Maria Grazia Cucinotta

salute & famiglia
n.61 GENNAIO-FEBBRAIO 2014 euro 3,00
Paolo Crepet
ARTETERAPIA
creatività
che guarisce
MEDICINA
menopausa
in salute
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Maria Graz
in salute
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SET, FAMIG
ESCLUSIVO Ministro Lorenzin
l’anno chiave della sanità
EDITORIALE
Iniziamo
a costruire
scuole sicure
e accoglienti
Educhiamoli al rispetto
e non ad urlare per ottenere
Le statistiche dicono che oltre il 70% del patrimonio edilizio scolastico è fuori legge, il che
per un paese sismico come il nostro, è un dato “mostruoso”.
Questo disamore nei confronti dell’educazione e della formazione dei nostri figli è davvero
disarmante.
E’ ciò che chiamo “pedofobia”, ovvero odio nei confronti dei più piccoli cittadini.
Recentemente sono state riportate dagli organi di stampa altri segnali di questa difficoltà
dei cittadini italiani ad amare e difendere i propri figli. Il numero di alberghi e di ristoranti
dove i bambini sono “indesiderati” sta crescendo. In un bel cortile del quartiere Parioli a
Roma spiccava un cartello: “Vietato giocare”.
Ben inteso, in parte questa diffidenza è comprensibile visto il grado di assoluta maleducazione che certi bambini hanno raggiunto per colpa dell’incapacità genitoriali. A volte è
difficile passare qualche ora in un luogo chiuso quando si è vicini a bimbi che non fanno
che urlare, che non stanno mai al loro posto, che impongono le loro volontà... anche a persone che nemmeno conoscono.
Però credo che debba esserci un limite, oltre il quale il destino della nostra comunità sarà
segnato: diventeremo definitivamente “un paese per vecchi”.
Credo che onestamente dovremmo crederci se davvero vogliamo considerare i bambini
una speranza o soltanto un ingombro. Se ci diamo la prima risposta, come avviene nella
maggior parte dei paesi europei, allora dovremmo trovare il coraggio di invertire la rotta.
A cominciare con il costruire scuole sicure e belle, investendo dei soldi e non solo parole e
buoni intenti. Ma dovremo anche imparare ad educarli al rispetto del prossimo e a diventare cittadini e non solo pretenziosi ducetti.
Paolo Crepet
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Suonava sempre due volte
Ora corriamo noi dietro al... postino
Non tutti se ne sono accorti ma il postino non consegna più il sabato.
E - segno dei tempi - presto non suonerà più anche in Italia.
Andremo a ritirare raccomandate, lettere, cartoline e giornali in appositi centri di smistamento di
quartiere. Come in Canada, dove il servizio di distribuzione porta a porta è stato sospeso per i troppi
costi. Ma anche negli USA c’è stata questa decisione della United States Postal Service dove mail e
sms sono ormai gli unici significati reale della parola “postalizzazione”. Insieme ovviamente ai social
network che hanno anche e soprattutto il pregio della velocità, mentre le pec ora garantiscono abbastanza anche privacy e riservatezza. Tutto inizia, all’estero, con l’aumento del costo dei francobolli per
scoraggiare l’utilizzo della lettera e del plico tradizionali. Qualche banca ha fatto la furba, continuando
a mandare gli estratti conti mensili ... ma annoverando la spesa del francobollo ha conteggiato anche
il suo acquisto come fosse un’operazione bancaria, cosicché il cliente paga due volte un’informazione
dovuta. Ora finirà anche questo. Conseguenze? Il progresso avanza insieme con... la disoccupazione,
visto che il Canada di fatto si avvia a eliminare entro il 2018 ben 8000 posti di lavoro. Ancora peggio
ha fatto l’Inghilterra che ne manderà a casa circa 15.000 ... Se contiamo prepensionamenti e spostamenti di incarico. Non sembrano decollare in compenso i servizi privati di consegna che funzionano
in modo competitivo solo per pacchi e lunghe distanze. Al contrario ciò che è diventato un fenomeno
ineluttabile è la diversificazione di Poste italiane per servizi base come banca, finanza, assicurazione,
e quant’altro. Gli sportelli, 14.000 circa, diventeranno anche libreria, edicola, tabacchi, negozio di oggettistica, pasticceria, bingo? I cinesi hanno già fatto circolare un comunicato stampa dove si legge che
così si uccide la concorrenza....
Luca Guazzati
[email protected]
In questo numero
gennaio
febbraio
2014
4 CREPET PARLA ALLE FAMIGLIE
6
PRIMO PIANO /
ARTETERAPIA,
12 MEDICINA /
Guida ad una sana menopausa
14 MEDICINA /
dalla matita alla telecamera
26 intervista /
Come evitare strappi e scoliosi
Maria Grazia Cucinotta si racconta
32 DESIGN&SOCIETA’ /
INTERVISTA /
Lorenzin, ecco gli obiettivi
della sanità italiana
10
Oggetti che modificano comportamenti
33 PSICOLOGIA DEL BENESSERE /
Marketing per la salute
22
ANIMALI /
Nasce la rubrica
a quattro zampe
28 VOLONTARIATO /
Comunità Sant’Egidio nel segno della pace
3
La rubrica del
prof. Paolo Crepet per la
rivista “Senzaetà”
affronta il tema delicato del
cambiamento della società,
della famiglia e
dei complicati rapporti
genitori-figli.
Per scrivere al prof. Crepet:
[email protected]
Primi amori, esperienze
che vanno fatte da soli
Una mamma troppo apprensiva rischia
di far chiudere il figlio in se stesso
S
ono la mamma di Francesco un bambino di 12 anni, un bambino sereno, vivace, un
po’ introverso, timido e molto riservato. La sua vita è “normale” nel senso che va a
scuola molto volentieri, studia con passione, frequenta la piscina: gli piace moltissimo
nuotare. Con me ha un bel rapporto, parliamo molto, ci confrontiamo, ci coccoliamo e
siamo sereni, anche se lui è tendenzialmente riservato e, da qualche mese, forse perché sta
crescendo, è più riservato del solito e mi racconta poco dei suoi rapporti con gli amici, i
compagni, che credo (per quello che posso intuire) sono tranquilli. L’argomento che per
lui è tabù è quello sulle ragazze, non vuole parlare mai di loro, non possiamo neanche fare
battute. So che da quando era alle elementari una bambina era “innamorata” di lui che
all’inizio ricambiava, ma poi non più, non so perché ... lei (ho sbirciato nel cellulare di mio
figlio!) continua a stargli dietro e lui è anche molto brusco. E’ giusto che io mi impicci?
Vorrei far capire a mio figlio, anche se è piccolo, che prima di tutto deve rispettare le
bambine e non è giusto farle soffrire, ma non so come affrontare l’argomento. Non vorrei
essere invadente, ma non vorrei neanche essere estranea in questa parte della sua vita che
mi tiene ben nascosta. Si imbarazza molto ed io non so se devo insistere o aspettare che
faccia lui il primo passo. Non si confida neanche con la sorella (che ha 10 anni) e quando
qualche volta lei, contenta, ci racconta delle sue cose (per es. il bambino che a scuola le
porta i fiori per S. Valentino), Francesco si imbarazza, diventa rosso. Con il papà ha un
buon rapporto, ma mio marito è un po’ severo, forse distante e così lui si chiude ancora di
più, anzi mio marito non prova neanche a parlargli di certe cose. Mi preoccupo inutilmente? Grazie per l’attenzione. Greta
C
ara Greta, se devo pensare all’errore che fanno più spesso i genitori, è proprio quello di
fare un sacco di cose che non servono e invece non fanno cose utili. Nel suo caso, cara signora, le sue paure sono tutte motivate: lei effettivamente sta molto, troppo addosso a suo
figlio. Non è affatto vero che i genitori devono per forza essere messi a conoscenza di tutti i dettagli della vita dei propri figli: se lo fanno è perché non si fidano di loro, il che è davvero molto
grave. Lei spia il cellulare di suo figlio: è una cosa gravissima! Se lui se ne accorge, lei che figura
ci fa? E suo figlio cosa deve pensare di se stesso? In particolare, la vita sentimentale (se di vita
sentimentale è lecito parlare, visto l’età del bambino!) non deve essere affrontata così: occorre
rispetto e tatto. Proprio ciò che lei non ha con suo figlio. E poi: che male c’è ad essere timidi e riservati? Che male c’è ad avere qualche segreto? Lei deve essere proprio una di quelle madri che
non si accontentano mai, che vogliono solo la perfezione da parte dei propri figli. Cosa dovrebbe
fare un figlio per meritarsi la sua riconoscenza oltre a studiare con passione, fare sport ed essere
perfino sereno? Non giochi con il fuoco: si allontani da suo figlio il giusto per poterlo seguire a
distanza e per dargli la possibilità, finalmente, di crescere con i propri mezzi.
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Primo Piano
ARTETERAPIA
LA CREATIVITÀ
PUÒ GUARIRE
Nell’antichità, dagli egizi ai greci, dal rinascimento alla rivoluzione industriale, la storia della
creatività si è spesso intrecciata con quella della
salute mentale. Fino ad arrivare a Freud e Jung,
e poi a Naumburg e Kramer.
Il connubio dei due mondi, l’arte che sposa percorsi di supporto e gestione delle emozioni, ha
avuto così il suo nome, Arteterapia, che attualmente riflette un’ampia varietà di assunti teorici,
e forti influenze dall’approccio umanistico, gestaltico, evolutivo e corporeo.
Ma cos’è l’Arteterapia, di cui si sente
sempre più spesso parlare anche in
Italia? Cerchiamo di introdurre l’ampio
tema partendo da un approccio innovativo,
fotovideoterapeutico.
Tra i pionieri in Italia in questo ambito, abbiamo incontrato Oliviero Rossi, psicoterapeuta e arteterapeuta, direttore del Master
“Video, fotografia, teatro e mediazione artistica nella relazione d’aiuto” della Pontificia
Università Antonianum.
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C
Prof. Oliviero Rossi,
psicoterapeuta
e arteterapeuta
ome definirebbe l’arteterapia?
Nel panorama delle varie tecniche
centrate sullo sviluppo del potenziale umano, del miglioramento della soddisfazione di esistere, l’arteterapia – meglio
le artiterapie – si inserisce facendo leva
sull’attività creativa, che è prettamente
umana.
Utilizzata opportunamente, essa può essere
perno di un processo di crescita dell’individuo o del gruppo.
Intesa come riabilitazione, in ambito psichiatrico, diventa una risorsa di tipo personale.
Io preferisco parlare di atelier artiteraputici, luoghi fisici e simbolici in cui sperimentare processi di cambiamento e crescita, in
un setting che unisca aspetto arteterapeutico e aspetto psicoterapeutico.
Arte e psicoterapia. Dove inizia l’una
e finisce l’altra?
C’è un aspetto psicoterapeutico ed un
aspetto di cura nell’arte.
L’operatore, nel caso dell’arteterapia, utilizza il canale della mediazione artistica
per lo sviluppo delle potenzialità dell’individuo. Per chiarire, bisogna far riferimento
al tema ampio della riorganizzazione delle
risorse dell’individuo, differenziandolo da
quello della ristrutturazione della personalità dell’individuo.
Nel primo caso, ci avviciniamo ad attività
come il counseling, parliamo di potenziamento del benessere.
Il secondo caso è ben diverso e necessita di
un intervento psicoterapeutico.
Di per sé l’arte cura. Diventa un percorso psicoterapeutico se dietro c’è un background di formazione psicoterapeutica in
grado di integrare metodologie che vengono dal mondo dell’arte.
In questo caso possiamo parlare di intervento psicoterapeutico nella psicopatologia.
Altra cosa, appunto, è la crescita dell’individuo, che fa perno sul tema della salute e del
benessere, un processo di riorganizzazione
attraverso l’interazione con un processo
creativo che porta alla produzione “artistica”, dove importante è il processo e non il
prodotto.
Ci sono situazioni che in particolare
si prestano all’utilizzo delle arti terapie?
Diversi fattori entrano in campo, che fanno
parte delle peculiarità di ogni interlocutore
e paziente, come la sua capacità di rappresentazione simbolica o di verbalizzazione
della propria sofferenza.
Queste tecniche sono efficaci, ad esempio,
dove la comunicazione verbale per alcuni
aspetti si presenta molto difficoltosa: nel
discorso di co-costruzione narrativa del
rapporto terapeutico, si aggiunge così un
terzo polo, la mediazione artistica, un terzo aspetto della relazione io-tu, che diventa
triangolare.
Ci sono forme artistiche che si prestano più di altre per l’efficacia del
processo terapeutico?
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Primo Piano
ARTETERAPIA
Un mondo in divenire,
che parte dalla formazione
La disciplina vera e propria nasce in Inghilterra intorno agli anni ’20
del secolo scorso. In Italia, con l’arrivo della legge Basaglia, l’arteterapia entra nelle strutture psichiatriche per diffondersi poi in numerosi
altri contesti. Ad oggi, è ampiamente applicata negli ambiti del sociale,
della sanità e della scuola: si va dai servizi psichiatrici a quelli per la
disabilità, dai centri di recupero per tossicodipendenti alle strutture
per l’adolescenza, dalle scuole alle aziende socio-sanitarie, ai reparti
ospedalieri, centri di riabilitazione, istituti penitenziari, centri diurni
e di ricovero per anziani, studi di psicoterapia e medici. Pittura, musica, teatro, danza, fotografie, video sono gli elementi vivi da utilizzare.
Intorno a questo mondo in continuo divenire, sono nati corsi, master
e scuole che insegnano a psicologi, neuropsichiatri infantili, pedagogisti, tecnici della riabilitazione, i segreti di questa disciplina e le novità di una ricerca sempre in marcia e multidisciplinare.
Dipende dalla situazione, dallo stile personale del terapeuta, dai gusti, dalle inclinazioni. Seguendo tutto ciò si arriva alla migliore proposta che un professionista possa
fare, scegliendo un canale elettivo, dunque.
Nel mio caso, lavoro prevalentemente con
fototerapia e videoterapia, che si appoggiano molto sul canale percettivo visivo.
Il paziente poi mette in campo i propri canali percettivi, ospitando una forma elettiva
di percettività, e quindi di forme artistiche.
Lei è uno dei pionieri della videoterapia. Di cosa parliamo?
In un processo arteterapeutico, porre l’accento sul canale percettivo esterno permette una possibilità relazionale molto potente.
Esempio: l’uso del canale percettivo visivo
per rivedere la propria storia di crescita, di
movimento di se stesso nelle relazioni nel
mondo.
Non è un rivedere immediato ma un “ri-vedere” nel senso di appoggiare un’esplorazione di sé attraverso le impronte visive
della propria esistenza.
Ri-vedere ciò, attraverso la fotografia, ad
esempio, mi permette di prendere contatto
con una mia “impronta biologica”, le mie
tracce di esistenza.
Vederle con l’occhio adulto di oggi mi fa
notare qualcosa che non potevo notare al
tempo dello scatto.
In quanto traccia, impronta di esistenza, mi
consente di colmare un ricordo strutturato
nella memoria con una possibilità viva e in
movimento di ri-vedere me stesso, nel mio
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processo di crescita, e di riconsiderare qualcosa che altrimenti sarebbe strutturato nel
tempo, senza possibilità dell’esperienza.
Quali differenze con l’esperienza dello specchio?
Nell’immagine fotografica, registrata, vedo
un’immagine che non è collegata a sensazioni propriocettive, come invece nello
specchio. Ciò produce una “discrepanza”
tra quello che in genere so di me e quello
che vedo di me. So che se sono visto e se mi
vedo vuol dire che esisto.
Se esisto qualcosa sento.
La prima incongruenza che una foto produce: vedo un me stesso sganciato da me,
perché se vedo un me stesso che ride, non
è detto che io stia ridendo nel momento in
cui lo guardo.
Una differenza temporale, gestuale, di
espressione.
La discrepanza fornisce anche ancoraggio
al mio senso di identità, e crea anche un
vuoto, qualcosa che manca, che salta, per
cui io e la mia immagine non siamo più la
stessa cosa: simili ma diversi.
Il lavoro fototerapeutico gioca su questa
apertura dinamica della polarità. L’incontro, lo scontro, la contrattazione, il prendere atto di possibilità, sfumature diverse,
a volte creano l’eventualità di un incontro
che genera anche una possibilità narrativa
diversa, e per narrativa intendo una costruzione e una gestione diverse del proprio essere nel mondo.
Maria Chiara La Rovere
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Ministero della Salute
INTERVISTA
“Un anno chiave per i nostri obiettivi”
Parla il Ministro Lorenzin
Il Ministro Lorenzin nel suo studio
Il Presidente Napolitano con il Ministro
alla Giornata Nazionale Ricerca sul Cancro
Da aprile 2013 è a capo di uno dei Ministeri chiave, quello della Salute, alle prese con le diverse criticità del
belpaese, pur terra di eccellenze, ma con “patologie” significative, si sa. Abbiamo chiesto intanto al Ministro
Beatrice Lorenzin di tentare un punto su quanto fatto e quanto da fare, ripromettendoci un nuovo colloquio
al più presto, per sondare se l’Italia, almeno dal punto di vista sanitario, è in via di guarigione o i mali sono
più gravi del previsto.
Q
uali sono gli obiettivi più rilevanti raggiunti dal suo dicastero?
Vado fiera di aver evitato, è la prima volta in
dieci anni che accade, ulteriori tagli alla sanità
e un aumento dei ticket.
Impegno che avevo preso con gli italiani e che
ho mantenuto. In questi mesi abbiamo messo
in cantiere progetti per una riforma intelligente e sostenibile del nostro sistema sanitario. Il nuovo Patto per la salute, lo schema di
regolamento sulla “Definizione degli standard
qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”.
L’applicazione del regolamento comporterà,
ad esempio, la riconversione di circa 7.000
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posti letto con un recupero di risorse da utilizzare per il potenziamento dell’assistenza
territoriale e domiciliare, per l’avvio di una
concreta revisione del modello organizzativo
e strutturale del Servizio Sanitario Nazionale in grado di recuperare risorse anche per
investire nell’assistenza territoriale. Molti i
provvedimenti in cantiere che aspettano di
incontrare il favore delle regioni per poter finalmente proiettare i loro effetti benefici sul
sistema.
Tra i risultati raggiunti, i costi standard del
SSN e le politiche di prevenzione, a partire da
quelle contro il tabagismo; la Task Force creata con i Nas per monitorare le case di cura per
anziani e disabili e gli ospedali, e il progetto
Codice Rosa per l’assistenza a donne, bambini
e anziani vittime di violenza. Voglio occuparmi seriamente dei problemi che affliggono la
nostra sanità, voglio che sia una risorsa per il
Paese.
Abbiamo eccellenze che il mondo ci invidia.
Alla fine del mandato da Ministro vorrei lasciare agli italiani una sanità che funziona.
Le priorità per il 2014?
Il Ministero è impegnato su più fronti che
consentiranno la riforma della governance in
sanità, del suo modello organizzativo e strutturale, con l’obiettivo di recuperare efficienza, appropriatezza, qualità e sicurezza delle
cure. Ci siamo proposti diversi obiettivi per
il 2014. Innanzitutto la definizione del nuovo
Il Ministro Lorenzin in visita al Gaslini di Genova
Patto per la salute, che affronta temi rilevanti: programmazione del fabbisogno standard
del SSN e dei fabbisogni standard regionali;
aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza; razionalizzazione dell’assistenza territoriale; promozione della domiciliarità del
welfare di comunità; etc.
Il Patto sarà strumento di garanzia per un uso
razionale delle risorse nel settore sanitario
e per l’eliminazione di sprechi. Stiamo lavorando alla predisposizione del nuovo Piano
Sanitario Nazionale, principale strumento di
programmazione sanitaria con il quale vengono definiti gli obiettivi.
Altra priorità, in linea con le direttive europee,
è la realizzazione di progetti per migliorare
qualità e sicurezza delle cure nelle strutture
sanitarie. Ancora: addivenire al nuovo Piano
Nazionale della Prevenzione per il quinquennio 2014-18, che funge da programma quadro
condiviso con le Regioni, dove sono identificati i principali settori di intervento per la
prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
Le Regioni dovranno poi avviare la realizzazione dei Piani regionali di prevenzione che
daranno attuazione a indirizzi e linee di attività condivise nel piano nazionale. Parallelamente il Ministero è impegnato con il programma di revisione della spesa. Il Gruppo di
coordinamento sta lavorando alla formulazione di proposte e soluzioni che abbandonano
la logica del taglio orizzontale per adottare un percorso che porti - con una specifica
mappatura degli ambiti più critici sui quali
intervenire - all’individuazione di misure che
possano comportare risparmi di spesa, per un
miglioramento dei conti e una concreta riqualificazione dei servizi a favore dei cittadini.
Le differenze tra regioni si sentono
molto anche in termini di bilanci della
sanità. Rimedi?
Sicuramente i costi e i fabbisogni standard del
SSN costituiscono un’arma formidabile. Nella seduta della Conferenza stato regioni del
19 dicembre è stata raggiunta l’intesa sulla
proposta del Ministro della salute di riparto
delle disponibilità finanziarie per il SSN per il
2013, in applicazione della normativa sui fabbisogni e costi standard del SSN. Sono orientati proprio a diminuire il divario tra le sanità
regionali, dove a situazioni di inefficienza,
soprattutto in alcune aree geografiche del
Mezzogiorno, si sono contrapposti, e tutt’oggi
si contrappongono, esempi
di assoluta eccellenza riscontrabili in altre aree geografiche, soprattutto del
centro nord.
Contenimento dei costi di
produzione, con miglioramento generale dei processi
produttivi: questo devono
rappresentare i costi e i fabbisogni standard in sanità,
che assumono un ruolo fondamentale di controllo delle
performance e possono fornire
indirizzi delle politiche correttive. La funzione di governance
dei costi standard è quella di indurre le regioni meno virtuose al
rispetto del pareggio di bilancio
e alla creazione delle condizioni
per recuperare elementi di efficienza ed efficacia nella produzione ed erogazione dei servizi.
Alla cerimonia del Premio Roma
Come target, i livelli di offerta garantiti dalle
regioni benchmark a fronte del solo finanziamento dello Stato.
Assistenza sanitaria transfrontaliera:
un tema controverso. Qual è la situazione italiana rispetto al recepimento
della Direttiva europea?
Tra i nostri “impegni europei” non vi è solo la
Direttiva 24. Nel 2014, l’Italia avrà un ruolo
da protagonista: assumerà la responsabilità
dell’esercizio della presidenza del Consiglio
dell’Unione, nel secondo semestre, durante
il quale sarà realizzata un’attività di monitoraggio della normativa europea in materia
di assistenza sanitaria, con particolare riferimento al recepimento della direttiva 2011/24
sui diritti dei pazienti all’assistenza sanitaria transfrontaliera. Lo schema di decreto
legislativo di recepimento, approvato in via
preliminare dal Consiglio dei Ministri del 3
dicembre 2013, è all’esame di Commissioni
parlamentari e Conferenza Stato-Regioni per
i rispettivi pareri. Nel nostro semestre europeo promuoveremo interventi orientati ad alcuni settori strategici come valorizzazione del
legame esistente tra sviluppo socio-economico e salute, intensificazione degli investimenti
in ambito di ricerca e innovazione, miglioramento della qualità, sicurezza e appropriatezza delle cure. Grande attenzione ai temi
delle cure palliative, della terapia del dolore e
dell’umanizzazione.
Maria Chiara La Rovere
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Donna
MEDICINA
Guida ad una sana menopausa
Come affrontare al meglio il cambiamento
Denominata anche “climaterio” (dal
greco klimaktéros= passaggio critico), non è una malattia ma un evento
fisiologico che segna il termine delle
mestruazioni e la fine del periodo di
fertilità nella vita di una donna: le
ovaie non producono più progesterone
ed estrogeni (ormoni femminili principali). L’azienda farmaceutica Angelini
chiarisce che in media si presenta attorno ai 52 anni, ma può oscillare tra i
45 e 55 a seconda dell’età in cui è comparsa la prima mestruazione (al nord
in media verso i 14 anni, al sud invece
verso i 9-10), in quanto la durata del
ciclo è di circa 35 anni. Tuttavia si può
parlare di ingresso in menopausa solo
dopo un’assenza delle mestruazioni di
12 mesi consecutivi. Prima dei 45 anni
si parla di menopausa “prematura”,
“precoce” se interessa le donne prima
dei 40, e “tardiva” se compare dopo i
55.
Dieta equilibrata
Dopo i 50 anni l’efficienza con cui l’organismo trasforma i principi
nutritivi in energia diminuisce, è consigliabile quindi seguire un’alimentazione giusta ed equilibrata.
•Mantenere un regime alimentare di circa 2000 calorie
giornaliere.
•Alto consumo di alimenti contenenti vitamine, sali, fibre e calcio,
quali frutta, verdura e cereali integrali. (Nello specifico orzo, mandorle, legumi, soia, rucola, verdure a foglia verde, broccoli).
•Bere molta acqua con un alto contenuto di calcio (almeno 2l al giorno).
•Latte e derivati da includere con moderazione.
•Apportare pesce, come l’aringa, lo sgombro, le sardine, tutti ricchi di
vitamina D.
•Assumere integratori multivitaminici e minerali durante i periodi di
stress.
•Antiossidanti antiaging (vitamine A, C, E e anche coenzima Q10).
•Vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6, B12).
Dimmi che sintomo hai…
Con la menopausa si innesca, nella maggior
parte dei casi, una serie di cambiamenti fisici, psichici, emotivi e sociali.
Essi non compaiono tutti insieme improvvisamente, ma precedono e seguono gradualmente (in un arco di tempo di mesi
o anni) l’insorgere della menopausa. In
pre-menopausa il ciclo diventa irregolare,
con flussi altalenanti per intensità e durata,
compaiono ondate di calore e sudorazioni
notturne.
Successivamente a livello fisico può presentarsi tensione mammaria, pelle meno
elastica e disidratata, insonnia, spossatezza, palpitazioni, aumento di peso (in media
non più di 2-3 chili in più), cistiti, uretriti,
osteoporosi, e, meno frequente, comparsa
di orticaria. Molte donne riscontrano inquietudine, irritabilità, ansia, e in alcuni
casi depressione. Inoltre si verifica una diminuzione della capacità di concentrazione
e di memoria e possibile calo del desiderio
sessuale.
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Attività fisica
Non mantenere uno
stile di vita sedentario
è il primo
comandamento
da seguire
in menopausa.
Una buona dose
di attività fisica come
nuoto, palestra
o lunghe passeggiate
aiutano a mantenere
i processi circolatori.
Esistono fattori aggravanti
che contribuiscono a diminuire
l’età anagrafica di tale evento
I segni del tempo sono visibili anche dalla
pelle, dovuta a:
•Fumo: sia attivo che passivo, può comportare un’anticipazione di 1,5/2 anni, a
seconda della quantità di assunzione (numero di sigarette) e la durata nel tempo.
• Indice di massa corporea:
se risulta inferiore a quello ideale.
• Abuso di alcool.
• Bassa statura.
•Mancinismo: secondo alcuni studi le
donne mancine entrano in menopausa in
media 5 anni prima.
Non temere il cambiamento!
Quando una donna si rende conto di essere
entrata in menopausa, è bene che si rivolga
al suo ginecologo o ad un centro ospedaliero per la cura e la prevenzione dei disturbi
della menopausa. In questo modo può
risolvere i suoi dubbi e problemi e sapere
qual è la strategia necessaria per vivere al
meglio questa nuova fase di vita.
Esami indispensabili
Negli anni successivi alla menopausa la
donna deve tenersi sotto controllo eseguendo alcuni esami clinici.
•Mammografia (ogni anno)
•Ecografia mammaria
•Ecografia addomino-pelvica
•Ecografia transvaginale
•Analisi del sangue per vedere livelli di
glicemia e colesterolo (ogni anno)
•Risonanza magnetica (solo in casi di indurimento anomalo del seno)
•Pap-test (ogni 3 anni)
•Pressione arteriosa (ogni 6 mesi)
•Mineralometria ossea per controllare
l’osteoporosi (ogni 3 anni)
Stile di vita
L’AIIPA (Associazione Italiana Industrie
Prodotti Alimentari) divulga in merito
alcuni consigli utili.
La donna, infatti, in questa fase di vita
deve puntare in generale ad uno stile di
vita corretto, per arginare i problemi di
salute ai quali è più esposta.
•Osteoporosi: assumere calcio e vitamina
D e ridurre drasticamente consumo di
caffeina e cloruro di sodio.
•Vampate di calore: includere la soia e i
suoi derivati nella dieta ha dato risultati
interessanti.
•Obesità: mantenere una dieta moderata
e a basso contenuto calorico, prediligendo
vitamina B e multivitaminici.
•Insonnia: evitare ogni forma di stress
con massaggi e attività fisica.
•Terapia sostitutiva: terapia a base di
estrogeni per limitare la comparsa di malattie cardio-vascolari e altre patologie.
Ilaria Iobbi
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Postura
MEDICINA
Tutto il peso di una
Meccanismi, regole e consigli salvaschiena per evitare
N
ella posizione eretta, il peso di
tutta la parte superiore del corpo,
sottoposto alla forza di gravità,
grava sostanzialmente sui dischi del tratto
lombo-sacrale.
Le curve della colonna, se mantenute nel
loro assetto fisiologico, resistono alle sollecitazioni del carico e lo distribuiscono su
tutto il rachide.
La posizione eretta “economica” viene
infatti mantenuta con naturalezza dalla
contrazione tonica riflessa della muscolatura erettoria posteriore del dorso e degli
arti inferiori. Durante la flessione a gambe
tese il braccio della leva busto, che ha il
fulcro a livello dei quinto disco lombare
e dell’osso sacro, aumenta di lunghezza
a mano a mano che il busto (resistenza)
si inclina in avanti. Il lavoro dei muscoli
posteriori (potenza) per sostenere il peso
della leva in quella posizione è molto intenso. I dischi, per effetto del carico, diminuiscono di spessore anteriormente, le
vertebre si aprono “a ventaglio” posteriormente e l’aumento di pressione spinge il
nucleo del disco indietro verso il legamento longitudinale posteriore.
La pressione sui dischi, e il lavoro muscolare, aumentano poi quasi del doppio nel
movimento contrario, cioè quando dalla
posizione flessa si ritorna nella posizione
eretta. E’ opportuno sapere che parte del
carico sui dischi viene comunque ridotto
da un meccanismo di salvataggio involontario (manovra detta di Valsalva), dovuto
alla contrazione riflessa dei muscoli addominali (in particolare, degli obliqui e del
traverso).
La colonna viene a essere sostenuta anteriormente e questo spiega in parte perché
riesca a sopportare carichi notevoli.
È comunque provato che il movimento
di flesso-estensione del busto aumenta la
pressione sui dischi e il lavoro muscolare.
La pressione sul disco intervertebrale aumenta ulteriormente se questo movimento viene compiuto per sollevare un peso.
14
Sforzi ripetuti abbinati a frequenti torsioni
del busto possono col tempo favorire l’insorgenza di una ernia del disco, soprattutto
nei soggetti affetti da discopatia.
È importante notare che nella prima fase
del sollevamento (strappo) il movimento
eseguito a gambe tese e busto flesso, provoca sul terzo disco lombare il massimo
di pressione raggiungibile sollevando quel
peso: è quindi la fase maggiormente a rischio per la colonna. Nel sollevare pesi di
una certa entità è indispensabile conoscere
almeno la tecnica corretta.
vita…
strappi e scoliosi
Evitare
le inclinazioni e le
torsioni del
busto (rachide)
durante
i sollevamenti
e i trasporti
Nelle foto si evidenzia il modo corretto
di sollevare un bambino
Centro Ortopedico
Marchigiano
Via Flaminia 309/310
Torrette di Ancona (AN)
Tel.071/2181277
[email protected]
Centro Ausili
Via Dell’Industria n.2
Falconara Marittima (AN)
Tel.071/2181277
[email protected]
NewGedam
Via Pergolesi n.44
Potenza Picena (MC)
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www.neriteam.it
www.plantaresensomotorio.it
Regole per sollevare pesi
Regole per trasportare pesi
SOLLEVAMENTO...
Qualsiasi sollevamento deve avvenire divaricando leggermente i piedi, piegando gli arti
inferiori e inclinando la colonna mantenendola ben allineata (rispettando l’ampiezza
delle sue curve).
Il carico sollevato non deve essere ingombrante e non deve superare i 23-30 Kg per
gli uomini e 15-20 Kg per le donne.
E TRASPORTO
Il carico va tenuto il più vicino possibile al
corpo. Vanno possibilmente evitati i movimenti di trasporto con un arto. Durante il
trasporto di valigette o borse evitare di inclinarsi dal lato del peso. Il pavimento e
l’ambiente di lavoro in genere non devono
presentare dislivelli o irregolarità eccessive
o essere presenti ostacoli. Quando è possibile
usare ausili meccanici. Mantenere la postura
corretta anche nelle azioni di spinta o tiro.
15
Prevenzione
MEDICINA
A tutela
della salute
odontoiatrica:
IAIO lancia
l’accreditamento
tra pari
S
i è svolta con pieno successo nella
sede Dental House di Torrette di Ancona alla presenza di tutti i presidenti
regionali dell’associazione Iaio (Fondo integrativo nazionale) la terza verifica di accreditamento volontario tra pari.
La verifica è stata eseguita dal Dr. Ing.
Patrik Olivieri (Lead Auditor) della SPS
Cert (Ente di Certificazione indipendente
con Sede in Svizzera). Per l’occasione sono
stati invitati i vertici della Regione Marche
rappresentati dal Dr. Fabio Filippetti e il
presidente della SPSCert Dr. Ing. Roberto
Zavattari e il Dr. Daouda Ndiaye, responsabile per i rapporti culturali dei cittadini
del Senegal residenti nelle Marche, Emilia
Romagna, Abruzzo (33.000 circa) con i
quali la IAIO F.I.S.S.N. ha perfezionato con
il Console Onorario del Senegal Dr. Tullio
Galluzzi un protocollo d’intenti di formazione, collaborazione e servizi/prestazioni sanitarie. L’incontro è servito per rinnovare
l’appello agli enti pubblici di sostenere – a
costo zero – l’accreditamento tra pari come
riconoscimento dell’eccellenza e della qualità del servizio e della professionalità delle
strutture operanti in ogni regione, a cominciare dalle Marche, definita dal Presidente
della IAIO F.I.S.S.N. Regione pilota.
In apertura dei lavori, il presidente Iaio
F.I.S.S.N. dr. Filippo Bambara ha ricordato
l’intento associativo.
L’Articolo 35 della Carta di Nizza (Protezio-
16
ne della salute) statuisce che: “Ogni individuo ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche
alle condizioni stabilite dalle legislazioni e
prassi nazionali.
Nella definizione e nell’attuazione di tutte le
politiche ed attività dell’Unione è garantito
un livello elevato di protezione della salute
umana” quindi ha proseguito il Presidente,
i paesi membri devono garantire un alto livello di protezione della salute e di livellare
in alto i requisiti minimi garantiti.
Il Manuale di qualità e l’accreditamento
volontario tra pari dell’Associazione IAIO
F.I.S.S.N. indicano i criteri e le procedure operative, garantiscono e soddisfano la
Carta Europea dei Diritti del Malato (Carta
di Nizza 2002), livellando in alto i requisiti
“standard” ad oggi richiesti.
I requisiti e le procedure richiesti dalla
IAIO F.I.S.S.N. (quale terzo pagante/garante) a tutti i Soci Promotori (Strutture/
professionisti) garantiscono l’appropriatezza e la qualità della prestazione prestata per
converso, con il miglioramento continuo
della qualità, tutelano la salute dei Soci Sostenitori (Utenti).
Durante l’incontro alla Dental House di
Ancona, il vicepresidente vicario IAIO
F.I.S.S.N. Prof. Massimo Corigliano ha illustrato fra l’altro l’innovativo sistema informatico integrato EGIS, un software davvero
avveniristico che permette di operare chi-
Filippo Bambara
Presidente Iaio
rurgicamente in odontoiatria con grande
precisione e notevole risparmio, controllando e correggendo, laddove necessario,
l’occhio e la mano del più bravo chirurgo.
Un sistema già adottato da alcuni centri e
strutture affiliate alla IAIO F.I.S.S.N. che
andrà ad integrarsi al sistema informativo/informatico TGSpeedy utilizzato per il
controllo dei protocolli e la rintracciabilità delle procedure operative delle singole
strutture.
17
Diagnostica
MEDICINA
Qualità, disponibilità
e tempi di risposta ridotti
al minimo:
al via il Polo Diagnostico
del Santo Stefano
U
n unico numero telefonico per
prenotare, rapidamente e comodamente, prestazioni diagnostiche
presso tutte le strutture marchigiane del
Gruppo Santo Stefano.
E poi professionisti altamente specializzati,
strumentazione di prim’ordine e tempi di
risposta ridotti ai minimi termini.
Un sistema che fa della qualità del servizio,
della disponibilità e dell’accessibilità i suoi
principali punti di forza.
Tutto questo è il Polo Diagnostico Santo
Stefano-Villa dei Pini a cui chiunque può
rivolgersi per espletare un’ampia gamma di
prestazioni diagnostiche supportate, in tutte le metodiche, dalle più moderne tecnologie ed orientate soprattutto alla prevenzione. Dalla risonanza magnetica nucleare alla
TAC, dall’ecografia alla radiologia, e poi la
18
mammografia, la risonanza magnetica nucleare della mammella, l’elettroencefalogramma, l’elettromiografia e le prestazioni
di Neurofisiologia (PEV – PES): la gamma
delle prestazioni è ampia ed è abbinata ad
una qualità del servizio garantita da apparecchi di ultima generazione e da una rete
di professionisti specializzati nei diversi
ambiti della diagnostica.
La tempestività è una delle caratteristiche
del Polo tanto che gli appuntamenti per le
prestazioni erogate in regime privato sono
fissati entro 48 ore dalla richiesta (con la
possibilità, comunque, di fissarli anche sulla base delle necessità di ciascun paziente)
e i tempi di refertazione e risposta sono di
assoluta brevità.
Aspetto di primaria rilevanza, inoltre, è
quello legato alle potenzialità di prevenzio-
ne delle prestazioni diagnostiche erogate
dal Polo.
La diagnosi rappresenta sempre più, infatti, una tappa preziosa e imprescindibili nei
percorsi di prevenzione delle patologie.
Attraverso una diagnosi tempestiva, appropriata ed effettuata con strumentazioni di
precisione è possibile individuare e curare
le patologie ancor prima che si manifestino con modalità importanti e che arrivino a
successivi stadi avanzati.
L’ampia gamma di servizi erogati dal Polo
consente proprio una prevenzione efficace
e completa.
“Il Polo Diagnostico Unico - dice il responsabile, il dr. Lucio Baffoni - rappresenta in
ambito regionale una realtà radiologica in
grado di incidere positivamente sul livello
di assistenza degli utenti. Il know-how, le
Le prenotazioni si possono effettuare con estrema
rapidità e semplicità telefonando al numero
verde 800131852 oppure presentandosi
direttamente agli sportelli presso gli ambulatori.
I costi delle prestazioni, competitivi, specie
nell’ambito della prevenzione, sono, inoltre,
trasparenti e possono essere richieste tutte le
informazioni. Le prestazioni sono erogate
attraverso il Servizio Sanitario Nazionale,
in convenzione con compagnie assicurative
o in regime di solvenza in proprio.
competenze e l‘expertise che contraddistinguono il Gruppo Santo Stefano ci consentono di erogare servizi di assoluta validità
e qualità e a prezzi che, grazie alla messa a
fattor comune e alla nostra possibilità di realizzare economie di scala, sono paragonabili, di poco superiori, a quelli del pubblico.
Tutto ciò diventa il presupposto per una
virtuosa integrazione con il Servizio Sanitario Nazionale che ne risulterà sicuramente
rafforzato nella qualità così come nella
riduzione delle liste di attesa della sanità
pubblica regionale”.
“La qualità elevata delle prestazioni diagnostiche che il Polo unificato riesce ad erogare
– continua Baffoni - viene ottenuta con apparecchiature di ultima generazione
e con una rete professionale di alto livello
supportata da strumenti informatici che ne
esaltano l’interattività”.
Tutte le analisi e le
prestazioni sono erogate presso il centro
diagnostico di Porto Potenza Picena e presso la struttura di Villa dei Pini di Civitanova
Marche, ma l’intenzione del Gruppo Santo
Stefano è quella di potenziare la gamma di
prestazioni erogate anche nelle strutture
dove attualmente è possibile espletare una
parte delle prestazioni, come Villalba di
Macerata e Villa Adria di Ancona.
La diagnosi, se tempestiva,
appropriata ed effettuata
con strumentazioni
di precisione, rappresenta
una tappa preziosa
e imprescindibile nei
percorsi di prevenzione
delle patologie
19
Cosmetica
Età e pelle: quali consigli?
Binomio problematico affrontato dal punto di vista
delle strutture sanitarie. Una soluzione nell’acido jaluronico
L
’epidermide contiene il 20-30% di
acqua, percentuale che scende al 1020% per il suo strato più superficiale,
che ha una struttura particolare il cui ruolo
è evitare l’evaporazione dell’acqua dal corpo. Ma cosa accade con il passare del tempo
e perché la pelle diventa sempre più delicata? Le strutture che si occupano di anziani,
ad esempio, hanno un compito importante
nel gestire tale aspetto, evitando l’uso eccessivo di farmaci per risolvere eventuali
aggravamenti di problemi cutanei.
Abbiamo chiesto delucidazioni ad una giovane azienda del nord, VENUM, che con
la linea DERMENOX ha lanciato una serie
di prodotti studiati e creati per soddisfare le esigenze delle pelli più sensibili (dai
neonati agli anziani) e per supportare le
strutture sanitarie proprio nella cura delle
fragilità cutanee. Dall’intervista alla titolare
dell’azienda, Gina Arena, emerge un quadro preciso del contesto di cui parliamo e
la spiegazione del perché l’acido jaluronico
può rappresentare un ottimo supporto, soprattutto in ambiti come quelli delle RSA e
delle strutture ospedaliere italiane, alcuni
dei case history sui quali si sta basando l’esperienza DERMENOX.
Processi degenerativi della
pelle: come affrontarli
I segni del tempo, visibili anche dalla pelle,
sono dovuti ad una modifica o ad una rarefazione delle fibre di collagene, dell’elastina, dell’acido jaluronico, di tutte le sostanze
del derma. A tali cambiamenti sono legate
una maggiore secchezza e una disidratazione della cute, cause di diversi disagi: prurito, disturbo del riposo, agitazione.
Si tratta di problematiche che possono anche degenerare, portando ad un maggior
utilizzo di farmaci (antistaminici), con conseguenti maggiori disagi per i degenti ospiti, e costi elevati per le strutture sanitarie
stesse. I consigli DERMENOX in tali contesti rientrano in un Piano di salvaguardia
dell’integrità cutanea che l’azienda sviluppa
per ogni struttura supportata come nel caso
della Residenza Anni Azzurri Villa Reale di
Monza, dove Venum ha inoltre inaugurato
l’utilizzo di una modulistica ad hoc per monitorare l’efficacia dei propri prodotti sui
diversi casi presenti in struttura.
Obiettivo del Piano suddetto: prevenire e
risolvere i problemi della pelle, in primis
attraverso tre azioni: MANTENIMENTO
IGIENE, PREVENZIONE, CURA.
LISINA
È un amminoacido
che nella sua forma
idrossilata, grazie
all’intervento della
vitamina C, rientra
nella composizione del
collagene, la proteina
fibrosa che costituisce ossa, cartilagini e
altri tessuti connettivi;
favorisce la formazione
di anticorpi, ormoni
(come quello della
crescita) ed enzimi. È
necessaria allo sviluppo e alla fissazione del
calcio nelle ossa.
LEUCINA
È un amminoacido
importante per la
costruzione ed il mantenimento del tessuto
muscolare
20
LA PAROLA AGLI OPERATORI
Venum ha scelto di monitorare l’efficacia dei propri
prodotti con questionari e moduli somministrati agli
operatori delle strutture supportate. Ecco alcune voci:
“Il Bagno Shampoo Acido Jaluronico, fresco e profumato, ha eliminato completamente la necessità di usare
profumo o acque di colonia; idrata mentre deterge”.
“La Crema Gel Acido Jaluronico viene applicata quotidianamente anche come crema viso e come dopo barba,
sfruttando le sue proprietà lenitive”. “La Crema Gel viene usata come protezione su qualunque parte del corpo; utilizzata su ospiti con problemi di pelle squamosa,
la pelle risulta idratata fino al giorno dopo”.
Come? Innanzitutto facendo una pulizia
della cute, seguendo questi accorgimenti:
• Utilizzare prodotti che rispettino il film
idrolipidico (PH 5.5)
• Non utilizzare acqua troppo calda
• Ridurre la minimo la forza e la frizione
• Asciugare accuratamente gli spazi interdigitali e le pieghe della pelle
• Applicare creme idranti e/o protettive
Il tutto ricordando che lavare la pelle è importante per la salute ma farlo troppo o con
prodotti inadeguati può provare essiccamento e riduzione della flora batterica.
La soluzione dall’acido
jaluronico per detergere
e proteggere
L’acido jaluronico è uno dei componenti
fondamentali dei tessuti connettivi dell’uomo. Conferisce alla pelle le sue particolari
proprietà di resistenza e mantenimento
della forma ma la sua concentrazione nei
tessuti tende a diminuire con l’avanzare
dell’età. La sua mancanza determina un
indebolimento della pelle, rendendola più
delicata e promuovendo la formazione di
rughe ed inestetismi.
L’acido jaluronico si occupa di mantenere il
grado di idratazione, turgidità, plasticità e
viscosità della pelle, poiché si dispone nello
spazio in una conformazione aggregata incamerando così un notevole numero di molecole d’acqua. Nei prodotti DERMENOX
l’acido jaluronico evita la disidratazione dei
tessuti, trattenendo l’acqua, senza dar luogo a fenomeni di ritenzione, e garantendo
un effetto Protettivo, Idratante, Ristrutturante e Nutriente. La presenza di due amminoacidi, Lisina e Leucina, dona un piacevole effetto ristrutturante, aumentando la
nutrizione e la protezione della cute.
La linea DERMENOX all’acido jaluronico,
Bagno shampoo e Crema gel, è stata appunto studiata, ed è particolarmente indicata,
per pelli delicate, disidratate e sottili.
Il suo PH 6, autoregolante, è in grado di
mantenere una costante ed ottimale idratazione. L’acido jaluronico, presente nella
formulazione in una concentrazione perfettamente stabilizzata, contribuisce in maniera straordinariamente efficace ad evitare
la disidratazione dei tessuti, anche in presenza di pelli particolarmente delicate.
DERMENOX BAGNO SHAMPOO, ad
esempio, per il lavaggio di corpo e capelli,
è un detergente concentrato a base di acido
jaluronico, studiato e creato per pelli molto
sensibili, anche in caso di problemi cutanei
e nell’igiene del bambino.
Usato su tutto il corpo, ne basta una modica quantità per ottenere gli effetti positivi
sopra descritti.
Così come DERMENOX CREMA GEL, una
crema protettiva, a base di acido ialuronico,
che contribuisce alla creazione di un benefico e duraturo film protettivo con un autentico effetto barriera.
21
Animalia
In principio
era…
l’Uomo
e la Bestia
Nel celebre dipinto di Leonardo da Vinci “dama con
ermellino” il disegno del grande artista ha reconditi
significati simbolici e suggestivi sia per la posizione
donna/animale sia per lo studio della fisiognomica che
approfondisce il nesso - caratteristica ricorrente dello
scienziato Leonardo - tra corpo e anima, esteriorità e
interiorità e quindi quella curiosità filosofica che fa attraversare il limite finora insuperabile fra Uomo e Bestia, nel passaggio dell’animale a simbolo e segno.
Un secolo dopo, nel seicento, ulteriori scritti medici,
classici e medievali origineranno il De Humana Physiognomica di Giambattista Della Porta che rafforza il
rapporto e il paragone fra uomo e animale... mantenendo la dimensione zoologica e analogica. Dunque il quadro leonardesco che ritrae Cecilia Gallerani, amante di
Ludovico il Moro, risulta ricco di rispondenze e rimandi simbolici, a partire dallo scatto nervoso della zampa
e della mano che sorregge e non pare voler accarezzare
nella posa. Fino alle linee curve e profili, fino al candore dell’animale che richiama il pallore e la purezza della
donna. Un vezzo altezzoso studiato nei dettagli della
rappresentazione voluta, a livello scientifico oltre che
artistico, per esaltare un accostamento nobile quanto
improbabilmente domestico.
La prima rappresentazione-simbolo
dell’animale domestico
nel celebre quadro di Leonardo
“Dama con ermellino”
22
Il ‘dottore degli animali’
professione da scoprire
L’importanza della professione veterinaria e il valore sociale
della relazione uomo-animale. Tema stringente che affrontiamo
con il Presidente della Federazione Nazionale Ordini Veterinari
Italiani, Gaetano Penocchio.
Quali sono le principali problematiche della professione di veterinario?
Le modalità di selezione degli accessi al corso di laurea, il loro numero non armonizzato ai bisogni, le difficoltà di un mercato
che non può essere “infinito”, la disciplina
tributaria che non tiene conto della valenza
e importanza delle prestazioni medico veterinarie in termini di prevenzione per sanità
animale e salute pubblica e dei minori oneri
economici che comportano efficaci attività
di prevenzione (francobolli da collezione e
mazzi di rose godono di un regime IVA agevolato al 10%, la salute dei nostri animali è
gravata dal 22%). Abbandonata la lista delle
doglianze metto sotto la lente un problema,
superabile solo che lo si voglia. Restano da
armonizzare i medici veterinari che operano nel SSN in veste di autorità competente
(6.500) e il contingente di liberi professionisti (24.000) che sono una risorsa per il Paese. Nel rapporto pubblico-privato trovo una
delle maggiori problematiche. L’armonizzazione dei due contingenti disegnerà il futuro
della professione, della sanità degli animali,
dell’igiene degli alimenti, delle produzioni
zootecniche.
È una professione ancora richiesta? È
ancora un’opportunità di lavoro?
È e sarà sempre richiesta semplicemente
perché indispensabile. Ricordo un meraviglioso articolo del Prof Mantovani che anni
fa, immaginando un mondo senza veterinaria, ne ipotizzava gli effetti: diffusione
delle malattie degli animali, trasmissione
di zoonosi all’uomo, ricomparsa di malattie eradicate, alimenti di origine animale
non affidabili, mancanza di garanzie per i
consumatori, assenza di controllo delle importazioni di animali e loro prodotti, perdite
di reddito nel settore zootecnico, di posti di
lavoro, ripercussioni negative sul turismo.
Insomma, i medici veterinari hanno un
ruolo insostituibile nella prevenzione e nel
“sistema salute”. Non posso non richiamare le difficoltà conseguenti ad un esubero
dott.Gaetano Penocchio,
Presidente della
Federazione Nazionale Ordini
Veterinari Italiani (FNOVI)
Corsi di laurea:
attendiamo modifiche
che possano concorrere
alla “costruzione” di un
medico veterinario più
attuale, più cosciente
dei propri mezzi
23
Animalia
Medici veterinari:
ruolo insostituibile
nella prevenzione e
nel “sistema salute”
ma diverse criticità
da affrontare.
Nel rapporto
pubblico-privato,
una delle maggiori
problematiche
di medici veterinari: 13 corsi di laurea sono
un’anomalia ingiustificabile e 30.500 medici veterinari sono la conseguenza di questa anomalia. 1 veterinario su 6 in Europa
è italiano. Conseguenze: sottoccupazione e
disoccupazione, che se aggiunte agli scarsi
risultati economici (redditi medi inferiori a
20.000 €/anno) disincentivano i giovani. A
loro comunque dico di andare dove li porta
il cuore: se sono determinati, motivati, se
credono e desiderano esercitare questa che
è la più bella professione del mondo, ce la
faranno.
Le università garantiscono un buon
livello di preparazione?
In Italia contiamo 13 corsi di laurea in medicina veterinaria. Troppi, anche per la
scarsa disponibilità di mezzi da impiegare
nella “costruzione” del medico veterinario.
Ospedale didattico per animali da reddito e
da compagnia, azienda zootecnica, laboratori, macello didattico, etc. fanno di questo
percorso di laurea uno dei più costosi. La
crisi ha ridotto le già modeste possibilità di
effettuare investimenti. Nonostante ciò, con
le variabilità fisiologiche e limitatamente ad
alcune materie/settori, ritengo che il neolaureato disponga di mezzi e strumenti
di conoscenza rilevanti. Ma il “sapere”
raramente si accompagna con il “saper fare”. Troppo ridotte le esperienze
pratiche, c’è l’esigenza urgente di integrare il corso con nuovi insegnamenti: sanità pubblica veterinaria, bioe-
24
tica, ambiente, clinica delle specie minori
(acquacoltura e apicoltura), etc. A discapito
di altre materie che gestiscono un monte di
crediti/ore eccessivo. Siamo confortati dalla
disponibilità al confronto da parte dell’università e dall’ipotesi di prolungamento del
corso con un anno esclusivamente professionalizzante. Modifica che insieme alla revisione/integrazione del percorso didattico
potrebbe concorrere alla “costruzione” di un
medico veterinario più attuale, più cosciente
dei propri mezzi, a conoscenza delle dinamiche che regolano il mercato dei servizi professionali e delle opportunità conseguenti.
Formazione
e
approfondimento:
come farli?
La formazione è nelle università, nel SSN,
negli ordini, nelle articolazioni associative
culturali. Spesso sono tre sottosistemi ciascuno dei quali viaggia per proprio conto
e verso obiettivi totalmente diversi. Una
formazione talvolta non corretta, non omogenea, non programmata. Diversi i soggetti
culturali che gestiscono il long life learning.
La parte del leone la fanno società culturali e associazioni scientifiche presenti in
numero significativo in medicina veterinaria. Non possiamo non citare il ruolo della
rete di Istituti zooprofilattici che operano in
collaborazione con Ministero della salute e
Assessorati regionali alla salute. L’Università genera percorsi di specialità che rappresentano titolo indispensabile per l’accesso ai
concorsi del SSN; master e corsi di alta formazione fanno il resto. Ma non tutti i settori
professionali dispongono di opportunità di
aggiornamento tali da soddisfare i bisogni e
la formazione frontale viene erogata a macchia di leopardo. Gravissimo problema da
risolvere prevedendo specifica normativa,
quello degli stage formativi oltre che presso
le strutture pubbliche, presso strutture private.
La società sta cambiando: stress, nuove malattie, longevità. L’animale da
compagnia viene considerato nel suo
valore terapeutico?
È provato che la relazione uomo-animale
può portare benefici fisici e psichici. L’animale domestico può diventare un valido
co-terapeuta e cooperare per realizzare un
miglioramento delle condizioni di salute della persona e in taluni casi una sua capacità di
convivere in modo assertivo con una disabilità. Dal 2008 esiste un Centro di Referenza
Nazionale per gli Interventi Assistiti con gli
Animali che valorizza questo. Gli interventi
assistiti con gli animali necessitano di più
figure sanitarie, psicologiche e tecniche.
Diventa rilevante il ruolo dell’animale, sempre più “soggetto senziente” e sempre meno
“oggetto” ed il suo rapporto con l’uomo. In
questo ambito va analizzato il nostro ruolo. Non giova discutere se gli animali hanno diritti; è certo che l’uomo, ed ancor
più il medico veterinario, ha doveri
e responsabilità. Se si può parlare
di un progresso etico, un nodo
da sciogliere sarà il modo con
cui si configura il rapporto
tra scienza, professione e
animali nella società degli
uomini. Dibattito che necessita di mediazioni che
giustamente la società si
aspetta da noi.
Valentina Vittori
25
Cucinotta
INTERVISTA
Mamma
diva
e combattiva
Lontana dallo stereotipo della “diva”stupenda e irraggiungibile nell’Olimpo spesso
effimero del jet set, impegnata professionista (attrice, doppiatrice, produttrice, regista), moglie e mamma appassionata, la
siciliana Maria Grazia Cucinotta è inoltre
in prima linea nell’impegno civile e sociale.
Vanto italiano che anche l’estero ci apprezza, a fine anno ha chiuso, al fianco di Enrico Lo Verso, le riprese del film ‘Nomi e cognomi’, esordio di Sebastiano Rizzo, storia
di impegno civile e giornalismo coraggioso
contrapposto alla criminalità.
La Cucinotta è reduce poi da ‘Ferite a morte’, spettacolo sbarcato di recente a New
York, nella sede delle Nazioni Unite, per
dar voce alle donne che hanno perso la vita
per mano di un marito, amante, fidanzato,
ex-compagno. Ha inoltre da poco firmato,
con la stilista Maria Grazia Severi, 18 abiti
contro la violenza sulle donne, il cui ricavato andrà alla Fondazione Pangea.
Come ha festeggiato il nuovo anno?
“Un secondo viaggio di nozze dopo 20 anni
di matrimonio, ma questa volta con la mia
Giulia” ci dice.
A
ttrice, doppiatrice, produttrice, regista. La sua passione?
L’attrice è sicuramente la cosa che
più mi appassiona.
Fa parte della mia vita ormai da tempo.
Ma è chiaro che la mia crescita professionale è stata quella di riuscire a integrare
questo ruolo con gli altri. È come se, da
bambina, fossi via via diventata grande,
imparando come tutto ciò che c’è dietro ad
un film – la produzione, la regia, etc. – sia
complesso e faticoso ma, allo stesso tempo,
26
entusiasmante, completo, integrato.
Cosa le hanno lasciato le esperienze
all’estero e quali differenze ha notato?
Tutte le mie esperienze hanno contributo
alla mia crescita.
Ho girato il mondo, avendo la possibilità e
il privilegio di imparare da tutti e di stringere amicizie veramente ovunque.
Per alcuni versi è una cosa che ti fa lasciare
una parte della tua italianità per scoprire e
prendere anche altro da interiorizzare.
La grande differenza tra l’Italia e l’Ameri-
ca è che nel secondo contesto il cinema è
una vera e propria industria, con una certa meritocrazia, lavoro di gruppo, con una
mentalità ben precisa, degna di una precisa
macchina di informazione e comunicazione.
Quando ha iniziato e quali cambiamenti ha notato da allora?
Ho iniziato nell’ ‘86 con Renzo Arbore e ‘Indietro tutta’.
È cambiato molto: non c’era internet, ad
esempio, e la tv era praticamente l’unico
mezzo di intrattenimento, che poi si è evoluto in una strada che ha visto reality e talk
sostituire lo spettacolo vero.
Cosa consiglia ai giovani che si avvicinano al mondo dello spettacolo?
Più che altro consiglierei al mondo dello
spettacolo di dare visibilità al talento, così
che i giovani che si avvicinano a questo contesto possano prepararsi e presentarsi con
l’obiettivo di far emergere e di lavorare sul
talento.
Cos’è per lei la famiglia?
La base della tua partenza, di tutto, il nucleo
vero nel quale ti rifugi e continui a crescere.
Come concilia l’essere mamma con il
lavoro?
Con grandi sacrifici e sicuramente grandi
mancanze. Ma quando sono presente cerco
in tutti i modi di non far entrare il lavoro
nella quotidianità familiare, di ritagliare dei
momenti dedicati esclusivamente a mia figlia, di darle attenzioni e indirizzarla sulle
cose veramente importanti.
Su cosa non transige nella sua educazione?
Il rispetto per gli altri, la prima cosa che
cerco di insegnarle.
Cosa si augura per sua figlia Giulia?
Tutta la felicità del mondo, come la auguro a tutti i miei cari, considerando però che
l’essere felici è il raggiungimento della pace
con se stessi e non l’ottenimento delle cose.
Quanto conta per lei l’attenzione alla
salute?
Molto. Innanzitutto sono convinta che siamo ciò che mangiamo e dunque che biso-
gna curare con attenzione il cibo che consumiamo ogni giorno.
L’Italia è forse l’unico paese al mondo dove
si può ancora mangiare sano e trovare alimenti sicuri.
È inoltre fondamentale per me cercare di
evitare tutto ciò che danneggia il corpo,
come il fumo o l’alcool e cercare di mantenere un certo stile di vita.
Cosa fa nel tempo libero?
Bhe, molto tempo libero non c’è. Quello che
ho a disposizione cerco di dedicarlo alle mie
associazioni: da quelle per la lotta al tumore
al seno a quelle contro la violenza sulle donne, a quelle per le mamme e per i bambini
in difficoltà.
Maria Chiara La Rovere
Maria Grazia
Cucinotta ci
racconta l’amore
per la famiglia
le scelte salutiste
l’impegno sociale
fuori dal comune.
CONCRETAMENTE NEL SOCIALE
Ambasciatrice del World Food Programme, testimonial della Run for Food, del
Gay Pride, dell’associazione per bambini con disturbi mentali Il Cavallo Bianco e della Race for the cure, annuale corsa contro i tumori al seno dell’Associazione Susan G. Komen Italia. Sempre al fianco dell’Associazione Risveglio,
Onlus che ha a cuore la complessa problematica socio-sanitaria delle persone
con esiti di gravi cerebrolesioni acquisite, la Cucinotta è anche testimonial della Fondazione Pangea, Onlus che si occupa di favorire condizioni di sviluppo
economico e sociale per le donne e le loro famiglie, contro la violenza su donne
e bambini. È madrina della campagna This Close-End Polio Now, promossa
dai Rotary Club per debellare la malattia dai paesi ancora polio endemici.
Sostiene il progetto dell’ONU “REFUGEEscART”, in favore dei rifugiati, ed è
madrina di ‘Idee per le mamme’, progetto della Procter&Gamble per finanziare le associazioni che sostengono progetti per maternità e genitorialità. Solo
alcune delle passioni di questa diva combattiva.
27
Sant’Egidio
VOLONTARIATO
Nel segno della pace
:
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Comun
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amicizia
battaglie civili
L
a Comunità di Sant’Egidio nasce nel 1968 a Roma nel
clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II.
La parola del Vangelo viene messa in pratica attraverso
l’attenzione verso le classi meno abbienti, l’importanza dell’amicizia tra i popoli, l’impegno per la pace, il dialogo e la giustizia. Oggi è un movimento di laici costituito da oltre 60 mila
persone presenti in 73 Paesi impegnate, a titolo volontario e
gratuito, nella comunicazione del Vangelo e accanto ai più poveri, nel dialogo ecumenico e tra le grandi religioni mondiali,
nel lavoro per la pace.
L’internazionalità della Comunità è data dal fatto che un terzo dei membri della Comunità vivono in Africa e nel Sud del
mondo.
Dove c’è sofferenza e richiesta di aiuto, la Comunità di Sant’Egidio è presente.
I volontari sono tra i senza tetto, gli anziani e i bambini di strada, gli immigrati, le etnie come i rom e sinti, le persone non
autosufficienti e disabili, i malati senza cure. E poi, tra i prigionieri in molte carceri internazionali e nei bracci della morte.
In maniera innovativa la Comunità coniuga amicizia, aiuto
concreto e battaglie civili per la difesa della dignità umana e dei
diritti, è schierata contro la xenofobia e l’intolleranza, promuove il dialogo ecumenico e interreligioso, le iniziative culturali e
legislative.
Nelle varie zone del mondo dove è presente, soprattutto in
quelle dilaniate dai conflitti bellici e dove vi è più povertà, si
adopera, sempre con personale locale, per favorire la convivenza tra culture, religioni e gruppi etnici, nella convinzione che
vivere insieme è il futuro.
L’impegno mondiale contro la Pena di morte e la campagna
“Cities for Life” si collocano in questa rete di impegno internazionale come una battaglia particolare in difesa della dignità e
dei diritti umani, per una giustizia capace sempre di rispettare
la vita.
Tante sono le iniziative che la Comunità porta avanti.
Si possono consultare, e dare aiuto, se si vuole, attraverso il sito
www.santegidio.org.
Nicoletta Di Benedetto
28
La Comunità di Sant’Egidio nacque a Roma nel 1968 per iniziativa del giovane Andrea Riccardi. Riunì alcuni tra i suoi
compagni di liceo per ascoltare e mettere in pratica il Vangelo come fecero gli Apostoli e san Francesco d’Assisi. Il primo
obbiettivo del gruppo fu quello di raggiungere la periferia
della Capitale che pullulava di baracche dove vivevano molti
poveri e i bambini non andavano a scuola. Tra le iniziative
vi fu quella di avviare un doposcuola pomeridiano, la “scuola
popolare”, oggi denominate “Scuole della pace” e presenti in
molte parti del mondo.
Contatti: Piazza di S.Egidio 3/a – 00153 Roma Tel +39.06585661 - Fax +39.065883625
www.santegidio.org
[email protected]
[email protected]
29
ANDI
SORRISI
Il ruolo del dentista
nella prevenzione e diagnosi
del cancro orale
L
a bocca, le labbra e l’intero cavo
orale - parti integranti del sistema
digerente ed estremamente
importanti per la vita di relazione proprio come altri distretti
dell’organismo umano possono essere sede
di tumori. Una lesione particolarmente
rossa o mista bianco-rossa, una
tumefazione, un’ulcera, un’improvvisa
perdita di denti può nascondere un tumore
maligno. Più del 90% delle neoformazioni
maligne della cavità orale è rappresentato
dal carcinoma squamocellulare, una
grave affezione che presenta
un’incidenza in crescita in molte aree del
mondo (si stimano circa 275.000
nuovi casi ogni anno, 6000 solo in Italia).
Il carcinoma, che può interessare la mucosa
di qualsiasi parte della bocca: labbra,
gengive, guance, palato, lingua e suo
pavimento, è più comune negli uomini che
nelle donne a causa di una maggior
propensione dei primi per le abitudini a
rischio; la probabilità di ammalarsi, inoltre,
si incrementa con l’età proprio perché
aumenta il periodo di esposizione del
soggetto all’azione di agenti
cancerogeni. Nei paesi occidentali alcuni
tra i principali fattori di rischio per lo
sviluppo di un cancro orale sono il
tabacco (in tutte le sue forme, sia fumato
che masticato), il consumo eccessivo
di alcool e, per le labbra, la
sovraesposizione alla luce
ultra-violetta di lampade abbronzanti o
dei raggi solari; anche la presenza di
lesioni a rischio di trasformazione (oggi più
correttamente definite come “disordini
potenzialmente maligni”, quali abrasioni,
ferite, protesi incongrue o mal fatte),
può significativamente aumentare le
probabilità dello sviluppo di un carcinoma
orale. La prognosi del cancro della bocca
dipende in particolare dall’estensione della
massa tumorale e la mortalità è in
sensibile aumento nella maggior
parte dei paesi europei, in quanto
30
ancora troppo pochi carcinomi
vengono diagnosticati dai clinici in uno
stadio precoce; è auspicabile, dunque,
una diagnosi quanto più precoce possibile
di quelle lesioni che risultano
potenzialmente maligne o già in fase
conclamata, al fine di intraprendere
un tempestivo e corretto trattamento
di una patologia grave,
deturpante ed altamente invalidante.
Dott. Massimiliano Fioroni
Referente Oral Cancer Day,
Andi Ascoli Piceno e Fermo
Riconoscere
i sintomi
e i fattori di rischio
L’Assemblea per la Salute Mondiale
(WHA), organo supremo
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
(WHO), nel 2007 ha votato una risoluzione
per la salute orale che metteva in evidenza
la necessità di politiche e strategie per la
prevenzione del carcinoma oro-faringeo
auspicando il coinvolgimento di
professionisti del settore. Tra le diverse
figure sanitarie che si occupano di patologie
del cavo orale (Pediatra, Medico di Base,
Otorinolaringoiatra, Dermatologo,
Chirurgo Maxillo-Facciale) l’Odontoiatra in
particolare, attraverso le frequenti
visite con facile accessibilità alla bocca, è
sicuramente il professionista che ha
maggiori possibilità di rilevare eventuali
lesioni mucose precancerose o chiaramente
cancerose. I dentisti, inoltre, hanno una
posizione primaria nel dissuadere i
pazienti dai fattori di rischio principali
ed educarli al riconoscimento di
manifestazioni e sintomi precoci di
eventuali lesioni sospette. In tale ottica
sono state avviate in Europa iniziative di
sensibilizzazione della popolazione:
in Gran Bretagna, l’Istituto Nazionale per
l’Eccellenza Clinica (NICE) del
Dipartimento Sanitario, proprio per
ridurre i ritardi nella diagnosi del cancro
orale, ha deciso di applicare linee guida
nazionali per la formazione ed avviare i
pazienti affetti da lesioni orali sospette
verso centri oncologici; in Italia,
l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani
(ANDI) organizza da anni l’Oral Cancer
Day, un progetto di grande rilevanza
sociale che si propone di focalizzare
l’attenzione della collettività sui tumori del
cavo orale, patologia che ancora molte
persone non conoscono o addirittura
sottovalutano. I dentisti volontari
dell’ANDI incontrano i cittadini nelle
piazze di numerosissime città italiane per
informare la popolazione come una
diagnosi tardiva di carcinoma orale
implichi una diminuzione delle probabilità
di guarigione ed il conseguente necessario
ricorso a terapie più complesse e
demolitive oltre a sottolineare
l’importanza di seguire stili di vita
virtuosi, evitando quei fattori di rischio
più spesso implicti nello sviluppo
di tali patologie orali. Il messaggio
forte che si vuole dare è che una visita
odontoiatrica periodica di controllo
può salvare la vita del paziente se si
intercettano precocemente lesioni
sospette o francamente maligne…
BIOLOGICO
A GRANDE
RICHIESTA
Consumi
MONDOBIO
Come stanno cambiando i consumi degli italiani?
Quali le scelte di famiglie e single? Indubbiamente c’è stata una forte
contrazione toccando anche, elemento significativo, il settore food. Ma
permane un dato in controtendenza che attesta una sensibilità in aumento anche da parte degli italiani, come molta parte dell’Europa, Germania,
Svizzera, Austria in primis: la scelta biologica. Abbiamo commentato
alcuni dati con Giorgio Grottini, responsabile Vallebio (Ancona), tra i
pionieri del settore, che poi nel 2006 ha anche lanciato uno dei più attenti
negozi specializzati nella regione Marche.
“
Nonostante la crisi economico-finanziaria, il biologico risulta ancora in forte espansione a livello internazionale
sia sul fronte della domanda che dell’offerta – ci racconta Grottini – In particolare,
il mercato italiano del bio continua a crescere, confermando una dinamica positiva
in atto da diversi anni, come dimostrano i
dati 2013, come quelli Ismea, in linea con
la nostra esperienza Vallebio, di realtà che
si è sviluppata proprio intorno alle esigenze di una domanda ora vivace come quella
del centro-Italia, mentre è stato piuttosto il
nord a fare da apripista bio in passato”.
Cosa si evince da questi dati?
“Intanto Ismea ci dice che nei primi 7 mesi
del 2013 gli acquisti alimentari nel biologico hanno visto segnare un +9,2%, mentre la
spesa agroalimentare in genere, nel primo
semestre 2013, è risultata in flessione del
3,7%. Il comparto biologico sembra quindi
ancora andare in controtendenza rispetto al
settore food nel complesso”.
Quali gli incrementi più interessanti?
Di quali prodotti?
“Ci sono stati, in particolare, aumenti fatti
registrare nell’acquisto di biscotti, dolciumi
e snack bio, di ortofrutticoli freschi e trasformati, di uova.
Minori ma pur consistenti gli incrementi di
pasta, riso e sostituti del pane.
Bene anche i lattiero-caseari e le bevande
bio. Interessanti anche quelli di miele e
omogeneizzati bio”.
Chi compra maggiormente?
“C’è sempre la componente di una scelta
Giorgio Grottini
consapevole di benessere psico-fisico in armonia con il pianeta, ma soprattutto si fa
questo tipo di scelte, più affidabili e informate secondo molti consumatori, indirizzate ai più piccoli”.
Ci sono novità che hanno segnato
l’anno che si è chiuso?
“Un fenomeno di cui abbiamo apprezzato
anche noi il forte incremento: la cosiddetta
spesa alla spina, senza imballaggi.
Che si tratti di cibo o di detersivi, aumenta
la richiesta di questo tipo di prodotti “senza
abiti” e senza sprechi.
Un nuovo modo di fare la spesa che diventa
più leggera, più ecosostenibile e anche più
conveniente. Il tutto senza tralasciare le informazioni sui prodotti.
Stiamo per questo aumentando anche le
nostre referenze in merito per andare incontro all’aumentata richiesta e ai diversi
gusti”.
31
Design&Società
Design
d’azionE
Se gli “oggetti-soggetti
intelligenti” modificano
i comportamenti
I
l design oggi influenza anche i nostri
comportamenti. La tecnologia avanzatissima e la sua miniaturizzazione
hanno reso possibile andare oltre gli smartphone. Ciascuno può portare con sé o indossare congegni sempre più piccoli la cui
funzione è indicare come eseguire un’operazione in maniera corretta. Sono dispositivi con intelligenza integrata in grado di fornire velocemente risposte comprensibili ad
azioni appena intraprese, confrontandole
con il comportamento previsto. Sono facili
da applicare praticamente ovunque.
Oggi l’oggetto di design
diviene capace di tessere
relazioni reali imponendosi come
soggetto intelligente
in grado di suscitare reazioni
nel fruitore e influenzare,
plasmare, modificare
i suoi comportamenti.
Orologi intelligenti, braccialetti in grado di
monitorare l’attività fisica, giochi per bambini e congegni che permettono di definire
l’angolazione e la potenza esatta di un lancio, durante una partita di basket o di un
calcio al pallone, presto inizieranno ad invadere la quotidianità influenzando inevitabilmente il nostro modo di agire.
Il design è per sua costituzione omnicomprensivo, è influenzato ed influenza l’interazione che noi abbiamo con gli altri e con
lo spazio circostante, ma ora lo scambio
diviene più evidente e diretto. Se il design
inteso come pro-getto caratterizza da sempre l’essenza dell’uomo, è con il 1851, data
della Grande Esposizione londinese, che
viene fatta coincidere la sua nascita. Dopo
32
Dott.ssa Chiara Sgreccia,
Responsabile Cultura
Poliarte Ancona
la II Rivoluzione Industriale infatti la valenza dell’oggetto – che diviene moderno
– si acuisce diventando il centro della società dei consumi ma anche garanzia e dimostrazione della qualità della vita di ogni
cittadino nonché strumento di crescita del
benessere di ciascuno.Oggi il passo sembra
ulteriore, con la scomparsa della contrapposizione tra cultura materiale ed immateriale, l’oggetto di design diviene capace di
tessere relazioni reali imponendosi come
soggetto intelligente in grado di suscitare
reazioni nel fruitore e quindi di influenzare,
plasmare, modificare i suoi comportamenti.
Tale sviluppo permette certamente di accrescere la qualità della vita dando le possibilità all’uomo di aprirsi a nuove prospettive e spunti di riflessione, facilitando molte
azioni della vita di tutti i giorni, indicando
l’opzione corretta o più semplice da seguire,
semplificando l’apprendimento, ampliando
democraticamente le possibilità di conoscere. Resta soltanto da sfuggire alle controindicazioni.
Chiara Sgreccia
[email protected]/www.centrodesign.it
in collaborazione con
www.poliarte.net
Psicologia del benessere
Come favorire
i comportamenti
salutistici
La Psicologia ed il Marketing in aiuto
di chi promuove la Salute
S
pesso si pensa al Marketing come a
qualcosa di “negativo”, legato alla
vendita di prodotti e servizi superflui
o, comunque, agli antipodi rispetto a tematiche delicate e sentite quali la salute e la
qualità della vita.
Per assurdo, è maggiormente accettato l’utilizzo di teorie e tecniche promozionali che
hanno come fine l’avvicinamento della persona a comportamenti di acquisto anti-salutistici piuttosto che pro-salutistici (o per
una “buona causa”).
Eppure, comprendere i valori, gli atteggiamenti e le aspettative dei pazienti e della
popolazione per meglio indirizzare il prodotto/servizio in ambito salute, sarebbe
non solo utile alle persone stesse ai fini di
una corretta informazione, prevenzione e
cura ma anche alla società stessa.
Il Marketing può infatti contribuire alla soluzione di importanti problemi sociali e salutistici, influenzando gli atteggiamenti ed i
comportamenti dei soggetti a cui si rivolge.
Per tutti gli operatori della Salute, è importante sapere che ogni cambiamento nella
vita di una persona in favore dell’attuazione
di un comportamento salutista coinvolge
un complesso processo della mente che per
essere adattato ha bisogno di un approccio
adeguato al target, soprattutto dal punto di
vista psicologico.
Infatti, secondo l’Health Belief Model
(Becker, 1974), un individuo prenderà in
considerazione di dover prevenire, curare o controllare una condizione di salute
basandosi sui diversi fattori psicologici: la
“suscettibilità percepita” (l’individuo deve
credere che la condizione di pericolo per
la salute lo riguarda), la “gravità percepita”
(l’individuo deve credere che, ad esempio,
una malattia possa portare a severe conseguenze per sé), i “benefici percepiti” (l’individuo deve credere che avrà conseguenze
positive attuando o modificando un certo
comportamento riferito alla salute) e i “limiti percepiti” (l’individuo deve considerare che i costi psicologici o monetari siano
minori rispetto ai benefici che ne trarrà).
Il cambiamento dei propri stili di vita in favore di altri maggiormente salutistici sono
inoltre favoriti da fattori psicologici quali
l’autoefficacia percepita (Self Efficacy) e che
riguarda componenti interni all’individuo
(l’individuo sarà più motivato se crede che
gli esiti positivi del comportamento abbiano maggior peso e superino quelli negativi)
ed esterni (l’individuo valuterà le conseguenze di chi ha precedentemente messo in
atto il comportamento per aderire o meno
al comportamento).
Queste ed altre indicazioni sono fondamentali per un corretto approccio ai pazienti sia
dal punto di vista della cura che, ancor meglio, della prevenzione.
Daniele Orazi
[email protected]
Dott. Daniele Orazi,
Psicologo del Marketing e delle
Organizzazioni, IPSE Ancona
L’Istituto di Psicologia
e di Ergonomia di Ancona
ha aperto la Scuola
di benessere e bellessere
con la supervisione
dell’illustre e famoso
Prof. Enzo Spaltro.
Sono già attivi percorsi
psicologici – anche
associati a cure termali con la
collaborazione
delle Terme dell’Aspio –
che riguardano la conoscenza
approfondita del Sé
e del proprio corpo.
in collaborazione con
33
Progetto Delmvet
la Formazione
nella Macro Regione
Adriatica
A cura di Nicolò Scocchera
N
ella fase cruciale di start up della
Macro Regione Adriatico-Ionica
in cui la Regione Marche sta assumendo un ruolo di guida e di promozione
nei processi di integrazione tra i paesi che
si affacciano sul mare Adriatico, COOSS
Marche ed altri partner europei cooperano e collaborano alla realizzazione di
percorsi formativi innovativi.
La Macroregione Adriatico-Ionica è
concepita come una forma innovativa di
cooperazione interregionale e transnazionale, allo scopo di rafforzare i processi democratici e l’accelerazione del percorso di
integrazione europea dei Paesi balcanici.
34
Progetto DELMVET
Developing an Efficient Locally managed Model of Vocational Education
and Training Sviluppo di un modello
locale efficiente per l’Istruzione e la
Formazione Professionale Codice progetto: 283-Durata: marzo 2011 – febbraio 2014.
Il progetto DELMVET si inserisce
all’interno della priorità 1 del programma IPA – Cooperazione Transfrontaliera Adriatica, e risponde alla necessità di implementare azioni innovative
di capacity building e di trasferimento
di know-how, al fine di migliorare l’occupabilità e la mobilità dei lavoratori, in un ottica di mercato del lavoro
transfrontaliero nel bacino adriatico.
L’intento di DELMVET è rafforzare il
sistema VET (Vocational Education
and Training - Istruzione e Formazione Professionale), attraverso la creazione di reti internazionali, lo scambio
di esperienze, il trasferimento di competenze, la promozione di mobilità, il
coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e la disseminazione delle buone
prassi.
L’obiettivo specifico di DELMVET è
lanciare un processo di revisione e riforma del sistema VET nelle aree coinvolte, introducendo modelli gestionali
che possano migliorare sostanzialmente la Formazione Professionale Superiore; in particolare, il progetto vuole
promuovere un processo di decentramento della VET nei paesi della Macro
Regione Adriatico Ionica coinvolti nel
progetti, sul modello del sistema di formazione regionale delle Marche. Per
raggiungere tale obiettivo, il progetto
DELMVET ha avviato:
La sua creazione mira a consolidare la
cooperazione economica e a sviluppare
una governance comune su problemi
condivisi (ambiente, energia, trasporti,
pesca e gestione costiera, sviluppo rurale,
turismo, cultura e cooperazione universitaria, protezione civile e cooperazione tra
PMI).
Il 24 gennaio scorso si è svolta ad Ancona
la Tavola Rotonda “Scenari futuri della
formazione post-secondaria nella Macro
Regione Adriatica”, realizzata nell’ambito
del progetto DELMVET.
• La costituzione di una rete attiva di
sistemi VET regionali;
• L’armonizzazione dei sistemi VET
con i bisogni del mercato del lavoro;
• La definizione di un modello pilota
di VET, nell’ambito della Formazione
Professionale Superiore (post-secondary), da integrarsi all’interno dei sistemi VET regionali.
Le attività previste di DELMVET
all’interno del territorio marchigiano riguardano:
• analisi dello status del sistema VET
nella regione, mappando gli stakeholder e promuovendo la costituzione
di un network della VET nel bacino
Adriatico, in grado di diventare il motore di sviluppo in ambito educativo
e formativo per i paesi partecipanti e
per l’intera area di intervento del programma.
•analisi dei bisogni del mercato del
lavoro nelle aree interessate da DELMVET, al fine di attivare un processo
di armonizzazione tra il sistema VET
(modelli, requisiti, procedure) e i bisogni del mercato del lavoro, andando a
definire ipotesi di curricula formativi
rispondenti ai requisiti.
•analisi di fattibilità per l’implementazione dei curricula formativi elaborati e sperimentazione dei percorsi
definiti, attraverso formazione pilota
e predisposizione del quadro di riferimento per l’operatività del profilo
individuato. Il progetto, coordinato
dalla Regione Durazzo, in Albania,
vede oltre a COOSS Marche, il coinvolgimento della Regione Marche, della
Camera di Commercio di Belgrado, in
Serbia, e dell’Associazione MSC di Sarajevo, in Bosnia Erzegovina.
L’incontro ha avuto per oggetto le formazione post-secondaria nella Regione
Marche e nella Regione di Durazzo, quale
opportunità di avviare in Albania un
percorso di decentramento del sistema
formativo.
Tra i temi trattati durante la Tavola
Rotonda, uno spazio importante è stato
riservato alla strategia regionale sulla
Macro Regione Adriatico Ionica e alle
opportunità che questa può portare.
In termini di formazione professionale, la tavola rotonda ha affrontato nello
specifico le modalità di apprendimento
tramite eLearning nei processi formativi
post-secondari e lo strumento del Libretto
Formativo quale strumento di sintesi delle diverse esperienze formative e competenze acquisite.
Entrambi i temi risultano estremamente rilevanti all’interno di uno scenario
Adriatico Ionico della formazione, in
quanto consentono di avviare e condividere metodologie per rendere l’intera Macro
Regione un luogo di apprendimento e di
valorizzazione delle competenze acquisite.
35
Economia
IL TERMOMETRO DELLA CRISI/3
Poste Italiane:
una privatizzazione
che consentirà
aperture a nuovi
capitali esteri
e stimoli ulteriori
per le banche
in collaborazione con
Interessi bassi? C’è un perché…
Con un occhio sempre attento alla situazione economica del nostro Paese,
in questa nostra rubrica intendiamo stavolta dare risposta ad alcuni quesiti giunti in Redazione di “Senza Età”.
In particolare, ci viene chiesta la nostra opinione sul processo di privatizzazione di Poste Italiane che rappresenterebbe un concorrente per le Banche e sui motivi che portano gli Istituti bancari a corrispondere interessi
piuttosto contenuti ai risparmiatori. Proviamo a rispondere …
36
VERSO LA PRIVATIZZAZIONE
DI POSTE ITALIANE
Di fatto si tratta di un processo iniziato una
decina di anni fa già con la creazione di
Banco Posta. Se prima di quella trasformazione, l’azienda veniva vista come un classico “carrozzone” alla pari di qualche altro
in Italia, in questi anni la situazione delle
Poste si è evoluta positivamente, tant’è che
oggi possiamo vantare un Istituto che nel
suo settore si colloca fra i migliori in Europa, rappresentando una vera e propria
eccellenza per il nostro Paese.
Oggi Poste Italiane può garantire servizi
completi, dai tradizionali servizi postali a
quelli bancari e assicurativi.
Dal mio punto di vista, guardo alla sua privatizzazione come un fatto positivo, per diverse ragioni. Intanto perché l’operazione
attirerà capitali privati che consentiranno
allo Stato di ridurre il debito pubblico ed in
secondo luogo perché sarà da stimolo ulteriore alle nostre Banche.
Dico ulteriore, perché in realtà la concorrenza fra di noi era già nata con Banco Posta ed ora si intensificherà, dandoci modo
di rendere sempre più rispondenti i nostri
servizi ai fabbisogni dei clienti perché, dal
Nunzio Tartaglia
Direttore Generale
della Banca Popolare
di Ancona
punto di vista del cittadino, la concorrenza
è un ingrediente fondamentale per assicurarsi servizi migliori.
Se a questo aggiungiamo che negli ultimi
anni sono state messe in atto regole che
facilitano il trasferimento da un Istituto
all’altro di mutui e di titoli (senza oneri
da parte del cliente) e che presto ci si augura possa accadere lo stesso anche per la
portabilità dei conti correnti, il quadro che
avremo in futuro sarà certamente più favorevole per gli utenti.
PERCHE’ GLI INTERESSI SU
DEPOSITI E TITOLI SONO
MODESTI
La remunerazione dei risparmi e gli interessi che si pagano sui prestiti sono fortemente collegati al “tasso BCE”, che, se nel
2008 era pari al 4% annuo, oggi è pari allo
0,25%. La BCE ha fatto questa scelta, perdurando lo stato di crisi, per supportare chi
vuole investire e per agevolare l’accesso ai
mutui in genere, ciò ha comportato minori interessi pagati dalla clientela al sistema bancario per circa 20 miliardi di Euro
l’anno. Una seconda ragione alla base della riduzione dei tassi BCE è garantire una
diminuzione dei tassi d’interesse sul debito
pubblico, bilanciando così il minor gettito
fiscale dovuto agli effetti della crisi economica, anche se ciò è avvenuto solo parzialmente nel nostro Paese durante la fase
acuta della crisi (agosto 2011 – settembre
2012), perché i nostri conti erano andati
fuori controllo, lo “spread” aveva raggiunto
cifre da capogiro e gli investitori/risparmiatori richiedevano una remunerazione
incrementale per compensare il “rischio
Italia”. E’ evidente che se calano gli interessi pagati sui prestiti, e vi assicuro che ciò
sta avvenendo, e si riducono i tassi su BOT,
CCT e BTP, si adeguano anche i livelli di
remunerazione su conti correnti e depositi
bancari.
Questi ultimi oggi mediamente variano
dallo 0,25% al 2,50% in funzione della durata degli investimenti, del loro ammontare e della solidità della Banca (più una
Banca è solida e affidabile, più si riducono
gli interessi che corrisponde ai propri depositanti in quanto li espone ad un minor
livello di rischio).
Sono pervenuti in Redazione altri
quesiti che per questioni di spazio
non riusciamo questa volta a trattare, invitiamo i nostri lettori a scriverci ancora ed a restare in contatto
con la nostra Banca.
Nunzio Tartaglia
(Direttore Generale)
Il direttore
risponde ai
lettori: c’è
aspettativa
per assicurarsi
servizi migliori
37
Specializzazioni
AMBIENTE
L’edilizia
“su misura”
Servizi e Qualità
per Edil Clima Service
Q
uando si presentano esigenze di
ristrutturazioni, rivestimenti e interventi di edilizia, all’interno e
all’esterno e del rinnovamento degli spazi,
siano essi uffici, magazzini o capannoni, la
nuova Edil Clima Service di Ancona sale in
cattedra, chiamata per le sue esperienze a
più livelli da utenti pubblici e privati per
lavori sempre più impegnativi in molti settori.
Ce ne parla Gioia Veroli, a cui domandiamo come ha iniziato la sua
attività…
La nostra azienda opera sul mercato ormai
da oltre 25 anni. Il fondatore è mio padre
Enrico Veroli il quale, nel 1985, costituisce
una piccola impresa individuale artigiana
operante nel settore delle pulizie civili ed
industriali. Poi decide di diversificare la
sua attività con l’intento di realizzare un
progetto: offrire non un servizio completo
ma, sulle orme delle prime global service,
creare una realtà aziendale di piccole-medie dimensioni che, data la sua flessibilità,
possa offrire sia a clienti pubblici che privati una vasta gamma di servizi collegati e coordinati tra loro, avendo un unico referente
e quindi svolti da un’unica realtà.
Se parliamo di edilizia qual è la vostra specializzazione?
Ci occupiamo con competenza e professionalità di interventi per immobili e uffici,
per ciò che concerne allestimenti, divisioni e carton gesso sia in ambito domestico
che all’esterno: lavoriamo per rivestimenti,
ristrutturazioni, ripavimentazioni e lavori
38
anche in altezza con piattaforma mobile,
come terrazzi, facciate, balconi etc etc. Edil
Clima Service è specializzata in diversi settori, tutti ugualmente ad alto livello. Con un
valore aggiunto: la qualità del servizio.
Puntate molto sul lavoro di squadra?
Il nostro staff è collaudato, professionale e competente. Usufruiamo del lavoro di
persone che da anni sono competenti nel
settore e che hanno ormai maturato un’esperienza che garantisce un lavoro svolto in
maniera eccellente. Mettendo la massima
cura dei particolari in ogni loro creazione.
Gioia Veroli,
insieme al padre Enrico è
titolare della Edil Clima Service
Categoria
Imprese edili;
Giardinaggio - servizio;
Imbiancatura;
Impianti idraulici
e termoidraulici;
Imprese pulizia
Prodotti
caldaie; condizionamento;
scaldabagni; impianti
termoidraulici
Attività
edilizia; termoidraulica;
controsoffittature;
manutenzione periodica
di giardini; servizi
di pulizia; servizi
di giardinaggio;
idraulici;
sabbiatura; giardinieri;
muratori; verniciatura;
imbiancatura; decoratori
Servizi
asfaltatura; facchinaggio;
manutenzione
di giardini pubblici
GIARDINAGGIO:
• manutenzione aree verdi
• potature con uso
piattaforma aerea
• realizzazione recinzioni
e pavimentazioni esterne
• realizzazione impianti
di irrigazione
• posa in opera tappeti
erbosi a rotoli
Disponiamo
dei seguenti
mezzi
ed attrezzature:
• motoseghe
• tosasiepi
• taglia erba
• piattaforma
PULIZIE
E FACCHINAGGIO
• pulizie civili ed industriali
• pulizia scale condominiali
• trasporto e smaltimento carta
e vecchia mobilia
svuotamento
e pulizia garage
e cantine
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Una casa amica
dell’autonomia
U
Le Marche lanciano un modello di domotica
assistenziale firmato INRCA
n approccio prima di tutto culturale, che ci piace esportare anche fuori dalla nostra struttura e che sarà
via via sempre più necessario.
Un ruolo da collettore tra istituzioni, associazioni, aziende, insieme alla voglia di
avere risultati significativi e di condividerli.
È questo il punto di vista dell’INRCA, alla
presentazione della sua ultima innovativa
creatura, a fine 2013: il progetto Casa Amica, un vanto per le Marche e per la ricerca
italiana, un passo avanti su temi che riguardano geriatria, tecnologia e domotica, economia, aspetto clinico e sociale.
Si tratta infatti di un modello di domotica
assistenziale che promette di fare scuola, anche oltreoceano. Questo il messaggio arrivato durante l’inaugurazione della
smarthouse. Presenti il direttore generale
INRCA Giuseppe Zuccatelli, il direttore
scientifico Fabrizia Lattanzio, il direttore
sanitario Claudio Maffei, il direttore UOC
Medicina Riabilitativa Oriano Mercante, il
responsabile Bioinformatica e Bioingegneria Domotica Lorena Rossi, e poi Maurizio Boscarato di Cariverona, il prorettore
dell’Università Politecnica delle Marche
Gianluca Gregori, l’esperto di domotica Valerio Aisa e l’assessore regionale alle Attività Produttive Sara Giannini.
Un parterre d’eccezione che ha aperto ufficialmente le porte di Casa Amica, la smarthouse ricavata all’interno dell’Ospedale
INRCA: 60 metri quadrati per agevolare
i pazienti non autosufficienti nel passaggio dall’ospedale alla propria abitazione.
“Un’occasione economica e produttiva ma
anche di grande civiltà – ha detto l’assessore Giannini – che unisce l’aspetto sociale e
solidale con quello socio-sanitario”. Aprire
una finestra, accendere la luce, assicurarsi
che il rubinetto sia chiuso sono gesti abituali che eseguiamo interagendo con i dispositivi domestici.
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Inaugurazione Casa Amica, taglio del nastro: da sinistra, Lorena Rossi,
Maurizio Boscarato, Sara Giannini, Oriano Mercante, Fabrizia Lattanzio
In alto inaugurazione Casa
Amica, tavola relatori: da sinistra,
Gianluca Gregori,
Sara Giannini,
Giuseppe Zuccatelli, Maurizio Boscarato, Fabrizia
Lattanzio.
A destra
il pubblico
In una casa “domotica” molte azioni che
fanno parte della vita quotidiana sono invece demandate all’automazione eliminando
la necessità di effettuare l’azione ed usare la
forza muscolare.
Quello che per molti rappresenta una concessione alla comodità per altri può costituire una necessità per rimanere autonomi,
avere maggiore sicurezza, compensare le limitazioni e fruire dell’ambiente domestico
e delle sue funzioni che altrimenti sarebbero precluse.
Casa Amica è stata allestita in uno spazio
attiguo ai locali dell’Unita Operativa di Riabilitazione e Recupero Funzionale INRCA,
ed è una casa attrezzata con moderne tecnologie domotiche.
La struttura sarà destinata all’utilizzo da
parte di pazienti che abbiano terminato la
fase riabilitativa in reparto e che potranno
prepararsi al ritorno a casa passando un
periodo di “allenamento all’autonomia” anche con i propri familiari.
Qui i pazienti avranno modo di affrontare
tutte le attività quotidiane senza l’assistenza del personale ospedaliero usufruendo
di un ambiente attrezzato, senza barriere
architettoniche e dotato degli ausili che
possono servire nella vita di ogni giorno,
e sperimentare nuove strategie per l’autonomia. Il tutto con la tranquillità data dalla
presenza a pochi metri di tutti i servizi del
presidio ospedaliero con la possibilità di
ottenere un aiuto immediato in caso di necessità. In questo modo il paziente e i suoi
familiari potranno valutare le opportunità
di adattare la propria abitazione alle nuove
condizioni fisiche per sfruttare le proprie
potenzialità residue (anche minime) al fine
di svolgere in modo autonomo le principali
occupazioni quotidiane.
L’obiettivo è infatti quello di consentire una
maggiore indipendenza dell’anziano e di
evitare, per quanto possibile, il ricovero in
strutture assistenziali.
Da un punto di vista tecnologico il progetto si caratterizza per l’uso di tecnologia
standard disponibile sul mercato e quindi
relativamente a basso costo. Le funzioni
implementate sono quelle di base dell’automazione domestica: sicurezza ambientale,
controllo del microclima e dell’illuminazione, controllo accessi, automazione di porte
finestre e serramenti.
ma.la.
Obiettivo: consentire
una maggiore
indipendenza ed
evitare, per quanto
possibile, il ricovero
in strutture
assistenziali
41
RICORDO DI PAOLO MARCHI
MEDICO E MAZZINIANO
Un grave lutto ha colpito la sanità marchigiana alla fine di gennaio. Ci ha lasciato il
prof. Paolo Marchi di Ancona, uno dei nomi
più noti della medicina locale, già primario
urologo dell’Inrca, allievo illustre e stimato
del prof. Bruno Gioacchini subito dopo la
laurea in Medicina. Marchi lascia un ricordo indelebile anche per avere contribuito in
prima persona allo sviluppo e alla crescita
dell’Inrca in anni pionieristici in cui ancora
non si parlava di longevità attiva... Rimase
a lavorare al geriatrico dal 20 ottobre 1966
fino al marzo del 1994 dedicandosi con impegno e passione alla cura dei pazienti con
spirito di sacrificio non pensando alle sue
esigenze e a quelle familiari. Soprattutto
sviluppando sempre una particolare attenzione all’aspetto umano del malato e alla
persona. Una dote,questa, che gli deriva
dal suo profondo credo mazziniano. Paolo
Marchi infatti ha anche impersonato per
anni il vero e disinteressato politico anconitano, vero mazziniano e repubblicano fino
al midollo. Vale a dire una vita di pensiero e
azione dedicata al miglioramento della cosa
pubblica, ai diritti ma soprattutto ai Doveri dell’uomo, alla difesa della costituzione,
della Democrazia, della Libertà. Presidente
dell’Associazione mazziniana italiana delle
Marche, aveva voluto recentemente e con
lungimiranza costituire un comitato interregionale dell’Ami fra Umbria, Marche e
Abruzzo cercando sempre di fare squadra e
perpetuare nel tempo il verbo di Mazzini. Il
funerale nel giorno del suo compleanno ha
visto l’ultimo omaggio di migliaia di persone ad un uomo impegnato e stimato, grande lavoratore e padre di famiglia.
Luca Guazzati
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Screening PIEDE DIABETICO
Potenziata la prevenzione all’Inrca
ANCONA - Ora la prevenzione gioca tutte
le sue carte all’Inrca: grazie al reperimento
di fondi da parte dell’Associazione per la
Tutela del Diabetico onlus Ancona, (ATD)
è stato avviato, per sei mesi di sperimentazione, il potenziamento dello screening
all’ambulatorio del Centro Piede Diabetico.
Ora qui sarà possibile effettuare il test trovando a disposizione per 5-6 ore alla settimana un podologo e facendo così diventare
il servizio standardizzato secondo il livello
italiano.
Nel giorno dell’avvio del servizio, erano
presenti il dott. Massimo Boemi direttore
Diabetologia dell’Inrca, il dott. Fabio Romagnoli direttore Piede Diabetico, la dott.
ssa Letizia Ferrara della direzione medica di presidio e il consulente medico ATD
Rosanna Rabini, oltre alla vicepresidente
dell’ATD dott.ssa Cristina Brunelli, al segretario Antonio Panfili e la consigliera
Anna Maria Moretti.
Non avevamo finora un ambulatorio ‘dedicato’… Tale sperimentazione – ha detto il
direttore Boemi – è un grande passo avanti
e speriamo di poterla mantenere e metterla
a regime con qualche ulteriore sostegno finanziario, al di là dello sforzo fatto in modo
encomiabile dalla ATD.
Questo centro dell’Inrca per il Piede diabetico è davvero un’eccellenza a livello
marchigiano e non solo: qui il 35% dei pazienti viene da fuori regione e il personale è
estremamente competente e formato”.
a.m.
COESIONE DELLA COMUNITÀ
Lavoro, salute, fragilità, mobilità
La difesa del lavoro con un pacchetto
di misure anticrisi e con una nuova
riduzione dell’Irap per chi crea occupazione, la tutela del diritto alla salute e
delle fragilità sociali, utilizzando risorse
regionali a copertura di quelle nazionali
in fortissima diminuzione, il sostegno al
sistema della mobilità regionale. Queste sono alcune direttrici principali del
bilancio regionale 2014 varato dalla Regione per tutelare la coesione della comunità marchigiana, affrontando il 6°
anno di crisi nazionale e una riduzione
di trasferimenti statali di oltre 1 miliardo di Euro nel triennio.
“La situazione è drammatica – afferma
il presidente della Regione Gian Mario
Spacca – e di emergenza. In questo scenario la priorità di governo è quella di
garantire la coesione della comunità attraverso la tutela del lavoro e il sostegno
alle piccole imprese che creano occupazione e reddito, le politiche sociali per le
fragilità, la garanzia dei servizi sanitari
di qualità per tutti i cittadini, la conferma degli impegni per il sistema dei servizi
della mobilità regionale. Non sono state
aumentate le tasse ed anzi, oltre il 50%
dei marchigiani con redditi bassi continua ad essere esentato dall’Irpef regionale. Non sottrarremo risorse al lavoro, alle
politiche sociali, alla salute e alla mobilità
nonostante i pesanti tagli delle risorse
nazionali. Questa la scelta del Governo
Bilancio Regionale 2014
regionale. Significherà tagliare il resto, ci
saranno meno risorse per tutti a partire
dalle istituzioni”.
Nonostante ciò la Regione continua a
perseguire la strategia di resistenza e
attacco portata avanti dall’inizio della
crisi economica internazionale, che ha
prodotto per l’Italia una riduzione del
Pil di -8%.
PRIORITÀ BILANCIO REGIONALE
2014 - Coesione della comunità: lavoro,
salute e fragilità sociali, mobilità, riduzione pressione fiscale e costi della politica/burocrazia.
TAGLI NAZIONALI - Nel triennio il
taglio complessivo dei trasferimenti erariali, della spesa sanitaria e il restringimento dei margini del Patto di Stabilità
hanno determinato una riduzione della
capacità di spesa per la Regione Marche
di 1,3 miliardi di Euro.
LOTTA ALL’EVASIONE - Molto positivi i risultati dell’azione di contrasto
dell’evasione fiscale: dall’inizio della crisi
internazionale la Regione ha recuperato
oltre 227 milioni di Euro, con un’impennata di 50 milioni del 2013; si tratta di
risorse fondamentali per compensare i
tagli nazionali e garantire i servizi essenziali ai cittadini.
PRESSIONE FISCALE - Viene confermata l’esenzione Irpef regionale per
oltre il 50% dei marchigiani; è stata anche prevista una riduzione dell’Irap per
le imprese che nel 2014 assumeranno
1 miliardo di Euro di interventi anti-crisi, protezione di
oltre 100.000 lavoratori, 50%
cittadini marchigiani esenti
da Irpef regionale.
nuovo personale con contratto a tempo indeterminato, al fine di favorire un
rilancio della crescita con occupazione.
Dal 2005 il carico fiscale dei tributi regionali Irpef e Irap si è ridotto di -37%:
nelle Marche l’incidenza della pressione
fiscale dei tributi propri regionali è scesa
ormai strutturalmente sotto la media
nazionale delle Regioni a Statuto Ordinario.
DEBITO REGIONALE - Il rigore e il
controllo dei conti regionali, nonostante i tagli nazionali, è confermato anche
dalla riduzione strutturale del debito
complessivo regionale: si riduce anche
nel 2013, registrando un calo di -10%
nel periodo 2013-2008 e segnalando
che la Regione riesce a confermare i servizi ai cittadini pur in un quadro di riduzione delle risorse derivanti dalla crisi
economica, dai tagli nazionali, dalla riduzione della pressione fiscale regionale, da trasferimento solidale di capacità
di spesa agli Enti locali marchigiani.
PATTO STABILITÀ VERTICALE
– Ammonta a 250 milioni di Euro la
capacità di spesa propria della Regione
trasferita a Comuni e Province per consentire il pagamento dei lavori effettuati
dalle piccole imprese altrimenti bloccati per i vincoli del patto di stabilità.
Tale trasferimento indica coesione e
solidarietà istituzionale, costituisce una
iniezione di liquidità fondamentale per
l’economia regionale, rappresenta una
condizione fondamentale per consentire agli Enti locali la quadratura dei
propri bilanci e il rispetto del patto di
stabilità.
DIFESA ATTIVA DEL LAVORO
E DELLE PMI - Viene riproposto in
modo selezionato il pacchetto delle
misure anticrisi per la tutela dell’occupazione e della coesione sociale avviato
all’inizio della crisi economica, a cui si
aggiunge la riduzione dell’IRAP per
le imprese che nel 2014 assumeranno
nuovo personale con contratto a tempo
indeterminato. Alcuni dati esemplificano l’impegno “poderoso” della strategia
di “resistenza” messa in campo dalla Regione dall’inizio della crisi: oltre 1 miliardo di Euro di interventi; protezione
di oltre 100 mila lavoratori beneficiari;
144mila esoneri di ticket sanitari di lavoratori in difficoltà; 976 nuove imprese
avviate con il prestito d’onore regionale,
di cui il 50% di giovani sotto i 35 anni,
a cui potranno aggiungersi 400 nuove
imprese con il bando aggiuntivo; 19.744
PMI assistite dal fondo di garanzia regionale per la liquidità e l’accesso al credito, con 870 milioni di Euro di finanziamenti garantiti; 631 milioni di Euro
di investimenti di ricerca, innovazione e
trasferimento tecnologico attivati con le
agevolazioni regionali.
SANITÀ E WELFARE - Vengono confermati gli interventi per la tenuta del
sistema dei servizi di welfare e di coesione sociale, per tutelare il diritto alla
salute dei cittadini e le fragilità sociali:
invarianza delle risorse per le politiche
sociali per disabilità, anziani e non autosufficienza; contributo del bilancio della
Regione al fondo sanitario nazionale di
130 milioni di euro.
MOBILITÀ - Prevista l’invarianza delle risorse a disposizione del settore del
Trasporto Pubblico Locale (TPL). Insieme a lavoro e sociale questo è l’unico
altro settore che non subisce tagli, al fine
di tutelare il diritto alla mobilità dei cittadini marchigiani.
SPENDING REVIEW – È proseguita
l’azione di riforma e taglio dei costi della politica e della burocrazia regionale.
Risparmi da riduzione della spesa per
il personale regionale di -8 milioni di
Euro: -12% dall’inizio della crisi, con
tagli di strutture, dei dirigenti da 75 a 57
(-24%) e del personale da 1.392 a 1.220
(-12%).
STRATEGIA REGIONALE DI RESISTENZA
PRESSIONE FISCALE MARCHE: -37%
RECUPERO DELL’EVASIONE 227 MILIONI DALL’INIZIO CRISI
PROSEGUE LA RIDUZIONE DEL DEBITO
Le priorità per affrontare il 2014
Il 2014 sarà un anno ancora di resistenza e per affrontarlo la Regione
ha definito una serie di priorità dell’azione di governo che caratterizza il
bilancio di previsione, anche attraverso una specifica intesa con le forze
sociali.
a carico degli utenti, l’ampliamento dei servizi. Prevista anche l’estensione
dell’applicazione dell’indicatore ISEE alle prestazioni, per garantire una
maggiore equità nella distribuzione del carico tariffario fra gli utenti e per
estendere le tutele a più soggetti.
Coesione, lavoro, salute e tutela delle fragilità sociali: oltre alle misure
anticrisi relative al lavoro e al sostegno dei servizi sanitari, il Governo
regionale ha concentrato l’attenzione sulle fragilità sociali. Nonostante i
tagli dei fondi nazionali, la Regione non ha sottratto risorse alle politiche
sociali per non lasciare sole le famiglie che debbono farsi carico di questo
tipo di problematiche. Con il Bilancio 2014 è confermata l’invarianza
delle risorse per le politiche sociali con l’incremento delle voci di spesa
per le disabilità, gli anziani non autosufficienti, la compartecipazione alle
rette per accedere alle residenze protette per anziani e alleggerire le quote
Capitale umano e fondi UE 2014-2020: per conquistare il futuro è indispensabile puntare su conoscenza e specializzazioni intelligenti. Anche
nel 2014 la Regione continuerà a dedicare iniziative e risorse per far crescere il capitale umano: il piano operativo dei fondi europei 2014-2020
sarà lo strumento concreto attraverso cui mobilitare risorse sugli obiettivi strategici regionali, che potrà contare anche sul cofinanziamento
regionale previsto nel Bilancio 2014. Nel complesso si tratta di oltre 1
miliardo di Euro di fondi UE per la formazione (FSE), lo sviluppo regionale (FESR) e l’agricoltura (PSR).
Networking e intelligenza policentrica (istituzioni, imprese, servizi):
si conferma la validità del modello policentrico di sviluppo regionale,
da innovare attraverso l’integrazione in rete di servizi, soggetti e attività.
A tale fine la Regione punta sugli investimenti per la crescita delle reti
immateriali (Agenda digitale, Marchecloud, Adriaticloud nel progetto di
Macroregione Adriatico Ionica) e materiali. Per questo sono in campo
lavori sulle infrastrutture regionali per oltre 5 miliardi di Euro. Ma la strategia regionale di integrazione in rete riguarda tutti i settori: dalla sanità,
con la riforma in corso di attuazione, al turismo con i cluster di prodotto,
alla cultura con i relativi distretti, alle attività produttive, per rafforzare la
competitività e la coesione sociale della comunità marchigiana. Anche
il progetto Marche +20 sta offrendo un contributo importante in tale
direzione, indicando per le Marche gli scenari di riferimento nel mediolungo periodo.
Sanità marchigiana, ai vertici
una formazione… “d’attacco”
P
Almerino Mezzolani,
assessore alla Salute
Regione Marche
44
iccola grande rivoluzione al vertice
della Sanità della Regione Marche.
Mentre prosegue l’impegno e l’attenzione per la riforma sanitaria, il governatore Gian Mario Spacca ha spiegato che
l’unica strada percorribile per tenere alta
la qualità dei servizi e al contempo la loro
qualificazione, in linea con i fabbisogni
prioritari della cittadinanza, è rafforzare
il gioco di squadra fra i vertici istituzionali che operano sul territorio marchigiano.
Ma contemporaneamente, per usare un
gergo calcistico, occorre cambiare modulo
strategico e da una formazione difensiva,
stante la crisi, impostare un gioco d’attacco. “Questo avviene con i cambi annunciati
– ha dichiarato Spacca – allo scopo di rafforzare i rapporti delle Marche con Roma,
con il ministero e il confronto con i livelli
istituzionali superiori che hanno già riconosciuto, fatto importante, la premialità e
il riequilibrio del Sistema Sanitario Marchigiano. “Per questo – ha continuato l’assessore alla Salute Almerino Mezzolani – tale
riconoscimento fa sì che alle Marche siano
garantiti dallo Stato i fondi e le risorse dal
fondo governativo che per il 2014 ci danno
la necessaria serenità per continuare a sostenere i livelli sanitari attuali”.
Il dott. Ciccarelli e il dott. Genga
I nuovi vertici della Sanità marchigiana
sono: dott. Piero Ciccarelli direttore del
Servizio Salute della Regione Marche; dott.
Gianni Genga direttore generale dell’ASUR
Marche.
Confermati invece ai vertici delle rispettive
direzioni il dott. Paolo Galassi per l’Azienda
Ospedali Riuniti di Torrette e il dott. Aldo
Ricci per Marche Nord, l’azienda che riunisce gli ospedali di Fano-Pesaro.
Il tavolo di presentazione dei nuovi vertici della sanità marchigiana
Avanza la ricetta elettronica
Firmato un Protocollo di intesa
tra Regione Marche e Organizzazioni
Sindacali dei Medici
Verso l’addio alla “ricetta rossa”. La Regione Marche e le Organizzazioni sindacali di Medicina Generale e Pediatria, hanno sottoscritto un Protocollo di Intesa
per l’implementazione e lo sviluppo della rete per l’informatizzazione territoriale. “La dematerializzazione della ricetta e l’informatizzazione dei servizi territoriali – spiega il presidente della Regione Gian Mario Spacca – è un’evoluzione
fondamentale per lo sviluppo del Sistema Sanitario Regionale e dei servizi resi
alla collettività. Produrrà infatti un vantaggio per il cittadino e per tutti i soggetti interessati che, a regime, potranno accedere ai servizi senza alcun spostamento di carta con il conseguente risparmio di costi sia per i singoli che per la
collettività. Sarà inoltre possibile un maggior controllo sulla spesa farmaceutica”. Il protocollo di intesa riguarda l’identificazione di un gruppo di medici con
cui cominciare: 215 di assistenza primaria e 49 pediatri di libera scelta.
Enrico Bordoni nuovo direttore
dell’Agenzia sanitaria
Palazzo Rossini, sede dell’Assessorato
Sanità della Regione Marche
Enrico Bordoni è il nuovo direttore dell’Agenzia regionale sanitaria delle Marche
(Ars). Nominato dalla Giunta regionale che
completa così la squadra che proseguirà la
partita del riordino sanitario, con un modulo nuovo e maggiormente ispirato al dialogo con la comu­nità regionale.
Dalla fase difensiva, di salvaguardia degli
equilibri economici ottimizzando i servizi,
si passa a una fase dove i sacrifici fatti verranno capitalizzati e rappresenteranno la
base per completare il riordino del sistema
sanitario, interpretando le nuove esigenze
dai territori. Bordoni è direttore uscente
dell’Area vasta 3 (Macerata), alla cui direzione è an­dato Pierluigi Gigliucci che ha lasciato il servizio Salute a Ciccarelli.
Si concludono le nomine ai vertici della
sanità marchigiana che vedono la squadra
così composta: Gianni Genga direttore Asur
Marche; Maria Capalbo Area Vasta 1 (Pesaro); Giovanni Stroppa Area vasta 2 (Ancona); Pierluigi Gigliucci Area vasta 3 (Macerata); Al­berto Carelli Area vasta 4 (Fermo);
Massimo Del Moro Area vasta 5 (Ascoli).
Conferma­ti Paolo Galassi alla direzione dell’Azienda ospedaliero universitaria
Ospedali Riuniti di Ancona e Aldo Ricci
alla guida di Ospedali Riuniti Marche Nord.
Insieme a Giuseppe Zuccatelli (Inrca) e a
Genga (Asur), Galassi e Ricci formano il Comitato di coordinamento della sanità marchigiana, chiamato a esercitare “un ruolo
forte di raccordo nella gestione sanitaria, in
linea con gli indirizzi della programmazione regionale”.
45
Nonni&Nipoti
Che si fa oggi?!
Ecco i consigli dei nostri lettori per riempire le giornate dei più piccoli.
E i nostri suggerimenti per affascinanti esperienze da proporre loro.
Un prezioso gioielLo
di bottoni
A casa di nonna Gabriella la creatività non manca! In
uno di questi freddi e bui pomeriggi, ci scrive, mentre è
in compagnia della sua nipotina Iris, ha l’ottima idea di
unire l’utile al dilettevole. Impegnata nel rammendare
i grembiulini della nipotina, pensa di usare i numerosi
bottoni che ha davanti in modo creativo. Ci spiega in
pochi passi il procedimento: allineate sul piano di lavoro
i bottoni decidendo la loro disposizione; misurate la circonferenza del polso e tagliate un pezzo di filo elastico di
lunghezza appropriata; fate un doppio nodo forte a circa
5 cm da una delle estremità del filo; cominciate a infilare
i bottoni, facendo passare il filo in due buchi. Man mano
che li infilate, stringeteli leggermente in modo che si sovrappongano un po’; finiti i bottoni, fate un altro doppio
nodo; prendete le due estremità del filo che sono rimaste
libere e legatele insieme facendo un bel nodo robusto;
tagliate il filo che sporge (non troppo vicino al nodo, altrimenti il braccialetto rischia di aprirsi!) ed è fatto.
Ovviamente più bottoni stravaganti e di forme diverse si
hanno a disposizione, migliore sarà il risultato.
La creatività fa la differenza!
Scriveteci a [email protected]
IN QUESTO NUMERO VI CONSIGLIAMO...
Amore per la musica, sin da piccoli
Bimbi in ciaspole
La gioia di camminare sulla neve si impara da
piccoli, le sensazioni di morbidezza, l’odore
della neve, il bosco fatato, la cioccolata
calda al rientro. È la ciaspolata a misura
di famiglia, adatta a bambini dai sette agli
undici anni. Un’opportunità affascinante del
Parco Nazionale Gran Paradiso, a cavallo delle
regioni Valle d’Aosta e Piemonte.
Ilaria Iobbi
46
Una visita-concerto che è un viaggio magico nella storia dell’evoluzione del pianoforte e, parallelamente, un
incontro ravvicinato con Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, e con gli strumenti originali su cui hanno composto
ed eseguito i loro brani più famosi. Qui si possono ascoltare nella loro originale sonorità, grazie alle esecuzioni
di un pianista concertista che guiderà la visita facendo
vivere a piccoli e grandi emozioni e suggestioni inedite,
immersi in scenografie d’epoca. È il Museo del Pianoforte Storico e del Suono, presso il Complesso Monumentale
di San Benedetto a Fabriano, nelle Marche.
Info: 0732 24065
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REDAZIONE
via Valenti, 1 - 60131 Ancona - Tel. 071.2901110
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Hanno collaborato
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Julian Burnett, Nico Coppari, Nicoletta Di Benedetto, Ilaria Iobbi,
Katia Marilungo, Stefano Padovano, Nicolò Scocchera, Mauro
Zezza, Valentina Vittori, Valentina Zoppi.
E’ diventata un’etichetta prestigiosa del nuovo millesimato di Umani Ronchi, l’ultima pubblicazione di Luca
Guazzati, dedicata al Generale LaHoz.
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e dei moti risorgimentali, molti anni prima che nascessero Mazzini e Garibaldi. Un documento storico interpretato con grande passione da Luca Violini che ne ha letto
la storia durante la presentazione nella suggestiva cornice della bottaia di Umani Ronchi.
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Grafica
Elisabetta Pincini - Elisa Pierdicca
Comitato scientifico
Direttore
prof. Paolo Crepet,
avv. Giovanni Conti, legale,
prof.ssa Marieli Ruini, antropologa, Un. La Sapienza,
dott. Rosario Altieri, Presidente AGCI
dott.Alberto Busilacchi, ortopedico
Stampa
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Reg.Trib.Ancona n. 12 del 27/06/2003 POSTE ITALIANE SPA Sped.in abb. postale D.L. 353/2003 Conv.
in L. 27/02/2004 n. 46 Art. 1,
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