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7_3_2014 - CGIL Basilicata

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RASSEGNASTAMPA
RASSEGNASTAMPA
7 febbraio 2014
RASSEGNASTAMPA
E' vietata la riproduzione. Tutti i diritti sono riservati.
Venerdì 7 marzo 2014
www.ilquotidianodellabasilicata.it
ANNO 13 - N. 62e 1,20
in abbinata obbligatoria con Italia Oggi
Direzione e Redazioni: POTENZA, via Nazario Sauro 102, cap 85100, tel. 0971 69309, fax 0971 601064; MATERA, Piazza Mulino 15, cap 75100, tel. 0835 256440, fax 0835 256466
Aborto, Stato, famiglia: dalla parte delle donne
di LUCIA SERINO
E alla fine del fiume di parole che si
sono spese sulla proposta di dare
un aiuto economico alle pentite che
decidono di non abortire in cambio
di 250 euro per un po’ di mesi, arriva la posizione dei vescovi che ritengo, per molti aspetti, importante. E’ chiara, per nulla moralistica,
meno che meno bigotta e parrocchiale. Certo, ha ragione Salvatore
Russillo, quando sostiene (leggi
l’articolo a pag 16) che uno sforzo
in più per invocare misure pubbliche a sostegno delle fatiche femminili e familiari poteva essere fatto.
Ritengo tuttavia che aver riconosciuto innanzitutto il valore di una
legge dello Stato da parte della
Chiesa sia importante. E sia ancora più prezioso l’aver rimarcato
che nessun giudizio di valore debba essere espresso rispetto a una
scelta individuale di autodeterminazione. Ripartiamo, dunque, da
una riflessione laica paradossalmente suggerita propria dai vescovi lucani: la proposta di legge di Pace (in realtà copiata) non è per nulla
adeguata. Quella di Romaniello è
sfrondata di retropensiero ideologico. Si possono superare entrambe. A ben guardare la soluzione è
nella legge stessa, la 194, che prevede misure che mai, da queste
parti, sono state attuate. Tutto il resto è welfare, e l’aborto non c’entra.
Ma proprio per niente.
Dalla Chiesa una spinta laica
I vescovi della conferenza episcopale di Basilicata
La questione posta recentemente all’attenzione
della competente Commissione Permanente del
Consiglio Regionale di Basilicata, circa la possibile erogazione di un sussidio mirato a scongiurare
il ricorso all’aborto quando la donna lo richieda
per conclamate difficoltà economiche,
segue a pagina 16
MATERA
Nicola Becce, durante la visita a Palazzo Grazioli, filma
il Cavaliere che se la prende con la mafia dei giudici
Dalla festa alla gaffe
I forzisti lucani
imbarazzano Berlusconi
Il selfie scattato da Becce con
Berlusconi a Palazzo Grazioli
Il video postato su Fb e ritirato, ma nel frattempo
fa il giro d’Italia. Scoppia il caso. Reagisce l’Anm: «Insulti
già sentiti». Il consigliere di Potenza: «Eravamo lì,
emozionati», poi arrivano le scuse.
AMMORTIZZATORI IN DEROGA
Accordo trovato regione-ministero
Il tweet dell’assessore Liberali
Oggi il comunicato ufficiale
L’analisi
IL NUOVO
SEGRETARIO PD
E LE FUTURE
POLITICHE
PER POTENZA
MATERA/EVENTI
ALTAVISTA a pagina 41 e 43
40307
771128
022090
La seconda linea e i dubbi
sulla piena occupazione
Interviene Genovesi (Cgil)
E il Campus? Parla
l’assessore Liberali
PANETTIERI a pagina 10
POTENZA L’antitrend
Dal nek al raknominate
L’Aism ti nomina su Facebook
ma solo per una donazione
E una foto contro la sclerosi
LORUSSO a pagina 18
Katia Ricciarelli
Intervista all’attore
presenta
Ugo Pagliai
“Altro di me”
protagonista
e si fa appuntare
del recital
di “Apertamente” da Adduce la spilla
aperitivo della mente di Matera 2019
9
CIERVO a pagina 26
FIAT- SATA
GIAMPIERO IUDICELLO a pagina 6
LORUSSO, AMATO alle pagine 6,7 e 8
POTENZA/ EVENTI
Boato nella notte
Esplosione nella sala
per matrimoni
CIERVO a pagina 14
RASSEGNASTAMPA
Venerdì 7 marzo 2014
TESTATA INDIPENDENTE CHE NON PERCEPISCE I CONTRIBUTI PUBBLICI PREVISTI DALLA LEGGE N° 250/90
La Gazzetta del Mezzogiorno A 1,20
LA GAZZETTA
DI
PUGLIA - CORRIERE
DELLE
Quotidiano fondato nel 1887
PUGLIE
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B A S I L I C ATA
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5470225 ([email protected]) - Vita Culturale 5470239 ([email protected]).
Abb. Post. - 45% - Art. 2 C 20/B L. 662/96 - Filiale Bari - tassa pagata - *promozioni valide solo in Puglia e Basilicata - Anno 127° Numero 65
VETRI ROTTI E MURO SCHEGGIATO A «I GIARDINI DELLA CORTE» SULLA SS 99
Matera, boato nella notte
Ordigno in un albergo
c’è lo spettro del racket
DORIA IN GAZZETTA DI BASILICATA A PAGINA II >>
PUGLIA SE NON S’INTERVERRÀ, NEL 2018 PASSERÀ AI COMUNI O AI PRIVATI
Appello per una legge
che lasci pubblico l’Aqp
Da Amati (Pd) chiamata ai parlamentari pugliesi
E il Governatore: la Regione dice no alla vendita
MATERA Il luogo dell’esplosione [foto Genovese]
SCAGLIARINI CON ALTRI SERVIZI A PAGINA 18 >>
CONTI PUBBLICI IL PREMIER REPLICA ALLA PAGELLA NEGATIVA DA PARTE DI BRUXELLES. PADOAN: RISORSE DALLA REVISIONE DELLA SPESA
TARANTO ANCHE IL GOVERNATORE PUGLIESE TRA I NOMI COINVOLTI
«Niente compiti a casa, sappiamo cosa fare, nessuna manovra»
Parità di genere tra i candidati alle elezioni: la rivolta delle donne
Vendola: io ho contrastato l’inquinamento
Stefàno: coscienza posto, non mi dimetto
Slitta il voto sulla riforma
elettorale. Monito di
Napolitano. Grillo caccia
i senatori dimissionari:
altri 5 pronti a lasciare
LA GIUSTIZIA
VA AVANTI
MA I PROBLEMI
RESTANO
chiesto il processo
Renzi si ribella all’Europa Ilva,
per tutti i 53 indagati
SE TI PRENDO
A SCHIAFFI
IL VIOLENTO
SEI TU
DAL PROGETTO POIN 135 MILIONI AL SUD
di LINO PATRUNO
U
n’arma di distrazione di massa.
Questo è il dibattito
che si è sviluppato
sul Sud dopo che Renzi è stato
a modo suo il più sincero di
tutti: non una parola in tema
né un ministero. Fine della
trasmissione. Ma invece di
chiedersene il perché, i censori in cachemere se la sono
presa non con chi ha ignorato
il Sud, ma col Sud che è stato
ignorato. Con la vittima con
col carnefice. Tipo detto cinese: quando torni a casa,
picchia tua moglie, sa lei perché. Questo è bieco femminicidio, quello è solito noioso
suddicidio.
Di chi la colpa delle condizioni del Sud? La colpa del
suo divario col Nord, del suo
temuto deserto umano e industriale, della sua grande
bruttezza? Ma è chiaro: delle
sue classi dirigenti.
GALLIPOLI Il castello: uno dei siti finanziati per il restauro
l Renzi si ribella all’Europa e
a Bruxelles, davanti ai «grandi»
dice che «l’Italia sa cosa fare e
non accetta i compiti dalla Ue».
Il ministro Padoan esclude manovre aggiuntive. Alla Camera
bocciato emendamento all’Italicum sulle preferenze. M5s nel
caos: lasciano altri cinque.
di MIMMO MAZZA
I
l Le esercitazioni nell’area del parco dell’Alta Murgia rischiano
di sovrapporsi alle numerose iniziative per il decennale dalla fondazione dell’ente parco. Dopo il sì del Comitato paritetico tra Regione
Puglia e Forze armate al dimezzamento del numero di giorni in cui le
attività militari, la settimana prossima sarà un tavolo tecnico parco-Forze armate a tentare di elaborare un calendario condiviso.
l processo chiesto dalla
Procura di Taranto per
stabilire, al di là di ogni
ragionevole dubbio, di
chi sono state, sempre che ce
ne siano state, le responsabilità se gli impianti dell’Ilva
sono stati per anni fonte di
malattie e morte, segnerà una
tappa fondamentale nella ricerca di verità e giustizia per
gli operai e i cittadini. Morti,
spesso, due volte. La prima
respirando sostanze cancerogene non rilevate da adeguati
sistemi di monitoraggio, tutt'ora assenti, la seconda subendo il peso di quelle stesse
sostanze sulla propria tomba,
rossa come il minerale che
ricopre il cimitero del rione
Tamburi. Per i periti del giudice Patrizia Todisco sono stati
ben 174 i decessi nel periodo
compreso tra il 2003 e il 2010
attribuibili ai veleni del siderurgico.
ARMENISE A PAGINA 14 >>
SEGUE A PAGINA 25 >>
SERVIZI ALLE PAGINE 2, 3, 4 E 5 >>
TARANTO Si avvicina il processo
SERVIZI ALLE PAGINE 6 E 7 >>
Puglia, arrivano 32 milioni PARCO, 10 ANNI EVITARE SOVRAPPOSIZIONI CON EVENTI CIVILI
per 15 interventi culturali Esercitazioni sulla Murgia
Recuperi e restauri. A Bari il Museo del cinema
l ROMA. Il ministro della cultura Franceschini annuncia
l’arrivo di 135 milioni di euro per restauri da avviare immediatamente per i tesori del Mezzogiorno. Di questi quasi 32
sono destinati al patrimonio artistico della Puglia, con Lecce
che fa la parte del leone. Esclusa invece la Basilicata.
SERVIZI A PAGINA 11 >>
un «tavolo» per il calendario
SEGUE A PAGINA 25 >>
UCRAINA DIALOGO IN SALITA
CALABRIA
La Crimea dice sì
Scontro fra treni: gravi
all’adesione a Mosca due donne, una incinta
A PAGINA 19 >>
l’ira di Usa e Ue
l Rischia di andare in pezzi ciò
che resta dell’Ucraina post-Yanukovich. Il «parlamentino» della
Crimea ha approvato l’adesione
alla Russia e ha avviato su questo
punto anche un referendum. Dura la reazione degli Usa. E anche
dell’Ue che, messe in minoranza
le due «colombe», Italia e Germania, ha inviato a Mosca una
minaccia chiara e forte: o si fermano le ingerenze russe o arriveranno sanzioni severe.
SERVIZIO A PAGINA 20 >>
IL FALLIMENTO
Oggi in Tribunale
i libri del Bari calcio
RAIMONDO NELLO SPORT >>
MORTO IL FILOSOFO
Addio a Sgalambro
il paroliere di Battiato
IN CULTURA >>
RASSEGNASTAMPA
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - Quotidiano fondato nel 1887
Venerdì 7 marzo 2014
www.lagazzettadelmezzogiorno.it
LA GAZZETTA DI POTENZA - LA GAZZETTA DI MATERA
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Siamo presenti a: Laurenzana, Nova Siri Marina,
Potenza, San Giorgio Lucano, Villa D’Agri
MATERA BOATO NELLA NOTTE. VETRI IN FRANTUMI E MURO SCHEGGIATO A «I GIARDINI DELLA CORTE» SULLA STATALE 99
AMBIENTE RILIEVI SUI SEDIMENTI DEL FIUME A PISTICCI
Lo scoppio sveglia mezza città. Panico ma nessun ferito
volute dal Comune
Basento inquinato
Ordigno danneggia albergo Ildagli
idrocarburi
aleggia l’ombra del racket Ora lo dicono le analisi
SENISE, METAFORA
DELLA BASILICATA
CHE HA LE RISORSE
E NON SE NE GIOVA
di MIMMO SAMMARTINO
C’era un secondo pacco
sospetto ma conteneva
un tufo, forse un
messaggio cifrato
l Un’esplosione ha danneggiato la notte tra mercoledì e giovedì
scorsi a Matera una vetrata e un muro di una struttura alberghiera, «I Giardini della Corte», situata lungo la statale 99
Matera-Altamura. Sull'episodio indaga la Polizia. Sul posto sono
intervenuti anche i vigili del fuoco e gli artificieri, proprio per
stabilire le cause dello scoppio.
DORIA A PAGINA II >>
Il sindaco Di Trani:
«Fino ad ora nulla è
stato fatto per fermare
l’inquinamento»
POLICORO: 4 KG DI POLVERE BIANCA. ALLA GUIDA DELL’AUTO UN CORRIERE TEDESCO
l Il Basento pisticcese è sempre più inquinato da idrocarburi pesanti. Questa volta a dirlo sono i risultati ufficiali delle
analisi sui sedimenti del fiume
commissionate dal Comune.
MIOLLA A PAGINA XI >>
BASILICATA NOIR
L
a diga di Senise, trent'anni dopo la sua realizzazione, non è solo una promessa non mantenuta. È
una metafora della storia lucana.
La mattina del 6 marzo 1984 a Senise arrivò il grande Tir con sopra
il tappo metallico da 40 quintali.
Doveva servire a bloccare lo scorrimento delle acque del fiume Sinni per convogliarle nell’invaso.
Avrebbero coperto l’antica statale
92 e la vecchia trattoria. Le case
contadine e gli orti fiorenti. Quei
tremila ettari sottratti all'agricoltura, da quel momento, avrebbero
fatto da culla al grande invaso.
Capienza: 600 milioni di metri cubi d’acqua. La più grande diga in
terra battuta d'Europa.
Fu così che la gente di Senise
ruppe gli indugi. I contadini, costretti a cedere le loro terre, requisirono il ciclopico tappo. Il sequestro durò cento giorni. Il tempo necessario a raggiungere un
accordo sulle garanzie per il loro
futuro. A trent'anni di distanza, i
superstiti del ratto del tappo sono
più vecchi e disillusi. I loro figli bambini allora, oggi diventati
adulti - aspettano ancora che siano
mantenute le promesse fatte al
tempo dello scambio fra acqua e
terra. E ora, con la diga che trabocca, non si spiegano perchè i
loro campi debbano pietire una
sufficiente irrigazione. Metafora
di una Basilicata ricca di risorse
che non riesce a mettere a valore.
Risorse che troppo spesso non portano benefici alla nostra gente.
VERGALLITO A PAGINA VII >>
Anna ed Elisa
due delitti
con «incroci»
da verificare
SERVIZIO A PAGINA III >>
POTENZA
Vendita del tribunale
i motivi del blocco
SERVIZIO A PAGINA VI >>
Cocaina in viaggio
sulla Statale 106
ROMA RIPRENDE IL CAV E IL VIDEO DIVENTA UN CASO NAZIONALE
Becce, il «Grande Fratello»
di Silvio Berlusconi
l Quattro chili di cocaina
pura per un valore di mercato di
500mila euro sequestrati ed un
narcotrafficante, di nazionalità
tedesca, arrestato. Sono i risultati di un altro duro colpo
inferto dalla Guardia di finan-
L’ABORTO E I TEMI POLITICI
PROMUOVERE LA DIGNITÀ UMANA
di CONFERENZA EPISCOPALE DI BASILICATA
PALAZZO
GRAZIOLI
Il consigliere
comunale
Nicola Becce
con Silvio
Berlusconi
durante
l’incontro di
mercoledì
scorso
.
SERVIZIO A PAGINA VI >>
za, Comando provinciale di Matera e Compagnia di Policoro, al
traffico di droga sulla 106 Jonica, direttrice Calabria – Puglia, controllato dalla 'ndrangheta.
MATERNITÀ Nascite e incentivi
l La questione posta recentemente all’attenzione della commissione del Consiglio regionale,
circa la possibile erogazione di
un sussidio mirato a scongiurare
il ricorso all’aborto, quando la
donna lo richieda per conclamate
difficoltà economiche, merita
una discussione franca, perché la
dignità della donna e il valore
della vita umana siano, entrambi, promossi con tutti gli sforzi
possibili.
CONTINUA A PAGINA IV >>
MELE A PAGINA II >>
TITO SCALO
La crisi all’Auchan
parla il cav. Fontana
SERVIZIO A PAGINA IX >>
POTENZA CONSIGLIERI PRENDONO IL GETTONE E SE NE VANNO
Assenteisti al Comune
quelli della toccata e fuga
MUNICIPIO I banchi del consiglio comunale di Potenza
BRANCATI A PAGINA V >>
RASSEGNASTAMPA
Le aziende farmaceutiche
difendono i propri interessi
ma qualcuno deve difendere
gli interessi della comunità.
Sono le autorità pubbliche
che devono difendere
gli interessi dei cittadini.
Silvio Garattini
1,30 Anno 91 n. 64
Venerdì 7 Marzo 2014
U:
L’altra metà dell’Italicum
Sgalambro
il filosofo
prestato al pop
Polizzi pag. 18
●
●
Tumori, trovato
un «interruttore»
Azzurri
sbiaditi verso
i mondiali
pag. 23
Greco pag. 17
Rivolta delle parlamentari Pd contro l’esclusione della parità di genere dalla legge elettorale
Boldrini: rispettare la Costituzione ● Ma Fi non ne vuole sapere ● Intervista a Pollastrini: grave ferita
Si tratta ancora, ma Forza Italia non ne
vuole sapere: la parità di genere per
ora è esclusa dalla legge elettorale. E
scatta la rivolta delle parlamentari Pd.
50 senatori firmano un documento di
protesta. La presidente della Camera
Boldrini: rispettare la Costituzione.
Staino
FUSANI A PAG. 2-3
La politica non è
solo per uomini
MASSIMO ADINOLFI
●
«LA PARITÀ DI GENERE NON SI IMPONE PER LEGGE» HA STABILITO MARIA
STELLA GELMINI, E PER QUESTO FORZA ITALIA NON SI È DICHIARATA DISPONIBILE AGLI
EMENDAMENTI che invece ne accolgono
il principio, imponendo ad esempio l'alternanza uomo/donna in lista e la metà
dei capilista donne. Forse, se all’ex ministro avessero chiesto della festa della
donna, che cade domani, avrebbe proseguito contrariata osservando che
nemmeno quella si può imporre per
legge. Si può imporre infatti di festeggiare qualcuno o qualcosa, conculcando il diritto di libertà di chi invece proprio non vuol far festa? Evidentemente
no. Perciò: via la festa.
Renzi: crescita e lavoro
È scontro sui conti
● Il premier a Bruxelles
esclude manovre correttive:
SEGUE A PAG. 3
● Saccomanni: abbiamo
IL CASO
Grillo colpisce
ancora: fuori
altri cinque
senatori M5S La verità sull’indulto:
● Si erano dimessi per
protesta con le espulsioni
CARUGATI A PAG. 6
LA CRISI UCRAINA
dimezzate le ricadute
Uno studio sulla legge del 2006 dimostra che solo un terzo è tornato
a delinquere. E gli immigrati ancora meno MANCONI TORRENTE A PAG. 10
La Crimea verso la Russia
● Il Parlamento vota sì:
anticipato il referendum.
Prime sanzioni Ue a Mosca
Il Parlamento della Crimea vota all’unanimità l’adesione alla Russia e anticipa
al 16 marzo il referendum (precedentemente indetto per il 30) sulla secessione
dall’Ucraina. Da Bruxelles i leader europei dichiarano illegittimo il voto e approvano le prime sanzioni.
DEGIOVANNANGELISOLDINIAPAG.8-9
FRONTE DEL VIDEO
lasciato tutto in ordine,
niente buchi ● Camusso:
attenti al culto del capo
LA POLEMICA
PAOLO LEON
«Oggi la priorità per il nostro Paese è
crescita e lavoro, lavoro e crescita». Così Matteo Renzi da Bruxelles esclude
manovre correttive: «Compiti a casa?
Non è così, sappiamo cosa fare». Intanto scoppia la polemica sui conti. L’ex ministro Saccomanni replica duramente
alle critiche sull’«eredità» lasciata dal
governo Letta: «Nessun buco, i conti sono ordine». Così in un’intervista a l’Unità il deputato lettiano Francesco Boccia. Da un congresso Cgil, Susanna Camusso avverte: «No al culto del capo».
«Hoc volo, sic iubeo, sit pro
ratione voluntas». Tradotto
vuol dire: questo voglio, così
comando, la mia volontà
valga come ragione. Così
pensano Olli Rehn e la
Commissione europea, ieri
sul deficit ora a proposito
del debito, anche se l’ex
ministro dell’Economia
Saccomanni ha ben spiegato
perché il debito italiano è
così alto.
FRULLETTI LOMBARDO MONGIELLO
VENTURELLI A PAG. 4-5
SEGUE A PAG.15
MARIA NOVELLA OPPO
Malati di tutto il mondo unitevi
volto, come quella della colossale
inflitta a Roche e Novartis, due ca● il video sceglie gli esempi zamulta
se farmaceutiche che si sono messe d’acSEGUIRE L’ITER DELLE RIFORME DI
RENZI ATTRAVERSO LA TV È MOLTO
COMPLICATO:
più raffigurabili, come i bambini che
cantano o altre scene che diventano subito «icone» e vengono ripetute fino alla
nausea. Per esempio, sembra che i tg
non vedano l’ora di dare notizia di Fassina per poter mandare in onda la faccia
di lui che sbuffa vistosamente, quasi a
confermare l’idea di tipo malmostoso
che ne hanno creato i media.
Figurarsi quando danno notizie sen-
Disubbidire
all’Europa
cordo per favorire un farmaco carissimo (900 euro!), quando ce n’era un altro uguale che costava molto meno. Un
genere di truffe particolarmente odiose, perché approfittano dell’ignoranza,
della povertà e della malattia per consentire profitti superiori a quelli che già
la legge consente e favorisce. Tanto per
farci capire che, crisi o non crisi, il capitalismo è vivo e lotta insieme a loro.
RASSEGNASTAMPA
2 PRIMO PIANO
Venerdì 7 marzo 2014
LA RISPOSTA ALLA UE
Il ministro dell’Economia sta cercando
di aggiungere altri 7,5 miliardi ai 2,5
già conteggiati dal governo Letta
GOVERNO A CACCIA DI SOLDI
Padoan: nessuna manovra
risorse dai tagli alla spesa
«Impegno sulle riforme e utilizzo dei fondi strutturali comunitari»
l MILANO. La pagella della Commissione europea sull'Italia non è stata affatto tenera: per Bruxelles i conti
pubblici di Roma sono tra i peggiori
del Vecchio Continente, tanto che il
Belpaese scivola nel gruppo dei Paesi
con gli «squlibri macroeconomici»
più gravi insieme a Croazia e Slovenia, zavorrato come è da un debito
spropositato. Ma quel che più conta è
che gli economisti comunitari hanno
giudicato troppo timida la manovra
per il 2014, che in quanto a riduzione
dello stock fa pochino. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha una
linea di difesa chiara: il monito di
Bruxelles «è severo, ma è d'accordo
con quello che pensiamo noi». Il ministro riconosce che la pagella europea «mette in evidenza problemi
strutturali che conosciamo da tempo,
praticamente ci incita a far ripartire
la crescita e quindi l'occupazione e in
questo modo correggere gli squilibri». Padoan assicura: «Nessuna manovra aggiuntiva».
E non cambia la posizione di Padoan che punta sulla crescita prima
che sulla riduzione del debito per ridurre l'incidenza dello stock d'indebitamento sul Pil. «Impegno sulle riforme e utilizzo dei fondi strutturali
comunitari». Per Padoan la priorità è
il taglio al cuneo fiscale, indicato co-
LA LINEA
«Accogliamo le
raccomandazioni
comunitarie»
I tassi europei
5,5
Il cuneo fiscale italiano
Fatto 100 il costo del lavoratore tipo in Italia, il cuneo fiscale è
a quota 47,6, il sesto più alto in Area Ocse (Belgio 56; Francia 50,2;
Germania 49,7)
Contributi
del lavoratore
7,2%
cuneo
47,6%
costo del lavoro
100
Contributi
a carico
del datore
di lavoro
24,3%
16,1%
Fonte: Ocse (dati 2012)
ANSA
me prima urgenza in un'intervista.
Padoan sta cercando di aggiungere
altri 7,5 miliardi ai 2,5 già conteggiati
dal governo Letta. Per il ministro,
inoltre, sarebbe meglio concentrare le
risorse su uno dei due versanti del
Dai massimi del 2008
5,39%
Euribor
(a tre mesi)
Bce
(riferimento)
4,5
4,25%
4
3,5
3
2,5
2
1,0%
1
0,29%
0,5
0
’08 2009
0,63%
2010
2011
cuneo: o il lavoratore (attraverso sgravi Irpef) o le imprese (usando come
leva l'Irap). Con quali soldi? Il bacino
dal quale tutti dicono di voler attingere è la spending review e anche in
questo caso Padoan non fa eccezione.
AI VERTICI
A destra
il presidente
della Corte dei Conti
Raffaele Squitieri.
Nella foto grande
sopra il ministro
dell’Economia
Pier Carlo Padoan
che garantisce
«Nessuna manovra»
.
Draghi: Bce pronta ad altre misure
ma non sono facili, ci vuole tempo
5
1,5
Imposte
sul reddito
a carico
del lavoratore
Secondo i suoi calcoli, però, a differenza di quanto previsto dal primo
piano Letta per la revisione della spesa del commissario Carlo Cottarelli, si
potrebbero raccimolare già 5 miliardi
nel 2014 invece dei 3 previsti. Proprio
ieri il numero uno delle Entrate, Attilio Befera, è stato in Commissione
Finanze alla Camera per spiegare la
voluntary disclosure. Secondo Befera
«non contiene alcuna scorciatoia»,
ma mira a «stimolare la compliance
riguardo ai futuri adempimenti». Sta
di fatto che su questa misura molti
storcono il naso all'interno della stessa Commissione e il governo potrebbe
trovare più difficoltà nell'incassare il
via libera al provvedimento, tanto che
potrebbe alla fine decadere per essere
soppiantato da uno nuovo.
Se così fosse, già un primo tassello
del piano Padoan sarebbe a rischio e
non è confortante il fatto che il presidente della Commissione, Capezzone, abbia preferito non porre limite
agli emendamenti, perché «il nuovo
governo deve chiarire il percorso che
avranno le norme del decreto sul rientro dei capitali dall'estero» e cioè «se i
contenuti procederanno su questo
veicolo o se il nuovo governo intende
trasfonderli in un nuovo decreto o se
si procederà per iniziativa parlamentare».
2012
2013
ANSA
0,25%
2014
l FRANCOFORTE. La Bce fa quadrato
sulla bacchettata data dalla Commissione europea all’Italia e ad altri Paesi
dell’Eurozona. E il presidente Mario
Draghi, con parole raramente esplicite,
invita a ridurre il debito e consolidare i
conti rilanciando la crescita attraverso
le riforme dell’economia.
«Senz'altro accogliamo con favore le
raccomandazioni della Commissione
europea», dice il presidente Bce, Mario
Draghi, commentando i rilievi di Bruxelles dopo una domanda rivolta proprio sull'Italia. «Sarebbe un disastro dice - tornare indietro sul risanamento
dopo "così tanti sacrifici e così tanto
dolore"». Un affondo sul tema dei conti
pubblici che arriva in parallelo con la
decisione di mantenere i tassi fermi allo
0,25% senza quelle misure straordinarie che in molti si aspettavano, pur di
fronte a un’inflazione che le nuove
stime della Bce rivedono al ribasso: 1%
quest’anno, 1,3% il prossimo e 1,5%
nella nuova proiezione sul 2016. Non è la
paventata deflazione, ma il ritorno
all’obiettivo della Bce, che è «vicino ma
inferiore al 2%», avverrà soltanto «nel
medio-lungo termine». Ciò nonostante,
il consiglio della Bce si conclude con un
nulla di fatto sulle misure che in molti si
aspettavano, a partire dai 175 miliardi
di fondi freschi che sarebbero arrivati
sospendendo la «sterilizzazione» degli
acquisti di bond, fino a un programma
di maxi prestiti alle banche subordinato
all’erogazione di credito all’economia,
fino al «quantitative easing» in stile
Federal Reserve.
«Se necessario siamo pronti a ulteriori, decisive misure», promette Dra-
BCE Il presidente Mario Draghi
ghi. Ma «non sono facili, ci vuole tempo», con impedimenti anche sul fronte
regolamentare e legislativo a programmi come un rilancio delle cartolarizzazioni, che è fra le ipotesi allo studio.
Di certo, c'è sempre più l’euro forte sul
tavolo dei governatori a Francoforte,
che rendendo meno costoso l'import ha
contribuito a raffreddare i prezzi. Draghi è, anche qui, inusitatamente esplicito: il rialzo dai minimi del 2012 ha
tagliato all’inflazione attuale 0,4 punti,
«un valore significativo di quanto possa
contare il tasso di cambio rispetto ai
nostri obiettivi» di stabilità dei prezzi.
Altrettanto sicuro è che molte delle
energie dei consiglieri Bce vanno
all’unione bancaria in vista della sorveglianza che finirà in capo a Francoforte a novembre. E qui Draghi, accalorandosi un po’, promette rigore
massimo e trasparenza negli «stress
test» chiamati a fare luce sullo stato dei
bilanci delle banche dell’Eurozona. «La
cosa peggiore sarebbe far finta che i
problemi non esistano. Le banche zombie non prestano soldi!», ha spiega
Draghi.
Anche le nuove stime di crescita della
Bce, ancorchè riviste lievemente in meglio, confermano lo scenario di una
ripresa «moderata» e con rischi al ribasso, dice Draghi, che vede anche
«rischi geopolitici notevoli» da un’escalation in Ucraina. Per quest’anno la Bce
si attende ora una crescita dei Diciotto
all’1,2%, in accelerazione a 1,5% il
prossimo e 1,8% nel 2016. In Italia, nota,
si sta riducendo il divario di fiducia dei
consumatori, e anche i criteri con cui
vengono concessi i prestiti, come in
Spagna, si stanno «allentando».
In questo scenario, anche Draghi
smonta la contrapposizione rigore-crescita che vorrebbe un pò di deficit in più
per dare ossigeno alla crescita. Serve
invece «un mix di misure» - risponde
alla domanda sull'Italia ma restando sul
generale – per «mettere il debito su una
traiettoria discendente», continuare a
risanare il bilancio, ma avere anche la
crescita: per questa sono «essenziali» le
«riforme strutturali», a partire dal mercato del lavoro, la riduzione della burocrazia per le imprese, fino alle liberalizzazioni di prodotti e servizi.
Domenico Conti
RASSEGNASTAMPA
PRIMO PIANO 3
Venerdì 7 marzo 2014
«C’è «una sorta di regola distorsiva
che penalizza i territori con redditi
più bassi ed economie in affanno»
La Cgia di Mestre parla di tradimento
del sistema con un boom delle imposte
«decentrate» del 200% dal 1997
«Il federalismo fiscale
penalizza il Mezzogiorno»
Corte dei Conti: le tasse locali pesano per l’80% sull’aggravio tributario
Il peso del fisco
Aliquote di Irap e addizionali Irpef (anno d'imposta 2013 - dati in %)
Irap
Sardegna
Irpef
1,17
Prov. Bolzano
Prov. Trento
Valle d'Aosta
Piemonte
1,23
2,98
1,23
3,44
3,90
3,90
1,23
1,23
1,69
Liguria
3,90
3,90
1,38
1,23
Veneto
3,90
1,23
Friuli V.G.
omagnaa
E. Romagna
3,90
3,90
na
Toscana
3,90
1,23
1,63
1,42
Umbria
3
3,90
Basilicata
3,
3,90
Lombardia
Marche
1,43
1,23
4
4,73
1,32
82
4,82
4,82
1,36
1,73
1,73
1,73
Lazio
Abruzzo
Puglia
Sicilia
Campania
4,97
4,97
Calabria
4,97
Molise
2,03
2,03
2,03
ANSA
Fonte: Corte dei Conti
l ROMA. La gran parte
dell’aumento della pressione fiscale registrata dal 1990 è dovuta
all’aggravio delle tasse locali. Il
federalismo, in particolare quello fiscale, non ha mantenuto le
promesse. Gli effetti virtuosi di
efficienza, contenimento della
spesa, minor costo dei servizi,
non ci sono stati, anzi, anche per
colpa della crisi, la pressione del
fisco è aumentata e si è diversificata da ente locale ad ente locale, comportando delle differenze «distorsive» che vanno ad aggravare le situazioni economiche di territori e contribuenti più
deboli. A dirlo è la Corte dei Conti
che, dati in mano, ha bocciato, al
momento, il federalismo fiscale.
Secondo i dati della Corte dei
Conti, dal 1990 al 2012 «la forza
trainante sulla pressione fiscale
complessiva, passata dal 38 al
44%, appare imputabile per oltre
i 4/5 alle entrate locali. La quota
di queste su quelle dell’intera
pubblica amministrazione si è
più che triplicata passando dal
5,5% al 15,9%», ha detto il presidente Raffaele Squitieri sentito
dalla Commissione Parlamentare sul Federalismo Fiscale. Nel
percorso di attuazione del fede-
L’ALLARME LA CGIL AVVERTE: O VENGONO VARATE MISURE O SI REGISTRERANNO ULTERIORI CALI. L’ADICONSUM: IL GOVERNO INTERVENGA IN MODO ENERGICO E RISOLUTIVO
Consumi, una falsa partenza nel 2014
Confcommercio: meno 1,6% a gennaio
l ROMA. Comincia male il 2014 sul
fronte dei consumi. A gennaio l’indicatore dei consumi Confcommercio (ICC)
registra un calo dell’1,6 per cento su base
annua e dello 0,3 per cento rispetto a
dicembre, «evidenziando con chiarezza
tutte le difficoltà dell’economia italiana,
dopo due anni di recessione». E la Cgil
lancia l’allarme: se non ci saranno interventi a favore di lavoratori dipendenti
e pensionati i consumi diminuiranno
anche quest’anno.
Il consueto indice di Confcommercio
evidenzia anche a gennaio un nuovo calo
un pò per tutti i tipi di consumi: aumenta
solo la spesa reale in beni e servizi per le
comunicazioni (+4,6 per cento in un
anno); e le riduzioni più ampie per alberghi, pasti e consumazioni fuori casa
(-2,3%), beni e servizi per la casa (-2,2%) e
abbigliamento e calzature (-2,1%). «Il ridimensionamento registrato a gennaio,
dopo un trimestre di stabilizzazione dei
consumi – rileva Confcommercio - si
aggiunge ad altri indicatori dell’economia reale che sottolineano la complessità
del quadro congiunturale della nostra
economia che, dopo un quarto trimestre
in cui si erano registrati timidi segnali di
miglioramento, sembra essersi instradata più in una fase di stagnazione che di
ripresa».
Una situazione che rischia anche di
peggiorare. «Il calo dei consumi, senza
interventi di carattere fiscale a favore di
lavoratori e pensionati è destinato non
solo a continuare, ma addirittura a peggiorare», afferma la Cgil, che stima una
riduzione dei consumi delle famiglie operaie di 212 euro nel 2014 e di 404 euro nel
biennio 2015-2016; per gli impiegati il calo
stimato nello stesso periodo è di 837 euro.
Tra il 2007 e il 2013, secondo i calcoli
dall’Associazione Bruno Trentin, la riduzione cumulata del potere di acquisto
ha raggiunto l’11% e per il biennio 2014-15
si prevede un’ulteriore flessione dell’1 per
cento.
«E' l’ulteriore prova di come l’economia
del nostro Paese stia galleggiando in una
stagnazione senza sbocchi. Del resto, con
i redditi delle famiglie contratti fino
all’estremo dalle tasse, e con la disoccupazione dilagante che continua ad affliggere soprattutto le fasce più giovani
della nostra popolazione, di aspettative
miracolistiche è difficile crearsene». Ad
affermarlo in una nota è Pietro Giordano,
presidente nazionale di Adiconsum, commentando i dati sul calo dei consumi
diffusi da Confcommercio. «Adiconsum prosegue Giordano - ribadisce l’urgenza
di un intervento energico e risolutivo del
Governo, che restituisca le risorse a chi
ne ha bisogno per poi rimetterle nel
circolo economico, rilanciando così i consumi. Meno tasse significano più consumi, più posti di lavoro e più produzione.
Un circolo virtuoso che, d’altra parte,
avrebbe indubbi effetti positivi anche sul
gettito fiscale, con maggiori introiti Iva e
Irpef e minori uscite per gli ammortizzatori sociali».
«Taglio del cuneo fiscale, privilegiando
i redditi delle famiglie, abbattimento della spesa pubblica e creazione di nuovi
posti di lavoro è la ricetta che vogliamo
riproporre al Governo Renzi, per una
ripresa reale dell’economia che permetta
al Paese di uscire una volta per tutte dalla
spirale dell’aumento dell’inflazione e del
crollo dei consumi», conclude Giordano.
Il calo dei consumi
TENDENZIALE
(gennaio 2014/
gennaio 2013)
Gennaio 2014
CONGIUNTURALE
(gennaio 2014/
dicembre 2013)
-1,6%
-0,3%
I SETTORI PIÙ IN CRISI (su base annua)
Alberghi
e pasti fuori casa
-2,3%
Beni e servizi
per la casa
-2,2%
Abbigliamento
e calzature
-2,1%
IL SETTORE IN ESPANSIONE (su base annua)
Beni e servizi
per le comunicazioni
Fonte: Confcommercio
+4,6%
ANSA
ralismo, inoltre, non è stato rispettato «un vincolo di invarianza della pressione fiscale complessiva» previsto dalla legge delega.
Dal Veneto rincara la dose anche la Cgia di Mestre che parla di
tradimento del federalismo con
un boom delle tasse locali del
200% dal 1997. Tanto che la Confedilizia, che difende i proprietari immobiliari – cioè i contribuenti sui quali poggia il fisco
locale – afferma: si aprono gli
occhi sulla realtà. Si difendono
invece i sindaci. Parla per loro il
presidente dell’Anci, Piero Fassino: i tagli ai trasferimenti subiti dai Comuni dal 2007 ad oggi –
ha sostenuto – «sono stati nettamente superiori all’incremento della fiscalità locale».
La Corte dei Conti conferma
che dal 2009 al 2012, in piena crisi,
gli enti locali hanno dovuto tagliare 31 miliardi: 15 per compensare il calo dei trasferimenti
dallo Stato e 16 miliardi per effetto di misure di inasprimento
del Patto di stabilità interno. Ma
l’analisi dei magistrati contabili
punta l’indice anche su altri
squilibri, come la differenziazione del «ricorso alla leva fiscale»
fra i vari enti locali. C'è «una
sorta di regola distorsiva che penalizza i territori con redditi più
bassi ed economie in affanno».
Insomma Irpef e Irap (con aumenti fino al 20%) sono più pesanti proprio dove ci sarebbe più
bisogno di alleggerire il fisco per
liberare risorse. Inizia così una
spirale negativa che può indurre,
fra l’altro, una delocalizzazione
delle imprese verso amministrazioni più favorevoli.
Non ci sono, comunque, sono
notizie cattive per la tassazione
delle imprese. L’Istat ha calcolato
– esaminando 860 mila imprese –
che nel 2014 le società risparmieranno il 9,8% dell’imposta sui
redditi (pari a 2,6 miliardi) grazie
ai provvedimenti in materia di
tassazione dei redditi delle imprese adottati a partire dal 2011
(riporto delle perdite, deducibilità Irap sul costo del lavoro e
l’Ace, la detassazione del rendimento figurativo del capitale proprio).
Sempre sul fronte fiscale, è in
arrivo il reato di autoriciclaggio
attraverso un emendamento al
decreto sul rientro dei capitali. A
favore dell’ipotesi, che anche il
premier Renzi ha detto di voler
adottare, si sono espressi in rapida successione sia il comandante della Guardia di Finanza,
sia il direttore dell’Agenzia delle
entrate, Attilio Befera, nel corso
di due diverse audizioni in Commissione Finanza alla Camera.
ENTRATE TRIBUTARIE: A
GENNAIO +3,5% - Nel 2013 le
entrate tributarie sono state
423.385 milioni di euro (-0,2%, pari a -903 milioni), facendo registrare «un risultato sostanzialmente in linea». Lo scrive in Tesoro in una nota annunciando
che a gennaio 2014 (mese poco
significativo per le scadenze fiscali) le entrate tributarie ammontano a 33.188 milioni
(+3,5%).
RASSEGNASTAMPA
4 PRIMO PIANO
Venerdì 7 marzo 2014
IL GOVERNO
FACCIA A FACCIA CON I POTENTI
L’ex ministro dell’Economia contro il
presidente del consiglio «per le parole sui
conti pubblici». Palazzo Chigi smentisce
BRUXELLES
Il premier Matteo
Renzi parla con la
cancelliera tedesca
Angela Merkel
.
Renzi: «I compiti dalla Ue?
Sappiamo da soli cosa fare»
Il premier a Bruxelles: «Le priorità sono lavoro e crescita». Lo sfogo di Saccomanni
l ROMA. Non abbiamo rassicurazioni da
dare: Matteo Renzi interviene sulle frizioni
in corso tra Roma, Bruxelles proprio mentre l’esecutivo è al lavoro sulle prime azioni
di rilancio che dovrebbero vedere luce (il
job act) già la prossima settimana. Al centro
delle contestazioni lo stato dei conti pubblici italiani dopo i severi giudizi arrivati
dalla Ue. E si torna a parlare di un possibile
«buco». Ma l’ex ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni taglia corto: «escludo
nel modo più assoluto che vi siano buchi»
nei conti «o che vi sia bisogno di fare manovre correttive». Il governo si impegna
comunque a riferire presto in Parlamento.
E comunque lunedì sarà lo stesso ministro
dell’Economia Pier Carlo Padoan ad illustrare all’Eurogruppo le priorità economiche del nuovo esecutivo.
Ma su una cosa intanto tutti sono concordi (il ministro dell’Economia, l’ex ministro e Palazzo Chigi): non ci sarà bisogno
di una manovra di aggiustamento dei conti.
Anche perchè - dice appunto il premier
Matteo Renzi a Bruxelles – «non abbiamo
rassicurazioni da dare» ai partner europei
sullo stato dei conti e basta con il «costante
refrain italiano per cui si dipinge l’Europa
come il luogo dove veniamo a prendere i
compiti da fare a casa. L’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola e lo
farà non perchè lo dice l’Europa ma per il
futuro dei nostri figli». Quindi ripete 2 volte:
«la priorità è il lavoro e la crescita, il lavoro
e la crescita». E ribadisce che il 12 marzo il
Cdm varerà il pacchetto sul lavoro.
La complessa giornata inizia con un’intervista nella quale il titolare di via XX
Settembre Pier Carlo Padoan chiarisce che
l'obiettivo ora è «concentrare tutto l’intervento in una direzione», «tutto sulle imprese, oppure tutto sui lavoratori». Quindi
si lavora ancora. Quanto alle coperture dalla Spending review queste possono arrivare
a «5 miliardi su base annua», e poi ci saranno misure transitorie come il «rientro
dei capitali». Poi i conti: «sul deficit - sottolinea – non dobbiamo tornare oltre il 3%».
Il debito, aggiunge, va abbattuto e «non
perchè ce lo chiede l’Europa ma per noi».
Urge quindi «rafforzare il programma di
privatizzazioni». Insomma è tutto sotto controllo e il monito della Ue è certo «severo ma
va nella direzione di quello che pensiamo
noi».
Interviene anche il governatore della
Bce, Mario Draghi, che sembra appoggiare
il richiamo dell’Ue: «senz'altro accogliamo
con favore le raccomandazioni della Commissione» e questo perchè «sarebbe un disastro tornare indietro sul risanamento dopo «così tanti sacrifici e così tanto dolore». E
la ripresa lenta che vede Draghi più la decisione della Bce di non iniettare nuova
liquidità, non sembra impressionare troppo i mercati che proseguono la giornata con
il segno positivo. Chi sembra invece decisamente contrariato è l’ex ministro Sac-
comanni, che se la prende con Renzi per i
commenti «immotivati e incomprensibili»
apparsi sulla stampa e attribuiti al premier
sullo stato dei conti lasciati dal governo
Letta. Ma arriva la smentita del responsabile economico del Pd, Filippo Taddei:
«Renzi non l’ha detto». Saccomanni però se
la prende anche con la commissione Ue che
«sorprende» nell’analisi sugli squilibri italiani. Ed è sorpreso anche Taddei per le
considerazioni sul debito. Infatti - dice Saccomanni – l'alto livello del debito pubblico
dipende anche dal pagamento dei debiti
arretrati della P.a. e dal pagamento del fondo Salva-Stati (pesa 52 miliardi) che non
sono certo azioni che Bruxelles non conosce
avendole Roma preventivamente concordate.
In tutto questo il tema risorse resta comunque in primo piano anche perchè riuscire a ricontrattare il rispetto dei parametri europei sembra utopico. E mentre
Padoan fissa l’asticella della spending per il
2014 (5 miliardi), una buona notizia arriva
proprio da Bruxelles: «è possibile cominciare da subito a investire su poche e mirate
misure, concordate, per occupazione e competitività nel quadro della nuova programmazione 2014-2020». Ma per avere questi
fondi ci sono delle condizioni e una è che la
programmazione deve essere verificata a
posteriori. Inoltre «non ci sono più margini
per modificare i fondi regionali 2007-2013».
Francesco Carbone
L’UNICO LEADER SOTTO I QUARANT’ANNI
Il nuovo stile di Matteo
nei rapporti con l’Europa
IL CONGRESSO DI DUBLINO ALFANO: ORA CI SIAMO ANCHE NOI
tolinea Casini che punta a fare
da «ponte» tra Alfano e Berlusconi.
Il confronto dublinese potrebbe servire proprio a mettere a
punto le intese e le possibili strategie comuni delle plurime «anime» italiane del Ppe che si sono
presentate
all’appuntamento
consce delle ben note contrapposizioni tanto da far dire a Deborah Bergamini: «Quanto la divisione del fronte dei moderati
italiani, causata dai piccoli egoismi di altrettanto piccoli leader,
si ripercuota negativamente anche a livello europeo, indebolendo il nostro Paese». « Nell’importante Congresso del Ppe in
corso a Dublino, alla vigilia di un
delicato passaggio elettorale, il
centrodestra italiano avrebbe
potuto e dovuto svolgere un ruolo di traino. Invece, la componente italiana del Ppe si è presenta a questo appuntamento divisa al suo interno e per di più
priva del suo leader, Silvio Berlusconi, cui la magistratura milanese ha voluto impedire di essere presente. Una grande occasione si è trasformata in un’occasione persa a causa di chi ha
anteposto il proprio protagonismo agli interessi dell’elettorato
moderato italiano».
Oggi si entrerà nel vivo del
confronto che dovrà tener conto
del prossimo semestre italiano
di guida della Ue.
Paolo Cucchiarelli
chi lo ha preceduto a Palazzo Chigi appare siderale. «Ha uno stile
completamente nuovo rispetto a
quello al quale eravamo abituati», racconta chi lo ha visto per la
prima volta all’opera tra i corridoi e la sale del Justus Lipsius,
la sede del Consiglio Ue.
Quando mette piede fuori
dall’auto che lo accompagna
all’ingresso del Justus Lipsius,
Renzi accenna solo un saluto ai
giornalisti. Poi si infila tra i corridoi del palazzo per i primi «faccia a faccia» con i partner europei. I leader – e i giornalisti
stranieri - aspettano con curiosità di «annusare» il nuovo arrivato. E' il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso il
primo a venirgli incontro. Quindi il pre-vertice dei big 5 sull'U-
PALAZZO MADAMA PER LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO
Berlusconi torna al Senato
attacca giudici e comunisti
Popolari europei
l’esordio del Ncd
l ROMA. Esordio per l’Ncd
nella grande famiglia del Ppe nel
Congresso che si è aperto a Dublino dove la compagine più importante del Parlamento europeo deve scegliere la sua guida
interna e il candidato alla presidenza della commissione.
La «prima volta» della nuova
formazione italiana dopo la scissone da Fi è salutata con entusiasmo da Agelino Alfano: «È un
grande debutto dentro la grande
famiglia dei Popolari Europei».
IL Ncd, ha aggiunto, «sarà protagonista di questa fase di ripresa economica dell’Europa e pensiamo che anche in Italia il popolarismo europeo possa giocare
una partita vincente. Speriamo
possa giocarla un popolarismo
unito, anche se le divisioni sono
tante e lavoriamo per superarle».
E mentre gli esponenti di Fi protestano per la mancata presenza
di Silvio Berlusconi per i noti
impedimenti giudiziari è la strategia interna ed europea in vista
dell’appuntamento
elettorale
nella Ue il tema che interessa di
più i politici italiani.
Pier Ferdinando Casini chiede ai grandi partiti presentarsi
uniti nei singoli Stati e anche il
Ppe è chiamato alla sfida del futuro. «Superare le vecchie contrapposizioni e le laceranti divisioni significa dare un messaggio chiaro: quello del Ppe italiano come riferimento comune dei
riformisti e dei moderati», sot-
l BRUXELLES. Renzi «cambia
verso» anche in Europa. Sono da
poco passate le 11 del mattino
quando il premier, abito blu e
cravatta in tono – unico tra i 28 a
non aver ancora superato la soglia dei 40 anni – sbarca per la
prima volta a Bruxelles da capo
del governo. E lo fa proprio all’indomani della pesante strigliata
della Ue su debito e competitività
che relega l’Italia sullo stesso
scomodo carro di Croazia e Slovenia.
Ma la tabella del premier non
cambia affatto, e Renzi non arriva certo per farsi mettere dietro la lavagna. Il rispetto per le
istituzioni europee e la consapevolezza della gravità della situazione italiana ovviamente restano, ma la differenza di toni con
Poi scherza: troppo vecchio per le nozze
IL LEADER NCD Il ministro Angelino Alfano
Palese (Forza Italia)
«Bruxelles conferma i nostri dubbi»
«Perplessità e critiche dell’Unione Europea all’Italia ci
danno purtroppo ragione: abbiamo espresso più di un dubbio sul fatto che nella Legge di Stabilità vi fossero spese prive di copertura e infatti si paventa la necessità di una manovra aggiuntiva, seppur subito smentita dal Governo. La nostra ricetta è: si proceda subito con l’attuazione della spending review e si utilizzino le risorse che, per fortuna, stiamo
risparmiando sul debito pubblico grazie alla benevolenza dei
mercati e nessuno pensi di mettere ancora le mani nelle tasche degli italiani. Serve, piuttosto, trovare subito la copertura per le misure indispensabili ad abbassare il costo del lavoro, a rendere competitive le imprese e a far riprendere i consumi. Punti sui quali il Governo Letta ha deluso ed il Governo
Renzi, finora, ha dato solo titoli e non contenuti, il che ci dimostra ulteriormente che abbiamo fatto bene ad uscire dal
primo Esecutivo e a non entrare nel secondo. Il nostro ruolo
continuerà ad essere quello di stimolo quotidiano acchè il
Governo Renzi metta subito in pratica quello di cui il Paese
ha bisogno». Lo dichiara in una nota il capogruppo di Forza
Italia in commissione bilancio della Camera, Rocco Palese
l ROMA. Silvio Berlusconi torna per la prima volta in Senato
da quando l’Aula, il 27 novembre dello scorso anno, si espresse a
favore della sua decadenza da senatore. L'occasione è la presentazione a palazzo Giustiniani del libro il «sangue di Abele» la
cui prefazione è stata curata dal Cavaliere e che offre la possibilità
al leader di Forza Italia di poter rispolverare uno dei suoi cavalli
di battaglia preferiti: l’attacco all’ideologia comunista bollato
come «una malattia» o, peggio, «un viaggio dentro la menzogna».
Berlusconi va giù duro con la convinzione che i comunisti in
Italia abbiano preso il potere «dalla scuola, ai giornali fino alla
giustizia». I giudici sono l’altro bersaglio a cui Berlusconi non
risparmia le sue accuse. A rincarare la dose infatti ci pensa un
video diffuso dal Fatto Quotidiano in cui il Cavaliere nel corso di
un incontro con gli esponenti locali della Basilicata lancia un
duro affondo ai magistrati, in particolare a quelli di Milano.
Il pensiero dell’ex capo del governo corre al 10 aprile giorno in
cui i giudici milanesi dovranno esprimersi sul suo futuro: «Dopo
aver lottato 20 anni per la libertà sono qui a difendermi da una
mafia di giudici che il 10 di aprile mi dirà se mi mettono in galera
o se mi mandano ai servizi sociali». Il Cavaliere chiama in causa
di nuovo Giorgio Napolitano a cui riferisce di aver illustrato,
tramite «persone a me vicine», la propria situazione senza però
sortire alcun effetto dal Colle che – accusa il Cavaliere – ha
risposto picche.
«Hanno voluto farmi fuori – è la sintesi – e lo hanno fatto in una
maniera determinatissima attraverso colpi di Stato». Insomma
una serie di ragionamenti che ben rappresentano il suo umore
assolutamente pessimista, riferiscono i suoi uomini, su ciò che
deciderà il tribunale di Milano. Certo le battute non mancano, nè
spunti di alleggerimento. Nel video il Cavaliere torna a cimentarsi con un repertorio di barzellette e, prima di lasciare palazzo
Giustiniani, manda una rassicurazione ai tifosi del Milan: «non
ho intenzione di vendere» la squadra. Meno felice, forse, sarà
stata invece la sua fidanzata Francesca Pascale nel sentire il suo
Silvio spiegare di non avere alcuna intenzione di convolare a
nuove nozze (il gossip era ripreso a circolare in questi giorni)
perchè «sono troppo vecchio». L'obiettivo principale ora però è la
riuscita della campagna elettorale per le europee. Il tema è ormai
fisso nelle riunioni a palazzo Grazioli (un’altra è in programma
domani) per mettere a punto il programma.
Yasmin Inangiray
RASSEGNASTAMPA
PRIMO PIANO 5
Venerdì 7 marzo 2014
La conferenza dei capigruppo ha deciso per uno Il Capo dello Stato assicura una «attenta analisi»,
slittamento del voto a lunedì nonostante la
se ne occuperà dopo che la legge sarà varata
contrarietà del Partito democratico
ma prima che venga promulgata
L’Italicum all’esame del Colle
regge il patto Pd-FI e alfaniani
Protesta delle donne per le quote rosa. In serata bocciato emendamento sulle preferenze
l ROMA. L'accordo Renzi-Berlusconi-Alfano sta reggendo il test
del voto della Camera, compresi
quelli a scrutinio segreto. Non
mancano però le tensioni, a partire da quella sulle quote rosa, che
sta spaccando soprattutto Forza
Italia, cosa che ha portato ad uno
slittamento del voto finale a lunedì prossimo, deciso dalla Conferenza dei capigruppo, nonostante la contrarietà del Pd. Ma sono le
parole del presidente Napolitano
a costituire l’elemento principale
della giornata: il Capo dello Stato
ha infatti chiarito che non intende
di sollevare il tema delle preferenze (estranee all’accordo) durante l’esame in Senato.
Insomma, nulla è ancora scontato e lo dimostra la tensione sugli
emendamenti bipartisan che introducono la parità di genere sia
nelle liste bloccate, sia tra i capolista di ogni Regione. C'è stata
una riunione a Forza Italia, partito che si è espresso nettamente
contro le quote rosa. Nell’incontro
le parlamentari firmatarie di questi emendamenti (come Stefania
Prestigiacomo, Mara Carfagna,
Renata Polverini o Annagrazia
Calabria) sono state invitate a ritirarne l’appoggio. Altre loro colleghe, come Mariastella Gelmini
o Daniela Santanchè hanno preso
le distanze dagli emendamenti.
Secondo il racconto delle sostenitrici della parità di genere, Silvio Berlusconi non sarebbe contrario mentre l’opposizione arriverebbe da Denis Verdini. Il Pd
sarebbe favorevole, ma l’indicazione del partito è di non far saltare l’accordo generale, a costo di
sacrificare le parità di genere. Nel
pomeriggio è circolato un appello
ai leader, cioè Renzi e Berlusconi,
MOVIMENTO NEL CAOS GRILLO NE MANDA VIA ALTRI CINQUE AL SENATO E ALTRETTANTI SONO GIÀ PRONTI A LASCIARE
M5S, è caccia ai dimissionari. Spunta il nuovo gruppo
l ROMA. L'immagine che rappresenta
al meglio cosa accade al M5S è quella di
una valanga: iniziata con un piccolo smottamento. Una massa confusa, formata da
«dissidenti» ed «espulsi» che, visti i numeri, presto potrebbero confluire in un
nuovo gruppo parlamentare a Palazzo Madama.
Altri cinque senatori, infatti, lasciano il
gruppo Cinque Stelle al Senato: sono Ales-
sandra Bencini, Laura Bignami, Monica
Casaletto, Maria Mussini e Maurizio Romani «cacciati» direttamente da Grillo. Il
leader non ha gradito le loro minacce di
dimissioni in segno di protesta contro le
quattro espulsioni dei «dissidenti». Gli
epurati salgono così a 13. A questi, inoltre,
potrebbero aggiungersi presto altri parlamentari (quattro-cinque secondo fonti
parlamentari).
«Si sta come d’autunno sugli alberi le
foglie», confida un senatore che cita Giuseppe Ungaretti per spiegare che «ormai
ne casca uno dopo l’altro».
Tra i cinque stelle regna il caos. E non
aiuta la notizia dell’invio di una lettera di
minacce con proiettili inviata a Lorenzo
Battista e al collega Luis Orellana, ma nella quale si citano anche altri «dissidenti».
Teodoro Fulgione
affinchè dessero il via libero. Su
esso sono state raccolte firme in
Aula, ma poi il testo si è perso nel
nulla. Il che non è un buon segno.
In questo stop and go, che ha
costretto a far slittare il voto finale
a lunedì, si inserisce l’accantonamento di altri emendamenti, come il cosiddetto «salva Lega».
In serata altro colpo di scena:
La Camera inizia la discussione e
il voto degli emendamenti che introducono le preferenze, rispetto
alle liste bloccate previste dal testo. Gennaro Migliore, capogruppo di Sel, ritira la richiesta di votare gli emendamenti a scrutinio
segreto. Dopo una lunga discussione dai toni accesi, in cui alcuni
esponenti del Pd si erano espressi
a favore delle preferenze, come Rosi Bindi e il lettiano Marco Meloni, i presentatori dell’emendamento (Pino Pisicchio, Giancarlo
Giorgetti e Gennaro Migliore) sono tornati sui propri passi chiedendo nuovamente che si votasse
a scrutinio segreto.
Alla fine i voti favorevoli sono
stati 236, cioè molto più numerosi
di quelli registrati in altri emendamenti proposti dai piccoli partiti (in media 180-190).
Giovanni Innamorati
poltronafrau.com
craina. È qui, in una stanzetta
spartana accanto alla sala del
Congresso, che Renzi si siede per
la prima volta allo stesso tavolo
con chi in Europa conta davvero.
La cancelliera tedesca Merkel, il
presidente francese Hollande, il
premier britannico Cameron. E
il collega polacco Tusk.
Le immagini che passano sul
circuito chiuso mostrano un
Renzi sorridente e disteso. Seduto proprio accanto alla Merkel, i
due ne approfittano per un breve
scambio di vedute. Si rivedranno
il 17 marzo di nuovo a Berlino.
pronunciarsi mentre il Parlamento sta lavorando, ma che prima di
promulgare la legge procederà ad
un «attento esame».
L’aula della Camera lavora fino
a Mezzanotte e sta respingendo
tutte le proposte di modifica estranee al patto Pd-Fi-Ncd. Sono stati
bocciati, tra l’altro, gli emendamenti dei partiti minori che abbassavano le soglie di sbarramento (il 4,5% per i partiti coalizzati,
l’8% per quelli che corrono da soli). Però sia la minoranza interna
del Pd, oggi con Gianni Cuperlo,
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RASSEGNASTAMPA
20 ATTUALITÀ
Venerdì 7 marzo 2014
«FALCHI» A BRUXELLES
Berlino e Roma isolate al vertice
straordinario tra capi di Stato e di
Governo. Ora l’Ue fa il gioco duro
INCOMBE LA SECESSIONE
Ultimatum Ue a Mosca
«Si fermi o sanzioni»
Crimea, il Parlamento vota «sì» all’adesione alla Russia
l SIMFEROPOLI (CRIMEA). Venti di guerra
in Crimea, dopo la decisione del Parlamento
di Simferopoli di indire un referendum
sull’adesione alla Russia, mentre Kiev spicca
un mandato di arresto per i leader secessionisti della regione e Barack Obama e
l’Unione europea sparano bordate: la consultazione «è illegittima».
Ieri mattina la svolta: prima l’annuncio sul
quesito del referendum, poi il voto del Parlamento della Crimea, favorevole all’adesione
alla Federazione russa.
La reazione di Kiev non si fa attendere: la
giustizia ucraina spicca un mandato di arresto nei confronti del premier della Crimea
Serghiei Aksionov e per il presidente del
Parlamento, Vladimir Kostantinov. Passa
qualche ora e la Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino) inizia la
procedura per sciogliere quello secessionista di Simferopoli.
Da Roma, a margine della
Conferenza sulla Libia, il ministro degli Esteri francese,
Laurent Fabius lancia l’allarme: se la Crimea si unisce
alla Russia «vuol dire che non
c’è più la pace internazionale, nè frontiere
certe».
Poi il diluvio, con Barack Obama che dà il
via libera a nuove sanzioni Usa ed alza i toni:
«Il referendum per l’adesione a Mosca viola la
legge internazionale», e dunque è illegittimo,
dice il presidente statunitense. Stesse parole
usate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, dal presidente del Consiglio europeo,
Herman Van Rompuy e da tutto il Vertice
Ue, riunito in via straordinaria per cercare
una soluzione alla crisi ucraina.
Da Bruxelles esce indurita la posizione
europea. I leader - uniti - lanciano ultimatum
alla Russia: o si ferma o scatteranno sanzioni
contro Mosca via via più severe. E Rompuy ha
assicurato: «l’Ue parteciperà al gruppo di
contatto nel rispetto del diritto internazionale e dell’integrità delle diverse culture».
E ieri, in occasione del vertice straordinario tra capi di Stato e di Governo dell’Ue
sull’Ucraina, c’è stata anche la prima uscita
europea del premier Matteo Renzi che ha
commentato: «È stato fatto un lavoro si-
gnificativo per accogliere il grido di dolore del
popolo ucraino».
Intanto, a Simferopoli si contano centinaia
di cosacchi russi, che dicono di provenire
dalla regione di Krasnodar: «Siamo arrivati
tre settimane fa», riferisce un ufficiale, ma
alcuni militari lasciano intendere di essere
arrivati ben prima.
Nella piazza, stretta tra l’imponente palazzo del Parlamento e il memoriale ai caduti
della II Guerra mondiale, i dimostranti filo-russi gridano «Grazie, grazie» rivolti ai
soldati e «Russia, Russia!», mentre sventolano
bandiere di Mosca e sovietiche. Poco distante
gentili signore preparano bevande calde e
panini per rifocillare i loro «eroi».
Nel tardo pomeriggio si diffonde la notizia
di un attacco armato alla sede della tv Krim
(Crimea, ndr): la stazione tv è
ora presidiata da miliziani e
ancora da loro, i cosacchi.
Una dopo l’altra, le frequenze tv della regione oscurano i
canali locali e ucraini. Va in
onda l’all news Russia 24.
A Sebastopoli, dove ha sede la base della Flotta russa
del Mar Nero, le autorità si
mettono in linea con Simferopoli e indicono
un referendum sempre per il 16 marzo,
sempre per aderire alla Russia di Vladimir
Putin.
Nella Rada, secondo l’agenzia ucraina Uninan, i russi avrebbero affondato due navi per
impedire l’uscita della flotta di Kiev: forse è
vero forse no. Nel porto ci sono solo due navi
che fino a ieri sventolavano i vessilli di Kiev
- ammainati al tramonto - che ovviamente
non possono minimamente competere con gli
oltre 30 vascelli da battaglia russi che oltretutto sono decisamente più moderni e
armati con le ultime sofisticate tecnologie di
Mosca.
E a nord, nei pressi di Kherson, regione del
Sud ucraino e porta di accesso per la Crimea,
un gruppo di circa 40 osservatori Osce tra i
quali anche due italiani viene bloccato al
checkpoint delle milizie. È solo l’ultimo episodio che conferma come in Crimea in molti
amino Mosca, mentre sono davvero pochi
quelli che stimano Bruxelles e Washington.
Claudio Accogli
MATTEO RENZI
«Fatto lavoro significativo
per accogliere il grido di
dolore del popolo ucraino»
«FARMACOPOLI» DOPO LA MULTA INFLITTA DALL’ANTITRUST
Codacons lancia una «class action»
contro Novartis e Roche
Il Pm indaga già su aggiotaggio e truffa al Ssn
l ROMA. Dopo la multa inflitta
dall’Antitrust a Novartis e Roche
per il cartello sui farmaci Avastin
e Lucentis, il Codacons passa alle
vie legali, e annuncia una denuncia alla Corte dei Conti contro l’Aifa e una class action in favore dei
consumatori danneggiati dal cartello posto in essere dalle due
aziende. L’annuncio arriva mentre a Roma il Pm indaga già su
aggiotaggio e truffa al Servizio sanitario nazionale e a Torino la Soi
(Società oftalmologica italiana) ha
chiesto alla procura di valutare
l’ipotesi del reato di corruzione. E
si apre anche un fronte regionale,
come quello del Lazio che potrebbe costituirsi parte civile per un
danno di circa 60 milioni di euro.
Secondo un esposto depositato lo
scorso 30 dicembre, «è difficile immaginare che le società farmaceutiche siano riuscite a truffare il
Servizio sanitario nazionale senza
la fondamentale sponda di quale
soggetto operante in Ema e Aifa».
«Ancora una volta l’Aifa finisce
nell’occhio del ciclone per i suoi
comportamenti omissivi sul fronte dei controlli, che hanno prodotto un danno al Sistema Sanitario Nazionale (Ssn) - spiega il
Codacons - e abbiamo deciso di
chiedere alla Corte dei Conti di
accertare il maggior esborso a carico dello Stato derivante dal mancato intervento dell’Agenzia sui
farmaci Avastin e Lucentis, e di
procedere verso i responsabili in
caso di danni certi per il Ssn. Alla
luce dei fatti, ci aspettiamo inoltre
le dimissioni immediate dei vertici Aifa». Ma l’Agenzia Italiana
del Farmaco sarà anche destinataria, assieme a Novartis e Roche,
di una class action attualmente
allo studio dell’associazione.
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: la Regione
si costituirà parte civile per un
danno di 60 milioni di euro.
La Repubblica di Crimea
Regione russa dal 1774, viene donata all'Ucraina da Krusciov nel 1954
Nome
"Krym"
in russo vuole
dire penisola
Superficie
26.100 kmq
Popolazione
2 milioni
GRUPPI ETNICI
Russi
MAGGIORANZE LINGUISTICHE IN UCRAINA
Area russofona
Kiev
Dne
pr
UCRAINA
Odessa
24,4%
Tatari
MAR
D’AZOV
ROMANIA
Sebastopoli
12,1%
Altro
Varna
ANSA
Base navale russa "in affitto"
a Mosca fino al 2042.
Ospita la flotta del Mar Nero
CELLE SOVRAFFOLLATE
L’Europa «bacchetta» l’Italia
lo svuota-carceri non basta
Strasburgo ha imposto di risolvere l’emergenza entro il 27 maggio
l ROMA. Le misure prese finora contro il sovraffollamento
delle carceri sono insufficienti. Il
comitato dei ministri del Consiglio d’Europa avverte l’Italia
quando mancano meno di tre mesi al 27 maggio, la scadenza fissata dalla Corte di Strasburgo
per risolvere l’emergenza. E invita le autorità italiane a individuare altre misure, anche preventive, e a presentare un piano
dettagliato con tempi e cifre. Una
patata bollente per il neo ministro della Giustizia, Andrea Orlando, consapevole che l’ultimo
decreto svuota-carceri, varato a
dicembre e approvato in via definitiva il 19 febbraio, è positivo
ma non basta, va accompagnato
da «un’azione amministrativa» e
«interventi di carattere strutturale».
Quel decreto, comunque, preceduto a luglio da un intervento
analogo, risultati ne sta dando.
Oggi i detenuti sono 60.828, contro i 64.000 di inizio dicembre. Lo
scostamento dalla capienza quella regolamentare è di 47.857
posti - resta alto: circa 13mila unità. Ma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - i
cui vertici hanno visto Orlando e
lo rivedranno a breve per un approfondimento – prevede per
maggio di scendere a 59mila de-
tenuti e di salire a 50mila posti di
capienza grazie all’apertura di
nuovi padiglioni (sono in arrivo
300 posti a Catanzaro, 200 a Ariano Irpino, 200 a Frosinone, per
citare alcuni casi). Miglioramenti attesi anche dai baschi blu:
«Nelle prossime settimane ci
aspettiamo dei progressi sul sovraffollamento», spiega Eugenio Sarno, segretario della Uilpa penitenziaria, auspicando però anche interventi per la polizia
penitenziaria: «Nel 2000 avevamo
43 mila agenti per 40 mila detenuti. Oggi il rapporto è 37mila a
61mila. Solo incentivando misure semplici come meccanizzazione dei cancelli e telecamere per la
sorveglianza remota abbiamo
stimato un risparmio di circa
2.500 unità di polizia penitenziaria al giorno», suggerisce Sarno,
che chiede anche norme più incisive sulla custodia cautelare
per deflazionare i penitenziari.
Va anche detto che Strasburgo
ci chiede sì misure contro il sovraffollamento, ma anche rimedi
compensativi in termini di risarcimento o sconto di pena, per rispondere ai detenuti o ex detenuti delle carceri italiane che
hanno fatto ricorso e disinnescare le 3mila cause pendenti. Ma
delle due misure di compensazione previste nell’ultimo decreto, la liberazione anticipata speciale che aumenta i giorni «condonati» ogni sei mesi è stata in
parte ridimensionata e il risarcimento equitativo eliminato. La
strategia Orlando non prevede,
per ora, nuovi decreti e neppure
di sollecitare un’amnistia o un
indulto, che avrebbero un effetto
immediato ma non strutturale, e
soprattutto sposterebbero il problema sul piano politico, visto
che parte del Pd condivide l’idea
di un provvedimento di clemenza, mentre Renzi l’ha sempre
osteggiata già prima di diventare
premier e la responsabile Giustizia del Pd Alessia Morani
l’ha bocciata.
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RASSEGNASTAMPA
Venerdì 7 marzo 2014
21
ECONOMIA&FINANZA
Biologico, l’Europa
prepara la rivoluzione
Ma c’è un neo: Bruxelles non ridurrà il livello di residui di Ogm
l BRUXELLES. Il 2014 sarà l’anno di svolta per il biologico: la
Commissione europea si appresta
infatti a rivoluzionarne le regole
per rendere ancora più competitivo e solido un settore che, nonostante il crollo del potere d’acquisto continua a correre, mettendo a segno per il settimo anno consecutivo una crescita in valore tra
il 7 e l’8%. E tutto questo senza
riuscire a soddisfare la domanda
degli oltre 500 milioni di cittadini
europei.
C'è però un neo al progetto: secondo le ultime informazioni raccolte, Bruxelles al momento non
prevede di ridurre per i prodotti
bio il livello in vigore attualmente
nell’Ue di residui di Ogm autorizzati: ossia lo 0,9% di tracce per
ingrediente in ogni alimento.
Ciò non toglie che il dossier, il
cui varo da parte della Commissione europea è atteso il prossimo
19 marzo, si ponga obiettivi ambiziosi. In primo luogo, l’eliminazione degli ostacoli allo sviluppo
dell’agricoltura biologica, grazie a
regole di produzione più chiare e
senza eccezioni. Ma anche norme
di concorrenza più eque e un’armonizzazione delle regole di produzione per snellire le pratiche bu-
rocratiche, rendendo più severi gli
standard europei. Bruxelles intende rafforzare anche i controlli sulle importazione dal resto del mondo, e che rischiano di danneggiare
il prodotto originale come è successo con il falso pomodoro made
in Italy, importato dalla Cina.
Il documento poi – e questa è
un’altra importante novità - si interessa ai prodotti biologici trasformati per i quali manca una
legislazione europea. Solo in Italia
– spiegano esperti Ue - esiste una
normativa nazionale che potrebbe
essere da modello a quella europea. Insomma a Bruxelles la parola d’ordine è: il biologico non
può essere vittima del suo successo. La produzione - sempre più nelle mani di giovani imprenditori
preparati e innovativi – deve aumentare mantenendo standard di
produzione elevati per non perdere credibilità presso i consumatori.
Per l’Italia – assicurano gli
esperti – la proposta del commissario all’agricoltura, Dacian Ciolos, di dare un giro di vite alla
regole sul biologico, rappresenta
un’opportunità di crescita, essendo già il settore al primo posto in
Europa per le esportazioni di bio,
Chie Shimpo: è la prima volta
Giappone, una donna guiderà una banca
al quinto nel mondo come produttore, ed al settimo per superficie
coltivata, subito dopo la Cina e prima della Germania. Senza contare
che tra pochi mesi, la presidenza di
turno dell’Ue permetterà all’Italia
di tenere anche le redini del Consiglio per portare in porto una vera rivoluzione per il biologico.
Patrizia Lenzarini
BRUXELLES
Il 2014 sarà
l’anno di
svolta per il
biologico: la
Commissione
europea
si appresta a
rivoluzionarne
le regole
TOKYO – Il Giappone segna un’altra pietra miliare
nell’accidentato percorso della parità dei sessi: Nomura
Holdings, la più grande casa di brokeraggio e tra le prime
al mondo, ha scelto una donna a capo della divisione
bancaria, per la prima volta nella storia del credito nipponico. Chie Shimpo, 48 anni, Mba a Stanford dopo la laurea presso la prestigiosa università privata di Waseda, sarà dal primo aprile direttore generale di Nomura Trust
and Banking, la numero uno, dopo essere entrata nel
gruppo nel 1989 e aver scalato tutte le posizioni fino al
board, come executive officer della holding.
Una designazione dal sapore storico considerando che
nessuna delle tre principali conglomerate bancarie (le
«megabank») Mitsubishi UFJ, Sumitomo Mitsui e Mizuho
Financial, ha donne tra i suoi alti dirigenti. Nel personale,
invece, la percentuale femminile è al 30-40%, scende sotto il 10% in ruoli manageriali e allo zero – ancora fino ad
aprile – nei comitati di gestione.
Il premier conservatore Shinzo Abe, al potere da fine
2012, ha avviato un piano ad ampio raggio per spingere i
colossi della Corporate Japan, società quotate in Borsa in
testa, ad aver almeno un rappresentante femminile nel
board. E ha dato l’esempio: a novembre, dopo l’arrivo a
Tokyo di Caroline Kennedy (figlia del presidente americano Jfk) come prima ambasciatore Usa donna a Tokyo,
Abe ha scelto Makiko Yamada, funzionaria ministeriale di
53 anni, come stretta collaboratrice – una prima in assoluto – sulle politiche per le donne. La Bank of Japan ne conta nel board solo una su 9 componenti dopo aver rotto un
tabù nel 2010 nominando, per la prima volta in 128 anni di
storia, una donna a capo di una delle sue filiali regionali.
Vinitaly: focus estero
con 120 Paesi
si partirà il 6 aprile
LA PARTITA UNA PARTENZA A RAZZO CON UNA FRENATA PIUTTOSTO BRUSCA PER IL TITOLO CHE HA CHIUSO A -1,77%
l ROMA. Vinitaly accelera nella sua mission di promuovere
all’estero la cultura e la commercializzazione del vino italiano
arricchendo i contenuti della 48esima edizione, in scena dal 6 al 9
aprile a Veronafiere, con nuove proposte dedicate agli operatori
stranieri, più di 50mila da 120 Paesi. Ecco quindi il nuovo padiglione Vininternational che raduna 70 espositori dei principali
Paesi produttori di vino con aree per degustazioni e «salotti»
d’affari.
Ed ecco l’International Buyers' Lounge, nuova area dedicata
espressamente agli incontri b2b, con il coinvolgimento dei consorzi di tutela e le aziende espositrici da una parte e i buyer esteri
dall’altra. «Vinitaly non è più un appuntamento fieristico ma un
vero e proprio sistema rivolto a favorire l’inter nazionalizzazione
delle imprese», afferma il presidente di Veronafiere, Ettore Riello,
presentando la rassegna che si abbina, come ogni anno, a
Sol&Agrifood ed Enolitech, i due saloni che completano l’offerta di
Vinitaly con il food d’eccellenza e le nuove tecnologie per il settore.
«Per la prima volta quest’anno si supereranno i 5 miliardi di valore
dell’export di vini italiani e un pezzettino di questo valore ce lo
sentiamo nel nostro patrimonio», osserva da parte sua il direttore
generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani. Ma l’accelerazione
sull'internazionalizzazione non è la sola novità del 48esimo Vinitaly: la crescita dell’interesse e del mercato del vino biologico ha
portato gli organizzatori a dar vita allo speciale salone specializzato Vinitalybio, realizzato con la collaborazione di Federbio.
Intanto crescono i numeri del salone veronese, ormai affermato
numero uno delle rassegne di settore mondiali: quest’anno –
sottolinea Riello – sono stati superati i centomila metri quadri
venduti ad espositori. «Il comparto del vino è una nuova frontiera
industriale di grande opportunità e va in controtendenza in tempi
di crisi», osserva Riello, battendo il tasto sulla necessità che il
nuovo governo affronti il problema del rilancio dei deboli consumi
interni, contrasti il fenomeno della contraffazione, definito «un
furto a mani aperte» e favorisca lo sbarco delle imprese italiane,
caratterizzate da dimensioni medio-piccole, anche sui mercati più
lontani. A raccogliere l’appello di Riello alla presentazione di
Vinitaly c'è il ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina,
che afferma di riconoscere «una centralità assoluta» all’esperienza Vinitaly. Martina annuncia anche che la rassegna sarà
protagonista ad Expo 2015 dove il suo ministero accompagnerà le
eccellenze del settore agroalimentare.
l SIENA. Una partenza a razzo
con una frenata piuttosto brusca
per il titolo di Banca Monte dei
Paschi che ieri ha chiuso a -1,77, a
0,21 euro, dopo il gran boom registrato di mercoledì quando aveva toccato quasi +20%. Ma nel
mercato ieri sono passati 1,806 miliardi di azioni, pari al 15,5% del
capitale, addirittura superiore al
La Fondazione nega le vendite
si arresta il boom di Mps in Borsa
12% scambiato mercoledì, con il
titolo, in estrema volatilità subito
stoppato in apertura per eccesso
di rialzo, e poi riammesso.
La frenata è arrivata solo dopo
la comunicazione della Fondazione Mps che, su richiesta della Consob, ha precisato di non aver «eseguito alcuna transazione in Borsa
nè di aver siglato alcun contratto
di compravendita sulla quota nella Banca Mps». La partecipazione
dell’ente nella banca, spiega la nota, è al 5 marzo pari al 31,48%.
Una smentita che per la verità
ha frenato il titolo solo dopo oltre
un’ora stoppandosi poi dopo la
precisazione del fondo americano
Och Ziff, indicato come uno dei
possibili compratori di importanti pacchetti da alcuni quotidiani:
un suo portavoce
ha detto che il fondo «non ha comprato l’8%» di
banca Mps. Nonostante ciò le voci
si sono rincorse
per tutta la giornata e qualche
analista
non
esclude che nei
prossimi giorni
(5 di Borsa aperta
a partire da mercoledì secondo il
regolamento),
non arrivi qualche comunicazione ufficiale su un passaggio di
titoli. Cosa su cui vigila la Consob.
Del resto che la presidente della
Fondazione Mps, Antonella Mansi, debba vendere gran parte del
capitale prima della ricapitalizzazione da 3 miliardi decisa dalla
banca, e quindi entro la fine di
maggio (anche per ripianare il debito con un pool di banche da 340
milioni), non è un segreto. E con il
titolo che comunque è a valori ben
superiori a 15 giorni fa, e lo spread
sempre ai minimi, il momento potrebbe essere favorevole. Non è da
escludere, inopltre, che qualche
socio privato abbia venduto una
parte della sua partecipazione
dando il via all’ondata speculativa
che, come ha sottolinenato il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, sta favorendo la Fondazione,
«per la quale io faccio il tifo» ha
aggiunto. Inutile, anche ieri, al
di là della nota,
cercare notizie
dirette da Palazzo Sansedoni dove il direttore
Enrico Granata
è rimasto a lavoro fino a tardi come, per la verità,
è sua abitudine.
Intanto, anche ieri, al tribunale di Siena
nuova puntata
delle vicende legate alle inchieste sul Monte.
Il gup Gaggelli ha aperto la prima udienza per l’inchiesta principale sull'acquisizione di Antonveneta, che vede imputate 8 persone (tra cui l’ex presidente Mussari), più la banca d’affari JP Morgan. Sarebbero colpevoli di manipolazione del mercato, ostacolo
all’autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali.
Domenico Mugnaini
RASSEGNASTAMPA
LETTERE E COMMENTI 25
Venerdì 7 marzo 2014
PATRUNO
Se ti prendo a schiaffi...
>> CONTINUA DALLA PRIMA
M
a avrebbero potuto fare danni dal 1970, nascita delle Regioni (che notoriamente hanno fatto danni solo a Sud: la
Lombardia di metà giunta in galera e il
Piemonte delle mutande comprate con i
soldi pubblici sono in Finlandia). Ma prima, quando per 128 anni su 153 i governi
hanno avuto primi ministri non meridionali? E con la Cassa per il Mezzogiorno
che anch’essa non ha mai avuto un presidente meridionale? E con tutte le grandi
aziende di Stato dirette da nordisti? E i
partiti altrettanto?
Se il Sud è rimasto indietro e la colpa è
delle sue classi dirigenti in blocco, in
blocco sono assolte quelle settentrionali,
Trota e Cota compresi. E non solo il Sud è
rimasto indietro, ma si lamenta pure, dà la
colpa agli altri. Sarà ultimo in tutto, ma è
sicuramente primo in faccia tosta. Fino ad
osare alzare il ditino per insinuare che
questo Paese potrebbe essere nato settimino e con doppio taglio cesareo. Propaganda anti-italiana, 30 anni di deportazione in Siberia.
Insomma non ci sarebbero colpe dell’Italia verso il Sud, ma solo del Sud verso il
Sud. Fino all’indicibile orrore verso la
complicità dell’intellighenzia del Sud, gli
intellettuali, e ora anche gli insegnanti che
cominciano a diffondere il contagio nelle
scuole. E che invece di bacchettare anch’essi la terra loro, condividono una
verità che solo i ciechi non vedono: l’Italia
è così poco unita perché è stata unita male.
Ma a Nord come a Sud, mica differenze. Se
ne accorgono solo perché l’inno nazionale
non è cantato oltre le partite di calcio. E
comunque lo possono dire tutti, tranne i
meridionali.
Non ci sono dubbi che parte della classe
dirigente meridionale sia riuscita a dare
soprattutto il peggio di se stessa, sia pure
in un Paese in cui l’etica pubblica è una
molestia. Non ci sono dubbi che sia stata
specialista nel fare arrivare soldi per vivacchiare di rendita e conquistarsi il voto
distribuendo beneficenza (e non a chi più
meritava ma ai più fedeli, non a chi più
servivano ma dove più serviva per il
consenso). E non ci sono dubbi che così
non si sono affermati i più bravi ma i più
spregiudicati. E che anche così un certo
Sud sia arretrato tanto più quanto gli
arrivavano soldi. Assistenza non sviluppo.
Ma chi dalle Alpi a Lampedusa ha mai
eccepito? Chi mai, e non solo al Sud, ha
rifiutato i voti frutto di questo ricatto? Chi
mai ha buttato fuori dai partiti quei dirigenti meridionali un po’ più birichini
ma bravi, tanto bravi a portare in dote
migliaia di voti che non puzzano mai? Chi
mai non ha piantato un capannone al Sud
per prendersi gli incentivi? Chi mai ha
rifiutato di farsi pagare i suoi prodotti con
quei soldi del Sud non più puzzolenti se
zitti zitti finivano al Nord? E chi mai nel
resto d’Italia è cresciuto non drogato da
uno Stato che ne aveva e ne ha per tutti nel
Paese più statalista del mondo e perciò fra
i più indebitati del mondo?
L’Italia che non ha dato treni, strade,
porti, aeroporti, scuole, asili, servizi pubblici al Sud come li ha dati al Nord, ha
finito per partorire quella stessa classe
dirigente meridionale della quale ora si
lamenta. Ci fosse stato un binario in più al
Sud e un aiuto in meno, si sarebbe avuto
anche un cattivo dirigente meridionale in
meno. Invece gli hanno affidato il lavoro
sporco perché nessuno si accorgesse che
grandi banche, grandi industrie, grande
finanza, grandi università erano state fatte
crescere solo al Nord anche perché colà ci
sono più treni, più strade, più porti, più
aeroporti, più scuole, più asili, più servizi
pubblici che li favoriscono.
Insomma Sud anche pessimo ladro, più
ruba più si impoverisce. Colpevole di
scarsa efficienza pure in questo. Ed è vero
che colpa del Sud è il Sud: quello che non
ha saputo dire basta. Ora qualcuno comincia, anche nelle scuole dove meno che
mai si devono formare i meridionali consapevoli altrimenti il giochino potrebbe
cessare. Il problema è che il Sud non
dovrebbe tanto contestare Garibaldi quanto chi lo fa viaggiare su carri merci invece
che sul Frecciarossa e chi contro la criminalità gli taglia i poliziotti. Ma questo,
ai censori del Sud, sta benissimo, altrimenti che Sud pezzente sarebbe e a
quale menerebbero?
Lino Patruno
MAZZA
Ma i problemi restano
>> CONTINUA DALLA PRIMA
U
n dato – drammatico per consistenza ed eloquenza – già
processualmente acquisito, come non sarà in discussione, vista la formula dell'incidente probatorio utilizzata, l'aumento di malattie polmonari e cardiovascolari nei residenti nei quartiere più vicini a impianti e
ciminiere. Ma la storia dell’Ilva non si è fermata il 26 luglio del
2012, quando furono arrestati proprietari e dirigenti e quando si
cercò - senza riuscirci - prima per cause tecniche, data la
complessità produttiva dell'acciaieria più grande d'Europa poi
per volontà politica, scandita da ben cinque decreti legge - di
bloccare gli impianti inquinanti fino alla loro messa a norma, più
volte annunciata e sempre puntualmente rinviata. L’inquinamento dell’Ilva non è finito - purtroppo - quel giorno ma continua
ancora oggi. Certo, di meno, perché lo stabilimento funziona a
regime ridotto, con una produzione pari alla metà di quella degli
anni in cui la famiglia Riva macinava utili per centinaia di
milioni di euro, e perché lentamente vengono adempiute prescrizioni contenute nelle Autorizzazioni integrate ambientali del
2011 e del 2012, autorizzazioni dalla dubbia utilità e dalla mai del
tutto chiarita legittimità, visto quanto emerso nell'indagine. Ma la
fabbrica ancora inquina, le nuvole rosse di slopping ancora
colorano di rosso il cielo della città dei due mari come risulta dai
rapporti, redatti di recente dai carabinieri del Noe e dai custodi, in
possesso dell’autorità giudiziaria, senza che di converso si dica ai
tarantini, per chi ritiene l’acciaieria strategica per il futuro
dell’Italia, il numero di malattie e morti accettabili, il punto reale
di equilibrio tra salute e lavoro, il livello di mediazione tra i due
diritti. Ammesso, e Costituzione alla mano non concesso, che ce
ne sia uno.
Mimmo Mazza
NICOLA SIMONETTI
La generazione «X, X free»
G
enerazione “X X (ics ics) free”, le
under 24 anni: “consultano la
rete, seguono le mode, hanno
gusti musicali evoluti, usano i
social network, si credono evolute e convinte di saper tutto sul sesso, appreso da
amiche, giornali, siti e spettacoli osé ma,
spesso – dice il prof. Nicola Surico, direttore ostetricia ginecologia università Piemonte orientale e presidente SIGO (originario di Gioia del Colle) – difettano di
informazioni fondamentali per affrontare
la sessualità in modo consapevole”.
Inoltre timori, preconcetti, miti e pericolosa saccenteria espongono a rischi per
la salute e per possibili irresponsabili concepimenti.
“In Puglia – dice la dr Stella Morgese,
dirigente medico Distretto 2 ASL Bari – 3
giovani su 4 sono convinte che il primo
rapporto sia privo di rischi e, nella pratica
sessuale, il “fai da te” è molto diffuso mentre gli aborti sono in aumento tra le under
20 anni”.
Ignorato o quasi che la pillola – dice la
prof. Rossella Nappi, università, Pavia –
vada adattata alla singola donna che lo
richieda e, ove necessaria, l’alternativa di
cerotto o dell’anello vaginale a basso dosaggio che fugano timori e paure di ingrassare e mettano al sicuro da “dimenticanza” confessata da 8 su 10 assuntrici
della pillola.
La Società italiana di ginecologia ed ostetricia (SIGO) mette in guardia contro i primi rapporti senza protezione alcuna, le gravidanze indesiderate (1 su 5), i contagi per
via sessuale, gli aborti (4,2% in under 18) ed
i ri-aborti (27,2%), l’uso di pillole del giorno
dopo o di 5 giorni dopo (mille al giorno nel
2013) quali soluzioni dell’ “incidente”.
Manca o non è corretta conoscenza delle
problematiche le più elementari. Non sappiamo – dicono gli ostetrici-ginecologi parlare ai ragazzi con il linguaggio che essi
intendono meglio. Bisogna cambiare strategia. E la SIGO lancia “Love it!”, originale
campagna di informazione in collaborazione con “lapillolassenzapillola”, progetto
educazionale MSD, ed adopera linguaggi e
mezzi di comunicazione “nuovi”.
Progettati un bracciale glamour che affermi e ricordi la libertà di scelta della
singola persona, nel contesto di rigore personale e morale, un servizio informativo di
consulenza on-line gestito da 10 ginecologhe (“Love Band” tra le quali Stella Morgese), un canale di musica con testimonial
(cantante Baby K, “femmina alfa” del rap
italiano) che ha firmato un brano.
SUD, NON C’È TRACCIA
DI RISPOSTE CONCRETE
AI BISOGNI REALI
di SERGIO BLASI
CONSIGLIERE REGIONALE PUGLIESE DEL PD
P
ochi giorni fa la Commissione Europea ha
pubblicato il suo rapporto su innovazione e
ricerca negli Stati membri. Una fotografia che
vede ancora una volta la Puglia ai margini
dello sviluppo innovativo e che conferma quanto ci sia
da fare su questo campo in tutti i settori, dal pubblico
all’industria, alla governance degli enti locali. Siamo in
una fascia, noi pugliesi, appena un gradino sopra la
Romania. Questi dati non possono che interrogare la
classe politica pugliese sul cammino compiuto e su
quello da intraprendere per sfruttare al meglio l’occasione – l’ultima – che ci viene offerta dalla programmazione europea. A interrogarsi deve essere prima di
tutto il Pd pugliese, la cui direzione regionale ha approvato lunedì un documento sul Mezzogiorno nel quale manca una presa di coscienza sui temi dell’innovazione e dello sviluppo con una declinazione vecchia e
superata della questione meridionale.
Insomma, in Puglia abbiamo un problema. Ed è bene
che il Pd e il centrosinistra ne parlino apertamente
anche perché entriamo in una fase nella quale la politica tornerà in subbuglio in vista della fine della legislatura e dell’emersione di proposte di governo per la
prossima. Due anni fa, con gli stati generali del centrosinistra, boicottati dall’interno e dall’esterno del Pd,
provai ad avviare questo percorso di merito. Penso che
riprenderlo oggi sia ancora fondamentale.
ONERE -Nell’agenda politica del centrosinistra, che
porta sulle spalle l’onere e gli onori di una lunga stagione di governo, non può esserci altra priorità se non
l’innovazione delle reti di comunicazione. Trascurare
questo tema così urgente significherebbe svilire ogni
potenzialità, anche di quei comparti in crescita, come il
turismo, l’agroalimentare e il manifatturiero ad alta
carica innovativa, che rischiano di restare fuori dall’accesso al mercato mondiale. Proprio quei settori di cui
scriveva Gianfranco Summo sul vostro giornale il 5
marzo scorso. Entro il 2014 l’Europa si è data l’obiettivo
di eliminare il digital divide ed entro il 2020 quello di
dare la banda larga a tutti e quella ultra larga al cinquanta per cento della popolazione. In Puglia siamo
indietro. Nella nostra Regione ci sono ancora aree non
raggiunte dall’adsl. L’infrastruttura per la banda larga
copre una porzione troppo limitata di territorio per
pensare che saremo in grado di rispettare l’obiettivo
europeo. A marzo dovrebbe partire il primo bando per
la banda ultralarga. Dovrebbe. Le imprese pugliesi sono
penultime d’Italia per raggiungimento degli obiettivi
dell’Agenda Digitale. La Regione Puglia è all’ultimo posto per la trasparenza digitale degli atti amministrativi.
Tutti insieme questi ritardi sono una ipoteca su qualsiasi ipotesi di sviluppo futuro. Il Governo e nell’ultimo
anno di legislatura la Regione Puglia devono darsi una
mossa per recuperare.
Accanto alle infrastrutture digitali, nell’agenda politica del centrosinistra e del Pd non vedo la razionalizzazione delle reti di trasporto. Nel Salento, la parte
più dinamica della regione dal punto di vista della crescita del turismo, oggi sono in costruzione centinaia di
chilometri di strade a quattro corsie, la maggior parte
dei quali inutili e risalenti a progetti datati trent’anni
fa, ed è ancora al palo la realizzazione di un sistema di
trasporto pubblico sostenibile sulla vecchia rete delle
Ferrovie Sud Est. Un sistema che sarebbe accessibile
soprattutto a chi sceglie di andare in vacanza senza
l’automobile. I costi ambientali di questa politica sono
sotto gli occhi di tutti: la distruzione del paesaggio.
COSTI -Ma ci sono anche costi economici nei termini
di perdita di attrattività. Le rilevazioni sui flussi turistici ci dicono infatti che, se da una parte il turismo
cresce, dall’altra una consistente fetta di turisti non
ritorna. Se questo accade è perché non riusciamo a
garantirgli una comoda esperienza di viaggio, proprio a
partire dai trasporti pubblici. Mi spiego con un esempio: come si fa a non immaginare nella rete ferroviaria
locale un secondo binario dall’aeroporto di Brindisi verso il Capo di Leuca, che attraversi tutto il Salento, in
modo da favorire i turisti che arrivano in aereo da ogni
parte d’Europa? Perché invece continuiamo a investire
sull’asfalto per potenziare il trasporto su gomma su
brevi tratti? Innovativo, allora, per la politica pugliese
sarebbe anche progettare lo sviluppo dei trasporti a
partire dai bisogni reali. Parliamone, dunque, a viso
aperto. Anche perché tutto ciò nel generico documento
sul Mezzogiorno approvato dalla direzione regionale del
Pd pugliese non c’è traccia.
RASSEGNASTAMPA
2
venerdì 7 marzo 2014
POLITICA
C. FUS.
@claudiafusani
Fotogrammi di una giornata speciale a
Montecitorio. Si vota la nuova legge elettorale. Ma in palio c’è soprattutto il diritto-dovere delle donne di essere rappresentate nelle liste elettorali. Non i soliti
posti in piedi e in fondo. Ma posti buoni,
per vincere. Nella pausa pranzo Renato
Brunetta, capogruppo di Forza Italia,
convoca le amazzoni, Micaela Biancofiore compresa, e le redarguisce, come
può, per quella foto su tutti i quotidiani
in cui le deputate azzurre si mostrano
fiere e decise ai loro posti in aula, a loro
modo pioniere di una battaglia secolare: garantire pari accesso alle donne
non solo in politica ma in Parlamento,
che della politica è la casa madre. Brunetta ottiene che le suddette deputate,
Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Laura Ravetto, Renata Polverini,
Gabriella Giammanco, a turno, negli anni, le preferite del Cav, non si presentino nello studio della presidente della Camera dove, più o meno alla stessa ora,
un’altra pioniera, Barbara Pollastrini
guida un altro gruppo di deputate per
spiegare a Laura Boldrini tutta la loro
«preoccupazione». Non è possibile, dicono, che la legge elettorale che rappresenta il primo passo di una rivoluzione
di sistema, cominci il suo cammino con
una discriminazione così evidente. Con
l’evidenza di un diritto negato.
In aula, per tutto il giorno, durante le
votazioni sull’Italicum, le deputate di
una parte e dell’altra dell’emiciclo si passano biglietti, s’incontrano vicino ai banchi del governo, si scambiano informazioni. L’ordine è tenere duro sui tre
emendamenti firmati da donne, e anche
qualche uomo, di Pd, Fi, Sc, Popolari,
Sel. Sono il 1.88, 1.92 e 1.93. Dicono che
non basta una generica parità di genere
nelle liste, 50 per cento donne e l’altro
cinquanta uomini. Si sa come va a finire: che le candidate restano stipate in
basso, in fondo, senza alcuna possibilità. Dicono, quegli emendamenti, che
serve fissare per legge l’obbligo di alternare i capilista, un uomo e una donna;
oppure il 60 per cento delle circoscrizioni agli uomini e il 40 per cento alle donne. Oppure, infine, l’alternanza pura e
semplice, magari cominciando la lista
con una candidata.
I deputati, maschi, osservano. Non
possono fare altro. Ogni tanto consegnano ai giornalisti in Transtalantico, le loro valutazioni su come andrà a finire.
«Non c’è nessuna trattativa, Berlusconi
ha chiuso e Verdini lo ha già comunicato al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi» spiega convinto un deputato
azzurro. «Anche perchè - aggiunge - se
passa la norma sulla parità di genere obbligatoria, se il Senato sarà abolito, insomma, per noi, che già scontiamo le
preferenze del Cavaliere per le donne, è
veramente finita». Un deputato del Pd,
uno di quelli che più di tutti segue l’evoluzione dell’Italicum, garantisce: «La
trattativa è veramente in salita, Berlusconi non ci sente, dice che ha già fatti
troppi passi indietro. E che non riusci-
Boldrini riceve la delegazione
delle parlamentari del Pd,
di Sel, Ncd, Sc e Per l’Italia.
Assenti Fi, M5S e Lega FOTO DIRE
Italicum, non c’è la parità
per le barricate di Forza Italia
La legge elettorale slitta a lunedì ma resta il
nodo della mancata eguaglianza di genere in lista
● Le deputate di ogni schieramento, tranne le
azzurre, si sono riunite dalla presidente Boldrini
●
rebbe più a tenere i suoi». Intesi come
parlamentari di genere maschile.
Un fotogramma anche per il ministro Boschi: in aula viene spesso chiamata in causa, non solo dai Cinque stelle,
perchè dica la sua nel merito della legge
elettorale. Ad esempio sul rischio, alto,
che milioni di elettori restino senza rappresentanza per via delle soglie e degli
sbarramenti che tagliano via chi non
raggiunge almeno il 4,5% dei voti. La
giovane ministro tace, non replica e
quando esce dall’aula è sempre scortata
da un paio di deputati. Un fotogramma
anche per Daniela Santanchè: la pitonessa di Arcore non partecipa alla rivolta delle colleghe. La vera rivoluzione,
spiega, «sarà quando potranno essere le
donne a fare le liste». I passaggi intermedi, cioè, sono inutili.
Un imbarazzato scaricabarile. Tutti
quelli che parlano chiedono l’anonimato perchè «la faccenda è delicata». Anche le donne perchè se a destra temono
rappresaglie, a sinistra sono convinte
che «a trattativa in corso sia sbagliato
dichiarare». Ci sarà tempo dopo, semmai. «Che tanto la legge deve passare al
.. .
In aula confronto
tra le parlamentari
I forzisti vogliono
lo scambio col Salva-Lega
Senato» suggerisce la responsabile Giustizia del pd Alessia Morani.
La trattativa è molto in salita ma ancora in corso. Per tutto il fine settimana,
fino a lunedì quando l’aula tornerà a votare l’Italicum. La battaglia di genere occupa scena e restroscena della giornata.
Il premier Renzi deve rivedere i suoi piani visto che la legge sarà licenziata dalla
Camera non questa ma la prossima settimana, lunedì, forse anche martedì. Le
votazioni, ieri, sono andate avanti fino a
mezzanotte, una ventina in tutto, duecento pagine di emendamenti su un totale di cinquecento. Nei voti segreti la
maggioranza tiene, a corrente alternata
però, con improvvisi cali di tensione. A
fine mattinata solo 48 voti dividono la
maggioranza dall’opposizione. Ci sono
una cinquantina di franchi tiratori. «Il
35 per cento sono nostri» fa i conti
preoccupato un renziano. Il resto è Forza Italia. Decisamente troppi. Lorenzo
Guerini, il portavoce della segreteria, si
allarma. Ettore Rosato, che tiene i conti
dell’aula, chiede rinforzi. Ecco che arri-
vano in aula sottosegretari, ministri,
persino il sottosegretario alla Presidenza Graziano Delrio. Scene già viste
quando le maggioranze scricchiolano.
Ma il governo Renzi dovrebbe essere ancora in luna di miele.
I nodi e le spine sono stati tutti accantonati per far procedere le votazioni.
Per vedere se l’Italicum prende la rincorsa e parte senza inciampare. È passata la soglia del 37 per cento per ottenere
il premio. Sono stati messi da parte le
soglie, le preferenze, le multicandidature, il salva-Lega, la parità di genere. Si
allunga un pensiero in aula, un pensiero
tremendo: «Chi vuole affondare l’Italicum e dare una lezione a Renzi sta sfruttando la storia delle donne». Un pensiero meschino.
Si lavora al compromesso. L’ennesimo. Berlusconi potrebbe concedere
l’opzione 60/40 ma solo in cambio di un
grosso favore: il salva Lega. Che poi può
essere anche il salva-Campania (la lista
di Nicola Cosentino). E altre liste satelliti, regionali, fedelissime.
Napolitano: «Attento esame prima della firma»
Il Colle: fuorviante
chiedere valutazioni
mentre la Camera
lavora ● L’auspicio
di positiva conclusione
●
MARCELLA CIARNELLI
@marciarnelli
Dato che il più volte ripetuto (ancora
ieri mattina) «lasciamo lavorare le Camere» non è bastato ad evitare le interpretazioni sulla disposizione positiva
(o meno) del presidente della Repubblica nei confronti della legge elettorale che sta muovendo i primi, difficili
passi a Montecitorio ecco che dal Quirinale è stata diffusa una nota ufficiale
proprio «in merito alle discussioni e votazioni in Parlamento sulla legge elet-
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano FOTO LAPRESSE
torale». Che lui valuterà con la dovuta
attenzione, solo nella stesura definitiva. Quando dovrà promulgarla.
La posizione del presidente Napolitano resta quella sempre ribadita nei
confronti di qualunque provvedimen-
to fosse in discussione alle Camere. Anche se nel caso della legge elettorale
non è ardito immaginare che l’attenzione al Colle sia massima trattandosi
di una legge di cui il Capo dello Stato
segnalò la necessità di modifica poco
dopo l’inizio del suo primo mandato
quando fu evidente, dopo il risultato
elettorale che aveva portato Prodi a palazzo Chigi con una vittoria di misura,
che c’era bisogno di intervenire sulle
regole per arrivare a una legge che garantisse la stabilità di governo. Una sollecitazione ripetuta negli anni e i cui
termini vengono ripresi nella nota quirinalizia. «Fin dalla prima sentenza in
cui la Corte Costituzionale, nel 2008,
sollevò dubbi sulla legittimità costituzionale della legge elettorale del 2005
il Capo dello Stato sollecitò doverosamente le forze parlamentari a procedere ad una revisione, e ricevette risposte largamente affermative, che non si
sono però tradotte in decisioni legislative fino alla decisiva pronuncia della
Consulta che con la sentenza numero 1
del 2014 ha annullato alcune fondamentali disposizioni della legge elettorale rimasta vigente».
Quindi «essendosi finalmente mes-
so in moto alla Camera dei Deputati
un iter di revisione di detta legge, il presidente della repubblica non può che
auspicarne la conclusione positiva su
basi di adeguato consenso parlamentare, non avendo altro ruolo che quello
della promulgazione -previo attento
esame- del testo definitivamente approvato dalle Camere».
Da queste parole appare chiaro che
Napolitano non ha alcuna intenzione
di farsi tirare per la giacca e di anticipare giudizi e prese di posizioni che potrebbero essere interpretati come una
ingerenza nel lavoro parlamentare
che nella stesura e approvazione definitiva delle leggi è sovrano.
Allora appare chiaro che «mentre
sono in corso discussioni e votazioni in
Parlamento sulla legge elettorale, è
fuorviante chiedere al presidente della
repubblica, in nome di presunte incostituzionalità pronunciarsi» e men che
mai «intervenire sulla materia».
RASSEGNASTAMPA
3
venerdì 7 marzo 2014
«Senza donne sarebbe
ferita la democrazia»
CLAUDIA FUSANI
ROMA
Le battaglie più difficili si possono fare anche in tailleur, armati di un volume di 500 pagine pieno di segna-pagine verdi, il sorriso sulle labbra e i modi di fare pazienti. L’ex ministro alle
Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, deputata Pd, è in una squadra di
parlamentari donne per portare fino
in fondo una battaglia che non può
non essere combattuta. «Fino in fondo», precisa.
L’INTERVISTA
Barbara Pollastrini
«Chi dice che questa
battaglia può far saltare
tutto vuole solo boicottare
la legge. Cosa chiediamo?
L’alternanza di genere
tra i capilista»
mente è una furbata. E chi l’ha scritto
lo sa benissimo. Dire parità di genere
senza specificare in che modo, è solo
un modo meschino di aggirare la questione, provare a lavarsi la coscienza e
lasciare le cose come stanno».
Può fare un esempio?
«Una lista di sei persone, i primi tre
sono uomini, le ultime tre sono donne. La parità di genere è garantita, metà e metà, peccato che di quella lista
passerà il primo e forse il secondo. Gli
altri non servono».
Voi cosa avete chiesto?
«Sono tre emendamenti, 1.88, 1.92 e
1.93, e guardi qua, ognuno ha una pagina di firme, di tutti i partiti. Ci sono
le ex ministre alle Pari Opportunità
Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, Laura Ravetto, Giammanco, Polverini. Quello che chiediamo è molto
semplice: o alternanza di genere nei
capilista, un uomo nella circoscrizione x e una donna nella circoscrizione
y; alternanza nei capilista 60 a 40; alternanza semplice, dove si può e si deve anche cominciare da un capolista
donna».
Nella pausa pranzo è stata ricevuta dal
presidente della Camera Laura Boldrini. Perché?
«La presidente, che voglio ringraziare per la sensibilità, ha ricevuto deputate di alcune formazioni politiche
che hanno firmato gli emendamenti
alla legge elettorale per avere una effettiva parità di genere nelle liste. Ci
sembrava giusto e necessario esternare alla Terza carica dello Stato, innanzitutto perché è donna, la nostra
preoccupazione perché una legge elettorale, seppur imperfetta come questa, non può avere autorevolezza se è
fuori dal tempo perché orba di una regola antidiscriminatoria efficace».
State trattando?
«Ci stiamo provando e dico cerchiamo tutti insieme ancora una soluzione. Ci sono molte resistenze. Anche
se mi chiedo quale può essere il leader
politico che potrebbe andare a giustificare con la sua base elettorale una cosa del genere».
L’Italicum ha tante ferite…
«Senza dubbio, le soglie, le liste bloccate. Ma sarebbe una ferita della democrazia approvare una legge elettorale, che tra l’altro è il primo passo
per una svolta di sistema visto che andremo a cambiare il nostro ordinamento, senza prevedere una regola
certa che garantisca alle donne di partecipare con uguali opportunià alla vita politica e quindi alla direzione della
cosa pubblica. Non so se è chiaro: stiamo parlando di diritti e doveri, non di
accessori».
Qualcunosuggeriscechelaparitàdigenere sta diventando il grimaldello per
farsaltaretutto.C’èunrischiostrumentalizzazione?
«Chi lo dice non solo è in cattiva fede
ma vuole un alibi per boicottare la legge. Faccio io una domanda: davvero
un’intesa che deve aprire la porta alla
più compiuta riforma costituzionale
può saltare perché c’è una norma antidiscriminatoria? Sarebbe un clamoro-
L’Italicum prevede la parità di genere.
«Quello che prevede la legge attual-
Il Cav riparte dal libro nero
del comunismo albanese
L
’auspicio - ma è più che altro
uno «spiraglio», una speranza
volatile che «non può misurarsi
in percentuali» - è che Matteo Renzi
trasformi la sinistra italiana in un partito socialdemocratico come hanno
già fatto, da tempo, i tedeschi e gli inglesi con il labour. Per ora, invece,
«facciamo i conti con chi non ha ancora rinnegato la sua storia». E che storia: «Il comunismo. Più che una follia
una malattia. Un cataclisma che ha ridotto in macerie una nazione, l’Albania. Un terremoto devastante provocato dagli uomini. L’ideologia più criminale della storia. Un feroce laboratorio del dolore. Chi si ribellava veniva
eliminato».
Silvio Berlusconi torna in un’aula
del Senato, salutato dalla sottolineatura di Alessandro Sallusti e dalla conseguente ovazione della sala piena (per
metà metà di albanesi). Non è l’emiciclo, però, bensì la Sala Zuccari. L’occasione è la presentazione di un libro di
Keda Kaceli - giovane albanese che vive in Italia dall’adolescenza e ha conosciuto tempo fa il Cavaliere a un raduno di azzurrini - sulle efferatezze del
regime di Enver Hoxa e in particolare
sulla persecuzione di un prete cattolico, ma che ha colpito anche il nonno
dell’autrice. Il saggio si intitola «Il sangue di Abele» (ma un’agenzia si sbaglia e lo trasforma nel «Sangue di Adele»). Opera che ha toccato molto Berlusconi: oltre ad aver scritto la prefazione ha redatto anche un articolo «per
IL CASO
FEDERICA FANTOZZI
twitter @Federicafan
Berlusconi torna al Senato
per presentare un saggio
La Pascale? «Troppo
vecchio per risposarmi». Si
sfoga: «Ora sono in mano
a una mafia di giudici»
un quotidiano che me lo ha chiesto». È
un libro «incredibile, mi ha tolto il sonno per intere notti, rivelandomi particolari che non conoscevo». Prevalentemente torture, di cui informa debitamente il pubblico: uomini messi in un
sacco con gatti selvatici, appesi per le
ascelle ad alberi di pesco, ustionati
con un attizzatoio, bastonati con randelli, seviziati con fili elettrici nelle
orecchie.
Invano Sallusti tenta di ricondurlo
all’attualità, magari a un giudizio meno alato su Renzi e la riforma elettorale. «Ancora oggi l’Occidente fatica ad
accettare la verità storica sul comunismo - redarguisce l’ex premier - La
complicità di molti intellettuali perdura». E dunque, in attesa di vedere il
finale del thriller - se il giovane premier rottamerà infine il comunismo è un Berlusconi in grande spolvero
che apre il libro nero di quest’ultimo,
non più cinese (i «bambini bolliti per
concimare i campi» ai tempi di Mao)
bensì sovietico-balcanico. «Milioni di
morti sotto lo stalinismo», «Stato di polizia», «terrore», «miseria», «massacri», «orrore», «torture prodotte da
menti malate».
Il pomeriggio decisamente pulp si
conclude su note più leggere. La targa
onorifica consegnatagli da un sindaco
di città albanese con fascia (purtroppo
di un rosso vivido): «Ultimamente sono abituato a ricevere non premi ma
sentenze di condanna». I ringraziamenti della scrittrice a «un uomo giu-
so controsenso. Nessun leader politico lo potrebbe giustificare. E poi, via,
usare le donne per far saltare la democrazia, sarebbe veramente troppo meschino. Non ci crederebbe nessuno».
Cosa dice a quella fetta del suo partito
che non vuole?
«Di avere coraggio perché siamo a
una vera svolta, c'è un nuovo governo,
metà sono donne».
Il voto segreto potrebbe aiutare gli indecisi?
«So che molti colleghi si chiudono a
riccio. Li capisco: se con la parità di
genere scompare anche il Senato, i posti in Parlamento diminuiscono e di
parecchio. Ma sono sicura che molti
di loro voteranno per questa norma
semplicemente perché è giusto».
Crede che il premier Renzi appoggerà
questi emendamenti?
«Un leader che produce innovazione,
un leader di cambiamento non può
che volere innovazione nelle regole. E
aprire alle donne. Cosa che lui ha fatto con il governo».
Cosa vorrebbe dire al ministro Boschi?
«È un passaggio difficile per tutti, soprattutto per lei che deve cercare di
rappresentare il governo e quindi le
intese raggiunte. Vorrei dirle però
che se uniamo le forze, ce la possiamo
fare a raggiungere insieme quel traguardo».
Un’altra diffusa obiezione è che la paritàdigenere,quellavera,potrebbecreare problemi nella formazione delle liste
specie al Sud. Cosa risponde?
«Anche al Nord, se è per questo. Dico
che non è vero. Non è vero che mancano talenti femminili a cui affidare la
politica. La società italiana vive della
ricchezza delle donne».
Si temono parenti e amiche usate come specchietto per le allodole.
«Questo è un altro grande tema, quello dell’autonomia e dell’indipendenza
delle donne. Dico che succede anche
con gli uomini, i prestanome sono di
ambo i sessi. Però bisogna cominciare. E rischiare. E bisogna farlo adesso
perché è arrivato il momento della restituzione. Le donne sono quelle che
hanno pagato di più la crisi, sociale,
morale e di democrazia».
Ottimista?
«Non è facile. So però che i diritti vanno sempre riconquistati».
sto che da vent’anni si batte per la libertà». Le foto con fan, amici e parenti
della suddetta. La rassicurazione ai tifosi rossoneri che non venderà il Milan.
NIENTE GRAZIA
Mentre, contrariamente al consiglio
dispensato da Giovanni Toti a «Un
giorno da pecora», dice che non sposerà Francesca Pascale: «Sono troppo
vecchio». Salvo contrordini, niente terze nozze a Napoli, Capri o Ischia. Niente luna di miele in Italia o all’estero magistrati di sorveglianza permettendo.
Niente scorciatoia per candidare la coniuge e mettere il cognome nel simbolo lasciando contemporaneamente intoccati gli assetti aziendali.
Altro suggerimento di Toti disatteso è quello di parlare meno di giustizia. Ieri, sfogandosi con i forzisti della
Basilicata ha confermato che al centro
dei suoi pensieri non c’è il partito bensì il suo destino giudiziario: «Sto vivendo il momento più brutto della mia vita, dopo avere lottato vent'anni per la
libertà sono qui a dipendere da una
mafia di giudici che il 10 aprile mi diranno se devo andare in galera, se mi
mettono agli arresti domiciliari, se mi
mandano a fare non so che servizio sociale». Colpa, il Cavaliere pare pensarla così, anche di Napolitano: «Ho rappresentato al Capo dello Stato, attraverso persone a me vicine, la ridicolaggine di avere un uomo della mia età
dopo tutto ciò che ha fatto affidato a
una riabilitazione attraverso colloqui
con assistenti sociali. Niente, ha detto:
no, non ci sono le condizioni».
.. .
«Quell’ideologia è una
malattia. Renzi? Spero
trasformi la sinistra
in una socialdemocrazia»
La politica
non può
essere solo
per uomini
IL COMMENTO
MASSIMO ADINOLFI
SEGUE DALLA PRIMA
E forse anche: via quel senso di
vincolo collettivo, pubblico, che si
cerca di affidare ai gesti e alle
manifestazioni dell’8 marzo.
A pensarci bene, poi, le parole della
Gelmini sono un filo pleonastiche:
non solo, avrebbe dovuto dire, le
quote rosa non si impongono per
legge, ma non si impone niente a
nessuno. Non è questione di
imposizione, insomma. Bensì di
cortesia, di buona volontà, di garbo e,
perché no? di cavalleria. Il tutto
messo in un pacchetto e ben
confezionato con in bella vista
l’importante dicitura: «cultura». È
questione di cultura, si dice infatti. Se
non cambia la cultura del Paese, la
presenza delle donne nelle istituzioni
non sarà mai davvero paritaria.
Intanto, però, è da dire che le cose
stanno già cambiando: il 30 per
cento della composizione dell’attuale
Parlamento è costituito dalle donne
(e svettano, quasi alla pari, le
rappresentanze dei 5 Stelle e del Pd).
È la percentuale più alta dall’inizio
della storia repubblicana. In secondo
luogo, si dimentica che le leggi sono
uno strumento fondamentale proprio
per il cambiamento della cultura di
un Paese. Se è questione di cultura, è
anche perché certe leggi
promuovono attivamente una certa
cultura: aperta per esempio ai diritti
fondamentali, all’uguaglianza, alla
parità di genere. Certo, Alcune volte
sono i cambiamenti sociali e culturali
del Paese a imporre mutamenti del
corpo delle leggi, ma altre volte va al
contrario, e non c'è alcun motivo per
essere così perentori come la
Gelmini, rifiutando di percorrere una
delle due direzioni. Anche perché,
nonostante i progressi compiuti,
l’Italia è ancora un Paese a
rappresentanza prevalentemente,
quando non esclusivamente
maschile: alla Presidenza della
Repubblica, alla Corte Costituzionale,
alla Corte dei Conti, alla Presidenza
del Senato, e via elencando i vertici
delle nostre istituzioni. Fa
parzialmente eccezione la Camera,
che ha avuto tre Presidenti donna, e
ora il governo, dove il numero di
uomini e donne è, finalmente, pari.
Ma non si capisce perché non aiutare
questo processo, cosa si teme da un
maggiore ingresso delle donne nel
Parlamento. La cui credibilità (dico
quella delle Camere, non delle
donne) è peraltro attualmente così
bassa, come dimostra il rapporto
Eurispes sul grado di fiducia nelle
istituzioni, che ben difficilmente le
quote rosa potrebbero peggiorarlo.
D’altronde, la neo-capogruppo del
Ncd alla Camera, Nunzia De
Girolamo, ha ricordato proprio ieri
alla Gelmini, in un tempo non
lontano sua collega di partito, che
ormai facciamo valere per legge la
parità di genere nei consigli di
amministrazione, sicché non si
capisce perché per le Camere il
principio non debba valere. Ed
effettivamente: non si capisce. Il Pd
in verità lo capisce il principio e lo
adotta. Forza Italia no, non lo adotta
e forse non lo capisce.
Si capisce invece quel che diceva
Tina Anselmi, figura prestigiosa della
politica italiana: «Nessuna vittoria è
irreversibile. Dopo aver vinto
possiamo anche perdere, se viene
meno la nostra vigilanza». È giusto.
Ma è vero pure che una legge può
rendere un po’ meno reversibile
l’incremento della rappresentanza
femminile nel Parlamento italiano.
RASSEGNASTAMPA
4
venerdì 7 marzo 2014
POLITICA
«Sappiamo cosa fare:
crescita e lavoro»
● Renzi a Bruxelles esclude manovre correttive:
«No ai compiti a casa da parte della Ue» ● Poi
la cena col segretario di Stato Usa che elogia
il governo: «Importanti progressi sull’occupazione»
VLADIMIRO FRULLETTI
[email protected]
L’esame è fissato per il 20 e 21 marzo,
«oggi abbiamo parlato di Ucraina e del
grido di dolore che ci arriva da quel popolo» spiega, quando ci sarà la nuova
riunione del Consiglio europeo, intanto
però Matteo Renzi da Bruxelles, alla
sua prima uscita con i capi di governo e i
vertici dell'Unione europea, mette le
mani avanti. L’Italia non è finita dietro
la cattedra in punizione, e se è certo che
ha ancora parecchi compiti da fare non
è perché glielo impone l'Europa, ma perché è un dovere verso le nuove generazioni. Sui conti pubblici «non abbiamo
da dare rassicurazioni» alla Ue perché
l'Italia, garantisce, «sa quello che deve
fare e lo farà».
Concetti (e persino parole) che il premier aveva già usato sabato scorso al
congresso del Partito socialista europeo
a Roma di cui adesso anche il Pd fa parte a pieno titolo. Sponda indispensabile
per fare breccia nel muro dei rigoristi e
per utilizzare al meglio il semestre di
presidenza Ue. Appuntamento a cui però l’Italia si deve presentare col quaderno in ordine.
«Lavoro e crescita, crescita e lavoro»
sono le priorità che Renzi indica di fronte ai giornalisti. Una linea che non è proprio perfettamente sovrapponibile a
quella di chi in Europa vede l’unica fonte di salvezza per i paesi in difficoltà come l’Italia nel taglio della spesa pubblica. Il che, ovviamente, spiega Renzi,
non significa che l’Italia il proprio lavoro a casa non lo debba fare. Anzi.
La situazione non è facile, la previsione che il Pil non debba crescere nemmeno dell’1% come teme l’Europa non aiuta. Ma Palazzo Chigi assicura che non ci
sarà alcuna manovra correttiva. Anche
se, sottolineano i renziani con poco amichevoli ammiccamenti al precedente
presidente del Consiglio, si tratta di una
condizione «ereditata». Il punto però è
che più che guardarsi indietro ora c’è da
fare dei passi in avanti. Quindi la linea è:
disinnescare. Così Lorenzo Guerini glis-
sa «non facciamo polemiche, in questo
momento dobbiamo essere molto seri»
perché «ci sono tutte le condizioni per
evitare la procedura d’infrazione». Il deputato e portavoce del Pd parla a margine della segreteria lampo tenuta da Renzi di buon mattino prima di volare a Bruxelles. Esordio di una giornata dedicata
quasi tutta alla politica estera (ma con
orecchie e iPhone in costante collegamento con la Camera per la legge elettorale) che il premier conclude la sera a
cena col segretario di Stato Usa John
Kerry, il quale, prima di sedersi a tavola, elogia il nuovo governo italiano per
«gli importanti progressi sulla crescita
e nell’affrontare la disoccupazione».
Guarda caso la stessa accoppiata usata da Renzi. Un progetto che però impone riforme di struttura. Ovviamente
quelle istituzionali anche se alla Camera l'Italicum ha rallentato la propria velocità, e poi quelle economiche e del lavoro. Per Renzi andrebbe quindi archi-
L’ANTITRUST
«Per la ministra
Guidi nessun conflitto
d’interesse»
L’Autorità garante della concorrenza
e del mercato, nella sua riunione del
5 marzo, ha ritenuto non sussistere
alcuna situazione di incompatibilità
nella carica di governo ricoperta dal
ministro dello Sviluppo Economico,
Federica Guidi, secondo la
normativa in materia di risoluzione
dei conflitti di interesse. Il ministro
Guidi, subito dopo la sua nomina, si è
dimessa da tutte le cariche aziendali
e dagli incarichi ricoperti. È quanto si
legge in una nota del ministero dello
Sviluppo Economico, dopo le
polemiche dei giorni scorsi sul nome
della Guidi e sulle aziende di
famiglia.
viato (un tempo si sarebbe detto rottamato) il refrain che l'Europa sia «il luogo in cui veniamo a prendere i compiti
da fare a casa». Dato che «l’Italia sa perfettamente quello che deve fare, lo sa da
sola, lo deve fare per il futuro dei propri
figli e lo farà, consapevole che oggi la
priorità per il nostro Paese è lavoro e
crescita, crescita e lavoro».
Per conoscere il modo in cui l'Italia
potrà prendere il treno della crescita
senza uscire dai binari dei conti pubblici, però, ci sarà da aspettare mercoledì
quando Renzi spiegherà i suoi piani su
scuola, casa e jobs-act. Intanto però già
lunedì Pier Carlo Padoan salirà a Bruxelles per la riunione coi colleghi ministri
economico-finanziari della Ue. La cartellina del ministro è quasi pronta. «Il
governo - spiega al Gr1 - ha una strategia ambiziosa di crescita, riforme e risanamento della finanza pubblica in un arco di tempo di medio termine e ci accingiamo a vararla e poi a implementarla».
I tempi forse non sono proprio quelli da
Tav immaginati dal premier, ma anche
per Padoan i binari su cui deve muoversi l’Italia sono chiari: «politiche che rilancino la crescita e l'occupazione».
Questa almeno sarà la linea italiana in
Europa quando da luglio assumerà la
presidenza del semestre, assicura. L’ossigeno dovrà arrivare dal pagamento
dei 60 miliardi di debiti della pa e dal
taglio di 10 miliardi (2,5 già messi da
Letta) del cuneo fiscale in gran parte ricavati dalla spending rewiev studiata da
Cottarelli che per Padoan, come dice al
Sole24Ore, può fruttare fino a 5 miliardi.
Il nodo è se questi soldi vanno messi su
Irap o Irpef o contributi. Per Padoan
vanno concentrati per poterne vedere
gli effetti. Dove non è stato deciso. Ma
per il ministro del lavoro Gianfranco Poletti «senza investimenti» non ci sarà
crescita. Intanto mentre ai sindacati assicura che la Cig ordinaria e straordinaria non si toccherà, Poletti, lancia l’allarme su quella in deroga destinata a sparire, ma che intanto ha bisogno di essere
finanziata perché i soldi stanziati (1,7 miliardi) finiranno a luglio.
.. .
Mercoledì
la presentazione dei piani
Padoan: «Abbiamo
una strategia ambiziosa»
Camusso: «Attento
al culto del capo»
CATERINA LUPI
ROMA
«Attento, rischi il culto della personalità». Dal congresso provinciale del
sindacato, a Brescia, Susanna Camusso lancia il suo severo monito a Matteo Renzi. Consigli di stile, contro
qualsiasi tentazione di inseguire il
consenso, ma non solo, da parte della
leader della Cgil che avanza critiche
severe sulla proposta del premier che
riguarda la riforma del lavoro. «Matteo Renzi rischia di confondere
un’azione di riavvicinamento della politica al Paese con il culto della personalità», dice da Brescia Camusso, che
poi definisce «insufficiente» il piano
sul cuneo fiscale. «I cinque miliardi di
risorse che il governo prevede di ricavare dal taglio alla spesa pubblica e
destinare al taglio del cuneo fiscale è
una misura ancora lontana dall’avere
quell’effetto choc che il presidente
del Consiglio aveva annunciato in Parlamento», commenta e poi continua
ancora più dura: «Ho la sensazione
che ci stiamo riraccontando la legge
di stabilità che prevedeva un fondo destinato a ridurre la tassazione sulle
imprese e sui lavoratori, alimentato
direttamente dai tagli di spesa e dagli
eventuali proventi del rientro dei capitali». Secondo la sindacalista «se è di
La prima volta da premier con Merkel, Hollande, Cameron
I
ntimidito e un po' disorientato, il premier Matteo Renzi ha avuto ieri a
Bruxelles il suo battesimo del fuoco
nella politica europea. Le condizioni però non erano delle migliori: l'Italia è di
nuovo dietro la lavagna per la sua gestione dell'economia, c'è una crisi internazionale che mette il Paese in una posizione diplomaticamente difficile e a Roma
le riforme non sembrano affatto essere
uscite dalla palude.
Certo non era così che se l'immaginava il suo ingresso al Consiglio europeo
quando ha vinto le primarie del Partito
Democratico e pensava di succedere a
Enrico Letta solo dopo il 2015. Ancora a
inizio 2014 le dichiarazioni di Renzi sull'
Europa erano quelle battagliere e incaute di chi non deve renderne poi conto nei
faccia a faccia con i vertici Ue. In un'intervista al Fatto Quotidiano il 2 gennaio
prometteva in Europa «un deciso cambio delle regole del gioco» e sul vincolo
del 3% del deficit assicurava: «È evidente che si può sforare: si tratta di un vincolo anacronistico che risale a 20 anni fa».
La prima visita dell'anno nella capitale belga era prevista per il 18 e il 19 febbraio per suggellare l'ingresso del Parti-
IL CASO
MARCO MONGIELLO
BRUXELLES
Non c’è stato il tempo
per le cerimonie: il capo
di governo più giovane
subito a confronto con
i leader europei tra crisi
ucraina e crisi economica
to Democratico nella famiglia socialista
europea. Poi la defenestrazione di Letta
nella direzione del 13 febbraio e il cambio di governo hanno costretto ad annullare l'incontro con una lettera di scuse al
Pse.
Da neopremier i toni sull'Europa sono diventati più prudenti, ma Renzi sperava comunque di arrivare a Bruxelles
con qualche margine di manovra in termini di economia e con qualche risultato
in tasca per accreditarsi. Il programma
era sbarcare a Bruxelles al summit del
20 e 21 marzo, con la strada spianata dal
ministro dell'Economia Padoan che nel
frattempo avrebbe dovuto spiegare ai
colleghi europei le riforme messe in cantiere dal nuovo esecutivo.
Il precipitare della crisi in Ucraina invece ha sconvolto tutti i programmi. Per
pura sfortuna Renzi è arrivato a Bruxelles il giorno dopo la pubblicazione del
rapporto della Commissione europea
che boccia l'Italia per gli «squilibri macroeconomici eccessivi». Una vera e propria dimostrazione di sfiducia da parte
del commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rhen che, dopo aver
visto sfilare quattro governi italiani dall'
inizio della crisi dell'euro, oramai non
crede più a nessun piano di riforma.
Renzi è arrivato ieri alle 11 di mattina
è ha infilato in velocità la porta dell'edificio del Consiglio europeo senza fermarsi a parlare con i giornalisti, come fanno
in genere gli altri leader.
Il portavoce della rappresentanza italiana presso l'Ue, Michelangelo Nerini,
l'ha dovuto guidare per i corridoi e poco
dopo si è trovato nella saletta di un incontro ristretto che ha preceduto il summit.
Al tavolo c'erano il premier britannico
David Cameron, la cancelliera tedesca
Angela Merkel, il presidente francese
Francois Hollande e quello polacco Donald Tusk. Tutti leader più che rodati e
che si conoscono bene.
Non c'è tempo per fare cerimonie al
premier più giovane. Renzi infatti ha
strappato il titolo al primo ministro maltese Jospeh Muscat, nato nel 1974, un
anno prima di lui. In poco più di venti
minuti i cinque leader hanno passato in
rassegna le opzioni sulla questione
Ucraina.
Il Presidente del Consiglio italiano
era arrivato con l'intenzione di dar man
forte alla Merkel nel convincere gli altri
leader a dialogare con la Russia, invece
che arroccarsi sulle sanzioni. L'accelerazione degli eventi in Crimea però ha reso il compito più difficile e delicato.
L'Italia inoltre si trova nella scomoda
posizione di essere il secondo partner
economico europeo della Russia, dopo
la Germania, e un membro del G8 che
quest'anno è guidato dalla presidenza di
Mosca.
Insomma, una parte molto diversa da
quello del rottamatore dell'austerità europea che aveva immaginato. Il rischio
di fare un passo falso è alto e finito il vertice il Presidente del Consiglio evita prudentemente la conferenza stampa. Al
termine della riunione si ferma solo un
minuto con i giornalisti per cercare di
scrollarsi di dosso l'immagine del novellino sotto esame. «Non abbiamo rassicurazioni da dare», risponde a chi gli chiede
del rapporto Ue sugli squilibri macroeconomici, l'Europa non è «il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa». Ma l'impressione per tutti è proprio
quella e ora ci sono solo due settimane di
tempo per farli i compiti a casa e tornare
a Bruxelles il 20 marzo in un clima diverso.
RASSEGNASTAMPA
5
venerdì 7 marzo 2014
Saccomanni difende Letta:
«Accuse incomprensibili»
● Le censure dell’Ue e le critiche di esponenti
dell’area del premier suscitano la reazione
dell’ex ministro del Tesoro ● Respinta ogni
allusione sulla non correttezza dei conti
LUIGINA VENTURELLI
[email protected]
Il premier Matteo Renzi
mentre sale a bordo
dell’aereo di Stato
per andare a Bruxelles FOTO AP
nuovo quella cosa lì era insufficiente a
dicembre e non diventa sufficiente
adesso». Non solo.
«Sento il governo continuare a parlare di aliquote Irpef e non va bene, perché così si dà una risposta ai lavoratori
e agli evasori contemporaneamente».
Per la leader della Cgil invece la strada
da intraprendere è un’altra e deve cominciare con un intervento sulle detrazioni dei lavoratori dipendenti e dei
pensionati. Camusso spera che il Jobs
Act annunciato da Renzi «non sia l’ennesima moltiplicazione delle forme di
ingresso al lavoro e quindi della precarietà». Proprio per evitarlo, secondo lei
«sarebbe utile, per mettere ordine al
sistema, cominciare a tagliare tutte le
forme di precarietà e poi, a quel punto,
si può discutere anche di contratto unico».
E ancora, secondo la Cgil è prioritario partire da un piano del lavoro e dalla necessità di creare occupazione, concentrando l’attenzione su «alcuni temi
che potrebbero determinare un serio e
significativo investimento pubblico
per creare posti di lavoro, che sono la
cura di cui ha bisogno la nostra economia per riprendersi». Camusso raccomanda poi «la creazione di un sistema
di ammortizzatori sociali universale,
perché oggi è diseguale e ci costringe
in pochi mesi a chiedere le risorse per
l’anno precedente e quello in corso».
Un sistema che «ancora sia fatto di contribuzione delle imprese e di fiscalità
generale, perché la contribuzione dei
lavoratori e delle imprese da sola non è
sufficiente». Il tema oggi non è quello
dei licenziamenti ma delle assunzioni,
sottolinea inoltre la segretaria generale della Cgil riguardo la possibilità di
prevedere con il Jobs Act l’esenzione
per tre anni dall’articolo 18 per le aziende che assumano giovano. «Servono politiche per creare il lavoro e per non far
fuggire non solo i cervelli ma anche la
manodopera giovanile - conclude - altrimenti creiamo un debito straordinario sui nostri figli e sui nostri nipoti progettando un Paese di poveri».
La vicenda dei conti pubblici italiani,
che hanno indispettito l’Unione europea tanto da far declassare il Paese tra
quelli con «squilibri economici eccessivi» insieme a Slovenia e Croazia, può
leggersi in termini scientifici, in numeri che non coincidono, perché frutto di
previsioni troppo ottimistiche o di programmi incompiuti.
Ma una simile lettura non spiegherebbe il disappunto del premier Matteo Renzi per i conti ereditati dal precedente governo, né la sollecitudine con
cui l’ex ministro Fabrizio Saccomanni
si è affrettato ieri a respingere qualsiasi allusione alla loro non correttezza.
Le bacchettate di Bruxelles all’Italia
hanno infatti acuito ed evidenziato lo
scontro politico tra lettiani e renziani
nato dall’avvicendamento a Palazzo
Chigi e finora non ricomposto. Uno
scontro tra gli esponenti di un governo
che non ha apprezzato la propria fine
prematura, a cui addebita in parte la
strigliata dell’Ue, e quelli di un governo appena insediato, che sente di dover rispondere anche alle aspettative
suscitate da chi c’era prima. Non a caso
il premier, commentando con i suoi la
bocciatura europea, avrebbe detto:
«Sapevamo che i numeri non erano
quelli che raccontava Letta, ma siamo
gentiluomini e non abbiamo calcato la
mano».
NESSUN BUCO NEI CONTI
Parole che sono state riportate dai retroscena politici della carta stampata,
scatenando l’ira e l’immediata replica
dell’ex inquilino di via XX Settembre,
che in prima persona - dal proprio indirizzo di posta elettronica, dal proprio
account su Twitter e poi in diretta radiofonica - ha fornito ai media la sua
versione dei fatti: «Forse c’è stata una
lettura non pienamente corretta di
quello che è successo: escludo nel modo più assoluto che vi siano buchi o che
vi sia bisogno di fare manovre correttive per effetto delle cose che sono state
fatte da noi». Insomma, «i commenti
sulla correttezza dei conti presentati
dal governo Letta sono incomprensibi-
li e immotivati» ha puntualizzato ieri
Saccomanni, visto che «la Commissione non ha fatto alcuna analisi ex-post
della contabilità nazionale, bensì ha ribadito la divergenza tra le proprie stime e i nostri obiettivi per l’anno in corso». Ovvero, Bruxelles non crede che
l’Italia possa raggiungere quell’1% di
crescita economica prevista invece dal
...
Abbiamo lavorato per la
crescita all'1%, obiettivo
necessario per abbattere
debito/PIL e insieme creare
nuova occupazione
@enricoletta
...
Avremmo realizzato anche
gli obiettivi di revisione della
spesa secondo il programma
ma ci è stato negato il tempo
per farlo @enricoletta
...
Il 23/11 l’Eurogruppo aveva
apprezzato le misure assunte
“in parallelo” alla legge di
stabilità: 3 su 4 le abbiamo
realizzate @enricoletta
...
Conti pubblici? La
Commissione non ha fatto
alcuna analisi ex-post. Fa
stime e previsioni, noi ci
siamo dati obiettivi
@EnricoLetta
@FABSACCOMANNI
precedente esecutivo per il 2014. Un
obiettivo che invece l’ex ministro continua a ritenere «ambizioso ma realistico». Questione di opinione, insomma,
non di correttezza delle cifre. E solo il
tempo dimostrerà chi aveva ragione:
«La divergenza potrà eventualmente
essere apprezzata soltanto quando tutte le misure messe in campo avranno
potuto esprimere i propri effetti».
La legge di Stabilità per il 2014, infatti, «non fa previsioni ma mette in campo politiche per raggiungere obiettivi». E se riguardo alla crescita dell’1%
erano stati espressi dubbi «già a metà
novembre», l’Eurogruppo aveva però
«apprezzato» le ulteriori iniziative poste in essere dal governo Letta, ovvero
«revisione della spesa, privatizzazioni,
voluntary disclosure, gettito straordinario dalla revisione del capitale di
Banca d’Italia». E se tre di queste iniziative, ha ricordato Saccomanni, sono
state concretamente attuate con le opportune norme in soli due mesi, «soltanto la caduta del governo» ha impedito di attuare la quarta, la revisione della spesa.
Anche per questo, ha concluso il precedente responsabile dell’Economia,
«sorprende la decisione della Commissione di classificare come eccessivi gli
squilibri macroeconomici italiani», tanto più che «all’elevato debito hanno
contribuito i versamenti ai fondi europei salva-stati e l’operazione straordinaria di pagamento dei debiti arretrati
delle pubbliche amministrazioni, concordata con l’esecutivo di Bruxelles».
CHIAREZZA IN AULA
Nel frattempo, però, lo scontro sui conti pubblici si è allargato all’esterno della maggioranza politica, in entrambi i
rami, con Forza Italia e Sel che chiedono al governo di presentarsi in aula a
riferire sulla materia. «Se è vero che
Renzi avrebbe detto che i conti di Letta
non erano quelli che Letta andava raccontando, ce lo venga a dire in Parlamento» ha affermato il capogruppo forzista Renato Brunetta. «Oggi i conti sono in ordine, domani no. Mi chiedo quali calcolatrici stiano usando al ministero dell’Economia, se le hanno rotte ne
comprino di nuove» gli ha fatto eco il
senatore vendoliano Uras.
E la risposta è arrivata dal ministro
per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, che ha assicurato che
il governo riferirà in tempi «ravvicinati» alla Camera sullo stato dei conti pubblici, dopo l’Ecofin in calendario lunedì e martedì prossimi.
«Sui conti parole gravissime, il premier smentisca»
NATALIA LOMBARDO
[email protected]
«Mi auguro che il presidente del Consiglio non abbia mai detto queste cose, se
l’avesse fatto sarebbe gravissimo». Così
Francesco Boccia, deputato Pd vicino a
Letta, commenta le indiscrezioni sul fatto che Renzi avrebbe contestato i conti
lasciati dal governo Letta.
Il premier ha lamentato l’eredità ricevuta,
dopo il pessimo giudizio espresso dalla
Ue sull’Italia. Che ne pensa?
«Non voglio crederlo, mi sembra una tipica cosa da centrodestra, come fece
Berlusconi quando arrivò dopo Prodi.
Spero che smentisca, sono romantico,
politicamente... Qui la propaganda la fa
da padrona e ricordo le parole del sottosegretario Delrio pronunciate quando il
governo Letta ha guidato l’uscita
dell’Italia dalla procedura d’infrazione
europea. Certo è stato possibile grazie ai
sacrifici fatti dagli italiani nei 18 mesi
precedenti e nei primi mesi con Letta.
Insomma, c’è chi ha la memoria corta,
anche per quel che riguarda lo sblocco
dei debiti della Pubblica amministrazione».
Ovvero?
«Il governo Berlusconi aveva varato due
provvedimenti per questo, e uno il governo Monti, ma si sono sempre impantanati nelle procedure burocratiche. Il governo Letta, che alla fine aveva la stessa
maggioranza di quello Renzi, ha portato
l’Italia fuori dalla procedura d’infrazione imposta dall’Europa. Una condizione
a cui ci aveva portato la destra, anche
Prodi nel 2008 ci fece superare un’altra
procedura causata da Berlusconi nel
2006, lo ricordo a Brunetta e a Mara Carfagna, che erano ministri. Ecco, Letta ci
tirò fuori da questa situazione ipotizzando lo sblocco dei debiti della Pa.».
Ma i debiti della Pa. ci sono ancora.
«Letta ha messo sul tavolo 47 miliardi,
tra il secondo trimestre del 2013 e il primo del 2014. Finora lo Stato ha pagato
20 miliardi di debiti e ce ne sono altri 27
disponibili. I ritardi sono dovuti alla certificazione degli enti locali e delle Asl, è
questo il problema. Dobbiamo semplificare le procedure e rendere la Pa più efficiente, prima di parlare di altri 70 miliardi».
Vuol dire che non servono?
«Servono, ma intanto si usino quei 27. A
ha previsto nella legge di Stabilità 32 miliardi di tagli in tre anni, e 23 sono già
scontati nel bilancio. Poi c’è la strada parallela: spostare le risorse da alcuni mondi ad altri».
L’INTERVISTA
Francesco Boccia
Dalle banche alle imprese? Dalle rendite
al lavoro?
«Il governo Letta ci ha
fatto uscire dalla
procedura d’infrazione
Ricordo in proposito
infinite interviste in cui
Delrio ne cantava le lodi»
quanto ammonta il cumulo delle richieste? Bankitalia aveva dato una cifra approssimativa di 80 miliardi ma non è stata mai certificata nel bilancio dello Stato. Però Letta, nella legge per lo sblocco
dei debiti della Pa. ha istituito un monitoraggio affidato al Mef, il Tesoro. Sarebbe opportuno, ora, che il governo Renzi
comunichi i dati di quel monitoraggio. A
quanto ammontano i debiti? 60, 80, 120
miliardi? Qui l’unica certezza sono i 20
restituiti e i 27 non ancora usati per i
ritardi sulle certificazioni dei debitori.
La vera urgenza è accelerare le procedu-
re di Comuni e Asl, visto che abbiamo
tanti esperti di Comuni nel governo... si
cerchi di semplificare».
Ce l’ha con Delrio, ex presidente Anci?
«Ricordo infinite interviste in cui Delrio
decantava le azioni di Letta, l’essere usciti dalla procedura d’infrazione».
Di sicuro c’è il giudizio della Ue sull’Italia
come Paese dagli «squilibri eccessivi».
Cosa dovrebbe fare il governo?
«Chi lavora e non fa proclami sa che le
alternative ci sono e non si possono fare
altri debiti. L’unica strada è tagliare la
spesa. Cottarelli con la spending review
«Dare incentivi alle imprese e, se dev’essere un’operazione choc come il taglio
del cuneo fiscale a due cifre, devi tagliare a qualcuno. Ci sono settori dopati
nell’energia, tenuti in vita da aiuti di Stato, bisogna togliere tutti gli incentivi inutili (lasciare il credito d’imposta su innovazione e ricerca), così puoi ridurre le
tasse sul lavoro».
Che credito dà al governo Renzi?
«Sugli obiettivi, come l’abbassare il costo del lavoro, sono d’accordo. Sulla terapia ci vuole coraggio: tagliare e ridistribuire. Con i tagli si creano degli scontenti, secondo me coincideranno con chi ha
voluto questo cambio di governo».
Cosa farà sulla legge elettorale?
«Se rimane così come è nata dal patto
con Verdini, senza preferenze o primarie obbligatorie e parità di genere non la
voto, anche se per spirito di partito non
voto contro».
RASSEGNASTAMPA
6
venerdì 7 marzo 2014
POLITICA
Fuori altri cinque
Grillini in crisi
da reality show
sta, io me ne torno a casa a fare l’infermiera», scoppia in lacrime Alessandra
Bencini. E con loro tanti altri che al
M5S avevano creduto sembrano sul
punto di crollare: la bolognese Michela
Montevecchi è bianca in volto, così come il sardo Roberto Cotti e la Serenella
Fuksia che prima di parlare con i cronisti chiede la presenza di uno dello staff
della comunicazione, «così mi può controllare».
LO PSICODRAMMA
Riunione fiume in Senato, ma sul blog il comico
ha già deciso: nessuna mediazione con chi si è
dimesso in solidarietà con gli espulsi ● Lo sfogo
di Mussini: «Non ne posso più di parlare di soldi»
●
ANDREA CARUGATI
ROMA
La gita finisce lì dov’era iniziata a marzo di un anno fa, nella saletta della commissione Industria al terzo piano del Senato, con l’ennesima assemblea fiume
dove si consumano infinite coltellate, e
pianti, e vendette, e principi non negoziabili che nessuno sa più dove stiano
scritti. È proprio in questa saletta dalle
seggioline beige che un anno fa sbarcarono i cittadini normali che avrebbero
dovuto aprire i palazzi del potere coma
scatole di tonno. Con tutto il loro carico
di emozioni e buone ragioni e anche illusioni.
C’erano la maestra di Reggio Emilia
Maria Mussini, l’infermiera di Scandicci Alessandra Bencini, l’austero ma ironico medico fiorentino Maurizio Romani, la mamma e fisico nucleare di Busto
Arsizio Laura Bignami, e Monica Casaletto, libera professionista brianzola.
Tutti paracadutati qui in Senato dallo
tsunami di Grillo nelle urne, e ora urlanti, e piangenti, in una assemblea che
diventa una resa dei conti, una seduta
di psicanalisi collettiva, tanto ieri di
buon mattino Grillo ha già deciso tutto,
come al solito: i cinque che si erano dimessi la settimana scorsa per solidarizzare con l’espulsione sommaria di quattro colleghi senatori sono «fuori dal
M5S». L’ha deciso lui, il Grande Capo,
ormai del tutto incurante della consistenza della truppa parlamentare, perché convinto di elezioni a breve e della
necessità di non avere nessun dubbioso nella trincea in cui lui stesso ha trasformato un partito del 25%. L’ha deciso con un brevissimo post dai toni bulgari, come aveva fatto in passato con
altri espulsi.
«Le loro dimissioni dal Senato non
sono state motivate da particolari situazioni personali, familiari o di salute, ma
come gesto politico in aperto conflitto
e contrasto con quanto richiesto dal territorio, stabilito dall’assemblea dei parlamentari del M5S, confermato dai fondatori del M5S e ratificato dagli iscritti
certificati in Rete, in merito ai quattro
senatori espulsi». Grillo, bontà sua, ricorda che in questa settimana era stato
chiesto ai cinque se intendessero ritirare le dimissioni. Cosa che non si è verificata, e dunque «i senatori dimissionari
si sono isolati dal M5S e non possono
continuare a esserne rappresentanti ufficiali nelle istituzioni». «Sono fuori»,
scrive Grillo, parafrasando il Briatore
di una celebre trasmissione tv.
Tutto il resto è quasi noia, se non fosse perché nella truppa dei senatori ci
sono cittadini normali, con le loro emozioni, e infatti Maria Mussini, la maestra, durante l’assemblea s’infervora,
chiede agli altri a più riprese «che senso ha misurare il tasso di organicità di
ognuno di noi, il grillometro?», denuncia l’«arroganza» e la «sicumera» di chi
ha trasformato un movimento in una
setta. «Qui ci sono persone che si sentono in guerra, che non vogliono fare prigionieri, e come in ogni guerra ci sono
dei caduti», dice la senatrice emiliana.
Le sue parole sull’«integrare le diversità», e «accettare le differenze» finiscono nel vento di una seduta in cui tutto è
già deciso. Così come la sua richiesta di
non ridurre tutta questa avventura politica a «una questione di soldi da rendicontare». «Non ne posso più di parlare
di soldi», grida, eppure in queste ore
nella onnipotente rete ai reprobi vengono fatte le pulci: quanto hai speso di alloggio? E quelle ricevute dei taxi? «Ba-
.. .
Busta con proiettili
per Battista e Orellana
Campanella: «A forza
di dire falsità su di noi...»
Beppe Grillo leader del Movimento 5 stelle FOTO LAPRESSE
SU LEFT DI DOMANI
Europee, così i partiti si preparano alla sfida
Una ventata populista e xenofoba agita l’Europa, ma
alle elezioni di maggio il Pse potrebbe risultare
primo, con oltre duecento eletti. E anche la lista
Tsipras potrebbe riscuotere successo e conquistare,
secondo gli ultimi sondaggi, 67 seggi. Segnali di vita
a sinistra, dunque. Ed è questo il tema della storia di
copertina di Left - in edicola domani, come ogni
sabato con l’Unità - che racconta come si muovono
i partiti europei per vincere le elezioni della Ue. Il
primo test è già in arrivo, con il voto amministrativo
al quale sono chiamati, tra marzo e aprile, quattro
Paesi dell’Unione: Francia, Olanda, Ungheria e
Slovacchia.
È un clima di sospetto e di terrore, tutti
temono che l’interlocutore abbia un microfono o un registratore, la sfiducia reciproca è diventata la vera moneta corrente. Il super falco Laura Bottici a un
certo punto propone ai reprobi di ritirare le dimissioni, e insieme «riscriviamo
le regole del gruppo». Infatti la cacciata di ieri non ha seguito alcuna regola
interna: solo un post sul blog. «Lo dici
solo perché hai paura che se ne vadano
altri», è la replica di Mussini. E infatti,
mentre all’ora di cena, in un Senato deserto, l’assemblea e le urla proseguono, il sospetto è che altri senatori, quattro o cinque o forse di più, seguano i
colleghi esclusi ieri. E così il gruppo,
dai 54 iniziali, scenderebbe a 35-36 unità. Una botta, anche dal punto di vista
del budget. Tutta l’ala critica decimata
in poco più di una settimana. Il capogruppo Santangelo e il capo della comunicazione Claudio Messora ribadiscono che «non si tratta di espulsioni,
abbiamo solo preso atto della volontà
dei senatori di dimettersi». Ma la scena
dice il contrario, e anche un falco come
Alberto Airola si dice «dispiaciuto» per
la sorte toccata ai colleghi.
La gita dei cittadini normali, il Grande fratello della politica nei palazzi, si
rivela un clamoroso flop. Resta una setta di fedelissimi, mentre i cacciati da
fuori cercano di riorganizzare le truppe bastonate. «Grillo ha rivelato che è il
padrone assoluto, ci sono praterie per
chi come noi vuole fare un movimento
diverso», sussurra Francesco Campanella. Ora i numeri per il suo nuovo
gruppo ci sono, con ben 13 fuoriusciti
(tutti e 5 i dimissionari infatti hanno
confermato la decisione), ma i tempi
non sembrano ancora maturi, perché
le ferite sono profonde. «Non entreremo in altri gruppi», assicura Mussini.
Intanto arrivano buste con proiettili
(intercettate dalla polizia) a Orellana e
Battista, due espulsi della settimana
scorsa. Arriva anche la solidarietà dei
partiti, dal Pd alla Lega compresi i vertici del M5S, ma Campanella dice che «a
forza di mettere in giro falsità sul nostro conto può succedere anche questo». Orellana sorride: «Mia moglie mi
ha chiesto di lasciare al più presto questo posto, è terrorizzata». Altri senatori si sentono come «d’autunno sugli alberi le foglie». Come a dire: l’epurazione non è finita.
«Se eletto lascio il seggio ad altri, dov’è il problema?»
RACHELE GONNELLI
ROMA
Moni Ovadia si candida alle europee, è
in testa di lista nel collegio del Nord
Ovest sotto il logo «L’Altra Europa per
Tsipras». Però, c’è un però. Il teatrante
Moni così come la giornalista Barbara
Spinelli e lo storico Adriano Prosperi,
tre dei più nomi della lista Tsipras, hanno già comunicato che non hanno alcuna intenzione, anche se eletti, di lasciare
i rispettivi lavori per un seggio.
Nonlesembrainquestomododiingannareglielettorichevoterannoperleiesi troverannounaltrooun’altraarappresentarli?
«Chiariamo subito che io non ho chiesto
di candidarmi, mentre ho aderito subito
e con grande entusiasmo al progetto della lista Tsipras. Non mi dispiace Martin
Schulz ma sono un uomo di sinistra-sinistra, il Pd non lo è, mentre Syriza è
un’esperienza sconcertante: un partito
di sinistra arrivato alla maggioranza relativa che in Grecia si oppone alle politiche di austerità ma non all’Europa. A
un’Europa dei cittadini, per la giustizia
sociale, che metta al centro l’uomo e
non l’economia della finanza. Una scelta
nitida, che guarda al futuro, bellissimo.
Quando i garanti, che sono tutte persone che stimo tantissimo, mi hanno chiamato, dicendomi che sarebbe stato importante che mi candidassi, che avrebbe
rafforzato la lista, mi sono messo a disposizione. Se i militanti non lo ritengono
opportuno non ho alcun problema a ritirare il mio nome. Per me è solo una corvée, un sacrificio. Che interesse ho? Non
la visibilità, ne ho fin troppa. Non mi interessa il potere, non la voglio una poltrona. Mi prendo solo la responsabilità
piena del progetto. E poi avendolo detto
prima chi non apprezza il mio gesto può
non votarmi, scegliere un altro».
Però quando Berlusconi o Grillo si sono
candidati in passato per poi far eleggere
altri, questa pratica è stata duramente criticata. Anche da lei.
«Io e gli altri lo diciamo prima che non
andremo, loro no. Non c’è raggiro, c’è
trasparenza. Voglio farti capire, elettore, quanto ci tengo, che sostengo questa
lista con tutto il cuore, se ti piaccio mi
voti, se no non mi voti. Berlusconi o Grillo invece baravano, non lo chiarivano.
Non ho mai avuto tessere di partito, non
sono mai stato a libro paga di qualcuno,
le mie scelte le ho sempre pagate care,
Non tutte lodi, c’è anche chi vede la lista
comeun’accozzagliadicetopoliticoemovimentisti di professione. Persino Rodotà
non l’ha trovata esaltante.
L’INTERVISTA
Moni Ovadia
«Non capisco le polemiche
Io non faccio come
Berlusconi, lo dico prima.
Non c’è raggiro: voglio far
capire all’elettore quanto
tengo alla lista Tsipras»
non mi hanno mai dato una virgola di
vantaggio. Sono un militante della sinistra, al massimo un attivista. Anni fa Mirabelli dei Ds mi chiese di candidarmi a
Milano per l’Ulivo. Mi disse: aiutaci a
mandar via la Moratti. Accettai ma poi i
consigli comunali si svolgevano il lunedì
e il giovedì e io ho una compagna teatrale, devo fare le turnée, da me dipendono
gli stipendi degli altri. Dovetti lasciare.
Tutti furono molto affettuosi, solo un
giornale di destra mi schernì con un titolo, “prendi i voti e scappa”. Ripeto, per
me è solo una rottura, lo faccio solo finché si ritiene utile. Ma non sono uno
specchietto per le allodole».
Ci sono state già lamentele in questo senso?
«Su qualche blog qualcuno ha parlato
dei “soliti intellettuali di sinistra”. Devo
dire che Internet è una cosa meravigliosa ma magari prima di scrivere la prima
cosa che gli passa per la testa certa gente dovrebbe chiedere, documentarsi, farsi delle domande. Perché lo fanno? Cosa
gliene viene? Niente. Comunque l’altra
sera a Milano ho partecipato a una iniziativa elettorale, c’era un sacco di gente e
tutti dicevano: ci piace che stiano con
noi le persone in cui crediamo».
«Abbiamo dovuto muoverci in fretta e
un pochettino se ne risente. Ci saranno
anche elementi un po’ così... ma sono pochi. C’è soprattutto un popolo della sinistra che tiene duro. Io non demonizzo
Grillo, anzi, credo che gli dobbiamo della gratitudine per aver denunciato cose
di cui nessuno parlava. Però non mi piacciono le sue modalità interne, la non condivisione, e alcuni suoi cavalli di battaglia come l’uscita dall’euro. Syriza è una
forza politica seria e sobria con valori
condivisibili».
C’è chi vi vede come sinistra “oltranzista,
tradizionale, massimalista, accozzaglia di
sigle e rissosità”.
«I veri estremisti sono i sedicenti moderati. Altrove può darsi che sia una virtù
ma in Italia essere moderati è un vizio.
La mafia occupa quattro regioni e la mafia è sempre stata moderata. La corruzione è in gran parte una pratica dei moderati. Non è la sinistra massimalista
che ha portato allo sfascio questo Paese,
è stato Berlusconi. Chi ci accusa, prima
si guardi allo specchio».
RASSEGNASTAMPA
7
venerdì 7 marzo 2014
ECONOMIA
Draghi avverte
l’Italia: «Sacrifici
da non sprecare»
Il presidente della Bce appoggia il richiamo della
Ue al nostro Paese su squilibri economici e deficit
●
MARCO VENTIMIGLIA
MILANO
Mario Draghi vive ormai più a Francoforte, dove esercita il ruolo di presidente della Banca centrale europea, che nella sua Italia. Eppure, visto che a casa
torna spesso e volentieri, non può sfuggirgli il singolare destino a cui va incontro ogni qual volta deve approcciare la
stampa dopo le riunioni del direttivo della Bce. Come accaduto ad esempio ieri,
dopo che Eurotower ha deciso di lasciare ancora una volta invariati i tassi d’interesse dell'area euro al minimo storico
dello 0,25 per cento. I temi forti che ormai da tempo Draghi “deve” dare in pasto ai media europei, ovvero il contenimento dell’inflazione e le aspettative di
crescita, sono infatti ben distanti dalle
emergenze italiche. Piuttosto, per noi
residenti nello Stivale il gran capo della
politica monetaria europea ha trovato il
tempo per più di una bacchettata. «Sui
conti pubblici - ha affermato - l'Italia
non deve sprecare quanto già fatto in
passato, a costo di tanti sacrifici e dolore, perché sarebbe un disastro. Che senso avrebbe tornare indietro ora e sprecare tutto il capitale umano e politico investito in questi sforzi?».
Parole, quelle di Draghi, giunte subi-
to dopo i moniti partiti da Bruxelles
all’indirizzo dei Paesi più
“problematici” del continente. «Sicuramente - ha sottolineato il presidente della Bce - accogliamo con favore le raccomandazioni della Commissione europea sulla necessità di risolvere gli eccessivi squilibri macroeconomici nell'area
dell'euro».
SINTONIA CON BRUXELLES
In particolare, Draghi ha ribadito che la
Bce auspica che le traiettorie dei debiti
pubblici dei Paesi dell'euro «ritornino
verso il basso. Le strategie fiscali dovrebbero essere in linea con il Patto di
stabilità e di crescita ma anche con elementi di sostegno alla crescita». A questo riguardo, secondo Eurotower, «si dovrebbe ripensare il mix tra le varie misure che compongono le manovre nazionali. Poi, un messaggio senza un destinatario esplicito, ma che è difficile pensare non rivolto anche e soprattutto al no-
.. .
Il direttivo di Eurotower
ha deciso di lasciare i tassi
dell'area euro sul minimo
storico dello 0,25%
stro Paese. «I Governi - ha detto Draghi
- dovrebbero attuare con determinazione le riforme strutturali. Questo è essenziale perché ci sono mercati che, senza
questo tipo di riforme, non riprenderanno a funzionare correttamente. Uno di
questi è il mercato del lavoro. La disoccupazione strutturale si risolve con le
riforme strutturali».
Bastone ma anche carota, in quel di
Francoforte, sotto forma di qualche segnale di timido ottimismo. «I segnali
congiunturali che, dal mese scorso, sono giunti dall’Eurozona - ha spiegato
Draghi - sono stati nel complesso positivi, come il restringimento del divario
tra Germania da un lato, Italia e Spagna
dall'altro, in termini di fiducia dei consumatori. In generale, dall'ultimo incontro del Consiglio direttivo, a inizio febbraio, abbiamo visto che il nostro scenario di base è stato confermato, con la
continuazione di una ripresa modesta
dell'economia e con dati dalla congiuntura che, da allora, sono stati generalmente positivi». Il presidente della Bce
ha poi ricordato che pur restando la disoccupazione su livelli elevati, «la tendenza si sta stabilizzando e da alcuni mesi non peggiora. Alcuni dati locali, poi,
come il calo del 2% dei senza lavoro in
Portogallo, sono stati piuttosto straordinari. Abbiamo anche visto qualche timido segnale di una ripresa nei numeri degli occupati».
Da qui le ultime decisioni assunte dalla Bce. «Guardando a tutte le informazioni in nostro possesso - ha dichiarato
Draghi -, abbiamo deciso di confermare
il nostro orientamento monetario accomodante e la nostra “forward guidance”. In particolare, ci siamo chiesti se si
fossero materializzate quelle due condizioni, di cui ho parlato nel precedente
incontro, che avrebbero invece giustificato un ritocco dei tassi. La prima riguardava un aumento ingiustificato dei
tassi di mercato a breve e, di contro, abbiamo osservato un’ulteriore normalizzazione di questi tassi. L'altra era un
peggioramento consistente dell'outlook di inflazione all’interno dell'area
euro, ed anche questo non è successo».
VENDITE
Consumi, la ripresa non si vede
Nuovi segnali negativi per l’economia
italiana che fatica ad agganciare la
ripresa. Per Confcommercio i consumi
degli italiani sono calati dell'1,6% a
gennaio rispetto allo stesso mese
dell'anno scorso e dello 0,3% rispetto
a dicembre. Il dato «evidenzia tutte le
difficoltà dell'economia, dopo due
anni di recessione, ad avviarsi su un
sentiero di sviluppo che coinvolga le
delle famiglie». Confcommercio
sottolinea che il ridimensionamento di
gennaio assieme ad altri indicatori
dicono che l’economia «sembra
essersi instradata più in una fase di
stagnazione che di ripresa»
RASSEGNASTAMPA
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venerdì 7 marzo 2014
LA CRISI UCRAINA
Il Parlamento vota:
la Crimea è già russa
● Simferopoli decide la scissione e anticipa al 16
marzo il referendum sul futuro della regione
● Kiev: «Atto illegale ispirato da Mosca»
● La missione Osce bloccata da uomini armati
MARCO MONGIELLO
BRUXELLES
La Crimea è sempre più vicina alla secessione. Ieri l’assemblea della regione autonoma e filorussa ha votato
all’unanimità l’adesione alla Russia e
ha approvato una mozione parlamentare per anticipare di due settimane,
al 16 marzo, il referendum sullo status
della repubblica. Lo ha annunciato il
vice premier locale Rustam Temirgaliev. Un referendum simile, ha commentato su Twitter il vice capo della
Sicurezza Nazionale americana Ben
Rhodes, violerebbe la costituzione
ucraina e il diritto internazionale. Vladimir Kostantivov, presidente del Consiglio Supremo della Crimea, ha dichiarato che «in una situazione in cui
c’è un’amministrazione illegale a
Kiev, in una situazione in cui c’è una
minaccia fisica alla vita delle persone
in Crimea e una colossale destabilizzazione, il Consiglio Supremo oggi ha deciso di tenere un referendum» e che
questo è «assolutamente legittimo».
Secondo le stime di Kostantivov «più
del 70% delle persone in Crimea sono
a favore dell’adesione» alla Russia.
OSCURATE RADIO E TV UCRAINE
Ieri uomini armati hanno occupato la
stazione di trasmissione radio e tv di
Simferopoli, capitale della regione, e
sono state oscurate le reti ucraine Canale 5 e 1+1. Da Kiev la reazione del
governo provvisorio, nato dopo il rovesciamento dell’autoritario presidente filorusso Viktor Yanukovich,
non si è fatta attendere. Il referendum è «incostituzionale» ha denunciato l’esecutivo e ha spiccato dei
mandati d'arresto per il premier e
per il presidente del parlamentino
della Crimea, Serghei Aksionov e Vladimir Kostantivov. I servizi di sicurezza ucraini hanno anche arrestato Pavel Gubarev, l’autoproclamato governatore filorusso di Donetsk, nell’est
del Paese.
Dall’appartamento in cui si trova
detenuto, Gubarev ha tenuto una conferenza stampa durante la quale, tra
le altre cose, ha detto di essere in contatto con funzionari della Crimea filorussi e con deputati della Duma di
Mosca e di «non escludere la possibilità che le forze armate russe vengano
a calmare la tensione». Gubarev, che
nelle settimane precedenti ha guidato le manifestazioni contro il nuovo
potere di Kiev, ha detto che nel suo
movimento «alcuni hanno delle armi». Io, ha poi aggiunto, «non controllo tutti. Le persone sono arrabbiate».
PENTAGONO
Inviati in Polonia
12 caccia
Sul Baltico altri F15
Gli Stati Uniti invieranno altri 12
caccia F-16 e 300 militari nella
Polonia centrale nella base di Lask,
ufficialmente per operazioni di
addestramento. La notizia è stata
confermata dal ministero della Difesa
di Varsavia. In Polonia sono già
presenti altri 4 F-16 Usa per attività di
pattuglia. Gli Usa stanno rafforzando
il loro schieramento militare, già
attivo da anni, nei Paesi europei
lungo i confini della Russia. Una
mossa percepita a Mosca come un
accerchiamento ostile. Sono già stati
schierati 6 caccia F-15 in Lituania
(che si aggiungono ai 4 già presenti
nei tre Stati baltici). Il Pentagono ha
anche annunciato l’intensificazione
dell’addestramento con
l’aeronautica polacca alla luce della
crisi in Ucraina. E in questi giorni è
anche arrivato nel Mar Nero un
cacciatorpediniere classe Arleigh
Burke, lo USS Truxtun. Effettuerà
un’esercitazione congiunta con la
Marina di Romania e Bulgaria.
Il presidente ad interim Oleksandr
Turchynov, in carica fino alle elezioni
presidenziali del 25 maggio, ha affermato di aver invalidato le decisioni
delle autorità della Crimea. «In base
ai poteri che mi sono stati conferiti ha dichiarato in un messaggio trasmesso dalle televisioni - ho fermato
la decisione del Parlamento della
Crimea. La Verkhovna Rada
dell’Ucraina avvierà la dissoluzione
del parlamento della Repubblica Autonoma della Crimea. Noi difenderemo l’inviolabilità del territorio ucraino». Turchynov ha detto che il Consiglio Supremo della Crimea «è completamente controllato dai servizi delle
Forze Armate russe».
Da Mosca fonti del Cremlino hanno riferito che Putin ha accolto la notizia del referendum in Crimea convocando d’urgenza il Consiglio di sicurezza russo. Mentre il premier Dmitri Medvedev ha fatto sapere di essere al lavoro sulla semplificazione delle procedure per concedere la nazionalità ai cittadini stranieri russofoni
che abbiano vissuto in Russia o in altre repubbliche ex sovietiche. La
prossima settimana inoltre potrebbe
essere approvato un provvedimento
per rendere più semplice anche l’adesione alla Federazione Russa di «parti di Stati stranieri».
Per il governo di Kiev non ci sono
dubbi sul fatto che gli sviluppi in
Crimea e a Mosca sono stati coordinati. «Tutto quello che sta succedendo
ora, sia la risoluzione del Consiglio
Supremo della Crimea che le dichiarazioni del Consiglio e della Duma
della Russia indicano che queste sono azioni coordinate - ha accusato il
portavoce del ministero degli esteri
ucraino, Yevhen Perebyinis - ora hanno gettato la maschera e si capisce
perché tutto questo è cominciato». Intanto sono stati bloccati sul confine
con la Crimea gli osservatori internazionali dell’Osce, inviati su richiesta
di Kiev. Da Vienna l’Organizzazione
per la sicurezza e la cooperazione in
Europa ha confermato che i suoi osservatori, 40 persone non armate
provenienti da 21 Paesi diversi, sono
stati fermati nei pressi della città di
Kherson e stanno decidendo come
proseguire la missione. A fermarli sarebbero stati degli uomini armati ad
un posto di blocco.
Manifestazioni pro-russe a Sebastopoli FOTO AP
Quando «Czernowitz era Czernowitz» e parlava tutte le lingue
IL COMMENTO
PAOLO SOLDINI
●
C’È UN FILM TEDESCO DELLA FINE
DEGLI ANNI ’90 CHE POTREBBE
AIUTARE CHI SI VOGLIA AVVICINARE ALLA
COMPLESSITÀ DELL’UCRAINA, CERCAR DI
COGLIERE RAGIONI E TORTI CHE SI CELANO
DIETRO AL CONFLITTO CHE SCUOTE IL
PAESE E FA PAURA ALL’EUROPA. Il film,
girato dal regista Volker Koepp, si
chiama «Herr Zwilling und Frau
Zuckermann» ed è la storia di due
ebrei che, sopravvissuti alla
catastrofe che ha annientato il loro
mondo, consumano la vecchiaia
insieme, ormai unica compagnia
l’uno per l’altra: lei, forte e positiva
nonostante tutto, e lui, rassegnato e
intimidito, ancora incredulo di
essere stato così bastonato dalla
Storia e un po’ succubo dell’indole
energica dell’amica.
I due rievocano insieme il passato
della loro piccola patria. La città in
cui vivono si chiama, oggi, Cernivtsi,
è in Ucraina e fa parte della regione
storica della Bucovina, ai piedi dei
Carpazi e a pochi chilometri dai
confini con la Romania e la
Moldova.
Cernivtsi ha avuto molti altri
nomi: Cernowzy in russo, Cernauti
in romeno, Czerniowce in polacco. E
Czernowitz in yiddish e in tedesco. E
in tedesco parlano il signor Zwilling
e la signora Zuckermann durante le
ore che lui ogni giorno chiede, e
ottiene, di passare con lei.
Sono ormai gli unici abitanti della
città che hanno salvato la loro
lingua in un contesto che da quasi
settant’anni è soltanto ucraino. In
cui non c’è più posto per il russo o il
polacco, e neppure per il rumeno
che è stato per molti anni la lingua
ufficiale (e all’epoca quasi imposta
con la forza). E neppure per il
tedesco e per l’ebraico, che pure fu
la lingua del culto per quasi la metà
degli abitanti quando «Czernowitz
era Czernowitz»: una vera
Kulturmetropole, il maggior centro
di cultura dell’Impero
austro-ungarico ad est di Vienna,
sede di un famosissimo teatro e
patria di scrittori e artisti celebrati
nel mondo, come Paul Celan, Rose
Ausländer, Edgar Hilsenrath,
Gregor von Rezzori, Roman Vlad e
soprattutto straordinario crogiuolo
di tutte le etnìe, le culture, le lingue
e le religioni diffuse dai confini
occidentali della Germania e
dell’Austria fino alle steppe della
Russia.
Nella Czernowitz degli anni d’oro
la lingua ufficiale era il tedesco, ma
si parlavano lo yiddish, l’ebraico, il
rumeno, l’ucraino, il russo, il
polacco, il ruteno, l’ungherese. Si
.. .
Un film tedesco
degli anni ’90 metafora
dell’Europa
dei nazionalismi
usavano tre alfabeti, si pregava nelle
sinagoghe, nelle chiese cattoliche di
rito romano e armeno, in quelle
ortodosse, in un tempio luterano e
persino in una moschea.
Tutto questo è stato spazzato via.
Dall’Olocausto, innanzitutto. Alla
fine della prima guerra mondiale,
quando con il disfacimento
dell’Impero la Bucovina del nord fu
riunita a quella del sud nel regno di
Romania, gli ebrei erano quasi il
40% della popolazione di
Czernowitz. Quando, dopo una
breve occupazione sovietica, la città
nel 1941 tornò sotto la sovranità di
Bucarest, i tedeschi non ebrei
furono trasferiti nel Reich, mentre
degli ebrei i pochi sopravvissuti ai
campi di sterminio non tornarono a
Czernowitz: Herr Zwilling e Frau
Zuckermann furono un’eccezione.
La città fu annessa all’Ucraina e,
spopolata dei suoi abitanti
d’anteguerra, ripopolata di ucraini e
russi, diventò la grigia capitale di
uno dei distretti più occidentali
dell’Unione Sovietica. Nel film di
Koepp è struggente il contrasto tra
l’antico splendore, testimoniato dal
teatro e dagli edifici ormai in rovina
o faticosamente riciclati alle
consuetudini del «socialismo reale»,
e il grigiore del presente, nel quale i
due protagonisti si muovono come
fantasmi, nonostante tutto animata
da un qualche ottimismo lei («in
fondo tutto quello che ci poteva
accadere è già accaduto») e
immerso in un pessimismo cosmico
lui («no, ci può sempre succedere
ancora qualcosa di brutto, per
esempio un inverno troppo freddo»).
Herr Zwilling e Frau Zuckermann
sono le figure perfette di una
metafora con cui si può leggere la
storia di quella parte d’Europa in cui
la distruzione delle molteplicità e
delle convivenze etniche,
linguistiche, culturali, religiose ha
portato con sé un declino
irrimediabile.
Czernowitz era colta, ricca e forse
anche felice perché era cosmopolita:
RASSEGNASTAMPA
9
venerdì 7 marzo 2014
Uomini in divisa nella base
di Perevalnoye: Mosca nega
che siano russi, Washington:
«Basta prese in giro» FOTO REUTERS
Prime sanzioni Ue, Obama: Occidente unito
Da Bruxelles un piano graduale, dagli Usa
restrizioni sui visti: «Illegittimo voto in Crimea»
● A Roma Kerry e Lavrov: si lavora al gruppo di
contatto ● Europa: patto d’associazione con Kiev
●
UMBERTO DE GIOVANNANGELI
[email protected]
Matteo Renzi con il premier britannico Cameron e la cancelliera Merkel FOTO AP
non russa, non ucraina, non
rumena, non polacca, non
cristiana, non ebraica ma tutte le
etnìe e tutte le culture insieme.
Cernivtsi è triste e forse infelice
perché ha cancellato le diversità
del proprio passato.
Il nazionalismo e la presunzione
della tutela di una «identità» etnica
portano povertà e conflitti, ed
evocano fantasmi pericolosi, come i
revanchismi che riscoprono il
criminale alleato dei nazisti Stepan
Bandera o, sull’altro fronte, i
fanatici del neoimperialismo russo
che anch’esso reclama «purezza» e
superiorità.
In questa parte d’Europa, dove si
sono succeduti la follia del
genocidio nazista e la violenza
dell’omologazione etnico-culturale
imposta dal potere sovietico anche
con epocali trasferimenti di
popolazioni, questi pericoli
...
È qui una delle ragioni
della crisi in Ucraina: l’idea
che non ci sia vera libertà
se non nell’omogeneità
appaiono del tutto evidenti. Ma lo
sono anche altrove, nei Balcani
occidentali per esempio, come s’è
visto nelle pulizie etniche e nelle
guerre di pochi anni fa e come si
intuisce nelle tensioni che
sembrano ora riaccendersi. E
anche in terre a noi ancora più
vicine, dove gli egoismi e le paure
si nutrono della falsa illusione che
esista una terra «nostra» da
difendere dalle pretese
degli «altri».
È qui una delle ragioni profonde
del conflitto che sta squassando
l’Ucraina: l’idea, falsa, che non ci
sia vera libertà e indipendenza se
non nell’omogeneità, per cui gli
ucraini debbono stare con gli
ucraini e i russi con i russi, magari
sulla base di improbabili statistiche
sulle composizioni etniche. Come
se fosse possibile tracciare confini
etnici, linguistici e culturali non
arbitrari nella terra della signora
Zuckermann e del signor Zwilling.
Lei è morta nel 2002, di lui non
sappiamo. Ma guardando quel che
sta accadendo sembra di sentirlo
dire, come nel film: «Sono
pessimista, è vero. Però ho avuto
sempre ragione».
Da Bruxelles a Roma: sulla crisi ucraina
l’Europa si affida a una parola «magica»:
de-escalation tra Mosca e Kiev. Ma più
che una strategia politica, appare ad oggi una speranza tendente all’illusione. A
Bruxelles, il vertice straordinario
sull’Ucraina del capi di stato e di Governo dell’Unione europea si protrae molto
più del preventivato. La ragione è una:
trovare un punto d’incontro tra i Ventotto leader su come rispondere all’ultima
forzatura di Mosca: l’indizione, il 16 marzo, di un referendum in Crimea sull’annessione alla Federazione Russa.
Sull’Ucraina «abbiamo fatto un lavoro significativo per cercare di accogliere il
grido di dolore del popolo ucraino», rimarca il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al termine dei vertice. Spiegare il come sia stato accolto questo «grido
di dolore», spetta al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy.
«Condanniamo con forza la non provocata violazione della sovranità e integrità territoriale ucraina da parte della
Federazione russa e chiediamo a quest'
ultima di ritirare immediatamente le
sue forze armate nelle aree in cui stazionano in modo permanente, in intesa con
gli accordi pertinenti». É quanto si legge
nella dichiarazione congiunta dei capi di
Stato e di governo dei Paesi dell'Unione
europea. Inoltre, spiega Van Rompuy,
l’Ue ritiene che la decisione di tenere un
referendum nel Paese sia contrario alla
Costituzione ucraina e perciò deve essere considerata «illegale».
Quanto alle misure concrete, il presidente del Consiglio europeo annuncia la
decisione dei Ventotto leader di sospendere i negoziati per la liberalizzazione
dei visti tra Ue e Russia, come conseguenza della crisi ucraina. Inoltre, i leader dell’Unione europea hanno deciso
di firmare con il governo di Kiev i primi
capitoli politici di un accordo di associazione «prima delle elezioni in Ucraina
del 25 maggio». «I leader europei hanno
accolto con favore e approvato all’unanimità il pacchetto da 11 miliardi di aiuti
per l’Ucraina presentato dalla Commissione», aggiunge il presidente dell’Esecutivo Ue, Josè Manuel Barroso. Di
Ucraina torna a parlare anche Barack
Obama. Gli Stati Uniti hanno preso le
loro decisioni insieme ai partner europei», prevedendo «conseguenze contro
coloro che sono responsabili della situazione in Crimea», dice il presidente Usa.
Che in sintonia con i leader Ue definisce
«illegale» il referendum sulla Crimea,
ma poi aggiunge che: «La soluzione della crisi deve rispettare gli interessi del
popolo dell’Ucraina, e anche quelli della
Federazione russa. I diritti di tutte le persone in Ucraina, Crimea e Russia devono essere rispettati.
Da Washington a Bruxelles. Il capitolo sanzionatorio sarà, nel malaugurato
caso, scritto in un’altra occasione. In caso di assenza di risultati, l’Unione europea minaccia l’introduzione di nuove
TRE FASI
Stop sui visti
La prima mossa decisa dall’Unione
Europea è l’immediata sospensione
dei negoziati con la Russia sulla
liberalizzazione dei visti e per un
nuovo accordo con la Ue, insieme alla
sospensione degli incontri preparatori
per il G8 di Sochi a giugno.
Sanzioni mirate
La seconda mossa prevista dal piano
Ue sarà l’introduzione di sanzioni
mirate contro personalità russe, ma
verrà esaminata solo se Mosca non
dovesse cooperare. Alle autorità
russe si chiede l’avvio di negoziati
diretti con Kiev.
Misure economiche
Il terzo passo prevede l’applicazione
di sanzioni «in una vasta gamma di
settori economici». È un terreno
impervio per i 28 Paesi Ue. Scatterà
nel momento in cui la Russia
«dovesse portare avanti nuove azioni
per la destabilizzazione dell’Ucraina».
sanzioni, una strategia in tre tempi, quali il divieto di accesso nell’Ue per alcune
personalità russe, il congelamento mirato di beni e risorse finanziarie e la cancellazione dei summit bilaterali tra Ue e
Russia, spiega ancora Van Rompuy.
Che avverte: «Ulteriori passi della Russia per destabilizzare la situazione in
Ucraina porterebbero conseguenze severe e di vasta portata, anche in aree economiche su vasta scala».
Oggi, però, è ancora tempo di lavorare per l’auspicata «de-escalation».
«L’Unione europea - si legge nel documento finale del vertice - ha importanti
relazioni con Ucraina e Federazione russa ed è pronta a impegnarsi in un dialogo franco e aperto con loro». «Perseguiremo questi obiettivi - prosegue la dichiarazione congiunta dei capi di Stato e
di governo dei Ventotto - usando tutti i
canali disponibili e chiederemo ai rappresentanti Ue di intraprendere tutte le
iniziative necessarie». A prevalere, dicono a l’Unità fonti diplomatiche bene informate, è stata alla fine la linea tedesca,
supportata dall’Italia, favorevole allo
stop dei negoziati con Mosca su Visti e
accordi commerciali, ma non al congelamento dei capitali.
«STRADA APERTA»
Della crisi ucraina si è parlato anche a
Roma, in occasione della Conferenza internazionale sulla Libia. «A Roma viene
il messaggio chiaro di una strada diplomatica aperta e fino a 2-3 giorni fa a Bruxelles non sembrava. Oggi quella strada
è la parola d’ordine della maggior parte
dei Paesi», rileva con soddisfazione la ministra degli Esteri, Federica Mogherini.
Se questo porterà a risultati, si chiede la
titolare della Farnesina, «non è detto
perchè alla fine ci saranno le decisioni
politiche», ma è comunque «un segnale
incoraggiante rispetto ai segnali di chiusura dello scorso fine settimana». Per
Mogherini «è già un risultato che si sia
aperto un canale di dialogo e tutti dicono che oggi la strada deve essere diplomatica, politica e non militare».
Al meeting di Roma erano presenti
anche il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il suo omologo americano
John Kerry, che in conferenza stampa
avverte: «Chi sfida il diritto internazionale deve essere punito». A Roma, sottolinea ancora la ministra degli Esteri, è stata definita la proposta di creare un Gruppo di contatto sull’Ucraina «che il ministro russo Sergey Lavrov sta sottoponendo al presidente Putin in queste ore». E
l’Italia ha avuto un ruolo cruciale nella
messa a punto di questa proposta.
RASSEGNASTAMPA
13
venerdì 7 marzo 2014
ECONOMIA
Balzo delle tasse locali
130% in più in 20 anni
● L’aumento per compensare il taglio dei trasferimenti dallo Stato, ma ci sono
anche le maxi-perdite delle partecipate ● Fassino chiede un incontro a Renzi
FELICIA MASOCCO
ROMA
Le tasse aumentano soprattutto per colpa del fisco locale e se in «periferia», nei
Comuni, nelle Province e nelle Regioni, le
cose vanno male in termini di bilancio, le
cause sono da ricercare tanto in un federalismo fiscale «senza coordinamento»,
quanto in alcune zavorre per gran parte
identificate nelle aziende partecipate, vere macchine fabbrica-debiti.
A fare il punto sul federalismo fiscale
ai tempi della crisi è la Corte dei Conti. Il
presidente, Raffaele Squitieri è intervenuto ieri nella commissione bicamerale per
l’Attuazione del federalismo e ha tratteggiato un quadro a tinte fosche. Squitieri
ha appunto rilevato «una mancanza di
coordinamento fra prelievo centrale e locale, sconfinata nell'aumento della pressione fiscale complessiva a causa di un effetto combinato: lo Stato centrale che taglia i trasferimenti, ma lascia invariato il
prelievo di sua competenza; gli enti territoriali che, per sopperire ai tagli dei trasferimenti, aumentano le aliquote dei propri
tributi, a volte anche più dell'occorrente».
«con un allentamento dei vincoli anche su
singoli settori» viene posto in cima alla lista delle questioni che l’Anci chiede di discutere con il governo sollecitando un incontro con Renzi. L’associazione dei Comuni, presieduta da Piero Fassino, chiede anche una correzione della disciplina
che regola il Fondo di solidarietà comunale, attraverso l'attribuzione dell'intero gettito immobiliare ai Comuni «anche nella
prospettiva di un alleggerimento della
pressione fiscale sulla casa». La «piattaforma» continua con la necessità di darsi una
disciplina organica in materia di società
partecipate.
Quanto questo sia urgente è di nuovo
la magistratura contabile a ricordarlo visto che in questi anni sono state vane le
misure per ricondurre le aziende partecipate a maggiore efficienza e concorrenzialità. «Il fenomeno - osserva la Corte dei
Conti - è di dimensioni ragguardevoli e
condiziona anche la tenuta degli obiettivi
economici nazionali». Il problema delle
perdite riguarda il 33% delle società partecipate da Comuni e Province, e nel 12 %
dei casi la perdita è reiterata negli ultimi
tre anni. «Di 3.949 società rilevate nel
2012, 469 hanno chiuso con un segno negativo consecutivamente nel triennio,
con un valore complessivo medio di 652,6
milioni di perdita». Acqua e rifiuti, gas,
energia e trasporti assommano il 64,6%
delle perdite totali. La sola Atac romana,
«pesa per il 28,6% del totale delle perdite
croniche su scala nazionale».
Ci sono poi i mancati incassi, una vera
e propria mina per i bilanci disastrati dei
Comuni: ci sono almeno 13,5 miliardi di
euro che gli Enti locali che si avvalgono di
Equitalia devono ancora riscuotere ma di
fatto non sono recuperabili. Iscritte come
residui attivi, queste somme si trasformeranno in «buchi» di bilancio.
Operai della Lucchini
Lucchini, tre giorni
per offerte credibili
OSVALDO SABATO
FIRENZE
L’incontro di ieri al ministero dello
Sviluppo economico è stato definito
«interlocutorio». Come dire, che una
soluzione è possibile, ma che ancora
non si vede all’orizzonte. Il guaio è
che per la Lucchini di Piombino più
passa il tempo e più si aggrava la situazione, con il rischio di vedere andare
in fumo migliaia di posti di lavoro. E il
quadro si fa ancora più preoccupante
dopo il dietrofront di una delle cordate italiane interessate a rilevare lo stabilimento siderurgico, perché lunedì
scadono i termini per la presentazione delle proposte di acquisto sia pure
non vincolanti della Lucchini. «Non ci
sono più le condizioni ambientali»
hanno fatto sapere Antonio Gozzi della Duferco Italia Holding e Giuseppe
Pasini della Ferlpi Siderurgica in rappresentanza anche di Alessandro Banzato delle Acciaierie Venete, annunciando la loro decisione di non presentare l’offerta non vincolante, lo hanno
detto al commissario straordinario
della Lucchini, Piero Nardi e alle principali istituzioni locali e nazionali.
Dunque, Duferco e Acciaierie Venete
si defilano, mentre non giungono segnali concreti dal gruppo tunisino
Smc del giordano Khaled al Aabahbeh interessato ad acquisire in blocco
lo stabilimento, inclusa l’area calda,
che presuppone il funzionamento
dell’altoforno.
Smc e Lesch, però, presenteranno
la loro offerta martedì prossimo con
le relative garanzie finanziarie. Lo si
è appreso da fonti sindacali a margine
del tavolo di ieri al ministero dello Svi-
LA MINA DEI MANCATI INCASSI
Il risultato: non c’è traccia di compensazione fra fisco centrale e fisco locale, in
entrambi i casi le tasse sono aumentate e
quelle locali, nell’arco di un ventennio,
hanno registrato «un balzo di quasi cinque punti in termini reali, con un aumento del 130%. Quindi «la forza trainante sulla pressione fiscale complessiva, cresciuta dal 38% al 44%, appare imputabile per
oltre i 4/5 alla dinamica delle entrate locali. La quota delle entrate locali su quelle
dell'intera Pa si è più che triplicata (dal
5,5% del 1990 al 15,9% del 2012)». C’è poi
un altro dato, la distribuzione del rincaro
delle addizionali sul territorio non è omogeneo, ma scandito da «una sorta di regola distorsiva»: le aree più in crisi, con redditi più bassi come il Mezzogiorno, sono
le più penalizzate in termini di Irap e Irpef.
Una dinamica che si spiega con due fattori: c’è il progressivo taglio dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali che dal
2009 ha pesato per 15 miliardi mentre altri 16 si devono all’inasprimento del Patto
di stabilità interno. Un totale di 31 miliardi di minore uscite imposte agli enti locali. Altri sacrifici vengono imposti con la
legge di Stabilità del 2014 che prevede,
per il prossimo triennio, una riduzione
della spesa di oltre 2 miliardi, in modo che
il rapporto rispetto al Pil passerà dal
14,8% del 2013 al 13,3 del 2016.
Proprio la revisione dl Patto di stabilità
luppo economico. E a quel punto partirà la due diligence e la valutazione
delle offerte. Un fatto è certo: bisogna
far presto. Da parte del governo afferma il viceministro De Vincenti «non
c'è alcun pregiudizio nei confronti di
nessuna delle proposte». E l’esecutivo rivolge un invito a tutti coloro che
hanno presentato le manifestazioni
d'interesse per la Lucchini a formulare, entro lunedì, le loro offerte non
vincolanti corredate dalla documentazione richiesta dal disciplinare di gara. «Vedremo martedì le offerte che
saranno state presentate - dice il viceministro - Valuteremo il contenuto
dei progetti, la loro credibilità industriale e finanziaria».
«Una volta ricevute le offerte, in un
tempo “tecnico” di circa 30-40 giorni, sulla base della capacità finanziaria garantita dalle stesse, verrà scelta,
tra le offerte ritenute “vincolanti”
quella che garantirà solidità finanziaria ed efficacia dal punto di vista industriale» hanno poi spiegano Rosario
Rappa, segretario nazionale Fiom
Cgil, e Gianni Venturi, responsabile
per la siderurgia». Ora ill tavolo è stato aggiornato a giovedì prossimo, ed
entro questa data, aggiungono i due
sindacalisti «si conosceranno le offerte presentate ma anche ultima utile
per garantire l'approvvigionamento
di materie prime e la continuità produttiva dell'altoforno, condizione imprescindibile per la Fiom per poter gestire la transizione verso i nuovi assetti proprietari e industriali». Infine per
il 20 marzo è stata convocata, sempre
presso il Mise, una riunione con i sindacati, le istituzioni locali e il commissario straordinario Nardi.
Cgil, lo strappo di Bologna sul tavolo di Camusso
ADRIANA COMASCHI
BOLOGNA
Una grana in più per la leader nazionale
Cgil Susanna Camusso. La «ricomposizione» della Camera del Lavoro di Bologna - nessun commissariamento, ma la
consultazione da Roma dei 150 del direttivo locale per individuare un nuovo vertice - non sarà semplice, né rapida. Non
tanto da spazzare via le polemiche che
mercoledì sera hanno portato il segretario Danilo Gruppi a ritirare la sua ricandidatura. L’unica certezza è che non ci
sono certezze: nessun documento veramente «alternativo», come accusa Antonella Raspadori della segreteria, e anche i 110 «no» al documento finale votato dai delegati (277 i sì) non bastano a
spiegare il frantumarsi di una realtà sindacale di primo piano, Gruppi nel 2010
venne eletto con numeri non troppo di-
versi. Né basta l’opposizione della
Fiom. Anche se il patatrac si consuma
proprio su un emendamento sulla democrazia interna.
Viene presentato come «un tentativo
di mediazione» con le tute blu, da tempo critiche verso il segretario e salite sulle barricate dopo l’accordo sulla rappresentanza sindacale del 10 gennaio (salutato da Gruppi come «l’avverarsi di un
sogno»). Ma le parole del segretario affossato («discussione inquinata da dinamiche non trasparenti») sembrano evocare anche altro. Ed è un fatto che in
calce all’«emendamento dei 50» stanno
le firme di molti dei «suoi» dirigenti, a
sollecitarlo «a fare un passo oltre» sul
nodo aperto il 10 gennaio, come riassume la giovane segretaria Flc Francesca
Ruocco che lo ha sottoscritto. Si chiede
di far votare sempre i lavoratori sui contratti di secondo livello, si difende l’auto-
nomia delle categorie nazionali sulle
sanzioni. «Gruppi aveva assicurato che
avrebbe lavorato per l’unità e si è trovato davanti senza preavviso un documento così. Altro che “pontieri”, era un chiaro atto di sfiducia al segretario» ribatte
Valentino Minarelli, appena riconfermato alla guida dei pensionati, 96 mila
iscritti sui 172 mila della Cgil bolognese.
Uno «schiaffo», insomma, condiviso
tra gli altri da Slc e Flai, con consensi
trasversali oltre le tute blu. Ma i «malpancisti» fanno capolino anche su un ordine del giorno di aperta critica al segretario, per non avere sostenuto (c’era libertà di voto) il referendum che un anno fa chiese alla giunta di Merola di tagliare i fondi alle scuole materne paritarie private, per garantire ulteriori risorse a quelle pubbliche in tempi di crisi.
«Non escludo il disagio, veniamo da anni di scarsi risultati» ammette Minarel-
li, tra servizi a rischio per i tagli ai Comuni e crescenti difficoltà economiche,
«ma c’è stato un esercizio puerile del dissenso, che poteva trovare espressioni
più adatte. E comunque noto che giovanilismo e antipolitica hanno fatto breccia anche tra noi con urla, fischi, applausi eccessivi».
C’è chi vede anche uno scontro generazionale tra vecchia guardia e giovani
leve, «diciamo che ci sono molti nuovi
segretari, finalmente, che hanno voluto
affrontare dei problemi - chiosa Ruocco
-. E attenzione, nessuno ha
“impallinato” Gruppi, è lui che ha ritenuto di non poter essere la persona adatta a garantire l’unità».
Chissà come percepiranno i lavoratori la “svolta” di via Marconi. Qualche delegato il problema se lo pone, «qui dovremmo invece preoccuparci delle fabbriche, sennò viene giù tutto».
RASSEGNASTAMPA
15
venerdì 7 marzo 2014
COMUNITÀ
L’analisi
L’intervento
Il vero rischio che corre il Partito democratico
Minoranza Pd responsabile
Altri sono poco coerenti
Claudio
Sardo
●
IL PARTITO DEMOCRATICO NON RISCHIA LA
ROTTURA PER IL TIMORE DI QUALCUNO DI
«MORIRE SOCIALISTA» ORA CHE È APPRODATO UFFICIALMENTE NEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO.
E neppure per il timore di qualcun altro di
«morire democristiano» ora che Renzi ha
conquistato Palazzo Chigi e sconfitto l’ultima generazione di dirigenti nata nel Pci.
Sul piano identitario il Pd è più solido di
quanto non pensino molti dei suoi stessi
esponenti. Nasce dall’Ulivo, ma in realtà le
sue radici affondano ancor prima nella storia repubblicana. È oggi il solo partito nazionale e, nel bene come nel male, così è
percepito dai cittadini. Ha grandi responsabilità verso l’Italia: non può andare all’opposizione di se stesso. Costituisce l’albero
maestro di qualunque ipotesi di sinistra, e
le stesse componenti più radicali che si
stanno radunando nella lista Tsipras non
possono che guardare al Pd come interlocutore necessario se non vogliono scivolare nello spazio dell’alterità totale e anti-sistema ora saldamente presidiata da Grillo.
Ma il Pd non è affatto immune da rischi.
Nell’impresa in cui si è gettato si gioca comunque l’osso del collo. Non è questo un
ordinario tentativo di governo della crisi.
Non c’è più nulla di ordinario con queste
cifre di decrescita, con questa morìa di imprese, con questa sofferenza sociale, con
questa domanda di lavoro che non trova
risposte, con queste politiche sbagliate a
Bruxelles. Siamo come in un dopoguerra.
E l’opera di ricostruzione nazionale deve
avere l’idea di un nuovo sviluppo, ma al
tempo stesso anche una seria politica costituzionale per rianimare e riformare un sistema democratico vicino al collasso. Questa capacità guidò l’Italia dopo la Liberazione.
Ecco, nella connessione tra ricostruzione economica, cambiamento in Europa e
ricostruzione democratica, il Pd si gioca la
sua stessa esistenza. E se non fosse capace
di affrontare la questione democratica,
che non è secondaria o sovrastrutturale rispetto ad ogni ipotesi di rilancio e di innovazione del Paese, il Pd potrebbe anche
crollare. Siamo a un bivio. L’alternativa è
se affrontare il governo della crisi costruendo un nuovo, vitale circuito democratico
oppure se accettare la deriva leaderista e
populista. Se rianimare, con partiti rinnovati, trasparenti, contendibili, il sistema
parlamentare oppure assecondare la spinta anti-partitica e anti-parlamentare. Un
Pd che rinunciasse alla sfida della democra-
La polemica
Bilancio pubblico,
disubbidire all’Europa
Paolo
Leon
SEGUE DALLA PRIMA
Tra l’altro, perché l’Italia ha contribuito al
capitale del Meccanismo europeo di stabilità, che però non interviene a favore dei Paesi con debito alto, ma solo di quelli in pericolo di fallimento, che non è il caso dell’Italia.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato
nelle decisioni della Commissione e che non
se ne renda conto è a sua volta un mistero:
basterebbe che si rivolgesse al Fondo monetario Internazionale per farsi spiegare qualcosa del funzionamento delle economie in
fase recessiva. Il debito è alto, perché era alto fin dall’inizio dell’euro; è stato ridotto più
volte negli anni, ma la crescita del Pil, che è
al denominatore del rapporto con il debito, è
stata frenata dalla necessità di presentare
ogni anno un bilancio pubblico con avanzo
zia perderebbe la ragione sociale. Non è
vero che i tempi stretti ci impongono la
scorciatoia autoritaria dell’uomo forte. È
vero invece che è in atto già da tempo un
trasferimento di poteri dalle istituzioni rappresentative ad entità esterne, cioè poteri
finanziari, tecnocrazie, oligarchie, istituti
internazionali. E che questo processo è
esattamente una delle ragioni del nostro
declino.
Le questioni istituzionali che il Parlamento sta affrontando non sono allora la
ricreazione dei politologi e dei perditempo. Sono un pezzo decisivo del progetto di
ricostruzione. Non solo il premier Renzi,
ma l’intero Pd si sta giocando la faccia. La
legge elettorale è una questione seria, che
non può considerarsi conclusa per il solo
fatto che Renzi e Berlusconi abbiano trovato un accordo di base. E non c’è soltanto la
legge elettorale. La riforma del Senato e
quella del Titolo V ridisegneranno la forma di Stato e di governo: il vuoto di contenuti che ancora oggi accompagna questi temi è preoccupante. Ma il compito della legislatura va ancora oltre. Bisogna costituzionalizzare i partiti, altrimenti la crisi di fiducia e di credibilità che li ha travolti nel ventennio passato, diventerà irreversibile. Bisogna attuare finalmente l’articolo 49.
L’ha detto ieri molto bene il presidente del
Senato Grasso: come si può pensare di affrontare un impegno costituente di questa
portata senza garantire nei partiti - cioè negli strumenti veri della democrazia dei cittadini - la trasparenza dei bilanci, le regole
di democrazia interna, la parità di genere,
una legge sui conflitti di interessi, le incompatibilità, il divieto dei doppi e tripli incarichi? I partiti padronali e patrimoniali hanno distrutto le istituzioni e ci hanno spinto
a ridosso di un presidenzialismo straccione, evocato ma non dichiarato.
O il Pd riuscirà a rompere questo schema, o non ce la farà neppure a rilanciare
l’economia e la società. I leader servono oggi ancora più di ieri - per affermare politiche, progetti di cambiamento, stagioni
nuove. Ma non sono il surrogato della democrazia. Ne sono uno strumento. Ieri alla
Camera è stata una giornata triste. L’Italicum (ancora in una versione simil-Porcellum) sta passando senza modifiche di sostanza. Una volta ridotta la validità della
legge alla sola Camera, c’è un tacito accordo a riesaminare il merito in Senato. Persino l’emendamento sull’equilibrio di genere incontra pesanti veti. Addirittura è stata
approvata la norma che consente ai partiti
più forti della coalizione di «rubare» i voti
dei partiti minori alleati che non superano
lo sbarramento. Una simile mostruosità
serve esattamente a confermare il bipolarismo coatto e le coalizioni lunghe, che nella
«seconda Repubblica» sono state armi per
demolire i partiti, per incentivare il trasformismo, per trasformare la politica in un
teatrino di leader impotenti. Nel sostenere
il governo, il Pd deve dare una nuova prospettiva al suo essere partito. Deve creare
anche fuori da sé la convenienza a costruire partiti nuovi, ma democratici e autorevoli nelle istituzioni. Se si arrende, se rinuncia ad essere partito, ha già perso.
Maramotti
primario (entrate meno spese, senza gli interessi) proprio per ridurre il debito; così facendo, una parte rilevante della domanda di
beni e servizi della pubblica amministrazione è stata sterilizzata, riducendo il livello del
Pil.
Quanto più si vuole aumentare il Pil con
politiche di offerta, come l’aumento delle imposte, la riduzione delle spese pubbliche, o il
taglio di salari e stipendi (che si vede in tutta
evidenza dal peggioramento della distribuzione del reddito), tanto più si riduce la domanda di beni e servizi, e le imprese sono
costrette a chiudere. È un classico circolo
vizioso, ben noto e già investigato, che solo
le teste dure dei partiti conservatori che dominano la Commissione ignorano.
C’è qualcosa di più profondo, in questa
questione, del caso italiano (greco, portoghese, spagnolo). Quando una regola, come
quella del fiscal compact, è sbagliata, è illegale rispettarla anche se è scritta in Trattati,
approvati da Parlamenti e, magari, incastonata nelle costituzioni. Il verso di Giovenale,
citato all’inizio, è per alcuni soltanto l’espressione del monopolio della forza che spetta
allo Stato; ma se quella forza è contraria al
diritto (naturale, per qualcuno, collettivo
per altri), allora diventa l’espressione di un
potere autoritario.
Che la regola sia illegale, lo dimostrano
poi i dati: entro l’eurozona sono ormai molti
anni che alcuni Paesi godono di un surplus
nei conti con l’estero, mentre altri soffrono
un deficit. In economia, una delle regole
dell’equilibrio vorrebbe che nessun Paese
fosse in surplus o deficit «strutturale». Entro
un’unione monetaria, è necessario che i Paesi in surplus finanzino quelli in deficit, e non
con prestiti, bensì acquistandone beni e servizi. Purtroppo, nell’eurozona non esiste
un’autorità capace di punire i grassi e favorire i magri, perché la Banca Centrale è stata
creata al solo scopo di garantire la stabilità
monetaria. Ma anche in questo caso, c’è
qualcosa di illegale, perché surplus e deficit
strutturali determinano deflazione, un evento che i Trattati europei penavano non esistesse.
È abbastanza commovente lo sforzo di
Draghi di negare l’evidenza della deflazione,
anche se dichiara che l’eurozona dovrebbe
attestarsi su un’inflazione del 2% all’anno.
L’ho già scritto più volte, ma contro Giovenale c’è un brocardo insuperabile: «Ad impossibilia nemo tenetur» (nessuno è tenuto a fare
cose impossibili). Mi rivolgo ai giuristi che
studiano il diritto europeo: dov’è la loro analisi? Perché non sfidano la Corte di Giustizia
sulle sue interpretazioni dei Trattati? Pochi
si sono misurati sul diritto al rifiuto di regole
sbagliate, anche se molti – Guarino, Gianni
Ferrara, Ferrajoli – hanno da tempo denunciato le mancanze dei Trattati. A questi dovrebbe rivolgersi il nuovo governo, se vuole
costruire una posizione di forza nei confronti della Commissione: non pugni, ma il diritto va sbattuto sul tavolo europeo.
Giuseppe
Lauricella
Deputato Pd
●
<PARTIAMO DA UN DATO: IL TESTO-BASE
DELL’ACCORDO CON FORZA ITALIA COSTITUIVA, SOTTO VARI PROFILI, UNO STRUMENTO
NELLE MANI DI BERLUSCONI PER ELIMINARE LE MINORANZE ESTERNE ED INTERNE AI PARTITI MAGGIORI,SENZA,IN ALCUNMODO, RISOLVEREILPROBLEMA DELLA GOVERNABILITÀ. Proprio la go-
vernabilità costituisce - soprattutto dopo
la sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale - un principio ineludibile per qualsiasi
legge elettorale.
Fin dal primo atto, Matteo Renzi, da segretario del Pd, ha proposto, ottenendo il
sostegno della direzione nazionale del Pd,
un unico e coerente percorso di riforme,
che andasse dalla legge elettorale alla revisione del bicameralismo, per giungere ad
un bicameralismo differenziato, in cui una
sola Camera (dei Deputati) accordi o revochi la fiducia al governo. Lo stesso progetto che, poi, diventa il primo punto del programma del governo Renzi.
Avremmo preferito, e lo abbiamo proposto, che, essendo venuta meno anche la
«premura», atteso l’impegno di un governo
di legislatura, si invertisse l’ordine dei fattori: prima il sistema bicamerale; poi, una
legge elettorale coe.. .
rente e, magari, migliore.
Legare
La minoranza del
Pd, essendo rimasto
per legge
invariato l’ordine,
il sistema
con senso di responsabilità e per un sistema
elettorale e
coerente, ha assunto
la modifica del fin dalla prima Comtramite
bicameralismo missione,
l’emendamento che
è una coerenza reca la mia prima firma, la posizione più
di sistema
logica e ragionevole:
tenere legate la legge
elettorale e la modifica del bicameralismo.
Dunque, la legge elettorale avrebbe efficacia dall’entrata in vigore della legge costituzionale di modifica del bicameralismo.
D’altra parte, la legge elettorale prevista
nel testo-base non avrebbe potuto funzionare così come è stata concepita, atteso
che, sia alla Camera che al Senato, sarebbero risultate due maggioranze diverse, in
ogni caso. L’effetto: un governo di larghe
intese. Quindi nessuna governabilità ma
uno strumento utile ad andare subito alle
urne, con la probabilità che vincesse Forza
Italia o che, al massimo, con Berlusconi
avremmo dovuto condividere un governo
di larghe intese. Un’operazione a somma
zero, se è vero che con Forza Italia non intendiamo «più» governare.
Legare formalmente e per legge il sistema elettorale e la modifica del bicameralismo è una coerenza di sistema, inattaccabile sul piano della logica e della funzionalità, ma «disastroso» (secondo Brunetta) per
chi vuole il voto subito ma non le riforme.
Pertanto, la soluzione accettata da Berlusconi rappresenta un male minore per Forza Italia: disciplina il sistema elettorale per
la sola Camera dei Deputati, non lega formalmente, ma solo politicamente, legge
elettorale e modifica del bicameralismo, lasciando aperta la possibilità tecnica di elezioni, seppur politicamente inconcepibile.
Su un dato non vi possono essere dubbi:
se avessimo approvato il testo-base per Camera e Senato avremmo prodotto un’arma
per Forza Italia, incostituzionale, ma pronta all’uso e avremmo certificato la fine di
ogni revisione costituzionale.
La mediazione trovata rende più difficile la possibilità di andare ad elezioni e crea
le condizioni per una possibile modifica
del bicameralismo, cui legare la legge per
la sola Camera. Altrimenti, tutti avremo
fallito.
Non so quanti se ne siano accorti, ma esiste un emendamento «aggiuntivo» che ripropone la formalizzazione del legame tra
legge elettorale e modifica del bicameralismo. Approvarlo renderebbe tutto il percorso sicuro e coerente. Ma la coerenza è
un bene non comune.
RASSEGNASTAMPA
16
venerdì 7 marzo 2014
COMUNITÀ
Dialoghi
Non c’è nessun
bisogno
di crociate
Luigi
Cancrini
psichiatra
e psicoterapeuta
Nel ‘56 i carri armati russi entrarono in
Ungheria per domare i compagni ribelli,
nel ‘68 la storia si ripeté pari pari contro
i partigiani cecoslovacchi e molti
comunisti italiani, anche di alto rango,
erano schierati con gli aggressori, ora
Putin seguendo la tradizione occupa la
CRIMEA. COSA È CAMBIATO?
ENZO BERNASCONI
Tutto. O quasi tutto. Barbara Spinelli ha
efficacemente combattutto, su Repubblica
di mercoledì, l’idea per cui la crisi
attuale in Ucraina sarebbe simile a
quelle dell’Ungheria o della
Cecoslovacchia. Quello di cui si parla
oggi da parte dei russi non è un
intervento armato ma un referendum
per la Crimea e la necessità di difendere
le regioni dell’Ucraina in cui la
popolazione di lingua e cultura russa è
ancora maggioranza da scelte
«antirusse» come quelle maturata nelle
piazze di Kiev e sostenute oggi da un
governo di cui fa parte un nazista
CaraUnità
Il «non-partito» del M5S
Da giovane, al margine delle lezioni di
matematica, incuriosito dai «numeri
immaginari» (radice quadrata dei
numeri negativi), mi mettevo talvolta a
fantasticare di formule utili a
rappresentare entità inusuali, come il
«non-segmento» (quel che resta della
retta, sottraendone un segmento)
oppure il «non triangolo» (quel che
resta di un piano, bucato da un
triangolo). Non mi ricordo di aver
fatto molti progressi, e poi mi sono
dato all’urbanistica, invece che alla
matematica (con non so quali danni
per il territorio). Però mi piacerebbe
ora capire, in termini logici, se si può
applicare anche ad un «non partito»
(come il M5S) l’assioma di Vladimir
Ilic Lenin (dal Che Fare) «epurandosi
un partito si rafforza»; o forse il
non-partito si indebolisce? Oppure si
riconosce come «partito», e così si
rafforza a puntino anche lui?
Aldo Vecchi
Pd e PS europeo
Il Pd confluisce nel Partito socialista
europeo e qualcuno se ne dispiace.
Poteva forse confluire nel Partito
popolare dove ormai prevalgono i
sostenitori della finanza libera e
onnipotente? Anche in Italia qualche
ex-popolare o ex-margherita
rimpiange i vecchi tempi in cui il
popolarismo era più deciso nella difesa
Il commento
Università, il ministero
e i concorsi a fotografia
Alessandro
Figà
Talamanca
Matematico
●
SIAMOINREGIMEDIBLOCCODELRECLUTAMENTOUNIVERSITARIO,MAQUALCHECONCORSO VIENE ANCORA BANDITO. Si tratta di
concorsi a posti di «ricercatore a tempo determinato» una nuova figura che, secondo
la recente riforma dovrebbe costituire il canale principale di reclutamento dei giovani
alla carriera universitaria.
I concorsi dovrebbero essere aperti a
tutti i giovani qualificati, ma molti professo-
Questo giornale è stato
chiuso in tipografia alle
ore 21.30
dichiarato come Bandera. Yanukovich,
dicono i russi, era il leader di un governo
scelto, in libere elezioni, da una
maggioranza significativa dei cittadini
dell'intero Paese e non un dittatore come
Gheddafi o come Saddam Hussein. Da
giudicare nei tribunali locali o
internazionali se ha commesso abusi,
ovviamente, come qualsiasi cittadino ma
da giudicare prima di tutto, come un
qualsiasi premier, con il voto. Considero
personalmente Putin un uomo
spregiudicato e mi auguro con forza che
i russi se ne liberino al più presto
(votando, anche qui e senza guerre civili)
ma sarebbe un errore tragico, in questo
momento, affrontare le posizioni della
Russia con un linguaggio da crociata. Di
crociate il secolo iniziato da poco ne ha
già patite molte. Le soluzioni per questa
crisi vanno cercate con la pazienza e il
realismo di chi si confronta con un
problema complesso. Evitando gli
isterismi e gli estremismi e dimostrando
di aver fiducia nella democrazia.
Via Ostiense,131/L 00154 Roma
[email protected]
dei diritti delle classi disagiate. Quel
tempo è chiuso e solo Fioroni nel Pd
non lo riconosce. Ma è chiuso anche
per colpa di quegli ex che non hanno
saputo interpretare la difesa degli
umili, la solidarietà tra i popoli, la
lotta alle manovre dei sopraffattori,
l'applicazione dei valori costituzionali
nel nostro Paese. In sostanza si sono
limitati alla difesa formale dei «valori
non negoziabili» dimenticando la
sofferenza attuale dei più. E allora ben
vengano i socialisti europei, e anche i
comunisti, e anche la lista del greco
Alexis Tsipras se sapranno applicare
con determinazione e coraggio i
principi della solidarietà europea,
ispirandosi non solo alle Costituzioni
più avanzate, come quella italiana, ma
anche alle azioni rivoluzionarie civili e
sociali di Papa Francesco. Allora forse
anche quei popolari rientreranno nello
spirito giusto.
Mauro Bortolani
Pizzaioli per un giorno
Chi da piccolo non ha sognato di
poter, anche solo per un attimo,
trasformarsi in un bravissimo
pizzaiolo e potersi barcamenare tra
farina, acqua e lievito senza incorrere
nei rimproveri materni per il disordine
provocato. Questo é il sogno che i
bambini delle elementari dell'Istituto
Comprensivo «Gatto» di Battipaglia
hanno potuto coronare grazie
ri, con il consenso delle università e del ministero hanno trovato il modo di riservarli a
priori ad alcuni predestinati. Lo strumento
è ben noto, si tratta del cosiddetto «concorso a fotografia» per il quale nel bando viene
disegnato un «profilo» del futuro vincitore
che corrisponde esattamente al profilo
scientifico del predestinato, ad esempio corrisponde al titolo e all’argomento della sua
tesi di dottorato.
Questa pratica furbesca che consente di
prescindere dal merito scientifico dei concorrenti è talmente ben nota che la legge la
proibisce esplicitamente. La legge 240 del
2010 stabilisce che un eventuale «profilo»
può essere specificato «esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico disciplinari», per fare un esempio si potrà specificare che il candidato debba essere un esperto di «Probabilità e statistica matematica» ma non necessariamente un
esperto di «Processi di diffusione negli spazi ultrametrici».
I bandi che non rispettano la legge dovrebbero essere censurati dal ministero,
ma questo non avviene; anzi il ministero
all'intuito del maestro pizzaiolo Vito
De Vita della Scuola napoletana
pizzaioli, che reduce da un'analoga
esperienza, sebbene più articolata, con
i ragazzi dell'Istituto Alberghiero
«Ferrari», ha pensato di trasformare la
didattica in un divertentissimo gioco.
E soprattutto, grazie alla disponibilità
del dirigente scolastico Fortunato
Ricco, che ha saputo individuare nel
progetto un valido incentivo alla
conoscenza ed ha consentito ai suoi
allievi di diventare «pizzaioli per un
giorno». Diligenti, educati e
particolarmente curiosi, i piccoli
artigiani hanno impastato, fatto
lievitare, steso e infornato un numero
notevole di pizze, grazie alla
disponibilità delle strutture di
Pizzaart, nel cuore cittadino di
Battipaglia. E così, panetto dopo
panetto, anche i più piccoli hanno
potuto arricchire il loro bagaglio di
esperienze e conoscenze con nuovi
valori che vanno dal rispetto delle
tradizioni culinarie, alla corretta
gestione degli ingredienti al fine di
contribuire ad una sana alimentazione,
fino ad arrivare al riconoscimento di
una nuova figura professionale. Del
resto, è stato San Francesco d'Assisi il
primo a dire che chi lavora con le
mani è un operaio, chi usa la mente è
un progettista, ma chi sa coordinare
mani, mente e cuore è un artigiano.
Helga Liberto
stesso incoraggia questo tipo di bando consentendo la descrizione del profilo nel sito
ufficiale del ministero. La violazione della
legge potrebbe essere eliminata attraverso
il ricorso di un candidato ai Tribunali amministrativi, ma i ricorsi costano e nessuno
può garantire che il ricorrente che ottenga
dal tribunale la cancellazione del «profilo»
dal bando, risulti poi vincitore. Complice il
ministero si sta diffondendo quindi una
prassi illegale che può portare solo danni al
sistema universitario.
Naturalmente le scuse per violare la legge sono molte, ma tutte legate a una caratteristica negativa del sistema universitario e
scientifico in Italia e cioè la sua struttura
gerarchica, che prevede che gli argomenti e
la direzione della ricerca siano indicati da
un anziano «grande capo», mentre i giovani
nell’età più creativa vengono mantenuti in
una situazione di dipendenza. Secondo questa prassi il posto di ricercatore appartiene
quindi ad un «grande capo» che ha diritto di
scegliersi il «collaboratore». Localismo e nepotismo, i mali dell’università italiana sono
casi estremi di questa assurda prassi.
La tiratura del 6 marzo 2014
è stata di 65.471 copie
L’intervento
Pensioni, un nuovo
equilibrio per i diritti
Cesare
Damiano
●
NELSUODISCORSODIINSEDIAMENTOALSENATOEDALLA CAMERA IL PREMIER MATTEO RENZI NON HA CITATO
IL TEMA DELLE PENSIONI. Noi pensiamo che questo sia un
errore per due motivi: il primo é che va indicato il modo
di risolvere il problema degli «esodati», come promesso al tempo delle primarie; il secondo è che bisogna
correggere la «riforma» delle pensioni targata Fornero
perché, non solo è socialmente iniqua, ma impedisce
anche l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro: se i
padri sono costretti a stare in attività fino a 67 anni, i
loro figli e nipoti resteranno a lungo fuori dalle porte di
fabbriche ed uffici per mancanza di turnover. A questo
silenzio di Renzi corrisponde un preoccupante mormorio sul tema previdenziale che coinvolge politici e studiosi della materia. Come se non bastassero tutti gli
interventi fin qui fatti che hanno fortemente penalizzato i lavoratori e le lavoratrici che, per sopraggiunti limiti di età e di contributi, stavano per lasciare il lavoro,
adesso l’attenzione si rivolge anche alle pensioni in essere.
Il tema, ancora una volta, è il riequilibrio dei diritti e
delle prestazioni tra le vecchie generazioni e quelle più
giovani. All’interno di questa argomentazione c’è anche quella dell’abuso delle pensioni d’oro, quelle ottenute furbescamente attraverso calcoli di convenienza
attuariale o con la sommatoria di vitalizi dovuti al cumulo degli incarichi: in questo caso è giusto parlare di
privilegi che vanno combattuti e superati. Ma l’impressione che abbiamo è quella che invece si voglia partire
dalle pensioni d’oro per scivolare verso quelle d’argento e non fermarsi lì. Poi si pas.. .
sa a quelle di bronzo e a quelle di ferro: parliamo degli opeIl governo
rai da 1.200 euro netti mensideve
li guadagnati dopo 35/40 anni di lavoro alla catena di monaffrontare
taggio o nelle fonderie. Il pecil tema esodati cato originale di questi lavoratori, secondo alcuni commene il rapporto
tatori e studiosi, è quello di
fra
avere un assegno pensionistico calcolato con il sistema regenerazioni
tributivo. Parliamo in ogni caso di cifre che toccano il lavoro dipendente con carriere medio-basse (Lavoceinfo, ad
esempio, fissa il tetto per il ricalcolo a partire dai 2.000
euro lordi mensili).
Questo disegno va sconfitto. Ancora una volta si pone un problema giusto, quello della pensione adeguata
per i giovani, e si suggerisce la soluzione sbagliata: la
riduzione dell’assegno a chi è oggi in pensione, non distinguendo tra coloro che arrivano a malapena a fine
mese e coloro che nuotano nell’oro. Dopo la novità dei
«lavoratori poveri», adesso vogliamo anche aumentare
la platea dei «pensionati poveri»?
La nostra proposta inserita nel «Decalogo per le pensioni» presentato in un convegno di Lavoro- Welfare
giovedì scorso, prevede, tra l'altro: l'introduzione di un
criterio di flessibilità nel sistema previdenziale (una
uscita dal lavoro in un'età compresa tra i 62 ed i 70
anni, con 35 anni di contributi ed una penalizzazione
massima dell'8%); la soluzione del problema degli «esodati» (esiste un testo di legge unificato della commissione Lavoro della Camera che vorremmo sottoporre al
presidente del Consiglio ed al ministro del Lavoro); la
fissazione di un tetto di 5mila euro netti mensili (90mila euro lordi annui) a partire dal quale intervenire per
rendere strutturale un prelievo sulle «pensioni d'oro»
da redistribuire ai pensionati più poveri; il raggiungimento dell'obiettivo di un tasso di sostituzione del 60%
(retribuzione/pensione) per le giovani generazioni.
Obiettivo che si raggiunge, nella nostra proposta, con
una pensione di base di 442 euro finanziata dalla fiscalità generale, sulla quale costruire il calcolo contributivo
del futuro. Le nostre proposte vanno nella direzione di
un riequilibrio dei diritti e delle prestazioni tra le vecchie e nuove generazioni e della lotta ai privilegi, ma in
coerenza con quello che ha affermato lo stesso Matteo
Renzi nell’incontro ormai famoso con il segretario della Fiom Maurizio Landini: dobbiamo pensare anche ai
non garantiti, senza eliminare diritti ma dandoli a chi
non li ha. Un argomento con il quale siamo totalmente
d'accordo. Il nostro «Decalogo sulle pensioni», elaborato da un gruppo di parlamentari della commissione Lavoro della Camera, lo sta a dimostrare.
RASSEGNASTAMPA
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4
Primo piano
Venerdì 7 marzo 2014
www.ilquotidianoweb.it
POLITICA
Il ministro dell’Economia si impegna
su riforme e utilizzo dei fondi strutturali Ue
Padoan stoppa
nuova manovra
I fondi necessari saranno recuperati attraverso
la spending review e il rientro dei capitali dall’estero
di FRANCESCO CARBONE
ROMA - Non abbiamo rassicurazioni da dare: Matteo Renzi interviene
sulle frizioni in corso tra Roma e
Bruxelles proprio mentre l’esecutivo è al lavoro sulle prime azioni di rilancio che dovrebbero vedere luce (il
job act) già la prossima settimana.
Al centro delle contestazioni lo stato
dei conti pubblici italiani dopo i severi giudizi arrivati ieri dalla Ue. E
si torna a parlare di un possibile ‘bucò. Ma l’ex ministro dell’Economia,
Fabrizio Saccomanni taglia corto:
“escludo nel modo più assoluto che
vi siano buchi” nei conti “o che vi sia
bisogno di fare manovre correttive”. Il governo si impegna comunque a riferire presto in Parlamento.
E comunque lunedì sarà lo stesso
ministro dell’Economia Pier Carlo
Padoan ad illustrare all’Eurogruppo le priorità economiche del nuovo
esecutivo.
Ma su una cosa intanto tutti sono
concordi (il ministro dell’Economia, l’ex ministro e Palazzo Chigi):
non ci sarà bisogno di una manovra
di aggiustamento dei conti. Anche
perchè - dice appunto il premier
Matteo Renzi a Bruxelles - “non abbiamo rassicurazioni da dare” ai
partner europei sullo stato dei conti
e basta con il “costante refrain italiano per cui si dipinge l’Europa come il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa. L’Italia sa
perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola e lo farà non perchè lo dice
l’Europa ma per il futuro dei nostri
figli”. Quindi ripete 2 volte: “la priorità è il lavoro e la crescita, il lavoro e
la crescita”. E ribadisce che il 12
marzo il Cdm varerà il pacchetto sul
lavoro.
La complessa giornata inizia con
un’intervista nella quale il titolare
di via XX Settembre Pier Carlo Padoan chiarisce che l’obiettivo ora è
“concentrare tutto l’intervento in
una direzione”, “tutto sulle imprese, oppure tutto sui lavoratori”.
Quindi si lavora ancora. Quanto alle coperture dalla Spending review
queste possono arrivare a “5 miliardi su base annua”, e poi ci saranno
misure transitorie come il “rientro
dei capitali”. Poi i conti: “sul deficit sottolinea - non dobbiamo tornare
oltre il 3%”. Il debito, aggiunge, va
abbattuto e “non perchè ce lo chiede
l’Europa ma per noi”. Urge quindi
“rafforzare il programma di privatizzazioni”. Insomma è tutto sotto
controllo e il monito della Ue è certo
“severo ma va nella direzione di
quello che pensiamo noi”. Interviene anche il governatore della Bce,
Mario Draghi, che sembra appoggiare il richiamo dell’Ue: “senz’altro
accogliamo con favore le raccomandazioni della Commissione” e questo perchè “sarebbe un disastro tornare indietro sul risanamento dopo
“così tanti sacrifici e così tanto dolore”. E la ‘ripresa lentà che vede Draghi più la decisione della Bce di non
iniettare nuova liquidità, non sembra impressionare troppo i mercati
che proseguono la giornata con il
segno positivo. Chi sembra invece
decisamente contrariato è l’ex ministro Saccomanni, che in una mail ‘di
fuocò se la prende con Renzi per i
commenti “immotivati e incomprensibili” apparsi sulla stampa e
attribuiti al premier sullo stato dei
conti lasciati dal governo Letta. Ma
arriva la smentita del responsabile
economico del Pd, Filippo Taddei:
“Renzi non l’ha detto”. Saccomanni
però se la prende anche con la commissione Ue che “sorprende” nell’analisi sugli squilibri italiani. Ed è
sorpreso anche Taddei per le considerazioni sul debito. Infatti - dice
Saccomanni - l’alto livello del debito
pubblico dipende anche dal pagamento dei debiti arretrati della P.a. e
dal pagamento del fondo Salva-Stati (pesa 52 miliardi) che non sono
certo azioni che Bruxelles non conosce avendole Roma preventivamente concordate.
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Il ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan
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IL PREMIER A BRUXELLES
|
Primo esame per Renzi
«Niente compiti a casa»
di LUIGI AMBROSINO
BRUXELLES - Matteo Renzi
“cambia verso” anche in Europa. Sono da poco passate le 11
del mattino quando il premier,
abito blu e cravatta in tono - unico tra i 28 a non aver ancora superato la soglia dei 40 anni sbarca per la prima volta a Bru-
Angela Merkel e Matteo Renzi a confronto
xelles da capo del governo. E lo
fa proprio all’indomani della
pesante strigliata della Ue su
debito e competitività che relega l’Italia sullo stesso scomodo
carro di Croazia e Slovenia.
Ma la tabella del premier non
cambia affatto, e Renzi non arriva certo in Europa per farsi mettere dietro la lavagna. Il succo
del messaggio che porta a Bruxelles lo sintetizzerà lui stesso
in serata: basta con il refrain
dell’Europa come il luogo dove
l’Italia “viene a prendere i compiti da fare a casa“, perchè “sappiamo già perfettamente cosa
dobbiamo fare e lo faremo da soli, per il futuro dei nostri figli.”
Il rispetto per le istituzioni
europee e la consapevolezza della gravità della situazione italiana ovviamente restano, ma la
differenza di toni con chi lo ha
preceduto a Palazzo Chigi appare siderale. “Ha uno stile completamente nuovo rispetto a
quello al quale eravamo abituati“, racconta chi lo ha visto per la
prima volta all’opera tra i corri-
doi e la sale del Justus Lipsius,
la sede del Consiglio Ue.
E’il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso il
primo a venirgli incontro e ad
avere un breve colloquio con lui
dopo il saluto con Van Rompuy.
Quindi il pre-vertice dei ‘big 5’
sull’Ucraina. E’ qui, in una
stanzetta spartana accanto alla
sala del Congresso, che Renzi si
siede per la prima volta allo stesso tavolo con chi in Europa conta davvero.
La cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Hollande, il premier britannico Cameron. E il collega polacco Tusk. Si parla della tragedia di
Kiev, si cerca di mettere a punto
una posizione comune.
Seduto proprio accanto alla
Merkel, i due ne approfittano
per un breve scambio di vedute.
Il premier passa dal francese
con Hollande all’inglese con Cameron e Merkel. E “l’accoglienza è stata buona da parte di tutti”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ANALISI Per la Corte dei Conti gli enti locali hanno dovuto tagliare 31 miliardi
Le tasse aumentano, federalismo fiscale bocciato
Per Raffaele Squitieri il Sud è stato penalizzato
I sindaci si difendono: «Niente risorse da Roma»
di MARIA GABRIELLA GIANNICE
ROMA - La gran parte dell’aumento
della pressione fiscale registrata
dal 1990 è dovuta all’aggravio delle
tasse locali. Il federalismo, in particolare quello fiscale, non ha mantenuto le promesse.
Gli effetti virtuosi di efficienza,
contenimento della spesa, minor
costo dei servizi, non ci sono stati,
anzi, anche per colpa della crisi, la
pressione del fisco è aumentata e si è
diversificata da ente locale ad ente
locale, comportando delle differenze “distorsive” che vanno ad aggra-
vare le situazioni economiche di territori e contribuenti più deboli. A
dirlo è la Corte dei Conti che, dati in
mano, ha “bocciato”, al momento, il
federalismo fiscale.
Secondo i dati della Corte dei Conti, dal 1990 al 2012 “la forza trainante sulla pressione fiscale complessiva, passata dal 38 al 44%, appare imputabile per oltre i 4/5 alle
entrate locali. Per Squitieri il Sud è
stato penalizzato.
Parla per loro il presidente dell’Anci, Piero Fassino: i tagli ai trasferimenti subiti dai Comuni dal
2007 ad oggi - ha sostenuto - “sono
stati nettamente superiori all’incremento della fiscalità locale.”
La Corte Conti conferma che dal
2009 al 2012, in piena crisi, gli enti
locali hanno dovuto tagliare 31 miliardi: 15 per compensare il calo dei
trasferimenti dallo Stato e 16 miliardi per effetto di misure di inasprimento del Patto di stabilità. Ma
l’analisi dei magistrati contabili
punta l’indice anche su altri squilibri, come la differenziazione del “ricorso alla leva fiscale” fra i vari enti
locali. C’è “una sorta di ‘regola distorsivà che penalizza i territori con
redditi più bassi ed economie in affanno”. Insomma Irpef e Irap sono
più pesanti proprio dove ci sarebbe
più bisogno di alleggerire il fisco
per liberare risorse.
Piero Fassino
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Venerdì 7 marzo 2014
www.ilquotidianoweb.it
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VOTO E NORME Stop and go alla Camera
Italicum a fasi alterne
e sulle quote rosa
la tensione sale
di GIOVANNI INNAMORATI
|
I NODI DELLA RIFORMA
|
Dopo la norma anti-piccoli
dubbi sulla parità di genere
di ANNA LAURA BUSSA
ROMA - Il cammino della riforma elettorale, che si
annunciava in discesa continua a trovare sul suo
cammino ostacoli non facili. Il tema più caldo, al momento, è quello dell’asimmetria che si creerebbe tra
le Camere se, una volta approvato l’Italicum, si tornasse a votare prima che si sia completata anche la
riforma del Senato. In quel caso, per Montecitorio,
si tornerebbe a votare con un sistema maggioritario, mentre per Palazzo Madama si ricorrerebbe al
“Consultellum”, cioè un meccanismo di fatto proporzionale. Che richiederebbe comunque un intervento normativo per tradurre in legge almeno il discorso delle preferenze sollecitato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale. Il rischio, in questa situazione, è che esca fuori un Parlamento con
due maggioranze e soglie d’accesso completamente
differenti. Peraltro, una camera con il ballottaggio
e l’altra con il turno unico.
Ma non è questo l’unico problema. A tormentare
le forze politiche non è solo la questione delle soglie,
ma anche quella del premio. Prima di tutto, si osserva anche nella maggioranza, c’è uno stacco eccessivo tra la soglia prevista per le forze politiche coalizzate e quelle che invece scelgono di presentarsi da
sole. Poi c’è il meccanismo del premio che desta non
poche perplessità e che per molti andrebbe definito
con più chiarezza, visto che «rischierebbe di avere
effetti ancora più dirompenti» del Porcellum.
di TEODORO FULGIONE
I“piccoli”, poi, sono sul piede di guerra per la norma che di fatto li renderebbe “portatori d’acqua” dei
partiti più grandi, senza che a loro gliene venga nulla in cambio. Una forza politica del 20%, infatti, potrebbe raggiungere il traguardo del 37% grazie al
fatto che si è coalizzata con quelle minori. Arrivando così ad incassare il premio di maggioranza. In
questo caso, per come è scritta la norma, al partito
più grande finirebbero tutti i seggi, mentre i cespugli, se non superassero il tetto del 4,5%, resterebbero completamente a bocca asciutta.
Recente, infine, è la polemica sulla rappresentanza di genere scatenata dalle parlamentari in modo
bipartisan. Per molte deputate e senatrici, infatti la
misura contenuta nel provvedimento, secondo la
quale non si possono candidare più di due dello stesso sesso consecutivamente, non garantirebbe una
sicura presenza delle donne alle Camere visto che
nell’Italicum le liste sono corte. E le possibilità di venire elette sono ridotte.
«In realtà - commenta il costituzionalista Stefano
Ceccanti - tutte le questioni sollevate dalle varie forze politiche non si possono considerare così dirompenti a livello tecnico visto che comunque l’Italicum
i principi fondamentali contenuti nella sentenza
della Consulta li recepisce: ha una soglia, le liste
bloccate sono corte e il premio è limitato. E non è che
se non si garantisse la parità di genere come si chiede ora a gran voce si potrebbe correre il rischio che la
riforma venga impugnata».
ma l’indicazione del partito è di non
far saltare l’accordo generale, a coROMA - L’accordo Renzi-Berlusco- sto di sacrificare le parità di geneni-Alfano sta reggendo il test del re. Nel pomeriggio è circolato un
voto della Camera, compresi quelli appello ai leader, cioè Renzi e Bera scrutinio segreto. Non mancano lusconi, affinchè dessero il via libeperò le tensioni, a partire da quella ro. Su esso sono state raccolte firsulle quote rosa, che sta spaccando me in Aula, ma poi il testo si è perso
soprattutto Forza Italia, cosa che nel nulla. Il che non è un buon seha portato ad uno slittamento del gno.
voto finale a lunedì prossimo, deciIn questo stop and go, che ha coso dalla Conferenza dei capigrup- stretto a far slittare il voto finale a
po, nonostante la contrarietà del lunedì, si inserisce l’accantonaPd. Ma sono le parole del presiden- mento di altri emendamenti, come
te Napolitano a costituire l’elemen- il cosiddetto “salva Lega.” Infatti si
to principale della giornata: il Capo è evitato il voto sulle proposte bordello Stato ha inder-line nel timofatti chiarito che
re di un incidente,
non intende proviste le tensioni
nunciarsi mentre
su altri temi.
il Parlamento sta
Infine il Presilavorando, ma
dente della Reche prima di propubblica, tirato
mulgare la legge
per la giacca in
procederà ad un
questi giorni sia
“attento esame.”
da alcuni media
Oggi l’aula delche da esponenti
la Camera lavora
delle opposizioni
fino a Mezzanotte
contrari alla lege sta respingendo
ge, ha voluto ritutte le proposte
cordare quali sodi modifica estrano le prerogative
nee al patto Pd-Fie i limiti del QuiriNcd. Sono stati Deputate Pd al lavoro sulla norma
nale. “Mentre sobocciati, tra l’alno in corso ditro, gli emendamenti dei partiti mi- scussioni e votazioni in Parlamennori che abbassavano le soglie di to - ha detto Napolitano in una nota
sbarramento (il 4,5% per i partiti - è fuorviante chiedere al Presidencoalizzati, l’8% per quelli che corro- te della Repubblica - in nome di preno da soli). Però sia la minoranza sunte incostituzionalità - di prointerna del Pd, oggi con Gianni Cu- nunciarsi o ‘intervenirè sulla maperlo, sia Ncd, hanno ribadito la vo- teria”.
lontà di sollevare il tema delle preNapolitano ha poi ricordato le
ferenze (estranee all’accordo) du- sue numerose sollecitazioni al Parrante l’esame in Senato.
lamento a modificare la legge eletInsomma, nulla è ancora sconta- torale sin da quando la Corte Costito e lo dimostra la tensione sugli tuzionale sollevò nel 2008 dubbi
emendamenti bipartisan che in- sul Porcellum. Essendo “finaltroducono la parità di genere sia mente” partito l’iter parlamentare
nelle liste bloccate, sia tra i capoli- della riforma, ha quindi avvertito
sta di ogni Regione. Oggi c’è stata Napolitano nella sua nota, “il Preuna riunione a Forza Italia, partito sidente della Repubblica non può
che si è espresso nettamente con- che auspicarne la conclusione potro le quote rosa. Nell’incontro le sitiva su basi di adeguato consenso
parlamentari firmatarie di questi parlamentare, non avendo altro
emendamenti (come Stefania Pre- ruolo da svolgere che quello della
stigiacomo, Mara Carfagna, Rena- promulgazione - previo attento
ta Polverini o Annagrazia Cala- esame - del testo definitivamente
bria) sono state invitate a ritirarne approvato dalle Camere”.
l’appoggio. Altre loro colleghe, coUn modo per ricordare che rimame Mariastella Gelmini o Daniela ne sì vigile su questo tema, nel riSantanchè hanno preso le distanze spetto dei parametri coastituziodagli emendamenti. Secondo il nali e delle indicazioni della Corte,
racconto delle sostenitrici della pa- ma con la premessa che sarebbe
rità di genere, Silvio Berlusconi ben lieto di veder portato a compinon sarebbe contrario mentre l’op- mento questo delicato iter parlaposizione arriverebbe da Denis mentare.
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Verdini. Il Pd sarebbe favorevole,
LA SCELTA I senatori dimissionari sono stati cacciati dal movimento
presentano per affrontare i colleghi. Volano
insulti, parolacce. Il clima si scalda. Circola l’ipotesi, mai confermata,
di una mediazione: voi
ritirate le dimissioni e
rientrate. Ma si tratta di
un’idea irrealizzabile. L’ortodossa
Barbara Lezzi taglia corto: “Non
c’è nulla di cui discutere e, se avessero voluto ritirare le loro dimissioni, lo avrebbero già fatto”. D’altronde, l’altra sponda non prende
in considerazione la cosa. Così, dopo l’ennesima lunga riunione, i
cinque espulsi non ritirano le dimissioni, ma non sciolgono neanche i dubbi sulla loro destinazione
futura. C’è chi vuole tornare a casa,
come annuncia la Bencini tra le lacrime; chi vuole continuare a “lottare dall’interno”e magari passare
al misto; e chi andare a formare un
nuovo gruppo parlamentare al Senato perchè “ora i numeri ci sono”.
Grillo accelera la spaccatura nei Cinque Stelle
ROMA - L’immagine che
rappresenta al meglio
cosa accade al M5S è
quella di una valanga:
iniziata con un piccolo
smottamento, ovvero
un’espulsione e qualche richiamo
di Beppe Grillo su blog a inizio legislatura, e trasformatasi in poco
tempo in una massa inarrestabile.
Una massa confusa, formata da
“dissidenti“, “ribelli”, “dimissionari” ed “espulsi” che, visti i numeri, presto potrebbero confluire in
un nuovo gruppo parlamentare a
Palazzo Madama.
Altri cinque senatori, infatti, lasciano il gruppo Cinque Stelle al
Senato: sono Alessandra Bencini,
Laura Bignami, Monica Casaletto,
Maria Mussini e Maurizio Romani
che sono stati “cacciati” direttamente da Grillo. Il leader non ha
gradito le loro minacce di dimissioni in segno di protesta contro le
quattro espulsioni dei “dissidenti”
e gli ha dato il ben servito dal suo
blog.
Gli epurati salgono così a 13: gli
ultimi cinque; i quattro “ribelli”
Orellana, Battista, Campanella e
Bocchino espulsi la scorsa settimana; ed i quattro più datati Mastrangeli, De Pin, Gambaro e Atinori. A questi, inoltre, potrebbero
aggiungersi presto altri parlamentari (quattro-cinque secondo
fonti parlamentari) rimasti “sorpresi” dalla decisione di Grillo.
“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie“, confida un senatore
che cita Giuseppe Ungaretti per
spiegare che “ormai ne casca uno
dopo l’altro.” Il “clima interno è av-
velenato“, aggiunge. Chiede l’anonimato. Confida anche il timore di
essere “beccato in Transatlantico
da qualche solerte spia a parlare
con chi non di deve.” “Tanto basta
per finire tra i cattivi.”
Tra i cinque stelle (“ortodossi“,
“ex“,“espulsi”) regna il caos. E non
aiuta la notizia dell’invio di una lettera di minacce con proiettili inviata a Lorenzo Battista e al collega
Luis Orellana, ma nella quale si citano anche altri “dissidenti” come
Fabrizio Bocchino, Francesco
Campanella e Paola De Pin.
“Non ho timore, ma certo non fa
piacere”, confessa Campanella.
“Grillo è fuori dal mondo per la modalità” con cui ha fatto queste altre
cinque espulsioni “e perchè afferma, di fatto, che lui è il padrone del
movimento.”
Nel gruppo al Senato è il momento dei regolamenti di conti. Campanella ricorda la vecchia questione
dei soldi: “Viene usata per fare
pressione” su chi dissente, dice. E
contrattacca: “Io ho sempre restituito tutto, ma tra i talebani si dovrebbero fare più controlli. C’è anche chi ha assunto il convivente. Io
non l’avrei mai fatto.” “Sono solo
scuse. Fanno il gioco di Renzi e vogliono appoggiare il Pd”, è l’accusa
degli “ortodossi.”
Lo scenario per lo show-down è
la riunione del gruppo M5S nel pomeriggio. I cinque neo-espulsi si
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Primo piano
Venerdì 7 marzo 2014
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POLITICA
Le amministrative
a Potenza
e in provincia
C’è un gran caos
nel centrosinistra
di SARA LORUSSO
POTENZA - «È un modus operandi vetusto e
nauseabondo quello attuato da chi, lanciando messaggi di ogni genere, pensa che il Pd
prima, e la coalizione di centro-sinistra dopo, debbano subire pressioni sul metodo e
sui tempi per la scelta del candidato sindaco
della città di Potenza». Piuttosto, dice Antonio Losasso (Popolari uniti), sarebbe meglio
concentrarsi sui programmi, sui temi, su
un finire di legislatura segnato da fatica,
nessuna risorsa, malcontento popolare. Il
punto è che a poche settimane dalla presentazione delle liste - e con in prospettiva una
competizione elettorale per nulla scontata il partito di maggioranza relativa nel capoluogo non solo non ha una chiara idea sul
candidato sindaco, ma non ha neanche definito un metodo comune con gli alleati. Nè
è chiaro ai più quale sarà il confine della coalizione di centrosinistra.
Losasso riprende, così, il
tema “primarie”. «Nessuno
pensi che la partecipazione
alle primarie possa costituire una sorta di salvacondotto, come accaduto alle ultime
elezioni regionali, per accedere a incarichi di rilievo o di
primo piano per la città».
«Il rinnovamento avviato
a livello regionale - continua
Losasso - non può che continuare anche a livello di capoluogo, creando
quella necessaria discontinuità con il passato ed archiviando una volta per tutte la pagina degli assessori comunali a vita. Su tale
indirizzo, l’imminente competizione elettorale non potrà diventare occasione per la
collocazione di ex consiglieri regionali o
provinciali usciti dalla porta e convinti di
rientrare dalla finestra».
Insomma non basterà sbandierare la richiesta di primarie, né mettere in pratica la
competizione popolare per garantire cambiamento. Il rischio, anzi, potrebbe essere
opposto.
Gli alleati del Pd sono in fibrillazione. Poca chiarezza, molti aspiranti alal carica di
primo cittadino, un certo movimentismo
diffuso e forse anche poca certezza di quanto si muove nel campo avversario, contribuiscono a creare una situazione di stasi. La
tempistica, però, non è più un fattore che
gioca a favore.
Anche l’Idv si fa largo nella discussione.
In questo caso, le primarie sono una condi-
«Consultare
non serva
per premiare
qualche
uscente»
L’incontro istituzionale
L’appuntamento
di Pittella
con i parlamentari
IL presidente della regione Marcello Pittella aveva invitato i due lucani appena nominati nella squadra del governo Renzi a
un incontro istituzionale, anche con i parlamentari della Basilicata. Ieri sera la conferma
dell’appuntamento istituzionale. Oggi pomeriggio, nella sala Verrastro del palazzo della
giunta, si terrà l’incontro tra Pittella e i parlamentari lucani. Alla
riunione sono stati invitati anche il viceministro agli Interni Filippo Bubbico e il
sottosegretario alla Sanità, Vito De Filippo. Al termine della riunione è stata convocata una conferenza stampa.
La differenza tra il consiglio regionale
lucano e quello lombardo? È nel costo.
Dice il leader della Lega Salvini che oltre Po
si risparmia. Solo 7 euro ad abitante; in
Basilicata 47. Che spreconi questi lucani
Il Pd, gli alleati
e le primarie (forse)
Ancora non è stato convocato il tavolo del centrosinistra
Tuona Centro democratico, gli avvertimenti dei Popolari uniti
zione necessaria. «Senza strattonare per
forza il gruppo dirigente del Pd di Potenza,
le primarie di coalizione per la scelta da affidare innanzitutto ai cittadini del candidato sindaco sono una scelta qualificante della
svolta che si deve attuare nel governo municipale», scrive Marialuisa Cantisani, segretaria IdV Basilicata. «I problemi interni al
Pd non si possono scaricare sugli alleati di
maggioranza che come noi vogliono contribuire a determinare il futuro del capoluogo
- aggiunge - Né si può sottovalutare la fuga
dalle urna manifestata anche a Potenza nelle elezioni regionali di metà novembre scorso come prova di sfiducia nella politica».
Anche Centro Democratico continua a
mandare segnali e avvertimenti al Pd locale. «Siamo ormai a due mesi dalle elezioni e,
ad oggi, dobbiamo constatare che il tavolo
del centro sinistra non è stato ancora convocato» ricorda Massimo Macchia, coordinatore provinciale di CD. All’avvio di una discussione ufficiale proprio non si può più
rinunciare.
«Quanto sta accadendo nella città di Potenza è emblematico delle debolezze del centro sinistra e del PD in quanto a poche settimane dalle elezioni non vi è accordo su un
candidato unico e nemmeno è stata stabilita
la data di celebrazione delle primarie«. Caso
che, però, si replica in tutti gli altri centri
della provincia in cui, «a parte qualche rara
eccezione, si naviga a vista per la scelta dei
candidati e, troppo spesso, i criteri di appartenenza prevalgono sui programmi». E non
è un buon punto di partenza.
L’INTERVENTO
di GIANPIERO IUDICELLO
“Cogito ergo sum”, diceva Cartesio secoli fa. Quello che sembra
mancare alla politica oggi è proprio il pensiero. Il pensiero è visione, pensiero significa avere un’idea chiara della società che vogliamo e sapere individuare le
azioni da mettere in campo per
cercare di trasformarla e migliorarla.
Consumiamo a ritmi da record
primarie, congressi, elezioni amministrative e politiche senza che
ci sia un confronto sulle idee, sul
merito delle questioni da affrontare, su quale modello di società
vogliamo e su quali principi deve
essere fondata; tutto sembra ridursi a lotte di potere, a quale dei
candidati ci piace o ci conviene di
più. Si parla troppo poco di contenuti e di dove e come modelli culturali, principi, modi di pensare e
di stare con gli altri nascono e si
trasmettono.
La latitanza del pensiero è figlia
della riduzione della politica a
guerre di filiera o personalisti-
La latitanza del pensiero
e la grande bellezza dei sogni collettivi
che, ma queste guerre producono
solo soldati senza pensiero (che
alla prima occasione si dimostrano inadeguati), e una comunità
che non è pensata, immaginata,
sognata, a lungo andare finisce
per morire.
La latitanza del pensiero è figlia
della genetica degli italiani, di
quello scarso senso di libertà e di
responsabilità di cui parlava anni
fa Flaiano, della tendenza a lasciar correre ed abbozzare fino a
che non si ha l’acqua alla gola.
A questo stato di cose ha contribuito non poco il modello culturale che ci è stato propinato negli ultimi venti anni, un modello che ha
fatto pensare ai giovani che è più
facile prendere le scorciatoie che
faticare, che andare in tv a far vedere quanto si è belli senza saper
fare nulla è via piu comoda rispet-
to allo studio e all’onere faticoso
del pensiero.
Trionfa il massimalismo superficiale massmediatico e la mediaticità è diventata la natura
stessa della politica, ridotta a
spot, comunicazione, show.
Nei prossimi mesi noi del Partito Democratico saremo chiamati
a scegliere il nuovo Segretario regionale e Sindaco e squadra che
amministreranno la nostra città.
Io spero che il nuovo Segretario
sia il segretario di tutti, che abbia
a cuore il partito, che sappia dargli un’anima, che abbia come unico scopo quello di rigenerare la
comunità politica che avrà l'onore di rappresentare facendo sentire i militanti padroni di casa e
non passanti. A Potenza dovremo
scegliere il Sindaco e la nuova
squadra che guiderà questa città.
Sono tempi difficili, sul comune
pesa un debito storico che non si
può ignorare e chi si troverà ad
operare lo farà in un contesto difficile.
Ci sarà bisogno di serietà e rigore, si dovrà fare di tutto per razionalizzare i servizi e costruire una
sano rapporto qualità/costo, Occorrerà stabilire un rapporto dialettico e costruttivo con la Regione mettendo al centro della discussione politica il ruolo della
città capoluogo, erogatrice di servizi alla intera comunità regione.
Ma tutto questo non basterà. La
cosa più importante che si deve fare è a mio parere dare a questa città un’anima, risvegliare gli entusiasmi e il protagonismo dei cittadini, chiamare tutti a sentirsi attori. Consiglierei al nuovo sindaco di elaborare una strategia che
metta a sistema le energie potenziali intorno al tema della qualità
della vita. Le risorse economiche
sono poche, ma in città ci sono le
risorse umane, professionali e
imprenditoriali che, se messe a sistema, possono contribuire a fare
un piccolo rinascimento. Il politico non deve pensare di fare da solo
quello che i cittadini possono fare
meglio di lui; il politico deve indirizzare, guidare, ma poi si va
avanti sono se sulla barca tutti remano convintamente nella direzione che, insieme, si è scelta.
La politica, se si vuole salvare,
deve recuperare una dimensione
meno politicista e più umana, deve essere più vicina alla vita delle
persone e ispirarsi meno alla televisione; la politica deve riscoprire
la fatica del pensiero e la grande
bellezza dei sogni collettivi, quei
sogni che nascono guardando negli occhi le persone e poi camminano sulle gambe di tanti e non di
pochi, magari chiusi in una stanza. Il nostro impegno deve andare
in questa direzione.
* segretario PD Potenza
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Venerdì 7 marzo 2014
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7
EUROPEE Dopo la notizia di Emiliano capolista, altre voci su De Luca
Pd, chi sarà in lista per il Sud?
L’attesa per la riconferma di Pittella senior nella corsa a Strasburgo
POTENZA - La scelta di Michele Emiliano capolista alle europee nel collegio meridionale deve aver spiazzato
più di qualcuno. «Le candidature le
decide il partito, e al momento non ci
sono liste», sorrideva
via Twitter il vicepresidente uscente del parlamento europeo, Gianni
Pittella.
Con l’annuncio di
Matteo Renzi - anche
questo fato via Twitter su Emiliano primo in lista nel Sud, si è aperta la
questione Pittella senior. Ancora un mandato per l’europarlamentare lucano? A che posto in
lista?
Ieri Gianni Pittella era a Roma, alla
presentazione di un libro (“Conversazioni con Arrigo Levi”) dedicato a
Emilio Colombo, l’altro lucano euro-
Il Mezzogiorno
potrebbe
eleggere fino
a 4 democratici
Gianni Pittella
|
COLLEGIO SUD
|
Lista Tsipras
A Matera
la conferenza
stampa
|
CENTRODESTRA
|
Statuto
Presentati 137
emendamenti
alla bozza
|
SEL
peista.
Nel frattempo sulla stampa nazionale, nuove indiscrezioni sulle candidature davano in pole nei primi posti
anche l’ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che Renzi non ha richiamato nella squadra di governo.
Tutti nomi per cui è facile prevedere
un dispendio di forze e sostegno importante da parte della dirigenza del
partito democratico, da qualche giorno ufficialmente nel Pse. Proprio Pittella è stato uno die più forti sostenitori di questo percorso.
Ancora bisognerà aspettare per
avere la lista democratica definitiva
in corsa a Strasburgo. Un elenco che
sarà costruito tra equilibri importanti, storie e aspettative di pezzi importanti della dirigenza del partito. A volare (o tornare) in Europa dal Mezzogiorno dovrebbero essere almeno in
quattro.
|
La lettera Barozzino all’assessore Franconi
Tumori, l’importanza
dei dati aggiornati
di GIOVANNI BAROZZINO*
Il leader greco Tsipras
Vito Santarsiero
MATERA - Sabato 9 marzo 2014 alle
ore 10.30 presso la Libreria dell’Arco
in piazzetta Pascoli a Matera, è stata
indetta una conferenza stampa per
presentare il Comitato L’Altra Europa
con Tsipras-Matera a sostegno della lista L’Altra Europa con Tsipras alle
prossime elezioni europee, presentata
ufficialmente ieri.
A partire da questo fine settimana,
infatti, inizierà la campagna di raccolta firme per la lista che è stata ufficialmente presentata a Roma lo scorso 5
marzo con l’indicazione delle candidate e dei candidati di tutte le Circoscrizioni italiane.
La conferenza stampa di sabato sarà
inoltre l’occasione per presentare l’iniziativa pubblica che il Comitato L'Altra Europa con Tsipras-Matera ha organizzato per domenica 9 marzo alle
ore 18 presso la Libreria dell’Arco con
la partecipazione del giornalista greco
Argiris Panagopoulos.
Saranno presenti all’incontro alcuni candidati della Circoscrizione Meridionale.
La Basilicata è rappresentata in lista
dal giudice Silvana Arbia, originaria
di Senise e che da anni presta servizio
alla Corte internazionale dell’Aja, candidata nel collegio Sud.
LA discussione sullo Statuto regionale sta andando avanti. Ad oggi sono stati presentati 137 emendamenti
dai gruppi politici agli articoli dei
primi tre titoli della bozza in discussione in prima commissione consiliare. È la prima tappa del processo definito dall’organismo coordinato dal
consigliere Vito Santarsiero (PD) che
prevede l’adozione dello statuto entro la prima metà di aprile, per poi
aprire una fase di partecipazione e
confronto con tutti i soggetti interessati.
Gli emendamenti saranno discussi
nella seduta del 12 marzo e sono consultabili sul sito della Regione Basilicata nell’apposita sezione dedicata allo Statuto.
«Un grazie a tutti i colleghi per lo
sforzo fatto, stiamo rispettando i
tempi - ha detto Santarsiero - un lavoro di approfondimento che sarà utilissimo per integrare la proposta di
base, di qualità, ereditato dalla scorsa Legislatura. Abbiamo tutti consapevolezza di dover procedere alacremente per adottare una proposta di
Statuto con cui aprire una ampia consultazione ed arrivare rapidamente
all’approvazione definitiva del nuovo
Statuto della Regione Basilicata».
Gentile Assessore,
Periodicamente in Basilicata la
stampa locale accenna all’argomento
tumori in regione, con particolare attenzione, di volta in volta, all’innalzamento del tasso d’incidenza del cancro
in merito alla malattia e alla mortalità
delle lucane e dei lucani.
Tra i primi studi scientifici di merito
troviamo un’indagine pubblicata nel
2009 con il titolo ‘Current cancer profiles of the italian regions’ e curata da
quattro ricercatori – Andrea Micheli,
Silvia Francisci, Paolo Baili e Roberta
De Angelis – dell’Istituto Superiore
della Sanità in collaborazione con l’Istituto Tumori di Milano, attraverso
l’incrocio con dati Istat.
Secondo questo studio, condotto sull’intero territorio nazionale, alla data
di pubblicazione la Basilicata risultava
la regione in cui si registrava una delle
più alte incidenze dei tumori tra le cause di mortalità… tendenza che, tra l’altro – concludevano i ricercatori – risultava essere in controtendenza rispetto al dato nazionale che, al contrario,
alla data di pubblicazione
faceva registrare invece
un abbassamento della incidenza tumorale tra le
cause di decesso.
Lo studio aprì uno
squarcio tanto da indurre
l’Istituto Superiore della
Sanità – in collaborazione
con il Dipartimento della
Salute della Regione Basilicata, e sempre con l’ausilio di dati Istat – a eseguire un successivo studio sul fenomeno i
cui risultati, resi pubblici nel 2012,
non solo confermavano l’alto tasso
d’incidenza dei tumori tra le cause di
mortalità dei lucani, ma addirittura rilevavano come, nella nostra regione,
l’incidenza di malattie tumorali fosse
addirittura superiore rispetto alla popolazione che vive nelle regioni settentrionali, dove a rigore di logica per via
della maggiore presenza nel territorio
La Basilicata
risulta
tra le regioni
con maggiore
incidenza
Giovanni Barozzino
di fabbriche e per la massiccia presenza dell’inquinamento atmosferico, dovrebbe essere notevolmente più incisiva.
Dati, quelli emersi fin lì, che avrebbero richiesto un’attenzione quotidiana
al fenomeno di entità più che grave.
Eppure l’impressione è che, a parte
qualche pubblicazione di carattere
giornalistico, risulti difficile reperire
più recenti dati di carattere scientifico
e ufficiale sul fenomeno, tanto che, visitando il sito del CROB di Rionero
presso cui è tenuto il ‘registro tumori
di Basilicata’ il confronto dei dati sulla
incidenza dei tumori si ferma al 2009.
Poiché i dati di cui fin qui siamo informati descrivono un quadro a dir poco preoccupante che richiederebbe un
aggiornamento costante, si chiede di
conoscere quali sono i dati odierni a disposizione e, al contempo, si chiede la
loro pubblicazione, convinto che la conoscenza può aiutare le istituzioni ad
adoperarsi per la rimozione di eventuali cause alla base del fenomeno, così
come la messa a disposizione della collettiva delle informazioni può aiutare a
una maggiore consapevolezza, anche
degli stili di vita.
Sicuro di un Suo interessamento,
l’occasione mi è gradita per porgerLe i
miei più cordiali saluti.
*Senatore SEL
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
POLITICA
Venerdì 7 marzo 2014
www.ilquotidianoweb.it
Il consigliere potentino filma i lucani a Palazzo Grazioli
Ma il cavaliere dà dei mafiosi ai magistrati e scoppia il caso
Becce “inguaia” Berlusconi
Le scuse: «Eravamo tutti eccitati ed entusiasti di essere lì con lui, credevo di postare una foto»
di LEO AMATO
I SOTTOSEGRETARI INDAGATI
POTENZA - «Eravamo entusiasti di essere lì con Berlusconi. Io volevo solo postare una foto per condividerla con gli amici».
Si dice «addolorato» Nicola Becce per il clamore suscitato dal video dell’incontro col cavaliere della delegazione lucana di Forza Italia, in cui torna a prendersela con i magistrati, questa volta quelli del Tribunale di sorveglianza di Milano, apostrofandoli come
«mafiosi».
A fare un brutto scherzo
al consigliere comunale
sembra proprio che sia stata l’emozione di trovarsi
per una volta faccia a faccia
con il suo «maestro». Se si
scorre il diario della giornata trascorsa nella capitale sulla sua pagina di facebook non si fa fatica a credergli.
«Indimenticabile», tutto
in maiuscolo, è il commento
all’ultimo “selfie” con l’ex
premier e Vito Di Lascio, dirigente regionale di Forza
Italia e compagno di viaggio, assieme all’ex deputato
e consigliere regionale Nicola Pagliuca.
Becce è in già corsa per la
rielezione nel consiglio comunale del capoluogo, tant’è che sui muri della città
campeggiano
manifesti
con la sua immagine e lo
slogan: «Disincantato dalla
politica ma innamorato di
Potenza».
Un sentimentale, insomma, tradito proprio dall’eccitazione del momento.
«Sto scrivendo una lettere di scuse al presidente».
Spiega al Quotidiano dopo
la telefonata mattutina del
coordinatore di Forza Italia
Basilicata Cosimo Latronico che gli ha suggerito di
far sparire il video dal suo
profilo. Peccato che i giornalisti del Fatto Quotidiano sono stati rapidi a salvarne una copia e da ieri
l’incontro con le accuse ai
magistrati e le barzellette è
tuttora visibile sul loro sito.
«Non era mia intenzione
tutto questo. Eravamo in
tanti lì a riprendere e scattare fotografie col telefonino e io pensavo di postare
soltanto una foto. Era una
fatto goliardico».
Dal tono si capisce che la
“strigliata” è stata decisa.
«Sono stato ingenuo».
Ammette sconfortato il cogliere Becce.
«Sono insulti che abbiamo già sentito e che respingiamo». E’ stato il commento in serata di Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati. «Non intendiamo
raccogliere provocazioni
ed entrare in polemica. Possiamo rispondere solo con
la nostra serietà e la nostra
professionalità come si addice a chi esercita la funzione giudiziaria».
Repubblica attacca
«Renzi tradisce il cambiamento»
Il “selfie” di Becce con Berlusconi e la delegazione lucana a Palazzo Grazioli
|
SE non è un cambio di linea quello del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari nei confronti del premier, poco ci manca. E il motivo sono i due esponenti lucani al Governo entrambi alle prese
con questioni giudiziarie come il sottosegretario Umberto Del
Basso De Caro e la collega Francesca Barracciu. Anche ieri Repubblica è tornata sulla questione aperta dalle dimissioni del senatore Antonio Gentile coinvolto nello scandalo per le pressioni
all’Ora della Calabria. Non è mancata nell’edizione cartacea del
quotidiano nemmeno la riproposizione delle foto del viceministro
Filippo Bubbico e del sottosegretario Vito De Filippo. Ma l’affondo è arrivato in tarda mattinata col commento del direttore Ezio
Mauro sul «cambiamento tradito» dalle parole del ministro Maria
Elena Boschi alla Camera rispondendo a un’interrogazione sul
caso Barracciu dopo quanto dichiarato da Renzi sulla Cancellieri
e De Girolamo. Abbastanza per aspettarsi che il tema delle dimissioni degli «indagati al Governo» resterà d’attualità ancora
nei prossimi giorni, quando potrebbero arrivare decisioni importanti dal Tribunale proprio per i due lucani.
IL RITORNO A PALAZZO MADAMA E L’ATTACCO A COMUNISTI E TOGHE
di YASMIN INANGIRAY
ROMA - Silvio Berlusconi torna
per la prima volta in Senato da
quando l’Aula, il 27 novembre dello scorso anno, si espresse a favore della sua decadenza da senatore. L’occasione è la presentazione
a palazzo Giustiniani del libro il
“sangue di Abele” la cui prefazione è stata curata dal Cavaliere e
che offre la possibilità al leader di
Forza Italia di poter rispolverare
uno dei suoi cavalli di battaglia
preferiti: l’attacco all’ideologia
comunista bollato come «una malattia» o, peggio, «un viaggio dentro la menzogna». Berlusconi va
giù duro con la convinzione che i
comunisti in Italia abbiano preso
il potere «dalla scuola, ai giornali
fino alla giustizia».
I giudici sono l’altro bersaglio a
cui Berlusconi non risparmia le
sue accuse. A rincarare la dose infatti ci pensa un video diffuso dal
«Renzi? Una speranza»
Poi smentisce il matrimonio
Fatto Quotidiano in cui il Cavaliere nel corso di un incontro con gli
esponenti locali della Basilicata
lancia un duro affondo ai magistrati, in particolare a quelli di Milano.
Il pensiero dell’ex capo del governo corre al 10 aprile giorno in
cui i giudici milanesi dovranno
esprimersi sul suo futuro: «Dopo
aver lottato 20 anni per la libertà
sono qui a difendermi da una mafia di giudici che il 10 di aprile mi
dirà se mi mettono in galera o se
mi mandano ai servizi sociali». Il
Cavaliere chiama in causa di nuovo Giorgio Napolitano a cui riferisce di aver illustrato, tramite
«persone a me vicine», la propria
situazione senza però sortire alcun effetto dal Colle che - accusa il
Cavaliere - ha risposto picche non
ravvedendo le condizioni per un
intervento. «Hanno voluto farmi
fuori - è la sintesi - e lo hanno fatto
in una maniera determinatissima attraverso colpi di Stato». Insomma una serie di ragionamenti
che ben rappresentano il suo
umore assolutamente pessimista, riferiscono i suoi uomini, su
ciò che deciderà il tribunale di Milano.
Certo le battute non mancano,
nè spunti di «alleggerimento».
Nel video diffuso il Cavaliere torna a cimentarsi con un repertorio
di barzellette e, prima di lasciare
Nominati i 3 vice di Latronico: Napoli, Manzi, Pici e Riviello
Ecco il nuovo comitato di presidenza
IL presidente di Forza Italia Silvio
Berlusconi ha nominato, su proposta del coordinatore regionale, il deputato Cosimo Latronico, il nuovo
comitato di presidenza della Regione Basilicata.
L’organismo è così composto:
vicepresidente con delega Enti Locali: Michele Napoli; vicepresidente Fundraising: Michele Manzi; vicepresidente Rapporti con i Club:
Mariano Pici; vicepresidente Attività dei Club: Nicola Riviello.
Il presidente Berlusconi ha inoltre nominato i coordinamenti territoriali. Per la provincia di Potenza
sarà coordinatore Nicola Pagliuca, mentre Antonio Capuano avrà
ruolo di vicario, vicecoordinatore
invece Giuseppe Mariani.
Per la provincia di Matera è stato
nominato coordinatore Antonio
Stigliano; vicecoordinatori Fabio
Mazzilli, Antonella Prete e Marcello Maffia.
Inoltre Giuseppe Moles è stato
nominato consigliere per la campa-
La delegazione lucana a Palazzo Grazioli
gna elettorale del coordinatore regionale.
Forza Italia Basilicata si è poi dotato del coordinamento regionale, i
cui componenti avranno deleghe
diverse. Ecco l’elenco: Enzo De Vincenzis (enti locali Matera), Nicola
Becce (attività club “Forza Silvio”),
Enzo Amoia(difensori del voto), Vito Di Lascio (volontari azzurri),
Paolo Marino (iniziative culture e
politiche), Gianluca Colonna (vo-
lontariato e alla solidarietà), Francesca Sassano (vittime della giustizia), Maria Armentano(ambiente e amici dell’uomo), Marina Cristina Marino (infrastrutture e trasporti), Barbara Sassone (imprese), Filomena Russo (università),
Tommaso Coviello (pubblica amministrazione), Ivana Pipponzi
(professionisti), Michele Forte
(agricoltura), Adriano Pedicini(sicurezza e
|
palazzo Giustiniani, manda una
rassicurazione ai tifosi del Milan:
«non ho intenzione di vendere» la
squadra. Meno felice, forse, sarà
stata invece la sua fidanzata
Francesca Pascale nel sentire il
suo Silvio spiegare di non avere
alcuna intenzione di convolare a
nuove nozze (il gossip era ripreso
a circolare in questi giorni) perchè «sono troppo vecchio».
L’obiettivo principale ora però è
la riuscita della campagna elettorale per le europee. Il tema è ormai
fisso nelle riunioni a palazzo Grazioli (un’altra è in programma domani) per mettere a punto il programma. I temi, granitici, sono
quelli noti: meno rigore; no al vincolo del 3%; riforma dello statuto
della Bce. Il nodo vero potrebbe essere rappresentato dalla composizione delle liste su cui diversi dirigenti azzurri sarebbero pronti a
far sentire la loro voce ed il “peso”
dei voti sul territorio.
LA GAFFE DI TOTAL
Telegramma di auguri
a D’Andrea per la nomina
ma è quello sbagliato
«GENTILE onorevole D’Andra desidero esprimerle, personalmente e a
nome di Total Ep Italia, le più vive
congratulazioni per la nomina di capo di gabinetto del ministro FranceschiniBrutta gaffe per Total Italia,
che si complimenta con il nuovo capo di gabinetto del ministro Franceschini». E’ il testo del telegramma inviato dall’amministratore delegato
della filiale italiana della compagnia
francese Natalie Limet. Peccato solo che a riceverlo non sia stato
Giampaolo D’Andrea bensì Vincenzo, omonimo geometra dell’Ufficio
Difesa del Suolo della Regione Basilicata. A svelare la gaffe è stato il
TiGiuro di Angelomauro Calza, giornalista e speaker radiofonico. Ripresa da Maurizio Bolognetti dei Radicali italiani, la notizia ha provocato la
replica di Total che ha ammesso la
confusione ringraziando Bolognetti
per la segnalazione.
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LA QUINTA MAFIA
9
Il gup crede agli ultimi pentiti del clan Cassotta
A giugno al via il dibattimento per 12 persone
A giudizio le accuse dei Cacalano
Agli atti anche le dichiarazioni di Loconsolo su estorsioni e rapporti con la mala potentina
di LEO AMATO
POTENZA - Dovranno comparire
il prossimo 13 giugno davanti al
collegio del Tribunale di Potenza i
12 imputati nel processo “Tandem”.
LA FAIDA
Lo ha deciso ieri
mattina il gup Rosa
Larocca accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio del pm
Francesco Basentini della Dda di Potenza.
E’ PREVISTO tra
Al centro delle actre settimane il
cuse ci sono le diprocesso in Apchiarazioni
di
pello contro DoAdriano e Giuseppe
nato Prota e MiCacalano, padre e fichele Morelli acglio, entrambi collacusati dell’omiciboratori di giustidio di Bruno Caszia, a cui si sono agsotta, l’ultimo a
giunte anche quelle
cadere nella faida di Erio Loconsolo,
che da trent’anni
l’ultimo pentito del
insanguina il Vulclan Cassotta e di
ture - Melfese. In
sua moglie.
primo grado il
La scelta dei due
gup aveva manCacalano di collabodato assolti enrare con la giustizia
trambi condanrisale a marzo del
nando il solo
2012. Mentre quella
Alessandro D’Adi Loconsolo era armato, reo confes- rivata solo la scorsa
so e collaboratoestate.
re di giustizia, coSergio e Massimo
me mandante.
Cassotta, Giuseppe
Caggiano, Donato
Prota, Michele Morelli, Luciano
Grimolizzi, e i giovani Simone
Battaglia, Nicola Fontana, Donato Sassone e Alessandro Sportiello, oltre ad Adriano e Giuseppe Cacalano dovranno rispondere a vario titolo di associazione mafiosa,
L’accusa
in appello
sull’ultimo
omicidio
Adriano Cacalano
armi, estorsione, favoreggiamento e danneggiamenti vari.
Ma agli atti del processo, in particolare nei verbali di Loconsolo,
c’è anche dell’altro. Per esempio
che il clan avrebbe avuto in programma una serie di omicidi e tra
questi anche quello di un uomo accusato di un furto nei capannoni
del patron del Melfi Calcio, Giuseppe Maglione, che nel processo
figura come parte offesa di estorsione continuata.
Stando al capo d’imputazione
iniziale, che è frutto dei riscontri
effettuati alle dichiarazioni del
“tandem” Cacalano, per Maglione
il pizzo sarebbe consistito in 3mila
euro in contanti consegnati a Giu-
|
Giuseppe Cacalano
Saverio Loconsolo
seppe Cacalano, più l’assunzione
Ecco perché gli investigatori
nella sua ditta della moglie del hanno chiamato la moglie per senboss Marco Ugo Cassotta e del fra- tire la sua versione dei fatti su
tello della moglie di Massimo Cas- quella strana “bacinella”, come
sotta, erede della guida del clan viene chiamata in gergo l’assidopo l’omicidio del primo nell’e- stenza per i detenuti dei clan e le lostate del 2007.
ro famiglie. E la signora Pamela
Ma con le rivelazioni di Locon- Festino non si è fatta trovare imsolo il conto si è appesantito. preparata depositando un block
«Quando ero in carcere mi veniva- notes con 23 nomi appuntati: tutti
no mandati dei soldi in piccole i suoi benefattori. «Si tratta - scriquantità e a volte Caggiano, per vono gli investigatori della mobile
tramite di Giuseppe Maglione, pa- di Potenza - in gran parte soggetti
gava le rate della macchina di mia indagati nell’ambito del presente
moglie». Così l’ex “colonnello” procedimento, di ex sodali dell’inpentito che non è stato in grado di dagato e anche di assuntori di sodare una spiegazione a tutto ciò a stanze stupefacenti “clienti” dello
parte riferire «che Maglione era stesso».
sotto estorsione dei Cassotta».
Tra loro c’è anche il pignolese
OMICIDIO GIANFREDI
Vito Riviezzi, il figlio di Saverio,
considerato il capo dell’ultima
‘ndrina rimasta in piedi dalla scissione dei vecchi basilischi, da sempre molto vicina proprio coi Cassotta.
Quanto le davano? Di solito 50 o
100 euro alla volta, ma ogni tanto
anche 400.
Invece sul motivo per cui Maglione le pagasse le bollette, a
quanto pare le rate del finanziamento per l’acquisto dell’auto più
le utenze domestiche, nemmeno
lei è stata in grado di fornire molte
spiegazioni. «Io non ho chiesto le
ragioni per cui questa persona si
prestava a pagare i loro e i miei bollettini ma ho effettivamente iniziato a consegnare dal mese successivo i bollettini del finanziamento e le bollette di luce, telefono
e affitto di casa a Giuseppe Caggiano che provvedeva a farmele pagare restituendomi i relativi tagliandini. Questa situazione è accaduta
per mesi e comunque fino a quando sono stata a Melfi».
Poi è arrivato il pentimento del
marito. La signora ha raccontato
anche di quando Massimo Cassotta e Adriano Cacalano hanno suggerito a lei e al marito di occupare
un appartamento nel palazzo dove
abitavano entrambi. Ma all’Ater
nessuno si sarebbe offerto di chiudere un occhio e «dopo un po’» sarebbe arrivata una comunicazione ai due coniugi, «Da quel momento abbiamo iniziato a pagare
anche il fitto, con un importo che
in realtà recuperava anche le somme dovute per i mesi precedenti».
Sempre fin quando il patron dei
gialloverdi non si sarebbe offerto
di farlo al posto loro.
|
Le versioni dei collaboratori di giustizia valutate dai magistrati di Salerno
«Senza di loro il caso sarebbe rimasto irrisolto»
I sospetti sull’atteggiamento del fondatore dei basilischi
NON sono tanto le contraddizioni nella versione di uno dei due
collaboratori rei confessi dell’omicidio dei coniugi Gianfredi,
ma l’atteggiamento di Gino “faccia d’angelo” Cosentino, collaboratore di giustizia a sua volta fino a maggio dell’anno scorso, ad
aver insospettito il magistrato
di Salerno che la scorsa settimana ha deciso gli arresti per lui,
per il pignolese Saverio Riviezzi
e il potentino Carmine Campanella.
Nell’ordinanza del gip Maria
Zambrano viene evidenziato che
Cosentino, sebbene si fosse collocato ai vertici della “quinta mafia” e avesse puntato il dito in
particolare contro il suo «pupillo» Antonio Cossidente, non solo
non ha mai ammesso di aver
avuto un ruolo nell’omicidio dei
coniugi Gianfredi, il 29 aprile
del 1997, ma nemmeno nell’attentato – sei mesi prima - al fratello della sua ex compagna. Nonostante due sentenze abbiano
stabilito che si è trattato di una
ritorsione perché non aveva voluto vendicare l’onore del boss
offeso da un tradimento della sorella.
Cosentino nel 2008 aveva accusato Cossidente per il delitto di
Parco Aurora, indicando anche
degli altri autori materiali. Per
questo il pm di Salerno Rosa Volpe a un certo punto ha deciso di
metterli uno davanti all’altro, e
sul più bello ha tirato fuori anche l'argomento della “copiata
irregolare” di Riviezzi, che secondo il gip potrebbe essere la
causa del contrasto tra le versioni fornite dal secondo agli investigatori.
«A distanza di 15 anni – spiega
il gip Zambrano commentando
l’esito del confronto - emerge ancora il livore del primo per essere
stato escluso dalla copiata (il Cosentino, invero, sembra più seccato da questa circostanza che
dalla notizia, pure appresa nel
corso del confronto, che il Cossidente era stato l’autore del suo
tentato omicidio)».
Di qui la convinzione che sarebbe stato proprio questo il motivo dell’“iniziale reticenza” di
Cossidente sul ruolo di Riviezzi
nell’agguato.
In conclusione per il gip «deve
ritenersi che le dichiarazioni di
Cossidente e di D’Amato siano
Nella foto grande i rilievi sulla scena del
crimine. Da sinistra: Cosentino,
D’Amato e Cossidente
precise dettagliate e coerenti
quanto al ruolo di Riviezzi, Campanella e Cosentino. Gli atti processuali richiamati, le dichiarazioni rese, i controlli di polizia effettuati offrono ulteriore riscontro a una piattaforma indiziaria
già sufficientemente sostenuta
dalle dichiarazioni, convergenti, dei due collaboratori».
«Nè qualche inesattezza del
racconto del Cossidente - aggiunge ancora il gip - come quella relativa all’indicazione del-
l’arma utilizzata dal D’Amato,
che ricordava trattarsi di una calibro 9 anziché una calibro 7,65,
mina l’attendibilità intrinseca
del collaboratore considerato il
suo ruolo di organizzatore e non
di esecutore, e considerato che i
dettagli dell’attentato gli furono
raccontati dal Lisanti (Claudio,
deceduto a gennaio dell’anno
scorso, ndr)».
Piuttosto, secondo il gip Zambrano, con le loro confessioni
l’ex boss potentino e il braccio ar-
mato del clan Cassotta, poi passato coi rivali del gruppo Di Muro-Delli Gatti: «hanno finalmente svelato movente e autori di un
omicidio che probabilmente, rimaste infruttuose o comunque
abbandonate le piste perseguite
sino alle loro rivelazioni, sarebbero rimasti sconosciuti».
A distanza di 17 anni non è
una cosa da non tenere in considerazione.
[email protected]
3/fine
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Venerdì 7 marzo 2014
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LAVORO
Liberali è d’accordo
«Ma il progetto
non si può modificare
facilmente
Ci stiamo lavorando»
di VALERIO PANETTIERI
POTENZA - Il discorso sembra essere condiviso da tutti. L’investimento di Marchionne su Melfi per la costruzione della
nuova jeep Renegade destinata al mercato europeo e la 500x non può che essere visto in maniera positiva. Ma certamente
non sarà la soluzione definitiva per lo stabilimento, l’indotto e anche il campus di
ricerca che dovrebbe essere inaugurato a
luglio, porprio in occasione dell’uscita dei
primi modelli delle nuove auto. Il problema vero resta sempre lo stesso. Con una
sola linea occupata a produrre auto e una
seconda in fase di dismissione (quella che
produce attualmente la Punto e che chiuderà a dicembre 2014) il rischio di esuberi
è quasi una concretezza, nonostante le
speranze di Marchionne di tenere occupati tutti e 5400 operai di Melfi più una parte
dei cassintegrati di Pomigliano. Dunque
c’è un problema da affrontare subito,
quantomeno prima di maggio, quando
Fca, ovvero l’azienda nata dalla fusione di
Fiat e Chrysler, presenterà il suo piano industriale. Piano che oltretutto prevede
una quotazione a Wall Street.
Carmine Vaccaro nell’intervista rilasciata al Quotidiano due proposte le ha
lanciate: o si aumentano i turni di lavoro a
18 ore settimanali, con un picco di 21, o si
contratta con Fca o altre aziende per fare
in modo che sulla linea di segmento B dismessa venga prodotta un’altra auto, non
importa che sia Alfa o Mazda o nuovamente Fiat. Altrimenti si rischia e non poco.
La Cgil intanto sta lavorando al settimo rapporto
sull’automotive, che dovrebbe essere pubblicato in
un paio di settimane o anche meno, ma dalla discussione non si tira indietro
Alessandro Genovesi, segretario regionale della
Cgil. C’è un primo presupposto che va tenuto in considerazione: «Con l’utilizzo
di una sola linea - dice Genovesi - qui ci potremmo aspettare stando
ai nostri calcoli oltre duemila esuberi. È
chiaro che non basta l’investimento che è
stato fatto, ma non per questo significa
che non doveva essere fatto. Il problema è
ragionare, adesso, su cosa produrre anche sulla linea in via di dismissione». Diciamo che il discorso di una possibile joint
venture potrebbe essere una delle due soluzioni, meno invece quello di aumentare
le ore sui turni settimanali. Bisogna piuttosto capire che tipo di funzioni potrà avere il campus di ricerca.
A questo proposito abbiamo sentito l’assessore alle Attività Produttive Raffaele
Liberali che ribadisce la necessità di «internazionalizzare tutta l’area dell’indotto, a partire dal campus». Tutte cose che,
stando a quanto dice l’assessore, sono già
in fase di discussione con la stessa Fiat.
Anche l’idea stessa di sviluppare un campus di ricerca che possa essere capace di
vendere i suoi brevetti con laboratori a
prototipazione rapida è vista bene, ma c’è
da tenere in conto una cosa. «Questa
struttura - dice Liberali - la stiamo costruendo grazie ad una partnership con il
centro di ricerche della Fiat, è ovvio che
questo tipo di accordo dovrà andare avanti. Però allo stesso tempo bisogna discutere per uscire fuori dalla logica della committenza unica. Il nostro lavoro, così come ha ribadito Pittella nella sua relazione
programmatica, è quello di puntare all’internazionalizzazione del settore. È
una cosa che possiamo fare e posso assicurare che ci stiamo già lavorando». Dunque il campus è il vero perno sul quale
muovere l’intero sviluppo dell’area. Genovesi su questo è ancora più chiaro: «Sul
campus bisogna fare un discorso di ricerca che vada oltre l’efficienza di produzio-
Un polo
tecnologico
è una delle
possibilità
più valutate
Fiat, la vera speranza
è il nuovo Campus
Anche la Cgil concorda: «Il prossimo piano di produzione su una linea
porterà a circa 2mila esuberi. Bisogna trasformare il centro ricerche»
ne». In effetti il progetto prevede che all’interno della struttura si studino metodi
per ridurre al minimo costi, consumi e
sprechi all’interno della fabbrica. «Eppure - continua Genovesi - si potrebbe lavorare sulle nuove tecnologie che effettivamente stanno facendo la differenza anche
nel mondo dell’auto. Si potrebbe per esempio insistere sui progetti di efficienza
energetica che non servano soltanto al
mondo delle auto, nonostante a Melfi si lavori già sui motori Gpl. Diciamo che un
punto importante potrebbe essere lo sviluppo delle nuove tecnologie legate ai beni di consumo, senza che per forza si tratti
di tecnologia destinata all’auto. In questo
modo si potrebbe anche pensare di tenere
bassi i turni di lavoro. Un esempio lam-
pante è quello della Mercedes con 12 ore di
turni. L’importante è capire quanto può
essere appetibile un marchio, vedere se si
venderanno e investire sulla ricerca nelle
nuove tecnologie». Insomma, un punto di
partenza c’è ed è solido, ma la contrattazione deve comincia re da ora.
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In un tweet l’annuncio: la Regione potrà anticipare sei milioni
Liberali a Roma trova l’accordo
L’Inps erogherà gli assegni di mobilità
POTENZA - L’assessore Raffaele Liberalei lo
comunica via twitter:
l’accordo con il ministero dello Sviluppo
Economico e l’Inps è
stato trovato. La Regione potrà anticipare
i 10 milioni di euro destinati a coprire gli ulLa
timi cinque mesi di ammortizzatori
manifestazione sociali per i lavoratori in mobilità in
deroga che negli ultimi giorni handavanti ai
cancelli della no affollato i cancelli di via Verrastro.
Regione
I milioni che investirà la Regione
per coprire gli assegni arretrati sono sei, gli altri quattro invece sono
stati già versati dallo Stato. Ora però
bisognerà stabilire la procedura necessaria affinché l’Inps possa effettivamente versare agli ex lavoratori
gli ammortizzatori sociali. Una operazione che molto probabilmente potrà essere effettuata alla fine del mese di aprile. Dunque c’è da registrare
Il tweet dell’assessore Raffaele Liberali
non solo il dietrofront del governo
sulla questione anticipi degli ammortizzatori sociali, ma anche un
cambio di rotta notevole
all’interno della Regione per quanto riguarda
le vertenze sul territorio.
Ma questo accordo potrebbe anche nascondere una situazione ancora più critica che potrebbe ripercuotersi nei
prossimi mesi sui beneficiari di assegni di mobilità in deroga. Attualmente il governo centrale non sembra avere la disponibilità economica
per poter pagare gli ammortizzatori
e questo potrebbe essere un pericoloso precedente per la Regione che potrebbe farsi carico di nuove spese
lungo tutto il 2014.
In ogni caso la buona
notizia è che tempo
due mesi e la situazione potrebbe andare
verso la normalizzazione. Resta da capire se per il 2014 il governo Renzi ha previsto un fondo per gli
ammortizzatori che
possa coprire tutte le
possibili necessità
sul piano nazionale.
v. p.
I beneficiari
erano
in attesa
dei cinque
mesi arretrati
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Il 10 marzo si terrà l’incontro tra l’azienda di Marchionne e i sindacati
A Pomigliano si rinnova la cig
Intanto si confermano gli investimenti a Mirafiori e in Canada
Nella foto grande la catena di montaggio della Sata, in alto la nuova
Jeep “Renegade”
|
STATISTICHE
|
A gennaio nuovo calo
dei consumi, a rischio
soprattutto i lavoratori
NAPOLI - Si svolgerà lunedì 10 marzo il
primo incontro tra Fiat Chrysler e sindacati per discutere dell’avvio della procedura per il rinnovo di un altro anno di cassa
integrazione nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. La riunione, per l’esame
congiunto che poi sarà ratificato in Regione, si svolgerà nella fabbrica automobilistica, dove si incontreranno vertici aziendali, segretari territoriali ed rsa di Fim,
Uilm, Fismic e Ugl.
La procedura è stata avviata qualche
giorno fa, in vista della scadenza della cig
prevista per il prossimo 31 marzo. Dei
4.515 lavoratori dello stabilimento, circa 1.200 non sono ancora stati richiamati
nel ciclo produttivo, ed effettuano una rotazione di poche settimane solo in alcuni
settori della fabbrica, così come previsto dall’accordo dello scorso anno.
Intanto nello stabilimento
è in visita Hajime Yamashina, guru del metodo World
Class Manufactoring, per
valutare che siano invariate
tutte le condizioni che a giugno scorso portarono all’assegnazione della medaglia
d’oro al Vico.
Intanto è pronto a presentare un esposto in Procura
contro il sindacato se il rinnovo della cassa integrazione per lo stabilimento Fiat
Chrysler di Pomigliano
d’Arco, non conterrà delle
modifiche che porteranno
alla ricollocazione di tutti i
lavoratori in fabbrica: è la “promessa”fatta
da Gerardo Giannone, cassaintegrato del
Giambattista Vico, alla vigilia del primo
incontro tra azienda e sindacati per la procedura sul rinnovo per 12 mesi della cig
per ristrutturazione, che si svolgerà lunedì prossimo.
«Sembra - dice Giannone, che in passato
è stato delegato della Fim - che l’intesa per il
rinnovo della cig avrà le stesse modalità
dell’attuale. Ma ad ottobre 2013 e gennaio
2014, le rsa di Fim e Uilm hanno sottoscritto due documenti siglati dai segretari nazionali, in cui si invocava il contratto di solidarietà (Fim), e la ricollocazione di tutti i
cassaintegrati (Uilm). Se adesso firmassero un accordo non in linea con questi documenti, gli stessi sindacati perderebbero di
credibilità e dunque chi di dovere dovrebbe
dimettersi subito».
«Non si giochi allo scarica barile - conclude Giannone - stavolta non consentiremo a nessuno di giocare con la vita di chi
sta sempre in cassa integrazione. Sarò io
stesso a portare alla Procura della Repubblica di Nola un esposto contro il sindacato».
Ma la Fiat adesso sta pensando anche ai
prossimi investimenti. Il primo, quello a
Mirafiori «è partito, stiamo organizzando
lo stabilimento», nessuna battuta d’arresto. In attesa del piano industriale, che verrà presentato il 6 maggio a
Detroit e fornirà i dettagli
sui modelli delle fabbriche
Fiat, Sergio Marchionne annuncia che le prime scocche
della vettura prodotta a Mirafiori «si vedranno nel
2015».
Il riferimento è al Levante,
il suv di Maserati, al quale
dovrà poi essere affiancata
una seconda vettura. L’amministratore delegato del
Lingotto non vuole svelare
se l’altro modello da destinare a Mirafiori sarà l'Alfieri, il
concept presentato dal Tridente.
«La piattaforma e i motori
ci sono, teoricamente si potrebbe fare in 24 e 28 mesi, è
una macchina di una bellezza straordinaria», si limita a
dire. Poi aggiunge che «il
polo è chiaro, Mirafiori e a
Grugliasco sono una cosa
sola, l’Alfieri è una delle cose
che completerebbero la linea della Maserati».
Ma Marchionne conferma anche che
l’investimento in Canada andrà avanti,
con il lancio di tre modelli, nonostante sia
saltato l'accordo per aiuti pubblici a
Chrysler: «Non voglio che i politici ficchino il naso nei nostri investimenti - spiega non è affare loro. Non sono qua per cercare
di soddisfare ambizioni politiche, io faccio
macchine e facendo le cose da soli si è molto
più liberi di fare quello che si considera
redditizio».
Proprio a Windsor, in Ontario, sarà prodotto il primo ibrido plug nel 2016. «Non
abbiamo mai creduto nel futuro dell’auto
elettrica, ma dell’ibrido non possiamo fare
a meno» ha detto.
Pronto un esposto
alla procura di Nola
in caso di mancato
reintegro
degli operai
RIUNIONE Strategia comune per la competitività
Le sei emergenze da risolvere
in agricoltura secondo la Cia
L’interno di un supermercato
Comincia male il 2014 sul fronte dei consumi. A gennaio l’indicatore dei consumi
Confcommercio (ICC) registra un calo
dell’1,6% su base annua e dello 0,3% rispetto a dicembre, «evidenziando con
chiarezza tutte le difficoltà dell’economia
italiana, dopo due anni di recessione». E
la Cgil lancia l’allarme: se non ci saranno
interventi a favore di lavoratori dipendenti e pensionati i consumi diminuiranno anche quest’anno.
Il consueto indice di Confcommercio
evidenzia anche a gennaio un nuovo calo
un pò per tutti i tipi di consumi: aumenta
solo la spesa reale in beni e servizi per le
comunicazioni (+4,6% in un anno); e le riduzioni più ampie per alberghi, pasti e
consumazioni fuori casa (-2,3%), beni e
servizi per la casa (-2,2%) e abbigliamento
e calzature (-2,1%). «Il ridimensionamento registrato a gennaio, dopo un trimestre di stabilizzazione dei consumi - rileva
Confcommercio -, si aggiunge ad altri in-
dicatori dell’economia reale che sottolineano la complessità del quadro congiunturale della nostra economia che,
dopo un quarto trimestre in cui si erano
registrati timidi segnali di miglioramento, sembra essersi instradata più in una
fase di stagnazione che di ripresa».
Una situazione che rischia anche di
peggiorare. «Il calo dei consumi, senza
interventi di carattere fiscale a favore di
lavoratori e pensionati è destinato non
solo a continuare, ma addirittura a peggiorare», afferma la Cgil, che stima una
riduzione dei consumi delle famiglie operaie di 212 euro nel 2014 e di 404 euro nel
biennio 2015-2016; per gli impiegati il
calo stimato nello stesso periodo è di 837
euro. Tra il 2007 e il 2013, secondo i calcoli dall’Associazione Bruno Trentin, la
riduzione cumulata del potere di acquisto ha raggiunto l’11% e per il biennio
2014-15 si prevede un’ulteriore flessione
dell’1%.
AGGREDIRE le sei maggiori emergenze (anche attraverso tavoli tematici e
tecnici) e accelerare la fase di partenariato e concertazione in vista della scrittura del Psr 2014-2020: è questa la posizione che la delegazione della CiaConfederazione
Italiana
Agricoltori, formata dal
presidente Antonio Nisi e
dal direttore Donato Distefano, ha illustrato ieri in un
incontro con il neo direttore
generale del Dipartimento
Agricoltura Giovanni Oliva.
Le emergenze indicate –
si legge in una nota della
Cia - riguardano, nello specifico, nel settore zootecnico il piano smaltimento reflui e l’adeguamento funzionale delle aziende (la
Cia propone uno specifico Bando per venire incontro alle esigenze degli allevatori); la sburocratizzazione in materia
di controlli con l’introduzione del Registro unico e di misure meno vessatorie;
L’incontro
in Regione
per studiare
nuove misure
sul Psr
un tavolo tecnico-scientifico per interventi urgenti in campo fitosanitario
(secondo la Cia un terzo del patrimonio
arboreo e forestale è interessato da fitopatie, le ultime in ordine di tempo stanno colpendo gli oliveti); le garanzie per
la campagna irrigua 2014; un tavolo
sul credito per consentire il completamento di circa un migliaio di progetti
dell’attuale Psr (la Cia chiede di mettere
in moto gli strumenti Ismea); la chiusura rapida dell’emergenza alluvione del
Metapontino con l’individuazione dei
siti che possono produrre ulteriori danni per esondazioni e frane.
La delegazione della Cia ha espresso
l’auspicio che la concertazione riavviata dall’Assessore Ottati e dal direttore
Oliva possa produrre effetti a breve e
medio termine sul mondo agricolo lucano. Per la Cia, infine, la strategia del
nuovo Psr deve ruotare intorno ad un
maggiore protagonismo degli agricoltori coniugato sulla centralità di imprese, prodotto e territorio per rendere
competitivo il “made in Basilicata”.
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Venerdì 7 marzo 2014
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UNA DIVA SUL PALCO
Katia Ricciarelli il 15 marzo al Teatro Duni
con la commedia musicale “Altro di me..”
«Gioie e dolori? Serve ironia»
La soprano veneta racconterà insieme a Francesco Zingariello la sua vita
TESTIMONIAL D’ECCEZIONE
LA LIRICA A QUALSIASI ORA
LA COPPIA AFFIATATA
IL SINDACO appunta la spilla di Matera 2019 sul bavero
della Ricciarelli (le foto in pagina sono di C. Martemucci)
UNA ESPRESSIONE eloquente della celebre interprete che il 15 marzo sarà a Matera
IL TENORE Francesco Zingariello sarà sul palco del Duni insieme a Katia Ricciarelli. Il loro binomio è collaudato
|
di ANTONELLA CIERVO
MATERA - Ricorda con grande affetto l personaggio che
ha interpretato nel film di Pupi Avati “La seconda notte di
nozze” e che le è valso il Nastro d’argento nel 2006. Katia Ricciarelli non è solo un
soprano ma una interprete
che deve alle origini umili
gran parte del suo successo.
In particolare lo deve a sua
madre e al vicino di casa che
scoprì le sue doti canore, Ludovico Petrolini.
Anche questo parte della
sua vita è contenuta nella
commedia musicale “Altro di
me...” che porterà in scena il
15 marzo al teatro Duni, insieme a Francesco Zingariello con la regia di Marco Mattolini. Lo spettacolo è stato
presentato ieri mattina nella
sala Nelson Mandela al Comune. Lo spettacolo è ispirato al libro autobiografico,
dallo stesso titolo, che la soprano ha scritto e sottoposto
a Maurizio Costanzo affinchè
trovasse un abile sceneggiatore. «Lo faccio io - le ha detto,
aggiungendo - insieme a
Enrico Vaime».
La conferenza stampa è
stato un piacevole happening in cui la descrizione del
plot della commedia è stata
affidata a Francesco Zingariello, tenore pugliese cui la
Ricciarelli riconosce talento
e straordinarie doti canore e
che la affianca, nelle vesti di
un giovane cantante che si
presenta ad un’audizione
con lei.
Nasce così il racconto fatto
non solo di brani d’opera ma
anche di autori contemporanei. Un viaggio nel tempo, attraverso vita, amori, successi, sconfitte e rinascite di una
donna che custodisce in se’ la
dolcezza delle signore d’altri
tempi e la caparbietà di una
virago contemporanea.
Il sindaco Adduce (che le ha
donato una copia del dossier
di Matera 2019 e del libro dedicato alle maioliche di Peppino Mitarotonda) ne approfitta e le appunta una spilletta di sostegno alla candidatura che nel primo tentativo
trova una “posizione” poco
felice. E’ la soprano a suggerire al sindaco di riprovarci
LA PROPOSTA
|
Adduce: «Stagione lirica
La nostra città
ne ha proprio bisogno»
Katia Ricciarelli alla conferenza stampa e in basso in alcune scene dello spettacolo
Il sindaco e Katia Ricciarelli. Si pensa a una stagione lirica
MATERA - Potrebbe esse- nare come risolvere quere una delle prossime sta vicenda. Il nostro
priorità: dotare Matera di viaggio verso la capitale
europea della cultura nel
una stagione lirica.
Lo ha detto il sindaco, 2019, ci fa guardare lonchiedendo la collabora- tano, non ci siamo fermazione di Francesco Zin- ti. Le vicende di questi angariello e Katia Ricciarel- ni costringono a guardarsi la punta delle scarli.
«Quando ci ha propo- pe, ma noi abbiamo scelto
sto questa commedia mu- la strada opposta, decidendo di salsicale siamo statare gli ostato subito d’accoli, guardancordo, perchè
do al futuro
abbiamo potuto
immaginancollocarla tra le
dolo come fainiziative culturebbero i norali della città.
stri ragazzi
L’esempio di Kache nel 2019
tia Ricciarelli, il
avranno 18
suo entusiasmo
anni.
è un forte stimoI giovani hanno bisolo anche per chi, come
noi, svolge ruoli istitu- gno di confrontarsi con
zionali. C’è un vuoto che noi nel modo giusto, di
contiamo di colmare con dare un apporto diverso e
investimenti e sforzi par- la forza che Katia Ricciaticolari: nella nostra città relli ci dà, può essere l’annon c’è una stagione liri- tidoto a questa sindrome.
ca e questo problema si Da lei dobbiamo imparacerca dirisolvere. La pre- re molto».
senza di Katia Ricciarelli
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«E’ un vuoto
che contiamo
di colmare
presto»
per darle una collocazione
più adatta. Le domande lasciano spazio a aneddoti della
sua vita, a cominciare dall’unico amore: Josè Carreras,
per giungere fino alla figura
di sua madre, donna forte,
decisa e in grado di crescere
da sola tre figlie. Brevissimo,
per evitare domande più
stringenti, il riferimento all’unico marito Pippo Baudo.
«Nel libro gli ho dedicato po-
che righe in un capitolo...almeno così non mi querela spiega. E l’ironia? Il testo teatrale ne conterrà, essendo
stato scritto dalla coppia Costanzo-Vaime ed affidato ad
una donna come lei? «Certo.
Come tutta la mia vita in cui
l’ironia c’è sempre stata, anche nei momenti più difficili». Orgogliosa del suo passato la Ricciarelli cede solo per
un attimo alla tristezza, ma
solo per qualche minuto. Lo
fa quando racconta di non
aver mai più interpretato la
Wally di Catalani da quando,
una sera, improvvisamente
decise di interrompere un
concerto per correre al capezzale della madre. Mentre lei si
esibiva, era entrata in coma.
Anche questo, come spiega, è «Altro di me».
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Economia Italia / Mondo
Venerdì 7 marzo 2014
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BRUXELLES Apertura nonostante gli «squilibri macroeconomici»
«Investire su poche e mirate misure»
La Commissione Ue tende la mano all’Italia per lavoro e competitività
di PATRIZIA ANTONINI
BRUXELLES - Il giorno dopo la bocciatura di Bruxelles per gli «eccessivi» squilibri macroeconomici e la sollecitazione a fare le riforme,
la Commissione tende la
mano all’Italia aprendo alla
possibilità di cominciare fin
da subito ad «investire su
poche e mirate misure» per
incentivare lavoro e competitività.
Questo nel quadro dei 33
miliardi di euro di cofinanziamento targati Ue della
nuova programmazione dei
fondi per le politiche di coesione 2014-2020, ma soprattutto (questa è la vera novità) prima dell’ok definitivo di
Bruxelles al piano complessivo
che l’Italia dovrà
presentare entro aprile.
Ma - si sottolinea a Bruxelles - ci sono tre condizioni
imprescindibili da rispettare affinchè questo meccanismo (che funziona sulla base del rimborso) possa essere messo in campo: «deve essere concordato con la commissione Ue; deve riguardare misure molto mirate ed in
numero limitato; e la coerenza delle azioni con la
strategia della programmazione dovrà essere verificata a posteriori».
Proprio ieri in un’intervista, il ministro del Tesoro,
Pier Carlo Padoan, che lunedì presenterà le priorità economiche del nuovo governo
all’Eurogruppo, ha parlato
dell’utilizzo dei fondi per le
politiche di coesione per rilanciare crescita e sviluppo.
Tuttavia, se per gli inter-
venti di cui l’Italia tanto necessita è possibile guardare
alla programmazione degli
stanziamenti 2014-2020 che in questi mesi si va definendo tra Bruxelles ed i 28
Stati membri - «non ci sono
più margini per modificare» il piano in corso. Anzi,
rimettere in discussione il
pacchetto, mettono in guardia da Bruxelles, sarebbe
«rischioso» e «controproducente».
«E’ importante concentrarsi sull’attuazione veloce
ed efficace di ciò che esiste,
piuttosto che rimettere tutto in discussione a pochi mesi dalla fine della programmazione 20072013»,
anche
perchè gli stanziamenti «che
apparentemente non sono stati
destinati,
in
realtà sono già
stati impegnati»
per essere spesi negli ultimi
due anni (2014-2015) lasciati ai “ritardatari”.
D’altra parte alla Commissione si evidenzia anche
come il negoziato col governo Letta, ed in particolare
col ministro Carlo Trigilia,
conclusosi di recente, abbia
portato ad una riprogrammazione dei progetti proprio con l’obiettivo prioritario di ottenere un «impatto
immediato su crescita e lavoro».
Dal canto suo, il ministro
del Lavoro Giuliano Poletti
tira le fila al termine di una
giornata fitta di incontri
con le parti sociali ha detto
che bisogna superare la cassa integrazione in deroga,
arrivando a «uno strumento in grado di rispondere alle esigenze» che si pongono.
LA CRISI Confcommercio: «È una fase di stagnazione»
Consumi calati dell’1,6% a gennaio
Dall’economia ancora segnali negativi
ROMA - Ancora segnali negativi
per l’economia italiana che fatica
ad agganciare la ripresa: secondo
Confcommercio infatti, i consumi
degli italiani sono calati dell’1,6% a
gennaio rispetto allo stesso mese
dell’anno scorso e dello 0,3% rispetto a dicembre. Il dato, sostiene l’associazione dei commercianti, «evi-
denzia con chiarezza tutte le difficoltà dell’economia italiana, dopo
due anni di recessione, ad avviarsi
su un sentiero di sviluppo che coinvolga in misura di un certo rilievo
la domanda delle famiglie».
Confcommercio sottolinea che
«il ridimensionamento registrato a
gennaio, dopo un trimestre di sta-
Ma l’azione
deve essere
veloce
bilizzazione dei consumi si aggiunge ad altri indicatori dell’economia
reale che sottolineano la complessità del quadro congiunturale della
nostra economia che, dopo un
quarto trimestre in cui si erano registrati timidi segnali di miglioramento, sembra essersi instradata
più in una fase di stagnazione che
di ripresa».
Dallo studio emerge che le famiglie italiane hanno speso l’1,1% in
meno per i servizi e l’1,9% in meno
per i beni. In crescita solo la spesa
per le comunicazioni (+4,6%), mentre il taglio più netto riguarda alberghi, pasti e consumazioni fuori
casa (-2,3%), beni e servizi per la casa (-2,2%) e per l’abbigliamento e le
calzature (-2,1%). Dunque, aggiunge il report dei commercianti,
«i timidi tentativi messi in atto dalle
famiglie per tentare di recuperare i
livelli di consumo sono vanificati
dalle dinamiche del reddito disponibile che, in assenza di miglioramenti dell’occupazione e di politiche fiscali meno restrittive ha trovato nei mesi più recenti come unico sostegno la bassa dinamica inflazionistica».
Il dato di ieri conferma le preoccupazione dei sindacati, sostiene la
Cgil, secondo cui senza interventi
di carattere fiscale per lavoratori e
pensionati il calo dei consumi è destinato a peggiorare e tra il 2014-16
per le famiglie di operai crollerebbe
di 616 euro. A fine 2013 la riduzione cumulata del potere di acquisto,
rispetto al 2007 ha raggiunto l’11%
e per il biennio 2014-15 si prevede
un’ulteriore flessione dell’1%.
TASSE Pubblicati i dati della Corte dei Conti
Federalismo fiscale bocciato
la “pressione” dal 38% al 44%
di MARIA GABRIELLA GIANNICE
ROMA - La gran parte dell’aumento della
pressione fiscale registrata dal 1990 è dovuta all’aggravio delle tasse locali. Il federalismo, in particolare quello fiscale, non
ha mantenuto le promesse. Gli effetti virtuosi di efficienza, contenimento della spesa, minor costo dei servizi, non ci sono stati,
anzi, anche per colpa della crisi, la pressione del fisco è aumentata e si è diversificata
da ente locale ad ente locale, comportando
delle differenze «distorsive» che vanno ad
aggravare le situazioni economiche di territori e contribuenti più deboli. A dirlo è la
Corte dei Conti che, dati in mano, ha “bocciato”, al momento, il federalismo fiscale.
Secondo i dati della Corte dei Conti, dal
1990 al 2012 «la forza trainante sulla pressione fiscale complessiva, passata dal 38 al
44%, appare imputabile per oltre i 4/5 alle
entrate locali. La quota di queste su quelle
dell’intera pubblica amministrazione si è
più che triplicata passando dal 5,5% al
15,9%» ha detto il presidente Raffaele Squitieri sentito dalla Commissione Parlamentare sul Federalismo Fiscale. Nel percorso
di attuazione del federalismo, inoltre, non è
stato rispettato «un vincolo di invarianza
della pressione fiscale complessiva» previ-
sto dalla legge delega.
Dal Veneto rincara la dose anche la Cgia
di Mestre che parla di tradimento del federalismo con un boom delle tasse locali del
200% dal 1997. Tanto che la Confedilizia,
che difende i proprietari immobiliari - cioè i
contribuenti sui quali poggia il fisco locale afferma: si aprono gli occhi sulla realtà. Si
difendono invece i sindaci. Parla per loro il
presidente dell’Anci, Piero Fassino: i tagli
ai trasferimenti subiti dai Comuni dal 2007
ad oggi - ha sostenuto - «sono stati nettamente superiori all’incremento della fiscalità locale».
La Corte Conti conferma che dal 2009 al
2012, in piena crisi, gli enti locali hanno dovuto tagliare 31 miliardi: 15 per compensare il calo dei trasferimenti dallo Stato e 16
miliardi per effetto di misure di inasprimento del Patto di stabilità interno. Ma l’analisi dei magistrati contabili punta l’indice anche su altri squilibri, come la differenziazione del «ricorso alla leva fiscale» fra i
vari enti locali. C’è «una sorta di “regola distorsiva” che penalizza i territori con redditi più bassi ed economie in affanno». Insomma Irpef e Irap (con aumenti fino al 20%) sono più pesanti proprio dove ci sarebbe più
bisogno di alleggerire il fisco per liberare
risorse.
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Campagna ideata dall’Aism cittadina e che ribalta in positivo la logica del neknominate
«Ti nomino», ma è per solidarietà
Sms per la ricerca, poi le foto e i tag su Fb: così ci si passa il (bel) messaggio
LA dinamica è quella della catena, del
coinvolgimento esponenziale, che si
moltiplica nodo dopo nodo. L’effetto è
tutto positivo, misurato in solidarietà.
L’idea è venuta al gruppo young della
sezione di Potenza dell’Aism per promuovere la campagna di finanziamento
della ricerca scientifica per le forme più
gravi di sclerosi multipla.
Il gioco è semplice e comincia con
l’SMS da inviare al numero 45509 per
sostenere la ricerca. A questo punto il
gesto di solidarietà va raccontato e condiviso. Il webteam dell’Aism di Potenza
chiede a tutti di fare uno screenshot o
una foto del messaggio di ricevuta della
donazione arrivato sul proprio telefonino. E se si ha voglia, si può modificare la
fotografia con un autoscatto o magari
con una foto di gruppo, facendo un piccolo fotomontaggio personale. A questo
punto basta postare l’immagine ottenuta sull’evento “Passa il messaggio”creato dal team sulla pagina Facebook della
sezione Aism, di Potenza. L’importante,
però, è non dimenticare di taggare altri
amici a cui «passare il messaggio». A
mo’ di nomination, ma positiva.
«Dovevamo pensare a un modo simpatico per mantenere alta l’attenzione
sulla campagna di finanziamento della
ricerca». L’ispirazione, spiega Ida, referente dei volontari a Potenza, è arrivata
dal film “Un sogno per domani” in cui il
protagonista, un ragazzino con una vita
difficile, avvia una catena di buone azioni. «Avevamo bisogno di costruire uno
spazio in cui coinvolgere quante più
persone possibili in uno sforzo comune.
Conta la piccola donazione via sms (il costo del messaggio è di 2 euro), certo. Ma
serve la vicinanza a chi ruota attorno alla grand efamiglia che è Aism». Volontari, malati, operatori. Una macchina
gioiosa che dona tempo e professionalità alla normalità di ci piano piano, per la
malattia, perde la propria quotidianità.
“Passa il messaggio” sfrutta una dinamica che risponde in maniera positiva anche a un altro gioco a base di nomination, in questo caso però persino pericoloso.
Si chiama neknominate ed è diffuso
soprattutto tra i ragazzi. Le regole: filmarsi mentre buttano giù d’un fiato un
bicchiere di vino o una bottiglia di birra,
pubblicare il video e poi nominare (meglio ancora se taggando) altri amici che
dovranno replicare il gesto entro una
certa scadenza temporale.
Il team potentino di Aism ribalta il
messaggio della dinamica della segnalazione. E diventa uno dei tanti casi di raknominate (random act of kindness), di
quella tendenza nata in modo spontaneo in tutto il mondo - proprio come risposta al neknominate - dell’inventarsi
catene di gesti positivi. La catena inventata dall’Aism porta in dote solidarietà
per la ricerca sulla sclerosi.
In poche ore l’evento creato sulla pagina Facebook dell’Aism di Potenza si è
riempito di fotografie e tag (a proposito,
andate subito a dare uno sguardo; e l’8 e
il 9 marzo andate in piazza, lì l’Aism vi
aspetta con le gardenie). Tanti messaggi di chi ha partecipato alla catena, ha
contribuito con una piccola donazione,
ha invitato amici a fare altrettanto. C’è
ancora tempo, la campagna scade il 16
marzo. L’entusiasmo è cresciuto fino a
coinvolgere interi gruppi: la squadra di
rugby dell’Cus è praticamente diventata il main sponsor dell’iniziativa. Vale la
pena diventare un nodo della catena,
davvero. Creatività e simpatia hanno
trasformato il gioco in uno spazio di comunità.
Sara Lorusso
Alcune delle foto a sostegno della campagna di solidarietà a favore dell’Aism
Entro pochi giorni il bando per la riqualificazione dell’area
I campetti di Poggio passano al Comune
«E’ il suo ultimo atto da assessore
allo Sport?». Prima un sorriso, poi
la risposta: “forse...”. In attesa di
capire se sarà ancora in corsa per le
Amministrative, Peppino Ginefra
(in foto) ci tiene a concludere il suo
mandato mettendo il punto su una
questione che da sempre gli sta a
cuore. Parliamo degli impianti
sportivi all’aperto di Poggio Tre
Galli, familiarmente noti come i
campetti di piazzale Budapest.
«Lo scorso 4 marzo l’ufficio Urbanistica mi ha notificato l’acquisizione del terreno da parte del Comune - spiega Ginefra - poniamo
così fine all’abbandono di un’area
che per trent’anni è stata terra di
nessuno e invece merita di essere
valorizzata». In realtà la gestione
dei campi - come abbiamo ricostruito - è passata per diverse mani
tra cui quelle del Circolo Tennis
Adriatico, non più affiliato da una
decina d’anni.
«Entro pochi giorni verrà predisposto il bando per il piano di riqualificazione dell’area - entra nei
dettagli l’assessore - destinato a
soggetti privati che avranno il vincolo di realizzare due campi da tennis, uno da calcio a cinque, due
campi da bocce e un parco giochi
per i bambini. Chi si farà carico dell’investimento prenderà in gestione la struttura per l’arco di tempo
previsto dalle attuali disposizioni
di legge».
Particolarmente importante l’aspetto riguardante i campi da ten-
nis: averne due nello stesso impianto, omologati dalla Fit, consentirebbe alle società del capoluogo di partecipare ai campionati
dalla Serie C in su senza ricorrere
alle particolari deroghe che sono
state necessarie nella stagione in
corso.
«E’ nostra intenzione dotare la
città di un’area destinata allo sport
e alle attività ricreative – conclude
Ginefra – in un quartiere strategi-
co quale sta sempre più diventando quello di Poggio Tre Galli. E’ un
altro segnale dell’attenzione che
questa amministrazione ha dedicato all’attività sportiva, soprattutto quella di base, nonostante la
ben nota carenza di risorse». E allora, quando si può, si cerca di mettere i privati nelle migliori condizioni per investire. Almeno nell’impiantistica.
Pietro Scognamiglio
Ztl attiva
a Capodanno
E ora le multe
MULTE, la notte di Capodanno, per il mancato rispetto
dei limiti della Zona a traffico
limitato: secondo il consigliere comunale del gruppo
misto, Vito Mitro, «un grave
errore, una evidente disattenzione e una dimostrazione di superficialità». In questi giorni, infatti, sono arrivate ai cittadini le notifiche
dei verbali fatti nella notte
tra il 31 dicembre e il primo
gennaio.
«La Prima commissione
che presiedo – evidenzia Mitro – aveva all’unanimità dei
presenti segnalato al sindaco la necessità e l’opportunità di sospendere l’attivazione della Ztl durante il periodo natalizio e quello dei saldi.
L’aver organizzato manifestazioni nel centro storico in
occasione della notte dell’ultimo dell’anno e scoprire che
comunque le telecamere sono rimaste attive è davvero di
difficile comprensione. Sono
centinaia i giovani che sono
incappati nel ‘Grande fratello’ della polizia locale, alcuni
addirittura con più passaggi nell’arco della stessa serata. Purtroppo non è più possibile intervenire al fine di
assumere un provvedimento, anche da parte del sindaco, per far sì che le sanzioni
possano essere eliminate».
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Potenza
Venerdì 7 marzo 2014
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19
Il progetto realizzato da tre giovani universitari a Milano. Tra loro anche un lucano
Non passare sopra i diritti
Giuseppe Salviulo e le sagome femminili disegnate sulle strisce pedonali
ALL’inizio era solo il progetto di un esame.
Ora è un’iniziativa che ha conquistato l’attenzione di agenzie pubblicitarie - anche
straniere - testate giornalistiche e associazioni. La campagna si chiama “#Nonpassarcisopra” ed è stata ideata da tre giovani
che frequentano la Naba (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano: Giuseppe Salviulo, Riccardo Buffolino e Rosario Guastalla. Ma Milano è in realtà solo la tappa finale, perchè i tre ideatori sono tutti meridionali e uno di loro, Giuseppe Salviulo, è
originario di Brienza.
Una campagna incisiva, «pensata per un
esame - racconta Giuseppe - ma che abbiamo associato a un concorso indetto da Pubblicità progresso. Ci sono le sagome bianche di tre donne disegnate per terra sulle
strisce pedonali. A pochi passi una scritta
bianca: Non passarci sopra».
E i passanti sono diventati attori protagonisti di questa iniziativa: «si trovavano lì
sulle strisce e noi filmavamo le loro reazioni stupite mentre cercavano di evitare di
calpestare quelle sagome di donne. Poi
uscivamo e spiegavamo loro il messaggio
che c’è dietro». Un messaggio forte, rivolto
agli uomini certo: non passate sulle donne,
sui loro diritti e sulle loro vite. Ma anche alle donne, che troppo spesso “ci passano sopra”, non danno la giusta importanza a un
gesto violento, o a un atteggiamento che nasconde una molestia.
“Non passarci sopra” è
diventato allora un
messaggio a un mondo
ancora troppo maschilista, che spesso non si
accorge delle donne, le
dà per scontate. Come
scontate sono le strisce
pedonali che trovi sulla
strada.
I ragazzi hanno scelto con cura una zona di
Milano che fosse di passaggio, «ma anche a
traffico limitato, per dare anche il tempo ai passanti di vedere. Così abbiamo scelto corso Garibaldi (zona Brera) e nella notte tra il 13 e il 14
febbraio scorso abbiamo realizzato il nostro
progetto». E hanno anche rischiato quando la
Giuseppe Salviulo
polizia, alle tre di notte,
li ha fermati per capire cosa stessero facendo. «Ci hanno controllati, ma poi hanno capito anche loro il nostro intento positivo».
E infatti, con sorpresa degli stessi ideatori, già il giorno dopo quell’iniziativa «ha
preso il sopravvento. Associazioni, semplici cittadini, agenzie pubblicitarie hanno
iniziato a condividere il nostro messaggio». E infatti sulla pagina Facebook dell’iniziativa (https://www.facebook.com/nonpassarcisopra) ognuno ha iniziato a dare il
suo contributo all’idea, facendo crescere il
valore di quel semplice ma profondo messaggio.
«Un’idea - dice Giuseppe - che è piaciuta
molto anche al presidente di Pubblicità
progresso, così come a diversi pubblicitari.
Ma che è piaciuta soprattutto alle persone
comuni, che stanno contribuendo a diffonderla». Ed è una bella soddisfazione per
questo ragazzo di 28 anni, partito da Brienza con l’idea di restare per sempre a Milano
ma che, con il passare del tempo, si è convinto che la scelta giusta è proprio tornare
nella sua regione: «Se pure io abitassi - dice nello stesso palazzo dell’agenzia pubblicitaria che mi interessa, comunque dovrei
inviare i miei lavori tramite internet. Allora che differenza c’è se lo faccio stando a
Brienza? Da qui posso raggiungere Londra e Hong Kong e poi credo che sia giusto
restare. Posso dare anch’io un contributo e
posso farlo in un luogo che conosco, dove
non devo perdere tempo alla ricerca del fabbro o del falegname per i miei progetti».
Una determinazione che è più di una speranza: non passiamoci sopra.
Antonella Giacummo
Messaggio
a un mondo
che dà per
scontate
le donne
LA SENTENZA
Sospese l’insegnante
Condannato
il dirigente scolastico
E’ STATO condannato il dirigente scolastico che aveva sospeso dal servizio
una docente che si era opposta alla sospensione di un alunno. A dichiarare
nulla la sanzione disciplinare di 10
giorni inflitta all’insegnante di un istituto superiore lucano è stato il tribunale di Potenza con una sentenza
emessa il 4 marzo scorso. Ne dà notizia
la Gilda spiegando che la docente era
stata «ingiustamente punità perchè
durante un consiglio di classe, quindi
nel pieno esercizio delle sue funzioni
istituzionali, aveva espresso un’opinione diversa da quella del dirigente
scolastico. Il giudice del lavoro, accogliendo il ricorso presentato dall’insegnante, ha decretato nulla la sanzione
disciplinare e ha disposto il pagamento dello stipendio e dei contributi previdenziali sottratti alla docente durante i dieci giorni di sospensione. «Dopo
la riforma Brunetta - afferma Rino Di
Meglio, coordinatore nazionale della
Gilda - l’abuso delle sanzioni disciplinari sta diventando un problema sempre più diffuso ma purtroppo ignorato
dal ministero dell’Istruzione».
Il progetto #Nonpassarcisopra in corso Garibaldi a Milano. A sinistra una delle foto inviate
La denuncia contro gli abusivi che vendono prodotti agricoli
«Noi commercianti onesti siamo
quelli sempre penalizzati»
SONO commercianti onesti, «che nonostante le difficoltà pagano regolarmente le tasse e adempiono ai loro doveri senza veder tutelati i propri diritti». E sono loro a denunciare una serie
di atti illeciti «che stanno mettendo in
ginocchio numerose famiglie».
Il problema sono i numerosi ambulanti ortofrutticoli abusivi, residenti
della provincia, «ma molto più spesso
provenienti da fuori regione, che
commercializzano prodotti ortofrutticoli infrangendo numerose norme». In particolare: dopo aver posteggiato lungo le strade, vendono prodotti agricoli pur essendo privi degli
opportuni permessi rilasciati dalle
autorità competenti. Poi, le merci
vendute non espongono i prezzi nè i
certificati che ne permettano la tracciabilità (obbligatoria per noermativa europea).
Ma si assiste anche ai «finti produttori che rivendono le merci esibendo-
le per coltivazione propria, mentre in
realtà sono al 100% acquistate all’ingrosso e non fatturati sia al momento
dell’acquisto che della vendita. Avvalendosi dunque di tutte le agevolazioni di un produttore, pur non essendolo».
Tale commercio «è illecito e a spese
dell’erario, poichè questi falsi produttori beneficiano di diritti e agevolazioni alle spalle di commercianti
che emettono regolare scontrino fiscale e hanno spese più gravose. Il
tutto a scapito dell’equità tra commercianti, che a parità di diritti dovrebbero avere anche parità di oneri».
Ragioni queste che hanno spinto i
commercianti a denunciare la situazione al corpo forestale dello Stato, alla Guardia di finanza e alla polizia
municipale, nella speranza di risollevare la situazione di quanti, cercando
di restare onesti.
Venditori
ambulanti
abusivi in
città (Foto
Andrea
Mattiacci)
Dallo scorso 8 gennaio il quarantaseienne attende ancora il processo per direttissima
Sciopero della fame per un uomo ai domiciliari
DA ieri mattina un uomo di 46 anni ha cominciato lo sciopero della fame per protestare contro la lentezza del sistema giudiziario. Il quaranteseienne che ha affisso davanti alla sua abitazione di Bucaletto una
serie di volantini è stato arrestato intorno
alle 23 dello scorso 8 gennaio. L’uomo stava
rientrando a casa, a bordo della sua auto,
quando lungo la strada ha incontrato un
ragazzo che abita vicino casa sua. Gli ha dato un passaggio e poco dopo sono stati fermati dalla Guardia di finanza. Il ragazzo,
che era in possesso di droga, ha deciso di
patteggiare e ha ammesso che l’uomo era
estraneo ai fatti e che non sapeva nulla della
droga. Nonostante tutto il Riesame ha rigettato i due ricorsi presentati dal legale del
quarantaseienne. Ma non è tutto. Il processo per direttissima si terrà il prossimo 10
aprile nonostante i termini vadano da un
minimo di due giorni a un massimo di 30.
L’uomo dallo scorso 8 gennaio non potendosi recare al lavoro non ha potuto
neanche pagare gli alimenti alla ex moglie
e ai figli. Da ieri la protesta e il prefabbricato
tappezzato di volantini.
Il prefabbricato tappezzato dai volantini (f. A. M.)
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Potenza e provincia
Venerdì 7 marzo 2014
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TITO Ultimo appuntamento del progetto voluto dall’Associazione italiana formatori
Il Cnr apre le porte agli studenti
Affrontate le tematiche ambientali e climatiche attraverso il lavoro dei ricercatori
TITO – “Lezioni aperte”.
Questo è il nome del progetto realizzato dall’Aif
(Associazione italiana formatori) e dal Cnr – Imaa
(Istituto di metodologie
per l’analisi ambientale).
Un progetto, alla seconda
edizione, cominciato ieri
mattina con il tema “Particelle carboniose e qualità
dell’aria” e giunto oggi al
termine.
Una proposta di carattere formativo, rivolto agli
allievi di alcune scuole superiori del capoluogo (Liceo delle “Scienze umane” i
Licei scientifici “Paolini e
“Galilei”, il Liceo ginnasio
del Pontificio Seminario
regionale).
Due giorni di lezioni con
gli studenti sulle tematiche ambientali e climatiche, per conoscere e toccare con mano la realtà di
un’eccellenza come il Cnrnr- Imaa, ma anche per far
comprendere il lavoro
svolto dai ricercatori, al fine di divulgare e somministrare una metodologia di-
dattica un po’ diversa dal
solito ma di sicuro impatto
formativo.
Tra gli organizzatori il
presidente Aif Basilicata,
Felicia D’Anna.
«Il progetto “Lezioni
aperte” rappresenta un
momento molto importante sia per la crescita per i
ragazzi, attraverso una
metodologia didattica diversa, sia per la comprensione dell’importanza della ricerca come bene comune».
Per la dottoressa Licia
Fanti invece, responsabile
comunicazione del CnrImaa: «La cosa importante
di questo progetto è il coinvolgimento delle scuole
superiori, di diverso indirizzo, per far conoscere ai
ragazzi il Cnr– Imaa e i risultati della ricerca scientifica perché sono patrimonio di tutti. Un’attività
che si realizza grazie alla
disponibilità del direttore
Vincenzo Lapenna».
Davide Di Vito
CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE
Beni archeologici
Una borsa di studio
Un momenti di “Lezioni aperte” al Cnr di Tito
SATRIANO
Incidente in galleria, tre feriti
SATRIANO - Traffico bloccato per ore a causa di un incidente
avvenuto ieri sera tra Satriano e Tito all’interno di una delle gallerie. Tre auto e un autotreno i mezzi coinvolti. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri, gli agenti della Polizia
stradale, i Vigili del fuoco e il personale del “Basilicata soccorso”. Tre le persone rimaste ferite. Trasportate immediatamente al San Carlo, dopo essere state medicate, sono state dimesse. La circolazione è stata deviata lungo la vecchia strada.
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TITO - L’Istituto per i Beni archeologici e monumentali del Consiglio
nazionale delle ricerche,
ha indetto una pubblica
selezione per il conferimento di una borsa di
studio per laureati .
La domanda per potere partecipare alla selezione, redatta in carta
semplice secondo lo
schema previsto d all’allegato del bando IBAM001-2014-PZ dovrà essere indirizzata all'Istituto
per i beni archeologici e
monumentali sede di Potenza - Consiglio nazionale delle ricerche - contrada Santa Loja Zona
industriale - 85050 Tito
Scalo (Potenza).
La domanda , per esse-
CAMPOMAGGIORE Gli alunni della terza A raccontano “Un poliziotto per amico”
re presa in considerazione, dovrà essere presentata entro il termine perentorio di trenta giorni
dalla data di pubblicazione del bando nella
Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana secondo quanto previsto
all'articolo 4 del bando
stesso.
Il bando per il conferimento di una borsa di
studio è stato già affisso
all'albo ufficiale dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali.
Non solo. Il bando e'
anche disponibile sul sito internet del Centro
nazionale delle ricerche
all'indirizzo:
www.urp.cnr.it
link
formazione e lavoro.
CASTELMEZZANO
Telefoni muti
nella case e al Municipio
«Telecom ci risarcisca»
Quali accorgimenti bisogna adottare per non cadere in trappole
Ecco come il web è più sicuro
Due momenti dell’incontro
“LA libertà non è star sopra un albero/non è neanche il volo di un
moscone/la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione. (Giorgio Gaber)”.
Sembra proprio che gli abitanti
del web, ogni volta che arriva alla
cronaca una “malaffare”, abbiano voglia di seguire le parole della canzone di Gaber! Peccato che
lo fanno in quel momento, per poi
sprofondare nell’oblio, aspettando la prossima “corruzione” o il
prossimo “inquinamento ambientale”, per scatenarsi nella
piazza virtuale fine a se stessa. La
solita tiritera del cane che si morde la coda, nutrendosi del nuovo
prodotto fornito e nulla più. Nel
nome del fare, dell’affare, dell’arraffare e del malaffare, la corruzione del terzo millennio ha le sue
CAMPOMAGGIORE - “Un poliziotto per
amico” : potremmo sintetizzare così il messaggio dell’incontro tenutosi a Campomaggiore con gli agenti della Polizia Postale. La
giornata si è inserita in un più ampio progetto, promosso dall’Istituto comprensivo di
Albano di Lucania, dal titolo “Web sicuro”rivolto proprio agli studenti «per aprirci - raccontano Rossana Abbamonte, Marco Albano, Vincenzo Eufemia, Serena Filardi, Letizia Loguercio, Michela Loguercio, Sabrina
Loguercio, Emran Mohamed, Giusy Tripolino, Adriana valente e Maria Domenica Zotta della classe terza A - gli occhi sulle insidie
che nasconde il web. Noi giovani facciamo
largo uso di social network, di chat, di strumenti quali twitter, Ask e What sapp senza
conoscere bene quale pericolioquesto mondo virtuale, anche molto utile, può rappresentare soprattutto per noi minorenni». I
poliziotti Domenico Nolè, Paolo Tanzarella e
Marcello Rizzuti ci hanno guidato alla scoperta di questo mondo che ci fa compagnia
tutti i giorni e l’abbiamo guardato finalmente con occhi diversi possiamo dire con occhi
più attenti». Grazie alla visione di filmati, alcuni girati con la collaborazione di attori fa-
mosi, abbiamo compreso quali sono le truffe
o i pericoli più ricorrenti a cui noi piccoli possiamo andare incontro navigando senza il
controllo dei nostri genitori. Una frase, ripetuta più volte dai poliziotti è stata molto significativa e difficilmente la dimenticheremo , recita così “ Una volta si diceva non accettate caramelle dagli sconosciuti, oggi vi
diciamo non “date” l’amicizia agli sconosciuti né frequentate siti altrettanto sconosciuti o poco sicuri”. «Inutile dire che tutte le
informazioni che la Polizia postale ci ha fornito - hanno proseguito gli studenti - ci hanno aiutato a comprendere quali accorgimenti possiamo usare, nell’uso quotidiano
di questi strumenti, per non incappare in
truffe o “amicizie” pericolose, uno per tutti
cercare di non restare soli davanti al computer, anzi posizionarlo in una zona di passaggio della casa in modo tale che i nostri genitori possano sempre vigilare sul nostro operato. Se qualcosa dovesse accadere il consiglio che ci hanno dato è stato quello di parlarne subito con i genitori o con gli insegnanti perché se si interviene tempestivamente si possono risolvere in tempo tanti
problemi».
CASTELMEZZANO - Da circa 15 giorni la
principale utenza telefonica fissa del Municipio di Castelmezzano e quella di buona
parte della cittadinanza e’fuori servizio, per
guasti sulla linea Telecom.
L’amministrazione comunale, pertanto,
ha deciso, insieme ai cittadini, avvalendosi
della consulenza di un’associazione di consumatori, di chiedere i danni a «Telecom Italia».
A renderlo noto il primo cittadino di Castelmezzano, Domenico Antonio Cavuoti.
«A oggi - ha affermato il primo cittadino - nonostante numerosi solleciti le linee telefoniche non sono state ancora riparate» causando non poco disservizi sia all’amministrazione comunale ma anchce agli utenti.
Pertanto il primo cittadino ha stigmatizzato l’atteggiamento di Telecom ritenendolo «gravemente omissivo e di forte nocumento verso i cittadini-utenti. Un simile ta
comportamento e’ da considerarsi ancor
piu’ grave e lesivo se si pensa che ad essere
interessato dal disservizio e’, anche, l’ente
comunale con tutto cio’che ne consegue sulla normale attivita’ dello stesso verso la cittadinanza e le altre istituzioni».
L’INTERVENTO
Avigliano e il “Vento del Sud”
radici nei secoli. Basti pensare alle opere di Tucidide e Tacito, gli
"Annali" e le "Storie", e alle "Lettere a Lucilio” di Seneca. In epoca
cristiana, alle "Confessioni" di
Sant'Agostino. Grandi capolavori della letteratura antica, ma anche opere di attualità stringente.
Perché le questioni proposte sono questioni di oggi: solo che oggi non abbiamo né Seneca né Tacito. Credo buona che parte della
gente amia affermare - Pecuniae
obediunt omnia. - Tutto obbedisce al denaro . E per questoche
esistono "luoghi", dove si incon-
trano le varie forme dell’ “affare”.
E’ cosa più che evidente. Spesso
figli di padri di un sessantotto
mal digerito, di cui si è voluta ereditare solo la pervicacia e l’arroganza per un’indebita e prolungata scorreria nelle stanze degli
affari. Dal ciclostile, passando al
bancomat per arrivare all’era cibernetica, nascosti dietro ad un
pc, il passo è breve e le stesse grottesche vicende del “malaffare” di
queste ore, che ha turbato la comunità aviglianese, ne appaiono
tragica ed evidente testimonianza di quanto ho detto sopra. De
Andrè diceva: “Ho sempre avuto
pochissime idee ma in compenso
fisse”. Ecco, Avigliano, per me, è
una di quelle. Nella mia città, non
ci sono cittadini alla ricerca di
una corruzione che non c’è, è solo
invenzione di un’incapace opposizione “sfascista” con forti mal
di pancia. E chi amministra non
difende i corrotti e i corruttori fisiologici, aspetta che la magistratura faccia il suo corso, per
trarne le dovute conseguenze. È
così che si crea consenso. La mia
città ha un passato da raccontare
e guarda avanti per scriverne an-
cora. La mai città è una comunità
di tante associazioni, capace di
mischiare il passato e il presente
per costruire il futuro. La mia città ha dei giovani vivaci, ma nessuno ha paura delle strade, anche quando è notte. Nella mia città le famiglie straniere si sono
ben integrate, contribuendo a
mantenere il numero della popolazione sopra i 12 mila abitanti.
Insomma, si sentono a casa. La
mia città non si chiude mai dentro i confini e rifiuta i luoghi comuni. Non saranno questi presunti scandali, non saranno gli
attacchi sconclusionati e malvagi di una “sciocca” e “orsacchiotta” opposizione a rovinare la reputazione di Avigliano.
Enzo Claps
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BANZI Il primo cittadino chiede di essere audito in Commissione ambiente
«Inaudita ed estrema scorrettezza»
Impianto termodinamico: Nicola Vertone critica l’odg della Provincia
BANZI - La definisce «un’audita ed estrema
scorrettezza» l’ordine del giorno approvato
dalla Provincia in merito all’impianto di
Banzi. A scriverlo è il primo cittadino Nicola
Vertone il quale, in una nota, sfoga tutta la
sua rabbia sulla presa di posizione dell’Ente.Una presa di posizione forte dovuta, sono
sue parole,« all’assoluta assenza di contraddittorio con la scrivente Amministrazione
che non è stata invitata» mentre «avrebbe
partecipato ai lavori del Consiglio il solo Sindaco del Comune di Palazzo San Gervasio».
Vertone, dunque non le manda a dire invitando la Provincia «a rivedere radicalmente
le convinzioni pregiudizialmente espresse
con l’ordine del giorno e chiedo formalmente di essere audito in commissione ambiente
che il Presidente vorrà convocare a breve e
possibilmente con la presenza anche del collega Sindaco di Palazzo San Gervasio al fine
di chiarire ogni dubbio sulla vicenda». Il primo cittadino inoltre vuole dare «il contributo di conoscenza che la nostra Amministrazione ha maturato in mesi di intenso impegno dedicato alla analisi critica degli aspetti
della sicurezza e dell’impatto ambientale del
progetto, alle sue ricadute occupazionali e
sui suoi potenziali effetti positivi sul tessuto
economico sociale del territorio». Vertone
entra poi nel merito della questione. «Il dato
dell’incidenza percentuale del valore aggiunto dell’agricoltura sul valore aggiunto
totale prodotto, pari a uno stentato 6% sia
per il Comune di Banzi che per il Comune di
Palazzo San Gervasio, / spiega - indica di per
se che la decantata vocazione agricola è una
chimera e che, purtroppo, nei nostri territori non si praticano colture “intensive” bensì
estensive, prevalentemente di tipo seminativo, marginalmente orticole, soprattutto di
pomodori da industria, con redditività basse e con il ricorso a personale extracomunitario per la raccolta ben noto per le forme con
cui si realizza». Quindi «non esiste nei nostri
vasti territori alcun problema di scarsezza
di superfici agricole ma un serio problema
di riqualificazione fondiaria verso colture di
più elevato valore aggiunto e più alta produttività per ettaro impegnato come è stato
fatto in altre aree ad autentica vocazione
agricola della nostra Regione in cui, facendo ampio ricorso all’impiego di serre, sono
stati raggiunti indici di redditività e produttività soddisfacenti qualificando e impiegando personale locale». Inoltre, aggiunge:
«le superfici coperte da strade bitumate e in
terra battuta e quelle coperte con pavimentazione in cemento sarebbero pari a non più
del 3% del totale delle superfici incluse nel
perimetro dell’impianto. Sulle superfici del
campo solare tra le file di specchi e dopo le
operazioni necessarie per un leggero livellamento verrà riportato il terreno vegetale che
sarà inerbito. Un eventuale, riuso agricolo
del terreno non sarà pertanto in alcun modo
impedito ancorché in un remoto futuro attesa la vita utile ultratrentennale di questa tipologia di impianti». Altro punto sono «le
emissioni in atmosfera derivanti dal limitato ricorso alle caldaie a gas metano, che notoriamente non generano particolato, non
produrranno alcuna dannosa precipitazione al suolo e tantomeno produrranno significativi impatti le emissioni del sistema di
purificazione del fluido termovettore che sono pari a quelle di un motociclo che percorra
quotidianamente per tre o quattro volte il perimetro del campo solare». Infine, spiega:
«non è prevista alcuna immissione di reflui
nel Fosso Marascione che dista circa cinque
chilometri dal sedime dell’impianto, bensì
l’immissione, peraltro già autorizzata dalla
Amministrazione Provinciale ( ne siete a conoscenza?), di acque, perfettamente idonee
a uso irriguo e derivanti dal trattamento di
quelle di raffreddamento, nell’omonimo canale artificiale di bonifica che attraversa il
perimetro dell’impianto. Tali acque saranno ben più pulite di quelle attualmente
emunte dai pozzi del sito per finalità irrigue».
MELFI
Una nuova scuola per gli studente dell’istituto Alberghiero
MELFI - Dopo esattamente
quattordici anni gli studenti
dell’istituto alberghiero di
Melfi hanno una scuola nuova.
Da ieri mattina, infatti, 350
su 700 aspiranti chef della
scuola lucana hanno preso
possesso delle nuove aule in
via Giuseppe Verdi lasciando
così la scomoda sistemazione
in contrada Ponticelli dove
erano costretti a seguire le lezioni nei locali di un mobilificio. Sono stati completati i lavori di ristrutturazione dell’ex istituto professionale che
la provincia di Potenza aveva
scelto di assegnare al neonato
Iis, Gasparrini.
«Abbiamo atteso quindici
anni – spiega il dirigente scolastico, Michele Masciale – ma
finalmente oggi i nostri studenti hanno delle aule vere,
cucine e laboratori degni di
questo nome. Adesso potranno davvero lavorare con tutte
le comodità che una scuola deve garantire».
Nata negli anni Settanta come sede distaccata dell’istituto alberghiero di Potenza, la
scuola di Melfi era stata ospitata negli ambienti di palazzo
Donadoni. Nella stagione 98 –
99 arriva l’autonomia dal capoluogo di Regione e l’esponenziale aumento delle iscri-
zioni costringe la provincia di
Potenza a rilevare e fittare le
stanze di un altro palazzo cittadino in periferia ancora una
volta nei pressi della strada
statale 658, Potenza Melfi.
Con l’utilizzo di palazzo Perillo, in definitiva, la scuola si
divide in tre plessi con evidenti disagi per studenti, insegnanti e dipendenti del personale Ata.
Disagi che la nuova scuola,
nel ben più centrale quartiere
di Valleverde, saranno superati definitivamente entro la
fine del prossimo mese:
«quando anche gli ultimi 300
studenti delle classi terze,
quarte e quinte – conclude il
preside, Masciale - potranno
raggiungere i colleghi del
biennio al termine dei lavori
nella seconda ala dell’edificio
dove si sta ultimando il cantiere. Avremo anche la nuova cucina e da quel momento comincerà il corso futuro del nostro istituto».
A parte il risparmio per la
provincia di Potenza, che con
questo dirigente scolastico ha
annullato le spese per gli affitti di palazzo Perillo, del mobilificio e del convitto ospitato
nel Gasparrini, finalmente
700 studenti potranno studiare in autentiche classi.
Vittorio Laviano
VENOSA Iniziativa promossa dalla Fondazione “Alessandra Bisceglia”
“Help line” per le anomalie vascolari
L’obiettivo: fornire informazioni sulla malattia e relativa disabilità
VENOSA - Un “Servizio help line” di
supporto per le anomalie vascolari è
stato attivato in questi giorni dalla
Fondazione Alessandra Bisceglia W
AleOnlus,in collaborazione con il
Centro Nazionale Malattie Rare - Istituto Superiore di Sanità. Il servizio
telefonico fornisce gratuitamente
informazioni in tema di anomalie vascolari congenite e relative disabilità. A prendere in carico le richieste i
volontari della Fondazione, appositamente formati, che forniscono informazioni tra le altre cose su centri
di diagnosi e cura per le anomalie vascolari congenite; Esenzioni e diritti
esigibili per persone con anomalie
vascolari congenite e i loro familiari.
«Naturalmente –evidenzia Raffaella
Restaino, presidente della Fondazione - il trattamento dei dati è effettuato nel rispetto della normativa attualmente vigente in tema di privacy». Questi i numeri telefonici ai
quali rivolgersi : 0972 39359 (martedì 10.00 – 12.00; giovedì 10.0012.00); 0972 475194(lunedì 10.0012.00; mercoledì 15.00- 17.00).
«Tutti i cittadini possono contribuire a cambiare il futuro di una malattia oggi senza cura - sottolinea la Presidente Restaino - destinando alla
nostra Fondazione il 5x1000”. Questo il codice fiscale 97566810582. Ricordiamo al riguardo che la Fondazione in collaborazione con l’Asp ha
attivato nell’ ospedale S. Francesco
di Venosa “Le Stanze di Ale”. Una iniziativa molto apprezzata per l’attività svolta dalla Fondazione nel colmare vuoti assistenziali nella rete dei
servizi per le anomalie vascolari». Incontriamo nell’ospedale di Venosa
Angela, trentenne, della provincia
di Matera affetta da malformazioni
venose congenite. «Da quando ero
piccola i miei genitori si sono attivati
per trovare un medico specializzato
che comprendesse e risolvesse la mia
patologia, trovandosi sempre soli.
Ogni volta che emergeva qualche
manifestazione nuova della malattia, sono stata seguita da un medico
diverso- ci racconta Angela-Purtroppo ... ma non c'era nessuno che
avesse una visione chiara e completa
di tale patologia, non c’era nessuno
in grado di dare delle spiegazioni,
non si erano mai trovati davanti a
problemi vascolari molto più gravi”.
La svolta un paio di anni fa quando la
madre ha ascoltato la Dott.ssa Restaino che in tv illustrava obiettivi e
attività della Fondazione. “Oggi con
le “Stanze di Ale” ho un punto di riferimento solido per lo studio dell'evoluzione della mia malattia».
Giuseppe Orlando
Alessandra Bisceglia
ATELLA Mutui pregressi: le critiche
Telesca bacchetta l’ex sindaco
ATELLA - E’ un clima politico infuocato quello di Atella.
Uno scontro aspro tra maggioranza e opposizione che si
protrae oramai da diverso
tempo. A mettere i puntini
sulle “i” è il sindaco di Atella
Nicola Telesca il quale fornisce alla stampa una dettagliata tabella, con il riassunto dei mutui contratti nell’ultimo decennio dalle due precedenti Amministrazioni comunali atellane guidate entrambe dal Partito democratico. ‹‹La prego vivamente sottolinea al cronista il pri-
mo cittadino di Atella - di
guardare con molta attenzione l’entità di alcuni mutui.
Come quello di oltre
2.600.000 euro. Che, iniziato
nel 2012, andrà avanti fino al
2040››. Si tratta di una tecnica amministrativa basata essenzialmente sulla contrazione di numerosi mutui con
la Cassa Depositi e Prestiti alcuni dei quali «non sempre
hanno dato luogo alla realizzazione di progetti concreti,
per dar luogo ad opere pubbliche ed iniziative utili alla
collettività atellana». Il sin-
daco Nicola Telesca, che nei
mesi scorsi, ha scovato le prove di quella che in Piazza Matteotti molti definiscono “finanza garibaldina” del Pd
atellano, non è propenso, tuttavia, a gettare la croce addosso solo alla Ragioneria
comunale dell’epoca. «Perché la responsabilità politicoamministrativa - sostiene
Nicola Telesca - al di là di
quanto disposto dalla Legge
Bassanini, è sempre politicamente delle Giunte municipali dell’epoca».
be. ca.
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MELFI Domani la cerimonia
MELFI Il bilancio del segretario del Pd alla vigilia del congresso
2014”
«Uscire dall’isolamento prodotto Un “Donna
premio nel segno
dalla gestione del centrodestra» della bellezza
MELFI - Sia a livello nazionale che a livello locale il
partito democratico sta vivendo un momento di
grande rinnovamento. A
Melfi, domenica prossima,
si terrà il congresso di sezione. Un momento di confronto da cui scaturirà il
nuovo direttivo. «Viviamo
un momento di grande
crescita - spiega il segretario cittadino, Nando Dello
Russo - e quindi di grande
responsabilità. Quando
un partito come il nostro
cresce la classe dirigente
ha l'obbligo di garantire la
coesione e il rafforzamento della coalizione e dell'intero Pd. Abbiamo offerto la
nostra disponibilità a farci
carico di maggiori responsabilità nella giunta che
guida la città e così di raccordo con l'opinione pubblica ed il governo sia provinciale che regionale.
Melfi deve uscire da un isolamento che si è prodotto
in anni di gestione del cen-
Una riunione del Pd con Dello Russo
tro destra e con questa prospettiva lavorare nei prossimi anni sarà cosa impegnativa ma stimolante».
Sulla nuova giunta a Melfi. «Non abbiamo registrato Nessun contraccolpo prosegue il segretario,
Dello Russo - perché abbiamo costruito un gruppo
maturo e consapevole del
ruolo che deve svolgere al
servizio della città. Anche
in questa ottica, domenica
prossima, si chiude il nostro congresso di circolo
con l'elezione di un nuovo
gruppo dirigente ancora
più coeso e forte di oggi». Il
futuro personale. «Sono
stato protagonista di una
vicenda elettorale che ha
portato ad un risultato di
coesione autentica - conclude - ed ora ho l'obbligo di
svolgere una funzione che
garantisca l'unità del partito, la possibilità e la necessità che nell'arco di
qualche anno si insedi un
gruppo dirigente composto da giovani che dovranno assicurare il governo
del partito per il prossimo
futuro. Ognuno di noi ha
questa funzione e dobbiamo lavorare insieme nella
stessa direzione».
v. l.
MELFI - Verranno premiate domani pomeriggio le tre
donne che si sono distinte
per impegno, passione e determinazione nella loro vita
professionale. La cerimonia si terrà nel castello federiciano a partire dalle
18.30. Il Comune di Melfi dà
vita così ad una “serata in
rosa” coi riflettori puntati
sulle eccellenze femminili
della Città in collaborazione
con il Ministero dei beni,
delle attività culturali e del
turismo, il Cif, laFidapa,
l’Associazione Ramaela e
l’associazione Body Planet.
Per l’Assessore alle Pari Opportunità, Lucia Moccia «il
conseguimento delle pari
opportunità, l'eliminazione
del gender gap è una questione etica ma anche pragmatica perchè le donne nel
mondo della competitività
globale costituiscono un
forte elemento di stabilizzazione sociale ed economica,
un volano per la ripresa.
Anche quest'annoil Premio
Il manifesto dell’evento
Donna 2014 ha individuato
tre figure femminili che si
sono distinte per impegno,
professionalità e pragmatismo».«E’ doveroso rendere
omaggio a tutte le donne –
ha detto il sindaco, Livio
Valvano- ed in particolar
modo a quelle che si sono distinte per capacità professionali e per significativa
presenza nella società civile. Donne che rappresentano modelli positivi per affrontare la vita con professionalità e spirito di sacrificio, capaci di esprimere con
forza l’universo femminile».
RIONERO IN VULTURE Iniziativa rivolta all’universo femminile
Al Crob i “Riflessi di specchio”
Ospite della giornata il make up artist Enrico Gambera
RIONERO - Continua la serie di
interessanti appuntamenti del
progetto “Riflessi di Specchio”
dedicato alle pazienti ed al personale femminile che opera all'interno del Crob di Rionero in Vulture. Nato da un'idea dell'associazione di volontariato Iris Basilicata Onlus, con il supporto medico scientifico dell’Irccs Crob e
la collaborazione con il reparto
dermocosmetico della farmacia
Papa, l’evento, che si terrà oggi e
domani, sarà come sempre dedicato a tutte le donne colpite da
alopecia a seguito di chemio o radioterapia affinché possano ri-
di GIOVANNI A. CHIEPPA*
RIONERO - Da pochi giorni
si è concluso a Rionero in
Vulture il congresso cittadino del partito democratico per il rinnovo degli organi interni del medesimo. E'
stato eletto segretario con
una larga maggioranza di
voti l'architetto Schirò Michele Antonio e rinnovato
anche l'intero direttivo di
cui faccio parte. La mozione
che ha raccolto i maggiori
suffragi degli iscritti ha sostenuto la necessità di volere da subito un cambiamento radicale nella struttura
interna ed esterna del partito, ossia di tentare di predisporre le basi di un nuovo
Pd che sia in grado di avere
un ruolo più attivo e presente nella comunità locale, di
avvicinare i cittadini alla
Politica e di aprire porte e fi-
trovare la propria immagine di
donna, mamma e moglie. «Il concetto base sul quale si fonda il
progetto – riferiscono gli organizzatori - è che la cura non deve
essere solo della malattia, ma della persona a tutto tondo. Una delle più grandi paure della donna
malata di cancro, è quella di non
essere accettata dalla società spiegano le volontarie Iris – per
avere una vita normale non c’è bisogno solo di poter lavorare, ma
anche di poter uscire. Per farlo bisogna sentirsi bene con se stessi,
e anche con la propria immagine».
Ospite d'onore della due giorni
al femminile sarà Enrico Gambera official make up artist IsaDora
che questa mattina, nella “stanza
degli specchi” allestita nell’IRCCS Crob di Rionero, offrirà consigli personalizzati con tecniche di
trucco correttivo e setting della
parrucca da utilizzare in base alle
caratteristiche del volto. Il giorno successivo, nell’auditorium
dell’Istituto di Ricerca, si terrà
un convegno a cura del personale
medico della struttura sulla prevenzione nell'oncologia femminile. A seguire l’Associazione Arcadia di Rionero porterà in scena
Il Crob di Rionero
lo spettacolo “Femminopatia”.
Rossella Irenze, Sara Paolino,
Florinda Barbetta e Silvana
Ciampa, per la regia di Christian
Strazza, racconteranno otto storie di otto donne costrette a combattere tra lavoro, famiglia e sogni nascosti nel cassetto, ognuna decisa a riscattarsi e pronta a
sorridere anche di fronte alle av-
versità. Durante la stessa serata,
Raffaella Irenze, in collaborazione con il Progetto dell'ArcheoClub di Melfi "Lu Scarecavasce",
darà ai presenti un assaggio su
come "scacciare il mal di vivere"
attraverso uno dei balli più belli e
sensuali della tradizione popolare salentina: la pizzica.
Andrea Gerardi
L’INTERVENTO Chieppa spiega gli obiettivi dei democratici di Rionero
«Più spazio alla politica buona e dignitosa»
nestre verso l'esterno , privilegiando e rafforzando il
legame con le forze tradizionali del centrosinistra con
cui sta governando la città
senza estendere oltre i propri confini e di avere , in
un'ultima analisi, un rapporto vivo e propulsivo con
il mondo dell'associazionismo in genere, categorie
professionali e quant'altro
da cui coglierne stimoli ed
istanze degne di avere attenzione ed adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali. E' utile precisare
che il partito ha tra i suoi
obiettivi prioritari quello di
affiancare ed aiutare la
Giunta Comunale nella sua
quotidiana attività di programmazione e di indirizzo
amministrativo ,di scandagliare e rendere noto il lavoro fatto finora nonché di elaborare nuove proposte operative da sottoporre alle altre forze di coalizione con
cui confrontarsi positivamente per trovare soluzioni
idonee nell'interesse della
comunità locale. Insomma ,
un PD che vuole cominciare
a correre sul serio. Il nostro
sarà un Pd come dire “di movimento”, di azione, di confronto e di ricerca delle soluzioni possibili per migliorare le condizioni di vita della
nostra città. Un pd che crede nella concertazione e nel
rispetto della pari dignità
delle altre compagini che
formano la coalizione e con
le quali cominciare a discutere del prossimo progetto
politico da attuare per Rionero. Un partito che crede
molto nella necessità di interloquire con i comuni vicini con i quali trattare materie comuni per tutelare la
zona alla stregua di una
nuova governance che oggi
più del passato si rende davvero necessaria per la crescita economica e sociale dei
territori. Aree geografiche
che risentono in modo acu-
to del difficile momento che
l'italia sta attraversando
sotto il profilo economico e
sociale. e che si aspettano
molto dall'azione del governo guidato da Renzi al fine
di tentare di fermare lo scivolone in corso e di invertire
la rotta verso la crescita e
l'occupazione. Di questo
quadro d'insieme ne siamo
consapevoli come anche
della situazione del nostro
comune che al pari di altri è
chiamato ogni giorno a cimentarsi con la scarsità delle risorse finanziarie, con i
disagi sociali e la mancanza
di lavoro dei propri concittadini. A fronte di tutto ciò
crediamo, però, che ci sia
ancora spazio per fare una
buona e dignitosa Politica,
quella del confronto, dell'impegno disinteressato e
del rispetto della legalità
nelle istituzioni al fine di ripristinare un sano e robusto senso della partecipazione democratica, oggi ahimè, in forte calo,e per migliorare la nostra città che
ha bisogno dell'aiuto e coinvolgimento di tutti . Per
queste ragioni crediamo sia
giunto il momento di provare ad andare oltre questo
stato di cose avendo la consapevolezza che il cammino
non sarà semplice e che richiederà dedizione ed abnegazione per raggiungere il
traguardo. Venite, pertanto, nel Pd , a Rionero c'è spazio per tutti.
*Componente del direttivo Pd
Rionero in Vulture
RASSEGNASTAMPA
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85100 Potenza
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LAGONEGRESE
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LAGONEGRO I lavori per l’ospedale per acuti ancora lontani
SENISE Condannato il Ctr
il ruolo
Quale sorte per il nosocomio? «Riconoscere
del rappresentante
I cittadini chiedono spiegazioni sindacale Fp Cgil»
LAGONEGRO - L'ospedale
unico di Lagonegro torna
al centro delle polemiche
mentre i lavori per il nuovo
centro per acuti stentano
ad avviarsi.
I cittadini e gli operatori
del settore temono che
queste continue dilazioni
servano a congelare definitivamente il progetto,
mentre intanto la vecchia
struttura diventa sempre
più fatiscente. La questione è molto sentita dalla popolazione, che teme di rimanere tra qualche anno
senza un presidio medicoospedaliero e di pronto
soccorso essenziale, che
serve un vasto bacino d'utenza e rappresenta l'unica struttura di un certo livello, in termini di servizi
sanitari offerti e cure prestate, di tutta l'area sud
della regione.
Sempre più pazienti sono costretti a rivolgersi al
San Carlo di Potenza per
esami e terapie prima garantiti a Lagonegro, o addirittura ad andare in centri più lontani, alimentan-
L’attuale struttura ospedaliera
do così quel fenomeno di
migrazione ospedaliera
interregionale che pure si
vorrebbe limitare.
L'ennesima criticità ci è
stata segnalata da un
gruppo di cittadini che si
lamentano della soppressione del servizio di dialisi,
spostato a Lauria dopo che
l'unico rene artificiale dell'ospedale di Lagonegro è
andato definitivamente in
disuso. Lamentano di dover fare più di 30 chilometri tre o quattro volte alla
settimana attraverso percorsi accidentali, sia che si
scelga l'autostrada A3 nel
cui tratto insistono lavori e
cantieri pluri-decennali,
sia che si scelga la fondovalle del noce, altrettanto
trafficata e di recente chiusa per una frana.
Sostengono che in queste condizioni non sarebbe
tutelato il diritto alla salute dei pazienti, anche perché si tratta di cure delicate e qualora capiti, come
già successo, che qualche
degente abbia ad esempio
un problema cardiaco durante la dialisi, si verifica il
paradosso per cui bisogna
trasportarlo d'urgenza a
Lagonegro in ambulanza.
Pare che, a fronte delle
lamentele sempre più diffuse da parte di familiari e
parenti dei soggetti diabetici per i disagi patiti, i dirigenti della ASL stiano cercando di trovare una soluzione in tempi brevi con
l'acquisto di un nuovo rene artificiale che possa garantire un adeguato ed efficace trattamento di dialisi per numerosi malati.
Fabio Falabella
SENISE - «Il Giudice del Lavoro ha condannato il Ctr di
Senise per comportamento
antisindacale». E’ quanto
sostiene in una nota il segretario generale della Fp
Cgil, Roberta Laurino. Secondo la sindacalista il giudice del lavoro avrebbe condannato l’azienda «per non
aver riconosciuto il ruolo di
Rsa della Funzione Pubblica Cgil negandogli anche i
permessi, le prerogative di
legge e della contrattazione
collettiva prevista per i rappresentanti
sindacali
aziendali». Il Giudice del
Lavoro, «nel dichiarare antisindacale il comportamento tenuto dal Centro Terapeutico Riabilitativo, ordina allo stesso di riconoscere il ruolo del rappresentante sindacale aziendale
della FP CGIL e di concedergli tutte le prerogative di
legge e di contrattazione
collettiva». La Funzione
Pubblica CGIL, nell’esprimere soddisfazione per il
pronunciamento del Tribunale di Potenza, «auspica
che d’ora in avanti le rela-
Il tribunale di Potenza
zioni sindacali nel Ctr di Senise possano svolgersi nel
pieno rispetto dei principi
di libertà sindacali, dei ruoli e delle prerogative che la
contrattazione nazionale
riconosce alle Organizzazioni Sindacali e ai propri
rappresentanti aziendali e
ribadisce la propria determinazione a garantire all’interno del Centro il pieno
rispetto delle regole quale
presupposto fondamentale
per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori».
CASTELSARACENO Il sindaco Rosano scrive al governatore
«Bisogna cambiare passo
con lo sguardo rivolto al futuro»
CASTELSARACENO - Investire
nella viabilità, nell’energia rinnovabile. Senza tralasciare la raccolta differenziata e il turismo. Sono
solo alcuni degli argomenti del
primo cittadino di Castelsaraceno
Rocco Rosano contenuti in una
lettera spedita al governatore
Marcello Pittella. Una sorta di
consiglio in riferimento alla programmazione strategica dei fondi
europei per gli anni 2014-2020.
«Occorre puntare in modo determinato e massiccio sugli investimenti in infrastrutture stradali e
ferroviarie per rendere più connesso l’intero territorio regionale
ai centri più grandi per il tramite
delle 4 arterie fondamentali: Sin-
nica, Val d'Agri, Basentana e Bradanica. Basti pensare che per il
mio Comune si attende da oltre 30
anni il completamento della Fondovalle del Racanello (circa 19
Km) per collegarsi alla SS 598 della Val d'Agri e della SP 36 dell’Armizzone (circa 15 Km) per collegarsi alla SS 653 Sinnica, consentendo di poter raggiungere in
tempi ragionevoli strutture essenziali come ospedali, scuole,
aree industrali e Comuni più
grandi come Sant'Arcangelo,
Marsicovetere o lo stesso capoluogo di Regione, dal versante Val
d’Agri, Lauria o Lagonegro, dal
versante Lagonegrese». Il sindaco ritiene importante «migliorare
gli edifici pubblici in chiave sostenibile ed autonoma» puntando anche «sull'ambiente con l'implementazione di una seria politica di
sistema regionale di raccolta differenziata». E aggiunge che
«un’attenzione particolare va prestata anche ai molti siti inquinati
disseminati sul territorio regionale, per i quali i Comuni non possono consentirsi né i costi per le
bonifiche (tipo smaltimento di coperture in eternit) né la concessione di contributi ai privati per la bonifica degli stessi». «Altra questione fondamentale - riprende riguarda lo sviluppo delle aree interne e della montagna. E' assodato, ormai da anni, che le politiche
E’ legale rappresentante di un’azienda di Brescia
Il sindaco Rosano
regionali puntano molto sul turismo. Ma senza infrastrutture e
servizi, lo sforzo di marketing e
comunicazione diventa assai vano». Per il primo cittadino, infine:
«Occorre una seria e convinta politica industriale sull’innovazione dove le nostre aree regionali
esistenti abbiano infrastrutture e
servizi adeguate con i tempi ed in
grado di attrarre investimenti di
imprese nazionali ed internazionali, caratterizzandoci come Regione di eccellenza sulle tecnologie dell'energia, dell'informatica
e della bioedilizia. Insomma, - conclude - cambiare passo ed avere lo
sguardo rivolto al futuro».
LAGONEGRO Ventunenne segnalato al prefetto
Sequestrati beni a un moliternese Sorpreso a Napoli con la droga
MOLITERNO – Il tribunale di Brescia, su richiesta della procura della repubblica, ha disposto il sequestro di conti correnti e beni
nei confronti di un moliternese che è amministratore di una società con sede legale a
Brescia. Il Gip di Brescia, Luca Tringali, ha
disposto il sequestro preventivo sino alla
concorrenza di circa centotrentamila euro
delle somme di denaro esistenti sui conti
correnti nonché dei depositi titoli ed altre disponibilità o dei beni equipollenti riconducibile al patrimonio di A.S. di Moliterno. La richiesta avanzata dalla procura bresciana al
Gip scaturisce da un controllo effettuato lo
scorso mese di giugno dall’Agenzia delle
Entrate di Brescia nei confronti della società
della quale è legale rappresentante da circa
dieci anni un moliternese. Il fisco ha accertato che l’indagato non ha versato, entro il
termine previsto per la presentazione della
dichiarazione annuale di sostituto d’imposta, le ritenute risultanti dalla certificazione
rilasciata ai sostituti relativamente all’anno
d’imposta 2009, per circa centotrentamila
euro. Nei giorni scorsi è stato dato esecuzione al provvedimento del Tribunale a firma
del gip Tringali con il quale è stato disposto
il sequestro preventivo di conti correnti bancari, beni mobili ed immobili sino all’equivalente dell’illecito profitto conseguito appartenenti all’indagato ed alla società.
e. m.
LAGONEGRO – Giovane lagonegrese segnalato al prefetto di Potenza perché sorpreso con una modica quantità di sostanza
stupefacente. Si trovava a Napoli, nei pressi
della stazione ferroviaria di piazza Garibaldi, quando una unità cinofila ha iniziato ad
abbaiare facendo insospettire il conduttore. Raggiunto nell’immediatezza il giovane
21enne di Lagonegro alla vista del cane ha
consegnato spontaneamente circa un
grammo e mezzo di hashish. La droga è stata così sottoposta a sequestro e per il giovane è scattata la segnalazione al prefetto di
Potenza, quale assuntore di modica quantità di droga. Anche un’altra giovane lucana
di Gallicchio, qualche giorno fa, era stata
sorpresa sempre nei pressi di piazza Garibaldi con modiche quantità di droga ed anche in quel caso era scattata la segnalazione
al prefetto.
em. ma.
RASSEGNASTAMPA
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MATERA
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La bomba avrebbe danneggiato uno dei locali principali. Trovato anche un secondo congegno
Ordigno nella sala ricevimenti
Esplosione ai “Giardini della corte”. Indagini a 360 gradi, no comment della proprietà
PER i gestori della sala “I
giardini della corte” si
tratta, forse, di un tentato
furto. Meglio, anzi, negare
ogni particolare e affidarsi ad un secco no comment.
E’ accaduto questo ieri
mattina, a poche ore dall’esplosione notturna in una
delle sale della struttura
ricettiva alle porte di Matera.
I fatti, però, parlano di
una bomba collocata con
ogni probabilità nel salone
centrale, esplosa in piena
notte verso le 2,30 e avvertita dai cittadini dei rioni a
ridosso della zona.
Immediato l’intervento
di Vigili del fuoco, carabinieri, Squadra mobile e volanti.
Gli artificieri, avrebbero
poi individuato un secondo ordigno fatto esplodere
a distanza.
La bomba
non ha provocato danni
alle persone
ma solo alle
infrastrutture.
Massima
attenzione
da parte delle
forze dell’ordine che ora
valuteranno
tutti gli elementi necessari a comprendere la
dinamica dei
fatti e l’eventuale origine della bomba
esplosa.
Il riserbo, in questi casi,
gioca un ruolo fondamentale soprattutto nelle ore
immediatamente successive ai fatti che ieri nelle
prime ore del mattino avevano già fatto il giro della
città.
Il frastuono, scambiato
da alcuni abitanti per un
tuono, in realtà è stato l’effetto di una bomba che un
significato sicuramente ce
l’ha.
Difficile non pensare all’allarme bomba di qualche giorno fa al tribunale
di Matera, che ha provocato un’interruzione delle attività per circa quattro
ore.
Lo stato di allerta, ovviamente, è molto alto.
Per valutare le conseguenze e i particolari del
caso, anche il Questore
Stanislao Schimeri si è recato sul posto dove c’erano
già i suoi uomini, insieme
a carabinieri e vigili del
fuoco, intenti nelle operazioni di bonifica e controllo.
Le indagini si muovono,
ovviamente, a 360 gradi
senza escludere nessuna
ipotesi.
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IL COMMENTO
Tortorelli: «Occorre
massima vigilanza
e sinergia fra imprenditori»
Alcune immagini dei “Giardini della corte”
Il boato è stato sentito
dagli abitanti dei rioni
che si trovano nell’area
in cui c’è l’edificio
danneggiato dalle fiamme
Il Questore Schimeri
è giunto sul posto
per verificare modalità
e particolari della vicenda
con i suoi uomini
Il presidente della Camera di Commercio
IL presidente della Ca- se. Occorre, pertanto,
mera di commercio, massima vigilanza e
Angelo Tortorelli, ha collaborazione tra imespresso piena solida- prenditori, associaziorietà agli imprenditori ni e autorità inquirenche la notte scorsa so- te per evitare pericolono state vittime a Mate- se infiltrazioni nel tesra di un grave episodio suto socio economico
intimidatorio, rinno- locale. La Camera di
vando attenzione, vici- commercio, nell’esprinanza e impegno del- mere solidarietà agli
l’Ente camerale sui operatori economici
problemi dell’econo- vittime dell’episodio
mia .
intimidatorio, non fa«E’ un segnale preoc- rà mancare il proprio
cupante –ha detto Tor- sostegno insieme alle
torelli- che impegna associazioni di categotutti, e a vari livelli, nel ria per evitare il ripedifendere quelle condi- tersi di situazioni, che
zioni di vivibilità e ope- rischiano di aggravaratività che hanno fat- re lo stato di difficoltà
to di Matera e della sua dell’economia materaprovincia tra le più na».
[email protected]
tranquille aree del Pae-
Giulia Adduce
neo segretario di Fp-Cgil
Giulia Adduce
(a destra) con
Manuela
Taratufolo
segretario
generale di Cgil
Il Comitato Direttivo eletto dal decimo congresso della Funzione
Pubblica Cgil di Matera, che si è tenuto il 5 marzo, ha eletto all’unanimità nuova Segretaria Generale
Giulia Adduce.
Dipendente della Camera di
Commercio di Matera, già Rsu e
componente della Segreteria provinciale uscente della Fp Cgil di
Matera con delega alla Sanità Pubblica e Privata, succede a Vito Ma-
ragno in scadenza di mandato.
Subito dopo la sua elezione la Segretaria Generale ha dichiarato:
«Spero di essere all’altezza dell’incarico affidatomi e di ricambiare la
fiducia che mi è stata accordata.
Dovremo governare davvero il
cambiamento che ci aspetta, in
questa difficile e complicata fase
della storia del nostro Paese.
Un pensiero e un apprezzamento a tutte le lavoratrici e i lavoratori
delle funzioni pubbliche che svolgono quotidianamente e con impegno il loro lavoro, assicurando a
tutti i cittadini l’erogazione dei
servizi pubblici. Garantisco che
metterò tutto il mio impegno e tutta la mia passione per far fronte a
tutte le sfide che, come sindacato
delle funzioni pubbliche, ci attendono.
Durante questo congresso c’è
stata una bella discussione, anche
critica, ma soprattutto plurale e
partecipata. Questo è un elemento
importante, perché senza la partecipazione delle/gli iscritte/i il sindacato si snatura e diventa un’altra cosa. La Funzione Pubblica di
Matera è stata, e continuerà ad essere, la casa di tutte le lavoratrici
ed i lavoratori».
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VICO PIAVE
Intesa Comune-Bpm
COME annunciato nei giorni scorsi,
il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, e il direttore generale della
Banca Popolare del Mezzogiorno,
Roberto Vitti, hanno sottoscritto una
convenzione finalizzata ad alleviare
i disagi dei cittadini coinvolti dal crollo della palazzina di vico Piave.
L’intesa verrà illustrata nel corso
di una conferenza stampa che si terrà a due mesi esatti dal tragico incidente martedì 11 marzo, alle ore 11,
nella sala Giunta “Mandela”, al sesto piano del municipio.
Parteciperanno il sindaco, Salvatore Adduce, il direttore generale
della Banca Popolare del Mezzogiorno, Roberto Vitti, e il responsabile area Basilicata della banca, Antonio Luongo. L’iniziativa si inserisce
fra quelle a sostegno degli ex abitanti delle palazzine colpite dal crollo.
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Matera
Venerdì 7 marzo 2014
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Animazione, graffiti e musica domani e domenica in piazza Cesare Firrao
Esperienze in movimento
Ragazzi impegnati in laboratori e giochi di ruolo nel progetto di Joven
MATERA - Giovani in movimento
contro i problemi della vita. E' stata presentata ieri mattina, nella
sala Mandela del Comune di Matera, la MoodZone del progetto
"Giovani: esperienze in movimento", promosso dall'associazione
materana Joven. Finanziato dal
Ministero del Lavoro e Politiche
sociali - direttiva 266/2012 -, l'obiettivo dell'idea è innanzitutto
quella di «Favorire la crescita e
l’integrazione dei minori attraverso la realizzazione di attività,
percorsi, esperienze definiti attraverso una loro partecipazione
attiva, in grado di stimolare e costruire modelli di vita positivi, ma
anche affrontare le piccole grandi difficoltà quotidiane, da quelle
scolastiche, a quelle di socializzazione e integrazione, a quelle legate alle dipendenze». Una sperimentazione condivisa. Perché
partecipata, ovvero con contenuti pensati grazie all'ascolto degli
utenti. Se le prime attività, che si
possono sfogliare grazie al sito
www.modzone.it, piacciono, a
queste ci si può iscrivere senza alcuna previsione di spese da sostenere. Intanto il programma lanciato è stato scelto appunto in virtù d'un lavoro di discussione con
Un momento della conferenza stampa e la locandina
le associazioni partner dell'iniziativa e un centinaio di giovani
che hanno offerto così il loro primo contributo. Ma c'è, alla base
del progetto, una sinergia con
Provincia di Matera, Comune di
Matera, Ser.T., Asl Matera, Consulta provinciale degli studenti,
Cinefabrica, Amici del Parco della Murgia Materana, Aps "Il Sor-
riso", Centro arti integrate, Fotclub Matera, Alludo, Cittadini solidali, Ama, Kafila, Centro studi
anziani, Acat e Csv Basilicata. E
non a caso, quindi, hanno presenziato al momento pubblico di presentazione della MoodZone l'assessore comunale Simona Guarini e l'omologo a via Ridola, Grieco, insieme alla dott.ssa Lucia
D'Ambrosio del Ser.T di via
Gramsci. «Siamo orgogliosi d'esser riusciti a ottenere questo finanziamento - ha cominciato Pietro Iacovone, presidente di Joven
- con il quale riusciremo a dare un
buon aiuto a molti giovani». Tra i
primi eventi, "La piazza delle Arti
urbane", con animazione, graffiti, musica e arti di strada. Per co-
lorare la città dei Sassi; che si svolgerà sabato e domenica in piazza
Firrao.
Ma il percorso è ancora in progress, come s'usa dire. Visto che,
ha spiegato tra le altre cose Imma
D'Angelo, coordinatrice del progetto: «Stiamo continuando a incontrare i giovani attraverso parrocchie e scuole, perché sono le loro idee che ci permettono di definire i contenuti da realizzare».
Mentre lo psicologo Luciano
Antezza ha voluto sottolineare
proprio come, dato che le attività
sono portate da persone più mature a persone più giovani, «E’ necessario superare quel gap naturale di fondo, approfittando delle
possibilità d'ascolto messe in
campo». Tra le richieste, per fare
un esempio, i momenti del "non
far niente". Che «Sono invece - ha
riflettuto lo stesso Antezza per
evidenziare i vantaggi del metodo
utilizzato - momenti che i ragazzi
vogliono specialmente per socializzare fra loro e non solo». Proprio quei momenti dedicati alle
opportunità contrarie all'utilizzo
delle droghe della solitudine.
Nunzio Festa
[email protected]
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Entro il 30 aprile la consegna dei lavori basati sul riconoscimento cromatico Parte il progetto di visure col Qr Code
Colori in gara con la Bic
Scuole materane coinvolte nel progetto promosso dall’azienda di penne
BIC, azienda leader mondiale nei prodotti di scrittura, entra anche quest’anno
in circa 1.200 scuole d’Italia per dare vita a uno stimolante progetto incentrato sull’importanza dei
colori e pensato per accompagnare gli studenti in un
percorso di formazione e
fantasia.
Attraverso il programma “Il linguaggio del colore”, Bic si rivolge alle classi
degli istituti primari e secondari, coinvolgendole
nella scrittura di un elaborato che potrà prendere la
forma di un giornalino. La
Basilicata partecipa all’iniziativa e numerose sono le
scuole della provincia di
Matera ad aderire alla proposta.
Gli insegnanti spiegheranno agli studenti il significato di ogni colore nella storia, nel costume e nella comunicazione e come la
semiotica dei colori sia
cambiata col tempo nella
nostra e nelle altre culture.
Sarà la classe ad attribuire ai diversi toni un significato particolare e a elaborare un prodotto editoriale
che conterrà otto pagine,
ognuna redatta con una tonalità delle celebri penne “4
colours”: blu, verde, rosso e
nero della versione classica e verde chiaro, turchese,
viola e rosa della linea “fashion”.
I ragazzi avranno anche
occasione di conoscere episodi singolari: il rosa, ad
esempio, non è sempre stato un colore “femminile”,
ma fino alla prima guerra
Un concorso
riservato
alle scuole
e basato
sul
riconoscimento
cromatico
E’ lo spirito
dell’iniziativa
della Bic
i cui termini
scadono
entro
il prossimo
30 aprile
e che coinvolge
istituti
di tutta Italia
mondiale era considerato
più affine all’universo maschile, mentre il colore delle donne era un più “raffinato” blu.
A sostenere le attività degli studenti sarà la mitica
penna “4 colours” Bic, diventata col tempo una vera
e propria icona della scrittura, grazie alla quale, all’interno delle comunità
scolastiche, si è consolidata l’idea che i colori non appartengano solo al disegno
ma anche alla redazione di
testi.
Gli elaborati dovranno
essere inviati a Bic entro il
30 aprile ed entro maggio
saranno selezionati da una
commissione i 12 migliori
progetti. Le classi vincitrici riceveranno in premio
del materiale di supporto
didattico che accompagnerà i giovani scolari nel loro
percorso formativo.
[email protected]
ASM PER LE DONNE
Monologo di Carlotto
UN omaggio alla condizione delle donne, proposto
dal Comitato Unico di Garanzia della Asm, per ricordare, se ancora ce ne fosse
bisogno, l’impegno ed il ruolo svolto dalle donne nel lavoro e nella società. La storia di una donna, domestica
a ore immersa e contornata
di offerte di supermercati,
giornali patinati e trasmissioni che mostrano finte
realtà in un finto mondo. Da
un testo di Massimo Carlotto prende spunto il monologo, che verrà rappresentato
nell’auditorium della Asm,
regia Maria Rosaria Ponzetta e Antonella Iallorenzi, con Antonella Iallorenzi.
Al termine una serie di riflessioni sui temi tracciati.
Registri imprese
a portata di tablet
VISURA camerale più chiara e accessibile, con la possibilità di verificare i dati anche utilizzando lo smartphone o il tablet. Aziende,
amministrazioni, professionisti e cittadini, nella
consultazione dei dati del
Registro delle Imprese, possono ottenere informazioni
ancora più chiare, complete, accessibili e garantite,
grazie a una rivisitazione
della veste grafica, a un organizzazione dei
contenuti più
funzionale e all’applicazione
del Qr Code,
che consente
ovunque e in
qualsiasi momento di recuperare il documento originale direttamente da smartphone e tablet
e confrontarlo
con quello in
proprio possesso.
Sulla
prima pagina
della visura sono evidenziate le principali
informazioni dell’azienda
come dati anagrafici ed economici, attività esercitate e
un riepilogo dei documenti
e delle certificazioni dell’impresa. Grazie ad un indice
navigabile si può accedere
direttamente alle informazioni da approfondire ed
avere una sintesi dei dati
principali, con gli schemi
presenti all’inizio di ogni
paragrafo. Interessante e
utile è l’impiego del Qr Code, il nuovo codice identifi-
cativo dei documenti ufficiali delle Camere di Commercio. La lettura del QR
Code avviene tramite l’app
"RI Qr Code" realizzata da
InfoCamere e scaricabile
gratuitamente dai principali store o dal sito istituzionale del Registro Imprese
“registroimprese.it. «Le innovazioni introdotte da Infocamere –ha detto il presidente della Camera di commercio di Matera, Angelo
Tortorelli- rappresentano un
ulteriore contributo nel facilitare il rapporto tra il sistema
camerale, i cittadini e le imprese. Un risultato che accresce la trasparenza del
Registro Imprese e il percorso di costruzione e sviluppo dell’agenda
digitale». L’ulteriore semplificazione di accesso ai dati del Registro
Imprese dimostra che il sistema camerale italiano, è
in prima linea nel dare risposte veloci e concrete al
mondo imprenditoriale e al
sistema Paese, più in generale. Le Camere di commercio, attraverso soluzioni innovative, costituiscono un
punto di riferimento irrinunciabile e sono fonte di
trasparenza e garanzia per
tutti gli attori del sistema
produttivo italiano.
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RASSEGNASTAMPA
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Venerdì 7 marzo 2014
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PISTICCI
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PISTICCI Sel boccia il piano da 45 milioni e invita il Comune a opere concrete
«Prevenzione frane, no a progetti faraonici»
PISTICCI - «Le terribili alluvioni
degli ultimi mesi, oltre ad aver
creato ingenti danni a infrastrutture, aziende e privati cittadini,
hanno fatto sentire le prime conseguenze del grave incendio che
nel 2012 ha colpito vaste aree del
territorio di Pisticci. La mancata
bonifica dell’area danneggiata e
l’assenza di opportune opere di riforestazione, hanno amplificato i
fenomeni di dissesto idrogeologici, come si è potuto osservare in
questi mesi, tra frane e smottamenti, anche a seguito delle carcasse degli alberi bruciati abbattuti dal vento». Lo ribadisce il Cir-
colo di Sel di Pisticci e Marconia.
«Eppure, immediatamente dopo l’incendio che interessò una
superficie di circa 1.000 ettari di
terreno a ridosso dell’abitato, era
chiaro anche alla Giunta Di Trani
che la mancata copertura vegetale avrebbe potuto generare pericolosi e incontrollabili fenomeni
di dissesto idrogeologico con ricadute anche sull’abitato di Pisticci.
La Giunta, con delibera
128/2013, si è limitata ad approvare un progetto preliminare da
45 milioni di euro per la difesa del
suolo ed il ripristino della copertura vegetale». Ma quella prospet-
tiva è rimasta sulla carta.
«Ancora una volta –è la denuncia di Sel- risulta tangibile l’inadeguatezza del sindaco e della Giunta. Un progetto fatto dal Comune e
presentato direttamente al Ministero, che è destinato a rimanere
sulla carta, viste le ristrettezze
economiche del periodo, ma soprattutto alla luce del fatto che
l’intera Platea forestale della Regione Basilicata ammonta a 45
milioni di euro, la stessa cifra
chiesta dal sindaco Di Trani per il
solo Comune di Pisticci». Il Circolo Sel ritiene opportuno che «il
sindaco Di Trani e l’intera Giunta
abbandonino inattuabili
progetti faraonici e si
spoglino dell’arroganza
che impedisce loro di dialogare con le altre istituzioni territoriali, quali
Regione e Provincia (visto che il sindaco è anche
consigliere provinciale),
in modo da farci uscire Una recente frana sul territorio di Pisticci
dall’isolamento istituzionale nel gramma del Metapontino – Colliquale è caduto il nostro comune». na materana, per riqualificare e
Sel chiede al sindaco e all’assesso- rimboschire le aree interessate
re all’Ambiente di «concordare dall’incendio o quantomeno incon la Regione un progetto che tervenire nelle aree a più elevata
preveda l’utilizzo dei braccianti criticità».
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forestali, ricadenti nell’area pro-
MONTESCAGLIOSO I colpi dei mesi scorsi hanno accelerato la decisione
GROTTOLE
Canale sporco
Il Basentello
minaccia
Dopo cinquant’anni il Banco di Napoli abbandona la città quindici aziende
Troppi furti, la banca chiude
MONTESCAGLIOSO - Dopo mezzo secolo, l'annuncio non è ancora
ufficiale, chiude a Montescaglioso, l'agenzia del Banco di Napoli
con sede in via San Francesco
D’Assisi.
La razionalizzazione e il potenziamento dei servizi di alcune
agenzie di Matera, come il prolungamento di orari e l'apertura del
sabato, le motivazioni, a dire di alcuni dipendenti, della chiusura
avvenuta il 21 febbraio.
L'agenzia di Montescaglioso del
Banco di Napoli, è stata nel 2013
messa a dura prova, subendo ben
due furti a distanza di pochi mesi.
Due furti della cassaforte del
bancomat esterno, durante la notte, con tecniche identiche e dal carattere alquanto spettacolare. Entrambe le volte sono stati utilizzarti grossi escavatori, che in pochi minuti hanno sfondato vetrate e portato via il bancomat con un
cospicuo bottino.
Ma questa è un'altra storia, è
una storia che purtroppo fa parte
di tutte le banche. A sentire le voci,
tali sconcertanti eventi hanno
molto inciso sulle decisione di
chiudere l’agenzia. La cosa che,
invece, è certa è che una parte della storia economica di Montescaglioso va via da una comunità già
duramente colpita.
Soltanto il mese scorso a causa
di una devastante frana, alcune
abitazioni, opifici e l'ipermercato
Lidl sono crollati e soprattutto è
stato interrotto il collegamento
stradale con la Ss 175. Il momento
è sicuramente difficile, anche per
le banche; le statistiche ci dicono
che la raccolta dei risparmi è ridotta ai minimi termini, complice
la crisi mondiale e soprattutto la
disoccupazione.
Le banche, poi, concedono prestiti alle imprese richiedendo
sempre più garanzie, per non parlare delle giovani famiglie che
non riescono ad avere mutui spesso a causa della precarietà lavorativa. Molti in questi giorni ricordano i primi momenti in cui il prestigioso istituto del sud Italia
mosse i primi passi a Montescaglioso.
Una piccola sede in via Garibaldi, nei primi anni Sessanta, apriva
grazie all'interessamento di
Franco Morano, che per diverso
tempo è stato responsabile dell'agenzia, e operatore dello sportello, ovvero cassiere.
Una persona stimata che ben conosceva la realtà e ogni singola
persona del posto consigliando al
meglio i suoi concittadini piccoli
risparmiatori.
Una banca insomma, dove il
rapporto umano e la funzione sociale erano gli attori protagonisti.
Erano gli anni dell’emigrazione,
seguiti poi dallo sviluppo edilizio
ed agricolo sostenuto proprio dai
mutui agrari del Banco di Napoli.
Tanti i risparmiatori storici del
Banco di Napoli, che hanno ricevuto per posta una lettera, che annunciava la chiusura dello spor-
tello e che saranno costretti, se lo
vorranno, a continuare il rapporto con la banca recandosi a Matera. Colpa tutta della scure della razionalizzazione? Una cosa è certa,
occorre che le banche, soprattutto
quelle storiche del territorio, si
scrollino di dosso quella spersonalizzazione acquisita negli ultimi anni e si riprendano il ruolo di
sostegno delle comunità, con
maggiore fiducia nelle persone
più che nei numeri, perché la Banca di un territorio deve essere l’espressione di una comunità e vivere e crescere con essa.
Maria Andriulli
[email protected]
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Il Banco di Napoli a Montescaglioso
BREVI
MONTESCAGLIOSO
PISTICCI
MONTESCAGLIOSO - Lunedì, alle ore 10.30
presso la Sala Giunta comunale, il sindaco
Giuseppe Silvaggi e il Direttore generale della
Banca Popolare del Mezzogiorno, Roberto Vitti, firmeranno una convenzione intesa a favorire i nuclei familiari montesi interessati dalla
frana di “Cinque Bocche” lo scorso 3 dicembre.
L’istituto bancario devolverà 2.000 euro in favore delle stesse famiglie.
PISTICCI - L'associazione Etnie - Cultura senza
frontiere, nell'ambito della giornata dedicata alla
donna, organizza in collaborazione con l'associazione Fidapa di Marconia, domani nella sua sede
in viale Magna Grecia 10, un incontro-dibattito
sul ruolo della donna nella storia sia in relazione
al contesto sociale sia come soggetto ispiratore e
produttore di arte, letteratura e fotografia. L'incontro avrà inizio alle ore 21.
La Bpmez aiuta le famiglie
Donne a confronto
GROTTOLE - Il presidente di Confapi Matera, Enzo Acito, ha segnalato al Consorzio di Bonifica
di Bradano e Metaponto la situazione di pericolo, che corrono una
quindicina di imprese in località
“Stingeta” di Grottole, a causa del
rischio di esondazione del torrente Basentello. In particolare, le abbondanti piogge di queste settimane, insieme alla carenza di pulizia del torrente che ne ha ridotto
notevolmente la sezione, potrebbe causare l’esondazione delle acque specialmente in prossimità
del ponte Stingeta, dove si registra un vero e proprio sbarramento al regolare deflusso delle stesse. «In caso di ulteriori piogge
–segnala il presidente di Confapi
nella nota inviata per conoscenza
anche al prefetto di Matera, al presidente della Provincia e al sindaco di Grottole- la situazione potrebbe degenerare con notevole
rischio per l’incolumità delle persone e pregiudizio per le attività
imprenditoriali». Intanto i 15 imprenditori hanno inviato anch’essi una lettera al Consorzio e al prefetto Pizzi. Di qui l’invito all’Ente
consortile ad adoperarsi con ogni
urgenza per la pulizia dell’alveo
del torrente Basentello e per la rimozione dei detriti accumulatisi
sotto il ponte in località Stingeta.
[email protected]
MARCONIA Partono oggi le iniziative al Centro Tilt
Premio alle “Women in question”
Il direttore
Lucia
Serino
MARCONIA - Prende il via stasera, al Centro Tilt la seconda
edizione di “Donna in questione”, iniziativa nata l’anno scorso da un’idea sviluppata da Comune a associazioni intorno al
tema delle donne, dei diritti e
dalla partecipazione. Il primo
appuntamento è previsto per le
ore 18, con l'inaugurazione di
una mostra internazionale di
arti visive presso il Centro Tilt di
Marconia.
La serata entrerà nel clou con
la consegna del Premio Donna
“Woman in question”,assegnato a quattro donne lucane che si
sono distinte nel mondo della comunicazione, dell’informazione e della tutela del territorio.
Saranno insignite Albina Colella,professore ordinario di
Geologia all’Università della Basilicata, impegnata in attività di
divulgazione scientifica in campo ambientale, con particolare
riferimento alle risorse acqua e
petrolio; Lucia Serino,direttore
del Quotidiano, che in meno di
un anno ha aperto le porte al web
ed alla innovazione. In un certo
senso anche la sua mission riesce ad intersecare le ambizioni
della nuova industria creativa
lucana; Caterina Policaro,teacher e blogger, docente di ruolo
nella secondaria II grado dal
2007 e formatrice in corsi in presenza e online. Si occupa di didattica, e-learning, formazione
e insegnamento/apprendimen-
to con le nuove tecnologie e social media; Neeta Sharma, ricercatrice presso Enea per direzione progetto internazionale di
Bioenergia -International Projects Networking. Donna in
Questione proseguirà fino al 15
marzo con una lunga serie di appuntamenti. Domani saranno
coinvolte le scuole per dar vita
alla Web Tv sul tema delle pari
opportunità. Domenica tutti in
bici; giovedì 13 marzo la nascita
di una web tv. Venerdì 14 lo spettacolo della Compagnia senza
teatro.
Roberto D’Alessandro
RASSEGNASTAMPA
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BERNALDA
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COMUNALI A ROTONDELLA Voteranno solo i 46 iscritti, è già polemica sul metodo
Cucari e Francomano, sfida chiusa
Domenica le Primarie del Pd tra lo storico ex sindaco e l’uscente
ROTONDELLA – Primarie
chiuse, solo per gli iscritti,
quasi in silenzio, ma comunque Primarie. A conferma di
quanto anticipato dal Quotidiano nelle scorse settimane,
arrivano a Rotondella le Primarie del Pd. E’la prima volta
per le Comunali del centro jonico. In campo ci sono i due
leader del partito: l’ex sindaco Mario Cucari e l’attuale
primo cittadino Vincenzo
Francomano.
A scegliere il candidato
sindaco del partito, però, non
sarà tutta la popolazione, né i
simpatizzanti, ma esclusivamente i 46 iscritti alla sezione
locale. Si vince a maggioranza, anche con un solo voto in
più. L’appuntamento è per il
pomeriggio di domenica. Per
quella data è indetta un’assemblea di sezione: i candidati spiegheranno le proprie ragioni, poi si voterà.
Come si è arrivati a questo?
Non per una volontà unanime, a quanto pare. Forse non
se l’aspettava il sindaco Francomano, uscente, giovane,
con un mandato mai messo
pubblicamente in discussione dagli organismi del partito e con due incarichi; vice
presidenza dell’Anci e presidenza dell’Area Programma,
che avevano contribuito a valorizzarne il profilo. Candidatura scontata? Le cose sono andate diversamente.
Francomano ha dovuto prendere atto della nascita, in seno alla sezione, di un comitato “pro-Primarie” e ha accettato la sfida.
Su queste colonne si era
scritto che per un’eventuale
sfida aperta alla cittadinanza
sarebbe parso favorito quest'ultimo (sulla base dei risultati di precedenti Primarie),
ma la formula chiusa delle
“Primarie in sezione”rimette
tutto in gioco e non lascia
spazio a pronostici facili. Sarà una vera e propria caccia
all’ultimo voto, in particolare
quello degli “indecisi”: gli
iscritti meno direttamente legati alle due aree da cui provengono i candidati, vicini rispettivamente a Carlo Chiurazzi (Cucari) e Filippo Bubbico (Francomano). Gli iscritti giudicheranno la positività
dell’ultima amministrazione. Poi, per il dopo Primarie,
c’è già un accordo di sostegno
al vincitore da parte dello
sconfitto. Insomma, da lunedì si viaggia compatti. La
scelta di queste “Primarie a
metà” lascerà spazio alle critiche degli avversari: troppo
facile chiamarle “Primarie
farsa”, per un partito che per
le Politiche è riuscito a coinvolgere centinaia di concittadini e che ora, per il voto che
più sta a cuore, ha scelto di
chiudersi ai suoi 46 iscritti.
La scelta, però, avrà forse l’effetto di evitare uno scontro
pubblico troppo lacerante. E
forse, date le difficili premesse, traghetterà il partito alla
prova elettorale nel miglior
modo possibile. O, se si preferisce, nel “meno peggiore”.
Pino Suriano
Da sinistra, Mario Cucari e Vincenzo Francomano
BERNALDA Lezione pratica di disostruzione pediatrica con l’associazione “Nutrimente”
Come salvare il neonato dal soffocamento
La locandina dell’evento
BERNALDA - L’associazione
culturale “Nutrimente”, ha organizzato per domani a Bernalda, alle ore 17, nella sede in via
Giovanni Colonna, 3 zona Pip,
una lezione di disostruzione pediatrica a cura dell’istruttore Domenico Lamagna (Istituto nazionale Blsd – Pblsd - Manovre di Disostruzione (Adulte -Pediatriche) - Salvamento Academy numero brevetto 13-00588.
«La nostra -spiega la presidente Giovanna Gualtieri- è un’associazione giovane, fondata da ge-
nitori ed ha come scopo quello di
affiancarsi alle famiglie e di supportarle offrendo loro servizi che
li aiutino nel difficile compito di
essere genitori (con corsi e lezioni), perché genitori non si nasce,
ma si diventa - e servizi destinati
alla crescita globale del bambino
(come laboratori, letture animate, spettacoli teatrali, progetti
culturali, mostre e anche momenti di gioco)».
Questa lezione ha lo scopo di
diffondere alle famiglie che si rivolgono all’associazione, le ma-
TURSI Grande successo per l’iniziativa spontanea del gruppo mascherato
Carnevale con “U Bandone”
Carri e costumi variopinti hanno invaso il rione Santi Quaranta
TURSI – L’associazione culturale
musicale, gli amici de “U Bandone”
hanno organizzato quest’anno le sfilate di Carnevale.
Sono usciti la prima volta domenica 16 febbraio di pomeriggio, partendo dal popoloso rione di Santi
Quaranta e facendo il giro per il paese, con canti e suoni. Poi le altre domeniche successive, il gruppo dei
“Mascharete” (così si chiamavano i
giovani vestiti con le maschere carnevalesche negli anni ’60 del secolo
scorso) si è radunato nel piazzale
“Fratelli Conte Sacerdoti” che si trova di fronte a viale Sant’Anna, quello
che costeggia il torrente Pescogrosso.
Qui erano presenti anche i carri allegorici: uno rappresentava la casetta dei Peppa Pig, su un carro c’era il
pupazzo di Carnevale e ultimo chiudeva un carro grande e lungo trainato da un trattore che rappresentava
la casetta della Tares.
Martedì 4 marzo, c’è stata l’ultima
sfilata, che ha radunato tantissimi
bambini, anche romeni e albanesi,
accompagnati dalle mamme. C’erano: bimbi vestiti da carabinieri; vestiti da Uomo Ragno; bimbi vestiti da
Batman e bimbi mascherati da Pierrot. C’era il monaco cercatore. Due
ragazze diciottenni erano vestite da
scolarette con il grembiule blu. C’era
il diavolo rosso e la regina bianca.
Ragazza vestita da mummia e due
erano mascherati da zombie.
Un ragazzo diciottenne indossava
la divisa da vigile che il suo papà indossava, quando era in servizio. C’erano giovani mascherati riuniti in
gruppetti, che camminavano avanti
ai carri e ballavano le tipiche tarantelle suonate dai musicanti de U Bandone. Così la centralissima via Roma
si tappezzava di coriandoli. In serata
il corteo si fermava nella piazza davanti al municipio e i musicanti de
“U Bandone” cantavano la canzone:
“I Mascharete” scritta da Mario Bruno negli anni ’80 e ambientata nei
carnevali degli anni ‘50.
E’ stata una festa che ha divertito
soprattutto i bambini. Un evento fotografato in lungo e in largo. Il finale
si è svolto sul palco della piazza con i
giochi della Pentolaccia, della pastasciutta e un balletto classico eseguito da Serena e Denise.
Infine sono state proiettate le foto
della sfilata, alla ricerca della ma-
Il Carnevale di Tursi
schera più bella. La recita del processo a Carnevale e il rogo del suo pupazzo hanno concluso la festa. Il servizio d’ordine è stato assicurato dai
vigili urbani e dai componenti della
Protezione civile “Gruppo Lucano”.
U Bandone è presente come gruppo
anche su Facebook e si è costituito
come associazione nel 2011. Una bella festa.
Salvatore Martire
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novre di primo soccorso in caso
di soffocamento per ostruzione
di un corpo estraneo, perché pochi sanno che ogni anno in Italia
muoiono cinquanta bambini per
soffocamento.
«Il non sapere -conclude Gualtieri- genera errori, sapere cosa
fare può aiutare a salvare una vita».
Di sicuro, in caso di emergenza, il sangue freddo e la competenza specifica, sono di vitale importanza per salvare il piccolo.
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POLICORO
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Nello chassis di una monovolume tre panetti del valore di mezzo milione di euro
Sotto la marmitta 4 chili di cocaina
Il fiuto provvidenziale dei cani ha svelato il trucco ai finanzieri sulla Ss 106
SCANZANO JONICO - Fiumi di droga viaggiano ancora lungo la Statale 106 jonica tra
le regioni Puglia, Basilicata e Calabria, a volte con il volto pulito di incensurati, che si
muovono con auto fuori da ogni sospetto.
Come la monovolume che martedì mattina nascondeva “in pancia” ben quattro chilogrammi di cocaina purissima, che avrebbe fruttato oltre mezzo milione di euro sul
mercato.
Il blitz della Guardia di finanza della Compagnia di Policoro, è maturato ancora una
volta nell’ambito dell’intensificata attività
di controllo economico del territorio, disposta nella giornata di martedì u.s. dal Comando provinciale di Matera sulle principali arterie stradali della fascia jonico-metapontina.
I militari, coadiuvati dalle Unità cinofile
della Compagnia di Matera, che sono state
quantomai provvidenziali in questo caso,
hanno intercettato il carico diviso in tre panetti ben cellophanati.
In tarda mattinata,
tra i numerosi veicoli in
transito sottoposti a
controllo sin dalle prime luci dell’alba, l’attenzione delle Fiamme
gialle è stata attratta
dalle segnalazioni dei
due cani antidroga, che
hanno insistentemente
puntato il naso e raspato con le zampe sul fondo della monovolume,
condotta da un insospettabile poi rivelatosi
Unità cinofila al lavoro
corriere della droga.
Sull’auto, sottoposta
subito a una più approfondita ispezione, c’erano abilmente occultati
in un’intercapedine appositamente creata mediante una modifica
strutturale dello chassis, tre pani di sostanza
stupefacenteper un peso complessivo di quattro chilogrammi circa.
Il conducente è stato
arrestato in flagranza
del reato di trasporto di
sostanza stupefacente
ed associato alla Casa
circondariale di Matera
a disposizione della
competente Autorità
giudiziaria.
La cocaina e il veicolo
utilizzato per il trasporto sono stati sottoposti a
sequestro. Sul mercato
dello spaccio la droga sequestrata avrebbe reso
Una pattuglia Gdf
oltre mezzo milione di
euro. «Il risultato conseguito -spiegano dal
Comando provinciale- testimonia quanto
sia fondamentale l’ausilio offerto dai cani
antidroga per il contrasto al traffico delle sostanze stupefacenti; l’eccezionale fiuto degli animali, infatti, facilita il complicato lavoro dei finanzieri soprattutto nel corso dei
controlli su strada alle persone e alle merci
in transito, permettendo sovente di smascherare i tentativi più svariati di nascondere la droga (in bombole del gas, nelle camere
d’aria delle biciclette, nelle borse dell’acqua
calda o saldata nelle lamiere delle automobili o confondendo il forte odore con benzina,
borotalco, pepe, cipolle, naftalina, pesce, uova marce o, addirittura, con urina di cane)».
Il 9 febbraio scorso, al bivio di Nova Siri, i
finanziari di Policoro avevano intercettato
un altro carico, due chili di eroina nascosti
questa volta nell’imbottitura del sedile di
un’auto. E’ sempre più scacco matto al narcotraffico sulla direttrice jonica.
Antonio Corrado
Unità cinofila
di vitale
importanza
nel fiutare
l’inganno
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PESCA ILLEGALE
Maxi sequestro
nello Jonio
SCANZANO JONICO - Oltre 40 chilogrammi di pesce e ben 80 metri di rete da
circuizione con maglia strettissima, il
cosiddetto velo, tipicamente utilizzato in
violazione della legge per la pesca del novellame, sono stati sequestrati nel Mar
Grande di Taranto e nelle acque di Scanzano Jonico dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari.
Il sequestro è stato eseguito dagli equipaggi delle unità navali delle fiamme
gialle di Taranto che hanno individuato
e denunciato alle Procure della città jonica e di Matera quattro persone dedite alla
pesca illegale di novellame di pesce, noto
come bianchetto. Analogamente, nel
corso di due ulteriori crociere operative
in località “Lama” e in Mar Grande, i finanzieri hanno sorpreso due persone a
bordo di due imbarcazioni che, sprovvisti di qualsiasi tipo di autorizzazione,
stavano pescando riccio di mare.
Finanziere estrae i panetti di coca dallo chassis della monovolume
Tre giorni di convegni, escursioni e una mostra pomologica
Montalbano Jonico in festa
per sua maestà l’arancio
MONTALBANO, terra di zagare e aranci, torna anche quest’anno a celebrare il
suo fiore all’occhiello: “Re Arancio”
che, almeno fino a qualche anno fa, è
stato protagonista assoluto dell’attività
economica e imprenditoriale agricola.
Parte oggi l’edizione 2014 della manifestazione cui si annette anche quella de
“L’Arancio d’oro” , con il quale, ogni anno, si va a premiare i cittadini montalbanesi che, in ogni dove nel mondo, si contraddistinguono per il loro impegno.
In mattinata, nell’atrio della scuola
elementare di viale dei Caduti, l’inaugurazione della mostra pomologica, cui
seguirà una lunga serie di attività e di
approfondimento attraverso l’intervento di esperti, tanto della produzione
che della valorizzazione economica del
prodotto.
La manifestazione, è organizzata dall’Amministrazione comunale, capeggiata da Enzo Devincenzis, in stretta
collaborazione dell’assessorato all’Agricoltura, diretto da Rocco Tauro e con
loro alcuni sodalizi attivi nel comune jonico: la Pro loco in prima linea, per la
parte convegnistica, ma anche la parte
dello spettacolo, attraverso la partecipazione del bravo “Gruppo Folk Terravecchia”, che vanta una componente
musicale con la direzione di Franco Leone, attuale presidente Pro loco e, della
componente ballo diretta da Tonia Casulli; il Forum giovanile delle associazioni, il Cosvel, l’èquipe della biblioteca
comunale. Sono programmati anche
interventi didattici ed escursioni. Con
la cooperativa sociale “L’Arcobaleno” e l’associazione
“Terra dei Calanchi”, sono stati organizzati laboratori interni alla scuola “Fiorentino”, destinati ai ragazzi delle classi V per approfondire le qualità dell’arancia e i vari
usi che se ne possono fare. Domenica,
oltre al convegno pomeridiano e alla
consegna del premio Arancio d’oro, in
mattinata Terra dei calanchi organizzerà una escursione mentre, in serata il
Gruppo Folk Terravecchia, intratterrà
i convenuti con canti, balli e la rottura
della pentolaccia.
Anna Carone
Un
aranceto,
prodotto
tipico di
Montalbano
Jonico
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli operai del Metapontino rassicurati sulla ripresa del progetto Pinete
Lavoratori Ivam ricevuti da Berlinguer
UNA delegazione di lavoratori del
Progetto Ivam (Intervento di Valorizzazione Ambientale nelle Pinete Metapontine), nella mattinata del 4 marzo,
a seguito di una richiesta inoltrata nel
mese di gennaio al presidente della
Regione Basilicata, Marcello Pittella, é stata ricevuta
dall’assessore del
Dipartimento Ambiente Aldo Berliguer.
L’oggetto
dell’incontro, voluto dai lavoratori, è
stato quello di chiedere al nuovo assessore la data del-
le ripresa dei lavori nelle pinete metapontine e, nel contempo, quello di portare a conoscenza del nuovo assessore
l’operato dei lavoratori del progetto
Ivam svolto nei quattro anni precedenti. La delegazione, durante l’incontro tenutosi anche alla presenza
del dirigente della Forestazione, ha
potuto avere un confronto tra il Dipartimento ed i lavoratori stessi, circa la
tipologia e la qualità dei lavori eseguiti.
L’assessore ha portato a conoscenza
la delegazione del fatto che si è in attesa della stesura del bilancio regionale
per la fine del mese di marzo e che prima di tale periodo non sarà possibile
programmare nessun avvio dei can-
I lavoratori del progetto Ivam
tieri. Egli ha comunque confermato
che, come negli anni precedenti, in accordo con la Provincia, saranno programmati e organizzati gli interventi
nelle pinete metapontine.
«La delegazione -si legge in una nota- ha molto apprezzato la sincerità e
l’onestà intellettuale dell’assessore e
del dipartimento sia per quanto riguarda la risposta dell’avvio dei cantieri che per la considerazione dei lavori svolti nelle pinete ioniche». L’incontro si è chiuso con l’impegno da
parte dell’assessore di informare la
delegazione, circa la programmazione dei lavori, verso la fine del mese di
marzo.
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RASSEGNASTAMPA
IV I BASILICATA PRIMO PIANO
REGIONE BASILICATA
EMERGENZA LAVORO
Venerdì 7 marzo 2014
IL PROGETTO
Alla società in house finanziato un
progetto con l’impiego delle persone che
già lavoravano al Dipartimento agricoltura
Precari, via preferenziale
per quelli del Formez
In Regione da anni. Stanziato un milione e mezzo per la proroga
PRECARI
Corsie
differenziate
per i precari
della Regione
Basilicata
ANTONELLA INCISO
l Lavorano al Dipartimento agricoltura da anni. Si sono
occupati di supportare gli
istruttori che si interessano
della rendicontazione dei fondi europei legati al Psr e come
tutti i precari, ossia quelli con
un contratto a tempo determinato, sono finiti nel calderone degli aspiranti al rinnovo. Con un destino diverso,
però.
A differenza degli altri 87
dell’assistenza tecnica che
quel rinnovo lo attendono ancora, i 17 precari impiegati dal
Formez la proroga, l’hanno
avuta poco più di un mese fa.
Continueranno a lavorare per
altri due anni, fino alla fine
del 2015. Alcuni occupandosi
dell’analisi organizzativa del
Dipartimento e della redazione di un progetto di sviluppo
organizzativo, altri continuando ad affiancare gli
istruttori della struttura agricola regionale e dell’Arbea
che si interessano dell’assistenza tecnica. In modo da
favorire la rendicontazione
dei fondi europei del Piano di
sviluppo rurale che la Basilicata rischia di dover tornare a Bruxelles.
E questo grazie ad una determinazione
dirigenziale
della fine di gennaio che approva un progetto esecutivo
del Formez legato ad «Azioni
di supporto ed accompagnamento dei processi di completamento e chiusura del Piano di sviluppo rurale Basilicata 2007- 2013». Costo
L’OPPOSIZIONE
Insorge l’opposizione. Rosa
chiede l’annullamento
della delibera
dell’operazione un milione e
mezzo di euro. Soldi che il
Formez utilizzerà anche per
prorogare quei 17 precari che
già lavoravano all’agricoltura.
Insomma, con quella determina la Regione paga il Formez che, a sua volta, pagherà i
suoi addetti impegnati al Dipartimento Agricoltura. Questo, tra l’altro, mentre altri 5
precari pagati direttamente
dall’ente regionale ed assegnati sempre all’agricoltura
restano con il fiato sospeso in
attesa di sapere se e quando il
loro contratto verrà prorogato.
Per i precari legati al Formez, dunque, una sorta di
corsia preferenziale rispetto
agli altri. Motivata anche dalla necessità di rendicontare le
domande di pagamento e di
evitare il disimpegno di quei
fondi considerato che - si legge nella determina - «al 31
dicembre 2011 il Psr registra
una capacità di spesa prossima al 36 per cento». Rendicontazione su cui, però, que-
.
gli stessi addetti già lavoravano.
E se la determinazione dirigenziale non potrà non provocare la reazione di coloro
che il rinnovo del contratto lo
attendono ancora e degli stessi sindacati, a chiedere l’immediata sospensione del provvedimento è il presidente del-
la seconda commissione consiliare regionale, Gianni Rosa, di Fratelli d’Italia che sollecita «un doveroso ed opportuno approfondimento nelle sedi opportune».
«C’è una mozione approvata all’unanimità con cui il
Consiglio si impegnava a selezionare il personale con av-
visi pubblici - precisa Rosa Invece, la gestione è sempre la
stessa, nonostante si dice sia
iniziato un nuovo ciclo. Un
milione e mezzo di euro sono
una cifra sostanziosa di cui
non sappiamo neanche se ci
sia la disponibilità considerato che il bilancio 2014 non è
stato ancora approvato».
EMERGENZA LAVORO La sede della Regione
Lacorazza
«Lo Statuto
si ispiri
a Colombo»
«Il Consiglio regionale
della Basilicata non farà
mancare il proprio contributo per onorare» il senatore a vita Emilio Colombo,
scomparso lo scorso giugno, «un uomo che fu punto di riferimento indiscusso
nel processo di costruzione
della prospettiva europea:
la stessa riscrittura dello
Statuto deve ispirarsi al
pensiero politico europeista di Colombo e delle altre
grandi personalità lucane
che a vario titolo, ed in diversi momenti della nostra
storia, hanno contribuito a
fortificare le nostre radici
culturali nella dimensione
euromediterranea”. Così il
presidente del Consiglio regionale Piero Lacorazza
(Pd), a margine di una cerimonia che si è svolta a Roma, a cui ha partecipato il
presidente Napolitano
L’IPOTESI DELLA GIUNTA REGIONALE DI FORNIRE SERVIZI ILLUSTRATA IERI IN QUARTA COMMISSIONE. INTANTO ANCHE IL PD PENSA A UN SUO DDL
Bonus bebè, arriva la terza proposta
Non soldi, ma pannolini e latte gratis
l E tre. Dopo i «Popolari per
l’Europa», dopo Sel, è la Giunta
regionale a lanciare la terza ipotesi
per sostenere la maternità.
A parlare è l’assessore regionale
alla Sanità, Flavia Franconi, durante l’audizione in Quarta commissione consiliare regionale dove
sono in discussione la proposta di
legge di sostegno economico alle
donne che decidono di non abortire
del consigliere Aurelio Pace e quella
suo bonus bebè presentata, invece,
dal consigliere di Sel, Giannino Romaniello. Per la rappresentante del
governo regionale la «tutela della
maternità e del percorso di crescita
dei bebè» sono impegni fondamentali. Ma devono passare non dall’erogazione di soldi, quanto di servizi.
Servizi come la fornitura di pannolini o di un bonus per il latte che
possono raggiungere una platea più
ampia di persone.
Non soldi, quindi, ma servizi. Un
impegno che la Giunta regionale
porterà avanti con un suo disegno di
legge. Un progetto che abbia come
fondamento la tutela della maternità. Un progetto che rischia se non
di «cancellare» quanto meno di far
arenare le proposte di Pace e di
Romaniello. Perchè di fronte ad un
provvedimento del governo regionale su quella materia la maggioranza non può che recepirlo ed approvarlo. Resta da capire, però, la
tempistica che avrà questo provvedimento governativo e soprattutto
lo stanziamento finanziario. Nel frattempo in commissione si continua e
AUDIZIONE
La seduta
della quarta
commissione
con
l’assessore
alla sanità
Franconi
.
si continuerà a discutere della materia. Perchè anche il Partito democratico ha annunciato la presentazione di una sua proposta di legge
sul tema del sostegno alla natalità.
Una proposta che dovrà essere firmata da tutti consiglieri del gruppo,
compresi quelli che hanno già firmato la proposta di Pace.
Un nuovo provvedimento, dunque,
che rischia di aggiungersi agli altri.
Anche se a fronte di tutta questa
attenzione sulla tutela della mater-
nità qualche interrogativo viene sollevato. Soprattutto sulla concreta attuazione dei progetti. Se già nella
scorsa legislatura una proposta di
legge uguale a quella presentata da
Pace è finita in un nulla di fatto, non
c’è la possibilità che - al di là delle
diverse posizioni - le proposte di
legge, tutte, finiscano nel vuoto?
Travolte dalle tante emergenze ? In
questo caso si sarebbe fatto realmente tanto rumore per nulla.
[a.i.]
L’ABORTO
RAPPRESENTA
UN DRAMMA
PER LE DONNE
di VESCOVI DI BASILICATA
SEGUE DA PAGINA I >>
D
a parte di noi Vescovi è
stato triste constatare
come tale proposta (che
pure avremmo desiderato più largamente preparata con
il concorso di tutte le realtà vive
della Regione) sia stata ritenuta da
taluni addirittura offensiva e provocatoria, e come, prima ancora di
avviare il doveroso dibattito istituzionale, siano stati alzati steccati pregiudiziali, che, con danno
di tutti, rischiano di diventare invalicabili. Consapevoli che, da un
punto di vista civile e sociale, in
base alla Legge vigente nessuno
può restringere il diritto alla scelta individuale della donna e che
nessuna donna può essere giudicata o perseguita per un aborto,
riaffermiamo allo stesso tempo un
chiaro punto di diritto. Secondo il
dettato dell’articolo 1 della Legge
194, la comunità politica ha il dovere primario di scongiurare la
soppressione del concepito, con
ogni mezzo lecito e ogni volta che
sia possibile. Si può comprendere
che una gravidanza non desiderata pone alla donna uno straziante dilemma, tuttavia la politica
non può rassegnarsi a quell’unica
semplificazione che conduce a eliminare la vita umana, rinunciando a esercitare quanto è in suo
potere per sostenere le situazioni
più fragili e vulnerabili, che riguardano, in particolare, quanti
temono di non poter far fronte alla
nascita di un figlio per motivi economici. Siamo convinti che tutte
le forze politiche presenti in Consiglio regionale sanno che l’aborto
rappresenta, sempre e comunque,
un dramma per la donna e una
sconfitta per l’intera società e per
quella lucana in particolare, attraversata oggi da una gravissima
denatalità, che mette al rischio il
futuro stesso della Regione. Proprio per questo auspichiamo che il
tema sia finalmente affrontato con
approccio ampio, razionale e realistico, e con una sensibilità del
tutto laica, senza tentare di imporre limiti restrittivi alla libertà
individuale, ma immaginando
quali sostegni poter mettere in
campo perché l’autonomia della
donna non diventi, mai, solitudine
e abbandono. Da parte nostra assicuriamo tutta la preghiera e la
fattiva collaborazione, perché nella nostra Regione, come ha scritto
il Santo Padre Francesco alle famiglie, «sia promossa una nuova
consapevolezza di fronte alla cultura dello scarto, che relativizza il
valore della vita umana» in modo
che il dialogo torni sereno e rispettoso, senza reciproci anatemi,
per operare scelte coerenti ed efficaci per la costruzione del bene
comune e nell’interesse di tutta la
comunità.
RASSEGNASTAMPA
POTENZA CITTÀ I V
Venerdì 7 marzo 2014
ASSENTEISMO
ASSEMBLEE SPESSO «DESERTE»
MECCANISMO
Non è un andazzo legato al periodo di fine
consiliatura, ma un sistema che dura da
sempre e che spesso blocca i lavori
INCASSO E «FUGA»
I segretari certificano l’entrata non l’uscita. E
rischiano ogni volta una denuncia. Per ogni
seduta i consiglieri incassano 25,99 euro
Toccata e fuga in consiglio comunale
Entrano in aula, prendono la presenza e il gettone e se ne vanno a spasso
MASSIMO BRANCATI
l Non è l’effetto «stecca della naja».
Non è una tendenza legata alle ultime
battute dell’attuale consiliatura. Sarebbe comunque grave «sbracarsi»,
perché proiettati alle elezioni di maggio, nonostante il lavoro non sia ancora finito. Ma no, quella a cui stiamo
assistendo è una prassi. Un andazzo
che va avanti da sempre e che s’inserisce nel solco di una mala-politica
che vive di sotterfugi, furbizie, escamotage finalizzati ad un proprio tornaconto, infischiandosene delle problematiche da risolvere.
Nel caso specifico, ci si ingegna per
intascare quei «miserabili» 25,99 euro
netti del gettone di presenza con una
«toccata e fuga»: ecco ciò che accade al
consiglio comunale di Potenza, il più
delle volte sciolto per mancanza di
numero legale. L’ultima seduta di
mercoledì scorso è solo l’ennesimo
esempio di un trend che non conosce
sosta. Il presidente dell’assemblea,
Vincenzo Santangelo, è sbottato di
fronte all’assenza del consigliere Nicola Becce (in viaggio verso Roma per
incontrare Berlusconi), firmatario di
una dozzina di interrogazioni che erano all’ordine del giorno: «L’interrogante sapeva che oggi si discutevano
le sue richieste e non c’è. Comportamento da stigmatizzare». A difesa di
Becce (che peraltro risulta essere tra i
più presenti in consiglio comunale e
uno dei più «prolifici» in termini di
interventi e interrogazioni) l’attacco
del consigliere Antonino Imbesi:
«Non è possibile che quando ci siano
interrogazioni a cui rispondere tutte
le volte manchino gli assessori di riferimento». Assessori, come nel caso
di Giuseppe Ginefra o Luciano De Rosa, che per ragioni di lavoro e di location operativa spesso disertano l’assemblea. Senza dimenticare quei consiglieri di cui si sono perse le tracce,
come Clementina La Sala che da quando si è dimessa da assessore non ha
rimesso più piede al Mobility center.
In generale, potremmo chiamarlo
assenteismo «mascherato». Sono tanti i consiglieri che, dopo aver attestato
la propria presenza, garantendosi così
la «mancia», sgattaiolano fuori
dall’aula con la scusa di una telefonata. Per non tornare più e filare via
verso i propri interessi, prendendosi
gioco innanzitutto della comunità, dei
colleghi ligi al dovere, ma anche dei
segretari a cui non si può certo chiedere di segnare di volta in volta l’ingresso e l’uscita di un consigliere. Che,
magari, per davvero si assenta solo
qualche minuto, il tempo di rispondere ad una telefonata o di andare in
bagno.
Ecco perché leggendo superficialmente i dati ufficiali sulle presenze in
consiglio rischiamo di finire fuori
strada. In diversi casi le assenze certificate risultano poche, ma quante
sono quelle reali? Quante di quelle
partecipazioni ai consigli non sono
soltanto il frutto di fugaci apparizioni?
Nel corso della precedente legislatura, il consigliere Marcello Travaglini propose il sistema della «doppia
presenza» nel tentativo di arginare il
fenomeno. Da allora prima di ogni
deliberazione va ripetuto l'appello per
verificare il numero legale. Ma anche
in questo caso fatta la legge trovato
l’inganno: consiglieri che rientrano
in aula senza sapere neppure di cosa si
stia discutendo. E poi tornano alle
loro faccende.
La questione della presenza-assenza potrebbe avere risvolti che vanno al
di là dell’etica politica. I segretari vivono perennemente sull’orlo del baratro: se un consigliere che risulta
presente e che, in realtà, gigioneggia
altrove viene coinvolto, per esempio,
in un incidente stradale o s’infortunia, il conseguente accertamento metterebbe nei guai lui, ma anche il segretario che aveva certificato la sua
presenza ai lavori del consiglio o di
una commissione. Prima o poi, insomma, bisognerebbe intervenire su questo tema. Come? Prevedendo un sistema di controllo delle entrate e delle
uscite. Cellule fotoelettriche agganciate ai propri cellulari o, più semplicemente, un badge, un tesserino da
«strisciare». Per evitare che il consigliere di turno, quatto quatto, «strisci» fuori dall’aula.
LE PRESENZE IN CONSIGLIO COMUNALE NEL 2013
Carmine ALBANO
Nicola BECCE
Anna Maria CALABRESE
Gianpaolo CARRETTA
Francesco CASELLA
Rocco Teodosio CIRIELLO
Donato COVIELLO
Rocco COVIELLO
Francesco FANELLI
Valentino FELLONE
Giuseppe FERRARO
Rocco FIORE
Roberto GALANTE
Filippo Pompeo GESUALDI
Antonino IMBESI
Clementina LA SALA
Salvatore LACERRA
Angelo Rocco C. LAIETA
Giuseppe LAVIERO
Emilio LIBUTTI
Roberto LOGIUDICE
salvatore LOMONACO
Antonino LOSASSO
Roberto MANCINO
Nito MITRO
Giuseppe Mario MOLINARI
Michele NAPOLI
Sebastinao PAPA
Fernando PICERNO
Sergio POTENZA
Angelo Raffaele RINALDI
Pietro ROSA
Donato RUSSO
Vincenzo SANTANGELO
Felice SCARANO
Antonio SMALDONE
Beniamino STRAZIUSO
Rocco Donato SUMMA
Antonio VACCARO
Francesco VILLANI
Vincenzo LOFRANO
presenze
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8
8
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ACCESSO
Si parla di un
errore l’aver
lasciato attivo
il sistema di
divieto. Il
problema è
che, a quanto
pare, le multe
non possono
essere
annullate
.
di festa per tutti. Purtroppo mi
sono informato del fatto che non è
più possibile intervenire al fine
di assumere un provvedimento,
anche da parte del sindaco, per
far sì che le sanzioni possano essere eliminate. Non posso esimermi – conclude il consigliere
Mitro dal tornare a esprimere vivo disappunto per l’episodio e augurarmi che in occasione di momenti simili si possano predisporre per tempo ordinanze e
quant’altro necessario a garantire un sereno svolgimento delle
iniziative programmate».
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Nella notte più lunga dell’anno il divieto di accesso alla Ztl è rimasto attivo. Potentini beffati
za solo per qualche giorno e, non
essendo a conoscenza della disposizione, hanno utilizzato l’auto
dei genitori. Tutto ciò ha determinato un vero e proprio salasso
per molti potentini, che ricorderanno non con grande piacere un
notte che avrebbe dovuto essere
8 26
27
15
Echi di S. Silvestro nelle multe
casione, attraverso la Polizia locale ha assunto una decisione che
è risultata oltremodo penalizzante per i contribuenti potentini.
L’aver organizzato manifestazioni nel centro storico in occasione
della notte dell’ultimo dell’anno e
scoprire che comunque le telecamere sono rimaste attive è davvero di difficile comprensione.
Sono centinaia i giovani che sono
incappati nel «Grande fratello»
della polizia locale, alcuni addirittura con più passaggi nell’arco
della stessa serata, magari perché prestatisi ad accompagnare
nella parte antica della città amici che non avevano l’auto e che,
non potendo usufruire di mezzi
pubblici, scale mobili e autobus
non attivi, non avevano alternativa all’auto privata. Tra l’altro,
mi corre l’obbligo di sottolineare,
come molti ragazzi che studiano
fuori città, siano tornati a Poten-
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12
CENTRO STORICO ALCUNI POTENTINI SI SONO VISTI APPIOPPARE SANZIONI DALLO STESSO COMUNE CHE LI AVEVA INVITATI A TRASCORRERE LA FESTA IN PIAZZA
l Echi di Capodanno nelle case
dei potentini. Sono botti, ma per i
portafogli. Durante la notte di
San Silvestro è rimasto attivo il
divieto di accesso alla zona a traffico limitato nel centro storico. Di
qui l’invio nelle case degli automobilisti di verbali per infrazioni commesse proprio la notte
più lunga dell’anno. Sul tema interviene il consigliere comunale
del gruppo misto, Vito Mitro: «È
stato un grave errore, una evidente disattenzione e una dimostrazione di superficialità l’aver
mantenuto attivo il divieto di accesso alla Ztl nella notte di Capodanno. La prima commissione
che presiedo – evidenzia Mitro –
aveva all’unanimità dei presenti
segnalato al Sindaco la necessità
e l’opportunità di sospendere l’attivazione della Ztl durante il periodo natalizio e quello dei saldi.
L’amministrazione in questa oc-
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tot Consigli
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assenze
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le altre notizie
LAMORTE (UGL)
«Festa della donna
oggi sminuita»
n «La mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo,
è il simbolo della giornata della
donna, giornata nata per ricordare sia le conquiste sociali,
politiche ed economiche delle
donne, sia le discriminazioni e
le violenze cui sono ancora fatte oggetto in molte parti del
mondo». È quanto sostiene la
responsabile regionale welfare
e pari opportunità Ugl Basilicata, Giuditta Lamorte per la
quale, «la data dell’8 marzo è legata al tragico epilogo di uno
sciopero all’interno di una fabbrica, sciopero indetto per manifestare contro le condizioni
vergognose in cui le operaie si
trovavano costrette quotidianamente a lavorare e nel corso
del quale 129 operaie rimasero
uccise a causa di un incendio
divampato nella fabbrica stessa. Purtroppo – conclude - oggi
l'8 marzo si è trasformato nella
pura celebrazione della Festa
della donna».
RASSEGNASTAMPA
VI I POTENZA CITTÀ
Venerdì 7 marzo 2014
IL CASO DEL GIORNO
INCONTRO A PALAZZO GRAZIOLI
IL VERTICE
Il video girato durante un incontro tra una
delegazione lucana di Forza Italia e il
Cavaliere a Palazzo Grazioli
LETTERA AL CAVALIERE
Il consigliere comunale di Potenza invia
una lettera privata al Cavaliere per scusarsi
dell’accaduto, «frutto dell’entusiasmo»
Becce, il Grande Fratello del Cav
Berlusconi «immortalato» mentre attacca i giudici del tribunale di Sorveglianza
MASSIMO BRANCATI
l Dice di essere stato travolto
dall’emozione.
Incontrarlo,
stringergli la mano, riuscire a
fargli scambiare qualche parola
al telefono con il figlio. Roba da
perdere lucidità.
Sull’onda dell’entusiasmo di
un «forzista» di prima ora, Nicola Becce, consigliere comunale di Potenza e candidato in pectore alle prossime elezioni amministrative, ha postato sulla
sua pagina Facebook, insieme a
diverse foto, un video girato con
il telefonino durante il vertice
tra la delegazione lucana di Forza Italia e Silvio Berlusconi. Ma
quello doveva essere un incontro
interno, quasi uno sfogo tra amici. È bastato far circolare le immagini sul social network per
scatenare un putiferio a livello
politico. L’ex premier è stato
«immortalato» da Becce mentre
spara a zero
sui giudici del
tribunale
di
Sorveglianza:
«Dopo il 25
maggio, se non
mi mettono in
galera prima
mi invitate da
voi e vengo giù
da voi. Ho detto - ha sottolineato
Berlusconi - se non mi mettono
in galera perchè io sto davvero
vivendo il periodo più brutto della mia vita perchè dopo aver lottato per 20 anni per la libertà
sono qui a difendermi da una
mafia di giudici che il 10 di aprile
mi diranno se mi mettono in galera o se mi mandano ai servizi
sociali».
Il Cavaliere ha anche ripreso
un altro tema a lui caro, vale a
dire il complotto nei suoi confronti e il mancato aiuto da parte
del presidente Giorgio Napolitano: «Ho rappresentato attraverso persone vicine al capo dello
Stato la ridicolaggine di aver un
uomo della mia età, con tutto
quello che nel passato ha fatto,
un uomo di impresa, uomo Stato,
uomo di sport, e affidarlo a una
riabilitazione attraverso colloqui con assistenti sociali. Niente
ha detto no, non ci sono le condizioni. Quindi - ha aggiunto
Berlusconi - hanno voluto farmi
fuori e lo hanno fatto in una maniera determinatissima attraverso colpi di Stato».
Dopo aver fatto qualche battuta e raccontato una barzelletta
invita i partecipanti all’incontro
a spegnere registratori e cellulari: «Perché - ha detto il Cavaliere - se devo dire una parolaccia
la dico…». Ciò dimostra che Berlusconi sapeva di essere ripreso.
Il video, che dura circa cinque
minuti, è stato subito «intercettato» e pubblicato da Il Fatto
Quotidiano. Becce, a cui è stato
«consigliato» di rimuovere le immagini dal suo profilo Facebook,
è intervenuto per cancellarlo.
Ma la frittata era ormai fatta.
Becce, con questo video ha
creato un problema in più a
Berlusconi...
«Non era assolutamente mia
intenzione. Ho scritto una lettera riservata al presidente spiegandogli che è stato tutto frutto
di un equivoco e del mio entusiasmo per averlo incontrato. Sono un convinto sostenitore di
Berlusconi, figuriamoci se volevo metterlo in cattiva luce».
Perché parla di un equivoco?
«Avevo scattato diverse foto
durante l’incontro e girato quelle immagini. Alla fine quando ho
postato le istantanee su Facebook non mi sono accorto che in
mezzo c’era anche il video».
Berlusconi si era accorto
che lei lo stava filmando?
«Certo. E non ero solo io.
Tant’è che ad un certo punto ci
ha invitati a stoppare le registrazioni».
Si è reso conto di ciò che
stava dicendo il Cavaliere e
che quelle parole, se uscite
da Palazzo Grazioli, potevano metterlo in difficoltà?
«Francamente no. Eravamo
troppo presi da quel momento,
dall’emozione. Il video l’ho girato nei primi minuti del vertice
ed ero ancora frastornato. Comunque poi l’ho rimosso».
Però ormai Il Fatto Quotidiano
lo
aveva già
pubblicato
sul suo sito...
«I giornalisti fanno il loro mestiere.
Mi dispiace
solo che si
continui a strumentalizzare le
dichiarazioni di Berlusconi».
Teme ripercussioni negative sulla sua futura candidatura al Comune di Potenza?
«Perché mai? Berlusconi ha
anche firmato il mio manifesto
elettorale. Lo ritengo di buon auspicio. È davvero un grande uomo, molto disponibile. Sono riuscito anche a fargli scambiare
qualche parola al telefono con un
amico e con mio figlio».
«Berlusconiano» come lei?
«Ovvio».
L’INCONTRO CON BERLUSCONI A ROMA
TELEFONINO
L’assembea regionale di Fi rinviata al 17
L’Esercito di Silvio: «Latronico ci snobba»
«Ho postato il video per
errore insieme a tante
foto dell’incontro»
SCATTI
Alcune
istantanee
postate da
Nicola Becce
sul suo profilo
Facebook. In
alto
Berlusconi
mentre firma
il manifesto
elettorale di
Becce,
candidato in
pectore alle
prossime
elezioni
amministrative
a Potenza
È stata rinviata a lunedì 17 marzo, alle ore 17.30, l'assemblea regionale di Forza Italia, convocata dal coordinatore regionale l’on. Cosimo Latronico, in programma a Potenza
presso il Park Hotel alla presenza dell'on. Raffaele Fitto. Il responsabile dell’Esercito di Silvio, Fabrizio Fiorini si dice «rammaricato e sorpreso che l’on. Cosimo Latronico non abbia
voluto incontrarlo. «Si snobba il nuovo - dice Fiorini - e si va
avanti con i vecchi dinosauri della politica. Ci si rifiuta di incontrare il nuovo rappresentato dai club Forza Silvio, entità
tanto a cuore di Berlusconi, ma per certi non degna di essere
presa in considerazione perché temono il rinnovamento».
Secondo Fiorini «si continua a dare spazio a vecchi arnesi
della politica, perché nulla sia toccato. Basta con questa politica vecchia, basta con atteggiamenti di arroccamento al vecchio fortino. Basta. Rinnovamento, meritocrazia, parole che
fanno paura. I vecchi dinosauri della politica - tuona ancora
Fiorini - fanno resistenza. Ma il vento del rinnovamento alla fine trionferà perché noi siamo e restiamo Berlusconiani. Ma
sempre pronti a lottare per il cambiamento».
.
Ecco perché il Consiglio di Stato
ha bocciato la vendita del tribunale
Le motivazioni della sentenza che ha respinto il ricorso di Comune e Maya
l Sono contenute in una decina di
pagine le motivazioni in base alle quali il
Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi
del Comune di Potenza e di Maya Immobiliare contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Basilicata che aveva «bocciato» la vendita e
successiva locazione del palazzo di giustizia del capoluogo lucano.
Il Consiglio di Stato ha ricordato che
l’immobile, di poco più di 14 mila metri
quadrati, fu oggetto
di una delibera del
consiglio comunale
che, il 30 luglio 2008,
affidò alla direzione generale dell’ente il compito di «definire le procedure
amministrative
volte alla alienazione dell’immobile, con patto di successiva
locazione». Il contratto preliminare di
vendita e il «collegato contratto di locazione» è stato firmato il 28 dicembre
2012: prezzo di acquisto di 32 milioni di
euro e canone di locazione annuale pari
a 3,2 milione di euro per trent'anni.
L'11 gennaio 2013 il Tar per la Ba-
silicata, accogliendo un ricorso del Ministero della Giustizia e dell’associazione “Autonomia Forense”, ha annullato la
delibera del consiglio comunale del 2008
e tutti gli atti successivi. Quella della
posizione del Ministero della Giustizia è
una questione che ha un «peso» importante anche nella decisione del Consiglio
di Stato, secondo cui – contrariamente
all’opinione del Comune di Potenza –
«non è contestabile che il Ministero della
Giustizia sia coinvolto nella vicenda,
quale codestinatario degli effetti e
delle conseguenze
della delibera adottata e che, pertanto,
la delibera stessa
andava ad esso partecipata». Quindi,
«la comunicazione dell’avvio del procedimento era necessaria, essendo il Ministero soggetto nei confronti del quale
il provvedimento finale è destinato a
produrre effetti diretti».
Ma è sulle conseguenze degli atti intercorsi fra Comune e Maya (e sulla destinazione dell’immobile) che si è con-
CITTADINI
Criticata un’operazione
«che avrebbe scaricato costi
sull’intera comunità»
centrata l'attenzione – e la critica – del
Consiglio di Stato, secondo il quale «permangono, successivamente all’eventuale stipula del contratto di locazione, gli
effetti di legge, propri di tale genere di
contratti, legati ad inadempienze delle
parti, con conseguenze dirette sul contratto di locazione stesso e non certo
immediatamente e direttamente su
quello di compravendita. E comunque –
è scritto nella sentenza del Consiglio di
Stato - il dedotto collegamento tra gli atti
negoziali successivi, delineati nell’iniziale delibera del Comune, non garantisce in modo pieno l’interesse pubblico
sotteso alla sussistenza e alla permanenza del vincolo di destinazione».
Facendo un passo indietro, in riferimento alla necessità della comunicazione al Ministero dell’avvio del procedimento, il Ministero stesso avrebbe potuto agire, fare osservazioni e cercare
anche «una potenziale riduzione del contenzioso».
Il Consiglio di Stato ha evidenziato
che tutte le parti hanno riconosciuto che
«il bene in questione è da considerarsi,
quanto al regime giuridico che lo riguarda, un bene indisponibile».
le altre notizie
INCONTRI
Suicidi di Stato un «flash mob»
n Oggi pomeriggio, alle 17, il comitato
popolare art. 580 con sede a Portasalza, a Potenza, aprirà la propria sede
per affrontare le tematiche legate ai
«suicidi di Stato». Ci sarà un flash
mob realizzato dalla scenografa Roberta Ancona di Roma.
SINDACATI
Assemblea regionale Filt Cgil
n Si terrà oggi, alle 9.30, nella Fattoria di
Potenza, il decimo congresso regionale Filt Cgil. I lavori del Congresso saranno aperti dalla relazione di Bruno
Bevilacqua, segretario Filt Cgil Basilicata, e saranno chiusi da Franco
Nasso, segretario generale Filt Cgil
Naziona A chiusura dell’assemblea
un incontro sul futuro dei trasporti.
CHIESA
Via Crucis per la Quaresima
n La chiesa Santa Maria del Sepolcro di
Potenza organizza oggi una Via Crucis in occasione del primo venerdì della Quaresima 2104. Ad animare il ricordo del percorso compiuto da Gesù
dal pretorio di Pilato al Santo Sepolcro, i Leoni di Santa Maria ed il gruppo delle Vincenziane. Appuntamento
alle 19.
RASSEGNASTAMPA
ATTUALITÀ I VII
Venerdì 7 marzo 2014
LA RIEVOCAZIONE
IL SIGNIFICATO
Collocare quella calotta di ferro, diametro di
3 metri, dietro il muro della diga avrebbe
ACCADDE IL 6 MARZO 1984 A SENISE oltre
significato dare il via all’invasamento delle terre
L’EVENTO
L’allora sindaco Pietro Policicchio, con
un’ordinanza lampo, sequestrò il tappo che fu
portato con un lungo corteo in paese
La presa del tappo dopo 30 anni
Ricordati quei momenti per rilanciare la vertenza di un territorio ancora molto povero
MARIAPAOLA VERGALLITO
l SENISE. Anche ieri era una giornata grigia e piovosa, così come quella mattina del 6 marzo del 1984, quando i cittadini di Senise, guidati dagli
amministratori e dai sindacati, si recarono di buon’ora dietro il muro di
sbarramento dell’invaso di Montecotugno. Avevano avuto sentore che da
lì a poco l’impresa avrebbe fatto collocare il «tappo», la grande calotta di
ferro, dal diametro di tre metri e
sessanta centimetri, di oltre quaranta
quintali che serviva per chiudere la
condotta che dalla diga doveva collegarle alla tubazione centrale ferma
ad alcune centinaia di metri di distanza per altri lavori che si stavano
realizzando tra le due giunture.
Insomma, collocare quel fondello
avrebbe significato dare inizio all’invasamento delle terre. E i senisesi
non potevano permetterlo, perché ancora erano appese diverse questioni
legate all’occupazione, all’area industriale, al recupero dei terreni golenali. L’allora sindaco Pietro Policicchio, con un’ordinanza lampo, sequestrò il tappo che fu portato, con un
lungo corteo, in paese. Il tappo restò
in piazza Vittorio Emanuele per tre
mesi, presidiato giorno e notte. Ieri il
Comune di Senise ha voluto rievocare
quei momenti mettendo in scena la
«presa del tappo», con una riproduzione in scala ridotta del fondello che
ora si trova in quella stessa piazza.
L’ evento è stato organizzato con la
collaborazione di Raffaele Soave, sindacalista della Cgil e tra i protagonisti
di quegli anni, Ulderico Pesce e un
gruppo di interpreti senisesi che hanno letto alcuni brani tratti dal lavoro
di Pesce «Il viaggio del fiume Sinni» e
la giovane orchestra dell’Istituto scolastico «Nicola Sole».
Ora che l’acqua ha coperto le terre,
ancora molte questioni sono rimaste
in sospeso. Ed è anche per questo che
il 14 marzo prossimo si terrà un con-
vegno per continuare a celebrare il
trentennale dalla presa del tappo.
«L’Accordo di Programma tra Puglia, Basilicata e Governo Centrale fu
un fatto epocale- spiega il sindaco
Giuseppe Castronuovo- nel 2004 la
Puglia versò alla Basilicata un ristoro
di fondi straordinari di 35 milioni di
euro che poi la Regione decise di
stanziare all’area del Senisese. Parte
di quei fondi sono stati già investiti,
ma occorre rilanciare la questione
perché da allora verso questo territorio non è arrivato nulla. Il convegno in programma per il prossimo
14 marzo servirà proprio a rilanciare
questo tema».
LA DENUNCIA DIGA DI MONTECOTUGNO
I FLASH PER RICORDARE QUEL GIORNO DI 30 ANNI FA
«E i terreni
vicini all’invaso
senz’acqua»
RIEVOCAZIONE
Foto storiche
e altre
immagini di
ieri che
ricordano la
presa del
tappo. Si
riconosce il
sindaco di
Senise,
Castronuovo
che ha
denunciato
«quanto il
territorio ha
ricevuto poco»
l Diga, acqua e irrigazione. Ma
una delle questioni ancora aperte è
che le terre che si trovano ad un
passo dall’invaso di Montecotugno
non hanno acqua per l’irrigazione.
Lo denunciano gli agricoltori con
una raccolta di firme indirizzate alla
Regione Basilicata; lo denuncia il
Comune che, come fa sapere l’assessore all’agricoltura Giuseppe Uccelli, ha di fatto aperto una vertenza
nei confronti del Consorzio di Bonifica Alta Val d’Agri, ora commissariato. «Il problema- spiega uno dei
firmatari, Antonio Cifarelli- è che
ogni anno il nostro territorio è costretto ad affrontare seri problemi
legati a tubature fatiscenti che, paradossalmente, vengono riparate
con grande lentezza dal Consorzio di
Bonifica anche perché, essendo in
amianto, non è consentito agli operai dell’Ente di effettuare gli interventi. Ma adesso il Consorzio è anche commissariato. Come faremo?».
Paradossi a pochi metri da una delle
dighe più grandi d’Europa in terra
battuta, che porta acqua irrigua e
potabile in Puglia e nel Metapontino,
mentre gli agricoltori senisesi, ogni
anno, sono costretti a convivere con
[mp. verg.]
tali problemi.
POTENZA LO SCAMBIO DI PERSONA SCOPERTO DAL TG SATIRICO «TIGIURO». L’IRONIA DI MAURIZIO BOLOGNETTI (RADICALI)
Gli auguri della Total a D’Andrea
indirizzati... a un geometra
CONGRATULAZIONI Il telegramma della Total
l La notizia è stata lanciata dal tg satirico
di facebook «Tigiuro». Sono le congratulazioni da parte della Total che avrebbero
dovute essere esternate a Giampaolo D’Andrea nominato a Capo di Gabinetto del ministro Franceschini. Solo che nel telegramma c’è un errore evidente. Uno scambio di
persona. Il destinatario non è il prof. Giampaolo D’Andrea bensì il geom. Vincenzo
D’Andrea, funzionario regionale in forze al
Dipartimento Infrastrutture, Opere pubbliche e Mobilità (Ufficio Difesa del Suolo)
della Regione Basilicata. La gaffe è stata
subito ripresa da Maurizio Bolognetti, direzione Radicali Italiani e segretario Radicali Lucani. «Quelli di Total Italia - dice
Bolognetti dovevano avere una gran fretta
IL TAPPO Nella storia [foto mpv]
di esternare la loro grande soddisfazione.
Ma la gatta frettolosa, come è noto, a volte
partorisce i gattini ciechi e fa commettere
imperdonabili gaffe. E così, è successo che
l’Ad di Total Italia, Nathalie Limet, ha scambiato le persone». «Benedetti figlioli - conclude Bolognetti - lo so che siete intenti a
bucherellare il nostro territorio e a sponsorizzare sagre, feste, film e calendari, ma
prima di inviare telegrammi, forse fareste
bene a documentarvi. Tutto sommato dovreste saperlo che le pubbliche relazioni
sono un settore di fondamentale importanza per una grande multinazionale. Al Tgiuro il mio grazie per avermi segnalato una
notizia degna del da poco trascorso carnevale».
INCIDENTE STRADALE COINVOLTI UN AUTOCARRO E QUATTRO AUTO
Tre feriti ieri sera
sulla «Tito-Brienza»
Traffico deviato sulla vecchia ss «95»
l TITO. A causa di un incidente, in cui sono rimasti coinvolti
quattro automobili e un autocarro e sono rimaste ferite tre
persone, è rimasta chiusa provvisoriamente al traffico, ieri sera,
in entrambe le direzioni, la strada statale 95 «Variante di Tito
Brienza», al km 2,500, nel comune di Tito.
L’Anas ha specificato che sul posto sono arrivate le squadre
Anas e la Polizia stradale per la gestione della viabilità e per
ripristinare il prima possibile la regolare circolazione. Il traffico
è stato deviato temporaneamente sul vecchio tracciato della
statale 95 tra Tito e Satriano. Sempre l’Anas fa sapere che è stato
prorogato, fino al termine delle attività lavorative, il doppio
senso di circolazione sulla carreggiata nord della strada statale
407 Basentana tra i km 10,000 e 10,950, in provincia di Potenza. Il
provvedimento si rende necessario per consentire il proseguimento degli interventi di ripristino e messa in sicurezza del
piano viabile a seguito degli avvallamenti provocati dalle esondazioni del fiume Basento durante gli ultimi eventi atmosferici.
RASSEGNASTAMPA
VIII I POTENZA E PROVINCIA
Venerdì 7 marzo 2014
PALAZZO SAN GERVASIO LA PROFESSORESSA SI ERA OPPOSTA NEL 2011 ALLA SOSPENSIONE DI UN ALUNNO
Sospese una docente per 10 giorni
condannata la dirigente scolastica
ll giudice del lavoro ha accolto il ricorso presentato dall’insegnante
l Dirigente scolastica condannata per aver
sospeso dal servizio una docente colpevole di
essersi opposta alla sospensione di un alunno.
A dichiarare nulla la sanzione disciplinare di 10
giorni inflitta all’insegnante della scuola secondaria «D’Errico» di Palazzo San Gervasio è
stato il tribunale di Potenza con una sentenza
emessa il 4 marzo scorso. Ne dà notizia la Gilda
spiegando che la docente era stata ingiustamente «punita perchè durante un consiglio di
classe, quindi nel pieno esercizio delle sue funzioni istituzionali, aveva espresso un’opinione
diversa da quella della dirigente scolastica».
Il giudice del lavoro, accogliendo il ricorso
presentato dall’insegnante, ha decretato nulla
la sanzione disciplinare e ha disposto il pagamento dello stipendio e dei contributi previdenziali sottratti alla docente durante i dieci
giorni di sospensione.
«Il provvedimento disciplinare esercitato
dalla dirigente - si legge nella sentenza – risulta
in aperto contrasto con i principi fondamentali
stabiliti dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori». E ancora, nelle conclusioni: «Non appare sufficientemente specificata la fonte normativa del potere disciplinare esercitato e appare evidente che quest’ultimo sia stato esercitato al di fuori delle norme che avrebbero
dovuto trovare applicazione».
«Dopo la riforma Brunetta – afferma Rino Di
Meglio, coordinatore nazionale della Gilda –
l'abuso delle sanzioni disciplinari sta diventando un problema sempre più diffuso ma purtroppo ignorato dal ministero dell’Istruzione e
dagli uffici scolastici territoriali. Sarebbe bene
che il ministro Giannini, prima di ampliare i
poteri dei dirigenti, si informasse sulla reale
situazione delle scuole».
La vicenda nel 2011 che riguarda la scuola
secondaria «D’Errico» di Palazzo San Gervasio
così fu raccontata dalla Gazzetta. Il primo a
denunciare la particolarità di quella decisione
era stato il padre dell’alunno protagonista della
storia. Poi fu la volta del sindacato. La storia del
ragazzo con la media alta a cui era stato assegnato un 6 in condotta per non aver pagato
una tassa di settantadue centesimi riservava
novità. Però, con una nuova protagonista: una
docente. Un’ insegnante della classe del giovane
che fu sospesa per dieci giorni per essersi rifiutata di votare proprio quel sei in condotta.
A denunciare la vicenda il sindacato «Gilda»
degli insegnanti che raccontò di come la docente della scuola secondaria fu «punita dalla
dirigente scolastica con 10 giorni di sospen-
sione senza retribuzione». «La sanzione disciplinare fu inflitta - spiegò il sindacato - perché,
durante un Consiglio di classe, l’insegnante
espresse il suo dissenso contro la proposta,
avanzata dalla stessa preside, di assegnare un 6
in condotta a un alunno modello che si era
rifiutato di pagare 72 centesimi alla scuola per
far riparare un estintore danneggiato da un
atto vandalico di cui non era responsabile».
Il ragazzo in questione aveva la media del
nove e si sarebbe sempre comportato in modo
corretto. Unico problema il pagamento di quella «sanzione collettiva» di 72 centesimi. Pagamento che era stato imposto dalla dirigente
scolastica a titolo di sanzione collettiva a tutti
gli alunni dell’istituto perché ignoti, nella stes-
sa scuola, avevano danneggiato un estintore.
«Il provvedimento arrivò durante gli scrutini e gli esami dove la docente non potette
partecipare - disse il coordinatore nazionale
della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio - La
sua assenza ebbe ripercussioni negative sulla
valutazione degli alunni».
Lo stesso coordinatore nazionale Di Meglio,
segnalò l’anomala questione all’allora ministro
della pubblica istruzione, Mariastella Gelmini.
«L'attribuzione di enormi poteri disciplinari ai
dirigenti scolastici, in base al principio dell'autonomia scolastica, - disse Di Meglio – sta
provocando casi abnormi esattamente come
avevamo previsto. Ecco perchè è necessario
procedere a un'urgente riforma del sistema».
SCUOLA Lezioni in una classe
LAVELLO LA RICHIESTA AL NUOVO GOVERNO DA PARTE DI COMITATI E ASSOCIAZIONI TERRITORIALI PER EVITARE GLI SFREGI AL TERRITORIO
«Fermate le aste per i sussidi
ai nuovi impianti eolici»
l «Su iniziativa dell’infaticabile Enzo Cripezzi,
responsabile Lipu di Puglia e Basilicata, e con il
concorso di tantissime sigle nazionali è stato stilato
un documento inviato al presidente del Consiglio dei
Ministri ed ai Ministri dell’Economia,dello Sviluppo
economico,delle Politiche agricole,dell’Ambiente e
dei Beni culturali. Già a Matera, alla presenza del
Vice Ministro Bubbico, venne lanciato l’ennesimo
allarme contro gli sfregi al territorio arrecati dall’eolico, la cui proliferazione si chiedeva di fermare, con
il risultato di far approvare per la Basilicata una
modifica al Piano di Indirizzo Energetico Ambientale
regionale,con un emendamento che venne definito
salva paesaggio dalla stampa. L’emendamento purtroppo è stato impugnato dal Governo nazionale e
non ha potuto esplicare gli effetti sperati contro la
corsa alla distruzione dell’immenso bene paesaggio
lucano». Così Vitantonio Iacoviello presidente sezione Vulture Alto Bradano di Italia Nostra.
«Adesso - prosegue - le associazioni nazionali più
sensibili, insieme con Comitati locali di ogni regione
d’Italia, chiedono al nuovo Governo misure drastiche: l’adozione di un «provvedimento urgente per
sospendere le imminenti aste del Gestore dei servizi
elettrici (Gse) ed evitare ulteriori, scandalose attri-
buzione di sussidi ventennali a nuovi impianti eolici
o ad altri impianti di energia rinnovabile caratterizzati da scarso indice di efficienza energetica o da
alto impatto ambientale, paesaggistico o territoriale».
I firmatari, primi fra tutti Lipu, Amici della Terra,
Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico
nelle Aree Verdi, Comitato Nazionale del Paesaggio,
Comitato per la Bellezza,Italia Nostra, Altura, Mountain Wilderness,Movimento Azzurro,Terra Celeste,VAS ( Verdi, Ambiente e Società ), ove non venissero approvati gli emendamenti al Decreto Ministeriale 6 luglio 2012 ( Incentivi per l’energia da
fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche) da loro
proposti e con i quali appunto si bloccherebbero le
aste, temono ulteriori gravi compromissioni paesaggistiche e territoriali su vastissima scala e consumo di territorio agricolo e naturale,ormai inarrestabili se non attraverso misure drastiche di chiusura dei finanziamenti».
La stesse associazioni ,114 firmatarie sollecitano il
Governo a destinare le economie così conseguite a
«più performanti e convenienti azioni di lotta ai gas
serra nel comparto del trasporto pubblico e della
mobilità sostenibile, dell’efficienza e del risparmio
energetico», nonché alla massiccia diffusione di piccoli impianti solari e fotovoltaici, su superfici non di
pregio e già urbanizzate. Mentre viene fatto rilevare
che l’obbiettivo del 26,39% di contributo rinnovabile
previsto per il 2020 è stato raggiunto e superato con 8
anni di anticipo,si sottolinea il fatto che l’apporto
elettrico dell’eolico, peraltro intermittente e quindi
poco affidabile,è del 4,7%, pari all’1,3% del fabbisogno
energetico complessivo italiano. «Anche alla sezione
di Italia Nostra del Vulture Alto Bradano - dice Iacoviello - appare assurdo continuare a finanziare
grandi impianti che fanno strame di Beni comuni a
vantaggio di aziende spesso anche straniere, invece
di industriarsi a far nascere, crescere e sviluppare
aziende italiane, a livello nazionale e locale, per realizzare micro impianti e investire in ricerca finalizzata a introdurre prodotti innovativi atti a migliorare efficienza e risparmio, con conseguente vera
crescita del’occupazione».
POTENZA IL FILO CONDUTTORE CHE ANIMA IL PANATHLON CLUB DEL CAPOLUOGO LATRONICO PRESENTATA UNA SOLA LISTA
Lo sport che unisce ed educa
impegno profuso da 50 anni
Il Pd elegge il segretario
ma la spaccatura resta
l Far sì che lo sport sia sempre più vissuto e
considerato un elemento di unione della comunità,
un'occasione di crescita e di sviluppo di un territorio
e della sua gente. Saranno queste le direttrici che
animeranno il lavoro del Panathlon club di Potenza,
associazione si occupa di educazione allo sport,
presente nel capoluogo da quasi 50 anni. Un impegno concreto e costante che il club porta avanti
anno dopo anno con iniziative finalizzate a sostenere
i giovani talenti lucani dello sport, ma anche i semplici appassionati. Ad impegnarsi in questa direzione anche per il biennio 2012- 2014 il nuovo direttivo che è stato eletto: il neo presidente, Francesco
Cafarelli, il past president Giacomo Rosa, il vice presidente Salvatore Laurini, il segretario Enzo Matassini, il tesoriere Giuseppe Laccertosa, la cerimoniera Antonella Inciso, ed i consiglieri Luciana
Biscione, Alfonso Danza, Enzo Di Croce, Michele
Doti, Michele Fierri. "Il prestigio del nostro club è
legato anche agli ideali che sono contenuti nello
Statuto tra cui il rispetto della competizione e non
dell'agonismo. Per questo il nostro obiettivo è far
crescere la pratica sportiva " precisa il presidente
Cafarelli. Ma se il filo conduttore è questo, tra gli
obiettivi anche quelli di un maggiore inserimento
nel tessuto sociale della città attraverso iniziative e
progetti finalizzati a favorire i diritti dei minori e dei
disabili nelle pratiche sportive. Un impegno che si
concretizzerà, ad esempio, nella creazione di gruppi
l Il partito democratico di
Latronico ha eletto il suo nuovo segretario ed il direttivo,
ma il gruppo è diviso. A partecipare al voto, infatti, solo 46
iscritti su un 109; il 42% degli
aventi diritto.
Una sola la lista in gioco. Il
58% né ha presentato una seconda lista né ha partecipato
al voto. Perché? Cosa si chiedeva? «I tentativi di mantenere
l’unità del partito - dicono i
dissidenti - con la elezione di
un segretario condiviso, che
ben poteva essere lo stesso
segretario eletto, a condizione
che venisse garantita la pari
dignità all’interno del direttivo.
E’ prevalsa una logica vecchia, quella del «pacchetto delle tessere», anziché quella del
merito e dell’impegno, entrambi, continuano,conquistati sul
campo, proprio quando il partito era senza una sede, senza
gli Organi statutari e senza
visibilità sul territorio. Evi-
CLUB Il direttivo del club con i past governor
di lavoro che possano contribuire - in collaborazione
con gli enti comunali e regionali - al miglioramento
dello stato delle palestre ed al sostegno degli atleti
che- per difficoltà economiche - non riescono più a
praticare le attività sportive. Intanto, in attesa dello
sviluppo delle attività del biennio nel corso della
cerimonia di insediamento del direttivo è stata formalizzata l'adesione al club di due nuovi socili:
Giovanni Pace e Domenico Vignola, entrambi con
una lunga carriera - anche a livello internazionale nelle arti marziali.
LA DENUNCIA DEL SINDACO
«Castelmezzano
da quindici giorni
con i telefoni
Al voto hanno preso parte solo 46 iscritti su 109 fuori servizio»
dentemente il contributo concreto offerto in questi mesi
non è stato preso in considerazione».
Le motivazioni del gesto,
simbolico e dirompente, sono
state rappresentate in un documento fatto acquisire agli
atti dell’assemblea, nel quale si
sottolinea, tra l’altro «la necessità di un superamento della logica delle tessere, in un
momento storico e sociale in
cui quello che dovrebbe contare sono la trasparenza, la
concretezza, la voglia di impegnarsi, la capacità di valutare i problemi per quello
che sono, al fine di cercare le
migliori soluzioni possibili».
I «dissidenti» fanno sapere
che il loro non è e non sarà un
Aventino: «proveremo a stare
sui problemi cercando, con le
nostre capacità e le nostre idee,
di essere punto di riferimento
per tutti quelli che vorranno
condividere il nostro percor[a.zac.]
so».
«Da circa 15 giorni la principale
utenza telefonica fissa del municipio di Castelmezzano e quella di
buona parte della cittadinanza è
fuori servizio, per guasti sulla linea Telecom Italia: Ad oggi nonostante numerosi solleciti la linea insieme a molte altre non è
stata ancora riparata». A denunciare il disservizio è il sindaco Domenico Cavuoti. «Stigmatizziamo
- prosegue il sindaco - l’atteggiamento di Telecom Italia ritenendolo gravemente omissivo e di forte nocumento verso i cittadini-utenti. Tale comportamento è
da considerarsi ancor più grave e
lesivo se si pensa che ad essere
interessato dal disservizio è anche
il Comune con tutto ciò che ne
consegue sulla normale attività
dell’ente». «A tal proposito il Comune di Castelmezzano comunica, sin d’ora, che procederà insieme ai cittadini-utenti a promuovere, tramite la consulenza di
un’associazione di consumatori,
una azione risarcitoria contro Telecom italia per i danni subiti».
RASSEGNASTAMPA
POTENZA E PROVINCIA I IX
Venerdì 7 marzo 2014
TITO SCALO DOPO LA MESSA IN MOBILITÀ DI 43 ADDETTI DEL CENTRO COMMERCIALE
LAGONEGRO NELLE PARROCCHIE
Auchan, «decisione sofferta
ma i lavoratori
avranno ancora un futuro»
Parla il cav. Fontana proprietario dell’ipermercato
l Sono trascorsi ormai quasi tre anni da quel
20 aprile 2011 giorno in cui Il Polo Acquisti Lucania aprì le sue porte a migliaia di visitatori
inaugurando così «una nuova era» per il commercio della Basilicata che mai fino ad allora
aveva conosciuto una realtà così imponente: 34
negozi, 12.500 mq di spazi commerciali distribuiti su due piani, questi i numeri dell’offerta
commerciale iniziale del Centro situato strategicamente all’uscita autostradale della zona industriale di Tito.
Oggi il sogno regalato a centinaia di giovani
lavoratori e alle proprie famiglie sembra già essersi sgretolato e il fulmine a ciel sereno della
messa in mobilità dei 43 dipendenti dell’Ipermercato Auchan a partire dal 1° aprile ha sconvolto un pò tutti. Nelle ultime settimane qualcosa
era trapelato da persone vicine alle realtà del
«Colosso Commerciale» ma nulla faceva pensare
a una così drastica evoluzione degli eventi. La
notizia ha fatto rapidamente il suo corso tra
quotidiani e pagine del web andando a minare
non solo la tranquillità dei 43 lavoratori, adesso
alle prese con un futuro tutto da scoprire, ma
anche quella di tutti gli altri negozianti del Polo
privati, apparentemente, del cavallo trainante
dei propri affari.
Dopo tanto silenzio, voluto anche nel rispetto
della difficile situazione che si stava avviando ad
affrontare, parla oggi per la prima volta il Cav.
Domenico Fontana, leader del gruppo proprietario dell’Ipermercato presente nei locali del Polo
Acquisti Lucania e ideatore principe dell’intera
struttura nella quale lavorano circa 400 persone:
«La decisione di mollare la presa - dice - e di non
proseguire in quello che per me rappresentava
un piccolo sogno è stata molto sofferta ma presa
per salvaguardare il futuro della mia società».
Questo il pensiero dell’imprenditore lucano
costretto a cedere la mano per non vedere intaccate le sue altre attività dalle difficoltà incontrate dalla sua ultima creazione di imporsi
sul mercato regionale e di rientrare nei costi
necessari per sopravvivere. Troppo semplice ora
IPERMERCATO Ingresso Auchan
puntare il dito verso un uomo che ad oggi conta
alle sue dipendenze quasi 120 persone suddivise
tra Europa Cash, Cedi, Supermercato Le Piramidi e appunto Auchan: «Sapevo che l’impatto
mediatico della strada intrapresa da me e la mia
società sarebbe stato oggetto di critiche anche e
soprattutto in considerazione delle difficoltà che
saranno costretti a vivere i “miei ragazzi” ma un
imprenditore deve per forza di cose affrontare il
problema prima che sia troppo tardi. Il rischio
sarebbe stato quello di vedere tra un paio d’anni
ben 120 persone senza lavoro e senza alcuna
possibilità di rientrare».
La chiusura è ricca di speranze ancora una
volte rivolte a chi per tre anni ha sofferto e fatto
sacrifici tra i locali e gli scaffali dell’Auchan:
«Una continuità ci sarà, le trattative con nuovi
compratori sono da tempo in corso e mio dovere
sarà quello di suggerire un riassorbimento nel
progetto che verrà per 43 combattenti abituati ai
ritmi di un centro aperto sette giorni su sette e 360
giorni all’anno».
VIGGIANO APPELLO CGIL SU «TUTELA AMBIENTE E SALUTE, CRESCITA DELL’OCCUPAZIONE, SALARI EQUIPARATI AI DIPENDENTI ENI»
Lavoro e diritti nell’indotto Eni
I sindacati e gli imprenditori oggi discutono di una piattaforma per i lavoratori della Val d’Agri
l Indotto Eni al centro della
riflessione di imprese e sindacati. «Tutela dell’ambiente e della salute nei luoghi di lavoro;
crescita
e
stabilizzazione
dell’occupazione; equiparazione salariale con i dipendenti
Eni». Sono i nodi centrali che
faranno da sfondo all’incontro
che stamattina (ore 9.30) è stato
convocato nella sede di Confindustria con associazioni datoriali e Cgil, Cisl, Uil e tutti i
soggetti firmatari del contratto
di sito. L’obiettivo è l’apertura di
un confronto sui contenuti della
«piattaforma sindacale per i lavoratori dell’indotto Eni di Viggiano».
«Ci aspettiamo un positivo riscontro da parte delle associazioni datoriali - afferma la Cgil
di Potenza - a partire da un’organizzazione del lavoro che assicuri livelli occupazionali stabili e che si rivolga ai disoccupati lucani, che riconosca
l’uguaglianza di trattamento tra
tutti i lavoratori impegnati nella
conduzione del Centro olio, sia
in termini salariali che di tutela
della salute dei lavoratori».
CENTRO OLII
Il Centro olii
dell’Eni in Val
d’Agri
[foto Tony Vece]
.
GALLICCHIO LA RICHIESTA DEL SINDACO SINISGALLI IN UN INCONTRO POTENZA SI CHIAMA «SAFE NOMINATIONS»
Dai giovani della Cri un gioco
«La Total si impegni
per la sicurezza stradale
per l’occupazione locale» Educare a comportamenti idonei mentre si guida
l Nell’incontro pubblico tra il Movimento «Quinta Colonna» il sindaco e tutto il
consiglio comunale, si è discusso
dell’esclusione di Gallicchio dalla concessione Gorgoglione. Mariantonietta Sanchirico ha illustrato le ragioni dell’incontro e i
punti su cui bisognava soffermarsi: l’esclusione dalla concessioni e le possibili strade
da percorrere per cercare di rientrarvi al
fine di dare un rilievo istituzionale al comune di Gallicchio e metterlo sullo stesso
livello degli altri paesi che fanno parte della
concessione. Il sindaco Pasquale Sinisgalli
che ha indicato come esclusione il fatto che
Gallicchio «fosse oggetto di un’altra richiesta di concessione avanzata da Shell Italia
E&P e denominata “Grotta Salice”, concessione non accolta dalla giunta regionale
nel 2012 a seguito dell’approvazione in Consiglio regionale della moratoria sulle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi». Inoltre, il sindaco ha affermato che
non è di autorità di un comune chiedere di
entrare a far parte di una concessione in
quanto sono le società petrolifere che, dopo
le dovute indagini ed analisi, fanno richiesta al Ministero. Infine, il sindaco si è impegnato a chiedere, entro la settimana
prossima, un incontro con il Presidente
ALESSANDRO BOCCIA
IL TAVOLO Si discute della concessione
della Regione e le ditte che operano per la
realizzazione del centro oli al fine di costringere la Total a prendere impegni concreti per l’occupazione. Per la minoranza il
consigliere Prospero Di Pierro ha espresso
la possibilità «di premere verso l’attuazione dell’Unione dei comuni così che Gallicchio in automatico entri a far parte della
concessione». Invece l’assessore Antonio
Salerno ha detto che «la Total ha depositato
gli atti per l’ampliamento della concessione». Ancora per la minoranza Gaetano
Montemurro ha rilevato «che da tempo
aveva esposto tale problema in consiglio».
l Anche i giovani lucani della Croce Rossa Italiana lanciano
le «Safe Nominations», il gioco per educare alla sicurezza
stradale. Una risposta costruttiva ed originale al fenomeno,
perlopiù giovanile, dilagato
sul web chiamato «NekNominations”, un passatempo on line in cui bisogna rispondere
ad una sfida lanciata da un
amico, filmandosi mentre si
beve una birra tutta d’un fiato,
per poi nominare altri «concorrenti» da sfidare a propria
volta. Un gioco che può degenerare, rischiando di diventare pericoloso per la salute, e
che la Cri ha saputo rielaborare in maniera utile e didattica: «Safe Nominatios» consiste infatti nel registrare un
video tramite smarthpone, cimentandosi in attività legate CROCE ROSSA Safe Nominations
alla sicurezza stradale e ai
comportamenti idonei durante la guida. In pochi giorni dal
lancio dell’iniziativa sono arrivati oltre 100 video. «L’obiettivo
è utilizzare il web – ha spiegato il delegato regionale dei giovani
Cri di Basilicata, Marco Bellezza - per educare ad adottare
comportamenti idonei soprattutto se ci si mette alla guida».
In distribuzione
il messaggio
del vescovo
per la Quaresima
ANTONIETTA ZACCARA
l LAGONEGRO. All’inizio della Quaresima distribuito nelle parrocchie della diocesi di Tursi-Lagonegro il messaggio del vescovo mons. Francesco
Nolè. Quest’anno il presule ha deciso di inviare
quanto scritto da papa Francesco nel suo primo
messaggio quaresimale, «è talmente bello, ha scritto,
profondo, semplice e ricco di consigli- suggestioni-proposte per la crescita spirituale personale e
comunitaria, che ho pensato di farla giungere a voi in
modo integrale e originale».
In un primo paragrafo, dedicato alla «grazia di
Dio», Papa Francesco sottolinea che «l’amore rende
simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze». Papa Bergoglio distingue «tre tipi di miseria:
materiale, morale e spirituale». La prima, ovvero la
«povertà», «tocca quanti vivono in una condizione
non degna della persona umana: privati dei diritti
fondamentali e dei beni di prima necessità quali il
cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la
possibilità di sviluppo e di crescita culturale».
Di fronte a questa miseria la Chiesa «offre il suo
servizio» per «andare incontro ai bisogni».
Per il Papa, «quando il potere, il lusso e il denaro
diventano idoli, si antepongono all’esigenza di una
equa distribuzione delle ricchezze» e pertanto «è
necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione».
Ma «non meno preoccupante», per il Papa, «è la
miseria morale, che consiste nel diventare schiavi
del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane
– è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla
pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e
hanno perso la speranza! E quante persone sono
costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della
dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi – scrive Papa Bergoglio – la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente». Questa forma di miseria, «che è
anche causa di rovina economica», «si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci
allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore».
Il tempo di Quaresima, scrive infine il Santo Padre, «trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel
testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico».
le altre notizie
SANITÀ E SOLIDARIETÀ
Donazione è vita: la storia dei Green
n «Sopravvivere non basta - Donare la vita» è il titolo dell’incontro che domani si tiene nell’auditorium del S. Carlo di Potenza (dalle 9.30 alle
13.30). Con l’ntervento di benvenuto del dg del S.
Carlo, Giampiero Maruggi, e il coordinamento di
Mario Trufelli, interverrà Mr. Reginald Green il
papà del piccolo Nicholas, che fu ucciso a 7 anni,
in Calabria, da rapinatori il 29 settembre ‘94. I genitori autorizzarono la donazione dei suoi organi.
DA OGGI AL SAN CARLO
Ambulatorio oculistica pediatrica
n Il Centro Pediatrico Bambino Gesù Basilicata inaugurerà oggi, nell’ospedale San Carlo
di Potenza, l’attività ambulatoriale di Oculistica pediatrica, «ampliando così la sua offerta specialistica». Da oggi sarà attivo l’ambulatorio di Oculistica pediatrica, a cura del
Prof. Luca Buzzonetti, responsabile Unità
operativa complessa di Oculistica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
PIGNOLA
«Portale d’oro» a Carmen Lasorella
n Tredici Pro Loco, interventi di uomini delle
istituzioni e del mondo dell’associazionismo,
momenti musicali, premiazione della giornalista Carmen Lasorella, presidente di Rainet, con «Il Portale d’oro». È l’iniziativa che
domani propone la Pro Loco di Pignola, presieduta da Maria Albano. Si intitola «L’altra
faccia di Penelope», giunta alla sua nona edizione, e avrà luogo in contrada Petrucco.
RASSEGNASTAMPA
X I MATERA CITTÀ
L’OPIFICIO DI VENUSIO
LA «VERTENZA» SI RIACCENDE
Venerdì 7 marzo 2014
MATERANI E ANCHE I PUGLIESI
Il problema è in discussione anche
nel Consiglio comunale di Altamura,
dopo le interrogazioni di tre consiglieri
SI TORNA A PROTESTARE
Davanti ai cancelli della fabbrica verrà
riproposta la postazione da cui
si reclamerà di bloccare il progetto aziendale
«Ora la Regione
scenda in campo»
«Sospenda l’Aia», chiede il presidio di cittadini
EMILIO SALIERNO
l La «vertenza» Ila Laterizi, dopo la nuova mobilitazione annunciata l’altro
ieri dai cittadini di Venusio,
sconfina ad Altamura, dove il
Consiglio comunale sta per
esprimersi sulla vicenda del
pet-coke, il temuto materiale
derivato dalla lavorazione degli scarti petroliferi che la
società intende utilizzare come combustibile nell’impianto della fabbrica che produce
laterizi.
Martedì scorso, la Ila Valdadige ha annunciato di voler procedere con la «messa
in prova» del pet-coke, una
decisione a cui ha fatto seguito la reazione del Comune
di Matera, che ha segnalato
la necessità di non smentire
quanto deciso nel tavolo tecnico del 24 febbraio (sospensione delle procedure tecniche per il pet-coke).
Ad Altamura, tre consiglieri di minoranza (Enzo Colonna, Rosa Melodia e Lello
Rella) hanno presentato una
interpellanza urgente al sindaco, chiedendo un parere in
merito alla Via (Valutazione
di impatto ambientale), così
come previsto dallo stesso
codice dell'ambiente. E ora
potrebbero scendere in campo anche i comuni di Santeramo, Gravina, Laterza, così come altri enti pubblici, tra
cui Provincia di Bari e Regione Puglia.
In Consiglio regionale della Basilicata, intanto, si attende la risposta della giunta
dopo l’interrogazione a risposta immediata da parte
del Movimento 5 stelle (a
firma di Gianni Perrino e
Gianni Leggieri).
Per ora sono solo indiscrezioni, ma sembra che la Regione Basilicata stia valutando un intervento per sospendere l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per
l’uso del pet-coke. Una iniziativa auspicata dal presidio
spontaneo di cittadini di Venusio.
«Il massimo ente lucano dice Mimmo Genchi - dovrebbe procedere con la sospensione, a tutela di tutti,
ma anche della stessa azienda.
Resta la preoccupazione
per lo stoccaggio in vasca di
un materiale così pericoloso
in una zona soggetta a gravi
esondazioni del canale prospiciente - ribadisce Genchi come quella avvenuta il 6
novembre del 2011. Del resto,
quale affidabilità ci si può
aspettare da chi confonde 1
chilometro con 500 metri, da
chi non si accorge che nelle
vicinanze c’è un acquedotto
ed un metanodotto? È per
questo che gli abitanti del
Borgo Venusio sono in massima allerta e in queste ore si
stanno organizzando per la
riproposizione del presidio
permanente davanti i cancelli della Valdadige e per
organizzare azioni decisamente più incisive nei confronti dell’azienda, degli organi istituzionali preposti al
rilascio delle autorizzazioni e
degli organi istituzionali preposti ai controlli.
Chiediamo al Comune di
Matera - dice Genchi a nome
del presidio di Venusio - di
intervenire per far si che
venga sospeso l’uso del pet
coke, di impegnarsi con decisione presso l’azienda e la
Regione perché sia scongiurata questa violenza sulla salute di una comunità già fortemente segnata da decenni
di grave inquinamento e numerosissimi decessi per neoplasie».
PRESIDIO Riprende la protesta a Borgo Venusio [foto Genovese]
OLTRE I VIDEOGIOCHI PER I GIOVANI IL PROGETTO MOODZONE DELL’ASSOCIAZIONE «JOVEN»
Nuovi spazi per socializzare
che non siano solo virtuali
INTERAZIONE
Percorsi, laboratori
creativi
e del “niente”
BRUTTA ARIA Un momento del confronto a Matera
LA STORIA NEL 2010 FU RITROVATO IN CITTÀ, RIMESSO IN SALUTE, INANELLATO E ORA SI RITROVA IN PROVENZA
Il Falco grillaio curato al Cras
è stato «ricatturato» in Francia
l Un pulcino di Falco grillaio di circa
10 giorni di età, il 24 giugno 2010 fu
ritrovato a Matera, in Via XX Settembre,
da una turista di Firenze, che si preoccupò di consegnarlo alla Provincia, da
dove fu subito portato al Cras per il necessario soccorso.
«Il pulcino era sanguinante, con traumi agli occhi e alla testa - dice Matteo
Visceglia, responsabile del Cras - debole
e con poche possibilità di sopravvivere.
Grazie alle attente e assidue cure del
Centro recupero il piccolo riuscì a sopravvivere e divenne grande, capace di
nutrirsi, di volare e di predare. Anche
per lui arrivò il giorno del ritorno alla
natura e così il 18 agosto 2010, nell'ambito
di un evento pubblico di sensibilizzazione e divulgazione sulla attività del
Centro, spiccò il volo dal Belvedere sui
Sassi di Matera. Da quel momento nulla
più poteva ricondurre alla sua vita».
Ma il Cras svolge anche attività scien-
tifica e quindi cerca sempre di utilizzare
ogni metodo che permetta, ove possibile,
di ricavare dati scientifici interessanti.
Infatti, grazie alla collaborazione di Egidio Mallia, che inanella nell’ambito
dell’Osservatorio faunistico regionale,
poco prima della sua liberazione fu marcato con un piccolo e leggerissimo anello
su cui era inciso un codice alfanumerico
che lo identificava in modo ufficiale ed
univoco. «I dati di recupero degli esemplari, di rilascio e di inanellamento - fa
presente Visceglia - vengono raccolti e
inseriti, a cura dello stesso inanellatore,
in una banca dati nazionale gestita dall'Ispra mediante l'Euring Protocol Engine con l'obiettivo di coordinare la ricerca e le attività di inanellamento in
Italia rapportandosi alle altre banche
dati europee e mondiali. Grazie ad “un
anello” quindi, da qual momento il giovane grillaio era identificabile in caso di
ritrovamento in qualsiasi luogo. Ma le
probabilità di ottenere informazioni relative allo stesso individuo a distanza di
tempo e magari lontano dal luogo di
nascita, rese possibile attraverso la lettura dell’anello, sono molto basse, un pò
come trovare un ago nel pagliaio. Ma in
questi giorni il Cras ha ricevuto una
notizia bella ed imprevedibile. E’ giunta
infatti al nostro inanellatore una scheda
dell'Ispra in cui si comunica che questo
grillaio dopo circa 700 giorni dal suo
recupero è stato “ricatturato” nella
Francia meridionale nella regione della
Provenza nell'ambito di una campagna
di ricerca ed inanellamento. È uno dei
primi dati, se non l’unico, di ricattura in
Francia di grillai materani, con informazioni importanti sui loro spostamenti, facendo comprendere altresì, l’importante ruolo che svolge la colonia di grillai
materani per la colonizzazione e conservazione della specie in tutto il Mediterraneo».
CARMELA COSENTINO
l Social network e videogiochi.
Due strumenti di largo utilizzo
nella società odierna, ma spesso
causa di dipendenze e di estraniamento dal mondo esterno. Ragioni che hanno spinto l’Associazione Joven a redigere il progetto
MoodZone. “Giovani: esperienze
in movimento” che ha ottenuto il
finanziamento del ministero del
Lavoro e delle Politiche sociali. Rivolto a una fascia di età sensibile
che va dai 13 ai 18 anni, il progetto
ha come finalità la realizzazione
di attività, percorsi, laboratori
creativi e del “niente” ideati con la
collaborazione dei giovani per
permettere loro di avere degli spazi e dei momenti in cui interagire,
relazionarsi, mettere a frutto le
proprie capacità e competenze, diventando essi stessi i protagonisti
di un modello operativo, realizzato
in rete con le associazione di volontariato e culturali, il Sert e gli
enti locali, Comune e Provincia di
Matera, che punta sul rilancio di
stili di vita sani ed equilibrati. Il
progetto, presentato ieri mattina
le altre notizie
NOMINA PROVINCIALE
Realtà Italia, Paolino
nuovo commissario
n Il commissario regionale della Basilicata
del movimento politico Realtà Italia, Ninni Borzillo, di concerto con il presidente
nazionale, Giacomo Olivieri, e sentito il
parere dell’Ufficio di presidenza, ha nominato Vincenzo Paolino nuovo commissario per la provincia di Matera e Antonio
Ripoli suo vice. “I due nuovi responsabili
per Matera di Realtà Italia – ha spiegato
Borzillo – sono professionisti seri e competenti che hanno già dimostrato di possedere quelle doti umane e politiche ideali
per ottimizzare l’organizzazione del movimento nel Materano”.
SALA PALATUCCI DELLA QUESTURA
Stamane l’ottavo congresso
del sindacato autonomo di polizia
n Dalle 9.30, nella Sala Palatucci della Questura, ottavo congresso regionale del Sap,
il Sindacato autonomo di polizia. Il tema
su cui si discuterà è “Sicurezza e sviluppo”. Chiuderà il congresso, alle 12.30, il
segretario generale aggiunto Ernesto Morandini.
nella sala Mandela del Palazzo di
Città, è consultabile on line all’indirizzo www.moodzone.it. Uno
spazio virtuale di interazione in
cui i ragazzi possono esprimere
opinioni e lanciare delle idee che
saranno valutate dai soggetti attuatori e realizzate se corrispondenti alle finalità dell’iniziativa.
«Il progetto- ha detto Pietro Iacovone presidente dell’Associazione Joven- nasce dalla constatazione che la fascia di età compresa tra i 13 e i 18 anni viene
spesso dimenticata. E così siamo
partiti da una mappatura dei bisogni, delle esigenze e delle aspettative dei giovani e con loro abbiamo redatto il programma delle
attività che si svolgeranno nei
prossimi giorni».Quanto alla scelta del nome, Mood Zone, «rimanda
– ha aggiunto Imma D’Angelo
coordinatrice del progetto- alla volontà di creare degli spazi, dei luoghi fisici all’interno della città in
cui i giovani possono riunirsi e
dare sfogo alla propria creatività.
Uno di questi spazi è piazza Cesare
Firrao dove sabato e domenica i
ragazzi, insieme alle associazioni,
si riuniranno per svolgere alcune
attività». Un modello sperimentale dunque realizzato anche il contributo dello psicologo Luciano
Antezza, figura fondamentale
nella fase di acquisizione delle richieste e delle aspettative dei ragazzi. «In questa fase- ha spiegatoabbiamo ascoltato diverse centinaia di ragazzi. Dai colloqui è
emersa la richiesta di potersi relazionare con gli altri e di aver uno
spazio fisico in cui confrontarsi
ma anche di realizzare un Laboratorio del “niente” in cui potersi
esprimere liberamente. L’ultima
fase prevede il monitoraggio delle
attività e dei risultati raggiunti».
Coinvolto nel percorso educativo,
il Sert di Matera. «Si tratta- ha
aggiunto la dottoressa Lucia
D’Ambrosio- di un progetto in linea con le iniziative di contrasto
alle dipendenze che va a toccare
una fascia di età delicata su cui è
possibile fare azioni di prevenzione, promuovendo stili di vita sani
attraverso la riscoperta dell’ambiente in cui vivono». All’incontro
hanno partecipato l’assessore provinciale Michele Grieco e l’assessore comunale Simonetta Guarini
che hanno sottolineato la validità
di un progetto che parte dal basso,
dai giovani, rendendoli protagonisti di iniziative di sociali e culturali.
RASSEGNASTAMPA
MATERA E PROVINCIA I XI
Venerdì 7 marzo 2014
PISTICCI I CAMPIONAMENTI COMMISSIONATI DAL COMUNE. RISCONTRATA LA PRESENZA DI IDROCARBURI PESANTI
Basento sempre più inquinato
adesso lo confermano le analisi
PIERO MIOLLA
l PISTICCI. Il Basento pisticcese è sempre
più inquinato da idrocarburi pesanti, in particolare nel secondo semestre del 2103. La notizia non è frutto di prese di posizione isolate
ma è contenuta nei risultati ufficiali delle analisi sui sedimenti del fiume, commissionate
dal Comune di Pisticci in ossequio ad una
precisa delibera del consiglio comunale. In
particolare, si apprende dai risultati pubblicati sul sito istituzionale di Palazzo Giannantonio, nel secondo semestre dell’anno sono
stati sforati i parametri di legge nel mese di
dicembre per ciò che concerne gli idrocarburi
pesanti, in tre punti diversi: a monte ed a valle
dello scarico di Tecnoparco (campione del 10
dicembre ) e sul ponte che bypassa la statale
106 Jonica. Le soglie di legge, come si ricorderà, erano state superate anche nel mese di
luglio del 2013, tanto che il sindaco Vito Di
Trani aveva trasmesso quei dati ai Carabinieri del Noe, alla Regione Basilicata, alla
Provincia di Matera, all’Arpab, all’Asm ed,
ancora, alla Prefettura di Matera, al Consorzio
Industriale della Provincia di Matera ed
all’Area di Programma: anche in questo caso,
il primo cittadino di Pisticci ha fatto la stessa
cosa, chiedendo «le determinazioni che si intendono adottare per la eliminazione di tali
inconvenienti». Il problema, come ha sottolineato lo stesso Di Trani, è che fino ad ora
nulla è stato fatto per fermare l’inquinamento:
la conferma arriva proprio dalle ultime analisi, che hanno nuovamente attestato la presenza nel Basento di idrocarburi oltre le soglie
di legge. In attesa che qualcuno intervenga
(avendone, tra l’altro, anche l’obbligo), in Valbasento si aspettano anche i risultati dei prelievi privati commissionati da alcuni imprenditori agricoli della zona, letteralmente vessati per le conseguenze del forte inquinamento
della valle che ha contaminato l’acqua di falda,
l’aria e, si teme, anche i terreni al di fuori del
perimetro del Sin (Sito d’Interesse Nazionale).
I prelievi effettuati giorni fa dal tenente della
Polizia Provinciale di Potenza, Giuseppe Di
Bello, con l’ausilio dell’ingegnere ambientale
Silvana Baldantoni, dovrebbero dare un
quadro più esaustivo sulla situazione attuale
nella zona compresa tra Pisticci, Ferrandina,
Pomarico e Bernalda. Nella speranza che, in
ogni caso, da un lato i risultati non confermino
l’inquinamento totale della zona e, dall’altro,
che finalmente qualcuno inizi a prendere
provvedimenti seri e concreti.
Acito, Confapi
«A Grottole, 15 aziende
a rischio esondazione»
GROTTOLE. Una quindicina di
imprese ubicate in contrada Stingeta, in agro di Grottole, sono in pericolo a causa del rischio esondazione del torrente Basentello. Lo ha segnalato al Consorzio di Bonifica di
Bradano e Metaponto il presidente
di Confapi Matera, Enzo Acito, sottolineando che «le abbondanti
piogge di queste settimane, unitamente alla carenza di pulizia del torrente che ne ha ridotto notevolmente la sezione, potrebbe causare
l’esondazione delle acque specie in
prossimità del ponte Stingeta. Dove si registra un vero e proprio
sbarramento al regolare deflusso
delle stesse». Eventuali nuove piogge potrebbero far degenerare la situazione con rischio per l’incolumità delle persone e pregiudizio per le
imprese: il Consorzio con urgenza
[p.miol.]
per la pulizia dell’alveo».
LENTA AGONIA I segni dell’inquinamento nel fiume Basento
BERNALDA IL PROGETTO DEL LICEO SCIENTIFICO «PARISI» PREMIATO ALL’UNIVERSITÀ DI BASILICATA
Una smart city puntando
sulle energie rinnovabili
BERNALDA Il Liceo scientifico «Parisi»
l BERNALDA. Una smart city tra
Bernalda e Pisticci, per mettere in
rete le risorse, ottimizzando energie,
ambiente e servizi al cittadino. È il
succo di un progetto del Liceo scientifico “Matteo Parisi” di Bernalda,
coordinato dal professor Pietro De
Nittis. Protagonista la classe III B
dell’Istituto jonico, diretto da Anna
Di Trani. L’idea è stata premiata a
Potenza, nella sede dell’Università
lucana, da “Play Energy”, il concorso
di idee, patrocinato dall’Enel. L’Istituto bernaldese ha ottenuto una
menzione speciale per la qualità
dell’elaborato. «Nel quadro di una
città del futuro - afferma De Nittis intelligente, innovativa ed ecologica,
abbiamo immaginato uno sviluppo
ecosostenibile, che preveda un consorzio tra i Comuni di Bernalda e di
Pisticci, aperto ad altri Enti pubblici,
con relativo Statuto». In prima linea i
servizi energetico e idrico integrato.
E poi piste ciclabili intercomunali,
edifici scolastici, asili nido, trasporto, centri estivi, impianti sportivi,
arredo urbano e verde pubblico, ma
anche un centro di aggregazione giovanile e una Biblioteca consortile. La
durata del Consorzio sarebbe trentennale, con sede baricentrica a Mar-
conia, nel Palazzo municipale. I due
Comuni parteciperebbero con quote
rapportate al numero di abitanti (40
% riservate a Bernalda e 60 % a
Pisticci). «Abbiamo pensato - sostiene Paolo Conte, studente di Bernalda - di sfruttare, in sinergia, potenzialità umane e risorse naturali.
Con una Scuola collegata a centri di
ricerca per l’innovazione agricola,
turistica, ed energetica a filiera corta». Per Rossana Lopatriello di
Marconia «sarebbero possibili varie
forme di energia alternativa, con
riutilizzo di materiali di scarto agricoli e forestali, altrimenti destinati
alla discarica». Secondo Carmine
Capece di Pisticci Scalo «è previsto il
recupero di aree degradate, destinate
al verde fruibile». «La creazione del
Consorzio - afferma De Nittis - garantirebbe una migliore qualità della
vita ai suoi 30 mila abitanti, e la
fruizione di energie alternati[an.mor.]
ve».
MIGLIONICO CONNUBIO TRA GASTRONOMIA E SOLIDARIETÀ TURSI «MUOVIAMO TURSI» SI MOBILITA CON UNA PETIZIONE POPOLARE
L’arte dei panificatori
«Emergenza rifiuti, si agisca
un ponte con la Palestina su base comprensoriale»
GIACOMO AMATI
l MIGLIONICO. Messaggio di pace e
d’amore a Betlemme, in Palestina, da parte di tre panificatori miglionichesi: Carlo
Antonio Guidotti (Panfornaio), e i cugini Antonio Centonze (Antico Forno) e
Antonio Centonze (la Bontà del Mulino).
Unitamente al sindaco Angelo Buono e
agli assessori comunali, Mariangela
Bertugno (delega alla P.I.) e a Michelangelo Piccinni (Cultura), i tre fornai vi
stanno svolgendo una vera e propria missione di solidarietà. È cominciata lunedì
scorso, durerà una settimana, si concluderà lunedì prossimo. L’obiettivo è quello
di svelare i segreti della nobile arte della
panificazione miglionichese, di insegnare a fare il pane, focacce, biscotti e tante
altre bontà gastronomiche ai giovani palestinesi, per dare da mangiare ai bambini profughi, rinchiusi negli orfanatrofi
e ai tanti poveri che non hanno cibo e che,
spesso, purtroppo, muoiono di fame.
L’opera di beneficenza è stata organizzata
dal Comune in collaborazione con l’associazione materana “Alt” (Apulo lucani
talenti e turismo), diretta dalla giornalista Rosita Stella Brienza, col patro-
cinio della Regione Basilicata. L’iniziativa rientra nel progetto “Pane Nostro”,
che è sostenuto anche dal vice presidente
del Parlamento europeo, Gianni Pittella.
Il tutto è nato da un’idea dello scrittore
serbo croato Predrag Matzejevic. «Il pane
è un simbolo di sacralità – dichiara Buono
- e vuole rappresentare il valore della pace
tra i popoli». In particolare, l’attività della
panificazione si sta attuando nel forno dei
Salesiani di Betlemme: oggi è previsto
l’incontro tra gli amministratori comunali miglionichesi e il sindaco di Betlemme, il Patriarca di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa per un’iniziativa di
gemellaggio e scambio culturale. Giova
precisare, infine, che, nel corso delle visita, sarà allestita una mostra fotografica
presso la sala teatro del convento dei Salesiani di Betlemme, dal titolo, “Scatti
d’autore, scene di vita contadina”, a cura
degli artisti Gabriele Coppi e Teta Colamonaco, promossa dal Gal Bradanica
(Gruppo d’azione locale), presieduto da
Leonardo Braico. Tra i testimonial del
progetto umanitario spiccano i nomi
dell’artista Renzo Arbore, del giornalista
Tony Capuozzo e dell’attore comico pugliese Uccio De Santis.
SALVATORE VERDE
l TURSI. No alla discarica di Colobraro e sì
alla gestione pubblica comprensoriale del ciclo dei rifiuti. È la sintesi della proposta di
MuoviAmo Tursi, la neo costituita associazione politica tursitana. Proprio sulla questione ambientale è stata sollecitata la partecipazione dei cittadini, prima con l’affollato incontro del 14 febbraio nella sala consiliare del municipio e poi con la raccolta
firme che, iniziata sabato scorso, si concluderà domani pomeriggio in piazza Maria SS.
di Anglona. Tramite il banchetto, si vuole
“informare e raccogliere le sottoscrizioni
sulle due proposte rivolte al sindaco di Colobraro e di Tursi. La prima, per una richiesta di revoca del progetto di ampliamento della discarica, così come predisposto nella
delibera n. 20 del 26 agosto 2013 del consiglio
comunale colobrarese. La seconda, perché
l’amministrazione comunale tursitana ritorni alla Tarsu per l’annualità 2013, revochi il
nuovo bando per l’affidamento del servizio di
gestione del ciclo dei rifiuti comunali e si
impegni a realizzare una società pubblica
partecipata da tutti i Comuni del Basso Sinni
o dell’Area programma, di cui Tursi è capofila. «Le due proposte - argomenta Mario
Cuccarese, neo portavoce dell’associazione sono frutto del dibattito pubblico tenutosi tra
i cittadini di Tursi, Colobraro e Policoro. Si è
discusso, inoltre, dell’aumento della Tares e
dell’emergenza rifiuti che si andrà a creare
nei prossimi tre mesi in tutta la Provincia di
Matera. Nel comprensorio non si vogliono
discariche, perché vengono sistematicamente gestite male e i danni per l’ambiente, la
salute dei cittadini e il sistema economico
locale sono incalcolabili. Pure il no alla Tares, perché comporta aumenti che almeno
per l’anno appena trascorso si potevano evitare. Anzi, fino all’approvazione del bilancio
consuntivo 2013, potranno essere apportate
modifiche e noi chiederemo un rimborso dei
160 mila euro pagati in più dai tursitani oppure uno sgravio sui futuri pagamenti. Invece, i cittadini hanno detto sì ad una gestione pubblica comprensoriale dell’intero
ciclo dei rifiuti, dalla raccolta allo smaltimento, passando per il trasporto. Solo in tal
modo si potranno garantire livelli di efficienza considerevoli e benefici per tutta l’economia locale. MuoviAmo Tursi - conclude
Cuccarese - sta lavorando per coinvolgere
altre associazioni nel circondario affinché
negli altri Comuni si facciano le stesse battaglie di Tursi».
le altre notizie
POLICORO
Modarelli: «L’Inail
non chiuda la sede»
n POLICORO - Si moltiplicano
gli appelli al direttore della sede Inail di Matera a non chiudere la sede Inail di Policoro. In
verità si trattava di un inutile
sportello settimanale ospitato
negli uffici dell’Inps chiuso da
oltre un anno. Così, dopo il presidente della Provincia, Franco Stella, è il turno del presidente del Consiglio comunale,
Gianluca Modarelli. E giù il ritornello della spoliazione, del
servizio pubblico che abbandona, della vasta area di riferimento. Ma di quale sede Inail
di Policoro parlano Stella e Modarelli? Non sanno che feriti,
fratturati, infortunati, hanno
sempre viaggiato da Policoro e
dintorni a Matera e ritorno?
Perchè, se ne hanno il coraggio, non chiedono l’istituzione
di una vera sede dell’Inail con
servizi, medici legali, uffici, come si era programmato venti
[fi.me.]
anni fa?.
GRASSANO
Pd, Malvinni è il nuovo
segretario cittadino
n GRASSANO - La sezione del
Partito Democratico di
Grassano ha rinnovato il
consiglio direttivo ed eletto
il nuovo segretario. È Antonello Malvinni funzionario
di banca. Succede a Domenico Beatrice ed ha affermazioni di autorevolezza e di
coraggio proponendo «un
cambiamento radicale per
scrollarsi di dosso la sensazione che tutto sia immobile. Il Pd di Grassano ha le
capacità e gli uomini per
cambiare - ha proseguito
Malvinni - e per riconquistare l’amministrazione comunale (attualmente guidata dal Pdl). Il passato da cui
proveniamo è costellato di
errori delle correnti che
hanno logorato la sezione fino all’ultimo minuto prima
della presentazione della lista per le amministrative
del 2012». E l’errore condanna la lista del partito alla
esclusione dalla competizio[g.pon.]
ne elettorale.
RASSEGNASTAMPA
XII I LETTERE E COMMENTI
Venerdì 7 marzo 2014
ANTONIA LOSACCO *
NICOLA VERTONE *
La sfida del ministro Lorenzin Impianto «solare»
L’
iniziativa presentata dal
Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che attraverso il sito «dovesalute.gov.it» introduce per la prima volta
un sistema di voto, da una a cinque
stelle, per permettere all'utente di
esprimere un parere sull'accoglienza
ricevuta presso strutture sanitarie per
ora pubbliche e successivamente da
estendere a quelle private accreditate,
trova il nostro plauso e il nostro incoraggiamento.
Da parte nostra, vale a dire in rappresentanza di tante strutture nello
specifico erogatrici di prestazioni riabilitative e di fisioterapia, non c’è alcun
timore di ricevere il giudizio dell’utenza, come facciamo del resto già da anni
attraverso il nostro sistema di questionario rivolto ai cittadini che utilizzano i nostri servizi oltre che attraverso il sito web delle strutture
stesse.
Per noi è essenziale raccogliere i
pareri dell’utenza su ogni aspetto della
nostra attività. Condividiamo in particolare tra le ricadute positive in-
dividuate dal ministro la riduzione
dello spostamento dei pazienti da una
Regione all'altra, perché – come afferma Lorenzin - "spesso il cittadino
non sa di avere vicino casa strutture
d'eccellenza". Ci piace inoltre l'idea di
fare un grande censimento dei servizi
offerti in Italia. Ovviamente però la
cosa importante è l'informazione che si
vuole dare ai cittadini, i quali dovrebbero trovare un quadro chiaro che
permette di scegliere una buona struttura dove curarsi , magari vicino casa.
Un'altra cosa importante, per ora non
attivata, è la possibilità di controllare
«gli esiti» dell'attività dei vari reparti,
cioè la qualità dell'assistenza. Si dovrebbero utilizzare i dati di Agenas
(l'Agenzia delle Regioni) che potrebbero servire ad orientare la scelta dei
cittadini, i quali si rivolgeranno alle
strutture con i dati migliori.Lo abbiamo detto all’atto dell’insediamento
della nuova Giunta regionale e lo ribadiamo in questa circostanza: la Fenasp Basilicata, condivide l’obiettivo
prioritario del Presidente di «rimettere
la persona al centro delle politiche per
la salute» con il compito affidato all’assessore Franconi di ridare fiducia ai
cittadini che si curano fuori regione.A
tal proposito il dato diffuso sulla mobilità sanitaria che registra nell’anno
appena concluso un saldo negativo per
le casse della Regione di oltre 19 milioni di euro è fortemente significativo
del gravoso impegno che attende il
nuovo Assessore.
Siamo convinti che il miglioramento
delle prestazioni sanitarie passa attraverso l'integrazione pubblico-privato e con questo convincimento rinnoviamo la massima disponibilità al
dialogo e alla collaborazione, già
espressa. Riteniamo che prioritariamente, vada superata l’assenza totale di
una progettualità territoriale e di una
buona politica sanitaria che favorisca
l'integrazione pubblico-privato, quel
privato che opera correttamente
nell’attenzione alla qualità delle prestazioni erogate con efficienza ed appropriatezza e nel rispetto dei contratti
di lavoro.
[* Fenasp Basilicata]
ROSSELLA BRENNA *
Per una Basilicata europea
I
l nostro partito ha annunciato il
progetto innovazione e progresso. La Conferenza regionale permanente (Crp) democratiche lucane nasce all'interno di questo concetto, per guardareal 2020, per una
Basilicata Europea, nel segno della
modernizzazione.
L'appuntamento
del rinnovo della segreteria regionale
richede scelte di coraggio e responsabilità. La candidatura di una donna
a segretario regionale del Pd, va vista
come un protagonismo di competenza
, un'esigenza che viene dalla società.
Questa candidatura non vuole mettere in campo la politica delle quote,
ma è la traduzione completa degli
impegni assunti in tal senso.
Il partito deve ripristinare e motivare il senso di partecipazione degli
iscritti e dei partecipanti.questo deve
essere il motore dei congressi a tutti i
livelli, ritengo di fondamentale importanza in questa prospettiva anche
i congressi di circolo appena svolti e
quelli che si svolgeranno, perchè servono a mettere a punto politiche
locali sui bisogni e su scenari territoriali .
Io sono iscritta al circolo di Rionero
in Vulture, dove il neo-eletto segretario otterrà mandato dal direttivo, di
portare avanti,con atti concreti, una
rinnovata stagione fatta di idee, ma
anche di persone idonee a portarle
avanti all'interno dell'amministrazione comunale. Auspico per Rionero,
per tutti i circoli, per il Pd tutto, un
rilancio che veda nel Pd un elemento
innovativo per superare a tutti i livelli,da quello regionale a quello comunale, uno stallo non più rinviabile!!
[* portavoce Crp Basilicata]
Rossella Brenna
ELISA LARAIA *
Leggi su maternità e natalità
R
isulta quantomeno incredibile come, nel giro di due mesi, in Basilicata, dopo anni di torpore legislativo in materia di genere, vengano presentate addirittura due proposte di
legge. Alla notizia della prima proposta di
legge del consigliere Pace “Misure di sostegno sociale alla maternità e alla natalità”
abbiamo concentrato la nostra attenzione su
uno dei tanti punti illustrati lo scorso 17
febbraio nel 1° Tavolo di Concertazione del
Comitato di Scopo “Cittadinanza di Genere”
a cui hanno partecipato più di 100 donne da
tutto il territorio della Basilicata. Si è tenuta
oggi la nostra audizione presso la Quarta
Commissione della Regione Basilicata. Noi
come Comitato abbiamo affermato che vogliamo contribuire a costruire la consapevolezza di genere all’interno della società
lucana. I primi invitati a seguire il nostro
percorso sono stati proprio i nostri consiglieri che oggi, dopo le tante contestazioni,
hanno sicuramente una spinta nuova data,
sono convinta, tanto da noi quanto da tutte le
Donne che si sono interfacciate con la Commissione. Devo affermare che la Quarta Commissione ha mostrato di poter essere un reale
luogo di ascolto, a cominciare dalla richiesta
di approfondimento, dopo aver ascoltato la
nostra relazione, dei Consiglieri Spada e Perrino e dall’invito del Presidente Bradascio a
contribuire con un'azione concreta ed immediata. Il Comitato è convinto che non sia
possibile da un punto di vista metodologico
mettere insieme la Legge n. 194 “Norme per la
Elisa Laraia
tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza” con una
legge regionale come quella in oggetto, in
quanto la parola aborto non può essere letta
come causa di denatalità nella nostra regione. Altro punto importante per noi è l’inadeguatezza di una legge che ha come obiettivo
solo i centri di sostegno alla vita, che peraltro
non si precisa che tipo di professionalità debbano avere al loro interno. Riteniamo, dunque, che queste questioni debbano rimanere
nelle mani delle istituzioni pubbliche e ci
riferiamo ai consultori, ad oggi svuotati di
ogni senso reale, e non di associazioni con-
fessionali. Non avalliamo nessuna volontà
punitiva nei confronti della donna che si trova davanti ad una scelta nella quale deve
esprimere la sua libertà di autodeterminarsi.
Il Comitato di Scopo “Cittadinanza di Genere” ritiene che non sarà certo la dimensione di aiuto data a 20 nuove madri a risolvere il problema della denatalità. Le leggi
che noi immaginiamo dovranno rivolgersi
alla soluzione dell’instabilità sociale per l’introduzione di una reale possibilità lavorativa, per giovani e donne, per tutti. Propositiva l’attenzione del Vice Presidente Castelgrande e del Consigliere Galante che hanno fatto espressa richiesta di prendere visione del nostro lavoro complessivo sulla legge “Cittadinanza di genere”, e specifico sulle
tematiche della maternità e della natalità.
Abbiamo già ridisegnato la legge regionale
proprio collocandola in una dimensione di
più ampio respiro come tassello della legge
più generale sulla “Cittadinanza di Genere”,
la cui struttura consegneremo alla commissione come ulteriore strumento di studio.
Interessanti gli spunti emersi dal confronto
con il Consigliere Romaniello, sia in merito
alla Proposta di Sel “Incentivi alle nascite,
alla prima infanzia e alla conciliazione dei
tempi di vita e di lavoro”, pervenuta in Consiglio solo ieri, già studiata dal Comitato “Cittadinanza di Genere” e ancora all’esame della Commissione, sia in merito all’urgenza
della modifica dello Statuto regionale.
[* presidente Comitato di Scopo Cittadinanza di Genere]
e contraddittorio
D
enuncio l’inaudita ed estrema scorrettezza istituzionale consistente nell’aver il Consiglio provinciale discusso e deliberato un ordine del giorno su
un progetto che coinvolge in via prioritaria il Comune di Banzi in assoluta assenza di contraddittorio con la
scrivente amministrazione che non è stata invitata a partecipare alla seduta. Mentre apprendo, con stupore, dal testo
dell’ordine del giorno che, non invitato formalmente, avrebbe
partecipato ai lavori del Consiglio il solo Sindaco del Comune
di Palazzo San Gervasio.
Alla luce della circostanza sopra richiamata il riferimento
dell’ordine del giorno all’“autodeterminazione delle amministrazioni comunali” suona come una beffa. In effetti in senso
ampio, per autodeterminazione si intende “la libertà per i
popoli di definire il proprio regime politico, economico e
sociale: essa è quindi, allo stesso tempo, un diritto collettivo del
popolo a decidere autonomamente il corso della propria vita.
Nella concezione del costituzionalismo italiano, invece, il principio dell’autodeterminazione delle comunità locali, viene
concepito con il fatto che le stesse disponevano e dispongono
della possibilità di autodeterminare le scelte collegate al loro
territorio. Alla luce di quanto citato permettetemi, con garbo e
con il dovuto rispetto istituzionale, di evidenziare che nell’ordine del giorno avete enunciato, per tutelarlo, un sacro santo
principio ma che lo avete immediatamente violato e disatteso
nei fatti. Avete semplicemente non valutato, sicuramente in
buana fede, che l’intero territorio ove potrà essere realizzato
l’impianto, se autorizzato, ricade nel territorio del Comune di
Banzi e non in altri territori.
Inoltre, e come abbiamo sempre sostenuto, non vogliamo far
cambiare idea a nessuno, tanto meno ai nostri rappresentanti
in Provincia, ma abbiamo chiesto e chiediamo solo che le
opinioni siano basate su fatti veri e non falsati per accendere le
emozioni o per richiamare l’attenzione o peggio per creare falsi
allarmismi e paventare catastrofi. Per le ragioni anzi dette,
ritengo mio dovere denunciare la sconcertante superficialità
con cui singoli consiglieri hanno espresso le loro valutazioni
basandole su chiacchere da corridoio e non sulle circostanziate
informazioni che quest’amministrazione, coinvolta più di qualunque altra sull’intero procedimento, avrebbe potuto fornire
al Consiglio con ben altra cognizione di causa.
A tale proposito, ricordo che il sottoscritto e non altri, in
quanto componente per legge del Comitato Tecnico Regionale
previsto dai D.L. 334/99 e 238/2005, che in data 5.12.2013 ha
rilasciato il nulla osta di fattibilità con prescrizioni ulteriormente migliorative della sicurezza e dei controlli, ha personalmente preso conoscenza di ogni aspetto dei rischi valutati
e delle soluzioni adottate partecipando a tutte le riunioni del
Comitato ed ha preso atto del rigore metodologico con cui si
sono svolti i lavori e della altissima professionalità dei suoi
componenti. Tra queste valutazioni cito tra le più fuorvianti
quelle per cui: a) i territori coinvolti dal progetto evidenzierebbero un’esclusiva ed escludente “vocazione agricola”; b)
La totalità dei suoli del progetto sarebbero interessati da
interventi di “impermeabilizzazione e pavimentazione bituminosa” che non consentirebbero in futuro “di poter riutilizzare quei terreni a uso agricolo”; c) le emissioni in atmosfera produrrebbero “concentrazioni al suolo” di non meglio precisate sostanze risultanti di diffusione di fumi;
d) sarebbero previsti scarichi di “reflui” nel “Fosso Marascione”. In realtà: a) il dato dell’incidenza percentuale del
valore aggiunto dell’agricoltura sul valore aggiunto totale
prodotto, pari a uno stentato 6% sia per il Comune di Banzi che
per il Comune di Palazzo San Gervasio, indica di per se che la
decantata vocazione agricola è una chimera e che, purtroppo,
nei nostri territori non si praticano colture “intensive” bensì
estensive, prevalentemente di tipo seminativo, marginalmente
orticole, soprattutto di pomodori da industria, con redditività
basse e con il ricorso a personale extracomunitario per la
raccolta ben noto per le forme con cui si realizza. b) le superfici
coperte da strade bitumate e in terra battuta e quelle coperte
con pavimentazione in cemento sarebbero pari a non più del
3% del totale delle superfici incluse nel perimetro dell’impianto. Sulle superfici del campo solare tra le file di specchi e
dopo le operazioni necessarie per un leggero livellamento
verrà riportato il terreno vegetale che sarà inerbito. c) le
emissioni in atmosfera derivanti dal limitato ricorso alle caldaie a gas metano, che notoriamente non generano particolato,
non produrranno alcuna dannosa precipitazione al suolo e
tantomeno produrranno significativi impatti le emissioni del
sistema di purificazione del fluido termovettore che sono pari a
quelle di un motociclo che percorra quotidianamente per tre o
quattro volte il perimetro del campo solare. d) non è prevista
alcuna immissione di reflui nel Fosso Marascione che dista
circa cinque chilometri dal sedime dell’impianto, bensì l’immissione, peraltro già autorizzata dalla Amministrazione Provinciale, di acque, perfettamente idonee a uso irriguo e derivanti dal trattamento di quelle di raffreddamento, nell’omonimo canale artificiale di bonifica che attraversa il perimetro
dell’impianto. Tali acque saranno ben più pulite di quelle
attualmente emunte dai pozzi del sito per finalità irrigue. Per i
motivi su esposti invito il Consiglio a rivedere radicalmente le
convinzioni pregiudizialmente espresse con l’ordine del giorno e chiedo formalmente di essere audito in commissione
ambiente che il Presidente vorrà convocare a breve e possibilmente con la presenza anche del collega Sindaco di Palazzo
San Gervasio al fine di chiarire ogni dubbio sulla vicenda.
Quanto sopra per consentirmi di dare ai Consiglieri il contributo di conoscenza che la nostra Amministrazione ha maturato in mesi di intenso impegno dedicato alla analisi critica
degli aspetti della sicurezza e dell’impatto ambientale del
progetto, alle sue ricadute occupazionali e sui suoi potenziali
effetti positivi sul tessuto economico sociale del territorio.
[* sindaco di Banzi]
RASSEGNASTAMPA
corriere.it
Che cosa prevede la bozza di Jobs Act
Dall’agenzia unica federale che coordini i centri per l’impiego a un assegno universale per chi perde il lavoro
di FABIO SAVELLI 27
La premessa: finora si tratta di una bozza contenuta in una newsletter diffusa dal premier Matteo Renzi l’8 gennaio scorso.
Ai punti B e C contiene una serie di riforme per creare occupazione e rendere più efficiente il mercato del lavoro. Tuttavia
siamo ancora nel campo delle ipotesi e delle intenzioni. Qui intanto un prospetto programmatico da dover poi declinare in
norme e azioni concrete:
Parte B – I nuovi posti di lavoro
Per ognuno di questi sette settori, il JobsAct conterrà un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni
operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro.
a) Cultura, turismo, agricoltura e cibo.
b) Made in Italy (dalla moda al design, passando per l’artigianato e per i makers)
c) ICT
d) Green Economy
e) Nuovo Welfare
f) Edilizia
g)Manifattura
Parte C - Le regole Semplificazione delle norme.
Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia
ben comprensibile anche all’estero.
Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un
contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti.
Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un
corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.
Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata
da denaro pubblico. Ma presupposto dell’erogazione deve essere l’effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione
meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di
performance.
Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori
sociali.
Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi
aziende.
04 marzo 2014
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