“I DITIRAMBI BACCHILIDE”

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA
FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
CORSO DI LAUREA IN LETTERE
Tesi di laurea:
“I DITIRAMBI
DI
BACCHILIDE”
Laureanda
Relatore
Barbara Bendolini
Chiar.mo Prof. G.A. Privitera
Anno Accademico
1997-1998
Premessa
Con l’analisi dei 6 ditirambi (odi XV [XIV] - XXI [XX]) di Bacchilide,
restituiti dalle colonne XXX-XXXIX del papiro egiziano rinvenuto nel 1896 in
Egitto, in una tomba di Meïr presso Al-Kussìyah, ed edito nel 1897 da Frederick G.
Kenyon in un unico volumen, il cosiddetto Pap. Brit. Bibl. 733 (P. Lit. Lond. 46 =
175 Pack2) 1, mi propongo soprattutto di fornire un aggiornamento bibliografico agli
studi svolti finora su queste odi, in attesa della pubblicazione di un’edizione
commentata di Herwig Maehler, che si è già occupato dei 14 epinici di Bacchilide, in
“Die Lieder des Bakchylides. Die Siegeslieder. I-II”, Leiden 1982.
Ho utilizzato il testo dei ditirambi nell’edizione critica di B. Snell-H. Maehler,
Bakchylides. Lieder und Fragmente, Darmstadt 1970, che ho confrontato con l’editio
princeps di F. Kenyon 1897, e con le edizioni di R.C. Jebb (1905), di B. Snell (1961)
e di J. Irigoin (1993). Per il commento generale, mi sono servita degli studi
fondamentali sulla storia del ditirambo di G. A. Privitera, di A. Pickard-Cambridge e
di B. Zimmermann2.
I ditirambi di Bacchilide sono 6 componimenti intitolati con nomi o episodi
mitici, come nel caso delle tragedie, e ordinati secondo le lettere iniziali dei titoli
stessi: 'Anthnor…dai ¿ `Elšnhj ¢pa…thsij (dith. I - ode XIV [XV] ); <`Hrakl»j (o
Dh £neira ?). e„j Dšlfouj> (dith. II - ode XV [XVI]); 'H qeoi À QhseÚj (dith. III
- ode XVI [XVII]); QhseÚj. 'Aqana…oij (dith. IV - ode XVII [XVIII]); 'Iè.
'Aqana…oij (dith. V- ode XVIII [XIX]); ”Idaj. Lakhdaimon…aij (dith. VI - ode XIX
[XX]).
In un primo momento questi carmi furono classificati da Kenyon come
“ditirambi” solo sulla base di un riferimento da parte di Serv. ad Verg. Aen. VI, 21 al
carme XVII 'H qeoi À QhseÚj (Bacchylides in dithyrambis). La conferma venne in
seguito al ritrovamento nel 1922 del s…lluboj del papiro O (P. Oxy. 1091, del II sec.
d.C.), che riportava l’iscrizione: “Bakcul…dou diqÚramboi” e di seguito il titolo del
carme “'Anthnor…dai ¿ `El»nhj ¢pa…thsij”, il primo della serie conservata.3
Tuttavia gli studiosi si sono chiesti se questi canti corali di contenuto narrativo
che il sillybos indica come “diqÚramboi Bakcul…dou” furono considerati tali da
Bacchilide oppure solo dai Grammatici Alessandrini, che riunirono sotto questo titolo
anche odi di genere diverso.
1
2
3
Il papiro, indicato con A dagli editori, è costituito da un totale di 39 colonne (sel…dej),
ognuna con un numero di linee variabile da 32 a 36; ha restituito 20 odi di Bacchilide: le
colonne I-XXIX contengono i 14 epinici (16, se se ne considerano altri 2 estremamente
mutili, e che rendono oscillante la numerazione delle successive); le colonne XXXXXXIX contengono i 6 ditirambi. E’ vergato solo sul recto in scrittura onciale, definita
“maiuscola bacchilidea” da M. Norsa, La scrittura letteraria greca dal IV sec. a.C.
all’VIII d.C., Firenze 1939, tav. 10a e id. “Analogie e coincidenze tra scritture greche e
latine nei papiri” in: Miscellanea Mercati (Studi e Testi, 126) 1946, pp.105-121(vd. anche
Montevecchi, La Papirologia, Torino 1973, p. 57 e tav. 66), grafia che permette di datare
il papiro intorno al 50 a.C., alla fine dell’età Tolemaica; correzioni e titoli, della prima
mano correttrice di se stessa (A1) e di altre mani correttrici (A2, A3, A4), sono databili
intorno a I-II sec. d.C. (una dettagliata analisi paleografica del papiro, cui si sono aggiunti
nuovi ritrovamenti da Ossirinco, è fornita da Jebb 1905, pp.121-144; da Snell-Maehler
1970, pp. VIII-XIII; e da Irigoin 1993, pp. XXXIII-XXXIX).
Vd. bibliografia, infra pp. 277sg..
Vd. Snell-Maehler 1970, p. IX.
Del resto già nel III sec. a.C. la difficoltà di definire il genere letterario di simili
composizioni derivava dal fatto che ormai erano venuti a mancare quegli elementi che
originariamente caratterizzavano l’esecuzione dei vari tipi di carme, cioè musica,
danza, occasione.
Questa situazione è testimoniata dal P.Oxy. 2368, lo scolio al fr. 23 Sn.-M.,
dove Aristarco si oppone a Callimaco nella classificazione della Kass£ndra dello
stesso Bacchilide. Secondo Aristarco il componimento doveva essere considerato un
ditirambo per il fatto che narra una storia, quella di Cassandra appunto, tanto che il
grammatico le diede il titolo (™pigr£fei) di Kass£ndra: ’Ar…starcoj mšn
diqurambik¾n ena… fhsin... di¦ tÕ pareilÁfqai t¦ perˆ K£ssandraj, ™pigr£fei
d’aÙt¾n (sc. çid»n) K£ssandran (rr. 9-14); Callimaco lo ritiene invece un peana
poiché vi ricorreva l’efimnio „» tipico del peana: ™n to‹j pai©si Kall…macoj di¦
tÕ „» (rr. 16-17). In proposito, bisogna considerare che la menzione di elementi che
riconducono ad Apollo non basta a caratterizzare un’ode come peana (i
ditirambi venivano eseguiti anche alle Apollonie, come testimoniano epigrafi fra il
286 e il 172 a.C.)4; d’altra parte, il criterio di Aristarco ha un antecedente autorevole
in Platone (Resp. III, 394c), il quale considerava la “narrazione” il primo elemento
caratterizzante del ditirambo, genere espositivo per eccellenza (di’ ¢paggel…aj... ™n
diqur£mboij): tale definizione doveva rispecchiare la situazione del V sec. 5.
Quindi il metodo di Aristarco può essere considerato corretto, non quello di
Callimaco; è quindi corretta l’indicazione del sillybos: molto probabilmente anche
Bacchilide considerava ditirambi queste sue odi6.
Partendo da questo presupposto, ho cercato di analizzare, indugiando
nell’analisi di singoli elementi interni (per i quali rimando alla lettura dei singoli
carmi), e di capire in che senso, secondo quali criteri cioè, queste odi di Bacchilide
possano essere effettivamente considerate ditirambi.
I problemi principali emersi dall’analisi riguardano:
- il titolo (chi ha assegnato il titolo, i Grammatici Alessandrini o Bacchilide? Il
dubbio è dato dalla presenza dai termini çnom£zein “chiamare” e ™pigr£fei
“intitolare”);
- la forte presenza della Mito, esposto in forma narrativa (di’epaggeliaj), e in
particolare la centralità di eroi che hanno subito grandi sofferenze, p£qh, come Elena,
Eracle, Deianira, Teseo, Idas, Io; in particolare, se è vero che i Ditirambi sono
dedicati a Dioniso e i Peani ad Apollo, colpisce l’assenza – almeno nei carmi
conservati- dello stesso Dioniso, divinità notoriamente associata al genere
ditirambico, e che invece appare solo per allusione nel mito di Io); le due divinità
opposte (Apollo e Dioniso), che simbolizzano rispettivamente la sfrenata libertà e
l’ordine, in un certo senso fÚsij e nÒmoj, ‘due aspetti differenti, ma complementari,
della realtà, che per essere compresa nella sua totalità ha bisogno di entrambi; di qui
la mutualità della dedica dei generi letterari che rispettivamente competono a
ciascuno dei due: Dioniso può essere onorato con un Peana; in onore di Apollo può
essere intonato un ditirambo;
- ipotesi sulle occasioni (feste) in onore di Apollo o Dioniso stesso, per le quali
sarebbero state commissionate queste odi, nonché ipotesi sulla datazione di ciascun
carme sulla base di elementi interni presenti nei carmi stessi;
4
Vd. IG XI 2, 105-133. Pickard-Cambridge 1962 2, p. 3.
Cf. Privitera 1972, p. 61.
6
Cf. Privitera 1970, pp. 135-138.
5
II
- la struttura triadica delle odi (strofe, antistrofe epodo) e in particolare la
struttura dialogica (4 strofe di uguale lunghezza -15 versi ciascuna-, con metro
identico -gliconei) del ditirambo Theseo, che avvicina i componimenti al genere
tragico, sebbene sia calzante la definizione di ditirambo mimetico, ma non
drammatico.
Nell’affrontare tali problemi, ho strutturato l’analisi di ciascun ditirambo nelle
seguenti sezioni:
-un breve commento paleografico introduttivo; -L’ARGOMENTO: un riassunto
del contenuto; -IL MITO: un confronto con la trattazione del mito da parte delle fonti
precedenti rimasteci, letterarie ed iconografiche, per comprendere il tipo di approccio
al mito da parte di Bacchilide, dato che il ditirambo ha la caratteristica precipua di
essere un canto lirico con contenuto narrativo mitico; -ANALISI DEL CARME: un
commento stilistico, lessicale, strutturale; -IL GENERE: un’ analisi degli elementi che
possono rimandare al genere letterario ditirambico, a prescindere dalla indicazione
del sillybos e alla classificazione dei Grammatici Alessandrini (riferimenti al kÚklioj
corÒj; ai 50 elementi che lo compongono; alla divinità); -L’OCCASIONE: congetture
sul luogo della performance dell’esecuzione, e sulla festa specifica; -Analisi metrica
delle odi (è stato possibile dare un’interpretazione coerente solo ai dith. I, II, IV); traduzione mia; -commento dei singoli versi, con analisi delle varie lezioni proposte,
e analisi lessicale sulla base del confronto dell’uso attestato in Omero, in Esiodo, nei
lirici e nei tragici.
III
Principali edizioni critiche delle odi di Bacchilide
F.G. Kenyon, The poems of Bacchylides, from a Papyrus in the British Museum,
London 1897.
F. Blass, Backhylidis carmina cum fragmentis, Leipzig 18981, 19043.
H. Jurenka, Die neugefrendenen Lieder des Backhylides. Text, Übersetzung und
Kommentar, Wien 1898.
N. Festa, Le odi di Bacchilide, Firenze 1898.
R.C. Jebb, Bacchylides. The Poems and Fragments, Cambridge 1905, rist. 1994.
J. Edmonds, Lyra Graeca vol. 3, London 1927.
B. Snell-H. Maehler, Backhylidis carmina cum fragmentis, Leipzig 1970.
J. Irigoin, Bacchylide. Dityrambes, épinicies, fragments, Paris 1993.
IV
- IL PAP. LONDINENSIS 733 (LIT. LOND.733 = 175 PACK2) DI BACCHILIDE
Fino al 1896, l’opera di Bacchilide era nota solo attraverso poche citazioni di
eruditi; intorno al poeta si avevano poche notizie: nato a Iulis di Ceo, nelle Cicladi,
poco dopo il 518 o 507 a.C., nipote di Simonide di Ceo e “rivale” di Pindaro, fu
incluso nel canone dei 9 grandi lirici antichi (con Terpandro, Stesicoro, Ibico,
Alcmane, Alceo, Saffo, Simonide e Pindaro) dai Grammatici Alessandrini (Anth. Pal.
9, 184; 9,571), i quali, inoltre, raccolsero i suoi carmi in un’edizione ordinata in 9
libri, 6 dedicati agli dei (e„j qeoÚj): ditirambi, inni, peani, prosodi, iporchemi,
parteni) e 3 agli uomini (e„j ¢nqrèpouj): epinici, encomi, canti d’amore. Di questa
produzione poetica si potevano leggere solo pochi versi giunti per tradizione indiretta,
citati da eruditi e grammatici.
Alla fine del 1897 un papiro egiziano rinvenuto in una tomba nel villaggio di
Meïr presso Al-Kussìyah, diviso in 200 frustuli pervenuti al British Museum di
Londra, furono editi per la prima volta da Frederich Kenyon, il quale li ricompose in
un volumen (il cosidetto P.Lit. Lond 733 appunto, indicato con A dagli editori) che
restituì 20 odi (14 epinici e 6 ditirambi), delle quali 7 perfettamente integre, 8
leggibili per ampie parti e 5 molto lacunose. In seguito alla scoperta di nuovi
frammenti, a partire dal 1898, soprattutto da Ossirinco, furono pubblicate nuove
edizioni critiche.
Una dettagliata analisi dell’attuale situazione dei papiri bacchilidei è stata
fornita da Maehler 1970 nella praefatio della sua ultima edizione, e da Irigoin 1993, e
si può così sintetizzare:
• Papiro A (175 Pack2= P. Lit. Lond. 46 o P. Br. Bibl. 733, ovvero il papiro di
Kenyon): è costituito da un totale di 39 colonne (sel…dej), ognuna con un numero di
linee variabile da 32 a 36. Contiene epinici e Ditirambi. E’ vergato solo sul recto in
scrittura onciale, definita “a contrasto modulare” da Cavallo, “stile severo” da
Schubart e “maiuscola bacchilidea” da Medea Norsa; tale grafia permette di dotare il
papiro intorno al 50 a.C., alla fine dell’età Tolemaica; correzioni e titoli, aggiunti da
altre mani, sono databili intorno a I -II sec. dc. [riguardo alla dettagliata analisi
paleografica del copista di A, della prima mano correttrice di se stessa (A1) e delle
altre mani correttrici (A2, A3, A4) v. Jebb, nella prefazione della sua edizione del
1898, da pag. 127]. Le prime 29 colonne contengono 14 epinici (16 se se ne
considerano altri 2 estremamente mutili, e che rendono oscillante la numerazione
delle successive), per un totale di 1300 versi.
Subito dopo, all’inizio della colonna 30, si apre la serie dei 6 ditirambi (carmi
XV [XIV] - XXI [XX]: si tratta di componimenti intitolati con nomi mitici, come nel
caso delle tragedie, e ordinati secondo le lettere iniziali dei titoli stessi : 'Anthnor…dai
¿ `Elšnhj ¢pa…thsij, [`Hrakl»j], 'H qeoi À QhseÚj, QhseÚj, 'Iè, ”Idaj. In primo
tempo essi furono classificati proprio come ditirambi, ovvero canti corali di contenuto
narrativo solo sulla base del confronto con un luogo citato da Servio dal carme 17, da
lui definito appunto “diqÚramboj”. La conferma venne in seguito al ritrovamento del
s…lluboj del papiro O (P.Oxy. 24, 1091) che riportava l’iscrizione: “Bakcul…dou
diqÚramboi” e subito di seguito il titolo del carme “'Anthnor…dai ¿ `El»nhj
¢pa…thsij”, che nel papiro londinese appare come il primo della serie.
Il s…lluboj, quindi, non solo definisce il genere di questi 6 carmi, ma anche che
“'Anthnor…dai” era effettivamente il primo della serie; nulla possiamo dire invece
riguardo a quelli, se ve ne erano, successivi al sesto ditirambo. Riguardo ai
sust»mata e alla divisione delle strofe, il Maehler ricorda che non sempre vengono
qui rispettati i criteri fissati da Efestione nel “Perˆ shme…wn” (p.73 Consbr.): dopo
V
strofe e antistrofe dovrebbe venir posta una par£grafoj; dopo l’epodo, ovvero dopo
l’intero sÚsthma, dovrebbe esserci una coronide e alla fine dell’intero carme un
'asteriskÒj.
• PAPIRO B7 (c. 22-23) : P. Oxy.23, 2368 : contiene scÒlia ai ditirambi, scritti da una
mano del II sec. d.C., ed un commentario ad Alceo.
• PAPIRO C (c. 24-28) = comprende circa 15 frammenti da attribuire ai ditirambi di
Bacchilide, secondo Lobel in base al metro e alla “fabula” (II d.C.)
• PAPIRO D (c. 24) : altri frammenti ditirambici, scritti in età Adrianea, secondo
Lobel.
• PAPIRO O (c. 17 vv. 47-78, 91-92) P.Oxy. 8, 1091; (II sec. d.C..), con s…lluboj:
“Bakcil…dou diqÚramboi”. Il carme 17, qui riportato, corrisponde perfettamente a
quello riportato dal proprio A.
7
Jebb 1905, pp.140sg.
VI
DITIRAMBO I
[ode XV (XIV)]
Gli Antenoridi o La rivendicazione di Elena.
Il carme è collocato nelle colonne XXX (vv. 1-36) e XXXI (vv. 37-63)
del Pap. Brit. Bibl. 733 1. Il titolo è stato aggiunto da A3, non nel margine
sinistro della sel…j accanto al primo verso come nel caso delle altre odi
conservate nel papiro stesso, ma nel margine superiore della colonna,
proprio a voler indicare l’inizio di un nuovo volumen o di una nuova sezione
dell’opera2; l’integrazione di Kenyon3 ['An]thnor…dai/ [À
`Elšnh]j
¢pa…thsij, è stata convalidata dal ritrovamento del s…lluboj del papiro O
(P. Oxy. 1091)4, che, sotto l’inscriptio “Bakcul…dou diqÚramboi” riporta
per intero il titolo di questo carme5.
L’ode risulta costituita da 3 triadi: la strofe e l’antistrofe contano
rispettivamente 7 versi, e così anche l’epodo. E’ possibile leggere poco più
di un terzo del canto: la colonna XXX restituisce solo i frammentari vv. 114 (strofe I e antistrofe I); perduti sono invece i vv. 15-36 (epodo I, strofe II,
1
Milne 1927, n. 46 Inv. n. 733 (175 Pack2). Snell-Maehler 1970, pp.VII-IX; Irigoin 1993,
pp. XXIII-XLVI. Vd. supra p. I.
2
Snell-Maehler 1970, pp. IX-XIII. Per una dettagliata analisi paleografica del papiro e
delle varie mani dei copisti vd. Jebb 1905, p. 127sg. e p. 362.
3
Kenyon 1897, XXX.
4
Milne 1927, n. 47 Inv. n. 2056.
5
Vd. Edmonds 1922, p. 160 e Snell-Maehler 1970, p. IX. Il sillybos conferma, tra l’altro,
che la raccolta di ditirambi operata dai grammatici alessandrini iniziava proprio con
questo carme, gli 'Anthnor…dai. Fra i ditirambi di Bacchilide pervenutici, solo questo e il
dith. III hanno un doppio titolo: il doppio titolo si può trovare sia nei ditirambi (cf. Pind.
fr. 70b M.=P. Oxy. 1604), sia nelle tragedie, sia nel dramma satiresco: vd. la lista di Radt
1983, p. 217. Per il senso di ¢pa…thsij cf. Andoc. Or. II, 22: e„ m n boÚlesqe a„tî, e„
d m¾ boÚlesqe ¢paitî (LSJ s.v. ¢paitšw).
1
antistrofe II, primo verso dell’epodo II). Nella colonna XXXI (vv. 37-63:
epodo II, strofe antistrofe epodo III) la lacuna ai vv. 51-53 è stata sanata
grazie a Clem. Alex. Strom. V, 136, 5, che cita anonimamente (Ð lurikÒj
fhsi) i vv. 50-56. Manca la coronide, o altro segno, a dare la conferma che
l’ode sia conclusa.
L’ARGOMENTO: Il carme inizia mediis in rebus, presentando Theano,
moglie di Antenore e sacerdotessa di Pallade Atena (vv. 1-3), e gli
ambasciatori greci Odisseo e Menelao (vv. 5-6); segue verisimilmente un
dialogo (pros»nepen: v. 9)6. Dopo l’estesa lacuna successiva (vv. 15-36)
l’azione riprende con i figli di Antenore che scortano («gon, sc. oƒ
'Anthnor…dai7 v. 37) gli ambasciatori, mentre il loro padre riferisce a Priamo
le richieste da parte degli Achei (p£nta màqon vv. 37-39)8; gli araldi intanto
riuniscono nell’ ¢gor£ i Troiani (vv. 40-46). A questo punto il poeta invoca
la Musa (Moàsa, t…j prîtoj lÒgwn «rcen dika…wn; v. 47) e introduce a
parlare Menelao (vv. 48-63), il quale, rivolgendosi ai Troiani, li ammonisce
che non è Zeus la causa del dolore degli uomini: essi stessi sono liberi di
scegliere la via da percorrere, quella di D…kh, EÙnom…a e Qšmij (vv. 53-55),
oppure quella di “Ubrij (vv. 57-60) che ha mandato in rovina i Giganti (v.
63). Qui termina il discorso di Menelao e così, ex abrupto, il carme.
6
Snell-Maehler 1970, p. 52; Zimmermann 1992, p. 66.
Così ritengono concordemente gli editori sulla base del vicino pat»r d’.
8
Forse gli ambasciatori hanno già comunicato ad Antenore, nella lacuna precedente, lo
scopo della loro missione: in nessun’altra parte del carme, infatti, si accenna
esplicitamente all’ ¢pa…thsij di Elena (Zimmermann 1992, p. 66).
7
2
IL MITO: Bacchilide rievoca per brevi immagini i fatti inerenti alle
trattative che precedettero lo scoppio della guerra di Troia, ovvero l’episodio
dell’ambasceria di Odisseo e Menelao per chiedere la restituzione di Elena.
Queste le fonti più antiche rimaste su tale episodio mitico:
- in Il. III, 203-224, nella cosidetta teicoskop…a, durante il duello tra
Paride e Menelao, il troiano Antenore, sulle porte Scee, racconta ad Elena
stessa come tanto tempo prima egli accolse nel suo palazzo Odisseo e
Menelao venuti a Troia per chiedere la restituzione della donna, e come ebbe
modo di ammirare l’abilità oratoria dei due eroi:
T¾n d’ aât’ 'Ant»nwr pepnÚmenoj ¢nt…on hÜda:
«ð gÚnai...
½dh g¦r kaˆ deàrÒ pot’ ½luqe d‹oj 'OdusseÝj
seà ›nek’ ¢ggel…hj sÝn ¢rh f…lJ Menel£J:
toÝj d\ ™gë ™xe…nissa kaˆ ™n meg£roisi f…lhsa,
¢mfotšrwn d fu¾n ™d£hn kaˆ m»dea pukn£.
¢ll’ Óte d¾ Trèessin ™n ¢gromšnoisin œmicqen,...
¢ll’ Óte d¾ mÚqouj kaˆ m»dea p©sin Ûfainon,
½toi m n Menšlaoj ™pitroc£dhn ¢gÒreue,
paàra mšn ¢ll¦ m£la ligšwj ™peˆ oÙ polÚmuqoj
oÙd’ ¢famartoep»j: Ã kaˆ gšnei Ûsteroj Ãen.
¢ll’ Óte d¾ polÚmhtij ™na xeien 'OdusseÚj,...
¢ll’ Óte d¾ Ôpa te meg£lhn ™k st»qeoj e†h
kaˆ œpea nif£dessin ™oikÒta ceimer…Vsin,
oÙk ¥n œpeit’ 'OdusÁ g’ ™r…sseie brotÕj ¥lloj».
Le disse di rimando il saggio Antenore:
«oh donna…
venne qui infatti un tempo il chiaro Odisseo,
in ambasciata per te, con Menelao caro ad Ares;
ed io li ospitai, li accolsi nel palazzo,
di entrambi conobbi aspetto e pensieri sottili.
Ma quando si trovarono fra i Troiani raccolti,…
quando discorsi e pensieri davanti a tutti tessevano,
certo Menelao parlava con scioltezza,
poche cose ma con voce sonora perché non era prolisso
né parlava a caso: eppure era più giovane.
Quando però l’astuto Odisseo si levava in piedi,…
quando emetteva dal petto voce possente
e parole simili a fiocchi di neve in inverno,
nessun altro mortale avrebbe sfidato Odisseo».
Nel racconto omerico dell’ambasceria, descritta per bocca di Antenore,
l’unico protagonista coinvolto nell’incontro con Odisseo e Menelao è
Antenore9 stesso: anziano consigliere di Priamo10, il Nestore troiano11, anche
9
10
11
Vd. Oertel 1884-86, coll. 365-367; Lindsay 1974, p. 358; Davies 1974, pp. 811-815.
Il. III, 146-149: Oƒ d’ ¢mfˆ Pr…amon.../ te kaˆ 'Ant»nwr.../ dhmogšrontej; ib. 262 œbh
Pr…amoj.../ p¦r d oƒ 'Ant»nwr. In una fascia del Vaso François a figure nere (570
a.C., in Beazley ABV, p.76), nell’episodio della morte di Troilo, Antenore siede in
trono accanto a Priamo presso le mura di Troia.
Cf. Euripid. fr. 899 Nauck2: e‡ moi tÕ NestÒreion eÜglwsson mšloj/ 'Ant»noroj te
toà FrugÕj do…h qeÒj,/... sofoÝj... lÒgouj; ma anche Plat. Symp. 221c kaˆ Nšstora
kaˆ 'Ant»nora; e Athen. XV, 1.
3
in Il. VII, 347-351 lo stesso Antenore tenta di convincere Paride e i Troiani a
restituire agli Achei Elena e i tesori rubati in nome della pace12; inoltre in Il.
XI, 138-141 Agamennone ricorda che fu proprio Antenore a difendere gli
ambasciatori greci Odisseo e Menelao aggrediti dai Troiani riuniti in
assemblea13; infine gli scolii relativi al passo omerico dell’ambasceria (schol.
Il. III, 205a-206, I, p. 396, 69-80 Erbse14 ed Eust. in Il. III, 203sg., p. 405, 102515), aggiungono che Agamennone, dopo la distruzione di Troia, ordinò di
risparmiare Antenore e tutta la sua famiglia, per l’ospitalità da loro
dimostrata, e, perché nessuno li toccasse, fece mettere come segno di
riconoscimento una pelle di leopardo sulla porta della loro casa.
Nei vari riferimenti, accenni, ricordi omerici del tentativo diplomatico
che precedette la guerra di Troia, non si accenna mai al resto della famiglia di
Antenore, che non appare quindi coinvolta nell’episodio all’ambasceria per
Elena: nel carme bacchilideo Theano è descritta come moglie di Antenore e
12
13
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15
’Ant»nwr pepnumšnoj Ãrc’ ¢goreÚein:/ “...¥get’, 'Arge…hn `Elšnhn kaˆ kt»maq/
¤m’ aÙtÍ/ dèomen 'Atre…dVsin”.
“pot’ ™nˆ Trèwn ¢gor¾ Menšlaon ¥nwgen,/ ¢ggel…hn ™lqÒnta sÝn ¢ntiqšJ
'OdusÁ ,/ aâqi katakte‹nai....”
Óte ™k Tenšdou ™presbeÚonto oƒ perˆ Menšlaon, tÒte ’Ant»nwr Ð `Iket£onoj
Øpedšxato aÙtoÚj, kaˆ dolofone‹sqai mšllontaj œswsen: Óqen met¦ t¾n ¤lwsin
tÁj Tro…aj ™kšleusen ’Agamšmnwn fe…sasqai tîn o„ke…wn ’Ant»noroj,
pard£lewj dor¦n ™x£yaj prÕ tîn o‡kwn aÙtoà. ...prÕ toà strateàsai...
'Ant»nwr xen…zei filofrÒnwj.
...’Ant»nwr, ¢nagnwr…saj tÕn ’Odussša ƒstore‹, æj aÙtÕn te kaˆ tÕn Menšlaon
›nek’ ¢ggel…hj tÁj kat¦ t¾n `Elšnhn ™lqÒntaj e„j Tro…an ™k Tenšdou ™n
katarcÍ toà polšmou ™xe…nise kaˆ ™n meg£roisi f…lhsen…Fasˆ d kaˆ Óti
™pibouleuomšnouj éste dolofonhqÁnai toÝj perˆ ’Odussša kaˆ Menšlaon Ð
’Ant»nwr periesèsato ...’Agamšmnwn dš, fas…n, ¢pomnhmoneÚsaj tÁj e„j
“Ellhnaj ¢gaqÁj proxen…aj ™ke…nou, pardalšhn ™x£yaj... tÁj toà ’Ant»noroj
o„k…aj, Óte ¹ Tro…a ˜£lw fe…sasqai …
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sacerdotessa di Atena alla presenza di odisseo e Menelao (vv. 1-7); la stessa
Theano, moglie di Antenore e sacerdotessa di Atena, appare in Il. VI, 29730416, nel ruolo di colei che accoglie i supplici nel tempio di Atena
sull’acropoli di Troia -in questo caso di Ecuba e delle anziane venute a
pregare per Ettore. Quanto agli Antenoridi, nel carme scortano gli
ambasciatori nell’¢gor£ e che, secondo lo schol. in Il. XXIV, 496b, V, p.
602, 6-7 Erbse
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, e sarebbero stati 50 nella narrazione di Bacchilide
(verisimilmente nella parte perduta del carme, ai vv. 8-36), mentre nell’Iliade
essi appaiono sporadicamente solo in scene di battaglia, indicati con 10 nomi
diversi18.
- In Cypr. apud Procl. Chrest. 80 Severyns = p. 42, 53-57 Bernabé PEG,
viene narrato brevemente l’antefatto dell’episodio in questione: l’esercito
acheo, approdato a Tenedo da Aulide, in seguito a due scontri -il primo
favorevole ai Troiani (Ettore uccide Protesilao), il secondo agli Achei
(Achille uccide Cicno)- prende la decisione di inviare un’ambasciata a Troia
per chiedere la restituzione di Elena e dei tesori rubati. Il breve riassunto di
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Óte nhÕn †kanon 'Aq»nhj ™n pÒlei ¥krV,
tÍsi qÚraj ê xe Qeanë kallip£rVoj,
Kisse j, ¥locoj ’Ant»noroj ƒppod£moio:
t¾n g¦r Trîej œqhkan 'Aqhna…hj ƒšreian.
aƒ dÑlolugÍ p©sai 'Aq»nV ce‹raj ¢nšscon
¹ d pšplon ˜loàsa Qeanë kallip£rVoj
qÁken 'Aqhna…hj ™pˆ goÚnasin ºãkÒmoio...
quando raggiunsero il tempio di Atena sull’acropoli
aprì loro le porte Theano dalle belle guance,
figlia di Cisseo, sposa di Antenore domatore di cavalli;
i Troiani l’avevano fatta sacerdotessa di Atena.
Tutte insieme, col grido sacro, levarono le mani ad Atena;
Theano dalle belle guance, dopo aver preso il peplo,
lo pose sulle ginocchia di Atena dalla bella chioma…
Cf. anche Lezzi-Hafter 1994, pp. 911-913 e schol. Eust. in Il. VI, 297sg., p. 643, 25sg.
piqanÕn m…an teke‹n ™nneaka…deka, oÙc æj Bakcul…dhj pent»konta tÁj Qeanoàj
Øpogr£fei pa‹daj (cf. Jebb 1905, p. 221; Snell-Maehler 1970, p. 52).
18
Archeloco, Acamante (Il. II, 822); Elicaone (III, 122); Laodoco (IV, 87); Polibo,
Agenore (XXI, 579); Ifidamente, Caone (XI, 221 e 249); Laodamante (XV, 517),
Demoleonte (XX, 396).
17
5
Proclo non accenna né ad Antenore, né agli Antenoridi, nè a Theano19. Nel
carme bacchilideo, la scena di preghiera da parte dei Troiani per invocare la
fine delle loro sofferenze (qeo‹s<in>.../ eÜconto paÚsasqai du©n vv. 4546), sembra suggerita al poeta proprio dal ricordo dei due scontri narrati dai
Cypria: la guerra di Troia, infatti, non doveva essere ancora scoppiata20.
-Il cosiddetto Cratere Astarita, un cratere a colonnette tardo-corinzio
databile intorno al 600-560 a.C., conservato ai Musei Vaticani, pubblicato per
la prima volta da Beazley nel 195721 e studiato da Picard, Lindsay e Davies22,
è l’unica fonte rimasta nella quale, prima del carme di Bacchilide, Theano e
gli Antenoridi hanno un ruolo preminente nell’episodio dell’ambasceria per
Elena: Menelao, Odisseo e l’araldo Taltibio, seduti sui gradini di un tempio,
sono accolti proprio da Theano (Antenore è assente), che, con la rocca e il
fuso in mano, è scortata23 da due fanciulle e da uno stuolo di giovani cavalieri
in armi che i nomi iscritti su tutta la superficie del vaso indicano come figli di
19
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22
23
œpeita 'AcilleÝj ¢poba…nontej aÙtoÝj e„j ”Ilion e‡rgousin oƒ Trîej, kaˆ
qnÇskei Prwtes…laoj Øf “Ektoroj, aÙto‹j tršpetai, ¢nelën KÚknon kaˆ
diapresbeÚontai prÕj toÝj Trîaj, t¾n `Elšnhn kaˆ t¦ kt»mata ¢paitoàntej: æj
d oÙc Øp»kousan ™ke‹noi, ™ntaàqa d teicomacoàsin.
Herodt. I, 3, 2 ricorda che l’ambasceria viene inviata subito dopo l’approdo a Troia,
prima di ogni scontro: to‹si “Ellhsi dÒxai prîton pšmyantej ¢ggšlouj ¢paite‹n
te ‘Elšnhn kaˆ d…kaj tÁj ¢rpagÁj a„te‹n; alle proposte degli achei i Troiani
avrebbero rinfacciato il ratto di Medea e il fatto che essi pretendessero soddisfazione
senza averla data (æj oÙ dÒntej aÙtoˆ d…kaj oÙd ™kdÒntej ¢paiteÒntwn).
Vd. Beazley 1957, pp. 233-244, figg. XI-XVI; D.A. Amyx, Corinthian Vase-Painting
of the Arcaic period I, Catalogue, Berkeley-London 1988: fig.116: 1a-c; 117: 1a-b HO.
473. Vd. fig.1.
Picard 1959, pp. 213-218; Lindsay 1974, p. 358sg.; Davies 1977, pp. 73-85.
L’esametro inciso sopra la figura di Theano “oÙk o‡h ¥ma tÍ ge kaˆ ¢mf…poloi dÚ’
›ponto” (“non da sola, ma due ancelle la seguivano”) appare anche in Il. III, 143, in
riferimento ad Elena, e in Od. I, 331 (= ib. XVIII, 207), in riferimento a Penelope.
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Antenore, designati con 15 nomi complessivamente non coincidenti con
quelli dell’Iliade24.
Davies pensa che il pittore del vaso del VI sec. riveli
l’esistenza di una narrazione ampia dell’episodio dell’ambasceria, che doveva
contemplare un ruolo importante sia di Theano, non ignoto all’Iliade -quello
di sacerdotessa deputata all’accoglienza dei supplici nel tempio di Atena
sull’acropoli di Troia come in Il. VI, 297-304- sia dei figli25. Lo studioso
ritiene probabile che tale fonte sia uno dei poemi del Ciclo, forse i Cypria.26.
-’Anthnor…dai ed ‘Elšnhj ¢pa…thsij figurano infine fra le tragedie
perdute di Sofocle, di cronologia ignota. Nauck e Radt ritengono che la prima
tragedia doveva essere incentrata sulla partenza di Antenore e dei suoi figli,
alla volta dell’ ’Ital…a, dove fondano Padova con gli ‘Eneto…27, tradizione
24
E’ possibile leggere: 'Armat…daj, EÙrÚmakoj, 'IlioneÚj, PÒluboj, Glaàkoj; solo
Polibo appare in Omero (vd. supra p. 5 e n.18). Glauco compare anche in schol. Pind.
Pyth. V, 81-86, II, pp.185-187, 109ab-113 Drachmann: oƒ ’Ant»noroj pa‹dej
zwgrhqšntej (sc. da Troia), tre‹j Ôntej: ”Akamaj (già noto da Il. XI, 59), Glaàkoj,
‘IppolÒkoj (solo qui); e in Verg. Aen. VI,484: Glaucum Medonta Thersilocumque (gli
ultimi due non sono altrove attestati), tres Antenorides.
25
Davies 1977, p. 77sg. Vd. supra p. 5.
26
Vd. supra pp.5-6. E’ anche probabile che una certa rielaborazione del mito si trovasse in
Stesicoro, ‘Elšnh (testt. 187-191 Davies PMG: cf. test. 187: tîn ™k ‘Ell£doj
¢r…stwn ™p… mnhste…an tÁj ‘Elšnhj parÒntwn... ™koinènhsan tÍ strate…v. ¹
ƒstor…a par¦ SthsicÒrJ) o `Il…ou Pšrsij (testt. 196-205 Davies: cf. test. 196
Sths…coroj ™n ’Il…ou Pšrsidi e 202: SthsicÒrou... Óti mimht¾j ‘Om»rou... kaˆ t»n
¤lwsin ™po…hse tÁj Tro…aj). Vd. anche frr. S88-S147 Davies PMG.
27
Cf. Soph., ’Anthnor…dai, frr. 133-135 Nauck2 (p. 160) e ‘Elšnhj ¢pa…thsij frr. 178181 Nauck2 (pp. 171-172); Soph. ’Anthnor…dai, frr. 137-139 Radt (pp. 160-161) e
‘Elšnhj ¢pa…thsij, frr. 174-180a Radt (pp. 177-180). In proposito vd. Strab. XIII, 1,
53 p. 608 C (3, 49, 10 Kramer) ~ Eust. Il. III, 204-211, p. 405, 29-32: SofoklÁj ™n tÍ
¡lèsei toà ’Il…ou fhsˆ („store‹ ™n ¢lèsei ’Il…ou)... tÕn m n ’Ant»nora kaˆ toÝj
pa‹daj met¦ tîn... ‘Enetîn e„j Qr®khn periswqÁnai k¢ke…qen diapese‹n e„j t¾n
kat¦ tÕn ’Adr…an ‘Enetik»n. Vd. Quint. Smyrn. 13, 293; Liv. I, 1, 2-3; Verg. Aen. I,
242-249; Tryphiod.656 (vd. I. Cazzaniga, “La Laodice Priamide di Trifiodoro e la
tradizione di Euforione, Licofrone e Polignoto”, Parola del Passato 1959, pp. 321336); Cf. anche Berard 1963, pp. 352-354. Nella lšsch degli Cnidi a Delfi di Polignoto
di Thaso era raffigurata la fuga della famiglia di Antenore da Troia (Paus. 10, 27, 3-7).
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