IL PDF - La Provincia

Domenica • 12 giugno 1966
STORIA CREMONESE
LA PROVINCIA - Pagina 7
VICENDE ANTICHEjJjECENTj LEGATE AL TRIBUNALE: DALL'EPOCA AUSTRIACA AL REGNO D'ITALIA ED ALLA REPUBBLICA
Il palano di Giustizia di Cremona
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Il palazzo alias Pers i e he Ili. costruito
nel 1781 dall'architetto Faustino Rodi
su commissione del
marchese Gif». Batta
Stiva. E' costituito
dall'insieme di altre
due case, quella dei
Gadi e degli Ansaldi
sero per alcuni anni. Si trattò di un
progetto d'impegno che doveva iniziarsi
dalle fondazioni. Infatti, secondo gli storici, risulta che nello scavare venissero alla luce numerosi resti di legni
appartenenti a barche antiche.
Il ritrovamento archeologico m e t t e va a rumore l'ambiente degli studiosi i
| quali sostenevano che questa era la prova che in quel punto della città passava
l'Adda. Ma l'asserzione doveva essere,
in seguito, smentita perchè si trattava
del Po che nei pressi, nei secoli passati.
I lambiva la città.
Faustino Rodi trasformava tutto l'immobile incorporando la vecchia Casa
dell'Angelo dei padri somaschi che
mantenevano il livello istituito nel 1715.
\ Un" livello,, peri frontisti \
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L'Architetto
Faustino Rodi
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Questo palazzo, in varie epoche, è stato sotto la parrocchia di S. Lucia, poi
in quelle di S. Bartolomeo e di S. P i e tro. P i ù precisamente sotto il titolo di
S. Lucia si erano anticamente installati
i chierici regolari della congregazione
somasca con il loro collegio. I somaschi.
che avevano il compito di educare gli
orfani dei poverj. avevano il loro collegio proprio ove ora esiste il palazzo
di Giustizia. Anche la chiesa di S. L u cia, che aveva la cura delle anime, era
stata ceduta, dal prevosto Cristoforo
B r u m a n i . ai chierici somaschi che vi r e starono fino ai 1789 come coadiutori,
epoca nella q u a l e venivano soppressi.
rino Del Vaga, fondatore della scuola pittorica genovese; Agostino Caracci. famosa famiglia di pittori; Correggio; F r a n cesco Bassano; Giuseppe Ribera. detto lo
Spagnoletto, pittore ed acquafortista. Reni Guido; Perugino nonché opere dei cremonesi Giulio e Bernardino Campi. Ma
q u a n t e delle opere, indicate soltanto con
il titolo o con una semplice descrizione
sono di celebri pennelli? E dove possono
essere andate a finire le opere di questi
cinquecentisti? Forse nella casa Stanga
o in quella dei Persichelli? Nelle divisioni avvenute, dopo la morte di Gio.
Batta, è da pensare che diverse siano espatriate e andate a Milano (5).
Faustino Rodi era nato sotto la Cattedrale il 15 febbraio 1751 da Carlo
Rodi e Angela Mazzi. A 19 anni entrava
nell'Accademia d'arte di Parma quindi
in quella romana uscendone a 25 sotto
gli insegnamenti del maestro Enemondo Petitot. Dovendosi, nel 1776, effettuare alcune riforme all'ospedale, aveva
fatto, per diletto, un progetto. D'ordine governativo si doveva aggregare al
vecchio ospedale di S. Maria della Pietà l'area del convento di S. Francesco.
Rodi, non aveva partecipato alla gara, ma il suo progetto era stato a p prezzato e prescelto dal R. Governo.
Nel 1777 si trasferiva a Genova restandovi, però, soltanto pochi mesi, il tempo necessario per fare dei disegni di
uno stabilimento per le pubbliche adunanze e ricreazioni su commissione dell'avv. Guerrini dell'Accademia linguistica genovese. Ritornato a Cremona, progettava il palazzo per il marchese Silva.
Secondo il Lancetti (mns. Biografìa d e gli artisti cremonesi) Faustino Rodi ha
fatto gli adattamenti ai monasteri di
S. Giovanni Nuovo e delle Orsoline, ai
locali degli orfani maschili e femminili; ha costruito lo scalone del palazzo
Stanga in via Palestro e numerosi locali interni; ha costruito in massima
parte il palazzo vescovile; ha progettato
e costruito il palazzo Zaccaria del Maino con sale, scalone, facciata riccamente adornate: ha fatto delle costruzioni
al Palazzo di città, ha costruito il teatro
dei Filodrammatici.
Gio. Batta Silva non era il primogenito; la sorella Lucrezia, sposa di Giulio
Stanga, era di alcuni anni più anziana,
In u n documento notarile del 1715 i
ed aveva avuto Teresa, nata il 2 dicempadri somaschi si lamentavano che la
bre 1751 e Vincenzo nato il 5 marzo
loro casa era molto vecchia e m a l a n 1760 (6). Furono i nipoti prediletti di
data dalla q u a l e ricavavano a mala pena
Gio. Batta ai quali concedeva le più
20 scudi romani all'anno. Inoltre non
amabili attenzioni, specialmente a Vinritenevano di farvi degli abbellimenti
cenzo, che sarebbe diventato, per volonperchè troppo costosi. Nel 1700 il collegio fu occupato dai « regi ministri e l tà testamentaria, l'erede di tutte le sue
sostanze o, per lo meno, colui che aprefetti degli alloggiamenti
per
servirvrebbe continuato il casato.
Ha anche lavorato a Milano e a Mansene, come hanno fatto fino ad ora, da
tova per diversi palazzi. Ha costruito
quartiere per diverse truppe francesi e
la chiesa di Covo, quella di Romanenspagnole imperiali e ausiliarie da temgo, il palazzo Cattaneo di Sospiro; ha
po in tempo ».
decorato il palazzo di campagna dei noIl collegio veniva restituito soltanto
bili Maggi al Vhó. ha fatto opere nelle
nel 1714 e per risanarlo si dovettero
facciate del teatro di Villa Picenardi.
spendere ben 150 scudi romani. I padri,
Ha costruito la easa Carini a Cremona;
nell'intento di ricavare una più alta r e n nel 1793 ha ridotto le porte S. Luca ed
dita decidevano, in congregazione, di
Ognissanti e nel 1820 ha costruito il teadare l'immobile in enfiteusi perpetua per
tro di Pontevico. Brevi notizie di lui
26 scudi all'anno. La convenzione v e dà anche Giuseppe Grasselli nel suo
niva fatta alla congregazione romana il
« Abecedario biografico pittori, sculto14 dicembre 1714 con autorizzazione epiri e architetti » (1827).
scopale in data 28 gennaio 1715. Sul colNel 1790. a 39 anni, divenne inselegio, detto dell'Angelo Custode, che congnante al Ginnasio prendendo il posto
finava con la casa del conte Giuseppe
di Giovanni Manfredini, dopo la sua
Maria B r u m a n i . veniva dallo stesso conmorte. La cattedra venne tenuta fino al
te, acquisito il diritto di possessione. Il
1815. E' morto il 16 maggio 1833 ed
B r u m a n i riattava lo stabile riducendolo
aveva 82 anni.
a « casa nobile » e aggregandolo al p r o Non siamo riusciti a rintracciare né i
prio. Alla sua morte il palazzo passava.
disegni, né l'istromento per la costruper eredità, al conte don Sigismondo
zione del palazzo Silva. Tuttavia c'è r i B r u m a n i e da questi alle d a m e m a r masta, in un documento del 1803. una
chesa Margherita Brumani Gadi e G i u perfetta descrizione del palazzo, deseppa B r u m a n i Crotti figlie e n t r a m b e
sunta da un inventario eseguito 111
del conte Sigismondo.
novembre 1787 (al n. 299 pag. 132 e
E' proprio nel 1781 che il marchese
segg.h Dopo la morte del marchese Gio.
Gio. Batta Silva acquistava il palazzo
Batta Silva, avvenuta il 12 gennaio
dalle eredi di Sigismondo Brumani per
1787 il portone era stato sprangato e
47 mila lire moneta di Cremona d o r o
posti i sigilli in cera di Spagna sui quali
e d'argento riconoscendo anche l'annuo
apparivano gli stemmi della casa Silva
livello dei 26, scudi d'oro, pari a 400
e Stanga.
lire di moneta di Cremona, dovuto ai
La descrizione del palazzo è questa:
padri somaschi.
« Porta principale d'ingresso a mezzoI Silva non e r a n o nobili per antico
giorno, atrio successivo con pilastrate
privilegio, ma e r a n o tuttavia ricchissidi marmo, et volto superiore, loggiato
mi, soprattutto perchè e r a n o e n t r a t e in
consecutivo intermedio al cortile, et conquesta famiglia numerose eredità, l'ulli marchese Vincenzi) Stanga, nipote di (.io. tro cortile, e comunicativo rettamente
tima delle quali, che era la più cospicua,
Batta Silva. Si sposerà con la marchesa all'altra porta opposta alla sopra a c pervenne dalla nobile Emilia Superti,
Maria Manfredi della Casta dalla quale avrà cennata, atrio avanti lo scalone princibolognese, che aveva istituito, come e r e Giulio
nel 17M, erede per testamento di un pale, cortile di ponente, appartamento
de universale dei propri beni, Nicolo
a sinistra entrando dalla prima porta,
terzo delle sostanze della casa Silva
Silva p a d r e di Gio. Batta (3).
composto
di anticamera, camera da riI Silva erano diventati marchesi col
cevere, camera per conversazione, cadiploma dell'imperatore Carlo VI, emesTeresa e Vincenzo costituiranno ì due mera da letto, gabinetto, retro gabiso a Vienna il 28 novembre 1725. Un
perni fondamentali delle case Stanga e netto, camera da bagno oltre ai luoghi
decreto del T r i b u n a l e araldico conferPersichelli. Teresa, il 20 ottobre 1772, di servizio, cioè una camera di passagmava il marchesato il 28 agosto 1770;
andrà in sposa al marchese Ercole P e r - gio, cardenza. camera da pranzo ed alil 4 luglio 1780 con una lettera patente
sichelli, Vincenzo sposerà, il 10 ottobre tre due camere successive, abitazione
lo stesso T r i b u n a l e araldico conferma1789 a Modena, la giovanissima nobile del Portinaro al piano terreno, mezzava la esistenza e la validità del diploma
Maria Manfredi della Casta Da questo nino superiore e caminetto sotterraneo
dell'imperatore. Don Giuseppe Nicolo
matrimonio nascerà il figlio Giulio il
• Succede altro appartamento guggin.
Silva era un cavaliere di larghe vedute,
16 novembre 1794. Teresa, invece, avrà ora abitabile, situato pure a destra di
umanista, appassionato d'arte e g u e r quattro figli, due femmine Giulia e An- detta porta, q u a l e composto di quattro
riero. Grazie ad un matrimonio della figela e due maschi Luigi e Antonio Giu- camere, di un gabinetto e contro gaglia Lucrezia con il nobile Giulio S t a n lio non conoscerà mai il padre perche binetto Tre rimesse, anditello in cui
ga, a v v e n u t o il 31 gennaio 1750, e n Vincenzo morirà, all'età di 35 anni, il tromba per esitar acqua per abbeverare
trava in parentela con la forte casa
19 giugno 1795.
i cavalli e serve anche d'ingresso alla
Stanga crescendo di ricchezza e di p r e stigio (4).
11 collegio dei chierici regolari soma- scuderia, ed alla camera per uso dei
schi. era, intanto, passato per eredita finimenti, scala che mette piede nel
al conte Sigismondo Brumani e, quin- delio anditello per la quale si ascende
Il Marchese Gio.Batta Silva
di, alle due figlie sue, entrambe sposate, al fienile superiore alla detta scuderia
. Altro appartamento a ponente qual
marchesa Margherita Brumani Gadi e
I Silva avevano, nel contado e nel termarchesa Giuseppa Brumani Ciotti le consiste in tre camere che servono preritorio cremonese, m i milanese, parmiquali vendevano tutto l'immobile al sentemente di Iurlio per I agenzia di quegiano e nello Stato pontificio, numerose
marchese don Gio Batta Silva nel 17H0 sta .loMan/a. ed una capella non ultipossessioni; basterebbe, c o m u n q u e a m L a t t o di vendita veniva rogato il I no- mata V. lilialmente l appai lamento u demirare la pinacoteca che possedevi, don
vembre 1781 dal quale risulta che il m a r - stra entrando dalla porta di tramontana
diviso in rinatilo t.m/e. due me/zani suNicolo e che fu ereditata da Gio. Batta
ci, ese acquistava una • MM dn Mobile
periori con Maiella pei salii M e lungo
per rendersi conto non sollanto della
..ila tn jtfirrocrhin S f.ucu/ c o X i t e i * «In
ricchezza ma anche del gusto artistitre (orti rime, lOfftf, •"'"''*'r'•"• ' " ' " ' ' ' udita.
"> di questo nobile. L'inventario, rinSECONDO l'IANO
r i m e v e , rnru- ramrrr, iantine
carriere
tracciato tra gli incartamenti di divitaperéori, talea </'•« efcéerid regoUrt <•••'
n o n e (notaio Francesco Maria Simoni.
che consiste come segue ed a cui si
la i •nngregiizinne
BMMOM drl ' '"//«(/io ascende per mezzo del scaloni' princi13 M i I M l m 1803. f 7834 n 1411» tra
tatto ti titola di s I.IKUI .
i coeredi Persichelli. Stanga e Silva, e
pale diviso in tre fughe con KI adun ••
Gfc) B a t t e m o n o i e v a a n c h e il l i v e l l o ripiani
'''•' Più appetibili. Le opere tono a cenrniarolo. balaustra a sinistra
d i 400 l u e d o v u t o ai
orna < hi e . on
tinaia e sfortunatamente soltanto di ala fendente di marmo di Vigni con volt"
l
autor
i
n
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e
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confreaazton*
rocune sono indicati gli autori. Dei pittori
uperiore e sette busti di stucco pn ti
mana, effettuava profonde modifiche al
più celebri esistevano opere or iemali •
opra
il cornicione d'ordine ionico.
palazzo il cui progetto veniva affidato
copie.
Appai lamento a sinistra dello stesso
all'art bit' ito r au lino Rodi II Rodi iniVi figurano: Marcello Venusti, detto
ziava i lavori nel 1781 t h e si p i o t a s - composto di cinque camere, gabinetto e
il mantovano della scuola fiorentina, P i a -
| minorenne ed Elena Tortorelli Ghirlandi.
I pure pupilla, sua nipote, nata dalla priI mogenita Giulia che aveva spesato a Bologna il conte Francesco Tortorelli Ghislandi.
E' diffìcile, in questo periodo, seguire
i personaggi attraverso i titoli nobiliari
che erano stati d'autorità soppressi. Anche nei documenti notarili si citano i
nomi premettendo l'appellativo di « cittadino ». Ercole Persichelli si faceva nominare, il 28 marzo 1801. procuratore
dei figli per poter continuare la pratica
in contestazione, ma il 2 novembre U H
il pupillo Luigi moriva e con un atto
del notaio di Parma Giuseppe Zappieri
si faceva una donazione di tutti i beni
a lui spettanti a favore del fratello Antonio.
Si giungeva, finalmente, ad una transazione dopo aver minuziosamente valutato gli impegni, i campi, le case, le cascine, le ortaglie, le case di città, i palchi
a teatro, le ragioni dell'acqua, i molini.
le pile, i torchi per un totale di valore capitale che ascendeva alla prodigiosa somma di 2.277.095.2.10 di moneta
cremonese per un perticato a misura di
pertiche 10.832.76; inoltre i capitali di
censi attivi ascendevano a L. 275.850: ì
mutui fruttiferi erano valutati per
1.686.902: i mobili e la biancheria erano
stati valutati L. 71.666.16; i livelli ascendevano a 6.433.4.61; ì capitali mutui passivi erano valutati L. 1.810.040: ì capitali
vitalizi 157.737.10.5 per un totale complessivo di 4.317.950.11.5 di moneta di
Cremona.
Dopo la divisione, ai Persichelli erano
andati: 3 possessioni: Villa Rapari, Cà
de' Lamagni e S. Lorenzo. 3 pezze in
Drizzona, la possessione di S. Martino
del Lago, tutti i fondi, molino, chiesa ad
Azzanello, tutte le case di città e il p a lazzo di contrada Dogana. 2/3 dei mobili, tutti i mutui, parte dei livelli per
un valore capitale di 2.636.352.2 di moneta di Cremona; a Giulio, l'unico figlio
di Vincenzo Stanga, andavano 2 palchi
del teatro, le possessioni ed i molini a
Po, S. Zeno, parte dei mutui per, un t o tale di 1.318.176.1 (8).
La divisione era avvenuta per 2/3 in
favore dei Persichelli e per 1/3 in favore di Giulio Stanga. Tutta la divisione
venne iscritta in un atto del 13 dicembre
1803 e stesa in rogito notarile dal notaio
collegiato Francesco Maria Simoni (f.
7834 n. 1411).
(cyntinua)
"
Un livello di ferro, con la tavoletta di marmo sulla quale è stata incisa la volontà del
marchese Antonio Persichelli. è stato posto per il rispetto del panorama che il nobile
aveva di fronte. Il livello risale al 1820, epoca di alcuni rifacimenti del palazzo
contro caginetto. Altro appartamento a
destra abitato dal segretario composto
di tre camere con gabinetto. Due a p partamenti doppi che si estendono a
tutto il braccio di mezzogiorno a cui si
ha ingresso mediante la gran scala principale e galleria e sono composti dalle
rispettive camere da fuoco e da letto
con rispettivi gabinetto e contro gabinetto, il tutto inabitabile per mancanza
di serrande, pavimenti, stabiliture.
Altra scala mezzana verso ponente
formata con gradini di marmo, la quale
porta all'appartamento di ponente finito composto di cinque camere e camerino che comunica colla detta scala; quattro mezzani ed altre tre canterine nei mezzani di tramontana, altri meziani superiori al detto appartamento composti di sei stanzine e tre
granaioli corrispondenti alla terrata soi lata di pietra: belvedere alla sommità
' del detto fabbricato circondato da una
J balaustra di cotto, diverse camere ad
| uso di guardarobba superiori all'appartamento doppio inabitabile.
I Superiormente alle rimesse, scuderie
I per uso del cocchiere, due corticelle
selciate di bevola, una terrazza superiore ad una delle medesime, un camerino a ponente per le quaglie e camerino verso la strada della Dogana.
SOTTERRANEO
a cui si accede mediante la scala che ha
piede nell'angolo di ponente a tramontana e consiste come segue: cuccina
grande con forno, fornelli e altri comodi necessari, dispensa a ponente, lavandino, una camera di comunicazione alli
seguenti camerino a levante per uso del
vino forestiero, passaggio a levante, legnaro pure a levante dissolato e fatto in
volto. Andito che prencipia alla detta
scala e si estende da mezzogiorno in tramontana, camera per uso bucateria a
ponente in due divise da un pillone di
cotto; pozzo e due fornacette di cotto per
uso, camera a tramontana della detta bucateria detta il giacciarolo, ghiacciaia
sotto al detto giacciarolo alla quale si
discende mediante una scala a gradini
di cotto con pedali di legno.
Sottoscala in faccia all'uscio della
ghiacciaia coperto dalla suddetta scala.
Altro andito che da ponente si estende a tutto il lato di levante solato e
fatto a volto. Camerino a monte per
uso del carbone, cantina grande a t r a montana, tirazzara grande in due divisa
in detta cantina a tirazzara vi è il r i spettivo pozzolo e pozzo per estrar acqua, altra tirazzara a mezzogiorno in
cui trovasi pozzo per cavar acqua, cantina a mezzogiorno et altra a levante
ad uso di pollaio, altra cantina ad uso
del cocchiere et altra cantina a levante
solata e fatta in volto, altro luogo a
tramontana che riceve lo sterco dei cavalli.
A tutta la sopra detta fabbrica sì
fanno coerenze a levante gli eredi Gadi
parte con muro divisorio e parte tetto di
questa ragione; a mezzogiorno la contrada della Dogana, a ponente la contrada Bassa e a tramontana la contrada
del Soccorso.
Lo abbiamo stimato, avuto riguardo
anche al giudizio del capo mastro Giuseppe Brilli. L. 199.621 soldi 12 e denari 8 corrispondenti a sostanza annuo canone, diciamo livello, ossia L. 400 che
pagansi alla nazione fondato sopra una
casa addimandata dell'Angelo Custode
che trovansi incorporata in detto palazzo
come da istromento del notaio apostolico Gio. Batta Scodes e Francesco Maria Bresciani in data del giorno 18
maggio 1715 ».
Lo strano testamento
di Giovanni Battista Silva
Nel 1786 Gio. Batta Silva cadeva a m malato. Rimase a letto per parecchio
tempo affidando la cura degli affari al
suo segretario e al suo agente particolare. Al padre Pietro Bottigno, del collegio somasco di S. Lucia, aveva confidato le sue ultime volontà. Era accaduto che un editto imperiale, pubblicato il 12 aprile del 1786, aveva proibito
la erezione di nuovi fidecommessi sopra
beni stabili. Per eludere questa disposizione della legge, il Silva, per non
farsi censurare di nullità, dettava al
notaio Pisenatti una strana disposizione: indicava come erede universale il
figlio secondogenito che sarebbe nato a
suo nipote Vincenzo Stanga (colui che
nel 1789 si sposerà con Maria Manfredi
della Casta). Tale volontà era stata r i portata nel testamento nuncupativo r o gato il 12 gennaio 1787. il giorno stesso
della morte (7). Vincenzo sarebbe diventato amministratore di questi beni
finti al compimento del 25" anno del
nascituro.
Vincenzo, perciò, era stato messo nella
necessita di sposarsi al più presto ed
egli, dopo aver ottenuto dalle superiori
autorità la dispensa di poter godere della maggior parte dei frutti sull'eredità.
si sposava con la marchesa Maria ManIredi della Casta che aveva 21 anni
Nel 17!)4 nasceva Giulio che rimaneva
orfano di pHiire il 19 giugno 1795 Vincenzo, pertanto, non aveva ne godui"
dell'eredità, ne aveva potuto dure il
secondogenito come era stato prescritto
drillo /io Silva
Alcuni giorni prima della morte, Vincenzo Stanga, con vari codicilli datati
15 giugno 17'l.V faceva dei legati a favore della sorella Teresa, che era sposata al mai illese Ei iole Persichelli. allo stesso Ercole Persichelli e alla loro
figlia primogenita Giulia, in parte vincolati ed in parte liberi, e nominava
N O T E
(3) Donna Emilia Superti era figlia di Cesare e vedova Oldarim Le altre eredita pervennero nel IS5I
da Elena Mozzi di Solarolo Monasterolo. nel 1624
da Giovanni Maggi. Le terre di S. Zeno furono acquistate, invece, da Gio Batta l'11 marzo 1786
(4) Il marchese don Giuseppe Nicolò Silva aveva
sposato la marchesa donna Ignazia Maria Ariberti
della parrocchia di S. Vito. Il matrimonio venne
combinato con la mediazione di Don Pietro Aymi
Goldon V doni che era vice presidente del Senato
di Milano. Il matrimonio avvenne il 31 gennaio 1731
e fu celebrato dal vescovo Ignazio Mafia Fraganeschi.
(5) L'inventario della pinacoteca è copiosissimo.
Di Francesco Bassano c'era (riportiamo le parole del
documento) • quadro dipinto su legno con cornice
antica rappresentante la • Nascita di Nostro Signore ».
Poi si elencano - Sacra famiglia con S. Catterina » di
Pierino del Vaga scolaro a Raffaello, due quadri rappresentanti due sante, del Caracci Agostino, quattro
quadri che sono quattro copie dì Giulio Campi, quattro quadri con Susanna. Rachele. Tobia ed altro
d'Ubarti detto il fiammingo, un quadro su lastra di
rame della scola romana, un quadro La C a r i t i con
S putti d'Uberto, due copie pastorali del Bassani.
due quadri grandi M e s i del Bassi, un quadro con
filosofo del Spagnoletto, un quadro con Diana e
sue ninfe su rame della scola veneziana, una Giuditta
dipinta a pastello ». E cosi via.
C'erano pure quadri ottagonali istoriati in tela.
quadri ovali, carte geografiche antiche. Nella pinacoteca della casa di Azzanello c'erano moltissimi
quadri che rappresentavano la natura, le bestie, frutti,
paesi, vasi di fiori ecc.
(6) Lucrezia Silva portò una dote di 108 mila lire
di moneta di Cremona. La scrittura del matrimonio
fu fatta il 13 gennaio 1751 Ancora una volta interpose i buoni uffici don Pietro Aymi Goldon V doni.
Ottenne anche la dispensa per vincolo di parentela
in quarto grado canonico. Lucrezia si impegnò di
sposare il marchesa Giulio Stanga Carlo Tracco
• entro il mese di gennaio o nel prossimo mese di
febbraio del 1751 ». Il matrimonio venne celebrato
il 31 gennaio 1751.
un amministratore, il signor Alessandro
Maggi.
Il 13 aprile 1798 Teresa Stanga impugnava il testamento contestandone la
In un documento notarile (f. TOH. » marzo 1770.
validità, poiché Vincenzo era morto sen- no». Francesco Manusardi) si danno di Giulio Stanga
za dare il secondogenito; nello stesso questi titoli: marchesa Giulio Carlo Tracco Stanga.
patrizio cremonese, cittadino mantovano e reggiano,
tempo anche la tutrice di Giulio, Maria conte Palatino e sergente maggiore della milizia
Manfredi, e l'amministratore Maggi im- forense della citta di Cremona. Giulio fu di caratpugnavano il testamento affermando che tere vivo ed impetuoso, abilissimo spadaccino, iranella volontà del marchese Vincenzo scibile con i suoi inferiori. Fu anche abile disegnae architetto per cui diresse personalmente i lanon si era chiarito che doveva essere tore
vori, nel 1768, che aveva fatto nel suo palazzo in
solo ed unico erede il secondogenito, dal S Vincenzo.
momento che Vincenzo ebbe un unico
Il marchese Giulio mori ab intestato la notte del
figlio prima di morire.
3 dicembre 1773. Lucrezia mori il 13 marzo 1783.
Vincenzo Stanga era morto agli al(7) Gio. Batta Silva venne sepolto nella chiesa di
bori di grandi sovvertimenti politici e S. Lucia. La sua tomba si trovava quasi al centro
militari. Un anno dopo, infatti, Napo- i dal>a navata e recava una epigrafe dettala da Vinleone avrebbe iniziata la sua glande cenzo Stanga.
La pietra tombale hi levata e trasportata a Milano
campagna d'Italia e la Lombardia, dopo
' per timore che andasse perduta per un eventuale riCampoformio, sarebbe entrata nella Re- | tacimerrto del pavimento e murata nella casa degli
pubblica Cisalpina che verrà soppressa Stanga in via Guastalla 5. La tomba venne anche
nel '99.
scoperchiata da Idelfonso Stanga, ma nell'interno
Passata la burrasca, le parti in con- si trovò soltanto un sigillo cereo.
Nel testamento si trave una lunga serie di lasciti,
tesa ritornarono in campo e. con fitti
scambi di carte bollate, trascinarono la ma soprattutto un elenco di Iurte le carità. Non ha
questione per alcuni anni. Ma la mi- dimenticato nessuno neppure i servitori: il cavallante,
il carrozziere. Il maestra di casa, la governatrice. il
naccia delle truppe francesi non era cuoco,
il sottocuoco, il portinaio, il lacche, il servo
stata sventata. Il 7 giugno, infatti, del di camera. Ha voluto che il segretario Giacomo Bas1800. le truppe d'oltralpe rientravano a sani rimanesse fino alla morta ed he disposto che la
Cremona portando i loro simboli di roba, i vestiti, la biancheria siano divisi tra il suo
uguaglianza e di fratellanza, riscattando agente Massimiliano Macchi e il personale di serla borghesia agricola che, in buona par- vizio. Aveva anche disposto che fossero • distrutte
le scritture riguardanti l'affare Otzi riguardo alla
te costituita da fittavoli, voleva giustizia tutte
di lui nipote Mancini • disponendo inoltre che veverso l'aristocrazia terriera.
nisse bruciato • il fascette di confessi di debiti di
Il marchese Ercole Persichelli scappa- diverte persone va da Cremona mettendosi al servizio
della Regia Corte di P a r m a di Ferdi- »v«v»«>»»e*«»*»«*i^«^»»>»>«>e^e^»v»i^»>»v»>»»»<
nando 1 come gentiluomo di Camera e
prendendo residenza a Parma sotto la
parrocchia di S. Paolo. Le questioni
ereditarie sembravano risolversi in via
amichevole quando moriva, il 14 marzo 1801. Teresa Stanga, moglie del Persichelli. che non aveva lasciato Cremona. Nel suo testamento nuncupativo
aveva istituito suoi eredi ì figli Luigi ed
Antonio, ancora pupilli, Angela che era
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ELIA
SANTORO