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02_Mar/Apr_2014 - Parrocchia Sacro Cuore

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Marzo/Aprile 2014
n. 2
CIRCOLARE PER LE FAMIGLIE DELLA PARROCCHIA DEL SACRO CUORE - MONDOVÌ ALTIPIANO - TEL. 0174.42187 - www.sacrocuoremondovi.it - E-mail: [email protected]
Tipo-Lito MARTINI - Mondovì
L’enigma
del dolore
innocente
(Il dottor) Rieux lasciava ormai la
sala, con un passo sì precipitoso e con
una tale aria, che quando oltrepassò
Paneloux, questi tese un braccio per
trattenerlo. “Andiamo, dottore”, gli disse. Con lo stesso agitato trasporto,
Rieux, voltandosi, gli buttò con violenza: “Questo qui, almeno, era innocente, lei lo sa bene!”. Poi si voltò e passando le porte della sala prima di Paneloux, raggiunse il fondo del cortile
scolastico. Sedette su di una panca, tra
gli alberelli polverosi, e si asciugò il sudore che ormai gli colava negli occhi.
Aveva voglia di gridare ancora, per
sciogliere, infine, il nodo violento che gli
ingombrava il cuore. Il caldo pioveva
lentamente tra i rami delle agavi; il cielo, ritrovando a poco a poco il respiro,
eliminando a poco a poco la stanchezza. “Perché avermi parlato con tanta
collera?” disse una voce dietro di lui.
“Anche per me, lo spettacolo era insopportabile”. Rieux si voltò verso Paneloux: “È vero”, disse, “mi scusi. Ma la
stanchezza fa impazzire. Ci sono ore,
in questa città, che non sento se non la
mia rivolta”. “Capisco”, mormorò Paneloux. “È rivoltante in quanto supera la
nostra misura. Ma forse dobbiamo
amare quello che non possiamo capire”. Rieux si alzò di scatto; guardava
Paneloux con tutta la forza e la passione di cui era capace, e scuoteva la testa. “No, Padre”, disse, “io mi faccio
un'altra idea dell’amore; e mi rifiuterò
sino alla morte di amare questa creazione dove i bambini sono torturati”.
Qualcuno avrà riconosciuto questo
testo. Sta in uno dei capolavori letterari
del ‘900, La peste di Albert Camus. Esso contiene uno dei più appassionati e
lucidi attacchi mossi contro Dio. L’attacco muove dall’incontro con il dolore
innocente, in questo caso la peste che
colpisce un bambino, fino a condurlo
alla morte. Il dolore e la morte degli innocenti costituiscono un fatto che si ripete continuamente lungo la storia. A
volte si tratta di innocenti singoli, altre
volte di masse di innocenti. Basta pensare ai terremoti, alle alluvioni, alle
guerre, ai genocidi. Se per le vittime innocenti di una guerra o di un genocidio la ragione sta chiaramente nella
cattiveria degli uomini, per le altre vittime, comprese quelle originate dalle
continua a pag. 2
I L 50º DELLA NOSTRA CHIESA
E’ GIUNTA
L’ORA
Ormai siamo lì, vicinissimi alla grande festa dei cinquant’anni della consacrazione della nostra chiesa. Come già
sapete il giorno prescelto per rivivere
l’evento è domenica 11 maggio. Solo
più un appuntamento, di quelli previsti
dal programma, deve ancora essere vissuto, prima di quella fatidica domenica.
Si tratta della “Giornata penitenziale” di
lunedì 14 aprile. Se ne parla ampiamente a pagina 3 di questo numero de
l’Amico. Vorremmo chiedere a tutti di
pregare, di qui all’11 maggio, per affidare la ricorrenza a Dio Padre, al Sacro
Cuore, allo Spirito Santo e a Maria, da
noi venerata come “Rosa mistica” perché quella festa sia per tutti l’occasione
per prendere più profondamente coscienza di essere “pietre vive” della
Chiesa fatta di persone, ben più importante di quella in muratura e per un rilancio entusiasta nel tempo successivo
al cinquantenario. Sempre a pagina 3
trovi le informazioni per la festa dell’11.
Auguri di Buona Pasqua
Gesù è risorto!!!
“Cos’hai provato Maria quando la Maddalena ti ha detto di aver
visto Gesù nel giardino? E quando Pietro e Giovanni vennero a te,
correndo, per raccontarti come avevano visto la tomba vuota? Cos'è
capitato in quel giorno? Cosa significa credere che Cristo è risorto
dai morti? E tu l’hai rivisto in quei giorni? Perché il Vangelo non parla di te? Ed eri la più interessata. Perché non è apparso a te? Quanto
mi ha fatto pensare questo silenzio del Vangelo! O che Gesù voleva
accennare a te quando disse a Tommaso: “Beati quelli che pur non
avendo visto crederanno”? Forse tu eri l'unica che non aveva bisogno di vedere per credere? Ed eri beata. Io penso di sì. Ed è per questo che sei la nostra maestra nella fede e la lode di Elisabetta fin da
principio fu la più grande lode che ti si poteva fare. “Beata te che
hai creduto”. Tu non avevi bisogno di vedere per credere. Tu credevi
al tuo Figlio Risorto e ti bastava. Credere alla Resurrezione di Gesù
significa credere senza vedere. E anche io voglio credere senza vedere: come te. L’unica cosa seria è la fede. Ed è per fede che io credo alla Resurrezione di Cristo. E quando credo sono invincibile:
“Questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede”.
Carlo Carretto
Quanti
ragazzi vanno
a Messa la
Domenica?
Una delle preoccupazioni più grandi
delle catechiste, che con generosità,
passione, sacrificio spendono tempo ed
energie per la formazione cristiana dei
bambini e dei ragazzi, e dei parroci che
le coordinano è quella relativa alla partecipazione dei catechizzandi alla Messa
festiva. Che non è un optional, ma il
cuore e il centro della settimana del cristiano (cosa che purtroppo non comprendono molti adulti, pur battezzati!).
“Vengono a catechismo ma non vengono a Messa, la Domenica” si sente
sovente dire con profondo disappunto.
È proprio così? Per vederci un po’ meglio abbiamo provato a fare una piccola
inchiesta prendendo una domenica a
caso (domenica 2 febbraio) e coinvolgendo i ragazzi e le ragazze dalla terza
elementare alla seconda media, partendo cioè da quei bambini che già di per
sé avrebbero “l’obbligo” della partecipacontinua a pag. 6
2
l’amico
CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA
malattie, è difficile se non impossibile
trovare una qualsivoglia ragione. In
quel caso il dolore innocente si presenta come un mistero. Più fitto del
dolore in generale, anch’esso decisamente misterioso. Questo mistero può
provocare nell’uomo diverse reazioni
nei confronti di Dio: la rassegnazione,
la protesta, la contestazione, la rivolta,
la ribellione, fino alla decisione di abbandonare ogni fede. Quante volte si
sente dire, di fronte alle diverse forme
di male: “Perché proprio a me? Cosa
ho fatto per meritarmi tutto questo?”.
Infatti, non si è fatto nulla di male!
Alcune di queste reazioni sono ben
presenti anche nella Bibbia, soprattutto
nell’Antico Testamento, che ben conosce i drammi dell’umana esistenza e
non li scansa affatto, anche quando
annaspa nel dare una risposta. Nel salmo tredici, a d esempio, l’autore si
esprime così verso l’Altissimo: “Fino a
quando, Signore, continuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?”. Giobbe, che erroneamente viene citato come esempio
estremo di pazienza, si ribella contro
Dio a motivo del male che si abbatte
sulla sua casa, i suoi beni, la sua famiglia, infine su lui stesso. Preso in giro
dalla moglie per la sua fede incrollabile, alla fine sbotta maledicendo addirittura il giorno del suo concepimento:
“Perisca il giorno in cui nacqui e la
notte in cui si disse: “È stato concepito
un maschio!”. Alla fine Giobbe si arrenderà di fronte al mistero insondabile di
Dio che lo supera. La resa di Giobbe,
però, non è più accettata facilmente
dall’uomo moderno, che è giunto a
conoscere l’incredulità e l’ateismo.
Quando la si accetta, pensiamo ad una
mamma che perde un figlio piccolo,
tale accettazione è pervasa dal dramma, dal dolore insopportabile, sovente
da un’ira soltanto repressa. E la contestazione a Dio è sempre in agguato,
“accovacciata dietro la porta”.
Provare a dare una risposta al problema del dolore innocente non è facile e forse una risposta razionale e del
tutto chiarificatrice, così come la vorremmo noi, non esiste. Lo stesso Dio
non ci ha provato. Certo ha risposto,
ma in un modo assolutamente originale e inaspettato: ha preso su di sé il
dolore e lo ha condiviso fino in fondo.
Lo ha preso in Gesù, suo Figlio fatto
uomo, appeso alla croce. In quel frangente sono almeno due a soffrire: il Figlio incarnato che soffre e muore ingiustamente e il Padre, che assiste impotente all’atroce morte. La risposta
cristiana al dolore innocente alla fin fine è questa. Ed è una risposta che
non è fatta di parole ma di un gesto di
totale condivisione. Per questo motivo
il cristiano può sentire Dio vicino anche nella sofferenza più assurda. Egli
sa che quella sofferenza Dio l’ha già
attraversata. Attraversandola si è messo nella lunga fila dei sofferenti e dei
sofferenti innocenti. Nella fila non ci
siamo solo noi, c’è anche Lui.
L’enigma del dolore
innocente
Detto questo possiamo provare con
pudore a formulare qualche osservazione. La prima, la più evidente, è che
Dio non “manda” le croci e le sofferenze. A nessuno, neanche ai malfattori. Ce l’ha insegnato Gesù dalla croce
pronunciando non parole di maledizione ma parole di comprensione e di
perdono verso i suoi aguzzini: “Padre
perdonali, perché non sanno quello
che fanno”. Bisogna smetterla di dire
che “Dio manda le croci”, cioè manda
una malattia, una disgrazia, un problema... Dire questo significa bestemmiare. Anche se lo dice un prete, un frate,
una suora. Se una suora va a dire,
com’è stato detto, a un papà e una
mamma che grazie alla morte del loro
figlioletto Dio ha salvato l’anima di un
peccatore, quella suora bestemmia
due volte, perché fa di Dio colui che
strumentalizza le creature innocenti.
Dio non fa questo. Al contrario Dio è
colui che, attraverso il suo angelo, ferma la mano di Abramo che vuole sacrificare Isacco, anche lui innocente. E,
come ci ricorda la Scrittura, Dio non
vuole nemmeno la morte del peccatore ma che questi si converta e viva.
L’esatto opposto di una certa concezione orripilante di Dio. Tutto ciò dovrebbe far scomparire quella domanda
che sovente si sente affiorare sulle labbra delle persone provate, a volte
schiacciate, dal peso di una sofferenza:
“Perché proprio a me?”. Sovente sottintendendo: “che non ho particolari
colpe!”. Un perché non esiste. In ogni
caso il “proprio a me” non è certamente attribuibile a Dio.
L’obiezione più seria che si rivolge a
Dio di fronte al dolore, e ancora di più
di fronte al dolore innocente, è che
dovrebbe intervenire, fare qualcosa, risolvere la situazione. Se Dio non inter-
viene, allora ci si offende nei suoi confronti. Senza voler assolutamente giudicare chi, in un concreto dramma di
sofferenza, se la prende con Dio, occorre dire che tale atteggiamento muove da una premessa sbagliata. Si è, infatti, stabilito “a priori” che Dio deve intervenire. Per questo motivo, se non lo
fa è colpevole. Ma è davvero così? È
davvero certo che Dio deve intervenire? Se così fosse allora dovrebbe intervenire sempre, non solo in qualche caso. Altrimenti sarebbe un Dio ingiusto
che fa delle preferenze. E se intervenisse sempre il mondo sarebbe già un
paradiso in terra, senza male, senza
dolore, senza incidenti di percorso. Va
detto con chiarezza che non è così. Il
mondo e la storia hanno una loro autonomia, non sono un giocattolo nelle
mani di Dio. Dio non è una specie di
burattino che muove i fili della storia.
Creare significa proprio questo: dare
autonomia. E se nel cuore di Dio arde
il desiderio che l’uomo possa vivere e
vivere bene, tale desiderio non viene
mai imposto. Possiamo dire che è affidato a noi e che siamo noi gli incaricati
a far sì che la vita di ogni uomo possa
svolgersi nel migliore dei modi. Se ci
comportassimo meglio, tanto dolore,
anche quello innocente, sparirebbe
dalla faccia della terra.
In ogni caso rimane pur vero che
esiste un dolore che non è provocato
direttamente dalla cattiveria dell’uomo.
Un tumore che toglie alla famiglia una
giovane mamma ha un’origine misteriosa. Così come una malattia che spegne la vita in un bimbo appena sbocciato sulla faccia della terra. In casi come questi il dolore rimane misterioso,
indecifrabile. Non esiste un “perché”
che giustifichi. Tale misteriosità va rispettata. Se nemmeno Dio ha potuto
La testimonianza di Hetty Hillesum,
vittima del baratro del male
Circa la questione di Dio nel baratro del dolore innocente mi pare significativa la testimonianza di Hetty Hillesum, ebrea, morta ad Auschwitz alla
fine del 1943, ad appena 29 anni. Nel suo Diario, la domenica 12 luglio
1942, scrive le seguenti formidabili riflessioni.
“Cercherò di aiutarTi affinché Tu non venga distrutto dentro di me, ma a
priori non posso promettere nulla. Una cosa, però diventa sempre più
evidente per me, e cioè che Tu non puoi aiutare noi, ma siamo noi a
dover aiutare Te, e in questo modo aiuteremo noi stessi. L’unica cosa
che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente
conta, è un piccolo pezzo di Te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo
anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì,
mio Dio, sembra che Tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali, ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo
in causa la Tua responsabilità, più tardi sarai Tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: Tu
non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare Te, difendere fino all’ultimo la
tua casa in noi”.
Pietà di Luis de Morales
spiegare il perché del dolore innocente, possiamo forse farlo noi? Arrestarsi
sulla soglia del dolore innocente, perché non esiste una spiegazione razionale, non significa però assumere un
atteggiamento fatalista e di rinuncia.
Fermarsi sulla soglia significa intanto
accettare la nostra piccolezza. Noi non
siamo in grado di capire e di giustificare tutto. Qualcosa ci sfugge. Ad esempio ci può sfuggire perché ci si è innamorati follemente proprio di quella
persona. I motivi solo razionali non sono sufficienti a spiegare la cosa. Fermarsi sulla soglia significa anche non
fare di Dio un imputato ma di affidarsi
a lui come ad un padre o ad una madre, sulle spalle dei quali ci si appoggia
in silenzio, senza pretendere che ci dicano inutili parole ma che ci facciano
sentire il loro calore e il loro amore.
Gesù che muore da innocente, e che
non ha cercato la sua morte, alla fine
si abbandona nelle braccia del Padre.
Fermarsi sulla soglia significa anche riconoscere che la storia che stiamo vivendo non è tutto. Non spiega tutto e
non risolve tutto. C’è un dopo, nel
quale Dio riscatta il dolore innocente.
Dio si è chinato sul cadavere maciullato di Gesù e lo ha rialzato, innalzandolo fino alla sua destra, nel posto di
massimo onore. La storia di Gesù ci
chiarisce che l’ultima parola della storia, quella generale e quella personale,
non è pronunciata dalla cattiveria, dalla
violenza, dal male misterioso e indecifrabile. L’ultima parola è quella del riscatto, della liberazione, del dono di
una vita piena. Non abbiamo ancora
utilizzato la parola, ma in fondo abbiamo in lungo e in largo parlato della Pasqua di Gesù. Solo grazie alla Pasqua e
nella Pasqua di Gesù ogni dolore, soprattutto quello innocente, trova non
una spiegazione ma una soluzione definitiva. Ed anche un po’ di luce. Passando così da enigma a mistero!
don Giampaolo
Dedicato, con molto rispetto, soprattutto a quelle persone di ogni età
che hanno subito sulla loro pelle il
dramma del dolore innocente.
l’amico
3
Buon compleanno chiesa carissima
11 MAGGIO, ORE 10.30
P ER PREPARARCI BENE ALLA PASQUA E AL 50°
LA GRANDE FESTA Lunedì 24 aprile:
Domenica 11 maggio scoccherà
l’ora della grande festa per il 50° di
consacrazione della nostra chiesa parrocchiale, avvenuta il 25 di aprile dell’ormai lontano 1964, ad opera del
Vescovo mons. Maccari. La solenne
celebrazione è prevista nella Messa
delle ore 10.30. Sarà presente il Vescovo, monsignor Pacomio, che presiederà l’Eucaristia alla quale sono
stati invitati tutti i sacerdoti che hanno
lavorato nella nostra Parrocchia e
quelli originari di essa. Parteciperanno
ovviamente a seconda delle loro possibilità, dovendo occuparsi anche in
quella data delle proprie comunità.
Speriamo però di averli tutti al pranzo,
che si consumerà presso la “Tavola
del chiostro” della Casa Regina Mon-
tis Regalis del santuario di Vicoforte.
Per vivere tutti insieme l’evento e
per non far lavorare nessuno per la
Parrocchia in un giorno così importante e così festoso domenica 11
maggio non sarà celebrata la Messa delle ore 18.30.
Il DVD e la Mostra
del cinquantesimo
Giovedì 8 maggio, nel salone “don
Bellisio alle ore 21, presentazione del
DVD e successivamente apertura della
mostra del cinquantesimo nel salone
dell’Oratorio. La mostra sarà visitabile
secondo gli orari che verranno indicati.
La Dedicazione della Chiesa
Con gioia e letizia celebriamo il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo
e vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Questo è vero senza dubbio. Tuttavia i cristiani
usano celebrare la solennità della chiesa matrice, poiché sanno che è proprio in essa che sono rinati spiritualmente. Dopo il battesimo siamo diventati tempio di Cristo.
Cerchiamo di fare con il suo aiuto quanto è in nostro potere, perché questo tempio
non abbia a subire alcun danno per le nostre cattive azioni. Cristo si è degnato di
fare di noi la sua dimora. Se dunque vogliamo celebrare con gioia il giorno natalizio
della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio
vivente di Dio. Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che anche Dio
vuole che nella tua anima non vi siano tenebre. Fa' piuttosto in modo che in essa risplenda la luce delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli.
la “Giornata penitenziale”
L’ultimo degli appuntamenti previsti nel cammino di preparazione al
50° di consacrazione della nostra
chiesa parrocchiale è la “Giornata penitenziale” di lunedì 24 aprile. Una
giornata particolarmente importante
che avrà inizio subito dopo la Messa
delle ore 8, quindi alle 8.30 circa. Per
tutto il giorno, fino alle 20, saranno
disponibili dei sacerdoti per le confessioni. Presenza che si intensificherà
dalle 17 in poi, secondo l’elenco che
verrà pubblicato la settimana precedente. Entrando in chiesa ogni penitente troverà un sussidio che dovrà
utilizzare con calma per prepararsi bene a celebrare il Sacramento della riconciliazione. Il sussidio ha un titolo
significativo: “Cinquant'anni: una storia di grazia e di peccato”. La storia
della nostra comunità, come quella di
ogni comunità cristiana, è stata certamente, dall’inizio ad oggi, una storia
ricca dell’opera e dei doni di Dio ma
anche dei peccati di noi uomini. Vogliamo prenderne coscienza e chiedere perdono per i peccati dei singoli
ma anche per quelli della comunità.
Nello stesso tempo, però, celebrare la
riconciliazione con Dio, e necessariamente, con i fratelli deve rappresentare l’inizio di una vita nuova, migliore
di quella che ci sta alle spalle. Anche
da questo punto di vista sia per la vita
dei singoli che per quella della comunità. Ciò proprio in forza del perdono
che ci viene dato e dello Spirito Santo
che riceviamo assieme al perdono
stesso. Com’è ormai tradizione la
sera di lunedì 24 non sarà celebrata la Messa delle 18.30. Infine, proprio perché la giornata di lunedì 24
offre un’ampia e comoda possibilità di confessarsi, nei giorni del triduo pasquale confesseremo solo il
sabato Santo dalle 15 alle 19. Abituiamoci a confessarci quando ci viene offerta la buona opportunità.
Come eravamo
(Cesario di Arles, Discorsi)
Amare la comunità… così com’è!
Chi ama il suo ideale di comunità cristiana più della comunità cristiana stessa, distruggerà ogni comunione cristiana, per quanto sincere, serie, devote siano le sue
intenzioni personali. Dio odia le fantasticherie, perché rendono superbi e pretenziosi.
Chi nella sua fantasia si crea un'immagine di comunità, pretende da Dio, dal prossimo e da se stesso la sua realizzazione. Egli entra a far parte della comunità di cristiani con pretese proprie, erige una propria legge e giudica secondo questa i fratelli e Dio stesso. Egli assume, nella cerchia dei fratelli, un atteggiamento duro, diviene
quasi un rimprovero vivente per tutti gli altri. Agisce come se fosse lui a creare la comunità cristiana, come se il suo ideale dovesse creare l'unione tra gli uomini.
Considera fallimento tutto ciò che non corrisponde più alla sua volontà. Lì dove il
suo ideale fallisce, gli pare che debba venire meno la comunità. E così egli rivolge le
sue accuse prima contro i suoi fratelli, poi contro Dio, ed infine accusa disperatamente se stesso.
(Dietrich Bonhoeffer, La vita comune)
La nostra chiesa... in mezzo ai prati (1962)
4
L’Oratorio in
cucina
Se i produttori di Ratatouille avessero visto i nostri piccoli chef all’opera, li avrebbero certamente assunti al posto di Remy, il piccolo topolino protagonista! Infatti, Sabato 8 Marzo, i bambini dell’Oratorio Elementari, armati di grembiule, mattarello e tanta voglia di “pasticciare”, si
sono cimentati nel mestiere di impastatori nella cucina-laboratorio di Paolo Marchisio! Dopo
una semplice spiegazione sugli ingredienti da usare, le mani si sono subito sporcate con farina
e uova, per ottenere dei meravigliosi maltagliati da regalare alle mamme in occasione della loro
festa. Grazie ancora a Paolo e a tutta la Gastronomia Marchisio per la disponibilità accordata,
agli animatori e animatrici presenti e alle famiglie che affidano costantemente alla “sgangherata
dozzina” i loro pargoli! Un salutone enorme e… ci vediamo all’Oratorio!!!
Gli Animatori
Giovani, in 50 in ritiro a Betania
Sabato 8 e domenica 9 i giovani di tutta la Diocesi si sono dati appuntamento alla casa di
spiritualità di Betania, a Vicoforte. Questo ritiro spirituale è ormai un “classico” tra gli eventi
giovanili diocesani, e anche questa edizione ha centrato gli obiettivi: due giorni per approfondire la propria fede, costruire amicizie e ripartire con entusiasmo nella vita di tutti i giorni. Ad
aiutare le riflessioni sono state le due catechesi di don Giancarlo Canova, utili per approfondire la preparazione alla Pasqua nel momento forte della Quaresima. I partecipanti hanno superato quota cinquanta e hanno raggiunto Betania da tutta la Diocesi. Sabato i ragazzi hanno
raggiunto con una processione notturna il convento delle Clarisse, dove hanno celebrato la
messa con don Giancarlo, don Federico (Pucci) e don Marco (Giordy). A guidare i giovani, oltre ai tre preti, anche suor Grazia di Cuneo e suor Lucia di Alba. Il prossimo appuntamento
sarà la Festa Giovani il 24 Maggio e la Terra Santa quest’estate dal 4 all’11 Agosto.
Tra il Seminario e l’orizzonte
SETTIMANA COMUNITARIA 2014
Diversi, abituati a seguire da differenti scorci il
ritmo dei lampioni sul lungomare del mondo, ci
siamo ritrovati tutto d’un tratto a condividere i
momenti più intimi della nostra giornata, come
compagni di ventura sul loro veliero, per un’intera settimana: dal mattino, con i bei visini freschi e riposati, gli sbadigli e i capelli arruffati per
lodi e colazione, fino al momento della buonanotte nei nostri lettucci caldi. Ma in mezzo c’è
tutto il resto, vita che scorre! C’è la scuola, le verifiche, gli esami, la laurea imminente, gli straordinari al lavoro, lo studio sincero e ponderato,
che diventa matto e disperatissimo alle ore improponibili, gli orientamenti per l’università e il
bisogno di avere delle risposte per trovare la direzione giusta da dare al timone della propria
vita. Consapevoli di quelli che per noi sono porti sicuri e gli approdi che ci salvano, abbiamo
rafforzato la luce del faro della fede, ci siamo
fronteggiati con la paura della linea d’ombra, il
nostro futuro incerto che costruiamo giorno per
giorno, con lo sguardo rivolto dritto all’orizzonte
di desideri, speranze, progetti d’amore che solo
in Dio trovano il loro pieno compimento, con
uno sguardo cristiano che troppo spesso sentiamo estraneo al mondo che ci circonda e suscita
in noi grandi domande a cui da soli non sappiamo dare senso, che richiedono però di non essere accantonate nel frenetico marasma della
quotidianità, ma approfondite nel dialogo, nella
preghiera e nel silenzio, le cui parole sono molto più ricche del brusio del gossip e della pubblicità. Una settimana piena e ricca, dunque,
che sarà da ripetere nei prossimi anni.
Un ringraziamento sincero giunga a Pucci, anima di quest’esperienza e a tutti i “compagni di
ventura” di questi indimenticabili sei giorni.
L’Unione
fa la
spesa
(di nuovo)
INFO: TEL. 0174 552900 - www.unionemonregalese.it
l’amico
La prova della carezza
CONSIGLI DI PAPA FRANCESCO PER LA QUARESIMA
Umiltà, mitezza, generosità: questo è lo stile cristiano, una via che passa per la croce, come ha
fatto Gesù, ed è una via che porta alla gioia. E’ quanto, in sintesi, ha detto Papa Francesco. Nel Vangelo proposto dalla liturgia del Giovedì dopo le Ceneri, Gesù dice ai discepoli: «Se qualcuno vuole
venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Questo - sottolinea Papa Francesco - è “lo stile cristiano” perché Gesù per primo ha percorso “questo cammino”:
«Noi non possiamo pensare la vita cristiana fuori da questa strada. Sempre c’è questo cammino
che Lui ha fatto per primo: il cammino dell’umiltà, il cammino anche dell’umiliazione, di annientare
se stesso, e poi risorgere. Ma questa è la strada. Lo stile cristiano, senza croce, non è cristiano; e se
la croce è una croce senza Gesù, non è cristiana. Lo stile cristiano prende la croce con Gesù e va
avanti. Non senza croce, non senza Gesù». Gesù «ha dato l’esempio - ha proseguito il Papa - e, pur
essendo uguale a Dio, annientò se stesso, si è fatto servo per tutti noi. E questo stile ci salverà, ci
darà gioia e ci farà fecondi, perché questo cammino di rinnegare se stessi è per dare vita, è contro
il cammino dell’egoismo, di essere attaccato a tutti i beni soltanto per me. Questo cammino è aperto agli altri, perché quel cammino che ha fatto Gesù, di annientamento, quel cammino è stato per
dare vita. Lo stile cristiano è proprio questo stile di umiltà, di mitezza, di mansuetudine».
«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà» – ripete Gesù - perché «se il grano non muore,
non può dare frutto». «E questo con gioia - afferma il Papa - perché la gioia ce la dà Lui stesso. Seguire Gesù è gioia, ma seguire Gesù con lo stile di Gesù, non con lo stile del mondo». Seguire lo stile cristiano significa percorrere la strada del Signore, «ognuno come può, per dare vita agli altri, non
per dare vita a se stessi. E’ lo spirito della generosità». Il nostro egoismo ci spinge a voler apparire
importanti davanti agli altri. Invece, il libro dell’Imitazione di Cristo - osserva il Papa - «ci dà un consiglio bellissimo: “Ama non essere conosciuto ed essere giudicato come niente”. E’ l’umiltà cristiana,
quello che ha fatto Gesù per primo. E questa è la nostra gioia, e questa è la nostra fecondità: andare con Gesù. Altre gioie non sono feconde; soltanto pensano - come dice il Signore - a guadagnare
il mondo intero, ma alla fine perdere e rovinare la vita. All’inizio della Quaresima chiediamo al Signore che ci insegni un po’ questo stile cristiano di servizio, di gioia, di annientamento di noi stessi
e di fecondità con Lui, come Lui la vuole». Il cristianesimo non è una regola senz’anima, un prontuario di osservanze formali per gente che indossa la faccia buona dell’ipocrisia per nascondere un cuore vuoto di carità. Il cristianesimo è la “carne” stessa di Cristo che si china senza vergognarsi su chi
soffre. Per spiegare questa contrapposizione, Papa Francesco riprende il dialogo che nel Vangelo c’è
tra Gesù e i dottori della legge, i quali criticano i discepoli per il fatto di non rispettare il digiuno, a differenza loro e dei farisei che invece di digiuni ne praticano molti. Il fatto, obietta il Papa, è che i dottori della legge avevano trasformato l’osservanza dei Comandamenti in una “formalità”, trasformando la “vita religiosa” in “un’etica” e dimenticandone la radice, cioè “una storia di salvezza, di elezione,
di alleanza”.
Eppure, osserva il Papa, già il Profeta Isaia aveva descritto con chiarezza quale fosse il digiuno secondo la visione di Dio: “Sciogliere le catene inique”, “rimandare liberi gli oppressi”, ma anche “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri senza tetto”, “vestire uno che vedi nudo”.
«Quello è il digiuno che vuole il Signore! Digiuno che si preoccupa della vita del fratello, che non si
vergogna - lo dice Isaia stesso - della carne del fratello. Il nostro atto di santità più grande è proprio
nella carne del fratello e nella carne di Gesù Cristo. L’atto di santità di oggi, nostro, qui, nell’altare,
non è un digiuno ipocrita: è non vergognarci della carne di Cristo che viene oggi qui! E’ il mistero
del Corpo e del Sangue di Cristo. E’ andare a dividere il pane con l’affamato, a curare gli ammalati,
gli anziani, quelli che non possono darci niente in contraccambio: quello è non vergognarsi della
carne!». Questo significa che il «digiuno più difficile - afferma Papa Francesco - è il digiuno della
bontà». È il digiuno di cui è capace il Buon Samaritano, che si china sull’uomo ferito, e non è quello
del sacerdote, che guarda lo stesso sventurato ma tira diritto, forse per timore di contaminarsi. E dunque, conclude, «questa è la proposta della Chiesa oggi: io mi vergogno della carne di mio fratello, di
mia sorella? Quando io do l’elemosina, lascio cadere la moneta senza toccare la mano? Quando io
do un’elemosina, guardo negli occhi di mio fratello, di mia sorella? Quando io so che una persona è
ammalata, vado a trovarla? La saluto con tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza? Questi ipocriti
non sapevano carezzare! Se ne erano dimenticati… Non vergognarsi della carne di nostro fratello: è
la nostra carne! Come noi facciamo con questo fratello, con questa sorella, saremo giudicati».
Enrico Basso
Ilaria Ravera
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l’amico
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Mentre il periodo di Quaresima ci accompagna verso la ricorrenza centrale della nostra
Fede, mi sono tornati alla mente alcuni aspetti degli ultimi giorni della vita terrena di Gesù,
quegli eventi che conosciamo sotto il nome
di Passione. In particolare, non riesco a cancellare l’impressione che l’atteggiamento
prevalente in quei momenti, almeno secondo quanto gli Evangelisti lasciano intendere,
sia stato per Gesù il raccoglimento, un silenzio carico di pensieri e ansioso di diventare
preghiera (come accade poi, in effetti, nell’orto degli Ulivi). Eppure, la tappa che introduce
il Signore nello spazio fisico di Gerusalemme,
nel tempo decisivo della sua sorte e che noi
ripercorriamo liturgicamente nella Settimana
Santa, è rappresentata da un evento festoso:
l’ingresso trionfale nella città, tra le acclamazioni della folla. Allora, quella nota di gioia
nella tragedia che sta per consumarsi non
può che stridere e costringerci a prendere atto di una situazione sgradevole, il malinteso
in base al quale il popolo esalta una persona
che non conosce. Anzi, si può dire di più,
cioè che la gente lungo le vie è animata da
aspettative confuse, saluta un Messia del tutto umano e la cui identità dovrebbe corrispondere alle voci che hanno attraversato la
Palestina: un liberatore che forse salirà al potere, che certamente mostrerà un carisma di
condottiero. Ma tali entusiasmi, comprensibili
nell’ottica di quegli uomini, sono destinati ad
evaporare in fretta e l’illusione si ribalta con
facilità nell’incomprensione, nel disprezzo,
con tragiche conseguenze. Anche qui avverto
un’impressione altrettanto lucida, vale a dire
che l’incongruenza tra l’accoglienza e il trattamento che Gesù ha ricevuto debba insegnarci a non distorcere il suo messaggio e il ruolo
che, in continuità con Lui, la Chiesa porta
avanti nella Storia. I mesi che abbiamo attraversato, con novità enormi e in quanto tali
impossibili ad oggi da valutare, hanno visto
crescere all’improvviso un apparente consenso verso la Chiesa, in un clima di ubriacatura provocato da sondaggi su quanto “sia
amato” il Papa, sul numero di “fedeli” in Piazza San Pietro, sulle presunte “aperture” alle
ossessioni che le ideologie attuali promuovono. Ecco perciò che la nostra personale avventura come cristiani, con tutti i limiti che incontra a causa della debolezza, richiede di
mantenere costanza e speranza, tra la gioia di
sapere che il Signore è risorto per noi e la
consapevolezza che ci tocca sempre “prendere le nostre croci”, come Egli ha fatto in quel
giorno terribile e solenne sul Golgota, in quel
caso accompagnato non da applausi ma da
sputi. Una volta che avremo cacciato dal cuore l’ illusione di poter ricevere benevolenza e
simpatia se restiamo al gioco di chi non ci
comprende, sarà pure assai più semplice impegnarci nella testimonianza. Scommettiamo
che essa porterà frutti abbondanti ed eterni,
mentre le riviste che vendono fumo trasformando i Papi in rock-star spariranno?
Alberto Ambrassa
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6
l’amico
ACCANTO AL G RUPPO SAMUEL NASCE IL G RUPPO M IRIAM
CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA
Quanti ragazzi
Le “ministranti dell’assemblea”
vanno a Messa la Domenica?
zione. Abbiamo poi ripetuto l’indagine
soltanto più per le due classi delle medie nella prima domenica di Quaresima,
il 9 marzo. Ne sono venuti fuori dei risultati almeno in parte sorprendenti.
Su 91 ragazzi delle citate classi presenti all’incontro di catechismo ben 68
(il 74%) hanno detto di essere andati a
Messa, o al mattino o alla sera della domenica o del sabato. Una percentuale
molto alta. Di questi 68 la stragrande
maggioranza, ben 54 cioè il 79%, ha
partecipato alla Messa nella nostra parrocchia, 14 (20%) sono andati fuori
parrocchia. Se separiamo le tre classi
delle elementari dalle due della scuola
media, otteniamo questi risultati: per le
tre classi delle elementari: su 48 presenti 47 hanno partecipato alla Messa
(il 97%), di cui 11 fuori parrocchia. Per
le medie la percentuale si riduce notevolmente: su 41 presenti hanno partecipato in 21(il 51%), di cui solo 3 fuori
parrocchia. Poco più di un mese dopo,
domenica 9 marzo, la partecipazione
delle due classi delle medie ha dato
questi risultati: su 39 presenti (quasi lo
stesso numero della volta precedente)
24 (il 61%) avevano partecipato alla
Messa. Di essi 19 (il 48%) in parrocchia, 5 fuori. Dunque una piccola crescita rispetto ad un mese prima.
Cosa dire di questi risultati? Un vecchio proverbio affermava che “una rondine non fa primavera”. Ed è vero. Una
statistica di due domeniche non offre
certo risultati affidabili al cento per cen-
to. E se la medesima inchiesta fosse stata fatta a giungo o a luglio, a catechismo
finito, certamente le percentuali sarebbero cambiate di molto, crollando al ribasso. Però l’indagine statistica, fatta salva la sincerità delle risposte, qualcosa dice comunque. Dice ad esempio che la
partecipazione è buona, anche se spalmata sulle varie celebrazioni festive. A
questo riguardo potrebbe essere interessante approfondire come avviene la
distribuzione nei vari orari. Dice anche
che si privilegia nettamente la parrocchia
di appartenenza territoriale o di adesione. Pochi sono andati fuori parrocchia.
Dall’indagine è stata esclusa la terza media che compie un percorso a parte, già
proiettato verso il gruppo dei giovanissimi. Ma ad occhio, essendo il gruppo
ben individuabile fisicamente per la collocazione compatta nei primi banchi, si
può notare che la partecipazione è più
che buona. Tutto questo ci deve incoraggiare, anche se a volte visivamente i
bambini e i ragazzi non sembrano molti.
Una buona parte sta in presbiterio per il
servizio liturgico, qualcuno è nel coro,
qualcuno è nella navata con mamma e
papà, qualcuno ancora è altrove ma è
comunque a Messa. L’incoraggiamento
ci deve rendere un po’ più ottimisti e
contenti del lavoro svolto, anche se non
bisogna mai abbassare la guardia. Tutto
questo ben sapendo che il vero problema compare dalla Cresima in poi e che
occorrerebbe porsi anche un’altra domanda: i ragazzi ci sono ma i loro genitori?
Si ringrazia
Per le offerte in denaro; per la cesta della solidarietà” che ci permette di distribuire regolarmente la borsa della spesa a numerose famiglie in difficoltà; per le stoviglie, le scarpe, i
giocattoli e per quanto è stato portato al Centro Caritas.
Si cerca
Indumenti da bambini; una bicicletta da adulto.
La citazione
“Come vorrei che la Chiesa fosse povera per i poveri” (papa Francesco).
9 febbraio: Festa degli Anniversari di Matrimonio
La Chiesa ha sempre dato importanza alla bellezza delle celebrazioni liturgiche. Nella liturgia ciascuno svolge il suo ruolo: il celebrante, i fedeli, i
lettori, il coro-guida, i “ministranti dell’altare”
(più popolarmente detti “chierichetti”)… e da un
po’ di tempo le ”ministranti dell’assemblea”. I
ministranti dell’altare assistono e aiutano il sacerdote che presiede la celebrazione. Essi portano la
croce e le candele nella processione di ingresso,
gestiscono l’incenso e il turibolo, preparano l’altare per la seconda parte della Messa, la Liturgia Eucaristica. I ministranti sono l’immagine di Gesù
che si è fatto servo. Le ministranti dell’assemblea
non sono la fotocopia dei ministranti. Al contrario
sono chiamate a prestare un loro specifico e prezioso servizio, che devono svolgere con grande
impegno e dignità. Come indica il loro nome esse
sono a servizio non del sacerdote, ma dell’assemblea celebrante, cioè dell’insieme dei fedeli presenti. Esse rappresentano il segno visibile del legame che esiste fra Gesù Cristo, reso visibile dal
sacerdote che presiede, e il popolo dei fedeli. CoIo sono la serva
me modello hanno nientemeno che Maria, la
quale nel giorno dell’annunciazione disse all’angedel Signore
lo: “Io sono la serva del Signore” e che per tutta
la vita si mise a servizio di suo figlio. Lo stile femminile del loro servizio deve dare un
tratto di gentilezza alla celebrazione. Sul piano pratico esse possono svolgere diverse
funzioni: accogliere le persone alla porta della chiesa, leggere le preghiere dei fedeli,
fare la colletta, accompagnare con i ceri le offerte dei doni, portare il segno di pace
all’assemblea. Benvenute allora alle “ministranti” con l’augurio che rendano ancora
più belle le nostre celebrazioni!
Prima Comunione
attenti che si cambia
Piccola ma importante novità sull’orizzonte dell’Unità Pastorale di Mondovì. A partire
dai bambini nati nel 2008 e che in autunno inizieranno la prima elementare, la Prima
Comunione verrà posticipata di un anno. Dalla terza alla quarta elementare. Già molte
diocesi vicine a noi e molte parrocchie hanno posticipato l’età della prima Eucaristia.
Adesso è arrivato il momento di farlo anche qui. Quali i motivi che ci hanno convinto a
questa piccola modifica, oltre all’esempio di altre comunità cristiane? Innanzitutto, e
fondamentalmente, il fatto che molti bambini arrivano al catechismo, o meglio al cammino di “iniziazione cristiana”, privi di quelle nozioni e di quella necessaria esperienza
religiosa di base che possedevano ancora le passate generazioni. Sovente bisogna cominciare quasi da zero. Inoltre le loro caratteristiche ormai non consentono più di curare in breve tempo una formazione sufficiente all’incontro con il Signore nel pane consacrato. Se sono bravissimi in altri aspetti del vivere, sul versante della fede presentano
maggiori difficoltà. Inoltre anche per molti genitori è necessario un periodo più lungo
per tornare a gustare la bellezza dell’essere cristiani e del praticare a sufficienza la vita
di fede. Si aggiunga poi il contesto sociale e culturale, che pone ostacoli vecchi e nuovi
alla maturazione di un’autentica vita di fede ed ecco che il quadro si completa. Davanti
al quadro completo appare allora più chiaro l’intento di fondo che anima la scelta
compiuta: fare le cose con più calma, certamente meglio, con risultati finali migliori.
I parroci dell’Unità Pastorale di Mondovì
l’amico
7
I L “CONSULTORIO FAMILIARE UCIPEM”
Per le coppie e le famiglie in difficoltà
La famiglia vive grandi fragilità e fatiche nei nostri tempi. Il Consultorio Familiare UCIPEM di Mondovì nasce per
essere un luogo in cui cercare sostegno
nella cura e nella crescita dei legami familiari. La realtà del Consultorio Familiare, attivo a Mondovì già da anni, ha in
questo ultimo anno ripreso vigore e
cammino con l'inserimento al suo interno di professionisti che offrono un ventaglio ampio di possibilità di aiuto: psicologia, psicoterapia, consulenza familiare, mediazione familiare, consulenza
sessuologica, consulenza in diritto di famiglia, consulenza etica, consulenza
ostetrica. La Consulenza Familiare presta innanzitutto il suo servizio a: singole
persone, coppie, nuclei familiari che si
trovino in situazioni di difficoltà, attraverso incontri singoli o percorsi di consulenza. La consulenza familiare è una relazione di aiuto che vuole essere un'occasione privilegiata offerta alle persone
per aiutarle a cercare le cause delle loro
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segreto professionale. La Mediazione
Familiare è un contributo specialistico
rivolto ai coniugi che hanno deciso di
porre fine al proprio matrimonio, alle
coppie in crisi indecise sul da farsi, alle
coppie già divorziate che intendono rivedere i propri accordi. E' un percorso che
serve per accompagnare i genitori in
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propri figli.
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mattina dalle 10 alle 12 (anche
senza appuntamento). Per appuntamenti telefonare al 3293927227
dal lunedì al venerdì, 9-12.
GITE ALL’ORIZZONTE
M ESE
DI
M AGGIO
Il Rosario
nel quartiere
GLI APPUNTAMENTI
SARANNO I SEGUENTI:
• Ogni giorno alle ore 18
in chiesa recita solenne
del Santo Rosario
• Rosario nel quartiere
(ore 20.45)
Ogni martedì e giovedì alle ore
20.45 secondo il seguente
calendario:
Martedì 6: via Piemonte
PER LA TERZA ETA’,
A PIACENZA
Giovedì 8:
via Delvecchio
Condominio Platani
Martedì 13: via Leopardi 6
Mentre si stanno ultimando i preparativi per la gita in Andalusia, prende il via l’organizzazione della Gita
della terza età martedì 27 maggio.
Meta la bellissima città di Piacenza,
valente per le opere d’arte, il bel centro storico e la cucina emiliana. La gita
sarà lanciata ai primi di Maggio.
PER TUTTI:
PELLEGRINAGGIO A
NEVERS, SULLA TOMBA
DI SANTA BERNADETTE
In collaborazione con l’Opera Diocesana Pellegrinaggi, viene proposto
un pellegrinaggio a Nevers dov’è custodita l’urna con il corpo di Santa
Bernadette. All’andata si farà tappa a
Paray-le-Monial, luogo delle manifestazioni del Sacro Cuore a Margherita
Maria-Alacoque e sede di una splendida basilica di stile romanico. Al ritorno, invece, sosta a Cluny, bellissimo
villaggio della Borgogna e sede di una
delle più gloriose abbazie medioevali.
Si parte sabato 31 maggio e si torna
lunedì 2 giugno (giorno di festività
civile). A guidare il pellegrinaggio sarà
il parroco. Trovate i volantini con tutti i
dettagli presso la parrocchia o presso
la sede dell’ODP a Breo. Ci si può
iscrivere in entrambi i luoghi, versando il previsto acconto.
Giovedì 15: via Borzini 6
Martedì 20: via Risorgimento
Condominio Luxor
Giovedì 22: via Carducci
Martedì 29: Giardino
Sacra Famiglia
QUELLA VECCHIA HA CONCLUSO LA SUA GLORIOSA STORIA
Una caldaia nuova,
per non stare al freddo!
“Don, la chiesa è piena di fumo”.
Questo il grido d’allarme lanciato un lunedì di novembre verso le 18. Effettivamente il fumo, con il suo acre odore,
aveva invaso la chiesa, fin su, in alto,
verso l’altissima volta. Cos’era successo?
Improvvisamente la cisterna era diventata una specie di gruviera e aveva perso
una bella quantità di gasolio, quasi tremila euro gettati al vento. Passano due
giorni ed ecco che si inceppa la caldaia.
Ci vogliono più giorni per rimediare ai
guasti, ma si tratta di un rimedio provvisorio, una toppa messa sperando che
arrivi fino alla fine della stagione fredda.
Poi bisognerà cambiare la caldaia e abbandonare al suo destino la cisterna.
Tutte e due hanno lavorato per cinquant’anni ed hanno diritto … alla pensione! Così ci tocca una spesa imprevista, che viene a gravare su un bilancio
ancora in rosso per i mutui da finire di
pagare. Si viaggia, IVA compresa, verso i
45.000 euro. L’alternativa è di restare al
freddo, ma sembra non piacere a nessuno. Il bel caldo della nostra chiesa è
apprezzato da tanti. Facciamo conto sulla sensibilità di tutti per coprire questa
spesa indilazionabile, ringraziando fin da
adesso chi offrirà il suo generoso contributo per avere ancora una chiesa bella,
calda e accogliente, anche quando fuori
… si gela!
Il Consiglio Affari Economici Parrocchiale
ATTENZIONE:
PROCESSIONE FINALE LA
SERA DEL 31 MAGGIO DA
PIAZZA AL SANTUARIO
Quest’anno la processione
conclusiva si farà come Unità
Pastorale e si terrà sabato 31,
Vigilia dell’Ascensione, partendo
alle ore 20 da Mondovì Piazza e
concludendo con la Messa al
Santuario di Vicoforte. Questa
processione sostituirà quella del
mattino della domenica.
Al Rosario nel quartiere sono
invitati di volta in volta i ragazzi
del catechismo. Chiediamo ai
genitori di tenere presente
questo importante appuntamento
che fa parte del cammino
catechistico e dell’educazione
cristiana dei propri figli di cui
essi sono i primi responsabili.
l’amico
in Parrocchia
Orario Sante Messe
Giorni festivi: ore 9.00 - 10.30 - 18.30 - Il sabato o vigilia di feste: ore 18.30
Giorni feriali: ore 8.00 - 18.30 - Festività solo civili: ore 9.00 - 18.30
NELLA CHIESA DELLA RICONCILIAZIONE: ore 17.00
Il sabato o vigilia di feste: ore 8.30
Ogni sabato adorazione dalle 9.30 alle 11.30 e dalle 14.30 alle 17.30
Orario dell’Ufficio Parrocchiale
Ogni giorno (da lunedì a sabato): ore 10-12
il giovedì pomeriggio anche dalle 16 alle 18
Primo Venerdì del mese
4 aprile e 2 maggio: Adorazione eucaristica ore 8.30 - 22.00
Adorazione Eucaristica
Giovedì 8 - 15 - 22 - 29 maggio - ore 17.00
Incontri Giovanissimi
Il venerdì sera, ore 20.30
Oratorio per i bambini e i ragazzi
Ogni sabato dalle 14.30 alle 17.00
Incontro Famiglie
Domenica 6 aprile: Giornata sul tema dell’educazione dei figli
Incontro Vedove
Martedì 8 aprile e 6 maggio
Il “Giardino d’inverno” l’oratorio per i più piccoli
Martedì 8 aprile - ore 16.00
Celebrazione della Cresima
Domenica 18 maggio alle ore 10.30
Celebrazione della Prima Eucarestia
Settimana Santa e Pasqua
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CELEBRAZIONI ED ORARI
13 aprile DOMENICA DELLE PALME E
DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
Ore 10,30 Benedizione dei rami d’ulivo - Processione
Santa Messa
Lunedì 14 aprile - dalle ore 8,30 alle 20
GIORNATA PENITENZIALE PER IL 50° DELLA
CONSACRAZIONE DELLA CHIESA.
Giovedì 17, Venerdì 18, Sabato 19 aprile
Ore 8.30 Celebrazione dell’UFFICIO DELLE LETTURE
GIOVEDÌ SANTO - 17 aprile
Ore 9,30 In cattedrale: Santa Messa Crismale durante la quale
vengono benedetti gli Oli e consacrato il Crisma
Ore 21,00 In parrocchia: Santa Messa “Nella Cena del Signore”. Dopo la Messa reposizione del Santissimo e
Adorazione fino alle ore 24,00. Si raccolgono le
buste della Quaresima di Fraternità.
VENERDÌ SANTO - 18 aprile
Ore 15,30 Via Crucis - Bacio del Crocifisso
Ore 21,00 Liturgia della Passione del Signore: Liturgia della
Parola, Adorazione della Santa Croce, Santa
Comunione.
SABATO SANTO - 19 aprile
Per tutto il giorno Adorazione della Croce.
Ore 21,00 Veglia Pasquale nella notte santa.
Si tratta della celebrazione più importante di tutto
l’anno. Comprende questi momenti: Lucernario,
Annuncio Pasquale, Liturgia della Parola, Liturgia
Battesimale, Liturgia Eucaristica.
DOMENICA DI PASQUA, RISURREZIONE DEL SIGNORE
20 aprile Sante Messe: ore 9,00 – 10,30 – 18,30
LUNEDI DELL’ANGELO
21 aprile Sante Messe: ore 9,00 – 18,30
Vista la “Giornata penitenziale” di lunedì 14 per le confessioni
i Sacerdoti saranno a disposizione solo il Sabato Santo dalle
ore 15,00 alle ore 19,00.
Domenica 25 maggio alle ore 10.30
Adozioni a distanza
Ogni ultima domenica del mese, alla fine delle varie Messe
ANAGRAFE
Defunti
• Bertone Giovanni Battista di anni 77 il 14 gennaio
• Manassero Margherita ved. Bongiovanni di anni 89 il 27 gennaio
• Siccardi Giuseppe di anni 80 il 29 gennaio
• Maestro Giovanna ved. Di Ceci Bernardo di anni 84 il 10 febbraio
• Canuto Elsa ved. Cavalleri di anni 79 il 12 febbraio
• La Sala Nicola di anni 75 il 14 febbraio
• Bertolino Luigina ved. Coccalotto di anni 91 il 26 febbraio
• Bosio Edoardo di anni 67 il 26 febbraio
• Arnaldi Giuseppe di anni 90 l’8 marzo
• Rovere Paola di anni 99 l’11 marzo
• Ghiglia Maria ved. Baudino di anni 66 il 18 marzo
OFFERTE
(ELENCHI AGGIORNATI AL 22 MARZO 2014)
7 PP – 10 euro 10 PP – 20 euro 6 PP – 30 euro 3 PP – 40 euro 3 PP – 100 euro 2 PP – Luisa Gallo
Abbona 50 euro – suf. Gianni Martinetti 100 euro – suf. Giuseppe Siccardi i nipoti 70 euro – Bonelli
Agostino 100 euro – Coniugi Bertolino per il settantesimo di matrimonio 50 euro – suf. Canuto Elsa
ved. Cavalleri 70 euro – suf. Maestro Giovanna 70 euro – suf. Nicola La Lasa i familiari 20 euro – Carla Salto 50 euro –
Per l’Oratorio: 40 euro 1 PP – 300 euro 1 PP – 30 euro PP
Per la Caritas: 20 euro 1 PP – euro 50 per acquisto olio – euro 50 un’amica – euro 50 a suf. Renzo
Comino – PP 20 euro – un’amica 50 euro
Per Fratel Comino: PP 100 euro
Raccolte particolari: Giornata del seminario euro 900 – Vendita primule per giornata della vita euro
1230 – Il miele per i lebbrosi (AIFO) euro 951,50
don Giampaolo e il CAE ringraziano per la generosità
Due grandi serate musicali
nella nostra chiesa
SABATO 5 APRILE ORE 21
“Il risorto”
opera musicale presentata dai nostri giovani
Si avvicina la Pasqua ed ecco per tutti un bel momento per entrare nel giusto clima. I giovani della nostra Parrocchia hanno preparato questa splendida opera musicale, interamente in canto. Chi ha sentito le prove dice che
vale davvero la pena venire ad ascoltarli.
DOMENICA 13 APRILE ORE 21
Concerto del Coro di voci bianche
della Scuola Comunale di Musica di Mondovì
Il coro delle voci bianche propone per l’occasione un concerto intitolato
Laudes Paschales 2014, che il venerdì precedente sarà ospitato a Torino,
nella Chiesa di San Lorenzo. La domenica sera, domenica delle Palme e
inizio della Settimana Santa, avremo l’onore di ospitarlo nella nostra chiesa.
Il direttore del coro, già da noi apprezzato tempo fa è il prof. Maurizio Fornero. Anche questo è un appuntamento da non perdere.
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