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N. 3 - Dicembre 2014 UIL La voce libera della
Scuola - via R. Guardini, 40 - 38121 Trento Direttore responsabile:
Pietro Di Fiore - Iscrizione al Registro della
stampa Tribunale di
Trento n. 1142 - Stampa:
Rotaltype Mezzocorona
Piano trilingue, Manovra
finanziaria… blocco contrattuale
Lettera aperta al Presidente
N. 3 - Dicembre 2014 - UIL La voce libera della scuola - via R. Guardini, 40 - 38121 Trento - Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% NE/TN
Egregio Presidente,
facendo seguito all’incontro di mercoledì
3 dicembre, avente oggetto “Illustrazione della manovra finanziaria e del piano trilingue”,
vengo a porle alcune riflessioni dal punto vista
professionale e alcuni rilievi dal punto di vista
sindacale nella speranza di poter modificare il
verso, se non cambiarlo in alcune parti, alla
politica scolastica finora seguita dalla sua Amministrazione.
A). Per un Trentino trilingue. Chi può non
essere d’accordo? Pongo invece alcune riflessioni sullo strumento della Veicolarità, come
unica metodologia (la via per...) adottata e imposta … per delibera. I dati offerti dalla ricerca
pedagogica nazionale e internazionale in relazione all’implementazione dello studio delle
Lingue Comunitarie, non sono affatto univoci,
circa l’utilizzo della veicolarità, piuttosto che di approfondimenti didattici interni alla disciplina linguistica (a esempio percorsi di “Micro Lingua”). Si ricorda
come il trasmettere contenuti disciplinari NON linguistici IN lingua straniera
possa presto o tardi produrre vere e proprie carenze formative nelle stesse discipline veicolate. Ché ogni disciplina necessita di una sua specifica terminologia,
di una pertinenza lessicale, di un proprio punto di vista. Non si vuol poi sottacere come, ancora una volta, l’Autonomia della Politica abbia invaso il campo
della Autonomia scolastica: perché imporre la veicolarità attraverso delibera
provinciale, anziché rimandare alle scelte delle singole Istituzioni scolastiche il
come ampliare l’offerta formativa in lingua Comunitaria? Un intervento, questo
sì invece, chiediamo alla nostra Amministrazione: si vigili attentamente sui requisiti richiesti per la contrattualizzazione di “docenti” madrelingua in Trentino.
Dove l’equipollenza? Lo sanno i genitori dei nostri ragazzi che, molte volte, le
attività veicolari vengono proposte da personale non docente?
Sul Trilinguismo a scuola, da tempo la UIL Scuola ha avanzato una propria
proposta: consiste nella modifica dell’orario scolastico, senza peraltro significativo aumento di spesa, né di organico aggiuntivo. E’ evidente, infatti, come
per poter ampliare lo spazio delle Lingue straniere, senza ridurre quello di altre
discipline, è necessario ampliare l’orario d’obbligo. Ebbene: si rendano obbligatorie le ore di attività opzionali, oggi facoltative! Per questa via queste 3 / 4
ore settimanali, oggi dedicate ad attività NON curricolari, potrebbero essere
indirizzate ad approfondimenti e laboratori disciplinari. La Scuola avrebbe uno
spazio – tempo ulteriore da dedicare, costruendo un patto educativo con le famiglie e con i ragazzi, alle Lingue. Non si chiedono ore in più di quante già gli
alunni non facciano, né organico maggiore di quanto già non sia concesso. Oltre
a ciò, sia predisposto uno straordinario, effettivo, concreto piano di formazione
sulle lingue comunitarie da offrire a tutti i docenti in servizio, di ruolo e precari.
Questo sforzo formativo, rispettoso dei docenti che già lavorano nella nostra
scuola, potrebbe portare a obiettivi ben più concreti e tangibili che non la via di
concorsi “ad hoc”, magari disegnati per poter assumere nuovi giovani, lasciando però a casa i docenti precari, perdendo la loro professionalità.
Al proposito non posso non ricordare come la sentenza della Corte di Giustizia europea, abbia di fatto accolto le richieste delle tante istanze legali avanzate
dalla UIL Scuola. Prima di bandire nuovi concorsi, è necessario individuare una
soluzione politica della questione. Immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili,
andando a esaurire tutte le graduatorie del precariato storico. Questa la nostra richiesta.
B) Alcune riflessioni propriamente sindacali, questa volta.
Nel mentre si annuncia l’impegno sul trilinguismo, viene cancellata la norma
contrattuale che poneva limiti orari e numero classi, per i docenti di Scuola Primaria Specialisti. Istituto contrattuale che ha permesso nel corso degli anni di
mantenere tanti insegnanti su Tedesco e Inglese, piuttosto che su posto comune,
sulla propria classe. Quale l’obiettivo perseguito da questa Amministrazione? Si
vuol disincentivare l’impegno delle tante Maestre e dei tanti Maestri che dagli
anni ’70 hanno di fatto costruito e introdotto l’insegnamento della lingua stra-
niera a scuola? Il problema tutto italiano, oltre
che nella fuga dei cervelli, sta nella permanenza degli ossequiosi obbedienti. Se questa è la
strada, sarà necessario cambiare prontamente
verso!
E infine. Un’importante riforma scolastica
necessita di risorse ingenti. Se l’operazione viene costruita di fatto a costo zero (tolte le risorse
europee destinate alla necessaria formazione
degli insegnanti), dove e a chi vengono tolte le
risorse indirizzate al trilinguismo? Le Scuole non
subiscono e non subiranno riduzione dei fondi
necessari al funzionamento e al mantenimento
della propria offerta formativa per tutti, nessuno escluso? Abbiamo, al proposito, già dovuto
notare il taglio del Fondo qualità per il personale scolastico: un fondo aggiuntivo simbolico,
ma necessario alla incentivazione della qualità della scuola, alla sua efficacia ed
efficienza.
Un’importante riforma necessita di confronto e di condivisione, non di coercizione (come il voler introdurre la competenza linguistica quale requisito per
nuovi concorsi). Si ascoltino veramente, realmente, le migliaia di persone che
la scuola la vivono, la costruiscono giorno dopo giorno. Si modifichi l’accordo
di questa estate: un contratto che ha scaricato sulle scuole e sul personale (dai
Dirigenti ai docenti), le conseguenze di scelte miopi e dannose effettuate da chi
lo ha proposto e da chi lo ha firmato. Migliaia di docenti hanno sottoscritto la
petizione avanzata dalla UIL Scuola, assieme a GILDA degli Insegnanti.
Si apra una nuova stagione contrattuale, anziché bloccarla continuamente.
E questa volta che il lavoro contrattuale sia dedicato al riconoscimento dell’importanza del lavoro svolto da personale ATA, Docenti e Dirigenti, anziché alla
burocratizzazione della funzione docente.
Signor Presidente, chiudo le non poche mie righe con le parole del Segretario
Generale nazionale della UIL Scuola, professor Massimo Di Menna: “La prima
cosa che il Governo deve fare, se vuole contribuire a fare una "buona scuola’,
è riconoscere e valorizzare il lavoro di chi ogni giorno la fa funzionare. Non
c’è alternativa. E il modo per valorizzare il lavoro è rinnovare il contratto”.
Pietro Di Fiore
In questo numero
–– Sentenza della Corte di Giustizia europea
–– Buona scuola o scuola alla buona?
–– 12 dicembre 2014: SCIOPERO GENERALE
–– Stabilizzazione e dignità per il lavoro dei bidelli
–– Fasce di Complessità e Retribuzione
–– I.R.A.S.E.-T: il mondo delle idee
• La Grande Guerra e il Disastro Formativo
–– Notizie in pillole
2
Sentenza della
Corte di Giustizia
europea.
Il Lavoro della UIL Scuola
“Un chiaro richiamo al Governo. Ora attendiamo
un tempestivo intervento legislativo”.
Massimo Di Menna, Segretario Generale Nazionale della UIL Scuola
La Uil Scuola è l’organizzazione che per prima ha promosso iniziative legali (in molti casi già
con esito positivo, con pagamento di indennizzo). Tali iniziative hanno rappresentato anche una
forma di denuncia-pressione nei confronti dei Governi che finora si sono mostrati inadempienti e insensibili tanto da determinare tale condanna da parte della Corte europea.
Ora il Governo Renzi deve procedere con provvedimento d’urgenza per coprire tutti i posti
con contratti a tempo indeterminato e stabilire limite e motivazione alla eccezione di contratti a
termine reiterati e l’importo dell’indennizzo da dare al lavoratore (docente e Ata) per violazione di
tali norme. La Uil Scuola seguirà da ora l’azione del Governo, denunciando, ogni mese il ritardo
e l’inadempienza, fino al ripristino della legalità.
Segreteria Nazionale UIL Scuola
Da Trento
In provincia di Trento nel gennaio 2011 la UIL SCUOLA ha patrocinato 250 ricorsi per i
nostri iscritti. Tutto a titolo gratuito per i ricorrenti: neanche un euro versato.
Ora ci si sta muovendo su due piani:
– sul piano politico, abbiamo già chiesto all’Assessore Ugo Rossi, in occasione dell’incontro
sulla finanziaria del 3 dicembre, l’apertura di un tavolo sul precariato per arrivare a una
soluzione politica della questione, anticipando già alcune proposte concrete su cui discutere:
immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, esaurendo tutte le graduatorie del
precariato storico. Solo in seguito si dovrà procedere alla indizione di concorsi per chi non ha
anni di servizio; medesima considerazione delle abilitazioni, in qualunque modo conseguite,
come titoli per le immissioni in ruolo; percorsi di studio abilitanti attraverso formazione e tirocini “interni”, gestiti dalle Scuole, affidati a Dirigenti scolastici e non più dalla mastodontica
e costosa “macchina” universitaria;
– in mancanza di risposte da parte del decisore politico, UIL Scuola Trento proporrà, per i
propri iscritti, nuove batterie di ricorsi, dopo aver valutato i requisiti di ciascun ricorrente. La
sentenza, infatti, rimanda ai Giudici del lavoro la valutazione, di caso in caso, se si tratti di
ricorso abusivo al contratto a tempo determinato da parte dell’amministrazione e dell’eventuale obbligo di assunzione in ruolo o di risarcimento.
Per poter accedere ai successivi, eventuali, ricorsi, è necessario, preventivamente, che ciascun insegnante precario presenti IMPUGNATIVA entro 120 giorni dalla scadenza del contratto.
Quindi, in via preventiva, invitiamo tutti i docenti che non abbiano già aderito al nostro
ricorso precedente, che hanno avuto termine contrattuale al 31 agosto 2014, a compilare
con cura, indicando tutti i contratti di lavoro fino al 31 agosto 2014, specificando se si tratti
di Annuali, TAD o supplenze brevi, ed inviare l’IMPUGNATIVA, che trovate sul sito www.
uilscuolatn.it, in due copie, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno
(da conservare), entro il 28 dicembre 2014, agli indirizzi indicati nell’impugnativa stessa. Apponendo vostra firma in calce.
Sarà nostra cura, al momento dell’eventuale partenza della prossima batteria
di ricorsi, valutare, di caso in caso, per gli iscritti alla UIL Scuola, l’opportunità o
meno di procedere all’azione giudiziaria.
Resta intesa la possibilità, per i docenti ora contrattualizzati sino al 31 agosto
2015 (e ovviamente che hanno almeno tre anni di servizio svolto), di attendere gli
sviluppi legali primaverili e inviare propria impugnativa a partire da settembre 2015.
Un breve riepilogo sulla posizione dei “nostri” 250 ricorsi UIL, presentati in provincia di Trento. Il Giudice del lavoro aveva separato le due
richieste avanzate nella nostra azione legale: la stabilizzazione contrattuale e la
parità di trattamento economico. Per l’immissione in ruolo vi era stato il rinvio
alla Corte Costituzionale (e da qui alla Corte di Giustizia europea). Per quanto
riguarda il riconoscimento alla ricostruzione di carriera, il Giudice aveva dato
ragione ai nostri ricorrenti, riconoscendo ai precari storici il diritto alla stessa
retribuzione del personale a tempo indeterminato. La Provincia è ricorsa in appello. La Corte d’Appello, qualche mese fa, aveva rimandato la sentenza a gennaio 2015, in attesa della pronuncia della Corte europea. Ora che la Corte si è
pronunciata, attendiamo la sentenza in Appello qui a Trento, quindi valuteremo
eventuali successivi passi assieme ai nostri Legali.
Lucia Vinti
Buona scuola o scuola alla buona?
La sentenza della Corte di Giustizia Europea - Terza Sezione - del 26 novembre scorso
ha sancito che la normativa italiana concernente il ricorso a contratti a tempo determinato per il personale della scuola non è conforme all’accordo-quadro comunitario sul lavoro: in termini più specifici la Corte, pur considerando la necessità di ricorrere a contratti
a tempo determinato per garantire il diritto costituzionale all’erogazione del servizio in
caso di assenza del personale titolare, ha stabilito che ciò possa avvenire solo in presenza
di una legislazione che tuteli i lavoratori dall’eventuale abuso nel ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato. E l’abuso consiste precisamente nella reiterazione di contratti
a tempo determinato, su posti vacanti, per periodi superiori ai trentasei mesi.
Le ricadute pratiche di questa sentenza saranno affidate alle sentenze di Tribunali del
Lavoro che ovviamente, alla luce dell’amplissima e diversificata casistica, si pronunceranno ad personam. L’aspetto rilevante è la necessità di ricorrere, per l’ennesima volta,
alla sentenza di un tribunale per garantire un diritto ripetutamente negato dal governo
nazionale o provinciale della scuola, e talvolta - quel ch’è peggio - mistificato quale concessione da parte di una politica finalmente virtuosa, come nel documento sulla cosiddetta “Buona Scuola” del governo Renzi, o utilizzato come merce di scambio per la stipula
di un protocollo aggravante degli oneri a carico del personale di ruolo, come avvenuto in
Trentino nel giugno scorso con l’accordo di revisione contrattuale.
Alla luce di questa pronuncia si impongono alcune riflessioni di etica politica:
1) Che la scuola sia una priorità per ogni governo, in Italia, è talmente ovvio da configurarsi, ove declinato in un elenco di urgenze, quale chiaro slogan demagogico. E che sia
più facile agire sulle strutture materiali rispetto ai principi ideologici, in un mondo da
trasformare in profondità, lo dimostra l’insistenza del primo Renzi sulle infrastrutture
scolastiche: ciò che è tangibile è più facile e talvolta più economico da ricostruire, ma
soprattutto più fruttuoso in termini di visibilità. Il diritto dei docenti alla stabilità e alla
continuità didattica rientra invece, com’è facile avvedersi, tra le strutture immateriali.
2) Risalta una chiara incoerenza tra certe dichiarazioni fotogeniche di nuova centralità
ai docenti, di valorizzazione delle eccellenze, di maggiori risorse destinate alla scuola,
previa valutazione interna di processi e traguardi educativi, e la constatazione di un’o-
stilità della pubblica amministrazione a stabilizzare chi nel concreto fa la scuola da
anni, con tutti i titoli prescritti dalla normativa ma privato delle più elementari garanzie di stabilità. Si parla cioè di buona scuola, e nel concreto si continua ad alimentare
una scuola alla buona. Perché così fa comodo, in primis sotto il profilo economico.
3) Sottilmente analizzando, un po’ offensivo della dignità dei precari storici appare la
definizione stessa di buona scuola. Da un lato essa sottende un giudizio di valore
comparato che è implicita ammissione di preconcetto, dall’altro individua la presunta
qualità nel rispetto di protocolli operativi, di standard formali, e centra l’irrinunciabile valutazione della qualità docente su parametri che poco o nulla attengono alla
natura precipua e nobile dell’insegnamento: grado di interazione nelle dinamiche burocratico-dirigenziali dell’istituzione scolastica, funzioni strumentali, figure obiettivo,
coordinamento di gruppi di lavoro, elaborazione di progetti arricchenti la cosiddetta
offerta formativa. In sintesi estrema: una scuola azienda, secondo un profilo che del
resto è apparso con lampante evidenza anche nell’incontro territoriale organizzato in
Trentino nel novembre scorso.
4) Alla qualità scolastica non ha certo giovato, negli ultimi decenni, il ricorso sistematico all’emergenza di sanatorie abilitanti che hanno generato schiere di candidati alla
precarietà vissuta, anche psicologicamente, come male minore rispetto alla disoccupazione e implicita suasoria alla “docilità” nel sistema. Cambiare rotta non significa
tuttavia instillare il germe della competitività interna (incredibilmente privo di etica,
ad esempio, un sistema di valorizzazione della presunta qualità docente parametrata
sul 66% dell’organico); significa altresì riconoscere la professionalità acquisita sul
campo da chi vive la scuola da anni nell’incertezza sul proprio futuro, e poi ripartire su
solide basi meritocratiche. Avendo il coraggio e l’onestà intellettuale di affermare che
la qualità della scuola rimarrà purtroppo disgiunta, con ogni verosimiglianza, da un
commisurato riconoscimento economico e continuerà a dipendere da un forte senso
di responsabilità. Difficile da oggettivare proprio perché refrattario, in quanto tale, al
fascino dell’apparenza.
Giovanni Ceschi
3
12 dicembre 2014:
SCIOPERO GENERALE
Un grande successo della UIL!
In attesa dei dati sulla partecipazione allo sciopero in Trentino, la UIL può esprimere tutta la soddisfazione per la folta partecipazione di iscritti e delegati alle manifestazioni che hanno
unito l’Italia venerdì scorso. Anche il cielo di Trento si è tinto di blu grazie alle nostre numerosissime bandiere. Un corteo
pacifico accompagnato dalla musica ma deciso nella proprie rivendicazioni. Da tutti apprezzato il caloroso, deciso, puntuale
e completo intervento di Massimo Di Menna “Una giornata
utile non solo per dar forza ai lavoratori, ai pensionati ma
all’intero Paese. La centralità è il lavoro, per i giovani che
vivono le maggiori difficoltà, per la crisi, per i lavoratori che
meritano rispetto e riconoscimento, perché rappresentano
la ricchezza del Paese. Rivendichiamo un cambiamento profondo della politica economica del Governo.” Questo l’incipit
dell’intervento del nostro Segretario Generale (intervento pubblicato, insieme alle foto da Trento, sul sito della UIL Scuola
Nazionale www.uil.it/uilscuola/). Al termine Di Menna ha avuto
parole di apprezzamento per la forza della UIL del Trentino e
per la disponibilità di tutti, delegate delegati, nel partecipare alla
manifestazione. Anche il Segretario Generale della UIL, Carmelo
Barbagallo, si è congratulato telefonicamente con Walter Alotti
per la piazza di Trento. Insomma, noi di Trento, questa volta,
non siamo passati inosservati.
E veniamo ai primi riscontri di un’azione sindacale quotidiana, concreta, efficiente, come l’azione della UIL è sempre,
culminata, non senza preoccupazioni della vigilia, nello sciopero
generale del 12 dicembre:
14.12.2014 - DICHIARAZIONE DI CARMELO BARBAGALLO SEGR. GEN. UIL
Voglio sottolineare un fatto importante. Lo sciopero generale ha conseguito un suo primo risultato: il Premier, nel suo intervento conclusivo, ha annunciato che il 19 dicembre ci dovrebbe
essere un incontro tra il ministro del Lavoro e i sindacati.
Se davvero prevarrà la volontà del dialogo, unica vera misura di una democrazia partecipativa, avremo fatto, insieme, un
grande passo avanti.
17.12.2014 – dalla DICHIARAZIONE DI CARMELO
BARBAGALLO SEGR. GEN. UIL
“Con riferimento al Jobs Act, constato con favore che nel
Governo si comincia a tener conto dei nostri studi. Abbiamo dimostrato che qualche imprenditore 'disinvolto' o 'furbo' potrebbe
guadagnarci sul possibile licenziamento dei lavoratori, nonostante il contratto a tutele crescenti. Il fatto che si cominci a riflettere su questo punto ci fa sperare che nell’incontro di venerdì a
Palazzo Chigi si possa discutere seriamente di quelle norme per
migliorarle e per evitare che in questo Paese ci siano lavoratori
di seria A, B e C.”
17.12.2014 - Buona scuola e riconoscimento della
professionalità docente: la raccolta punti e il 66% non ci
sono più. La svolta del Governo sul merito
Dopo la raccolta firme, le assemblee, viene messa da parte un'idea giudicata offensiva dagli insegnanti. La Uil: ora
investimenti per l'istruzione e un contratto veramente innovativo
Le dichiarazioni del Presidente Renzi - nel corso del seminario sulla #buonascuola, che si è svolto sabato scorso nella sede
nazionale del Pd mostrano che sulla questione del riconoscimento professionale degli insegnanti siamo di fronte ad una svolta
positiva. L'idea degli scatti di merito da assegnare ad una quota
percentuale prestabilita sulla base di una raccolta punti - sottolinea il segretario generale della UIL SCUOLA, Massimo Di Menna - che è stata giustamente considerata dagli insegnanti come
offensiva, non c'è più. Di questo siamo soddisfatti. Siamo stati
ascoltati sia attraverso la raccolta firme, sia attraverso i giudizi
espressi nelle assemblee. Noi Uil - aggiunge Di Menna - l'avevamo detto in modo diretto al ministro durante l'incontro avuto
nelle settimane scorse, chiedendo esplicitamente da dove fosse
mai partita questa idea. Il Governo ora - continua Di Menna eviti di far riscrivere una nuova proposta a un gruppo di presunti
esperti che non hanno esperienza dell'attività di insegnamento
nelle scuole e favorisca, come si è impegnato a fare il Presidente
del Consiglio, il coinvolgimento di chi ogni giorno si impegna nel
proprio lavoro a scuola.
18.12.2014 Approvato ieri dalla Commissione Bilancio
del Senato l’emendamento che prevede la riduzione dei tagli dei
contributi ai Patronati da 75 milioni a 35 milioni. Il testo dovrà
ora andare all’approvazione dell’aula del Senato e poi della Camera.
Stabilizzazione e
dignità per il lavoro
dei bidelli
(Collaboratori Scolastici).
La UIL SCUOLA, pur non avendo pre-firmato alcun impegno, da settembre sta chiedendo l’avvio in tempi rapidi del tavolo di lavoro per il raggiungimento degli impegni assunti dalla
Amministrazione, circa la stabilizzazione del Personale ATA (cfr.
Protocollo di Intesa dell’8 maggio 2014): probabilmente, in
Trentino si hanno valutazioni differenti, circa la tempestività delle risposte. E’ per il 16 gennaio 2015 l’avvio del tavolo tecnico.
In quella sede la nostra Organizzazione porrà all’Amministrazione l’obbligo del rispetto degli impegno inseriti alla lettera
d) nella parte riguardante il personale amministrativo, tecnico,
ausiliario e assistente educatore così definito:
“Con priorità, e comunque entro l’a.s. 2015/16,
l’Amministrazione si impegna ad indire e concludere un
concorso pubblico per l’assunzione a tempo indeterminato, destinando a tale scopo almeno 60 posti e a
tempo determinato del personale appartenente al profilo di collaboratore scolastico individuando le modalità
più confacenti a offrire maggiori possibilità di stabilizzazione al personale già in servizio nella categoria con
contratti a tempo determinato da almeno tre anni”.
Preme ricordare il prezioso lavoro svolto dai Collaboratori
Scolastici e, a più riprese, riconosciuto dai Dirigenti Scolastici,
volto alla accoglienza (spesso è la prima figura che l’utenza delle Istituzioni Scolastiche incontra quando entra a scuola), alla
sorveglianza, all’accompagnamento e al primo soccorso degli
alunni, alle pulizie e più in generale alla cura ed alla piccola
manutenzione degli spazi didattici e amministrativi, alla collaborazione con il personale docente e amministrativo per la duplicazione di copie e l’approntamento di fascicoli, a compiti
di portineria e centralinista telefonico, a servizi esterni quali il
sevizio postale, ecc.
Questo lavoro sta diventando sempre più difficoltoso per la
mancanza di flessibilità rispetto ai requisiti di pensionamento
dei lavoratori e delle lavoratrici, che oggi impediscono anche il
minimo fisiologico ricambio generazionale e per l’incremento
della mole di mansioni dovuto agli spazi degli edifici scolastici
che in alcune realtà sono aumentati o sono usati da soggetti
esterni oltre che per l’attività didattica.
Luca Tomazzolli Referente ATA
Fasce di Complessità e Retribuzione
Modifica del CCPL della Dirigenza Scolastica
Il giorno di venerdì 28 novembre 2014 presso il Dipartimento
della Conoscenza si è tenuto il secondo incontro sindacale sulla
proposta dell’Amministrazione di revisione delle fasce di complessità. Per la parte pubblica erano presenti la Dott.ssa Livia Ferrario, e la Dott.ssa Emanuela Maino; per la parte sindacale hanno
partecipato tutte le organizzazioni rappresentative della categoria
(ANP, FLC-CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola). La delegazione UIL
Scuola era costituita da Andrea Bezzi e Giuseppe Santoli.
L’Amministrazione ha invitato le parti sindacali a esplicitare
le proprie posizioni in merito alla proposta fatta nel precedente
incontro.
La UIL Scuola ha ribadito di essere favorevole con la proposta di ricondurre a tre le attuali cinque fasce di complessità,
rivendicando peraltro di averla già avanzata alla precedente Amministrazione, perché introduce nel sistema maggiore equità tra le
Istituzioni scolastiche riducendo le attuali evidenti sperequazioni.
Tuttavia, il modello proposto necessita di alcuni aggiustamenti:
• Il modello sviluppa una situazione più favorevole per gli Istituti del Secondo Ciclo di istruzione, chiaramente evidenziabile dal fatto che a parità di numero di studenti agli Istituti
del I Ciclo vengono attribuiti punteggi normalizzati nettamente inferiori. Questo perché il peso attribuito ai fattori e
sottofattori proposti per definire le tre fasce di complessità,
così come declinati dall’art. 63 del CCPL 2006, in alcuni
casi non considera la complessità specifica del primo ciclo
(presenza di 2 ordini scolastici, maggiori oneri organizzativi
per la sicurezza, rapporti istituzionali con più amministrazioni locali) ed in altri casi ratifica in minore complessità
una disparità di trattamento (a parità di n. di studenti di
norma corrispondono minori risorse di personale amministrativo, al massimo di un solo Tecnico di laboratorio e
soprattutto minori trasferimenti economici. In media i trasferimenti medi per alunno nel secondo ciclo sono il doppio
di quelli del primo ciclo);
• la forbice della retribuzione di risultato tra la prima fascia
e la terza fascia (oltre 12.000 €) è eccessiva. Deve essere
più contenuta considerando due aspetti imprescindibili: il
valore della complessità insito nella funzione dirigenziale e
l’opportunità di una rete scuole più o meno omogenea che
non determini situazioni di disparità discrezionale nell’assegnazione degli incarichi dirigenziali;
• necessità di prevedere nei casi di reggenza, un indice di
complessità specifico, pur ritenendo che l’istituto della
reggenza debba essere una pratica eccezionale e residuale solo per far fronte a specifiche e contingenti
situazioni transitorie.
Inoltre la UIL SCUOLA si è dichiarata disponibile a discutere
la questione “clausola di salvaguardia”, ritenendo che la stessa
non debba essere un ostacolo per un riallineamento più equo degli
Istituti in base alle fasce di complessità.
La clausola di salvaguardia ha un senso se le fasce sono numerose e se soprattutto le differenze economiche tra le stesse sono significative. Infine la clausola di salvaguardia dovrebbe valere solo
nei casi in cui i Dirigenti vengano spostati dall’Amministrazione e
dovrebbe avere una durata più contenuta rispetto a quella attuale
(cinque anni). Non dovrebbe esserci clausola di salvaguardia per i
Dirigenti spostati a domanda e nel caso l’Istituto a cui si è preposti
subisca una collocazione inferiore per ragioni amministrative e/o
demografiche.
Tutte le altre organizzazioni sindacali si sono espresse favorevolmente sulla proposta delle tre fasce di complessità anche se
sono emerse delle differenze di merito.
CGIL e CISL hanno concordato sulla necessità di considerare
altri parametri di complessità e di considerare la specificità del
primo ciclo e di ragionare sulla forbice economica. ANP ha proposto di salvaguardare in particolare la fascia centrale più numerosa
portandola a circa 30.000 €
ANP, CGIl e CISL si sono dichiarate nettamente contrarie alle
reggenze. UIL ha ribadito quanto già riportato.
Sulle clausole di salvaguardia le posizioni sono state alterne
e non univoche in ogni caso conseguenti al modello che sarà applicato.
Rispetto alle reggenze l’Amministrazione ha confermato che è
stato presentato al Presidente Rossi un piano di riorganizzazione
della rete scolastica che sarà discusso nelle sedi competenti con
la più ampia partecipazione degli interessati. Le reggenze non
rappresentano un elemento normale, sono l’estrema ratio ma non
possono essere escluse in assoluto. Il nuovo paradigma non sono
tanto le reggenze quanto piuttosto “Dirigenti scolastici che accompagnano le nuove complessità”.
Per quanto riguarda le fasce di complessità l’Amministrazione
ha affermato che le stesse non possono essere avulse da una discussione che comprenda anche: la dimensione della forbice tra
di esse; la clausola di salvaguardia; il ruolo della retribuzione di
risultato; la questione del vicario in una situazione di complessità.
Nel merito le parti sono state invitate a fare delle proposte
concrete.
Al tavolo è stato sottolineato che se nella riorganizzazione della rete scolastica è previsto il riassorbimento degli Istituti di prima
fascia in situazioni di diversa complessità, allora il problema delle
tre fasce non si pone perché di fatto le fasce sarebbero due. La
questione, tuttavia non è stato possibile affrontarla non essendo
ancora disponibile il piano di riorganizzazione.
E’ stata presentata una simulazione, sulla base di una richiesta dell’ANP, di spostare una parte della retribuzione di risultato
(40%) sulla retribuzione di posizione (complessità) ad esclusivo
vantaggio della fascia intermedia che in tal modo avrebbe un incremento di circa 1000 € riducendo la distanza dalla terza fascia.
La UIL non ha condiviso la proposta riaffermando che è necessario invece fare ogni sforzo possibile per ridurre la forbice di
oltre 12.000 € tra la fascia più bassa e quella più alta. In particolare non è condivisibile lo spostamento di una quota significativa
della retribuzione di risultato (di tutti) a favore di alcuni (anche se
maggioranza). In linea generale si può anche essere d’accordo su
un diverso peso della retribuzione di risultato, ma allora va avviato
un confronto serio sulla valutazione dei Dirigenti scolastici.
L’incontro è terminato con l’impegno dell’Amministrazione di
elaborare alcune proposte di simulazione (anche la proposta UIL)
che saranno inviate alle organizzazioni sindacali in vista del prossimo incontro da programmare all’inizio di gennaio 2015.
L’Amministrazione ha anche invitato le parti sindacali a presentare eventuali proposte in merito al peso da attribuire ai diversi parametri di complessità alla luce dei rilievi che sono stati
evidenziati.
Andrea Bezzi Giuseppe Santoli
4
I.R.A.S.E.-T: il mondo delle idee
Il 28 novembre e’ iniziato presso il Palazzo dell’ Istruzione il corso di aggiornamento “L’istruzione in Italia e in Trentino nel periodo della Grande Guerra”. Riportiamo una sintesi dell’intervento del professor Giovanni Genovesi ( Università
di Ferrara ) che ha svolto una preziosa relazione sul tema “Scuola e Grande Guerra”.
La Grande Guerra
e il Disastro Formativo
Giovanni Genovesi
La Grande Guerra fu una immane e “inutile strage”, come
la chiamò Benedetto XV, in cui, in tutta Europa, milioni di
uomini sani e vigorosi furono, trasformati, con le tecnologie
belliche più moderne, “in cadaveri in putrefazione” e lasciò le
nazioni impoverite e con difficoltà di riprendere a lavorare, in
tutti i settori, con quella serenità e alacrità che sarebbe stata
necessaria. Io restringo il campo di osservazione al settore
dell’educazione e della scuola e ai contraccolpi negativi che
ne subirono.
Con la guerra la scuola accentuò il suo ruolo di macchina
per il sostegno patriottico, inculcando un concetto di Patria
che doveva giustificare la guerra e che “è bello morire per la
Patria”. Ma tutto il sistema scolastico vide frustrati o bloccati
i vantaggi e le speranze cumulati con Luigi Credaro che, oltre
alla legge del 1911 sull’avocazione delle scuole elementari
allo Stato, si segnala almeno per altri tre eventi. Il primo è
il varo della legge n. 27 del 4.01.1914 che emanò anche
i programmi Pasquali per l’educazione prescolastica, uno
dei migliori documenti pedagogici del Novecento. Il secondo
riguarda un aspetto spesso dimenticato della legge DaneoCredaro: l’istituzione di cento posti con retribuzione annuale
di 600 lire per ‘assistenti-tirocinanti’ scelti dal ministro per
concorso fra i giovani laureati. Il terzo evento riguarda il fatto
che nel febbraio 1914 Credaro preparò un meditato Progetto di riforma della Scuola Normale che la caduta del Ministero e poi la guerra impedirono che diventasse legge. Tutto
ciò che per la scuola era stato fatto di positivo fu vanificato
dalla guerra voluta da una minoranza incosciente appoggiata anche da molti pseudo-intellettuali, come D’Annunzio e i
futuristi. L’esercito era del tutto impreparato: maggioranza
delle truppe analfabeta, armamento insoddisfacente, generali incompetenti. Insomma, l’Italia fu violentata e trascinata
in guerra da un pugno di scriteriati esaltati senza che ancora
sapesse di essere Italia..
La guerra cambiò il volto all’economia italiana, estendendo di molto la forza di comando di alcuni gruppi che si
rivelavano sempre più i “padroni del vapore” e il modello da
seguire con cieca obbedienza. Il prezzo che il governo pagò
fu caro, il crollo dello Stato liberale, ma più caro fu quello
che pagarono gli italiani destinati a scontare per anni la pena
del fascismo. In effetti, l’azzeramento di un generale sentire
etico-civile fu il più disastroso lascito del catastrofico conflitto. La situazione economica e sociale della maggior parte
della popolazione era disastrosa. I reduci tornavano a casa
senza arte né parte, spesso invalidi e di poco o nessun aiuto
in un Paese a base agricola che aveva bisogno soprattutto
di braccia, non di rado sbeffeggiati per non sapersi adattare
alla vita civile, addirittura disponibili a qualsiasi avventurismo
politico come il movimento fascista, alimentato anche dall’eterna paura del socialismo. Nelle città le donne che avevano
preso il posto degli uomini al fronte, rappresentavano per i
loro uomini ritornati storpiati o del tutto “spostati”, un punto
di scorno in più. Il fascismo recluta a man salva tra questi scontenti e frustrati che nei lavori di tutti i giorni erano
sorpassati da donne e ragazzi, e che si sentono rivalutati in
una prospettiva politica di partecipanti diretti o di fiancheggiatori, fiduciosi di operare per il bene di tutta la nazione. In
questo clima, la scuola continua a restare ai margini.
Da ricordare anche che il tecnicismo, sia pure con tutte
le lacune di un Paese arretrato, aveva trovato un grandissimo
impulso con la guerra che teneva più in conto la macchina
che l’uomo. L’educazione della scuola viene a identificarsi
con l’istruzione tecnica. La guerra rappresentò, dunque, anche una barriera insormontabile per capire la necessità di
una Scienza dell’educazione e di una scuola che, per essere
educativamente efficace, non doveva essere uno strumento
di governo, ma un sostegno stesso dello Stato perseguendo
finalità autonome. Del resto, a Cadorna non interessa affatto
il funzionamento della scuola: il generalissimo vuole ‘strumenti’ non persone. Lo “strumento che parla”, il soldato,
come nell’antica Roma lo schiavo, deve sapere quanto basta
alle esigenze del padrone. Soprattutto deve obbedire.
Il rapporto Grande Guerra-scuola/educazione lasciò ferite
non ancora rimarginate. Basti ricordare che il problema della
formazione docente, dopo i tentativi e i progetti di Credaro,
non fu più ripreso fino ad una decina di anni fa e, purtroppo,
malamente. La guerra fermò tutto in questo settore e, praticamente, bloccò per anni il vero motore per il miglioramento
della scuola. Si può dire che con la guerra si arrestò per anni
ogni tentativo di miglioramento del nostro precario sistema
formativo, già da tempo disastrato. Circa 2.500.000 di persone morte o disabili, tra militari e civili, in tre anni e mezzo,
hanno conseguenze sociali deleterie. Tralasciando i casi più
macroscopici e intuibili d’invalidità, si pensi all’abitudine di
trovarsi costantemente a contatto dell’immagine e agli odori
della morte che permise al soldato di adattarsi a quella vita
brutale, avviandolo ad una pericolosa sopravvivenza d’insensibilità.
Anche la classe magistrale, in specie maschile, subì uno
sfoltimento di circa 12. 000 unità che ritardò una ripresa
della regolarità dell’insegnamento nelle scuole. Veramente
difficile in queste condizioni riavviare un sistema scolastico
già molto provato da un’atavica incuria. Inoltre, l’inefficienza
educativa della scuola era accentuata sia dalla netta volontà
di mistificare gli accadimenti storici sia dal suo distacco dalla mutata realtà sociale che la guerra aveva sconvolto nelle
abitudini e nel linguaggio in forza di una diversa e più dura
organizzazione del lavoro nelle fabbriche e nelle campagne
che sdoganò dall’isolamento i contadini e le donne che si
appropriarono anche loro parlati meno castigati e ricchi di
neologismi mutuati dalla guerra e che arrivavano a casa con
le lettere, sia pure sgrammaticate, dei propri cari. La guerra,
Prof. Giovanni Genovesi
inoltre, comporta un nuovo regime di lavoro, caratterizzato
da una ferrea disciplina e da modalità marcatamente autoritarie. Tutte queste situazioni negative e tinte da una brutale
retorica che prelude al fascismo bloccarono le spinte innovative emerse ai primi del secolo nelle pagine del Corrierino,
per una nuova concezione dell’educazione, della scuola e
dell’infanzia. La guerra aduggiava anche i giochi e i comportamenti dei più giovani. I giovani borghesi non coscritti
vengono inquadrati nel corpo dei Giovani Esploratori ispirato
allo scautismo di Baden-Powell e preparato come un esercito
di riserva. I ragazzi del popolo lavoravano nei posti lasciati
liberi dai padri. Tutti, uomini e donne, ragazzi e bambini,
dovevano essere sotto controllo e pronti ad obbedire in qualsiasi struttura fossero inquadrati, famiglia o scuola, campi o
fabbrica, uffici o al fronte. La scuola era impegnata a familiarizzare i giovani con la guerra, il che comportava assuefarsi
a un mondo violento reso edificante dalla causa patriottica.
Un contesto questo che iniettò nelle vene della scuola un pericoloso veleno di violenza specie nei comportamenti degli
insegnanti per il quale non sarà facile trovare un antidoto,
considerando l’overdose del ventennio fascista.
La propaganda per la vittoria ingigantì il sentimento patriottico della popolazione, non certo esclusi gli insegnanti,
specie quelli che erano riusciti a tornare “vittoriosi”. Si rinforzò così la volontà di accettare l’autoritarismo del tempo di
guerra. Nel Paese s’instaura un clima repressivo, da caserma, che approfondirà il distacco tra Stato e società civile e
lascerà il solco per lungo tempo, nuocendo profondamente
ad una corretta operatività della scuola. La scuola italiana,
nata educativamente gracile, viveva già sotto la cappa di un
rigoroso autoritarismo che la Grande Guerra rese più esoso.
Il diffuso clima autoritario e di inefficienza educativa della
scuola aiuta a tracciare le vie della dittatura e a chiudere
quelle della formazione critica dell’individuo che si impegna
per essere padrone di sé.
Orientamenti bibliografici minimi.
Aa. Vv., La Grande Guerra, L’Espresso, 2014; B. Bianchi, Crescere in tempo di guerra. Il lavoro e la protesta in
Italia. 1915-1918, Venezia, Cafoscarina, 1995; R. Giardina,
1914- La Grande Guerra. L’Italia neutrale spinta verso il
conflitto, Bologna, I libri di QN, 2014; A. Gibelli, La Grande Guerra degli italiani, Milano, Rizzoli, 1998; M. Isnenghi cfr. anche La Grande Guerra, Firenze, Giunti, 2005; M.
Isnenghi, Il mito della Grande Guerra, Bologna, Il Mulino,
2014; P. Melograni, Storia politica della Grande Guerra 1915-1918, Milano, Mondadori, (1968), 2014.
NOTIZIE IN PILLOLE
■■ Ricorsi Docenti P.A.S.
E’ stato presentato martedì 2 dicembre il ricorso, avanzato
dai nostri colleghi docenti “PAS”, al Presidente della Repubblica.
La UIL Scuola di Trento, da sempre impegnata a sostenere immediata spendibilità dei titoli abilitanti conseguiti, ha sostenuto
le richieste dei colleghi, volte a ottenere l’inserimento in II Fascia
d’Istituto. Ovviamente una volta conseguito il titolo abilitante. E
tutto ciò in piena coerenza con quanto sostenuto lo scorso anno,
quando la nostra Organizzazione sindacale aveva appoggiato la
scelta della Giunta Provinciale di spostare l’apertura delle Graduatorie di Istituto di un anno per permettere l’inserimento in II
Fascia di tutti gli abilitandi TFA.
■■ Bando di concorso docenti Scuola
Primaria – Lingue straniere
E’ di giovedì 11 u.s. l’email di convocazione / invito ad un incontro per la giornata di ieri, mercoledì 17 dicembre p.v. dalle
ore 16.30, sulla bozza del bando di concorso docenti scuola primaria - lingue straniere. Dalla bozza del Bando di concorso si evince
che: i posti a concorso sono 50 + 50 (tra Tedesco e Inglese); è
ammessa la possibilità di concorrere per entrambe le lingue straniere; vi sarà una prova preselettiva, a test (50 domande a risposta
multipla, da effettuare in 70’) in lingua Italiana; verranno ammessi
alle prove successive (due, una scritta e una orale) 100 candidati
per ogni lingua; le due prove successive sono in lingua straniera:
quella orale consisterà in una lezione simulata di 30’ più un colloquio successivo di altri 30’.
UIL Scuola, prima ancora di porre elementi e rilievi tecnici sul
bando, ha chiesto di procedere celermente alla stabilizzazione di tutti i docenti abilitati, già inseriti nelle Graduatorie provinciali e di Istituto, in possesso delle competenze linguistiche, prima
di bandire concorsi. Presto, come noi chiediamo, o tardi, chi
ci amministra dovrà adeguarsi alle indicazioni politiche europee,
espresse anche dalla Corte di Giustizia. Quale datore di lavoro bandirebbe concorsi per selezionare nuovo personale, quando ne ha
già a disposizione, contrattualizzato da anni e competente?
Si ricorda come sarebbe estremamente pericoloso, e dell’utilizzo delle risorse pubbliche si potrebbe esser chiamati a render
conto, immettere in ruolo “nuovi docenti” dovendo poi stabilizzare
anche i docenti “meno giovani”, precari da anni.
■■ Personale ATA – A.E. – Formazione
Professionale
Partono i tavoli tecnici
Facendo seguito alle richieste avanzate al presidente Rossi,
dalle Organizzazioni sindacali, sono giunte: convocazione / invito
di avvio del tavolo tecnico per le problematiche del personale
A.T.A, per il giorno di venerdì 16 gennaio 2015 e convocazione /
invito al Tavolo tecnico di confronto per le problematiche del settore della formazione professionale e del relativo personale, per il
giorno di mercoledì 14 gennaio 2015.
Recapiti:
UIL Scuola, via Guardini 40,
38121 TRENTO
tel. 0461.830312
fax. 0461.427728
Indirizzo E-mail
[email protected]
Sito internet
www.uilscuolatn.it
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