Magazine Arpa Campania Ambiente n. 11 del 15 giugno 2014

PRIMO PIANO
Linee guida in materia
di valutazione ambientale
Morlando a pag.2
NATURA & BIODIVERSITÀ
Le proposte per una nuova
politica delle foreste
Creare una struttura di governo e di indirizzo per le foreste presso il ministero
delle Politiche agricole; semplificare e aggiornare le normative,
i
regolamenti
forestali e gli iter autorizzativi per garantire la gestione
sostenibile del territorio; individuare un unico referente
pubblico territoriale in materia forestale...
Maisto a pag.9
AMBIENTE & SALUTE
Akkermansia muciniphilia:
il batterio anti-obesità
Italiani obesi! Ebbene è questa la situazione fotografata
dall’Istituto Superiore di Sanità. Nonostante una lieve
riduzione percentuale, i dati
registrati evidenziano un fenomeno tutt’altro che sanato.
Clemente a pag.12
BIO-ARCHITETTURA
La nuova frontiera
ecologica di Gunter Pauli
Palumbo a pag.15
I casi di fumaggine del 2013
segnalati nel comune di Acerra
L’estate scorsa in Campania sono stati segnalati
casi di fumaggine, una patologia delle piante di cui
si è discusso nelle comunità e sui media. Per contribuire a informare i
cittadini su questo tema,
pubblichiamo un estratto
della relazione inviata
l’anno scorso da Arpac al
Comune di Acerra, in seguito a una richiesta che
l’amministrazione comunale rivolse alla Regione.
La documentazione completa, che invitiamo a consultare, è disponibile sul
sito istituzionale del Comune di Acerra, all’indirizzo http://www.comune.
acerra.na.it/pagina.php?n
=w&id=966, o può essere
richiesta direttamente ad
Arpac.
Cossentino-Mazzei a pag.6
ARTE & AMBIENTE
DAL MONDO
NATUR@MENTE
Bioterapia per la “Villa
dei Misteri” di Pompei
Emissioni: nuove
metodologie di calcolo
Il turismo celebrazione
della diversità
Lo scorso Maggio, in
occasione della Giornata Internazionale
della Biodiversità, la
Commissione Europea
ha lanciato un’importante iniziativa per
combattere la perdita di biodiversità...
La temperatura media della Terra sta progressivamente aumentando. Anche se la polemica
sulle cause del riscaldamento globale è sempre
viva, questo resta un dato di fatto. Sono sempre
più numerosi, infatti, gli studi che confermano
il lento avanzamento della febbre planetaria.
Quali siano le cause, naturali o antropiche,
poco importa: è un fenomeno che va contrastato
e di certo l’uomo può fare la sua parte.
Martelli a pag.9
D’Auria a pag.5
Tra le fabbriche metalmeccaniche in
evidenza nel Regno di Napoli c’erano
quelle di Guppy (600 operai), di MacryHenry (550) nel “polo industriale” napoletano (nella zona dei Granili), la
Reale Fonderia di Castelnuovo...
Lucio Dalla e Francesco De
Gregori, in Gran Turismo
cantano che i turisti “[...] arrivano sul tetto del mondo
senza nemmeno guardare, si
fermano appena un secondo
per fotografare. É gente abituata a viaggiare...”. Se considerassimo il turismo come
la celebrazione piena della
diversità, della ricchezza, e
della curiosità vedremmo
spalancarsi l’immensa distesa dell’incontro dell’uomo
con l’uomo, sarebbe il
trionfo della relazione. Conoscere, essere incuriosito
dalla diversità è un dato positivo, un bene e non un pericolo, al punto tale da
auspicare che “le persone accettino non soltanto l'esistenza della cultura...”
De Crescenzo-Lanza a pag.14
Tafuro a pag.19
Arte e scienza possono convivere, specie se
l’obiettivo “nobile” è quello di salvaguardare
uno dei più importanti patrimoni dell’umanità. Per scongiurare la scomparsa degli affreschi di Villa dei Misteri a Pompei, è stata
predisposta una “bioterapia”...
Matania a pag.4
B4Life: nuovi fondi europei
SICUREZZA ALIMENTARE
AMBIENTE & TRADIZIONE
Dolcificanti naturali
e sintetici
Dall’industria pesante ai cotonifici
Bove a pag.13
Quando dal Sud non si emigrava
Nuovo manuale Ispra
Linee guida in materia
di valutazione ambientale
Angelo Morlando
La pubblicazione n. 109/2014 è
un utilissimo strumento per
una materia in continua evoluzione nell'interesse dei cittadini e di tutte le componenti
ambientali interconnesse.
È stata scritta e proposta dall’ISPRA perché è la struttura
che ha maturato una pluriennale esperienza come supporto
alla Commissione Tecnica di
verifica dell’impatto ambientale VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) e VAS
(Valutazione Ambientale Strategica) e come soggetto competente in materia ambientale e
come supporto al MATTM (Ministero dell'Ambiente) per le
VAS regionali.
In merito alla VAS sono state
presentate delle proposte per
la redazione del documento
preliminare per la verifica di
assoggettabilità, del rapporto
preliminare e del rapporto ambientale. Tale contributo nasce
soprattutto per la mancanza di
una norma tecnica specifica
per la VAS, che ha determinato delle diversità tra le tante
documentazioni prodotte nell’ambito delle applicazioni
della valutazione ambientale
di piani e programmi, pertanto
è sembrato necessario proporre un riferimento comune.
In merito alla VIA il contributo
è stato relativo al solo Quadro
di Riferimento Ambientale
(QRA) con la revisione dell'Allegato II del D.P.C.M. 27 dicembre 1988.
Alla luce della normativa vigente, l'ISPRA ha ritenuto indispensabile riformulare la
scansione delle componenti e
fattori ambientali da analizzare all’interno di un SIA (Studio di Impatto Ambientale) al
fine di risolvere la questione
relativa alla separazione tra
“ambiente idrico” e “suolo e
sottosuolo” e tra “vegetazione,
flora e fauna” ed “ecosistemi”
ed affrontare la relazione tra
“salute pubblica” e le altre
componenti (principalmente
atmosfera, acque, rumore,
campi elettromagnetici). Il manuale prevede, inoltre, che all’interno delle analisi relative
alla componente atmosfera
venga inserito anche il cambiamento climatico. Attualmente,
il tema "suolo" è compreso
nella componente “suolo e sot-
“Regina” del fotovoltaico nel Sud Italia
Campania: paese d`’o sole
Rosa Funaro
tosuolo”, senza considerare
l'aspetto pedologico. La proposta è quella di definire una
nuova tematica: “Suolo, uso
del suolo e patrimonio agroalimentare”. I temi trasversali
relativi ai bilanci energetici, ai
consumi di risorse, il tema dei
rifiuti e le terre e rocce da
scavo troveranno una specifica
analisi all’interno del quadro
ambientale in relazione alle
componenti interferite/interessate. La nuova scansione pro-
posta pone l'attenzione sulla
necessità di approfondire le interazioni esistenti tra le varie
componenti, tema già presente, ma spesso trascurato,
nella normativa tecnica esistente. Siamo certi che con
questo nuovo importante contributo tecnico-scientifico-procedurale potranno essere
risolte troppe lacune che
spesso hanno bloccato una
serie di procedure e di interventi.
Il sole splende sulla nostra amata Campania: un sole di rinnovamento che porta energia e primati. Secondo lo studio
realizzato da Progetto Margherita del Gruppo Cerbone (in
collaborazione con AmbienteQuotidiano.it sulla base dei dati
GSE), infatti, questa regione ha raggiunto per la prima volta
il primato al Sud Italia - scalzando dai primi posti Sicilia e
Puglia- per la potenza degli impianti fotovoltaici in esercizio
con il Conto Energia, superando i 100mila kW. Il balzo in
avanti appare notevole anche a livello nazionale, dove, sempre nell’arco temporale compreso tra il 1° gennaio 2013 e il
30 aprile 2014, la Campania ha scalato diverse posizioni diventando quarta per la potenza degli impianti installati, superata solamente da Emilia Romagna (151.000 kW), Veneto
(130.000 kW) e Lombardia (122mila kW). Nonostante la notevole riduzione degli incentivi per il fotovoltaico, comunque
in Campania il totale del numero degli impianti installati
sino ad oggi è di 20.531 ottenuti sommando le cinque diverse
versioni del Conto Energia. Nel dettaglio, a Napoli e provincia sono 4.879 gli impianti fotovoltaici in esercizio, per una
potenza di 126.039 kW.Nel resto della regione si segnalano
le province di Caserta con 5.310 impianti, di Salerno con
4756, di Avellino con 3.193 e di Benevento con 2.408 impianti. In prospettiva nazionale, se è vero (come affermano
recenti stime in merito), che entro il 2020 il solare produrrà
110 miliardi di euro in termini di ricchezza generale portando
alle casse dell'erario circa 50 miliardi, allora sì che il sole
splenderà davvero sull’economia del Paese. Raggiungendo
l'obiettivo fissato per lo sviluppo del fotovoltaico in Italia si
taglieranno le emissioni nazionali di gas serra del 5 per cento
nei prossimi trent’anni portando l'Italia sempre più vicina all'obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto. I posti di lavoro
creati dal fotovoltaico, che sono già oggi 15mila (lo stesso numero di addetti di una grande industria nazionale, come ad
esempio la Barilla), saliranno a un totale valutato tra
210mila e 225mila nei prossimi 9 anni.
BEE OR NOT BEE?
Bufera sul servizio partenopeo di car-sharing elettrico
Bee o non Bee? È la questione
che tocca in questi giorni tutti i
cittadini napoletani, circa
2500, che usufruiscono del servizio di car sharing elettrico. Le
40 piccole auto bianche e verdi
(Renault Twizy) sono state in
pericolo di “sfratto”. Accende i
riflettori sulla questione la polemica di Valerio Siniscalco, ingegnere e amministratore
delegato di Nhp, che fa capo al
marchio “Bee”. Questi aveva
denunciato a Il Mattino l’arrivo
di una comunicazione da Palazzo San Giacomo che avrebbe
impedito alle vetture elettriche
di poter parcheggiare gratis
sulle strisce blu e di poter accedere a Ztl e corsie preferenziali,
vantaggi di cui godeva il green
business fino a oggi. Motivazione addotta: mancanza di
“un atto formale” in proposito.
Con lo stop di queste agevolazioni, Bee sarebbe stata costretta a lasciare Napoli.
“La cosa incredibile è che le
altre città ci corteggiano, mentre casa nostra, l’amata Napoli,
ci respinge” le parole di Siniscalco. Il servizio è infatti già
attivo a Milano e in attesa di
implementazione nella capitale. Aveva aggiunto provocatoriamente: “Perde il car
sharing ma introduce una misura di riduzione dell’inquinamento e del traffico davvero
innovativa: la domenica ecologica.” Ad oggi pare che l’ammi-
nistrazione comunale abbia
fatto dietro front dando la possibilità a tutte le auto ibride
elettriche di sostare gratis sulle
strisce blu e di transitare nella
ZTL (per quelle ibride dietro
abbonamento).
Una nota di Palazzo San Giacomo infatti precisa: “ In attesa
che si definiscano le procedure
di rilascio dei permessi, l’Amministrazione ha, inoltre, prorogato le autorizzazioni già
concesse in passato al transito
in ZTL per le vetture elettriche,
tra cui i veicoli della società
Bee” Una storia, per ora, a lieto
fine.
A.E.
Al via la gara per 20 stazioni pluviometriche
LA REGIONE CAMPANIA “BLINDA” IL TERRITORIO SALERNITANO A TUTELA DEI CITTADINI
Fabiana Liguori
Le calamità naturali, le vicissitudini inattese, esistono. Fanno
parte della Vita. Con tutto
quello che, talvolta, ne consegue. Ciononostante è dovere di
ogni sana persona, semplice cittadino italiano o rappresentante
delle Amministrazioni, far la
propria parte, affinchè, per
quanto possibile, il territorio
venga protetto e custodito nel
miglior modo possibile. È stato
recentemente pubblicato sulla
Gazzetta europea, il bando di
gara indetto dalla Regione
Campania per il potenziamento
del sistema di monitoraggio del
Centro Funzionale Meteopluvio- idrometrico. Grazie all’avvio
della gara da 467mila euro, infatti, saranno installate nei territori della Costiera Amalfitana
e del Cilento, 20 nuove stazioni
pluviometriche per un più capillare controllo delle precipitazioni piovose e tutelare, quindi,
la popolazione dal rischio frane
e alluvioni. Gli impianti sono
stati interamente progettati dal
Centro regionale multirischi
della Campania. “Le 20 nuove
postazioni di monitoraggio – ha
commentato l’assessore alla
Elenco dei siti selezionati per il potenziamento
della rete pluviometrica:
Protezione civile della Regione
Campania , Edoardo Cosenza –
si aggiungono alle 200 attualmente in esercizio che costituiscono la rete ufficiale di
protezione civile gestita dall’Assessorato e saranno ubicate in
due aree delicatissime perché
particolarmente esposte al dissesto idrogeologico, come purtroppo dimostrano gli eventi
franosi e alluvionali del passato”. Tutti i dati rilevati dalle
apparecchiature presenti nelle
varie stazioni confluiscono telematicamente alla Sala di controllo sita al Centro Direzionale
Presidio e catena umana agli ingressi della Reggia di Caserta
Le associazioni scendono in piazza
per difendere il patrimonio culturale
Sono circa le dieci, di un caldo
sabato di giugno, quando arriviamo carichi di partecipazione,
davanti ai cancelli d’ingresso
della Reggia di Caserta, uno dei
simboli più imponenti del glorioso passato che caratterizza,
tuttora, le nostre terre. Ad attenderci un gruppo di cittadini e diverse associazioni che da tempo
portano avanti diverse “battaglie” per la salvaguardia del patrimonio culturale. Dopo circa
mezz’ora dedicata all’allestimento del luogo con striscioni,
magliette, volantini informativi
e altro, tutti i presenti cominciano a “prendersi per mano”. Sì,
proprio così, proprio come
quando c’è da affrontare un difficile momento e stringersi l’uno
all’altro diventa il gesto più naturale del mondo. Quello che ne
consegue è una lunga catena
umana, fatta di solidarietà, sorrisi e mani unite. Per un minuto, quella catena blocca
simbolicamente gli ingressi alla
Reggia. Dopo il sito di Pompei e
questo di Caserta, sono tante
altre le tappe che il movimento
cittadino intende “abbracciare”.
Perché in Campania troppi sono
i luoghi storici e i monumenti
abbandonati a se stessi. Presto
sarà sottoscritto un appello-proposta al Presidente del Consiglio, al presidente della
Repubblica ed al Ministro dei
Beni Culturali per chiedere formalmente di istituire una Commissione costituita da tecnici,
esperti, associazioni ed esponenti della società civile, che vigili sui finanziamenti e sulle
condizioni, non solo della Reggia
casertana ma di tutti i monumenti abbandonati a se stessi,
sui restauri e sulla gestione.
Inoltre, sarà fatta richiesta di
dare vita ad una modalità legislativa/decreto attraverso cui Il
MIBACT dia possibilità alle comunità locali, alle associazioni e
ai singoli di occuparsi dell’arte e
della cultura attraverso progetti
economici d’impresa. Da Roma
in giù fondi e finanziamenti rallentano e talora scompaiono del
tutto, non c'è comunità d'intenti
nemmeno fra Enti Locali. E le
cose devono cambiare.
- Dragonea, Vietri sul Mare. Serbatoio idrico
- Cava Casa Riceri, Cava de’ Tirreni. Serbatoio idrico
- Albori, Vietri sul Mare. Serbatoio idrico
- Cetara. Serbatoio idrico
- Tramonti Chiunzi, Tramonti. Serbatoio idrico
- Sambuco, Ravello. Serbatoio idrico
- Scala – S. Caterina, Scala. Serbatoio idrico
- Pogerola, Amalfi. Serbatoio idrico
- Vallo Scalo, Castelnuovo Cilento. Serbatoio idrico
- Roccagloriosa. Serbatoio idrico
- Sapri Timpone, Sapri. Serbatoio idrico
- Silla Sassano, Sassano. Impianto di sollevamento
- Melette Sorgente, Casaletto Spartano. Sorgente Melette
- Fistole Faraone, Rofrano. Sorgenti Faraone
- Ostigliano, Perito. Serbatoio idrico
- Savuco – Serra Nuda, Corleto Monforte. Area recintata C.F.S.
- Idro Calore, Castel San Lorenzo. Ponte SS166 Alburni
- Isca Vivaio Forestale, Ceraso. Vivaio Forestale
- Villa Littorio, Laurino. Partitore idrico
- Campora. Serbatoio idrico
di Napoli. Qui, in caso di accertamento di imminente rischio
idrogeologico da parte degli addetti ai lavori, sono inviate, in
tempo reale, importanti indicazioni alle Autorità Competenti
per la gestione della fase di allertamento della popolazione,
supportando, in linea con le normative vigenti, le decisioni dei
sindaci rispetto, ad esempio, ad
una eventuale evacuazione preventiva del territorio “minacciato”. “La Giunta Caldoro –
aggiunge Cosenza - ancora una
volta investe in una moderna
cultura di protezione civile per
la costruzione della sicurezza
del cittadino: le stazioni misurano l’intensità delle piogge, elaborano i dati aggregati
confrontandoli con le soglie di
allarme prefissate nei modelli di
riferimento: nel caso in cui i valori limite vengano superati, si
adottano le misure di sicurezza
necessarie a tutela del cittadino,
avvisando tempestivamente le
autorità competenti. Questo intervento rientra in una serie di
iniziative già avviate dall’Assessorato per il potenziamento del
monitoraggio e della prevenzione dei rischi naturali ai quali
la Campania è esposta”.
PROGETTO SMuCC: IL COMUNE DI BENEVENTO
PRESENTA I PRIMI DATI
Per diminuire l’impatto ambientale della consegna delle merci all’interno della ZTL del Centro Storico e migliorare la qualità dell’aria, il
Comune di Benevento porta avanti con tenacia
il progetto SMuCC (Servizio Municipale Consegne Cittadine).
Lo scorso 5 giugno, sono stati illustrati, durante una conferenza stampa, i primi dati.
Nella fase sperimentale, infatti, sono stati coinvolti il 10% degli esercizi commerciali presenti
nell’area, anche se altri negozi, facenti parte
del BIN (Centro Commerciale Naturale) hanno
già fatto richiesta per aderire all’iniziativa, facendo salire il numero degli esercizi coinvolti a
oltre 80. 1.200, i km risparmiati in 106 giorni
di attività. Circa mezza tonnellata, l’anidride
carbonica sottratta all’atmosfera.
Il Servizio, coordinato dalla struttura “Programmazione Strategica” del Comune, è stato
cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente Tutela del Territorio e del Mare nell’ambito di un
bando legato alla promozione di azioni per la
riduzione dell’inquinamento atmosferico. Partner del progetto: la Fondazione Univerde e il
Centro Ricerche Applicate per lo Sviluppo Sostenibile. Due sono, invece, i mezzi che compongono la flotta dello SMuCC, rigorosamente
ecologici: un fiat fiorino elettrico e un autocarro
a metano. In programma, l’acquisizione di un
terzo veicolo, considerando le nuove adesioni
degli esercenti. “Un progetto ambizioso, importante per la sostenibilità ambientale, ma che
rappresenta solo una goccia in mezzo al mare”,
così l’assessore all’Ambiente, Enrico Castiello,
ha commentato i dati presentati dall’Amministrazione.
La strada verso la mobilità sostenibile sarebbe
ancora tutta in salita secondo l’assessore. Ricordiamo, purtroppo, che la città di Benevento,
è stata collocata al sesto posto nella classifica
di Legambiente “PM10 ti tengo d’occhio”, relativa alla qualità dell’aria (anno 2013), e menzionata, quindi, come una delle città più
inquinate d’Italia.
Questo “primato”, ovviamente, alle autorità locali proprio non va giù. Anche l’assessore alla
Mobilità, Maria Iele, infatti, ha garantito ai
presenti e a tutti i cittadini beneventani, il suo
più totale impegno e collaborazione affinchè la
situazione migliori e a Benevento si torni a reF.L.
spirare pulito.
Bioterapia per la “Villa dei Misteri” di Pompei
Al via un metodo di restauro totalmente ecologico
Domenico Matania
Arte e scienza possono convivere, specie se l’obiettivo “nobile” è quello di salvaguardare
uno dei più importanti patrimoni dell’umanità. Per scongiurare la scomparsa degli
affreschi di Villa dei Misteri a
Pompei, è stata predisposta
una “bioterapia”, attraverso
interventi non invasivi che
riusciranno a salvaguardare
la bellezza artistica del luogo.
Non è la prima volta che vengono portate avanti operazioni
di restauro sugli affreschi di
questo autentico gioiello archeologico. Già negli anni Cinquanta
del
Novecento
l’intervento era stato a base di
cera e benzina: metodi di restauro ovviamente diversi da
quelli attuali, ma di sicuro rilievo per l’epoca: senza quell’intervento i colori si
sarebbero sfaldati e le murature sarebbero rimaste senza
immagini. Si arriva ad oggi,
con una situazione problematica in cui un intervento profondo ed invasivo avrebbe
rischiato di rovinare definitivamente i colori: e allora sì
all’uso di antibiotici. Il pro-
blema era il seguente: le pitture risultavano attaccate dal
cosiddetto “streptococco”, batterio molto difficile da estirpare e che aveva trovato
terreno fertile negli affreschi
di Villa dei Misteri. Lo strep-
tococco è in grado infatti di riprodursi in assenza di aria;
inoltre gli affreschi essendo
esposti alla luce offrivano la
possibilità di un’ancor più rapida proliferazione dei batteri.
Una pulitura spinta avrebbe
arrecato ulteriori danni, dal
momento che si sarebbe eliminato lo strato di cere e benzina
che ad ogni modo aveva salvaguardato l’opera; a ciò si aggiunge il fatto che la pulizia
con il laser non avrebbe dato
risultati convincenti. E allora
quale soluzione? Una pulitura
non spinta a favore di una stabilizzazione della pellicola pittorica
e
l’utilizzo
di
“amoxicillina”, una molecola
alla base di diversi antibiotici,
Con gli Art Parks natura e arte
si alleano per un mondo “only green”
Storm King Art Center, questo il
nome del nuovo museo only
green, sorto in America nella
valle dell’Hudson, tra l’accademia militare di West Point e la
cittadina di New Windsor, dove
ci si può sdraiare e prendere il
sole, rotolarsi nell’erba, mentre
si possono ammirare le sculture
immerse nel verde. E proprio lì
sorge questo luogo di straordinaria bellezza, abbellito con le sculture di arte contemporanea
realizzate da Alexander Calder
ed Henry Moore, Arnaldo Pomodoro e Roy Lichtenstein, sparse su prati
e colline a perdita d’occhio. La grandissima villa, che ospita gli uffici del
museo, contiene anche l’esposizione
delle opere più piccole e delicate. Molte
altre sono sparpagliate nel prato antistante, ma, spingendo lo sguardo in lontananza, si possono scorgere le
gigantesche sculture di Mark di Suvero
in un campo in fondo alla valle, e ancora le opere di Isamu Noguchi, Ri-
chard Serra, Giacomo Manzù. E anche
il Wavefield di Maya Lin, un campo nel
quale sono state create nove file di piccole colline, le onde di un oceano verde
al limitare di un bosco. Uno spettacolo
da mozzare il fiato, dove la parola d’ordine è arte, ma anche natura. Tutte e
due si intrecciano in un connubio indissolubile. Tuttavia, di parchi d’arte in
America ce ne sono davvero tantissimi.
Basti pensare al giardino delle sculture
di Rodin all’interno del campus
dell’università di Stanford a Palo
Alto, in California, e ancora al
Millennium Park nel cuore di
Chicago. Tutti luoghi in cui sculture modernissime, forme taglienti, spesso ispirate allo
spietato pragmatismo dei nostri
tempi, alla cultura industriale,
immerse nella quiete di questi
luoghi per così dire bucolici, suscitano emozioni indescrivibili ed
irripetibili. Da semplice risorsa
naturale e territorio da conquistare, questi posti fantastici si
trasformano acquistando un interesse
di carattere scientifico, diventando simboli dell’identità nazionale e nello
stesso tempo anche ecosistemi da tutelare. Insomma, da oggetti di attivismo
ecologico a strumenti di svago e di leisure per la collettività. Queste sono
vere e proprie gallerie senza pareti
(museums without walls), esempi da
seguire per imparare a rispettare la natura attraverso l’arte.
A.P.
in grado di distruggere gli attacchi batterici che rischiano
di minacciare gli affreschi. Inizialmente è stato predisposto
l’intervento su una piccola superficie per verificare ulteriormente
la
bontà
delle
operazioni. Il restauro consta
di tre cicli di antibiotico e,
stando ai primi risultati,
emerge che già in seguito alla
prima settimana di interventi
il colore sembra stabilizzarsi.
Le operazioni prevedono
anche l’utilizzo di pitture con
colori ad acqua, per nulla invasivi. L’equipe dei restauratori è guidata da Giancarlo
Napoli e il termine ultimo dei
lavori è previsto per la fine del
2014. Solitamente si legge di
Pompei e dei suoi scavi in relazione alla pessima gestione,
eppure ci sono dei professionisti che quotidianamente lavorano per salvaguardare un
simile patrimonio culturale.
Emissioni: nuove metodologie di calcolo
Un nuovo sistema permetterebbe a USA e Cina di rientrare negli obiettivi per il 2050
Paolo D’Auria
La temperatura media della
Terra sta progressivamente
aumentando. Anche se la polemica sulle cause del riscaldamento globale è sempre viva,
questo resta un dato di fatto.
Sono sempre più numerosi, infatti, gli studi che confermano
il lento avanzamento della febbre planetaria. Quali siano le
cause, naturali o antropiche,
poco importa: è un fenomeno
che va contrastato e di certo
l’uomo può fare la sua parte.
Ecco quindi che la soglia di
“non ritorno”, fissata a due
gradi in più rispetto ai livelli
pre-industriali, entro il 2100,
rappresenta il limite che non
va assolutamente superato.
Per agguantare l’obiettivo la
produzione globale di anidride
carbonica non deve superare
le 420 giga tonnellate entro il
2050. L’asticella è piuttosto
alta, tanto che i giganti dell’economia mondiale, tra cui
USA e Cina, sono quasi sicuri
di non poter rispettare l’impegno o di doverlo fare a costo di
gravose politiche di revisione
dei cicli di produzione. E allora
che si fa? Nulla. Come dire:
siamo già certi di essere bocciati, perché impegnarci?
Tuttavia gli esperti propon-
gono, per raggiungere più facilmente l’obiettivo, di cambiare il modo con cui si fanno i
conteggi sulle emissioni. La
proposta arriva da uno studio
dell’Università di Milano-Bicocca e della Brown University
americana, appena pubblicato
su Nature Climate Change.
Secondo i ricercatori “se il calcolo delle emissioni di CO2
passasse da un conteggio basato sulla produzione (com’è
attualmente) a uno basato sul
consumo, col quale cioè le
emissioni vengono imputate ai
paesi dove i beni e i servizi che
le hanno generate vengono realmente consumati, da qui al
2050 la Cina potrebbe aumentarle del 3,6%, la Russia del
2%, l’India andrebbe in pari e
gli Stati Uniti dovrebbero ridurle solo del 1,9%”. In questo
modo, aggiungono, “potrebbe
essere raggiunto l’obiettivo di
non superare il tetto” fissato
per il 2050. Ma come funziona
la contabilità di CO2 basata
sul consumo? “Attualmente spiegano gli studiosi - la contabilità delle emissioni registra quelle effettivamente
prodotte da ciascun Paese.
L’idea dello studio è invece di
imputare le emissioni di CO2
ai Paesi dove i beni e i servizi
prodotti sono realmente utiliz-
zati e consumati”.
Un pratico esempio: le tonnellate di gas serra immesse
nell’atmosfera dalla Cina per
produrre le auto vendute sul
mercato europeo andrebbero
imputate all’Unione Europea
e sottratte alla Cina. “Questo spiega Marco Grasso, ricercatore della Bicocca - aiuterebbe
a trovare un accordo sul clima
perché i due Paesi leader sulla
scena mondiale, Cina e Stati
Uniti, sarebbero avvantaggiati o non eccessivamente penalizzati e quindi sarebbero
invogliati a adottare un’azione
internazionale concertata per
abbattere le emissioni. La riduzione di emissioni del 2%
entro il 2050 per gli Usa è addirittura al di sotto degli obiet-
tivi recentemente fissati dal
presidente Obama”.
Il risvolto, però, è che in questo modo il “costo” più alto toccherebbe all’UE che, con il
nuovo sistema di calcolo, sarebbe costretta ad abbattere le
emissioni del 7%. Obiettivo
non proprio proibitivo, visto il
cammino verde già intrapreso
dal vecchio continente.
Gli esiti degli accertamenti Arpac furono pubblicati dal Comune. Ne riproponiamo un estratto
I risultati degli esami sui campioni di fogliame
prelevati nel territorio del comune di Acerra
L’estate scorsa in Campania sono stati segnalati casi di fumaggine, una patologia delle piante di cui si è discusso nelle comunità e sui media. Per contribuire a informare i cittadini su questo
tema, pubblichiamo un estratto della relazione inviata l’anno
scorso dall’Arpac al Comune di Acerra, in seguito a una richiesta
che l’amministrazione comunale rivolse alla Regione. La documentazione completa, che invitiamo a consultare, è disponibile
sul sito istituzionale del Comune di Acerra o può essere richiesta
direttamente ad Arpac.
Luigi Cossentino
Giuliana Mazzei
In risposta alla richiesta della
Giunta Regionale della Campania del 30 agosto 2013, si è
proceduto ad un sopralluogo
conoscitivo presso il territorio
comunale di Acerra al fine di
effettuare accertamenti ambientali circa l'origine e la
composizione della "fuliggine
oleosa" depositatasi su piante
ed edifici in alcune zone del
territorio comunale.
Su indicazione dell'Autorità
Comunale sono stati effettuati
prelievi presso due località interessate dalla presenza della
suddetta "fuliggine" e precisamente in fondi agricoli ubicati
in Contrada San Giovanni (N
40° 57,427' E 14° 23,308') e in
Contrada Montesanto (N 40°
57,169' E 14° 22,732'), rispettivamente. Le località risultano
interposte
ed
equidistanti dalla zona ASI di
Acerra e Pomigliano, ad una
distanza lineare di circa 2 km.
Attività di campo
In Contrada San Giovanni
sono stati eseguiti dei campionamenti di fogliame su alcune
piante di Diospyros kaki
(cachi) che presentavano le foglie della parte basale con la
pagina superiore ricoperta da
una patina scura, al tatto di
consistenza vischiosa, e in corrispondenza della pagina inferiore la presenza di insetti di
colore bianco alternata a zone
puntiformi di colore scuro.
Tale fenomeno risultava meno
evidente sulle foglie di recente
formazione poste sulla parte
sommitale delle piante. Ad
una anamnesi visiva il frutteto, incolto, presentava i
rami affastellati, indice di una
potatura drastica utilizzata
probabilmente per favorire il
richiamo, quindi la ripresa, di
piante che comunque si
presentano caratterizzate da
un "Intristimento" generalizzato.
In Contrada Montesanto sono
stati eseguiti campionamenti
di fogliame su piante di Citrus
limon (limone) che presentavano le foglie della parte basale con la pagina superiore
ricoperta da una patina scura,
al tatto di consistenza vischiosa, e in corrispondenza
della pagina inferiore la presenza di parassiti di insetti di
Campioni di fogliame prelevati nel 2013 da un agrumeto in Contrada Montesanto, ad Acerra, in provincia
di Napoli.
colore bianco alternata a zone
puntiformi di colore scuro.
Tale fenomeno risultava meno
evidente sulle foglie di recente
formazione poste sulla parte
sommitale delle piante.
Nelle due località il fenomeno
come sopra descritto si evidenziava solo su piante di
cachi e limone.
I campioni di foglie sono stati
consegnati al Laboratorio Fi-
Nella foto scattata dai tecnici Arpac, un campione di fogliame di piante di cachi, prelevato a Contrada
San Giovanni ad Acerra
topatologico della Regione
Campania (FITOLAB) sito in
Via Don Bosco in Napoli, per
l'effettuazione di esami
batteriologici, entomologici, fitopatologici e virologici e al
Dipartimento Tecnico ARPAC
di Caserta per la ricerca di
metalli pesanti ed idrocarburi
policiclici aromatici (IPA) su
superficie fogliare, il tutto
come si evince dai verbali n.
62/SN/13 e n. 63/SN/13.
Risultati
Dagli accertamenti fitosanitari risulta che sia le foglie di
cachi che di limone presentano un forte attacco dell'insetto
degli
agrumi
(Dialeurodes citri) con scarsa
presenza del suo antagonista
naturale, il parassitoide Encarsia sp". Evidentemente
proprio la scarsa presenza di
quest'ultimo, dovuta sia alle
condizioni meteoclimatiche
sfavorevoli che alla scarsa
cura dei frutteti, ha favorito lo
sviluppo abnorme di tale insetto. La conseguente produzione di melata, sostanza
zuccherina, ha favorito l'insediamento della fumaggine in-
dotta dai funghi dei generi
Cledosporium e Alternarla, il
tutto come si evidenzia dal
certificato rilasciato dal FITOLAB, prot. 0625883 del
11.09.2013.
Le analisi sui campioni per la
ricerca di metalli e degli IPA
hanno evidenzialo che la loro
concentrazione risulta inferiore al limite di rilevabilità,
vale a dire che gli "analiti determinati sono da considerare
assenti", Il tutto come si evidenzia dai rapporti di prova n.
20130003941, 20130004545,
20130003943 e 20130004544.
Inoltre, è stata eseguita anche
un' osservazione microscopica
della patina nerastra ricoprente le foglie costituenti i
campioni, che ha evidenziato
la presenza massiccia di flora
micotica mista a costituire la
patina nerastra presente sui
campioni.
Da quanto fin qui evidenziato,
appare evidente che la presenza di patina scura sulla
parte superiore delle foglie
campionate sia da ascrivere a
fenomeni fitopatologici piuttosto che a deposizione di inquinanti atmosferici.
Raccontiamo il meteo. La bella stagione è caratterizzata, in Italia, da correnti di costa tenui o moderate
Diurne, notturne: dinamica delle brezze estive
Il fenomeno è dovuto alle differenze di temperatura tra terra e mare
Gennaro Loffredo
Al mattino si presenta liscio come
l’olio, pulito e ideale per fare una bella
nuotata. Nel pomeriggio, spesso, compaiono piccole onde corte e l’acqua non
risulta più pulita come in mattinata.
Stiamo parlando del comportamento
del mare in una giornata estiva che si
rispetti, ovvero senza l’influenza di
perturbazioni atmosferiche evidenti.
In piena estate, quasi sempre, sull’Italia domina l’alta pressione e con essa
il tempo buono e il caldo. Tuttavia, se
l’alta pressione in inverno comporta
un’assoluta calma di vento per tutto il
giorno, in estate la struttura stabile
lascia spazio alla dinamica delle
brezze, che in qualche caso possono
anche essere moderate.
Il mare risulta più caldo della terraferma nelle ore notturne e questo facilita la discesa di masse d’aria
dall’entroterra verso la costa (brezza
di terra). Di giorno succede il contrario, con la terraferma che si scalda
molto rapidamente rispetto all’acqua,
mettendo in moto una corrente d’aria
dal mare verso l’interno ( brezza di
mare).
Se al mattino ci rechiamo su una
spiaggia, il mare risulta piatto perché
per tutta la notte la brezza di terra ha
soffiato, riducendo al minimo la formazione delle onde. Essa ha inoltre allontanato da riva tutte le eventuali
impurità e l’acqua risulta spesso pulita e trasparente.
Con il passare delle ore la brezza di
mare prende sempre più piede, a seguito del riscaldamento della terra-
ferma. Ciò comporta in un primo
tempo un lieve aumento del moto ondoso, con la formazione di onde corte,
che tuttavia non disturbano più di
tanto i bagnanti.
In una fase successiva, soprattutto nel
tardo pomeriggio, si può avere lo
spiaggiamento di tutte le impurità che
la brezza di monte aveva allontanato
ARPA CAMPANIA AMBIENTE
del 15 giugno 2014 - Anno X, N.11
Edizione chiusa dalla redazione il 16 giugno 2014
DIRETTORE EDITORIALE
Pietro Vasaturo
DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro
CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia
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IN REDAZIONE
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Mosca, Andrea Tafuro
GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo
HANNO COLLABORATO
D.Bove, I. Buonfanti, F. Clemente, L. Cossentino, P.
D’Auria, G. De Crescenzo, A. Esposito, E. Ferrara,
R.Funaro, G. Loffredo, R. Maisto, D. Matania, G.
Mazzei, B. Mercadante, A. Morlando, A. Palumbo,
A. Paparo, F. Schiattarella, M. Tafuro
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Il grafico in
alto illustra
il funzionamento della
brezza di
mare, tipica
delle ore
diurne. A sinistra, la direzione
delle brezze
in una giornata-tipo. E’
un fenomeno tipico
dell’Italia,
dove in
estate domina l’alta
pressione.
al largo la notte precedente; l’acqua, di
conseguenza, tenderà a sporcarsi leggermente.
Naturalmente il fenomeno non si manifesta nello stesso modo su tutte le
nostre spiagge e anche la brezza di
mare può risultare più o meno intensa. In presenza di golfi, la brezza di
mare può risultare anche moderata e
determinare un increspamento della
superficie marina anche notevole;
basta allontanarsi dalla costa di qualche miglio per ritrovare il mare piatto.
Se invece siamo in presenza di una
spiaggia molto lunga, senza insenature evidenti, l’azione della brezza di
mare sarà minore e la superficie dell’acqua tenderà ad incresparsi di
meno.
Tale fenomeno si presenta tra la tarda
primavera e il cuore dell’estate mentre
tende gradualmente ad attenuarsi tra
la fine della stagione estiva e l’autunno. Nel periodo tardo estivo e preautunnale, infatti, il mare ha oramai
accumulato tutto il calore dei mesi
precedenti e quindi il divario di temperatura tra la superficie marina e la
terraferma diventa minima; di conseguenza le brezze risulteranno sempre
più deboli.
La nostra penisola è completamente
circondata dai mari e gli effetti delle
brezze sono ben evidenti su tutte le
città costiere dell’Italia centro meridionale, influenzando positivamente il
clima della nostra nazione.
Insomma il mare sebbene rappresenti
per molti un luogo dove i fenomeni
estremi della natura possono prender
forma in maniera intensa e pericolosa,
ha i suoi innumerevoli pregi come
quello di rendere particolarmente
dolce e invidiato il nostro clima.
Le cozze salveranno le coste dall’erosione
Filari sistemati ad hoc per attutire l’impatto delle onde
Anna Paparo
Che una cozza possa salvare
le nostre coste dall’erosione,
sembra un vero e proprio paradosso. E invece è la pura realtà. Diciamola tutta: un
umile mitile non riuscirebbe
mai ad arrestare la dirompente forza marina, ma filari
sistemati ad hoc potrebbero
tranquillamente attutire l’impatto delle onde e, quindi, salvare le coste dall’erosione.
Questo decisamente sì. In particolare, il geologo Riccardo
Caniparoli ha messo a punto
un nuovo progetto riguardo
questa tecnica, che vorrebbe
impiegare per ricostituire il
profilo originario della riviera
apuana e versiliese, che interessa i Comuni di Montignoso,
Forte dei Marmi e Marina di
Massa, tutti in Toscana, con
la speranza e con l’obiettivo di
riportarli agli antichi splendori. Qui, la linea sabbiosa
negli ultimi cinquant’anni,
purtroppo, è arretrata di circa
trecento metri. Più nello specifico, lo studioso ha sottolineato che il punto di forza dei
filari di cozze sta proprio
nella loro morbidezza. Quindi,
le scogliere frangiflutto aumentano l’impatto del moto
ondoso sottocosta. Poiché ri-
gide, l’onda si riflette e carica
di energia quelle successive,
generando un aumento dell’erosione. Per questo motivo,
è stata elaborata una ricerca
con barriere morbide con coltivazioni di mitili a largo, ovvero a circa trecento metri di
distanza dalla costa. E si è riscontrato che sono in grado di
smorzare il vigore dell’onda. A
prima vista, l’aspetto delle
barriere è proprio quello di un
tradizionale allevamento di
cozze, caratterizzate da una
struttura galleggiante con boe
a intervalli regolari, che tengono sospesa una fune orizzontale, cioè la “trave”, alla
quale sono appese le cosiddette “reste”, tubi reticolari in
nylon con fori a cui si ancora
il mollusco. Per poter ottenere
l’effetto anti-erosione, però, bisogna tenere presenti tre fattori molto importanti, ossia
posizione, inclinazione e distribuzione. Bisogna, inoltre,
tener presente che il progetto
di Caniparoli è il frutto di uno
studio teorico, al quale si è
cercato di dare una spiegazione attraverso una serie di
esperimenti. Inoltre, l’esperto
ha assicurato che i benefici
per la costa saranno immediati e l’allevamento comincerebbe a essere produttivo
entro un anno con ricadute occupazionali alquanto positive
sotto ogni punto di vista. Un
progetto che accende una luce
di speranza sul problema
dell’erosione costiera, una malattia che affligge i nostri meravigliosi e stupendi paesaggi.
Ma non è tutto oro quello che
luccica. Sembra facile da attuare. Ma ogni cosa trova il
suo intoppo. Non può andare
sempre tutto liscio. Infatti,
per la realizzazione di tutto
ciò manca qualcosa, cioè mancano all’appello le autorizzazioni ad attuare il progetto. In
particolare, il Caniparoli ha
parlato addirittura di «una
fase interlocutoria con esponenti politici locali», con la
speranza che si possa aprire
un tavolo per le trattative e
poter attuare immediatamente questa tecnica, così da
riuscire a far rientrare il pro-
blema e salvare le nostre coste
da una morte lenta e corrosiva, avviando questo tanto
atteso e desiderato processo di
recupero e di ripresa. Insomma, la domanda nasce
spontanea: “come può un’autorizzazione arginare il mare
…? Ma quello non era lo scoglio?!” Non resta che aspettare
e staremo a vedere cosa succederà. Ai posteri l’ardua sentenza.
Ancora lontani gli obiettivi della Direttiva quadro sulla strategia ambientale
Lo stato di salute dei mari continentali
Questo è quanto risulta da
due diversi rapporti pubblicati e presentati a Bruxelles
alla Conferenza "Healthy
Oceans Productive Ecosystems" (HOPE), il primo dalla
Commissione europea, il secondo dall'Agenzia europea
per l'ambiente (EEA): il mare
rappresenta una risorsa importante per il sostentamento
e il benessere delle popolazioni europee, ma la possibilità di sfruttare questa risorsa
è sempre più minacciata dal
degrado, dovuto alla pressione esercitata delle attività
umane. I due rapporti, i primi
a fornire una valutazione
complessiva dello stato dei
mari europei, arrivano a sei
anni di distanza dalla formulazione della Direttiva quadro
sulla strategia per l'ambiente
marino, MSFD, elaborata per
ristabilire, entro il 2020, un
buon livello di conservazione
delle acque marine. I motivi
di preoccupazione evidenziati
nel rapporto della Commissione Europea sono numerosi
tra cui: i livelli degli inquinanti superano i limiti accettabili, con effetti nel processo
di eutrofizzazione degli organismi vegetali nelle acque e
del conseguente impoverimento dell'ossigeno che si os-
servano nel Mar Baltico e nel
Mar Nero, le riserve ittiche
dell'Atlantico nord orientale e
quelle del Mediterraneo sono
ancora sfruttate in modo eccessivo dato che le politiche di
conservazione adottate in
anni recenti stanno migliorando la situazione con lentezza, e infine i rifiuti solidi,
soprattutto materie plastiche,
che vengono dispersi in mare
in grande quantità. Per dare
l'idea del problema, in un
tratto di spiaggia lungo la
costa atlantica si trovano in
media 712 frammenti solidi
ogni 100 metri. Da noi in
Campania migliora, ma non
del tutto sui litorali liberi, infatti sulla spiaggia di Licola
Mare a Pozzuoli il campionamento è stato effettuato su
un’area di 2.500mq, il totale
degli oggetti rinvenuti è stato
di 347, di cui il 73% rifiuti in
plastica, il 35% tra mozziconi,
metallo, altro.
Il rapporto di EEA traccia dei
punti chiave per l'implementazione futura di politiche di
conservazione tra cui: incrementare le aree protette sul
totale delle aree marine e superare le difficoltà che hanno
impedito di raggiungere lo
sfruttamento delle risorse ittiche realmente sostenibili
con norme più adatte. Il messaggio è chiaro: “i mari e gli
oceani dell'Europa non sono
in buono stato”, occorre
quindi trovare un modo per
sfruttare il potenziale economico senza aumentare la
pressione su un ambiente già
fragile e a pezzi.
R.M.
Gestione sostenibile e valorizzazione dei boschi
Le proposte per una nuova
politica delle foreste
Rosario Maisto
Creare una struttura di governo e di indirizzo per le foreste presso il ministero delle
Politiche agricole; semplificare e aggiornare le normative, i regolamenti forestali e
gli iter autorizzativi per garantire la gestione sostenibile
del territorio; individuare un
unico referente pubblico terri-
torio. Quindi è necessario
dare piena attuazione alla
Strategia forestale nazionale
definita dal Programma quadro per il settore forestale prevedendo le misure indicate.
Le aree forestali e naturalistiche, rappresentano delle vere
peculiarità dal punto di vista
ambientale, ma anche esempi
di buone pratiche di gestione
ecocompatibile.
servazione della naturale diversità delle specie, 2)dimora
della fauna selvatica, 3)fonte
di energia rinnovabile e di
materie prime per settori produttivi importanti, 4)immagazzinamento della anidride
carbonica e quindi contenimento dell’effetto serra, 5)elemento fondamentale per il
paesaggio, per la fruizione ricreativa, per la difesa dai dis-
Progetto B4Life:
nuovi fondi europei
Aiutare i paesi più poveri a tutelare gli ecosistemi
Giulia Martelli
toriale in materia forestale;
sviluppare linee guida nazionali moderne per la gestione e
la pianificazione delle proprietà forestali con l'obiettivo
di prevenire i rischi naturali,
climatici e antropici; valorizzare il patrimonio ambientale
e paesaggistico, diffondere
modelli imprenditoriali innovativi, migliorare le produzioni forestali e formare gli
operatori forestali.
Queste sono le proposte per
una nuova politica nazionale
delle foreste presentate dall'Osservatorio Foreste dell'Inea e dalla Rete Rurale
nazionale. Alla base delle proposte, la convinzione che la
gestione forestale sostenibile
e la valorizzazione della funzione economica, ambientale e
sociale dei boschi rimangono i
principali temi delle politiche
di sviluppo e tutela del terri-
La conduzione delle Foreste
Demaniali in Campania persegue diverse finalità tra le
quali la salvaguardia del
bosco da incendi e altre calamità naturali e la fruizione
da parte dei cittadini.
Tra gli altri interventi previsti, fondamentali per la conduzione e gestione delle
foreste, vi sono la manutenzione, la lotta attiva contro gli
incendi boschivi e la prevenzione con attività di vigilanza
e sorveglianza soprattutto nel
periodo estivo, il tutto riconducibile ai lavori di ordinaria
coltura disciplinati dal Regolamento Regionale emanato
con Decr. Presid. n.1269/2001.
La Regione Campania oltre al
compito di tutelare questa
proprietà collettiva, svolge
anche una serie di attività per
far conoscere a tutti le tante
utilità legate al bosco: 1)con-
sesti idrogeologici.
Sono molti, i ragazzi, gli studenti, i cittadini che ogni anno
visitano questi luoghi attraverso le piste ed i sentieri realizzati dagli operai nel campo
dell’ing. naturalistica e forestale. Queste aree rappresentano "un'importante occasione
di crescita e sviluppo sostenibile", costituendo la base non
delocalizzabile di un sistema
economico che nella produzione di beni ecocompatibili e
servizi ecosistemici può trovare ampie opportunità di
crescita e innovazione. Serve,
però, una maggiore incisione
nel percorso politico nazionale
e regionale che nel lungo periodo possa garantire la competitività e la qualità
ambientale, incentivando e
promuovendo la continuità
nella gestione attiva del patrimonio forestale.
Lo scorso Maggio, in occasione della Giornata Internazionale della Biodiversità, la Commissione
Europea ha lanciato un’importante iniziativa per
combattere la perdita di biodiversità e la povertà
nei paesi in via di sviluppo: Biodiversity for Life
(B4Life). L’idea è nata per aiutare i paesi più poveri a proteggere gli ecosistemi, preservare la
fauna selvatica e sviluppare un’economia a vantaggio dell’ambiente. Il progetto B4Life è inizialmente
finanziato dal programma tematico EU Global Public Goods and Challenges (GPGC) e con fondi per
la cooperazione allo sviluppo regionale e nazionale,
per un budget che potrebbe andare fino a 800 milioni di euro nel periodo 2014-2020. In linea con l’
Agenda for Change
dell’Unione Europea (la cui policy
vuole indirizzare
le risorse dove
sono più necessarie ed efficaci)
B4Life si concentrerà sui paesi con
il tasso di sviluppo
più basso e quelli
con al loro interno
“biodiversity
spots”, cioè quelle
zone dove gli ecosistemi e ciò che offrono sono i più
ricchi ma anche i più a rischio. Gli obiettivi principali di B4Life sono tre: promuovere la buona governance delle risorse naturali, provvedere alla
salubrità degli ecosistemi per garantire la sicurezza del cibo e sviluppare soluzioni che abbiano il
più basso impatto possibile attraverso un’economia
sostenibile. Oltre alle aree di intervento sopra elencate, B4Life include anche la 'Wildlife Crisis Window' (WCW): una “finestra speciale” dedicata alla
fauna selvatica, alla battaglia contro i bracconieri
e il traffico illegale di specie in via di estinzione, soprattutto in Africa, dove il commercio fuorilegge di
avorio e corni di rinoceronti finanzia milizie ribelli
e possibili gruppi terroristici. "Con i Paesi partner
dell'Ue - ha commentato Andris Piebalgs, commissario europeo allo sviluppo - abbiamo già concordato sul fatto che se lo sviluppo non è sostenibile
danneggia l'ambiente, la biodiversità o le risorse
naturali".
CITIZEN SCIENCE: LA SCIENZA PARTECIPATA
Utilizzare il proprio smartphone per divertirsi e collaborare ad importanti progetti di ricerca
Ilaria Buonfanti
Estate, tempo di scampagnate e di aria
aperta. Quale miglior occasione, allora,
per impugnare il nostro smartphone e
farne un uso davvero utile? L’occasione
viene da alcune app che ci permettono
di diventare tutti un po’ scienziati e di
partecipare alla costruzione del sapere
scientifico collettivo. Si chiama citizen
science, provare per credere!
Letteralmente “la scienza dei cittadini”
o “scienza partecipata”, la citizen
science abbraccia una lista, ormai lunghissima, di progetti di ricerca ai quali
possono contribuire tutti, scienziati e
non, raccogliendo dati, classificando,
catalogando.
La disciplina che più ne ha giovato, finora, è stata l’astronomia. Galaxy Zoo
è un esempio di come
più di 150.000 cittadini appassionati di
astronomia abbiano
contribuito in un solo
anno a classificare
circa un milione di immagini di galassie.
Se volete diventare citizen scientist, ecco di
seguito alcuni suggerimenti particolarmente
adatti alla bella stagione. Se si è interessati a questi o ad altri
rami della scienza, è
possibile trovare più di
6000 progetti di citi-
zen science tra i quali scegliere, in base
alle vostre attività e ai vostri interessi.
“Noise tube” ad esempio, è una app
gratuita che permette di trasformare il
proprio telefono in un rilevatore mobile
di rumori. Si può facilmente registrare
il livello di rumore percepito e descriverne la fonte e il grado di fastidio che
ha provocato in noi. Le proprie misurazioni possono essere condivise e si può
accedere alla mappa dell’inquinamento
acustico della propria o di altre città.
L’obiettivo del progetto è quello di
creare una mappa dell’inquinamento
acustico globale più completa possibile
che potrebbe essere utilizzata dai ricercatori per capire come le persone percepiscono e reagiscono ai rumori. Non
meno importante, potrebbe essere utile
a futuri urbanisti impegnati nell’abbattere questo fenomeno.
Il “Progetto Noah” invece è diventato un
vero punto di riferimento per gli amanti
della natura. Si tratta
di una vastissima catalogazione partecipata di specie viventi
volta a documentare
la biodiversità nel nostro pianeta. Basta registrarsi nel sito del
progetto, scaricare la
app gratuita e poi via,
a fotografare flora e
fauna locali. Le foto
possono essere cari-
cate sul sito, dove saranno identificate
da speciali “ranger”. Si possono inoltre
ricevere riconoscimenti per i propri
contributi e partecipare a delle missioni. In “Bee-friend your garden” è
possibile registrare il numero e il tipo
di insetti impollinatori che visitano il
nostro giardino o terrazzo e registrare
da quali piante sono più attratti. I dati
vengono mandati a un database centrale e, oltre a fornire preziose informazioni ai ricercatori, ci permetteranno di
creare un giardino ad hoc per attirare
e preservare i tanto delicati insetti impollinatori negli anni successivi.
“Globe at night” è invece un progetto
internazionale che ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sul problema dell’inquinamento luminoso che
può influire negativamente sulla fisiologia di specie viventi, come piante e
animali notturni. Il sistema vi dirà, in
base alla vostra posizione, quali costellazioni dovreste vedere. Il “Marine DebrisTracker” riguarda invece i rifiuti
del mare e delle spiagge mentre la app
“Meteo Meduse” permette di segnalare
in tempo reale la presenza di meduse
nelle nostre spiagge e, oltre a fornire un
monitoraggio del fenomeno, permette
di sapere in tempo reale dove si è a rischio di essere pizzicati.
La nuova frontiera dei bio-imballaggi per i prodotti alimentari
LA BIO-VERNICE DALLA
CUTINA DI POMODORO
Fabio Schiattarella
Correva l’anno 1942 quando,
alla Stazione sperimentale per
l’Industria delle Conserve alimentari ( Sscia ) si testavano
gli scarti della lavorazione del
pomodoro come alternativa al
petrolio. Angela Montanari coordina, dal dicembre 2011, nei
laboratori Sscia, il primo
gruppo di ricerca al mondo
sulla bio-vernice ricavata dalla
buccia di pomodoro, destinata
ai contenitori metallici alimentari. Il progetto Biocopac ha respiro
europeo,
con
la
collaborazione di centri di ricerca e aziende alimentari, di
imballaggio, produzione di vernici, utilizzo di biogas. Dalle
bucce si estrae la cutina, un
biopolimero messo alla prova
su bande stagnate, acciaio e al-
luminio. Risponde bene ai test
di adesione e a quelli di corrosione. Secondo Montanari,
nella laccatura se ne utilizzano
da 5 a 15 grammi al metro
quadrato, dipende, com’è intuibile, dal grado di aggressività
dell’alimento contenuto. Oggi
si è passati a svolgere i primi
test con gli alimenti. Ancora, il
circolo virtuoso di Biocopac indirizza ciò che resta alla produzione di biogas. In questo
modo, sostiene Montanari, i rifiuti da smaltire sono quasi azzerati ed inoltre la produzione
della bio - vernice dalla cutina
di pomodoro abbatte le emissioni di CO2 correlate oggi alla
produzione di resine epossidiche, in media 3,3 grammi di
CO2 per la classica lattina di
pelati. Biocopac, tra l’altro, risponde a un’esigenza precisa:
dal Gennaio 2015 la Francia,
in attesa del parere Efsa (EuropeanFoodSafety Authority)
escluderà gli imballaggi verniciati con resine che potrebbero
rilasciare bisfenolo A, un monomero già sottoposto a stretto
controllo internazionale, con limiti di rilascio entro 0,6 milligrammi al chilo. L’interesse
dell’industria alimentare e dei
produttori di bio imballaggi e
vernici è evidente. Con 21 milioni di tonnellate di pomodoro
processato per anno nei 27
paesi, non è un caso che la Ue
guardi con legittime aspettative a Biocopac. Dopo aver
vinto un bando Europeo, pro-
getto Life, (finanziamento di
un milione di euro, che si aggiunge agli 800mila iniziali,
tra pubblico e privato) da settembre, Biocopac ha iniziato a
lavorare costantemente solo
con partner italiani per portare a compimento il progetto.
In estate occhio al sole!
Alcune semplici regole per proteggere la vista durante le esposizioni
Brunella Mercadante
Finalmente la bella stagione,
le vacanze, il caldo, le giornate
più lunghe e soleggiate, e
tanta luce in più: istantaneamente ci sentiamo meglio. La
luce del sole, infatti, non solo
ci dona una gradevole sensazione di benessere e di calore,
ma ha anche importanti effetti
benefici sul nostro umore e
sulla nostra salute: attiva la
secrezione del surrene e della
serotonina, detta anche “ormone del buonumore”, favorisce il metabolismo della pelle,
rinforza le ossa favorendo l’attivazione della vitamina D, favorisce la formazione e la
maturazione delle cellule del
sangue. Attenzione però agli
occhi, che avendo la specifica
funzione di captare la luce ambientale e di metterla a fuoco,
proprio per questo sono particolarmente sensibili alla luce.
La prolungata esposizione solare e le attività all’aperto tipiche della bella stagione
possono presentare per i nostri
occhi alcuni pericoli specifici
che è bene conoscere per prevenirne le conseguenze fastidiose, e in alcuni casi anche
serie. Occorre innanzitutto
proteggere gli occhi con occhiali da sole che devono essere usati sia al mare sia in
montagna, soprattutto quando
il sole è forte, ma anche nelle
giornate nuvolose in cui c’è riverbero: i raggi ultravioletti
(UV) possono, difatti, attraver-
sare le nuvole fino all’80%. Essenziale è la qualità e il colore
delle lenti (da evitare le lenti
azzurre o blu, che non filtrano
a sufficienza le radiazioni più
dannose). Attenzione poi alle
lenti a contatto, i portatori di
lenti a contatto dovrebbero
utilizzare i sostituti lacrimali
più frequentemente in questo
periodo per favorire la lacrimazione dell’occhio ridotta da
temperatura elevata, aria
secca e ventilazione dell’aria
aperta. In questo modo si eviterà la secchezza delle lenti,
con conseguente offuscamento
della visione, sensazione di
corpo estraneo e difficoltà di
rimozione della lente. Si dovrebbe anche evitare di fare il
bagno con le lenti a contatto:
sebbene perfettamente tollerate, le lenti causano, infatti,
dei microtraumi che aprono la
strada a microorganismi presenti nell’acqua delle piscine,
dei laghi e dei mari, responsabili di gravi cheratiti, difficili
da curare. Inoltre, il sale tende
ad asciugare la lente e la altera, depositandosi sulla
stessa. In sintesi: sì al bagno,
ma senza lenti a contatto. Sarebbe opportuno anche facendo il bagno indossare la
maschera o gli occhialini, la
congiuntivite è, infatti, l’infiammazione oculare più comune causata spesso da
un’infezione, batterica o virale, i cui sintomi sono arrossamento oculare, bruciore,
lacrimazione. Quando si nuota
in piscina è comune anche una
congiuntivite tossica, dovuta
all’azione irritante del cloro.
Non si dovrebbe poi dimenticare di usare la crema solare
anche sulle palpebre: la cute
delle palpebre è delicata e sensibile all’irraggiamento solare.
Anche bere è importante per
gli occhi, non dimentichiamo
dunque di bere abbondantemente, non solo si evita così la
disidratazione dell’intero organismo, ma si protegge anche il
corpo vitreo, la gelatina che
riempie il bulbo oculare. La disidratazione infatti favorisce
la degenerazione e il distacco
del corpo vitreo, responsabile
della visione delle "mosche volanti"; nei casi più gravi può
causare una rottura della retina e il suo distacco. Attenzione anche ai medicinali, se si
assumono farmaci, prima di
esporci al sole chiediamo al
medico se queste medicine
possono provocare reazioni indesiderate alla luce del sole,
come ad esempio succede con
alcuni antibiotici. Il cerotto
per il mal d’auto o il mal di
mare può provocare, ad esempio, disturbi visivi, causando
la dilatazione della pupilla,
talvolta sul solo lato del cerotto, anche dopo che il cerotto
è stato tolto. Non dimentichiamo, però, il collirio a casa:
in alcuni Paesi sono difficili da
reperire, o molto più costosi, o
richiedono la ricetta medica locale. Osservando poche semplici precauzioni potremo
godere appieno una splendida
estate senza alcun rischio per
gli occhi!
Akkermansia muciniphilia:
il batterio anti-obesità
Potrebbe essere iniettato nei soggetti “oversize”
Fabiana Clemente
Italiani obesi! Ebbene è questa la situazione fotografata
dall’Istituto Superiore di Sanità. Nonostante una lieve riduzione percentuale, i dati
registrati evidenziano un fenomeno tutt’altro che sanato.
Nel 2012 in una condizione di
sovrappeso si trovava circa il
33% della popolazione, mentre l’obesità interessava poco
meno del 10%. Fattori ontogenetici sicuramente giocano un
ruolo cruciale. Ma in che
modo si può intervenire per
ottenere un’inversione di
marcia? Sicuramente, un
primo step consiste nel bandire uno stile alimentare malsano. E se la scienza ci
aiutasse? La risposta si trova
in un batterio. Akkermansia
Muciniphilia per l’esattezza.
Questo microrganismo, dalla
pronuncia difficile, si trova all’interno dello strato di muco
che riveste l’intestino. Ergo,
nella flora intestinale. Il suo
ruolo, tuttavia, è altro che
ostile. Responsabile della degradazione delle proteine, è
particolarmente significativo
per la prevenzione e il trattamento dell’obesità e per un
miglior funzionamento del
metabolismo.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha
dimostrato che i topi, nutriti
con un preparato contenente
il batterio in questione, hanno
registrato una riduzione dell’obesità.
I ricercatori di questo studio –
dell’Università Cattolica di
Lovanio in Belgio – si dimostrano ottimisti circa un’eventuale applicazione sugli esseri
umani, come risposta concreta al trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2.
Nello specifico, migliorerebbe
la funzionalità della barriera
intestinale, contro l’infiammazione metabolica e i depositi adiposi.
Come agisce biologicamente?
Aumenta lo spessore della parete intestinale, provocando
una riduzione nell’assorbimento del cibo.
In condizioni di normopeso, il
microbo rappresenta circa il
5% dei microbi della flora in-
La “melagrana”: potente
farmaco naturale
testinale. Scarso nell’intestino di soggetti obesi. Stando
a questo studio, la scienza ci
offrirebbe uno strumento
straordinario per prevenire
una serie di patologie cardiovascolari e metaboliche – conseguenze di un regime
alimentare irregolare. In attesa di sperimentazioni su pazienti umani, si consiglia
ugualmente di mettere in
moto un meccanismo salubre,
basato su un altro straordinario strumento a nostra disposizione. La volontà! Spinta
motivazionale, mettersi in discussione e una rappresentazione mentale di come
potrebbe modellarsi e migliorare il corpo senza quei chili
di troppo. Salute e bellezza:
un duplice obiettivo con un
solo investimento!
Che la frutta sia un portento ormai è risaputo! Eppure ci
sono frutti, che più di altri, ci regalano benessere! La melagrana, il frutto del Melograno, è una di questi. Il pomo
saraceno, originario in Afghanistan e in Persia, ha riscosso
successi in tutto il mediterraneo. Da uno studio condotto
dai ricercatori spagnoli dell’Istituto Catalano di Scienze
Cardiovascolari, è emerso che i polifenoli contenuti nella
melograna sono in grado di annullare gli effetti devastanti
di una dieta ricca di grassi saturi, relativi ad un serio danneggiamento del sistema cardiovascolare. L’azione antiossidante, fondamentale nella prevenzione di aterosclerosi,
svolge anche una funzione estetica. L’elevata percentuale
di potassio, minerale con effetto diuretico, favorisce l’azione
drenante e detossinante. Un alleato, quindi, nell’eliminazione di scorie e liquidi in eccesso. Rallentare, inoltre, i processi dell’ invecchiamento. Presenti anche fosforo,
magnesio e ferro. E ben 20 mg di vitamina c in 100 grammi
di prodotto. Proprietà astringenti, antidiarroiche, vermifughe e gastro-protettive. Ma i benefits non finiscono qui!
Una ricerca effettuata dai ricercatori dell’Istituto del Sud
Carolina ha sottolineato la straordinaria funzione dell’acido
ellagico presente nel frutto. Lo studio rivela l’azione antitumorale di questa sostanza, in grado di provocare la morte
delle cellule cancerose. Un farmaco naturale a tutto tondo.
Tuttavia è importante sapere che di questo frutto non bisogna sprecare niente. Oltre ai semi, anche la radice è pregna di sostanze benefiche. Introdurre la melograna nel
nostro menù quotidiano, non può fare altro che apportare
un tocco di benessere a tutto il nostro organismo. Tanta salute in poche calorie!
F.C.
Le sigarette inquinano fino a 6 volte più di un Tir
Fumare per credere! L’ esperimento condotto dai ricercatori del Centro antifumo
dell’Istituto nazionale tumori
(Int) di Milano, guidati dallo
pneumologo Roberto Boffi,
responsabile della Struttura
di fisiopatologia respiratoria
ha dato un esito incontestabile: le sigarette producono
più smog di un Tir di 13 mila
cc di cilindrata. Fumare per
8 minuti sprigiona infatti
nell’aria una quantità di polveri sottili tossiche fini e ultrafini (Pm1, Pm2,5 e Pm10)
da 4 a 6 volte superiore rispetto a un autoarticolato rimasto acceso per lo stesso
tempo al minimo dei giri, con
punte record di 700 microgrammi/metro cubo. Per
nulla incoraggianti anche i
risultati di un secondo test,
realizzato nella discoteca
Pelledoca del capoluogo lombardo: in estate, quando il locale è all’aperto ed è possibile
fumare liberamente, i livelli
di black carbon nell’aria sono
comunque più che doppi rispetto all’inverno, quando la
pista è al chiuso e vige il divieto di ‘bionde’. Le concentrazioni di polveri sottili sono
invece inferiori in estate,
perché in inverno vengono
trasportate sugli abiti e risollevate ballando in un ambiente chiuso. “Fumare
all’aperto - avvertono Boffi e
colleghi - non è sufficiente a
garantire che l’ambiente sia
libero dalle sostanze nocive
liberate dalla combustione
delle sigarette”. Sensibilizzare sui danni del fumo ed
offrire un aiuto a smettere ai
fumatori incalliti è la strada
che l’Int ha deciso di percorrere. Valida, infatti, è l’esperienza
di
un
‘Pronto
intervento antifumo’ nello
stabilimento metallurgico
della Marcegaglia di Ravenna, il più grande del
gruppo dove, dal 20 marzo
scorso, l’azienda ha esteso il
divieto di fumo in tutti gli
spazi interni. Nonostante
l’alta prevalenza di tabagisti,
il 60% dei dipendenti ha apprezzato l’iniziativa e il 42%
vuole smettere. Buttare via il
pacchetto, allora, per fare un
piacere non solo a se stessi e
alle proprie tasche ma anche
all’ambiente!
G.M.
Dolcificanti naturali e sintetici
Potere edulcorante, regolamentazione europea e consigli d’uso
Daniela Bove
e lo zucchero bruno di canna. Di questi,
il fruttosio è lo zucchero che si estrae attraverso un particolare processo dalla
frutta, il glucosio, invece, è un monosaccaride conosciuto anche come destrosio
ed è il composto organico più diffuso in
natura. Lo zucchero bruno di canna è lo
zucchero non raffinato che si estrae
dalla canna da zucchero. Esistono, inoltre, proteine dolcificanti estratte da
frutti di piante africane ( miracolina,
monellina e taumatina….) meno note
rispetto ai comuni dolcificanti; sono utilizzate nell’industria alimentare perché
hanno un elevato potere dolcificante il
che consente il loro utilizzo anche in
modiche quantità. I dolcificanti sintetici
sono: Acesulfame potassico, Aspartame,
Ciclammato, Saccarina, Sucralosio.
Una caratteristica comune ed un vantaggio dei dolcificanti artificiali è quella
di conferire un sapore dolce agli alimenti o alle bevande a cui vengono aggiunti, senza addizionare a questi
apporti energetici.
Tutti i dolcificanti artificiali contenuti
nei cibi e nelle bevande venduti nella
UE sono stati sottoposti a test approfonditi e sono stati approvati da una apposita commissione.
Tuttavia, per ciascuno di essi è stata fissata la quantità massima giornaliera
consentita, il che garantisce un rilevante margine di sicurezza. È opportuno però evidenziare che se si usano
più alimenti che contengono un determinato dolcificante artificiale è bene diminuire almeno della metà la dose
giornaliera raccomandata per dolcificare le bevande.
Il termine dolcificante ed il suo sinonimo “edulcorante” sono utilizzati per
indicare delle sostanze in grado di conferire un sapore dolce agli alimenti o
alle altre sostanze destinate ad essere
ingerite. Si distinguono essenzialmente
due categorie di dolcificanti, naturali e
artificiali, a seconda della loro origine e
delle loro caratteristiche, presenti praticamente ovunque, non solo nei prodotti destinati all’alimentazione, ma
anche in numerosi altri prodotti, tra cui
i farmaci, e quindi tutti noi ne assumiamo, talora anche senza rendercene
conto, un quantitativo più o meno rilevante.
I dolcificanti naturali si chiamano così
perché sono presenti in natura (nella
frutta e nella verdura soprattutto),
mentre i dolcificanti artificiali sono sostanze create in laboratorio. Nonostante l’enorme diffusione e utilizzo,
sull’argomento esiste molta confusione
legata probabilmente a scarsa informazione o equivoci messaggi pubblicitari.
Le principali differenze sono da una
parte il potere edulcorante (cioè la capacità di rendere dolce un alimento),
molto più alto per i dolcificanti artificiali (si calcola che sia dalle 30 alle 300
volte maggiore rispetto al comune zucchero da cucina) e dall’altro il potere calorico, molto basso (addirittura trascurabile) per i dolcificanti artificiali. I
principali dolcificanti naturali sono: il
Fruttosio, la Glicirizina, il Glucosio, il
Lattosio, il Mannitolo, il Miele, il Saccarosio, il Sorbitolo, la Stevia, lo Xilitolo
Consumi e ambiente: proteggere il pianeta a partire dalla spesa
CIBI PIÙ INQUINANTI:
LA TOP TEN DI COLDIRETTI
La top ten dei prodotti
“nemici dell’ambiente”:
carbonica, mentre un chilo di mirtilli
dall'Argentina deve volare per più di
11mila chilometri con un consumo di
6,4 kg di petrolio che liberano 20,1
chili di anidride carbonica e gli asparagi dal Perù viaggiano per oltre
10mila km, bruciando 6,3 chili di petrolio e liberando 19,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo di
prodotto, attraverso il trasporto con
mezzi aerei.”. Il consumo sulle tavole
di alimenti come cocomeri dal Brasile, meloni di Guadalupe, melograni
di Israele e fagiolini dall'Egitto è causata dall’abitudine di mangiare cibi
anche “fuori stagione” per la produzione italiana. Senza contare che un
prodotto (questo non alimentare),
come le rose dell’Ecuador è anche associato a sfruttamento della manodopera. La soluzione, ancora una volta,
è consumare prodotti quanto più pos-
2) Mirtilli dell’Argentina
Alessia Esposito
Il dossier di Coldiretti “Lavorare e vivere green in Italia” ha assegnato le
maglie nere ai prodotti più inquinanti, calcolati sulla base del carburante aereo per chilo.
I dati sono stati presentati durante
la Giornata mondiale dell’ambiente
al Nelson Mandela Forum di Firenze. Oltre a danneggiare la filiera
made in Italy, provenendo da terre
lontane, i prodotti “incriminati” danneggiano anche l’ambiente. Il petrolio utilizzato per trasportarle
incrementa il problema del gas serra
e dell’inquinamento globale.
“Un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un
consumo di 6,9 chili di petrolio e
l'emissione di 21,6 chili di anidride
sibile a km zero e privi di inutili imballaggi. Così una famiglia risparmierebbe all’ambiente, secondo i dati
Coldiretti, fino a mille chili di anidride carbonica all’anno.
Lungi dal voler essere protezionisti,
come sempre la soluzione è nella moderazione dei consumi esteri. Una soluzione che garantisce la nostra
sicurezza alimentare, giova anche
alla nostra salute e alla nostra economia.
“Fare la spesa con attenzione all’ambiente significa anche impegnarsi
per il territorio, la cultura, le tradizioni ed i prodotti che rendono il
Made in Italy unico e competitivo nel
mondo e quindi sostenere l’economia
e il lavoro in Italia in un difficile momento di crisi”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto
Moncalvo.
1) Ciliegie del Cile
3) Asparagi del Perù
4) Noci dalla California
5) Rose dall'Ecuador
6) More dal Messico
7) Angurie dal Brasile
8) Meloni da Guadalupe
9) Melograni da Israele
10) Fagiolini dall'Egitto
Dall’industria pesante ai cotonifici
Quando dal Sud non si emigrava
Gennaro De Crescenzo
Salvatore Lanza
Tra le fabbriche metalmeccaniche in evidenza nel Regno di
Napoli c’erano quelle di Guppy
(600 operai), di Macry-Henry
(550) nel “polo industriale” napoletano (nella zona dei Granili), la Reale Fonderia di
Castelnuovo (nella cinta fortificata del Maschio Angioino
successivamente abbattuta) e
quelle situate in Puglia, nel
Molise e in Calabria, a dimostrazione della diffusione di
strutture produttive anche in
zone lontane dalla capitale.
Proprio nella Calabria interna
di grandissima importanza era
la fabbrica di Mongiana (280
carbonieri, 100 mulattieri e
100 artefici e manuali per circa
1000 unità complessive). Le
nuove esigenze dell’esercito si
associarono alla politica autarchica del governo e intorno al
1743 si decise di fondare una
nuova fabbrica di fucili portatili presso Torre Annunziata:
“Ad affrancarci da ogni balzello forestiero qui vollesi
eziandio fondare la fabbrica
delle armi portatili sia da
fuoco che da taglio”. Nel progetto dell’architetto Sabatini
fu coinvolto pure il Vanvitelli e
alla funzionalità dei luoghi si
unì un notevole gusto per gli
aspetti decorativi con effetti
scenici e giochi d’acqua che si
legavano perfettamente al
complesso sistema di canalizzazione e all’ambiente. 11000
all’anno le armi da fuoco realizzate, 3000 quelle da taglio: i
singoli artefici o operai dovevano apporre sul pezzo prodotto un proprio segno o
I cotoni di Don Giangià
a Piedimonte
marchio per evitare ed eventualmente attribuire i difetti di
fabbricazione. Altre fabbriche
famose soprattutto per la produzione di armi di lusso si trovavano anche a Sparanise, ad
Avellino (con Giuseppe Pilla),
a Lancusi o a Napoli, a Poggioreale (con le carabine rigate sistema Minier calibro 18 mm.).
Già nel 1848 una “regia patente” proteggeva il “sistema
Venditti” (nato prima della fa-
mosa “Smith & Wesson”) per
pistole a ripetizione lunghe 32
cm. calibro 10 mm., con proiettili conici di piombo e carica di
polvere nera all’interno. Da segnalare anche la polveriera di
Avellino, l’opificio pirotecnico
di Capua e il polverificio di
Scafati specializzato nelle polveri da cannone. E non era
poco per un governo che restava fondamentalmente poco
incline alle attività belliche.
Lo stabilimento di Giovan Giacomo Egg, a Piedimonte
d’Alife impiegava 900 operai per la lavorazione del cotone
e del lino; in esso si lavoravano 540.000 chili di cotone ogni
anno con materie prime provenienti per tre quarti dal
Regno; vi si producevano 480.000 chilogrammi di cotone e
1.700.000 metri di cotone e lini di diversi prezzi e di grande
qualità. Lo svizzero Egg fu tra i primi stranieri a investire
capitali notevoli nel Regno; assecondato da Gioacchino
Murat, nel 1812, fece arrivare dalla Svizzera i primi telai
meccanici e 200 operai specializzati, in una zona dove era
già antica la tradizione tessile. Ferdinando I di Borbone gli
concesse la “reale special protezione” per l'importanza della
fabbrica e anche per il fatto che l'imprenditore aveva avviato una sostituzione delle maestranze svizzere con maestranze locali iniziando un processo di radicamento sul
territorio che lo portò spesso ad essere un punto di riferimento per gli abitanti di Piedimonte. Un altro episodio legato alla storia di questa fabbrica dimostra il rapporto
diretto che esisteva in quel tempo tra governanti e governati: l’Egg aveva più volte chiesto al Ministero delle Finanze
l’esenzione del pagamento del dazio
sull'importazione del cotone in stoppa, ma solo dopo avere
scritto una lettera al re, dopo dieci giorni, la ottenne. A Piedimonte si tentò con successo anche un esperimento ripetuto poi frequentemente: vi lavoravano fino a 300 orfane
e trovatelle del Real Albergo dei Poveri di Napoli, mantenute, istruite al lavoro e successivamente stipendiate con
vantaggi indubbi per l’una e per l’altra parte. “Don Giangià”, come veniva familiarmente chiamato nel paese, fu autore egli stesso di un regolamento interno che prevedeva
orari, diritti, doveri, norme igieniche e anti-incendio e la
sua fabbrica restò un esempio per tutte le altre del Regno
anche per le sue dimensioni (2400 operai).
G.DC. e S.L.
La nuova frontiera ecologica di Gunter Pauli
Gli scarti di produzione diventano materie prime di una nuova fase
Antonio Palumbo
L’economista, scrittore ed imprenditore belga Gunter Pauli
è il fondatore di ZERI (Zero
Emissions Research Initiative), movimento che propugna un’economia del futuro,
sostenibile e redditizia, che si
basa su un modello di business competitivo ispirato alla
natura, finalizzato all’imitazione dei meccanismi di funzionamento e sopravvivenza
di piante e animali.
La nuova frontiera dell’ecologia da lui teorizzata, battezzata “blue economy”, tende a
superare l’ormai nota “green
economy”, propugnando un
nuovo modello che trae ispirazione dagli ecosistemi naturali (per esempio dalle
strategie di sopravvivenza di
animali e insetti) e intende affrontare le problematiche inerenti alla sostenibilità in
senso lato, non solo investendo nella tutela dell’ambiente e in architetture più
efficienti, ma cercando di
trarre vantaggio anche dalla
rigenerazione, riutilizzando
quelli che sono considerati i rifiuti del nostro tempo.
Per questo la blue economy di
Pauli si ispira agli ecosistemi
naturali, nei quali tutto viene
riutilizzato secondo un ciclo
detto “a cascata”, dove gli
scarti di produzione diventano
le materie prime di una nuova
fase. Anche per quanto riguarda l’architettura vi sono
progetti o idee che si inseriscono nel modello della blue
economy, ispirandosi a sistemi e tecnologie utilizzati in
natura da animali ed insetti
per sopravvivere: per esempio, mediante l’adattamento a
determinate condizioni climatiche, come avviene nel raffrescamento superficiale del
manto delle zebre e per il sistema di ventilazione dei ter-
mitai. Il manto delle zebre è
conosciuto per essere un efficace sistema di controllo del
calore. Infatti, mentre il
bianco riflette la luce, riducendo la temperatura superficiale, il nero fa il contrario
assorbendo il calore, e la differenza di pressione tra l’aria
più calda e più fredda delle
strisce del manto innesca un
serie di micro correnti che
sono in grado di ridurre la
temperatura percepita dalla
zebra fino ad un massimo di 9
°C. Il principio adottato da
questi animali è stato ripreso
dall’architetto svedese Anders
Nyquist per il progetto della
Daiwa House a Sendai, in
Giappone:
quest’edificio
sfrutta la combinazione di
bianco e nero per regolare la
temperatura esterna dell’edificio, che in estate si abbassa
di circa 5 °C apportando un risparmio energetico del 20%.
Un altro esempio che accomuna la blue economy all’architettura è rappresentato dal
dibattito, poco noto, riguardante il modo in cui sono costruite le abitazioni di alcuni
insetti: uno degli esempi più
interessanti in questo settore
riguarda i termitai, che possono raggiungere i dodici
metri di altezza (come un
grattacelo di dieci chilometri
per noi umani).
I termitai sono stati studiati
dal team che porta avanti il
progetto TERMES (Termite
Emulation of Regulatory
Mound Environment by Simulation), in quanto presentano forme organiche aventi
una loro logica in riferimento
alla dinamica dei fluidi, in
questo caso dell’aria. Una
delle peculiarità dei termitai,
infatti, è che la temperatura
interna viene mantenuta costante a 26 °C grazie ad una
sapiente regolazione dei flussi
d’aria in entrata e in uscita.
La logica costruttiva dei termitai è stata utilizzata ancora
dall’architetto Anders Nyquist, pioniere della tecnica di
costruzione chiamata “Ecocycle adapted”, per progettare
diversi edifici, tra cui la
Scuola Laggarber di Timra
(Svezia), realizzata nel 1995,
edificio che sfrutta appunto i
principi di ventilazione natu-
rale presenti nei termitai,
completamente autonomo in
relazione al raffrescamento.
Questi sono solo due dei molti
esempi che potrebbero essere
riportati per evidenziare la capacità di progettisti e architetti di allinearsi a un nuovo
sistema di pensiero, orientato
non solo al rispetto dell’ambiente, ma che si propone di
arrivare alla svolta “zero rifiuti”: obiettivo possibile grazie
ad
una
continua
evoluzione dei materiali, dei
componenti e dei sistemi tecnologici costruttivi oltre che
all’utilizzo di pratiche ispirate
a tecniche già presenti in natura.
Poesie per migliorare la qualità dell’aria
IN INGHILTERRA, AFFISSO SU UN PALAZZO, IL PRIMO PANNELLO ANTI-INQUINAMENTO
Uno scienziato e un premiato
poeta, entrambi impiegati
presso l’università di Sheffield,
hanno realizzato ed esposto
sulla facciata dell’ateneo un
manifesto gigante che utilizza
la nanotecnologia per eliminare, almeno in parte, l’inquinamento. Tale manifesto
infatti, se viene esposto su una
strada trafficata, è in grado di
assorbire i composti tossici
emessi da circa 20 auto ogni
giorno. A Tony Ryan (l’esperto
di scienza) e Simon Armitage
(l’esperto di parole) è
venuta l’idea di evidenziare un possibile modo
per ridurre l’insorgenza di malattie e salvare vite catturando
composti tossici presenti nell’aria delle nostre città.
Il manifestoin questione, intitolato “In
Praise of Air”, è largo
10m ed alto 20m, ed è
rivestito con microscopiche nanoparticelle di biossido di titanio, che hanno la capacità di
catturare l’inquinamento atmosferico: quando la luce li colpisce si eccitano, reagiscono con
l’ossigeno e quindi assorbono
l’inquinamento nell’aria che vi
entra in contatto. Questa soluzione naturalmente non eliminerà tutti i fastidi provocati dal
traffico, ma priverà l’aria di
una valida percentuale di ossidi
di azoto, che non si possono vedere o sentire ma che sono stati
collegati a problemi respiratori
Le condizioni climatiche ambientali su misura
Risparmio energetico
e “convivenza pacifica”
Un gruppo di ricercatori statunitensi del MIT di Boston, ha
sviluppato un particolare e sofisticato sistema che sarà in
grado di personalizzare il microclima ambientale. Si chiama:
Local Warming ed è stato presentato nei giorni scorsi alla
Biennale di Architettura di Venezia. L’obiettivo principale è
quello di ridurre gli sprechi
energetici e perché no, allentare
le tensioni e migliorare i rapporti sociali tra le persone nei
pubblici uffici. Il sistema, apparentemente semplice, permette
di avvolgere ogni singola persona presente in un ambiente di
lavoro in un particolare e personale microclima. in sintesi: potremo produrre un particolare
habitat e risparmiare preziosa
energia. La mission: far arrivare
il calore solo dove serve…
Un particolare rilevatore di presenza, non appena individua
una persona in un particolare
ambiente, riesce a contestualiz-
più o meno gravi, tra cui
l’asma.
Ma il tutto, naturalmente, non
è gratuito. Ryan ha commentato ad un’intervista alla Bbc:
“Se ogni bandiera o manifesto
pubblicitario nel paese fosse
fatto in questo modo, avremmo
una qualità dell’aria molto migliore. Basterebbe aggiungere
meno di 150€ al costo di uno
striscione e avremmo una pubblicità catalitica”.
Lo scienziatoha già lavorato
all’idea di applicare la tecnologia di questi materiali a prodotti artistici con il progetto
Catalytic Clothing. L’obiettivo
è di utilizzare l’arte e il design
per introdurre i materiali antiinquinamento nel nostro abbigliamento e nelle nostre città.
In un’altra applicazione del
progetto, il gruppo di Catalytic
Clothing ha proposto l’utilizzo
di un detergente per abiti che
contenga lo stesso tipo di nanoparticelle per trasformare i nostri vestiti in strumenti per
distruggere gli inquinanti.Due
paia di jeans potrebbero apparentemente ripulire gli ossidi di
azoto emessi da un’automobile.
E chi li indossa non sarebbe in
grado di vedere o sentire qualcosa di diverso.
I.B.
zare la sua posizione climatizzando la sua area operativa.
Un sistema di informazioni collegato in WI-FI che permette ad
un motore di cambiare la posizione di alcune lampade (che generano radiazioni infrarosse),
attraverso specchi “freddi” e
altri componenti tecnologici,
creanDo fasci di calore che investono separatamente le persone
in un ambiente. Con il semplice
uso di uno smartphone possiamo inviare informazioni utili
sulle nostre esigenze. Avremo,
grazie al cosiddetto “riscaldamento locale”, ambienti riscaldati a misura d’uomo e non ci
saranno sprechi di energia preziosa. È finita l’epoca nella quale
per riscaldare un ambiente dove
magari era presente una sola
unità operativa era necessario
riscaldare tutta la stanza…
Vi ricordate le vecchie riunioni
per gli impianti centralizzati?
Gli amministratori di condominio sono avvisati…
LO SMARTPHONE SI RICARICA PEDALANDO!
Quando si viaggia, specie quando si percorrono
lunghi spostamenti, lo smartphone, fedele alleato tecnologico, non può mancare. Quando si
è in viaggio, distrarsi navigando in rete e condividendo immagini, è ormai la principale alternativa alla lettura. Spesso, proprio in
viaggio, la batteria del nostro cellulare si esaurisce ed urge trovare un modo per ricaricarli e
riprenderne il regolare uso. Come? In molti aeroporti, stazioni o addirittura ristoranti e centri commerciali, sono state installate diverse
postazioni dove poter inserire nelle prese di
corrente i propri dispositivi ma, qualcosa di insolito, sportivo e innovativo, si sta diffondendo
in tante sale d’attesa come lo SchipolAirport di
Amsterdam, l’aeroporto di Bruxelles, la stazione parigina di Montparnasse. Tutto è nato
da un’idea di due imprenditrici, Patricia Ceysens e Katarina Verhaegen, titolari dell’azienda belga We Watt che, insieme, hanno
realizzato We-bike, una sorta di cyclette in
grado di produrre energia, fino a 30watt e, in
sola mezz’ora, ricarica al 100% il proprio dispositivo: vedere per credere, basta monitorare
ogni singola fase di ripresa attraverso un display interattivo che mostra quanto si riesce a
generare pedalando.La trovata risulta geniale
per una pluralità di fattori, innanzitutto incoraggia alla pratica dell’attività fisica; spesso i
passeggeri dopo ore e ore trascorse seduti in
volo hanno la necessità e il desiderio di sgranchirsi le gambe, muoversi e riattivare la circolazione, cosa meglio dunque che una pedalata
soft? Da non sottovalutare poi il suo scopo ecologico che la porta a rispettare l’ambiente creando energia pulita servendosi solo di
materiali eco-compatibili utilizzati per realizzare le postazioni: il telaio è in alluminio riciclato, il rivestimento del sedile in cuoio
riciclato, la parete laterale in cedro riciclato, il
corpo in alluminio ed acciaio e il tavolo in Trespa.Il funzionamento è molto elementare,
basta accomodarsi sull’apposito sgabello munito di pedali posizionato intorno ad un tavolo
e iniziare la propria pedalata senza sforzi, dolcemente. Nello stesso tempo si può lavorare al
pc, leggere un giornale oppure bere un caffè in
compagnia di qualcuno.
F.S.
Imprenditore guida l’azienda da un’isola deserta
Una scommessa vinta grazie alla tecnologia e al vivere sostenibile
Cristina Abbrunzo
Chi non ha mai desiderato almeno una volta di partire per
un'isola deserta, gettandosi
tutto alle spalle e partendo per
un'avventura emozionate?
Con la tecnologia tutto possibile. Parola di Gauthier Toulemonde, imprenditore francese,
meglio noto come il Robinson
Crusoe 2.0. Soprannome guadagnato sul campo, una sperduta
isola indonesiana, dove l'imprenditore francese ha vissuto,
da solo, per quaranta giorni,
continuando a gestire da lì la
propria azienda.
Ma perché qualcuno dovrebbe
lavorare da un'isola esotica? La
risposta del "Web Robinson" è
semplice e diretta: perché si
tratta dell'occasione perfetta
per mostrare al mondo come
l'energia solare e le moderne
tecnologie permettono di vivere
in modo diverso, facendo del
bene all'ambiente, e di lavorare
su grandi distanze senza perdere un solo secondo del nostro
tempo prezioso.
E lo ha dimostrato coi fatti, dirigendo l'azienda da solo, tenendosi in contatto con dipendenti,
fornitori, banche e clienti, solo
con l'aiuto di due computer e di
due telefoni satellitari, tutti alimentati da energia solare ed eolica. Nel suo bagaglio soltanto:
due pannelli solari, un compu-
ter, un tablet, una fotocamera
digitale HD e due tende, una
per sé e una per proteggere gli
apparecchi tecnologici dall'umidità.
Le immagini pubblicate sul suo
blog Web Robinson mostrano
un angolo di mondo paradisiaco, ma il soggiorno di Toule-
monde non è stato così semplice. Ci sono voluti sei mesi per
individuare l'isola adatta, un
piccolo lembo di terra (700x500
metri) il cui nome è stato tenuto
riservato, e due mesi per organizzare la spedizione contando
su un budget di 10mila euro
(senza sponsor).
La sua scommessa, seppur
vinta, si è rivelata piuttosto
complessa. Non solo perché il
villaggio più vicino distava oltre
cinque ore di battello, ma anche
perché la giornata tipo era piuttosto piena: sveglia alle 5 del
mattino, dieta a base di riso e
pasta portate dalla Francia, ar-
L’ufficio ideale è in mezzo al bosco
A contatto con la Natura si lavora meglio
Sovraccarichi di lavoro, sommersi da commissioni, affari da
sbrigare, tra scadenze e clienti,
quante volte abbiamo desiderato essere altrove, lontano
dalla nostra scrivania, dal capo
e dalla grigia città? Con la
mente, si sa, tutto è possibile,
ma lo scenario reale è sempre
lo stesso: una montagna di
scartoffie e un triste pc che attende i nostri comandi. Possono
invece dirsi fortunati i dipendenti dello studio madrileno
Selgas Cano, che ha scelto
come location per i loro uffici un
bosco a pochi chilometri dalla
capitale spagnola. Come è possibile conciliare un lavoro che
richiede creatività, pazienza e,
nel peggiore dei casi, nervi
saldi con un ambiente che ispiri
serenità e aiuti le buone idee a
crescere?
Josè Selgas e Lucia Cano
hanno evidentemente capito
che il luogo in cui si lavora deve
essere esso stesso fonte di creatività e qual è il miglior posto in
cui pensare se non sotto la
chioma di un albero?
Lo studio è stato ideato infatti
come una sorta di lungo tunnel
immerso in mezzo al verde e
circondato da alberi e costruito
quasi interamente con materiali ecologici, con l’obiettivo di
ottenere un ambiente di lavoro
più allegro e green possibile.
La copertura della struttura è
realizzata in plastica acrilica
trasparente ed è spessa 20mm
sul lato che si affaccia sul prato
antistante, e si estende per
tutta la lunghezza dell'edificio.
Invece, la parete opposta è un
muro opaco dello spessore di 11
cm, fatto di poliestere e fibra di
vetro, che assicura ombra e isolamento termico-acustico.
La temperatura interna inoltre
è mantenuta fresca e pulita
grazie ai ricambi d’aria legati
ad un sistema di carrucole collegato ad un’estremità della costruzione che fa sì che una
lastra in vetroresina possa essere completamente aperta favorendo
la
circolazione
dell’aria.
Insomma, l'ufficio dove forse
vorremmo lavorare tutti, immerso nel bosco, leggermente
interrato, illuminato naturalmente, scaldato dal sole ma al
tempo stesso rinfrescato dall'ombra degli alberi e con il
tetto completamente trasparente dove è possibile visionare
dall’interno cervi, scoiattoli e
uccelli che volano in assoluta libertà. Non renderebbe meglio
il nostro lavoro in un posto così?
C.A.
ricchita dalle prede pescate ogni
giorno, otto ore di lavoro tra colloqui con i redattori e gli accordi
con gli inserzionisti, mentre il
cane, adottato per l'occasione,
difendeva cibo e strumenti dagli
assalti di topi e insetti.
Difficoltà e pericoli che non
hanno inciso sul buonumore di
Toulemonde, ex banchiere e
giornalista, che ha raccontato
eventi e sensazioni giorno per
giorno sul suo blog giorno e si è
affidato alle mail, a internet e ai
social network per continuare a
dirigere la propria azienda
anche a distanza riuscendo a
guidare la chiusura di due numeri della sua rivista nei tempi
previsti. La sua esperienza ha
dimostrato che il telelavoro è
possibile anche nelle zone più
remote, e che per questo deve
essere incoraggiato come avviene già nei paesi anglosassoni.
“Ho quasi dimenticato cosa significa prendere la metro e guidare nel traffico", ha dichiarato
l’imprenditore. Anche se i quaranta giorni in solitaria sull'isola gli hanno lasciato
impresso una certezza: "Lavorare a distanza è fattibile e,
anche se con Skype e internet
non si è mai soli, l'unica cosa
fondamentale è mantenere il
contatto umano. Niente potrà
mai sostituirlo".
L AVORO E PREVIDENZA
La politica del lavoro di Renzi
Eleonora Ferrara
E’ ormai risaputo che Matteo
Renzi sia un uomo concreto,
dai modi risoluti e dotato di
notevole senso pratico, il cui
principale obiettivo sia quello
di snellire la burocrazia, al
fine di consentire l’attuazione
delle tanto auspicate riforme.
Traspare dal suo comportamento un certo modo di trattare la gente che, come il suo
modo di vestire, si palesa in
una elegante semplicità consistente, principalmente, in
comportamenti, ai quali i politici da tempo ci avevano disabituati, improntati alla
buona educazione, alla cordialità, nonché alla decisa
programmazione. Il Governo,
infatti, intende cominciare le
riforme entro sei mesi e concluderle non oltre i dieci anni.
Al riguardo il Premier ha precisato che la cosa fondamentale consiste nell’onestà di
una classe dirigente fatta di
politici, dirigenti d’azienda o
funzionari non riconfermabili,
nel ruolo rivestito, in caso di
condotta illegale. Secondo
Renzi, inoltre, i politici in carica dopo dieci anni dovrebbero lasciare il posto ad altri,
consentendo un ricambio generazionale più rapido, con la
creazione di una classe dirigente più giovane. In tal
modo si intende cambiare il
modo di vedere la politica per
far sì che essa si ricolleghi
all’Europa in maniera sicuramente più efficace. E’ in questa visione di cose, unita
all’intenzione di abolire il bicameralismo perfetto, che
consiste l’attuale, urgente
proposta di riforma, necessaria per snellire i tempi della
politica.
Inoltre, in merito all’Italia in
Europa, il Premier ha affermato che “Non c’è una riforma unica che risolve tutto,
serve uno sguardo d’insieme.
Riguardo alle raccomandazioni della Commissione europea non ho particolari timori.
Ciò che conta è semmai cosa i
Governi si attendono dalla
Commissione. …”. Infine “ …
Noi vogliamo andare a fare
un discorso ambizioso a Strasburgo, non un discorso di piccolo cabotaggio. … Ci sono
183 miliardi di fondi europei
e di fondi per la coesione e sviluppo che dobbiamo spendere
bene. Quindi, la politica deve
tornare a fare il suo mestiere,
oppure nessuna misura eco-
nomica la salverà.”. Scopo
precipuo di Renzi è quello di
rilanciare l'economia, definendo il mese di giugno “cruciale “ per le riforme del
Governo. Per Renzi il problema dell'occupazione
è
un’emergenza da risolvere
immediatamente in quanto "
Queste politiche economiche
hanno portato a una disoccupazione senza precedenti in
Italia. O si riparte con una
nuova politica europea, con
investimenti industriali e
nuove regole sul lavoro, o non
se ne esce ". Il Premier intende riformare, radicalmente,
la
Pubblica
amministrazione, asserendo
che "La riforma della pubblica amministrazione sarà in
parte per decreto e in parte
con un ddl delega. Bisogna rovesciare il rapporto tra lo
Stato e la PA, cambiare le regole del gioco". Inoltre, soffermandosi a parlare di Expo,
nel ribadire l'importanza
della trasparenza, ha precisato che, a suo avviso, “… chi
viene accusato di corruzione
dovrà essere certamente
giudicato dalla giustizia comune, ma poi ha finito: la sua
carriera di manager o di politico e' chiusa. Per questa persona ci sarebbe quindi una
sorta di 'Daspo', un divieto di
tornare ad agire nel pubblico
''. Gettate le basi per le riforme da attuare, Renzi chiarisce, il proprio punto di vista
sulla Germania, che definisce
un modello da seguire allorquando ne considera il mercato del lavoro o la sua
struttura pubblica, pur nella
convinzione di alcune divergenze. Infine il Premier precisa che “ E' del tutto evidente
che oggi la Germania ha tutto
l'interesse che l'Italia corra. E
l'Italia ripeterà che l'impostazione di fondo dell'Europa non
deve essere centrata soltanto
sull'austerità ma anche sulla
crescita, l'occupazione e le riforme ''.
Viaggio nelle leggi ambientali
URBANISTICA
Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sia se eseguibili
mediante "semplice" denuncia di inizio attività ai sensi
dell'art. 22, commi primo e
secondo, del d.P.R. 6 giugno
2001, n. 380, sia se eseguibili
in base alla cosiddetta super
DIA, prevista dal comma
terzo della citata disposizione,
necessitano del preventivo rilascio dell'autorizzazione paesaggistica
da
parte
dell'autorità preposta alla tutela del vincolo. Solo per gli
interventi di restauro e risanamento conservativo e per
quelli di manutenzione straordinaria non comportanti alterazione dello stato dei
luoghi o dell'aspetto esteriore degli edifici, la D.I.A. non deve essere preceduta
dall'autorizzazione paesaggistica. Cass.
Sez. III n. 16687 del 16 aprile 2014 (Cc.
25 feb. 2014).
RIFIUTI
In caso di trasporto illecito di rifiuti, il
terzo proprietario del mezzo estraneo al
reato (da intendersi come persona che
non ha partecipato alla commissione
dello stesso o ai profitti che ne sono derivati) può evitare la confisca se provi la
sua buona fede, ossia, che l'uso illecito
della res gli sia stato ignoto e non collegabile ad un suo comportamento negligente. Cass. Sez. III n. 16665 del 16
aprile 2014 (Ud. 20 feb. 2014)
EMISSIONI
Niente reato ex articolo 674, Codice penale se le emissioni provengono da atti-
vità autorizzata e non superano gli standard di legge:
Cassazione 8 maggio 2014, n.
18896 conferma un principio
consolidato in materia. I Giudici, nella sentenza in parola
hanno rigettato le diverse
conclusioni del Tribunale ricordando un orientamento
oramai dominante nella giurisprudenza di legittimità: il
reato di getto pericoloso di
cose (articolo 674, C.p.) è
escluso nel caso di emissioni
da attività industriale autorizzata o disciplinata dalla
legge e contenute nei limiti
normativi o dell'autorizzazione rilasciata. Il rispetto dei
limiti, ribadisce la Cassazione, implica una presunzione di legittimità del comportamento.
Se le attività industriali trovano la loro
regolamentazione in una normativa di
settore, perché si configuri il reato ex articolo 674, C.p., non basta che le emissioni siano idonee a recare disturbo o
fastidio, è necessario provare che tali
emissioni superano gli standard fissati
dalla legge..
A.T.
IL TURISMO CELEBRAZIONE DELLA DIVERSITÀ
La conoscenza reciproca crea una società più giusta
VADEMECUM
DEL TURISTA RESPONSABILE
Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente
responsabile del proprio territorio. Ognuno di noi può
contribuire a essere un “buon viaggiatore”, attento al
mondo e alle persone che lo circondano, seguendo alcune semplici norme di comportamento prima, durante
e dopo il proprio viaggio.
• Cerca il maggior numero di informazioni sul Paese
che stai per visitare.
• Ricordati che la vacanza è anche un momento di
confronto con una cultura diversa.
• Rispetta le regole del posto.
• Indossa un abbigliamento consono.
Martina Tafuro
Lucio Dalla e Francesco De
Gregori, due celebri cantanti
del suolo italiano, in un loro
pezzo, intitolato “Gran Turismo” scrivono che i turisti
“[...] arrivano sul tetto del
mondo senza nemmeno guardare, si fermano appena un
secondo per fotografare. É
gente abituata a viaggiare...”
Il turismo è sinonimo di diversità, ricchezza, curiosità,
perchè allora spaventa così
tanto? È proprio intorno a
quest’ interrogativo che dovrebbe ruotare l’ attenzione
di ciascun uomo. Grazie alla
globalizzazione, avutasi in
modo particolare nella seconda metà del XX secolo,
l’uomo ha avuto la possibilità
di abbattere le barriere che lo
costringevano a chiudersi
nella proprià realtà e ha potuto viaggiare con un semplice “clic” del mouse senza
ostacoli di spazio e di tempo.
Anche questo è turismo.
Ma quando si tratta di accettare e accogliere un diverso
che viene a conoscere il posto
all’ interno del quale viviamo,
non appena questi mostra il
desiderio di bussare alla nostra porta, proponendoci di
aprire con lui un nuovo portale sociale che sia reale e
non appartenente al web,
ecco che crolla la corazza di
fili e circuiti che noi credevamo ci proteggesse.
Il turismo reclama accettazione, attenzione, compartecipazione ad un dialogo tra
gli uomini e il paesaggio, per
questo si parla di tre “L”
(Landscape- paesaggio, Leisure-tempo libero, Learningapprendimento), ma la modernità liquida ha screditato
la sudata libertà della quale
parlava Joffre Dumazedier
negli anni Sessanta, ormai la
tanto sentita emancipazione
dal lavoro, dal quotidiano non
ha fatto altro se non portare
l’uomo all’esasperazione del
tempo libero: il consumismo.
• Supporta le manifestazioni culturali locale.
• Instaura rapporti corretti con le popolazioni locali.
• Usa i servizi gestiti dalla popolazione locale.
• Lascia solo le tue impronte, no a riiuti e grafiti.
• Cerca di seguire i sentieri nelle aree protette.
• Chiudi rubinetto dopo l’uso.
• Chiedi il permesso prima di fare foto, le persone non
sono parte del paesaggio.
• Divertiti a provare la cucina locale.
Quando torni a casa riletti su ciò che hai visto e
su chi hai conosciuto.
la biblioteca di Arpac
“Natura in bancarotta. Perché rispettare i confini del pianeta”
Andrea Tafuro
Io e mio figlio Matteo guardiamo sempre insieme la tv, accanto agli immancabili cartoni animati trova molto spazio la pubblicità. Al
mio figliolo piace in maniera esagerata seguire la reclame e da questa sua insana passione ha ricevuto il messaggio, che non segue
in verità, che dobbiamo consumare per crescere e che dobbiamo consumare senza rallentare. Tutti voi siete impegnati a fondo nel
seguire questa indicazione e continuate a farlo. Maria, la madre/moglie, ci dice fino alla paranoia, che non possiamo permettercelo?
Nessun problema: il sistema finanziario ci elargirà prestiti facili per comprare case, automobili, lavatrici o qualsiasi altra cosa. A
conti fatti, è solo quando consumiamo che i rilevatori della crescita puntano verso l’alto e il mondo è felice. Ma, caro Matteo, la realtà
è diversa: le attività umane premendo sulla nostra amata Terra, hanno generato profondi cambiamenti ambientali, che il più delle
volte diventano terribili catastrofi. Cosa possiamo fare, io genitore cosa posso fare? Il libro “Natura in bancarotta. Perché rispettare
i confini del pianeta”, scritto da Johan Rockström e Anders Wijkman, edizioni Ambiente, ci spiega che purtroppo la realtà è ben diversa. Come si legge infatti nella presentazione “La pressione delle attività umane sul nostro pianeta ha raggiunto un'intensità tale
da rendere possibili cambiamenti ambientali improvvisi e potenzialmente catastrofici”. Per evitarli, gli autori propongono un nuovo
approccio alla sostenibilità, individuando nove confini da non oltrepassare, che sono rappresentati dal cambiamento climatico, dal
tasso di perdita di biodiversità, dalla modificazione dei cicli biogeochimici dell’azoto e del fosforo, dalla riduzione della fascia di ozono stratosferico, dall’acidificazione degli oceani, dall’uso globale di acqua dolce, dal cambiamento dell’uso dei suoli, dal carico delle particelle atmosferiche di aerosol, dall’inquinamento
chimico. Purtroppo abbiamo già superato diversi di questi confini (cambiamento climatico, tasso di perdita di biodiversità e modificazione dei cicli biogeochimici
dell’azoto e del fosforo) ed è quindi urgente una radicale trasformazione del sistema economico e produttivo. L’obiettivo è quello di rafforzare la resilienza del
pianeta cioè, la capacità di un ecosistema di ripristinare la condizione di equilibrio a seguito di un intervento esterno e la sua abilità nel continuare a garantirci
uno spazio sicuro per il benessere e lo sviluppo umano. La sfida della sostenibilità non può essere risolta pensando semplicemente nei limiti dell’attuale
sistema economico. Servono modelli di business alternativi e un’economia circolare che scinda la ricchezza e il benessere dal consumo delle risorse e che
assegni un valore al capitale naturale, affinché il deprezzamento delle risorse della Terra e la perdita della biodiversità vengano tenute in conto nei bilanci
nazionali. Serve un’economia circolare che sia basata sul risparmio, riuso, riutilizzo e riciclo e che si indirizzi verso l’eliminazione dell’utilizzo dei combustibili
fossili e promuova modelli economici che incrementino le tasse sull’uso delle risorse sottraendole alla pressione sul lavoro... Che belle parole!
Foto di Fabiana Liguori
14 giugno 2014 – Le Associazioni scendono in piazza per difendere il patrimonio culturale. Catena umana e blocco
simbolico degli ingressi della Reggia di Caserta, simbolo di un glorioso passato che deve essere protetto e valorizzato