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PosteItalianeSpA–Sped.abb.post.DL353/2003
(conv. L.27/2/2004 n.46) art.1, com.1,NO/TORINO
Il prossimo numero sarà in edicola mercoledì 8 aprile 2015
Stampato su carta riciclata
C
Anno XXVIII n° 6
Quattordicinale di informazione sociale e culturale
Mercoledì 25 marzo 2015
Euro 1,50
Edito da Associazione culturale Rosse Torri, iscr. ROC n. 24928 del 29/9/2014. Reg. Tribunale di Ivrea n. 130 del 2/11/1988.
Direttore Responsabile: G. Sergio Ferrentino. Redazione, amministrazione e diffusione: via Arduino 43, Ivrea. tel. 333 2697780 www.rossetorri.it [email protected]
Stampa: Tipografia Gianotti - Montalto Dora
SABATO 28 MARZO A ROMA
Unions con la FIOM
La Fiom ritorna in piazza a
Roma il 28 marzo, in una manifestazione aperta a movimenti e associazioni, dal titolo emblematico
Unions, con l’obbiettivo di costruire una coalizione sociale in
grado di coordinare e dare voce a
chi oggi è privo di rappresentanza, anche politica.
Con molte di queste associazioni si è svolto un confronto sabato
14, con grande - e in parte imprevista - attenzione mediatica, e relative polemiche dei giorni successivi sul presunto “partito” di
Landini.
Anche le polemiche erano in
parte previste: oggi c’è un tale
vuoto a sinistra che chiunque si
muova catalizza l’attenzione e
mette in discussione equilibri e
poteri consolidati.
Non a caso uno di quelli che si è
subito fatto sentire è stato Matteo
Renzi, il quale sa benissimo che
oggi è più dall’opposizione sociale che deve guardarsi che non
da quella politica.
Anche l’idea della coalizione
sociale si è dimostrata spiazzante,
perché rifugge dall’idea classica
di partire dalla Politica e dalla
riproposizione un pò scontata
della forma partito, con il rischio
dell’autoreferenzialità e dell’irrile-
vanza.
Insomma: per occupare un ampio spazio politico, oggettivamente vuoto, occorre intanto mettere
in relazione tra di loro quelli che
sul versante sociale provano tutti i
giorni a misurarsi e a contrastare
un modello sociale basato sull’individualismo e sulla svalorizzazione del lavoro.
La sfida della Fiom chiama in
causa anche il sindacato, e la necessità di un suo radicale cambiamento, per ampliare la sua capacità di rappresentanza ed per evitare un declino accelerato dall’azione di un governo che non si fermerà al Jobs act, ma che procederà
nel generalizzare il modello Fiat,
mettendo rapidamente in discussione altri punti forti del sistema di
diritti e tutele costruito nel tempo,
dai contratti nazionali al diritto di
sciopero.
La manifestazione del 28, quindi, è allo stesso tempo la continuazione delle mobilitazioni dell’autunno scorso, ma anche l’avvio di
un percorso nuovo ed una sfida
che consenta di andare oltre il
semplice contrasto alle politiche
di governo, proponendo invece un
modello alternativo di economia e
di società.
Federico Bellono
LIBERA IVREA
Una marcia silenziosa, per non
dimenticare
Bella partecipazione a Ivrea alla manifestazione del 20 marzo per
ricordare le vittime delle mafie: un bel preludio della manifestazione
nazionale del 21 a Bologna
Dal 1995, anno di fondazione di
Libera, associazioni nomi e numeri
contro le mafie, si celebra ogni
anno il 21 marzo, primo giorno di
primavera, la manifestazione nazionale in ricordo di tutte le vittime
innocenti delle mafie. Ad Ivrea
questo venerdì 20 marzo sono le
12 in punto quando in piazza
Ferruccio Nazionale viene alzato
un lungo striscione fatto con impronte di mani e una grande scritta:
“È il momento che l’impegno straordinario di pochi diventi l’impegno ordinario di tutti”. Dietro a
questo striscione una folla di oltre
mille persone, in marcia per le vie
del centro, quest’anno una folla
composta principalmente da studenti.
AMMINISTRAZIONE EPOREDIESE
La palude
La Fiom-Cgil di Ivrea organizza un pullman con partenza alle
ore 24,00 del 27 marzo dalla stazione di Ivrea. Il rientro da Roma
è previsto a fine manifestazione, attorno alle 20,00 del 28.
Prenotazioni allo 0125 40317 (Lea)
LA (BUONA) SCUOLA
Vecchio professore,
cosa vai cercando
Mettiamoci nei panni di un docente che, meschino, s’appresti a sfogliare il grazioso
libercolo della “Buona scuola”: si sentirà anti- AEG COOPERATIVA
co, inadatto, certamente rottamabile
La perdita
del credito
Tradecom
E le avvisaglie degli
scontri per il rinnovo
del Cda nelle assemblee di maggio
A PAGINA 7
I FATTI
A seguito del fallimento di
Tradecom, una società rivenditrice di energia che acquistava da
SEGUE A PAGINA 2
LIBERA
Gli illuministi
Come districarsi dall’immobilismo
abitudinario
Sono passati quasi due anni
dall’insediamento della nuova Amministrazione Comunale ed alla
luce di quanto avvenuto in questo
lasso di tempo reputiamo doveroso fare qualche riflessione. Diversi sono i fronti aperti e spesso i
problemi non vengono risolti o non
vengono nemmeno affrontati. Ci
troviamo come immersi in una
palude dalla quale non si capisce
come uscire se non con una sorta
di “primavera eporediese” che
Il corteo attraversa il centro, la
passerella pedonale e, scavalcata
la Dora, giunge fino allo ZAC, al
Movicentro, riempiendo il parcheggio dei pullman. Ci sono persone di
tutte le età: gli studenti delle scuole
superiori, i lavoratori che hanno
deciso di dedicare la loro pausa
veda trasformarsi le lamentele in
azioni, le critiche in partecipazione attiva.
Fin dal giorno dell’insediamento, come lista civica, ci siamo resi
disponibili, anche alla luce del
perdurare della crisi economica
che ormai si protrae da diversi
anni, a collaborare con la maggioranza e con la giunta nel tentativo
di affrontare in maniera condivisa
del nostro tempo
Bologna, 21 marzo
2015: “La verità illumina la giustizia”
Onofrio Valvola
diversi grandi fornitori tra cui AEG
coop, quest’ultima rischia, molto
probabilmente, la perdita di un credito di oltre 35 milioni di euro.
Tradecom è una società nata in
Confcommercio nazionale (che ne
detiene però solo il 5% delle azioni), che dal maggio dello scorso
anno inizia a non pagare regolarmente i fornitori, tra cui AEG coop
di Ivrea. Dopo il tentativo di giungere ad un “concordato preventivo” e l’ipotesi dell’ingresso del
creditore AEG nella proprietà della
società (tanto che il direttore di
I nomi circolano alla velocità della
luce. Ci ricordano quanto sia tutto
cambiato da qualche anno a questa
parte. Ma come è cambiato? In peggio, forse. Il disinteresse regna nella
testa di molti. L’ignoranza circa il
significato di quanto stiamo facendo, nel giorno di sabato 21 Marzo,
giornata nazionale in ricordo dei caduti delle mafie, si riflette nelle facce
di chi, in piazza VIII Agosto (Bologna), ci è venuto solo per saltare
scuola o perché non voleva lasciare
sola la sua fidanzata in un sabato così
soleggiato e ridente.
Anna Maria Torno
Il presidio di Libera di Ivrea si alza
e applaude i parenti di questa donna
formidabile. Una donna che ha lottato contro le mafie, che ha creduto in
quello che faceva. La salutano così,
senza altro. Senza parole che sarebbero buttate al vento, perché, ormai,
come dirà Don Ciotti, “la mafia è
radicata nelle istituzioni”. Lo si sapeva già. Giovanni Falcone, Paolo Bor-
SEGUE A PAGINA 8
SEGUE A PAGINA 2
SEGUE A PAGINA 4
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anno XXVIII n° 6
SEGUE DALLA PRIMA / LIBERA IVREA
21 MARZO: LIBERA A BOLOGNA
Una marcia silenziosa, "La verità illumina la giustizia"
Questo lo slogan scelto per XX Giornata della memoria e dell’impegno
per non dimenticare
in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, quest’anno a Bologna
pranzo alla Memoria, persino una
cordata di bambini dell’asilo nido
guidati dalle loro maestre.
Una chitarra e un violino iniziano
a suonare. La gente si ferma e si mette
in ascolto delle numerose persone
che si alternano a leggere un lungo
elenco di nomi. Nomi e cognomi di
vittime. Sono vittime che hanno perso la vita in una guerra perpetua che
non ha ancora avuto fine. Sono le
vittime delle mafie: si leggono nomi
da tutti conosciuti, nomi illustri della
lotta alle mafie, ma non solo. È una
lettura difficile da sostenere che impiega quasi un’ora per giungere al
temine, un’ora fatta di attenzione e di
silenzio, nonostante il gran numero
dei partecipanti. Il senso della manifestazione, quest‘anno alla sua ventesima edizione, è proprio quello di
ricordare tutte le persone che si sono
opposte al potere mafioso, che hanno fatto una scelta di libertà, oppure
che hanno perso la vita senza alcun
motivo, perché erano vicine ai luoghi
degli attentati mafiosi. A ogni nome
corrisponde una storia, una storia di
dolore, una storia in cui i protagonisti troppo spesso sono stati lasciati
soli. “La forza delle mafie sta fuori
dalle mafie“ come ricorda Don Luigi
Ciotti: nella tacita accettazione del
fenomeno, nell’indifferenza, nella
complicità di interessi. È proprio
SEGUE DALLA PRIMA
Gli illuministi
sellino, Rita Atria, Michela Arena,
Mario Francese erano tutte persone
che sapevano e non hanno potuto
parlare o l’hanno fatto e sono stati
uccisi. Perché è vero che “la mafia è
un a montagna di merda”, ma se non
stai attento ti inzacchera completamente e la malattia te la prendi anche tu.
Passo la parola a Margherita Asta
C’è anche lei, a ricordare come
abbia perso uno dei due genitori. La
richiesta che fin dall’anno scorso
Margherita Asta ha fatto, e che è
stata perfino votata favorevolmente
in Parlamento, è quella di una Festa
(il 21 Marzo) nazionale in ricordo
della vittime delle mafie. Questa non
deve essere una manifestazione a cui
prende parte solo una porzione di
popolo: deve essere un momento di
incontro e meditazione, nonché ricordo, dei drammi che hanno colpito
il nostro paese. Una sorta di 25 Aprile
moderno.
E ora lascio la parola a Luigi
Don Ciotti ricorda quanto la mafia
sia una questione di Stato. Usa parole concrete dando consigli pratici per
attuare una rivolta soprattutto in Parlamento, da dove la mafia deve essere sradicata in modo più massiccio.
Parla dei caduti, delle loro famiglie,
del dolore che si prova a sapere che
un proprio caro ha perso un parente.
Si sente in dovere, come tutti noi, di
ricordare anche quelli di cui ancora
non si sa niente, perché casi di lupara
questo senso di corresponsabilità
che ogni anno porta centinaia di migliaia di persone a celebrare il 21
marzo in una città diversa.
La lettura dei nomi si chiude con
un appello alla non violenza con la
presentazione della raccolta firme per
una Legge di iniziativa popolare di
“istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa
Civile non armata e non violenta”.
La manifestazione da Ivrea prosegue con la partenza, la sera stessa, di
80 persone per prendere parte alla
versione nazionale a Bologna il giorno seguente, al fianco dei parenti
delle vittime, per confermare il proprio impegno a non dimenticare e
fare in modo che queste storie non si
ripetano.
Il coordinamento di Libera di
Ivrea e Canavese
bianca e morti nell’acido ne esistono
ancora oggi parecchi, fin troppi.
Come un illuminista del nostro tempo, ci ha ricordato che solo la verità
illumina la giustizia, che è, poi, la
frase slogan di questo ventesimo
anno di Libera, di questa ventesima
commemorazione.
All’anno prossimo, allora, quando dovremo ricordare ancora altre
vittime, quando dovremo raccontare
altre storie, diverse, nuove, inconsuete. Non dimentichiamo che, come
ha detto Don Ciotti, “ogni giorno
dell’anno deve essere un 21 Marzo,
perché l’impegno contro le mafie
deve essere un impegno giornaliero”.
Rendiamo l’impegno saltuario di
una persona, l’impegno ordinario di
tutti noi.
Marco Bandiera
Assemblea
L’assemblea ordinaria 2015 del
Centro Documentazione Pace
onlus è convocata per associati e
simpatizzanti, martedì 31 marzo, h. 15 nella sede, Biblioteca
civica, p.za Ottinetti 30, Ivrea.
CENTRO GANDHI
Veganismo
Venerdì 27 marzo, ore 21,00
Silvia Faggian relaziona su “Connessioni impreviste! Le molteplici
conseguenze del veganismo sugli
stili di vita delle persone e sulla
società, considerazioni sulla
naturalità di questa scelta.
Quattordicinale di informazione sociale e culturale
Registrazione Tribunale di Ivrea n. 130 del 2.11.1988
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Intensa e viva la partecipazione
di circa 200.000 persone, che hanno sfilato in modo ordinato ma
vivace lungo un percorso di tre
kilometri, tanti i Presidi da tutte le
Regioni di Italia, con gli striscioni
con i nomi delle vittime di mafia
cui sono dedicati, presenti molti
gruppi scolastici.
Ivrea e il Canavese hanno partecipato con una sentita adesione,
che si rinnova ogni anno: tre pullman sono partiti nella notte per
raggiungere la città in tempo per
l’inizio della manifestazione. Moltissimi i giovani, presenti tra gli
amministratori del nostro territorio il Sindaco di Strambino e un
rappresentante del Comune di
Colleretto, che si sono uniti alla
nutrita rappresentanza di amministratori pubblici, che hanno sfilato
alla testa del corteo insieme ai
familiari delle vittime.
In piazza VIII Agosto sono state ricordate tutte le vittime innocenti delle mafie attraverso la lettura dei circa mille nomi di vittime.
A fianco dei numerosi familiari
delle vittime, a nome dei quali
Margherita Asta ha fatto un intervento portando la propria dolorosa
esperienza, erano presenti anche
parenti di vittime della violenza
mafiosa in Messico e in America
Latina e un gruppo di donne i cui
familiari hanno perso la vita nel
genocidio di Srebrenica. Per la
prima volta sono state ricordate
anche le vittime della strage del 2
agosto della Stazione di Bologna e
le vittime della strage di Ustica.
Uno dei fili conduttori di questa
edizione è infatti stata la richiesta
di Libera al mondo della politica di
maggiore impegno nel
ricercare verità e giustizia rispetto non solo
alla grave violenza
mafiosa ma anche a
quella che proviene da
varie forme di attacco
alla società democratica. Ancora oggi, infatti, per il 70% delle vittime innocenti di mafie
non è stata fatta verità
e, quindi giustizia, e lo
stesso diritto alla verità
è ancora oggi negato ai
familiari di chi ha perso
la vita nelle stragi dei
decenni passati.
Un secondo filo conduttore degli interventi
che si sono susseguiti
dal palco è il collegamento tra criminalità organizzata
di stampo mafioso e corruzione,
quest’ultima che vede come attori
anche esponenti della classe politica o del mondo imprenditoriale.
Tale tema è stato introdotto dal
messaggio del Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella, che
gli organizzatori hanno letto, nel
quale si ribadisce un no incondizionato a qualsiasi forma di
collusione e connivenza con la
mafia e ripreso dal Presidente del
Senato, Piero Grasso, che ha brevemente riaffermato che ormai c’è
la consapevolezza che le infiltrazioni mafiose si annidano in maniera meno evidente in zone nascoste
di collusione tra mafia e società civile.
Nell’intervento conclusivo Don
Luigi Ciotti ha espresso con forza
e chiarezza alcuni punti nodali su
cui riflettere come società civile.
Ha espresso un forte richiamo
alla politica affinché realizzi trasformazioni concrete e profonde nel sistema delle leggi e delle
norme nel nostro paese, quali la
abolizione del vitalizio ai politici
condannati definitivamente per
corruzione, la istituzione del 21
marzo come Giornata Nazionale
dell’Impegno contro le mafie (in
FORUM DEMOCRATICO DEL CANAVESE “TULLIO LEMBO”
Ciclo di conferenze
sull’ EVOLUZIONE
Martedì 31 Marzo 2015
L’Universo: un’ipotesi realistica sulla sua nascita e la sua evoluzione
a cura di Sergio MUSSO – fisico - docente UNI3 Ivrea
- ore 10,30 presso Istituto CENA
- ore 21,00 presso Polo Formativo e di
Ricerca Officina H - Ivrea
Venerdì 17 Aprile 2015
Sulle tracce dell’evoluzione umana
a cura di Giorgio MANZI - docente
di Paleoantropologia ed Ecologia
Umana all’Un. La Sapienza di Roma.
- ore 14,30 presso Liceo Scientifico
GRAMSCI – IVREA
- ore 21,00 presso Polo Formativo e di
Ricerca Officina H – Ivrea
Giovedì 7 Maggio 2015
Cervelli che contano
a cura di Giorgio VALLORTIGARA
- docente di Neuroscienze
all’Università di Trento.
- ore 14,30 presso Liceo Classico
BOTTA – IVREA
- ore 21,00 presso Polo Formativo e di
Ricerca Officina H - Ivrea
Conduce e modera i dibattiti Franco
RESTIVO - Forum Democratico
Piemonte tale riconoscimento esiste già), la istituzione del reddito di
cittadinanza collegata ad un diritto
alla dignità del cittadino.
Ribadendo la posizione di Libera
al di sopra di ogni appartenenza
politica, Don Ciotti ha invocato
maggiore coraggio da parte della
politica stessa e auspicato che venga approvata una legge incisiva nel
colpire corruzione e falso in bilancio in quanto strettamente connesse al manifestarsi del potere
mafioso in tutti i settori della economia, una legge senza “trattative”, perché : «Non si può andare
avanti così, non si possono avere
mezze leggi fatte di compromessi
e giochi di equilibrio.”
Anche il Papa nella stessa giornata, non a caso a Scampia, ha
affermato:”Mi fa piacere una Chiesa
che sa guardare in cielo ma non si
dimentica e non si distrae rispetto
ai problemi della terra”, e ha poi
concluso con particolare sottolineatura : “ … c’è bisogno di una
nuova Resistenza etica, sociale
politica”.
A chi ha partecipato rimane negli occhi e nel cuore la atmosfera
di profondo senso civico e di volontà di impegno di un gran numero di cittadini che hanno partecipato, riconoscendo la funzione di
stimolo di Libera.
Il coordinamento di Libera di
Ivrea e Canavese
Le demenze
La ED. & REC Cooperativa Sociale, nell’ambito delle iniziative volte a
sostegno dei soggetti affetti da disturbi della memoria e dei loro familiari, propone un momento di formazione e informazione dal titolo: “Panoramica sulle demenze”.
Interverrà Sabato 28 marzo alle
ore 10,30 presso IL POLO OFFICINE H il Medico Geriatra RENATO
BOTTURA, Dirigente Sanitario
degli Istituti Geriatrici Monsignor
Mazzali di Mantova, autore di molte
pubblicazioni sul tema dell’Alzheimer.
L’incontro è aperto a tutti.
Coordinamento di redazione: Enrico Bandiera, Francesco Curzio,
Giulio Cristofori, Sara Galetta, Lisa Gino, Cadigia Perini, , Simonetta Valenti,
Francesco Zaccagnini
Numero progressivo 586
Chiuso in composizione 23/3/2015 alle ore 12.00
Consegna prevista alle Poste: 24 marzo 2015
Redazione: Mattia Caruso, Paco Domene, Ettore Macchieraldo,
Pierangelo Scala, Irene Serracchioli
STAMPATO SU CARTA RICICLATA
A questo numero hanno collaborato: Marco Bandiera, Federico Bellono,
Marina Boscaino, Francesco Comotto, Reginaldo Palermo, Agostino Petruzzelli,
Aluisi Tosolini, Marco Vitanza
Sito internet: www.rossetorri.it
Stampa: Tipografia Gianotti - Montalto Dora
Abbonamenti a
Associazione culturale Rosse Torri - Ivrea
IBAN: IT 41 F 03069 30540 1000 0006 7696
varieventuali ringrazia gli autori e le pubblicazioni
che consentono l'utilizzo delle loro vignette
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25 marzo 2015
CIRCOLO LEGAMBIENTE DORA BALTEA
Questa volta ha vinto il fiume
La vicenda dei progetti di centrali idroelettriche a Quassolo
Nei giorni scorsi sono stati pubblicati da parte del Servizio Risorse Idriche della Città Metropolitana di Torino - che ha ereditato le
competenze in materia dalla Provincia di Torino - i verbali delle
Conferenze dei Servizi svoltesi il 9
e l’11 febbraio scorsi per assumere una decisione definitiva sui progetti di nuove centrali idroelettriche a Quassolo presentate rispettivamente da Prodena ed Edison.
È bene ricordare per sommi capi
la vicenda di questi progetti di
centrali idroelettriche a Quassolo.
Il primo progetto ad essere presentato (nel 2011) fu quello di
Prodena, che aveva il sostegno
entusiastico dell’amministrazione
comunale.
Questo progetto ottenne dalla
Provincia di non essere sottoposto
alla procedura di Verifica di Impatto Ambientale, nonostante l’opposizione di un gruppo di cittadini
di Quassolo e del Circolo Legambiente.
Rimaneva, tuttavia, per
Prodena, la necessità di ottenere l’Autorizzazione Unica al progetto definitivo.
Nel frattempo, altre due
società – Edison e Italbrevetti - presentavano altrettanti progetti che insistevano tutti nello stesso luogo, evidentemente concorrenziali tra di loro e con
quello di Prodena.
La Provincia quindi sospendeva la procedura per
Prodena e costringeva
Edison e Italbrevetti ad
espletare la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.
Italbrevetti si ritirava, mentre
Edison procedeva, presentando il
progetto secondo le procedure di
VIA.
Le Conferenze dei Servizi dello
scorso mese hanno deciso che a
Quassolo non si farà nessuna nuova centrale idroelettrica.
Le motivazioni utilizzate dal Servizio Risorse Idriche rimandano,
per il progetto Prodena, alla incompatibilità del progetto con la
stabilità del ponte sulla Dora, che
rischia di crollare a causa delle
opere necessarie alla costruzione
della centrale.
Il progetto Edison, invece, ha
avuto parere negativo da parte
dell’AIPO (Agenzia Interregionale
per il fiume Po) con motivazioni
relative alla sicurezza idraulica, in
quanto il progetto contribuisce “ad
incrementare il fenomeno di
canalizzazione cui è soggetto il
tratto fluviale in esame”.
Il Circolo Legambiente Dora
Baltea di Ivrea in tutti questi anni
aveva svolto la propria attività di
contrasto ai progetti a Quassolo,
come peraltro ad altri sull’asta della
Dora Baltea a nord di Ivrea, con
motivazioni chiarissime:
1. Questa porzione del fiume è
già troppo sfruttata a fini idroelettrici, con ben 7 centrali operative;
2. Esistono forti dubbi e perplessità sul rispetto del Deflusso
Minimo Vitale da parte delle centrali esistenti;
3. Il tratto di Quassolo, in particolare, è un tratto “sotteso”, cioè
è presente una derivazione (Idreg)
che sottrae al fiume una quota
consistente delle sue acque;
4. Le conseguenze di questa
situazione generano una forte
criticità dell’ecosistema del fiume.
A queste si aggiungeva, per i
progetti di Quassolo, il problema
della interferenza con il ponte di
Quassolo.
Ovviamente può non essere finita qui: le aziende possono presentare nuovi progetti, oppure potrebbero presentare ricorsi.
Crediamo però che ormai si stia
consolidando presso gli Enti preposti alle autorizzazioni di nuove
centrali idroelettriche un approccio più sensibile alle problematiche
ambientali.
Quella che manca, ancora una
volta, è la politica!
Lo scorso ottobre, oltre cento
tra associazioni e comitati hanno
sottoscritto un documento dal significativo titolo “Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi
d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico” che è stato
presentato alla Camera dei Deputati.
Nel documento si sottolinea che
“l’energia idroelettrica svolge un
ruolo importante nella produzione da fonti rinnovabili nel nostro
Paese nella direzione della riduzione delle emissioni di CO2, ma
oggi occorre cambiare completamente il sistema degli incentivi e
le regole per valutare l’impatto
degli impianti idroelettrici per
garantire la tutela dei fiumi, degli
ecosistemi e della biodiversità,
come oggi purtroppo non avviene
per una risorsa preziosissima come
l’acqua.”
L’appello era indirizzato oltre che al
Parlamento, anche
alle Regioni.
Ed è proprio la Regione Piemonte, per
quanto ci riguarda,
che dovrebbe avere
l’obbligo e l’urgenza di regolamentare
quanto già deciso
dalla Provincia di
Torino con l’adozione del PTC2, nel
quale definiva come
“area di repulsione” (di nuove centrali) i tratti di
corsi d’acqua “sottesi da impianti
idroelettrici già esistenti”. Questa
norma, che impedirebbe in modo
inequivocabile la costruzione di
nuove centrali come quelle proposte a Quassolo, nella definizione
del PTC2 non è una norma
prescrittiva, e solo la Regione Piemonte può renderla tale con un
aggiornamento della legge oggi in
vigore.
Per il bene della Dora Baltea, che
oggi ha vinto una battaglia per la
sua salute, ma non la guerra, ci
auguriamo che la Regione Piemonte
faccia presto.
Anche tu editore di
DIVENTANDO SOCIO DELLA
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NO TAV
Non perdiamoli di vista
23 febbraio - Pubblicate le motivazioni della
sentenza contro Chiara, Claudio, Mattia e
Niccolò per i fatti del 13 Maggio 2013 al
cantiere di Chiomonte
Non si trattò di un’azione
paramilitare né di terrorismo, perché gli imputati volevano si attaccare il cantiere, ma non intendevano attentare alla vita o all’incolumità delle persone presenti nel
cantiere. Il fatto inoltre non ha
inciso sulle determinazioni delle
istituzioni.
23 febbraio – Ltf (Lyon Turin
Ferroviaire) diventa Telt. Il nuovo
acronimo significa Tunnel Euroalpino Lione Torino; partecipazioni 50% di Rfi e 50% dello stato
francese (?). Ltf era incaricata di
fare progetti e preliminari; Telt
dovrebbe costruire. Redistribuite
le poltrone del consiglio di amministrazione: Hubert du Mesnil è il
presidente, mentre direttore generale diventa il grande collezionatore
di cariche, Mario Virano
28 febbraio – Telt ha chiesto
alla Ue 1,2 miliardi. IL costo della
tratta transfrontaliera del Tav Torino-Lione ormai si attesta, già
solo a preventivo, sui 12 miliardi;
oggi la nuova società promotrice
dell’opera presenta alla UE una
richiesta di finanziamento di 1,2
miliardi.
3 marzo – Ancora rifiuti tossici
sotto un cantiere Tav. Questa volta accade a Ospitaletto (Brescia):
le analisi dell’Arpa rivelano che la
prima falda che scorre sotto il
tracciato del Tav è inquinata da
cromo esavalente, 70 volte oltre i
limiti. Inoltre lungo l’asse ferroviario sono state ritrovate alcune
discariche sconosciute. I cantieri
di infrastrutture si confermano sedi
privilegiate per l’occultamento criminale di rifiuti tossici pericolosi.
5 marzo – Una mozione presentata in senato da dieci senatori
del M5S chiede che la seconda
canna del traforo autostradale del
Frejus non faccia aumentare i veicoli circolanti e che si adottino
subito provvedimenti per trasferire da oggi le merci dalla gomma
alla linea ferroviaria già esistente.
16 marzo - seconda udienza del
processo a carico dello scrittore
Erri De Luca, accusato di istigazione a delinquere a motivo di una
intervista rilasciata al giornale
Huffington Post nel quale ebbe a
sottolineare come la Tav vada sabotata. “Ma lo scrittore De Luca è
stato in tutto ciò voce determinante per istigare ai sabotaggi?” Questa la domanda dell’Avvocato della Difesa Vitale, che ha prodotto a
testimoniare Ivan Cicconi e Livio
Pepino, invitati, per impegni
improrogabili del Giudice, ad essere concisi nella deposizione, in
tutto poco più di mezz’ora contro le
più di due ore impiegate dall’accusa. Si prosegue il 20 maggio prossimo con l’ascolto di un terzo teste
e la deposizione dello scrittore.
16 marzo - Il Movimento No
Tav ha incontrato molte volte, negli
ultimi 15 anni, il nome di Ercole
Incalza: sempre confermato da tutti
i governi agli alti livelli del Ministero delle infrastrutture, amministratore delegato di Tav spa, da ultimo
a capo della ”task force” istituita
dal ministro Maurizio Lupi per la
Torino-Lione. Sempre sospettato
di essere al vertice della cupola che
manovra appalti e tangenti, finito
in 14 inchieste e sempre prosciolto, spesso grazie alla prescrizione
è stato arrestato per gli sviluppi
giudiziari del Tav sotto Firenze, e
connessioni con altre infrastrutture, fino all’Expo di Milano, insieme a funzionari e imprenditori per
corruzione, turbativa di appalti e
delitti contro la pubblica amministrazione.
20 marzo - Incastrato dalle intercettazioni in cui, tra l’altro, raccomanda al potente Incalza il proprio figlio Luca si dimette il ministro per le infrastrutture Maurizio
Lupi. Il “Sistema” per le grandi
opere, sempre più chiaro, ruota
intorno al ministero e garantisce di
difendere il business ad ogni costo.
Essevi
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FORNENDO I TUOI DATI ANAGRAFICI (ANCHE ATTRAVERSO UNA
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4
anno XXVIII n° 6
SEGUE DALLA PRIMA / AMMINISTRAZIONE EPOREDIESE
La palude
le sempre più numerose problematiche che riguardano la città. La
reazione ottenuta, almeno fino a
qualche mese fa, è stata di assoluta chiusura da parte della maggioranza che si sentiva autosufficiente forte del risultato elettorale, seppur drogato dall’elevato
astensionismo delle ultime elezioni. Sarebbe facile ora dire che,
su diverse questioni, siamo stati
buoni profeti, ma non è questo il
punto su cui vogliamo ragionare
quanto piuttosto sulla necessità
di un cambio di marcia se non
vogliamo rimanere invischiati
nella spirale di declino che da
anni caratterizza la comunità
eporediese.
Nel 2013 chiedemmo di aprire
un tavolo, un gruppo di lavoro con
istituzioni, parti sociali, imprenditori e altri portatori di interesse per
affrontare la crisi economica e ci
fu risposto che non era necessario. I risultati sono sotto gli occhi
di tutti.
A giugno del 2014 abbiamo presentato in Consiglio Comunale
una mozione dal titolo: “CIC, una
crisi annunciata e mai affrontata”
con la quale chiedevamo anche la
costituzione di una commissione
di inchiesta e nulla è stato fatto
salvo che, quasi un anno dopo, le
nostre più pessimistiche previsioni si sono avverate ed ora la società consortile partecipata è in fase
di liquidazione. Ovviamente senza colpe né responsabilità di nessuno …
Nel tempo abbiamo chiesto di
affrontare, quasi sempre senza
ottenere risposte concrete, i temi:
dell’assurda cava “privata” di
S.Bernardo, della riapertura dell’ascensore per l’accesso alla
passerella sulla Dora (che non
funziona praticamente dal giorno
dell’inaugurazione), della scarsa
o nulla manutenzione delle scuole (è di pochi mesi fa la questione
della presenza di amianto in diversi edifici pubblici) e degli immobili
di proprietà comunale come il
campo sportivo e relativa pista di
atletica del quartiere S.Giovanni.
Abbiamo tentato più volte di far
aprire un confronto allargats o
sul tema dell’ormai improcrastinabile variante dell’attuale PRG e
abbiamo segnalato la grave inerzia dimostrata dal Comune nel
non agire prima della scadenza
dell’attuale PP3 (Piano particolareggiato dell’ex area Montefibre)
lasciando l’onere delle decisioni,
su alcuni temi indebitamente,
nelle mani dei funzionari ed aprendo uno scenario di indeterminatezza normativa preoccupante.
Chiaro esempio di ciò è la vicenda, clamorosa per il luogo nel
quale si è consumata, della costruzione abusiva di una
guardiania per il nuovo Tribunale
che si è portata appresso una
serie di decisioni discrezionali da
parte della struttura tecnica ancora tutte da chiarire soprattutto
nell’ottica della parità di trattamento di tutti i cittadini e per il
fatto di aver creato un preoccupante precedente.
Sempre rimanendo nell’area ex
Montefibre va ricordata l’abnorme
costruzione del poliambulatorio
che svettando su otto piani si
vede anche da chilometri di distanza sfregiando, a seconda dei
punti di osservazione, il panorama delle montagne, della Serra o
della skyline cittadina.
Anche grazie al nostro intervento l’Amministrazione ha dovuto
prendere in considerazione la protesta e le seguenti proposte dei
cittadini dell’area del PEC di
S.Michele per quanto riguarda le
sistemazioni a verde.
Abbiamo più volte chiesto una
IVREA + BELLA
La nostra posizione sulla vicenda CIC
Il mancato ripianamento del debito
con conseguente messa in liquidazione del CIC - con la possibile perdita di
136 posti di lavoro - è l’ultimo atto di una
situazione complessa e controversa che
si trascinava da alcuni anni. (...)
In quanto lista civica, mettendoci nei
panni dei nostri concittadini magari
frastornati dalle mille voci e versioni che
si accavallano sui media e sui social,
vorremmo tentare di chiarire gli ultimi
passaggi cruciali, in modo che ognuno
possa farsi una sua idea:- va premesso
che la situazione di crisi viene da lonta-
no e in origine è stata anche causata da
uno dei comuni aderenti al Consorzio,
che ha deciso di togliere le commesse
precedentemente conferite al CIC per
svariati milioni di euro, senza però farsi
carico dei dipendenti fatti assumere
nell’ambito del proprio territorio- in tempi molto recenti è stata nominata una
commissione di revisori dei conti per
deliberare in merito alla situazione CIC
e questa si è espressa a favore del
ripianamento del debito, sulla base di
commesse certe per 8 milioni di euro a
partire dal 2015 (tra i quali 5,4 milioni
dell’ASL TO3) - su richiesta dei
capigruppo la decisione sul ripianamento del debito e successiva ricapitalizzazione per la parte di competenza
del Comune di Ivrea è stata portata in
Consiglio comunale, fermo restando
che a bilancio erano già state precedentemente stanziate le somme necessarie,
il che metteva i consiglieri deliberanti al
riparo da qualsiasi possibile rischio futuro. E’ stata approvata dal Consiglio
con le difficoltà di cui si è ampiamente
parlato nelle ormai consuete modalità
“social” e con molte assenze, dovute
anche ai tempi ristretti della convocazione- nel corso della successiva assemblea straordinaria dei soci CIC, che
avrebbe dovuto deliberare sul ripia-
Costituzione. E così ci troviamo di
fronte, sempre a giochi fatti, società pubbliche che falliscono, beni
pubblici - come la sala cupola
della Serra - che versano nel degrado, immobili di proprietà comunale come Palazzo Giusiana, l’ex
ATL, l’ex Istituto Jervis vuoti e
abbandonati a loro stessi, grandi
opere brutte e di grande impatto
paesaggistico-ambientale come il
poliambulatorio (come di tutta
l’area ex Montefibre: una grande,
l’ennesima, occasione di rilancio
della città buttata al vento) e l’inutile sopraelevazione dell’autostrada TO-AO.
Da centro del mondo per l’innovazione industriale e la cultura
siamo diventati una piccola cittadina di periferia che non ha
alcun peso nei processi di
riorganizzazione istituzionale in
atto come la Città metropolitana
della quale in Consiglio Comunale
o in qualche commissione non si
è mai discusso. Come non contiamo nulla sulle annose vicende della
ferrovia.
Tutte queste non sono fantasie
strumentali della minoranza, ma
fatti inconfutabili e verificabili uno
per uno. Ora si tratta di capire
come uscire dalla palude, dallo
namento e la ricapitalizzazione, è arrivata
la lettera del direttore generale - uscente
- dell’ASL TO3 che comunicava il ritiro
della commessa di 5,4 milioni di euro. A
fronte di questo totale cambio di scenario il ripianamento non è stato confermato.
Nello sgomento seguito a questa
decisione inaspettata e sicuramente
drammatica, il Sindaco di Ivrea è stato
più o meno velatamente accusato di non
aver rispettato la decisione presa dal
Consiglio comunale.
A noi sembra evidente che una decisione basata su determinate condizioni
non abbia più valore nel momento in cui
quelle stesse condizioni vengono meno.
E’ altrettanto evidente che le circostanze non gli permettevano di convocare
CIC
VIVIAMO IVREA SU CIC
Chi ha scritto, dov'era?
In riferimento al comunicato diramato dal gruppo Ivrea + Bella,
ritengo opportune alcune precisazioni: chi ha scritto, dov’era quando nel giugno 2014 abbiamo presentato una mozione in Consiglio Comunale dal titolo “CIC: una crisi annunciata e mai affrontata”? Forse è utile
ricordare che la crisi aziendale è stata
dichiarata il 30/05/2014!
E perché nessuno del gruppo scrivente, se davvero interessato alla
sorte dei lavoratori, ha partecipato
alle Commissioni Lavoro da noi fatte
convocare il 29 luglio e il 13 novembre 2014 per tentare di trovare una
soluzione al problema? Chi ha scritto
ha seguito i Consigli Comunali del 4
e del 27 febbraio? Ha ascoltato gli
interventi, letto i verbali? Se si vo-
maggiore trasparenza da parte
dell’Amministrazione con particolare riguardo al controllo analogo
sulle società pubbliche o partecipate del Comune. Chiarezza e
trasparenza sono state più volte
richieste per quanto riguarda la
Fondazione Guelpa con un richiamo all’Amministrazione all’attenersi alle volontà testamentarie
della Sig.a Lucia Guelpa mettendo a bilancio almeno il progetto
per la sistemazione della biblioteca civica invece di giocare a fare i
banchieri con gli otto milioni costituenti il patrimonio in denaro
lasciato alla Città di Ivrea mentre
la biblioteca, peraltro molto frequentata, evidenzia da tempo
enormi problemi di manutenzione
che ne minano anche la fruibilità.
Ci fermiamo con l’elenco anche
se ce ne sarebbero ancora molte
altre di cose da dire, di situazioni
irrisolte, di risposte mai arrivate.
Ciò che vogliamo evidenziare è
la riluttanza dell’attuale esecutivo dal prendere di petto i
problemi assumendosi in prima persona le responsabilità
che il ruolo rivestito richiederebbe. A questo va aggiunta l’assoluta incapacità ad alimentare,
almeno sui temi più rilevanti, un
dibattito pubblico degno di tale
nome. Invece di confrontarsi con
i consiglieri, con le commissioni
consiliari, con le associazioni di
categoria, con gli enti superiori,
con i quartieri, con i cittadini, tutto
viene delegato a presunti esperti,
generalmente indicati “dal partito”
o da qualche potere privato, che
spesso e volentieri, non conoscendo nemmeno la città, fanno
più danno che profitto.
at Tutto quindi ci passa sopra la testa. Il futuro di Ivrea
non è oggi nelle mani di chi la
amministra, ma viene deciso in
luoghi altri rispetto a quelli
istituzionalmente decretati dalla
gliono aiutare i cittadini a capire bisogna essere seri ed attenersi ai fatti
e non citare a caso alcuni passaggi,
peraltro pochi e farciti di errori sostanziali, cercando di ingraziarsi qualche attore della vicenda, siano essi i
lavoratori piuttosto che il Sindaco.
Sarebbe forse meglio che il gruppo
consigliare scrivente dicesse chiaramente e pubblicamente quale è stata
e sarà la propria posizione perché dal
testo non si capisce. Ciò che è inconfutabile è che nei fatti, nel bene e nel
male, a favore del ripianamento e
della ricapitalizzazione hanno votato
tre consiglieri del PD, il Sindaco e il
sottoscritto. Tutto il resto è dietrologia. Visto che vengo tirato in
SEGUE A PAGINA 8
Il comunicato dei lavoratori
I lavoratori del Cic riuniti in
assemblea il 13 marzo hanno emesso il loro primo comunicato da
quando è iniziata la crisi della società, lo riportiamo integralmente
di seguito. Colpisce che non vi sia
nel comunicato alcuna critica al
CdA, al management e ai soci
insolventi, pur essendo questi la
causa principale della crisi del CIC.
Nel frattempo non ci sono particolari novità sulla situazione
aziendale. Si attende l’esito del
lavoro dei soci maggiori, Comune
di Ivrea in testa, soprattutto sulla
Regione, per tentare di uscire dalla
liquidazione.
Il comunicato dei lavoratori Cic
è firmato da circa la metà dei
dipendenti, alcune firme riportano accanto la frase “condivido
contenuti, ma non ho aderito allo
sciopero”
comunicato
I lavoratori del CIC riuniti in
assemblea hanno sospeso l’attività lavorativa per un’ora ed hanno
condiviso il seguente comunicato.
Riteniamo che il nostro lavoro
eroghi servizi indispensabili per
le loro caratteristiche. Da trent’anni svolgiamo attività di supporto
per la Sanità e per gli enti pubblici
del Canavese e del Piemonte,
con professionalità e dedizione,
tanto da investire le nostre 13esime e 14esime per il proseguo
stallo causato, in larga parte, da
sterili diatribe interne con annessi riposizionamenti all’interno dell’ormai partito unico nazionale.
Noi crediamo che, almeno a livello locale, sia necessario sganciarsi da anacronistiche logiche
partitocratiche per dare vita ad
una forza civica capace di affrontare i problemi concreti
che il mondo attuale ci mette di
fronte ogni giorno.
Serve gente di buona volontà,
con una grande passione civica e
amore per la città. Se poi uno fa
parte di un partito non c’è alcun
problema basta sapersene emancipare quando si deve discutere
di problemi concreti e reali legati
alla qualità della vita cittadina
che in questi ultimi anni è scesa
a livelli inaccettabili.
Ciò che è certo è che la città
non può permettersi un governo
cittadino che si trascinerà stancamente e immutabilmente nei
prossimi tre anni di mandato
aprendo tutti i giorni nuovi fronti
critici senza mai chiuderne uno
di quelli già aperti; potrebbe essere troppo tardi.
x lista civica Viviamo Ivrea
francesco comotto
un nuovo Consiglio e nemmeno una
riunione dei capigruppo, né di ricorrere
a qualsiasi altra forma di consultazione
estemporanea.
Va comunque riconosciuto che esiste sicuramente una corresponsabilità
di tutti nella poco accorta gestione del
Consorzio nel corso di questi anni,
tanto che i revisori avevano posto
come condizione un azzeramento ed
un rinnovo totale del suo cda.
Ma questo punto l’augurio che ci
possiamo fare, e su cui assicuriamo
l’impegno del nostro gruppo, è che
tutti insieme si lavori per il recupero dei
posti di lavoro e per il salvataggio delle
professionalità del CIC che in questi
anni hanno garantito un servizio di
altissimo livello professionale.
delle attività verso i nostri soci.
Pensiamo che la politica, in
tutte le sue sfaccettature abbia la
responsabilità dell’attuale situazione.
Chiediamo agli organi di stampa di ascoltare la nostra voce e di
non descriverci come “un carrozzone”, “un poltronificio” o “uno
stipendificio”. Sono termini che
non ci rappresentano e che offendono la nostra professionalità.
Ribadiamo la nostra intenzione di contrastare con tutti i mezzi
legittimi e consentiti dalla legge
la chiusura anche parziale del
CIC.
Richiamiamo tutte le istituzioni alle loro responsabilità ei nostri
soci/enti ad esprimerci il loro sostegno.
seguono firme
5
25 marzo 2015
LAVORO
Il buio oltre la crisi
L’indagine svolta dalla Fiom-Cgil Piemonte
sulle aziende in crisi nella nostra regione
dipinge un quadro drammatico che nessun
Jobs Act potrà alleggerire
Chi vive nella realtà, della realtà
si occupa e preoccupa, già lo sapeva che i numeri delle aziende in
crisi, se non già chiuse, e quello dei
posti di lavoro a rischio, o già
persi, nella nostra regione, era pesante, ma vederlo scritto nero su
bianco colpisce. E il nostro territorio canavesano e la nostra provincia torinese certo non fanno eccezione nel panorama regionale, anzi!
Essendo Torino la provincia con il
più alto tasso di occupazione industriale (bastava solo la Fiat per
questo primato), la crisi incide con
numeri più grandi.
Ma vediamo qualcuno di questi
numeri forniti dall’indagine FiomCgil (periodo di riferimento 201215): solo parlando della categoria
dei metalmeccanici sono quasi 6
mila le lavoratrici ed i lavoratori
espulsi dal mondo del lavoro perché dipendenti in una delle 102
aziende che hanno chiuso o sono
fallite in Piemonte. A questi si
devono aggiungere i 1071 lavoratori delle 41 aziende con procedura di mobilità. In tutto il Piemonte
sono ben 323 le aziende in stato di
crisi con procedure di ammortizzatori sociali aperte, in queste sono
coinvolti 18.000 lavoratori su
22.000. Fra queste aziende nel
nostro territorio ci sono la Agile ex
Eutelia, i cui 80 lavoratori (altrettanti a Torino) sono in mobilità da
dicembre 2014, i 120 lavoratori
della Nuova Sinter di San Bernardo,
fino ai 200 della Pininfarina di San
Giorgio. Il raffronto fra il 2012 e il
2015 poi è decisamente negativo.
Nel 2015 la percentuale di ricorso
alla cassa integrazione ordinaria,
straordinaria e ai contratti di solidarietà, vede cifre anche del 70%
in più rispetto al 2012, mentre le
aziende in crisi sono quasi raddoppiate. Sono numeri che dovrebbero non far dormire la notte chi ha
fra le proprie responsabilità le sorti
del lavoro e le azioni di contrasto
alla disoccupazione e il supporto
alla ricollocazione. Invece si perseguono gli stessi schemi di “politiche attive per il lavoro” che se
non hanno mai prodotto fin qui
risultati significativi, meno che mai
sono adeguati nello scenario di
crisi attuale, dove accanto ai giovani che sopravvivono di precariato, quando va bene, vi sono
centinaia di lavoratori 45-55enni
che nessuna azienda si sogna di
assumere, senza adeguati piani di
scambio fra istituzioni e mondo
FIOM
Venerdì 13 marzo, ore 10
Piazza Castello
Manifestazione dei lavoratori in mobilità
Venerdì 13 marzo, in piazza
Castello, si è svolto un presidio
dei lavoratori metalmeccanici piemontesi delle aziende in crisi: alla
manifestazione erano presenti
diverse centinaia di lavoratori provenienti da tutta la Regione in
rappresentanza di numerose realtà produttive, tra le quali l’Ilva di
Alessandria e di Racconigi, la
Kme di Alessandria, l’Adr di Asti,
la Bialetti del Verbano, la Bitron e
la Mtm di Cuneo, la Meritor, la
Sant’Andrea e la Ics di Novara.
Tra le aziende torinesi erano presenti la Telis di Scarmagno, la
Pcma (gruppo Fca) di San Benigno, l’Agile di Ivrea e Torino, la De
Tomaso di Grugliasco, l’Agrati di
Collegno, le Carrozzerie di
Mirafiori.
Una delegazione di lavoratori è
stata poi ricevuta dal presidente
della Regione Piemonte Sergio
Chiamparino e dagli assessori
regionali al Lavoro, Gianna
Pentenero, e alle Attività produtti-
ve, Giuseppina De Santis.
Nel corso dell’incontro la Regione ha assunto l’impegno di
aprire una trattativa con le parti
sociali, cioè sindacati e sistema
delle imprese, per favorire la
ricollocazione di quelle migliaia di
lavoratori, quasi 6 mila solo tra i
metalmeccanici, che in questi
anni sono stati espulsi dal ciclo
produttivo per colpa della crisi e
sono scivolati in condizioni di povertà. La Regione ha poi anche
garantito un impegno per favorire
percorsi di ricollocazione attraverso politiche attive, anche grazie allo strumento dei fondi europei.
Federico Bellono, segretario
provinciale della Fiom-Cgil, e Vittorio De Martino, segretario regionale della Fiom-Cgil, dichiarano:
«Quello che chiediamo agli enti
locali, e alla Regione in particolare, non è un generico impegno nei
confronti di tutte quelle persone
che in questi anni hanno perso il
lavoro ma l’apertura di una
vera e propria trattativa con il
mondo delle imprese per farsi carico di questo enorme
problema sociale.
Se davvero le politiche governative dovessero favorire
una ripresa delle assunzioni,
e non una semplice operazione di maquillage contrattuale, non vorremo che venissero nuovamente penalizzate quelle persone che hanno già vissuto la crisi sulla
propria pelle con la perdita
del lavoro».
delle imprese.
Per porre l’attenzione su questi
lavoratori vittime delle crisi
aziendali, con situazioni che in un
attimo possono precipitare in crisi
sociali gravi, la Fiom ha organizzato venerdì 13 marzo in Piazza
Castello a Torino una manifestazione davanti alla Regione. Erano
presenti lavoratori di aziende in
crisi di tutta la regione, tra queste
l’Ilva di Alessandria e di Racconigi,
la Kme di Alessandria, l’Adr di
Asti, la Bialetti del Verbano, la
Bitron e la Mtm di Cuneo, la Meritor,
la Sant’Andrea e la Ics di Novara.
Tra le aziende torinesi erano presenti la Telis di Scarmagno, la
Pcma (gruppo Fca) di San Benigno, l’Agile di Ivrea e Torino, la
De Tomaso di Grugliasco, l’Agrati
di Collegno, le Carrozzerie di
Mirafiori. Una delegazione di lavoratori è stata ricevuta dal presidente Chiamparino e dalle assessore
Pentenero (Lavoro) e De Santis
(Attività produttive) che non hanno saputo fare che le solite promesse … “impegno a favorire percorsi di ricollocazione attraverso
politiche attive, anche grazie allo
strumento dei fondi europei”.
Consapevoli del fatto che non bastano azioni ordinarie per risolvere
una crisi di queste dimensioni e
caratteristiche, i segretari provinciale e regionale della Fiom-Cgil,
Federico Bellono e Vittorio De
Martino, hanno chiesto alla Regione “non un generico impegno nei
confronti di tutte quelle persone
che in questi anni hanno perso il
lavoro, ma l’apertura di una vera e
propria trattativa con il mondo
INNOVIS
Agitazioni in corso
Dichiarato lo stato di agitazione in Innovis,
l’azienda ex Olivetti passata a Comdata.
Innovis nata nel 2002 da una
joint venture tra Comdata e
Olivetti, per permettere a quest’ultima di “liberarsi” di seicento
dipendenti e a Comdata la garanzia operativa delle commesse
Telecom, ha oggi 154 dipendenti,
tutti a Palazzo Uffici, dopo l’incendio di Scarmagno del 2013.
Innovis, unica azienda del gruppo, dal 2010 utilizza ammortizzatori sociali. Attualmente sono attivi contratti di solidarietà al 50,
60 e 80 per cento (percentuali di
giorni, rispetto all’orario regolare,
in cui i lavoratori non lavorano).
L’azienda a 44 lavoratori all’80%
paga il restante 20% purché stiano
a casa, perché ritenuti inadeguati
al lavoro, anzi accusati di aver
messo a rischio la commessa alla
quale lavoravano. In questa situazione, con una pressione esistente
fin dall’acquisizione, perché accusati di costare troppo (vengono
da realtà Olivetti con contratto
metalmeccanico) e di non essere
sufficientemente elastici e adeguati
INNOVIS - INTERVENTO
La dignità del lavoro
Allo scadere dell’ammortizzatore, il ricatto
aziendale è esplicito
Comdata, un azienda di circa
12.000 dipendenti, con un fatturato in attivo, con continue acquisizioni, dal 2010 ha gettato 154
dei suoi lavoratori, inseriti magistralmente dentro la scatola
Innovis, nel tunnel degli ammortizzatori sociali.
Lavoratori che hanno portato a
Comdata un committente come
Telecom che garantisce commesse dove per diversi mesi all’anno
vengono impiegati dai 150 ai 300
interinali, oltre agli effettivi.
Allo scadere dell’ammortizzatore, il ricatto aziendale è esplicito: assumo in Comdata il lavoratore di Innovis che mi piacerà di
più (perché 44 ho già dichiarato
che non mi piacciono) e gli permetterò di lavorare per me se
accetterà un salario ai bordi della
soglia di povertà.
Oggi ai lavoratori di Innovis vie-
delle imprese per farsi carico di
questo enorme problema sociale.”.
Già, perché di certo non sarà il
Jobs Act ad aiutare a ricollocare
quei lavoratori, specialmente i
meno giovani. Gli incentivi per le
assunzioni dalle liste di mobilità,
già esistono (24 mesi di sgravi
contributivi e possibilità di riscatto
del 50% della mobilità non fruita
dal lavoratori in caso di assunzione
a tempo indeterminato) e l’articolo
18 era già stato manomesso dalla
Fornero in modo tale da non esser
temuto ad alcun imprenditore, ma
serve altro per risolvere la pesante
crisi occupazionale del paese, serve sviluppo, sano e sostenibile
sviluppo.
Cadigia Perini
alle attività Comdata, e vedendo
arrivare la fine dei contratti di solidarietà (17 luglio prossimo), nell’assemblea del 17 marzo scorso i
lavoratori hanno chiesto ai rappresentanti sindacali di dichiarare lo
stato di agitazione. Verranno organizzati nei prossimi giorni scioperi “a singhiozzo”, incontri fra le
diverse rappresentanze sindacali e
una nuova richiesta di incontro
con l’azienda.
Riportiamo in questa pagina l’intervento di un lavoratore Innovis
sulla loro situazione, ma anche in
generale sulla perdita di diritti e sul
ricatto del lavoro sotto il quale
sempre più lavoratori si trovano a
vivere.
cp
ne fornita formazione per il lavoro
che devono svolgere solo fuori dal
proprio orario di lavoro. Un tempo
si faceva volontariato per la croce
rossa oggi per far lievitare le ricchezze dei pochi che già le detengono.
Ma una società nella quale il
lavoro diventa una concessione
condizionata al ricatto di non averlo
più, annienta la natura di diritto
del lavoro. E questa è una società
di schiavi.
I lavoratori di Innovis hanno dato
mandato ai loro rappresentanti
sindacali di dichiarare lo stato di
agitazione, perché l’albero dei diritti, per quanto con il Jobs Act si
sia scelto di segarlo sempre pìù,
per noi lavoratori è l’unico che può
fornire l’ossigeno indispensabile alla sopravvivenza.
E ricordiamo che la vera
ricchezza di un paese è avere
una classe lavoratrice dignitosamente retribuita.
Inno alla forza
6
anno XXVIII n° 6
HA SCRITTO PER VARIEVENTUALI
Una scuola che rispetti la Costituzione
Marina Boscaino, docente di scuola superiore - Comitato per il
sostegno alla Legge di iniziativa popolare sulla scuola - giornalista, collaboratrice del Fatto Quotidiano e di Micromega
Una parte della scuola appoggia la Lip scuola: un articolato
frutto della condivisione di docenti, genitori, studenti, che nel 2006
raccolse centomila firme certificate
Alternativa alla Buona Scuola
di Renzi – da cui il Governo ha
tratto un ddl - e rigorosamente
basata sui principi della Costituzione Italiana (mai citata nel pdf
governativo), la Lip propone un
modello di scuola democratica,
laica (il documento di Renzi parla
di due gambe della scuola pubblica: quella statale e quella
paritaria), inclusiva e pluralista.
Oggi adottata da parlamentari di
vari schieramenti politici e depositata come disegno di legge 1583
al Senato e 2630 alla Camera.
Con il 6% del Pil nazionale (in
linea con quanto in media molti
paesi UE investono sulla scuola;
un risultato cui si potrebbe giungere con una patrimoniale che
interpreti l’interesse generale e
non quello delle aziende e degli
imprenditori.
Che si appelli al principio di
uguaglianza e al raggiungimento
di obiettivi di cittadinanza per tutti
e non preservi i privilegi di pochi),
la Lipscuola si propone l’obbligo
scolastico a 18 anni (a fronte
della proposta del Governo che
non tocca il tema dell’obbligo scolastico, ma che è tesa ad un
maggiore avviamento precoce ai
percorsi lavorativi, naturalmente
per la popolazione scolastica più
debole); con un biennio unitario e un triennio orientativo
nella secondaria di II grado (tema
completamente trascurato dalla
Buona Scuola); ripristino
del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola
primaria e nella secondaria di I grado; non più di
22 alunni per classe,
numero che diminuisce in
presenza di portatori di
handicap (le “classi pollaio” nella bozza di ddl
renziano, verrebbero eliminate attraverso l’”organico funzionale”; che però –
se e solo se, ed è abbastanza improbabile – si
dovesse mantenere la pro-
Rubrica a cura di Reginaldo
Palermo, dell'Associazione
"GESSETTI COLORATI"
RICORDIAMO
LA NOSTRA STORIA
Allo scopo di promuovere anche fra gli alunni più giovani la
conoscenza della storia del nostro Paese e delle sue istituzioni,
l’ associazione Gessetti Colorati
, grazie alla collaborazione di AEG
Coop, promuove un concorso
aperto alle scuole primarie e secondarie di I grado del territorio
Gli alunni possono partecipare
individualmente, in gruppo oppure
a livello di classe
Per partecipare è necessario
messa di assumere centomila
precari (alcuni dei quali andranno
a coprire il turnover, altri i posti
disponibili) dovrebbe ammontare
a meno di una unità per istituzione scolastica”); una scuola che
non transiti attraverso un’idea di
valutazione punitiva e ricattatoria
(come quella individuata – nelle
intenzioni del Governo – che però,
nel disegno di legge, affida questa
materia ad una delega successiva, dalla centralità di un “merito”
non meglio identificato e difficilmente identificabile; egemonizzata dalle politiche ministeriali
attraverso l’Invalsi), ma di una
autovalutazione in cui ogni singolo istituto sia messo nelle condizioni di ottimizzare le proprie risorse e intervenire sulle criticità;
una scuola che riservi attenzione ai più disagiati, con un occhio di riguardo all’integrazione
dei migranti e dei diversamente
abili, ma anche alla promozione
dei “capaci e dei meritevoli”; che
tenga in massimo conto la democrazia scolastica (mentre il ddl
prevede una straordinaria amplificazione delle prerogative del dirigente manager, che dovrà solo
“consultare” collegio dei docenti e
consiglio di istituto persino in
materia di didattica e di elaborazione ed approvazione del Pof,
configurando una visione persino
peggiorativa del ddl Aprea Ghizzoni e – di fatto – rottamando gli
organi collegiali).
La Lipscuola rifiuta invece
modelli verticistici e dirigistici
(a fronte del modello di preside
manager, reclutatore e responsabile della valutazione dei singoli
docenti), che mal si
attagliano al mandato costituzionale che la scuola
ha; la Lipscuola configura
un sistema scolastico che
rifletta su didattica e pedagogia (contrariamente
all’ “invalsizzazione” straripante) e promuova una
idea di cultura disinteressata (contro la gestione da parte delle aziende
del percorso di formazione degli studenti, in particolare nei tecnici e nei
professionale); che valorizzi la professionalità dei
docenti (assunti da Renzi,
ma destinati ad organici cosiddetti “funzionali”, il cui vago ed
eterogeneo mansionario non terrà conto delle loro specifiche competenze, ma anzi – sulla scia del
Jobs Act – giustappone una intenzionale dismissione di alcuni
diritti, creando un vulnus sensibile per tutto il sistema di reclutamento nel pubblico impiego), il
tempo scuola, rispetti il diritto allo
studio (anch’esso minacciosamente affidato alla delega al Governo) e all’apprendimento, preservi il valore legale del titolo di
studio, rifiutando le diverse scorciatoie che sono state proposte
nel tempo relativamente alla durata dei corsi.
Una scuola - quella della
Lipscuola - che propone l’abrogazione della “riforma” Gelmini: cavallo di battaglia della campagna elettorale del PD, ma tema
completamente dimenticato nel
testo del Governo, che - al contrario - ne conferma legittimità e
ricalca impostazione.
Una scuola finanziata interamente dallo Stato (garanzia del
principio di unitarietà del sistema
scolastico nazionale), che rifiuti
drasticamente l’entrata dei privati, illustrata e caldeggiata dalla
Buona Scuola: dove l’ingerenza
economica (ma anche sulla libertà di insegnamento) determinata
dalla presenza dei privati non farebbe che aumentare a dismisura
il gap già esistente tra zone del
Paese e, rispetto ai singoli istituti, tra scuole di serie A e di serie
B. Con la possibilità di destinare
il 5 per mille ad un singolo istituto
e non – come sarebbe preferibile
– al sistema scolastico nazionale
(coerentemente con i principi di
uguaglianza e di unitarietà del
sistema scolastico nazionale) si
configura un’idea individualistica e proprietaria e non dell’interesse generale, destinato ad
amplificare – su base socioeconomica – la sperequazione
tra scuole e – di conseguenza
– tra cittadini. Con l’aggiunta –
dopo l’appello di un manipolo di
44 parlamentari, di cui 32 di
area renziana – di sgravi fiscali
per chi frequenti la scuola privata, si amplifica l’anomalia (nonostante la previsione costituzionale per enti e private di
istituire scuole, purché “senza
oneri per lo Stato”) costituita
dai circa 700 milioni che, dalla
fiscalità generale, vengono stornati alle paritarie. La delega in
bianco su materie strategiche,
tra cui – gravissima, oltre quelle citate, del percorso 0-6 ricalca le modalità ricattatorie
che pongono da una parte l’assunzione del precariato e dall’altra la dismissione di principi
e diritti. Il testo è inemendabile.
E dovrà essere oggetto di una
durissima battaglia parlamentare.
Entro i prossimi 10 giorni il testo del ddl dovrebbe arrivare presso la commissione istruzione della
Camera o del Senato. È da lì che
comincerà l’iter di un provvedimento che – considerati i tempi
serrati annunciati dal Governo,
vorrebbe/dovrebbe concludersi nel
giro di due mesi – richiederà nelle
sedi istituzionali l’energia intransigente di tutti i parlamentari coinvolti che hanno firmato la Lip.
Fuori il sostegno tramite l’iniziativa e la mobilitazione di tutti i
cittadini che credono ancora che
un’altra scuola è possibile: la scuola della Costituzione.
Marina Boscaino
PARCO LA POLVERIERA
Festa di Primavera
Domenica 29 marzo
Dopo diversi anni di chiusura, l’accordo con l’Amministrazione di
Ivrea è quasi fatto: dalla primavera 2015 un gruppo di associazioni e
cittadini attivi sperimenteranno con il Comune la cogestione del parco
per riaprirlo alla cittadinanza.
PROGRAMMA
Giochi e attività all’aperto, per il tempo libero
Picnic con ristorazione nel parco, in riva al lago
Volontari per un giorno nel parco: lavorare e progettare insieme
Apertura del Laboratorio di Educazione Ambientale
Barche e canoe sul lago San Michele
Accompagnamenti nei sentieri dei 5 laghi
Mercatino locale con Ecoredia
Parco La Polveriera – via Lago San Michele 15 IVREA
www.serramorena.it [email protected]
NB: In caso di pioggia le attività all’aperto saranno annullate
svolgere una breve “intervista” ad
una persona (familiare, amico,
conoscente, ecc..) che sia in grado di riportare una semplice testimonianza di quanto personalmente vissuto in una di queste due
date
25 aprile 1945 - 2 giugno 1946
L’intervista potrebbe svolgersi
secondo questa traccia:
quanti anni avevi all’epoca?
dove ti trovavi?
cosa accadde quel giorno nel
luogo dove tu ti trovavi?
ricordi un fatto o un episodio in
particolare accaduto quel giorno
o nei giorni immediatamente successivi?
I testi dovranno pervenire entro
il prossimo 4 maggio 2015 in formato digitale all’indirizzo
[email protected] e dovranno riportare i dati relativi alla scuola e alla classe. Nel caso in cui il
lavoro sia individuale o di gruppo
vanno indicati i nomi degli autori.
La mail con cui verrà inviato
l’elaborato dovrà contenere l’in-
dicazione che si autorizza la pubblicazione del lavoro sul sito
www.gessetticolorati.it (è possibile tuttavia chiedere che non vengano pubblicati i nomi degli autori ma
solo della classe e della scuola).
Tutti i lavori pervenuti saranno
pubblicati.
I più significativi saranno premiati con libri e altro materiale
didattico.
CERTIFICAZONE
DELLE COMPETENZE
A partire dalle prossime settimane l’ Associazione darà il via
ad alcune attività formative a sostegno dei docenti e delle scuole
che intendono approfondire la
tematica della certificazione delle
competenze, diventato di grande
attualità dopo la pubblicazione di
una specifica circolare ministeriale
che introduce tale pratica nelle
scuole del primo ciclo.
Per quest’anno la certificazione
sarà ancora a livello sperimentale, mentre a partire dal prossimo
anno sarà obbligatoria per tutti.
Il primo incontro organizzato
dall’Associazione avrà carattere
introduttivo e riguarderà il tema
“Valutazione autentica e certificazione delle competenze”
L’incontro sarà condotto da
Riccarda Viglino, ex insegnante
di scuola primaria, formatrice e si
svolgerà il prossimo 14 aprile 2015
presso la scuola primaria “Massimo D’Azeglio” di Ivrea con inizio
alle ore 17
Successivamente si terranno
incontri e seminari anche con gli
esperti che – a livello nazionale –
hanno preso parte alla stesura del
progetto ministeriale e allo stesso modello di certificazione e con
esperti che comunque si occupano da anni del tema.
PER APPROFONDIRE
Per chi vuole approfondire i temi
oggetto di dibattito nella scuola in
questo periodo suggeriamo di
consultare www.pavonerisorse.it
Nella rubrica “Buona Scuola”
sono disponibili numerosi interventi che toccano i diversi aspetti
del disegno di legge sulla scuola
che nei prossimi giorni inizierà il
proprio percorso parlamentare.
Il sito dedica anche molta attenzione al tema della valutazione e della certificazione delle competenze con interventi di esperti
di livello nazionale.
Non mancano interventi e articoli sul dibattito che sta suscitando la legge di iniziativa popolare
(LIP) sulla scuola di cui parla
Marina Boscaino in un apposito
articolo che viene pubblicato in
questo numero di Varieventuali.
ISCRIZIONI 2015
E ASSEMBLEA SOCIALE
Si svolgerà il prossimo 10 aprile, alla sede del Museo Tecnologicamente di Ivrea, l’assemblea
annuale dei soci di Gessetti Colorati. All’ordine è prevista la presentazione e l’approvazione del
conto consuntivo del 2014 e del
bilancio di previsione del 2015.
7
25 marzo 2015
LA (BUONA) SCUOLA
Vecchio professore,
cosa vai cercando
Mettiamoci nei panni di un docente che, meschino, s’appresti a sfogliare il grazioso
libercolo della “Buona scuola”: si sentirà antico, inadatto, certamente rottamabile
Intanto il lessico, giovanilista e
ruffiano, aggredisce e corre come
lui, povero insegnante, non sa fare
(gli avevano insegnato a riflettere,
maledetti padri!): tutta ‘sta gente
pronta a “scommettere” proprio
su di lui, a trasformarlo in “forza
propulsiva”, a spingerlo ad avere
“coraggio”, farlo “uscire dalla
comfort zone”, aiutarlo “a mettersi in gioco” e a “investire” su se
stesso. Una grossa responsabilità.
Poi non è in grado di apprezzare
come dovrebbe i frequenti rimandi
al mondo aziendale, alla carriera, al
premio, al “merito che serve per
ridare dignità e fiducia” e fare
“uscire i docenti dal grigiore dei
trattamenti indifferenziati”.
Si ricorda, il vecchietto, di quando cominciava a lavorare e anche
questo gli piaceva della scuola: che
non c’erano carriere, tutti erano
uguali, perfino a lui, pivellino buttato fresco fresco in pasto alla
classe. Non c’erano pantofole da
baciare né cappelli da levare o
gradi da onorare, a fine mese si
confrontavano le buste paga con i
veterani: quegli aumenti, poche lire
ma giuste, un giorno sarebbero
arrivati anche a lui. Certo, in fabbrica avrebbe avuto uno stipendio
più alto e una scrivania tutta per sé,
ma l’ambiente, la collaborazione,
le vite che si agitavano lì dentro
erano impagabili.
Ora lui capisce che, certo, i
tempi son cambiati e uno straccio
di carriera non si nega a nessuno… ma come camperanno, si
domanda il tapino, i giovani colleghi che hanno, appunto, uno straccio di paga? Meglio sarebbe dare a
tutti un poco di più come ai tempi
della Democrazia Cristiana. O no?
Dice la Buona scuola che “due
insegnanti su tre incrementeranno
il proprio stipendio ogni 3 anni”, a
seconda della bravura.
Lessico di base
per capirne qualcosa
Diamo avvio da questo numero ad una piccola rubrica che, in
forma di “dizionario”, vuole fornire ai nostri lettori gli strumenti
minimi per comprendere meglio
temi che sono oggetto di dibattito
pressoché quotidiano nei mezzi
di informazione.
Mezzi che però, molto spesso,
danno per scontato che chi legge
conosca con precisione dati, fatti
e significati dei termini.
La rubrica è curata da Aluisi
Tosolini, dirigente scolastico a
Parma, filosofo e pedagogista e
autore di numerose pubblicazioni su temi scolastici e sul problema della multiculturalità
MINORI
IN POVERTÀ ASSOLUTA + 35%
Tra il 2012 e il 2013 il numero
dei minorenni in povertà assoluta
è cresciuto del 35%, arrivando a
quota 1,4 milioni. Anche nella
fascia di età compresa tra i 18 e i
35 anni si verifica un significativo
aumento dei poveri, saliti del
21,8% fino a 1,249 milioni. Sono
gli ultimi numeri dell’Istat, di cui è
stata data notizia nell’audizione
alla Camera sul Def.
In totale, spiega l’Istat, i poveri
nel 2013 erano oltre 6 milioni: in
un solo anno, ad entrare nella
povertà assoluta sono state 1
milione 206 mila persone con una
crescita del 25% rispetto ai 4,8
milioni del 2012.
In particolare i minori in povertà
assoluta, che salgono da 1,058 a
1,434 milioni, sono quelli che hanno sofferto di più le difficoltà della
crisi. Nella maggior parte dei casi
- spiega l’Istat - la loro condizione
si lega a quella dei capifamiglia
che si trovano nella prima fase del
ciclo di vita familiare: il 55% dei
minori in povertà assoluta (790
mila) vive in famiglie con a capo
una persona con meno di 45 anni.
L’altra connessione è quella che
lega la povertà assoluta con la
mancanza di lavoro. Il tasso di
povertà per gli under 35 è passato
dal 9,4 all’11,8%. Ma a pesare
sono anche i bassi salari d’ingressi. Così la povertà è cresciuta
sia tra i giovani che lavorano (dal
7,5 all’11%) sia tra quanti cercano un’occupazione, perchè disoccupati (dal 16,4 al 19,2%) o perchè
non hanno mai avuto un lavoro
(dal 15,3 al 18,2%).Secondo
l’ISTAT, ad esempio, è in povertà
assoluta una famiglia con due
genitori e un minore tra i 4 e i 10
anni con un reddito mensile inferiore a 1370 euro al nord Italia e
1058 al sud. O un pensionato
single con un reddito di 577 euro.
SNAPCHAT
Il nome, per chi proprio è fuori
dal mondo dei social e degli adolescenti, identifica l’app preferita
tra i ragazzi in età da college negli
Stati Uniti e, secondo gli ultimi
studi, anche dagli adolescenti italiani e europei. Di cosa si tratta?
Ma come fanno a sapere lassù
nelle alte sfere, si domanda l’inetto, che a meritare il premio saranno due su tre? Nel suo istituto, per
esempio, gli sembra che siano di
più.
Ma certo non sa giudicare, non
è un dirigente scolastico, lui.
Anzi, ancora gli riesce difficile
non chiamarlo preside, come ai
tempi in cui era primus inter pares:
se c’era un problema in una classe
andavi a riferirlo a lui, che ti trattava proprio come una persona.
Niente rimproveri, né intimidazioni, né avvertimenti o verdetti: solo
scambi tra colleghi.
Un sorriso amaro increspa il
viso del vecchio professore: ha
letto su quel libercolo, accattivante
e zeppo di belle frasi (è proprio ora
di rinfrescare lo studio dell’inglese!), che saranno proprio i dirigenti-manager a “scegliere le migliori professionalità per potenziare la propria scuola”, perché “ogni
scuola deve poter schierare la miglior squadra possibile”. Ci sarà
l’albo dei “crediti” accumulati da
ciascun docente, e proprio da lì il
d.s. sceglierà: questo no questo no
questo invece sì, fa proprio al caso
mio.
Altri dubbi sorgono alla mente
dell’inadatto (gli avevano insegnato a coltivarli, i dubbi, maledetti
padri!): quanti crediti avrà lui? Non
Di un servizio di messaggistica
istantanea per smartphone e
tablet che consente di inviare agli
utenti del proprio network messaggi di testo, foto e video
visualizzabili solo per un certo
numero di secondi. Cioè che si
autodistruggono dopo pochi secondi.
Del resto il suo logo è, appunto,
un piccolo fantasma bianco su
campo bianco.
Fondata nel 2011 da Bobby
Murphy ed Evan Spiegel, con sede
a Los Angeles, Snapchat ha un
valore di più di 10 miliardi di dollari
Usa, cifra stimata in base all’offerta che nel novembre 2013 ha fatto
Facebook per acquisirla. Ma
Snapchat ha detto no: il che ha
aumentato da un lato il suo
“appeal” per i ragazzini e, dall’altro, il suo valore economico.
Facebook, infatti, è ormai considerato un sociale per “vecchi”.
Secondo un rapporto di iStra- tegy
Labs tra il 2011 e il 2013 Facebook
ha perso 3.314.780 utenti di età
compresa tra i 13 e i 17 anni
mentre ha guadagnato terreno tra
i più maturi. Lo stesso trend si
registra anche in Italia dove, sui
24 milioni di iscritti, il 65% ha più
di 35 anni (dato di gennaio
2014).Snapchat ha poi di recente
introdotto la possibilità di pagamento interno che consente di
spedire somme di denaro direttamente dalle conversazioni in corso bruciando sul tempo i progetti
di Facebook.
Che possiede WhatsApp, la più
popolare app di messaggistica
utilizzata da oltre 700 milioni di
utenti nel mondo per scambiarsi
più di 30 miliardi di messaggi al
giorno e che starebbe per introdurre la possibilità
di fare le telefonate.
Ma non permette
l’oblio. Ovvero la cancellazione automatica
(e rapida…..) dei messaggi inviati. Roba utile
per terroristi, amanti, e,
di certo, teen ager…
Aluisi Tosolini
scrive libri, non ha il doppio lavoro, non ha acquistato nessun
master, non ha mai fatto parte
dello staff dirigenziale. Non ha
fatto altro, in questi anni, che dedicarsi alla scuola e ai “suoi” ragazzi… alle letture, anche, ma quelle pare che non contino.
Il pensiero corre poi a quei colleghi appena eletti RSU: ha la spiacevole premonizione che dibattito
e dissenso non saranno valorizzati
nell’albo dei migliori (gli aristoi,
direbbe ai suoi alunni) e se ne
dispiace, perché se la dialettica
(direbbe ai suoi alunni) è il sale e il
pepe e il gusto della democrazia, la
tutela del diritto ne è il presupposto.
Quasi quasi se ne andrebbe in
pensione, l’anziano insegnante,
anche perché ha letto sul libretto
che è avviato “un percorso di ringiovanimento della scuola”.
Peccato non abbia riscattato gli
anni di università (costava troppo,
e poi gli piaceva così tanto quella
scuola senza gradi e senza capi!),
e che da oggi il riposo scivoli a 66
anni e sette mesi.
A lui avevano insegnato la coerenza, maledetti padri!
is
LIBERA
Contro povertà e mafie:
non possiamo più aspettare
Per una legge per il Reddito Minimo o di
Cittadinanza
Contro la povertà e le diseguaglianze e per contrastare le mafie il
parlamento deve approvare una
legge per il Reddito Minimo o di
Cittadinanza.
Dal 2008 al 2014 la crisi in Italia
ed Europa secondo i dati Istat ha
più che raddoppiato i numeri della
povertà relativa ed assoluta. Dieci
milioni di italiani e italiane vivono in
condizione di povertà relativa, e
sei milioni in condizione di povertà
assoluta. Le diseguaglianze sono
cresciute a dismisura e diventate
insopportabili.
Più la povertà aumenta, più le
diseguaglianze si ampliano, più le
mafie si rafforzano. Per questo in
Italia è necessario avere una misura come il Reddito Minimo o di
Cittadinanza. Non è impossibile,
non è una proposta irrealistica: è
una scelta di buon senso, necessaria e giusta.
Ci sono diverse proposte di legge depositate al Senato. Chiediamo
che entro 100 giorni una buona
legge sul reddito di dignità arrivi in
aula per essere discussa e approvata. Non è impossibile, non è una
proposta irrealistica: il parlamento
può e deve prendere una decisione
tanto semplice quanto storica.
Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è un supporto al reddito che
garantisce una rete di sicurezza
per chi non riesce a trovare un
lavoro, per chi ha un lavoro che
però non garantisce una vita dignitosa, per chi non può accedere a
sistemi di sicurezza sociale adeguati.
Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è una misura necessaria per
invertire la rotta della crisi, una
risposta concreta ed efficace a
povertà e mafie perché garantisce
uno standard minimo di vita per
coloro che non hanno adeguati
strumenti di supporto economico,
liberandoli da ricatti e soprusi.
È una misura prevista già da tutti
i paesi europei, con l’esclusione di
Italia, Grecia e Bulgaria. Il Parlamento Europeo ci chiede dal 16
ottobre 2010 di varare una legge
che introduca un “reddito minimo,
nella lotta contro la povertà e nella
promozione di una società inclusiva”. Sono passati cinque anni e
nulla è successo.
Milioni di italiani/e non possono
più aspettare.
Libera a Ivrea il 20 marzo
8
anno XXVIII n° 6
SEGUE DALLA PRIMA / AEG COOPERATIVA
La perdita del credito Tradecom
AEG viene inserito nel CdA di
Tradecom per verificare credibilità e
consistenza dell’azienda e del piano
per risanarla ), il Tribunale di Roma
nel novembre dello scorso decreta il
fallimento della Tradecom e affida la
società in esercizio provvisorio (perché, con i suoi oltre seimila clienti, ha
commesse da esaurire per tutto il
2015) a un curatore fallimentare. E, a
questo punto, a tutti i creditori (AEG
compresa) non resta che “insinuarsi”
nel fallimento, cercando di recuperare il più possibile di quanto loro dovuto.
La perdita, seppur rilevante, non fa
passare in negativo il bilancio di AEG
che prevede di presentare il bilancio
del 2014 con un raddoppio del fatturato (circa 540 milioni di euro) rispetto all’anno precedente e un utile di
circa 15 milioni di euro, di cui 1,5
milioni distribuiti ai soci nella forma di
sconto e risconto sui consumi.
LE PAROLE
Lanciata da un articolo de La Stampa
del 14 marzo, la notizia viene ripresa
da tutti i media locali, sia per la storica
attenzione che, nel bene e nel male,
suscitano a Ivrea tutte le vicende della
centenaria “cooperativa del gas”, sia
perché è vicina la data del rinnovo per
il prossimo triennio del CdA, che
avverrà nelle assemblee di maggio
per l’approvazione del bilancio . E,
ovviamente, fioriscono gli interventi
sulle scelte e l’operato dell’attuale
amministrazione dell’AEG.
Un gruppo di “storici” oppositori
della gestione della cooperativa AEG
(Davoli, De Giacomi, Tognoli,
Vannone e Vitali), oltre ad affermare
Inserzione a pagamento
che è “stato facile essere profeti”,
rinnova la critica alla “scelta commerciale” di AEG, alla “rincorsa dei
volumi senza pensare ai rischi” e
chiede che il bilancio sia pubblicato
presto, senza aspettare le assemblee
di maggio.
Più articolato il giudizio di “Energie
del Canavese” (gruppo di soci di
AEG candidatosi tre anni fa in opposizione all’amministrazione attualmente in carica) che in un apposito
comunicato intitolato “Una crescita a
grandi passi, un errore grave, un
patrimonio da salvare”, rileva come
la cooperativa AEG sia diventata “di
fatto una società di trading di energia
né più né meno di tante altre società
di capitali che operano sul mercato”
e questo non è “né lo spirito né la
natura giuridica dell’AEG”, il cui futuro, invece, “deve restare ancorato
al nostro territorio” dedicando le
“maggiori attenzioni ai soci (…) impegnandosi nelle energie rinnovabili e
nel rapporto con i centri di ricerca e
le competenze Canavesane che ci
sono ma disperse”.
Scelte per le quali, prosegue il
comunicato “serve un nuovo CdA,
composto da una generazione nuova”.
A tutti replica il presidente di AEG,
Ivan Pescarin, convinto che la scelta
dei “grandi clienti” sia stata una scelta
obbligata perché, dopo la liberalizzazione del mercato dell’energia, restando solo sul proprio territorio la
cooperativa non avrebbe retto più di
un anno o due. Invece – sostiene
ancora Pescarin – che scrive ai soci
attraverso un’inserzione a pagamen-
to su tutti i media locali [la trovate
anche in queste pagine ndr] “il
‘buco’ non turba la quiete …ma dà il
via alla bagarre elettorale!”
QUALCHE DOMANDA
Se AEG fosse un’azienda come
un’altra, non ci sarebbe da stupirsi, in
tempi come questi, che sia rimasta
vittima di un fallimento (o di fallimenti
a catena, come pare essere successo
in questo caso a Tradecom). Ma
AEG coop, per scelta e per consolidata convinzione diffusa, è un po’
un’azienda di tutto il territorio
eporediese, oltre che degli oltre 21mila
soci, e allora qualche chiarimento in
più sarebbe necessario.
Prima di tutto per le dimensioni del
possibile danno economico (35 milioni di euro) che interrogherebbero
qualsiasi azienda (anche senza le caratteristiche di AEG) sulle modalità e
sulla scelta di puntare tanto sull’aumento dei volumi dell’attività commerciale.
C’è poi una “stranezza” che si
avverte in questi giorni: cos’è successo al Consiglio d’Amministrazione di AEG?
Di fronte al clamore mediatico suscitato dalla vicenda del fallimento
Tradecom, le uniche risposte (interviste, opuscoletto “Conosci AEG
Coop”, lettera ai soci) arrivano dal
SEGUE DA PAGINA 4 / VIVIAMO IVREA
Chi ha scritto, dov'era?
ballo per aver “più o meno velatamente accusato il Sindaco di non aver
rispettato la decisione presa dal Consiglio Comunale” ricordo che quanto
deliberato non era “un suggerimento”
ma l’affidamento formale di “un mandato” ben chiaro che il Sindaco ha
disatteso.
La questione l’ho posta alla luce del
sole in presenza del diretto interessato
in Conferenza Capigruppo dove lui
stesso, e di questo gli rendo merito, ha
riconosciuto questa evidenza dimostrando una maggior obiettività di chi
a posteriori si esercita nello spargere
illazioni infondate. Mi dissocio poi nettamente dalla frase finale del testo nella
quale si dice che: “esiste sicuramente
una corresponsabilità di tutti nella poco
accorta gestione del Consorzio nel
corso di questi anni, tanto che i revisori
avevano posto come condizione un
azzeramento ed un rinnovo totale del
suo cda”.
Primo perché come gruppo consiliare
abbiamo fin dal giorno seguente le
elezioni sollecitato l’esecutivo ad affrontare di petto la grave situazione
socio-economica attuale chiedendo ad
esempio, con una mozione dell’agosto 2013, affossata dalla maggioranza,
l’istituzione di un Tavolo di crisi finalizzato a: “… monitorare e seguire le
continue crisi aziendali, ricercare fondi, elaborare strategie, proporre soluzioni per la ripresa economica ed occupazionale del nostro territorio tenendo
costantemente aggiornata la cittadinanza”, oltre tutto quanto fatto nello
specifico per la crisi CIC e già citato in
premessa. Per cui non ci sentiamo assolutamente corresponsabili di alcunché e, anzi, sarebbe utile che almeno per una volta, quando si parla di
società pubbliche, venissero alla luce
responsabilità gestionali e politiche.
presidente Ivan Pescarin. Si tratta di
identificazione completa del CdA con
il presidente o segno di dissensi interni inespressi?
Nei prossimi giorni, con l’approssimarsi delle assemblee per il bilancio
e la formazione delle liste per il rinnovo del CdA dell’AEG si capirà meglio.
Certo è che, con la nuova “campagna elettorale” per il rinnovo degli
amministratori della “cooperativa del
gas” di Ivrea (che sarà prevedibilmente
particolarmente accesa con enfatizzazioni e usi strumentali), un po’ di
trasparenza in più sarebbe utile per
limitare congetture e discredito sulle
persone e sulla stessa AEG coop.
ƒz
Secondo motivo di dissenso è il marchiano refuso che attribuisce erroneamente a non ben definiti “revisori” (del
CIC? del Comune?) l’apposizione di
una condizione di azzeramento e rinnovo totale del cda cosa che invece è
stata proposta da Viviamo Ivrea (e
inizialmente anche dalla Lista dei cittadini) tramite un emendamento votato nel Consiglio del 27 febbraio dagli
stessi Consiglieri che hanno votato la
successiva delibera per il ripianamento
e la ricapitalizzazione. Non mi piace
affrontare temi di questa rilevanza sui
social e media, prediligendo il confronto diretto nelle sedi istituzionali competenti e opportune, ma in questo caso
mi sono sentito in dovere di intervenire
per evidenziare tutta una serie di questioni mal poste e non corrispondenti
alla realtà colpevoli di ingenerare in chi
legge dubbi e confusione. Anche le
parole, nell’attuale società fondata sull’inganno, meriterebbero maggior parsimonia, sobrietà, morigeratezza.
Francesco Comotto
DAL 1 AL 9 MAGGIO 2015
Torna Tavagnasco rock
Truzzi Broders, All Beck’s, Francesco de
Gregori, Modena City Ramblers, QueenMania
& Katia Ricciarelli al Palatenda di Tavagnasco
Ventisei edizioni per uno degli
eventi musicali più longevi e apprezzati d’Italia: dal 1° al 9 maggio
2015, grandi nomi si avvicenderanno sul palco del Palatenda
per il festival Tavagnasco Rock,
che si svolgerà, come di consueto,
nell’omonima cittadina al confine
tra Piemonte e Val d’Aosta.
il ricco programma della rassegna verrà integrato nei prossimi
giorni dai concerti delle giovani
band selezionate con il concorso
che si è chiuso agli inizi di febbraio
e ha già in serbo qualche novità
interessante.
I primi a calcare il palco del
Tavagnasco Rock, venerdì 1°
maggio alle ore 21, saranno i Truzzi
Broders, gruppo torinese in pista
dal 1982 che propone un rock in
bianco e nero “tagliato col coltello”, con influenze hard, blues,
reggae & rap.
La band è composta da Roby
“Blues” Allazzetta (voce, chitarre), Renzo “Ziggy MC” Rolando
(basso, cori), Armando “Flanger”
Casaroli (chitarre ), Max “Hendrix”
Tapparo (chitarre) e Gianfranco
“Hammer” Giacchi (batteria).
Il secondo gruppo ad esibirsi si
definisce così sul proprio sito
internet: “Gli All Beck’s nascono
nel 2008 da un’idea di 4 rugbysti
appassionati di birra e buona musica! Il progetto col passare degli
anni, e l’inserimento di nuovi musicisti, decolla, fino a far diventare
il gruppo una componente fondamentale per una serata passata
all’insegna delle danze sfrenate tra
fiumi di birra!”. Lo stile è
“Rock’n’Ska” e il gruppo è composto da Diego Naretto alla voce
& tromba, Maurizio Rosso alla
chitarra solista, Paolo Zilioli alla
chitarra ritmica & armonica, Matteo
Malusa’ al basso, Fabio Consol al
sax, Diego Roffino alla tromba,
Diego Girodo al trombone e
Thierry Tola alla batteria.
Venerdì 1° maggio ci sarà anche
una presentazione delle eccellenze
artigiane e gastronomiche del territorio con giochi e animazione per
bambini, spettacoli di mangiafuoco
e la banda musicale che inaugurerà
il festival. La vera protagonista
della giornata sarà naturalmente la
musica: per tutto il pomeriggio si
esibiranno gli artisti emergenti,
seguiti dal concerto serale.
Definito “il principe” dei cantau-
tori, con il suo stile originale e
liriche di ispirazione intimista, da
sempre la sua musica spazia dalle
sonorità rock alla musica popolare: Francesco de Gregori si esibirà nella serata di sabato 2 maggio.
I suoi estimatori lo reputano un
cantautore ma anche un poeta,
per la raffinatezza e la profondità
dei suoi testi ma la definizione che
lui preferisce è semplicemente
quella di “artista”.
Venerdì 8 maggio è il turno dei
Modena City Ramblers, una delle formazioni italiane più conosciute, per la quale non c’è alcun
bisogno di presentazioni. Il loro
progetto nasce nel 1991: le idee
son ben chiare, si tratta di un
gruppo folk irlandese, un tributo
Tutta la sezione archeologica in un volume
Le radici di Ivrea tra storia e cultura
città.
Nata come importante centro di
controllo per le aree strategiche
commerciali, Ivrea ha sviluppato
una toponomastica particolare per
via delle particolarità ambientali
con conseguente adattamento urbano e conosce
una buona fortuna economica almeno sino all’epoca aureliana.
Dopo questo
periodo, difatti, la
concentrazione di
risorse monetarie
viene spostata
verso i grandi
centri urbani sorti in epoca posteriore.e lì utilizzata per finanziare opere prevalentemente monumentarie.
In questo particolare momento
della sua storia, difficile per il suo
sviluppo e la situazione economica, la città potè comunque contare
su un ristretto numero di famiglie
di commercianti facoltosi che si
occupò di investire in alcune opere
degne di valore architettonico.
Ma se nel pur fondamentale periodo romano Ivrea resta una città
economicamente benestante ma
prevalentemente periferica, è con
crollo dell’Impero e l’avvento del
te 23, 13 e 15 euro (più diritti di
prevendita). L’abbonamento completo costa 40 euro e i biglietti si
possono acquistare attraverso il
circuito TicketOne, sul sito
www.ticketone.it/.
I concerti si svolgeranno nel
Palatenda in Zona Verney a
Tavagnasco dalle ore 21.
Informazioni: Associazione Spazio Futuro: 345 6195860
Online: vendita su ticketone
Prevendite fisiche:
Aosta: Musica e Ricordi 016540086,
Café Girrès, Via Clavalité
Biella: Paper Moon 0154053395
Ivrea: Discoccasione 012548415
Castellamonte: Pat Record
0124513748
Tavagnasco: Bar Madagascar
LETTURA AD ALTA VOCE
Corso di lettura ad alta
voce con Gisella Bein
Un progetto della Associazione Rosse Torri
MUSEO GARDA
Presentato alle ore 15.30 di sabato 14 marzo, presso le sale della
biblioteca civica, il volume dal titolo: “per il museo di Ivrea”, curato
da Ada Gabucci, Luisella Pejrani
Baricco e Stefania Ratto e dedicato alla sezione archeologica del
museo P.A. Garda di Ivrea.
Alla presenza del sindaco Carlo
Della Pepa, del Sopraintendente
per l’archeologia del Piemonte Egle
Micheletto e del presidente della
fondazione Guelpa Daniele Lupo
Jalla, il professore dell’ Università
degli studi “L’Orientale” di Napoli
Fabrizio Pesando e quello del politecnico di Torino Carlo Tosco
hanno illustrato l’opera.
Un lavoro complesso e affascinante, arricchito di una ampia documentazione fotografica e testuale di tutti i reperti presenti all’interno delle sale del museo cittadino in
modo da contestualizzarli per ricostruire la storia di Ivrea a partire
dal periodo romano sino ad arrivare a quello medioevale.
Una ricerca basata non tanto
sulla quantità, invero ridotta dei
reperti eporediesi rispetto ad una
delle altre infinite zone di scavi
archeologici disposte sulla nostra
penisola, quanto sulla alta qualità
dei manufatti stessi e sull’importanza che rivestono per comprendere la storia riguardante la nostra
d’amore alle tradizioni dell’isola di
Smeraldo; già nei primi album,
tuttavia, emerge l’identità meticcia del gruppo, che ad oggi lo
rende unico e riconoscibile nel suo
genere, un racconto a cavallo tra
l’Irlanda e l’Emilia, dalle narrazioni dei sogni isolani fino alla Resistenza degli anni settanta, con i
suoi viaggi, il suo idealismo e le
lotte.
Due grandi nomi per la serata
conclusiva di sabato 9 maggio,
due baluardi della storia della musica che si uniscono per un concerto imponente (e impedibile!):
Katia Ricciarelli, soprano di fama
mondiale, canterà insieme ai
QueenMania, la più famosa tribute
band europea dei Queen, per riportarci alle atmosfere live dell’album “Barcelona”, quando Freddie
Mercury cantò con Montserrat
Caballé in sole due occasioni: ad
Ibiza e (appunto) a Barcellona.
La prima serata è ad ingresso
libero, mentre i biglietti per Francesco de Gregori, Modena City
Ramblers, Queen Mania & Katia
Ricciarelli costano rispettivamen-
periodo medioevale che conquista
un posto di primo piano a livello
internazionale.
In questo periodo vengono infatti realizzate opere, come ad
esempio la splendida cattedrale,
per la maggiore parte dei casi commissionate e realizzate per
soddisfare le esigenze della
nuova e sempre più potente
corporazione ecclesiastica.
Ed è proprio la vita religiosa la chiave che ci aiuta
a compendere il ruolo sociale ed economico della
cittadina Eporediese in questo periodo: dalla custodia
ed estensione delle reliquie
all’importanza enorme
come luogo di transito per
processioni e manifestazioni
legate all’ambito della fede.
Quello presso i locali della biblioteca è stato in sintesi un incontro importante; pensato per dare al
numeroso pubblico presente in sala
un importante contributo culturale
riguardo la conoscenza storica della
nostra città.
Un modo per conoscere le proprie radici, per vivere meglio il
nostro presente ed avere gli strumenti per riuscire ad immaginare
un possibile futuro con maggiore
consapevolezza.
mr vita
Il programma prevede 5 o 6
incontri di un’ora e mezza o due,
da decidersi insieme agli allievi.
Ogni incontro si articola in due
parti: durante la prima si lavora sul
rilassamento, la consapevolezza del
respiro, l’uso corretto del diaframma, fattori che permettono il controllo dell’emissione vocale. Si prosegue con alcuni esercizi atti a
stimolare l’uso della fantasia, attraverso la cura dei dettagli e
l’oggettivazione delle emozioni.
Durante la seconda parte si analizza una storia proposta e scelta
dai partecipanti. Sulla base di suggestioni, libere associazioni, immagini, che nascono dal gruppo,
troveremo, attraverso alcuni “ trucchi del mago”, come far vivere
una pagina scritta che acquisti vivacità ma, soprattutto, corrisponda esattamente all’interpretazione
che si vuol dare del racconto stesso.
Gli incontri sono rivolti a chiunque desideri migliorare la qualità
della lettura a voce alta.
Il giorno è da scegliersi a seconda delle esigenze degli allievi e
dell’insegnante.
Gli/le interessati/e possono inviare una mail all’indirizzo
[email protected] per ricevere le informazioni sul corso e le
possibili date di svolgimento.
Gisella Bein si è diplomata alla
scuola del Teatro Stabile di Torino, dove ha lavorato per alcuni
anni con Franco Passatore, Sergio Liberovici e Beppe Navello.
Per alcune stagioni con Renzo
Giovampietro (Saul di Alfieri ,fra
gli altri). Per dieci stagioni con Il
Gruppo della Rocca ( Il Maestro e
Margherita, Maria Stuarda, Racconto d’inverno, Candido, L’uomo, la bestia e la virtù e altre
produzioni). Tournee al Teatro
Nacional di Madrid, al Beauburg
di Parigi e nei maggiori teatri
italiani. Per quattro stagioni con
Enrico Maria Salerno (Morte di
un commesso viaggiatore, Sei personaggi in cerca d’autore) rappresentati anche al National
Theater di Londra. Nelle ultime
stagioni con Assemblea Teatro (Il
deserto dei Tartari, Più di mille
giovedì, Il piccolo principe, Il
funerale di Neruda, Il peso della
farfalla e altre produzioni) con
tournée in Argentina, Cile,
Uruguay, Canada, Messico,
Guatemala. Con Egum Teatro (Un
anno con 13 lune di Fassbinder).
Con il Teatro Stabile Torino (Questa sera si recita a soggetto di
Pirandello). Con Acti e Teatro
Stabile Torino ( Nord Ovest) per il
Festival Colline Torinesi. Con il
Teatro Stabile Torino ( Le Operette Morali) regia di Mario Martone.
Molte collaborazioni con la sede
radiofonica Rai di Torino settore
prosa. Attività didattiche in collaborazione con istituzioni scolastiche e biblioteche.
10
anno XXVIII n° 6
AL CINECLUB IVREA
MARTEDÌ 31 MARZO E MERCOLEDÌ 1 APRILE
VISTI DA NOI
Blackhat di Michael Mann
The German Doctor Wakolda
Quando il futuro passa per uno sguardo implacabile
Regìa: Lucía Puenzo Interpreti: Alex Brendemühl, Natalia Oreiro,
Diego Peretti, Elena Roger, Guillermo Pfening Origine Argentina,
Francia 2013 Durata 1 h e 33’
Gli strascichi della follia nazista in un dramma di sussurrata inquietudine
Il dottore tedesco del titolo altri
non è che Josef Mengele, tristemente passato alla storia per gli esperimenti, le torture, gli orrori perpetrati
su migliaia di ebrei nei campi di concentramento nazisti. É il 1960 e, come
molti altri criminali di guerra tedeschi, l’ufficiale medico delle SS ha
trovato rifugio in Sud America, in
Argentina. Sarà una famiglia e una
bambina con una disfunzione nella
crescita a risvegliare il perverso e
stravolto mito della genetica nella
fredda e terribile mente del dottore.
Lucía Puenzo, non nuova a storie
di diversità dopo l’apprezzato XXY,
vicenda di un’adolescente ermafrodita nella lotta costante per determinare la propria sessualità, mette in
scena un discorso su alterità e sua
omologazione tracciando un quadro
sconsolato che pone, con occhio
critico, in stato d’accusa una comunità, un popolo, un intero sentire.
Giocando per sottrazione e delicatezza la regista argentina traccia l’incedere timido ma costante di un
morbo, una perversione che allunga
i suoi tentacoli sulle esistenze che la
circondano, corrompendole inesorabilmente.
Wakolda, la bambola rotta della
piccola Lilith che Mengele tenta ostinatamente di riparare così come farà
con la sua proprietaria, diviene allora
il fulcro simbolico attorno alla quale
si costruisce una fiaba nera dove il
mostro, travestito, è sempre pronto a
circuire i più deboli, a perpetrare come
un lupo famelico i suoi sogni di esaltazione sanguinaria nella ferrea convinzione di uno spirito folle e
incrollabile.
Sulle sponde di un lago freddo ed
evocativo dove passato e presente
fanno a lotta per una supremazia che
è anche ideologica la Puenzo dà vita
a un horror mascherato, sussurrato,
dove il mostro c’è ma non si vede,
confuso tra una folla connivente,
complice, fatto di quello stesso male
tremendamente banale che popola i
volti e le vite in un’agghiacciante
quotidianità.
The German Doctor non è altro
che la fotografia di un orrore inafferrabile ma concreto come solo sanno
essere gli incubi al momento del risveglio, come solo sa essere la realtà
inimmaginabile della Storia.
Mattia Caruso
Le figure del Piacere
“I volti della giustizia”: André Gide: “Ricordi della Corte d’Assise”
(1914), trad. Giancarlo Vigorelli; Sellerio Editore, Palermo 1982, 1994; pp.
133; Liguria e Piemonte, Marzo 2015
“I tribunali hanno sempre esercitato su di me un fascino irresistibile. Quando
viaggio, in una città, quattro cose mi attirano: i giardini pubblici, il mercato, il
cimitero e il tribunale. Ma oggi so per esperienza che una cosa è ascoltare un
verdetto, un’altra è aiutare di persona a render giustizia. Quando uno è fra il
pubblico può crederci ancora. Seduto sul banco dei giurati, ripete a se stesso la
parola di Cristo: “Non giudicate”. Certo, sono persuaso che una comunità non può
fare a meno di tribunali e giudici; ma a
che punto la giustizia umana sia dubbia
e precaria, l’ho potuto sentire per dodici giorni consecutivi, sino all’angoscia.
E ciò, spero, apparirà un po’ da queste
note“.
Ecco l’incipit, nel 1912, dei “Ricordi
della Corte d’Assise”. Gide era affascinato, ma anche molto preoccupato,
dall’impervio mondo dei tribunali. Assiste come giudice popolare durante 12
giorni ai processi della Corte d’Assise
di Rouen. Prende appunti delle sessioni. Poi li fa decantare. A distanza di
tempo scrive dei “ricordi”. Non vuole
fare il testimone imparziale e distaccato
di quelle sessioni come richiederebbe
una deposizione priva di ogni soggettività. Non vuole neanche fare “cronaca” come richiederebbe l’interessata
esigenza giornalistica di intercettare le
rabbie, i sentimenti, le paure, la morbosità dei lettori. Vuole invece “ricordare”,
riflettere la propria memoria e il proprio vissuto nello specchio della realtà del suo
tempo. E lo fa consapevole di essere un letterato.
Il risultato è eccezionale: infatti, il libricino, quasi un opuscolo, ¤ è riuscito
ad emergere dalla gigantesca opera di Gide e diventare un classico sempreverde.
Il lettore di oggi, più di quello di allora, riesce a cogliere gli aspetti sociologici,
psicologici ed antropologici dell’epoca, la dinamica tra potere giudiziario e società,
“l’epidemiologia”, per così dire, del reato, il leggero diaframma che separava
all’epoca, e forse anche oggi, reato e normalità. Ma sopratutto, come è giusto che
sia, il lettore di oggi coglie la dimensione letteraria, la raffinatezza formale del testo,
la sofisticata e leggera struttura che sorregge la piccola costruzione. Con grande
perizia e maggior efficacia comunicativa, Gide dosa descrizione e dialoghi,
riflessioni e proposte. Una lingua chiara e concisa, nella miglior tradizione
cartesiana francese, rende la lettura intensa e gradevole.
“Sarei stato curioso di sapere se quella singolare soddisfazione dell’incendiario,
e quel senso di liberazione, non fosse in relazione al godimento sessuale. Ma per
quanto io sieda tra i giurati, non oso formulare la domanda, per timore che possa
sembrare assurda e ridicola”.
É una coerenza che non conosce
compromessi quella di Michael
Mann, nemmeno quando affronta
l’invisibile, neppure quando si confronta con una storia solo all’apparenza tanto distante dal proprio sentire, dalla viscerale umanità di un
cinema che solo ingenuamente si
può ricondurre a una qualche logica
di genere.
Perché Blackhat – ultima fatica del
regista statunitense a sei anni da
Nemico Pubblico – è, né più né meno,
un film enorme e inaudito, la vetta
espressiva di un percorso autoriale
unico capace di farsi parabola umana
su libertà, realtà e perdita nell’era
dello sguardo e della sua negazione.
Ecco allora che la figura di Nick
Hataway (Chris Emsworth), hacker
geniale fatto uscire di prigione per
aiutare le autorità (quelle statunitensi e quelle cinesi, unitesi in un’inedita task force) contro la minaccia di un
altro micidiale cyber-criminale (un
blackhat, appunto) che sta gettando
il mondo nel caos, si va a sovrapporre
perfettamente con quella del tipico
eroe manniano alla disperata ricerca
di una libertà, di un’altra vita che
niente ha a che vedere con l’ordine
di
costituito, nulla ha da spartire con un
mondo virtuale che regola, asservendolo, il destino della società, ma
che è, invece, sempre e solo una
ricerca di autenticità ispirata dal cuore, da un sentire che è, prima di tutto,
un vedere oltre.
É il valore dello sguardo l’essenza
stessa del cinema di Mann, il perno
su cui far ruotare il suo intero universo di senso, al di là di una storia
chiara e incisiva, persino oltre la costruzione di un’azione come sempre
magistrale.
Portando avanti un discorso
tematico e stilistico esplicitato
definitivamente con Miami Vice e qui
esasperato fino all’estremo da una
poetica (digitale) che non conosce
confini, che disdegna le regole formali del genere, sprezzante per le
limitazioni di un sistema hollywoodiano rimasto troppo indietro
anche solo per comprenderla, il regista statunitense esce allo scoperto
confezionando la sua opera più coraggiosa all’insegna della rottura
definitiva.
SEGUE IN ULTIMA
P. Domene
“Nuove frontiere dello sguardo”: Adam Magyar (1972), “Stainless” (dal 2010) , “Urban
flow,” (dal 2006), “Squares” (dal 2007); foto interattive ad alta definizione e video lowmotion; Nella rete, 19. 3.2015. Vedi: http://www.magyaradam.com/; anche “Siska:
Unconditional rebel”: https://vimeo.com/118738368
Mentre si godono le stupefacenti immagini di Adam Magyar non si sa se classificarle come
Arte Contemporanea o come Tecnologia. La questione comunque è obsoleta e da evitare
accuratamente. D’altra parte è una questione completamente esterna all’esperienza dello
spettatore: saranno Arte Contemporanea se si inseriscono nello stritolante modello economico
del capitalismo liberale che le fa diventare oggetti da speculazione finanziaria con i quali fissare
e movimentare le masse di capitale liquido non altrimenti utilizzate; saranno Tecnologia se si
inseriscono nel più morbido modello economico del
capitalismo liberale che le sfrutta commercialmente
e le rende redditizie. Per il momento sembrano
orientarsi, a mio parere erroneamente, verso il
primo caso.
Quello che è chiaro è che le immagini fisse o in
movimento di Adam Magyar non sono immagini
virtuali della realtà, ma realtà in se stesse, prodotti
non vicari di niente ma con vita propria. Capaci di
generare nuove esperienze. Certamente persino lo
spettatore più distaccato si renderà subito conto,
pur senza carpirne il processo, che queste immagini
hanno una precisa dimensione estetica e che perciò
sono arte; si renderà anche subito conto che hanno
anche una forte dimensione tecnologica e che c’è
una grande simbiosi tra la dimensione estetica e
quella tecnologica. Partendo da qui può aprire la
vera discussione: senza dubbio costituiscono una
nuova frontiera nel modo di vedere la realtà e,
partendo dalla dimensione tecnologica e artistica,
gettare luce su altre dimensioni: psicologica,
sociologica... delle società urbane.
Adam Magyar firma o fotografa treni e binari delle
metropolitane (“Stainless”: Tokio, Berlino, New
York...) o grandi piazze (“Squares”: New York,
Tokio, Hong Kong...) o flussi di persone (“Urban
Flow”: Roma, Shangai, New York, Londra, Tokio,
Hong Kong...). Lo fa con dispositivi muniti di hardware e software sofisticati. Il risultato ha una
grande efficacia comunicativa e consente l’interazione successiva dello spettatore. Questa
interazione costituisce a tutt’oggi la grande novità di questo lavoro. Poiché Adam Magyar
sembra orientare il suo lavoro verso il business dell’arte contemporanea lo spettatore comune
potrà solo godere dei trailer. Soltanto le grandi istituzioni, i musei e gli speculatori finanziari
potranno sfruttare a caro prezzo il lavoro completo. Peccato.
*Chi vorrà godere di un esempio integrale e molto bello di low-motion (che usa una tecnologia
simile a quella di Magyar benché più limitata e che comunque si orienta al business della musica
anziché alla speculazione) potrà godersi il video della nuova canzone di Siska, “Unconditional
Rebel“, uscito qualche giorno fa e girato dal francese Guillaume Panariello.
11
25 marzo 2015
teatro
sabato 28 marzo
OLIVETTI IL MUSICAL
Compagnia Andromeda.
Testi e regia: Lucia Rossetti, Matteo Chiantore,
Coreografie: Fiorella Pacetti, Direzione musicale: Marco Ghiringhello,
Direzione coro: Paola
Mei
Interpreti e corpo di ballo: Angelo Patti, Matteo
Chiantore, Tommaso Grimaldi, Teresa Gioda, Fiorella Pacetti, Luca
Spitale, Valeria Urzia, Luca Vincent
Pecora, Sara Ugorese, Alice Mistretta, Ottavia Capussella, Mauro
Pavan, Alessandro Romano
Band: Francesco Grassino, tastiera,
Mattia Andreo, chitarra, Simone
Tessa, basso, Matteo Cosentino,
batteria, Francesco Cilione, tromba,
Marco Garbero, sax tenore, Nicolas
Vietti, trombone
Coro / vocalist: Erika Pea, Gabriella
Foriero, Eliana Daghetti, Simona
Tognozzi, Massimo Bonati, Fabio
Freppaz
È una Olivetti live quella proposta
attraverso uno spettacolo che della
saga olivettiana offre scorci inattesi
e testimonianze insolite, di quelle
che difficilmente si rintracciano nei
documenti e nella storia ufficiale. La
grande storia della Olivetti rimane
sullo sfondo, puntualmente riconoscibile attraverso i varchi che i personaggi aprono con le loro piccole
storie, aggiungendo la loro voce al
racconto di un’esperienza che forse
non sarà mai possibile raccontare e
comprendere fino in fondo. Nei panni del narratore si trova il “matto”
cittadino che appartiene alla memoria collettiva della città, con la sua
bicicletta da corsa, l’asciugamano al
musica
mercoledì 25 marzo
PANKU QUARTET. Country Inn,
v.Monte Stella 8, Ivrea
venerdì 27 marzo
VERDENA, rock-grunge, Cap 10100,
Torino
TRICARICO, Mc Ryan’s Pub,
Moncalieri
sabato 28 marzo
CAPAREZZA, Palalpitour, Torino
TREVES BLUES BAND,
Vercellifiere, Vercelli
domenica 29 marzo
BOMBINO. Biennale democrazia.
Teatro Carignano, Torino
venerdì 3 aprile
HOWEGELB+GRANTLEEPHILIPS,
alt-country dagli Stati Uniti, Spazio
211, via Cigna 211, Torino
sabato 4 aprile
THE “big” BREATH QUARTET feat.
JAVIER GIROTTO Argentina)
Folk Club via Perrone 3 bis Torino
giovedì 9 aprile
21:30 DUO TAUFIC (Brasile)
Todas As Cores: i due alfieri della
musica brasiliana presentano il loro
secondo album. Folk Club via Perrone
3 bis Torino
venerdì 10 aprile
UMBERTO MARIA GIARDINI,
Officine Corsare, via Pallavicino
35, Torino
collo e una borsa piena di parole e di
ricordi.
Al suo fianco, una spalla d’eccezione: il pino che da sempre contraddistingue la portineria di Via Jervis.
I due personaggi, testimoni di un
periodo storico compreso tra anni gli
’40 e oggi, ci regalano scorci esilaranti, momenti di
grande dolore, emozioni e
piccole storie sfuggite al
flusso degli eventi che
volano senza peso nello
spazio della memoria.
Ingresso
15
euro,
prevendita La Galleria del
libro, Ivrea. Officina H, Ivrea
concede e ciò la irrita. Se almeno il
marito si disperasse per essere lontano da lei! Se almeno fosse geloso!
Se almeno vivesse una vita acre e
iraconda! Ma no, egli è tranquillo;
egli s’è vuotato d’ogni sentimento;
è ormai uno spettatore del mondo.
La signora Gala, indignata, vuole
farlo diventare attore. Al punto che,
quando le si presenta una fortuita
occasione – l’involontaria ma gravissima offesa fattale da un gentiluomo – progetta di mettere a repentaglio la vita del marito, trascinandolo in un duello…” Informazioni
0125.641161. Teatro Giacosa, Ivrea.
martedì 31 marzo ore 21
replica mercoledì 1 aprile a Biella
martedì 7 aprile presso Teatro Municipale Monferrato di Casale Monferrato (AL)
giovedì 9 aprile presso Teatro
Superga di Nichelino (TO)
venerdì 10 aprile presso Teatro Civico Milanollo di Savigliano (CN)
mercoledì 8 aprile ore 21
IL GIUOCO DELLE PARTI
di Luigi Pirandello, con Umberto
Orsini, Alvia Reale, Totò Onnis,
Flavio Bonacci, Carlo De Ruggieri,
Woody Neri, regia Roberto Valerio,
COMPAGNIA UMBERTO ORSINI
“La vicenda della commedia è nota:
i soliti tre: il marito, la moglie, l’amante. Il marito, Leone Gala, s’è separato
amichevolmente dalla moglie Silia;
egli continua ad essere ufficialmente
il marito; ma vive per conto proprio
in una casa che è quasi un romitaggio.
Ogni sera tanto per salvare le apparenze, passa dal portinaio della signora, domanda se c’è niente di
nuovo e se ne va. Se ne va verso i
suoi cari libri e verso le batterie della
sua cucina, perché egli coltiva con
finezza la gastronomia, e ama comporre salse preziose aiutato dal suo
cameriere-cuoco con il quale parla di
Socrate e Bergson.
Mentre il marito prepara gli intingoletti, la moglie fa due cose: si prende, o continua a tenersi un amante
(Guido Venanzi) preso in precedenza, e si annoia. Si annoia perché è
libera, sì, ma in fondo la sua libertà è
relativa. È una libertà che il marito le
DISCORSI ALLA NAZIONE
di e con Ascanio Celestini
“CITTADINI!
Lasciate che vi chiami cittadini anche se tutti sappiamo che siate sudditi, ma io vi chiamerò cittadini per
risparmiarvi un’inutile umiliazione.
Il tiranno è chiuso nel palazzo. Non
varie
sabato 28 marzo ore 16,30
dal 7 marzo all’8 aprile
MOSTRA DI ELENA
MIRANDOLA E MANITERRA
a cura di ArteInFuga presso Castello di Sale, Via dei Patrioti 14,
Ivrea
ORARI: Lunedì 14.30-19.00, dal
martedì al sabato 9.30-19.00
info: http://arteinfuga.blogspot.it/
www.castellodisale.it/castellosale-ivrea.html
giovedì 26 marzo ore 18
INCONTRARELEGENERAZIONI
La Psicoanalisi e i legami familiari
CICLO di INCONTRI organizzati
dal Centro JONAS di Ivrea
L’AMORE E L’INVENZIONE DELLA COPPIA
Intervengono: Massimiliano Spano
(psicoterapeuta, Jonas Aosta e Torino) con Nicolò Terminio (psicoterapeuta, Jonas Ivrea). Libreria
Cossavella, Ivrea
«…SOGNO IN VERSI…»
Letture e immagini per ricordare la poetessa rivarolese Maria
Germano
Maria Germano, classe 1927, si
è spenta a Rivarolo Canavese lo
scorso 31 dicembre. Dopo il lavoro come insegnante elementare,
ha rinnovato nella poesia la passione per la scrittura che l’animava sin da bambina. Le sue raccolte
poetiche Un sassofono d’oro in
bocca all’anima (2005) e Pascolo
Parole (2010) schiudono numerosi scorci e ricordi rivarolesi e proprio l’importanza dell’esperienza
letteraria di Maria Germano rispetto alla Città animerà l’iniziativa in suo ricordo in programma
sabato 28 marzo presso la Sala
Consiliare, in via Ivrea 60 a
Rivarolo, a cura della Città di
Rivarolo Canavese e della Biblioteca Comunale “Domenico Besso
dal 21 marzo all'11 aprile
MOSTRA FOTOGRAFICA
Biblioteca Civica della Città di
Ivrea “Costantino Nigra”
MOSTRA COLLETTIVA degli
SAL TRAVAJ LE FOMNE MAI!
allievi del CORSO AVANZATO
COMPAGNIA I VAGABONDI. RasDI FOTOGRAFIA DIGITALE
segna Teatro piemontese. Bollengo,
dell’UNI3 di IVREA
Salone municipale
“LE CITTA’ INVISIBILI” Libera interpretazione fotografica del
testo dell’omonimo libro di Italo
Calvino.
Il punto di partenza di ogni capivenerdì 27 marzo ore 21
ha nessun bisogno di parlare alla
massa. I suoi affari sono lontani dai
sudditi, la sua vita è un’altra e non ha
quasi nulla in comune con il popolo
che si accontenta di vedere la sua
faccia stampata sulle monete.
Eppure il tiranno si deve mostrare
ogni tanto. Deve farsi acclamare soprattutto nei momenti di crisi quando
rischia di essere spodestato. Così si
affaccia, si sporge dal balcone del
palazzo e rischia di diventare un bersaglio. Ho immaginato alcuni aspiranti tiranni che provano ad affascinare il popolo per strappargli il consenso e la legittimazione. Appaiono
al balcone e parlano senza nascondere nulla. Parlano come parlerebbero i nostri tiranni democratici se non
avessero bisogno di nascondere il
dispotismo sotto il costume di scena
dello stato democratico”. Ascanio
Celestini. Teatro Magnetti Via Cavour
28, Ciriè. Tel 011. 9218155.
ragazzi
CINECLUB
IVREA
al cinema Boaro, Ivrea
orari proiezioni:
martedì ore 15, 17.10, 19.20, 21.30
mercoledì ore 15.30, 18.00
mercoledì 25 marzo
DUE GIORNI, UNA
NOTTE
regia Jean Pierre e Luc
Dardenne
mercoledì ore 15.30, 18.00
martedì 31 marzo e
mercoledì 1 aprile
THE GERMAN
DOCTOR
regia Lucia Puenzo
martedì ore 15- 17,10- 19,20- 21,30
mercoledì ore 15.30, 18
venerdì 27 marzo ore 21
BAMBINIATEATRO
Due giorni, una notte
A pancia in su, Teatro del piccione
In scena un fratello e una sorella
danno forma, con parole e corpi in
movimento, al loro modo creativo e
immaginifico di incontrare la realtà e
vivere il quotidiano, svelano paure,
bisogni e desideri che appartengono
non solo ai bambini, ma alla parte più
profonda di tutti noi. Storie di nere
paure, di sottili vergogne, di domande curiose, di silenzi, di risate, di
giochi, di vita vissuta e immaginata
attraverso lo sguardo di un bambino.
Un conoscere che passa per l’emozione, la sottile memoria fisica delle
cose, l’ascolto dei sensi e del cuore,
dell’affettività come fondamento
della crescita e della vita tutta.
Informazioni 011 19740258. Teatro
Giacosa, Ivrea
Sandra ha un marito, Manu, due
figli e un lavoro presso una piccolo
azienda che realizza pannelli solari.
Sandra ‘aveva’ un lavoro perché i
colleghi sono stati messi di fronte a
una scelta: se votano per il suo licenziamento riceveranno un bonus di
1000 euro. In caso contrario non spetterà loro l’emolumento aggiuntivo.
Grazie al sostegno di Manu, Sandra
chiede una ripetizione della votazione in cui sia tutelata la segretezza. La
ottiene ma ha un tempo limitatissimo
per convincere chi le ha votato contro a cambiare parere.
I Dardenne fecero il loro esordio
con La promesse in cui si trattava il
tema del lavoro clandestino. Con il
successivo Rosetta tornarono ad affrontare l’argomento occupazione
conquistando non solo una Palma
d’oro a Cannes ma anche e soprattutto una legge a tutela del lavoro
giovanile che prese il nome del film in
quanto originata dalle discussioni
che in Belgio questo aveva suscitato. Sono solo due esempi dell’attenzione portata all’argomento dai due
registi che ora torna al centro del loro
cinema. Gli appassionati (cinefili e
non) ricorderanno certo lo straordinario esordio di Sidney Lumet dietro
la macchina da presa. Si intitolava La
parola ai giurati e in esso Henry Fonda doveva convincere una giuria, in
gran parte favorevole a una condanna per parricidio, a mutare parere. La
condanna che i Dardenne individuano oggi è quella, endemica, della
perdita del posto di lavoro. Venute
meno le tutele, con l’assenza nelle
piccole aziende del nucleo sindacale, le decisioni restano appannaggio
dei proprietari. Oppure, come in questo caso, possono essere subdolamente delegate a una guerra tra poveri che spinga ognuno a guardare ai
propri bisogni azzerando qualsiasi
ideale di solidarietà. Quella solidarietà che i due registi riescono ancora
a rinvenire nella famiglia. Anche se
non per tutti è così. Il percorso della
protagonista ci pone di fronte alle
situazioni più diverse: c’è chi si nega,
chi ha paura, chi ricorda un suo gesto
di generosità del passato. Le etnie di
provenienza sono le più diverse ma
il senso di insicurezza profonda accomuna tutti. I Dardenne non hanno
mai edulcorato la loro rappresentazione della realtà e non lo fanno neppure in questa occasione. C’è chi
cambia idea così come c’è chi si irrigidisce ancora di più. Sono così i
personaggi dei Dardenne. Veri perché fragili. Veri perché umani
(da Mymovies)
tolo del libro è il dialogo tra Marco
Polo e l’imperatore dei Tartari
Kublai Khan, che interroga l’esploratore sulle città del suo immenso
impero. Marco Polo descrive città
reali, immaginarie, frutto della sua
fantasia, che colpiscono sempre
più il Gran Khan.
La docente del Corso, Elisabetta
Minucci, ha proposto questo tema
ai suoi allievi dando loro la più
ampia libertà di scelta fra le 55 città
descritte (magia dei numeri: 55 è la
somma dei primi dieci numeri naturali), di utilizzo di tecniche di
ritocco o manipolazione del materiale fotografato. Ne è nato un
insieme di immagini con un unico
filo conduttore ma che nello stesso
tempo rivela la personalità e la
sensibilità di ciascun fotografo.
Visto il tema ispiratore della
mostra, è stato quasi naturale scegliere il luogo dove proporla.
Grazie all’interessamento e collaborazione della Direttrice della
Biblioteca Civica di Ivrea e responsabile del Sistema Bibliotecario,
dott.ssa Gabriella Ronchetti la
mostra viene allestita presso la sala
consultazione della Biblioteca Civica “Costantino Nigra” di Ivrea,
in Piazza Ottinetti.
Orari: domenica e lunedì chiuso
Martedì-mercoledì-giovedì
9,30-13 / 14-18
Venerdì 9,30-15
Sabato 10-13 / 14-17,30
La mostra verrà riproposta in
altre biblioteche del Canavese
12
ultima
anno XXVIII n° 6
MOSTRE
Wildlife Photographer of the year
Al forte di Bard, dal 7 febbraio al 2 giugno 2015
Movicentro, via Dora Baltea 40 , Ivrea
Eventi marzo-aprile
venerdì 27 marzo ore 18.30
BUONESTORIE DA GUSTARE - CASCINA ESCUELITA
DAL GRANO AL PANE
Il cuore caldo della Cascina Escuelita è un forno a legna che profuma
di pane. Ma la storia di questo pane inizia mesi prima, nei campi, dalla
scelta dei grani antichi coltivati nel rispetto dei cicli naturali, alla
macinatura nel mulino a pietra , alla lievitazione lenta a pasta acida: tante
tappe e tante scelte importanti per arrivare a un pane dal gusto
inconfondibile.
Seguirà un aperitivo con degustazione dei prodotti dell’azienda.
venerdì 27 marzo ore 21.00
MEMENTO
Performance, dibattito con gli artisti, presentazione del lavoro del
BILOURA Intercultural Theatre Collective
LA MORTE NON E’ MAI STATA COSI’ APPETITOSA!
MEMENTO è una performance fisica, musicale e visiva prima che
drammatica. Chiediamo al nostro pubblico di guardare al teatro come
a un tableau vivant e non aspettarsi fiumi di parole come linguaggio
regnante.
Lavoriamo sul tema della morte con leggerezza, ironia e poesia. Perché
è già stato abbastanza caricato di oscurità e non ve ne vogliamo
aggiungere, anzi proprio il contrario.
La riflessione sulla morte è un’ode alla vita, perché darsi l’occasione
di rifletterci un momento significa riconsiderare ciò a cui riconosciamo
valore. E chissà, magari viverlo.
in scena: Silvia Ribero, Angie Rottensteiner, dietro le quinte: Amandine
Gros, Luca Zurzolo
sabato 28 marzo ore 19.00
TACABANDA
Serata a base di musica tradizionale piemontese con orchestrina dal
vivo.Merenda sinoira e canto collettivo delle antiche feste popolari.
venerdì 3 aprile ore 19.00
THE MARKET
Il famoso “ mercato itinerante in tutto il nord Italia e Ibiza, approderà
al movicentro per una serata stile ’80-’90 in piena regola.
All’interno dell’area saranno presenti espositori delle migliori selezioni
di vintage torinesi ed piccole bancarelle di lavorazioni handmade locali.
Dalle borse in cuoio fatte a mano, a cerchietti e collane di stoffa.
Da piccoli marchi nascenti a oggetti di design derivanti da materiale
di recupero.
In dj set accompagnerà la serata e a partire dalle 19, per chi volesse,
sarà possibile mangiare con un ricco buffet a 10 euro, bevande incluse.
TEATRO
28 e 29 marzo ore 21
T/EMPIO - CRITICA
DELLA RAGION GIUSTA
Libera reinterpretazione dell’Eutifrone di Platone, diretto ed interpretato da Giuseppe Carullo e Cristiana
Minasi
Spettacolo Vincitore Teatri del Sacro 2013, Bando Trasparenze 2013,
Finalista Premio Ne(x)twork 2013
Sulla gradinata del Palazzo di Giustizia due soggetti uniti dalla comune
sorte di un processo che reciprocamente li attende, l’uno accusante e
l’altro accusato per processi diversi,
disquisiscono e si interrogano intorno ai temi del Sacro e dell’ Empio,
concetti apparentemente opposti ma che per la magia argomentativa di
un vero confronto si mostrano
inscindibili volti diversi di una medesima medaglia.
“Ma lo spettacolo che mi ha più
colpito, è stato senza dubbio T/
Empio. I due sono un fenomeno a
sé stante fin dai peculiari tratti
naturali.
Renato Palazzi – Il Sole 24 Ore
Ingtresso 8 euro. Prenotazioni Elisa
Ariano Mob. 3275851709.
Cubo Teatro, Via Pallavicino Torino
Prima della mostra c’è questo
viaggetto breve, che collega Ivrea
al Forte di Bard, tutto da gustare,
con la statale che serpeggia fino
alla gola delle grandi montagne, e i
bastioni del forte che sovrastano
imponenti la valle. Gigante di pietra sulla roccia, il maniero depone
ai suoi piedi quel borgo medievale
che le atmosfere della sera scaldano di luce arancione, lampioni che
si inchinano luminosi sulla via lastricata del borgo, il silenzio del
passeggio, appena sottolineato dal
chioccolio delle fontane. Si sale
sugli ascensori trasparenti, che
sembrano scalare il forte come
insetti colossali, e si entra. Il forte
ospita, ormai da alcuni anni, questa importante mostra sulla fotografia naturalistica che, partendo
proprio da qui, farà il giro del
mondo.
Qui si viene per gettare l’occhio
oltre la barriere del visibile, qui si
viene per fare un viaggio nella
profondità dello sguardo, qui si
viene per vedere quali meraviglie
esistano al mondo. Qui si viene per
conoscere, nel dettaglio, la natura,
gli animali, l’ambiente che ci ospita e di cui, spesso, non abbiamo
che una percezione superficiale e
distratta. Cento gli scatti esposti e
selezionati a partire dal 1965, anno
di nascita di questo concorso,
ambito dai migliori fotografi del
pianeta. Dalle 361 immagini pervenute all’esordio, al numero di
40.000 delle ultime edizioni. Questi i numeri che raccontano tanto
dell’interesse suscitato dal concorso quanto dei progressi fatti
dalla fotografia nell’esplorazione
del mondo.
Si incomincia incollando gli occhi sulle due vincitrici assolute,
rispettivamente nella categoria
“Adulti” e in quella “Ragazzi fino a
17 anni”. La prima immagine premiata è “The last great picture” di
Michael Nichols (Usa): leonesse e
i loro cuccioli sdraiati, su uno
sperone di roccia, nel parco della
Tanzania; bianco e nero di intensità primordiale. Nella seconda categoria, vince un bambino spagnolo di 8 anni, Carlos Perez Naval
con “Pungiglione al sole”, ritratto,
in primo piano, di uno scorpione.
Tu guardi queste foto e loro guar-
SEGUE DA PAG.10
Giocando, ancora una volta, col
thriller, superando le limitazioni di
una struttura ridotta a puro pretesto,
Mann, operando per sottrazione, fa
della trama nient’altro che un canovaccio da far deflagrare in favore di
un accumulo espressivo totalmente
svincolato dalla logica narrativa tradizionale, dove è lo sguardo incantato di un momento a riscrivere regole
e vite, a coronare sogni infranti e
morti violente. Un sentire totalmente
altro, dove il tempo si dilata, la violenza si trasfigura in attimi di puro
trasporto emotivo ed esistenziale e i
silenzi si moltiplicano in una contemplazione che anela a una realtà che è
un irrimediabile altrove, a un’umanità sempre più morente dietro lo sfavillio virtuale e inconsistente del
mondo globale.
É un gioco rischioso che sovverte
i canoni, che impone il suo sguardo
potentissimo trasfigurando una cac-
dano te dal quadro ampio delle loro
dimensioni, di modo che il meglio
dell’immagine trasmigri dall’occhio del fotografo a quello dello
spettatore. Gradatamente si penetra nella visione altrimenti inosservabile: insetti filiformi, lumache di mare con antenne simili a
piume arancioni, betulle straordinariamente argentate, sciami di
lucciole festanti nella loro bioluminescenza, l’”arribada” o arrivo delle tartarughe sulla spiaggia
per deporre le uova, un maschio di
salamandra gigante, rane trasparenti del Costa Rica, volatili sorprendenti che selezionano sessualmente i maschi, in base all’estetica dei loro ornamenti, le
cubomeduse, i tursiotopi, delfini
che costruiscono anelli di fango
nell’acqua per intrappolare i pesci,
uno gnu con la gamba spezzata
davanti all’incedere di un incendio, leoni stremati dagli accoppiamenti e leonesse maliziose. C’è di
tutto e c’è di più. Una foto mette
insieme un topo, una zanzara e la
luna. Diaframmi e regolazione dei
tempi di posa fanno miracoli, esaltano l’estro tecnico dei maestri
dello scatto. A volte una foto ha
una gestazione lunghissima, tutto
il tempo necessario a cogliere l’unicità, irripetibile, dell’attimo fuggente. E’ il caso del “Puma di
Hollywood”, uno splendido esemplare di fiera, attesa allo scatto da
una serie di trappole fotografiche.
Non basta che il puma si mostri
per fare l’inquadratura, occorre
esigere lo scatto perfetto, realizzare l’immagine della vita: giusta
angolazione, luce, messa a fuoco,
postura dell’animale e poi la scritta
Hollywood, che deve risultare ben
visibile alle spalle del felino. Ogni
foto ha una spiegazione a corredo,
momenti e luoghi dello scatto, dati
tecnici e apparecchio fotografico
usato. I fotografi sperimentano
l’impossibile, inquadrature
agli infrarossi in luce diurna,
movimenti di zoom contemporanei allo scatto. Ne scaturiscono immagine artisticamente mosse, musi di animali che sfumano e svaniscono, quasi simbolicamente, come nel caso del leone
africano sulla via dell’estin-
Blackhat
cia all’uomo nell’ennesima fuga per
la libertà, nella costante, tenace ricerca di un equilibrio sempre oltre la
linea dell’orizzonte (o dell’inquadratura), nell’unica lotta possibile per
dirsi realmente umani.
Con una libertà d’azione senza
precedenti, Mann firma l’addio a un
cinema che non ha più ragione d’essere, rendendolo obsoleto. Lo spettacolo, scostante e imprevedibile,
diviene a misura d’uomo, con ralenti,
montaggio incalzante, geometrie folli a costruire un’azione digitale
iperreale eppure, allo stesso tempo,
fortemente poetica, sentimentale.
In Blackhat c’è la lotta contro un
tempo che veramente sta per finire,
c’è la solitudine, la perdita e l’amore
e c’è un profondo, onnipresenze
senso di malinconia a pervadere ogni
fotogramma ribelle, ogni visione sospesa e liberatoria, ogni sguardo non
convenzionale della macchina da
zione. Lo sfruttamento degli animali è un altro dei temi che questa
mostra evidenzia: leoni allevati in
cattività, solo per essere uccisi, a
pagamento, da cacciatori ricchi e
annoiati, leonesse squoiate, pinne
di squalo, a migliaia, messe ad
essiccare al sole di Hong Hong,
mare degli squali trucidati o mare
della morte, piccoli deliziosi
animaletti del deserto venduti ai
turisti, pescecani intrappolati nei
palamiti.
Insomma il campionario della
brutalità umana, disposta a tutto
pur di omaggiare le peggiori lusinghe del denaro. Qui si viene anche
per leggere meglio questa realtà,
non solo per fare una gita domenicale, qui si viene per farsi nuove e
più corrette idee sulle specie animali che condividono, con noi,
l’esperienza della vita su questo
pianeta. Pianeta che, tra l’altro,
rivela ancora bellezze mozzafiato,
dune in ombra mosse dal vento,
albore boreali verdeggianti, reticolo di fulmini rosa in un cielo blu,
lingue di lava e caleidoscopi di
minerali. Qui si viene per formarsi
una nuova coscienza. C’è la volpe
morta, distesa come una figurina
di neve nell’acqua nera, ci sono le
immagini di una giraffa e di un
lupo, riflesse e contrapposte sui
due lati di un fiume, ci sono i
cuccioli di civetta raggruppati su
un albero e le scimmie, riprese
dall’alto, che si abbracciano per
scaldarsi. Guardo la bellezza che
c’è e tutta quella che abbiamo
perduto. Uno dei piccoli autori, di
questa mostra, dice: “Amo i ritratti
degli animali, perché, a fotografarli da vicino, è come se i loro
sentimenti ti parlassero”. E’ come
se i loro sentimenti ti parlassero…parole di un bimbo che,
grazie alla magia dell’arte fotografica, ti portano lontano.
Pierangelo Scala
presa.
In una caccia all’uomo fantasmatica che diventa fuga e infine vendetta brutale e animalesca, il film di
Mann non diviene altro che una lunga, sofferta uscita di scena, un faticoso ritorno alla realtà, la disperata
ricerca di una fisicità ancora in grado
di farsi trionfo catartico, di un’umanità che ritrova nel sangue, nella
visceralità dello scontro fisico, nell’odio e nell’amore il senso stesso di
quel reale che gli sfugge, troppo
pericolosamente vicino a un virtuale
che ormai lo ingloba.
Come il suo protagonista che fende una moltitudine senza volto verso
un futuro incerto, rischioso ma autentico, in una delle sequenze più
emozionanti ed evocative del film,
Mann firma il suo capolavoro assoluto di coerenza, continuando la sua
avanzata sempre, rigorosamente,
controcorrente.
M.C.