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collana di studi giapponesi il ponte 3

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collana di studi giapponesi
Il ponte
3
Direttore
Matilde Mastrangelo
Comitato scientifico
Giorgio Amitrano
Gianluca Coci
Silvana De Maio
Chiara Ghidini
Andrea Maurizi
Maria Teresa Orsi
Ikuko Sagiyama
Virginia Sica
Comitato di redazione
Chiara Ghidini
Luca Milasi
Stefano Romagnoli
Collana di Studi Giapponesi
Il ponte
La Collana di Studi Giapponesi raccoglie manuali, opere
di saggistica e traduzioni con cui diffondere lo studio e la
riflessione su diversi aspetti della cultura giapponese di ogni
epoca. La Collana si articola in quattro Sezioni (Ricerche,
Migaku, Il Ponte, Il Canto). I testi presentati all’interno
della Collana sono sottoposti a una procedura anonima di
referaggio.
La sezione Il ponte intende presentare una selezione delle
opere più rappresentative della produzione letteraria e teatrale del Giappone classico e moderno, dai monogatari e dai
diari di corte di epoca Heian ai romanzi e ai racconti degli
scrittori del panorama contemporaneo della letteratura giapponese, dalle opere di Zeami ai testi teatrali delle ultime
generazioni di drammaturghi.
Copyright © MMXIV
ARACNE editrice S.r.l.
www.aracneeditrice.it
[email protected]
via Raffaele Garofalo, 133/A–B
00173 Roma
(06) 93781065
isbn 978–88–548–7282–0
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,
di riproduzione e di adattamento anche parziale,
con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.
Non sono assolutamente consentite le fotocopie
senza il permesso scritto dell’Editore.
I edizione: giugno 2014
Akutagawa Ryūnosuke
Racconti e altri brevi scritti
a cura di
Paolo Villani
Indice
11
Introduzione
21
Il maestro buddhista e il patrono
('ǀVRPRQGǀ, 1916)
25
Inferni a sé stanti
(.RGRNXMLJRNX, 1916)
6DLJǀ7DNDPRUL
(6DLJǀ7DNDPRUL, 1917)
41
La stoffa dell’eroe
((L\njQRXWVXZD, 1918)
45
Agni
($JXQLQRNDPL, 1920)
55
Susanowo da vecchio
(2LWDUX6XVDQRZRQRPLNRWR, 1920)
71
Storia di una vendetta
($UXWHNLXFKLQRKDQDVKL, 1920)
83
Quelle storie assurde
(0\ǀQDKDQDVKL, 1920)
89
Un immortale
(6HQQLQ, s.d.)
7
91
Un immortale
(6HQQLQ, 1922)
95
Una serata fra amici
(,VVHNLZD, 1922)
103
Un’isola bizzarra
()XVKLJLQDVKLPD, 1923)
111
Ambarabà
(Ababababa, 1923)
119
Storie con la tigre
(7RUDQRKDQDVKL, 1925)
121
Una immortale
(1\RVHQ, 1926)
123
Ventagli dello Hunan
(.RQDQQRǀJL, 1926)
135
Una lettera
(7HJDPL, 1927)
141
Vita sessuale
(9LWDVH[XDOLV, s.d.)
165
Al buio
($QFKnjPRQGǀ, 1927)
8
Avvertenze
Il sistema di trascrizione seguito è lo Hepburn, che si basa sul
principio generale che le vocali siano pronunciate come in italiano e le consonanti come in inglese. In particolare, si tengano
presenti i seguenti casi:
FK
J
K
M
V
VK
X
Z
\
z
è un’affricata come l’italiano “c” in FHQD
è sempre velare come l’italiano “g” in JDUD
è sempre aspirata
è un’affricata (quindi Genji va letto Ghengi)
è sorda come nell’italiano VDVVR
è una fricativa come nell’italiano “sc” di VFHQD
in VX e in WVX è quasi muta e assordita
va pronunciata come una “u” molto rapida
è consonantico e si pronuncia come l’italiano “i” di LHUL
è dolce come nell’italiano URVD o VPHWWR; o come in ]RQD
se iniziale o dopo “n”.
La lunga sulle vocali indica l’allungamento delle stesse, non il
raddoppio.
7XWWLLWHUPLQLJLDSSRQHVLVRQRUHVLDOPDVFKLOHLQLWDOLDQR
Seguendo l’uso giapponese, il cognome precede sempre il nome.
9
Introduzione
$NXWDJDZD5\njQRVXNHqXQRGHLIRQGDWRULGHOODOHWWHUDWXUD
JLDSSRQHVHPRGHUQD(JOLQDVFHD7ǀN\ǀQHOQHOEHOPH]]R
di quel periodo Meiji (1868-1912) durante il quale il Giappone
realizza gran parte del rinnovamento delle proprie tradizioni culturali, metabolizzando anche in campo letterario molte novità introdotte dall’Europa e dall’America. Quando lo scrittore muore,
QHOVLqGDSRFRFRQFOXVRLOUHJQRGHOO¶LPSHUDWRUH7DLVKǀ
/DUHODWLYDPHQWHEUHYHFDUULHUDDUWLVWLFDGL$NXWDgawa coincide in sostanza con quest’ultimo periodo, della cui
OHWWHUDWXUDHJOLqLOUDSSUHVHQWDQWHSLVLJQL¿FDWLYR/¶DWPRVIHUDFRVPRSROLWDFKHO¶DUFLSHODJRUHVSLUDLQTXHJOLDQQLVLULÀHWWH
nell’avvincente fusione da lui realizzata fra sensibilità letterarie
giapponese e occidentale. In Giappone il successo avuto dall’autore in vita si va gradualmente consolidando dopo la sua scomparsa nella fama di un classico. Nel 1935 il mondo delle belle
OHWWHUHLVWLWXLVFHLQVXDPHPRULDLOSUHPLR$NXWDJDZDFKHFRstituisce tutt’oggi un prestigioso riconoscimento per gli scrittori
giapponesi esordienti. Fuori dell’arcipelago lo scrittore gode di
una certa popolarità grazie alle traduzioni, anche in italiano, di
DOFXQHVXHRSHUHSLQRWH/¶DGDWWDPHQWRFLQHPDWRJUD¿FRGLGXH
suoi racconti fatto da Kurosawa in 5DVKǀPRQ contribuisce dal
1950 alla risonanza internazionale dell’autore.
1RQ q VHPSOLFH LQGLYLGXDUH QHOO¶RSHUD GL$NXWDJDZD XQD
singola caratteristica essenziale. La concisione sicuramente contraddistingue le forme artistiche attraverso le quali l’autore si
esprime. La sua produzione narrativa consta esclusivamente di
racconti, più o meno brevi, talvolta condensati in una manciata di
ULJKH$NXWDJDZDDPDGH¿QLUVLXQSRHWDHQHOFDPSRGHOODYHUVL¿FD]LRQHSUHIHULVFHLOPLQLPDOLVPRIROJRUDQWHHO¶HVVHQ]LDOLWjGD
11
cogliere quasi a colpo d’occhio, dello KDLNX. Le sue brevi prose
vibrano di intensità emotiva, immediatezza, rapidità poetica, e
celano, sotto una notevole varietà di temi e modalità di scrittura,
XQ³TXDOFRVD´GLI¿FLOHGDGH¿QLUHFKHWRFFDODVHQVLELOLWjGHL
lettori da generazioni. Viene spontaneo ricondurre questa esVHQ]DHOXVLYDGHOO¶DUWHDNXWDJDZLDQDDOODGLPHQVLRQHSHUVRQDOH
dell’autore, all’evolversi di un dramma interiore che a 35 anni lo
indurrà a togliersi la vita, individuando la motivazione principale
del proprio suicidio in una “vaga inquietudine”.
La personalità, tormentata da tensioni e ansie ¿QGHVLqFOH, di
$NXWDJDZDqLQSDUWHIUXWWRGHOORVSLULWRGHOVXRWHPSRVWRULFRDIfollato di trasformazioni tumultuose e mutamenti accelerati. Ma
è probabilmente la situazione familiare, complicata e dolorosa,
YLVVXWDGDEDPELQRDLQÀXHQ]DUHSLG¶RJQLDOWUDFRVDLOFDUDWWHre dello scrittore, lasciandovi una indelebile impronta di disagio
SVLFKLFRHGLIRUWHGLSHQGHQ]DDIIHWWLYD,OSDGUH1LLKDUD7RVKL]ǀ
JHVWRUHGLXQDD]LHQGDFDVHDULDHODPDGUH$NXWDJDZD)XNXVRQR
colpiti poco prima della sua nascita dalla perdita della giovanisVLPD¿JOLDSULPRJHQLWD/RVFULWWRUHULFRUGHUjGLDYHUHVRIIHUWR
la luttuosa assenza di questa sorella, conosciuta solo tramite le
rievocazioni della zia. La madre soffre di una malattia mentale
che poco dopo il parto si va aggravando, al punto di impedirle di
prendersi cura del neonato e di manifestargli il minimo affetto. Il
SLFFROR5\njQRVXNHYLHQHDGRWWDWRGDOOR]LRPDWHUQRPDLOHJDPL
fra la famiglia di origine e quella adottiva continuano ad essere
VWUHWWL$OODPRUWHGL)XNX1LLKDUD7RVKL]ǀQHVSRVDXQDVRUHOOD
$NXWDJDZD)X\XFRQFXLKDDYXWRXQ¿JOLR$QFKHTXHVWRIUDWHOlo dello scrittore fa capolino in alcune sue pagine. )XNLXQ¶DOWUD
VRUHOOD$NXWDJDZDqODSHUVRQDFKHVLSUHQGHPDJJLRUPHQWH
cura di 5\njQRVXNH. Il futuro scrittore continua a incontrare la
PDGUHELRORJLFDSHUXQDGHFLQDG¶DQQL¿QFKpHVVDQRQPXRUH
6XELVFHSHUWDQWRODIHULWDGLYHGHUODLQFRQGL]LRQLSHQRVHH¿QLVFH
con il radicarsi nell’ossessivo convincimento di averne ereditato
la follia oltre al cognome. Non sono facili neanche i rapporti con
il padre, che spera inutilmente di riaverlo con sé e al quale il ragazzo continua a essere legato.
12
La famiglia di adozione vanta ascendenze aristocratiche e, da
SDUWHGHOSDGUH0LFKLDNLFRPHGHOODPDGUHDGRWWLYD7RPRXQ
retaggio culturale più elevato di quella di origine. Ciò fa sì che
$NXWDJDZDUHVSLULJLjGDPROWRSLFFRORXQ¶DWPRVIHUDIDYRUHYRle all’arte. Egli ha l’opportunità di assistere a spettacoli teatrali
e di accedere a una vasta collezione di opere letterarie. Oltre a
frequentare brillantemente le scuole, approfondisce lo studio del
cinese classico e dell’inglese grazie a lezioni private. CrescenGRDI¿DQFDDOODSUHFRFHFRQRVFHQ]DGHOODOHWWHUDWXUDGHOO¶$VLD
orientale un forte interesse per la letteratura occidentale, dei cui
stimoli si nutre. Dal 1913 frequenta l’ambita università impeULDOHGL7ǀN\ǀVSHFLDOL]]DQGRVLLQOHWWHUDWXUDLQJOHVHHODXUHDQdosi nel 1916 con una tesi su William Morris. Durante il periodo universitario si impone alla attenzione di letterati più maturi
e della critica con la pubblicazione dei primi racconti. Il gusto
per i temi fantastici, onirici, visionari e magici che anima molti
suoi scritti ispira la scelta delle storie degli autori europei tradotte negli stessi anni: %DOWKDVDU di Anatole France, /D0RUWH
DPRXUHXVHGL7KpRSKLOH*DXWLHUHEUDQLGD7KH&HOWLF7ZLOLJKW e
7KH6HFUHW5RVHdi William B. Yeats. Dopo la laurea insegna per
un paio d’anni inglese presso una scuola della marina militare,
ma dal 1919 decide di dedicarsi unicamente alla carriera letteraria. Le sue vicende sentimentali sono meno felici. Il desiderio
di scegliere liberamente una donna a cui legarsi viene frustrato
dal peso assegnato dalla famiglia adottiva all’estrazione sociale.
1HOVSRVD7VXNDPRWR)XPLGDOODTXDOHDYUjWUH¿JOL9LYH
però tutt’altro che serenamente alcune avventure extraconiugali.
Forse è anche per sfuggire a una soffocante storia d’amore che
nel 1921 accetta di passare quattro mesi in Cina come inviato
del quotidiano ƿVDND0DLQLFKL6KLQEXQ. Durante il viaggio si
ammala gravemente, tanto da temere di morire. Da allora inconWUDGLI¿FROWjDUHFXSHUDUHXQDEXRQDFRQGL]LRQHSVLFR¿VLFD,
suoi nervi saranno sempre più provati, soffrirà di insonnia e di
YDULDOWULPDODQQL/HGLI¿FROWjGLVDOXWHYHQJRQRDFXLWHGDOO¶DXPHQWDUHGHOOHUHVSRQVDELOLWjIDPLOLDULLQVHJXLWRDOOHGLI¿FROWj
economiche causate ad alcuni parenti dal disastroso terremoto
13
FKHGHYDVWD7ǀN\ǀQHO1RQSRFKLJUDWWDFDSLJOLSURFXUDno anche alcune attività editoriali, quali la laboriosa curatela di
una voluminosa antologia di letture per le scuole, che non ha
successo commerciale ed è motivo di frizioni con gli altri autori.
1HJOLXOWLPLGXHDQQLGLYLWD$NXWDJDZDSHQVDFRVWDQWHPHQWHDO
VXLFLGLRHDFRPHPHWWHUORLQSUDWLFD&RQWLQXD¿QRDOOD¿QHD
scrivere creando, a dispetto della insoddisfazione che nutre verso
il proprio lavoro, alcuni capolavori.
/HIRQWLLVSLUDWULFLGHOODSURGX]LRQHDNXWDJDZLDQDPXWDQRQHO
corso del tempo. Grosso modo la predilezione per storie situate in un passato più o meno lontano, anche leggendario, cede il
passo a narrazioni in cui si fanno vieppiù pressanti gli elementi
DXWRELRJUD¿FL$LGXHHVWUHPLGLTXHVWDELIRUFD]LRQHVLSRVVRQR
porre da una parte i racconti dell’esordio, ambientati nel Giappone del periodo Heian (794-1185), quali 5DVKǀPRQ (1915) e +DQD
(,OQDVRGDOO¶DOWUDOHFRQIHVVLRQLLQSULPDSHUVRQD¿UPDte nell’ultimissimo periodo quali 7HQNLER (,OUHJLVWURGHLPRUWL, 1926) e +DJXUXPD (/DUXRWDGHQWDWD, 1927). I racconti degli
esordi poc’anzi menzionati sono un tipico esempio della tenden]DGL$NXWDJDZDDULHODERUDUHLQFKLDYHPRGHUQDEUDQLGHOODOHWteratura giapponese antica e più in generale materiale preesistente, talora combinando più fonti in un unico scritto e assicurando
originalità ai racconti grazie ad una inconfondibile cifra stilistica.
Il materiale da cui l’autore attinge o trae spunto è estremamente
GLYHUVL¿FDWR'HOODVWRULDGHO*LDSSRQHROWUHDOO¶HSRFD+HLDQ
$NXWDJDZDULYLVLWDLOSHULRGRGHOO¶DUULYRQHOO¶DUFLSHODJRGHLSULmi missionari cristiani nella seconda metà del XVI secolo, ad
esempio con 7DEDNRWRDNXPD (,OWDEDFFRHLOGLDYROR, 1916),
il periodo Edo (1603-1868) con racconti quali $UXKLQRƿLVKL
.XUDQRVXNH (8QJLRUQRGHOODYLWDGLƿLVKL.XUDQRVXNH, 1917),
i primi anni del periodo Meiji in +DQNHFKL (,OID]]ROHWWR, 1916)
e altri scritti. Egli si rifà alla tradizione del suo paese anche nel
FRQFHSLUHVWRULHGDOVDSRUH¿DEHVFRTXDOL0RPRWDUǀ(1924),o
nel narrare quelle in cui la mitologia giapponese gioca un ruolo
importante, quali.DPLJDPLQRELVKǀ (,OVRUULVRGHJOLGHL, 1921).
Ma il panorama tematico dei suoi scritti è assai ampio, anche
14
JHRJUD¿FDPHQWHHVSD]LDGDOODVWRULDFLQHVHDOODFXOWXUDELEOLFD
e neotestamentaria. Le forme della scrittura variano altrettanto e
ricorrono alla descrizione quanto al dialogo, al monologo quanto
alla forma epistolare.
Alcuni degli scritti tradotti in queste pagine li si potrebbe ruEULFDUHLQXQ¿ORQHGLLVSLUD]LRQHVWRULFD9LDSSDUWLHQHLQPDniera spiccata6WRULDGLXQDYHQGHWWD ($UXWHNLXFKLQRKDQDVKL,
1920), che si confà sostanzialmente alle convenzioni sul tema,
caro alla tradizione, della caccia all’uomo in fuga attraverso vari
domini feudali dell’epoca Edo. Già negli equivoci e nello scambio di persona da cui prende le mosse, però, il racconto sottende
una dimensione di più ampio respiro, relativa al ruolo che la prepotenza del caso e il fardello della insensatezza e del fallimenWRJLRFDQRQHOODFRQGL]LRQHXPDQD5LYLVLWDFRQWHVWLVWRULFLGHO
remoto passato anche ,OPDHVWUREXGGKLVWDHLOSDWURQR ('ǀVR
PRQGǀ, 1916), ambientato nel Giappone Heian e pieno di riferimenti alla cultura del tempo. Nel silenzio rotto solo dal respiro
GHOODDULVWRFUDWLFDOHWWHUDWD,]XPL6KLNLEXLOSUHODWR'ǀP\ǀDIIURQWDXQDHQWLWjDSRWURSDLFDGLLQ¿PRUDQJRGHOVLVWHPDGRWWULQDULREXGGKLVWDODFXL¿JXUDqYHQXWDIXRULGDOODSHQRPEUDR
forse dalla mente del protagonista. Sullo sfondo del racconto il
contrasto interno al buddhismo su chi possa ottenere la salvezza,
una minoranza di osservanti di rigidi precetti morali, oppure tutti
JOLHVVHUL'ǀP\ǀIDXWRUHGLTXHVW¶XOWLPDLSRWHVLQRQPDQFDGL
JLXVWL¿FDUHOHSURSULHWHQGHQ]HHGRQLVWLFKHVXDSSURIRQGLWHFRQRVFHQ]HHVR¿VPLTXDOLODFRVLGGHWWDWULSOLFHYHULWjFKHSRVWXOD
l’individuazione di una via di mezzo fra sostanziale assenza di
realtà e convenzionale esistenza temporanea dei fenomeni. Il racconto si chiude sull’incipit del 0DNXUDQRVǀVKL (1RWHGHOJXDQFLDOHGL6HL6KǀQDJRQGDPDGLFRUWHHVFULWWULFHGHOSHULRGRLQ
cui è ambientato il racconto. La passione per la storia cinese, che
VSLQJHVSHVVR$NXWDJDZDDFHUFDUYLLVSLUD]LRQHFLSRUWDLQYHFH
con /DVWRIIDGHOO¶HURH ((L\njQRXWVXZDQHOOD&LQDGL¿QH
terzo secolo a.C. Il generale di un esercito vittorioso rievoca le
gesta della giornata, di cui pare trasparire la fatica nella descrizione di gesti, luci e suoni diluiti e lenti. Si è appena concluso il
15
FRQÀLWWRIUD/LX%DQJD&IRQGDWRUHGHOODGLQDVWLD
+DQH;LDQJ<XD&6FRQ¿WWRTXHVW¶XOWLPRSLQXOOD
RVWDFRODO¶XQL¿FD]LRQHGHOO¶LPSHURFLQHVHGDSDUWHGHOSULPR/D
VWRULDHODVWRULRJUD¿DKDQQRODORURLPSRUWDQ]DDQFKHLQTXHOOD
sorta di inno allo scetticismo che è 6DLJǀ7DNDPRUL (6DLJǀ7DNDPRUL, 1917). Il politico e militare giapponese, che nel 1877 muore alla guida dei propri seguaci nella ribellione contro il governo
centrale, è un personaggio assai adatto ad animare la provocazioQHLQWHOOHWWXDOHPHVVDLQVFHQDQHOUDFFRQWR$OODVXDPRUWH¿RULscono infatti numerose fantasticherie e leggende che lo vogliono
VRSUDYYLVVXWRDOODVFRQ¿WWD/’aspetto stesso di 6DLJǀ7DNDPRUL
WUDPDQGDWRGDOO¶LFRQRJUD¿DXI¿FLDOHqLQFHUWRPRGRIUXWWRGHOOD
fantasia: è solo una ricostruzione artistica la famosa immagine
dell’uomo corpulento, eccezionalmente alto per i giapponesi del
tempo, dalle sopracciglia folte su una testa massiccia.
Altri racconti ricordano degli esercizi di stile. In $JQL ($JXQL
QRNDPLDGHVHPSLR$NXWDJDZDVLFLPHQWDLQXQJHQHUH
letterario che mescola elementi di avventura, di giallo, di fantasia, di mistero, producendo alcune pagine la cui relativa sempliFLWjHLO¿QDOHLQFHUWRVHQVROLHWRVRQRLQIXQ]LRQHGHOODSODWHD
adolescenziale per la quale sono scritte. Anche 8Q¶LVRODEL]]DUUD
()XVKLJLQDVKLPD, 1923) ha un che dell’esercitazione: una satira sulla tragicomicità umana di dichiarata ispirazione swiftiana,
ambientata in un luogo il cui nome è il palindromo di Parnassus.
Improntati a una diversa ma comunque fantastica matrice sono
LUDFFRQWLLQWLWRODWLDJOLDVFHWLGHOODDJLRJUD¿DWDRLVWDLQSRVVHVso di qualità prodigiose e soprannaturali, fra cui l’immortalità e
la capacità di volare. La basilare assurdità dell’argomento viene
modulata in maniera sostanzialmente ironica con qualche punta
di cinismo. Nel più breve 8QLPPRUWDOH (6HQQLQ, s.d.) il paradosso dell’immortalità si capovolge nella morte di cancro dell’immortale. 8QDLPPRUWDOH (1\RVHQ, 1926) è una specie di piccola
parodia di un incontro con la versione femminile, che pure nella
WUDGL]LRQHYDQWDXQVXRUXRORGHOODOHJJHQGDULD¿JXUDWDRLVWD
L’altro 8QLPPRUWDOH (6HQQLQ, 1922) narra una storia astrusa, ma
QRQLUUHDOLVWLFDSULPDGHOFROSRGLVFHQD¿QDOH
16
Lo spettro della sofferenza mentale compare comprensibilPHQWHSLYROWHQHOO¶RSHUDGL$NXWDJDZDÊLOFDVRGL,QIHUQLD
VpVWDQWL (.RGRNXMLJRNX, 1916), il cui nucleo narrativo porta il
problema in primo piano. Altrettanto frequentemente lo scrittore
ULFRUUHDOO¶LQIHUQRTXDOHPHWDIRUDGHLWRUPHQWLFKHDIÀLJJRQRL
malati di mente. Gli inferni evocati nel titolo indicano una conFH]LRQH¿ORVR¿FDHUHOLJLRVDEXGGKLVWDGHVXPLELOHGDWHVWLVDFUL
e letteratura popolare, ma si rivelano sensazionalmente consoni
alla descrizione di stati mentali di disperata tragicità. Dopo un
prologo non privo di accenti scherzosi l’amarezza piano piano si
impadronisce del racconto e un autore tristemente profetico chiude il discorso, dichiarando di vivere in prima persona le infernali
condizioni mentali che hanno presumibilmente condotto al suicidio il monaco conosciuto dallo zio. Pure in 4XHOOHVWRULHDVVXUGH
(0\ǀQDKDQDVKL, 1920) il tema degli stati mentali alterati fa la
sua comparsa, ma privo di simili risvolti tragici. Le storie assurde sono quelle raccontate da una donna affetta da “esaurimento
nervoso”, vittima di una serie di allucinazioni, di deliri e di fobie.
Le narrazioni della protagonista sembrerebbero il risultato di uno
stato confusionale. Potrebbero però derivare anche da esperienze
paranormali. Al lettore sfugge cosa sia davvero accaduto, e una
SLFFRODULYHOD]LRQH¿QDOHDJJLXQJHXQDQXRYDSURVSHWWLYDDOOH
angolazioni interpretative fra cui è libero di scegliere.
4XHVWDHQLJPDWLFLWjqIUDOHQRWHIRQGDPHQWDOLGL$NXWDJDZD
ed è talora evidenziata dalla rarefazione della trama. Così nel
semplicissimo 6WRULHFRQODWLJUH (7RUDQRKDQDVKL, 1925), quanGRODWHU]DGHOOHWUHVWRULHOOHFKHXQSDGUHUDFFRQWDDO¿JOLRSHU
addormentarlo si tronca a metà, restiamo disorientati e curiosi di
sapere di più del frammentario quadretto familiare. L’intreccio
narrativo di 8QDOHWWHUD (7HJDPLVLDVVRWWLJOLD¿QRTXDVL
DVFRPSDULUH5HVWDQRGHOOHLPSUHVVLRQLVIXJJHQWL)RUVHSHUFKp
scritto neanche tre settimane prima del suicidio, sembra aleggiaUHLQTXHVWRUDFFRQWRSLFKHDOWURYHODQRQPHJOLRGH¿QLELOH
LQTXLHWXGLQHFKHO¶DXWRUHFKLDPHUjLQFDXVDSHUJLXVWL¿FDUHLOVXR
atto estremo. La presenza di un paio di matti, la fragilità di nervi di un altro paio di personaggi, l’ambientazione in un luogo
17
SXEEOLFL]]DWRFRPHEHQH¿FRSHUO¶HVDXULPHQWRQHUYRVRVHJQDQRDOFXQLSXQWLIHUPLGLXQWHVWRLQFXLqGLI¿FLOHGLVWLQJXHUHOH
VPRU¿HGLPDOHVVHUHGDJOLVFDWWLXPRULVWLFL(QLJPDWLFLWjHDPELJXLWjWLSLFKHGL$NXWDJDZDFRVWLWXLVFRQRDQFKHO¶HVVHQ]DGHO
protagonista della mitologia giapponese, alla cui riscrittura l’autore dedica 6XVDQRZRGDYHFFKLR (2LWDUX6XVDQRZRQRPLNRWR,
1920). La mescolanza di comportamenti da malfattore e benefattore dell’antico personaggio, il suo carattere instabile e l’identità
sempre in bilico fra crudeltà violenta e altruismo eroico, vengono
riformulati in base alla moderna sensibilità artistica dello scrittoUH1HYLHQHFRVuIXRULXQD¿JXUDDOODSHUHQQHULFHUFDGLVHUHQLWj
sentimentale e dipendente dall’affetto femminile per il proprio
equilibrio mentale. Un Susanowo in cui sembra manifestarsi una
SHUVRQDOLWjPXOWLSOD$NXWDJDZDSUREDELOPHQWHFRQRVFHGLSHUsona il succedersi ciclico di più personalità. Uno sdoppiamento
del genere potrebbe essere all’opera nell’alternarsi di domande e
risposte con l’interlocutore invisibile di $OEXLR ($QFKnjPRQGǀ,
1927).
Come in quest’ultimo anche in altri scritti gli elementi autoELRJUD¿FLVLIDQQRHVSOLFLWL,OFDVRGL9LWDVHVVXDOH (9LWDVH[XDOLV, s.d.) è particolare in quanto si tratta di una vera e propria
EUHYHDXWRELRJUD¿DDWHPDFKH$NXWDJDZDQRQFRQFHSLVFHSHUz
per la pubblicazione. Priva di elementi romanzati, essa ripercorre
senza veli e quasi come se lo scrittore fosse ancora immerso
nell’infanzia e nell’adolescenza gli smarrimenti, le curiosità e le
scoperte riguardanti il sesso. Questa sorta di monologo interiore
verrà pubblicato la prima volta nel 1968 in una raccolta di
PDQRVFULWWLGL$NXWDJDZDLQFRPSOHWL/¶DXWRUHVFULYHGLJHWWRH
con grande franchezza. I riferimenti alla sessualità sono costanti
e piuttosto dettagliati anatomicamente, mentre la lingua si avvale
di termini medici tedeschi quanto del giapponese gergale per
indicare gli organi e i rapporti sessuali. Il resoconto ha anche un
valore documentario sulla diffusione in Giappone, fra gli studenti
del tempo, di pratiche omosessuali caratterizzate da atteggiamenti
brutali e sopraffattori. Pur essendo denso di elementi tratti dalla
vita dell’autore si situa su un versante diametralmente opposto
18
$PEDUDEj (Ababababa, 1923),OPLFURFRVPRGL<DVXNLFKL±
SURWDJRQLVWDGLXQDVHULHGLUDFFRQWLVHPLDXWRELRJUD¿FLHLOVXR
debole per i modi timidi e impacciati di una giovane donna vi
sono descritti con sognante lirismo. Non è impossibile che l’affresco conviviale e l’elogio della passione amorosa contrapposta
alla freddezza intellettualistica di 8QDVHUDWDIUDDPLFL (,VVHNLZD,
FRQWHQJDTXDOFKHULÀHVVRGLHVSHULHQ]HGHOO¶DXWRUHÊLQYHFHFHUWDPHQWHLVSLUDWRDOYLVVXWRDXWRELRJUD¿FR9HQWDJOLGHOOR
+XQDQ (.RQDQQRǀJL$NXWDJDZDYLUDFFRQWDLQPDQLHUD
romanzata il suo soggiorno a Changsha, durante il viaggio compiuto nel 1921 nella Cina in guerra civile da un decennio, fra il
moltiplicarsi delle iniziative popolari contro l’imperialismo giapponese e la diffusione di un banditismo legato a società segrete e
rivendicazioni politiche rivoluzionarie.
Le traduzioni sono basate sui testi originali contenuti nei 24
volumi di $NXWDJDZDU\njQRVXNH]HQVKnj, Iwanami shoten, 1998.
19
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