punto Inps è piuttosto recente: l'ufficio è stato aperto due anni fa nei locali di palazzo
Codagli, a conclusione di un percorso avviato dal Comune sin dalla metà degli anni '90: è un ufficio
particolare che, nell'ambito di una sperimentazione provinciale, accoglie sotto lo stesso tetto anche
il Centro per l'impiego. «Non è affatto assurdo che, nel rapporto di partnership sempre più stretto tra
Inps ed Enti di Patronato, per specifiche situazioni, si sia indicato nel Patronato un interlocutore
qualificato per l'utenza» ammette il direttore provinciale Antonio Maria Di Marco Pizzongolo. «Il
Punto Inps di Orzinuovi non è un internet point, ma è un ufficio pubblico fortemente voluto dal
territorio e apprezzato dagli utenti che fruiscono dei servizi resi - spiega Di Marco Pizzongolo -.
Tale ufficio è aggiuntivo rispetto alle Agenzie di Manerbio e Chiari e, come tale, non fornisce tutti i
servizi che sono resi da un ufficio maggiormente strutturato e dotato di personale come l'Agenzia».
IL PUNTO INPS fornisce dunque informazioni su problematiche specifiche, rilascia l'estratto conto
assicurativo, i duplicati dei modelli Cud e ObisM, accredita il servizio militare, inserisce variazioni
anagrafiche e di indirizzo. «Al Punto Inps c'è sempre coda, ciò significa che funziona», osserva il
sindaco Andrea Ratti, senza tener conto che, dei tre sportelli, spesso uno solo è aperto al pubblico.
Riccardo Caffi
12/02/2014
Scuola. "Percorsi Abilitanti Speciali al via ma manca ancora l'intesa
con la Regione Piemonte"
Aosta - I sindacati ricordano che "costituisce diritto dei precari della Valle d'Aosta partecipare nella
regione limitrofa ai P.A.S. non attivati nella nostra regione". Le classi di concorso che rimangono
"scoperte" in Valle sono 23.
"Chiediamo alla Regione di garantire gli impegni presi nel corso di questi anni con i precari
valdostani, perseguendo tutte le azioni esperibili ai fini di siglare l'intesa con la Regione Piemonte e
permettere agli aspiranti valdostani di frequentare i corsi abilitanti speciali che non possono essere
attivati dall'Università della Valle d'Aosta". Insegnanti e sindacati della scuola (FLC CGIL, CISL
SCUOLA, SAVT ÉCOLE e SNALS) hanno reagito così alla comunicazione diffusa dalla
Sovraintendente agli Studi, relativa ad "eventuali pressioni dei comitati precari piemontesi che si
opporrebbero alla sottoscrizione dell'Intesa tra le due Regioni con il pretesto che i precari valdostani
sottrarrebbero loro dei posti".
Le organizzazioni scolastiche regionali, impegnate in questi giorni in un ciclo di assemblee sul
territorio per raccogliere le istanze dei precari interessati all'acquisizione dell'abilitazione
all'insegnamento, ricordano quindi che "costituisce diritto dei precari della Valle d'Aosta partecipare
nella regione limitrofa ai P.A.S. non attivati in regione".
L'UNIVDA, infatti, potrà attivare i PAS per le classi di concorso 43A (italiano, storia, geografia),
50A (materie letterarie nella scuola secondaria di II grado), 45A (lingua francese), 46A (lingua e
civiltà francese), 45A (lingua inglese), 46A (lingua e civiltà inglese), 47A (matematica) e 59A
(matematica e scienze). Per le altre 23 classi di concorso gli aspiranti all'abilitazione sono stati
ammessi negli elenchi della Regione Piemonte, per cui è urgente, vista l'imminente partenza dei
corsi, la sottoscrizione dell'Intesa.
Massimiliano Riccio
Alcuni scatti della manifestazione davanti al MIUR dei dirigenti
scolastici lo scorso 14 febbraio. (foto Paola Martano)
Quotidiano
nSole9]{l mmrn
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di Stefano Natoli
~ 3IO/~ del personale del pubblico
, llllpiego lavora a vario titolo per la
scuola. Su un totale di 3,23 milioni di
dipendenti, oltre un milione è
utilizzato come insegnante o personale
tecnico-ammjnistrativo (dati
Mef-Dipartimento della Ragioneria
g~nerale dello Stato, riferiti al 31
dIcembre 2012). Quello della scuola è
dunque, il più grande comparto di '
contrattazione che ha come datore di
lavoro lo Stato. Normale, dunque, che in
tempi di spending review quello della
scuola sia uno dei comparti più
"gettonati" per possibili tagli alla spesa,
solo che - come ricorda Andrea
Gavosto, direttore della Fondazione
Giovanni Agnelli - nella scuola non si
annidano più ~ grandi sprechi che
hanno carattarizzato il recente
passato». Soptattutto dopo le
sforbiciate operate nel triennio
2008-2011 e decisi dalle" disposizioni in
materia di organizzazione scolastica"
della legge 133/2008. Insomma, «la
scuola ha già qato». E a dimostrarlo è
anche uno studio della stessa
Fondazione Agnelli sull' «Evoluzione
recente del personale scolastico».
Dall'analisi curata da Stefano Molina
emerge chiaramente come nel periodo
2007-2012 scuola e università siano state
le realtà più "visitate" dalle politiche di
spending review decise dai governi che
SI sono succeduti negli ultimi anni: il
personale dipendente è sceso
rispettivamente del 10,9 e del9A%, quasi
del doppio rispetto alla media del
p.ubblico impi~go (-5,6%) e ancor più
nspetto a settori come Ssn (-1>3%) o
forze armate (-2>3%).
Un taglio che ha colpito in modo
pesante il personale docente. A fronte di
una stazionarietà della popolazione
scolastica iscritta alla scuola statale nel
9uinquennio 2007/08-2012/13 gli '
msegnanti sono diminuiti di nove punti
percentuali (da 843mila a 766mila
unità). Un dimagrimento, dunque,
notevole del corpo docente italiano che
rimane in ogni raso fra i più "nutriti': a
livello mondiale, almeno per quanto
riguarda il rapporto
studenti/insegnanti: l'Italia (fonte:
I
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Scuola: testate nazionali
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Education at a çlance, 2013) è sotto i
livelli Ocse (e ancora più lontana
rispetto a Paesi come Germania, Francia
o Inghilterra) sia per quanto riguarda la
scuola elementare (11,7 studenti per
doce?te contro una media dii5,4) sia
relatl:'<lIl!ente a medie (11,5 contro 13,3) e
supenon. Eccetto quella dell'infanzia
~ +l 0:0),. tagli del 10% hanno colpito
mdlstmtamente ogni ordine di scuola,
penalizzando più i contratti a tempo
?etermin?to (-25%) che quelli a tempo
mdetermmato (-6%). Si è scelto, cioè, di
far pesare i tagli sulle giovanileve. Una
decisione che rischia di avere
conseguenze negative nel lungo
periodo: secondo recenti dati Ocse, ad
avere più di 5aanni è il 47,6% dei
docenti della scuola primaria, il 61 % di
quella secondaria inferiore e il 62,5% di
quella superiore.
Questa razionalizzazione non ha
comportato una maggiore efficienza del
sistema scolastico. Secondo Gavosto,
«le "forbici" ministeriali hanno prodotto
solo risparmi di spesa per 8-9 miliardi.
Le risorse risparmiate non sono state
utilizzate per riorganizzare la scuola o
per migliorare l'edilizia scolastica o
ancora per dotarsi di nuove attrezzature
tecnologiche». I tagli, insomma, non
hanno portato a un miglioramento di
produttività e di efficienza del sistema
come dimostrano gli ultimi dati
'
Ocse-Pisa sull' apprendimento dei
ragazzi: l'Italia fatica a rimuovere le
criticità che zavorrano il sistema.
Una di queste riguarda il sistema
nazionale di valutazione, che continua a
restare solo sulla carta. Anche di questo
si occupa il nuovo Rapporto sulla
valutazione della scuola che la
Fondazione presenterà il 19 febbraio a
Roma. Un appuntamento importante
anche perché - ha ricordato il presidente
John Elkann - «l'Italia è l'unico Paese
avanzato che non dispone di un sistema
organico di valutazione delle scuole».
Un sistema che dalla prossima
primavera potrà contare su un nuovo
portale messo a punto dalla Fondazione
Agnelli, dove verranno pubblicati i
risultati della nuova edizione della
classifica delle scuole superiori italiane.
Uno stf1llllento accessibile a tutti, che
darà un contributo informativo alla
valutazione delle capacità di circa4ffiila
scuole superiori nella preparazione
degli allievi agli studi universitari.
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L'efficienza
«bocciata»
da troppi tagli
17-02-2014
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COBBIEBE DELLA SEBA
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16-02-2014
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1 /3
Per gli amici del liceo
Matteo era il Bomba
«Le sparava grosse»
di ALDO CAZZlJI.LO
A PAGINA 7
Q!Iando sul giornale del liceo
voleva mandare a casa Forlani
.~=~~=====J=iI~l~ffiIIIIHIIIBIIIIIIIl l'accento toscano, ma non ha fatto master
I
all'estero. Matteo Renzi non è frutto delle
~~~~~!II!!II!!II!!II!!II!!II!!II!!II!!II!!II!U._
élites. E un politico puro. Con i suoi limi. - - - ti, e con due punti di forza: il fiuto e
l'energia. Il fiuto gli ha suggerito che
L'ascesa del sindaco arrivato
l'unico modo per emergere a sinistra era
andare contro la vecchia guardia, cavalalle soglie di Palazzo Chigi
cando l'insofferenza della base per leader
dopo aver bruciato awersari
che non vincevano mai. Poi ha usato contro
l'intera classe politica lo stesso linnei Popolari, alla Provincia,
guaggio e gli stessi argomenti della gente
e per la corsa a Palazzo Vecchio
comune. Infine ha alzato il tiro contro
l'establishment, dalle banche ai sindacaUna carriera costruita
ti. Si è insomma costruito contro il Palazzo. Per questo l'opinione pubblica è per(sin da piccolo)
plessa, ora che lui nel Palazzo entra senza
sulla guerra all'establishment
passare dal voto popolare. Ma la sua energia può imprimere uno scossone a un Paese sprofondato in una crisi di fiducia
n più giovane presidente del Consiglio
è nato 1'11 gennaio 1975 a Rignano sull'Arno, 9 mila abitanti, 23 chilometri da
piazza della Signoria Il padre Tiziano piccolo imprenditore che diventerà condi ALDO CAZZULLO
sigliere comunale per la-Dc - e la madre
l liceo lo chiamavano il Bom- Laura Bovoli vivono in un palazzone di
ba, perché le sparava grosse. via Vittorio Veneto, con la primogenita
Così almeno raccontò un suo Benedetta di tre anni (nel 1983 arriverà
ex compagno in una perfida Samuele e nel 1984 Matilde, l'unica impetelefonata a un'emittente fio- gnata nei comitati elettorali del fratello).
rentina, Lady Radio. Avevano sorriso an- Dopo un mese di prima elementare, la
che i professori, leggendo il suo articolo maestra, signora Persello, lo promuove: il
su <<lI divino», mensile del liceo ginnasio bambino è sveglio, può passare in seconDante di Firenze: «ForIani ha commesso da. Serve messa a don Giovanni Sassolini,
molti errori, anche nella formazione delle parroco di Santa Maria Immacolata Gioliste, e dovrà passare la mano, com'è giu- ca stopper nella Rignanese, ma riesce mesto che sia per un segretario che perde il glio come arbitro e come radiocronista.
5%. La Dc deve veramente cambiare, in (Ancora l'anno scorso, in una partita di
modo netto e deciso, mandando a casa i beneficenza, ha preteso di tirare un rigoForIani, i Gava, i Prandini e chi si oppone re: parato, per giunta dal sottosegretario
al rinnovamento ...». Era il 1992. Matteo Toccafondi, alfaniano). Si fa eleggere rappresentante di classe. Entra negli scout.
Repzi aveva 17 anni.
E laureato in giurisprudenza (con 109; Guida un gruppo in una gita in Garfagnamancò il 110 perché discutendo la tesi li- na: si perdono in un bosco, passano la
tigò con il relatore), ma non ha un curri- notte all'addiaccio. I compagni lo chiaculum di eccellenza Parlotta l'inglese con mano «Mat-teoria», perché parla parla
i
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Scuola: testate nazionali
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ma poi a lavorare sono sempre gli altri. n
capo scout Roberto Cociancich scrive:
«Matte o ha doti di leader. Lo vedremo
crescere». Oggi Cociancich è senatore pd,
inserito nel listino in quota Renzi.
Nel 1994, mentre l'Italia antiberlusconiana inorridisce nel vedere il padrone
delle tv private entrare a Palazzo Chigi,
Renzi va nelle tv private di Berlusconi: in
cinque puntate della «Ruota della fortuna» con Mike Bongiorno vince 48 milioni. L'anno dopo, a vent'anni, fonda a Rignano un circolo in sostegno di Prodi. Nel
1999 si laurea con una tesi su «La Pira sindaco di Firenze» e sposa Agnese Landini,
conosciuta agli esercizi spirituali nell'Agesci. Organizza la rete di strilloni per
conto dell'azienda del padre, per distribuire La Nazione in strada. Con i soldi
che ha guadagnato parte assieme agli
amici scout per il Cammino di Santiago:
una settimana di pellegrinaggio a piedi.
Al ritorno i capi gli propongono di candidarsi alla guida del partito popolare di Firenze' che ha appena toccato il minimo
storico: 2 per cento. Renzi accetta e vince
il congresso. Segretario nazionale è Franco Marini.
Palazzo Vecchio è in mano ai postcomunisti. Ai cattolici, cioè a lui, tocca la
Provincia La trasforma «da cimitero degli elefanti a fucina della propria carriera», come scrive il suo biografo David Allegranti. Si inventa la kermesse culturale
<<lI Genio fiorentino», la società di comunicazione Florence Multimedia, e Florence Tv, un canale che ne illustra le gesta Il
primo a invitarlo in una tv vera è Corrado
Forrnigli su Sky. Gli spettatori scoprono
un ragazzo che non parla come un politico ma come uno di loro. Fa gaffe e le racconta, confonde Churchill con De Gaulle
e ne ride. Nel 2006 passa in città BerIusconi. Ai suoi uomini confida: «Quel Matteo è bravo, ma sbaglia a vestirsi di marrone: fa tanto sinistra perdente». Scrive
non
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Le battute, il 1001(, gli scout: la formazione del leader
COBBIEBE DELLA SEBA
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16-02-2014
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donne, tra cui Rosa Maria Di Giorgi, che slogan: «Adesso!». La nomenklatura del
gli chiede: <<Ma in giunta si vota?». Lui ri- Pd lo avversa come un usurpatore. Bersasponde: «Certo. Però il mio voto vale un- ni è costretto al ballottaggio, ma prevale,
dici». Oggi non ne è rimasto neanche anche a causa del regolanìento che reuno. Il sindaco li ha sempre scavalcati, stringe la partecipazione. Renzi respinge
parlando direttamente con i funzionari. l'idea di una lista con il suo nome, quotata
nei sondaggi al 15%. L'appoggio alla cam~ando intuisce che qualcuno passa informazioni riservate ai giornalisti, per pagna del partito è blando; ma neppure
scovarlo racconta con tono da cospiratore I lui immagina la débàcle. Quando Bersani
a tre assessori tre piani diversi per il traf- ! tenta di aprire ai Cinque Stelle, Renzi lo
fico: individua così il colpevole. Il presi- . gela: «Si è fatto umiliare». Bersani rinundente di Confindustria Firenze, Giovanni cia a formare il governo.
Gentile, critica la sua proposta di introSi vota per il Quirinale. Marini gli teledurre la tassa di soggiorno, lui replica: fona per chiedere appoggio. Renzi sbotta
«Gentile conta come il presidente di un con i presenti: <<Ma vi rendete conto? Mi
club del burraco». In una vecchia stazione ha chiamato per dirmi di aiutarlo a divenferroviaria, la Leopolda, riunisce i giovani tare,presidente della Repubblica, perché
del partito, affida il format a Giorgio Gori lui è cattolico. Che vuoI dire? Anche io soe la regia a Fausto Brizzi. Dice che la classe no cattolico, ma per me è un valore predirigente del Paese va <<oottamata», come zioso e privato». I renziani votano Chiamle automobili. La settimana dopo, va a parino, poi Prodi, infme Napolitano. Lui
pranzo da Berlusconi ad Arcore. <<Per Fi- I si illude per un giorno che il presidente
renze questo e altro» si giustifica In real- rieletto poss€l affidargli l'incarico, che
tà, Renzi non è antiberlusconiano; sem- tocca a Letta E allora che decide di candimai postberlusconiano. Frase-chiave: <do darsi alla segreteria del Pd. Per la nolo voglio manaare in pensione, non in ga- menklatura l'usurpatore è diventato un
male necessario. L'obiettivo minimo è
lera».
Nell'estate 2012 sfida Bersani per la evitare che Letta e Alfano si accordino per
candidatura .a Palazzo Chigi. Ma il vero una legge elettorale proporzionale che
obiettivo polemico è D'Alema. D'Alema renda eterne le larghe intese. L'obiettivo
consiglia a Bersani di evitare lo scontro, il massimo è Palazzo Chigi. Frase-chiave:
segretario fa cambiare lo statuto per indi- «La vecchia sinistra ha sempre voluto
re le primarie: <<Renzi 'non vince». Il giro cambiare gli italiani. lo voglio cambiare
l1talia».
d'Italia di Renzi in camper è trionfale. Lo ) RIPRODUZIONE
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Claudio Bozza del Corriere Fiorentino che
qualcuno lo riferisce all'interessato. Il
marrone è abolito. Da allora, Renzi evita
anche di vestirsi come un politico. Preferisce i jeans Roy Rogers Anni 80 e il giubbotto di pelle da Fonzie «<IDa la pelletteria
è un settore trainante dell'export italia'no!»), oppure le camicie bianche senza
cravatta con le giacche blu elettrico di
Scervino. Taglia il ciuffo. Dimagrisce
mangiando banane e iniziahdo a correre.
Martella i colleghi. Corteggia la categoria
che lo attrae di più: gli imprenditori. Una
città abituata a perpetrare le sue gerarchie
si riconosce nel giovanotto venuto dal
contado.
Nel 2009 Renzi si candida alle primarie
per Palazzo Vecchio. Il partito ha prescelto
Lapo Pistelli, di cui è stato assistente parlamentare. Lo batte con il 40,5% contro il
26,9. Dirà un anno e mezzo dopo: «Non
ho vinto io perché ero un ganzo, è che gli
altri erano fave». Supera al ballottaggio il
portiere Giovanni Galli ed è sindaco. Come primo provvedimento, elimina le auto blu: tutti a piedi. Lui gira in bicicletta
(prova anche l'auto elettrica: tampona la
macchina davanti. Poi impara). Comunica che la tranvia in centro, di cui si discute
da anni, non si farà, anzi: piazza Duomo
diventerà pedonale. Addio comunicati
stampa: le notizie le dà direttamente lui,
su Facebook e poi su Twitter. Nomina
dieci assessori, cinque uomini e cinque
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Quotidiano
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Le IIlfGl'll'lB'llani rIsenrate
Quando pensa che in Comune
qualcuno dia informazioni ai
giornalisti dà piani diversi ai suoi
assessori per scoprire il colpevole
La passione
Anni 80: Matteo Renzi
(il quarto da destra,
lWaulo eletbka
Ha fatto della bicicletta il suo
simbolo. Ha anche provato l'auto
elettrica, tamponando la macchina
davanti per poi imparare
in piedi) nella squadra
della Rignanese.
Il segretario del Partito
democratico ha sempre avuto una forte
passione per il calcio,
da tifoso e da
giocatore nella
squadra del consiglio
comunale
La vittoria
Firenze, 8 dicembre
2013: una pioggia
di spumante per
festeggiare la vittoria
di Matteo Renzi alle
primarie del Partito
democratico:
il sindaco ha
conquistato il 67,5
per cento dei voti
068391
(Foto Gianluca Panellal
Massimo Sestini)
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Foglio
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COBBIEBE DELLA SEBA
la polemica La materia eliminata dai corsi di laurea in Pedagogia e Scienze dell'Educazione. L'insegnamento nei licei ridotto di un anno
La battaglia dei filosofi: «Un errore cancellare lo studio del pensiero»
La filosofia è in pericolo.
Scuola e università sembrano
avviate verso un processo di
espulsione della materia: la
sperimentazione di un ciclo abbreviato di quattro anni potrebbe portare alla perdita di un anno di insegnamento (due invece di tre) nei licei, mentre in alcuni corsi di laurea, come
Pedagogia e Scienze dell'Educazione, la filosofia è uscita dalle
tabelle disciplinari. Decisioni
che possono rientrare in quell'attacco all'umanesimo che alcuni intellettuali di varia estrazione denunciano, come hanno
fatto Alberto Asor Rosa; Ernesto
Galli Della Loggia e Roberto
Esposito qualche mese fa con
un appello congiunto pubblicato dalla rivista <dI Mulino».
La filosofia dunque sembra
essere la prima vittimaJ ma i filosofi non ci stanno. «E l'errore
più grave che si possa fare commenta Giovanni Reale, filosofo cattolico -. Qualche
volta ho sentito pronunciare da
alcuni giovani le stesse cose che
evidentemente pensa chi pro-
pone questi progetti: la filosofia
si occupa di problemi astratti
che non hanno a che fare con la
vita, che appesantiscono la
mente. Prevale l'idea che il sapere derivi dalla scienza e che la
tecnologia risolva tutti i problemi. Eppure Popper e gli epistemologi hanno spiegato che la
scienza per definizione non
può avere idee universali e necessarie, ma coerenti con un
paradigma dominante in quel
preciso momento. La bellezza
della filosofia è di poter contenere anche sistemi opposti,
perché le nostre idee non sono
definitive». Reale guarda anche
all'estero: <dn Francia e Spagna;
dove l'hanno quasi eliminata
dai licei, se ne sono pentiti. In
Germania non c'è la possibilità
di un livello intermedio di conoscenza Un filosofo come Gadamer è capito molto meglio in
Italia che in Germania. Una volta mi disse che quando veniva
qui si sentiva come in un santuario: tutti quei ragazzi che andavano a sentirlo avevano strumenti di comprensione che in
nessun altro Paese avevano».
Anche Giulio Giorello pensa
«tutto il male possibile» dell'idea di ridimensionare l'insegnamento della filosofia. «Ma
non per difendere la categoria
- spiega -. Non penso ai filosofi come professionisti della
parola o del pensiero, ma la filosofia è il respiro della mente,
Hannah Arendt la definiva "la
vita della mente". Si può fame a
meno, ma allora si deve respirare solo con il corpo. Come diceva VIadimir lankélévitch si
può vivere senza filosofia, ma
molto male. La riflessione su se
stessi e la meditazione sul nostro posto nel modo, quella che
si chiama la "libertà filosofica"
fa paura agli esponenti della
cappa burocratica che mira a
normalizzare il pensiero e vuole
farci diventare tutti dei mestieranti mediocri».
Gianni Vattimo, che ha insegnato filosofia teoretica a Torino per 25 anni, si sofferma sull'idea di togliere l'insegnamento della materia nei corsi di laurea di Pedagogia, e Scienza
dell'Educazione: «E un passo
verso la disumanizzazione. In
generale i Paesi in cui non si insegna la filosofia sono i peggiori. 'Ibglierla dai corsi di laurea in
cui si dovrebbe "insegnare come si insegna" è un pessimo segnale. Se penso che si studia la
decimologia; la scienza di come
si danno i voti, allora preferisco
che si studi Gentile». Secondo il
teorico del pensiero debole una
formazione puramente funzionale alla produzione è da buttare: «Ci ritroveremo una generazione di piccoli produttori legati a saperi specifici che poi velocemente tramontano. C'è
invece una formazione che è
tanto più significativa quanto
più slegata all'uso delle macchine». Ma a che cosa serve la
filosofia? Vattimo scherza; ma
non troppo: «Serve a non farsi
dirigere nella visione del mon;do soltanto dalle canzonette. E
una messa in ordine delle idee
sulla vita e su noi stessi. Husserl
diceva che studiare la filosofia è
come fare di professione l'essere umano». Alzi la mano chi
non ne ha bisogno.
Cristina Taglietti
Il)
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La prevalenza
Giovanni Reale:
«Prevale l'idea che
il sapere derivi solo da
scienza e tecnologia»
In_la
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Karl Popper
(1902-1994)
nel 1962 alla
London School of
Economics dove
ha insegnato
logica e metodo
scientifico
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Ila Repubblica
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1 /2
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I
Scuole calcio in cattedra
"Chi ha brutti voti in pagella
non scende in campo"
,;!~
Ele mamme ringraziano: "Lo sport deve educare"
MAmOPINel
ROMA-Incampbsolochivabene a scuola. Nei college statunitensi è così da sempre. In Italia,
dove il calcio è una religione che
porta milioni di fedeli a riempire
i campetti di ogni categoria, sembrava quasi impossibile. Sembrava. E invece a Fiumicino lasocietà della squadra locale ha
chiesto ai genitori dei ragazzi
iscrittiallascuolacalciodiconsegnare le pagelle scolastiche dei figli: solo chi avrà buoni voti verrà
convocato per le partite della domenica. E succede anche a Terracina, a Frosinone, a Perugia. Una
tendenza sempre più in aumento.
Alle porte di Roma, l'ultimo
esempio.~artedìscorsolefami­
glie hanno consegnato i resoconti del primo semestre al responsabile della formazione sportiva
dei giovanissimi calciatori del
Fiumicino. Se pensate che, in ossequio al cliché del genitore che si
infuria se il proprio ragazzo viene
escluso dall'allenatore, qualcuno abbia protestato, siete fuori
strada: a diffonderelanotizia del-
L'ultilm.asocietà
èlaAsdl1aD.1idDo:
c:oII.'VOCh.eI."à solo
sonale, andamento scuola calcio
e presenze».
Il ~irabello Calcio concede
particolari "borse di studio" per
partecipare ad alcuni tornei: paga vitto e alloggio a chi ha una
buona pagella. ~entre alla Torrese Calcio, in Abruzzo, si sono
inventati una premiazione speciale in municipio ai baby calciatori più bravi a scuola. E il Palermo ha addirittura indetto un
concorso per riservare uno stage
conIa propria squadra al ragazzo
più bravo tra quelli segnalati in
provincia: bravo in campo e, voti
alla mano, anche a scuola, altrimenti non se ne fa nulla. Lo slogan è lo stesso del Fiumicino: «Il
talento non conta, senza il profitto». Vale a dire, l'idea base che da
anni anima il sistema scolastico
americano, che consente di svolgere attività sportiva agonistica
solo a chi ha la sufficienza in tutte le materie.
_
«È proprio al modello deicollege Usa che ci siamo ispirath>,
spiega~assimiliano Di Giulio, di
mattina professore, al pomeriggio responsabile della scuola calcio sui campi del Fiumicino.
Centottanta bambini tra i 6 e i l3
anni, nessuno gioca senza pagella "in ordine". «Ce lo hanno comunicato a settembre-racconta Simona, una mamma, mentre
accompagna al campo suo figlio
Nicolas, di 8 anni - il rischio con
iragazzièchetrascurinolostudio
per il gioco. Così invece si riesce a
incentivarli». L'idea è nata appunto con questo proposito.
<<Anche perché tenerli lontano dal pallone è dawero
dura», ammette Di Giulio. Che ricorda come è
nata !'iniziativa: «Ci siamo accorti che alcuni genitori
tàlvolta non mandavano i
bambini a giocare quando
prendevano un'insufficienza a
scuola. Allora ne abbiamo parlato insieme, e ci è sembrato un
metodo intelligente per spronarli a studiare». E se poi emerge un campioncino, serve comunque il merito scolastico per
giocare. In Inghilterra e in Germaniaèlaprassi.«Puoiessereanche il nuovo Balotelli - chiosa Di
Giulio - ma se sei un asino da noi
resti fuori».
e RIPRODUZIONE RISERVATA
lD~em
Sicma~
i piceoB caD'&pioni
colJ:eD.din:aeDto
n.Up0B'e
068391
chi sib:npegDa
iDeIasse
la scelta della società sono state
proprio le mamme {lei babycampioncini, con una lettera in cui
spiegano che <<le iniziative lodevoli vanno evidenziate e pubblicizzate». Le mamme ringraziano. «Perché di ~essi se ne trova
uno su un miliardo, al Fiumicino
giocherà invece chi riesce a rappresentare i valori di passione,
dedizione, lealtà, educazione».
Se in "He got Game", film capolavoro di Spike Lee, il giovane
cestista Jesus si trovava a dover
scegliere tra l'università e il basket professionistico, le scuole
calcio italiane cominciano a seguire il percorso opposto: studio
e sport vanno tenuti insieme. Da
tempo la Pro Calcio di Frosinone,
affiliataall'AsRoma,ladomenica
esclude dalla convocazione i ragazziilcui andamento scolastico
<<Don è in linea con il regolamento della societID>. Regolamento
esteso a tutti i club satelliti della
Roma, come il Terracina, che
chiede le pagelle per «portare i
più pigri a essere dinamici», o altri disposti a regalare un anno di
iscrizione ai migliori, ma «calcolando situazione familiare, per-
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la Repubblica
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PER SAPERNE DI PiÙ
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mlmrm.il!D.UlilD
in provincia di Roma, chiede
agli allievi di consegnare le pagelle
scolastiche
per stimolare i più svogliati
~omm!m.'11
La domenica non viene convocato
chi non ha un andamento scolastico
"in linea col regolamento
della scuola calcio"
068391
in Abruzzo, premia gli allievi
delle giovanili con le migliori
pagelle scolastiche
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Quotidiano
I LA STAMPA
;
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Foglio
1
FLAVIAAMABILE
ROMA
N
'egli ultimi giorni di «Scuola» e «Istruzione» si era quasi persa traccia. Nessun nome nel totoministri e men che
meno nelle discussioni tra leader politici. Eppure la «Scuola» era improvvisamente entrata nella discussioni di governo. Per giorni si è
discusso del tema degli scatti, della risorse,
del polemico balletto di cifre e rimpalli tra ministeri e finanze. Non a caso, Matteo Renzi
proprio sul rimpallo di responsabilità del governo non aveva esitato a scuoterlo con bordate pesantissime. Poi da allora, sistemato almeno dal punto di vista contabile le ragioni degli
insegnanti, tutto pareva improvvisamente
rientrare nel cono d'ombra, nella routine dei
problemi che affliggono !'insegnamento, al
formazione studenti e insegnanti. Da ieri, però, complici le ultime bozze sui nomi dei futuri
ministri, il tema della scuola torna a girare: a
chi andrà il ministero? A qualche renziano
stretto, al Pd, al Nuovo centrodestra, o ancora,
la partita se la giocheranno i minori che andranno a sostenere il nuovo governo guidato
da Matteo Renzi? Pare che al ministero in viale Trastevere potrebbe arrivare una donna. E
la scelta ricadrebbe tra due esponenti di Scelta Civica: la segretaria del partito, Stefania
Giannini o Irene Tinagli che potrebbe anche
ottenere, però, un posto di rilievo al ministero
del Tesoro. Certo è che l'Istruzione sarà come
sempre un ministero caldo. Qualcuno aggiunge, proprio da quei corridoi, che «Renzi non
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Alla Scuola potrebbe andare
un'esponente di Scelta Civica
5 miliardi per mettere in sicurezza mille edifici,
e occuparsi de il merito degli insegnanti. Non
prima di aver ascoltato i diretti interessati, attraverso una lunga serie di incontri da realizzare direttamente nelle scuole.
Dal canto suo la mini stra Maria Chiara Carrozza, che sta preparando gli scatoloni spiega
che lascerà al dicastero, e quindi al suo successore, la modifica al regolamento che gli studenti
avevano chiesto. In realtà spera anche che altri
suoi provvpdimenti non finiscano nel nulla,
«Speriamo che il prognmuna nazÌonale della ri"
cel'ca continui, è impOl'tante per l'Italia che si
vada ,wanti», ha scritto via TwlUer. Così come
che vada avanti In consultazione ordine
h~l lc1_nci~do lHl fUf·\Sf" fa,
TANTA ATTENZIONE, POCHE INDISCREZIONI
L'istruzione è uno dei temi chiave
per ilI sindaco: ma per il ministero
non sembra esserci la ma
potrà dimenticarselo visto le ai tenzioni che gli
ha dedicato nel passato». Insomma, ora fatti
non
Non a caso, infatti, pm'" che lo stesso leader del Pd preveda nelln «smp' partpl1za
pcr nuovo esecutivo una serie di provvpdirnr':nto che
nnche la SCllO ..
Stermia Giannini, segretaria di Scelta civica
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Scuola: testate nazionali
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mese scorso determinante per risolvere la questione degli scatti. Non bisogna trascurare il
ruolo giocato in questo dalla moglie, Agnese, insegnante che da anni lavora come precaria nei
licei fiorentini.
«Quello della scuola è l'unico ambito' - ha detto la signora Renzi in un'intervista alla Nazionein cui Matteo si sente competente per parlare,
anche in termini di provvedimenti politici, con
piena conoscenza, per esperienza diretta personale e per avere ascoltato la voce di tanti colleghi precari» E ha aggiunto: «Sulla scuola posso aprirgli uno squarcio sulla realtà. Lui va
spesso nelle scuole, ma alle elementari, io gli
spiego cosa succede alle superiori».
Gli argomenti da cui Renzi intende partire
sono determinanti e onerosi. Vuole recuperare
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LA STAMPA
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17-02-2014
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Contributi scolastici, boom di denunce
Raddoppiate in un.anno le segnalazioni di abusi da parte degli istituti. "Colpa dei tagli all'otlerta formativa"
FLAVIA AMABILE
ROMA
Era tutto già scritto, ma ora
che è febbraio e tempo di
iscrizioni c'è anche la conferma. Chi pagherà il salvataggio degli scatti dei professori
non saranno il Ministero dell'Economia né quello dell'Istruzione. Saranno i genitori, tanto per cambiare. Rispetto allo scorso anno sono
quasi raddoppiate le denunce
di abusi nelle richieste di contributi scolastici da parte delle scuole.
Perché, alla fine della
complessa trattativa non
priva di ripercussioni politiche per il governo Letta che
allora era in carica, a restare
con il cerino acceso in mano·
sono genitori e studenti. Si
taglierà il Mof, il capitolo relativo al Miglioramento dell'Offerta Formativa, quello
che permette alle scuole di
organizzare le attività extrascolastiche e di avere un po'
di respiro nei conti.
Quel respiro da qualche anno è sempre più corto, e quest'anno ancora dìpiù. Per trovare risorse le scuole possono
iuseg'nanti
È il numero di studenti
che frequentano
le scuole pubbliche
italiane
È la media del contributo
volontario chiesto alle
famiglie nelle
scuole superiori
euro
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068391
È la tassa erariale e di
frequenza che ogni
studente deve pagare
all'iscrizione
Ritaglio
Scuola: testate nazionali
E per quel che riguarda i corsi
di recupero, da Bologna a Ceccano, sono in tanti gli istituti
che chiamano gli studenti più
bravi a tenerli. «Ci stanno
strozzando», sostiene un dirigente scolastico che preferisce
restare, però, anonimo.
Quanto costano alle famiglie
i contributi scolastici volontari? «Non esistono stime precise
- spiega Daniele Grassucci , responsabile comunicazione di
Skuola.net - ma é possibile comunque effettuarle. Dalle oltre
700 segnalazioni di irregolarità
arrivate negli ultimi tre anni, si
può evincere che .alle superiori
nella maggior parte dei casi non
si richiede meno di 60 euro, con
punte di 200 ai professionali o
ai tecnici. Questa cifra moltiplicata per 2.580.007 alunni iscritti, secondo i dati ministeriaF del
2013/2014, fa la cifra non trascurabile di 155 milioni di euro.
Ripercorrendo lo stesso ragionamento per le scuole medie,
dove é difficile pagare meno di
25 euro, é possibile ipotizzare
un incasso da parte dei 1.671.375
studenti delle medie pari a 42
milioni di euro. Certo non tutti
pagano, ma quei pochi che non
lo fanno sono sottoposti a minacce di vario tipo».
euro
milioni
luiliardi
È il costo per le casse dello
Stato per gli stipendi
degli ottantamila
professori
ministero - quest'anno il Fondo
di Funzionamento è rimasto
stabile e si è cercato di lasciare
invariati anche i fondi per i corsi di recupero (che però negli
anni scorsi erano già stati fortemente ridotti).
Ma tante scuole hanno fatto
finta di nulla. Sono quasi raddoppiate le segnai azioni di abusi arrivate al sito Skuola.net rispetto allo scorso anno. Al professionale Marco Gavio Apicio
di Anzio, senza alcun pudore,
scrivono nel Patto di Corresponsabilità consegnato ai genitori che chi non pagherà la
quota di 150 euro l'anno per il
biennio e di 200 euro sarà
iscritto con riserva. All'Ipsia di
Battipaglia, denuncia un genitore, chiedono 100 euro per
ogni anno, compresi i pr-imi due
che fanno parte dell'istruzione
obbligatoria. All'alberghiero
«Scappi» di Castel San Pietro
Terme arrivano fino a 210 euro.
Al tecnico industriale di Catanzaro chiedono 120 euro, chi non
paga non viene iscritto, denuncia una madre. Allo scientifico
Tassoni di Modena considerano come spese obbligatorie
quelle per fotocopie che invece
riguardano l'attività didattica.
Per supplire alla carenza
di fondi in alcuni casi
i corsi di recupero sono
tenuti dagli alunni
" ricavato deve essere
destinato ai laboratori
non al funzionamento
amministrativo
- - _ . _ - - - - _..-
I professori sono 80 mila,
52 mila sono quelli
coinvolti nella questione
degli scatti
soltanto rivolgersi a chi le frequenta. Al Ministero dell'Istruzione sono in aumento
le segnalazioni di casi di istituti che pretendono contributi che dovrebbero essere volontari come obbligatori per
frequentare i corsi di quella
che una volta era la scuola dell'obbligo plurì-garantita dalla
Costituzione.
È un lento scìvolamento all'indietro dei diritti in corso
da alcuni anni. Il Ministero ha
chiarito da tempo la propria
contrarietà rispetto a queste
richieste con la circolare
Stellacci: chi si iscrive ha il
dovere di pagare solo una tassa erariale ed una tassa di frequenza, pari a circa 20 euro.
Tutto quello che eccede questa cifra può essere chiesto ma
è del tutto volontario, i genitori
possono rifiutarsi di pagarlo, in
particolare nella scuola dell'obbligo. I contributi non potranno essere utilizzati per il funzionamento amministrativo
delle scuole, è possibile chiedere solo un contributo per i.laboratori ma deve essere del tutto
congruo. Del tutto ingiustificate le richieste di aumenti anche
perché - spiegano ancora dal
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Foglio
17-02-2014
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1 /2
«A scuola distraeva i prof
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rimbambendoli di politica»
di Letizia Manni, la compagna
~«Tifosissimoma a calcio era un disastro
al liceo Dante: quella gita di terza a Budapest così si è messo a fare l'arbitro nei tornei»
--------,--~~~--
l'INTERVISTA
-------------------
dal nostro inviato
FIRENZE I compagni di scuola lo
ricordano identico a come è
adesso. Un tipo smart, anche se
allora non si parlava così, al liceo
classico Dante di Firenze. In
piazza della Vittoria. Il leader in
erba era già un leader fatto, e
dunque: la stagione dell'erba per
Matteo non è mai esista, secondo
chi condivideva studi, passioni,
giochi, pomeriggi, gite scolastiche, partite di pallone e tutto o,
resto della vita da ragazzi. «Matteo è uno che ha voglia di fare.
L'ha sempre avuta», racconta Letizia Manni, che ora è una giovane mamma graziosa e allora frequentava la stessa classe di Matteo. E nella foto di gru ppo della II
A del liceo Dante, scattata il 2 ottobre del 1991, in cui si vede anche il professore di matematica,
Letizia è la ragazza bruna sulla
sinistra che indossa la t-shirt con
su scritto il nome di Marco Masini (il cantante). Matteo, identico
a come è adesso, è quello in prima fila al centro, seduto, con addosso la tuta grigio-celestina.
Letizia, Renzi com'era: un lavativo furbo a scuola, e se la cavava trasformando le interrogazioni in show o comizi?
«Ma proprio no. Andava molto
bene a scuola, ma non era il se cchione che studia dalla mattina
alla sera. Alla maturità ha preso
il massimo dei voti, sessanta sessantesimi. Forse un risultato così non se lo aspettava neanche
lui. Ma poteva assolutamente
starei e infatti così è stato».
Se la cavava con la parlantina, ..
«Sempre stato un grande oratore, effettivamente. Raccontava
storie e aneddoti molto bene,
con ironia toscana. Nelle interroRitaglio
Scuola: testate nazionali
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ad
gazioni faceva collegamenti e intrecciava vicende anche lontane
e discipline diverse, la storia con
la filosofia con la letteratura e
via così. In questa maniera riusciva a parlare delle cose che voleva lui evitando di andare sui temi che conosceva meno».
Era un leader politico anche al
Dante?
«E' stato rappresentante di clasSe e ha anche fatto il rappresentante di istituto. Lo conoscevano
tutti. In classe nostra era l'unico
interessato di politica. Ricordo
discussioni e confronti molto
belli che aveva con il professor di
filosofia - il Canee mi - che era di
destra. Il profLo stimava molto e
con Matteo parlavano di tutto.
Cancemi si sentiva stimolato da
questo ragazzo. Matteo gli diceva: prof, ha visto che cosa c'è
scritto sul giornale? E partiva il
dibattito. Per noi quelle discussioni erano una mano santa. CosÌ non si faceva lezione».
E lei, Letizia, ora che cosa fa?
«Ho cominciato a studiare storia. Ora lavoro nel sistema farmaceutico».
Matteo l'ha più visto da allora?
«Svariate volte. Sia da presidente
della Provincia sia da sindaco.
Nelle cene di classe. Lo scorso
anno ci siano visti nel tour delle
primarie ed é sempre il solito
Matteo. Come quando aveva 15
anni. Non si dà le arie. Non ti fa
pesare la sua posizione. Mai mai.
E' l'opposto di chi si SE;nte chissà
chi. Le solite battute, gli scherzi».
La moglie Agnese lei la conosce?
«Solo di vista. Lui si fidanzo giovanissimo, alla fine del liceo. Lei
è di Pontassieve e quindi non era
del nostro giro di amici qui a Firenze. Aveva altre comitive. Ed è
pure un po' più piccola di noi».
Insomma, è un Superman a cui
è sempre riuscito tutto, ecco?
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«No, non sapeva giocare a pallone. Quello proprio no. Ma ha trovato un'alternativa. Si è messo a
fare l'arbitro. Ha frequentato un
corso e poi ha arbitrato le partite
dei tornei locali».
Ricorda una gita scolastica particolare?
«L'ultima, a Budapest, in terza liceo. Ci portarono Cancemi e un
altro prof. Quando tornammo
erano uscite le materie d'esame e
c'era pure matematica. Molti di
noi si spaventarono, Matteo no».
A scuola faceva propaganda
per la Dc?
«Era democristiano, ma non da-o
va i volantini dello Scudo crociato. Parlava dei problemi scolastici, delle questioni dei giovani. Il
suo impegno era cosÌ. Sempre
all'insegna, però, del divertimento. Non era mai palloso. Parlava
sempre di calcio e della Fiorentina. Tifosissimo».
Salverà l'Italia?
«Me lo auguro per tutti. E' una
brava persona. E al nostro Paese
servono persone determinate e
che pensano al bene comune.
Matteo è una di queste persone».
Cattolico magari anche troppo?
«Andava in chiesa, ma mai ha
ostentato la sua fede. La vive nella normalità più assoluta. Da persona intelligente, certe cose se le
tiene per sé. E' una persona normale e anche molto speciale. La
sua forza sta in questo mix. Nessuno di noi, credo, se lo sarebbe
aspettato a Palazzo Chigi. Ma se
qualcuno allora ci avesse chiesto
chi di noi avrebbe potuto fare politica ad alto livello, avremmo
tutti risposto: lui».
Ma non è troppo aggressivo?
«Può sembrarlo, ma non lo è. A
meno che non sia cambiato negli
ultimissimi tempi, ma non credo
proprio. Incolpano sempre i toscani di essere bulli e spocchiosi.
Ma non lo siamo. Matteo è
non
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~ Il ricordo
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2
PROPRIO
UN SECCHIONE
Il SUO TRUCCO?
PORTARE Il DISCORSO
SU QUELLO CHE
VOLEVA LUI
17-02-2014
6
Foglio
2/2
rante. E stato tremendo!
«Se arroganza è la voglia di fare
«É vero. Ma avrà avuto i suoi mo- bene, evviva l'arroganza».
tivi».
Mario Ajello
©RIPRODUZIONERISERVATA
Dica almeno che è arrogante.
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com'é. Non ha né malizia né arrivismo».
Con Letta però é stato poco fratello,pqco solidale, poco coope-
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!BRARE
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(VO MA
NON
, CON lETIA
E TO T~EMENDO
PER AVRA AVUTO
I SUOI MOTIVI
\1atteo Renzi (al centro in prima fila) nella foto di classe al liceo Dante di Firenze
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Letizia Manni
Renzi scout (foto esclusiva Chi)
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Quotidiano
Dall'Ve alle famiglie
ecco i piani di Renzi
altri dossier scottanti come la
correzione di tiro nei rapporti
con Bruxelles, il nuovo tipo di
contratto e l'immediata
approvazione del decreto
svuota carceri (pena l'arrivo di
una maximulta per l'Italia) che
potrebbe costituire il battesimo
del fuoco per il nuovo governo.
Sara Menafra
e Diodato Pirone
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Scuola
Esteri
Libri elettronici
. '" computer
e plU
Un nuovo rapporto
con Bruxelles
Sul fronte della scuola Matteo Renzi, marito di una
professoressa precaria, ha lanciato fortissimi segnali
di interesse per gli insegnanti e ha parlato senza
entrare nei dettagli di possibili ritocchi all' attuale
sistema delle scuole materne. Fatto sta che il ministro
che erediterà i dossier di Maria Chiara Carrozza (in
caso di mancata riconferma) troverà parecchi nodi
da sciogliere e tutti arroventati. La questione
principale della scuola è chiara: come spendere le
poche risorse disponibili. Nel
programma del nuovo governo ci
saranno risposte chiare sulle
ATTES~
assunzioni. L'attuale governo
aveva stabilito di far entrare in
ruolo circa 100 mila insegnanti nel
quadriennio 2013-2016 adottando,
un sistema che, semplificando,
assegnava i posti per metà ai
vincitori di concorso e per l'altra
metà ai precari. C'è poi da capire il
destino di 25 mila Lavoratori
Socialmente Utili (Lsu) i cui stipendi sono coperti
finanziariamente fino a marzo. Un altro dossier
strategico è quello del Piano per la Ricerca che vale 6
miliardi in 7 anni. E' certo, infine, che nel programma
di Renzi ci sarà spazio per la cosiddetta
digitaliizzazione ovvero la diffusione del wireless
negli istituti e il dialogo via computer con le famiglie.
Ultimo capitolo: i libri scolastici. Dovrebbe allargarsi
la possibilità per i professori di sostituirli con
dispense o con testi elettronici scaricabili da internet.
L'idea di rottura che sta accompagnando la nascita
del governo di Matteo Renzi toccherà solo
parzialmente gli Esteri. Su questo fornte l'unico
punto di discontinuità con i governi Letta e Monti
probabilmente riguarderà il dossier Europa. Non
perché Renzi non sia un europeista convinto ma
perché il futuro premier, anche approfittando del
buon andamento dei mercati internazionali che
vedono affluire verso l'Europa ingenti masse di
capitali, intende costruire con
Bruxelles e la Bce un rapporto più
costruttivo che spinga verso
l'abbandono della politica
dell'austerità. Nessuna
rivoluzione (a luglio l'Italia avrà la
presidenza dell'Ue) ma un patto
basato su tagli alla spesa pubblica
in cambio del permesso di
spendere di più per gli
investimenti. Per il resto Renzi
darà segnali forti sul dossier dei
marò in India anche potendo contare sui colloqui in
corso sulla liberalizzazione degli scambi economici
fra Bruxelles e New Delhi. Anche sulla Siria !'Italia si
appresta a giocare un ruolo più attivo. Attese novità
infine sul profilo economico dell'attività del
ministero degli Esteri che, con il progetto
Destinazione Italia già avviato e la probabile nascita
di un ministero per la promozione del Made in Italy,
sarà chiamato ad una collaborazione sempre più
stretta con le imprese italiane.
NOVITA
SULLE
ASSUNZIONI
DEGLI
INSEGNANTI
IL GOVEijNO
TORNERA
APREMERE
PER LA FINE
DELLA ,
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Fra le priorità del futuro
governo Renzi c'è sicuramente
la scuola. Da sempre il sindaco
di Firenze, sull' onda di quanto
negli anni Novanta sosteneva il
premier laburista TonyBlair e
dei programmi di Barack
Obama, è paladino di un nuovo
profilo per gli insegnanti.
Passare dalle parole ai fatti non
sarà semplice. Così come non
sarà una passeggiata affrontare
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Lavoro
Giustizia
Niente articolo 18
per i neoassunti
Svuota carceri
e processi snelli
Il programma di interventi sul mercato del Lavoro
cui sta lavorando Matteo Renzi ruota intorno
all'introduzione di un nuovo tipo di contratto
cosiddetto a "garanzie crescenti". L'idea non è
inedita. Si tratterebbe di un contratto di
assunzione triennale per il quale non varrebbe
l'articolo 18. Il neoassunto sarebbe licenziabile in
un qualunque momento ma godrebbe, se
licenziato, di una indennità crescente nel tempo.
In sostanza dopo tre anni
l'azienda dovrebbe pensarci
bene prima di non trasformare il
contratto in un'assunzione a
tempo indeterminato. Il nuovo
tipo di contratto ricalca
suggerimenti messi in campo
negli scorsi mesi dal professor
Tito Boeri ma anche da
Marianna Madia (attuale
responsabile welfare del Pd) e da
Cesare Damiano attuale
presidente Pd della commissione Lavoro della
Camera. Non si tratterebbe di un contratto unico
ma il nuovo canale di assunzione si
affiancherebbe alle attuali forme flessibili di
assunzione che da 12/13 verrebbero ridotte a 7/8.
Un capitolo del programma di Renzi sarà dedicato
alla'sburocratizzazione dell'apprendistato e
anche alle cause di lavoro che dopo la riforma
Fornero sono tornate ad intasare i Tribunali.
CONl'RATIO
TRIENNAlE
INDENNITÀ
CRESCENTI
PER I
LICENZIATI
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La prima priorità in tema giustizia, su cui Renzi
dirà parole chiare al momento dell'insediamento
è l'approvazione definitiva del decreto svuota
'
carceri. Solo con quello, infatti,l'Italia può
sperare di non incorrere nel pagamento delle
sanzioni per i trattamenti degradanti nei
confronti dei carcerati che hanno fatto scattare
una pesante condanna da parte della Corte di
Strasburgo. Il 27 maggio 2m3, i giudici europei
hanno dato al nostro paese un
anno di tempo per adeguarsi
alle prescrizioni e garantire ad
ogni detenuto almeno 4 metri
quadrati di spazio ciascuno. I
tempi sono ridotti visto che il
Senato deve dire il sì definitivo
entro venerdì 21 febbraio.
Aggirare quella boa non sarà
facile: due settimane fa alla
Camera la Lega e il Movimento 5
stelle erano quasi riusciti a
bloccare il testo. Sulla carta, gli interventi
possibili sulla giustizia sarebbero anche altri.
Come sempre, ulteriori snellimenti ai processi
civili e a quelli del lavoro. Nel programma del Pdma difficilmente in quello del governo - c'è anche
la revisione della prescrizione per il processo
penale. Ma è un impegno quasi impossibile
perché riaprirebbe una fase di scontri frontali in
parlamento.
PERCORSO
AOSTACOLI
PER lA
REVISIONE
DElLA
PRESCRIZIONE
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Saottini (Cei)
«Non è catechismo ma cultura vera»
ROMA «Forse, i motivi di questo calo quasi fisiologico vanno ricercati principalmente in una certa involuzione sociale e culturale del
nostro paese». Spiega così don
Daniele Saottini, responsabile
della Cei (Conferenza episcopale
italiana) del Servizio nazionale
per l'insegnamento della religione cattolica, il calo degli studenti
che si avvalgono di questa disciplina. Un calo comunque minimo, come tiene a sottolineare
don Daniele.
E' vero che nelle classi superiori l'ora di religione viene seguita da un buon numero di ragazzi?
«Alle superiori la frequenza al!'insegnamento della religione è
considerata dalla maggior parte
delle famiglie e anche degli stessi
ragazzi che frequentano, come
un'occasione preziosa per acquisire risorse e competenze utili e
necessarie per affrontare meglio
le grandi scelte della vita».
L'insegnamento della religione
a scuola viene spesso ancora visto come una sorta di catechismo. E' così?
«Ormai penso che qùeste affermazioni appartengano a una visione ideologica ampiamente superata dalla realtà: da quasi
trent'anni in Italia la religione a
scuola non può essere confusa
con una sorta di catechismo. La
stessa nuova intesa sull'insegnamento della religione cattolica
nella scuola pubblica firmata nel
2012 ribadisce con chiarezza che
"è impartito, nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni"» ..
Sta pensando agli studenti italiani, vero?
«La frequenza degli studenti italiani è più alta di quella di coloro
che frequentano le attività pastorali delle parrocchie. Ciò dimostra che questo insegnamento
viene svolto in una maniera pienamente rispettosa delle diverse
sensibilità».
Nelle nostre aule ci sono sem-
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Quotidiano
pre più alunni stranieri che appartengono ad altre religioni.
Come è possibile far incontrare le diverse fedi?
«Quando viene data una corretta
informazione anche agli studenti
stranieri, spesso sono proprio loro, e le loro famiglie, a comprendere che frequentare l'ora di religione è un' occasione imperdibile
per conoscere meglio la nostra
cultura e la nostra società».
Come arrestare questo calo degli studenti?
«Una corretta informazione sul
significato dell'ora di religione,
la comprovata competenza di
tanti docenti e la positiva testimonianza dei compagni di classe
possono essere i migliori strumenti per assicurare a tutti gli
studenti la possibilità di usufruire di un insegnamento veramente significativo e arricchente per
il cammino di crescita dei ragazzi e degli adolescenti».
A.Cam.
@RIPRODUZIONERISERVATA
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«BiSOGNA DARE
AI RAGAZZI
CORRETTE
INFORMAZiONI
SUll'IMPORTANZA
DI QUESTE lEZIONI»
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Il retroscena
Il leader prepara
un colpo a sorpresa
sul cuneo fiscale
Il NQDO DELl'EUROPA
Marco Conti
SARA CENTRALE
ANCHE Il NUMERO
DI SOrrOSEGRETARI
a Borsa vola. Dall'estero arrivano paragoni incoraggianti
(<<Renzi, rObama italiano»),
come dalle imprese che
scommettono su interventi choc.
L
Continua a pago 3
Renzi chiede tempi più lunghi
e prepara la sorpresa sulle tasse
~ Al
lavoro su programma e squadra
~Sul varo però prende tempo: fiducia
il piano: taglio del cuneo entro le europee non prima di metà prossima settimana
segue dalla prima pagina
Interventi in grado di far ripartire
l'economia. La necessità di non
deludere le attese spinge però il
sindaco di Firenze a seguire il consiglio a «non aver fretta» che il ministro Graziano Delrio gli lascia al
termine delle due ore di colloquio
a palazzo Vecchio. E' il programma in file excel, con tanto di scadenze, il nodo principale sul quale si sta esercitando Renzi in attesa di ricevere - forse stasera - da
Giorgio Napolitano l'incarico di
formare il governo. Se così sarà,
Renzi dovrà rinunciare alle partite della Fiorentina, ma difficilmente sposterà la riunione della
giunta comunale di Firenze fissata per lunedì mattina, così come
nòn ha rinunciato ieri agli appuntamenti fiorentini da tempo in
agenda. Prima di metà della prossima settimana sarà quindi difficile che il nuovo governo possa presentarsi alle Camere per la fiducia.
"suggerimenti" da convincerlo a
staccare il telefono per un bel po'.
Sul piede di guerra il Ncd, principale alleato di governo, che reclama tre posti da ministro, ma tensioni si avvertono anche nell'Udc
e financo nel Pd nel quale la minoranza ha messo a punto un documento i cui contenuti dovrebbe
entrare a far parte del programma del nuovo governo. Il segretario del Pd non sembra preoccuparse ne molto e ieri sera ha azzerato con una risata anche i totoministri che impazzano sulla rete e
sui giornali. Per dimostrare di voler archiviare la fase di galleggiamento del governo-Letta, Renzi
ha la necessità di presentare un
programma di "rottura" che non
si fermi alla modifica del mercato
del lavoro, al taglio delle tasse e
della spesa pubblica, all'edilizia
scolastica e alle riforme elettorali
ed istituzionali. L'obiettivo principale resta quello di costringere
Bruxelles ad un cambio di passo
in grado di contenere Berlino che
ieri non a caso si è fatta tempestivamente sentire con il saluto della
Cancelliera.
SEMESTRE
TENSIONI
I problemi, ovviamente, non mancano. Per tutta la giornata di ieri
sono arrivate sul tavolo del sindaco di Firenze, una tale mole di
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ad
Il semestre di presidenza italiana
dell'Europa, che inizia a giugno, è
per Renzi un'occasione molto
ghiotta per scaricare il peso che
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gli conferisce la carica, sull'agenda dell'Unione. La scelta del ministro per le Politiche Comunitarie,
insieme a quella del responsabile
dell'Economia,
rappresentano
quindi le caselle più complicate
da riempire, anche perché con loro Renzi intende avere «la massima sintonia», archiviando di fatto
la lunga stagione nella quale via
XX Settembre si muoveva· in maniera semi-autonoma da palazzo
Chigi.
Il segretario del Pd punta ad
un'accelerata forte dell'azione del
governo anche per recuperare lo
sconcerto che nell'elettorato del
Pd, e non solo, sta provocando il
repentino cambio di inquilino di
palazzo Chigi. Il cambio di passo
dovrà essere veloce anche perché
alle elezioni Europee, primo banco di prova della gestione-Renzi,
mancano meno di due mesi. Per
quella data il segretario del Pd e
futuro premier, intende portare a
casa la legge elettorale (votata a
Montecitorio) e un primo e corposo intervento sul lavoro tagliando
in maniera consistente il cuneo fiscale. Anche ieri Renzi ha rassicurato l'azzurro Verdini che l'impegno preso con Berlusconi sulle riforme non cambia, anche se è probabile che dopo il primo passaggio la legge elettorale si fermi al
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Il RETROSCENA
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NOMINE
L'esecutivo sarà snello nel numero dei ministri 12 o 15, ma più.corposo di quello Letta per viceministri e sottosegretari anche per rispondere agli impegni che tutti i
dicasteri avranno in vista del semestre italiano di presidenza europea. Non c'è dubbio che la valanga di nomine che il governo dovrà effettuare n~lle prossime settimane (in ballo oltre cinquecento
poltrone), sarà una buona stanza
di compensazione per accontentare gli alleati che saranno gli stessi
che hanno sostenuto il governo-Letta (il Ncd di Alfano, rude di
Casini, la Scelta Civica della Giannini, i socialisti di Nencini e il Centro Democratico di Tabacci e Pisicchio), ma con èorposi innesti di
singoli parlamentari provenienti
daSeleM5S.
Marco Conti
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Senato in attesa che si compia un
primo passaggio della riforma
istituzionale. Renzi è convinto di
avere il tempo dalla sua parte e
non sembra preoccuparsi più di
tanto dei veti che arrivano e arriveranno dai leader dei partiti che
dovrebbero comporre la maggioranza e che incontrerà uno ad
uno prima di presentare la lista
dei ministri al Quirinale.
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piano pl~r i lu'inli {lO giorni
La scuola
e l'istruzione
Lal"ifonna
del Senato
Un piano in tre fasi che parte
dalla riduzione del cuneo
fiscale: taglio dei èosti del lavoro
(circa 5 miliardi) dalla parte
delle imprese (riduzione Irap), e
da quella dei lavoratori (taglio
all'Irpef). Defiscalizzazione per
favorire l'ingresso dei giovani
nelle imprese.
La scuola è considerata
strategica. Il nuovo governo
dovrebbe varare un piano di
edilizia scolastica. Non piccoli
interventi di manutenzione,
ma una vera ristrutturazione
e modernizzazione di scuole e
campus universitari. Un piano
da almeno 4 miliardi di euro.
Imprescindibili le riforme,
uno dei punti che Renzi ha
fatto suoi e cavalcato nei due
mesi trascorsi da segretario
dem: Senato e Titolo V della
Costituzione restano priorità.
Potrebbe invece subire un
rallentamento la riforma
della legge elettorale.
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Jobs act, taglio
al costo del lavoro
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ai campi di sterminio: grazie all'ignoranza dei tedeschi. Tant'è che mi sono
sentito in obbligo di scriverci un libro, Omofobia o
eterofobia? Perché opporsi
a una legge ingiusta e liberticida, edito da Fede & Cultura, che sta
andando a ruba con il passaparola».
Legge Iiberticida?
«Hanno inventato l'emergenza omofobia per avviare una persecuzione contro chinonla pensa come loro. IlPewresearch center di Washington, presieduto da Allan Murray, ex vicedirettore del
Wall Streetlournal, ha pubblicato uno
studio mondiale sull' atteggiamento verso l'omosessualità. L'Italia è fra le lO nazionipiùamichevoliconigay, peri quali
il 74 per cento della popolazione non
prova alcuna ostilità. Siamo appena un
gradino sotto la civilissima Gran Bretagna. Ma poi, scusi, servono le statistiche?Pugliae Sicilianonhannoforse eletto due governatori omosessuali?».
Allora perché è stata varatalaStrategia nazionale contro l'omofobia?
«Me lo dica lei. Il piano del governo prevede corsi di formazione obbligatoria
sui diritti Lgbt non solo per docenti e
alunni ma anche per bidelli e personale
di segreteria. E che cosa vorrà dire l'impegno a "favorire l' empowerment delle
persone Lgbtnelle scuole"? E il" diversity management per i docenti"? Lo chiedo ai cattolici che siedono nel governo,
come Gabriele Toccafondi, sottosegretario all'Istruzione, e Maurizio Lupi e
Mario Mauro, ministri ciellini».
A che serve l'Oscad?
«Già,acheserveunasortadipoliziaspeciale? A me risulta, proprio dai dati dell' Oscad, che dal 201 Oa oggi siano pervenute appena 83 segnalazioni per offese,
aggressioni, lesioni, danneggiamenti,
minacce e suicidi relativi all'orientamento sessuale. Una media di 28 casi
l'anno, 10gni2milionidiabitanti.Equesta sarebbe un' emergenzanazionale?».
Stando agli opuscoli dell'Unar, gli insegnanti delle scuole sono tenuti a
«non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa» giacché «tale punto divista può tradursi nell' assunzione che
un bambino da grande siinnamorerà di una donna e la sposerà».
«Sposareunadonna:inaudito!Avevavisto giusto GilbertChesterton: spade dovranno essere sguainate per dimostrare
che le foglie sono verdi d'estate e che 2
più2fa4. Siamo giunti a un livello tale di
relativismo da far impazzire la ragione.
Nonsiriconoscepiùlanatura. È la teoria
del gender: i ragazzi non sono maschi o
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ad
femmineperundato biologico,maaseconda di come sentono di essere».
Insegnare che «maschio e femmina
Dio li creò», come sta scritto nella
Bibbia, diventerà reato?
«La strada è quella, tracciata dall'Unar
nelleLineeguidaperun'informazionerispettosa delle persone Lgbt, dove i credenti vengono biasimati perché descrivono "le unioni tra persone dello stesso
sesso come una minaccia alla famiglia
tradizionale, come contro natura e come sterili, infeconde". Nei libretti destinati ai maestri, l'Unar denuncia che "il
grado direligiosità" è" da tenereinconsiderazione nel delineare il ritratto di un
individuoomofobo" eche"maggiorerisulta il grado di cieca credenza nei precettireligiosi,maggioresaràlaprobabilità che un individuo ab bia un' attitudine
omofo ba". Ed emette la condanna finale: "Per essere più chiari, vi è un modello
omofobo di tipo religioso, che considera l'omosessualità un peccato"».
Perché la Presidenza del Consiglio
ha affidato tutte le pubblicazioni dell'Unar all'Istituto A.T. Beck?
«È quello che stiamo cercando discoprire. C'è stata una regolare gara d'appalto? Chi vi ha partecipato? Al vincitore
quanti soldi sono andati? Quali competenzeha questo istituto?PerchéilDipartimento delle Pari opportunità ne ha
sposato in toto le tesi come se fossero le uniche
possibili? Si saranno accorti, a Palazzo Chigi, che
nelle linee-guida perilicei
viene assegnato il compitino di aritmetica antiomofo bico diRosache compra
trelattineditèconisuoipapà, copiato pari pari dalfascicolo per la scuola primaria?Nonmoltoscientifico, come lavoro».
Di Antonella Montano, direttrice dell'Istituto A. T. Beck, che cosa può dirmi?
«Poco. Se non che il suo libro Mogli,
amanti, madri lesbiche è stato presentato da Paola Concia, l'ex deputata del Pd
firmataria di un progetto dilegge contro
l' omofobia bocciato dal Parlamento».
In compenso è passato quello del
collega Scalfarotto.
«Testoinutileepericoloso. Già l' articolo
3 della Costituzione sancisce che "tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sonoegualidavantiallalegge,senzadistinzionedisesso". Nonpossono esservicittadini più uguali di altri, come certi animalidellaFattoria di George Orwell. Per
la prima volta nel nostro ordinamento
giuridico s'introduce un reato senza deuso esclusivo
del
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finirne il presupposto. Che cos' è l' omofobia? Non esiste una definizione scientifica' né leggi o sentenze che lo stabiliscano.Poichénonèunamalattiariconosciutadall'Oms, come la claustrofobia o
l'agorafobia, verrà lasciata allaliberainterpretazione dei magistrati. Tipico degli Stati totalitari. Mi ricorda il reato di
"attività antisocialista" nell'Urss: nessuno sapeva in che cosa consistesse, però
ti faceva finire nei gulag».
Non starà davvero esagerando?
<<In uno Stato liberale il cittadino sa preventivamente quali saranno le conseguenze dei suoi comportamenti. Il nostro diritto penale sanziona i fatti, non i
motivi. lo rubo? Viene punito il furto.
Cheabbiarubato perfame -ecco unmotivo -può servire almassimo per gradua relapena.lnvecelaleggeScalfarottopunisceimotivi.Ecreaunacategoriaprivilegiatadi soggetti che diventano meritevoli di tutela giuridica per il solo fatto di
avere un certo orientamento sessuale».
Ho capito: la legge non le piace.
«Passato il principio secondo cui unacategoria è stata discriminata, lo Stato dovrà dotarsi di sistemi riparativi e compensativi. Ègià successo congliafroamericani negli Usa. Arriveremo alle quote
viola, su calco di quelle rosa. Chi si dichiara gay avrà diritto a un posto dilavoro e a un alloggio. Non avendo il giudice
strumenti per accertare l'omosessualità, basterà un' autocertificazione».
La legge Scalfarotto non lo prevede.
«La legge Scalfarotto non prevede nulla,
qui sta l'inganno più subdolo. Punisce
l' orno fobia in baseaun' altralegge,laReaie-Mancino, che fu promulgata per
combattere l'ideologia nazifascista, il
razzismo, l'antisemitismo. Conigayparificatiaineri e agli ebrei, dire che un uomonon può sposareun altro uomo equivarrà a dire che va impedito il matrimonio fra l'uomo bianco e la donna nera».
Conseguenze penali'?
«Terribili.Perunadichiarazioneomofobalaleggemi punisce con l anno e6mesi di reclusione . Che diventano 4 anni se
la faccio come associazione e addirittura6sehounacaricadirettivanellamedesima. ConI' obbligo perlo Stato diprocedere d'ufficio anche nel caso in cui il gay
che ho offeso decidesse di perdonarrni o
di ritirare la querela per evitare lo strepitus fori, cioè la pubblicità negativa».
Papa, vescovi e preti sono candidati
allagalera, visto che ilcatechismo, al
paragrafo 2.357, presenta lerelazionigay«comegravidepravazioni»,dichiara che «gli atti di omosessualità
sono intrinsecamente disordinati»
e «contrari alla legge naturale» perché «precludono il dono della vitm>,
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decretando che «in nessun caso possono essere approvath>.
«Sta già accadendo a tanti cristiani in giro per l'Europa. Tony Miano, 49 anni,
statunitense, ex vicesceriffo della conteadiLosAngelescheoggifailpredicatore di strada, è stato arrestato lo scorso lO luglio a
Wimbledon, in Inghilterra, perché commentava
davanti a un centro commercialeilcapitolo 4 della
prima Lettera ai Tessaluni-
cesi di San Paolo, quella
che invita ad astenersi dall'impudicizia. Ho letto il
verbale dell'interrogatorio: allucinante, sembra
un resoconto tratto dagli
ActaMartyrum. E perfortuna che il poveretto non
aveva osato proclamare in pubblico la
prima Lettera ai Corinti, quella in cui
San Paolo dice che "né effeminati, né sodomiti erediteranno il regno di Dio" ».
Come presidente dei Giuristi per la
EMERGENZA FALSA
LEGGE LlBERTICIDA
Hanno creato l'Oscad,
una specie di polizia
segreta, per appena
83 episodi in tre anni
Punisce i motivi invece
dei fatti: mai accaduto
Così gli omosessuali
avranno le quote viola
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vita, passerà 6 anniin ceUaanche lei.
«Se essere omofobo significa considerare l'omosessualità un peccato, ritenere
che il sesso debba essere aperto alla trasmissione della vita, credere nei precetti
della Chiesa, alloramiautodenuncio: dichiaro pubblicamente e con orgoglio ai
funzionaridell'Unardiessereunomofobo. Mandino nel mio studio gli agenti
dell' Oscad ad arrestarmi. Li aspetto».
(689. Continua)
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stefano.lorenzettorailgiornale.it
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TASK FORCE Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita. «Siamo una quarantina, molto agguerriti» [Nicola MarfisilFotogramma]
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15-02-2014
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Renzi si dà 15 giorni: se sbaglio mi gioco tutto
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Burocrazia, lavoro, fisco, scuola: il futuro premier vuole un paio di provvedimenti choc nelle prime due settimane
111111 «I primi quindici giorni
avremo addosso gli occhi del
mondo intero. Se sbagliamo lì, ci
giochiamo tutto». Per questo
Matteo Renzi sta lavorando come
un matto alle scelte che, diventato premier, dovrà fare subito. E
che «dovranno dimostrare immediatamente un cambio di verso, una rivoluzione». I binari sono
due: programma e squadra. Idee
e gambe su cui farle camminare.
Per questo, anche se la liturgia
istituzionale - consultazioni, incarico, giuramento del governo deve ancora compiersi (domani
sarà a Roma, ma al Quirinale saliranno solo i capigruppo e forse
Lorenzo Guerini), è già al lavoro
su entrambi i dossier. Ieri ha passato tutta la giornata a Firenze. E,
salvo due cerimonie di mattina e
pomeriggio in occasione di San
Valentino, si è dedicato a questo.
Sul programma lo sta aiutando
Graziano Delrio, che lo ha raggiunto a Firenze. L'idea è di mettere a punto due o tre «operazioni
choc» da fare subito. Nelle prime
due settimane. I titoli sono già
pronti: burocrazia, lavoro, fisco,
scuola. Si parte dalla «rivoluzione
digitale» nella pubblica amministrazione' con la decisione di
mettere online tutte le spese dello
Stato e delle amministrazioni locali. Ogni soldo speso dal pubblico deve essere rendicontato e
messo in Rete. E poi impulso alla
fatturazione e ai pagamenti elet tronici. Sempre alla voce meno
burocrazia ci sarà un intervento
di semplificazione amministrativa sulle procedure di spesa pubblica che riguardano Stato centrale ed enti locali. Per esempio,
eliminare da subito la sospensiva
nel giudizio amministrativo, così
da ridurre i tempi delle decisioni e
renderle più certe.
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ad
Il pacchetto lavoro è a buon
punto perché è il famoso job acts,
definito in queste settimane da
MariannaMadia, Delrio e Filippo
Taddei. Ci sarà la riduzione delle
tante forme contrattuali esistenti
a favore del contratto di inserimento «a tempo indeterminato e
a tutele crescenti». Poi la riforma
degli ammortizzatori sociali, con
la previsione di un «assegno universale per chi perde il posto di lavoro» e «l'obbligo di seguire un
corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una
nuova propostadilavoro». Pensa,
poi, di istituire una «Agenzia Unica Federale» che coordini gli attuali i centri per l'impiego. Infine,
verrà scritto un piano industriale
che individua sette settori su cui
puntare per creare posti di lavoro.
Il capitolo tasse prevede unariduzione del 10% dell'Irap per le
aziende e l'individuazione di risorse per tagliare il costo del lavoro. L'altro segnale alle imprese è
la riduzione del 10% del costo
dell' energia, soprattutto per
quelle piccole. Sul fronte della
lotta alI' evasione fiscale l'idea è di
utilizzare gli incroci tra banche
dati, servendosi delle nuove tecnologie. E ci sarà l'impegno scritto per cui ogni euro recuperato da
evasione e spending review andrà nel taglio del cuneo fiscale.
Per finire, lascuola. Già ai primi
di gennaio il segretario del Pd
aveva annunciato una grande
campagna che coinvolgesse insegnanti, assessori del settore. Il
progetto non solo verrà subito
messa in pratica, ma sarà un modo per riconnettersi con il Paese
reale. Naturalmente, accanto a
questo, ci saranno provvedimenti sui costi della politica. E un'accelerazione sulla legge elettorale.
Quanto alla squadra, quasi sicuramente sarà composta per
metà di donne. Le caselle che
stanno dando più da fare sono
uso esclusivo
del
l'Economia e la Giustizia. Sulla
prima, il segretario del Pd aveva
pensato a Lucrezia Reichlin. Ma
pare che Mario Draghi, il cui parere - ha messo in chiaro Giorgio
Napolitano - è decisivo, abbia
espresso perplessità. Lo stesso
vale per Lorenzo Bini Smaghi.
Problemi ci sono anche per la
Giustizia, dove bisogna trovare
un ministro che vada bene al Quirinale, ma che non sia un dito
nell' occhio a Silvio Berlusconi, alleato nel percorso delle riforme.
Sì perché Renzi, dal momento in
cui giurerà, dovrà essere "uno e
bino": fare il premier, sostenuto
dall'attuale maggioranza, e nello
stesso mantenere il patto per le riforme con il principale partito
dell' opposizione, Forza Italia.
Ieri mattina Renzi si è sentito
con Denis Verdini e lo ha rassicurato: «Voglio tenere insieme i due
tavoli: governo e riforme». Distinti, ma entrambi essenziali. Dunque' da parte sua, non ci saranno
scherzi. Manon ci saranno, haassicurato Verdini, nemmeno da
parte di Fi. Tanto che Berlusconi
si sarebbe detto disposto perfino
a «dare qualche senatore» al
futuro premier, magari
senza formalizzarlo, se
ne avesse bisogno
per puntellare la
maggioranza a Palazzo Madama e
renderla autonoma
da Ncd e Scelta civica.
Renzi si sarebbe poi
convinto anon coinvolgere
né Sei, né eventuali pezzi di
SeI. Pernon creare problemi
ad Alfano e per non dare l'idea di
una riedizione dell'Unione prodiana. Intanto fonti di Washington, ieri, facevano sapere che la
Casa Bianca, purrammaricandosi per le dimissioni di Enrico Let ta, guarda con «curiosità e interesse a quello che sarà il nuovo
premieD>. E conferma la visita di
Barack Obama in Italia, perii 26 e
27 marzo prossimi.
destinatario,
non
068391
::: ELISA CALESSI
ROMA
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8
1
Abbandono scolastico, ecco gli antidoti
Da Padova l'esperienza di una formazione «su misura». Come faceva don Bosco
a' Edimar è un villaggio della carità alla
periferia di Padova, dove da anni ci si misura con il disagio giovanile, offrendo
percorsi di accoglienza e di rilancio scolastico e
professionale. Il fondatore Mario Dupuis, che ha
ben presenti le cifre sulla dispersione e l'evasione, punta il dito contro le rigidità di un sistema
malato di "scuolacentrismo" e propone ricette
innovative, nate dall' esperienza di questi anni.
«Le ragioni per cui un ragazzo fallisce a scuola
sono molteplici, ma una ragione c'è sempre, perché nessuno nasce senza il desiderio di conoscere la realtà. Compito di chi educa è scoprire
questa ragione, accompagnare il ragazzo dentro
la sua fatica e la sua "malavoglia" a scoprire quello che gli manca. Non è qualcosa che si fa con due
sedute e qualche dialogo introspettivo, l'educazione non è un corso accelerato di consigli per
vivere. È un cammino, a volte lungo e faticoso,
che passa per mille tentativi, punti di verità e
punti di menzogna».
Di cosa hanno bisogno questi giovani?
Di un metodo di apprendimento basato sull' accompagnamento e che non sia confinato nellavoro in aula. I ragazzi cosiddetti difficili sono lì
a sfidarci per capire quanto difficili diventiamo
noi per loro quando misuriamo il desiderio di
conoscere e imparare con l'inclinazione a studiare e stare attenti in classe. I ragazzi che si ribellano alla scuola si ribellano a uno schema che
sentono inadeguato. E noi come rispondiamo?
Con le sospensioni e le note. Può essere una misura contenitiva, ma è indice di una impotenza
educativa. Ci vuole qualcuno che scommetta sulla loro umanità così mortificata e mal ridotta.
Con professionalità, ma soprattutto con carità,
con amore alloro destino.
Può essere utile pensare a nuovi percorsi, più
adeguati a questo universo di ragazzi che si sente stretto dentro i percorsi istituzionali?
In Italia vige una mentalità" scuolacentrica", servono soluzioni nuove. Se ho il 43 e mezzo di piede e continuano a propormi il 43 o il 44, il mio
piede non camminerà mai bene. Bisogna fare
come don Bosco, che ha creato una scuola "su
misura" per quei ragazzi. Una delle prime esperienze di Ca' Edimar era
la scuola-bottega, che ha
offerto una risposta a
centinaia di giovani che
dopo le medie erano disorientati sul loro futuro
e non pensavano minimamente di consegnare
a una scuola superiore il
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loro successo formativo.
Con un' esperienza basata sulla "bottega artigiana" come luogo dell'apprendimento, questi ragazzi hanno ritrovato stimoli e capacità che credevano di non avere. Il primo esito non è che
trovavano lavoro (anche quello però è arrivato)
ma che ritrovavano se
stessi. Alcuni, forti di
questa nuova espeIl percorso educativo di Ca' Edimar
rienza, hanno ripreso
sfida
le rigidità. Dupuis: superare un
gli studi. Il segreto?Vesistema malato di "scuolacentrismo"
niva fatto un "vestito
su misura", cioè una
Attenzione alla persona esinergia
proposta formativa acon le aziende del territorio
deguata a loro e non erano loro che si dovevano adeguare, senza averne i mezzi. Con l'obbligo scolastico e formativo anche dopo la scuola media, questo non è stato più possibile.
Come superare la mentalità scuolacentrica?
Occorre innanzitutto ricentrare l'obiettivo dell'obbligo scolastico e formativo, che non è l'obbligo degli alunni di frequentare a tutti i costi una delle opportunità previste dal sistema, anche
se queste certamente funzionano per la stragrande maggioranza dei giovani. Il vero "obbligo scolastico" è che lo Stato garantisca a ogni
studente la proposta formativa di cui ha bisogno per la sua particolare situazione, per cui i
soldi che lo Stato non spende perché l'alunno
non frequenta una scuola - o la frequenta con insuccesso, non potendo fare altrimenti - dovrebbero essere impiegati come "voucher per il successo formativo" perché si possano offrire progetti formativi adeguati e personalizzati. Qui a Ca'
Edimar con alcuni ragazzi facciamo così, d'intesa con l'Ufficio obbligo formativo della Provincia di Padova. Solo che il voucher non viene dallo Stato o da enti locali, ma dalla solidarietà di
un gruppo di imprenditori che hanno fondato
l'Associazione "Amici di New Labor" collegata
con Edimar, che raccoglie fondi per garantire
questa opportunità.
Dunque è fondamentale il ruolo delle imprese
sul territorio...
Le aziende, soprattutto quelle artigiane, dovrebbero concepirsi come "aule di scuola" e,
d'intesa con formatori all' avanguardia, sostenere percorsi di apprendimento guidato di tipo
mentoring finalizzato a offrire all' allievo sapere
e competenze, condividendole sotto forma di
insegnamento e trasmissione di esperienza, e
processi di coachingin cui si propongono al giovane strumenti che gli permettono di prendere
consapevolezza delle sue potenzialità, elaborare e identificare i suoi obiettivi e rafforzare la sua
efficacia e la sua prestazione, imparando a scoprirle e ad utilizzarle.
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GIORGIO PAOLUCCI
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MDI appalto La Sodexo Italia contesta il bando da 400 milioni: base d'asta troppo bassa, servizio scadente
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Mense alle materne, è guetTa aperta al Tar
È guerra su chi darà da mangiare
agli scolaretti romani. La battaglia
giudiziaria sulla gestione dei servizi
mensa nelle scuole d'infanzia di tut ta la capitale è iniziata al Tar del Lazio. A dare inizio alla bagarre è la società Sodexo Italia, esclusa - momentaneamente - dal recente appalto bandito dal Comune di Roma dopo la sua regolare partecipazione in
quello precedente del 2007 scaduto
nel 2012 (prorogato poi per il 2013) .
Ad accaparrarsi il nuovo servizio di
ristorazione per una torta da400 milioni di euro per una durata quadriennale, ci sono sei società, anch'esse partecipanti dello scorso appalto (la Sodexo quindi è l'unica
•
6
Società
Undici i lotti
da dividersi in
parti uguali
tranne la
Cascina
esclusa) e tutte resistenti nel processo insieme al Comune di Roma: La
Cascina Global Service srl, la Società cooperativa italiana di ristorazione, il Consorzio nazionale Servizi
(Cns), laDussmannService srl,laSocietà Serenissima Spa e la so cietà Vivenda Spa. Undici lotti da dividersi
in parti uguali a parte La Cascina
che ne ottiene uno solo. «Innanzitutto - fa sapere la Sodexo - contestiamo i criteri matematico-statistici
scelti dal Coma une diRoma per l' aggiudicazione dei punti per la gara.
Daquestascelta- precisa la società è stato applicato uno sconto sulla base d'asta (percentuale che si aggira
sul 18% su alcuni lotti) che ritenia-
mo troppo alto per garantire la qualità del servizio. Inoltre - concludono
- abbiamo dei dubbi riguardanti la
componente tecnica di alcuni componenti della commissione aggiudicatrice». Il3 gennaio la societàricorrente si è rivolta al Tar. Il ricorso di
sospensiva è stato respinto il 6 febbraio e la Sodexo attende una decisione nel merito. La battaglia giudiziaria segue a breve distanza .dallo
stato di agitazione deilavoratori delle mense scolastiche di Roma avvenuto nel periodo natalizio, per alcune problematiche legate alla nuova
gara d'appalto, e risolto solo i primi
di gennaio. La guerra è appena cominciata.
GuaHiero Lugli
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stop all'esenzione del term figlio
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Asili L'associazione: «Ingiurioso cancellare il beneficio con la scusa di aprire nuovi nidi»
Stop all'esenzione del terzo figlio
Famiglie numerose contro il Comune
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TI responsabile De Santis: l'assessore Cattoi è avulsa dalla realtà
• «L'assessore Cattoi è completamente avulsa dalla realtà
nella quale vivono le famiglie
romane con tanti figli e pare
non comprendere la fatica economica del far famiglia oggi.
Inoltre paventarel' arma del ricatto sull'apertura di 4 nuovi
nidi per "ben" 149 famiglie
(non 149rnila!l a fronte della
cancellazione dell' esenzione
al terzo figlio è oltr~modo ingiuriosa e "familofobica"».
Non usa mezzi termini Angelo
De
Santis,
responsabile
dell'Associazione Famiglie
Numerose del Lazio, per repli~
care all'assessore capitolino
che ha proposto di cancellare
il beneficio per le famiglie numerose della Capitale. Proposta che sa più di spot ideologico che di reale risparmio per le
casse comunali. «Evidentemente -incalza De Santis - Cattoi governa la nostra città senza conoscerla e senza rendersi
conto delle difficoltà in cui versano quasi tutte le famiglie romane dal terzo figlio in poi, anche a causa di questa crisi che
sembra non finire più. Ma le
soglie di povertà Istat non le
consulta? Dai commenti rilasciati ai media si denota la sua
scarsa qualità politico-amministrativachenonhalmavisione d'insieme» perché «non si
rende conto che tutte quelle famiglie, che con enorme coraggio e fiducia nel futuro decidono di aprirsi a nuova vita facendolo più volte, dovrebbero essere sostenute e premiate sotto qualsiasi forma, anche quella èconomica, e non demora-
lizzate e disonorate dal conteggio dei denari posseduti.
Quante famiglie ricche con
piil prole dal terzo figlio in poi
che frequentano il nido, ci saranno a Roma? Perché non
s'informaprimadispararenumeri a caso in modo artefatto e
ideologico? È palese che i suoi
dati economicinonrispecchia··
no affatto la realtà!».
De Santis insiste sul tema
della soglia di povertà: «Perché urniliarci, arrogandosi a
proprio merito, quei casi seguiti dai servizi sociali a cui concede l'esenzione perché hanno
un miserabile reddito Isee finoa6000euro?Nondovrebbero esserci famiglie con redditi
di 6000 euro quando gli affitti
sono a 70011000 euro al mese,
le utenze aumentano del7 -9%
l'anno e la benzina costa 1,75
euro al litro! Ese èvero, come è
vero, che cisono, è compito ordinario di un'amministrazione comunale seria sopperire
ai fabbisogni primari di queste
povere famiglie. La famiglia è
un problema assistenziale o
una risorsa per questa città? Ci
risponda assessore, per favore! Ma del resto - conclude
amaramente - cosa possiamo
aspettarci da un Sindaco e dalla sua giunta che in 8 mesi non
hanno fatto altro che scelte di
natura ideologica e non hanno perso occasione per smontare quelle buone pratiche attuate dalla giunta precedente
in materia di politichefamilia'2 ».
rl.
An.Ac.
Polemica
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Le Famiglie
numerose
contestano la
proposta di
cancellare le
agevolazioni
negli asili nido
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Prova il 28 al liceo Vittoria Colonna
Tutti latinisti con il Certamen Urbis
Tacito tradotto anche con i disegni
Montaperto
AI microfono il
presidente
del Convivium
romanum
IIIIIIII Toma il Certamen Urbis, l'unico che fa
diventare latinisti anche gli studenti
insospettabili, come quelli dei licei artistici e
linguistici, non solo i ragazzi di classico e
scientifico. E questo grazie a «tre prove
differenti» spiega il 36enne prof. Enrico
Montaperto, presidente del Convivium
Romanum, l'ente promotore del Certamen
Urbis. Come'? «Facciamo un esempio - spiega
Montaperto -la versione italiana dello
storico Tacito dovrà essere tradotta in
spagnolo, inglese o francese mentre i ragazzi
dell'Artistico la commenteranno con un
disegno». Le prove del Certamen Urbis,
giunto alla terza edizione - con il sostegno,
tra le tante Istituzioni, della Provincia di
Roma e che ha la medaglia del Presidente
della Repubblica - si terrà il 28 Febbraio al
liceo Vittoria Colonna. La premiazione ilIo
Marzo in Campidoglio.
G. M. Col.
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SO/53
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un bollettino di guerra. Lo scorso 4 febbraio a Cormons, in provincia di Gorizia, la
scuola è stata evacuata perché l'intonaco
crollava dal soffitto. Stessa cosa pochi giorni prima, il 31 gennaio, a Sarezzo, Brescia.
L'8 gennaio, invece, è finita in tragedia: uno studente del liceo scientifico De Giorgi di Lecce
muore dopo essere precipitato nel vuoto in un pozo luce che si trova all'interno dell'area adibita
all'educazione fisica. E ci fermiamo ai primi mesi
di questo 2014. Viene da chiedersi: ma che scuole
frequentano i nostri figli? Il presidente del Consiglio dice che non sono «all'altezza» di un Paese come il nostro. Di certo sono vecchie: degli oltre 36
mila edifici che ospitano scuole (da quelle dell'infanzia alle superiori), solo 9 mila hanno meno di
30 anni (vedi tabella qui sotto). A Milano, per citare un esempio, lo scorso 7 gennaio è stata inaugurata una nuova scuola dopo 40 anni di "fermo".
Ma l'anno di costruzione vorrebbe dire poco, se solo si
rispettassero le normative. Cittadinanzattiva ha preso in esame
165 edifici scolastici
in 18 Regioni. Il ritratto è sconfortante. A
cominciare dal capitolo abbattimento delle
barriere architettoniche. In dieci anni il
numero dei disabili
che frequentano le noRitaglio
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stre aule è cresciuto
del 56 per cento: se
nel 2001 erano poco
più di 120 mila, ora si
sfiorano i 200 mila.
Eppure solo il 55 per
cento delle scuole ha
posti auto riservati ai
disabìlì nelle vicinanze dell'edificio, dove poi muoversi può diventare un percorso a ostacoli. Sullo stato degli edifici è ancora peggio: il 71
per cento delle scuole non ha porte antipanico, il 41 per
cento ha tapparelle e persiane danneggiate, il 28 per cento le finestre. E poi c'è
la sporcizia, i bagni
senza sapone o carta
igienica sono la norma, e ci sono le "piccole insidie", come mobili e termosifoni con
spigoli vivi... E così via,
in una sequela di pericoli che lascia esterrefatti. Soprattutto nel
vedere queste stesse scuole aprire i portoni ogni mattina.
Sarà solo un caso? Una "macchina del fango" avviata nei
confronti di alcuni istituti? Il fatto è che, per ammissione dello
stesso ministero dell'Istruzione, 1'82,3 per cento delle scuole
non ha il certificato dì prevenzione incendi «e senza questo documento, così come senza il certificato di agibilità o quello
igienico-sanitario, la scuola non potrebbe aprire», denuncia
Adriana Bizzarri, coordinatrice del rapporto dell'associazione.
«Già, ma se non aprissi rischierei una denuncia per interruziodel
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di Francesco Gironi
ne di pubblico servizio», taglia corto Gregorio Iannaccone, presidente dell'Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici).
"Più che sui problemi legati alle certificazioni, bisogna soffermarsi sulla manutenzione degli edifici che
o non è fatta o è fatta male», sottolinea lannaccone. E viene in mente quanto accaduto in gennaio alla scuola De Cosmi di Agrigento, appena ristrutturata: i genitori
hanno addirittura deciso di non mandare
più i figli a lezione per "allarmanti criticità". Ma attenzione a semplificare tutto
parlando delle difficoltà dell'Italia meridionale. E non solo perché, come abbiamo
visto all'inizio, l'allarme sta suonando da
Aosta a Siracusa, ma anche perché non
mancano al Sud esempi in controtendenza. Lo stesso rapporto
di Cittadinanzattiva cita un caso da lO e lode in provincia di
Agrigento: #Alla scuola primaria Dino Lìotta di Licata l'edificio
è stato completamente ristrutturato, ha pannelli solari e un
impianto per la depurazione dell'aria. Le finestre hanno i vetri
oscuranti e l'ascensore ha un telefono ad altezza carrozzina
collegato con un sistema di emergenza".
Non è quindi così difficile avere una scuola che risponda a tutti i requisiti. Ma quando le cose
non vanno, di chi è la colpa? Tutto sarebbe più semplice se decollasse, finalmente, la cosiddetta anagrafe dell'edilizia scolastica che permetterebbe di conoscere lo stato degli edifici e quali interventi siano più urgenti: la legge è del
1996. Nel frattempo, i dirigenti scolastici, quelli che comunemente chiamiamo presidi, non ci stanno a finire sul
banco degli imputati. E non sempre accettano il quadro disegnato da Cittadi-
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Foglio
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ci sono: «Non voglio nasconderli, in
alcuni punti abbiamo infiltrazioni
che monitoriamo: arrivo allo sfinimento, ma otteniamo dei risultati».
Colpa dei Comuni (o delle Province quando si parla di scuole superiori)? "II fatto è che le amministrazioni devono essere messe in
condizioni di effettuare la manutenzione necessaria», si giustifica Daniela Ruffino, sindaco
di Giaveno (Torino) e responsabile scuola per l'Anci, l'associazione dei Comuni italiani (dalle scuole delI'infanzia alle
medie, la responsabilità è comunale). Sotto accusa il cosiddetto "Patto di stabilità" che impone tra l'altro una riduzione costante delle spese anche se le casse del Comune sono
in attivo: «Significa che se un temporale danneggia la scuola e i fondi stanziati sono già stati spesi, non posso intervenire anche se ho le risorse economiche per farlo». E allora si
aspetta l'intervento del magistrato che obblighi il sindaco a
effettuare i lavori. Oppure si spera nel buon cuore di genitori e alunni. Che si rimboccano le maniche e, almeno, sono
pronti a dare una mano di vernice.
Francesco Gironi
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Settimanale
Fonte: Rapporto nazionale 2013,
Ministero Pubblica Istruzione.
nanzaattiva. Marta Bartolini. a capo del liceo Scientifico di Manciano (Grosseto), classificato "pessimo" per "sicurezza interna,
prevenzione e vigilanza", parla di «strumentalizzazione» e restituisce al mittente le critiche: «Possono scrivere e dire quello che vogliono. La Provincia attesta che nel nostro
istituto è tutto a norma». Silvia Steppi Zanin guida la scuola
elementare Rismondo di Gorizia, giudicata "insufficiente":
"Abbiamo
ancora
barriere architettoniche, soprattutto nei
bagni: 3 anni fa abbiamo inoltrato una
richiesta per adeguarli alle norme»,
spiega. Anche Anna
Maria Lamberti ammette che alla scuola
elementare dì via Maetti a Roma i problemi
DISTACCHI DI INTONACO
20%
PRESENZA DI CAVI VOLANTI
8%
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Fonte: XI rapporto Sicurezza, qualità, accessibilità
a scuola, 2013 - Cittadinanzatliva.
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3/5
EDIFICI VECCHI
EPERICOLO
L'82PERCE
DOVREBBE
CHIUDERE PERCHÉ
LEAU NON
SONO A NORMA.
LA COLPA
NON ÈSEMPRE
DELLA CRISI
Fonte: XI rapporto Sicurezza, qualità, accessibilità
a scuola, 2013 - Cittadinanzattiva.
Fonte: XI rapporto Sicurezza, qualità, accessibilità
a scuola, 2013 - Cittadinanzattiva.
E
osa risponde il ministro dell'istruzione Maria Chiara
( Carrozzi'! (nella foto) di fronte alla situazione degli
edifici scolastici? «Fin dai primi provvedimenti del
governo letta, alla sicurezza delle nostre scuole è stata
dedicata un'attenzione particolare. I primi 150 milioni
stanziati sono già stati distribuiti; per il prossimo triennio
sono previsti investimenti per altri 300 milioni e le
Regioni potranno attivare mutui a tassi agevolati», dice
il Gente. Ma intanto solo il 17 per cento delle scuole ha il
certificato antincendio. {(Per avere interventi più mirati,
serve riavviare l'anagrafe dell'edilizia scolastica. Il b
febbraio abbiamo chiuso un
accordo con Regioni ed Enti
locali per anagrafe e osservatorio
per l'edilizia», Basterà?
«('è un problema non solo
di risorse, ma anche di norme.
Pochi giorni fa abbiamo dato a
sindaci e presidenti di Province
poteri speciali per portare CI
termine progetti di edilizia
scolastica. Sono ottimista».
Fonte: Xll'apPol'to Sicurezza, qualità, accessibilità a
scuola, 2013 - Cittadinanz3ttiva.
068391
Fonte: XI rapporto Sicurezza, qualità, a(cessibilità
a scuola, 2013 - Ciltadinanzattiva.
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Pagina
17 -02-2014
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Foglio
1 /3
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Quotidiano
Si chiama "Sistema", sono le orchestre giovanili e infantili
e sono una delle ultime iniziative promosse dal celebre
direttore morto a gennaio. Un'esperienza maturata nel
2010 e mutuata dal Venezuela. A quattro anni un bilancio
di Pirro Donati
l Sistema delle orchestre giovanili e infantili ita~iano è
una delle ultime iniziative promosse da ClaudlO Abbado, forse l'ultimo sogno di un musicista che ha
fondato ben 7 compagini per lo più dedicate ai giovani
come la European Union Youth Orchestra, la Gustav Mahler Jugendorchester, la Chamber Orchestra
of Europe.
Il "Sistema", come lo chiamano
confidenzialmente, però è qualcosa
di più ambizioso di un'orchestra:
creato in Venezuela da José Antonio Abreu nelle intenzioni è un progetto di educazione e pratica musicale gratuita per l'infanzia e l'adolescenza, con una forte attenzione al disagio fisico, psichico e sociale. Trapiantato in Italia da Federculture e dalla Scuola di Musica
di Fiesole, con qualche difficoltà sta
prendendo piede in un paese come
il nostro, che vanta una delle più
importanti tradizioni musicali del
pianeta di cui a chiacchiere tutti si
gloriano, ma dove manca una seria
istruzione musicale di 1;.as~.
l' I
Cmquanta realta In tutto O Stiva ~
Arrivato ufficialment~, in Ital~a n~l 20~0, I?a p~rh~o con
qualche passo falso gla un palO dI anm pnma, Il SIstema
oggi conta una cinquantina di realtà associate e sono circa
8 mila i bambini o i ragazzi che hanno partecipato o
partecipano alle sue iniziative, di cui la più rilevante da un
punto di vista istituzionale è stato il concerto natalizio
tenuto dall'Orchestra Nazionale del Sistema in Senato lo
scorso dicembre. E non è certo mancata una notevole
attenzione mediatica alle Mani bianche, vale a dire a quelle
compagini di fanciulli con problemi sensoriali, per lo più
sordomuti, che assieme a Cori di voci bianche partecipano
all' esecuzione di un pezzo muovendo le manine guantate
di bianco, con un sicuro effetto coreografico e un forte
impatto emozionale sul pubblico.
Il lavoro sul disagio, in questo caso psicofisico ma altrimenti anche sociale, è senz'altro uno degli aspetti più
apprezzabili del Sistema, anzi per dirla schietta è una delle
sue ragioni fondative. Quando a metà degli anni '70 del
secolo scorso Abreu iniziò a Caracas quel percorso che ha
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poi portato al Sistema, uno dei principali obiettivi era
offrire ai giovani venezuelani, soprattutto delle classi più
povere, una alternativa alla strada, al crimine e alla droga.
Non a caso il motto del Sistema in Venezuela è Tocar y
luchar, suonare e lottare, uno slogan in cui risuonano gli
ideali di liberazione e rivincita sociale di un intero continente come il Sud America. Nel giro di una trentina
d'anni il Sistema in Venezuela ha assorbito i Conservatori
e le scuole di musica e gestisce l'educazione musicale per lo
Stato, con 125 orchestre infantili e
giovanili, 30 orchestre sinfoniche, di
cui la più celebre è la Simon Bolivar
che, diretta da Gustavo Dudamel,
con le sue tournée scatena gli entusiasmi dei pubblici di tutto il mondo per l'energia e la simpatia con cui
quei ragazzi porgono la musica.
Con i suoi 180 nuclei sparsi sul territorio venezuelano il Sistema garantisce l'educazione musicale a 350
mila giovani, talvolta ragazzi e ragazze con storie molto dure e che in
alcuni casi trovano nella musica un
orizzonte di vita diverso.
Il Sistema si regge su un forte codice
etico-filosofico, non a caso centro
del percorso educativo è soprattutto
la musica sinfonica e in parte da camera, vale a dire partiture dove è
fondamentale lo spirito di gruppo, il
lavorare assieme, la capacità di
ascoltare e di ascoltarsi. La creazione
insomma di un'armonia umana prima ancora che musicale. È sintomatico come il Sistema in Venezuela abbia
prodotto numerose orchestre, dunque molti strumentisti
alcuni dei quali oggi militano in formazioni europee, qualche direttore d'orchestra - un primus inter pares -, ma non
dei solisti di fama internazionale.
L'altro cardine del Sistema è l'organizzazione, basata su
nuclei territoriali piuttosto flessibili, collegati in senso piramidale: inizialmente inquadrati in compagini formate in
base alle fasce di età, i ragazzi se poi maturano delle particolari doti musicali sono instradati verso le orchestre
maggiori e i bravissimi arrivano appunto alla Simon Bolivar. Gli stessi allievi sono progressivamente responsabilizzati, poiché chiamati a trasmettere quanto hanno appreso ai più piccoli o a quanti siano arrivati dopo di 10ro.
uso esclusivo
del
destinatario,
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IL SOGNO
DI ABBADO
SUONATO
DAI RAGAZZI
riproducibile.
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In questo senso è possibile parlare di metodo Abreu, che
andrebbe inteso come un percorso educativo e organizzativo, altrimenti potrebbe risultare fuorviante. Infatti,
sotto il profilo della didattica musicale in senso stretto, il
Sistema non ha una precisa metodologia, paragonabile a
quella di Carl Orff o di Zoltan Kodaly tanto per citare due
metodi piuttosto celebri.
La cosa naturalmente può lasciare perplessi da un punto di
vista squisitamente didattico, ma a ben vedere era funzionale a un paese come il Venezuela, dove non esisteva
una particolare tradizione musicale colta, e dove conservatori e scuole di musica erano assai pochi. Inoltre l'assenza di un metodo didattico specifico si è dimostrata
vincente per esportare il Sistema in paesi con differenti
culture e tradizioni musicali, come è avvenuto nell'America Latina e del Nord, in Australia, in molti stati europei,
tra cui la Francia, l'Austria e appunto l'Italia.
Tuttavia si rimane un po' sorpresi dai video di cui è piena
la rete o dai film divulgativi distribuiti dalla Fundaci6n
Musical Simon Bolivar, che gestisce il Sistema in Venezuela, in cui si possono vedere alcune lezioni. L'impressione per dir cosÌ di un certo spontaneismo è talvolta forte,
in un campo come la didattica musicale dove la vecchia
Europa avrebbe ancora molto da dire e da dare.
(osa fa il Parlamento
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Più di un grande musicista. Un vero e proprio genio. Ecco Claudio Abbado. Un uomo capace di
raggiungere le vette della
musica. Eppure il sogno
del maestro (nato nel
1933 e scomparso il 20 gennaio
scorso) è sempre stato quello di
rendere accessibile e comprensibile la musica a un grande numero
di persone. Come testimoniano i
concerti organizzati negli anni in
cui era direttore musicale delle
Scala (dal 1968 al 1986). Abbado
- nominato senatore a vita da Napolitano nell'agosto scorso - è stato anche direttore artistico della
Staatsoper di Vienna e dei Berliner Philharmoniker.
È UN PROGETTO
DI EDUCAZIONE
E PRATICA MUSICALE
GRATUITA PER I PiÙ
GIOVANI, CON UNA
FORTE ATTENZIONE
AL DISAGIO FISICO,
PSICHICO E SOCIALE
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Va da sé che in Italia il Sistema usi per lo più i metodi
didattici più diffusi nei nostri Conservatori e di spontaneismo magari si potrebbe parlare in altro senso: il Sistema da noi coinvolge molte realtà, alcune anche prestigiose, ma tra loro forse troppo eterogenee. Siamo ancora
ai primi passi, ma il fatto che stia appassionando anche
pezzi della società civile e ci sia addirittura una legge in
Parlamento per riconoscere il Sistema, ricorda un vecchio
assioma della fisica classica: il vuoto assoluto non esiste, e
in assenza di una vera educazione musicale di base era
prevedibile si agglutinassero elementi, magari disparati.
Quindi non bisogna cadere vittime di facili snobismi, di
altrettanto facili entusiasmi e in prospettiva saper cogliere
quanto il Sistema può offrire al nostro paese, comprendendone anche i limiti. Missione impossibile, o quasi, per
una politica come quella italiana che si è dimostrata sorda
alla musica e forse in generale alla cultura. Da innumerevoli studi risulta infatti che il nostro è un paese a bassissima partecipazione culturale, sono scarsi gli scrittori, le
persone che danzano, che recitano, che dipingono e, dal
punto di vista musicale, siamo afflitti da un disastroso
analfabetismo: pochissimi sanno suonare o cantare, meno
ancora sanno leggere la musica.
Un piano di alfabetizzazione musicale nazionale, questo
era probabilmente il sogno di Abbado, è quanto il governo
e il Parlamento sono da decenni chiamati a corrispondere
e non lo fanno. Una simile iniziativa potrebbe trarre sicuro
vantaggio dal Sistema, coscienti che in Italia esistono già
moltissime scuole di musica private oltre a un sistema
pubblico sicuramente imperfetto, migliorabile, e su cui da
anni non si investe, anzi si tagliano risorse. Nel bene e nel
male sono loro gli eredi della nostra ricchissima tradizione
musicale, da non disperdere per inerzia o nel vento di una
moda del momento.
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I IL~'rl'1NO
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Serve una discussione seria sulla valutazione dei ragazzi
Il test Invalsi distrae dallo studio
Giorgio Israel
a questione della valutazione
del sistema scolastico, e del
L
ruolo dell' ente preposto a tale funzione, l'Invalsi, non è roba da addetti ai lavori. Ogni genitore tocca
con mano le novità introdotte
dall'uso diffuso di test che, nel caso dell' esame di terza media, infIuiscono anche sul voto. Era quindi
giusto che, nel momento in cui si
aprivano le procedure per la nomina del nuovo presidente dell'Invalsi, si chiedesse un dibattito su
ruolo e metodi della valutazione
nella scuola italiana. Purtroppo,
la cosa ha preso subito un taglio
bizzarro cosÌ riassumibile: discutiamo sÌ, ma per convincere i recalcitranti della bontà dell'indirizzo
finora seguito.
> Segue a pago 12
, .lél.'.\.~.U({.*.p'a~~ina
Il dibattito sulla valutazione dei ragazzi: il test Invalsi distrae dallo studio
E nessuno si azzardi a modificarne di un millimetro la direzione, altrimenti si renderà responsabile di
una catastrofe nazionale; il tutto
condito, con articoli e interviste,
da una pesante delegittimazione
del Comitato di selezione delle candidature' in alcuni casi fino alla denigrazione.
Come si diceva, la problematica investe la vita quotidiana di insegnanti, studenti e famiglie. Inmolte classi, in questi giorni, gli studenti sono invitati a stampare i test Invalsi di italiano e matematica per
le medie: due volumi di un centinaio di pagine che spodesteranno
parte della didattica ordinaria, impegnando nell' addestramento a
superare i quiz invece di studiare
testi di letteratura o teoremi di geometria. Lo stesso accade nelle primarie, sebbene i test Invalsi vi abbiano un ruolo di mero censimento. Il dilagare di quel che gli anglosassoni chiamano il «teaching to
the test» - l'insegnamento in funzione del superamento dei test e
non in funzione dell' acquisizione
di conoscenze - è una realtà innegabile. E poiché questa prassi è
sempre più aspramente criticata
proprio nei paesi in cui è diffusa da
tempo dovrebbe essere razionale
discuterne. I critici che non sono
di per sé nemici della valutazione
(e non sono pochi) osservano che
la pratica del «teaching to the test»
conviene ai peggiori insegnanti
che, invece di fare un lavoro di classe impegnativo (commentando e
discutendo testi di letteratura, o
spiegando concetti matematici), si
adagiano a «somministrare» quiz
e a verificare, come nei giochi televisivi, la velocità di risposta degli
studenti. Vi sarebbe poi da discuteRitaglio
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ad
re sul contenuto e la qualità dei
test e sul dilagare di una manualistica di addestramento di infimo livello. Sono tutte questioni molto
serie, su cui all' estero si dibatte, e il
vero provincialismo è far credere
che sia tutto ovvio, invece di considerare come un fatto positivo, l' esistenza nel mondo della scuola di
un' ampia diversità di visioni e del
desiderio di discutere.
In conclusione, in una fase cosÌ
delicata, l'Invalsi ha bisogno di un
presidente e di una dirigenza capaci di parlare con il mondo della
scuola, non per indottrinare ma
per discutere, capaci di affrontare
le tematiche in gioco con spirito
aperto, come conviene a un atteggiamento razionale. Il nuovo presidente, Anna Maria Ajello, sembra
essere la persona giusta, anche in
vista delle sue prime equilibrate dichiarazioni. È naturale quindi che,
in questa nuova fase, sia riemerso
da più parti l'invito a dibattere il tema della valutazione. Tutto bene,
dunque? Per niente. Perché con toni stizziti e diffidenti è stato riproposto lo stesso ammonimento di
cui all'inizio: state attenti, la linea
giusta è quella finora seguita, e che
va anzi rafforzata, e chi non è d'accordo è persona che «non vuole
mai mettere in discussione il proprio operato». È il punto di vista sostenuto da Luisa Ribolzi, commissario dell' Anvur (l'equivalente
dell'Invalsi per l'università) in un
duro commento sul Sole 24 Ore
che ammonisce che «se si operasse un ridimensionamento del programma di test in favore della cosiddetta «valutazione qualitativa», finiremmo anche con l' allontanarci dal quadro di riferimento
europeo».
Siamo alle solite. Quando non
si sa come imporre qualcosa si riuso esclusivo
del
corre all'imperativo <<l'Europa lo
vuole» che, ammesso che esista,
non dice nulla a chi ragioni con la
propria testa, visto che i precetti
dell' eurocrazia non sono il quinto
Vangelo. Pochi giorni or sono il
presidente Napolitano è andato al
Parlamento europeo a dar voce alle critiche sempre più diffuse di
chi denuncia il rischio di appiattirsi dogmaticamente su ricette che
alimentano
l'euro scetticismo.
Non solo l'economia, ma la cultura e l'istruzione sono un tema su
cui non può essere vietato discutere e riflettere criticamente.
Vi sarebbe molto da dire sulla
contrapposizione tra valutazioni
«quantitative» e «qualitative»: se
mai, i fautori delle prime non sostengono la tesi assurda che le seconde non esistano o siano il «male», ma sostengono di poterle riassorbire nelle prime ed è proprio
questo uno dei punti più controversi. Vi sarebbe molto da dire
sull' operato dell' Anvur, di cui molti pensano (esi tratta spesso di persone di prim' ordine sul piano
scientifico) che non sia un modello di pratiche virtuose, e che invece stia contribuendo a seppellire
l'università sotto un cumulo di burocrazia e a ridurla a un luogo di
compilazione di scartafacci inutili. Vi sarebbe molto da dire sulla
pretesa di qualificare chiunque
non si adegui al «verbo» come uno
che vuoI «tirare a campare» (casomai, è il «teaching to the test» che
sta mobilitando stuoli di insegnanti che tirano a campare). Ci lirnitiamo a rilevare l'emergere di un atteggiamento che sarebbe solo buffo se la faccenda non fosse seria:
chi si rifiuta categoricamente di
mettere in discussione il proprio
operato accusa chi chiede di discutere criticamente di non voler met-
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Giorgio Israel
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Quotidiano
IL~MA.TTINO
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venga il dibattito; ma non quello
che si faceva in certe assemblee,
dove tutti parlavano e poii capi davano la linea e chi non si atteneva
veniva sprangato. Certo, qui nessuno spranga, ma qualche volta le
sprangate intellettuali non sono
meno pericolose.
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tere in discussione il proprio operato ... È quindi auspicabile che
venga una fase aperta,liberadalogiche di irregimentamento. E ben
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L'incapacità di attrarre studenti
di Dorella Cianci
e è vero che la felicità di uno Stato si misura da alcuni parametri
economici, è anche vero che questa è strettamente collegata alla
capacità che lo Stato ha di universalizzarsi con il sapere.
Già Platone riteneva fondamentale il fatto
che lo Stato riconoscesse dei "premi" ai più
meritevoli: «Un saggio Stato deve, quindi,
mese per mese, dedicare una giornata almeno o di più agli esercizi militari, senza preoccupazione alcuna per il freddo invernale o
per la estiv~calura. Si distribuiscano premi e
onori; i cittadini reciprocamente si rivolgano encomi e critiche, a seconda di come ciascuno si sarà comportato negli agoni, non solo ma nel corso di tutta la sua vita, celebrando il valore di chi si sia dimostrato altamente
virtuoso, disprezzando chi non lo sia stato».
Di recente è stato pubblicato un volumetto di Semplici che, interrogandosi sul brain
drain, fornisce preliminarmente dati su una
situazione sconcertante che porta molti ricercatori e studiosi ad andar via, con una
contropartita quasi pari a zero: infatti sono
pochiSSimi gli studiosi che arrivano in Italia.
«Non si può ingabbiare il capitale umano
all'interno di frontiere nelle quali esso è cresciuto», ma ciò che preoccupa è la scarsa capacità dell'Italia di attrarre investimenti
dall'estero, sia materiali sia immateriali. I
maggiori Paesi capaci di attirare capitale
umano, secondo gli ultimi dati dell'Istat, sono il Regno Unito, la Svizzera, la Germania,
la Francia. E l'Italia? Attira pochissimi stranieri e secondo i dati Almalaurea molti ven-
zie al libretto di Semplici nascono anche alcune considerazioni (lontane, ma non troppo) sulla situazione dei programmi scolastici, che da qualche tempo hanno previsto
un assottigliamento dell'insegnamento
del greco. Potrebbe esser opportuno citare
il caso Pasolini, il quale, nelle sue esperienze scolastiche, in Friuli, ritenne opportuno
anticipare lo studio del greco nella scuola
media,prima dell'approccio al latino, un
esperimento rimasto quasi sconosciuto:
«Se lo studio di una lingua moderna ha effetti anche pratici, lo studio di una lingua
antica ha un significato umanistico: deve
solo servire a leggere le grandi opere. E
non capisco perché il fine - sempre, ahi, irraggiunto e irraggiungibile - non sia se
mai di conoscere la letteratura greca, cosÌ
più importante e più grande di quella latina. Il latino potrebbe sempre essere insegnato poi, al liceo e all'università, a uso di
coloro che si occuperanno di letteratura romanza, di storia della lingua». Posizioni anche diSCutibili, ma già il grecista Giorgio Pasquali (1885-1952), in un saggio, incoraggiava lo studio del greco prima del latino La
tendenza attuale rincorre esclusivamente
l'appiattimento di entrambe le lingue classiche, senza considerare la loro peculiarità
scientifica, ma non c'è da stupirsi, visto che
lo stesso Pasquali diceva «il greco nelle nostre scuole non si impara», è solo sulla bocca dei tecnocrati o degli esteti (si veda anche il volume Disegnare ilfuturo con l'intelligenza antica. L'insegnamento del latino e del
greco nell'Italia e nel mondo, a cura di L.Canfora -U. Cardinale, Il Mulino ).
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S. Semplici, Italia no, Italia forse. Perché i
talenti fuggono e qualcbevoltarltomano,
La scuola, Brescia, pagg. 96, € 11,00
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S
gono dall'Albania, dalla Grecia e dal Camerun. Le politiche statali non hanno ancora
compreso che le ricadute economiche di questa fotografia scattata da enti statistici sono
molto gravi e intanto si perde competitività.
Un po' di dati. La sola università di Harvard, nell'ultimo Financial Report, indica un
totale di entrate operative pari a oltre tre miliardi di euro, si tratta di quasi il triplo delle
entrate dell'Università "La Sapienza" di Roma, che ha oltre 113mila studenti rispetto ai
poco più di 20mila di Harvard, con un rapporto di docenti di 2 a 1. Le poche risorse fanno sÌ che l'Italia si trovi in fondo alle classifiche dei Paesi Ocse per quanto riguardalaformazione terziaria, dove si segnala che solo
l'Ungheria e la Repubblica Slovacca stanno
peggio. Nel rapporto Education at a glance
2013, una pubblicazione Ocse, l'Italia quasi
non esiste come meta degli studenti stranieri. In uno scenario impietoso, come quellO
delineato nel primo capitolo del libro, torna
a spuntare il concetto di «merito», sempre
più abusato nelle società che lo hanno quasi
eliminato e degenerato in «meritocrazia»,
con quell'aspetto violento del merito che si
impone, tipico sia della "società liquida" che ha staccato i corpi dai suoi concetti, trasformando una peculiarità, come il merito,
in un elemento falsificato dall'antipoliticasia di un'antica e latente mentalità di origine
spartana, che intendeva il "potere del merito" come elemento discriminatorio.
Negli Stati Uniti rimane modesto l'interesse verso il settore delle Humanities e
dell'Education, a favore delle discipline
scientifiche. In Italia, per contrastare il fenomeno contrario, si sta procedendo a uno
svilimento delle discipline umanistiche a
cominciare dai programmi scolastici. Gra-
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IL GIORNALE D'ITALIA
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16-02-2014
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ISPRE IU,LEMIeHE SUIl CON:11ENUlJ!O DEI IRE MINQILI DEIlL'ISl1lliEUlJ!O BEGIe
I temi tranati e gli esercizi che gli insegnanti dovrebbero proporre ai bambini
introduzione di Educare alla diversità chiarisce fin da subito le intenzioni e gli scopi
del progetto: "A un bambino è chiaro da subito che se è maschio, dovrà innamorarsi di una principessa, se è femmina di un principe. Non gli sono
permesse fiabe con identificazioni diverse". E se è
vero che tutte le bimbe hanno sognato di essere al
posto di Cenerentola o Biancaneve e i bimbi di
trovare la loro Bella Addormentata, non per questo
sono cresciuti omofobi e irrispettosi delle differenze.
E di sicuro non sono le fiabe - che preservano sogni
ed innocenza - a minare la loro capacità di capire la
diversità. Eppure, stando ai voi umetti dell'Istituto
Beck, i piccoli crescono con gli "stereotipi" della famiglia formata da una mamma e da un papà (donna
e uomo quindi), trascorrendo l'infanzia "senza accenni
positivi alle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender", dando per scontato che l'orientamento
sessuale debba essere eterosessuale. Ed è proprio
per sfatare questi miti che sono state predisposte
linee guida per rieducare insegnanti e studenti delle
scuole elementari e superiori.
Programmi e progetti articolati in indicazioni per
maestri e professori, che attraverso letteratura, cinema
e confronti con ospiti gay o trans, dovranno spiegare
che esistono anche realtà diverse dallo "stereotipo
da pubblicità" della famiglia tradizionale. Senza usare
analogie che sottintendano "che l'eterosessualità sia
l'orientamento normale". Niente regine che aspettano
il loro re quindi. E nemmeno maschietti appassionati
di calcio o formula uno. Meglio farli parlare di cucina
e incoraggiare le femminucce a giocare con le macchinine. E non finisce qui. Ci sono anche esempi di
problemini di aritmetica: "Rosa e i suoi due papà
comprano due lattine, se ogni lattina costa 2 euro
quanto hanno speso?". Senza contare domande come
"un pregiudizio diffuso nei paesi di natura fortemente
religiosa è che il sesso vada fatto solo per avere bambini. Poiché invece la cosa che conta è il rispetto del
partner coinvolto nell'atto sessuale,potremmo ribaltare
la questione chiedendoci: i rapporti sessuali etero
sono naturali?". E ancora: si suggerisce la visione di
film e documentari a tematica omosessuale e la preparazione di cartelloni con frasi tipo "che cosa fa una
famiglia quando ci sono due mamme o due papà".
Questo per quanto riguarda le elementari. Alle medie
e superiori infatti il programma si "arricchisce" con
ulteriori indicazioni. "Coloro che in questo periodo si
accorgono di essere gay, lesbiche o bisessuali devono
sostenere sfide peculiari del loro orientamento", e i
loro insegnanti devono essere preparati ad aiutarli,
evitando libri, temi o film in cui si presume che la
normalità sia quella del rapporto etero. Che invece
deve essere presentato "solo come uno dei possibili
orientamenti sessuali". Suggerendo programmi tv
'politicamente corretti' o proponendo giochi che
vanno dalle associazioni di parole ("cosa vi viene in
mente quando dico le parole gay, lesbica, bisessuale,
trans?") ai fatti e opinioni, in cui si analizzano e confutano le posizioni contrarie ai rapporti omosex. Che
sono considerati anormali solo per la scarsa considerazione che hanno avuto al cinema e in tv. Meglio
porvi subito riparo. Con film appositi tipo "Kràmpack" .
Questa la trama: "Nico e Dani sono due ragazzi sedicenni che si apprestano a trascorrere le vacanze insieme. È l'estate della perdita della verginità. I due in
passato avevano condiviso giochi di masturbazione
reciproca" .
Cose come queste rendono nostalgici della scuola
vecchio stile. Che a ben vedere non ha prodotto quei
mostri disumani che vogliono farci credere.
CdG
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IL GIORNALE D'ITALIA
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1
I testi hanno il timbro delle Pari opportunità. Ma il vice ministro dichiara: "Non ne sapevamo nulla"
di Cristina Di Giorgi
Ma di sicuro non imponendo punti
di vista di parte che stravolgono
modelli, valori e tradizioni millenarie,
Ed è proprio questo che cerca di
fare il progetto Educare alla diversità.
Sfogliando i tre libretti incriminati,
si legge infatti che la famiglia tradizionale è uno "stereotipo da pubblicità", che i due generi (maschio
e femmina) sarebbero solo un'astrazione, che la religiosità è un disvalore, che è una violenza leggere i
romanzi i cui protagonisti sono etero.
Lo denuncia Lucia Bellaspiga, che
su Avvenire scrive: si tratta di "una
serie di assurdità volte ad 'instillare'
(questo il termine usato) nei bambini
fm dalla tenera età preconcetti contro
la famiglia, la genitorialità, la fede
religiosa, la differenza tra un padre
e una madre, Alloro posto un relativismo che non lascia scampo ad
alcun valore, Il tutto mascherato da
rispetto per le diversità e diritto alla
propria identità" ,
Quanto all'uso specifico dei tre volumi, "dal punto di vista puramente
tecnico si tratta di materiali didattici
messi a disposizione di insegnanti
e studenti - spiega Roberto Pellegatta, preside dell'
Istituto
'Meroni' di Lissone (Mi) - che quindi
necessitano del parere concorde
di docenti e genitori", Tra l'altro,
commentando i tre libri in questione,
il preside aggiunge: "mi sono confrontato anche con i colleghi delle
medie e delle elementari e a nessuno pare materiale appropriato
per la scuola: potrebbe essere adottato solo laddove qualche singolo
docente volesse agitare posizioni
molto ideologiche e usarlo come
strumento di battaglia", Dittatura di
genere quindi, Altro che difesa dei
diritti e rispetto per le diversità. III
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educazione degli studenti italiani passa attraverso la diversità. Ed
è appunto "Educare
alla diversità a scuola"
il titolo del progetto che prevede la
redazione di tre volumetti destinati
ai bambini e ragazzi degli istituti
primari e secondari, Tre guide contro il bullismo e la discriminazione,
prodotte dal Dipartimento per le
Pari opportunità della Presidenza
del Consiglio, dall'Ufficio anti discriminazioni razziali e dall'Istituto
Beck. Questo almeno secondo gli
autori, Già, perché di tale "produzione" quelli delle Pari opportunità
non ne sanno proprio nulla,
E' quanto emerge dalle dichiarazioni
del vice ministro Maria Cecilia Guerra,
che ha sconfessato l'operazione affermando che' 'di questa ricerca ignoravamo addirittura l'esistenza", Un
fatto che definire grave è dire poco,
soprattutto dato che i tre volumi sono
stati pubblicati e diffusi con il sigillo
del Dipartimento stesso, Che, dice
ancora il vice ministro, ha inviato' 'una
nota formale di demerito al direttore
dell'Unar Marco De Giorgi", Oggetto
della comunicazione è appunto la
diffusione nelle scuole di materiale
non approvato e addirittura sconosciuto a chi avrebbe il compito di supervisionare ciò che viene pubblicato
sotto l'egida delle Pari opportunità.
Materiale che, tra l'altro, non è stato
valutato neanche dal Ministero dell'Istruzione (che invece dovrebbe
sempre avere voce in capitolo sulla
diffusione di strumenti didattici),
Secondo la ricostruzione di Maria
Guerra, l'Istituto Beck ha prodotto
il kit per insegnanti sulla base di un
contratto con l'Unar, che ha poi autorizzato la diffusione dello stesso
con il logo della Presidenza del
Consiglio-Pari Opportunità, senza
però darne comunicazione a chi di
competenza,' 'Una materia così sensibile _ dice ancora Guerra - richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio, Questa attenzione, quando si parla a nome delle
istituzioni, ricade nella responsabilità
delle autorità politiche, che devono
però essere messe nella condizione
di esercitarla", Anche e forse soprattutto quando si tratta di argomenti
estremamente particolari come
quello in questione, il cui impatto
su bambini e adolescenti può avere
conseguenze anche drammatiche,
"Sono convinta - conclude il vice
ministro - che l'educazione alle diversità sia cruciale, La finalità però
non deve mai essere quella di imporre una visione unilaterale del
mondo, ma quella di sollecitare nei
giovani senso critico e rispetto di
ogni specificità e identità, a partire
da quelle che coinvolgono l'ambito
affettivo e valoriale", Fa eco a questa
netta presa di posizione anche la
dichiarazione del sottosegretario
all'Istruzione Gabriele Toccafondi,
che sottolinea la grande confusione
di compiti e rapporti tra l'Unar e il
Miur, "che non sa niente di quanto
viene deciso" dall'Ufficio anti discriminazioni razziali, "che produce
materiale per le scuole, Tra l'altro
con un'impronta culturale a senso
unico",
Per carità, la questione del bullismo
e dell'integrazione va comunque
affrontata, soprattutto tra i giovani,
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Anche per scuola e università
la vera sfida è alla burocrazia
Non basta avere le risorse
per migliorare le strutture
se poi mancano i permessi
Giorgio Israel
I limiti
Il nuovo governo
metta fine
allo scandalo
delle lauree
affossate per
la formazione
degli insegnanti
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L'idea circolante di un grande piano per l'edilizia scolastica e universitaria è ottima. Perchénonfallisca miseramente deve accompagnarsi a una lotta senza quartiere
alla burocrazia: un preside racconta di "disporre" di un'ingente
somma per ristrutturare il suo fatiscenteplesso, ma di essere bloccato dal comune che non la molla.
Lotta alla burocrazia a tutti i livelli, anche per dare senso alla valorizzazione del merito con la valutazione; che deve esserevalutazione ex-post (con premi e sanzioni)
di ciò che si è fatto, e non l'imposizione a priori di miriadi di regole
e il soffocante controllo passo dopo passo. In Italia esiste l'incontenibile tendenza a creare strutture
burocratiche di stile sovietico. La
valutazione dirigista praticata
dall'Anvur ha prodotto guasti
all'università, investendola di
una valanga di prescrizioni formali che soffocano lo spazio della ricerca e della didattica. Valutare il
sistema scolastico e gli insegnanti
non può significare comprimere
lo spazio della didattica con il dilagare del "teaching to the test" indotto dal ricorso eccessivo ai test.
L'intero sistema di valutazione va
ripensato in modo equilibrato.
In assenza di comportamenti
coerenti, "largo ai giovani" è diventato uno slogan stucchevole:
la scuola ha l'enorme problema
dei precari ma è inammìssibile
che ogni tentativo di aprire un canille stabile di formilzione e reclutamento dei giovani insegnanti
sia ostacolato in modo perverso.
Il governo dovrà essere capace di
riattivare questo canale e di porre
fine allo scandalo dell'affossamento delle lauree per la formazione degli insegnanti. Si straparla di riformare i cicli e di abbreviare il percorso scolastico. Si operi
per rivitalizzare il sistema invece
distressarlo conl'ennesimaaffrettata sperimentazione. Ben venga
garantire a tutti la scuola dell'infanzia, e forse tagliare di un anno
la primaria, ma ci si pensi dieci
volte prima di toccare medie e superiori. Abbandoniamo il vizio
provinciale di copiare quel che altrove è stato sperimentato e non
ha dato buona prova: in Germania si sta tornando indietro rispetto all' accorciamento dei licei. Abbiamo martoriato istruzioni tecniche e professionali tra le migliori
del mondo. È indispensabile potenziarle, ma alla larga dall'idea
sconsiderata di farne pagare il
prezzo ai licei: un paese avanzato
ha bisogno di valorizzare l'intera
filiera dell'istruzione, in cui tutto
è strategico, inclusa la formazione scientifica e classica.
Non dimentichiamo infine
che istruzione e cultura non sono
compartimenti separati: l'istruzione non addestra soltanto ma
forma persone qualificate e autonome, dalla mente aperta e capaci di muoversi in ogni contesto.
Perciò, nell'istruzione il farmaco
più tossico è un approccio meramente tecnocratico.
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1
I rischi dietro i progetti di semplificazione. Perché cambiare non è sinonimo di migliorare
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Settimanale
di Giuseppe Benedetti
AI liceo, ad esempio,
con meno anni
e la settimana
corta si abbassa
la qualità dell'istruzione
notare che cambiamento non coincide sempre con miglioramento.
Proprio il nostro sistema di istruzione e formazione, dalla scuola all'università, è una prova vistosa del fatto
che i due termini non sono equivalenti. Ma la strategia in atto per abbassare la qualità dell'istruzione
è molto insidiosa perché non è solo imperniata sull'idea del cambiamento (tuttavia senza un'idea chiara di futuro), ma anche sul seducente impulso della semplificazione. Riduciamo gli anni di scuola e adottiamo la settimana corta, con un certo
risparmio sui costi. Chi (sempre meno) prova a obiettare che con questi ritmi non si riuscirà a svolgere i
programmi come prima viene taci-
tato con un sorriso di compatimento perché, si risponde, i programmi sono roba vecchia, da scuola ottocentesca. Sono stati spazzati via
dalle "programmazioni", che definiscono le "competenze" da acquisire
e se ne infischiano delle "conoscenze". E se qualcuno (sempre più solo)
prova a replicare che le conoscenze sono state sempre insieme alle
competenze, tranne che nei pedanti di ogni tempo (la cui lingua astratta somiglia moltissimo a quella dei
"riformisti" di oggi), troverà dei replicanti che, scuotendo la testa, ammetteranno pure che la nostra scuola è ottima, ma concluderanno che è
noiosa. E perciò bisognerà puntare
sul "lazy teacher" (l'insegnante pigro), che renderà le lezioni più divertenti perché saranno gli studenti
i protagonisti. In questa nuova scuola conteranno più i processi che i risultati. Del resto, non c'è un altro sistema per realizzare l'insegnamento personalizzato. L'insegnante pigro (e per questo eccezionale) chiederà agli studenti che cosa vogliono
imparare e in che modo raggiungere l'obiettivo. Gli studenti saranno
promossi subito al rango di esperti
perché non dovranno cadere nel facile consumo di un ascolto passivo.
Secondo questa teoria, quando si insegnerà meno si imparerà di più. La
nostra scuola non commetterà più
l'errore di sfornare eruditi e saprà
intrattenere i giovani che passeranno il tempo tra congegni elettronici
e laboratori, suggerendo agli ex insegnanti come organizzare la giornata scolastica senza annoiarsi.
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ondate si riversano sulla
scuola teorie illusorie impermeabili a ogni discussione, veri e propri misteri che, a
cascata, rimbalzano dai tecnoburocrati del ministero sui direttori degli uffici provinciali prima di essere
raccolti e propalati come articoli di
fede dai dirigenti e dai loro collaboratori. Sono verità rivelate che sfuggono alla comprensione soprattutto di chi ha una certa pratica scolastica. Pertanto accade spesso che al
ripetersi di questi annunci i docenti più scettici ripassino mentalmente il calcolo degli anni che mancano
alla pensione. Induriti dall'incredulità verso i miracolosi cambiamenti
più volte profetizzati, preferiscono
non dichiarare il proprio dissenso,
perché chi non si allinea è considerato fuori dal tempo. Anche quando
è evidente che le "riforme" sono reclamate dalle varie lobby interessate a manipolare masse di ignoranti.
Gli interventi dei portavoce di questi gruppi di interesse possono paragonarsi ai discorsi dei difensori delle multinazionali del tabacco e dei
produttori di armi. Prescindono dai
dati di fatto o se ne servono parzialmente, grondano slogan più o meno
collaudati. Prendiamo il nostro liceo, che così com'è funziona, tant'è
vero che spesso è la fucina di quelli che subito dopo saranno dei "cervelli in fuga". Ebbene, secondo la
potente lobby dell'ignoranza deve
cambiare. Perché? Ma perché tutto
cambia, dicono. Cambiano i giovani,
cambia la società, cambia il mondo
del lavoro. Contro la potente lobby
dell'ignoranza non c'è modo di far
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IL~MA.TTINO
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Napoli, mancano i fondi: cinque studenti su sei ancora senza acconto
Università, la beffa delle borse di studio
Giuseppe Montesano
e chiameranno Borse Fane non stiamo parlanL tasma,
do di Wall Street e Londra in
Le
un tuturo non troppo remoto, ma
dell'incredibile storia delle borse
di studio accaduta alla Federico II
di Napoli, vale a dire il fatto che la
borsa di studio a cui aveva diritto
l'ha ricevuta solo uno studente su
sei, e che più di mille studenti
aspettano da più di un anno che
lo Stato saldi il suo debito. Le cause? Naturalmente, ma è un naturalmente da teatro del varietà,
mancano i soldi, e sarebbe inutile
ora risalire al patto di stabilità, ai
tagli lineari, al disprezzo di anni
verso la scuola e l'università o alla
burocrazia resa lenta da se stessa,
da tagli e mancate assunzioni.
> Segue a pago 14
Pirro a pago 39
Università, la beffa
delle borse
di studio a Napoli
Giuseppe Montesano
vremmo incoraggiare in ogni modo.
Probabilmente la vicenda della Federico II è soprattutto un disguido, o cosÌ
vogliamo sperare, ma davvero è difficile non percepirlo come un segnale simbolico dello stato delle cose nell'intero
Paese. Il giorno in cui le risorse per la
scuola e la cultura saranno in eccesso, e
i furti di chi si compra champagne e suv
con i soldi pubblici saranno in difetto,
quello è il giorno per cui varrebbe la
pena spendersi.
Ma come spiegare a questi ragazzi
defraudati che la speranza non è una
sciocchezza se non si cambia direzione? Lo diciamo sempre, su queste pagine, ma sempre non è abbastanza: il sapere è ricchezza, e in Europa e altrove
l'hanno capito tutti. Non possiamo più
scherzare, da queste parti, e le Borse di
studio turlupined, ovvero sparite, non
ce le possiamo permettere.
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E forse per un titolo più adatto a questa
vicenda dovremmo ricorrere al maestro del brivido Edgar Allan Poe, e alla
sua The turlupined letter, ovvero La lettera rubata, e proclamare quindi l'avvento della Borsa di studio rubata, sottratta, trafugata, sparita. Perché questo
affare delle borse di studio è di sicuro
un furto alla meritocrazia che tanto invochiamo a chiacchiere, e che poi non
riusciamo a realizzare nemmeno in piccolissima parte. Eppure per le istituzioni essere credibili è in questo momento
vitale, come è vitale che tutto ciò che sia
cultura e merito venga incoraggiato,
esaltato, nutrito di entusiasmo. E invece! Non è facile avere una borsa di studio di questi tempi, e chi l'ha presa ha
lavorato, obbedendo quell' articolo della Costituzione che dichiara che la Re-
pub blica italiana incoraggia in ogni modo il merito, a prescindere dal reddito:
perché i padri costituenti sapevano bene che un accrescimento di cuI tura individuale è un accrescimento dell'intero
potenziale di una nazione, e che pagare
chi studia bene e con serietà, anche se il
suo reddito non gli permetterebbe lo
studio, vuoI dire progettare il futuro.
La vera questione è qui, e lo sconforto o peggio la rassegnata accettazione
degli studenti che non hanno potuto
avere ancora la borsa non è un buon
segnale, perché quella rassegnata accettazione significa un alimento per la sfiducia verso le istituzioni e per l'indifferenza dei giovani verso il Paese e la sua
classe politica, e la conferma di quello
che in molti di loro ormai pensano: ch~
andare via sia la sola cosa da fare. E
insomma ancora un furto, una sottrazione difiducia fatta a quei ragazzi sui quali dovremmo contare di più e che do-
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IL SECOLO XIX
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1 /3
IN UN ANNO NON PASSA UN ESAME, NEL FRATTEMPO l'UNIVERSITÀ SOPPRIME IL CORSO DI STUDI E NESSUNO SE NE ACCORGE
Va alezione e non impara
fa causa al Cepu e la vince
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Assistenza non adeguata, risarcimento da 22mila euro
ITo.
MARCO GRASSO
IL PROGRAMMA era ambizioso.
Superare 15 esami in 18 mesi, laurearsi, lasciarsi indietro il più grande
dei rimpianti, aver mollato l'università. A Vanessa era sembrato
convincente, tanto da arrivare a indebitarsi per riuscire a pagare la costosa retta proposta dalla scuola:
22mila euro.
Non è andata esattamente come
sulla brochure. Anzi, è finita malissimo. Lezioni spostate, orari, corsi
che spariscono perché il professore
è stato licenziato. La studentessa
non riesce a dare nemmeno un esame. E, dulcis in fundo, l'università
sopprime il cprso di laurea e nessuno l'avverte. E così che questa storia
si è conclusa in un'aula di tribunale
e un giudice ha condannato la società Cesd srl, titolare del marchio Cepu-Grandi scuole: se un alunno non
impara niente, il denaro va ridato fino all'ultimo centesimo.
Questa storia inizia come tante
altre. La protagonista si chiama VanessaAlberti ha un lavoro come impiegata in un'azienda genovese e un
sogno nel cassetto: riprendere in
mano gli studi, abbandonati perché
aveva bisogno di lavorare. Il tempo
è poco e gli impegni tanti. Per questo si rivolge al Centro europeo di
preparazione universitaria,m più
comunemente conosciuto con
l'acronimo Cepu, che a sotto la LanternahasedeinviaPetrarca,incen-
L'intenzione è quella di iscriversi
al facoltà di scienze della F ormazione, indiriz:z;o di Esperto in processi
formativi. E il 2009 quando Vanessa, allora trentaduenne, firma l'accordo con il centro. I servizi offerti
sulla carta sono quelli della pubblicità: percorso personalizzato, preparazione alle prove, tutor che seguono gli allievi nella scelta del percorso di studi. Non è gratis, naturalmente. Ma la ragazza è motivata e
chiede un prestito d'onore a un istitu to bancario per far fronte alla retta' quasi 22mila euro per 18 mesi di
corsi.
Vanessa ha qualche perplessità,
fin da subito. Quindici esami,
l'obiettivo garantito nel contratto,
le sembrano molti, visti gli impegni
lavorativi. E con il passare del tempo lo scetticismo aumenta. Infatti,
lamenta nella citazione presentata
in tribunale: «Buona parte delle lezioni non si erano svolte nei termini
concordati, in quanto: avevano durata inferiore a 50 minuti; venivano
saltate, in quanto le insegnanti non
erano disponibili a fissare gli orari
secondo le esigenze dell'attrice (e
quando le lezioni saltavano i professori omettevano di contattarla);
erano disturbate da interruzioni di
altri studenti che venivano a cercare l'insegnante durante l'ora dedicata; non veniva concessa la possibilità di recuperare gli incontri cancellati; non erano mai state comunicate le date di chiusura nelle
festività natalizie».
C'è poi uno strano episodio, che
riguarda le ripetizioni di storia con-
temporanea: «La preparazione dell'esame prestata dalla dottoressa
Chiara Barbieri veniva interrotta
per il licenziamento dell'insegnante, senza successiva sostituzione da
parte della scuola». La versione di
Cepu è un po' diversa: il contratto
della docente sarebbe stato «sospeso per matrimonio». Una versione
quantomeno stravagante che per il
giudice Emanuela Giordano è del
tutto inverosimile: «Il fatto che in
base all'iter didattico non risultino
più lezioni porta a pensare che ciò
sia dipeso dal suo licenziamento.
Tale presunzione si ricava altresì
dalla testimonianza della stessa
Barbieri».
Arriviamo alla goccia che fa traboccare il vaso. E il gennaio del
2010, Vanessa non ha passato ancora un esame e si rende conto di qualcosa di ancora peggiore: si sta preparando (e paga per farlo) per un
corso di laurea che non c'è più.
L'Università di Genova ha cancellato il suo indirizzo di studi. «Il contratto - argomenta ancora il magistrato - presuppone la conoscenza
da parte della scuola della programmazione e dunque dellasoppressione di un determinato corso di laurea
O'istituto infatti ammette di averne
avuto segnalazione). La tempestiva
comunicazione di tale circostanzacome del licenziamento della dottoressa Barbieri - rientrava nel generale dovere di correttezza nell'esecuzione del contratto».
Per questo, conclude il tribunale,
alla studentessa vanno ridati i
22mila euro sborsati, più gli interessi e le spese legali.
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IIL SECOLO III
I
SODDISFAZIONE DELL'EX
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EVA. NESSUN COMMENTO DALL'ISTITUTO
«IO INGANNATA HO CAPITO IALEZIONE
CONTINUO A STUDIARE CON LE MIE FORZE»
LA DELUSIONE è tanta, anche dopo la vittoria: «Sono arrabbiata, mi sono sentita presain
giro. Sul contratto che ho firmato avevo diritto a molto di più. Ma quando mi sono accorta
dell'errore ormai era tardi». Vanessa, queste
le sue parole attraverso il suo avvocato Stefania Colonello, continua a frequentare l'università.
Ha dato alcuni esami, dopo quella brutta
esperienza, senza più passare per una scuola
di preparazione: «Pensavo che mi avrebbero
semplificato la vita, che mi avrebbero aiutato
a organizzare le cose e a prepararmi - è il commento affidato al difensore - Per chi lavora
non è facile. Ma non è andata così. Sono contenta che il tribunale abbia riconosciuto che
la mia battaglia era fondata».
All'inizio poteva sembrare una causa difficile da intentare. «Ci siamo informati su altri
casi simili - spiega l'avvocato Stefania Colonello - Quelli vinti non sono molti ma esistono. In questo caso esistevano molte condizioni non rispettate, comunicate in modo fuorviante o tardivo, e più in generale un servizio
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Quotidiano
molto diverso da quello che ci si sarebbe
aspettato per quel prezzo». Nella citazione a
giudizio c'era anche la richiesta di perdita di
chance, intentata per l'anno perduto e il finanziamento richiesto presso la Bnl,
un'istanza respinta dal tribunale.
Ieri pomeriggio il Secolo XIX ha provato a
contattare un responsabile di Cepu. «Perché
vi interessate a una causa di risarcimento e
chi è questa studentessa? - è stata la domanda
di un'impiegata che poi si è definita «non titolata per rispondere» - La faremo ricontattare
da un responsabile del polo di Genova oppure
da un addetto dell'ufficio legale di San Sepolcro (sede principale della società)>>. La replica
dell'azienda sul caso in questione non è più
arrivata.
Nel 2001 un'inchiesta della Procura di Urbino mise sotto accusa il responsabile locale
di Cepu per una compravendita di lauree preconfezionate, che secondo gli investigatori
sarebbero costate dai sei ai lO milioni di vecchie lire. Lafrode fu scoperta da un agente travestito da studente.
M.GRA.
L'ACCUSA
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«Ho avuto un'assistenza
inferiore a quella
che
avevano assicurato
nel contratto»
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1
Antichi paradossi c Inod~rn('}rlgiustizie
DIMMI LA TUA PENSIONE
ETI DIRÒ cm SEI
di RAFFAELE LA CAPRIA
hiunque tu sia non devi
stupirti se la prima domanda che ti rivolgo è:
i qual è la tua pensione?
Da quel che mi rispondi capirò
chi sei e come vivi.
Capirò se sei sempre afflitto
dal pensiero dei soldi che mancano o se sei libero da questa
afflizione, se la notte riesci a
dormire sonni tranquilli o se
l'incertezza economica ti tiene
sveglio, se la insopportabile disuguaglianza del Paese ti ha
riempito di sconforto e risentimento o sei lontano da questo
stato d'animo. Tenendo conto
del costo della vita, dell'affitto,
degli alimenti, delle normali
spese quotidiane, di acqua luce
e gas, numero dei familiari a
carico, e prime necessità, è certo, è matematicamente certo
che 1.200 euro, poco più o poco
meno, non bastano, non possono bastare. Eppure c'è più di
un milione di persone che se le
fa bastare e vive una vita grama.
Eroi di sopportazione essi sono. Come fanno io non so, ma
vivono male, s'aggrappano sui
vetri, in verità io non posso
nemmeno immaginare come
fanno.
Così vive oggi la maggior
parte degli italiani: poveri e infelici. Non così i politici, tutti
chi più chi meno stanno meglio, vivono tutti con pensioni
due, quattro, dieci volte maggiori. Pensioni, Soldi dello Stato. Questa sproporzione non
solo è inaccettabile, è anche
pericolosa. Fa nascere cattivi
pensieri. Come fa chi ci governa a non capire che occorre urgentemente un gesto, una legge, un provvedimento per ristabilire un più sopportabile equilibrio non solo economico ma
anche morale, una maggiore
giustizia, un'equità che serve a
mantenere la pace sociale. E
quale potrebbe essere questo
gesto per placare gli animi e la
rivolta che già si manifesta nelle piazze e nelle strade in forme
sempre più violente? lo di queste cose poco m'intendo, ma
penso che si potrebbe istituire
una tassa che colpisse in modo
sopportabile e progressivo la
differenza tra una pensione
medio-bassa e una pensione
dorata. Mettiamo per comodità
di conteggio che la pensione
medio-bassa sia di 5.000 euro,
(ma è già troppo alta), la differenza tra questa pensione e
una di lO, 20, 30, e perfino go
mila euro sarebbe di 5, 15, 25
oppure 85 mila euro da tassare.
Tassabile di quanto? Questo
dovrebbe deciderlo il governo
di sua iniziativa, come fece al
tempo della Fomero, ma dovrebbe essere una tassa tale da
riparare l'infamia morale della
situazione attuale. Non una
tassa punitiva, ma giustamente
consistente, il cui ricavato potrebbe servire in tutti quei casi
- e sono tanti - che in modo
urgente richiedono di essere riparati.
Quando si fanno questi discorsi di solito non si è ben visti, si pensa che nascano da invidia o risentimento. E vien
sempre fuori la questione dei
diritti acquisiti. I diritti acquisiti non si dovrebbero toccare, è
la legge. Ma a parte il fatto che
questi diritti per il modo incontrollato con cui sono stati
accumulati non sempre sono
ineccepibili, non sarebbe meglio intaccarli appena quel tanto che vuole la decenza? Dopotutto tassandoli non si provocherebbe alcun danno allo stile
di vita di chi ne è colpito.
Infine va ripetuto che tutti i
super-5.000 di cui sto parlando, appartenendo alla classe
politica, hanno quelle pensioni
per ragioni politiche e questo
fa nascere il sospetto - largamente diffuso - che la politica
per gli incarichi che comporta
sia una buona occasione per
accumulare buone pensioni. E,
tanto per fare un esempio, potrebbe capitare che un rappresentante sindacale prenda una
pensione di 15.000; con che
faccia, stando così le cose, potrebbe perorare la causa di chi
non ce la fa ad arrivare alla fine
del mese? Che ne sa un super
pensionato da 15.000 euro di
chi non ce la fa ad arrivare alla
fine del mese? Si sente in questo caso una stonatura, un'incongruenza che provoca diffidenza e spesso ira non facilmente controllabile.
Infine è ovvio che quanto finora è stato detto non riguarda
minimamente chi per le proprie capacità professionali e la
propria intraprendenza· è diventato ricco. Chi si arricchisce
in modo corretto aiuta lo sviluppo dell'economia, e questo
è un bene per tutti. Per i ricchi
insomma, da un punto di vista
diverso, vale quel che dice il
Vangelo: che per loro non è
tanto facile entrare in Paradiso,
ma non è nemmeno escluso.
[J RIPRODUZIONE RISERVATA
~
Dobbiruno
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difendere chi non
arriva a 1.200 euro
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COBBIEBE DELLA SEBA
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Il dubbio
di Piero Ostellino
TI lavoro non si crea
per decreto legge
e l'economia di un Paese non è in grado - con una autonoma e adeguata offerta - di soddisfare la domanda di
lavoro, è del tutto inutile, se non addirittura controproducente, che si incrementi la domanda, aprendo le frontiere ad una immigrazione non contingentata dall'offerta. Questo è il senso teorico e pratico del referendum col quale gli
svizzeri hanno bocciato l'immigrazione senza limiti e auspicato
l'introduzione, da loro, di «quote» all'immigrazione che rispondano ad esigenze economiche.
Chiamare razzismo l'elementare regola economica, razzista chi
ragionevolmente vi si adegua e solidarietà l'assorbimento indiscriminato di manodopera - che, poi, non si è in grado di impiegare proficuamente - o è un nonsenso logico, prima ancora che
economico, o è la manifestazione della cattiva coscienza di chi vede nell'immigrazione non regolata la possibilità di utilizzare manodopera a buon mercato, di sfruttare gente disperata - certa imprenditoria, soprattutto al Sud; la criminalità organizzata diffusa
- o l'occasione per crearsi un bacino politico e elettorale a spese
dello Stato (certa sinistra). Importare, senza limiti, immigrati, per
poi, non potendo dare loro un lavoro, lasciarli a lavare i tergicristalli delle auto ferme al semaforo e costretti a versare i soldi racimolati a qualcuno che si arricchisce non lavorando, non è solidarietà. Èuna vergogna sociale e morale.
In una economia di mercato che, poi, vuoi dire in una «società
aperta», democratico-liberale - il
lavoro non è un diritto come si soL'idea di regolare stiene demagogicamente, ma una
merce, esposta, come ogni merce,
l'economia
alla legge della domanda e dell'offerta. II mercato non è né morale, né
produce
immorale. È. Non solo la migliore
più danni
tecnica di produzione della ricchezza, ma anche il più efficace veicolo
che benefici
di libertà che l'uomo conosca. Passare da un dato di fatto (la descrizione della realtà come è) a un giudizio di valore (la prescrizione di una
realtà come si vorrebbe che fosse) è un nonsenso logico già condannato da Hume. Per aver ignorato la sua «legge», il comunismo è fallito e l'Unione sovietica si è impoverita e dissolta. In una democrazia
liberale, agli eventuali danni collaterali che il mercato può produrre
provvede lo Stato sociale. II resto sono chiacchiere.
Caro presidente Napolitano, la sua invocazione a un New Deal europeo - apparentemente generosa, ma, ahimè, figlia di quella stessa
cultura - è, soprattutto con l'aria di crisi che ancora tira, mi perdoni
la franchezza, aria fritta novecentesca; è tardo keynesismo, la versione, democratico-liberale, del fallimentare dirigismo comunista. Il lavoro non lo si crea con i decreti legge governativi e, tanto meno, con
fughe in avanti dell'Unione europea, ma liberalizzando le economie
dei Paesi europei, liberando le risorse (ancora) presenti nelle loro società civili. II keynesismo - se non ci sono soldi - non produce lavoro, ma burocrazia, spesa e debito pubblici. Lltalia - che è finita
nei guai, e ancora ci si trova, proprio perché ostaggio di tale dottrina
- dovrebbe, almeno, ammonirci tutti, a cominciare dal mondo della
politica e delle istituzioni, a non cadere negli stessi errori.
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© RIPRODUllONE RISfRVATA
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la Repubblica
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"Cuneo fiscale, burocrazia egiustizia
ecco dove si misura il cambiamento"
Le tasse, da ridurre ovunque è possibile
Gli imprenditori concordano che il primo punto da affrontare
per Renzi sarà quello della pressione fiscale, da alleggerire sia
per le imprese che per i lavoratori con un intervento sul cuneo
Ma il nuovo premier genera molte aspettative anche sul
fronte delle semplificazioni: burocrazia, costi della politica,
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pubblica amministrazione, giustizia
Per i ceti produttivi le parole d'ordine usate dal segretario Pd
nel suo partito e il cambiamento evocato per l'Italia devono
trasformarsi soprattutto in uno Stato più snello e veloce nel
dare risposte
o RIPRODUZIONE RISERVATÀ
"Leggi sul lavoro flessibili
emeno trattenute in busta paga"
MAmou
Licia Mattioli
è presidente
dell'Unione
industriali di
Torino
PAOLO GRISERI
TORINO - Riforma dellavoro, del Fisco e della burocrazia: sono i tre
cardini delle richieste di Ucia Mattioli, la presid!!nte dell'Umone Industriali di Torino che giovedì scorso ha organizzato la protesta degli
imprenditori piemontesi conIa partecipazione di Giorgio Squinzi.
Signora Mattioli, che cosa chiedete al nuovo governo?
«Le cose- che abbiamo cI:riesto ai precedenti esecutivi
senza grandi risultati. Una riforma delle leggi sul lavoro che
consenta a noi imprenditori di avere più flessibilità in entrata e in uscita: leggi più semplici per le assunziom e per le
riduzioni d'organico».
Licenziamenti più facili?
«Un mercato del lavoro meno ingessato, come negli altri paesi».
Il secondo punto?
«La riduzione del cuneo fiscale. Conceritrare gli aiuti dello Stato su pochi punti piuttosto che ridurre le tasse dello
zero virgola su molte voci».
Il cuneo fiscale si può ridurre a vantaggio delle imprese o a vantaggio dei dipendenti:Voi preferite la prima strada?
«La stupirò: noi siamo per un' equa distribuzione della riduzione. È
necessario ridurre le tasse alle nostre imprese ma anche far risalire i
consumi con la detassazione delle buste paga»
L'ultima richiesta?
«Cenesarebberoancoramolte. Sedevoscegliemeuna, dico la semplificazione della burocrazia e la certezza delle leggi. Questo è uno dei
motivi per cui molte aziende straniere non investono in Italia: perché
il calvario delle autorizzazioni è insopportabile e perché !'interpretazione delle norme varia da una città all' altra, da un tribunale all' altro.
Questo non è sopportabile da chi deve investire sul medio periodo».
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aucncle (' le caranerislichc dei dinTsi "Iru,.
sui mercalO.
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I due nemici Il patron della Tod's ancora una volta attacca il rampollo di casa Agnelli: «La sua famiglia ha distrutto una quantità di posti di lavoro»
Elkann cc$biglia» i giovani che non lavorano. Della Valle: sei un imbecille
• Ipse dixit: «Molti giovani non
colgonole tante possibilità dilavoro che ci sono o perchè stanno bene a casa o perchè non hanno ambizione». Stiamo parlando di John
Elkann, naturalmente, il rampollo
di casa Agnelli che ha ereditato dal
nonllO Gianni il comando della
Fiat e che ha pronunciato queste
parole due giorni davanti a una platea di giovani.
'
Stranamente nessuno di loro ha
cOIninciato a fare «buuuu», nè si è
alzato per lanciargli qualche vegetale a portata di mano. Ingessati
più dell' ospite parlante o forse pietrificati da quanto andava dicendo
ilserafico Johnsenesono stati buoni buoni pure quando ha ricordato
che insieme a Lapo e Ginevra è
sempre stato stimolato «dalla nostra famiglia a fare le cose dando
sempre il meglio». Anche perché
«stare sempre un vacanza diventa
estrelnamente noioso». A rÌlnettere le cose al posto giusto ci ha pensato ieri il patron della l'od' s Diego
Della Valle che con Elkann aveva
già avuto un battibecco piuttosto
acceso poco tempo fa. «Il poveretto di Jaki (cioè John Elkann) non
perde mai tempo per ricordare agli
italiani che è un imbecille» ha detto Della Valle, durante una passeggiata in p~azza della Signoria, a Firenze. «, E uno - ha aggiunto - che
appartiene ad una famiglia che ha
distrutto una quantità industriale
di posti di lavoro e di conseguenza
anche la speranza di molti giovani». Della Valle ha poi rincarato la
dose, sottolineando come John
Elkann è «uno che si permette di
dire che i ragazzi stanno a casa perché' non hanno voglia di lavorare,
perché' il lavoro c'e', èunimbecille. Lo tengano a casa sua, lo tenga-
Diego Della Valle
Il presidente della Fca
(l'ex Fiat)
Il proprietario
dell'azienda Tod's
068391
JohnElkann
no un po' a riposo, vada a sciare».
Per Della Valle, «è' una vergogna
che uno degli Agnelli dica che in
Italia, per i giovani, c'e' lavoro. Dovremmo fare un referendum e chiederci se li vogliano ancora in Italia». Le esternazioni diJaki non sono piaciute neanche al capogruppo di SeI in Commissione Lavoro
Giorgio Airaudo: «Credo che l' erede più rappresentativo della famiglia Agnelli abbia perso un' occasione per tacere. Quando si hanno le
sue fortune e le facilità di scelta,
bisognerebbe avere più rispetto e
più comprensione per chi, giovane, cerca ogni giorno di costruirsi e
inventarsi un futuro in un Paese dove il lavoro si riduce, si precarizzaza e si svaluta. Ma soprattutto mister Chyrsler-Fiat dovrebbe dirci,
ricordando suo nonno, cosa fa lui
perchè i giovani abbiano un lavoro
in Italia e non negli Stati Uniti».
Lui. Fra.
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Parla Bonanni Il leader Cisl: giù il cuneo fiscale per 20 miliardi
«Renzi vuole trasparenza?
I sindacati sono pronti...»
Laura Della Pasqua
I,[email protected],it
. . (,Si parla tanto di nuove norme per creare occupazione
mail problemanonsonoleregole. Quelle ce ne sono pure
troppe. Il tema è creare le condizioni per il lavoro, facendo
in modo che l'Italia torni ad essere appetibile per gli investitori. Come? Ab bassando le tasse e il costo dell'energia. Questaè la strada da seguire». Il segretario generale della CislRaffaele Bonanni lancia un messaggio preciso al nuovo governo di Matteo Renzi.
.
La staffetta Letta-Renzi è
stata rapidissima. Riuscirà il
nuovo premier a dare al Paese
quella svolta che ha promesso?
,(Spero che la situzione politica italiana abbia un assestamento. Occorre ridare una linea al Paese. Gli ultimi dieci
anni sono stati caratterizzati
da un'alta litigiosità politica.
Fa impressione una classe politica che parla di tutto fuorchè
di ciò che dà da vivere al Paese
ovvero degli interessi degli investitori italiani e esteri. E cresciuto il disinteresse e quindi
quelli che già ci sono è più facile che se ne vadano. Spero che
ci sia lill cambio di direzione.
Ma perchè ciò sia possibile bisogna ricreare !'interesse degli
investitori italiani e esteri, ricostruendo tutti i fattori disviluppo che si sono deteriorati».
Ma che fare per tornare ad
essere appetibili ai grandi capitali?
«Una scossa del genere ha bisogno di una politica coesa e
di wlagrande intesa tra le parti sociali sapendo che ci sono
interessi da rendita del Paese
che remano al contrario».
Quali sono questi interessi
di rendita?
«Mi riferisco alle grandi burocrazie' a quanti non vogliono il cambiamento. Le realtà
politiche hanno avuto la vita
di una farfalla perchè populismo e demagogia sOno connaturati con la vita breve della farfalla. Spero che questa sia una
stagione che costruisca una di rezione nuova, con un coraggio che soppianti populismi e
demagogie».
Quali sono le priorità che
deve affrontare Renzi?
<<lrmanzitutto le tasse. Per
abbassarle occorre tagliare
molto le spese pub bliche rivedendo l'assetto della pubblica
amministrazione. Perrecuperare competitività va messo
sotto osservazione il costo
dell'energia, spazzando via le
posizioni di rendita e le inefficienze ma anche le tasse dello
Stato. Fisco e energia sono le
questioni fondamentali».
Taglio alle tasse. A quali si
riferisce?
"Il cuneo fiscale è la priorità.
Bisogna andare oltre quanto
decisio dalla legge di Stabilità».
Ridurre il cuneo fiscale di
quanto?
<<Va fatta un' operazione di
almeno una ventina di miliardi che si possono. recuperare
da una spending reviewmirata e dai risparmi che vengono
dal trend positivo sullo
spread».
Renzi, da alcune battute,
ha mostrato di non amare
mol.to i sindacati. Parechevoglia ridimensionare i distacchi e rendere pubblici i bilanci. Che ne pensa?
,<La Cisl ha un bilancio pubblico e disponiamo di un'anagrafe puntualisima degliiscritti. Riteniamo che i permessi
sindacali nel privato e nel pub~
blico siano l'ordinarietà come
accade in altri Paesi demo cratici dove esiste il sindacato».
Renzi sembra avere le idee
chiare su cosa fare per rilandare l'occupazione. Che gliene pare delJob act?
«E chiaro che occuparsi diregole del lavoro significa mandare avanti gli investimenti
perchèleregolesenzaillavoro
rischiano di non valere niente.
Un'esperienza già fatta con il
ministro Fornero, Condivido
il proposito del job act, e sono
convinto che possa andare
avanti attraverso un confronto tra lavoratori e imprese.
Quanto alle norme del lavoro
occorre che le costruiscano le
parti sociali con la politica» .
.l:-eprlorltà
«Va abbassato il costo dell'energia
per rendere appetibile il Paese
Gli sbagli
agli investitori esteri»
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Lavoro e previdenza
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Il numero uno
del sindacato
diviaPo
sottolinea che
la politica è
stata
caratterizzata
negli ultimi
anni da alta
litigiosità e ha
dimenticato
leurgonze
del Paese
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Quotidiano
FONDI EUROPEI
A CHI FUNZIONA
MATTEO Renzi giochi la carta del
Foglio
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pagamento agli operatori pubblici
o a quelli privati, come premio per
il raggiungimento del risultato
occupazionale, con una
differenziazione di valore anche
sulla scorta proprio del tipo di
risultato: a seconda che si tratti di
un'offerta di stage o di tirocinio, di
un contratto in somministrazione
o in apprendistato o, ancora, di un
lavoro a termine o a tempo
indeterminato.
Sono evidenti, a questo punto, i
benefici di un'operazione di tal
fatta, per i giovani, ma anche per
la spinta che innesca verso una
maggiore efficienza e efficacia
degli stessi servizi pubblici per
!'impiego. Lo Stato, insomma, non
butta via o quasi quel miliardo e
mezzo di euro assegnato
dall'Europa per la 'Garanzia
giovani' in improbabili analisi,
ricerche, studi e procedure. O in
nuove assunzioni pubbliche.
Ma - diciamolo·- applica
semplicemente un vecchio adagio:
«Vedere cammello, pagare
moneta».
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voucher per 'spingere'
IN FONDO, è un po' come l'uovo di
l'occupazione dei giovani.
Colombo. A ogni giovane
I! nuovo premier ha avvertito
disoccupato dovrebbe essere
ripetutamente che il lavoro sarà al assegnata una dote (magari
centro dalla sua rivoluzione. Ma,
differenziata in relazione alla sua
una l'alta a palazzo Chigi, avrà
maggiore o minore occupabilità). I!
pochissimo tempo per passare
giovane, a sua volta, potrebbe e
dalle buone intenzioni aifatti.
dovrebbe utilizzarla, girandola in
Allora, punti subito sulla partenza
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IL COMMENTO
rapida e immediata della
cosiddetta 'Garanzia giovani': e
nelfarlo recida con un machete
tutto quel grouiglio di procedure
burocratiche, lacci e [acciuoti,
percorsi e vincoli formalistici che
hanno reso i servizi pubblici per
l'impiego wzaforesta pietrificata a
esclusivo vantaggio o quasi del
posto fisso di coloro che vi
operano.
Una via, per disboscare e aprire
una strada verso unfuturo a quel
41 % di giovani senza lavoro,
esiste. Consegni loro in mano un
voucher che possano 'spendere'
presso sportelli pubblici e privati,
mettendo in concorrenza Agenzie
per il lavoro e Centri per l'impiego.
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La cassa integrazione è in calo
TI .. stero vede rosa, la Cgil no
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Quotidiano
«RijJrende la clon1(uula di lavoro». «No, è ancora emergenza»
ROMA
LA CASSA integrazione è in calo,
segno di ripres~l della domanda di
lavoro e di aumento delle ore lavomte: il ministero del Lavoro esprime un camo ottimismo sulla ripresa economica spiegando che
nelle prime f~lSi ['occupazione
può anche non aumentare perché
si utilizza il personale già nelle
aziende, riducendo la cassa imegl'azione e aumentando gli straordinari. Ma la egli dà lIna lettura
diversa dei segnali, sottolìneando
che ci sono ancora 440mila persone a r,ero ore in Cassa e che la Cig
è si in calo, ma a causa della decisione di milite aziende di licenziare i lavol"<ltorì (come dimostra
l'aumento delle domande di disoccupazione), nonché a causa
della scarsi di risorse per la cassa in de·
roga.
ta
LA CGIL rielabo--
m i dati diffusi dall'I nps, ricordando che il gennaio le aziende hanno chiesto 81 milìonì di ore dì cassa integrazione (-5,28% su dicembre, -10,36% su gennaio 2013),
equivalenti appunto a 440mila lavoral:ori a zero ore. Il reddito complessivo perso
djce il sindacato
il: stato pari a 311 milioni di euro, ovvero 700 euro in meno in bustit paga per 006'111 lavoratore In
Cig per tutto il tempo.
te su base congiunturale in industria e agricoltura (+ O,S'}!) e
+O,2 C%, rispettivamente) e nelle
costruzioni (+0,7(},0), settore che
registra il primo aumento congiunturale dopo otto trimestri
consecutivi di contrazione. Stabile ìI volume di ore lavorate nei serV1Z1.
SU BASE tendenziale, nonostante i dati posìtivi dìagricolmra
(+ 1,7%) e industria (+ 0,1 %) la di-
SU QUES·TI temi la Cgil chiede mimica aggregata resta negativa
(discQntinuità)) tll nuovo governo. {(E ancora drammatica emergenza sul tì·onte lavoro --- dice il
segretario confederale Elena Lattuada~, il prossimo governo dia
un
segnale
di
decisa
discominuità rispetto al passato
mettendo al centro dell'agenda il
lavoro». I segnali di ripresa nel terzo trimestre 2013 sottolinea invece il ministero si possono leg-
geTe nella crescita delle ore lavora-
(-1,5%).
SE SI GUARDA all'occupazione
complessiva per ora, resta una situazione di st.agnazione con il numero degli occupati a dicembre
ulteriormente sceso di 25mila unità su novembre, attestandosi a 22
milioni e 270mila (-424mila su dicembre 2012), anche se il tasso di
disoccupazione nel mese di dicembre ha fatto segnare una lieve
diminuzione alI2,7IJth.
LAVORATORI
068391
Sono in Cig a zero ore
secondo i calcoli Cgil
sulla base degli 81 milioni
di ore chieste a gennaio
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,,1.-
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«Caro Renzi, il Sud
chiede innovazione
e incentivi mirati»
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I UIl.PI"::l'I.I!.I1lU
Tutti d'accordo:
non occorrono
ulteriori fondi ma
trasporti efficienti
tutela del territorio
e attenzione al
ruolo della scuola
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I IL~'rl'1NO
Quotidiano
Economisti, imprenditori, rappresentanti
di sindacato e società civile: così la svolta
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ranto. Ma soprattutto l'esigenza di trasformare il
Mediterraneo nel centro dei traffici internazionali: prenda esempio dai poli interportuali di Rotterdam e Barcellona, lì lo sviluppo è una certezza già
da anni».
Le imprese non vogliono più stare a guardare,
dice Paolo Graziano, presidente dell'Unione industriali di Napoli: «A dicembre - spiega - abbiamo
indicato una rotta per riportare il Sud fuori dal baratro. Le priorità passano dall' assetto idrogeologico del territorio, con le bonifiche che si rendono
indispensabili, al peso che devono assumere il
manifatturiero e il sistema dei trasporti. Le infrastrutture esistenti spesso non sono connesse tra
di loro e questo complica enormemente la possibilità di attrrarre investimenti, anche in chiave turistica. Ci sono opere strategiche come la ferrovia
ad alta velocità Napoli-Bari o il completamento
della Salerno-Regio Calabria che non possono attendere ancora. Il governo può spingere molto».
«Già ma bisogna agire subito - avverte Serena
Sorrentino della segreteria confederale Cgil -: a
cominciare, come da noi proposto, dalle modifiche alla programmazione dei 7 miliardi di fondi
Ue salvati dal vecchio governo. La loro nuova destinazione è stata prevista su capitoli di spesa che
non daranno mai lo choc di cui il Sud ha bisogno.
Servono al contrario misure immediate e concrete su edilizia scolastica, manutenzione degli edifici pubblici, riassetto e tutela del territorio, e una
più straordinaria per ridurre fenomeni come l' abbandono scolastico che sono in crescita. Ma conta anche una politica fiscale che nel Sud è quasi
un paradosso: perché qui anche la tassazione
d'impresa è più alta che nel resto del
Paese». Si può procedere con la politica degli incentivi per l'occupazione? «Sì ma a patto che siano dati solo a chi merita. Ovvero a chi investe
nel Sud in occupazione e innovazione».
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non
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C'è chi chiede a Renzi di non rinunciare alla sua
«fantasia» perraccogliere la sfida del Sud chevuole crescere. E chi punta dritto su manifattura, ricerca e innovazione perché «senza di esse ogni ripresa sarà difatto impossibile». Di sicuro dalle voci di
economisti, imprenditori, rappresentanti del sindacato e della società civile impegnati nel Mezzogiorno emerge un'attesa particolare per le scelte
per il Sud del probabile nuovo premier. Con un
avviso ai naviganti da parte di Francesco Nicodemo, napoletano e responsabile della comunicazione della segreteria nazionale Pd, che va tenuto
presente: «Il problema Sud non è di risorse, non lo
èmai stato. Il flusso di fondi, dai tempi dell' ex Cassa del Mezzogiorno all'Ue, è stato ininterrotto. Il
tema piuttosto è la qualità delle politiche da mettere in atto e Matteo su questo punto è stato chiaro:
il Sud non va affrontato come un caso particolare
ma come una parte importante dell'Italia intera.
La sua è l'idea di un Sud responsabile: non conta cioè chi governa a Roma ma soprattutto chi governa il territorio».
Messaggio esplicito: niente leggi
speciali, sì all' Agenzia per la Coesione «purché diretta da una personalità di altissimo profilo». Quanto al
ministro della Coesione si vedrà.
«lo mi auguro che Renzi metta in
campo anche per il Sud la fantasia
che gli riconosciamo - dice il presidente Svimez Adriano Giannola -:
dimostri insomma di capirci qualcosa perché non è con i fondi europei o la spesa più
efficiente che si risolvono certi problemi». Ovvero? «Spieghi come farà a ripartire il Paese attraverso il Sud che resta l'unica strada possibile per lo
sviluppo dell'Italia, dopo 20 anni di ghettizzazione meridionale. Gli ambiti operativi? L'edilizia
scolastica, la gestione delle acque, lo sviluppo di
realtà portuali strategiche come Gioia Tauro e Ta-
riproducibile.
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IL~MA.TTINO
Ha idee precise anche Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud: «lo al posto di Renzi
affronterei con una certa decisione
l'emergenza sociale specialmente
nelle periferie delle grandi città del
Sud, e non mi riferisco solo al lavoro: penso alla dispersione scolastica e ai diritti di
cittadinanza, perché altrimenti li dimentichiamo. Poi c'è da intervenire sulla mobilità interna
del Mezzogiorno, sui collegamenti stradali e ferroviari cioè. Ma anche su quelli aeroportuali: da Palermo a Bari è impossibile viaggiare in aereo. E
questi sono limiti enormi per lo sviluppo. Terza
proposta: utilizzare i fondi europei su poche cose
ma concrete, basta con mille progetti indecifrabili».
D'accordo 1'economista Gianfranco Viesti:
«La priorità per me è fare un ottimo accordo con
l'Ue suifondi europei. Poche cose ma chiare e ben
ripartite tra Stato e Regioni, evitando che queste
ultime cerchino di entrare su tutti i capitoli di spesa. E poi l'innovazione: il piano dei voucher per i
laureati del Sud da assumere nelle pmi è stato solo
annunciato, Renzilo attui subito. Come pure metta mano al federalismo fiscale e a quel fondo di
perequazione la cui mancata attuazione è all' origine di tanti problemi».
n.sant.
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Dal Mezzogiorno riparte tutto il Paese:
torna il messaggio-chiave per lo sviluppo
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Premiare chi investe su occupazione e ricerca
ma attenzione anche all' emergenza sociale
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La situazione al Sud
2012
2013
Indice Pii
(media Italia:
67,9
98,3)
Calo imprese
(cessazioni
di aziende
al giorno)
17,2%
Tasso
di disoccupazione
giovanile
46,9%
Investimenti
pubblici
(miliardi di euro)
-13
Qualità
della vita
2.503
le ultime
20 proVince
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Imprese
fallite
359
Tasso di
disoccupazione
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Giannola
Spero nella sua fantasia:
prenda esempio dai poli
di Rotterdam e Barcellona
e faccia del Mediterraneo
il vero centro dei traffici
Graziano
Il rilancio del manifatturiero
è la priorità assoluta: ma
creare le condizioni per
attrarre più investimenti
è ancora più urgente
Borgomeo
L'emergenza sociale va
affrontata senza altri indugi
Ma bisogna anche rendere
funzionali i collegamenti
interni al Mezzogiorno
Viesti
Deve puntare subito
su ricerca e innovazione:
finora abbiamo sentito
solo annunci. E poi riveda
il federalismo fiscale
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Sorrentino
Investa i fondi Ue recuperati
su edilizia scolastica
e tutela del territorio: così
darà risposte anche
ai giovani laureati del Sud
Nicodemo
Non c'è un problema
di risorse: il gap meridionale
è innanzitutto sociale
Matteo non crede che
occorrano leggi speciali
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IL~MA.TTINO
I
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,&&_-Il.1. ___
«Ridurre il peso delle Regioni
solo così si rilancia il Paese»
Lo Bello (Confindustria): ripartire dall'Italia dei Comuni
Nando Santonastaso
Non si aspetta terapie choc per
l'economia Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria, dall'arrivo di Matteo Renzi al governo. Almeno non nel senso più classico
del termine. Perché, al contrario,
lui si aspetta una scelta di campo
netta e moderna e forse pesino più
complicata: la revisione di compiti
e funzioni delle Regioni. Perché,
sostiene, «si annida nel titolo quinto della Costituzione uno dei freni
allo sviluppo del Paese. Ripartire
da qui significa rilanciare la crescita' naturalmente a partire dal
Sud».
Si spieghi, presidente: perché
bisognerebbe mettere mano alle
Regioni?
«Perché gli obiettivi che il
legislatore aveva fissato negli anni
'70 quando furono istituite queste
realtà sono stati ampiamente
stravolti. Dovevano essere enti
soprattutto di programmazione
dei territori, sono diventati centri
di spesa a tutti gli effetti. E questo
ha finito per aumentare debiti e
sprechi come purtroppo le tante
vicende giudiziarie di questi
tempi dimostrano».
Tutte le
Regioni sul
banco degli
imputati?
«No,
naturalmente
ci sono stati, e
ci sono anche
in questa
stagione
politica,
significativi
esempi di
buona
amministrazione. Penso alla
Ritaglio
Lavoro e previdenza
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ad
Campania e alla Puglia in
particolare, ma il problema non è
questo. La verità è che il titolo
quinto ha creato un disastro alle
casse pubbliche e a quelle del
Mezzogiorno in particolare,
impedendo alla parte sana di
queste aree di emergere e di
creare le condizioni per la
crescita. Per questo è importante
ripartire da qui».
Ripartire come, presidente?
«Ricollocando le funzioni delle
Regioni e riportandole alla loro
originaria missione istituzionale,
cioè la programmazione dello
sviluppo dei territori. Nel
contempo bisognerebbe affidare
più capacità di spesa e dunque di
iniziativa ai Comuni che
continuano ad essere il vero
interlocutore dei cittadini e delle
loro esigenze. La Regione è vista
con distacco, non si capisce fino
infondo quali debbano essere le
sue competenze e quali invece
quelle che devono spettare allo
Stato. Spesso le une e le altre si
sovrappongono creando
situazioni quasi ingovernabili.
Con i Comuni il rapporto è
diverso: più immediato, concreto,
operativo, c'è un controllo sociale
che con le Regioni è di fatto
impossibile».
E le Province? Devono essere
abolite?
«lo credo che lo sfoltimento del
loro numero sia un primo passo
necessario a snellire la macchina
burocratica del Paese e ad
accelerare le dinamiche di
crescita e modernizzazione. Ma
non sono una questione
prioritaria: il punto, ripeto, è
cambiare le funzioni delle
Regioni, riallocandole in un
contesto più strategico che di
gestione della spesa. Se penso alla
mia Sicilia ... ».
A cosa si riferisce, di preciso?
«Non giudico l'attuale gestione
politica ma non posso
dimenticare che la orevalenza di
uso esclusivo
del
certe forze negli ultimi anni ha
bloccato, direi anzi paralizzato
moltissimi investimenti
importanti, come i rigassificatori
di Priolo che pure avevano
ricevuto una valutazione positiva
del governo centrale: purtroppo
sono arrivati ostacoli e ritardi dal
territorio locale che ne hanno
impedito la realizzazione. Ma non
è l'unico caso: in Sicilia abbiamo
perso investimenti che potevano
valere dai 6 ai 7 miliardi di euro e
anche in altre regioni si sono
ripetuti casi analoghi. Ecco
perché dico che ridimensionare il
ruolo delle Regioni è
un' occasione di crescita
economica oltre che di
affermazione della parte sana di
queste aree. E non solo del
Meridione».
Ridurre il peso delle Regioni e
riaffermare la centralità dei
Comuni sa molto di
Renzi-pensiero...
«Non entro nelle valutazioni
politiche che non competono ad
un imprenditore. lo parlo alla
luce dell' esperienza diretta che
ho vissuto e vivo
quotidianamente. Il Sud è un
grande potenziale di sviluppo del
Paese, nel quale fioccano non
solo buone iniziative
imprenditoriali ma anche le
associazioni di impegno civile che
contribuiscono a creare uno
spirito innovativo sul territorio.
Naturalmente resiste anche una
zavorra nel Sud, fatta di realtà
assistenziali e clientelari, una
debolezza vistosa dal punto di
vista morale e civile che coinvolge
tanti pezzi della società, della
politica e del mondo
imprenditoriale. Quando penso
allo choc di un nuovo governo
penso proprio che debba
interessare questa parte del Sud».
CosÌ come sono state attuate, le
Regioni rappresentano un
ostacolo a questo processo?
destinatario,
non
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L'imprenditore siciliano:
riportare questi enti alla loro
funzione originaria è decisivo
riproducibile.
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Quotidiano
IL~MA.TTINO
Mezzogiorno. Pensi alle
infrastrutture, alla banda larga,
pensi a quanto sarebbe stato
persino facile
con quelle
risorse
ricostruire la
qualità del
vivere civile e
dello sviluppo
sociale del
Mezzogiorno. Il
reticolo di
autostrade
della
Lombardia è
impressionante, al Sud ci
sono ancora tratti di strade statali
incompiuti».
Lei crede che ci sarà ancora un
ministro della Coesione
territoriale nel prossimo
governo?
«Il tema della Coesione è
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importante. Devo dare atto al
ministro uscente Carlo Trigilia di
non essersi piegato ai diktat delle
Regioni e di avere deciso nella
nuova programmazione di
orientare i fondi U e in maniera
equilibrata. Ho sentito voci che
vedrebbero la Coesione tra le
competenze del nuovo
sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio: sarebbe un errore, a
mio avviso, perché c'è bisogno di
un ministro che sappia
interfacciarsi con le Regioni,
evitare che come in passato
spendano o non spendano nella
giusta direzione, ricordando che il
governo centrale monitora
costantemente il loro operato».
Ci sarà l'Agenzia per far questo...
«Non ne dubito ed è stata una
scelta intelligente averla prevista.
Ma il ruolo di coordinamento
della politica è essenziale: il
rischio dell' autoreferenzialità è
sempre in agguato».
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«Non ho alcun dubbio. O si tocca
questo tema o qualunque altra
politica risulterà inefficace com' è
accaduto in questi decenni. Molti
hanno pensato in buona fede che
si potesse intetvenire con
strumenti ordinari ma i fatti
hanno dimostrato che difronte a
certi muri, penso a quello della
burocrazia ad esempio, non
potevano bastare. Poi il titolo
quinto: in Italia ci sono oggi tanti,
troppi centri di spesa che si
pestano i piedi e spesso,
paradossalmente, nemmeno
riescono a spendere le risorse».
Si riferisce ai fondi strutturali?
«Esattamente. C'è un pezzo della
classe politica che in questi anni
non ha speso i fondi europei o li
ha utilizzati per supportare
logiche clientelari. Lo dimostra il
fatto che quei soldi, che pure non
erano pochi, non sono riusciti a
cambiare il volto del
Data
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«Ci sono realtà come la Campania e la Puglia
che stanno operando bene: ma non basta»
«II coordinamento del governo centrale va
mantenuto: l'autoreferenzialità è un ostacolo»
n
«Eloquente
la storia
dei fondi Ue
ma sarebbe
un errore
rinunciare
al ministro»
Il fallimento
Il titolo quinto della Carta
è stato un disastro:
le Regioni sono diventate
centri di spesa favorendo
spesso solo clientele
~I
La zavorra
AI Sud, ma non solo, pezzi
della politica e della stessa
imprenditoria hanno favorito
le scelte assistenziali
La terapia d'urto è per loro
068391
«Questo è
il Paese
dei municipi
perché così
è possibile
il controllo
sociale»
Ritaglio
Lavoro e previdenza
stampa
ad
uso esclusivo
del
destinatario,
non
riproducibile.
Pag. 111
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