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2° parte - Barricate

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movimenti
A.L.B.A. – per un soggetto
politico nuovo
Ph. Marco Fuligno
movimenti
ANTIPOLITICO?
Un’analisi del
Movimento 5 Stelle
G.I.
Olivier Turquet
14
dic. 2012 / gen. 2013
Quando, in qualunque modo, disturbi l’ordine costituito, la cosa
migliore da fare è non parlare di
te. Non è una questione personale,
non ha colore politico: si è fatto con
la Lega Nord, il Partito Umanista, i
Cavalieri del Nulla e, naturalmente,
con il Movimento 5 Stelle.
Quando è impossibile ignorarti, allora si passa al secondo metodo,
attaccarti un’etichetta; in politica va
di moda definire “antipolitico” chi
fa cose diverse dal solito.
Ma il movimento fondato da Beppe
Grillo è così antipolitico, nel bene e
nel male?
Questa piccola scheda cerca di capirlo ritrovando i parametri che
caratterizzano, o dovrebbero caratterizzare secondo una logica, un
partito o un movimento politico.
A Parma erano in 400; qualcuno
“C’è una cosa che ci accomuna:
in funzione complementare nello
in meno rispetto al primo raduno
la diversità. Il nostro atto di nasci-
scaffale dell’offerta politica. Si è
al PalaMandela di Firenze ma pur
ta è un atto di accusa al sistema
aperta una fase costituente della
sempre in tanti, in piena estate e
partitico novecentesco arrivato a
democrazia italiana”.
con temperature tropicali, e tut-
fine corsa. Vogliamo fondare un
Fissati i paletti e le coordinate,
ti impegnati a sfornare proposte
nuovo sistema politico, introdur-
quali sono gli obiettivi di A.L.B.A.?
e documenti, divisi per tavoli da
re elementi di una cultura poli-
“L’ambizione che ci anima è al-
15, secondo uno dei metodi del-
tica rivoluzionaria”. E ancora: “È
ta: contribuire alla costruzione
la democrazia partecipativa: “Mi
una grande responsabilità quel-
di un’alternativa a questa Italia
verrebbe da esclamare ‘quanto è
la che sentiamo. Nei cittadini c’è
e questa Europa. Un’altra via di
difficile e complessa la democra-
l’esigenza di trovare nuove inter-
uscita dalla crisi, che non faccia
zia, però quanto è bella!’– dice
locuzioni. In questi mesi abbia-
a pezzi diritti e dignità del lavo-
Anna Pascuzzo – Ti fa respirare
mo visto crescere molto in fretta il
ro, relazioni e vita delle donne
un’aria nuova, un’aria fresca, non
Movimento 5 Stelle e noi vorrem-
e degli uomini. Esiste una parte
senti più l’odore di stantio, quella
mo porci come un’alternativa a
ampia della società italiana che ha
puzza di vecchie liturgie verticisti-
Beppe Grillo, perché molte delle
riempito le strade di questi anni,
che attraverso le quali la base sta-
persone che chiedono un rinno-
ed anche le urne, una volta tanto,
va sempre ai margini e a scegliere
vamento non si riconoscono nel
nei referendum e in molte elezio-
erano sempre gli stessi. A Parma si
grillismo. Quello che noi rifiutia-
ni amministrative. Questa Italia
è sperimentata una ‘pratica nuo-
mo è proprio la figura del capo
chiede forme politiche nuove per
va’: la democrazia. Finalmente si
carismatico: questo Paese ne ha
poter partecipare ad uno spazio
Il nome
Il leader
è ricominciato a parlare di politica
conosciuti diversi, e quando ve-
pubblico allargato, all’altezza della
5 Stelle ricorda i cinque punti
Beppe Grillo fa e disfa il movimento, dicono non solo i denigratori
tutti insieme, ciascuno ha potuto
diamo che ce n’è uno che ha ad-
devastazione anche antropologica
che il movimento considera-
ma anche qualcuno dei suoi, tant’è che molti hanno abbandonato
dire la propria e la sintesi non ha
dirittura la proprietà del marchio
che si è manifestata in questi 20
va più importanti ai suoi inizi:
il movimento o sono stati espulsi quando si sono permessi di cri-
sacrificato nessuno. S’è discus-
del suo movimento non possiamo
anni di berlusconismo. Centrale
democrazia, energia, ambien-
ticare il leader. Ma, mentre Berlusconi smentisce se stesso e il suo
so, dibattuto fino a stancarci tutti,
non avvertire un pericolo per la
nella riflessione di A.L.B.A. è il te-
te, informazione, istruzione.
partito e afferma a giorni alterni che sarà lui il candidato, Grillo
ma non s’è votato finché le tesi da
democrazia. Alba non avrà capi,
ma del lavoro. E la necessità di un
Consultando il programma si
dichiara a Travaglio in un’intervista di giugno: “Eh no eh, io mica mi
sottoporre al vaglio dell’assem-
meno che mai carismatici”.
reddito di cittadinanza. Il tutto in
scopre che sono diventati 7:
candido… L’ho detto e lo ripeto, io nel palazzo non ci entro: non
blea non fossero realmente chia-
A Parma si è anche sbattuta la por-
un’ottica di riconversione ecologi-
stato e cittadini, energia, infor-
mi lascio ingabbiare. Preferisco restare un battitore libero, un fran-
re a ciascuno. Solo allora ci si è
ta ad intese elettorali di centrosini-
ca del sistema produttivo e della
mazione, economia, trasporti,
espressi, favorevoli o contrari”. È
stra: “La mia opinione – continua
nostra vita. L’ideale sarebbe una
salute, istruzione.
co tiratore”. (www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/beppe-grillo-nonfregheranno-i-5-stelle-con-saviano-passera-o-montezemolo/261729/)
il metodo di A.L.B.A. (acronimo
Ginsborg – è che non sia possibi-
grande alleanza sociale fra la parte
che sta per Alleanza Lavoro Beni-
le un’alleanza elettorale col Pd.
più battagliera della classe opera-
comuni Ambiente), il “soggetto
Nessuna possibilità di partecipare
ia, i ceti medi urbani che sono stati
Il programma
L’organizzazione
politico nuovo” (con accento sul
a primarie di centrosinistra, che
conquistati alla difesa della Costi-
Sul sito, all’indirizzo www.bep-
Il 5 Stelle ha un’organizzazione decentrata ma abbastanza pre-
nuovo) promosso da numerosi
non hanno un’ombra di contenu-
tuzione, e i precari. Questo puz-
cisa, basata sui meetup degli amici di Beppe Grillo, descritta in
intellettuali come Paolo Cacciari,
to – o se ce l’hanno è quello del
zle sociale potrebbe diventare la
Ugo Mattei, Marco Revelli, Chiara
governo Monti e dell’Europa dei
nostra base elettorale. Una grande
pegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf è reperibile
Giunti, Nicoletta Pirotta, Alberto
memorandum”. Ma la chiusura va
Alba per l’Italia!”.
il programma, articolato in 15
bilmente pochi partiti attuali possono vantare, composta da ben
Lucarelli, Andrea Bagni e Clau-
oltre: “Niente somme spente di
Ai militanti del “soggetto politico
pagine secondo i punti esposti
252 liste. L’organizzazione non è esente da liti e soprusi, che
dio Giorno, che hanno scritto il
partitini vecchi, nessun ritorno a
nuovo” è arrivato il saluto di Luigi
sopra: abolire tale legge, fare
caratterizzano troppo spesso realtà associative di ogni tipo. Su
manifesto fondativo (http://www.
modelli tipo ‘sinistra arcobaleno’;
De Magistris: “Serve una svolta a
tale altra; la parte di ridimen-
questo Grillo dice a Travaglio: “Non voglio sentir parlare di strut-
soggettopoliticonuovo.it/) insieme
niente aggregazioni residuali degli
360 gradi che coinvolga la società
sionamento della politica pren-
ture. Siamo un movimento orizzontale, se ti sviluppi in verticale
al più noto Paul Ginsborg (scrit-
esclusi; tanto meno liste civiche
civile, i comitati, le associazioni,
de una pagina.
diventi un partito. Poi lo so anch’io che ci sono i dissidi, le divi-
tore, giornalista, docente di storia
con volti decenti di supporto a
i movimenti; per la rifondazione
sioni, un meetup contro l’altro…”. In ogni caso le loro litigate
contemporanea), il quale spiega:
un centrosinistra impresentabile,
della politica stessa”.
avvengono in buona parte in diretta sui loro blog...
barricate
dettaglio qui: www.beppegrillo.it/meetup/
Ha un’organizzazione di base capillare sul territorio che proba-
Non entriamo in questioni di
merito, né esprimiamo un giudizio su questa nuova formazione politica; semplicemente
ci sembra che non si tratti di
un movimento antipolitico ma
di una risposta che le persone,
dalla base, hanno cercato di dare all’evidente degrado della
politica; una risposta parziale,
ispirata da un personaggio per
molti discutibile, ma che certamente coglie alcuni temi cari alle persone in questo momento:
ripartire dalla base, essere trasparenti, preoccuparsi del bene comune e cercare delle soluzioni. Tutte cose politiche, nel
senso buono che questa parola
deve rapidamente riprendere.
barricate
dic. 2012 / gen. 2013
15
Barricate e Palazzi
una testa
un voto
Verso il compimento della democrazia
Maria Chiara Ballerini
Fonti:
La Democrazia Diretta,
Giuseppe Schiavone,
Ed. Dedalo, Bari, 1997
Democrazia Diretta,
Murray Bookchin, (trad. it.)
Elèuthera, Milano, 2001
Democrazia elettronica,
Maurizio Bolognini,
Carocci, Roma, 2001
Ci sono anch’io.
Il cittadino e la democrazia
partecipativa, Paolo
Bertolotti, KC Edizioni
Come si forma l’Opinione
pubblica, Mascia Ferri,
Milano, FrancoAngeli, 2006.
Democrazia diretta:
più potere ai cittadini,
Thomas Benedikter,
Edizioni Sonda, 2008
Negli ultimi anni, che hanno visto un grande fermento una reale partecipazione attiva e propositiva dei citpartecipativo con la nascita e lo sviluppo di numerosi tadini alla vita politica sono sostanzialmente due: il
Democrazia dei Cittadini,
movimenti civici, è sempre più diffusa l’opinione che i Referendum e l’Iniziativa.
Paolo Michelotto,
tempi siano maturi per un passo in avanti nel processo Il Referendum -inteso nel senso più ampio, e non soTroll Libri, 2008
di democratizzazione della società, che viene identifi- lo abrogativo come lo è in Italia- è lo strumento atJe Participe cato con la pratica della Democrazia Diretta.
traverso il quale i cittadini possono esercitare il diritUn laboratorio di
L’aggettivo “diretta” è in realtà pleonastico, ma to di controllo sull’operato dei propri rappresentanti
Democrazia a Roma
oggi è forse l’unico in grado di riportare il termine politici. Quando essi prendono decisioni non condiviSud, Andrea Carnevali,
PB Press, Roma, 2009.
“democrazia” alla sua accezione originaria. Solo se se da una parte della cittadinanza, questa ha la posesercitata direttamente infatti, la desibilità di raccogliere firme e richiedeGuida alla Democrazia
La democrazia
mocrazia è davvero il governo del pore un referendum, che in questo caso è
diretta, Kaufmann,
diretta è un metodo
polo, in base al principio fondamentale
detto “referendum confermativo facolBuchi, Braun, IRI
di partecipazione
Europe, Koniz, 2009
“una testa, un voto”. Sono numerosistativo”. Si ha invece il “referendum condella cittadinanza
simi gli studi, i testi, i blog sulla demofermativo obbligatorio” in caso di reviLa tua guida all’iniziativa
alla politica,
crazia diretta, nonostante essa non sia
sioni della Costituzione.
dei cittadini europei
non in opposizione
Unione Europea,
ancora stata definitivamente teorizzata
L’iniziativa, o iniziativa popolare legislaalla democrazia
Bruxelles, 2011
in maniera complessiva ed esaustiva, e
tiva, è lo strumento attraverso il quale i
rappresentativa
per questa ragione l’espressione ha accittadini possono elaborare proposte di
La Democrazia Sussidiaria,
ma come suo
cezioni differenti. Generalmente si può
legge da sottoporre al voto dell’assemDario Alberto Caprio,
completamento
Nuova Editrice
intendere la democrazia diretta come
blea legislativa e successivamente a un
Mondoperaio, Roma, 2012.
un “metodo di partecipazione della cittadinanza al- voto referendario, sempre previa raccolta di un dala politica”, non in opposizione alla democrazia rap- to numero di firme. “L’iniziativa popolare –afferma
presentativa ma come suo completamento.
Thomas Benedikter- è il vero e proprio nocciolo delL’Italia prevede già alcuni strumenti di democrazia
la democrazia diretta. (…) È un atto generato interadiretta, ma la loro influenza è alquanto margina- mente dalla cittadinanza, che si fa legislatrice per fole, poiché le iniziative popolari vengono per lo più calizzare l’attenzione della rappresentanza politica su
ignorate dai destinatari (camera e commissioni par- un tema pubblico rimasto trascurato”.
Referendum
lamentari), mentre del referendum si cerca di osta- Altri strumenti importanti della democrazia die Iniziativa popolare
colare la potenza con un regolamento restrittivo e retta, ma senza funzione vincolante, sono il relegislativa, affiancati
l’imposizione di un quorum altissimo. Altrove inve- ferendum consultivo, la proposta di legge di inida revoca, petizione
ce esistono esperienze riuscite ed efficaci che coin- ziativa popolare senza referendum, la petizione
e débat public sono
volgono municipi, regioni o addirittura nazioni, per e il procedimento di recall, ovvero revoca degli
i principali strumenti
esempio la Svizzera -dove vige un sistema di demo- eletti che non rispettano il proprio mandato.
che permettono
crazia “semidiretta”- alcuni stati degli USA come la
Nel sistema democratico diretto l’informaziouna reale partecipazione
California, la regione della Bavaria e la città brasiliane ha un ruolo fondamentale. In Svizzera ad
attiva e propositiva
na di Porto Alegre, dove vengono in diversa misuesempio, dove il ricorso al referendum è abidei cittadini
ra applicati gli strumenti normativi su cui la demo- tuale e frequente, ogni cittadino riceve un opualla vita politica
crazia diretta si basa. Gli strumenti che permettono scolo informativo che spiega dettagliatamente
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barricate
Illustrazioni Filippo Emiliani
Democrazia diretta
gli strumenti della democrazia diretta
Nella Democrazia Diretta il popolo è sovrano.
I cittadini non sono soltanto elettori che delegano
il proprio potere politico ai rappresentanti, ma sono
anche legislatori e amministratori della cosa pubblica.
Gli strumenti principali con cui
la democrazia diretta si esercita sono:
Referendum Propositivo:
i cittadini possono proporre una legge ai legislatori.
Referendum Abrogativo:
i cittadini possono cancellare una legge.
Referendum Consultivo:
i cittadini possono esprimere un parere.
Iniziativa Popolare:
i cittadini possono proporre direttamente una legge.
L’iniziativa vincola il parlamento ad una risposta
entro massimo sei mesi.
Se la risposta non è soddisfacente si ha un referendum.
Revoca degli eletti:
strumento applicabile a qualsiasi carica pubblica elettiva.
Bilancio Partecipativo:
consente ai cittadini di decidere direttamente
sui beni comuni.
Débat Public:
pratica per consultare popolazioni interessate
da grandi opere pubbliche.
Petizione:
il ricevente ha l’obbligo
di rispondere entro un tempo stabilito.
Diversi studi
vinciali e regionali in cui sono previsti
le ragioni del pro e del contro, menhanno dimostrato
i referendum locali si nota come quetre in Francia vige dal 1995 il Débat
un effetto positivo
sto strumento sia utilissimo a favorire
Public, una procedura di democrazia
della democrazia
la partecipazione attiva dei cittadini alle
partecipativa che mette tutti i cittadidiretta sulla
questioni collettive, l’assunzione di reni nelle condizioni non solo di essere
convivenza civica
sponsabilità e la diffusione dell’informasempre informati, ma anche di poter
e sul benessere
zione. Inoltre, come sostiene Paolo Miintervenire sui grandi progetti relativi a
economico
chelotto, gli amministratori che portano
infrastrutture da realizzare sul territorio, tramite dibattiti su conseguenze e vantaggi che queste modalità nelle proprie città godono di grande
porteranno tali opere, in cui i rappresentanti politici stima e appoggio da parte dei cittadini, che tendoascoltano le ragioni espresse dai cittadini e trovano no ad avvicinarsi tra loro, ad essere più disponibili e
Thomas Benedikter, autore
insieme, con la collaborazione di esperti esterni, le comprensivi, ad assumersi responsabilità, ad aumendi “Democrazia Diretta, Più
tare la comprensione civica.
soluzioni migliori per tutti.
potere ai Cittadini”
Tra gli altri strumenti che hanno l’obiettivo di facili- Ed è proprio l’assunzione di responsabilità che si matare la partecipazione dei cittadini alla vita po- nifesta come punto centrale, non solo della demoNel mondo
litica e pubblica, spicca il Bilancio Partecipativo, crazia diretta, ma della democrazia tout court. Coesistono esperienze
adottato da molti comuni italiani piccoli e me- me scriveva Bobbio in un articolo del 1958 ma più
riuscite ed efficaci
di negli anni ’70 e in qualche caso anche oggi, che mai attuale “il cammino della democrazia non è
di applicazione
e dal 1989 nella città brasiliana di Porto Alegre, un cammino facile, per questo bisogna essere condegli strumenti della
dove 1,4 milioni di abitanti discutono insieme tinuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma
democrazia diretta,
di risorse e piano regolatore, e si esprimono neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle
come in Svizzera,
sorti fatalmente progressive dell’umanità. Oggi non
anche via internet.
California, Bavaria
Diversi studi hanno dimostrato la ricaduta posi- crediamo, come credevano i liberali, i democratici, i
e nella città brasiliana
tiva di queste prassi, sia a livello di convivenza socialisti al principio del secolo, che la democrazia sia
di Porto Alegre
civica, sia a livello di incremento del benesse- un cammino fatale (…) Noi siamo, dobbiamo essere,
re economico. Nei regolamenti comunali, pro- democratici sempre in allarme.”
barricate
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Barricate e Palazzi
democrazia diretta
intervista a paolo michelotto
la parola ai cittadini
Maria Chiara Ballerini
Paolo Michelotto, come nasce e
come si sta sviluppando la campagna Quorum Zero?
Chi studia la democrazia, sa che
uno degli impedimenti maggiori
nell’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta è rappresentato
dalla presenza del quorum nei referendum. Impedimento particolarmente insidioso, perché ad una
analisi veloce e superficiale sembrerebbe invece una tutela necessaria e “democratica”.
Non è ovviamente così e ci sono
decine di ragioni per toglierlo. La
presenza del quorum allontana gli
elettori dal voto e questo è dimostrato analizzando l’affluenza elettorale dei referendum confermativi, che non hanno il quorum, e dei
referendum abrogativi che invece
lo hanno. I paesi che più utilizzano
il referendum, come la California e
la Svizzera, non hanno il quorum.
E ogni volta che gli strumenti di
democrazia diretta sono stati introdotti su iniziativa dei cittadini, nel
mondo, sempre sono stati introdotti senza quorum. Al contrario,
il quorum è sempre caldeggiato
dalle classi politiche che, dietro la
motivazione di facciata di maggiore “democraticità”, invece si tutelano dagli strumenti di democrazia
diretta e dalla possibilità che i cittadini possano esprimere la loro volontà svincolati dai “professionisti”,
da “coloro che sanno”, con questo
efficace ostacolo.
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ottenere maggiore democrazia, come assemblee partecipative e incontri di progettazione partecipata.
L’attività che in questo momento coinvolge maggiormente Michelotto è l’iniziativa “Quorum Zero e più
democrazia”, raccolta di firme per una proposta di
legge di iniziativa popolare che intende togliere il
quorum dai Referendum e migliorare gli strumenti
di democrazia diretta.
Negli stati deve gli strumenti di
democrazia diretta funzionano, il
quorum non esiste, e sono la maggioranza dei paesi europei.
Da queste considerazioni, dopo il
referendum abrogativo del giugno
2011, è nata l’idea di scrivere la
migliore proposta di legge possibile sulla democrazia diretta, che
prendesse il meglio che esiste nel
mondo e lo portasse in Italia. Una
trentina di appassionati di tutta
Italia si è ritrovata per 8 mesi con
riunioni online quasi settimanali
ed ha redatto la proposta di legge di iniziativa popolare “Quorum
Zero e Più Democrazia”. In Italia
non si possono fare referendum
abrogativi sui contenuti della costituzione, quindi per togliere il
quorum bisognava per forza agire con la proposta di legge di iniziativa popolare. Strumento più
debole, ma unico a disposizione
dei cittadini su questo tema. Questa proposta di legge, ha raccolto
50.000 firme ed è stata depositata
in parlamento che potrà esaminarla. Tutta la campagna si è basata
esclusivamente sul volontariato.
La proposta di legge, oltre all’idea di togliere il quorum, contiene l'introduzione di referendum
propositivo, confermativo e costituzionale, la revoca degli eletti,
la proposta di legge a discussione
obbligatoria, l’indennità dei rappresentanti decisa dagli elettori al
momento del voto.
barricate
Quale percorso personale e politico ti ha portato ad interessarti
di democrazia diretta?
Ho sempre avuto la sensazione di
vivere in una democrazia formale,
finta, ipocrita. Ma nella formazione
scolastica questa versione di democrazia rappresentativa elettiva è
presentata come unica e indiscutibile e non vengono dati appigli per
cercare altre visioni. Poi ho cominciato a leggere, studiare, guardare
cosa accade nel resto del mondo,
ed ho scoperto che gli esempi diversi, migliori, democratici nel senso letterale della parola (potere
della gente) esistevano. Ho passato
anni ad approfondire e contemporaneamente a cercare di coinvolgere altre persone, a tentare di
introdurre gli strumenti conosciuti
anche nelle città dove vivevo, prima
a Vicenza ed ora a Rovereto. È un
percorso naturale. Quando si scopre che qualcosa che ci era stata
sempre descritta come utopia, era
una realtà in altre parti del mondo,
poi non si può far finta di niente.
Da allora ho cercato di fare tutto il
possibile per diffondere queste conoscenze. E vedo con soddisfazione
che ora in Italia migliaia di persone
-e in numero sempre maggiore- esigono più democrazia.
Sappiamo che nei tuoi incontri
e seminari fai esempi pratici di
applicazione delle regole della
democrazia diretta. Che risultati ottieni?
Fonti:
www.quorumzeropiu
democrazia.it
Paolo Michelotto,
Democrazia dei cittadini
www.paolomichelotto.it/
blog/wp-content/plugins/
download-monitor/
download.php?id=37
13 motivi per togliere
il quorum dai
referendum
http://www.paolo
michelotto.it/blog/
2011/05/23/13-motivi-perabolire-il-quorum-daireferendum/
Vivere meglio con più
democrazia - A.A.V.V.
http://www.paolo
michelotto.it/blog/
wp-content/uploads/
2011/05/vivere-megliocon-più-democrazia.pdf
Guida alla democrazia
diretta - Iri Institute
http://www.paolo
michelotto.it/blog/
wp-content/uploads/
2011/04/Guida-DD.pdf
Illustrazioni Filippo Emiliani
Democrazia dei cittadini è il titolo del volume di uno
dei massimi esperti e rappresentanti della democrazia diretta in Italia, impegnato da anni nel contribuire a realizzare “la migliore delle società possibili”,
come si legge nel suo blog. Paolo Michelotto vive
a Rovereto (TN) e fa parte dell’Associazione PartecipAzione Cittadini Rovereto, con cui porta avanti
dal 2007 diverse iniziative cittadine finalizzate ad
Verhulst Nijeboer,
Democrazia Diretta
http://www.paolo
michelotto.it/blog/
wp-content/uploads/
2011/05/democrazia_
diretta_it.pdf
Si può presentare un argomento in
varie maniere. Io cerco di farlo in
modo che stimoli la curiosità e che
lasci qualcosa nella memoria. Di circa 2 ore di una mia presentazione,
la prima ora è dedicata alla realizzazione concreta del metodo partecipativo “La Parola ai Cittadini”.
È un metodo facile, che coinvolge
le persone presenti, che dà a tutti il
sapore di cosa potrebbe essere una
riunione democratica, che mostra
come alcune semplici regole permettono a tutti di parlare, di fare
proposte, di discutere e di votare.
Quindi, dopo aver fatto assaggiare
la democrazia come potrebbe essere, racconto con l’ausilio di immagini proiettate cos’è la democrazia
in altri paesi. Gli esempi migliori a
cui possiamo ispirarci. Il mio scopo è quello di stimolare la voglia
di approfondire e di risvegliare la
curiosità. E quando qualcuno alla
fine dell’incontro sviluppa questo
desiderio, sento di aver raggiunto il
risultato più grande.
“Democrazia diretta” è in Italia un concetto definito ancora
in modo vario e spesso si tende a confonderlo con quello di
democrazia partecipativa. Quali
sono le differenze?
In Italia, la democrazia partecipativa tende sempre di più ad essere
quel “contentino” che i governanti,
spesso di sinistra e a livello locale,
elargiscono ai loro amministrati per
poter poi dire che si è rispettata la
promessa elettorale. Ma è una cosa
decisa dall’alto, con i limiti decisi dall’alto, spesso con traguardi
simbolici. Per cui, per esempio, a
Capannori (LU) nel 2011 si è fatto
un ottimo bilancio partecipato sulla
carta, mettendo in gioco però solo
400.000 euro su un bilancio di 86
milioni di euro, ossia il 4,6 per mille.
E anche con tale basso valore questo metodo viene applicato finché
l’amministrazione lo desidera. Se
essa cambia colore o semplicemente cambia idea, la democrazia
partecipata cade. Gli strumenti di
democrazia diretta invece hanno
la caratteristica di non essere decisi dall’alto, di essere permanenti e
non modificabili da qualsiasi amministrazione, ed anzi si possono
imporre anche nel caso in cui gli
amministratori siano contrari. Ad
esempio, in Svizzera i cittadini con
referendum senza quorum hanno deciso a maggioranza di stare
fuori dell’UE nonostante che tutti i
partiti, i sindacati e le associazioni
economiche, industriali e bancarie
fossero a favore.
La democrazia diretta è solo
un’utopia che “sirve para caminar”, oppure esistono probabilità concrete che un paese
come l’Italia possa dotarsene e
utilizzare proficuamente i suoi
strumenti?
La democrazia diretta è una realtà
in Svizzera, in Baviera, in California,
in Oregon e altre decine di stati
USA. Tutti gli esseri umani che condividono lo stesso DNA possono
praticarla, non ci sono limitazioni
di ricchezza, cultura, mentalità o
propensione. Lo si può fare nelle
Bidonville in Brasile come in Baviera, il laender con reddito più alto
della Germania. Si può sviluppare in California come in Australia,
in Svizzera come in Italia. C’è un
solo prerequisito. Devono essere
i cittadini ad essere consapevoli e
a pretendere di affiancare gli strumenti di democrazia diretta efficaci
alla democrazia rappresentativa. Se
non sono loro ad esigere questo
cambiamento, nessuno può farlo al
loro posto, di sicuro non i rappresentanti eletti che detengono oggi
il potere e che come tutti coloro
che detengono il potere in qualsiasi ambito, faranno di tutto per
conservarlo nelle loro mani. Storicamente in Svizzera ad inizio ‘800
e negli USA a fine ‘800-primi ‘900,
il percorso è iniziato a livello locale,
per poi arrivare solo dopo decenni
a livello nazionale. In Italia stiamo
tentando tutte le strade contemporaneamente: il percorso locale
(in vari comuni tra i quali Rovereto, Trento, Sesto San Giovanni, Vicenza, con iniziative e referendum
locali), quello provinciale (Bolzano
e Trento stanno esaminando proposte di leggi popolari formulate
dai cittadini su questi temi) e quello
nazionale (con l’iniziativa quorum
zero e più democrazia).
barricate
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19
voci solidali
volontariato
voci solidali
Volontariato e Civismo, la cultura dell’impegno e del dono
Giuseppina Catalano
Se consideriamo il civismo come uno stile e una pra- dono ai criteri fondamentali di gratuità, giustizia,
tica di vita che nasce dalla consapevolezza di appar- solidarietà, democraticità, condivisione. I volontari,
tenere a un territorio, a una città, grande o piccola cioè, governano orizzontalmente l’organizzazione e
che sia, e dal desiderio di farne parte attiva, assu- svolgono azioni non retribuite, indirizzate a vantagmendo responsabilità, caricandosi di un impegno, ri- gio di terzi o ad un ampliamento e una maggiore
spettando e condividendo spazi e valori, intervenen- fruibilità dei beni comuni, indossando l’abito mentale
do negli argomenti di interesse collettivo,
della condivisione.
Il volontariato
mettendo il proprio tempo e la propria
Se storicamente il volontariato nasce
è impegno
energia a disposizione della società, si
–già in epoca romana- nello stesso
verso il prossimo
può affermare che il volontariato rapprecontesto in cui si sviluppa il sistema
e cittadinanza attiva,
senta del civismo la massima espressione.
assistenziale e conserva sostanzialuna dedizione
La pratica del volontariato presuppone la
mente la stessa impostazione almeno
che prescinde
dedizione all’Altro, inteso come singolo
fino agli anni ’70 del secolo scorso,
da ogni tornaconto
o come comunità, al di là di ogni tornarecentemente ha spiccato un “salto
materiale e che
conto di tipo materiale. Il volontariato è
di qualità”, passando da una funzione
si ispira ai principi
un dono di sé al prossimo e contiene in sé
puramente riparatrice e di contenidi gratuità,
il principio della tanto declamata quanto
mento del disagio materiale e esistensolidarietà,
spesso poco realizzata “partecipazione”
ziale, a una pluralità di espressioni
democraticità,
-condizione essenziale per l’acquisizione e
costruttive e promozionali, che spocondivisione
l’esercizio delle virtù civiche che rendono
stano l’attenzione sulle cause stesse
possibile agli individui correre insieme verso progetti del disagio, rivendicando così un ruolo politico e di
e risultati comuni- e il principio della sussidiarietà, professionalità sociale. “Per compiere questo ‘salche permette di esprimere una socialità vera, in gra- to di qualità’, il volontariato ha sentito l'esigenza
do di investire tutti gli ambiti della vita, dalla politica di dover passare da una ‘cultura di gruppo’, la cui
alla cultura, dall’etica all’economia.
degenerazione provoca spesso ideologizzazione,
Prima di essere impegno verso il prossimo, il volonta- frammentazione nelle idee e nella operatività, ad una
riato è cittadinanza attiva, e in questo senso si pone ‘cultura di comunità’, dove la reciproca influenza e
alla base stessa di qualsiasi atteggiamento che voglia interdipendenza tra i membri si evolve in termini di
dirsi civico, non per imposizione o costrizione, ma, arricchimento e di maturazione. È il primo passo verappunto, per libera espressione della volontà.
so quel ‘volontariato organizzato’ che, del volontaGiuridicamente il volontariato appartiene a quel riato, rappresenta appunto l'espressione moderna.”
mondo composito e multiforme chiamato “terzo (S. Rocchi).
settore”, o genericamente “no profit”, all’interno del
quale confluiscono realtà eterogenee, accomunate Un mondo al plurale
dal fatto di essere “organizzazioni private che ope- Nonostante il mondo del volontariato sia per sua
rano senza scopo di lucro per realizzare una finalità natura molto eterogeneo, tanto che si tende ormai
di utilità sociale o prettamente solidaristica”(R. Fri- ad usare il plurale e a parlare di “volontariati”, non
sanco). Si comprende facilmente come possano rien- è impossibile fornire una panoramica della dimentrare in questa larga definizione organizzazioni diver- sione del fenomeno in Italia, considerando tra le
sissime tra loro per ruolo, caratteristiche e funzioni, numerosissime organizzazioni quelle che soddisfano
come Organizzazioni Non Governative, associazioni i requisiti previsti dalla legge quadro sul volontariato,
di promozione sociale, fondazioni, comitati, patrona- ma senza dimenticare tutte quelle realtà non “certifiti, enti ecclesiastici, cooperative sociali.
cate” ufficialmente ma che svolgono un ruolo deterLe Organizzazioni di Volontariato vere e proprie minante nel proprio territorio.
(ODV), iscritte o non nei registri regionali, rispon- Secondo il IV rapporto biennale sul volontariato
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dic. 2012 / gen. 2013
voci solidali
Fonti:
vi conferenza nazionale
del volontariato,
L’Aquila 5-7 ottobre 2012
“Volontariato:
solidarietà a km zero”
IV rapporto biennale
sul volontariato,
a cura del Ministero
del Lavoro
e delle Politiche Sociali;
_Dir. Gen. Volontariato,
Associazionismo e
Formazioni sociali
_Div. III Volontariato
_Osservatorio Nazionale
per il Volontariato, 2011
Negli ultimi anni
il volontariato ha
assunto
una pluralità
di funzioni culturali,
costruttive
e promozionali,
rivendicando
un ruolo politico
e di professionalità
sociale
LINK:
EURISPES,
XXII Rapporto Italia
2010 e 2012, Roma, Eurilink
Coordinamento nazionale
dei Centri di Servizio
per il Volontariato:
www.csvnet.it
E.Pavolini,
I volontariati tra vecchie
e nuove reti, 2009
Ministero delle politiche
sociali:
www.lavoro.gov.it
Sarete liberi davvero,
lettera sull’emarginazione,
Edizioni Gruppo Abele, 1983
Istat:
www.istat.it
S.Rocchi,
Volontariato tra tradizione
e innovazione, 1993
R.Frisanco
Rapporto sul volontariato
in Italia, 2008
CNV di Lucca:
www.centro
volontariato.net
Fondazione Roma
Terzo Settore:
www.fondazioneroma
terzosettore.it
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al
2007 erano circa 35000 le ODV attive, cifra che,
confrontata con quella del 2001, indica un notevole
progressivo aumento annuale; Pavolini nel 2009
ipotizzava che le associazioni di volontariato fossero ormai circa 42mila.
Secondo l’indagine Eurispes 2010, la stima dei volontari presenti nelle organizzazioni solidaristiche è
di oltre 1 milione di individui, la cui maggioranza
presta servizio con continuità in enti organizzati.
A questo numero vanno aggiunti i circa 4 milioni
di volontari che operano solo individualmente e in
modo occasionale.
I più impegnati nelle attività gratuite risultano i
giovani tra i 18 e i 19 anni e gli adulti tra i 55 e i
64 anni; le ragazze sono complessivamente di più
(11,9%) rispetto ai coetanei maschi (10,4%), ma in
età più avanzata risultano in numero maggiore gli
uomini (il 13,2% i 55-59enni e il 13,6% i 60-64enni)
rispetto alle donne (10,6% per le 55-59enni, 10,2%
per le 60-64enni).
I settori verso cui è rivolta l’azione del volontariato
sono soprattutto la sanità (28%), l’assistenza sociale
(27,8%) e la tutela del bene comune (28,6%), ambito in cui però confluiscono tutte le attività svolte nei
settori della partecipazione civica (ambiente, cultura,
istruzione ed educazione permanente, protezione
civile, solidarietà internazionale).
La partecipazione ad attività di volontariato riguarda in numero maggiore i residenti al Nord (11,9%)
mentre nel Centro la quota scende all’8,5% e nel
Mezzogiorno al 6%, anche se è proprio a Sud che si
registra il trend di crescita numerico maggiore.
Tuttavia possiamo affermare, con le parole di Stefano Tabò, che “in Italia non esiste una capitale
del volontariato ma il volontariato è un capitale
dell’Italia intera”. Nonostante la crisi, si mantiene
stabile la fiducia nel volontariato come strumento di
condivisione, cambiamento e giustizia sociale. “La
condivisione fa lottare ed amare, vince l'ingiustizia
e ripara al male fatto. La qualità diversa della condivisione rispetto all'assistenzialismo consiste nel non
separare la propria esistenza da quella dell'altro.
L'emarginazione non ha altra strada per essere aggredita e vinta.”(Gruppo Abele).
voci solidali
dic. 2012 / gen. 2013
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voci solidali
intervista a suor rita giaretta
legalità
I VOLTI DELLA SPERANZA
contro le nuove schiavitù il coraggio di una comunità
Maria Chiara Ballerini
La comunità Rut di Caserta è un centro che accoglie donne migranti in situazioni di difficoltà, sole o con bambini,
fondato nel 1995 da suor Rita Giaretta insieme con alcune consorelle dell’ordine delle Orsoline.
Delle 350 ragazze accolte fino ad oggi, tante sono state vittime della tratta di esseri umani, una delle più
gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona,
un crimine che al racket internazionale frutta lucrosi
proventi soprattutto tramite la riduzione in schiavitù a
scopo di sfruttamento sessuale di giovani donne immigrate in Italia, costrette a prostituirsi e vendute, comprate, rivendute.
A Casa Rut, alcune di queste donne hanno potuto trovare un luogo di accoglienza e di speranza che ha dato
Suor Rita, come è nata Casa Rut?
Da Vicenza, dove ha sede la nostra
comunità di suore orsoline, siamo
state inviate a Caserta con il mandato, in coerenza con il nostro
carisma, di occuparci di donne in
situazioni di disagio, soprattutto
donne immigrate. Era il 1995, erano gli anni in cui la chiesa rifletteva
sulla scelta di un cammino accanto
ai poveri e agli ultimi, favorendo
dei percorsi di promozione e liberazione a tutto tondo della persona. Erano gli anni della prima
immigrazione di massa, era stato
deciso di aprirsi a sud, e a Caserta
c’era il vescovo Raffaele Nogaro,
già molto presente e attivo a favore degli immigrati. All’inizio la
nostra sede era in periferia, non
in una struttura religiosa ma in un
appartamento, tra la gente comune che si incuriosiva a vedere delle suore un po’ insolite. Avevamo
l’intenzione di conoscere e capire
22
dic. 2012 / gen. 2013
loro un’alternativa alla “strada” e a una vita di umiliazioni
del corpo e dell’anima che troppe volte ha il più tragico
dei finali. E hanno trovato sister Rita, che con gesti e
sguardi tanto dolci quanto determinati, ha saputo aprire
spazi, avviare pratiche di solidarietà e di giustizia, creare
percorsi di liberazione per difendere i diritti e la dignità
della persona, considerando ogni singola donna come
un volto unico, come una storia irripetibile.
Casa Rut ha ambienti armoniosi, gradevoli, allegri e colorati: una cucina che dà su un ampia terrazza, le camere
delle suore, le camere delle ragazze, in cui spesso accanto al letto c’è una culla, una stanza dove i più piccini
possono giocare, uno spazio comune e un angolo di preghiera dove tutte le religioni sono rappresentate.
il territorio per poterci inserire ed
agire, e l’unica era viverci in mezzo.
Abbiamo formato la Comunità Rut
e abbiamo cominciato ad avviare
un dialogo con le diverse realtà locali. Abbiamo conosciuto il mondo
del carcere femminile –prima che
chiudessero la struttura- formato
soprattutto da donne straniere,
abbiamo cercato un confronto con
la direttrice, le educatrici, le assistenti sociali, i magistrati. La canonica parrocchiale in cui ci eravamo
poi trasferite era diventato un ponte tra le detenute e la società civile,
le ragazze potevano lì trascorrere
permessi e svolgere attività.
Come è iniziato il contatto con
le donne vittime di tratta e
come si è sviluppata l’attività di
accoglienza?
Girando per le strade, attraversando le periferie di Caserta, vedevamo tante donne, alcune visibilmente straniere, tutte giovani,
voci solidali
troppo giovani, qualcuna con il
viso da bambina. A quell’epoca,
della tratta di migranti non si sapeva, o comunque non se ne parlava. Alle nostre domande presso
le istituzioni per capire chi fossero
quelle donne, da dove venissero,
perché si prostituissero, ricevevamo risposte vaghe. Quelle donne
venivano ignorate. Erano donne
invisibili. Allora ci siamo rivolte alla
Caritas, all’Usmi, al Gruppo Abele,
a Migrantes, che già si occupavano
del tema dell’immigrazione e della
tratta, per intraprendere un cammino di formazione.
Poi un giorno, l’8 marzo 1997, ci
siamo decise ad incontrare le ragazze sulla strada, donando loro un
omaggio per la festa della donna,
un vasetto di primule accompagnato da una frase di amicizia, con
l’indirizzo della comunità. Dopo il
primo momento di stupore, molte
ragazze hanno cominciato a rac-
contarci le loro storie. Ci dicevano
che non erano lì per scelta, che
erano state costrette, che vivevano
come schiave, senza documenti,
senza libertà, senza dignità. Man
mano che la fiducia cresceva, ci
hanno aperto il loro cuore, con le
loro sofferenze, la loro vita di violenze subite, di torture. Ci hanno
raccontato di come erano state
ingannate con false promesse e
poi costrette a prostituirsi, di come
erano sfruttate, di come veniva loro
estorto tutto il denaro guadagnato.
Tra affidamenti dal carcere e ragazze
che chiedevano aiuto dalla strada,
gli angusti spazi non bastavano più.
Con la benedizione del vescovo Nogaro e il sostegno della congregazione, abbiamo investito nell’acquisto di 3 appartamenti nel centro di
Caserta per poter accogliere queste
ragazze. Nel cuore della città: era
un segnale forte, per due ragioni,
una concreta e una simbolica. Innanzitutto erano persone a rischio
e avevano bisogno di protezione e
sicurezza, quindi era preferibile un
luogo vicino alle istituzioni, alla polizia, alla questura, all’ospedale, ai
servizi. Inoltre, queste ragazze erano sempre vissute ai margini, della
città come della vita, mentre ora
avrebbero potuto vivere da cittadine
come tutti. Era anche giusto che la
città stessa si rendesse spazio di accoglienza, smettendo di relegare le
situazioni di bisogno nei sobborghi.
Quali sono stati e come si sono
evoluti i rapporti con il territorio? Qual è ora la risposta della
gente?
Caserta non è una città facile. L’immigrazione clandestina e il racket si
sono aggiunti a una situazione già
critica di esclusione sociale, disoccupazione, illegalità. Un territorio in
gran parte controllato dalla camorra, dove era facile per gli immigrati
in condizioni di estrema difficoltà
scivolare tra le maglie della criminalità organizzata. In tutto questo,
il problema delle donne sfruttate
non sembrava toccare l’opinione
pubblica. Era un problema lontano,
invisibile. Noi abbiamo contribuito a renderlo visibile e a dargli un
nome. Con la nostra attività di dialogo, di accoglienza, di avviamento
di percorsi di regolarizzazione, formazione, inserimento lavorativo,
abbiamo trasmesso la conoscenza
di questa realtà, siamo diventate
noi per prime una fonte di informazione e di sensibilizzazione sul
territorio, per i servizi sociali, per la
procura, per i giudici, gli avvocati,
per tutti. Siamo riuscite ad instaurare un buon rapporto di collaborazione con la questura, che si è resa
conto da subito che a Casa Rut si
fa un lavoro serio di reinserimento.
Casa Rut è molto presente sul territorio, utilizziamo spesso anche la
stampa, abbiamo legami di fiducia
e stima non solo con le istituzioni e
la questura ma anche con i giornalisti, è importane uscire su quotidiani
e riviste, rafforza noi e si diffonde la
conoscenza.
I condomini non ci hanno accettato da subito, all’inizio temevano
che chissà cosa sarebbe successo!
Noi abbiamo lasciato che ci conoscessero, dicendo chiaramente alle
ragazze che c’era una sfida, e che
questa sfida andava vinta con la
buona educazione, con il rispetto,
con il saluto, la cortesia, con il tenere l’ambiente pulito e ordinato.
Praticamente li abbiamo “smontati”, non avevano ragione di temere
nulla, alla fine sono passati dalla
diffidenza al sostegno e ora sono
orgogliosi di averci, chiedono spesso la disponibilità per l’assistenza ai
genitori anziani o ai figli piccoli. Se
tolgo le etichette, riesco a vedere le
persone, incontro i nomi, i volti…
La sfida è vinta. Le ragazze si inseriscono nella normalità, come tutti,
con la propria identità e dignità.
Penso anche ai 50 bambini che negli anni sono nati qui e che ci danno
la speranza per il futuro.
Quali percorsi di accompagnamento avviate?
Noi diamo la prima accoglienza, ma
poi avviamo percorsi affinché tutte
acquistino autonomia, per poter
poi creare una loro rete di amicizia,
condividere un appartamento, farsi
una famiglia.
Le ragazze vengono sottratte da una
situazione di schiavitù o comunque
di clandestinità, di vulnerabilità, e
vengono inserite nel programma
dell’articolo 18 per regolarizzare la
loro posizione legale. Le seguiamo
nei processi. Come dicevo esiste
un buon rapporto con la questura
di Caserta. Con la regolarizzazione
diventano possibili la formazione,
l’educazione, i corsi di italiano, l’inserimento lavorativo. Insegnamo
come accedere ai servizi, perché
possano da sole esercitare diritti e
doveri di cittadinanza. Anche per la
formazione c’è un compenso tipo
borsa lavoro, che permette piccole
forme di risparmio. All’inizio diamo
noi i vestiti, ma poi è importante
che siano loro a comprarsi le proprie cose. Alla fine sanno gestirsi
in tutto. Preferiamo rischiare nella
libertà. Ma il risultato è stupendo:
vedere le persone che camminano
con le loro gambe.
Non sarà facile oggi un inserimento nel mondo del lavoro…
Oggi è tutto più difficile da questo
punto di vista. Con la crisi il processo sta diventando molto più lento,
ci sono sempre meno possibilità lavorative, anche al nord. Molte non
ce la fanno, rimangono qui, oppure
vanno per poi tornare. Noi siamo
come una famiglia e se tornano
indietro, ovviamente le accogliamo
voci solidali
dic. 2012 / gen. 2013
23
voci solidali
i volti della speranza Intervista a suor rita giaretta
di nuovo. Ci siamo sempre, anche
se abbiamo pure noi difficoltà economiche, ma per non perdere l’indipendenza preferiamo rinunciare a
un finanziamento se sentiamo odore di business: non si può, come diceva don Milani, farsi strada con la
scusa di aiutare i poveri. Non ci interessa nemmeno essere una grande
struttura, un contenitore dove ci sta
di tutto e si perde il contatto con
il singolo. Troppi centri accolgono
per ricevere i finanziamenti ministeriali, ora poi con l’emergenza
dai paesi arabi… Ma non attivano
programmi, né percorsi di regolarizzazione, né formazione linguistica o
lavorativa. E quando quelle persone
usciranno? Togliamoci dalla testa
che ritornino nei loro paesi, perché
chi è fuggito da un inferno non ci
ritorna… Il governo, le istituzioni,
hanno l’obbligo di trovare soluzioni
per l’impiego, per tutti, e a maggior ragione per chi esce da situazioni simili. Come fai a lasciare la
strada se non c’è un’alternativa?
Anche se sei schiava, anche se la
maggior parte del denaro va allo
sfruttatore, almeno vivi, se no sei
una clandestina, se ti prendono ti
mettono nei centri o ti rimandano
dall’inferno da cui sei scappata.
A questo proposito, ci vuoi parlare della Cooperativa Sociale
NeWhope, alla quale avete dato
vita insieme ad alcune ragazze?
La Cooperativa è un’altra sfida vinta con il territorio. Si è costituita
intorno a un laboratorio di sartoria
etnica e ora è un’opportunità di
lavoro e guadagno per molte ra24
dic. 2012 / gen. 2013
voci solidali
gazze. Soprattutto per le ragazze
nigeriane ha avuto un’importanza
fondamentale anche il fatto stesso di manipolare le stoffe africane
e farne abiti e oggetti, per riconciliarsi con la propria terra, da cui
erano fuggite.
La cooperativa rientra nella logica di favorire opportunità. Non si
può fare solo accoglienza, bisogna
creare modalità che siano anche
attraenti e stimolino le potenzialità
creative. La cooperativa non è in
casa, ci sono orari da rispettare, è
importante creare responsabilizzazione, insegnare l’ordine. La strada
crea tanto disordine, si è sempre in
balia di ciò che accade senza poter
costruire la propria vita, si è fuori in
tutti i sensi. Bisogna allora mettere
nel corso della giornata dei punti
di riferimento. A volte sarebbe più
comodo, e anche più gratificante,
dare sempre ragione. Ma bisogna
saper gestire i conflitti, non siamo
qui per cercare le nostre gratificazioni, ma per accompagnare le
persone a camminare da sole.
Prima dicevi che seguite le ragazze nei processi. Intendi dire
che le ragazze denunciano i
loro sfruttatori? Rischiano per
questo di avere ritorsioni?
Molte ragazze hanno avuto il coraggio di denunciare. Solo in due
occasioni ci siamo rivolti ad avvocati, le altre volte ci siamo arrangiati, le ragazze sono riuscite
a sostenere il processo da sole. Il
momento drammatico è quello del
riconoscimento in aula di tribunale. Con la procura di Santa Maria
Capua Vetere c’è un buon rapporto, i giudici mi hanno permesso di
assistere ai processi: mi mettevo
davanti, in modo da poter incontrare lo sguardo della ragazza e
trasmetterle energia, la convinzione di potercela fare. È difficile
alla domanda “era lui o lei che ti
sfruttava”, guardare quel lui o lei
e dire “sì”, o pronunciare nomi e
cognomi. Ma alla fine ce l’hanno
fatta, tutte quante.
Molte poi venivano allontanate per
non correre il rischio di ritorsioni,
ma alcune hanno scelto di rimanere, con la forza della verità hanno
imparato a non avere più paura di
nessuno. Prima non hanno sempre
chiara la situazione, hanno sensi di
colpa, allora è necessario rafforzarle nella motivazione, dire loro
“guarda che tu sei stata sfruttata,
sei la vittima, non devi sentirti parte di questo crimine.”
In effetti rischiano solo finché
sono deboli, ma nel momento in
cui sono forti, con documenti e
tutto, vengono lasciate in pace.
Quando sei niente, può succederti
di tutto, pensiamo ai corpi senza
nome ritrovati senza indagini…
Ma quando si è inseriti in un tessuto sociale, in una rete di legami,
con documenti, lavoro, identità,
quando si è cittadini, si diventa
molto più forti. La criminalità non
è stupida, lo percepisce, lo sa. Borsellino diceva che siamo vulnerabili quando siamo isolati, ma quando attorno a noi c’è tutta una rete
di relazioni e istituzioni, colpirci è
molto più difficile.
Cosa è cambiato in questi 17
anni nel racket della tratta e nel
vostro lavoro?
Il racket della tratta è un fenomeno
in evoluzione, come tutto il mondo della criminalità organizzata. Le
rotte cambiano in base alle frontiere ma la criminalità trova sempre
i canali. Non si può fermare questo flusso, le merci circolano, non
si possono trattenere le persone,
se alzi un muro trovano un’altra
strada. Per le nigeriane la via continua ad essere, dopo vari passaggi, Lampedusa, e la destinazione
è la strada, anche se oggi molte
sfruttatrici, le madame loro connazionali, le mettono in casa. Gli
sfruttatori poi trovano connivenza
e compromessi con la camorra, se
no non possono esercitare, il territorio è controllato e va pagato un
prezzo per il posto. Per le ragazze
dell’est è cambiato molto, hanno
maggior capacità di contrattazione con chi le mette in questo giro,
guadagnano tantissimo e anche
allo sfruttatore conviene spartire.
Le loro destinazioni sono appartamenti, locali, hotel, luoghi chiusi più “sicuri” e meno avvicinabili
dalle unità di strada. Oggi poi ci
sono anche le ragazze brasiliane,
le cinesi… Il fenomeno è ampio e
Rita Giaretta è nata a
Quinto Vicentino (VI) nel
1956. Prima di diventare
suora Orsolina del S. Cuore di Maria, missione che ha
abbracciato nel 1987, ha lavorato come infermiera, si è
impegnata come sindacalista lottando per la difesa dei
diritti dei lavoratori e delle
donne, ha viaggiato in diversi
paesi del mondo, rendendosi conto di come la violenza
sulle donne fosse una realtà drammatica, diffusissima,
spesso sottaciuta. All’età di
29 anni, l’incontro con una
suora orsolina le apre una
prospettiva di vita fino a quel
momento mai considerata e
perfino impensabile. Trascorre così alcuni anni a Vicenza,
fino alla svolta del1995, quando riceve il mandato di raggiungere Caserta. Nel 1995
fonda la Comunità Rut, che
nel 1998 diventa centro di
accoglienza suddiviso in tre
appartamenti nel cuore della
città; Casa Rut, sede principale, si trova in Corso Trieste.
Nel 2004, insieme ad alcune
donne accolte, alle religiose
e a un gruppo di laici, costi-
complesso, con una crisi economica che apre spazi ancora maggiori
alla prostituzione.
Sono cambiate anche le ragazze.
Prima davvero cadevano con ingenuità in quelle reti, si fidavano
delle promesse, non sapevano
realmente cosa venivano a fare in
Italia. Oggi il più delle volte sanno
cosa le aspetta, le comunicazioni
volano. Ma nulla è cambiato nei
loro paesi e nelle loro motivazioni. Povertà, miseria, corruzione,
la donna che non ha valore… C’è
un sogno, c’è un bisogno. Molte
pensano che la prostituzione può
essere una via di uscita, di poter
farlo per un po’ e poi trovare il
modo di tirarsi fuori. La forza che
muove è il denaro, il bisogno di
cambiamento della propria condizione, il denaro è entrato nella testa di tutti, come la logica dell’immagine, l’idea che se usi il tuo
corpo puoi fare soldi e carriera.
Questi messaggi passano dappertutto, il modello del consumismo
è ormai devastante e martellante
ovunque. Prima si poteva lavorare di più sulle motivazioni, oggi
le ragazze hanno un fortissimo
bisogno di denaro, è più faticoso
il percorso di crescere insieme e
trovare alternative, altri modelli.
Cosa pensi che stia accadendo
a livello culturale, educativo?
Il modello “velina” imperversa, ti
tuisce la cooperativa sociale
NeWhope, un laboratorio di
sartoria etnica. Nel 2007 pubblica il libro Non più schiave – Casa Rut, il coraggio di
una comunità, con l’introduzione di Dacia Maraini, e nel
2012 Osare la speranza – La
liberazione viene da Sud . È
tra le protagoniste del volume Suore – vent’anni dopo
di Mariapia Bonanate, che la
chiama “sindacalista di Dio”.
Suor Rita Giaretta interviene
di frequente presso le istituzioni locali e nazionali con le
sue “lettere”, scritti pungenti,
fanno credere che oltre a un corpo da esibire non c’è altro, né una
bellezza che va oltre, né un’intelligenza da esprimere, né doni da
sviluppare. Famiglia, scuola, chiesa, fanno fatica a dare risposte, a
non deludere i ragazzi. Si gioca al
ribasso. E i invece giovani hanno
bisogno di testimoni, perché di
prediche ne hanno abbastanza.
Viene voglia di abbandonare, e invece bisogna insistere, anche voi
lo fate perché non volete soffocare la speranza di credere che c’è
dell’altro, che è possibile. Come
voi, tanti hanno sete e fame di interiorità, di una vita che abbia un
valore e un senso.
Che ruolo ha il volontariato in
tutto questo?
Volontariato non è solo aiutare, o
“cose da fare”, ma perdere il tempo per sedersi accanto, guardare
insieme un film, fare una passeggiata, mangiare un gelato… e intanto ci si guarda negli occhi, si
crea un legame. È il volontariato
più faticoso ma è quello che poi
segna di più, ha una durata nel
tempo, perché un legame quando si è formato, puoi anche allontanarti ma rimane fino in fondo.
Quel volto, quell’incontro, quelle parole… è il tempo dedicato
all’altro, e l’altro lo ha dedicato
a te. Le cose da fare verranno da
sé, la creatività non è l’inizio ma
provocatori, spesso apertamente critici, sempre ricchi
di riflessioni e stimoli, che
offrono una visione acuta e
limpida sulla società di oggi.
il frutto. Se si è aperti questo è
una continua sorpresa, perché si
riescono a cogliere le sfumature,
si percepiscono aspetti nascosti
e profondi, che sono quelli che
ti danno la carica, un’energia di
vita positiva.
Perché avete scelto il nome di
Rut?
Per noi è stata una scoperta, Rut
è una figura dell’antico testamento che magari non colpisce tanto.
Rut è la donna straniera in terra
d’Israele, che attraverso l’amore
umano ha saputo tessere percorsi
di liberazione. Una straniera, una
moabita, allora considerata stirpe inferiore, gente di malaffare,
sarà la nonna di Davide e rientrerà nella genealogia di coloro che
daranno vita al Messia. Per noi è
una figura forte. Noi, partite dal
presuntuoso nord in terra del sud,
dove ci siamo sentite straniere,
accanto ad altre donne ancora più
straniere, cerchiamo insieme di
tessere legami di affetto e stima
reciproca. Cerchiamo di spezzare
le catene della schiavitù, anelli
tragici fatti di criminalità, omertà, istituzioni inadempienti, clienti
che alimentano il fenomeno, indifferenza della gente. Cerchiamo
di spezzarle e di sostituirle con altri anelli che uniti insieme formino
una catena di solidarietà, di liberazione, di dignità.
voci solidali
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25
voci solidali
linguaggi grafici - hurricane ivan
legalità
UN ANTIDOTO
CONTRO LE MAFIE
SOLIDARIETÀ, EDUCAZIONE, LEGALITÀ
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dic. 2012 / gen. 2013
Hurricane. Ovvero Ivan
underground degli anni '60
supereroe precario) ed è tra gli
“Mamma Fotogramma” dirige
Manuppelli. Fondatore
e '70. Nel 2011 cura e dirige
animatori del rilancio editoriale
la serie animata Aztrokitifk
e direttore irresponsabile delle
il celebrativo "Puck Comic Party",
di Frigidaire, per la quale
& Mario, tratta da un suo
riviste indipendenti The Artist
la più grande jam session a
partorisce "I Nuovi Partigiani", la
fumetto. È bassista, paroliere
e "Puck!", che pubblicano lavori
fumetti mai realizzata (oltre 170
prima organizzazione terroristica
e armonicista blues della band
di giganti del fumetto italiano
cartoonist da tutto il mondo
per la Terza Età. Collaboratore
Hamelin. Ogni tanto finisce
(Cavandoli, Bacilieri, Ponchione,
nella stessa storia). Come autore
assiduo de Il Male di Vauro
nei libri di Rosenzweig nei
Rosenzweig, Max Capa
crea la serie autobiografica
e Vincino, realizza anche un
panni di Muffa. info: www.
e moltissimi altri), artisti di strada
Groove, Puck il Nano, Stanley lo
paio di copertine e un presepe
hurricaneivan.blogspot.com
e reduci storici della scena
Sciacallo, Precary Man (il primo
satanico. Assieme al gruppo
contatti: [email protected]
barricate
Illustrazioni Carlotta Campagnoli
pubblicato originariamente su Crack Comix Antology 2010. No copyright. Creative Commons License
Maria Chiara Ballerini
Le associazioni per la
difesa della legalità
educano i giovani
al rispetto di valori
opposti a quelli criminali
e divengono terreni
su cui costruire
comunità giuste e libere
Dagli omicidi eccellenti all’estorsione e al traffico di È sorprendente scoprire che a difendere la legalità,
droga e di armi, dalle stragi alla tratta di esseri uma- quella vera, intesa nel suo senso democratico e conni, allo sfruttamento della prostituzione, alla riduzio- diviso, si impegnano innumerevoli realtà del monne in schiavitù.
do dell’associazionismo civile, sia laico sia di matrice
È così che le perverse diramazioni della criminalità religiosa. Realtà piccole e grandi, nate dall’impegno
organizzata transazionale, che fanno capo a un’u- di singoli cittadini, fondazioni, organizzazioni di vonica grande matrice, la mafia, si sono riorganizzate, lontariato, che attraverso manifestazioni, denunce e
perfezionate, rafforzate, lasciando dietro di sé, oltre battaglie spesso pericolose, svolgono un ruolo ima insanabili ferite e scie di dolore e disperazione, an- portantissimo dal punto di vista sociale e culturale.
che danni irreversibili per la salute sociale ed econo- L’associazionismo per la difesa della legalità, se namica di un paese intero, se non di un continente.
sce in origine soprattutto come sostegno alle vittime
Oggi il “boss” non è più fisicamente riconoscibile, in- di mafia, si caratterizza oggi per le sue finalità edudossa l’abito dell’imprenditore o del banchiere, vive cative, costruttive e di prevenzione del fenomeno,
nel lusso, se ne sta nell’ombra a coordinare i lucrosi affermando valori alternativi a quelli criminali, soliaffari che gli fruttano il denaro sporco riciclato, con darietà e democrazia in primis, per l’avvento di una
investimenti, azioni, nuove imprese, e via così.
comunità che preveda il rispetto delle leggi e l’eduIn base al metodo currency demand
cazione a questo rispetto.
Con un giro d’affari
approach, che calcola il rapporto tra il
Come afferma Renato Natale, “Le orgadi 180 miliardi di
denaro circolante e le transazioni che
nizzazioni del volontariato o della promoeuro, la criminalità
avvengono in contanti, la criminalità orzione sociale sono i luoghi ove gruppi e
organizzata
ganizzata di stampo mafioso risulta tra
comunità assumono a modello comportadi stampo mafioso
le prime “multinazionali” al mondo e la
menti e rapporti reciproci diametralmente
è tra le prime
prima “azienda” in Italia per fatturato e
opposti a quelli propri delle mafie. La soli“aziende” in Italia
utile netto.
darietà innanzitutto, ma anche lo sviluppo
per fatturato
Le dimensioni nazionali sono immense
di forme più o meno esplicite di democrae utile netto
(un giro d’affari annuo che si aggira, sezia, valori e comportamenti che spesso ricondo le diverse stime, da 130 a180 miliardi di euro), escono ad aiutare giovani e meno giovani a sfuggire al
tanto che solo con i sequestri dei beni mafiosi si risol- canto delle sirene di un arricchimento facile, del potere
verebbero il debito pubblico e la crisi economica. Pec- e del senso di sicurezza nel far parte di un gruppo, ancato che i sequestri non arrivino ancora al 10% dei che se criminale.”
patrimoni mafiosi e solo la metà giungano a confisca.
Una delle bandiere più note sul territorio nazionale
Mentre una così diffusa e potente illegalità stringe il pa- nella lotta alla criminalità è quella, coloratissima, di
ese in una morsa e ne impedisce un sano e corretto svi- Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie
luppo, le istituzioni nazionali e l’Europa con la sua legi- fondata da don Luigi Ciotti, che insieme all’ARCI naslazione all’avanguardia svolgono un prezioso operato, zionale promuove ogni anno la Carovana antimafie.
sui risultati del quale non entriamo ora nel merito.
Non mancano però realtà meno note, magari sconoPiuttosto, ci interessa un altro punto. Qual è la rispo- sciute a molti, ma che svolgono un ruolo indispensasta-reazione della società civile alla legge dell’illegali- bile, soprattutto a livello locale.
tà decisa dai clan?
voci solidali
dic. 2012 / gen. 2013
27
voci solidali
Di seguito indichiamo alcune
realtà impegnate nella lotta
contro la criminalità, senza
la minima pretesa di essere
esaustivi, anzi: invitiamo
a segnalarci altri siti, indirizzi,
storie, iniziative.
Sito della fondazione in
memoria di Paolo Borsellino e
di tutte le vittime della mafia
http://progettolegalita.it
e ancora:
Sito dell’ARCI nazionale
www.arci.it
Addio Pizzo (Palermo)
tel: 091-6194228
www.addiopizzo.org
Periodico on line diretto
da Elio Veltri
www.democrazialegalita.it
Associazione Ammazzateci tutti
Locri (RC) +39 333 83 125 83 www.
ammazzatecitutti.org,
Sito della Fondazione Giovanni
e Francesca Falcone
www.fondazionefalcone.it
Ass.ne antimafia Rita Atria
(Milano - ME) [email protected]
www.ritaatria.it
Sito dell’Associazione Gruppo
Abele www.gruppoabele.org
Sito di Libera, associazioni,
nomi e numeri contro le mafie
www.libera.it
Mensile di informazione, analisi
e documentazione del Gruppo
Abele dedicata al narcotraffico
e alla criminalità organizzata
www.narcomafie.it
Sito del movimento delle Agende
Rosse www.19luglio1992.com
Avviso Pubblico. Enti locali e
Regioni per la formazione civile
contro le mafie (Certaldo -FI)
[email protected]
www.avvisopubblico.it
Associazione Contracamorra
(NAPOLI) www.contracamorra.it
Associazione Famigliari Strage
di Via dei Georgofili (Firenze)
[email protected]
www.strageviadeigeorgofili.org
Associazione Giancarlo Siani
(NAPOLI) [email protected]
www.giancarlosiani.it
Comunità Rut
Corso Trieste, 192 Caserta
www.associazionerut.it
Federazione delle Associazioni
Antiracket e Antiusura Italiane
(Napoli) tel: 081-5528090
[email protected]
www.antiracket.it
Fondazione Antonino Caponnetto
(Firenze)
www.antoninocaponnetto.it
Progetto Sud (Lamezia Terme)
www.comunitaprogettosud.it
via dei Bizantini, 95-101
88046 Lamezia Terme (CZ)
SOS Impresa - Confesercenti
(Roma) tel:06-47251
[email protected]
www.sosimpresa.it
Fondazione Rocco
Chinnici (Palermo)
www.fondazioneroccochinnici.it
Forum contro la mafia (Firenze)
www.forumcontrolamafia.info
Libera (Roma) tel: 06-69770301-2-3
[email protected] - www.libera.it
LIBERA
Osservatorio milanese sulla
criminalità organizzata al nord
(Milano) [email protected]
www.omicronweb.it
M.C. B.
Osservatorio sulla camorra
e sull’illegalità (Napoli)
t 081-7602207
[email protected]
mezzogiorno.it
www.osservatoriocamorra.org
Libera- Associazioni, nomi e nu-
La legge sull'uso sociale dei be-
restituirli alla cittadinanza trami-
meri contro le mafie è una rete
ni confiscati alle mafie, l'educa-
te servizi, attività di promozione
di oltre 1600 realtà fra associa-
zione alla legalità democratica,
sociale e lavoro.
zioni nazionali e locali, coope-
l'impegno contro la corruzione,
Il lavoro sui terreni confiscati ha
rative sociali e comitati di base.
i campi di formazione antima-
portato alla produzione di olio,
Fondata da don Luigi Ciotti nel
fia, gli incontri nelle scuole e
vino, pasta, taralli, legumi, con-
1995, Libera ha l'intento di sol-
nelle università, le iniziative di
serve alimentari e altri prodotti
lecitare la società civile nella lot-
promozione sportiva, i progetti
biologici realizzati dalle coope-
ta contro le mafie e di promuo-
sul lavoro e sullo sviluppo, le
rative di giovani in Sicilia, Cala-
Fondazione Giuseppe
Fava (Catania)
www.fondazionefava.it
vere legalità e giustizia sociale.
attività antiusura, la vicinanza ai
bria, Campania, Puglia e Lazio,
Accanto all’intervento delle isti-
familiari delle vittime innocenti
contrassegnati dal marchio di
tuzioni e delle forze dell'ordine,
delle mafie, sono solo alcuni dei
qualità e legalità Libera Terra.
Fondazione Mario Francese
www.fondazionefrancese.org
Libera porta avanti una vera e
concreti impegni di Libera.
Le attività condotte dalle coo-
propria battaglia culturale su di-
La prima azione intrapresa da
perative sociali sui beni confi-
versi fronti per prevenire le con-
Libera nel 1996 fu la proposta
scati si basano su un metodo di
dizioni in cui la mafia si insinua
per la legge di iniziativa popo-
lavoro che coinvolge i soggetti
e si espande.
lare sull'uso sociale dei beni
sani del territorio, rendendo il
confiscati alla mafia e la loro re-
bene confiscato una risorsa per
stituzione alla collettività, una
lo sviluppo dell'intero circuito
campagna che raccolse oltre un
socio-economico, attraverso il
milione di firme e che portò alla
coinvolgimento degli agricoltori
legge 109/96. Legge che preve-
e di altri settori produttivi. Ogni
de l'assegnazione dei patrimoni
anno su questi terreni si svol-
e delle ricchezze di provenien-
gono campi di volontariato in-
za illecita a quei soggetti -asso-
ternazionale con giovani prove-
ciazioni, cooperative, Comuni,
nienti da ogni parte del mondo.
Osservatorio sulla legalità
e i diritti (Napoli) t 081-7602207
[email protected]
www.osservatoriosullalegalita.org
USMI nazionale - settore
tratta donne e minori
www.usminazionale.it/
aree/tratta.html
Fonti:
G. Ruffolo, E. Veltri,
F. Archibugi e A. Masneri,
Economia illegale e criminale,
ricerca del 2010
Libera è presente su tutto il territorio nazionale
attraverso sedi regionali e coordinamenti
provinciali; le associazioni possono aderire a
Libera nominando un referente. È possibile inoltre
aprire dei presidi sul territorio, formati da gruppi
organizzati che agiscono per conto di Libera
per aumentare la visibilità dei suoi contenuti e
moltiplicarne le azioni a livello locale.(www.libera.it)
P. Grasso, Relazione 2009
alla Commissione antimafia
Luigi Garlando, Per questo
mi chiamo Giovanni,
nuova edizione 2012, BUR
Eugenio Marongiu / Shutterstock.com
Renato Natale, Associazionismo
e giustizia sociale, in www.aislo.it/
ServiziNewsletterAssociazionismo
_e_giustizia_sociale.kl
28
dic. 2012 / gen. 2013
voci solidali
Province e Regioni- in grado di
LE AGENDE
ROSSE
L. B.
Nel 2009, dalla volontà di Salva-
cui appaiono per la prima volta le
il NO-B Day, le manifestazioni per
tore Borsellino, fratello del ma-
“agende rosse”, ma sicuramente
l’Aquila, l’Information Day e il No-
gistrato Paolo Borsellino ucciso
sono presenti il 18, 19 e 20 luglio
Bavaglio Day.
in un attentato di mafia nel 1992,
2009 alle manifestazioni con pre-
Agende Rosse si propone come
ha origine il movimento Agende
sidio in via D’Amelio.
un movimento non generalista,
Rosse. Il movimento si organizza
L’agenda rossa apparteneva al ma-
ma impegnato a sostenere i magi-
in maniera spontanea in seguito
gistrato Paolo Borsellino e conte-
strati che si occupano di far luce
a una serie di incontri con gruppi
neva i suoi appunti sulla trattativa
sulle stragi del ‘92 e sulle collusio-
di giovani tenuti in diverse città
stato mafia, e scompare in circo-
ni fra la mafia e il potere politico.
d’Italia da Salvatore Borsellino,
stanze poco chiare dopo la strage.
Le finalità del movimento non
Sonia Alfano, Benny Calasanzio
L’agenda rossa è oggi il simbolo
sono tuttavia di tipo politico, ma
e Enzo Guidotto, riguardo le te-
di un movimento che si batte per
riguardano solo la ricerca della
matiche della criminalità mafiosa.
la verità, la giustizia e la difesa del-
verità e della giustizia, mantenen-
Il movimento inizia a crescere,
la magistratura dagli attacchi del
do vivo il ricordo di grandi magi-
ma non assume da subito questo
potere politico. Il gruppo parte-
strati come Falcone e Borsellino.
nome: non c’è una data precisa in
cipa a numerose iniziative come
voci solidali
dic. 2012 / gen. 2013
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voci solidali
linguaggi grafici - Squaz
intervista A rita borsellino
legalità
Pasquale Todisco
aka Squaz
Fumettista e illustratore,
nato a Taranto nel 1970.
I suoi lavori sono apparsi
su Frigidaire, Inguine
Ma(h)gazine, Urban,
Rolling Stone, XL di
STATO-MAFIA:
LA TRATTATIVA
È UNA REALTÀ
ora diteci perché
Maria Chiara Ballerini
Repubblica, Slowfood,
Internazionale, Linus,
Link, Il Male, Meridiano
Zero, Feltrinelli. Autore
di libri a fumetti tra i
quali Entertainment!
(Ed.Interculturali),
Pandemonio (Fernandel
Ed. su testi di Gianluca
Morozzi), Minus Habens,
Dimmi La Verità (entrambi
per Grrrzetic Ed.), Le 5 Fasi
con il collettivo DUMMY
(Edizioni BD) e Macchina
Suprema (Giuda Edizioni).
Collabora con il collettivo
Il 2012 è il ventennale della morte dei giudici Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino. Tutti sentiamo l’esigenza
di guardare indietro, dentro di noi e in avanti. Del passato
ci restano ferite aperte e sul futuro si aprono tante domande.
La trattativa stato-mafia all’indomani (o forse prima?)
delle stragi del ’92-‘93, la metamorfosi del fenomeno
mafioso, i tagli finanziari alla magistratura.
Ne abbiamo parlato con Rita Borsellino, europarlamentare
e sorella di Paolo Borsellino. Dalle sue parole emerge
con forza e chiarezza il bisogno di memoria e di verità.
multimediale Action30 e
con la Galleria MioMao
di Perugia. Vive e lavora a
Gorgonzola (Milano).
www.hotel-tarantula.
blogspot.com
30
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
Onorevole Rita Borsellino, inchieste e atti giudiziari dimostrano che una negoziazione tra
lo stato italiano e la mafia si è
effettivamente verificata, ma
ancora si tenta di negarla. Qual
è la sua opinione e come vive
questa situazione?
Una parziale verità è emersa non
solo da inchieste processuali, ma
addirittura da una sentenza. Che la
trattativa ci sia stata è un punto già
confermato, una certezza. Ora si
tratta di capire da parte di chi, con
quale modalità e con quali risultati.
Questa è un’opinione che mi porto
dentro da tanto tempo, da subito
dopo la morte di Paolo Borsellino, quando noi familiari abbiamo
cominciato a pensare che non si
trattasse soltanto di mafia. E non
lo pensavamo perché ce lo eravamo inventato, ma perché eravamo
depositari di alcune frasi confidenziali –ma che poi sono state riferite
anche ai magistrati- come, cito scenario assolutamente differente
testualmente, “quando mi ammaz- sulla genesi delle stragi. Contrastazeranno ricordatevi che non sarà to in tutti modi, è stato poi dichiastata la mafia”, oppure “ho visto rato attendibile da tre Procure, non
la mafia in diretta”, e ancora, “mi solo da una. E da lì sono cominciati
sto rendendo conto di una situa- tutti i distinguo, i non ricordo, o
zione che va al di là della questione mi ricordo un pezzetto, o non l’ho
mafiosa”. Riflessioni, spunti che detto perché non mi sembrava
Paolo aveva lanciato poco prima importante… Insomma si è visto
di morire e che ci fache c’erano uomini
“Quando mi
cevano pensare che
delle istituzioni che
ammazzeranno
le indagini che si staavevano una grande
ricordatevi che non
vano facendo e che
difficoltà a parlare di
sarà stata la mafia.”
riguardavano solo la
fatti che fino a quel
Paolo Borsellino
meccanica e i responmomento avevano tasabili diretti della sua uccisione, ciuto, oppure che continuavano
non potevano bastare e si doveva a tacere su argomenti di cui gli si
andare oltre. Poi arrivarono le sen- chiedeva conto.
tenze definitive che delineavano un Questo è lo scenario che fa da
quadro di responsabilità molto pre- sfondo, andando verso il nuovo
ciso, anche se limitato agli esecu- processo, e che ci fa capire come,
tori materiali. Dopo anni qualcuno mentre Paolo Borsellino, uomo delci dice “guardate che non è così”, le istituzioni, sacrificava la propria
come il collaboratore di giustizia vita per difendere le istituzioni e
Gaspare Spatuzza, che traccia uno questo paese, c’erano altri uomini
voci solidali
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31
voci solidali
STATO-MAFIA: LA TRATTATIVA È UNA REALTÀ Intervista a rita borsellino
Sicuramente
delle istituzioni che inmi ha tradito” in manell’agenda rossa
vece lottavano contro
niera generica, lì fosse
c’erano elementi
Paolo Borsellino.
spiegato con tanto di
importanti
Oggi noi vogliamo sanome dell’amico. Sipere non solo chi ha ucciso mate- curamente nell’agenda rossa c’era
rialmente Paolo Borsellino o chi ha un approfondimento di idee che
ordinato l’uccisione, che poi è la venivano fuori in maniera impulsiva
stessa cosa, ma soprattutto voglia- ed episodica nei suoi sfoghi promo sapere perché è stato ucciso e, fessionali e familiari. Sicuramente
ancora di più, a chi serviva che ve- in quell’agenda c’erano elementi
nisse ucciso. Questo è il sentimento importanti, perché altrimenti non
con cui affronto questa situazione.
sarebbe stata trafugata e non saLa sparizione dell’agenda rossa rebbe sparita. Come è stata trovata
è documentata dalle immagini l’agenda grigia si sarebbe dovuta
dell’attentato. Cosa può svelare trovare quella rossa… Nell’agenda
il fatto che sia stata trafugata?
rossa c’erano, o comunque si teAlcune considerazioni di Paolo non meva che ci fossero, elementi che
erano solo confidenze personali, potevano essere rischiosi per chi
ne parlava in famiglia ma anche aveva bisogno di proteggersi.
con gli amici, con i magistrati, al- L’atteggiamento del governo
cune sono pubbliche perché fanno non sembra favorire le indagini.
parte delle deposizioni che tutti Ora mette i bastoni tra le ruote
noi abbiamo fatto. Sicuramente l’a- alla magistratura tagliando figenda rossa era un’agenda diversa nanziamenti e strutture…
da quella grigia in cui scriveva gli Questo governo magari taglia solo
appuntamenti, era più personale, per motivi economici, quello di priconteneva le sue tracce di lavoro e ma non ne parliamo!
le sue osservazioni. Niente di strano Certo, però, non si può tagliare
che quella frase “ho visto la mafia indiscriminatamente in un contein diretta”, che per noi resta un sto come quello attuale, in cui c’è
enigma, lì fosse spiegata. Niente di bisogno di tutti i mezzi disponibili
strano che l’aver detto “un amico per portare la verità di una situa32
dic. 2012 / gen. 2013
voci solidali
zione talmente grave che coinvolge
il passato, il presente e anche e il
futuro di questo paese. Quando si
taglia, bisognerebbe stare attenti a
non amputare il cuore del paziente,
se no muore…
Cosa chiedere ai governanti per
ridare impulso alla lotta contro
la criminalità orPaolo diceva “parlatene
ganizzata? E cosa
sempre”, in televisione, al
può fare la società
lavoro, nelle scuole
civile per contrastare un fenomeno che ormai
domina l’economia mondiale e
ha volti irriconoscibili?
Paolo diceva “parlatene sempre”, in
televisione, al lavoro, nelle scuole.
Oggi però ho l’impressione che
questo problema, ormai dopo 20
anni, riguardi un numero sempre
più limitato di persone, oserei dire
un’élite: riguarda la magistratura,
i familiari, le vittime, ma ho l’impressione che la società, presa da
troppi altri problemi, questo lo
abbia accantonato, probabilmente con l’erronea convinzione che
ci devono pensare altri. E invece
questo è un problema che riguarda
la società nella sua stessa sopravvivenza, è un problema che ognuno
di noi dovrebbe sentire come pro-
prio, non della sorella, del figlio o
del fratello di Paolo Borsellino, o di
Ingroia e dei magistrati, il problema
riguarda tutto il paese. E siccome
la società è rappresentata dai suoi
governanti, riguarda anche loro in
prima persona.
Probabilmente i cittadini, vivono una sorta di delusione. Abbiamo visto tanti eroi e martiri
ma poca giustizia. I risultati del
maxiprocesso non si sono più
ripetuti, anzi stiamo perdendo
pezzi di legge che quei successi
avevano permesso.
Sicuramente sì, c’è un senso di
delusione nella gente. Sono passati 20 anni, è un periodo davvero tanto lungo, e considero un
miracolo quando ancora si fanno
manifestazioni, quando ancora c’è
un dibattito aperto, anche se per
addetti ai lavori o per pochi intimi. Quando vado a parlare nelle
scuole incontro ragazzi che non
erano neanche nati quando questi
fatti sono accaduti. Eppure forse i
ragazzi delle scuole sono gli unici
depositari di questa memoria.
Paradossalmente dovremmo dire
che era meglio quando c’erano le
Rita Borsellino nasce a
Palermo il 2 giugno 1945.
Il suo impegno politico inizia
dopo la strage di via D’Amelio, dove perse la vita il fratello, il giudice Paolo Borsellino.
Fino ad allora riservata e dedita alla famiglia, Rita Borsellino diventa un personaggio
pubblico: tiene incontri e conferenze e inizia a lavorare in
ambito sociale per costruire
e rafforzare la coscienza antimafia in Sicilia e in tutta Italia.
Con l’Arci dà vita alla Carovana Antimafia e con don Luigi
Ciotti all’Associazione Libera,
stragi e così l’attenzione era viva? ma in realtà è diventata molto più
La criminalità oggi si è organizzata potente. I mafiosi sono furbi, hanin maniera diversa, si tratta di giri no una capacità di adattarsi, di muilleciti di denaro, di situazioni che tare. E questa capacità la mafia l’ha
non fanno odore e non fanno ru- sempre messa in gioco.
more, e allora si pensa di potersene Guardando al futuro, che mesdisinteressare.
saggio vuole lanciare alle nuove
Lei è parlamentare europeo. generazioni?
Che lavoro si sta facendo in Paolo diceva che la lotta contro la
questo ambito in Europa?
mafia non può essere solo compito
In Europa si sta facendo un lavoro di magistratura e forze dell’ordine,
molto importante. Finalmente si ma deve essere contemporaneacomincia a considerare il fenomeno mente un movimento culturale e
mafioso come qualcosa che riguar- morale che coinvolge tutti. Sono
da tutto il mondo, e non come un due azioni che vanno insieme, non
morbo limitato all’Italia
si può promuovere l’uÈ necessario
o ad alcune sue regioni.
na e trascurare l’altra,
un processo
Ora questo salto, quenon si può prima farne
di elaborazione
sta evoluzione, a livello
una e poi approcciarsi
culturale
europeo si sta compienall’altra, devono andare
e di educazione
do, ma forse noi, a casa
di pari passo. Mentre
che guardi verso
nostra, non sappiamo
inquirenti e magistratuil futuro
guardare più lontano
ra fanno il loro lavoro,
del nostro naso: siccome non ve- che si riferisce soprattutto a ciò che
diamo più i morti per terra, ci illu- è stato e a ciò che è già in atto, ci
diamo che la mafia sia meno peri- vuole accanto un processo di elacolosa. Invece è proprio per questo borazione culturale e di educazione
che la mafia è più pericolosa, per- che guardi verso il futuro e che perché è riuscita a distogliere l’atten- metta di far sì che le nuove generazione da sé, ad indossare un abito zioni, come diceva Paolo, neghino il
che non la rende più riconoscibile, consenso alla mafie.
di cui è vicepresidente fino al
‘95 e presidente onoraria fino
al 2005.
Si candida come presidente
dell’Unione alle regionali in
Sicilia del 2006, risultando,
nonostante la mancata elezione, il candidato di centrosinistra più votato nella storia
della Sicilia.
Nella XV legislatura dell’Assemblea regionale siciliana
assume il ruolo di leader
dell’opposizione.
Successivamente si dedica interamente al mondo dell’associazionismo, costituendo
nel luglio 2008 il movimento
nazionale di Un’Altra Storia,
per dare identità concreta al
suo modo di fare politica vicino alla gente. Rita Borsellino
è inoltre presidente dell’Associazione Piera Cutino guarire
dalla talassemia Onlus con
sede a Palermo.
Nel 2009 si candida al Parlamento Europeo e viene eletta con grande successo. È
membro della Commissione
Libertà civili, Giustizia e Affari
interni, e della Commissione
contro le Mafie e la criminalità
organizzata (CRIM).
http://www.ritaborsellino.it
voci solidali
dic. 2012 / gen. 2013
33
voci solidali
intervista a elisabetta antognoni
legalità
Libero Cinema
in Libera Terra
Incontro con Cinemovel, carovana
itinerante di moderni saltimbanchi
Franco Cittadini
Camper, telone bianco, generatore,
casse, mixer, proiettore e una scelta
originale di opere cinematografiche. Cinemovel porta il cinema, la
magia del cinema, nei paesi e nei
villaggi dove non c’è più o non c’è
mai stato. Dal Mozambico al Marocco, dal Senegal all’Italia e così
via per le strade del mondo.
Abbiamo raggiunto Elisabetta Antognoni, ideatrice insieme a Nello
Ferrieri del progetto Cinemovel,
mentre è in corso la settima edizione di Libero Cinema in Libera Terra,
il festival di cinema itinerante sui
beni confiscati alle mafie, promosso
da Cinemovel Foundation, con la
presidenza onoraria di Ettore Scola,
e da Libera, associazioni, nomi e
numeri contro le mafie.
Ma andiamo per ordine: ci racconta come nasce Cinemovel?
L’idea di portare film nei paesi
impoveriti con il cinema ambulante comincia a prendere forma
dopo un viaggio in Madagascar
nel 1997. Nel corso di quel primo
incontro con il continente africano
abbiamo modo di constatare da
una parte la straordinaria ricchezza
immaginativa della popolazione
e la sua entusiastica domanda di
cinema, dall’altra l’assoluta povertà
di mezzi e di proposte disponibili
e, in quelle poche città dove il cinema arriva, si tratta per lo più di
B-movies, di scarsa qualità spesso
trasmessi su monitor televisivi. Da
qui l’iniziale impulso romantico di
portare il cinema tramite l’uso delle
nuove tecnologie digitali a basso
costo, viaggiando di paese in paese. Così, tra suggestioni felliniane
34
dic. 2012 / gen. 2013
e utopie zavattiniane, comincia
l’improbabile avventura che porterà alla nascita del Cinemovel con
l’idea di ripartire dalle origini del
cinema, prima dell’avvento delle
sale cinematografiche, quando il
cinema era muto e le proiezioni avvenivano nelle fiere di paese. Prende così corpo l’idea di organizzare
un cinema ambulante in Africa per
proiettare sul grande schermo le
grandi storie del cinema, puntando
sull’innovazione tecnologica. Una
carovana di moderni saltimbanchi
che percorre le strade del continente africano, si ferma nei villaggi e
nelle periferie, monta uno schermo
all’aperto e proietta i classici del
cinema, il cinema del paese e i film
per bambini. Un circo di cinema
pensato come piazza di confronto,
proprio per la straordinaria natura comunitaria del cinema, per il
suo valore universale, per la forza
comunicativa delle immagini in movimento, con un’attenzione particolare allo sguardo dei bambini, “il
primo pubblico”, capace di vedere
il cinema con uno speciale talento.
Dopo il successo del progetto pilota in Mozambico, abbiamo fatto la
nostra scelta di usare le potenzialità
del linguaggio cinematografico
per parlare di diritti umani, portando, grazie alle nuove tecnologie,
il cinema nelle aree impoverite del
mondo e creare attorno al cinema
eventi comunitari di confronto culturale, sociale e politico.
Sul sito www.cinemovel.tv sono
pubblicati documenti, video e foto
che raccontano le varie esperienze.
E in Italia, come nasce il pro-
voci solidali
getto Libero Cinema in Libera
Terra?
Libero Cinema nasce nel 2006,
dall’incontro con le prime cooperative siciliane di Libera Terra. È
un progetto unico: una carovana
itinerante di cinema per sostenere
l’impegno civile dei giovani delle
cooperative di Libera Terra e promuovere, attraverso il cinema, la
pratica della legalità in risposta alla
violenza mafiosa. La caratteristica
principale delle proiezioni di Libero
Cinema in Libera Terra è quella
di rappresentare una novità per il
luogo, per i contenuti e per il contesto in cui si proietta. Lo scopo è
proiettare film nelle terre sottratte
alle mafie e restituite alla legalità,
scegliendo luoghi simbolici per
montare lo schermo e il proiettore
e proporre, per ogni tappa, titoli di
impatto, interesse e riflessione per
il pubblico. Film che possono bene
rappresentare questa esigenza di
raccontare e contestualmente rappresentare la realtà. Dalla prima
edizione, il cinema proiettato nelle
terre confiscate alla mafia è stato
uno dei linguaggi usati per promuovere la cultura della legalità,
dimostrando il forte impatto comunicativo del connubio Cinema
e Legalità, mai sperimentato prima
in questa modalità. Esperienze
come quelle delle cooperative di
Libera Terra contribuiscono all’allargamento degli spazi democratici
e, anche il cinema, in questo senso, può dare il suo contributo. Soprattutto quel cinema “invisibile”
che, per vari motivi, non arriva più
sugli schermi delle sale. Allora il ci-
nema itinerante può arrivare oltre
e superare le barriere, portando i
film direttamente alle persone con
gli autori che discutono col pubblico, là dove spesso manca anche
la sala, facendo quello che né la
televisione, né i telefonini possono
fare, e cioè “aggregare la piazza”
e rendere il pubblico partecipe di
un evento. Il cinema che viaggia e
allestisce luoghi di visione collettiva occupando simbolicamente,
anche per un solo giorno, paesi
come Corleone, Galbiate, Cinisi,
Polistena, ecc., acquista un valore
particolare restituendo alla piazza la sua funzione storica, luogo
di incontro e scambio. In questo
modo, il luogo diventa la “piazza
universale”, spazio di dialogo e
confronto per promuovere la presa
di coscienza, il senso di responsabilità e il radicamento della cultura
della legalità.
Qual è lo spirito che anima Libero Cinema? Ci può raccontare un episodio significativo ed
emblematico di questa vostra
esperienza?
Prendo a prestito una frase di don
Luigi Ciotti per rispondere: “Il cinema, l’arte, la musica possono portare un contributo nella lotta alla
criminalità, alle mafie, alla violenza,
alla sopraffazione? Noi crediamo
di sì, perché sono la sintesi tra
estetica ed etica. Ricerca del bello
e dimensione di giustizia. Il cinema
ci rende migliori e innesca semi
di cambiamento che dalla cultura
quasi sempre passano all’etica,
alla vita quotidiana… e le mafie
a volte temono molto di più un
buon film di una solo annunciata
normativa repressiva”. Questo è
lo spirito di Libero Cinema. C’è un
Italia sana, pulita, bella che incontriamo ogni anno, e di cui si parla
troppo poco, è quella dei ragazzi
che partecipano ai campi di volontariato di Libera e dei giovani
delle cooperative di Libera Terra,
che nonostante i ripetuti atti di
sabotaggio, per cui ogni stagione
vanno a fuoco ulivi secolari, campi
di grano, vigne e agrumeti, continuano ostinatamente a produrre
nella legalità e nella qualità. Da
queste terre liberate dalle mafie
arrivano prodotti buonissimi: vino,
taralli, olio, che ci parlano della
bellezza pulita della terra, restituita
alla legalità, patrimonio comune. E
così, alla nascita di nuove cooperative di Libera Terra corrispondono
nuove tappe di libero cinema.
“Insieme si può” è la scritta che
campeggia all’ingresso della coo-
perativa Calcestruzzi Ericina Libera.
Più che di episodi si tratta di una
continua sequenza di piccoli eventi,
come quando il meccanico che ci
ripara il furgone, visto quello che
facciamo (impossibile far finta di
niente, il furgone completamente
serigrafato parla da sé), velocizza i
tempi di riparazione per farci ripartire il prima possibile in tempo per
proiettare la sera stessa. O l’arrivo dei bambini, soprattutto a sud,
mentre ancora si sta montando lo
schermo e il luogo diventa spazio
di gioco e curiosità, o i ragazzi dei
presidi che portano direttamente le
seggiole da casa per la proiezione
quando abbiamo a che fare con
amministrazioni “distratte”. I tanti volontari che aumentano ogni
anno, o i carabinieri di Cirò che
aspettano la fine dello smontaggio
per accompagnarci in albergo, e la
tenacia e il coraggio delle donne
che nonostante gli attentati continuano la propria attività amministrativa contro le mafie, come Carolina
Girasole, la sindaca di Isola di Capo
Rizzuto, o come Carla Ripoli, la vice
sindaca di Pollica, compagna di
Angelo Vassallo in tante battaglie,
che la mattina alle 7.30 ci prepara il
caffè caldo alla foresteria: mitica!
voci solidali
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35
bere mangiare respirare
ambiente
ambiente
BERE
MANGIARE
RESPIRARE
ANCHE SE NOI CI
CREDIAMOASSOLTI…
Antropocene: la nuova era segnata da una
inconfondibile impronta ecologica: la nostra
Mauro Ferri
Illustrazioni Laura Testasecca
Maria Chiara Ballerini
Luogo in cui vivere, casa, dimora dell’anima. Questo il
significato dell’antico greco oikos, il termine che Ernst
Haeckel scelse parecchi lustri addietro per coniare il
termine “ecologia”. Lo studio della natura, dei rapporti tra esseri viventi, non potrebbe essere quindi
scienza più vicina a noi: oikos è la nostra casa comune, l’ambiente che ci dà vita.
A volte ce ne dimentichiamo, come fosse un concetto
distante che non ci appartiene, a volte consideriamo
l’ambiente un fatto talmente privato e scontato da
permetterci di usarlo come ci va, senza pensare alle
conseguenze, né per i nostri “coinquilini”, né per la
“casa” stessa.
Dimentichiamo che questa casa è nostra solo per un lasso di tempo, è una casa in affitto che dovremmo essere
tenuti a riconsegnare a chi la abiterà dopo di noi nello
stato migliore possibile, pulita e in ordine.
Sappiamo che non sarà così. Sappiamo che, nonostante
gli esseri umani abbiano cominciato a incendiare foreste
ben 50000 anni fa, la terra ha mantenuto la sua “capacità di portata” rimanendo in equilibrio tra popolazione
e risorse, mentre solo negli ultimi 40 anni siamo riusciti a distruggere per sempre il 30% della biodiversità, a
36
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barricate
ridurre di 1/3 le foreste, a inquinare aria, suolo, acqua
provocando un danno biologico ormai irreparabile.
Sappiamo che il procedere dei consumi a questo ritmo
di crescita porterà ad un implosione rapidissima del
pianeta: qualcuno lo ha stimato in un periodo molto
vicino a noi e altri hanno individuato il fatidico “overshoot day”. Il giorno in cui il consumo di risorse ha oltrepassato la capacità del pianeta di autorigenerarle.
Lo sappiamo ma facciamo finta di niente, deturpiamo
la nostra habitat-abitazione come se ne avessimo a
disposizione una seconda. Purtroppo però non esiste
un altro pianeta, non esiste una vita di ricambio.
Barricate vuole riflettere sui temi dell’ambiente in
questo modo e andare alla ricerca di risposte ed esperienze da condividere, come potremmo farlo se fossimo condomini in riunione, o ancora meglio familiari e
amici intorno a un tavolo, mentre insieme mangiamo,
beviamo, respiriamo.
Bere, mangiare e respirare sono le azioni senza cui
non c’è vita, quelle che ci legano indissolubilmente
alla terra che ci ospita e che ci regalano alcuni dei
piaceri più dolci, graditi al corpo come all’anima. E
sono forse le uniche cose di cui siamo davvero sicuri.
1
Autori del libro
“L’impronta Ecologica”,
Edizioni Ambiente, Milano,
prima edizione 1996,
seconda edizione 2008.
2
(ibidem, p. 9)
3
(ibidem, p. 10)
Impronta ecologica, un concetto chiaro. Tutto ciò normale non dare alle cose materiali l’importanza e
che facciamo lascia una traccia, piccola, grande, il valore che meritano. Soprattutto se siamo convineffimera o duratura. Qualcuno potrebbe dire che è ti che l’unico punto di incontro tra spirito e materia
ovvio, ogni essere interagisce con il suo ambiente. si realizza negli esseri umani (la famosa ghiandola
Ma per quanto riguarda l’uomo, sarebbe meglio pineale, sede dell’anima per Cartesio): tutti gli altri,
affermare “impatta con il luogo che lo ospita”. La privi di anima, sono relegati al mondo inferiore,
differenza non è poco. Riflette un’attitudine men- quindi nella piena e indiscriminata disponibilità detale radicata nel nostro modo di rappresentarci: i gli eletti superiori per diritto divino. Appunto.
più intelligenti individui calati sul pianeta per diritto Ma forse è solo un alibi culturale.
divino, con potere di governo e di sfruttamento. Fa- Le filosofie orientali, induismo, buddismo, taoismo e
tichiamo a considerarci uguali agli altri
pensiero zen, rispettose della vita in ogni
Dal 1784 abbiamo
abitanti del pianeta, nei casi migliori ci
sua forma, improntate a una visione oliinnescato
consideriamo primi inter pares. Eppure
stica della realtà universale, non hanno
un meccanismo
lo sappiamo, ce lo dice la scienza, che
impedito alle genti che popolano India,
di trasformazione
abbiamo la stessa natura di tutti gli
Cina e Giappone di saccheggiare e prodella biosfera così
altri, piante o animali che siano. Sono
fanare il loro ambiente, né più né meno
penetrante e veloce,
state trovate cellule simili ai neuroni
di come abbiamo fatto noi occidentali,
che possiamo vedere
persino nelle piante!
cattolici o protestanti, fa poca differenza.
in tempo reale
Forse è tutta colpa del dualismo carteQuando affermiamo che il nostro prolii risultati delle
siano, di quella separazione tra spirito
ferare ha sconvolto e manipolato pesannostre azioni, della
e materia che ha causato non pochi
temente il pianeta, non diciamo nulla di
nostra presenza
danni nelle nostre scelte. Se siamo
nuovo, lo sappiamo, basta che ci guarportati a credere che il mondo sia diviso in una diamo intorno. Quello che forse dovremmo comincomponente superiore ed eletta, che è la natura ciare a considerare è che ciascuno di noi, individualspirituale dell’anima, e un’altra inferiore e reietta, mente, lascia la sua impronta giorno dopo giorno.
il mondo materiale incluso il nostro corpo, allora è Qualunque cosa facciamo, lasciamo una traccia.
barricate
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37
bere mangiare respirare
Secondo Mathis Wackernagel e William Rees, da più di
duecento anni il nostro pianeta è entrato in una nuova
era, l’Antropocene. Chi si occupa dell’evoluzione della
vita, cioè la sequenza di trasformazioni ambientali che
hanno portato la Terra a essere quella che conosciamo
(e che per lo più tutti i nostri antenati hanno conosciuto), sa che i periodi sono così lunghi da chiamarsi “ere”.
Bene, dalla data convenzionale del 1784, secondo Wackernagel e Rees, saremmo entrati nella nuova era.
Il fatto è che i passaggi tra ciascuna delle ere precedenti, dal Cambriano del Paleozoico al più recente Olocene
del Neozoico, sono segnati da graduali trasformazioni
degli equilibri interni ai sistemi ecologici del pianeta.
Trasformazioni di cui nessun essere vivente del tempo
ha potuto avere consapevolezza, soprattutto perché,
salvo eventi traumatici come il meteorite che causò la
distruzione dei dinosauri, i processi si sono svolti con
tempi più lunghi di quelli della vita degli esseri che ne
erano coinvolti, più lunghi anche della loro meNegli ultimi 150 anni
moria storica, qualora ne avessero avuta una.
ci siamo bruciati il 40%
Ora non è più così. Ora tocchiamo con mano i
del petrolio, abbiamo
cambiamenti, li vediamo ogni giorno. Dall’Eurotrasformato direttamente
pa all’Oceania, dalla terra del Fuoco alla Siberia.
il 50% delle terre emerse,
Abbiamo innescato un meccanismo di trasforil 22% delle zone di pesca
mazione della biosfera così penetrante e veloce,
sono sovrasfruttate e
che possiamo vedere in tempo reale i risultati
di queste il 44% è ai limiti
delle nostre azioni, della nostra presenza. Le
dello sfruttamento
nostre impronte.
Il problema è che ci crediamo spettatori, invece siamo
attori. Come cantava Fabrizio De André: “anche se voi vi
credete assolti, siete lo stesso coinvolti.”
Facciamo qualche numero: negli ultimi 150 anni ci
siamo bruciati il 40% del petrolio, depositi che si erano formati nel corso di diverse centinaia di milioni di
anni; abbiamo trasformato direttamente il 50% delle
terre emerse (con punte che interessano fino all’83%);
se andiamo nel mare non stiamo meglio: il 22% delle
zone di pesca sono sovrasfruttate (qui c’è ancora spazio,
potrebbe dire qualche idiota) e di queste il 44% è ai limiti dello sfruttamento (l’idiota non osi alzare la
La comunità scientifica
mano). Ma soprattutto abbiamo paurosamente
ritiene che numerose
incrementato i tassi di estinzione di innumerevospecie viventi stiano
li specie viventi: la comunità scientifica le ritiene
subendo un’estinzione
“nel pieno di un’estinzione di massa dovuta
di massa dovuta all'azione
all’azione di una singola specie, quella umana.”
di una singola specie,
Quindi, anche se ci crediamo assolti (Ma io che
quella umana
posso fare di più? Mi impegno nella raccolta differenziata, non butto le cartacce per la strada, cerco di
non sprecare l’acqua, spengo le luci – anche perché costano – sono contro il nucleare, odio la caccia …) siamo
ugualmente coinvolti.
E possiamo anche misurare l’impronta che ciascuno di
noi lascia vivendo con il suo stile di vita.
Con qualche sorpresa, come si vede in uno dei due box
correlati. Nell’altro scopriamo che divenire virtuosi è
anche remunerativo. Via quindi i fantasmi di una triste
austerità da nuovo medioevo!
È da qui che riprenderemo il discorso.
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barricate
linguaggi grafici - roberto la forgia
…SIAMO
LO STESSO
COINVOLTI
Roberto La Forgia è nato a
Treviso nel 1983. Trascorre
Per avere un’idea di quanto siamo coinvolti, il sito www.footprintnetwork.org
propone di calcolare l’impronta ecologica di ciascuno di noi. Basta andare nella
sezione “la tua impronta” e rispondere al
questionario.
Sapevo di non essere un asceta, ma credevo di essere virtuoso quanto basta per
assolvermi: se tutti avessero la mia impronta ecologica, per supportare il mio
stile di vita, magari con qualche piccolo
sforamento, la capacità rigenerativa della
Terra dovrebbe bastare. Questo pensavo
prima di accedere alle pagine del sito del
Footprint Network.
Il risultato mi ha lasciato allibito: se tutti
(sulla Terra) avessero il mio stile di vita,
avremmo bisogno della capacità rigenerativa di 2,7 pianeti! Eppure non faccio nulla
di straordinario, mangio carne un paio di
volte la settimana, pesce ancora meno, latticini un po’ di più (ma non troppo, per via
del colesterolo), uso lampadine a risparmio energetico, non esagero nello shopping di vestiti o elettrodomestici, quando
mi è possibile uso i mezzi pubblici al posto
della macchina (ma faccio comunque parecchi chilometri in auto ogni settimana,
non posso evitarlo), sono scrupoloso con
la raccolta differenziata, e via dicendo. Tutto inutile, sono stato bocciato!
Se un dato mi è stato di conforto, è scoprire di essere appena sotto alla media
italiana. Il problema è l’energia: il mio fabbisogno energetico forma da solo il 58%
della mia impronta, poi una bella mano
è data dal terreno agricolo necessario per
sostenermi (21%), un valore che diminuirebbe se divenissi vegetariano.
Ma il fatto è che anche se volessi fare l’asceta (e non ci penso, almeno per il momento), la mia impronta personale non
scenderebbe moltissimo, perché – come
si legge nelle schede del sito che spiegano
il punteggio raggiunto – l’impronta tiene
conto anche della società in cui si vive.
Quindi dobbiamo impegnarci a migliorare
tutti insieme. Non possiamo non partecipare. Siamo comunque coinvolti.
l’infanzia e l’adolescenza nel
barese, dove esperimenta
i primi racconti a fumetti.
Nel 2007 realizza Gli intrusi,
un progetto antologico che
raccoglie storie a fumetti
sulla provincia di Bari, che
si tradurrà nel volume Gli
intrusi, appunti da una terra
vicina (Coconino Press,
2007). Nel 2008 fonda la
casa di produzione Littlepills,
esperienza che lo vede come
autore di video comici e
surreali. Realizza spot per
Rai, Fineco, Citroen e sul
network Zooppa.com. Le
sue illustrazioni e i fumetti
sono apparsi sulle riviste
Black, Lo straniero, La
lettura de Il Corriere della
Sera e regolarmente su Il
Male di Vauro e Vincino,
con personaggi irriverenti
tra cui Pasqualino, un tipo
capacissimo. Lavora come
disegnatore per la saggistica
Rizzoli. Redige la rivista
Mosso, un aperiodico d’arte
reperibile gratuitamente su
www.rivistamosso.blogspot.
it. Di recente ha pubblicato
il suo primo graphic novel, Il
signore dei colori (Coconino
– Fandango, 2012), la
storia di un vivace trio di
bambini che sotto il sole di
un’estate pugliese vive le
prime curiosità sessuali, le
prime attrazioni, le prime
relazioni talvolta controverse.
Segnalato da alcuni come la
nuova rivelazione del graphic
novel italiano, Il signore
dei colori giunge adesso
in Francia con le edizioni
Atrabile. Oggi La Forgia vive
e lavora a Varese.
BARRICATE
dic. 2012 / gen. 2013
39
linguaggi grafici - andrea bersani
impronta ecologica
intervista a Mathis Wackernagel
non solo pil
Mauro Ferri
Andrea Bersani è nato
a Bologna il 7 maggio del
Nell’introduzione alla seconda edizione del libro
“L’impronta ecologica”, Mathis Wackernagel, autore
dell’opera assieme a William E. Rees, introduce
l’interessante tema dell’utilizzo del nuovo parametro
dell’Impronta Ecologica da porre accanto al PIL
per determinare le scelte di politica economica.
E ciò che sorprende è che, invece di essere di ostacolo
allo sviluppo, questa scelta - per chi la saprà
cogliere con lungimiranza - è persino remunerativa!
1955, dove abita e lavora.
Ha conseguito
la maturità in Arte
Applicata (Decorazione
Pitto- rica) presso l’ISAB,
dove ha insegnato per un
breve periodo. Dal 1975 si
occupa di comunicazione
visiva, come grafico,
pubblicitario ed illustratore.
Sue le campagne illustrate
per Mandarina Duck
ed il marchio dei Cantieri
Nautici Ferretti.
Ha sempre avuto un
fortissimo interesse per
l’umorismo grafico, in
tutte le sue declinazioni,
interesse che lo ha portato
nel tempo, non solo a
produrre per diletto,
ricerca personale, ma
anche a pubblicare.
www.andreabersani.it
40
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
Dottor Wackernagel, lei sostiene
per il conseguimento di un succes-
Non le sembra di prospettare un
Ecuador ed Emirati Arabi, la na-
che la lotta per le risorse diven-
so economico duraturo.
quadro apocalittico?
zione nello stadio più avanzato
terà l’elemento caratterizzante
Ten-in-Ten?
Questo non vuole essere un qua-
del programma.
del XXI secolo. Dice anche che
Il Global Footprint Network si è
dro apocalittico, ma uno carico di
Inoltre, a partire dal 2010 abbiamo
le complesse problematiche non
prefissato un ambizioso obiettivo,
speranza. La creazione di econo-
un programma specifico per le na-
sono ingestibili. Come?
denominato “Ten-in-Ten”: mira
mie a prova di futuro e la ridefini-
zioni dell’area mediterranea. Sor-
Molti opinionisti credono errone-
all’istituzionalizzazione degli indi-
zione dei progetti di investimento
prende che la nazione più avanti si-
amente che la promozione della
catori dell’Impronta Ecologica in
possono rivelarsi estremamente
ano gli Emirati Arabi. Quando, nel
sostenibilità sia un onere per l’e-
dieci Paesi entro il 2015, affinché
remunerative. La sostenibilità non
2007, risultò essere la nazione con
conomia, un costo che potremo
tale parametro possa essere usato,
solo salva il pianeta, ma garantisce
l’impronta ecologica per persona
permetterci solo in futuro. Ma il
alla stregua del PIL, come indicatore
un flusso finanziario di lungo ter-
più grande del mondo, vollero ca-
futuro è adesso, e la sostenibilità è
per la pianificazione.
mine agli investitori più avveduti.
pire il perché. Il governo EAU lan-
nell’interesse diretto di ogni Paese,
Con quale meccanismo?
A quale tipo di investitore sta
ciò un’iniziativa che, nata per capi-
stato o città. Chi si prepara a vivere
Via via che il capitale naturale diven-
pensando?
re e misurare l’impatto ambientale
rispettando un mondo dalle risorse
ta più scarso, una buona governance
A chiunque sia in grado di piani-
del loro stile di vita, è divenuta uno
limitate se la caverà meglio di chi
dipenderà sia dai sistemi di contabi-
ficare e di cambiare adesso, per
strumento per guidare le scelte a
non lo fa.
lità delle risorse come l’Impronta
fare fronte ai limiti delle risorse
tutti i livelli, dai decision-maker
In che senso?
Ecologica, sia dal PIL: in un mon-
in futuro.
economici e politici ai singoli indi-
Nel senso che i Paesi che fanno finta
do dalle risorse sempre più esigue,
Ma adesso ho anche io una doman-
vidui nel loro quotidiano.
di niente diventeranno estrema-
ignorare la disponibilità e il livello
da per i suoi lettori: potrà l’Italia
E in Italia?
mente vulnerabili, mentre stati e
di sfruttamento della biocapacità sta
essere una delle nazioni pioniere?
L’approccio, più che nazionale è,
Paesi con surplus ecologici, o città
diventando un rischio sempre più
e comunità con una lieve Impron-
inaccettabile. Comunque, non è fa-
Abbiamo chiesto ad Alessandro
è (ancora) la più grande econo-
ta Ecologica, come la vostra Siena,
cile convincere governi e opinione
Galli, referente italiano del Global
mia del pianeta e ha investito 1,5
potranno trarre benefici dal loro
pubblica a utilizzare un nuovo para-
Footprint Network a che punto è il
milioni di Euro in un programma
vantaggio competitivo. Sembra ad-
metro accanto al PIL. Secondo caute
programma “Ten-to-Ten”.
biennale chiamato OPEN-EU (One
dirittura conveniente adottare l’Im-
previsioni delle Nazioni Unite, se gli
Avete lanciato il vostro progetto
Planet Economy Network), il cui
pronta Ecologica come parametro,
attuali trend dovessero continuare,
nel 2005; a che punto siete?
scopo è dotarsi di uno strumento
ma un conto è il dire, un altro il
entro il 2050 l’impronta dell’uma-
Il programma “Ten-in-Ten” è in
che aiuti i decision-makers europei
fare. Adeguare le infrastrutture e il
nità sarà il doppio di quanto la Ter-
atto, si articola in cinque fasi e
a esplorare gli scenari futuri in fun-
nostro stile di vita ai limiti posti dal-
ra potrà sostenere. L’accumulo del
coinvolge circa cinquanta nazio-
zione delle scelte che possono esse-
le risorse richiede tempo e lungimi-
nostro debito ecologico porterebbe
ni nel mondo divise nelle varie
re adottate. Lo strumento si chiama
ranza, ragion per cui consideriamo
al collasso degli ecosistemi a livello
fasi. Al momento il programma è
EUREAPA e il Global Footprint Net-
la nostra campagna “ Ten-in-Ten”
globale ancor prima che gli studenti
stato adottato da Finlandia, Gal-
work vi sta collaborando assieme ad
fondamentale per la promozione e
di oggi vadano in pensione.
les, Svizzera, Scozia, Giappone,
altri organismi continentali.
per il momento, europeo. La UE
barricate
dic. 2012 / gen. 2013
41
bere mangiare respirare
ambiente
salviamo il paesaggio
La rivoluzione edilizia di Domenico Fininguerra
Giancarlo Iacchini
Quarantacinque anni fa, in pieno boom economico
e poco prima della rottura epocale del ’68-‘69 (contestazione studentesca e autunno caldo operaio),
Giuliano Procacci lanciava, dalle pagine finali del suo
Storia degli italiani, il primo grido d’allarme. Il Paese
sta crescendo, sta cambiando faccia rapidamente gettandosi alle spalle l’atavica miseria - scriveva l’illustre
storico scomparso nel 2008 – ma c’è un problema,
anzi due. Perché oltre a quella distribuzione ineguale
della ricchezza che balzava agli occhi di tutti anche
all’apice del boom, nel raffronto tra la borghesia rampante dell’automobile o dell’edilizia e i nuovi ceti medi
da un lato, e dall’altro il proletariato delle fabbriche
del nord, per non parlare di un Meridione sempre più
emarginato economicamente e spopolato dall’emigrazione, si cominciava a intravvedere una questione
ecologica in precedenza ignorata o trascurata anche
dai critici più severi dello sviluppo capitalistico. Stiamo
costruendo troppo, affermava Procacci, con la conseguenza amara di stravolgere la maggiore risorsa del
nostro Paese: il suo bellissimo paesaggio!
Ebbene, sapete cos’è successo da allora? Che al ritmo di 200 mila ettari all’anno è stata cementificata
un’area pari all’intero norditalia, ed in particolare
negli ultimi 30 anni, nonostante una coscienza
ambientalista molto più chiara e diffusa, sono stati
sepolti sotto colate di cemento ben 6 milioni di ettari
di terreno vergine, pari ad un quinto del territorio
nazionale. Con conseguenze facilmente immaginabili
– anzi… visibilissime – sull’equilibro geologico e sui
livelli di inquinamento, oltre che, naturalmente, sulla
salute dei cittadini.
La battaglia degli ecologisti per frenare questo devastante processo e possibilmente invertire la rotta
si è manifestata in mille modi, negli ultimi decenni.
L’iniziativa più recente è la creazione un anno fa, il 29
ottobre 2011, del Forum che sul modello di quello per
l’acqua pubblica unisce un’ottantina di associazioni
ambientaliste nazionali ed oltre 700 locali, più migliaia
di singoli aderenti tra i cittadini e – come si può leggere nel sito ufficiale – quattro (solo?) realtà politiche
che lo sostengono ufficialmente: Sinistra Ecologia e
Libertà, Rifondazione Comunista, Ecologisti e Reti Civiche, Movimento RadicalSocialista.
Il battesimo del Forum è avvenuto a Cassinetta di
Lugagnano, nel parco del Ticino, in quello stesso spazio verde intitolato a Fabrizio De Andrè in cui, quasi
42
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
Il Forum nazionale
“Salviamo il paesaggio.
Difendiamo i territori”
è un’importante
battaglia degli
ecologisti per frenare
il devastante
processo del consumo
di territorio
3 anni prima, il 24 gennaio 2009, l’allora sindaco
del paese Domenico Finiguerra aveva lanciato la sua
“rivoluzione edilizia”: basta nuove costruzioni, basta
consumare altro terreno agricolo, basta veder sparire
altra campagna; si costruirà solo sull’esistente, si ristruttura e si ammoderna ma non si abbatte più nem-
meno un albero né si distrugge più alcun prato verde.
“Così facendo abbiamo rinunciato ad oneri di urbanizzazione che facevano gola – racconta Finiguerra – ma
abbiamo guadagnato molto di più: non solo pace,
tranquillità, tutela del paesaggio naturale e turismo intelligente (in tanti vanno a visitare il comune virtuoso
di Cassinetta, ndr), ma un nuovo modello amministrativo improntato a sobrietà e risparmio energetico, che
ci ha fatto chiudere i conti egualmente in pareggio,
con grande beneficio di tutta la comunità”. Molto più
che un esempio da seguire… “È una scelta ormai obbligata – avverte colui che nei 10 anni del suo doppio
mandato (2002-2012) è stato il sindaco dello stop alla
cementificazione selvaggia, oggi tra i promotori del
Forum – e lo sarà sempre di più nei prossimi anni, di
fronte alla fine vera e propria dello spazio a disposizione per costruire edifici. La terra ha bisogno di respirare: non lasciamola soffocare del tutto!”.
Come si legge nei documenti prodotti da “Salviamo il
paesaggio”, “il limite di non ritorno, superato il quale
l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi, è sempre più vicino”. Lo stupendo panorama del
Belpaese è stato stravolto, e l’attività speculativa, in
questo settore, non sembra conoscere crisi, nonostante le moltissime case vuote e inutilizzate che costellano le nostre strade e città, e che il Forum intende
monitorare con un censimento del patrimonio edilizio:
“Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un
progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici, residenziali e industriali; insediamenti commerciali; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e
aeroporti. Non si può andare avanti così! La natura,
la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è
al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico
e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento
senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di
ciascun territorio e di ogni città sembrano destinate a
confluire in un unico contenitore indistinto, uniforme
e grigio”. In nome dell’articolo 9 della nostra Costituzione (“La repubblica tutela il paesaggio”), il Forum
ha detto basta a questa deriva, con la forza delle
sue mille espressioni locali: “tanti piccoli germogli”,
come li chiama Finiguerra, per sensibilizzare l’opinione
pubblica e salvare (materialmente!) l’Italia, finché si è
ancora in tempo.
barricate
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inserto di Barricate
anno 1° / numero 1
DIC. 2012 / GEN. 2013
biologico
Restituire vita alla terra
Numeri dal mondo biologico
Eleonora Celi
In Italia il suo nome è “biologico”, in inglese - e quindi nel mondo - ci si riferisce allo stesso concetto con
il termine “organic”. Ed è l’essere organico che spiega
cosa sia questo fenomeno ormai in esplosione: tutto
ha inizio dalla terra, da ciò che nasce e si fa strada nella terra. Una sorta di ritorno alle origini, come qualcuno lo ha voluto definire. O progresso secondo natura,
coscienzioso, di qualità, che si basa sulla conservazione
delle sostanze organiche del terreno. Spiegare il biologico equivale non solo a destreggiarsi tra decine di dati, ricerche e statistiche, ma anche e soprattutto capirne la filosofia, il punto di partenza e le ragioni del suo
sviluppo.
Il nuovo Regolamento (CE) n. 834/2007 definisce la
produzione biologica come sistema globale di gestione
dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare
basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle
risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in mate-
ria di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. Come
la stessa Comunità Europea ricorda perciò, il metodo
biologico svolge una duplice funzione sociale, rispondendo alla domanda di prodotti biologici di un determinato mercato di consumatori e fornendo beni che
contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere
degli animali e allo sviluppo rurale. L’agricoltura biologica comporta perciò restrizioni sostanziali nell’uso di
fertilizzanti ed antiparassitari. Lo stesso Codex Alimentarius considera l’agricoltura biologica come un sistema globale di produzione agricola (vegetale e animale)
che privilegia le pratiche di gestione piuttosto che il ricorso a fattori di origine esterna come i prodotti chimici di sintesi.
L’Italia è il Paese con il maggior numero di aziende
biologiche e la maggiore superficie destinata all’agricoltura biologica in Europa. I primi dati resi noti e resegue a pag. 45
L’Italia è il Paese europeo
con il maggior numero
di aziende biologiche
e la maggiore
superficie destinata
all’agricoltura
biologica
44
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
L’agricoltura biologica in
Europa è stata regolamentata
per la prima volta a livello
comunitario nel 1991
con il Regolamento (CEE)
n° 2092/91.
2
Il Codex Alimentarius
è un insieme di regole
e di normative elaborate
dalla Codex Alimentarius
Commission, una
Commissione (suddivisa in
numerosi comitati) istituita
nel 1963 dalla FAO e
dall’Organizzazione mondiale
della sanità (OMS). Scopo
principale della commissione
è proteggere la salute dei
consumatori e assicurare
la correttezza degli scambi
internazionali.
1
Le Barricate dei ragazzi. Questo inserto
è curato dal gruppo Hamelin di Bologna e pensato per voi che avete dagli
8 ai 12 anni circa. Non più bambini,
non ancora adolescenti. Senza voler
fare rigide divisioni delle fasce d’età,
che sfuggono a qualsiasi classificazione generale, il vostro è un tempo epico e irripetibile, è un’ “età di mezzo”
indefinibile e magica. A voi dedichiamo
queste pagine, e in cambio da voi aspettiamo pareri, consigli, impressioni, che
potete spedire a [email protected]
net o a Barricate!, strada di Monteballante 12, 61122 Pesaro. L’inserto è tutto
vostro, è una rivista dentro la rivista.
Ma se lo lasciate in giro potrebbe suscitare la curiosità dei vostri genitori.
Provate a spiarli…
1
B! ragazziillustrazione
ottobre
2012
di Alessandro
Gottardo
B!
gulp!
B!
2
ottobre 2012
B! ragazzi
Puoi trovare questa e altre avventure nel libro di Tuono Pettinato “Il magnifico lavativo”, Topipittori, 2012
B! ragazzi
ottobre 2012
B!
3
pazza scienza
Il vulcano più alto del mondo
‹cile
6.891m.
argentina›
COSTRUISCI IL TUO VULCANO
cosa ti occorre:
etna x2 + 250m.
∏
ojos del
salado
disegni di Michelangelo Setola
Ojos del Salado
Atacama
è il maestoso
, situato proprio sul confine tra Cile e Ar. Con i suoi
metri è anche la segentina, nel deserto di
conda montagna più alta dell’Emisfero occidentale: se in cima al
, che è il vulcano più alto d’Europa, ne impiliamo un altro, ci sono
di salita per raggiungere la vetta dell’Ojos! Tranquilli
ancora
però, a parte qualche piccola traccia di fumo, nessuno l’ha mai visto in
. Cerazione, e l’ultima eruzione sembra risalire a più di
to, il nostro gigante è appena un nanetto se paragonato all’
osservato sul pianeta
, il maggiore del
:
quando hanno provato a misurarlo superava i
Etna
Marte
il gigante di marte
ˇ
27km.
4
ottobre 2012
B! ragazzi
Monte
250 metri
Mons
B!
6.891
1000 anni fa
Olympus
Sistema Solare
27 chilometri!
Olympus
mons
ˇ
[ ]
B! ragazzi
ottobre 2012
B!
5
storie
Una storia che parla
di avventure pericolose,
mondi nascosti,
creature minuscole,
forse anche amore.
Una storia che parla
di ragazzi che
scappano, ricerche
solitarie, misteri
della natura
storie da leggere
LA STANZA
DELLE MERAVIGLIE
Consigli:
mettiti in poltrona con una
bella tazza d’infuso d’erbe
e miele, spegni la luce.
Dove leggerlo:
di Brian Selznick
Mondadori, 2012, 650 pagine
Altre storie come questa:
se ce l’hai, in cantina.
Altrimenti in un posto
pieno di cose vecchie.
Un libro come questo nessuno l’ha mai visto
prima, a meno che non abbia avuto la fortuna
di leggere La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, dello stesso inimitabile scrittoredisegnatore, da cui è stato tratto anche un
bel film. Bastano pochi secondi per rimanere
sbalorditi e catturati: a volte la storia è scritta,
altre raccontata tramite pagine e pagine di
grandi e splendidi disegni a matita.
La stanza delle meraviglie è in realtà due storie in una: quella di Ben, orfano e diventato
sordo dopo essere stato colpito da un fulmine, che scappa a New York alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto; e quella ambientata mezzo secolo prima, di Rose, anche
lei sorda e in fuga verso un destino migliore.
Punto di misterioso contatto, l’incredibile
Museo di Storia Naturale in cui ci porteranno,
tra dinosauri, meteoriti e curiosità esotiche.
Sotto il pavimento
di Mary Norton,
Salani editore, il libro
da cui è tratto.
Principessa Mononoke
di Hayao Miyazaki,
un altro grande film
d’animazione
dello studio Ghibli.
Tobia
di Timothée de Fombelle,
San Paolo Editore, un
eroe piccolissimo e il suo
mondo in un albero.
storie da vedere
ARRIETTY
Il mondo segreto
sotto il pavimento
Una storia che parla
di lotta contro
la mafia, coraggio,
e della storia vera
di Giovanni Falcone.
Altre storie
come questa:
il fumetto,
di Claudio Stassi
tratto da questo libro.
Altre storie come questa:
La straordinaria invenzione
di Hugo Cabret
di Brian Selznick,
un libro che
sembra un film.
Fuga al museo
di E.L.Konigsburg,
editore Salani,
per continuare
a nascondersi
in un grande
museo.
L’approdo
di Shaun Tan,
edizioni Elliot,
una storia tutta
immagini, senza
nemmeno
una parola.
Consigli:
scegli un quaderno su cui annotare le cose
che ti sembrano importanti: puoi iniziare
con le informazioni che trovi qui sulla
mafia e sulle tecniche di indagine di Falcone.
Altre storie
come questa:
Io dentro gli spari,
di Silvana Gandolfi,
Salani editore.
La scelta,
di Hiromasa Yonebayashi (Studio Ghibli)
Giappone, 2010, 94 min.
Shõ deve trasferirsi in una vecchia casa di campagna per via di una
malattia al cuore. Qui, tra l’erba alta del giardino, il suo occhio coglie di sfuggita qualcosa che si muove e che subito scompare: non
ne parla con nessuno, ma è convinto di aver visto una minuscola
creatura. E in effetti, proprio sotto quella casa, abita con la sua
famiglia Arrietty: quattordici anni, dieci centimetri di altezza, un
lungo vestito rosso che la fa sembrare un fiore, uno spillone come
spada infilato nella cintura, bellissima e forse troppo coraggiosa.
Come tutti i “Prendinprestito”, ora che è grande, col favore della
notte si introduce segretamente nelle stanze degli umani in cerca
di oggetti utili, spostandosi attraverso i muri e nascondendosi nei
buchi più invisibili: Arrietty infatti sa bene che essere notata significherebbe la fine del suo popolo. E se Shõ ora volesse conoscerla?
B!
6
ottobre 2012
B! ragazzi
Sinnos editore,
di Luisa Mattia.
Ti chiami
Lupo Gentile,
Rizzoli editore,
di Luisa Mattia.
Io non ho paura,
un romanzo di Niccolò
Ammaniti e un film
di Gabriele Salvatores.
storie da leggere
PER QUESTO MI
CHIAMO GIOVANNI
di Luigi Garlando
Bur, 2012, 154 pagine
Giovanni ha 10 anni e un problema a scuola che
tiene nascosto: un prepotente picchia chi non lo
paga. Quando il padre lo viene a sapere, decide
di dargli un giorno di vacanza, e di portarlo in
giro per la sua città, Palermo, per fargli conoscere una storia. Insieme visiteranno diversi luoghi,
che anni prima erano stati frequentati da un altro
Giovanni: una casa, una scuola, il tribunale, un
punto preciso sull’autostrada che va all’aeroporto, con una targa che ricorda una tragedia. Giovanni scopre così perché gli è stato dato proprio
quel nome: mentre nasceva, l’altro uomo di cui
sta imparando la vita veniva ucciso dalla mafia in
un tremendo attentato, che fece saltare in aria
lui, la moglie e i poliziotti della scorta con cinque
quintali di tritolo. Si trattava del magistrato Falcone, un vero eroe moderno. E da quella giornata,
davanti a una vita così coraggiosa, dedicata senza
pause alla lotta contro il crimine, Giovanni si
sente diverso, più forte.
B! ragazzi
ottobre 2012
B!
7
JoËlle ha disegnato anche storie di pinguini (365 pinguini; 10 piccoli pinguini, Il Castoro),
altri animali (Zoo Logico, Rizzoli) e di un furgoncino rosso (Schizzo in città, Il Castoro).
direfaremangiare
bere mangiare respirare
3
Dati diffusi a luglio 2012
da MiPAAF - Ministero
delle Politiche Agricole,
Alimentari e Forestali; fonte:
Organismi di Controllo;
elaborazione: SINAB - Sistema
d’Informazione Nazionale
sull’Agricoltura Biologica.
4
Ultimi dati noti
risalenti al 2010 e pubblicati
da BioBank; fonte: Ismea
(Istituto di Servizi per il
mercato Agricolo Alimentare).
5
Ultimi dati noti risalenti
al 2010 e pubblicati da
BioBank; fonti: Fibl-Ifoam
(Research Institute of Organic
Agriculture - International
Federation of Organic
Agriculture Movements).
6
Verona, 10 Ottobre
2009, “Il biologico: un
fattore di sviluppo per
l’agricoltura italiana”. Fonte:
ufficio stampa Fedagri Confcooperative.
B!
8
ottobre 2012
B! ragazzi
lativi all’analisi del settore in Italia nel 2011 aiutano a
farsi un’idea non solo approssimativa dello scenario:
gli operatori del settore sono 48.269, di cui 37.905
produttori esclusivi, 6.165 preparatori (comprese le
aziende che effettuano attività di vendita al dettaglio),
3.906 aziende che effettuano sia attività di produzione
che di trasformazione, 63 importatori esclusivi, 230 importatori che effettuano anche attività di produzione
o trasformazione. Rispetto al 2010 un aumento complessivo del numero di operatori dell’1,3%. La superficie interessata, in conversione o interamente convertita
ad agricoltura biologica, risulta pari a 1.096.889 ettari,
con un decremento rispetto all’anno precedente circa
dell’1,5%. La classifica mondiale vede l’Italia al settimo posto, con il 3% circa della superficie complessiva
mondiale, valutata sui 37 milioni di ettari. I principali
orientamenti produttivi in Italia sono i cereali, il foraggio e i pascoli. Segue, in ordine di importanza, la superficie investita ad olivicoltura.
Numeri e tendenze ci permettono di affermare che il
biologico in Italia, ma non solo, ha assunto un peso
economico non indifferente. La produzione dei prodotti bio nel Paese è aumentata considerevolmente, tanto
che in quindici anni il numero di operatori è quintuplicato. Si stima che il giro d’affari complessivo lambisca
i 3 miliardi di euro (la cui metà si riferisce al fatturato
relativo alle esportazioni), a fronte di un mercato internazionale di 59 miliardi di dollari (44,5 miliardi di euro
circa) e 160 Paesi. Da produzione di nicchia, l’agricoltura biologica è quindi arrivata a conquistare quote significative della fase produttiva e fasce sempre più ampie
del mercato agroalimentare. La promozione del metodo da parte delle istituzioni e la domanda crescente di
consumatori sempre più attenti e informati hanno consentito la diffusione di un modello che, non più elitario, è diventato garanzia di sostenibilità ambientale e di
partecipazione ad un mercato mondiale.
Nonostante il delicato momento di crisi che sta interessando il nostro Paese, le recenti rilevazioni di
Ismea-Gfk-Eurisko segnalano un incremento della spesa biologica dell’8,9% su base annua, in leggero rallentamento rispetto al tasso di crescita del
2010, ma in evidente controtendenza con la riduzione complessiva dei consumi di generi alimentari
“convenzionali”.
Al valore economico si affianca il non meno importante valore sociale e culturale che ha assunto il biologico negli ultimi anni. Basti pensare alla stessa risonanza mediatica che hanno tematiche relative a ciò
che sia in qualche modo sostenibile, ecologico, compatibile con uno stile di vita secondo natura. Mangiar
sano, vivere in modo sano sembra essere diventato
finalmente uno scopo prioritario per molti cittadini
che, forse stanchi degli effetti inquinanti e dannosi
del progresso, preferiscono informarsi, capire e scegliere. Una scelta che comporta a volte cambiamenti
sottili, altre volte radicali della propria esistenza.
Come aveva affermato il presidente di FedagriConfcooperative Paolo Bruni durante un convegno
nel 2009, “L’agricoltura biologica ha avuto un grande merito indiretto, quello di aver dato vita ad una
svolta culturale e ad un cambiamento della mentalità di chi fa agricoltura, dal momento che oggi anche
l’imprenditore che non fa biologico va nella direzione
di un’agricoltura sempre più sostenibile.” E non solo.
Il cambiamento di mentalità sta prendendo forma ad
ogni livello, facendo sì che cambi non solo il modo di
produrre e vendere, ma anche di acquistare, di associarsi, di lavorare, di mangiare, di pensare e persino
di viaggiare. Il biologico ha a che fare profondamente -ed etimologicamente- con la vita e non potrebbe
che essere un grande motore di rinnovamento, o forse ritorno e restituzione a ciò che è madre della vita.
Bentornati alla terra.
barricate
dic. 2012 / gen. 2013
45
bere mangiare respirare
agricoltura biologica
Biografia gentilmente concessa da Giovanni Battista Girolomoni
Il bioregionalismo
Il profeta
del biologico
italiano
E. C.
Gino Girolomoni
Personaggio poliedrico e dunque difficile da definire, Gino Girolomoni, come confermano coloro che lo
hanno conosciuto e amato.
Nato da famiglia contadina il 13 agosto 1946 a Isola del Piano, nel cuore del Montefeltro marchigiano,
maggiore di tre figli, vide morire sua madre ancora
bambino e dovette presto occuparsi di un padre dalla
salute cagionevole. Conobbe presto la povertà, la solitudine e la faticosa vita di campagna, senza corrente
elettrica in casa e senza strade, ma anche i valori che
a quel tempo era ancora possibile respirare e trasmettere e che Gino seppe assimilare, come la grande onestà e la religiosità di suo nonno Getullio.
Come era normale in quegli anni, emigrò in Svizzera
insieme a suo zio Giovanni, ma tornò presto in Italia.
A meno di vent’anni scriveva già poesie, organizzava
mostre d’arte coi giovani incisori della scuola di Urbino, leggeva la Bibbia. Divenne, giovanissimo, sindaco
del paese di Isola del Piano, determinato a recuperare
non solo le rovine del monastero di Montebello in cima alla collina, ma anche i presupposti sociali e culturali di quella civiltà contadina che tutti stavano abbandonando per la città e le fabbriche.
Sposò quindi Tullia, che ebbe l’ardire di seguirlo nelle sue avventure, e dal matrimonio nacquero tre figli,
Giovanni Battista, Samuele e Maria, che ora guidano
la cooperativa, l’azienda agricola e l’agriturismo. Andarono ad abitare nella parte già ristrutturata dell’amato monastero di Montebello.
Gino aveva energie, fantasia e grandi capacità di tessere rapporti umani, anche con personaggi di una
certa levatura. Entrò presto in contatto con diversi intellettuali: Sergio Quinzio, Guido Ceronetti, Paolo Volponi, Carlo Bo. Fu memorabile una rappresentazione
teatrale a Urbino da lui scritta, interpretata da Giorgio
Albertazzi nelle vesti del duca Federico di ritorno alla
sua città e al suo palazzo dopo centinaia d’anni.
Il 13 luglio 1977, insieme a sua moglie, a due anziani
agricoltori e a cinque giovani del paese, fondò la cooperativa Alce Nero. Le prime attività (mucche, formaggi, farine) si svolgevano attorno al monastero in
parte ristrutturato, con vecchi mulini a pietra ancora
operanti nel territorio. Poi venne costruita una stalla
al di là della collina, un edificio per il mulino a pietra,
46
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
Ritorno alla natura selvatica
un paio di silos per lo stoccaggio e un magazzino di
confezionamento dei primi prodotti (cereali decorticati e legumi). Macchine e confezioni erano ancora
molto artigianali.
In questo periodo Girolomoni girava per l’Italia a raccontare la propria esperienza, cercando di diffondere
il suo pensiero sull’agricoltura biologica. Una sua frase
storica relativa a quegli anni è: “Andate e predicate il
biologico”. Eppure allora nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe diventato negli anni il biologico in Europa e nel mondo.
Proprio a Isola del Piano, nel 1978, si tenne quello che
è stato certamente uno dei primi corsi di agricoltura
biologica in Italia, al quale parteciparono molti di coloro che poi diedero vita alle più varie esperienze nel
settore. Girolomoni fu anche tra i più importanti promotori dell’AMAB, l’associazione che ancora oggi riunisce migliaia di aziende agricole biologiche su tutto il
territorio nazionale.
Il salto di qualità arrivò nel 1989, con la costruzione di
un capannone e la linea di pasta corta. Dopo qualche
anno fu costruita anche la linea di pasta lunga. L’attività aumentò molto e così il fatturato.
Girolomoni, da profeta del biologico, è stato un vero
imprenditore, pur restando nel profondo un eremita
e un poeta, e un “bifolco”, come amava definirsi. Era
possibile trovarlo in cappella a pregare prima di iniziare le sue giornate, e subito dopo al tavolo del suo
studio a scrivere versi, oppure nei campi a inseguire
una vacca scappata dal recinto. E dopo qualche ora
pronto per un incontro in Confindustria a Pesaro o per
un’intervista al Ministro dell’Agricoltura di turno.
Tra le sue ultime iniziative, il progetto di recupero di
varietà di grano antiche e, insieme a Pascucci, quello
della promozione del caffè equo e solidale, per sostenere una cooperativa di agricoltori haitiani.
Nel 2004 fu venduto il marchio Alce Nero col cavallino, presto sostituito da un nuovo marchio che raffigurava in sintesi grafica il monastero di Montebello.
Gino Girolomoni ha lasciato la sua terra il 16 marzo
2012. La cooperativa ha già adottato il suo nome ed
anche la firma Montebello ha appena ceduto il passo
al nuovo marchio “Gino Girolomoni”, che racchiuderà
molto più di un monastero e di una storia.
Il Bioregionalismo è definibi-
dunque essere bioregionali-
le come corrente culturale a
sta nel luogo in cui vive. Per
sfondo ecologico, economico
i bioregionalisti, l’evoluzione
e sociale nata negli anni ‘70
sociale e tecnologica è ecolo-
nell’America del Nord -formu-
gicamente compatibile solo
lata per la prima volta da Peter
in “piccola scala”, localmente.
Berg e Raymond Dasmann-,
In Italia il Bioregionalismo
in risposta al nascente disagio
non ha ancora avuto grande
dell’uomo globale verso il pro-
diffusione. Ha tuttavia susci-
prio sradicamento e la perdita
tato un certo interesse in set-
di identità. Un’ecologia sociale
tori del movimento anarchico
dall’approccio etico quindi, le-
e pensatori anticonformisti.
gata al territorio in cui si vive
Del resto “il Bioregionalismo
e basata sull’individuazione e
richiede un cambiamento di
lo studio di aree naturalmente
vita e una radicale modifica
definite bioregioni o ecoregio-
nel proprio stile esistenziale e
ni. Il termine bioregione viene
nell’approccio generale verso
dalla parola greca bios (vita) e
l’habitat, gli animali ed il resto
da quella latina regere (regge-
del genere umano”, sottolinea
re o governare): un territorio
il bioregionalista Paolo D’Arpi-
geografico omogeneo in cui
ni, che si definisce un cercato-
dovrebbero essere predomi-
re spirituale laico.
nanti le regole dettate dalla
“La Rete Bioregionale Italia-
natura e non le leggi imposte
na, fondata nel 1996, non è un
dall’uomo. Le bioregioni han-
movimento compatto -sostie-
no comunque confini porosi,
ne D’Arpini-, esistono varie re-
perché sono costantemente in
altà anche disgiunte che si oc-
cambiamento e in relazione
cupano di Bioregionalismo ed
con le bioregioni circostanti.
ecologia profonda. Alcune di
“Ri-abitare il mondo significa
queste realtà sono soprattutto
pensare a noi stessi come par-
teoriche e divulgative ed ope-
te interdipendente del mon-
rano attraverso l’editoria di
do naturale, e, forse ancora
settore. La Rete è, però, - come
più importante, sviluppare un
si legge nella carta degli inten-
senso del posto che sappia an-
ti del movimento -, un terreno
dare oltre il dogma dell’uomo
comune per condividere idee,
signore e padrone del creato,
informazioni, esperienze, pro-
e allargare invece il senso di
getti ma anche emozioni. L’a-
comunità con tutti i viventi:
desione avviene per semplice
umani e non-umani che siano.
condivisione dello stile di vita
Il Bioregionalismo è un ten-
e delle tematiche, lasciando
tativo per recuperare questo
ad ognuno la propria libertà di
senso di appartenenza”, così
proporre iniziative che possa-
Giuseppe Moretti, ex Coordi-
no aiutare le comunità”.
natore della Rete Bioregionale
Non esistono veri e propri le-
Italiana, ha delineato il signifi-
gami operativi con altri movi-
cato profondo del movimento
menti in Europa e nel mondo,
visto da dentro.
ed anche per questa ragione
L’obiettivo bioregionale è
non è possibile avere dati certi
quello di riportare l’essere
sulla portata del movimento
umano e le sue attività all’in-
e dei suoi sostenitori. In re-
terno dell’economia della na-
te è però semplice informarsi
tura, attraverso il buon senso
sul movimento e i suoi risvolti
di una cultura della reciproci-
nella vita quotidiana.
1
Dopo l’uscita dalla Rete
Bioregionale Italiana, Giuseppe
Moretti ha dato vita a Sentiero
Bioregionale, un’aggregazione
di persone all’interno della quale
si condividono idee, esperienze
e progetti con lo scopo di arricchire
la pratica bioregionale.
Fonti:
www.retebioregionale.ilcannocchiale.it
www.bioregionalismo-treia.blogspot.it
www.circolovegetarianocalcata.it
www.terranauta.it
www.sentierobioregionale.org/
Wwoofing, viaggio
nell’agricoltura.
Il wwoofing è un modo alternativo di viaggiare che sta
prendendo piede in tutto
il mondo: non si tratta solo
di visitare nuovi luoghi ma
anche di riscoprire un contatto originale con la natura,
di lavorare nelle campagne e
di finanziare in questo modo
il proprio viaggio. Wwoofing
è l’acronimo inglese di World
Wide Opportunities on Organic Farms, anche se l’origine
del sistema è tedesca. Infatti
il wwoofing nasce in Germania nel 1971, quando alcuni
volontari decisero di lavorare insieme ad agricoltori
biologici, imparando molto
da quell’esperienza. Si può
fare wwoofing in ogni parte
del mondo: in cambio di 4-6
ore di lavoro giornaliere si
ottiene vitto e alloggio. Un
nuovo modo di fare turismo
e di conoscere la terra e i suoi
frutti.
wwoof.org / wwoof.it
Bionieri, ai confini tra
selvatico e coltivato.
Chi sono i bionieri? Temerari,
o astuti eremiti del XXI secolo
che hanno scelto di fuggire
dalla città e vivere con ciò che
offre la terra, riappropriandosi di spazi abbandonati per
dedicarsi all’agricoltura biologica o all’artigianato artistico.
I “pionieri biologici” italiani
sono stati ispirati dall’esperienza dei bionieri americani,
che nel 1990 decisero di adottare il nuovo stile di vita per
unire “natura, cultura e spirito”. Gli attivisti si riuniscono
ogni anno, per tre giorni, nei
pressi di San Rafael, in California, con l’obiettivo di
aumentare la consapevolezza
ambientalista e ripensare
modi di vivere più rispettosi
della salute del pianeta. Tre
anni fa è stato creata on line,
ad opera di Renato Pontiroli,
una comunità virtuale che li
riunisce tutti o quasi, il rural
network dei bionieri italiani.
www.bionieri.ning.com
tà e del limite. Chiunque può
barricate
dic. 2012 / gen. 2013
47
bere mangiare respirare
consumatori
C’è ARIA
DI GAS…
E PROFUMA
Illustrazioni Laura Testasecca
Martino Campagnoli
Non sono integralisti
dell’antiglobalizzazione
né macrobiotici marziali
e neppure alieni:
sono le persone normali
che creano la rete GAS
Una rete che conta più di 160.000 persone sa, o meglio di costo, anche il costo dello stress di un
e si estende in tutto il paese, una realtà na- centro commerciale, l’investimento a perdere del freta nel 1994 tra Parma e Fidenza da un pic- quentare luoghi frenetici dove non si creano relazioni,
colo gruppo di amici che, dopo la tragedia ed hanno ben chiara la sottile ma sostanziale differendi Chernobyl, si pose il problema di come e za tra lo stress di un ipermercato e l’impegno necessadove comprare alimenti sani. Un’idea sem- rio per aderire ad un GAS.
plice e concreta che oggi intende decidere come im- Risparmiare comprando grandi quantitativi di prodotpostare la propria economia.
to ma anche chiedersi cosa ci sia dietro un determinaNon sono integralisti dell’antiglobalizzazione né ma- to bene di consumo ed a questo punto scegliere, scecrobiotici marziali e neppure alieni: sono le persone gliere e sostenere un certo tipo di produzione: ed è qui
normali che creano l’incredibile rete GAS.
che prende sostanza la “S” solidale dell’acronimo GAS.
GAS è l’acronimo di “Gruppi di Acquisto Solidale” Uscire dal circuito della grande distribuzione, delle
che, in pratica, significa organizzare i bisogni ali- merci che inquinano, degli imballaggi, del trasporto
mentari di un gruppo, creare un ordine comune ed inutile, dello sfruttamento indiscriminato dei campi e,
acquistare assieme da produttori locali per poi ridi- spesso, delle persone.
stribuire ciò che si è comprato. Il gruppo d’acquisto Acquistare dai piccoli produttori locali consente
si costituisce, in genere, per favorire la riflessione di evitare l’intermediazione, ed anche il rincaro di
sui temi dell’alimentazione con prodotti biologici, prezzo, della grande distribuzione, creando un vanl’approvvigionamento dei prodotti stessi a prezzi taggio economico sia per il produttore che per il
accessibili a tutti e per creare un rapporto di fiducia consumatore. Questo sistema promuove un discreto
tra consumatori e produttori.
abbassamento dei costi di prodotti spesso di nicchia,
Una pratica di consumo libero, critico e consape- come il biologico o l’alta qualità locale, restituendo la
vole che privilegia la piccola produpossibilità di aderire al consumo critico
Una pratica di consumo
zione locale, sana ed etica. Consuanche a famiglie a basso reddito.
libero, critico
mare praticando un risparmio etico,
Un GAS è mediamente composto da
e consapevole
dove “risparmio” è solo in secondo
una trentina di famiglie, corrispondenche privilegia
piano un risparmio economico. È
ti a circa 100 persone, che periodicala piccola produzione
un gioco di parole? No, perché queste
mente si ritrovano per compilare gli
locale, sana ed etica
persone mettono nel concetto di speordini per i diversi fornitori.
48
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
“Mediamente” è un avverbio obbligatorio in questo
caso, perché la realtà creativa e variegata dei GAS si
compone di gruppi poco più che familiari così come di
gruppi talmente estesi da essersi costituiti in associazioni o cooperative.
I gruppi censiti sono circa 900 e se ne stimano altrettanti non censiti, le regioni con maggiore partecipazione sono: Lombardia, 229 gruppi, Toscana, 118,
Piemonte, 95. Secondo le stime del GAS il numero delle persone che partecipano alla rete è di circa
160.000, ovvero quasi 40.000 famiglie con una spesa
media annua di 2000 euro.
I gruppi si generano spontaneamente da persone
“contagiate” dal passaparola e dall’esperienza positiva di amici e conoscenti oppure, quando un GAS cresce oltre le proprie possibilità organizzative, una parte
si stacca dal nucleo iniziale e crea un nuovo gruppo.
È una realtà assolutamente orizzontale che non prevede un’organizzazione centrale che emani regole o
statuti: ogni gruppo è libero di gestire i propri bisogni
ed i propri rapporti come crede, a patto di rispettare i
principi base di “piccolo, locale e solidale”.
Negli anni sono nate delle reti di coordinamento locali, generalmente sono i gruppi più esperti e con più
storia alle spalle che s’incaricano di aiutare e coordinare i nuovi GAS.
Tutta la struttura si basa su un’adesione volontaria
e gratuita, il sito ufficiale dei GAS (www.retegas.
org) fornisce modelli di riferimento organizzativo
Le persone che
ed associativo lasciando ad ognuno l’assoluta
partecipano alla rete
libertà di scegliere la formula che più rispecchi
sono circa 160.000,
le proprie esigenze.
quasi 40.000 famiglie
Non solo comprare zucchine, GAS è anche un’icon una spesa media
dea, o meglio una volontà, di aderire a diverse
annua di 2000 euro
forme d’investimento economico, energetico e di
presenza sul territorio. Da alcuni anni infatti muovono
i primi passi i DES: Distretti di Economia Solidale. Senza essere dei novelli dottor Frankenstein dell’economia, si sono resi conto semplicemente che “zi può fare !”. Partendo dalla base delle esperienze e della rete
creata negli anni dai GAS, i DES non si riferiscono più
ai soli generi alimentari ma prendono in mano la produzione di beni e servizi.
Nella pratica, ad oggi, ci sono circa 50 nuclei territoriali che stanno attivando progetti di filiera riscrivendo con il proprio senso i processi di produzione,
trasformazione e consumo nei campi più diversi: dal
pane (partendo dall’acquisto partecipato dei campi)
al tessile, passando per la distribuzione di energia
veramente pulita.
Può sembrare impegnativo e…lo è. Però, queste persone trovano meno impegnativo e stressante doversi
organizzare e sobbarcarsi la fatica di intessere nuove
relazioni piuttosto che gettarsi nel carnevale caotico
di un ipermercato. A quanto pare non gli pesa neppure imparare a fare acquisti settimanali, organizzarsi la
spesa, rinunciare ai prodotti fuori stagione per abbracciare la naturale stagionalità dei frutti della terra.
barricate
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49
bere mangiare respirare
Intervista ad Andrea Saroldi
consumatori
L’ANTILEADER DI
UN’IDEA ORIZZONTALE
Martino Campagnoli
Golena del Furlo (PU), 23 giugno 2012, incontro
nazionale dei GAS. Arriviamo senza telefonare, senza prendere un appuntamento, cerchiamo Andrea
Saroldi uno dei fondatori del movimento GAS.
Tutto funziona con la tranquillità che precede la
lentezza ma si capisce che è l’unico modo per godersi il caldo e l’impegno profondo dei workshop.
È uno fra i tanti, in fila come tutti. Lo troviamo
semplicemente chiedendo e, nel giro di tre indicazioni, siamo faccia a faccia.
C’è un attimo di sospetto, smaliziata curiosità e
la promessa di lasciarsi intervistare dopo la pausa
pranzo. Chissà se verrà? In fondo è “l’eroe eponimo” dei GAS, braccato senza preavviso in uno dei
rari momenti di pausa di questo evento…e invece
arriva sorridente con un caffè in mano.
Come è iniziata la storia dei GAS?
Sì assolutamente, ci sono dei principi
stesso o esiste una figura di riferi-
dall’America latina, è quella dei distret-
ti, uno di questi si chiama “made in
di più la parte legata ai distretti che
Il primo GAS si formalizza nel 1994
comuni però poi di fatto ogni GAS si
mento?
ti di economia solidale, quindi l’idea
no” ed è una filiera che è stata realiz-
hanno bisogno di una certa struttura.
a Fidenza, erano gli anni dopo Cher-
organizza in un modo suo, sceglie i
I GAS sono una rete molto orizzontale,
di costruire un’economia che abbia
zata assieme ai GAS per gli indumenti.
Poi iniziare a vedere i rapporti con
nobyl, da una considerazione molto
suoi produttori ed applica nel caso
forse l’unica, tutte le altre reti che co-
dei principi diversi a partire dall’e-
È un progetto che ha una parte, cioè
le istituzioni, perché ci sono regioni
semplice e molto diretta: come fare
concreto i principi, che sono riassunti
nosco si chiamano reti ma spesso han-
sperienza di consumatori organizzati.
il cotone, che proviene dall’America
interessate a promuovere ed emanare
ad avere dei prodotti sani e buoni
dagli aggettivi “piccolo, locale e solida-
no una struttura più gerarchica. Di fat-
Abbiamo deciso di partire dal livello
latina e dall’Asia, sviluppato secondo
delle leggi sui GAS.
all’interno di questa economia molto
le”, però poi che cosa questo vuol dire
to succede questo: quando ci sono più
locale perché è quello in cui è più fa-
i criteri dell’equo e solidale, ma poi la
Questa esperienza con le regioni è
sregolata.
ogni GAS lo discute al suo interno. Ad
GAS in un territorio nascono delle reti
cile conoscersi, incontrarsi e ragionare
lavorazione viene fatta in provincia di
già in atto?
Iniziano in maniera molto pratica a
esempio: è meglio un’insalata biologi-
locali e queste sono anche i soggetti a
assieme. Attualmente, a livelli molto
Novara, un territorio dove il tessile sta-
Ci sono delle regioni che hanno già
stabilire ed a raccogliere le loro esi-
ca che ha fatto 100 km o l’insalata che
cui si cerca di rimandare i conflitti, ad
diversi, ci sono circa 50 nuclei DES.
va sparendo. Un altro campo è quello
legiferato con risultati negativi o, per
genze e bisogni e a prendere contatti
ha fatto 2 km e che non è biologica?
esempio nel caso di gruppi che cerca-
Come opera, nella pratica, un DES?
dell’energia: c’è un gruppo che ha si-
meglio dire, diversi.
con produttori della zona e a rifornirsi
Libertà di coscienza su questo o c’è
no solo di risparmiare o strappare le
Cominciando a porre in essere un
glato un accordo con un fornitore che
Nel Veneto, ad esempio, hanno vo-
direttamente da loro. Acquistare in
un “dogma”?
condizioni migliori dal produttore, il
mappatura del territorio, vedere quali
produce da fonti rinnovabili, per cui
luto fare un albo regionale dei GAS,
questo modo soddisfa diverse esigen-
No, nessun dogma, questa è la discus-
che non è nello spirito dei GAS.
sono i soggetti dell’economia solidale,
chi partecipa ai GAS, ma anche sem-
cosa che i GAS non tollerano, non am-
ze, sia di tipo alimentare che di tipo
sione che si fa all’interno di un GAS,
Cosa sono i DES?
censirli, metterli insieme, magari orga-
plicemente chi è interessato, può fare
mettendo di essere imbrigliati nell’i-
sociale, psicologico, in qualche modo.
ci si ritrova sui principi comuni poi la
DES significa Distretti di Economia So-
nizzare una fiera per farli conoscere.
un contratto con un fornitore che pro-
scrizione ad un albo. Invece in Emilia
Nasce un GAS a Reggio Emilia ed un
loro applicazione è figlia della discus-
lidale ed è una prospettiva di costruire
Poi, dopo aver costruito una mappa
duce unicamente da fonti rinnovabili.
Romagna stanno creando un percorso
altro a Piacenza, in questo modo la
sione che viene fatta assieme a livello
forme diverse di economia mettendo
del territorio, delle disponibilità e
Il cittadino che viene a conoscenza
assieme tra regione, GAS e DES per ca-
cosa si diffonde e adesso ci sono 900
paritario.
assieme i GAS che sono un aspetto
delle esigenze, cominciando a pro-
di queste realtà come vi contatta?
pire cosa chiedere ed avere un dialogo
gas censiti e pensiamo almeno altret-
Quindi non c’è una struttura nazio-
dell’economia -l’aspetto del consu-
muovere progetti di filiera. Per fare
Lo strumento principale è il passapa-
costruttivo. Negli altri casi c’è stato un
tanti non censiti, quindi in tutta Italia
nale di raccordo, è un’iniziativa libe-
mo- con gli altri aspetti, in particolare
un esempio sulle filiere c’è il caso di
rola, poi c’è il sito. Di solito la cosa che
esito negativo, perché le regioni han-
ci sono circa 2000 GAS.
ra che si regge su principi condivisi?
la produzione, la creazione di servizi
“spiga e madia”, una filiera del pane
uno inizia a fare è cercare un GAS nella
no voluto fare delle leggi senza tener
Una curiosità: lei ci parla di quasi
C’è una struttura di collegamento, ma
e la distribuzione. Nel 2002 ci siamo
che hanno costruito in Brianza met-
propria zona e prendere contatto.
conto delle realtà effettive su cui si
2000 gruppi ma sul vostro sito ne
non di organizzazione nel senso di
detti: “Abbiamo costruito delle filiere,
tendo insieme chi possiede il campo,
Prendendo atto del successo dei
basano i GAS. Sono due mondi molto
risultano appena 900.
rappresentanza. Ci sono strumenti co-
abbiamo messo assieme i produttori,
la cooperativa che coltiva, il mugnaio,
GAS, pensate un giorno all’eventua-
distanti e trovare un collegamento non
Succede questo: quando proviamo in
muni: una mailing list, un sito, mani-
costruito delle relazioni sul territo-
il panificatore ed i GAS.
lità di dovervi strutturare a caratte-
è semplice, anche perché banalmente i
un territorio specifico a stimare i GAS
festazioni come queste per cui i gasisti
rio, però non ci basta! Vogliamo una
Sempre nella produzione alimen-
re ufficiale e nazionale?
funzionari regionali lavorano di giorno
che realmente operano sul territorio ci
vengono, si incontrano e si scambiano
prospettiva in cui poterci muovere in
tare o anche in altri tipi di servizi?
Questo è un tema di cui si discute
e di giorno si occupano di queste cose,
accorgiamo che sono circa il doppio di
delle idee.
una logica di trasformazione globale
Questi sono gli esempi più classici, ci
in questi giorni, per ora il tentativo
i gasisti di giorno hanno un loro lavoro
quelli registrati.
Essendo una realtà non gerarchica
dell’economia.”
sono però esperimenti anche su altri
di risposta è questo: mantenere la
e di queste cose si occupano la sera…
Quindi c’è un’enorme libertà di re-
ma orizzontale, se un GAS ha dei pro-
La strada che abbiamo trovato, e
campi, in particolare c’è il discorso del
spontaneità e la vivacità dei GAS ed
una mediazione bisogna trovarla, al-
gistrarsi nel circuito ufficiale.
blemi solidi può rivolgersi solo a se
su questo abbiamo imparato molto
tessile sul quale sono nati vari proget-
intanto cercare di organizzare un po’
meno sull’orario!
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barricate
barricate
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Lombardia - La terra racconta
linguaggi grafici - nicola sancisi
LOMBARDIA
manifesto per il nuovo
"cinepanettone"
La terra racconta
Nicola Sancisi
titolare dell'omonimo
studio grafico, divide
la sua professione tra
design e comunicazione, operando nei
settori dell'industria,
del commercio, della
cultura, del sociale;
dalla progettazione
dell'identità visiva
di un prodotto, servizio o evento, al suo
sviluppo su tutti gli
strumenti di comunicazione. Insieme ad un
team di professionisti
conduce ricerche,
progetta, crea la forma
di un rapporto reale
fra il messaggio da
comunicare e l’opinione
pubblica, attraverso il
linguaggio del design.
Il manifesto nasce
dall'ossrvazione di
quanto sta accadendo
nella giunta regionale
lombarda, un copione
fatto di inganni e corruzione degno di un
film di Otto Preminger,
dove i protagonisti
cadono uno ad uno
come i protagonisti di
uno spaghetti-western.
Assistiamo allibiti a
questo indegno
spettacolo e ci
aspettiamo un finale da
commedia all'italiana.
Con sorpresa...
di Natale!
www.studiosancisi.it
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barricate
Ogni numero di Barricate dedica questa sezione a una
regione italiana, trasferendo a livello locale gli argomenti trattati nella parte nazionale.
Abbiamo iniziato con la Lombardia, nel bene e nel
male “specchio” della nazione, un microcosmo che
riflette tante qualità e altrettanti nervi scoperti, spesso
anticipando situazioni ed eventi destinati a coinvolgere l’Italia intera.
La Lombardia ha visto l’inizio del ventennio berlusconiano e il suo crollo per squallidi scandali, ha assistito
ad alba e tramonto di una Lega sbugiardata nelle
fondamenta, continua a vedere i propri dirigenti capeggiare le liste degli inquisiti per le frodi più svariate.
Nello stesso tempo, come emerge dalle interviste a
Moni Ovadia e Milly Moratti, la Lombardia è una terra
con un’irresistibile voglia di tornare a creare, di dare
speranza e di costruire, ma non più con il cemento,
che sembra aver lasciato ben pochi spazi liberi.
Tanti, però, si stanno battendo contro il consumo scriteriato del territorio, proponendo alternative virtuose.
Di loro raccontiamo, di lotte e imprese eco-sostenibili
ed “eco-sostenute” dall’amore per l’ambiente che circonda tutti noi.
Chiude la sezione la rubrica “Tre giorni a spasso”, ispirata dal binomio cultura/natura. Un omaggio ad angoli di paesaggio e di storia che si sono salvati dall’attacco di mostri d’asfalto e indifferenza, e che conservano
gelosamente la facoltà di raccontare.
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Lombardia - La terra racconta
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barricate
Che cosa porta un’area ricca a degenerare in una
ragnatela di nepotismo, clientelismo, tangentismo?
Quando la politica non riesce più a dare risposte serie,
quando viene privata degli strumenti filtro ai suoi bacini d’ingresso, quando non funzionano più gli elementi
depurativi, subentra dapprima l’opportunismo, poi un
sistema che potremmo definire mafioso: un sistema
che permette a singoli di esercitare i propri affari con la
cosa pubblica, che permette a segmenti della società di
entrare in politica e creare una rete d’interessi privati,
di gruppo, di monopoli, di cricche, è un sistema cui la
politica non è in grado di dare risposte sicure, serie.
Non è un caso che il corrotto Belgio sia rimasto un intero anno senza governo per incapacità di dare risposte
politiche. La mafia, come il fascismo, come il berlusconismo e il craxismo, che del precedente è espressione
primogenita ed embrionale, ha prodotto degenerazioni mai completamente epurate dalla democrazia, fino
ad arrivare alla ragnatela Formigoni, alcuni pezzi della
quale sono oggi già sui banchi della magistratura. Per
Ph. Antonietta Baldassarre / Insidefoto
La Lombardia è quello che l’Italia sarà fra cinque anni.
È uno stato nello stato: dieci milioni di abitanti, dodici
province, il 20% del Pil nazionale. Milano, nonostante
tutto, resta una capitale del pianeta, una città dove il
futuro si costruisce attraverso l’economia, la cultura,
il design. Una città che è un punto di riferimento per
coloro che vogliono avvertire in prima linea la sensazione di non aspettare il domani per capire dove andrà il
nostro vivere.
La Lombardia è geograficamente, climaticamente, storicamente, culturalmente e archittettonicamente parte
fondamentale del continente Europa più di quanto non
lo sia per il bacino del Mediterraneo, che resta lontano nonostante che un milanese su tre abbia oggi un
ascendente meridionale. In particolare Milano, come
tutte le metropoli avanzate, ingloba le diversità, le metabolizza e le “milanesizza”. Così i figli dei meridionali
nei quartieri dell’Hinterland sono diventati la cosa più
milanese di Milano, esattamente come un italoamericano è la cosa più americana di New York.
La Lombardia è la regione più ricca d’Italia, che a sua
volta è l’ottavo paese più ricco del pianeta. Da cui si
evince che la Lombardia è una delle aree economicamente più progredite del pianeta. Se chiedete ad un
tedesco qual è la regione più ricca d’Europa, a denti
stretti non vi risponderà la Valle della Rurh, ma La Lombardia. Eppure in questa regione sono nati il Berlusconismo, il Leghismo, il Craxismo e in parte anche il Fascismo. Qui è nata la corruzione, Tangentopoli, il sistema
Formigoni, la sanità del San Raffaele e della Maugeri,
Penati e Belsito, Minetti e le cliniche gestite da CL, il Trivulzio e il marcio che a breve esploderà coinvolgendo
catene e settori di amministrazioni.
Il binomio ricchezza/corruzione non è singolare. Lo ritroviamo in Giappone, in Belgio e perfino negli Usa.
Ph. Samantha Zucchi / Insidefoto
Fabio Greggio
oltre venti anni, con la collusione dell’ipotetica purezza
leghista, questo sistema si è ramificato e spalmato nelle
realtà amministrative locali, creando clientelismo, nepotismo e sinergie con la criminalità organizzata, che
oltre a chiedere il pizzo o ammazzare brutalmente persone, ricicla denaro nell’edilizia. Non a caso Milano sta
subendo un attacco di cementificazione spinta senza
precedenti. In città, dove oggi vi sono numerosissimi
appartamenti sfitti, si costruiscono quartieri, palazzi e
perfino una sorta di Manhattan nel cuore di Milano,
la zona Garibaldi, dove sono in costruzione grattacieli
altissimi non appartenenti alla struttura architettonica meneghina e stanno ridefinendo lo “skyline” della
metropoli. La catarsi di questa metastasi potrà essere la capacità lombarda di rivoluzionare e depurare il
sistema azzerandolo, un’onda legalizzatrice che passa
attraverso i diversi tentativi di organizzazione di Liste
Civiche e Movimenti, compreso il grillismo, che a breve cercheranno di ridefinire l’algoritmo politico e che
come sempre potranno essere l’esempio per il resto
della Nazione. Perché nel bene e nel male, Milan l’è
semper un grand Milan.
PRIMATO
AMARO
Ph. Alberto Camici / Insidefoto
lombardia specchio
di una nazione
Ph. Samantha Zucchi / Insidefoto
politica
Il consiglio della
Regione Lombardia è
il più indagato d’Italia
Su 80 dei consiglieri che compon-
te), Massimo Buscemi (peculato).
gono il consiglio regionale lom-
Tra i leghisti compaiono Daniele
bardo, ben 14 sono coinvolti in
Belotti (coinvolto in una vicenda
scandali giudiziari. Nel pdl, con
di tifo violento a Bergamo), Mo-
Domenico Zambetti in testa, arre-
nica Rizzi (indagata a Brescia per
stato per voto di scambio e concor-
presunte schedature nel partito,
so esterno in associazione mafio-
si è in seguito dimessa), Davide
sa, spicca il presidente Formigoni,
Boni (presunte tangenti in ambi-
indagato per corruzione, seguito
to urbanistico), Renzo Bossi (truf-
a ruota da Nicole Minetti, accusa-
fa ai danni dello stato nell’inchie-
ta di favoreggiamento della pro-
sta sui fondi della Lega). Nell’area
stituzione nel celebre Ruby-gate.
pd, Filippo Penati è indagato per
Devono rispondere nelle inchie-
presunte tangenti per gli appalti
ste più svariate anche Gianluca Ri-
dell’area Falck. Nella lista anche
naldin (presunte tangenti nel tu-
Carlo Lucchina, direttore generale
rismo locale), Massimo Ponzoni
dell’assessorato alla sanità, accusa-
(bancarotta e corruzione), Angelo
to di turbativa d’asta su finanzia-
Giammario (corruzione e finanzia-
menti regionali ad aziende private,
mento illecito dei partiti), Romano
e Alessandra Massei, ex dirigente
La Russa (finanziamento illecito ai
alla programmazione sanitaria, in-
partiti), Franco Nicoli Cristiani (ar-
dagata nell’inchiesta relativa alla
restato per una presunta tangen-
fondazione Maugeri.
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Lombardia - La terra racconta
POLITICA
Intervista a milly moratti
Intervista a moni ovadia
cultura
SE NON MILANO, CHI?
MILANO secondo
MONI OVADIA
Fabio Greggio
Fabio Greggio
“Bisogna creare comitati, indurre l’ag-
da grattacieli a banana che scimmiot-
gregazione, Milano non è mai seconda
tano Dubai. Io avevo proposto una
a nessuno, le cose le crea e le propo-
Media City, una piccola Cinecittà data
ne, è e deve tornare a essere locomo-
la vicinanza di molte ditte che produ-
tiva e non vagone, deve trasgredire,
cono software. Una specie di centro
abbandonare il letargo in cui è calata
della comunicazione della conoscen-
con le precedenti amministrazioni e
za. E anche su quei grattacieli di Porta
ritornare ad essere traino originale e
Garibaldi…ma noi dobbiamo creare
mai simile a nessuno”. Questo è sem-
cose originali, non copiare standard
pre stata Milano. “Se non Milano, chi?”
ritriti. Milano ha uno storico culturale
Esulto. Finalmente la milanesità genia-
immenso. Bene Boeri che marginaliz-
le e coraggiosa. Speravo in una critica
za gli eventi culturali d’immagine tem-
o polemica, in un commento acido
poranei e fini a se stessi, realizzando
alla cognata. E invece Milly interpreta
invece un Laboratorio Culturale dove
la milanesità nella sua essenza, quel-
la cultura si crea per restare in modo
la in comune a Franca Rame e molte
permanente. Noi milanesi siamo spinti
altre milanesi storiche: mai piangere
al contatto umano e alla conoscenza
o fermarsi. Una piccola scossa di capo
perché non viviamo vicino alla natura.
e si riparte a pensare il domani, che
Per questo abbiamo sviluppato creati-
sarà radioso.
vità e avanguardia.”
“Ghe pensi mi”. Eccola, la Milly (scritto
Volevo un’intervista al fulmicotone,
rigorosamente con l’articolo davanti
ed invece trovo una persona nelle pie-
Ovadia, venti anni di amministra-
bottoni. Guardi il Psi francese oggi, è
Carlo Porta, uno dei più grandi poeti
al nome come è obbligatorio a Mila-
ghe ottimista e idealista, per niente
zione di centrodestra cosa hanno
al potere in Francia. In Italia sono tutti
dell’800. Hanno fatto solo baggianate
no), idealista che sogna spazi originali
rancorosa, interessata solo a cosa si
rappresentato sotto il profilo cultu-
passati a destra, perfino i demartiniani
sulla caseoula e i risotti. In una città
nuovi e nuovi stili di vita: “Milano ha
farà domani. Lei spesso snobbata dai
rale a Milano?
e lombardiani. L’unico rimasto è Intini
che ha un Nobel come Dario Fo, asso-
sempre accolto, mai rifiutato”. Men-
partiti, ma sempre battagliera per la
Una vera catastrofe. Si salvano aree
che ricordava a Martelli in tv che i So-
lutamente snobbato per 20 anni.
tre a New York si diventa newyorkese
sua Milano, voce fuori dal coro, ani-
e corpi estranei all’amministrazione,
cialisti stanno a sinistra…
E oggi la cultura come va?
cancellando la propria identità, a Mila-
ma libera, avrebbe potuto godersi la
come la Scala e altri centri di produ-
Ora però a Milano c’è Pisapia
Guardi, se pensa che quelli del centro-
no si diventa milanesi mantenendo la
sua posizione di sana alta borghesia.
zione culturale autonoma. Ma Milano
Presto per dare giudizi. Ci sono segna-
sinistra si diano da fare, sbaglia. Boeri
differenza che è migliorativa. I terùn
E invece la incontri al mercato con la
è l’ombra di quella città effervescente
li positivi, lui è un galantuomo. Non
ha fatto un bel gesto con la mostra
usavano l’olio, i milanesi, il burro. Ha
bicicletta, che soppesa verdura, scam-
che produsse Dario Fo e Franca Rame,
c’è paragone con l’amministrazione
a Palazzo Reale di Dario Fo. Ma non
prevalso poi l’olio, che è più sano”.
bia battute con gli ambulanti e corre a
Jannacci, vero maestro di milanesi,
di centrodestra. Però gli direi che ci
si capisce che la cultura è anche un
“I centri abitativi devono umanizzarsi,
casa a cucinare per la famiglia. Sempre
Strehler, Gaber…
vuole più coraggio, osare di più. Mi-
affare. L’ha capito perfino Confindu-
Le chiedo subito cosa pensa di Pisapia,
penso a una Cascina del Terzo Millen-
attenta ai problemi della gente. Amica
Perché tutto questo?
lano sui temi di accoglienza deve dare
stria: Il Sole 24ore ha parlato di cultura
lei che l’ha sostenuto con una lista
nio, legata alla terra, ma dove si possa
da sempre della sinistra non allineabi-
Perché dalla fine degli anni ’70 il Cra-
esempi. In fatto di viabilità la zona C
come di “strumento per rilanciare l’e-
propria e che ha ottenuto una delega
anche lavorare a casa con il web. Si
le, di quel crogiuolo artistico che va da
xismo attraverso la legge Mammì rega-
ha fatto diventare il centro un garage.
conomia”. Questo paese ha avuto una
per la nascita di negozi civici, in altre
sviluppano rapporti sinergici, affettivi,
Vecchioni a Paolo Rossi, da Riki Gian-
lò il dominio culturale al monopolio
Capisco l’interesse del singolo. Ma il
borghesia colta, un esempio su tutti
parole spazi logistici di quartiere che
si ritorna allo scambio per ridurre gli
co a quel mondo artistico che ruota
delle tv commerciali che prepararono
diritto del sociale deve prevalere sul
Olivetti e la sua piccola rivoluzione
erogano servizi gratuiti, momenti di
sprechi. A questo servirebbe l’espe-
non indifferente attorno all’Inter, la
il terreno al Berlusconismo. Fu una
personale. Non c’è un vero progetto a
industriale. Mentre a partire da Craxi
aggregazione, punti di riferimento per
rienza travagliata della prossima Expo.
squadra del marito Massimo. Per la sua
devastazione culturale. Ma la colpa
Milano. Solo piccoli segnali.
si scambiò la cultura popolare con cul-
E quando c’era la Lega?
tura plebea. Il popolo si deve studiare!
Incontro Milly Moratti nella sede dell’Inter, dietro
al Duomo, nel corso passeggiata che parte da Piazza
San Babila e approda nel cuore fisico della metropoli.
Arriva sorridente e scherza con i collaboratori in un
ambiente high-tech fra coppe mondiali e gadget neroazzurri.
Milly non è solo milanese, è una parte di Milano.
Da sempre impegnata nel sociale con idee progressiste
e un occhio a tutto ciò che si muove di nuovo.
56
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Ph. Campanini-Baracchi
Moni Ovadia, bulgaro di nascita,
cresciuto fin dai suoi primi anni a Milano,
uomo di teatro fuori dalle convenzioni,
effervescentemente intellettuale legata
a movimenti, manifestazioni e tutto ciò
che si muove nella città meneghina.
Noi che siamo in movimento, non
potevamo non sentire la sua opinione.
Ecco cosa ci ha raccontato.
incontri e iniziative culturali.
Dalla terra alla lavorazione del prodot-
Milano, Milly si fa in quattro e pensa
primaria fu delle opposizioni che non
Pur ammettendo una certa confusione
to fino al consumo. Una filiera interna-
solo in positivo. Gli anni del centrode-
reagirono e presero sotto gamba il fe-
Una volta in tv mi intervistarono. Ero a
Milano è ancora capitale morale?
sui bilanci, Milly Moratti parte con un
zionale nelle sue diversità.”
stra hanno fatto tabula rasa di cultura
nomeno. Così anche la tv pubblica fu
Miami e Salvini era in studio. Mi sbef-
Non dopo Tangentopoli. Ci vuole una
disegno civico preciso, attento a un
È entusiasta della sua eterna anima
e innovazione. Ora l’occasione Pisapia
costretta ad abbassare i target culturali
feggiò perché io, di origine bulgara,
rigenerazione. Anche architettonica-
consumatore che non è più solo utiliz-
verde che recupera i rapporti tra cit-
non va sprecata. “Milano deve tornare
praticando una vera lobotomia all’ita-
cosa ne potevo sapere di Milano? Co-
mente parlando, lasciamo stare i grat-
zatore terminale ma propositivo, che
tadini, terra, economia sostenibile:
a produrre geni come Dario Fo, Gaber,
liano medio, l’apoteosi dello squallore
minciai a parlare milanese spiegando-
tacieli stile Pechino. Quello che sta
delega i Negozi Civici a dare voce alle
“L’economia deve tornare a gestire
Jannacci, Strehler….ci siamo semplice-
e della volgarità.
gli che io a Milano ci sono quasi nato,
venendo su a Fiera Milano City è una
sue esigenze.
idee migliorative ed estromettere la
mente fermati un po’”.
Craxi…
vivevamo in sole due stanze e ho avuto
chiavica. In sintesi a Milano ci vuole
Insisto per avere un giudizio, ma lei
finanza”.
Ora è il momento di ripartire tutti in-
Sì, Craxi ha distrutto il Socialismo ita-
pezze al culo che lui manco sa cosa si-
più coraggio, bisogna essere trasgres-
riparte con il concetto d’intelligenza
E prosegue: “Avrei voluto che l’area
sieme a fare cose mai viste.
liano. Con la sua mania di marginaliz-
ano. Voleva fare il milanesone e invece
sivi. È nella storia della città. Bisogna
collettiva, vera forza storica di Milano:
della vecchia Fiera non fosse occupata
Come sempre qui da noi a Milano.
zare il Pci e di entrare nella stanza dei
quelli della Lega manco sanno chi è
tornare a osare.
barricate
barricate
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Lombardia - La terra racconta
linguaggi grafici - daniele pampanelli
LEGALITà
L'intero progetto è visionabile all'indirizzo web: http://issuu.com/danielepampanelli/docs/tesi_isia-daniele_pampanelli
mafia, immagine coordinata
di una grande multinazionale
Daniele Pampanelli
nasce a Perugia, dove
vive e lavora. Grafico,
occhi aperti
sulla mafia
omicroN: osservatorio
milanese sulla criminalità
grafista, fotografo e
disegnatore “polaroid”:
Francesco Ballerini
tira fuori un’agendina nei momenti più
improbabili e disegna
quel che vede. Vista
la miopia, male.
Il progetto è stato
presentato nel 2001
come tesi di diploma
ISIA partendo dalla
premessa di trattare
la mafia come una
Eugenio Marongiu / Shutterstock.com
“normale” multinazionale, con attività
diversificate e ramificate in più settori di
mercato, un’industria
che, in concorso con
Croce del Sud
altre istituzioni (tra
cui lo stato) produce,
promuove e vende
“protezione” in un
determinato territorio.
Le diverse mafie
L’Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al
toriale, scritto dai componenti del Comitato scientifico;
(mafia siciliana, russa,
Nord Omicron si occupa di ricerca riguardo alle diverse
un’inchiesta supportata dai più recenti dati statistici dispo-
nigeriana, cosa nostra
fenomenologie criminali organizzate, con attenzione parti-
nibili o un intervento degli attori protagonisti sul campo
americana, narcoma-
colare ai fatti e alle tendenze dell’Italia settentrionale. Omi-
o nella ricerca; una rassegna dei fatti di cronaca del Nord
fie sudamericane e
cron nasce nel gennaio del 1997 come newsletter di analisi
Italia; una rubrica con gli appuntamenti del mese e le se-
asiatiche ecc.) hanno
e informazione, il periodico “color salmone”, destinato a
gnalazioni riguardanti le realtà associative; un “dubbio”,
un’identità di aggre-
un pubblico di addetti ai lavori: magistrati, politici, intel-
infine, che prende spunto dai fatti di attualità.
gazione: se il punto è
lettuali, giornalisti ed esponenti delle forze dell’ordine.
Fra gli studi e le analisi scientifiche ricordiamo la ricerca
l’unità fondamentale,
Grazie allo spazio dedicato alle associazioni, ai movimenti
sulla Criminalità Metropolitana e la ricerca sulla Criminali-
la sua identità iconica
e alle scuole, Omicron diventa in seguito strumento di con-
tà legata ai fenomeni migratori, nell’ambito del Programma
e sociale è data dalle
tatto e aggiornamento fra le istituzioni e la società civile.
Falcone dell’Unione Europea.
relazioni che forma
Nel 2000 Omicron segue i lavori della Convenzione Onu
Attualmente l’Osservatorio è impegnato, congiuntamente
con altre unità. Il
contro la criminalità transnazionale e partecipa ad una rete
ai partner internazionali, in una serie di Congressi inter-
marchio si concretizza
di collaborazione europea e internazionale. Nel 2001 si
nazionali che si sono svolti a Bruxelles, Brasilia e Ginevra.
in un sistema di rap-
costituisce in associazione e viene riconosciuta come Or-
Oggi Omicron sta inoltre lavorando con scuole, enti e
Al marchio vengono
porti tra gli elementi,
ganizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS). Dal
associazioni per progetti di formazione e aggiornamento
assegnati 2 colori:
costanti e dinamici,
2006 fa parte dell’Associazione Saveria Antiochia Omicron,
su tematiche diversificate, attinenti alla devianza giovanile
tenendo presente una
che dal 2011 è Associazione di Promozione Sociale.
e alla cultura della legalità. Si tratta di un impegno volto
e verde per rimandare
continuità delle diffe-
L’ Osservatorio promuove tre attività principali: l’impo-
ad elevare sia il grado di conoscenze scientifiche sia la
alle origini agricole
renze. Così ogni costel-
stazione di studi e ricerche di carattere scientifico, l’or-
consapevolezza civile delle nuove generazioni; ma anche
delle prime mafie e
lazione identifica una
ganizzazione e la partecipazione a convegni e seminari e
a innalzare, in alcune istituzioni e nel mondo associativo,
al collegamento stretto
macro-organizzazione
l’istituzione di corsi di formazione e aggiornamento.
le motivazioni ad affrontare con più serietà e passione la
mafiosa.
Il giornale è composto da alcune rubriche fisse: un edi-
questione criminale.
Cassiopea
Orsa Maggiore
Orsa Minore
Rif. Pantone Nero
Rif. Pantone 264
nero, colore neutro,
tra mafia ed economia.
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barricate
Pesce Volante
Triangolo
barricate
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Lombardia - La terra racconta
Intervista a Elio Veltri
LEGALITà
Mafia&danè
l’anno, oltre il 12% del totale del paese.
Esistono connivenze politiche spe-
E Formigoni…che mi dici?
Dato sottostimato, poiché l’indagine
cifiche?
“Il sistema Formigoni è un enorme
si è fermata al 2008, mentre la crisi è
“Le mafie italiane hanno sempre avu-
sistema di potere che si avvale di due
peggiorata negli anni successivi; inol-
to rapporti politici e sociali importan-
bracci armati: Comunione e Libera-
tre uno dei parametri utilizzato per
ti. In maniera diversa e in proporzioni
zione e la Compagnia delle Opere”
la ricerca è la prostituzione che non
diverse tutti i partiti sono stati coin-
Le tue proposte di legge sembrano
rappresenta certo la seconda voce di
volti e hanno taciuto. È credibile che i
molto serie e interessanti. Cosa fare
Fabio Greggio
entrata delle mafie. Quindi almeno un
presidenti delle regioni non sappiano
per un semplice cittadino che voglia
quarto di questa ricchezza, esentasse,
quali sono le aziende che nei settori
sottoscrivere e aiutare l’iniziativa?
è prodotta in Lombardia è investita in
più svariati, poiché le mafie non han-
“Il 24 settembre abbiamo depositato
maniera consistente nell’economia le-
no limitazioni merceologiche, hanno
in Cassazione i testi e ora è in atto la
gale. L’obiettivo della criminalità non è
rapporti con la criminalità? Se non lo
raccolta delle firme. Purtroppo non
l’usura ma impadronirsi delle aziende.
sanno, non possono governare nel
tutti i gruppi locali e liste civiche che
Una ricerca, a crisi terminata, potrà for-
terzo millennio. Se pensano che i rap-
vorrebbero presentarsi alle elezioni
nire i dati riguardanti le aziende passate
porti economici siano tollerabili e si
politiche nazionali hanno capito che
di mano. Ma di questi argomenti non si
può chiudere un occhio dovrebbero
la presentazione delle tre proposte
vuole occupare nessuno perché la veri-
essere cacciati. Se poi delegano alla
sarebbe stata l’unica occasione per
tà butterebbe un’ombra incancellabile
magistratura e alle forze dell’ordine il
costruire un movimento dal basso
sui partiti, sui presidenti delle regioni,
compito politico più importante del
necessario anche per la presentazio-
sui sindaci e su tutta la politica che ha
nostro tempo, si assumono responsa-
ne di una lista civica. Spero che ci
fatto finta di non vedere quanto negli
bilità gravissime. Per mia esperienza
ripensino”.
ultimi trenta anni stava avvenendo da
posso affermare che la politica oggi
Roma in su.”
non vuole contributi di conoscenza
Quali sono le zone con più forti
e di gestione dei problemi, neanche
presenze di criminalità organizzata
gratis, da parte di chi non fa parte del
e quali sono le realtà criminali più
loro giro.”
Elio Veltri ha fama di puro e burbero. Però lui, socialista
lombardiano, uscì in polemica con Craxi dal PSI già nel lontano 1982 per la questione morale, ben dieci anni prima di
Mani Pulite. Crea con Di Pietro l’Italia dei Valori, ma poi
abbandona Tonino per questioni morali e di poco chiari
movimenti di denaro pubblico. Ha avuto dieci di denuncie da parte di Berlusconi o chi per lui. Molte vinte, alcune
perse, diverse in corso. Ha scritto con Travaglio “L’Odore
dei soldi”. Poi a sua insaputa viene pubblicata una riedizione senza il suo consenso. Risultato: anche con Travaglio
Elio Veltri è un giornalista
e politico italiano. Celebri
sono le sue inchieste sulla
legalità del sistema economico e politico del nostro
paese. È stato sindaco di Pavia dal 1973 al 1980 eletto
nelle liste del PSI, Consigliere Regionale per Democrazia Proletaria in Lombardia nel 1985, parlamentare
dell’Ulivo nelle liste PDS nel
1996. Nel 1997 ha fondato
l’associazione Democrazia
e Legalità.
Opere:
Milano degli scandali
(1991) con Gianni
Barbacetto, Laterza
Da Craxi a Craxi
(1992) Laterza
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dic. 2012 / gen. 2013
rompe i rapporti. Con Grillo ci fu collaborazione. Ma anche
Grillo si comportò in modo strano. Insomma l’Orso Veltri è
un castigamatti, uno che non manda fax. Veltri è la memoria
storica dei rapporti mafiosi di questo paese. Conosce le cifre, i dati, i nomi. Anche quelli che si conoscono poco.
“Mafia Pulita” il suo ultimo libro è lo spaccato più completo dello stadio evolutivo della mafia oggi. Se lo chiamassero
come consulente al governo per la criminalità organizzata e i
suoi derivati (evasione, riciclaggio, rapporti internazionali ecc)
si risparmierebbero tempo e denaro. Forse perfino indagini.
NOMOS
Il 24 Settembre Elio ha presentato in
del mio compare Frank Sinatra ad Aca-
presenti?
Nella tua proposta di legge d’ini-
Cassazione tre leggi di iniziativa popo-
pulco... Lì mi dovevano arrivare i soldi
“La criminalità è diventata una vera e
ziativa popolare (www.nomos.na-
lare ( www.nomos.name) dopo aver
nostri, cioè di Craxi, Bisaglia, Petrucci,
propria multinazionale che si muove
me) Esistono gli anticorpi per ini-
Il popolo che propone le
dei vitalizi e il tempo pieno
coagulato attorno a se ben 130 nomi
Gullotti, Gava ecc. Invece avvenne il
nella finanza e nell’economia globale.
ziare un percorso di depurazione
leggi è il Comitato Promoto-
per i parlamentari e i consi-
del gota politico, sociale, culturale,
famoso dramma, diciamo pre- Mani
Non ha più bisogno di uccidere per-
del sistema?
re costituito da associazioni,
glieri regionali; altre riduzio-
giornalistico. E non è detto che si fer-
Pulite...e quel miliardo e mezzo che mi
ché corrompe e compra tutti coloro
“Nella proposta di legge sull’econo-
movimenti e singoli indivi-
ni di costi legati agli stipendi
mi qui. Lo intervisto e prima ancora
doveva arrivare fu bloccato... i soldi che
che possono essere utili. Il libro di
mia sommersa e criminale sono con-
dui, presieduto da Elio Veltri,
di amministratori delegati di
di partire nel fare uno screening sulla
noi avevano dove erano? Erano in Bot
Forgione, spiega bene i rapporti na-
tenute proposte molto innovative a
che presenta tre leggi di ini-
enti e società a capitale pub-
criminalità organizzata in Lombardia,
alla BNL. Poi sono stato a Miami, New
zionali e internazionali delle mafie e,
cominciare dall’obbligo di rispettare
ziativa popolare riguardanti
blico e alle modalità amministrative negli enti locali.
mi da una notizia di per se eclatante
York, nel Massachusetts, in Brasile...
in questo caso della Ndrangheta, con
tempi brevi e certi per il sequestro e
tre riforme: Limitazione del
e deprimente, uno scoop su cui molti
mi sono fatto tutta l’America latina e
imprenditori, politici, uomini dello
la confisca dei beni e per il loro utiliz-
precariato, Riforma dei par-
La proposta sull’economia
dovrebbero riflettere.
così ho dato il via a determinate situa-
Stato (magistrati, servizi segreti, forze
zo. È intollerabile che con le ristret-
titi, Contrasto all’economia
sommersa e criminale, che
Lo incontro a casa sua davanti ad un
zioni di qua...”. E ancora:” E che cazzo,
dell’ordine, professionisti). Rapporti
tezze economiche e finanziarie che
sommersa e criminale.
rappresenta il 20% del Pil,
piatto di fichi secchi alla calabrese,
vent’anni così, perchè non mi arresta-
che tracciano una rete inestricabile e
affliggono lo Stato, le regioni e gli
La proposta sul precariato
prevede l’obbligo delle ban-
essiccati con amore conditi con vin
te?. Sono qua in Venezuela.. è tanto
capace di intervenire ovunque. Poi-
enti locali, a nessuno sia venuto in
prevede il salario garantito
che a comunicare all’anagra-
cotto e farciti con alloro e noci. Un
facile. Qua sono! Pigliatemi. E invece
ché l’obiettivo della criminalità sono
mente di proporre un piano naziona-
indicandone i costi e il repe-
fe tributaria la consistenza
L’odore dei soldi (2001)
con Marco Travaglio,
Editori Riuniti
cibo degli Dei. E mentre io mangio, lui
non l’hanno fatto. Chi lo sa perché...
gli affari, le cosche e i loro uomini
le per la gestione dei beni mafiosi e
rimento dei finanziamenti,
“iniziale, finale e media” del-
parte in quarta:
Loro sanno che se mi decido e dico tut-
operano dove circolano soldi, sono
per il loro utilizzo, ben sapendo che
la riduzione dei contratti da
le operazioni finanziarie dei
“Voglio farti una simpatica premessa:
to posso fare un best seller”. (Francesco
consistenti i mercati finanziari e di
valgono centinaia di miliardi di euro.
30 a 5, la retribuzione di non
soggetti interessati. Per la lot-
Le toghe rosse (2002)
Baldini & Castoldi
Aldo Miccichè, imprenditore latitante
Forgione- Porto Franco).”
beni, e funzionano le borse.”
Si pensa di vendere i beni dello Stato
meno di 10 euro all’ora per
ta alle economie mafiose -
da venti anni in Venezuela, legato ai
La Lombardia è una regione a forte
Perché questo fenomeno ha attec-
e si tace sui beni delle mafie. A quale
lavori non contrattualizzati.
che rappresentano la prima
La legge dell’impunità
(2004) l’Unità
Piromalli di Gioia Tauro, dei quali cura
presenza di criminalità organizzata.
chito così radicalmente e rapida-
logica risponde tale atteggiamento?
La Riforma dei partiti pre-
industria privata del paese
gli affari, nel 2007, intercettato, parla
Tu che da anni ti occupi di questo
mente nella regione più industria-
Per i governi, i partiti, le regioni ecc
vede l’attuazione dell’artico-
con 1000 miliardi di euro di
Il topino intrappolato
(2005) Editori Riuniti
di un giro di assegni del 1986 per un
fenomeno, quali dati indicativi puoi
lizzata d’Italia?
l’economia criminale non esiste e i
lo 49 della Costituzione e il
patrimoni - introduce norme
miliardio e mezzo di lire che avevano
darci nel merito?
“Per le ragioni già dette e perché chi
beni mafiosi (azioni, altri titoli, soldi e
controllo della democrazia
volte a evitare la prescrizione
Il governo dei conflitti
(2006) con Francesco Paola,
Edizioni Longanesi
coinvolto lo IOR, la Banca Nazionale
“Dai dati nazionali, con un po’ di pa-
doveva parlare (politici, amministra-
beni) non sono da incamerare. Sono
interna, il taglio dei costi del-
dei reati, accelerare i tempi
del Lavoro e il Monte dei Paschi di Sie-
zienza, si possono dedurre le stime
tori e organi d’informazione, burocra-
anni che ne parlo e ne scrivo, in pri-
la politica, la riduzione dei fi-
di confisca dei beni mafiosi,
na:” L’allora sostituto Procuratore della
dell’economia criminale in Lombardia,
ti) hanno taciuto e il silenzio, come
vato tutti i leader politici con i quali
nanziamenti pubblici ai par-
riformare la legge sul riciclag-
Mafia pulita (2009),
con Antonio Laudati,
Edizioni Longanesi
Reppubblica mio amico per la pelle mi
tenendo conto che la regione produ-
diceva Paolo Borsellino è il migliore
ho parlato mi hanno dato ragione, ma
titi e il rimborso effettivo e
gio, rafforzare e rendere ope-
disse: Aldo, perchè non ti fai un viag-
ce il 22-23 per cento della ricchezza
complice delle mafie che per fare af-
poi non fanno nulla. A questo punto
controllato dalla Corte dei
rativa l’Agenzia per l’ammi-
getto... che sta venendo la legge per
nazionale. Uno studio recente di Ban-
fari hanno bisogno di discrezione,
la risposta più diffusa dei cittadini,
Conti delle spese elettorali;
nistrazione dei beni mafiosi.
cui questo reato viene prescritto?... E io
ca Italia dice che il PIL dell’economia
silenzio e, soprattutto del disinteresse
che io non condivido, è che i politici
la riforma delle indennità e
http://www.nomos.name
presi l’aereo e me ne andai nella villa
criminale è 180-200 miliardi di euro
delle istituzioni e dei cittadini.”
sono quasi tutti collusi con la mafia.”
Manifesto per un Paese
normale (1995)
Baldini & Castoldi
barricate
barricate
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intervista A luca trada
comitati
comitato no expo
no expo
Lombardia - La terra racconta
2015
tanti eletti dai cittadini, in questi 5 an-
nione pubblica che attualmente, se è
ni ha mai fatto un voto in cui dicesse
messa di fronte ad un quadro d’infor-
“dobbiamo fare Expo, lo facciamo per
mazione completo e chiaro, sa dove
questo, lo faremo così”. Non c è mai
scegliere. Qui parliamo dell’ennesima
stato questo voto, è sempre stata una
riproduzione di un meccanismo che
decisione presa con giunte, preceden-
già su Milano accadeva, cioè quello
ze, commissari. È stata la Moratti a dare
del consumo di suolo, quello della
l’ok di Milano, non il consiglio comuna-
trasformazione del territorio lombar-
le, è stato Formigoni e non il consiglio
do in una grande piastra logistico-
regionale, è stato il governo Prodi e
commerciale; quindi c’è anche da un
non il parlamento; e questo si porta
lato una maggiore difficoltà a vivere
dietro poi tutte queste degenerazioni
l’eccezionalità di quello che sta acca-
perché è chiaro che nel momento in
dendo, dall’altro teniamo conto che
cui io scelgo di semplificare, di fare le
quello che sta accadendo, accade in
corse a ribasso, rinuncio a mettere dei
un’ area compresa tra tangenziale,
milioni che recuperare 2 miliardi e 100;
paletti, aggiungiamo che faccio questo
autostrade, ferrovie e inceneritori,
lo stesso governo italiano ha rinunciato
in una regione dove da anni le inda-
vicino a quella che era la più grande
a candidare Roma per le olimpiadi del
gini dimostrano che dentro tutta una
raffineria del nord Italia, insomma
2020 proprio per motivi economici e
serie di settori impera la ‘ndrangheta
un’area che sinceramente è margi-
assenza di fondi, non capiamo perché
e dove non impera la ‘ndrangheta im-
nale alla città e che quindi anche dal
invece per Expo si debba continuare
perano questi fantomatici drappelli di
punto di vista di reazione, di voglia
con questa testardaggine, con questo
imprese dove c’è sempre caporalato,
della popolazione di mobilitarsi per
inutile sperpero di denaro. Ma perché
lavoro nero. Cosa mi potevo aspettare
difendere quell’area, è molto difficile.
poi uno dovrebbe venire in una caldis-
che accedesse con Expo, qualcosa di
Tutti parlano di Expo e pensano al
sima estate del 2015 in una delle aree
differente? Assolutamente no. Oggi è
milione di metri quadri di sito espo-
Francesco Ballerini
Il comitato No Expo è un coordinamento di associazioni, comitati locali, centri sociali, singoli cittadini, che si oppone alla
candidatura di Milano ad Expo 2015. Expo è un esposizione
internazionale organizzata dal BIE (Bureau International des
Expositions), che si tiene ogni 5 anni nel paese che vince la
candidatura. Il comitato nasce per opporsi al progetto gestito
dalla Expo 2015 s.p.a., che vede la compartecipazione finanziaria pubblica per ben il 90% delle quote (Governo 40%, Comune di Milano 20%, Regione Lombardia 20%, Provincia di Milano
10%, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura
di Milano 10%). Sarà un grande evento, portatore di ingenti
investimenti e appalti pubblici e privati. Sono infatti previsti
nel progetto: 4 miliardi di euro d’investimenti (1,4 mld di euro
pubblici); milioni di mq di nuove aree cementificate; 160.000
visitatori attesi al giorno per 180 giorni; realizzazione del Tav e
di nuove autostrade (Brebemi, Pedemontana, 2 nuove tangenziali a Milano, Broni-Casale e Boffalora-Malpensa); terzo terminal a Malpensa; alberghi, parcheggi, poli logistici di servizio.
Il comitato No Expo si propone come strumento per la formazione di una coalizione composta da movimenti, individui, reti
e comitati: persone delle istituzioni e della società civile con
l’obiettivo comune di fungere da osservatorio, monitorando il
percorso e i reali intenti di Expo 2015, e diventando un punto
di incontro tra le diverse realtà di lotta territoriale e sociale.
Abbiamo intervistato Luca Trada, porta-
poco da insegnare rispetto alla soste-
In che modo operate per sensibiliz-
più inquinate di Italia? Perché quando
la Helios, domani potrà essere qualche
sitivo, però poi si dimenticano tutto
voce del movimento No Expo.
nibilità alimentare. Non vediamo nes-
zare il territorio?
c’è internet, 20 000 modi diversi per
altra società ma non ci aspettiamo che
quello che Expo si porta appresso,
L’Expo è ritenuta una grande occa-
sun cambiamento di rotta rispetto alle
Noi siamo nati in fase di pre-assegnazio-
scambiarsi conoscenze e informazioni
possa esserci qualche differenza, anche
cioè queste opere che 5 anni fa era-
sione di rilancio del prestigio inter-
politiche agroalimentari, un modello
ne nel 2007, quando si iniziò a parlare
in questo mondo, mettere insieme un
perché gli stessi strumenti che teorica-
no nei cassetti, nessuno pensava a fi-
nazionale della città in cui si svolge.
imposto dal Nord del mondo al Sud
di expo 2015 a Milano, basando tutto
baraccone che dura sei mesi, che costa
mente avevano detto avrebbero dovuto
nanziarle, perché fondamentalmente
Per quale motivo e in che modo nasce
del mondo che in realtà non sta risol-
il nostro ragionamento su questi due
miliardi di euro e che porterà beneficio
prevenire, la commissione antimafia, le
inutili, e con Expo improvvisamente
l’esperienza del comitato No Expo?
vendo i problemi alimentari del piane-
principi: Expo non era un’ opportunità,
solo a chi oggi vende i terreni?
certificazioni, le stesse autorità, sono
diventano prioritarie, allora ecco che
“Grande vetrina internazionale”: que-
ta, ma li aggrava. Noi ci domandiamo
Expo non faceva altro che riprodurre e
Ci può parlare di cosa è accaduto in
ormai insufficienti per capire se l’azien-
nei territori dove queste cose iniziano
sto è tutto da dimostrare. La storia re-
quale interesse può avere il contadino
amplificare tutta una serie di fenomeni
merito all’estromissione ed al recen-
da ha il pedigree o se viceversa non ce
ad accadere nasce anche una reazione
cente ci dice che tutti gli expo euro-
indiano o sudamericano o africano,
che già sul territorio milanese stavano
te reintegro della società Helios srl?
l’ha, quindi non ci meraviglia che acca-
popolare, perché i territori attraversa-
pei si sono rivelati un fallimento da un
a venire a Milano ad imparare come
andando avanti. Abbiamo iniziato a fare
La vicenda della Helios è una vicenda
dono queste cose.
ti dalla Tem non sono la schifosissima
punto di vista economico-finanziario
fare per risolvere i problemi alimentari
un lavoro che è stato fondamentalmen-
tipicamente giudiziaria. Il problema è a
Quanti sono i sostenitori di No Expo?
area ex industriale di Rho-Pero, ma
anche per la parte pubblica che si è
del pianeta; forse sarebbe meglio che
te di quotidiana e continua controin-
monte: non dimentichiamoci che nes-
Questa è la grossa domanda, nel sen-
sono terreni agricoli del parco sud, e
trovata a gestirli: il numero di visitatori
lasciassimo questi popoli nella libertà
formazione e decostruzione di tutto
sun organo, nessuna assemblea eletti-
so che noi stessi per primi cogliamo
quindi anche l’interesse degli abitan-
è stato ben al di sotto delle attese. La
di autodeterminare le proprie scelte
quell’immaginario che in questi anni
va, quindi Comune Provincia Regione,
intorno a noi molto interesse, l’abbia-
ti a mobilitarsi per difendere quelle
sensazione da subito confermata da
alimentari di consumo senza imporre
si è cercato di creare. Sono 5 anni che
insomma gli enti locali con rappresen-
mo colto in questi anni e c è un’opi-
aree cresce ed è anche più palese.
quello che è successo in questi 5 anni
dei modelli, anche perché gli stessi che
ci sentiamo dire da tutti che i milanesi
è che in realtà Expo 2015 sia un’ope-
verranno ad Expo a magnificare le sorti
vogliono Expo, ma poi basta girare per
razione utilizzata per tutt’altro tranne
dell’agricoltura super tecnicizzata sono
le strade di Milano e non solo di Expo
che per il tema della rassegna, ma per
gli stessi che poi si comprano intere
2015 non ne sa niente nessuno, ma
quello che riesce a mettere in moto
regioni, sottraendo terra a chi ne coltiva
quei pochi che sanno qualcosa non glie-
a livello locale, a livello di affari e di
e girando la raccolta di queste terre alle
ne frega niente. In una fase economica
business. Quindi noi non vediamo in
multinazionali del settore alimentare.
e finanziaria come questa, solo la follia
Expo un’opportunità, vediamo semmai
Come è organizzato il Comitato?
può continuare a far fare Expo a Milano.
l’ennesima occasione per saccheggiare,
Non abbiamo una struttura organizzata
Quindi la proposta di No Expo è di
drenare risorse pubbliche, spostandole
come il nome “comitato” potrebbe far
ritirare la candidatura di Milano?
nelle tasche di pochi, che saranno gli
presumere, nel senso che siamo una
La proposta è sicuramente quella, e il
unici che ci guadagneranno.
serie di soggetti individuali o collettivi
BIE stesso prevede che un paese pos-
Cosa ne pensate del tema di
presenti sul territorio milanese, centri
sa rinunciare a Expo; rinunciarvi ora
quest’anno “Nutrire il pianeta,
sociali, associazioni, comitati locali di
costerebbe allo stato italiano un ven-
energia per la vita”?
quartiere, collaboriamo sempre nell’ot-
tesimo di quello che costerebbe farlo,
Questa è appunto la contraddizione:
tica di rete e senza nessun legame so-
parliamo di 56 milioni di euro per usci-
il territorio milanese, per come si è
stanziale né con partiti né con forze
re fino all’aprile 2013 dall’operazione
sviluppato negli ultimi 20-30 anni, ha
istituzionalmente organizzate.
Expo. Io credo sia più facile trovare 56
62
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intervista A andrea de feo
comitati
comitato
no tem
Francesco Ballerini
Il comitato No Tem nasce nei comuni della Martesana, nel
sud-est milanese, per opporsi alla realizzazione del progetto della Tangenziale Est Esterna Milanese. L’opera intende
collegare l’A1 con l’A4 Milano-Venezia, attraverso la costruzione di 32 km di autostrada tra Melegnano e Agrate Brianza
e 38 km ulteriori di strade accessorie, per un traffico stimato, ad opera ultimata, di 75 000 auto al giorno (stime di
Tem spa). Il comitato è composto in modo eterogeneo da
giovani dei centri sociali, amministratori locali, agricoltori,
allevatori, associazioni e privati cittadini, tutti uniti per evitare un’ulteriore cementificazione dei loro territori. La realizzazione della Tem è strettamente connessa con il proget-
Ne parliamo con Andrea De Feo, mem-
64
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to di Expo 2015, motivo per cui l’ 8-9-10 giugno si è svolta,
presso la Cascina Bragosa di Pessano con Bornago (MI), la
seconda edizione del Climate Camp, Uscire da Expo/Fermare la Tem: una tre giorni auto-organizzata di condivisione
di saperi, pratiche ed azioni dirette “per la difesa della terra
bene comune”. Dal 2 al 5 agosto si è recentemente svolto
a Vimercate il “Festival No Tem”, durante il quale il comitato ha ribadito la propria proposta alternativa in favore di
un’implementazione del trasporto pubblico tramite l’estensione delle linee metropolitane milanesi M2 e M3 come soluzione al problema della congestione del traffico e per una
reale riduzione dell’inquinamento.
dalità operative per mandare avanti
Il festival No Tem abbiamo deciso
La proposta non è nostra originale, ma
festazioni, alcuni critical mass, alcuni
il lavoro di autodeterminazione della
di farlo a Vimercate, territorio re-
è la controproposta presentata da 32
incontri pubblici.
valle da una parte, della provincia di
lativamente marginale rispetto alla
sindaci della zona coinvolta, di riqualifi-
No Tem?
In che modo sussiste il coordina-
Milano dall’altra.
Tem, ma fondamentale: il progetto
cazione delle strade esistenti, tra cui un
I primi comitati nascono 10 anni fa
mento con il Comitato No Expo e
Ci può parlare dell’esperienza del
alternativo rispetto a Tem prevede
raddoppiamento della strada Cerca, la
circa, quando è stata inserita la Tem
quali sono i collegamenti con il mo-
Climate Camp di giugno 2012 e del
l’ampliamento della metropolitana
strada sotto la Tem, evitando i 5 euro di
nella legge obiettivo. Questi comita-
vimento No Tav valsusino?
Festival No Tem?
fino appunto a Vimercate, cosa che
pedaggio. È previsto anche il potenzia-
ti erano formati principalmente da
Con il comitato No Expo il coordina-
Il Climate Camp è un’esperienza che
invece non è stata fatta, preferendo
mento dei mezzi pubblici, in particola-
ambientalisti, da alcune associazioni
mento è forte, perché stiamo intra-
nasce dalla volontà di condivide-
l’asfalto. Il festival è stato realizzato
re del rendimento delle metropolitane:
storiche della nostra zona, che hanno
prendendo un’unica lotta anche se da
re pratiche di effetto territoriale,
con non troppo anticipo, abbiamo
fino a Pavullo la gialla, fino a Vimercate
iniziato a muovere le prime obiezioni
punti di vista differenti, uno metropo-
quelle che sono le realtà milanesi e
ricevuto un forte sostegno, una gran-
la verde, in restituzione di un trasporto
nei confronti di queste infrastruttu-
litano con il conflitto contro Expo, e
non solo, mettendole a confronto
de partecipazione, abbiamo visto un
pubblico reale dell’asse Nord-Sud della
re. Sono rimaste sempre abbastanza
uno diciamo più provinciale. Fanno
con le esperienze anglosassoni, più
grande interesse da parte dei parte-
provincia, attualmente inesistente. Pen-
isolate e frammentarie, fino a circa
parte entrambi di un solo progetto,
avanzate di noi in questo ambito.
cipanti nel sostenere la lotta. Non
si lei che se adesso dovessi andare da
aprile dell’anno scorso, quando hanno
che purtroppo finirà per distruggere
Quest’anno è stato dedicato a due
c’era un ingresso ma un banchetto in
Monza a Melegnano non esiste un pas-
formato un presidio dove si coordina
il lavoro della città e della provincia
argomenti collegati, la Tem e Expo,
cui si richiedeva un’offerta libera per
saggio diretto, ma dovrei andare fino a
il comitato.
con il precariato. Per quanto riguarda
di cui Tem è un sottoprogetto. È
il sostegno alla lotta e abbiamo visto
Milano centrale per cambiare: la cosa
Quali azioni dirette sono state orga-
invece i collegamenti con No TAV,
stato deciso di farlo direttamente
che la gente continuava a dare offer-
è surreale. Quindi questi 32 sindaci si
nizzate per la sensibilizzazione del
c’è rispetto e stima del movimento
dove sarebbe passata la Tem per
te. Questo è un segno molto prati-
sono consociati e hanno affidato uno
territorio?
valsusino. Le dinamiche in cui sono
dargli una forte valenza simbolica.
co: la gente crede che sia possibile
studio ad un’associazione di ingegneri
Sono stati fatti diversi tipi di azioni,
inseriti sono profondamente diverse,
Nonostante la pioggia siamo rimasti
fermare e che vada fermata questa
urbanisti, che ha dimostrato come la
dal più classico volantinaggio ai va-
al di là dell’autoritarismo da parte
soddisfatti dei risultati della parte-
autostrada.
proposta più efficiente fosse il poten-
ri banchetti. Momenti aggregativi di
dello Stato e del capitale. Ci sono stati
cipazione. Il climate camp ha visto
Ci può descrivere la vostra proposta
ziamento del trasporto pubblico e la
ogni tipo, fino a due festival, uno l’an-
contatti più che altro per confrontare
un migliaio di persone alla nostra
di implementazione del trasporto
riqualificazione dell’esistente: questa è
no scorso e uno quest’anno, in cui
le diverse esperienze e le diverse mo-
manifestazione conclusiva.
pubblico?
la proposta che noi appoggiamo.
bro del comitato No Tem.
Come e quando nasce il comitato
barricate
sono state organizzate diverse mani-
barricate
dic. 2012 / gen. 2013
65
Lombardia - La terra racconta
Intervista a Giuseppe Vergani
consumatori
succede domani
economia solidale
i des in lombardia
Martino Campagnoli
Bisogna uscire dall’equivoco drammatico per cui
la terra è considerata un fattore di produzione come
gli altri: la terra è un bene comune come lo sono l’acqua
e l’energia. Contiene un valore di vita, ambientale,
sociale e storico che non può essere ridotto a merce.
GAS, acronimo di “Gruppi
d’Acquisto Solidale”
è un’associazione di consumatori
che organizza i bisogni alimentari
di un gruppo, crea un ordine
comune ed acquista da produttori
locali, preferibilmente biologici.
DES significa Distretti di
Economia Solidale, è una forma
di economia che relaziona
l’aspetto del consumo consapevole
con la produzione, la creazione
di servizi e la distribuzione.
Giuseppe Vergani è uno dei pionieri
Il GAS che acquista direttamente e per
di GAS e DES Lombardia, progettista e
il proprio circuito è, diciamo, la versio-
promotore della filiera del pane “Spiga
ne uno; ora c’è il GAS come attivatore
e madia”. A lui abbiamo chiesto di rac-
di filiera e di processi nuovi. Attraverso
contarci gli sviluppi delle attività pro-
i DES di Varese, Como e Brianza si cer-
mosse dal mondo dei gasisti lombardi
ca di attivare un sistema partecipativo
Com’è la situazione dei DES in Lom-
di garanzia.
bardia? Sul vostro sito www.desbri.
Il GAS ha un valore intangibile straordi-
org sono attivi non solo progetti ma
nario che è dato dalla fiducia che nasce
anche una campagna d’informazione
da anni di relazioni ed esperienza, una
Un conto è l’approccio del GAS: un ap-
sorta di certificazione di qualità. Non
proccio più informale, lento, a bassa so-
volendo farlo diventare puro marketing
glia che avviene per contatto. I distretti
siamo disposti a metterci la faccia in
vivono su una scala diversa, tentano
due: produttori e GAS.
di connettere esperienze economiche.
È un modello che parte dall’idea di
Poi ci sono temi per noi fondamenta-
Michael Polland “ stringete la mano che
li come la lotta sulla tangenziale che
vi nutre”.
rischia di farci chiudere la filiera del
La Lombardia è una regione all’a-
pane. Temi sui quali non riusciamo a
vanguardia e sensibile per quanto
comunicare attraverso la stampa ufficia-
riguarda il biologico, ma è anche tra
le, ci bloccano l’informazione e quindi
quelle con i terreni più inquinati.
noi comunichiamo coi nostri mezzi.
Voi come fate a scegliere e indivi-
Abbiamo visto che in Lombardia
duare i produttori locali? Nel vostro
stanno aprendo diversi punti ven-
territorio il rapporto biologico/chi-
dita di biologico e locale, ed anche
lometro zero è possibile?
i GAS si stanno muovendo in questa
Principalmente ci sono due problemi:
direzione. È un’evoluzione del mo-
la Lombardia è la prima regione agri-
produttore piuttosto che un altro: ab-
dello GAS?
cola in Italia, però la pianura padana è
biamo dovuto attivarci per creare delle
Abbiamo aperto ai non gasisti per so-
sepolta dai nitrati e conseguentemente
filiere virtuose, come quella di Spiga e
stenere i produttori locali biologici con
è l’ultima regione per produzione bio-
Madia, trovare produttori e sostenerli
il nostro patrimonio di relazioni, con la
logica a fronte di un alto consumo. In
sin dal principio dell’attività. Sostenia-
garanzia che passa attraverso la presen-
secondo luogo non esiste più suolo
mo e promuoviamo i parchi agricoli: si
za dei GAS. Basiamo l’economia sulla
coltivabile: siamo prede di una urbaniz-
tratta di costruire dal basso delle realtà
relazione, non scambiamo merci ma
zazione estrema ed insensata.
virtuose ovunque ci siano ancora dei
beni, però serve una scala grande per
Quindi i DES non possono limitarsi,
campi coltivabili con metodo biologico
tutelare il produttore.
come in altre regioni, a scegliere un
in Lombardia.
66
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
fonti:
www.desbri.org
pagina del distretto
di economia
solidale Brianza.
una pioggia
imprevedibile
di Michele Boato
Sabato 31 agosto 2013. Le ferie stanno per finire, anche se per molti non sono mai iniziate.
Le città pigramente si ripopolano; code ai caselli,
qualche tamponamento. Tutto regolare.
Chi segue le previsioni del tempo sa che ci aspettano
“acquazzoni improvvisi”; ma anche questi rientrano
nella norma: “La prima pioggia d’agosto rinfresca il
bosco”. Ce l’hanno lasciato in eredità i nonni, assieme a “Madonna Candelora, dell’inverno semo fora”,
“Aprile, non ti scoprire”, “San Benedetto, prima rondine sul tetto” e varie altre osservazioni stagionali.
Ed ecco che arrivano i nuvoloni, veloci e nerissimi.
Siamo ancora in fila per pagare l’autostrada, che ci
tocca chiudere i finestrini: sono goccioloni pesantissimi, che fanno rimbombare il tetto della Dacia.
Sembra quasi grandine. è grandine, caspita, ha persino ammaccato il cofano!
La coda è ancora lunga e il piazzale del casello sta
diventando un lago, anzi un fiume: “ Papà, mi sembra di vedere il Lambro imbronciato”. “Non preoccuparti piccola, il Lambro ha dei buoni argini, questa
è solo un po’ di pioggia”.
Finalmente paghiamo e svelti a casa. “Perché ci fermano?” “Scusi vigile, cosa sta succedendo?” “Mezzo
metro d’acqua, e da dove viene?” “Dal Lambro? Ma
non avevano rifatto gli argini?” Va bene, mi giro. Solo che casa nostra è proprio lì, a mezzo chilometro!
Come facciamo ad arrivarci?”
Non ci arriviamo, sta notte si dorme dai suoceri, la
casa è diventata un isolotto del Lambro, cresciuto
all’improvviso come un mostro nei film dell’orrore.
Ma questo non è un film. Anzi si, forse l’abbiamo
già visto qualche anno fa, ma non eravamo così in
prima fila…
E dire che l’assessore ci aveva assicurato che non
c’era più pericolo di allagamenti, che le rive di cemento erano state alzate e i tubi messi al posto dei
fossi erano a regola d’arte. Mah, il Comune dice che
una pioggia così intensa era proprio imprevedibile.
Adesso faccia il conto dei danni, perchè Formigoni
ha detto al telegiornale che la Regione li rimborserà
(Bilancio permettendo).
Speriamo, come dicevano i nonni “Finchè c’è vita, c’è
speranza”, ma se continuano col cemento…
barricate
dic.
Novembre
2012 / gen.
20122013
67
Lombardia - La terra racconta
Tre giorni a spasso
MILANO IL PAESE
DI CUCCAGNA
Non lontano dal centro di Milano,
trimonio architettonico, agricolo e
rigorosamente a filiera corta; pasta,
dalle parti di porta Romana, si tro-
culturale locale, e di promuovere
pane e dolci sono fatti in casa; ver-
va una delle più antiche cascine
l’incontro, la partecipazione e la
dura, frutta, farine e oli provengono
agricole milanesi, datata 1695,
socialità. Finalmente, nel 2012, la
da agricoltura biologica; la maggior
che dall’aprile di quest’anno ospi-
cascina Cuccagna torna a nuova
parte dei piatti sono vegetariani e
ta il Progetto Cuccagna, “cultura,
vita in seguito a un’opera di re-
molti sono senza glutine; tutti i pro-
verde e aggregazione in uno spa-
stauro che risponde ai principi di
dotti sono genuini e rintracciabili.
zio pubblico”.
bioarchitettura e di sostenibilità
A ulteriore sostegno della sosteni-
L’idea di riaprire gli spazi interni
energetica. In 4000 metri quadrati
bilità ecologica, il locale dispone di
ed esterni della cascina Cuccagna
trovano spazio la bottega a filiera
un impianto a induzione che limita
per metterli a disposizione dei
corta Campagna amica, la Cicloffi-
i consumi elettrici. Le sale, allestite
cittadini nasce negli anni ‘90 ad
cina-sporcarsi le mani, dove impa-
a cura di esterni, hanno uno stile
opera di un consorzio di nove as-
rare a riparare la propria bici, serre
informale e colorato, con tavoli so-
sociazioni, con il duplice obiettivo
e orti con percorsi e laboratori di-
ciali, sgabelli in legno e seggioline
Seminascosto in una delle rare via
di salvaguardare e valorizzare il pa-
dattici per ragazzi, e il ristorante
a misura di bambino. Frequentato
private nei pressi del centro di Mi-
-anche se sarebbe più appropriato
da giovani, famiglie, lettori, ciclisti,
lano, nel quartiere di Città Studi,
chiamarlo “spazio conviviale”- Un
amanti della natura, cascina Cucca-
l’Hotel Ambra permette di passare
posto a Milano, dove il noto chef
gna è davvero un posto “per tutti”,
una notte al riparo dal trambusto
Nicola Cavallaro invita a provare
come si legge sulle comode sdraio
del traffico, senza addolorare trop-
la sua nuova cucina “democratica”.
sotto il pergolato.
po il portafoglio.
Progetto Cuccurano
via Cuccagna 2/4 ang. via Muratori
20135 Milano (MI) - t/f 02 54118733
www.cuccagna.org
Hotel Ambra
Via Antonio Caccianino, 10
20131 Milano
t 02 2665465
SONDRIO
VARESE
LECCO
COMO
dall’ora di colazione al dopo cena,
CREMONA
MANTOVA
Un posto a Milano propone piatti
elaborati in base alla disponibilità
di prodotti stagionali del territorio,
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
alla metropoli milanese e ai lontani
all’interno della stazione superiore
Appennini oltre la pianura padana.
della funicolare che dal 1887 corre
Notevolmente varia l’offerta eno-
su e giù tra Berghem de Hota e Ber-
gastronomica, che spazia da diversi
ghem de Hura, la parte storica più
menu degustazione di specialità ti-
antica della “Città dei Mille”.
piche lombarde (assortimento di
L’edificio di origine medievale, resi-
formaggi in primis), a piatti di cuci-
denza storica della famiglia Suardi,
na internazionale contemporanea,
è stato restaurato a fine ‘800 per
a insalate variopinte, ai dolci, tra
essere adibito a stazione teleferica,
cui spicca lo “sgonfiotto caldo al
poi è rimasto sostanzialmente inal-
cioccolato fondente”, imperdibile
terato fino alla sua trasformazione
d’inverno e pure d’estate.
in ristorante. Oggi il Caffè conserva
L’offerta etilica comprende un’ec-
ancora l’impianto architettonico, la
cellente selezione di vini resa an-
suddivisione in due piani, le travi a
cora più gradita dalla possibilità di
vista, le porte e vetrate in stile Liber-
degustare al calice (da segnalare
ty, e alcune decorazioni murarie.
l’ottimo chardonnay Uccellanda),
Grazie alla posizione elevata, la ter-
distillati (strepitosa collezione di
razza esterna offre una delle più
whiskey, oltre 50 etichette tra noti,
belle viste che si possono godere da
meno noti e sconosciuti) e cocktail,
Bergamo Alta; suggestiva soprattut-
ma anche gli astemi rimarranno sod-
to di sera per lo sfavillare delle luci
disfatti grazie alla varietà di miscugli
della Città Bassa, in certe giornate
analcolici alla frutta e infusi curativi
limpide lascia volare lo sguardo fino
di ogni singola parte del corpo.
SONDRIO
VARESE
LECCO
COMO
BERGAMO
BRESCIA
MILANO
LODI
PAVIA
CREMONA
Ponte tra città e campagna, aperto
BRESCIA
LODI
PAVIA
Il Caffè della Funicolare si trova
MANTOVA
BERGAMO
MILANO
68
BERGAMO.
UN APERITIVO
IN FUNICOLARE
Caffè della Funicolare
Via Porta Dipinta, 1
24129 Bergamo (BG)
t 035 210091
barricate
dic. 2012 / gen. 2013
69
Lombardia - La terra racconta
tre giorni a spasso
tre giorni a spasso
I FORMAGGI
DELLE OROBIE
BERGAMASCHE
SONDRIO
VARESE
LECCO
COMO
BERGAMO
BRESCIA
MILANO
LODI
PAVIA
CREMONA
MANTOVA
DOP:
FIDARSI È
BENE, MA…
IL BORGO DI
PIANAZZOLA
SONDRIO
VARESE
LECCO
COMO
BERGAMO
Brembana, Seriana, di Scalve, Ima-
saporisce con la stagionatura fino a
più compatto. Caratteristici sono so-
Aggiungiamo alla lista il Bitto che,
gna, sono i nomi delle principali
raggiungere toni addirittura piccan-
prattutto i suoi profumi d’alpeggio.
oltre ad essere oggetto di una po-
valli bergamasche, al di sopra delle
ti. Nell’aroma affiorano le essenze
Strachi tunt in dialetto significa
lemica sull’origine (valtellinese o
quali si estendono le Alpi Orobie.
vegetali dei foraggi estivi.
“stracchino rotondo” ed è la va-
brembana?), è al centro di una vi-
Oltre ad essere una zona ricchissima
Lo stracchino Bronzone è prodotto
riante artigianale di un erborinato
cenda che getta un’ombra sulla
di paesaggi naturali dove si snodano
nell’area omonima fin dal X secolo.
prodotto in Val Taleggio dal 1200,
certificazione DOP.
sentieri alla scoperta di vette, boschi,
Ottenuto da latte vaccino, ha forma
sottoposto a una stagionatura pro-
I marchi Dop, Igp, Stg, attribuiti dal
Contraddicendo apparentemente
cascate, erbe medicinali e fioriture,
quadrata, consistenza cremosa e
lungata. L’inconfondibile gusto
sistema di certificazione europeo, ci
il proprio nome, Pianazzola è un
camosci e caprioli, antichi borghi
sapore dolce. Il nome “stracchino”
aromatico è merito del clima delle
rassicurano sulla qualità e sull’origine
borgo a circa 635 metri d’altezza,
in pietra e testimonianze storiche,
deriva dalla parola dialettale “stra-
casere di montagna. I palati forti lo
dei diversi prodotti alimentari. Che
arrampicato su un pendio che of-
la “Bergasmasca” con i suoi 150 al-
chì”, che indicava i formaggi pro-
trovano strepitoso.
l’Italia detenga il primato nell’ambito
fre un magnifico panorama sulla
peggi detiene il primato italiano per
dotti con il latte di vacca “straca”,
Il celeberrimo Taleggio appartiene
è un’ottima notizia, ma sembra che
città di Chiavenna, la sua valle e
numero di formaggi DOP (Denomi-
ovvero stanca in seguito alle sfacchi-
alla categoria degli stracchini ed
per ottenere il prestigioso marchio
l’anfiteatro di montagne, tanto da
nazione d’Origine Protetta).
nate su per i pascoli.
è originario dell’omonima valle,
sia sufficiente che solo una delle fasi
essere soprannominato “balcone
Agrì, tipico della Val Brembana e
Il Formai de mut, formaggio di
anche se è diffuso anche in altre
di un dato prodotto, cioè produzio-
di Chiavenna”.
della Valtorta, è un piccolo formag-
monte, è davvero se stesso quando
valli orobiche. Se anticamente era
ne, trasformazione ed elaborazione,
Abitato da non più di 50 persone e
gio fresco a pasta cruda, delicato
è prodotto con il latte delle muc-
un formaggio esclusivamente di
avvenga sul territorio in esame. Per
da un certo punto in poi raggiun-
e insieme aromatico, e può essere
che in alpeggio, ovvero d’estate.
montagna, oggi è prodotto ovun-
esempio, la bresaola -per rimanere in
ottenuto da latte sia vaccino che ca-
La versione invernale ottenuta in
que, dagli artigiani come negli sta-
area geografica lombarda- potrebbe
prino. Ha la particolarità di essere
azienda perde infatti gran parte de-
bilimenti industriali.
essere ottenuta dalla carne di bovi-
impastato a mano dal casaro finché
gli aromi montani. E delicato, ma
Ci sono poi vari tipi di Caprino, a
ni brasiliani ma rimanere “dop” in
non raggiunge la consistenza voluta.
può aumentare di sapidità con la
pasta fresca, molle o dura, molto
quanto stagionata in Valtellina.
ripide scalette e stretti vicoli acciot-
Branzi, uno dei più antichi delle
stagionatura.
differenti tra loro per sapore, aro-
Nel caso del Bitto, prodotto stori-
tolati, punteggiato da cespugli fio-
Orobie, è originario dal villaggio
La Formaggella della Val di Scalve,
ma, consistenza. Diversamente dai
camente nella Val del Bitt, l’area di
omonimo dell’alta Val Brembana.
di latte vaccino, è a pasta semicotta
soliti caprini, quelli della bergama-
produzione si è allargata fino a co-
A pasta semidura, prodotto con
bianca e morbida, rivestita di una
sca hanno la peculiarità di essere
muni del fondovalle privi di alpeggi
latte vaccino, ha un gusto dolce e
crosta che si fa scura con la stagio-
prodotti –almeno sembra- esclusi-
pur mantenendo la certificazione,
delicato quando è fresco ma si in-
natura, che rende anche l’interno
vamente con latte di capra.
ma un comitato di “ribelli” difende
strenuamente il Bitto storico, tutelando la produzione fedele a luoghi
e metodi tradizionali. Il Bitto è uno
squisito formaggio d’alpe a pasta semicotta e di media durezza, ottenuto
da latte di vacca cui viene aggiunto
latte di capra in proporzioni variabili. Inizialmente delicato, il sapore si
BRESCIA
MILANO
LODI
PAVIA
CREMONA
MANTOVA
CHIAVENNA.
I SEGRETI DEI CROTTI
Costeggiando verso nord “quel
ramo del lago di Como” che sfiora le propaggini più occidentali
della Valtellina, si raggiunge la Val
Chiavenna. Lungo i pendi delle
sue montagne si aprono i “crott”,
cavità naturali formatesi in epoca
preistorica in seguito a frane di ingenti dimensioni. L’etimologia del
nome risale al medievale crota, ancora più vicino all’originario greco
krypta, ovvero grotta. Tra i massi
all’interno dei crotti soffia inces-
santemente il Sorel, una corrente
d’aria proveniente dal cuore della
montagna che mantiene le grotte
ad una temperatura costante tra
4 e 8 gradi. Dall’epoca romana, i
crotti sono utilizzati per la maturazione e la conservazione di cibi e
bevande e rappresentano oggi un
patrimonio architettonico, culturale e gastronomico. A settembre
si svolge la Sagra dei Crotti, quando le grotte vengono aperte e gli
abitanti invitati a degustare i vari
gibile solo a piedi, è un villaggio
di case in pietra con balconi di legno scuro e tetti di piode (lastre di
pietra spaccate artigianalmente),
prodotti, primi fra tutti brisaola,
formaggio e vino, La frase d’accompagnamento “si vende vino bono e
si tiene scola de umanità” la dice
lunga sul valore sociale e conviviale di questa golosa manifestazione.
riti e minuscoli orti, dove il tempo
sembra non essere più trascorso
da un centinaio d’anni. Vicino alla
piccola chiesa, che conserva un
affresco del XV secolo e altre opere
d’arte di epoche successive, si trova la casa più antica ancora esisten-
Consorzio Turistico
Valchiavenna
t +39 0343 37485
f +39 0343 37361
consorzioturistico@
valchiavenna.com
te, datata 1585 con una incisione
sull’architrave in pietra. Appena
sotto il paese sono visibili i ronchi,
antichi terrazzamenti tuttora coltivati a vite che seguono il digradare
del pendio.
fa più intenso con il procedere della
stagionatura, che pare possa arrivare
fino a 10 anni di invecchiamento.
SONDRIO
http://ribellidelbitto.blogspot.it/
VARESE
La cosa migliore è andare a cercarsi i
formaggi dai piccoli artigiani, altrimenti, in Città Bassa c’è La Cascina Alpina,
che vende formaggi tipici bergamaschi
LECCO
COMO
BERGAMO
BRESCIA
MILANO
LODI
PAVIA
CREMONA
MANTOVA
e lombardi a produzione propria.
La Cascina Alpina
Via Corridoni, 23 - t 035 360716
www.lacascinaalpina.it
70
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
barricate
dic. 2012 / gen. 2013
71
Lombardia - La terra racconta
linguaggi grafici - michele petrucci
tre giorni a spasso
PAVIA. GLI ORTI DELLA CERTOSA
vestono la chiesa e il monastero
mostra temporanea e il libro “La
di una ricchezza compositiva che
medicina dei semplici” illustrano
rende la Certosa un’opera tan-
come utilizzare nella farmacopea
to preziosa quanto singolare. La
e nella fitoterapia erbe officinali,
splendida facciata in marmo poli-
piante, radici, fiori e frutti, me-
cromo, ornata di logge, bassorilie-
diante decotti, tinture, sciroppi ed
vi e sculture, rappresenta uno dei
infusi. Nella piccola bottega sono
più stupefacenti monumenti de-
a disposizione, oltre a riso e miele
corativi in Italia; una visita guidata
prodotti dai frati, 8 diverse tisane
dai monaci cistercensi porterà alla
a base di erbe sapientemente mi-
Via Corridoni, 23 - t 035 360716
scoperta delle numerose opere
scelate per depurare l’organismo,
Era il 1396 quando Gian Galeazzo
d’arte custodite all’interno della
abbassare il colesterolo, ritrova-
Visconti duca di Milano, insieme
chiesa -tra cui spiccano i dipinti di
re la calma dello spirito e chissà
con il fior fiore degli architetti e
Perugino, Foppa, Guercino e Ber-
cos’altro: “herbis, non verbis, re-
artisti dell’epoca, inaugurò i lavori
gognone-, dei chiostri, del palazzo
deunt in corpora vires”.
di costruzione della Gratiarum
ducale e delle corti di servizio.
Carthusia, la Certosa dedicata alla
Oltre le mura della Certosa si
Madonna delle Grazie, nota come
estende l’Horto dei semplici che
Certosa di Pavia. I lavori durarono
i monaci coltivano oggi come al-
sino alla fine del XVII secolo, un’e-
lora, depositari fin dal medioevo
stensione di tempo che spiega la
della Medicina simplex, segre-
sovrapposizione degli stili goti-
ti, virtù e impieghi di erbe con
co, rinascimentale e barocco che
proprietà medicamentose. Una
SONDRIO
VARESE
LECCO
COMO
BERGAMO
BRESCIA
MILANO
LODI
PAVIA
CREMONA
MANTOVA
72
dic. 2012 / gen. 2013
barricate
Michele Petrucci nasce
Grossi e la sua miserabile
della sera, Il manifesto,
Tavola dedicata
nel 1973 nelle Marche
banda (Tunué), A caccia
Coconino Press e Black
a un personaggio storico
dove vive. Ha pubblicato
di rane (Topipittori).
Velvet. Ha vinto il
della regione Lombardia
i fumetti Keires, Sali
Ha disegnato Il vangelo
premio Nuove Strade
d'argento (Innocent
del coyote (Guanda)
(2002) e il premio Attilio
Victim), tradotti anche
e la trilogia FactorY
Micheluzzi (2009).
in Francia e negli Usa,
(Fernandel).
Numeri (Magic Press),
Ha scritto e disegnato
Metauro e Il brigante
racconti per il Corriere
BARRICATE
dic. 2012 / gen. 2013
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il movimento dell’informazione
intervista a Silvia D’Onghia
testate
Ph. Samantha Zucchi / Insidefoto
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Laura Ballerini
Dal progetto di Antonio Padellaro
e Marco Travaglio, il 23 settembre 2009
nasce il Fatto Quotidiano. “Avevamo
detto: proviamo a fare un giornale
che abbia una proprietà e non un padrone.
Che non debba mai chiedere il permesso
a nessuno.”(Antonio Padellaro)
Il 28 maggio 2009, sul blog di Travaglio voglioscendere.it, viene annunciato per la prima volta il nuovo quotidiano; il 23 settembre, primo giorno
nelle edicole, vengono messe in vendita 150.000 copie, di cui 112.000
vengono vendute prima delle 8 di
mattina. La scelta del nome è stata
fatta in memoria del giornalista Enzo
Biagi, conduttore del programma televisivo Il Fatto, mentre il logo del bambino con il megafono è un omaggio al
quotidiano La Voce e al suo fondatore
Indro Montanelli.
Il Fatto è edito dalla Editoria Fatto
S.p.A., il cui presidente è Antonio Padellaro. Il giornale dunque, privo di
un azionista di controllo, si propone
come voce indipendente del giornalismo italiano, con l’obiettivo di trattare
temi e notizie che le altre testate tralasciano. La linea politica è quella di
difendere i principi della costituzione
e della libertà di stampa, schierandosi
contro chiunque – destra o sinistra –
non lo faccia.
Il Fatto quotidiano ha deciso di rinunciare ai fondi del finanziamento pubblico per l’editoria, sovvenzionandosi
unicamente con i proventi delle pubblicità e delle vendite. Il quotidiano ha
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attualmente una tiratura di 150.000
copie, con una media giornaliera di
75.923 nel 2011 e 56.380 al maggio
2012 (dati ADS - Accertamenti Diffusione Stampa).
Ne parliamo con Silvia D’Onghia,
collaboratrice della testata fin dalla
sua fondazione.
Tu collabori con il Fatto quotidiano fin dalla sua nascita, cosa ci
puoi raccontare del clima e delle
aspettative prima della sua uscita? Come avete vissuto il grande
successo di vendite che questo
quotidiano ha avuto fin dal primo giorno?
All’inizio abbiamo lavorato un mese
senza che il giornale uscisse, facendo finta che fosse in edicola. Ogni
giorno cercavamo di fare un numero più o meno vero del giornale, per
cercare anche di allenarci un po’. Eravamo molto galvanizzati da questa
esperienza, ci rendevamo conto tutti
quanti che poteva essere un esperienza bella, vera, l’esperienza della vita
per alcuni di noi. Nessuno mai si sarebbe aspettato quello che è successo
il primo giorno, cioè le 150.000 copie
vendute in edicola. Mi ricordo l’emozione di tutti e la commozione negli
barricate
occhi di qualcuno, quando arrivarono le prime copie. Il giorno dopo, il
boom dei numeri ci fece cominciare a
capire che il Fatto poteva essere veramente un fenomeno. Marco Travaglio
racconta sempre che all’inizio aveva
scommesso una cena con il nostro ex
amministratore delegato Giorgio Poidomani sul numero delle copie vendute, diceva “se arriviamo a 20.000
copie ti offro una cena”. In realtà quel
giorno ci siamo resi conto che altro
che cena! Dovevamo rimboccarci le
maniche! Nel momento stesso è stata
una gioia incredibile, ma anche una
presa di responsabilità enorme. Se
c’era tanta aspettativa nei confronti di
un giornale libero, senza padrone, che
avesse soltanto come padrone il lettore, voleva dire che dovevamo metterci
il doppio dell’impegno, della responsabilità e della serietà, proprio perché
c’erano delle persone da non tradire.
Il Fatto quotidiano è una voce indipendente, che non esita ad attaccare i politici se necessario. Che costi ha avuto questa scelta? Ci sono
state conseguenze legali nel mantenimento di tale linea politica?
Costi e conseguenze legali tanti, ancora nessuna per fortuna reale, ma
Ph. Samantha Zucchi / Insidefoto
il fatto quotidiano
tieni conto che a noi arrivano querele
quotidiane, perché qualche articolo
non è andato bene a qualcuno. Fino
ad ora non ci sono state sentenze di
condanne e credo che ce ne saranno poche, perché il nostro lavoro è
ben documentato. Mi spiego meglio.
Stare in un giornale libero vuol dire
questo: se io ho una notizia verificata rispetto a un politico, un amministratore locale, chiunque, ma so che
quella notizia è reale perché ho le
carte, vado dal mio direttore e l’unica domanda che mi pone è “hai le
carte?”. Ovviamente significa “hai
dei documenti d’appoggio? Possiamo
provare quello che stai dicendo anche
eventualmente in aula di tribunale?”
Nel momento in cui dimostro con le
carte, che quello che sto dicendo è reale, la notizia passa e viene pubblicata
sul giornale. A volte la querela viene
usata non perché diciamo cose false
o diffamatorie, ma perché quello che
scriviamo non l’ avrebbe scritto nessun altro e danno fastidio. È un atto
intimidatorio, un dire “dovete stare attenti perché se voi scrivete di me io vi
querelo e vi porto in tribunale.” Questo purtroppo molto spesso funziona
nelle altre redazioni, perché di fronte
all’ipotesi di una querela milionaria i
direttori, soprattutto di piccole testate, si tirano indietro: un giornale non
potrebbe sostenere spese così grandi.
Ci provano anche con noi, ma con noi
non ci si riesce. Questo grazie a una
gestione amministrativa oculata, per
cui c’è un fondo cassa sostanzioso per
le querele. Se c’è una carta giudiziaria
o un inchiesta, se c’è un documento
di polizia giudiziaria, se c’è qualcuno,
nome e cognome e aperte virgolette,
che ci dice qualcosa, solo allora noi
scriviamo. Naturalmente ci esponiamo, ma è bello lavorare in un giornale
libero per questo: io non ho paura, se
devo scoprire che il compagno di Rosi
Mauro, Pier Moscagiuro ha inventato
la canzone “Kooly Noody”, io lo scrivo
perché so che sono documentata, lui
mi trascina in tribunale e lì vedremo
chi ha ragione.
Non tutti sono d’accordo nel riconoscere il Fatto come un giornale
di informazione oggettivo. Le critiche ricevute e gli ostacoli incontrati sono mai stati motivo di reale
scoraggiamento o sfiducia nel vostro lavoro?
Assolutamente no, mai. È chiaro che il
Fatto è un giornale che dà fastidio Al
suo interno ha dinamiche e discussioni quotidiane sulla linea da seguire, ci
riuniamo tutte le mattine alle 12, tutta
la redazione -cosa che non capita mai
da nessuna parte- per discutere quello che ci sarà da mettere nel giornale
del giorno successivo. Questo signifi-
barricate
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il fatto quotidiano Intervista a Silvia D’Onghia
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da 20 anni in cui meno si parla di certe cose meglio è, le persone si sono
disabituate alle notizie e al pensiero
critico e quindi va bene anche il caldo a ferragosto. Quello che il Fatto
sta cercando di fare è allenare un po’
le menti. Io sono una cronista nata
sulla cronaca nera e penso sempre
che, quando scrivo un pezzo, racconto quello che ho visto. Questo è un
privilegio, io lo devo raccontare, facendo in modo che attraverso i miei
occhi le persone guardino quello che
ho visto io. È chiaro che non potrò
mai essere totalmente obiettiva perché l’obiettività assoluta non esiste,
ma cercherò di essere il più possibile
fedele alla realtà. All’estero i giornalisti sono cani da guardia sempre
pronti ad attaccare il potere e ad
additare gli errori fatti da chiunque,
incontri il politico di turno e gli metti
il microfono sotto la bocca, ti basta
la dichiarazione. Nel Fatto quotidiano le dichiarazioni non esistono, non
esiste politico che chiama e dice “io
vorrei dire questo”. Ci deve essere
motivo per ospitare qualche politico
sul giornale.
Ci puoi raccontare qualcosa delle
iniziative del Fatto, come la recente raccolta firma in favore dei
magistrati?
Noi dall’inizio siamo stati a fianco dei
magistrati, non di tutti i magistrati
barricate
Ph. Samantha Zucchi / Insidefoto
ca che se c’è qualcosa che a me, che
sono l’ultima ruota del carro, non va
bene, ho la possibilità di dire “non
sono d’accordo”, se ne discute e se ne
traggono le conclusioni, poi certo il direttore e il vicedirettore danno la linea
al giornale. Nessuno ci ha mai impedito di esprimere la nostra opinione e di
scrivere quello che pensiamo, cercando ovviamente di essere il più obiettivi
possibile. Ci dicono che siamo faziosi,
che siamo il giornale delle questure
e delle procure, ce ne dicono di tutti i colori, ma noi andiamo avanti, va
bene così, evidentemente siamo un
giornale scomodo, e in questo paese
serve un giornale scomodo, se vendiamo 100.000 copie.
Il Fatto quotidiano non è attento solo all’operato dei politici ma
anche a quello dei giornalisti e
dell’informazione. Cosa ci puoi
dire di questa scelta redazionale?
E cosa ne pensate dell’informazione italiana di oggi?
Noi abbiamo molti capitoli aperti nei
confronti dei colleghi, non perché ci
sentiamo superiori agli altri,quanto
perché siamo forse un po’ più fortunati, e parlo di redattori che hanno la
possibilità di scrivere. Noi contestiamo la linea di molti altri giornali, non
abbiamo timore di raccontare le cose
dal nostro punto di vista. È chiaro che
è il nostro punto di vista, non abbiamo la verità in tasca, ma cerchiamo
di confutare quello che gli altri dicono o non dicono partendo dal presupposto che il lettore deve conoscere la verità o quello che ci può essere
di più vicino alla verità. Secondo me
l’informazione in Italia è un animale
malato, nel senso che le potenzialità
sono enormi, le redazioni sono piene
di giornalisti in gamba, che andrebbero soltanto fatti lavorare così come
prevede il nostro mestiere. L’informazione, e penso soprattutto al servizio
pubblico, quasi non esiste più. Basta
guardare un telegiornale per capire che non esistono più le notizie in
questo paese. All’Italiano che mangia
all’ora di pranzo viene data la notizia
sul caldo d’estate, come se fosse un
evento, che faccia caldo ad agosto.
Questa non è una notizia è una cosa
che viene data al popolo così che se
ne stia tranquillo. Purtroppo veniamo
come ci dicono, ma di quelli che lavorano per bene e lavorano per la verità.
Uno dei buchi neri enormi dell’Italia è
la trattativa fra lo stato e la mafia. A
20 anni dalle stragi di Palermo, visto
che ci sono magistrati che continuano
a lavorare per cercare una verità che
non abbiamo ancora saputo, è giusto
sostenerli. È successo che il Quirinale è stato intercettato, non perché la
procura di Palermo lo ha intercettato
direttamente, ma per un giro di telefonate per cui alla fine viene intercettato anche il Quirinale. In un qualsiasi
altro paese, di fronte una cosa del
genere, un Presidente della Repubblica tira fuori lui stesso le telefonate e
dice “ecco quello che ho detto, quello
che è successo, ve lo racconto io”. In
questo paese è successo il contrario:
è partito da tutte le parti l’attacco alla
procura di Palermo, a quegli stessi magistrati considerati fino a pochi mesi
fa come eroi, perché erano gli eroi
dell’antimafia, adesso solo perché si
sono permessi di intercettare il capo
dello stato, diventano dei demoni. In
questo paese ci sono delle cose che
non vanno toccate. Questo paradossalmente ci sta facendo registrare un
aumento dei lettori, significa che probabilmente agli italiani non interessa
solamente il ferragosto e il caldo, ma
forse qualcosa di più, e che in questo
paese, per fortuna, quando tocchi la
rifare
memoria di magistrati come Falcone e
Borsellino la gente si incazza, è giusto
così, vuol dire che c’è ancora una parte sana in questo paese.
Ci vuoi parlare delle rubriche come
“misfatto” e “donne di fatto”?
Come sono nate? Quanto lavoro
c’è dietro?
Il misfatto è nato come inserto di satira nel momento in cui la satira c’era
poco o non c’era sui giornali, ed è un
bell’inserto, una cosa che leggi la domenica ed è un po’ più leggera. Dopo
una settimana in cui vi abbiamo massacrato di politici e trattative, almeno
ci si fa due risate! Le altre rubriche si
sono unite nel tempo e molte vengono dal sito. Il sito è a Milano alle
dipendenze di Peter Gomez, ha una
grandissima autonomia rispetto al cartaceo, perché la carta ha solo 20 pagine; noi ogni giorno potremmo fare
due giornali per le idee che abbiamo,
il problema è che non possiamo superare le 20 pagine, massimo 24, per cui
molte cose vengono accantonate per
il giorno dopo o non escono. Nel sito
non esiste questo problema, più roba
c’è meglio è. Donne di fatto dà un taglio diverso rispetto a quello che sono
le altre donne sugli altri giornali. Cerchiamo storie particolari e cerchiamo
di raccontare le persone, che penso sia
la cosa più importante. Il Fatto è una
fucina, nel momento in cui a qualcuno
viene un idea e si può realizzare, nessuno ci ha mai detto di no.
Cosa ne pensi della polemica sull’albo dei giornalisti?
È complicato, io credo che ormai siamo in un epoca tale in cui per fare un
giornalista non sia necessaria l’iscrizione a un ordine. L’ordine dei giornalisti
in questo momento serve a poco, perché non serve a tutelare i giornalisti. Ci
sono migliaia di giovani colleghi che
si affacciano adesso al mondo della professione, che non avranno mai
probabilmente un posto fisso, sono
un numero esagerato rispetto alle necessità del paese e vengono utilizzati
nelle redazioni per fare qualsiasi cosa,
molti non vengono pagati o pagati
pochissimo. In tutto questo l’ordine
non fa nulla, il sindacato purtroppo fa
ancora meno. Non credo che sia un
albo a determinare un giornalista, o
l’appartenenza a un ordine a fare di
un giornalista un buon giornalista.
Negli anni l’ordine dei giornalisti è stato visto, ed è stato, come una vera casta, i giornalisti erano veramente dei
privilegiati, stipendi e pensioni più alte
degli altri, facilitazioni, convenzioni
con chiunque, avevano i vari regalini
a Natale e lo stiamo vedendo adesso
con l’llva. Era una casta, e quella casta
si autotutela. Adesso ci sono i giornalisti anziani, che hanno ancora dei
privilegi, e la stragrande maggioranza
degli altri che non ne ha nessuno. O
l’ordine prende in mano la situazione,
oppure è destinato ad autoeliminarsi,
perché fra un po’ di anni non ci saranno più giornalisti in grado di pagare la
quota annuale. Se non prende provvedimenti l’ordine si eliminerà da solo.
Facendo una piccola autoanalisi,
cosa ne pensi della strada intrapresa in questi anni e dell’evoluzione che il giornale ha avuto? Il
Fatto è arrivato dove intendeva
arrivare?
Ti dico sì per un verso e no per un altro. Siamo arrivati dove volevamo arrivare nel senso che abbiamo creato un
problema al paese e siamo contenti
di averlo fatto, abbiamo creato una
spaccatura e questo non credo che
qualcuno possa negarlo. Non siamo
arrivati dove volevamo arrivare perché
le sfide sono tante e tutte aperte, ancora non c’è una legge anti corruzione
in questo paese, ancora ci sono tante
cose da fare. La classe politica è quella che è, se la politica buona esiste in
questo paese è l’ora che si faccia vedere; io non credo che ci sia più purtroppo, sono molto sconfortata, ma
questa è la sfida che ci aspetta in questo momento, ancora di più bisogna
che ci sia un cane da guardia contro il
potere. Purtroppo questo è un paese
che non guarisce facilmente e i dottori
devono stare sempre attenti.
barricate
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la cultura dietro le righe
cultura
barricate, barricarsi,
vino barricato...
Paolo Teobaldi
La lettura quotidiana del vocabolario è una pratica che
consiglio a tutti: anzi, potendo, la renderei obbligatoria,
un po’ come la lettura del breviario per i preti, almeno
quelli di una volta, riconoscibili dalla lunghissima fila di
bottoni sull’abito talare (33, per la precisione: come gli
anni di Cristo). È un esercizio economico e divertente;
oltre che un efficace antidoto contro l’insorgere di una
malattia tra le più temute al giorno d’oggi (quante battute a esorcizzare il proprio “Alzheimer galoppante” al
primo nome dimenticato, al primo Coso…); sicuramente più utile dei giochi intelligenti o dei periodici di enigmistica. Controprova: aprendo a caso una pagina qualsiasi di un buon vocabolario, si troverà sempre una serie
di parole di cui non si conosce, in tutto o in parte, il significato o la fraseologia; la pronuncia o la grafia; l’origine o la radice, insomma l’etimo.
L’etimologia rivela spesso ascendenze insospettabili, naturalmente senza facili automatismi: capita anche
nella vita che “genitori esemplari” abbiano un figlio
delinquente o che un astemio abbia avuto un padre alcolizzato. Salta fuori, ad esempio, che la parola garbino
non ha un’origine adriatica, marinaresca o portolotta,
localistica o peggio ancora provinciale, bensì araba: deriva infatti da el-gharb, occidentale (sottinteso: il vento); oppure che triccolo (o tréccolo), il rivendugliolo di
verdure al mercato, deriva da trecca, parola già presente nel Trecento (Boccaccio la usa in questo stesso senso nel Decameron, giornata VIII, novella 5). E poi si scoprono parole nuove, neologismi che a volte hanno vita
effimera, altre volte invece si affermano e si radicano;
perfino mostruosità linguistiche (e qui eccellono i nostri
politici): briffare, ad esempio, l’ineffabile anglismo alla
puttanesca coniato da Nicole Minetti, fa accapponare
la pelle (suppongo che derivi dal verbo inglese to brief,
sintetizzare, riassumere: ricordo ancora la Sala briefing
nella base dell’Aeronautica dove ho prestato il servizio
militare). Esodati però è anche peggio, in quanto triplice
aberrazione (linguistica, politica ed economica): improbabile participio passato di un inesistente verbo transitivo esodare, che comunque rende subito l’idea di una
massa di persone che si ritrovano nel deserto senza più
alcuna tutela: né acqua né salario né pensione. Ma quarant’anni fa non si diceva che l’anarchico Giuseppe Pinelli era morto suicidato?
Adesso nasce un nuovo periodico, a cui viene posto il titolo di Barricate (fra parentesi, nel linguaggio comune
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barricate
l’espressione dare i titoli suona ironicamente come offendere, ingiuriare). E dare il nome a una nuova creatura (bambino o animale o azienda o prodotto o periodico…) è una delle operazioni più delicate al mondo (mio
padre diceva che nella razza umana la gravidanza dura
nove mesi per dare ai genitori tutto il tempo di riflettere
sul nome del nascituro).
Barricate quindi.
Il Tommaseo, il Tommaseo-Bellini, il padre nobile dei nostri dizionari (il Dalmata, lo chiama Bianciardi nella Vita
agra, in quanto nativo di Sebenico) dà questa definizione:
“Barricata, s. f.: Da Barricare. Riparo tumultuario di legname, di balle di lana, di botti piene di terra o di letame o di sassi, che si fa attraverso delle vie per impedire
il passaggio de’ nemici.”
Urge ricerca etimologica.
Senza scomodare il DELI, Dizionario Etimologico della
Lingua Italiana, di Cortellazzo-Zolli, o cimentarmi fisicamente col Grande dizionario della lingua italiana del
Battaglia (21 volumoni in ottavo + 2 di aggiornamenti)
mi accontento del Devoto-Oli, Nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, che alla voce Barricare propone la seguente etimologia:
“Dal fr. Barriquer, der. di barrique ‘barile’ e cioè ‘allineare barili’ (per costituire un ostacolo), perché le prime
barricate (1588) furono fatte con botti e barili.”
Un ostacolo improvvisato ma fisso, per bloccare il nemico. Vero è che poi nel corso delle Cinque giornate di
Milano (1848) gli insorti guidati dal Cattaneo ebbero un’idea geniale, che li aiutò a cacciare gli Austriaci del Radetzky: inventarono le barricate mobili, cioè delle superbarricate fatte con fascine bagnate, barili pieni di terra etc.
munite però di ruote: da statica, insomma la barricata diventò dinamica. Purtroppo poi, sempre a Milano, le barricate del 1898 furono spazzate via a cannonate dal generale Bava Beccaris, “il feroce monarchico Bava”; e in
fondo l’impianto urbanistico della Parigi moderna, costituito di lunghi e larghi boulevards, impossibili da barricare, non è estraneo a quella esperienza.
Ma, alla parola barricare, trovo anche connotazioni statiche più che dinamiche, come di chi si incaponisca a difendere le proprie idee, o peggio ancora si isoli dagli altri.
Sempre il Devoto-Oli riporta un po’ di fraseologia:
“Barricare (…) rifl. Chiudersi in un luogo rafforzando con
sostegni improvvisati le aperture o sbarrandone l’accesso;
anche fig., richiudersi in casa rifiutando qualsiasi contatto
con l’esterno, far vita estremamente ritirata.”
Ma, come tutte le cose vive, la lingua italiana si evolve.
Così negli ultimi anni il verbo barricare si è arricchito di
un nuovo significato: vino barricato infatti significa vino
invecchiato in barrique di rovere per un certo numero di
anni, in modo che col passar del tempo possa assumere
il gusto, gli aromi e i tannini di quel nobile legno (anche
se oggi non mancano i furbi che accelerano il processo
di invecchiamento con una birbonata, immettendo nel
vino trucioli di rovere).
Insomma Barricate è un titolo giusto per la nuova creatura? Dà un’idea statica o dinamica dei nostri tempi? Intelligente o ideologica? Antagonista o depressoide?
Non lo so, sinceramente: il mio voto è che la rivista
prenda piede e che prosperi, che tenga gli occhi aperti,
che inviti i suoi lettori (un numero crescente di lettori) a
studiare e ad approfondire le questioni affrontate; che
eviti le frasi fatte e i luoghi comuni (in senso linguistico:
la piazza cittadina a me va benissimo).
In fondo non sono un profeta, sono solo un artigiano
che legge, che scrive e che cancella. Potrei citare la serendipity, cioè le scoperte che avvengono per caso, oppure l’eterogenesi dei fini.
Ma l’esempio più illuminante ci viene dalla storia. Il nome Benito era assai comune nel ventennio fascista perché dichiarava sfacciatamente la fede politica di molte
famiglie (non tutte): ma pochi sapevano che il padre di
Mussolini, il socialista “fabbro predappiano”, aveva scelto quel nome quale esplicito omaggio a Benito Juarez, il
presidente del Messico: progressista, libertario e per di
più indio (quindi di pelle scura).
Va a finire che da barrique deriva anche Baricco.
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la cultura dietro le righe
cinema
intervista A antonietta de lillo
la gallina
e il paradosso
Incontro con la regista alla 48 a edizione
della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro
Massimiliano De Simone
In Italia nel 2011 sono stati prodotti 499 film,
senza contare le coproduzioni. Di questi ne
sono stati distribuiti nelle sale, comprese
le coproduzioni, 133. L’andamento del 2012 non
sembra invertire questa tendenza, che lascia
sconcertati e perplessi noi appassionati di cinema.
1
Dati del Ministero
per i Beni e le Attività
Culturali, Direzione
Generale per il Cinema.
2
Giornale dello
Spettacolo, 20-1-2012
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Tutti i film scritti, girati, fotografati,
recitati, montati, sudati e pagati
che non hanno avuto l’uscita in
sala, che fine fanno? Potremo mai
vederli? Esiste una sorta di macero
virtuale in cui le opere finite finiscono, con la residua speranza di
un’uscita in dvd o di un passaggio
in tv, magari in notturna? Eppure
tra gli autori non distribuiti non ci
sono solo giovani esordienti, ma
anche autori con carriere, poetiche e pubblico
ormai consolidati. Solo
gli esempi più eclatanti:
Pasquale Squittieri con
Father e Aurelio Grimaldi
con L’ultimo re.
Oltre le acque stagnanti
e torbide in cui sono impantanate, agli occhi del
profano, le politiche distributive e le strategie di mercato,
un fatto emerge limpido: un film,
finanziato, prodotto e finito che
non esce in sala è una sconfitta, un
volo ipotetico, un sogno strozzato
per l’autore e per il pubblico.
Di questo e di altro ancora discutiamo con Antonietta De Lillo, regista napoletana attiva sulla scena
italiana da quasi 25 anni e ospite
alla 48ª edizione della Mostra del
Nuovo Cinema di Pesaro. Autrice
poliedrica, Antonietta De Lillo ha
barricate
Antonietta De Lillo nasce a Napoli nel 1960. La sua attività
cinematografica non si limita al
campo artistico.
Nel 1985 fonda insieme a Giorgio Magliulo la Angiofilm, con
la quale produce i suoi primi
lavori: Una casa in bilico (1986)
e Matilda (1990). Nel 1992, insieme ai TeatriUniti, produce
Morte di un matematico napoletano, folgorante esordio
cinematorgafco di Mario Martone, uno dei film più intensi
di quel decennio.
utilizzato e utilizza, senza pregiudizi, sia il video che la pellicola, e intreccia le sue storie ricorrendo alla
fiction e al documentario.
Curiosa per natura e per professione, disposta a correre qualche
rischio pur di spingere in avanti la
sua ricerca, De Lillo attualmente si
sta cimentando in un nuovo progetto dal titolo emblematico: “film
partecipato”. La regista sintetizza
così l’idea: “L’obiettivo è sperimentare le potenzialità di quella forma
di partecipzione, peculiare della
Nel 1997 realizza Maruzzella,
episodio de I vesusiani, film
manifesto del gruppo eterogeneo di registi (Capuano, Corsicato, De Lillo, Martone, Incerti)
classificati allora, un pò frettolosamente, come una nuova
corrente cinematografica. Nel
2004 gira Il resto di niente, tratto dall’omonimo libro di Enzo
Striano, in cui la breve esperienza della repubblica napoletana del 1799 è raccontata
attraverso l’impegno politico
di Eleonora Pimentel Fonseca;
sguardo di una donna contemporanea sulla vicenda umana e
politica di una donna moderna,
“illuminata” e controcorrente.
Prima e dopo ha realizzato diversi video ritratti di poeti, registi e personaggi di rilievo nella
scena culturale italiana. Dopo
l’esperienza della Megaris, altro
centro di produzione audiovisa, nel 2011 fonda la Marechiarofilm, con la quale produce gli
ultimi suoi lavori.
rete, nota come crowdsourcing,
per ottenere un prodotto che si
fondi sulla condivisione di un argomento. Ne Il pranzo di Natale,
primo film partecipato, si sperimentano linguaggi eterogenei attraverso l’utilizzo sia di immagini amatoriali e di aspiranti film-makers, sia
di video realizzati da professionisti.
Tutti invitati a esprimersi sul tema
delle festività natalizie. Il desiderio
è vedere la realtà attraverso occhi
diversi. E a proposito di realtà vista
con occhi diversi, De Lillo racconta
un momento della sua infanzia trascorsa in campagna, un età in cui il
magico riempie ogni cosa e un luogo che è una riserva inesauribile di
eventi straordinari per i sensi allertati dei bambini: “Mi sono accorta
che le galline chiudono gli occhi al
contrario, cioè le palpebre si chiudono dal basso verso l’alto, ma essendo una bambina con sensibilità
e immaginazione molto acuite, ho
pensato di esser pazza e non l’ho
mai detto a nessuno. Quando ho
saputo in modo casuale che la cosa
era vera mi sono rassicurata. Un
paradosso: quello che sembra falso
è vero e viceversa.Una chiave di
lettura, questa, che utiizzo spesso
nella mia attività.”
Antonietta, in Italia dei pochi
film prodotti, ne vengono distribiti circa un terzo. Da persona “non conciliata” con il
sistema, che ha sempre cercato
strade personali e alternative
per accedere ai finanziamenti e per garantirti la distribuzione, che idea ti sei fatta
del sistema cinema in Italia?
“La crisi del sistema cinema italiano
è solo lo specchio della crisi del
sistema Italia. Il vecchio sistema,
sia produttivamente che tecnologicamente, è diventato sempre
più obsoleto e schizzofrenico. Da
una parte i film ‘mostro’ distribuiti in 500 copie e tenuti nelle sale
per un paio di settimane, dall’altra
quelli con visibilità zero. L’unico
elemento discriminante, per usufruire dei finaziamenti è l’incasso.
Chi è capace di stare all’interno
delle regole gode dei benefici garantiti, chi non può o non vuole,
rimane fuori. Questa situazione
ha prodotto una sorta di pensiero
unico: per poter accedere alle linee
di finanziamento, già notevolmente ridotte, bisogna adeguarsi ad
un prodotto standardizzato nelle
forme e nei contenuti. Ciò che è
diverso è a priori al di fuori di qualsiasi posizionamento del prodotto.
Penso che il sistema imploda perché non s’impegna sull’innovazione e non cerca un rapporto reale
con il pubblico. Ma, nonostante
la situazione di emergenza, credo
che la creatività si muova un po’
come l’acqua quando si infiltra: le
crepe sembrano rattoppate, ma
l’acqua trova sempre la strada. Accanto alla depressione sento anche
molto fermento. C’è un mondo
autonomo e anarchico fatto prevalentememete di giovani ma anche
di cineasti abituati a trovare delle
strade personali per attingere ai
finanziamenti. Mi piacerebbe un
fermento capace di dialogare con
le istituzioni: io sono sempre disposta ad allungare la mano, anche se
spesso rimane priva della stretta
dell’altro. Ma è un atteggiamento
barricate
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la cultura dietro le righe
linguaggi grafici - hotmilk garage
la gallina e il paradosso Intervista a antonietta de lillo
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una soluzione registica, capovolgo
la situazione e cerco di avvicinarmi
all’essenziale.”
Queste considerazioni mi rimandano ad un altro grande irregolare, in
questo caso del teatro italiano, Armando Punzo, che da anni svolge
la sua attività teatrale con i carcerati dell’Istituto Penale di Volterra.
Il processo creativo che mette in
atto con i suoi attori prevede non
propriamente un capovolgimento,
ma un lavorarsi contro per cercare
di raggiungere, attraverso la messa
in scena delle parole e dei corpi,
l’essenza, l’autenticità. Ancora un
apparente paradosso: la libertà
espressiva ricercata in un contesto
di privazione di libertà. Come paradossale e ardita poteva sembrare
la scelta di due registi ventenni, De
Lillo e Magliulo, che pretendono
di raccontare un età della vita cosi
estranea alla loro esperienza.
De Lillo continua: “Probabilmente, per fare un cinema personale,
in quel momento avevo bisogno
di costruire una storia universale;
cosa c’era di autobiografico in
una storia di sessantenni? Tutto.
C’era tutto.C’era la mia paura di
farmi abbattere dalla pigrizia, di
soccombere, di morire ogni giorno un po’. “
Vorrei farti una domanda più
specifica, relativa al montaggio. Ti capita di avere indecisioni, insicurezze, per poi trovare l’ intuizione giusta: quella
scena può essere montata solo
in un modo?
“Ti confesso che la creatività è una
barricate
cosa complicata e un po’ fetente,
nel senso che l’errore è sempre dietro l’angolo. Due esempi. Quando
rivedo l’episodio Maruzzella dei Vesuviani sento che è contratto, che
non c’è respiro e vorrei allungarlo
tutto. Ma a suo tempo, quando
lo montai, mi sembrava che tutto
funzionasse. Questa carenza l’ho
riconosciuta con il tempo. Secondo
esempio: Il resto di niente. Una
scena era stata montata in modo
impeccabile: era bella ma non funzionava, e non capivo il motivo...
ripensandola mi sentivo come un
topo in gabbia. Dopo due giorni ho
avuto l’intuizione: ho girato con gli
occhi di Eleonora e quindi il montaggio doveva essere governato
dallo sguardo di Eleonora. La scena
montata prima era perfetta, ma
non corrispondeva a questa esigenza. Così ho trovato la strada, ma
potevo anche non trovarla. Questo
episodio mi ha fatto capire che
un artista deve stare sempre con
l’istinto in ascolto. Grazie all’istinto
ho capito che nella scena de Il resto
di niente c’era un tradimento della
scrittura originale. Accanto all’istinto l’artista deve coltivare e nutrire
l’immaginazione, e non sempre è
una cosa semplice.”
Concludiamo la chiaccierata senza
la classica domanda sui progetti
futuri, ma una speranza Antonietta
De Lillo me la confida: “Spero di
riuscire a fare un film sulla mia vita;
e il film inizierà sicuramente con
la gallina che chiude un occhio...”
Datemi una gallina e vi racconterò
di me e del mondo.
manifesto per la festa
del partito democratico
Hotmilk Garage è
un luogo in cui si
disegnano le idee. È
uno studio dove la
creatività prende forma
di disegni, illustrazioni
e tshirt. L’obiettivo è
comunicare in maniera
originale l’attività del
committente. Hotmilk
garage nasce nel 2010
dall’unione di due
esperienze: Cristiano
Andreani, Urbino 1973,
diplomato ISIA, libero
professionista, creativo
e disegnatore di lungo
corso; Emanuele
Barduagni, Pesaro
1985, disegnatore
professionista e custom
designer nel circuito
auto e motociclistico.
Questo manifesto
è nato come sintesi
di una riflessione
sulla capacità di un
partito di cancellare,
completamente
e velocemente,
l'immagine storica
della propria festa.
Uccidendola con una
serie infinita di gazebo
senza storia, togliendo
simboli e colori,
estinguendo quel
sapore paesano così
importante.
www.hotmilkgarage.com
Ph. Paolo Rosso
che continuerò a riproporre. È importante creare le condizioni per
un dialogo costruttivo.”
Perdona la domanda molto diretta e poco specifica...cosa
significa per te fare cinema?
“Fare un film quando sei solo tu a
pensarlo è un atto di fede. Io non
vivo per fare il cinema, ma il cinema mi serve a vivere. La creatività
e l’arte possono aiutare anche in
passaggi estremi e dolorosi come
la morte e la malattia. Trovo una
profonda affinità con un pensiero
del compianto Giuseppe Bertolucci:
‘il cinema ha due madri: una madre
naturale, chi lo pensa, e una madre
adottiva, chi lo guarda’. Credo che
tanto buon cinema in questi anni
abbia perso la madre adottiva e
spero che si riesca a ritrovarla.”
Il cinema lo scopri ad un certo
punto della tua vita...
“Il mio incontro con il cinema, avvenuto in modo casuale, si è rivelato perfetto: sono stata condivisa
e partecipata già prima dell’esperienza del film partecipato. Mi
sento un’artigiana che lavora fianco a fianco con i suoi collaboratori, ognuno dei quali contribuisce
con la propria creatività al risultato finale. Sono inoltre incuriosita
dalla tecnologia e mi sento capace
di elaborare la ricerca estetica con
mezzi diversi e di finalizzarla in
una storia.”
Esordisci a metà anni ‘80 in
modo apparentemente tradizionale con un film di sceneggiatura, per poi approdare a lavori
in cui fiction, documentario,
racconti di vita si intrecciano in
modo spericolato ed efficace.
“In quel momento, metà anni ‘80, i
nostri padri, Bellocchio, Del Monte
solo per citarne alcuni, riferivano
il loro cinema al loro vissuto. In un
contesto simile, appropriarsi di una
narrazione “forte” e nascondersi
dietro la vicenda di personaggi
sessantenni era una scelta abbastanza rivoluzionaria. Nel mio lavoro di preparazione adotto sempre
il parodosso, come raccontavo a
proposito della gallina. Quando
devo affrontare un testo, fare una
scelta drammaturgica, adottare
[email protected]
BARRICATE
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linguaggi grafici - CANICOLA
editoria grafica
CANICOLA
In viaggio
tra i linguaggi
Monique De Monique
I libri a fumetti pubblicati
da Canicola comprendono
la produzione di giovani talenti
italiani e la traduzione di opere
internazionali, con una particolare
attenzione a Finlandia, Germania
e Cina. In grande, la copertina
del numero monografico dedicato
ad autori cinesi, di cui pubblichiamo
alcuni estratti dei seguenti lavori:
Drawing di Anusman, Starsflavours
di Tang Yan, L’arte della tortura
di Hok Tak Yeung, Il ragazzo
nello specchio di Jin Ningning.
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barricate
Canicola è un progetto editoriale nato a Bologna nel
2004, che fa ricerca nell’ambito del fumetto contemporaneo. Fin dalla nascita la vocazione è stata di respiro internazionale, e autori e curatori sono stati invitati a
festival e manifestazioni culturali a Parigi, Lisbona, Buenos Aires, Amburgo, Stoccolma, Helsinki, Madrid, Lucerna, San Pietroburgo, e tante altre città, per mostre,
workshop e conferenze. Il progetto ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero, e si concentra
sulla produzione di una rivista-laboratorio e di libri a
fumetti. Dopo il numero interamente a colori dedicato
al fumetto per bambini, che ha ricevuto il premio Boscarato come miglior produzione a fumetti per ragazzi,
l’ultimo numero di Canicola è dedicato alla scena del
fumetto cinese.
Abbiamo fatto alcune domande a Edo Chieregato, che
cura il progetto con Liliana Cupido.
Perché avete deciso di indagare la scena contemporanea del fumetto cinese?
Crediamo che la scena cinese sia una delle più interessanti oggi: non solo si emancipa dalla cultura manga giapponese, ma propone un variegato ventaglio di
approcci grafici e riflessioni sul linguaggio che riteniamo importanti in un decennio in cui la maggior parte
dell’attenzione è legata al formato graphic novel, alle
storie a lungo respiro, oppure alla cronaca o al graphic
journalism più o meno serio. Molto forte è la propensione al racconto breve, al potere dell’immagine e del
silenzio, fino alle possibilità di un incontro lirico tra testo e immagini.
Cosa pensi del fumetto italiano, dei suoi autori,
del suo mercato, della sua storia e della situazione attuale?
La scuola italiana è sempre tra le più autorevoli. Dopo
i grandi autori degli anni sessanta (Pratt, Crepax, Magnus, Toppi, Micheluzzi…) e dopo le avanguardie degli
ottanta (Frigidaire e Valvoline), ci ritroviamo oggi con
una ricchezza impressionante. Sono tanti i grandi autori giovani da noi, disegnatori capaci di creare mondi e
interpretarli con stile originale, ma l’attenzione mediatica e del mercato è stupidamente esterofila o modaiola,
per cui spesso tanta ricchezza rischia di non arrivare ad
un pubblico trasversale di lettori.
Quali sono i vostri obiettivi e progetti futuri?
Cerchiamo sempre più di costruire dei progetti culturali ed espositivi attorno ai libri che produciamo, perché
non siamo interessati ad un mercato mordi e fuggi. Tra
gli obiettivi più sentiti e difficili c’è la voglia di produrre
libri di autori italiani giovani, opere prime non scontate, perché lo spazio per la ricerca è quasi scomparso
nell’ambito della normale distribuzione. In autunno
uscirà Alien, l’opera prima della tedesca Aisha Franz, è
un libro delicato che indaga la sfera intima della sessualità attraverso tre generazioni di donne e un disegno
a matita morbido. Sempre entro fine anno usciranno
un libro di grande formato di Gabriella Giandelli, tra
le maggiori autrici europee di oggi, e una raccolta di
storie brevi di Michelangelo Setola, disegnatore misconosciuto in Italia ma apprezzato a livello internazionale
con diverse esposizioni in Europa o in realtà dell’arte
contemporanea come Artissima di Torino.
Altro che ti piacerebbe comunicare?
Credo che il fumetto sia tra i pochi linguaggi che resistono all’imbarbarimento del contemporaneo e alla
povertà di idee e immaginari che stiamo vivendo. Certo, non tutto è buono, anzi si produce tanta roba inutile, ma con un po’ di curiosità le cose ancora necessarie
si possono trovare e gustare.
BARRICATE
Sopra: Le copertine
della rivista Canicola,
nata a Bologna
nel 2005
Contatti: Canicola
c/o Chieregato/Cupido
v. C. Ranzani 5/10
40127 - Bologna
www.canicola.net
[email protected]
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’arte della tortura - hok tak yeung
canicola cina: hok tak yeung - l’arte della tortura
canicola cina: anusman - disegni / drawings
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The art of torture Old resentment / 1. He he..... go ahead and shoot! In eighteen years there will be another hero like me! 2. I hate people
hat
talkWhat
a lot!the
3. hell....
Eighteen
years
later...
4. You
won’t Winnie
make me
that/ fast
thisdon’t!
time...I’ll/ Who
y?! 3.
4. And
then
there’s
Snoopy,
theshoot
Pooh....
Please
talk! are you people
Defeat 1. He he... what a long night to go... 2. I’ll talk! / What? 3. I said I will talk / You! 4. Please take it easy, life is full of defeats!
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linguaggi grafici - persichetti bros'
Una buona idea...
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dic. 2012 / gen. 2013
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